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Alexandre Dumas padre
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[[Immagine:Alexandre Dumas.jpg|thumb|Alexandre Dumas]]
'''Alexandre Dumas''' (1802 – 1870), scrittore e drammaturgo francese.
==Citazioni di Alexandre Dumas==
*Abitualmente comincio un libro solo dopo ch'è stato già scritto.
:''En général, je ne commence un livre que lorsqu'il est écrit''.<ref>Da ''Propos d'art et de cuisine''.</ref>
*C'è una donna in ogni caso; appena mi portano un rapporto, io dico: "Cherchez la femme."<ref>Da ''I Mohicani di Parigi'', 1854; vedi anche [[w:Cherchez la femme|la voce]] in Wikipedia.</ref>
:''Il y a une femme dans toutes les affaires; aussitôt qu'on me fait un rapport, je dis:'' Cherchez la femme!.
*Chi legge la [[storia]], se non gli [[storico|storici]] quando correggono le loro bozze?<ref>Da ''Il corricolo''.</ref><ref name="e" />
*Ci sono certe città sconosciute il cui nome, per inattese, terribili, clamorose catastrofi, talvolta acquista improvvisa fama europea e che s'ergono in mezzo al secolo come una di quelle paline storiche piantate dalla mano di Dio per l'eternità: tale è il destino di [[Pizzo Calabro|Pizzo]]. Senza annali nel passato e probabilmente senza storia nell'avvenire, essa vive sulla sua gloria di un giorno ed è diventata una delle stazioni omeriche dell'Iliade napoleonica. Infatti è noto che fu nella città di Pizzo che [[Gioacchino Murat]] venne a farsi fucilare, là che quest'altro Aiace trovò una morte oscura e cruenta.<ref>Da ''Viaggio in Calabria''.</ref>
*{{NDR|In ricordo di Emma Mannoury-Lacour}} Credo proprio che tre quarti del mio cuore, se non il cuore intero, siano morti con lei.<ref>Citato in ''Corriere della Sera'', 4 novembre 2004.</ref>
*Dio, nella sua divina previdenza, non ha dato la [[barba]] alle [[donna|donne]] perché esse non sarebbero state capaci di tacere mentre venivano rasate.<ref>Citato in Franco Fossati, ''Chi dice donna...'', Armenia, 1987, p. 41. ISBN 8834401786</ref>
*E il genio, che ne sarà mentre baderò all'ordine?<ref>Da ''Kean o Genio e sregolatezza'', IV, 2.</ref><ref name=e>Citato in Elena Spagnol, ''Enciclopedia delle citazioni'', Garzanti, Milano, 2009. ISBN 9788811504894</ref>
*{{NDR|[[Francesco Mario Pagano]]}} Godeva di una grande reputazione e la meritava sotto tutti i rapporti. [...] La dolcezza della sua parola, la soavità della sua morale l'avea fatto soprannominare il Platone campano, ancora giovane aveva scritto la giurisdizione criminale opera che fu tradotta in tutte le lingue, e che fu menzionata dall'assemblea nazionale francese.<ref>Da ''I Borboni di Napoli: Vol. III'', Napoli, 1862, p. 10-11.</ref>
*L'[[orgoglio]] ha quasi sempre una compagna ancora peggiore: l'[[invidia]].
:''L'orgueil a presque toujours une compagne encore pire que lui: cest l'envie''.<ref>Da ''Le Roi des quilles- racconto per bambini'', 1859.</ref>
*La sorella era degna compagna del fratello. Libertina per fantasia, empia per temperamento, ambiziosa per calcolo, [[Lucrezia Borgia|Lucrezia]] bramava piaceri, adulazioni, onori, gemme, oro, stoffe fruscianti e palazzi sontuosi. Spagnola sotto i capelli biondi, cortigiana sotto la sua aria candida, aveva il viso di una madonna di Raffaello e il cuore di una Messalina.<ref>Da ''I Borgia''; citato in [[Corrado Augias]], ''I segreti di Roma'', Oscar Mondadori, 2007, p. 264.</ref>
*Nulla riesce meglio del [[successo]], che è la calamita morale che tutto attira a sé.<ref>Da ''Il corricolo''.</ref><ref name=e />
*Roma e Venezia si riuniranno all'Italia ma chissà se [[Napoli]] non sfuggirà all'Italia. Facile prender Napoli, difficile il conservarla.<ref>Dal giornale ''L'Indipendente'' del 19 dicembre 1862.</ref>
*Tutto il delitto della prima {{NDR|[[Eleonora Pimentel Fonseca]]}} fu d'esser una {{sic|patriotta}} ardente; d'aver prima d'ogni altro levato il grido di libertà, quando la libertà apparve in Napoli; d'aver fondato il ''Monitore {{sic|Napolitano}}''. Questo delitto bastò a mandarla al patibolo, anzi alla forca.<br />Per un'oscena cortesia del tribunale verso la plebaglia {{sic|napolitana}}, la forca era alta trenta piedi.<br />Eleonora Pimentel camminò al supplizio col sorriso sulle labbra; nel lasciar {{sic|la}} carcere aveva bevuto una tazza di caffè: nel giunger a piè della forca, le fu chiesto se desiderava qualcosa: avevano l'ordine di accordarle l'ultima sua domanda: speravasi che chiederebbe la vita.<br /> – Datemi un paio di mutande, disse.<br />Lucrezia<ref>Allusione alla Lucrezia romana, moglie di Collatino, suicida per l'oltraggio di Sesto Tarquinio.</ref> non avrebbe nulla trovato di meglio.<ref>Da ''[https://archive.org/details/bub_gb_Ty7nnZyBCFMC/page/n6/mode/1up Da Napoli a Roma]'', traduzione di Eugenio Torelli, Stabilimento tipografico del Plebiscito, Napoli, 1863, cap. III, p. 71.</ref>
==''Ascanio''==
===[[Incipit]]===
Alle quattro pomeridiane del 10 luglio dell'anno di grazia 1540, un bel giovane, alto, bruno con grandi occhi neri, vestito con elegante semplicità e armato soltanto d'un pugnaletto dal manico mirabilmente cesellato, stava presso la pila dell'acqua benedetta che è sull'entrata della chiesa dei Grandi Agostini, nel recinto dell'Università di Parigi.<br />Questo giovane, senza dubbio per pia umiltà, non si era mosso dal suo posto per tutta la durata dei vespri, e a fronte china, in atteggiamento di dovuta contemplazione, aveva mormorato non so quali parole, forse le preghiere, poiché le aveva dette a voce tanto bassa, che soltanto lui e Dio potevano sapere ciò che egli dicesse.
===Citazioni===
*V'è una sola cosa al mondo eternamente bella, giovane e feconda: l'arte divina. (p. 205)
*Che cos'è, per lo più, l'amore? Il capriccio d'un giorno, un'allegra unione, mediante la quale due esseri s'ingannano reciprocamente e spesso in buona fede. (p. 205)
==''I tre moschettieri''==
===[[Incipit]]===
====Originale====
''Le premier lundi du mois d'avril 1626, le bourg de Meung, où naquit l'auteur du ''Roman de la Rose'', semblait être dans une révolution aussi entière que si les huguenots en fussent venus faire une seconde Rochelle. Plusieurs bourgeois, voyant s'enfuir les femmes le long de la grande rue, entendant les enfants crier sur le seuil des portes, se hâtaient d'endosser la cuirasse, et appuyant leur contenance quelque peu incertaine d'un mousquet ou d'une pertuisane, se dirigeaient vers l'hôtellerie du ''Franc-Meunier'', devant laquelle s'empressait, en grossissant de minute en minute, un groupe compacte, bruyant et plein de curiosité.''
{{NDR|Alexandre Dumas, ''[[s:fr:Les Trois Mousquetaires|Les Trois Mousquetaires]]'', MM. Dufour et Mulat, Paris, 1849.}}
====Giuseppe Aventi====
Il primo lunedì dell'aprile 1625, il borgo di Meung, che diede i natali all'autore del ''Romanzo della Rosa'', era in preda al più grande disordine, come se vi fossero capitati gli Ugonotti a farne una seconda Rochelle. Molti borghesi, nel veder le donne scappare verso la Strada Grande, e nel sentir gli strilli dei bambini sugli usci delle case, si affrettavano a indossare la corazza, e fortificando la loro risolutezza un po' dubbia, con un moschetto o una partigiana, si avviavano alla locanda del Buon Mugnaio, davanti alla quale c'era un gruppo compatto, chiassoso e pieno di curiosità, che ingrossava di momento in momento.
{{NDR|Alexandre Dumas, ''[https://books.google.it/books?id{{=}}utT5qmal_gIC I tre moschettieri]'', traduzione di Giuseppe Aventi, Rizzoli, 2011. ISBN 88-58-61145-6}}
====Maria Bellonci====
Il primo lunedì d'aprile del 1625 nella città di Meung (dove nacque l'autore del ''Roman de la rose''), sembrava che fosse scoppiata una violenta rivoluzione come se stessero arrivando gli ugonotti per una seconda La Rochelle. Molti cittadini, vedendo le donne precipitarsi verso la strada principale e sentendo i bambini gridare sulle porte di casa, corsero ad armarsi, e, resi più sicuri dal loro moschetto o dalla loro alabarda, si diressero verso l'osteria del ''Franc Meunier'' dove stava ammassandosi, di minuto in minuto più fitta, una folla vociante e curiosa.
{{NDR|Alexandre Dumas, ''[https://books.google.it/books?id{{=}}gztjEAAAQBAJ I tre moschettieri]'', traduzione di [[Maria Bellonci]], Giunti, 2010. ISBN 9788809753570}}
====Antonio Beltramelli====
Il primo lunedì del mese d'aprile del 1625, il borgo di Meung, dove nacque l'autore del ''Romanzo della Rosa'', sembrava essere in piena rivoluzione, come se gli ugonotti fossero venuti a fare una seconda Rochelle. Parecchi abitanti, vedendo le donne fuggire verso la Grande-Rue e sentendo i bimbi strillare sulle soglie, si affrettarono a indossare la corazza e, puntellando il loro contegno un po' incerto con un moschetto o una partigiana, si diressero verso la locanda del ''Franc Meunier'', davanti alla quale si accalcava, ingrossando di minuto in minuto, un gruppo di persone compatto, rumoroso e molto incuriosito.
{{NDR|Alexandre Dumas, ''[https://books.google.it/books?id{{=}}uuN_DQAAQBAJ I tre moschettieri]'', traduzione di [[Antonio Beltramelli]] revisionata da Stefano Mazzurana, Mondadori, 2016. ISBN 9788852077920}}
====Angiolo Orvieto====
Il primo lunedì del mese d'aprile 1625 il borgo di Méung ove nacque l'autore del Romanzo della Rosa, sembrava esser in una così completa rivoluzione, come se gli ugonotti vi fossero venuti a fare una seconda Rochelle. Molti borghigiani vedendo correre le donne lungo la strada maestra, sentendo i fanciulli gridare sul limitare delle porte, si sollecitavano ad indossare la corazza, equilibrando il loro portamento alquanto incerto col mezzo di un moschetto o di una partigiana, o dirigendosi verso l'osteria del Franc-Meunier, davanti alla quale si affrettava ed ingrossava di minuto in minuto, un gruppo compatto, rumoroso e pieno di curiosità.
{{NDR|Alessandro Dumas, ''I tre moschettieri'', traduzione di Angiolo Orvieto, G. Rondinella Editore, 1853}}
====Guido Paduano====
Il primo lunedì d'aprile del 1625 la cittadina di Meung, dove nacque l'autore del ''Roman de la Rose'', sembrava completamente sconvolta, come se gli ugonotti fossero venuti a farne una seconda Rochelle. Molti borghesi, vedendo fuggire le donne dalla parte della Grande-Rue e sentendo piangere i bambini sulle porte, si affrettarono a indossare la corazza e, rafforzando il loro contegno un po' incerto con un moschetto o una partigiana, si diressero verso la locanda del ''Franc Meunier'', davanti alla quale si accalcava, ingrossandosi di minuto in minuto, una folla compatta, rumorosa e curiosa.
====C. Siniscalchi====
Il primo lunedì d'aprile del 1625 il borgo di Meung sembrava in aperta rivoluzione come se gli Ugonotti, vi fossero venuti a formare una seconda Rocella. Diversi borghesi, vedendo le donne fuggire lungo la strada maestra, sentendo i fanciulli gridare sulla soglia delle porte, si affrettavano ad indossare la corazza, ed animando il loro coraggio, sebbene poco marziale con un moschetto od una partigiana, correvano tutti verso l'albergo del Franc-Meunier, dinanzi al quale si stipava un gruppo compatto, clamoroso e pieno di curiosità.
{{NDR|Alessandro Dumas, ''I tre moschettieri'', traduzione di C. Siniscalchi, Tipografia editoriale Lucchi, Milano, 1975}}
===Citazioni===
*{{NDR|Sul [[XVII secolo]]}} [...] quell'epoca di libertà minima e d'indipendenza massima [...]. (cap. II, ''L'anticamera del signor de Tréville''; 2013)
*Quest'altro moschettiere formava un perfetto contrasto con colui che lo interrogava e che gli aveva dato il nome di Aramis. Era un giovane di ventidue o ventitré anni appena, dall'espressione candida e dolce, dall'occhio nero e mite e dalle gote rosee e vellutate come una pesca d'autunno; i suoi baffi sottili disegnavano sul labbro superiore una linea perfettamente diritta, le sue mani pareva evitassero di abbassarsi per timore di fare un po' gonfie le vene, e di tanto in tanto lo si vedeva pizzicarsi l'orlo delle orecchie, per mantenerle di un incarnato tenero e trasparente. Per abitudine, egli parlava poco e con lentezza, salutava molto, rideva senza far strepito e mostrando i denti, di cui pareva avere molta cura come il resto della persona. (cap. II, ''L'anticamera del signor Tréville'')
*Il [[coraggio]] è sempre rispettato, anche in un nemico. (cap. V, ''I moschettieri del re e e le guardie del cardinale''; 2013)
*[...] tutti per uno e uno per tutti [...]. {{NDR|[[Motti dai libri|motto]]}} (D'Artagnan: cap. IX, ''D'Artagnan si rivela''; 2013)
*– Non avete qualche amico con l'orologio che va indietro?<br />– E allora?<br />– Allora andate a trovarlo, in modo che possa testimoniare che alle nove e mezza eravate da lui. È quello che in linguaggio giudiziario si chiama avere un [[alibi]]. (cap. X, ''Una trappola per topi nel secolo diciassettesimo''; 2013)
*L'[[amore]] è la più egoista di tutte le passioni. (cap. XI, ''L'intrigo si complica''; 2013)
*– Non ho bisogno di voi.<br />– Ma siete voi che avete chiesto...<br />– L'aiuto di un gentiluomo, non la sorveglianza di una [[Spionaggio|spia]].<br />– È una parola un po' dura!<br />– Come si chiamano quelli che seguono le persone contro la loro volontà?<br />– Indiscreti.<br />– È una parola un po’ troppo morbida. (Signora Bonacieux e d'Artagnan: cap. XI, ''L'intrigo si complica''; 2013)
*[...] quella brutalità ingenua che le donne preferiscono spesso all'affettazione della cortesia, perché scopre il fondo del pensiero e prova che il sentimento ha la meglio sulla ragione. (cap. XI, ''L'intrigo si complica''; 2013)
*[...] ciò che è [[perdita|perduto]] oggi può non essere perduto per l'avvenire. (Signora Bonacieux: cap. XI, ''L'intrigo si complica''; 2013)
*— Milord, — esclamò [[Anna d'Asburgo (1601-1666)|la regina]] — voi dimenticate che io non ho mai detto di amarvi.<br />— Ma nemmeno mi avete detto che non mi amavate, e veramente dirmi tali parole sarebbe, da parte della Maestà Vostra, un'ingratitudine troppo grande. Poiché, dove troverete, ditemi, un amore simile al mio, un amore che né il tempo, né la lontananza, né la disperazione possono spegnere; un amore che si accontenta di un nastro smarrito, di uno sguardo perduto, di una parola sfuggita? (Buckingham: cap. XII)
*In piedi davanti al caminetto, c'era un uomo di media statura, di aspetto nobile e altero, con gli occhi penetranti, la fronte ampia, un volto smagrito e ancor più allungato dal pizzo e dai baffi. Benché quell'uomo avesse trentasei o trentasette anni appena, capelli, baffi e pizzo cominciavano a farsi grigi. Quell'uomo non aveva spada, ma sembrava, in tutto il resto, un uomo di guerra: i suoi stivali di pelle di bufalo leggermente coperti di polvere indicavano che nella giornata era stato a cavallo. Quell'uomo era [[Armand-Jean du Plessis de Richelieu|Armand Jean Duplessis, cardinale di Richelieu]], non quale viene di solito rappresentato a noi, affranto come un vecchio, sofferente come un martire, il corpo piegato, la voce spenta, sepolto in una grande poltrona come in una tomba anticipata, vivo solo per il suo genio e capace ancora di sostenere la lotta con l'Europa soltanto per la forza del suo pensiero, diuturnamente applicato, ma quale egli era realmente in quel tempo, vale a dire destro e galante cavaliere, già debole nel corpo, ma sostenuto da quella potenza morale che ha fatto di lui uno degli uomini più straordinari che siano mai esistiti; quale egli era in quel tempo in cui si preparava, dopo aver validamente appoggiato il duca di Nevers nel ducato di Mantova, dopo aver preso Nimes, Castres e Uzès, a cacciare gli inglesi dall'isola di Ré, e ad assediare la Rochelle. (cap. XIV, ''L'uomo di Meung'')
*D'Artagnan non poté fare a meno di pensare quanto fragili e sconosciuti siano i fili che talora regolano i destini di un popolo e la vita degli uomini. {{NDR|Dopo che il Duca di Buckingham decide di stabilire l'embargo e dichiarare guerra alla Francia soltanto per una questione d'amore}} (cap. XXI, ''La contessa di Winter'')
*— Noialtri diciamo: fiero come uno [[Scozia|scozzese]], — mormorò Buckingham.<br />— E Noi. fiero come un [[Guascogna|guascone]], — disse di rimando D'Artagnan. — I guasconi sono gli scozzesi della Francia. (cap. XXI, ''La contessa di Winter'')
*C'è un Dio per gli ubriachi e gli innamorati. (cap. XXIII, ''L'appuntamento''; 2013)
*In tutti i casi, ragazzo mio, credete a un uomo che vive da trent'anni alla corte: non vi addormentate nella vostra sicurezza, o siete perduto. Al contrario, ve lo dico io, dovete vedere nemici dappertutto. Se cercano di attaccare briga con voi, evitatelo, fosse anche un bambino di dieci anni; se vi attaccano, di notte o di giorno, battete in ritirata senza vergogna; se attraversate un ponte, tastate le assi, che non vi manchino sotto i piedi; se passate davanti a una casa in costruzione, guardate bene che non vi cada una pietra sulla testa; se rientrate tardi, fatevi seguire dal vostro domestico, e che sia armato, purché siate sicuro del vostro domestico. Diffidate di tutti, del vostro amico, di vostro fratello, della vostra amante... soprattutto della vostra amante. (Signor de Tréville: cap. XXIII, ''L'appuntamento''; 2013)
*Un mariuolo non ride alla stessa maniera di un uomo onesto, un ipocrita non piange le stesse lacrime di un uomo in buona fede. Ogni [[falsità]] è una [[maschera]], e per bene che sia fatta la maschera, con un po' d'attenzione si arriva sempre a distinguerla dal viso. (cap. XXV, ''L'amante di Porthos''; 2013)
*[...] non c'è [[amicizia]] che resista a un segreto scoperto, soprattutto quando questo segreto tocca l'amor proprio; inoltre si ha sempre una certa superiorità morale sulle persone di cui si conosce la vita. (cap. XXVI, ''La tesi di Aramis''; 2013)
*[...] nascondete bene le vostre ferite quando ne avrete. Il [[silenzio]] è l'ultima gioia degli infelici; guardatevi bene dal mettere chicchessia sulla traccia dei vostri dolori: i curiosi succhiano le nostre lacrime come le mosche il sangue d'un daino ferito. (Aramis: cap. XXVI, ''La tesi di Aramis''; 2013)
*Niente fa passare il tempo e abbrevia la strada come un [[pensiero]] che assorbe su di sé tutte le facoltà di chi pensa. L'esistenza esterna assomiglia allora a un sonno, di cui quel pensiero è il sogno. Grazie al suo influsso, il tempo non ha più misura, lo spazio non ha più distanza. Si parte da un luogo e si arriva a un altro, ecco tutto. Dell'intervallo percorso, non resta presente al vostro ricordo che una vaga foschia in cui svaniscono mille immagini confuse di alberi, montagne, paesaggi. (cap. XXVI, ''La tesi di Aramis''; 2013)
*[...] l'[[amore e morte|amore]] è una lotteria dove chi vince vince la [[amore e morte|morte]]. (Athos: cap. XXVII, ''La moglie di Athos''; 2013)
*La [[vita]] stessa si può riassumere in tre parole: ''erat'', ''est'', ''fuit''. (Aramis: cap. XXVIII, ''Il ritorno''; 2013)
*[...] in tutte le cose il merito sta nella [[difficoltà]]. (Aramis: cap. XXVIII, ''Il ritorno''; 2013)
*[...] si domandano [[consigli]] solo per non seguirli, o, se li si segue, per avere qualcuno a cui si possa rimproverare di averli dati. (Athos: cap. XXXIV, ''Dove si tratta dell'equipaggiamento di Aramis e di Porthos''; 2013)
*Il cuore della donna migliore è spietato verso i dolori d'una rivale. (cap. XXXV, ''La notte tutti i gatti sono bigi''; 2013)
*Milady sorrise di un sorriso strano.<br />— Così, voi mi amate? — disse.<br />— Ho forse bisogno di dirvelo? Non ve ne siete accorta?<br />— Oh, sì, ma come sapete, i cuori più fieri sono più difficili da conquistare.<br />— Oh, le difficoltà non mi sgomentano — disse d'Artagnan; — temo solo le cose impossibili.<br />— Non c'è nulla di impossibile, — disse Milady — per un vero amore. (cap. XXXVI, ''Sogno di vendetta'')
*[...] dietro a ogni [[felicità]] presente è nascosto un timore futuro. (cap. XXXIX, ''Una visione''; 2013)
*Nessuna speranza è folle, tranne che per gli sciocchi [...]. (Richelieu: cap. XL, ''Il cardinale''; 2013)
*Il [[tempo]], amico mio, il tempo porta con sé l'occasione, e l'occasione è la martingala<ref>Tipo di scommessa che prevede a ogni successiva puntata il raddoppio della posta. [N.d.T.]</ref> dell'uomo: più ha scommesso e più guadagna, se sa aspettare. (Athos: cap. XLII, ''Il vino d'Angiò''; 2013)
*In tutti i tempi e tutti i paesi, soprattutto se sono divisi in materia di religione, ci saranno fanatici che non chiedono di meglio che diventare [[martiri]]. (Richelieu: cap. XLIV, ''L'utilità dei tubi di stufa''; 2013)
*– Allora, – disse d'Artagnan, lasciando cadere le braccia con scoraggiamento, – è inutile lottare ancora: tanto vale che [[Suicidio|mi bruci le cervella]] e facciamola finita!<br />– Questa è l'ultima sciocchezza da fare, – disse Athos, – perché è la sola cui non c'è rimedio. (cap. XLVII, ''Il consiglio dei moschettieri''; 2013)
*[...] ci prendono per pazzi o per [[eroi]], due categorie di imbecilli molto simili tra loro. (Athos: cap. XLVII, ''Il consiglio dei moschettieri''; 2013)
*[...] bisogna puntare sui [[Vizio e virtù|difetti]] delle persone, non sulle loro [[Vizio e virtù|virtù]]. (Athos: cap. XLVIII, ''Una questione di famiglia'')
*[[Beneficio]] rinfacciato, offesa arrecata. (Athos: cap. XLVIII, ''Una questione di famiglia'')
*La [[vita]] è un rosario di piccole miserie che il filosofo sgrana ridendo. (Athos: cap. XLVIII, ''Una questione di famiglia''; 2013)
*L'[[amore]] è un sentimento che si nutre di agi e ingigantisce attraverso la corruzione. (cap. LVI)
*I grandi [[criminali]] portano con sé una specie di predestinazione che fa loro superare tutti gli ostacoli, li salva da tutti i pericoli, fino al momento che la Provvidenza, stanca, ha fissato come scoglio per la loro empia fortuna. (cap. LIX, ''Il convento delle Carmelitane a Béthune''; 2013)
*[...] non conosco nessun uomo che meriti di essere rimpianto durante tutta la vita di un altro uomo [...]. (Buckingham: cap. LIX, ''Il convento delle Carmelitane a Béthune''; 2013)
===Citazioni su ''I tre moschettieri''===
*Da mia parte, non provo il rossore di cui altri sentirebbe inondato il volto nel dire che mi piacciono e giudico condotti con grande brio e spigliatezza i ''Trois mousquetaires'' di Alessandro Dumas padre. Ancora molti li leggono e li godono senza nessun'offesa della poesia, ma nascondono in seno il loro compiacimento come si fa per gli illeciti diletti; ed è bene incoraggiarli a deporre la falsa vergogna e il congiunto imbarazzo. ([[Benedetto Croce]])
*''I tre moschettieri'' è in verità la storia del quarto. ([[Umberto Eco]])
*Il romanzo ''I tre moschettieri'' è una serie ininterrotta di vendette, dal principio alla fine. C'è una vendetta ad ogni pagina. Ogni tanto, una esaltazione tutta esplicita della vendetta, definita qualche volta come "le plaisir des dieux", il piacere degli Dei. ([[Beniamino Placido]])
*In questa favola, Alessandro Dumas sfoggia non poche qualità del grande scrittore: e non delle secondarie. In primo luogo una sovrana impudenza; un insieme di complicità ed oltraggio nei confronti del lettore; nessun patetismo, neppure quando ricorre a situazioni obiettivamente patetiche: giacché nelle sue mani anche la morte dell'innocente si fa avventura, è «divertente». E ancora, il gusto del gioco, della mistificazione; l'onesta carenza morale, che ci rassicura che nei labirinti di questa deliziosa macchinazione non si nasconde la pia frode di un messaggio; una nobile guitteria, che gli detta la mossa esatta per scatenare la saggiamente consenziente credulità del pubblico, e che insieme proibisce qualsiasi identificazione emotiva: il lettore è tenuto a bada nel momento stesso in cui è affascinato; è e deve restare spettatore. ([[Giorgio Manganelli]])
===[[Pietro Citati]]===
*Il personaggio di d'Artagnan è uno dei più straordinari ritratti simbolici della prima parte del secolo. Athos è degno di Dostoevskij. Milady è una bellissima creatura del male. E quella leggerezza, che ci trascina di pagina in pagina, non nasce soltanto da una natura felice, ma da una squisita arte intellettuale.
*Non credete ai denigratori. ''I tre moschettieri'' emana un vero profumo storico: non meno di ''Guerra e Pace''; un profumo che Dumas ricava con astuzia e grazia dalle memorie, dalle lettere e dai romanzi del primo Seicento.
*Come in una cavalcata fantastica, tutta la geografia, la storia e la letteratura della Francia, sfilano davanti ai nostri occhi. Conosciamo i guasconi, i piccardi, i normanni, gli abitanti del Berry, e il loro dialetto, che il colto Aramis si rifiuta di capire; e quanti paesi e chiese e osterie sorvolate dal vento dell'avventura. C'è Parigi, avvolta da una nebbia cupa. I moschettieri bevono generosamente, attaccano briga, pagano malvolentieri i conti degli osti, come gli eroi di Rabelais e di Scarron. ''Il borghese gentiluomo'', ''L'Avaro'' e ''Il Barbiere di Siviglia'' ci fanno conoscere i loro lacchè e le loro soubrettes, che danzano ancora per noi. Abbiamo mercanti e avvocati, avidi e sordidi come nel ''Romanzo borghese'' di Furetière. Aramis ci ricorda la mondanità preziosa degli abati. Gli epigrammi della tradizione moralistica francese brillano alla fine di ogni capitolo. Poi il tempo cambia. Entriamo nella Parigi del primo Ottocento, nei teatri e nei piccoli giornali. C'è qualche traccia della sapienza filosofica e fisionomica di Balzac. E il giovane d'Artagnan, che a diciott'anni arriva dalla Guascogna per far fortuna, l'abbiamo già incontrato nelle vesti di Gil Blas e di Jacob: l'abbiamo ritrovato in quelle di Lucien de Rubempré e di Julien Sorel, che come lui cercano di conquistare la Francia.
*Non so se Dumas avesse letto Baltasar Gracián: una parte dei ''Tre moschettieri'' ha un sapore che ci ricorda, sebbene mescolato e manipolato dall'"abile irrigatore", le massime del gesuita spagnolo. Il Seicento si incarna nella figura del cardinale di Richelieu, per il quale Dumas ha una vera passione. Richelieu è la rapidità e l'astuzia, che solo d'Artagnan sa fronteggiare. Rappresenta gli ''Arcana imperii'': il segreto profondissimo del potere e la macchinazione; l'arte di spiare e di ascoltare i segreti.
*Ormai è tempo di riprendere in mano ''I tre moschettieri''. Non possiamo fermarci: gli oggetti non ci arrestano con il loro volume, e i personaggi sembrano (e non sono) formati di una sola dimensione. Tutto quello che, nella vita, ci sbarra il passo, viene trascinato dal volo velocissimo della fantasia. Il cavallo di d'Artagnan corre verso l'Inghilterra più rapido del nostro occhio che legge, le navi attraversano in un baleno i mari, Milady ripete le sue affascinanti menzogne, un'occhiata fa scoccare all'improvviso un amore... La leggerezza trionfa sul peso: la frivolezza sul significato, l'immaginazione sull'esperienza. Mentre leggiamo, rimbalzando di fatto in fatto, anche noi senza peso, tutto ci accade: siamo d'Artagnan e Richelieu, Buckingham e Athos, l'uomo dal mantello rosso e Milady, eppure nulla ci tocca e ci ferisce. Veloci come il vento, indenni e inconsapevoli come l'aria, attraversiamo senza conoscerle tutte le esperienze del mondo.
==''Il conte di Montecristo''==
===[[Incipit]]===
====Originale====
''Le 24 février 1815, la vigie de Notre-Dame de la Garde signala le trois-mâts le Pharaon, venant de Smyrne, Trieste et Naples.<br />Comme d'habitude, un pilote côtier partit aussitôt du port, rasa le château d'If, et alla aborder le navire entre le cap de Morgion et l'île de Rion.<br />Aussitôt, comme d'habitude encore, la plate-forme du fort Saint-Jean s'était couverte de curieux ; car c'est toujours une grande affaire à Marseille que l'arrivée d'un bâtiment, surtout quand ce bâtiment, comme le Pharaon, a été construit, gréé, arrimé sur les chantiers de la vieille Phocée, et appartient à un armateur de la ville.''
{{NDR|Alexandre Dumas, ''[[s:fr:Le Comte de Monte-Cristo/Chapitre 1|Le Comte de Monte-Cristo]]'', C. Lévy, 1889}}
====Lanfranco Binni====
Il 28 febbraio 1815 la vedetta di Notre-Dame-de-la-Garde segnalò il trealberi ''Pharaon'', proveniente da Smirne, Trieste e Napoli.<br />Come sempre, un pilota costiero uscì subito dal porto, costeggiò il castello d'If e abbordò la nave tra il capo Morgiou e l'isola di Riou.<br />E subito, come sempre, la spianata del forte Saint-Jean si riempì di una folla di curiosi, perché è sempre un grande avvenimento a Marsiglia l'arrivo di un bastimento, soprattutto se, come nel caso del ''Pharaon'', è stato costruito, attrezzato e stivato nei cantieri della vecchia Phocée, e appartiene a un armatore della città.
{{NDR|Alexandre Dumas, ''Il conte di Montecristo'', traduzione di Lanfranco Binni, Garzanti, 2011. ISBN 9788811132165}}
====Margherita Botto====
Il 28 febbraio 1815 la vedetta di Notre-Dame-de-la-Garde segnalò il tre alberi ''Pharaon'', proveniente da Smirne, Trieste e Napoli.<br />Come al solito, subito un pilota si mosse dal porto, costeggiò il castello d'If, e andò ad abbordarlo tra capo Morgiou e l'isola di Riou.<br />E come al solito, subito lo spiazzo del forte Saint-Jean si riempì di curiosi. Perché a Marsiglia l'arrivo di una nave è sempre un grande avvenimento, soprattutto quando quella nave è stata costruita, armata e stivata, come il ''Pharaon'', nei cantieri dell'antica Focea, e appartiene a un armatore della città.
{{NDR|Alexandre Dumas, ''[https://www.einaudi.it/content/uploads/2022/05/Pagine-da-INT_Dumas_Il_conte_di_Montecristo.pdf Il conte di Montecristo]'', traduzione di Margherita Botto, Einaudi, 2015. ISBN 9788806225186}}
====Giovanni Ferrero====
Il 24 febbraio 1815 la vedetta di Nostra Signora della Guardia segnalò il tre-alberi ''Pharaon'' che arrivava da Smirne, via Trieste e [[Napoli]].<br />Come al solito, un pilota costiero partì immediatamente dal porto, costeggiò il castello d'If e raggiunse la nave tra il Capo Morgiou e l'isola di Rion. E tosto, come al solito, il belvedere del forte Saint-Jean si riempì di curiosi poiché a Marsiglia l'arrivo di un bastimento, soprattutto se è stato costruito, attrezzato e stivato nei cantieri della vecchia Phochée e appartiene a un armatore della città, è sempre un grande avvenimento.
{{NDR|Alessandro Dumas, ''Il conte di Montecristo'', traduzione di Giovanni Ferrero, Fabbri Editori, 2001}}
====Emilio Franceschini====
Il 24 febbraio 1815 la vedetta della Madonna della Guardia dette il segnale della nave a tre-alberi il ''Faraone'', che veniva da Smirne, Trieste e Napoli.<br />Com'è d'uso, un pilota {{sic|costiere}} partì subito dal porto, passò vicino al Castello d'If e salì a bordo del naviglio fra il capo di Morgiou e l'isola di Rion.<br />Contemporaneamente com'è egualmente d'uso, la piattaforma del forte San Giovanni si ricoprì di curiosi; poiché è sempre un avvenimento di grande interesse a Marsiglia l'arrivo di qualche bastimento, in particolare poi quando questo legno, come il ''Faraone'', si sapeva costrutto, arredato e stivato nei cantieri della vecchia Phocée e appartenente ad un armatore della città.
{{NDR|Alexandre Dumas, ''Il conte di Montecristo'', traduzione di Emilio Franceschini, Rizzoli, 1998}}
====Vincenzo Latronico====
Il 24 febbraio 1815 la vedetta di Notre-Dame de la Garde segnalò in avvicinamento il ''Pharaon'', un tre alberi proveniente da Smirne, Trieste e Napoli.<br />Come sempre, un pilota di porto prese il mare, costeggiò il castello d'If e abbordò la nave fra Morgiou e l'isola di Riou, mentre la banchina del forte di Saint-Jean si riempiva di curiosi: l'arrivo di una nave era ogni volta un grande evento a Marsiglia, specialmente quando si trattava di un'imbarcazione costruita nei cantieri cittadini e di proprietà di un armatore locale.
{{NDR|Alexandre Dumas, ''[https://books.google.it/books?id{{=}}XXC1DwAAQBAJ&pg{{=}}PA5 Il conte di Montecristo]'', traduzione di Vincenzo Latronico, Bompiani, 2026. ISBN 9788858784730}}
====Guido Paduano====
Il 24 febbraio 1815, la vedetta di Notre-Dame de la Garde segnalò il tre alberi ''Pharaon'', proveniente da Smirne, Trieste e Napoli.<br />Secondo l'uso, un pilota costiero partì subito dal porto, passò rasente il castello d'If e andò ad abbordare la nave tra il Cap de Morgiou e l'isola di Riou.<br />Sempre secondo l'uso, la spianata del forte Saint-Jean si era immediatamente riempita di curiosi: a Marsiglia l'arrivo di un bastimento è sempre un avvenimento, soprattutto quando il bastimento, come nel caso del ''Pharaon'', è stato costruito, armato, stivato, nei cantieri dell'antica Focea, e appartiene a un armatore della città.
{{NDR|Alexandre Dumas, ''Il conte di Montecristo'', traduzione di Guido Paduano, Rizzoli, 2018. ISBN 9788858631522}}
====Gaia Panfili====
Il 28 febbraio 1815 la vedetta di Notre-Dame-de-la-Garde segnalò il tre alberi ''Pharaon'', in provenienza da Smirne, Trieste e Napoli.<br />Come di consueto, un pilota costiero partì subito dal porto, passò rasente il castello d'If e andò ad accostare la nave tra il capo Morgiou e l'isola di Riou.<br />Subito, sempre come di consueto, la spianata della fortezza Saint-Jean si era ammantata di curiosi; a Marsiglia infatti l'arrivo di un bastimento è sempre un grande evento, soprattutto quando tale bastimento, come il ''Pharaon'', è stato costruito, attrezzato, stivato nei cantieri della vecchia Phocée e appartiene a un armatore di città.
{{NDR|Alexandre Dumas, ''Il conte di Montecristo'', traduzione di Gaia Panfili, Donzelli, 2010. ISBN 8860364035}}
====Jean Rossari====
Il 24 febbrajo 1815 la scolta di Nostra Signora della guardia segnalava la nave il ''Faraone'' proveniente da Smirne, Trieste e Napoli. Un {{sic|piloto costiere}}, secondo il solito, si staccò subitamente dal porto, passò vicino al castello d'If, e {{sic|abordò}} il naviglio tra il capo di Morgiou e l'isola di Rion. E, sempre secondo l'uso, sulla piattaforma del forte S. Giovanni s'erano affollati i curiosi, poiché a Marsiglia l'arrivo di un bastimento è affare di molta importanza, specialmente quando si tratta di un bastimento {{sic|costrutto}}, armato e confezionato sui cantieri della ''vecchia focea'' e appartenente ad un armatore della città. Tale appunto era il ''Faraone''.
{{NDR|Alessandro Dumas, ''[https://books.google.it/books?id{{=}}Mj1MAAAAcAAJ&pg{{=}}PA35 Il conte di Monte Cristo]'', versione di Jean Rossari, Borroni e Scotti, 1846}}
===Citazioni===
*[...] in [[politica]] non esistono assassinî. In politica, mio caro, lo sapete quanto me, non ci sono uomini ma idee; non sentimenti ma interessi; in politica non si uccide un uomo: si elimina un ostacolo, ecco tutto. (Noirtier: cap. XII, ''Il padre e il figlio''; 2011)
*[...] per l'uomo felice la [[preghiera]] rimane un insieme monotono e privo di senso fino al giorno in cui il dolore viene a spiegare all'infelice questo linguaggio sublime per mezzo del quale si rivolge a Dio. (cap. XV, ''Il nº 34 e il nº 27''; 2011)
*Ci vuole la sciagura per scavare certe miniere misteriose nascoste nell'intelligenza umana; ci vuole la pressione per far esplodere la polvere. Con la prigionia tutte le facoltà che fluttuavano qua e là si sono adunate in un sol punto, hanno colliso in uno spazio angusto, e voi lo sapete, dal cozzo delle nubi si genera l'elettricità, dall'elettricità la folgore, dalla folgore la luce. ([[Abate Faria]]: cap. XVII, ''La stanza dell'abate''; Donzelli, p. 132)
*La [[filosofia]] non si apprende; la filosofia è l'incontro tra le scienze acquisite e il genio che le applica [...]. ([[Abate Faria]]: cap. XVII, ''La stanza dell'abate''; Donzelli, p. 139)
*«Non c'è alcuna speranza», rispose Faria, scuotendo la testa, «ma non importa. Dio vuole che l'uomo da lui creato e nel cuore del quale ha profondamente scolpito l'amore della vita, faccia tutto ciò che può per conservare questa esistenza, spesso penosa, ma sempre cara.» (cap. XIX, p. 211)
*{{NDR|Il}} grande lago che chiamano il [[Mediterraneo]] [...]. (cap. XXII, ''I contrabbandieri''; Donzelli, p. 177)
*Negli [[affari]] non ci sono amici, solo soci. (Morrel: cap. XXIX)
*Questa specie di confettura verde è l'ambrosia che [[Ebe]] serviva alla tavola di [[Giove (divinità)|Giove]]. [...] Siete un uomo positivo, e l'[[oro]] è il vostro idolo? Gustate di questa, e le miniere del [[Perù]], di [[Gizerate]] e di [[Golgonda]] vi saranno aperte. Siete un uomo di immaginazione? Siete [[poeta]]? Gustate di questa, e le barriere del possibile spariranno; vi si apriranno i campi dell'[[infinito]], e passeggerete libero di [[cuore]], di spirito nei domini senza confine dell'ideale. Siete ambizioso? Correte dietro le grandezze della terra? Gustate di questa, e dopo un'ora sarete idealmente, non re di un piccolo regno nascosto in un angolo d'[[Europa]], come la [[Francia]], la [[Spagna]] o l'[[Inghilterra]], ma sarete il Re del mondo. Il vostro [[trono]] sarà eretto sopra le montagne di Satanasso, e senza aver bisogno di fargli omaggio, senza essere costretto a baciarne gli artigli, sarete il sovrano, padrone di tutti i regni della terra. [...] Una certa erba che li trasportava nell'[[Eden]], in mezzo a piante sempre fiorite, a frutti sempre maturi. [...] Questo è [[hashish]], tutto ciò che si fa di meglio e di più puro in hashish ad Alessandria, l'hashish d'Abou Gor, il gran confetturiere, l'uomo al quale si dovrebbe fabbricare un palazzo con questa iscrizione:<br /> AL MERCANTE DELLA FELICITÀ, IL MONDO RICONOSCENTE. (Sindbad il marinaio: cap. XXXI, p. 235)
*Se qualcuno avesse fatto morire fra le torture inaudite, in mezzo a tormenti senza fine, vostro padre, vostra madre, la vostra donna, uno di questi esseri, insomma che quando vengono rapiti al nostro cuore lasciano un vuoto eterno e una piaga sempre sanguinosa, vi parrebbe sufficiente la riparazione accordatavi dalla società, sareste soddisfatti solo perché il ferro della ghigliottina è passato fra la base dell'occipite e i muscoli delle spalle dell'uccisore, e perché chi vi ha fatto patire anni di morali sofferente ha provato qualche secondo di dolore fisico? (Conte di Montecristo: cap. XXXV, ''La mazzolata'')
*«Ah, il [[duello]]!», esclamò il conte. «Sull'anima mia, risibile modo di raggiungere il proprio scopo, quando lo scopo è la vendetta! Un uomo vi ha rubato la vostra amante, un uomo ha sedotto vostra moglie, un uomo ha disonorato vostra figlia. Di una vita intera, che aveva il diritto di aspettarsi la parte di felicità che Iddio ha promesso a ogni essere umano nel crearlo, egli ha fatto un'esistenza di dolore, di miseria o d'infamia, e voi vi ritenete vendicato perché a quest'uomo, che vi ha gettato il delirio nella mente e la disperazione nel cuore, voi avete sferrato un fendente in petto o piazzato una pallottola in capo? Suvvia, dunque! Senza contare che spesso è costui a uscire trionfante dalla tenzone, mondato agli occhi del mondo e in qualche modo assolto da Dio. No, no – rincarò il conte – se mai dovessi vendicarmi, non è in questo modo che mi vendicherei». (cap. XXXV, ''La mazzolata''; Donzelli, p. 323)
*Forse quel che sto per dire sembrerà bizzarro a lor signori socialisti, progressisti, umanitari, ma io non mi curo mai del prossimo, ma io non tento mai di tutelare la [[società]] che non mi tutela e, dirò di più, che in generale di me non si cura se non per nuocermi. E depennandoli dalla mia stima e serbando neutralità nei loro confronti, sono la società e il prossimo a essermi addirittura debitori. ([[Edmond Dantès|Conte di Montecristo]]: cap. XL, ''La colazione''; Donzelli, pp. 388-389)
*I rossi sono buoni del tutto, o del tutto cattivi. (Bertuccio: cap. XLIV)
*[...] «fa' vedere che stimi te stesso e sarai stimato», assioma cento volte più utile nella nostra società di quello dei greci «conosci te stesso», che ai nostri giorni è stato sostituito dall'arte meno difficile e più vantaggiosa di conoscere gli altri. (cap. XLVIII, ''Ideologia''; 2018)
*[...] le [[invenzione|invenzioni]] umane progrediscono dal composto al semplice, e il semplice è sempre la perfezione. (Conte di Montecristo: cap. XLVIII, ''Ideologia''; Rizzoli)
*Io sono uno di quegli esseri eccezionali, sì, signore, e credo che fino a oggi nessun uomo si sia trovato in una condizione simile alla mia. I regni dei re sono limitati: da montagne, da fiumi, da costumi diversi, da lingue diverse. Il mio regno è grande come il mondo, perché non sono né italiano, né francese, né indù, né americano, né spagnolo: io sono cosmopolita. Nessun paese può dire di avermi visto nascere. Dio solo sa quale contrada mi vedrà morire. Adotto tutti i costumi, parlo tutte le lingue. Voi mi credete francese, non è vero, perché parlo il francese con la vostra stessa facilità e purezza? Ebbene, Alì, il mio nubiano, mi crede arabo; Bertuccio, il mio intendente, mi crede romano; Haydée, la mia schiava, mi crede greco. Dunque capirete che non essendo di nessun paese, non chiedendo protezione a nessun governo, non riconoscendo nessun uomo per mio fratello, non uno solo degli scrupoli che fermano i potenti, non uno solo degli ostacoli che paralizzano i deboli, può fermarmi o paralizzarmi. Ho soltanto due avversari, non dirò due vincitori perché riesco a sottometterli con un po' di tenacia: la distanza e il tempo. Il terzo, e il più terribile, è la mia condizione di uomo mortale. Soltanto questa può fermarmi nel cammino che percorro, e prima che abbia raggiunto il mio obiettivo; tutto il resto, l'ho calcolato. I cosiddetti capricci della fortuna, cioè la rovina, l'imprevisto, l'eventualità, li ho tutti previsti; e se qualcosa può colpirmi, niente può abbattermi. ([[Edmond Dantès|Conte di Montecristo]]: cap. XLVIII, ''Ideologia''; 2011)
*Ci sono due [[Sguardo|sguardi]]: lo sguardo del corpo e lo sguardo dell'anima. Lo sguardo del corpo può talvolta dimenticare, ma quello dell'anima non dimentica mai. (Haydée: cap. LXXVII, ''Haydée''; 2011)
*Per la vita che aveva vissuto, per la decisione presa e mantenuta di non indietreggiare davanti a nulla, il conte era giunto a gustare gioie sconosciute nelle lotte che talvolta intraprendeva contro la natura, che è Dio, e contro il mondo, che può facilmente essere considerato il diavolo. (cap. LXXXII, ''L'effrazione''; 2011)
*«Venite con me, visconte, vi conduco io».<br />«Con piacere».<br />«Allora siamo intesi?».<br />«Sì, ma dove?».<br />«Ve l'ho detto, dove l'aria è pura, dove il rumore assopisce, dove, per quanto orgoglio si nutra, ci si sente umili e ci si ritrova piccoli. Amo un tale svilimento, io che al pari di Augusto vengo definito padrone dell'universo».<br />«Dove andate, insomma?».<br />«Al [[mare]], visconte, al mare». (cap. LXXXV, ''Il viaggio''; Donzelli)
*Che cosa è la [[morte]] per me? Un grado di più nella calma, e forse due nel silenzio. ([[Edmond Dantès|Conte di Montecristo]]: cap. XC)
*Gli uomini veramente generosi sono sempre pronti a diventare misericordiosi, quando la disgrazia del nemico oltrepassa i limiti della loro collera. (cap. LXXXVI)
*Certamente, quantunque meno espansiva, la gioia di Montecristo non era meno grande: la [[gioia]], per i cuori che hanno lungamente sofferto, è simile alla rugiada, cuore e terra assorbono la pioggia benefica, e niente appare al di fuori. (cap. XCII, ''Suicidio''; 2010, p. 743)
*Non sarei artista se non mi restasse qualche illusione. (Eugénie: cap. XCV)
*Siate in guardia: un consiglio è peggio d'un favore. (Conte di Montecristo: cap. XCVI)
*È degli spiriti deboli vedere tutte le cose attraverso un velo nero. (Conte di Montecristo: cap. CXII)
*Un uomo dell'indole del Conte non poteva fluttuare lungamente in quella malinconia che può far vivere gli spiriti volgari dando loro un'apparente originalità, ma che uccide le anime elevate. (cap. CXIII)
*[...] in questo mondo non ci sono né felicità né infelicità, esiste solo il confronto tra una condizione e l'altra, ecco tutto. Solo chi abbia provato l'estremo dolore è in grado di percepire l'estrema felicità. Bisogna aver voluto morire, Maximilien, per sapere quanto è bello vivere.<br />Vivete dunque e siate felici, figli cari del mio cuore, e non dimenticate mai che, fino al giorno in cui Dio si degnerà di svelare all'uomo l'avvenire, tutta la saggezza umana consisterà in queste due parole:<br />''Attendere e sperare!'' {{NDR|[[Lettere dai libri|lettera]]}} ([[Edmond Dantès]]: cap. CXVII, ''Il 5 ottobre''; 2011)
===Citazioni su ''Il conte di Montecristo''===
*C'è un aggettivo che fin dalle prime pagine domina ossessivamente il racconto, ed è «cupo» (''sombre''): cupo è, pressoché sempre, Montecristo, cupo è il castello di If, cupo chiunque, a partire da Villefort, covi sinistri o tetri pensieri. Da una parte la policromia del mondo, euforizzata nel carnevale romano e nelle feste parigine, dall'altra le ragioni del silenzio e dell'attesa. Come in un'operetta morale leopardiana, solo dalla specola della morte si può comprendere (e paradossalmente orientare) lo spettacolo della vita: «bisognerà prendere il posto dei morti» annuncia Dantès, cui la futura e favolosa ricchezza apparirà come mero strumento del volere divino, e cioè né più né meno che un sacerdozio («io, tradito, assassinato, gettato anch'io in una tomba, sono uscito da quella tomba per grazia di Dio, e a Dio devo la vendetta. Mi manda per questo, ed eccomi»). Coerentemente, la sua condotta si svolgerà sotto il segno dell'ascesi, come se tutto quel lusso e quelle cornucopie di cibi pregiati fossero solo un ''trompe-l'œil'': individuo eccezionale («sono uno di quegli esseri eccezionali, sì!» si lascia sfuggire in un raro momento di civetteria), egli è in realtà un servo, destinato a rientrare nel nulla dopo la propria missione («il morto ritornerà nella tomba, il fantasma ritornerà nella notte»). Per questo è un personaggio così magnetico, perché, frustrandola, continua a ''difendersi'' dalla curiosità del lettore. ([[Michele Mari]])
*È forse il più «oppiaceo» dei romanzi popolari: quale uomo del popolo non crede di aver subito un'ingiustizia dai potenti e non fantastica sulla «punizione» da infliggere loro? Edmondo Dantès gli offre il modello, lo «ubbriaca» di esaltazione, sostituisce il credo di una giustizia trascendente in cui non crede più «sistematicamente». ([[Antonio Gramsci]])
*È il romanzo di una vendetta, ma è anche una descrizione impareggiabile del gran mondo parigino. Tutti i suoi nemici hanno fatto carriera, ma Dantès con ogni genere di astuzia riesce a stroncarli uno per uno. Tutti lo ammirano, tutti lo invitano, neppure la sua ex fidanzata, che ha sposato un alto funzionario, lo riconosce. Quando si deciderà a parlare?, ci chiediamo col fiato sospeso.<br />Siamo ben lontani da ''I tre moschettieri'', libro di cappa e spada più celebre e molto più sempliciotto. È Montecristo il vero eroe romantico creato dallo straripante Dumas. È a lui (se ci fosse una giustizia letteraria suprema) che andrebbe appesa la fama di Alexandre Dumas. ([[Carlo Fruttero]])
*Forse Edmond Dantès si sbagliava, e l'unica soluzione era non fidarsi e non sperare. ([[Arturo Pérez-Reverte]])
*''Il Conte di Monte-Cristo'' è una sterminata hilarotragedia, dove il riso e il delitto, il gioco e il Male Assoluto si sfiorano e si intrecciano. Il lieve tocco ironico, lo spirito settecentesco, l'allegretto sono presenti in ogni capitolo. ([[Pietro Citati]])
*– "''Il conte di Montecrisco''".<br />– "Montecristo", deficiente.<br />– Di Alessandro... Dum-azz... Due mazzi...<br />– È francese. Sì, si legge Dumas. Lo sai di che parla? Ti piacerebbe, parla di un'evasione.<br />– Allora va messo nel settore didattico. O sbaglio? (''[[Le ali della libertà]]'')
*La prima parte di ''Montecristo'', fino alla scoperta del tesoro, è un pezzo perfetto di racconto a effetto; non c'è mai stato un uomo che abbia partecipato a queste commoventi avventure senza un fremito, eppure Faria è un personaggio di cartapesta e Dantès poco più di un nome. Il seguito non è che il dilungarsi di un errore, cupo, sanguinoso, innaturale e stupido; ma quanto a questi primi capitoli, non credo esista un altro volume nel quale si possa respirare la stessa inconfondibile atmosfera di romanzo. ([[Robert Louis Stevenson]])
*L'architettura del ''Conte di Monte-Cristo'' possiede una meravigliosa precisione ed esattezza. Non saprei dire se il libro sia composto di romanzi diversi, che la facoltà affabulatrice di Dumas fa coabitare: o se moltissimi fili narrativi procedano gli uni accanto agli altri, fino a riunirsi ed esplodere in spettacolosi colpi di scena. Dovunque regna l'enigma: la soluzione dell'enigma viene sospesa e rinviata; ora una pagina ci suggerisce cosa accadrà, ora una voce sotterranea ci fa capire che avverranno cose completamente diverse. Il racconto corre veloce, trascina gli ostacoli, attraversa i tempi e gli spazi, copre immense tele scriveva Sainte-Beuve – «senza stancare mai il pennello di Dumas né il suo lettore». ([[Pietro Citati]])
==''Il visconte di Bragelonne''==
===[[Incipit]]===
Era circa la metà di maggio dell'anno 1660, alle nove del mattino, quando una piccola cavalcata composta di tre uomini e due paggi, attraverso il ponte della città di Blois, senza fare altra impressione sopra coloro che passeggiavano sulla riva che un primo moto della mano per salutare, ed un altro della lingua per esprimere la seguente idea "Ecco Monsignore che ritorna dalla caccia". Un altro. Però mentre i cavalli salivano l'erta che dal fiume conduce al castello, molti garzoni di bottega si avvicinarono all'ultimo cavallo che portava appesi all'arcione della sella vari uccelli legati per il becco. <br />A quella vista i curiosi manifestarono con una franchezza affatto zotica il loro disprezzo per una preda così magra, e dopo una discussione sullo svantaggio della caccia al volo, ritornarono tutti alle loro occupazioni. <br />Monsignore montava un piccolo cavallo di bel portamento, con una larga sella di velluto rosso di Fiandra. Il cavallo era di color fulvo; la giubba di Monsignore era di color chermisi e soltanto dall'insieme di quel rossastro si poteva distinguere il principe tra i suoi due compagni, l'uno vestito di violetto, l'altro di verde. Quello a sinistra, vestito di violetto, era lo scudiero; quello a dritta, vestito di verde, era il cacciatore. <br />Uno dei paggi portava sopra un bastone due girifalchi, l'altro un corno da caccia nel quale soffiò a venti passi dal castello. <br />A quel segnale, otto guardie che passeggiavano al sole nella corte quadrata corsero a prendere le alabarde, e Monsignore fece il suo solenne ingresso nel castello. <br />Le otto guardie, le quali sapevano che il loro servizio era terminato per tutto il resto della giornata, si coricarono al sole, sopra le panchette di pietra; i palafrenieri scomparvero coi cavalli nelle scuderie, e, meno alcuni uccelli che si spaventavano a vicenda con acute strida tra i ciuffi di viole, si sarebbe detto che tutti dormissero. <br />A un tratto, in mezzo a quel dolce silenzio.
===Citazioni===
*Planchet aprì la finestra, come gli era stato prescritto, e la ventata di tumulto che s'ingolfò nella stanza, grida, stridor di ruote, abbaiamenti e passi, assordò anche d'Artagnan, come aveva desiderato.<br />Bevve, allora, un bicchiere di vino bianco, e incominciò in questi termini:<br />"Planchet, ho un'idea".<br />"Ah, signore, come vi riconosco!", rispose il droghiere, ansante d'emozione.
*"D'Artagran, D'Artagnan!", fece Athos, posando la mano sulla spalla del moschettiere, "voi non siete equo."<br />"Ne ho il diritto."<br />"No, perché non conoscete l'avvenire."
*"Continuo", disse Luigi XIV. "È vero anche che un uomo solo abbia potuto penetrare fino a Monck, nel suo accampamento, e l'abbia portato via?"<br />"Quell'uomo aveva dieci ausiliari presi tra gente inferiore"<br />"Nessun altro?"<br />"Nessuno."<br />"E si chiama?"<br />"Il signor d'Artagnan, ex luogotenente dei moschettieri di Vostra Maestà"<br />Anna d'Austria arrossì, Mazzarino diventò giallo di vergogna, Luigi XIV si fece cupo e una goccia di sudore cadde dalla sua fronte pallida.<br />"Che uomini!", mormorò.
*Destinato a tutta prima al commercio, Colbert era stato commesso presso un mercante di Lione, che aveva poi lasciato per recarsi a Parigi nello studio di un procuratore allo Chatelet, chiamato Biterne. In tal modo, aveva appreso l'arte di preparare un bilancio e l'arte più preziosa d'imbrogliarlo.
*Allora, per finirla con quello sguardo da inquisitore che bisogna far abbassare ad ogni costo, come ad ogni costo un generale riduce al silenzio una batteria che lo disturba, Aramis stende la sua bella mano bianca, nella quale riluce l'ametista dell'anello pastorale, fende l'aria col segno della croce e fulmina i sui due amici con la sua benedizione.<br />Forse, distratto dai propri pensieri, empio a sua insaputa, d'Artagnan non si sarebbe affatto inchinato a quella santa benedizione; ma Porthos s'è accorto della distrazione dell'amico, e, appoggiando affettuosamente la sua mano sulla schiena del moschettiere, lo schiaccia verso terra.<br />D'Artagnan si piegò: ci volle poco che non cadesse bocconi. Intanto Aramis è passato. D'Artagnan, come Anteo, non ha fatto che toccare la terra, e si rivolge verso Porthos pronto a litigare.
*"Buongiorno, signor d'Artagnan. Parlavamo di Belle-Isle sul Mare", disse Fouquet con quell'arte del mondo e quella scienza dello sguardo che richiedono metà della vita per impararle bene, e a cui certa gente, nonostante tutto il suo studio, non arriva mai.
*Aramis, l'abbiamo detto, era ancora alzato. Comodamente avvolto in una veste da camera di velluto, scriveva lettere su lettere, con quella scrittura così fine e così densa che d'una pagina fa un quarto di volume.
*Monsieur era troppo gran signore per notare un tal particolare. Non c'è nulla d'efficace come l'idea ben stabilita della propria superiorità per assicurare l'inferiorità dell'uomo che ha una tale opinione di sé.
*"Lo so, e ho agito di conseguenza: niente spazio, niente comunicazioni, niente donne, niente gioco, ma, adesso, è d'un patetico che non vi so dire", aggiunse Aramis con uno di quei sorrisi che appartenevano solo a lui, "vedere come i giovani cerchino di divertirsi, e come, di conseguenza, simpatizzino per colui che paga i divertimenti"
*Però Dio è tanto buono per gli errori giovanili, tutto quello che è amore, anche amore colpevole, trova così facilmente grazia ai suoi sguardi paterni, che all'uscir dalla messa Luigi, levando gli occhi al cielo, poté vedere, attraverso gli strappi di una nuvola, un angolo del tappeto azzurro che è calpestato dal piede del Signore.
*E Porthos si fece severo.<br />"E la botola, signore", disse, "e la botola?"<br />Di Sant-Agnan divenne estremamente pallido. Buttò indietro la sedia in tal modo, che Porthos, con tutta la sua ingenuità, s'accorse che il colpo aveva fatto centro.<br />"La botola", mormorò il conte.<br />"Ebbene, signore, datene una spiegazione, se potete", fece Porthos scuotendo il capo.<br />Di Sant-Agnan abbassò la fronte.<br />"Oh! sono tradito!", mormorò; "si sa tutto!"<br />"Si sa sempre tutto", replicò Porthos, che non sapeva nulla.
*"No, è l'impotenza! Abbiamo forse la pretesa di prendere, in tre, la Bastiglia?"<br />"Se ci fosse d'Artagnan", esclamò Porthos, "non dico di no."<br />Raul fu preso d'ammirazione davanti a quella fiducia, eroica tanto era candida. Erano quelli gli uomini famosi che, in tre o quattro, affrontavano eserciti o attaccavano fortezze! Uomini che avevano spaventato la morte e che, sopravvissuti a tutto un secolo ormai in dissoluzione, erano ancora più forti dei più forti giovani del giorno.
*Baisemeaux impallidì di fronte a quella fredda sicurezza. Gli parve che la voce di Aramis, così gaia e sorridente poco prima, fosse divenuta funebre e sinistra; che i ceri dei candelabri si fossero cambiati in ceri da cappella sepolcrale; che i bicchieri di vino si fossero trasformati in calici di sangue.
*Ad un tratto, il capo del giovane si inchinò. Il suo pensiero ridiscese sulla terra. il suo sguardo si indurì, la fronte gli si coprì di rughe, la bocca assunse una espressione di feroce risolutezza; poi il suo sguardo divenne fisso ancora una volta; ma ora rifletteva la fiamma dei mondani splendori; ora somigliava allo sguardo di Satana sulla montagna, quando passava in rivista i regni e le potenze della terra per sedurre Gesù.
*"Colpite, Porthos!", risuonò la voce sepolcrale di Aramis.<br />Porthos mandò un gran sospiro, ma obbedì.<br />La sbarra di ferro calò verticalmente sul capo di Biscarat, che fu ucciso prima ancora di finire il suo grido. Poi la leva formidabile si alzò e si abbassò dieci volte in dieci secondi, e fece dieci cadaveri.
*Ed ora cercate in questa tomba ardente, in questo vulcano sotterraneo, cercate le guardie del re dagli abiti azzurri gallonati d'argento.<br />Cercate gli ufficiali splendenti d'oro, cercate le armi su cui essi avevano contato per difendersi, cercate le pietre che li hanno uccisi, cercate il suolo che li sosteneva.<br />Un solo uomo ha fatto di tutto questo un caos più confuso, più informe, più terribile del caos che esisteva un'ora prima che Dio avesse avuto l'idea di creare il mondo.
*Per un istante, le braccia di Porthos si piegarono; ma l'ercole riunì tutte le forze, e si videro le due pareti della prigione, in cui era sepolto, aprirsi lentamente fargli largo. Per un attimo, apparve in quella cornice di granito, simile all'angelo antico del caos;
==''La regina Margot''==
===[[Incipit]]===
Il lunedì, diciottesimo giorno del mese di agosto 1572, vi era festa grande al Louvre. Le finestre dell'antico palazzo reale, sempre tanto cupe, erano sfarzosamente illuminate; le piazze e le vie attigue, di solito tanto deserte sin da quando a Saint-Germain-l'Auxerrois erano suonate le nove, erano, benché fosse mezzanotte, affollate di gente.
{{NDR|Alessandro Dumas, ''La regina Margot'', BUR Rizzoli, Milano 2017, Traduzione di M. Dazzi}}
===Citazioni===
*{{NDR|su [[Margherita di Valois]]}} La giovane sposa, figlia di Enrico II, era la perla della corona di Francia, Margherita di Valois, che con affettuosa familiarità il re Carlo IX chiamava sempre ''mia sorella Margot''. Certo, accoglienze tanto lusinghiere non erano mai state più meritate di quelle che si facevano in quel momento alla nuova regina di Navarra. Margherita a quel tempo aveva appena vent'anni, e già era oggetto delle lodi di tutti i poeti che la paragonavano alcuni all'Aurora altri a Venere citerea. Era in realtà la bellezza senza rivali di quella Corte nella quale Caterina de' Medici aveva riunito, per farne le proprie sirene, le più belle donne che aveva potuto trovare. La giovane sposa aveva i capelli neri, il colorito brillante, gli occhi voluttuosi velati da lunghe ciglia, la bocca rossa e fine, il collo elegante, il corpo tornito e snello e, perduto in una pianella di seta, un piede di bambina. I francesi cui apparteneva, erano fieri di vedere sbocciare nella loro terra un così splendido fiore e gli stranieri di passaggio per la Francia ripartivano abbagliati dalla sua bellezza se l'avevan soltanto vista, storditi dalla sua cultura se avevano parlato con lei. Certo è che Margherita era non soltanto la più bella, ma anche la più colta delle donne del suo tempo; si citava la frase di un dotto italiano che le era stato presentato e dopo aver parlato con lei un'ora in italiano, in spagnolo, in latino e in greco, l'aveva lasciata dicendo nel suo entusiasmo:<br />«Vedere la Corte senza vedere Margherita è non vedere né la Francia, né la Corte».<br />Così i panegirici non mancarono al re Carlo IX e alla giovane regina di Navarra; si sa quanto gli ugonotti siano fecondi. Inevitabilmente, allusioni al passato e domande per l'avvenire furono accortamente insinuate in mezzo a quegli indirizzi al re; ma a tutte le allusioni egli rispondeva con le sue labbra pallide e il suo sorriso astuto:<br />«Nel dare mia sorella Margot a Enrico di Navarra, io do il mio cuore a tutti i protestanti del regno».<br />La frase rassicurava gli uni e faceva sorridere gli altri poiché aveva in realtà due sensi: uno paterno e del quale in buona coscienza Carlo IX non voleva sovraccaricare il suo pensiero; l'altro ingiurioso per la sposa, per il marito e anche per chi lo pronunciava, poiché ricordava alcuni sordi scandali con i quali la cronaca di Corte aveva già trovato il modo di lordare la veste nuziale di Margherita di Valois. (pp. 26-27)
==''La signora di Monsoreau''==
===[[Incipit]]===
La sera della domenica di carnevale del 1578, nel magnifico palazzo dei Montmoreney, situato quasi in faccia al Louvre, ma sull'altra riva della Senna, si svolgeva una sontuosa festa per celebrare le nozze di Francesco d'Epinay di Saint-Luc, intimo e favorito del re Enrico III, con Giovanna di Cossé-Brissac, figlia del Maresciallo di Francia.
===Citazioni===
*[...] in tempi in cui la canaglia veste come i principi, credo che questi diano prova di buon gusto vestendosi, per distinguersi, come la canaglia. (p. 9)
*No, non è il [[anima e corpo|corpo]] che è ammalato. È l'[[anima e corpo|anima]]! Piuttosto che un medico... un confessore. (p. 37)
==''Lo Schiaccianoci''==
===[[Incipit]]===
Vi fu un tempo a [[Norimberga]] un presidente assai famoso, il dottor Silberhaus, nome che in tedesco significa «casa d'argento». Il presidente aveva un figlio e una figlia: Fritz di nove anni, e Maria di sette e mezzo: due bambini simpaticissimi, ma molto diversi per carattere e per aspetto fisico, tanto che era difficile credere, così a prima vista, che potessero essere fratelli. Fritz era grassottello, spaccone e piuttosto birichino: faceva le bizze alla minima contrarietà, convinto come era che tutto fosse stato creato per il suo divertimento e per sottostare ai suoi capricci; e restava di questa opinione finché il dottor Silberhaus, stanco delle sue grida, dei suoi pianti e del suo batter di piedi, usciva dallo studio e, levando il dito all'altezza del sopracciglio aggrottato, si limitava a esclamare: – Signor Fritz!...
===Citazioni===
*[[Norimberga]] è una città della [[Germania]] famosissima per i giocattoli, le bambole e i fantocci che spedisce a casse piene in tutti gli altri paesi del mondo: per questo i bambini di Norimberga sono i più felici della terra, a meno che non succeda a loro come agli abitanti di [[Ostenda]] che le ostriche a ceste piene se le vedono soltanto passare sotto il naso. (p. 11)
*''A perpendicolo | ticchetta il [[orologio a pendolo|pendolo]], | avanza e arretra | bello squadron! || L'orologio piano piano | mezzanotte suonerà; | quando arriva la civetta | fugge fugge sua maestà''. (p. 45)
*''Sorella, un pezzetto di lardo | per me devi avere riguardo, | anch'io come te son regina | e gusto la buona cucina.'' (p. 50)
*''Dal tuo consorte uccisi, senza peccati o torti, | i miei figli e nipoti ormai son tutti morti, | ma guai a te, regina! | ché sul bimbo regale da te tanto aspettato | sul tuo tenero amore ho già deliberato | di far la mia vendetta! | Tuo marito ha fortezze, ha cannoni e soldati, | consiglieri e ministri illustri e illuminati, | e tu hai ciò che chiedi. | La regina dei topi non ha nulla, però | denti aguzzi e potenti la sorte le donò | da usar contro i tuoi eredi!'' (p. 56)
==''Mastro Adamo il calabrese''==
===[[Incipit]]===
Se i nostri lettori provano qualche curiosità per gli episodi, della veridica storia che stiamo per raccontare è necessario che abbiano la compiacenza di seguirci in Calabria dove li abbiamo già condotti due volte, la prima per raccontare loro le avventure di Cherubino e Celestino, la seconda per farli assistere alla morte di Murat.
===Citazioni===
*La [[Calabria]] è una magnifica regione; d'estate ci si arrostisce come a Tambouctou, d'inverno vi si gela come a San Pietroburgo; inoltre non vi si conta punto ad anni, a lustri o a secoli come negli altri paesi, ma a terremoti. (p. 7)
*Era un vecchio uomo felice mastro Adamo; una di quelle persone facile a illuminarsi e che si aprono naturalmente alla speranza ed alla gioia come i fiori.
*In effetti l'[[posta|ufficio postale]] sembrava una di quelle case miracolose trasportate dagli angeli come il duomo della madonna di Loreto.
*Non c'era nessun dubbio sulla decisione. Le urla di: Viva la [[Maria|Madonna]]! Abbasso gli sbirri! risuonarono da ogni lato e le povere guardie, richiamate dai diversi luoghi dove vegliavano da otto giorni con una tenacia ed un coraggio degni di maggior ricompensa, partirono la stessa notte per Monteleone.
==''Pascal Bruno''==
===[[Incipit]]===
Bellini era di Catania. La prima cosa che i suoi occhi, aprendosi, avevano visto, erano state le onde che, dopo aver bagnato le mura di Atene, vengono a spegnersi melodiosamente sulle rive di un'altra Grecia; e l'Etna favolosa e antica, sui cui fianchi vivono ancora, dopo diciotto secoli, la mitologia di Ovidio e i racconti di Virgilio. Ecco perché l'indole di Bellini era tra le più poetiche che si potessero incontrare; e il suo genio, che bisogna apprezzare con il sentimento e non giudicare con la ragione, un canto eterno, dolce e malinconico come un ricordo; un'eco simile a quella che se ne sta assopita nei boschi e sulle montagne, e che sussurra appena fino a quando il grido delle passioni e del dolore non venga a svegliarla. Bellini era l'uomo che faceva al caso mio. Aveva lasciato la Sicilia ancora giovane, e dell'isola nativa gli era rimasta una memoria crescente, dentro la quale custodiva religiosamente, lontano dai luoghi in cui era cresciuto, i ricordi poetici dell'infanzia.
===Citazioni===
* Era un giovane di venticinque ventisei anni che, a prima vista, si pensava dovesse appartenere alla classe del popolo. Portava un cappello calabrese, fasciato da un largo nastro che gli ricadeva ondeggiante sulla spalla; una giacca di velluto con bottoni d'argento; pantaloni della stessa stoffa e con le stesse guarnizioni, stretti alla vita da una fascia di seta rossa con ricami e frange verdi come quelle che si fanno a Messina, a imitazione di quelle lavorate in Oriente. Infine, gambaletti e scarpe di cuoio completavano il costume montanaro, che non mancava di una certa eleganza e che sembrava fatto apposta per mettere in risalto le belle e armoniose forme del corpo di chi lo indossava. Il volto era di una bellezza selvaggia: aveva tratti fortemente marcati propri dell'uomo meridionale, occhi arditi e fieri, capelli e barba neri, naso aquilino e denti perfetti.
==''Vent'anni dopo''==
{{vedi anche|Vent'anni dopo}}
==[[Incipit]] di alcune opere==
===''Garibaldi e Montevideo''===
Al viaggiatore che viene d'Europa su quelle navi che i primi abitanti di quel paese scambiarono per case volanti, prime ad aprirsi allo sguardo, dopo il grido del marinaio in vedetta che annunzia la terra, son due montagne. L'una di mattoni, che è la cattedrale, la chiesa-madre, la ''matriz'', come la si chiama; l'altra poi di massi e verdura, su cui s'innalza un faro, vien detta il ''Cerro''.
===''Robin Hood''===
Era il tramonto di un giorno di primavera dell'anno di grazia 1162, sotto il regno di Enrico II Plantageneto. Due uomini a cavallo percorrevano i sentieri della foresta di Sherwood, nella contea di Nottingham; essi apparivano sfiniti almeno quanto le loro cavalcature.<ref>Citato in Giacomo Papi, Federica Presutto, Riccardo Renzi, Antonio Stella, ''Incipit'', Skira, 2018. ISBN 9788857238937</ref>
===''Storia di uno schiaccianoci''===
''Norimberga, 2010.''<br />
Da qualche giorno, la piccola Maria, è attratta dalla porta chiusa della soffitta, in casa della nonna. La nonna si chiamava Maria, proprio come lei, come la bisnonna e... Che strano, quasi tutte le donne della famiglia, tranne sua madre e una prozia, si chiamavano Maria.<br />
La porta della soffitta è lì, massiccia, chiusa da una grossa chiave annerita dal tempo. La piccola Maria la guarda, poi, finalmente, la fa girare: tac tac, un rumore secco, come di noci rotte, due giri. Ora appoggia la mano sulla maniglia, che cede facilmente. La porta si sta aprendo, si apre, gira piano sui cardini, senza rumore:<br />
- Vieni, vieni, piccola Maria, ti stavamo aspettando.
==Citazioni su Alexandre Dumas==
*I due Dumas hanno capovolto la teoria dell'economia. Il padre è stato il prodigo, e il figlio è stato l'avaro. ([[Jules Renard]])
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Alexandre Dumas, ''Ascanio'', Adriano Salani Editore, Firenze 1930.
*Alexandre Dumas, ''[https://www.gutenberg.org/files/53485/53485-h/53485-h.htm Garibaldi e Montevideo]'', F. Manini, 1859.
*Alexandre Dumas, ''Il conte di Montecristo'', traduzione di Emilio Franceschini, Rizzoli, 1998.
*Alexandre Dumas, ''Il conte di Montecristo'', traduzione di Giovanni Ferrero, Fabbri Editori, 2001.
*Alexandre Dumas, ''Il conte di Montecristo'', traduzione di Emilio Franceschini, introduzione di Umberto Eco, Rizzoli, 2010. ISBN 9788817009676
*Alexandre Dumas, ''[https://books.google.it/books?id=WklTiBT3hCQC&pg=PT9 Il conte di Montecristo]'', traduzione di Guido Paduano, Rizzoli, 2018. ISBN 9788858631522
*Alexandre Dumas, ''[https://books.google.it/books?id=8XzGXQDBdRsC&pg=PA3 Il conte di Montecristo]'', traduzione di Gaia Panfili, Donzelli, 2010. ISBN 8860364035
*Alexandre Dumas, ''Il conte di Montecristo'', traduzione di Lanfranco Binni, Garzanti, 2011. ISBN 9788811132165
*Alexandre Dumas, ''Il visconte di Bragelonne'', Tipografia Editoriale Lucchi, Milano 1964.
*Alexandre Dumas, ''I tre moschettieri'', traduzione di A. Beltramelli, Mondadori, 2004.
*Alessandro Dumas, ''[https://www.gutenberg.org/files/60641/60641-h/60641-h.htm I tre moschettieri]'', traduzione di Angiolo Orvieto, G. Rondinella Editore, 1853.
*Alessandro Dumas, ''I tre moschettieri'', traduzione di C. Siniscalchi, Tipografia editoriale Lucchi, Milano, 1975.
*Alexandre Dumas, ''[https://web.archive.org/web/20130603210423/http://ed.espresso.repubblica.it/speciali_web/2013/igrandiromanzi/itremoschettieri.epub I tre moschettieri]'', introduzione e traduzione di Guido Paduano, Gruppo Editoriale L'Espresso, 2013.
*Alexandre Dumas, ''La regina Margot'', traduzione di Maria Dazzi, Rizzoli, Milano, 2008.
*Alexandre Dumas, ''La signora di Monsoreau'', traduzione di Luigi A. Garrone, Tipografia Editoriale Lucchi, Milano, 1937.
*Alexandre Dumas, ''Lo Schiaccianoci'' (''Histoire d'un casse-noisette''), traduzione di Antonio Lugli, EDIPEM, Novara 1974.
*Alexandre Dumas, ''Mastro Adamo il calabrese'', traduzione di A. Coltellaro, Pellegrini Editore, 1999.
*Alexandre Dumas, ''Pasquale Bruno'' (''Romanzo storico siciliano''), traduzione di C. Rizza, La Zisa Edizioni. ISBN 978-8881280421
*Alexandre Dumas, ''Storia di uno schiaccianoci (liberamente tratta dal racconto di Alexandre Dumas)'', traduzione e cura di Gabriella Messi, Edizioni Angolo Manzoni, 2010. ISBN 9788862040761
*Alexandre Dumas, ''Viaggio in Calabria'', traduzione di Antonio Coltellaro, Rubbettino 1996. ISBN 884981545X
==Filmografia==
*''[[Il conte di Montecristo (film 1934)|Il conte di Montecristo]]'' (1934)
*''[[I tre moschettieri (film 1993)|I tre moschettieri]]'' (1993)
*''[[La regina Margot]]'' (1994)
*''[[Il conte di Montecristo (miniserie televisiva 1998)|Il conte di Montecristo]]'' (1998)
*''[[La maschera di ferro (film 1998)|La maschera di ferro]]'' (1998)
*''[[Montecristo (film 2002)|Montecristo]]'' (2002)
*''[[Topolino, Paperino, Pippo: I tre moschettieri|Topolino, Paperino, Pippo: I tre moschettieri]]'' (2004)
==Voci correlate==
*[[Alexandre Dumas figlio]]
==Altri progetti==
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===Opere===
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Flavio Briatore
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[[File:Briatore 66ème Festival de Venise (Mostra) - cropped.jpg|thumb|Flavio Briatore (2009)]]
'''Flavio Briatore''' (1950 – vivente), imprenditore italiano.
==Citazioni di Flavio Briatore==
*A [[Monte Carlo]] i poveri non ci sono. Non li fanno neanche entrare.<ref>Dal programma televisivo ''Tiki Taka News'', Italia 1, 4 gennaio 2017; [http://video.gazzetta.it/briatore-lite-pardo-poveri-montecarlo-non-rompere-maroni/73b3727a-2fec-11e7-a152-230be3cdd726 video] disponibile su ''video.gazzetta.it''.</ref>
*{{NDR|Parlando della ''flat tax'' prevista dalla Legge di Bilancio 2017}} Ai radical chic che già mugugnano su questa norma dico che in Italia di poveri ce ne sono già abbastanza e a quanto mi risulta non hanno mai creato lavoro.<ref>Dall'intervista di Giacomo Galanti, ''[https://www.huffingtonpost.it/2017/03/09/briatore-flat-tax-poveri-ricchi_n_15264160.html Flavio Briatore sulla flat tax: "I poveri non hanno mai creato lavoro, ben vengano un po' di ricchi"]'', ''huffingtonpost.it'', 9 marzo 2017.</ref>
*[[Donald Trump]] non è un fascista. Anzi, è una delle persone più democratiche che io conosca. Ha un dono. Sa che cosa vuol sentirsi dire la gente in un determinato momento. E lo dice. È un incrocio perfetto tra [[Silvio Berlusconi]] e [[Beppe Grillo]].<ref name="trumpisti">Citato in [[Tommaso Labate]], ''[http://www.corriere.it/politica/16_marzo_03/trumpisti-italia-santanche-trump-brunetta-briatore-salvini-primarie-repubblicani-ferrara-gasparri-5699c782-e0b2-11e5-86bb-b40835b4a5ca.shtml «Trumpisti d'Italia»: da Santanché a Briatore tutti i fan del candidato]'', ''corriere.it'', 2 marzo 2016.</ref>
*{{NDR|Nel 2017}} È giusto che la donna lavori anche perché altrimenti ha solo motivo di romperti i maroni dal mattino alla sera invece una che lavora e ha i figli diventa più sicura e matura. Tutto un altro rispetto.<ref name="blitzquotidiano_2017">Citato in [https://www.blitzquotidiano.it/video/flavio-briatore-giusto-che-la-donna-lavori-altrimenti-rompe-i-maroni-video-2749380/ ''Flavio Briatore: "Giusto che la donna lavori, altrimenti rompe i maroni"''], ''blitzquotidiano.it'', 9 settembre 2017.</ref>
*{{NDR|Donald Trump}} è la sintesi massima del sogno americano. Piace ai ricchissimi, ai poveri, alla middle class perché, in differenti momenti della sua vita, è stato ciascuno di loro. È stato ricchissimo, è ricchissimo ma è anche caduto e ha saputo rialzarsi. Sbagliano tutti quelli che pensano che non sarà mai presidente degli Stati Uniti. Sbagliano di grosso. Io faccio il tifo per lui.<ref name="trumpisti"/>
*{{NDR|[[Montecarlo]]}} È un luogo dove uno che ha le possibilità può viverci tranquillamente. Bisogna avere le possibilità, come in tutte le cose [...]. Queste cose qui, ricchi-poveri, son tutte cazzate che voi tirate fuori. Intanto cominciate a guadagnare per potervi permettere Montecarlo e non rompete sempre i maroni con queste cose qui perché io prendo, mi alzo e me ne vado dallo studio. Non ha nessun senso. I poveri, i ricchi: ma cosa vuol dire? Siamo proprio degli ignoranti. Siamo proprio dei rancorosi [...]. C'è sempre questa invidia sociale. Io ho fatto vent'anni di Formula Uno. Ho vinto otto mondiali. Ho comprato e venduto sette squadre di Formula Uno. Ho comprato e venduto tre squadre di calcio. Ma perché venite a rompere i maroni a me? Volete cercare i poveri? A Montecarlo non ci sono. Ognuno guadagna quel che merita. Bisogna pensare alla professionalità e ai rischi. Diamo lavoro a quasi 3 mila persone, ma quanti posti di lavoro avete creato voi? Allora non rompete i maroni.<ref>Dal programma televisivo ''Tiki Taka'', Italia 1, 3 maggio 2017; citato in Giulio Pasqui, ''[http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/05/03/flavio-briatore-vs-pierluigi-pardo-ma-perche-venite-a-rompere-i-maroni-a-me-i-poveri-i-ricchi-ma-cosa-vuol-dire/3559040/ Flavio Briatore vs Pierluigi Pardo: "Ma perché venite a rompere i maroni a me? I poveri, i ricchi, ma cosa vuol dire?"]'', ''ilfattoquotidiano.it'', 3 maggio 2017.</ref>
*I {{NDR|ragazzi}} bravi vanno via {{NDR|dall'Italia}} e quelli meno bravi, che vogliono mangiare lo spaghetto la domenica con la mamma, non fanno crescere il Paese.<ref>Dal programma televisivo ''Piazzapulita'', LA7, 25 maggio 2015; [https://www.youtube.com/watch?v=qvz3LcKG3MM video] disponibile su ''youtube.com''.</ref>
*Il [[Calcio (sport)|calcio]] rende povero anche chi è ricco.<ref>Citato in ''[http://m.tuttomercatoweb.com/altre-notizie/qpr-briatore-vende-il-calcio-rende-povero-anche-chi-e-ricco-288911 QPR, Briatore vende: "Il calcio rende povero anche chi è ricco"]'', ''tuttomercatoweb.com'' 19 agosto 2011.</ref>
*{{NDR|Sul figlio Nathan Falco}} Io gli parlo come a una persona adulta, non come a un bambino. E lui mi dà consigli. L'altro giorno eravamo a Montecarlo in un locale che abbiamo appena lanciato e mi ha detto: Papà ma è pieno di gente, perché non teniamo aperto più a lungo?<ref name="blitzquotidiano_2017" />
*L'Italia dovrebbe ringraziarmi per quello che ho investito in questo Paese. Per migliorare qui servirebbe una [[dittatura temporanea]].<ref>Citato in ''[http://www.tgcom24.mediaset.it/mondo/swissleaks-flavio-briatore-rilancia-dovrebbero-darmi-una-medaglia-_2094764-201502a.shtml SwissLeaks, Flavio Briatore rilancia: "Dovrebbero darmi una medaglia"]'', ''tgcom24.mediaset.it'', 10 febbraio 2015.</ref>
*La [[Formula 1]] non può continuare ad andare contro la realtà [[Mondo|mondiale]]: deve essere più economica e più attraente per il [[Pubblico|pubblico]]. Quello che il pubblico vede il weekend è lo [[sport]], ma quando si dà [[lavoro]] a 1000 persone non si può parlare solo di sport.<ref>Dall'intervista a ''Libération''; citato in ''[https://sport.sky.it/formula1/2008/11/10/flavio_briatore_su_costi_formula_uno.html La Formula Briatore? Meno costi, più spettacolo]'', ''sport.sky.it'', 10 novembre 2008.</ref>
*La [[Ferrari Luce|Luce]] ha un grande vantaggio: i cinesi non ce la copiano.<ref>Citato in Rosario Murgida, ''[https://www.quattroruote.it/news/industria-finanza/2026/05/27/ferrari_luce_e_piazza_affari-_l-amore_non_sboccia-_ma_non_c-e_un_solo_perche.html Ferrari Luce e la Borsa: l'amore non sboccia, ma Maranello può ignorarlo (per ora)]'', ''quattroruote.it'', 27 maggio 2026.</ref>
*[[Londra]] ha una dimensione internazionale ma non europea. I londinesi non vivono l'Europa né a livello finanziario, né a livello culturale.<ref>Dall'intervista di Daniele Dallera, ''[http://www.corriere.it/esteri/16_febbraio_21/briatore-londra-poco-europea-scommette-vincera-brexit-3ceb6a4c-d8d9-11e5-842d-faa039f37e46.shtml Briatore: «Londra? Poco europea» E scommette: vincerà la Brexit]'', ''corriere.it'', 21 febbraio 2016.</ref>
*{{NDR|Nel 2019}} [[Matteo Salvini]] lo conosco bene, ho un ottimo rapporto. Si sta dando molto da fare e forse è il primo Ministro che vediamo che veramente mette le mani nel fango! C'è un grande entusiasmo nei suoi confronti, quando va in giro mi ricorda un po’ il [[Matteo Renzi]] dei tempi d'oro.<ref>Citato in [https://www.radioradio.it/2019/02/flavio-briatore-salvini-lunico-con-le-mani-nel-fango-i-5-stelle/ ''Flavio Briatore: "Salvini? L'unico con le mani nel fango. I 5 Stelle..."''], ''radioradio.it'', 4 febbraio 2019.</ref>
*{{NDR|[[Ultime parole famose]], nel 1997}} Oramai è una moda per la [[Scuderia Ferrari|Ferrari]] prendere i nostri ex dipendenti. [...] Il Cavallino sta rifondando la squadra con i pensionati della Benetton. Noi, invece, ci prendiamo il rischio di affrontare il futuro con uno staff tutto giovane. Vedremo alla fine chi avrà avuto ragione.<ref group="N">Con il graduale ingaggio di ex elementi del team Benetton quali, tra gli altri, il pilota [[Michael Schumacher]], il direttore tecnico [[Ross Brawn]] e il progettista Rory Byrne, la Ferrari tornerà ai vertici della [[Formula 1]] instaurando uno dei cicli più vittoriosi nella storia della categoria, con 6 titoli costruttori tra il 1999 e il 2004 e, grazie al succitato Schumacher, 5 titoli piloti tra il 2000 e il 2004; al contrario la Benetton andrà incontro a un graduale scadimento tecnico che già nel corso del campionato 1997 porterà all'addio di Briatore come ''team principal'' fino alla successiva scomparsa della squadra nel 2001.</ref><ref>Citato in Pino Allievi, ''[http://archiviostorico.gazzetta.it/1997/febbraio/12/Ferrari_inizia_era_Byrne_ga_0_97021210290.shtml Ferrari, inizia l'era Byrne]'', ''La Gazzetta dello Sport'', 12 febbraio 1997.</ref>
*{{NDR|Nel 2019}} Ormai la gente si è accorta che i Cinquestelle sono nulli: gente impreparata, che ha avuto la fortuna di arrivare lì per un voto di protesta. Si sono rivelati nulli e la gente ha capito.<ref>Citato in ''[https://www.globalist.it/news/2019/05/28/briatore-sceglie-salvini-avrei-votato-per-lui-per-come-si-e-dato-da-fare-2042065.html Briatore sceglie Salvini: "Avrei votato per lui, per come si è dato da fare"]'', ''globalist.it'', 28 maggio 2019.</ref>
*Peccato che c'è una francese alla BCE e una tedesca alla commissione europea!!! Questa è la dimostrazione che in Europa contiamo come il fante di picche.<ref>Citato in Silvana Palazzo ''[https://www.ilsussidiario.net/news/flavio-briatore-contro-giuseppe-conte-nomine-ue-italia-conta-come-fante-di-picche/1901315/ Flavio Briatore contro Giuseppe Conte/ "Nomine Ue? Italia conta come fante di picche"]'', ''ilsussidiario.net'', 3 luglio 2019.</ref>
*Siamo due bravi genitori focalizzati entrambi su nostro figlio. Restiamo una famiglia e Falco cresce sereno e amato. [...] I commenti stupidi sui bambini sono fatti da sfigati rancorosi e gelosi che non sono stati capaci di crearsi un lavoro, poveretti.<ref>Citato in ''[https://www.105.net/news/tutto-news/255503/flavio-briatore-nathan-falco-non-andra-alluniversita-saro-io-a-formarlo.html Flavio Briatore: "Nathan Falco non andrà all'università, sarò io a formarlo]'', ''105.net'', 10 luglio 2019.</ref>
{{Int|1=''Corriere della Sera Magazine'', 29 dicembre 2005|2=Intervista di Claudio Sabelli Fioretti; consultabile su ''[http://interviste.sabellifioretti.it/?p=518 interviste.sabellifioretti.it]''.}}
*Chiunque faccia bene un lavoro si deve sentire un Briatore. Anche senza essere campione del mondo.
*Adoro gli italiani e adoro l'[[Italia]]. Ma per me è il luogo delle vacanze. Adoro l'Italia in costume da bagno.
*L'Italia non mi ha dato niente.
*L'esperienza è fatta anche di sbagli, insuccessi, incomprensioni. Quando uno è giovane e ha la passione del gioco è facile sbagliare.
*Da giovani tutti soffrono. Non scegli il posto dove vivi. La logistica è fondamentale nella vita di una persona. Uno che nasce nella periferia di Delhi ha dei problemi.
*Io sono made in Italy da esportazione.
*[[Naomi Campbell|Naomi]] non mi ha mai aiutato a far andare le macchine più veloci.
*[[Naomi Campbell|Naomi]] è una persona eccezionale, Naomi è un marchio.
*Non vedo perché devo perdere tempo a cercare di capire uno scrittore che ha scritto senza la preoccupazione di spiegarsi. Leggo anche io: i rapporti dell'azienda quando sono in viaggio. Ma non mi sono mai svegliato al mattino pensando: "Che peccato, questa settimana non ho letto un libro". Lo stesso con i film. Nel lavoro ho il problema di capire 500 ingegneri. Credo sia già un esercizio intellettuale. Poi devo anche andare al cinema e pensare a cosa il regista voleva raccontarmi? Voglio vedere i film di Rin Tin Tin e di Furia, che capisco, film d'azione, che mi distraggono o mi fanno ridere.
{{Int|''[http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2006/10_Ottobre/15/briatore.html Briatore: «L'evasione in Italia? Un bisogno»]''|Dall'intervista al programma televisivo ''In 1/2 h'', Rai 3; citato in ''corriere.it'', 15 ottobre 2006.}}
*Si vuole criminalizzarli. I ricchi e cioè chi ce l'ha fatta. E chi ce l'ha fatta dovrebbe essere considerato un esempio per i giovani. Questa finanziaria colpisce i poveri che non hanno la struttura del ricco.
*È il [[mercato]] che decide chi diventa ricco e chi diventa povero.
*I nostri rappresentanti politici attuali in Italia sono scarsi.
*Se tra un paio d'anni potessi dare un contributo alla politica italiana perché no? Ci rivediamo e ne parliamo, la politica non annoia.
==Citazioni su Flavio Briatore==
*A lui importavano gli affari, io guardavo di più, romanticamente, allo sport e ai risultati. Così una volta mi apostrofò: "Sei l'ultimo rimasto che cerca di vincere le gare". ([[Cesare Fiorio]])
*Al di là degli aspetti folcloristici per i quale forse è più noto, Flavio è un grande professionista, è un gran lavoratore, è uno che arriva in ufficio molto presto al mattino e ci rimane fino a tardi la sera, sino a quando i lavori non sono finiti. Non lascia niente al caso, è un grande organizzatore. Non è assolutamente un tecnico di Formula 1, ma ha saputo sempre scegliere e gestire gli uomini giusti portando avanti dei programmi vincenti. ([[Cesare Fiorio]])
*''Ho dormito un paio d'ore, | c'ho la faccia di Briatore.'' ([[Tananai]])
*Ma Briatore è stato implicato in una storia grossa di mafia, l'autobomba lì che ha ucciso un industriale a Cuneo... e loro due erano insieme, la [[Daniela Santanchè|Santanchè]] e Briatore. ([[Emilio Fede]])
*Per lui era un mestiere, non aveva passione per le macchine da corsa. Aveva un gran pelo sullo stomaco, per carità, e ha fatto del suo lavoro una fortuna... però quando sento dire che è stato uno scopritore di talenti mi scappa da ridere. Ha avuto la fortuna di avere grandi piloti tra le mani, ma poi: Schumacher se l'è fatto scappare; Alonso idem; poteva tenere Robert Kubica, che era il fenomeno del programma giovani della Renault, e invece l'ha mandato via. Lasciando perdere me... ([[Vincenzo Sospiri]])
==Note==
<references group="N" />
===Fonti===
<references />
==Voci correlate==
*[[Elisabetta Gregoraci]], ex moglie
==Altri progetti==
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{{DEFAULTSORT:Briatore, Flavio}}
[[Categoria:Imprenditori italiani]]
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Lusso
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[[File:Rolex.suit.jpg|thumb|Un classico simbolo del lusso]]
Citazioni sul '''lusso'''.
==Citazioni==
*Al lusso inclinano per alterezza i potenti, e per naturale imprevidenza tutte le plebi del mondo. ([[Cristoforo Negri]])
*È meraviglioso osservare come l'uomo possa essere indipendente da tutti i lussi e come egli riesca ad essere tanto più ricco quanto più povero sarà rispetto ad essi. ([[Henry David Thoreau]])
*È un concetto legato al tempo e all'esperienza, e non necessariamente al denaro. Il lusso può anche essere svegliarsi la mattina e andare in bicicletta, perché prima non avevi tempo di farlo. ([[Horacio Pagani]])
*Il lusso è il tempo. Non posso pensare che il lusso sia un oggetto. ([[Csaba dalla Zorza]])
*Il lusso mi ripugna davvero. Mi fa venire in mente interni tristi pieni di orpelli, vecchie Mercedes, ambienti chiusi in cui ogni dettaglio è scelto con cura, ma chiama fuori dalla vita. Ecco, il lusso mi dà l'idea della morte. ([[Stefano Accorsi]])
*La cosa più triste che possa immaginare è l'assuefazione al lusso. Io non mi ci abituerò mai. ([[Charlie Chaplin]])
*La legge del lusso non è aggiungere, ma togliere. ([[Giorgio Armani]])
*L'errore più comune è confondere il lusso con la ricchezza. Sono convinto che il vero lusso sia nella possibilità di scegliere. Nel corso della mia vita, personale e professionale, ho avuto la fortuna di muovermi in contesti eccezionali, spesso anche di confrontarmi con uomini abituati ad esperienze straordinarie. Ma il vero lusso non ha nulla a che vedere con lo sfarzo. Il lusso è uno stato d'animo, qualcosa di molto intimo che ci mette in connessione con il mondo che ci circonda e ci consente di vivere esperienze uniche. ([[Gian Paolo Montali]])
*Nel lusso, il prodotto è importante, ma l'esperienza lo è altrettanto. ([[Benedetto Vigna]])
*Nel lusso possano vivere i figli dei nemici. ([[Antistene]])
==[[Proverbi italiani]]==
*Chi tien [[cavallo]] e non ha strame, in capo all'anno si gratta il forame.
*Chi vive come un imperatore, può morire come un mendico.
*[[Chitarra]] e schioppo fanno andare la casa a galoppo.
*Fuori pompa, in casa [[fame]].
*I giardini belli vuotano i borselli.
*Il desiderio di parer ricchi fa tre quarti dei poveri.
*Il lusso è il peggior [[diavolo]] del matrimonio.
*L'orgoglio dell'abbigliamento è una maledizione.
*Molti cavalli e molti cani, fanno d'un signore un contadino.
*Né cavalli, né giardini non son pei poverini.
*Non sempre lo [[spreco]] è segno d'abbondanza.
*Pranzo di parata, vedi grandinata.
*Sete e raso spengono il [[fuoco]] in cucina.
*Sete, raso, velluto, ermellino, spengono il fuoco nel camino.
==Bibliografia==
*Annarosa Selene, ''Dizionario dei proverbi'', Pan libri, 2004. ISBN 8872171903
==Altri progetti==
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[[Categoria:Antropologia sociale]]
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Luca Cordero di Montezemolo
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[[Immagine:Luca Cordero di Montezemolo.jpg|thumb|right|Luca Cordero di Montezemolo]]
'''Luca Cordero di Montezemolo''' (1947 − vivente), dirigente d'azienda italiano.
==Citazioni di Luca Cordero di Montezemolo==
{{cronologico}}
*La Ferrari è cresciuta grazie al genio e alla caparbietà di un imprenditore. Poi, da sola, non ce la faceva a crescere, perché la seconda fase, quella della crescita e del consolidamento, è diversa da quella della creazione di azienda. È un po' quello che succede nel Nord Est. [[crescita|Crescere]] è soprattutto una questione di mentalità e di organizzazione.<ref>Citato in ''Quotidiano nazionale'', 18 luglio 2003, p. 26.</ref>
*C'è qualcuno {{NDR|[[Flavio Briatore]]}} che quando parla della [[Scuderia Ferrari|Ferrari]], e lo fa troppo spesso, perde una buona occasione per stare zitto.<ref>Citato in Raffaele Della Valle, ''[http://archiviostorico.gazzetta.it/2006/settembre/11/Fara_sempre_parte_della_famiglia_ga_10_060911094.shtml «Farà sempre parte della famiglia Ferrari»]'', ''La Gazzetta dello Sport'', 11 settembre 2006.</ref>
*Perché il [[merito]] è segno di civiltà, oltre che di equità. Premiare chi merita significa riconoscere le persone per quello che valgono, per il loro impegno e non per la loro estrazione sociale. La nostra rimane invece una società incentrata sulle caste, dove la mobilità sociale è bassissima, dove i figli perpetuano il lavoro dei padri, dove c'è poco posto per i giovani nelle posizioni di vertice della politica e delle professioni. [...] L'efficienza della [[pubblica amministrazione]] è il fulcro indispensabile per rilanciare lo sviluppo del Paese. Senza una pubblica amministrazione efficiente non si potranno fornire servizi di qualità alle imprese e ai cittadini, tempi certi della giustizia, sostegno concreto ai redditi dei più deboli, un welfare moderno, una scuola e un'università valutate e premiate in base al merito. L'assenteismo è l'emblema dell'inefficienza e del cattivo funzionamento della pubblica amministrazione.<ref>Dall'intervento all'inaugurazione dell'anno accademico 2007-2008 della LUISS; citato in ''Libero'', 5 dicembre 2007.</ref>
*Non intendo fondare un partito, né entrare in un partito qualora ci fossero le elezioni. [...] Se per impegno politico si intende un nuovo partito, dico di no, diverso è l'impegno civile e politico non partitico.<ref name="Repubblica">Dall'intervista di [[Fabio Fazio]] a ''Che tempo che fa''; citato in ''la Repubblica'', 21 novembre 2010.</ref>
*È un cinepanettone che sta arrivando alla fine anche se abbiamo sempre gli stessi attori, anche se cambiano i nomi dei partiti. Dobbiamo stimolare la società ad occuparsi dei problemi dell'Italia, aiutare i giovani a venire fuori. [...] in questo governo ci sono ministri di qualità ma due anni fa è stato eletto con maggioranza unica, avrebbe avuto la possibilità di cambiare molto ma questo non è accaduto.<ref name="Repubblica"/>
*Noi non vendiamo [[automobile|macchine]], vendiamo [[Sogno|sogni]].<ref>Da un'[https://www.nytimes.com/2011/05/15/business/15ferrari.html intervista del New York Times] del 14 maggio 2011. Citato in ''[https://www.ilpost.it/2011/05/15/montezemolo-non-vendiamo-macchine-vendiamo-sogni/ Montezemolo: “Non vendiamo macchine, vendiamo sogni”]'', ''ilpost.it'', 15 maggio 2011.</ref>
*Michael {{NDR|[[Michael Schumacher|Schumacher]]}} sarà sempre nei cuori di chi lavora a Maranello. Con coraggio e passione ha ottenuto risultati difficilmente ripetibili: a lui i migliori auguri.<ref>Citato in Flavio Vanetti, ''[https://web.archive.org/web/20160101000000/http://archiviostorico.corriere.it/2011/agosto/26/Vent_anni_Schumi_tra_ricordi_co_9_110826072.shtml Vent'anni di Schumi tra ricordi e gaffe La F1 lucida il mito]'', ''Corriere della Sera'', 26 agosto 2011.</ref>
*[[Alessandro Del Piero|Del Piero]] è insostituibile, ha rappresentato per la Juventus un pezzo di storia moderna. Lo dobbiamo ringraziare per quello che ha fatto e come lo ha fatto. Mancherà molto, ma fa parte dei grandi campioni, che passano. [...] Posso paragonarlo nella storia della Ferrari a Niki Lauda e Schumacher.<ref>Citato in ''[http://www3.lastampa.it/sport/sezioni/quijuve/articolo/lstp/455370/ Montezemolo: "Del Piero insostituibile ma anche i grandi campioni passano"]'', ''lastampa.it'', 23 maggio 2012.</ref>
*{{NDR|Su [[Fernando Alonso]]}} È il pilota più forte che abbia mai visto in pista. Mi impressiona per tre cose, per l'interpretazione della gara, specialmente per il consumo delle gomme, perché è un grande motivatore del team, e per la sua presenza a Maranello.<ref>Citato in ''[http://www.gazzetta.it/Formula1/27-09-2012/montezemolo-indeciso-massa-devo-riflettere-912738657732.shtml Montezemolo indeciso: "Massa? Devo riflettere"]'', ''gazzetta.it'', 27 settembre 2012.</ref>
*Di [[Ayrton Senna|Senna]] ricordo la gentilezza e la sua semplicità che sembrava quasi timidezza, in netto contrasto con il Senna pilota, un combattente sempre determinato ad ottenere il massimo. Avevo sempre apprezzato il modo di correre di Ayrton. Come in tutti i grandi campioni anche in lui c'era sempre un'enorme voglia di vincere, non si stancava mai di inseguire la perfezione e cercava di migliorarsi continuamente, era straordinario in qualifica ma anche un gran combattente in gara, sempre con il coltello fra i denti.<ref>Citato in ''[http://www.gazzetta.it/Formula-1/30-04-2014/f1-montezemolo-senna-avrebbe-corso-ferrari-80550497740.shtml Montezemolo su Senna: "Avrebbe chiuso la carriera in Ferrari"]'', ''gazzetta.it'', 30 aprile 2014.</ref>
*Mi permetto di dire, da un punto di vista imprenditoriale, che il business core di [[Paestum]] è certamente il Tempio di Nettuno. La Basilica, per la sua età, è forse ancora più incredibile del Tempio di Nettuno.<ref>Citato in ''[https://www.lacittadisalerno.it/cronaca/luca-cordero-di-montezemolo-incantato-dal-parco-archeologico-di-paestum-1.2001150 "Luca Cordero di Montezemolo incantato dal Parco Archeologico di Paestum"]'', ''lacittadisalerno.it'', 22 agosto 2018.</ref>
*Niki {{NDR|[[Niki Lauda|Lauda]]}} è stato anche un grande campione fuori dal circuito, un uomo diretto e sincero, un amico leale. Anche duro nel dire le cose con la massima trasparenza. [...] Lo ricordano come un 'computer'? Era un ragazzo di grandissima sensibilità. Ha sempre lavorato nei dettagli [...]. Gli piaceva ridere e divertirsi, ma sempre con un fondo di serietà.<ref>Da un'intervista a ''Radio anch'io'', Rai Radio 1; citato in ''[https://it.eurosport.com/formula-1/montezemolo-lauda-amico-vero-con-lui-vissuto-momenti-indimenticabili_sto7283005/story.shtml Montezemolo: "Lauda era un amico vero, con lui ho vissuto momenti indimenticabili"]'', ''eurosport.com'', 21 maggio 2019.</ref>
*{{NDR|Sulla [[Ferrari Luce]]}} Se dovessi dire quello che penso farei del male alla Ferrari. Si rischia la distruzione di un mito [...]. Spero che si tolga il cavallino, almeno, da quella macchina.<ref>Citato in Rosario Murgida, ''[https://www.quattroruote.it/news/industria-finanza/2026/05/27/ferrari_luce_e_piazza_affari-_l-amore_non_sboccia-_ma_non_c-e_un_solo_perche.html Ferrari Luce e la Borsa: l'amore non sboccia, ma Maranello può ignorarlo (per ora)]'', ''quattroruote.it'', 27 maggio 2026.</ref>
===Citazioni non datate===
*{{NDR|Ricordando la vittoria mondiale all'ultima gara di [[Kimi Räikkönen]] del 2007, in contrapposizione alla beffa di [[Felipe Massa]] nel 2008}} I [[miracolo|miracoli]]? Quando ci si riesce, di solito se ne fa solo uno.<ref>Citato in ''[http://notizie.it.msn.com/sport/formula1/articolo.aspx?cp-documentid=10809312 "Montezemolo diventa... mistico"]'', ''msn.com''. {{collegamento interrotto}}</ref>
*Sono arrivato alla Ferrari nel 1991. Mi ero regalato una [[Ferrari 348|348]] gialla [...]. E non mi dimentico mai che a Roma stavo ad un semaforo, viene il verde, vedo un ragazzotto vicino con una Golf GTI nera che prende e, per i primi 30-40 metri, va meglio; molto simpatico, m'ha riconosciuto: "A' Monteze, questa va molto meglio". Allora feci la prima riunione senza dir niente alla Ferrari: "Datemi un po' i dettagli di 'sta 348". Parlò una persona [...]. Allora vedo le slide e dice: "348, best in class, accelerazione..."; io li ho fatti parlare e tutto e allora dico "Ragazzi, siete sfortunati: purtroppo io sono cliente di questa macchina di merda, che fa rumore e non si muove. Chiamai Niki Lauda e gli dissi: "Vieni a provare questa macchina" e lui disse esattamente la stessa cosa...<ref>Citato in ''[https://www.automoto.it/news/quella-volta-che-montezemolo-la-348-e-una-merda-video.html Quella volta che... Montezemolo: «La 348 è una merd...!»]'', ''automoto.it'', 5 febbraio 2019.</ref>
==Citazioni su Luca Cordero di Montezemolo==
*A Luca di Montezemolo darei un consiglio da amico, e glielo dico in milanese: ''sta a cà tua'', resta a casa, stai alla larga dalla politica. ([[Fedele Confalonieri]])
*È una persona di gran cuore e un abile promotore. Sa descrivere e vendere cosa è la Ferrari. L'uomo giusto per essere presidente e non parlo solo di corse. Ha un talento enorme per rappresentare l'azienda. ([[Felipe Massa]])
*I Montezemolo sono scoregge di umanità, che non hanno mai lavorato in vita loro. ([[Roberto Calderoli]])
*Montezemolo candidato premier di un nuovo centrodestra? E perchè non [[Fernando Alonso]]? ([[Roberto Menia]])
*Non volendo favorirlo in modo smaccato, [[Gianni Agnelli|Agnelli]] lo assume nel gruppo Fiat attraverso un regolare e severo concorso, al quale partecipano, oltre a Luca Cordero di Montezemolo, due pesci rossi. La prova d'esame consiste in una sola domanda: «Preferiresti lavorare alle presse o fare il direttore sportivo alla Ferrari?» Con molto equilibrio, Luca risponde che preferirebbe fare il direttore sportivo alle presse. ([[Michele Serra]])
*Una ventina di anni fa il signor Luca Cordero di Montezemolo litigò all'aeroporto di Bruxelles con tre giornalisti non allineati: Enzo D'Orsi, Marco Ansaldo e il sottoscritto. Volarono paroloni e a uno dei tre minacciò di non farlo assumere dalla Stampa: "Muoverò tutte le pedine che conosco affinché non avvenga questo". La replica più elegante fu quella di uno dei tre giornalisti che disse agli altri due colleghi: "Lasciatelo stare che ha sbagliato dose..." Montezemolo, che all'epoca era amministratore delegato della Juve, dopo essere salito sull'aereo andò nelle file di coda dove erano seduti i tre giornalisti (ripeto i nomi: Enzo d'Orsi, Marco Ansaldo e il sottoscritto, Franco Rossi) si inginocchiò di fronte a loro e chiese perdono. ([[Franco Rossi]])
*Uno di Luca può dire quello che vuole, ma sul lavoro era perfetto. ([[Mauro Forghieri]])
==Note==
<references/>
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Montezemolo, Luca Cordero di}}
[[Categoria:Imprenditori italiani]]
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Danyele
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wikitext
text/x-wiki
{{Voce tematica}}
[[File:Houses.of.parliament.overall.arp.jpg|thumb|right|Londra, Houses of Parliment e Big Ben]]
Citazioni su '''Londra''' e sui '''londinesi'''.
*A Londra si può vedere una massa umana di tali dimensioni e in tali condizioni, come non vi capiterà di vedere da svegli in alcun'altra parte del mondo. Mi avevano detto, per esempio, che ogni sabato, di notte, mezzo milione di operai e di operaie coi loro bambini si riversano come un mare per l'intera città, raggruppandosi per lo più in certi quartieri, e che per tutta la notte fino alle cinque del mattino festeggiano il riposo dal lavoro, cioè si ingozzano e si ubriacano come bestie per tutta la settimana. Quest'intera moltitudine porta là le sue economie settimanali, tutto quello che ha faticosamente messo insieme a forza di duro lavoro e di maledizioni. Nelle botteghe di carne e di generi alimentari arde il gas in ampi fasci di luci, che illuminano a giorno le vie. Parrebbe un vero e proprio ballo, organizzato per questi negri bianchi. Il popolo si affolla nelle taverne all'aperto e nelle strade. E qui si mangia e si beve. Le birrerie sono addobbate come palazzi. Questa moltitudine è ubriaca, ma senz'allegria, è cupa, opprimente, e in un certo suo modo, stranamente silenziosa. Solo di tanto in tanto le bestemmie e le risse sanguinose infrangono questo silenzio sospetto, che agisce tristemente su di voi. Tutti si sforzano di ubriacarsi quanto prima possibile, fino a perdere coscienza... Le mogli non si staccano dai mariti e si sbronzano insieme a loro: i bambini corrono e strisciano tra i loro genitori. ([[Fëdor Dostoevskij]])
*''Al veder Londra, ricca ampia cittade, | Meraviglia inaudita il sen m'invade; | E, confuso il pensier a vista tale, | Per più dì lo stupore in me prevale.'' ([[Gian Carlo Di Negro]])
*Cadeva su Londra una notte strana. Purissima la volta del cielo ed Espero luceva come la si vede sul [[Roma|Palatino]] od affacciata ai monti di [[Sorrento]]: si presentava una luna piena come rare notti può illuminare la Torre spaventosa o l'acqua oliata del maestoso fiume. E tutta questa gaiezza, questa festività notturna della natura ci pesava tristemente addosso mentre ci incamminavamo verso il Phoenix Park. ([[Alessandro Varaldo]])
*Dov'è adesso il vecchio mondo? Dov'è Londra, quella fosca città di fumo e di tenebre, piena del frastuono e della rimbombante musica del disordine, con il fiume oleoso, luccicante, dalle rive coperte di fango e affollato di barche, i neri pinnacoli e la cupola annerita, la triste confusione di case anch'esse annerite dalla fuliggine, le miriadi di prostitute, i milioni di impiegati affaccendati? Persino le foglie degli alberi erano insudiciate da macchie nere e grasse. ([[H. G. Wells]])
*È stato come uno choc per me piombare dalla meravigliosa, fumosa bellezza di un tramonto londinese, con le luride luci e le ombre d'inchiostro della città e gli straordinari riflessi colorati dell'orrida nuvolaglia e delle acque stagnanti, per ritrovarmi nella freddezza arcigna del mio edificio di pietra, con la sua ricchezza di palpitante miseria, e il mio desolato cuore a convivervi. ([[John Seward]], ''[[Dracula (romanzo)|Dracula]]'')
*Il bel mondo londinese è un ''fast set'', si muove rapidamente e non conosce distanze. ([[Giorgio Porro]])
*Lasciate che vi dica una cosa sulla capitale inglese: è un posto fantastico da visitare – la gente è splendida e ho conosciuto amici che dureranno una vita – ma è l'ultima città in cui vuoi vivere se ti piace la luce del sole, la birra fredda e l'insalata che non abbia dentro la maionese. ([[Jeff Wadlow]])
*Londra, quel grande immondezzaio in cui tutti gli sfaccendati e i fannulloni dell'impero si riversano irresistibilmente. ([[Arthur Conan Doyle]])
*Londra è il luogo più multiculturale e misto della Terra. E lo adoro. Sono cresciuto in un quartiere di Londra dove l'inglese non era necessariamente la prima lingua, forse per questo amo viaggiare. Ogni centesimo che ho risparmiato è stato speso in biglietti aerei per diversi angoli del mondo. Penso che sia in parte dovuto al fatto che sono cresciuto a Londra. Quella parte l'ho portata con me: questa capacità di adattarsi a qualsiasi cultura ed essere affascinato e rispettoso di qualsiasi cultura è iniziata crescendo a Londra. ([[JJ Feild]])
*Londra è un paradiso per il collezionista e la superficie di questo Eden delle cose vecchie e rare si estende a perdita d'occhio. ([[Giorgio Porro]])
*Londra era una città prima che i sensi unici la trasformassero in un labirinto! (''[[Dylan Dog]]'')
*Londra ha il pub. Se si dicesse che il pub è un luogo di cui uno possa dire: «bene, ora che ho lavorato andiamo al pub a berci sopra», direi probabilmente una bugia: il pub è semplicemente lugubre; ma se si entra nel campo del folklore, bisogna riconoscere che il pub è una delle cose più caratteristiche e genuine che sia dato di vedere oggigiorno a Londra. ([[Alberto Moravia]])
*Londra ha una dimensione internazionale ma non europea. I londinesi non vivono l'Europa né a livello finanziario, né a livello culturale. ([[Flavio Briatore]])
*Londra non è certo attraente in confronto a [[Roma]]. Niente sole. Nebbia e pioggia. Proprio una città tetra. È simpatico andarci per le commedie, ma io non ci vorrei vivere. ([[John H. Secondari]])
*Non credo che si possa trovare niente che meriti il nome di società fuori di Londra. ([[William Hazlitt]])
*Pensavo che Londra fosse una città dove si potevano fare grandi cose, invece mi sono reso conto che noi italiani non l'abbiamo ancora colonizzata dal punto di vista gastronomico. Io ci ho provato: il ristorante era bellissimo, ci avevo investito un botto, avevo portato anche il culatello di Spigaroli e i fagioli del Purgatorio, ma non sono stati capiti. Comunque non potevo vivere in un posto dove non c'è il sole; ho bisogno di colori. Dopo due anni i miei piatti erano tutti bianchi e neri; allora ho venduto le mie quote. ([[Bruno Barbieri]])
*Placida, stolida, assorta nelle sue faccende e titanicamente indifferente a tutto il resto, Londra si avviava al suo tran tran quotidiano. Da Putney a Sloane Square, da Cricklewood a Regent Street, da Sydenham Hill allo Strand, da qualsiasi posto a qualsiasi altro posto, autobus rossi, gialli e marroni passavano rombando di continuo. I vigili vigilavano, gli agenti di borsa badavano alla borsa, i mendicanti mendicavano, i cappellai smerciavano cappelli, i poltroni poltrivano, i venditori di ghette vendevano ghette, i giornalai strillavano l'edizione delle tre dei giornali del pomeriggio, e i colonnelli in pensione sedevano comodamente alle finestre dei club di fronte a Piccadilly e Pall Mall, sognando il pranzo. ([[P. G. Wodehouse]])
*Quando penso a questa grande città divisa in tante parti e quartieri la considero come un complesso composto di diverse nazioni differenti per costumi, maniere e interessi... In breve gli abitanti di St. James, sebbene vivano sotto le stesse leggi e parlino lo stesso linguaggio, sono un popolo diverso dagli abitanti di Cheapside che sono altrettanto separati da un lato, da quelli di Temple e, dall'altro, da quelli di Smithfield. ([[Joseph Addison]])
*Questa città sconfinata come un mare e colma giorno e notte di movimento; i fischi e gli urli delle macchine; queste ferrovie edificate al di sopra delle case (e tra breve anche sotto di esse); quest'audace spirito d'iniziativa, quest'apparente disordine che in sostanza è invece l'espressione dell'ordine borghese nella sua forma più elevata; questo Tamigi avvelenato, quest'aria pregna di carbon fossile, questi stupendi giardinetti, e i parchi, e questi angoli orribili della città, come Whitechapel, con la sua popolazione stracciona, selvaggia e affamata. E la City, coi suoi milioni e col commercio mondiale, il palazzo di cristallo, l'esposizione universale... ([[Fëdor Dostoevskij]])
*Se questa Londra non fosse così nera, e la sua gente così pesante, se non ci fosse quest'odore di carbone e nemmeno questa nebbia, mi metterei persino a studiare l'inglese. ([[Frédéric Chopin]])
*Se riesci a sopravvivere da single a Londra, saprai come cavartela di fronte ad ogni difficoltà. (''[[Che pasticcio, Bridget Jones!]]'')
*Sono stato a Londra una volta, d'inverno. E ho avuto la sensazione che non ci sia un'altra città al mondo più fredda per chi non ha una casa sua, e più calda per chi ce l'ha. (''[[Angoscia (film 1944)|Angoscia]]'')
*Uno dei difetti di Londra dal punto di vista di un uomo il cui cuore sia appena andato a pezzi è che è praticamente priva di luoghi selvaggi in cui si possa avanzare con sguardo impenetrabile. ([[P. G. Wodehouse]])
==Voci correlate==
*[[Grande esposizione di Londra]]
*[[Tate Modern]]
==Altri progetti==
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[[Categoria:Londra| ]]
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Fabio Cannavaro
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[[File:Fabio cannavaro wikipedia (cropped).jpg|thumb|Fabio Cannavaro nel 2024]]
'''Fabio Cannavaro''' (1973 – vivente), allenatore di calcio ed ex calciatore italiano.
==Citazioni di Fabio Cannavaro==
{{cronologico}}
*{{NDR|[[Ultime parole famose]], riguardo a un suo possibile trasferimento alla Juventus nel 2004}} Non penso, adesso sto all'[[Football Club Internazionale Milano|Inter]], mi trovo bene. E poi fin quando non farò una stagione come dico io dall'Inter non vado via.<ref>Da un'intervista al GRR, Radio Rai, 28 maggio 2004; video [https://www.youtube.com/watch?v=T4W0sP3rcao disponibile] su ''youtube.com'' a 4 min 12 sec.</ref>
*{{NDR|Su [[Ciro Ferrara]]}} Gli ho fatto anche da raccattapalle! Io ricordo che, di solito, lo facevo per [[Diego Armando Maradona|Maradona]], ma Ciro non è d'accordo: "No guarda che Maradona i palloni fuori non li buttava – mi ricorda spesso – Tu il raccattapalle lo facevi per me".<ref>Dall'intervista di Giulio Sala, ''Lo scudetto dello stakanovista'', ''Hurrà Juventus'' nº 7 (198), luglio 2005, pp. 40-45.</ref>
*{{NDR|Dalle dichiarazioni rilasciate dopo la morte del tifoso Gabriele Sandri}} Se uno ha la fortuna come me di giocare in un'altra nazione, si rende conto che non diamo un'immagine bella del nostro Paese e del calcio. Abbiamo potenzialità enormi e non le sfruttiamo. A Madrid tutto è quasi perfetto: hanno uno stadio di proprietà, vengono famiglie, bambini, c'è una piccola parte di ultrà e sono controllati. Io sono fiero di essere italiano, ma quando all'estero vedo certe cose su tg e giornali... Leggevo oggi su un giornale che i campioni possono andarsene. Vero. Se uno deve scegliere dove giocare, non sceglie l'Italia anche per la violenza.<ref>Citato in Massimo Cecchini, ''[http://archiviostorico.gazzetta.it/2007/novembre/14/Cannavaro_ammette_colpa_nostra_Troppa_ga_10_071114061.shtml Cannavaro ammette: «La colpa è nostra, troppa confidenza a certi personaggi»]'', ''La Gazzetta dello Sport'', 14 novembre 2007.</ref>
*Non credo che il mio infortunio abbia condizionato, [[Roberto Donadoni|Donadoni]] ha fatto un buon lavoro e a parte l'approccio sbagliato con l'Olanda abbiamo mostrato buone cose uscendo solo ai rigori contro quella Spagna che poi sarebbe diventata campione e oggi ci precede in classifica.<ref>Citato in ''[https://web.archive.org/web/20160304224208/http://www.americaoggi.info/node/7140 Cannavaro riceve la coppa del Mondo da Blatter]'', ''americaoggi.info'', 4 settembre 2008.</ref>
*{{NDR|Su [[José Mourinho]]}} È un fenomeno. Attira tutta l'attenzione su di sé lasciando la squadra tranquilla. E siccome le cose gli scivolano addosso tutto funziona per il meglio. A me piace tantissimo e penso faccia un gran bene al nostro calcio.<ref name="Ricci">Dall'intervista di Filippo Maria Ricci, ''[http://archiviostorico.gazzetta.it/2008/dicembre/23/Cannavaro_DEL_PIERO_STELLA_DEL_ga_10_081223011.shtml Cannavaro: «Del Piero stella del 2008, il 2009 sarà l'anno di Ibra»]'', ''La Gazzetta dello Sport'', 23 dicembre 2008.</ref>
*{{NDR|«A chi assegna l'Oscar del 2008?»}} Senza dubbio ad [[Alessandro Del Piero]]. Uno che ha dimostrato che a 34 anni si può ancora fare tanto. Col lavoro, l'umiltà e il sacrificio si sta togliendo grandi soddisfazioni, e se lo merita.<ref name="Ricci"/>
*A scanso di equivoci, voglio dire che all'[[Football Club Internazionale Milano|Inter]] sono stato benissimo, anche se i risultati sperati non sono arrivati. Ci tengo a dire che [[Giacinto Facchetti]] è stato un uomo straordinario. Nel periodo dell'Under 21 mi ha insegnato tantissimo e porterò sempre con me i suoi insegnamenti. Ammesso che abbia commesso errori, la sua persona non deve essere attaccata.<ref>Da un'intervista a ''La Gazzetta dello Sport''; citato in Alberto Casavecchia, ''[http://www.fcinternews.it/?action=read&idnotizia=52127 Cannavaro ricorda Facchetti: "Un uomo straordinario"]'', ''fcinternews.it'', 10 luglio 2011.</ref>
*Napoli-Parma è un po' la mia partita. Sono le prime due squadre nelle quali ho giocato da professionista, mi hanno segnato in serie A. A Napoli ero giovane, una promessa, mentre a Parma c'è stata la mia consacrazione. Lì abbiamo vinto con una squadra fortissima, soprattutto coppe. Un grande gruppo che viveva senza la pressione delle grandi squadre. Parma mi ha permesso di crescere ad altissimo livello.<ref>Da un'intervista a ''Tuttosport''; citato in ''[http://archive.is/baqFZ Napoli-Parma è la partita di Fabio Cannavaro: "Le mie lacrime, quelle di Ferrara. Ma ora gli azzurri sono davanti alla Juve..."]'', ''tuttonapoli.net'', 11 settembre 2012.</ref>
*Quelle di [[Matías Almeyda|Almeyda]] sono considerazioni personali. Potrebbe aver detto queste cose per fare lo scoop, o per pubblicizzare il suo libro. Io, come ho detto sempre, di flebo ne ho fatte due o tre e non certo per migliorare le prestazioni.<ref>Da un'intervista a Radio Manà Manà Sport; citato in Chiara Biondini, ''[http://www.tuttomercatoweb.com/?action=read&id=392679 F. Cannavaro: "Quelle di Almeyda sono considerazioni personali"]'', ''tuttomercatoweb.com'', 18 ottobre 2012.</ref>
*In giro ci sta tanta gente k ten a cap p spartr e recchie.<ref>Citato in Tancredi Palmeri, ''[http://www.gazzetta.it/Calcio/30-12-2012/blob-2012-913634965312.shtml Il blob del 2012. Tutte le frasi da ricordare]'', ''gazzetta.it'', 30 dicembre 2012.</ref>
*{{NDR|Su [[Ronaldo]]}} Per la mia generazione è stato quello che Maradona o [[Pelè]] erano per le precedenti. Era immarcabile. Al primo controllo ti superava, al secondo ti bruciava, al terzo ti umiliava. Sembrava un extraterrestre.<ref>Dall'intervista di [[Walter Veltroni]], ''[https://www.corrieredellosport.it/news/calcio/serie-a/2016/02/13-8431418/veltroni_intervista_cannavaro_scudetto_al_napoli_buffon_vale_maradona/ Veltroni intervista Cannavaro: «Scudetto al Napoli. Buffon vale Maradona»]'', ''corrieredellosport.it'', 13 febbraio 2016.</ref>
*La tattica non dev'essere esasperata, guai se in campo ti accorgi che stai diventando un burattino che deve assolvere a una serie di compiti. Quel che è necessario è possedere una buona organizzazione di base, poi bisogna che ci sia la possibilità di esprimere l'[[istinto]] del giocatore. Se hai un allenatore che t'insegna dei movimenti ma tu non riesci a leggere prima degli altri la giocata o non ti posizioni bene con il corpo c'è poco da fare, rischia di essere tutto inutile quel bagaglio di nozioni teoriche che hai appreso.<ref>Da un'intervista a ''Hurrà Juventus'', anni 2000; citato in ''[https://www.juventus.com/it/news/news/2020/black-wihte-stories--in-difesa----della-tattica-.php Black&Wihte Stories: in difesa... della tattica!]'', ''juventus.com'', 27 aprile 2020.</ref>
*Con gli attaccanti vendi i biglietti e coi difensori vinci i campionati. Il calcio è cambiato, ma dobbiamo capire che ci sono due fasi: possesso e non possesso, quando non hai la palla devi correre con tutti i giocatori.<ref>Dall'intervista al termine di Frosinone – Udinese, 26 maggio 2024; citato in ''[https://www.udinese.it/news/squadra/frosinone-udinese-cannavaro-sapevo-che-avremmo-fatto-una-bella-partita Frosinone-Udinese, Cannavaro: "Sapevo che avremmo fatto una bella partita"]'', ''udinese.it'', 27 maggio 2024.</ref>
{{Int|''[https://www.corriere.it/sport/09_gennaio_06/cannavaro_gomorra_immagine_italia_749a5fa2-dbed-11dd-8581-00144f02aabc.shtml Cannavaro: «Gomorra? Nuoce all'Italia»]''|Da un'intervista a ''Chi''; citato in ''corriere.it'', 6 gennaio 2009.}}
*Per il cinema italiano spero che ''[[Gomorra (film)|Gomorra]]'' vinca l'Oscar. Ma non penso che gioverà all'immagine dell'Italia nel mondo. Abbiamo già tante etichette negative.
*{{NDR|Sul [[matrimonio tra persone dello stesso sesso]]}} Mmmh, su quello, forse, sono più italiano...
*{{NDR|Su Zlatan Ibrahimović}} Per ora, se vuole vedere il Pallone d'oro, deve venire a vederlo a casa mia, che l'ho vinto nel 2006! Quando giocavamo alla Juve, mi diceva: "Hai vinto lo scudetto a 30 anni grazie a me, prima non avevi vinto nulla". Poi, dopo che ci siamo divisi, lui è andato all'Inter e io al Real, ho vinto un Mondiale, un Pallone d'oro, e due scudetti: l'ho massacrato!
{{Int|''[https://web.archive.org/web/20200922210508/https://napoli.ilriformista.it/intervista-a-fabio-cannavaro-servono-spazi-per-far-giocare-i-bambini-di-napoli-743/ Intervista a Fabio Cannavaro: "Servono spazi per far giocare i bambini di Napoli"]''|Antonio Lamorte, ''napoli.ilriformista.it'', 13 gennaio 2020.}}
*Mi manca l'Italia ma soprattutto Napoli. Qui sono nati i miei figli e qui tornerò a vivere un giorno. Anche se ho notato che è sempre più raro vedere bambini che giocano per strada. {{NDR|«Perché?»}} I genitori hanno paura. Bisogna puntare sulle infrastrutture. Io ho cominciato sul campo dell'Italsider, a Bagnoli, che oggi è chiuso; al centro Paradiso, chiuso pure quello; al Campo degli Aranci, stessa storia. I posti dove ho iniziato non esistono più. È un peccato. I giovani hanno bisogno di spazi dove giocare a basket, a calcetto, a tennis.
*Tutti i {{NDR|calciatori}} napoletani hanno avuto problemi con il pubblico {{NDR|napoletano}}. Da loro ci si aspetta sempre qualcosa in più. Penso a mio fratello Paolo, a Ferrara, a me stesso. Ad Antonio Iuliano, una bandiera che in pochi ricordano.
*{{NDR|«L'Italia del calcio era celebrata per la difesa. Pensa che l'influenza dei modelli stranieri abbia frenato la nascita di grandi difensori?»}} Non saremo mai come gli spagnoli o gli olandesi. Prima di Sacchi eravamo quelli del catenaccio e dopo abbiamo mantenuto quella solida organizzazione difensiva che ci ha dato grandi soddisfazioni. Oggi, giustamente, si guarda più all'aspetto offensivo: la gente vuole spettacolo. E quindi si cercano di più i difensori bravi nella fase tecnica. Come sempre ci vuole un equilibrio.
*{{NDR|«Pensa che il calcio di oggi sia sufficientemente spettacolare o cambierebbe qualche regola?»}} Si sono ridotti sempre di più i contatti. Tante regole tutelano determinati tipi di giocatori invece che altri. È difficile però migliorare la velocità attuale. Mi piace anche che i portieri partecipino di più al gioco.
===Citazioni non datate===
*In [[Italia]] il bambino ha soltanto il [[Calcio (sport)|calcio]], non sognerà mai qualcosa di diverso da uno stadio pieno e un pallone tra i piedi. Chiamiamo le cose con il loro nome: questa è dittatura.<ref>Citato in Marco Sappino, ''Dizionario biografico enciclopedico di un secolo del calcio italiano'', Dalai Editore, 2000, [http://books.google.it/books?id=J5OpwwKggrsC&pg=PA2113 p. 2113]. ISBN 8880898620</ref>
==Citazioni su Fabio Cannavaro==
*Il fatto che proprio a Cannavaro sia toccato l'onore di alzare al cielo questa coppa del mondo {{NDR|2006}} aumenta la mia [[felicità]]. ([[Giorgio Napolitano]])
*Ora mi piace un sacco anche Cannavaro. Lo conoscete? Ditegli che sono un suo grande fan. È alto poco più di me, ma salta come un cestista. E in difesa è insuperabile. Il Real è perfetto per lui. ([[Spike Lee]])
==Note==
<references/>
==Altri progetti==
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{{DEFAULTSORT:Cannavaro, Fabio}}
[[Categoria:Calciatori italiani]]
[[Categoria:Allenatori di calcio italiani]]
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Lo spaccone
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/* Dialoghi */
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{{Film
|titolo italiano = Lo spaccone
|titolo alfabetico = Spaccone, Lo
|immagine= The Hustler 1961 screenshot 6.png
|didascalia= [[Paul Newman]] in una scena del film
|genere = drammatico/portivo
|regista = [[Robert Rossen]]
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|sceneggiatore = [[Sidney Carroll]], [[Robert Rossen]]
|attori =
*[[Paul Newman]]: Eddie Felson
*[[Piper Laurie]]: Sarah Packard
*[[George C. Scott]]: Bert Gordon
*[[Jackie Gleason]]: Minnesota Fats
*[[Murray Hamilton]]: Findley
|doppiatori italiani=
*[[Giuseppe Rinaldi]]: Eddie Felson
*[[Fiorella Betti]]: Sarah Packard
*[[Nando Gazzolo]]: Bert Gordon
*[[Carlo Romano]]: Minnesota Fats
*[[Pino Locchi]]: Findley
|note=
*Vincitore di 2 '''[[:Categoria:Film premi Oscar|premi Oscar]]''' (1962):
**Migliore fotografia ([[Eugen Schüfftan]])
**Migliore scenografia ([[Harry Horner]], [[Gene Callahan]])
}}
'''''Lo spaccone''''', film statunitense del 1961 con [[Paul Newman]], regia di [[Robert Rossen]].
==Frasi==
*Sono il più forte che tu abbia mai visto. Anche se mi batti, resterò sempre il migliore. ('''Eddie''')
==Dialoghi==
*'''Eddie''': L'abbiamo ammazzata noi due vero Bert?<br/>'''Bert''': Aaaaah...<br/>'''Eddie''': E che brutta morte le abbiamo dato.<br/>'''Bert''': Se non fosse successo a Lousville sarebbe successo in qualche altro posto! Se non era ora sarebbe stato tra 6 mesi! Era nata per finire così!<br/>'''Eddie''': È inutile rigirarla, è cosa nostra. A te forse non è rimasto sulla coscienza perché lo hai sputato come sputi qualsiasi altra cosa. Ma è rimasto a me. Io l'amavo, Bert. E l'ho barattata con una partita. Certo, questo non significa niente per te. Perché di chi ti è mai importato? Basta vincere! Vincere, dicevi, è la sola cosa che importa! Tu non sai che significa vincere, sei tu un battuto, perché sei morto dentro. Non puoi vivere se non uccidi tutto quello che ti sta attorno. È troppo alto Bert, il prezzo è troppo alto. Se accetto lei non è mai vissuta, non è mai morta. E noi sappiamo tutti e due che non è così, vero Bert? È vissuta ed è morta. Senti, è meglio... di' alla tua gente che è meglio che mi ammazzino. Sì, fanno meglio a finirmi, perché se mi fracassano e basta io rimetto insieme tutti i miei pezzi e ti giuro su quell'anima che io ritorno qui e ti ammazzo!<br/>'''Bert''' {{NDR|rivolto ai suoi scagnozzi pronti a picchiare Eddie}}: No! {{NDR|rivolto ad Eddie}} Va'... solo... solo... non mettere più piede in una sala da [[biliardo]] qui.<br/>'''Eddie''': Fats... sei un magnifico giocatore...<br/>'''Fats''': Grazie, anche tu Eddie.
==Altri progetti==
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[[Categoria:Film drammatici]]
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[[Categoria:Film premi Oscar]]
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Agente 007 - Si vive solo due volte
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{{Film
|titoloitaliano = Agente 007 - Si vive solo due volte
|titolooriginale = You Only Live Twice
|genere = spionaggio
|regista = [[Lewis Gilbert]]
|soggetto = [[Ian Fleming]]
|sceneggiatore = [[Roald Dahl]]
|attori =
*[[Sean Connery]]: [[James Bond]]
*[[Akiko Wakabayashi]]: Aki
*[[Donald Pleasence]]: Ernst Stavro Blofeld / Numero 1 della SPECTRE
*[[Burt Kwouk]]: Numero 3 della SPECTRE
*[[Karin Dor]]: Helga Brandt / Numero 11 della SPECTRE
*[[Teru Shimada]]: Mr. Osato / Numero 12 della SPECTRE
*[[Bernard Lee]]: M
*[[Lois Maxwell]]: Miss Moneypenny
*[[Desmond Llewelyn]]: Q
*[[Mie Hama]]: Kissy Suzuki
*[[Tetsuro Tamba]]: Tanaka "Tigre"
*[[Charles Gray]]: Dikko Henderson
*[[John Stone]]: capitano del sottomarino
*[[Norman Jones]]: astronauta
*[[Ed Bishop]]: capitano Alle Hawaii
*[[Patrick Jordan]]: poliziotto a Hong Kong Nr1
*[[Edward Mulhare]]: diplomatico inglese
*[[Shane Rimmer]]: operatore radar alle Hawaii
*[[Alexander Knox]]: presidente americano
*[[Bill Nagy (attore)|Bill Nagy]]: generale USA al Pentagono
*[[William Sylvester]]: ufficiale al Pentagono
*[[Francesca Tu]]: segretaria di Osato
|doppiatoriitaliani =
*[[Pino Locchi]]: James Bond
*[[Fiorella Betti]]: Aki
*[[Giampiero Albertini]]: Ernst Stavro Blofeld / Numero 1 della SPECTRE
*[[Massimo Turci]]: Numero 3 della SPECTRE
*[[Maria Pia Di Meo]]: Helga Brandt / Numero 11 della SPECTRE
*[[Ennio Balbo]]: Mr. Osato / Numero 12 della SPECTRE
*[[Renato Turi]]: M
*[[Rosetta Calavetta]]: Miss Moneypenny
*[[Bruno Persa]]: Q
*[[Rita Savagnone]]: Kissy Suzuki
*[[Giuseppe Rinaldi]]: Tanaka "Tigre"
*[[Sergio Tedesco]]: Dikko Henderson
*[[Luciano De Ambrosis]]: capitano del sottomarino
*[[Daniele Tedeschi]]: astronauta
*[[Gianfranco Bellini]]: capitano Alle Hawaii
*[[Arturo Dominici]]: poliziotto a Hong Kong Nr1
*[[Giulio Panicali]]: diplomatico Inglese
*[[Romano Ghini]]: operatore Radar alle Hawaii
*[[Carlo D'Angelo]]: presidente americano
*[[Nino Pavese]]: generale USA al Pentagono
*[[Massimo Turci]]: ufficiale al Pentagono
*[[Serena Verdirosi]]: segretaria di Osato
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*Musiche di [[John Barry]]
}}
'''''Agente 007 – Si vive solo due volte''''', film angloamericano del 1967 con [[Sean Connery]], regia di [[Lewis Gilbert]].
==Frasi==
*{{NDR|Spogliando Helga Brandt}} Ah, che cosa non si deve fare per la Regina e per il Paese... ('''Bond''')
*Per essere un europeo lei è eccezionalmente colto! ('''Tigre''') {{NDR|rivolto a Bond}}
*Non è la Russia, vecchio mio, e nemmeno il Giappone! Sebbene una grossa industria giapponese sia... ('''Dikko Henderson''') {{NDR|[[Ultime parole dai film di 007|ultime parole]]}}
*Osato! ('''Helga Brandt/Numero 11''') {{NDR|[[Ultime parole dai film di 007|ultime parole]]}}
*Amore... ('''Aki''') {{NDR|[[Ultime parole dai film di 007|ultime parole]]}}
*Come? ('''Mr Osato''') {{NDR|[[Ultime parole dai film di 007|ultime parole]]}}
==Dialoghi==
{{cronologico}}
*'''Bond''': Benvenuto in Giappone, papà. La mia ragazzina è pronta a tutto? <br> '''Q''': Senti, 007, ho fatto un viaggio lungo e faticoso, probabilmente senza scopo, e non sono in vena per i tuoi vezzi bambineschi.<br> {{NDR|Gli aiutanti di Q costruiscono la piccola Nellie}}<br> '''Tigre''': Io sono molto curioso, Bondosan. Cos'è la piccola Nellie?<br>'''Bond''': Ah, è una magnifica ragazza: piccolissima, sveltissima: sa far di tutto. Proprio il suo tipo. <br> '''Tigre''': Un elicottero giocattolo!<br>'''Q''' {{NDR|parla a Tigre}}: No, un giocattolo non direi, vedrai. {{NDR|parla a Bond}} Abbiamo fatto un paio di miglioramenti dall'ultima volta, ora ti spiego tutto.<br> '''Tigre''': Questo è un giocattolo, non lo usi, Bondosan, prenda piuttosto il mio elicottero.<br>'''Q''': Dunque, adesso sta' attento. Due mitragliatrici fisse.<br>'''Bond''': Collimate a che distanza?<br>'''Q''': A cento metri. Proiettili incendiari ed esplosivi ad alto potenziale. Due lanciarazzi, che sparano in avanti, su ogni lato.<br>'''Bond''': Bene. <br>'''Q''': Poi, questi lanciano missili aria-aria attirati dal calore, sessanta al minuto. <br>'''Bond''': Bene.<br>'''Q''': Lanciafiamme, due, in senso opposto al moto.<br>'''Bond''': Che portata?<br>'''Q''': Ottanta metri. Due tubi fumogeni, proprio accanto a loro. Mine da lancio, ma ricorda: usale soltanto quando sei esattamente sopra il bersaglio. È più o meno tutto, credo. Il resto lo conosci, no?<br>'''Bond''': Sì<br>'''Q''': Cinepresa.<br>'''Bond''': Tanaka, stia in ascolto su quattrocentodieci megacicli. <br>'''Tigre''': Auguri, Bondosan.<br>'''Bond''': Mi metterò in contatto con voi quando arrivo sull' isola.<br>'''Tigre''': OK. <br>'''Aki''': Fai attenzione, Bondosan.
*'''Tanaka''': [[Regole dai film|Regola]] numero uno: non fare mai niente da te stesso, quando c'è un altro che può farlo per te.<br />'''Bond''': E la numero due?<br />'''Tanaka''': Numero due: in Giappone, gli uomini vengono primi e le donne seconde.
*{{NDR|Tigre prende un piccolo razzo a forma di sigaretta}}<br> '''Tigre''': Questo è il nostro speciale minirazzo. È molto utile per la gente che fuma troppe sigarette come lei. {{NDR|Aki accende la sigaretta e Tigre la prende e lancia un razzo}} Preciso fino a trenta metri.<br>'''Bond''': Molto carino.<br>'''Tigre''': Può salvarle la vita, questa [[sigaretta]].<br>'''Bond''': Sembra un annuncio pubblicitario.
*'''Blofeld''': Lei ha fatto un errore, amico mio: nessun cosmonauta entrerebbe nella capsula portando con sé il condizionatore d'aria. {{NDR|parla ai suoi uomini}} Toglietegli il casco. {{NDR|gli uomini di Blofeld tolgono il casco da cosmonauta a Bond e Blofeld lo riconosce}} James Bond! Mi permetta di presentarmi: io sono Ernst Stavro Blofeld. Mi avevano detto che lei era stato assassinato a Hong Kong.<br>'''Bond''': Sì. Questa è la mia seconda vita.<br>'''Blofeld''': Si vive solo due volte, signor Bond.<br>'''Uomo di Blofeld''': La capsula sta passando sopra la Russia centrale e si avvicina alla Mongolia. Rotta come previsto.<br>'''Blofeld''': Come lei vede, io sto per scatenare una piccola guerra: tempo poche ore e quando l' America e la Russia si saranno distrutte a vicenda vedremo una nuova potenza dominare il mondo.
*'''Bond''': Perché le ragazze cinesi hanno un sapore diverso dalle altre?<br>'''Ling''': Pensi che siamo meglio, ah?<br>'''Bond''': No, solo diverse. L'anatra alla pechinese è diversa dal caviale russo, ma mi piacciono entrambi.
==Citazioni su ''Agente 007 - Si vive solo due volte''==
*Il film sta a mezzo tra la favola di magia e il balletto ''Folies Bergères''.<br>Non so che farci; lo confesso; mi divertono la sigaretta che spara e l'elicottero-ippogrifo. Mi piacciono le fiabe, anche se gli elementi che combinano insieme sono sempre gli stessi. Domando scusa, ma non posso cambiarmi, e se [[James Bond]] finirà, andrò sempre a vedere quello che prenderà il suo posto. ([[Guido Piovene]])
==Altri progetti==
{{interprogetto|etichetta=''Agente 007 - Si vive solo due volte''}}
{{Agente 007}}
[[Categoria:Film di spionaggio]]
[[Categoria:James Bond]]
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Lewis Hamilton
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[[File:Lewis Hamilton 2022 São Paulo Grand Prix (52498120773) (cropped).jpg|thumb|Lewis Hamilton nel 2022]]
'''Lewis Hamilton''' (1985 – vivente), pilota automobilistico britannico.
==Citazioni di Lewis Hamilton==
{{cronologico}}
*È una grande notizia che [[Jenson Button|Jenson]] abbia scelto di restare con la McLaren. Jenson è una grande persona con cui lavorare, e un vero e proprio uomo-squadra, dal momento in cui il team lo ha accolto.<ref>Citato in [http://f1grandprix.motorionline.com/jenson-button-la-mclaren-e-il-posto-migliore-per-vincere/ ''Jenson Button: "La McLaren è il posto migliore per vincere"''], ''f1grandprix.motorline.com'', 5 ottobre 2011.</ref>
*Il momento più bello non è quando hai vinto e tutti ti abbracciano. Il momento più bello è la mattina della gara quando ti svegli e te la fai sotto. Quella sensazione di aver fatto tutto il possibile e di essere pronto. E questa sensazione chi gioca sporco non potrà provarla.<ref>Citato in [[Alex Zanardi]], ''[http://mag.wired.it/rivista/play/2011/08/24/zanardi-correttezza-sport-14119.html La tentazione di giocare pulito]'', ''mag.wired.it'', 24 agosto 2011.</ref>
*Non riesco a pensare una [[morte]] migliore che in pista, facendo ciò che amo. Se toccasse a me, vorrei che avvenisse mentre sono al volante di un'auto da corsa.<ref>Citato in [http://www3.lastampa.it/sport/sezioni/formula-1/2011/articolo/lstp/427312/ ''Hamilton ha un infermo nella testa: "Non c'è morte migliore che in pista"''], ''lastampa.it'', 31 ottobre 2011.</ref>
*[[Sebastian Vettel|Seb]] è un grande campione!! Non solo, è una grande persona, divertente e umile. Merita tutto il successo che sta avendo!
:''Seb is a great champion!! Not only that, he is a great human being who is funny and humble. Deserves all the success he is having!''<ref>Da un post sul profilo ufficiale ''twitter.com''; citato in Matteo Sala, ''[http://www.formulapassion.it/2013/10/f1-hamilton-prove-di-pace-via-twitter-seb-e-un-grande-campione/ Hamilton, prove di pace via Twitter: "Seb è un grande campione"]'', ''formulapassion.it'', 8 ottobre 2013.</ref>
*{{NDR|Nel 2013, in riferimento al dominio di [[Sebastian Vettel]]}} Capisco cosa sta succedendo ai tifosi perché ricordo ancora i tempi di [[Michael Schumacher|Schumacher]]. Mi ricordo che mi svegliavo per guardare la partenza, poi andavo a dormire e riaprivo di nuovo gli occhi alla fine della gara perché sapevo già cosa sarebbe successo. Sono più o meno certo che un sacco di gente sta facendo la stessa cosa oggi. Almeno, nella mia famiglia è così.<ref>Citato in ''[http://www.repubblica.it/sport/formulauno/2013/10/07/news/formula_1_hamilton_vettel_uccide_le_gare_e_il_pubblico_a_casa_va_a_dormire_-68103082/ F1, Hamilton: "Vettel uccide le gare e il pubblico a casa va a dormire"]'', ''repubblica.it'', 7 ottobre 2013.</ref>
*{{NDR|Dopo aver vinto il quarto titolo mondiale}} Sebastian ora è tra le leggende di questo sport. Raggiungere certi risultati a quest'età è un qualcosa di fenomenale; è riuscito ad infrangere diversi record nelle ultime stagioni.<ref>Citato in Marco Congiu, ''[http://www.formulapassion.it/2013/10/f1-hamilton-vettel-e-nei-libri-di-storia/ Hamilton: "Vettel è nei libri di storia"]'', ''formulapassion.it'', 27 ottobre 2013.</ref>
*{{NDR|Nel 2013, su Vettel}} È di un'altra categoria, è sulla strada per diventare il più grande pilota di tutti i tempi.<ref>Citato in ''[http://www.corrieredellosport.it/formula_1/2013/10/29-339201/F1%2C+Hamilton+lancia+Vettel%3A+%C2%ABPu%C3%B2+diventare+il+pi%C3%B9+grande%C2%BB F1, Hamilton lancia Vettel: «Può diventare il più grande»]'', ''corrieredellosport.it'', 29 ottobre 2013.</ref>
*[[Ayrton Senna]] è una leggenda incredibile che sarà ricordata e ammirata per sempre. Aveva la rara qualità della grandezza.<ref>Citato in Nico Farella, ''[http://www.formulapassion.it/2014/05/f1-hamilton-ayrton-aveva-la-rara-qualita-della-grandezza/ F1 {{!}} Hamilton: "Ayrton aveva la rara qualità della grandezza"]'', ''formulapassion.it'', 2 maggio 2014.</ref>
*Conosco bene il mio valore di mercato, perché sono più vecchio di quando ho iniziato ma ricordo anche molto bene da dove sono partito. Io valgo la mia storia, dal nulla da cui sono partito – la mia famiglia era veramente povera – fino alla vetta di [[Formula 1|questo sport]].<ref>Citato in Simone Valtieri, ''[http://www.formulapassion.it/2015/04/f1-hamilton-ci-siamo-guadagnati-il-nostro-successo/ F1 {{!}} Hamilton a un passo dal rinnovo. Wolff: “Tutto si sta allineando”]'', ''formulapassion.it'', 1º aprile 2015.</ref>
*{{NDR|[[Ultime parole famose]] sull'introduzione dell'[[Halo (automobilismo)|Halo]] in Formula 1, 4 marzo 2016}} Per favore no! Questo è la peggiore modifica nella storia della Formula 1. Apprezzo la ricerca per la sicurezza ma si tratta di Formula 1 e così com'è ora va benissimo.<ref>Da un post sul profilo ufficiale ''instagram.com''; citato in ''[https://www.eurosport.it/formula-1/hamilton-duro-su-halo-la-peggior-modifica-della-storia_sto5291795/story.shtml Hamilton duro su 'Halo': "La peggior modifica della storia"]'', ''eurosport.it'', 4 marzo 2016.</ref>
*{{NDR|Sull'introduzione dell'Halo in Formula 1, 8 agosto 2016}} Non so davvero perché abbiano stabilito il rinvio per il 2018. Se avessimo la sfortuna di avere un incidente nel prossimo anno e mezzo, sarà come tirarsi la zappa sui piedi. [...] Spero solo che nel tempo che ci rimane prima della sua introduzione nessuno rimanga ferito, me compreso.<ref>Citato in ''[https://web.archive.org/web/20160813160400/http://www.corrieredellosport.it/news/formula-1/2016/08/08-14171974/f1_hamilton_sbagliato_non_introdurre_subito_l_halo_/ F1, Hamilton: «Sbagliato non introdurre subito l'Halo»]'', ''corrieredellosport.it'', 8 agosto 2016.</ref>
*{{NDR|Con riferimento alla sua dieta [[Veganismo|vegana]] e agli atleti che la seguono}} Vogliamo sentirci bene, avere un bell'aspetto, più energia. L'importante è immettere il giusto carburante. Non mi sono mai sentito così bene in 32 anni di vita.<ref>Dall'intervista nel documentario ''[[The Game Changers]]'', ReFuel Productions, 2018.</ref>
*In definitiva, l'obiettivo di tutti è di sentirsi bene e restare costanti, senza avere quelle continue oscillazioni nei livelli di energia che ti portano su e giù e il [[veganismo]] ha sradicato proprio questo. Quando avevo 22 anni, ero un talento grezzo, avevo un sacco di energia, ero in forma e non avevo dolori, ma nella vita bisogna sempre cercare di migliorarsi ed è appunto quello che ho cercato di fare. [...] Il modo in cui dormivo sapevo che non andava bene perché l'intestino non era a posto e quello è il nostro secondo cervello. Poiché però ci viene insegnato fin da piccoli a bere latte e a mangiare carne per garantirci l'apporto di proteine, ho iniziato a esaminare altre aree di ricerca attorno a questo. Il primo pensiero è stato per gli animali e per il pianeta, ma poi ho testato l'impatto di questo tipo di alimentazione sul mio corpo ed è un vantaggio gratuito che ho intenzione di sfruttare, ma se gli altri non vogliono farlo, pazienza, sono loro che ci perdono.<ref>Dall'intervista a ''GQ Hype''; citato in ''[https://www.corriere.it/sport/20_gennaio_22/hamilton-vegano-ragioni-una-scelta-per-animali-stare-meglio-chi-non-ci-perde-4a03f9b4-3c6d-11ea-a78f-84ea93852c9b.shtml Hamilton vegano, le ragioni di una scelta: «Per gli animali e per stare meglio. Chi non lo è ci perde»]'', ''corriere.it'', 22 gennaio 2020.</ref>
*Abbiamo iniziato con nulla, aveva quattro lavori per farmi continuare a correre e io dormivo su un divano. Sognavamo di fare qualcosa, qualcosa di completamente fuori dalla nostra portata: correre in [[Formula 1]]. Per essere una famiglia con pochi soldi sembrava una cosa da pazzi. La gente ridacchiava, ci considerava delle macchiette e abbiamo sempre tenuto la testa bassa, ma abbiamo anche portato avanti la nostra battaglia, in pista, sempre. Quelli che ci giudicavano allora, mi chiedo se ora ci guardino con rabbia, o se siano cambiati e pensino “buon per loro”.<ref>Citato in ''[https://www.ilpost.it/2020/11/15/lewis-hamilton-formula-1/ La gran storia di Lewis Hamilton]'', ''ilpost.it'', 15 novembre 2020.</ref>
*Andare sui kart era come avere il mantello di [[Superman]]. Indossavo il [[Casco da corsa|casco]] e non mi vedevano come un diverso per via del colore della pelle. Mi vedevano solo come un pilota, e sono stato in grado di fare cose che altri non erano in grado di compiere. Non importava quanto fossero grandi gli altri ragazzi, potevo sempre batterli.<ref>Da un'intervista a ''Vanity Fair''; citato in Valerio Barretta, ''[https://www.formulapassion.it/motorsport/formula-1/f1-piloti/hamilton-f1-benvenuto-mercedes-2007-629111.html Hamilton: "In Formula 1 non mi sentivo il benvenuto"]'', ''formulapassion.it'', 9 agosto 2022.</ref>
*Per Max {{NDR|[[Max Verstappen|Verstappen]]}} o la va o la spacca. Ti scontri o non lo sorpassi. Credo che si spinga sempre al limite e forse oltre.<ref>Citato in Daniel Riley, ''[https://www.gqitalia.it/sport/article/max-verstappen-pilota-formula-1-intervista Come Max Verstappen è diventato uno dei campioni più infallibili della Formula 1]'', ''gqitalia.it'', 14 novembre 2022.</ref>
*Per me la [[scuola]] è stata la parte più traumatizzante e più difficile della mia vita. Sono stato vittima di [[bullismo]] già all'età di 6 anni. Ero solo uno dei tre bambini di colore e i ragazzi più grandi, più forti e prepotenti mi prendevano in giro per la maggior parte del tempo. Mi davano continui colpi, mi tiravano cose addosso, come le banane, e mi chiamavano 'negro' o 'meticcio'<ref name="Purpose">Dall'intervista al podcast ''On Purpose'' pubblicato il 23 gennaio 2023; citato in ''[https://www.repubblica.it/sport/formulauno/2023/01/23/news/f1_hamilton_rivela_a_scuola_sono_stato_per_anni_vittima_di_bullismo-384824555 F1, Hamilton rivela: "A scuola sono stato vittima di bullismo, mi lanciavano le banane"]'', ''Repubblica.it'', 23 gennaio 2023.</ref>
*Quando smetterò di correre so già che vivrò un momento difficile. Anche perché lo faccio da 30 anni. Niente può eguagliare l'essere in pista, partecipare ad una gara, essere al vertice dello sport e guadagnare una pole position. Le emozioni che provo mi mancheranno. So che avrò un grosso buco, quindi sto cercando di concentrarmi e trovare cose che possano essere altrettanto gratificanti<ref name="Purpose"/>
*{{NDR|Sul [[Gran Premio di Monaco]]}} Da bambino guardavo le gare in televisione e sognavo di sfrecciare sotto il tunnel come faceva Ayrton Senna, e anche oggi penso sia surreale che rientri tra i 20 a poterlo fare su una vettura di Formula 1. È un weekend speciale, siamo nel secondo stato più piccolo al mondo: è una perla del nostro sport.<ref>Da un'intervista nel fine settimana del Gran Premio di Monaco 2024; citato in Valerio Barretta, ''[https://www.formulapassion.it/f1/f1-news/hamilton-la-direzione-e-giusta-monte-carlo-una-perla-del-nostro-sport-gp-monaco Hamilton: "La direzione è giusta. Monte-Carlo una perla del nostro sport"]'', ''formulapassion.it'', 23 maggio 2024.</ref>
*{{NDR|Parlando di [[Principato di Monaco]]}} Questa è casa mia, e ogni volta che sono qui ripenso sempre a quando ero più giovane. Ricordo quando avevo 13 anni, ero stato appena ingaggiato dalla McLaren e correvo in Italia. [[Nico Rosberg]] all'epoca era il talento d'oro, ci affrontammo a Parma e lottammo per 23 giri prima che lo superassi all'ultimo giro. Lì nacque la nostra amicizia, e mi invitò a salire sul jet privato di [[Keke Rosberg|suo padre]] e ad andare a casa sua, io non sapevo manco cosa fosse un jet privato, pensai che fosse una cosa da [[James Bond]]. Feci un giro della casa di suo padre, nello stesso edificio dove adesso abito io, e guardando la vista pensai che un giorno anche io avrei voluto tutto quello. [...] Quando vieni da una realtà piccola come la mia è difficile credere di poter realizzare queste cose.<ref name="Consolo">Da un'intervista nel fine settimana del Gran Premio di Monaco 2026; citato in Simone Consolo, ''[https://www.automoto.it/formula1/f1-hamilton-tra-passato-e-futuro-mi-invito-a-casa-sua-e-salii-sul-suo-jet-privato-sembrava-james-bond-e-sulla-ferrari-luce-dice.html F1. Hamilton, tra passato e futuro: "Mi invitò a casa sua e salii sul suo jet privato, sembrava James Bond". E sulla Ferrari Luce dice...]'', ''automoto.it'', 4 giugno 2026.</ref>
*{{NDR|Sulla [[Ferrari Luce]]}} [...] sperimentare nuove tecnologie è sempre una cosa buona. Mi ha stupito molto la potenza e il comportamento in curva [...]. È diversa dalle altre auto, forse non è un'esperienza per tutti.<ref name="Consolo"/>
===Citazioni non datate===
*{{NDR|Con riferimento ad [[Fernando Alonso|Alonso]]}} Io non penso ci sia stata alcuna disputa personale tra noi. In pista abbiamo battagliato ma fuori c'è stato rispetto. Lo ringrazio per essere venuto nel box McLaren lo scorso fine settimana in Brasile per congratularsi con me e il team. È stato davvero un bel gesto il suo e l'ho gradito molto. Ho avuto sempre grande rispetto di lui e ora so che è un grande uomo.<ref>Citato in ''[http://notizie.it.msn.com/sport/formula1/articolo.aspx?cp-documentid=10812947 Hamilton fa pace con Alonso]'', ''msn.com''.</ref>
==Citazioni su Lewis Hamilton==
[[File:Lewis Hamilton 280607.JPG|thumb|Lewis Hamilton nel 2007]]
*Che mi piacerebbe avere due piedi, non sorprenderà nessuno, ma tra due normali e uno solo di Hamilton boia se mi accontenterei!! Fortissimo! ([[Alessandro Zanardi]])
*Dopo aver versato lo champagne addosso a Putin, Hamilton non si trova più. ([[Gene Gnocchi]])
*È di un'altra categoria rispetto a tutti [...] non è ancora allo stesso di Michael {{NDR|[[Michael Schumacher|Schumacher]]}} che per me resta il migliore di sempre come passo e costanza nell'arco di un fine settimana di gara. Non credo che Lewis gli sia nemmeno vicino, anche se sta collezionando molte vittorie. Però ha la macchina migliore, ci sono più gare e il livello della competizione è discutibile. ([[Eddie Irvine]])
*Ha questo talento incredibile. Guida tanto su questo. Poi certo, lavora, ed è molto bravo sulla politica. ([[Nico Rosberg]])
*Io e Lewis Hamilton ci rispettiamo molto, ed è una cosa che si vede in maniera nitida, anche se non abbiamo niente da spartire l'uno con l'altro nelle nostre vite private. Questo fatto, però, non implica che io sia felice quando arrivo dietro di lui al traguardo. ([[Sebastian Vettel]])
*{{NDR|Dopo il mondiale 2021 di Formula 1 perso all'ultimo giro}} La classe di Lewis Hamilton ci insegna come essere i migliori in ogni occasione. Un campione che vince nella maggior parte delle occasioni e che dimostra al mondo come comportarsi e rimanere composti anche quando le situazioni non sono a tuo favore. Lewis mantiene la propria classe anche quando gli viene strappata l'anima. Forza. Controllo. Un vero esempio. ([[Mario Andretti]])
*Lewis è il più grande pilota del nostro tempo... Gli ho detto che per noi è speciale vedere come ha scritto la storia oggi. Paragonare [[Juan Manuel Fangio]] o [[Stirling Moss]] alla nostra generazione è impossibile e persino inutile. Ci cagheremmo sotto nelle loro macchine e può essere che loro sarebbero spaventati nella nostre perché sono troppo veloci. Chissà? Non ha importanza. Ogni epoca ha i suoi piloti e Lewis è nella nostra. Per me, emotivamente, [[Michael Schumacher|Michael]] sarà sempre il più grande, ma non c'è dubbio che Lewis sia il più grande quando si tratta di risultati. Lo ha eguagliato per numero di titoli, ha vinto più gare, ha più pole position. Ha fatto tutto quello che potevi chiedergli. ([[Sebastian Vettel]])
*Penso che [[Sebastian Vettel|Vettel]] sia forte se è in testa e non deve lottare con nessuno, se invece guardiamo a Hamilton, Lewis è molto concentrato sulla gara e sullo stare davanti agli altri piloti. Vettel invece quando è in battaglia si concentra troppo sul suo avversario che sulla sua guida e finisce contro il rivale. Seb è un buon pilota, ma non lo vedo come un quattro volte campione del mondo. Penso che sia enormemente sopravvalutato e sa fare bene una cosa sola. Il talento di Lewis è molto più ampio. ([[Eddie Irvine]])
*Siamo due persone diverse ma ogni essere umano ha le proprie caratteristiche. Ciò che conta è che questa diversità non limiti il rispetto reciproco. Lavoriamo vicini, lavoriamo insieme. E lo facciamo, credo, nel migliore dei modi. ([[Valtteri Bottas]])
*Un bambino che correva coi kart, che con l'impudenza classica di chi è consapevole di essere un grande va a tirare la giacca al manager della McLaren dicendogli: "Mi prenda sotto la sua protezione, io le farò vincere molti mondiali". Lui decise di dargli fiducia portandolo in Formula 1. E guardate cosa ha fatto. Devo dire che a me subito Hamilton non piaceva, aveva l'atteggiamento tipico di chi si lamenta perché non gli danno la merenda. Ricordo che alcune cose non mi erano piaciute, come il "mi penalizzano [[Discriminazione|perché sono nero]]". Non era vero, anzi. In molti si ricorderanno che parecchie cappelle che fece in pista gli furono perdonate, a differenza di altri. [...]. Tutte attenzioni mai avute per nessun altro. Tutti, però, sin dal suo esordio, avevano capito che il ragazzo sarebbe stato forte. Oggi riesce anche a fare appelli sociali giustissimi, ciò dimostra la grandezza di uno che anche in questo sport ci sguazza e ci nuota in maniera stupenda. È un fuoriclasse con assoluta possibilità di concentrazione, senza distrazioni... ([[Ezio Zermiani]])
===[[Aldo Costa]]===
*La F1 di Lewis, per ragioni che qui non staremo a discutere, è senza collaudi. I drivers di oggi guidano la macchina soltanto nei week end da Gran Premio. [...] Quindi Lewis è l'imperatore di un automobilismo che richiede un approccio molto teorico, ore e ore di lavoro al simulatore e la risposta te la darà solo la gara. Lui in questo è fenomenale, maniacale.
*Lewis appartiene al tempo del simulatore.
*Nell'era di Hamilton le gomme vengono battezzate prima dal fornitore unico e la grandezza del pilota sta nella capacità di far rendere al massimo da subito pneumatici che non conosce, che non ha contribuito a scegliere prima. E in questo lui è un maestro assoluto.
===[[Alberto Sabbatini]]===
{{cronologico}}
*Non ha il senso della corsa. È il suo punto debole più grave. Lewis possiede una velocità pura ineguagliabile sul giro secco e sul passo gara. Però non ha la visione della corsa. Non si rende conto di quel che succede attorno a lui in pista. E sopratutto davanti a lui. È capace di pestare sul gas, ma spesso deve farsi "guidare" dai box sul ritmo di gara e sulle tattiche perché è incerto sulle decisioni da prendere. Gli manca quella dote unica e speciale, per un pilota, di "leggere la corsa", di capire cosa sta succedendo in gara davanti e dietro di te, elaborare in fretta con la mente una strategia di corsa a medio termine in funzione di come si sta sviluppando il GP e seguirla con determinazione per ottenere il massimo risultato possibile. Quella dote che gli addetti ai lavori, nel gergo delle corse, definiscono la capacità di fare in modo che la gara "ti venga incontro". Che per un pilota vuol dire mettersi nelle condizioni ideali per prevedere l'evoluzione degli eventi e trarne vantaggio. [...] A Hamilton manca proprio questo. {{NDR|3 luglio 2018}}
*Quel suo aspetto un po' spavaldo e sbruffone potrà far storcere il naso a quelli che amano l'understatement. Come dà talvolta fastidio quella sua mania di piangersi addosso esageratamente quando le cose appena non vanno come lui vorrebbe. Un'abitudine esagerata a vedere tutto nero e immaginare complotti contro di lui ovunque. Ma quando Lewis Hamilton guida come sa fare lui, bisogna lasciarlo stare. E limitarsi ad ammirarlo, rispettarlo e applaudirlo. {{NDR|24 luglio 2018}}
*Non compio un azzardo a dire che Hamilton secondo me è uno dei cinque piloti più forti della storia della F1. Come Fangio era il campione degli Anni Cinquanta, Jim Clark quello degli anni Sessanta, Lauda il dominatore degli Anni '70, Senna degli anni Novanta e Schumacher il Re dei primi anni Duemila. Tutti loro in un modo o nell'altro hanno segnato una decade. Hamilton è il Re di quest'ultima. Se ci facciamo caso, di tutti quei leggendari campioni, Hamilton possiede un pezzetto delle rispettive qualità. Ha la dedizione di Lauda, la velocità di Senna, la determinazione di Schumacher, la longevità agonistica di Fangio. E poi il metro della bravura di un campione te lo dà il confronto interno a pari macchina. Uno può avere anche la migliore monoposto del mondiale, ma ce l'ha anche il suo compagno di squadra. E se uno macina regolarmente i colleghi di team, come ha fatto Hamilton negli anni con Alonso, Button, Rosberg e adesso Bottas, qualcosa vorrà dire no? {{NDR|15 novembre 2019}}
*Di Hamilton si può dire tutto. Criticare le sue treccine, i tatuaggi, la sua passione per ostentare abiti sgargianti e di cattivo gusto oppure discutere il modo in cui usa la propria popolarità planetaria per risvegliare l'attenzione su certe battaglie politiche e sociali scomode [...]. Ma politica a parte, non si può negare che Hamilton abbia un talento immenso e si meriti le vittorie ed i record che ha raccolto. Quello che fa grande Hamilton [...] sono [...] soprattutto quei quattro gran premi vinti da esordiente assoluto. Nel 2007. Quando aveva come compagno di squadra un mostro sacro e bi-campione del mondo come Fernando Alonso, eppure lui si permise di batterlo. Non solo: lo fece andare talmente fuori di senno per come riusciva ad essere più veloce di lui che Fernando, per riuscire a tenere testa a Lewis, ricorse a tutto il suo repertorio di scorrettezze. [...] La grandezza di un pilota, da che mondo è mondo, la fa il confronto col compagno di squadra. Perché lì si corre con la stessa macchina, non ci sono storie. La sfida è alla pari. E Hamilton i suoi compagni di team a pari macchina li ha triturati quasi tutti. A partire da Alonso nel 2007. {{NDR|14 ottobre 2020}}
*Hamilton divide sempre gli appassionati. [...] Hamilton accusato di avere sempre "culo" nelle gare, Hamilton che non si merita i successi che raccoglie, Hamilton che deve ancora dimostrare di essere un campione perché corre con la Mercedes che è sempre vincente. Hamilton che viene messo in discussione ogni volta che compie un qualsiasi gesto. Beh, mi viene da dire una cosa: basta con questi moralisti da tastiera accecati dal tifo oppure dal livore che non sanno "leggere le corse" e le imprese dei piloti in modo obiettivo. [...] anche Hamilton, quando è sotto pressione, può commettere errori e sbagliare. È vero. Ma da lì a mettere in discussione la sua grandezza di pilota ce ne passa. [...] Un errore grave (di guida o di concentrazione) nel corso di una stagione ci può stare. Capita anche ai campioni. [...] Perché Hamilton viene crocifisso quando sbaglia e nello stesso tempo irriso e insultato quando invece riesce ad approfittare di un problema altrui? [...] Io non credo alla teoria del "culo" di Hamilton. Credo che Hamilton susciti gelosie ed invidie perché vince troppo (e non guida una Ferrari), perciò tutti sono pronti sempre a metterlo sulla graticola. Ma non si può non riconoscerne la grandezza ed il talento. O continuare a sostenere che deve ancora dimostrare di meritarsi i suoi successi. È altresì vero che i grandi campioni spesso sono più fortunati di altri. O per meglio dire: se non hai anche un pizzico di fortuna non diventerai mai un grande campione [...]. Io invece credo che i grandi campioni siano più opportunisti degli altri. Ne senso che sono più bravi a sfruttare gli imprevisti a loro vantaggio. Perché sanno mettersi prima nella condizione più favorevole per approfittarne. È un'attitudine, non un caso. [...] Ecco, Hamilton [...] non molla mai. Pronto ad approfittare di ogni imprevisto. [...] È culo? No, è capacità di essere riuscito a mettersi nelle condizioni ideali per sfruttare un imprevisto. {{NDR|7 giugno 2021}}
==Filmografia==
*''[[Cars 2]]'' (2011) – voce
*''[[Cars 3]]'' (2017) – voce
*''[[The Game Changers]]'' (2018)
==Note==
<references />
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Hamilton, Lewis}}
[[Categoria:Piloti di Formula 1 britannici]]
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Francesco Moser
0
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2026-07-10T18:55:38Z
Danyele
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[[File:Francesco Moser (Amstel Gold Race 1978) (cropped).jpg|thumb|Francesco Moser nel 1978]]
'''Francesco Moser''' (1951 – vivente), ex ciclista su strada e pistard italiano.
==Citazioni di Francesco Moser==
{{cronologico}}
*Bisognerà convivere col doping. Il ciclismo puro è un'illusione. A cosa servono tutti i medici nelle squadre, se non a trovare qualcosa in più nell'alimentazione o nella medicina?<ref>Da un'intervista a ''L'Équipe''; citato in ''[http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,33/articleid,0483_01_1999_0097_0035_6388463/ Moser: si convive con il doping]'', ''La Stampa'', 10 aprile 1999, p. 33.</ref>
*Ma cosa vogliono questi comunisti con tutte quelle bandiere rosse? Senza tutto questo casino nessuno si sarebbe accorto che c'era il [[Giro di Padania|Giro della Padania]].<ref>Citato in Luca Franchini, ''[https://www.altoadige.it/sport/moser-cosa-vogliono-i-comunisti-1.268309 Moser: «Cosa vogliono i comunisti?»]'', ''altoadige.it'', 8 settembre 2011.</ref>
*{{NDR|«Ci sono dei segreti per affrontare la [[Parigi-Roubaix|Roubaix]]?»}} Il primo è la [[paura]]. [...] Deve sparire. Va cancellata. È un sentimento che spesso viene associato alla Roubaix. Ma io dico: chi ne ha, stia a casa. Quelle pietre sono devastanti, non perdonano. Sono crudeli, non hanno pietà. Ma vanno sfidate. Aggredite. Dominate, non subite. A volte ti trovi a dover schivare buche grandi come mezza ruota. Più che ciclismo, fai l'acrobata.<ref>Dall'intervista di Ciro Scognamiglio, ''Il domatore di Roubaix'', ''La Gazzetta dello Sport'', 13 aprile 2019, p. 39.</ref>
*{{NDR|Sul record dell'ora stabilito a Città del Messico nel 1984}} Il primo record, quello del 19 gennaio, doveva essere [...] solo un test sui 20 km, anche se la fiducia era alta [...]. Se il cronometro ci avesse dato indicazioni positive si sarebbe andati "por la hora!", fino alla fine. [...]. Il secondo tentativo, quattro giorni dopo, per onorare i tantissimi tifosi italiani che erano in viaggio e non avevano potuto assistere al primo tentativo. Fu un trionfo esaltante e stordente [...] che prolungò di fatto una carriera che per me era già in pratica chiusa. [...] a 33 anni non era facile reinventarsi, soprattutto per uno come il sottoscritto che ormai non era più giovanissimo e si era abituato a certi tipi di allenamenti. Ma fondamentale fu l'apporto dell'équipe scientifica della Enervit di Paolo Sorbini: grazie a loro cambiai drasticamente i metodi di preparazione e alimentazione: fummo i primi a introdurre aminoacidi ramificati e gli integratori. Grazie al professor Antonio Dal Monte, mutammo anche la concezione di bicicletta, stravolgendola: asse variabile, manubrio a corna di bue e ruote lenticolari. Oltre all'utilizzo per la prima volta dei cardiofrequenzimetri e all'introduzione di concetti di aerodinamica e di galleria del vento che fino a quel momento nel mondo della bicicletta non erano mai stati utilizzati. Fu davvero una rivoluzione.<ref name="Stagi">Dall'intervista di [[Pier Augusto Stagi]], ''[https://www.avvenire.it/agora/pagine/moser-40-anni-dopo-quel-giorno-vola-d9159d3a2d074d01830387ab844310d5 Francesco Moser, 40 anni dopo il record dell'ora: «Quel giorno volai»]'', ''avvenire.it'', 18 gennaio 2024.</ref>
*Per quanto mi riguarda il professor [[Francesco Conconi|Conconi]] resta uno scienziato.<ref name="Stagi"/>
{{Int|''Bicisport'', gennaio 2009}}
*L'[[esperienza]] conta e quando sei giovane è importante farne tanta senza avere paura di prendere qualche schiaffo di troppo.
*Nel gruppo ci vuole meno omertà e più trasparenza: i corridori devono capire che chi si dopa è un baro, un ladro e che va immediatamente denunciato perché mette in pericolo il lavoro di tutti.
*Quello che non va bene per il [[ciclismo]] e soprattutto per i tifosi è non vedere correre i grandi campioni per tutta la stagione; questo si che fa male al ciclismo...
{{Int|''[https://www.giornaletrentino.it/cronaca/trento/moser-giro-padania-una-corsa-come-altre-1.789786 Moser: «Giro Padania? Una corsa come altre»]''|Citato in Luca Franchini, ''giornaletrentino.it'', 6 agosto 2011.}}
{{NDR|Sul [[Giro di Padania]]}}
*Già quando correvo io, tempi in cui la Lega Nord era solamente agli albori, al leader del Trittico Lombardo veniva assegnata e fatta vestire la maglia verde. In questa manifestazione [...] non vedo nulla di scandaloso.
*[...] non so cosa potrebbe cambiare se la corsa, invece, che Giro della Padania, fosse stata chiamata Giro dell'Italia del Nord.
*In fin dei conti, che si voglia o no, esiste anche la Padania, così come esiste il partito: c'è chi organizza comizi o altro e chi, come in questo caso, ha invece deciso di organizzare una corsa ciclistica. C'è il simbolo della Lega e della Padania, ma non penso si possa dire che si tratta solo di una manifestazione di carattere politico. Organizzano loro, questo sì, ma stiamo pur sempre parlando di una corsa.
==''Ho osato vincere''==
*Il ciclismo, come la campagna, pretende una totale e incondizionata dedizione. Bagordi e baldorie dovranno aspettare la prossima vita.
*Quando non puoi dire la tua sulla strada, meglio tacere. Le parole non spostano di un centimetro le biciclette.
*Nella vita di un corridore, non c'è cosa più bella di sentirsi ovunque a casa.
*Un passo alla volta, e con i piedi ben piantati per terra, nessuna meta è irraggiungibile. Sacrificio, umilità, intraprendenza: ecco quali sono stati i miei compagni di viaggio.
*Tutti dicono che se fossi stato più accomodante, se certe volte avessi scelto una linea più sfumata avrei potuto vicnere molto di più. Ma a che serve guadagnare trofei quando rinunci a essere te stesso?
*Prima ancora di vincere o perdere, il ciclismo è rispondere: «Presente!». Io ci sono.
==Citazioni su Francesco Moser==
*Anche se andava piano, se non era la tappa giusta, era sempre lui a "fare" la corsa, imporre la tattica. E mi dava da scrivere pagine e pagine. Quando perdeva, non era mai per colpa sua. Di [[Giuseppe Saronni|Saronni]], o dell'organizzatore, o del gregario che non lo aveva aiutato abbastanza. ([[Beppe Conti]])
*Uno che mi ha sempre rispettata è Moser, nato come me in una famiglia di montanari dove la donna era al centro di tutto. Quando uscivamo in bicicletta Francesco cercava sempre di staccarmi e guardava con la coda dell'occhio se c'era riuscito. {{NDR|«Ci riusciva?»}} No. ([[Maria Canins]])
==Note==
<references/>
==Bibliografia==
*Francesco Moser con Davide Mosca, ''Ho osato vincere'', Mondadori, Milano, 2015. ISBN 978-88-04-65511-4
==Voci correlate==
*[[Rivalità Moser-Saronni]]
==Altri progetti==
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{{DEFAULTSORT:Moser, Francesco}}
[[Categoria:Ciclisti italiani]]
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Giuseppe Saronni
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Danyele
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[[File:Museo del Ciclismo Madonna del Ghisallo 22.JPG|thumb|La Colnago di Giuseppe Saronni, sulla quale diventa campione del mondo su strada nel 1982]]
'''Giuseppe Saronni''' (1957 – vivente), dirigente sportivo, ex ciclista su strada e pistard italiano.
==Citazioni di Giuseppe Saronni==
*{{NDR|Su [[Damiano Cunego]]}} Uno scalatore puro come lui ha bisogno di grandi pendenze.<ref>Citato in ''Ciclismo'', settembre 2006.</ref>
==Citazioni su Giuseppe Saronni==
*Giuseppe Saronni, figlio di una campionessa della pallacanestro e di un ciclista dilettante, sarebbe diventato un tranquillo dipendente della Olivetti [...] se in famiglia non ci fossero state tante biciclette. I Saronni, infatti, sono gente di bicicletta, tutti. E Giuseppe finì col mettersi in riga, anzi in sella. Fare il ciclista era proprio il suo mestiere e potette sceglierlo con una certa libertà. Sceglierlo e trovarcisi bene fu tutt'uno. Non avrebbe potuto fare altro. Giuseppe Saronni, in altri termini, era costruito per fare il ciclista, e per farlo da campione. Non cominciò a farlo né per fame né per scappare dalle fatiche dei campi [...]. Lo fece, se così si può dire, per una scelta di stile. Perché Giuseppe Saronni in bicicletta aveva uno stile preciso, e sotto lo stile c'era il lievito della vittoria. ([[Mimmo Carratelli]])
==Note==
<references />
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{S}}
{{DEFAULTSORT:Saronni, Giuseppe}}
[[Categoria:Ciclisti italiani]]
[[Categoria:Dirigenti sportivi italiani]]
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2026-07-10T18:54:03Z
Danyele
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+voci correlate
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[[File:Museo del Ciclismo Madonna del Ghisallo 22.JPG|thumb|La Colnago di Giuseppe Saronni, sulla quale diventa campione del mondo su strada nel 1982]]
'''Giuseppe Saronni''' (1957 – vivente), dirigente sportivo, ex ciclista su strada e pistard italiano.
==Citazioni di Giuseppe Saronni==
*{{NDR|Su [[Damiano Cunego]]}} Uno scalatore puro come lui ha bisogno di grandi pendenze.<ref>Citato in ''Ciclismo'', settembre 2006.</ref>
==Citazioni su Giuseppe Saronni==
*Giuseppe Saronni, figlio di una campionessa della pallacanestro e di un ciclista dilettante, sarebbe diventato un tranquillo dipendente della Olivetti [...] se in famiglia non ci fossero state tante biciclette. I Saronni, infatti, sono gente di bicicletta, tutti. E Giuseppe finì col mettersi in riga, anzi in sella. Fare il ciclista era proprio il suo mestiere e potette sceglierlo con una certa libertà. Sceglierlo e trovarcisi bene fu tutt'uno. Non avrebbe potuto fare altro. Giuseppe Saronni, in altri termini, era costruito per fare il ciclista, e per farlo da campione. Non cominciò a farlo né per fame né per scappare dalle fatiche dei campi [...]. Lo fece, se così si può dire, per una scelta di stile. Perché Giuseppe Saronni in bicicletta aveva uno stile preciso, e sotto lo stile c'era il lievito della vittoria. ([[Mimmo Carratelli]])
==Note==
<references />
==Voci correlate==
*[[Rivalità Moser-Saronni]]
==Altri progetti==
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{{S}}
{{DEFAULTSORT:Saronni, Giuseppe}}
[[Categoria:Ciclisti italiani]]
[[Categoria:Dirigenti sportivi italiani]]
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Marin Sanudo il Giovane
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Marcella Medici (BEIC)
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{{PDA}}
[[Immagine:Marin Sanudo.jpg|thumb|Manoscritto di Marin Sanudo il giovane]]
'''Marin Sanudo''' conosciuto anche col nome italianizzato di '''Marino Sanuto il giovane''' (1466 – 1536), storico e politico italiano.
==Citazioni di Marin Sanudo==
*Adoncha, questo re [[Ferdinando II di Napoli|Ferdinando]], hessendo in extremis lì a Soma [...] morite di età di anni 28, non havendo regnado pacifice pur un zorno, imo sempre stato in fatiche, affanni et exercicii bellici. Era dotato di molte parte, liberal, gratioso, bello et di la persona prosperoso.<ref>Marin Sanudo, I diarii di Marino Sanuto: (MCCCCXCVI-MDXXXIII) dall'autografo Marciano ital. cl. VII codd. CDXIX-CDLXXVII, vol. 1, F. Visentini, 1879, p. 345.</ref>
*{{NDR|Su una terribile rissa scoppiata al campo di Novara}} In questa sera, a hore due di notte, li elemani ducheschi si levò a remor con li italiani; ''unde'' tutto el campo si messe in arme, et ''maxime'' el nostro. Fo per un'hora gran tumulto, morti de tutte do parte, […]. Et el Marchexe de Mantoa {{NDR|[[Francesco II Gonzaga]]}}, nostro capetanio, volendo reparar a questi se amazavano, disse al Ducha {{NDR|[[Ludovico il Moro]]}}: "Signor, venite a remediar". Il Ducha rispose: "Ma, mia moier {{NDR|Beatrice d'Este}}". Et il Marchexe rispose: "Mettetila ne li forzieri ''etc.''". Et ''dicitur'' fo tanti morti in questa baruffa, che fo cargi 7 carri de corpi, et mandati a sepelir.<ref>Da ''La spedizione di Carlo VIII in Italia'', [https://archive.org/details/laspedizionedic00sanugoog/page/620/mode/1up p. 620].</ref>
*la qual morte [della moglie] el ducha {{NDR|[[Ludovico il Moro]]}} non poteva tolerar per il grande amor li portava, et diceva non si voller più curar né de figlioli, né di stato, né di cossa mondana, et apena voleva viver [...] Et d’indi esso ducha comenzoe [cominciò] a sentir de gran affanni, che prima sempre era vixo {{NDR|vissuto}} felice.<ref>I diarii di Marino Sanuto, vol I, p. 457.</ref>
*[…] madona [[Beatrice d'Este|Beatrice]] duchessa moglie dil Duca, era partita lei sola senza el marito, in compagnia de molte donne di castello de Milan, et andata a Vegevene, essendo prima andata per la terra de Milan con gran pompa, ''tamen'' era mal vista da ogni uno, per l'hodio haveano a suo marito, el qual stava in castello et lì faceva li soi provedimenti, con bona custodia di la persona soa, et molto dimostrava amar la Signoria. Or che ditta Madona era andata in campo, el qual era lì a Vegevene a dì 27 ditto, et zonse a hore 2 con alcuni comessarii dil Duca, sì per sopraveder le cosse, ''quam'' per inanimar el capitan suo facesse qual cossa. ''Item'' che intendeva che a Novara Opizin Cazabianco et el Negro et li altri primarii cittadini che fonno causa di dar Novara a Franzesi, dubitando el Duca di Orliens non se acordasse con Milan, era andati, col suo miglior poteno portar, ad habitar a Verzei, et era per numero zerca 50; et questo era signal consideravano ''nunquam'' el Duca di Orliens poteva tenir quella terra, et dubitavano di la vita loro. Et per lettere di Bernardo Contarini sora i Stratioti se intese che a dì 28, a hore 12, di comandamento dil Duca et hora astrologica, col campo si levò da Vegevene et venne mia 4 ad alozar in uno loco chiomato Caxolo. Et come fonno partiti di Vegevene tutto el campo in ordene mia uno lontano, fo posto el campo come havesse a far fatto d'arme, zoè partino le zente d'arme in cinque squadroni: le fanterie elemane inanzi, le fanterie italiane a drieto, cavalli lizieri et balestrieri, et da uno canto li Stratioti, et dall'altro ditti cavalli lizieri; di qual fo fatto do ale a le zente d'arme; et che la Duchessa volse venir a veder l'ordene dil campo, et poi lei ritornò a Vegevene, et el campo venne di longo ad alozarsi a Caxuol.<ref>Da ''La spedizione di Carlo VIII in Italia'', [https://archive.org/details/laspedizionedic00sanugoog/page/438/mode/1up p. 438].</ref>
*''Ritorna o [[Giulio II|padre santo]] al tuo San Pietro, | e stringi el freno al tuo caldo desire, | che, per dar in segno e poi fallire, | reca altrui più disonor che starsi adietro.'' (citato in [[Claudio Rendina]], ''I peccati del Vaticano'', Newton Compton 2009)
*et cussì elexeno Sebastiam Ziani, hommo di anni 70, humele, ma molto richo di facultà et, come si dice, per il thesoro trovoe in Altim. et cussì publicato al puovolo a lo altar di san Marco per il primocierio li fo dato il vexilo ducal et introe nel dogado. al qual non molto da poi fu preso di darli apresso 6 consieri qualli fosseno con lui al governo di la terra. questo subito intrato, fato processo chi fo quelui che amazò il suo precessόr, et trovato et preso, fu fato apichar come meritavano li soi demereti.</br>Questo doxe sape far tanto con la sua industria et inzegno che la superbia de li Narentani, qualli erano vardadori dil Colfo, i fonno contenti che Venitiani de cetero fosseno lhoro i vardadori, con i qual fo fato acordo et pati per publico instrumento.<ref>Da ''[https://preserver.beic.it/delivery/DeliveryManagerServlet?dps_pid=IE3610237 Vite dei dogi]'', Scipione Lapi, Città di Castello, 1910-1911, volume primo, p. 282.</ref>
==[[Incipit]] de ''I Diarii''==
Havendo, non senza summa et cotidiana faticha, compito di scrivere la guerra francese in Italia ne gli preteriti anni stata, et reduta l'opra in magno volume, considerai non esser di dover lassiare di scrivere quello che in Italia accadeva, licet Carlo octavo re di Franza vi fusse ritornato nel regno di là da' monti. Et questo per doy respecti potissimi: l'uno acciò il successo di le cosse non andasseno in oblivione; l'altro perché ancora el reame de Napoli overo di la Puja non era tutto reaquistato da Ferdinando secundo re di caxa Aragona et di Napoli, et quello voleva recuperare, benché le forze sue fusseno molto piccole, perché ancora molte terre in tutto quel regno si teniva a petitione di detto re di Franza, et oltra che vi era monsignor di Monpensier capitano primario et viceré ivi in reame posto dal prefato Carlo, etiam assà numero de francesi, et grandissima copia di anzuini con qualche barone che da francesi teniva.
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Marino Sanuto, ''[http://www.liberliber.it/libri/s/sanudo/index.htm I Diarii]'', Venezia, F. Visentini, 1879-1902.
*Marino Sanuto, ''[https://archive.org/details/laspedizionedic00sanugoog/page/n5/mode/2up La spedizione di Carlo VIII in Italia]'', pubblicata per cura di Rinaldo Fulin, Venezia, Tipografia del Commercio di Marco Visentini, 1883.
==Altri progetti==
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{{DEFAULTSORT:Sanudo, Marin}}
[[Categoria:Cronisti]]
[[Categoria:Diaristi italiani]]
[[Categoria:Politici italiani]]
[[Categoria:Storici italiani]]
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Marcella Medici (BEIC)
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[[Immagine:Marin Sanudo.jpg|thumb|Manoscritto di Marin Sanudo il giovane]]
'''Marin Sanudo''' conosciuto anche col nome italianizzato di '''Marino Sanuto il giovane''' (1466 – 1536), storico e politico italiano.
==Citazioni di Marin Sanudo==
*Adoncha, questo re [[Ferdinando II di Napoli|Ferdinando]], hessendo in extremis lì a Soma [...] morite di età di anni 28, non havendo regnado pacifice pur un zorno, imo sempre stato in fatiche, affanni et exercicii bellici. Era dotato di molte parte, liberal, gratioso, bello et di la persona prosperoso.<ref>Marin Sanudo, I diarii di Marino Sanuto: (MCCCCXCVI-MDXXXIII) dall'autografo Marciano ital. cl. VII codd. CDXIX-CDLXXVII, vol. 1, F. Visentini, 1879, p. 345.</ref>
*{{NDR|Su una terribile rissa scoppiata al campo di Novara}} In questa sera, a hore due di notte, li elemani ducheschi si levò a remor con li italiani; ''unde'' tutto el campo si messe in arme, et ''maxime'' el nostro. Fo per un'hora gran tumulto, morti de tutte do parte, […]. Et el Marchexe de Mantoa {{NDR|[[Francesco II Gonzaga]]}}, nostro capetanio, volendo reparar a questi se amazavano, disse al Ducha {{NDR|[[Ludovico il Moro]]}}: "Signor, venite a remediar". Il Ducha rispose: "Ma, mia moier {{NDR|Beatrice d'Este}}". Et il Marchexe rispose: "Mettetila ne li forzieri ''etc.''". Et ''dicitur'' fo tanti morti in questa baruffa, che fo cargi 7 carri de corpi, et mandati a sepelir.<ref>Da ''La spedizione di Carlo VIII in Italia'', [https://archive.org/details/laspedizionedic00sanugoog/page/620/mode/1up p. 620].</ref>
*la qual morte [della moglie] el ducha {{NDR|[[Ludovico il Moro]]}} non poteva tolerar per il grande amor li portava, et diceva non si voller più curar né de figlioli, né di stato, né di cossa mondana, et apena voleva viver [...] Et d’indi esso ducha comenzoe [cominciò] a sentir de gran affanni, che prima sempre era vixo {{NDR|vissuto}} felice.<ref>I diarii di Marino Sanuto, vol I, p. 457.</ref>
*[…] madona [[Beatrice d'Este|Beatrice]] duchessa moglie dil Duca, era partita lei sola senza el marito, in compagnia de molte donne di castello de Milan, et andata a Vegevene, essendo prima andata per la terra de Milan con gran pompa, ''tamen'' era mal vista da ogni uno, per l'hodio haveano a suo marito, el qual stava in castello et lì faceva li soi provedimenti, con bona custodia di la persona soa, et molto dimostrava amar la Signoria. Or che ditta Madona era andata in campo, el qual era lì a Vegevene a dì 27 ditto, et zonse a hore 2 con alcuni comessarii dil Duca, sì per sopraveder le cosse, ''quam'' per inanimar el capitan suo facesse qual cossa. ''Item'' che intendeva che a Novara Opizin Cazabianco et el Negro et li altri primarii cittadini che fonno causa di dar Novara a Franzesi, dubitando el Duca di Orliens non se acordasse con Milan, era andati, col suo miglior poteno portar, ad habitar a Verzei, et era per numero zerca 50; et questo era signal consideravano ''nunquam'' el Duca di Orliens poteva tenir quella terra, et dubitavano di la vita loro. Et per lettere di Bernardo Contarini sora i Stratioti se intese che a dì 28, a hore 12, di comandamento dil Duca et hora astrologica, col campo si levò da Vegevene et venne mia 4 ad alozar in uno loco chiomato Caxolo. Et come fonno partiti di Vegevene tutto el campo in ordene mia uno lontano, fo posto el campo come havesse a far fatto d'arme, zoè partino le zente d'arme in cinque squadroni: le fanterie elemane inanzi, le fanterie italiane a drieto, cavalli lizieri et balestrieri, et da uno canto li Stratioti, et dall'altro ditti cavalli lizieri; di qual fo fatto do ale a le zente d'arme; et che la Duchessa volse venir a veder l'ordene dil campo, et poi lei ritornò a Vegevene, et el campo venne di longo ad alozarsi a Caxuol.<ref>Da ''La spedizione di Carlo VIII in Italia'', [https://archive.org/details/laspedizionedic00sanugoog/page/438/mode/1up p. 438].</ref>
*''Ritorna o [[Giulio II|padre santo]] al tuo San Pietro, | e stringi el freno al tuo caldo desire, | che, per dar in segno e poi fallire, | reca altrui più disonor che starsi adietro.'' (citato in [[Claudio Rendina]], ''I peccati del Vaticano'', Newton Compton 2009)
*et cussì elexeno [[Sebastiano Ziani|Sebastiam Ziani]], hommo di anni 70, humele, ma molto richo di facultà et, come si dice, per il thesoro trovoe in Altim. et cussì publicato al puovolo a lo altar di san Marco per il primocierio li fo dato il vexilo ducal et introe nel dogado. al qual non molto da poi fu preso di darli apresso 6 consieri qualli fosseno con lui al governo di la terra. questo subito intrato, fato processo chi fo quelui che amazò il suo precessόr, et trovato et preso, fu fato apichar come meritavano li soi demereti.</br>Questo doxe sape far tanto con la sua industria et inzegno che la superbia de li Narentani, qualli erano vardadori dil Colfo, i fonno contenti che Venitiani de cetero fosseno lhoro i vardadori, con i qual fo fato acordo et pati per publico instrumento.<ref>Da ''[https://preserver.beic.it/delivery/DeliveryManagerServlet?dps_pid=IE3610237 Vite dei dogi]'', Scipione Lapi, Città di Castello, 1910-1911, volume primo, p. 282.</ref>
==[[Incipit]] de ''I Diarii''==
Havendo, non senza summa et cotidiana faticha, compito di scrivere la guerra francese in Italia ne gli preteriti anni stata, et reduta l'opra in magno volume, considerai non esser di dover lassiare di scrivere quello che in Italia accadeva, licet Carlo octavo re di Franza vi fusse ritornato nel regno di là da' monti. Et questo per doy respecti potissimi: l'uno acciò il successo di le cosse non andasseno in oblivione; l'altro perché ancora el reame de Napoli overo di la Puja non era tutto reaquistato da Ferdinando secundo re di caxa Aragona et di Napoli, et quello voleva recuperare, benché le forze sue fusseno molto piccole, perché ancora molte terre in tutto quel regno si teniva a petitione di detto re di Franza, et oltra che vi era monsignor di Monpensier capitano primario et viceré ivi in reame posto dal prefato Carlo, etiam assà numero de francesi, et grandissima copia di anzuini con qualche barone che da francesi teniva.
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Marino Sanuto, ''[http://www.liberliber.it/libri/s/sanudo/index.htm I Diarii]'', Venezia, F. Visentini, 1879-1902.
*Marino Sanuto, ''[https://archive.org/details/laspedizionedic00sanugoog/page/n5/mode/2up La spedizione di Carlo VIII in Italia]'', pubblicata per cura di Rinaldo Fulin, Venezia, Tipografia del Commercio di Marco Visentini, 1883.
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Sanudo, Marin}}
[[Categoria:Cronisti]]
[[Categoria:Diaristi italiani]]
[[Categoria:Politici italiani]]
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[[Immagine:Marin Sanudo.jpg|thumb|Manoscritto di Marin Sanudo il giovane]]
'''Marin Sanudo''' conosciuto anche col nome italianizzato di '''Marino Sanuto il giovane''' (1466 – 1536), storico e politico italiano.
==Citazioni di Marin Sanudo==
*Adoncha, questo re [[Ferdinando II di Napoli|Ferdinando]], hessendo in extremis lì a Soma [...] morite di età di anni 28, non havendo regnado pacifice pur un zorno, imo sempre stato in fatiche, affanni et exercicii bellici. Era dotato di molte parte, liberal, gratioso, bello et di la persona prosperoso.<ref>Marin Sanudo, I diarii di Marino Sanuto: (MCCCCXCVI-MDXXXIII) dall'autografo Marciano ital. cl. VII codd. CDXIX-CDLXXVII, vol. 1, F. Visentini, 1879, p. 345.</ref>
*et cussì elexeno [[Sebastiano Ziani|Sebastiam Ziani]], hommo di anni 70, humele, ma molto richo di facultà et, come si dice, per il thesoro trovoe in Altim. et cussì publicato al puovolo a lo altar di san Marco per il primocierio li fo dato il vexilo ducal et introe nel dogado. al qual non molto da poi fu preso di darli apresso 6 consieri qualli fosseno con lui al governo di la terra. questo subito intrato, fato processo chi fo quelui che amazò il suo precessόr, et trovato et preso, fu fato apichar come meritavano li soi demereti.</br>Questo doxe sape far tanto con la sua industria et inzegno che la superbia de li Narentani, qualli erano vardadori dil Colfo, i fonno contenti che Venitiani de cetero fosseno lhoro i vardadori, con i qual fo fato acordo et pati per publico instrumento.<ref>Da ''[https://preserver.beic.it/delivery/DeliveryManagerServlet?dps_pid=IE3610237 Le vite dei dogi]'', a cura di Giovanni Monticolo, vol. 1, Scipione Lapi, Città di Castello, 1900, p. 282.</ref>
*{{NDR|Su una terribile rissa scoppiata al campo di Novara}} In questa sera, a hore due di notte, li elemani ducheschi si levò a remor con li italiani; ''unde'' tutto el campo si messe in arme, et ''maxime'' el nostro. Fo per un'hora gran tumulto, morti de tutte do parte, […]. Et el Marchexe de Mantoa {{NDR|[[Francesco II Gonzaga]]}}, nostro capetanio, volendo reparar a questi se amazavano, disse al Ducha {{NDR|[[Ludovico il Moro]]}}: "Signor, venite a remediar". Il Ducha rispose: "Ma, mia moier {{NDR|Beatrice d'Este}}". Et il Marchexe rispose: "Mettetila ne li forzieri ''etc.''". Et ''dicitur'' fo tanti morti in questa baruffa, che fo cargi 7 carri de corpi, et mandati a sepelir.<ref>Da ''La spedizione di Carlo VIII in Italia'', [https://archive.org/details/laspedizionedic00sanugoog/page/620/mode/1up p. 620].</ref>
*la qual morte [della moglie] el ducha {{NDR|[[Ludovico il Moro]]}} non poteva tolerar per il grande amor li portava, et diceva non si voller più curar né de figlioli, né di stato, né di cossa mondana, et apena voleva viver [...] Et d’indi esso ducha comenzoe [cominciò] a sentir de gran affanni, che prima sempre era vixo {{NDR|vissuto}} felice.<ref>I diarii di Marino Sanuto, vol I, p. 457.</ref>
*[...] madona [[Beatrice d'Este|Beatrice]] duchessa moglie dil Duca, era partita lei sola senza el marito, in compagnia de molte donne di castello de Milan, et andata a Vegevene, essendo prima andata per la terra de Milan con gran pompa, ''tamen'' era mal vista da ogni uno, per l'hodio haveano a suo marito, el qual stava in castello et lì faceva li soi provedimenti, con bona custodia di la persona soa, et molto dimostrava amar la Signoria. Or che ditta Madona era andata in campo, el qual era lì a Vegevene a dì 27 ditto, et zonse a hore 2 con alcuni comessarii dil Duca, sì per sopraveder le cosse, ''quam'' per inanimar el capitan suo facesse qual cossa. ''Item'' che intendeva che a Novara Opizin Cazabianco et el Negro et li altri primarii cittadini che fonno causa di dar Novara a Franzesi, dubitando el Duca di Orliens non se acordasse con Milan, era andati, col suo miglior poteno portar, ad habitar a Verzei, et era per numero zerca 50; et questo era signal consideravano ''nunquam'' el Duca di Orliens poteva tenir quella terra, et dubitavano di la vita loro. Et per lettere di Bernardo Contarini sora i Stratioti se intese che a dì 28, a hore 12, di comandamento dil Duca et hora astrologica, col campo si levò da Vegevene et venne mia 4 ad alozar in uno loco chiomato Caxolo. Et come fonno partiti di Vegevene tutto el campo in ordene mia uno lontano, fo posto el campo come havesse a far fatto d'arme, zoè partino le zente d'arme in cinque squadroni: le fanterie elemane inanzi, le fanterie italiane a drieto, cavalli lizieri et balestrieri, et da uno canto li Stratioti, et dall'altro ditti cavalli lizieri; di qual fo fatto do ale a le zente d'arme; et che la Duchessa volse venir a veder l'ordene dil campo, et poi lei ritornò a Vegevene, et el campo venne di longo ad alozarsi a Caxuol.<ref>Da ''La spedizione di Carlo VIII in Italia'', [https://archive.org/details/laspedizionedic00sanugoog/page/438/mode/1up p. 438].</ref>
*''Ritorna o [[Giulio II|padre santo]] al tuo San Pietro, | e stringi el freno al tuo caldo desire, | che, per dar in segno e poi fallire, | reca altrui più disonor che starsi adietro.'' (citato in [[Claudio Rendina]], ''I peccati del Vaticano'', Newton Compton 2009)
==[[Incipit]] de ''I Diarii''==
Havendo, non senza summa et cotidiana faticha, compito di scrivere la guerra francese in Italia ne gli preteriti anni stata, et reduta l'opra in magno volume, considerai non esser di dover lassiare di scrivere quello che in Italia accadeva, licet Carlo octavo re di Franza vi fusse ritornato nel regno di là da' monti. Et questo per doy respecti potissimi: l'uno acciò il successo di le cosse non andasseno in oblivione; l'altro perché ancora el reame de Napoli overo di la Puja non era tutto reaquistato da Ferdinando secundo re di caxa Aragona et di Napoli, et quello voleva recuperare, benché le forze sue fusseno molto piccole, perché ancora molte terre in tutto quel regno si teniva a petitione di detto re di Franza, et oltra che vi era monsignor di Monpensier capitano primario et viceré ivi in reame posto dal prefato Carlo, etiam assà numero de francesi, et grandissima copia di anzuini con qualche barone che da francesi teniva.
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Marino Sanuto, ''[http://www.liberliber.it/libri/s/sanudo/index.htm I Diarii]'', Venezia, F. Visentini, 1879-1902.
*Marino Sanuto, ''[https://archive.org/details/laspedizionedic00sanugoog/page/n5/mode/2up La spedizione di Carlo VIII in Italia]'', pubblicata per cura di Rinaldo Fulin, Venezia, Tipografia del Commercio di Marco Visentini, 1883.
==Altri progetti==
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[[Categoria:Cronisti]]
[[Categoria:Diaristi italiani]]
[[Categoria:Politici italiani]]
[[Categoria:Storici italiani]]
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Dargen D'Amico
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[[File:Dargen D'Amico RadioStudioDelta 2026-02-28.jpg|thumb|upright=1.1|Dargen D'Amico nel 2026]]
'''Dargen D'Amico''', pseudonimo di '''Jacopo D'Amico''' (1980 – vivente), rapper, cantautore, produttore discografico, paroliere e disc jockey italiano.
==Citazioni di Dargen D'Amico ==
*In Italia c'è sempre stata la regola dell'ospitalità e dell'accoglienza, una volta le porte delle case erano aperte: i bambini se avevano fame entravano e dicevano "ho fame" e nessuno chiedeva "ma da dove vieni?" niente, gli davano da mangiare, avevano freddo e li coprivano. Questo è il nostro bagaglio genetico ideale, giusto? Nel momento in cui ascolto discorsi che si dimenticano del valore istintivo della protezione dei cuccioli, noto che c'è qualcosa che non funziona nell'istinto umano perché se non si proteggono i bambini niente funzionerà.<ref name=censura>Citato in ''[https://www.ilfattoquotidiano.it/2024/02/12/domenica-in-dargen-damico-parla-di-immigrati-e-mara-venier-sbotta-qui-parliamo-di-musica-mi-mettete-in-imbarazzo-bufera-sui-social-censurato-in-diretta/7443545/ Domenica In, Dargen D'Amico parla di immigrati e Mara Venier sbotta: "Qui parliamo di musica, mi mettete in imbarazzo". Bufera sui social: "Censurato in diretta"]'', ''IlFattoQuotidiano.it'', 12 febbraio 2024; dall'intervista alla trasmissione ''Domenica in'', Rai, 11 febbraio 2024.</ref>
*Il movimento dava l'idea del movimento degli esseri umani... L'Italia si sta rimpicciolendo. Non si parla mai del fatto che la bilancia dell'immigrazione economica è in positivo: quello che gli immigrati immettono nelle nostre casse per pagare le nostre pensioni è più di quello che spendiamo per l'accoglienza. Queste sono statistiche che ogni tanto andrebbero raccontate.<ref name=censura/>
==Citazioni tratte da canzoni==
===''Di vizi di forma virtù''===
'''Etichetta''': Talking Cat/Universal, 2008, prodotto da Dargen D'Amico, Roofio, Crookers.
*''La via più breve la scopri sempre al ritorno!'' (da ''SMS alla Madonna'', n. 1)
*''Te lo dico solo una volta: TORNA. Ok, se lo vuoi te lo dico due: TORNA. Te lo dico tre, ti prego TORNA. Per te mando sms alla Madonna!'' (da ''SMS alla Madonna'', n. 1)
*''È successo un pasticcio totale, una creatura mi ha scippato il cuore, la prego signore forse lei per favore riesce a farselo ridare.'' (da ''SMS alla Madonna'', n. 1)
*''Faccio musica marginale perché sono nato emarginato! Sono troppo cerebrale per uscirne arricchito e celebrato!'' (da ''Low Cash'', n. 2)
*''E quando cala la sera, mi chiedo "com'è che ognuno ha già la propria carriera e io attendo ancora la mia, come gli ebrei il messia?"'' (da ''Low Cash'', n. 2)
*''Senza cash non si esce e resto chiuso qui, nessuno mi scrive mai come fossi http.'' (da ''Low Cash'', n. 2)
*''Sono così pochi questi dindi che li guardo da vicino, li sorveglio come bimbi. Perdo tempo a dare un nome ed un cognome ad ogni soldo.'' (da ''Low Cash'', n. 2)
===''D' parte prima''===
'''Etichetta''': Giada Mesi, 2010, prodotto da Giacobbe d'Austerlitz, Marco Zangirolami, Two Fingerz, Big Fish.
*''Rivederti da vicino convertirebbe Dio, | chissà se hai ancora voglia di fare l'amore con me.'' (da ''Bere una cosa'', n. 1)
*''Ora che le tue labbra riflettono il mondo intero io lo esploro bevendo una cosa con te.'' (da ''Bere una cosa'', n. 1)
*''Tu che sei la vita, ma senza i tempi morti non mi par vero di rifare l'amore con te.'' (da ''Bere una cosa'', n. 1)
*''Sono qui in periferia che mi sbraccio ma tu neanche mi vedi | quando ti lancio il mio cuore tra i piedi, | finirai per schiacciarlo andandotene come l'acceleratore, baby.'' (da ''Bere una cosa'', n. 1)
*''Preferisco viaggiare per posta | e non lasciare il circondario e girar su me stesso | come il riflesso o l'orario o la gente in vita o la clessidra che impassibile gira sull'asse, | non guarda giù e non ha paura di quello che pensa chi la tormenta, | come vorrei che mi insegnasse a non temere gli sguardi del vicino, | io quando cammino solo sul viale della Centrale! io pur di non incontrare nessuno, sai, inseguo l'ombra che mi sta davanti! e si infila in ogni buco come i guanti, la seguo se temo manometta qualche treno.'' (da ''Perché non sai mai (quel che ti capita)'', n. 3)
*''Parlano tutti nessuno con me! Meglio così perché già lunedì ho finito le frasi per la settimana.'' (da ''Perché non sai mai (quel che ti capita)'', n. 3)
*''Cerco la chiave per la mia fortuna. L'ha smarrita un'anziana signora che mi sbatteva cuscini e lenzuola.'' (da ''Perché non sai mai (quel che ti capita)'', n. 3)
*''Prima di uscire cambio l'ordine dei mobili per dare una parvenza di novità. | Mi sbarbo e recupero la mia decenza.'' (da ''Malpensandoti'', n. 4)
*''Ancora non esiste una [[lana]] che scaldi fresca, | l'unica a riuscirci per ora è la [[vodka]].'' (da ''Malpensandoti'', n. 4)
*''Vado all'ingresso e faccio per entrare. | Il meccanismo automatico, le [[porta|porte]] che si aprono per farmi passare mi fa pensare: | qualsiasi addio anche tra due porte è traumatico.'' (da ''Malpensandoti'', n. 4)
*''Nonostante Malpensa sia in campagna, non c'è nessuno che venda un mazzo di fiori.'' (da ''Malpensandoti'', n. 4)
*''Com'è possibile che non bastano tre mondi per trovare quello che veramente cerchi, | e l'amore più lungo dura un paio di secondi, ami sempre che ti fa soffrire e fai soffrire terzi. | L'amore toglie la fame, resti digiuno così bevi un mare per colmare gli spazi vuoti, | ma il sale fa ancora più male, per sopravvivere ognuno cerca il proprio Pozzeto come Cochi.'' (da ''Malpensandoti'', n. 4)
*''Dio, quanto sangue freddo ci vuole aspettando la donna che si ama, soprattutto se non si è sicuri dell'amore, e se è permasa per mesi lontana.'' (da ''Malpensandoti'', n. 4)
*''Ma poi quando la vedo non penso più | e non so se è lontana o vicina, come i bimbi la tv.'' (da ''Malpensandoti'', n. 4)
*''Van Damme! Nessuna arte marziale può impedire all'amore di farti male. | Van Damme, nessun arte marziale può impedire l'amore.'' (da ''Van Damme (Saddam)'', n. 5)
*''Non spaventarti se ti faccio male perché | io faccio agli altri ciò che vorrei facessero a me, | poli complementari, odi amo, siamo come i dizionari, siamo Dei | sinonimi e contrari.'' (da ''Van Damme (Saddam)'', n. 5)
*''A volte un bacio solo vale il viaggio o il volo, vale il costo del biglietto come Grace Kelly in slow mo!'' (da ''Van Damme (Saddam)'', n. 5)
*''Io ho letto anche le note scritte in piccolo ma sui manuali di arti marziali, non trovi nessun capitolo che ti eviti eviti eviti eviti di sembrar ridicolo.'' (da ''Van Damme (Saddam)'', n. 5)
*''Mi riconosco nel mio disco solo se mi rispecchio riflesso nel retro del cd.'' (da ''Prendi per mano D'Amico'', n. 7)
*''Tanto è inutile conservarsi una riserva, | tanto non sai mai la vita cosa riserva, | tanto non si salva neanche la riserva quando la vita taglia la testa "al Toro" come Superga!'' (da ''Prendi per mano D'Amico'', n. 7)
*''Non lasciarmi a questo misero tavolino, | ormai hai fatto 30 fai 31 e fai mattino! | Facciamoci l'ultimo litro di vino | e poi andiamocene assieme com Falcone e Borsellino.'' (da ''Prendi per mano D'Amico'', n. 7)
*''Ma tu te ne vai amica mia, ma dove vai? | Resta con me e cin cin finché ce n'è. | Tanto finirà ugualmente tra di noi prima o poi e senza se, | ma dammi almeno il tempo di dimostrarti il peggio di me.'' (da ''Ma dove vai (Veronica)'', n. 8)
*''Io sono solo un commediante come Dante, | tu sei solo una come tante. | Ma se te ne vai gli occhi miei si faranno rossi come guance, | e le guance si faranno gonfie come arance, | perché se resto solo divoro di tutto | poi dimagrisco di botto quando mi rinnamoro.'' (da ''Ma dove vai (Veronica)'', n. 8)
*''Tanto neanche tu sai cucinare, quindi prima o poi ci dovremo lasciare o moriremo di fame.'' (da ''Ma dove vai (Veronica)'', n. 8)
*''Il mio orologio biologico batte giugno, | ma se te ne vai i miei occhi diveranno autunno, | e le foglie mi cadranno sulle guance | e gli occhi si faranno rossi come arance.'' (da ''Ma dove vai (Veronica)'', n. 8)
===''D' parte seconda''===
'''Etichetta''': Giada Mesi, 2010, prodotto da Giacobbe d'Austerlitz, Marco Zangirolami, Crookers, Two Fingerz.
*''Non lasciatemi solo, come è successo a Dio | che non ha la Tv, e anche se ha molti amici | gli fanno compagnia giusto i giorni festivi.'' (da ''Odio Volare'', n. 1)
*''Vorrei fare compagnia a Dio ma il viaggio mi terrorizza.'' (da ''Odio Volare'', n. 1)
*''Chi ha paura del vuoto non arriverà in alto | io ho paura anche del vuoto che c'è tra un passo e l'altro.'' (da ''Odio Volare'', n. 1)
*''Se qualcosa può andare storto sicuro ci andrà, io sono una calamita per le calamità''. (da ''Odio Volare'', n. 1)
*''Sento il cigolio quando gira il mondo. | Dio, non lo senti il rumore di fondo ?'' (da ''Anche se il mondo ha'', n. 2)
*''Prima o poi ciclicamente ci rido sopra perché le espressioni del volto sono finite.'' (da ''Anche se il mondo ha'', n. 2)
*''L'amore è quell'intertempo, in cui qualcuno ti | trattiene e ti tira in una stanzetta, | e tu, cerchi di fuggire e di restare | indipendente nel mondo ma quando, | ci ripensi ti ricredi e ti ritiri e ti | sembra il caso di restare, perché il mondo non è poi così grande, | e la suddetta stanzetta, non è poi così male. | E allora ti giri e baci e benedici chi ti stima ma | svanisce e scopri che nessuno ti stima o ti tira e ti si era solo | impigliato il maglione nella maniglia.'' (da ''L'amore è quell'intertempo'', n. 4)
*''Se chiudo un occhio giro mezzo mondo almeno ne sogno metà.'' (da ''In Loop'', n. 5)
*''Stammi dietro che chiedo al manovratore dell'ascensore a che piano va | va al piano bar, bene, | la seguiamo su fino a Gesù e giù fino a Belzebù | e poi pic-nic ai piani intermedi | sempre sazio finché credi a ciò che non vedi.'' (da ''In Loop'', n. 5)
*''Mi piacciono le [[donna|donne]] che si fingono matte, | ma mi scende tutto se si sono rifatte, | perché se il seno l'hai voluto grande, gigante, | chissà cosa ti aspetti dalle mie mutande.'' (da ''Mi piacciono le donne'', n. 6)
*''Le giornate finiscono tutte uguali, | e i ricordi sono briciole colorate, | te le ritrovi nel letto e non ti fanno dormire, | perche non sai mai se assaggiarle o spazzarle via.'' (da ''Briciole colorate'', n. 7)
*''Io passo il giorno su un PC a giustificare a sinistra come dopo Moro | ma poi il mio capo dice: No | la voglio così col centro giustificato sempre come dopo Moro.'' (da ''Briciole colorate'', n. 7)
*''Il mondo gira e sfoca le pose.'' (da ''Briciole colorate'', n. 7)
*''Le cene finiscono tutte uguali, via i commensali, ti sparecchiano il tavolo e tu non puoi più mangiare. | E magari avresti voluto finire di bere, avresti tenuto il bicchiere, niente da fare, ti sparecchiano il tavolo, | ti porti a casa solo le briciole colorate che ti rimangono ancora ancorate al cardigan e magari avresti voluto finire di bere, tenere il bicchiere, sparecchiami il cardigan, baby!'' (da ''Briciole colorate'', n. 7)
*''...ed ha i calli sul cuore, dati dal rinculo del fucile'' (da ''Anche se il mondo ha'', n. 2)
===''Nostalgia istantanea''===
'''Etichetta''': Giada Mesi, 2012, prodotto da Dargen D'Amico, Ada Michelle, Emiliano Pepe.
====Lato A====
*''E dì una parola qualsiasi, comincia con qualcosa di semplice, tanto è la prima cosa che dici, nessuno sa cosa c'era prima.''
*''E non c'è fine al bello, ma è una bugia, e potrei spiegarlo a parole, ma una fotografia del sole, per quanto si sforzi, non scalda uguale.''
*''Le parole da usare? Sempre quelle, l'arte è cambiare l'ordine.''
*''La vita è un'abitudine, ma capita sempre di perderne.''
*''Se non avessi avuto il terrore dei bambini potrei fare il maestro, e rivivere il primo giorno più spesso.''
*''Sonno disturbato crea mente disturbata, mente disturbata crea [[foie gras]], e poi da la colpa all'imbuto.''
*''Io stavo bighellonando e ora ho una parte nella tua vita, una piccola partecipazione, lo so, un ruolo marginale rispetto al sogno. Ma mi trovi buono buono, che aspetto il tuo risveglio seduto sul comò.''
*''Se Dio si incarnasse ancora, finirebbe su una croce tutta nuova, ripreso dai telefonini in aria, ecco cos'è la nostalgia istantanea.''
====Lato B====
*''Faccio niente, tutto il giorno, come posso avere sonno? E poi comunque non c'è pace, sono in gabbia anche nel sogno.''
*''Scadono se non le tengo in testa le persone.''
*''Non pensarci, pensa ad altro, neanche immagini lo spazio dentro al cranio, mondi vuoti, prendi il primo che ti piace.''
*''Mi sveglio tra un'ora, dovrò prendere una decisione! Nah, svegliati in un altro sogno, ogni [[cuscino]] è una nazione.''
*''Piango solo per provare, perché vorrei imparare a ritirare su le lacrime, quando ormai sono andate fuori da me per metà.''
==Collaborazioni==
{{collaborazioni}}
*[[Fabri Fibra]]
==Note==
<references />
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
===Opere===
{{Pedia|Di vizi di forma virtù||(2008)}}
{{Pedia|D' parte prima||(2010)}}
{{Pedia|D' parte seconda||(2010)}}
{{Pedia|Nostalgia istantanea||(2012)}}
[[Categoria:Cantautori italiani]]
[[Categoria:Disc jockey italiani]]
[[Categoria:Parolieri italiani]]
[[Categoria:Produttori discografico italiani]]
[[Categoria:Rapper italiani]]
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[[File:Dargen D'Amico RadioStudioDelta 2026-02-28.jpg|thumb|upright=1.1|Dargen D'Amico nel 2026]]
'''Dargen D'Amico''', pseudonimo di '''Jacopo Matteo Luca D'Amico''' (1980 – vivente), rapper, cantautore, produttore discografico, paroliere e disc jockey italiano.
==Citazioni di Dargen D'Amico ==
*In Italia c'è sempre stata la regola dell'ospitalità e dell'accoglienza, una volta le porte delle case erano aperte: i bambini se avevano fame entravano e dicevano "ho fame" e nessuno chiedeva "ma da dove vieni?" niente, gli davano da mangiare, avevano freddo e li coprivano. Questo è il nostro bagaglio genetico ideale, giusto? Nel momento in cui ascolto discorsi che si dimenticano del valore istintivo della protezione dei cuccioli, noto che c'è qualcosa che non funziona nell'istinto umano perché se non si proteggono i bambini niente funzionerà.<ref name=censura>Citato in ''[https://www.ilfattoquotidiano.it/2024/02/12/domenica-in-dargen-damico-parla-di-immigrati-e-mara-venier-sbotta-qui-parliamo-di-musica-mi-mettete-in-imbarazzo-bufera-sui-social-censurato-in-diretta/7443545/ Domenica In, Dargen D'Amico parla di immigrati e Mara Venier sbotta: "Qui parliamo di musica, mi mettete in imbarazzo". Bufera sui social: "Censurato in diretta"]'', ''IlFattoQuotidiano.it'', 12 febbraio 2024; dall'intervista alla trasmissione ''Domenica in'', Rai, 11 febbraio 2024.</ref>
*Il movimento dava l'idea del movimento degli esseri umani... L'Italia si sta rimpicciolendo. Non si parla mai del fatto che la bilancia dell'immigrazione economica è in positivo: quello che gli immigrati immettono nelle nostre casse per pagare le nostre pensioni è più di quello che spendiamo per l'accoglienza. Queste sono statistiche che ogni tanto andrebbero raccontate.<ref name=censura/>
==Citazioni tratte da canzoni==
===''Di vizi di forma virtù''===
'''Etichetta''': Talking Cat/Universal, 2008, prodotto da Dargen D'Amico, Roofio, Crookers.
*''La via più breve la scopri sempre al ritorno!'' (da ''SMS alla Madonna'', n. 1)
*''Te lo dico solo una volta: TORNA. Ok, se lo vuoi te lo dico due: TORNA. Te lo dico tre, ti prego TORNA. Per te mando sms alla Madonna!'' (da ''SMS alla Madonna'', n. 1)
*''È successo un pasticcio totale, una creatura mi ha scippato il cuore, la prego signore forse lei per favore riesce a farselo ridare.'' (da ''SMS alla Madonna'', n. 1)
*''Faccio musica marginale perché sono nato emarginato! Sono troppo cerebrale per uscirne arricchito e celebrato!'' (da ''Low Cash'', n. 2)
*''E quando cala la sera, mi chiedo "com'è che ognuno ha già la propria carriera e io attendo ancora la mia, come gli ebrei il messia?"'' (da ''Low Cash'', n. 2)
*''Senza cash non si esce e resto chiuso qui, nessuno mi scrive mai come fossi http.'' (da ''Low Cash'', n. 2)
*''Sono così pochi questi dindi che li guardo da vicino, li sorveglio come bimbi. Perdo tempo a dare un nome ed un cognome ad ogni soldo.'' (da ''Low Cash'', n. 2)
===''D' parte prima''===
'''Etichetta''': Giada Mesi, 2010, prodotto da Giacobbe d'Austerlitz, Marco Zangirolami, Two Fingerz, Big Fish.
*''Rivederti da vicino convertirebbe Dio, | chissà se hai ancora voglia di fare l'amore con me.'' (da ''Bere una cosa'', n. 1)
*''Ora che le tue labbra riflettono il mondo intero io lo esploro bevendo una cosa con te.'' (da ''Bere una cosa'', n. 1)
*''Tu che sei la vita, ma senza i tempi morti non mi par vero di rifare l'amore con te.'' (da ''Bere una cosa'', n. 1)
*''Sono qui in periferia che mi sbraccio ma tu neanche mi vedi | quando ti lancio il mio cuore tra i piedi, | finirai per schiacciarlo andandotene come l'acceleratore, baby.'' (da ''Bere una cosa'', n. 1)
*''Preferisco viaggiare per posta | e non lasciare il circondario e girar su me stesso | come il riflesso o l'orario o la gente in vita o la clessidra che impassibile gira sull'asse, | non guarda giù e non ha paura di quello che pensa chi la tormenta, | come vorrei che mi insegnasse a non temere gli sguardi del vicino, | io quando cammino solo sul viale della Centrale! io pur di non incontrare nessuno, sai, inseguo l'ombra che mi sta davanti! e si infila in ogni buco come i guanti, la seguo se temo manometta qualche treno.'' (da ''Perché non sai mai (quel che ti capita)'', n. 3)
*''Parlano tutti nessuno con me! Meglio così perché già lunedì ho finito le frasi per la settimana.'' (da ''Perché non sai mai (quel che ti capita)'', n. 3)
*''Cerco la chiave per la mia fortuna. L'ha smarrita un'anziana signora che mi sbatteva cuscini e lenzuola.'' (da ''Perché non sai mai (quel che ti capita)'', n. 3)
*''Prima di uscire cambio l'ordine dei mobili per dare una parvenza di novità. | Mi sbarbo e recupero la mia decenza.'' (da ''Malpensandoti'', n. 4)
*''Ancora non esiste una [[lana]] che scaldi fresca, | l'unica a riuscirci per ora è la [[vodka]].'' (da ''Malpensandoti'', n. 4)
*''Vado all'ingresso e faccio per entrare. | Il meccanismo automatico, le [[porta|porte]] che si aprono per farmi passare mi fa pensare: | qualsiasi addio anche tra due porte è traumatico.'' (da ''Malpensandoti'', n. 4)
*''Nonostante Malpensa sia in campagna, non c'è nessuno che venda un mazzo di fiori.'' (da ''Malpensandoti'', n. 4)
*''Com'è possibile che non bastano tre mondi per trovare quello che veramente cerchi, | e l'amore più lungo dura un paio di secondi, ami sempre che ti fa soffrire e fai soffrire terzi. | L'amore toglie la fame, resti digiuno così bevi un mare per colmare gli spazi vuoti, | ma il sale fa ancora più male, per sopravvivere ognuno cerca il proprio Pozzeto come Cochi.'' (da ''Malpensandoti'', n. 4)
*''Dio, quanto sangue freddo ci vuole aspettando la donna che si ama, soprattutto se non si è sicuri dell'amore, e se è permasa per mesi lontana.'' (da ''Malpensandoti'', n. 4)
*''Ma poi quando la vedo non penso più | e non so se è lontana o vicina, come i bimbi la tv.'' (da ''Malpensandoti'', n. 4)
*''Van Damme! Nessuna arte marziale può impedire all'amore di farti male. | Van Damme, nessun arte marziale può impedire l'amore.'' (da ''Van Damme (Saddam)'', n. 5)
*''Non spaventarti se ti faccio male perché | io faccio agli altri ciò che vorrei facessero a me, | poli complementari, odi amo, siamo come i dizionari, siamo Dei | sinonimi e contrari.'' (da ''Van Damme (Saddam)'', n. 5)
*''A volte un bacio solo vale il viaggio o il volo, vale il costo del biglietto come Grace Kelly in slow mo!'' (da ''Van Damme (Saddam)'', n. 5)
*''Io ho letto anche le note scritte in piccolo ma sui manuali di arti marziali, non trovi nessun capitolo che ti eviti eviti eviti eviti di sembrar ridicolo.'' (da ''Van Damme (Saddam)'', n. 5)
*''Mi riconosco nel mio disco solo se mi rispecchio riflesso nel retro del cd.'' (da ''Prendi per mano D'Amico'', n. 7)
*''Tanto è inutile conservarsi una riserva, | tanto non sai mai la vita cosa riserva, | tanto non si salva neanche la riserva quando la vita taglia la testa "al Toro" come Superga!'' (da ''Prendi per mano D'Amico'', n. 7)
*''Non lasciarmi a questo misero tavolino, | ormai hai fatto 30 fai 31 e fai mattino! | Facciamoci l'ultimo litro di vino | e poi andiamocene assieme com Falcone e Borsellino.'' (da ''Prendi per mano D'Amico'', n. 7)
*''Ma tu te ne vai amica mia, ma dove vai? | Resta con me e cin cin finché ce n'è. | Tanto finirà ugualmente tra di noi prima o poi e senza se, | ma dammi almeno il tempo di dimostrarti il peggio di me.'' (da ''Ma dove vai (Veronica)'', n. 8)
*''Io sono solo un commediante come Dante, | tu sei solo una come tante. | Ma se te ne vai gli occhi miei si faranno rossi come guance, | e le guance si faranno gonfie come arance, | perché se resto solo divoro di tutto | poi dimagrisco di botto quando mi rinnamoro.'' (da ''Ma dove vai (Veronica)'', n. 8)
*''Tanto neanche tu sai cucinare, quindi prima o poi ci dovremo lasciare o moriremo di fame.'' (da ''Ma dove vai (Veronica)'', n. 8)
*''Il mio orologio biologico batte giugno, | ma se te ne vai i miei occhi diveranno autunno, | e le foglie mi cadranno sulle guance | e gli occhi si faranno rossi come arance.'' (da ''Ma dove vai (Veronica)'', n. 8)
===''D' parte seconda''===
'''Etichetta''': Giada Mesi, 2010, prodotto da Giacobbe d'Austerlitz, Marco Zangirolami, Crookers, Two Fingerz.
*''Non lasciatemi solo, come è successo a Dio | che non ha la Tv, e anche se ha molti amici | gli fanno compagnia giusto i giorni festivi.'' (da ''Odio Volare'', n. 1)
*''Vorrei fare compagnia a Dio ma il viaggio mi terrorizza.'' (da ''Odio Volare'', n. 1)
*''Chi ha paura del vuoto non arriverà in alto | io ho paura anche del vuoto che c'è tra un passo e l'altro.'' (da ''Odio Volare'', n. 1)
*''Se qualcosa può andare storto sicuro ci andrà, io sono una calamita per le calamità''. (da ''Odio Volare'', n. 1)
*''Sento il cigolio quando gira il mondo. | Dio, non lo senti il rumore di fondo ?'' (da ''Anche se il mondo ha'', n. 2)
*''Prima o poi ciclicamente ci rido sopra perché le espressioni del volto sono finite.'' (da ''Anche se il mondo ha'', n. 2)
*''L'amore è quell'intertempo, in cui qualcuno ti | trattiene e ti tira in una stanzetta, | e tu, cerchi di fuggire e di restare | indipendente nel mondo ma quando, | ci ripensi ti ricredi e ti ritiri e ti | sembra il caso di restare, perché il mondo non è poi così grande, | e la suddetta stanzetta, non è poi così male. | E allora ti giri e baci e benedici chi ti stima ma | svanisce e scopri che nessuno ti stima o ti tira e ti si era solo | impigliato il maglione nella maniglia.'' (da ''L'amore è quell'intertempo'', n. 4)
*''Se chiudo un occhio giro mezzo mondo almeno ne sogno metà.'' (da ''In Loop'', n. 5)
*''Stammi dietro che chiedo al manovratore dell'ascensore a che piano va | va al piano bar, bene, | la seguiamo su fino a Gesù e giù fino a Belzebù | e poi pic-nic ai piani intermedi | sempre sazio finché credi a ciò che non vedi.'' (da ''In Loop'', n. 5)
*''Mi piacciono le [[donna|donne]] che si fingono matte, | ma mi scende tutto se si sono rifatte, | perché se il seno l'hai voluto grande, gigante, | chissà cosa ti aspetti dalle mie mutande.'' (da ''Mi piacciono le donne'', n. 6)
*''Le giornate finiscono tutte uguali, | e i ricordi sono briciole colorate, | te le ritrovi nel letto e non ti fanno dormire, | perche non sai mai se assaggiarle o spazzarle via.'' (da ''Briciole colorate'', n. 7)
*''Io passo il giorno su un PC a giustificare a sinistra come dopo Moro | ma poi il mio capo dice: No | la voglio così col centro giustificato sempre come dopo Moro.'' (da ''Briciole colorate'', n. 7)
*''Il mondo gira e sfoca le pose.'' (da ''Briciole colorate'', n. 7)
*''Le cene finiscono tutte uguali, via i commensali, ti sparecchiano il tavolo e tu non puoi più mangiare. | E magari avresti voluto finire di bere, avresti tenuto il bicchiere, niente da fare, ti sparecchiano il tavolo, | ti porti a casa solo le briciole colorate che ti rimangono ancora ancorate al cardigan e magari avresti voluto finire di bere, tenere il bicchiere, sparecchiami il cardigan, baby!'' (da ''Briciole colorate'', n. 7)
*''...ed ha i calli sul cuore, dati dal rinculo del fucile'' (da ''Anche se il mondo ha'', n. 2)
===''Nostalgia istantanea''===
'''Etichetta''': Giada Mesi, 2012, prodotto da Dargen D'Amico, Ada Michelle, Emiliano Pepe.
====Lato A====
*''E dì una parola qualsiasi, comincia con qualcosa di semplice, tanto è la prima cosa che dici, nessuno sa cosa c'era prima.''
*''E non c'è fine al bello, ma è una bugia, e potrei spiegarlo a parole, ma una fotografia del sole, per quanto si sforzi, non scalda uguale.''
*''Le parole da usare? Sempre quelle, l'arte è cambiare l'ordine.''
*''La vita è un'abitudine, ma capita sempre di perderne.''
*''Se non avessi avuto il terrore dei bambini potrei fare il maestro, e rivivere il primo giorno più spesso.''
*''Sonno disturbato crea mente disturbata, mente disturbata crea [[foie gras]], e poi da la colpa all'imbuto.''
*''Io stavo bighellonando e ora ho una parte nella tua vita, una piccola partecipazione, lo so, un ruolo marginale rispetto al sogno. Ma mi trovi buono buono, che aspetto il tuo risveglio seduto sul comò.''
*''Se Dio si incarnasse ancora, finirebbe su una croce tutta nuova, ripreso dai telefonini in aria, ecco cos'è la nostalgia istantanea.''
====Lato B====
*''Faccio niente, tutto il giorno, come posso avere sonno? E poi comunque non c'è pace, sono in gabbia anche nel sogno.''
*''Scadono se non le tengo in testa le persone.''
*''Non pensarci, pensa ad altro, neanche immagini lo spazio dentro al cranio, mondi vuoti, prendi il primo che ti piace.''
*''Mi sveglio tra un'ora, dovrò prendere una decisione! Nah, svegliati in un altro sogno, ogni [[cuscino]] è una nazione.''
*''Piango solo per provare, perché vorrei imparare a ritirare su le lacrime, quando ormai sono andate fuori da me per metà.''
==Collaborazioni==
{{collaborazioni}}
*[[Fabri Fibra]]
==Note==
<references />
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
===Opere===
{{Pedia|Di vizi di forma virtù||(2008)}}
{{Pedia|D' parte prima||(2010)}}
{{Pedia|D' parte seconda||(2010)}}
{{Pedia|Nostalgia istantanea||(2012)}}
[[Categoria:Cantautori italiani]]
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[[Categoria:Parolieri italiani]]
[[Categoria:Produttori discografico italiani]]
[[Categoria:Rapper italiani]]
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Adolfo Venturi (storico dell'arte)
0
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1419893
1409029
2026-07-10T13:52:54Z
Gaux
18878
/* Parte I */ Bernardo Rossellino
1419893
wikitext
text/x-wiki
[[File:Adolfo Venturi.jpg|thumb|Adolfo Venturi]]
'''Adolfo Venturi''' (1856 – 1941), storico dell'arte e accademico italiano.
<!--{{indicedx}}-->
==Citazioni di Adolfo Venturi==
*{{NDR|[[Michelangelo Merisi da Caravaggio]]}} ...cancella il valore disegnativo dato alla forma dai fiorentini, rifugge dai partiti decorativi, semplifica la visione degli oggetti per mezzo di un taglio, nitido, notturno, tra luce e ombra; approfondisce e semplifica la composizione. Dalle opere giovanili, composte ad armonia di chiari colori, sotto luci bionde e velari leggieri di ombre trasparenti, alle ultime, cupe e notturne, schiarate da luci crude e costrette, l'arte del Caravaggio sempre più afferma i suoi principi fondamentali plastico-luminosi, che fanno di lui il precursore dei massimi geni del Seicento europeo: da Franz Hals e Rembrandt, al primitivo Velàzquez.<ref>Da ''Disegno storico dell'arte italiana'', 1924; citato in {{Cita|Caravaggio|pag. 186|Francesca Marini, 2003|harv=s}}</ref>
*E benedetta sia quella [[fotografia]] che nella pittura e nel ritratto in ispecie, ci libera dalla produzione di tanti imbianchini, e tanto più preziosa fa divenire la grande arte, per la rarità del suo uso.<ref>Da un'intervista rilasciata ad [[Anton Giulio Bragaglia]]; citato in Ando Gilardi, ''Creatività e informazione fotografica'', in ''Storia dell'arte italiana'', Einaudi, Torino, 1982, vol. 9, tomo II, p. 567.</ref>
==''Leonardo e la sua scuola''==
*Tra gli scolari più antichi di Leonardo, [[Marco d'Oggiono]] (n. 1407?–1530), tendente al manierismo di lusso e di gran pratica, ripete, in modo pedestre, costantemente, le opere del maestro, le traduce nei proprii forti contrasti di chiaroscuro e nel proprio intenso colore. Il suo momento massimo è rappresentato dal "Salvator Mundi" della Galleria Borghese e dalla "Madonna allattante" del Museo del Louvre: opere con diligenza condotte, con i capelli delle figure lumeggiati uno ad uno, le sottili pieghe delle vesti color di rubino. La modellatura non manca di finezza, ma le teste son compresse, le mani gonfie, gli occhi sporgenti dall'orbita. (p. XXXII)
*Marco {{NDR|d'Oggiono}} dipinse [[Pala dei tre arcangeli|i tre Arcangeli]] nella Galleria di Brera, facendo del vinciano Gabriele un vezzoso manichino; di Michele una macchinosa figura che oscura il cielo con le enormi ali distese e gli sbuffi tondeggianti del mantello; di Raffaele una grassa donzella imbarazzata nel sacco di pieghe delle vestimenta. Tra Gabriele e Raffaele è piombato Lucifero con la liscia testa di porcellana, le braccia sottili, le mani piccolette, le scure piante artigliate. L'artista già cade nella più uggiosa maniera, dimentico di proporzioni, di rapporti tra le figure e il paese, legnoso nelle figure memori del linearismo convenzionale del Civerchio<ref>Vincenzo Civerchio (1470 circa – 1544), pittore italiano.</ref>, cupreo nell'effetto di colore. (p. XXXII)
*Nella tarda "Assunzione" {{NDR|di Marco d'Oggiono}} della Galleria di Brera in Milano, gli Apostoli, che in terra si agitano per mirare l'Assunta in cielo, tra corone di nubi e di cherubini, non hanno più posto per muoversi; si attaccano, si accatastano, mentre i cherubini che attornian Maria con le ciocche della chioma al vento, con le gonfie vesti fasciate, volano, nuotano, cadono all'ingiù, perdon l'equilibrio. Tutto è sgangherato, tutto è come strappato a viva forza, per il grido dell'enfasi, per il tumulto degli elementi. Spentasi davanti agli occhi di Marco d'Oggiono la luce accesa dal maestro, egli s'irretì sempre più. Incapace di vedere un paese nella sua linea d'insieme, si contentò di far tutto di convenzione: paesaggio, figura umana, panneggio; cercò l'effetto nell'enfasi del gesto, nel turbinio barocco delle lucide pieghe, nell'accesa tonalità dei colori; parve anticipare i giorni del manierismo romano, senza pur possedere la virtuosità, la forza, propria ai maggiori seguaci di Raffaello e di Michelangelo. (p. XXXII)
==''Storia dell'arte italiana''==
===[[Incipit]]===
La religione del {{sic|Nazzareno}} arrivò dall'Oriente a Roma imperiale, ancora rigida nelle sue forme, avvolta nel mistero dell'infinito, tremante di ritrarre la immagine del Sommo Dio, e paurosa di rendere con forme d'arte i propri fasti.<br>La civiltà greco-romana, trasformata dalla religione cristiana, trasformò questa a sua volta, e la fece erede dell'arte antica, dandole forme esteriori, una costituzione che si fondò su quella dell'Impero e l'ellenico elevatissimo sentimento del destino umano. Mentre il cristianesimo si diffondeva nel mondo greco-romano, la filosofia giunse ad una nuova concezione del divino, che si approssimava singolarmente a quella dei cristiani; i pensatori adoravano il Dio a cui avevano innalzato un altare nel cuore; Dio che, non avendo alcuna forma concreta, poteva essere rappresentato solo per mezzo di simboli e di allegorie, così come lo rappresentavano i cristiani.<br>Il simbolismo primitivo de' cristiani è quindi della maggiore semplicità; l'arte teme di esprimersi in modo chiaro, e raccoglie anche dalla Giudea segni ideografici, antichissimi geroglifici che graffisce sulle tombe. <!--(Vol. 1 ''Dai primordi dell'arte cristiana al tempo di Giustiniano'', cap. 1)-->
===Citazioni===
====''Dai primordi dell'arte cristiana al tempo di Giustiniano''====
*Quando i primitivi cristiani ricorsero all'arte classica, chiesero forme molto semplici: erano perseguitati ed oppressi, e non conveniva loro la magnificenza dell'arte per i ritrovi sotterranei. Al lume delle lucerne e delle faci, nelle necropoli, bastava alle anime pie di vedere abbozzati quegli elementari simboli che s'incontravano dall'Italia alle rive del Nilo e alle vallate della Siria, come in tutte le città cristiane dei morti. Erano le parole della nuova lingua universale della fede. (vol. I, p. 3)
*Mentre nelle catacombe aleggia la speranza, sulla porta di [[Basilica di Santa Sabina|Santa Sabina]] si afferma la vittoria e il predominio della Chiesa. All'arte simbolica primitiva era succeduta un'arte concreta, sorta sotto l'influsso dello spirito latino e delle tendenze pratiche di Roma, un'arte con intendimenti d'insegnare e di erudire figurando il catechismo sulla porta della casa di Dio. (vol. I, p. 477)
====''Dall'arte barbarica alla romanica''====
*La contesa degl'[[Iconoclastia|iconoclasti]] giovò tuttavia al progresso dell'arte, staccandola da forme rituali, poi che le immagini, considerate quali mezzi d'insegnamento e di decorazione, dovevano conformarsi al sentimento popolare, esprimersi in una favella intesa facilmente da tutti. Certi antichi tipi dovevan divenire ogni giorno più oscuri e misteriosi, più lontani dalla vita a cui la contesa religiosa contribuì a ritornarli. E la decorazione naturalistica che tenne luogo delle sacre immagini, quella di animali d'ogni specie, di rappresentazioni di caccia e di pesca, tanto biasimate da San Nilo scrivendo ad Olimpiodoro, non andò perduta, anzi restò nelle abitudini dell'arte medioevale. (vol. II, pp. 131-132)
*I ''Dialoghi'' di [[Papa Gregorio I|San Gregorio]] sono una raccolta di miracoli e di visioni relative alla vita dei santi, fatta da un uomo di strana e malata sensibilità; ma essi formarono il modello che gli artisti seguiranno fedelmente; il pontefice che prima d'essere consacrato vedeva l'{{sic|angiolo}} sulla mole adrianea<ref>[[Castel Sant'Angelo]], detto anche Mausoleo di Adriano.</ref> riporre nel fodero la spada di fuoco, e che pregò poi per la salute dell'anima di Traiano imperatore, fu uomo preso or dall'entusiasmo, ora dalla disperazione; un veggente della collera di Dio, il profeta che si estolle sui campi della morte. (vol. II, p. 137)
====''L'arte romanica''====
*[[Wiligelmo]] lavorò nella [[Duomo di Modena|cattedrale di Modena]], secondo il [[Celestino Cavedoni|Cavedoni]], nei primi anni del secolo XII [...]. Devonsi a Wiligelmo la porta principale a occidente della chiesa, adorna di figure di profeti entro nicchie e di complicati intrecci di rami con uomini e animali, e le sculture sulla facciata con le prime storie della Genesi. Qui egli è grandioso, ispirato all'antica arte carolingia; scolpisce le figure con forti mandibole, grosse labbra, capelli che hanno l'apparenza di parrucca; gira in tondo le vesti sulle spalle, sul ventre e sulle ginocchia. (vol. III, pp. 102-104)
*Questa piletta {{NDR|del Museo civico di Modena}} non è la sola opera scultoria che ci mostri la differenza dell'arte di [[Niccolò (scultore)|Niccolò]] da quella di Wiligelmo. Fra le altre sculture v'è quella della porta detta della Pescheria, nel duomo di Modena, appartenente al tempo stesso di quella de' Principi. Si è molto discusso sull'età della porta della Pescheria, che pure mostra ad evidenza la mano di Niccolò, cooperatore di Wiligelmo, di lui più giovane e meno arcaico, che non taglia, al pari di lui, le figure con segni angolosi o rettilinei, né dà loro mani smisurate, capelli e barbe a strie sottili, parallele, ondulate, zigomi sporgenti in modo straordinario, occhi spalancati, nasi grossi e lunghi; bensì forma i suoi personaggi con i capelli a ciocche ricciute, i volti larghi e schiacciati, le estremità più proporzionate, le vestimenta più curvilinee e pieghettate nelle orlature. (vol. III, p. 160)
*Sull'archivolto della porta della Pescheria {{NDR|nel duomo di Modena}} sono figurati [[Re Artù|re Arturo]] e altri eroi del ciclo epico bretone, il che fece pensare come i bassorilievi stessi fornissero la prova dell'origine straniera di Wiligelmo (a cui quelli si attribuirono invece che al più giovane e meno arcaico Niccolò), senza pensare che re Arturo nel Nord d'Italia, come nel Settentrione d'Europa, poteva bene essere considerato il tipo del cavaliere cristiano. (vol. III, p. 164)
*L'associazione di Wiligelmo con Niccolò continua a Piacenza, nella [[Duomo di Piacenza|cattedrale]] rifabbricata sull'antico nel 1122 [...].<br>Nella trabeazione della porta laterale della facciata, a sinistra, si osservano le rappresentazioni dell'Annunziazione, della Visitazione, dell'Annunzio ai pastori, dell'Adorazione de' Magi. E qui sono le figure di Wiligelmo, con teste lunghe, grandiose, coperte da una specie di turbante o di corona turrita, con vesti cadenti in fascio all'ingiù; mentre nell'altra trabeazione, dov'e sono espresse le scene della Purificazione, della Fuga in Egitto e della Tentazione di Cristo nel deserto, si rivedono le pieghe raggirate di Niccolò, le teste più tonde e schiacciate, e tutti gli altri caratteri suoi. (vol. III, pp. 174-176)
*Educato, erudito in una forma d'arte ispirata principalmente a quella de' sarcofagi romani, così come s'educarono ed erudirono i più antichi scultori di Provenza e di Borgogna, l'[[Benedetto Antelami|Antelami]] ebbe dagli scultori di Francia una più larga trama per ordirvi le sue figure, i materiali più abbondanti e ricchi dell'arte francese per le sue invenzioni. (vol. III, p. 277)
*Tutt'intorno al [[Battistero di Parma|battistero {{NDR|di Parma}}]] corre una gran fascia o zooforo, con figure mostruose e d'animali: un gufo; due tondi con mezze figure d'uomini con pileo in capo, il bastone in mano e la clamide agganciata sulle spalle; quindi un asino; un busto d'Ercole con la pelle del leone nemeo; due girasoli; un drago con faccia umana, le zampe anteriori di quadrupede, le orecchie grandi, un berretto in capo, le ali, la coda attorcigliata. Seguono una scimmia, un grifone, un viso d'uomo ritratto dal vero, due draghi a testa umana, un centauro che saetta un asino drizzato a brucar le foglie dei rami d'un albero, un altro asino, due cammelli, un elefante con una torre sul dorso, due tori, una folaga sulle acque. (vol. III, p. 308)
*Il battistero di Parma è opera la maggiore e meglio compiuta della scultura romanica del Settentrione. Il poema della redenzione umana si spiega all'esterno dal sacro luogo custodito dagli angioli solenni, che svolgono il rotulo delle promesse divine, e vigilato dai profeti chiaroveggenti, testimoni delle avverate speranze delle genti. (vol. III, p. 312)
*[[Nicola Pisano|{{sic|Niccola}} {{NDR|Pisano}}]] col suo potente ingegno aveva raccolto in sé la forza che erompe dall'antico, la pienezza, la robustezza, il naturalismo sincero; quella forza che quasi due secoli dopo raccolse Jacopo della Quercia nelle sue forme poderose e sane, e quindi Michelangelo ne' suoi atleti. (vol. III, p. 992)
*[[Giovanni Pisano]], che segue amoroso le tracce paterne, è arcaico al confronto, perché non ebbe la forza tutta individuale di Niccola nel frangere le convenzioni, dominare la materia col pensiero, rispecchiare la bellezza antica, penetrare nella verità della vita. (vol. III, p. 1000)
*La vita moderna scaturisce dall'antichità classica nell'opera di {{sic|Niccola}} {{NDR|Pisano}}; del linguaggio greco e latino si giova per dire più correttamente e nobilmente nel dolce stil nuovo; passando sulle rovine dell'arte dei bassi tempi, con le tradizioni cristiane nel cuore, arrivò a toccare il lido di un mondo quasi sconosciuto. (vol. III, p. 1000)
*Non rattenuto da schemi iconografici, sciolto dai vincoli chiesastici, Niccola d'Apulia<ref>Grafia alternativa per Nicola Pisano, richiamante le sue origini.</ref> all'esterno del battistero fece rifiorire le forme italo-greche e romane, mentre stampò costumi e uomini del suo tempo, or mettendo un turbante a un busto aureliano, ora trattando anche per masse le chiome di figure che con i grandi occhi scoppianti fuori dalle orbite guardano innanzi a sé; ora rendendoci tipi di gaudenti, di cortigiani superbi, di uomini di scienza solenni, di vecchi austeri che sembran muovere rampogne, di orientali, di donne rubiconde, ecc.<br>Il mondo di Niccola d'Apulia è lì come sopra un gran ponte gettato tra l'antichità e l'evo moderno. (vol. III, p. 1004)
====''La scultura del Trecento e le sue origini''====
*Ne' personaggi di questa tragedia {{NDR|la '' Strage degl'innocenti'' nel pulpito della chiesa di Sant'Andrea di Pistoia}} si scorgono i corpi allungati, le teste oblunghe, i movimenti contorti; e si manifesta, anche sotto la guida del padre {{NDR|Nicola}}, [[Giovanni Pisano]], nelle mosse brusche a lui naturali, nelle crude e taglienti determinazioni del vero. (vol. IV, p. 3)
*Queste quattro statue {{NDR|nel ciborio della basilica romana di San Paolo fuori le mura}} ci rivelano la grande arte di [[Arnolfo di Cambio|Arnolfo]]: appena nella figura dell'oratore, nel movimento avanzato dell'anca sinistra, si nota una lieve contorsione gotica: in tutto il resto esse sono forti e salde, e la testa naturalistica del vecchio frate, la superba figura dell'oratore, sicuro di sé, ci dicono come le grandi fonti dell'antico e della natura si unissero nell'arte di Arnolfo quali due torrenti nell'alveo di un fiume. (vol. IV, p. 80)
*Compiuto il monumento di Bonifacio VIII in San Pietro, Arnolfo tornò a Firenze a continuar l'opera di Santa Maria del Fiore, e a rinnovare, con la potenza del suo genio, l'arte fiorentina. Ma ben presto, l'8 di marzo 1302, secondo le ricerche del Frey<ref>Karl Frey.</ref>, venne meno il grande scultore e architetto, il maestro caro a Carlo I d'Angiò ed ai romani Pontefici, desiderato dai Perugini quando ancora Giovanni Pisano lavorava alla fonte di Piazza. Morì lasciando un'orma eterna, facendo sorgere come per incanto, in un breve corso d'anni, Santa Croce, Santa Maria del Fiore e il Palazzo Vecchio di Firenze. La scultura iconica ebbe da lui il maggiore sviluppo, l'architettura nuovi fondamenti. (vol. IV, p. 167)
*[[Lorenzo Maitani]] disegnò la facciata del Duomo {{NDR|di Orvieto}}, ancora mancante, e fu il provveditore della sua decorazione. Gli angeli, che egli stesso gettò, per circondarne il gruppo della Vergine col Bambino assisa sotto un padiglione disposto sull'architrave della porta maggiore, hanno tale corrispondenza con il maggior numero delle figure de' bassorilievi, da farci ritenere che una stessa mano abbia eseguito gli uni e gli altri, o almeno che modelli di forme del tutto simili siano stati dati al fonditore e ai marmorari. (vol. IV, p. 323)
*Lorenzo Maitani, nella sua città natale {{NDR|Siena}} e in Firenze nella bottega del grande scultore da Pontedera<ref>Andrea Pisano, nato a Pontedera nel 1290 circa.</ref>, cercò gli esecutori delle sue idee grandiose; e questo spiega come nelle sculture della facciata del Duomo di Orvieto, in quella della Visitazione, ad esempio, la scena sia similissima all'altra della porta in bronzo d'Andrea Pisano. (vol. IV, pp. 325-328)
*Andrea di Cione Arcangnuolo o Arcangio o Arcagnio, detto l'[[Orcagna]], compare per la prima volta nel 1343 tra i pittori fiorentini, e, nove anni dopo, iscritto tra i maestri di pietra e di legname. Pittore, {{sic|musaicista}}, scultore, architetto, poeta, fu esempio della versatilità artistica italiana, personificazione dell'unità delle arti. (vol. IV, p. 637)
*Niuna delle figure {{NDR|del tabernacolo di Orsanmichele}} ha il capo circondato del nimbo o è avvolta da un'aureola, perché già gli uomini raccontavano di avvenimenti sacri come di cose famigliari, e si avvicinava il momento in cui l'arte religiosa rifletterà la vita sociale ne' suoi aspetti. L'Orcagna tolse i simboli, perché sentì di esprimere anche senza di essi, sinceramente, la sua devozione. (vol. IV, p. 640)
*Nel rappresentare {{NDR|nel tabernacolo di Orsanmichele}} una scena solenne, come quella dell<nowiki>'</nowiki>''Assunzione'', {{NDR|l'Orcagna}} ricordò d'essere non solo scultore, ma anche {{sic|musaicista}}, per ottenere gli effetti più vivi e abbaglianti, col fondo di smalto azzurro sparso di stelle. E ricordò d'essere architetto quando quei bassorilievi e quei musaici dispose nel tabernacolo, mirabile per l'armonia delle parti, per la nobilissima eleganza dell'insieme, per la maestà assunta dallo stile gotico. Dalle sue sculture spira un'aria grave, melanconica. Non sembra giusto di figurarci l'Orcagna come uno spirito irrequieto che tenti sempre cose nuove; è piuttosto un maestro laborioso, pratico e sodo. Le sue figure non hanno quella vita degli occhi che spira nelle opere trecentesche; tuttavia la ''Fede'' dalle pupille estasiate, Maria che riceve l'annuncio della fine della vita mortale, gli {{sic|angioli}} presi da incanto che abbassano le ali lungo i pilastri del tabernacolo, mostrano quanto fosse alto nell'Orcagna il sentimento della convenienza religiosa. (vol. IV, p. 662)
====''La pittura del Trecento e le sue origini''====
*Abbiamo veduto così, tra i maestri che dipinsero le tavole del {{sic|Dugento}}<ref>Toscanismo per Duecento.</ref>, il Berlinghieri ligio a forme antiquate, Margaritone disfatto, Giunta grossolano, [[Coppo di Marcovaldo]] imitatore garbato de' Bizantini, Guido da Siena stampatore di Madonne, ecc. Tuttavia dagli uni agli altri le forme si vanno elaborando e digrossando, finché Cimabue irrompe con la sua passione tra gli stanchi fantasmi dell'arte romanica, e sopraggiungono Pietro Cavallini, a ridare romana forza ad Apostoli e Santi, Duccio di {{sic|Boninsegna}}, a coronare le tradizioni bizantine; Giotto a creare il damma sacro, la divina Commedia. (vol. V, pp. 121-122)
*Nel 1291, quando [[Pietro Cavallini]] lavorava i {{sic|musaici}} di Santa Maria in Trastevere, un gran progresso dovette essere avvenuto nella sua maniera, [...]. Non si vedono più figure piatte su fondi d'oro, ma scene aventi rilievo e gareggianti con la pittura, vesti a colori schiariti e svaniti nelle parti avvivate da bianche luci, intensi gradatamente nelle ombre. L'oro, non steso più ne' manti come su lastre metalliche, s'intesse ne' broccati e nelle tele, trae dalle penne del pavone il suo splendore per raggiare nell'ala dell'angiolo dell'''Annunciazione'', filetta i contorni, sparge di moschette o alluciola i panni per mettere all'unisono il fondo con le figure sovrapposte, che sembrano intagliate nelle onici o nelle gemme. (vol. V, pp. 141-143)
*Nonostante le affinità che si devono riconoscere tra i due maestri, [[Cimabue]] è più plastico, poderoso e massiccio, il Cavallini più grandioso e monumentale; Cimabue modella con insistenza le figure, come se dovesse formarle nel bronzo, il Cavallini dà loro slancio potente; Cimabue elabora tipi bizantini rendendoli grifagni, Cavallini è più libero dalla convenzione bizantina e più classico; Cimabue prepara gl'intonachi con una tinta nerastra, il Cavallini di rosso. (vol. V, pp. 201-206)
*L'ultima opera certa di lui, la tavola della ''Natività della Vergine'', nel Museo dell'Opera di Siena, ci mostra come, invecchiando, debole di spirito e di forma, sempre più si accostasse alla vita, vestendo de' costumi del tempo i personaggi, staccandosi dagli esemplari di Duccio<ref>[[Duccio di Buoninsegna]].</ref> e avvicinandosi sempre di più al fratello<ref>[[Ambrogio Lorenzetti]].</ref>. Ma la morte troncò, verso il 1350, i nuovo conati di [[Pietro Lorenzetti]]. Gli ultimi suoi anni sono avvolti nel mistero; e la notizia d'un quadro di lui, esistente nella chiesa di San Francesco ad Avignone, potrebbe generare il sospetto che là si recasse il maestro dopo avvenuta la morte di Simone Martini. (vol. V, p. 678)
*Un ciclo di pitture che ha reso famoso Pietro Lorenzetti è quello della basilica inferiore d'Assisi. Prudentemente il Thode<ref>Thode, ''Franz von Assisi'', Berlin, 1904, pag. 294. {{NDR|(N.d.A., p. 680)}}</ref> notò che si ebbe ragione a toglierle a Puccio Capanna, a Pietro Cavallini e a Giotto, ma che si andò troppo oltre nell'assegnarle a quell'autore e non a' suoi seguaci. (vol. V, p. 680)
*{{NDR|Commentando il ciclo degli affreschi dell'''Allegoria ed effetti del Buono e del Cattivo Governo'' nel Palazzo Pubblico di Siena}} Prima che l'umanesimo richiamasse in onore le divinità pagane rimaste per tutto il medioevo nell'immaginazione popolare, rideste ai primi tepori della civiltà nuova, [[Ambrogio Lorenzetti]] rende loro lo scettro sugli uomini.<br>L<nowiki>'</nowiki>''Estate'' ha il tipo pieno, rubicondo, proprio di Ambrogio, il quale qui fu meno scarso del solito nel segnare i tre quarti del volto della figura, e rapido nel tratto, sciolto, freschissimo. L<nowiki>'</nowiki>''Autunno'' pare un'incisione a due tinte per le bianche lumeggiature sulle carni abbronzate, ora a tratti veloci e ora a masse sulle parti prominenti e più esposte alla luce. C'è modernità in quegli schizzi a colpi, saldezza d'arte progredita, libertà di maestro. Ambrogio Lorenzetti è più nuovo che non nelle opere finite in quegli abbozzi decorativi dove si lascia sorprendere senza la dottorale zimarra che sembra indossare di solito. (vol. V, pp. 709-710)
*[...] più che da Giotto e dai Fiorentini, come si è ritenuto sin qui, Ambrogio attinse da Simone Martini e dal fratello {{NDR|[[Pietro Lorenzetti|Pietro]]}}, come può vedersi nella ''Madonna del latte'' in San Francesco di Siena, dove i contorni del volto di Maria sono crudi, scarsi e manchevoli nello scorcio, le mani hanno dita staccate e aperte, il drappo involgente il Bambino prende curve gotiche. Era naturale che Ambrogio e Pietro, fratelli e talvolta cooperanti, influissero l'uno sull'altro, e che il più giovane {{NDR|Ambrogio}} prendesse qualche abitudine dal fratello maggiore saputo ed esperto. (vol. V, p. 722)
*Recò nuove forze in Toscana, pure attingendovi nobiltà di forma, [[Antonio Veneziano]], succeduto ad Andrea da Firenze come continuatore delle ''Storie di Ranieri'' nel Camposanto di Pisa. Vuolsi scolaro di Taddeo Gaddi, perché le sue forme si attengono ai grandi esemplari di Giotto, ma son più prossime direttamente a queste che non a quelle di Taddeo o di Agnolo Gaddi, più vere, più equilibrate e armoniose, più limpide di colore e più liete. (vol. V, p. 915)
====''La scultura del Quattrocento''====
*[[Jacopo della Quercia]] rappresenta il ritorno verso le forme degli avi etruschi. Per lui rivive, come per un'intima ingenita forza, lo spirito, il sentimento naturalistico dell'antica arte indigena; riede con lui l'amore al forte rilievo, alla pienezza, alla gagliardia che distinse lo stile etrusco nel suo maggiore sviluppo. (vol. VI, p. 67)
*Per ottenere il movimento, [[Nanni di Banco|Nanni {{NDR|di Banco}}]] cadde nel barocco ricercando scuri e profondità di scuri nelle vesti tormentate. Rappresentò l'''Assunzione della Vergine'', con gli angioli reggenti a fatica la mandorla, ove Maria volgesi a stento e allunga con isforzo le braccia per porgere il cinto a Tommaso. Questi, invece di sollevar le braccia per ricevere, par che stenda le palme davanti agli occhi, come per difendersi da luce abbagliante. (vol. VI, p. 209)
*[...] per amor del movimento, Nanni di Banco si provò a risolvere leggi prospettiche, ma in modo che fece dire di lui al Vasari: «fu persona alquanto tardetta». (vol. VI, pp. 210-212)
*{{NDR|Commentando due bassorilievi raffiguranti Giovanni Tornabuoni e sua moglie Francesca Pitti}} In questi bassorilievi il [[Andrea del Verrocchio|Verrocchio]] appare sotto un aspetto nuovo, ribelle alle tradizioni dell'antico, intento a rappresentarci la realtà della vita, la commedia umana. Nella forma lo diremmo un barocco del Quattrocento, se la pesantezza non fosse attenuata dalla ricerca scrupolosa del particolare e della sincerità dell'espressione. (vol. VI, p. 712)
*{{NDR|Commentando il busto di Eleonora d'Aragona di Francesco Laurana}} E un busto fine, purissimo, con gli occhi tagliati come di una mascheretta, con le sopracciglia appena segnate come da un filo, tutto condotto dolcemente; e se non fossero certi colpi di trapano all'angolo delle labbra e nelle nari, parrebbe fatto col fiato; la tunica lasciata scabra dà l'idea di seta crespa, la cuffietta del capo, d'un velo di seta a righe. Il ritratto è il primo d'una serie di busti muliebri ne' quali il [[Francesco Laurana|Laurana]] raggiunge una finezza anche maggiore. (vol. VI, p. 1034-1035)
*[...] le donne del Laurana par che esalino l'anima [...]. (vol. VI, p. 1044)
*Scultore mutevole di maniera, Francesco Laurana dalle forme impetuose dei primi tempi arrivò alle più raffinate, sempre circondando le figure sfarzosamente di ornati nello stile più elegante, mettendole in ambienti trionfali. I seguaci, che molti ebbe in Sicilia e in Francia, scemarono la schiettezza dell'impronta nelle sue opere, ne tolsero determinazione, dignità e purezza; ma, in ogni modo, il Dalmata tiene con onore un posto degnissimo tra i maestri che Venezia madre crebbe a civiltà. (vol. VI, p. 1049-1050)
====''La pittura del Quattrocento''====
=====Parte I=====
*Tra i quadri più antichi di [[Gentile da Fabriano|Gentile]] è il polittico dipinto per la chiesa dei minori Osservanti a Valle Romita, ora in molte parti nella Galleria di Brera a Milano. Il pittore si mostra arcaistico più che in altre opere, rappresentando l'Eterno, nell'''Incoronazione'', come un vegliardo colossale, con alta corona gotica, circondato da cherubini dalle ali cangianti, come biforcate; la Vergine e il Redentore seduti nello spazio sopra raggi e fiamme; [...]. (vol. VII, parte I, p. 190)
*A Firenze, Gentile, l'apparatore magnifico, riversa fiori nelle gotiche cornici, popola di cavalli, di cani, di scimmie, di uccelli la scena dell'''Adorazione dei Magi''. Passano i Re sul fondo, di contrada in contrada, scendono le erte montane, varcano i ponti levatoi de' castelli, seguiti da cortigiani col falco in pugno, da cacciatori col {{sic|guepardo}}. Il più vecchio si prostra, bacia un piede al divin Bambino che gli pone una manina sulla testa calva; e gli altri due Re offrono riverenti i doni chiusi come in gotici reliquiarî. Vesti di broccato e di damasco, cinture gemmate e con caratteri cufici, come ne' vasi ageminati della Persia, bardature e fornimenti d'oro de' cavalli, risplendono in quella scena strabocchevole di ricchezza, dove il pittore fa la ruota, pavone dalle iridiscenti penne occhiute. (vol. VII, parte I, pp. 196-198)
*Rispetto al Fabrianese {{NDR|Gentile da Fabriano}} il [[Pisanello]] sembra un improvvisatore, il quale da ogni cosa che lo circonda, e più che da sé stesso e dai suoi simili, tragga dalla vita degli animali i motivi dell'arte. Cani d'ogni specie, cavalli e muli, scimmie, animali rari e comuni, uccelli visti a volo per le valli o addestrati alla caccia, formano ogni sua delizia. Vero pittore d'animali, ne spia gli istinti ne traduce rapidamente le forme, le abitudini, i moti, ne rende i peli, le piume, le chiazze del colore della pelle, li figura ne' più variati e fuggevoli aspetti; se non gli riesce di sorprenderli di fronte, li persegue a tergo pian piano con la punta d'argento o la penna. (vol. VII, parte I, p. 250)
*{{NDR|Commentando l'affresco ''San Giorgio e la principessa'' nella chiesa di Santa Anastasia a Verona}} Qui veramente il Pisanello mostrò la gran novità dell'arte sua, il talento di attore: non la scena di sangue e di morte, ma il momento d'ansia, il silenzio drammatico dell'ultimo momento d'attesa, che precede la folgore e lo scoscio della tempesta. (vol. VII, parte I, pp. 258-259)
*È probabile che, dalla maturità in poi, applicatosi specialmente ad eseguir medaglie, il Pisanello lasciasse frammentarie le ricerche dei moti dell'espressione e della vita umana. Oltre i disegni d'animali, tengono il primo posto quelli de' ritratti che dovevan servirgli a modellar medaglie. (vol. VII, parte I, p. 263)
*[[Paolo Uccello]] {{NDR|nel ''Diluvio''}} fece ignude gran parte delle sue figure, quasi a meglio mostrare il brivido de' corpi e il gelo delle ossa, in mezzo alla furia degli elementi, sotto il fato che incombe terribile. [...]. Non gli basta disegnare la convulsione dei corpi, ma li fa macerare dalle acque, sbattere dai venti, intirizzire dallo spavento; e da per tutto, nelle acque rigonfie, nel cielo tempestoso, nella furia dell'aria, fa rombare la morte. (vol. VII, parte I, p. 338)
*[...] [[Donatello]] non ispirò Andrea {{NDR|del Castagno}} soltanto nell'ornare alla classica la sala del ''Cenacolo'', ma anche nel drappeggiare i personaggi nelle vesti dalle pieghe con forti addentramenti, nodose e contorte. Con lo studio delle forme nuove nell'architettura e nell'ornamentazione, [[Andrea del Castagno]] associò quello del rilevo e della prospettiva, facendo che tutte le figure del ''Cenacolo'' si veggano dal punto di vista dell'osservatore scorciare dal sotto in su con il pavimento, gli scanni, la mensa e i lacunari del soffitto. E nonostante tutte queste raffinatezze d'arte e di tecnica, serbò la sua fibra campagnuola energica e rude. (vol. VII, parte I, p. 348)
*La luminosità del colorito elegantissimo e puro, appresa da Masolino e dall'Angelico, ammodernata con lo studio della prospettiva aerea, forma il gran merito di [[Domenico Veneziano]], ch'ebbe ad aiuto e cooperatore [[Piero della Francesca]], il maestro che portò a perfezione quella tecnica, quel dolcissimo impasto di colore e di luce. (vol. VII, parte I, p. 359)
*La logica, il senso pratico di cui era dotato [[Filippo Lippi]], ne fa presto un ribelle all'iconografia sacra. Quando dipinse per la moglie di Cosimo de' Medici la tavola della ''Natività'', [...], nell'alto del quadro fece sporgere le due mani dell'Eterno. In antico s'era indicato con una mano sporgente dal cielo l'intervento di Dio Padre; ma Egli non è monco, avrà pensato Fra' Filippo, e dipinse le due mani aperte in atto di protezione. (vol. VII, parte I, p. 364)
*Sin dalle opere prime giunte a noi, il pittore {{NDR|Filippo Lippi}} scuote il gioco iconografico, cerca libertà di forme e d'immagini. Gli insegnamenti del [[Beato Angelico]] si perdono nelle sue figure dalle teste schiacciate e quadre, dal naso corto, dalla bocca larga, dalle mani fanciullesche. Molte di esse par che stiano sospettose in ascolto, e solo si elevano alquanto se entro l'arte del Frate<ref>Filippo Lippi fu frate carmelitano fino al 1461, quando papa Pio II lo dispensò dai voti.</ref> penetra un ricordo dell'Angelico. Allora si illuminano le carni, e la grazia veste i corpi atticciati e ne schiara gli aspetti. (vol. VII, parte I, p. 366)
*{{NDR|Filippo Lippi}} Nel 1450 gli fu tolto il titolo di rettore e commendatario di san Quirico a Legnaia, per non aver pagato un debito e, peggio, per aver fatta una quietanza falsa a fine di provare d'averlo pagato. Ma molto gli fu perdonato perché molto si fece perdonare per le opere sue, [...]. (vol. VII, parte I, p. 374)
*Conquistata la tecnica, il [[Pesellino]] sembra buttarsi a capofitto nel piacere, nel gaudio della vita, nella società più che mai fiorita. Abbellendosi, scaldandosi, rallegrandosi tutto, mirò ad altri maestri, come Paolo Uccello, per imparare a render lo spazio, a rappresentare le delizie del paese, a scorciar corpi per dar vivezza ai moti. (vol. VII, parte 1, pp. 392-393)
*Gentilezza senza preziosità, tenerezza senza sdolcinatura, un certo languore nell'espressione e nella grazia di corpi talvolta toscanamente dinoccolati; raffinatezza di segno, colori eletti e splendenti, chiaroscuro sempre più intenso e profondo: tale è il fiore dell'arte di Francesco Pesellino. (vol. VII, parte I, p. 402)
*{{NDR|Riferendosi ad alcuni quadri conservati nella Pinacoteca di Siena}} [...] in tutto il [[Sassetta]] porta una amorosa cura, una delicatezza di segno, una colorazione delle carni rosate nella luce, verdognole nell'ombra, una dolcezza di effetti nuovi nella pittura senese quattrocentesca. (vol. VII, parte I, p. 492)
*Con l'anima di trecentista, il Sassetta lavorò nel tempo nuovo, dando timide espressioni fanciullesche alle figure spoglie d'ogni grandezza e d'ogni forza. La grande ideal sintesi di Giotto non è più nella rappresentazione della leggenda francescana: le animule figurate del Sassetta vorrebbero vivere nel mondo ultrasensibile. (vol. VII, parte I, p. 494)
*{{NDR|Commentando gli affreschi eseguiti nella Cappella Sistina}} Più d'ogni altra cosa il [[Sandro Botticelli|Botticelli]] cercò di rendere il movimento, e oltre quello dell'azione, l'altro ritmico della composizione, per trovare unità ne' diversi momenti dell'azione stessa, o il collegamento delle diverse azioni successive svoltesi nello stesso campo. Curvando, piegando, inchinando, torcendo trovò nel ''Sacrificio di Cora, Datan e Abiron'' l'unità tragica delle azioni diverse, così come, disegnando poi in un solo foglio un Canto della Divina Commedia, riuscì talora a tener di mira la linea della composizione, l'effetto dell'intero Canto, pur commentando passo passo i versi danteschi. (vol. VII, parte I, pp. 619-622)
*{{NDR|Commentando l'affresco ''Disputa di S. Tommaso'' nella Cappella Carafa della basilica romana di S. Maria sopra Minerva}} In Roma Filippino par che senta il freddo prendere le sue composizioni delicate, e si sforza ad accentuare lineamenti, anche a ingrossarli. Tra i disputanti, parecchi hanno labbra tumide, slargate, {{sic|nari}} vibranti, orecchie carnose curvate, pesanti vestimenta contorte. Filippino cerca di render la carne, l'aggrotta sulla fronte, l'ammonta sulle sopracciglia, la gonfia nelle {{sic|guancie}} dalla linea che parte dalle nari acute, la rigonfia all'estremità delle labbra, l'affloscia e l'imbudella sul collo. Roma imbarocchisce il {{sic|dòlce}}, il timido Filippino. (vol. VII, parte I, pp. 654-656)
*La educazione pittorica di [[Domenico Ghirlandaio]] si può ricercare nell'opera che con tutta probabilità è la prima in cui l'artista si esprima compiutamente, cioè nella cappella di Santa Fina a San Gimignano, ove sembra un continuatore perfezionato, raffinato di [[Benozzo Gozzoli|Benozzo di Lese]]<ref>Benozzo di Lese di Sandro (1420 circa – 1497), più noto con il nome di Benozzo Gozzoli.</ref>. (vol. VII, parte I, p. 716)
*{{NDR|Commentando la pala eseguita dal Ghirlandaio per l'altare maggiore della chiesa di San Giusto alle Mura, detta degli Ingesuati, ora conservata agli Uffizi}} La tavola dimostra sì che il Ghirlandaio è uscito dalla stessa corrente artistica dalla quale uscirono il Botticelli e Filippino Lippi; ma pare che il giovane pittore avesse l'animo aperto al nuovo, e raccogliesse fiori da altri giardini non piantati da Fra' Filippo<ref>Filippo Lippi.</ref>, e specialmente da quelli di Andrea Verrocchio. (vol. VII, parte I, p. 724)
*Più che con gli scarsi dipinti, il Verrocchio insegnò con l'opera di orafo e di scultore; ma anche con la sua tecnica esperienza di pittore dette impulsi verso la perfezione della pittura toscana, usando i nuovi metodi del colorire ad olio, giungendo nella costruzione del nudo a forte solidità e a sicura penetrazione de' muscoli e delle ossa, arrivando a imprimere nei corpi una forza vitale, più che con l'atletica potenza de' {{sic|Pollaiuolo}}<ref>Antonio e Piero del Pollaiolo.</ref>, con la grandezza morale, l'incisiva sobrietà delle linee, l'orgoglio della massa severa. (vol. VII, parte I, pp. 784-785)
=====Parte II=====
*Unica pittura di [[Melozzo da Forlì|Melozzo]] in Forlì è l'insegna di una farmacia, ora nel Museo civico forlivese: ''Il Pestapepe''. L'atletico facchino di farmacia piomba il pestello sul mortaio con uno sforzo proprio di un Ercole che precipiti Anteo. L'azione per lo stringer dei denti bene espressa nel volto, e per le gambe allargate bene resa nella persona, ha l'eccesso particolare alle insegne che debbono richiamare l'attenzione del pubblico. Nell'oscuro vano d'una porta, la {{sic|pollaiuolesca}} immagine campeggia segnata da un tratto ferreo, potente per l'effetto prospettico. (vol. VII, parte II, pp. 61-62)
*Non poteva imitarsi l'arte profondamente individuale di Melozzo. Rimase bensì nel fondo, nell'anima dell'arte italiana; e vive a Roma con quella dei fattori del moderno rinnovamento, e vive a [[Forlì]] dove, in giorni di tirannia, di contrasti di fazioni, di ferocie, Melozzo trovò entusiasmi per l'ideale della bellezza gentile e gagliarda. Tra le scene di sangue e gl'incendi, che arrossano la storia della città sua natale, la figura di Melozzo si eleva come quella de' suoi apostoli, dei suoi patriarchi, de' suoi profeti, grandi, solenni, possenti di corpo e di anima. (vol. VII, parte II, p. 63)
*{{NDR|[[Marco Palmezzano]]}} Morto Melozzo, di quando in quando pare che, rivedendo cartoni del maestro, egli si provi a cercare quell'amplificazione della forma quattrocentesca suggeritagli da lui; ma lo squadro delle figure a lui naturale era meschino, cosicché ricadeva poi nelle grette sue forme. Presso la fonte della luce egli la riverbera, benché pallidamente; con lo spegnersi dei raggi animatori a poco a poco scolora, illanguidisce, gli vien meno con la luce il calore e la vita. (vol. VII, parte II, p. 65)
*L'espansione delle forme di Melozzo, precursore del Cinquecento, non fu compresa da Marco Palmezzano, che le ridusse entro limitazioni quattrocentesche; e, come un quattrocentista ritardatario il seguace s'inoltra nel tempo senz'accorgersi del trionfar de' geni, allo schiudersi del secolo XVI. Quando nel 1537, a ottantun anno, dipinse la seconda pala d'altare della Pinacoteca Vaticana, non fece che complicare il numero de' santi che si affastellano sul limitare del tiburio, entro cui si eleva, sul trono, la Vergine. E là le reminiscenze di Melozzo si mescolano con quelle di [[Francesco Francia]] in un effetto intorbidato. Chiuse così la sua vita operosa il modesto continuatore di Melozzo. (vol. VII, parte II, pp. 82-84)
*Con l'andar degli anni il [[Luca Signorelli|Signorelli]] abbrustolisce ognor più le figure, separandosi del tutto dal suo maestro [[Piero della Francesca|Piero {{NDR|della Francesca}}]]. Piero, composto nei moti dei personaggi augusti, Luca impetuoso e tragico; Piero, chiaro, luminoso e fresco, Luca rossastro, caldo, abbronzato; quegli, col segno a tratti sottili e geometrici, questi, con segni rapidi e taglienti; il primo, a piani semplici, lievemente distinti, il secondo, a piani larghi con forti contrasti.<br>Perciò, se avessimo a dar figura all'immagine suggerita dall'opera dei due grandi, Piero ci apparirebbe come un patriarca nel mattino del secolo; Luca Signorelli, il figlio pastore, nel meriggio infocato, avvolto come Ercole dalla pelle leonina, in corsa, con le carni bruciate dal sole e le chiome ai venti, per i monti e le foreste, pronto alla caccia, tremendo nella lotta. (vol. VII, parte II, p. 336)
*[[Andrea Mantegna]] si era ricusato di far miniature per Isabella d'Este, dicendo di non aver attitudine alle cose minuscole, [...]. (vol. VII, parte II, p. 454)
*Bernardino di Betto nacque, secondo il Vasari, nel 1454. Fu soprannominato il [[Pinturicchio]], ed anche il Sordicchio, perché, al dire di Francesco Matarazzo, cronista perugino, «era sordo, e piccolo, de poco aspetto e apparenza». Ma, soggiunge il cronista, «come quello maestro Pietro (Perugino) era primo de quella arte, cosi costui era secondo». (vol. VII, parte II, p. 586)
*Si è detto che il Pinturicchio è molto fantasioso, e proprio non è: è un apparatore magnifico. Egli si contenta di profondere ori e gemme nel campo delle sue pitture: che queste {{sic|sieno}} bene equilibrate o no, poco gl'importa; che i costumi {{sic|sieno}} veri o no, poco lo turba. Egli ama il colore, ne gode con quegli occhi suoi di gioielliere; ruba ai musaicisti le tessere splendenti; ai tappezzieri le stoffe alluciolate, i tessuti a fiorami, i broccati e i damaschi; ai marmorari il lapislazzuli e i verdi smeraldini; alla moda i veli colorati, le stoffe a righe variopinte, le orlature ricamate; agli orefici le collane, le catenelle, le cinture, le placchette, i globoletti, tutti i gingilli. Nella costruzione delle figure non si affatica troppo; e le mani specialmente sono il cruccio dell'artista, il quale talora non sa che farsene, e le appoggia all'anca, sulle ginocchia, o le stringe alla cintura, le fa additare qualcosa, le fa tenere {{sic|rotuli}} e libri. Non parlano le sue mani! Il Pinturicchio parla soltanto col colore, anzi canta con esso una canzone allegra di festa, un [[ditirambo]]! (vol. VII, parte II, p. 642)
=====Parte III=====
*Lo svolgimento classico della rappresentazione della Natività, [...], trova nell'esordire di [[Giovanni Bellini]] il più alto coefficiente. Appena della educazione di [[Jacopo Bellini|Jacopo]], suo padre, si trova un lontano accenno nelle lunghe proporzioni della Madonna e nelle congiunte mani lunghette. Egli dà delicatezza al volto della Vergine ed esprime mirabilmente il sonno del fanciullo negli occhi stretti, nella boccuccia respirante, nel braccetto destro penzoloni. Il trono, con ornati del Rinascimento, alla donatelliana, dice la tendenza dell'artista, indirizzata ne' suoi primi anni dal padre stesso verso Padova. (vol. VII, parte III, pp. 420-424)
*[[Lorenzo Costa]] fu educato dal [[Cosmè Tura|Tura]] a Ferrara, com'è dimostrato dal ''San Sebastiano'' della Galleria di Dresda, attribuito al maestro stesso, pur recando una scritta ebraica col nome del pittore. Lo stridore di certi effetti, come della colonna di malachite su cui si appoggia il Santo, la crudezza dei lineamenti, segnati grossamente di nero, la mancanza dell'energia, perenne in Cosmè, il minor tondeggiare delle forme, le pieghe del drappo che cinge i fianchi, insolite nel Tura: tutto mostra un coloritore che si attiene al caposcuola ferrarese, ma sommariamente, senza gagliardia e senza profondità. Si ha l'impressione come di un Tura lustrato, superficiale, tagliente nei contorni, con la materialità di un lavoro scolastico. Perciò convien tener fede alla iscrizione, letta e riletta, col nome di Lorenzo Costa. (vol. VII, parte III, p. 761)
*Col suo non ricco bagaglio sminuito lungo la via, l'artista {{NDR|Lorenzo Costa}} si recò a Mantova a sostituire il Mantegna come pittore ufficiale di Corte {{NDR|dei Gonzaga}}. Benché rappresentante di una generazione posteriore al venerando maestro, era stato preso da sonnolenza, e i suoi corpi parevano divorati dalla lue da cui egli era infetto. La ricerca della grazia, della spiritualità e della poesia, che ferveva in tutta l'arte italiana, si era espressa da lui con la diminuzione della monumentalità e la pieghevolezza dei corpi; e dentro gli schemi lineari dedotti dalla plastica venne meno la plasticità. (vol. VII, parte III, p. 804)
*Egli {{NDR|[[Francesco Francia]]}} era entrato nel Cinquecento con l'ancona<ref name="Ancona">Pala d'altare.</ref> di Pietroburgo, rinnovellato, colmo di plastica forza. E continuò cercando nella purificazione de' suoi tipi, nuovi ideali. Il realismo quattrocentesco cadde con lui, che tramandò per mezzo di Timoteo della Vite<ref>Timoteo Viti (1469 – 1523), pittore italiano.</ref> il decoro formale a Raffaello. Non estese le ricerche, sempre intento a trarre armonie da' suoi modelli, come prima cesellati gli argenti ne svelava il nitore. Non ebbe slanci di ascetismo, non mistici ardori, ma {{sic|divozione}} salda e sincera. E donò alle sue immagini la bontà e l'umiltà de' propri costumi. Molti vollero imitarlo; ma egli poteva esser copiato, non imitato. L'arte sua era come un chiuso vaso d'alabastro, che altri non poteva aprire per mirarvi dentro senza che ne esalassero gl'interni profumi. (vol. VII, parte III, pp. 949-952)
=====Parte IV=====
*Impacciato a render l'ambiente architettonico, assetato d'aria e di luce, [[Cima da Conegliano|Cima]] fa cadere ogni sipario, dipingendo nell'anno seguente {{NDR|il 1496}} la Madonna fra i Santi Lorenzo e Girolamo. La semplice logica dell'artista trevigiano vuol dar ragione della forma compositiva insolita, ed ecco che egli unisce alla ''Sacra conversazione'' un episodio della ''Fuga in Egitto'' ridotto a semplice macchietta: Giuseppe, buon vecchio pastore, conduce al pascolo il somarello nei prati del fondo. La concezione del gruppo, sotto il mantegnesco albero d'arancio, è essenzialmente plastica. Acute, lucenti, alla maniera vicentina si staccano le foglie sul chiaro cielo, e altissime si alzano le piante in confronto al colle di Conegliano, che poco s'allontana nella visione del paese. [...] Noncurante di effetti prospettici, Cima non sa ancora architettare lo spazio; e il gruppo divino, con le solide forme statuarie, si rileva sul fondo di alberi e di monti come sopra un commesso di marmi variopinti. (vol. VII, parte IV, p. 512)
*{{NDR|Cima da Conegliano}} E in ogni tempo, ovunque suoni caro il {{sic|balbettìo}} dell'infanzia, sarà amato l'umile montanaro di Conegliano, che ci dette un poema lieto di suoni dolci, tranquilli, di ritmi armoniosi, di cadenze portate dall'aria di primavera. Fuor dal paesello {{sic|natìo}} il poeta serbò l'ingenuità del cuore, la timida bontà, l'umiltà dell'aspetto, la pietà sincera. A Venezia i grandi pittori s'accorsero ch'egli portava un'onda sana, fresca, dai monti alla città magnifica; Giambellino<ref>[[Giovanni Bellini]], noto anche con il nome di Giambellino.</ref> volse gli occhi umanissimi come a immagine impicciolita di se medesimo, e gli fece onore valendosi della sua invenzione del ''Battesimo di Cristo''; Tiziano da giovane guardò sorridente verso di lui, mentre era in cerca di tipi ai quali dar poi carni vive; Sebastiano del Piombo esordiente lo copiò come si copiano gli esemplari grati allo spirito nei {{sic|di}} delle prime prove. E molti lo seguirono, senza però spargere dalle opere i suoi ricordi di bianchi fiori alpestri, del riso dei monti azzurri, della pace de' campi e de' cuori. (vol. VII, parte IV, p. 551)
*Da giovane [[Vittore Carpaccio|Vittor Carpaccio]] sentì pure gl'influssi di questo maestro {{NDR|[[Lazzaro Bastiani]]}} e ne serbò l'incertezza dell'architettura dei corpi e degli ambienti. Rimase l'educazione prospettica all'ingrosso; ma la fantasia e la mano del Carpaccio, pronte ai voli, nascosero le deficienze dell'educazione. Per molto tempo però, ogni volta che la mano s'allentava, rispuntavano, per forza d'inerzia, le figure bastianesche; ogni qualvolta eran ripresi necessariamente dall'artista i vecchi schemi di composizione, riappariva qualche frammento del primitivo lavoro, che pareva sommerso nel corso degli anni. (vol. VII, parte IV, p. 612)
*Nel 1496 {{NDR|[[Bernardino de Conti]]}} dipinse il ritratto di Francesco, figlio di Giangaleazzo Sforza, ora nella Galleria Vaticana, fantoccio dalle carni imbottite, i capelli di stoppa, il busto deformato dalla mancanza di scorcio, le mani di stucco con le dita gonfie. (vol. VII, parte IV, p. 1042)
*Nella libera replica della ''Madonna delle {{sic|Rocce}}'', del 1522, ora nella Galleria di Brera, Bernardino {{sic|de'}} Conti, parafrasando Leonardo, dà alla Madonna un movimento sgangherato, occhi e lineamenti grossi, capelli intrecciati a catena; e dà ai bambini, tratti da un altro modello leonardesco ripetuto da tutta la schiera de' seguaci, corpi gonfi, occhi smorti ed enormi fronti convesse. Il fondo di rocce, apparato fantastico composto da Leonardo con l'osservazione del vero, è qui mutato in un capriccioso torracchione, tutto frastagliato e forato, e i pinnacoli diventano torricelle con certe strane dentellature, come di chiavi; pizzettature di cartone sembrano le stalagmiti immaginate dal maestro sopra il capo delle sacre figure, e strani monticelli a ventaglio allineati sull'acqua diventano le scogliere lontane, uscenti nell'esemplare dalla nebbia luminosa. Copiando Leonardo, Bernardino mostrò di non aver nulla inteso dei principî del maestro. (vol. VII, parte IV, pp. 1042-1043)
*Nel trittico {{NDR|di [[Marco d'Oggiono]]}} già in casa Crespi, le colline del fondo sembran di stoffa; la Vergine e il Battista ripetono stancamente il gesto della Madonna e di Gabriele nella ''Vergine delle Rocce'' di Leonardo; le dure ali uncinate degli angeli hanno la pesantezza degli ornati nel seggio di Maria; San Pietro, con la testa contorta per mancanza di scorcio, si perde nel gomitolo di stoffa formato dal manto. Comincia ad apparir la maniera nel convenzionale paese, nel vorticoso girar delle pieghe, nel chiaroscuro artificioso. La testa dell'angelo a destra si rivede nella ''Madonna'' dell'Ambrosiana [...], dove il segno svanisce e le ombre si raccolgono in pesanti chiazze sul gonfio corpo del Bambino e sul collo della Vergine, mentre nel volto piatto il chiaroscuro si perde e ogni contorno si slarga, come disfacendosi. (vol. VII, parte IV, p. 1054)
====''L'architettura del Quattrocento''====
=====Parte I=====
*L'esordio di [[Filippo Brunelleschi|{{sic|Filippo Brunellesco}}]] nell'arte fu esordio di orafo e di scultore, non d'architetto. Due opere, oltre le mezze figurette di profeti emergenti dal quadrifoglio nel dossale d'argento di Pistoia, rimangono a porre in luce le sue qualità di scultore: il ''Crocefisso'' in legno di Santa Maria Novella in Firenze, e il ''Sacrificio d'Abramo'' nel Museo del Bargello. In esse, come nelle gloriose architetture brunelleschiane, la forma tende a definirsi in profili affilati e vibranti, si crea da principi lineari piuttosto che plastici. (vol. VIII, parte I, p. 90)
*Ma gloria di Filippo Brunellesco è la sua opera d'architetto, che inizia il [[Rinascimento]] fiorentino, sostituendo alla visione pittorica, attuata negli edifici del Trecento, da complessa disposizione di elementi architettonici e dai conseguenti giochi d'ombra e di luce, la regolarità dello squadro, un più largo uso della linea orizzontale e dell'arco a tutto tondo: la semplificazione che caratterizza, anche per la scultura e la pittura, lo stil nuovo. [...]; Filippo Brunellesco, alle soglie del Quattrocento, compie la riforma dell'architettura, parallela a quella di [[Masaccio]] nella pittura: il passaggio dai ricami del gotico alle pure eleganze costruttive del primo Rinascimento. L'arte classica lo ispira, e ancor più gli esempi dell'arte romanica fiorentina, miracolosa fioritura di forme antiche tradotte con toscana snellezza. (vol. VIII, parte I, p. 92)
*Che scatti elastici nelle volute a corna d'ariete dei capitelli di [[Michelozzo]] in palazzo Riccardi, che rotear di spire nei fantastici rosoni, che snellezza nelle foglie d'acanto! (vol. VIII, parte I, p. 120)
*Dal 1425 al 1436 Michelozzo servì di freno, con il suo equilibrio, con la sua posatezza, a [[Donatello|Donato]], ardente, impetuoso. (vol. VIII, parte I, p. 238)
*Dove [[Cosimo de' Medici|Cosimo de' Medici]] e i suoi passavano, Michelozzo architettava trionfi, stendeva i più suntuosi baldacchini, profondeva ricchezze, sonava oricalchi per la gloria del patrono delle arti, del Magnifico, dell'Augusto Signore di Fiorenza. (vol. VIII, parte I, p. 278)
*Imitatore di Leon Battista Alberti, [[Bernardo Rossellino]] non ne ebbe la preparazione umanistica, e non ne intese quindi lo spirito animatore, non il fondamento delle architetture. Portato a forme piccole, intagliate, perdette, necessariamente, nello slargarsi secondo il prototipo, la propria finezza. (vol. VIII, parte I, p. 511)
*[[Francesco di Giorgio Martini|Francesco Martini]] tenne il campo nell'architettura militare, coprendo per [[Federico da Montefeltro]] di rocche il ducato d'Urbino, consigliando difese al Prefetto di Roma e a Virginio Orsini, ai Lucchesi e al Duca di Calabria; ma fu pure maestro nell'architettura civile e religiosa: tra i maggiori architetti del tempo, adunati da [[Ludovico il Moro]], egli siede, a giudicare dei metodi per la erezione del tiburio del Duomo, con [[Bramante]] e con [[Leonardo da Vinci]]. Segue Leonardo a Pavia per ragionare sulla nuova cattedrale del luogo, e, accompagnato in patria dalle lodi del Duca di Milano e degli Operai del Duomo, dedica i propri servigi alla Repubblica di Siena, cui di continuo i potenti, a gara, tentano sottrarlo. (vol. VIII, parte I, p. 738)
*{{NDR|Francesco di Giorgio Martini}} La Toscana, Firenze stessa, non videro sorgere personalità più vicine al [[Filippo Brunelleschi|Brunellesco]], che questo erede raffinato delle eleganze senesi, ingegnere civile e militare famoso. Il suo trattato d'architettura, nonostante la voluta, e talvolta quasi forzata, obbedienza ai precetti classici di [[Marco Vitruvio Pollione|Vitruvio]], rivela tanta passione di ricerca scientifica, una così schietta praticità d'intenti, quali si riscontrano soltanto in Filippo Brunellesco e in Leonardo da Vinci. (vol. VIII, parte I, p. 743)
*Quando tratta dell'architettura civile, Francesco di Giorgio affronta tutti i problemi relativi alla costruzione; la scelta del luogo, delle acque e dell'aria, la situazione delle case in rapporto ai climi e ai venti, la qualità del materiale da costruzione, mattoni, marmi, pietre, calcine, arene, legni, la distribuzione degli ambienti secondo la destinazione della casa, i metodi per trovar acqua, l'economia generale della città, trattenendosi in modo particolare su quanto interessa l'artista, e cioè sulle proporzioni delle modanature rispetto all'edificio, con frequenti riscontri vitruviani, troppo frequenti e voluti dallo scrittore, che pure nella sua opera rivela un'originale e rara personalità. Quando tratta dell'architettura militare, anche più fervida e novatrice diviene la ricerca scientifica: tra le mani dell'architetto si piegano, s'appuntano, si protendono e sfuggono i contorni delle piante di fortezze, disegnando tenaglie insidiose, forbici, grugni di {{sic|cignale}}<ref>Forma arcaica o dialettale per "cinghiale".</ref> e pendii inaccessibili [...]. (vol. VIII, parte I, p. 743)
*Il capolavoro di [[Baldassarre Peruzzi]], la Farnesina, vario di effetti per il movimento della pianta, la {{sic|moltiplicità}} dei gradi nell'antica base, la fuga dei viali d'arcate nel criptoportico, mantiene ancora le impronte del tardo Quattrocento senese, con la sottigliezza forbita e compassata propria alle opere primitive del Peruzzi, nelle lunghe lesene della fronte, nelle sottili finestre rettangolari, punteggiate in alto dalle finestruole appese come tabelle alle cornici del fregio. (vol. VIII, parte I, pp. 917-919)
*Le tracce dell'antica educazione senese quasi dispaiono in una tarda opera romana dell'architetto {{NDR|Peruzzi}}, il palazzo Massimo delle Colonne, rifugiandosi in qualche sagoma di finestra, in qualche trama d'ornato: l'amore del grandioso, della cinquecentesca opulenza, allontana dalle sue origini l'arte di Baldassarre Peruzzi, che, nei primordi, pur riflettendo gli schemi di [[Francesco di Giorgio Martini|Francesco di Giorgio]], ci appare vestita di una armoniosa e fredda compostezza, lontana dallo spirito vivace del celebrato ingegnere-architetto di Siena. (vol. VIII, parte I, p. 919)
=====Parte II=====
*Nel 1421, per Martin Contarini, si erigeva la [[Ca' d'Oro]], ''Domus Magna'', modello tipico al [[Tardo gotico|gotico fiorito]] veneziano. [...] Principalmente l'opera fu condotta da [[Matteo Raverti]] di Milano con una schiera di aiuti, milanesi e comaschi. Per essi il gotico fiorito si espande di palazzo in palazzo, di chiesa in chiesa, e tutto ricopre di una vegetazione rigogliosa. A Milano, il gotico si era fatto robusto, e ai virgulti del nord, agli steli ricurvi, aveva sostituito, nelle intrecciature, rami di quercia; alla ragione geometrica, apparati di festa, espressioni di ricchezza e di magnificenza. Venezia si prestava singolarmente alle forme del gotico fiorito di Lombardia; e Matteo Raverti con i suoi trovarono un ambiente adatto alla decorazione pittoresca. Mediante essa, trasformarono il palazzo veneziano, col loggiato inferiore sorgente dalle acque, e il gran loggiato superiore, o ''balconada'', aperto sul salone mediano, ove la famiglia conveniva, riceveva, si raccoglieva con parenti e amici, ospiti e clienti. Di qua e di là dalla gran sala erano le ali, a guisa di torri fiancheggianti la casa; e il cornicione, coronato da ante, merlatura orientale, limitava il piano superiore dell'edificio. (vol. VIII, parte II, p. 277)
*[[Francesco del Cossa]], altro grande pittore ferrarese, trovò nell'arte muraria professata dall'avo Giovanni e dal padre suo Cristoforo, un ostacolo ai capricci del [[Cosmè Tura|Tura]], quantunque, nel ''San Girolamo'' sotto un arcone, statua girante sul cerchio del piedistallo, ora nella galleria dell'Ateneo ferrarese, anch'egli si sia dato a scherzare, facendo uscir fuori il pulvino dai capitelli, come da una guaina, tanto che esso appaia prolungamento dei pilastri. Ad ogni modo, in tutte le architetture dipinte, Francesco del Cossa, pure compiacendosi di varietà di marmi, si mostra più massiccio e più squadrato del Tura. (vol. VIII, parte II, p. 393)
*L'abside del Duomo ferrarese ci offre un mirabile esempio dell'arte di [[Biagio Rossetti]], che conduce i mattoni a filo tagliente, nitido, puro, nella costruzione regolare ed esatta, nella lineatura matematica dei filari sui fondi, nella disposizione unita ed uguale. Le lesene son tirate con una squadra affilata metallica, gli archi girati con un compasso fermo incisivo; e il cornicione nei due piani dell'abside, benché di terracotta a stampa, è composto con rigore, quasi, potrebbe dirsi, col timore che possa trovarsi un intervallo più o meno grande, la differenza di un attimo, un peso ineguale nella corona di dentelli, di mensoline, di ovuli, di perle. (vol. VIII, parte II, p. 398)
*Chi guardi i pilastrini sottili {{NDR|del Palazzo dei Diamanti di Ferrara}}, l'un nell'altro incastrati lungo gli stipiti della porta, vede il Rossetti quattrocentista, ancor esile, lunghetto e sobrio, mentre l'arcone, che serra quei pilastri, è cinquecentesco. L'architetto dunque sentì il bisogno di slargare la porta, di darle un contorno degno della imponenza che assumeva il palazzo tempestato di diamanti. Nelle finestre, nelle cornici divisorie dei piani, nella trabeazione, è ancora il Rossetti, ma come stretto fra tagliapietra vaghi di fregi fastosi, che gli strappan le redini, e si sfogano ad assiepare d'ornamenti ogni cosa. (vol. VIII, parte II, p. 404 e 423)
*Allo spirito del [[Bramantino]] più che a quello di [[Bramante|Donato Bramante]], che pure gli fornisce modelli, sembra allacciarsi l'arte di [[Cristoforo Solari]] architetto, alieno dalle ombre forti, dagli aggetti, dalla sonorità degli incavi, corretto qualche volta sino alla freddezza. (vol. VIII, parte II, p. 805)
====''La pittura del Cinquecento''====
=====Parte I=====
*La grande pittura murale {{NDR|il [[Ultima Cena (Leonardo)|Cenacolo]]}} fu dipinta ad olio; e il Bandello, come abbiamo udito, racconta d'aver veduto [[Leonardo da Vinci|Leonardo]] dar talvolta poche pennellate e andar via, ciò non si sarebbe potuto fare con la pittura a fresco. L'esecuzione a olio fu appunto la prima causa della rovina. Verso la metà del Cinquecento il lavoro era già deperitissimo, e il Vasari, nel 1566, non vi scorgeva più che una «macchia abbagliata». (vol. IX, parte I, p. 29)
*Raccontasi che, mentre gli Arrabbiati<ref>Fazione di fiorentini nemici di Girolamo Savonarola e dei piagnoni suoi seguaci.</ref> assediavano il convento di San Marco, [[Fra Bartolomeo|Baccio della Porta]], insieme coi partigiani del [[Girolamo Savonarola|Savonarola]], si chiudesse nel convento per difendere la vita del venerato maestro, e deponesse tremante le armi, quando il Savonarola, per cessare la carneficina, si dette nelle mani dei nemici. Spettatore di tanta tragedia, volse nell'animo l'idea di farsi frate in quel convento stesso di San Marco, che aveva veduto devastato campo di battaglia, incendiato dall'odio popolare, mentre il Savonarola, davanti all'Ostia Santa, pregava coi monaci nel coro. (vol. IX, parte I, p. 225)
*Socio ed aiuto di [[Fra Bartolomeo|Fra' Bartolommeo]], [[Mariotto Albertinelli]] esordisce e produce i migliori frutti della sua arte, tutto preso dalle forme di [[Piero di Cosimo]] e di [[Filippino Lippi|Filippino]]. Un suo quadro in una raccolta privata di Roma ci dà l'illusione di ammirare un Piero di Cosimo che parli un linguaggio più grave e intimo del consueto, nella sua profonda semplicità. È una ''Sacra Famiglia'': originalissima composizione. [...]<br>Più che ogni altra opera di Mariotto, questa avvince per un senso d'intimità familiare, profondo, sacro: Giuseppe, tutto chino, col volto in ombra, protegge il fanciullo; Maria posa una mano sulla tempia del figlio, in gesto di tenerezza e di benedizione; abbassa gli occhi gravi come in ascolto dei battiti del cuore su cui posa la mano: nel silenzio del mattino, nella calma luce del cielo che più s'inazzurra sul loro capo, le due immagini silenziose si raccolgono intorno a Gesù, cardine della scena, cuore dei loro cuori. Mai nel corso della sua vita Mariotto ritroverà il timbro grave e profondo delle voci che risuonano in questo quadro, aurora ricca di promesse. (vol. IX, parte I, pp. 351-354)
*L'intensità di chiaroscuro, che distingue dalla miniaturistica anconetta di Milano il tondo Pitti, riecheggia nella ''Visitazione'' della Galleria degli Uffizi, dove, per la prima volta, Mariotto {{NDR|Albertinelli}} tenta, sulle orme di [[Fra Bartolomeo|Baccio della Porta]], d'intonare le proporzioni delle figure e dello scenario alla grandiosità voluta dal secolo nuovo. Eppure, egli non riesce a staccarsi dalle tradizioni del Quattrocento: la Vergine, chiusa nel manto, rigida, ripete il tipo filippinesco; il loggiato spazioso che s'apre dietro le immagini sul cielo velato di bianche nuvole, coi suoi archi ampli e le candelabre adorne di grottesche, evoca un motivo prediletto dal [[Perugino]]. (vol. IX, parte I, p. 364)
*Un'altra cosa gentile, come tutte le opere di Mariotto {{NDR|Albertinelli}} in proporzioni minime: la ''Madonna col Bambino'' nel Seminario di Venezia. Anche qui le forme arrotondate dimostrano che Baccio della Porta va facendo scuola al suo compagno di lavoro, ma ancora, nella sensitiva irregolarità dei lineamenti e nel tortuoso contorno dei panneggi, vive il ricordo di [[Filippino Lippi|Filippino]], e il gruppo spira una grazia fresca e semplice, una dolcezza di affetti ignote al Maestro più sapiente e severo. Come nella scena della ''Visitazione'', un'arcata accoglie la madre e il fanciullo, lasciando che l'aria azzurra del fondo avvolga i volti soavemente penombrati, di Gesù che sfiora con la mano la guancia materna, e della Vergine china in ascolto della carezza infantile. Solo nella prima ''Sacra Famiglia'' Mariotto parlò un linguaggio così intimo e dolce come in questo quadro tutto ridente d'azzurri. (vol. IX, parte I, p. 368)
*{{NDR|Commentando il ''Ritratto di una giovane donna'' negli Uffizi}} [...] tra le opere più significative del talento pittorico di Andrea. [...] Le belle mani che escono dalla manica arricciata, come da una capricciosa corolla di fiore, così bianche e morbide da rivelarci in [[Andrea del Sarto]] il solo pittore capace, in Firenze, di gareggiar coi Veneti, signori del pennello. (vol. IX, parte I, p. 538)
*Nella vôlta della [[Cappella Sistina]], sopra le membrature sottili e nitide del Quattrocento, sopra le nicchie marmoree dei Pontefici e le candelabre fiorite dei finti pilastri, e le meravigliose vele, Michelangelo costruisce l'ossatura di pietra, immane e poderosa, che circoscrive le scene bibliche e aduna i profeti e gli ''ignudi'', i putti-cariatidi e i demoni, gli Avi che nei triangoli della volta e nelle lunette sopra i finestroni impersonano, enigmatici e grandi, la vita d'Israele. Organismo animato, l'architettura, massiccia e serrata, a profondi incavi di base piana, e ad aggetti erompenti, esprime, come l'architettura della Cappella Medicea a Firenze e della cupola di San Pietro a Roma, con la vicenda ripetuta di sporgenze e rientranze, l'energia scultoria, il dinamismo plastico proprio alle forme di Michelangelo, e si stringe in inscindibile tutto con le statuarie figure. Massa e rilievo, sono, col movimento, elementi primi dell'arte di Michelangelo: ecco perché, mentre i quattrocentisti incavano nicchie dietro le immagini dei Pontefici e Raffaello curva le pareti del coro nella ''Messa di Bolsena'', e pone la ''Madonna'' del Louvre sotto un'ideale cupola di nubi, Michelangelo stende piane le pareti marmoree dei seggi che ospitano i Profeti, le ampie cornici, da cui si staccano, sui dadi di pietra, i nudi efebi, dalla base piana trae risalto la gigante massa delle immagini. (vol. IX, parte I, pp. 733-736)
*{{NDR|Cappella Sistina}} Nessun esempio il Quattrocento aveva dato d'organismo architettonico a decorazione di volte, animato di così atletica energia. (vol. IX, parte I, p. 740)
=====Parte II=====
*Agli occhi del giovane pittore {{NDR|[[Correggio]]}}, avvezzi alle sottigliezze, alle ondulazioni di linee miti, {{sic|divote}}, [...] dovette presentarsi come un nuovo mondo Mantova, impero dello statuario Mantegna. La forma solenne e massiccia di Andrea piombava romanamente sull'altare della Madonna della Vittoria, foggiava un classico scenario coi celebri ''Trionfi di Cesare'', si disponeva in ritmo grandioso sulle pareti della Camera degli sposi, ove i Gonzaga avevan voluto ricordare le feste familiari con una imponenza sorpassante l'avvenimento casalingo. (vol. IX, parte II, p. 618)
*[...] il [[Parmigianino]], oscillante tra le forme di Raffaello e del Correggio, ci si presenta come un grande virtuoso, un principe della moda, un esteta che giunge per sottili ragionamenti all'arte, piuttosto che un pittore nato, un pittore d'istinto quale fu il suo conterraneo [[Correggio]]. (vol. IX, parte II, p. 691)
*[...] [[Giampietrino]] richiama, nello sfumato delle carni ceree e nei fondi velati di nebbia, la dolce monotonia delle tonalità borgognonesche, arrotando e inarcando le forme sugli esempi di Leonardo [...]. (vol. IX, parte II, p. 743)
*Le prime opere di [[Gaudenzio Ferrari|Gaudenzio]], non rovinate come i frammenti d'affresco nella cappella della Flagellazione a Varallo, ora distrutta, sono le tavolette della ''Vita di Cristo'' nella Pinacoteca torinese. Esse rivelano l'origine schiettamente lombarda del pittore e la sua tendenza a una stilizzazione lineare facile ed elegante, a effetti luministici ottenuti mediante vitree filettature, a lente e languide cadenze. (vol. IX, parte II, pp. 812-813)
=====Parte III=====
*Tempra schietta di Lombardo, il maestro bresciano educato a Venezia non fu mai un vero [[giorgione]]sco. Mentre [[Tiziano Vecellio|Tiziano]] giovane e il [[Jacopo Palma il Vecchio|Palma]] miravano all'accordo tonale delle zone cromatiche, il [[Giovanni Gerolamo Savoldo|Savoldo]], sin dall'inizio volto a ricerche luministiche, vedeva nei contrapposti d'ombra e luce lo strumento al risalto pittorico delle forme. (vol. IX, parte III, pp. 787-790)
*[...] quando vien meno la ricerca delle variazioni di colore mediante minute variazioni di superficie, il Savoldo, nel dipingere il tessuto compatto di una casacca di fustagno o di un cappellaccio di ruvido panno, come nel fissar in luce la massa greve di una mano, apre spiragli verso la pittura del [[Caravaggio]] o di [[Diego Velázquez|Velazquez]] giovane. (vol. IX, parte III, p. 789)
*Mentre Venezia si abbandonava alla inebriante canzone del colore, e rapiva ai tramonti l'oro delle carni e dei lussuosi paesi, il Savoldo semplificava il tono per la determinazione pittorica della forma sbalzata da luce. Restìo alle morbidezze dei Veneziani è il suo colore, come lontano dal fuoco tizianesco è il sentimento di grandezza muta, di serietà profonda, che pervade l'arte di questo pensoso ricercatore. (vol. IX, parte III, p. 790)
*Il colore del [[Romanino]] si stempera e dilaga nelle forme allargate delle figure; mentre la pasta del colore s'intenerisce, le forme aggrandiscono, e si svuotan di forza. Anche nell'''Assunta'' della chiesa di Sant'Alessandro in Colonna, a Bergamo, ove ancora non sono gonfie le immagini, appare il tormento del pittore intento a cumular nugoli sopra nugoli, monti sopra monti, a torcer drappi, ad acuire gli atteggiamenti degli Apostoli sorpresi. Tranne uno che guarda in alto alla celeste bambola<ref>Verso Maria, rappresentata nella parte superiore del dipinto l'''Assunzione della Vergine''.</ref>, essi gesticolano, e discorrono, scossi come da terremoto. Tutta la preparazione del Maestro, solenne nella vermiglia pala d'altare a Padova, si dissolve, si va disperdendo. (vol. IX, parte III, pp. 815-818)
*Si sfoga poi {{NDR|il Romanino}} negli affreschi del Duomo di Cremona, cercando di renderci la ''Passione di Cristo''. Nel rappresentarlo ''davanti a Caifa'', pensa ai costumi variopinti dei lanzi coi cappelloni piumati, coi saioni a scacchi, più che alla divina tragedia. Ricorre anche al Dürer per comporre la scena, senza intenderne l'alto pensamento; e fa una rappresentazione greve, pesante, in un colore rosso, torrido. (vol. IX, parte III, pp. 819-821)
*Ciò che non otteneva con la linea, il [[Dosso Dossi|Dosso]] tentava di ottenere mediante i colori, perfino la violenza del moto passato dalle figure alle cose. E, nonostante il cartone di Raffaello, anche più tardi, il Ferrarese, dipingendo in parte il ''San Michele'', «ex voto» di Alfonso I d'Este, [...], per il recupero della città dalle mani del Papa, non {{sic|riescì}} se non negli effetti coloristici, nei lampeggiamenti della corazza, nei contrasti di luce ed ombra, a ottenere agitazione di elementi, e, meravigliando, abbacinando, energia. (vol. IX, parte III, p. 954)
*Una natura così sanguigna, come quella di Dosso Dossi, difficilmente poteva ritrarre un personaggio, segnarne i caratteri, senza forzarli, eccitarli, e, potrebbe dirsi, senza farli sudare accostandoli alle sue vampe. (vol. IX, parte III, p. 971)
*Il gruppo dei quadretti con ''Sacre Famiglie'' ci ha rappresentato un pittore che viene da Dosso Dossi senza intenderlo, ma standogli appresso, logorando, nella sua pochezza, nella sua incapacità, la materia dossesca. Egli non può essere se non [[Battista Dossi|Battista di Dosso]], vissuto fra gli strumenti dell'arte del fratello, tra gli elementi pittorici ch'egli immiserisce e scompone. Di [[Raffaello Sanzio|Raffaello]] non lascia traccia; ed è a credersi che egli sia stato a Roma più per baciare i piedi alla statua di S. Pietro, che non per dipingere con Giulio Romano e il Penni, Perin del Vaga e Pellegrino da Modena. Avrà avuta una commissione del suo Duca, per dare una seccatura di più a Raffaello; ma certo egli non vide neppure la soglia del tempio pittorico dell'Urbinate. (vol. IX, parte III, pp. 991-997)
=====Parte IV=====
*Coi suoi passaggi dalle altisonanti battute iniziali ai fiochi arpeggi lontani, la luce è per [[Lorenzo Lotto]], creatore della ''Natività'' di Venezia, quel che è la linea per [[Sandro Botticelli]] nel ''Presepe'' londinese. Gli angeli del pittore mediceo, festuche in balìa dell'aria sopra la capanna di Betlemme, sono esili come questi che si perdono nelle tenebre, verso il cielo, ove la forma è solo un barlume, un sospiro nel silenzio notturno. Così, da uno stormir d'ali angeliche nella notte trasse il suo canto di Natale Lorenzo Lotto, pittore visionario. (vol. IX, parte IV, p. 82)
*Mentre dall'arte di Tiziano scaturisce la doviziosa pittura di Jacopo Palma e il luminismo scenografico e costruttivo del Tintoretto, Lorenzo Lotto, con i suoi toni fusi, velati, e le quiete atmosfere {{sic|grige}} degli ultimi tempi, con la sua grazia intima e raccolta, esula da Venezia per fondare una grande stirpe pittorica in provincia: a Brescia e a Bergamo, e sancire il connubio tra Venezia e Lombardia. (vol. IX, parte IV, pp. 111-112)
*Il Fiorentino {{NDR|Andrea del Sarto}}, con le sue minori risorse cromatiche, il Veneto {{NDR|Lorenzo Lotto}} con l'appoggio di tutta una tradizione di colore che l'aiuta a toccare più alte {{sic|mète}}, giungono per diverse vie alla visione di forma traverso il velo atmosferico, a un accenno di pittura di macchia e d'impressione. Con scatti, che talora sembrano inspiegabili, Lorenzo Lotto, veneziano fuor della cerchia di Venezia, sensibile a ogni esterno influsso nella sua vita quasi di esule, provinciale di genio, passa da un eccessivo formalismo dovuto all'influenza raffaellesco-romana, all'estremo sforzo impressionistico del Cinquecento. Minuto quattrocentista quando era già morto Giorgione, egli raggiunse in molte sue opere tarde una libertà, una rapidità di visione, sbalorditive nel mondo stesso dominato dal Vecelio. (vol. IX, parte IV, p. 113)
*Il [[Benvenuto Tisi da Garofalo|Garofalo]] fu inferiore alla sua fama. Impicciolì i modelli artistici ch'ebbe intorno a sé; e così nel ricordare, decorando il Seminario ferrarese, l'occhio di cielo aperto alla mantegnesca nel soffitto d'una sala di palazzo Costabili, restrinse, ridusse, sminuì scomparti, figure, ornati. Ben presto si fece la sua convenzione, [...]; e quella convenzione mantenne quasi senza scomporsi, anche quando si trovò accanto il focoso Dosso Dossi. Rimase sempre uguale a se stesso; e le sue forme facili, antiquate, superficiali, vennero imitate e ripetute da un gran numero di piccoli seguaci. (vol. IX, parte IV, p. 312)
=====Parte V=====
*La bizzarria del maestro senese {{NDR|[[Domenico Beccafumi]]}} divien stravaganza nella pala di ''San Paolo'' [...]. Preso dall'ossessione della grandiosità e dello scorcio, egli issa sopra una ristretta base a gradi il macchinoso e vuoto San Paolo, che regge con la destra floscia uno spadone d'eroe da burla e si puntella al piede massiccio, enorme; inturgida la flaccida forma di San Paolo caduto, con la mano sul petto in gesto melodrammatico, mentre attorno a lui altri attori di melodramma, camuffati da panciuti guerrieri romani, guardano e commentano; fa apparire in alto il gruppo della Vergine col Bambino e due Santi come in un'ancona<ref name="Ancona"/> infagottata dal baldacchino bartolomesco<ref>Nello stile di Fra Bartolomeo, detto anche Baccio della Porta (1473-1517), pittore e frate domenicano.</ref> tra gonfi angioletti; e per accrescer lo spettacolo esaspera i contrasti di macchie d'ombra tenebrose e di luci squillanti. (vol. IX, parte V, p. 436)
*Nella Siena del Cinquecento, Domenico Beccafumi è certo la personalità più spiccata, e anche la più mutevole, la più capricciosa: talora dipinge come un forte impressionista moderno, talora elabora lucenti oleografie; infonde, per magica virtù di contrasti luministici, le impronte di una maestà sovrumana a qualche testa affiorante dall'ombra, o cade in svenevoli languori; precorre l'eleganza lambiccata e preziosa del Settecento, e foggia marionette di legno per i suoi teatrini di storia romana. (vol. IX, parte V, p. 492)
*{{NDR|Esaminando l'''Adorazione dei Magi'' di [[Andrea Sabatini]] nella chiesa dei Gerolamini di Napoli}} [...], composta con elementare semplicità: Madonna e Bambino sopra un banco di pietra, davanti a una nicchia, San Giuseppe in piedi, con le mani incrociate sul bastone e sulle mani poggiata la testa, i re Magi e un paggio dei re. Qualche eco umbro raffaellesca risuona nelle figure giovanili, ma forse traverso [[Cesare da Sesto]]; e la Vergine e Gesù con i tondi lineamenti ristampano in forme pedestri i moduli di Leonardo, da cui deriva anche il moto istantaneo del bimbo. L'insieme è fiacco, stentato, meschino: le dinoccolate figure dei giovani, mascherette di grazia, la Vergine, sciatta e sonnolenta, contrastano col grottesco San Giuseppe, che nello sforzo d'irrigidirsi e far da pilastro tende una gamba, e guata bieco dall'alto in posa da tiranno da marionette. (vol. IX, parte V, pp. 711-712)
*L'opera maggiore di [[Taddeo Zuccari|Taddeo {{NDR|Zuccari}}]], coadiuvato dal fratello {{sic|Federigo}}<ref>In altre parti di questo stesso testo, il fratello di Taddeo Zuccari, è citato come ''Federico''.</ref>, dal Tempesta, e da altri, ma direttore della decorazione, di cui, secondo il contratto, doveva fornire tutti i disegni, è l'ornamento pittorico del Palazzo Farnese di Caprarola: ineguale di valore, secondo l'importanza delle varie stanze e la maggiore o minore fretta dell'esecuzione. Come nella Villa di Papa Giulio, l'arte della grottesca ha qui uno dei migliori esempi dell'età postraffaellesca, sebbene spesso lo studio superficiale di ricchezza, la sovrabbondanza dei motivi, l'abuso degli stucchi, distruggano l'eleganza antica; e invano si cerchi lo stile preciso e sottile di un Giovanni da Udine in queste stampe già logore. Così, nella volta della cappella, ove Taddeo introduce il delizioso motivo dei putti-cifra, sguscianti con grazia correggesca, capelli al vento, da mensole e cartelle, la grossolana ghirlanda di frutta intorno al tondo centrale menoma la nobiltà della grottesca rinata nel Cinquecento romano. (vol. IX, parte V, pp. 855-856)
*Negli affreschi della ''Vita di San Paolo'' in San Marcello al Corso, e specialmente nella ''Punizione di Elima'', Taddeo s'ispira agli esempi del tardo Raffaello, studiandosi di disporre con maestà statuaria le figure entro lo spazio architettonico. I movimenti sgangherati, la mimica stereotipata e teatrale, i ripetuti motivi di rozzo stampo manieristico, quale il giovane che abbraccia la colonna, ci danno quasi la parodia delle composizioni raffaellesche per arazzi, sommergendo nell'enfasi più stucchevole la maestà degli esemplari. (vol. IX, parte V, p. 865)
*La vernice dell'erudizione, che aderisce così interamente alla figura di Federico Zuccari e ne fa un rappresentante più del fratello tipico della moda pittorica propria al tardo Cinquecento, si screpola, si spezza, in Taddeo, appena libero dai suggerimenti dei dotti distributori di temi per i palazzi romani; e allora prende il sopravvento, come in questa opera {{NDR|la ''Battaglia di Tunisi'', nella Sala Regia del Vaticano}}, lo spirito popolaresco, vivace e spesso volgare, che lo distingue da Federico. Rappresentante di un periodo di decadenza, di cui rispecchia tutti i difetti, tutte le debolezze e le pretese, egli ha, come i più dei manieristi, qualche momento felice, che mostra sotto le ceneri dell'arte una scintilla viva: così alcuni quadri mitologici di Valle Giulia, cosi l'''Aurora'' nelle sale della Villa Farnese a Caprarola. (vol. IX, parte V, p. 870)
*La prima opera che ci presenti definita e distinta da quella del fratello {{NDR|Taddeo}} la personalità di [[Federico Zuccari]], è l'''Epifania'' della cappella Grimani in S. Francesco delle Vigne a Venezia, firmata e datata 1564, dal marchigiano ventiduenne. [...]. Nello scenario veneto, in cui persino riappaiono, in angolo a destra, i lastroni marmorei cari a Jacopo Bassano, i personaggi si dispongono lungo le due linee a V frequenti nell'arte veronesiana; ma nel disporle Federico Zuccari mostra di non aver la minima idea del valore cromatico delle costruzioni sfaccettate di Paolo {{NDR|Veronese}}, e delle conseguenti rifrazioni di colore: egli rimane il manierista romano che mira a un'eleganza di pose compassata e frigida. La sensibilità del giovane, non ancora qui soffocata dalle aride formule, si riflette nella grazia decorativa che viene al quadro da una distribuzione di figure sparsa e {{sic|leggiera}}, culminante nel nodo serico della Vergine e degli angeli. Il bimbo, minuscolo gingillo, dà l'ultimo tocco a questo singolare esempio manieristico di eleganza languente e preziosa. Anche il colore, nelle sue note basse e fioche, ci presenta in questo esordio di Federico Zuccari un'opera studiata, fredda, ma gentile, aliena da pretensioni spirituali e formali, e come timida in quel tentativo incerto e commovente di conciliare il mondo d'arte da cui è uscita e il nuovo raggiante in Venezia. (vol. IX, parte V, pp. 871-872)
=====Parte VI=====
*Il pittore ufficiale {{NDR|[[Agnolo Bronzino]], al servizio di Cosimo I de' Medici}} mise in opera tutto il suo talento, tutte le finezze delle sue figurate costruzioni, tutti i fregi, i ricami, i merletti, i tessuti più belli a gloria della corte medicea. Uscito di corte, non parve più così lustro e superbo; lasciò scorgere le sue convenzioni nei quadri chiesastici freddi e grevi. L'artificio s'impadronì dei corpi e della natura circostante, vi sparse l'acqua colata dalla ghiacciaia del Concilio di Trento e della Controriforma. (vol. IX, parte VI, pp. 69-70)
*Nefasto all'arte fu, in generale il [[Giorgio Vasari|Vasari]]. Egli falsa il carattere sottile e perspicace del [[manierismo]] fiorentino. Il suo atteggiamento cerebralistico non è quello di un [[Pontormo]] che si tormenta in ricerche di colore e di linea, in ardui problemi di estetica, ma è quello di un letterato che ama i temi dottrinari, di un michelangiolista che vorrebbe, senza sentirle, interpretare le passioni eroiche, e proprio meglio riesce quando, inconsciamente, rinuncia a tutto per veder nella composizione un puro gioco decorativo. Esempio le divertenti battaglie di Palazzo Vecchio. (vol. IX, parte VI, p. 372)
*L'eterno compromesso di colore e di forma che affligge il manierismo rende insopportabili la maggior parte delle opere di Giorgio Vasari. E solo quando l'interesse decorativo prende il sopravvento egli giunge all'arte con arditi effetti di scenografo e di caricaturista nato. (vol. IX, parte VI, p. 372)
*[...] da Parma, per via d'incisioni e di disegni, le eleganze del Parmigianino e le fluide sottigliezze delle sue forme forbite cominciavano a diffondersi e ad attrarre più che il tenero modellato delle correggesche. Era più facile sentire la calligrafia del Parmigianino che non l'ariosità del Correggio; e nell'Emilia prima, in Lombardia, nella Liguria, nel Veneto, per tutt'Italia poi, il raffinato maestro parmense dettò leggi alla moda pittorica. Parve che niuno potesse sottrarsi all'incanto di quel serpeggiar di linee, di quell'ondeggiare di corpi smilzi e snelli; [...]. (vol. IX, parte VI, pp. 584-586)
*[...] nell'Oratorio del Gonfalone a Roma, teatro della pittura manieristica, [[Lelio Orsi]] rappresentando l'''Arresto di Cristo'', par dia uno strappo a tutte le convenzioni con i suoi effetti fantasmagorici, trasportandoci in uno scenario magico, pauroso, con un paese notturno, con nubi tetre squarciate dal chiaro di luna. (vol. IX, parte VI, p. 643)
*La copia dell'opera del maestro {{NDR|la ''Pietà'' di Bernardino Campi<ref>Bernardino Campi (1520 – 1591), pittore italiano.</ref>, eseguita dall'allieva [[Sofonisba Anguissola]]}} è scrupolosa, fedele, ma par che Sofonisba risenta più di Bernardino l'influsso parmigianesco nelle mani affilate della Vergine, nel colore argentino, nella delicatezza del volto a punta, dei lineamenti piccini. Le ombre sono men crude; non tagliano con barbara durezza il profilo del Cristo come nel Campi; la salma s'irrigidisce, piallata come in un tronco, senza più l'impronta vitale che la flessibilità dei muscoli manteneva al prototipo. Ombre leonardesche s'agitano sul volto dell'Addolorata di Bernardino, mentre quello dipinto dalla scolara si porge alla carezza di un lume tenue e diffuso. Tutto divien più blando, più fioco. (vol. IX, parte VI, pp. 924-926)
=====Parte VII=====
*L'arte di [[Giuseppe Porta]], che si acclimatò all'ambiente veneto più di quella di ogni altro artefice toscano, si muove tra inevitabili incertezze, perdendo talora ogni impronta personale in un fiacco ibridismo, spesso cadendo nella freddezza dell'esercizio accademico, per raggiungere solo di rado – ad esempio nei tondi della biblioteca Marciana e nella pala dei Frari –, e anche qui non interamente, la coerenza stilistica, necessaria alla creazione di una perfetta opera d'arte. (vol. IX, parte VII, p. 426)
*Artista dotato, egli {{NDR|Giuseppe Porta}} dà una sua interpretazione blanda e un po' esteriore alle tendenze pittoriche dei Veneti: un senso di misura lo trattiene dal gareggiar con l'audace cromatismo di Paolo {{NDR|Veronese}} o con le magie luministiche del Tintoretto, e lo conduce ad attenuarne gli effetti, ad ammorbidirli. Rimane accanto ai maestri veneti come un raffinato e un virtuoso che ne ami l'arte trascinatrice, non certo come un creatore, e la sua toscana eleganza fa sbocciare talora dalla monotona biondezza de' suoi quadri qualche fioritura improvvisa di rorido e accarezzato colore. (vol. IX, parte VII, p. 426)
====''La scultura del Cinquecento''====
=====Parte I=====
*In Roma [[Lorenzo Lotti]], detto il Lorenzetto, traduttore in marmo del Giona di [[Raffaello Sanzio|Raffaello]] per la cappella Chigi, dà sviluppo alla tendenza classicheggiante nella scultura. L'opera sua più giovanile ricordata dai documenti è il compimento della tomba del Cardinal Forteguerri in Sant'Jacopo di Pistoia, affidatagli da «rifare, ridurre e finire» nel giugno del 1514. (vol. X, parte I, p. 304)
*{{NDR|Nel monumento Forteguerri della cattedrale di Pistoia}} Si distingue da tutte queste figure in vesti arruffate e tagliuzzate la Carità del Lorenzetto, chiusa nella tunica a pieghe tranquille e aderenti alle forme, raccolte le ali a mandorla attorno la persona, un braccio arcuato, con la fiaccola nella mano, stretto l'altro alla figura di un putto michelangiolesco, che lo scultore vede in funzione, puramente architettonica, di cariatide, o meglio di pilastrino. Il concetto è freddo: il tema della Carità non ha scaldato il cuore dell'artista; già in quest'opera giovanile, il Lorenzetto è il precursore dei neoclassici, un [[Bertel Thorvaldsen|{{sic|Thorwaldsen}}]] del Rinascimento. (vol. X, parte I, p. 306)
*In [[Venezia]], teneva il campo l'arte dei Lombardo, [[Tullio Lombardo|Tullio]] e [[Antonio Lombardo (scultore)|Antonio]], e dei loro seguaci, ornatissimi ricamatori, inclini, specialmente Tullio, a freddezza di [[Neoclassicismo|stile neoclassico]], tanto da anticipare certi aspetti dell'arte fiorita nel periodo napoleonico. I due fratelli iniziano la loro vita artistica lavorando accanto al padre, che aveva conquistato il dominio di Venezia nell'architettura e nella scultura. (vol. X, parte I, p. 357)
*[...] il [[Tullio Lombardo|Lombardo]] accarezzato e forbito, che ammollisce marmi e lustra superfici, infonde ad alcune figure {{NDR|della ''Pietà'' nella chiesa veneziana di San Lio}} forza rude, quasi [[Andrea Mantegna|mantegnesca]]; al corpo di Cristo, scavezzo sul grembo della Madre, tensione spasmodica, esasperata acerbità formale. Un contorno tagliente stacca il Cristo dalla Madre, che lo trattiene mentre scivola dal suo grembo; lo stesso contorno fermo, incisivo, precisa i lineamenti del volto, le nervature e le dita delle mani spianate.<br>La stilizzazione del rilievo propria di Tullio ha qui uno dei più tipici esempi: ogni contorno è sottolineato e precisato da forti scuri; tutte le figure, di modellatura larga e compressa, sono a staccato. Anche la Madonna, libera dal fondo, è appiattita, come impressa in cartapesta.<br>I forti sottosquadri originano ombre in certo modo paragonabili a quelle della scultura romana, soprattutto nel determinare la flammea capigliatura di Cristo. Le pieghe, calligrafiche e tese sulle persone, sono qua e là ammaccate, quasi da colpi di martello, e anche da ciò l'arte flemmatica di Tullio deriva insolita energia, un'espressione di sensibilità dolorosa, che svanisce nelle due comparse del fondo, presso la croce, appunto per l'attenuazione degli scuri. (vol. X, parte I, p. 368)
*La finezza di gradazioni nel bassorilievo, che si nota nella parte superiore della pala di San Giovanni Crisostomo, si ritrova in un'opera tra le più delicate di Tullio {{NDR|Lombardo}}: l'''Annunciazione'' del Seminario vescovile a Venezia. Suggerita con tenui linee architettoniche la stanza della Vergine, Tullio vi ha collocato nel mezzo il tabernacolo, come finestra lombardesca con timpano triangolare, e ai lati di esso, le figure di Maria e dell'angiolo, composte nella guaina delle vesti tese, a pieghe preziose, calligrafiche.<br>Il modellato dei volti è lieve, quasi vaporoso nella sua morbidezza, e lo staccato di quello dell'angiolo proietta un'ombra sulla parete. Con una mano sul petto, schiusa la bocca, Gabriele, agghindato da ciocche a catenella con l'artificiosa eleganza di Tullio, mormora le parole dell{{'}}''Ave''. Anche la Vergine, conserte le braccia placide, schiude le labbra alla parola. L'arte arida dello scultore si anima d'un soffio di delicata poesia, e par che qualcosa l'avvicini a [[Luca della Robbia]] nel sentimento tranquillo, alieno da drammatico impeto. (vol. X, parte I, pp. 373-374)
*L'intensità di vita delle figure nel primitivo Presepe {{NDR|della chiesa di Santa Maria del Parto a Mergellina}} si ritrova in un capolavoro del Nolano: il ''Crocefisso ligneo'' nella chiesa di Santa Maria la Nuova, opera più tarda, prossima alla pala d'altare di Monteoliveto, e cioè al gruppo di sculture ove [[Giovanni da Nola]] inclina ai modi toscani del Santacroce<ref>Girolamo Santacroce (1502 – 1537), scultore, architetto e medaglista.</ref>. Anche qui i tratti del volto son marcati da realistica crudezza: la bocca febbrile e amara, l'occhio sbarrato d'angoscia nell'ombra dell'orbita, le sopracciglia tese sino allo spasimo, tutto partecipa all'espressione d'atroce agonia, persino il nodo del drappo che si torce a gotica fiamma. Ma in questo capolavoro Giovanni da Nola ha raggiunto un grado di raffinatezza toscana mai altrove raggiunto, e una bruciante sensibilità nel render lo strappo dei tendini tesi di braccia e dita, lo scricchiolìo delle costole nel corpo di nervosa eleganza brunelleschiana. (vol. X, parte I, p. 722)
*Non ritrovano la delicata spontaneità della ''Madonna della Neve'' {{NDR|in}} altre sculture del Nolano appartenenti a questo periodo, né l'''Ecce Homo'' di legno in Santa Maria la Nova, male imbrattato di colore, manifestazione di sentimentalismo pietistico da prematuro Seicento, né il ''San Giovanni'' in marmo della chiesa di San Domenico Maggiore, d'impronta sansovinesca, tra le più ammanierate sculture del Nolano, nonostante la vivacità dei contrasti d'ombra e luce. Il Crocefisso ligneo, di cui già parlammo, in Santa Maria la Nuova, è invece l'espressione maggiore dell'arte di Giovanni da Nola in questo periodo. (vol. X, parte I, p. 734)
=====Parte II=====
*Com'è noto, [[Michelangelo Buonarroti|Michelangelo]] si valse di aiuti, specialmente di [[Raffaello da Montelupo]], ad apprestare le statue che fiancheggiano il Mosè e sovrastano alla sua mole. [...] Raffaello da Montelupo, pur traducendo disegni del Buonarroti, tornisce le forme e le addolcisce alla maniera raffaellesca. (vol. X, parte II, pp. 55-58)
*Il classicismo, invadente nell'arte del [[Giovanni Angelo Montorsoli|Montorsoli]], le toglie, col suo peso accademico, la naturale vivezza, il senso di forma in movimento istillato da Michelangelo. (vol. X, parte II, p. 111)
*Uomo di chiesa, frate servita, il Montorsoli dona poco dell'arte sua alla chiesa, e tutto il suo spirito, tutta la sua commozione, profonde nelle figure che interpretano le sue fantasie. Vi è una terracotta a Berlino, nel museo Federico, raffigurante una donna disperata, forse studio per una delle sue fonti, dove par di sentire il fremito del nudo angosciato, che nell'urlo si raccoglie e s'accascia. E la terracotta non uguaglia la ''Scilla'' della fontana del ''Nettuno'' a Messina in libertà di movimento pittorico, benché alla creta il Montorsoli dia pastosità di colore, tendendo ad arco le forme turgide, gonfie di linfa. Così il maestro rivela le sue tendenze, come già le aveva rivelate primamente nel satiro suonatore del monumento ''Sannazzaro'', e nel ''Marsia'' legato tragicamente all'albero, figure che rompono gli effetti accademici del mausoleo per portarsi tra i boschi e le selve. Dall'Accademia, dalla tradizione del Sanzio, dalla maestà di Michelangelo, sembra che il Frate, buttata la tonaca alle ortiche, si fugga incontro a forme barocche, scrollando da sé il gelo dell'accademia, il meccanismo raffaellesco, il peso dello sforzo michelangiolistico. (vol. X, parte II, pp. 150-153)
*{{NDR|Raffaello da Montelupo è}} [...] autore del ''San Damiano'', nella Cappella Medicea, la sola statua michelangiolesca uscita dalle sue mani. I lineamenti contratti del volto, i capelli agitati fiammanti, le vesti tormentate, le mani, ove fan rete le vene turgide, dalle falangi rettangolari schiacciate, lascian sentire come il prototipo dello scultore sia stato il Buonarroti, che imperava nella Cappella Medicea. [...].<br>Il mite, il raffaellesco Raffaello da Montelupo sente nella cappella Medicea la passione di Michelangelo, che in seguito gli sfugge per sempre. (vol. X, parte II, p. 154)
*Tre bassorilievi col busto del [[Baccio Bandinelli|Bandinelli]], uno nei musei di Stato a Berlino, il secondo nel museo dell'Opera di S. Maria del Fiore a Firenze, il terzo nel Louvre a Parigi, ci danno la misura dell'arte dello scultore in ordine di tempo. Nel primo, c'è una gran penetrazione della forma, una sensibilità pittorica, un'attenzione a determinare i lineamenti e a segnarne con energia i particolari; nel secondo, questi spariscono; le linee, diritte o quasi, del sopracciglio, della base del naso, delle labbra, s'incurvano; le superfici mobili, molteplici, commosse, s'uniscono, si gonfiano; i capelli a riccioli sottili, incisi, riappaion battuti come su lastra metallica; la barba, lunga, serpeggiante, a spire fiammanti, diviene un ghirigoro grosso, terminato a riccioli; l'occhio acuto si smorza nel tondeggiar dell'orbita, le nari non vibrano più, le labbra non si serrano energiche, l'orecchio si scodella senza più quel sottile tirato dei nervi; e il busto, che prima veniva tagliato dalle pieghe del manto gettato sulle spalle e aggirato sotto il petto ignudo, qui vien tagliato al modo classico, a scarpa. Ma nella terza edizione del busto la forma perde anche l'effetto dello stampato, dello sbalzato su metallo; il profilo divien laminare e i lineamenti si disegnano invece d'essere scolpiti, i riccioli si fanno calligrafici, la barba a cordoni si chiude a chiocciolette; e il busto, più classicheggiante, porta uno scarso mantelletto agrafato sulla spalla. Il primo busto spira maschia energia, il secondo bonomia, il terzo disfacimento [...]. (vol. X, parte II, p. 192)
*{{NDR|Baccio Bandinelli}} [...] quando fece ''Ercole che sottomette Caco'', davanti al palazzo della Signoria, le generalità classiche non gli permisero di animare la rappresentazione, di spiegarla in potente unità. Nel far le cose colossali, la visione dell'insieme non si ha se non interamente abbracciandolo per forza d'astrazione e incatenandone le parti, come avrebbe fatto Michelangelo; se non trasportando idealmente pesi e misure a un livello di sopra, di sotto, di là dalla propria visuale, nei piani e in profondità: e il Bandinelli, che non ebbe quella supervisione, mise cumuli sopra cumuli marmorei, massi sopra massi; fece una roccia scalpellata più che corpi giganti svincolati dal sasso. (vol. X, parte II, p. 199)
*{{NDR|Baccio Bandinelli}} [...] nel busto in bronzo {{NDR|di [[Cosimo I de' Medici]]}} si manifesta l'educazione dello scultore dal padre orafo, maestro anche di [[Benvenuto Cellini]], e appare la sua natura più schietta e più viva, non agghiacciata da stilistiche apprensioni. (vol. X, parte II, p. 204)
*Qualche impronta dell'arte di Baccio Bandinelli, con la sua visione sommaria e spianata dei volumi, si riconosce nella più antica opera nota dell'[[Bartolomeo Ammannati|Ammannati]]: la statua tombale di ''Mario Nari'' al Bargello, già nell'Annunziata, con evidente imitazione delle figure giacenti di Michelangiolo sulle tombe medicee.<br>Il simulacro del defunto si solleva dal sepolcro; punta il busto sulla sinistra. È tra le opere dell'Ammannati più inclini a michelangiolismo, ma ad un michelangiolismo addolcito, trattenuto, che attenua la determinazione dei volumi singoli, mirando all'espressione del volume totale. I muscoli, in quel tendersi, in quell'incavarsi della forma irrigidita, si schiacciano; la lamina della corazza si stampa sul busto; gli spallacci s'addentrano nelle carni; i lineamenti michelangioleschi diventan schematici. (vol. X, parte II, p. 357)
=====Parte III=====
*Quando, nel 1543, [[Alessandro Vittoria]] giunse a Venezia, inviatovi dal vescovo [[Cristoforo Madruzzo]], ed entrò nella bottega di [[Jacopo Sansovino]], aveva diciott'anni appena, ma doveva già essere educato all'arte se poté presto eseguire la bella statuina del ''Battista'' ora sopra una pila d'acqua santa nella chiesa di San Zaccaria, ove l'impronta sansovinesca è come nascosta dalla violenza espressiva di uno scalpello accanito a rendere i segni della macerazione fisica e il solco del dolore in ogni tratto del volto scarno e delle mani scheletriche. Forse a tale tendenza verso un realismo penetrante, pungente, che, pur tra le fioriture decorative del costume, impronta i profili medaglistici di ''Maddalena Liomparda'' e di ''Caterina Sandella'', di un rude popolaresco vigore, non fu estranea una prima educazione a Trento, ove, nella cantoria di Santa Maria Maggiore, son busti bronzei di prepotente rustica forza. (vol. X, parte III, p. 74)
*Scultore campagnolo, il [[Vincenzo Grandi|Vicentino]] taglia come nel legno le sue rustiche immagini; inesperto del bassorilievo, divien goffo nelle figure di fondo. Goffa è anche la ''Madonna'' a tutto tondo, grassa contadina infagottata nelle vesti, ma il sole che accende il volto paffuto infonde respiro ai lineamenti ingenui. E piena di rustica forza è la figura del pastore in ginocchio presso il giaciglio, che par uscita, con la cupa testa barbuta e il nodoso bastone, da una tela del bresciano [[Giovanni Gerolamo Savoldo|Savoldo]]. Lo scultore semplice e vivido si delizia ad avvicinare il manto lanoso del somarello al lucido cuoio del bove; muove il gruppo saltellante degli angioletti cantori al ritmo scherzoso della luce e dell'ombra; è maldestro, rustico tagliapietra, ma raggiunge talvolta, come nella gracile figuretta di fanciullo che s'aggrappa alla veste di San Giuseppe, effetti pittorici nuovi alla scuola dei Lombardo<ref>Famiglia di scultori e architetti attiva principalmente a Venezia tra il XV e il XVI secolo.</ref>. (vol. X, parte III, p. 76)
*Nel 1543, primo anno di sua dimora in Venezia, mentre il [[Jacopo Sansovino|Sansovino]], suo maestro, stava per ultimare con drammatico impeto i rilievi delle tribune di San Marco, Alessandro Vittoria scolpiva la statuetta in marmo del ''Battista'', ora sopra una pila nella chiesa di San Zaccaria. Vi si sente, nel taglio allungato della figura, nel cader del manto dal fianco a terra, nello stringersi di tutte le membra al tronco, un'eco di modi sansovineschi, benché una opposta sensibilità sia nei due artisti, Jacopo Sansovino, incline a dolci ritmi, a un sereno ideale di grazia e di pittorica morbidezza, il Vittoria appassionato nel rendere l'ardente spiritualità del Santo con l'effetto cromatico di ombre che s'incanalano negli avvallamenti del volto consunto, entro i cavi di un fusto lungo, scheletrico, come arso dal sole rovente del deserto. (vol. X, parte III, p. 82)
*Tra il 1581 e il 1583, il Vittoria attese alla pala d'altare in bronzo per [[Johannes Defuk|Giovanni Fugger]], ora nella raccolta del Dott. Preston S. Satterwithe a New York. Vi rappresentò l'''Annunciazione'', certo ispirandosi alla pittura di [[Tiziano Vecellio|Tiziano]] nella [[Chiesa di San Salvador|chiesa del Salvatore]] a Venezia. Comporre una pala a rilievo sulle tracce di una pala dipinta è certo tentativo di gusto discutibile, fortunatamente non ripetuto altrove dal Vittoria, ma bisogna riconoscere che l'effetto di luce ottenuto dallo scultore rivela una sorprendente sensibilità pittorica, un'arte ricca di ogni accorgimento nel lavorar le superfici, ora sgusciandole come il velo della Vergine, ora sfaccettandole come il manto dell'angiolo, sempre acuendo le nervature delle pieghe, affilando e spezzando gli spigoli per ottenerne rifrazione di luci, scintillìo. (vol. X, parte III, p. 116)
*Il giovane principe [[Francesco I de' Medici|Francesco de' Medici]], che a Firenze divien protettore del [[Giambologna]], è ritratto, nel busto del palazzo Uguccioni, in armi, fasciato dal manto abbondante. Ha gli occhi grandi, bovini, coperti come da un velo; la barba e i capelli a piccoli ricci, la decorazione del busto ingrossata a sinistra, fuor del suo naturale equilibrio. Lo scultore che in Toscana arriva al metro perfetto, ai canoni grammaticali, si trova fuor di misura imponendo il busto del suo mecenate sul plinto marmoreo. Si potrà ammirare la cura nel render la cute giovanile, quasi luminosa, del Principe, e l'ombra delle sopracciglia trasparenti; ma si nota, nei ricciolini delle chiome e della barba, un certo artificio; troppa regolarità nella gorgiera, troppo spessore nel manto sul busto arcuato. (vol. X, parte III, p. 697)
*All'Annunziata<ref>Il Giambologna fu sepolto nella cappella della Madonna del Soccorso della basilica della Santissima Annunziata di Firenze.</ref> dorme {{NDR|il Giambologna}} l'artista glorioso che trovò a Firenze misure, canoni, ordinamenti, grammatica. Egli fiammingo vi portò un po' di realismo grezzo, quale si mostra nell'aquila e nel tacchino. Liberatosi da quel realismo, cadde nell'Accademia fiorentina, cioè nelle regole e nei canoni, senza tuttavia abbandonare del tutto la primitiva vivacità; ed appunto questo residuo di realismo anche nelle opere tarde lo rende migliore di altri manieristi alla fine del Cinquecento. Le misure e i canoni nel secolo XVI furon dati dai Fiorentini al mondo: gli stranieri, dal Dürer a Giambologna, al Rubens, non hanno fatto che riceverli. Il Giambologna, pur ricevendoli, ebbe libere uscite, non essendo il manierismo uno stile, ed ebbe anche incoerenze, contrasti stilistici, come ad esempio tra il ''Nettuno'' della fontana di Bologna e le ''Sirene'' della base. Tuttavia il Fiammingo, al declinare del Cinquecento, anche tra i moduli dell'aulica forma, anche nell'algore accademico, trova, per le linee delle figure, ritmo, eleganza, nobiltà; per le masse equilibrio e slancio, togliendo peso, con l'accelerato movimento, alle forme giganti. (vol. X, parte III, pp. 788-791)
*Arrivato a Firenze, quando l'[[Bartolomeo Ammannati|{{sic|Ammanati}}]], nella ninfa della fontana di piazza, dava gran saggio di sé, Giambologna non ebbe suo il campo nella scultura, ma presto, salutato dal Granduca {{NDR|Francesco I de' Medici}} principe degli scultori, si innalzò anche sopra il vecchio Ammanati ormai rattristato e indebolito da pregiudizi religiosi. Egli continuò sempre col suo gran passo, ginnasta dell'arte, seguito da una folla di scolari, che parevano prepararsi a ludi olimpici col loro maestro; ma al pari di lui, fors'anche più di lui, nello scolpire i grandi blocchi di marmo, si mostrarono accademici, mentre nelle crete, nei bronzi, segnavano il trionfo dello stile pittorico spuntato dal manierismo. E con lo stile pittorico si prepara l'avvento al [[barocco]]. (vol. X, parte III, p. 791)
====''L'architettura del Cinquecento''====
=====Parte I=====
*Lo scultore [[Lorenzo Lotti|Lorenzetto]] fu ligio a [[Raffaello Sanzio|Raffaello]], non solo con le sue opere di scalpello, ma anche nelle architetture, e, come operò sui disegni del maestro a palazzo Vidoni, così si studiò, di seguire i suoi esempi costruendo il palazzo del Bufalo o della Valle. Oggi la facciata, anche per le manomissioni successive, non ci dà forse, se non nel centro, un gradevole effetto con le tre finestre più raccolte del primo piano, le tre distanziate del secondo, le tre del terzo, più semplici e brevi. È un'armonia che si disperde nell'estensione del prospetto, che non può darci troppa buona idea della bravura architettonica del maestro, con la monotonia di quei suoi lunghi filari di finestre. (vol. XI, parte I, p. 332)
*Il [[Sebastiano Serlio|Serlio]] ci rappresenta l'arte nostra {{NDR|l'archiettura}}, che, giunta a grande fioritura, trova regole, norme, che la Rinascita rende universali. L'architetto bolognese vide Roma negli aurei giorni dell'architettura, lavorò a Venezia, ove [[Jacopo Sansovino]] foggiava un nuovo stile, e dimorò in Francia, studiando i differenti costumi dell'edificare, riuscendo a raccogliere gran copia di osservazioni e di elementi per il suo prontuario architettonico. Tutta la vita del buono e dell'umile pedagogo fu quella di raccoglitore e di seminatore. (vol. XI, parte I, p. 468)
*[[Andrea Marchesi (architetto)|Andrea Marchesi]] da Formigine s'ingegnava nell'arte dell'architetto non sua propria. Molti falegnami passarono all'architettura specie nel '400, ma Andrea Marchesi vi trapassò a fatica, perdendo alquanto della sua gran valentia di decoratore. Essa si manifesta nel fregio della porta {{NDR|del [[Collegio di Spagna]] di Bologna}}, degna d'un antico, ma la forza, il chiaroscuro di quei girali, vien meno. L'intagliatore non poteva conservare il suo aspetto occupando spazi che l'architetto avrebbe dovuto riservare a sé, senza riempirli d'ornamenti, senza fiorirli. La subordinazione dell'ornato veniva a mancare collegandosi, con l'ornamentista, il dominatore architetto. (vol. XI, parte I, p. 800)
*[...] l'equilibrio, il ritmo voluto dall'architettura di questo tempo non è sempre sentito da Andrea da Formigine, che, nel palazzo Scarselli, a destra, fece un pilastrone scanalato non corrispondente con l'altro a sinistra. In tutto si vede che l'intagliatore ingegnoso, ora per le sue architetture s'ispira a Venezia, ora a Milano, talvolta cerca forme antiquate, tal altra si studia di fare il nuovo. Poco fondato, egli si prova a fare quanto può, contento d'ornare, di fiorire d'intagli i palazzi sorti su suo disegno. Più che l'armonia del corpo egli vede la veste adorna. (vol. XI, parte I, pp. 801-802)
*Si assegna [...] al [[Giovanni Francesco Mormando|{{sic|Mormanno}}]] la più bella facciata di palazzo napoletano, quella del palazzo di Capua, ora Marigliano, in S. Biagio dei Librai. La facciata subì alterazioni diverse, ma, nell'insieme, come dice giustamente il Pane, «manifesta la impeccabilità di una pura equazione geometrica, come quella che è dato riscontrare nelle opere migliori del Rinascimento». Purtroppo i restauri hanno lasciato solo intravvedere qualche traccia del {{sic|Mormando}} in quello stesso palazzo e nell'altro dei duchi di Vietri, poi Corigliano. (vol. XI, parte I, pp. 954-956)
*In Santa Maria della Stella alle Paparelle, edificata, per voto e con danaro proprio, dal {{sic|Mormando}}, si può vedere qualche reminiscenza bramantesca nella facciata con pilastri corinzi, scanalati sino a due terzi d'altezza, [...]. (vol. XI, parte I, p. 956)
=====Parte II=====
*[[Michelangelo Buonarroti|Michelangelo]] porta nell'architettura l'ideale di massa in movimento, come espressione di energia eroica. Dove è statica della coordinazione [[bramante]]sca, succede movimento; la coordinazione si trasforma in una più stretta unità, in subordinazione all'unità. Gli elementi si fanno più grossi o restan più grezzi, per presentarsi come massa, anziché come linea. (vol. XI, parte II, p. 1)
*La [[Cupola di San Pietro|cupola]], che Michelangelo elevò nel cielo di Roma sulla chiesa madre della Cristianità, nel cuore della città papale, come gigantesca tiara, tiene delle progettate cupole albertiane la voce sonora, della cupola di Santa Maria del Fiore l'ascensione trionfale; ma questi effetti nascono, non dai rapporti numerici dell'Alberti, non dalla {{sic|leggiera}} trama del Brunellesco, bensì da vigorosi contrasti di masse e di chiaroscuro, da vicenda di slanci e di freni, dalla lotta, che è in ogni forma creata dalle appassionate mani di Michelangelo. (vol. XI, parte II, p. 118)
*Espressione magnifica di Roma monumentale, la grandiosa cupola {{NDR|di san Pietro}} ha le membra possenti, le violente energie delle statue michelangiolesche. La sua mole, che di lontano trova riposo nella maestà delle ampie curve ascendenti, è il sogno della fantasia di Michelangelo verso la grandezza divenuto realtà. (vol. XI, parte II, pp. 118-121)
*Non l'interrotto monumento di Giulio II o la mutilata montagna marmorea di San Pietro in Vincoli, ma questa cupola {{NDR|della basilica di San Pietro}}, massima espressione di una forma prediletta e tipica dell'architettura nostra, legame fra l'Italia e l'Oriente, traduce la sete di grandezza dello scultore {{NDR|Michelangelo}}, che aveva divisato di trasformare una montagna in gigante, di martellarne il corpo nelle rocce, ergerne il capo nella regione delle nubi. (vol. XI, parte II, p. 122)
*[[Flaminio Ponzio]] aiutò e continuò l'opera di Martino Longhi in palazzo Borghese, e noi crediamo di riconoscere il suo intervento, anziché nella facciata verso via Fontanella di Borghese, che ci sembra propria del Longhi per la sua divisione a specchi, nell'altra, più vasta e magnifica, verso piazza Borghese, libera da lesene divisorie e arricchita da un grande scudo a foggia di cartella barocca, che s'aggrappa al timpano dell'edicola sovrastante il balcone e a quello della porta-finestra, animando col suo capriccio tutta la facciata e distruggendo l'impressione di vacuità, d'inconsistenza, che l'edicola desta nel prospetto verso via di Fontanella Borghese. Anche la bellissima lenta scalinata a gradi poligonali, che si stende a conchiglia rovescia davanti alla porta, e il cancello, tutto proprio di Flaminio Ponzio nella grazia esile e fiorita dei suoi motivi ornamentali, concorrono all'accentramento dell'effetto decorativo nell'asse mediano della facciata. (vol. XI, parte II, pp. 876-878)
*[[Domenico Fontana]] è l'architetto che lavora una facciata di chiesa come il rettilineo d'una strada, e, quando fosse vissuto in tempi moderni, come le rotaie d'una ferrovia. È un tecnico d'alto valore: innalza obelischi sulle piazze di Roma, trasporta la cappella del Presepe sotto il pavimento della cappella Sistina a Santa Maria Maggiore; distrugge, impetuoso vandalo, antichità pagane e cristiane, sempre benedetto da [[Papa Sisto V|Sisto V pontefice]]. (vol. XI, parte II, pp. 916-917)
*Purtroppo l'attività edilizia di Sisto V andò a scapito di augusti monumenti; e il Fontana ne fu l'esecutore inflessibile. Rovinò i resti delle [[terme di Diocleziano]], che impedivano la costruzione di [[Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri|Santa Maria degli Angeli]]; restaurò [[Basilica di Santa Sabina|Santa Sabina]], rimovendo gli antichi amboni, cancellando primitive pitture, demolendo i rivestimenti marmorei della tribuna; distrusse il [[Settizonio]]; e poco mancò che il [[Colosseo]] fosse da lui trasformato in lanificio, con logge per i tessitori, botteghe per le vendite. La morte del barbaro Pontefice sospese l'opera iniziata dal barbarico architetto, che già incominciava a spianare il suolo intorno al Colosseo, come racconta il [[Francesco Milizia|Milizia]]. Il costruttore, ch'ebbe più grandezza di spazio che grandezza d'arte, che ci dette più quantità che non qualità di lavoro, ci rimane quindi in aspetto di impresario, tenace come il Pontefice che lo protesse, rapido, forte d'intelletto, non d'arte. (vol. XI, parte II, p. 931)
*[[Pirro Ligorio]], a [[piazza Navona]], costruendo il [[Palazzo De Torres - Lancellotti|palazzo di Ferdinando Torres di Granata, ora Lancellotti]], si mostra contenuto nella facciata, che al pianterreno ha il bugnato un po' aggettato, e, nei piani superiori, semplicemente inscritto, ben ripartito, come a quadrelli in pavimento, regolarissimi, tranne verso la catena agli spigoli, ove essi perdono il moto uguale, e par s'allunghino a cercare connessione. Tende a monotonia, anche nel disegnare l'interno, l'architetto composto, ordinato, uguale. Ma il casino di Pio IV nei [[Giardini Vaticani]] fugge da questo silenzio: lavorano i fontanieri a rivestir di musaici all'antica pilastri e basamenti; ritornali gli efebi, le ninfe; escon le driadi dai boschi per vivere tra le ghirlande, i nastri, i festoni. Le grottesche romane antiche, quelle timide di [[Giovanni da Udine]], riprendon corpo, si addensano sulle pareti, si rilevano dalle riquadrature, tra un brulichio di girali, di campane di frutta, di vasi, di stemmi, di ghirlande. l'antiquario squaderna le sue note, riversa il sacco delle sue ricerche sulle pareti, sui suoi frammenti, veri o falsi, abbiano un nesso o no tra loro; e così figure, rilievi, ornati, fanno insieme una rievocazione dall'antico. (vol. XI, parte II, pp. 980-982)
*Più viva, per lo zampillar delle acque correnti, sonanti, per il moto delle fabbriche, sarà la [[Villa d'Este (Tivoli)|villa di Tivoli]], costruita dal cardinale [[Ippolito d'Este (1509-1572)|Ippolito II d'Este]] per cercarvi riposo, dopo le ire destate come cardinale protettore della corona di Francia. Uomo del Rinascimento, chiede alla villa tiburtina la pace, tra le grotte popolate di statue scavate in sua presenza a [[Villa Adriana]]. Pirro Ligorio vi profonde la sua vivace, ardente, napoletana fantasia; innalza a corona dei giardini il suo palazzo, cui s'accede come a trono eccelso, per ampie scalinate, da arcata ad arcata. Gli ornamenti che dovevano annidarsi sulla facciata del palazzo restarono nella mente di Pirro Ligorio, ma egli non dimenticò di farli eseguire sui padiglioni, sulle mostre delle fontane. Tutto è condotto rapidamente, come abbozzato, quasi che la finitezza fosse superflua in tutta quella festa della natura, in tutto quel rigoglio di verde, in quella musica delle acque, che [[Annibale Caro|Annibal Caro]] ci ricordò nella sua aurea prosa. (vol. XI, parte II, p. 988)
=====Parte III=====
*Certo {{NDR|[[Palazzo Corner della Ca' Granda]]}} è colossale, più di quanto si sia mai veduto sulla mobile superficie delle acque del Canal Grande, trionfante nella sua classicità, nella massiccia potenza delle colonne abbinate, ioniche al primo piano, corinzie al secondo, reggenti le arcate cariche di trofei. Quelle arcatelle son leggiere per la elefantina potenza delle colonne, e i due piani sembrano, a causa di esse, un pondo troppo forte per il basamento rustico del palazzo. (vol. XI, parte III, p. 124)
*[...] auspice il doge Andrea Gritti, Jacopo Sansovino aveva disegnata la costruzione {{NDR|della chiesa veneziana di San Francesco della Vigna}} sin dal 1534. Ma il disegno sofferse riduzioni e mutamenti per le filosofiche elucubrazioni del Padre [[Francesco Zorzi|Francesco {{sic|Georgi}}]], che, con le teoriche di Platone alla mano, con la cabala medioevale del tre «numero primo et divino» e con i suoi multipli, aveva l'audacia di riformare il progetto in corso d'effettuazione. E peggio, la sicurezza del frate dell'Ordine confuse il Sansovino, Tiziano, Fortunato Spira viterbese, il Serlio, che ne firmarono la relazione rinnovatrice dell'edificio chiesastico, a norma di rapporti e di dimensioni ad esso applicate, per ottenere «un'armonia consonantissima». (vol. XI, parte III, pp. 125-126)
*[...] [[Chiesa di San Francesco della Vigna|San Francesco della Vigna]] mostra nell'interno le chiare proporzioni di Jacopo {{NDR|Sansovino}}, non la sua vivezza cromatica, forse per l'adesione ai principî del frate censore {{NDR|Francesco Zorzi}}. Vi è un gran predominio di vuoti nella povertà francescana della chiesa; le lesene di pietra grigia, come tutte le cornici, sono piatte; ma un senso di pace, di equilibrio, nasce dall'armoniosa larghezza d'archi delle cappelle. Ancora l'eco toscana del Brunellesco s'avverte nella serie di sovrapposte lesene, tradotta in ampiezza cinquecentesca e in tranquilla maestà di linea nel giro fra cappella e cappella finché nella crociera le volte par s'innalzino a volo. (vol. XI, parte III, pp. 126-127)
*Il rapporto del [[tempio malatestiano]] di Rimini con la facciata di [[Chiesa di Santa Maria in Organo|Santa Maria in Organo]] è forse semplicemente casuale, ma ci mostra come [[Leon Battista Alberti]], suscitatore di masse nell'architettura, abbia fraternità di spirito con [[Michele Sanmicheli]], che, ad un tempo, tra le membrature battute sull'incudine, insinua finezze, delicatezze, fiori che le addolciscono, sorrisi che illuminano le forme giganti, luci e ombre che ne esaltano la vita. E come nell'architettura militare, per le sue fortificazioni di Verona, di Venezia, di Brescia, di Bergamo, di Peschiera, in Dalmazia, in Creta, in Candia, ecc., si ispira a [[Francesco di Giorgio Martini]], par che ne erediti l'infrangibile misura, la precisione del numero, il geometrico rigore.
===Citazioni sulla ''Storia dell'arte italiana''===
*Essa è considerata da alcuni come una vera e propria rivoluzione culturale, che attraverso scoperte e rivalutazioni e accostamenti di civiltà pittoriche diverse – dal mosaico alto-medievale al disegno, alla pittura rinascimentale, al manierismo – ha dato un nuovo profilo ai criteri del gusto in Italia. ([[Dizionario universale della letteratura contemporanea]])
*Non v'è nulla che egli non ricordi. Confronta a mente opere fra le più lontane, come se le avesse dinanzi contemporaneamente e vi leggesse i più minuti particolari. Egli è in ciò il tipico conoscitore per innata facoltà inimitabile. Nessuno che non abbia il suo sguardo e la possibilità di ricordare in modo così preciso tutto ciò che ha visto potrà giungere mai a fare l'opera colossale di revisione di tutte le attribuzioni come l'ha fatta Adolfo Venturi. Quando si pensa a ciò che era la storia dell'arte prima di lui, in cui a pochi grandi e celebri nomi si attribuiva tutta l'accozzaglia delle opere allora anonime ci si accorge degli infiniti benefìci che la ''Storia dell'Arte italiana'' ha portato nel campo dell'indagine costruendo il quadro con le grandi figure in primo piano e via via nei piani successivi le figure minori. I grandi ne hanno avuto, sfrondate le opere indegne di loro, maggior luce ed i minori hanno trovato il loro luogo. ([[Roberto Papini]])
*Per noi discepoli che abbiamo {{sic|seguìto}} passo per passo l'opera appassionata del maestro, il fatto che Adolfo Venturi sia giunto a favellare coi grandi pittori del Cinquecento ha un valore sentimentale. È come se i muratori e i manovali vedessero finalmente l'architetto disegnare il coronamento dell'edificio a cui hanno portato calce, rena e mattoni. Tutta la storia dell'arte italiana di Adolfo Venturi doveva infatti culminare nella visione del pieno [[Rinascimento]]. [[Barocco]] e [[Rococò|barocchetto]] saranno lasciati a chi li vorrà e li potrà studiare, quando i tempi saran maturi e la preparazione documentaria compiuta. ([[Roberto Papini]])
==[[Incipit]] di alcune opere==
===''La Madonna''===
Tredici secoli prima che Raffaello rappresentasse la Madonna della Seggiola come una bella nutrice tutta amore per il pargolo che gira attorno gli occhi di falco, un pittore cristiano nelle catacombe di Priscilla rappresentava in simil modo una matrona con la creaturina ignuda che le si aggrappa al seno e volgesi ratta, guardando coi grandi occhi dietro a sé, quasi per mettersi a difesa del nutrimento; e la madre ripiega soave il capo, e circonda il nato suo con le braccia protettrici.
===''Luca Signorelli, interprete di Dante''===
L'arte di [[Luca Signorelli]], più di ogni altra nel Quattrocento, evoca lo spirito dantesco, per la energia delle sue forme sfaccettate, il ''pathos'' che scaturisce dalle composizioni grandiose, dalle repentine luci, dai movimenti di schianto arrestati.
===''Piero della Francesca''===
Oggi la critica storica ha compreso la definizione che Fra' Luca Pacioli dette di [[Piero della Francesca|Piero]]: «monarca della Pittura a' suoi dì», segnalando il grande influsso del pittore di Borgo su tutta l'arte italiana dell'Emilia e del Veneto, della Toscana meridionale, come dell'Umbria, delle Marche e delle Romagne, dalla corte degli Estensi alla bottega di Giambellino, dalla turrita Cortona alla reggia di Federico da Montefeltro, dal tempio malatestiano alla cittadella forlivese degli Sforza e al santuario di Loreto. E dai quei luoghi si estese la riforma pierfrancescana su Roma e Viterbo, su Napoli e Messina, dal palazzo vaticano alla cappella Mazzatosta, dagli anonimi affreschi di Monteoliveto in Napoli alla pittura rinnovatrice di Antonello. Ma il grande maestro ha lasciato indelebili profonde tracce dell'arte sua, non ricordi di vita.
==Citazioni su Adolfo Venturi==
*Come le [[Opera d'arte|opere d'arte]] debbono essere guardate? Qui entrano in campo le facoltà più schiette di Adolfo Venturi. Egli non s'è mai contentato delle attribuzioni già fatte; una per una, su migliaia di opere, le ha tutte volute rivedere, sottoporre al tormento d'una analisi minuta e precisa; analisi prima di tutto dei caratteri materiali delle opere: i modi del disegno, il ricorrere di tratti abituali e tipici di ciascun artista, i modi di comporre, di colorire, di scolpire, le pieghe del panneggio, i formati delle figure, il metodo dell'architettare; analisi poi di ciò che è più sensibile e sfuggente alla critica, dall'interpretazione del soggetto allo spirito delle opere. a quel tanto di imponderabile che rivela l'opera d'un maestro a primo acchito e la distingue da quella d'un altro o degli imitatori. [[Roberto Papini]]
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Francesca Marini (a cura di), ''Caravaggio'', 1ª ed., introduzione di [[Renato Guttuso]], Rizzoli/Skira, Milano, 2003. ISBN 8817008087
*Adolfo Venturi, ''[https://archive.org/details/lamadonnasvolgim00vent La Madonna]'', Ulrico Hoepli, Milano, 1900.
*Adolfo Venturi, ''[https://archive.org/details/venturileonardolasuascuola/mode/1up/ Leonardo e la sua scuola]'', Istituto Geografico De Agostini, Novara, 1942.
*Adolfo Venturi, ''[https://archive.org/details/lvcasignorelliin00vent Luca Signorelli, interprete di Dante]'', Felice Le Monnier, Firenze, 1921.
*Adolfo Venturi, ''[https://archive.org/details/pierodellafrance00vent_0 Piero della Francesca]'', presso Giorgio & Piero Alinari, Firenze, 1921.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit01vent/page/n6/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. I, ''Dai primordi dell'arte cristiana al tempo di Giustiniano''], Ulrico Hoepli, Milano, 1901.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit02vent/page/n6/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. II, ''Dall'arte barbarica alla romanica''], Ulrico Hoepli, Milano, 1902.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit03vent/page/n6/mode/1up/ ''Storia dell'arte italiana'', vol. III, ''L'arte romanica''], Ulrico Hoepli, Milano, 1904.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit04vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. IV, ''La scultura del Trecento e le sue origini''], Ulrico Hoepli, Milano, 1906.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit05vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. V, ''La pittura del Trecento e le sue origini''], Ulrico Hoepli, Milano, 1907.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit06vent/page/n6/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. VI, ''La scultura del Quattrocento''], Ulrico Hoepli, Milano, 1908.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit71vent/page/n6/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. VII, ''La pittura del Quattrocento'', parte I], Ulrico Hoepli, Milano, 1911.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit72vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. VII, ''La pittura del Quattrocento'', parte II], Ulrico Hoepli, Milano, 1913.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit73vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. VII, ''La pittura del Quattrocento'', parte III], Ulrico Hoepli, Milano, 1914.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit74vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. VII, ''La pittura del Quattrocento'', parte IV], Ulrico Hoepli, Milano, 1915.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit81vent_0/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. VIII, ''L'architettura del Quattrocento'', parte I], Ulrico Hoepli, Milano, 1923.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit82vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. VIII, ''L'architettura del Quattrocento'', parte II], Ulrico Hoepli, Milano, 1924.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit91vent/page/n9/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. IX, ''La pittura del Cinquecento'', parte I], Ulrico Hoepli, Milano, 1925.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit92vent_0/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. IX, ''La pittura del Cinquecento'', parte II], Ulrico Hoepli, Milano, 1926.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit93vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. IX, ''La pittura del Cinquecento'', parte III], Ulrico Hoepli, Milano, 1928.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit94vent/page/n6/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. IX, ''La pittura del Cinquecento'', parte IV], Ulrico Hoepli, Milano, 1929.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit95vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. IX, ''La pittura del Cinquecento'', parte V], Ulrico Hoepli, Milano, 1932.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit96vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. IX, ''La pittura del Cinquecento'', parte VI], Ulrico Hoepli, Milano, 1933.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit97vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. IX, ''La pittura del Cinquecento'', parte VII], Ulrico Hoepli, Milano, 1934.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit101vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. X, ''La scultura del Cinquecento'', parte I], Ulrico Hoepli, Milano, 1935.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit102vent/page/n6/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. X, ''La scultura del Cinquecento'', parte II], Ulrico Hoepli, Milano, 1936.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit103vent/page/n10/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. X, ''La scultura del Cinquecento'', parte III], Ulrico Hoepli, Milano, 1937.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit111vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. XI, ''L'architettura del Cinquecento'', parte I], Ulrico Hoepli, Milano, 1938.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit112vent/page/n10/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. XI, ''L'architettura del Cinquecento'', parte II], Ulrico Hoepli, Milano, 1939.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit113vent/page/n4/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. XI, ''L'architettura del Cinquecento'', parte III], Ulrico Hoepli, Milano, 1940.
==Altri progetti==
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[[Categoria:Accademici italiani]]
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[[File:Adolfo Venturi.jpg|thumb|Adolfo Venturi]]
'''Adolfo Venturi''' (1856 – 1941), storico dell'arte e accademico italiano.
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==Citazioni di Adolfo Venturi==
*{{NDR|[[Michelangelo Merisi da Caravaggio]]}} ...cancella il valore disegnativo dato alla forma dai fiorentini, rifugge dai partiti decorativi, semplifica la visione degli oggetti per mezzo di un taglio, nitido, notturno, tra luce e ombra; approfondisce e semplifica la composizione. Dalle opere giovanili, composte ad armonia di chiari colori, sotto luci bionde e velari leggieri di ombre trasparenti, alle ultime, cupe e notturne, schiarate da luci crude e costrette, l'arte del Caravaggio sempre più afferma i suoi principi fondamentali plastico-luminosi, che fanno di lui il precursore dei massimi geni del Seicento europeo: da Franz Hals e Rembrandt, al primitivo Velàzquez.<ref>Da ''Disegno storico dell'arte italiana'', 1924; citato in {{Cita|Caravaggio|pag. 186|Francesca Marini, 2003|harv=s}}</ref>
*E benedetta sia quella [[fotografia]] che nella pittura e nel ritratto in ispecie, ci libera dalla produzione di tanti imbianchini, e tanto più preziosa fa divenire la grande arte, per la rarità del suo uso.<ref>Da un'intervista rilasciata ad [[Anton Giulio Bragaglia]]; citato in Ando Gilardi, ''Creatività e informazione fotografica'', in ''Storia dell'arte italiana'', Einaudi, Torino, 1982, vol. 9, tomo II, p. 567.</ref>
==''Leonardo e la sua scuola''==
*Tra gli scolari più antichi di Leonardo, [[Marco d'Oggiono]] (n. 1407?–1530), tendente al manierismo di lusso e di gran pratica, ripete, in modo pedestre, costantemente, le opere del maestro, le traduce nei proprii forti contrasti di chiaroscuro e nel proprio intenso colore. Il suo momento massimo è rappresentato dal "Salvator Mundi" della Galleria Borghese e dalla "Madonna allattante" del Museo del Louvre: opere con diligenza condotte, con i capelli delle figure lumeggiati uno ad uno, le sottili pieghe delle vesti color di rubino. La modellatura non manca di finezza, ma le teste son compresse, le mani gonfie, gli occhi sporgenti dall'orbita. (p. XXXII)
*Marco {{NDR|d'Oggiono}} dipinse [[Pala dei tre arcangeli|i tre Arcangeli]] nella Galleria di Brera, facendo del vinciano Gabriele un vezzoso manichino; di Michele una macchinosa figura che oscura il cielo con le enormi ali distese e gli sbuffi tondeggianti del mantello; di Raffaele una grassa donzella imbarazzata nel sacco di pieghe delle vestimenta. Tra Gabriele e Raffaele è piombato Lucifero con la liscia testa di porcellana, le braccia sottili, le mani piccolette, le scure piante artigliate. L'artista già cade nella più uggiosa maniera, dimentico di proporzioni, di rapporti tra le figure e il paese, legnoso nelle figure memori del linearismo convenzionale del Civerchio<ref>Vincenzo Civerchio (1470 circa – 1544), pittore italiano.</ref>, cupreo nell'effetto di colore. (p. XXXII)
*Nella tarda "Assunzione" {{NDR|di Marco d'Oggiono}} della Galleria di Brera in Milano, gli Apostoli, che in terra si agitano per mirare l'Assunta in cielo, tra corone di nubi e di cherubini, non hanno più posto per muoversi; si attaccano, si accatastano, mentre i cherubini che attornian Maria con le ciocche della chioma al vento, con le gonfie vesti fasciate, volano, nuotano, cadono all'ingiù, perdon l'equilibrio. Tutto è sgangherato, tutto è come strappato a viva forza, per il grido dell'enfasi, per il tumulto degli elementi. Spentasi davanti agli occhi di Marco d'Oggiono la luce accesa dal maestro, egli s'irretì sempre più. Incapace di vedere un paese nella sua linea d'insieme, si contentò di far tutto di convenzione: paesaggio, figura umana, panneggio; cercò l'effetto nell'enfasi del gesto, nel turbinio barocco delle lucide pieghe, nell'accesa tonalità dei colori; parve anticipare i giorni del manierismo romano, senza pur possedere la virtuosità, la forza, propria ai maggiori seguaci di Raffaello e di Michelangelo. (p. XXXII)
==''Storia dell'arte italiana''==
===[[Incipit]]===
La religione del {{sic|Nazzareno}} arrivò dall'Oriente a Roma imperiale, ancora rigida nelle sue forme, avvolta nel mistero dell'infinito, tremante di ritrarre la immagine del Sommo Dio, e paurosa di rendere con forme d'arte i propri fasti.<br>La civiltà greco-romana, trasformata dalla religione cristiana, trasformò questa a sua volta, e la fece erede dell'arte antica, dandole forme esteriori, una costituzione che si fondò su quella dell'Impero e l'ellenico elevatissimo sentimento del destino umano. Mentre il cristianesimo si diffondeva nel mondo greco-romano, la filosofia giunse ad una nuova concezione del divino, che si approssimava singolarmente a quella dei cristiani; i pensatori adoravano il Dio a cui avevano innalzato un altare nel cuore; Dio che, non avendo alcuna forma concreta, poteva essere rappresentato solo per mezzo di simboli e di allegorie, così come lo rappresentavano i cristiani.<br>Il simbolismo primitivo de' cristiani è quindi della maggiore semplicità; l'arte teme di esprimersi in modo chiaro, e raccoglie anche dalla Giudea segni ideografici, antichissimi geroglifici che graffisce sulle tombe. <!--(Vol. 1 ''Dai primordi dell'arte cristiana al tempo di Giustiniano'', cap. 1)-->
===Citazioni===
====''Dai primordi dell'arte cristiana al tempo di Giustiniano''====
*Quando i primitivi cristiani ricorsero all'arte classica, chiesero forme molto semplici: erano perseguitati ed oppressi, e non conveniva loro la magnificenza dell'arte per i ritrovi sotterranei. Al lume delle lucerne e delle faci, nelle necropoli, bastava alle anime pie di vedere abbozzati quegli elementari simboli che s'incontravano dall'Italia alle rive del Nilo e alle vallate della Siria, come in tutte le città cristiane dei morti. Erano le parole della nuova lingua universale della fede. (vol. I, p. 3)
*Mentre nelle catacombe aleggia la speranza, sulla porta di [[Basilica di Santa Sabina|Santa Sabina]] si afferma la vittoria e il predominio della Chiesa. All'arte simbolica primitiva era succeduta un'arte concreta, sorta sotto l'influsso dello spirito latino e delle tendenze pratiche di Roma, un'arte con intendimenti d'insegnare e di erudire figurando il catechismo sulla porta della casa di Dio. (vol. I, p. 477)
====''Dall'arte barbarica alla romanica''====
*La contesa degl'[[Iconoclastia|iconoclasti]] giovò tuttavia al progresso dell'arte, staccandola da forme rituali, poi che le immagini, considerate quali mezzi d'insegnamento e di decorazione, dovevano conformarsi al sentimento popolare, esprimersi in una favella intesa facilmente da tutti. Certi antichi tipi dovevan divenire ogni giorno più oscuri e misteriosi, più lontani dalla vita a cui la contesa religiosa contribuì a ritornarli. E la decorazione naturalistica che tenne luogo delle sacre immagini, quella di animali d'ogni specie, di rappresentazioni di caccia e di pesca, tanto biasimate da San Nilo scrivendo ad Olimpiodoro, non andò perduta, anzi restò nelle abitudini dell'arte medioevale. (vol. II, pp. 131-132)
*I ''Dialoghi'' di [[Papa Gregorio I|San Gregorio]] sono una raccolta di miracoli e di visioni relative alla vita dei santi, fatta da un uomo di strana e malata sensibilità; ma essi formarono il modello che gli artisti seguiranno fedelmente; il pontefice che prima d'essere consacrato vedeva l'{{sic|angiolo}} sulla mole adrianea<ref>[[Castel Sant'Angelo]], detto anche Mausoleo di Adriano.</ref> riporre nel fodero la spada di fuoco, e che pregò poi per la salute dell'anima di Traiano imperatore, fu uomo preso or dall'entusiasmo, ora dalla disperazione; un veggente della collera di Dio, il profeta che si estolle sui campi della morte. (vol. II, p. 137)
====''L'arte romanica''====
*[[Wiligelmo]] lavorò nella [[Duomo di Modena|cattedrale di Modena]], secondo il [[Celestino Cavedoni|Cavedoni]], nei primi anni del secolo XII [...]. Devonsi a Wiligelmo la porta principale a occidente della chiesa, adorna di figure di profeti entro nicchie e di complicati intrecci di rami con uomini e animali, e le sculture sulla facciata con le prime storie della Genesi. Qui egli è grandioso, ispirato all'antica arte carolingia; scolpisce le figure con forti mandibole, grosse labbra, capelli che hanno l'apparenza di parrucca; gira in tondo le vesti sulle spalle, sul ventre e sulle ginocchia. (vol. III, pp. 102-104)
*Questa piletta {{NDR|del Museo civico di Modena}} non è la sola opera scultoria che ci mostri la differenza dell'arte di [[Niccolò (scultore)|Niccolò]] da quella di Wiligelmo. Fra le altre sculture v'è quella della porta detta della Pescheria, nel duomo di Modena, appartenente al tempo stesso di quella de' Principi. Si è molto discusso sull'età della porta della Pescheria, che pure mostra ad evidenza la mano di Niccolò, cooperatore di Wiligelmo, di lui più giovane e meno arcaico, che non taglia, al pari di lui, le figure con segni angolosi o rettilinei, né dà loro mani smisurate, capelli e barbe a strie sottili, parallele, ondulate, zigomi sporgenti in modo straordinario, occhi spalancati, nasi grossi e lunghi; bensì forma i suoi personaggi con i capelli a ciocche ricciute, i volti larghi e schiacciati, le estremità più proporzionate, le vestimenta più curvilinee e pieghettate nelle orlature. (vol. III, p. 160)
*Sull'archivolto della porta della Pescheria {{NDR|nel duomo di Modena}} sono figurati [[Re Artù|re Arturo]] e altri eroi del ciclo epico bretone, il che fece pensare come i bassorilievi stessi fornissero la prova dell'origine straniera di Wiligelmo (a cui quelli si attribuirono invece che al più giovane e meno arcaico Niccolò), senza pensare che re Arturo nel Nord d'Italia, come nel Settentrione d'Europa, poteva bene essere considerato il tipo del cavaliere cristiano. (vol. III, p. 164)
*L'associazione di Wiligelmo con Niccolò continua a Piacenza, nella [[Duomo di Piacenza|cattedrale]] rifabbricata sull'antico nel 1122 [...].<br>Nella trabeazione della porta laterale della facciata, a sinistra, si osservano le rappresentazioni dell'Annunziazione, della Visitazione, dell'Annunzio ai pastori, dell'Adorazione de' Magi. E qui sono le figure di Wiligelmo, con teste lunghe, grandiose, coperte da una specie di turbante o di corona turrita, con vesti cadenti in fascio all'ingiù; mentre nell'altra trabeazione, dov'e sono espresse le scene della Purificazione, della Fuga in Egitto e della Tentazione di Cristo nel deserto, si rivedono le pieghe raggirate di Niccolò, le teste più tonde e schiacciate, e tutti gli altri caratteri suoi. (vol. III, pp. 174-176)
*Educato, erudito in una forma d'arte ispirata principalmente a quella de' sarcofagi romani, così come s'educarono ed erudirono i più antichi scultori di Provenza e di Borgogna, l'[[Benedetto Antelami|Antelami]] ebbe dagli scultori di Francia una più larga trama per ordirvi le sue figure, i materiali più abbondanti e ricchi dell'arte francese per le sue invenzioni. (vol. III, p. 277)
*Tutt'intorno al [[Battistero di Parma|battistero {{NDR|di Parma}}]] corre una gran fascia o zooforo, con figure mostruose e d'animali: un gufo; due tondi con mezze figure d'uomini con pileo in capo, il bastone in mano e la clamide agganciata sulle spalle; quindi un asino; un busto d'Ercole con la pelle del leone nemeo; due girasoli; un drago con faccia umana, le zampe anteriori di quadrupede, le orecchie grandi, un berretto in capo, le ali, la coda attorcigliata. Seguono una scimmia, un grifone, un viso d'uomo ritratto dal vero, due draghi a testa umana, un centauro che saetta un asino drizzato a brucar le foglie dei rami d'un albero, un altro asino, due cammelli, un elefante con una torre sul dorso, due tori, una folaga sulle acque. (vol. III, p. 308)
*Il battistero di Parma è opera la maggiore e meglio compiuta della scultura romanica del Settentrione. Il poema della redenzione umana si spiega all'esterno dal sacro luogo custodito dagli angioli solenni, che svolgono il rotulo delle promesse divine, e vigilato dai profeti chiaroveggenti, testimoni delle avverate speranze delle genti. (vol. III, p. 312)
*[[Nicola Pisano|{{sic|Niccola}} {{NDR|Pisano}}]] col suo potente ingegno aveva raccolto in sé la forza che erompe dall'antico, la pienezza, la robustezza, il naturalismo sincero; quella forza che quasi due secoli dopo raccolse Jacopo della Quercia nelle sue forme poderose e sane, e quindi Michelangelo ne' suoi atleti. (vol. III, p. 992)
*[[Giovanni Pisano]], che segue amoroso le tracce paterne, è arcaico al confronto, perché non ebbe la forza tutta individuale di Niccola nel frangere le convenzioni, dominare la materia col pensiero, rispecchiare la bellezza antica, penetrare nella verità della vita. (vol. III, p. 1000)
*La vita moderna scaturisce dall'antichità classica nell'opera di {{sic|Niccola}} {{NDR|Pisano}}; del linguaggio greco e latino si giova per dire più correttamente e nobilmente nel dolce stil nuovo; passando sulle rovine dell'arte dei bassi tempi, con le tradizioni cristiane nel cuore, arrivò a toccare il lido di un mondo quasi sconosciuto. (vol. III, p. 1000)
*Non rattenuto da schemi iconografici, sciolto dai vincoli chiesastici, Niccola d'Apulia<ref>Grafia alternativa per Nicola Pisano, richiamante le sue origini.</ref> all'esterno del battistero fece rifiorire le forme italo-greche e romane, mentre stampò costumi e uomini del suo tempo, or mettendo un turbante a un busto aureliano, ora trattando anche per masse le chiome di figure che con i grandi occhi scoppianti fuori dalle orbite guardano innanzi a sé; ora rendendoci tipi di gaudenti, di cortigiani superbi, di uomini di scienza solenni, di vecchi austeri che sembran muovere rampogne, di orientali, di donne rubiconde, ecc.<br>Il mondo di Niccola d'Apulia è lì come sopra un gran ponte gettato tra l'antichità e l'evo moderno. (vol. III, p. 1004)
====''La scultura del Trecento e le sue origini''====
*Ne' personaggi di questa tragedia {{NDR|la '' Strage degl'innocenti'' nel pulpito della chiesa di Sant'Andrea di Pistoia}} si scorgono i corpi allungati, le teste oblunghe, i movimenti contorti; e si manifesta, anche sotto la guida del padre {{NDR|Nicola}}, [[Giovanni Pisano]], nelle mosse brusche a lui naturali, nelle crude e taglienti determinazioni del vero. (vol. IV, p. 3)
*Queste quattro statue {{NDR|nel ciborio della basilica romana di San Paolo fuori le mura}} ci rivelano la grande arte di [[Arnolfo di Cambio|Arnolfo]]: appena nella figura dell'oratore, nel movimento avanzato dell'anca sinistra, si nota una lieve contorsione gotica: in tutto il resto esse sono forti e salde, e la testa naturalistica del vecchio frate, la superba figura dell'oratore, sicuro di sé, ci dicono come le grandi fonti dell'antico e della natura si unissero nell'arte di Arnolfo quali due torrenti nell'alveo di un fiume. (vol. IV, p. 80)
*Compiuto il monumento di Bonifacio VIII in San Pietro, Arnolfo tornò a Firenze a continuar l'opera di Santa Maria del Fiore, e a rinnovare, con la potenza del suo genio, l'arte fiorentina. Ma ben presto, l'8 di marzo 1302, secondo le ricerche del Frey<ref>Karl Frey.</ref>, venne meno il grande scultore e architetto, il maestro caro a Carlo I d'Angiò ed ai romani Pontefici, desiderato dai Perugini quando ancora Giovanni Pisano lavorava alla fonte di Piazza. Morì lasciando un'orma eterna, facendo sorgere come per incanto, in un breve corso d'anni, Santa Croce, Santa Maria del Fiore e il Palazzo Vecchio di Firenze. La scultura iconica ebbe da lui il maggiore sviluppo, l'architettura nuovi fondamenti. (vol. IV, p. 167)
*[[Lorenzo Maitani]] disegnò la facciata del Duomo {{NDR|di Orvieto}}, ancora mancante, e fu il provveditore della sua decorazione. Gli angeli, che egli stesso gettò, per circondarne il gruppo della Vergine col Bambino assisa sotto un padiglione disposto sull'architrave della porta maggiore, hanno tale corrispondenza con il maggior numero delle figure de' bassorilievi, da farci ritenere che una stessa mano abbia eseguito gli uni e gli altri, o almeno che modelli di forme del tutto simili siano stati dati al fonditore e ai marmorari. (vol. IV, p. 323)
*Lorenzo Maitani, nella sua città natale {{NDR|Siena}} e in Firenze nella bottega del grande scultore da Pontedera<ref>Andrea Pisano, nato a Pontedera nel 1290 circa.</ref>, cercò gli esecutori delle sue idee grandiose; e questo spiega come nelle sculture della facciata del Duomo di Orvieto, in quella della Visitazione, ad esempio, la scena sia similissima all'altra della porta in bronzo d'Andrea Pisano. (vol. IV, pp. 325-328)
*Andrea di Cione Arcangnuolo o Arcangio o Arcagnio, detto l'[[Orcagna]], compare per la prima volta nel 1343 tra i pittori fiorentini, e, nove anni dopo, iscritto tra i maestri di pietra e di legname. Pittore, {{sic|musaicista}}, scultore, architetto, poeta, fu esempio della versatilità artistica italiana, personificazione dell'unità delle arti. (vol. IV, p. 637)
*Niuna delle figure {{NDR|del tabernacolo di Orsanmichele}} ha il capo circondato del nimbo o è avvolta da un'aureola, perché già gli uomini raccontavano di avvenimenti sacri come di cose famigliari, e si avvicinava il momento in cui l'arte religiosa rifletterà la vita sociale ne' suoi aspetti. L'Orcagna tolse i simboli, perché sentì di esprimere anche senza di essi, sinceramente, la sua devozione. (vol. IV, p. 640)
*Nel rappresentare {{NDR|nel tabernacolo di Orsanmichele}} una scena solenne, come quella dell<nowiki>'</nowiki>''Assunzione'', {{NDR|l'Orcagna}} ricordò d'essere non solo scultore, ma anche {{sic|musaicista}}, per ottenere gli effetti più vivi e abbaglianti, col fondo di smalto azzurro sparso di stelle. E ricordò d'essere architetto quando quei bassorilievi e quei musaici dispose nel tabernacolo, mirabile per l'armonia delle parti, per la nobilissima eleganza dell'insieme, per la maestà assunta dallo stile gotico. Dalle sue sculture spira un'aria grave, melanconica. Non sembra giusto di figurarci l'Orcagna come uno spirito irrequieto che tenti sempre cose nuove; è piuttosto un maestro laborioso, pratico e sodo. Le sue figure non hanno quella vita degli occhi che spira nelle opere trecentesche; tuttavia la ''Fede'' dalle pupille estasiate, Maria che riceve l'annuncio della fine della vita mortale, gli {{sic|angioli}} presi da incanto che abbassano le ali lungo i pilastri del tabernacolo, mostrano quanto fosse alto nell'Orcagna il sentimento della convenienza religiosa. (vol. IV, p. 662)
====''La pittura del Trecento e le sue origini''====
*Abbiamo veduto così, tra i maestri che dipinsero le tavole del {{sic|Dugento}}<ref>Toscanismo per Duecento.</ref>, il Berlinghieri ligio a forme antiquate, Margaritone disfatto, Giunta grossolano, [[Coppo di Marcovaldo]] imitatore garbato de' Bizantini, Guido da Siena stampatore di Madonne, ecc. Tuttavia dagli uni agli altri le forme si vanno elaborando e digrossando, finché Cimabue irrompe con la sua passione tra gli stanchi fantasmi dell'arte romanica, e sopraggiungono Pietro Cavallini, a ridare romana forza ad Apostoli e Santi, Duccio di {{sic|Boninsegna}}, a coronare le tradizioni bizantine; Giotto a creare il damma sacro, la divina Commedia. (vol. V, pp. 121-122)
*Nel 1291, quando [[Pietro Cavallini]] lavorava i {{sic|musaici}} di Santa Maria in Trastevere, un gran progresso dovette essere avvenuto nella sua maniera, [...]. Non si vedono più figure piatte su fondi d'oro, ma scene aventi rilievo e gareggianti con la pittura, vesti a colori schiariti e svaniti nelle parti avvivate da bianche luci, intensi gradatamente nelle ombre. L'oro, non steso più ne' manti come su lastre metalliche, s'intesse ne' broccati e nelle tele, trae dalle penne del pavone il suo splendore per raggiare nell'ala dell'angiolo dell'''Annunciazione'', filetta i contorni, sparge di moschette o alluciola i panni per mettere all'unisono il fondo con le figure sovrapposte, che sembrano intagliate nelle onici o nelle gemme. (vol. V, pp. 141-143)
*Nonostante le affinità che si devono riconoscere tra i due maestri, [[Cimabue]] è più plastico, poderoso e massiccio, il Cavallini più grandioso e monumentale; Cimabue modella con insistenza le figure, come se dovesse formarle nel bronzo, il Cavallini dà loro slancio potente; Cimabue elabora tipi bizantini rendendoli grifagni, Cavallini è più libero dalla convenzione bizantina e più classico; Cimabue prepara gl'intonachi con una tinta nerastra, il Cavallini di rosso. (vol. V, pp. 201-206)
*L'ultima opera certa di lui, la tavola della ''Natività della Vergine'', nel Museo dell'Opera di Siena, ci mostra come, invecchiando, debole di spirito e di forma, sempre più si accostasse alla vita, vestendo de' costumi del tempo i personaggi, staccandosi dagli esemplari di Duccio<ref>[[Duccio di Buoninsegna]].</ref> e avvicinandosi sempre di più al fratello<ref>[[Ambrogio Lorenzetti]].</ref>. Ma la morte troncò, verso il 1350, i nuovo conati di [[Pietro Lorenzetti]]. Gli ultimi suoi anni sono avvolti nel mistero; e la notizia d'un quadro di lui, esistente nella chiesa di San Francesco ad Avignone, potrebbe generare il sospetto che là si recasse il maestro dopo avvenuta la morte di Simone Martini. (vol. V, p. 678)
*Un ciclo di pitture che ha reso famoso Pietro Lorenzetti è quello della basilica inferiore d'Assisi. Prudentemente il Thode<ref>Thode, ''Franz von Assisi'', Berlin, 1904, pag. 294. {{NDR|(N.d.A., p. 680)}}</ref> notò che si ebbe ragione a toglierle a Puccio Capanna, a Pietro Cavallini e a Giotto, ma che si andò troppo oltre nell'assegnarle a quell'autore e non a' suoi seguaci. (vol. V, p. 680)
*{{NDR|Commentando il ciclo degli affreschi dell'''Allegoria ed effetti del Buono e del Cattivo Governo'' nel Palazzo Pubblico di Siena}} Prima che l'umanesimo richiamasse in onore le divinità pagane rimaste per tutto il medioevo nell'immaginazione popolare, rideste ai primi tepori della civiltà nuova, [[Ambrogio Lorenzetti]] rende loro lo scettro sugli uomini.<br>L<nowiki>'</nowiki>''Estate'' ha il tipo pieno, rubicondo, proprio di Ambrogio, il quale qui fu meno scarso del solito nel segnare i tre quarti del volto della figura, e rapido nel tratto, sciolto, freschissimo. L<nowiki>'</nowiki>''Autunno'' pare un'incisione a due tinte per le bianche lumeggiature sulle carni abbronzate, ora a tratti veloci e ora a masse sulle parti prominenti e più esposte alla luce. C'è modernità in quegli schizzi a colpi, saldezza d'arte progredita, libertà di maestro. Ambrogio Lorenzetti è più nuovo che non nelle opere finite in quegli abbozzi decorativi dove si lascia sorprendere senza la dottorale zimarra che sembra indossare di solito. (vol. V, pp. 709-710)
*[...] più che da Giotto e dai Fiorentini, come si è ritenuto sin qui, Ambrogio attinse da Simone Martini e dal fratello {{NDR|[[Pietro Lorenzetti|Pietro]]}}, come può vedersi nella ''Madonna del latte'' in San Francesco di Siena, dove i contorni del volto di Maria sono crudi, scarsi e manchevoli nello scorcio, le mani hanno dita staccate e aperte, il drappo involgente il Bambino prende curve gotiche. Era naturale che Ambrogio e Pietro, fratelli e talvolta cooperanti, influissero l'uno sull'altro, e che il più giovane {{NDR|Ambrogio}} prendesse qualche abitudine dal fratello maggiore saputo ed esperto. (vol. V, p. 722)
*Recò nuove forze in Toscana, pure attingendovi nobiltà di forma, [[Antonio Veneziano]], succeduto ad Andrea da Firenze come continuatore delle ''Storie di Ranieri'' nel Camposanto di Pisa. Vuolsi scolaro di Taddeo Gaddi, perché le sue forme si attengono ai grandi esemplari di Giotto, ma son più prossime direttamente a queste che non a quelle di Taddeo o di Agnolo Gaddi, più vere, più equilibrate e armoniose, più limpide di colore e più liete. (vol. V, p. 915)
====''La scultura del Quattrocento''====
*[[Jacopo della Quercia]] rappresenta il ritorno verso le forme degli avi etruschi. Per lui rivive, come per un'intima ingenita forza, lo spirito, il sentimento naturalistico dell'antica arte indigena; riede con lui l'amore al forte rilievo, alla pienezza, alla gagliardia che distinse lo stile etrusco nel suo maggiore sviluppo. (vol. VI, p. 67)
*Per ottenere il movimento, [[Nanni di Banco|Nanni {{NDR|di Banco}}]] cadde nel barocco ricercando scuri e profondità di scuri nelle vesti tormentate. Rappresentò l'''Assunzione della Vergine'', con gli angioli reggenti a fatica la mandorla, ove Maria volgesi a stento e allunga con isforzo le braccia per porgere il cinto a Tommaso. Questi, invece di sollevar le braccia per ricevere, par che stenda le palme davanti agli occhi, come per difendersi da luce abbagliante. (vol. VI, p. 209)
*[...] per amor del movimento, Nanni di Banco si provò a risolvere leggi prospettiche, ma in modo che fece dire di lui al Vasari: «fu persona alquanto tardetta». (vol. VI, pp. 210-212)
*{{NDR|Commentando due bassorilievi raffiguranti Giovanni Tornabuoni e sua moglie Francesca Pitti}} In questi bassorilievi il [[Andrea del Verrocchio|Verrocchio]] appare sotto un aspetto nuovo, ribelle alle tradizioni dell'antico, intento a rappresentarci la realtà della vita, la commedia umana. Nella forma lo diremmo un barocco del Quattrocento, se la pesantezza non fosse attenuata dalla ricerca scrupolosa del particolare e della sincerità dell'espressione. (vol. VI, p. 712)
*{{NDR|Commentando il busto di Eleonora d'Aragona di Francesco Laurana}} E un busto fine, purissimo, con gli occhi tagliati come di una mascheretta, con le sopracciglia appena segnate come da un filo, tutto condotto dolcemente; e se non fossero certi colpi di trapano all'angolo delle labbra e nelle nari, parrebbe fatto col fiato; la tunica lasciata scabra dà l'idea di seta crespa, la cuffietta del capo, d'un velo di seta a righe. Il ritratto è il primo d'una serie di busti muliebri ne' quali il [[Francesco Laurana|Laurana]] raggiunge una finezza anche maggiore. (vol. VI, p. 1034-1035)
*[...] le donne del Laurana par che esalino l'anima [...]. (vol. VI, p. 1044)
*Scultore mutevole di maniera, Francesco Laurana dalle forme impetuose dei primi tempi arrivò alle più raffinate, sempre circondando le figure sfarzosamente di ornati nello stile più elegante, mettendole in ambienti trionfali. I seguaci, che molti ebbe in Sicilia e in Francia, scemarono la schiettezza dell'impronta nelle sue opere, ne tolsero determinazione, dignità e purezza; ma, in ogni modo, il Dalmata tiene con onore un posto degnissimo tra i maestri che Venezia madre crebbe a civiltà. (vol. VI, p. 1049-1050)
====''La pittura del Quattrocento''====
=====Parte I=====
*Tra i quadri più antichi di [[Gentile da Fabriano|Gentile]] è il polittico dipinto per la chiesa dei minori Osservanti a Valle Romita, ora in molte parti nella Galleria di Brera a Milano. Il pittore si mostra arcaistico più che in altre opere, rappresentando l'Eterno, nell'''Incoronazione'', come un vegliardo colossale, con alta corona gotica, circondato da cherubini dalle ali cangianti, come biforcate; la Vergine e il Redentore seduti nello spazio sopra raggi e fiamme; [...]. (vol. VII, parte I, p. 190)
*A Firenze, Gentile, l'apparatore magnifico, riversa fiori nelle gotiche cornici, popola di cavalli, di cani, di scimmie, di uccelli la scena dell'''Adorazione dei Magi''. Passano i Re sul fondo, di contrada in contrada, scendono le erte montane, varcano i ponti levatoi de' castelli, seguiti da cortigiani col falco in pugno, da cacciatori col {{sic|guepardo}}. Il più vecchio si prostra, bacia un piede al divin Bambino che gli pone una manina sulla testa calva; e gli altri due Re offrono riverenti i doni chiusi come in gotici reliquiarî. Vesti di broccato e di damasco, cinture gemmate e con caratteri cufici, come ne' vasi ageminati della Persia, bardature e fornimenti d'oro de' cavalli, risplendono in quella scena strabocchevole di ricchezza, dove il pittore fa la ruota, pavone dalle iridiscenti penne occhiute. (vol. VII, parte I, pp. 196-198)
*Rispetto al Fabrianese {{NDR|Gentile da Fabriano}} il [[Pisanello]] sembra un improvvisatore, il quale da ogni cosa che lo circonda, e più che da sé stesso e dai suoi simili, tragga dalla vita degli animali i motivi dell'arte. Cani d'ogni specie, cavalli e muli, scimmie, animali rari e comuni, uccelli visti a volo per le valli o addestrati alla caccia, formano ogni sua delizia. Vero pittore d'animali, ne spia gli istinti ne traduce rapidamente le forme, le abitudini, i moti, ne rende i peli, le piume, le chiazze del colore della pelle, li figura ne' più variati e fuggevoli aspetti; se non gli riesce di sorprenderli di fronte, li persegue a tergo pian piano con la punta d'argento o la penna. (vol. VII, parte I, p. 250)
*{{NDR|Commentando l'affresco ''San Giorgio e la principessa'' nella chiesa di Santa Anastasia a Verona}} Qui veramente il Pisanello mostrò la gran novità dell'arte sua, il talento di attore: non la scena di sangue e di morte, ma il momento d'ansia, il silenzio drammatico dell'ultimo momento d'attesa, che precede la folgore e lo scoscio della tempesta. (vol. VII, parte I, pp. 258-259)
*È probabile che, dalla maturità in poi, applicatosi specialmente ad eseguir medaglie, il Pisanello lasciasse frammentarie le ricerche dei moti dell'espressione e della vita umana. Oltre i disegni d'animali, tengono il primo posto quelli de' ritratti che dovevan servirgli a modellar medaglie. (vol. VII, parte I, p. 263)
*[[Paolo Uccello]] {{NDR|nel ''Diluvio''}} fece ignude gran parte delle sue figure, quasi a meglio mostrare il brivido de' corpi e il gelo delle ossa, in mezzo alla furia degli elementi, sotto il fato che incombe terribile. [...]. Non gli basta disegnare la convulsione dei corpi, ma li fa macerare dalle acque, sbattere dai venti, intirizzire dallo spavento; e da per tutto, nelle acque rigonfie, nel cielo tempestoso, nella furia dell'aria, fa rombare la morte. (vol. VII, parte I, p. 338)
*[...] [[Donatello]] non ispirò Andrea {{NDR|del Castagno}} soltanto nell'ornare alla classica la sala del ''Cenacolo'', ma anche nel drappeggiare i personaggi nelle vesti dalle pieghe con forti addentramenti, nodose e contorte. Con lo studio delle forme nuove nell'architettura e nell'ornamentazione, [[Andrea del Castagno]] associò quello del rilevo e della prospettiva, facendo che tutte le figure del ''Cenacolo'' si veggano dal punto di vista dell'osservatore scorciare dal sotto in su con il pavimento, gli scanni, la mensa e i lacunari del soffitto. E nonostante tutte queste raffinatezze d'arte e di tecnica, serbò la sua fibra campagnuola energica e rude. (vol. VII, parte I, p. 348)
*La luminosità del colorito elegantissimo e puro, appresa da Masolino e dall'Angelico, ammodernata con lo studio della prospettiva aerea, forma il gran merito di [[Domenico Veneziano]], ch'ebbe ad aiuto e cooperatore [[Piero della Francesca]], il maestro che portò a perfezione quella tecnica, quel dolcissimo impasto di colore e di luce. (vol. VII, parte I, p. 359)
*La logica, il senso pratico di cui era dotato [[Filippo Lippi]], ne fa presto un ribelle all'iconografia sacra. Quando dipinse per la moglie di Cosimo de' Medici la tavola della ''Natività'', [...], nell'alto del quadro fece sporgere le due mani dell'Eterno. In antico s'era indicato con una mano sporgente dal cielo l'intervento di Dio Padre; ma Egli non è monco, avrà pensato Fra' Filippo, e dipinse le due mani aperte in atto di protezione. (vol. VII, parte I, p. 364)
*Sin dalle opere prime giunte a noi, il pittore {{NDR|Filippo Lippi}} scuote il gioco iconografico, cerca libertà di forme e d'immagini. Gli insegnamenti del [[Beato Angelico]] si perdono nelle sue figure dalle teste schiacciate e quadre, dal naso corto, dalla bocca larga, dalle mani fanciullesche. Molte di esse par che stiano sospettose in ascolto, e solo si elevano alquanto se entro l'arte del Frate<ref>Filippo Lippi fu frate carmelitano fino al 1461, quando papa Pio II lo dispensò dai voti.</ref> penetra un ricordo dell'Angelico. Allora si illuminano le carni, e la grazia veste i corpi atticciati e ne schiara gli aspetti. (vol. VII, parte I, p. 366)
*{{NDR|Filippo Lippi}} Nel 1450 gli fu tolto il titolo di rettore e commendatario di san Quirico a Legnaia, per non aver pagato un debito e, peggio, per aver fatta una quietanza falsa a fine di provare d'averlo pagato. Ma molto gli fu perdonato perché molto si fece perdonare per le opere sue, [...]. (vol. VII, parte I, p. 374)
*Conquistata la tecnica, il [[Pesellino]] sembra buttarsi a capofitto nel piacere, nel gaudio della vita, nella società più che mai fiorita. Abbellendosi, scaldandosi, rallegrandosi tutto, mirò ad altri maestri, come Paolo Uccello, per imparare a render lo spazio, a rappresentare le delizie del paese, a scorciar corpi per dar vivezza ai moti. (vol. VII, parte 1, pp. 392-393)
*Gentilezza senza preziosità, tenerezza senza sdolcinatura, un certo languore nell'espressione e nella grazia di corpi talvolta toscanamente dinoccolati; raffinatezza di segno, colori eletti e splendenti, chiaroscuro sempre più intenso e profondo: tale è il fiore dell'arte di Francesco Pesellino. (vol. VII, parte I, p. 402)
*{{NDR|Riferendosi ad alcuni quadri conservati nella Pinacoteca di Siena}} [...] in tutto il [[Sassetta]] porta una amorosa cura, una delicatezza di segno, una colorazione delle carni rosate nella luce, verdognole nell'ombra, una dolcezza di effetti nuovi nella pittura senese quattrocentesca. (vol. VII, parte I, p. 492)
*Con l'anima di trecentista, il Sassetta lavorò nel tempo nuovo, dando timide espressioni fanciullesche alle figure spoglie d'ogni grandezza e d'ogni forza. La grande ideal sintesi di Giotto non è più nella rappresentazione della leggenda francescana: le animule figurate del Sassetta vorrebbero vivere nel mondo ultrasensibile. (vol. VII, parte I, p. 494)
*{{NDR|Commentando gli affreschi eseguiti nella Cappella Sistina}} Più d'ogni altra cosa il [[Sandro Botticelli|Botticelli]] cercò di rendere il movimento, e oltre quello dell'azione, l'altro ritmico della composizione, per trovare unità ne' diversi momenti dell'azione stessa, o il collegamento delle diverse azioni successive svoltesi nello stesso campo. Curvando, piegando, inchinando, torcendo trovò nel ''Sacrificio di Cora, Datan e Abiron'' l'unità tragica delle azioni diverse, così come, disegnando poi in un solo foglio un Canto della Divina Commedia, riuscì talora a tener di mira la linea della composizione, l'effetto dell'intero Canto, pur commentando passo passo i versi danteschi. (vol. VII, parte I, pp. 619-622)
*{{NDR|Commentando l'affresco ''Disputa di S. Tommaso'' nella Cappella Carafa della basilica romana di S. Maria sopra Minerva}} In Roma Filippino par che senta il freddo prendere le sue composizioni delicate, e si sforza ad accentuare lineamenti, anche a ingrossarli. Tra i disputanti, parecchi hanno labbra tumide, slargate, {{sic|nari}} vibranti, orecchie carnose curvate, pesanti vestimenta contorte. Filippino cerca di render la carne, l'aggrotta sulla fronte, l'ammonta sulle sopracciglia, la gonfia nelle {{sic|guancie}} dalla linea che parte dalle nari acute, la rigonfia all'estremità delle labbra, l'affloscia e l'imbudella sul collo. Roma imbarocchisce il {{sic|dòlce}}, il timido Filippino. (vol. VII, parte I, pp. 654-656)
*La educazione pittorica di [[Domenico Ghirlandaio]] si può ricercare nell'opera che con tutta probabilità è la prima in cui l'artista si esprima compiutamente, cioè nella cappella di Santa Fina a San Gimignano, ove sembra un continuatore perfezionato, raffinato di [[Benozzo Gozzoli|Benozzo di Lese]]<ref>Benozzo di Lese di Sandro (1420 circa – 1497), più noto con il nome di Benozzo Gozzoli.</ref>. (vol. VII, parte I, p. 716)
*{{NDR|Commentando la pala eseguita dal Ghirlandaio per l'altare maggiore della chiesa di San Giusto alle Mura, detta degli Ingesuati, ora conservata agli Uffizi}} La tavola dimostra sì che il Ghirlandaio è uscito dalla stessa corrente artistica dalla quale uscirono il Botticelli e Filippino Lippi; ma pare che il giovane pittore avesse l'animo aperto al nuovo, e raccogliesse fiori da altri giardini non piantati da Fra' Filippo<ref>Filippo Lippi.</ref>, e specialmente da quelli di Andrea Verrocchio. (vol. VII, parte I, p. 724)
*Più che con gli scarsi dipinti, il Verrocchio insegnò con l'opera di orafo e di scultore; ma anche con la sua tecnica esperienza di pittore dette impulsi verso la perfezione della pittura toscana, usando i nuovi metodi del colorire ad olio, giungendo nella costruzione del nudo a forte solidità e a sicura penetrazione de' muscoli e delle ossa, arrivando a imprimere nei corpi una forza vitale, più che con l'atletica potenza de' {{sic|Pollaiuolo}}<ref>Antonio e Piero del Pollaiolo.</ref>, con la grandezza morale, l'incisiva sobrietà delle linee, l'orgoglio della massa severa. (vol. VII, parte I, pp. 784-785)
=====Parte II=====
*Unica pittura di [[Melozzo da Forlì|Melozzo]] in Forlì è l'insegna di una farmacia, ora nel Museo civico forlivese: ''Il Pestapepe''. L'atletico facchino di farmacia piomba il pestello sul mortaio con uno sforzo proprio di un Ercole che precipiti Anteo. L'azione per lo stringer dei denti bene espressa nel volto, e per le gambe allargate bene resa nella persona, ha l'eccesso particolare alle insegne che debbono richiamare l'attenzione del pubblico. Nell'oscuro vano d'una porta, la {{sic|pollaiuolesca}} immagine campeggia segnata da un tratto ferreo, potente per l'effetto prospettico. (vol. VII, parte II, pp. 61-62)
*Non poteva imitarsi l'arte profondamente individuale di Melozzo. Rimase bensì nel fondo, nell'anima dell'arte italiana; e vive a Roma con quella dei fattori del moderno rinnovamento, e vive a [[Forlì]] dove, in giorni di tirannia, di contrasti di fazioni, di ferocie, Melozzo trovò entusiasmi per l'ideale della bellezza gentile e gagliarda. Tra le scene di sangue e gl'incendi, che arrossano la storia della città sua natale, la figura di Melozzo si eleva come quella de' suoi apostoli, dei suoi patriarchi, de' suoi profeti, grandi, solenni, possenti di corpo e di anima. (vol. VII, parte II, p. 63)
*{{NDR|[[Marco Palmezzano]]}} Morto Melozzo, di quando in quando pare che, rivedendo cartoni del maestro, egli si provi a cercare quell'amplificazione della forma quattrocentesca suggeritagli da lui; ma lo squadro delle figure a lui naturale era meschino, cosicché ricadeva poi nelle grette sue forme. Presso la fonte della luce egli la riverbera, benché pallidamente; con lo spegnersi dei raggi animatori a poco a poco scolora, illanguidisce, gli vien meno con la luce il calore e la vita. (vol. VII, parte II, p. 65)
*L'espansione delle forme di Melozzo, precursore del Cinquecento, non fu compresa da Marco Palmezzano, che le ridusse entro limitazioni quattrocentesche; e, come un quattrocentista ritardatario il seguace s'inoltra nel tempo senz'accorgersi del trionfar de' geni, allo schiudersi del secolo XVI. Quando nel 1537, a ottantun anno, dipinse la seconda pala d'altare della Pinacoteca Vaticana, non fece che complicare il numero de' santi che si affastellano sul limitare del tiburio, entro cui si eleva, sul trono, la Vergine. E là le reminiscenze di Melozzo si mescolano con quelle di [[Francesco Francia]] in un effetto intorbidato. Chiuse così la sua vita operosa il modesto continuatore di Melozzo. (vol. VII, parte II, pp. 82-84)
*Con l'andar degli anni il [[Luca Signorelli|Signorelli]] abbrustolisce ognor più le figure, separandosi del tutto dal suo maestro [[Piero della Francesca|Piero {{NDR|della Francesca}}]]. Piero, composto nei moti dei personaggi augusti, Luca impetuoso e tragico; Piero, chiaro, luminoso e fresco, Luca rossastro, caldo, abbronzato; quegli, col segno a tratti sottili e geometrici, questi, con segni rapidi e taglienti; il primo, a piani semplici, lievemente distinti, il secondo, a piani larghi con forti contrasti.<br>Perciò, se avessimo a dar figura all'immagine suggerita dall'opera dei due grandi, Piero ci apparirebbe come un patriarca nel mattino del secolo; Luca Signorelli, il figlio pastore, nel meriggio infocato, avvolto come Ercole dalla pelle leonina, in corsa, con le carni bruciate dal sole e le chiome ai venti, per i monti e le foreste, pronto alla caccia, tremendo nella lotta. (vol. VII, parte II, p. 336)
*[[Andrea Mantegna]] si era ricusato di far miniature per Isabella d'Este, dicendo di non aver attitudine alle cose minuscole, [...]. (vol. VII, parte II, p. 454)
*Bernardino di Betto nacque, secondo il Vasari, nel 1454. Fu soprannominato il [[Pinturicchio]], ed anche il Sordicchio, perché, al dire di Francesco Matarazzo, cronista perugino, «era sordo, e piccolo, de poco aspetto e apparenza». Ma, soggiunge il cronista, «come quello maestro Pietro (Perugino) era primo de quella arte, cosi costui era secondo». (vol. VII, parte II, p. 586)
*Si è detto che il Pinturicchio è molto fantasioso, e proprio non è: è un apparatore magnifico. Egli si contenta di profondere ori e gemme nel campo delle sue pitture: che queste {{sic|sieno}} bene equilibrate o no, poco gl'importa; che i costumi {{sic|sieno}} veri o no, poco lo turba. Egli ama il colore, ne gode con quegli occhi suoi di gioielliere; ruba ai musaicisti le tessere splendenti; ai tappezzieri le stoffe alluciolate, i tessuti a fiorami, i broccati e i damaschi; ai marmorari il lapislazzuli e i verdi smeraldini; alla moda i veli colorati, le stoffe a righe variopinte, le orlature ricamate; agli orefici le collane, le catenelle, le cinture, le placchette, i globoletti, tutti i gingilli. Nella costruzione delle figure non si affatica troppo; e le mani specialmente sono il cruccio dell'artista, il quale talora non sa che farsene, e le appoggia all'anca, sulle ginocchia, o le stringe alla cintura, le fa additare qualcosa, le fa tenere {{sic|rotuli}} e libri. Non parlano le sue mani! Il Pinturicchio parla soltanto col colore, anzi canta con esso una canzone allegra di festa, un [[ditirambo]]! (vol. VII, parte II, p. 642)
=====Parte III=====
*Lo svolgimento classico della rappresentazione della Natività, [...], trova nell'esordire di [[Giovanni Bellini]] il più alto coefficiente. Appena della educazione di [[Jacopo Bellini|Jacopo]], suo padre, si trova un lontano accenno nelle lunghe proporzioni della Madonna e nelle congiunte mani lunghette. Egli dà delicatezza al volto della Vergine ed esprime mirabilmente il sonno del fanciullo negli occhi stretti, nella boccuccia respirante, nel braccetto destro penzoloni. Il trono, con ornati del Rinascimento, alla donatelliana, dice la tendenza dell'artista, indirizzata ne' suoi primi anni dal padre stesso verso Padova. (vol. VII, parte III, pp. 420-424)
*[[Lorenzo Costa]] fu educato dal [[Cosmè Tura|Tura]] a Ferrara, com'è dimostrato dal ''San Sebastiano'' della Galleria di Dresda, attribuito al maestro stesso, pur recando una scritta ebraica col nome del pittore. Lo stridore di certi effetti, come della colonna di malachite su cui si appoggia il Santo, la crudezza dei lineamenti, segnati grossamente di nero, la mancanza dell'energia, perenne in Cosmè, il minor tondeggiare delle forme, le pieghe del drappo che cinge i fianchi, insolite nel Tura: tutto mostra un coloritore che si attiene al caposcuola ferrarese, ma sommariamente, senza gagliardia e senza profondità. Si ha l'impressione come di un Tura lustrato, superficiale, tagliente nei contorni, con la materialità di un lavoro scolastico. Perciò convien tener fede alla iscrizione, letta e riletta, col nome di Lorenzo Costa. (vol. VII, parte III, p. 761)
*Col suo non ricco bagaglio sminuito lungo la via, l'artista {{NDR|Lorenzo Costa}} si recò a Mantova a sostituire il Mantegna come pittore ufficiale di Corte {{NDR|dei Gonzaga}}. Benché rappresentante di una generazione posteriore al venerando maestro, era stato preso da sonnolenza, e i suoi corpi parevano divorati dalla lue da cui egli era infetto. La ricerca della grazia, della spiritualità e della poesia, che ferveva in tutta l'arte italiana, si era espressa da lui con la diminuzione della monumentalità e la pieghevolezza dei corpi; e dentro gli schemi lineari dedotti dalla plastica venne meno la plasticità. (vol. VII, parte III, p. 804)
*Egli {{NDR|[[Francesco Francia]]}} era entrato nel Cinquecento con l'ancona<ref name="Ancona">Pala d'altare.</ref> di Pietroburgo, rinnovellato, colmo di plastica forza. E continuò cercando nella purificazione de' suoi tipi, nuovi ideali. Il realismo quattrocentesco cadde con lui, che tramandò per mezzo di Timoteo della Vite<ref>Timoteo Viti (1469 – 1523), pittore italiano.</ref> il decoro formale a Raffaello. Non estese le ricerche, sempre intento a trarre armonie da' suoi modelli, come prima cesellati gli argenti ne svelava il nitore. Non ebbe slanci di ascetismo, non mistici ardori, ma {{sic|divozione}} salda e sincera. E donò alle sue immagini la bontà e l'umiltà de' propri costumi. Molti vollero imitarlo; ma egli poteva esser copiato, non imitato. L'arte sua era come un chiuso vaso d'alabastro, che altri non poteva aprire per mirarvi dentro senza che ne esalassero gl'interni profumi. (vol. VII, parte III, pp. 949-952)
=====Parte IV=====
*Impacciato a render l'ambiente architettonico, assetato d'aria e di luce, [[Cima da Conegliano|Cima]] fa cadere ogni sipario, dipingendo nell'anno seguente {{NDR|il 1496}} la Madonna fra i Santi Lorenzo e Girolamo. La semplice logica dell'artista trevigiano vuol dar ragione della forma compositiva insolita, ed ecco che egli unisce alla ''Sacra conversazione'' un episodio della ''Fuga in Egitto'' ridotto a semplice macchietta: Giuseppe, buon vecchio pastore, conduce al pascolo il somarello nei prati del fondo. La concezione del gruppo, sotto il mantegnesco albero d'arancio, è essenzialmente plastica. Acute, lucenti, alla maniera vicentina si staccano le foglie sul chiaro cielo, e altissime si alzano le piante in confronto al colle di Conegliano, che poco s'allontana nella visione del paese. [...] Noncurante di effetti prospettici, Cima non sa ancora architettare lo spazio; e il gruppo divino, con le solide forme statuarie, si rileva sul fondo di alberi e di monti come sopra un commesso di marmi variopinti. (vol. VII, parte IV, p. 512)
*{{NDR|Cima da Conegliano}} E in ogni tempo, ovunque suoni caro il {{sic|balbettìo}} dell'infanzia, sarà amato l'umile montanaro di Conegliano, che ci dette un poema lieto di suoni dolci, tranquilli, di ritmi armoniosi, di cadenze portate dall'aria di primavera. Fuor dal paesello {{sic|natìo}} il poeta serbò l'ingenuità del cuore, la timida bontà, l'umiltà dell'aspetto, la pietà sincera. A Venezia i grandi pittori s'accorsero ch'egli portava un'onda sana, fresca, dai monti alla città magnifica; Giambellino<ref>[[Giovanni Bellini]], noto anche con il nome di Giambellino.</ref> volse gli occhi umanissimi come a immagine impicciolita di se medesimo, e gli fece onore valendosi della sua invenzione del ''Battesimo di Cristo''; Tiziano da giovane guardò sorridente verso di lui, mentre era in cerca di tipi ai quali dar poi carni vive; Sebastiano del Piombo esordiente lo copiò come si copiano gli esemplari grati allo spirito nei {{sic|di}} delle prime prove. E molti lo seguirono, senza però spargere dalle opere i suoi ricordi di bianchi fiori alpestri, del riso dei monti azzurri, della pace de' campi e de' cuori. (vol. VII, parte IV, p. 551)
*Da giovane [[Vittore Carpaccio|Vittor Carpaccio]] sentì pure gl'influssi di questo maestro {{NDR|[[Lazzaro Bastiani]]}} e ne serbò l'incertezza dell'architettura dei corpi e degli ambienti. Rimase l'educazione prospettica all'ingrosso; ma la fantasia e la mano del Carpaccio, pronte ai voli, nascosero le deficienze dell'educazione. Per molto tempo però, ogni volta che la mano s'allentava, rispuntavano, per forza d'inerzia, le figure bastianesche; ogni qualvolta eran ripresi necessariamente dall'artista i vecchi schemi di composizione, riappariva qualche frammento del primitivo lavoro, che pareva sommerso nel corso degli anni. (vol. VII, parte IV, p. 612)
*Nel 1496 {{NDR|[[Bernardino de Conti]]}} dipinse il ritratto di Francesco, figlio di Giangaleazzo Sforza, ora nella Galleria Vaticana, fantoccio dalle carni imbottite, i capelli di stoppa, il busto deformato dalla mancanza di scorcio, le mani di stucco con le dita gonfie. (vol. VII, parte IV, p. 1042)
*Nella libera replica della ''Madonna delle {{sic|Rocce}}'', del 1522, ora nella Galleria di Brera, Bernardino {{sic|de'}} Conti, parafrasando Leonardo, dà alla Madonna un movimento sgangherato, occhi e lineamenti grossi, capelli intrecciati a catena; e dà ai bambini, tratti da un altro modello leonardesco ripetuto da tutta la schiera de' seguaci, corpi gonfi, occhi smorti ed enormi fronti convesse. Il fondo di rocce, apparato fantastico composto da Leonardo con l'osservazione del vero, è qui mutato in un capriccioso torracchione, tutto frastagliato e forato, e i pinnacoli diventano torricelle con certe strane dentellature, come di chiavi; pizzettature di cartone sembrano le stalagmiti immaginate dal maestro sopra il capo delle sacre figure, e strani monticelli a ventaglio allineati sull'acqua diventano le scogliere lontane, uscenti nell'esemplare dalla nebbia luminosa. Copiando Leonardo, Bernardino mostrò di non aver nulla inteso dei principî del maestro. (vol. VII, parte IV, pp. 1042-1043)
*Nel trittico {{NDR|di [[Marco d'Oggiono]]}} già in casa Crespi, le colline del fondo sembran di stoffa; la Vergine e il Battista ripetono stancamente il gesto della Madonna e di Gabriele nella ''Vergine delle Rocce'' di Leonardo; le dure ali uncinate degli angeli hanno la pesantezza degli ornati nel seggio di Maria; San Pietro, con la testa contorta per mancanza di scorcio, si perde nel gomitolo di stoffa formato dal manto. Comincia ad apparir la maniera nel convenzionale paese, nel vorticoso girar delle pieghe, nel chiaroscuro artificioso. La testa dell'angelo a destra si rivede nella ''Madonna'' dell'Ambrosiana [...], dove il segno svanisce e le ombre si raccolgono in pesanti chiazze sul gonfio corpo del Bambino e sul collo della Vergine, mentre nel volto piatto il chiaroscuro si perde e ogni contorno si slarga, come disfacendosi. (vol. VII, parte IV, p. 1054)
====''L'architettura del Quattrocento''====
=====Parte I=====
*L'esordio di [[Filippo Brunelleschi|{{sic|Filippo Brunellesco}}]] nell'arte fu esordio di orafo e di scultore, non d'architetto. Due opere, oltre le mezze figurette di profeti emergenti dal quadrifoglio nel dossale d'argento di Pistoia, rimangono a porre in luce le sue qualità di scultore: il ''Crocefisso'' in legno di Santa Maria Novella in Firenze, e il ''Sacrificio d'Abramo'' nel Museo del Bargello. In esse, come nelle gloriose architetture brunelleschiane, la forma tende a definirsi in profili affilati e vibranti, si crea da principi lineari piuttosto che plastici. (vol. VIII, parte I, p. 90)
*Ma gloria di Filippo Brunellesco è la sua opera d'architetto, che inizia il [[Rinascimento]] fiorentino, sostituendo alla visione pittorica, attuata negli edifici del Trecento, da complessa disposizione di elementi architettonici e dai conseguenti giochi d'ombra e di luce, la regolarità dello squadro, un più largo uso della linea orizzontale e dell'arco a tutto tondo: la semplificazione che caratterizza, anche per la scultura e la pittura, lo stil nuovo. [...]; Filippo Brunellesco, alle soglie del Quattrocento, compie la riforma dell'architettura, parallela a quella di [[Masaccio]] nella pittura: il passaggio dai ricami del gotico alle pure eleganze costruttive del primo Rinascimento. L'arte classica lo ispira, e ancor più gli esempi dell'arte romanica fiorentina, miracolosa fioritura di forme antiche tradotte con toscana snellezza. (vol. VIII, parte I, p. 92)
*Che scatti elastici nelle volute a corna d'ariete dei capitelli di [[Michelozzo]] in palazzo Riccardi, che rotear di spire nei fantastici rosoni, che snellezza nelle foglie d'acanto! (vol. VIII, parte I, p. 120)
*Dal 1425 al 1436 Michelozzo servì di freno, con il suo equilibrio, con la sua posatezza, a [[Donatello|Donato]], ardente, impetuoso. (vol. VIII, parte I, p. 238)
*Dove [[Cosimo de' Medici|Cosimo de' Medici]] e i suoi passavano, Michelozzo architettava trionfi, stendeva i più suntuosi baldacchini, profondeva ricchezze, sonava oricalchi per la gloria del patrono delle arti, del Magnifico, dell'Augusto Signore di Fiorenza. (vol. VIII, parte I, p. 278)
*Imitatore di [[Leon Battista Alberti]], [[Bernardo Rossellino]] non ne ebbe la preparazione umanistica, e non ne intese quindi lo spirito animatore, non il fondamento delle architetture. Portato a forme piccole, intagliate, perdette, necessariamente, nello slargarsi secondo il prototipo, la propria finezza. (vol. VIII, parte I, p. 511)
*[[Francesco di Giorgio Martini|Francesco Martini]] tenne il campo nell'architettura militare, coprendo per [[Federico da Montefeltro]] di rocche il ducato d'Urbino, consigliando difese al Prefetto di Roma e a Virginio Orsini, ai Lucchesi e al Duca di Calabria; ma fu pure maestro nell'architettura civile e religiosa: tra i maggiori architetti del tempo, adunati da [[Ludovico il Moro]], egli siede, a giudicare dei metodi per la erezione del tiburio del Duomo, con [[Bramante]] e con [[Leonardo da Vinci]]. Segue Leonardo a Pavia per ragionare sulla nuova cattedrale del luogo, e, accompagnato in patria dalle lodi del Duca di Milano e degli Operai del Duomo, dedica i propri servigi alla Repubblica di Siena, cui di continuo i potenti, a gara, tentano sottrarlo. (vol. VIII, parte I, p. 738)
*{{NDR|Francesco di Giorgio Martini}} La Toscana, Firenze stessa, non videro sorgere personalità più vicine al [[Filippo Brunelleschi|Brunellesco]], che questo erede raffinato delle eleganze senesi, ingegnere civile e militare famoso. Il suo trattato d'architettura, nonostante la voluta, e talvolta quasi forzata, obbedienza ai precetti classici di [[Marco Vitruvio Pollione|Vitruvio]], rivela tanta passione di ricerca scientifica, una così schietta praticità d'intenti, quali si riscontrano soltanto in Filippo Brunellesco e in Leonardo da Vinci. (vol. VIII, parte I, p. 743)
*Quando tratta dell'architettura civile, Francesco di Giorgio affronta tutti i problemi relativi alla costruzione; la scelta del luogo, delle acque e dell'aria, la situazione delle case in rapporto ai climi e ai venti, la qualità del materiale da costruzione, mattoni, marmi, pietre, calcine, arene, legni, la distribuzione degli ambienti secondo la destinazione della casa, i metodi per trovar acqua, l'economia generale della città, trattenendosi in modo particolare su quanto interessa l'artista, e cioè sulle proporzioni delle modanature rispetto all'edificio, con frequenti riscontri vitruviani, troppo frequenti e voluti dallo scrittore, che pure nella sua opera rivela un'originale e rara personalità. Quando tratta dell'architettura militare, anche più fervida e novatrice diviene la ricerca scientifica: tra le mani dell'architetto si piegano, s'appuntano, si protendono e sfuggono i contorni delle piante di fortezze, disegnando tenaglie insidiose, forbici, grugni di {{sic|cignale}}<ref>Forma arcaica o dialettale per "cinghiale".</ref> e pendii inaccessibili [...]. (vol. VIII, parte I, p. 743)
*Il capolavoro di [[Baldassarre Peruzzi]], la Farnesina, vario di effetti per il movimento della pianta, la {{sic|moltiplicità}} dei gradi nell'antica base, la fuga dei viali d'arcate nel criptoportico, mantiene ancora le impronte del tardo Quattrocento senese, con la sottigliezza forbita e compassata propria alle opere primitive del Peruzzi, nelle lunghe lesene della fronte, nelle sottili finestre rettangolari, punteggiate in alto dalle finestruole appese come tabelle alle cornici del fregio. (vol. VIII, parte I, pp. 917-919)
*Le tracce dell'antica educazione senese quasi dispaiono in una tarda opera romana dell'architetto {{NDR|Peruzzi}}, il palazzo Massimo delle Colonne, rifugiandosi in qualche sagoma di finestra, in qualche trama d'ornato: l'amore del grandioso, della cinquecentesca opulenza, allontana dalle sue origini l'arte di Baldassarre Peruzzi, che, nei primordi, pur riflettendo gli schemi di [[Francesco di Giorgio Martini|Francesco di Giorgio]], ci appare vestita di una armoniosa e fredda compostezza, lontana dallo spirito vivace del celebrato ingegnere-architetto di Siena. (vol. VIII, parte I, p. 919)
=====Parte II=====
*Nel 1421, per Martin Contarini, si erigeva la [[Ca' d'Oro]], ''Domus Magna'', modello tipico al [[Tardo gotico|gotico fiorito]] veneziano. [...] Principalmente l'opera fu condotta da [[Matteo Raverti]] di Milano con una schiera di aiuti, milanesi e comaschi. Per essi il gotico fiorito si espande di palazzo in palazzo, di chiesa in chiesa, e tutto ricopre di una vegetazione rigogliosa. A Milano, il gotico si era fatto robusto, e ai virgulti del nord, agli steli ricurvi, aveva sostituito, nelle intrecciature, rami di quercia; alla ragione geometrica, apparati di festa, espressioni di ricchezza e di magnificenza. Venezia si prestava singolarmente alle forme del gotico fiorito di Lombardia; e Matteo Raverti con i suoi trovarono un ambiente adatto alla decorazione pittoresca. Mediante essa, trasformarono il palazzo veneziano, col loggiato inferiore sorgente dalle acque, e il gran loggiato superiore, o ''balconada'', aperto sul salone mediano, ove la famiglia conveniva, riceveva, si raccoglieva con parenti e amici, ospiti e clienti. Di qua e di là dalla gran sala erano le ali, a guisa di torri fiancheggianti la casa; e il cornicione, coronato da ante, merlatura orientale, limitava il piano superiore dell'edificio. (vol. VIII, parte II, p. 277)
*[[Francesco del Cossa]], altro grande pittore ferrarese, trovò nell'arte muraria professata dall'avo Giovanni e dal padre suo Cristoforo, un ostacolo ai capricci del [[Cosmè Tura|Tura]], quantunque, nel ''San Girolamo'' sotto un arcone, statua girante sul cerchio del piedistallo, ora nella galleria dell'Ateneo ferrarese, anch'egli si sia dato a scherzare, facendo uscir fuori il pulvino dai capitelli, come da una guaina, tanto che esso appaia prolungamento dei pilastri. Ad ogni modo, in tutte le architetture dipinte, Francesco del Cossa, pure compiacendosi di varietà di marmi, si mostra più massiccio e più squadrato del Tura. (vol. VIII, parte II, p. 393)
*L'abside del Duomo ferrarese ci offre un mirabile esempio dell'arte di [[Biagio Rossetti]], che conduce i mattoni a filo tagliente, nitido, puro, nella costruzione regolare ed esatta, nella lineatura matematica dei filari sui fondi, nella disposizione unita ed uguale. Le lesene son tirate con una squadra affilata metallica, gli archi girati con un compasso fermo incisivo; e il cornicione nei due piani dell'abside, benché di terracotta a stampa, è composto con rigore, quasi, potrebbe dirsi, col timore che possa trovarsi un intervallo più o meno grande, la differenza di un attimo, un peso ineguale nella corona di dentelli, di mensoline, di ovuli, di perle. (vol. VIII, parte II, p. 398)
*Chi guardi i pilastrini sottili {{NDR|del Palazzo dei Diamanti di Ferrara}}, l'un nell'altro incastrati lungo gli stipiti della porta, vede il Rossetti quattrocentista, ancor esile, lunghetto e sobrio, mentre l'arcone, che serra quei pilastri, è cinquecentesco. L'architetto dunque sentì il bisogno di slargare la porta, di darle un contorno degno della imponenza che assumeva il palazzo tempestato di diamanti. Nelle finestre, nelle cornici divisorie dei piani, nella trabeazione, è ancora il Rossetti, ma come stretto fra tagliapietra vaghi di fregi fastosi, che gli strappan le redini, e si sfogano ad assiepare d'ornamenti ogni cosa. (vol. VIII, parte II, p. 404 e 423)
*Allo spirito del [[Bramantino]] più che a quello di [[Bramante|Donato Bramante]], che pure gli fornisce modelli, sembra allacciarsi l'arte di [[Cristoforo Solari]] architetto, alieno dalle ombre forti, dagli aggetti, dalla sonorità degli incavi, corretto qualche volta sino alla freddezza. (vol. VIII, parte II, p. 805)
====''La pittura del Cinquecento''====
=====Parte I=====
*La grande pittura murale {{NDR|il [[Ultima Cena (Leonardo)|Cenacolo]]}} fu dipinta ad olio; e il Bandello, come abbiamo udito, racconta d'aver veduto [[Leonardo da Vinci|Leonardo]] dar talvolta poche pennellate e andar via, ciò non si sarebbe potuto fare con la pittura a fresco. L'esecuzione a olio fu appunto la prima causa della rovina. Verso la metà del Cinquecento il lavoro era già deperitissimo, e il Vasari, nel 1566, non vi scorgeva più che una «macchia abbagliata». (vol. IX, parte I, p. 29)
*Raccontasi che, mentre gli Arrabbiati<ref>Fazione di fiorentini nemici di Girolamo Savonarola e dei piagnoni suoi seguaci.</ref> assediavano il convento di San Marco, [[Fra Bartolomeo|Baccio della Porta]], insieme coi partigiani del [[Girolamo Savonarola|Savonarola]], si chiudesse nel convento per difendere la vita del venerato maestro, e deponesse tremante le armi, quando il Savonarola, per cessare la carneficina, si dette nelle mani dei nemici. Spettatore di tanta tragedia, volse nell'animo l'idea di farsi frate in quel convento stesso di San Marco, che aveva veduto devastato campo di battaglia, incendiato dall'odio popolare, mentre il Savonarola, davanti all'Ostia Santa, pregava coi monaci nel coro. (vol. IX, parte I, p. 225)
*Socio ed aiuto di [[Fra Bartolomeo|Fra' Bartolommeo]], [[Mariotto Albertinelli]] esordisce e produce i migliori frutti della sua arte, tutto preso dalle forme di [[Piero di Cosimo]] e di [[Filippino Lippi|Filippino]]. Un suo quadro in una raccolta privata di Roma ci dà l'illusione di ammirare un Piero di Cosimo che parli un linguaggio più grave e intimo del consueto, nella sua profonda semplicità. È una ''Sacra Famiglia'': originalissima composizione. [...]<br>Più che ogni altra opera di Mariotto, questa avvince per un senso d'intimità familiare, profondo, sacro: Giuseppe, tutto chino, col volto in ombra, protegge il fanciullo; Maria posa una mano sulla tempia del figlio, in gesto di tenerezza e di benedizione; abbassa gli occhi gravi come in ascolto dei battiti del cuore su cui posa la mano: nel silenzio del mattino, nella calma luce del cielo che più s'inazzurra sul loro capo, le due immagini silenziose si raccolgono intorno a Gesù, cardine della scena, cuore dei loro cuori. Mai nel corso della sua vita Mariotto ritroverà il timbro grave e profondo delle voci che risuonano in questo quadro, aurora ricca di promesse. (vol. IX, parte I, pp. 351-354)
*L'intensità di chiaroscuro, che distingue dalla miniaturistica anconetta di Milano il tondo Pitti, riecheggia nella ''Visitazione'' della Galleria degli Uffizi, dove, per la prima volta, Mariotto {{NDR|Albertinelli}} tenta, sulle orme di [[Fra Bartolomeo|Baccio della Porta]], d'intonare le proporzioni delle figure e dello scenario alla grandiosità voluta dal secolo nuovo. Eppure, egli non riesce a staccarsi dalle tradizioni del Quattrocento: la Vergine, chiusa nel manto, rigida, ripete il tipo filippinesco; il loggiato spazioso che s'apre dietro le immagini sul cielo velato di bianche nuvole, coi suoi archi ampli e le candelabre adorne di grottesche, evoca un motivo prediletto dal [[Perugino]]. (vol. IX, parte I, p. 364)
*Un'altra cosa gentile, come tutte le opere di Mariotto {{NDR|Albertinelli}} in proporzioni minime: la ''Madonna col Bambino'' nel Seminario di Venezia. Anche qui le forme arrotondate dimostrano che Baccio della Porta va facendo scuola al suo compagno di lavoro, ma ancora, nella sensitiva irregolarità dei lineamenti e nel tortuoso contorno dei panneggi, vive il ricordo di [[Filippino Lippi|Filippino]], e il gruppo spira una grazia fresca e semplice, una dolcezza di affetti ignote al Maestro più sapiente e severo. Come nella scena della ''Visitazione'', un'arcata accoglie la madre e il fanciullo, lasciando che l'aria azzurra del fondo avvolga i volti soavemente penombrati, di Gesù che sfiora con la mano la guancia materna, e della Vergine china in ascolto della carezza infantile. Solo nella prima ''Sacra Famiglia'' Mariotto parlò un linguaggio così intimo e dolce come in questo quadro tutto ridente d'azzurri. (vol. IX, parte I, p. 368)
*{{NDR|Commentando il ''Ritratto di una giovane donna'' negli Uffizi}} [...] tra le opere più significative del talento pittorico di Andrea. [...] Le belle mani che escono dalla manica arricciata, come da una capricciosa corolla di fiore, così bianche e morbide da rivelarci in [[Andrea del Sarto]] il solo pittore capace, in Firenze, di gareggiar coi Veneti, signori del pennello. (vol. IX, parte I, p. 538)
*Nella vôlta della [[Cappella Sistina]], sopra le membrature sottili e nitide del Quattrocento, sopra le nicchie marmoree dei Pontefici e le candelabre fiorite dei finti pilastri, e le meravigliose vele, Michelangelo costruisce l'ossatura di pietra, immane e poderosa, che circoscrive le scene bibliche e aduna i profeti e gli ''ignudi'', i putti-cariatidi e i demoni, gli Avi che nei triangoli della volta e nelle lunette sopra i finestroni impersonano, enigmatici e grandi, la vita d'Israele. Organismo animato, l'architettura, massiccia e serrata, a profondi incavi di base piana, e ad aggetti erompenti, esprime, come l'architettura della Cappella Medicea a Firenze e della cupola di San Pietro a Roma, con la vicenda ripetuta di sporgenze e rientranze, l'energia scultoria, il dinamismo plastico proprio alle forme di Michelangelo, e si stringe in inscindibile tutto con le statuarie figure. Massa e rilievo, sono, col movimento, elementi primi dell'arte di Michelangelo: ecco perché, mentre i quattrocentisti incavano nicchie dietro le immagini dei Pontefici e Raffaello curva le pareti del coro nella ''Messa di Bolsena'', e pone la ''Madonna'' del Louvre sotto un'ideale cupola di nubi, Michelangelo stende piane le pareti marmoree dei seggi che ospitano i Profeti, le ampie cornici, da cui si staccano, sui dadi di pietra, i nudi efebi, dalla base piana trae risalto la gigante massa delle immagini. (vol. IX, parte I, pp. 733-736)
*{{NDR|Cappella Sistina}} Nessun esempio il Quattrocento aveva dato d'organismo architettonico a decorazione di volte, animato di così atletica energia. (vol. IX, parte I, p. 740)
=====Parte II=====
*Agli occhi del giovane pittore {{NDR|[[Correggio]]}}, avvezzi alle sottigliezze, alle ondulazioni di linee miti, {{sic|divote}}, [...] dovette presentarsi come un nuovo mondo Mantova, impero dello statuario Mantegna. La forma solenne e massiccia di Andrea piombava romanamente sull'altare della Madonna della Vittoria, foggiava un classico scenario coi celebri ''Trionfi di Cesare'', si disponeva in ritmo grandioso sulle pareti della Camera degli sposi, ove i Gonzaga avevan voluto ricordare le feste familiari con una imponenza sorpassante l'avvenimento casalingo. (vol. IX, parte II, p. 618)
*[...] il [[Parmigianino]], oscillante tra le forme di Raffaello e del Correggio, ci si presenta come un grande virtuoso, un principe della moda, un esteta che giunge per sottili ragionamenti all'arte, piuttosto che un pittore nato, un pittore d'istinto quale fu il suo conterraneo [[Correggio]]. (vol. IX, parte II, p. 691)
*[...] [[Giampietrino]] richiama, nello sfumato delle carni ceree e nei fondi velati di nebbia, la dolce monotonia delle tonalità borgognonesche, arrotando e inarcando le forme sugli esempi di Leonardo [...]. (vol. IX, parte II, p. 743)
*Le prime opere di [[Gaudenzio Ferrari|Gaudenzio]], non rovinate come i frammenti d'affresco nella cappella della Flagellazione a Varallo, ora distrutta, sono le tavolette della ''Vita di Cristo'' nella Pinacoteca torinese. Esse rivelano l'origine schiettamente lombarda del pittore e la sua tendenza a una stilizzazione lineare facile ed elegante, a effetti luministici ottenuti mediante vitree filettature, a lente e languide cadenze. (vol. IX, parte II, pp. 812-813)
=====Parte III=====
*Tempra schietta di Lombardo, il maestro bresciano educato a Venezia non fu mai un vero [[giorgione]]sco. Mentre [[Tiziano Vecellio|Tiziano]] giovane e il [[Jacopo Palma il Vecchio|Palma]] miravano all'accordo tonale delle zone cromatiche, il [[Giovanni Gerolamo Savoldo|Savoldo]], sin dall'inizio volto a ricerche luministiche, vedeva nei contrapposti d'ombra e luce lo strumento al risalto pittorico delle forme. (vol. IX, parte III, pp. 787-790)
*[...] quando vien meno la ricerca delle variazioni di colore mediante minute variazioni di superficie, il Savoldo, nel dipingere il tessuto compatto di una casacca di fustagno o di un cappellaccio di ruvido panno, come nel fissar in luce la massa greve di una mano, apre spiragli verso la pittura del [[Caravaggio]] o di [[Diego Velázquez|Velazquez]] giovane. (vol. IX, parte III, p. 789)
*Mentre Venezia si abbandonava alla inebriante canzone del colore, e rapiva ai tramonti l'oro delle carni e dei lussuosi paesi, il Savoldo semplificava il tono per la determinazione pittorica della forma sbalzata da luce. Restìo alle morbidezze dei Veneziani è il suo colore, come lontano dal fuoco tizianesco è il sentimento di grandezza muta, di serietà profonda, che pervade l'arte di questo pensoso ricercatore. (vol. IX, parte III, p. 790)
*Il colore del [[Romanino]] si stempera e dilaga nelle forme allargate delle figure; mentre la pasta del colore s'intenerisce, le forme aggrandiscono, e si svuotan di forza. Anche nell'''Assunta'' della chiesa di Sant'Alessandro in Colonna, a Bergamo, ove ancora non sono gonfie le immagini, appare il tormento del pittore intento a cumular nugoli sopra nugoli, monti sopra monti, a torcer drappi, ad acuire gli atteggiamenti degli Apostoli sorpresi. Tranne uno che guarda in alto alla celeste bambola<ref>Verso Maria, rappresentata nella parte superiore del dipinto l'''Assunzione della Vergine''.</ref>, essi gesticolano, e discorrono, scossi come da terremoto. Tutta la preparazione del Maestro, solenne nella vermiglia pala d'altare a Padova, si dissolve, si va disperdendo. (vol. IX, parte III, pp. 815-818)
*Si sfoga poi {{NDR|il Romanino}} negli affreschi del Duomo di Cremona, cercando di renderci la ''Passione di Cristo''. Nel rappresentarlo ''davanti a Caifa'', pensa ai costumi variopinti dei lanzi coi cappelloni piumati, coi saioni a scacchi, più che alla divina tragedia. Ricorre anche al Dürer per comporre la scena, senza intenderne l'alto pensamento; e fa una rappresentazione greve, pesante, in un colore rosso, torrido. (vol. IX, parte III, pp. 819-821)
*Ciò che non otteneva con la linea, il [[Dosso Dossi|Dosso]] tentava di ottenere mediante i colori, perfino la violenza del moto passato dalle figure alle cose. E, nonostante il cartone di Raffaello, anche più tardi, il Ferrarese, dipingendo in parte il ''San Michele'', «ex voto» di Alfonso I d'Este, [...], per il recupero della città dalle mani del Papa, non {{sic|riescì}} se non negli effetti coloristici, nei lampeggiamenti della corazza, nei contrasti di luce ed ombra, a ottenere agitazione di elementi, e, meravigliando, abbacinando, energia. (vol. IX, parte III, p. 954)
*Una natura così sanguigna, come quella di Dosso Dossi, difficilmente poteva ritrarre un personaggio, segnarne i caratteri, senza forzarli, eccitarli, e, potrebbe dirsi, senza farli sudare accostandoli alle sue vampe. (vol. IX, parte III, p. 971)
*Il gruppo dei quadretti con ''Sacre Famiglie'' ci ha rappresentato un pittore che viene da Dosso Dossi senza intenderlo, ma standogli appresso, logorando, nella sua pochezza, nella sua incapacità, la materia dossesca. Egli non può essere se non [[Battista Dossi|Battista di Dosso]], vissuto fra gli strumenti dell'arte del fratello, tra gli elementi pittorici ch'egli immiserisce e scompone. Di [[Raffaello Sanzio|Raffaello]] non lascia traccia; ed è a credersi che egli sia stato a Roma più per baciare i piedi alla statua di S. Pietro, che non per dipingere con Giulio Romano e il Penni, Perin del Vaga e Pellegrino da Modena. Avrà avuta una commissione del suo Duca, per dare una seccatura di più a Raffaello; ma certo egli non vide neppure la soglia del tempio pittorico dell'Urbinate. (vol. IX, parte III, pp. 991-997)
=====Parte IV=====
*Coi suoi passaggi dalle altisonanti battute iniziali ai fiochi arpeggi lontani, la luce è per [[Lorenzo Lotto]], creatore della ''Natività'' di Venezia, quel che è la linea per [[Sandro Botticelli]] nel ''Presepe'' londinese. Gli angeli del pittore mediceo, festuche in balìa dell'aria sopra la capanna di Betlemme, sono esili come questi che si perdono nelle tenebre, verso il cielo, ove la forma è solo un barlume, un sospiro nel silenzio notturno. Così, da uno stormir d'ali angeliche nella notte trasse il suo canto di Natale Lorenzo Lotto, pittore visionario. (vol. IX, parte IV, p. 82)
*Mentre dall'arte di Tiziano scaturisce la doviziosa pittura di Jacopo Palma e il luminismo scenografico e costruttivo del Tintoretto, Lorenzo Lotto, con i suoi toni fusi, velati, e le quiete atmosfere {{sic|grige}} degli ultimi tempi, con la sua grazia intima e raccolta, esula da Venezia per fondare una grande stirpe pittorica in provincia: a Brescia e a Bergamo, e sancire il connubio tra Venezia e Lombardia. (vol. IX, parte IV, pp. 111-112)
*Il Fiorentino {{NDR|Andrea del Sarto}}, con le sue minori risorse cromatiche, il Veneto {{NDR|Lorenzo Lotto}} con l'appoggio di tutta una tradizione di colore che l'aiuta a toccare più alte {{sic|mète}}, giungono per diverse vie alla visione di forma traverso il velo atmosferico, a un accenno di pittura di macchia e d'impressione. Con scatti, che talora sembrano inspiegabili, Lorenzo Lotto, veneziano fuor della cerchia di Venezia, sensibile a ogni esterno influsso nella sua vita quasi di esule, provinciale di genio, passa da un eccessivo formalismo dovuto all'influenza raffaellesco-romana, all'estremo sforzo impressionistico del Cinquecento. Minuto quattrocentista quando era già morto Giorgione, egli raggiunse in molte sue opere tarde una libertà, una rapidità di visione, sbalorditive nel mondo stesso dominato dal Vecelio. (vol. IX, parte IV, p. 113)
*Il [[Benvenuto Tisi da Garofalo|Garofalo]] fu inferiore alla sua fama. Impicciolì i modelli artistici ch'ebbe intorno a sé; e così nel ricordare, decorando il Seminario ferrarese, l'occhio di cielo aperto alla mantegnesca nel soffitto d'una sala di palazzo Costabili, restrinse, ridusse, sminuì scomparti, figure, ornati. Ben presto si fece la sua convenzione, [...]; e quella convenzione mantenne quasi senza scomporsi, anche quando si trovò accanto il focoso Dosso Dossi. Rimase sempre uguale a se stesso; e le sue forme facili, antiquate, superficiali, vennero imitate e ripetute da un gran numero di piccoli seguaci. (vol. IX, parte IV, p. 312)
=====Parte V=====
*La bizzarria del maestro senese {{NDR|[[Domenico Beccafumi]]}} divien stravaganza nella pala di ''San Paolo'' [...]. Preso dall'ossessione della grandiosità e dello scorcio, egli issa sopra una ristretta base a gradi il macchinoso e vuoto San Paolo, che regge con la destra floscia uno spadone d'eroe da burla e si puntella al piede massiccio, enorme; inturgida la flaccida forma di San Paolo caduto, con la mano sul petto in gesto melodrammatico, mentre attorno a lui altri attori di melodramma, camuffati da panciuti guerrieri romani, guardano e commentano; fa apparire in alto il gruppo della Vergine col Bambino e due Santi come in un'ancona<ref name="Ancona"/> infagottata dal baldacchino bartolomesco<ref>Nello stile di Fra Bartolomeo, detto anche Baccio della Porta (1473-1517), pittore e frate domenicano.</ref> tra gonfi angioletti; e per accrescer lo spettacolo esaspera i contrasti di macchie d'ombra tenebrose e di luci squillanti. (vol. IX, parte V, p. 436)
*Nella Siena del Cinquecento, Domenico Beccafumi è certo la personalità più spiccata, e anche la più mutevole, la più capricciosa: talora dipinge come un forte impressionista moderno, talora elabora lucenti oleografie; infonde, per magica virtù di contrasti luministici, le impronte di una maestà sovrumana a qualche testa affiorante dall'ombra, o cade in svenevoli languori; precorre l'eleganza lambiccata e preziosa del Settecento, e foggia marionette di legno per i suoi teatrini di storia romana. (vol. IX, parte V, p. 492)
*{{NDR|Esaminando l'''Adorazione dei Magi'' di [[Andrea Sabatini]] nella chiesa dei Gerolamini di Napoli}} [...], composta con elementare semplicità: Madonna e Bambino sopra un banco di pietra, davanti a una nicchia, San Giuseppe in piedi, con le mani incrociate sul bastone e sulle mani poggiata la testa, i re Magi e un paggio dei re. Qualche eco umbro raffaellesca risuona nelle figure giovanili, ma forse traverso [[Cesare da Sesto]]; e la Vergine e Gesù con i tondi lineamenti ristampano in forme pedestri i moduli di Leonardo, da cui deriva anche il moto istantaneo del bimbo. L'insieme è fiacco, stentato, meschino: le dinoccolate figure dei giovani, mascherette di grazia, la Vergine, sciatta e sonnolenta, contrastano col grottesco San Giuseppe, che nello sforzo d'irrigidirsi e far da pilastro tende una gamba, e guata bieco dall'alto in posa da tiranno da marionette. (vol. IX, parte V, pp. 711-712)
*L'opera maggiore di [[Taddeo Zuccari|Taddeo {{NDR|Zuccari}}]], coadiuvato dal fratello {{sic|Federigo}}<ref>In altre parti di questo stesso testo, il fratello di Taddeo Zuccari, è citato come ''Federico''.</ref>, dal Tempesta, e da altri, ma direttore della decorazione, di cui, secondo il contratto, doveva fornire tutti i disegni, è l'ornamento pittorico del Palazzo Farnese di Caprarola: ineguale di valore, secondo l'importanza delle varie stanze e la maggiore o minore fretta dell'esecuzione. Come nella Villa di Papa Giulio, l'arte della grottesca ha qui uno dei migliori esempi dell'età postraffaellesca, sebbene spesso lo studio superficiale di ricchezza, la sovrabbondanza dei motivi, l'abuso degli stucchi, distruggano l'eleganza antica; e invano si cerchi lo stile preciso e sottile di un Giovanni da Udine in queste stampe già logore. Così, nella volta della cappella, ove Taddeo introduce il delizioso motivo dei putti-cifra, sguscianti con grazia correggesca, capelli al vento, da mensole e cartelle, la grossolana ghirlanda di frutta intorno al tondo centrale menoma la nobiltà della grottesca rinata nel Cinquecento romano. (vol. IX, parte V, pp. 855-856)
*Negli affreschi della ''Vita di San Paolo'' in San Marcello al Corso, e specialmente nella ''Punizione di Elima'', Taddeo s'ispira agli esempi del tardo Raffaello, studiandosi di disporre con maestà statuaria le figure entro lo spazio architettonico. I movimenti sgangherati, la mimica stereotipata e teatrale, i ripetuti motivi di rozzo stampo manieristico, quale il giovane che abbraccia la colonna, ci danno quasi la parodia delle composizioni raffaellesche per arazzi, sommergendo nell'enfasi più stucchevole la maestà degli esemplari. (vol. IX, parte V, p. 865)
*La vernice dell'erudizione, che aderisce così interamente alla figura di Federico Zuccari e ne fa un rappresentante più del fratello tipico della moda pittorica propria al tardo Cinquecento, si screpola, si spezza, in Taddeo, appena libero dai suggerimenti dei dotti distributori di temi per i palazzi romani; e allora prende il sopravvento, come in questa opera {{NDR|la ''Battaglia di Tunisi'', nella Sala Regia del Vaticano}}, lo spirito popolaresco, vivace e spesso volgare, che lo distingue da Federico. Rappresentante di un periodo di decadenza, di cui rispecchia tutti i difetti, tutte le debolezze e le pretese, egli ha, come i più dei manieristi, qualche momento felice, che mostra sotto le ceneri dell'arte una scintilla viva: così alcuni quadri mitologici di Valle Giulia, cosi l'''Aurora'' nelle sale della Villa Farnese a Caprarola. (vol. IX, parte V, p. 870)
*La prima opera che ci presenti definita e distinta da quella del fratello {{NDR|Taddeo}} la personalità di [[Federico Zuccari]], è l'''Epifania'' della cappella Grimani in S. Francesco delle Vigne a Venezia, firmata e datata 1564, dal marchigiano ventiduenne. [...]. Nello scenario veneto, in cui persino riappaiono, in angolo a destra, i lastroni marmorei cari a Jacopo Bassano, i personaggi si dispongono lungo le due linee a V frequenti nell'arte veronesiana; ma nel disporle Federico Zuccari mostra di non aver la minima idea del valore cromatico delle costruzioni sfaccettate di Paolo {{NDR|Veronese}}, e delle conseguenti rifrazioni di colore: egli rimane il manierista romano che mira a un'eleganza di pose compassata e frigida. La sensibilità del giovane, non ancora qui soffocata dalle aride formule, si riflette nella grazia decorativa che viene al quadro da una distribuzione di figure sparsa e {{sic|leggiera}}, culminante nel nodo serico della Vergine e degli angeli. Il bimbo, minuscolo gingillo, dà l'ultimo tocco a questo singolare esempio manieristico di eleganza languente e preziosa. Anche il colore, nelle sue note basse e fioche, ci presenta in questo esordio di Federico Zuccari un'opera studiata, fredda, ma gentile, aliena da pretensioni spirituali e formali, e come timida in quel tentativo incerto e commovente di conciliare il mondo d'arte da cui è uscita e il nuovo raggiante in Venezia. (vol. IX, parte V, pp. 871-872)
=====Parte VI=====
*Il pittore ufficiale {{NDR|[[Agnolo Bronzino]], al servizio di Cosimo I de' Medici}} mise in opera tutto il suo talento, tutte le finezze delle sue figurate costruzioni, tutti i fregi, i ricami, i merletti, i tessuti più belli a gloria della corte medicea. Uscito di corte, non parve più così lustro e superbo; lasciò scorgere le sue convenzioni nei quadri chiesastici freddi e grevi. L'artificio s'impadronì dei corpi e della natura circostante, vi sparse l'acqua colata dalla ghiacciaia del Concilio di Trento e della Controriforma. (vol. IX, parte VI, pp. 69-70)
*Nefasto all'arte fu, in generale il [[Giorgio Vasari|Vasari]]. Egli falsa il carattere sottile e perspicace del [[manierismo]] fiorentino. Il suo atteggiamento cerebralistico non è quello di un [[Pontormo]] che si tormenta in ricerche di colore e di linea, in ardui problemi di estetica, ma è quello di un letterato che ama i temi dottrinari, di un michelangiolista che vorrebbe, senza sentirle, interpretare le passioni eroiche, e proprio meglio riesce quando, inconsciamente, rinuncia a tutto per veder nella composizione un puro gioco decorativo. Esempio le divertenti battaglie di Palazzo Vecchio. (vol. IX, parte VI, p. 372)
*L'eterno compromesso di colore e di forma che affligge il manierismo rende insopportabili la maggior parte delle opere di Giorgio Vasari. E solo quando l'interesse decorativo prende il sopravvento egli giunge all'arte con arditi effetti di scenografo e di caricaturista nato. (vol. IX, parte VI, p. 372)
*[...] da Parma, per via d'incisioni e di disegni, le eleganze del Parmigianino e le fluide sottigliezze delle sue forme forbite cominciavano a diffondersi e ad attrarre più che il tenero modellato delle correggesche. Era più facile sentire la calligrafia del Parmigianino che non l'ariosità del Correggio; e nell'Emilia prima, in Lombardia, nella Liguria, nel Veneto, per tutt'Italia poi, il raffinato maestro parmense dettò leggi alla moda pittorica. Parve che niuno potesse sottrarsi all'incanto di quel serpeggiar di linee, di quell'ondeggiare di corpi smilzi e snelli; [...]. (vol. IX, parte VI, pp. 584-586)
*[...] nell'Oratorio del Gonfalone a Roma, teatro della pittura manieristica, [[Lelio Orsi]] rappresentando l'''Arresto di Cristo'', par dia uno strappo a tutte le convenzioni con i suoi effetti fantasmagorici, trasportandoci in uno scenario magico, pauroso, con un paese notturno, con nubi tetre squarciate dal chiaro di luna. (vol. IX, parte VI, p. 643)
*La copia dell'opera del maestro {{NDR|la ''Pietà'' di Bernardino Campi<ref>Bernardino Campi (1520 – 1591), pittore italiano.</ref>, eseguita dall'allieva [[Sofonisba Anguissola]]}} è scrupolosa, fedele, ma par che Sofonisba risenta più di Bernardino l'influsso parmigianesco nelle mani affilate della Vergine, nel colore argentino, nella delicatezza del volto a punta, dei lineamenti piccini. Le ombre sono men crude; non tagliano con barbara durezza il profilo del Cristo come nel Campi; la salma s'irrigidisce, piallata come in un tronco, senza più l'impronta vitale che la flessibilità dei muscoli manteneva al prototipo. Ombre leonardesche s'agitano sul volto dell'Addolorata di Bernardino, mentre quello dipinto dalla scolara si porge alla carezza di un lume tenue e diffuso. Tutto divien più blando, più fioco. (vol. IX, parte VI, pp. 924-926)
=====Parte VII=====
*L'arte di [[Giuseppe Porta]], che si acclimatò all'ambiente veneto più di quella di ogni altro artefice toscano, si muove tra inevitabili incertezze, perdendo talora ogni impronta personale in un fiacco ibridismo, spesso cadendo nella freddezza dell'esercizio accademico, per raggiungere solo di rado – ad esempio nei tondi della biblioteca Marciana e nella pala dei Frari –, e anche qui non interamente, la coerenza stilistica, necessaria alla creazione di una perfetta opera d'arte. (vol. IX, parte VII, p. 426)
*Artista dotato, egli {{NDR|Giuseppe Porta}} dà una sua interpretazione blanda e un po' esteriore alle tendenze pittoriche dei Veneti: un senso di misura lo trattiene dal gareggiar con l'audace cromatismo di Paolo {{NDR|Veronese}} o con le magie luministiche del Tintoretto, e lo conduce ad attenuarne gli effetti, ad ammorbidirli. Rimane accanto ai maestri veneti come un raffinato e un virtuoso che ne ami l'arte trascinatrice, non certo come un creatore, e la sua toscana eleganza fa sbocciare talora dalla monotona biondezza de' suoi quadri qualche fioritura improvvisa di rorido e accarezzato colore. (vol. IX, parte VII, p. 426)
====''La scultura del Cinquecento''====
=====Parte I=====
*In Roma [[Lorenzo Lotti]], detto il Lorenzetto, traduttore in marmo del Giona di [[Raffaello Sanzio|Raffaello]] per la cappella Chigi, dà sviluppo alla tendenza classicheggiante nella scultura. L'opera sua più giovanile ricordata dai documenti è il compimento della tomba del Cardinal Forteguerri in Sant'Jacopo di Pistoia, affidatagli da «rifare, ridurre e finire» nel giugno del 1514. (vol. X, parte I, p. 304)
*{{NDR|Nel monumento Forteguerri della cattedrale di Pistoia}} Si distingue da tutte queste figure in vesti arruffate e tagliuzzate la Carità del Lorenzetto, chiusa nella tunica a pieghe tranquille e aderenti alle forme, raccolte le ali a mandorla attorno la persona, un braccio arcuato, con la fiaccola nella mano, stretto l'altro alla figura di un putto michelangiolesco, che lo scultore vede in funzione, puramente architettonica, di cariatide, o meglio di pilastrino. Il concetto è freddo: il tema della Carità non ha scaldato il cuore dell'artista; già in quest'opera giovanile, il Lorenzetto è il precursore dei neoclassici, un [[Bertel Thorvaldsen|{{sic|Thorwaldsen}}]] del Rinascimento. (vol. X, parte I, p. 306)
*In [[Venezia]], teneva il campo l'arte dei Lombardo, [[Tullio Lombardo|Tullio]] e [[Antonio Lombardo (scultore)|Antonio]], e dei loro seguaci, ornatissimi ricamatori, inclini, specialmente Tullio, a freddezza di [[Neoclassicismo|stile neoclassico]], tanto da anticipare certi aspetti dell'arte fiorita nel periodo napoleonico. I due fratelli iniziano la loro vita artistica lavorando accanto al padre, che aveva conquistato il dominio di Venezia nell'architettura e nella scultura. (vol. X, parte I, p. 357)
*[...] il [[Tullio Lombardo|Lombardo]] accarezzato e forbito, che ammollisce marmi e lustra superfici, infonde ad alcune figure {{NDR|della ''Pietà'' nella chiesa veneziana di San Lio}} forza rude, quasi [[Andrea Mantegna|mantegnesca]]; al corpo di Cristo, scavezzo sul grembo della Madre, tensione spasmodica, esasperata acerbità formale. Un contorno tagliente stacca il Cristo dalla Madre, che lo trattiene mentre scivola dal suo grembo; lo stesso contorno fermo, incisivo, precisa i lineamenti del volto, le nervature e le dita delle mani spianate.<br>La stilizzazione del rilievo propria di Tullio ha qui uno dei più tipici esempi: ogni contorno è sottolineato e precisato da forti scuri; tutte le figure, di modellatura larga e compressa, sono a staccato. Anche la Madonna, libera dal fondo, è appiattita, come impressa in cartapesta.<br>I forti sottosquadri originano ombre in certo modo paragonabili a quelle della scultura romana, soprattutto nel determinare la flammea capigliatura di Cristo. Le pieghe, calligrafiche e tese sulle persone, sono qua e là ammaccate, quasi da colpi di martello, e anche da ciò l'arte flemmatica di Tullio deriva insolita energia, un'espressione di sensibilità dolorosa, che svanisce nelle due comparse del fondo, presso la croce, appunto per l'attenuazione degli scuri. (vol. X, parte I, p. 368)
*La finezza di gradazioni nel bassorilievo, che si nota nella parte superiore della pala di San Giovanni Crisostomo, si ritrova in un'opera tra le più delicate di Tullio {{NDR|Lombardo}}: l'''Annunciazione'' del Seminario vescovile a Venezia. Suggerita con tenui linee architettoniche la stanza della Vergine, Tullio vi ha collocato nel mezzo il tabernacolo, come finestra lombardesca con timpano triangolare, e ai lati di esso, le figure di Maria e dell'angiolo, composte nella guaina delle vesti tese, a pieghe preziose, calligrafiche.<br>Il modellato dei volti è lieve, quasi vaporoso nella sua morbidezza, e lo staccato di quello dell'angiolo proietta un'ombra sulla parete. Con una mano sul petto, schiusa la bocca, Gabriele, agghindato da ciocche a catenella con l'artificiosa eleganza di Tullio, mormora le parole dell{{'}}''Ave''. Anche la Vergine, conserte le braccia placide, schiude le labbra alla parola. L'arte arida dello scultore si anima d'un soffio di delicata poesia, e par che qualcosa l'avvicini a [[Luca della Robbia]] nel sentimento tranquillo, alieno da drammatico impeto. (vol. X, parte I, pp. 373-374)
*L'intensità di vita delle figure nel primitivo Presepe {{NDR|della chiesa di Santa Maria del Parto a Mergellina}} si ritrova in un capolavoro del Nolano: il ''Crocefisso ligneo'' nella chiesa di Santa Maria la Nuova, opera più tarda, prossima alla pala d'altare di Monteoliveto, e cioè al gruppo di sculture ove [[Giovanni da Nola]] inclina ai modi toscani del Santacroce<ref>Girolamo Santacroce (1502 – 1537), scultore, architetto e medaglista.</ref>. Anche qui i tratti del volto son marcati da realistica crudezza: la bocca febbrile e amara, l'occhio sbarrato d'angoscia nell'ombra dell'orbita, le sopracciglia tese sino allo spasimo, tutto partecipa all'espressione d'atroce agonia, persino il nodo del drappo che si torce a gotica fiamma. Ma in questo capolavoro Giovanni da Nola ha raggiunto un grado di raffinatezza toscana mai altrove raggiunto, e una bruciante sensibilità nel render lo strappo dei tendini tesi di braccia e dita, lo scricchiolìo delle costole nel corpo di nervosa eleganza brunelleschiana. (vol. X, parte I, p. 722)
*Non ritrovano la delicata spontaneità della ''Madonna della Neve'' {{NDR|in}} altre sculture del Nolano appartenenti a questo periodo, né l'''Ecce Homo'' di legno in Santa Maria la Nova, male imbrattato di colore, manifestazione di sentimentalismo pietistico da prematuro Seicento, né il ''San Giovanni'' in marmo della chiesa di San Domenico Maggiore, d'impronta sansovinesca, tra le più ammanierate sculture del Nolano, nonostante la vivacità dei contrasti d'ombra e luce. Il Crocefisso ligneo, di cui già parlammo, in Santa Maria la Nuova, è invece l'espressione maggiore dell'arte di Giovanni da Nola in questo periodo. (vol. X, parte I, p. 734)
=====Parte II=====
*Com'è noto, [[Michelangelo Buonarroti|Michelangelo]] si valse di aiuti, specialmente di [[Raffaello da Montelupo]], ad apprestare le statue che fiancheggiano il Mosè e sovrastano alla sua mole. [...] Raffaello da Montelupo, pur traducendo disegni del Buonarroti, tornisce le forme e le addolcisce alla maniera raffaellesca. (vol. X, parte II, pp. 55-58)
*Il classicismo, invadente nell'arte del [[Giovanni Angelo Montorsoli|Montorsoli]], le toglie, col suo peso accademico, la naturale vivezza, il senso di forma in movimento istillato da Michelangelo. (vol. X, parte II, p. 111)
*Uomo di chiesa, frate servita, il Montorsoli dona poco dell'arte sua alla chiesa, e tutto il suo spirito, tutta la sua commozione, profonde nelle figure che interpretano le sue fantasie. Vi è una terracotta a Berlino, nel museo Federico, raffigurante una donna disperata, forse studio per una delle sue fonti, dove par di sentire il fremito del nudo angosciato, che nell'urlo si raccoglie e s'accascia. E la terracotta non uguaglia la ''Scilla'' della fontana del ''Nettuno'' a Messina in libertà di movimento pittorico, benché alla creta il Montorsoli dia pastosità di colore, tendendo ad arco le forme turgide, gonfie di linfa. Così il maestro rivela le sue tendenze, come già le aveva rivelate primamente nel satiro suonatore del monumento ''Sannazzaro'', e nel ''Marsia'' legato tragicamente all'albero, figure che rompono gli effetti accademici del mausoleo per portarsi tra i boschi e le selve. Dall'Accademia, dalla tradizione del Sanzio, dalla maestà di Michelangelo, sembra che il Frate, buttata la tonaca alle ortiche, si fugga incontro a forme barocche, scrollando da sé il gelo dell'accademia, il meccanismo raffaellesco, il peso dello sforzo michelangiolistico. (vol. X, parte II, pp. 150-153)
*{{NDR|Raffaello da Montelupo è}} [...] autore del ''San Damiano'', nella Cappella Medicea, la sola statua michelangiolesca uscita dalle sue mani. I lineamenti contratti del volto, i capelli agitati fiammanti, le vesti tormentate, le mani, ove fan rete le vene turgide, dalle falangi rettangolari schiacciate, lascian sentire come il prototipo dello scultore sia stato il Buonarroti, che imperava nella Cappella Medicea. [...].<br>Il mite, il raffaellesco Raffaello da Montelupo sente nella cappella Medicea la passione di Michelangelo, che in seguito gli sfugge per sempre. (vol. X, parte II, p. 154)
*Tre bassorilievi col busto del [[Baccio Bandinelli|Bandinelli]], uno nei musei di Stato a Berlino, il secondo nel museo dell'Opera di S. Maria del Fiore a Firenze, il terzo nel Louvre a Parigi, ci danno la misura dell'arte dello scultore in ordine di tempo. Nel primo, c'è una gran penetrazione della forma, una sensibilità pittorica, un'attenzione a determinare i lineamenti e a segnarne con energia i particolari; nel secondo, questi spariscono; le linee, diritte o quasi, del sopracciglio, della base del naso, delle labbra, s'incurvano; le superfici mobili, molteplici, commosse, s'uniscono, si gonfiano; i capelli a riccioli sottili, incisi, riappaion battuti come su lastra metallica; la barba, lunga, serpeggiante, a spire fiammanti, diviene un ghirigoro grosso, terminato a riccioli; l'occhio acuto si smorza nel tondeggiar dell'orbita, le nari non vibrano più, le labbra non si serrano energiche, l'orecchio si scodella senza più quel sottile tirato dei nervi; e il busto, che prima veniva tagliato dalle pieghe del manto gettato sulle spalle e aggirato sotto il petto ignudo, qui vien tagliato al modo classico, a scarpa. Ma nella terza edizione del busto la forma perde anche l'effetto dello stampato, dello sbalzato su metallo; il profilo divien laminare e i lineamenti si disegnano invece d'essere scolpiti, i riccioli si fanno calligrafici, la barba a cordoni si chiude a chiocciolette; e il busto, più classicheggiante, porta uno scarso mantelletto agrafato sulla spalla. Il primo busto spira maschia energia, il secondo bonomia, il terzo disfacimento [...]. (vol. X, parte II, p. 192)
*{{NDR|Baccio Bandinelli}} [...] quando fece ''Ercole che sottomette Caco'', davanti al palazzo della Signoria, le generalità classiche non gli permisero di animare la rappresentazione, di spiegarla in potente unità. Nel far le cose colossali, la visione dell'insieme non si ha se non interamente abbracciandolo per forza d'astrazione e incatenandone le parti, come avrebbe fatto Michelangelo; se non trasportando idealmente pesi e misure a un livello di sopra, di sotto, di là dalla propria visuale, nei piani e in profondità: e il Bandinelli, che non ebbe quella supervisione, mise cumuli sopra cumuli marmorei, massi sopra massi; fece una roccia scalpellata più che corpi giganti svincolati dal sasso. (vol. X, parte II, p. 199)
*{{NDR|Baccio Bandinelli}} [...] nel busto in bronzo {{NDR|di [[Cosimo I de' Medici]]}} si manifesta l'educazione dello scultore dal padre orafo, maestro anche di [[Benvenuto Cellini]], e appare la sua natura più schietta e più viva, non agghiacciata da stilistiche apprensioni. (vol. X, parte II, p. 204)
*Qualche impronta dell'arte di Baccio Bandinelli, con la sua visione sommaria e spianata dei volumi, si riconosce nella più antica opera nota dell'[[Bartolomeo Ammannati|Ammannati]]: la statua tombale di ''Mario Nari'' al Bargello, già nell'Annunziata, con evidente imitazione delle figure giacenti di Michelangiolo sulle tombe medicee.<br>Il simulacro del defunto si solleva dal sepolcro; punta il busto sulla sinistra. È tra le opere dell'Ammannati più inclini a michelangiolismo, ma ad un michelangiolismo addolcito, trattenuto, che attenua la determinazione dei volumi singoli, mirando all'espressione del volume totale. I muscoli, in quel tendersi, in quell'incavarsi della forma irrigidita, si schiacciano; la lamina della corazza si stampa sul busto; gli spallacci s'addentrano nelle carni; i lineamenti michelangioleschi diventan schematici. (vol. X, parte II, p. 357)
=====Parte III=====
*Quando, nel 1543, [[Alessandro Vittoria]] giunse a Venezia, inviatovi dal vescovo [[Cristoforo Madruzzo]], ed entrò nella bottega di [[Jacopo Sansovino]], aveva diciott'anni appena, ma doveva già essere educato all'arte se poté presto eseguire la bella statuina del ''Battista'' ora sopra una pila d'acqua santa nella chiesa di San Zaccaria, ove l'impronta sansovinesca è come nascosta dalla violenza espressiva di uno scalpello accanito a rendere i segni della macerazione fisica e il solco del dolore in ogni tratto del volto scarno e delle mani scheletriche. Forse a tale tendenza verso un realismo penetrante, pungente, che, pur tra le fioriture decorative del costume, impronta i profili medaglistici di ''Maddalena Liomparda'' e di ''Caterina Sandella'', di un rude popolaresco vigore, non fu estranea una prima educazione a Trento, ove, nella cantoria di Santa Maria Maggiore, son busti bronzei di prepotente rustica forza. (vol. X, parte III, p. 74)
*Scultore campagnolo, il [[Vincenzo Grandi|Vicentino]] taglia come nel legno le sue rustiche immagini; inesperto del bassorilievo, divien goffo nelle figure di fondo. Goffa è anche la ''Madonna'' a tutto tondo, grassa contadina infagottata nelle vesti, ma il sole che accende il volto paffuto infonde respiro ai lineamenti ingenui. E piena di rustica forza è la figura del pastore in ginocchio presso il giaciglio, che par uscita, con la cupa testa barbuta e il nodoso bastone, da una tela del bresciano [[Giovanni Gerolamo Savoldo|Savoldo]]. Lo scultore semplice e vivido si delizia ad avvicinare il manto lanoso del somarello al lucido cuoio del bove; muove il gruppo saltellante degli angioletti cantori al ritmo scherzoso della luce e dell'ombra; è maldestro, rustico tagliapietra, ma raggiunge talvolta, come nella gracile figuretta di fanciullo che s'aggrappa alla veste di San Giuseppe, effetti pittorici nuovi alla scuola dei Lombardo<ref>Famiglia di scultori e architetti attiva principalmente a Venezia tra il XV e il XVI secolo.</ref>. (vol. X, parte III, p. 76)
*Nel 1543, primo anno di sua dimora in Venezia, mentre il [[Jacopo Sansovino|Sansovino]], suo maestro, stava per ultimare con drammatico impeto i rilievi delle tribune di San Marco, Alessandro Vittoria scolpiva la statuetta in marmo del ''Battista'', ora sopra una pila nella chiesa di San Zaccaria. Vi si sente, nel taglio allungato della figura, nel cader del manto dal fianco a terra, nello stringersi di tutte le membra al tronco, un'eco di modi sansovineschi, benché una opposta sensibilità sia nei due artisti, Jacopo Sansovino, incline a dolci ritmi, a un sereno ideale di grazia e di pittorica morbidezza, il Vittoria appassionato nel rendere l'ardente spiritualità del Santo con l'effetto cromatico di ombre che s'incanalano negli avvallamenti del volto consunto, entro i cavi di un fusto lungo, scheletrico, come arso dal sole rovente del deserto. (vol. X, parte III, p. 82)
*Tra il 1581 e il 1583, il Vittoria attese alla pala d'altare in bronzo per [[Johannes Defuk|Giovanni Fugger]], ora nella raccolta del Dott. Preston S. Satterwithe a New York. Vi rappresentò l'''Annunciazione'', certo ispirandosi alla pittura di [[Tiziano Vecellio|Tiziano]] nella [[Chiesa di San Salvador|chiesa del Salvatore]] a Venezia. Comporre una pala a rilievo sulle tracce di una pala dipinta è certo tentativo di gusto discutibile, fortunatamente non ripetuto altrove dal Vittoria, ma bisogna riconoscere che l'effetto di luce ottenuto dallo scultore rivela una sorprendente sensibilità pittorica, un'arte ricca di ogni accorgimento nel lavorar le superfici, ora sgusciandole come il velo della Vergine, ora sfaccettandole come il manto dell'angiolo, sempre acuendo le nervature delle pieghe, affilando e spezzando gli spigoli per ottenerne rifrazione di luci, scintillìo. (vol. X, parte III, p. 116)
*Il giovane principe [[Francesco I de' Medici|Francesco de' Medici]], che a Firenze divien protettore del [[Giambologna]], è ritratto, nel busto del palazzo Uguccioni, in armi, fasciato dal manto abbondante. Ha gli occhi grandi, bovini, coperti come da un velo; la barba e i capelli a piccoli ricci, la decorazione del busto ingrossata a sinistra, fuor del suo naturale equilibrio. Lo scultore che in Toscana arriva al metro perfetto, ai canoni grammaticali, si trova fuor di misura imponendo il busto del suo mecenate sul plinto marmoreo. Si potrà ammirare la cura nel render la cute giovanile, quasi luminosa, del Principe, e l'ombra delle sopracciglia trasparenti; ma si nota, nei ricciolini delle chiome e della barba, un certo artificio; troppa regolarità nella gorgiera, troppo spessore nel manto sul busto arcuato. (vol. X, parte III, p. 697)
*All'Annunziata<ref>Il Giambologna fu sepolto nella cappella della Madonna del Soccorso della basilica della Santissima Annunziata di Firenze.</ref> dorme {{NDR|il Giambologna}} l'artista glorioso che trovò a Firenze misure, canoni, ordinamenti, grammatica. Egli fiammingo vi portò un po' di realismo grezzo, quale si mostra nell'aquila e nel tacchino. Liberatosi da quel realismo, cadde nell'Accademia fiorentina, cioè nelle regole e nei canoni, senza tuttavia abbandonare del tutto la primitiva vivacità; ed appunto questo residuo di realismo anche nelle opere tarde lo rende migliore di altri manieristi alla fine del Cinquecento. Le misure e i canoni nel secolo XVI furon dati dai Fiorentini al mondo: gli stranieri, dal Dürer a Giambologna, al Rubens, non hanno fatto che riceverli. Il Giambologna, pur ricevendoli, ebbe libere uscite, non essendo il manierismo uno stile, ed ebbe anche incoerenze, contrasti stilistici, come ad esempio tra il ''Nettuno'' della fontana di Bologna e le ''Sirene'' della base. Tuttavia il Fiammingo, al declinare del Cinquecento, anche tra i moduli dell'aulica forma, anche nell'algore accademico, trova, per le linee delle figure, ritmo, eleganza, nobiltà; per le masse equilibrio e slancio, togliendo peso, con l'accelerato movimento, alle forme giganti. (vol. X, parte III, pp. 788-791)
*Arrivato a Firenze, quando l'[[Bartolomeo Ammannati|{{sic|Ammanati}}]], nella ninfa della fontana di piazza, dava gran saggio di sé, Giambologna non ebbe suo il campo nella scultura, ma presto, salutato dal Granduca {{NDR|Francesco I de' Medici}} principe degli scultori, si innalzò anche sopra il vecchio Ammanati ormai rattristato e indebolito da pregiudizi religiosi. Egli continuò sempre col suo gran passo, ginnasta dell'arte, seguito da una folla di scolari, che parevano prepararsi a ludi olimpici col loro maestro; ma al pari di lui, fors'anche più di lui, nello scolpire i grandi blocchi di marmo, si mostrarono accademici, mentre nelle crete, nei bronzi, segnavano il trionfo dello stile pittorico spuntato dal manierismo. E con lo stile pittorico si prepara l'avvento al [[barocco]]. (vol. X, parte III, p. 791)
====''L'architettura del Cinquecento''====
=====Parte I=====
*Lo scultore [[Lorenzo Lotti|Lorenzetto]] fu ligio a [[Raffaello Sanzio|Raffaello]], non solo con le sue opere di scalpello, ma anche nelle architetture, e, come operò sui disegni del maestro a palazzo Vidoni, così si studiò, di seguire i suoi esempi costruendo il palazzo del Bufalo o della Valle. Oggi la facciata, anche per le manomissioni successive, non ci dà forse, se non nel centro, un gradevole effetto con le tre finestre più raccolte del primo piano, le tre distanziate del secondo, le tre del terzo, più semplici e brevi. È un'armonia che si disperde nell'estensione del prospetto, che non può darci troppa buona idea della bravura architettonica del maestro, con la monotonia di quei suoi lunghi filari di finestre. (vol. XI, parte I, p. 332)
*Il [[Sebastiano Serlio|Serlio]] ci rappresenta l'arte nostra {{NDR|l'archiettura}}, che, giunta a grande fioritura, trova regole, norme, che la Rinascita rende universali. L'architetto bolognese vide Roma negli aurei giorni dell'architettura, lavorò a Venezia, ove [[Jacopo Sansovino]] foggiava un nuovo stile, e dimorò in Francia, studiando i differenti costumi dell'edificare, riuscendo a raccogliere gran copia di osservazioni e di elementi per il suo prontuario architettonico. Tutta la vita del buono e dell'umile pedagogo fu quella di raccoglitore e di seminatore. (vol. XI, parte I, p. 468)
*[[Andrea Marchesi (architetto)|Andrea Marchesi]] da Formigine s'ingegnava nell'arte dell'architetto non sua propria. Molti falegnami passarono all'architettura specie nel '400, ma Andrea Marchesi vi trapassò a fatica, perdendo alquanto della sua gran valentia di decoratore. Essa si manifesta nel fregio della porta {{NDR|del [[Collegio di Spagna]] di Bologna}}, degna d'un antico, ma la forza, il chiaroscuro di quei girali, vien meno. L'intagliatore non poteva conservare il suo aspetto occupando spazi che l'architetto avrebbe dovuto riservare a sé, senza riempirli d'ornamenti, senza fiorirli. La subordinazione dell'ornato veniva a mancare collegandosi, con l'ornamentista, il dominatore architetto. (vol. XI, parte I, p. 800)
*[...] l'equilibrio, il ritmo voluto dall'architettura di questo tempo non è sempre sentito da Andrea da Formigine, che, nel palazzo Scarselli, a destra, fece un pilastrone scanalato non corrispondente con l'altro a sinistra. In tutto si vede che l'intagliatore ingegnoso, ora per le sue architetture s'ispira a Venezia, ora a Milano, talvolta cerca forme antiquate, tal altra si studia di fare il nuovo. Poco fondato, egli si prova a fare quanto può, contento d'ornare, di fiorire d'intagli i palazzi sorti su suo disegno. Più che l'armonia del corpo egli vede la veste adorna. (vol. XI, parte I, pp. 801-802)
*Si assegna [...] al [[Giovanni Francesco Mormando|{{sic|Mormanno}}]] la più bella facciata di palazzo napoletano, quella del palazzo di Capua, ora Marigliano, in S. Biagio dei Librai. La facciata subì alterazioni diverse, ma, nell'insieme, come dice giustamente il Pane, «manifesta la impeccabilità di una pura equazione geometrica, come quella che è dato riscontrare nelle opere migliori del Rinascimento». Purtroppo i restauri hanno lasciato solo intravvedere qualche traccia del {{sic|Mormando}} in quello stesso palazzo e nell'altro dei duchi di Vietri, poi Corigliano. (vol. XI, parte I, pp. 954-956)
*In Santa Maria della Stella alle Paparelle, edificata, per voto e con danaro proprio, dal {{sic|Mormando}}, si può vedere qualche reminiscenza bramantesca nella facciata con pilastri corinzi, scanalati sino a due terzi d'altezza, [...]. (vol. XI, parte I, p. 956)
=====Parte II=====
*[[Michelangelo Buonarroti|Michelangelo]] porta nell'architettura l'ideale di massa in movimento, come espressione di energia eroica. Dove è statica della coordinazione [[bramante]]sca, succede movimento; la coordinazione si trasforma in una più stretta unità, in subordinazione all'unità. Gli elementi si fanno più grossi o restan più grezzi, per presentarsi come massa, anziché come linea. (vol. XI, parte II, p. 1)
*La [[Cupola di San Pietro|cupola]], che Michelangelo elevò nel cielo di Roma sulla chiesa madre della Cristianità, nel cuore della città papale, come gigantesca tiara, tiene delle progettate cupole albertiane la voce sonora, della cupola di Santa Maria del Fiore l'ascensione trionfale; ma questi effetti nascono, non dai rapporti numerici dell'Alberti, non dalla {{sic|leggiera}} trama del Brunellesco, bensì da vigorosi contrasti di masse e di chiaroscuro, da vicenda di slanci e di freni, dalla lotta, che è in ogni forma creata dalle appassionate mani di Michelangelo. (vol. XI, parte II, p. 118)
*Espressione magnifica di Roma monumentale, la grandiosa cupola {{NDR|di san Pietro}} ha le membra possenti, le violente energie delle statue michelangiolesche. La sua mole, che di lontano trova riposo nella maestà delle ampie curve ascendenti, è il sogno della fantasia di Michelangelo verso la grandezza divenuto realtà. (vol. XI, parte II, pp. 118-121)
*Non l'interrotto monumento di Giulio II o la mutilata montagna marmorea di San Pietro in Vincoli, ma questa cupola {{NDR|della basilica di San Pietro}}, massima espressione di una forma prediletta e tipica dell'architettura nostra, legame fra l'Italia e l'Oriente, traduce la sete di grandezza dello scultore {{NDR|Michelangelo}}, che aveva divisato di trasformare una montagna in gigante, di martellarne il corpo nelle rocce, ergerne il capo nella regione delle nubi. (vol. XI, parte II, p. 122)
*[[Flaminio Ponzio]] aiutò e continuò l'opera di Martino Longhi in palazzo Borghese, e noi crediamo di riconoscere il suo intervento, anziché nella facciata verso via Fontanella di Borghese, che ci sembra propria del Longhi per la sua divisione a specchi, nell'altra, più vasta e magnifica, verso piazza Borghese, libera da lesene divisorie e arricchita da un grande scudo a foggia di cartella barocca, che s'aggrappa al timpano dell'edicola sovrastante il balcone e a quello della porta-finestra, animando col suo capriccio tutta la facciata e distruggendo l'impressione di vacuità, d'inconsistenza, che l'edicola desta nel prospetto verso via di Fontanella Borghese. Anche la bellissima lenta scalinata a gradi poligonali, che si stende a conchiglia rovescia davanti alla porta, e il cancello, tutto proprio di Flaminio Ponzio nella grazia esile e fiorita dei suoi motivi ornamentali, concorrono all'accentramento dell'effetto decorativo nell'asse mediano della facciata. (vol. XI, parte II, pp. 876-878)
*[[Domenico Fontana]] è l'architetto che lavora una facciata di chiesa come il rettilineo d'una strada, e, quando fosse vissuto in tempi moderni, come le rotaie d'una ferrovia. È un tecnico d'alto valore: innalza obelischi sulle piazze di Roma, trasporta la cappella del Presepe sotto il pavimento della cappella Sistina a Santa Maria Maggiore; distrugge, impetuoso vandalo, antichità pagane e cristiane, sempre benedetto da [[Papa Sisto V|Sisto V pontefice]]. (vol. XI, parte II, pp. 916-917)
*Purtroppo l'attività edilizia di Sisto V andò a scapito di augusti monumenti; e il Fontana ne fu l'esecutore inflessibile. Rovinò i resti delle [[terme di Diocleziano]], che impedivano la costruzione di [[Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri|Santa Maria degli Angeli]]; restaurò [[Basilica di Santa Sabina|Santa Sabina]], rimovendo gli antichi amboni, cancellando primitive pitture, demolendo i rivestimenti marmorei della tribuna; distrusse il [[Settizonio]]; e poco mancò che il [[Colosseo]] fosse da lui trasformato in lanificio, con logge per i tessitori, botteghe per le vendite. La morte del barbaro Pontefice sospese l'opera iniziata dal barbarico architetto, che già incominciava a spianare il suolo intorno al Colosseo, come racconta il [[Francesco Milizia|Milizia]]. Il costruttore, ch'ebbe più grandezza di spazio che grandezza d'arte, che ci dette più quantità che non qualità di lavoro, ci rimane quindi in aspetto di impresario, tenace come il Pontefice che lo protesse, rapido, forte d'intelletto, non d'arte. (vol. XI, parte II, p. 931)
*[[Pirro Ligorio]], a [[piazza Navona]], costruendo il [[Palazzo De Torres - Lancellotti|palazzo di Ferdinando Torres di Granata, ora Lancellotti]], si mostra contenuto nella facciata, che al pianterreno ha il bugnato un po' aggettato, e, nei piani superiori, semplicemente inscritto, ben ripartito, come a quadrelli in pavimento, regolarissimi, tranne verso la catena agli spigoli, ove essi perdono il moto uguale, e par s'allunghino a cercare connessione. Tende a monotonia, anche nel disegnare l'interno, l'architetto composto, ordinato, uguale. Ma il casino di Pio IV nei [[Giardini Vaticani]] fugge da questo silenzio: lavorano i fontanieri a rivestir di musaici all'antica pilastri e basamenti; ritornali gli efebi, le ninfe; escon le driadi dai boschi per vivere tra le ghirlande, i nastri, i festoni. Le grottesche romane antiche, quelle timide di [[Giovanni da Udine]], riprendon corpo, si addensano sulle pareti, si rilevano dalle riquadrature, tra un brulichio di girali, di campane di frutta, di vasi, di stemmi, di ghirlande. l'antiquario squaderna le sue note, riversa il sacco delle sue ricerche sulle pareti, sui suoi frammenti, veri o falsi, abbiano un nesso o no tra loro; e così figure, rilievi, ornati, fanno insieme una rievocazione dall'antico. (vol. XI, parte II, pp. 980-982)
*Più viva, per lo zampillar delle acque correnti, sonanti, per il moto delle fabbriche, sarà la [[Villa d'Este (Tivoli)|villa di Tivoli]], costruita dal cardinale [[Ippolito d'Este (1509-1572)|Ippolito II d'Este]] per cercarvi riposo, dopo le ire destate come cardinale protettore della corona di Francia. Uomo del Rinascimento, chiede alla villa tiburtina la pace, tra le grotte popolate di statue scavate in sua presenza a [[Villa Adriana]]. Pirro Ligorio vi profonde la sua vivace, ardente, napoletana fantasia; innalza a corona dei giardini il suo palazzo, cui s'accede come a trono eccelso, per ampie scalinate, da arcata ad arcata. Gli ornamenti che dovevano annidarsi sulla facciata del palazzo restarono nella mente di Pirro Ligorio, ma egli non dimenticò di farli eseguire sui padiglioni, sulle mostre delle fontane. Tutto è condotto rapidamente, come abbozzato, quasi che la finitezza fosse superflua in tutta quella festa della natura, in tutto quel rigoglio di verde, in quella musica delle acque, che [[Annibale Caro|Annibal Caro]] ci ricordò nella sua aurea prosa. (vol. XI, parte II, p. 988)
=====Parte III=====
*Certo {{NDR|[[Palazzo Corner della Ca' Granda]]}} è colossale, più di quanto si sia mai veduto sulla mobile superficie delle acque del Canal Grande, trionfante nella sua classicità, nella massiccia potenza delle colonne abbinate, ioniche al primo piano, corinzie al secondo, reggenti le arcate cariche di trofei. Quelle arcatelle son leggiere per la elefantina potenza delle colonne, e i due piani sembrano, a causa di esse, un pondo troppo forte per il basamento rustico del palazzo. (vol. XI, parte III, p. 124)
*[...] auspice il doge Andrea Gritti, Jacopo Sansovino aveva disegnata la costruzione {{NDR|della chiesa veneziana di San Francesco della Vigna}} sin dal 1534. Ma il disegno sofferse riduzioni e mutamenti per le filosofiche elucubrazioni del Padre [[Francesco Zorzi|Francesco {{sic|Georgi}}]], che, con le teoriche di Platone alla mano, con la cabala medioevale del tre «numero primo et divino» e con i suoi multipli, aveva l'audacia di riformare il progetto in corso d'effettuazione. E peggio, la sicurezza del frate dell'Ordine confuse il Sansovino, Tiziano, Fortunato Spira viterbese, il Serlio, che ne firmarono la relazione rinnovatrice dell'edificio chiesastico, a norma di rapporti e di dimensioni ad esso applicate, per ottenere «un'armonia consonantissima». (vol. XI, parte III, pp. 125-126)
*[...] [[Chiesa di San Francesco della Vigna|San Francesco della Vigna]] mostra nell'interno le chiare proporzioni di Jacopo {{NDR|Sansovino}}, non la sua vivezza cromatica, forse per l'adesione ai principî del frate censore {{NDR|Francesco Zorzi}}. Vi è un gran predominio di vuoti nella povertà francescana della chiesa; le lesene di pietra grigia, come tutte le cornici, sono piatte; ma un senso di pace, di equilibrio, nasce dall'armoniosa larghezza d'archi delle cappelle. Ancora l'eco toscana del Brunellesco s'avverte nella serie di sovrapposte lesene, tradotta in ampiezza cinquecentesca e in tranquilla maestà di linea nel giro fra cappella e cappella finché nella crociera le volte par s'innalzino a volo. (vol. XI, parte III, pp. 126-127)
*Il rapporto del [[tempio malatestiano]] di Rimini con la facciata di [[Chiesa di Santa Maria in Organo|Santa Maria in Organo]] è forse semplicemente casuale, ma ci mostra come [[Leon Battista Alberti]], suscitatore di masse nell'architettura, abbia fraternità di spirito con [[Michele Sanmicheli]], che, ad un tempo, tra le membrature battute sull'incudine, insinua finezze, delicatezze, fiori che le addolciscono, sorrisi che illuminano le forme giganti, luci e ombre che ne esaltano la vita. E come nell'architettura militare, per le sue fortificazioni di Verona, di Venezia, di Brescia, di Bergamo, di Peschiera, in Dalmazia, in Creta, in Candia, ecc., si ispira a [[Francesco di Giorgio Martini]], par che ne erediti l'infrangibile misura, la precisione del numero, il geometrico rigore.
===Citazioni sulla ''Storia dell'arte italiana''===
*Essa è considerata da alcuni come una vera e propria rivoluzione culturale, che attraverso scoperte e rivalutazioni e accostamenti di civiltà pittoriche diverse – dal mosaico alto-medievale al disegno, alla pittura rinascimentale, al manierismo – ha dato un nuovo profilo ai criteri del gusto in Italia. ([[Dizionario universale della letteratura contemporanea]])
*Non v'è nulla che egli non ricordi. Confronta a mente opere fra le più lontane, come se le avesse dinanzi contemporaneamente e vi leggesse i più minuti particolari. Egli è in ciò il tipico conoscitore per innata facoltà inimitabile. Nessuno che non abbia il suo sguardo e la possibilità di ricordare in modo così preciso tutto ciò che ha visto potrà giungere mai a fare l'opera colossale di revisione di tutte le attribuzioni come l'ha fatta Adolfo Venturi. Quando si pensa a ciò che era la storia dell'arte prima di lui, in cui a pochi grandi e celebri nomi si attribuiva tutta l'accozzaglia delle opere allora anonime ci si accorge degli infiniti benefìci che la ''Storia dell'Arte italiana'' ha portato nel campo dell'indagine costruendo il quadro con le grandi figure in primo piano e via via nei piani successivi le figure minori. I grandi ne hanno avuto, sfrondate le opere indegne di loro, maggior luce ed i minori hanno trovato il loro luogo. ([[Roberto Papini]])
*Per noi discepoli che abbiamo {{sic|seguìto}} passo per passo l'opera appassionata del maestro, il fatto che Adolfo Venturi sia giunto a favellare coi grandi pittori del Cinquecento ha un valore sentimentale. È come se i muratori e i manovali vedessero finalmente l'architetto disegnare il coronamento dell'edificio a cui hanno portato calce, rena e mattoni. Tutta la storia dell'arte italiana di Adolfo Venturi doveva infatti culminare nella visione del pieno [[Rinascimento]]. [[Barocco]] e [[Rococò|barocchetto]] saranno lasciati a chi li vorrà e li potrà studiare, quando i tempi saran maturi e la preparazione documentaria compiuta. ([[Roberto Papini]])
==[[Incipit]] di alcune opere==
===''La Madonna''===
Tredici secoli prima che Raffaello rappresentasse la Madonna della Seggiola come una bella nutrice tutta amore per il pargolo che gira attorno gli occhi di falco, un pittore cristiano nelle catacombe di Priscilla rappresentava in simil modo una matrona con la creaturina ignuda che le si aggrappa al seno e volgesi ratta, guardando coi grandi occhi dietro a sé, quasi per mettersi a difesa del nutrimento; e la madre ripiega soave il capo, e circonda il nato suo con le braccia protettrici.
===''Luca Signorelli, interprete di Dante''===
L'arte di [[Luca Signorelli]], più di ogni altra nel Quattrocento, evoca lo spirito dantesco, per la energia delle sue forme sfaccettate, il ''pathos'' che scaturisce dalle composizioni grandiose, dalle repentine luci, dai movimenti di schianto arrestati.
===''Piero della Francesca''===
Oggi la critica storica ha compreso la definizione che Fra' Luca Pacioli dette di [[Piero della Francesca|Piero]]: «monarca della Pittura a' suoi dì», segnalando il grande influsso del pittore di Borgo su tutta l'arte italiana dell'Emilia e del Veneto, della Toscana meridionale, come dell'Umbria, delle Marche e delle Romagne, dalla corte degli Estensi alla bottega di Giambellino, dalla turrita Cortona alla reggia di Federico da Montefeltro, dal tempio malatestiano alla cittadella forlivese degli Sforza e al santuario di Loreto. E dai quei luoghi si estese la riforma pierfrancescana su Roma e Viterbo, su Napoli e Messina, dal palazzo vaticano alla cappella Mazzatosta, dagli anonimi affreschi di Monteoliveto in Napoli alla pittura rinnovatrice di Antonello. Ma il grande maestro ha lasciato indelebili profonde tracce dell'arte sua, non ricordi di vita.
==Citazioni su Adolfo Venturi==
*Come le [[Opera d'arte|opere d'arte]] debbono essere guardate? Qui entrano in campo le facoltà più schiette di Adolfo Venturi. Egli non s'è mai contentato delle attribuzioni già fatte; una per una, su migliaia di opere, le ha tutte volute rivedere, sottoporre al tormento d'una analisi minuta e precisa; analisi prima di tutto dei caratteri materiali delle opere: i modi del disegno, il ricorrere di tratti abituali e tipici di ciascun artista, i modi di comporre, di colorire, di scolpire, le pieghe del panneggio, i formati delle figure, il metodo dell'architettare; analisi poi di ciò che è più sensibile e sfuggente alla critica, dall'interpretazione del soggetto allo spirito delle opere. a quel tanto di imponderabile che rivela l'opera d'un maestro a primo acchito e la distingue da quella d'un altro o degli imitatori. [[Roberto Papini]]
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Francesca Marini (a cura di), ''Caravaggio'', 1ª ed., introduzione di [[Renato Guttuso]], Rizzoli/Skira, Milano, 2003. ISBN 8817008087
*Adolfo Venturi, ''[https://archive.org/details/lamadonnasvolgim00vent La Madonna]'', Ulrico Hoepli, Milano, 1900.
*Adolfo Venturi, ''[https://archive.org/details/venturileonardolasuascuola/mode/1up/ Leonardo e la sua scuola]'', Istituto Geografico De Agostini, Novara, 1942.
*Adolfo Venturi, ''[https://archive.org/details/lvcasignorelliin00vent Luca Signorelli, interprete di Dante]'', Felice Le Monnier, Firenze, 1921.
*Adolfo Venturi, ''[https://archive.org/details/pierodellafrance00vent_0 Piero della Francesca]'', presso Giorgio & Piero Alinari, Firenze, 1921.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit01vent/page/n6/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. I, ''Dai primordi dell'arte cristiana al tempo di Giustiniano''], Ulrico Hoepli, Milano, 1901.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit02vent/page/n6/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. II, ''Dall'arte barbarica alla romanica''], Ulrico Hoepli, Milano, 1902.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit03vent/page/n6/mode/1up/ ''Storia dell'arte italiana'', vol. III, ''L'arte romanica''], Ulrico Hoepli, Milano, 1904.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit04vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. IV, ''La scultura del Trecento e le sue origini''], Ulrico Hoepli, Milano, 1906.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit05vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. V, ''La pittura del Trecento e le sue origini''], Ulrico Hoepli, Milano, 1907.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit06vent/page/n6/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. VI, ''La scultura del Quattrocento''], Ulrico Hoepli, Milano, 1908.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit71vent/page/n6/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. VII, ''La pittura del Quattrocento'', parte I], Ulrico Hoepli, Milano, 1911.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit72vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. VII, ''La pittura del Quattrocento'', parte II], Ulrico Hoepli, Milano, 1913.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit73vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. VII, ''La pittura del Quattrocento'', parte III], Ulrico Hoepli, Milano, 1914.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit74vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. VII, ''La pittura del Quattrocento'', parte IV], Ulrico Hoepli, Milano, 1915.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit81vent_0/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. VIII, ''L'architettura del Quattrocento'', parte I], Ulrico Hoepli, Milano, 1923.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit82vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. VIII, ''L'architettura del Quattrocento'', parte II], Ulrico Hoepli, Milano, 1924.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit91vent/page/n9/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. IX, ''La pittura del Cinquecento'', parte I], Ulrico Hoepli, Milano, 1925.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit92vent_0/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. IX, ''La pittura del Cinquecento'', parte II], Ulrico Hoepli, Milano, 1926.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit93vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. IX, ''La pittura del Cinquecento'', parte III], Ulrico Hoepli, Milano, 1928.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit94vent/page/n6/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. IX, ''La pittura del Cinquecento'', parte IV], Ulrico Hoepli, Milano, 1929.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit95vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. IX, ''La pittura del Cinquecento'', parte V], Ulrico Hoepli, Milano, 1932.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit96vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. IX, ''La pittura del Cinquecento'', parte VI], Ulrico Hoepli, Milano, 1933.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit97vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. IX, ''La pittura del Cinquecento'', parte VII], Ulrico Hoepli, Milano, 1934.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit101vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. X, ''La scultura del Cinquecento'', parte I], Ulrico Hoepli, Milano, 1935.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit102vent/page/n6/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. X, ''La scultura del Cinquecento'', parte II], Ulrico Hoepli, Milano, 1936.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit103vent/page/n10/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. X, ''La scultura del Cinquecento'', parte III], Ulrico Hoepli, Milano, 1937.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit111vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. XI, ''L'architettura del Cinquecento'', parte I], Ulrico Hoepli, Milano, 1938.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit112vent/page/n10/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. XI, ''L'architettura del Cinquecento'', parte II], Ulrico Hoepli, Milano, 1939.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit113vent/page/n4/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. XI, ''L'architettura del Cinquecento'', parte III], Ulrico Hoepli, Milano, 1940.
==Altri progetti==
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[[Categoria:Accademici italiani]]
[[Categoria:Storici dell'arte italiani]]
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[[File:Adolfo Venturi.jpg|thumb|Adolfo Venturi]]
'''Adolfo Venturi''' (1856 – 1941), storico dell'arte e accademico italiano.
<!--{{indicedx}}-->
==Citazioni di Adolfo Venturi==
*{{NDR|[[Michelangelo Merisi da Caravaggio]]}} ...cancella il valore disegnativo dato alla forma dai fiorentini, rifugge dai partiti decorativi, semplifica la visione degli oggetti per mezzo di un taglio, nitido, notturno, tra luce e ombra; approfondisce e semplifica la composizione. Dalle opere giovanili, composte ad armonia di chiari colori, sotto luci bionde e velari leggieri di ombre trasparenti, alle ultime, cupe e notturne, schiarate da luci crude e costrette, l'arte del Caravaggio sempre più afferma i suoi principi fondamentali plastico-luminosi, che fanno di lui il precursore dei massimi geni del Seicento europeo: da Franz Hals e Rembrandt, al primitivo Velàzquez.<ref>Da ''Disegno storico dell'arte italiana'', 1924; citato in {{Cita|Caravaggio|pag. 186|Francesca Marini, 2003|harv=s}}</ref>
*E benedetta sia quella [[fotografia]] che nella pittura e nel ritratto in ispecie, ci libera dalla produzione di tanti imbianchini, e tanto più preziosa fa divenire la grande arte, per la rarità del suo uso.<ref>Da un'intervista rilasciata ad [[Anton Giulio Bragaglia]]; citato in Ando Gilardi, ''Creatività e informazione fotografica'', in ''Storia dell'arte italiana'', Einaudi, Torino, 1982, vol. 9, tomo II, p. 567.</ref>
==''Leonardo e la sua scuola''==
*Tra gli scolari più antichi di Leonardo, [[Marco d'Oggiono]] (n. 1407?–1530), tendente al manierismo di lusso e di gran pratica, ripete, in modo pedestre, costantemente, le opere del maestro, le traduce nei proprii forti contrasti di chiaroscuro e nel proprio intenso colore. Il suo momento massimo è rappresentato dal "Salvator Mundi" della Galleria Borghese e dalla "Madonna allattante" del Museo del Louvre: opere con diligenza condotte, con i capelli delle figure lumeggiati uno ad uno, le sottili pieghe delle vesti color di rubino. La modellatura non manca di finezza, ma le teste son compresse, le mani gonfie, gli occhi sporgenti dall'orbita. (p. XXXII)
*Marco {{NDR|d'Oggiono}} dipinse [[Pala dei tre arcangeli|i tre Arcangeli]] nella Galleria di Brera, facendo del vinciano Gabriele un vezzoso manichino; di Michele una macchinosa figura che oscura il cielo con le enormi ali distese e gli sbuffi tondeggianti del mantello; di Raffaele una grassa donzella imbarazzata nel sacco di pieghe delle vestimenta. Tra Gabriele e Raffaele è piombato Lucifero con la liscia testa di porcellana, le braccia sottili, le mani piccolette, le scure piante artigliate. L'artista già cade nella più uggiosa maniera, dimentico di proporzioni, di rapporti tra le figure e il paese, legnoso nelle figure memori del linearismo convenzionale del Civerchio<ref>Vincenzo Civerchio (1470 circa – 1544), pittore italiano.</ref>, cupreo nell'effetto di colore. (p. XXXII)
*Nella tarda "Assunzione" {{NDR|di Marco d'Oggiono}} della Galleria di Brera in Milano, gli Apostoli, che in terra si agitano per mirare l'Assunta in cielo, tra corone di nubi e di cherubini, non hanno più posto per muoversi; si attaccano, si accatastano, mentre i cherubini che attornian Maria con le ciocche della chioma al vento, con le gonfie vesti fasciate, volano, nuotano, cadono all'ingiù, perdon l'equilibrio. Tutto è sgangherato, tutto è come strappato a viva forza, per il grido dell'enfasi, per il tumulto degli elementi. Spentasi davanti agli occhi di Marco d'Oggiono la luce accesa dal maestro, egli s'irretì sempre più. Incapace di vedere un paese nella sua linea d'insieme, si contentò di far tutto di convenzione: paesaggio, figura umana, panneggio; cercò l'effetto nell'enfasi del gesto, nel turbinio barocco delle lucide pieghe, nell'accesa tonalità dei colori; parve anticipare i giorni del manierismo romano, senza pur possedere la virtuosità, la forza, propria ai maggiori seguaci di Raffaello e di Michelangelo. (p. XXXII)
==''Storia dell'arte italiana''==
===[[Incipit]]===
La religione del {{sic|Nazzareno}} arrivò dall'Oriente a Roma imperiale, ancora rigida nelle sue forme, avvolta nel mistero dell'infinito, tremante di ritrarre la immagine del Sommo Dio, e paurosa di rendere con forme d'arte i propri fasti.<br>La civiltà greco-romana, trasformata dalla religione cristiana, trasformò questa a sua volta, e la fece erede dell'arte antica, dandole forme esteriori, una costituzione che si fondò su quella dell'Impero e l'ellenico elevatissimo sentimento del destino umano. Mentre il cristianesimo si diffondeva nel mondo greco-romano, la filosofia giunse ad una nuova concezione del divino, che si approssimava singolarmente a quella dei cristiani; i pensatori adoravano il Dio a cui avevano innalzato un altare nel cuore; Dio che, non avendo alcuna forma concreta, poteva essere rappresentato solo per mezzo di simboli e di allegorie, così come lo rappresentavano i cristiani.<br>Il simbolismo primitivo de' cristiani è quindi della maggiore semplicità; l'arte teme di esprimersi in modo chiaro, e raccoglie anche dalla Giudea segni ideografici, antichissimi geroglifici che graffisce sulle tombe. <!--(Vol. 1 ''Dai primordi dell'arte cristiana al tempo di Giustiniano'', cap. 1)-->
===Citazioni===
====''Dai primordi dell'arte cristiana al tempo di Giustiniano''====
*Quando i primitivi cristiani ricorsero all'arte classica, chiesero forme molto semplici: erano perseguitati ed oppressi, e non conveniva loro la magnificenza dell'arte per i ritrovi sotterranei. Al lume delle lucerne e delle faci, nelle necropoli, bastava alle anime pie di vedere abbozzati quegli elementari simboli che s'incontravano dall'Italia alle rive del Nilo e alle vallate della Siria, come in tutte le città cristiane dei morti. Erano le parole della nuova lingua universale della fede. (vol. I, p. 3)
*Mentre nelle catacombe aleggia la speranza, sulla porta di [[Basilica di Santa Sabina|Santa Sabina]] si afferma la vittoria e il predominio della Chiesa. All'arte simbolica primitiva era succeduta un'arte concreta, sorta sotto l'influsso dello spirito latino e delle tendenze pratiche di Roma, un'arte con intendimenti d'insegnare e di erudire figurando il catechismo sulla porta della casa di Dio. (vol. I, p. 477)
====''Dall'arte barbarica alla romanica''====
*La contesa degl'[[Iconoclastia|iconoclasti]] giovò tuttavia al progresso dell'arte, staccandola da forme rituali, poi che le immagini, considerate quali mezzi d'insegnamento e di decorazione, dovevano conformarsi al sentimento popolare, esprimersi in una favella intesa facilmente da tutti. Certi antichi tipi dovevan divenire ogni giorno più oscuri e misteriosi, più lontani dalla vita a cui la contesa religiosa contribuì a ritornarli. E la decorazione naturalistica che tenne luogo delle sacre immagini, quella di animali d'ogni specie, di rappresentazioni di caccia e di pesca, tanto biasimate da San Nilo scrivendo ad Olimpiodoro, non andò perduta, anzi restò nelle abitudini dell'arte medioevale. (vol. II, pp. 131-132)
*I ''Dialoghi'' di [[Papa Gregorio I|San Gregorio]] sono una raccolta di miracoli e di visioni relative alla vita dei santi, fatta da un uomo di strana e malata sensibilità; ma essi formarono il modello che gli artisti seguiranno fedelmente; il pontefice che prima d'essere consacrato vedeva l'{{sic|angiolo}} sulla mole adrianea<ref>[[Castel Sant'Angelo]], detto anche Mausoleo di Adriano.</ref> riporre nel fodero la spada di fuoco, e che pregò poi per la salute dell'anima di Traiano imperatore, fu uomo preso or dall'entusiasmo, ora dalla disperazione; un veggente della collera di Dio, il profeta che si estolle sui campi della morte. (vol. II, p. 137)
====''L'arte romanica''====
*[[Wiligelmo]] lavorò nella [[Duomo di Modena|cattedrale di Modena]], secondo il [[Celestino Cavedoni|Cavedoni]], nei primi anni del secolo XII [...]. Devonsi a Wiligelmo la porta principale a occidente della chiesa, adorna di figure di profeti entro nicchie e di complicati intrecci di rami con uomini e animali, e le sculture sulla facciata con le prime storie della Genesi. Qui egli è grandioso, ispirato all'antica arte carolingia; scolpisce le figure con forti mandibole, grosse labbra, capelli che hanno l'apparenza di parrucca; gira in tondo le vesti sulle spalle, sul ventre e sulle ginocchia. (vol. III, pp. 102-104)
*Questa piletta {{NDR|del Museo civico di Modena}} non è la sola opera scultoria che ci mostri la differenza dell'arte di [[Niccolò (scultore)|Niccolò]] da quella di Wiligelmo. Fra le altre sculture v'è quella della porta detta della Pescheria, nel duomo di Modena, appartenente al tempo stesso di quella de' Principi. Si è molto discusso sull'età della porta della Pescheria, che pure mostra ad evidenza la mano di Niccolò, cooperatore di Wiligelmo, di lui più giovane e meno arcaico, che non taglia, al pari di lui, le figure con segni angolosi o rettilinei, né dà loro mani smisurate, capelli e barbe a strie sottili, parallele, ondulate, zigomi sporgenti in modo straordinario, occhi spalancati, nasi grossi e lunghi; bensì forma i suoi personaggi con i capelli a ciocche ricciute, i volti larghi e schiacciati, le estremità più proporzionate, le vestimenta più curvilinee e pieghettate nelle orlature. (vol. III, p. 160)
*Sull'archivolto della porta della Pescheria {{NDR|nel duomo di Modena}} sono figurati [[Re Artù|re Arturo]] e altri eroi del ciclo epico bretone, il che fece pensare come i bassorilievi stessi fornissero la prova dell'origine straniera di Wiligelmo (a cui quelli si attribuirono invece che al più giovane e meno arcaico Niccolò), senza pensare che re Arturo nel Nord d'Italia, come nel Settentrione d'Europa, poteva bene essere considerato il tipo del cavaliere cristiano. (vol. III, p. 164)
*L'associazione di Wiligelmo con Niccolò continua a Piacenza, nella [[Duomo di Piacenza|cattedrale]] rifabbricata sull'antico nel 1122 [...].<br>Nella trabeazione della porta laterale della facciata, a sinistra, si osservano le rappresentazioni dell'Annunziazione, della Visitazione, dell'Annunzio ai pastori, dell'Adorazione de' Magi. E qui sono le figure di Wiligelmo, con teste lunghe, grandiose, coperte da una specie di turbante o di corona turrita, con vesti cadenti in fascio all'ingiù; mentre nell'altra trabeazione, dov'e sono espresse le scene della Purificazione, della Fuga in Egitto e della Tentazione di Cristo nel deserto, si rivedono le pieghe raggirate di Niccolò, le teste più tonde e schiacciate, e tutti gli altri caratteri suoi. (vol. III, pp. 174-176)
*Educato, erudito in una forma d'arte ispirata principalmente a quella de' sarcofagi romani, così come s'educarono ed erudirono i più antichi scultori di Provenza e di Borgogna, l'[[Benedetto Antelami|Antelami]] ebbe dagli scultori di Francia una più larga trama per ordirvi le sue figure, i materiali più abbondanti e ricchi dell'arte francese per le sue invenzioni. (vol. III, p. 277)
*Tutt'intorno al [[Battistero di Parma|battistero {{NDR|di Parma}}]] corre una gran fascia o zooforo, con figure mostruose e d'animali: un gufo; due tondi con mezze figure d'uomini con pileo in capo, il bastone in mano e la clamide agganciata sulle spalle; quindi un asino; un busto d'Ercole con la pelle del leone nemeo; due girasoli; un drago con faccia umana, le zampe anteriori di quadrupede, le orecchie grandi, un berretto in capo, le ali, la coda attorcigliata. Seguono una scimmia, un grifone, un viso d'uomo ritratto dal vero, due draghi a testa umana, un centauro che saetta un asino drizzato a brucar le foglie dei rami d'un albero, un altro asino, due cammelli, un elefante con una torre sul dorso, due tori, una folaga sulle acque. (vol. III, p. 308)
*Il battistero di Parma è opera la maggiore e meglio compiuta della scultura romanica del Settentrione. Il poema della redenzione umana si spiega all'esterno dal sacro luogo custodito dagli angioli solenni, che svolgono il rotulo delle promesse divine, e vigilato dai profeti chiaroveggenti, testimoni delle avverate speranze delle genti. (vol. III, p. 312)
*[[Nicola Pisano|{{sic|Niccola}} {{NDR|Pisano}}]] col suo potente ingegno aveva raccolto in sé la forza che erompe dall'antico, la pienezza, la robustezza, il naturalismo sincero; quella forza che quasi due secoli dopo raccolse Jacopo della Quercia nelle sue forme poderose e sane, e quindi Michelangelo ne' suoi atleti. (vol. III, p. 992)
*[[Giovanni Pisano]], che segue amoroso le tracce paterne, è arcaico al confronto, perché non ebbe la forza tutta individuale di Niccola nel frangere le convenzioni, dominare la materia col pensiero, rispecchiare la bellezza antica, penetrare nella verità della vita. (vol. III, p. 1000)
*La vita moderna scaturisce dall'antichità classica nell'opera di {{sic|Niccola}} {{NDR|Pisano}}; del linguaggio greco e latino si giova per dire più correttamente e nobilmente nel dolce stil nuovo; passando sulle rovine dell'arte dei bassi tempi, con le tradizioni cristiane nel cuore, arrivò a toccare il lido di un mondo quasi sconosciuto. (vol. III, p. 1000)
*Non rattenuto da schemi iconografici, sciolto dai vincoli chiesastici, Niccola d'Apulia<ref>Grafia alternativa per Nicola Pisano, richiamante le sue origini.</ref> all'esterno del battistero fece rifiorire le forme italo-greche e romane, mentre stampò costumi e uomini del suo tempo, or mettendo un turbante a un busto aureliano, ora trattando anche per masse le chiome di figure che con i grandi occhi scoppianti fuori dalle orbite guardano innanzi a sé; ora rendendoci tipi di gaudenti, di cortigiani superbi, di uomini di scienza solenni, di vecchi austeri che sembran muovere rampogne, di orientali, di donne rubiconde, ecc.<br>Il mondo di Niccola d'Apulia è lì come sopra un gran ponte gettato tra l'antichità e l'evo moderno. (vol. III, p. 1004)
====''La scultura del Trecento e le sue origini''====
*Ne' personaggi di questa tragedia {{NDR|la '' Strage degl'innocenti'' nel pulpito della chiesa di Sant'Andrea di Pistoia}} si scorgono i corpi allungati, le teste oblunghe, i movimenti contorti; e si manifesta, anche sotto la guida del padre {{NDR|Nicola}}, [[Giovanni Pisano]], nelle mosse brusche a lui naturali, nelle crude e taglienti determinazioni del vero. (vol. IV, p. 3)
*Queste quattro statue {{NDR|nel ciborio della basilica romana di San Paolo fuori le mura}} ci rivelano la grande arte di [[Arnolfo di Cambio|Arnolfo]]: appena nella figura dell'oratore, nel movimento avanzato dell'anca sinistra, si nota una lieve contorsione gotica: in tutto il resto esse sono forti e salde, e la testa naturalistica del vecchio frate, la superba figura dell'oratore, sicuro di sé, ci dicono come le grandi fonti dell'antico e della natura si unissero nell'arte di Arnolfo quali due torrenti nell'alveo di un fiume. (vol. IV, p. 80)
*Compiuto il monumento di Bonifacio VIII in San Pietro, Arnolfo tornò a Firenze a continuar l'opera di Santa Maria del Fiore, e a rinnovare, con la potenza del suo genio, l'arte fiorentina. Ma ben presto, l'8 di marzo 1302, secondo le ricerche del Frey<ref>Karl Frey.</ref>, venne meno il grande scultore e architetto, il maestro caro a Carlo I d'Angiò ed ai romani Pontefici, desiderato dai Perugini quando ancora Giovanni Pisano lavorava alla fonte di Piazza. Morì lasciando un'orma eterna, facendo sorgere come per incanto, in un breve corso d'anni, Santa Croce, Santa Maria del Fiore e il Palazzo Vecchio di Firenze. La scultura iconica ebbe da lui il maggiore sviluppo, l'architettura nuovi fondamenti. (vol. IV, p. 167)
*[[Lorenzo Maitani]] disegnò la facciata del Duomo {{NDR|di Orvieto}}, ancora mancante, e fu il provveditore della sua decorazione. Gli angeli, che egli stesso gettò, per circondarne il gruppo della Vergine col Bambino assisa sotto un padiglione disposto sull'architrave della porta maggiore, hanno tale corrispondenza con il maggior numero delle figure de' bassorilievi, da farci ritenere che una stessa mano abbia eseguito gli uni e gli altri, o almeno che modelli di forme del tutto simili siano stati dati al fonditore e ai marmorari. (vol. IV, p. 323)
*Lorenzo Maitani, nella sua città natale {{NDR|Siena}} e in Firenze nella bottega del grande scultore da Pontedera<ref>Andrea Pisano, nato a Pontedera nel 1290 circa.</ref>, cercò gli esecutori delle sue idee grandiose; e questo spiega come nelle sculture della facciata del Duomo di Orvieto, in quella della Visitazione, ad esempio, la scena sia similissima all'altra della porta in bronzo d'Andrea Pisano. (vol. IV, pp. 325-328)
*Andrea di Cione Arcangnuolo o Arcangio o Arcagnio, detto l'[[Orcagna]], compare per la prima volta nel 1343 tra i pittori fiorentini, e, nove anni dopo, iscritto tra i maestri di pietra e di legname. Pittore, {{sic|musaicista}}, scultore, architetto, poeta, fu esempio della versatilità artistica italiana, personificazione dell'unità delle arti. (vol. IV, p. 637)
*Niuna delle figure {{NDR|del tabernacolo di Orsanmichele}} ha il capo circondato del nimbo o è avvolta da un'aureola, perché già gli uomini raccontavano di avvenimenti sacri come di cose famigliari, e si avvicinava il momento in cui l'arte religiosa rifletterà la vita sociale ne' suoi aspetti. L'Orcagna tolse i simboli, perché sentì di esprimere anche senza di essi, sinceramente, la sua devozione. (vol. IV, p. 640)
*Nel rappresentare {{NDR|nel tabernacolo di Orsanmichele}} una scena solenne, come quella dell<nowiki>'</nowiki>''Assunzione'', {{NDR|l'Orcagna}} ricordò d'essere non solo scultore, ma anche {{sic|musaicista}}, per ottenere gli effetti più vivi e abbaglianti, col fondo di smalto azzurro sparso di stelle. E ricordò d'essere architetto quando quei bassorilievi e quei musaici dispose nel tabernacolo, mirabile per l'armonia delle parti, per la nobilissima eleganza dell'insieme, per la maestà assunta dallo stile gotico. Dalle sue sculture spira un'aria grave, melanconica. Non sembra giusto di figurarci l'Orcagna come uno spirito irrequieto che tenti sempre cose nuove; è piuttosto un maestro laborioso, pratico e sodo. Le sue figure non hanno quella vita degli occhi che spira nelle opere trecentesche; tuttavia la ''Fede'' dalle pupille estasiate, Maria che riceve l'annuncio della fine della vita mortale, gli {{sic|angioli}} presi da incanto che abbassano le ali lungo i pilastri del tabernacolo, mostrano quanto fosse alto nell'Orcagna il sentimento della convenienza religiosa. (vol. IV, p. 662)
====''La pittura del Trecento e le sue origini''====
*Abbiamo veduto così, tra i maestri che dipinsero le tavole del {{sic|Dugento}}<ref>Toscanismo per Duecento.</ref>, il Berlinghieri ligio a forme antiquate, Margaritone disfatto, Giunta grossolano, [[Coppo di Marcovaldo]] imitatore garbato de' Bizantini, Guido da Siena stampatore di Madonne, ecc. Tuttavia dagli uni agli altri le forme si vanno elaborando e digrossando, finché Cimabue irrompe con la sua passione tra gli stanchi fantasmi dell'arte romanica, e sopraggiungono Pietro Cavallini, a ridare romana forza ad Apostoli e Santi, Duccio di {{sic|Boninsegna}}, a coronare le tradizioni bizantine; Giotto a creare il damma sacro, la divina Commedia. (vol. V, pp. 121-122)
*Nel 1291, quando [[Pietro Cavallini]] lavorava i {{sic|musaici}} di Santa Maria in Trastevere, un gran progresso dovette essere avvenuto nella sua maniera, [...]. Non si vedono più figure piatte su fondi d'oro, ma scene aventi rilievo e gareggianti con la pittura, vesti a colori schiariti e svaniti nelle parti avvivate da bianche luci, intensi gradatamente nelle ombre. L'oro, non steso più ne' manti come su lastre metalliche, s'intesse ne' broccati e nelle tele, trae dalle penne del pavone il suo splendore per raggiare nell'ala dell'angiolo dell'''Annunciazione'', filetta i contorni, sparge di moschette o alluciola i panni per mettere all'unisono il fondo con le figure sovrapposte, che sembrano intagliate nelle onici o nelle gemme. (vol. V, pp. 141-143)
*Nonostante le affinità che si devono riconoscere tra i due maestri, [[Cimabue]] è più plastico, poderoso e massiccio, il Cavallini più grandioso e monumentale; Cimabue modella con insistenza le figure, come se dovesse formarle nel bronzo, il Cavallini dà loro slancio potente; Cimabue elabora tipi bizantini rendendoli grifagni, Cavallini è più libero dalla convenzione bizantina e più classico; Cimabue prepara gl'intonachi con una tinta nerastra, il Cavallini di rosso. (vol. V, pp. 201-206)
*L'ultima opera certa di lui, la tavola della ''Natività della Vergine'', nel Museo dell'Opera di Siena, ci mostra come, invecchiando, debole di spirito e di forma, sempre più si accostasse alla vita, vestendo de' costumi del tempo i personaggi, staccandosi dagli esemplari di Duccio<ref>[[Duccio di Buoninsegna]].</ref> e avvicinandosi sempre di più al fratello<ref>[[Ambrogio Lorenzetti]].</ref>. Ma la morte troncò, verso il 1350, i nuovo conati di [[Pietro Lorenzetti]]. Gli ultimi suoi anni sono avvolti nel mistero; e la notizia d'un quadro di lui, esistente nella chiesa di San Francesco ad Avignone, potrebbe generare il sospetto che là si recasse il maestro dopo avvenuta la morte di Simone Martini. (vol. V, p. 678)
*Un ciclo di pitture che ha reso famoso Pietro Lorenzetti è quello della basilica inferiore d'Assisi. Prudentemente il Thode<ref>Thode, ''Franz von Assisi'', Berlin, 1904, pag. 294. {{NDR|(N.d.A., p. 680)}}</ref> notò che si ebbe ragione a toglierle a Puccio Capanna, a Pietro Cavallini e a Giotto, ma che si andò troppo oltre nell'assegnarle a quell'autore e non a' suoi seguaci. (vol. V, p. 680)
*{{NDR|Commentando il ciclo degli affreschi dell'''Allegoria ed effetti del Buono e del Cattivo Governo'' nel Palazzo Pubblico di Siena}} Prima che l'umanesimo richiamasse in onore le divinità pagane rimaste per tutto il medioevo nell'immaginazione popolare, rideste ai primi tepori della civiltà nuova, [[Ambrogio Lorenzetti]] rende loro lo scettro sugli uomini.<br>L<nowiki>'</nowiki>''Estate'' ha il tipo pieno, rubicondo, proprio di Ambrogio, il quale qui fu meno scarso del solito nel segnare i tre quarti del volto della figura, e rapido nel tratto, sciolto, freschissimo. L<nowiki>'</nowiki>''Autunno'' pare un'incisione a due tinte per le bianche lumeggiature sulle carni abbronzate, ora a tratti veloci e ora a masse sulle parti prominenti e più esposte alla luce. C'è modernità in quegli schizzi a colpi, saldezza d'arte progredita, libertà di maestro. Ambrogio Lorenzetti è più nuovo che non nelle opere finite in quegli abbozzi decorativi dove si lascia sorprendere senza la dottorale zimarra che sembra indossare di solito. (vol. V, pp. 709-710)
*[...] più che da Giotto e dai Fiorentini, come si è ritenuto sin qui, Ambrogio attinse da Simone Martini e dal fratello {{NDR|[[Pietro Lorenzetti|Pietro]]}}, come può vedersi nella ''Madonna del latte'' in San Francesco di Siena, dove i contorni del volto di Maria sono crudi, scarsi e manchevoli nello scorcio, le mani hanno dita staccate e aperte, il drappo involgente il Bambino prende curve gotiche. Era naturale che Ambrogio e Pietro, fratelli e talvolta cooperanti, influissero l'uno sull'altro, e che il più giovane {{NDR|Ambrogio}} prendesse qualche abitudine dal fratello maggiore saputo ed esperto. (vol. V, p. 722)
*Recò nuove forze in Toscana, pure attingendovi nobiltà di forma, [[Antonio Veneziano]], succeduto ad Andrea da Firenze come continuatore delle ''Storie di Ranieri'' nel Camposanto di Pisa. Vuolsi scolaro di Taddeo Gaddi, perché le sue forme si attengono ai grandi esemplari di Giotto, ma son più prossime direttamente a queste che non a quelle di Taddeo o di Agnolo Gaddi, più vere, più equilibrate e armoniose, più limpide di colore e più liete. (vol. V, p. 915)
====''La scultura del Quattrocento''====
*[[Jacopo della Quercia]] rappresenta il ritorno verso le forme degli avi etruschi. Per lui rivive, come per un'intima ingenita forza, lo spirito, il sentimento naturalistico dell'antica arte indigena; riede con lui l'amore al forte rilievo, alla pienezza, alla gagliardia che distinse lo stile etrusco nel suo maggiore sviluppo. (vol. VI, p. 67)
*Per ottenere il movimento, [[Nanni di Banco|Nanni {{NDR|di Banco}}]] cadde nel barocco ricercando scuri e profondità di scuri nelle vesti tormentate. Rappresentò l'''Assunzione della Vergine'', con gli angioli reggenti a fatica la mandorla, ove Maria volgesi a stento e allunga con isforzo le braccia per porgere il cinto a Tommaso. Questi, invece di sollevar le braccia per ricevere, par che stenda le palme davanti agli occhi, come per difendersi da luce abbagliante. (vol. VI, p. 209)
*[...] per amor del movimento, Nanni di Banco si provò a risolvere leggi prospettiche, ma in modo che fece dire di lui al Vasari: «fu persona alquanto tardetta». (vol. VI, pp. 210-212)
*{{NDR|Commentando due bassorilievi raffiguranti Giovanni Tornabuoni e sua moglie Francesca Pitti}} In questi bassorilievi il [[Andrea del Verrocchio|Verrocchio]] appare sotto un aspetto nuovo, ribelle alle tradizioni dell'antico, intento a rappresentarci la realtà della vita, la commedia umana. Nella forma lo diremmo un barocco del Quattrocento, se la pesantezza non fosse attenuata dalla ricerca scrupolosa del particolare e della sincerità dell'espressione. (vol. VI, p. 712)
*{{NDR|Commentando il busto di Eleonora d'Aragona di Francesco Laurana}} E un busto fine, purissimo, con gli occhi tagliati come di una mascheretta, con le sopracciglia appena segnate come da un filo, tutto condotto dolcemente; e se non fossero certi colpi di trapano all'angolo delle labbra e nelle nari, parrebbe fatto col fiato; la tunica lasciata scabra dà l'idea di seta crespa, la cuffietta del capo, d'un velo di seta a righe. Il ritratto è il primo d'una serie di busti muliebri ne' quali il [[Francesco Laurana|Laurana]] raggiunge una finezza anche maggiore. (vol. VI, p. 1034-1035)
*[...] le donne del Laurana par che esalino l'anima [...]. (vol. VI, p. 1044)
*Scultore mutevole di maniera, Francesco Laurana dalle forme impetuose dei primi tempi arrivò alle più raffinate, sempre circondando le figure sfarzosamente di ornati nello stile più elegante, mettendole in ambienti trionfali. I seguaci, che molti ebbe in Sicilia e in Francia, scemarono la schiettezza dell'impronta nelle sue opere, ne tolsero determinazione, dignità e purezza; ma, in ogni modo, il Dalmata tiene con onore un posto degnissimo tra i maestri che Venezia madre crebbe a civiltà. (vol. VI, p. 1049-1050)
====''La pittura del Quattrocento''====
=====Parte I=====
*Tra i quadri più antichi di [[Gentile da Fabriano|Gentile]] è il polittico dipinto per la chiesa dei minori Osservanti a Valle Romita, ora in molte parti nella Galleria di Brera a Milano. Il pittore si mostra arcaistico più che in altre opere, rappresentando l'Eterno, nell'''Incoronazione'', come un vegliardo colossale, con alta corona gotica, circondato da cherubini dalle ali cangianti, come biforcate; la Vergine e il Redentore seduti nello spazio sopra raggi e fiamme; [...]. (vol. VII, parte I, p. 190)
*A Firenze, Gentile, l'apparatore magnifico, riversa fiori nelle gotiche cornici, popola di cavalli, di cani, di scimmie, di uccelli la scena dell'''Adorazione dei Magi''. Passano i Re sul fondo, di contrada in contrada, scendono le erte montane, varcano i ponti levatoi de' castelli, seguiti da cortigiani col falco in pugno, da cacciatori col {{sic|guepardo}}. Il più vecchio si prostra, bacia un piede al divin Bambino che gli pone una manina sulla testa calva; e gli altri due Re offrono riverenti i doni chiusi come in gotici reliquiarî. Vesti di broccato e di damasco, cinture gemmate e con caratteri cufici, come ne' vasi ageminati della Persia, bardature e fornimenti d'oro de' cavalli, risplendono in quella scena strabocchevole di ricchezza, dove il pittore fa la ruota, pavone dalle iridiscenti penne occhiute. (vol. VII, parte I, pp. 196-198)
*Rispetto al Fabrianese {{NDR|Gentile da Fabriano}} il [[Pisanello]] sembra un improvvisatore, il quale da ogni cosa che lo circonda, e più che da sé stesso e dai suoi simili, tragga dalla vita degli animali i motivi dell'arte. Cani d'ogni specie, cavalli e muli, scimmie, animali rari e comuni, uccelli visti a volo per le valli o addestrati alla caccia, formano ogni sua delizia. Vero pittore d'animali, ne spia gli istinti ne traduce rapidamente le forme, le abitudini, i moti, ne rende i peli, le piume, le chiazze del colore della pelle, li figura ne' più variati e fuggevoli aspetti; se non gli riesce di sorprenderli di fronte, li persegue a tergo pian piano con la punta d'argento o la penna. (vol. VII, parte I, p. 250)
*{{NDR|Commentando l'affresco ''San Giorgio e la principessa'' nella chiesa di Santa Anastasia a Verona}} Qui veramente il Pisanello mostrò la gran novità dell'arte sua, il talento di attore: non la scena di sangue e di morte, ma il momento d'ansia, il silenzio drammatico dell'ultimo momento d'attesa, che precede la folgore e lo scoscio della tempesta. (vol. VII, parte I, pp. 258-259)
*È probabile che, dalla maturità in poi, applicatosi specialmente ad eseguir medaglie, il Pisanello lasciasse frammentarie le ricerche dei moti dell'espressione e della vita umana. Oltre i disegni d'animali, tengono il primo posto quelli de' ritratti che dovevan servirgli a modellar medaglie. (vol. VII, parte I, p. 263)
*[[Paolo Uccello]] {{NDR|nel ''Diluvio''}} fece ignude gran parte delle sue figure, quasi a meglio mostrare il brivido de' corpi e il gelo delle ossa, in mezzo alla furia degli elementi, sotto il fato che incombe terribile. [...]. Non gli basta disegnare la convulsione dei corpi, ma li fa macerare dalle acque, sbattere dai venti, intirizzire dallo spavento; e da per tutto, nelle acque rigonfie, nel cielo tempestoso, nella furia dell'aria, fa rombare la morte. (vol. VII, parte I, p. 338)
*[...] [[Donatello]] non ispirò Andrea {{NDR|del Castagno}} soltanto nell'ornare alla classica la sala del ''Cenacolo'', ma anche nel drappeggiare i personaggi nelle vesti dalle pieghe con forti addentramenti, nodose e contorte. Con lo studio delle forme nuove nell'architettura e nell'ornamentazione, [[Andrea del Castagno]] associò quello del rilevo e della prospettiva, facendo che tutte le figure del ''Cenacolo'' si veggano dal punto di vista dell'osservatore scorciare dal sotto in su con il pavimento, gli scanni, la mensa e i lacunari del soffitto. E nonostante tutte queste raffinatezze d'arte e di tecnica, serbò la sua fibra campagnuola energica e rude. (vol. VII, parte I, p. 348)
*La luminosità del colorito elegantissimo e puro, appresa da Masolino e dall'Angelico, ammodernata con lo studio della prospettiva aerea, forma il gran merito di [[Domenico Veneziano]], ch'ebbe ad aiuto e cooperatore [[Piero della Francesca]], il maestro che portò a perfezione quella tecnica, quel dolcissimo impasto di colore e di luce. (vol. VII, parte I, p. 359)
*La logica, il senso pratico di cui era dotato [[Filippo Lippi]], ne fa presto un ribelle all'iconografia sacra. Quando dipinse per la moglie di Cosimo de' Medici la tavola della ''Natività'', [...], nell'alto del quadro fece sporgere le due mani dell'Eterno. In antico s'era indicato con una mano sporgente dal cielo l'intervento di Dio Padre; ma Egli non è monco, avrà pensato Fra' Filippo, e dipinse le due mani aperte in atto di protezione. (vol. VII, parte I, p. 364)
*Sin dalle opere prime giunte a noi, il pittore {{NDR|Filippo Lippi}} scuote il gioco iconografico, cerca libertà di forme e d'immagini. Gli insegnamenti del [[Beato Angelico]] si perdono nelle sue figure dalle teste schiacciate e quadre, dal naso corto, dalla bocca larga, dalle mani fanciullesche. Molte di esse par che stiano sospettose in ascolto, e solo si elevano alquanto se entro l'arte del Frate<ref>Filippo Lippi fu frate carmelitano fino al 1461, quando papa Pio II lo dispensò dai voti.</ref> penetra un ricordo dell'Angelico. Allora si illuminano le carni, e la grazia veste i corpi atticciati e ne schiara gli aspetti. (vol. VII, parte I, p. 366)
*{{NDR|Filippo Lippi}} Nel 1450 gli fu tolto il titolo di rettore e commendatario di san Quirico a Legnaia, per non aver pagato un debito e, peggio, per aver fatta una quietanza falsa a fine di provare d'averlo pagato. Ma molto gli fu perdonato perché molto si fece perdonare per le opere sue, [...]. (vol. VII, parte I, p. 374)
*Conquistata la tecnica, il [[Pesellino]] sembra buttarsi a capofitto nel piacere, nel gaudio della vita, nella società più che mai fiorita. Abbellendosi, scaldandosi, rallegrandosi tutto, mirò ad altri maestri, come Paolo Uccello, per imparare a render lo spazio, a rappresentare le delizie del paese, a scorciar corpi per dar vivezza ai moti. (vol. VII, parte 1, pp. 392-393)
*Gentilezza senza preziosità, tenerezza senza sdolcinatura, un certo languore nell'espressione e nella grazia di corpi talvolta toscanamente dinoccolati; raffinatezza di segno, colori eletti e splendenti, chiaroscuro sempre più intenso e profondo: tale è il fiore dell'arte di Francesco Pesellino. (vol. VII, parte I, p. 402)
*{{NDR|Riferendosi ad alcuni quadri conservati nella Pinacoteca di Siena}} [...] in tutto il [[Sassetta]] porta una amorosa cura, una delicatezza di segno, una colorazione delle carni rosate nella luce, verdognole nell'ombra, una dolcezza di effetti nuovi nella pittura senese quattrocentesca. (vol. VII, parte I, p. 492)
*Con l'anima di trecentista, il Sassetta lavorò nel tempo nuovo, dando timide espressioni fanciullesche alle figure spoglie d'ogni grandezza e d'ogni forza. La grande ideal sintesi di Giotto non è più nella rappresentazione della leggenda francescana: le animule figurate del Sassetta vorrebbero vivere nel mondo ultrasensibile. (vol. VII, parte I, p. 494)
*{{NDR|Commentando gli affreschi eseguiti nella Cappella Sistina}} Più d'ogni altra cosa il [[Sandro Botticelli|Botticelli]] cercò di rendere il movimento, e oltre quello dell'azione, l'altro ritmico della composizione, per trovare unità ne' diversi momenti dell'azione stessa, o il collegamento delle diverse azioni successive svoltesi nello stesso campo. Curvando, piegando, inchinando, torcendo trovò nel ''Sacrificio di Cora, Datan e Abiron'' l'unità tragica delle azioni diverse, così come, disegnando poi in un solo foglio un Canto della Divina Commedia, riuscì talora a tener di mira la linea della composizione, l'effetto dell'intero Canto, pur commentando passo passo i versi danteschi. (vol. VII, parte I, pp. 619-622)
*{{NDR|Commentando l'affresco ''Disputa di S. Tommaso'' nella Cappella Carafa della basilica romana di S. Maria sopra Minerva}} In Roma Filippino par che senta il freddo prendere le sue composizioni delicate, e si sforza ad accentuare lineamenti, anche a ingrossarli. Tra i disputanti, parecchi hanno labbra tumide, slargate, {{sic|nari}} vibranti, orecchie carnose curvate, pesanti vestimenta contorte. Filippino cerca di render la carne, l'aggrotta sulla fronte, l'ammonta sulle sopracciglia, la gonfia nelle {{sic|guancie}} dalla linea che parte dalle nari acute, la rigonfia all'estremità delle labbra, l'affloscia e l'imbudella sul collo. Roma imbarocchisce il {{sic|dòlce}}, il timido Filippino. (vol. VII, parte I, pp. 654-656)
*La educazione pittorica di [[Domenico Ghirlandaio]] si può ricercare nell'opera che con tutta probabilità è la prima in cui l'artista si esprima compiutamente, cioè nella cappella di Santa Fina a San Gimignano, ove sembra un continuatore perfezionato, raffinato di [[Benozzo Gozzoli|Benozzo di Lese]]<ref>Benozzo di Lese di Sandro (1420 circa – 1497), più noto con il nome di Benozzo Gozzoli.</ref>. (vol. VII, parte I, p. 716)
*{{NDR|Commentando la pala eseguita dal Ghirlandaio per l'altare maggiore della chiesa di San Giusto alle Mura, detta degli Ingesuati, ora conservata agli Uffizi}} La tavola dimostra sì che il Ghirlandaio è uscito dalla stessa corrente artistica dalla quale uscirono il Botticelli e Filippino Lippi; ma pare che il giovane pittore avesse l'animo aperto al nuovo, e raccogliesse fiori da altri giardini non piantati da Fra' Filippo<ref>Filippo Lippi.</ref>, e specialmente da quelli di Andrea Verrocchio. (vol. VII, parte I, p. 724)
*Più che con gli scarsi dipinti, il Verrocchio insegnò con l'opera di orafo e di scultore; ma anche con la sua tecnica esperienza di pittore dette impulsi verso la perfezione della pittura toscana, usando i nuovi metodi del colorire ad olio, giungendo nella costruzione del nudo a forte solidità e a sicura penetrazione de' muscoli e delle ossa, arrivando a imprimere nei corpi una forza vitale, più che con l'atletica potenza de' {{sic|Pollaiuolo}}<ref>Antonio e Piero del Pollaiolo.</ref>, con la grandezza morale, l'incisiva sobrietà delle linee, l'orgoglio della massa severa. (vol. VII, parte I, pp. 784-785)
=====Parte II=====
*Unica pittura di [[Melozzo da Forlì|Melozzo]] in Forlì è l'insegna di una farmacia, ora nel Museo civico forlivese: ''Il Pestapepe''. L'atletico facchino di farmacia piomba il pestello sul mortaio con uno sforzo proprio di un Ercole che precipiti Anteo. L'azione per lo stringer dei denti bene espressa nel volto, e per le gambe allargate bene resa nella persona, ha l'eccesso particolare alle insegne che debbono richiamare l'attenzione del pubblico. Nell'oscuro vano d'una porta, la {{sic|pollaiuolesca}} immagine campeggia segnata da un tratto ferreo, potente per l'effetto prospettico. (vol. VII, parte II, pp. 61-62)
*Non poteva imitarsi l'arte profondamente individuale di Melozzo. Rimase bensì nel fondo, nell'anima dell'arte italiana; e vive a Roma con quella dei fattori del moderno rinnovamento, e vive a [[Forlì]] dove, in giorni di tirannia, di contrasti di fazioni, di ferocie, Melozzo trovò entusiasmi per l'ideale della bellezza gentile e gagliarda. Tra le scene di sangue e gl'incendi, che arrossano la storia della città sua natale, la figura di Melozzo si eleva come quella de' suoi apostoli, dei suoi patriarchi, de' suoi profeti, grandi, solenni, possenti di corpo e di anima. (vol. VII, parte II, p. 63)
*{{NDR|[[Marco Palmezzano]]}} Morto Melozzo, di quando in quando pare che, rivedendo cartoni del maestro, egli si provi a cercare quell'amplificazione della forma quattrocentesca suggeritagli da lui; ma lo squadro delle figure a lui naturale era meschino, cosicché ricadeva poi nelle grette sue forme. Presso la fonte della luce egli la riverbera, benché pallidamente; con lo spegnersi dei raggi animatori a poco a poco scolora, illanguidisce, gli vien meno con la luce il calore e la vita. (vol. VII, parte II, p. 65)
*L'espansione delle forme di Melozzo, precursore del Cinquecento, non fu compresa da Marco Palmezzano, che le ridusse entro limitazioni quattrocentesche; e, come un quattrocentista ritardatario il seguace s'inoltra nel tempo senz'accorgersi del trionfar de' geni, allo schiudersi del secolo XVI. Quando nel 1537, a ottantun anno, dipinse la seconda pala d'altare della Pinacoteca Vaticana, non fece che complicare il numero de' santi che si affastellano sul limitare del tiburio, entro cui si eleva, sul trono, la Vergine. E là le reminiscenze di Melozzo si mescolano con quelle di [[Francesco Francia]] in un effetto intorbidato. Chiuse così la sua vita operosa il modesto continuatore di Melozzo. (vol. VII, parte II, pp. 82-84)
*Con l'andar degli anni il [[Luca Signorelli|Signorelli]] abbrustolisce ognor più le figure, separandosi del tutto dal suo maestro [[Piero della Francesca|Piero {{NDR|della Francesca}}]]. Piero, composto nei moti dei personaggi augusti, Luca impetuoso e tragico; Piero, chiaro, luminoso e fresco, Luca rossastro, caldo, abbronzato; quegli, col segno a tratti sottili e geometrici, questi, con segni rapidi e taglienti; il primo, a piani semplici, lievemente distinti, il secondo, a piani larghi con forti contrasti.<br>Perciò, se avessimo a dar figura all'immagine suggerita dall'opera dei due grandi, Piero ci apparirebbe come un patriarca nel mattino del secolo; Luca Signorelli, il figlio pastore, nel meriggio infocato, avvolto come Ercole dalla pelle leonina, in corsa, con le carni bruciate dal sole e le chiome ai venti, per i monti e le foreste, pronto alla caccia, tremendo nella lotta. (vol. VII, parte II, p. 336)
*[[Andrea Mantegna]] si era ricusato di far miniature per Isabella d'Este, dicendo di non aver attitudine alle cose minuscole, [...]. (vol. VII, parte II, p. 454)
*Bernardino di Betto nacque, secondo il Vasari, nel 1454. Fu soprannominato il [[Pinturicchio]], ed anche il Sordicchio, perché, al dire di Francesco Matarazzo, cronista perugino, «era sordo, e piccolo, de poco aspetto e apparenza». Ma, soggiunge il cronista, «come quello maestro Pietro (Perugino) era primo de quella arte, cosi costui era secondo». (vol. VII, parte II, p. 586)
*Si è detto che il Pinturicchio è molto fantasioso, e proprio non è: è un apparatore magnifico. Egli si contenta di profondere ori e gemme nel campo delle sue pitture: che queste {{sic|sieno}} bene equilibrate o no, poco gl'importa; che i costumi {{sic|sieno}} veri o no, poco lo turba. Egli ama il colore, ne gode con quegli occhi suoi di gioielliere; ruba ai musaicisti le tessere splendenti; ai tappezzieri le stoffe alluciolate, i tessuti a fiorami, i broccati e i damaschi; ai marmorari il lapislazzuli e i verdi smeraldini; alla moda i veli colorati, le stoffe a righe variopinte, le orlature ricamate; agli orefici le collane, le catenelle, le cinture, le placchette, i globoletti, tutti i gingilli. Nella costruzione delle figure non si affatica troppo; e le mani specialmente sono il cruccio dell'artista, il quale talora non sa che farsene, e le appoggia all'anca, sulle ginocchia, o le stringe alla cintura, le fa additare qualcosa, le fa tenere {{sic|rotuli}} e libri. Non parlano le sue mani! Il Pinturicchio parla soltanto col colore, anzi canta con esso una canzone allegra di festa, un [[ditirambo]]! (vol. VII, parte II, p. 642)
=====Parte III=====
*Lo svolgimento classico della rappresentazione della Natività, [...], trova nell'esordire di [[Giovanni Bellini]] il più alto coefficiente. Appena della educazione di [[Jacopo Bellini|Jacopo]], suo padre, si trova un lontano accenno nelle lunghe proporzioni della Madonna e nelle congiunte mani lunghette. Egli dà delicatezza al volto della Vergine ed esprime mirabilmente il sonno del fanciullo negli occhi stretti, nella boccuccia respirante, nel braccetto destro penzoloni. Il trono, con ornati del Rinascimento, alla donatelliana, dice la tendenza dell'artista, indirizzata ne' suoi primi anni dal padre stesso verso Padova. (vol. VII, parte III, pp. 420-424)
*[[Lorenzo Costa]] fu educato dal [[Cosmè Tura|Tura]] a Ferrara, com'è dimostrato dal ''San Sebastiano'' della Galleria di Dresda, attribuito al maestro stesso, pur recando una scritta ebraica col nome del pittore. Lo stridore di certi effetti, come della colonna di malachite su cui si appoggia il Santo, la crudezza dei lineamenti, segnati grossamente di nero, la mancanza dell'energia, perenne in Cosmè, il minor tondeggiare delle forme, le pieghe del drappo che cinge i fianchi, insolite nel Tura: tutto mostra un coloritore che si attiene al caposcuola ferrarese, ma sommariamente, senza gagliardia e senza profondità. Si ha l'impressione come di un Tura lustrato, superficiale, tagliente nei contorni, con la materialità di un lavoro scolastico. Perciò convien tener fede alla iscrizione, letta e riletta, col nome di Lorenzo Costa. (vol. VII, parte III, p. 761)
*Col suo non ricco bagaglio sminuito lungo la via, l'artista {{NDR|Lorenzo Costa}} si recò a Mantova a sostituire il Mantegna come pittore ufficiale di Corte {{NDR|dei Gonzaga}}. Benché rappresentante di una generazione posteriore al venerando maestro, era stato preso da sonnolenza, e i suoi corpi parevano divorati dalla lue da cui egli era infetto. La ricerca della grazia, della spiritualità e della poesia, che ferveva in tutta l'arte italiana, si era espressa da lui con la diminuzione della monumentalità e la pieghevolezza dei corpi; e dentro gli schemi lineari dedotti dalla plastica venne meno la plasticità. (vol. VII, parte III, p. 804)
*Egli {{NDR|[[Francesco Francia]]}} era entrato nel Cinquecento con l'ancona<ref name="Ancona">Pala d'altare.</ref> di Pietroburgo, rinnovellato, colmo di plastica forza. E continuò cercando nella purificazione de' suoi tipi, nuovi ideali. Il realismo quattrocentesco cadde con lui, che tramandò per mezzo di Timoteo della Vite<ref>Timoteo Viti (1469 – 1523), pittore italiano.</ref> il decoro formale a Raffaello. Non estese le ricerche, sempre intento a trarre armonie da' suoi modelli, come prima cesellati gli argenti ne svelava il nitore. Non ebbe slanci di ascetismo, non mistici ardori, ma {{sic|divozione}} salda e sincera. E donò alle sue immagini la bontà e l'umiltà de' propri costumi. Molti vollero imitarlo; ma egli poteva esser copiato, non imitato. L'arte sua era come un chiuso vaso d'alabastro, che altri non poteva aprire per mirarvi dentro senza che ne esalassero gl'interni profumi. (vol. VII, parte III, pp. 949-952)
=====Parte IV=====
*Impacciato a render l'ambiente architettonico, assetato d'aria e di luce, [[Cima da Conegliano|Cima]] fa cadere ogni sipario, dipingendo nell'anno seguente {{NDR|il 1496}} la Madonna fra i Santi Lorenzo e Girolamo. La semplice logica dell'artista trevigiano vuol dar ragione della forma compositiva insolita, ed ecco che egli unisce alla ''Sacra conversazione'' un episodio della ''Fuga in Egitto'' ridotto a semplice macchietta: Giuseppe, buon vecchio pastore, conduce al pascolo il somarello nei prati del fondo. La concezione del gruppo, sotto il mantegnesco albero d'arancio, è essenzialmente plastica. Acute, lucenti, alla maniera vicentina si staccano le foglie sul chiaro cielo, e altissime si alzano le piante in confronto al colle di Conegliano, che poco s'allontana nella visione del paese. [...] Noncurante di effetti prospettici, Cima non sa ancora architettare lo spazio; e il gruppo divino, con le solide forme statuarie, si rileva sul fondo di alberi e di monti come sopra un commesso di marmi variopinti. (vol. VII, parte IV, p. 512)
*{{NDR|Cima da Conegliano}} E in ogni tempo, ovunque suoni caro il {{sic|balbettìo}} dell'infanzia, sarà amato l'umile montanaro di Conegliano, che ci dette un poema lieto di suoni dolci, tranquilli, di ritmi armoniosi, di cadenze portate dall'aria di primavera. Fuor dal paesello {{sic|natìo}} il poeta serbò l'ingenuità del cuore, la timida bontà, l'umiltà dell'aspetto, la pietà sincera. A Venezia i grandi pittori s'accorsero ch'egli portava un'onda sana, fresca, dai monti alla città magnifica; Giambellino<ref>[[Giovanni Bellini]], noto anche con il nome di Giambellino.</ref> volse gli occhi umanissimi come a immagine impicciolita di se medesimo, e gli fece onore valendosi della sua invenzione del ''Battesimo di Cristo''; Tiziano da giovane guardò sorridente verso di lui, mentre era in cerca di tipi ai quali dar poi carni vive; Sebastiano del Piombo esordiente lo copiò come si copiano gli esemplari grati allo spirito nei {{sic|di}} delle prime prove. E molti lo seguirono, senza però spargere dalle opere i suoi ricordi di bianchi fiori alpestri, del riso dei monti azzurri, della pace de' campi e de' cuori. (vol. VII, parte IV, p. 551)
*Da giovane [[Vittore Carpaccio|Vittor Carpaccio]] sentì pure gl'influssi di questo maestro {{NDR|[[Lazzaro Bastiani]]}} e ne serbò l'incertezza dell'architettura dei corpi e degli ambienti. Rimase l'educazione prospettica all'ingrosso; ma la fantasia e la mano del Carpaccio, pronte ai voli, nascosero le deficienze dell'educazione. Per molto tempo però, ogni volta che la mano s'allentava, rispuntavano, per forza d'inerzia, le figure bastianesche; ogni qualvolta eran ripresi necessariamente dall'artista i vecchi schemi di composizione, riappariva qualche frammento del primitivo lavoro, che pareva sommerso nel corso degli anni. (vol. VII, parte IV, p. 612)
*Nel 1496 {{NDR|[[Bernardino de Conti]]}} dipinse il ritratto di Francesco, figlio di Giangaleazzo Sforza, ora nella Galleria Vaticana, fantoccio dalle carni imbottite, i capelli di stoppa, il busto deformato dalla mancanza di scorcio, le mani di stucco con le dita gonfie. (vol. VII, parte IV, p. 1042)
*Nella libera replica della ''Madonna delle {{sic|Rocce}}'', del 1522, ora nella Galleria di Brera, Bernardino {{sic|de'}} Conti, parafrasando Leonardo, dà alla Madonna un movimento sgangherato, occhi e lineamenti grossi, capelli intrecciati a catena; e dà ai bambini, tratti da un altro modello leonardesco ripetuto da tutta la schiera de' seguaci, corpi gonfi, occhi smorti ed enormi fronti convesse. Il fondo di rocce, apparato fantastico composto da Leonardo con l'osservazione del vero, è qui mutato in un capriccioso torracchione, tutto frastagliato e forato, e i pinnacoli diventano torricelle con certe strane dentellature, come di chiavi; pizzettature di cartone sembrano le stalagmiti immaginate dal maestro sopra il capo delle sacre figure, e strani monticelli a ventaglio allineati sull'acqua diventano le scogliere lontane, uscenti nell'esemplare dalla nebbia luminosa. Copiando Leonardo, Bernardino mostrò di non aver nulla inteso dei principî del maestro. (vol. VII, parte IV, pp. 1042-1043)
*Nel trittico {{NDR|di [[Marco d'Oggiono]]}} già in casa Crespi, le colline del fondo sembran di stoffa; la Vergine e il Battista ripetono stancamente il gesto della Madonna e di Gabriele nella ''Vergine delle Rocce'' di Leonardo; le dure ali uncinate degli angeli hanno la pesantezza degli ornati nel seggio di Maria; San Pietro, con la testa contorta per mancanza di scorcio, si perde nel gomitolo di stoffa formato dal manto. Comincia ad apparir la maniera nel convenzionale paese, nel vorticoso girar delle pieghe, nel chiaroscuro artificioso. La testa dell'angelo a destra si rivede nella ''Madonna'' dell'Ambrosiana [...], dove il segno svanisce e le ombre si raccolgono in pesanti chiazze sul gonfio corpo del Bambino e sul collo della Vergine, mentre nel volto piatto il chiaroscuro si perde e ogni contorno si slarga, come disfacendosi. (vol. VII, parte IV, p. 1054)
====''L'architettura del Quattrocento''====
=====Parte I=====
*L'esordio di [[Filippo Brunelleschi|{{sic|Filippo Brunellesco}}]] nell'arte fu esordio di orafo e di scultore, non d'architetto. Due opere, oltre le mezze figurette di profeti emergenti dal quadrifoglio nel dossale d'argento di Pistoia, rimangono a porre in luce le sue qualità di scultore: il ''Crocefisso'' in legno di Santa Maria Novella in Firenze, e il ''Sacrificio d'Abramo'' nel Museo del Bargello. In esse, come nelle gloriose architetture brunelleschiane, la forma tende a definirsi in profili affilati e vibranti, si crea da principi lineari piuttosto che plastici. (vol. VIII, parte I, p. 90)
*Ma gloria di Filippo Brunellesco è la sua opera d'architetto, che inizia il [[Rinascimento]] fiorentino, sostituendo alla visione pittorica, attuata negli edifici del Trecento, da complessa disposizione di elementi architettonici e dai conseguenti giochi d'ombra e di luce, la regolarità dello squadro, un più largo uso della linea orizzontale e dell'arco a tutto tondo: la semplificazione che caratterizza, anche per la scultura e la pittura, lo stil nuovo. [...]; Filippo Brunellesco, alle soglie del Quattrocento, compie la riforma dell'architettura, parallela a quella di [[Masaccio]] nella pittura: il passaggio dai ricami del gotico alle pure eleganze costruttive del primo Rinascimento. L'arte classica lo ispira, e ancor più gli esempi dell'arte romanica fiorentina, miracolosa fioritura di forme antiche tradotte con toscana snellezza. (vol. VIII, parte I, p. 92)
*Che scatti elastici nelle volute a corna d'ariete dei capitelli di [[Michelozzo]] in palazzo Riccardi, che rotear di spire nei fantastici rosoni, che snellezza nelle foglie d'acanto! (vol. VIII, parte I, p. 120)
*Dal 1425 al 1436 Michelozzo servì di freno, con il suo equilibrio, con la sua posatezza, a [[Donatello|Donato]], ardente, impetuoso. (vol. VIII, parte I, p. 238)
*Dove [[Cosimo de' Medici|Cosimo de' Medici]] e i suoi passavano, Michelozzo architettava trionfi, stendeva i più suntuosi baldacchini, profondeva ricchezze, sonava oricalchi per la gloria del patrono delle arti, del Magnifico, dell'Augusto Signore di Fiorenza. (vol. VIII, parte I, p. 278)
*Il Vasari assegna al [[Bernardo Rossellino|Rossellino]] grandi idee, grandi propositi per il rinnovamento di Roma, ma forse egli si fece bello delle penne del pavone, cioè delle idee del grande umanista e architetto [[Leon Battista Alberti]], che a Roma viveva ed era da Bernardo Rossellino ammirato e seguito. (vol. VIII, parte I, pp. 495-496)
*Imitatore di Leon Battista Alberti, Bernardo Rossellino non ne ebbe la preparazione umanistica, e non ne intese quindi lo spirito animatore, non il fondamento delle architetture. Portato a forme piccole, intagliate, perdette, necessariamente, nello slargarsi secondo il prototipo, la propria finezza. (vol. VIII, parte I, p. 511)
*[[Francesco di Giorgio Martini|Francesco Martini]] tenne il campo nell'architettura militare, coprendo per [[Federico da Montefeltro]] di rocche il ducato d'Urbino, consigliando difese al Prefetto di Roma e a Virginio Orsini, ai Lucchesi e al Duca di Calabria; ma fu pure maestro nell'architettura civile e religiosa: tra i maggiori architetti del tempo, adunati da [[Ludovico il Moro]], egli siede, a giudicare dei metodi per la erezione del tiburio del Duomo, con [[Bramante]] e con [[Leonardo da Vinci]]. Segue Leonardo a Pavia per ragionare sulla nuova cattedrale del luogo, e, accompagnato in patria dalle lodi del Duca di Milano e degli Operai del Duomo, dedica i propri servigi alla Repubblica di Siena, cui di continuo i potenti, a gara, tentano sottrarlo. (vol. VIII, parte I, p. 738)
*{{NDR|Francesco di Giorgio Martini}} La Toscana, Firenze stessa, non videro sorgere personalità più vicine al [[Filippo Brunelleschi|Brunellesco]], che questo erede raffinato delle eleganze senesi, ingegnere civile e militare famoso. Il suo trattato d'architettura, nonostante la voluta, e talvolta quasi forzata, obbedienza ai precetti classici di [[Marco Vitruvio Pollione|Vitruvio]], rivela tanta passione di ricerca scientifica, una così schietta praticità d'intenti, quali si riscontrano soltanto in Filippo Brunellesco e in Leonardo da Vinci. (vol. VIII, parte I, p. 743)
*Quando tratta dell'architettura civile, Francesco di Giorgio affronta tutti i problemi relativi alla costruzione; la scelta del luogo, delle acque e dell'aria, la situazione delle case in rapporto ai climi e ai venti, la qualità del materiale da costruzione, mattoni, marmi, pietre, calcine, arene, legni, la distribuzione degli ambienti secondo la destinazione della casa, i metodi per trovar acqua, l'economia generale della città, trattenendosi in modo particolare su quanto interessa l'artista, e cioè sulle proporzioni delle modanature rispetto all'edificio, con frequenti riscontri vitruviani, troppo frequenti e voluti dallo scrittore, che pure nella sua opera rivela un'originale e rara personalità. Quando tratta dell'architettura militare, anche più fervida e novatrice diviene la ricerca scientifica: tra le mani dell'architetto si piegano, s'appuntano, si protendono e sfuggono i contorni delle piante di fortezze, disegnando tenaglie insidiose, forbici, grugni di {{sic|cignale}}<ref>Forma arcaica o dialettale per "cinghiale".</ref> e pendii inaccessibili [...]. (vol. VIII, parte I, p. 743)
*Il capolavoro di [[Baldassarre Peruzzi]], la Farnesina, vario di effetti per il movimento della pianta, la {{sic|moltiplicità}} dei gradi nell'antica base, la fuga dei viali d'arcate nel criptoportico, mantiene ancora le impronte del tardo Quattrocento senese, con la sottigliezza forbita e compassata propria alle opere primitive del Peruzzi, nelle lunghe lesene della fronte, nelle sottili finestre rettangolari, punteggiate in alto dalle finestruole appese come tabelle alle cornici del fregio. (vol. VIII, parte I, pp. 917-919)
*Le tracce dell'antica educazione senese quasi dispaiono in una tarda opera romana dell'architetto {{NDR|Peruzzi}}, il palazzo Massimo delle Colonne, rifugiandosi in qualche sagoma di finestra, in qualche trama d'ornato: l'amore del grandioso, della cinquecentesca opulenza, allontana dalle sue origini l'arte di Baldassarre Peruzzi, che, nei primordi, pur riflettendo gli schemi di [[Francesco di Giorgio Martini|Francesco di Giorgio]], ci appare vestita di una armoniosa e fredda compostezza, lontana dallo spirito vivace del celebrato ingegnere-architetto di Siena. (vol. VIII, parte I, p. 919)
=====Parte II=====
*Nel 1421, per Martin Contarini, si erigeva la [[Ca' d'Oro]], ''Domus Magna'', modello tipico al [[Tardo gotico|gotico fiorito]] veneziano. [...] Principalmente l'opera fu condotta da [[Matteo Raverti]] di Milano con una schiera di aiuti, milanesi e comaschi. Per essi il gotico fiorito si espande di palazzo in palazzo, di chiesa in chiesa, e tutto ricopre di una vegetazione rigogliosa. A Milano, il gotico si era fatto robusto, e ai virgulti del nord, agli steli ricurvi, aveva sostituito, nelle intrecciature, rami di quercia; alla ragione geometrica, apparati di festa, espressioni di ricchezza e di magnificenza. Venezia si prestava singolarmente alle forme del gotico fiorito di Lombardia; e Matteo Raverti con i suoi trovarono un ambiente adatto alla decorazione pittoresca. Mediante essa, trasformarono il palazzo veneziano, col loggiato inferiore sorgente dalle acque, e il gran loggiato superiore, o ''balconada'', aperto sul salone mediano, ove la famiglia conveniva, riceveva, si raccoglieva con parenti e amici, ospiti e clienti. Di qua e di là dalla gran sala erano le ali, a guisa di torri fiancheggianti la casa; e il cornicione, coronato da ante, merlatura orientale, limitava il piano superiore dell'edificio. (vol. VIII, parte II, p. 277)
*[[Francesco del Cossa]], altro grande pittore ferrarese, trovò nell'arte muraria professata dall'avo Giovanni e dal padre suo Cristoforo, un ostacolo ai capricci del [[Cosmè Tura|Tura]], quantunque, nel ''San Girolamo'' sotto un arcone, statua girante sul cerchio del piedistallo, ora nella galleria dell'Ateneo ferrarese, anch'egli si sia dato a scherzare, facendo uscir fuori il pulvino dai capitelli, come da una guaina, tanto che esso appaia prolungamento dei pilastri. Ad ogni modo, in tutte le architetture dipinte, Francesco del Cossa, pure compiacendosi di varietà di marmi, si mostra più massiccio e più squadrato del Tura. (vol. VIII, parte II, p. 393)
*L'abside del Duomo ferrarese ci offre un mirabile esempio dell'arte di [[Biagio Rossetti]], che conduce i mattoni a filo tagliente, nitido, puro, nella costruzione regolare ed esatta, nella lineatura matematica dei filari sui fondi, nella disposizione unita ed uguale. Le lesene son tirate con una squadra affilata metallica, gli archi girati con un compasso fermo incisivo; e il cornicione nei due piani dell'abside, benché di terracotta a stampa, è composto con rigore, quasi, potrebbe dirsi, col timore che possa trovarsi un intervallo più o meno grande, la differenza di un attimo, un peso ineguale nella corona di dentelli, di mensoline, di ovuli, di perle. (vol. VIII, parte II, p. 398)
*Chi guardi i pilastrini sottili {{NDR|del Palazzo dei Diamanti di Ferrara}}, l'un nell'altro incastrati lungo gli stipiti della porta, vede il Rossetti quattrocentista, ancor esile, lunghetto e sobrio, mentre l'arcone, che serra quei pilastri, è cinquecentesco. L'architetto dunque sentì il bisogno di slargare la porta, di darle un contorno degno della imponenza che assumeva il palazzo tempestato di diamanti. Nelle finestre, nelle cornici divisorie dei piani, nella trabeazione, è ancora il Rossetti, ma come stretto fra tagliapietra vaghi di fregi fastosi, che gli strappan le redini, e si sfogano ad assiepare d'ornamenti ogni cosa. (vol. VIII, parte II, p. 404 e 423)
*Allo spirito del [[Bramantino]] più che a quello di [[Bramante|Donato Bramante]], che pure gli fornisce modelli, sembra allacciarsi l'arte di [[Cristoforo Solari]] architetto, alieno dalle ombre forti, dagli aggetti, dalla sonorità degli incavi, corretto qualche volta sino alla freddezza. (vol. VIII, parte II, p. 805)
====''La pittura del Cinquecento''====
=====Parte I=====
*La grande pittura murale {{NDR|il [[Ultima Cena (Leonardo)|Cenacolo]]}} fu dipinta ad olio; e il Bandello, come abbiamo udito, racconta d'aver veduto [[Leonardo da Vinci|Leonardo]] dar talvolta poche pennellate e andar via, ciò non si sarebbe potuto fare con la pittura a fresco. L'esecuzione a olio fu appunto la prima causa della rovina. Verso la metà del Cinquecento il lavoro era già deperitissimo, e il Vasari, nel 1566, non vi scorgeva più che una «macchia abbagliata». (vol. IX, parte I, p. 29)
*Raccontasi che, mentre gli Arrabbiati<ref>Fazione di fiorentini nemici di Girolamo Savonarola e dei piagnoni suoi seguaci.</ref> assediavano il convento di San Marco, [[Fra Bartolomeo|Baccio della Porta]], insieme coi partigiani del [[Girolamo Savonarola|Savonarola]], si chiudesse nel convento per difendere la vita del venerato maestro, e deponesse tremante le armi, quando il Savonarola, per cessare la carneficina, si dette nelle mani dei nemici. Spettatore di tanta tragedia, volse nell'animo l'idea di farsi frate in quel convento stesso di San Marco, che aveva veduto devastato campo di battaglia, incendiato dall'odio popolare, mentre il Savonarola, davanti all'Ostia Santa, pregava coi monaci nel coro. (vol. IX, parte I, p. 225)
*Socio ed aiuto di [[Fra Bartolomeo|Fra' Bartolommeo]], [[Mariotto Albertinelli]] esordisce e produce i migliori frutti della sua arte, tutto preso dalle forme di [[Piero di Cosimo]] e di [[Filippino Lippi|Filippino]]. Un suo quadro in una raccolta privata di Roma ci dà l'illusione di ammirare un Piero di Cosimo che parli un linguaggio più grave e intimo del consueto, nella sua profonda semplicità. È una ''Sacra Famiglia'': originalissima composizione. [...]<br>Più che ogni altra opera di Mariotto, questa avvince per un senso d'intimità familiare, profondo, sacro: Giuseppe, tutto chino, col volto in ombra, protegge il fanciullo; Maria posa una mano sulla tempia del figlio, in gesto di tenerezza e di benedizione; abbassa gli occhi gravi come in ascolto dei battiti del cuore su cui posa la mano: nel silenzio del mattino, nella calma luce del cielo che più s'inazzurra sul loro capo, le due immagini silenziose si raccolgono intorno a Gesù, cardine della scena, cuore dei loro cuori. Mai nel corso della sua vita Mariotto ritroverà il timbro grave e profondo delle voci che risuonano in questo quadro, aurora ricca di promesse. (vol. IX, parte I, pp. 351-354)
*L'intensità di chiaroscuro, che distingue dalla miniaturistica anconetta di Milano il tondo Pitti, riecheggia nella ''Visitazione'' della Galleria degli Uffizi, dove, per la prima volta, Mariotto {{NDR|Albertinelli}} tenta, sulle orme di [[Fra Bartolomeo|Baccio della Porta]], d'intonare le proporzioni delle figure e dello scenario alla grandiosità voluta dal secolo nuovo. Eppure, egli non riesce a staccarsi dalle tradizioni del Quattrocento: la Vergine, chiusa nel manto, rigida, ripete il tipo filippinesco; il loggiato spazioso che s'apre dietro le immagini sul cielo velato di bianche nuvole, coi suoi archi ampli e le candelabre adorne di grottesche, evoca un motivo prediletto dal [[Perugino]]. (vol. IX, parte I, p. 364)
*Un'altra cosa gentile, come tutte le opere di Mariotto {{NDR|Albertinelli}} in proporzioni minime: la ''Madonna col Bambino'' nel Seminario di Venezia. Anche qui le forme arrotondate dimostrano che Baccio della Porta va facendo scuola al suo compagno di lavoro, ma ancora, nella sensitiva irregolarità dei lineamenti e nel tortuoso contorno dei panneggi, vive il ricordo di [[Filippino Lippi|Filippino]], e il gruppo spira una grazia fresca e semplice, una dolcezza di affetti ignote al Maestro più sapiente e severo. Come nella scena della ''Visitazione'', un'arcata accoglie la madre e il fanciullo, lasciando che l'aria azzurra del fondo avvolga i volti soavemente penombrati, di Gesù che sfiora con la mano la guancia materna, e della Vergine china in ascolto della carezza infantile. Solo nella prima ''Sacra Famiglia'' Mariotto parlò un linguaggio così intimo e dolce come in questo quadro tutto ridente d'azzurri. (vol. IX, parte I, p. 368)
*{{NDR|Commentando il ''Ritratto di una giovane donna'' negli Uffizi}} [...] tra le opere più significative del talento pittorico di Andrea. [...] Le belle mani che escono dalla manica arricciata, come da una capricciosa corolla di fiore, così bianche e morbide da rivelarci in [[Andrea del Sarto]] il solo pittore capace, in Firenze, di gareggiar coi Veneti, signori del pennello. (vol. IX, parte I, p. 538)
*Nella vôlta della [[Cappella Sistina]], sopra le membrature sottili e nitide del Quattrocento, sopra le nicchie marmoree dei Pontefici e le candelabre fiorite dei finti pilastri, e le meravigliose vele, Michelangelo costruisce l'ossatura di pietra, immane e poderosa, che circoscrive le scene bibliche e aduna i profeti e gli ''ignudi'', i putti-cariatidi e i demoni, gli Avi che nei triangoli della volta e nelle lunette sopra i finestroni impersonano, enigmatici e grandi, la vita d'Israele. Organismo animato, l'architettura, massiccia e serrata, a profondi incavi di base piana, e ad aggetti erompenti, esprime, come l'architettura della Cappella Medicea a Firenze e della cupola di San Pietro a Roma, con la vicenda ripetuta di sporgenze e rientranze, l'energia scultoria, il dinamismo plastico proprio alle forme di Michelangelo, e si stringe in inscindibile tutto con le statuarie figure. Massa e rilievo, sono, col movimento, elementi primi dell'arte di Michelangelo: ecco perché, mentre i quattrocentisti incavano nicchie dietro le immagini dei Pontefici e Raffaello curva le pareti del coro nella ''Messa di Bolsena'', e pone la ''Madonna'' del Louvre sotto un'ideale cupola di nubi, Michelangelo stende piane le pareti marmoree dei seggi che ospitano i Profeti, le ampie cornici, da cui si staccano, sui dadi di pietra, i nudi efebi, dalla base piana trae risalto la gigante massa delle immagini. (vol. IX, parte I, pp. 733-736)
*{{NDR|Cappella Sistina}} Nessun esempio il Quattrocento aveva dato d'organismo architettonico a decorazione di volte, animato di così atletica energia. (vol. IX, parte I, p. 740)
=====Parte II=====
*Agli occhi del giovane pittore {{NDR|[[Correggio]]}}, avvezzi alle sottigliezze, alle ondulazioni di linee miti, {{sic|divote}}, [...] dovette presentarsi come un nuovo mondo Mantova, impero dello statuario Mantegna. La forma solenne e massiccia di Andrea piombava romanamente sull'altare della Madonna della Vittoria, foggiava un classico scenario coi celebri ''Trionfi di Cesare'', si disponeva in ritmo grandioso sulle pareti della Camera degli sposi, ove i Gonzaga avevan voluto ricordare le feste familiari con una imponenza sorpassante l'avvenimento casalingo. (vol. IX, parte II, p. 618)
*[...] il [[Parmigianino]], oscillante tra le forme di Raffaello e del Correggio, ci si presenta come un grande virtuoso, un principe della moda, un esteta che giunge per sottili ragionamenti all'arte, piuttosto che un pittore nato, un pittore d'istinto quale fu il suo conterraneo [[Correggio]]. (vol. IX, parte II, p. 691)
*[...] [[Giampietrino]] richiama, nello sfumato delle carni ceree e nei fondi velati di nebbia, la dolce monotonia delle tonalità borgognonesche, arrotando e inarcando le forme sugli esempi di Leonardo [...]. (vol. IX, parte II, p. 743)
*Le prime opere di [[Gaudenzio Ferrari|Gaudenzio]], non rovinate come i frammenti d'affresco nella cappella della Flagellazione a Varallo, ora distrutta, sono le tavolette della ''Vita di Cristo'' nella Pinacoteca torinese. Esse rivelano l'origine schiettamente lombarda del pittore e la sua tendenza a una stilizzazione lineare facile ed elegante, a effetti luministici ottenuti mediante vitree filettature, a lente e languide cadenze. (vol. IX, parte II, pp. 812-813)
=====Parte III=====
*Tempra schietta di Lombardo, il maestro bresciano educato a Venezia non fu mai un vero [[giorgione]]sco. Mentre [[Tiziano Vecellio|Tiziano]] giovane e il [[Jacopo Palma il Vecchio|Palma]] miravano all'accordo tonale delle zone cromatiche, il [[Giovanni Gerolamo Savoldo|Savoldo]], sin dall'inizio volto a ricerche luministiche, vedeva nei contrapposti d'ombra e luce lo strumento al risalto pittorico delle forme. (vol. IX, parte III, pp. 787-790)
*[...] quando vien meno la ricerca delle variazioni di colore mediante minute variazioni di superficie, il Savoldo, nel dipingere il tessuto compatto di una casacca di fustagno o di un cappellaccio di ruvido panno, come nel fissar in luce la massa greve di una mano, apre spiragli verso la pittura del [[Caravaggio]] o di [[Diego Velázquez|Velazquez]] giovane. (vol. IX, parte III, p. 789)
*Mentre Venezia si abbandonava alla inebriante canzone del colore, e rapiva ai tramonti l'oro delle carni e dei lussuosi paesi, il Savoldo semplificava il tono per la determinazione pittorica della forma sbalzata da luce. Restìo alle morbidezze dei Veneziani è il suo colore, come lontano dal fuoco tizianesco è il sentimento di grandezza muta, di serietà profonda, che pervade l'arte di questo pensoso ricercatore. (vol. IX, parte III, p. 790)
*Il colore del [[Romanino]] si stempera e dilaga nelle forme allargate delle figure; mentre la pasta del colore s'intenerisce, le forme aggrandiscono, e si svuotan di forza. Anche nell'''Assunta'' della chiesa di Sant'Alessandro in Colonna, a Bergamo, ove ancora non sono gonfie le immagini, appare il tormento del pittore intento a cumular nugoli sopra nugoli, monti sopra monti, a torcer drappi, ad acuire gli atteggiamenti degli Apostoli sorpresi. Tranne uno che guarda in alto alla celeste bambola<ref>Verso Maria, rappresentata nella parte superiore del dipinto l'''Assunzione della Vergine''.</ref>, essi gesticolano, e discorrono, scossi come da terremoto. Tutta la preparazione del Maestro, solenne nella vermiglia pala d'altare a Padova, si dissolve, si va disperdendo. (vol. IX, parte III, pp. 815-818)
*Si sfoga poi {{NDR|il Romanino}} negli affreschi del Duomo di Cremona, cercando di renderci la ''Passione di Cristo''. Nel rappresentarlo ''davanti a Caifa'', pensa ai costumi variopinti dei lanzi coi cappelloni piumati, coi saioni a scacchi, più che alla divina tragedia. Ricorre anche al Dürer per comporre la scena, senza intenderne l'alto pensamento; e fa una rappresentazione greve, pesante, in un colore rosso, torrido. (vol. IX, parte III, pp. 819-821)
*Ciò che non otteneva con la linea, il [[Dosso Dossi|Dosso]] tentava di ottenere mediante i colori, perfino la violenza del moto passato dalle figure alle cose. E, nonostante il cartone di Raffaello, anche più tardi, il Ferrarese, dipingendo in parte il ''San Michele'', «ex voto» di Alfonso I d'Este, [...], per il recupero della città dalle mani del Papa, non {{sic|riescì}} se non negli effetti coloristici, nei lampeggiamenti della corazza, nei contrasti di luce ed ombra, a ottenere agitazione di elementi, e, meravigliando, abbacinando, energia. (vol. IX, parte III, p. 954)
*Una natura così sanguigna, come quella di Dosso Dossi, difficilmente poteva ritrarre un personaggio, segnarne i caratteri, senza forzarli, eccitarli, e, potrebbe dirsi, senza farli sudare accostandoli alle sue vampe. (vol. IX, parte III, p. 971)
*Il gruppo dei quadretti con ''Sacre Famiglie'' ci ha rappresentato un pittore che viene da Dosso Dossi senza intenderlo, ma standogli appresso, logorando, nella sua pochezza, nella sua incapacità, la materia dossesca. Egli non può essere se non [[Battista Dossi|Battista di Dosso]], vissuto fra gli strumenti dell'arte del fratello, tra gli elementi pittorici ch'egli immiserisce e scompone. Di [[Raffaello Sanzio|Raffaello]] non lascia traccia; ed è a credersi che egli sia stato a Roma più per baciare i piedi alla statua di S. Pietro, che non per dipingere con Giulio Romano e il Penni, Perin del Vaga e Pellegrino da Modena. Avrà avuta una commissione del suo Duca, per dare una seccatura di più a Raffaello; ma certo egli non vide neppure la soglia del tempio pittorico dell'Urbinate. (vol. IX, parte III, pp. 991-997)
=====Parte IV=====
*Coi suoi passaggi dalle altisonanti battute iniziali ai fiochi arpeggi lontani, la luce è per [[Lorenzo Lotto]], creatore della ''Natività'' di Venezia, quel che è la linea per [[Sandro Botticelli]] nel ''Presepe'' londinese. Gli angeli del pittore mediceo, festuche in balìa dell'aria sopra la capanna di Betlemme, sono esili come questi che si perdono nelle tenebre, verso il cielo, ove la forma è solo un barlume, un sospiro nel silenzio notturno. Così, da uno stormir d'ali angeliche nella notte trasse il suo canto di Natale Lorenzo Lotto, pittore visionario. (vol. IX, parte IV, p. 82)
*Mentre dall'arte di Tiziano scaturisce la doviziosa pittura di Jacopo Palma e il luminismo scenografico e costruttivo del Tintoretto, Lorenzo Lotto, con i suoi toni fusi, velati, e le quiete atmosfere {{sic|grige}} degli ultimi tempi, con la sua grazia intima e raccolta, esula da Venezia per fondare una grande stirpe pittorica in provincia: a Brescia e a Bergamo, e sancire il connubio tra Venezia e Lombardia. (vol. IX, parte IV, pp. 111-112)
*Il Fiorentino {{NDR|Andrea del Sarto}}, con le sue minori risorse cromatiche, il Veneto {{NDR|Lorenzo Lotto}} con l'appoggio di tutta una tradizione di colore che l'aiuta a toccare più alte {{sic|mète}}, giungono per diverse vie alla visione di forma traverso il velo atmosferico, a un accenno di pittura di macchia e d'impressione. Con scatti, che talora sembrano inspiegabili, Lorenzo Lotto, veneziano fuor della cerchia di Venezia, sensibile a ogni esterno influsso nella sua vita quasi di esule, provinciale di genio, passa da un eccessivo formalismo dovuto all'influenza raffaellesco-romana, all'estremo sforzo impressionistico del Cinquecento. Minuto quattrocentista quando era già morto Giorgione, egli raggiunse in molte sue opere tarde una libertà, una rapidità di visione, sbalorditive nel mondo stesso dominato dal Vecelio. (vol. IX, parte IV, p. 113)
*Il [[Benvenuto Tisi da Garofalo|Garofalo]] fu inferiore alla sua fama. Impicciolì i modelli artistici ch'ebbe intorno a sé; e così nel ricordare, decorando il Seminario ferrarese, l'occhio di cielo aperto alla mantegnesca nel soffitto d'una sala di palazzo Costabili, restrinse, ridusse, sminuì scomparti, figure, ornati. Ben presto si fece la sua convenzione, [...]; e quella convenzione mantenne quasi senza scomporsi, anche quando si trovò accanto il focoso Dosso Dossi. Rimase sempre uguale a se stesso; e le sue forme facili, antiquate, superficiali, vennero imitate e ripetute da un gran numero di piccoli seguaci. (vol. IX, parte IV, p. 312)
=====Parte V=====
*La bizzarria del maestro senese {{NDR|[[Domenico Beccafumi]]}} divien stravaganza nella pala di ''San Paolo'' [...]. Preso dall'ossessione della grandiosità e dello scorcio, egli issa sopra una ristretta base a gradi il macchinoso e vuoto San Paolo, che regge con la destra floscia uno spadone d'eroe da burla e si puntella al piede massiccio, enorme; inturgida la flaccida forma di San Paolo caduto, con la mano sul petto in gesto melodrammatico, mentre attorno a lui altri attori di melodramma, camuffati da panciuti guerrieri romani, guardano e commentano; fa apparire in alto il gruppo della Vergine col Bambino e due Santi come in un'ancona<ref name="Ancona"/> infagottata dal baldacchino bartolomesco<ref>Nello stile di Fra Bartolomeo, detto anche Baccio della Porta (1473-1517), pittore e frate domenicano.</ref> tra gonfi angioletti; e per accrescer lo spettacolo esaspera i contrasti di macchie d'ombra tenebrose e di luci squillanti. (vol. IX, parte V, p. 436)
*Nella Siena del Cinquecento, Domenico Beccafumi è certo la personalità più spiccata, e anche la più mutevole, la più capricciosa: talora dipinge come un forte impressionista moderno, talora elabora lucenti oleografie; infonde, per magica virtù di contrasti luministici, le impronte di una maestà sovrumana a qualche testa affiorante dall'ombra, o cade in svenevoli languori; precorre l'eleganza lambiccata e preziosa del Settecento, e foggia marionette di legno per i suoi teatrini di storia romana. (vol. IX, parte V, p. 492)
*{{NDR|Esaminando l'''Adorazione dei Magi'' di [[Andrea Sabatini]] nella chiesa dei Gerolamini di Napoli}} [...], composta con elementare semplicità: Madonna e Bambino sopra un banco di pietra, davanti a una nicchia, San Giuseppe in piedi, con le mani incrociate sul bastone e sulle mani poggiata la testa, i re Magi e un paggio dei re. Qualche eco umbro raffaellesca risuona nelle figure giovanili, ma forse traverso [[Cesare da Sesto]]; e la Vergine e Gesù con i tondi lineamenti ristampano in forme pedestri i moduli di Leonardo, da cui deriva anche il moto istantaneo del bimbo. L'insieme è fiacco, stentato, meschino: le dinoccolate figure dei giovani, mascherette di grazia, la Vergine, sciatta e sonnolenta, contrastano col grottesco San Giuseppe, che nello sforzo d'irrigidirsi e far da pilastro tende una gamba, e guata bieco dall'alto in posa da tiranno da marionette. (vol. IX, parte V, pp. 711-712)
*L'opera maggiore di [[Taddeo Zuccari|Taddeo {{NDR|Zuccari}}]], coadiuvato dal fratello {{sic|Federigo}}<ref>In altre parti di questo stesso testo, il fratello di Taddeo Zuccari, è citato come ''Federico''.</ref>, dal Tempesta, e da altri, ma direttore della decorazione, di cui, secondo il contratto, doveva fornire tutti i disegni, è l'ornamento pittorico del Palazzo Farnese di Caprarola: ineguale di valore, secondo l'importanza delle varie stanze e la maggiore o minore fretta dell'esecuzione. Come nella Villa di Papa Giulio, l'arte della grottesca ha qui uno dei migliori esempi dell'età postraffaellesca, sebbene spesso lo studio superficiale di ricchezza, la sovrabbondanza dei motivi, l'abuso degli stucchi, distruggano l'eleganza antica; e invano si cerchi lo stile preciso e sottile di un Giovanni da Udine in queste stampe già logore. Così, nella volta della cappella, ove Taddeo introduce il delizioso motivo dei putti-cifra, sguscianti con grazia correggesca, capelli al vento, da mensole e cartelle, la grossolana ghirlanda di frutta intorno al tondo centrale menoma la nobiltà della grottesca rinata nel Cinquecento romano. (vol. IX, parte V, pp. 855-856)
*Negli affreschi della ''Vita di San Paolo'' in San Marcello al Corso, e specialmente nella ''Punizione di Elima'', Taddeo s'ispira agli esempi del tardo Raffaello, studiandosi di disporre con maestà statuaria le figure entro lo spazio architettonico. I movimenti sgangherati, la mimica stereotipata e teatrale, i ripetuti motivi di rozzo stampo manieristico, quale il giovane che abbraccia la colonna, ci danno quasi la parodia delle composizioni raffaellesche per arazzi, sommergendo nell'enfasi più stucchevole la maestà degli esemplari. (vol. IX, parte V, p. 865)
*La vernice dell'erudizione, che aderisce così interamente alla figura di Federico Zuccari e ne fa un rappresentante più del fratello tipico della moda pittorica propria al tardo Cinquecento, si screpola, si spezza, in Taddeo, appena libero dai suggerimenti dei dotti distributori di temi per i palazzi romani; e allora prende il sopravvento, come in questa opera {{NDR|la ''Battaglia di Tunisi'', nella Sala Regia del Vaticano}}, lo spirito popolaresco, vivace e spesso volgare, che lo distingue da Federico. Rappresentante di un periodo di decadenza, di cui rispecchia tutti i difetti, tutte le debolezze e le pretese, egli ha, come i più dei manieristi, qualche momento felice, che mostra sotto le ceneri dell'arte una scintilla viva: così alcuni quadri mitologici di Valle Giulia, cosi l'''Aurora'' nelle sale della Villa Farnese a Caprarola. (vol. IX, parte V, p. 870)
*La prima opera che ci presenti definita e distinta da quella del fratello {{NDR|Taddeo}} la personalità di [[Federico Zuccari]], è l'''Epifania'' della cappella Grimani in S. Francesco delle Vigne a Venezia, firmata e datata 1564, dal marchigiano ventiduenne. [...]. Nello scenario veneto, in cui persino riappaiono, in angolo a destra, i lastroni marmorei cari a Jacopo Bassano, i personaggi si dispongono lungo le due linee a V frequenti nell'arte veronesiana; ma nel disporle Federico Zuccari mostra di non aver la minima idea del valore cromatico delle costruzioni sfaccettate di Paolo {{NDR|Veronese}}, e delle conseguenti rifrazioni di colore: egli rimane il manierista romano che mira a un'eleganza di pose compassata e frigida. La sensibilità del giovane, non ancora qui soffocata dalle aride formule, si riflette nella grazia decorativa che viene al quadro da una distribuzione di figure sparsa e {{sic|leggiera}}, culminante nel nodo serico della Vergine e degli angeli. Il bimbo, minuscolo gingillo, dà l'ultimo tocco a questo singolare esempio manieristico di eleganza languente e preziosa. Anche il colore, nelle sue note basse e fioche, ci presenta in questo esordio di Federico Zuccari un'opera studiata, fredda, ma gentile, aliena da pretensioni spirituali e formali, e come timida in quel tentativo incerto e commovente di conciliare il mondo d'arte da cui è uscita e il nuovo raggiante in Venezia. (vol. IX, parte V, pp. 871-872)
=====Parte VI=====
*Il pittore ufficiale {{NDR|[[Agnolo Bronzino]], al servizio di Cosimo I de' Medici}} mise in opera tutto il suo talento, tutte le finezze delle sue figurate costruzioni, tutti i fregi, i ricami, i merletti, i tessuti più belli a gloria della corte medicea. Uscito di corte, non parve più così lustro e superbo; lasciò scorgere le sue convenzioni nei quadri chiesastici freddi e grevi. L'artificio s'impadronì dei corpi e della natura circostante, vi sparse l'acqua colata dalla ghiacciaia del Concilio di Trento e della Controriforma. (vol. IX, parte VI, pp. 69-70)
*Nefasto all'arte fu, in generale il [[Giorgio Vasari|Vasari]]. Egli falsa il carattere sottile e perspicace del [[manierismo]] fiorentino. Il suo atteggiamento cerebralistico non è quello di un [[Pontormo]] che si tormenta in ricerche di colore e di linea, in ardui problemi di estetica, ma è quello di un letterato che ama i temi dottrinari, di un michelangiolista che vorrebbe, senza sentirle, interpretare le passioni eroiche, e proprio meglio riesce quando, inconsciamente, rinuncia a tutto per veder nella composizione un puro gioco decorativo. Esempio le divertenti battaglie di Palazzo Vecchio. (vol. IX, parte VI, p. 372)
*L'eterno compromesso di colore e di forma che affligge il manierismo rende insopportabili la maggior parte delle opere di Giorgio Vasari. E solo quando l'interesse decorativo prende il sopravvento egli giunge all'arte con arditi effetti di scenografo e di caricaturista nato. (vol. IX, parte VI, p. 372)
*[...] da Parma, per via d'incisioni e di disegni, le eleganze del Parmigianino e le fluide sottigliezze delle sue forme forbite cominciavano a diffondersi e ad attrarre più che il tenero modellato delle correggesche. Era più facile sentire la calligrafia del Parmigianino che non l'ariosità del Correggio; e nell'Emilia prima, in Lombardia, nella Liguria, nel Veneto, per tutt'Italia poi, il raffinato maestro parmense dettò leggi alla moda pittorica. Parve che niuno potesse sottrarsi all'incanto di quel serpeggiar di linee, di quell'ondeggiare di corpi smilzi e snelli; [...]. (vol. IX, parte VI, pp. 584-586)
*[...] nell'Oratorio del Gonfalone a Roma, teatro della pittura manieristica, [[Lelio Orsi]] rappresentando l'''Arresto di Cristo'', par dia uno strappo a tutte le convenzioni con i suoi effetti fantasmagorici, trasportandoci in uno scenario magico, pauroso, con un paese notturno, con nubi tetre squarciate dal chiaro di luna. (vol. IX, parte VI, p. 643)
*La copia dell'opera del maestro {{NDR|la ''Pietà'' di Bernardino Campi<ref>Bernardino Campi (1520 – 1591), pittore italiano.</ref>, eseguita dall'allieva [[Sofonisba Anguissola]]}} è scrupolosa, fedele, ma par che Sofonisba risenta più di Bernardino l'influsso parmigianesco nelle mani affilate della Vergine, nel colore argentino, nella delicatezza del volto a punta, dei lineamenti piccini. Le ombre sono men crude; non tagliano con barbara durezza il profilo del Cristo come nel Campi; la salma s'irrigidisce, piallata come in un tronco, senza più l'impronta vitale che la flessibilità dei muscoli manteneva al prototipo. Ombre leonardesche s'agitano sul volto dell'Addolorata di Bernardino, mentre quello dipinto dalla scolara si porge alla carezza di un lume tenue e diffuso. Tutto divien più blando, più fioco. (vol. IX, parte VI, pp. 924-926)
=====Parte VII=====
*L'arte di [[Giuseppe Porta]], che si acclimatò all'ambiente veneto più di quella di ogni altro artefice toscano, si muove tra inevitabili incertezze, perdendo talora ogni impronta personale in un fiacco ibridismo, spesso cadendo nella freddezza dell'esercizio accademico, per raggiungere solo di rado – ad esempio nei tondi della biblioteca Marciana e nella pala dei Frari –, e anche qui non interamente, la coerenza stilistica, necessaria alla creazione di una perfetta opera d'arte. (vol. IX, parte VII, p. 426)
*Artista dotato, egli {{NDR|Giuseppe Porta}} dà una sua interpretazione blanda e un po' esteriore alle tendenze pittoriche dei Veneti: un senso di misura lo trattiene dal gareggiar con l'audace cromatismo di Paolo {{NDR|Veronese}} o con le magie luministiche del Tintoretto, e lo conduce ad attenuarne gli effetti, ad ammorbidirli. Rimane accanto ai maestri veneti come un raffinato e un virtuoso che ne ami l'arte trascinatrice, non certo come un creatore, e la sua toscana eleganza fa sbocciare talora dalla monotona biondezza de' suoi quadri qualche fioritura improvvisa di rorido e accarezzato colore. (vol. IX, parte VII, p. 426)
====''La scultura del Cinquecento''====
=====Parte I=====
*In Roma [[Lorenzo Lotti]], detto il Lorenzetto, traduttore in marmo del Giona di [[Raffaello Sanzio|Raffaello]] per la cappella Chigi, dà sviluppo alla tendenza classicheggiante nella scultura. L'opera sua più giovanile ricordata dai documenti è il compimento della tomba del Cardinal Forteguerri in Sant'Jacopo di Pistoia, affidatagli da «rifare, ridurre e finire» nel giugno del 1514. (vol. X, parte I, p. 304)
*{{NDR|Nel monumento Forteguerri della cattedrale di Pistoia}} Si distingue da tutte queste figure in vesti arruffate e tagliuzzate la Carità del Lorenzetto, chiusa nella tunica a pieghe tranquille e aderenti alle forme, raccolte le ali a mandorla attorno la persona, un braccio arcuato, con la fiaccola nella mano, stretto l'altro alla figura di un putto michelangiolesco, che lo scultore vede in funzione, puramente architettonica, di cariatide, o meglio di pilastrino. Il concetto è freddo: il tema della Carità non ha scaldato il cuore dell'artista; già in quest'opera giovanile, il Lorenzetto è il precursore dei neoclassici, un [[Bertel Thorvaldsen|{{sic|Thorwaldsen}}]] del Rinascimento. (vol. X, parte I, p. 306)
*In [[Venezia]], teneva il campo l'arte dei Lombardo, [[Tullio Lombardo|Tullio]] e [[Antonio Lombardo (scultore)|Antonio]], e dei loro seguaci, ornatissimi ricamatori, inclini, specialmente Tullio, a freddezza di [[Neoclassicismo|stile neoclassico]], tanto da anticipare certi aspetti dell'arte fiorita nel periodo napoleonico. I due fratelli iniziano la loro vita artistica lavorando accanto al padre, che aveva conquistato il dominio di Venezia nell'architettura e nella scultura. (vol. X, parte I, p. 357)
*[...] il [[Tullio Lombardo|Lombardo]] accarezzato e forbito, che ammollisce marmi e lustra superfici, infonde ad alcune figure {{NDR|della ''Pietà'' nella chiesa veneziana di San Lio}} forza rude, quasi [[Andrea Mantegna|mantegnesca]]; al corpo di Cristo, scavezzo sul grembo della Madre, tensione spasmodica, esasperata acerbità formale. Un contorno tagliente stacca il Cristo dalla Madre, che lo trattiene mentre scivola dal suo grembo; lo stesso contorno fermo, incisivo, precisa i lineamenti del volto, le nervature e le dita delle mani spianate.<br>La stilizzazione del rilievo propria di Tullio ha qui uno dei più tipici esempi: ogni contorno è sottolineato e precisato da forti scuri; tutte le figure, di modellatura larga e compressa, sono a staccato. Anche la Madonna, libera dal fondo, è appiattita, come impressa in cartapesta.<br>I forti sottosquadri originano ombre in certo modo paragonabili a quelle della scultura romana, soprattutto nel determinare la flammea capigliatura di Cristo. Le pieghe, calligrafiche e tese sulle persone, sono qua e là ammaccate, quasi da colpi di martello, e anche da ciò l'arte flemmatica di Tullio deriva insolita energia, un'espressione di sensibilità dolorosa, che svanisce nelle due comparse del fondo, presso la croce, appunto per l'attenuazione degli scuri. (vol. X, parte I, p. 368)
*La finezza di gradazioni nel bassorilievo, che si nota nella parte superiore della pala di San Giovanni Crisostomo, si ritrova in un'opera tra le più delicate di Tullio {{NDR|Lombardo}}: l'''Annunciazione'' del Seminario vescovile a Venezia. Suggerita con tenui linee architettoniche la stanza della Vergine, Tullio vi ha collocato nel mezzo il tabernacolo, come finestra lombardesca con timpano triangolare, e ai lati di esso, le figure di Maria e dell'angiolo, composte nella guaina delle vesti tese, a pieghe preziose, calligrafiche.<br>Il modellato dei volti è lieve, quasi vaporoso nella sua morbidezza, e lo staccato di quello dell'angiolo proietta un'ombra sulla parete. Con una mano sul petto, schiusa la bocca, Gabriele, agghindato da ciocche a catenella con l'artificiosa eleganza di Tullio, mormora le parole dell{{'}}''Ave''. Anche la Vergine, conserte le braccia placide, schiude le labbra alla parola. L'arte arida dello scultore si anima d'un soffio di delicata poesia, e par che qualcosa l'avvicini a [[Luca della Robbia]] nel sentimento tranquillo, alieno da drammatico impeto. (vol. X, parte I, pp. 373-374)
*L'intensità di vita delle figure nel primitivo Presepe {{NDR|della chiesa di Santa Maria del Parto a Mergellina}} si ritrova in un capolavoro del Nolano: il ''Crocefisso ligneo'' nella chiesa di Santa Maria la Nuova, opera più tarda, prossima alla pala d'altare di Monteoliveto, e cioè al gruppo di sculture ove [[Giovanni da Nola]] inclina ai modi toscani del Santacroce<ref>Girolamo Santacroce (1502 – 1537), scultore, architetto e medaglista.</ref>. Anche qui i tratti del volto son marcati da realistica crudezza: la bocca febbrile e amara, l'occhio sbarrato d'angoscia nell'ombra dell'orbita, le sopracciglia tese sino allo spasimo, tutto partecipa all'espressione d'atroce agonia, persino il nodo del drappo che si torce a gotica fiamma. Ma in questo capolavoro Giovanni da Nola ha raggiunto un grado di raffinatezza toscana mai altrove raggiunto, e una bruciante sensibilità nel render lo strappo dei tendini tesi di braccia e dita, lo scricchiolìo delle costole nel corpo di nervosa eleganza brunelleschiana. (vol. X, parte I, p. 722)
*Non ritrovano la delicata spontaneità della ''Madonna della Neve'' {{NDR|in}} altre sculture del Nolano appartenenti a questo periodo, né l'''Ecce Homo'' di legno in Santa Maria la Nova, male imbrattato di colore, manifestazione di sentimentalismo pietistico da prematuro Seicento, né il ''San Giovanni'' in marmo della chiesa di San Domenico Maggiore, d'impronta sansovinesca, tra le più ammanierate sculture del Nolano, nonostante la vivacità dei contrasti d'ombra e luce. Il Crocefisso ligneo, di cui già parlammo, in Santa Maria la Nuova, è invece l'espressione maggiore dell'arte di Giovanni da Nola in questo periodo. (vol. X, parte I, p. 734)
=====Parte II=====
*Com'è noto, [[Michelangelo Buonarroti|Michelangelo]] si valse di aiuti, specialmente di [[Raffaello da Montelupo]], ad apprestare le statue che fiancheggiano il Mosè e sovrastano alla sua mole. [...] Raffaello da Montelupo, pur traducendo disegni del Buonarroti, tornisce le forme e le addolcisce alla maniera raffaellesca. (vol. X, parte II, pp. 55-58)
*Il classicismo, invadente nell'arte del [[Giovanni Angelo Montorsoli|Montorsoli]], le toglie, col suo peso accademico, la naturale vivezza, il senso di forma in movimento istillato da Michelangelo. (vol. X, parte II, p. 111)
*Uomo di chiesa, frate servita, il Montorsoli dona poco dell'arte sua alla chiesa, e tutto il suo spirito, tutta la sua commozione, profonde nelle figure che interpretano le sue fantasie. Vi è una terracotta a Berlino, nel museo Federico, raffigurante una donna disperata, forse studio per una delle sue fonti, dove par di sentire il fremito del nudo angosciato, che nell'urlo si raccoglie e s'accascia. E la terracotta non uguaglia la ''Scilla'' della fontana del ''Nettuno'' a Messina in libertà di movimento pittorico, benché alla creta il Montorsoli dia pastosità di colore, tendendo ad arco le forme turgide, gonfie di linfa. Così il maestro rivela le sue tendenze, come già le aveva rivelate primamente nel satiro suonatore del monumento ''Sannazzaro'', e nel ''Marsia'' legato tragicamente all'albero, figure che rompono gli effetti accademici del mausoleo per portarsi tra i boschi e le selve. Dall'Accademia, dalla tradizione del Sanzio, dalla maestà di Michelangelo, sembra che il Frate, buttata la tonaca alle ortiche, si fugga incontro a forme barocche, scrollando da sé il gelo dell'accademia, il meccanismo raffaellesco, il peso dello sforzo michelangiolistico. (vol. X, parte II, pp. 150-153)
*{{NDR|Raffaello da Montelupo è}} [...] autore del ''San Damiano'', nella Cappella Medicea, la sola statua michelangiolesca uscita dalle sue mani. I lineamenti contratti del volto, i capelli agitati fiammanti, le vesti tormentate, le mani, ove fan rete le vene turgide, dalle falangi rettangolari schiacciate, lascian sentire come il prototipo dello scultore sia stato il Buonarroti, che imperava nella Cappella Medicea. [...].<br>Il mite, il raffaellesco Raffaello da Montelupo sente nella cappella Medicea la passione di Michelangelo, che in seguito gli sfugge per sempre. (vol. X, parte II, p. 154)
*Tre bassorilievi col busto del [[Baccio Bandinelli|Bandinelli]], uno nei musei di Stato a Berlino, il secondo nel museo dell'Opera di S. Maria del Fiore a Firenze, il terzo nel Louvre a Parigi, ci danno la misura dell'arte dello scultore in ordine di tempo. Nel primo, c'è una gran penetrazione della forma, una sensibilità pittorica, un'attenzione a determinare i lineamenti e a segnarne con energia i particolari; nel secondo, questi spariscono; le linee, diritte o quasi, del sopracciglio, della base del naso, delle labbra, s'incurvano; le superfici mobili, molteplici, commosse, s'uniscono, si gonfiano; i capelli a riccioli sottili, incisi, riappaion battuti come su lastra metallica; la barba, lunga, serpeggiante, a spire fiammanti, diviene un ghirigoro grosso, terminato a riccioli; l'occhio acuto si smorza nel tondeggiar dell'orbita, le nari non vibrano più, le labbra non si serrano energiche, l'orecchio si scodella senza più quel sottile tirato dei nervi; e il busto, che prima veniva tagliato dalle pieghe del manto gettato sulle spalle e aggirato sotto il petto ignudo, qui vien tagliato al modo classico, a scarpa. Ma nella terza edizione del busto la forma perde anche l'effetto dello stampato, dello sbalzato su metallo; il profilo divien laminare e i lineamenti si disegnano invece d'essere scolpiti, i riccioli si fanno calligrafici, la barba a cordoni si chiude a chiocciolette; e il busto, più classicheggiante, porta uno scarso mantelletto agrafato sulla spalla. Il primo busto spira maschia energia, il secondo bonomia, il terzo disfacimento [...]. (vol. X, parte II, p. 192)
*{{NDR|Baccio Bandinelli}} [...] quando fece ''Ercole che sottomette Caco'', davanti al palazzo della Signoria, le generalità classiche non gli permisero di animare la rappresentazione, di spiegarla in potente unità. Nel far le cose colossali, la visione dell'insieme non si ha se non interamente abbracciandolo per forza d'astrazione e incatenandone le parti, come avrebbe fatto Michelangelo; se non trasportando idealmente pesi e misure a un livello di sopra, di sotto, di là dalla propria visuale, nei piani e in profondità: e il Bandinelli, che non ebbe quella supervisione, mise cumuli sopra cumuli marmorei, massi sopra massi; fece una roccia scalpellata più che corpi giganti svincolati dal sasso. (vol. X, parte II, p. 199)
*{{NDR|Baccio Bandinelli}} [...] nel busto in bronzo {{NDR|di [[Cosimo I de' Medici]]}} si manifesta l'educazione dello scultore dal padre orafo, maestro anche di [[Benvenuto Cellini]], e appare la sua natura più schietta e più viva, non agghiacciata da stilistiche apprensioni. (vol. X, parte II, p. 204)
*Qualche impronta dell'arte di Baccio Bandinelli, con la sua visione sommaria e spianata dei volumi, si riconosce nella più antica opera nota dell'[[Bartolomeo Ammannati|Ammannati]]: la statua tombale di ''Mario Nari'' al Bargello, già nell'Annunziata, con evidente imitazione delle figure giacenti di Michelangiolo sulle tombe medicee.<br>Il simulacro del defunto si solleva dal sepolcro; punta il busto sulla sinistra. È tra le opere dell'Ammannati più inclini a michelangiolismo, ma ad un michelangiolismo addolcito, trattenuto, che attenua la determinazione dei volumi singoli, mirando all'espressione del volume totale. I muscoli, in quel tendersi, in quell'incavarsi della forma irrigidita, si schiacciano; la lamina della corazza si stampa sul busto; gli spallacci s'addentrano nelle carni; i lineamenti michelangioleschi diventan schematici. (vol. X, parte II, p. 357)
=====Parte III=====
*Quando, nel 1543, [[Alessandro Vittoria]] giunse a Venezia, inviatovi dal vescovo [[Cristoforo Madruzzo]], ed entrò nella bottega di [[Jacopo Sansovino]], aveva diciott'anni appena, ma doveva già essere educato all'arte se poté presto eseguire la bella statuina del ''Battista'' ora sopra una pila d'acqua santa nella chiesa di San Zaccaria, ove l'impronta sansovinesca è come nascosta dalla violenza espressiva di uno scalpello accanito a rendere i segni della macerazione fisica e il solco del dolore in ogni tratto del volto scarno e delle mani scheletriche. Forse a tale tendenza verso un realismo penetrante, pungente, che, pur tra le fioriture decorative del costume, impronta i profili medaglistici di ''Maddalena Liomparda'' e di ''Caterina Sandella'', di un rude popolaresco vigore, non fu estranea una prima educazione a Trento, ove, nella cantoria di Santa Maria Maggiore, son busti bronzei di prepotente rustica forza. (vol. X, parte III, p. 74)
*Scultore campagnolo, il [[Vincenzo Grandi|Vicentino]] taglia come nel legno le sue rustiche immagini; inesperto del bassorilievo, divien goffo nelle figure di fondo. Goffa è anche la ''Madonna'' a tutto tondo, grassa contadina infagottata nelle vesti, ma il sole che accende il volto paffuto infonde respiro ai lineamenti ingenui. E piena di rustica forza è la figura del pastore in ginocchio presso il giaciglio, che par uscita, con la cupa testa barbuta e il nodoso bastone, da una tela del bresciano [[Giovanni Gerolamo Savoldo|Savoldo]]. Lo scultore semplice e vivido si delizia ad avvicinare il manto lanoso del somarello al lucido cuoio del bove; muove il gruppo saltellante degli angioletti cantori al ritmo scherzoso della luce e dell'ombra; è maldestro, rustico tagliapietra, ma raggiunge talvolta, come nella gracile figuretta di fanciullo che s'aggrappa alla veste di San Giuseppe, effetti pittorici nuovi alla scuola dei Lombardo<ref>Famiglia di scultori e architetti attiva principalmente a Venezia tra il XV e il XVI secolo.</ref>. (vol. X, parte III, p. 76)
*Nel 1543, primo anno di sua dimora in Venezia, mentre il [[Jacopo Sansovino|Sansovino]], suo maestro, stava per ultimare con drammatico impeto i rilievi delle tribune di San Marco, Alessandro Vittoria scolpiva la statuetta in marmo del ''Battista'', ora sopra una pila nella chiesa di San Zaccaria. Vi si sente, nel taglio allungato della figura, nel cader del manto dal fianco a terra, nello stringersi di tutte le membra al tronco, un'eco di modi sansovineschi, benché una opposta sensibilità sia nei due artisti, Jacopo Sansovino, incline a dolci ritmi, a un sereno ideale di grazia e di pittorica morbidezza, il Vittoria appassionato nel rendere l'ardente spiritualità del Santo con l'effetto cromatico di ombre che s'incanalano negli avvallamenti del volto consunto, entro i cavi di un fusto lungo, scheletrico, come arso dal sole rovente del deserto. (vol. X, parte III, p. 82)
*Tra il 1581 e il 1583, il Vittoria attese alla pala d'altare in bronzo per [[Johannes Defuk|Giovanni Fugger]], ora nella raccolta del Dott. Preston S. Satterwithe a New York. Vi rappresentò l'''Annunciazione'', certo ispirandosi alla pittura di [[Tiziano Vecellio|Tiziano]] nella [[Chiesa di San Salvador|chiesa del Salvatore]] a Venezia. Comporre una pala a rilievo sulle tracce di una pala dipinta è certo tentativo di gusto discutibile, fortunatamente non ripetuto altrove dal Vittoria, ma bisogna riconoscere che l'effetto di luce ottenuto dallo scultore rivela una sorprendente sensibilità pittorica, un'arte ricca di ogni accorgimento nel lavorar le superfici, ora sgusciandole come il velo della Vergine, ora sfaccettandole come il manto dell'angiolo, sempre acuendo le nervature delle pieghe, affilando e spezzando gli spigoli per ottenerne rifrazione di luci, scintillìo. (vol. X, parte III, p. 116)
*Il giovane principe [[Francesco I de' Medici|Francesco de' Medici]], che a Firenze divien protettore del [[Giambologna]], è ritratto, nel busto del palazzo Uguccioni, in armi, fasciato dal manto abbondante. Ha gli occhi grandi, bovini, coperti come da un velo; la barba e i capelli a piccoli ricci, la decorazione del busto ingrossata a sinistra, fuor del suo naturale equilibrio. Lo scultore che in Toscana arriva al metro perfetto, ai canoni grammaticali, si trova fuor di misura imponendo il busto del suo mecenate sul plinto marmoreo. Si potrà ammirare la cura nel render la cute giovanile, quasi luminosa, del Principe, e l'ombra delle sopracciglia trasparenti; ma si nota, nei ricciolini delle chiome e della barba, un certo artificio; troppa regolarità nella gorgiera, troppo spessore nel manto sul busto arcuato. (vol. X, parte III, p. 697)
*All'Annunziata<ref>Il Giambologna fu sepolto nella cappella della Madonna del Soccorso della basilica della Santissima Annunziata di Firenze.</ref> dorme {{NDR|il Giambologna}} l'artista glorioso che trovò a Firenze misure, canoni, ordinamenti, grammatica. Egli fiammingo vi portò un po' di realismo grezzo, quale si mostra nell'aquila e nel tacchino. Liberatosi da quel realismo, cadde nell'Accademia fiorentina, cioè nelle regole e nei canoni, senza tuttavia abbandonare del tutto la primitiva vivacità; ed appunto questo residuo di realismo anche nelle opere tarde lo rende migliore di altri manieristi alla fine del Cinquecento. Le misure e i canoni nel secolo XVI furon dati dai Fiorentini al mondo: gli stranieri, dal Dürer a Giambologna, al Rubens, non hanno fatto che riceverli. Il Giambologna, pur ricevendoli, ebbe libere uscite, non essendo il manierismo uno stile, ed ebbe anche incoerenze, contrasti stilistici, come ad esempio tra il ''Nettuno'' della fontana di Bologna e le ''Sirene'' della base. Tuttavia il Fiammingo, al declinare del Cinquecento, anche tra i moduli dell'aulica forma, anche nell'algore accademico, trova, per le linee delle figure, ritmo, eleganza, nobiltà; per le masse equilibrio e slancio, togliendo peso, con l'accelerato movimento, alle forme giganti. (vol. X, parte III, pp. 788-791)
*Arrivato a Firenze, quando l'[[Bartolomeo Ammannati|{{sic|Ammanati}}]], nella ninfa della fontana di piazza, dava gran saggio di sé, Giambologna non ebbe suo il campo nella scultura, ma presto, salutato dal Granduca {{NDR|Francesco I de' Medici}} principe degli scultori, si innalzò anche sopra il vecchio Ammanati ormai rattristato e indebolito da pregiudizi religiosi. Egli continuò sempre col suo gran passo, ginnasta dell'arte, seguito da una folla di scolari, che parevano prepararsi a ludi olimpici col loro maestro; ma al pari di lui, fors'anche più di lui, nello scolpire i grandi blocchi di marmo, si mostrarono accademici, mentre nelle crete, nei bronzi, segnavano il trionfo dello stile pittorico spuntato dal manierismo. E con lo stile pittorico si prepara l'avvento al [[barocco]]. (vol. X, parte III, p. 791)
====''L'architettura del Cinquecento''====
=====Parte I=====
*Lo scultore [[Lorenzo Lotti|Lorenzetto]] fu ligio a [[Raffaello Sanzio|Raffaello]], non solo con le sue opere di scalpello, ma anche nelle architetture, e, come operò sui disegni del maestro a palazzo Vidoni, così si studiò, di seguire i suoi esempi costruendo il palazzo del Bufalo o della Valle. Oggi la facciata, anche per le manomissioni successive, non ci dà forse, se non nel centro, un gradevole effetto con le tre finestre più raccolte del primo piano, le tre distanziate del secondo, le tre del terzo, più semplici e brevi. È un'armonia che si disperde nell'estensione del prospetto, che non può darci troppa buona idea della bravura architettonica del maestro, con la monotonia di quei suoi lunghi filari di finestre. (vol. XI, parte I, p. 332)
*Il [[Sebastiano Serlio|Serlio]] ci rappresenta l'arte nostra {{NDR|l'archiettura}}, che, giunta a grande fioritura, trova regole, norme, che la Rinascita rende universali. L'architetto bolognese vide Roma negli aurei giorni dell'architettura, lavorò a Venezia, ove [[Jacopo Sansovino]] foggiava un nuovo stile, e dimorò in Francia, studiando i differenti costumi dell'edificare, riuscendo a raccogliere gran copia di osservazioni e di elementi per il suo prontuario architettonico. Tutta la vita del buono e dell'umile pedagogo fu quella di raccoglitore e di seminatore. (vol. XI, parte I, p. 468)
*[[Andrea Marchesi (architetto)|Andrea Marchesi]] da Formigine s'ingegnava nell'arte dell'architetto non sua propria. Molti falegnami passarono all'architettura specie nel '400, ma Andrea Marchesi vi trapassò a fatica, perdendo alquanto della sua gran valentia di decoratore. Essa si manifesta nel fregio della porta {{NDR|del [[Collegio di Spagna]] di Bologna}}, degna d'un antico, ma la forza, il chiaroscuro di quei girali, vien meno. L'intagliatore non poteva conservare il suo aspetto occupando spazi che l'architetto avrebbe dovuto riservare a sé, senza riempirli d'ornamenti, senza fiorirli. La subordinazione dell'ornato veniva a mancare collegandosi, con l'ornamentista, il dominatore architetto. (vol. XI, parte I, p. 800)
*[...] l'equilibrio, il ritmo voluto dall'architettura di questo tempo non è sempre sentito da Andrea da Formigine, che, nel palazzo Scarselli, a destra, fece un pilastrone scanalato non corrispondente con l'altro a sinistra. In tutto si vede che l'intagliatore ingegnoso, ora per le sue architetture s'ispira a Venezia, ora a Milano, talvolta cerca forme antiquate, tal altra si studia di fare il nuovo. Poco fondato, egli si prova a fare quanto può, contento d'ornare, di fiorire d'intagli i palazzi sorti su suo disegno. Più che l'armonia del corpo egli vede la veste adorna. (vol. XI, parte I, pp. 801-802)
*Si assegna [...] al [[Giovanni Francesco Mormando|{{sic|Mormanno}}]] la più bella facciata di palazzo napoletano, quella del palazzo di Capua, ora Marigliano, in S. Biagio dei Librai. La facciata subì alterazioni diverse, ma, nell'insieme, come dice giustamente il Pane, «manifesta la impeccabilità di una pura equazione geometrica, come quella che è dato riscontrare nelle opere migliori del Rinascimento». Purtroppo i restauri hanno lasciato solo intravvedere qualche traccia del {{sic|Mormando}} in quello stesso palazzo e nell'altro dei duchi di Vietri, poi Corigliano. (vol. XI, parte I, pp. 954-956)
*In Santa Maria della Stella alle Paparelle, edificata, per voto e con danaro proprio, dal {{sic|Mormando}}, si può vedere qualche reminiscenza bramantesca nella facciata con pilastri corinzi, scanalati sino a due terzi d'altezza, [...]. (vol. XI, parte I, p. 956)
=====Parte II=====
*[[Michelangelo Buonarroti|Michelangelo]] porta nell'architettura l'ideale di massa in movimento, come espressione di energia eroica. Dove è statica della coordinazione [[bramante]]sca, succede movimento; la coordinazione si trasforma in una più stretta unità, in subordinazione all'unità. Gli elementi si fanno più grossi o restan più grezzi, per presentarsi come massa, anziché come linea. (vol. XI, parte II, p. 1)
*La [[Cupola di San Pietro|cupola]], che Michelangelo elevò nel cielo di Roma sulla chiesa madre della Cristianità, nel cuore della città papale, come gigantesca tiara, tiene delle progettate cupole albertiane la voce sonora, della cupola di Santa Maria del Fiore l'ascensione trionfale; ma questi effetti nascono, non dai rapporti numerici dell'Alberti, non dalla {{sic|leggiera}} trama del Brunellesco, bensì da vigorosi contrasti di masse e di chiaroscuro, da vicenda di slanci e di freni, dalla lotta, che è in ogni forma creata dalle appassionate mani di Michelangelo. (vol. XI, parte II, p. 118)
*Espressione magnifica di Roma monumentale, la grandiosa cupola {{NDR|di san Pietro}} ha le membra possenti, le violente energie delle statue michelangiolesche. La sua mole, che di lontano trova riposo nella maestà delle ampie curve ascendenti, è il sogno della fantasia di Michelangelo verso la grandezza divenuto realtà. (vol. XI, parte II, pp. 118-121)
*Non l'interrotto monumento di Giulio II o la mutilata montagna marmorea di San Pietro in Vincoli, ma questa cupola {{NDR|della basilica di San Pietro}}, massima espressione di una forma prediletta e tipica dell'architettura nostra, legame fra l'Italia e l'Oriente, traduce la sete di grandezza dello scultore {{NDR|Michelangelo}}, che aveva divisato di trasformare una montagna in gigante, di martellarne il corpo nelle rocce, ergerne il capo nella regione delle nubi. (vol. XI, parte II, p. 122)
*[[Flaminio Ponzio]] aiutò e continuò l'opera di Martino Longhi in palazzo Borghese, e noi crediamo di riconoscere il suo intervento, anziché nella facciata verso via Fontanella di Borghese, che ci sembra propria del Longhi per la sua divisione a specchi, nell'altra, più vasta e magnifica, verso piazza Borghese, libera da lesene divisorie e arricchita da un grande scudo a foggia di cartella barocca, che s'aggrappa al timpano dell'edicola sovrastante il balcone e a quello della porta-finestra, animando col suo capriccio tutta la facciata e distruggendo l'impressione di vacuità, d'inconsistenza, che l'edicola desta nel prospetto verso via di Fontanella Borghese. Anche la bellissima lenta scalinata a gradi poligonali, che si stende a conchiglia rovescia davanti alla porta, e il cancello, tutto proprio di Flaminio Ponzio nella grazia esile e fiorita dei suoi motivi ornamentali, concorrono all'accentramento dell'effetto decorativo nell'asse mediano della facciata. (vol. XI, parte II, pp. 876-878)
*[[Domenico Fontana]] è l'architetto che lavora una facciata di chiesa come il rettilineo d'una strada, e, quando fosse vissuto in tempi moderni, come le rotaie d'una ferrovia. È un tecnico d'alto valore: innalza obelischi sulle piazze di Roma, trasporta la cappella del Presepe sotto il pavimento della cappella Sistina a Santa Maria Maggiore; distrugge, impetuoso vandalo, antichità pagane e cristiane, sempre benedetto da [[Papa Sisto V|Sisto V pontefice]]. (vol. XI, parte II, pp. 916-917)
*Purtroppo l'attività edilizia di Sisto V andò a scapito di augusti monumenti; e il Fontana ne fu l'esecutore inflessibile. Rovinò i resti delle [[terme di Diocleziano]], che impedivano la costruzione di [[Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri|Santa Maria degli Angeli]]; restaurò [[Basilica di Santa Sabina|Santa Sabina]], rimovendo gli antichi amboni, cancellando primitive pitture, demolendo i rivestimenti marmorei della tribuna; distrusse il [[Settizonio]]; e poco mancò che il [[Colosseo]] fosse da lui trasformato in lanificio, con logge per i tessitori, botteghe per le vendite. La morte del barbaro Pontefice sospese l'opera iniziata dal barbarico architetto, che già incominciava a spianare il suolo intorno al Colosseo, come racconta il [[Francesco Milizia|Milizia]]. Il costruttore, ch'ebbe più grandezza di spazio che grandezza d'arte, che ci dette più quantità che non qualità di lavoro, ci rimane quindi in aspetto di impresario, tenace come il Pontefice che lo protesse, rapido, forte d'intelletto, non d'arte. (vol. XI, parte II, p. 931)
*[[Pirro Ligorio]], a [[piazza Navona]], costruendo il [[Palazzo De Torres - Lancellotti|palazzo di Ferdinando Torres di Granata, ora Lancellotti]], si mostra contenuto nella facciata, che al pianterreno ha il bugnato un po' aggettato, e, nei piani superiori, semplicemente inscritto, ben ripartito, come a quadrelli in pavimento, regolarissimi, tranne verso la catena agli spigoli, ove essi perdono il moto uguale, e par s'allunghino a cercare connessione. Tende a monotonia, anche nel disegnare l'interno, l'architetto composto, ordinato, uguale. Ma il casino di Pio IV nei [[Giardini Vaticani]] fugge da questo silenzio: lavorano i fontanieri a rivestir di musaici all'antica pilastri e basamenti; ritornali gli efebi, le ninfe; escon le driadi dai boschi per vivere tra le ghirlande, i nastri, i festoni. Le grottesche romane antiche, quelle timide di [[Giovanni da Udine]], riprendon corpo, si addensano sulle pareti, si rilevano dalle riquadrature, tra un brulichio di girali, di campane di frutta, di vasi, di stemmi, di ghirlande. l'antiquario squaderna le sue note, riversa il sacco delle sue ricerche sulle pareti, sui suoi frammenti, veri o falsi, abbiano un nesso o no tra loro; e così figure, rilievi, ornati, fanno insieme una rievocazione dall'antico. (vol. XI, parte II, pp. 980-982)
*Più viva, per lo zampillar delle acque correnti, sonanti, per il moto delle fabbriche, sarà la [[Villa d'Este (Tivoli)|villa di Tivoli]], costruita dal cardinale [[Ippolito d'Este (1509-1572)|Ippolito II d'Este]] per cercarvi riposo, dopo le ire destate come cardinale protettore della corona di Francia. Uomo del Rinascimento, chiede alla villa tiburtina la pace, tra le grotte popolate di statue scavate in sua presenza a [[Villa Adriana]]. Pirro Ligorio vi profonde la sua vivace, ardente, napoletana fantasia; innalza a corona dei giardini il suo palazzo, cui s'accede come a trono eccelso, per ampie scalinate, da arcata ad arcata. Gli ornamenti che dovevano annidarsi sulla facciata del palazzo restarono nella mente di Pirro Ligorio, ma egli non dimenticò di farli eseguire sui padiglioni, sulle mostre delle fontane. Tutto è condotto rapidamente, come abbozzato, quasi che la finitezza fosse superflua in tutta quella festa della natura, in tutto quel rigoglio di verde, in quella musica delle acque, che [[Annibale Caro|Annibal Caro]] ci ricordò nella sua aurea prosa. (vol. XI, parte II, p. 988)
=====Parte III=====
*Certo {{NDR|[[Palazzo Corner della Ca' Granda]]}} è colossale, più di quanto si sia mai veduto sulla mobile superficie delle acque del Canal Grande, trionfante nella sua classicità, nella massiccia potenza delle colonne abbinate, ioniche al primo piano, corinzie al secondo, reggenti le arcate cariche di trofei. Quelle arcatelle son leggiere per la elefantina potenza delle colonne, e i due piani sembrano, a causa di esse, un pondo troppo forte per il basamento rustico del palazzo. (vol. XI, parte III, p. 124)
*[...] auspice il doge Andrea Gritti, Jacopo Sansovino aveva disegnata la costruzione {{NDR|della chiesa veneziana di San Francesco della Vigna}} sin dal 1534. Ma il disegno sofferse riduzioni e mutamenti per le filosofiche elucubrazioni del Padre [[Francesco Zorzi|Francesco {{sic|Georgi}}]], che, con le teoriche di Platone alla mano, con la cabala medioevale del tre «numero primo et divino» e con i suoi multipli, aveva l'audacia di riformare il progetto in corso d'effettuazione. E peggio, la sicurezza del frate dell'Ordine confuse il Sansovino, Tiziano, Fortunato Spira viterbese, il Serlio, che ne firmarono la relazione rinnovatrice dell'edificio chiesastico, a norma di rapporti e di dimensioni ad esso applicate, per ottenere «un'armonia consonantissima». (vol. XI, parte III, pp. 125-126)
*[...] [[Chiesa di San Francesco della Vigna|San Francesco della Vigna]] mostra nell'interno le chiare proporzioni di Jacopo {{NDR|Sansovino}}, non la sua vivezza cromatica, forse per l'adesione ai principî del frate censore {{NDR|Francesco Zorzi}}. Vi è un gran predominio di vuoti nella povertà francescana della chiesa; le lesene di pietra grigia, come tutte le cornici, sono piatte; ma un senso di pace, di equilibrio, nasce dall'armoniosa larghezza d'archi delle cappelle. Ancora l'eco toscana del Brunellesco s'avverte nella serie di sovrapposte lesene, tradotta in ampiezza cinquecentesca e in tranquilla maestà di linea nel giro fra cappella e cappella finché nella crociera le volte par s'innalzino a volo. (vol. XI, parte III, pp. 126-127)
*Il rapporto del [[tempio malatestiano]] di Rimini con la facciata di [[Chiesa di Santa Maria in Organo|Santa Maria in Organo]] è forse semplicemente casuale, ma ci mostra come [[Leon Battista Alberti]], suscitatore di masse nell'architettura, abbia fraternità di spirito con [[Michele Sanmicheli]], che, ad un tempo, tra le membrature battute sull'incudine, insinua finezze, delicatezze, fiori che le addolciscono, sorrisi che illuminano le forme giganti, luci e ombre che ne esaltano la vita. E come nell'architettura militare, per le sue fortificazioni di Verona, di Venezia, di Brescia, di Bergamo, di Peschiera, in Dalmazia, in Creta, in Candia, ecc., si ispira a [[Francesco di Giorgio Martini]], par che ne erediti l'infrangibile misura, la precisione del numero, il geometrico rigore.
===Citazioni sulla ''Storia dell'arte italiana''===
*Essa è considerata da alcuni come una vera e propria rivoluzione culturale, che attraverso scoperte e rivalutazioni e accostamenti di civiltà pittoriche diverse – dal mosaico alto-medievale al disegno, alla pittura rinascimentale, al manierismo – ha dato un nuovo profilo ai criteri del gusto in Italia. ([[Dizionario universale della letteratura contemporanea]])
*Non v'è nulla che egli non ricordi. Confronta a mente opere fra le più lontane, come se le avesse dinanzi contemporaneamente e vi leggesse i più minuti particolari. Egli è in ciò il tipico conoscitore per innata facoltà inimitabile. Nessuno che non abbia il suo sguardo e la possibilità di ricordare in modo così preciso tutto ciò che ha visto potrà giungere mai a fare l'opera colossale di revisione di tutte le attribuzioni come l'ha fatta Adolfo Venturi. Quando si pensa a ciò che era la storia dell'arte prima di lui, in cui a pochi grandi e celebri nomi si attribuiva tutta l'accozzaglia delle opere allora anonime ci si accorge degli infiniti benefìci che la ''Storia dell'Arte italiana'' ha portato nel campo dell'indagine costruendo il quadro con le grandi figure in primo piano e via via nei piani successivi le figure minori. I grandi ne hanno avuto, sfrondate le opere indegne di loro, maggior luce ed i minori hanno trovato il loro luogo. ([[Roberto Papini]])
*Per noi discepoli che abbiamo {{sic|seguìto}} passo per passo l'opera appassionata del maestro, il fatto che Adolfo Venturi sia giunto a favellare coi grandi pittori del Cinquecento ha un valore sentimentale. È come se i muratori e i manovali vedessero finalmente l'architetto disegnare il coronamento dell'edificio a cui hanno portato calce, rena e mattoni. Tutta la storia dell'arte italiana di Adolfo Venturi doveva infatti culminare nella visione del pieno [[Rinascimento]]. [[Barocco]] e [[Rococò|barocchetto]] saranno lasciati a chi li vorrà e li potrà studiare, quando i tempi saran maturi e la preparazione documentaria compiuta. ([[Roberto Papini]])
==[[Incipit]] di alcune opere==
===''La Madonna''===
Tredici secoli prima che Raffaello rappresentasse la Madonna della Seggiola come una bella nutrice tutta amore per il pargolo che gira attorno gli occhi di falco, un pittore cristiano nelle catacombe di Priscilla rappresentava in simil modo una matrona con la creaturina ignuda che le si aggrappa al seno e volgesi ratta, guardando coi grandi occhi dietro a sé, quasi per mettersi a difesa del nutrimento; e la madre ripiega soave il capo, e circonda il nato suo con le braccia protettrici.
===''Luca Signorelli, interprete di Dante''===
L'arte di [[Luca Signorelli]], più di ogni altra nel Quattrocento, evoca lo spirito dantesco, per la energia delle sue forme sfaccettate, il ''pathos'' che scaturisce dalle composizioni grandiose, dalle repentine luci, dai movimenti di schianto arrestati.
===''Piero della Francesca''===
Oggi la critica storica ha compreso la definizione che Fra' Luca Pacioli dette di [[Piero della Francesca|Piero]]: «monarca della Pittura a' suoi dì», segnalando il grande influsso del pittore di Borgo su tutta l'arte italiana dell'Emilia e del Veneto, della Toscana meridionale, come dell'Umbria, delle Marche e delle Romagne, dalla corte degli Estensi alla bottega di Giambellino, dalla turrita Cortona alla reggia di Federico da Montefeltro, dal tempio malatestiano alla cittadella forlivese degli Sforza e al santuario di Loreto. E dai quei luoghi si estese la riforma pierfrancescana su Roma e Viterbo, su Napoli e Messina, dal palazzo vaticano alla cappella Mazzatosta, dagli anonimi affreschi di Monteoliveto in Napoli alla pittura rinnovatrice di Antonello. Ma il grande maestro ha lasciato indelebili profonde tracce dell'arte sua, non ricordi di vita.
==Citazioni su Adolfo Venturi==
*Come le [[Opera d'arte|opere d'arte]] debbono essere guardate? Qui entrano in campo le facoltà più schiette di Adolfo Venturi. Egli non s'è mai contentato delle attribuzioni già fatte; una per una, su migliaia di opere, le ha tutte volute rivedere, sottoporre al tormento d'una analisi minuta e precisa; analisi prima di tutto dei caratteri materiali delle opere: i modi del disegno, il ricorrere di tratti abituali e tipici di ciascun artista, i modi di comporre, di colorire, di scolpire, le pieghe del panneggio, i formati delle figure, il metodo dell'architettare; analisi poi di ciò che è più sensibile e sfuggente alla critica, dall'interpretazione del soggetto allo spirito delle opere. a quel tanto di imponderabile che rivela l'opera d'un maestro a primo acchito e la distingue da quella d'un altro o degli imitatori. [[Roberto Papini]]
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Francesca Marini (a cura di), ''Caravaggio'', 1ª ed., introduzione di [[Renato Guttuso]], Rizzoli/Skira, Milano, 2003. ISBN 8817008087
*Adolfo Venturi, ''[https://archive.org/details/lamadonnasvolgim00vent La Madonna]'', Ulrico Hoepli, Milano, 1900.
*Adolfo Venturi, ''[https://archive.org/details/venturileonardolasuascuola/mode/1up/ Leonardo e la sua scuola]'', Istituto Geografico De Agostini, Novara, 1942.
*Adolfo Venturi, ''[https://archive.org/details/lvcasignorelliin00vent Luca Signorelli, interprete di Dante]'', Felice Le Monnier, Firenze, 1921.
*Adolfo Venturi, ''[https://archive.org/details/pierodellafrance00vent_0 Piero della Francesca]'', presso Giorgio & Piero Alinari, Firenze, 1921.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit01vent/page/n6/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. I, ''Dai primordi dell'arte cristiana al tempo di Giustiniano''], Ulrico Hoepli, Milano, 1901.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit02vent/page/n6/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. II, ''Dall'arte barbarica alla romanica''], Ulrico Hoepli, Milano, 1902.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit03vent/page/n6/mode/1up/ ''Storia dell'arte italiana'', vol. III, ''L'arte romanica''], Ulrico Hoepli, Milano, 1904.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit04vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. IV, ''La scultura del Trecento e le sue origini''], Ulrico Hoepli, Milano, 1906.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit05vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. V, ''La pittura del Trecento e le sue origini''], Ulrico Hoepli, Milano, 1907.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit06vent/page/n6/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. VI, ''La scultura del Quattrocento''], Ulrico Hoepli, Milano, 1908.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit71vent/page/n6/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. VII, ''La pittura del Quattrocento'', parte I], Ulrico Hoepli, Milano, 1911.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit72vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. VII, ''La pittura del Quattrocento'', parte II], Ulrico Hoepli, Milano, 1913.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit73vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. VII, ''La pittura del Quattrocento'', parte III], Ulrico Hoepli, Milano, 1914.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit74vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. VII, ''La pittura del Quattrocento'', parte IV], Ulrico Hoepli, Milano, 1915.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit81vent_0/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. VIII, ''L'architettura del Quattrocento'', parte I], Ulrico Hoepli, Milano, 1923.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit82vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. VIII, ''L'architettura del Quattrocento'', parte II], Ulrico Hoepli, Milano, 1924.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit91vent/page/n9/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. IX, ''La pittura del Cinquecento'', parte I], Ulrico Hoepli, Milano, 1925.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit92vent_0/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. IX, ''La pittura del Cinquecento'', parte II], Ulrico Hoepli, Milano, 1926.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit93vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. IX, ''La pittura del Cinquecento'', parte III], Ulrico Hoepli, Milano, 1928.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit94vent/page/n6/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. IX, ''La pittura del Cinquecento'', parte IV], Ulrico Hoepli, Milano, 1929.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit95vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. IX, ''La pittura del Cinquecento'', parte V], Ulrico Hoepli, Milano, 1932.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit96vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. IX, ''La pittura del Cinquecento'', parte VI], Ulrico Hoepli, Milano, 1933.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit97vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. IX, ''La pittura del Cinquecento'', parte VII], Ulrico Hoepli, Milano, 1934.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit101vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. X, ''La scultura del Cinquecento'', parte I], Ulrico Hoepli, Milano, 1935.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit102vent/page/n6/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. X, ''La scultura del Cinquecento'', parte II], Ulrico Hoepli, Milano, 1936.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit103vent/page/n10/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. X, ''La scultura del Cinquecento'', parte III], Ulrico Hoepli, Milano, 1937.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit111vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. XI, ''L'architettura del Cinquecento'', parte I], Ulrico Hoepli, Milano, 1938.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit112vent/page/n10/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. XI, ''L'architettura del Cinquecento'', parte II], Ulrico Hoepli, Milano, 1939.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit113vent/page/n4/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. XI, ''L'architettura del Cinquecento'', parte III], Ulrico Hoepli, Milano, 1940.
==Altri progetti==
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[[File:Adolfo Venturi.jpg|thumb|Adolfo Venturi]]
'''Adolfo Venturi''' (1856 – 1941), storico dell'arte e accademico italiano.
<!--{{indicedx}}-->
==Citazioni di Adolfo Venturi==
*{{NDR|[[Michelangelo Merisi da Caravaggio]]}} ...cancella il valore disegnativo dato alla forma dai fiorentini, rifugge dai partiti decorativi, semplifica la visione degli oggetti per mezzo di un taglio, nitido, notturno, tra luce e ombra; approfondisce e semplifica la composizione. Dalle opere giovanili, composte ad armonia di chiari colori, sotto luci bionde e velari leggieri di ombre trasparenti, alle ultime, cupe e notturne, schiarate da luci crude e costrette, l'arte del Caravaggio sempre più afferma i suoi principi fondamentali plastico-luminosi, che fanno di lui il precursore dei massimi geni del Seicento europeo: da Franz Hals e Rembrandt, al primitivo Velàzquez.<ref>Da ''Disegno storico dell'arte italiana'', 1924; citato in {{Cita|Caravaggio|pag. 186|Francesca Marini, 2003|harv=s}}</ref>
*E benedetta sia quella [[fotografia]] che nella pittura e nel ritratto in ispecie, ci libera dalla produzione di tanti imbianchini, e tanto più preziosa fa divenire la grande arte, per la rarità del suo uso.<ref>Da un'intervista rilasciata ad [[Anton Giulio Bragaglia]]; citato in Ando Gilardi, ''Creatività e informazione fotografica'', in ''Storia dell'arte italiana'', Einaudi, Torino, 1982, vol. 9, tomo II, p. 567.</ref>
==''Leonardo e la sua scuola''==
*Tra gli scolari più antichi di Leonardo, [[Marco d'Oggiono]] (n. 1407?–1530), tendente al manierismo di lusso e di gran pratica, ripete, in modo pedestre, costantemente, le opere del maestro, le traduce nei proprii forti contrasti di chiaroscuro e nel proprio intenso colore. Il suo momento massimo è rappresentato dal "Salvator Mundi" della Galleria Borghese e dalla "Madonna allattante" del Museo del Louvre: opere con diligenza condotte, con i capelli delle figure lumeggiati uno ad uno, le sottili pieghe delle vesti color di rubino. La modellatura non manca di finezza, ma le teste son compresse, le mani gonfie, gli occhi sporgenti dall'orbita. (p. XXXII)
*Marco {{NDR|d'Oggiono}} dipinse [[Pala dei tre arcangeli|i tre Arcangeli]] nella Galleria di Brera, facendo del vinciano Gabriele un vezzoso manichino; di Michele una macchinosa figura che oscura il cielo con le enormi ali distese e gli sbuffi tondeggianti del mantello; di Raffaele una grassa donzella imbarazzata nel sacco di pieghe delle vestimenta. Tra Gabriele e Raffaele è piombato Lucifero con la liscia testa di porcellana, le braccia sottili, le mani piccolette, le scure piante artigliate. L'artista già cade nella più uggiosa maniera, dimentico di proporzioni, di rapporti tra le figure e il paese, legnoso nelle figure memori del linearismo convenzionale del Civerchio<ref>Vincenzo Civerchio (1470 circa – 1544), pittore italiano.</ref>, cupreo nell'effetto di colore. (p. XXXII)
*Nella tarda "Assunzione" {{NDR|di Marco d'Oggiono}} della Galleria di Brera in Milano, gli Apostoli, che in terra si agitano per mirare l'Assunta in cielo, tra corone di nubi e di cherubini, non hanno più posto per muoversi; si attaccano, si accatastano, mentre i cherubini che attornian Maria con le ciocche della chioma al vento, con le gonfie vesti fasciate, volano, nuotano, cadono all'ingiù, perdon l'equilibrio. Tutto è sgangherato, tutto è come strappato a viva forza, per il grido dell'enfasi, per il tumulto degli elementi. Spentasi davanti agli occhi di Marco d'Oggiono la luce accesa dal maestro, egli s'irretì sempre più. Incapace di vedere un paese nella sua linea d'insieme, si contentò di far tutto di convenzione: paesaggio, figura umana, panneggio; cercò l'effetto nell'enfasi del gesto, nel turbinio barocco delle lucide pieghe, nell'accesa tonalità dei colori; parve anticipare i giorni del manierismo romano, senza pur possedere la virtuosità, la forza, propria ai maggiori seguaci di Raffaello e di Michelangelo. (p. XXXII)
==''Storia dell'arte italiana''==
===[[Incipit]]===
La religione del {{sic|Nazzareno}} arrivò dall'Oriente a Roma imperiale, ancora rigida nelle sue forme, avvolta nel mistero dell'infinito, tremante di ritrarre la immagine del Sommo Dio, e paurosa di rendere con forme d'arte i propri fasti.<br>La civiltà greco-romana, trasformata dalla religione cristiana, trasformò questa a sua volta, e la fece erede dell'arte antica, dandole forme esteriori, una costituzione che si fondò su quella dell'Impero e l'ellenico elevatissimo sentimento del destino umano. Mentre il cristianesimo si diffondeva nel mondo greco-romano, la filosofia giunse ad una nuova concezione del divino, che si approssimava singolarmente a quella dei cristiani; i pensatori adoravano il Dio a cui avevano innalzato un altare nel cuore; Dio che, non avendo alcuna forma concreta, poteva essere rappresentato solo per mezzo di simboli e di allegorie, così come lo rappresentavano i cristiani.<br>Il simbolismo primitivo de' cristiani è quindi della maggiore semplicità; l'arte teme di esprimersi in modo chiaro, e raccoglie anche dalla Giudea segni ideografici, antichissimi geroglifici che graffisce sulle tombe. <!--(Vol. 1 ''Dai primordi dell'arte cristiana al tempo di Giustiniano'', cap. 1)-->
===Citazioni===
====''Dai primordi dell'arte cristiana al tempo di Giustiniano''====
*Quando i primitivi cristiani ricorsero all'arte classica, chiesero forme molto semplici: erano perseguitati ed oppressi, e non conveniva loro la magnificenza dell'arte per i ritrovi sotterranei. Al lume delle lucerne e delle faci, nelle necropoli, bastava alle anime pie di vedere abbozzati quegli elementari simboli che s'incontravano dall'Italia alle rive del Nilo e alle vallate della Siria, come in tutte le città cristiane dei morti. Erano le parole della nuova lingua universale della fede. (vol. I, p. 3)
*Mentre nelle catacombe aleggia la speranza, sulla porta di [[Basilica di Santa Sabina|Santa Sabina]] si afferma la vittoria e il predominio della Chiesa. All'arte simbolica primitiva era succeduta un'arte concreta, sorta sotto l'influsso dello spirito latino e delle tendenze pratiche di Roma, un'arte con intendimenti d'insegnare e di erudire figurando il catechismo sulla porta della casa di Dio. (vol. I, p. 477)
====''Dall'arte barbarica alla romanica''====
*La contesa degl'[[Iconoclastia|iconoclasti]] giovò tuttavia al progresso dell'arte, staccandola da forme rituali, poi che le immagini, considerate quali mezzi d'insegnamento e di decorazione, dovevano conformarsi al sentimento popolare, esprimersi in una favella intesa facilmente da tutti. Certi antichi tipi dovevan divenire ogni giorno più oscuri e misteriosi, più lontani dalla vita a cui la contesa religiosa contribuì a ritornarli. E la decorazione naturalistica che tenne luogo delle sacre immagini, quella di animali d'ogni specie, di rappresentazioni di caccia e di pesca, tanto biasimate da San Nilo scrivendo ad Olimpiodoro, non andò perduta, anzi restò nelle abitudini dell'arte medioevale. (vol. II, pp. 131-132)
*I ''Dialoghi'' di [[Papa Gregorio I|San Gregorio]] sono una raccolta di miracoli e di visioni relative alla vita dei santi, fatta da un uomo di strana e malata sensibilità; ma essi formarono il modello che gli artisti seguiranno fedelmente; il pontefice che prima d'essere consacrato vedeva l'{{sic|angiolo}} sulla mole adrianea<ref>[[Castel Sant'Angelo]], detto anche Mausoleo di Adriano.</ref> riporre nel fodero la spada di fuoco, e che pregò poi per la salute dell'anima di Traiano imperatore, fu uomo preso or dall'entusiasmo, ora dalla disperazione; un veggente della collera di Dio, il profeta che si estolle sui campi della morte. (vol. II, p. 137)
====''L'arte romanica''====
*[[Wiligelmo]] lavorò nella [[Duomo di Modena|cattedrale di Modena]], secondo il [[Celestino Cavedoni|Cavedoni]], nei primi anni del secolo XII [...]. Devonsi a Wiligelmo la porta principale a occidente della chiesa, adorna di figure di profeti entro nicchie e di complicati intrecci di rami con uomini e animali, e le sculture sulla facciata con le prime storie della Genesi. Qui egli è grandioso, ispirato all'antica arte carolingia; scolpisce le figure con forti mandibole, grosse labbra, capelli che hanno l'apparenza di parrucca; gira in tondo le vesti sulle spalle, sul ventre e sulle ginocchia. (vol. III, pp. 102-104)
*Questa piletta {{NDR|del Museo civico di Modena}} non è la sola opera scultoria che ci mostri la differenza dell'arte di [[Niccolò (scultore)|Niccolò]] da quella di Wiligelmo. Fra le altre sculture v'è quella della porta detta della Pescheria, nel duomo di Modena, appartenente al tempo stesso di quella de' Principi. Si è molto discusso sull'età della porta della Pescheria, che pure mostra ad evidenza la mano di Niccolò, cooperatore di Wiligelmo, di lui più giovane e meno arcaico, che non taglia, al pari di lui, le figure con segni angolosi o rettilinei, né dà loro mani smisurate, capelli e barbe a strie sottili, parallele, ondulate, zigomi sporgenti in modo straordinario, occhi spalancati, nasi grossi e lunghi; bensì forma i suoi personaggi con i capelli a ciocche ricciute, i volti larghi e schiacciati, le estremità più proporzionate, le vestimenta più curvilinee e pieghettate nelle orlature. (vol. III, p. 160)
*Sull'archivolto della porta della Pescheria {{NDR|nel duomo di Modena}} sono figurati [[Re Artù|re Arturo]] e altri eroi del ciclo epico bretone, il che fece pensare come i bassorilievi stessi fornissero la prova dell'origine straniera di Wiligelmo (a cui quelli si attribuirono invece che al più giovane e meno arcaico Niccolò), senza pensare che re Arturo nel Nord d'Italia, come nel Settentrione d'Europa, poteva bene essere considerato il tipo del cavaliere cristiano. (vol. III, p. 164)
*L'associazione di Wiligelmo con Niccolò continua a Piacenza, nella [[Duomo di Piacenza|cattedrale]] rifabbricata sull'antico nel 1122 [...].<br>Nella trabeazione della porta laterale della facciata, a sinistra, si osservano le rappresentazioni dell'Annunziazione, della Visitazione, dell'Annunzio ai pastori, dell'Adorazione de' Magi. E qui sono le figure di Wiligelmo, con teste lunghe, grandiose, coperte da una specie di turbante o di corona turrita, con vesti cadenti in fascio all'ingiù; mentre nell'altra trabeazione, dov'e sono espresse le scene della Purificazione, della Fuga in Egitto e della Tentazione di Cristo nel deserto, si rivedono le pieghe raggirate di Niccolò, le teste più tonde e schiacciate, e tutti gli altri caratteri suoi. (vol. III, pp. 174-176)
*Educato, erudito in una forma d'arte ispirata principalmente a quella de' sarcofagi romani, così come s'educarono ed erudirono i più antichi scultori di Provenza e di Borgogna, l'[[Benedetto Antelami|Antelami]] ebbe dagli scultori di Francia una più larga trama per ordirvi le sue figure, i materiali più abbondanti e ricchi dell'arte francese per le sue invenzioni. (vol. III, p. 277)
*Tutt'intorno al [[Battistero di Parma|battistero {{NDR|di Parma}}]] corre una gran fascia o zooforo, con figure mostruose e d'animali: un gufo; due tondi con mezze figure d'uomini con pileo in capo, il bastone in mano e la clamide agganciata sulle spalle; quindi un asino; un busto d'Ercole con la pelle del leone nemeo; due girasoli; un drago con faccia umana, le zampe anteriori di quadrupede, le orecchie grandi, un berretto in capo, le ali, la coda attorcigliata. Seguono una scimmia, un grifone, un viso d'uomo ritratto dal vero, due draghi a testa umana, un centauro che saetta un asino drizzato a brucar le foglie dei rami d'un albero, un altro asino, due cammelli, un elefante con una torre sul dorso, due tori, una folaga sulle acque. (vol. III, p. 308)
*Il battistero di Parma è opera la maggiore e meglio compiuta della scultura romanica del Settentrione. Il poema della redenzione umana si spiega all'esterno dal sacro luogo custodito dagli angioli solenni, che svolgono il rotulo delle promesse divine, e vigilato dai profeti chiaroveggenti, testimoni delle avverate speranze delle genti. (vol. III, p. 312)
*[[Nicola Pisano|{{sic|Niccola}} {{NDR|Pisano}}]] col suo potente ingegno aveva raccolto in sé la forza che erompe dall'antico, la pienezza, la robustezza, il naturalismo sincero; quella forza che quasi due secoli dopo raccolse Jacopo della Quercia nelle sue forme poderose e sane, e quindi Michelangelo ne' suoi atleti. (vol. III, p. 992)
*[[Giovanni Pisano]], che segue amoroso le tracce paterne, è arcaico al confronto, perché non ebbe la forza tutta individuale di Niccola nel frangere le convenzioni, dominare la materia col pensiero, rispecchiare la bellezza antica, penetrare nella verità della vita. (vol. III, p. 1000)
*La vita moderna scaturisce dall'antichità classica nell'opera di {{sic|Niccola}} {{NDR|Pisano}}; del linguaggio greco e latino si giova per dire più correttamente e nobilmente nel dolce stil nuovo; passando sulle rovine dell'arte dei bassi tempi, con le tradizioni cristiane nel cuore, arrivò a toccare il lido di un mondo quasi sconosciuto. (vol. III, p. 1000)
*Non rattenuto da schemi iconografici, sciolto dai vincoli chiesastici, Niccola d'Apulia<ref>Grafia alternativa per Nicola Pisano, richiamante le sue origini.</ref> all'esterno del battistero fece rifiorire le forme italo-greche e romane, mentre stampò costumi e uomini del suo tempo, or mettendo un turbante a un busto aureliano, ora trattando anche per masse le chiome di figure che con i grandi occhi scoppianti fuori dalle orbite guardano innanzi a sé; ora rendendoci tipi di gaudenti, di cortigiani superbi, di uomini di scienza solenni, di vecchi austeri che sembran muovere rampogne, di orientali, di donne rubiconde, ecc.<br>Il mondo di Niccola d'Apulia è lì come sopra un gran ponte gettato tra l'antichità e l'evo moderno. (vol. III, p. 1004)
====''La scultura del Trecento e le sue origini''====
*Ne' personaggi di questa tragedia {{NDR|la '' Strage degl'innocenti'' nel pulpito della chiesa di Sant'Andrea di Pistoia}} si scorgono i corpi allungati, le teste oblunghe, i movimenti contorti; e si manifesta, anche sotto la guida del padre {{NDR|Nicola}}, [[Giovanni Pisano]], nelle mosse brusche a lui naturali, nelle crude e taglienti determinazioni del vero. (vol. IV, p. 3)
*Queste quattro statue {{NDR|nel ciborio della basilica romana di San Paolo fuori le mura}} ci rivelano la grande arte di [[Arnolfo di Cambio|Arnolfo]]: appena nella figura dell'oratore, nel movimento avanzato dell'anca sinistra, si nota una lieve contorsione gotica: in tutto il resto esse sono forti e salde, e la testa naturalistica del vecchio frate, la superba figura dell'oratore, sicuro di sé, ci dicono come le grandi fonti dell'antico e della natura si unissero nell'arte di Arnolfo quali due torrenti nell'alveo di un fiume. (vol. IV, p. 80)
*Compiuto il monumento di Bonifacio VIII in San Pietro, Arnolfo tornò a Firenze a continuar l'opera di Santa Maria del Fiore, e a rinnovare, con la potenza del suo genio, l'arte fiorentina. Ma ben presto, l'8 di marzo 1302, secondo le ricerche del Frey<ref>Karl Frey.</ref>, venne meno il grande scultore e architetto, il maestro caro a Carlo I d'Angiò ed ai romani Pontefici, desiderato dai Perugini quando ancora Giovanni Pisano lavorava alla fonte di Piazza. Morì lasciando un'orma eterna, facendo sorgere come per incanto, in un breve corso d'anni, Santa Croce, Santa Maria del Fiore e il Palazzo Vecchio di Firenze. La scultura iconica ebbe da lui il maggiore sviluppo, l'architettura nuovi fondamenti. (vol. IV, p. 167)
*[[Lorenzo Maitani]] disegnò la facciata del Duomo {{NDR|di Orvieto}}, ancora mancante, e fu il provveditore della sua decorazione. Gli angeli, che egli stesso gettò, per circondarne il gruppo della Vergine col Bambino assisa sotto un padiglione disposto sull'architrave della porta maggiore, hanno tale corrispondenza con il maggior numero delle figure de' bassorilievi, da farci ritenere che una stessa mano abbia eseguito gli uni e gli altri, o almeno che modelli di forme del tutto simili siano stati dati al fonditore e ai marmorari. (vol. IV, p. 323)
*Lorenzo Maitani, nella sua città natale {{NDR|Siena}} e in Firenze nella bottega del grande scultore da Pontedera<ref>Andrea Pisano, nato a Pontedera nel 1290 circa.</ref>, cercò gli esecutori delle sue idee grandiose; e questo spiega come nelle sculture della facciata del Duomo di Orvieto, in quella della Visitazione, ad esempio, la scena sia similissima all'altra della porta in bronzo d'Andrea Pisano. (vol. IV, pp. 325-328)
*Andrea di Cione Arcangnuolo o Arcangio o Arcagnio, detto l'[[Orcagna]], compare per la prima volta nel 1343 tra i pittori fiorentini, e, nove anni dopo, iscritto tra i maestri di pietra e di legname. Pittore, {{sic|musaicista}}, scultore, architetto, poeta, fu esempio della versatilità artistica italiana, personificazione dell'unità delle arti. (vol. IV, p. 637)
*Niuna delle figure {{NDR|del tabernacolo di Orsanmichele}} ha il capo circondato del nimbo o è avvolta da un'aureola, perché già gli uomini raccontavano di avvenimenti sacri come di cose famigliari, e si avvicinava il momento in cui l'arte religiosa rifletterà la vita sociale ne' suoi aspetti. L'Orcagna tolse i simboli, perché sentì di esprimere anche senza di essi, sinceramente, la sua devozione. (vol. IV, p. 640)
*Nel rappresentare {{NDR|nel tabernacolo di Orsanmichele}} una scena solenne, come quella dell<nowiki>'</nowiki>''Assunzione'', {{NDR|l'Orcagna}} ricordò d'essere non solo scultore, ma anche {{sic|musaicista}}, per ottenere gli effetti più vivi e abbaglianti, col fondo di smalto azzurro sparso di stelle. E ricordò d'essere architetto quando quei bassorilievi e quei musaici dispose nel tabernacolo, mirabile per l'armonia delle parti, per la nobilissima eleganza dell'insieme, per la maestà assunta dallo stile gotico. Dalle sue sculture spira un'aria grave, melanconica. Non sembra giusto di figurarci l'Orcagna come uno spirito irrequieto che tenti sempre cose nuove; è piuttosto un maestro laborioso, pratico e sodo. Le sue figure non hanno quella vita degli occhi che spira nelle opere trecentesche; tuttavia la ''Fede'' dalle pupille estasiate, Maria che riceve l'annuncio della fine della vita mortale, gli {{sic|angioli}} presi da incanto che abbassano le ali lungo i pilastri del tabernacolo, mostrano quanto fosse alto nell'Orcagna il sentimento della convenienza religiosa. (vol. IV, p. 662)
====''La pittura del Trecento e le sue origini''====
*Abbiamo veduto così, tra i maestri che dipinsero le tavole del {{sic|Dugento}}<ref>Toscanismo per Duecento.</ref>, il Berlinghieri ligio a forme antiquate, Margaritone disfatto, Giunta grossolano, [[Coppo di Marcovaldo]] imitatore garbato de' Bizantini, Guido da Siena stampatore di Madonne, ecc. Tuttavia dagli uni agli altri le forme si vanno elaborando e digrossando, finché Cimabue irrompe con la sua passione tra gli stanchi fantasmi dell'arte romanica, e sopraggiungono Pietro Cavallini, a ridare romana forza ad Apostoli e Santi, Duccio di {{sic|Boninsegna}}, a coronare le tradizioni bizantine; Giotto a creare il damma sacro, la divina Commedia. (vol. V, pp. 121-122)
*Nel 1291, quando [[Pietro Cavallini]] lavorava i {{sic|musaici}} di Santa Maria in Trastevere, un gran progresso dovette essere avvenuto nella sua maniera, [...]. Non si vedono più figure piatte su fondi d'oro, ma scene aventi rilievo e gareggianti con la pittura, vesti a colori schiariti e svaniti nelle parti avvivate da bianche luci, intensi gradatamente nelle ombre. L'oro, non steso più ne' manti come su lastre metalliche, s'intesse ne' broccati e nelle tele, trae dalle penne del pavone il suo splendore per raggiare nell'ala dell'angiolo dell'''Annunciazione'', filetta i contorni, sparge di moschette o alluciola i panni per mettere all'unisono il fondo con le figure sovrapposte, che sembrano intagliate nelle onici o nelle gemme. (vol. V, pp. 141-143)
*Nonostante le affinità che si devono riconoscere tra i due maestri, [[Cimabue]] è più plastico, poderoso e massiccio, il Cavallini più grandioso e monumentale; Cimabue modella con insistenza le figure, come se dovesse formarle nel bronzo, il Cavallini dà loro slancio potente; Cimabue elabora tipi bizantini rendendoli grifagni, Cavallini è più libero dalla convenzione bizantina e più classico; Cimabue prepara gl'intonachi con una tinta nerastra, il Cavallini di rosso. (vol. V, pp. 201-206)
*L'ultima opera certa di lui, la tavola della ''Natività della Vergine'', nel Museo dell'Opera di Siena, ci mostra come, invecchiando, debole di spirito e di forma, sempre più si accostasse alla vita, vestendo de' costumi del tempo i personaggi, staccandosi dagli esemplari di Duccio<ref>[[Duccio di Buoninsegna]].</ref> e avvicinandosi sempre di più al fratello<ref>[[Ambrogio Lorenzetti]].</ref>. Ma la morte troncò, verso il 1350, i nuovo conati di [[Pietro Lorenzetti]]. Gli ultimi suoi anni sono avvolti nel mistero; e la notizia d'un quadro di lui, esistente nella chiesa di San Francesco ad Avignone, potrebbe generare il sospetto che là si recasse il maestro dopo avvenuta la morte di Simone Martini. (vol. V, p. 678)
*Un ciclo di pitture che ha reso famoso Pietro Lorenzetti è quello della basilica inferiore d'Assisi. Prudentemente il Thode<ref>Thode, ''Franz von Assisi'', Berlin, 1904, pag. 294. {{NDR|(N.d.A., p. 680)}}</ref> notò che si ebbe ragione a toglierle a Puccio Capanna, a Pietro Cavallini e a Giotto, ma che si andò troppo oltre nell'assegnarle a quell'autore e non a' suoi seguaci. (vol. V, p. 680)
*{{NDR|Commentando il ciclo degli affreschi dell'''Allegoria ed effetti del Buono e del Cattivo Governo'' nel Palazzo Pubblico di Siena}} Prima che l'umanesimo richiamasse in onore le divinità pagane rimaste per tutto il medioevo nell'immaginazione popolare, rideste ai primi tepori della civiltà nuova, [[Ambrogio Lorenzetti]] rende loro lo scettro sugli uomini.<br>L<nowiki>'</nowiki>''Estate'' ha il tipo pieno, rubicondo, proprio di Ambrogio, il quale qui fu meno scarso del solito nel segnare i tre quarti del volto della figura, e rapido nel tratto, sciolto, freschissimo. L<nowiki>'</nowiki>''Autunno'' pare un'incisione a due tinte per le bianche lumeggiature sulle carni abbronzate, ora a tratti veloci e ora a masse sulle parti prominenti e più esposte alla luce. C'è modernità in quegli schizzi a colpi, saldezza d'arte progredita, libertà di maestro. Ambrogio Lorenzetti è più nuovo che non nelle opere finite in quegli abbozzi decorativi dove si lascia sorprendere senza la dottorale zimarra che sembra indossare di solito. (vol. V, pp. 709-710)
*[...] più che da Giotto e dai Fiorentini, come si è ritenuto sin qui, Ambrogio attinse da Simone Martini e dal fratello {{NDR|[[Pietro Lorenzetti|Pietro]]}}, come può vedersi nella ''Madonna del latte'' in San Francesco di Siena, dove i contorni del volto di Maria sono crudi, scarsi e manchevoli nello scorcio, le mani hanno dita staccate e aperte, il drappo involgente il Bambino prende curve gotiche. Era naturale che Ambrogio e Pietro, fratelli e talvolta cooperanti, influissero l'uno sull'altro, e che il più giovane {{NDR|Ambrogio}} prendesse qualche abitudine dal fratello maggiore saputo ed esperto. (vol. V, p. 722)
*Recò nuove forze in Toscana, pure attingendovi nobiltà di forma, [[Antonio Veneziano]], succeduto ad Andrea da Firenze come continuatore delle ''Storie di Ranieri'' nel Camposanto di Pisa. Vuolsi scolaro di Taddeo Gaddi, perché le sue forme si attengono ai grandi esemplari di Giotto, ma son più prossime direttamente a queste che non a quelle di Taddeo o di Agnolo Gaddi, più vere, più equilibrate e armoniose, più limpide di colore e più liete. (vol. V, p. 915)
====''La scultura del Quattrocento''====
*[[Jacopo della Quercia]] rappresenta il ritorno verso le forme degli avi etruschi. Per lui rivive, come per un'intima ingenita forza, lo spirito, il sentimento naturalistico dell'antica arte indigena; riede con lui l'amore al forte rilievo, alla pienezza, alla gagliardia che distinse lo stile etrusco nel suo maggiore sviluppo. (vol. VI, p. 67)
*Per ottenere il movimento, [[Nanni di Banco|Nanni {{NDR|di Banco}}]] cadde nel barocco ricercando scuri e profondità di scuri nelle vesti tormentate. Rappresentò l'''Assunzione della Vergine'', con gli angioli reggenti a fatica la mandorla, ove Maria volgesi a stento e allunga con isforzo le braccia per porgere il cinto a Tommaso. Questi, invece di sollevar le braccia per ricevere, par che stenda le palme davanti agli occhi, come per difendersi da luce abbagliante. (vol. VI, p. 209)
*[...] per amor del movimento, Nanni di Banco si provò a risolvere leggi prospettiche, ma in modo che fece dire di lui al Vasari: «fu persona alquanto tardetta». (vol. VI, pp. 210-212)
*{{NDR|Commentando due bassorilievi raffiguranti Giovanni Tornabuoni e sua moglie Francesca Pitti}} In questi bassorilievi il [[Andrea del Verrocchio|Verrocchio]] appare sotto un aspetto nuovo, ribelle alle tradizioni dell'antico, intento a rappresentarci la realtà della vita, la commedia umana. Nella forma lo diremmo un barocco del Quattrocento, se la pesantezza non fosse attenuata dalla ricerca scrupolosa del particolare e della sincerità dell'espressione. (vol. VI, p. 712)
*{{NDR|Commentando il busto di Eleonora d'Aragona di Francesco Laurana}} E un busto fine, purissimo, con gli occhi tagliati come di una mascheretta, con le sopracciglia appena segnate come da un filo, tutto condotto dolcemente; e se non fossero certi colpi di trapano all'angolo delle labbra e nelle nari, parrebbe fatto col fiato; la tunica lasciata scabra dà l'idea di seta crespa, la cuffietta del capo, d'un velo di seta a righe. Il ritratto è il primo d'una serie di busti muliebri ne' quali il [[Francesco Laurana|Laurana]] raggiunge una finezza anche maggiore. (vol. VI, p. 1034-1035)
*[...] le donne del Laurana par che esalino l'anima [...]. (vol. VI, p. 1044)
*Scultore mutevole di maniera, Francesco Laurana dalle forme impetuose dei primi tempi arrivò alle più raffinate, sempre circondando le figure sfarzosamente di ornati nello stile più elegante, mettendole in ambienti trionfali. I seguaci, che molti ebbe in Sicilia e in Francia, scemarono la schiettezza dell'impronta nelle sue opere, ne tolsero determinazione, dignità e purezza; ma, in ogni modo, il Dalmata tiene con onore un posto degnissimo tra i maestri che Venezia madre crebbe a civiltà. (vol. VI, p. 1049-1050)
====''La pittura del Quattrocento''====
=====Parte I=====
*Tra i quadri più antichi di [[Gentile da Fabriano|Gentile]] è il polittico dipinto per la chiesa dei minori Osservanti a Valle Romita, ora in molte parti nella Galleria di Brera a Milano. Il pittore si mostra arcaistico più che in altre opere, rappresentando l'Eterno, nell'''Incoronazione'', come un vegliardo colossale, con alta corona gotica, circondato da cherubini dalle ali cangianti, come biforcate; la Vergine e il Redentore seduti nello spazio sopra raggi e fiamme; [...]. (vol. VII, parte I, p. 190)
*A Firenze, Gentile, l'apparatore magnifico, riversa fiori nelle gotiche cornici, popola di cavalli, di cani, di scimmie, di uccelli la scena dell'''Adorazione dei Magi''. Passano i Re sul fondo, di contrada in contrada, scendono le erte montane, varcano i ponti levatoi de' castelli, seguiti da cortigiani col falco in pugno, da cacciatori col {{sic|guepardo}}. Il più vecchio si prostra, bacia un piede al divin Bambino che gli pone una manina sulla testa calva; e gli altri due Re offrono riverenti i doni chiusi come in gotici reliquiarî. Vesti di broccato e di damasco, cinture gemmate e con caratteri cufici, come ne' vasi ageminati della Persia, bardature e fornimenti d'oro de' cavalli, risplendono in quella scena strabocchevole di ricchezza, dove il pittore fa la ruota, pavone dalle iridiscenti penne occhiute. (vol. VII, parte I, pp. 196-198)
*Rispetto al Fabrianese {{NDR|Gentile da Fabriano}} il [[Pisanello]] sembra un improvvisatore, il quale da ogni cosa che lo circonda, e più che da sé stesso e dai suoi simili, tragga dalla vita degli animali i motivi dell'arte. Cani d'ogni specie, cavalli e muli, scimmie, animali rari e comuni, uccelli visti a volo per le valli o addestrati alla caccia, formano ogni sua delizia. Vero pittore d'animali, ne spia gli istinti ne traduce rapidamente le forme, le abitudini, i moti, ne rende i peli, le piume, le chiazze del colore della pelle, li figura ne' più variati e fuggevoli aspetti; se non gli riesce di sorprenderli di fronte, li persegue a tergo pian piano con la punta d'argento o la penna. (vol. VII, parte I, p. 250)
*{{NDR|Commentando l'affresco ''San Giorgio e la principessa'' nella chiesa di Santa Anastasia a Verona}} Qui veramente il Pisanello mostrò la gran novità dell'arte sua, il talento di attore: non la scena di sangue e di morte, ma il momento d'ansia, il silenzio drammatico dell'ultimo momento d'attesa, che precede la folgore e lo scoscio della tempesta. (vol. VII, parte I, pp. 258-259)
*È probabile che, dalla maturità in poi, applicatosi specialmente ad eseguir medaglie, il Pisanello lasciasse frammentarie le ricerche dei moti dell'espressione e della vita umana. Oltre i disegni d'animali, tengono il primo posto quelli de' ritratti che dovevan servirgli a modellar medaglie. (vol. VII, parte I, p. 263)
*[[Paolo Uccello]] {{NDR|nel ''Diluvio''}} fece ignude gran parte delle sue figure, quasi a meglio mostrare il brivido de' corpi e il gelo delle ossa, in mezzo alla furia degli elementi, sotto il fato che incombe terribile. [...]. Non gli basta disegnare la convulsione dei corpi, ma li fa macerare dalle acque, sbattere dai venti, intirizzire dallo spavento; e da per tutto, nelle acque rigonfie, nel cielo tempestoso, nella furia dell'aria, fa rombare la morte. (vol. VII, parte I, p. 338)
*[...] [[Donatello]] non ispirò Andrea {{NDR|del Castagno}} soltanto nell'ornare alla classica la sala del ''Cenacolo'', ma anche nel drappeggiare i personaggi nelle vesti dalle pieghe con forti addentramenti, nodose e contorte. Con lo studio delle forme nuove nell'architettura e nell'ornamentazione, [[Andrea del Castagno]] associò quello del rilevo e della prospettiva, facendo che tutte le figure del ''Cenacolo'' si veggano dal punto di vista dell'osservatore scorciare dal sotto in su con il pavimento, gli scanni, la mensa e i lacunari del soffitto. E nonostante tutte queste raffinatezze d'arte e di tecnica, serbò la sua fibra campagnuola energica e rude. (vol. VII, parte I, p. 348)
*La luminosità del colorito elegantissimo e puro, appresa da Masolino e dall'Angelico, ammodernata con lo studio della prospettiva aerea, forma il gran merito di [[Domenico Veneziano]], ch'ebbe ad aiuto e cooperatore [[Piero della Francesca]], il maestro che portò a perfezione quella tecnica, quel dolcissimo impasto di colore e di luce. (vol. VII, parte I, p. 359)
*La logica, il senso pratico di cui era dotato [[Filippo Lippi]], ne fa presto un ribelle all'iconografia sacra. Quando dipinse per la moglie di Cosimo de' Medici la tavola della ''Natività'', [...], nell'alto del quadro fece sporgere le due mani dell'Eterno. In antico s'era indicato con una mano sporgente dal cielo l'intervento di Dio Padre; ma Egli non è monco, avrà pensato Fra' Filippo, e dipinse le due mani aperte in atto di protezione. (vol. VII, parte I, p. 364)
*Sin dalle opere prime giunte a noi, il pittore {{NDR|Filippo Lippi}} scuote il gioco iconografico, cerca libertà di forme e d'immagini. Gli insegnamenti del [[Beato Angelico]] si perdono nelle sue figure dalle teste schiacciate e quadre, dal naso corto, dalla bocca larga, dalle mani fanciullesche. Molte di esse par che stiano sospettose in ascolto, e solo si elevano alquanto se entro l'arte del Frate<ref>Filippo Lippi fu frate carmelitano fino al 1461, quando papa Pio II lo dispensò dai voti.</ref> penetra un ricordo dell'Angelico. Allora si illuminano le carni, e la grazia veste i corpi atticciati e ne schiara gli aspetti. (vol. VII, parte I, p. 366)
*{{NDR|Filippo Lippi}} Nel 1450 gli fu tolto il titolo di rettore e commendatario di san Quirico a Legnaia, per non aver pagato un debito e, peggio, per aver fatta una quietanza falsa a fine di provare d'averlo pagato. Ma molto gli fu perdonato perché molto si fece perdonare per le opere sue, [...]. (vol. VII, parte I, p. 374)
*Conquistata la tecnica, il [[Pesellino]] sembra buttarsi a capofitto nel piacere, nel gaudio della vita, nella società più che mai fiorita. Abbellendosi, scaldandosi, rallegrandosi tutto, mirò ad altri maestri, come Paolo Uccello, per imparare a render lo spazio, a rappresentare le delizie del paese, a scorciar corpi per dar vivezza ai moti. (vol. VII, parte 1, pp. 392-393)
*Gentilezza senza preziosità, tenerezza senza sdolcinatura, un certo languore nell'espressione e nella grazia di corpi talvolta toscanamente dinoccolati; raffinatezza di segno, colori eletti e splendenti, chiaroscuro sempre più intenso e profondo: tale è il fiore dell'arte di Francesco Pesellino. (vol. VII, parte I, p. 402)
*{{NDR|Riferendosi ad alcuni quadri conservati nella Pinacoteca di Siena}} [...] in tutto il [[Sassetta]] porta una amorosa cura, una delicatezza di segno, una colorazione delle carni rosate nella luce, verdognole nell'ombra, una dolcezza di effetti nuovi nella pittura senese quattrocentesca. (vol. VII, parte I, p. 492)
*Con l'anima di trecentista, il Sassetta lavorò nel tempo nuovo, dando timide espressioni fanciullesche alle figure spoglie d'ogni grandezza e d'ogni forza. La grande ideal sintesi di Giotto non è più nella rappresentazione della leggenda francescana: le animule figurate del Sassetta vorrebbero vivere nel mondo ultrasensibile. (vol. VII, parte I, p. 494)
*{{NDR|Commentando gli affreschi eseguiti nella Cappella Sistina}} Più d'ogni altra cosa il [[Sandro Botticelli|Botticelli]] cercò di rendere il movimento, e oltre quello dell'azione, l'altro ritmico della composizione, per trovare unità ne' diversi momenti dell'azione stessa, o il collegamento delle diverse azioni successive svoltesi nello stesso campo. Curvando, piegando, inchinando, torcendo trovò nel ''Sacrificio di Cora, Datan e Abiron'' l'unità tragica delle azioni diverse, così come, disegnando poi in un solo foglio un Canto della Divina Commedia, riuscì talora a tener di mira la linea della composizione, l'effetto dell'intero Canto, pur commentando passo passo i versi danteschi. (vol. VII, parte I, pp. 619-622)
*{{NDR|Commentando l'affresco ''Disputa di S. Tommaso'' nella Cappella Carafa della basilica romana di S. Maria sopra Minerva}} In Roma Filippino par che senta il freddo prendere le sue composizioni delicate, e si sforza ad accentuare lineamenti, anche a ingrossarli. Tra i disputanti, parecchi hanno labbra tumide, slargate, {{sic|nari}} vibranti, orecchie carnose curvate, pesanti vestimenta contorte. Filippino cerca di render la carne, l'aggrotta sulla fronte, l'ammonta sulle sopracciglia, la gonfia nelle {{sic|guancie}} dalla linea che parte dalle nari acute, la rigonfia all'estremità delle labbra, l'affloscia e l'imbudella sul collo. Roma imbarocchisce il {{sic|dòlce}}, il timido Filippino. (vol. VII, parte I, pp. 654-656)
*La educazione pittorica di [[Domenico Ghirlandaio]] si può ricercare nell'opera che con tutta probabilità è la prima in cui l'artista si esprima compiutamente, cioè nella cappella di Santa Fina a San Gimignano, ove sembra un continuatore perfezionato, raffinato di [[Benozzo Gozzoli|Benozzo di Lese]]<ref>Benozzo di Lese di Sandro (1420 circa – 1497), più noto con il nome di Benozzo Gozzoli.</ref>. (vol. VII, parte I, p. 716)
*{{NDR|Commentando la pala eseguita dal Ghirlandaio per l'altare maggiore della chiesa di San Giusto alle Mura, detta degli Ingesuati, ora conservata agli Uffizi}} La tavola dimostra sì che il Ghirlandaio è uscito dalla stessa corrente artistica dalla quale uscirono il Botticelli e Filippino Lippi; ma pare che il giovane pittore avesse l'animo aperto al nuovo, e raccogliesse fiori da altri giardini non piantati da Fra' Filippo<ref>Filippo Lippi.</ref>, e specialmente da quelli di Andrea Verrocchio. (vol. VII, parte I, p. 724)
*Più che con gli scarsi dipinti, il Verrocchio insegnò con l'opera di orafo e di scultore; ma anche con la sua tecnica esperienza di pittore dette impulsi verso la perfezione della pittura toscana, usando i nuovi metodi del colorire ad olio, giungendo nella costruzione del nudo a forte solidità e a sicura penetrazione de' muscoli e delle ossa, arrivando a imprimere nei corpi una forza vitale, più che con l'atletica potenza de' {{sic|Pollaiuolo}}<ref>Antonio e Piero del Pollaiolo.</ref>, con la grandezza morale, l'incisiva sobrietà delle linee, l'orgoglio della massa severa. (vol. VII, parte I, pp. 784-785)
=====Parte II=====
*Unica pittura di [[Melozzo da Forlì|Melozzo]] in Forlì è l'insegna di una farmacia, ora nel Museo civico forlivese: ''Il Pestapepe''. L'atletico facchino di farmacia piomba il pestello sul mortaio con uno sforzo proprio di un Ercole che precipiti Anteo. L'azione per lo stringer dei denti bene espressa nel volto, e per le gambe allargate bene resa nella persona, ha l'eccesso particolare alle insegne che debbono richiamare l'attenzione del pubblico. Nell'oscuro vano d'una porta, la {{sic|pollaiuolesca}} immagine campeggia segnata da un tratto ferreo, potente per l'effetto prospettico. (vol. VII, parte II, pp. 61-62)
*Non poteva imitarsi l'arte profondamente individuale di Melozzo. Rimase bensì nel fondo, nell'anima dell'arte italiana; e vive a Roma con quella dei fattori del moderno rinnovamento, e vive a [[Forlì]] dove, in giorni di tirannia, di contrasti di fazioni, di ferocie, Melozzo trovò entusiasmi per l'ideale della bellezza gentile e gagliarda. Tra le scene di sangue e gl'incendi, che arrossano la storia della città sua natale, la figura di Melozzo si eleva come quella de' suoi apostoli, dei suoi patriarchi, de' suoi profeti, grandi, solenni, possenti di corpo e di anima. (vol. VII, parte II, p. 63)
*{{NDR|[[Marco Palmezzano]]}} Morto Melozzo, di quando in quando pare che, rivedendo cartoni del maestro, egli si provi a cercare quell'amplificazione della forma quattrocentesca suggeritagli da lui; ma lo squadro delle figure a lui naturale era meschino, cosicché ricadeva poi nelle grette sue forme. Presso la fonte della luce egli la riverbera, benché pallidamente; con lo spegnersi dei raggi animatori a poco a poco scolora, illanguidisce, gli vien meno con la luce il calore e la vita. (vol. VII, parte II, p. 65)
*L'espansione delle forme di Melozzo, precursore del Cinquecento, non fu compresa da Marco Palmezzano, che le ridusse entro limitazioni quattrocentesche; e, come un quattrocentista ritardatario il seguace s'inoltra nel tempo senz'accorgersi del trionfar de' geni, allo schiudersi del secolo XVI. Quando nel 1537, a ottantun anno, dipinse la seconda pala d'altare della Pinacoteca Vaticana, non fece che complicare il numero de' santi che si affastellano sul limitare del tiburio, entro cui si eleva, sul trono, la Vergine. E là le reminiscenze di Melozzo si mescolano con quelle di [[Francesco Francia]] in un effetto intorbidato. Chiuse così la sua vita operosa il modesto continuatore di Melozzo. (vol. VII, parte II, pp. 82-84)
*Con l'andar degli anni il [[Luca Signorelli|Signorelli]] abbrustolisce ognor più le figure, separandosi del tutto dal suo maestro [[Piero della Francesca|Piero {{NDR|della Francesca}}]]. Piero, composto nei moti dei personaggi augusti, Luca impetuoso e tragico; Piero, chiaro, luminoso e fresco, Luca rossastro, caldo, abbronzato; quegli, col segno a tratti sottili e geometrici, questi, con segni rapidi e taglienti; il primo, a piani semplici, lievemente distinti, il secondo, a piani larghi con forti contrasti.<br>Perciò, se avessimo a dar figura all'immagine suggerita dall'opera dei due grandi, Piero ci apparirebbe come un patriarca nel mattino del secolo; Luca Signorelli, il figlio pastore, nel meriggio infocato, avvolto come Ercole dalla pelle leonina, in corsa, con le carni bruciate dal sole e le chiome ai venti, per i monti e le foreste, pronto alla caccia, tremendo nella lotta. (vol. VII, parte II, p. 336)
*[[Andrea Mantegna]] si era ricusato di far miniature per Isabella d'Este, dicendo di non aver attitudine alle cose minuscole, [...]. (vol. VII, parte II, p. 454)
*Bernardino di Betto nacque, secondo il Vasari, nel 1454. Fu soprannominato il [[Pinturicchio]], ed anche il Sordicchio, perché, al dire di Francesco Matarazzo, cronista perugino, «era sordo, e piccolo, de poco aspetto e apparenza». Ma, soggiunge il cronista, «come quello maestro Pietro (Perugino) era primo de quella arte, cosi costui era secondo». (vol. VII, parte II, p. 586)
*Si è detto che il Pinturicchio è molto fantasioso, e proprio non è: è un apparatore magnifico. Egli si contenta di profondere ori e gemme nel campo delle sue pitture: che queste {{sic|sieno}} bene equilibrate o no, poco gl'importa; che i costumi {{sic|sieno}} veri o no, poco lo turba. Egli ama il colore, ne gode con quegli occhi suoi di gioielliere; ruba ai musaicisti le tessere splendenti; ai tappezzieri le stoffe alluciolate, i tessuti a fiorami, i broccati e i damaschi; ai marmorari il lapislazzuli e i verdi smeraldini; alla moda i veli colorati, le stoffe a righe variopinte, le orlature ricamate; agli orefici le collane, le catenelle, le cinture, le placchette, i globoletti, tutti i gingilli. Nella costruzione delle figure non si affatica troppo; e le mani specialmente sono il cruccio dell'artista, il quale talora non sa che farsene, e le appoggia all'anca, sulle ginocchia, o le stringe alla cintura, le fa additare qualcosa, le fa tenere {{sic|rotuli}} e libri. Non parlano le sue mani! Il Pinturicchio parla soltanto col colore, anzi canta con esso una canzone allegra di festa, un [[ditirambo]]! (vol. VII, parte II, p. 642)
=====Parte III=====
*Lo svolgimento classico della rappresentazione della Natività, [...], trova nell'esordire di [[Giovanni Bellini]] il più alto coefficiente. Appena della educazione di [[Jacopo Bellini|Jacopo]], suo padre, si trova un lontano accenno nelle lunghe proporzioni della Madonna e nelle congiunte mani lunghette. Egli dà delicatezza al volto della Vergine ed esprime mirabilmente il sonno del fanciullo negli occhi stretti, nella boccuccia respirante, nel braccetto destro penzoloni. Il trono, con ornati del Rinascimento, alla donatelliana, dice la tendenza dell'artista, indirizzata ne' suoi primi anni dal padre stesso verso Padova. (vol. VII, parte III, pp. 420-424)
*[[Lorenzo Costa]] fu educato dal [[Cosmè Tura|Tura]] a Ferrara, com'è dimostrato dal ''San Sebastiano'' della Galleria di Dresda, attribuito al maestro stesso, pur recando una scritta ebraica col nome del pittore. Lo stridore di certi effetti, come della colonna di malachite su cui si appoggia il Santo, la crudezza dei lineamenti, segnati grossamente di nero, la mancanza dell'energia, perenne in Cosmè, il minor tondeggiare delle forme, le pieghe del drappo che cinge i fianchi, insolite nel Tura: tutto mostra un coloritore che si attiene al caposcuola ferrarese, ma sommariamente, senza gagliardia e senza profondità. Si ha l'impressione come di un Tura lustrato, superficiale, tagliente nei contorni, con la materialità di un lavoro scolastico. Perciò convien tener fede alla iscrizione, letta e riletta, col nome di Lorenzo Costa. (vol. VII, parte III, p. 761)
*Col suo non ricco bagaglio sminuito lungo la via, l'artista {{NDR|Lorenzo Costa}} si recò a Mantova a sostituire il Mantegna come pittore ufficiale di Corte {{NDR|dei Gonzaga}}. Benché rappresentante di una generazione posteriore al venerando maestro, era stato preso da sonnolenza, e i suoi corpi parevano divorati dalla lue da cui egli era infetto. La ricerca della grazia, della spiritualità e della poesia, che ferveva in tutta l'arte italiana, si era espressa da lui con la diminuzione della monumentalità e la pieghevolezza dei corpi; e dentro gli schemi lineari dedotti dalla plastica venne meno la plasticità. (vol. VII, parte III, p. 804)
*Egli {{NDR|[[Francesco Francia]]}} era entrato nel Cinquecento con l'ancona<ref name="Ancona">Pala d'altare.</ref> di Pietroburgo, rinnovellato, colmo di plastica forza. E continuò cercando nella purificazione de' suoi tipi, nuovi ideali. Il realismo quattrocentesco cadde con lui, che tramandò per mezzo di Timoteo della Vite<ref>Timoteo Viti (1469 – 1523), pittore italiano.</ref> il decoro formale a Raffaello. Non estese le ricerche, sempre intento a trarre armonie da' suoi modelli, come prima cesellati gli argenti ne svelava il nitore. Non ebbe slanci di ascetismo, non mistici ardori, ma {{sic|divozione}} salda e sincera. E donò alle sue immagini la bontà e l'umiltà de' propri costumi. Molti vollero imitarlo; ma egli poteva esser copiato, non imitato. L'arte sua era come un chiuso vaso d'alabastro, che altri non poteva aprire per mirarvi dentro senza che ne esalassero gl'interni profumi. (vol. VII, parte III, pp. 949-952)
=====Parte IV=====
*Impacciato a render l'ambiente architettonico, assetato d'aria e di luce, [[Cima da Conegliano|Cima]] fa cadere ogni sipario, dipingendo nell'anno seguente {{NDR|il 1496}} la Madonna fra i Santi Lorenzo e Girolamo. La semplice logica dell'artista trevigiano vuol dar ragione della forma compositiva insolita, ed ecco che egli unisce alla ''Sacra conversazione'' un episodio della ''Fuga in Egitto'' ridotto a semplice macchietta: Giuseppe, buon vecchio pastore, conduce al pascolo il somarello nei prati del fondo. La concezione del gruppo, sotto il mantegnesco albero d'arancio, è essenzialmente plastica. Acute, lucenti, alla maniera vicentina si staccano le foglie sul chiaro cielo, e altissime si alzano le piante in confronto al colle di Conegliano, che poco s'allontana nella visione del paese. [...] Noncurante di effetti prospettici, Cima non sa ancora architettare lo spazio; e il gruppo divino, con le solide forme statuarie, si rileva sul fondo di alberi e di monti come sopra un commesso di marmi variopinti. (vol. VII, parte IV, p. 512)
*{{NDR|Cima da Conegliano}} E in ogni tempo, ovunque suoni caro il {{sic|balbettìo}} dell'infanzia, sarà amato l'umile montanaro di Conegliano, che ci dette un poema lieto di suoni dolci, tranquilli, di ritmi armoniosi, di cadenze portate dall'aria di primavera. Fuor dal paesello {{sic|natìo}} il poeta serbò l'ingenuità del cuore, la timida bontà, l'umiltà dell'aspetto, la pietà sincera. A Venezia i grandi pittori s'accorsero ch'egli portava un'onda sana, fresca, dai monti alla città magnifica; Giambellino<ref>[[Giovanni Bellini]], noto anche con il nome di Giambellino.</ref> volse gli occhi umanissimi come a immagine impicciolita di se medesimo, e gli fece onore valendosi della sua invenzione del ''Battesimo di Cristo''; Tiziano da giovane guardò sorridente verso di lui, mentre era in cerca di tipi ai quali dar poi carni vive; Sebastiano del Piombo esordiente lo copiò come si copiano gli esemplari grati allo spirito nei {{sic|di}} delle prime prove. E molti lo seguirono, senza però spargere dalle opere i suoi ricordi di bianchi fiori alpestri, del riso dei monti azzurri, della pace de' campi e de' cuori. (vol. VII, parte IV, p. 551)
*Da giovane [[Vittore Carpaccio|Vittor Carpaccio]] sentì pure gl'influssi di questo maestro {{NDR|[[Lazzaro Bastiani]]}} e ne serbò l'incertezza dell'architettura dei corpi e degli ambienti. Rimase l'educazione prospettica all'ingrosso; ma la fantasia e la mano del Carpaccio, pronte ai voli, nascosero le deficienze dell'educazione. Per molto tempo però, ogni volta che la mano s'allentava, rispuntavano, per forza d'inerzia, le figure bastianesche; ogni qualvolta eran ripresi necessariamente dall'artista i vecchi schemi di composizione, riappariva qualche frammento del primitivo lavoro, che pareva sommerso nel corso degli anni. (vol. VII, parte IV, p. 612)
*Nel 1496 {{NDR|[[Bernardino de Conti]]}} dipinse il ritratto di Francesco, figlio di Giangaleazzo Sforza, ora nella Galleria Vaticana, fantoccio dalle carni imbottite, i capelli di stoppa, il busto deformato dalla mancanza di scorcio, le mani di stucco con le dita gonfie. (vol. VII, parte IV, p. 1042)
*Nella libera replica della ''Madonna delle {{sic|Rocce}}'', del 1522, ora nella Galleria di Brera, Bernardino {{sic|de'}} Conti, parafrasando Leonardo, dà alla Madonna un movimento sgangherato, occhi e lineamenti grossi, capelli intrecciati a catena; e dà ai bambini, tratti da un altro modello leonardesco ripetuto da tutta la schiera de' seguaci, corpi gonfi, occhi smorti ed enormi fronti convesse. Il fondo di rocce, apparato fantastico composto da Leonardo con l'osservazione del vero, è qui mutato in un capriccioso torracchione, tutto frastagliato e forato, e i pinnacoli diventano torricelle con certe strane dentellature, come di chiavi; pizzettature di cartone sembrano le stalagmiti immaginate dal maestro sopra il capo delle sacre figure, e strani monticelli a ventaglio allineati sull'acqua diventano le scogliere lontane, uscenti nell'esemplare dalla nebbia luminosa. Copiando Leonardo, Bernardino mostrò di non aver nulla inteso dei principî del maestro. (vol. VII, parte IV, pp. 1042-1043)
*Nel trittico {{NDR|di [[Marco d'Oggiono]]}} già in casa Crespi, le colline del fondo sembran di stoffa; la Vergine e il Battista ripetono stancamente il gesto della Madonna e di Gabriele nella ''Vergine delle Rocce'' di Leonardo; le dure ali uncinate degli angeli hanno la pesantezza degli ornati nel seggio di Maria; San Pietro, con la testa contorta per mancanza di scorcio, si perde nel gomitolo di stoffa formato dal manto. Comincia ad apparir la maniera nel convenzionale paese, nel vorticoso girar delle pieghe, nel chiaroscuro artificioso. La testa dell'angelo a destra si rivede nella ''Madonna'' dell'Ambrosiana [...], dove il segno svanisce e le ombre si raccolgono in pesanti chiazze sul gonfio corpo del Bambino e sul collo della Vergine, mentre nel volto piatto il chiaroscuro si perde e ogni contorno si slarga, come disfacendosi. (vol. VII, parte IV, p. 1054)
====''L'architettura del Quattrocento''====
=====Parte I=====
*L'esordio di [[Filippo Brunelleschi|{{sic|Filippo Brunellesco}}]] nell'arte fu esordio di orafo e di scultore, non d'architetto. Due opere, oltre le mezze figurette di profeti emergenti dal quadrifoglio nel dossale d'argento di Pistoia, rimangono a porre in luce le sue qualità di scultore: il ''Crocefisso'' in legno di Santa Maria Novella in Firenze, e il ''Sacrificio d'Abramo'' nel Museo del Bargello. In esse, come nelle gloriose architetture brunelleschiane, la forma tende a definirsi in profili affilati e vibranti, si crea da principi lineari piuttosto che plastici. (vol. VIII, parte I, p. 90)
*Ma gloria di Filippo Brunellesco è la sua opera d'architetto, che inizia il [[Rinascimento]] fiorentino, sostituendo alla visione pittorica, attuata negli edifici del Trecento, da complessa disposizione di elementi architettonici e dai conseguenti giochi d'ombra e di luce, la regolarità dello squadro, un più largo uso della linea orizzontale e dell'arco a tutto tondo: la semplificazione che caratterizza, anche per la scultura e la pittura, lo stil nuovo. [...]; Filippo Brunellesco, alle soglie del Quattrocento, compie la riforma dell'architettura, parallela a quella di [[Masaccio]] nella pittura: il passaggio dai ricami del gotico alle pure eleganze costruttive del primo Rinascimento. L'arte classica lo ispira, e ancor più gli esempi dell'arte romanica fiorentina, miracolosa fioritura di forme antiche tradotte con toscana snellezza. (vol. VIII, parte I, p. 92)
*Che scatti elastici nelle volute a corna d'ariete dei capitelli di [[Michelozzo]] in palazzo Riccardi, che rotear di spire nei fantastici rosoni, che snellezza nelle foglie d'acanto! (vol. VIII, parte I, p. 120)
*Dal 1425 al 1436 Michelozzo servì di freno, con il suo equilibrio, con la sua posatezza, a [[Donatello|Donato]], ardente, impetuoso. (vol. VIII, parte I, p. 238)
*Dove [[Cosimo de' Medici|Cosimo de' Medici]] e i suoi passavano, Michelozzo architettava trionfi, stendeva i più suntuosi baldacchini, profondeva ricchezze, sonava oricalchi per la gloria del patrono delle arti, del Magnifico, dell'Augusto Signore di Fiorenza. (vol. VIII, parte I, p. 278)
*Il [[Giorgio Vasari|Vasari]] assegna al [[Bernardo Rossellino|Rossellino]] grandi idee, grandi propositi per il rinnovamento di Roma, ma forse egli si fece bello delle penne del pavone, cioè delle idee del grande umanista e architetto [[Leon Battista Alberti]], che a Roma viveva ed era da Bernardo Rossellino ammirato e seguito. (vol. VIII, parte I, pp. 495-496)
*Imitatore di Leon Battista Alberti, Bernardo Rossellino non ne ebbe la preparazione umanistica, e non ne intese quindi lo spirito animatore, non il fondamento delle architetture. Portato a forme piccole, intagliate, perdette, necessariamente, nello slargarsi secondo il prototipo, la propria finezza. (vol. VIII, parte I, p. 511)
*[[Francesco di Giorgio Martini|Francesco Martini]] tenne il campo nell'architettura militare, coprendo per [[Federico da Montefeltro]] di rocche il ducato d'Urbino, consigliando difese al Prefetto di Roma e a Virginio Orsini, ai Lucchesi e al Duca di Calabria; ma fu pure maestro nell'architettura civile e religiosa: tra i maggiori architetti del tempo, adunati da [[Ludovico il Moro]], egli siede, a giudicare dei metodi per la erezione del tiburio del Duomo, con [[Bramante]] e con [[Leonardo da Vinci]]. Segue Leonardo a Pavia per ragionare sulla nuova cattedrale del luogo, e, accompagnato in patria dalle lodi del Duca di Milano e degli Operai del Duomo, dedica i propri servigi alla Repubblica di Siena, cui di continuo i potenti, a gara, tentano sottrarlo. (vol. VIII, parte I, p. 738)
*{{NDR|Francesco di Giorgio Martini}} La Toscana, Firenze stessa, non videro sorgere personalità più vicine al [[Filippo Brunelleschi|Brunellesco]], che questo erede raffinato delle eleganze senesi, ingegnere civile e militare famoso. Il suo trattato d'architettura, nonostante la voluta, e talvolta quasi forzata, obbedienza ai precetti classici di [[Marco Vitruvio Pollione|Vitruvio]], rivela tanta passione di ricerca scientifica, una così schietta praticità d'intenti, quali si riscontrano soltanto in Filippo Brunellesco e in Leonardo da Vinci. (vol. VIII, parte I, p. 743)
*Quando tratta dell'architettura civile, Francesco di Giorgio affronta tutti i problemi relativi alla costruzione; la scelta del luogo, delle acque e dell'aria, la situazione delle case in rapporto ai climi e ai venti, la qualità del materiale da costruzione, mattoni, marmi, pietre, calcine, arene, legni, la distribuzione degli ambienti secondo la destinazione della casa, i metodi per trovar acqua, l'economia generale della città, trattenendosi in modo particolare su quanto interessa l'artista, e cioè sulle proporzioni delle modanature rispetto all'edificio, con frequenti riscontri vitruviani, troppo frequenti e voluti dallo scrittore, che pure nella sua opera rivela un'originale e rara personalità. Quando tratta dell'architettura militare, anche più fervida e novatrice diviene la ricerca scientifica: tra le mani dell'architetto si piegano, s'appuntano, si protendono e sfuggono i contorni delle piante di fortezze, disegnando tenaglie insidiose, forbici, grugni di {{sic|cignale}}<ref>Forma arcaica o dialettale per "cinghiale".</ref> e pendii inaccessibili [...]. (vol. VIII, parte I, p. 743)
*Il capolavoro di [[Baldassarre Peruzzi]], la Farnesina, vario di effetti per il movimento della pianta, la {{sic|moltiplicità}} dei gradi nell'antica base, la fuga dei viali d'arcate nel criptoportico, mantiene ancora le impronte del tardo Quattrocento senese, con la sottigliezza forbita e compassata propria alle opere primitive del Peruzzi, nelle lunghe lesene della fronte, nelle sottili finestre rettangolari, punteggiate in alto dalle finestruole appese come tabelle alle cornici del fregio. (vol. VIII, parte I, pp. 917-919)
*Le tracce dell'antica educazione senese quasi dispaiono in una tarda opera romana dell'architetto {{NDR|Peruzzi}}, il palazzo Massimo delle Colonne, rifugiandosi in qualche sagoma di finestra, in qualche trama d'ornato: l'amore del grandioso, della cinquecentesca opulenza, allontana dalle sue origini l'arte di Baldassarre Peruzzi, che, nei primordi, pur riflettendo gli schemi di [[Francesco di Giorgio Martini|Francesco di Giorgio]], ci appare vestita di una armoniosa e fredda compostezza, lontana dallo spirito vivace del celebrato ingegnere-architetto di Siena. (vol. VIII, parte I, p. 919)
=====Parte II=====
*Nel 1421, per Martin Contarini, si erigeva la [[Ca' d'Oro]], ''Domus Magna'', modello tipico al [[Tardo gotico|gotico fiorito]] veneziano. [...] Principalmente l'opera fu condotta da [[Matteo Raverti]] di Milano con una schiera di aiuti, milanesi e comaschi. Per essi il gotico fiorito si espande di palazzo in palazzo, di chiesa in chiesa, e tutto ricopre di una vegetazione rigogliosa. A Milano, il gotico si era fatto robusto, e ai virgulti del nord, agli steli ricurvi, aveva sostituito, nelle intrecciature, rami di quercia; alla ragione geometrica, apparati di festa, espressioni di ricchezza e di magnificenza. Venezia si prestava singolarmente alle forme del gotico fiorito di Lombardia; e Matteo Raverti con i suoi trovarono un ambiente adatto alla decorazione pittoresca. Mediante essa, trasformarono il palazzo veneziano, col loggiato inferiore sorgente dalle acque, e il gran loggiato superiore, o ''balconada'', aperto sul salone mediano, ove la famiglia conveniva, riceveva, si raccoglieva con parenti e amici, ospiti e clienti. Di qua e di là dalla gran sala erano le ali, a guisa di torri fiancheggianti la casa; e il cornicione, coronato da ante, merlatura orientale, limitava il piano superiore dell'edificio. (vol. VIII, parte II, p. 277)
*[[Francesco del Cossa]], altro grande pittore ferrarese, trovò nell'arte muraria professata dall'avo Giovanni e dal padre suo Cristoforo, un ostacolo ai capricci del [[Cosmè Tura|Tura]], quantunque, nel ''San Girolamo'' sotto un arcone, statua girante sul cerchio del piedistallo, ora nella galleria dell'Ateneo ferrarese, anch'egli si sia dato a scherzare, facendo uscir fuori il pulvino dai capitelli, come da una guaina, tanto che esso appaia prolungamento dei pilastri. Ad ogni modo, in tutte le architetture dipinte, Francesco del Cossa, pure compiacendosi di varietà di marmi, si mostra più massiccio e più squadrato del Tura. (vol. VIII, parte II, p. 393)
*L'abside del Duomo ferrarese ci offre un mirabile esempio dell'arte di [[Biagio Rossetti]], che conduce i mattoni a filo tagliente, nitido, puro, nella costruzione regolare ed esatta, nella lineatura matematica dei filari sui fondi, nella disposizione unita ed uguale. Le lesene son tirate con una squadra affilata metallica, gli archi girati con un compasso fermo incisivo; e il cornicione nei due piani dell'abside, benché di terracotta a stampa, è composto con rigore, quasi, potrebbe dirsi, col timore che possa trovarsi un intervallo più o meno grande, la differenza di un attimo, un peso ineguale nella corona di dentelli, di mensoline, di ovuli, di perle. (vol. VIII, parte II, p. 398)
*Chi guardi i pilastrini sottili {{NDR|del Palazzo dei Diamanti di Ferrara}}, l'un nell'altro incastrati lungo gli stipiti della porta, vede il Rossetti quattrocentista, ancor esile, lunghetto e sobrio, mentre l'arcone, che serra quei pilastri, è cinquecentesco. L'architetto dunque sentì il bisogno di slargare la porta, di darle un contorno degno della imponenza che assumeva il palazzo tempestato di diamanti. Nelle finestre, nelle cornici divisorie dei piani, nella trabeazione, è ancora il Rossetti, ma come stretto fra tagliapietra vaghi di fregi fastosi, che gli strappan le redini, e si sfogano ad assiepare d'ornamenti ogni cosa. (vol. VIII, parte II, p. 404 e 423)
*Allo spirito del [[Bramantino]] più che a quello di [[Bramante|Donato Bramante]], che pure gli fornisce modelli, sembra allacciarsi l'arte di [[Cristoforo Solari]] architetto, alieno dalle ombre forti, dagli aggetti, dalla sonorità degli incavi, corretto qualche volta sino alla freddezza. (vol. VIII, parte II, p. 805)
====''La pittura del Cinquecento''====
=====Parte I=====
*La grande pittura murale {{NDR|il [[Ultima Cena (Leonardo)|Cenacolo]]}} fu dipinta ad olio; e il Bandello, come abbiamo udito, racconta d'aver veduto [[Leonardo da Vinci|Leonardo]] dar talvolta poche pennellate e andar via, ciò non si sarebbe potuto fare con la pittura a fresco. L'esecuzione a olio fu appunto la prima causa della rovina. Verso la metà del Cinquecento il lavoro era già deperitissimo, e il Vasari, nel 1566, non vi scorgeva più che una «macchia abbagliata». (vol. IX, parte I, p. 29)
*Raccontasi che, mentre gli Arrabbiati<ref>Fazione di fiorentini nemici di Girolamo Savonarola e dei piagnoni suoi seguaci.</ref> assediavano il convento di San Marco, [[Fra Bartolomeo|Baccio della Porta]], insieme coi partigiani del [[Girolamo Savonarola|Savonarola]], si chiudesse nel convento per difendere la vita del venerato maestro, e deponesse tremante le armi, quando il Savonarola, per cessare la carneficina, si dette nelle mani dei nemici. Spettatore di tanta tragedia, volse nell'animo l'idea di farsi frate in quel convento stesso di San Marco, che aveva veduto devastato campo di battaglia, incendiato dall'odio popolare, mentre il Savonarola, davanti all'Ostia Santa, pregava coi monaci nel coro. (vol. IX, parte I, p. 225)
*Socio ed aiuto di [[Fra Bartolomeo|Fra' Bartolommeo]], [[Mariotto Albertinelli]] esordisce e produce i migliori frutti della sua arte, tutto preso dalle forme di [[Piero di Cosimo]] e di [[Filippino Lippi|Filippino]]. Un suo quadro in una raccolta privata di Roma ci dà l'illusione di ammirare un Piero di Cosimo che parli un linguaggio più grave e intimo del consueto, nella sua profonda semplicità. È una ''Sacra Famiglia'': originalissima composizione. [...]<br>Più che ogni altra opera di Mariotto, questa avvince per un senso d'intimità familiare, profondo, sacro: Giuseppe, tutto chino, col volto in ombra, protegge il fanciullo; Maria posa una mano sulla tempia del figlio, in gesto di tenerezza e di benedizione; abbassa gli occhi gravi come in ascolto dei battiti del cuore su cui posa la mano: nel silenzio del mattino, nella calma luce del cielo che più s'inazzurra sul loro capo, le due immagini silenziose si raccolgono intorno a Gesù, cardine della scena, cuore dei loro cuori. Mai nel corso della sua vita Mariotto ritroverà il timbro grave e profondo delle voci che risuonano in questo quadro, aurora ricca di promesse. (vol. IX, parte I, pp. 351-354)
*L'intensità di chiaroscuro, che distingue dalla miniaturistica anconetta di Milano il tondo Pitti, riecheggia nella ''Visitazione'' della Galleria degli Uffizi, dove, per la prima volta, Mariotto {{NDR|Albertinelli}} tenta, sulle orme di [[Fra Bartolomeo|Baccio della Porta]], d'intonare le proporzioni delle figure e dello scenario alla grandiosità voluta dal secolo nuovo. Eppure, egli non riesce a staccarsi dalle tradizioni del Quattrocento: la Vergine, chiusa nel manto, rigida, ripete il tipo filippinesco; il loggiato spazioso che s'apre dietro le immagini sul cielo velato di bianche nuvole, coi suoi archi ampli e le candelabre adorne di grottesche, evoca un motivo prediletto dal [[Perugino]]. (vol. IX, parte I, p. 364)
*Un'altra cosa gentile, come tutte le opere di Mariotto {{NDR|Albertinelli}} in proporzioni minime: la ''Madonna col Bambino'' nel Seminario di Venezia. Anche qui le forme arrotondate dimostrano che Baccio della Porta va facendo scuola al suo compagno di lavoro, ma ancora, nella sensitiva irregolarità dei lineamenti e nel tortuoso contorno dei panneggi, vive il ricordo di [[Filippino Lippi|Filippino]], e il gruppo spira una grazia fresca e semplice, una dolcezza di affetti ignote al Maestro più sapiente e severo. Come nella scena della ''Visitazione'', un'arcata accoglie la madre e il fanciullo, lasciando che l'aria azzurra del fondo avvolga i volti soavemente penombrati, di Gesù che sfiora con la mano la guancia materna, e della Vergine china in ascolto della carezza infantile. Solo nella prima ''Sacra Famiglia'' Mariotto parlò un linguaggio così intimo e dolce come in questo quadro tutto ridente d'azzurri. (vol. IX, parte I, p. 368)
*{{NDR|Commentando il ''Ritratto di una giovane donna'' negli Uffizi}} [...] tra le opere più significative del talento pittorico di Andrea. [...] Le belle mani che escono dalla manica arricciata, come da una capricciosa corolla di fiore, così bianche e morbide da rivelarci in [[Andrea del Sarto]] il solo pittore capace, in Firenze, di gareggiar coi Veneti, signori del pennello. (vol. IX, parte I, p. 538)
*Nella vôlta della [[Cappella Sistina]], sopra le membrature sottili e nitide del Quattrocento, sopra le nicchie marmoree dei Pontefici e le candelabre fiorite dei finti pilastri, e le meravigliose vele, Michelangelo costruisce l'ossatura di pietra, immane e poderosa, che circoscrive le scene bibliche e aduna i profeti e gli ''ignudi'', i putti-cariatidi e i demoni, gli Avi che nei triangoli della volta e nelle lunette sopra i finestroni impersonano, enigmatici e grandi, la vita d'Israele. Organismo animato, l'architettura, massiccia e serrata, a profondi incavi di base piana, e ad aggetti erompenti, esprime, come l'architettura della Cappella Medicea a Firenze e della cupola di San Pietro a Roma, con la vicenda ripetuta di sporgenze e rientranze, l'energia scultoria, il dinamismo plastico proprio alle forme di Michelangelo, e si stringe in inscindibile tutto con le statuarie figure. Massa e rilievo, sono, col movimento, elementi primi dell'arte di Michelangelo: ecco perché, mentre i quattrocentisti incavano nicchie dietro le immagini dei Pontefici e Raffaello curva le pareti del coro nella ''Messa di Bolsena'', e pone la ''Madonna'' del Louvre sotto un'ideale cupola di nubi, Michelangelo stende piane le pareti marmoree dei seggi che ospitano i Profeti, le ampie cornici, da cui si staccano, sui dadi di pietra, i nudi efebi, dalla base piana trae risalto la gigante massa delle immagini. (vol. IX, parte I, pp. 733-736)
*{{NDR|Cappella Sistina}} Nessun esempio il Quattrocento aveva dato d'organismo architettonico a decorazione di volte, animato di così atletica energia. (vol. IX, parte I, p. 740)
=====Parte II=====
*Agli occhi del giovane pittore {{NDR|[[Correggio]]}}, avvezzi alle sottigliezze, alle ondulazioni di linee miti, {{sic|divote}}, [...] dovette presentarsi come un nuovo mondo Mantova, impero dello statuario Mantegna. La forma solenne e massiccia di Andrea piombava romanamente sull'altare della Madonna della Vittoria, foggiava un classico scenario coi celebri ''Trionfi di Cesare'', si disponeva in ritmo grandioso sulle pareti della Camera degli sposi, ove i Gonzaga avevan voluto ricordare le feste familiari con una imponenza sorpassante l'avvenimento casalingo. (vol. IX, parte II, p. 618)
*[...] il [[Parmigianino]], oscillante tra le forme di Raffaello e del Correggio, ci si presenta come un grande virtuoso, un principe della moda, un esteta che giunge per sottili ragionamenti all'arte, piuttosto che un pittore nato, un pittore d'istinto quale fu il suo conterraneo [[Correggio]]. (vol. IX, parte II, p. 691)
*[...] [[Giampietrino]] richiama, nello sfumato delle carni ceree e nei fondi velati di nebbia, la dolce monotonia delle tonalità borgognonesche, arrotando e inarcando le forme sugli esempi di Leonardo [...]. (vol. IX, parte II, p. 743)
*Le prime opere di [[Gaudenzio Ferrari|Gaudenzio]], non rovinate come i frammenti d'affresco nella cappella della Flagellazione a Varallo, ora distrutta, sono le tavolette della ''Vita di Cristo'' nella Pinacoteca torinese. Esse rivelano l'origine schiettamente lombarda del pittore e la sua tendenza a una stilizzazione lineare facile ed elegante, a effetti luministici ottenuti mediante vitree filettature, a lente e languide cadenze. (vol. IX, parte II, pp. 812-813)
=====Parte III=====
*Tempra schietta di Lombardo, il maestro bresciano educato a Venezia non fu mai un vero [[giorgione]]sco. Mentre [[Tiziano Vecellio|Tiziano]] giovane e il [[Jacopo Palma il Vecchio|Palma]] miravano all'accordo tonale delle zone cromatiche, il [[Giovanni Gerolamo Savoldo|Savoldo]], sin dall'inizio volto a ricerche luministiche, vedeva nei contrapposti d'ombra e luce lo strumento al risalto pittorico delle forme. (vol. IX, parte III, pp. 787-790)
*[...] quando vien meno la ricerca delle variazioni di colore mediante minute variazioni di superficie, il Savoldo, nel dipingere il tessuto compatto di una casacca di fustagno o di un cappellaccio di ruvido panno, come nel fissar in luce la massa greve di una mano, apre spiragli verso la pittura del [[Caravaggio]] o di [[Diego Velázquez|Velazquez]] giovane. (vol. IX, parte III, p. 789)
*Mentre Venezia si abbandonava alla inebriante canzone del colore, e rapiva ai tramonti l'oro delle carni e dei lussuosi paesi, il Savoldo semplificava il tono per la determinazione pittorica della forma sbalzata da luce. Restìo alle morbidezze dei Veneziani è il suo colore, come lontano dal fuoco tizianesco è il sentimento di grandezza muta, di serietà profonda, che pervade l'arte di questo pensoso ricercatore. (vol. IX, parte III, p. 790)
*Il colore del [[Romanino]] si stempera e dilaga nelle forme allargate delle figure; mentre la pasta del colore s'intenerisce, le forme aggrandiscono, e si svuotan di forza. Anche nell'''Assunta'' della chiesa di Sant'Alessandro in Colonna, a Bergamo, ove ancora non sono gonfie le immagini, appare il tormento del pittore intento a cumular nugoli sopra nugoli, monti sopra monti, a torcer drappi, ad acuire gli atteggiamenti degli Apostoli sorpresi. Tranne uno che guarda in alto alla celeste bambola<ref>Verso Maria, rappresentata nella parte superiore del dipinto l'''Assunzione della Vergine''.</ref>, essi gesticolano, e discorrono, scossi come da terremoto. Tutta la preparazione del Maestro, solenne nella vermiglia pala d'altare a Padova, si dissolve, si va disperdendo. (vol. IX, parte III, pp. 815-818)
*Si sfoga poi {{NDR|il Romanino}} negli affreschi del Duomo di Cremona, cercando di renderci la ''Passione di Cristo''. Nel rappresentarlo ''davanti a Caifa'', pensa ai costumi variopinti dei lanzi coi cappelloni piumati, coi saioni a scacchi, più che alla divina tragedia. Ricorre anche al Dürer per comporre la scena, senza intenderne l'alto pensamento; e fa una rappresentazione greve, pesante, in un colore rosso, torrido. (vol. IX, parte III, pp. 819-821)
*Ciò che non otteneva con la linea, il [[Dosso Dossi|Dosso]] tentava di ottenere mediante i colori, perfino la violenza del moto passato dalle figure alle cose. E, nonostante il cartone di Raffaello, anche più tardi, il Ferrarese, dipingendo in parte il ''San Michele'', «ex voto» di Alfonso I d'Este, [...], per il recupero della città dalle mani del Papa, non {{sic|riescì}} se non negli effetti coloristici, nei lampeggiamenti della corazza, nei contrasti di luce ed ombra, a ottenere agitazione di elementi, e, meravigliando, abbacinando, energia. (vol. IX, parte III, p. 954)
*Una natura così sanguigna, come quella di Dosso Dossi, difficilmente poteva ritrarre un personaggio, segnarne i caratteri, senza forzarli, eccitarli, e, potrebbe dirsi, senza farli sudare accostandoli alle sue vampe. (vol. IX, parte III, p. 971)
*Il gruppo dei quadretti con ''Sacre Famiglie'' ci ha rappresentato un pittore che viene da Dosso Dossi senza intenderlo, ma standogli appresso, logorando, nella sua pochezza, nella sua incapacità, la materia dossesca. Egli non può essere se non [[Battista Dossi|Battista di Dosso]], vissuto fra gli strumenti dell'arte del fratello, tra gli elementi pittorici ch'egli immiserisce e scompone. Di [[Raffaello Sanzio|Raffaello]] non lascia traccia; ed è a credersi che egli sia stato a Roma più per baciare i piedi alla statua di S. Pietro, che non per dipingere con Giulio Romano e il Penni, Perin del Vaga e Pellegrino da Modena. Avrà avuta una commissione del suo Duca, per dare una seccatura di più a Raffaello; ma certo egli non vide neppure la soglia del tempio pittorico dell'Urbinate. (vol. IX, parte III, pp. 991-997)
=====Parte IV=====
*Coi suoi passaggi dalle altisonanti battute iniziali ai fiochi arpeggi lontani, la luce è per [[Lorenzo Lotto]], creatore della ''Natività'' di Venezia, quel che è la linea per [[Sandro Botticelli]] nel ''Presepe'' londinese. Gli angeli del pittore mediceo, festuche in balìa dell'aria sopra la capanna di Betlemme, sono esili come questi che si perdono nelle tenebre, verso il cielo, ove la forma è solo un barlume, un sospiro nel silenzio notturno. Così, da uno stormir d'ali angeliche nella notte trasse il suo canto di Natale Lorenzo Lotto, pittore visionario. (vol. IX, parte IV, p. 82)
*Mentre dall'arte di Tiziano scaturisce la doviziosa pittura di Jacopo Palma e il luminismo scenografico e costruttivo del Tintoretto, Lorenzo Lotto, con i suoi toni fusi, velati, e le quiete atmosfere {{sic|grige}} degli ultimi tempi, con la sua grazia intima e raccolta, esula da Venezia per fondare una grande stirpe pittorica in provincia: a Brescia e a Bergamo, e sancire il connubio tra Venezia e Lombardia. (vol. IX, parte IV, pp. 111-112)
*Il Fiorentino {{NDR|Andrea del Sarto}}, con le sue minori risorse cromatiche, il Veneto {{NDR|Lorenzo Lotto}} con l'appoggio di tutta una tradizione di colore che l'aiuta a toccare più alte {{sic|mète}}, giungono per diverse vie alla visione di forma traverso il velo atmosferico, a un accenno di pittura di macchia e d'impressione. Con scatti, che talora sembrano inspiegabili, Lorenzo Lotto, veneziano fuor della cerchia di Venezia, sensibile a ogni esterno influsso nella sua vita quasi di esule, provinciale di genio, passa da un eccessivo formalismo dovuto all'influenza raffaellesco-romana, all'estremo sforzo impressionistico del Cinquecento. Minuto quattrocentista quando era già morto Giorgione, egli raggiunse in molte sue opere tarde una libertà, una rapidità di visione, sbalorditive nel mondo stesso dominato dal Vecelio. (vol. IX, parte IV, p. 113)
*Il [[Benvenuto Tisi da Garofalo|Garofalo]] fu inferiore alla sua fama. Impicciolì i modelli artistici ch'ebbe intorno a sé; e così nel ricordare, decorando il Seminario ferrarese, l'occhio di cielo aperto alla mantegnesca nel soffitto d'una sala di palazzo Costabili, restrinse, ridusse, sminuì scomparti, figure, ornati. Ben presto si fece la sua convenzione, [...]; e quella convenzione mantenne quasi senza scomporsi, anche quando si trovò accanto il focoso Dosso Dossi. Rimase sempre uguale a se stesso; e le sue forme facili, antiquate, superficiali, vennero imitate e ripetute da un gran numero di piccoli seguaci. (vol. IX, parte IV, p. 312)
=====Parte V=====
*La bizzarria del maestro senese {{NDR|[[Domenico Beccafumi]]}} divien stravaganza nella pala di ''San Paolo'' [...]. Preso dall'ossessione della grandiosità e dello scorcio, egli issa sopra una ristretta base a gradi il macchinoso e vuoto San Paolo, che regge con la destra floscia uno spadone d'eroe da burla e si puntella al piede massiccio, enorme; inturgida la flaccida forma di San Paolo caduto, con la mano sul petto in gesto melodrammatico, mentre attorno a lui altri attori di melodramma, camuffati da panciuti guerrieri romani, guardano e commentano; fa apparire in alto il gruppo della Vergine col Bambino e due Santi come in un'ancona<ref name="Ancona"/> infagottata dal baldacchino bartolomesco<ref>Nello stile di Fra Bartolomeo, detto anche Baccio della Porta (1473-1517), pittore e frate domenicano.</ref> tra gonfi angioletti; e per accrescer lo spettacolo esaspera i contrasti di macchie d'ombra tenebrose e di luci squillanti. (vol. IX, parte V, p. 436)
*Nella Siena del Cinquecento, Domenico Beccafumi è certo la personalità più spiccata, e anche la più mutevole, la più capricciosa: talora dipinge come un forte impressionista moderno, talora elabora lucenti oleografie; infonde, per magica virtù di contrasti luministici, le impronte di una maestà sovrumana a qualche testa affiorante dall'ombra, o cade in svenevoli languori; precorre l'eleganza lambiccata e preziosa del Settecento, e foggia marionette di legno per i suoi teatrini di storia romana. (vol. IX, parte V, p. 492)
*{{NDR|Esaminando l'''Adorazione dei Magi'' di [[Andrea Sabatini]] nella chiesa dei Gerolamini di Napoli}} [...], composta con elementare semplicità: Madonna e Bambino sopra un banco di pietra, davanti a una nicchia, San Giuseppe in piedi, con le mani incrociate sul bastone e sulle mani poggiata la testa, i re Magi e un paggio dei re. Qualche eco umbro raffaellesca risuona nelle figure giovanili, ma forse traverso [[Cesare da Sesto]]; e la Vergine e Gesù con i tondi lineamenti ristampano in forme pedestri i moduli di Leonardo, da cui deriva anche il moto istantaneo del bimbo. L'insieme è fiacco, stentato, meschino: le dinoccolate figure dei giovani, mascherette di grazia, la Vergine, sciatta e sonnolenta, contrastano col grottesco San Giuseppe, che nello sforzo d'irrigidirsi e far da pilastro tende una gamba, e guata bieco dall'alto in posa da tiranno da marionette. (vol. IX, parte V, pp. 711-712)
*L'opera maggiore di [[Taddeo Zuccari|Taddeo {{NDR|Zuccari}}]], coadiuvato dal fratello {{sic|Federigo}}<ref>In altre parti di questo stesso testo, il fratello di Taddeo Zuccari, è citato come ''Federico''.</ref>, dal Tempesta, e da altri, ma direttore della decorazione, di cui, secondo il contratto, doveva fornire tutti i disegni, è l'ornamento pittorico del Palazzo Farnese di Caprarola: ineguale di valore, secondo l'importanza delle varie stanze e la maggiore o minore fretta dell'esecuzione. Come nella Villa di Papa Giulio, l'arte della grottesca ha qui uno dei migliori esempi dell'età postraffaellesca, sebbene spesso lo studio superficiale di ricchezza, la sovrabbondanza dei motivi, l'abuso degli stucchi, distruggano l'eleganza antica; e invano si cerchi lo stile preciso e sottile di un Giovanni da Udine in queste stampe già logore. Così, nella volta della cappella, ove Taddeo introduce il delizioso motivo dei putti-cifra, sguscianti con grazia correggesca, capelli al vento, da mensole e cartelle, la grossolana ghirlanda di frutta intorno al tondo centrale menoma la nobiltà della grottesca rinata nel Cinquecento romano. (vol. IX, parte V, pp. 855-856)
*Negli affreschi della ''Vita di San Paolo'' in San Marcello al Corso, e specialmente nella ''Punizione di Elima'', Taddeo s'ispira agli esempi del tardo Raffaello, studiandosi di disporre con maestà statuaria le figure entro lo spazio architettonico. I movimenti sgangherati, la mimica stereotipata e teatrale, i ripetuti motivi di rozzo stampo manieristico, quale il giovane che abbraccia la colonna, ci danno quasi la parodia delle composizioni raffaellesche per arazzi, sommergendo nell'enfasi più stucchevole la maestà degli esemplari. (vol. IX, parte V, p. 865)
*La vernice dell'erudizione, che aderisce così interamente alla figura di Federico Zuccari e ne fa un rappresentante più del fratello tipico della moda pittorica propria al tardo Cinquecento, si screpola, si spezza, in Taddeo, appena libero dai suggerimenti dei dotti distributori di temi per i palazzi romani; e allora prende il sopravvento, come in questa opera {{NDR|la ''Battaglia di Tunisi'', nella Sala Regia del Vaticano}}, lo spirito popolaresco, vivace e spesso volgare, che lo distingue da Federico. Rappresentante di un periodo di decadenza, di cui rispecchia tutti i difetti, tutte le debolezze e le pretese, egli ha, come i più dei manieristi, qualche momento felice, che mostra sotto le ceneri dell'arte una scintilla viva: così alcuni quadri mitologici di Valle Giulia, cosi l'''Aurora'' nelle sale della Villa Farnese a Caprarola. (vol. IX, parte V, p. 870)
*La prima opera che ci presenti definita e distinta da quella del fratello {{NDR|Taddeo}} la personalità di [[Federico Zuccari]], è l'''Epifania'' della cappella Grimani in S. Francesco delle Vigne a Venezia, firmata e datata 1564, dal marchigiano ventiduenne. [...]. Nello scenario veneto, in cui persino riappaiono, in angolo a destra, i lastroni marmorei cari a Jacopo Bassano, i personaggi si dispongono lungo le due linee a V frequenti nell'arte veronesiana; ma nel disporle Federico Zuccari mostra di non aver la minima idea del valore cromatico delle costruzioni sfaccettate di Paolo {{NDR|Veronese}}, e delle conseguenti rifrazioni di colore: egli rimane il manierista romano che mira a un'eleganza di pose compassata e frigida. La sensibilità del giovane, non ancora qui soffocata dalle aride formule, si riflette nella grazia decorativa che viene al quadro da una distribuzione di figure sparsa e {{sic|leggiera}}, culminante nel nodo serico della Vergine e degli angeli. Il bimbo, minuscolo gingillo, dà l'ultimo tocco a questo singolare esempio manieristico di eleganza languente e preziosa. Anche il colore, nelle sue note basse e fioche, ci presenta in questo esordio di Federico Zuccari un'opera studiata, fredda, ma gentile, aliena da pretensioni spirituali e formali, e come timida in quel tentativo incerto e commovente di conciliare il mondo d'arte da cui è uscita e il nuovo raggiante in Venezia. (vol. IX, parte V, pp. 871-872)
=====Parte VI=====
*Il pittore ufficiale {{NDR|[[Agnolo Bronzino]], al servizio di Cosimo I de' Medici}} mise in opera tutto il suo talento, tutte le finezze delle sue figurate costruzioni, tutti i fregi, i ricami, i merletti, i tessuti più belli a gloria della corte medicea. Uscito di corte, non parve più così lustro e superbo; lasciò scorgere le sue convenzioni nei quadri chiesastici freddi e grevi. L'artificio s'impadronì dei corpi e della natura circostante, vi sparse l'acqua colata dalla ghiacciaia del Concilio di Trento e della Controriforma. (vol. IX, parte VI, pp. 69-70)
*Nefasto all'arte fu, in generale il [[Giorgio Vasari|Vasari]]. Egli falsa il carattere sottile e perspicace del [[manierismo]] fiorentino. Il suo atteggiamento cerebralistico non è quello di un [[Pontormo]] che si tormenta in ricerche di colore e di linea, in ardui problemi di estetica, ma è quello di un letterato che ama i temi dottrinari, di un michelangiolista che vorrebbe, senza sentirle, interpretare le passioni eroiche, e proprio meglio riesce quando, inconsciamente, rinuncia a tutto per veder nella composizione un puro gioco decorativo. Esempio le divertenti battaglie di Palazzo Vecchio. (vol. IX, parte VI, p. 372)
*L'eterno compromesso di colore e di forma che affligge il manierismo rende insopportabili la maggior parte delle opere di Giorgio Vasari. E solo quando l'interesse decorativo prende il sopravvento egli giunge all'arte con arditi effetti di scenografo e di caricaturista nato. (vol. IX, parte VI, p. 372)
*[...] da Parma, per via d'incisioni e di disegni, le eleganze del Parmigianino e le fluide sottigliezze delle sue forme forbite cominciavano a diffondersi e ad attrarre più che il tenero modellato delle correggesche. Era più facile sentire la calligrafia del Parmigianino che non l'ariosità del Correggio; e nell'Emilia prima, in Lombardia, nella Liguria, nel Veneto, per tutt'Italia poi, il raffinato maestro parmense dettò leggi alla moda pittorica. Parve che niuno potesse sottrarsi all'incanto di quel serpeggiar di linee, di quell'ondeggiare di corpi smilzi e snelli; [...]. (vol. IX, parte VI, pp. 584-586)
*[...] nell'Oratorio del Gonfalone a Roma, teatro della pittura manieristica, [[Lelio Orsi]] rappresentando l'''Arresto di Cristo'', par dia uno strappo a tutte le convenzioni con i suoi effetti fantasmagorici, trasportandoci in uno scenario magico, pauroso, con un paese notturno, con nubi tetre squarciate dal chiaro di luna. (vol. IX, parte VI, p. 643)
*La copia dell'opera del maestro {{NDR|la ''Pietà'' di Bernardino Campi<ref>Bernardino Campi (1520 – 1591), pittore italiano.</ref>, eseguita dall'allieva [[Sofonisba Anguissola]]}} è scrupolosa, fedele, ma par che Sofonisba risenta più di Bernardino l'influsso parmigianesco nelle mani affilate della Vergine, nel colore argentino, nella delicatezza del volto a punta, dei lineamenti piccini. Le ombre sono men crude; non tagliano con barbara durezza il profilo del Cristo come nel Campi; la salma s'irrigidisce, piallata come in un tronco, senza più l'impronta vitale che la flessibilità dei muscoli manteneva al prototipo. Ombre leonardesche s'agitano sul volto dell'Addolorata di Bernardino, mentre quello dipinto dalla scolara si porge alla carezza di un lume tenue e diffuso. Tutto divien più blando, più fioco. (vol. IX, parte VI, pp. 924-926)
=====Parte VII=====
*L'arte di [[Giuseppe Porta]], che si acclimatò all'ambiente veneto più di quella di ogni altro artefice toscano, si muove tra inevitabili incertezze, perdendo talora ogni impronta personale in un fiacco ibridismo, spesso cadendo nella freddezza dell'esercizio accademico, per raggiungere solo di rado – ad esempio nei tondi della biblioteca Marciana e nella pala dei Frari –, e anche qui non interamente, la coerenza stilistica, necessaria alla creazione di una perfetta opera d'arte. (vol. IX, parte VII, p. 426)
*Artista dotato, egli {{NDR|Giuseppe Porta}} dà una sua interpretazione blanda e un po' esteriore alle tendenze pittoriche dei Veneti: un senso di misura lo trattiene dal gareggiar con l'audace cromatismo di Paolo {{NDR|Veronese}} o con le magie luministiche del Tintoretto, e lo conduce ad attenuarne gli effetti, ad ammorbidirli. Rimane accanto ai maestri veneti come un raffinato e un virtuoso che ne ami l'arte trascinatrice, non certo come un creatore, e la sua toscana eleganza fa sbocciare talora dalla monotona biondezza de' suoi quadri qualche fioritura improvvisa di rorido e accarezzato colore. (vol. IX, parte VII, p. 426)
====''La scultura del Cinquecento''====
=====Parte I=====
*In Roma [[Lorenzo Lotti]], detto il Lorenzetto, traduttore in marmo del Giona di [[Raffaello Sanzio|Raffaello]] per la cappella Chigi, dà sviluppo alla tendenza classicheggiante nella scultura. L'opera sua più giovanile ricordata dai documenti è il compimento della tomba del Cardinal Forteguerri in Sant'Jacopo di Pistoia, affidatagli da «rifare, ridurre e finire» nel giugno del 1514. (vol. X, parte I, p. 304)
*{{NDR|Nel monumento Forteguerri della cattedrale di Pistoia}} Si distingue da tutte queste figure in vesti arruffate e tagliuzzate la Carità del Lorenzetto, chiusa nella tunica a pieghe tranquille e aderenti alle forme, raccolte le ali a mandorla attorno la persona, un braccio arcuato, con la fiaccola nella mano, stretto l'altro alla figura di un putto michelangiolesco, che lo scultore vede in funzione, puramente architettonica, di cariatide, o meglio di pilastrino. Il concetto è freddo: il tema della Carità non ha scaldato il cuore dell'artista; già in quest'opera giovanile, il Lorenzetto è il precursore dei neoclassici, un [[Bertel Thorvaldsen|{{sic|Thorwaldsen}}]] del Rinascimento. (vol. X, parte I, p. 306)
*In [[Venezia]], teneva il campo l'arte dei Lombardo, [[Tullio Lombardo|Tullio]] e [[Antonio Lombardo (scultore)|Antonio]], e dei loro seguaci, ornatissimi ricamatori, inclini, specialmente Tullio, a freddezza di [[Neoclassicismo|stile neoclassico]], tanto da anticipare certi aspetti dell'arte fiorita nel periodo napoleonico. I due fratelli iniziano la loro vita artistica lavorando accanto al padre, che aveva conquistato il dominio di Venezia nell'architettura e nella scultura. (vol. X, parte I, p. 357)
*[...] il [[Tullio Lombardo|Lombardo]] accarezzato e forbito, che ammollisce marmi e lustra superfici, infonde ad alcune figure {{NDR|della ''Pietà'' nella chiesa veneziana di San Lio}} forza rude, quasi [[Andrea Mantegna|mantegnesca]]; al corpo di Cristo, scavezzo sul grembo della Madre, tensione spasmodica, esasperata acerbità formale. Un contorno tagliente stacca il Cristo dalla Madre, che lo trattiene mentre scivola dal suo grembo; lo stesso contorno fermo, incisivo, precisa i lineamenti del volto, le nervature e le dita delle mani spianate.<br>La stilizzazione del rilievo propria di Tullio ha qui uno dei più tipici esempi: ogni contorno è sottolineato e precisato da forti scuri; tutte le figure, di modellatura larga e compressa, sono a staccato. Anche la Madonna, libera dal fondo, è appiattita, come impressa in cartapesta.<br>I forti sottosquadri originano ombre in certo modo paragonabili a quelle della scultura romana, soprattutto nel determinare la flammea capigliatura di Cristo. Le pieghe, calligrafiche e tese sulle persone, sono qua e là ammaccate, quasi da colpi di martello, e anche da ciò l'arte flemmatica di Tullio deriva insolita energia, un'espressione di sensibilità dolorosa, che svanisce nelle due comparse del fondo, presso la croce, appunto per l'attenuazione degli scuri. (vol. X, parte I, p. 368)
*La finezza di gradazioni nel bassorilievo, che si nota nella parte superiore della pala di San Giovanni Crisostomo, si ritrova in un'opera tra le più delicate di Tullio {{NDR|Lombardo}}: l'''Annunciazione'' del Seminario vescovile a Venezia. Suggerita con tenui linee architettoniche la stanza della Vergine, Tullio vi ha collocato nel mezzo il tabernacolo, come finestra lombardesca con timpano triangolare, e ai lati di esso, le figure di Maria e dell'angiolo, composte nella guaina delle vesti tese, a pieghe preziose, calligrafiche.<br>Il modellato dei volti è lieve, quasi vaporoso nella sua morbidezza, e lo staccato di quello dell'angiolo proietta un'ombra sulla parete. Con una mano sul petto, schiusa la bocca, Gabriele, agghindato da ciocche a catenella con l'artificiosa eleganza di Tullio, mormora le parole dell{{'}}''Ave''. Anche la Vergine, conserte le braccia placide, schiude le labbra alla parola. L'arte arida dello scultore si anima d'un soffio di delicata poesia, e par che qualcosa l'avvicini a [[Luca della Robbia]] nel sentimento tranquillo, alieno da drammatico impeto. (vol. X, parte I, pp. 373-374)
*L'intensità di vita delle figure nel primitivo Presepe {{NDR|della chiesa di Santa Maria del Parto a Mergellina}} si ritrova in un capolavoro del Nolano: il ''Crocefisso ligneo'' nella chiesa di Santa Maria la Nuova, opera più tarda, prossima alla pala d'altare di Monteoliveto, e cioè al gruppo di sculture ove [[Giovanni da Nola]] inclina ai modi toscani del Santacroce<ref>Girolamo Santacroce (1502 – 1537), scultore, architetto e medaglista.</ref>. Anche qui i tratti del volto son marcati da realistica crudezza: la bocca febbrile e amara, l'occhio sbarrato d'angoscia nell'ombra dell'orbita, le sopracciglia tese sino allo spasimo, tutto partecipa all'espressione d'atroce agonia, persino il nodo del drappo che si torce a gotica fiamma. Ma in questo capolavoro Giovanni da Nola ha raggiunto un grado di raffinatezza toscana mai altrove raggiunto, e una bruciante sensibilità nel render lo strappo dei tendini tesi di braccia e dita, lo scricchiolìo delle costole nel corpo di nervosa eleganza brunelleschiana. (vol. X, parte I, p. 722)
*Non ritrovano la delicata spontaneità della ''Madonna della Neve'' {{NDR|in}} altre sculture del Nolano appartenenti a questo periodo, né l'''Ecce Homo'' di legno in Santa Maria la Nova, male imbrattato di colore, manifestazione di sentimentalismo pietistico da prematuro Seicento, né il ''San Giovanni'' in marmo della chiesa di San Domenico Maggiore, d'impronta sansovinesca, tra le più ammanierate sculture del Nolano, nonostante la vivacità dei contrasti d'ombra e luce. Il Crocefisso ligneo, di cui già parlammo, in Santa Maria la Nuova, è invece l'espressione maggiore dell'arte di Giovanni da Nola in questo periodo. (vol. X, parte I, p. 734)
=====Parte II=====
*Com'è noto, [[Michelangelo Buonarroti|Michelangelo]] si valse di aiuti, specialmente di [[Raffaello da Montelupo]], ad apprestare le statue che fiancheggiano il Mosè e sovrastano alla sua mole. [...] Raffaello da Montelupo, pur traducendo disegni del Buonarroti, tornisce le forme e le addolcisce alla maniera raffaellesca. (vol. X, parte II, pp. 55-58)
*Il classicismo, invadente nell'arte del [[Giovanni Angelo Montorsoli|Montorsoli]], le toglie, col suo peso accademico, la naturale vivezza, il senso di forma in movimento istillato da Michelangelo. (vol. X, parte II, p. 111)
*Uomo di chiesa, frate servita, il Montorsoli dona poco dell'arte sua alla chiesa, e tutto il suo spirito, tutta la sua commozione, profonde nelle figure che interpretano le sue fantasie. Vi è una terracotta a Berlino, nel museo Federico, raffigurante una donna disperata, forse studio per una delle sue fonti, dove par di sentire il fremito del nudo angosciato, che nell'urlo si raccoglie e s'accascia. E la terracotta non uguaglia la ''Scilla'' della fontana del ''Nettuno'' a Messina in libertà di movimento pittorico, benché alla creta il Montorsoli dia pastosità di colore, tendendo ad arco le forme turgide, gonfie di linfa. Così il maestro rivela le sue tendenze, come già le aveva rivelate primamente nel satiro suonatore del monumento ''Sannazzaro'', e nel ''Marsia'' legato tragicamente all'albero, figure che rompono gli effetti accademici del mausoleo per portarsi tra i boschi e le selve. Dall'Accademia, dalla tradizione del Sanzio, dalla maestà di Michelangelo, sembra che il Frate, buttata la tonaca alle ortiche, si fugga incontro a forme barocche, scrollando da sé il gelo dell'accademia, il meccanismo raffaellesco, il peso dello sforzo michelangiolistico. (vol. X, parte II, pp. 150-153)
*{{NDR|Raffaello da Montelupo è}} [...] autore del ''San Damiano'', nella Cappella Medicea, la sola statua michelangiolesca uscita dalle sue mani. I lineamenti contratti del volto, i capelli agitati fiammanti, le vesti tormentate, le mani, ove fan rete le vene turgide, dalle falangi rettangolari schiacciate, lascian sentire come il prototipo dello scultore sia stato il Buonarroti, che imperava nella Cappella Medicea. [...].<br>Il mite, il raffaellesco Raffaello da Montelupo sente nella cappella Medicea la passione di Michelangelo, che in seguito gli sfugge per sempre. (vol. X, parte II, p. 154)
*Tre bassorilievi col busto del [[Baccio Bandinelli|Bandinelli]], uno nei musei di Stato a Berlino, il secondo nel museo dell'Opera di S. Maria del Fiore a Firenze, il terzo nel Louvre a Parigi, ci danno la misura dell'arte dello scultore in ordine di tempo. Nel primo, c'è una gran penetrazione della forma, una sensibilità pittorica, un'attenzione a determinare i lineamenti e a segnarne con energia i particolari; nel secondo, questi spariscono; le linee, diritte o quasi, del sopracciglio, della base del naso, delle labbra, s'incurvano; le superfici mobili, molteplici, commosse, s'uniscono, si gonfiano; i capelli a riccioli sottili, incisi, riappaion battuti come su lastra metallica; la barba, lunga, serpeggiante, a spire fiammanti, diviene un ghirigoro grosso, terminato a riccioli; l'occhio acuto si smorza nel tondeggiar dell'orbita, le nari non vibrano più, le labbra non si serrano energiche, l'orecchio si scodella senza più quel sottile tirato dei nervi; e il busto, che prima veniva tagliato dalle pieghe del manto gettato sulle spalle e aggirato sotto il petto ignudo, qui vien tagliato al modo classico, a scarpa. Ma nella terza edizione del busto la forma perde anche l'effetto dello stampato, dello sbalzato su metallo; il profilo divien laminare e i lineamenti si disegnano invece d'essere scolpiti, i riccioli si fanno calligrafici, la barba a cordoni si chiude a chiocciolette; e il busto, più classicheggiante, porta uno scarso mantelletto agrafato sulla spalla. Il primo busto spira maschia energia, il secondo bonomia, il terzo disfacimento [...]. (vol. X, parte II, p. 192)
*{{NDR|Baccio Bandinelli}} [...] quando fece ''Ercole che sottomette Caco'', davanti al palazzo della Signoria, le generalità classiche non gli permisero di animare la rappresentazione, di spiegarla in potente unità. Nel far le cose colossali, la visione dell'insieme non si ha se non interamente abbracciandolo per forza d'astrazione e incatenandone le parti, come avrebbe fatto Michelangelo; se non trasportando idealmente pesi e misure a un livello di sopra, di sotto, di là dalla propria visuale, nei piani e in profondità: e il Bandinelli, che non ebbe quella supervisione, mise cumuli sopra cumuli marmorei, massi sopra massi; fece una roccia scalpellata più che corpi giganti svincolati dal sasso. (vol. X, parte II, p. 199)
*{{NDR|Baccio Bandinelli}} [...] nel busto in bronzo {{NDR|di [[Cosimo I de' Medici]]}} si manifesta l'educazione dello scultore dal padre orafo, maestro anche di [[Benvenuto Cellini]], e appare la sua natura più schietta e più viva, non agghiacciata da stilistiche apprensioni. (vol. X, parte II, p. 204)
*Qualche impronta dell'arte di Baccio Bandinelli, con la sua visione sommaria e spianata dei volumi, si riconosce nella più antica opera nota dell'[[Bartolomeo Ammannati|Ammannati]]: la statua tombale di ''Mario Nari'' al Bargello, già nell'Annunziata, con evidente imitazione delle figure giacenti di Michelangiolo sulle tombe medicee.<br>Il simulacro del defunto si solleva dal sepolcro; punta il busto sulla sinistra. È tra le opere dell'Ammannati più inclini a michelangiolismo, ma ad un michelangiolismo addolcito, trattenuto, che attenua la determinazione dei volumi singoli, mirando all'espressione del volume totale. I muscoli, in quel tendersi, in quell'incavarsi della forma irrigidita, si schiacciano; la lamina della corazza si stampa sul busto; gli spallacci s'addentrano nelle carni; i lineamenti michelangioleschi diventan schematici. (vol. X, parte II, p. 357)
=====Parte III=====
*Quando, nel 1543, [[Alessandro Vittoria]] giunse a Venezia, inviatovi dal vescovo [[Cristoforo Madruzzo]], ed entrò nella bottega di [[Jacopo Sansovino]], aveva diciott'anni appena, ma doveva già essere educato all'arte se poté presto eseguire la bella statuina del ''Battista'' ora sopra una pila d'acqua santa nella chiesa di San Zaccaria, ove l'impronta sansovinesca è come nascosta dalla violenza espressiva di uno scalpello accanito a rendere i segni della macerazione fisica e il solco del dolore in ogni tratto del volto scarno e delle mani scheletriche. Forse a tale tendenza verso un realismo penetrante, pungente, che, pur tra le fioriture decorative del costume, impronta i profili medaglistici di ''Maddalena Liomparda'' e di ''Caterina Sandella'', di un rude popolaresco vigore, non fu estranea una prima educazione a Trento, ove, nella cantoria di Santa Maria Maggiore, son busti bronzei di prepotente rustica forza. (vol. X, parte III, p. 74)
*Scultore campagnolo, il [[Vincenzo Grandi|Vicentino]] taglia come nel legno le sue rustiche immagini; inesperto del bassorilievo, divien goffo nelle figure di fondo. Goffa è anche la ''Madonna'' a tutto tondo, grassa contadina infagottata nelle vesti, ma il sole che accende il volto paffuto infonde respiro ai lineamenti ingenui. E piena di rustica forza è la figura del pastore in ginocchio presso il giaciglio, che par uscita, con la cupa testa barbuta e il nodoso bastone, da una tela del bresciano [[Giovanni Gerolamo Savoldo|Savoldo]]. Lo scultore semplice e vivido si delizia ad avvicinare il manto lanoso del somarello al lucido cuoio del bove; muove il gruppo saltellante degli angioletti cantori al ritmo scherzoso della luce e dell'ombra; è maldestro, rustico tagliapietra, ma raggiunge talvolta, come nella gracile figuretta di fanciullo che s'aggrappa alla veste di San Giuseppe, effetti pittorici nuovi alla scuola dei Lombardo<ref>Famiglia di scultori e architetti attiva principalmente a Venezia tra il XV e il XVI secolo.</ref>. (vol. X, parte III, p. 76)
*Nel 1543, primo anno di sua dimora in Venezia, mentre il [[Jacopo Sansovino|Sansovino]], suo maestro, stava per ultimare con drammatico impeto i rilievi delle tribune di San Marco, Alessandro Vittoria scolpiva la statuetta in marmo del ''Battista'', ora sopra una pila nella chiesa di San Zaccaria. Vi si sente, nel taglio allungato della figura, nel cader del manto dal fianco a terra, nello stringersi di tutte le membra al tronco, un'eco di modi sansovineschi, benché una opposta sensibilità sia nei due artisti, Jacopo Sansovino, incline a dolci ritmi, a un sereno ideale di grazia e di pittorica morbidezza, il Vittoria appassionato nel rendere l'ardente spiritualità del Santo con l'effetto cromatico di ombre che s'incanalano negli avvallamenti del volto consunto, entro i cavi di un fusto lungo, scheletrico, come arso dal sole rovente del deserto. (vol. X, parte III, p. 82)
*Tra il 1581 e il 1583, il Vittoria attese alla pala d'altare in bronzo per [[Johannes Defuk|Giovanni Fugger]], ora nella raccolta del Dott. Preston S. Satterwithe a New York. Vi rappresentò l'''Annunciazione'', certo ispirandosi alla pittura di [[Tiziano Vecellio|Tiziano]] nella [[Chiesa di San Salvador|chiesa del Salvatore]] a Venezia. Comporre una pala a rilievo sulle tracce di una pala dipinta è certo tentativo di gusto discutibile, fortunatamente non ripetuto altrove dal Vittoria, ma bisogna riconoscere che l'effetto di luce ottenuto dallo scultore rivela una sorprendente sensibilità pittorica, un'arte ricca di ogni accorgimento nel lavorar le superfici, ora sgusciandole come il velo della Vergine, ora sfaccettandole come il manto dell'angiolo, sempre acuendo le nervature delle pieghe, affilando e spezzando gli spigoli per ottenerne rifrazione di luci, scintillìo. (vol. X, parte III, p. 116)
*Il giovane principe [[Francesco I de' Medici|Francesco de' Medici]], che a Firenze divien protettore del [[Giambologna]], è ritratto, nel busto del palazzo Uguccioni, in armi, fasciato dal manto abbondante. Ha gli occhi grandi, bovini, coperti come da un velo; la barba e i capelli a piccoli ricci, la decorazione del busto ingrossata a sinistra, fuor del suo naturale equilibrio. Lo scultore che in Toscana arriva al metro perfetto, ai canoni grammaticali, si trova fuor di misura imponendo il busto del suo mecenate sul plinto marmoreo. Si potrà ammirare la cura nel render la cute giovanile, quasi luminosa, del Principe, e l'ombra delle sopracciglia trasparenti; ma si nota, nei ricciolini delle chiome e della barba, un certo artificio; troppa regolarità nella gorgiera, troppo spessore nel manto sul busto arcuato. (vol. X, parte III, p. 697)
*All'Annunziata<ref>Il Giambologna fu sepolto nella cappella della Madonna del Soccorso della basilica della Santissima Annunziata di Firenze.</ref> dorme {{NDR|il Giambologna}} l'artista glorioso che trovò a Firenze misure, canoni, ordinamenti, grammatica. Egli fiammingo vi portò un po' di realismo grezzo, quale si mostra nell'aquila e nel tacchino. Liberatosi da quel realismo, cadde nell'Accademia fiorentina, cioè nelle regole e nei canoni, senza tuttavia abbandonare del tutto la primitiva vivacità; ed appunto questo residuo di realismo anche nelle opere tarde lo rende migliore di altri manieristi alla fine del Cinquecento. Le misure e i canoni nel secolo XVI furon dati dai Fiorentini al mondo: gli stranieri, dal Dürer a Giambologna, al Rubens, non hanno fatto che riceverli. Il Giambologna, pur ricevendoli, ebbe libere uscite, non essendo il manierismo uno stile, ed ebbe anche incoerenze, contrasti stilistici, come ad esempio tra il ''Nettuno'' della fontana di Bologna e le ''Sirene'' della base. Tuttavia il Fiammingo, al declinare del Cinquecento, anche tra i moduli dell'aulica forma, anche nell'algore accademico, trova, per le linee delle figure, ritmo, eleganza, nobiltà; per le masse equilibrio e slancio, togliendo peso, con l'accelerato movimento, alle forme giganti. (vol. X, parte III, pp. 788-791)
*Arrivato a Firenze, quando l'[[Bartolomeo Ammannati|{{sic|Ammanati}}]], nella ninfa della fontana di piazza, dava gran saggio di sé, Giambologna non ebbe suo il campo nella scultura, ma presto, salutato dal Granduca {{NDR|Francesco I de' Medici}} principe degli scultori, si innalzò anche sopra il vecchio Ammanati ormai rattristato e indebolito da pregiudizi religiosi. Egli continuò sempre col suo gran passo, ginnasta dell'arte, seguito da una folla di scolari, che parevano prepararsi a ludi olimpici col loro maestro; ma al pari di lui, fors'anche più di lui, nello scolpire i grandi blocchi di marmo, si mostrarono accademici, mentre nelle crete, nei bronzi, segnavano il trionfo dello stile pittorico spuntato dal manierismo. E con lo stile pittorico si prepara l'avvento al [[barocco]]. (vol. X, parte III, p. 791)
====''L'architettura del Cinquecento''====
=====Parte I=====
*Lo scultore [[Lorenzo Lotti|Lorenzetto]] fu ligio a [[Raffaello Sanzio|Raffaello]], non solo con le sue opere di scalpello, ma anche nelle architetture, e, come operò sui disegni del maestro a palazzo Vidoni, così si studiò, di seguire i suoi esempi costruendo il palazzo del Bufalo o della Valle. Oggi la facciata, anche per le manomissioni successive, non ci dà forse, se non nel centro, un gradevole effetto con le tre finestre più raccolte del primo piano, le tre distanziate del secondo, le tre del terzo, più semplici e brevi. È un'armonia che si disperde nell'estensione del prospetto, che non può darci troppa buona idea della bravura architettonica del maestro, con la monotonia di quei suoi lunghi filari di finestre. (vol. XI, parte I, p. 332)
*Il [[Sebastiano Serlio|Serlio]] ci rappresenta l'arte nostra {{NDR|l'archiettura}}, che, giunta a grande fioritura, trova regole, norme, che la Rinascita rende universali. L'architetto bolognese vide Roma negli aurei giorni dell'architettura, lavorò a Venezia, ove [[Jacopo Sansovino]] foggiava un nuovo stile, e dimorò in Francia, studiando i differenti costumi dell'edificare, riuscendo a raccogliere gran copia di osservazioni e di elementi per il suo prontuario architettonico. Tutta la vita del buono e dell'umile pedagogo fu quella di raccoglitore e di seminatore. (vol. XI, parte I, p. 468)
*[[Andrea Marchesi (architetto)|Andrea Marchesi]] da Formigine s'ingegnava nell'arte dell'architetto non sua propria. Molti falegnami passarono all'architettura specie nel '400, ma Andrea Marchesi vi trapassò a fatica, perdendo alquanto della sua gran valentia di decoratore. Essa si manifesta nel fregio della porta {{NDR|del [[Collegio di Spagna]] di Bologna}}, degna d'un antico, ma la forza, il chiaroscuro di quei girali, vien meno. L'intagliatore non poteva conservare il suo aspetto occupando spazi che l'architetto avrebbe dovuto riservare a sé, senza riempirli d'ornamenti, senza fiorirli. La subordinazione dell'ornato veniva a mancare collegandosi, con l'ornamentista, il dominatore architetto. (vol. XI, parte I, p. 800)
*[...] l'equilibrio, il ritmo voluto dall'architettura di questo tempo non è sempre sentito da Andrea da Formigine, che, nel palazzo Scarselli, a destra, fece un pilastrone scanalato non corrispondente con l'altro a sinistra. In tutto si vede che l'intagliatore ingegnoso, ora per le sue architetture s'ispira a Venezia, ora a Milano, talvolta cerca forme antiquate, tal altra si studia di fare il nuovo. Poco fondato, egli si prova a fare quanto può, contento d'ornare, di fiorire d'intagli i palazzi sorti su suo disegno. Più che l'armonia del corpo egli vede la veste adorna. (vol. XI, parte I, pp. 801-802)
*Si assegna [...] al [[Giovanni Francesco Mormando|{{sic|Mormanno}}]] la più bella facciata di palazzo napoletano, quella del palazzo di Capua, ora Marigliano, in S. Biagio dei Librai. La facciata subì alterazioni diverse, ma, nell'insieme, come dice giustamente il Pane, «manifesta la impeccabilità di una pura equazione geometrica, come quella che è dato riscontrare nelle opere migliori del Rinascimento». Purtroppo i restauri hanno lasciato solo intravvedere qualche traccia del {{sic|Mormando}} in quello stesso palazzo e nell'altro dei duchi di Vietri, poi Corigliano. (vol. XI, parte I, pp. 954-956)
*In Santa Maria della Stella alle Paparelle, edificata, per voto e con danaro proprio, dal {{sic|Mormando}}, si può vedere qualche reminiscenza bramantesca nella facciata con pilastri corinzi, scanalati sino a due terzi d'altezza, [...]. (vol. XI, parte I, p. 956)
=====Parte II=====
*[[Michelangelo Buonarroti|Michelangelo]] porta nell'architettura l'ideale di massa in movimento, come espressione di energia eroica. Dove è statica della coordinazione [[bramante]]sca, succede movimento; la coordinazione si trasforma in una più stretta unità, in subordinazione all'unità. Gli elementi si fanno più grossi o restan più grezzi, per presentarsi come massa, anziché come linea. (vol. XI, parte II, p. 1)
*La [[Cupola di San Pietro|cupola]], che Michelangelo elevò nel cielo di Roma sulla chiesa madre della Cristianità, nel cuore della città papale, come gigantesca tiara, tiene delle progettate cupole albertiane la voce sonora, della cupola di Santa Maria del Fiore l'ascensione trionfale; ma questi effetti nascono, non dai rapporti numerici dell'Alberti, non dalla {{sic|leggiera}} trama del Brunellesco, bensì da vigorosi contrasti di masse e di chiaroscuro, da vicenda di slanci e di freni, dalla lotta, che è in ogni forma creata dalle appassionate mani di Michelangelo. (vol. XI, parte II, p. 118)
*Espressione magnifica di Roma monumentale, la grandiosa cupola {{NDR|di san Pietro}} ha le membra possenti, le violente energie delle statue michelangiolesche. La sua mole, che di lontano trova riposo nella maestà delle ampie curve ascendenti, è il sogno della fantasia di Michelangelo verso la grandezza divenuto realtà. (vol. XI, parte II, pp. 118-121)
*Non l'interrotto monumento di Giulio II o la mutilata montagna marmorea di San Pietro in Vincoli, ma questa cupola {{NDR|della basilica di San Pietro}}, massima espressione di una forma prediletta e tipica dell'architettura nostra, legame fra l'Italia e l'Oriente, traduce la sete di grandezza dello scultore {{NDR|Michelangelo}}, che aveva divisato di trasformare una montagna in gigante, di martellarne il corpo nelle rocce, ergerne il capo nella regione delle nubi. (vol. XI, parte II, p. 122)
*[[Flaminio Ponzio]] aiutò e continuò l'opera di Martino Longhi in palazzo Borghese, e noi crediamo di riconoscere il suo intervento, anziché nella facciata verso via Fontanella di Borghese, che ci sembra propria del Longhi per la sua divisione a specchi, nell'altra, più vasta e magnifica, verso piazza Borghese, libera da lesene divisorie e arricchita da un grande scudo a foggia di cartella barocca, che s'aggrappa al timpano dell'edicola sovrastante il balcone e a quello della porta-finestra, animando col suo capriccio tutta la facciata e distruggendo l'impressione di vacuità, d'inconsistenza, che l'edicola desta nel prospetto verso via di Fontanella Borghese. Anche la bellissima lenta scalinata a gradi poligonali, che si stende a conchiglia rovescia davanti alla porta, e il cancello, tutto proprio di Flaminio Ponzio nella grazia esile e fiorita dei suoi motivi ornamentali, concorrono all'accentramento dell'effetto decorativo nell'asse mediano della facciata. (vol. XI, parte II, pp. 876-878)
*[[Domenico Fontana]] è l'architetto che lavora una facciata di chiesa come il rettilineo d'una strada, e, quando fosse vissuto in tempi moderni, come le rotaie d'una ferrovia. È un tecnico d'alto valore: innalza obelischi sulle piazze di Roma, trasporta la cappella del Presepe sotto il pavimento della cappella Sistina a Santa Maria Maggiore; distrugge, impetuoso vandalo, antichità pagane e cristiane, sempre benedetto da [[Papa Sisto V|Sisto V pontefice]]. (vol. XI, parte II, pp. 916-917)
*Purtroppo l'attività edilizia di Sisto V andò a scapito di augusti monumenti; e il Fontana ne fu l'esecutore inflessibile. Rovinò i resti delle [[terme di Diocleziano]], che impedivano la costruzione di [[Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri|Santa Maria degli Angeli]]; restaurò [[Basilica di Santa Sabina|Santa Sabina]], rimovendo gli antichi amboni, cancellando primitive pitture, demolendo i rivestimenti marmorei della tribuna; distrusse il [[Settizonio]]; e poco mancò che il [[Colosseo]] fosse da lui trasformato in lanificio, con logge per i tessitori, botteghe per le vendite. La morte del barbaro Pontefice sospese l'opera iniziata dal barbarico architetto, che già incominciava a spianare il suolo intorno al Colosseo, come racconta il [[Francesco Milizia|Milizia]]. Il costruttore, ch'ebbe più grandezza di spazio che grandezza d'arte, che ci dette più quantità che non qualità di lavoro, ci rimane quindi in aspetto di impresario, tenace come il Pontefice che lo protesse, rapido, forte d'intelletto, non d'arte. (vol. XI, parte II, p. 931)
*[[Pirro Ligorio]], a [[piazza Navona]], costruendo il [[Palazzo De Torres - Lancellotti|palazzo di Ferdinando Torres di Granata, ora Lancellotti]], si mostra contenuto nella facciata, che al pianterreno ha il bugnato un po' aggettato, e, nei piani superiori, semplicemente inscritto, ben ripartito, come a quadrelli in pavimento, regolarissimi, tranne verso la catena agli spigoli, ove essi perdono il moto uguale, e par s'allunghino a cercare connessione. Tende a monotonia, anche nel disegnare l'interno, l'architetto composto, ordinato, uguale. Ma il casino di Pio IV nei [[Giardini Vaticani]] fugge da questo silenzio: lavorano i fontanieri a rivestir di musaici all'antica pilastri e basamenti; ritornali gli efebi, le ninfe; escon le driadi dai boschi per vivere tra le ghirlande, i nastri, i festoni. Le grottesche romane antiche, quelle timide di [[Giovanni da Udine]], riprendon corpo, si addensano sulle pareti, si rilevano dalle riquadrature, tra un brulichio di girali, di campane di frutta, di vasi, di stemmi, di ghirlande. l'antiquario squaderna le sue note, riversa il sacco delle sue ricerche sulle pareti, sui suoi frammenti, veri o falsi, abbiano un nesso o no tra loro; e così figure, rilievi, ornati, fanno insieme una rievocazione dall'antico. (vol. XI, parte II, pp. 980-982)
*Più viva, per lo zampillar delle acque correnti, sonanti, per il moto delle fabbriche, sarà la [[Villa d'Este (Tivoli)|villa di Tivoli]], costruita dal cardinale [[Ippolito d'Este (1509-1572)|Ippolito II d'Este]] per cercarvi riposo, dopo le ire destate come cardinale protettore della corona di Francia. Uomo del Rinascimento, chiede alla villa tiburtina la pace, tra le grotte popolate di statue scavate in sua presenza a [[Villa Adriana]]. Pirro Ligorio vi profonde la sua vivace, ardente, napoletana fantasia; innalza a corona dei giardini il suo palazzo, cui s'accede come a trono eccelso, per ampie scalinate, da arcata ad arcata. Gli ornamenti che dovevano annidarsi sulla facciata del palazzo restarono nella mente di Pirro Ligorio, ma egli non dimenticò di farli eseguire sui padiglioni, sulle mostre delle fontane. Tutto è condotto rapidamente, come abbozzato, quasi che la finitezza fosse superflua in tutta quella festa della natura, in tutto quel rigoglio di verde, in quella musica delle acque, che [[Annibale Caro|Annibal Caro]] ci ricordò nella sua aurea prosa. (vol. XI, parte II, p. 988)
=====Parte III=====
*Certo {{NDR|[[Palazzo Corner della Ca' Granda]]}} è colossale, più di quanto si sia mai veduto sulla mobile superficie delle acque del Canal Grande, trionfante nella sua classicità, nella massiccia potenza delle colonne abbinate, ioniche al primo piano, corinzie al secondo, reggenti le arcate cariche di trofei. Quelle arcatelle son leggiere per la elefantina potenza delle colonne, e i due piani sembrano, a causa di esse, un pondo troppo forte per il basamento rustico del palazzo. (vol. XI, parte III, p. 124)
*[...] auspice il doge Andrea Gritti, Jacopo Sansovino aveva disegnata la costruzione {{NDR|della chiesa veneziana di San Francesco della Vigna}} sin dal 1534. Ma il disegno sofferse riduzioni e mutamenti per le filosofiche elucubrazioni del Padre [[Francesco Zorzi|Francesco {{sic|Georgi}}]], che, con le teoriche di Platone alla mano, con la cabala medioevale del tre «numero primo et divino» e con i suoi multipli, aveva l'audacia di riformare il progetto in corso d'effettuazione. E peggio, la sicurezza del frate dell'Ordine confuse il Sansovino, Tiziano, Fortunato Spira viterbese, il Serlio, che ne firmarono la relazione rinnovatrice dell'edificio chiesastico, a norma di rapporti e di dimensioni ad esso applicate, per ottenere «un'armonia consonantissima». (vol. XI, parte III, pp. 125-126)
*[...] [[Chiesa di San Francesco della Vigna|San Francesco della Vigna]] mostra nell'interno le chiare proporzioni di Jacopo {{NDR|Sansovino}}, non la sua vivezza cromatica, forse per l'adesione ai principî del frate censore {{NDR|Francesco Zorzi}}. Vi è un gran predominio di vuoti nella povertà francescana della chiesa; le lesene di pietra grigia, come tutte le cornici, sono piatte; ma un senso di pace, di equilibrio, nasce dall'armoniosa larghezza d'archi delle cappelle. Ancora l'eco toscana del Brunellesco s'avverte nella serie di sovrapposte lesene, tradotta in ampiezza cinquecentesca e in tranquilla maestà di linea nel giro fra cappella e cappella finché nella crociera le volte par s'innalzino a volo. (vol. XI, parte III, pp. 126-127)
*Il rapporto del [[tempio malatestiano]] di Rimini con la facciata di [[Chiesa di Santa Maria in Organo|Santa Maria in Organo]] è forse semplicemente casuale, ma ci mostra come [[Leon Battista Alberti]], suscitatore di masse nell'architettura, abbia fraternità di spirito con [[Michele Sanmicheli]], che, ad un tempo, tra le membrature battute sull'incudine, insinua finezze, delicatezze, fiori che le addolciscono, sorrisi che illuminano le forme giganti, luci e ombre che ne esaltano la vita. E come nell'architettura militare, per le sue fortificazioni di Verona, di Venezia, di Brescia, di Bergamo, di Peschiera, in Dalmazia, in Creta, in Candia, ecc., si ispira a [[Francesco di Giorgio Martini]], par che ne erediti l'infrangibile misura, la precisione del numero, il geometrico rigore.
===Citazioni sulla ''Storia dell'arte italiana''===
*Essa è considerata da alcuni come una vera e propria rivoluzione culturale, che attraverso scoperte e rivalutazioni e accostamenti di civiltà pittoriche diverse – dal mosaico alto-medievale al disegno, alla pittura rinascimentale, al manierismo – ha dato un nuovo profilo ai criteri del gusto in Italia. ([[Dizionario universale della letteratura contemporanea]])
*Non v'è nulla che egli non ricordi. Confronta a mente opere fra le più lontane, come se le avesse dinanzi contemporaneamente e vi leggesse i più minuti particolari. Egli è in ciò il tipico conoscitore per innata facoltà inimitabile. Nessuno che non abbia il suo sguardo e la possibilità di ricordare in modo così preciso tutto ciò che ha visto potrà giungere mai a fare l'opera colossale di revisione di tutte le attribuzioni come l'ha fatta Adolfo Venturi. Quando si pensa a ciò che era la storia dell'arte prima di lui, in cui a pochi grandi e celebri nomi si attribuiva tutta l'accozzaglia delle opere allora anonime ci si accorge degli infiniti benefìci che la ''Storia dell'Arte italiana'' ha portato nel campo dell'indagine costruendo il quadro con le grandi figure in primo piano e via via nei piani successivi le figure minori. I grandi ne hanno avuto, sfrondate le opere indegne di loro, maggior luce ed i minori hanno trovato il loro luogo. ([[Roberto Papini]])
*Per noi discepoli che abbiamo {{sic|seguìto}} passo per passo l'opera appassionata del maestro, il fatto che Adolfo Venturi sia giunto a favellare coi grandi pittori del Cinquecento ha un valore sentimentale. È come se i muratori e i manovali vedessero finalmente l'architetto disegnare il coronamento dell'edificio a cui hanno portato calce, rena e mattoni. Tutta la storia dell'arte italiana di Adolfo Venturi doveva infatti culminare nella visione del pieno [[Rinascimento]]. [[Barocco]] e [[Rococò|barocchetto]] saranno lasciati a chi li vorrà e li potrà studiare, quando i tempi saran maturi e la preparazione documentaria compiuta. ([[Roberto Papini]])
==[[Incipit]] di alcune opere==
===''La Madonna''===
Tredici secoli prima che Raffaello rappresentasse la Madonna della Seggiola come una bella nutrice tutta amore per il pargolo che gira attorno gli occhi di falco, un pittore cristiano nelle catacombe di Priscilla rappresentava in simil modo una matrona con la creaturina ignuda che le si aggrappa al seno e volgesi ratta, guardando coi grandi occhi dietro a sé, quasi per mettersi a difesa del nutrimento; e la madre ripiega soave il capo, e circonda il nato suo con le braccia protettrici.
===''Luca Signorelli, interprete di Dante''===
L'arte di [[Luca Signorelli]], più di ogni altra nel Quattrocento, evoca lo spirito dantesco, per la energia delle sue forme sfaccettate, il ''pathos'' che scaturisce dalle composizioni grandiose, dalle repentine luci, dai movimenti di schianto arrestati.
===''Piero della Francesca''===
Oggi la critica storica ha compreso la definizione che Fra' Luca Pacioli dette di [[Piero della Francesca|Piero]]: «monarca della Pittura a' suoi dì», segnalando il grande influsso del pittore di Borgo su tutta l'arte italiana dell'Emilia e del Veneto, della Toscana meridionale, come dell'Umbria, delle Marche e delle Romagne, dalla corte degli Estensi alla bottega di Giambellino, dalla turrita Cortona alla reggia di Federico da Montefeltro, dal tempio malatestiano alla cittadella forlivese degli Sforza e al santuario di Loreto. E dai quei luoghi si estese la riforma pierfrancescana su Roma e Viterbo, su Napoli e Messina, dal palazzo vaticano alla cappella Mazzatosta, dagli anonimi affreschi di Monteoliveto in Napoli alla pittura rinnovatrice di Antonello. Ma il grande maestro ha lasciato indelebili profonde tracce dell'arte sua, non ricordi di vita.
==Citazioni su Adolfo Venturi==
*Come le [[Opera d'arte|opere d'arte]] debbono essere guardate? Qui entrano in campo le facoltà più schiette di Adolfo Venturi. Egli non s'è mai contentato delle attribuzioni già fatte; una per una, su migliaia di opere, le ha tutte volute rivedere, sottoporre al tormento d'una analisi minuta e precisa; analisi prima di tutto dei caratteri materiali delle opere: i modi del disegno, il ricorrere di tratti abituali e tipici di ciascun artista, i modi di comporre, di colorire, di scolpire, le pieghe del panneggio, i formati delle figure, il metodo dell'architettare; analisi poi di ciò che è più sensibile e sfuggente alla critica, dall'interpretazione del soggetto allo spirito delle opere. a quel tanto di imponderabile che rivela l'opera d'un maestro a primo acchito e la distingue da quella d'un altro o degli imitatori. [[Roberto Papini]]
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Francesca Marini (a cura di), ''Caravaggio'', 1ª ed., introduzione di [[Renato Guttuso]], Rizzoli/Skira, Milano, 2003. ISBN 8817008087
*Adolfo Venturi, ''[https://archive.org/details/lamadonnasvolgim00vent La Madonna]'', Ulrico Hoepli, Milano, 1900.
*Adolfo Venturi, ''[https://archive.org/details/venturileonardolasuascuola/mode/1up/ Leonardo e la sua scuola]'', Istituto Geografico De Agostini, Novara, 1942.
*Adolfo Venturi, ''[https://archive.org/details/lvcasignorelliin00vent Luca Signorelli, interprete di Dante]'', Felice Le Monnier, Firenze, 1921.
*Adolfo Venturi, ''[https://archive.org/details/pierodellafrance00vent_0 Piero della Francesca]'', presso Giorgio & Piero Alinari, Firenze, 1921.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit01vent/page/n6/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. I, ''Dai primordi dell'arte cristiana al tempo di Giustiniano''], Ulrico Hoepli, Milano, 1901.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit02vent/page/n6/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. II, ''Dall'arte barbarica alla romanica''], Ulrico Hoepli, Milano, 1902.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit03vent/page/n6/mode/1up/ ''Storia dell'arte italiana'', vol. III, ''L'arte romanica''], Ulrico Hoepli, Milano, 1904.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit04vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. IV, ''La scultura del Trecento e le sue origini''], Ulrico Hoepli, Milano, 1906.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit05vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. V, ''La pittura del Trecento e le sue origini''], Ulrico Hoepli, Milano, 1907.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit06vent/page/n6/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. VI, ''La scultura del Quattrocento''], Ulrico Hoepli, Milano, 1908.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit71vent/page/n6/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. VII, ''La pittura del Quattrocento'', parte I], Ulrico Hoepli, Milano, 1911.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit72vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. VII, ''La pittura del Quattrocento'', parte II], Ulrico Hoepli, Milano, 1913.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit73vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. VII, ''La pittura del Quattrocento'', parte III], Ulrico Hoepli, Milano, 1914.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit74vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. VII, ''La pittura del Quattrocento'', parte IV], Ulrico Hoepli, Milano, 1915.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit81vent_0/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. VIII, ''L'architettura del Quattrocento'', parte I], Ulrico Hoepli, Milano, 1923.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit82vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. VIII, ''L'architettura del Quattrocento'', parte II], Ulrico Hoepli, Milano, 1924.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit91vent/page/n9/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. IX, ''La pittura del Cinquecento'', parte I], Ulrico Hoepli, Milano, 1925.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit92vent_0/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. IX, ''La pittura del Cinquecento'', parte II], Ulrico Hoepli, Milano, 1926.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit93vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. IX, ''La pittura del Cinquecento'', parte III], Ulrico Hoepli, Milano, 1928.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit94vent/page/n6/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. IX, ''La pittura del Cinquecento'', parte IV], Ulrico Hoepli, Milano, 1929.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit95vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. IX, ''La pittura del Cinquecento'', parte V], Ulrico Hoepli, Milano, 1932.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit96vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. IX, ''La pittura del Cinquecento'', parte VI], Ulrico Hoepli, Milano, 1933.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit97vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. IX, ''La pittura del Cinquecento'', parte VII], Ulrico Hoepli, Milano, 1934.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit101vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. X, ''La scultura del Cinquecento'', parte I], Ulrico Hoepli, Milano, 1935.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit102vent/page/n6/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. X, ''La scultura del Cinquecento'', parte II], Ulrico Hoepli, Milano, 1936.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit103vent/page/n10/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. X, ''La scultura del Cinquecento'', parte III], Ulrico Hoepli, Milano, 1937.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit111vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. XI, ''L'architettura del Cinquecento'', parte I], Ulrico Hoepli, Milano, 1938.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit112vent/page/n10/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. XI, ''L'architettura del Cinquecento'', parte II], Ulrico Hoepli, Milano, 1939.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit113vent/page/n4/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. XI, ''L'architettura del Cinquecento'', parte III], Ulrico Hoepli, Milano, 1940.
==Altri progetti==
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[[Categoria:Accademici italiani]]
[[Categoria:Storici dell'arte italiani]]
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Gaux
18878
/* Parte I */ altra su Rossellino
1419907
wikitext
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[[File:Adolfo Venturi.jpg|thumb|Adolfo Venturi]]
'''Adolfo Venturi''' (1856 – 1941), storico dell'arte e accademico italiano.
<!--{{indicedx}}-->
==Citazioni di Adolfo Venturi==
*{{NDR|[[Michelangelo Merisi da Caravaggio]]}} ...cancella il valore disegnativo dato alla forma dai fiorentini, rifugge dai partiti decorativi, semplifica la visione degli oggetti per mezzo di un taglio, nitido, notturno, tra luce e ombra; approfondisce e semplifica la composizione. Dalle opere giovanili, composte ad armonia di chiari colori, sotto luci bionde e velari leggieri di ombre trasparenti, alle ultime, cupe e notturne, schiarate da luci crude e costrette, l'arte del Caravaggio sempre più afferma i suoi principi fondamentali plastico-luminosi, che fanno di lui il precursore dei massimi geni del Seicento europeo: da Franz Hals e Rembrandt, al primitivo Velàzquez.<ref>Da ''Disegno storico dell'arte italiana'', 1924; citato in {{Cita|Caravaggio|pag. 186|Francesca Marini, 2003|harv=s}}</ref>
*E benedetta sia quella [[fotografia]] che nella pittura e nel ritratto in ispecie, ci libera dalla produzione di tanti imbianchini, e tanto più preziosa fa divenire la grande arte, per la rarità del suo uso.<ref>Da un'intervista rilasciata ad [[Anton Giulio Bragaglia]]; citato in Ando Gilardi, ''Creatività e informazione fotografica'', in ''Storia dell'arte italiana'', Einaudi, Torino, 1982, vol. 9, tomo II, p. 567.</ref>
==''Leonardo e la sua scuola''==
*Tra gli scolari più antichi di Leonardo, [[Marco d'Oggiono]] (n. 1407?–1530), tendente al manierismo di lusso e di gran pratica, ripete, in modo pedestre, costantemente, le opere del maestro, le traduce nei proprii forti contrasti di chiaroscuro e nel proprio intenso colore. Il suo momento massimo è rappresentato dal "Salvator Mundi" della Galleria Borghese e dalla "Madonna allattante" del Museo del Louvre: opere con diligenza condotte, con i capelli delle figure lumeggiati uno ad uno, le sottili pieghe delle vesti color di rubino. La modellatura non manca di finezza, ma le teste son compresse, le mani gonfie, gli occhi sporgenti dall'orbita. (p. XXXII)
*Marco {{NDR|d'Oggiono}} dipinse [[Pala dei tre arcangeli|i tre Arcangeli]] nella Galleria di Brera, facendo del vinciano Gabriele un vezzoso manichino; di Michele una macchinosa figura che oscura il cielo con le enormi ali distese e gli sbuffi tondeggianti del mantello; di Raffaele una grassa donzella imbarazzata nel sacco di pieghe delle vestimenta. Tra Gabriele e Raffaele è piombato Lucifero con la liscia testa di porcellana, le braccia sottili, le mani piccolette, le scure piante artigliate. L'artista già cade nella più uggiosa maniera, dimentico di proporzioni, di rapporti tra le figure e il paese, legnoso nelle figure memori del linearismo convenzionale del Civerchio<ref>Vincenzo Civerchio (1470 circa – 1544), pittore italiano.</ref>, cupreo nell'effetto di colore. (p. XXXII)
*Nella tarda "Assunzione" {{NDR|di Marco d'Oggiono}} della Galleria di Brera in Milano, gli Apostoli, che in terra si agitano per mirare l'Assunta in cielo, tra corone di nubi e di cherubini, non hanno più posto per muoversi; si attaccano, si accatastano, mentre i cherubini che attornian Maria con le ciocche della chioma al vento, con le gonfie vesti fasciate, volano, nuotano, cadono all'ingiù, perdon l'equilibrio. Tutto è sgangherato, tutto è come strappato a viva forza, per il grido dell'enfasi, per il tumulto degli elementi. Spentasi davanti agli occhi di Marco d'Oggiono la luce accesa dal maestro, egli s'irretì sempre più. Incapace di vedere un paese nella sua linea d'insieme, si contentò di far tutto di convenzione: paesaggio, figura umana, panneggio; cercò l'effetto nell'enfasi del gesto, nel turbinio barocco delle lucide pieghe, nell'accesa tonalità dei colori; parve anticipare i giorni del manierismo romano, senza pur possedere la virtuosità, la forza, propria ai maggiori seguaci di Raffaello e di Michelangelo. (p. XXXII)
==''Storia dell'arte italiana''==
===[[Incipit]]===
La religione del {{sic|Nazzareno}} arrivò dall'Oriente a Roma imperiale, ancora rigida nelle sue forme, avvolta nel mistero dell'infinito, tremante di ritrarre la immagine del Sommo Dio, e paurosa di rendere con forme d'arte i propri fasti.<br>La civiltà greco-romana, trasformata dalla religione cristiana, trasformò questa a sua volta, e la fece erede dell'arte antica, dandole forme esteriori, una costituzione che si fondò su quella dell'Impero e l'ellenico elevatissimo sentimento del destino umano. Mentre il cristianesimo si diffondeva nel mondo greco-romano, la filosofia giunse ad una nuova concezione del divino, che si approssimava singolarmente a quella dei cristiani; i pensatori adoravano il Dio a cui avevano innalzato un altare nel cuore; Dio che, non avendo alcuna forma concreta, poteva essere rappresentato solo per mezzo di simboli e di allegorie, così come lo rappresentavano i cristiani.<br>Il simbolismo primitivo de' cristiani è quindi della maggiore semplicità; l'arte teme di esprimersi in modo chiaro, e raccoglie anche dalla Giudea segni ideografici, antichissimi geroglifici che graffisce sulle tombe. <!--(Vol. 1 ''Dai primordi dell'arte cristiana al tempo di Giustiniano'', cap. 1)-->
===Citazioni===
====''Dai primordi dell'arte cristiana al tempo di Giustiniano''====
*Quando i primitivi cristiani ricorsero all'arte classica, chiesero forme molto semplici: erano perseguitati ed oppressi, e non conveniva loro la magnificenza dell'arte per i ritrovi sotterranei. Al lume delle lucerne e delle faci, nelle necropoli, bastava alle anime pie di vedere abbozzati quegli elementari simboli che s'incontravano dall'Italia alle rive del Nilo e alle vallate della Siria, come in tutte le città cristiane dei morti. Erano le parole della nuova lingua universale della fede. (vol. I, p. 3)
*Mentre nelle catacombe aleggia la speranza, sulla porta di [[Basilica di Santa Sabina|Santa Sabina]] si afferma la vittoria e il predominio della Chiesa. All'arte simbolica primitiva era succeduta un'arte concreta, sorta sotto l'influsso dello spirito latino e delle tendenze pratiche di Roma, un'arte con intendimenti d'insegnare e di erudire figurando il catechismo sulla porta della casa di Dio. (vol. I, p. 477)
====''Dall'arte barbarica alla romanica''====
*La contesa degl'[[Iconoclastia|iconoclasti]] giovò tuttavia al progresso dell'arte, staccandola da forme rituali, poi che le immagini, considerate quali mezzi d'insegnamento e di decorazione, dovevano conformarsi al sentimento popolare, esprimersi in una favella intesa facilmente da tutti. Certi antichi tipi dovevan divenire ogni giorno più oscuri e misteriosi, più lontani dalla vita a cui la contesa religiosa contribuì a ritornarli. E la decorazione naturalistica che tenne luogo delle sacre immagini, quella di animali d'ogni specie, di rappresentazioni di caccia e di pesca, tanto biasimate da San Nilo scrivendo ad Olimpiodoro, non andò perduta, anzi restò nelle abitudini dell'arte medioevale. (vol. II, pp. 131-132)
*I ''Dialoghi'' di [[Papa Gregorio I|San Gregorio]] sono una raccolta di miracoli e di visioni relative alla vita dei santi, fatta da un uomo di strana e malata sensibilità; ma essi formarono il modello che gli artisti seguiranno fedelmente; il pontefice che prima d'essere consacrato vedeva l'{{sic|angiolo}} sulla mole adrianea<ref>[[Castel Sant'Angelo]], detto anche Mausoleo di Adriano.</ref> riporre nel fodero la spada di fuoco, e che pregò poi per la salute dell'anima di Traiano imperatore, fu uomo preso or dall'entusiasmo, ora dalla disperazione; un veggente della collera di Dio, il profeta che si estolle sui campi della morte. (vol. II, p. 137)
====''L'arte romanica''====
*[[Wiligelmo]] lavorò nella [[Duomo di Modena|cattedrale di Modena]], secondo il [[Celestino Cavedoni|Cavedoni]], nei primi anni del secolo XII [...]. Devonsi a Wiligelmo la porta principale a occidente della chiesa, adorna di figure di profeti entro nicchie e di complicati intrecci di rami con uomini e animali, e le sculture sulla facciata con le prime storie della Genesi. Qui egli è grandioso, ispirato all'antica arte carolingia; scolpisce le figure con forti mandibole, grosse labbra, capelli che hanno l'apparenza di parrucca; gira in tondo le vesti sulle spalle, sul ventre e sulle ginocchia. (vol. III, pp. 102-104)
*Questa piletta {{NDR|del Museo civico di Modena}} non è la sola opera scultoria che ci mostri la differenza dell'arte di [[Niccolò (scultore)|Niccolò]] da quella di Wiligelmo. Fra le altre sculture v'è quella della porta detta della Pescheria, nel duomo di Modena, appartenente al tempo stesso di quella de' Principi. Si è molto discusso sull'età della porta della Pescheria, che pure mostra ad evidenza la mano di Niccolò, cooperatore di Wiligelmo, di lui più giovane e meno arcaico, che non taglia, al pari di lui, le figure con segni angolosi o rettilinei, né dà loro mani smisurate, capelli e barbe a strie sottili, parallele, ondulate, zigomi sporgenti in modo straordinario, occhi spalancati, nasi grossi e lunghi; bensì forma i suoi personaggi con i capelli a ciocche ricciute, i volti larghi e schiacciati, le estremità più proporzionate, le vestimenta più curvilinee e pieghettate nelle orlature. (vol. III, p. 160)
*Sull'archivolto della porta della Pescheria {{NDR|nel duomo di Modena}} sono figurati [[Re Artù|re Arturo]] e altri eroi del ciclo epico bretone, il che fece pensare come i bassorilievi stessi fornissero la prova dell'origine straniera di Wiligelmo (a cui quelli si attribuirono invece che al più giovane e meno arcaico Niccolò), senza pensare che re Arturo nel Nord d'Italia, come nel Settentrione d'Europa, poteva bene essere considerato il tipo del cavaliere cristiano. (vol. III, p. 164)
*L'associazione di Wiligelmo con Niccolò continua a Piacenza, nella [[Duomo di Piacenza|cattedrale]] rifabbricata sull'antico nel 1122 [...].<br>Nella trabeazione della porta laterale della facciata, a sinistra, si osservano le rappresentazioni dell'Annunziazione, della Visitazione, dell'Annunzio ai pastori, dell'Adorazione de' Magi. E qui sono le figure di Wiligelmo, con teste lunghe, grandiose, coperte da una specie di turbante o di corona turrita, con vesti cadenti in fascio all'ingiù; mentre nell'altra trabeazione, dov'e sono espresse le scene della Purificazione, della Fuga in Egitto e della Tentazione di Cristo nel deserto, si rivedono le pieghe raggirate di Niccolò, le teste più tonde e schiacciate, e tutti gli altri caratteri suoi. (vol. III, pp. 174-176)
*Educato, erudito in una forma d'arte ispirata principalmente a quella de' sarcofagi romani, così come s'educarono ed erudirono i più antichi scultori di Provenza e di Borgogna, l'[[Benedetto Antelami|Antelami]] ebbe dagli scultori di Francia una più larga trama per ordirvi le sue figure, i materiali più abbondanti e ricchi dell'arte francese per le sue invenzioni. (vol. III, p. 277)
*Tutt'intorno al [[Battistero di Parma|battistero {{NDR|di Parma}}]] corre una gran fascia o zooforo, con figure mostruose e d'animali: un gufo; due tondi con mezze figure d'uomini con pileo in capo, il bastone in mano e la clamide agganciata sulle spalle; quindi un asino; un busto d'Ercole con la pelle del leone nemeo; due girasoli; un drago con faccia umana, le zampe anteriori di quadrupede, le orecchie grandi, un berretto in capo, le ali, la coda attorcigliata. Seguono una scimmia, un grifone, un viso d'uomo ritratto dal vero, due draghi a testa umana, un centauro che saetta un asino drizzato a brucar le foglie dei rami d'un albero, un altro asino, due cammelli, un elefante con una torre sul dorso, due tori, una folaga sulle acque. (vol. III, p. 308)
*Il battistero di Parma è opera la maggiore e meglio compiuta della scultura romanica del Settentrione. Il poema della redenzione umana si spiega all'esterno dal sacro luogo custodito dagli angioli solenni, che svolgono il rotulo delle promesse divine, e vigilato dai profeti chiaroveggenti, testimoni delle avverate speranze delle genti. (vol. III, p. 312)
*[[Nicola Pisano|{{sic|Niccola}} {{NDR|Pisano}}]] col suo potente ingegno aveva raccolto in sé la forza che erompe dall'antico, la pienezza, la robustezza, il naturalismo sincero; quella forza che quasi due secoli dopo raccolse Jacopo della Quercia nelle sue forme poderose e sane, e quindi Michelangelo ne' suoi atleti. (vol. III, p. 992)
*[[Giovanni Pisano]], che segue amoroso le tracce paterne, è arcaico al confronto, perché non ebbe la forza tutta individuale di Niccola nel frangere le convenzioni, dominare la materia col pensiero, rispecchiare la bellezza antica, penetrare nella verità della vita. (vol. III, p. 1000)
*La vita moderna scaturisce dall'antichità classica nell'opera di {{sic|Niccola}} {{NDR|Pisano}}; del linguaggio greco e latino si giova per dire più correttamente e nobilmente nel dolce stil nuovo; passando sulle rovine dell'arte dei bassi tempi, con le tradizioni cristiane nel cuore, arrivò a toccare il lido di un mondo quasi sconosciuto. (vol. III, p. 1000)
*Non rattenuto da schemi iconografici, sciolto dai vincoli chiesastici, Niccola d'Apulia<ref>Grafia alternativa per Nicola Pisano, richiamante le sue origini.</ref> all'esterno del battistero fece rifiorire le forme italo-greche e romane, mentre stampò costumi e uomini del suo tempo, or mettendo un turbante a un busto aureliano, ora trattando anche per masse le chiome di figure che con i grandi occhi scoppianti fuori dalle orbite guardano innanzi a sé; ora rendendoci tipi di gaudenti, di cortigiani superbi, di uomini di scienza solenni, di vecchi austeri che sembran muovere rampogne, di orientali, di donne rubiconde, ecc.<br>Il mondo di Niccola d'Apulia è lì come sopra un gran ponte gettato tra l'antichità e l'evo moderno. (vol. III, p. 1004)
====''La scultura del Trecento e le sue origini''====
*Ne' personaggi di questa tragedia {{NDR|la '' Strage degl'innocenti'' nel pulpito della chiesa di Sant'Andrea di Pistoia}} si scorgono i corpi allungati, le teste oblunghe, i movimenti contorti; e si manifesta, anche sotto la guida del padre {{NDR|Nicola}}, [[Giovanni Pisano]], nelle mosse brusche a lui naturali, nelle crude e taglienti determinazioni del vero. (vol. IV, p. 3)
*Queste quattro statue {{NDR|nel ciborio della basilica romana di San Paolo fuori le mura}} ci rivelano la grande arte di [[Arnolfo di Cambio|Arnolfo]]: appena nella figura dell'oratore, nel movimento avanzato dell'anca sinistra, si nota una lieve contorsione gotica: in tutto il resto esse sono forti e salde, e la testa naturalistica del vecchio frate, la superba figura dell'oratore, sicuro di sé, ci dicono come le grandi fonti dell'antico e della natura si unissero nell'arte di Arnolfo quali due torrenti nell'alveo di un fiume. (vol. IV, p. 80)
*Compiuto il monumento di Bonifacio VIII in San Pietro, Arnolfo tornò a Firenze a continuar l'opera di Santa Maria del Fiore, e a rinnovare, con la potenza del suo genio, l'arte fiorentina. Ma ben presto, l'8 di marzo 1302, secondo le ricerche del Frey<ref>Karl Frey.</ref>, venne meno il grande scultore e architetto, il maestro caro a Carlo I d'Angiò ed ai romani Pontefici, desiderato dai Perugini quando ancora Giovanni Pisano lavorava alla fonte di Piazza. Morì lasciando un'orma eterna, facendo sorgere come per incanto, in un breve corso d'anni, Santa Croce, Santa Maria del Fiore e il Palazzo Vecchio di Firenze. La scultura iconica ebbe da lui il maggiore sviluppo, l'architettura nuovi fondamenti. (vol. IV, p. 167)
*[[Lorenzo Maitani]] disegnò la facciata del Duomo {{NDR|di Orvieto}}, ancora mancante, e fu il provveditore della sua decorazione. Gli angeli, che egli stesso gettò, per circondarne il gruppo della Vergine col Bambino assisa sotto un padiglione disposto sull'architrave della porta maggiore, hanno tale corrispondenza con il maggior numero delle figure de' bassorilievi, da farci ritenere che una stessa mano abbia eseguito gli uni e gli altri, o almeno che modelli di forme del tutto simili siano stati dati al fonditore e ai marmorari. (vol. IV, p. 323)
*Lorenzo Maitani, nella sua città natale {{NDR|Siena}} e in Firenze nella bottega del grande scultore da Pontedera<ref>Andrea Pisano, nato a Pontedera nel 1290 circa.</ref>, cercò gli esecutori delle sue idee grandiose; e questo spiega come nelle sculture della facciata del Duomo di Orvieto, in quella della Visitazione, ad esempio, la scena sia similissima all'altra della porta in bronzo d'Andrea Pisano. (vol. IV, pp. 325-328)
*Andrea di Cione Arcangnuolo o Arcangio o Arcagnio, detto l'[[Orcagna]], compare per la prima volta nel 1343 tra i pittori fiorentini, e, nove anni dopo, iscritto tra i maestri di pietra e di legname. Pittore, {{sic|musaicista}}, scultore, architetto, poeta, fu esempio della versatilità artistica italiana, personificazione dell'unità delle arti. (vol. IV, p. 637)
*Niuna delle figure {{NDR|del tabernacolo di Orsanmichele}} ha il capo circondato del nimbo o è avvolta da un'aureola, perché già gli uomini raccontavano di avvenimenti sacri come di cose famigliari, e si avvicinava il momento in cui l'arte religiosa rifletterà la vita sociale ne' suoi aspetti. L'Orcagna tolse i simboli, perché sentì di esprimere anche senza di essi, sinceramente, la sua devozione. (vol. IV, p. 640)
*Nel rappresentare {{NDR|nel tabernacolo di Orsanmichele}} una scena solenne, come quella dell<nowiki>'</nowiki>''Assunzione'', {{NDR|l'Orcagna}} ricordò d'essere non solo scultore, ma anche {{sic|musaicista}}, per ottenere gli effetti più vivi e abbaglianti, col fondo di smalto azzurro sparso di stelle. E ricordò d'essere architetto quando quei bassorilievi e quei musaici dispose nel tabernacolo, mirabile per l'armonia delle parti, per la nobilissima eleganza dell'insieme, per la maestà assunta dallo stile gotico. Dalle sue sculture spira un'aria grave, melanconica. Non sembra giusto di figurarci l'Orcagna come uno spirito irrequieto che tenti sempre cose nuove; è piuttosto un maestro laborioso, pratico e sodo. Le sue figure non hanno quella vita degli occhi che spira nelle opere trecentesche; tuttavia la ''Fede'' dalle pupille estasiate, Maria che riceve l'annuncio della fine della vita mortale, gli {{sic|angioli}} presi da incanto che abbassano le ali lungo i pilastri del tabernacolo, mostrano quanto fosse alto nell'Orcagna il sentimento della convenienza religiosa. (vol. IV, p. 662)
====''La pittura del Trecento e le sue origini''====
*Abbiamo veduto così, tra i maestri che dipinsero le tavole del {{sic|Dugento}}<ref>Toscanismo per Duecento.</ref>, il Berlinghieri ligio a forme antiquate, Margaritone disfatto, Giunta grossolano, [[Coppo di Marcovaldo]] imitatore garbato de' Bizantini, Guido da Siena stampatore di Madonne, ecc. Tuttavia dagli uni agli altri le forme si vanno elaborando e digrossando, finché Cimabue irrompe con la sua passione tra gli stanchi fantasmi dell'arte romanica, e sopraggiungono Pietro Cavallini, a ridare romana forza ad Apostoli e Santi, Duccio di {{sic|Boninsegna}}, a coronare le tradizioni bizantine; Giotto a creare il damma sacro, la divina Commedia. (vol. V, pp. 121-122)
*Nel 1291, quando [[Pietro Cavallini]] lavorava i {{sic|musaici}} di Santa Maria in Trastevere, un gran progresso dovette essere avvenuto nella sua maniera, [...]. Non si vedono più figure piatte su fondi d'oro, ma scene aventi rilievo e gareggianti con la pittura, vesti a colori schiariti e svaniti nelle parti avvivate da bianche luci, intensi gradatamente nelle ombre. L'oro, non steso più ne' manti come su lastre metalliche, s'intesse ne' broccati e nelle tele, trae dalle penne del pavone il suo splendore per raggiare nell'ala dell'angiolo dell'''Annunciazione'', filetta i contorni, sparge di moschette o alluciola i panni per mettere all'unisono il fondo con le figure sovrapposte, che sembrano intagliate nelle onici o nelle gemme. (vol. V, pp. 141-143)
*Nonostante le affinità che si devono riconoscere tra i due maestri, [[Cimabue]] è più plastico, poderoso e massiccio, il Cavallini più grandioso e monumentale; Cimabue modella con insistenza le figure, come se dovesse formarle nel bronzo, il Cavallini dà loro slancio potente; Cimabue elabora tipi bizantini rendendoli grifagni, Cavallini è più libero dalla convenzione bizantina e più classico; Cimabue prepara gl'intonachi con una tinta nerastra, il Cavallini di rosso. (vol. V, pp. 201-206)
*L'ultima opera certa di lui, la tavola della ''Natività della Vergine'', nel Museo dell'Opera di Siena, ci mostra come, invecchiando, debole di spirito e di forma, sempre più si accostasse alla vita, vestendo de' costumi del tempo i personaggi, staccandosi dagli esemplari di Duccio<ref>[[Duccio di Buoninsegna]].</ref> e avvicinandosi sempre di più al fratello<ref>[[Ambrogio Lorenzetti]].</ref>. Ma la morte troncò, verso il 1350, i nuovo conati di [[Pietro Lorenzetti]]. Gli ultimi suoi anni sono avvolti nel mistero; e la notizia d'un quadro di lui, esistente nella chiesa di San Francesco ad Avignone, potrebbe generare il sospetto che là si recasse il maestro dopo avvenuta la morte di Simone Martini. (vol. V, p. 678)
*Un ciclo di pitture che ha reso famoso Pietro Lorenzetti è quello della basilica inferiore d'Assisi. Prudentemente il Thode<ref>Thode, ''Franz von Assisi'', Berlin, 1904, pag. 294. {{NDR|(N.d.A., p. 680)}}</ref> notò che si ebbe ragione a toglierle a Puccio Capanna, a Pietro Cavallini e a Giotto, ma che si andò troppo oltre nell'assegnarle a quell'autore e non a' suoi seguaci. (vol. V, p. 680)
*{{NDR|Commentando il ciclo degli affreschi dell'''Allegoria ed effetti del Buono e del Cattivo Governo'' nel Palazzo Pubblico di Siena}} Prima che l'umanesimo richiamasse in onore le divinità pagane rimaste per tutto il medioevo nell'immaginazione popolare, rideste ai primi tepori della civiltà nuova, [[Ambrogio Lorenzetti]] rende loro lo scettro sugli uomini.<br>L<nowiki>'</nowiki>''Estate'' ha il tipo pieno, rubicondo, proprio di Ambrogio, il quale qui fu meno scarso del solito nel segnare i tre quarti del volto della figura, e rapido nel tratto, sciolto, freschissimo. L<nowiki>'</nowiki>''Autunno'' pare un'incisione a due tinte per le bianche lumeggiature sulle carni abbronzate, ora a tratti veloci e ora a masse sulle parti prominenti e più esposte alla luce. C'è modernità in quegli schizzi a colpi, saldezza d'arte progredita, libertà di maestro. Ambrogio Lorenzetti è più nuovo che non nelle opere finite in quegli abbozzi decorativi dove si lascia sorprendere senza la dottorale zimarra che sembra indossare di solito. (vol. V, pp. 709-710)
*[...] più che da Giotto e dai Fiorentini, come si è ritenuto sin qui, Ambrogio attinse da Simone Martini e dal fratello {{NDR|[[Pietro Lorenzetti|Pietro]]}}, come può vedersi nella ''Madonna del latte'' in San Francesco di Siena, dove i contorni del volto di Maria sono crudi, scarsi e manchevoli nello scorcio, le mani hanno dita staccate e aperte, il drappo involgente il Bambino prende curve gotiche. Era naturale che Ambrogio e Pietro, fratelli e talvolta cooperanti, influissero l'uno sull'altro, e che il più giovane {{NDR|Ambrogio}} prendesse qualche abitudine dal fratello maggiore saputo ed esperto. (vol. V, p. 722)
*Recò nuove forze in Toscana, pure attingendovi nobiltà di forma, [[Antonio Veneziano]], succeduto ad Andrea da Firenze come continuatore delle ''Storie di Ranieri'' nel Camposanto di Pisa. Vuolsi scolaro di Taddeo Gaddi, perché le sue forme si attengono ai grandi esemplari di Giotto, ma son più prossime direttamente a queste che non a quelle di Taddeo o di Agnolo Gaddi, più vere, più equilibrate e armoniose, più limpide di colore e più liete. (vol. V, p. 915)
====''La scultura del Quattrocento''====
*[[Jacopo della Quercia]] rappresenta il ritorno verso le forme degli avi etruschi. Per lui rivive, come per un'intima ingenita forza, lo spirito, il sentimento naturalistico dell'antica arte indigena; riede con lui l'amore al forte rilievo, alla pienezza, alla gagliardia che distinse lo stile etrusco nel suo maggiore sviluppo. (vol. VI, p. 67)
*Per ottenere il movimento, [[Nanni di Banco|Nanni {{NDR|di Banco}}]] cadde nel barocco ricercando scuri e profondità di scuri nelle vesti tormentate. Rappresentò l'''Assunzione della Vergine'', con gli angioli reggenti a fatica la mandorla, ove Maria volgesi a stento e allunga con isforzo le braccia per porgere il cinto a Tommaso. Questi, invece di sollevar le braccia per ricevere, par che stenda le palme davanti agli occhi, come per difendersi da luce abbagliante. (vol. VI, p. 209)
*[...] per amor del movimento, Nanni di Banco si provò a risolvere leggi prospettiche, ma in modo che fece dire di lui al Vasari: «fu persona alquanto tardetta». (vol. VI, pp. 210-212)
*{{NDR|Commentando due bassorilievi raffiguranti Giovanni Tornabuoni e sua moglie Francesca Pitti}} In questi bassorilievi il [[Andrea del Verrocchio|Verrocchio]] appare sotto un aspetto nuovo, ribelle alle tradizioni dell'antico, intento a rappresentarci la realtà della vita, la commedia umana. Nella forma lo diremmo un barocco del Quattrocento, se la pesantezza non fosse attenuata dalla ricerca scrupolosa del particolare e della sincerità dell'espressione. (vol. VI, p. 712)
*{{NDR|Commentando il busto di Eleonora d'Aragona di Francesco Laurana}} E un busto fine, purissimo, con gli occhi tagliati come di una mascheretta, con le sopracciglia appena segnate come da un filo, tutto condotto dolcemente; e se non fossero certi colpi di trapano all'angolo delle labbra e nelle nari, parrebbe fatto col fiato; la tunica lasciata scabra dà l'idea di seta crespa, la cuffietta del capo, d'un velo di seta a righe. Il ritratto è il primo d'una serie di busti muliebri ne' quali il [[Francesco Laurana|Laurana]] raggiunge una finezza anche maggiore. (vol. VI, p. 1034-1035)
*[...] le donne del Laurana par che esalino l'anima [...]. (vol. VI, p. 1044)
*Scultore mutevole di maniera, Francesco Laurana dalle forme impetuose dei primi tempi arrivò alle più raffinate, sempre circondando le figure sfarzosamente di ornati nello stile più elegante, mettendole in ambienti trionfali. I seguaci, che molti ebbe in Sicilia e in Francia, scemarono la schiettezza dell'impronta nelle sue opere, ne tolsero determinazione, dignità e purezza; ma, in ogni modo, il Dalmata tiene con onore un posto degnissimo tra i maestri che Venezia madre crebbe a civiltà. (vol. VI, p. 1049-1050)
====''La pittura del Quattrocento''====
=====Parte I=====
*Tra i quadri più antichi di [[Gentile da Fabriano|Gentile]] è il polittico dipinto per la chiesa dei minori Osservanti a Valle Romita, ora in molte parti nella Galleria di Brera a Milano. Il pittore si mostra arcaistico più che in altre opere, rappresentando l'Eterno, nell'''Incoronazione'', come un vegliardo colossale, con alta corona gotica, circondato da cherubini dalle ali cangianti, come biforcate; la Vergine e il Redentore seduti nello spazio sopra raggi e fiamme; [...]. (vol. VII, parte I, p. 190)
*A Firenze, Gentile, l'apparatore magnifico, riversa fiori nelle gotiche cornici, popola di cavalli, di cani, di scimmie, di uccelli la scena dell'''Adorazione dei Magi''. Passano i Re sul fondo, di contrada in contrada, scendono le erte montane, varcano i ponti levatoi de' castelli, seguiti da cortigiani col falco in pugno, da cacciatori col {{sic|guepardo}}. Il più vecchio si prostra, bacia un piede al divin Bambino che gli pone una manina sulla testa calva; e gli altri due Re offrono riverenti i doni chiusi come in gotici reliquiarî. Vesti di broccato e di damasco, cinture gemmate e con caratteri cufici, come ne' vasi ageminati della Persia, bardature e fornimenti d'oro de' cavalli, risplendono in quella scena strabocchevole di ricchezza, dove il pittore fa la ruota, pavone dalle iridiscenti penne occhiute. (vol. VII, parte I, pp. 196-198)
*Rispetto al Fabrianese {{NDR|Gentile da Fabriano}} il [[Pisanello]] sembra un improvvisatore, il quale da ogni cosa che lo circonda, e più che da sé stesso e dai suoi simili, tragga dalla vita degli animali i motivi dell'arte. Cani d'ogni specie, cavalli e muli, scimmie, animali rari e comuni, uccelli visti a volo per le valli o addestrati alla caccia, formano ogni sua delizia. Vero pittore d'animali, ne spia gli istinti ne traduce rapidamente le forme, le abitudini, i moti, ne rende i peli, le piume, le chiazze del colore della pelle, li figura ne' più variati e fuggevoli aspetti; se non gli riesce di sorprenderli di fronte, li persegue a tergo pian piano con la punta d'argento o la penna. (vol. VII, parte I, p. 250)
*{{NDR|Commentando l'affresco ''San Giorgio e la principessa'' nella chiesa di Santa Anastasia a Verona}} Qui veramente il Pisanello mostrò la gran novità dell'arte sua, il talento di attore: non la scena di sangue e di morte, ma il momento d'ansia, il silenzio drammatico dell'ultimo momento d'attesa, che precede la folgore e lo scoscio della tempesta. (vol. VII, parte I, pp. 258-259)
*È probabile che, dalla maturità in poi, applicatosi specialmente ad eseguir medaglie, il Pisanello lasciasse frammentarie le ricerche dei moti dell'espressione e della vita umana. Oltre i disegni d'animali, tengono il primo posto quelli de' ritratti che dovevan servirgli a modellar medaglie. (vol. VII, parte I, p. 263)
*[[Paolo Uccello]] {{NDR|nel ''Diluvio''}} fece ignude gran parte delle sue figure, quasi a meglio mostrare il brivido de' corpi e il gelo delle ossa, in mezzo alla furia degli elementi, sotto il fato che incombe terribile. [...]. Non gli basta disegnare la convulsione dei corpi, ma li fa macerare dalle acque, sbattere dai venti, intirizzire dallo spavento; e da per tutto, nelle acque rigonfie, nel cielo tempestoso, nella furia dell'aria, fa rombare la morte. (vol. VII, parte I, p. 338)
*[...] [[Donatello]] non ispirò Andrea {{NDR|del Castagno}} soltanto nell'ornare alla classica la sala del ''Cenacolo'', ma anche nel drappeggiare i personaggi nelle vesti dalle pieghe con forti addentramenti, nodose e contorte. Con lo studio delle forme nuove nell'architettura e nell'ornamentazione, [[Andrea del Castagno]] associò quello del rilevo e della prospettiva, facendo che tutte le figure del ''Cenacolo'' si veggano dal punto di vista dell'osservatore scorciare dal sotto in su con il pavimento, gli scanni, la mensa e i lacunari del soffitto. E nonostante tutte queste raffinatezze d'arte e di tecnica, serbò la sua fibra campagnuola energica e rude. (vol. VII, parte I, p. 348)
*La luminosità del colorito elegantissimo e puro, appresa da Masolino e dall'Angelico, ammodernata con lo studio della prospettiva aerea, forma il gran merito di [[Domenico Veneziano]], ch'ebbe ad aiuto e cooperatore [[Piero della Francesca]], il maestro che portò a perfezione quella tecnica, quel dolcissimo impasto di colore e di luce. (vol. VII, parte I, p. 359)
*La logica, il senso pratico di cui era dotato [[Filippo Lippi]], ne fa presto un ribelle all'iconografia sacra. Quando dipinse per la moglie di Cosimo de' Medici la tavola della ''Natività'', [...], nell'alto del quadro fece sporgere le due mani dell'Eterno. In antico s'era indicato con una mano sporgente dal cielo l'intervento di Dio Padre; ma Egli non è monco, avrà pensato Fra' Filippo, e dipinse le due mani aperte in atto di protezione. (vol. VII, parte I, p. 364)
*Sin dalle opere prime giunte a noi, il pittore {{NDR|Filippo Lippi}} scuote il gioco iconografico, cerca libertà di forme e d'immagini. Gli insegnamenti del [[Beato Angelico]] si perdono nelle sue figure dalle teste schiacciate e quadre, dal naso corto, dalla bocca larga, dalle mani fanciullesche. Molte di esse par che stiano sospettose in ascolto, e solo si elevano alquanto se entro l'arte del Frate<ref>Filippo Lippi fu frate carmelitano fino al 1461, quando papa Pio II lo dispensò dai voti.</ref> penetra un ricordo dell'Angelico. Allora si illuminano le carni, e la grazia veste i corpi atticciati e ne schiara gli aspetti. (vol. VII, parte I, p. 366)
*{{NDR|Filippo Lippi}} Nel 1450 gli fu tolto il titolo di rettore e commendatario di san Quirico a Legnaia, per non aver pagato un debito e, peggio, per aver fatta una quietanza falsa a fine di provare d'averlo pagato. Ma molto gli fu perdonato perché molto si fece perdonare per le opere sue, [...]. (vol. VII, parte I, p. 374)
*Conquistata la tecnica, il [[Pesellino]] sembra buttarsi a capofitto nel piacere, nel gaudio della vita, nella società più che mai fiorita. Abbellendosi, scaldandosi, rallegrandosi tutto, mirò ad altri maestri, come Paolo Uccello, per imparare a render lo spazio, a rappresentare le delizie del paese, a scorciar corpi per dar vivezza ai moti. (vol. VII, parte 1, pp. 392-393)
*Gentilezza senza preziosità, tenerezza senza sdolcinatura, un certo languore nell'espressione e nella grazia di corpi talvolta toscanamente dinoccolati; raffinatezza di segno, colori eletti e splendenti, chiaroscuro sempre più intenso e profondo: tale è il fiore dell'arte di Francesco Pesellino. (vol. VII, parte I, p. 402)
*{{NDR|Riferendosi ad alcuni quadri conservati nella Pinacoteca di Siena}} [...] in tutto il [[Sassetta]] porta una amorosa cura, una delicatezza di segno, una colorazione delle carni rosate nella luce, verdognole nell'ombra, una dolcezza di effetti nuovi nella pittura senese quattrocentesca. (vol. VII, parte I, p. 492)
*Con l'anima di trecentista, il Sassetta lavorò nel tempo nuovo, dando timide espressioni fanciullesche alle figure spoglie d'ogni grandezza e d'ogni forza. La grande ideal sintesi di Giotto non è più nella rappresentazione della leggenda francescana: le animule figurate del Sassetta vorrebbero vivere nel mondo ultrasensibile. (vol. VII, parte I, p. 494)
*{{NDR|Commentando gli affreschi eseguiti nella Cappella Sistina}} Più d'ogni altra cosa il [[Sandro Botticelli|Botticelli]] cercò di rendere il movimento, e oltre quello dell'azione, l'altro ritmico della composizione, per trovare unità ne' diversi momenti dell'azione stessa, o il collegamento delle diverse azioni successive svoltesi nello stesso campo. Curvando, piegando, inchinando, torcendo trovò nel ''Sacrificio di Cora, Datan e Abiron'' l'unità tragica delle azioni diverse, così come, disegnando poi in un solo foglio un Canto della Divina Commedia, riuscì talora a tener di mira la linea della composizione, l'effetto dell'intero Canto, pur commentando passo passo i versi danteschi. (vol. VII, parte I, pp. 619-622)
*{{NDR|Commentando l'affresco ''Disputa di S. Tommaso'' nella Cappella Carafa della basilica romana di S. Maria sopra Minerva}} In Roma Filippino par che senta il freddo prendere le sue composizioni delicate, e si sforza ad accentuare lineamenti, anche a ingrossarli. Tra i disputanti, parecchi hanno labbra tumide, slargate, {{sic|nari}} vibranti, orecchie carnose curvate, pesanti vestimenta contorte. Filippino cerca di render la carne, l'aggrotta sulla fronte, l'ammonta sulle sopracciglia, la gonfia nelle {{sic|guancie}} dalla linea che parte dalle nari acute, la rigonfia all'estremità delle labbra, l'affloscia e l'imbudella sul collo. Roma imbarocchisce il {{sic|dòlce}}, il timido Filippino. (vol. VII, parte I, pp. 654-656)
*La educazione pittorica di [[Domenico Ghirlandaio]] si può ricercare nell'opera che con tutta probabilità è la prima in cui l'artista si esprima compiutamente, cioè nella cappella di Santa Fina a San Gimignano, ove sembra un continuatore perfezionato, raffinato di [[Benozzo Gozzoli|Benozzo di Lese]]<ref>Benozzo di Lese di Sandro (1420 circa – 1497), più noto con il nome di Benozzo Gozzoli.</ref>. (vol. VII, parte I, p. 716)
*{{NDR|Commentando la pala eseguita dal Ghirlandaio per l'altare maggiore della chiesa di San Giusto alle Mura, detta degli Ingesuati, ora conservata agli Uffizi}} La tavola dimostra sì che il Ghirlandaio è uscito dalla stessa corrente artistica dalla quale uscirono il Botticelli e Filippino Lippi; ma pare che il giovane pittore avesse l'animo aperto al nuovo, e raccogliesse fiori da altri giardini non piantati da Fra' Filippo<ref>Filippo Lippi.</ref>, e specialmente da quelli di Andrea Verrocchio. (vol. VII, parte I, p. 724)
*Più che con gli scarsi dipinti, il Verrocchio insegnò con l'opera di orafo e di scultore; ma anche con la sua tecnica esperienza di pittore dette impulsi verso la perfezione della pittura toscana, usando i nuovi metodi del colorire ad olio, giungendo nella costruzione del nudo a forte solidità e a sicura penetrazione de' muscoli e delle ossa, arrivando a imprimere nei corpi una forza vitale, più che con l'atletica potenza de' {{sic|Pollaiuolo}}<ref>Antonio e Piero del Pollaiolo.</ref>, con la grandezza morale, l'incisiva sobrietà delle linee, l'orgoglio della massa severa. (vol. VII, parte I, pp. 784-785)
=====Parte II=====
*Unica pittura di [[Melozzo da Forlì|Melozzo]] in Forlì è l'insegna di una farmacia, ora nel Museo civico forlivese: ''Il Pestapepe''. L'atletico facchino di farmacia piomba il pestello sul mortaio con uno sforzo proprio di un Ercole che precipiti Anteo. L'azione per lo stringer dei denti bene espressa nel volto, e per le gambe allargate bene resa nella persona, ha l'eccesso particolare alle insegne che debbono richiamare l'attenzione del pubblico. Nell'oscuro vano d'una porta, la {{sic|pollaiuolesca}} immagine campeggia segnata da un tratto ferreo, potente per l'effetto prospettico. (vol. VII, parte II, pp. 61-62)
*Non poteva imitarsi l'arte profondamente individuale di Melozzo. Rimase bensì nel fondo, nell'anima dell'arte italiana; e vive a Roma con quella dei fattori del moderno rinnovamento, e vive a [[Forlì]] dove, in giorni di tirannia, di contrasti di fazioni, di ferocie, Melozzo trovò entusiasmi per l'ideale della bellezza gentile e gagliarda. Tra le scene di sangue e gl'incendi, che arrossano la storia della città sua natale, la figura di Melozzo si eleva come quella de' suoi apostoli, dei suoi patriarchi, de' suoi profeti, grandi, solenni, possenti di corpo e di anima. (vol. VII, parte II, p. 63)
*{{NDR|[[Marco Palmezzano]]}} Morto Melozzo, di quando in quando pare che, rivedendo cartoni del maestro, egli si provi a cercare quell'amplificazione della forma quattrocentesca suggeritagli da lui; ma lo squadro delle figure a lui naturale era meschino, cosicché ricadeva poi nelle grette sue forme. Presso la fonte della luce egli la riverbera, benché pallidamente; con lo spegnersi dei raggi animatori a poco a poco scolora, illanguidisce, gli vien meno con la luce il calore e la vita. (vol. VII, parte II, p. 65)
*L'espansione delle forme di Melozzo, precursore del Cinquecento, non fu compresa da Marco Palmezzano, che le ridusse entro limitazioni quattrocentesche; e, come un quattrocentista ritardatario il seguace s'inoltra nel tempo senz'accorgersi del trionfar de' geni, allo schiudersi del secolo XVI. Quando nel 1537, a ottantun anno, dipinse la seconda pala d'altare della Pinacoteca Vaticana, non fece che complicare il numero de' santi che si affastellano sul limitare del tiburio, entro cui si eleva, sul trono, la Vergine. E là le reminiscenze di Melozzo si mescolano con quelle di [[Francesco Francia]] in un effetto intorbidato. Chiuse così la sua vita operosa il modesto continuatore di Melozzo. (vol. VII, parte II, pp. 82-84)
*Con l'andar degli anni il [[Luca Signorelli|Signorelli]] abbrustolisce ognor più le figure, separandosi del tutto dal suo maestro [[Piero della Francesca|Piero {{NDR|della Francesca}}]]. Piero, composto nei moti dei personaggi augusti, Luca impetuoso e tragico; Piero, chiaro, luminoso e fresco, Luca rossastro, caldo, abbronzato; quegli, col segno a tratti sottili e geometrici, questi, con segni rapidi e taglienti; il primo, a piani semplici, lievemente distinti, il secondo, a piani larghi con forti contrasti.<br>Perciò, se avessimo a dar figura all'immagine suggerita dall'opera dei due grandi, Piero ci apparirebbe come un patriarca nel mattino del secolo; Luca Signorelli, il figlio pastore, nel meriggio infocato, avvolto come Ercole dalla pelle leonina, in corsa, con le carni bruciate dal sole e le chiome ai venti, per i monti e le foreste, pronto alla caccia, tremendo nella lotta. (vol. VII, parte II, p. 336)
*[[Andrea Mantegna]] si era ricusato di far miniature per Isabella d'Este, dicendo di non aver attitudine alle cose minuscole, [...]. (vol. VII, parte II, p. 454)
*Bernardino di Betto nacque, secondo il Vasari, nel 1454. Fu soprannominato il [[Pinturicchio]], ed anche il Sordicchio, perché, al dire di Francesco Matarazzo, cronista perugino, «era sordo, e piccolo, de poco aspetto e apparenza». Ma, soggiunge il cronista, «come quello maestro Pietro (Perugino) era primo de quella arte, cosi costui era secondo». (vol. VII, parte II, p. 586)
*Si è detto che il Pinturicchio è molto fantasioso, e proprio non è: è un apparatore magnifico. Egli si contenta di profondere ori e gemme nel campo delle sue pitture: che queste {{sic|sieno}} bene equilibrate o no, poco gl'importa; che i costumi {{sic|sieno}} veri o no, poco lo turba. Egli ama il colore, ne gode con quegli occhi suoi di gioielliere; ruba ai musaicisti le tessere splendenti; ai tappezzieri le stoffe alluciolate, i tessuti a fiorami, i broccati e i damaschi; ai marmorari il lapislazzuli e i verdi smeraldini; alla moda i veli colorati, le stoffe a righe variopinte, le orlature ricamate; agli orefici le collane, le catenelle, le cinture, le placchette, i globoletti, tutti i gingilli. Nella costruzione delle figure non si affatica troppo; e le mani specialmente sono il cruccio dell'artista, il quale talora non sa che farsene, e le appoggia all'anca, sulle ginocchia, o le stringe alla cintura, le fa additare qualcosa, le fa tenere {{sic|rotuli}} e libri. Non parlano le sue mani! Il Pinturicchio parla soltanto col colore, anzi canta con esso una canzone allegra di festa, un [[ditirambo]]! (vol. VII, parte II, p. 642)
=====Parte III=====
*Lo svolgimento classico della rappresentazione della Natività, [...], trova nell'esordire di [[Giovanni Bellini]] il più alto coefficiente. Appena della educazione di [[Jacopo Bellini|Jacopo]], suo padre, si trova un lontano accenno nelle lunghe proporzioni della Madonna e nelle congiunte mani lunghette. Egli dà delicatezza al volto della Vergine ed esprime mirabilmente il sonno del fanciullo negli occhi stretti, nella boccuccia respirante, nel braccetto destro penzoloni. Il trono, con ornati del Rinascimento, alla donatelliana, dice la tendenza dell'artista, indirizzata ne' suoi primi anni dal padre stesso verso Padova. (vol. VII, parte III, pp. 420-424)
*[[Lorenzo Costa]] fu educato dal [[Cosmè Tura|Tura]] a Ferrara, com'è dimostrato dal ''San Sebastiano'' della Galleria di Dresda, attribuito al maestro stesso, pur recando una scritta ebraica col nome del pittore. Lo stridore di certi effetti, come della colonna di malachite su cui si appoggia il Santo, la crudezza dei lineamenti, segnati grossamente di nero, la mancanza dell'energia, perenne in Cosmè, il minor tondeggiare delle forme, le pieghe del drappo che cinge i fianchi, insolite nel Tura: tutto mostra un coloritore che si attiene al caposcuola ferrarese, ma sommariamente, senza gagliardia e senza profondità. Si ha l'impressione come di un Tura lustrato, superficiale, tagliente nei contorni, con la materialità di un lavoro scolastico. Perciò convien tener fede alla iscrizione, letta e riletta, col nome di Lorenzo Costa. (vol. VII, parte III, p. 761)
*Col suo non ricco bagaglio sminuito lungo la via, l'artista {{NDR|Lorenzo Costa}} si recò a Mantova a sostituire il Mantegna come pittore ufficiale di Corte {{NDR|dei Gonzaga}}. Benché rappresentante di una generazione posteriore al venerando maestro, era stato preso da sonnolenza, e i suoi corpi parevano divorati dalla lue da cui egli era infetto. La ricerca della grazia, della spiritualità e della poesia, che ferveva in tutta l'arte italiana, si era espressa da lui con la diminuzione della monumentalità e la pieghevolezza dei corpi; e dentro gli schemi lineari dedotti dalla plastica venne meno la plasticità. (vol. VII, parte III, p. 804)
*Egli {{NDR|[[Francesco Francia]]}} era entrato nel Cinquecento con l'ancona<ref name="Ancona">Pala d'altare.</ref> di Pietroburgo, rinnovellato, colmo di plastica forza. E continuò cercando nella purificazione de' suoi tipi, nuovi ideali. Il realismo quattrocentesco cadde con lui, che tramandò per mezzo di Timoteo della Vite<ref>Timoteo Viti (1469 – 1523), pittore italiano.</ref> il decoro formale a Raffaello. Non estese le ricerche, sempre intento a trarre armonie da' suoi modelli, come prima cesellati gli argenti ne svelava il nitore. Non ebbe slanci di ascetismo, non mistici ardori, ma {{sic|divozione}} salda e sincera. E donò alle sue immagini la bontà e l'umiltà de' propri costumi. Molti vollero imitarlo; ma egli poteva esser copiato, non imitato. L'arte sua era come un chiuso vaso d'alabastro, che altri non poteva aprire per mirarvi dentro senza che ne esalassero gl'interni profumi. (vol. VII, parte III, pp. 949-952)
=====Parte IV=====
*Impacciato a render l'ambiente architettonico, assetato d'aria e di luce, [[Cima da Conegliano|Cima]] fa cadere ogni sipario, dipingendo nell'anno seguente {{NDR|il 1496}} la Madonna fra i Santi Lorenzo e Girolamo. La semplice logica dell'artista trevigiano vuol dar ragione della forma compositiva insolita, ed ecco che egli unisce alla ''Sacra conversazione'' un episodio della ''Fuga in Egitto'' ridotto a semplice macchietta: Giuseppe, buon vecchio pastore, conduce al pascolo il somarello nei prati del fondo. La concezione del gruppo, sotto il mantegnesco albero d'arancio, è essenzialmente plastica. Acute, lucenti, alla maniera vicentina si staccano le foglie sul chiaro cielo, e altissime si alzano le piante in confronto al colle di Conegliano, che poco s'allontana nella visione del paese. [...] Noncurante di effetti prospettici, Cima non sa ancora architettare lo spazio; e il gruppo divino, con le solide forme statuarie, si rileva sul fondo di alberi e di monti come sopra un commesso di marmi variopinti. (vol. VII, parte IV, p. 512)
*{{NDR|Cima da Conegliano}} E in ogni tempo, ovunque suoni caro il {{sic|balbettìo}} dell'infanzia, sarà amato l'umile montanaro di Conegliano, che ci dette un poema lieto di suoni dolci, tranquilli, di ritmi armoniosi, di cadenze portate dall'aria di primavera. Fuor dal paesello {{sic|natìo}} il poeta serbò l'ingenuità del cuore, la timida bontà, l'umiltà dell'aspetto, la pietà sincera. A Venezia i grandi pittori s'accorsero ch'egli portava un'onda sana, fresca, dai monti alla città magnifica; Giambellino<ref>[[Giovanni Bellini]], noto anche con il nome di Giambellino.</ref> volse gli occhi umanissimi come a immagine impicciolita di se medesimo, e gli fece onore valendosi della sua invenzione del ''Battesimo di Cristo''; Tiziano da giovane guardò sorridente verso di lui, mentre era in cerca di tipi ai quali dar poi carni vive; Sebastiano del Piombo esordiente lo copiò come si copiano gli esemplari grati allo spirito nei {{sic|di}} delle prime prove. E molti lo seguirono, senza però spargere dalle opere i suoi ricordi di bianchi fiori alpestri, del riso dei monti azzurri, della pace de' campi e de' cuori. (vol. VII, parte IV, p. 551)
*Da giovane [[Vittore Carpaccio|Vittor Carpaccio]] sentì pure gl'influssi di questo maestro {{NDR|[[Lazzaro Bastiani]]}} e ne serbò l'incertezza dell'architettura dei corpi e degli ambienti. Rimase l'educazione prospettica all'ingrosso; ma la fantasia e la mano del Carpaccio, pronte ai voli, nascosero le deficienze dell'educazione. Per molto tempo però, ogni volta che la mano s'allentava, rispuntavano, per forza d'inerzia, le figure bastianesche; ogni qualvolta eran ripresi necessariamente dall'artista i vecchi schemi di composizione, riappariva qualche frammento del primitivo lavoro, che pareva sommerso nel corso degli anni. (vol. VII, parte IV, p. 612)
*Nel 1496 {{NDR|[[Bernardino de Conti]]}} dipinse il ritratto di Francesco, figlio di Giangaleazzo Sforza, ora nella Galleria Vaticana, fantoccio dalle carni imbottite, i capelli di stoppa, il busto deformato dalla mancanza di scorcio, le mani di stucco con le dita gonfie. (vol. VII, parte IV, p. 1042)
*Nella libera replica della ''Madonna delle {{sic|Rocce}}'', del 1522, ora nella Galleria di Brera, Bernardino {{sic|de'}} Conti, parafrasando Leonardo, dà alla Madonna un movimento sgangherato, occhi e lineamenti grossi, capelli intrecciati a catena; e dà ai bambini, tratti da un altro modello leonardesco ripetuto da tutta la schiera de' seguaci, corpi gonfi, occhi smorti ed enormi fronti convesse. Il fondo di rocce, apparato fantastico composto da Leonardo con l'osservazione del vero, è qui mutato in un capriccioso torracchione, tutto frastagliato e forato, e i pinnacoli diventano torricelle con certe strane dentellature, come di chiavi; pizzettature di cartone sembrano le stalagmiti immaginate dal maestro sopra il capo delle sacre figure, e strani monticelli a ventaglio allineati sull'acqua diventano le scogliere lontane, uscenti nell'esemplare dalla nebbia luminosa. Copiando Leonardo, Bernardino mostrò di non aver nulla inteso dei principî del maestro. (vol. VII, parte IV, pp. 1042-1043)
*Nel trittico {{NDR|di [[Marco d'Oggiono]]}} già in casa Crespi, le colline del fondo sembran di stoffa; la Vergine e il Battista ripetono stancamente il gesto della Madonna e di Gabriele nella ''Vergine delle Rocce'' di Leonardo; le dure ali uncinate degli angeli hanno la pesantezza degli ornati nel seggio di Maria; San Pietro, con la testa contorta per mancanza di scorcio, si perde nel gomitolo di stoffa formato dal manto. Comincia ad apparir la maniera nel convenzionale paese, nel vorticoso girar delle pieghe, nel chiaroscuro artificioso. La testa dell'angelo a destra si rivede nella ''Madonna'' dell'Ambrosiana [...], dove il segno svanisce e le ombre si raccolgono in pesanti chiazze sul gonfio corpo del Bambino e sul collo della Vergine, mentre nel volto piatto il chiaroscuro si perde e ogni contorno si slarga, come disfacendosi. (vol. VII, parte IV, p. 1054)
====''L'architettura del Quattrocento''====
=====Parte I=====
*L'esordio di [[Filippo Brunelleschi|{{sic|Filippo Brunellesco}}]] nell'arte fu esordio di orafo e di scultore, non d'architetto. Due opere, oltre le mezze figurette di profeti emergenti dal quadrifoglio nel dossale d'argento di Pistoia, rimangono a porre in luce le sue qualità di scultore: il ''Crocefisso'' in legno di Santa Maria Novella in Firenze, e il ''Sacrificio d'Abramo'' nel Museo del Bargello. In esse, come nelle gloriose architetture brunelleschiane, la forma tende a definirsi in profili affilati e vibranti, si crea da principi lineari piuttosto che plastici. (vol. VIII, parte I, p. 90)
*Ma gloria di Filippo Brunellesco è la sua opera d'architetto, che inizia il [[Rinascimento]] fiorentino, sostituendo alla visione pittorica, attuata negli edifici del Trecento, da complessa disposizione di elementi architettonici e dai conseguenti giochi d'ombra e di luce, la regolarità dello squadro, un più largo uso della linea orizzontale e dell'arco a tutto tondo: la semplificazione che caratterizza, anche per la scultura e la pittura, lo stil nuovo. [...]; Filippo Brunellesco, alle soglie del Quattrocento, compie la riforma dell'architettura, parallela a quella di [[Masaccio]] nella pittura: il passaggio dai ricami del gotico alle pure eleganze costruttive del primo Rinascimento. L'arte classica lo ispira, e ancor più gli esempi dell'arte romanica fiorentina, miracolosa fioritura di forme antiche tradotte con toscana snellezza. (vol. VIII, parte I, p. 92)
*Che scatti elastici nelle volute a corna d'ariete dei capitelli di [[Michelozzo]] in palazzo Riccardi, che rotear di spire nei fantastici rosoni, che snellezza nelle foglie d'acanto! (vol. VIII, parte I, p. 120)
*Dal 1425 al 1436 Michelozzo servì di freno, con il suo equilibrio, con la sua posatezza, a [[Donatello|Donato]], ardente, impetuoso. (vol. VIII, parte I, p. 238)
*Dove [[Cosimo de' Medici|Cosimo de' Medici]] e i suoi passavano, Michelozzo architettava trionfi, stendeva i più suntuosi baldacchini, profondeva ricchezze, sonava oricalchi per la gloria del patrono delle arti, del Magnifico, dell'Augusto Signore di Fiorenza. (vol. VIII, parte I, p. 278)
*Per la prima volta, [[Bernardo Rossellino|Bernardo {{NDR|Rossellino}}]] ci appare nella sopraelevazione della Fraternità dei Laici in Arezzo, ove lo scultore architetto segue, con l'entusiasmo dei giovani per il nuovo l'arte di Donatello e di Michelozzo. A crear un appoggio alla decorazione superiore e romper il vuoto tra le arcate, gotiche sui lati dell'ordine inferiore, e precedentemente costruite (1375-1377), Bernardo Rossellino disegna leggiere lunghe nicchiette, sopraccariche da trabeazione e da frontoncini triangolari; e su questi ripiega brevemente la lunga cornice, separando la sua parte nuova dall'antica [...]. (vol. VIII, parte I, pp. 491-492)
*Il [[Giorgio Vasari|Vasari]] assegna al Bernardo Rossellino|Rossellino grandi idee, grandi propositi per il rinnovamento di Roma, ma forse egli si fece bello delle penne del pavone, cioè delle idee del grande umanista e architetto [[Leon Battista Alberti]], che a Roma viveva ed era da Bernardo Rossellino ammirato e seguito. (vol. VIII, parte I, pp. 495-496)
*Imitatore di Leon Battista Alberti, Bernardo Rossellino non ne ebbe la preparazione umanistica, e non ne intese quindi lo spirito animatore, non il fondamento delle architetture. Portato a forme piccole, intagliate, perdette, necessariamente, nello slargarsi secondo il prototipo, la propria finezza. (vol. VIII, parte I, p. 511)
*[[Francesco di Giorgio Martini|Francesco Martini]] tenne il campo nell'architettura militare, coprendo per [[Federico da Montefeltro]] di rocche il ducato d'Urbino, consigliando difese al Prefetto di Roma e a Virginio Orsini, ai Lucchesi e al Duca di Calabria; ma fu pure maestro nell'architettura civile e religiosa: tra i maggiori architetti del tempo, adunati da [[Ludovico il Moro]], egli siede, a giudicare dei metodi per la erezione del tiburio del Duomo, con [[Bramante]] e con [[Leonardo da Vinci]]. Segue Leonardo a Pavia per ragionare sulla nuova cattedrale del luogo, e, accompagnato in patria dalle lodi del Duca di Milano e degli Operai del Duomo, dedica i propri servigi alla Repubblica di Siena, cui di continuo i potenti, a gara, tentano sottrarlo. (vol. VIII, parte I, p. 738)
*{{NDR|Francesco di Giorgio Martini}} La Toscana, Firenze stessa, non videro sorgere personalità più vicine al [[Filippo Brunelleschi|Brunellesco]], che questo erede raffinato delle eleganze senesi, ingegnere civile e militare famoso. Il suo trattato d'architettura, nonostante la voluta, e talvolta quasi forzata, obbedienza ai precetti classici di [[Marco Vitruvio Pollione|Vitruvio]], rivela tanta passione di ricerca scientifica, una così schietta praticità d'intenti, quali si riscontrano soltanto in Filippo Brunellesco e in Leonardo da Vinci. (vol. VIII, parte I, p. 743)
*Quando tratta dell'architettura civile, Francesco di Giorgio affronta tutti i problemi relativi alla costruzione; la scelta del luogo, delle acque e dell'aria, la situazione delle case in rapporto ai climi e ai venti, la qualità del materiale da costruzione, mattoni, marmi, pietre, calcine, arene, legni, la distribuzione degli ambienti secondo la destinazione della casa, i metodi per trovar acqua, l'economia generale della città, trattenendosi in modo particolare su quanto interessa l'artista, e cioè sulle proporzioni delle modanature rispetto all'edificio, con frequenti riscontri vitruviani, troppo frequenti e voluti dallo scrittore, che pure nella sua opera rivela un'originale e rara personalità. Quando tratta dell'architettura militare, anche più fervida e novatrice diviene la ricerca scientifica: tra le mani dell'architetto si piegano, s'appuntano, si protendono e sfuggono i contorni delle piante di fortezze, disegnando tenaglie insidiose, forbici, grugni di {{sic|cignale}}<ref>Forma arcaica o dialettale per "cinghiale".</ref> e pendii inaccessibili [...]. (vol. VIII, parte I, p. 743)
*Il capolavoro di [[Baldassarre Peruzzi]], la Farnesina, vario di effetti per il movimento della pianta, la {{sic|moltiplicità}} dei gradi nell'antica base, la fuga dei viali d'arcate nel criptoportico, mantiene ancora le impronte del tardo Quattrocento senese, con la sottigliezza forbita e compassata propria alle opere primitive del Peruzzi, nelle lunghe lesene della fronte, nelle sottili finestre rettangolari, punteggiate in alto dalle finestruole appese come tabelle alle cornici del fregio. (vol. VIII, parte I, pp. 917-919)
*Le tracce dell'antica educazione senese quasi dispaiono in una tarda opera romana dell'architetto {{NDR|Peruzzi}}, il palazzo Massimo delle Colonne, rifugiandosi in qualche sagoma di finestra, in qualche trama d'ornato: l'amore del grandioso, della cinquecentesca opulenza, allontana dalle sue origini l'arte di Baldassarre Peruzzi, che, nei primordi, pur riflettendo gli schemi di [[Francesco di Giorgio Martini|Francesco di Giorgio]], ci appare vestita di una armoniosa e fredda compostezza, lontana dallo spirito vivace del celebrato ingegnere-architetto di Siena. (vol. VIII, parte I, p. 919)
=====Parte II=====
*Nel 1421, per Martin Contarini, si erigeva la [[Ca' d'Oro]], ''Domus Magna'', modello tipico al [[Tardo gotico|gotico fiorito]] veneziano. [...] Principalmente l'opera fu condotta da [[Matteo Raverti]] di Milano con una schiera di aiuti, milanesi e comaschi. Per essi il gotico fiorito si espande di palazzo in palazzo, di chiesa in chiesa, e tutto ricopre di una vegetazione rigogliosa. A Milano, il gotico si era fatto robusto, e ai virgulti del nord, agli steli ricurvi, aveva sostituito, nelle intrecciature, rami di quercia; alla ragione geometrica, apparati di festa, espressioni di ricchezza e di magnificenza. Venezia si prestava singolarmente alle forme del gotico fiorito di Lombardia; e Matteo Raverti con i suoi trovarono un ambiente adatto alla decorazione pittoresca. Mediante essa, trasformarono il palazzo veneziano, col loggiato inferiore sorgente dalle acque, e il gran loggiato superiore, o ''balconada'', aperto sul salone mediano, ove la famiglia conveniva, riceveva, si raccoglieva con parenti e amici, ospiti e clienti. Di qua e di là dalla gran sala erano le ali, a guisa di torri fiancheggianti la casa; e il cornicione, coronato da ante, merlatura orientale, limitava il piano superiore dell'edificio. (vol. VIII, parte II, p. 277)
*[[Francesco del Cossa]], altro grande pittore ferrarese, trovò nell'arte muraria professata dall'avo Giovanni e dal padre suo Cristoforo, un ostacolo ai capricci del [[Cosmè Tura|Tura]], quantunque, nel ''San Girolamo'' sotto un arcone, statua girante sul cerchio del piedistallo, ora nella galleria dell'Ateneo ferrarese, anch'egli si sia dato a scherzare, facendo uscir fuori il pulvino dai capitelli, come da una guaina, tanto che esso appaia prolungamento dei pilastri. Ad ogni modo, in tutte le architetture dipinte, Francesco del Cossa, pure compiacendosi di varietà di marmi, si mostra più massiccio e più squadrato del Tura. (vol. VIII, parte II, p. 393)
*L'abside del Duomo ferrarese ci offre un mirabile esempio dell'arte di [[Biagio Rossetti]], che conduce i mattoni a filo tagliente, nitido, puro, nella costruzione regolare ed esatta, nella lineatura matematica dei filari sui fondi, nella disposizione unita ed uguale. Le lesene son tirate con una squadra affilata metallica, gli archi girati con un compasso fermo incisivo; e il cornicione nei due piani dell'abside, benché di terracotta a stampa, è composto con rigore, quasi, potrebbe dirsi, col timore che possa trovarsi un intervallo più o meno grande, la differenza di un attimo, un peso ineguale nella corona di dentelli, di mensoline, di ovuli, di perle. (vol. VIII, parte II, p. 398)
*Chi guardi i pilastrini sottili {{NDR|del Palazzo dei Diamanti di Ferrara}}, l'un nell'altro incastrati lungo gli stipiti della porta, vede il Rossetti quattrocentista, ancor esile, lunghetto e sobrio, mentre l'arcone, che serra quei pilastri, è cinquecentesco. L'architetto dunque sentì il bisogno di slargare la porta, di darle un contorno degno della imponenza che assumeva il palazzo tempestato di diamanti. Nelle finestre, nelle cornici divisorie dei piani, nella trabeazione, è ancora il Rossetti, ma come stretto fra tagliapietra vaghi di fregi fastosi, che gli strappan le redini, e si sfogano ad assiepare d'ornamenti ogni cosa. (vol. VIII, parte II, p. 404 e 423)
*Allo spirito del [[Bramantino]] più che a quello di [[Bramante|Donato Bramante]], che pure gli fornisce modelli, sembra allacciarsi l'arte di [[Cristoforo Solari]] architetto, alieno dalle ombre forti, dagli aggetti, dalla sonorità degli incavi, corretto qualche volta sino alla freddezza. (vol. VIII, parte II, p. 805)
====''La pittura del Cinquecento''====
=====Parte I=====
*La grande pittura murale {{NDR|il [[Ultima Cena (Leonardo)|Cenacolo]]}} fu dipinta ad olio; e il Bandello, come abbiamo udito, racconta d'aver veduto [[Leonardo da Vinci|Leonardo]] dar talvolta poche pennellate e andar via, ciò non si sarebbe potuto fare con la pittura a fresco. L'esecuzione a olio fu appunto la prima causa della rovina. Verso la metà del Cinquecento il lavoro era già deperitissimo, e il Vasari, nel 1566, non vi scorgeva più che una «macchia abbagliata». (vol. IX, parte I, p. 29)
*Raccontasi che, mentre gli Arrabbiati<ref>Fazione di fiorentini nemici di Girolamo Savonarola e dei piagnoni suoi seguaci.</ref> assediavano il convento di San Marco, [[Fra Bartolomeo|Baccio della Porta]], insieme coi partigiani del [[Girolamo Savonarola|Savonarola]], si chiudesse nel convento per difendere la vita del venerato maestro, e deponesse tremante le armi, quando il Savonarola, per cessare la carneficina, si dette nelle mani dei nemici. Spettatore di tanta tragedia, volse nell'animo l'idea di farsi frate in quel convento stesso di San Marco, che aveva veduto devastato campo di battaglia, incendiato dall'odio popolare, mentre il Savonarola, davanti all'Ostia Santa, pregava coi monaci nel coro. (vol. IX, parte I, p. 225)
*Socio ed aiuto di [[Fra Bartolomeo|Fra' Bartolommeo]], [[Mariotto Albertinelli]] esordisce e produce i migliori frutti della sua arte, tutto preso dalle forme di [[Piero di Cosimo]] e di [[Filippino Lippi|Filippino]]. Un suo quadro in una raccolta privata di Roma ci dà l'illusione di ammirare un Piero di Cosimo che parli un linguaggio più grave e intimo del consueto, nella sua profonda semplicità. È una ''Sacra Famiglia'': originalissima composizione. [...]<br>Più che ogni altra opera di Mariotto, questa avvince per un senso d'intimità familiare, profondo, sacro: Giuseppe, tutto chino, col volto in ombra, protegge il fanciullo; Maria posa una mano sulla tempia del figlio, in gesto di tenerezza e di benedizione; abbassa gli occhi gravi come in ascolto dei battiti del cuore su cui posa la mano: nel silenzio del mattino, nella calma luce del cielo che più s'inazzurra sul loro capo, le due immagini silenziose si raccolgono intorno a Gesù, cardine della scena, cuore dei loro cuori. Mai nel corso della sua vita Mariotto ritroverà il timbro grave e profondo delle voci che risuonano in questo quadro, aurora ricca di promesse. (vol. IX, parte I, pp. 351-354)
*L'intensità di chiaroscuro, che distingue dalla miniaturistica anconetta di Milano il tondo Pitti, riecheggia nella ''Visitazione'' della Galleria degli Uffizi, dove, per la prima volta, Mariotto {{NDR|Albertinelli}} tenta, sulle orme di [[Fra Bartolomeo|Baccio della Porta]], d'intonare le proporzioni delle figure e dello scenario alla grandiosità voluta dal secolo nuovo. Eppure, egli non riesce a staccarsi dalle tradizioni del Quattrocento: la Vergine, chiusa nel manto, rigida, ripete il tipo filippinesco; il loggiato spazioso che s'apre dietro le immagini sul cielo velato di bianche nuvole, coi suoi archi ampli e le candelabre adorne di grottesche, evoca un motivo prediletto dal [[Perugino]]. (vol. IX, parte I, p. 364)
*Un'altra cosa gentile, come tutte le opere di Mariotto {{NDR|Albertinelli}} in proporzioni minime: la ''Madonna col Bambino'' nel Seminario di Venezia. Anche qui le forme arrotondate dimostrano che Baccio della Porta va facendo scuola al suo compagno di lavoro, ma ancora, nella sensitiva irregolarità dei lineamenti e nel tortuoso contorno dei panneggi, vive il ricordo di [[Filippino Lippi|Filippino]], e il gruppo spira una grazia fresca e semplice, una dolcezza di affetti ignote al Maestro più sapiente e severo. Come nella scena della ''Visitazione'', un'arcata accoglie la madre e il fanciullo, lasciando che l'aria azzurra del fondo avvolga i volti soavemente penombrati, di Gesù che sfiora con la mano la guancia materna, e della Vergine china in ascolto della carezza infantile. Solo nella prima ''Sacra Famiglia'' Mariotto parlò un linguaggio così intimo e dolce come in questo quadro tutto ridente d'azzurri. (vol. IX, parte I, p. 368)
*{{NDR|Commentando il ''Ritratto di una giovane donna'' negli Uffizi}} [...] tra le opere più significative del talento pittorico di Andrea. [...] Le belle mani che escono dalla manica arricciata, come da una capricciosa corolla di fiore, così bianche e morbide da rivelarci in [[Andrea del Sarto]] il solo pittore capace, in Firenze, di gareggiar coi Veneti, signori del pennello. (vol. IX, parte I, p. 538)
*Nella vôlta della [[Cappella Sistina]], sopra le membrature sottili e nitide del Quattrocento, sopra le nicchie marmoree dei Pontefici e le candelabre fiorite dei finti pilastri, e le meravigliose vele, Michelangelo costruisce l'ossatura di pietra, immane e poderosa, che circoscrive le scene bibliche e aduna i profeti e gli ''ignudi'', i putti-cariatidi e i demoni, gli Avi che nei triangoli della volta e nelle lunette sopra i finestroni impersonano, enigmatici e grandi, la vita d'Israele. Organismo animato, l'architettura, massiccia e serrata, a profondi incavi di base piana, e ad aggetti erompenti, esprime, come l'architettura della Cappella Medicea a Firenze e della cupola di San Pietro a Roma, con la vicenda ripetuta di sporgenze e rientranze, l'energia scultoria, il dinamismo plastico proprio alle forme di Michelangelo, e si stringe in inscindibile tutto con le statuarie figure. Massa e rilievo, sono, col movimento, elementi primi dell'arte di Michelangelo: ecco perché, mentre i quattrocentisti incavano nicchie dietro le immagini dei Pontefici e Raffaello curva le pareti del coro nella ''Messa di Bolsena'', e pone la ''Madonna'' del Louvre sotto un'ideale cupola di nubi, Michelangelo stende piane le pareti marmoree dei seggi che ospitano i Profeti, le ampie cornici, da cui si staccano, sui dadi di pietra, i nudi efebi, dalla base piana trae risalto la gigante massa delle immagini. (vol. IX, parte I, pp. 733-736)
*{{NDR|Cappella Sistina}} Nessun esempio il Quattrocento aveva dato d'organismo architettonico a decorazione di volte, animato di così atletica energia. (vol. IX, parte I, p. 740)
=====Parte II=====
*Agli occhi del giovane pittore {{NDR|[[Correggio]]}}, avvezzi alle sottigliezze, alle ondulazioni di linee miti, {{sic|divote}}, [...] dovette presentarsi come un nuovo mondo Mantova, impero dello statuario Mantegna. La forma solenne e massiccia di Andrea piombava romanamente sull'altare della Madonna della Vittoria, foggiava un classico scenario coi celebri ''Trionfi di Cesare'', si disponeva in ritmo grandioso sulle pareti della Camera degli sposi, ove i Gonzaga avevan voluto ricordare le feste familiari con una imponenza sorpassante l'avvenimento casalingo. (vol. IX, parte II, p. 618)
*[...] il [[Parmigianino]], oscillante tra le forme di Raffaello e del Correggio, ci si presenta come un grande virtuoso, un principe della moda, un esteta che giunge per sottili ragionamenti all'arte, piuttosto che un pittore nato, un pittore d'istinto quale fu il suo conterraneo [[Correggio]]. (vol. IX, parte II, p. 691)
*[...] [[Giampietrino]] richiama, nello sfumato delle carni ceree e nei fondi velati di nebbia, la dolce monotonia delle tonalità borgognonesche, arrotando e inarcando le forme sugli esempi di Leonardo [...]. (vol. IX, parte II, p. 743)
*Le prime opere di [[Gaudenzio Ferrari|Gaudenzio]], non rovinate come i frammenti d'affresco nella cappella della Flagellazione a Varallo, ora distrutta, sono le tavolette della ''Vita di Cristo'' nella Pinacoteca torinese. Esse rivelano l'origine schiettamente lombarda del pittore e la sua tendenza a una stilizzazione lineare facile ed elegante, a effetti luministici ottenuti mediante vitree filettature, a lente e languide cadenze. (vol. IX, parte II, pp. 812-813)
=====Parte III=====
*Tempra schietta di Lombardo, il maestro bresciano educato a Venezia non fu mai un vero [[giorgione]]sco. Mentre [[Tiziano Vecellio|Tiziano]] giovane e il [[Jacopo Palma il Vecchio|Palma]] miravano all'accordo tonale delle zone cromatiche, il [[Giovanni Gerolamo Savoldo|Savoldo]], sin dall'inizio volto a ricerche luministiche, vedeva nei contrapposti d'ombra e luce lo strumento al risalto pittorico delle forme. (vol. IX, parte III, pp. 787-790)
*[...] quando vien meno la ricerca delle variazioni di colore mediante minute variazioni di superficie, il Savoldo, nel dipingere il tessuto compatto di una casacca di fustagno o di un cappellaccio di ruvido panno, come nel fissar in luce la massa greve di una mano, apre spiragli verso la pittura del [[Caravaggio]] o di [[Diego Velázquez|Velazquez]] giovane. (vol. IX, parte III, p. 789)
*Mentre Venezia si abbandonava alla inebriante canzone del colore, e rapiva ai tramonti l'oro delle carni e dei lussuosi paesi, il Savoldo semplificava il tono per la determinazione pittorica della forma sbalzata da luce. Restìo alle morbidezze dei Veneziani è il suo colore, come lontano dal fuoco tizianesco è il sentimento di grandezza muta, di serietà profonda, che pervade l'arte di questo pensoso ricercatore. (vol. IX, parte III, p. 790)
*Il colore del [[Romanino]] si stempera e dilaga nelle forme allargate delle figure; mentre la pasta del colore s'intenerisce, le forme aggrandiscono, e si svuotan di forza. Anche nell'''Assunta'' della chiesa di Sant'Alessandro in Colonna, a Bergamo, ove ancora non sono gonfie le immagini, appare il tormento del pittore intento a cumular nugoli sopra nugoli, monti sopra monti, a torcer drappi, ad acuire gli atteggiamenti degli Apostoli sorpresi. Tranne uno che guarda in alto alla celeste bambola<ref>Verso Maria, rappresentata nella parte superiore del dipinto l'''Assunzione della Vergine''.</ref>, essi gesticolano, e discorrono, scossi come da terremoto. Tutta la preparazione del Maestro, solenne nella vermiglia pala d'altare a Padova, si dissolve, si va disperdendo. (vol. IX, parte III, pp. 815-818)
*Si sfoga poi {{NDR|il Romanino}} negli affreschi del Duomo di Cremona, cercando di renderci la ''Passione di Cristo''. Nel rappresentarlo ''davanti a Caifa'', pensa ai costumi variopinti dei lanzi coi cappelloni piumati, coi saioni a scacchi, più che alla divina tragedia. Ricorre anche al Dürer per comporre la scena, senza intenderne l'alto pensamento; e fa una rappresentazione greve, pesante, in un colore rosso, torrido. (vol. IX, parte III, pp. 819-821)
*Ciò che non otteneva con la linea, il [[Dosso Dossi|Dosso]] tentava di ottenere mediante i colori, perfino la violenza del moto passato dalle figure alle cose. E, nonostante il cartone di Raffaello, anche più tardi, il Ferrarese, dipingendo in parte il ''San Michele'', «ex voto» di Alfonso I d'Este, [...], per il recupero della città dalle mani del Papa, non {{sic|riescì}} se non negli effetti coloristici, nei lampeggiamenti della corazza, nei contrasti di luce ed ombra, a ottenere agitazione di elementi, e, meravigliando, abbacinando, energia. (vol. IX, parte III, p. 954)
*Una natura così sanguigna, come quella di Dosso Dossi, difficilmente poteva ritrarre un personaggio, segnarne i caratteri, senza forzarli, eccitarli, e, potrebbe dirsi, senza farli sudare accostandoli alle sue vampe. (vol. IX, parte III, p. 971)
*Il gruppo dei quadretti con ''Sacre Famiglie'' ci ha rappresentato un pittore che viene da Dosso Dossi senza intenderlo, ma standogli appresso, logorando, nella sua pochezza, nella sua incapacità, la materia dossesca. Egli non può essere se non [[Battista Dossi|Battista di Dosso]], vissuto fra gli strumenti dell'arte del fratello, tra gli elementi pittorici ch'egli immiserisce e scompone. Di [[Raffaello Sanzio|Raffaello]] non lascia traccia; ed è a credersi che egli sia stato a Roma più per baciare i piedi alla statua di S. Pietro, che non per dipingere con Giulio Romano e il Penni, Perin del Vaga e Pellegrino da Modena. Avrà avuta una commissione del suo Duca, per dare una seccatura di più a Raffaello; ma certo egli non vide neppure la soglia del tempio pittorico dell'Urbinate. (vol. IX, parte III, pp. 991-997)
=====Parte IV=====
*Coi suoi passaggi dalle altisonanti battute iniziali ai fiochi arpeggi lontani, la luce è per [[Lorenzo Lotto]], creatore della ''Natività'' di Venezia, quel che è la linea per [[Sandro Botticelli]] nel ''Presepe'' londinese. Gli angeli del pittore mediceo, festuche in balìa dell'aria sopra la capanna di Betlemme, sono esili come questi che si perdono nelle tenebre, verso il cielo, ove la forma è solo un barlume, un sospiro nel silenzio notturno. Così, da uno stormir d'ali angeliche nella notte trasse il suo canto di Natale Lorenzo Lotto, pittore visionario. (vol. IX, parte IV, p. 82)
*Mentre dall'arte di Tiziano scaturisce la doviziosa pittura di Jacopo Palma e il luminismo scenografico e costruttivo del Tintoretto, Lorenzo Lotto, con i suoi toni fusi, velati, e le quiete atmosfere {{sic|grige}} degli ultimi tempi, con la sua grazia intima e raccolta, esula da Venezia per fondare una grande stirpe pittorica in provincia: a Brescia e a Bergamo, e sancire il connubio tra Venezia e Lombardia. (vol. IX, parte IV, pp. 111-112)
*Il Fiorentino {{NDR|Andrea del Sarto}}, con le sue minori risorse cromatiche, il Veneto {{NDR|Lorenzo Lotto}} con l'appoggio di tutta una tradizione di colore che l'aiuta a toccare più alte {{sic|mète}}, giungono per diverse vie alla visione di forma traverso il velo atmosferico, a un accenno di pittura di macchia e d'impressione. Con scatti, che talora sembrano inspiegabili, Lorenzo Lotto, veneziano fuor della cerchia di Venezia, sensibile a ogni esterno influsso nella sua vita quasi di esule, provinciale di genio, passa da un eccessivo formalismo dovuto all'influenza raffaellesco-romana, all'estremo sforzo impressionistico del Cinquecento. Minuto quattrocentista quando era già morto Giorgione, egli raggiunse in molte sue opere tarde una libertà, una rapidità di visione, sbalorditive nel mondo stesso dominato dal Vecelio. (vol. IX, parte IV, p. 113)
*Il [[Benvenuto Tisi da Garofalo|Garofalo]] fu inferiore alla sua fama. Impicciolì i modelli artistici ch'ebbe intorno a sé; e così nel ricordare, decorando il Seminario ferrarese, l'occhio di cielo aperto alla mantegnesca nel soffitto d'una sala di palazzo Costabili, restrinse, ridusse, sminuì scomparti, figure, ornati. Ben presto si fece la sua convenzione, [...]; e quella convenzione mantenne quasi senza scomporsi, anche quando si trovò accanto il focoso Dosso Dossi. Rimase sempre uguale a se stesso; e le sue forme facili, antiquate, superficiali, vennero imitate e ripetute da un gran numero di piccoli seguaci. (vol. IX, parte IV, p. 312)
=====Parte V=====
*La bizzarria del maestro senese {{NDR|[[Domenico Beccafumi]]}} divien stravaganza nella pala di ''San Paolo'' [...]. Preso dall'ossessione della grandiosità e dello scorcio, egli issa sopra una ristretta base a gradi il macchinoso e vuoto San Paolo, che regge con la destra floscia uno spadone d'eroe da burla e si puntella al piede massiccio, enorme; inturgida la flaccida forma di San Paolo caduto, con la mano sul petto in gesto melodrammatico, mentre attorno a lui altri attori di melodramma, camuffati da panciuti guerrieri romani, guardano e commentano; fa apparire in alto il gruppo della Vergine col Bambino e due Santi come in un'ancona<ref name="Ancona"/> infagottata dal baldacchino bartolomesco<ref>Nello stile di Fra Bartolomeo, detto anche Baccio della Porta (1473-1517), pittore e frate domenicano.</ref> tra gonfi angioletti; e per accrescer lo spettacolo esaspera i contrasti di macchie d'ombra tenebrose e di luci squillanti. (vol. IX, parte V, p. 436)
*Nella Siena del Cinquecento, Domenico Beccafumi è certo la personalità più spiccata, e anche la più mutevole, la più capricciosa: talora dipinge come un forte impressionista moderno, talora elabora lucenti oleografie; infonde, per magica virtù di contrasti luministici, le impronte di una maestà sovrumana a qualche testa affiorante dall'ombra, o cade in svenevoli languori; precorre l'eleganza lambiccata e preziosa del Settecento, e foggia marionette di legno per i suoi teatrini di storia romana. (vol. IX, parte V, p. 492)
*{{NDR|Esaminando l'''Adorazione dei Magi'' di [[Andrea Sabatini]] nella chiesa dei Gerolamini di Napoli}} [...], composta con elementare semplicità: Madonna e Bambino sopra un banco di pietra, davanti a una nicchia, San Giuseppe in piedi, con le mani incrociate sul bastone e sulle mani poggiata la testa, i re Magi e un paggio dei re. Qualche eco umbro raffaellesca risuona nelle figure giovanili, ma forse traverso [[Cesare da Sesto]]; e la Vergine e Gesù con i tondi lineamenti ristampano in forme pedestri i moduli di Leonardo, da cui deriva anche il moto istantaneo del bimbo. L'insieme è fiacco, stentato, meschino: le dinoccolate figure dei giovani, mascherette di grazia, la Vergine, sciatta e sonnolenta, contrastano col grottesco San Giuseppe, che nello sforzo d'irrigidirsi e far da pilastro tende una gamba, e guata bieco dall'alto in posa da tiranno da marionette. (vol. IX, parte V, pp. 711-712)
*L'opera maggiore di [[Taddeo Zuccari|Taddeo {{NDR|Zuccari}}]], coadiuvato dal fratello {{sic|Federigo}}<ref>In altre parti di questo stesso testo, il fratello di Taddeo Zuccari, è citato come ''Federico''.</ref>, dal Tempesta, e da altri, ma direttore della decorazione, di cui, secondo il contratto, doveva fornire tutti i disegni, è l'ornamento pittorico del Palazzo Farnese di Caprarola: ineguale di valore, secondo l'importanza delle varie stanze e la maggiore o minore fretta dell'esecuzione. Come nella Villa di Papa Giulio, l'arte della grottesca ha qui uno dei migliori esempi dell'età postraffaellesca, sebbene spesso lo studio superficiale di ricchezza, la sovrabbondanza dei motivi, l'abuso degli stucchi, distruggano l'eleganza antica; e invano si cerchi lo stile preciso e sottile di un Giovanni da Udine in queste stampe già logore. Così, nella volta della cappella, ove Taddeo introduce il delizioso motivo dei putti-cifra, sguscianti con grazia correggesca, capelli al vento, da mensole e cartelle, la grossolana ghirlanda di frutta intorno al tondo centrale menoma la nobiltà della grottesca rinata nel Cinquecento romano. (vol. IX, parte V, pp. 855-856)
*Negli affreschi della ''Vita di San Paolo'' in San Marcello al Corso, e specialmente nella ''Punizione di Elima'', Taddeo s'ispira agli esempi del tardo Raffaello, studiandosi di disporre con maestà statuaria le figure entro lo spazio architettonico. I movimenti sgangherati, la mimica stereotipata e teatrale, i ripetuti motivi di rozzo stampo manieristico, quale il giovane che abbraccia la colonna, ci danno quasi la parodia delle composizioni raffaellesche per arazzi, sommergendo nell'enfasi più stucchevole la maestà degli esemplari. (vol. IX, parte V, p. 865)
*La vernice dell'erudizione, che aderisce così interamente alla figura di Federico Zuccari e ne fa un rappresentante più del fratello tipico della moda pittorica propria al tardo Cinquecento, si screpola, si spezza, in Taddeo, appena libero dai suggerimenti dei dotti distributori di temi per i palazzi romani; e allora prende il sopravvento, come in questa opera {{NDR|la ''Battaglia di Tunisi'', nella Sala Regia del Vaticano}}, lo spirito popolaresco, vivace e spesso volgare, che lo distingue da Federico. Rappresentante di un periodo di decadenza, di cui rispecchia tutti i difetti, tutte le debolezze e le pretese, egli ha, come i più dei manieristi, qualche momento felice, che mostra sotto le ceneri dell'arte una scintilla viva: così alcuni quadri mitologici di Valle Giulia, cosi l'''Aurora'' nelle sale della Villa Farnese a Caprarola. (vol. IX, parte V, p. 870)
*La prima opera che ci presenti definita e distinta da quella del fratello {{NDR|Taddeo}} la personalità di [[Federico Zuccari]], è l'''Epifania'' della cappella Grimani in S. Francesco delle Vigne a Venezia, firmata e datata 1564, dal marchigiano ventiduenne. [...]. Nello scenario veneto, in cui persino riappaiono, in angolo a destra, i lastroni marmorei cari a Jacopo Bassano, i personaggi si dispongono lungo le due linee a V frequenti nell'arte veronesiana; ma nel disporle Federico Zuccari mostra di non aver la minima idea del valore cromatico delle costruzioni sfaccettate di Paolo {{NDR|Veronese}}, e delle conseguenti rifrazioni di colore: egli rimane il manierista romano che mira a un'eleganza di pose compassata e frigida. La sensibilità del giovane, non ancora qui soffocata dalle aride formule, si riflette nella grazia decorativa che viene al quadro da una distribuzione di figure sparsa e {{sic|leggiera}}, culminante nel nodo serico della Vergine e degli angeli. Il bimbo, minuscolo gingillo, dà l'ultimo tocco a questo singolare esempio manieristico di eleganza languente e preziosa. Anche il colore, nelle sue note basse e fioche, ci presenta in questo esordio di Federico Zuccari un'opera studiata, fredda, ma gentile, aliena da pretensioni spirituali e formali, e come timida in quel tentativo incerto e commovente di conciliare il mondo d'arte da cui è uscita e il nuovo raggiante in Venezia. (vol. IX, parte V, pp. 871-872)
=====Parte VI=====
*Il pittore ufficiale {{NDR|[[Agnolo Bronzino]], al servizio di Cosimo I de' Medici}} mise in opera tutto il suo talento, tutte le finezze delle sue figurate costruzioni, tutti i fregi, i ricami, i merletti, i tessuti più belli a gloria della corte medicea. Uscito di corte, non parve più così lustro e superbo; lasciò scorgere le sue convenzioni nei quadri chiesastici freddi e grevi. L'artificio s'impadronì dei corpi e della natura circostante, vi sparse l'acqua colata dalla ghiacciaia del Concilio di Trento e della Controriforma. (vol. IX, parte VI, pp. 69-70)
*Nefasto all'arte fu, in generale il [[Giorgio Vasari|Vasari]]. Egli falsa il carattere sottile e perspicace del [[manierismo]] fiorentino. Il suo atteggiamento cerebralistico non è quello di un [[Pontormo]] che si tormenta in ricerche di colore e di linea, in ardui problemi di estetica, ma è quello di un letterato che ama i temi dottrinari, di un michelangiolista che vorrebbe, senza sentirle, interpretare le passioni eroiche, e proprio meglio riesce quando, inconsciamente, rinuncia a tutto per veder nella composizione un puro gioco decorativo. Esempio le divertenti battaglie di Palazzo Vecchio. (vol. IX, parte VI, p. 372)
*L'eterno compromesso di colore e di forma che affligge il manierismo rende insopportabili la maggior parte delle opere di Giorgio Vasari. E solo quando l'interesse decorativo prende il sopravvento egli giunge all'arte con arditi effetti di scenografo e di caricaturista nato. (vol. IX, parte VI, p. 372)
*[...] da Parma, per via d'incisioni e di disegni, le eleganze del Parmigianino e le fluide sottigliezze delle sue forme forbite cominciavano a diffondersi e ad attrarre più che il tenero modellato delle correggesche. Era più facile sentire la calligrafia del Parmigianino che non l'ariosità del Correggio; e nell'Emilia prima, in Lombardia, nella Liguria, nel Veneto, per tutt'Italia poi, il raffinato maestro parmense dettò leggi alla moda pittorica. Parve che niuno potesse sottrarsi all'incanto di quel serpeggiar di linee, di quell'ondeggiare di corpi smilzi e snelli; [...]. (vol. IX, parte VI, pp. 584-586)
*[...] nell'Oratorio del Gonfalone a Roma, teatro della pittura manieristica, [[Lelio Orsi]] rappresentando l'''Arresto di Cristo'', par dia uno strappo a tutte le convenzioni con i suoi effetti fantasmagorici, trasportandoci in uno scenario magico, pauroso, con un paese notturno, con nubi tetre squarciate dal chiaro di luna. (vol. IX, parte VI, p. 643)
*La copia dell'opera del maestro {{NDR|la ''Pietà'' di Bernardino Campi<ref>Bernardino Campi (1520 – 1591), pittore italiano.</ref>, eseguita dall'allieva [[Sofonisba Anguissola]]}} è scrupolosa, fedele, ma par che Sofonisba risenta più di Bernardino l'influsso parmigianesco nelle mani affilate della Vergine, nel colore argentino, nella delicatezza del volto a punta, dei lineamenti piccini. Le ombre sono men crude; non tagliano con barbara durezza il profilo del Cristo come nel Campi; la salma s'irrigidisce, piallata come in un tronco, senza più l'impronta vitale che la flessibilità dei muscoli manteneva al prototipo. Ombre leonardesche s'agitano sul volto dell'Addolorata di Bernardino, mentre quello dipinto dalla scolara si porge alla carezza di un lume tenue e diffuso. Tutto divien più blando, più fioco. (vol. IX, parte VI, pp. 924-926)
=====Parte VII=====
*L'arte di [[Giuseppe Porta]], che si acclimatò all'ambiente veneto più di quella di ogni altro artefice toscano, si muove tra inevitabili incertezze, perdendo talora ogni impronta personale in un fiacco ibridismo, spesso cadendo nella freddezza dell'esercizio accademico, per raggiungere solo di rado – ad esempio nei tondi della biblioteca Marciana e nella pala dei Frari –, e anche qui non interamente, la coerenza stilistica, necessaria alla creazione di una perfetta opera d'arte. (vol. IX, parte VII, p. 426)
*Artista dotato, egli {{NDR|Giuseppe Porta}} dà una sua interpretazione blanda e un po' esteriore alle tendenze pittoriche dei Veneti: un senso di misura lo trattiene dal gareggiar con l'audace cromatismo di Paolo {{NDR|Veronese}} o con le magie luministiche del Tintoretto, e lo conduce ad attenuarne gli effetti, ad ammorbidirli. Rimane accanto ai maestri veneti come un raffinato e un virtuoso che ne ami l'arte trascinatrice, non certo come un creatore, e la sua toscana eleganza fa sbocciare talora dalla monotona biondezza de' suoi quadri qualche fioritura improvvisa di rorido e accarezzato colore. (vol. IX, parte VII, p. 426)
====''La scultura del Cinquecento''====
=====Parte I=====
*In Roma [[Lorenzo Lotti]], detto il Lorenzetto, traduttore in marmo del Giona di [[Raffaello Sanzio|Raffaello]] per la cappella Chigi, dà sviluppo alla tendenza classicheggiante nella scultura. L'opera sua più giovanile ricordata dai documenti è il compimento della tomba del Cardinal Forteguerri in Sant'Jacopo di Pistoia, affidatagli da «rifare, ridurre e finire» nel giugno del 1514. (vol. X, parte I, p. 304)
*{{NDR|Nel monumento Forteguerri della cattedrale di Pistoia}} Si distingue da tutte queste figure in vesti arruffate e tagliuzzate la Carità del Lorenzetto, chiusa nella tunica a pieghe tranquille e aderenti alle forme, raccolte le ali a mandorla attorno la persona, un braccio arcuato, con la fiaccola nella mano, stretto l'altro alla figura di un putto michelangiolesco, che lo scultore vede in funzione, puramente architettonica, di cariatide, o meglio di pilastrino. Il concetto è freddo: il tema della Carità non ha scaldato il cuore dell'artista; già in quest'opera giovanile, il Lorenzetto è il precursore dei neoclassici, un [[Bertel Thorvaldsen|{{sic|Thorwaldsen}}]] del Rinascimento. (vol. X, parte I, p. 306)
*In [[Venezia]], teneva il campo l'arte dei Lombardo, [[Tullio Lombardo|Tullio]] e [[Antonio Lombardo (scultore)|Antonio]], e dei loro seguaci, ornatissimi ricamatori, inclini, specialmente Tullio, a freddezza di [[Neoclassicismo|stile neoclassico]], tanto da anticipare certi aspetti dell'arte fiorita nel periodo napoleonico. I due fratelli iniziano la loro vita artistica lavorando accanto al padre, che aveva conquistato il dominio di Venezia nell'architettura e nella scultura. (vol. X, parte I, p. 357)
*[...] il [[Tullio Lombardo|Lombardo]] accarezzato e forbito, che ammollisce marmi e lustra superfici, infonde ad alcune figure {{NDR|della ''Pietà'' nella chiesa veneziana di San Lio}} forza rude, quasi [[Andrea Mantegna|mantegnesca]]; al corpo di Cristo, scavezzo sul grembo della Madre, tensione spasmodica, esasperata acerbità formale. Un contorno tagliente stacca il Cristo dalla Madre, che lo trattiene mentre scivola dal suo grembo; lo stesso contorno fermo, incisivo, precisa i lineamenti del volto, le nervature e le dita delle mani spianate.<br>La stilizzazione del rilievo propria di Tullio ha qui uno dei più tipici esempi: ogni contorno è sottolineato e precisato da forti scuri; tutte le figure, di modellatura larga e compressa, sono a staccato. Anche la Madonna, libera dal fondo, è appiattita, come impressa in cartapesta.<br>I forti sottosquadri originano ombre in certo modo paragonabili a quelle della scultura romana, soprattutto nel determinare la flammea capigliatura di Cristo. Le pieghe, calligrafiche e tese sulle persone, sono qua e là ammaccate, quasi da colpi di martello, e anche da ciò l'arte flemmatica di Tullio deriva insolita energia, un'espressione di sensibilità dolorosa, che svanisce nelle due comparse del fondo, presso la croce, appunto per l'attenuazione degli scuri. (vol. X, parte I, p. 368)
*La finezza di gradazioni nel bassorilievo, che si nota nella parte superiore della pala di San Giovanni Crisostomo, si ritrova in un'opera tra le più delicate di Tullio {{NDR|Lombardo}}: l'''Annunciazione'' del Seminario vescovile a Venezia. Suggerita con tenui linee architettoniche la stanza della Vergine, Tullio vi ha collocato nel mezzo il tabernacolo, come finestra lombardesca con timpano triangolare, e ai lati di esso, le figure di Maria e dell'angiolo, composte nella guaina delle vesti tese, a pieghe preziose, calligrafiche.<br>Il modellato dei volti è lieve, quasi vaporoso nella sua morbidezza, e lo staccato di quello dell'angiolo proietta un'ombra sulla parete. Con una mano sul petto, schiusa la bocca, Gabriele, agghindato da ciocche a catenella con l'artificiosa eleganza di Tullio, mormora le parole dell{{'}}''Ave''. Anche la Vergine, conserte le braccia placide, schiude le labbra alla parola. L'arte arida dello scultore si anima d'un soffio di delicata poesia, e par che qualcosa l'avvicini a [[Luca della Robbia]] nel sentimento tranquillo, alieno da drammatico impeto. (vol. X, parte I, pp. 373-374)
*L'intensità di vita delle figure nel primitivo Presepe {{NDR|della chiesa di Santa Maria del Parto a Mergellina}} si ritrova in un capolavoro del Nolano: il ''Crocefisso ligneo'' nella chiesa di Santa Maria la Nuova, opera più tarda, prossima alla pala d'altare di Monteoliveto, e cioè al gruppo di sculture ove [[Giovanni da Nola]] inclina ai modi toscani del Santacroce<ref>Girolamo Santacroce (1502 – 1537), scultore, architetto e medaglista.</ref>. Anche qui i tratti del volto son marcati da realistica crudezza: la bocca febbrile e amara, l'occhio sbarrato d'angoscia nell'ombra dell'orbita, le sopracciglia tese sino allo spasimo, tutto partecipa all'espressione d'atroce agonia, persino il nodo del drappo che si torce a gotica fiamma. Ma in questo capolavoro Giovanni da Nola ha raggiunto un grado di raffinatezza toscana mai altrove raggiunto, e una bruciante sensibilità nel render lo strappo dei tendini tesi di braccia e dita, lo scricchiolìo delle costole nel corpo di nervosa eleganza brunelleschiana. (vol. X, parte I, p. 722)
*Non ritrovano la delicata spontaneità della ''Madonna della Neve'' {{NDR|in}} altre sculture del Nolano appartenenti a questo periodo, né l'''Ecce Homo'' di legno in Santa Maria la Nova, male imbrattato di colore, manifestazione di sentimentalismo pietistico da prematuro Seicento, né il ''San Giovanni'' in marmo della chiesa di San Domenico Maggiore, d'impronta sansovinesca, tra le più ammanierate sculture del Nolano, nonostante la vivacità dei contrasti d'ombra e luce. Il Crocefisso ligneo, di cui già parlammo, in Santa Maria la Nuova, è invece l'espressione maggiore dell'arte di Giovanni da Nola in questo periodo. (vol. X, parte I, p. 734)
=====Parte II=====
*Com'è noto, [[Michelangelo Buonarroti|Michelangelo]] si valse di aiuti, specialmente di [[Raffaello da Montelupo]], ad apprestare le statue che fiancheggiano il Mosè e sovrastano alla sua mole. [...] Raffaello da Montelupo, pur traducendo disegni del Buonarroti, tornisce le forme e le addolcisce alla maniera raffaellesca. (vol. X, parte II, pp. 55-58)
*Il classicismo, invadente nell'arte del [[Giovanni Angelo Montorsoli|Montorsoli]], le toglie, col suo peso accademico, la naturale vivezza, il senso di forma in movimento istillato da Michelangelo. (vol. X, parte II, p. 111)
*Uomo di chiesa, frate servita, il Montorsoli dona poco dell'arte sua alla chiesa, e tutto il suo spirito, tutta la sua commozione, profonde nelle figure che interpretano le sue fantasie. Vi è una terracotta a Berlino, nel museo Federico, raffigurante una donna disperata, forse studio per una delle sue fonti, dove par di sentire il fremito del nudo angosciato, che nell'urlo si raccoglie e s'accascia. E la terracotta non uguaglia la ''Scilla'' della fontana del ''Nettuno'' a Messina in libertà di movimento pittorico, benché alla creta il Montorsoli dia pastosità di colore, tendendo ad arco le forme turgide, gonfie di linfa. Così il maestro rivela le sue tendenze, come già le aveva rivelate primamente nel satiro suonatore del monumento ''Sannazzaro'', e nel ''Marsia'' legato tragicamente all'albero, figure che rompono gli effetti accademici del mausoleo per portarsi tra i boschi e le selve. Dall'Accademia, dalla tradizione del Sanzio, dalla maestà di Michelangelo, sembra che il Frate, buttata la tonaca alle ortiche, si fugga incontro a forme barocche, scrollando da sé il gelo dell'accademia, il meccanismo raffaellesco, il peso dello sforzo michelangiolistico. (vol. X, parte II, pp. 150-153)
*{{NDR|Raffaello da Montelupo è}} [...] autore del ''San Damiano'', nella Cappella Medicea, la sola statua michelangiolesca uscita dalle sue mani. I lineamenti contratti del volto, i capelli agitati fiammanti, le vesti tormentate, le mani, ove fan rete le vene turgide, dalle falangi rettangolari schiacciate, lascian sentire come il prototipo dello scultore sia stato il Buonarroti, che imperava nella Cappella Medicea. [...].<br>Il mite, il raffaellesco Raffaello da Montelupo sente nella cappella Medicea la passione di Michelangelo, che in seguito gli sfugge per sempre. (vol. X, parte II, p. 154)
*Tre bassorilievi col busto del [[Baccio Bandinelli|Bandinelli]], uno nei musei di Stato a Berlino, il secondo nel museo dell'Opera di S. Maria del Fiore a Firenze, il terzo nel Louvre a Parigi, ci danno la misura dell'arte dello scultore in ordine di tempo. Nel primo, c'è una gran penetrazione della forma, una sensibilità pittorica, un'attenzione a determinare i lineamenti e a segnarne con energia i particolari; nel secondo, questi spariscono; le linee, diritte o quasi, del sopracciglio, della base del naso, delle labbra, s'incurvano; le superfici mobili, molteplici, commosse, s'uniscono, si gonfiano; i capelli a riccioli sottili, incisi, riappaion battuti come su lastra metallica; la barba, lunga, serpeggiante, a spire fiammanti, diviene un ghirigoro grosso, terminato a riccioli; l'occhio acuto si smorza nel tondeggiar dell'orbita, le nari non vibrano più, le labbra non si serrano energiche, l'orecchio si scodella senza più quel sottile tirato dei nervi; e il busto, che prima veniva tagliato dalle pieghe del manto gettato sulle spalle e aggirato sotto il petto ignudo, qui vien tagliato al modo classico, a scarpa. Ma nella terza edizione del busto la forma perde anche l'effetto dello stampato, dello sbalzato su metallo; il profilo divien laminare e i lineamenti si disegnano invece d'essere scolpiti, i riccioli si fanno calligrafici, la barba a cordoni si chiude a chiocciolette; e il busto, più classicheggiante, porta uno scarso mantelletto agrafato sulla spalla. Il primo busto spira maschia energia, il secondo bonomia, il terzo disfacimento [...]. (vol. X, parte II, p. 192)
*{{NDR|Baccio Bandinelli}} [...] quando fece ''Ercole che sottomette Caco'', davanti al palazzo della Signoria, le generalità classiche non gli permisero di animare la rappresentazione, di spiegarla in potente unità. Nel far le cose colossali, la visione dell'insieme non si ha se non interamente abbracciandolo per forza d'astrazione e incatenandone le parti, come avrebbe fatto Michelangelo; se non trasportando idealmente pesi e misure a un livello di sopra, di sotto, di là dalla propria visuale, nei piani e in profondità: e il Bandinelli, che non ebbe quella supervisione, mise cumuli sopra cumuli marmorei, massi sopra massi; fece una roccia scalpellata più che corpi giganti svincolati dal sasso. (vol. X, parte II, p. 199)
*{{NDR|Baccio Bandinelli}} [...] nel busto in bronzo {{NDR|di [[Cosimo I de' Medici]]}} si manifesta l'educazione dello scultore dal padre orafo, maestro anche di [[Benvenuto Cellini]], e appare la sua natura più schietta e più viva, non agghiacciata da stilistiche apprensioni. (vol. X, parte II, p. 204)
*Qualche impronta dell'arte di Baccio Bandinelli, con la sua visione sommaria e spianata dei volumi, si riconosce nella più antica opera nota dell'[[Bartolomeo Ammannati|Ammannati]]: la statua tombale di ''Mario Nari'' al Bargello, già nell'Annunziata, con evidente imitazione delle figure giacenti di Michelangiolo sulle tombe medicee.<br>Il simulacro del defunto si solleva dal sepolcro; punta il busto sulla sinistra. È tra le opere dell'Ammannati più inclini a michelangiolismo, ma ad un michelangiolismo addolcito, trattenuto, che attenua la determinazione dei volumi singoli, mirando all'espressione del volume totale. I muscoli, in quel tendersi, in quell'incavarsi della forma irrigidita, si schiacciano; la lamina della corazza si stampa sul busto; gli spallacci s'addentrano nelle carni; i lineamenti michelangioleschi diventan schematici. (vol. X, parte II, p. 357)
=====Parte III=====
*Quando, nel 1543, [[Alessandro Vittoria]] giunse a Venezia, inviatovi dal vescovo [[Cristoforo Madruzzo]], ed entrò nella bottega di [[Jacopo Sansovino]], aveva diciott'anni appena, ma doveva già essere educato all'arte se poté presto eseguire la bella statuina del ''Battista'' ora sopra una pila d'acqua santa nella chiesa di San Zaccaria, ove l'impronta sansovinesca è come nascosta dalla violenza espressiva di uno scalpello accanito a rendere i segni della macerazione fisica e il solco del dolore in ogni tratto del volto scarno e delle mani scheletriche. Forse a tale tendenza verso un realismo penetrante, pungente, che, pur tra le fioriture decorative del costume, impronta i profili medaglistici di ''Maddalena Liomparda'' e di ''Caterina Sandella'', di un rude popolaresco vigore, non fu estranea una prima educazione a Trento, ove, nella cantoria di Santa Maria Maggiore, son busti bronzei di prepotente rustica forza. (vol. X, parte III, p. 74)
*Scultore campagnolo, il [[Vincenzo Grandi|Vicentino]] taglia come nel legno le sue rustiche immagini; inesperto del bassorilievo, divien goffo nelle figure di fondo. Goffa è anche la ''Madonna'' a tutto tondo, grassa contadina infagottata nelle vesti, ma il sole che accende il volto paffuto infonde respiro ai lineamenti ingenui. E piena di rustica forza è la figura del pastore in ginocchio presso il giaciglio, che par uscita, con la cupa testa barbuta e il nodoso bastone, da una tela del bresciano [[Giovanni Gerolamo Savoldo|Savoldo]]. Lo scultore semplice e vivido si delizia ad avvicinare il manto lanoso del somarello al lucido cuoio del bove; muove il gruppo saltellante degli angioletti cantori al ritmo scherzoso della luce e dell'ombra; è maldestro, rustico tagliapietra, ma raggiunge talvolta, come nella gracile figuretta di fanciullo che s'aggrappa alla veste di San Giuseppe, effetti pittorici nuovi alla scuola dei Lombardo<ref>Famiglia di scultori e architetti attiva principalmente a Venezia tra il XV e il XVI secolo.</ref>. (vol. X, parte III, p. 76)
*Nel 1543, primo anno di sua dimora in Venezia, mentre il [[Jacopo Sansovino|Sansovino]], suo maestro, stava per ultimare con drammatico impeto i rilievi delle tribune di San Marco, Alessandro Vittoria scolpiva la statuetta in marmo del ''Battista'', ora sopra una pila nella chiesa di San Zaccaria. Vi si sente, nel taglio allungato della figura, nel cader del manto dal fianco a terra, nello stringersi di tutte le membra al tronco, un'eco di modi sansovineschi, benché una opposta sensibilità sia nei due artisti, Jacopo Sansovino, incline a dolci ritmi, a un sereno ideale di grazia e di pittorica morbidezza, il Vittoria appassionato nel rendere l'ardente spiritualità del Santo con l'effetto cromatico di ombre che s'incanalano negli avvallamenti del volto consunto, entro i cavi di un fusto lungo, scheletrico, come arso dal sole rovente del deserto. (vol. X, parte III, p. 82)
*Tra il 1581 e il 1583, il Vittoria attese alla pala d'altare in bronzo per [[Johannes Defuk|Giovanni Fugger]], ora nella raccolta del Dott. Preston S. Satterwithe a New York. Vi rappresentò l'''Annunciazione'', certo ispirandosi alla pittura di [[Tiziano Vecellio|Tiziano]] nella [[Chiesa di San Salvador|chiesa del Salvatore]] a Venezia. Comporre una pala a rilievo sulle tracce di una pala dipinta è certo tentativo di gusto discutibile, fortunatamente non ripetuto altrove dal Vittoria, ma bisogna riconoscere che l'effetto di luce ottenuto dallo scultore rivela una sorprendente sensibilità pittorica, un'arte ricca di ogni accorgimento nel lavorar le superfici, ora sgusciandole come il velo della Vergine, ora sfaccettandole come il manto dell'angiolo, sempre acuendo le nervature delle pieghe, affilando e spezzando gli spigoli per ottenerne rifrazione di luci, scintillìo. (vol. X, parte III, p. 116)
*Il giovane principe [[Francesco I de' Medici|Francesco de' Medici]], che a Firenze divien protettore del [[Giambologna]], è ritratto, nel busto del palazzo Uguccioni, in armi, fasciato dal manto abbondante. Ha gli occhi grandi, bovini, coperti come da un velo; la barba e i capelli a piccoli ricci, la decorazione del busto ingrossata a sinistra, fuor del suo naturale equilibrio. Lo scultore che in Toscana arriva al metro perfetto, ai canoni grammaticali, si trova fuor di misura imponendo il busto del suo mecenate sul plinto marmoreo. Si potrà ammirare la cura nel render la cute giovanile, quasi luminosa, del Principe, e l'ombra delle sopracciglia trasparenti; ma si nota, nei ricciolini delle chiome e della barba, un certo artificio; troppa regolarità nella gorgiera, troppo spessore nel manto sul busto arcuato. (vol. X, parte III, p. 697)
*All'Annunziata<ref>Il Giambologna fu sepolto nella cappella della Madonna del Soccorso della basilica della Santissima Annunziata di Firenze.</ref> dorme {{NDR|il Giambologna}} l'artista glorioso che trovò a Firenze misure, canoni, ordinamenti, grammatica. Egli fiammingo vi portò un po' di realismo grezzo, quale si mostra nell'aquila e nel tacchino. Liberatosi da quel realismo, cadde nell'Accademia fiorentina, cioè nelle regole e nei canoni, senza tuttavia abbandonare del tutto la primitiva vivacità; ed appunto questo residuo di realismo anche nelle opere tarde lo rende migliore di altri manieristi alla fine del Cinquecento. Le misure e i canoni nel secolo XVI furon dati dai Fiorentini al mondo: gli stranieri, dal Dürer a Giambologna, al Rubens, non hanno fatto che riceverli. Il Giambologna, pur ricevendoli, ebbe libere uscite, non essendo il manierismo uno stile, ed ebbe anche incoerenze, contrasti stilistici, come ad esempio tra il ''Nettuno'' della fontana di Bologna e le ''Sirene'' della base. Tuttavia il Fiammingo, al declinare del Cinquecento, anche tra i moduli dell'aulica forma, anche nell'algore accademico, trova, per le linee delle figure, ritmo, eleganza, nobiltà; per le masse equilibrio e slancio, togliendo peso, con l'accelerato movimento, alle forme giganti. (vol. X, parte III, pp. 788-791)
*Arrivato a Firenze, quando l'[[Bartolomeo Ammannati|{{sic|Ammanati}}]], nella ninfa della fontana di piazza, dava gran saggio di sé, Giambologna non ebbe suo il campo nella scultura, ma presto, salutato dal Granduca {{NDR|Francesco I de' Medici}} principe degli scultori, si innalzò anche sopra il vecchio Ammanati ormai rattristato e indebolito da pregiudizi religiosi. Egli continuò sempre col suo gran passo, ginnasta dell'arte, seguito da una folla di scolari, che parevano prepararsi a ludi olimpici col loro maestro; ma al pari di lui, fors'anche più di lui, nello scolpire i grandi blocchi di marmo, si mostrarono accademici, mentre nelle crete, nei bronzi, segnavano il trionfo dello stile pittorico spuntato dal manierismo. E con lo stile pittorico si prepara l'avvento al [[barocco]]. (vol. X, parte III, p. 791)
====''L'architettura del Cinquecento''====
=====Parte I=====
*Lo scultore [[Lorenzo Lotti|Lorenzetto]] fu ligio a [[Raffaello Sanzio|Raffaello]], non solo con le sue opere di scalpello, ma anche nelle architetture, e, come operò sui disegni del maestro a palazzo Vidoni, così si studiò, di seguire i suoi esempi costruendo il palazzo del Bufalo o della Valle. Oggi la facciata, anche per le manomissioni successive, non ci dà forse, se non nel centro, un gradevole effetto con le tre finestre più raccolte del primo piano, le tre distanziate del secondo, le tre del terzo, più semplici e brevi. È un'armonia che si disperde nell'estensione del prospetto, che non può darci troppa buona idea della bravura architettonica del maestro, con la monotonia di quei suoi lunghi filari di finestre. (vol. XI, parte I, p. 332)
*Il [[Sebastiano Serlio|Serlio]] ci rappresenta l'arte nostra {{NDR|l'archiettura}}, che, giunta a grande fioritura, trova regole, norme, che la Rinascita rende universali. L'architetto bolognese vide Roma negli aurei giorni dell'architettura, lavorò a Venezia, ove [[Jacopo Sansovino]] foggiava un nuovo stile, e dimorò in Francia, studiando i differenti costumi dell'edificare, riuscendo a raccogliere gran copia di osservazioni e di elementi per il suo prontuario architettonico. Tutta la vita del buono e dell'umile pedagogo fu quella di raccoglitore e di seminatore. (vol. XI, parte I, p. 468)
*[[Andrea Marchesi (architetto)|Andrea Marchesi]] da Formigine s'ingegnava nell'arte dell'architetto non sua propria. Molti falegnami passarono all'architettura specie nel '400, ma Andrea Marchesi vi trapassò a fatica, perdendo alquanto della sua gran valentia di decoratore. Essa si manifesta nel fregio della porta {{NDR|del [[Collegio di Spagna]] di Bologna}}, degna d'un antico, ma la forza, il chiaroscuro di quei girali, vien meno. L'intagliatore non poteva conservare il suo aspetto occupando spazi che l'architetto avrebbe dovuto riservare a sé, senza riempirli d'ornamenti, senza fiorirli. La subordinazione dell'ornato veniva a mancare collegandosi, con l'ornamentista, il dominatore architetto. (vol. XI, parte I, p. 800)
*[...] l'equilibrio, il ritmo voluto dall'architettura di questo tempo non è sempre sentito da Andrea da Formigine, che, nel palazzo Scarselli, a destra, fece un pilastrone scanalato non corrispondente con l'altro a sinistra. In tutto si vede che l'intagliatore ingegnoso, ora per le sue architetture s'ispira a Venezia, ora a Milano, talvolta cerca forme antiquate, tal altra si studia di fare il nuovo. Poco fondato, egli si prova a fare quanto può, contento d'ornare, di fiorire d'intagli i palazzi sorti su suo disegno. Più che l'armonia del corpo egli vede la veste adorna. (vol. XI, parte I, pp. 801-802)
*Si assegna [...] al [[Giovanni Francesco Mormando|{{sic|Mormanno}}]] la più bella facciata di palazzo napoletano, quella del palazzo di Capua, ora Marigliano, in S. Biagio dei Librai. La facciata subì alterazioni diverse, ma, nell'insieme, come dice giustamente il Pane, «manifesta la impeccabilità di una pura equazione geometrica, come quella che è dato riscontrare nelle opere migliori del Rinascimento». Purtroppo i restauri hanno lasciato solo intravvedere qualche traccia del {{sic|Mormando}} in quello stesso palazzo e nell'altro dei duchi di Vietri, poi Corigliano. (vol. XI, parte I, pp. 954-956)
*In Santa Maria della Stella alle Paparelle, edificata, per voto e con danaro proprio, dal {{sic|Mormando}}, si può vedere qualche reminiscenza bramantesca nella facciata con pilastri corinzi, scanalati sino a due terzi d'altezza, [...]. (vol. XI, parte I, p. 956)
=====Parte II=====
*[[Michelangelo Buonarroti|Michelangelo]] porta nell'architettura l'ideale di massa in movimento, come espressione di energia eroica. Dove è statica della coordinazione [[bramante]]sca, succede movimento; la coordinazione si trasforma in una più stretta unità, in subordinazione all'unità. Gli elementi si fanno più grossi o restan più grezzi, per presentarsi come massa, anziché come linea. (vol. XI, parte II, p. 1)
*La [[Cupola di San Pietro|cupola]], che Michelangelo elevò nel cielo di Roma sulla chiesa madre della Cristianità, nel cuore della città papale, come gigantesca tiara, tiene delle progettate cupole albertiane la voce sonora, della cupola di Santa Maria del Fiore l'ascensione trionfale; ma questi effetti nascono, non dai rapporti numerici dell'Alberti, non dalla {{sic|leggiera}} trama del Brunellesco, bensì da vigorosi contrasti di masse e di chiaroscuro, da vicenda di slanci e di freni, dalla lotta, che è in ogni forma creata dalle appassionate mani di Michelangelo. (vol. XI, parte II, p. 118)
*Espressione magnifica di Roma monumentale, la grandiosa cupola {{NDR|di san Pietro}} ha le membra possenti, le violente energie delle statue michelangiolesche. La sua mole, che di lontano trova riposo nella maestà delle ampie curve ascendenti, è il sogno della fantasia di Michelangelo verso la grandezza divenuto realtà. (vol. XI, parte II, pp. 118-121)
*Non l'interrotto monumento di Giulio II o la mutilata montagna marmorea di San Pietro in Vincoli, ma questa cupola {{NDR|della basilica di San Pietro}}, massima espressione di una forma prediletta e tipica dell'architettura nostra, legame fra l'Italia e l'Oriente, traduce la sete di grandezza dello scultore {{NDR|Michelangelo}}, che aveva divisato di trasformare una montagna in gigante, di martellarne il corpo nelle rocce, ergerne il capo nella regione delle nubi. (vol. XI, parte II, p. 122)
*[[Flaminio Ponzio]] aiutò e continuò l'opera di Martino Longhi in palazzo Borghese, e noi crediamo di riconoscere il suo intervento, anziché nella facciata verso via Fontanella di Borghese, che ci sembra propria del Longhi per la sua divisione a specchi, nell'altra, più vasta e magnifica, verso piazza Borghese, libera da lesene divisorie e arricchita da un grande scudo a foggia di cartella barocca, che s'aggrappa al timpano dell'edicola sovrastante il balcone e a quello della porta-finestra, animando col suo capriccio tutta la facciata e distruggendo l'impressione di vacuità, d'inconsistenza, che l'edicola desta nel prospetto verso via di Fontanella Borghese. Anche la bellissima lenta scalinata a gradi poligonali, che si stende a conchiglia rovescia davanti alla porta, e il cancello, tutto proprio di Flaminio Ponzio nella grazia esile e fiorita dei suoi motivi ornamentali, concorrono all'accentramento dell'effetto decorativo nell'asse mediano della facciata. (vol. XI, parte II, pp. 876-878)
*[[Domenico Fontana]] è l'architetto che lavora una facciata di chiesa come il rettilineo d'una strada, e, quando fosse vissuto in tempi moderni, come le rotaie d'una ferrovia. È un tecnico d'alto valore: innalza obelischi sulle piazze di Roma, trasporta la cappella del Presepe sotto il pavimento della cappella Sistina a Santa Maria Maggiore; distrugge, impetuoso vandalo, antichità pagane e cristiane, sempre benedetto da [[Papa Sisto V|Sisto V pontefice]]. (vol. XI, parte II, pp. 916-917)
*Purtroppo l'attività edilizia di Sisto V andò a scapito di augusti monumenti; e il Fontana ne fu l'esecutore inflessibile. Rovinò i resti delle [[terme di Diocleziano]], che impedivano la costruzione di [[Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri|Santa Maria degli Angeli]]; restaurò [[Basilica di Santa Sabina|Santa Sabina]], rimovendo gli antichi amboni, cancellando primitive pitture, demolendo i rivestimenti marmorei della tribuna; distrusse il [[Settizonio]]; e poco mancò che il [[Colosseo]] fosse da lui trasformato in lanificio, con logge per i tessitori, botteghe per le vendite. La morte del barbaro Pontefice sospese l'opera iniziata dal barbarico architetto, che già incominciava a spianare il suolo intorno al Colosseo, come racconta il [[Francesco Milizia|Milizia]]. Il costruttore, ch'ebbe più grandezza di spazio che grandezza d'arte, che ci dette più quantità che non qualità di lavoro, ci rimane quindi in aspetto di impresario, tenace come il Pontefice che lo protesse, rapido, forte d'intelletto, non d'arte. (vol. XI, parte II, p. 931)
*[[Pirro Ligorio]], a [[piazza Navona]], costruendo il [[Palazzo De Torres - Lancellotti|palazzo di Ferdinando Torres di Granata, ora Lancellotti]], si mostra contenuto nella facciata, che al pianterreno ha il bugnato un po' aggettato, e, nei piani superiori, semplicemente inscritto, ben ripartito, come a quadrelli in pavimento, regolarissimi, tranne verso la catena agli spigoli, ove essi perdono il moto uguale, e par s'allunghino a cercare connessione. Tende a monotonia, anche nel disegnare l'interno, l'architetto composto, ordinato, uguale. Ma il casino di Pio IV nei [[Giardini Vaticani]] fugge da questo silenzio: lavorano i fontanieri a rivestir di musaici all'antica pilastri e basamenti; ritornali gli efebi, le ninfe; escon le driadi dai boschi per vivere tra le ghirlande, i nastri, i festoni. Le grottesche romane antiche, quelle timide di [[Giovanni da Udine]], riprendon corpo, si addensano sulle pareti, si rilevano dalle riquadrature, tra un brulichio di girali, di campane di frutta, di vasi, di stemmi, di ghirlande. l'antiquario squaderna le sue note, riversa il sacco delle sue ricerche sulle pareti, sui suoi frammenti, veri o falsi, abbiano un nesso o no tra loro; e così figure, rilievi, ornati, fanno insieme una rievocazione dall'antico. (vol. XI, parte II, pp. 980-982)
*Più viva, per lo zampillar delle acque correnti, sonanti, per il moto delle fabbriche, sarà la [[Villa d'Este (Tivoli)|villa di Tivoli]], costruita dal cardinale [[Ippolito d'Este (1509-1572)|Ippolito II d'Este]] per cercarvi riposo, dopo le ire destate come cardinale protettore della corona di Francia. Uomo del Rinascimento, chiede alla villa tiburtina la pace, tra le grotte popolate di statue scavate in sua presenza a [[Villa Adriana]]. Pirro Ligorio vi profonde la sua vivace, ardente, napoletana fantasia; innalza a corona dei giardini il suo palazzo, cui s'accede come a trono eccelso, per ampie scalinate, da arcata ad arcata. Gli ornamenti che dovevano annidarsi sulla facciata del palazzo restarono nella mente di Pirro Ligorio, ma egli non dimenticò di farli eseguire sui padiglioni, sulle mostre delle fontane. Tutto è condotto rapidamente, come abbozzato, quasi che la finitezza fosse superflua in tutta quella festa della natura, in tutto quel rigoglio di verde, in quella musica delle acque, che [[Annibale Caro|Annibal Caro]] ci ricordò nella sua aurea prosa. (vol. XI, parte II, p. 988)
=====Parte III=====
*Certo {{NDR|[[Palazzo Corner della Ca' Granda]]}} è colossale, più di quanto si sia mai veduto sulla mobile superficie delle acque del Canal Grande, trionfante nella sua classicità, nella massiccia potenza delle colonne abbinate, ioniche al primo piano, corinzie al secondo, reggenti le arcate cariche di trofei. Quelle arcatelle son leggiere per la elefantina potenza delle colonne, e i due piani sembrano, a causa di esse, un pondo troppo forte per il basamento rustico del palazzo. (vol. XI, parte III, p. 124)
*[...] auspice il doge Andrea Gritti, Jacopo Sansovino aveva disegnata la costruzione {{NDR|della chiesa veneziana di San Francesco della Vigna}} sin dal 1534. Ma il disegno sofferse riduzioni e mutamenti per le filosofiche elucubrazioni del Padre [[Francesco Zorzi|Francesco {{sic|Georgi}}]], che, con le teoriche di Platone alla mano, con la cabala medioevale del tre «numero primo et divino» e con i suoi multipli, aveva l'audacia di riformare il progetto in corso d'effettuazione. E peggio, la sicurezza del frate dell'Ordine confuse il Sansovino, Tiziano, Fortunato Spira viterbese, il Serlio, che ne firmarono la relazione rinnovatrice dell'edificio chiesastico, a norma di rapporti e di dimensioni ad esso applicate, per ottenere «un'armonia consonantissima». (vol. XI, parte III, pp. 125-126)
*[...] [[Chiesa di San Francesco della Vigna|San Francesco della Vigna]] mostra nell'interno le chiare proporzioni di Jacopo {{NDR|Sansovino}}, non la sua vivezza cromatica, forse per l'adesione ai principî del frate censore {{NDR|Francesco Zorzi}}. Vi è un gran predominio di vuoti nella povertà francescana della chiesa; le lesene di pietra grigia, come tutte le cornici, sono piatte; ma un senso di pace, di equilibrio, nasce dall'armoniosa larghezza d'archi delle cappelle. Ancora l'eco toscana del Brunellesco s'avverte nella serie di sovrapposte lesene, tradotta in ampiezza cinquecentesca e in tranquilla maestà di linea nel giro fra cappella e cappella finché nella crociera le volte par s'innalzino a volo. (vol. XI, parte III, pp. 126-127)
*Il rapporto del [[tempio malatestiano]] di Rimini con la facciata di [[Chiesa di Santa Maria in Organo|Santa Maria in Organo]] è forse semplicemente casuale, ma ci mostra come [[Leon Battista Alberti]], suscitatore di masse nell'architettura, abbia fraternità di spirito con [[Michele Sanmicheli]], che, ad un tempo, tra le membrature battute sull'incudine, insinua finezze, delicatezze, fiori che le addolciscono, sorrisi che illuminano le forme giganti, luci e ombre che ne esaltano la vita. E come nell'architettura militare, per le sue fortificazioni di Verona, di Venezia, di Brescia, di Bergamo, di Peschiera, in Dalmazia, in Creta, in Candia, ecc., si ispira a [[Francesco di Giorgio Martini]], par che ne erediti l'infrangibile misura, la precisione del numero, il geometrico rigore.
===Citazioni sulla ''Storia dell'arte italiana''===
*Essa è considerata da alcuni come una vera e propria rivoluzione culturale, che attraverso scoperte e rivalutazioni e accostamenti di civiltà pittoriche diverse – dal mosaico alto-medievale al disegno, alla pittura rinascimentale, al manierismo – ha dato un nuovo profilo ai criteri del gusto in Italia. ([[Dizionario universale della letteratura contemporanea]])
*Non v'è nulla che egli non ricordi. Confronta a mente opere fra le più lontane, come se le avesse dinanzi contemporaneamente e vi leggesse i più minuti particolari. Egli è in ciò il tipico conoscitore per innata facoltà inimitabile. Nessuno che non abbia il suo sguardo e la possibilità di ricordare in modo così preciso tutto ciò che ha visto potrà giungere mai a fare l'opera colossale di revisione di tutte le attribuzioni come l'ha fatta Adolfo Venturi. Quando si pensa a ciò che era la storia dell'arte prima di lui, in cui a pochi grandi e celebri nomi si attribuiva tutta l'accozzaglia delle opere allora anonime ci si accorge degli infiniti benefìci che la ''Storia dell'Arte italiana'' ha portato nel campo dell'indagine costruendo il quadro con le grandi figure in primo piano e via via nei piani successivi le figure minori. I grandi ne hanno avuto, sfrondate le opere indegne di loro, maggior luce ed i minori hanno trovato il loro luogo. ([[Roberto Papini]])
*Per noi discepoli che abbiamo {{sic|seguìto}} passo per passo l'opera appassionata del maestro, il fatto che Adolfo Venturi sia giunto a favellare coi grandi pittori del Cinquecento ha un valore sentimentale. È come se i muratori e i manovali vedessero finalmente l'architetto disegnare il coronamento dell'edificio a cui hanno portato calce, rena e mattoni. Tutta la storia dell'arte italiana di Adolfo Venturi doveva infatti culminare nella visione del pieno [[Rinascimento]]. [[Barocco]] e [[Rococò|barocchetto]] saranno lasciati a chi li vorrà e li potrà studiare, quando i tempi saran maturi e la preparazione documentaria compiuta. ([[Roberto Papini]])
==[[Incipit]] di alcune opere==
===''La Madonna''===
Tredici secoli prima che Raffaello rappresentasse la Madonna della Seggiola come una bella nutrice tutta amore per il pargolo che gira attorno gli occhi di falco, un pittore cristiano nelle catacombe di Priscilla rappresentava in simil modo una matrona con la creaturina ignuda che le si aggrappa al seno e volgesi ratta, guardando coi grandi occhi dietro a sé, quasi per mettersi a difesa del nutrimento; e la madre ripiega soave il capo, e circonda il nato suo con le braccia protettrici.
===''Luca Signorelli, interprete di Dante''===
L'arte di [[Luca Signorelli]], più di ogni altra nel Quattrocento, evoca lo spirito dantesco, per la energia delle sue forme sfaccettate, il ''pathos'' che scaturisce dalle composizioni grandiose, dalle repentine luci, dai movimenti di schianto arrestati.
===''Piero della Francesca''===
Oggi la critica storica ha compreso la definizione che Fra' Luca Pacioli dette di [[Piero della Francesca|Piero]]: «monarca della Pittura a' suoi dì», segnalando il grande influsso del pittore di Borgo su tutta l'arte italiana dell'Emilia e del Veneto, della Toscana meridionale, come dell'Umbria, delle Marche e delle Romagne, dalla corte degli Estensi alla bottega di Giambellino, dalla turrita Cortona alla reggia di Federico da Montefeltro, dal tempio malatestiano alla cittadella forlivese degli Sforza e al santuario di Loreto. E dai quei luoghi si estese la riforma pierfrancescana su Roma e Viterbo, su Napoli e Messina, dal palazzo vaticano alla cappella Mazzatosta, dagli anonimi affreschi di Monteoliveto in Napoli alla pittura rinnovatrice di Antonello. Ma il grande maestro ha lasciato indelebili profonde tracce dell'arte sua, non ricordi di vita.
==Citazioni su Adolfo Venturi==
*Come le [[Opera d'arte|opere d'arte]] debbono essere guardate? Qui entrano in campo le facoltà più schiette di Adolfo Venturi. Egli non s'è mai contentato delle attribuzioni già fatte; una per una, su migliaia di opere, le ha tutte volute rivedere, sottoporre al tormento d'una analisi minuta e precisa; analisi prima di tutto dei caratteri materiali delle opere: i modi del disegno, il ricorrere di tratti abituali e tipici di ciascun artista, i modi di comporre, di colorire, di scolpire, le pieghe del panneggio, i formati delle figure, il metodo dell'architettare; analisi poi di ciò che è più sensibile e sfuggente alla critica, dall'interpretazione del soggetto allo spirito delle opere. a quel tanto di imponderabile che rivela l'opera d'un maestro a primo acchito e la distingue da quella d'un altro o degli imitatori. [[Roberto Papini]]
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Francesca Marini (a cura di), ''Caravaggio'', 1ª ed., introduzione di [[Renato Guttuso]], Rizzoli/Skira, Milano, 2003. ISBN 8817008087
*Adolfo Venturi, ''[https://archive.org/details/lamadonnasvolgim00vent La Madonna]'', Ulrico Hoepli, Milano, 1900.
*Adolfo Venturi, ''[https://archive.org/details/venturileonardolasuascuola/mode/1up/ Leonardo e la sua scuola]'', Istituto Geografico De Agostini, Novara, 1942.
*Adolfo Venturi, ''[https://archive.org/details/lvcasignorelliin00vent Luca Signorelli, interprete di Dante]'', Felice Le Monnier, Firenze, 1921.
*Adolfo Venturi, ''[https://archive.org/details/pierodellafrance00vent_0 Piero della Francesca]'', presso Giorgio & Piero Alinari, Firenze, 1921.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit01vent/page/n6/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. I, ''Dai primordi dell'arte cristiana al tempo di Giustiniano''], Ulrico Hoepli, Milano, 1901.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit02vent/page/n6/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. II, ''Dall'arte barbarica alla romanica''], Ulrico Hoepli, Milano, 1902.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit03vent/page/n6/mode/1up/ ''Storia dell'arte italiana'', vol. III, ''L'arte romanica''], Ulrico Hoepli, Milano, 1904.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit04vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. IV, ''La scultura del Trecento e le sue origini''], Ulrico Hoepli, Milano, 1906.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit05vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. V, ''La pittura del Trecento e le sue origini''], Ulrico Hoepli, Milano, 1907.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit06vent/page/n6/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. VI, ''La scultura del Quattrocento''], Ulrico Hoepli, Milano, 1908.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit71vent/page/n6/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. VII, ''La pittura del Quattrocento'', parte I], Ulrico Hoepli, Milano, 1911.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit72vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. VII, ''La pittura del Quattrocento'', parte II], Ulrico Hoepli, Milano, 1913.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit73vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. VII, ''La pittura del Quattrocento'', parte III], Ulrico Hoepli, Milano, 1914.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit74vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. VII, ''La pittura del Quattrocento'', parte IV], Ulrico Hoepli, Milano, 1915.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit81vent_0/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. VIII, ''L'architettura del Quattrocento'', parte I], Ulrico Hoepli, Milano, 1923.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit82vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. VIII, ''L'architettura del Quattrocento'', parte II], Ulrico Hoepli, Milano, 1924.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit91vent/page/n9/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. IX, ''La pittura del Cinquecento'', parte I], Ulrico Hoepli, Milano, 1925.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit92vent_0/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. IX, ''La pittura del Cinquecento'', parte II], Ulrico Hoepli, Milano, 1926.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit93vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. IX, ''La pittura del Cinquecento'', parte III], Ulrico Hoepli, Milano, 1928.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit94vent/page/n6/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. IX, ''La pittura del Cinquecento'', parte IV], Ulrico Hoepli, Milano, 1929.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit95vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. IX, ''La pittura del Cinquecento'', parte V], Ulrico Hoepli, Milano, 1932.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit96vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. IX, ''La pittura del Cinquecento'', parte VI], Ulrico Hoepli, Milano, 1933.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit97vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. IX, ''La pittura del Cinquecento'', parte VII], Ulrico Hoepli, Milano, 1934.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit101vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. X, ''La scultura del Cinquecento'', parte I], Ulrico Hoepli, Milano, 1935.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit102vent/page/n6/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. X, ''La scultura del Cinquecento'', parte II], Ulrico Hoepli, Milano, 1936.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit103vent/page/n10/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. X, ''La scultura del Cinquecento'', parte III], Ulrico Hoepli, Milano, 1937.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit111vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. XI, ''L'architettura del Cinquecento'', parte I], Ulrico Hoepli, Milano, 1938.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit112vent/page/n10/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. XI, ''L'architettura del Cinquecento'', parte II], Ulrico Hoepli, Milano, 1939.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit113vent/page/n4/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. XI, ''L'architettura del Cinquecento'', parte III], Ulrico Hoepli, Milano, 1940.
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'''Adolfo Venturi''' (1856 – 1941), storico dell'arte e accademico italiano.
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==Citazioni di Adolfo Venturi==
*{{NDR|[[Michelangelo Merisi da Caravaggio]]}} ...cancella il valore disegnativo dato alla forma dai fiorentini, rifugge dai partiti decorativi, semplifica la visione degli oggetti per mezzo di un taglio, nitido, notturno, tra luce e ombra; approfondisce e semplifica la composizione. Dalle opere giovanili, composte ad armonia di chiari colori, sotto luci bionde e velari leggieri di ombre trasparenti, alle ultime, cupe e notturne, schiarate da luci crude e costrette, l'arte del Caravaggio sempre più afferma i suoi principi fondamentali plastico-luminosi, che fanno di lui il precursore dei massimi geni del Seicento europeo: da Franz Hals e Rembrandt, al primitivo Velàzquez.<ref>Da ''Disegno storico dell'arte italiana'', 1924; citato in {{Cita|Caravaggio|pag. 186|Francesca Marini, 2003|harv=s}}</ref>
*E benedetta sia quella [[fotografia]] che nella pittura e nel ritratto in ispecie, ci libera dalla produzione di tanti imbianchini, e tanto più preziosa fa divenire la grande arte, per la rarità del suo uso.<ref>Da un'intervista rilasciata ad [[Anton Giulio Bragaglia]]; citato in Ando Gilardi, ''Creatività e informazione fotografica'', in ''Storia dell'arte italiana'', Einaudi, Torino, 1982, vol. 9, tomo II, p. 567.</ref>
==''Leonardo e la sua scuola''==
*Tra gli scolari più antichi di Leonardo, [[Marco d'Oggiono]] (n. 1407?–1530), tendente al manierismo di lusso e di gran pratica, ripete, in modo pedestre, costantemente, le opere del maestro, le traduce nei proprii forti contrasti di chiaroscuro e nel proprio intenso colore. Il suo momento massimo è rappresentato dal "Salvator Mundi" della Galleria Borghese e dalla "Madonna allattante" del Museo del Louvre: opere con diligenza condotte, con i capelli delle figure lumeggiati uno ad uno, le sottili pieghe delle vesti color di rubino. La modellatura non manca di finezza, ma le teste son compresse, le mani gonfie, gli occhi sporgenti dall'orbita. (p. XXXII)
*Marco {{NDR|d'Oggiono}} dipinse [[Pala dei tre arcangeli|i tre Arcangeli]] nella Galleria di Brera, facendo del vinciano Gabriele un vezzoso manichino; di Michele una macchinosa figura che oscura il cielo con le enormi ali distese e gli sbuffi tondeggianti del mantello; di Raffaele una grassa donzella imbarazzata nel sacco di pieghe delle vestimenta. Tra Gabriele e Raffaele è piombato Lucifero con la liscia testa di porcellana, le braccia sottili, le mani piccolette, le scure piante artigliate. L'artista già cade nella più uggiosa maniera, dimentico di proporzioni, di rapporti tra le figure e il paese, legnoso nelle figure memori del linearismo convenzionale del Civerchio<ref>Vincenzo Civerchio (1470 circa – 1544), pittore italiano.</ref>, cupreo nell'effetto di colore. (p. XXXII)
*Nella tarda "Assunzione" {{NDR|di Marco d'Oggiono}} della Galleria di Brera in Milano, gli Apostoli, che in terra si agitano per mirare l'Assunta in cielo, tra corone di nubi e di cherubini, non hanno più posto per muoversi; si attaccano, si accatastano, mentre i cherubini che attornian Maria con le ciocche della chioma al vento, con le gonfie vesti fasciate, volano, nuotano, cadono all'ingiù, perdon l'equilibrio. Tutto è sgangherato, tutto è come strappato a viva forza, per il grido dell'enfasi, per il tumulto degli elementi. Spentasi davanti agli occhi di Marco d'Oggiono la luce accesa dal maestro, egli s'irretì sempre più. Incapace di vedere un paese nella sua linea d'insieme, si contentò di far tutto di convenzione: paesaggio, figura umana, panneggio; cercò l'effetto nell'enfasi del gesto, nel turbinio barocco delle lucide pieghe, nell'accesa tonalità dei colori; parve anticipare i giorni del manierismo romano, senza pur possedere la virtuosità, la forza, propria ai maggiori seguaci di Raffaello e di Michelangelo. (p. XXXII)
==''Storia dell'arte italiana''==
===[[Incipit]]===
La religione del {{sic|Nazzareno}} arrivò dall'Oriente a Roma imperiale, ancora rigida nelle sue forme, avvolta nel mistero dell'infinito, tremante di ritrarre la immagine del Sommo Dio, e paurosa di rendere con forme d'arte i propri fasti.<br>La civiltà greco-romana, trasformata dalla religione cristiana, trasformò questa a sua volta, e la fece erede dell'arte antica, dandole forme esteriori, una costituzione che si fondò su quella dell'Impero e l'ellenico elevatissimo sentimento del destino umano. Mentre il cristianesimo si diffondeva nel mondo greco-romano, la filosofia giunse ad una nuova concezione del divino, che si approssimava singolarmente a quella dei cristiani; i pensatori adoravano il Dio a cui avevano innalzato un altare nel cuore; Dio che, non avendo alcuna forma concreta, poteva essere rappresentato solo per mezzo di simboli e di allegorie, così come lo rappresentavano i cristiani.<br>Il simbolismo primitivo de' cristiani è quindi della maggiore semplicità; l'arte teme di esprimersi in modo chiaro, e raccoglie anche dalla Giudea segni ideografici, antichissimi geroglifici che graffisce sulle tombe. <!--(Vol. 1 ''Dai primordi dell'arte cristiana al tempo di Giustiniano'', cap. 1)-->
===Citazioni===
====''Dai primordi dell'arte cristiana al tempo di Giustiniano''====
*Quando i primitivi cristiani ricorsero all'arte classica, chiesero forme molto semplici: erano perseguitati ed oppressi, e non conveniva loro la magnificenza dell'arte per i ritrovi sotterranei. Al lume delle lucerne e delle faci, nelle necropoli, bastava alle anime pie di vedere abbozzati quegli elementari simboli che s'incontravano dall'Italia alle rive del Nilo e alle vallate della Siria, come in tutte le città cristiane dei morti. Erano le parole della nuova lingua universale della fede. (vol. I, p. 3)
*Mentre nelle catacombe aleggia la speranza, sulla porta di [[Basilica di Santa Sabina|Santa Sabina]] si afferma la vittoria e il predominio della Chiesa. All'arte simbolica primitiva era succeduta un'arte concreta, sorta sotto l'influsso dello spirito latino e delle tendenze pratiche di Roma, un'arte con intendimenti d'insegnare e di erudire figurando il catechismo sulla porta della casa di Dio. (vol. I, p. 477)
====''Dall'arte barbarica alla romanica''====
*La contesa degl'[[Iconoclastia|iconoclasti]] giovò tuttavia al progresso dell'arte, staccandola da forme rituali, poi che le immagini, considerate quali mezzi d'insegnamento e di decorazione, dovevano conformarsi al sentimento popolare, esprimersi in una favella intesa facilmente da tutti. Certi antichi tipi dovevan divenire ogni giorno più oscuri e misteriosi, più lontani dalla vita a cui la contesa religiosa contribuì a ritornarli. E la decorazione naturalistica che tenne luogo delle sacre immagini, quella di animali d'ogni specie, di rappresentazioni di caccia e di pesca, tanto biasimate da San Nilo scrivendo ad Olimpiodoro, non andò perduta, anzi restò nelle abitudini dell'arte medioevale. (vol. II, pp. 131-132)
*I ''Dialoghi'' di [[Papa Gregorio I|San Gregorio]] sono una raccolta di miracoli e di visioni relative alla vita dei santi, fatta da un uomo di strana e malata sensibilità; ma essi formarono il modello che gli artisti seguiranno fedelmente; il pontefice che prima d'essere consacrato vedeva l'{{sic|angiolo}} sulla mole adrianea<ref>[[Castel Sant'Angelo]], detto anche Mausoleo di Adriano.</ref> riporre nel fodero la spada di fuoco, e che pregò poi per la salute dell'anima di Traiano imperatore, fu uomo preso or dall'entusiasmo, ora dalla disperazione; un veggente della collera di Dio, il profeta che si estolle sui campi della morte. (vol. II, p. 137)
====''L'arte romanica''====
*[[Wiligelmo]] lavorò nella [[Duomo di Modena|cattedrale di Modena]], secondo il [[Celestino Cavedoni|Cavedoni]], nei primi anni del secolo XII [...]. Devonsi a Wiligelmo la porta principale a occidente della chiesa, adorna di figure di profeti entro nicchie e di complicati intrecci di rami con uomini e animali, e le sculture sulla facciata con le prime storie della Genesi. Qui egli è grandioso, ispirato all'antica arte carolingia; scolpisce le figure con forti mandibole, grosse labbra, capelli che hanno l'apparenza di parrucca; gira in tondo le vesti sulle spalle, sul ventre e sulle ginocchia. (vol. III, pp. 102-104)
*Questa piletta {{NDR|del Museo civico di Modena}} non è la sola opera scultoria che ci mostri la differenza dell'arte di [[Niccolò (scultore)|Niccolò]] da quella di Wiligelmo. Fra le altre sculture v'è quella della porta detta della Pescheria, nel duomo di Modena, appartenente al tempo stesso di quella de' Principi. Si è molto discusso sull'età della porta della Pescheria, che pure mostra ad evidenza la mano di Niccolò, cooperatore di Wiligelmo, di lui più giovane e meno arcaico, che non taglia, al pari di lui, le figure con segni angolosi o rettilinei, né dà loro mani smisurate, capelli e barbe a strie sottili, parallele, ondulate, zigomi sporgenti in modo straordinario, occhi spalancati, nasi grossi e lunghi; bensì forma i suoi personaggi con i capelli a ciocche ricciute, i volti larghi e schiacciati, le estremità più proporzionate, le vestimenta più curvilinee e pieghettate nelle orlature. (vol. III, p. 160)
*Sull'archivolto della porta della Pescheria {{NDR|nel duomo di Modena}} sono figurati [[Re Artù|re Arturo]] e altri eroi del ciclo epico bretone, il che fece pensare come i bassorilievi stessi fornissero la prova dell'origine straniera di Wiligelmo (a cui quelli si attribuirono invece che al più giovane e meno arcaico Niccolò), senza pensare che re Arturo nel Nord d'Italia, come nel Settentrione d'Europa, poteva bene essere considerato il tipo del cavaliere cristiano. (vol. III, p. 164)
*L'associazione di Wiligelmo con Niccolò continua a Piacenza, nella [[Duomo di Piacenza|cattedrale]] rifabbricata sull'antico nel 1122 [...].<br>Nella trabeazione della porta laterale della facciata, a sinistra, si osservano le rappresentazioni dell'Annunziazione, della Visitazione, dell'Annunzio ai pastori, dell'Adorazione de' Magi. E qui sono le figure di Wiligelmo, con teste lunghe, grandiose, coperte da una specie di turbante o di corona turrita, con vesti cadenti in fascio all'ingiù; mentre nell'altra trabeazione, dov'e sono espresse le scene della Purificazione, della Fuga in Egitto e della Tentazione di Cristo nel deserto, si rivedono le pieghe raggirate di Niccolò, le teste più tonde e schiacciate, e tutti gli altri caratteri suoi. (vol. III, pp. 174-176)
*Educato, erudito in una forma d'arte ispirata principalmente a quella de' sarcofagi romani, così come s'educarono ed erudirono i più antichi scultori di Provenza e di Borgogna, l'[[Benedetto Antelami|Antelami]] ebbe dagli scultori di Francia una più larga trama per ordirvi le sue figure, i materiali più abbondanti e ricchi dell'arte francese per le sue invenzioni. (vol. III, p. 277)
*Tutt'intorno al [[Battistero di Parma|battistero {{NDR|di Parma}}]] corre una gran fascia o zooforo, con figure mostruose e d'animali: un gufo; due tondi con mezze figure d'uomini con pileo in capo, il bastone in mano e la clamide agganciata sulle spalle; quindi un asino; un busto d'Ercole con la pelle del leone nemeo; due girasoli; un drago con faccia umana, le zampe anteriori di quadrupede, le orecchie grandi, un berretto in capo, le ali, la coda attorcigliata. Seguono una scimmia, un grifone, un viso d'uomo ritratto dal vero, due draghi a testa umana, un centauro che saetta un asino drizzato a brucar le foglie dei rami d'un albero, un altro asino, due cammelli, un elefante con una torre sul dorso, due tori, una folaga sulle acque. (vol. III, p. 308)
*Il battistero di Parma è opera la maggiore e meglio compiuta della scultura romanica del Settentrione. Il poema della redenzione umana si spiega all'esterno dal sacro luogo custodito dagli angioli solenni, che svolgono il rotulo delle promesse divine, e vigilato dai profeti chiaroveggenti, testimoni delle avverate speranze delle genti. (vol. III, p. 312)
*[[Nicola Pisano|{{sic|Niccola}} {{NDR|Pisano}}]] col suo potente ingegno aveva raccolto in sé la forza che erompe dall'antico, la pienezza, la robustezza, il naturalismo sincero; quella forza che quasi due secoli dopo raccolse Jacopo della Quercia nelle sue forme poderose e sane, e quindi Michelangelo ne' suoi atleti. (vol. III, p. 992)
*[[Giovanni Pisano]], che segue amoroso le tracce paterne, è arcaico al confronto, perché non ebbe la forza tutta individuale di Niccola nel frangere le convenzioni, dominare la materia col pensiero, rispecchiare la bellezza antica, penetrare nella verità della vita. (vol. III, p. 1000)
*La vita moderna scaturisce dall'antichità classica nell'opera di {{sic|Niccola}} {{NDR|Pisano}}; del linguaggio greco e latino si giova per dire più correttamente e nobilmente nel dolce stil nuovo; passando sulle rovine dell'arte dei bassi tempi, con le tradizioni cristiane nel cuore, arrivò a toccare il lido di un mondo quasi sconosciuto. (vol. III, p. 1000)
*Non rattenuto da schemi iconografici, sciolto dai vincoli chiesastici, Niccola d'Apulia<ref>Grafia alternativa per Nicola Pisano, richiamante le sue origini.</ref> all'esterno del battistero fece rifiorire le forme italo-greche e romane, mentre stampò costumi e uomini del suo tempo, or mettendo un turbante a un busto aureliano, ora trattando anche per masse le chiome di figure che con i grandi occhi scoppianti fuori dalle orbite guardano innanzi a sé; ora rendendoci tipi di gaudenti, di cortigiani superbi, di uomini di scienza solenni, di vecchi austeri che sembran muovere rampogne, di orientali, di donne rubiconde, ecc.<br>Il mondo di Niccola d'Apulia è lì come sopra un gran ponte gettato tra l'antichità e l'evo moderno. (vol. III, p. 1004)
====''La scultura del Trecento e le sue origini''====
*Ne' personaggi di questa tragedia {{NDR|la '' Strage degl'innocenti'' nel pulpito della chiesa di Sant'Andrea di Pistoia}} si scorgono i corpi allungati, le teste oblunghe, i movimenti contorti; e si manifesta, anche sotto la guida del padre {{NDR|Nicola}}, [[Giovanni Pisano]], nelle mosse brusche a lui naturali, nelle crude e taglienti determinazioni del vero. (vol. IV, p. 3)
*Queste quattro statue {{NDR|nel ciborio della basilica romana di San Paolo fuori le mura}} ci rivelano la grande arte di [[Arnolfo di Cambio|Arnolfo]]: appena nella figura dell'oratore, nel movimento avanzato dell'anca sinistra, si nota una lieve contorsione gotica: in tutto il resto esse sono forti e salde, e la testa naturalistica del vecchio frate, la superba figura dell'oratore, sicuro di sé, ci dicono come le grandi fonti dell'antico e della natura si unissero nell'arte di Arnolfo quali due torrenti nell'alveo di un fiume. (vol. IV, p. 80)
*Compiuto il monumento di Bonifacio VIII in San Pietro, Arnolfo tornò a Firenze a continuar l'opera di Santa Maria del Fiore, e a rinnovare, con la potenza del suo genio, l'arte fiorentina. Ma ben presto, l'8 di marzo 1302, secondo le ricerche del Frey<ref>Karl Frey.</ref>, venne meno il grande scultore e architetto, il maestro caro a Carlo I d'Angiò ed ai romani Pontefici, desiderato dai Perugini quando ancora Giovanni Pisano lavorava alla fonte di Piazza. Morì lasciando un'orma eterna, facendo sorgere come per incanto, in un breve corso d'anni, Santa Croce, Santa Maria del Fiore e il Palazzo Vecchio di Firenze. La scultura iconica ebbe da lui il maggiore sviluppo, l'architettura nuovi fondamenti. (vol. IV, p. 167)
*[[Lorenzo Maitani]] disegnò la facciata del Duomo {{NDR|di Orvieto}}, ancora mancante, e fu il provveditore della sua decorazione. Gli angeli, che egli stesso gettò, per circondarne il gruppo della Vergine col Bambino assisa sotto un padiglione disposto sull'architrave della porta maggiore, hanno tale corrispondenza con il maggior numero delle figure de' bassorilievi, da farci ritenere che una stessa mano abbia eseguito gli uni e gli altri, o almeno che modelli di forme del tutto simili siano stati dati al fonditore e ai marmorari. (vol. IV, p. 323)
*Lorenzo Maitani, nella sua città natale {{NDR|Siena}} e in Firenze nella bottega del grande scultore da Pontedera<ref>Andrea Pisano, nato a Pontedera nel 1290 circa.</ref>, cercò gli esecutori delle sue idee grandiose; e questo spiega come nelle sculture della facciata del Duomo di Orvieto, in quella della Visitazione, ad esempio, la scena sia similissima all'altra della porta in bronzo d'Andrea Pisano. (vol. IV, pp. 325-328)
*Andrea di Cione Arcangnuolo o Arcangio o Arcagnio, detto l'[[Orcagna]], compare per la prima volta nel 1343 tra i pittori fiorentini, e, nove anni dopo, iscritto tra i maestri di pietra e di legname. Pittore, {{sic|musaicista}}, scultore, architetto, poeta, fu esempio della versatilità artistica italiana, personificazione dell'unità delle arti. (vol. IV, p. 637)
*Niuna delle figure {{NDR|del tabernacolo di Orsanmichele}} ha il capo circondato del nimbo o è avvolta da un'aureola, perché già gli uomini raccontavano di avvenimenti sacri come di cose famigliari, e si avvicinava il momento in cui l'arte religiosa rifletterà la vita sociale ne' suoi aspetti. L'Orcagna tolse i simboli, perché sentì di esprimere anche senza di essi, sinceramente, la sua devozione. (vol. IV, p. 640)
*Nel rappresentare {{NDR|nel tabernacolo di Orsanmichele}} una scena solenne, come quella dell<nowiki>'</nowiki>''Assunzione'', {{NDR|l'Orcagna}} ricordò d'essere non solo scultore, ma anche {{sic|musaicista}}, per ottenere gli effetti più vivi e abbaglianti, col fondo di smalto azzurro sparso di stelle. E ricordò d'essere architetto quando quei bassorilievi e quei musaici dispose nel tabernacolo, mirabile per l'armonia delle parti, per la nobilissima eleganza dell'insieme, per la maestà assunta dallo stile gotico. Dalle sue sculture spira un'aria grave, melanconica. Non sembra giusto di figurarci l'Orcagna come uno spirito irrequieto che tenti sempre cose nuove; è piuttosto un maestro laborioso, pratico e sodo. Le sue figure non hanno quella vita degli occhi che spira nelle opere trecentesche; tuttavia la ''Fede'' dalle pupille estasiate, Maria che riceve l'annuncio della fine della vita mortale, gli {{sic|angioli}} presi da incanto che abbassano le ali lungo i pilastri del tabernacolo, mostrano quanto fosse alto nell'Orcagna il sentimento della convenienza religiosa. (vol. IV, p. 662)
====''La pittura del Trecento e le sue origini''====
*Abbiamo veduto così, tra i maestri che dipinsero le tavole del {{sic|Dugento}}<ref>Toscanismo per Duecento.</ref>, il Berlinghieri ligio a forme antiquate, Margaritone disfatto, Giunta grossolano, [[Coppo di Marcovaldo]] imitatore garbato de' Bizantini, Guido da Siena stampatore di Madonne, ecc. Tuttavia dagli uni agli altri le forme si vanno elaborando e digrossando, finché Cimabue irrompe con la sua passione tra gli stanchi fantasmi dell'arte romanica, e sopraggiungono Pietro Cavallini, a ridare romana forza ad Apostoli e Santi, Duccio di {{sic|Boninsegna}}, a coronare le tradizioni bizantine; Giotto a creare il damma sacro, la divina Commedia. (vol. V, pp. 121-122)
*Nel 1291, quando [[Pietro Cavallini]] lavorava i {{sic|musaici}} di Santa Maria in Trastevere, un gran progresso dovette essere avvenuto nella sua maniera, [...]. Non si vedono più figure piatte su fondi d'oro, ma scene aventi rilievo e gareggianti con la pittura, vesti a colori schiariti e svaniti nelle parti avvivate da bianche luci, intensi gradatamente nelle ombre. L'oro, non steso più ne' manti come su lastre metalliche, s'intesse ne' broccati e nelle tele, trae dalle penne del pavone il suo splendore per raggiare nell'ala dell'angiolo dell'''Annunciazione'', filetta i contorni, sparge di moschette o alluciola i panni per mettere all'unisono il fondo con le figure sovrapposte, che sembrano intagliate nelle onici o nelle gemme. (vol. V, pp. 141-143)
*Nonostante le affinità che si devono riconoscere tra i due maestri, [[Cimabue]] è più plastico, poderoso e massiccio, il Cavallini più grandioso e monumentale; Cimabue modella con insistenza le figure, come se dovesse formarle nel bronzo, il Cavallini dà loro slancio potente; Cimabue elabora tipi bizantini rendendoli grifagni, Cavallini è più libero dalla convenzione bizantina e più classico; Cimabue prepara gl'intonachi con una tinta nerastra, il Cavallini di rosso. (vol. V, pp. 201-206)
*L'ultima opera certa di lui, la tavola della ''Natività della Vergine'', nel Museo dell'Opera di Siena, ci mostra come, invecchiando, debole di spirito e di forma, sempre più si accostasse alla vita, vestendo de' costumi del tempo i personaggi, staccandosi dagli esemplari di Duccio<ref>[[Duccio di Buoninsegna]].</ref> e avvicinandosi sempre di più al fratello<ref>[[Ambrogio Lorenzetti]].</ref>. Ma la morte troncò, verso il 1350, i nuovo conati di [[Pietro Lorenzetti]]. Gli ultimi suoi anni sono avvolti nel mistero; e la notizia d'un quadro di lui, esistente nella chiesa di San Francesco ad Avignone, potrebbe generare il sospetto che là si recasse il maestro dopo avvenuta la morte di Simone Martini. (vol. V, p. 678)
*Un ciclo di pitture che ha reso famoso Pietro Lorenzetti è quello della basilica inferiore d'Assisi. Prudentemente il Thode<ref>Thode, ''Franz von Assisi'', Berlin, 1904, pag. 294. {{NDR|(N.d.A., p. 680)}}</ref> notò che si ebbe ragione a toglierle a Puccio Capanna, a Pietro Cavallini e a Giotto, ma che si andò troppo oltre nell'assegnarle a quell'autore e non a' suoi seguaci. (vol. V, p. 680)
*{{NDR|Commentando il ciclo degli affreschi dell'''Allegoria ed effetti del Buono e del Cattivo Governo'' nel Palazzo Pubblico di Siena}} Prima che l'umanesimo richiamasse in onore le divinità pagane rimaste per tutto il medioevo nell'immaginazione popolare, rideste ai primi tepori della civiltà nuova, [[Ambrogio Lorenzetti]] rende loro lo scettro sugli uomini.<br>L<nowiki>'</nowiki>''Estate'' ha il tipo pieno, rubicondo, proprio di Ambrogio, il quale qui fu meno scarso del solito nel segnare i tre quarti del volto della figura, e rapido nel tratto, sciolto, freschissimo. L<nowiki>'</nowiki>''Autunno'' pare un'incisione a due tinte per le bianche lumeggiature sulle carni abbronzate, ora a tratti veloci e ora a masse sulle parti prominenti e più esposte alla luce. C'è modernità in quegli schizzi a colpi, saldezza d'arte progredita, libertà di maestro. Ambrogio Lorenzetti è più nuovo che non nelle opere finite in quegli abbozzi decorativi dove si lascia sorprendere senza la dottorale zimarra che sembra indossare di solito. (vol. V, pp. 709-710)
*[...] più che da Giotto e dai Fiorentini, come si è ritenuto sin qui, Ambrogio attinse da Simone Martini e dal fratello {{NDR|[[Pietro Lorenzetti|Pietro]]}}, come può vedersi nella ''Madonna del latte'' in San Francesco di Siena, dove i contorni del volto di Maria sono crudi, scarsi e manchevoli nello scorcio, le mani hanno dita staccate e aperte, il drappo involgente il Bambino prende curve gotiche. Era naturale che Ambrogio e Pietro, fratelli e talvolta cooperanti, influissero l'uno sull'altro, e che il più giovane {{NDR|Ambrogio}} prendesse qualche abitudine dal fratello maggiore saputo ed esperto. (vol. V, p. 722)
*Recò nuove forze in Toscana, pure attingendovi nobiltà di forma, [[Antonio Veneziano]], succeduto ad Andrea da Firenze come continuatore delle ''Storie di Ranieri'' nel Camposanto di Pisa. Vuolsi scolaro di Taddeo Gaddi, perché le sue forme si attengono ai grandi esemplari di Giotto, ma son più prossime direttamente a queste che non a quelle di Taddeo o di Agnolo Gaddi, più vere, più equilibrate e armoniose, più limpide di colore e più liete. (vol. V, p. 915)
====''La scultura del Quattrocento''====
*[[Jacopo della Quercia]] rappresenta il ritorno verso le forme degli avi etruschi. Per lui rivive, come per un'intima ingenita forza, lo spirito, il sentimento naturalistico dell'antica arte indigena; riede con lui l'amore al forte rilievo, alla pienezza, alla gagliardia che distinse lo stile etrusco nel suo maggiore sviluppo. (vol. VI, p. 67)
*Per ottenere il movimento, [[Nanni di Banco|Nanni {{NDR|di Banco}}]] cadde nel barocco ricercando scuri e profondità di scuri nelle vesti tormentate. Rappresentò l'''Assunzione della Vergine'', con gli angioli reggenti a fatica la mandorla, ove Maria volgesi a stento e allunga con isforzo le braccia per porgere il cinto a Tommaso. Questi, invece di sollevar le braccia per ricevere, par che stenda le palme davanti agli occhi, come per difendersi da luce abbagliante. (vol. VI, p. 209)
*[...] per amor del movimento, Nanni di Banco si provò a risolvere leggi prospettiche, ma in modo che fece dire di lui al Vasari: «fu persona alquanto tardetta». (vol. VI, pp. 210-212)
*{{NDR|Commentando due bassorilievi raffiguranti Giovanni Tornabuoni e sua moglie Francesca Pitti}} In questi bassorilievi il [[Andrea del Verrocchio|Verrocchio]] appare sotto un aspetto nuovo, ribelle alle tradizioni dell'antico, intento a rappresentarci la realtà della vita, la commedia umana. Nella forma lo diremmo un barocco del Quattrocento, se la pesantezza non fosse attenuata dalla ricerca scrupolosa del particolare e della sincerità dell'espressione. (vol. VI, p. 712)
*{{NDR|Commentando il busto di Eleonora d'Aragona di Francesco Laurana}} E un busto fine, purissimo, con gli occhi tagliati come di una mascheretta, con le sopracciglia appena segnate come da un filo, tutto condotto dolcemente; e se non fossero certi colpi di trapano all'angolo delle labbra e nelle nari, parrebbe fatto col fiato; la tunica lasciata scabra dà l'idea di seta crespa, la cuffietta del capo, d'un velo di seta a righe. Il ritratto è il primo d'una serie di busti muliebri ne' quali il [[Francesco Laurana|Laurana]] raggiunge una finezza anche maggiore. (vol. VI, p. 1034-1035)
*[...] le donne del Laurana par che esalino l'anima [...]. (vol. VI, p. 1044)
*Scultore mutevole di maniera, Francesco Laurana dalle forme impetuose dei primi tempi arrivò alle più raffinate, sempre circondando le figure sfarzosamente di ornati nello stile più elegante, mettendole in ambienti trionfali. I seguaci, che molti ebbe in Sicilia e in Francia, scemarono la schiettezza dell'impronta nelle sue opere, ne tolsero determinazione, dignità e purezza; ma, in ogni modo, il Dalmata tiene con onore un posto degnissimo tra i maestri che Venezia madre crebbe a civiltà. (vol. VI, p. 1049-1050)
====''La pittura del Quattrocento''====
=====Parte I=====
*Tra i quadri più antichi di [[Gentile da Fabriano|Gentile]] è il polittico dipinto per la chiesa dei minori Osservanti a Valle Romita, ora in molte parti nella Galleria di Brera a Milano. Il pittore si mostra arcaistico più che in altre opere, rappresentando l'Eterno, nell'''Incoronazione'', come un vegliardo colossale, con alta corona gotica, circondato da cherubini dalle ali cangianti, come biforcate; la Vergine e il Redentore seduti nello spazio sopra raggi e fiamme; [...]. (vol. VII, parte I, p. 190)
*A Firenze, Gentile, l'apparatore magnifico, riversa fiori nelle gotiche cornici, popola di cavalli, di cani, di scimmie, di uccelli la scena dell'''Adorazione dei Magi''. Passano i Re sul fondo, di contrada in contrada, scendono le erte montane, varcano i ponti levatoi de' castelli, seguiti da cortigiani col falco in pugno, da cacciatori col {{sic|guepardo}}. Il più vecchio si prostra, bacia un piede al divin Bambino che gli pone una manina sulla testa calva; e gli altri due Re offrono riverenti i doni chiusi come in gotici reliquiarî. Vesti di broccato e di damasco, cinture gemmate e con caratteri cufici, come ne' vasi ageminati della Persia, bardature e fornimenti d'oro de' cavalli, risplendono in quella scena strabocchevole di ricchezza, dove il pittore fa la ruota, pavone dalle iridiscenti penne occhiute. (vol. VII, parte I, pp. 196-198)
*Rispetto al Fabrianese {{NDR|Gentile da Fabriano}} il [[Pisanello]] sembra un improvvisatore, il quale da ogni cosa che lo circonda, e più che da sé stesso e dai suoi simili, tragga dalla vita degli animali i motivi dell'arte. Cani d'ogni specie, cavalli e muli, scimmie, animali rari e comuni, uccelli visti a volo per le valli o addestrati alla caccia, formano ogni sua delizia. Vero pittore d'animali, ne spia gli istinti ne traduce rapidamente le forme, le abitudini, i moti, ne rende i peli, le piume, le chiazze del colore della pelle, li figura ne' più variati e fuggevoli aspetti; se non gli riesce di sorprenderli di fronte, li persegue a tergo pian piano con la punta d'argento o la penna. (vol. VII, parte I, p. 250)
*{{NDR|Commentando l'affresco ''San Giorgio e la principessa'' nella chiesa di Santa Anastasia a Verona}} Qui veramente il Pisanello mostrò la gran novità dell'arte sua, il talento di attore: non la scena di sangue e di morte, ma il momento d'ansia, il silenzio drammatico dell'ultimo momento d'attesa, che precede la folgore e lo scoscio della tempesta. (vol. VII, parte I, pp. 258-259)
*È probabile che, dalla maturità in poi, applicatosi specialmente ad eseguir medaglie, il Pisanello lasciasse frammentarie le ricerche dei moti dell'espressione e della vita umana. Oltre i disegni d'animali, tengono il primo posto quelli de' ritratti che dovevan servirgli a modellar medaglie. (vol. VII, parte I, p. 263)
*[[Paolo Uccello]] {{NDR|nel ''Diluvio''}} fece ignude gran parte delle sue figure, quasi a meglio mostrare il brivido de' corpi e il gelo delle ossa, in mezzo alla furia degli elementi, sotto il fato che incombe terribile. [...]. Non gli basta disegnare la convulsione dei corpi, ma li fa macerare dalle acque, sbattere dai venti, intirizzire dallo spavento; e da per tutto, nelle acque rigonfie, nel cielo tempestoso, nella furia dell'aria, fa rombare la morte. (vol. VII, parte I, p. 338)
*[...] [[Donatello]] non ispirò Andrea {{NDR|del Castagno}} soltanto nell'ornare alla classica la sala del ''Cenacolo'', ma anche nel drappeggiare i personaggi nelle vesti dalle pieghe con forti addentramenti, nodose e contorte. Con lo studio delle forme nuove nell'architettura e nell'ornamentazione, [[Andrea del Castagno]] associò quello del rilevo e della prospettiva, facendo che tutte le figure del ''Cenacolo'' si veggano dal punto di vista dell'osservatore scorciare dal sotto in su con il pavimento, gli scanni, la mensa e i lacunari del soffitto. E nonostante tutte queste raffinatezze d'arte e di tecnica, serbò la sua fibra campagnuola energica e rude. (vol. VII, parte I, p. 348)
*La luminosità del colorito elegantissimo e puro, appresa da Masolino e dall'Angelico, ammodernata con lo studio della prospettiva aerea, forma il gran merito di [[Domenico Veneziano]], ch'ebbe ad aiuto e cooperatore [[Piero della Francesca]], il maestro che portò a perfezione quella tecnica, quel dolcissimo impasto di colore e di luce. (vol. VII, parte I, p. 359)
*La logica, il senso pratico di cui era dotato [[Filippo Lippi]], ne fa presto un ribelle all'iconografia sacra. Quando dipinse per la moglie di Cosimo de' Medici la tavola della ''Natività'', [...], nell'alto del quadro fece sporgere le due mani dell'Eterno. In antico s'era indicato con una mano sporgente dal cielo l'intervento di Dio Padre; ma Egli non è monco, avrà pensato Fra' Filippo, e dipinse le due mani aperte in atto di protezione. (vol. VII, parte I, p. 364)
*Sin dalle opere prime giunte a noi, il pittore {{NDR|Filippo Lippi}} scuote il gioco iconografico, cerca libertà di forme e d'immagini. Gli insegnamenti del [[Beato Angelico]] si perdono nelle sue figure dalle teste schiacciate e quadre, dal naso corto, dalla bocca larga, dalle mani fanciullesche. Molte di esse par che stiano sospettose in ascolto, e solo si elevano alquanto se entro l'arte del Frate<ref>Filippo Lippi fu frate carmelitano fino al 1461, quando papa Pio II lo dispensò dai voti.</ref> penetra un ricordo dell'Angelico. Allora si illuminano le carni, e la grazia veste i corpi atticciati e ne schiara gli aspetti. (vol. VII, parte I, p. 366)
*{{NDR|Filippo Lippi}} Nel 1450 gli fu tolto il titolo di rettore e commendatario di san Quirico a Legnaia, per non aver pagato un debito e, peggio, per aver fatta una quietanza falsa a fine di provare d'averlo pagato. Ma molto gli fu perdonato perché molto si fece perdonare per le opere sue, [...]. (vol. VII, parte I, p. 374)
*Conquistata la tecnica, il [[Pesellino]] sembra buttarsi a capofitto nel piacere, nel gaudio della vita, nella società più che mai fiorita. Abbellendosi, scaldandosi, rallegrandosi tutto, mirò ad altri maestri, come Paolo Uccello, per imparare a render lo spazio, a rappresentare le delizie del paese, a scorciar corpi per dar vivezza ai moti. (vol. VII, parte 1, pp. 392-393)
*Gentilezza senza preziosità, tenerezza senza sdolcinatura, un certo languore nell'espressione e nella grazia di corpi talvolta toscanamente dinoccolati; raffinatezza di segno, colori eletti e splendenti, chiaroscuro sempre più intenso e profondo: tale è il fiore dell'arte di Francesco Pesellino. (vol. VII, parte I, p. 402)
*{{NDR|Riferendosi ad alcuni quadri conservati nella Pinacoteca di Siena}} [...] in tutto il [[Sassetta]] porta una amorosa cura, una delicatezza di segno, una colorazione delle carni rosate nella luce, verdognole nell'ombra, una dolcezza di effetti nuovi nella pittura senese quattrocentesca. (vol. VII, parte I, p. 492)
*Con l'anima di trecentista, il Sassetta lavorò nel tempo nuovo, dando timide espressioni fanciullesche alle figure spoglie d'ogni grandezza e d'ogni forza. La grande ideal sintesi di Giotto non è più nella rappresentazione della leggenda francescana: le animule figurate del Sassetta vorrebbero vivere nel mondo ultrasensibile. (vol. VII, parte I, p. 494)
*{{NDR|Commentando gli affreschi eseguiti nella Cappella Sistina}} Più d'ogni altra cosa il [[Sandro Botticelli|Botticelli]] cercò di rendere il movimento, e oltre quello dell'azione, l'altro ritmico della composizione, per trovare unità ne' diversi momenti dell'azione stessa, o il collegamento delle diverse azioni successive svoltesi nello stesso campo. Curvando, piegando, inchinando, torcendo trovò nel ''Sacrificio di Cora, Datan e Abiron'' l'unità tragica delle azioni diverse, così come, disegnando poi in un solo foglio un Canto della Divina Commedia, riuscì talora a tener di mira la linea della composizione, l'effetto dell'intero Canto, pur commentando passo passo i versi danteschi. (vol. VII, parte I, pp. 619-622)
*{{NDR|Commentando l'affresco ''Disputa di S. Tommaso'' nella Cappella Carafa della basilica romana di S. Maria sopra Minerva}} In Roma Filippino par che senta il freddo prendere le sue composizioni delicate, e si sforza ad accentuare lineamenti, anche a ingrossarli. Tra i disputanti, parecchi hanno labbra tumide, slargate, {{sic|nari}} vibranti, orecchie carnose curvate, pesanti vestimenta contorte. Filippino cerca di render la carne, l'aggrotta sulla fronte, l'ammonta sulle sopracciglia, la gonfia nelle {{sic|guancie}} dalla linea che parte dalle nari acute, la rigonfia all'estremità delle labbra, l'affloscia e l'imbudella sul collo. Roma imbarocchisce il {{sic|dòlce}}, il timido Filippino. (vol. VII, parte I, pp. 654-656)
*La educazione pittorica di [[Domenico Ghirlandaio]] si può ricercare nell'opera che con tutta probabilità è la prima in cui l'artista si esprima compiutamente, cioè nella cappella di Santa Fina a San Gimignano, ove sembra un continuatore perfezionato, raffinato di [[Benozzo Gozzoli|Benozzo di Lese]]<ref>Benozzo di Lese di Sandro (1420 circa – 1497), più noto con il nome di Benozzo Gozzoli.</ref>. (vol. VII, parte I, p. 716)
*{{NDR|Commentando la pala eseguita dal Ghirlandaio per l'altare maggiore della chiesa di San Giusto alle Mura, detta degli Ingesuati, ora conservata agli Uffizi}} La tavola dimostra sì che il Ghirlandaio è uscito dalla stessa corrente artistica dalla quale uscirono il Botticelli e Filippino Lippi; ma pare che il giovane pittore avesse l'animo aperto al nuovo, e raccogliesse fiori da altri giardini non piantati da Fra' Filippo<ref>Filippo Lippi.</ref>, e specialmente da quelli di Andrea Verrocchio. (vol. VII, parte I, p. 724)
*Più che con gli scarsi dipinti, il Verrocchio insegnò con l'opera di orafo e di scultore; ma anche con la sua tecnica esperienza di pittore dette impulsi verso la perfezione della pittura toscana, usando i nuovi metodi del colorire ad olio, giungendo nella costruzione del nudo a forte solidità e a sicura penetrazione de' muscoli e delle ossa, arrivando a imprimere nei corpi una forza vitale, più che con l'atletica potenza de' {{sic|Pollaiuolo}}<ref>Antonio e Piero del Pollaiolo.</ref>, con la grandezza morale, l'incisiva sobrietà delle linee, l'orgoglio della massa severa. (vol. VII, parte I, pp. 784-785)
=====Parte II=====
*Unica pittura di [[Melozzo da Forlì|Melozzo]] in Forlì è l'insegna di una farmacia, ora nel Museo civico forlivese: ''Il Pestapepe''. L'atletico facchino di farmacia piomba il pestello sul mortaio con uno sforzo proprio di un Ercole che precipiti Anteo. L'azione per lo stringer dei denti bene espressa nel volto, e per le gambe allargate bene resa nella persona, ha l'eccesso particolare alle insegne che debbono richiamare l'attenzione del pubblico. Nell'oscuro vano d'una porta, la {{sic|pollaiuolesca}} immagine campeggia segnata da un tratto ferreo, potente per l'effetto prospettico. (vol. VII, parte II, pp. 61-62)
*Non poteva imitarsi l'arte profondamente individuale di Melozzo. Rimase bensì nel fondo, nell'anima dell'arte italiana; e vive a Roma con quella dei fattori del moderno rinnovamento, e vive a [[Forlì]] dove, in giorni di tirannia, di contrasti di fazioni, di ferocie, Melozzo trovò entusiasmi per l'ideale della bellezza gentile e gagliarda. Tra le scene di sangue e gl'incendi, che arrossano la storia della città sua natale, la figura di Melozzo si eleva come quella de' suoi apostoli, dei suoi patriarchi, de' suoi profeti, grandi, solenni, possenti di corpo e di anima. (vol. VII, parte II, p. 63)
*{{NDR|[[Marco Palmezzano]]}} Morto Melozzo, di quando in quando pare che, rivedendo cartoni del maestro, egli si provi a cercare quell'amplificazione della forma quattrocentesca suggeritagli da lui; ma lo squadro delle figure a lui naturale era meschino, cosicché ricadeva poi nelle grette sue forme. Presso la fonte della luce egli la riverbera, benché pallidamente; con lo spegnersi dei raggi animatori a poco a poco scolora, illanguidisce, gli vien meno con la luce il calore e la vita. (vol. VII, parte II, p. 65)
*L'espansione delle forme di Melozzo, precursore del Cinquecento, non fu compresa da Marco Palmezzano, che le ridusse entro limitazioni quattrocentesche; e, come un quattrocentista ritardatario il seguace s'inoltra nel tempo senz'accorgersi del trionfar de' geni, allo schiudersi del secolo XVI. Quando nel 1537, a ottantun anno, dipinse la seconda pala d'altare della Pinacoteca Vaticana, non fece che complicare il numero de' santi che si affastellano sul limitare del tiburio, entro cui si eleva, sul trono, la Vergine. E là le reminiscenze di Melozzo si mescolano con quelle di [[Francesco Francia]] in un effetto intorbidato. Chiuse così la sua vita operosa il modesto continuatore di Melozzo. (vol. VII, parte II, pp. 82-84)
*Con l'andar degli anni il [[Luca Signorelli|Signorelli]] abbrustolisce ognor più le figure, separandosi del tutto dal suo maestro [[Piero della Francesca|Piero {{NDR|della Francesca}}]]. Piero, composto nei moti dei personaggi augusti, Luca impetuoso e tragico; Piero, chiaro, luminoso e fresco, Luca rossastro, caldo, abbronzato; quegli, col segno a tratti sottili e geometrici, questi, con segni rapidi e taglienti; il primo, a piani semplici, lievemente distinti, il secondo, a piani larghi con forti contrasti.<br>Perciò, se avessimo a dar figura all'immagine suggerita dall'opera dei due grandi, Piero ci apparirebbe come un patriarca nel mattino del secolo; Luca Signorelli, il figlio pastore, nel meriggio infocato, avvolto come Ercole dalla pelle leonina, in corsa, con le carni bruciate dal sole e le chiome ai venti, per i monti e le foreste, pronto alla caccia, tremendo nella lotta. (vol. VII, parte II, p. 336)
*[[Andrea Mantegna]] si era ricusato di far miniature per Isabella d'Este, dicendo di non aver attitudine alle cose minuscole, [...]. (vol. VII, parte II, p. 454)
*Bernardino di Betto nacque, secondo il Vasari, nel 1454. Fu soprannominato il [[Pinturicchio]], ed anche il Sordicchio, perché, al dire di Francesco Matarazzo, cronista perugino, «era sordo, e piccolo, de poco aspetto e apparenza». Ma, soggiunge il cronista, «come quello maestro Pietro (Perugino) era primo de quella arte, cosi costui era secondo». (vol. VII, parte II, p. 586)
*Si è detto che il Pinturicchio è molto fantasioso, e proprio non è: è un apparatore magnifico. Egli si contenta di profondere ori e gemme nel campo delle sue pitture: che queste {{sic|sieno}} bene equilibrate o no, poco gl'importa; che i costumi {{sic|sieno}} veri o no, poco lo turba. Egli ama il colore, ne gode con quegli occhi suoi di gioielliere; ruba ai musaicisti le tessere splendenti; ai tappezzieri le stoffe alluciolate, i tessuti a fiorami, i broccati e i damaschi; ai marmorari il lapislazzuli e i verdi smeraldini; alla moda i veli colorati, le stoffe a righe variopinte, le orlature ricamate; agli orefici le collane, le catenelle, le cinture, le placchette, i globoletti, tutti i gingilli. Nella costruzione delle figure non si affatica troppo; e le mani specialmente sono il cruccio dell'artista, il quale talora non sa che farsene, e le appoggia all'anca, sulle ginocchia, o le stringe alla cintura, le fa additare qualcosa, le fa tenere {{sic|rotuli}} e libri. Non parlano le sue mani! Il Pinturicchio parla soltanto col colore, anzi canta con esso una canzone allegra di festa, un [[ditirambo]]! (vol. VII, parte II, p. 642)
=====Parte III=====
*Lo svolgimento classico della rappresentazione della Natività, [...], trova nell'esordire di [[Giovanni Bellini]] il più alto coefficiente. Appena della educazione di [[Jacopo Bellini|Jacopo]], suo padre, si trova un lontano accenno nelle lunghe proporzioni della Madonna e nelle congiunte mani lunghette. Egli dà delicatezza al volto della Vergine ed esprime mirabilmente il sonno del fanciullo negli occhi stretti, nella boccuccia respirante, nel braccetto destro penzoloni. Il trono, con ornati del Rinascimento, alla donatelliana, dice la tendenza dell'artista, indirizzata ne' suoi primi anni dal padre stesso verso Padova. (vol. VII, parte III, pp. 420-424)
*[[Lorenzo Costa]] fu educato dal [[Cosmè Tura|Tura]] a Ferrara, com'è dimostrato dal ''San Sebastiano'' della Galleria di Dresda, attribuito al maestro stesso, pur recando una scritta ebraica col nome del pittore. Lo stridore di certi effetti, come della colonna di malachite su cui si appoggia il Santo, la crudezza dei lineamenti, segnati grossamente di nero, la mancanza dell'energia, perenne in Cosmè, il minor tondeggiare delle forme, le pieghe del drappo che cinge i fianchi, insolite nel Tura: tutto mostra un coloritore che si attiene al caposcuola ferrarese, ma sommariamente, senza gagliardia e senza profondità. Si ha l'impressione come di un Tura lustrato, superficiale, tagliente nei contorni, con la materialità di un lavoro scolastico. Perciò convien tener fede alla iscrizione, letta e riletta, col nome di Lorenzo Costa. (vol. VII, parte III, p. 761)
*Col suo non ricco bagaglio sminuito lungo la via, l'artista {{NDR|Lorenzo Costa}} si recò a Mantova a sostituire il Mantegna come pittore ufficiale di Corte {{NDR|dei Gonzaga}}. Benché rappresentante di una generazione posteriore al venerando maestro, era stato preso da sonnolenza, e i suoi corpi parevano divorati dalla lue da cui egli era infetto. La ricerca della grazia, della spiritualità e della poesia, che ferveva in tutta l'arte italiana, si era espressa da lui con la diminuzione della monumentalità e la pieghevolezza dei corpi; e dentro gli schemi lineari dedotti dalla plastica venne meno la plasticità. (vol. VII, parte III, p. 804)
*Egli {{NDR|[[Francesco Francia]]}} era entrato nel Cinquecento con l'ancona<ref name="Ancona">Pala d'altare.</ref> di Pietroburgo, rinnovellato, colmo di plastica forza. E continuò cercando nella purificazione de' suoi tipi, nuovi ideali. Il realismo quattrocentesco cadde con lui, che tramandò per mezzo di Timoteo della Vite<ref>Timoteo Viti (1469 – 1523), pittore italiano.</ref> il decoro formale a Raffaello. Non estese le ricerche, sempre intento a trarre armonie da' suoi modelli, come prima cesellati gli argenti ne svelava il nitore. Non ebbe slanci di ascetismo, non mistici ardori, ma {{sic|divozione}} salda e sincera. E donò alle sue immagini la bontà e l'umiltà de' propri costumi. Molti vollero imitarlo; ma egli poteva esser copiato, non imitato. L'arte sua era come un chiuso vaso d'alabastro, che altri non poteva aprire per mirarvi dentro senza che ne esalassero gl'interni profumi. (vol. VII, parte III, pp. 949-952)
=====Parte IV=====
*Impacciato a render l'ambiente architettonico, assetato d'aria e di luce, [[Cima da Conegliano|Cima]] fa cadere ogni sipario, dipingendo nell'anno seguente {{NDR|il 1496}} la Madonna fra i Santi Lorenzo e Girolamo. La semplice logica dell'artista trevigiano vuol dar ragione della forma compositiva insolita, ed ecco che egli unisce alla ''Sacra conversazione'' un episodio della ''Fuga in Egitto'' ridotto a semplice macchietta: Giuseppe, buon vecchio pastore, conduce al pascolo il somarello nei prati del fondo. La concezione del gruppo, sotto il mantegnesco albero d'arancio, è essenzialmente plastica. Acute, lucenti, alla maniera vicentina si staccano le foglie sul chiaro cielo, e altissime si alzano le piante in confronto al colle di Conegliano, che poco s'allontana nella visione del paese. [...] Noncurante di effetti prospettici, Cima non sa ancora architettare lo spazio; e il gruppo divino, con le solide forme statuarie, si rileva sul fondo di alberi e di monti come sopra un commesso di marmi variopinti. (vol. VII, parte IV, p. 512)
*{{NDR|Cima da Conegliano}} E in ogni tempo, ovunque suoni caro il {{sic|balbettìo}} dell'infanzia, sarà amato l'umile montanaro di Conegliano, che ci dette un poema lieto di suoni dolci, tranquilli, di ritmi armoniosi, di cadenze portate dall'aria di primavera. Fuor dal paesello {{sic|natìo}} il poeta serbò l'ingenuità del cuore, la timida bontà, l'umiltà dell'aspetto, la pietà sincera. A Venezia i grandi pittori s'accorsero ch'egli portava un'onda sana, fresca, dai monti alla città magnifica; Giambellino<ref>[[Giovanni Bellini]], noto anche con il nome di Giambellino.</ref> volse gli occhi umanissimi come a immagine impicciolita di se medesimo, e gli fece onore valendosi della sua invenzione del ''Battesimo di Cristo''; Tiziano da giovane guardò sorridente verso di lui, mentre era in cerca di tipi ai quali dar poi carni vive; Sebastiano del Piombo esordiente lo copiò come si copiano gli esemplari grati allo spirito nei {{sic|di}} delle prime prove. E molti lo seguirono, senza però spargere dalle opere i suoi ricordi di bianchi fiori alpestri, del riso dei monti azzurri, della pace de' campi e de' cuori. (vol. VII, parte IV, p. 551)
*Da giovane [[Vittore Carpaccio|Vittor Carpaccio]] sentì pure gl'influssi di questo maestro {{NDR|[[Lazzaro Bastiani]]}} e ne serbò l'incertezza dell'architettura dei corpi e degli ambienti. Rimase l'educazione prospettica all'ingrosso; ma la fantasia e la mano del Carpaccio, pronte ai voli, nascosero le deficienze dell'educazione. Per molto tempo però, ogni volta che la mano s'allentava, rispuntavano, per forza d'inerzia, le figure bastianesche; ogni qualvolta eran ripresi necessariamente dall'artista i vecchi schemi di composizione, riappariva qualche frammento del primitivo lavoro, che pareva sommerso nel corso degli anni. (vol. VII, parte IV, p. 612)
*Nel 1496 {{NDR|[[Bernardino de Conti]]}} dipinse il ritratto di Francesco, figlio di Giangaleazzo Sforza, ora nella Galleria Vaticana, fantoccio dalle carni imbottite, i capelli di stoppa, il busto deformato dalla mancanza di scorcio, le mani di stucco con le dita gonfie. (vol. VII, parte IV, p. 1042)
*Nella libera replica della ''Madonna delle {{sic|Rocce}}'', del 1522, ora nella Galleria di Brera, Bernardino {{sic|de'}} Conti, parafrasando Leonardo, dà alla Madonna un movimento sgangherato, occhi e lineamenti grossi, capelli intrecciati a catena; e dà ai bambini, tratti da un altro modello leonardesco ripetuto da tutta la schiera de' seguaci, corpi gonfi, occhi smorti ed enormi fronti convesse. Il fondo di rocce, apparato fantastico composto da Leonardo con l'osservazione del vero, è qui mutato in un capriccioso torracchione, tutto frastagliato e forato, e i pinnacoli diventano torricelle con certe strane dentellature, come di chiavi; pizzettature di cartone sembrano le stalagmiti immaginate dal maestro sopra il capo delle sacre figure, e strani monticelli a ventaglio allineati sull'acqua diventano le scogliere lontane, uscenti nell'esemplare dalla nebbia luminosa. Copiando Leonardo, Bernardino mostrò di non aver nulla inteso dei principî del maestro. (vol. VII, parte IV, pp. 1042-1043)
*Nel trittico {{NDR|di [[Marco d'Oggiono]]}} già in casa Crespi, le colline del fondo sembran di stoffa; la Vergine e il Battista ripetono stancamente il gesto della Madonna e di Gabriele nella ''Vergine delle Rocce'' di Leonardo; le dure ali uncinate degli angeli hanno la pesantezza degli ornati nel seggio di Maria; San Pietro, con la testa contorta per mancanza di scorcio, si perde nel gomitolo di stoffa formato dal manto. Comincia ad apparir la maniera nel convenzionale paese, nel vorticoso girar delle pieghe, nel chiaroscuro artificioso. La testa dell'angelo a destra si rivede nella ''Madonna'' dell'Ambrosiana [...], dove il segno svanisce e le ombre si raccolgono in pesanti chiazze sul gonfio corpo del Bambino e sul collo della Vergine, mentre nel volto piatto il chiaroscuro si perde e ogni contorno si slarga, come disfacendosi. (vol. VII, parte IV, p. 1054)
====''L'architettura del Quattrocento''====
=====Parte I=====
*L'esordio di [[Filippo Brunelleschi|{{sic|Filippo Brunellesco}}]] nell'arte fu esordio di orafo e di scultore, non d'architetto. Due opere, oltre le mezze figurette di profeti emergenti dal quadrifoglio nel dossale d'argento di Pistoia, rimangono a porre in luce le sue qualità di scultore: il ''Crocefisso'' in legno di Santa Maria Novella in Firenze, e il ''Sacrificio d'Abramo'' nel Museo del Bargello. In esse, come nelle gloriose architetture brunelleschiane, la forma tende a definirsi in profili affilati e vibranti, si crea da principi lineari piuttosto che plastici. (vol. VIII, parte I, p. 90)
*Ma gloria di Filippo Brunellesco è la sua opera d'architetto, che inizia il [[Rinascimento]] fiorentino, sostituendo alla visione pittorica, attuata negli edifici del Trecento, da complessa disposizione di elementi architettonici e dai conseguenti giochi d'ombra e di luce, la regolarità dello squadro, un più largo uso della linea orizzontale e dell'arco a tutto tondo: la semplificazione che caratterizza, anche per la scultura e la pittura, lo stil nuovo. [...]; Filippo Brunellesco, alle soglie del Quattrocento, compie la riforma dell'architettura, parallela a quella di [[Masaccio]] nella pittura: il passaggio dai ricami del gotico alle pure eleganze costruttive del primo Rinascimento. L'arte classica lo ispira, e ancor più gli esempi dell'arte romanica fiorentina, miracolosa fioritura di forme antiche tradotte con toscana snellezza. (vol. VIII, parte I, p. 92)
*Che scatti elastici nelle volute a corna d'ariete dei capitelli di [[Michelozzo]] in palazzo Riccardi, che rotear di spire nei fantastici rosoni, che snellezza nelle foglie d'acanto! (vol. VIII, parte I, p. 120)
*Dal 1425 al 1436 Michelozzo servì di freno, con il suo equilibrio, con la sua posatezza, a [[Donatello|Donato]], ardente, impetuoso. (vol. VIII, parte I, p. 238)
*Dove [[Cosimo de' Medici|Cosimo de' Medici]] e i suoi passavano, Michelozzo architettava trionfi, stendeva i più suntuosi baldacchini, profondeva ricchezze, sonava oricalchi per la gloria del patrono delle arti, del Magnifico, dell'Augusto Signore di Fiorenza. (vol. VIII, parte I, p. 278)
*Per la prima volta, [[Bernardo Rossellino|Bernardo {{NDR|Rossellino}}]] ci appare nella sopraelevazione della Fraternità dei Laici in Arezzo, ove lo scultore architetto segue, con l'entusiasmo dei giovani per il nuovo l'arte di [[Donatello]] e di [[Michelozzo]]. A crear un appoggio alla decorazione superiore e romper il vuoto tra le arcate, gotiche sui lati dell'ordine inferiore, e precedentemente costruite (1375-1377), Bernardo Rossellino disegna leggiere lunghe nicchiette, sopraccariche da trabeazione e da frontoncini triangolari; e su questi ripiega brevemente la lunga cornice, separando la sua parte nuova dall'antica [...]. (vol. VIII, parte I, pp. 491-492)
*Il [[Giorgio Vasari|Vasari]] assegna al Bernardo Rossellino|Rossellino grandi idee, grandi propositi per il rinnovamento di Roma, ma forse egli si fece bello delle penne del pavone, cioè delle idee del grande umanista e architetto [[Leon Battista Alberti]], che a Roma viveva ed era da Bernardo Rossellino ammirato e seguito. (vol. VIII, parte I, pp. 495-496)
*Imitatore di Leon Battista Alberti, Bernardo Rossellino non ne ebbe la preparazione umanistica, e non ne intese quindi lo spirito animatore, non il fondamento delle architetture. Portato a forme piccole, intagliate, perdette, necessariamente, nello slargarsi secondo il prototipo, la propria finezza. (vol. VIII, parte I, p. 511)
*[[Francesco di Giorgio Martini|Francesco Martini]] tenne il campo nell'architettura militare, coprendo per [[Federico da Montefeltro]] di rocche il ducato d'Urbino, consigliando difese al Prefetto di Roma e a Virginio Orsini, ai Lucchesi e al Duca di Calabria; ma fu pure maestro nell'architettura civile e religiosa: tra i maggiori architetti del tempo, adunati da [[Ludovico il Moro]], egli siede, a giudicare dei metodi per la erezione del tiburio del Duomo, con [[Bramante]] e con [[Leonardo da Vinci]]. Segue Leonardo a Pavia per ragionare sulla nuova cattedrale del luogo, e, accompagnato in patria dalle lodi del Duca di Milano e degli Operai del Duomo, dedica i propri servigi alla Repubblica di Siena, cui di continuo i potenti, a gara, tentano sottrarlo. (vol. VIII, parte I, p. 738)
*{{NDR|Francesco di Giorgio Martini}} La Toscana, Firenze stessa, non videro sorgere personalità più vicine al [[Filippo Brunelleschi|Brunellesco]], che questo erede raffinato delle eleganze senesi, ingegnere civile e militare famoso. Il suo trattato d'architettura, nonostante la voluta, e talvolta quasi forzata, obbedienza ai precetti classici di [[Marco Vitruvio Pollione|Vitruvio]], rivela tanta passione di ricerca scientifica, una così schietta praticità d'intenti, quali si riscontrano soltanto in Filippo Brunellesco e in Leonardo da Vinci. (vol. VIII, parte I, p. 743)
*Quando tratta dell'architettura civile, Francesco di Giorgio affronta tutti i problemi relativi alla costruzione; la scelta del luogo, delle acque e dell'aria, la situazione delle case in rapporto ai climi e ai venti, la qualità del materiale da costruzione, mattoni, marmi, pietre, calcine, arene, legni, la distribuzione degli ambienti secondo la destinazione della casa, i metodi per trovar acqua, l'economia generale della città, trattenendosi in modo particolare su quanto interessa l'artista, e cioè sulle proporzioni delle modanature rispetto all'edificio, con frequenti riscontri vitruviani, troppo frequenti e voluti dallo scrittore, che pure nella sua opera rivela un'originale e rara personalità. Quando tratta dell'architettura militare, anche più fervida e novatrice diviene la ricerca scientifica: tra le mani dell'architetto si piegano, s'appuntano, si protendono e sfuggono i contorni delle piante di fortezze, disegnando tenaglie insidiose, forbici, grugni di {{sic|cignale}}<ref>Forma arcaica o dialettale per "cinghiale".</ref> e pendii inaccessibili [...]. (vol. VIII, parte I, p. 743)
*Il capolavoro di [[Baldassarre Peruzzi]], la Farnesina, vario di effetti per il movimento della pianta, la {{sic|moltiplicità}} dei gradi nell'antica base, la fuga dei viali d'arcate nel criptoportico, mantiene ancora le impronte del tardo Quattrocento senese, con la sottigliezza forbita e compassata propria alle opere primitive del Peruzzi, nelle lunghe lesene della fronte, nelle sottili finestre rettangolari, punteggiate in alto dalle finestruole appese come tabelle alle cornici del fregio. (vol. VIII, parte I, pp. 917-919)
*Le tracce dell'antica educazione senese quasi dispaiono in una tarda opera romana dell'architetto {{NDR|Peruzzi}}, il palazzo Massimo delle Colonne, rifugiandosi in qualche sagoma di finestra, in qualche trama d'ornato: l'amore del grandioso, della cinquecentesca opulenza, allontana dalle sue origini l'arte di Baldassarre Peruzzi, che, nei primordi, pur riflettendo gli schemi di [[Francesco di Giorgio Martini|Francesco di Giorgio]], ci appare vestita di una armoniosa e fredda compostezza, lontana dallo spirito vivace del celebrato ingegnere-architetto di Siena. (vol. VIII, parte I, p. 919)
=====Parte II=====
*Nel 1421, per Martin Contarini, si erigeva la [[Ca' d'Oro]], ''Domus Magna'', modello tipico al [[Tardo gotico|gotico fiorito]] veneziano. [...] Principalmente l'opera fu condotta da [[Matteo Raverti]] di Milano con una schiera di aiuti, milanesi e comaschi. Per essi il gotico fiorito si espande di palazzo in palazzo, di chiesa in chiesa, e tutto ricopre di una vegetazione rigogliosa. A Milano, il gotico si era fatto robusto, e ai virgulti del nord, agli steli ricurvi, aveva sostituito, nelle intrecciature, rami di quercia; alla ragione geometrica, apparati di festa, espressioni di ricchezza e di magnificenza. Venezia si prestava singolarmente alle forme del gotico fiorito di Lombardia; e Matteo Raverti con i suoi trovarono un ambiente adatto alla decorazione pittoresca. Mediante essa, trasformarono il palazzo veneziano, col loggiato inferiore sorgente dalle acque, e il gran loggiato superiore, o ''balconada'', aperto sul salone mediano, ove la famiglia conveniva, riceveva, si raccoglieva con parenti e amici, ospiti e clienti. Di qua e di là dalla gran sala erano le ali, a guisa di torri fiancheggianti la casa; e il cornicione, coronato da ante, merlatura orientale, limitava il piano superiore dell'edificio. (vol. VIII, parte II, p. 277)
*[[Francesco del Cossa]], altro grande pittore ferrarese, trovò nell'arte muraria professata dall'avo Giovanni e dal padre suo Cristoforo, un ostacolo ai capricci del [[Cosmè Tura|Tura]], quantunque, nel ''San Girolamo'' sotto un arcone, statua girante sul cerchio del piedistallo, ora nella galleria dell'Ateneo ferrarese, anch'egli si sia dato a scherzare, facendo uscir fuori il pulvino dai capitelli, come da una guaina, tanto che esso appaia prolungamento dei pilastri. Ad ogni modo, in tutte le architetture dipinte, Francesco del Cossa, pure compiacendosi di varietà di marmi, si mostra più massiccio e più squadrato del Tura. (vol. VIII, parte II, p. 393)
*L'abside del Duomo ferrarese ci offre un mirabile esempio dell'arte di [[Biagio Rossetti]], che conduce i mattoni a filo tagliente, nitido, puro, nella costruzione regolare ed esatta, nella lineatura matematica dei filari sui fondi, nella disposizione unita ed uguale. Le lesene son tirate con una squadra affilata metallica, gli archi girati con un compasso fermo incisivo; e il cornicione nei due piani dell'abside, benché di terracotta a stampa, è composto con rigore, quasi, potrebbe dirsi, col timore che possa trovarsi un intervallo più o meno grande, la differenza di un attimo, un peso ineguale nella corona di dentelli, di mensoline, di ovuli, di perle. (vol. VIII, parte II, p. 398)
*Chi guardi i pilastrini sottili {{NDR|del Palazzo dei Diamanti di Ferrara}}, l'un nell'altro incastrati lungo gli stipiti della porta, vede il Rossetti quattrocentista, ancor esile, lunghetto e sobrio, mentre l'arcone, che serra quei pilastri, è cinquecentesco. L'architetto dunque sentì il bisogno di slargare la porta, di darle un contorno degno della imponenza che assumeva il palazzo tempestato di diamanti. Nelle finestre, nelle cornici divisorie dei piani, nella trabeazione, è ancora il Rossetti, ma come stretto fra tagliapietra vaghi di fregi fastosi, che gli strappan le redini, e si sfogano ad assiepare d'ornamenti ogni cosa. (vol. VIII, parte II, p. 404 e 423)
*Allo spirito del [[Bramantino]] più che a quello di [[Bramante|Donato Bramante]], che pure gli fornisce modelli, sembra allacciarsi l'arte di [[Cristoforo Solari]] architetto, alieno dalle ombre forti, dagli aggetti, dalla sonorità degli incavi, corretto qualche volta sino alla freddezza. (vol. VIII, parte II, p. 805)
====''La pittura del Cinquecento''====
=====Parte I=====
*La grande pittura murale {{NDR|il [[Ultima Cena (Leonardo)|Cenacolo]]}} fu dipinta ad olio; e il Bandello, come abbiamo udito, racconta d'aver veduto [[Leonardo da Vinci|Leonardo]] dar talvolta poche pennellate e andar via, ciò non si sarebbe potuto fare con la pittura a fresco. L'esecuzione a olio fu appunto la prima causa della rovina. Verso la metà del Cinquecento il lavoro era già deperitissimo, e il Vasari, nel 1566, non vi scorgeva più che una «macchia abbagliata». (vol. IX, parte I, p. 29)
*Raccontasi che, mentre gli Arrabbiati<ref>Fazione di fiorentini nemici di Girolamo Savonarola e dei piagnoni suoi seguaci.</ref> assediavano il convento di San Marco, [[Fra Bartolomeo|Baccio della Porta]], insieme coi partigiani del [[Girolamo Savonarola|Savonarola]], si chiudesse nel convento per difendere la vita del venerato maestro, e deponesse tremante le armi, quando il Savonarola, per cessare la carneficina, si dette nelle mani dei nemici. Spettatore di tanta tragedia, volse nell'animo l'idea di farsi frate in quel convento stesso di San Marco, che aveva veduto devastato campo di battaglia, incendiato dall'odio popolare, mentre il Savonarola, davanti all'Ostia Santa, pregava coi monaci nel coro. (vol. IX, parte I, p. 225)
*Socio ed aiuto di [[Fra Bartolomeo|Fra' Bartolommeo]], [[Mariotto Albertinelli]] esordisce e produce i migliori frutti della sua arte, tutto preso dalle forme di [[Piero di Cosimo]] e di [[Filippino Lippi|Filippino]]. Un suo quadro in una raccolta privata di Roma ci dà l'illusione di ammirare un Piero di Cosimo che parli un linguaggio più grave e intimo del consueto, nella sua profonda semplicità. È una ''Sacra Famiglia'': originalissima composizione. [...]<br>Più che ogni altra opera di Mariotto, questa avvince per un senso d'intimità familiare, profondo, sacro: Giuseppe, tutto chino, col volto in ombra, protegge il fanciullo; Maria posa una mano sulla tempia del figlio, in gesto di tenerezza e di benedizione; abbassa gli occhi gravi come in ascolto dei battiti del cuore su cui posa la mano: nel silenzio del mattino, nella calma luce del cielo che più s'inazzurra sul loro capo, le due immagini silenziose si raccolgono intorno a Gesù, cardine della scena, cuore dei loro cuori. Mai nel corso della sua vita Mariotto ritroverà il timbro grave e profondo delle voci che risuonano in questo quadro, aurora ricca di promesse. (vol. IX, parte I, pp. 351-354)
*L'intensità di chiaroscuro, che distingue dalla miniaturistica anconetta di Milano il tondo Pitti, riecheggia nella ''Visitazione'' della Galleria degli Uffizi, dove, per la prima volta, Mariotto {{NDR|Albertinelli}} tenta, sulle orme di [[Fra Bartolomeo|Baccio della Porta]], d'intonare le proporzioni delle figure e dello scenario alla grandiosità voluta dal secolo nuovo. Eppure, egli non riesce a staccarsi dalle tradizioni del Quattrocento: la Vergine, chiusa nel manto, rigida, ripete il tipo filippinesco; il loggiato spazioso che s'apre dietro le immagini sul cielo velato di bianche nuvole, coi suoi archi ampli e le candelabre adorne di grottesche, evoca un motivo prediletto dal [[Perugino]]. (vol. IX, parte I, p. 364)
*Un'altra cosa gentile, come tutte le opere di Mariotto {{NDR|Albertinelli}} in proporzioni minime: la ''Madonna col Bambino'' nel Seminario di Venezia. Anche qui le forme arrotondate dimostrano che Baccio della Porta va facendo scuola al suo compagno di lavoro, ma ancora, nella sensitiva irregolarità dei lineamenti e nel tortuoso contorno dei panneggi, vive il ricordo di [[Filippino Lippi|Filippino]], e il gruppo spira una grazia fresca e semplice, una dolcezza di affetti ignote al Maestro più sapiente e severo. Come nella scena della ''Visitazione'', un'arcata accoglie la madre e il fanciullo, lasciando che l'aria azzurra del fondo avvolga i volti soavemente penombrati, di Gesù che sfiora con la mano la guancia materna, e della Vergine china in ascolto della carezza infantile. Solo nella prima ''Sacra Famiglia'' Mariotto parlò un linguaggio così intimo e dolce come in questo quadro tutto ridente d'azzurri. (vol. IX, parte I, p. 368)
*{{NDR|Commentando il ''Ritratto di una giovane donna'' negli Uffizi}} [...] tra le opere più significative del talento pittorico di Andrea. [...] Le belle mani che escono dalla manica arricciata, come da una capricciosa corolla di fiore, così bianche e morbide da rivelarci in [[Andrea del Sarto]] il solo pittore capace, in Firenze, di gareggiar coi Veneti, signori del pennello. (vol. IX, parte I, p. 538)
*Nella vôlta della [[Cappella Sistina]], sopra le membrature sottili e nitide del Quattrocento, sopra le nicchie marmoree dei Pontefici e le candelabre fiorite dei finti pilastri, e le meravigliose vele, Michelangelo costruisce l'ossatura di pietra, immane e poderosa, che circoscrive le scene bibliche e aduna i profeti e gli ''ignudi'', i putti-cariatidi e i demoni, gli Avi che nei triangoli della volta e nelle lunette sopra i finestroni impersonano, enigmatici e grandi, la vita d'Israele. Organismo animato, l'architettura, massiccia e serrata, a profondi incavi di base piana, e ad aggetti erompenti, esprime, come l'architettura della Cappella Medicea a Firenze e della cupola di San Pietro a Roma, con la vicenda ripetuta di sporgenze e rientranze, l'energia scultoria, il dinamismo plastico proprio alle forme di Michelangelo, e si stringe in inscindibile tutto con le statuarie figure. Massa e rilievo, sono, col movimento, elementi primi dell'arte di Michelangelo: ecco perché, mentre i quattrocentisti incavano nicchie dietro le immagini dei Pontefici e Raffaello curva le pareti del coro nella ''Messa di Bolsena'', e pone la ''Madonna'' del Louvre sotto un'ideale cupola di nubi, Michelangelo stende piane le pareti marmoree dei seggi che ospitano i Profeti, le ampie cornici, da cui si staccano, sui dadi di pietra, i nudi efebi, dalla base piana trae risalto la gigante massa delle immagini. (vol. IX, parte I, pp. 733-736)
*{{NDR|Cappella Sistina}} Nessun esempio il Quattrocento aveva dato d'organismo architettonico a decorazione di volte, animato di così atletica energia. (vol. IX, parte I, p. 740)
=====Parte II=====
*Agli occhi del giovane pittore {{NDR|[[Correggio]]}}, avvezzi alle sottigliezze, alle ondulazioni di linee miti, {{sic|divote}}, [...] dovette presentarsi come un nuovo mondo Mantova, impero dello statuario Mantegna. La forma solenne e massiccia di Andrea piombava romanamente sull'altare della Madonna della Vittoria, foggiava un classico scenario coi celebri ''Trionfi di Cesare'', si disponeva in ritmo grandioso sulle pareti della Camera degli sposi, ove i Gonzaga avevan voluto ricordare le feste familiari con una imponenza sorpassante l'avvenimento casalingo. (vol. IX, parte II, p. 618)
*[...] il [[Parmigianino]], oscillante tra le forme di Raffaello e del Correggio, ci si presenta come un grande virtuoso, un principe della moda, un esteta che giunge per sottili ragionamenti all'arte, piuttosto che un pittore nato, un pittore d'istinto quale fu il suo conterraneo [[Correggio]]. (vol. IX, parte II, p. 691)
*[...] [[Giampietrino]] richiama, nello sfumato delle carni ceree e nei fondi velati di nebbia, la dolce monotonia delle tonalità borgognonesche, arrotando e inarcando le forme sugli esempi di Leonardo [...]. (vol. IX, parte II, p. 743)
*Le prime opere di [[Gaudenzio Ferrari|Gaudenzio]], non rovinate come i frammenti d'affresco nella cappella della Flagellazione a Varallo, ora distrutta, sono le tavolette della ''Vita di Cristo'' nella Pinacoteca torinese. Esse rivelano l'origine schiettamente lombarda del pittore e la sua tendenza a una stilizzazione lineare facile ed elegante, a effetti luministici ottenuti mediante vitree filettature, a lente e languide cadenze. (vol. IX, parte II, pp. 812-813)
=====Parte III=====
*Tempra schietta di Lombardo, il maestro bresciano educato a Venezia non fu mai un vero [[giorgione]]sco. Mentre [[Tiziano Vecellio|Tiziano]] giovane e il [[Jacopo Palma il Vecchio|Palma]] miravano all'accordo tonale delle zone cromatiche, il [[Giovanni Gerolamo Savoldo|Savoldo]], sin dall'inizio volto a ricerche luministiche, vedeva nei contrapposti d'ombra e luce lo strumento al risalto pittorico delle forme. (vol. IX, parte III, pp. 787-790)
*[...] quando vien meno la ricerca delle variazioni di colore mediante minute variazioni di superficie, il Savoldo, nel dipingere il tessuto compatto di una casacca di fustagno o di un cappellaccio di ruvido panno, come nel fissar in luce la massa greve di una mano, apre spiragli verso la pittura del [[Caravaggio]] o di [[Diego Velázquez|Velazquez]] giovane. (vol. IX, parte III, p. 789)
*Mentre Venezia si abbandonava alla inebriante canzone del colore, e rapiva ai tramonti l'oro delle carni e dei lussuosi paesi, il Savoldo semplificava il tono per la determinazione pittorica della forma sbalzata da luce. Restìo alle morbidezze dei Veneziani è il suo colore, come lontano dal fuoco tizianesco è il sentimento di grandezza muta, di serietà profonda, che pervade l'arte di questo pensoso ricercatore. (vol. IX, parte III, p. 790)
*Il colore del [[Romanino]] si stempera e dilaga nelle forme allargate delle figure; mentre la pasta del colore s'intenerisce, le forme aggrandiscono, e si svuotan di forza. Anche nell'''Assunta'' della chiesa di Sant'Alessandro in Colonna, a Bergamo, ove ancora non sono gonfie le immagini, appare il tormento del pittore intento a cumular nugoli sopra nugoli, monti sopra monti, a torcer drappi, ad acuire gli atteggiamenti degli Apostoli sorpresi. Tranne uno che guarda in alto alla celeste bambola<ref>Verso Maria, rappresentata nella parte superiore del dipinto l'''Assunzione della Vergine''.</ref>, essi gesticolano, e discorrono, scossi come da terremoto. Tutta la preparazione del Maestro, solenne nella vermiglia pala d'altare a Padova, si dissolve, si va disperdendo. (vol. IX, parte III, pp. 815-818)
*Si sfoga poi {{NDR|il Romanino}} negli affreschi del Duomo di Cremona, cercando di renderci la ''Passione di Cristo''. Nel rappresentarlo ''davanti a Caifa'', pensa ai costumi variopinti dei lanzi coi cappelloni piumati, coi saioni a scacchi, più che alla divina tragedia. Ricorre anche al Dürer per comporre la scena, senza intenderne l'alto pensamento; e fa una rappresentazione greve, pesante, in un colore rosso, torrido. (vol. IX, parte III, pp. 819-821)
*Ciò che non otteneva con la linea, il [[Dosso Dossi|Dosso]] tentava di ottenere mediante i colori, perfino la violenza del moto passato dalle figure alle cose. E, nonostante il cartone di Raffaello, anche più tardi, il Ferrarese, dipingendo in parte il ''San Michele'', «ex voto» di Alfonso I d'Este, [...], per il recupero della città dalle mani del Papa, non {{sic|riescì}} se non negli effetti coloristici, nei lampeggiamenti della corazza, nei contrasti di luce ed ombra, a ottenere agitazione di elementi, e, meravigliando, abbacinando, energia. (vol. IX, parte III, p. 954)
*Una natura così sanguigna, come quella di Dosso Dossi, difficilmente poteva ritrarre un personaggio, segnarne i caratteri, senza forzarli, eccitarli, e, potrebbe dirsi, senza farli sudare accostandoli alle sue vampe. (vol. IX, parte III, p. 971)
*Il gruppo dei quadretti con ''Sacre Famiglie'' ci ha rappresentato un pittore che viene da Dosso Dossi senza intenderlo, ma standogli appresso, logorando, nella sua pochezza, nella sua incapacità, la materia dossesca. Egli non può essere se non [[Battista Dossi|Battista di Dosso]], vissuto fra gli strumenti dell'arte del fratello, tra gli elementi pittorici ch'egli immiserisce e scompone. Di [[Raffaello Sanzio|Raffaello]] non lascia traccia; ed è a credersi che egli sia stato a Roma più per baciare i piedi alla statua di S. Pietro, che non per dipingere con Giulio Romano e il Penni, Perin del Vaga e Pellegrino da Modena. Avrà avuta una commissione del suo Duca, per dare una seccatura di più a Raffaello; ma certo egli non vide neppure la soglia del tempio pittorico dell'Urbinate. (vol. IX, parte III, pp. 991-997)
=====Parte IV=====
*Coi suoi passaggi dalle altisonanti battute iniziali ai fiochi arpeggi lontani, la luce è per [[Lorenzo Lotto]], creatore della ''Natività'' di Venezia, quel che è la linea per [[Sandro Botticelli]] nel ''Presepe'' londinese. Gli angeli del pittore mediceo, festuche in balìa dell'aria sopra la capanna di Betlemme, sono esili come questi che si perdono nelle tenebre, verso il cielo, ove la forma è solo un barlume, un sospiro nel silenzio notturno. Così, da uno stormir d'ali angeliche nella notte trasse il suo canto di Natale Lorenzo Lotto, pittore visionario. (vol. IX, parte IV, p. 82)
*Mentre dall'arte di Tiziano scaturisce la doviziosa pittura di Jacopo Palma e il luminismo scenografico e costruttivo del Tintoretto, Lorenzo Lotto, con i suoi toni fusi, velati, e le quiete atmosfere {{sic|grige}} degli ultimi tempi, con la sua grazia intima e raccolta, esula da Venezia per fondare una grande stirpe pittorica in provincia: a Brescia e a Bergamo, e sancire il connubio tra Venezia e Lombardia. (vol. IX, parte IV, pp. 111-112)
*Il Fiorentino {{NDR|Andrea del Sarto}}, con le sue minori risorse cromatiche, il Veneto {{NDR|Lorenzo Lotto}} con l'appoggio di tutta una tradizione di colore che l'aiuta a toccare più alte {{sic|mète}}, giungono per diverse vie alla visione di forma traverso il velo atmosferico, a un accenno di pittura di macchia e d'impressione. Con scatti, che talora sembrano inspiegabili, Lorenzo Lotto, veneziano fuor della cerchia di Venezia, sensibile a ogni esterno influsso nella sua vita quasi di esule, provinciale di genio, passa da un eccessivo formalismo dovuto all'influenza raffaellesco-romana, all'estremo sforzo impressionistico del Cinquecento. Minuto quattrocentista quando era già morto Giorgione, egli raggiunse in molte sue opere tarde una libertà, una rapidità di visione, sbalorditive nel mondo stesso dominato dal Vecelio. (vol. IX, parte IV, p. 113)
*Il [[Benvenuto Tisi da Garofalo|Garofalo]] fu inferiore alla sua fama. Impicciolì i modelli artistici ch'ebbe intorno a sé; e così nel ricordare, decorando il Seminario ferrarese, l'occhio di cielo aperto alla mantegnesca nel soffitto d'una sala di palazzo Costabili, restrinse, ridusse, sminuì scomparti, figure, ornati. Ben presto si fece la sua convenzione, [...]; e quella convenzione mantenne quasi senza scomporsi, anche quando si trovò accanto il focoso Dosso Dossi. Rimase sempre uguale a se stesso; e le sue forme facili, antiquate, superficiali, vennero imitate e ripetute da un gran numero di piccoli seguaci. (vol. IX, parte IV, p. 312)
=====Parte V=====
*La bizzarria del maestro senese {{NDR|[[Domenico Beccafumi]]}} divien stravaganza nella pala di ''San Paolo'' [...]. Preso dall'ossessione della grandiosità e dello scorcio, egli issa sopra una ristretta base a gradi il macchinoso e vuoto San Paolo, che regge con la destra floscia uno spadone d'eroe da burla e si puntella al piede massiccio, enorme; inturgida la flaccida forma di San Paolo caduto, con la mano sul petto in gesto melodrammatico, mentre attorno a lui altri attori di melodramma, camuffati da panciuti guerrieri romani, guardano e commentano; fa apparire in alto il gruppo della Vergine col Bambino e due Santi come in un'ancona<ref name="Ancona"/> infagottata dal baldacchino bartolomesco<ref>Nello stile di Fra Bartolomeo, detto anche Baccio della Porta (1473-1517), pittore e frate domenicano.</ref> tra gonfi angioletti; e per accrescer lo spettacolo esaspera i contrasti di macchie d'ombra tenebrose e di luci squillanti. (vol. IX, parte V, p. 436)
*Nella Siena del Cinquecento, Domenico Beccafumi è certo la personalità più spiccata, e anche la più mutevole, la più capricciosa: talora dipinge come un forte impressionista moderno, talora elabora lucenti oleografie; infonde, per magica virtù di contrasti luministici, le impronte di una maestà sovrumana a qualche testa affiorante dall'ombra, o cade in svenevoli languori; precorre l'eleganza lambiccata e preziosa del Settecento, e foggia marionette di legno per i suoi teatrini di storia romana. (vol. IX, parte V, p. 492)
*{{NDR|Esaminando l'''Adorazione dei Magi'' di [[Andrea Sabatini]] nella chiesa dei Gerolamini di Napoli}} [...], composta con elementare semplicità: Madonna e Bambino sopra un banco di pietra, davanti a una nicchia, San Giuseppe in piedi, con le mani incrociate sul bastone e sulle mani poggiata la testa, i re Magi e un paggio dei re. Qualche eco umbro raffaellesca risuona nelle figure giovanili, ma forse traverso [[Cesare da Sesto]]; e la Vergine e Gesù con i tondi lineamenti ristampano in forme pedestri i moduli di Leonardo, da cui deriva anche il moto istantaneo del bimbo. L'insieme è fiacco, stentato, meschino: le dinoccolate figure dei giovani, mascherette di grazia, la Vergine, sciatta e sonnolenta, contrastano col grottesco San Giuseppe, che nello sforzo d'irrigidirsi e far da pilastro tende una gamba, e guata bieco dall'alto in posa da tiranno da marionette. (vol. IX, parte V, pp. 711-712)
*L'opera maggiore di [[Taddeo Zuccari|Taddeo {{NDR|Zuccari}}]], coadiuvato dal fratello {{sic|Federigo}}<ref>In altre parti di questo stesso testo, il fratello di Taddeo Zuccari, è citato come ''Federico''.</ref>, dal Tempesta, e da altri, ma direttore della decorazione, di cui, secondo il contratto, doveva fornire tutti i disegni, è l'ornamento pittorico del Palazzo Farnese di Caprarola: ineguale di valore, secondo l'importanza delle varie stanze e la maggiore o minore fretta dell'esecuzione. Come nella Villa di Papa Giulio, l'arte della grottesca ha qui uno dei migliori esempi dell'età postraffaellesca, sebbene spesso lo studio superficiale di ricchezza, la sovrabbondanza dei motivi, l'abuso degli stucchi, distruggano l'eleganza antica; e invano si cerchi lo stile preciso e sottile di un Giovanni da Udine in queste stampe già logore. Così, nella volta della cappella, ove Taddeo introduce il delizioso motivo dei putti-cifra, sguscianti con grazia correggesca, capelli al vento, da mensole e cartelle, la grossolana ghirlanda di frutta intorno al tondo centrale menoma la nobiltà della grottesca rinata nel Cinquecento romano. (vol. IX, parte V, pp. 855-856)
*Negli affreschi della ''Vita di San Paolo'' in San Marcello al Corso, e specialmente nella ''Punizione di Elima'', Taddeo s'ispira agli esempi del tardo Raffaello, studiandosi di disporre con maestà statuaria le figure entro lo spazio architettonico. I movimenti sgangherati, la mimica stereotipata e teatrale, i ripetuti motivi di rozzo stampo manieristico, quale il giovane che abbraccia la colonna, ci danno quasi la parodia delle composizioni raffaellesche per arazzi, sommergendo nell'enfasi più stucchevole la maestà degli esemplari. (vol. IX, parte V, p. 865)
*La vernice dell'erudizione, che aderisce così interamente alla figura di Federico Zuccari e ne fa un rappresentante più del fratello tipico della moda pittorica propria al tardo Cinquecento, si screpola, si spezza, in Taddeo, appena libero dai suggerimenti dei dotti distributori di temi per i palazzi romani; e allora prende il sopravvento, come in questa opera {{NDR|la ''Battaglia di Tunisi'', nella Sala Regia del Vaticano}}, lo spirito popolaresco, vivace e spesso volgare, che lo distingue da Federico. Rappresentante di un periodo di decadenza, di cui rispecchia tutti i difetti, tutte le debolezze e le pretese, egli ha, come i più dei manieristi, qualche momento felice, che mostra sotto le ceneri dell'arte una scintilla viva: così alcuni quadri mitologici di Valle Giulia, cosi l'''Aurora'' nelle sale della Villa Farnese a Caprarola. (vol. IX, parte V, p. 870)
*La prima opera che ci presenti definita e distinta da quella del fratello {{NDR|Taddeo}} la personalità di [[Federico Zuccari]], è l'''Epifania'' della cappella Grimani in S. Francesco delle Vigne a Venezia, firmata e datata 1564, dal marchigiano ventiduenne. [...]. Nello scenario veneto, in cui persino riappaiono, in angolo a destra, i lastroni marmorei cari a Jacopo Bassano, i personaggi si dispongono lungo le due linee a V frequenti nell'arte veronesiana; ma nel disporle Federico Zuccari mostra di non aver la minima idea del valore cromatico delle costruzioni sfaccettate di Paolo {{NDR|Veronese}}, e delle conseguenti rifrazioni di colore: egli rimane il manierista romano che mira a un'eleganza di pose compassata e frigida. La sensibilità del giovane, non ancora qui soffocata dalle aride formule, si riflette nella grazia decorativa che viene al quadro da una distribuzione di figure sparsa e {{sic|leggiera}}, culminante nel nodo serico della Vergine e degli angeli. Il bimbo, minuscolo gingillo, dà l'ultimo tocco a questo singolare esempio manieristico di eleganza languente e preziosa. Anche il colore, nelle sue note basse e fioche, ci presenta in questo esordio di Federico Zuccari un'opera studiata, fredda, ma gentile, aliena da pretensioni spirituali e formali, e come timida in quel tentativo incerto e commovente di conciliare il mondo d'arte da cui è uscita e il nuovo raggiante in Venezia. (vol. IX, parte V, pp. 871-872)
=====Parte VI=====
*Il pittore ufficiale {{NDR|[[Agnolo Bronzino]], al servizio di Cosimo I de' Medici}} mise in opera tutto il suo talento, tutte le finezze delle sue figurate costruzioni, tutti i fregi, i ricami, i merletti, i tessuti più belli a gloria della corte medicea. Uscito di corte, non parve più così lustro e superbo; lasciò scorgere le sue convenzioni nei quadri chiesastici freddi e grevi. L'artificio s'impadronì dei corpi e della natura circostante, vi sparse l'acqua colata dalla ghiacciaia del Concilio di Trento e della Controriforma. (vol. IX, parte VI, pp. 69-70)
*Nefasto all'arte fu, in generale il [[Giorgio Vasari|Vasari]]. Egli falsa il carattere sottile e perspicace del [[manierismo]] fiorentino. Il suo atteggiamento cerebralistico non è quello di un [[Pontormo]] che si tormenta in ricerche di colore e di linea, in ardui problemi di estetica, ma è quello di un letterato che ama i temi dottrinari, di un michelangiolista che vorrebbe, senza sentirle, interpretare le passioni eroiche, e proprio meglio riesce quando, inconsciamente, rinuncia a tutto per veder nella composizione un puro gioco decorativo. Esempio le divertenti battaglie di Palazzo Vecchio. (vol. IX, parte VI, p. 372)
*L'eterno compromesso di colore e di forma che affligge il manierismo rende insopportabili la maggior parte delle opere di Giorgio Vasari. E solo quando l'interesse decorativo prende il sopravvento egli giunge all'arte con arditi effetti di scenografo e di caricaturista nato. (vol. IX, parte VI, p. 372)
*[...] da Parma, per via d'incisioni e di disegni, le eleganze del Parmigianino e le fluide sottigliezze delle sue forme forbite cominciavano a diffondersi e ad attrarre più che il tenero modellato delle correggesche. Era più facile sentire la calligrafia del Parmigianino che non l'ariosità del Correggio; e nell'Emilia prima, in Lombardia, nella Liguria, nel Veneto, per tutt'Italia poi, il raffinato maestro parmense dettò leggi alla moda pittorica. Parve che niuno potesse sottrarsi all'incanto di quel serpeggiar di linee, di quell'ondeggiare di corpi smilzi e snelli; [...]. (vol. IX, parte VI, pp. 584-586)
*[...] nell'Oratorio del Gonfalone a Roma, teatro della pittura manieristica, [[Lelio Orsi]] rappresentando l'''Arresto di Cristo'', par dia uno strappo a tutte le convenzioni con i suoi effetti fantasmagorici, trasportandoci in uno scenario magico, pauroso, con un paese notturno, con nubi tetre squarciate dal chiaro di luna. (vol. IX, parte VI, p. 643)
*La copia dell'opera del maestro {{NDR|la ''Pietà'' di Bernardino Campi<ref>Bernardino Campi (1520 – 1591), pittore italiano.</ref>, eseguita dall'allieva [[Sofonisba Anguissola]]}} è scrupolosa, fedele, ma par che Sofonisba risenta più di Bernardino l'influsso parmigianesco nelle mani affilate della Vergine, nel colore argentino, nella delicatezza del volto a punta, dei lineamenti piccini. Le ombre sono men crude; non tagliano con barbara durezza il profilo del Cristo come nel Campi; la salma s'irrigidisce, piallata come in un tronco, senza più l'impronta vitale che la flessibilità dei muscoli manteneva al prototipo. Ombre leonardesche s'agitano sul volto dell'Addolorata di Bernardino, mentre quello dipinto dalla scolara si porge alla carezza di un lume tenue e diffuso. Tutto divien più blando, più fioco. (vol. IX, parte VI, pp. 924-926)
=====Parte VII=====
*L'arte di [[Giuseppe Porta]], che si acclimatò all'ambiente veneto più di quella di ogni altro artefice toscano, si muove tra inevitabili incertezze, perdendo talora ogni impronta personale in un fiacco ibridismo, spesso cadendo nella freddezza dell'esercizio accademico, per raggiungere solo di rado – ad esempio nei tondi della biblioteca Marciana e nella pala dei Frari –, e anche qui non interamente, la coerenza stilistica, necessaria alla creazione di una perfetta opera d'arte. (vol. IX, parte VII, p. 426)
*Artista dotato, egli {{NDR|Giuseppe Porta}} dà una sua interpretazione blanda e un po' esteriore alle tendenze pittoriche dei Veneti: un senso di misura lo trattiene dal gareggiar con l'audace cromatismo di Paolo {{NDR|Veronese}} o con le magie luministiche del Tintoretto, e lo conduce ad attenuarne gli effetti, ad ammorbidirli. Rimane accanto ai maestri veneti come un raffinato e un virtuoso che ne ami l'arte trascinatrice, non certo come un creatore, e la sua toscana eleganza fa sbocciare talora dalla monotona biondezza de' suoi quadri qualche fioritura improvvisa di rorido e accarezzato colore. (vol. IX, parte VII, p. 426)
====''La scultura del Cinquecento''====
=====Parte I=====
*In Roma [[Lorenzo Lotti]], detto il Lorenzetto, traduttore in marmo del Giona di [[Raffaello Sanzio|Raffaello]] per la cappella Chigi, dà sviluppo alla tendenza classicheggiante nella scultura. L'opera sua più giovanile ricordata dai documenti è il compimento della tomba del Cardinal Forteguerri in Sant'Jacopo di Pistoia, affidatagli da «rifare, ridurre e finire» nel giugno del 1514. (vol. X, parte I, p. 304)
*{{NDR|Nel monumento Forteguerri della cattedrale di Pistoia}} Si distingue da tutte queste figure in vesti arruffate e tagliuzzate la Carità del Lorenzetto, chiusa nella tunica a pieghe tranquille e aderenti alle forme, raccolte le ali a mandorla attorno la persona, un braccio arcuato, con la fiaccola nella mano, stretto l'altro alla figura di un putto michelangiolesco, che lo scultore vede in funzione, puramente architettonica, di cariatide, o meglio di pilastrino. Il concetto è freddo: il tema della Carità non ha scaldato il cuore dell'artista; già in quest'opera giovanile, il Lorenzetto è il precursore dei neoclassici, un [[Bertel Thorvaldsen|{{sic|Thorwaldsen}}]] del Rinascimento. (vol. X, parte I, p. 306)
*In [[Venezia]], teneva il campo l'arte dei Lombardo, [[Tullio Lombardo|Tullio]] e [[Antonio Lombardo (scultore)|Antonio]], e dei loro seguaci, ornatissimi ricamatori, inclini, specialmente Tullio, a freddezza di [[Neoclassicismo|stile neoclassico]], tanto da anticipare certi aspetti dell'arte fiorita nel periodo napoleonico. I due fratelli iniziano la loro vita artistica lavorando accanto al padre, che aveva conquistato il dominio di Venezia nell'architettura e nella scultura. (vol. X, parte I, p. 357)
*[...] il [[Tullio Lombardo|Lombardo]] accarezzato e forbito, che ammollisce marmi e lustra superfici, infonde ad alcune figure {{NDR|della ''Pietà'' nella chiesa veneziana di San Lio}} forza rude, quasi [[Andrea Mantegna|mantegnesca]]; al corpo di Cristo, scavezzo sul grembo della Madre, tensione spasmodica, esasperata acerbità formale. Un contorno tagliente stacca il Cristo dalla Madre, che lo trattiene mentre scivola dal suo grembo; lo stesso contorno fermo, incisivo, precisa i lineamenti del volto, le nervature e le dita delle mani spianate.<br>La stilizzazione del rilievo propria di Tullio ha qui uno dei più tipici esempi: ogni contorno è sottolineato e precisato da forti scuri; tutte le figure, di modellatura larga e compressa, sono a staccato. Anche la Madonna, libera dal fondo, è appiattita, come impressa in cartapesta.<br>I forti sottosquadri originano ombre in certo modo paragonabili a quelle della scultura romana, soprattutto nel determinare la flammea capigliatura di Cristo. Le pieghe, calligrafiche e tese sulle persone, sono qua e là ammaccate, quasi da colpi di martello, e anche da ciò l'arte flemmatica di Tullio deriva insolita energia, un'espressione di sensibilità dolorosa, che svanisce nelle due comparse del fondo, presso la croce, appunto per l'attenuazione degli scuri. (vol. X, parte I, p. 368)
*La finezza di gradazioni nel bassorilievo, che si nota nella parte superiore della pala di San Giovanni Crisostomo, si ritrova in un'opera tra le più delicate di Tullio {{NDR|Lombardo}}: l'''Annunciazione'' del Seminario vescovile a Venezia. Suggerita con tenui linee architettoniche la stanza della Vergine, Tullio vi ha collocato nel mezzo il tabernacolo, come finestra lombardesca con timpano triangolare, e ai lati di esso, le figure di Maria e dell'angiolo, composte nella guaina delle vesti tese, a pieghe preziose, calligrafiche.<br>Il modellato dei volti è lieve, quasi vaporoso nella sua morbidezza, e lo staccato di quello dell'angiolo proietta un'ombra sulla parete. Con una mano sul petto, schiusa la bocca, Gabriele, agghindato da ciocche a catenella con l'artificiosa eleganza di Tullio, mormora le parole dell{{'}}''Ave''. Anche la Vergine, conserte le braccia placide, schiude le labbra alla parola. L'arte arida dello scultore si anima d'un soffio di delicata poesia, e par che qualcosa l'avvicini a [[Luca della Robbia]] nel sentimento tranquillo, alieno da drammatico impeto. (vol. X, parte I, pp. 373-374)
*L'intensità di vita delle figure nel primitivo Presepe {{NDR|della chiesa di Santa Maria del Parto a Mergellina}} si ritrova in un capolavoro del Nolano: il ''Crocefisso ligneo'' nella chiesa di Santa Maria la Nuova, opera più tarda, prossima alla pala d'altare di Monteoliveto, e cioè al gruppo di sculture ove [[Giovanni da Nola]] inclina ai modi toscani del Santacroce<ref>Girolamo Santacroce (1502 – 1537), scultore, architetto e medaglista.</ref>. Anche qui i tratti del volto son marcati da realistica crudezza: la bocca febbrile e amara, l'occhio sbarrato d'angoscia nell'ombra dell'orbita, le sopracciglia tese sino allo spasimo, tutto partecipa all'espressione d'atroce agonia, persino il nodo del drappo che si torce a gotica fiamma. Ma in questo capolavoro Giovanni da Nola ha raggiunto un grado di raffinatezza toscana mai altrove raggiunto, e una bruciante sensibilità nel render lo strappo dei tendini tesi di braccia e dita, lo scricchiolìo delle costole nel corpo di nervosa eleganza brunelleschiana. (vol. X, parte I, p. 722)
*Non ritrovano la delicata spontaneità della ''Madonna della Neve'' {{NDR|in}} altre sculture del Nolano appartenenti a questo periodo, né l'''Ecce Homo'' di legno in Santa Maria la Nova, male imbrattato di colore, manifestazione di sentimentalismo pietistico da prematuro Seicento, né il ''San Giovanni'' in marmo della chiesa di San Domenico Maggiore, d'impronta sansovinesca, tra le più ammanierate sculture del Nolano, nonostante la vivacità dei contrasti d'ombra e luce. Il Crocefisso ligneo, di cui già parlammo, in Santa Maria la Nuova, è invece l'espressione maggiore dell'arte di Giovanni da Nola in questo periodo. (vol. X, parte I, p. 734)
=====Parte II=====
*Com'è noto, [[Michelangelo Buonarroti|Michelangelo]] si valse di aiuti, specialmente di [[Raffaello da Montelupo]], ad apprestare le statue che fiancheggiano il Mosè e sovrastano alla sua mole. [...] Raffaello da Montelupo, pur traducendo disegni del Buonarroti, tornisce le forme e le addolcisce alla maniera raffaellesca. (vol. X, parte II, pp. 55-58)
*Il classicismo, invadente nell'arte del [[Giovanni Angelo Montorsoli|Montorsoli]], le toglie, col suo peso accademico, la naturale vivezza, il senso di forma in movimento istillato da Michelangelo. (vol. X, parte II, p. 111)
*Uomo di chiesa, frate servita, il Montorsoli dona poco dell'arte sua alla chiesa, e tutto il suo spirito, tutta la sua commozione, profonde nelle figure che interpretano le sue fantasie. Vi è una terracotta a Berlino, nel museo Federico, raffigurante una donna disperata, forse studio per una delle sue fonti, dove par di sentire il fremito del nudo angosciato, che nell'urlo si raccoglie e s'accascia. E la terracotta non uguaglia la ''Scilla'' della fontana del ''Nettuno'' a Messina in libertà di movimento pittorico, benché alla creta il Montorsoli dia pastosità di colore, tendendo ad arco le forme turgide, gonfie di linfa. Così il maestro rivela le sue tendenze, come già le aveva rivelate primamente nel satiro suonatore del monumento ''Sannazzaro'', e nel ''Marsia'' legato tragicamente all'albero, figure che rompono gli effetti accademici del mausoleo per portarsi tra i boschi e le selve. Dall'Accademia, dalla tradizione del Sanzio, dalla maestà di Michelangelo, sembra che il Frate, buttata la tonaca alle ortiche, si fugga incontro a forme barocche, scrollando da sé il gelo dell'accademia, il meccanismo raffaellesco, il peso dello sforzo michelangiolistico. (vol. X, parte II, pp. 150-153)
*{{NDR|Raffaello da Montelupo è}} [...] autore del ''San Damiano'', nella Cappella Medicea, la sola statua michelangiolesca uscita dalle sue mani. I lineamenti contratti del volto, i capelli agitati fiammanti, le vesti tormentate, le mani, ove fan rete le vene turgide, dalle falangi rettangolari schiacciate, lascian sentire come il prototipo dello scultore sia stato il Buonarroti, che imperava nella Cappella Medicea. [...].<br>Il mite, il raffaellesco Raffaello da Montelupo sente nella cappella Medicea la passione di Michelangelo, che in seguito gli sfugge per sempre. (vol. X, parte II, p. 154)
*Tre bassorilievi col busto del [[Baccio Bandinelli|Bandinelli]], uno nei musei di Stato a Berlino, il secondo nel museo dell'Opera di S. Maria del Fiore a Firenze, il terzo nel Louvre a Parigi, ci danno la misura dell'arte dello scultore in ordine di tempo. Nel primo, c'è una gran penetrazione della forma, una sensibilità pittorica, un'attenzione a determinare i lineamenti e a segnarne con energia i particolari; nel secondo, questi spariscono; le linee, diritte o quasi, del sopracciglio, della base del naso, delle labbra, s'incurvano; le superfici mobili, molteplici, commosse, s'uniscono, si gonfiano; i capelli a riccioli sottili, incisi, riappaion battuti come su lastra metallica; la barba, lunga, serpeggiante, a spire fiammanti, diviene un ghirigoro grosso, terminato a riccioli; l'occhio acuto si smorza nel tondeggiar dell'orbita, le nari non vibrano più, le labbra non si serrano energiche, l'orecchio si scodella senza più quel sottile tirato dei nervi; e il busto, che prima veniva tagliato dalle pieghe del manto gettato sulle spalle e aggirato sotto il petto ignudo, qui vien tagliato al modo classico, a scarpa. Ma nella terza edizione del busto la forma perde anche l'effetto dello stampato, dello sbalzato su metallo; il profilo divien laminare e i lineamenti si disegnano invece d'essere scolpiti, i riccioli si fanno calligrafici, la barba a cordoni si chiude a chiocciolette; e il busto, più classicheggiante, porta uno scarso mantelletto agrafato sulla spalla. Il primo busto spira maschia energia, il secondo bonomia, il terzo disfacimento [...]. (vol. X, parte II, p. 192)
*{{NDR|Baccio Bandinelli}} [...] quando fece ''Ercole che sottomette Caco'', davanti al palazzo della Signoria, le generalità classiche non gli permisero di animare la rappresentazione, di spiegarla in potente unità. Nel far le cose colossali, la visione dell'insieme non si ha se non interamente abbracciandolo per forza d'astrazione e incatenandone le parti, come avrebbe fatto Michelangelo; se non trasportando idealmente pesi e misure a un livello di sopra, di sotto, di là dalla propria visuale, nei piani e in profondità: e il Bandinelli, che non ebbe quella supervisione, mise cumuli sopra cumuli marmorei, massi sopra massi; fece una roccia scalpellata più che corpi giganti svincolati dal sasso. (vol. X, parte II, p. 199)
*{{NDR|Baccio Bandinelli}} [...] nel busto in bronzo {{NDR|di [[Cosimo I de' Medici]]}} si manifesta l'educazione dello scultore dal padre orafo, maestro anche di [[Benvenuto Cellini]], e appare la sua natura più schietta e più viva, non agghiacciata da stilistiche apprensioni. (vol. X, parte II, p. 204)
*Qualche impronta dell'arte di Baccio Bandinelli, con la sua visione sommaria e spianata dei volumi, si riconosce nella più antica opera nota dell'[[Bartolomeo Ammannati|Ammannati]]: la statua tombale di ''Mario Nari'' al Bargello, già nell'Annunziata, con evidente imitazione delle figure giacenti di Michelangiolo sulle tombe medicee.<br>Il simulacro del defunto si solleva dal sepolcro; punta il busto sulla sinistra. È tra le opere dell'Ammannati più inclini a michelangiolismo, ma ad un michelangiolismo addolcito, trattenuto, che attenua la determinazione dei volumi singoli, mirando all'espressione del volume totale. I muscoli, in quel tendersi, in quell'incavarsi della forma irrigidita, si schiacciano; la lamina della corazza si stampa sul busto; gli spallacci s'addentrano nelle carni; i lineamenti michelangioleschi diventan schematici. (vol. X, parte II, p. 357)
=====Parte III=====
*Quando, nel 1543, [[Alessandro Vittoria]] giunse a Venezia, inviatovi dal vescovo [[Cristoforo Madruzzo]], ed entrò nella bottega di [[Jacopo Sansovino]], aveva diciott'anni appena, ma doveva già essere educato all'arte se poté presto eseguire la bella statuina del ''Battista'' ora sopra una pila d'acqua santa nella chiesa di San Zaccaria, ove l'impronta sansovinesca è come nascosta dalla violenza espressiva di uno scalpello accanito a rendere i segni della macerazione fisica e il solco del dolore in ogni tratto del volto scarno e delle mani scheletriche. Forse a tale tendenza verso un realismo penetrante, pungente, che, pur tra le fioriture decorative del costume, impronta i profili medaglistici di ''Maddalena Liomparda'' e di ''Caterina Sandella'', di un rude popolaresco vigore, non fu estranea una prima educazione a Trento, ove, nella cantoria di Santa Maria Maggiore, son busti bronzei di prepotente rustica forza. (vol. X, parte III, p. 74)
*Scultore campagnolo, il [[Vincenzo Grandi|Vicentino]] taglia come nel legno le sue rustiche immagini; inesperto del bassorilievo, divien goffo nelle figure di fondo. Goffa è anche la ''Madonna'' a tutto tondo, grassa contadina infagottata nelle vesti, ma il sole che accende il volto paffuto infonde respiro ai lineamenti ingenui. E piena di rustica forza è la figura del pastore in ginocchio presso il giaciglio, che par uscita, con la cupa testa barbuta e il nodoso bastone, da una tela del bresciano [[Giovanni Gerolamo Savoldo|Savoldo]]. Lo scultore semplice e vivido si delizia ad avvicinare il manto lanoso del somarello al lucido cuoio del bove; muove il gruppo saltellante degli angioletti cantori al ritmo scherzoso della luce e dell'ombra; è maldestro, rustico tagliapietra, ma raggiunge talvolta, come nella gracile figuretta di fanciullo che s'aggrappa alla veste di San Giuseppe, effetti pittorici nuovi alla scuola dei Lombardo<ref>Famiglia di scultori e architetti attiva principalmente a Venezia tra il XV e il XVI secolo.</ref>. (vol. X, parte III, p. 76)
*Nel 1543, primo anno di sua dimora in Venezia, mentre il [[Jacopo Sansovino|Sansovino]], suo maestro, stava per ultimare con drammatico impeto i rilievi delle tribune di San Marco, Alessandro Vittoria scolpiva la statuetta in marmo del ''Battista'', ora sopra una pila nella chiesa di San Zaccaria. Vi si sente, nel taglio allungato della figura, nel cader del manto dal fianco a terra, nello stringersi di tutte le membra al tronco, un'eco di modi sansovineschi, benché una opposta sensibilità sia nei due artisti, Jacopo Sansovino, incline a dolci ritmi, a un sereno ideale di grazia e di pittorica morbidezza, il Vittoria appassionato nel rendere l'ardente spiritualità del Santo con l'effetto cromatico di ombre che s'incanalano negli avvallamenti del volto consunto, entro i cavi di un fusto lungo, scheletrico, come arso dal sole rovente del deserto. (vol. X, parte III, p. 82)
*Tra il 1581 e il 1583, il Vittoria attese alla pala d'altare in bronzo per [[Johannes Defuk|Giovanni Fugger]], ora nella raccolta del Dott. Preston S. Satterwithe a New York. Vi rappresentò l'''Annunciazione'', certo ispirandosi alla pittura di [[Tiziano Vecellio|Tiziano]] nella [[Chiesa di San Salvador|chiesa del Salvatore]] a Venezia. Comporre una pala a rilievo sulle tracce di una pala dipinta è certo tentativo di gusto discutibile, fortunatamente non ripetuto altrove dal Vittoria, ma bisogna riconoscere che l'effetto di luce ottenuto dallo scultore rivela una sorprendente sensibilità pittorica, un'arte ricca di ogni accorgimento nel lavorar le superfici, ora sgusciandole come il velo della Vergine, ora sfaccettandole come il manto dell'angiolo, sempre acuendo le nervature delle pieghe, affilando e spezzando gli spigoli per ottenerne rifrazione di luci, scintillìo. (vol. X, parte III, p. 116)
*Il giovane principe [[Francesco I de' Medici|Francesco de' Medici]], che a Firenze divien protettore del [[Giambologna]], è ritratto, nel busto del palazzo Uguccioni, in armi, fasciato dal manto abbondante. Ha gli occhi grandi, bovini, coperti come da un velo; la barba e i capelli a piccoli ricci, la decorazione del busto ingrossata a sinistra, fuor del suo naturale equilibrio. Lo scultore che in Toscana arriva al metro perfetto, ai canoni grammaticali, si trova fuor di misura imponendo il busto del suo mecenate sul plinto marmoreo. Si potrà ammirare la cura nel render la cute giovanile, quasi luminosa, del Principe, e l'ombra delle sopracciglia trasparenti; ma si nota, nei ricciolini delle chiome e della barba, un certo artificio; troppa regolarità nella gorgiera, troppo spessore nel manto sul busto arcuato. (vol. X, parte III, p. 697)
*All'Annunziata<ref>Il Giambologna fu sepolto nella cappella della Madonna del Soccorso della basilica della Santissima Annunziata di Firenze.</ref> dorme {{NDR|il Giambologna}} l'artista glorioso che trovò a Firenze misure, canoni, ordinamenti, grammatica. Egli fiammingo vi portò un po' di realismo grezzo, quale si mostra nell'aquila e nel tacchino. Liberatosi da quel realismo, cadde nell'Accademia fiorentina, cioè nelle regole e nei canoni, senza tuttavia abbandonare del tutto la primitiva vivacità; ed appunto questo residuo di realismo anche nelle opere tarde lo rende migliore di altri manieristi alla fine del Cinquecento. Le misure e i canoni nel secolo XVI furon dati dai Fiorentini al mondo: gli stranieri, dal Dürer a Giambologna, al Rubens, non hanno fatto che riceverli. Il Giambologna, pur ricevendoli, ebbe libere uscite, non essendo il manierismo uno stile, ed ebbe anche incoerenze, contrasti stilistici, come ad esempio tra il ''Nettuno'' della fontana di Bologna e le ''Sirene'' della base. Tuttavia il Fiammingo, al declinare del Cinquecento, anche tra i moduli dell'aulica forma, anche nell'algore accademico, trova, per le linee delle figure, ritmo, eleganza, nobiltà; per le masse equilibrio e slancio, togliendo peso, con l'accelerato movimento, alle forme giganti. (vol. X, parte III, pp. 788-791)
*Arrivato a Firenze, quando l'[[Bartolomeo Ammannati|{{sic|Ammanati}}]], nella ninfa della fontana di piazza, dava gran saggio di sé, Giambologna non ebbe suo il campo nella scultura, ma presto, salutato dal Granduca {{NDR|Francesco I de' Medici}} principe degli scultori, si innalzò anche sopra il vecchio Ammanati ormai rattristato e indebolito da pregiudizi religiosi. Egli continuò sempre col suo gran passo, ginnasta dell'arte, seguito da una folla di scolari, che parevano prepararsi a ludi olimpici col loro maestro; ma al pari di lui, fors'anche più di lui, nello scolpire i grandi blocchi di marmo, si mostrarono accademici, mentre nelle crete, nei bronzi, segnavano il trionfo dello stile pittorico spuntato dal manierismo. E con lo stile pittorico si prepara l'avvento al [[barocco]]. (vol. X, parte III, p. 791)
====''L'architettura del Cinquecento''====
=====Parte I=====
*Lo scultore [[Lorenzo Lotti|Lorenzetto]] fu ligio a [[Raffaello Sanzio|Raffaello]], non solo con le sue opere di scalpello, ma anche nelle architetture, e, come operò sui disegni del maestro a palazzo Vidoni, così si studiò, di seguire i suoi esempi costruendo il palazzo del Bufalo o della Valle. Oggi la facciata, anche per le manomissioni successive, non ci dà forse, se non nel centro, un gradevole effetto con le tre finestre più raccolte del primo piano, le tre distanziate del secondo, le tre del terzo, più semplici e brevi. È un'armonia che si disperde nell'estensione del prospetto, che non può darci troppa buona idea della bravura architettonica del maestro, con la monotonia di quei suoi lunghi filari di finestre. (vol. XI, parte I, p. 332)
*Il [[Sebastiano Serlio|Serlio]] ci rappresenta l'arte nostra {{NDR|l'archiettura}}, che, giunta a grande fioritura, trova regole, norme, che la Rinascita rende universali. L'architetto bolognese vide Roma negli aurei giorni dell'architettura, lavorò a Venezia, ove [[Jacopo Sansovino]] foggiava un nuovo stile, e dimorò in Francia, studiando i differenti costumi dell'edificare, riuscendo a raccogliere gran copia di osservazioni e di elementi per il suo prontuario architettonico. Tutta la vita del buono e dell'umile pedagogo fu quella di raccoglitore e di seminatore. (vol. XI, parte I, p. 468)
*[[Andrea Marchesi (architetto)|Andrea Marchesi]] da Formigine s'ingegnava nell'arte dell'architetto non sua propria. Molti falegnami passarono all'architettura specie nel '400, ma Andrea Marchesi vi trapassò a fatica, perdendo alquanto della sua gran valentia di decoratore. Essa si manifesta nel fregio della porta {{NDR|del [[Collegio di Spagna]] di Bologna}}, degna d'un antico, ma la forza, il chiaroscuro di quei girali, vien meno. L'intagliatore non poteva conservare il suo aspetto occupando spazi che l'architetto avrebbe dovuto riservare a sé, senza riempirli d'ornamenti, senza fiorirli. La subordinazione dell'ornato veniva a mancare collegandosi, con l'ornamentista, il dominatore architetto. (vol. XI, parte I, p. 800)
*[...] l'equilibrio, il ritmo voluto dall'architettura di questo tempo non è sempre sentito da Andrea da Formigine, che, nel palazzo Scarselli, a destra, fece un pilastrone scanalato non corrispondente con l'altro a sinistra. In tutto si vede che l'intagliatore ingegnoso, ora per le sue architetture s'ispira a Venezia, ora a Milano, talvolta cerca forme antiquate, tal altra si studia di fare il nuovo. Poco fondato, egli si prova a fare quanto può, contento d'ornare, di fiorire d'intagli i palazzi sorti su suo disegno. Più che l'armonia del corpo egli vede la veste adorna. (vol. XI, parte I, pp. 801-802)
*Si assegna [...] al [[Giovanni Francesco Mormando|{{sic|Mormanno}}]] la più bella facciata di palazzo napoletano, quella del palazzo di Capua, ora Marigliano, in S. Biagio dei Librai. La facciata subì alterazioni diverse, ma, nell'insieme, come dice giustamente il Pane, «manifesta la impeccabilità di una pura equazione geometrica, come quella che è dato riscontrare nelle opere migliori del Rinascimento». Purtroppo i restauri hanno lasciato solo intravvedere qualche traccia del {{sic|Mormando}} in quello stesso palazzo e nell'altro dei duchi di Vietri, poi Corigliano. (vol. XI, parte I, pp. 954-956)
*In Santa Maria della Stella alle Paparelle, edificata, per voto e con danaro proprio, dal {{sic|Mormando}}, si può vedere qualche reminiscenza bramantesca nella facciata con pilastri corinzi, scanalati sino a due terzi d'altezza, [...]. (vol. XI, parte I, p. 956)
=====Parte II=====
*[[Michelangelo Buonarroti|Michelangelo]] porta nell'architettura l'ideale di massa in movimento, come espressione di energia eroica. Dove è statica della coordinazione [[bramante]]sca, succede movimento; la coordinazione si trasforma in una più stretta unità, in subordinazione all'unità. Gli elementi si fanno più grossi o restan più grezzi, per presentarsi come massa, anziché come linea. (vol. XI, parte II, p. 1)
*La [[Cupola di San Pietro|cupola]], che Michelangelo elevò nel cielo di Roma sulla chiesa madre della Cristianità, nel cuore della città papale, come gigantesca tiara, tiene delle progettate cupole albertiane la voce sonora, della cupola di Santa Maria del Fiore l'ascensione trionfale; ma questi effetti nascono, non dai rapporti numerici dell'Alberti, non dalla {{sic|leggiera}} trama del Brunellesco, bensì da vigorosi contrasti di masse e di chiaroscuro, da vicenda di slanci e di freni, dalla lotta, che è in ogni forma creata dalle appassionate mani di Michelangelo. (vol. XI, parte II, p. 118)
*Espressione magnifica di Roma monumentale, la grandiosa cupola {{NDR|di san Pietro}} ha le membra possenti, le violente energie delle statue michelangiolesche. La sua mole, che di lontano trova riposo nella maestà delle ampie curve ascendenti, è il sogno della fantasia di Michelangelo verso la grandezza divenuto realtà. (vol. XI, parte II, pp. 118-121)
*Non l'interrotto monumento di Giulio II o la mutilata montagna marmorea di San Pietro in Vincoli, ma questa cupola {{NDR|della basilica di San Pietro}}, massima espressione di una forma prediletta e tipica dell'architettura nostra, legame fra l'Italia e l'Oriente, traduce la sete di grandezza dello scultore {{NDR|Michelangelo}}, che aveva divisato di trasformare una montagna in gigante, di martellarne il corpo nelle rocce, ergerne il capo nella regione delle nubi. (vol. XI, parte II, p. 122)
*[[Flaminio Ponzio]] aiutò e continuò l'opera di Martino Longhi in palazzo Borghese, e noi crediamo di riconoscere il suo intervento, anziché nella facciata verso via Fontanella di Borghese, che ci sembra propria del Longhi per la sua divisione a specchi, nell'altra, più vasta e magnifica, verso piazza Borghese, libera da lesene divisorie e arricchita da un grande scudo a foggia di cartella barocca, che s'aggrappa al timpano dell'edicola sovrastante il balcone e a quello della porta-finestra, animando col suo capriccio tutta la facciata e distruggendo l'impressione di vacuità, d'inconsistenza, che l'edicola desta nel prospetto verso via di Fontanella Borghese. Anche la bellissima lenta scalinata a gradi poligonali, che si stende a conchiglia rovescia davanti alla porta, e il cancello, tutto proprio di Flaminio Ponzio nella grazia esile e fiorita dei suoi motivi ornamentali, concorrono all'accentramento dell'effetto decorativo nell'asse mediano della facciata. (vol. XI, parte II, pp. 876-878)
*[[Domenico Fontana]] è l'architetto che lavora una facciata di chiesa come il rettilineo d'una strada, e, quando fosse vissuto in tempi moderni, come le rotaie d'una ferrovia. È un tecnico d'alto valore: innalza obelischi sulle piazze di Roma, trasporta la cappella del Presepe sotto il pavimento della cappella Sistina a Santa Maria Maggiore; distrugge, impetuoso vandalo, antichità pagane e cristiane, sempre benedetto da [[Papa Sisto V|Sisto V pontefice]]. (vol. XI, parte II, pp. 916-917)
*Purtroppo l'attività edilizia di Sisto V andò a scapito di augusti monumenti; e il Fontana ne fu l'esecutore inflessibile. Rovinò i resti delle [[terme di Diocleziano]], che impedivano la costruzione di [[Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri|Santa Maria degli Angeli]]; restaurò [[Basilica di Santa Sabina|Santa Sabina]], rimovendo gli antichi amboni, cancellando primitive pitture, demolendo i rivestimenti marmorei della tribuna; distrusse il [[Settizonio]]; e poco mancò che il [[Colosseo]] fosse da lui trasformato in lanificio, con logge per i tessitori, botteghe per le vendite. La morte del barbaro Pontefice sospese l'opera iniziata dal barbarico architetto, che già incominciava a spianare il suolo intorno al Colosseo, come racconta il [[Francesco Milizia|Milizia]]. Il costruttore, ch'ebbe più grandezza di spazio che grandezza d'arte, che ci dette più quantità che non qualità di lavoro, ci rimane quindi in aspetto di impresario, tenace come il Pontefice che lo protesse, rapido, forte d'intelletto, non d'arte. (vol. XI, parte II, p. 931)
*[[Pirro Ligorio]], a [[piazza Navona]], costruendo il [[Palazzo De Torres - Lancellotti|palazzo di Ferdinando Torres di Granata, ora Lancellotti]], si mostra contenuto nella facciata, che al pianterreno ha il bugnato un po' aggettato, e, nei piani superiori, semplicemente inscritto, ben ripartito, come a quadrelli in pavimento, regolarissimi, tranne verso la catena agli spigoli, ove essi perdono il moto uguale, e par s'allunghino a cercare connessione. Tende a monotonia, anche nel disegnare l'interno, l'architetto composto, ordinato, uguale. Ma il casino di Pio IV nei [[Giardini Vaticani]] fugge da questo silenzio: lavorano i fontanieri a rivestir di musaici all'antica pilastri e basamenti; ritornali gli efebi, le ninfe; escon le driadi dai boschi per vivere tra le ghirlande, i nastri, i festoni. Le grottesche romane antiche, quelle timide di [[Giovanni da Udine]], riprendon corpo, si addensano sulle pareti, si rilevano dalle riquadrature, tra un brulichio di girali, di campane di frutta, di vasi, di stemmi, di ghirlande. l'antiquario squaderna le sue note, riversa il sacco delle sue ricerche sulle pareti, sui suoi frammenti, veri o falsi, abbiano un nesso o no tra loro; e così figure, rilievi, ornati, fanno insieme una rievocazione dall'antico. (vol. XI, parte II, pp. 980-982)
*Più viva, per lo zampillar delle acque correnti, sonanti, per il moto delle fabbriche, sarà la [[Villa d'Este (Tivoli)|villa di Tivoli]], costruita dal cardinale [[Ippolito d'Este (1509-1572)|Ippolito II d'Este]] per cercarvi riposo, dopo le ire destate come cardinale protettore della corona di Francia. Uomo del Rinascimento, chiede alla villa tiburtina la pace, tra le grotte popolate di statue scavate in sua presenza a [[Villa Adriana]]. Pirro Ligorio vi profonde la sua vivace, ardente, napoletana fantasia; innalza a corona dei giardini il suo palazzo, cui s'accede come a trono eccelso, per ampie scalinate, da arcata ad arcata. Gli ornamenti che dovevano annidarsi sulla facciata del palazzo restarono nella mente di Pirro Ligorio, ma egli non dimenticò di farli eseguire sui padiglioni, sulle mostre delle fontane. Tutto è condotto rapidamente, come abbozzato, quasi che la finitezza fosse superflua in tutta quella festa della natura, in tutto quel rigoglio di verde, in quella musica delle acque, che [[Annibale Caro|Annibal Caro]] ci ricordò nella sua aurea prosa. (vol. XI, parte II, p. 988)
=====Parte III=====
*Certo {{NDR|[[Palazzo Corner della Ca' Granda]]}} è colossale, più di quanto si sia mai veduto sulla mobile superficie delle acque del Canal Grande, trionfante nella sua classicità, nella massiccia potenza delle colonne abbinate, ioniche al primo piano, corinzie al secondo, reggenti le arcate cariche di trofei. Quelle arcatelle son leggiere per la elefantina potenza delle colonne, e i due piani sembrano, a causa di esse, un pondo troppo forte per il basamento rustico del palazzo. (vol. XI, parte III, p. 124)
*[...] auspice il doge Andrea Gritti, Jacopo Sansovino aveva disegnata la costruzione {{NDR|della chiesa veneziana di San Francesco della Vigna}} sin dal 1534. Ma il disegno sofferse riduzioni e mutamenti per le filosofiche elucubrazioni del Padre [[Francesco Zorzi|Francesco {{sic|Georgi}}]], che, con le teoriche di Platone alla mano, con la cabala medioevale del tre «numero primo et divino» e con i suoi multipli, aveva l'audacia di riformare il progetto in corso d'effettuazione. E peggio, la sicurezza del frate dell'Ordine confuse il Sansovino, Tiziano, Fortunato Spira viterbese, il Serlio, che ne firmarono la relazione rinnovatrice dell'edificio chiesastico, a norma di rapporti e di dimensioni ad esso applicate, per ottenere «un'armonia consonantissima». (vol. XI, parte III, pp. 125-126)
*[...] [[Chiesa di San Francesco della Vigna|San Francesco della Vigna]] mostra nell'interno le chiare proporzioni di Jacopo {{NDR|Sansovino}}, non la sua vivezza cromatica, forse per l'adesione ai principî del frate censore {{NDR|Francesco Zorzi}}. Vi è un gran predominio di vuoti nella povertà francescana della chiesa; le lesene di pietra grigia, come tutte le cornici, sono piatte; ma un senso di pace, di equilibrio, nasce dall'armoniosa larghezza d'archi delle cappelle. Ancora l'eco toscana del Brunellesco s'avverte nella serie di sovrapposte lesene, tradotta in ampiezza cinquecentesca e in tranquilla maestà di linea nel giro fra cappella e cappella finché nella crociera le volte par s'innalzino a volo. (vol. XI, parte III, pp. 126-127)
*Il rapporto del [[tempio malatestiano]] di Rimini con la facciata di [[Chiesa di Santa Maria in Organo|Santa Maria in Organo]] è forse semplicemente casuale, ma ci mostra come [[Leon Battista Alberti]], suscitatore di masse nell'architettura, abbia fraternità di spirito con [[Michele Sanmicheli]], che, ad un tempo, tra le membrature battute sull'incudine, insinua finezze, delicatezze, fiori che le addolciscono, sorrisi che illuminano le forme giganti, luci e ombre che ne esaltano la vita. E come nell'architettura militare, per le sue fortificazioni di Verona, di Venezia, di Brescia, di Bergamo, di Peschiera, in Dalmazia, in Creta, in Candia, ecc., si ispira a [[Francesco di Giorgio Martini]], par che ne erediti l'infrangibile misura, la precisione del numero, il geometrico rigore.
===Citazioni sulla ''Storia dell'arte italiana''===
*Essa è considerata da alcuni come una vera e propria rivoluzione culturale, che attraverso scoperte e rivalutazioni e accostamenti di civiltà pittoriche diverse – dal mosaico alto-medievale al disegno, alla pittura rinascimentale, al manierismo – ha dato un nuovo profilo ai criteri del gusto in Italia. ([[Dizionario universale della letteratura contemporanea]])
*Non v'è nulla che egli non ricordi. Confronta a mente opere fra le più lontane, come se le avesse dinanzi contemporaneamente e vi leggesse i più minuti particolari. Egli è in ciò il tipico conoscitore per innata facoltà inimitabile. Nessuno che non abbia il suo sguardo e la possibilità di ricordare in modo così preciso tutto ciò che ha visto potrà giungere mai a fare l'opera colossale di revisione di tutte le attribuzioni come l'ha fatta Adolfo Venturi. Quando si pensa a ciò che era la storia dell'arte prima di lui, in cui a pochi grandi e celebri nomi si attribuiva tutta l'accozzaglia delle opere allora anonime ci si accorge degli infiniti benefìci che la ''Storia dell'Arte italiana'' ha portato nel campo dell'indagine costruendo il quadro con le grandi figure in primo piano e via via nei piani successivi le figure minori. I grandi ne hanno avuto, sfrondate le opere indegne di loro, maggior luce ed i minori hanno trovato il loro luogo. ([[Roberto Papini]])
*Per noi discepoli che abbiamo {{sic|seguìto}} passo per passo l'opera appassionata del maestro, il fatto che Adolfo Venturi sia giunto a favellare coi grandi pittori del Cinquecento ha un valore sentimentale. È come se i muratori e i manovali vedessero finalmente l'architetto disegnare il coronamento dell'edificio a cui hanno portato calce, rena e mattoni. Tutta la storia dell'arte italiana di Adolfo Venturi doveva infatti culminare nella visione del pieno [[Rinascimento]]. [[Barocco]] e [[Rococò|barocchetto]] saranno lasciati a chi li vorrà e li potrà studiare, quando i tempi saran maturi e la preparazione documentaria compiuta. ([[Roberto Papini]])
==[[Incipit]] di alcune opere==
===''La Madonna''===
Tredici secoli prima che Raffaello rappresentasse la Madonna della Seggiola come una bella nutrice tutta amore per il pargolo che gira attorno gli occhi di falco, un pittore cristiano nelle catacombe di Priscilla rappresentava in simil modo una matrona con la creaturina ignuda che le si aggrappa al seno e volgesi ratta, guardando coi grandi occhi dietro a sé, quasi per mettersi a difesa del nutrimento; e la madre ripiega soave il capo, e circonda il nato suo con le braccia protettrici.
===''Luca Signorelli, interprete di Dante''===
L'arte di [[Luca Signorelli]], più di ogni altra nel Quattrocento, evoca lo spirito dantesco, per la energia delle sue forme sfaccettate, il ''pathos'' che scaturisce dalle composizioni grandiose, dalle repentine luci, dai movimenti di schianto arrestati.
===''Piero della Francesca''===
Oggi la critica storica ha compreso la definizione che Fra' Luca Pacioli dette di [[Piero della Francesca|Piero]]: «monarca della Pittura a' suoi dì», segnalando il grande influsso del pittore di Borgo su tutta l'arte italiana dell'Emilia e del Veneto, della Toscana meridionale, come dell'Umbria, delle Marche e delle Romagne, dalla corte degli Estensi alla bottega di Giambellino, dalla turrita Cortona alla reggia di Federico da Montefeltro, dal tempio malatestiano alla cittadella forlivese degli Sforza e al santuario di Loreto. E dai quei luoghi si estese la riforma pierfrancescana su Roma e Viterbo, su Napoli e Messina, dal palazzo vaticano alla cappella Mazzatosta, dagli anonimi affreschi di Monteoliveto in Napoli alla pittura rinnovatrice di Antonello. Ma il grande maestro ha lasciato indelebili profonde tracce dell'arte sua, non ricordi di vita.
==Citazioni su Adolfo Venturi==
*Come le [[Opera d'arte|opere d'arte]] debbono essere guardate? Qui entrano in campo le facoltà più schiette di Adolfo Venturi. Egli non s'è mai contentato delle attribuzioni già fatte; una per una, su migliaia di opere, le ha tutte volute rivedere, sottoporre al tormento d'una analisi minuta e precisa; analisi prima di tutto dei caratteri materiali delle opere: i modi del disegno, il ricorrere di tratti abituali e tipici di ciascun artista, i modi di comporre, di colorire, di scolpire, le pieghe del panneggio, i formati delle figure, il metodo dell'architettare; analisi poi di ciò che è più sensibile e sfuggente alla critica, dall'interpretazione del soggetto allo spirito delle opere. a quel tanto di imponderabile che rivela l'opera d'un maestro a primo acchito e la distingue da quella d'un altro o degli imitatori. [[Roberto Papini]]
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Francesca Marini (a cura di), ''Caravaggio'', 1ª ed., introduzione di [[Renato Guttuso]], Rizzoli/Skira, Milano, 2003. ISBN 8817008087
*Adolfo Venturi, ''[https://archive.org/details/lamadonnasvolgim00vent La Madonna]'', Ulrico Hoepli, Milano, 1900.
*Adolfo Venturi, ''[https://archive.org/details/venturileonardolasuascuola/mode/1up/ Leonardo e la sua scuola]'', Istituto Geografico De Agostini, Novara, 1942.
*Adolfo Venturi, ''[https://archive.org/details/lvcasignorelliin00vent Luca Signorelli, interprete di Dante]'', Felice Le Monnier, Firenze, 1921.
*Adolfo Venturi, ''[https://archive.org/details/pierodellafrance00vent_0 Piero della Francesca]'', presso Giorgio & Piero Alinari, Firenze, 1921.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit01vent/page/n6/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. I, ''Dai primordi dell'arte cristiana al tempo di Giustiniano''], Ulrico Hoepli, Milano, 1901.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit02vent/page/n6/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. II, ''Dall'arte barbarica alla romanica''], Ulrico Hoepli, Milano, 1902.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit03vent/page/n6/mode/1up/ ''Storia dell'arte italiana'', vol. III, ''L'arte romanica''], Ulrico Hoepli, Milano, 1904.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit04vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. IV, ''La scultura del Trecento e le sue origini''], Ulrico Hoepli, Milano, 1906.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit05vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. V, ''La pittura del Trecento e le sue origini''], Ulrico Hoepli, Milano, 1907.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit06vent/page/n6/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. VI, ''La scultura del Quattrocento''], Ulrico Hoepli, Milano, 1908.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit71vent/page/n6/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. VII, ''La pittura del Quattrocento'', parte I], Ulrico Hoepli, Milano, 1911.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit72vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. VII, ''La pittura del Quattrocento'', parte II], Ulrico Hoepli, Milano, 1913.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit73vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. VII, ''La pittura del Quattrocento'', parte III], Ulrico Hoepli, Milano, 1914.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit74vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. VII, ''La pittura del Quattrocento'', parte IV], Ulrico Hoepli, Milano, 1915.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit81vent_0/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. VIII, ''L'architettura del Quattrocento'', parte I], Ulrico Hoepli, Milano, 1923.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit82vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. VIII, ''L'architettura del Quattrocento'', parte II], Ulrico Hoepli, Milano, 1924.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit91vent/page/n9/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. IX, ''La pittura del Cinquecento'', parte I], Ulrico Hoepli, Milano, 1925.
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*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit93vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. IX, ''La pittura del Cinquecento'', parte III], Ulrico Hoepli, Milano, 1928.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit94vent/page/n6/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. IX, ''La pittura del Cinquecento'', parte IV], Ulrico Hoepli, Milano, 1929.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit95vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. IX, ''La pittura del Cinquecento'', parte V], Ulrico Hoepli, Milano, 1932.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit96vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. IX, ''La pittura del Cinquecento'', parte VI], Ulrico Hoepli, Milano, 1933.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit97vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. IX, ''La pittura del Cinquecento'', parte VII], Ulrico Hoepli, Milano, 1934.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit101vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. X, ''La scultura del Cinquecento'', parte I], Ulrico Hoepli, Milano, 1935.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit102vent/page/n6/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. X, ''La scultura del Cinquecento'', parte II], Ulrico Hoepli, Milano, 1936.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit103vent/page/n10/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. X, ''La scultura del Cinquecento'', parte III], Ulrico Hoepli, Milano, 1937.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit111vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. XI, ''L'architettura del Cinquecento'', parte I], Ulrico Hoepli, Milano, 1938.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit112vent/page/n10/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. XI, ''L'architettura del Cinquecento'', parte II], Ulrico Hoepli, Milano, 1939.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit113vent/page/n4/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. XI, ''L'architettura del Cinquecento'', parte III], Ulrico Hoepli, Milano, 1940.
==Altri progetti==
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[[Categoria:Storici dell'arte italiani]]
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[[File:Adolfo Venturi.jpg|thumb|Adolfo Venturi]]
'''Adolfo Venturi''' (1856 – 1941), storico dell'arte e accademico italiano.
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==Citazioni di Adolfo Venturi==
*{{NDR|[[Michelangelo Merisi da Caravaggio]]}} ...cancella il valore disegnativo dato alla forma dai fiorentini, rifugge dai partiti decorativi, semplifica la visione degli oggetti per mezzo di un taglio, nitido, notturno, tra luce e ombra; approfondisce e semplifica la composizione. Dalle opere giovanili, composte ad armonia di chiari colori, sotto luci bionde e velari leggieri di ombre trasparenti, alle ultime, cupe e notturne, schiarate da luci crude e costrette, l'arte del Caravaggio sempre più afferma i suoi principi fondamentali plastico-luminosi, che fanno di lui il precursore dei massimi geni del Seicento europeo: da Franz Hals e Rembrandt, al primitivo Velàzquez.<ref>Da ''Disegno storico dell'arte italiana'', 1924; citato in {{Cita|Caravaggio|pag. 186|Francesca Marini, 2003|harv=s}}</ref>
*E benedetta sia quella [[fotografia]] che nella pittura e nel ritratto in ispecie, ci libera dalla produzione di tanti imbianchini, e tanto più preziosa fa divenire la grande arte, per la rarità del suo uso.<ref>Da un'intervista rilasciata ad [[Anton Giulio Bragaglia]]; citato in Ando Gilardi, ''Creatività e informazione fotografica'', in ''Storia dell'arte italiana'', Einaudi, Torino, 1982, vol. 9, tomo II, p. 567.</ref>
==''Leonardo e la sua scuola''==
*Tra gli scolari più antichi di Leonardo, [[Marco d'Oggiono]] (n. 1407?–1530), tendente al manierismo di lusso e di gran pratica, ripete, in modo pedestre, costantemente, le opere del maestro, le traduce nei proprii forti contrasti di chiaroscuro e nel proprio intenso colore. Il suo momento massimo è rappresentato dal "Salvator Mundi" della Galleria Borghese e dalla "Madonna allattante" del Museo del Louvre: opere con diligenza condotte, con i capelli delle figure lumeggiati uno ad uno, le sottili pieghe delle vesti color di rubino. La modellatura non manca di finezza, ma le teste son compresse, le mani gonfie, gli occhi sporgenti dall'orbita. (p. XXXII)
*Marco {{NDR|d'Oggiono}} dipinse [[Pala dei tre arcangeli|i tre Arcangeli]] nella Galleria di Brera, facendo del vinciano Gabriele un vezzoso manichino; di Michele una macchinosa figura che oscura il cielo con le enormi ali distese e gli sbuffi tondeggianti del mantello; di Raffaele una grassa donzella imbarazzata nel sacco di pieghe delle vestimenta. Tra Gabriele e Raffaele è piombato Lucifero con la liscia testa di porcellana, le braccia sottili, le mani piccolette, le scure piante artigliate. L'artista già cade nella più uggiosa maniera, dimentico di proporzioni, di rapporti tra le figure e il paese, legnoso nelle figure memori del linearismo convenzionale del Civerchio<ref>Vincenzo Civerchio (1470 circa – 1544), pittore italiano.</ref>, cupreo nell'effetto di colore. (p. XXXII)
*Nella tarda "Assunzione" {{NDR|di Marco d'Oggiono}} della Galleria di Brera in Milano, gli Apostoli, che in terra si agitano per mirare l'Assunta in cielo, tra corone di nubi e di cherubini, non hanno più posto per muoversi; si attaccano, si accatastano, mentre i cherubini che attornian Maria con le ciocche della chioma al vento, con le gonfie vesti fasciate, volano, nuotano, cadono all'ingiù, perdon l'equilibrio. Tutto è sgangherato, tutto è come strappato a viva forza, per il grido dell'enfasi, per il tumulto degli elementi. Spentasi davanti agli occhi di Marco d'Oggiono la luce accesa dal maestro, egli s'irretì sempre più. Incapace di vedere un paese nella sua linea d'insieme, si contentò di far tutto di convenzione: paesaggio, figura umana, panneggio; cercò l'effetto nell'enfasi del gesto, nel turbinio barocco delle lucide pieghe, nell'accesa tonalità dei colori; parve anticipare i giorni del manierismo romano, senza pur possedere la virtuosità, la forza, propria ai maggiori seguaci di Raffaello e di Michelangelo. (p. XXXII)
==''Storia dell'arte italiana''==
===[[Incipit]]===
La religione del {{sic|Nazzareno}} arrivò dall'Oriente a Roma imperiale, ancora rigida nelle sue forme, avvolta nel mistero dell'infinito, tremante di ritrarre la immagine del Sommo Dio, e paurosa di rendere con forme d'arte i propri fasti.<br>La civiltà greco-romana, trasformata dalla religione cristiana, trasformò questa a sua volta, e la fece erede dell'arte antica, dandole forme esteriori, una costituzione che si fondò su quella dell'Impero e l'ellenico elevatissimo sentimento del destino umano. Mentre il cristianesimo si diffondeva nel mondo greco-romano, la filosofia giunse ad una nuova concezione del divino, che si approssimava singolarmente a quella dei cristiani; i pensatori adoravano il Dio a cui avevano innalzato un altare nel cuore; Dio che, non avendo alcuna forma concreta, poteva essere rappresentato solo per mezzo di simboli e di allegorie, così come lo rappresentavano i cristiani.<br>Il simbolismo primitivo de' cristiani è quindi della maggiore semplicità; l'arte teme di esprimersi in modo chiaro, e raccoglie anche dalla Giudea segni ideografici, antichissimi geroglifici che graffisce sulle tombe. <!--(Vol. 1 ''Dai primordi dell'arte cristiana al tempo di Giustiniano'', cap. 1)-->
===Citazioni===
====''Dai primordi dell'arte cristiana al tempo di Giustiniano''====
*Quando i primitivi cristiani ricorsero all'arte classica, chiesero forme molto semplici: erano perseguitati ed oppressi, e non conveniva loro la magnificenza dell'arte per i ritrovi sotterranei. Al lume delle lucerne e delle faci, nelle necropoli, bastava alle anime pie di vedere abbozzati quegli elementari simboli che s'incontravano dall'Italia alle rive del Nilo e alle vallate della Siria, come in tutte le città cristiane dei morti. Erano le parole della nuova lingua universale della fede. (vol. I, p. 3)
*Mentre nelle catacombe aleggia la speranza, sulla porta di [[Basilica di Santa Sabina|Santa Sabina]] si afferma la vittoria e il predominio della Chiesa. All'arte simbolica primitiva era succeduta un'arte concreta, sorta sotto l'influsso dello spirito latino e delle tendenze pratiche di Roma, un'arte con intendimenti d'insegnare e di erudire figurando il catechismo sulla porta della casa di Dio. (vol. I, p. 477)
====''Dall'arte barbarica alla romanica''====
*La contesa degl'[[Iconoclastia|iconoclasti]] giovò tuttavia al progresso dell'arte, staccandola da forme rituali, poi che le immagini, considerate quali mezzi d'insegnamento e di decorazione, dovevano conformarsi al sentimento popolare, esprimersi in una favella intesa facilmente da tutti. Certi antichi tipi dovevan divenire ogni giorno più oscuri e misteriosi, più lontani dalla vita a cui la contesa religiosa contribuì a ritornarli. E la decorazione naturalistica che tenne luogo delle sacre immagini, quella di animali d'ogni specie, di rappresentazioni di caccia e di pesca, tanto biasimate da San Nilo scrivendo ad Olimpiodoro, non andò perduta, anzi restò nelle abitudini dell'arte medioevale. (vol. II, pp. 131-132)
*I ''Dialoghi'' di [[Papa Gregorio I|San Gregorio]] sono una raccolta di miracoli e di visioni relative alla vita dei santi, fatta da un uomo di strana e malata sensibilità; ma essi formarono il modello che gli artisti seguiranno fedelmente; il pontefice che prima d'essere consacrato vedeva l'{{sic|angiolo}} sulla mole adrianea<ref>[[Castel Sant'Angelo]], detto anche Mausoleo di Adriano.</ref> riporre nel fodero la spada di fuoco, e che pregò poi per la salute dell'anima di Traiano imperatore, fu uomo preso or dall'entusiasmo, ora dalla disperazione; un veggente della collera di Dio, il profeta che si estolle sui campi della morte. (vol. II, p. 137)
====''L'arte romanica''====
*[[Wiligelmo]] lavorò nella [[Duomo di Modena|cattedrale di Modena]], secondo il [[Celestino Cavedoni|Cavedoni]], nei primi anni del secolo XII [...]. Devonsi a Wiligelmo la porta principale a occidente della chiesa, adorna di figure di profeti entro nicchie e di complicati intrecci di rami con uomini e animali, e le sculture sulla facciata con le prime storie della Genesi. Qui egli è grandioso, ispirato all'antica arte carolingia; scolpisce le figure con forti mandibole, grosse labbra, capelli che hanno l'apparenza di parrucca; gira in tondo le vesti sulle spalle, sul ventre e sulle ginocchia. (vol. III, pp. 102-104)
*Questa piletta {{NDR|del Museo civico di Modena}} non è la sola opera scultoria che ci mostri la differenza dell'arte di [[Niccolò (scultore)|Niccolò]] da quella di Wiligelmo. Fra le altre sculture v'è quella della porta detta della Pescheria, nel duomo di Modena, appartenente al tempo stesso di quella de' Principi. Si è molto discusso sull'età della porta della Pescheria, che pure mostra ad evidenza la mano di Niccolò, cooperatore di Wiligelmo, di lui più giovane e meno arcaico, che non taglia, al pari di lui, le figure con segni angolosi o rettilinei, né dà loro mani smisurate, capelli e barbe a strie sottili, parallele, ondulate, zigomi sporgenti in modo straordinario, occhi spalancati, nasi grossi e lunghi; bensì forma i suoi personaggi con i capelli a ciocche ricciute, i volti larghi e schiacciati, le estremità più proporzionate, le vestimenta più curvilinee e pieghettate nelle orlature. (vol. III, p. 160)
*Sull'archivolto della porta della Pescheria {{NDR|nel duomo di Modena}} sono figurati [[Re Artù|re Arturo]] e altri eroi del ciclo epico bretone, il che fece pensare come i bassorilievi stessi fornissero la prova dell'origine straniera di Wiligelmo (a cui quelli si attribuirono invece che al più giovane e meno arcaico Niccolò), senza pensare che re Arturo nel Nord d'Italia, come nel Settentrione d'Europa, poteva bene essere considerato il tipo del cavaliere cristiano. (vol. III, p. 164)
*L'associazione di Wiligelmo con Niccolò continua a Piacenza, nella [[Duomo di Piacenza|cattedrale]] rifabbricata sull'antico nel 1122 [...].<br>Nella trabeazione della porta laterale della facciata, a sinistra, si osservano le rappresentazioni dell'Annunziazione, della Visitazione, dell'Annunzio ai pastori, dell'Adorazione de' Magi. E qui sono le figure di Wiligelmo, con teste lunghe, grandiose, coperte da una specie di turbante o di corona turrita, con vesti cadenti in fascio all'ingiù; mentre nell'altra trabeazione, dov'e sono espresse le scene della Purificazione, della Fuga in Egitto e della Tentazione di Cristo nel deserto, si rivedono le pieghe raggirate di Niccolò, le teste più tonde e schiacciate, e tutti gli altri caratteri suoi. (vol. III, pp. 174-176)
*Educato, erudito in una forma d'arte ispirata principalmente a quella de' sarcofagi romani, così come s'educarono ed erudirono i più antichi scultori di Provenza e di Borgogna, l'[[Benedetto Antelami|Antelami]] ebbe dagli scultori di Francia una più larga trama per ordirvi le sue figure, i materiali più abbondanti e ricchi dell'arte francese per le sue invenzioni. (vol. III, p. 277)
*Tutt'intorno al [[Battistero di Parma|battistero {{NDR|di Parma}}]] corre una gran fascia o zooforo, con figure mostruose e d'animali: un gufo; due tondi con mezze figure d'uomini con pileo in capo, il bastone in mano e la clamide agganciata sulle spalle; quindi un asino; un busto d'Ercole con la pelle del leone nemeo; due girasoli; un drago con faccia umana, le zampe anteriori di quadrupede, le orecchie grandi, un berretto in capo, le ali, la coda attorcigliata. Seguono una scimmia, un grifone, un viso d'uomo ritratto dal vero, due draghi a testa umana, un centauro che saetta un asino drizzato a brucar le foglie dei rami d'un albero, un altro asino, due cammelli, un elefante con una torre sul dorso, due tori, una folaga sulle acque. (vol. III, p. 308)
*Il battistero di Parma è opera la maggiore e meglio compiuta della scultura romanica del Settentrione. Il poema della redenzione umana si spiega all'esterno dal sacro luogo custodito dagli angioli solenni, che svolgono il rotulo delle promesse divine, e vigilato dai profeti chiaroveggenti, testimoni delle avverate speranze delle genti. (vol. III, p. 312)
*[[Nicola Pisano|{{sic|Niccola}} {{NDR|Pisano}}]] col suo potente ingegno aveva raccolto in sé la forza che erompe dall'antico, la pienezza, la robustezza, il naturalismo sincero; quella forza che quasi due secoli dopo raccolse Jacopo della Quercia nelle sue forme poderose e sane, e quindi Michelangelo ne' suoi atleti. (vol. III, p. 992)
*[[Giovanni Pisano]], che segue amoroso le tracce paterne, è arcaico al confronto, perché non ebbe la forza tutta individuale di Niccola nel frangere le convenzioni, dominare la materia col pensiero, rispecchiare la bellezza antica, penetrare nella verità della vita. (vol. III, p. 1000)
*La vita moderna scaturisce dall'antichità classica nell'opera di {{sic|Niccola}} {{NDR|Pisano}}; del linguaggio greco e latino si giova per dire più correttamente e nobilmente nel dolce stil nuovo; passando sulle rovine dell'arte dei bassi tempi, con le tradizioni cristiane nel cuore, arrivò a toccare il lido di un mondo quasi sconosciuto. (vol. III, p. 1000)
*Non rattenuto da schemi iconografici, sciolto dai vincoli chiesastici, Niccola d'Apulia<ref>Grafia alternativa per Nicola Pisano, richiamante le sue origini.</ref> all'esterno del battistero fece rifiorire le forme italo-greche e romane, mentre stampò costumi e uomini del suo tempo, or mettendo un turbante a un busto aureliano, ora trattando anche per masse le chiome di figure che con i grandi occhi scoppianti fuori dalle orbite guardano innanzi a sé; ora rendendoci tipi di gaudenti, di cortigiani superbi, di uomini di scienza solenni, di vecchi austeri che sembran muovere rampogne, di orientali, di donne rubiconde, ecc.<br>Il mondo di Niccola d'Apulia è lì come sopra un gran ponte gettato tra l'antichità e l'evo moderno. (vol. III, p. 1004)
====''La scultura del Trecento e le sue origini''====
*Ne' personaggi di questa tragedia {{NDR|la '' Strage degl'innocenti'' nel pulpito della chiesa di Sant'Andrea di Pistoia}} si scorgono i corpi allungati, le teste oblunghe, i movimenti contorti; e si manifesta, anche sotto la guida del padre {{NDR|Nicola}}, [[Giovanni Pisano]], nelle mosse brusche a lui naturali, nelle crude e taglienti determinazioni del vero. (vol. IV, p. 3)
*Queste quattro statue {{NDR|nel ciborio della basilica romana di San Paolo fuori le mura}} ci rivelano la grande arte di [[Arnolfo di Cambio|Arnolfo]]: appena nella figura dell'oratore, nel movimento avanzato dell'anca sinistra, si nota una lieve contorsione gotica: in tutto il resto esse sono forti e salde, e la testa naturalistica del vecchio frate, la superba figura dell'oratore, sicuro di sé, ci dicono come le grandi fonti dell'antico e della natura si unissero nell'arte di Arnolfo quali due torrenti nell'alveo di un fiume. (vol. IV, p. 80)
*Compiuto il monumento di Bonifacio VIII in San Pietro, Arnolfo tornò a Firenze a continuar l'opera di Santa Maria del Fiore, e a rinnovare, con la potenza del suo genio, l'arte fiorentina. Ma ben presto, l'8 di marzo 1302, secondo le ricerche del Frey<ref>Karl Frey.</ref>, venne meno il grande scultore e architetto, il maestro caro a Carlo I d'Angiò ed ai romani Pontefici, desiderato dai Perugini quando ancora Giovanni Pisano lavorava alla fonte di Piazza. Morì lasciando un'orma eterna, facendo sorgere come per incanto, in un breve corso d'anni, Santa Croce, Santa Maria del Fiore e il Palazzo Vecchio di Firenze. La scultura iconica ebbe da lui il maggiore sviluppo, l'architettura nuovi fondamenti. (vol. IV, p. 167)
*[[Lorenzo Maitani]] disegnò la facciata del Duomo {{NDR|di Orvieto}}, ancora mancante, e fu il provveditore della sua decorazione. Gli angeli, che egli stesso gettò, per circondarne il gruppo della Vergine col Bambino assisa sotto un padiglione disposto sull'architrave della porta maggiore, hanno tale corrispondenza con il maggior numero delle figure de' bassorilievi, da farci ritenere che una stessa mano abbia eseguito gli uni e gli altri, o almeno che modelli di forme del tutto simili siano stati dati al fonditore e ai marmorari. (vol. IV, p. 323)
*Lorenzo Maitani, nella sua città natale {{NDR|Siena}} e in Firenze nella bottega del grande scultore da Pontedera<ref>Andrea Pisano, nato a Pontedera nel 1290 circa.</ref>, cercò gli esecutori delle sue idee grandiose; e questo spiega come nelle sculture della facciata del Duomo di Orvieto, in quella della Visitazione, ad esempio, la scena sia similissima all'altra della porta in bronzo d'Andrea Pisano. (vol. IV, pp. 325-328)
*Andrea di Cione Arcangnuolo o Arcangio o Arcagnio, detto l'[[Orcagna]], compare per la prima volta nel 1343 tra i pittori fiorentini, e, nove anni dopo, iscritto tra i maestri di pietra e di legname. Pittore, {{sic|musaicista}}, scultore, architetto, poeta, fu esempio della versatilità artistica italiana, personificazione dell'unità delle arti. (vol. IV, p. 637)
*Niuna delle figure {{NDR|del tabernacolo di Orsanmichele}} ha il capo circondato del nimbo o è avvolta da un'aureola, perché già gli uomini raccontavano di avvenimenti sacri come di cose famigliari, e si avvicinava il momento in cui l'arte religiosa rifletterà la vita sociale ne' suoi aspetti. L'Orcagna tolse i simboli, perché sentì di esprimere anche senza di essi, sinceramente, la sua devozione. (vol. IV, p. 640)
*Nel rappresentare {{NDR|nel tabernacolo di Orsanmichele}} una scena solenne, come quella dell<nowiki>'</nowiki>''Assunzione'', {{NDR|l'Orcagna}} ricordò d'essere non solo scultore, ma anche {{sic|musaicista}}, per ottenere gli effetti più vivi e abbaglianti, col fondo di smalto azzurro sparso di stelle. E ricordò d'essere architetto quando quei bassorilievi e quei musaici dispose nel tabernacolo, mirabile per l'armonia delle parti, per la nobilissima eleganza dell'insieme, per la maestà assunta dallo stile gotico. Dalle sue sculture spira un'aria grave, melanconica. Non sembra giusto di figurarci l'Orcagna come uno spirito irrequieto che tenti sempre cose nuove; è piuttosto un maestro laborioso, pratico e sodo. Le sue figure non hanno quella vita degli occhi che spira nelle opere trecentesche; tuttavia la ''Fede'' dalle pupille estasiate, Maria che riceve l'annuncio della fine della vita mortale, gli {{sic|angioli}} presi da incanto che abbassano le ali lungo i pilastri del tabernacolo, mostrano quanto fosse alto nell'Orcagna il sentimento della convenienza religiosa. (vol. IV, p. 662)
====''La pittura del Trecento e le sue origini''====
*Abbiamo veduto così, tra i maestri che dipinsero le tavole del {{sic|Dugento}}<ref>Toscanismo per Duecento.</ref>, il Berlinghieri ligio a forme antiquate, Margaritone disfatto, Giunta grossolano, [[Coppo di Marcovaldo]] imitatore garbato de' Bizantini, Guido da Siena stampatore di Madonne, ecc. Tuttavia dagli uni agli altri le forme si vanno elaborando e digrossando, finché Cimabue irrompe con la sua passione tra gli stanchi fantasmi dell'arte romanica, e sopraggiungono Pietro Cavallini, a ridare romana forza ad Apostoli e Santi, Duccio di {{sic|Boninsegna}}, a coronare le tradizioni bizantine; Giotto a creare il damma sacro, la divina Commedia. (vol. V, pp. 121-122)
*Nel 1291, quando [[Pietro Cavallini]] lavorava i {{sic|musaici}} di Santa Maria in Trastevere, un gran progresso dovette essere avvenuto nella sua maniera, [...]. Non si vedono più figure piatte su fondi d'oro, ma scene aventi rilievo e gareggianti con la pittura, vesti a colori schiariti e svaniti nelle parti avvivate da bianche luci, intensi gradatamente nelle ombre. L'oro, non steso più ne' manti come su lastre metalliche, s'intesse ne' broccati e nelle tele, trae dalle penne del pavone il suo splendore per raggiare nell'ala dell'angiolo dell'''Annunciazione'', filetta i contorni, sparge di moschette o alluciola i panni per mettere all'unisono il fondo con le figure sovrapposte, che sembrano intagliate nelle onici o nelle gemme. (vol. V, pp. 141-143)
*Nonostante le affinità che si devono riconoscere tra i due maestri, [[Cimabue]] è più plastico, poderoso e massiccio, il Cavallini più grandioso e monumentale; Cimabue modella con insistenza le figure, come se dovesse formarle nel bronzo, il Cavallini dà loro slancio potente; Cimabue elabora tipi bizantini rendendoli grifagni, Cavallini è più libero dalla convenzione bizantina e più classico; Cimabue prepara gl'intonachi con una tinta nerastra, il Cavallini di rosso. (vol. V, pp. 201-206)
*L'ultima opera certa di lui, la tavola della ''Natività della Vergine'', nel Museo dell'Opera di Siena, ci mostra come, invecchiando, debole di spirito e di forma, sempre più si accostasse alla vita, vestendo de' costumi del tempo i personaggi, staccandosi dagli esemplari di Duccio<ref>[[Duccio di Buoninsegna]].</ref> e avvicinandosi sempre di più al fratello<ref>[[Ambrogio Lorenzetti]].</ref>. Ma la morte troncò, verso il 1350, i nuovo conati di [[Pietro Lorenzetti]]. Gli ultimi suoi anni sono avvolti nel mistero; e la notizia d'un quadro di lui, esistente nella chiesa di San Francesco ad Avignone, potrebbe generare il sospetto che là si recasse il maestro dopo avvenuta la morte di Simone Martini. (vol. V, p. 678)
*Un ciclo di pitture che ha reso famoso Pietro Lorenzetti è quello della basilica inferiore d'Assisi. Prudentemente il Thode<ref>Thode, ''Franz von Assisi'', Berlin, 1904, pag. 294. {{NDR|(N.d.A., p. 680)}}</ref> notò che si ebbe ragione a toglierle a Puccio Capanna, a Pietro Cavallini e a Giotto, ma che si andò troppo oltre nell'assegnarle a quell'autore e non a' suoi seguaci. (vol. V, p. 680)
*{{NDR|Commentando il ciclo degli affreschi dell'''Allegoria ed effetti del Buono e del Cattivo Governo'' nel Palazzo Pubblico di Siena}} Prima che l'umanesimo richiamasse in onore le divinità pagane rimaste per tutto il medioevo nell'immaginazione popolare, rideste ai primi tepori della civiltà nuova, [[Ambrogio Lorenzetti]] rende loro lo scettro sugli uomini.<br>L<nowiki>'</nowiki>''Estate'' ha il tipo pieno, rubicondo, proprio di Ambrogio, il quale qui fu meno scarso del solito nel segnare i tre quarti del volto della figura, e rapido nel tratto, sciolto, freschissimo. L<nowiki>'</nowiki>''Autunno'' pare un'incisione a due tinte per le bianche lumeggiature sulle carni abbronzate, ora a tratti veloci e ora a masse sulle parti prominenti e più esposte alla luce. C'è modernità in quegli schizzi a colpi, saldezza d'arte progredita, libertà di maestro. Ambrogio Lorenzetti è più nuovo che non nelle opere finite in quegli abbozzi decorativi dove si lascia sorprendere senza la dottorale zimarra che sembra indossare di solito. (vol. V, pp. 709-710)
*[...] più che da Giotto e dai Fiorentini, come si è ritenuto sin qui, Ambrogio attinse da Simone Martini e dal fratello {{NDR|[[Pietro Lorenzetti|Pietro]]}}, come può vedersi nella ''Madonna del latte'' in San Francesco di Siena, dove i contorni del volto di Maria sono crudi, scarsi e manchevoli nello scorcio, le mani hanno dita staccate e aperte, il drappo involgente il Bambino prende curve gotiche. Era naturale che Ambrogio e Pietro, fratelli e talvolta cooperanti, influissero l'uno sull'altro, e che il più giovane {{NDR|Ambrogio}} prendesse qualche abitudine dal fratello maggiore saputo ed esperto. (vol. V, p. 722)
*Recò nuove forze in Toscana, pure attingendovi nobiltà di forma, [[Antonio Veneziano]], succeduto ad Andrea da Firenze come continuatore delle ''Storie di Ranieri'' nel Camposanto di Pisa. Vuolsi scolaro di Taddeo Gaddi, perché le sue forme si attengono ai grandi esemplari di Giotto, ma son più prossime direttamente a queste che non a quelle di Taddeo o di Agnolo Gaddi, più vere, più equilibrate e armoniose, più limpide di colore e più liete. (vol. V, p. 915)
====''La scultura del Quattrocento''====
*[[Jacopo della Quercia]] rappresenta il ritorno verso le forme degli avi etruschi. Per lui rivive, come per un'intima ingenita forza, lo spirito, il sentimento naturalistico dell'antica arte indigena; riede con lui l'amore al forte rilievo, alla pienezza, alla gagliardia che distinse lo stile etrusco nel suo maggiore sviluppo. (vol. VI, p. 67)
*Per ottenere il movimento, [[Nanni di Banco|Nanni {{NDR|di Banco}}]] cadde nel barocco ricercando scuri e profondità di scuri nelle vesti tormentate. Rappresentò l'''Assunzione della Vergine'', con gli angioli reggenti a fatica la mandorla, ove Maria volgesi a stento e allunga con isforzo le braccia per porgere il cinto a Tommaso. Questi, invece di sollevar le braccia per ricevere, par che stenda le palme davanti agli occhi, come per difendersi da luce abbagliante. (vol. VI, p. 209)
*[...] per amor del movimento, Nanni di Banco si provò a risolvere leggi prospettiche, ma in modo che fece dire di lui al Vasari: «fu persona alquanto tardetta». (vol. VI, pp. 210-212)
*{{NDR|Commentando due bassorilievi raffiguranti Giovanni Tornabuoni e sua moglie Francesca Pitti}} In questi bassorilievi il [[Andrea del Verrocchio|Verrocchio]] appare sotto un aspetto nuovo, ribelle alle tradizioni dell'antico, intento a rappresentarci la realtà della vita, la commedia umana. Nella forma lo diremmo un barocco del Quattrocento, se la pesantezza non fosse attenuata dalla ricerca scrupolosa del particolare e della sincerità dell'espressione. (vol. VI, p. 712)
*{{NDR|Commentando il busto di Eleonora d'Aragona di Francesco Laurana}} E un busto fine, purissimo, con gli occhi tagliati come di una mascheretta, con le sopracciglia appena segnate come da un filo, tutto condotto dolcemente; e se non fossero certi colpi di trapano all'angolo delle labbra e nelle nari, parrebbe fatto col fiato; la tunica lasciata scabra dà l'idea di seta crespa, la cuffietta del capo, d'un velo di seta a righe. Il ritratto è il primo d'una serie di busti muliebri ne' quali il [[Francesco Laurana|Laurana]] raggiunge una finezza anche maggiore. (vol. VI, p. 1034-1035)
*[...] le donne del Laurana par che esalino l'anima [...]. (vol. VI, p. 1044)
*Scultore mutevole di maniera, Francesco Laurana dalle forme impetuose dei primi tempi arrivò alle più raffinate, sempre circondando le figure sfarzosamente di ornati nello stile più elegante, mettendole in ambienti trionfali. I seguaci, che molti ebbe in Sicilia e in Francia, scemarono la schiettezza dell'impronta nelle sue opere, ne tolsero determinazione, dignità e purezza; ma, in ogni modo, il Dalmata tiene con onore un posto degnissimo tra i maestri che Venezia madre crebbe a civiltà. (vol. VI, p. 1049-1050)
====''La pittura del Quattrocento''====
=====Parte I=====
*Tra i quadri più antichi di [[Gentile da Fabriano|Gentile]] è il polittico dipinto per la chiesa dei minori Osservanti a Valle Romita, ora in molte parti nella Galleria di Brera a Milano. Il pittore si mostra arcaistico più che in altre opere, rappresentando l'Eterno, nell'''Incoronazione'', come un vegliardo colossale, con alta corona gotica, circondato da cherubini dalle ali cangianti, come biforcate; la Vergine e il Redentore seduti nello spazio sopra raggi e fiamme; [...]. (vol. VII, parte I, p. 190)
*A Firenze, Gentile, l'apparatore magnifico, riversa fiori nelle gotiche cornici, popola di cavalli, di cani, di scimmie, di uccelli la scena dell'''Adorazione dei Magi''. Passano i Re sul fondo, di contrada in contrada, scendono le erte montane, varcano i ponti levatoi de' castelli, seguiti da cortigiani col falco in pugno, da cacciatori col {{sic|guepardo}}. Il più vecchio si prostra, bacia un piede al divin Bambino che gli pone una manina sulla testa calva; e gli altri due Re offrono riverenti i doni chiusi come in gotici reliquiarî. Vesti di broccato e di damasco, cinture gemmate e con caratteri cufici, come ne' vasi ageminati della Persia, bardature e fornimenti d'oro de' cavalli, risplendono in quella scena strabocchevole di ricchezza, dove il pittore fa la ruota, pavone dalle iridiscenti penne occhiute. (vol. VII, parte I, pp. 196-198)
*Rispetto al Fabrianese {{NDR|Gentile da Fabriano}} il [[Pisanello]] sembra un improvvisatore, il quale da ogni cosa che lo circonda, e più che da sé stesso e dai suoi simili, tragga dalla vita degli animali i motivi dell'arte. Cani d'ogni specie, cavalli e muli, scimmie, animali rari e comuni, uccelli visti a volo per le valli o addestrati alla caccia, formano ogni sua delizia. Vero pittore d'animali, ne spia gli istinti ne traduce rapidamente le forme, le abitudini, i moti, ne rende i peli, le piume, le chiazze del colore della pelle, li figura ne' più variati e fuggevoli aspetti; se non gli riesce di sorprenderli di fronte, li persegue a tergo pian piano con la punta d'argento o la penna. (vol. VII, parte I, p. 250)
*{{NDR|Commentando l'affresco ''San Giorgio e la principessa'' nella chiesa di Santa Anastasia a Verona}} Qui veramente il Pisanello mostrò la gran novità dell'arte sua, il talento di attore: non la scena di sangue e di morte, ma il momento d'ansia, il silenzio drammatico dell'ultimo momento d'attesa, che precede la folgore e lo scoscio della tempesta. (vol. VII, parte I, pp. 258-259)
*È probabile che, dalla maturità in poi, applicatosi specialmente ad eseguir medaglie, il Pisanello lasciasse frammentarie le ricerche dei moti dell'espressione e della vita umana. Oltre i disegni d'animali, tengono il primo posto quelli de' ritratti che dovevan servirgli a modellar medaglie. (vol. VII, parte I, p. 263)
*[[Paolo Uccello]] {{NDR|nel ''Diluvio''}} fece ignude gran parte delle sue figure, quasi a meglio mostrare il brivido de' corpi e il gelo delle ossa, in mezzo alla furia degli elementi, sotto il fato che incombe terribile. [...]. Non gli basta disegnare la convulsione dei corpi, ma li fa macerare dalle acque, sbattere dai venti, intirizzire dallo spavento; e da per tutto, nelle acque rigonfie, nel cielo tempestoso, nella furia dell'aria, fa rombare la morte. (vol. VII, parte I, p. 338)
*[...] [[Donatello]] non ispirò Andrea {{NDR|del Castagno}} soltanto nell'ornare alla classica la sala del ''Cenacolo'', ma anche nel drappeggiare i personaggi nelle vesti dalle pieghe con forti addentramenti, nodose e contorte. Con lo studio delle forme nuove nell'architettura e nell'ornamentazione, [[Andrea del Castagno]] associò quello del rilevo e della prospettiva, facendo che tutte le figure del ''Cenacolo'' si veggano dal punto di vista dell'osservatore scorciare dal sotto in su con il pavimento, gli scanni, la mensa e i lacunari del soffitto. E nonostante tutte queste raffinatezze d'arte e di tecnica, serbò la sua fibra campagnuola energica e rude. (vol. VII, parte I, p. 348)
*La luminosità del colorito elegantissimo e puro, appresa da Masolino e dall'Angelico, ammodernata con lo studio della prospettiva aerea, forma il gran merito di [[Domenico Veneziano]], ch'ebbe ad aiuto e cooperatore [[Piero della Francesca]], il maestro che portò a perfezione quella tecnica, quel dolcissimo impasto di colore e di luce. (vol. VII, parte I, p. 359)
*La logica, il senso pratico di cui era dotato [[Filippo Lippi]], ne fa presto un ribelle all'iconografia sacra. Quando dipinse per la moglie di Cosimo de' Medici la tavola della ''Natività'', [...], nell'alto del quadro fece sporgere le due mani dell'Eterno. In antico s'era indicato con una mano sporgente dal cielo l'intervento di Dio Padre; ma Egli non è monco, avrà pensato Fra' Filippo, e dipinse le due mani aperte in atto di protezione. (vol. VII, parte I, p. 364)
*Sin dalle opere prime giunte a noi, il pittore {{NDR|Filippo Lippi}} scuote il gioco iconografico, cerca libertà di forme e d'immagini. Gli insegnamenti del [[Beato Angelico]] si perdono nelle sue figure dalle teste schiacciate e quadre, dal naso corto, dalla bocca larga, dalle mani fanciullesche. Molte di esse par che stiano sospettose in ascolto, e solo si elevano alquanto se entro l'arte del Frate<ref>Filippo Lippi fu frate carmelitano fino al 1461, quando papa Pio II lo dispensò dai voti.</ref> penetra un ricordo dell'Angelico. Allora si illuminano le carni, e la grazia veste i corpi atticciati e ne schiara gli aspetti. (vol. VII, parte I, p. 366)
*{{NDR|Filippo Lippi}} Nel 1450 gli fu tolto il titolo di rettore e commendatario di san Quirico a Legnaia, per non aver pagato un debito e, peggio, per aver fatta una quietanza falsa a fine di provare d'averlo pagato. Ma molto gli fu perdonato perché molto si fece perdonare per le opere sue, [...]. (vol. VII, parte I, p. 374)
*Conquistata la tecnica, il [[Pesellino]] sembra buttarsi a capofitto nel piacere, nel gaudio della vita, nella società più che mai fiorita. Abbellendosi, scaldandosi, rallegrandosi tutto, mirò ad altri maestri, come Paolo Uccello, per imparare a render lo spazio, a rappresentare le delizie del paese, a scorciar corpi per dar vivezza ai moti. (vol. VII, parte 1, pp. 392-393)
*Gentilezza senza preziosità, tenerezza senza sdolcinatura, un certo languore nell'espressione e nella grazia di corpi talvolta toscanamente dinoccolati; raffinatezza di segno, colori eletti e splendenti, chiaroscuro sempre più intenso e profondo: tale è il fiore dell'arte di Francesco Pesellino. (vol. VII, parte I, p. 402)
*{{NDR|Riferendosi ad alcuni quadri conservati nella Pinacoteca di Siena}} [...] in tutto il [[Sassetta]] porta una amorosa cura, una delicatezza di segno, una colorazione delle carni rosate nella luce, verdognole nell'ombra, una dolcezza di effetti nuovi nella pittura senese quattrocentesca. (vol. VII, parte I, p. 492)
*Con l'anima di trecentista, il Sassetta lavorò nel tempo nuovo, dando timide espressioni fanciullesche alle figure spoglie d'ogni grandezza e d'ogni forza. La grande ideal sintesi di Giotto non è più nella rappresentazione della leggenda francescana: le animule figurate del Sassetta vorrebbero vivere nel mondo ultrasensibile. (vol. VII, parte I, p. 494)
*{{NDR|Commentando gli affreschi eseguiti nella Cappella Sistina}} Più d'ogni altra cosa il [[Sandro Botticelli|Botticelli]] cercò di rendere il movimento, e oltre quello dell'azione, l'altro ritmico della composizione, per trovare unità ne' diversi momenti dell'azione stessa, o il collegamento delle diverse azioni successive svoltesi nello stesso campo. Curvando, piegando, inchinando, torcendo trovò nel ''Sacrificio di Cora, Datan e Abiron'' l'unità tragica delle azioni diverse, così come, disegnando poi in un solo foglio un Canto della Divina Commedia, riuscì talora a tener di mira la linea della composizione, l'effetto dell'intero Canto, pur commentando passo passo i versi danteschi. (vol. VII, parte I, pp. 619-622)
*{{NDR|Commentando l'affresco ''Disputa di S. Tommaso'' nella Cappella Carafa della basilica romana di S. Maria sopra Minerva}} In Roma Filippino par che senta il freddo prendere le sue composizioni delicate, e si sforza ad accentuare lineamenti, anche a ingrossarli. Tra i disputanti, parecchi hanno labbra tumide, slargate, {{sic|nari}} vibranti, orecchie carnose curvate, pesanti vestimenta contorte. Filippino cerca di render la carne, l'aggrotta sulla fronte, l'ammonta sulle sopracciglia, la gonfia nelle {{sic|guancie}} dalla linea che parte dalle nari acute, la rigonfia all'estremità delle labbra, l'affloscia e l'imbudella sul collo. Roma imbarocchisce il {{sic|dòlce}}, il timido Filippino. (vol. VII, parte I, pp. 654-656)
*La educazione pittorica di [[Domenico Ghirlandaio]] si può ricercare nell'opera che con tutta probabilità è la prima in cui l'artista si esprima compiutamente, cioè nella cappella di Santa Fina a San Gimignano, ove sembra un continuatore perfezionato, raffinato di [[Benozzo Gozzoli|Benozzo di Lese]]<ref>Benozzo di Lese di Sandro (1420 circa – 1497), più noto con il nome di Benozzo Gozzoli.</ref>. (vol. VII, parte I, p. 716)
*{{NDR|Commentando la pala eseguita dal Ghirlandaio per l'altare maggiore della chiesa di San Giusto alle Mura, detta degli Ingesuati, ora conservata agli Uffizi}} La tavola dimostra sì che il Ghirlandaio è uscito dalla stessa corrente artistica dalla quale uscirono il Botticelli e Filippino Lippi; ma pare che il giovane pittore avesse l'animo aperto al nuovo, e raccogliesse fiori da altri giardini non piantati da Fra' Filippo<ref>Filippo Lippi.</ref>, e specialmente da quelli di Andrea Verrocchio. (vol. VII, parte I, p. 724)
*Più che con gli scarsi dipinti, il Verrocchio insegnò con l'opera di orafo e di scultore; ma anche con la sua tecnica esperienza di pittore dette impulsi verso la perfezione della pittura toscana, usando i nuovi metodi del colorire ad olio, giungendo nella costruzione del nudo a forte solidità e a sicura penetrazione de' muscoli e delle ossa, arrivando a imprimere nei corpi una forza vitale, più che con l'atletica potenza de' {{sic|Pollaiuolo}}<ref>Antonio e Piero del Pollaiolo.</ref>, con la grandezza morale, l'incisiva sobrietà delle linee, l'orgoglio della massa severa. (vol. VII, parte I, pp. 784-785)
=====Parte II=====
*Unica pittura di [[Melozzo da Forlì|Melozzo]] in Forlì è l'insegna di una farmacia, ora nel Museo civico forlivese: ''Il Pestapepe''. L'atletico facchino di farmacia piomba il pestello sul mortaio con uno sforzo proprio di un Ercole che precipiti Anteo. L'azione per lo stringer dei denti bene espressa nel volto, e per le gambe allargate bene resa nella persona, ha l'eccesso particolare alle insegne che debbono richiamare l'attenzione del pubblico. Nell'oscuro vano d'una porta, la {{sic|pollaiuolesca}} immagine campeggia segnata da un tratto ferreo, potente per l'effetto prospettico. (vol. VII, parte II, pp. 61-62)
*Non poteva imitarsi l'arte profondamente individuale di Melozzo. Rimase bensì nel fondo, nell'anima dell'arte italiana; e vive a Roma con quella dei fattori del moderno rinnovamento, e vive a [[Forlì]] dove, in giorni di tirannia, di contrasti di fazioni, di ferocie, Melozzo trovò entusiasmi per l'ideale della bellezza gentile e gagliarda. Tra le scene di sangue e gl'incendi, che arrossano la storia della città sua natale, la figura di Melozzo si eleva come quella de' suoi apostoli, dei suoi patriarchi, de' suoi profeti, grandi, solenni, possenti di corpo e di anima. (vol. VII, parte II, p. 63)
*{{NDR|[[Marco Palmezzano]]}} Morto Melozzo, di quando in quando pare che, rivedendo cartoni del maestro, egli si provi a cercare quell'amplificazione della forma quattrocentesca suggeritagli da lui; ma lo squadro delle figure a lui naturale era meschino, cosicché ricadeva poi nelle grette sue forme. Presso la fonte della luce egli la riverbera, benché pallidamente; con lo spegnersi dei raggi animatori a poco a poco scolora, illanguidisce, gli vien meno con la luce il calore e la vita. (vol. VII, parte II, p. 65)
*L'espansione delle forme di Melozzo, precursore del Cinquecento, non fu compresa da Marco Palmezzano, che le ridusse entro limitazioni quattrocentesche; e, come un quattrocentista ritardatario il seguace s'inoltra nel tempo senz'accorgersi del trionfar de' geni, allo schiudersi del secolo XVI. Quando nel 1537, a ottantun anno, dipinse la seconda pala d'altare della Pinacoteca Vaticana, non fece che complicare il numero de' santi che si affastellano sul limitare del tiburio, entro cui si eleva, sul trono, la Vergine. E là le reminiscenze di Melozzo si mescolano con quelle di [[Francesco Francia]] in un effetto intorbidato. Chiuse così la sua vita operosa il modesto continuatore di Melozzo. (vol. VII, parte II, pp. 82-84)
*Con l'andar degli anni il [[Luca Signorelli|Signorelli]] abbrustolisce ognor più le figure, separandosi del tutto dal suo maestro [[Piero della Francesca|Piero {{NDR|della Francesca}}]]. Piero, composto nei moti dei personaggi augusti, Luca impetuoso e tragico; Piero, chiaro, luminoso e fresco, Luca rossastro, caldo, abbronzato; quegli, col segno a tratti sottili e geometrici, questi, con segni rapidi e taglienti; il primo, a piani semplici, lievemente distinti, il secondo, a piani larghi con forti contrasti.<br>Perciò, se avessimo a dar figura all'immagine suggerita dall'opera dei due grandi, Piero ci apparirebbe come un patriarca nel mattino del secolo; Luca Signorelli, il figlio pastore, nel meriggio infocato, avvolto come Ercole dalla pelle leonina, in corsa, con le carni bruciate dal sole e le chiome ai venti, per i monti e le foreste, pronto alla caccia, tremendo nella lotta. (vol. VII, parte II, p. 336)
*[[Andrea Mantegna]] si era ricusato di far miniature per Isabella d'Este, dicendo di non aver attitudine alle cose minuscole, [...]. (vol. VII, parte II, p. 454)
*Bernardino di Betto nacque, secondo il Vasari, nel 1454. Fu soprannominato il [[Pinturicchio]], ed anche il Sordicchio, perché, al dire di Francesco Matarazzo, cronista perugino, «era sordo, e piccolo, de poco aspetto e apparenza». Ma, soggiunge il cronista, «come quello maestro Pietro (Perugino) era primo de quella arte, cosi costui era secondo». (vol. VII, parte II, p. 586)
*Si è detto che il Pinturicchio è molto fantasioso, e proprio non è: è un apparatore magnifico. Egli si contenta di profondere ori e gemme nel campo delle sue pitture: che queste {{sic|sieno}} bene equilibrate o no, poco gl'importa; che i costumi {{sic|sieno}} veri o no, poco lo turba. Egli ama il colore, ne gode con quegli occhi suoi di gioielliere; ruba ai musaicisti le tessere splendenti; ai tappezzieri le stoffe alluciolate, i tessuti a fiorami, i broccati e i damaschi; ai marmorari il lapislazzuli e i verdi smeraldini; alla moda i veli colorati, le stoffe a righe variopinte, le orlature ricamate; agli orefici le collane, le catenelle, le cinture, le placchette, i globoletti, tutti i gingilli. Nella costruzione delle figure non si affatica troppo; e le mani specialmente sono il cruccio dell'artista, il quale talora non sa che farsene, e le appoggia all'anca, sulle ginocchia, o le stringe alla cintura, le fa additare qualcosa, le fa tenere {{sic|rotuli}} e libri. Non parlano le sue mani! Il Pinturicchio parla soltanto col colore, anzi canta con esso una canzone allegra di festa, un [[ditirambo]]! (vol. VII, parte II, p. 642)
=====Parte III=====
*Lo svolgimento classico della rappresentazione della Natività, [...], trova nell'esordire di [[Giovanni Bellini]] il più alto coefficiente. Appena della educazione di [[Jacopo Bellini|Jacopo]], suo padre, si trova un lontano accenno nelle lunghe proporzioni della Madonna e nelle congiunte mani lunghette. Egli dà delicatezza al volto della Vergine ed esprime mirabilmente il sonno del fanciullo negli occhi stretti, nella boccuccia respirante, nel braccetto destro penzoloni. Il trono, con ornati del Rinascimento, alla donatelliana, dice la tendenza dell'artista, indirizzata ne' suoi primi anni dal padre stesso verso Padova. (vol. VII, parte III, pp. 420-424)
*[[Lorenzo Costa]] fu educato dal [[Cosmè Tura|Tura]] a Ferrara, com'è dimostrato dal ''San Sebastiano'' della Galleria di Dresda, attribuito al maestro stesso, pur recando una scritta ebraica col nome del pittore. Lo stridore di certi effetti, come della colonna di malachite su cui si appoggia il Santo, la crudezza dei lineamenti, segnati grossamente di nero, la mancanza dell'energia, perenne in Cosmè, il minor tondeggiare delle forme, le pieghe del drappo che cinge i fianchi, insolite nel Tura: tutto mostra un coloritore che si attiene al caposcuola ferrarese, ma sommariamente, senza gagliardia e senza profondità. Si ha l'impressione come di un Tura lustrato, superficiale, tagliente nei contorni, con la materialità di un lavoro scolastico. Perciò convien tener fede alla iscrizione, letta e riletta, col nome di Lorenzo Costa. (vol. VII, parte III, p. 761)
*Col suo non ricco bagaglio sminuito lungo la via, l'artista {{NDR|Lorenzo Costa}} si recò a Mantova a sostituire il Mantegna come pittore ufficiale di Corte {{NDR|dei Gonzaga}}. Benché rappresentante di una generazione posteriore al venerando maestro, era stato preso da sonnolenza, e i suoi corpi parevano divorati dalla lue da cui egli era infetto. La ricerca della grazia, della spiritualità e della poesia, che ferveva in tutta l'arte italiana, si era espressa da lui con la diminuzione della monumentalità e la pieghevolezza dei corpi; e dentro gli schemi lineari dedotti dalla plastica venne meno la plasticità. (vol. VII, parte III, p. 804)
*Egli {{NDR|[[Francesco Francia]]}} era entrato nel Cinquecento con l'ancona<ref name="Ancona">Pala d'altare.</ref> di Pietroburgo, rinnovellato, colmo di plastica forza. E continuò cercando nella purificazione de' suoi tipi, nuovi ideali. Il realismo quattrocentesco cadde con lui, che tramandò per mezzo di Timoteo della Vite<ref>Timoteo Viti (1469 – 1523), pittore italiano.</ref> il decoro formale a Raffaello. Non estese le ricerche, sempre intento a trarre armonie da' suoi modelli, come prima cesellati gli argenti ne svelava il nitore. Non ebbe slanci di ascetismo, non mistici ardori, ma {{sic|divozione}} salda e sincera. E donò alle sue immagini la bontà e l'umiltà de' propri costumi. Molti vollero imitarlo; ma egli poteva esser copiato, non imitato. L'arte sua era come un chiuso vaso d'alabastro, che altri non poteva aprire per mirarvi dentro senza che ne esalassero gl'interni profumi. (vol. VII, parte III, pp. 949-952)
=====Parte IV=====
*Impacciato a render l'ambiente architettonico, assetato d'aria e di luce, [[Cima da Conegliano|Cima]] fa cadere ogni sipario, dipingendo nell'anno seguente {{NDR|il 1496}} la Madonna fra i Santi Lorenzo e Girolamo. La semplice logica dell'artista trevigiano vuol dar ragione della forma compositiva insolita, ed ecco che egli unisce alla ''Sacra conversazione'' un episodio della ''Fuga in Egitto'' ridotto a semplice macchietta: Giuseppe, buon vecchio pastore, conduce al pascolo il somarello nei prati del fondo. La concezione del gruppo, sotto il mantegnesco albero d'arancio, è essenzialmente plastica. Acute, lucenti, alla maniera vicentina si staccano le foglie sul chiaro cielo, e altissime si alzano le piante in confronto al colle di Conegliano, che poco s'allontana nella visione del paese. [...] Noncurante di effetti prospettici, Cima non sa ancora architettare lo spazio; e il gruppo divino, con le solide forme statuarie, si rileva sul fondo di alberi e di monti come sopra un commesso di marmi variopinti. (vol. VII, parte IV, p. 512)
*{{NDR|Cima da Conegliano}} E in ogni tempo, ovunque suoni caro il {{sic|balbettìo}} dell'infanzia, sarà amato l'umile montanaro di Conegliano, che ci dette un poema lieto di suoni dolci, tranquilli, di ritmi armoniosi, di cadenze portate dall'aria di primavera. Fuor dal paesello {{sic|natìo}} il poeta serbò l'ingenuità del cuore, la timida bontà, l'umiltà dell'aspetto, la pietà sincera. A Venezia i grandi pittori s'accorsero ch'egli portava un'onda sana, fresca, dai monti alla città magnifica; Giambellino<ref>[[Giovanni Bellini]], noto anche con il nome di Giambellino.</ref> volse gli occhi umanissimi come a immagine impicciolita di se medesimo, e gli fece onore valendosi della sua invenzione del ''Battesimo di Cristo''; Tiziano da giovane guardò sorridente verso di lui, mentre era in cerca di tipi ai quali dar poi carni vive; Sebastiano del Piombo esordiente lo copiò come si copiano gli esemplari grati allo spirito nei {{sic|di}} delle prime prove. E molti lo seguirono, senza però spargere dalle opere i suoi ricordi di bianchi fiori alpestri, del riso dei monti azzurri, della pace de' campi e de' cuori. (vol. VII, parte IV, p. 551)
*Da giovane [[Vittore Carpaccio|Vittor Carpaccio]] sentì pure gl'influssi di questo maestro {{NDR|[[Lazzaro Bastiani]]}} e ne serbò l'incertezza dell'architettura dei corpi e degli ambienti. Rimase l'educazione prospettica all'ingrosso; ma la fantasia e la mano del Carpaccio, pronte ai voli, nascosero le deficienze dell'educazione. Per molto tempo però, ogni volta che la mano s'allentava, rispuntavano, per forza d'inerzia, le figure bastianesche; ogni qualvolta eran ripresi necessariamente dall'artista i vecchi schemi di composizione, riappariva qualche frammento del primitivo lavoro, che pareva sommerso nel corso degli anni. (vol. VII, parte IV, p. 612)
*Nel 1496 {{NDR|[[Bernardino de Conti]]}} dipinse il ritratto di Francesco, figlio di Giangaleazzo Sforza, ora nella Galleria Vaticana, fantoccio dalle carni imbottite, i capelli di stoppa, il busto deformato dalla mancanza di scorcio, le mani di stucco con le dita gonfie. (vol. VII, parte IV, p. 1042)
*Nella libera replica della ''Madonna delle {{sic|Rocce}}'', del 1522, ora nella Galleria di Brera, Bernardino {{sic|de'}} Conti, parafrasando Leonardo, dà alla Madonna un movimento sgangherato, occhi e lineamenti grossi, capelli intrecciati a catena; e dà ai bambini, tratti da un altro modello leonardesco ripetuto da tutta la schiera de' seguaci, corpi gonfi, occhi smorti ed enormi fronti convesse. Il fondo di rocce, apparato fantastico composto da Leonardo con l'osservazione del vero, è qui mutato in un capriccioso torracchione, tutto frastagliato e forato, e i pinnacoli diventano torricelle con certe strane dentellature, come di chiavi; pizzettature di cartone sembrano le stalagmiti immaginate dal maestro sopra il capo delle sacre figure, e strani monticelli a ventaglio allineati sull'acqua diventano le scogliere lontane, uscenti nell'esemplare dalla nebbia luminosa. Copiando Leonardo, Bernardino mostrò di non aver nulla inteso dei principî del maestro. (vol. VII, parte IV, pp. 1042-1043)
*Nel trittico {{NDR|di [[Marco d'Oggiono]]}} già in casa Crespi, le colline del fondo sembran di stoffa; la Vergine e il Battista ripetono stancamente il gesto della Madonna e di Gabriele nella ''Vergine delle Rocce'' di Leonardo; le dure ali uncinate degli angeli hanno la pesantezza degli ornati nel seggio di Maria; San Pietro, con la testa contorta per mancanza di scorcio, si perde nel gomitolo di stoffa formato dal manto. Comincia ad apparir la maniera nel convenzionale paese, nel vorticoso girar delle pieghe, nel chiaroscuro artificioso. La testa dell'angelo a destra si rivede nella ''Madonna'' dell'Ambrosiana [...], dove il segno svanisce e le ombre si raccolgono in pesanti chiazze sul gonfio corpo del Bambino e sul collo della Vergine, mentre nel volto piatto il chiaroscuro si perde e ogni contorno si slarga, come disfacendosi. (vol. VII, parte IV, p. 1054)
====''L'architettura del Quattrocento''====
=====Parte I=====
*L'esordio di [[Filippo Brunelleschi|{{sic|Filippo Brunellesco}}]] nell'arte fu esordio di orafo e di scultore, non d'architetto. Due opere, oltre le mezze figurette di profeti emergenti dal quadrifoglio nel dossale d'argento di Pistoia, rimangono a porre in luce le sue qualità di scultore: il ''Crocefisso'' in legno di Santa Maria Novella in Firenze, e il ''Sacrificio d'Abramo'' nel Museo del Bargello. In esse, come nelle gloriose architetture brunelleschiane, la forma tende a definirsi in profili affilati e vibranti, si crea da principi lineari piuttosto che plastici. (vol. VIII, parte I, p. 90)
*Ma gloria di Filippo Brunellesco è la sua opera d'architetto, che inizia il [[Rinascimento]] fiorentino, sostituendo alla visione pittorica, attuata negli edifici del Trecento, da complessa disposizione di elementi architettonici e dai conseguenti giochi d'ombra e di luce, la regolarità dello squadro, un più largo uso della linea orizzontale e dell'arco a tutto tondo: la semplificazione che caratterizza, anche per la scultura e la pittura, lo stil nuovo. [...]; Filippo Brunellesco, alle soglie del Quattrocento, compie la riforma dell'architettura, parallela a quella di [[Masaccio]] nella pittura: il passaggio dai ricami del gotico alle pure eleganze costruttive del primo Rinascimento. L'arte classica lo ispira, e ancor più gli esempi dell'arte romanica fiorentina, miracolosa fioritura di forme antiche tradotte con toscana snellezza. (vol. VIII, parte I, p. 92)
*Che scatti elastici nelle volute a corna d'ariete dei capitelli di [[Michelozzo]] in palazzo Riccardi, che rotear di spire nei fantastici rosoni, che snellezza nelle foglie d'acanto! (vol. VIII, parte I, p. 120)
*Dal 1425 al 1436 Michelozzo servì di freno, con il suo equilibrio, con la sua posatezza, a [[Donatello|Donato]], ardente, impetuoso. (vol. VIII, parte I, p. 238)
*Dove [[Cosimo de' Medici|Cosimo de' Medici]] e i suoi passavano, Michelozzo architettava trionfi, stendeva i più suntuosi baldacchini, profondeva ricchezze, sonava oricalchi per la gloria del patrono delle arti, del Magnifico, dell'Augusto Signore di Fiorenza. (vol. VIII, parte I, p. 278)
*Per la prima volta, [[Bernardo Rossellino|Bernardo {{NDR|Rossellino}}]] ci appare nella sopraelevazione della [[Fraternità dei Laici]] in Arezzo, ove lo scultore architetto segue, con l'entusiasmo dei giovani per il nuovo l'arte di [[Donatello]] e di [[Michelozzo]]. A crear un appoggio alla decorazione superiore e romper il vuoto tra le arcate, gotiche sui lati dell'ordine inferiore, e precedentemente costruite (1375-1377), Bernardo Rossellino disegna leggiere lunghe nicchiette, sopraccariche da trabeazione e da frontoncini triangolari; e su questi ripiega brevemente la lunga cornice, separando la sua parte nuova dall'antica [...]. (vol. VIII, parte I, pp. 491-492)
*Il [[Giorgio Vasari|Vasari]] assegna al Bernardo Rossellino|Rossellino grandi idee, grandi propositi per il rinnovamento di Roma, ma forse egli si fece bello delle penne del pavone, cioè delle idee del grande umanista e architetto [[Leon Battista Alberti]], che a Roma viveva ed era da Bernardo Rossellino ammirato e seguito. (vol. VIII, parte I, pp. 495-496)
*Imitatore di Leon Battista Alberti, Bernardo Rossellino non ne ebbe la preparazione umanistica, e non ne intese quindi lo spirito animatore, non il fondamento delle architetture. Portato a forme piccole, intagliate, perdette, necessariamente, nello slargarsi secondo il prototipo, la propria finezza. (vol. VIII, parte I, p. 511)
*[[Francesco di Giorgio Martini|Francesco Martini]] tenne il campo nell'architettura militare, coprendo per [[Federico da Montefeltro]] di rocche il ducato d'Urbino, consigliando difese al Prefetto di Roma e a Virginio Orsini, ai Lucchesi e al Duca di Calabria; ma fu pure maestro nell'architettura civile e religiosa: tra i maggiori architetti del tempo, adunati da [[Ludovico il Moro]], egli siede, a giudicare dei metodi per la erezione del tiburio del Duomo, con [[Bramante]] e con [[Leonardo da Vinci]]. Segue Leonardo a Pavia per ragionare sulla nuova cattedrale del luogo, e, accompagnato in patria dalle lodi del Duca di Milano e degli Operai del Duomo, dedica i propri servigi alla Repubblica di Siena, cui di continuo i potenti, a gara, tentano sottrarlo. (vol. VIII, parte I, p. 738)
*{{NDR|Francesco di Giorgio Martini}} La Toscana, Firenze stessa, non videro sorgere personalità più vicine al [[Filippo Brunelleschi|Brunellesco]], che questo erede raffinato delle eleganze senesi, ingegnere civile e militare famoso. Il suo trattato d'architettura, nonostante la voluta, e talvolta quasi forzata, obbedienza ai precetti classici di [[Marco Vitruvio Pollione|Vitruvio]], rivela tanta passione di ricerca scientifica, una così schietta praticità d'intenti, quali si riscontrano soltanto in Filippo Brunellesco e in Leonardo da Vinci. (vol. VIII, parte I, p. 743)
*Quando tratta dell'architettura civile, Francesco di Giorgio affronta tutti i problemi relativi alla costruzione; la scelta del luogo, delle acque e dell'aria, la situazione delle case in rapporto ai climi e ai venti, la qualità del materiale da costruzione, mattoni, marmi, pietre, calcine, arene, legni, la distribuzione degli ambienti secondo la destinazione della casa, i metodi per trovar acqua, l'economia generale della città, trattenendosi in modo particolare su quanto interessa l'artista, e cioè sulle proporzioni delle modanature rispetto all'edificio, con frequenti riscontri vitruviani, troppo frequenti e voluti dallo scrittore, che pure nella sua opera rivela un'originale e rara personalità. Quando tratta dell'architettura militare, anche più fervida e novatrice diviene la ricerca scientifica: tra le mani dell'architetto si piegano, s'appuntano, si protendono e sfuggono i contorni delle piante di fortezze, disegnando tenaglie insidiose, forbici, grugni di {{sic|cignale}}<ref>Forma arcaica o dialettale per "cinghiale".</ref> e pendii inaccessibili [...]. (vol. VIII, parte I, p. 743)
*Il capolavoro di [[Baldassarre Peruzzi]], la Farnesina, vario di effetti per il movimento della pianta, la {{sic|moltiplicità}} dei gradi nell'antica base, la fuga dei viali d'arcate nel criptoportico, mantiene ancora le impronte del tardo Quattrocento senese, con la sottigliezza forbita e compassata propria alle opere primitive del Peruzzi, nelle lunghe lesene della fronte, nelle sottili finestre rettangolari, punteggiate in alto dalle finestruole appese come tabelle alle cornici del fregio. (vol. VIII, parte I, pp. 917-919)
*Le tracce dell'antica educazione senese quasi dispaiono in una tarda opera romana dell'architetto {{NDR|Peruzzi}}, il palazzo Massimo delle Colonne, rifugiandosi in qualche sagoma di finestra, in qualche trama d'ornato: l'amore del grandioso, della cinquecentesca opulenza, allontana dalle sue origini l'arte di Baldassarre Peruzzi, che, nei primordi, pur riflettendo gli schemi di [[Francesco di Giorgio Martini|Francesco di Giorgio]], ci appare vestita di una armoniosa e fredda compostezza, lontana dallo spirito vivace del celebrato ingegnere-architetto di Siena. (vol. VIII, parte I, p. 919)
=====Parte II=====
*Nel 1421, per Martin Contarini, si erigeva la [[Ca' d'Oro]], ''Domus Magna'', modello tipico al [[Tardo gotico|gotico fiorito]] veneziano. [...] Principalmente l'opera fu condotta da [[Matteo Raverti]] di Milano con una schiera di aiuti, milanesi e comaschi. Per essi il gotico fiorito si espande di palazzo in palazzo, di chiesa in chiesa, e tutto ricopre di una vegetazione rigogliosa. A Milano, il gotico si era fatto robusto, e ai virgulti del nord, agli steli ricurvi, aveva sostituito, nelle intrecciature, rami di quercia; alla ragione geometrica, apparati di festa, espressioni di ricchezza e di magnificenza. Venezia si prestava singolarmente alle forme del gotico fiorito di Lombardia; e Matteo Raverti con i suoi trovarono un ambiente adatto alla decorazione pittoresca. Mediante essa, trasformarono il palazzo veneziano, col loggiato inferiore sorgente dalle acque, e il gran loggiato superiore, o ''balconada'', aperto sul salone mediano, ove la famiglia conveniva, riceveva, si raccoglieva con parenti e amici, ospiti e clienti. Di qua e di là dalla gran sala erano le ali, a guisa di torri fiancheggianti la casa; e il cornicione, coronato da ante, merlatura orientale, limitava il piano superiore dell'edificio. (vol. VIII, parte II, p. 277)
*[[Francesco del Cossa]], altro grande pittore ferrarese, trovò nell'arte muraria professata dall'avo Giovanni e dal padre suo Cristoforo, un ostacolo ai capricci del [[Cosmè Tura|Tura]], quantunque, nel ''San Girolamo'' sotto un arcone, statua girante sul cerchio del piedistallo, ora nella galleria dell'Ateneo ferrarese, anch'egli si sia dato a scherzare, facendo uscir fuori il pulvino dai capitelli, come da una guaina, tanto che esso appaia prolungamento dei pilastri. Ad ogni modo, in tutte le architetture dipinte, Francesco del Cossa, pure compiacendosi di varietà di marmi, si mostra più massiccio e più squadrato del Tura. (vol. VIII, parte II, p. 393)
*L'abside del Duomo ferrarese ci offre un mirabile esempio dell'arte di [[Biagio Rossetti]], che conduce i mattoni a filo tagliente, nitido, puro, nella costruzione regolare ed esatta, nella lineatura matematica dei filari sui fondi, nella disposizione unita ed uguale. Le lesene son tirate con una squadra affilata metallica, gli archi girati con un compasso fermo incisivo; e il cornicione nei due piani dell'abside, benché di terracotta a stampa, è composto con rigore, quasi, potrebbe dirsi, col timore che possa trovarsi un intervallo più o meno grande, la differenza di un attimo, un peso ineguale nella corona di dentelli, di mensoline, di ovuli, di perle. (vol. VIII, parte II, p. 398)
*Chi guardi i pilastrini sottili {{NDR|del Palazzo dei Diamanti di Ferrara}}, l'un nell'altro incastrati lungo gli stipiti della porta, vede il Rossetti quattrocentista, ancor esile, lunghetto e sobrio, mentre l'arcone, che serra quei pilastri, è cinquecentesco. L'architetto dunque sentì il bisogno di slargare la porta, di darle un contorno degno della imponenza che assumeva il palazzo tempestato di diamanti. Nelle finestre, nelle cornici divisorie dei piani, nella trabeazione, è ancora il Rossetti, ma come stretto fra tagliapietra vaghi di fregi fastosi, che gli strappan le redini, e si sfogano ad assiepare d'ornamenti ogni cosa. (vol. VIII, parte II, p. 404 e 423)
*Allo spirito del [[Bramantino]] più che a quello di [[Bramante|Donato Bramante]], che pure gli fornisce modelli, sembra allacciarsi l'arte di [[Cristoforo Solari]] architetto, alieno dalle ombre forti, dagli aggetti, dalla sonorità degli incavi, corretto qualche volta sino alla freddezza. (vol. VIII, parte II, p. 805)
====''La pittura del Cinquecento''====
=====Parte I=====
*La grande pittura murale {{NDR|il [[Ultima Cena (Leonardo)|Cenacolo]]}} fu dipinta ad olio; e il Bandello, come abbiamo udito, racconta d'aver veduto [[Leonardo da Vinci|Leonardo]] dar talvolta poche pennellate e andar via, ciò non si sarebbe potuto fare con la pittura a fresco. L'esecuzione a olio fu appunto la prima causa della rovina. Verso la metà del Cinquecento il lavoro era già deperitissimo, e il Vasari, nel 1566, non vi scorgeva più che una «macchia abbagliata». (vol. IX, parte I, p. 29)
*Raccontasi che, mentre gli Arrabbiati<ref>Fazione di fiorentini nemici di Girolamo Savonarola e dei piagnoni suoi seguaci.</ref> assediavano il convento di San Marco, [[Fra Bartolomeo|Baccio della Porta]], insieme coi partigiani del [[Girolamo Savonarola|Savonarola]], si chiudesse nel convento per difendere la vita del venerato maestro, e deponesse tremante le armi, quando il Savonarola, per cessare la carneficina, si dette nelle mani dei nemici. Spettatore di tanta tragedia, volse nell'animo l'idea di farsi frate in quel convento stesso di San Marco, che aveva veduto devastato campo di battaglia, incendiato dall'odio popolare, mentre il Savonarola, davanti all'Ostia Santa, pregava coi monaci nel coro. (vol. IX, parte I, p. 225)
*Socio ed aiuto di [[Fra Bartolomeo|Fra' Bartolommeo]], [[Mariotto Albertinelli]] esordisce e produce i migliori frutti della sua arte, tutto preso dalle forme di [[Piero di Cosimo]] e di [[Filippino Lippi|Filippino]]. Un suo quadro in una raccolta privata di Roma ci dà l'illusione di ammirare un Piero di Cosimo che parli un linguaggio più grave e intimo del consueto, nella sua profonda semplicità. È una ''Sacra Famiglia'': originalissima composizione. [...]<br>Più che ogni altra opera di Mariotto, questa avvince per un senso d'intimità familiare, profondo, sacro: Giuseppe, tutto chino, col volto in ombra, protegge il fanciullo; Maria posa una mano sulla tempia del figlio, in gesto di tenerezza e di benedizione; abbassa gli occhi gravi come in ascolto dei battiti del cuore su cui posa la mano: nel silenzio del mattino, nella calma luce del cielo che più s'inazzurra sul loro capo, le due immagini silenziose si raccolgono intorno a Gesù, cardine della scena, cuore dei loro cuori. Mai nel corso della sua vita Mariotto ritroverà il timbro grave e profondo delle voci che risuonano in questo quadro, aurora ricca di promesse. (vol. IX, parte I, pp. 351-354)
*L'intensità di chiaroscuro, che distingue dalla miniaturistica anconetta di Milano il tondo Pitti, riecheggia nella ''Visitazione'' della Galleria degli Uffizi, dove, per la prima volta, Mariotto {{NDR|Albertinelli}} tenta, sulle orme di [[Fra Bartolomeo|Baccio della Porta]], d'intonare le proporzioni delle figure e dello scenario alla grandiosità voluta dal secolo nuovo. Eppure, egli non riesce a staccarsi dalle tradizioni del Quattrocento: la Vergine, chiusa nel manto, rigida, ripete il tipo filippinesco; il loggiato spazioso che s'apre dietro le immagini sul cielo velato di bianche nuvole, coi suoi archi ampli e le candelabre adorne di grottesche, evoca un motivo prediletto dal [[Perugino]]. (vol. IX, parte I, p. 364)
*Un'altra cosa gentile, come tutte le opere di Mariotto {{NDR|Albertinelli}} in proporzioni minime: la ''Madonna col Bambino'' nel Seminario di Venezia. Anche qui le forme arrotondate dimostrano che Baccio della Porta va facendo scuola al suo compagno di lavoro, ma ancora, nella sensitiva irregolarità dei lineamenti e nel tortuoso contorno dei panneggi, vive il ricordo di [[Filippino Lippi|Filippino]], e il gruppo spira una grazia fresca e semplice, una dolcezza di affetti ignote al Maestro più sapiente e severo. Come nella scena della ''Visitazione'', un'arcata accoglie la madre e il fanciullo, lasciando che l'aria azzurra del fondo avvolga i volti soavemente penombrati, di Gesù che sfiora con la mano la guancia materna, e della Vergine china in ascolto della carezza infantile. Solo nella prima ''Sacra Famiglia'' Mariotto parlò un linguaggio così intimo e dolce come in questo quadro tutto ridente d'azzurri. (vol. IX, parte I, p. 368)
*{{NDR|Commentando il ''Ritratto di una giovane donna'' negli Uffizi}} [...] tra le opere più significative del talento pittorico di Andrea. [...] Le belle mani che escono dalla manica arricciata, come da una capricciosa corolla di fiore, così bianche e morbide da rivelarci in [[Andrea del Sarto]] il solo pittore capace, in Firenze, di gareggiar coi Veneti, signori del pennello. (vol. IX, parte I, p. 538)
*Nella vôlta della [[Cappella Sistina]], sopra le membrature sottili e nitide del Quattrocento, sopra le nicchie marmoree dei Pontefici e le candelabre fiorite dei finti pilastri, e le meravigliose vele, Michelangelo costruisce l'ossatura di pietra, immane e poderosa, che circoscrive le scene bibliche e aduna i profeti e gli ''ignudi'', i putti-cariatidi e i demoni, gli Avi che nei triangoli della volta e nelle lunette sopra i finestroni impersonano, enigmatici e grandi, la vita d'Israele. Organismo animato, l'architettura, massiccia e serrata, a profondi incavi di base piana, e ad aggetti erompenti, esprime, come l'architettura della Cappella Medicea a Firenze e della cupola di San Pietro a Roma, con la vicenda ripetuta di sporgenze e rientranze, l'energia scultoria, il dinamismo plastico proprio alle forme di Michelangelo, e si stringe in inscindibile tutto con le statuarie figure. Massa e rilievo, sono, col movimento, elementi primi dell'arte di Michelangelo: ecco perché, mentre i quattrocentisti incavano nicchie dietro le immagini dei Pontefici e Raffaello curva le pareti del coro nella ''Messa di Bolsena'', e pone la ''Madonna'' del Louvre sotto un'ideale cupola di nubi, Michelangelo stende piane le pareti marmoree dei seggi che ospitano i Profeti, le ampie cornici, da cui si staccano, sui dadi di pietra, i nudi efebi, dalla base piana trae risalto la gigante massa delle immagini. (vol. IX, parte I, pp. 733-736)
*{{NDR|Cappella Sistina}} Nessun esempio il Quattrocento aveva dato d'organismo architettonico a decorazione di volte, animato di così atletica energia. (vol. IX, parte I, p. 740)
=====Parte II=====
*Agli occhi del giovane pittore {{NDR|[[Correggio]]}}, avvezzi alle sottigliezze, alle ondulazioni di linee miti, {{sic|divote}}, [...] dovette presentarsi come un nuovo mondo Mantova, impero dello statuario Mantegna. La forma solenne e massiccia di Andrea piombava romanamente sull'altare della Madonna della Vittoria, foggiava un classico scenario coi celebri ''Trionfi di Cesare'', si disponeva in ritmo grandioso sulle pareti della Camera degli sposi, ove i Gonzaga avevan voluto ricordare le feste familiari con una imponenza sorpassante l'avvenimento casalingo. (vol. IX, parte II, p. 618)
*[...] il [[Parmigianino]], oscillante tra le forme di Raffaello e del Correggio, ci si presenta come un grande virtuoso, un principe della moda, un esteta che giunge per sottili ragionamenti all'arte, piuttosto che un pittore nato, un pittore d'istinto quale fu il suo conterraneo [[Correggio]]. (vol. IX, parte II, p. 691)
*[...] [[Giampietrino]] richiama, nello sfumato delle carni ceree e nei fondi velati di nebbia, la dolce monotonia delle tonalità borgognonesche, arrotando e inarcando le forme sugli esempi di Leonardo [...]. (vol. IX, parte II, p. 743)
*Le prime opere di [[Gaudenzio Ferrari|Gaudenzio]], non rovinate come i frammenti d'affresco nella cappella della Flagellazione a Varallo, ora distrutta, sono le tavolette della ''Vita di Cristo'' nella Pinacoteca torinese. Esse rivelano l'origine schiettamente lombarda del pittore e la sua tendenza a una stilizzazione lineare facile ed elegante, a effetti luministici ottenuti mediante vitree filettature, a lente e languide cadenze. (vol. IX, parte II, pp. 812-813)
=====Parte III=====
*Tempra schietta di Lombardo, il maestro bresciano educato a Venezia non fu mai un vero [[giorgione]]sco. Mentre [[Tiziano Vecellio|Tiziano]] giovane e il [[Jacopo Palma il Vecchio|Palma]] miravano all'accordo tonale delle zone cromatiche, il [[Giovanni Gerolamo Savoldo|Savoldo]], sin dall'inizio volto a ricerche luministiche, vedeva nei contrapposti d'ombra e luce lo strumento al risalto pittorico delle forme. (vol. IX, parte III, pp. 787-790)
*[...] quando vien meno la ricerca delle variazioni di colore mediante minute variazioni di superficie, il Savoldo, nel dipingere il tessuto compatto di una casacca di fustagno o di un cappellaccio di ruvido panno, come nel fissar in luce la massa greve di una mano, apre spiragli verso la pittura del [[Caravaggio]] o di [[Diego Velázquez|Velazquez]] giovane. (vol. IX, parte III, p. 789)
*Mentre Venezia si abbandonava alla inebriante canzone del colore, e rapiva ai tramonti l'oro delle carni e dei lussuosi paesi, il Savoldo semplificava il tono per la determinazione pittorica della forma sbalzata da luce. Restìo alle morbidezze dei Veneziani è il suo colore, come lontano dal fuoco tizianesco è il sentimento di grandezza muta, di serietà profonda, che pervade l'arte di questo pensoso ricercatore. (vol. IX, parte III, p. 790)
*Il colore del [[Romanino]] si stempera e dilaga nelle forme allargate delle figure; mentre la pasta del colore s'intenerisce, le forme aggrandiscono, e si svuotan di forza. Anche nell'''Assunta'' della chiesa di Sant'Alessandro in Colonna, a Bergamo, ove ancora non sono gonfie le immagini, appare il tormento del pittore intento a cumular nugoli sopra nugoli, monti sopra monti, a torcer drappi, ad acuire gli atteggiamenti degli Apostoli sorpresi. Tranne uno che guarda in alto alla celeste bambola<ref>Verso Maria, rappresentata nella parte superiore del dipinto l'''Assunzione della Vergine''.</ref>, essi gesticolano, e discorrono, scossi come da terremoto. Tutta la preparazione del Maestro, solenne nella vermiglia pala d'altare a Padova, si dissolve, si va disperdendo. (vol. IX, parte III, pp. 815-818)
*Si sfoga poi {{NDR|il Romanino}} negli affreschi del Duomo di Cremona, cercando di renderci la ''Passione di Cristo''. Nel rappresentarlo ''davanti a Caifa'', pensa ai costumi variopinti dei lanzi coi cappelloni piumati, coi saioni a scacchi, più che alla divina tragedia. Ricorre anche al Dürer per comporre la scena, senza intenderne l'alto pensamento; e fa una rappresentazione greve, pesante, in un colore rosso, torrido. (vol. IX, parte III, pp. 819-821)
*Ciò che non otteneva con la linea, il [[Dosso Dossi|Dosso]] tentava di ottenere mediante i colori, perfino la violenza del moto passato dalle figure alle cose. E, nonostante il cartone di Raffaello, anche più tardi, il Ferrarese, dipingendo in parte il ''San Michele'', «ex voto» di Alfonso I d'Este, [...], per il recupero della città dalle mani del Papa, non {{sic|riescì}} se non negli effetti coloristici, nei lampeggiamenti della corazza, nei contrasti di luce ed ombra, a ottenere agitazione di elementi, e, meravigliando, abbacinando, energia. (vol. IX, parte III, p. 954)
*Una natura così sanguigna, come quella di Dosso Dossi, difficilmente poteva ritrarre un personaggio, segnarne i caratteri, senza forzarli, eccitarli, e, potrebbe dirsi, senza farli sudare accostandoli alle sue vampe. (vol. IX, parte III, p. 971)
*Il gruppo dei quadretti con ''Sacre Famiglie'' ci ha rappresentato un pittore che viene da Dosso Dossi senza intenderlo, ma standogli appresso, logorando, nella sua pochezza, nella sua incapacità, la materia dossesca. Egli non può essere se non [[Battista Dossi|Battista di Dosso]], vissuto fra gli strumenti dell'arte del fratello, tra gli elementi pittorici ch'egli immiserisce e scompone. Di [[Raffaello Sanzio|Raffaello]] non lascia traccia; ed è a credersi che egli sia stato a Roma più per baciare i piedi alla statua di S. Pietro, che non per dipingere con Giulio Romano e il Penni, Perin del Vaga e Pellegrino da Modena. Avrà avuta una commissione del suo Duca, per dare una seccatura di più a Raffaello; ma certo egli non vide neppure la soglia del tempio pittorico dell'Urbinate. (vol. IX, parte III, pp. 991-997)
=====Parte IV=====
*Coi suoi passaggi dalle altisonanti battute iniziali ai fiochi arpeggi lontani, la luce è per [[Lorenzo Lotto]], creatore della ''Natività'' di Venezia, quel che è la linea per [[Sandro Botticelli]] nel ''Presepe'' londinese. Gli angeli del pittore mediceo, festuche in balìa dell'aria sopra la capanna di Betlemme, sono esili come questi che si perdono nelle tenebre, verso il cielo, ove la forma è solo un barlume, un sospiro nel silenzio notturno. Così, da uno stormir d'ali angeliche nella notte trasse il suo canto di Natale Lorenzo Lotto, pittore visionario. (vol. IX, parte IV, p. 82)
*Mentre dall'arte di Tiziano scaturisce la doviziosa pittura di Jacopo Palma e il luminismo scenografico e costruttivo del Tintoretto, Lorenzo Lotto, con i suoi toni fusi, velati, e le quiete atmosfere {{sic|grige}} degli ultimi tempi, con la sua grazia intima e raccolta, esula da Venezia per fondare una grande stirpe pittorica in provincia: a Brescia e a Bergamo, e sancire il connubio tra Venezia e Lombardia. (vol. IX, parte IV, pp. 111-112)
*Il Fiorentino {{NDR|Andrea del Sarto}}, con le sue minori risorse cromatiche, il Veneto {{NDR|Lorenzo Lotto}} con l'appoggio di tutta una tradizione di colore che l'aiuta a toccare più alte {{sic|mète}}, giungono per diverse vie alla visione di forma traverso il velo atmosferico, a un accenno di pittura di macchia e d'impressione. Con scatti, che talora sembrano inspiegabili, Lorenzo Lotto, veneziano fuor della cerchia di Venezia, sensibile a ogni esterno influsso nella sua vita quasi di esule, provinciale di genio, passa da un eccessivo formalismo dovuto all'influenza raffaellesco-romana, all'estremo sforzo impressionistico del Cinquecento. Minuto quattrocentista quando era già morto Giorgione, egli raggiunse in molte sue opere tarde una libertà, una rapidità di visione, sbalorditive nel mondo stesso dominato dal Vecelio. (vol. IX, parte IV, p. 113)
*Il [[Benvenuto Tisi da Garofalo|Garofalo]] fu inferiore alla sua fama. Impicciolì i modelli artistici ch'ebbe intorno a sé; e così nel ricordare, decorando il Seminario ferrarese, l'occhio di cielo aperto alla mantegnesca nel soffitto d'una sala di palazzo Costabili, restrinse, ridusse, sminuì scomparti, figure, ornati. Ben presto si fece la sua convenzione, [...]; e quella convenzione mantenne quasi senza scomporsi, anche quando si trovò accanto il focoso Dosso Dossi. Rimase sempre uguale a se stesso; e le sue forme facili, antiquate, superficiali, vennero imitate e ripetute da un gran numero di piccoli seguaci. (vol. IX, parte IV, p. 312)
=====Parte V=====
*La bizzarria del maestro senese {{NDR|[[Domenico Beccafumi]]}} divien stravaganza nella pala di ''San Paolo'' [...]. Preso dall'ossessione della grandiosità e dello scorcio, egli issa sopra una ristretta base a gradi il macchinoso e vuoto San Paolo, che regge con la destra floscia uno spadone d'eroe da burla e si puntella al piede massiccio, enorme; inturgida la flaccida forma di San Paolo caduto, con la mano sul petto in gesto melodrammatico, mentre attorno a lui altri attori di melodramma, camuffati da panciuti guerrieri romani, guardano e commentano; fa apparire in alto il gruppo della Vergine col Bambino e due Santi come in un'ancona<ref name="Ancona"/> infagottata dal baldacchino bartolomesco<ref>Nello stile di Fra Bartolomeo, detto anche Baccio della Porta (1473-1517), pittore e frate domenicano.</ref> tra gonfi angioletti; e per accrescer lo spettacolo esaspera i contrasti di macchie d'ombra tenebrose e di luci squillanti. (vol. IX, parte V, p. 436)
*Nella Siena del Cinquecento, Domenico Beccafumi è certo la personalità più spiccata, e anche la più mutevole, la più capricciosa: talora dipinge come un forte impressionista moderno, talora elabora lucenti oleografie; infonde, per magica virtù di contrasti luministici, le impronte di una maestà sovrumana a qualche testa affiorante dall'ombra, o cade in svenevoli languori; precorre l'eleganza lambiccata e preziosa del Settecento, e foggia marionette di legno per i suoi teatrini di storia romana. (vol. IX, parte V, p. 492)
*{{NDR|Esaminando l'''Adorazione dei Magi'' di [[Andrea Sabatini]] nella chiesa dei Gerolamini di Napoli}} [...], composta con elementare semplicità: Madonna e Bambino sopra un banco di pietra, davanti a una nicchia, San Giuseppe in piedi, con le mani incrociate sul bastone e sulle mani poggiata la testa, i re Magi e un paggio dei re. Qualche eco umbro raffaellesca risuona nelle figure giovanili, ma forse traverso [[Cesare da Sesto]]; e la Vergine e Gesù con i tondi lineamenti ristampano in forme pedestri i moduli di Leonardo, da cui deriva anche il moto istantaneo del bimbo. L'insieme è fiacco, stentato, meschino: le dinoccolate figure dei giovani, mascherette di grazia, la Vergine, sciatta e sonnolenta, contrastano col grottesco San Giuseppe, che nello sforzo d'irrigidirsi e far da pilastro tende una gamba, e guata bieco dall'alto in posa da tiranno da marionette. (vol. IX, parte V, pp. 711-712)
*L'opera maggiore di [[Taddeo Zuccari|Taddeo {{NDR|Zuccari}}]], coadiuvato dal fratello {{sic|Federigo}}<ref>In altre parti di questo stesso testo, il fratello di Taddeo Zuccari, è citato come ''Federico''.</ref>, dal Tempesta, e da altri, ma direttore della decorazione, di cui, secondo il contratto, doveva fornire tutti i disegni, è l'ornamento pittorico del Palazzo Farnese di Caprarola: ineguale di valore, secondo l'importanza delle varie stanze e la maggiore o minore fretta dell'esecuzione. Come nella Villa di Papa Giulio, l'arte della grottesca ha qui uno dei migliori esempi dell'età postraffaellesca, sebbene spesso lo studio superficiale di ricchezza, la sovrabbondanza dei motivi, l'abuso degli stucchi, distruggano l'eleganza antica; e invano si cerchi lo stile preciso e sottile di un Giovanni da Udine in queste stampe già logore. Così, nella volta della cappella, ove Taddeo introduce il delizioso motivo dei putti-cifra, sguscianti con grazia correggesca, capelli al vento, da mensole e cartelle, la grossolana ghirlanda di frutta intorno al tondo centrale menoma la nobiltà della grottesca rinata nel Cinquecento romano. (vol. IX, parte V, pp. 855-856)
*Negli affreschi della ''Vita di San Paolo'' in San Marcello al Corso, e specialmente nella ''Punizione di Elima'', Taddeo s'ispira agli esempi del tardo Raffaello, studiandosi di disporre con maestà statuaria le figure entro lo spazio architettonico. I movimenti sgangherati, la mimica stereotipata e teatrale, i ripetuti motivi di rozzo stampo manieristico, quale il giovane che abbraccia la colonna, ci danno quasi la parodia delle composizioni raffaellesche per arazzi, sommergendo nell'enfasi più stucchevole la maestà degli esemplari. (vol. IX, parte V, p. 865)
*La vernice dell'erudizione, che aderisce così interamente alla figura di Federico Zuccari e ne fa un rappresentante più del fratello tipico della moda pittorica propria al tardo Cinquecento, si screpola, si spezza, in Taddeo, appena libero dai suggerimenti dei dotti distributori di temi per i palazzi romani; e allora prende il sopravvento, come in questa opera {{NDR|la ''Battaglia di Tunisi'', nella Sala Regia del Vaticano}}, lo spirito popolaresco, vivace e spesso volgare, che lo distingue da Federico. Rappresentante di un periodo di decadenza, di cui rispecchia tutti i difetti, tutte le debolezze e le pretese, egli ha, come i più dei manieristi, qualche momento felice, che mostra sotto le ceneri dell'arte una scintilla viva: così alcuni quadri mitologici di Valle Giulia, cosi l'''Aurora'' nelle sale della Villa Farnese a Caprarola. (vol. IX, parte V, p. 870)
*La prima opera che ci presenti definita e distinta da quella del fratello {{NDR|Taddeo}} la personalità di [[Federico Zuccari]], è l'''Epifania'' della cappella Grimani in S. Francesco delle Vigne a Venezia, firmata e datata 1564, dal marchigiano ventiduenne. [...]. Nello scenario veneto, in cui persino riappaiono, in angolo a destra, i lastroni marmorei cari a Jacopo Bassano, i personaggi si dispongono lungo le due linee a V frequenti nell'arte veronesiana; ma nel disporle Federico Zuccari mostra di non aver la minima idea del valore cromatico delle costruzioni sfaccettate di Paolo {{NDR|Veronese}}, e delle conseguenti rifrazioni di colore: egli rimane il manierista romano che mira a un'eleganza di pose compassata e frigida. La sensibilità del giovane, non ancora qui soffocata dalle aride formule, si riflette nella grazia decorativa che viene al quadro da una distribuzione di figure sparsa e {{sic|leggiera}}, culminante nel nodo serico della Vergine e degli angeli. Il bimbo, minuscolo gingillo, dà l'ultimo tocco a questo singolare esempio manieristico di eleganza languente e preziosa. Anche il colore, nelle sue note basse e fioche, ci presenta in questo esordio di Federico Zuccari un'opera studiata, fredda, ma gentile, aliena da pretensioni spirituali e formali, e come timida in quel tentativo incerto e commovente di conciliare il mondo d'arte da cui è uscita e il nuovo raggiante in Venezia. (vol. IX, parte V, pp. 871-872)
=====Parte VI=====
*Il pittore ufficiale {{NDR|[[Agnolo Bronzino]], al servizio di Cosimo I de' Medici}} mise in opera tutto il suo talento, tutte le finezze delle sue figurate costruzioni, tutti i fregi, i ricami, i merletti, i tessuti più belli a gloria della corte medicea. Uscito di corte, non parve più così lustro e superbo; lasciò scorgere le sue convenzioni nei quadri chiesastici freddi e grevi. L'artificio s'impadronì dei corpi e della natura circostante, vi sparse l'acqua colata dalla ghiacciaia del Concilio di Trento e della Controriforma. (vol. IX, parte VI, pp. 69-70)
*Nefasto all'arte fu, in generale il [[Giorgio Vasari|Vasari]]. Egli falsa il carattere sottile e perspicace del [[manierismo]] fiorentino. Il suo atteggiamento cerebralistico non è quello di un [[Pontormo]] che si tormenta in ricerche di colore e di linea, in ardui problemi di estetica, ma è quello di un letterato che ama i temi dottrinari, di un michelangiolista che vorrebbe, senza sentirle, interpretare le passioni eroiche, e proprio meglio riesce quando, inconsciamente, rinuncia a tutto per veder nella composizione un puro gioco decorativo. Esempio le divertenti battaglie di Palazzo Vecchio. (vol. IX, parte VI, p. 372)
*L'eterno compromesso di colore e di forma che affligge il manierismo rende insopportabili la maggior parte delle opere di Giorgio Vasari. E solo quando l'interesse decorativo prende il sopravvento egli giunge all'arte con arditi effetti di scenografo e di caricaturista nato. (vol. IX, parte VI, p. 372)
*[...] da Parma, per via d'incisioni e di disegni, le eleganze del Parmigianino e le fluide sottigliezze delle sue forme forbite cominciavano a diffondersi e ad attrarre più che il tenero modellato delle correggesche. Era più facile sentire la calligrafia del Parmigianino che non l'ariosità del Correggio; e nell'Emilia prima, in Lombardia, nella Liguria, nel Veneto, per tutt'Italia poi, il raffinato maestro parmense dettò leggi alla moda pittorica. Parve che niuno potesse sottrarsi all'incanto di quel serpeggiar di linee, di quell'ondeggiare di corpi smilzi e snelli; [...]. (vol. IX, parte VI, pp. 584-586)
*[...] nell'Oratorio del Gonfalone a Roma, teatro della pittura manieristica, [[Lelio Orsi]] rappresentando l'''Arresto di Cristo'', par dia uno strappo a tutte le convenzioni con i suoi effetti fantasmagorici, trasportandoci in uno scenario magico, pauroso, con un paese notturno, con nubi tetre squarciate dal chiaro di luna. (vol. IX, parte VI, p. 643)
*La copia dell'opera del maestro {{NDR|la ''Pietà'' di Bernardino Campi<ref>Bernardino Campi (1520 – 1591), pittore italiano.</ref>, eseguita dall'allieva [[Sofonisba Anguissola]]}} è scrupolosa, fedele, ma par che Sofonisba risenta più di Bernardino l'influsso parmigianesco nelle mani affilate della Vergine, nel colore argentino, nella delicatezza del volto a punta, dei lineamenti piccini. Le ombre sono men crude; non tagliano con barbara durezza il profilo del Cristo come nel Campi; la salma s'irrigidisce, piallata come in un tronco, senza più l'impronta vitale che la flessibilità dei muscoli manteneva al prototipo. Ombre leonardesche s'agitano sul volto dell'Addolorata di Bernardino, mentre quello dipinto dalla scolara si porge alla carezza di un lume tenue e diffuso. Tutto divien più blando, più fioco. (vol. IX, parte VI, pp. 924-926)
=====Parte VII=====
*L'arte di [[Giuseppe Porta]], che si acclimatò all'ambiente veneto più di quella di ogni altro artefice toscano, si muove tra inevitabili incertezze, perdendo talora ogni impronta personale in un fiacco ibridismo, spesso cadendo nella freddezza dell'esercizio accademico, per raggiungere solo di rado – ad esempio nei tondi della biblioteca Marciana e nella pala dei Frari –, e anche qui non interamente, la coerenza stilistica, necessaria alla creazione di una perfetta opera d'arte. (vol. IX, parte VII, p. 426)
*Artista dotato, egli {{NDR|Giuseppe Porta}} dà una sua interpretazione blanda e un po' esteriore alle tendenze pittoriche dei Veneti: un senso di misura lo trattiene dal gareggiar con l'audace cromatismo di Paolo {{NDR|Veronese}} o con le magie luministiche del Tintoretto, e lo conduce ad attenuarne gli effetti, ad ammorbidirli. Rimane accanto ai maestri veneti come un raffinato e un virtuoso che ne ami l'arte trascinatrice, non certo come un creatore, e la sua toscana eleganza fa sbocciare talora dalla monotona biondezza de' suoi quadri qualche fioritura improvvisa di rorido e accarezzato colore. (vol. IX, parte VII, p. 426)
====''La scultura del Cinquecento''====
=====Parte I=====
*In Roma [[Lorenzo Lotti]], detto il Lorenzetto, traduttore in marmo del Giona di [[Raffaello Sanzio|Raffaello]] per la cappella Chigi, dà sviluppo alla tendenza classicheggiante nella scultura. L'opera sua più giovanile ricordata dai documenti è il compimento della tomba del Cardinal Forteguerri in Sant'Jacopo di Pistoia, affidatagli da «rifare, ridurre e finire» nel giugno del 1514. (vol. X, parte I, p. 304)
*{{NDR|Nel monumento Forteguerri della cattedrale di Pistoia}} Si distingue da tutte queste figure in vesti arruffate e tagliuzzate la Carità del Lorenzetto, chiusa nella tunica a pieghe tranquille e aderenti alle forme, raccolte le ali a mandorla attorno la persona, un braccio arcuato, con la fiaccola nella mano, stretto l'altro alla figura di un putto michelangiolesco, che lo scultore vede in funzione, puramente architettonica, di cariatide, o meglio di pilastrino. Il concetto è freddo: il tema della Carità non ha scaldato il cuore dell'artista; già in quest'opera giovanile, il Lorenzetto è il precursore dei neoclassici, un [[Bertel Thorvaldsen|{{sic|Thorwaldsen}}]] del Rinascimento. (vol. X, parte I, p. 306)
*In [[Venezia]], teneva il campo l'arte dei Lombardo, [[Tullio Lombardo|Tullio]] e [[Antonio Lombardo (scultore)|Antonio]], e dei loro seguaci, ornatissimi ricamatori, inclini, specialmente Tullio, a freddezza di [[Neoclassicismo|stile neoclassico]], tanto da anticipare certi aspetti dell'arte fiorita nel periodo napoleonico. I due fratelli iniziano la loro vita artistica lavorando accanto al padre, che aveva conquistato il dominio di Venezia nell'architettura e nella scultura. (vol. X, parte I, p. 357)
*[...] il [[Tullio Lombardo|Lombardo]] accarezzato e forbito, che ammollisce marmi e lustra superfici, infonde ad alcune figure {{NDR|della ''Pietà'' nella chiesa veneziana di San Lio}} forza rude, quasi [[Andrea Mantegna|mantegnesca]]; al corpo di Cristo, scavezzo sul grembo della Madre, tensione spasmodica, esasperata acerbità formale. Un contorno tagliente stacca il Cristo dalla Madre, che lo trattiene mentre scivola dal suo grembo; lo stesso contorno fermo, incisivo, precisa i lineamenti del volto, le nervature e le dita delle mani spianate.<br>La stilizzazione del rilievo propria di Tullio ha qui uno dei più tipici esempi: ogni contorno è sottolineato e precisato da forti scuri; tutte le figure, di modellatura larga e compressa, sono a staccato. Anche la Madonna, libera dal fondo, è appiattita, come impressa in cartapesta.<br>I forti sottosquadri originano ombre in certo modo paragonabili a quelle della scultura romana, soprattutto nel determinare la flammea capigliatura di Cristo. Le pieghe, calligrafiche e tese sulle persone, sono qua e là ammaccate, quasi da colpi di martello, e anche da ciò l'arte flemmatica di Tullio deriva insolita energia, un'espressione di sensibilità dolorosa, che svanisce nelle due comparse del fondo, presso la croce, appunto per l'attenuazione degli scuri. (vol. X, parte I, p. 368)
*La finezza di gradazioni nel bassorilievo, che si nota nella parte superiore della pala di San Giovanni Crisostomo, si ritrova in un'opera tra le più delicate di Tullio {{NDR|Lombardo}}: l'''Annunciazione'' del Seminario vescovile a Venezia. Suggerita con tenui linee architettoniche la stanza della Vergine, Tullio vi ha collocato nel mezzo il tabernacolo, come finestra lombardesca con timpano triangolare, e ai lati di esso, le figure di Maria e dell'angiolo, composte nella guaina delle vesti tese, a pieghe preziose, calligrafiche.<br>Il modellato dei volti è lieve, quasi vaporoso nella sua morbidezza, e lo staccato di quello dell'angiolo proietta un'ombra sulla parete. Con una mano sul petto, schiusa la bocca, Gabriele, agghindato da ciocche a catenella con l'artificiosa eleganza di Tullio, mormora le parole dell{{'}}''Ave''. Anche la Vergine, conserte le braccia placide, schiude le labbra alla parola. L'arte arida dello scultore si anima d'un soffio di delicata poesia, e par che qualcosa l'avvicini a [[Luca della Robbia]] nel sentimento tranquillo, alieno da drammatico impeto. (vol. X, parte I, pp. 373-374)
*L'intensità di vita delle figure nel primitivo Presepe {{NDR|della chiesa di Santa Maria del Parto a Mergellina}} si ritrova in un capolavoro del Nolano: il ''Crocefisso ligneo'' nella chiesa di Santa Maria la Nuova, opera più tarda, prossima alla pala d'altare di Monteoliveto, e cioè al gruppo di sculture ove [[Giovanni da Nola]] inclina ai modi toscani del Santacroce<ref>Girolamo Santacroce (1502 – 1537), scultore, architetto e medaglista.</ref>. Anche qui i tratti del volto son marcati da realistica crudezza: la bocca febbrile e amara, l'occhio sbarrato d'angoscia nell'ombra dell'orbita, le sopracciglia tese sino allo spasimo, tutto partecipa all'espressione d'atroce agonia, persino il nodo del drappo che si torce a gotica fiamma. Ma in questo capolavoro Giovanni da Nola ha raggiunto un grado di raffinatezza toscana mai altrove raggiunto, e una bruciante sensibilità nel render lo strappo dei tendini tesi di braccia e dita, lo scricchiolìo delle costole nel corpo di nervosa eleganza brunelleschiana. (vol. X, parte I, p. 722)
*Non ritrovano la delicata spontaneità della ''Madonna della Neve'' {{NDR|in}} altre sculture del Nolano appartenenti a questo periodo, né l'''Ecce Homo'' di legno in Santa Maria la Nova, male imbrattato di colore, manifestazione di sentimentalismo pietistico da prematuro Seicento, né il ''San Giovanni'' in marmo della chiesa di San Domenico Maggiore, d'impronta sansovinesca, tra le più ammanierate sculture del Nolano, nonostante la vivacità dei contrasti d'ombra e luce. Il Crocefisso ligneo, di cui già parlammo, in Santa Maria la Nuova, è invece l'espressione maggiore dell'arte di Giovanni da Nola in questo periodo. (vol. X, parte I, p. 734)
=====Parte II=====
*Com'è noto, [[Michelangelo Buonarroti|Michelangelo]] si valse di aiuti, specialmente di [[Raffaello da Montelupo]], ad apprestare le statue che fiancheggiano il Mosè e sovrastano alla sua mole. [...] Raffaello da Montelupo, pur traducendo disegni del Buonarroti, tornisce le forme e le addolcisce alla maniera raffaellesca. (vol. X, parte II, pp. 55-58)
*Il classicismo, invadente nell'arte del [[Giovanni Angelo Montorsoli|Montorsoli]], le toglie, col suo peso accademico, la naturale vivezza, il senso di forma in movimento istillato da Michelangelo. (vol. X, parte II, p. 111)
*Uomo di chiesa, frate servita, il Montorsoli dona poco dell'arte sua alla chiesa, e tutto il suo spirito, tutta la sua commozione, profonde nelle figure che interpretano le sue fantasie. Vi è una terracotta a Berlino, nel museo Federico, raffigurante una donna disperata, forse studio per una delle sue fonti, dove par di sentire il fremito del nudo angosciato, che nell'urlo si raccoglie e s'accascia. E la terracotta non uguaglia la ''Scilla'' della fontana del ''Nettuno'' a Messina in libertà di movimento pittorico, benché alla creta il Montorsoli dia pastosità di colore, tendendo ad arco le forme turgide, gonfie di linfa. Così il maestro rivela le sue tendenze, come già le aveva rivelate primamente nel satiro suonatore del monumento ''Sannazzaro'', e nel ''Marsia'' legato tragicamente all'albero, figure che rompono gli effetti accademici del mausoleo per portarsi tra i boschi e le selve. Dall'Accademia, dalla tradizione del Sanzio, dalla maestà di Michelangelo, sembra che il Frate, buttata la tonaca alle ortiche, si fugga incontro a forme barocche, scrollando da sé il gelo dell'accademia, il meccanismo raffaellesco, il peso dello sforzo michelangiolistico. (vol. X, parte II, pp. 150-153)
*{{NDR|Raffaello da Montelupo è}} [...] autore del ''San Damiano'', nella Cappella Medicea, la sola statua michelangiolesca uscita dalle sue mani. I lineamenti contratti del volto, i capelli agitati fiammanti, le vesti tormentate, le mani, ove fan rete le vene turgide, dalle falangi rettangolari schiacciate, lascian sentire come il prototipo dello scultore sia stato il Buonarroti, che imperava nella Cappella Medicea. [...].<br>Il mite, il raffaellesco Raffaello da Montelupo sente nella cappella Medicea la passione di Michelangelo, che in seguito gli sfugge per sempre. (vol. X, parte II, p. 154)
*Tre bassorilievi col busto del [[Baccio Bandinelli|Bandinelli]], uno nei musei di Stato a Berlino, il secondo nel museo dell'Opera di S. Maria del Fiore a Firenze, il terzo nel Louvre a Parigi, ci danno la misura dell'arte dello scultore in ordine di tempo. Nel primo, c'è una gran penetrazione della forma, una sensibilità pittorica, un'attenzione a determinare i lineamenti e a segnarne con energia i particolari; nel secondo, questi spariscono; le linee, diritte o quasi, del sopracciglio, della base del naso, delle labbra, s'incurvano; le superfici mobili, molteplici, commosse, s'uniscono, si gonfiano; i capelli a riccioli sottili, incisi, riappaion battuti come su lastra metallica; la barba, lunga, serpeggiante, a spire fiammanti, diviene un ghirigoro grosso, terminato a riccioli; l'occhio acuto si smorza nel tondeggiar dell'orbita, le nari non vibrano più, le labbra non si serrano energiche, l'orecchio si scodella senza più quel sottile tirato dei nervi; e il busto, che prima veniva tagliato dalle pieghe del manto gettato sulle spalle e aggirato sotto il petto ignudo, qui vien tagliato al modo classico, a scarpa. Ma nella terza edizione del busto la forma perde anche l'effetto dello stampato, dello sbalzato su metallo; il profilo divien laminare e i lineamenti si disegnano invece d'essere scolpiti, i riccioli si fanno calligrafici, la barba a cordoni si chiude a chiocciolette; e il busto, più classicheggiante, porta uno scarso mantelletto agrafato sulla spalla. Il primo busto spira maschia energia, il secondo bonomia, il terzo disfacimento [...]. (vol. X, parte II, p. 192)
*{{NDR|Baccio Bandinelli}} [...] quando fece ''Ercole che sottomette Caco'', davanti al palazzo della Signoria, le generalità classiche non gli permisero di animare la rappresentazione, di spiegarla in potente unità. Nel far le cose colossali, la visione dell'insieme non si ha se non interamente abbracciandolo per forza d'astrazione e incatenandone le parti, come avrebbe fatto Michelangelo; se non trasportando idealmente pesi e misure a un livello di sopra, di sotto, di là dalla propria visuale, nei piani e in profondità: e il Bandinelli, che non ebbe quella supervisione, mise cumuli sopra cumuli marmorei, massi sopra massi; fece una roccia scalpellata più che corpi giganti svincolati dal sasso. (vol. X, parte II, p. 199)
*{{NDR|Baccio Bandinelli}} [...] nel busto in bronzo {{NDR|di [[Cosimo I de' Medici]]}} si manifesta l'educazione dello scultore dal padre orafo, maestro anche di [[Benvenuto Cellini]], e appare la sua natura più schietta e più viva, non agghiacciata da stilistiche apprensioni. (vol. X, parte II, p. 204)
*Qualche impronta dell'arte di Baccio Bandinelli, con la sua visione sommaria e spianata dei volumi, si riconosce nella più antica opera nota dell'[[Bartolomeo Ammannati|Ammannati]]: la statua tombale di ''Mario Nari'' al Bargello, già nell'Annunziata, con evidente imitazione delle figure giacenti di Michelangiolo sulle tombe medicee.<br>Il simulacro del defunto si solleva dal sepolcro; punta il busto sulla sinistra. È tra le opere dell'Ammannati più inclini a michelangiolismo, ma ad un michelangiolismo addolcito, trattenuto, che attenua la determinazione dei volumi singoli, mirando all'espressione del volume totale. I muscoli, in quel tendersi, in quell'incavarsi della forma irrigidita, si schiacciano; la lamina della corazza si stampa sul busto; gli spallacci s'addentrano nelle carni; i lineamenti michelangioleschi diventan schematici. (vol. X, parte II, p. 357)
=====Parte III=====
*Quando, nel 1543, [[Alessandro Vittoria]] giunse a Venezia, inviatovi dal vescovo [[Cristoforo Madruzzo]], ed entrò nella bottega di [[Jacopo Sansovino]], aveva diciott'anni appena, ma doveva già essere educato all'arte se poté presto eseguire la bella statuina del ''Battista'' ora sopra una pila d'acqua santa nella chiesa di San Zaccaria, ove l'impronta sansovinesca è come nascosta dalla violenza espressiva di uno scalpello accanito a rendere i segni della macerazione fisica e il solco del dolore in ogni tratto del volto scarno e delle mani scheletriche. Forse a tale tendenza verso un realismo penetrante, pungente, che, pur tra le fioriture decorative del costume, impronta i profili medaglistici di ''Maddalena Liomparda'' e di ''Caterina Sandella'', di un rude popolaresco vigore, non fu estranea una prima educazione a Trento, ove, nella cantoria di Santa Maria Maggiore, son busti bronzei di prepotente rustica forza. (vol. X, parte III, p. 74)
*Scultore campagnolo, il [[Vincenzo Grandi|Vicentino]] taglia come nel legno le sue rustiche immagini; inesperto del bassorilievo, divien goffo nelle figure di fondo. Goffa è anche la ''Madonna'' a tutto tondo, grassa contadina infagottata nelle vesti, ma il sole che accende il volto paffuto infonde respiro ai lineamenti ingenui. E piena di rustica forza è la figura del pastore in ginocchio presso il giaciglio, che par uscita, con la cupa testa barbuta e il nodoso bastone, da una tela del bresciano [[Giovanni Gerolamo Savoldo|Savoldo]]. Lo scultore semplice e vivido si delizia ad avvicinare il manto lanoso del somarello al lucido cuoio del bove; muove il gruppo saltellante degli angioletti cantori al ritmo scherzoso della luce e dell'ombra; è maldestro, rustico tagliapietra, ma raggiunge talvolta, come nella gracile figuretta di fanciullo che s'aggrappa alla veste di San Giuseppe, effetti pittorici nuovi alla scuola dei Lombardo<ref>Famiglia di scultori e architetti attiva principalmente a Venezia tra il XV e il XVI secolo.</ref>. (vol. X, parte III, p. 76)
*Nel 1543, primo anno di sua dimora in Venezia, mentre il [[Jacopo Sansovino|Sansovino]], suo maestro, stava per ultimare con drammatico impeto i rilievi delle tribune di San Marco, Alessandro Vittoria scolpiva la statuetta in marmo del ''Battista'', ora sopra una pila nella chiesa di San Zaccaria. Vi si sente, nel taglio allungato della figura, nel cader del manto dal fianco a terra, nello stringersi di tutte le membra al tronco, un'eco di modi sansovineschi, benché una opposta sensibilità sia nei due artisti, Jacopo Sansovino, incline a dolci ritmi, a un sereno ideale di grazia e di pittorica morbidezza, il Vittoria appassionato nel rendere l'ardente spiritualità del Santo con l'effetto cromatico di ombre che s'incanalano negli avvallamenti del volto consunto, entro i cavi di un fusto lungo, scheletrico, come arso dal sole rovente del deserto. (vol. X, parte III, p. 82)
*Tra il 1581 e il 1583, il Vittoria attese alla pala d'altare in bronzo per [[Johannes Defuk|Giovanni Fugger]], ora nella raccolta del Dott. Preston S. Satterwithe a New York. Vi rappresentò l'''Annunciazione'', certo ispirandosi alla pittura di [[Tiziano Vecellio|Tiziano]] nella [[Chiesa di San Salvador|chiesa del Salvatore]] a Venezia. Comporre una pala a rilievo sulle tracce di una pala dipinta è certo tentativo di gusto discutibile, fortunatamente non ripetuto altrove dal Vittoria, ma bisogna riconoscere che l'effetto di luce ottenuto dallo scultore rivela una sorprendente sensibilità pittorica, un'arte ricca di ogni accorgimento nel lavorar le superfici, ora sgusciandole come il velo della Vergine, ora sfaccettandole come il manto dell'angiolo, sempre acuendo le nervature delle pieghe, affilando e spezzando gli spigoli per ottenerne rifrazione di luci, scintillìo. (vol. X, parte III, p. 116)
*Il giovane principe [[Francesco I de' Medici|Francesco de' Medici]], che a Firenze divien protettore del [[Giambologna]], è ritratto, nel busto del palazzo Uguccioni, in armi, fasciato dal manto abbondante. Ha gli occhi grandi, bovini, coperti come da un velo; la barba e i capelli a piccoli ricci, la decorazione del busto ingrossata a sinistra, fuor del suo naturale equilibrio. Lo scultore che in Toscana arriva al metro perfetto, ai canoni grammaticali, si trova fuor di misura imponendo il busto del suo mecenate sul plinto marmoreo. Si potrà ammirare la cura nel render la cute giovanile, quasi luminosa, del Principe, e l'ombra delle sopracciglia trasparenti; ma si nota, nei ricciolini delle chiome e della barba, un certo artificio; troppa regolarità nella gorgiera, troppo spessore nel manto sul busto arcuato. (vol. X, parte III, p. 697)
*All'Annunziata<ref>Il Giambologna fu sepolto nella cappella della Madonna del Soccorso della basilica della Santissima Annunziata di Firenze.</ref> dorme {{NDR|il Giambologna}} l'artista glorioso che trovò a Firenze misure, canoni, ordinamenti, grammatica. Egli fiammingo vi portò un po' di realismo grezzo, quale si mostra nell'aquila e nel tacchino. Liberatosi da quel realismo, cadde nell'Accademia fiorentina, cioè nelle regole e nei canoni, senza tuttavia abbandonare del tutto la primitiva vivacità; ed appunto questo residuo di realismo anche nelle opere tarde lo rende migliore di altri manieristi alla fine del Cinquecento. Le misure e i canoni nel secolo XVI furon dati dai Fiorentini al mondo: gli stranieri, dal Dürer a Giambologna, al Rubens, non hanno fatto che riceverli. Il Giambologna, pur ricevendoli, ebbe libere uscite, non essendo il manierismo uno stile, ed ebbe anche incoerenze, contrasti stilistici, come ad esempio tra il ''Nettuno'' della fontana di Bologna e le ''Sirene'' della base. Tuttavia il Fiammingo, al declinare del Cinquecento, anche tra i moduli dell'aulica forma, anche nell'algore accademico, trova, per le linee delle figure, ritmo, eleganza, nobiltà; per le masse equilibrio e slancio, togliendo peso, con l'accelerato movimento, alle forme giganti. (vol. X, parte III, pp. 788-791)
*Arrivato a Firenze, quando l'[[Bartolomeo Ammannati|{{sic|Ammanati}}]], nella ninfa della fontana di piazza, dava gran saggio di sé, Giambologna non ebbe suo il campo nella scultura, ma presto, salutato dal Granduca {{NDR|Francesco I de' Medici}} principe degli scultori, si innalzò anche sopra il vecchio Ammanati ormai rattristato e indebolito da pregiudizi religiosi. Egli continuò sempre col suo gran passo, ginnasta dell'arte, seguito da una folla di scolari, che parevano prepararsi a ludi olimpici col loro maestro; ma al pari di lui, fors'anche più di lui, nello scolpire i grandi blocchi di marmo, si mostrarono accademici, mentre nelle crete, nei bronzi, segnavano il trionfo dello stile pittorico spuntato dal manierismo. E con lo stile pittorico si prepara l'avvento al [[barocco]]. (vol. X, parte III, p. 791)
====''L'architettura del Cinquecento''====
=====Parte I=====
*Lo scultore [[Lorenzo Lotti|Lorenzetto]] fu ligio a [[Raffaello Sanzio|Raffaello]], non solo con le sue opere di scalpello, ma anche nelle architetture, e, come operò sui disegni del maestro a palazzo Vidoni, così si studiò, di seguire i suoi esempi costruendo il palazzo del Bufalo o della Valle. Oggi la facciata, anche per le manomissioni successive, non ci dà forse, se non nel centro, un gradevole effetto con le tre finestre più raccolte del primo piano, le tre distanziate del secondo, le tre del terzo, più semplici e brevi. È un'armonia che si disperde nell'estensione del prospetto, che non può darci troppa buona idea della bravura architettonica del maestro, con la monotonia di quei suoi lunghi filari di finestre. (vol. XI, parte I, p. 332)
*Il [[Sebastiano Serlio|Serlio]] ci rappresenta l'arte nostra {{NDR|l'archiettura}}, che, giunta a grande fioritura, trova regole, norme, che la Rinascita rende universali. L'architetto bolognese vide Roma negli aurei giorni dell'architettura, lavorò a Venezia, ove [[Jacopo Sansovino]] foggiava un nuovo stile, e dimorò in Francia, studiando i differenti costumi dell'edificare, riuscendo a raccogliere gran copia di osservazioni e di elementi per il suo prontuario architettonico. Tutta la vita del buono e dell'umile pedagogo fu quella di raccoglitore e di seminatore. (vol. XI, parte I, p. 468)
*[[Andrea Marchesi (architetto)|Andrea Marchesi]] da Formigine s'ingegnava nell'arte dell'architetto non sua propria. Molti falegnami passarono all'architettura specie nel '400, ma Andrea Marchesi vi trapassò a fatica, perdendo alquanto della sua gran valentia di decoratore. Essa si manifesta nel fregio della porta {{NDR|del [[Collegio di Spagna]] di Bologna}}, degna d'un antico, ma la forza, il chiaroscuro di quei girali, vien meno. L'intagliatore non poteva conservare il suo aspetto occupando spazi che l'architetto avrebbe dovuto riservare a sé, senza riempirli d'ornamenti, senza fiorirli. La subordinazione dell'ornato veniva a mancare collegandosi, con l'ornamentista, il dominatore architetto. (vol. XI, parte I, p. 800)
*[...] l'equilibrio, il ritmo voluto dall'architettura di questo tempo non è sempre sentito da Andrea da Formigine, che, nel palazzo Scarselli, a destra, fece un pilastrone scanalato non corrispondente con l'altro a sinistra. In tutto si vede che l'intagliatore ingegnoso, ora per le sue architetture s'ispira a Venezia, ora a Milano, talvolta cerca forme antiquate, tal altra si studia di fare il nuovo. Poco fondato, egli si prova a fare quanto può, contento d'ornare, di fiorire d'intagli i palazzi sorti su suo disegno. Più che l'armonia del corpo egli vede la veste adorna. (vol. XI, parte I, pp. 801-802)
*Si assegna [...] al [[Giovanni Francesco Mormando|{{sic|Mormanno}}]] la più bella facciata di palazzo napoletano, quella del palazzo di Capua, ora Marigliano, in S. Biagio dei Librai. La facciata subì alterazioni diverse, ma, nell'insieme, come dice giustamente il Pane, «manifesta la impeccabilità di una pura equazione geometrica, come quella che è dato riscontrare nelle opere migliori del Rinascimento». Purtroppo i restauri hanno lasciato solo intravvedere qualche traccia del {{sic|Mormando}} in quello stesso palazzo e nell'altro dei duchi di Vietri, poi Corigliano. (vol. XI, parte I, pp. 954-956)
*In Santa Maria della Stella alle Paparelle, edificata, per voto e con danaro proprio, dal {{sic|Mormando}}, si può vedere qualche reminiscenza bramantesca nella facciata con pilastri corinzi, scanalati sino a due terzi d'altezza, [...]. (vol. XI, parte I, p. 956)
=====Parte II=====
*[[Michelangelo Buonarroti|Michelangelo]] porta nell'architettura l'ideale di massa in movimento, come espressione di energia eroica. Dove è statica della coordinazione [[bramante]]sca, succede movimento; la coordinazione si trasforma in una più stretta unità, in subordinazione all'unità. Gli elementi si fanno più grossi o restan più grezzi, per presentarsi come massa, anziché come linea. (vol. XI, parte II, p. 1)
*La [[Cupola di San Pietro|cupola]], che Michelangelo elevò nel cielo di Roma sulla chiesa madre della Cristianità, nel cuore della città papale, come gigantesca tiara, tiene delle progettate cupole albertiane la voce sonora, della cupola di Santa Maria del Fiore l'ascensione trionfale; ma questi effetti nascono, non dai rapporti numerici dell'Alberti, non dalla {{sic|leggiera}} trama del Brunellesco, bensì da vigorosi contrasti di masse e di chiaroscuro, da vicenda di slanci e di freni, dalla lotta, che è in ogni forma creata dalle appassionate mani di Michelangelo. (vol. XI, parte II, p. 118)
*Espressione magnifica di Roma monumentale, la grandiosa cupola {{NDR|di san Pietro}} ha le membra possenti, le violente energie delle statue michelangiolesche. La sua mole, che di lontano trova riposo nella maestà delle ampie curve ascendenti, è il sogno della fantasia di Michelangelo verso la grandezza divenuto realtà. (vol. XI, parte II, pp. 118-121)
*Non l'interrotto monumento di Giulio II o la mutilata montagna marmorea di San Pietro in Vincoli, ma questa cupola {{NDR|della basilica di San Pietro}}, massima espressione di una forma prediletta e tipica dell'architettura nostra, legame fra l'Italia e l'Oriente, traduce la sete di grandezza dello scultore {{NDR|Michelangelo}}, che aveva divisato di trasformare una montagna in gigante, di martellarne il corpo nelle rocce, ergerne il capo nella regione delle nubi. (vol. XI, parte II, p. 122)
*[[Flaminio Ponzio]] aiutò e continuò l'opera di Martino Longhi in palazzo Borghese, e noi crediamo di riconoscere il suo intervento, anziché nella facciata verso via Fontanella di Borghese, che ci sembra propria del Longhi per la sua divisione a specchi, nell'altra, più vasta e magnifica, verso piazza Borghese, libera da lesene divisorie e arricchita da un grande scudo a foggia di cartella barocca, che s'aggrappa al timpano dell'edicola sovrastante il balcone e a quello della porta-finestra, animando col suo capriccio tutta la facciata e distruggendo l'impressione di vacuità, d'inconsistenza, che l'edicola desta nel prospetto verso via di Fontanella Borghese. Anche la bellissima lenta scalinata a gradi poligonali, che si stende a conchiglia rovescia davanti alla porta, e il cancello, tutto proprio di Flaminio Ponzio nella grazia esile e fiorita dei suoi motivi ornamentali, concorrono all'accentramento dell'effetto decorativo nell'asse mediano della facciata. (vol. XI, parte II, pp. 876-878)
*[[Domenico Fontana]] è l'architetto che lavora una facciata di chiesa come il rettilineo d'una strada, e, quando fosse vissuto in tempi moderni, come le rotaie d'una ferrovia. È un tecnico d'alto valore: innalza obelischi sulle piazze di Roma, trasporta la cappella del Presepe sotto il pavimento della cappella Sistina a Santa Maria Maggiore; distrugge, impetuoso vandalo, antichità pagane e cristiane, sempre benedetto da [[Papa Sisto V|Sisto V pontefice]]. (vol. XI, parte II, pp. 916-917)
*Purtroppo l'attività edilizia di Sisto V andò a scapito di augusti monumenti; e il Fontana ne fu l'esecutore inflessibile. Rovinò i resti delle [[terme di Diocleziano]], che impedivano la costruzione di [[Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri|Santa Maria degli Angeli]]; restaurò [[Basilica di Santa Sabina|Santa Sabina]], rimovendo gli antichi amboni, cancellando primitive pitture, demolendo i rivestimenti marmorei della tribuna; distrusse il [[Settizonio]]; e poco mancò che il [[Colosseo]] fosse da lui trasformato in lanificio, con logge per i tessitori, botteghe per le vendite. La morte del barbaro Pontefice sospese l'opera iniziata dal barbarico architetto, che già incominciava a spianare il suolo intorno al Colosseo, come racconta il [[Francesco Milizia|Milizia]]. Il costruttore, ch'ebbe più grandezza di spazio che grandezza d'arte, che ci dette più quantità che non qualità di lavoro, ci rimane quindi in aspetto di impresario, tenace come il Pontefice che lo protesse, rapido, forte d'intelletto, non d'arte. (vol. XI, parte II, p. 931)
*[[Pirro Ligorio]], a [[piazza Navona]], costruendo il [[Palazzo De Torres - Lancellotti|palazzo di Ferdinando Torres di Granata, ora Lancellotti]], si mostra contenuto nella facciata, che al pianterreno ha il bugnato un po' aggettato, e, nei piani superiori, semplicemente inscritto, ben ripartito, come a quadrelli in pavimento, regolarissimi, tranne verso la catena agli spigoli, ove essi perdono il moto uguale, e par s'allunghino a cercare connessione. Tende a monotonia, anche nel disegnare l'interno, l'architetto composto, ordinato, uguale. Ma il casino di Pio IV nei [[Giardini Vaticani]] fugge da questo silenzio: lavorano i fontanieri a rivestir di musaici all'antica pilastri e basamenti; ritornali gli efebi, le ninfe; escon le driadi dai boschi per vivere tra le ghirlande, i nastri, i festoni. Le grottesche romane antiche, quelle timide di [[Giovanni da Udine]], riprendon corpo, si addensano sulle pareti, si rilevano dalle riquadrature, tra un brulichio di girali, di campane di frutta, di vasi, di stemmi, di ghirlande. l'antiquario squaderna le sue note, riversa il sacco delle sue ricerche sulle pareti, sui suoi frammenti, veri o falsi, abbiano un nesso o no tra loro; e così figure, rilievi, ornati, fanno insieme una rievocazione dall'antico. (vol. XI, parte II, pp. 980-982)
*Più viva, per lo zampillar delle acque correnti, sonanti, per il moto delle fabbriche, sarà la [[Villa d'Este (Tivoli)|villa di Tivoli]], costruita dal cardinale [[Ippolito d'Este (1509-1572)|Ippolito II d'Este]] per cercarvi riposo, dopo le ire destate come cardinale protettore della corona di Francia. Uomo del Rinascimento, chiede alla villa tiburtina la pace, tra le grotte popolate di statue scavate in sua presenza a [[Villa Adriana]]. Pirro Ligorio vi profonde la sua vivace, ardente, napoletana fantasia; innalza a corona dei giardini il suo palazzo, cui s'accede come a trono eccelso, per ampie scalinate, da arcata ad arcata. Gli ornamenti che dovevano annidarsi sulla facciata del palazzo restarono nella mente di Pirro Ligorio, ma egli non dimenticò di farli eseguire sui padiglioni, sulle mostre delle fontane. Tutto è condotto rapidamente, come abbozzato, quasi che la finitezza fosse superflua in tutta quella festa della natura, in tutto quel rigoglio di verde, in quella musica delle acque, che [[Annibale Caro|Annibal Caro]] ci ricordò nella sua aurea prosa. (vol. XI, parte II, p. 988)
=====Parte III=====
*Certo {{NDR|[[Palazzo Corner della Ca' Granda]]}} è colossale, più di quanto si sia mai veduto sulla mobile superficie delle acque del Canal Grande, trionfante nella sua classicità, nella massiccia potenza delle colonne abbinate, ioniche al primo piano, corinzie al secondo, reggenti le arcate cariche di trofei. Quelle arcatelle son leggiere per la elefantina potenza delle colonne, e i due piani sembrano, a causa di esse, un pondo troppo forte per il basamento rustico del palazzo. (vol. XI, parte III, p. 124)
*[...] auspice il doge Andrea Gritti, Jacopo Sansovino aveva disegnata la costruzione {{NDR|della chiesa veneziana di San Francesco della Vigna}} sin dal 1534. Ma il disegno sofferse riduzioni e mutamenti per le filosofiche elucubrazioni del Padre [[Francesco Zorzi|Francesco {{sic|Georgi}}]], che, con le teoriche di Platone alla mano, con la cabala medioevale del tre «numero primo et divino» e con i suoi multipli, aveva l'audacia di riformare il progetto in corso d'effettuazione. E peggio, la sicurezza del frate dell'Ordine confuse il Sansovino, Tiziano, Fortunato Spira viterbese, il Serlio, che ne firmarono la relazione rinnovatrice dell'edificio chiesastico, a norma di rapporti e di dimensioni ad esso applicate, per ottenere «un'armonia consonantissima». (vol. XI, parte III, pp. 125-126)
*[...] [[Chiesa di San Francesco della Vigna|San Francesco della Vigna]] mostra nell'interno le chiare proporzioni di Jacopo {{NDR|Sansovino}}, non la sua vivezza cromatica, forse per l'adesione ai principî del frate censore {{NDR|Francesco Zorzi}}. Vi è un gran predominio di vuoti nella povertà francescana della chiesa; le lesene di pietra grigia, come tutte le cornici, sono piatte; ma un senso di pace, di equilibrio, nasce dall'armoniosa larghezza d'archi delle cappelle. Ancora l'eco toscana del Brunellesco s'avverte nella serie di sovrapposte lesene, tradotta in ampiezza cinquecentesca e in tranquilla maestà di linea nel giro fra cappella e cappella finché nella crociera le volte par s'innalzino a volo. (vol. XI, parte III, pp. 126-127)
*Il rapporto del [[tempio malatestiano]] di Rimini con la facciata di [[Chiesa di Santa Maria in Organo|Santa Maria in Organo]] è forse semplicemente casuale, ma ci mostra come [[Leon Battista Alberti]], suscitatore di masse nell'architettura, abbia fraternità di spirito con [[Michele Sanmicheli]], che, ad un tempo, tra le membrature battute sull'incudine, insinua finezze, delicatezze, fiori che le addolciscono, sorrisi che illuminano le forme giganti, luci e ombre che ne esaltano la vita. E come nell'architettura militare, per le sue fortificazioni di Verona, di Venezia, di Brescia, di Bergamo, di Peschiera, in Dalmazia, in Creta, in Candia, ecc., si ispira a [[Francesco di Giorgio Martini]], par che ne erediti l'infrangibile misura, la precisione del numero, il geometrico rigore.
===Citazioni sulla ''Storia dell'arte italiana''===
*Essa è considerata da alcuni come una vera e propria rivoluzione culturale, che attraverso scoperte e rivalutazioni e accostamenti di civiltà pittoriche diverse – dal mosaico alto-medievale al disegno, alla pittura rinascimentale, al manierismo – ha dato un nuovo profilo ai criteri del gusto in Italia. ([[Dizionario universale della letteratura contemporanea]])
*Non v'è nulla che egli non ricordi. Confronta a mente opere fra le più lontane, come se le avesse dinanzi contemporaneamente e vi leggesse i più minuti particolari. Egli è in ciò il tipico conoscitore per innata facoltà inimitabile. Nessuno che non abbia il suo sguardo e la possibilità di ricordare in modo così preciso tutto ciò che ha visto potrà giungere mai a fare l'opera colossale di revisione di tutte le attribuzioni come l'ha fatta Adolfo Venturi. Quando si pensa a ciò che era la storia dell'arte prima di lui, in cui a pochi grandi e celebri nomi si attribuiva tutta l'accozzaglia delle opere allora anonime ci si accorge degli infiniti benefìci che la ''Storia dell'Arte italiana'' ha portato nel campo dell'indagine costruendo il quadro con le grandi figure in primo piano e via via nei piani successivi le figure minori. I grandi ne hanno avuto, sfrondate le opere indegne di loro, maggior luce ed i minori hanno trovato il loro luogo. ([[Roberto Papini]])
*Per noi discepoli che abbiamo {{sic|seguìto}} passo per passo l'opera appassionata del maestro, il fatto che Adolfo Venturi sia giunto a favellare coi grandi pittori del Cinquecento ha un valore sentimentale. È come se i muratori e i manovali vedessero finalmente l'architetto disegnare il coronamento dell'edificio a cui hanno portato calce, rena e mattoni. Tutta la storia dell'arte italiana di Adolfo Venturi doveva infatti culminare nella visione del pieno [[Rinascimento]]. [[Barocco]] e [[Rococò|barocchetto]] saranno lasciati a chi li vorrà e li potrà studiare, quando i tempi saran maturi e la preparazione documentaria compiuta. ([[Roberto Papini]])
==[[Incipit]] di alcune opere==
===''La Madonna''===
Tredici secoli prima che Raffaello rappresentasse la Madonna della Seggiola come una bella nutrice tutta amore per il pargolo che gira attorno gli occhi di falco, un pittore cristiano nelle catacombe di Priscilla rappresentava in simil modo una matrona con la creaturina ignuda che le si aggrappa al seno e volgesi ratta, guardando coi grandi occhi dietro a sé, quasi per mettersi a difesa del nutrimento; e la madre ripiega soave il capo, e circonda il nato suo con le braccia protettrici.
===''Luca Signorelli, interprete di Dante''===
L'arte di [[Luca Signorelli]], più di ogni altra nel Quattrocento, evoca lo spirito dantesco, per la energia delle sue forme sfaccettate, il ''pathos'' che scaturisce dalle composizioni grandiose, dalle repentine luci, dai movimenti di schianto arrestati.
===''Piero della Francesca''===
Oggi la critica storica ha compreso la definizione che Fra' Luca Pacioli dette di [[Piero della Francesca|Piero]]: «monarca della Pittura a' suoi dì», segnalando il grande influsso del pittore di Borgo su tutta l'arte italiana dell'Emilia e del Veneto, della Toscana meridionale, come dell'Umbria, delle Marche e delle Romagne, dalla corte degli Estensi alla bottega di Giambellino, dalla turrita Cortona alla reggia di Federico da Montefeltro, dal tempio malatestiano alla cittadella forlivese degli Sforza e al santuario di Loreto. E dai quei luoghi si estese la riforma pierfrancescana su Roma e Viterbo, su Napoli e Messina, dal palazzo vaticano alla cappella Mazzatosta, dagli anonimi affreschi di Monteoliveto in Napoli alla pittura rinnovatrice di Antonello. Ma il grande maestro ha lasciato indelebili profonde tracce dell'arte sua, non ricordi di vita.
==Citazioni su Adolfo Venturi==
*Come le [[Opera d'arte|opere d'arte]] debbono essere guardate? Qui entrano in campo le facoltà più schiette di Adolfo Venturi. Egli non s'è mai contentato delle attribuzioni già fatte; una per una, su migliaia di opere, le ha tutte volute rivedere, sottoporre al tormento d'una analisi minuta e precisa; analisi prima di tutto dei caratteri materiali delle opere: i modi del disegno, il ricorrere di tratti abituali e tipici di ciascun artista, i modi di comporre, di colorire, di scolpire, le pieghe del panneggio, i formati delle figure, il metodo dell'architettare; analisi poi di ciò che è più sensibile e sfuggente alla critica, dall'interpretazione del soggetto allo spirito delle opere. a quel tanto di imponderabile che rivela l'opera d'un maestro a primo acchito e la distingue da quella d'un altro o degli imitatori. [[Roberto Papini]]
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Francesca Marini (a cura di), ''Caravaggio'', 1ª ed., introduzione di [[Renato Guttuso]], Rizzoli/Skira, Milano, 2003. ISBN 8817008087
*Adolfo Venturi, ''[https://archive.org/details/lamadonnasvolgim00vent La Madonna]'', Ulrico Hoepli, Milano, 1900.
*Adolfo Venturi, ''[https://archive.org/details/venturileonardolasuascuola/mode/1up/ Leonardo e la sua scuola]'', Istituto Geografico De Agostini, Novara, 1942.
*Adolfo Venturi, ''[https://archive.org/details/lvcasignorelliin00vent Luca Signorelli, interprete di Dante]'', Felice Le Monnier, Firenze, 1921.
*Adolfo Venturi, ''[https://archive.org/details/pierodellafrance00vent_0 Piero della Francesca]'', presso Giorgio & Piero Alinari, Firenze, 1921.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit01vent/page/n6/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. I, ''Dai primordi dell'arte cristiana al tempo di Giustiniano''], Ulrico Hoepli, Milano, 1901.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit02vent/page/n6/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. II, ''Dall'arte barbarica alla romanica''], Ulrico Hoepli, Milano, 1902.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit03vent/page/n6/mode/1up/ ''Storia dell'arte italiana'', vol. III, ''L'arte romanica''], Ulrico Hoepli, Milano, 1904.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit04vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. IV, ''La scultura del Trecento e le sue origini''], Ulrico Hoepli, Milano, 1906.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit05vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. V, ''La pittura del Trecento e le sue origini''], Ulrico Hoepli, Milano, 1907.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit06vent/page/n6/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. VI, ''La scultura del Quattrocento''], Ulrico Hoepli, Milano, 1908.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit71vent/page/n6/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. VII, ''La pittura del Quattrocento'', parte I], Ulrico Hoepli, Milano, 1911.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit72vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. VII, ''La pittura del Quattrocento'', parte II], Ulrico Hoepli, Milano, 1913.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit73vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. VII, ''La pittura del Quattrocento'', parte III], Ulrico Hoepli, Milano, 1914.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit74vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. VII, ''La pittura del Quattrocento'', parte IV], Ulrico Hoepli, Milano, 1915.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit81vent_0/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. VIII, ''L'architettura del Quattrocento'', parte I], Ulrico Hoepli, Milano, 1923.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit82vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. VIII, ''L'architettura del Quattrocento'', parte II], Ulrico Hoepli, Milano, 1924.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit91vent/page/n9/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. IX, ''La pittura del Cinquecento'', parte I], Ulrico Hoepli, Milano, 1925.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit92vent_0/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. IX, ''La pittura del Cinquecento'', parte II], Ulrico Hoepli, Milano, 1926.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit93vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. IX, ''La pittura del Cinquecento'', parte III], Ulrico Hoepli, Milano, 1928.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit94vent/page/n6/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. IX, ''La pittura del Cinquecento'', parte IV], Ulrico Hoepli, Milano, 1929.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit95vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. IX, ''La pittura del Cinquecento'', parte V], Ulrico Hoepli, Milano, 1932.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit96vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. IX, ''La pittura del Cinquecento'', parte VI], Ulrico Hoepli, Milano, 1933.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit97vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. IX, ''La pittura del Cinquecento'', parte VII], Ulrico Hoepli, Milano, 1934.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit101vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. X, ''La scultura del Cinquecento'', parte I], Ulrico Hoepli, Milano, 1935.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit102vent/page/n6/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. X, ''La scultura del Cinquecento'', parte II], Ulrico Hoepli, Milano, 1936.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit103vent/page/n10/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. X, ''La scultura del Cinquecento'', parte III], Ulrico Hoepli, Milano, 1937.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit111vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. XI, ''L'architettura del Cinquecento'', parte I], Ulrico Hoepli, Milano, 1938.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit112vent/page/n10/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. XI, ''L'architettura del Cinquecento'', parte II], Ulrico Hoepli, Milano, 1939.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit113vent/page/n4/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. XI, ''L'architettura del Cinquecento'', parte III], Ulrico Hoepli, Milano, 1940.
==Altri progetti==
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[[Categoria:Accademici italiani]]
[[Categoria:Storici dell'arte italiani]]
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[[File:Adolfo Venturi.jpg|thumb|Adolfo Venturi]]
'''Adolfo Venturi''' (1856 – 1941), storico dell'arte e accademico italiano.
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==Citazioni di Adolfo Venturi==
*{{NDR|[[Michelangelo Merisi da Caravaggio]]}} ...cancella il valore disegnativo dato alla forma dai fiorentini, rifugge dai partiti decorativi, semplifica la visione degli oggetti per mezzo di un taglio, nitido, notturno, tra luce e ombra; approfondisce e semplifica la composizione. Dalle opere giovanili, composte ad armonia di chiari colori, sotto luci bionde e velari leggieri di ombre trasparenti, alle ultime, cupe e notturne, schiarate da luci crude e costrette, l'arte del Caravaggio sempre più afferma i suoi principi fondamentali plastico-luminosi, che fanno di lui il precursore dei massimi geni del Seicento europeo: da Franz Hals e Rembrandt, al primitivo Velàzquez.<ref>Da ''Disegno storico dell'arte italiana'', 1924; citato in {{Cita|Caravaggio|pag. 186|Francesca Marini, 2003|harv=s}}</ref>
*E benedetta sia quella [[fotografia]] che nella pittura e nel ritratto in ispecie, ci libera dalla produzione di tanti imbianchini, e tanto più preziosa fa divenire la grande arte, per la rarità del suo uso.<ref>Da un'intervista rilasciata ad [[Anton Giulio Bragaglia]]; citato in Ando Gilardi, ''Creatività e informazione fotografica'', in ''Storia dell'arte italiana'', Einaudi, Torino, 1982, vol. 9, tomo II, p. 567.</ref>
==''Leonardo e la sua scuola''==
*Tra gli scolari più antichi di Leonardo, [[Marco d'Oggiono]] (n. 1407?–1530), tendente al manierismo di lusso e di gran pratica, ripete, in modo pedestre, costantemente, le opere del maestro, le traduce nei proprii forti contrasti di chiaroscuro e nel proprio intenso colore. Il suo momento massimo è rappresentato dal "Salvator Mundi" della Galleria Borghese e dalla "Madonna allattante" del Museo del Louvre: opere con diligenza condotte, con i capelli delle figure lumeggiati uno ad uno, le sottili pieghe delle vesti color di rubino. La modellatura non manca di finezza, ma le teste son compresse, le mani gonfie, gli occhi sporgenti dall'orbita. (p. XXXII)
*Marco {{NDR|d'Oggiono}} dipinse [[Pala dei tre arcangeli|i tre Arcangeli]] nella Galleria di Brera, facendo del vinciano Gabriele un vezzoso manichino; di Michele una macchinosa figura che oscura il cielo con le enormi ali distese e gli sbuffi tondeggianti del mantello; di Raffaele una grassa donzella imbarazzata nel sacco di pieghe delle vestimenta. Tra Gabriele e Raffaele è piombato Lucifero con la liscia testa di porcellana, le braccia sottili, le mani piccolette, le scure piante artigliate. L'artista già cade nella più uggiosa maniera, dimentico di proporzioni, di rapporti tra le figure e il paese, legnoso nelle figure memori del linearismo convenzionale del Civerchio<ref>Vincenzo Civerchio (1470 circa – 1544), pittore italiano.</ref>, cupreo nell'effetto di colore. (p. XXXII)
*Nella tarda "Assunzione" {{NDR|di Marco d'Oggiono}} della Galleria di Brera in Milano, gli Apostoli, che in terra si agitano per mirare l'Assunta in cielo, tra corone di nubi e di cherubini, non hanno più posto per muoversi; si attaccano, si accatastano, mentre i cherubini che attornian Maria con le ciocche della chioma al vento, con le gonfie vesti fasciate, volano, nuotano, cadono all'ingiù, perdon l'equilibrio. Tutto è sgangherato, tutto è come strappato a viva forza, per il grido dell'enfasi, per il tumulto degli elementi. Spentasi davanti agli occhi di Marco d'Oggiono la luce accesa dal maestro, egli s'irretì sempre più. Incapace di vedere un paese nella sua linea d'insieme, si contentò di far tutto di convenzione: paesaggio, figura umana, panneggio; cercò l'effetto nell'enfasi del gesto, nel turbinio barocco delle lucide pieghe, nell'accesa tonalità dei colori; parve anticipare i giorni del manierismo romano, senza pur possedere la virtuosità, la forza, propria ai maggiori seguaci di Raffaello e di Michelangelo. (p. XXXII)
==''Storia dell'arte italiana''==
===[[Incipit]]===
La religione del {{sic|Nazzareno}} arrivò dall'Oriente a Roma imperiale, ancora rigida nelle sue forme, avvolta nel mistero dell'infinito, tremante di ritrarre la immagine del Sommo Dio, e paurosa di rendere con forme d'arte i propri fasti.<br>La civiltà greco-romana, trasformata dalla religione cristiana, trasformò questa a sua volta, e la fece erede dell'arte antica, dandole forme esteriori, una costituzione che si fondò su quella dell'Impero e l'ellenico elevatissimo sentimento del destino umano. Mentre il cristianesimo si diffondeva nel mondo greco-romano, la filosofia giunse ad una nuova concezione del divino, che si approssimava singolarmente a quella dei cristiani; i pensatori adoravano il Dio a cui avevano innalzato un altare nel cuore; Dio che, non avendo alcuna forma concreta, poteva essere rappresentato solo per mezzo di simboli e di allegorie, così come lo rappresentavano i cristiani.<br>Il simbolismo primitivo de' cristiani è quindi della maggiore semplicità; l'arte teme di esprimersi in modo chiaro, e raccoglie anche dalla Giudea segni ideografici, antichissimi geroglifici che graffisce sulle tombe. <!--(Vol. 1 ''Dai primordi dell'arte cristiana al tempo di Giustiniano'', cap. 1)-->
===Citazioni===
====''Dai primordi dell'arte cristiana al tempo di Giustiniano''====
*Quando i primitivi cristiani ricorsero all'arte classica, chiesero forme molto semplici: erano perseguitati ed oppressi, e non conveniva loro la magnificenza dell'arte per i ritrovi sotterranei. Al lume delle lucerne e delle faci, nelle necropoli, bastava alle anime pie di vedere abbozzati quegli elementari simboli che s'incontravano dall'Italia alle rive del Nilo e alle vallate della Siria, come in tutte le città cristiane dei morti. Erano le parole della nuova lingua universale della fede. (vol. I, p. 3)
*Mentre nelle catacombe aleggia la speranza, sulla porta di [[Basilica di Santa Sabina|Santa Sabina]] si afferma la vittoria e il predominio della Chiesa. All'arte simbolica primitiva era succeduta un'arte concreta, sorta sotto l'influsso dello spirito latino e delle tendenze pratiche di Roma, un'arte con intendimenti d'insegnare e di erudire figurando il catechismo sulla porta della casa di Dio. (vol. I, p. 477)
====''Dall'arte barbarica alla romanica''====
*La contesa degl'[[Iconoclastia|iconoclasti]] giovò tuttavia al progresso dell'arte, staccandola da forme rituali, poi che le immagini, considerate quali mezzi d'insegnamento e di decorazione, dovevano conformarsi al sentimento popolare, esprimersi in una favella intesa facilmente da tutti. Certi antichi tipi dovevan divenire ogni giorno più oscuri e misteriosi, più lontani dalla vita a cui la contesa religiosa contribuì a ritornarli. E la decorazione naturalistica che tenne luogo delle sacre immagini, quella di animali d'ogni specie, di rappresentazioni di caccia e di pesca, tanto biasimate da San Nilo scrivendo ad Olimpiodoro, non andò perduta, anzi restò nelle abitudini dell'arte medioevale. (vol. II, pp. 131-132)
*I ''Dialoghi'' di [[Papa Gregorio I|San Gregorio]] sono una raccolta di miracoli e di visioni relative alla vita dei santi, fatta da un uomo di strana e malata sensibilità; ma essi formarono il modello che gli artisti seguiranno fedelmente; il pontefice che prima d'essere consacrato vedeva l'{{sic|angiolo}} sulla mole adrianea<ref>[[Castel Sant'Angelo]], detto anche Mausoleo di Adriano.</ref> riporre nel fodero la spada di fuoco, e che pregò poi per la salute dell'anima di Traiano imperatore, fu uomo preso or dall'entusiasmo, ora dalla disperazione; un veggente della collera di Dio, il profeta che si estolle sui campi della morte. (vol. II, p. 137)
====''L'arte romanica''====
*[[Wiligelmo]] lavorò nella [[Duomo di Modena|cattedrale di Modena]], secondo il [[Celestino Cavedoni|Cavedoni]], nei primi anni del secolo XII [...]. Devonsi a Wiligelmo la porta principale a occidente della chiesa, adorna di figure di profeti entro nicchie e di complicati intrecci di rami con uomini e animali, e le sculture sulla facciata con le prime storie della Genesi. Qui egli è grandioso, ispirato all'antica arte carolingia; scolpisce le figure con forti mandibole, grosse labbra, capelli che hanno l'apparenza di parrucca; gira in tondo le vesti sulle spalle, sul ventre e sulle ginocchia. (vol. III, pp. 102-104)
*Questa piletta {{NDR|del Museo civico di Modena}} non è la sola opera scultoria che ci mostri la differenza dell'arte di [[Niccolò (scultore)|Niccolò]] da quella di Wiligelmo. Fra le altre sculture v'è quella della porta detta della Pescheria, nel duomo di Modena, appartenente al tempo stesso di quella de' Principi. Si è molto discusso sull'età della porta della Pescheria, che pure mostra ad evidenza la mano di Niccolò, cooperatore di Wiligelmo, di lui più giovane e meno arcaico, che non taglia, al pari di lui, le figure con segni angolosi o rettilinei, né dà loro mani smisurate, capelli e barbe a strie sottili, parallele, ondulate, zigomi sporgenti in modo straordinario, occhi spalancati, nasi grossi e lunghi; bensì forma i suoi personaggi con i capelli a ciocche ricciute, i volti larghi e schiacciati, le estremità più proporzionate, le vestimenta più curvilinee e pieghettate nelle orlature. (vol. III, p. 160)
*Sull'archivolto della porta della Pescheria {{NDR|nel duomo di Modena}} sono figurati [[Re Artù|re Arturo]] e altri eroi del ciclo epico bretone, il che fece pensare come i bassorilievi stessi fornissero la prova dell'origine straniera di Wiligelmo (a cui quelli si attribuirono invece che al più giovane e meno arcaico Niccolò), senza pensare che re Arturo nel Nord d'Italia, come nel Settentrione d'Europa, poteva bene essere considerato il tipo del cavaliere cristiano. (vol. III, p. 164)
*L'associazione di Wiligelmo con Niccolò continua a Piacenza, nella [[Duomo di Piacenza|cattedrale]] rifabbricata sull'antico nel 1122 [...].<br>Nella trabeazione della porta laterale della facciata, a sinistra, si osservano le rappresentazioni dell'Annunziazione, della Visitazione, dell'Annunzio ai pastori, dell'Adorazione de' Magi. E qui sono le figure di Wiligelmo, con teste lunghe, grandiose, coperte da una specie di turbante o di corona turrita, con vesti cadenti in fascio all'ingiù; mentre nell'altra trabeazione, dov'e sono espresse le scene della Purificazione, della Fuga in Egitto e della Tentazione di Cristo nel deserto, si rivedono le pieghe raggirate di Niccolò, le teste più tonde e schiacciate, e tutti gli altri caratteri suoi. (vol. III, pp. 174-176)
*Educato, erudito in una forma d'arte ispirata principalmente a quella de' sarcofagi romani, così come s'educarono ed erudirono i più antichi scultori di Provenza e di Borgogna, l'[[Benedetto Antelami|Antelami]] ebbe dagli scultori di Francia una più larga trama per ordirvi le sue figure, i materiali più abbondanti e ricchi dell'arte francese per le sue invenzioni. (vol. III, p. 277)
*Tutt'intorno al [[Battistero di Parma|battistero {{NDR|di Parma}}]] corre una gran fascia o zooforo, con figure mostruose e d'animali: un gufo; due tondi con mezze figure d'uomini con pileo in capo, il bastone in mano e la clamide agganciata sulle spalle; quindi un asino; un busto d'Ercole con la pelle del leone nemeo; due girasoli; un drago con faccia umana, le zampe anteriori di quadrupede, le orecchie grandi, un berretto in capo, le ali, la coda attorcigliata. Seguono una scimmia, un grifone, un viso d'uomo ritratto dal vero, due draghi a testa umana, un centauro che saetta un asino drizzato a brucar le foglie dei rami d'un albero, un altro asino, due cammelli, un elefante con una torre sul dorso, due tori, una folaga sulle acque. (vol. III, p. 308)
*Il battistero di Parma è opera la maggiore e meglio compiuta della scultura romanica del Settentrione. Il poema della redenzione umana si spiega all'esterno dal sacro luogo custodito dagli angioli solenni, che svolgono il rotulo delle promesse divine, e vigilato dai profeti chiaroveggenti, testimoni delle avverate speranze delle genti. (vol. III, p. 312)
*[[Nicola Pisano|{{sic|Niccola}} {{NDR|Pisano}}]] col suo potente ingegno aveva raccolto in sé la forza che erompe dall'antico, la pienezza, la robustezza, il naturalismo sincero; quella forza che quasi due secoli dopo raccolse Jacopo della Quercia nelle sue forme poderose e sane, e quindi Michelangelo ne' suoi atleti. (vol. III, p. 992)
*[[Giovanni Pisano]], che segue amoroso le tracce paterne, è arcaico al confronto, perché non ebbe la forza tutta individuale di Niccola nel frangere le convenzioni, dominare la materia col pensiero, rispecchiare la bellezza antica, penetrare nella verità della vita. (vol. III, p. 1000)
*La vita moderna scaturisce dall'antichità classica nell'opera di {{sic|Niccola}} {{NDR|Pisano}}; del linguaggio greco e latino si giova per dire più correttamente e nobilmente nel dolce stil nuovo; passando sulle rovine dell'arte dei bassi tempi, con le tradizioni cristiane nel cuore, arrivò a toccare il lido di un mondo quasi sconosciuto. (vol. III, p. 1000)
*Non rattenuto da schemi iconografici, sciolto dai vincoli chiesastici, Niccola d'Apulia<ref>Grafia alternativa per Nicola Pisano, richiamante le sue origini.</ref> all'esterno del battistero fece rifiorire le forme italo-greche e romane, mentre stampò costumi e uomini del suo tempo, or mettendo un turbante a un busto aureliano, ora trattando anche per masse le chiome di figure che con i grandi occhi scoppianti fuori dalle orbite guardano innanzi a sé; ora rendendoci tipi di gaudenti, di cortigiani superbi, di uomini di scienza solenni, di vecchi austeri che sembran muovere rampogne, di orientali, di donne rubiconde, ecc.<br>Il mondo di Niccola d'Apulia è lì come sopra un gran ponte gettato tra l'antichità e l'evo moderno. (vol. III, p. 1004)
====''La scultura del Trecento e le sue origini''====
*Ne' personaggi di questa tragedia {{NDR|la '' Strage degl'innocenti'' nel pulpito della chiesa di Sant'Andrea di Pistoia}} si scorgono i corpi allungati, le teste oblunghe, i movimenti contorti; e si manifesta, anche sotto la guida del padre {{NDR|Nicola}}, [[Giovanni Pisano]], nelle mosse brusche a lui naturali, nelle crude e taglienti determinazioni del vero. (vol. IV, p. 3)
*Queste quattro statue {{NDR|nel ciborio della basilica romana di San Paolo fuori le mura}} ci rivelano la grande arte di [[Arnolfo di Cambio|Arnolfo]]: appena nella figura dell'oratore, nel movimento avanzato dell'anca sinistra, si nota una lieve contorsione gotica: in tutto il resto esse sono forti e salde, e la testa naturalistica del vecchio frate, la superba figura dell'oratore, sicuro di sé, ci dicono come le grandi fonti dell'antico e della natura si unissero nell'arte di Arnolfo quali due torrenti nell'alveo di un fiume. (vol. IV, p. 80)
*Compiuto il monumento di Bonifacio VIII in San Pietro, Arnolfo tornò a Firenze a continuar l'opera di Santa Maria del Fiore, e a rinnovare, con la potenza del suo genio, l'arte fiorentina. Ma ben presto, l'8 di marzo 1302, secondo le ricerche del Frey<ref>Karl Frey.</ref>, venne meno il grande scultore e architetto, il maestro caro a Carlo I d'Angiò ed ai romani Pontefici, desiderato dai Perugini quando ancora Giovanni Pisano lavorava alla fonte di Piazza. Morì lasciando un'orma eterna, facendo sorgere come per incanto, in un breve corso d'anni, Santa Croce, Santa Maria del Fiore e il Palazzo Vecchio di Firenze. La scultura iconica ebbe da lui il maggiore sviluppo, l'architettura nuovi fondamenti. (vol. IV, p. 167)
*[[Lorenzo Maitani]] disegnò la facciata del Duomo {{NDR|di Orvieto}}, ancora mancante, e fu il provveditore della sua decorazione. Gli angeli, che egli stesso gettò, per circondarne il gruppo della Vergine col Bambino assisa sotto un padiglione disposto sull'architrave della porta maggiore, hanno tale corrispondenza con il maggior numero delle figure de' bassorilievi, da farci ritenere che una stessa mano abbia eseguito gli uni e gli altri, o almeno che modelli di forme del tutto simili siano stati dati al fonditore e ai marmorari. (vol. IV, p. 323)
*Lorenzo Maitani, nella sua città natale {{NDR|Siena}} e in Firenze nella bottega del grande scultore da Pontedera<ref>Andrea Pisano, nato a Pontedera nel 1290 circa.</ref>, cercò gli esecutori delle sue idee grandiose; e questo spiega come nelle sculture della facciata del Duomo di Orvieto, in quella della Visitazione, ad esempio, la scena sia similissima all'altra della porta in bronzo d'Andrea Pisano. (vol. IV, pp. 325-328)
*Andrea di Cione Arcangnuolo o Arcangio o Arcagnio, detto l'[[Orcagna]], compare per la prima volta nel 1343 tra i pittori fiorentini, e, nove anni dopo, iscritto tra i maestri di pietra e di legname. Pittore, {{sic|musaicista}}, scultore, architetto, poeta, fu esempio della versatilità artistica italiana, personificazione dell'unità delle arti. (vol. IV, p. 637)
*Niuna delle figure {{NDR|del tabernacolo di Orsanmichele}} ha il capo circondato del nimbo o è avvolta da un'aureola, perché già gli uomini raccontavano di avvenimenti sacri come di cose famigliari, e si avvicinava il momento in cui l'arte religiosa rifletterà la vita sociale ne' suoi aspetti. L'Orcagna tolse i simboli, perché sentì di esprimere anche senza di essi, sinceramente, la sua devozione. (vol. IV, p. 640)
*Nel rappresentare {{NDR|nel tabernacolo di Orsanmichele}} una scena solenne, come quella dell<nowiki>'</nowiki>''Assunzione'', {{NDR|l'Orcagna}} ricordò d'essere non solo scultore, ma anche {{sic|musaicista}}, per ottenere gli effetti più vivi e abbaglianti, col fondo di smalto azzurro sparso di stelle. E ricordò d'essere architetto quando quei bassorilievi e quei musaici dispose nel tabernacolo, mirabile per l'armonia delle parti, per la nobilissima eleganza dell'insieme, per la maestà assunta dallo stile gotico. Dalle sue sculture spira un'aria grave, melanconica. Non sembra giusto di figurarci l'Orcagna come uno spirito irrequieto che tenti sempre cose nuove; è piuttosto un maestro laborioso, pratico e sodo. Le sue figure non hanno quella vita degli occhi che spira nelle opere trecentesche; tuttavia la ''Fede'' dalle pupille estasiate, Maria che riceve l'annuncio della fine della vita mortale, gli {{sic|angioli}} presi da incanto che abbassano le ali lungo i pilastri del tabernacolo, mostrano quanto fosse alto nell'Orcagna il sentimento della convenienza religiosa. (vol. IV, p. 662)
====''La pittura del Trecento e le sue origini''====
*Abbiamo veduto così, tra i maestri che dipinsero le tavole del {{sic|Dugento}}<ref>Toscanismo per Duecento.</ref>, il Berlinghieri ligio a forme antiquate, Margaritone disfatto, Giunta grossolano, [[Coppo di Marcovaldo]] imitatore garbato de' Bizantini, Guido da Siena stampatore di Madonne, ecc. Tuttavia dagli uni agli altri le forme si vanno elaborando e digrossando, finché Cimabue irrompe con la sua passione tra gli stanchi fantasmi dell'arte romanica, e sopraggiungono Pietro Cavallini, a ridare romana forza ad Apostoli e Santi, Duccio di {{sic|Boninsegna}}, a coronare le tradizioni bizantine; Giotto a creare il damma sacro, la divina Commedia. (vol. V, pp. 121-122)
*Nel 1291, quando [[Pietro Cavallini]] lavorava i {{sic|musaici}} di Santa Maria in Trastevere, un gran progresso dovette essere avvenuto nella sua maniera, [...]. Non si vedono più figure piatte su fondi d'oro, ma scene aventi rilievo e gareggianti con la pittura, vesti a colori schiariti e svaniti nelle parti avvivate da bianche luci, intensi gradatamente nelle ombre. L'oro, non steso più ne' manti come su lastre metalliche, s'intesse ne' broccati e nelle tele, trae dalle penne del pavone il suo splendore per raggiare nell'ala dell'angiolo dell'''Annunciazione'', filetta i contorni, sparge di moschette o alluciola i panni per mettere all'unisono il fondo con le figure sovrapposte, che sembrano intagliate nelle onici o nelle gemme. (vol. V, pp. 141-143)
*Nonostante le affinità che si devono riconoscere tra i due maestri, [[Cimabue]] è più plastico, poderoso e massiccio, il Cavallini più grandioso e monumentale; Cimabue modella con insistenza le figure, come se dovesse formarle nel bronzo, il Cavallini dà loro slancio potente; Cimabue elabora tipi bizantini rendendoli grifagni, Cavallini è più libero dalla convenzione bizantina e più classico; Cimabue prepara gl'intonachi con una tinta nerastra, il Cavallini di rosso. (vol. V, pp. 201-206)
*L'ultima opera certa di lui, la tavola della ''Natività della Vergine'', nel Museo dell'Opera di Siena, ci mostra come, invecchiando, debole di spirito e di forma, sempre più si accostasse alla vita, vestendo de' costumi del tempo i personaggi, staccandosi dagli esemplari di Duccio<ref>[[Duccio di Buoninsegna]].</ref> e avvicinandosi sempre di più al fratello<ref>[[Ambrogio Lorenzetti]].</ref>. Ma la morte troncò, verso il 1350, i nuovo conati di [[Pietro Lorenzetti]]. Gli ultimi suoi anni sono avvolti nel mistero; e la notizia d'un quadro di lui, esistente nella chiesa di San Francesco ad Avignone, potrebbe generare il sospetto che là si recasse il maestro dopo avvenuta la morte di Simone Martini. (vol. V, p. 678)
*Un ciclo di pitture che ha reso famoso Pietro Lorenzetti è quello della basilica inferiore d'Assisi. Prudentemente il Thode<ref>Thode, ''Franz von Assisi'', Berlin, 1904, pag. 294. {{NDR|(N.d.A., p. 680)}}</ref> notò che si ebbe ragione a toglierle a Puccio Capanna, a Pietro Cavallini e a Giotto, ma che si andò troppo oltre nell'assegnarle a quell'autore e non a' suoi seguaci. (vol. V, p. 680)
*{{NDR|Commentando il ciclo degli affreschi dell'''Allegoria ed effetti del Buono e del Cattivo Governo'' nel Palazzo Pubblico di Siena}} Prima che l'umanesimo richiamasse in onore le divinità pagane rimaste per tutto il medioevo nell'immaginazione popolare, rideste ai primi tepori della civiltà nuova, [[Ambrogio Lorenzetti]] rende loro lo scettro sugli uomini.<br>L<nowiki>'</nowiki>''Estate'' ha il tipo pieno, rubicondo, proprio di Ambrogio, il quale qui fu meno scarso del solito nel segnare i tre quarti del volto della figura, e rapido nel tratto, sciolto, freschissimo. L<nowiki>'</nowiki>''Autunno'' pare un'incisione a due tinte per le bianche lumeggiature sulle carni abbronzate, ora a tratti veloci e ora a masse sulle parti prominenti e più esposte alla luce. C'è modernità in quegli schizzi a colpi, saldezza d'arte progredita, libertà di maestro. Ambrogio Lorenzetti è più nuovo che non nelle opere finite in quegli abbozzi decorativi dove si lascia sorprendere senza la dottorale zimarra che sembra indossare di solito. (vol. V, pp. 709-710)
*[...] più che da Giotto e dai Fiorentini, come si è ritenuto sin qui, Ambrogio attinse da Simone Martini e dal fratello {{NDR|[[Pietro Lorenzetti|Pietro]]}}, come può vedersi nella ''Madonna del latte'' in San Francesco di Siena, dove i contorni del volto di Maria sono crudi, scarsi e manchevoli nello scorcio, le mani hanno dita staccate e aperte, il drappo involgente il Bambino prende curve gotiche. Era naturale che Ambrogio e Pietro, fratelli e talvolta cooperanti, influissero l'uno sull'altro, e che il più giovane {{NDR|Ambrogio}} prendesse qualche abitudine dal fratello maggiore saputo ed esperto. (vol. V, p. 722)
*Recò nuove forze in Toscana, pure attingendovi nobiltà di forma, [[Antonio Veneziano]], succeduto ad Andrea da Firenze come continuatore delle ''Storie di Ranieri'' nel Camposanto di Pisa. Vuolsi scolaro di Taddeo Gaddi, perché le sue forme si attengono ai grandi esemplari di Giotto, ma son più prossime direttamente a queste che non a quelle di Taddeo o di Agnolo Gaddi, più vere, più equilibrate e armoniose, più limpide di colore e più liete. (vol. V, p. 915)
====''La scultura del Quattrocento''====
*[[Jacopo della Quercia]] rappresenta il ritorno verso le forme degli avi etruschi. Per lui rivive, come per un'intima ingenita forza, lo spirito, il sentimento naturalistico dell'antica arte indigena; riede con lui l'amore al forte rilievo, alla pienezza, alla gagliardia che distinse lo stile etrusco nel suo maggiore sviluppo. (vol. VI, p. 67)
*Per ottenere il movimento, [[Nanni di Banco|Nanni {{NDR|di Banco}}]] cadde nel barocco ricercando scuri e profondità di scuri nelle vesti tormentate. Rappresentò l'''Assunzione della Vergine'', con gli angioli reggenti a fatica la mandorla, ove Maria volgesi a stento e allunga con isforzo le braccia per porgere il cinto a Tommaso. Questi, invece di sollevar le braccia per ricevere, par che stenda le palme davanti agli occhi, come per difendersi da luce abbagliante. (vol. VI, p. 209)
*[...] per amor del movimento, Nanni di Banco si provò a risolvere leggi prospettiche, ma in modo che fece dire di lui al Vasari: «fu persona alquanto tardetta». (vol. VI, pp. 210-212)
*{{NDR|Commentando due bassorilievi raffiguranti Giovanni Tornabuoni e sua moglie Francesca Pitti}} In questi bassorilievi il [[Andrea del Verrocchio|Verrocchio]] appare sotto un aspetto nuovo, ribelle alle tradizioni dell'antico, intento a rappresentarci la realtà della vita, la commedia umana. Nella forma lo diremmo un barocco del Quattrocento, se la pesantezza non fosse attenuata dalla ricerca scrupolosa del particolare e della sincerità dell'espressione. (vol. VI, p. 712)
*{{NDR|Commentando il busto di Eleonora d'Aragona di Francesco Laurana}} E un busto fine, purissimo, con gli occhi tagliati come di una mascheretta, con le sopracciglia appena segnate come da un filo, tutto condotto dolcemente; e se non fossero certi colpi di trapano all'angolo delle labbra e nelle nari, parrebbe fatto col fiato; la tunica lasciata scabra dà l'idea di seta crespa, la cuffietta del capo, d'un velo di seta a righe. Il ritratto è il primo d'una serie di busti muliebri ne' quali il [[Francesco Laurana|Laurana]] raggiunge una finezza anche maggiore. (vol. VI, p. 1034-1035)
*[...] le donne del Laurana par che esalino l'anima [...]. (vol. VI, p. 1044)
*Scultore mutevole di maniera, Francesco Laurana dalle forme impetuose dei primi tempi arrivò alle più raffinate, sempre circondando le figure sfarzosamente di ornati nello stile più elegante, mettendole in ambienti trionfali. I seguaci, che molti ebbe in Sicilia e in Francia, scemarono la schiettezza dell'impronta nelle sue opere, ne tolsero determinazione, dignità e purezza; ma, in ogni modo, il Dalmata tiene con onore un posto degnissimo tra i maestri che Venezia madre crebbe a civiltà. (vol. VI, p. 1049-1050)
====''La pittura del Quattrocento''====
=====Parte I=====
*Tra i quadri più antichi di [[Gentile da Fabriano|Gentile]] è il polittico dipinto per la chiesa dei minori Osservanti a Valle Romita, ora in molte parti nella Galleria di Brera a Milano. Il pittore si mostra arcaistico più che in altre opere, rappresentando l'Eterno, nell'''Incoronazione'', come un vegliardo colossale, con alta corona gotica, circondato da cherubini dalle ali cangianti, come biforcate; la Vergine e il Redentore seduti nello spazio sopra raggi e fiamme; [...]. (vol. VII, parte I, p. 190)
*A Firenze, Gentile, l'apparatore magnifico, riversa fiori nelle gotiche cornici, popola di cavalli, di cani, di scimmie, di uccelli la scena dell'''Adorazione dei Magi''. Passano i Re sul fondo, di contrada in contrada, scendono le erte montane, varcano i ponti levatoi de' castelli, seguiti da cortigiani col falco in pugno, da cacciatori col {{sic|guepardo}}. Il più vecchio si prostra, bacia un piede al divin Bambino che gli pone una manina sulla testa calva; e gli altri due Re offrono riverenti i doni chiusi come in gotici reliquiarî. Vesti di broccato e di damasco, cinture gemmate e con caratteri cufici, come ne' vasi ageminati della Persia, bardature e fornimenti d'oro de' cavalli, risplendono in quella scena strabocchevole di ricchezza, dove il pittore fa la ruota, pavone dalle iridiscenti penne occhiute. (vol. VII, parte I, pp. 196-198)
*Rispetto al Fabrianese {{NDR|Gentile da Fabriano}} il [[Pisanello]] sembra un improvvisatore, il quale da ogni cosa che lo circonda, e più che da sé stesso e dai suoi simili, tragga dalla vita degli animali i motivi dell'arte. Cani d'ogni specie, cavalli e muli, scimmie, animali rari e comuni, uccelli visti a volo per le valli o addestrati alla caccia, formano ogni sua delizia. Vero pittore d'animali, ne spia gli istinti ne traduce rapidamente le forme, le abitudini, i moti, ne rende i peli, le piume, le chiazze del colore della pelle, li figura ne' più variati e fuggevoli aspetti; se non gli riesce di sorprenderli di fronte, li persegue a tergo pian piano con la punta d'argento o la penna. (vol. VII, parte I, p. 250)
*{{NDR|Commentando l'affresco ''San Giorgio e la principessa'' nella chiesa di Santa Anastasia a Verona}} Qui veramente il Pisanello mostrò la gran novità dell'arte sua, il talento di attore: non la scena di sangue e di morte, ma il momento d'ansia, il silenzio drammatico dell'ultimo momento d'attesa, che precede la folgore e lo scoscio della tempesta. (vol. VII, parte I, pp. 258-259)
*È probabile che, dalla maturità in poi, applicatosi specialmente ad eseguir medaglie, il Pisanello lasciasse frammentarie le ricerche dei moti dell'espressione e della vita umana. Oltre i disegni d'animali, tengono il primo posto quelli de' ritratti che dovevan servirgli a modellar medaglie. (vol. VII, parte I, p. 263)
*[[Paolo Uccello]] {{NDR|nel ''Diluvio''}} fece ignude gran parte delle sue figure, quasi a meglio mostrare il brivido de' corpi e il gelo delle ossa, in mezzo alla furia degli elementi, sotto il fato che incombe terribile. [...]. Non gli basta disegnare la convulsione dei corpi, ma li fa macerare dalle acque, sbattere dai venti, intirizzire dallo spavento; e da per tutto, nelle acque rigonfie, nel cielo tempestoso, nella furia dell'aria, fa rombare la morte. (vol. VII, parte I, p. 338)
*[...] [[Donatello]] non ispirò Andrea {{NDR|del Castagno}} soltanto nell'ornare alla classica la sala del ''Cenacolo'', ma anche nel drappeggiare i personaggi nelle vesti dalle pieghe con forti addentramenti, nodose e contorte. Con lo studio delle forme nuove nell'architettura e nell'ornamentazione, [[Andrea del Castagno]] associò quello del rilevo e della prospettiva, facendo che tutte le figure del ''Cenacolo'' si veggano dal punto di vista dell'osservatore scorciare dal sotto in su con il pavimento, gli scanni, la mensa e i lacunari del soffitto. E nonostante tutte queste raffinatezze d'arte e di tecnica, serbò la sua fibra campagnuola energica e rude. (vol. VII, parte I, p. 348)
*La luminosità del colorito elegantissimo e puro, appresa da Masolino e dall'Angelico, ammodernata con lo studio della prospettiva aerea, forma il gran merito di [[Domenico Veneziano]], ch'ebbe ad aiuto e cooperatore [[Piero della Francesca]], il maestro che portò a perfezione quella tecnica, quel dolcissimo impasto di colore e di luce. (vol. VII, parte I, p. 359)
*La logica, il senso pratico di cui era dotato [[Filippo Lippi]], ne fa presto un ribelle all'iconografia sacra. Quando dipinse per la moglie di Cosimo de' Medici la tavola della ''Natività'', [...], nell'alto del quadro fece sporgere le due mani dell'Eterno. In antico s'era indicato con una mano sporgente dal cielo l'intervento di Dio Padre; ma Egli non è monco, avrà pensato Fra' Filippo, e dipinse le due mani aperte in atto di protezione. (vol. VII, parte I, p. 364)
*Sin dalle opere prime giunte a noi, il pittore {{NDR|Filippo Lippi}} scuote il gioco iconografico, cerca libertà di forme e d'immagini. Gli insegnamenti del [[Beato Angelico]] si perdono nelle sue figure dalle teste schiacciate e quadre, dal naso corto, dalla bocca larga, dalle mani fanciullesche. Molte di esse par che stiano sospettose in ascolto, e solo si elevano alquanto se entro l'arte del Frate<ref>Filippo Lippi fu frate carmelitano fino al 1461, quando papa Pio II lo dispensò dai voti.</ref> penetra un ricordo dell'Angelico. Allora si illuminano le carni, e la grazia veste i corpi atticciati e ne schiara gli aspetti. (vol. VII, parte I, p. 366)
*{{NDR|Filippo Lippi}} Nel 1450 gli fu tolto il titolo di rettore e commendatario di san Quirico a Legnaia, per non aver pagato un debito e, peggio, per aver fatta una quietanza falsa a fine di provare d'averlo pagato. Ma molto gli fu perdonato perché molto si fece perdonare per le opere sue, [...]. (vol. VII, parte I, p. 374)
*Conquistata la tecnica, il [[Pesellino]] sembra buttarsi a capofitto nel piacere, nel gaudio della vita, nella società più che mai fiorita. Abbellendosi, scaldandosi, rallegrandosi tutto, mirò ad altri maestri, come Paolo Uccello, per imparare a render lo spazio, a rappresentare le delizie del paese, a scorciar corpi per dar vivezza ai moti. (vol. VII, parte 1, pp. 392-393)
*Gentilezza senza preziosità, tenerezza senza sdolcinatura, un certo languore nell'espressione e nella grazia di corpi talvolta toscanamente dinoccolati; raffinatezza di segno, colori eletti e splendenti, chiaroscuro sempre più intenso e profondo: tale è il fiore dell'arte di Francesco Pesellino. (vol. VII, parte I, p. 402)
*{{NDR|Riferendosi ad alcuni quadri conservati nella Pinacoteca di Siena}} [...] in tutto il [[Sassetta]] porta una amorosa cura, una delicatezza di segno, una colorazione delle carni rosate nella luce, verdognole nell'ombra, una dolcezza di effetti nuovi nella pittura senese quattrocentesca. (vol. VII, parte I, p. 492)
*Con l'anima di trecentista, il Sassetta lavorò nel tempo nuovo, dando timide espressioni fanciullesche alle figure spoglie d'ogni grandezza e d'ogni forza. La grande ideal sintesi di Giotto non è più nella rappresentazione della leggenda francescana: le animule figurate del Sassetta vorrebbero vivere nel mondo ultrasensibile. (vol. VII, parte I, p. 494)
*{{NDR|Commentando gli affreschi eseguiti nella Cappella Sistina}} Più d'ogni altra cosa il [[Sandro Botticelli|Botticelli]] cercò di rendere il movimento, e oltre quello dell'azione, l'altro ritmico della composizione, per trovare unità ne' diversi momenti dell'azione stessa, o il collegamento delle diverse azioni successive svoltesi nello stesso campo. Curvando, piegando, inchinando, torcendo trovò nel ''Sacrificio di Cora, Datan e Abiron'' l'unità tragica delle azioni diverse, così come, disegnando poi in un solo foglio un Canto della Divina Commedia, riuscì talora a tener di mira la linea della composizione, l'effetto dell'intero Canto, pur commentando passo passo i versi danteschi. (vol. VII, parte I, pp. 619-622)
*{{NDR|Commentando l'affresco ''Disputa di S. Tommaso'' nella Cappella Carafa della basilica romana di S. Maria sopra Minerva}} In Roma Filippino par che senta il freddo prendere le sue composizioni delicate, e si sforza ad accentuare lineamenti, anche a ingrossarli. Tra i disputanti, parecchi hanno labbra tumide, slargate, {{sic|nari}} vibranti, orecchie carnose curvate, pesanti vestimenta contorte. Filippino cerca di render la carne, l'aggrotta sulla fronte, l'ammonta sulle sopracciglia, la gonfia nelle {{sic|guancie}} dalla linea che parte dalle nari acute, la rigonfia all'estremità delle labbra, l'affloscia e l'imbudella sul collo. Roma imbarocchisce il {{sic|dòlce}}, il timido Filippino. (vol. VII, parte I, pp. 654-656)
*La educazione pittorica di [[Domenico Ghirlandaio]] si può ricercare nell'opera che con tutta probabilità è la prima in cui l'artista si esprima compiutamente, cioè nella cappella di Santa Fina a San Gimignano, ove sembra un continuatore perfezionato, raffinato di [[Benozzo Gozzoli|Benozzo di Lese]]<ref>Benozzo di Lese di Sandro (1420 circa – 1497), più noto con il nome di Benozzo Gozzoli.</ref>. (vol. VII, parte I, p. 716)
*{{NDR|Commentando la pala eseguita dal Ghirlandaio per l'altare maggiore della chiesa di San Giusto alle Mura, detta degli Ingesuati, ora conservata agli Uffizi}} La tavola dimostra sì che il Ghirlandaio è uscito dalla stessa corrente artistica dalla quale uscirono il Botticelli e Filippino Lippi; ma pare che il giovane pittore avesse l'animo aperto al nuovo, e raccogliesse fiori da altri giardini non piantati da Fra' Filippo<ref>Filippo Lippi.</ref>, e specialmente da quelli di Andrea Verrocchio. (vol. VII, parte I, p. 724)
*Più che con gli scarsi dipinti, il Verrocchio insegnò con l'opera di orafo e di scultore; ma anche con la sua tecnica esperienza di pittore dette impulsi verso la perfezione della pittura toscana, usando i nuovi metodi del colorire ad olio, giungendo nella costruzione del nudo a forte solidità e a sicura penetrazione de' muscoli e delle ossa, arrivando a imprimere nei corpi una forza vitale, più che con l'atletica potenza de' {{sic|Pollaiuolo}}<ref>Antonio e Piero del Pollaiolo.</ref>, con la grandezza morale, l'incisiva sobrietà delle linee, l'orgoglio della massa severa. (vol. VII, parte I, pp. 784-785)
=====Parte II=====
*Unica pittura di [[Melozzo da Forlì|Melozzo]] in Forlì è l'insegna di una farmacia, ora nel Museo civico forlivese: ''Il Pestapepe''. L'atletico facchino di farmacia piomba il pestello sul mortaio con uno sforzo proprio di un Ercole che precipiti Anteo. L'azione per lo stringer dei denti bene espressa nel volto, e per le gambe allargate bene resa nella persona, ha l'eccesso particolare alle insegne che debbono richiamare l'attenzione del pubblico. Nell'oscuro vano d'una porta, la {{sic|pollaiuolesca}} immagine campeggia segnata da un tratto ferreo, potente per l'effetto prospettico. (vol. VII, parte II, pp. 61-62)
*Non poteva imitarsi l'arte profondamente individuale di Melozzo. Rimase bensì nel fondo, nell'anima dell'arte italiana; e vive a Roma con quella dei fattori del moderno rinnovamento, e vive a [[Forlì]] dove, in giorni di tirannia, di contrasti di fazioni, di ferocie, Melozzo trovò entusiasmi per l'ideale della bellezza gentile e gagliarda. Tra le scene di sangue e gl'incendi, che arrossano la storia della città sua natale, la figura di Melozzo si eleva come quella de' suoi apostoli, dei suoi patriarchi, de' suoi profeti, grandi, solenni, possenti di corpo e di anima. (vol. VII, parte II, p. 63)
*{{NDR|[[Marco Palmezzano]]}} Morto Melozzo, di quando in quando pare che, rivedendo cartoni del maestro, egli si provi a cercare quell'amplificazione della forma quattrocentesca suggeritagli da lui; ma lo squadro delle figure a lui naturale era meschino, cosicché ricadeva poi nelle grette sue forme. Presso la fonte della luce egli la riverbera, benché pallidamente; con lo spegnersi dei raggi animatori a poco a poco scolora, illanguidisce, gli vien meno con la luce il calore e la vita. (vol. VII, parte II, p. 65)
*L'espansione delle forme di Melozzo, precursore del Cinquecento, non fu compresa da Marco Palmezzano, che le ridusse entro limitazioni quattrocentesche; e, come un quattrocentista ritardatario il seguace s'inoltra nel tempo senz'accorgersi del trionfar de' geni, allo schiudersi del secolo XVI. Quando nel 1537, a ottantun anno, dipinse la seconda pala d'altare della Pinacoteca Vaticana, non fece che complicare il numero de' santi che si affastellano sul limitare del tiburio, entro cui si eleva, sul trono, la Vergine. E là le reminiscenze di Melozzo si mescolano con quelle di [[Francesco Francia]] in un effetto intorbidato. Chiuse così la sua vita operosa il modesto continuatore di Melozzo. (vol. VII, parte II, pp. 82-84)
*Con l'andar degli anni il [[Luca Signorelli|Signorelli]] abbrustolisce ognor più le figure, separandosi del tutto dal suo maestro [[Piero della Francesca|Piero {{NDR|della Francesca}}]]. Piero, composto nei moti dei personaggi augusti, Luca impetuoso e tragico; Piero, chiaro, luminoso e fresco, Luca rossastro, caldo, abbronzato; quegli, col segno a tratti sottili e geometrici, questi, con segni rapidi e taglienti; il primo, a piani semplici, lievemente distinti, il secondo, a piani larghi con forti contrasti.<br>Perciò, se avessimo a dar figura all'immagine suggerita dall'opera dei due grandi, Piero ci apparirebbe come un patriarca nel mattino del secolo; Luca Signorelli, il figlio pastore, nel meriggio infocato, avvolto come Ercole dalla pelle leonina, in corsa, con le carni bruciate dal sole e le chiome ai venti, per i monti e le foreste, pronto alla caccia, tremendo nella lotta. (vol. VII, parte II, p. 336)
*[[Andrea Mantegna]] si era ricusato di far miniature per Isabella d'Este, dicendo di non aver attitudine alle cose minuscole, [...]. (vol. VII, parte II, p. 454)
*Bernardino di Betto nacque, secondo il Vasari, nel 1454. Fu soprannominato il [[Pinturicchio]], ed anche il Sordicchio, perché, al dire di Francesco Matarazzo, cronista perugino, «era sordo, e piccolo, de poco aspetto e apparenza». Ma, soggiunge il cronista, «come quello maestro Pietro (Perugino) era primo de quella arte, cosi costui era secondo». (vol. VII, parte II, p. 586)
*Si è detto che il Pinturicchio è molto fantasioso, e proprio non è: è un apparatore magnifico. Egli si contenta di profondere ori e gemme nel campo delle sue pitture: che queste {{sic|sieno}} bene equilibrate o no, poco gl'importa; che i costumi {{sic|sieno}} veri o no, poco lo turba. Egli ama il colore, ne gode con quegli occhi suoi di gioielliere; ruba ai musaicisti le tessere splendenti; ai tappezzieri le stoffe alluciolate, i tessuti a fiorami, i broccati e i damaschi; ai marmorari il lapislazzuli e i verdi smeraldini; alla moda i veli colorati, le stoffe a righe variopinte, le orlature ricamate; agli orefici le collane, le catenelle, le cinture, le placchette, i globoletti, tutti i gingilli. Nella costruzione delle figure non si affatica troppo; e le mani specialmente sono il cruccio dell'artista, il quale talora non sa che farsene, e le appoggia all'anca, sulle ginocchia, o le stringe alla cintura, le fa additare qualcosa, le fa tenere {{sic|rotuli}} e libri. Non parlano le sue mani! Il Pinturicchio parla soltanto col colore, anzi canta con esso una canzone allegra di festa, un [[ditirambo]]! (vol. VII, parte II, p. 642)
=====Parte III=====
*Lo svolgimento classico della rappresentazione della Natività, [...], trova nell'esordire di [[Giovanni Bellini]] il più alto coefficiente. Appena della educazione di [[Jacopo Bellini|Jacopo]], suo padre, si trova un lontano accenno nelle lunghe proporzioni della Madonna e nelle congiunte mani lunghette. Egli dà delicatezza al volto della Vergine ed esprime mirabilmente il sonno del fanciullo negli occhi stretti, nella boccuccia respirante, nel braccetto destro penzoloni. Il trono, con ornati del Rinascimento, alla donatelliana, dice la tendenza dell'artista, indirizzata ne' suoi primi anni dal padre stesso verso Padova. (vol. VII, parte III, pp. 420-424)
*[[Lorenzo Costa]] fu educato dal [[Cosmè Tura|Tura]] a Ferrara, com'è dimostrato dal ''San Sebastiano'' della Galleria di Dresda, attribuito al maestro stesso, pur recando una scritta ebraica col nome del pittore. Lo stridore di certi effetti, come della colonna di malachite su cui si appoggia il Santo, la crudezza dei lineamenti, segnati grossamente di nero, la mancanza dell'energia, perenne in Cosmè, il minor tondeggiare delle forme, le pieghe del drappo che cinge i fianchi, insolite nel Tura: tutto mostra un coloritore che si attiene al caposcuola ferrarese, ma sommariamente, senza gagliardia e senza profondità. Si ha l'impressione come di un Tura lustrato, superficiale, tagliente nei contorni, con la materialità di un lavoro scolastico. Perciò convien tener fede alla iscrizione, letta e riletta, col nome di Lorenzo Costa. (vol. VII, parte III, p. 761)
*Col suo non ricco bagaglio sminuito lungo la via, l'artista {{NDR|Lorenzo Costa}} si recò a Mantova a sostituire il Mantegna come pittore ufficiale di Corte {{NDR|dei Gonzaga}}. Benché rappresentante di una generazione posteriore al venerando maestro, era stato preso da sonnolenza, e i suoi corpi parevano divorati dalla lue da cui egli era infetto. La ricerca della grazia, della spiritualità e della poesia, che ferveva in tutta l'arte italiana, si era espressa da lui con la diminuzione della monumentalità e la pieghevolezza dei corpi; e dentro gli schemi lineari dedotti dalla plastica venne meno la plasticità. (vol. VII, parte III, p. 804)
*Egli {{NDR|[[Francesco Francia]]}} era entrato nel Cinquecento con l'ancona<ref name="Ancona">Pala d'altare.</ref> di Pietroburgo, rinnovellato, colmo di plastica forza. E continuò cercando nella purificazione de' suoi tipi, nuovi ideali. Il realismo quattrocentesco cadde con lui, che tramandò per mezzo di Timoteo della Vite<ref>Timoteo Viti (1469 – 1523), pittore italiano.</ref> il decoro formale a Raffaello. Non estese le ricerche, sempre intento a trarre armonie da' suoi modelli, come prima cesellati gli argenti ne svelava il nitore. Non ebbe slanci di ascetismo, non mistici ardori, ma {{sic|divozione}} salda e sincera. E donò alle sue immagini la bontà e l'umiltà de' propri costumi. Molti vollero imitarlo; ma egli poteva esser copiato, non imitato. L'arte sua era come un chiuso vaso d'alabastro, che altri non poteva aprire per mirarvi dentro senza che ne esalassero gl'interni profumi. (vol. VII, parte III, pp. 949-952)
=====Parte IV=====
*Impacciato a render l'ambiente architettonico, assetato d'aria e di luce, [[Cima da Conegliano|Cima]] fa cadere ogni sipario, dipingendo nell'anno seguente {{NDR|il 1496}} la Madonna fra i Santi Lorenzo e Girolamo. La semplice logica dell'artista trevigiano vuol dar ragione della forma compositiva insolita, ed ecco che egli unisce alla ''Sacra conversazione'' un episodio della ''Fuga in Egitto'' ridotto a semplice macchietta: Giuseppe, buon vecchio pastore, conduce al pascolo il somarello nei prati del fondo. La concezione del gruppo, sotto il mantegnesco albero d'arancio, è essenzialmente plastica. Acute, lucenti, alla maniera vicentina si staccano le foglie sul chiaro cielo, e altissime si alzano le piante in confronto al colle di Conegliano, che poco s'allontana nella visione del paese. [...] Noncurante di effetti prospettici, Cima non sa ancora architettare lo spazio; e il gruppo divino, con le solide forme statuarie, si rileva sul fondo di alberi e di monti come sopra un commesso di marmi variopinti. (vol. VII, parte IV, p. 512)
*{{NDR|Cima da Conegliano}} E in ogni tempo, ovunque suoni caro il {{sic|balbettìo}} dell'infanzia, sarà amato l'umile montanaro di Conegliano, che ci dette un poema lieto di suoni dolci, tranquilli, di ritmi armoniosi, di cadenze portate dall'aria di primavera. Fuor dal paesello {{sic|natìo}} il poeta serbò l'ingenuità del cuore, la timida bontà, l'umiltà dell'aspetto, la pietà sincera. A Venezia i grandi pittori s'accorsero ch'egli portava un'onda sana, fresca, dai monti alla città magnifica; Giambellino<ref>[[Giovanni Bellini]], noto anche con il nome di Giambellino.</ref> volse gli occhi umanissimi come a immagine impicciolita di se medesimo, e gli fece onore valendosi della sua invenzione del ''Battesimo di Cristo''; Tiziano da giovane guardò sorridente verso di lui, mentre era in cerca di tipi ai quali dar poi carni vive; Sebastiano del Piombo esordiente lo copiò come si copiano gli esemplari grati allo spirito nei {{sic|di}} delle prime prove. E molti lo seguirono, senza però spargere dalle opere i suoi ricordi di bianchi fiori alpestri, del riso dei monti azzurri, della pace de' campi e de' cuori. (vol. VII, parte IV, p. 551)
*Da giovane [[Vittore Carpaccio|Vittor Carpaccio]] sentì pure gl'influssi di questo maestro {{NDR|[[Lazzaro Bastiani]]}} e ne serbò l'incertezza dell'architettura dei corpi e degli ambienti. Rimase l'educazione prospettica all'ingrosso; ma la fantasia e la mano del Carpaccio, pronte ai voli, nascosero le deficienze dell'educazione. Per molto tempo però, ogni volta che la mano s'allentava, rispuntavano, per forza d'inerzia, le figure bastianesche; ogni qualvolta eran ripresi necessariamente dall'artista i vecchi schemi di composizione, riappariva qualche frammento del primitivo lavoro, che pareva sommerso nel corso degli anni. (vol. VII, parte IV, p. 612)
*Nel 1496 {{NDR|[[Bernardino de Conti]]}} dipinse il ritratto di Francesco, figlio di Giangaleazzo Sforza, ora nella Galleria Vaticana, fantoccio dalle carni imbottite, i capelli di stoppa, il busto deformato dalla mancanza di scorcio, le mani di stucco con le dita gonfie. (vol. VII, parte IV, p. 1042)
*Nella libera replica della ''Madonna delle {{sic|Rocce}}'', del 1522, ora nella Galleria di Brera, Bernardino {{sic|de'}} Conti, parafrasando Leonardo, dà alla Madonna un movimento sgangherato, occhi e lineamenti grossi, capelli intrecciati a catena; e dà ai bambini, tratti da un altro modello leonardesco ripetuto da tutta la schiera de' seguaci, corpi gonfi, occhi smorti ed enormi fronti convesse. Il fondo di rocce, apparato fantastico composto da Leonardo con l'osservazione del vero, è qui mutato in un capriccioso torracchione, tutto frastagliato e forato, e i pinnacoli diventano torricelle con certe strane dentellature, come di chiavi; pizzettature di cartone sembrano le stalagmiti immaginate dal maestro sopra il capo delle sacre figure, e strani monticelli a ventaglio allineati sull'acqua diventano le scogliere lontane, uscenti nell'esemplare dalla nebbia luminosa. Copiando Leonardo, Bernardino mostrò di non aver nulla inteso dei principî del maestro. (vol. VII, parte IV, pp. 1042-1043)
*Nel trittico {{NDR|di [[Marco d'Oggiono]]}} già in casa Crespi, le colline del fondo sembran di stoffa; la Vergine e il Battista ripetono stancamente il gesto della Madonna e di Gabriele nella ''Vergine delle Rocce'' di Leonardo; le dure ali uncinate degli angeli hanno la pesantezza degli ornati nel seggio di Maria; San Pietro, con la testa contorta per mancanza di scorcio, si perde nel gomitolo di stoffa formato dal manto. Comincia ad apparir la maniera nel convenzionale paese, nel vorticoso girar delle pieghe, nel chiaroscuro artificioso. La testa dell'angelo a destra si rivede nella ''Madonna'' dell'Ambrosiana [...], dove il segno svanisce e le ombre si raccolgono in pesanti chiazze sul gonfio corpo del Bambino e sul collo della Vergine, mentre nel volto piatto il chiaroscuro si perde e ogni contorno si slarga, come disfacendosi. (vol. VII, parte IV, p. 1054)
====''L'architettura del Quattrocento''====
=====Parte I=====
*L'esordio di [[Filippo Brunelleschi|{{sic|Filippo Brunellesco}}]] nell'arte fu esordio di orafo e di scultore, non d'architetto. Due opere, oltre le mezze figurette di profeti emergenti dal quadrifoglio nel dossale d'argento di Pistoia, rimangono a porre in luce le sue qualità di scultore: il ''Crocefisso'' in legno di Santa Maria Novella in Firenze, e il ''Sacrificio d'Abramo'' nel Museo del Bargello. In esse, come nelle gloriose architetture brunelleschiane, la forma tende a definirsi in profili affilati e vibranti, si crea da principi lineari piuttosto che plastici. (vol. VIII, parte I, p. 90)
*Ma gloria di Filippo Brunellesco è la sua opera d'architetto, che inizia il [[Rinascimento]] fiorentino, sostituendo alla visione pittorica, attuata negli edifici del Trecento, da complessa disposizione di elementi architettonici e dai conseguenti giochi d'ombra e di luce, la regolarità dello squadro, un più largo uso della linea orizzontale e dell'arco a tutto tondo: la semplificazione che caratterizza, anche per la scultura e la pittura, lo stil nuovo. [...]; Filippo Brunellesco, alle soglie del Quattrocento, compie la riforma dell'architettura, parallela a quella di [[Masaccio]] nella pittura: il passaggio dai ricami del gotico alle pure eleganze costruttive del primo Rinascimento. L'arte classica lo ispira, e ancor più gli esempi dell'arte romanica fiorentina, miracolosa fioritura di forme antiche tradotte con toscana snellezza. (vol. VIII, parte I, p. 92)
*Che scatti elastici nelle volute a corna d'ariete dei capitelli di [[Michelozzo]] in palazzo Riccardi, che rotear di spire nei fantastici rosoni, che snellezza nelle foglie d'acanto! (vol. VIII, parte I, p. 120)
*Dal 1425 al 1436 Michelozzo servì di freno, con il suo equilibrio, con la sua posatezza, a [[Donatello|Donato]], ardente, impetuoso. (vol. VIII, parte I, p. 238)
*Dove [[Cosimo de' Medici|Cosimo de' Medici]] e i suoi passavano, Michelozzo architettava trionfi, stendeva i più suntuosi baldacchini, profondeva ricchezze, sonava oricalchi per la gloria del patrono delle arti, del Magnifico, dell'Augusto Signore di Fiorenza. (vol. VIII, parte I, p. 278)
*Per la prima volta, [[Bernardo Rossellino|Bernardo {{NDR|Rossellino}}]] ci appare nella sopraelevazione della [[Palazzo della Fraternita dei Laici|Fraternità dei Laici]] in Arezzo, ove lo scultore architetto segue, con l'entusiasmo dei giovani per il nuovo l'arte di [[Donatello]] e di [[Michelozzo]]. A crear un appoggio alla decorazione superiore e romper il vuoto tra le arcate, gotiche sui lati dell'ordine inferiore, e precedentemente costruite (1375-1377), Bernardo Rossellino disegna leggiere lunghe nicchiette, sopraccariche da trabeazione e da frontoncini triangolari; e su questi ripiega brevemente la lunga cornice, separando la sua parte nuova dall'antica [...]. (vol. VIII, parte I, pp. 491-492)
*Il [[Giorgio Vasari|Vasari]] assegna al Bernardo Rossellino|Rossellino grandi idee, grandi propositi per il rinnovamento di Roma, ma forse egli si fece bello delle penne del pavone, cioè delle idee del grande umanista e architetto [[Leon Battista Alberti]], che a Roma viveva ed era da Bernardo Rossellino ammirato e seguito. (vol. VIII, parte I, pp. 495-496)
*Imitatore di Leon Battista Alberti, Bernardo Rossellino non ne ebbe la preparazione umanistica, e non ne intese quindi lo spirito animatore, non il fondamento delle architetture. Portato a forme piccole, intagliate, perdette, necessariamente, nello slargarsi secondo il prototipo, la propria finezza. (vol. VIII, parte I, p. 511)
*[[Francesco di Giorgio Martini|Francesco Martini]] tenne il campo nell'architettura militare, coprendo per [[Federico da Montefeltro]] di rocche il ducato d'Urbino, consigliando difese al Prefetto di Roma e a Virginio Orsini, ai Lucchesi e al Duca di Calabria; ma fu pure maestro nell'architettura civile e religiosa: tra i maggiori architetti del tempo, adunati da [[Ludovico il Moro]], egli siede, a giudicare dei metodi per la erezione del tiburio del Duomo, con [[Bramante]] e con [[Leonardo da Vinci]]. Segue Leonardo a Pavia per ragionare sulla nuova cattedrale del luogo, e, accompagnato in patria dalle lodi del Duca di Milano e degli Operai del Duomo, dedica i propri servigi alla Repubblica di Siena, cui di continuo i potenti, a gara, tentano sottrarlo. (vol. VIII, parte I, p. 738)
*{{NDR|Francesco di Giorgio Martini}} La Toscana, Firenze stessa, non videro sorgere personalità più vicine al [[Filippo Brunelleschi|Brunellesco]], che questo erede raffinato delle eleganze senesi, ingegnere civile e militare famoso. Il suo trattato d'architettura, nonostante la voluta, e talvolta quasi forzata, obbedienza ai precetti classici di [[Marco Vitruvio Pollione|Vitruvio]], rivela tanta passione di ricerca scientifica, una così schietta praticità d'intenti, quali si riscontrano soltanto in Filippo Brunellesco e in Leonardo da Vinci. (vol. VIII, parte I, p. 743)
*Quando tratta dell'architettura civile, Francesco di Giorgio affronta tutti i problemi relativi alla costruzione; la scelta del luogo, delle acque e dell'aria, la situazione delle case in rapporto ai climi e ai venti, la qualità del materiale da costruzione, mattoni, marmi, pietre, calcine, arene, legni, la distribuzione degli ambienti secondo la destinazione della casa, i metodi per trovar acqua, l'economia generale della città, trattenendosi in modo particolare su quanto interessa l'artista, e cioè sulle proporzioni delle modanature rispetto all'edificio, con frequenti riscontri vitruviani, troppo frequenti e voluti dallo scrittore, che pure nella sua opera rivela un'originale e rara personalità. Quando tratta dell'architettura militare, anche più fervida e novatrice diviene la ricerca scientifica: tra le mani dell'architetto si piegano, s'appuntano, si protendono e sfuggono i contorni delle piante di fortezze, disegnando tenaglie insidiose, forbici, grugni di {{sic|cignale}}<ref>Forma arcaica o dialettale per "cinghiale".</ref> e pendii inaccessibili [...]. (vol. VIII, parte I, p. 743)
*Il capolavoro di [[Baldassarre Peruzzi]], la Farnesina, vario di effetti per il movimento della pianta, la {{sic|moltiplicità}} dei gradi nell'antica base, la fuga dei viali d'arcate nel criptoportico, mantiene ancora le impronte del tardo Quattrocento senese, con la sottigliezza forbita e compassata propria alle opere primitive del Peruzzi, nelle lunghe lesene della fronte, nelle sottili finestre rettangolari, punteggiate in alto dalle finestruole appese come tabelle alle cornici del fregio. (vol. VIII, parte I, pp. 917-919)
*Le tracce dell'antica educazione senese quasi dispaiono in una tarda opera romana dell'architetto {{NDR|Peruzzi}}, il palazzo Massimo delle Colonne, rifugiandosi in qualche sagoma di finestra, in qualche trama d'ornato: l'amore del grandioso, della cinquecentesca opulenza, allontana dalle sue origini l'arte di Baldassarre Peruzzi, che, nei primordi, pur riflettendo gli schemi di [[Francesco di Giorgio Martini|Francesco di Giorgio]], ci appare vestita di una armoniosa e fredda compostezza, lontana dallo spirito vivace del celebrato ingegnere-architetto di Siena. (vol. VIII, parte I, p. 919)
=====Parte II=====
*Nel 1421, per Martin Contarini, si erigeva la [[Ca' d'Oro]], ''Domus Magna'', modello tipico al [[Tardo gotico|gotico fiorito]] veneziano. [...] Principalmente l'opera fu condotta da [[Matteo Raverti]] di Milano con una schiera di aiuti, milanesi e comaschi. Per essi il gotico fiorito si espande di palazzo in palazzo, di chiesa in chiesa, e tutto ricopre di una vegetazione rigogliosa. A Milano, il gotico si era fatto robusto, e ai virgulti del nord, agli steli ricurvi, aveva sostituito, nelle intrecciature, rami di quercia; alla ragione geometrica, apparati di festa, espressioni di ricchezza e di magnificenza. Venezia si prestava singolarmente alle forme del gotico fiorito di Lombardia; e Matteo Raverti con i suoi trovarono un ambiente adatto alla decorazione pittoresca. Mediante essa, trasformarono il palazzo veneziano, col loggiato inferiore sorgente dalle acque, e il gran loggiato superiore, o ''balconada'', aperto sul salone mediano, ove la famiglia conveniva, riceveva, si raccoglieva con parenti e amici, ospiti e clienti. Di qua e di là dalla gran sala erano le ali, a guisa di torri fiancheggianti la casa; e il cornicione, coronato da ante, merlatura orientale, limitava il piano superiore dell'edificio. (vol. VIII, parte II, p. 277)
*[[Francesco del Cossa]], altro grande pittore ferrarese, trovò nell'arte muraria professata dall'avo Giovanni e dal padre suo Cristoforo, un ostacolo ai capricci del [[Cosmè Tura|Tura]], quantunque, nel ''San Girolamo'' sotto un arcone, statua girante sul cerchio del piedistallo, ora nella galleria dell'Ateneo ferrarese, anch'egli si sia dato a scherzare, facendo uscir fuori il pulvino dai capitelli, come da una guaina, tanto che esso appaia prolungamento dei pilastri. Ad ogni modo, in tutte le architetture dipinte, Francesco del Cossa, pure compiacendosi di varietà di marmi, si mostra più massiccio e più squadrato del Tura. (vol. VIII, parte II, p. 393)
*L'abside del Duomo ferrarese ci offre un mirabile esempio dell'arte di [[Biagio Rossetti]], che conduce i mattoni a filo tagliente, nitido, puro, nella costruzione regolare ed esatta, nella lineatura matematica dei filari sui fondi, nella disposizione unita ed uguale. Le lesene son tirate con una squadra affilata metallica, gli archi girati con un compasso fermo incisivo; e il cornicione nei due piani dell'abside, benché di terracotta a stampa, è composto con rigore, quasi, potrebbe dirsi, col timore che possa trovarsi un intervallo più o meno grande, la differenza di un attimo, un peso ineguale nella corona di dentelli, di mensoline, di ovuli, di perle. (vol. VIII, parte II, p. 398)
*Chi guardi i pilastrini sottili {{NDR|del Palazzo dei Diamanti di Ferrara}}, l'un nell'altro incastrati lungo gli stipiti della porta, vede il Rossetti quattrocentista, ancor esile, lunghetto e sobrio, mentre l'arcone, che serra quei pilastri, è cinquecentesco. L'architetto dunque sentì il bisogno di slargare la porta, di darle un contorno degno della imponenza che assumeva il palazzo tempestato di diamanti. Nelle finestre, nelle cornici divisorie dei piani, nella trabeazione, è ancora il Rossetti, ma come stretto fra tagliapietra vaghi di fregi fastosi, che gli strappan le redini, e si sfogano ad assiepare d'ornamenti ogni cosa. (vol. VIII, parte II, p. 404 e 423)
*Allo spirito del [[Bramantino]] più che a quello di [[Bramante|Donato Bramante]], che pure gli fornisce modelli, sembra allacciarsi l'arte di [[Cristoforo Solari]] architetto, alieno dalle ombre forti, dagli aggetti, dalla sonorità degli incavi, corretto qualche volta sino alla freddezza. (vol. VIII, parte II, p. 805)
====''La pittura del Cinquecento''====
=====Parte I=====
*La grande pittura murale {{NDR|il [[Ultima Cena (Leonardo)|Cenacolo]]}} fu dipinta ad olio; e il Bandello, come abbiamo udito, racconta d'aver veduto [[Leonardo da Vinci|Leonardo]] dar talvolta poche pennellate e andar via, ciò non si sarebbe potuto fare con la pittura a fresco. L'esecuzione a olio fu appunto la prima causa della rovina. Verso la metà del Cinquecento il lavoro era già deperitissimo, e il Vasari, nel 1566, non vi scorgeva più che una «macchia abbagliata». (vol. IX, parte I, p. 29)
*Raccontasi che, mentre gli Arrabbiati<ref>Fazione di fiorentini nemici di Girolamo Savonarola e dei piagnoni suoi seguaci.</ref> assediavano il convento di San Marco, [[Fra Bartolomeo|Baccio della Porta]], insieme coi partigiani del [[Girolamo Savonarola|Savonarola]], si chiudesse nel convento per difendere la vita del venerato maestro, e deponesse tremante le armi, quando il Savonarola, per cessare la carneficina, si dette nelle mani dei nemici. Spettatore di tanta tragedia, volse nell'animo l'idea di farsi frate in quel convento stesso di San Marco, che aveva veduto devastato campo di battaglia, incendiato dall'odio popolare, mentre il Savonarola, davanti all'Ostia Santa, pregava coi monaci nel coro. (vol. IX, parte I, p. 225)
*Socio ed aiuto di [[Fra Bartolomeo|Fra' Bartolommeo]], [[Mariotto Albertinelli]] esordisce e produce i migliori frutti della sua arte, tutto preso dalle forme di [[Piero di Cosimo]] e di [[Filippino Lippi|Filippino]]. Un suo quadro in una raccolta privata di Roma ci dà l'illusione di ammirare un Piero di Cosimo che parli un linguaggio più grave e intimo del consueto, nella sua profonda semplicità. È una ''Sacra Famiglia'': originalissima composizione. [...]<br>Più che ogni altra opera di Mariotto, questa avvince per un senso d'intimità familiare, profondo, sacro: Giuseppe, tutto chino, col volto in ombra, protegge il fanciullo; Maria posa una mano sulla tempia del figlio, in gesto di tenerezza e di benedizione; abbassa gli occhi gravi come in ascolto dei battiti del cuore su cui posa la mano: nel silenzio del mattino, nella calma luce del cielo che più s'inazzurra sul loro capo, le due immagini silenziose si raccolgono intorno a Gesù, cardine della scena, cuore dei loro cuori. Mai nel corso della sua vita Mariotto ritroverà il timbro grave e profondo delle voci che risuonano in questo quadro, aurora ricca di promesse. (vol. IX, parte I, pp. 351-354)
*L'intensità di chiaroscuro, che distingue dalla miniaturistica anconetta di Milano il tondo Pitti, riecheggia nella ''Visitazione'' della Galleria degli Uffizi, dove, per la prima volta, Mariotto {{NDR|Albertinelli}} tenta, sulle orme di [[Fra Bartolomeo|Baccio della Porta]], d'intonare le proporzioni delle figure e dello scenario alla grandiosità voluta dal secolo nuovo. Eppure, egli non riesce a staccarsi dalle tradizioni del Quattrocento: la Vergine, chiusa nel manto, rigida, ripete il tipo filippinesco; il loggiato spazioso che s'apre dietro le immagini sul cielo velato di bianche nuvole, coi suoi archi ampli e le candelabre adorne di grottesche, evoca un motivo prediletto dal [[Perugino]]. (vol. IX, parte I, p. 364)
*Un'altra cosa gentile, come tutte le opere di Mariotto {{NDR|Albertinelli}} in proporzioni minime: la ''Madonna col Bambino'' nel Seminario di Venezia. Anche qui le forme arrotondate dimostrano che Baccio della Porta va facendo scuola al suo compagno di lavoro, ma ancora, nella sensitiva irregolarità dei lineamenti e nel tortuoso contorno dei panneggi, vive il ricordo di [[Filippino Lippi|Filippino]], e il gruppo spira una grazia fresca e semplice, una dolcezza di affetti ignote al Maestro più sapiente e severo. Come nella scena della ''Visitazione'', un'arcata accoglie la madre e il fanciullo, lasciando che l'aria azzurra del fondo avvolga i volti soavemente penombrati, di Gesù che sfiora con la mano la guancia materna, e della Vergine china in ascolto della carezza infantile. Solo nella prima ''Sacra Famiglia'' Mariotto parlò un linguaggio così intimo e dolce come in questo quadro tutto ridente d'azzurri. (vol. IX, parte I, p. 368)
*{{NDR|Commentando il ''Ritratto di una giovane donna'' negli Uffizi}} [...] tra le opere più significative del talento pittorico di Andrea. [...] Le belle mani che escono dalla manica arricciata, come da una capricciosa corolla di fiore, così bianche e morbide da rivelarci in [[Andrea del Sarto]] il solo pittore capace, in Firenze, di gareggiar coi Veneti, signori del pennello. (vol. IX, parte I, p. 538)
*Nella vôlta della [[Cappella Sistina]], sopra le membrature sottili e nitide del Quattrocento, sopra le nicchie marmoree dei Pontefici e le candelabre fiorite dei finti pilastri, e le meravigliose vele, Michelangelo costruisce l'ossatura di pietra, immane e poderosa, che circoscrive le scene bibliche e aduna i profeti e gli ''ignudi'', i putti-cariatidi e i demoni, gli Avi che nei triangoli della volta e nelle lunette sopra i finestroni impersonano, enigmatici e grandi, la vita d'Israele. Organismo animato, l'architettura, massiccia e serrata, a profondi incavi di base piana, e ad aggetti erompenti, esprime, come l'architettura della Cappella Medicea a Firenze e della cupola di San Pietro a Roma, con la vicenda ripetuta di sporgenze e rientranze, l'energia scultoria, il dinamismo plastico proprio alle forme di Michelangelo, e si stringe in inscindibile tutto con le statuarie figure. Massa e rilievo, sono, col movimento, elementi primi dell'arte di Michelangelo: ecco perché, mentre i quattrocentisti incavano nicchie dietro le immagini dei Pontefici e Raffaello curva le pareti del coro nella ''Messa di Bolsena'', e pone la ''Madonna'' del Louvre sotto un'ideale cupola di nubi, Michelangelo stende piane le pareti marmoree dei seggi che ospitano i Profeti, le ampie cornici, da cui si staccano, sui dadi di pietra, i nudi efebi, dalla base piana trae risalto la gigante massa delle immagini. (vol. IX, parte I, pp. 733-736)
*{{NDR|Cappella Sistina}} Nessun esempio il Quattrocento aveva dato d'organismo architettonico a decorazione di volte, animato di così atletica energia. (vol. IX, parte I, p. 740)
=====Parte II=====
*Agli occhi del giovane pittore {{NDR|[[Correggio]]}}, avvezzi alle sottigliezze, alle ondulazioni di linee miti, {{sic|divote}}, [...] dovette presentarsi come un nuovo mondo Mantova, impero dello statuario Mantegna. La forma solenne e massiccia di Andrea piombava romanamente sull'altare della Madonna della Vittoria, foggiava un classico scenario coi celebri ''Trionfi di Cesare'', si disponeva in ritmo grandioso sulle pareti della Camera degli sposi, ove i Gonzaga avevan voluto ricordare le feste familiari con una imponenza sorpassante l'avvenimento casalingo. (vol. IX, parte II, p. 618)
*[...] il [[Parmigianino]], oscillante tra le forme di Raffaello e del Correggio, ci si presenta come un grande virtuoso, un principe della moda, un esteta che giunge per sottili ragionamenti all'arte, piuttosto che un pittore nato, un pittore d'istinto quale fu il suo conterraneo [[Correggio]]. (vol. IX, parte II, p. 691)
*[...] [[Giampietrino]] richiama, nello sfumato delle carni ceree e nei fondi velati di nebbia, la dolce monotonia delle tonalità borgognonesche, arrotando e inarcando le forme sugli esempi di Leonardo [...]. (vol. IX, parte II, p. 743)
*Le prime opere di [[Gaudenzio Ferrari|Gaudenzio]], non rovinate come i frammenti d'affresco nella cappella della Flagellazione a Varallo, ora distrutta, sono le tavolette della ''Vita di Cristo'' nella Pinacoteca torinese. Esse rivelano l'origine schiettamente lombarda del pittore e la sua tendenza a una stilizzazione lineare facile ed elegante, a effetti luministici ottenuti mediante vitree filettature, a lente e languide cadenze. (vol. IX, parte II, pp. 812-813)
=====Parte III=====
*Tempra schietta di Lombardo, il maestro bresciano educato a Venezia non fu mai un vero [[giorgione]]sco. Mentre [[Tiziano Vecellio|Tiziano]] giovane e il [[Jacopo Palma il Vecchio|Palma]] miravano all'accordo tonale delle zone cromatiche, il [[Giovanni Gerolamo Savoldo|Savoldo]], sin dall'inizio volto a ricerche luministiche, vedeva nei contrapposti d'ombra e luce lo strumento al risalto pittorico delle forme. (vol. IX, parte III, pp. 787-790)
*[...] quando vien meno la ricerca delle variazioni di colore mediante minute variazioni di superficie, il Savoldo, nel dipingere il tessuto compatto di una casacca di fustagno o di un cappellaccio di ruvido panno, come nel fissar in luce la massa greve di una mano, apre spiragli verso la pittura del [[Caravaggio]] o di [[Diego Velázquez|Velazquez]] giovane. (vol. IX, parte III, p. 789)
*Mentre Venezia si abbandonava alla inebriante canzone del colore, e rapiva ai tramonti l'oro delle carni e dei lussuosi paesi, il Savoldo semplificava il tono per la determinazione pittorica della forma sbalzata da luce. Restìo alle morbidezze dei Veneziani è il suo colore, come lontano dal fuoco tizianesco è il sentimento di grandezza muta, di serietà profonda, che pervade l'arte di questo pensoso ricercatore. (vol. IX, parte III, p. 790)
*Il colore del [[Romanino]] si stempera e dilaga nelle forme allargate delle figure; mentre la pasta del colore s'intenerisce, le forme aggrandiscono, e si svuotan di forza. Anche nell'''Assunta'' della chiesa di Sant'Alessandro in Colonna, a Bergamo, ove ancora non sono gonfie le immagini, appare il tormento del pittore intento a cumular nugoli sopra nugoli, monti sopra monti, a torcer drappi, ad acuire gli atteggiamenti degli Apostoli sorpresi. Tranne uno che guarda in alto alla celeste bambola<ref>Verso Maria, rappresentata nella parte superiore del dipinto l'''Assunzione della Vergine''.</ref>, essi gesticolano, e discorrono, scossi come da terremoto. Tutta la preparazione del Maestro, solenne nella vermiglia pala d'altare a Padova, si dissolve, si va disperdendo. (vol. IX, parte III, pp. 815-818)
*Si sfoga poi {{NDR|il Romanino}} negli affreschi del Duomo di Cremona, cercando di renderci la ''Passione di Cristo''. Nel rappresentarlo ''davanti a Caifa'', pensa ai costumi variopinti dei lanzi coi cappelloni piumati, coi saioni a scacchi, più che alla divina tragedia. Ricorre anche al Dürer per comporre la scena, senza intenderne l'alto pensamento; e fa una rappresentazione greve, pesante, in un colore rosso, torrido. (vol. IX, parte III, pp. 819-821)
*Ciò che non otteneva con la linea, il [[Dosso Dossi|Dosso]] tentava di ottenere mediante i colori, perfino la violenza del moto passato dalle figure alle cose. E, nonostante il cartone di Raffaello, anche più tardi, il Ferrarese, dipingendo in parte il ''San Michele'', «ex voto» di Alfonso I d'Este, [...], per il recupero della città dalle mani del Papa, non {{sic|riescì}} se non negli effetti coloristici, nei lampeggiamenti della corazza, nei contrasti di luce ed ombra, a ottenere agitazione di elementi, e, meravigliando, abbacinando, energia. (vol. IX, parte III, p. 954)
*Una natura così sanguigna, come quella di Dosso Dossi, difficilmente poteva ritrarre un personaggio, segnarne i caratteri, senza forzarli, eccitarli, e, potrebbe dirsi, senza farli sudare accostandoli alle sue vampe. (vol. IX, parte III, p. 971)
*Il gruppo dei quadretti con ''Sacre Famiglie'' ci ha rappresentato un pittore che viene da Dosso Dossi senza intenderlo, ma standogli appresso, logorando, nella sua pochezza, nella sua incapacità, la materia dossesca. Egli non può essere se non [[Battista Dossi|Battista di Dosso]], vissuto fra gli strumenti dell'arte del fratello, tra gli elementi pittorici ch'egli immiserisce e scompone. Di [[Raffaello Sanzio|Raffaello]] non lascia traccia; ed è a credersi che egli sia stato a Roma più per baciare i piedi alla statua di S. Pietro, che non per dipingere con Giulio Romano e il Penni, Perin del Vaga e Pellegrino da Modena. Avrà avuta una commissione del suo Duca, per dare una seccatura di più a Raffaello; ma certo egli non vide neppure la soglia del tempio pittorico dell'Urbinate. (vol. IX, parte III, pp. 991-997)
=====Parte IV=====
*Coi suoi passaggi dalle altisonanti battute iniziali ai fiochi arpeggi lontani, la luce è per [[Lorenzo Lotto]], creatore della ''Natività'' di Venezia, quel che è la linea per [[Sandro Botticelli]] nel ''Presepe'' londinese. Gli angeli del pittore mediceo, festuche in balìa dell'aria sopra la capanna di Betlemme, sono esili come questi che si perdono nelle tenebre, verso il cielo, ove la forma è solo un barlume, un sospiro nel silenzio notturno. Così, da uno stormir d'ali angeliche nella notte trasse il suo canto di Natale Lorenzo Lotto, pittore visionario. (vol. IX, parte IV, p. 82)
*Mentre dall'arte di Tiziano scaturisce la doviziosa pittura di Jacopo Palma e il luminismo scenografico e costruttivo del Tintoretto, Lorenzo Lotto, con i suoi toni fusi, velati, e le quiete atmosfere {{sic|grige}} degli ultimi tempi, con la sua grazia intima e raccolta, esula da Venezia per fondare una grande stirpe pittorica in provincia: a Brescia e a Bergamo, e sancire il connubio tra Venezia e Lombardia. (vol. IX, parte IV, pp. 111-112)
*Il Fiorentino {{NDR|Andrea del Sarto}}, con le sue minori risorse cromatiche, il Veneto {{NDR|Lorenzo Lotto}} con l'appoggio di tutta una tradizione di colore che l'aiuta a toccare più alte {{sic|mète}}, giungono per diverse vie alla visione di forma traverso il velo atmosferico, a un accenno di pittura di macchia e d'impressione. Con scatti, che talora sembrano inspiegabili, Lorenzo Lotto, veneziano fuor della cerchia di Venezia, sensibile a ogni esterno influsso nella sua vita quasi di esule, provinciale di genio, passa da un eccessivo formalismo dovuto all'influenza raffaellesco-romana, all'estremo sforzo impressionistico del Cinquecento. Minuto quattrocentista quando era già morto Giorgione, egli raggiunse in molte sue opere tarde una libertà, una rapidità di visione, sbalorditive nel mondo stesso dominato dal Vecelio. (vol. IX, parte IV, p. 113)
*Il [[Benvenuto Tisi da Garofalo|Garofalo]] fu inferiore alla sua fama. Impicciolì i modelli artistici ch'ebbe intorno a sé; e così nel ricordare, decorando il Seminario ferrarese, l'occhio di cielo aperto alla mantegnesca nel soffitto d'una sala di palazzo Costabili, restrinse, ridusse, sminuì scomparti, figure, ornati. Ben presto si fece la sua convenzione, [...]; e quella convenzione mantenne quasi senza scomporsi, anche quando si trovò accanto il focoso Dosso Dossi. Rimase sempre uguale a se stesso; e le sue forme facili, antiquate, superficiali, vennero imitate e ripetute da un gran numero di piccoli seguaci. (vol. IX, parte IV, p. 312)
=====Parte V=====
*La bizzarria del maestro senese {{NDR|[[Domenico Beccafumi]]}} divien stravaganza nella pala di ''San Paolo'' [...]. Preso dall'ossessione della grandiosità e dello scorcio, egli issa sopra una ristretta base a gradi il macchinoso e vuoto San Paolo, che regge con la destra floscia uno spadone d'eroe da burla e si puntella al piede massiccio, enorme; inturgida la flaccida forma di San Paolo caduto, con la mano sul petto in gesto melodrammatico, mentre attorno a lui altri attori di melodramma, camuffati da panciuti guerrieri romani, guardano e commentano; fa apparire in alto il gruppo della Vergine col Bambino e due Santi come in un'ancona<ref name="Ancona"/> infagottata dal baldacchino bartolomesco<ref>Nello stile di Fra Bartolomeo, detto anche Baccio della Porta (1473-1517), pittore e frate domenicano.</ref> tra gonfi angioletti; e per accrescer lo spettacolo esaspera i contrasti di macchie d'ombra tenebrose e di luci squillanti. (vol. IX, parte V, p. 436)
*Nella Siena del Cinquecento, Domenico Beccafumi è certo la personalità più spiccata, e anche la più mutevole, la più capricciosa: talora dipinge come un forte impressionista moderno, talora elabora lucenti oleografie; infonde, per magica virtù di contrasti luministici, le impronte di una maestà sovrumana a qualche testa affiorante dall'ombra, o cade in svenevoli languori; precorre l'eleganza lambiccata e preziosa del Settecento, e foggia marionette di legno per i suoi teatrini di storia romana. (vol. IX, parte V, p. 492)
*{{NDR|Esaminando l'''Adorazione dei Magi'' di [[Andrea Sabatini]] nella chiesa dei Gerolamini di Napoli}} [...], composta con elementare semplicità: Madonna e Bambino sopra un banco di pietra, davanti a una nicchia, San Giuseppe in piedi, con le mani incrociate sul bastone e sulle mani poggiata la testa, i re Magi e un paggio dei re. Qualche eco umbro raffaellesca risuona nelle figure giovanili, ma forse traverso [[Cesare da Sesto]]; e la Vergine e Gesù con i tondi lineamenti ristampano in forme pedestri i moduli di Leonardo, da cui deriva anche il moto istantaneo del bimbo. L'insieme è fiacco, stentato, meschino: le dinoccolate figure dei giovani, mascherette di grazia, la Vergine, sciatta e sonnolenta, contrastano col grottesco San Giuseppe, che nello sforzo d'irrigidirsi e far da pilastro tende una gamba, e guata bieco dall'alto in posa da tiranno da marionette. (vol. IX, parte V, pp. 711-712)
*L'opera maggiore di [[Taddeo Zuccari|Taddeo {{NDR|Zuccari}}]], coadiuvato dal fratello {{sic|Federigo}}<ref>In altre parti di questo stesso testo, il fratello di Taddeo Zuccari, è citato come ''Federico''.</ref>, dal Tempesta, e da altri, ma direttore della decorazione, di cui, secondo il contratto, doveva fornire tutti i disegni, è l'ornamento pittorico del Palazzo Farnese di Caprarola: ineguale di valore, secondo l'importanza delle varie stanze e la maggiore o minore fretta dell'esecuzione. Come nella Villa di Papa Giulio, l'arte della grottesca ha qui uno dei migliori esempi dell'età postraffaellesca, sebbene spesso lo studio superficiale di ricchezza, la sovrabbondanza dei motivi, l'abuso degli stucchi, distruggano l'eleganza antica; e invano si cerchi lo stile preciso e sottile di un Giovanni da Udine in queste stampe già logore. Così, nella volta della cappella, ove Taddeo introduce il delizioso motivo dei putti-cifra, sguscianti con grazia correggesca, capelli al vento, da mensole e cartelle, la grossolana ghirlanda di frutta intorno al tondo centrale menoma la nobiltà della grottesca rinata nel Cinquecento romano. (vol. IX, parte V, pp. 855-856)
*Negli affreschi della ''Vita di San Paolo'' in San Marcello al Corso, e specialmente nella ''Punizione di Elima'', Taddeo s'ispira agli esempi del tardo Raffaello, studiandosi di disporre con maestà statuaria le figure entro lo spazio architettonico. I movimenti sgangherati, la mimica stereotipata e teatrale, i ripetuti motivi di rozzo stampo manieristico, quale il giovane che abbraccia la colonna, ci danno quasi la parodia delle composizioni raffaellesche per arazzi, sommergendo nell'enfasi più stucchevole la maestà degli esemplari. (vol. IX, parte V, p. 865)
*La vernice dell'erudizione, che aderisce così interamente alla figura di Federico Zuccari e ne fa un rappresentante più del fratello tipico della moda pittorica propria al tardo Cinquecento, si screpola, si spezza, in Taddeo, appena libero dai suggerimenti dei dotti distributori di temi per i palazzi romani; e allora prende il sopravvento, come in questa opera {{NDR|la ''Battaglia di Tunisi'', nella Sala Regia del Vaticano}}, lo spirito popolaresco, vivace e spesso volgare, che lo distingue da Federico. Rappresentante di un periodo di decadenza, di cui rispecchia tutti i difetti, tutte le debolezze e le pretese, egli ha, come i più dei manieristi, qualche momento felice, che mostra sotto le ceneri dell'arte una scintilla viva: così alcuni quadri mitologici di Valle Giulia, cosi l'''Aurora'' nelle sale della Villa Farnese a Caprarola. (vol. IX, parte V, p. 870)
*La prima opera che ci presenti definita e distinta da quella del fratello {{NDR|Taddeo}} la personalità di [[Federico Zuccari]], è l'''Epifania'' della cappella Grimani in S. Francesco delle Vigne a Venezia, firmata e datata 1564, dal marchigiano ventiduenne. [...]. Nello scenario veneto, in cui persino riappaiono, in angolo a destra, i lastroni marmorei cari a Jacopo Bassano, i personaggi si dispongono lungo le due linee a V frequenti nell'arte veronesiana; ma nel disporle Federico Zuccari mostra di non aver la minima idea del valore cromatico delle costruzioni sfaccettate di Paolo {{NDR|Veronese}}, e delle conseguenti rifrazioni di colore: egli rimane il manierista romano che mira a un'eleganza di pose compassata e frigida. La sensibilità del giovane, non ancora qui soffocata dalle aride formule, si riflette nella grazia decorativa che viene al quadro da una distribuzione di figure sparsa e {{sic|leggiera}}, culminante nel nodo serico della Vergine e degli angeli. Il bimbo, minuscolo gingillo, dà l'ultimo tocco a questo singolare esempio manieristico di eleganza languente e preziosa. Anche il colore, nelle sue note basse e fioche, ci presenta in questo esordio di Federico Zuccari un'opera studiata, fredda, ma gentile, aliena da pretensioni spirituali e formali, e come timida in quel tentativo incerto e commovente di conciliare il mondo d'arte da cui è uscita e il nuovo raggiante in Venezia. (vol. IX, parte V, pp. 871-872)
=====Parte VI=====
*Il pittore ufficiale {{NDR|[[Agnolo Bronzino]], al servizio di Cosimo I de' Medici}} mise in opera tutto il suo talento, tutte le finezze delle sue figurate costruzioni, tutti i fregi, i ricami, i merletti, i tessuti più belli a gloria della corte medicea. Uscito di corte, non parve più così lustro e superbo; lasciò scorgere le sue convenzioni nei quadri chiesastici freddi e grevi. L'artificio s'impadronì dei corpi e della natura circostante, vi sparse l'acqua colata dalla ghiacciaia del Concilio di Trento e della Controriforma. (vol. IX, parte VI, pp. 69-70)
*Nefasto all'arte fu, in generale il [[Giorgio Vasari|Vasari]]. Egli falsa il carattere sottile e perspicace del [[manierismo]] fiorentino. Il suo atteggiamento cerebralistico non è quello di un [[Pontormo]] che si tormenta in ricerche di colore e di linea, in ardui problemi di estetica, ma è quello di un letterato che ama i temi dottrinari, di un michelangiolista che vorrebbe, senza sentirle, interpretare le passioni eroiche, e proprio meglio riesce quando, inconsciamente, rinuncia a tutto per veder nella composizione un puro gioco decorativo. Esempio le divertenti battaglie di Palazzo Vecchio. (vol. IX, parte VI, p. 372)
*L'eterno compromesso di colore e di forma che affligge il manierismo rende insopportabili la maggior parte delle opere di Giorgio Vasari. E solo quando l'interesse decorativo prende il sopravvento egli giunge all'arte con arditi effetti di scenografo e di caricaturista nato. (vol. IX, parte VI, p. 372)
*[...] da Parma, per via d'incisioni e di disegni, le eleganze del Parmigianino e le fluide sottigliezze delle sue forme forbite cominciavano a diffondersi e ad attrarre più che il tenero modellato delle correggesche. Era più facile sentire la calligrafia del Parmigianino che non l'ariosità del Correggio; e nell'Emilia prima, in Lombardia, nella Liguria, nel Veneto, per tutt'Italia poi, il raffinato maestro parmense dettò leggi alla moda pittorica. Parve che niuno potesse sottrarsi all'incanto di quel serpeggiar di linee, di quell'ondeggiare di corpi smilzi e snelli; [...]. (vol. IX, parte VI, pp. 584-586)
*[...] nell'Oratorio del Gonfalone a Roma, teatro della pittura manieristica, [[Lelio Orsi]] rappresentando l'''Arresto di Cristo'', par dia uno strappo a tutte le convenzioni con i suoi effetti fantasmagorici, trasportandoci in uno scenario magico, pauroso, con un paese notturno, con nubi tetre squarciate dal chiaro di luna. (vol. IX, parte VI, p. 643)
*La copia dell'opera del maestro {{NDR|la ''Pietà'' di Bernardino Campi<ref>Bernardino Campi (1520 – 1591), pittore italiano.</ref>, eseguita dall'allieva [[Sofonisba Anguissola]]}} è scrupolosa, fedele, ma par che Sofonisba risenta più di Bernardino l'influsso parmigianesco nelle mani affilate della Vergine, nel colore argentino, nella delicatezza del volto a punta, dei lineamenti piccini. Le ombre sono men crude; non tagliano con barbara durezza il profilo del Cristo come nel Campi; la salma s'irrigidisce, piallata come in un tronco, senza più l'impronta vitale che la flessibilità dei muscoli manteneva al prototipo. Ombre leonardesche s'agitano sul volto dell'Addolorata di Bernardino, mentre quello dipinto dalla scolara si porge alla carezza di un lume tenue e diffuso. Tutto divien più blando, più fioco. (vol. IX, parte VI, pp. 924-926)
=====Parte VII=====
*L'arte di [[Giuseppe Porta]], che si acclimatò all'ambiente veneto più di quella di ogni altro artefice toscano, si muove tra inevitabili incertezze, perdendo talora ogni impronta personale in un fiacco ibridismo, spesso cadendo nella freddezza dell'esercizio accademico, per raggiungere solo di rado – ad esempio nei tondi della biblioteca Marciana e nella pala dei Frari –, e anche qui non interamente, la coerenza stilistica, necessaria alla creazione di una perfetta opera d'arte. (vol. IX, parte VII, p. 426)
*Artista dotato, egli {{NDR|Giuseppe Porta}} dà una sua interpretazione blanda e un po' esteriore alle tendenze pittoriche dei Veneti: un senso di misura lo trattiene dal gareggiar con l'audace cromatismo di Paolo {{NDR|Veronese}} o con le magie luministiche del Tintoretto, e lo conduce ad attenuarne gli effetti, ad ammorbidirli. Rimane accanto ai maestri veneti come un raffinato e un virtuoso che ne ami l'arte trascinatrice, non certo come un creatore, e la sua toscana eleganza fa sbocciare talora dalla monotona biondezza de' suoi quadri qualche fioritura improvvisa di rorido e accarezzato colore. (vol. IX, parte VII, p. 426)
====''La scultura del Cinquecento''====
=====Parte I=====
*In Roma [[Lorenzo Lotti]], detto il Lorenzetto, traduttore in marmo del Giona di [[Raffaello Sanzio|Raffaello]] per la cappella Chigi, dà sviluppo alla tendenza classicheggiante nella scultura. L'opera sua più giovanile ricordata dai documenti è il compimento della tomba del Cardinal Forteguerri in Sant'Jacopo di Pistoia, affidatagli da «rifare, ridurre e finire» nel giugno del 1514. (vol. X, parte I, p. 304)
*{{NDR|Nel monumento Forteguerri della cattedrale di Pistoia}} Si distingue da tutte queste figure in vesti arruffate e tagliuzzate la Carità del Lorenzetto, chiusa nella tunica a pieghe tranquille e aderenti alle forme, raccolte le ali a mandorla attorno la persona, un braccio arcuato, con la fiaccola nella mano, stretto l'altro alla figura di un putto michelangiolesco, che lo scultore vede in funzione, puramente architettonica, di cariatide, o meglio di pilastrino. Il concetto è freddo: il tema della Carità non ha scaldato il cuore dell'artista; già in quest'opera giovanile, il Lorenzetto è il precursore dei neoclassici, un [[Bertel Thorvaldsen|{{sic|Thorwaldsen}}]] del Rinascimento. (vol. X, parte I, p. 306)
*In [[Venezia]], teneva il campo l'arte dei Lombardo, [[Tullio Lombardo|Tullio]] e [[Antonio Lombardo (scultore)|Antonio]], e dei loro seguaci, ornatissimi ricamatori, inclini, specialmente Tullio, a freddezza di [[Neoclassicismo|stile neoclassico]], tanto da anticipare certi aspetti dell'arte fiorita nel periodo napoleonico. I due fratelli iniziano la loro vita artistica lavorando accanto al padre, che aveva conquistato il dominio di Venezia nell'architettura e nella scultura. (vol. X, parte I, p. 357)
*[...] il [[Tullio Lombardo|Lombardo]] accarezzato e forbito, che ammollisce marmi e lustra superfici, infonde ad alcune figure {{NDR|della ''Pietà'' nella chiesa veneziana di San Lio}} forza rude, quasi [[Andrea Mantegna|mantegnesca]]; al corpo di Cristo, scavezzo sul grembo della Madre, tensione spasmodica, esasperata acerbità formale. Un contorno tagliente stacca il Cristo dalla Madre, che lo trattiene mentre scivola dal suo grembo; lo stesso contorno fermo, incisivo, precisa i lineamenti del volto, le nervature e le dita delle mani spianate.<br>La stilizzazione del rilievo propria di Tullio ha qui uno dei più tipici esempi: ogni contorno è sottolineato e precisato da forti scuri; tutte le figure, di modellatura larga e compressa, sono a staccato. Anche la Madonna, libera dal fondo, è appiattita, come impressa in cartapesta.<br>I forti sottosquadri originano ombre in certo modo paragonabili a quelle della scultura romana, soprattutto nel determinare la flammea capigliatura di Cristo. Le pieghe, calligrafiche e tese sulle persone, sono qua e là ammaccate, quasi da colpi di martello, e anche da ciò l'arte flemmatica di Tullio deriva insolita energia, un'espressione di sensibilità dolorosa, che svanisce nelle due comparse del fondo, presso la croce, appunto per l'attenuazione degli scuri. (vol. X, parte I, p. 368)
*La finezza di gradazioni nel bassorilievo, che si nota nella parte superiore della pala di San Giovanni Crisostomo, si ritrova in un'opera tra le più delicate di Tullio {{NDR|Lombardo}}: l'''Annunciazione'' del Seminario vescovile a Venezia. Suggerita con tenui linee architettoniche la stanza della Vergine, Tullio vi ha collocato nel mezzo il tabernacolo, come finestra lombardesca con timpano triangolare, e ai lati di esso, le figure di Maria e dell'angiolo, composte nella guaina delle vesti tese, a pieghe preziose, calligrafiche.<br>Il modellato dei volti è lieve, quasi vaporoso nella sua morbidezza, e lo staccato di quello dell'angiolo proietta un'ombra sulla parete. Con una mano sul petto, schiusa la bocca, Gabriele, agghindato da ciocche a catenella con l'artificiosa eleganza di Tullio, mormora le parole dell{{'}}''Ave''. Anche la Vergine, conserte le braccia placide, schiude le labbra alla parola. L'arte arida dello scultore si anima d'un soffio di delicata poesia, e par che qualcosa l'avvicini a [[Luca della Robbia]] nel sentimento tranquillo, alieno da drammatico impeto. (vol. X, parte I, pp. 373-374)
*L'intensità di vita delle figure nel primitivo Presepe {{NDR|della chiesa di Santa Maria del Parto a Mergellina}} si ritrova in un capolavoro del Nolano: il ''Crocefisso ligneo'' nella chiesa di Santa Maria la Nuova, opera più tarda, prossima alla pala d'altare di Monteoliveto, e cioè al gruppo di sculture ove [[Giovanni da Nola]] inclina ai modi toscani del Santacroce<ref>Girolamo Santacroce (1502 – 1537), scultore, architetto e medaglista.</ref>. Anche qui i tratti del volto son marcati da realistica crudezza: la bocca febbrile e amara, l'occhio sbarrato d'angoscia nell'ombra dell'orbita, le sopracciglia tese sino allo spasimo, tutto partecipa all'espressione d'atroce agonia, persino il nodo del drappo che si torce a gotica fiamma. Ma in questo capolavoro Giovanni da Nola ha raggiunto un grado di raffinatezza toscana mai altrove raggiunto, e una bruciante sensibilità nel render lo strappo dei tendini tesi di braccia e dita, lo scricchiolìo delle costole nel corpo di nervosa eleganza brunelleschiana. (vol. X, parte I, p. 722)
*Non ritrovano la delicata spontaneità della ''Madonna della Neve'' {{NDR|in}} altre sculture del Nolano appartenenti a questo periodo, né l'''Ecce Homo'' di legno in Santa Maria la Nova, male imbrattato di colore, manifestazione di sentimentalismo pietistico da prematuro Seicento, né il ''San Giovanni'' in marmo della chiesa di San Domenico Maggiore, d'impronta sansovinesca, tra le più ammanierate sculture del Nolano, nonostante la vivacità dei contrasti d'ombra e luce. Il Crocefisso ligneo, di cui già parlammo, in Santa Maria la Nuova, è invece l'espressione maggiore dell'arte di Giovanni da Nola in questo periodo. (vol. X, parte I, p. 734)
=====Parte II=====
*Com'è noto, [[Michelangelo Buonarroti|Michelangelo]] si valse di aiuti, specialmente di [[Raffaello da Montelupo]], ad apprestare le statue che fiancheggiano il Mosè e sovrastano alla sua mole. [...] Raffaello da Montelupo, pur traducendo disegni del Buonarroti, tornisce le forme e le addolcisce alla maniera raffaellesca. (vol. X, parte II, pp. 55-58)
*Il classicismo, invadente nell'arte del [[Giovanni Angelo Montorsoli|Montorsoli]], le toglie, col suo peso accademico, la naturale vivezza, il senso di forma in movimento istillato da Michelangelo. (vol. X, parte II, p. 111)
*Uomo di chiesa, frate servita, il Montorsoli dona poco dell'arte sua alla chiesa, e tutto il suo spirito, tutta la sua commozione, profonde nelle figure che interpretano le sue fantasie. Vi è una terracotta a Berlino, nel museo Federico, raffigurante una donna disperata, forse studio per una delle sue fonti, dove par di sentire il fremito del nudo angosciato, che nell'urlo si raccoglie e s'accascia. E la terracotta non uguaglia la ''Scilla'' della fontana del ''Nettuno'' a Messina in libertà di movimento pittorico, benché alla creta il Montorsoli dia pastosità di colore, tendendo ad arco le forme turgide, gonfie di linfa. Così il maestro rivela le sue tendenze, come già le aveva rivelate primamente nel satiro suonatore del monumento ''Sannazzaro'', e nel ''Marsia'' legato tragicamente all'albero, figure che rompono gli effetti accademici del mausoleo per portarsi tra i boschi e le selve. Dall'Accademia, dalla tradizione del Sanzio, dalla maestà di Michelangelo, sembra che il Frate, buttata la tonaca alle ortiche, si fugga incontro a forme barocche, scrollando da sé il gelo dell'accademia, il meccanismo raffaellesco, il peso dello sforzo michelangiolistico. (vol. X, parte II, pp. 150-153)
*{{NDR|Raffaello da Montelupo è}} [...] autore del ''San Damiano'', nella Cappella Medicea, la sola statua michelangiolesca uscita dalle sue mani. I lineamenti contratti del volto, i capelli agitati fiammanti, le vesti tormentate, le mani, ove fan rete le vene turgide, dalle falangi rettangolari schiacciate, lascian sentire come il prototipo dello scultore sia stato il Buonarroti, che imperava nella Cappella Medicea. [...].<br>Il mite, il raffaellesco Raffaello da Montelupo sente nella cappella Medicea la passione di Michelangelo, che in seguito gli sfugge per sempre. (vol. X, parte II, p. 154)
*Tre bassorilievi col busto del [[Baccio Bandinelli|Bandinelli]], uno nei musei di Stato a Berlino, il secondo nel museo dell'Opera di S. Maria del Fiore a Firenze, il terzo nel Louvre a Parigi, ci danno la misura dell'arte dello scultore in ordine di tempo. Nel primo, c'è una gran penetrazione della forma, una sensibilità pittorica, un'attenzione a determinare i lineamenti e a segnarne con energia i particolari; nel secondo, questi spariscono; le linee, diritte o quasi, del sopracciglio, della base del naso, delle labbra, s'incurvano; le superfici mobili, molteplici, commosse, s'uniscono, si gonfiano; i capelli a riccioli sottili, incisi, riappaion battuti come su lastra metallica; la barba, lunga, serpeggiante, a spire fiammanti, diviene un ghirigoro grosso, terminato a riccioli; l'occhio acuto si smorza nel tondeggiar dell'orbita, le nari non vibrano più, le labbra non si serrano energiche, l'orecchio si scodella senza più quel sottile tirato dei nervi; e il busto, che prima veniva tagliato dalle pieghe del manto gettato sulle spalle e aggirato sotto il petto ignudo, qui vien tagliato al modo classico, a scarpa. Ma nella terza edizione del busto la forma perde anche l'effetto dello stampato, dello sbalzato su metallo; il profilo divien laminare e i lineamenti si disegnano invece d'essere scolpiti, i riccioli si fanno calligrafici, la barba a cordoni si chiude a chiocciolette; e il busto, più classicheggiante, porta uno scarso mantelletto agrafato sulla spalla. Il primo busto spira maschia energia, il secondo bonomia, il terzo disfacimento [...]. (vol. X, parte II, p. 192)
*{{NDR|Baccio Bandinelli}} [...] quando fece ''Ercole che sottomette Caco'', davanti al palazzo della Signoria, le generalità classiche non gli permisero di animare la rappresentazione, di spiegarla in potente unità. Nel far le cose colossali, la visione dell'insieme non si ha se non interamente abbracciandolo per forza d'astrazione e incatenandone le parti, come avrebbe fatto Michelangelo; se non trasportando idealmente pesi e misure a un livello di sopra, di sotto, di là dalla propria visuale, nei piani e in profondità: e il Bandinelli, che non ebbe quella supervisione, mise cumuli sopra cumuli marmorei, massi sopra massi; fece una roccia scalpellata più che corpi giganti svincolati dal sasso. (vol. X, parte II, p. 199)
*{{NDR|Baccio Bandinelli}} [...] nel busto in bronzo {{NDR|di [[Cosimo I de' Medici]]}} si manifesta l'educazione dello scultore dal padre orafo, maestro anche di [[Benvenuto Cellini]], e appare la sua natura più schietta e più viva, non agghiacciata da stilistiche apprensioni. (vol. X, parte II, p. 204)
*Qualche impronta dell'arte di Baccio Bandinelli, con la sua visione sommaria e spianata dei volumi, si riconosce nella più antica opera nota dell'[[Bartolomeo Ammannati|Ammannati]]: la statua tombale di ''Mario Nari'' al Bargello, già nell'Annunziata, con evidente imitazione delle figure giacenti di Michelangiolo sulle tombe medicee.<br>Il simulacro del defunto si solleva dal sepolcro; punta il busto sulla sinistra. È tra le opere dell'Ammannati più inclini a michelangiolismo, ma ad un michelangiolismo addolcito, trattenuto, che attenua la determinazione dei volumi singoli, mirando all'espressione del volume totale. I muscoli, in quel tendersi, in quell'incavarsi della forma irrigidita, si schiacciano; la lamina della corazza si stampa sul busto; gli spallacci s'addentrano nelle carni; i lineamenti michelangioleschi diventan schematici. (vol. X, parte II, p. 357)
=====Parte III=====
*Quando, nel 1543, [[Alessandro Vittoria]] giunse a Venezia, inviatovi dal vescovo [[Cristoforo Madruzzo]], ed entrò nella bottega di [[Jacopo Sansovino]], aveva diciott'anni appena, ma doveva già essere educato all'arte se poté presto eseguire la bella statuina del ''Battista'' ora sopra una pila d'acqua santa nella chiesa di San Zaccaria, ove l'impronta sansovinesca è come nascosta dalla violenza espressiva di uno scalpello accanito a rendere i segni della macerazione fisica e il solco del dolore in ogni tratto del volto scarno e delle mani scheletriche. Forse a tale tendenza verso un realismo penetrante, pungente, che, pur tra le fioriture decorative del costume, impronta i profili medaglistici di ''Maddalena Liomparda'' e di ''Caterina Sandella'', di un rude popolaresco vigore, non fu estranea una prima educazione a Trento, ove, nella cantoria di Santa Maria Maggiore, son busti bronzei di prepotente rustica forza. (vol. X, parte III, p. 74)
*Scultore campagnolo, il [[Vincenzo Grandi|Vicentino]] taglia come nel legno le sue rustiche immagini; inesperto del bassorilievo, divien goffo nelle figure di fondo. Goffa è anche la ''Madonna'' a tutto tondo, grassa contadina infagottata nelle vesti, ma il sole che accende il volto paffuto infonde respiro ai lineamenti ingenui. E piena di rustica forza è la figura del pastore in ginocchio presso il giaciglio, che par uscita, con la cupa testa barbuta e il nodoso bastone, da una tela del bresciano [[Giovanni Gerolamo Savoldo|Savoldo]]. Lo scultore semplice e vivido si delizia ad avvicinare il manto lanoso del somarello al lucido cuoio del bove; muove il gruppo saltellante degli angioletti cantori al ritmo scherzoso della luce e dell'ombra; è maldestro, rustico tagliapietra, ma raggiunge talvolta, come nella gracile figuretta di fanciullo che s'aggrappa alla veste di San Giuseppe, effetti pittorici nuovi alla scuola dei Lombardo<ref>Famiglia di scultori e architetti attiva principalmente a Venezia tra il XV e il XVI secolo.</ref>. (vol. X, parte III, p. 76)
*Nel 1543, primo anno di sua dimora in Venezia, mentre il [[Jacopo Sansovino|Sansovino]], suo maestro, stava per ultimare con drammatico impeto i rilievi delle tribune di San Marco, Alessandro Vittoria scolpiva la statuetta in marmo del ''Battista'', ora sopra una pila nella chiesa di San Zaccaria. Vi si sente, nel taglio allungato della figura, nel cader del manto dal fianco a terra, nello stringersi di tutte le membra al tronco, un'eco di modi sansovineschi, benché una opposta sensibilità sia nei due artisti, Jacopo Sansovino, incline a dolci ritmi, a un sereno ideale di grazia e di pittorica morbidezza, il Vittoria appassionato nel rendere l'ardente spiritualità del Santo con l'effetto cromatico di ombre che s'incanalano negli avvallamenti del volto consunto, entro i cavi di un fusto lungo, scheletrico, come arso dal sole rovente del deserto. (vol. X, parte III, p. 82)
*Tra il 1581 e il 1583, il Vittoria attese alla pala d'altare in bronzo per [[Johannes Defuk|Giovanni Fugger]], ora nella raccolta del Dott. Preston S. Satterwithe a New York. Vi rappresentò l'''Annunciazione'', certo ispirandosi alla pittura di [[Tiziano Vecellio|Tiziano]] nella [[Chiesa di San Salvador|chiesa del Salvatore]] a Venezia. Comporre una pala a rilievo sulle tracce di una pala dipinta è certo tentativo di gusto discutibile, fortunatamente non ripetuto altrove dal Vittoria, ma bisogna riconoscere che l'effetto di luce ottenuto dallo scultore rivela una sorprendente sensibilità pittorica, un'arte ricca di ogni accorgimento nel lavorar le superfici, ora sgusciandole come il velo della Vergine, ora sfaccettandole come il manto dell'angiolo, sempre acuendo le nervature delle pieghe, affilando e spezzando gli spigoli per ottenerne rifrazione di luci, scintillìo. (vol. X, parte III, p. 116)
*Il giovane principe [[Francesco I de' Medici|Francesco de' Medici]], che a Firenze divien protettore del [[Giambologna]], è ritratto, nel busto del palazzo Uguccioni, in armi, fasciato dal manto abbondante. Ha gli occhi grandi, bovini, coperti come da un velo; la barba e i capelli a piccoli ricci, la decorazione del busto ingrossata a sinistra, fuor del suo naturale equilibrio. Lo scultore che in Toscana arriva al metro perfetto, ai canoni grammaticali, si trova fuor di misura imponendo il busto del suo mecenate sul plinto marmoreo. Si potrà ammirare la cura nel render la cute giovanile, quasi luminosa, del Principe, e l'ombra delle sopracciglia trasparenti; ma si nota, nei ricciolini delle chiome e della barba, un certo artificio; troppa regolarità nella gorgiera, troppo spessore nel manto sul busto arcuato. (vol. X, parte III, p. 697)
*All'Annunziata<ref>Il Giambologna fu sepolto nella cappella della Madonna del Soccorso della basilica della Santissima Annunziata di Firenze.</ref> dorme {{NDR|il Giambologna}} l'artista glorioso che trovò a Firenze misure, canoni, ordinamenti, grammatica. Egli fiammingo vi portò un po' di realismo grezzo, quale si mostra nell'aquila e nel tacchino. Liberatosi da quel realismo, cadde nell'Accademia fiorentina, cioè nelle regole e nei canoni, senza tuttavia abbandonare del tutto la primitiva vivacità; ed appunto questo residuo di realismo anche nelle opere tarde lo rende migliore di altri manieristi alla fine del Cinquecento. Le misure e i canoni nel secolo XVI furon dati dai Fiorentini al mondo: gli stranieri, dal Dürer a Giambologna, al Rubens, non hanno fatto che riceverli. Il Giambologna, pur ricevendoli, ebbe libere uscite, non essendo il manierismo uno stile, ed ebbe anche incoerenze, contrasti stilistici, come ad esempio tra il ''Nettuno'' della fontana di Bologna e le ''Sirene'' della base. Tuttavia il Fiammingo, al declinare del Cinquecento, anche tra i moduli dell'aulica forma, anche nell'algore accademico, trova, per le linee delle figure, ritmo, eleganza, nobiltà; per le masse equilibrio e slancio, togliendo peso, con l'accelerato movimento, alle forme giganti. (vol. X, parte III, pp. 788-791)
*Arrivato a Firenze, quando l'[[Bartolomeo Ammannati|{{sic|Ammanati}}]], nella ninfa della fontana di piazza, dava gran saggio di sé, Giambologna non ebbe suo il campo nella scultura, ma presto, salutato dal Granduca {{NDR|Francesco I de' Medici}} principe degli scultori, si innalzò anche sopra il vecchio Ammanati ormai rattristato e indebolito da pregiudizi religiosi. Egli continuò sempre col suo gran passo, ginnasta dell'arte, seguito da una folla di scolari, che parevano prepararsi a ludi olimpici col loro maestro; ma al pari di lui, fors'anche più di lui, nello scolpire i grandi blocchi di marmo, si mostrarono accademici, mentre nelle crete, nei bronzi, segnavano il trionfo dello stile pittorico spuntato dal manierismo. E con lo stile pittorico si prepara l'avvento al [[barocco]]. (vol. X, parte III, p. 791)
====''L'architettura del Cinquecento''====
=====Parte I=====
*Lo scultore [[Lorenzo Lotti|Lorenzetto]] fu ligio a [[Raffaello Sanzio|Raffaello]], non solo con le sue opere di scalpello, ma anche nelle architetture, e, come operò sui disegni del maestro a palazzo Vidoni, così si studiò, di seguire i suoi esempi costruendo il palazzo del Bufalo o della Valle. Oggi la facciata, anche per le manomissioni successive, non ci dà forse, se non nel centro, un gradevole effetto con le tre finestre più raccolte del primo piano, le tre distanziate del secondo, le tre del terzo, più semplici e brevi. È un'armonia che si disperde nell'estensione del prospetto, che non può darci troppa buona idea della bravura architettonica del maestro, con la monotonia di quei suoi lunghi filari di finestre. (vol. XI, parte I, p. 332)
*Il [[Sebastiano Serlio|Serlio]] ci rappresenta l'arte nostra {{NDR|l'archiettura}}, che, giunta a grande fioritura, trova regole, norme, che la Rinascita rende universali. L'architetto bolognese vide Roma negli aurei giorni dell'architettura, lavorò a Venezia, ove [[Jacopo Sansovino]] foggiava un nuovo stile, e dimorò in Francia, studiando i differenti costumi dell'edificare, riuscendo a raccogliere gran copia di osservazioni e di elementi per il suo prontuario architettonico. Tutta la vita del buono e dell'umile pedagogo fu quella di raccoglitore e di seminatore. (vol. XI, parte I, p. 468)
*[[Andrea Marchesi (architetto)|Andrea Marchesi]] da Formigine s'ingegnava nell'arte dell'architetto non sua propria. Molti falegnami passarono all'architettura specie nel '400, ma Andrea Marchesi vi trapassò a fatica, perdendo alquanto della sua gran valentia di decoratore. Essa si manifesta nel fregio della porta {{NDR|del [[Collegio di Spagna]] di Bologna}}, degna d'un antico, ma la forza, il chiaroscuro di quei girali, vien meno. L'intagliatore non poteva conservare il suo aspetto occupando spazi che l'architetto avrebbe dovuto riservare a sé, senza riempirli d'ornamenti, senza fiorirli. La subordinazione dell'ornato veniva a mancare collegandosi, con l'ornamentista, il dominatore architetto. (vol. XI, parte I, p. 800)
*[...] l'equilibrio, il ritmo voluto dall'architettura di questo tempo non è sempre sentito da Andrea da Formigine, che, nel palazzo Scarselli, a destra, fece un pilastrone scanalato non corrispondente con l'altro a sinistra. In tutto si vede che l'intagliatore ingegnoso, ora per le sue architetture s'ispira a Venezia, ora a Milano, talvolta cerca forme antiquate, tal altra si studia di fare il nuovo. Poco fondato, egli si prova a fare quanto può, contento d'ornare, di fiorire d'intagli i palazzi sorti su suo disegno. Più che l'armonia del corpo egli vede la veste adorna. (vol. XI, parte I, pp. 801-802)
*Si assegna [...] al [[Giovanni Francesco Mormando|{{sic|Mormanno}}]] la più bella facciata di palazzo napoletano, quella del palazzo di Capua, ora Marigliano, in S. Biagio dei Librai. La facciata subì alterazioni diverse, ma, nell'insieme, come dice giustamente il Pane, «manifesta la impeccabilità di una pura equazione geometrica, come quella che è dato riscontrare nelle opere migliori del Rinascimento». Purtroppo i restauri hanno lasciato solo intravvedere qualche traccia del {{sic|Mormando}} in quello stesso palazzo e nell'altro dei duchi di Vietri, poi Corigliano. (vol. XI, parte I, pp. 954-956)
*In Santa Maria della Stella alle Paparelle, edificata, per voto e con danaro proprio, dal {{sic|Mormando}}, si può vedere qualche reminiscenza bramantesca nella facciata con pilastri corinzi, scanalati sino a due terzi d'altezza, [...]. (vol. XI, parte I, p. 956)
=====Parte II=====
*[[Michelangelo Buonarroti|Michelangelo]] porta nell'architettura l'ideale di massa in movimento, come espressione di energia eroica. Dove è statica della coordinazione [[bramante]]sca, succede movimento; la coordinazione si trasforma in una più stretta unità, in subordinazione all'unità. Gli elementi si fanno più grossi o restan più grezzi, per presentarsi come massa, anziché come linea. (vol. XI, parte II, p. 1)
*La [[Cupola di San Pietro|cupola]], che Michelangelo elevò nel cielo di Roma sulla chiesa madre della Cristianità, nel cuore della città papale, come gigantesca tiara, tiene delle progettate cupole albertiane la voce sonora, della cupola di Santa Maria del Fiore l'ascensione trionfale; ma questi effetti nascono, non dai rapporti numerici dell'Alberti, non dalla {{sic|leggiera}} trama del Brunellesco, bensì da vigorosi contrasti di masse e di chiaroscuro, da vicenda di slanci e di freni, dalla lotta, che è in ogni forma creata dalle appassionate mani di Michelangelo. (vol. XI, parte II, p. 118)
*Espressione magnifica di Roma monumentale, la grandiosa cupola {{NDR|di san Pietro}} ha le membra possenti, le violente energie delle statue michelangiolesche. La sua mole, che di lontano trova riposo nella maestà delle ampie curve ascendenti, è il sogno della fantasia di Michelangelo verso la grandezza divenuto realtà. (vol. XI, parte II, pp. 118-121)
*Non l'interrotto monumento di Giulio II o la mutilata montagna marmorea di San Pietro in Vincoli, ma questa cupola {{NDR|della basilica di San Pietro}}, massima espressione di una forma prediletta e tipica dell'architettura nostra, legame fra l'Italia e l'Oriente, traduce la sete di grandezza dello scultore {{NDR|Michelangelo}}, che aveva divisato di trasformare una montagna in gigante, di martellarne il corpo nelle rocce, ergerne il capo nella regione delle nubi. (vol. XI, parte II, p. 122)
*[[Flaminio Ponzio]] aiutò e continuò l'opera di Martino Longhi in palazzo Borghese, e noi crediamo di riconoscere il suo intervento, anziché nella facciata verso via Fontanella di Borghese, che ci sembra propria del Longhi per la sua divisione a specchi, nell'altra, più vasta e magnifica, verso piazza Borghese, libera da lesene divisorie e arricchita da un grande scudo a foggia di cartella barocca, che s'aggrappa al timpano dell'edicola sovrastante il balcone e a quello della porta-finestra, animando col suo capriccio tutta la facciata e distruggendo l'impressione di vacuità, d'inconsistenza, che l'edicola desta nel prospetto verso via di Fontanella Borghese. Anche la bellissima lenta scalinata a gradi poligonali, che si stende a conchiglia rovescia davanti alla porta, e il cancello, tutto proprio di Flaminio Ponzio nella grazia esile e fiorita dei suoi motivi ornamentali, concorrono all'accentramento dell'effetto decorativo nell'asse mediano della facciata. (vol. XI, parte II, pp. 876-878)
*[[Domenico Fontana]] è l'architetto che lavora una facciata di chiesa come il rettilineo d'una strada, e, quando fosse vissuto in tempi moderni, come le rotaie d'una ferrovia. È un tecnico d'alto valore: innalza obelischi sulle piazze di Roma, trasporta la cappella del Presepe sotto il pavimento della cappella Sistina a Santa Maria Maggiore; distrugge, impetuoso vandalo, antichità pagane e cristiane, sempre benedetto da [[Papa Sisto V|Sisto V pontefice]]. (vol. XI, parte II, pp. 916-917)
*Purtroppo l'attività edilizia di Sisto V andò a scapito di augusti monumenti; e il Fontana ne fu l'esecutore inflessibile. Rovinò i resti delle [[terme di Diocleziano]], che impedivano la costruzione di [[Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri|Santa Maria degli Angeli]]; restaurò [[Basilica di Santa Sabina|Santa Sabina]], rimovendo gli antichi amboni, cancellando primitive pitture, demolendo i rivestimenti marmorei della tribuna; distrusse il [[Settizonio]]; e poco mancò che il [[Colosseo]] fosse da lui trasformato in lanificio, con logge per i tessitori, botteghe per le vendite. La morte del barbaro Pontefice sospese l'opera iniziata dal barbarico architetto, che già incominciava a spianare il suolo intorno al Colosseo, come racconta il [[Francesco Milizia|Milizia]]. Il costruttore, ch'ebbe più grandezza di spazio che grandezza d'arte, che ci dette più quantità che non qualità di lavoro, ci rimane quindi in aspetto di impresario, tenace come il Pontefice che lo protesse, rapido, forte d'intelletto, non d'arte. (vol. XI, parte II, p. 931)
*[[Pirro Ligorio]], a [[piazza Navona]], costruendo il [[Palazzo De Torres - Lancellotti|palazzo di Ferdinando Torres di Granata, ora Lancellotti]], si mostra contenuto nella facciata, che al pianterreno ha il bugnato un po' aggettato, e, nei piani superiori, semplicemente inscritto, ben ripartito, come a quadrelli in pavimento, regolarissimi, tranne verso la catena agli spigoli, ove essi perdono il moto uguale, e par s'allunghino a cercare connessione. Tende a monotonia, anche nel disegnare l'interno, l'architetto composto, ordinato, uguale. Ma il casino di Pio IV nei [[Giardini Vaticani]] fugge da questo silenzio: lavorano i fontanieri a rivestir di musaici all'antica pilastri e basamenti; ritornali gli efebi, le ninfe; escon le driadi dai boschi per vivere tra le ghirlande, i nastri, i festoni. Le grottesche romane antiche, quelle timide di [[Giovanni da Udine]], riprendon corpo, si addensano sulle pareti, si rilevano dalle riquadrature, tra un brulichio di girali, di campane di frutta, di vasi, di stemmi, di ghirlande. l'antiquario squaderna le sue note, riversa il sacco delle sue ricerche sulle pareti, sui suoi frammenti, veri o falsi, abbiano un nesso o no tra loro; e così figure, rilievi, ornati, fanno insieme una rievocazione dall'antico. (vol. XI, parte II, pp. 980-982)
*Più viva, per lo zampillar delle acque correnti, sonanti, per il moto delle fabbriche, sarà la [[Villa d'Este (Tivoli)|villa di Tivoli]], costruita dal cardinale [[Ippolito d'Este (1509-1572)|Ippolito II d'Este]] per cercarvi riposo, dopo le ire destate come cardinale protettore della corona di Francia. Uomo del Rinascimento, chiede alla villa tiburtina la pace, tra le grotte popolate di statue scavate in sua presenza a [[Villa Adriana]]. Pirro Ligorio vi profonde la sua vivace, ardente, napoletana fantasia; innalza a corona dei giardini il suo palazzo, cui s'accede come a trono eccelso, per ampie scalinate, da arcata ad arcata. Gli ornamenti che dovevano annidarsi sulla facciata del palazzo restarono nella mente di Pirro Ligorio, ma egli non dimenticò di farli eseguire sui padiglioni, sulle mostre delle fontane. Tutto è condotto rapidamente, come abbozzato, quasi che la finitezza fosse superflua in tutta quella festa della natura, in tutto quel rigoglio di verde, in quella musica delle acque, che [[Annibale Caro|Annibal Caro]] ci ricordò nella sua aurea prosa. (vol. XI, parte II, p. 988)
=====Parte III=====
*Certo {{NDR|[[Palazzo Corner della Ca' Granda]]}} è colossale, più di quanto si sia mai veduto sulla mobile superficie delle acque del Canal Grande, trionfante nella sua classicità, nella massiccia potenza delle colonne abbinate, ioniche al primo piano, corinzie al secondo, reggenti le arcate cariche di trofei. Quelle arcatelle son leggiere per la elefantina potenza delle colonne, e i due piani sembrano, a causa di esse, un pondo troppo forte per il basamento rustico del palazzo. (vol. XI, parte III, p. 124)
*[...] auspice il doge Andrea Gritti, Jacopo Sansovino aveva disegnata la costruzione {{NDR|della chiesa veneziana di San Francesco della Vigna}} sin dal 1534. Ma il disegno sofferse riduzioni e mutamenti per le filosofiche elucubrazioni del Padre [[Francesco Zorzi|Francesco {{sic|Georgi}}]], che, con le teoriche di Platone alla mano, con la cabala medioevale del tre «numero primo et divino» e con i suoi multipli, aveva l'audacia di riformare il progetto in corso d'effettuazione. E peggio, la sicurezza del frate dell'Ordine confuse il Sansovino, Tiziano, Fortunato Spira viterbese, il Serlio, che ne firmarono la relazione rinnovatrice dell'edificio chiesastico, a norma di rapporti e di dimensioni ad esso applicate, per ottenere «un'armonia consonantissima». (vol. XI, parte III, pp. 125-126)
*[...] [[Chiesa di San Francesco della Vigna|San Francesco della Vigna]] mostra nell'interno le chiare proporzioni di Jacopo {{NDR|Sansovino}}, non la sua vivezza cromatica, forse per l'adesione ai principî del frate censore {{NDR|Francesco Zorzi}}. Vi è un gran predominio di vuoti nella povertà francescana della chiesa; le lesene di pietra grigia, come tutte le cornici, sono piatte; ma un senso di pace, di equilibrio, nasce dall'armoniosa larghezza d'archi delle cappelle. Ancora l'eco toscana del Brunellesco s'avverte nella serie di sovrapposte lesene, tradotta in ampiezza cinquecentesca e in tranquilla maestà di linea nel giro fra cappella e cappella finché nella crociera le volte par s'innalzino a volo. (vol. XI, parte III, pp. 126-127)
*Il rapporto del [[tempio malatestiano]] di Rimini con la facciata di [[Chiesa di Santa Maria in Organo|Santa Maria in Organo]] è forse semplicemente casuale, ma ci mostra come [[Leon Battista Alberti]], suscitatore di masse nell'architettura, abbia fraternità di spirito con [[Michele Sanmicheli]], che, ad un tempo, tra le membrature battute sull'incudine, insinua finezze, delicatezze, fiori che le addolciscono, sorrisi che illuminano le forme giganti, luci e ombre che ne esaltano la vita. E come nell'architettura militare, per le sue fortificazioni di Verona, di Venezia, di Brescia, di Bergamo, di Peschiera, in Dalmazia, in Creta, in Candia, ecc., si ispira a [[Francesco di Giorgio Martini]], par che ne erediti l'infrangibile misura, la precisione del numero, il geometrico rigore.
===Citazioni sulla ''Storia dell'arte italiana''===
*Essa è considerata da alcuni come una vera e propria rivoluzione culturale, che attraverso scoperte e rivalutazioni e accostamenti di civiltà pittoriche diverse – dal mosaico alto-medievale al disegno, alla pittura rinascimentale, al manierismo – ha dato un nuovo profilo ai criteri del gusto in Italia. ([[Dizionario universale della letteratura contemporanea]])
*Non v'è nulla che egli non ricordi. Confronta a mente opere fra le più lontane, come se le avesse dinanzi contemporaneamente e vi leggesse i più minuti particolari. Egli è in ciò il tipico conoscitore per innata facoltà inimitabile. Nessuno che non abbia il suo sguardo e la possibilità di ricordare in modo così preciso tutto ciò che ha visto potrà giungere mai a fare l'opera colossale di revisione di tutte le attribuzioni come l'ha fatta Adolfo Venturi. Quando si pensa a ciò che era la storia dell'arte prima di lui, in cui a pochi grandi e celebri nomi si attribuiva tutta l'accozzaglia delle opere allora anonime ci si accorge degli infiniti benefìci che la ''Storia dell'Arte italiana'' ha portato nel campo dell'indagine costruendo il quadro con le grandi figure in primo piano e via via nei piani successivi le figure minori. I grandi ne hanno avuto, sfrondate le opere indegne di loro, maggior luce ed i minori hanno trovato il loro luogo. ([[Roberto Papini]])
*Per noi discepoli che abbiamo {{sic|seguìto}} passo per passo l'opera appassionata del maestro, il fatto che Adolfo Venturi sia giunto a favellare coi grandi pittori del Cinquecento ha un valore sentimentale. È come se i muratori e i manovali vedessero finalmente l'architetto disegnare il coronamento dell'edificio a cui hanno portato calce, rena e mattoni. Tutta la storia dell'arte italiana di Adolfo Venturi doveva infatti culminare nella visione del pieno [[Rinascimento]]. [[Barocco]] e [[Rococò|barocchetto]] saranno lasciati a chi li vorrà e li potrà studiare, quando i tempi saran maturi e la preparazione documentaria compiuta. ([[Roberto Papini]])
==[[Incipit]] di alcune opere==
===''La Madonna''===
Tredici secoli prima che Raffaello rappresentasse la Madonna della Seggiola come una bella nutrice tutta amore per il pargolo che gira attorno gli occhi di falco, un pittore cristiano nelle catacombe di Priscilla rappresentava in simil modo una matrona con la creaturina ignuda che le si aggrappa al seno e volgesi ratta, guardando coi grandi occhi dietro a sé, quasi per mettersi a difesa del nutrimento; e la madre ripiega soave il capo, e circonda il nato suo con le braccia protettrici.
===''Luca Signorelli, interprete di Dante''===
L'arte di [[Luca Signorelli]], più di ogni altra nel Quattrocento, evoca lo spirito dantesco, per la energia delle sue forme sfaccettate, il ''pathos'' che scaturisce dalle composizioni grandiose, dalle repentine luci, dai movimenti di schianto arrestati.
===''Piero della Francesca''===
Oggi la critica storica ha compreso la definizione che Fra' Luca Pacioli dette di [[Piero della Francesca|Piero]]: «monarca della Pittura a' suoi dì», segnalando il grande influsso del pittore di Borgo su tutta l'arte italiana dell'Emilia e del Veneto, della Toscana meridionale, come dell'Umbria, delle Marche e delle Romagne, dalla corte degli Estensi alla bottega di Giambellino, dalla turrita Cortona alla reggia di Federico da Montefeltro, dal tempio malatestiano alla cittadella forlivese degli Sforza e al santuario di Loreto. E dai quei luoghi si estese la riforma pierfrancescana su Roma e Viterbo, su Napoli e Messina, dal palazzo vaticano alla cappella Mazzatosta, dagli anonimi affreschi di Monteoliveto in Napoli alla pittura rinnovatrice di Antonello. Ma il grande maestro ha lasciato indelebili profonde tracce dell'arte sua, non ricordi di vita.
==Citazioni su Adolfo Venturi==
*Come le [[Opera d'arte|opere d'arte]] debbono essere guardate? Qui entrano in campo le facoltà più schiette di Adolfo Venturi. Egli non s'è mai contentato delle attribuzioni già fatte; una per una, su migliaia di opere, le ha tutte volute rivedere, sottoporre al tormento d'una analisi minuta e precisa; analisi prima di tutto dei caratteri materiali delle opere: i modi del disegno, il ricorrere di tratti abituali e tipici di ciascun artista, i modi di comporre, di colorire, di scolpire, le pieghe del panneggio, i formati delle figure, il metodo dell'architettare; analisi poi di ciò che è più sensibile e sfuggente alla critica, dall'interpretazione del soggetto allo spirito delle opere. a quel tanto di imponderabile che rivela l'opera d'un maestro a primo acchito e la distingue da quella d'un altro o degli imitatori. [[Roberto Papini]]
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Francesca Marini (a cura di), ''Caravaggio'', 1ª ed., introduzione di [[Renato Guttuso]], Rizzoli/Skira, Milano, 2003. ISBN 8817008087
*Adolfo Venturi, ''[https://archive.org/details/lamadonnasvolgim00vent La Madonna]'', Ulrico Hoepli, Milano, 1900.
*Adolfo Venturi, ''[https://archive.org/details/venturileonardolasuascuola/mode/1up/ Leonardo e la sua scuola]'', Istituto Geografico De Agostini, Novara, 1942.
*Adolfo Venturi, ''[https://archive.org/details/lvcasignorelliin00vent Luca Signorelli, interprete di Dante]'', Felice Le Monnier, Firenze, 1921.
*Adolfo Venturi, ''[https://archive.org/details/pierodellafrance00vent_0 Piero della Francesca]'', presso Giorgio & Piero Alinari, Firenze, 1921.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit01vent/page/n6/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. I, ''Dai primordi dell'arte cristiana al tempo di Giustiniano''], Ulrico Hoepli, Milano, 1901.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit02vent/page/n6/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. II, ''Dall'arte barbarica alla romanica''], Ulrico Hoepli, Milano, 1902.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit03vent/page/n6/mode/1up/ ''Storia dell'arte italiana'', vol. III, ''L'arte romanica''], Ulrico Hoepli, Milano, 1904.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit04vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. IV, ''La scultura del Trecento e le sue origini''], Ulrico Hoepli, Milano, 1906.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit05vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. V, ''La pittura del Trecento e le sue origini''], Ulrico Hoepli, Milano, 1907.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit06vent/page/n6/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. VI, ''La scultura del Quattrocento''], Ulrico Hoepli, Milano, 1908.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit71vent/page/n6/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. VII, ''La pittura del Quattrocento'', parte I], Ulrico Hoepli, Milano, 1911.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit72vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. VII, ''La pittura del Quattrocento'', parte II], Ulrico Hoepli, Milano, 1913.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit73vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. VII, ''La pittura del Quattrocento'', parte III], Ulrico Hoepli, Milano, 1914.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit74vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. VII, ''La pittura del Quattrocento'', parte IV], Ulrico Hoepli, Milano, 1915.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit81vent_0/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. VIII, ''L'architettura del Quattrocento'', parte I], Ulrico Hoepli, Milano, 1923.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit82vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. VIII, ''L'architettura del Quattrocento'', parte II], Ulrico Hoepli, Milano, 1924.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit91vent/page/n9/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. IX, ''La pittura del Cinquecento'', parte I], Ulrico Hoepli, Milano, 1925.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit92vent_0/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. IX, ''La pittura del Cinquecento'', parte II], Ulrico Hoepli, Milano, 1926.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit93vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. IX, ''La pittura del Cinquecento'', parte III], Ulrico Hoepli, Milano, 1928.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit94vent/page/n6/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. IX, ''La pittura del Cinquecento'', parte IV], Ulrico Hoepli, Milano, 1929.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit95vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. IX, ''La pittura del Cinquecento'', parte V], Ulrico Hoepli, Milano, 1932.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit96vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. IX, ''La pittura del Cinquecento'', parte VI], Ulrico Hoepli, Milano, 1933.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit97vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. IX, ''La pittura del Cinquecento'', parte VII], Ulrico Hoepli, Milano, 1934.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit101vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. X, ''La scultura del Cinquecento'', parte I], Ulrico Hoepli, Milano, 1935.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit102vent/page/n6/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. X, ''La scultura del Cinquecento'', parte II], Ulrico Hoepli, Milano, 1936.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit103vent/page/n10/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. X, ''La scultura del Cinquecento'', parte III], Ulrico Hoepli, Milano, 1937.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit111vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. XI, ''L'architettura del Cinquecento'', parte I], Ulrico Hoepli, Milano, 1938.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit112vent/page/n10/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. XI, ''L'architettura del Cinquecento'', parte II], Ulrico Hoepli, Milano, 1939.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit113vent/page/n4/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. XI, ''L'architettura del Cinquecento'', parte III], Ulrico Hoepli, Milano, 1940.
==Altri progetti==
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Gaux
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/* La scultura del Quattrocento */ Antonio Rossellino
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[[File:Adolfo Venturi.jpg|thumb|Adolfo Venturi]]
'''Adolfo Venturi''' (1856 – 1941), storico dell'arte e accademico italiano.
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==Citazioni di Adolfo Venturi==
*{{NDR|[[Michelangelo Merisi da Caravaggio]]}} ...cancella il valore disegnativo dato alla forma dai fiorentini, rifugge dai partiti decorativi, semplifica la visione degli oggetti per mezzo di un taglio, nitido, notturno, tra luce e ombra; approfondisce e semplifica la composizione. Dalle opere giovanili, composte ad armonia di chiari colori, sotto luci bionde e velari leggieri di ombre trasparenti, alle ultime, cupe e notturne, schiarate da luci crude e costrette, l'arte del Caravaggio sempre più afferma i suoi principi fondamentali plastico-luminosi, che fanno di lui il precursore dei massimi geni del Seicento europeo: da Franz Hals e Rembrandt, al primitivo Velàzquez.<ref>Da ''Disegno storico dell'arte italiana'', 1924; citato in {{Cita|Caravaggio|pag. 186|Francesca Marini, 2003|harv=s}}</ref>
*E benedetta sia quella [[fotografia]] che nella pittura e nel ritratto in ispecie, ci libera dalla produzione di tanti imbianchini, e tanto più preziosa fa divenire la grande arte, per la rarità del suo uso.<ref>Da un'intervista rilasciata ad [[Anton Giulio Bragaglia]]; citato in Ando Gilardi, ''Creatività e informazione fotografica'', in ''Storia dell'arte italiana'', Einaudi, Torino, 1982, vol. 9, tomo II, p. 567.</ref>
==''Leonardo e la sua scuola''==
*Tra gli scolari più antichi di Leonardo, [[Marco d'Oggiono]] (n. 1407?–1530), tendente al manierismo di lusso e di gran pratica, ripete, in modo pedestre, costantemente, le opere del maestro, le traduce nei proprii forti contrasti di chiaroscuro e nel proprio intenso colore. Il suo momento massimo è rappresentato dal "Salvator Mundi" della Galleria Borghese e dalla "Madonna allattante" del Museo del Louvre: opere con diligenza condotte, con i capelli delle figure lumeggiati uno ad uno, le sottili pieghe delle vesti color di rubino. La modellatura non manca di finezza, ma le teste son compresse, le mani gonfie, gli occhi sporgenti dall'orbita. (p. XXXII)
*Marco {{NDR|d'Oggiono}} dipinse [[Pala dei tre arcangeli|i tre Arcangeli]] nella Galleria di Brera, facendo del vinciano Gabriele un vezzoso manichino; di Michele una macchinosa figura che oscura il cielo con le enormi ali distese e gli sbuffi tondeggianti del mantello; di Raffaele una grassa donzella imbarazzata nel sacco di pieghe delle vestimenta. Tra Gabriele e Raffaele è piombato Lucifero con la liscia testa di porcellana, le braccia sottili, le mani piccolette, le scure piante artigliate. L'artista già cade nella più uggiosa maniera, dimentico di proporzioni, di rapporti tra le figure e il paese, legnoso nelle figure memori del linearismo convenzionale del Civerchio<ref>Vincenzo Civerchio (1470 circa – 1544), pittore italiano.</ref>, cupreo nell'effetto di colore. (p. XXXII)
*Nella tarda "Assunzione" {{NDR|di Marco d'Oggiono}} della Galleria di Brera in Milano, gli Apostoli, che in terra si agitano per mirare l'Assunta in cielo, tra corone di nubi e di cherubini, non hanno più posto per muoversi; si attaccano, si accatastano, mentre i cherubini che attornian Maria con le ciocche della chioma al vento, con le gonfie vesti fasciate, volano, nuotano, cadono all'ingiù, perdon l'equilibrio. Tutto è sgangherato, tutto è come strappato a viva forza, per il grido dell'enfasi, per il tumulto degli elementi. Spentasi davanti agli occhi di Marco d'Oggiono la luce accesa dal maestro, egli s'irretì sempre più. Incapace di vedere un paese nella sua linea d'insieme, si contentò di far tutto di convenzione: paesaggio, figura umana, panneggio; cercò l'effetto nell'enfasi del gesto, nel turbinio barocco delle lucide pieghe, nell'accesa tonalità dei colori; parve anticipare i giorni del manierismo romano, senza pur possedere la virtuosità, la forza, propria ai maggiori seguaci di Raffaello e di Michelangelo. (p. XXXII)
==''Storia dell'arte italiana''==
===[[Incipit]]===
La religione del {{sic|Nazzareno}} arrivò dall'Oriente a Roma imperiale, ancora rigida nelle sue forme, avvolta nel mistero dell'infinito, tremante di ritrarre la immagine del Sommo Dio, e paurosa di rendere con forme d'arte i propri fasti.<br>La civiltà greco-romana, trasformata dalla religione cristiana, trasformò questa a sua volta, e la fece erede dell'arte antica, dandole forme esteriori, una costituzione che si fondò su quella dell'Impero e l'ellenico elevatissimo sentimento del destino umano. Mentre il cristianesimo si diffondeva nel mondo greco-romano, la filosofia giunse ad una nuova concezione del divino, che si approssimava singolarmente a quella dei cristiani; i pensatori adoravano il Dio a cui avevano innalzato un altare nel cuore; Dio che, non avendo alcuna forma concreta, poteva essere rappresentato solo per mezzo di simboli e di allegorie, così come lo rappresentavano i cristiani.<br>Il simbolismo primitivo de' cristiani è quindi della maggiore semplicità; l'arte teme di esprimersi in modo chiaro, e raccoglie anche dalla Giudea segni ideografici, antichissimi geroglifici che graffisce sulle tombe. <!--(Vol. 1 ''Dai primordi dell'arte cristiana al tempo di Giustiniano'', cap. 1)-->
===Citazioni===
====''Dai primordi dell'arte cristiana al tempo di Giustiniano''====
*Quando i primitivi cristiani ricorsero all'arte classica, chiesero forme molto semplici: erano perseguitati ed oppressi, e non conveniva loro la magnificenza dell'arte per i ritrovi sotterranei. Al lume delle lucerne e delle faci, nelle necropoli, bastava alle anime pie di vedere abbozzati quegli elementari simboli che s'incontravano dall'Italia alle rive del Nilo e alle vallate della Siria, come in tutte le città cristiane dei morti. Erano le parole della nuova lingua universale della fede. (vol. I, p. 3)
*Mentre nelle catacombe aleggia la speranza, sulla porta di [[Basilica di Santa Sabina|Santa Sabina]] si afferma la vittoria e il predominio della Chiesa. All'arte simbolica primitiva era succeduta un'arte concreta, sorta sotto l'influsso dello spirito latino e delle tendenze pratiche di Roma, un'arte con intendimenti d'insegnare e di erudire figurando il catechismo sulla porta della casa di Dio. (vol. I, p. 477)
====''Dall'arte barbarica alla romanica''====
*La contesa degl'[[Iconoclastia|iconoclasti]] giovò tuttavia al progresso dell'arte, staccandola da forme rituali, poi che le immagini, considerate quali mezzi d'insegnamento e di decorazione, dovevano conformarsi al sentimento popolare, esprimersi in una favella intesa facilmente da tutti. Certi antichi tipi dovevan divenire ogni giorno più oscuri e misteriosi, più lontani dalla vita a cui la contesa religiosa contribuì a ritornarli. E la decorazione naturalistica che tenne luogo delle sacre immagini, quella di animali d'ogni specie, di rappresentazioni di caccia e di pesca, tanto biasimate da San Nilo scrivendo ad Olimpiodoro, non andò perduta, anzi restò nelle abitudini dell'arte medioevale. (vol. II, pp. 131-132)
*I ''Dialoghi'' di [[Papa Gregorio I|San Gregorio]] sono una raccolta di miracoli e di visioni relative alla vita dei santi, fatta da un uomo di strana e malata sensibilità; ma essi formarono il modello che gli artisti seguiranno fedelmente; il pontefice che prima d'essere consacrato vedeva l'{{sic|angiolo}} sulla mole adrianea<ref>[[Castel Sant'Angelo]], detto anche Mausoleo di Adriano.</ref> riporre nel fodero la spada di fuoco, e che pregò poi per la salute dell'anima di Traiano imperatore, fu uomo preso or dall'entusiasmo, ora dalla disperazione; un veggente della collera di Dio, il profeta che si estolle sui campi della morte. (vol. II, p. 137)
====''L'arte romanica''====
*[[Wiligelmo]] lavorò nella [[Duomo di Modena|cattedrale di Modena]], secondo il [[Celestino Cavedoni|Cavedoni]], nei primi anni del secolo XII [...]. Devonsi a Wiligelmo la porta principale a occidente della chiesa, adorna di figure di profeti entro nicchie e di complicati intrecci di rami con uomini e animali, e le sculture sulla facciata con le prime storie della Genesi. Qui egli è grandioso, ispirato all'antica arte carolingia; scolpisce le figure con forti mandibole, grosse labbra, capelli che hanno l'apparenza di parrucca; gira in tondo le vesti sulle spalle, sul ventre e sulle ginocchia. (vol. III, pp. 102-104)
*Questa piletta {{NDR|del Museo civico di Modena}} non è la sola opera scultoria che ci mostri la differenza dell'arte di [[Niccolò (scultore)|Niccolò]] da quella di Wiligelmo. Fra le altre sculture v'è quella della porta detta della Pescheria, nel duomo di Modena, appartenente al tempo stesso di quella de' Principi. Si è molto discusso sull'età della porta della Pescheria, che pure mostra ad evidenza la mano di Niccolò, cooperatore di Wiligelmo, di lui più giovane e meno arcaico, che non taglia, al pari di lui, le figure con segni angolosi o rettilinei, né dà loro mani smisurate, capelli e barbe a strie sottili, parallele, ondulate, zigomi sporgenti in modo straordinario, occhi spalancati, nasi grossi e lunghi; bensì forma i suoi personaggi con i capelli a ciocche ricciute, i volti larghi e schiacciati, le estremità più proporzionate, le vestimenta più curvilinee e pieghettate nelle orlature. (vol. III, p. 160)
*Sull'archivolto della porta della Pescheria {{NDR|nel duomo di Modena}} sono figurati [[Re Artù|re Arturo]] e altri eroi del ciclo epico bretone, il che fece pensare come i bassorilievi stessi fornissero la prova dell'origine straniera di Wiligelmo (a cui quelli si attribuirono invece che al più giovane e meno arcaico Niccolò), senza pensare che re Arturo nel Nord d'Italia, come nel Settentrione d'Europa, poteva bene essere considerato il tipo del cavaliere cristiano. (vol. III, p. 164)
*L'associazione di Wiligelmo con Niccolò continua a Piacenza, nella [[Duomo di Piacenza|cattedrale]] rifabbricata sull'antico nel 1122 [...].<br>Nella trabeazione della porta laterale della facciata, a sinistra, si osservano le rappresentazioni dell'Annunziazione, della Visitazione, dell'Annunzio ai pastori, dell'Adorazione de' Magi. E qui sono le figure di Wiligelmo, con teste lunghe, grandiose, coperte da una specie di turbante o di corona turrita, con vesti cadenti in fascio all'ingiù; mentre nell'altra trabeazione, dov'e sono espresse le scene della Purificazione, della Fuga in Egitto e della Tentazione di Cristo nel deserto, si rivedono le pieghe raggirate di Niccolò, le teste più tonde e schiacciate, e tutti gli altri caratteri suoi. (vol. III, pp. 174-176)
*Educato, erudito in una forma d'arte ispirata principalmente a quella de' sarcofagi romani, così come s'educarono ed erudirono i più antichi scultori di Provenza e di Borgogna, l'[[Benedetto Antelami|Antelami]] ebbe dagli scultori di Francia una più larga trama per ordirvi le sue figure, i materiali più abbondanti e ricchi dell'arte francese per le sue invenzioni. (vol. III, p. 277)
*Tutt'intorno al [[Battistero di Parma|battistero {{NDR|di Parma}}]] corre una gran fascia o zooforo, con figure mostruose e d'animali: un gufo; due tondi con mezze figure d'uomini con pileo in capo, il bastone in mano e la clamide agganciata sulle spalle; quindi un asino; un busto d'Ercole con la pelle del leone nemeo; due girasoli; un drago con faccia umana, le zampe anteriori di quadrupede, le orecchie grandi, un berretto in capo, le ali, la coda attorcigliata. Seguono una scimmia, un grifone, un viso d'uomo ritratto dal vero, due draghi a testa umana, un centauro che saetta un asino drizzato a brucar le foglie dei rami d'un albero, un altro asino, due cammelli, un elefante con una torre sul dorso, due tori, una folaga sulle acque. (vol. III, p. 308)
*Il battistero di Parma è opera la maggiore e meglio compiuta della scultura romanica del Settentrione. Il poema della redenzione umana si spiega all'esterno dal sacro luogo custodito dagli angioli solenni, che svolgono il rotulo delle promesse divine, e vigilato dai profeti chiaroveggenti, testimoni delle avverate speranze delle genti. (vol. III, p. 312)
*[[Nicola Pisano|{{sic|Niccola}} {{NDR|Pisano}}]] col suo potente ingegno aveva raccolto in sé la forza che erompe dall'antico, la pienezza, la robustezza, il naturalismo sincero; quella forza che quasi due secoli dopo raccolse Jacopo della Quercia nelle sue forme poderose e sane, e quindi Michelangelo ne' suoi atleti. (vol. III, p. 992)
*[[Giovanni Pisano]], che segue amoroso le tracce paterne, è arcaico al confronto, perché non ebbe la forza tutta individuale di Niccola nel frangere le convenzioni, dominare la materia col pensiero, rispecchiare la bellezza antica, penetrare nella verità della vita. (vol. III, p. 1000)
*La vita moderna scaturisce dall'antichità classica nell'opera di {{sic|Niccola}} {{NDR|Pisano}}; del linguaggio greco e latino si giova per dire più correttamente e nobilmente nel dolce stil nuovo; passando sulle rovine dell'arte dei bassi tempi, con le tradizioni cristiane nel cuore, arrivò a toccare il lido di un mondo quasi sconosciuto. (vol. III, p. 1000)
*Non rattenuto da schemi iconografici, sciolto dai vincoli chiesastici, Niccola d'Apulia<ref>Grafia alternativa per Nicola Pisano, richiamante le sue origini.</ref> all'esterno del battistero fece rifiorire le forme italo-greche e romane, mentre stampò costumi e uomini del suo tempo, or mettendo un turbante a un busto aureliano, ora trattando anche per masse le chiome di figure che con i grandi occhi scoppianti fuori dalle orbite guardano innanzi a sé; ora rendendoci tipi di gaudenti, di cortigiani superbi, di uomini di scienza solenni, di vecchi austeri che sembran muovere rampogne, di orientali, di donne rubiconde, ecc.<br>Il mondo di Niccola d'Apulia è lì come sopra un gran ponte gettato tra l'antichità e l'evo moderno. (vol. III, p. 1004)
====''La scultura del Trecento e le sue origini''====
*Ne' personaggi di questa tragedia {{NDR|la '' Strage degl'innocenti'' nel pulpito della chiesa di Sant'Andrea di Pistoia}} si scorgono i corpi allungati, le teste oblunghe, i movimenti contorti; e si manifesta, anche sotto la guida del padre {{NDR|Nicola}}, [[Giovanni Pisano]], nelle mosse brusche a lui naturali, nelle crude e taglienti determinazioni del vero. (vol. IV, p. 3)
*Queste quattro statue {{NDR|nel ciborio della basilica romana di San Paolo fuori le mura}} ci rivelano la grande arte di [[Arnolfo di Cambio|Arnolfo]]: appena nella figura dell'oratore, nel movimento avanzato dell'anca sinistra, si nota una lieve contorsione gotica: in tutto il resto esse sono forti e salde, e la testa naturalistica del vecchio frate, la superba figura dell'oratore, sicuro di sé, ci dicono come le grandi fonti dell'antico e della natura si unissero nell'arte di Arnolfo quali due torrenti nell'alveo di un fiume. (vol. IV, p. 80)
*Compiuto il monumento di Bonifacio VIII in San Pietro, Arnolfo tornò a Firenze a continuar l'opera di Santa Maria del Fiore, e a rinnovare, con la potenza del suo genio, l'arte fiorentina. Ma ben presto, l'8 di marzo 1302, secondo le ricerche del Frey<ref>Karl Frey.</ref>, venne meno il grande scultore e architetto, il maestro caro a Carlo I d'Angiò ed ai romani Pontefici, desiderato dai Perugini quando ancora Giovanni Pisano lavorava alla fonte di Piazza. Morì lasciando un'orma eterna, facendo sorgere come per incanto, in un breve corso d'anni, Santa Croce, Santa Maria del Fiore e il Palazzo Vecchio di Firenze. La scultura iconica ebbe da lui il maggiore sviluppo, l'architettura nuovi fondamenti. (vol. IV, p. 167)
*[[Lorenzo Maitani]] disegnò la facciata del Duomo {{NDR|di Orvieto}}, ancora mancante, e fu il provveditore della sua decorazione. Gli angeli, che egli stesso gettò, per circondarne il gruppo della Vergine col Bambino assisa sotto un padiglione disposto sull'architrave della porta maggiore, hanno tale corrispondenza con il maggior numero delle figure de' bassorilievi, da farci ritenere che una stessa mano abbia eseguito gli uni e gli altri, o almeno che modelli di forme del tutto simili siano stati dati al fonditore e ai marmorari. (vol. IV, p. 323)
*Lorenzo Maitani, nella sua città natale {{NDR|Siena}} e in Firenze nella bottega del grande scultore da Pontedera<ref>Andrea Pisano, nato a Pontedera nel 1290 circa.</ref>, cercò gli esecutori delle sue idee grandiose; e questo spiega come nelle sculture della facciata del Duomo di Orvieto, in quella della Visitazione, ad esempio, la scena sia similissima all'altra della porta in bronzo d'Andrea Pisano. (vol. IV, pp. 325-328)
*Andrea di Cione Arcangnuolo o Arcangio o Arcagnio, detto l'[[Orcagna]], compare per la prima volta nel 1343 tra i pittori fiorentini, e, nove anni dopo, iscritto tra i maestri di pietra e di legname. Pittore, {{sic|musaicista}}, scultore, architetto, poeta, fu esempio della versatilità artistica italiana, personificazione dell'unità delle arti. (vol. IV, p. 637)
*Niuna delle figure {{NDR|del tabernacolo di Orsanmichele}} ha il capo circondato del nimbo o è avvolta da un'aureola, perché già gli uomini raccontavano di avvenimenti sacri come di cose famigliari, e si avvicinava il momento in cui l'arte religiosa rifletterà la vita sociale ne' suoi aspetti. L'Orcagna tolse i simboli, perché sentì di esprimere anche senza di essi, sinceramente, la sua devozione. (vol. IV, p. 640)
*Nel rappresentare {{NDR|nel tabernacolo di Orsanmichele}} una scena solenne, come quella dell<nowiki>'</nowiki>''Assunzione'', {{NDR|l'Orcagna}} ricordò d'essere non solo scultore, ma anche {{sic|musaicista}}, per ottenere gli effetti più vivi e abbaglianti, col fondo di smalto azzurro sparso di stelle. E ricordò d'essere architetto quando quei bassorilievi e quei musaici dispose nel tabernacolo, mirabile per l'armonia delle parti, per la nobilissima eleganza dell'insieme, per la maestà assunta dallo stile gotico. Dalle sue sculture spira un'aria grave, melanconica. Non sembra giusto di figurarci l'Orcagna come uno spirito irrequieto che tenti sempre cose nuove; è piuttosto un maestro laborioso, pratico e sodo. Le sue figure non hanno quella vita degli occhi che spira nelle opere trecentesche; tuttavia la ''Fede'' dalle pupille estasiate, Maria che riceve l'annuncio della fine della vita mortale, gli {{sic|angioli}} presi da incanto che abbassano le ali lungo i pilastri del tabernacolo, mostrano quanto fosse alto nell'Orcagna il sentimento della convenienza religiosa. (vol. IV, p. 662)
====''La pittura del Trecento e le sue origini''====
*Abbiamo veduto così, tra i maestri che dipinsero le tavole del {{sic|Dugento}}<ref>Toscanismo per Duecento.</ref>, il Berlinghieri ligio a forme antiquate, Margaritone disfatto, Giunta grossolano, [[Coppo di Marcovaldo]] imitatore garbato de' Bizantini, Guido da Siena stampatore di Madonne, ecc. Tuttavia dagli uni agli altri le forme si vanno elaborando e digrossando, finché Cimabue irrompe con la sua passione tra gli stanchi fantasmi dell'arte romanica, e sopraggiungono Pietro Cavallini, a ridare romana forza ad Apostoli e Santi, Duccio di {{sic|Boninsegna}}, a coronare le tradizioni bizantine; Giotto a creare il damma sacro, la divina Commedia. (vol. V, pp. 121-122)
*Nel 1291, quando [[Pietro Cavallini]] lavorava i {{sic|musaici}} di Santa Maria in Trastevere, un gran progresso dovette essere avvenuto nella sua maniera, [...]. Non si vedono più figure piatte su fondi d'oro, ma scene aventi rilievo e gareggianti con la pittura, vesti a colori schiariti e svaniti nelle parti avvivate da bianche luci, intensi gradatamente nelle ombre. L'oro, non steso più ne' manti come su lastre metalliche, s'intesse ne' broccati e nelle tele, trae dalle penne del pavone il suo splendore per raggiare nell'ala dell'angiolo dell'''Annunciazione'', filetta i contorni, sparge di moschette o alluciola i panni per mettere all'unisono il fondo con le figure sovrapposte, che sembrano intagliate nelle onici o nelle gemme. (vol. V, pp. 141-143)
*Nonostante le affinità che si devono riconoscere tra i due maestri, [[Cimabue]] è più plastico, poderoso e massiccio, il Cavallini più grandioso e monumentale; Cimabue modella con insistenza le figure, come se dovesse formarle nel bronzo, il Cavallini dà loro slancio potente; Cimabue elabora tipi bizantini rendendoli grifagni, Cavallini è più libero dalla convenzione bizantina e più classico; Cimabue prepara gl'intonachi con una tinta nerastra, il Cavallini di rosso. (vol. V, pp. 201-206)
*L'ultima opera certa di lui, la tavola della ''Natività della Vergine'', nel Museo dell'Opera di Siena, ci mostra come, invecchiando, debole di spirito e di forma, sempre più si accostasse alla vita, vestendo de' costumi del tempo i personaggi, staccandosi dagli esemplari di Duccio<ref>[[Duccio di Buoninsegna]].</ref> e avvicinandosi sempre di più al fratello<ref>[[Ambrogio Lorenzetti]].</ref>. Ma la morte troncò, verso il 1350, i nuovo conati di [[Pietro Lorenzetti]]. Gli ultimi suoi anni sono avvolti nel mistero; e la notizia d'un quadro di lui, esistente nella chiesa di San Francesco ad Avignone, potrebbe generare il sospetto che là si recasse il maestro dopo avvenuta la morte di Simone Martini. (vol. V, p. 678)
*Un ciclo di pitture che ha reso famoso Pietro Lorenzetti è quello della basilica inferiore d'Assisi. Prudentemente il Thode<ref>Thode, ''Franz von Assisi'', Berlin, 1904, pag. 294. {{NDR|(N.d.A., p. 680)}}</ref> notò che si ebbe ragione a toglierle a Puccio Capanna, a Pietro Cavallini e a Giotto, ma che si andò troppo oltre nell'assegnarle a quell'autore e non a' suoi seguaci. (vol. V, p. 680)
*{{NDR|Commentando il ciclo degli affreschi dell'''Allegoria ed effetti del Buono e del Cattivo Governo'' nel Palazzo Pubblico di Siena}} Prima che l'umanesimo richiamasse in onore le divinità pagane rimaste per tutto il medioevo nell'immaginazione popolare, rideste ai primi tepori della civiltà nuova, [[Ambrogio Lorenzetti]] rende loro lo scettro sugli uomini.<br>L<nowiki>'</nowiki>''Estate'' ha il tipo pieno, rubicondo, proprio di Ambrogio, il quale qui fu meno scarso del solito nel segnare i tre quarti del volto della figura, e rapido nel tratto, sciolto, freschissimo. L<nowiki>'</nowiki>''Autunno'' pare un'incisione a due tinte per le bianche lumeggiature sulle carni abbronzate, ora a tratti veloci e ora a masse sulle parti prominenti e più esposte alla luce. C'è modernità in quegli schizzi a colpi, saldezza d'arte progredita, libertà di maestro. Ambrogio Lorenzetti è più nuovo che non nelle opere finite in quegli abbozzi decorativi dove si lascia sorprendere senza la dottorale zimarra che sembra indossare di solito. (vol. V, pp. 709-710)
*[...] più che da Giotto e dai Fiorentini, come si è ritenuto sin qui, Ambrogio attinse da Simone Martini e dal fratello {{NDR|[[Pietro Lorenzetti|Pietro]]}}, come può vedersi nella ''Madonna del latte'' in San Francesco di Siena, dove i contorni del volto di Maria sono crudi, scarsi e manchevoli nello scorcio, le mani hanno dita staccate e aperte, il drappo involgente il Bambino prende curve gotiche. Era naturale che Ambrogio e Pietro, fratelli e talvolta cooperanti, influissero l'uno sull'altro, e che il più giovane {{NDR|Ambrogio}} prendesse qualche abitudine dal fratello maggiore saputo ed esperto. (vol. V, p. 722)
*Recò nuove forze in Toscana, pure attingendovi nobiltà di forma, [[Antonio Veneziano]], succeduto ad Andrea da Firenze come continuatore delle ''Storie di Ranieri'' nel Camposanto di Pisa. Vuolsi scolaro di Taddeo Gaddi, perché le sue forme si attengono ai grandi esemplari di Giotto, ma son più prossime direttamente a queste che non a quelle di Taddeo o di Agnolo Gaddi, più vere, più equilibrate e armoniose, più limpide di colore e più liete. (vol. V, p. 915)
====''La scultura del Quattrocento''====
*[[Jacopo della Quercia]] rappresenta il ritorno verso le forme degli avi etruschi. Per lui rivive, come per un'intima ingenita forza, lo spirito, il sentimento naturalistico dell'antica arte indigena; riede con lui l'amore al forte rilievo, alla pienezza, alla gagliardia che distinse lo stile etrusco nel suo maggiore sviluppo. (vol. VI, p. 67)
*Per ottenere il movimento, [[Nanni di Banco|Nanni {{NDR|di Banco}}]] cadde nel barocco ricercando scuri e profondità di scuri nelle vesti tormentate. Rappresentò l'''Assunzione della Vergine'', con gli angioli reggenti a fatica la mandorla, ove Maria volgesi a stento e allunga con isforzo le braccia per porgere il cinto a Tommaso. Questi, invece di sollevar le braccia per ricevere, par che stenda le palme davanti agli occhi, come per difendersi da luce abbagliante. (vol. VI, p. 209)
*[...] per amor del movimento, Nanni di Banco si provò a risolvere leggi prospettiche, ma in modo che fece dire di lui al Vasari: «fu persona alquanto tardetta». (vol. VI, pp. 210-212)
*Una delle opere classificate tra le prime di [[Antonio Rossellino|Antonio {{NDR|Rossellino}}]] è il ''San Sebastiano di marmo'', nella Pieve d'Empoli, bella, forte, nutrita figura di giovane, che fu certamente eseguita dopo l'anno 1457 indicato dagli scrittori, tanta è la scienza nella modellatura delle morbide carni, tanta la perfezione nel tutto tondo. Nulla della timidezza, della esilità dei maestri contemporanei; qui il Martire dal bel corpo ignudo e stretto al tronco d'un albero non teme le saette, non si ritrae per il dolore delle ferite, e solo volge in alto la bella testa apollinea cercando la luce. La scultura fiorentina tornava così al sentimento antico dell'arte cristiana, rifuggente dall'espressione de' tormenti e della morte; le figure sante tornavano floride e belle, solenni per grandezza morale. (vol. VI, pp. 610-612)
*{{NDR|Commentando due bassorilievi raffiguranti Giovanni Tornabuoni e sua moglie Francesca Pitti}} In questi bassorilievi il [[Andrea del Verrocchio|Verrocchio]] appare sotto un aspetto nuovo, ribelle alle tradizioni dell'antico, intento a rappresentarci la realtà della vita, la commedia umana. Nella forma lo diremmo un barocco del Quattrocento, se la pesantezza non fosse attenuata dalla ricerca scrupolosa del particolare e della sincerità dell'espressione. (vol. VI, p. 712)
*{{NDR|Commentando il busto di Eleonora d'Aragona di Francesco Laurana}} E un busto fine, purissimo, con gli occhi tagliati come di una mascheretta, con le sopracciglia appena segnate come da un filo, tutto condotto dolcemente; e se non fossero certi colpi di trapano all'angolo delle labbra e nelle nari, parrebbe fatto col fiato; la tunica lasciata scabra dà l'idea di seta crespa, la cuffietta del capo, d'un velo di seta a righe. Il ritratto è il primo d'una serie di busti muliebri ne' quali il [[Francesco Laurana|Laurana]] raggiunge una finezza anche maggiore. (vol. VI, p. 1034-1035)
*[...] le donne del Laurana par che esalino l'anima [...]. (vol. VI, p. 1044)
*Scultore mutevole di maniera, Francesco Laurana dalle forme impetuose dei primi tempi arrivò alle più raffinate, sempre circondando le figure sfarzosamente di ornati nello stile più elegante, mettendole in ambienti trionfali. I seguaci, che molti ebbe in Sicilia e in Francia, scemarono la schiettezza dell'impronta nelle sue opere, ne tolsero determinazione, dignità e purezza; ma, in ogni modo, il Dalmata tiene con onore un posto degnissimo tra i maestri che Venezia madre crebbe a civiltà. (vol. VI, p. 1049-1050)
====''La pittura del Quattrocento''====
=====Parte I=====
*Tra i quadri più antichi di [[Gentile da Fabriano|Gentile]] è il polittico dipinto per la chiesa dei minori Osservanti a Valle Romita, ora in molte parti nella Galleria di Brera a Milano. Il pittore si mostra arcaistico più che in altre opere, rappresentando l'Eterno, nell'''Incoronazione'', come un vegliardo colossale, con alta corona gotica, circondato da cherubini dalle ali cangianti, come biforcate; la Vergine e il Redentore seduti nello spazio sopra raggi e fiamme; [...]. (vol. VII, parte I, p. 190)
*A Firenze, Gentile, l'apparatore magnifico, riversa fiori nelle gotiche cornici, popola di cavalli, di cani, di scimmie, di uccelli la scena dell'''Adorazione dei Magi''. Passano i Re sul fondo, di contrada in contrada, scendono le erte montane, varcano i ponti levatoi de' castelli, seguiti da cortigiani col falco in pugno, da cacciatori col {{sic|guepardo}}. Il più vecchio si prostra, bacia un piede al divin Bambino che gli pone una manina sulla testa calva; e gli altri due Re offrono riverenti i doni chiusi come in gotici reliquiarî. Vesti di broccato e di damasco, cinture gemmate e con caratteri cufici, come ne' vasi ageminati della Persia, bardature e fornimenti d'oro de' cavalli, risplendono in quella scena strabocchevole di ricchezza, dove il pittore fa la ruota, pavone dalle iridiscenti penne occhiute. (vol. VII, parte I, pp. 196-198)
*Rispetto al Fabrianese {{NDR|Gentile da Fabriano}} il [[Pisanello]] sembra un improvvisatore, il quale da ogni cosa che lo circonda, e più che da sé stesso e dai suoi simili, tragga dalla vita degli animali i motivi dell'arte. Cani d'ogni specie, cavalli e muli, scimmie, animali rari e comuni, uccelli visti a volo per le valli o addestrati alla caccia, formano ogni sua delizia. Vero pittore d'animali, ne spia gli istinti ne traduce rapidamente le forme, le abitudini, i moti, ne rende i peli, le piume, le chiazze del colore della pelle, li figura ne' più variati e fuggevoli aspetti; se non gli riesce di sorprenderli di fronte, li persegue a tergo pian piano con la punta d'argento o la penna. (vol. VII, parte I, p. 250)
*{{NDR|Commentando l'affresco ''San Giorgio e la principessa'' nella chiesa di Santa Anastasia a Verona}} Qui veramente il Pisanello mostrò la gran novità dell'arte sua, il talento di attore: non la scena di sangue e di morte, ma il momento d'ansia, il silenzio drammatico dell'ultimo momento d'attesa, che precede la folgore e lo scoscio della tempesta. (vol. VII, parte I, pp. 258-259)
*È probabile che, dalla maturità in poi, applicatosi specialmente ad eseguir medaglie, il Pisanello lasciasse frammentarie le ricerche dei moti dell'espressione e della vita umana. Oltre i disegni d'animali, tengono il primo posto quelli de' ritratti che dovevan servirgli a modellar medaglie. (vol. VII, parte I, p. 263)
*[[Paolo Uccello]] {{NDR|nel ''Diluvio''}} fece ignude gran parte delle sue figure, quasi a meglio mostrare il brivido de' corpi e il gelo delle ossa, in mezzo alla furia degli elementi, sotto il fato che incombe terribile. [...]. Non gli basta disegnare la convulsione dei corpi, ma li fa macerare dalle acque, sbattere dai venti, intirizzire dallo spavento; e da per tutto, nelle acque rigonfie, nel cielo tempestoso, nella furia dell'aria, fa rombare la morte. (vol. VII, parte I, p. 338)
*[...] [[Donatello]] non ispirò Andrea {{NDR|del Castagno}} soltanto nell'ornare alla classica la sala del ''Cenacolo'', ma anche nel drappeggiare i personaggi nelle vesti dalle pieghe con forti addentramenti, nodose e contorte. Con lo studio delle forme nuove nell'architettura e nell'ornamentazione, [[Andrea del Castagno]] associò quello del rilevo e della prospettiva, facendo che tutte le figure del ''Cenacolo'' si veggano dal punto di vista dell'osservatore scorciare dal sotto in su con il pavimento, gli scanni, la mensa e i lacunari del soffitto. E nonostante tutte queste raffinatezze d'arte e di tecnica, serbò la sua fibra campagnuola energica e rude. (vol. VII, parte I, p. 348)
*La luminosità del colorito elegantissimo e puro, appresa da Masolino e dall'Angelico, ammodernata con lo studio della prospettiva aerea, forma il gran merito di [[Domenico Veneziano]], ch'ebbe ad aiuto e cooperatore [[Piero della Francesca]], il maestro che portò a perfezione quella tecnica, quel dolcissimo impasto di colore e di luce. (vol. VII, parte I, p. 359)
*La logica, il senso pratico di cui era dotato [[Filippo Lippi]], ne fa presto un ribelle all'iconografia sacra. Quando dipinse per la moglie di Cosimo de' Medici la tavola della ''Natività'', [...], nell'alto del quadro fece sporgere le due mani dell'Eterno. In antico s'era indicato con una mano sporgente dal cielo l'intervento di Dio Padre; ma Egli non è monco, avrà pensato Fra' Filippo, e dipinse le due mani aperte in atto di protezione. (vol. VII, parte I, p. 364)
*Sin dalle opere prime giunte a noi, il pittore {{NDR|Filippo Lippi}} scuote il gioco iconografico, cerca libertà di forme e d'immagini. Gli insegnamenti del [[Beato Angelico]] si perdono nelle sue figure dalle teste schiacciate e quadre, dal naso corto, dalla bocca larga, dalle mani fanciullesche. Molte di esse par che stiano sospettose in ascolto, e solo si elevano alquanto se entro l'arte del Frate<ref>Filippo Lippi fu frate carmelitano fino al 1461, quando papa Pio II lo dispensò dai voti.</ref> penetra un ricordo dell'Angelico. Allora si illuminano le carni, e la grazia veste i corpi atticciati e ne schiara gli aspetti. (vol. VII, parte I, p. 366)
*{{NDR|Filippo Lippi}} Nel 1450 gli fu tolto il titolo di rettore e commendatario di san Quirico a Legnaia, per non aver pagato un debito e, peggio, per aver fatta una quietanza falsa a fine di provare d'averlo pagato. Ma molto gli fu perdonato perché molto si fece perdonare per le opere sue, [...]. (vol. VII, parte I, p. 374)
*Conquistata la tecnica, il [[Pesellino]] sembra buttarsi a capofitto nel piacere, nel gaudio della vita, nella società più che mai fiorita. Abbellendosi, scaldandosi, rallegrandosi tutto, mirò ad altri maestri, come Paolo Uccello, per imparare a render lo spazio, a rappresentare le delizie del paese, a scorciar corpi per dar vivezza ai moti. (vol. VII, parte 1, pp. 392-393)
*Gentilezza senza preziosità, tenerezza senza sdolcinatura, un certo languore nell'espressione e nella grazia di corpi talvolta toscanamente dinoccolati; raffinatezza di segno, colori eletti e splendenti, chiaroscuro sempre più intenso e profondo: tale è il fiore dell'arte di Francesco Pesellino. (vol. VII, parte I, p. 402)
*{{NDR|Riferendosi ad alcuni quadri conservati nella Pinacoteca di Siena}} [...] in tutto il [[Sassetta]] porta una amorosa cura, una delicatezza di segno, una colorazione delle carni rosate nella luce, verdognole nell'ombra, una dolcezza di effetti nuovi nella pittura senese quattrocentesca. (vol. VII, parte I, p. 492)
*Con l'anima di trecentista, il Sassetta lavorò nel tempo nuovo, dando timide espressioni fanciullesche alle figure spoglie d'ogni grandezza e d'ogni forza. La grande ideal sintesi di Giotto non è più nella rappresentazione della leggenda francescana: le animule figurate del Sassetta vorrebbero vivere nel mondo ultrasensibile. (vol. VII, parte I, p. 494)
*{{NDR|Commentando gli affreschi eseguiti nella Cappella Sistina}} Più d'ogni altra cosa il [[Sandro Botticelli|Botticelli]] cercò di rendere il movimento, e oltre quello dell'azione, l'altro ritmico della composizione, per trovare unità ne' diversi momenti dell'azione stessa, o il collegamento delle diverse azioni successive svoltesi nello stesso campo. Curvando, piegando, inchinando, torcendo trovò nel ''Sacrificio di Cora, Datan e Abiron'' l'unità tragica delle azioni diverse, così come, disegnando poi in un solo foglio un Canto della Divina Commedia, riuscì talora a tener di mira la linea della composizione, l'effetto dell'intero Canto, pur commentando passo passo i versi danteschi. (vol. VII, parte I, pp. 619-622)
*{{NDR|Commentando l'affresco ''Disputa di S. Tommaso'' nella Cappella Carafa della basilica romana di S. Maria sopra Minerva}} In Roma Filippino par che senta il freddo prendere le sue composizioni delicate, e si sforza ad accentuare lineamenti, anche a ingrossarli. Tra i disputanti, parecchi hanno labbra tumide, slargate, {{sic|nari}} vibranti, orecchie carnose curvate, pesanti vestimenta contorte. Filippino cerca di render la carne, l'aggrotta sulla fronte, l'ammonta sulle sopracciglia, la gonfia nelle {{sic|guancie}} dalla linea che parte dalle nari acute, la rigonfia all'estremità delle labbra, l'affloscia e l'imbudella sul collo. Roma imbarocchisce il {{sic|dòlce}}, il timido Filippino. (vol. VII, parte I, pp. 654-656)
*La educazione pittorica di [[Domenico Ghirlandaio]] si può ricercare nell'opera che con tutta probabilità è la prima in cui l'artista si esprima compiutamente, cioè nella cappella di Santa Fina a San Gimignano, ove sembra un continuatore perfezionato, raffinato di [[Benozzo Gozzoli|Benozzo di Lese]]<ref>Benozzo di Lese di Sandro (1420 circa – 1497), più noto con il nome di Benozzo Gozzoli.</ref>. (vol. VII, parte I, p. 716)
*{{NDR|Commentando la pala eseguita dal Ghirlandaio per l'altare maggiore della chiesa di San Giusto alle Mura, detta degli Ingesuati, ora conservata agli Uffizi}} La tavola dimostra sì che il Ghirlandaio è uscito dalla stessa corrente artistica dalla quale uscirono il Botticelli e Filippino Lippi; ma pare che il giovane pittore avesse l'animo aperto al nuovo, e raccogliesse fiori da altri giardini non piantati da Fra' Filippo<ref>Filippo Lippi.</ref>, e specialmente da quelli di Andrea Verrocchio. (vol. VII, parte I, p. 724)
*Più che con gli scarsi dipinti, il Verrocchio insegnò con l'opera di orafo e di scultore; ma anche con la sua tecnica esperienza di pittore dette impulsi verso la perfezione della pittura toscana, usando i nuovi metodi del colorire ad olio, giungendo nella costruzione del nudo a forte solidità e a sicura penetrazione de' muscoli e delle ossa, arrivando a imprimere nei corpi una forza vitale, più che con l'atletica potenza de' {{sic|Pollaiuolo}}<ref>Antonio e Piero del Pollaiolo.</ref>, con la grandezza morale, l'incisiva sobrietà delle linee, l'orgoglio della massa severa. (vol. VII, parte I, pp. 784-785)
=====Parte II=====
*Unica pittura di [[Melozzo da Forlì|Melozzo]] in Forlì è l'insegna di una farmacia, ora nel Museo civico forlivese: ''Il Pestapepe''. L'atletico facchino di farmacia piomba il pestello sul mortaio con uno sforzo proprio di un Ercole che precipiti Anteo. L'azione per lo stringer dei denti bene espressa nel volto, e per le gambe allargate bene resa nella persona, ha l'eccesso particolare alle insegne che debbono richiamare l'attenzione del pubblico. Nell'oscuro vano d'una porta, la {{sic|pollaiuolesca}} immagine campeggia segnata da un tratto ferreo, potente per l'effetto prospettico. (vol. VII, parte II, pp. 61-62)
*Non poteva imitarsi l'arte profondamente individuale di Melozzo. Rimase bensì nel fondo, nell'anima dell'arte italiana; e vive a Roma con quella dei fattori del moderno rinnovamento, e vive a [[Forlì]] dove, in giorni di tirannia, di contrasti di fazioni, di ferocie, Melozzo trovò entusiasmi per l'ideale della bellezza gentile e gagliarda. Tra le scene di sangue e gl'incendi, che arrossano la storia della città sua natale, la figura di Melozzo si eleva come quella de' suoi apostoli, dei suoi patriarchi, de' suoi profeti, grandi, solenni, possenti di corpo e di anima. (vol. VII, parte II, p. 63)
*{{NDR|[[Marco Palmezzano]]}} Morto Melozzo, di quando in quando pare che, rivedendo cartoni del maestro, egli si provi a cercare quell'amplificazione della forma quattrocentesca suggeritagli da lui; ma lo squadro delle figure a lui naturale era meschino, cosicché ricadeva poi nelle grette sue forme. Presso la fonte della luce egli la riverbera, benché pallidamente; con lo spegnersi dei raggi animatori a poco a poco scolora, illanguidisce, gli vien meno con la luce il calore e la vita. (vol. VII, parte II, p. 65)
*L'espansione delle forme di Melozzo, precursore del Cinquecento, non fu compresa da Marco Palmezzano, che le ridusse entro limitazioni quattrocentesche; e, come un quattrocentista ritardatario il seguace s'inoltra nel tempo senz'accorgersi del trionfar de' geni, allo schiudersi del secolo XVI. Quando nel 1537, a ottantun anno, dipinse la seconda pala d'altare della Pinacoteca Vaticana, non fece che complicare il numero de' santi che si affastellano sul limitare del tiburio, entro cui si eleva, sul trono, la Vergine. E là le reminiscenze di Melozzo si mescolano con quelle di [[Francesco Francia]] in un effetto intorbidato. Chiuse così la sua vita operosa il modesto continuatore di Melozzo. (vol. VII, parte II, pp. 82-84)
*Con l'andar degli anni il [[Luca Signorelli|Signorelli]] abbrustolisce ognor più le figure, separandosi del tutto dal suo maestro [[Piero della Francesca|Piero {{NDR|della Francesca}}]]. Piero, composto nei moti dei personaggi augusti, Luca impetuoso e tragico; Piero, chiaro, luminoso e fresco, Luca rossastro, caldo, abbronzato; quegli, col segno a tratti sottili e geometrici, questi, con segni rapidi e taglienti; il primo, a piani semplici, lievemente distinti, il secondo, a piani larghi con forti contrasti.<br>Perciò, se avessimo a dar figura all'immagine suggerita dall'opera dei due grandi, Piero ci apparirebbe come un patriarca nel mattino del secolo; Luca Signorelli, il figlio pastore, nel meriggio infocato, avvolto come Ercole dalla pelle leonina, in corsa, con le carni bruciate dal sole e le chiome ai venti, per i monti e le foreste, pronto alla caccia, tremendo nella lotta. (vol. VII, parte II, p. 336)
*[[Andrea Mantegna]] si era ricusato di far miniature per Isabella d'Este, dicendo di non aver attitudine alle cose minuscole, [...]. (vol. VII, parte II, p. 454)
*Bernardino di Betto nacque, secondo il Vasari, nel 1454. Fu soprannominato il [[Pinturicchio]], ed anche il Sordicchio, perché, al dire di Francesco Matarazzo, cronista perugino, «era sordo, e piccolo, de poco aspetto e apparenza». Ma, soggiunge il cronista, «come quello maestro Pietro (Perugino) era primo de quella arte, cosi costui era secondo». (vol. VII, parte II, p. 586)
*Si è detto che il Pinturicchio è molto fantasioso, e proprio non è: è un apparatore magnifico. Egli si contenta di profondere ori e gemme nel campo delle sue pitture: che queste {{sic|sieno}} bene equilibrate o no, poco gl'importa; che i costumi {{sic|sieno}} veri o no, poco lo turba. Egli ama il colore, ne gode con quegli occhi suoi di gioielliere; ruba ai musaicisti le tessere splendenti; ai tappezzieri le stoffe alluciolate, i tessuti a fiorami, i broccati e i damaschi; ai marmorari il lapislazzuli e i verdi smeraldini; alla moda i veli colorati, le stoffe a righe variopinte, le orlature ricamate; agli orefici le collane, le catenelle, le cinture, le placchette, i globoletti, tutti i gingilli. Nella costruzione delle figure non si affatica troppo; e le mani specialmente sono il cruccio dell'artista, il quale talora non sa che farsene, e le appoggia all'anca, sulle ginocchia, o le stringe alla cintura, le fa additare qualcosa, le fa tenere {{sic|rotuli}} e libri. Non parlano le sue mani! Il Pinturicchio parla soltanto col colore, anzi canta con esso una canzone allegra di festa, un [[ditirambo]]! (vol. VII, parte II, p. 642)
=====Parte III=====
*Lo svolgimento classico della rappresentazione della Natività, [...], trova nell'esordire di [[Giovanni Bellini]] il più alto coefficiente. Appena della educazione di [[Jacopo Bellini|Jacopo]], suo padre, si trova un lontano accenno nelle lunghe proporzioni della Madonna e nelle congiunte mani lunghette. Egli dà delicatezza al volto della Vergine ed esprime mirabilmente il sonno del fanciullo negli occhi stretti, nella boccuccia respirante, nel braccetto destro penzoloni. Il trono, con ornati del Rinascimento, alla donatelliana, dice la tendenza dell'artista, indirizzata ne' suoi primi anni dal padre stesso verso Padova. (vol. VII, parte III, pp. 420-424)
*[[Lorenzo Costa]] fu educato dal [[Cosmè Tura|Tura]] a Ferrara, com'è dimostrato dal ''San Sebastiano'' della Galleria di Dresda, attribuito al maestro stesso, pur recando una scritta ebraica col nome del pittore. Lo stridore di certi effetti, come della colonna di malachite su cui si appoggia il Santo, la crudezza dei lineamenti, segnati grossamente di nero, la mancanza dell'energia, perenne in Cosmè, il minor tondeggiare delle forme, le pieghe del drappo che cinge i fianchi, insolite nel Tura: tutto mostra un coloritore che si attiene al caposcuola ferrarese, ma sommariamente, senza gagliardia e senza profondità. Si ha l'impressione come di un Tura lustrato, superficiale, tagliente nei contorni, con la materialità di un lavoro scolastico. Perciò convien tener fede alla iscrizione, letta e riletta, col nome di Lorenzo Costa. (vol. VII, parte III, p. 761)
*Col suo non ricco bagaglio sminuito lungo la via, l'artista {{NDR|Lorenzo Costa}} si recò a Mantova a sostituire il Mantegna come pittore ufficiale di Corte {{NDR|dei Gonzaga}}. Benché rappresentante di una generazione posteriore al venerando maestro, era stato preso da sonnolenza, e i suoi corpi parevano divorati dalla lue da cui egli era infetto. La ricerca della grazia, della spiritualità e della poesia, che ferveva in tutta l'arte italiana, si era espressa da lui con la diminuzione della monumentalità e la pieghevolezza dei corpi; e dentro gli schemi lineari dedotti dalla plastica venne meno la plasticità. (vol. VII, parte III, p. 804)
*Egli {{NDR|[[Francesco Francia]]}} era entrato nel Cinquecento con l'ancona<ref name="Ancona">Pala d'altare.</ref> di Pietroburgo, rinnovellato, colmo di plastica forza. E continuò cercando nella purificazione de' suoi tipi, nuovi ideali. Il realismo quattrocentesco cadde con lui, che tramandò per mezzo di Timoteo della Vite<ref>Timoteo Viti (1469 – 1523), pittore italiano.</ref> il decoro formale a Raffaello. Non estese le ricerche, sempre intento a trarre armonie da' suoi modelli, come prima cesellati gli argenti ne svelava il nitore. Non ebbe slanci di ascetismo, non mistici ardori, ma {{sic|divozione}} salda e sincera. E donò alle sue immagini la bontà e l'umiltà de' propri costumi. Molti vollero imitarlo; ma egli poteva esser copiato, non imitato. L'arte sua era come un chiuso vaso d'alabastro, che altri non poteva aprire per mirarvi dentro senza che ne esalassero gl'interni profumi. (vol. VII, parte III, pp. 949-952)
=====Parte IV=====
*Impacciato a render l'ambiente architettonico, assetato d'aria e di luce, [[Cima da Conegliano|Cima]] fa cadere ogni sipario, dipingendo nell'anno seguente {{NDR|il 1496}} la Madonna fra i Santi Lorenzo e Girolamo. La semplice logica dell'artista trevigiano vuol dar ragione della forma compositiva insolita, ed ecco che egli unisce alla ''Sacra conversazione'' un episodio della ''Fuga in Egitto'' ridotto a semplice macchietta: Giuseppe, buon vecchio pastore, conduce al pascolo il somarello nei prati del fondo. La concezione del gruppo, sotto il mantegnesco albero d'arancio, è essenzialmente plastica. Acute, lucenti, alla maniera vicentina si staccano le foglie sul chiaro cielo, e altissime si alzano le piante in confronto al colle di Conegliano, che poco s'allontana nella visione del paese. [...] Noncurante di effetti prospettici, Cima non sa ancora architettare lo spazio; e il gruppo divino, con le solide forme statuarie, si rileva sul fondo di alberi e di monti come sopra un commesso di marmi variopinti. (vol. VII, parte IV, p. 512)
*{{NDR|Cima da Conegliano}} E in ogni tempo, ovunque suoni caro il {{sic|balbettìo}} dell'infanzia, sarà amato l'umile montanaro di Conegliano, che ci dette un poema lieto di suoni dolci, tranquilli, di ritmi armoniosi, di cadenze portate dall'aria di primavera. Fuor dal paesello {{sic|natìo}} il poeta serbò l'ingenuità del cuore, la timida bontà, l'umiltà dell'aspetto, la pietà sincera. A Venezia i grandi pittori s'accorsero ch'egli portava un'onda sana, fresca, dai monti alla città magnifica; Giambellino<ref>[[Giovanni Bellini]], noto anche con il nome di Giambellino.</ref> volse gli occhi umanissimi come a immagine impicciolita di se medesimo, e gli fece onore valendosi della sua invenzione del ''Battesimo di Cristo''; Tiziano da giovane guardò sorridente verso di lui, mentre era in cerca di tipi ai quali dar poi carni vive; Sebastiano del Piombo esordiente lo copiò come si copiano gli esemplari grati allo spirito nei {{sic|di}} delle prime prove. E molti lo seguirono, senza però spargere dalle opere i suoi ricordi di bianchi fiori alpestri, del riso dei monti azzurri, della pace de' campi e de' cuori. (vol. VII, parte IV, p. 551)
*Da giovane [[Vittore Carpaccio|Vittor Carpaccio]] sentì pure gl'influssi di questo maestro {{NDR|[[Lazzaro Bastiani]]}} e ne serbò l'incertezza dell'architettura dei corpi e degli ambienti. Rimase l'educazione prospettica all'ingrosso; ma la fantasia e la mano del Carpaccio, pronte ai voli, nascosero le deficienze dell'educazione. Per molto tempo però, ogni volta che la mano s'allentava, rispuntavano, per forza d'inerzia, le figure bastianesche; ogni qualvolta eran ripresi necessariamente dall'artista i vecchi schemi di composizione, riappariva qualche frammento del primitivo lavoro, che pareva sommerso nel corso degli anni. (vol. VII, parte IV, p. 612)
*Nel 1496 {{NDR|[[Bernardino de Conti]]}} dipinse il ritratto di Francesco, figlio di Giangaleazzo Sforza, ora nella Galleria Vaticana, fantoccio dalle carni imbottite, i capelli di stoppa, il busto deformato dalla mancanza di scorcio, le mani di stucco con le dita gonfie. (vol. VII, parte IV, p. 1042)
*Nella libera replica della ''Madonna delle {{sic|Rocce}}'', del 1522, ora nella Galleria di Brera, Bernardino {{sic|de'}} Conti, parafrasando Leonardo, dà alla Madonna un movimento sgangherato, occhi e lineamenti grossi, capelli intrecciati a catena; e dà ai bambini, tratti da un altro modello leonardesco ripetuto da tutta la schiera de' seguaci, corpi gonfi, occhi smorti ed enormi fronti convesse. Il fondo di rocce, apparato fantastico composto da Leonardo con l'osservazione del vero, è qui mutato in un capriccioso torracchione, tutto frastagliato e forato, e i pinnacoli diventano torricelle con certe strane dentellature, come di chiavi; pizzettature di cartone sembrano le stalagmiti immaginate dal maestro sopra il capo delle sacre figure, e strani monticelli a ventaglio allineati sull'acqua diventano le scogliere lontane, uscenti nell'esemplare dalla nebbia luminosa. Copiando Leonardo, Bernardino mostrò di non aver nulla inteso dei principî del maestro. (vol. VII, parte IV, pp. 1042-1043)
*Nel trittico {{NDR|di [[Marco d'Oggiono]]}} già in casa Crespi, le colline del fondo sembran di stoffa; la Vergine e il Battista ripetono stancamente il gesto della Madonna e di Gabriele nella ''Vergine delle Rocce'' di Leonardo; le dure ali uncinate degli angeli hanno la pesantezza degli ornati nel seggio di Maria; San Pietro, con la testa contorta per mancanza di scorcio, si perde nel gomitolo di stoffa formato dal manto. Comincia ad apparir la maniera nel convenzionale paese, nel vorticoso girar delle pieghe, nel chiaroscuro artificioso. La testa dell'angelo a destra si rivede nella ''Madonna'' dell'Ambrosiana [...], dove il segno svanisce e le ombre si raccolgono in pesanti chiazze sul gonfio corpo del Bambino e sul collo della Vergine, mentre nel volto piatto il chiaroscuro si perde e ogni contorno si slarga, come disfacendosi. (vol. VII, parte IV, p. 1054)
====''L'architettura del Quattrocento''====
=====Parte I=====
*L'esordio di [[Filippo Brunelleschi|{{sic|Filippo Brunellesco}}]] nell'arte fu esordio di orafo e di scultore, non d'architetto. Due opere, oltre le mezze figurette di profeti emergenti dal quadrifoglio nel dossale d'argento di Pistoia, rimangono a porre in luce le sue qualità di scultore: il ''Crocefisso'' in legno di Santa Maria Novella in Firenze, e il ''Sacrificio d'Abramo'' nel Museo del Bargello. In esse, come nelle gloriose architetture brunelleschiane, la forma tende a definirsi in profili affilati e vibranti, si crea da principi lineari piuttosto che plastici. (vol. VIII, parte I, p. 90)
*Ma gloria di Filippo Brunellesco è la sua opera d'architetto, che inizia il [[Rinascimento]] fiorentino, sostituendo alla visione pittorica, attuata negli edifici del Trecento, da complessa disposizione di elementi architettonici e dai conseguenti giochi d'ombra e di luce, la regolarità dello squadro, un più largo uso della linea orizzontale e dell'arco a tutto tondo: la semplificazione che caratterizza, anche per la scultura e la pittura, lo stil nuovo. [...]; Filippo Brunellesco, alle soglie del Quattrocento, compie la riforma dell'architettura, parallela a quella di [[Masaccio]] nella pittura: il passaggio dai ricami del gotico alle pure eleganze costruttive del primo Rinascimento. L'arte classica lo ispira, e ancor più gli esempi dell'arte romanica fiorentina, miracolosa fioritura di forme antiche tradotte con toscana snellezza. (vol. VIII, parte I, p. 92)
*Che scatti elastici nelle volute a corna d'ariete dei capitelli di [[Michelozzo]] in palazzo Riccardi, che rotear di spire nei fantastici rosoni, che snellezza nelle foglie d'acanto! (vol. VIII, parte I, p. 120)
*Dal 1425 al 1436 Michelozzo servì di freno, con il suo equilibrio, con la sua posatezza, a [[Donatello|Donato]], ardente, impetuoso. (vol. VIII, parte I, p. 238)
*Dove [[Cosimo de' Medici|Cosimo de' Medici]] e i suoi passavano, Michelozzo architettava trionfi, stendeva i più suntuosi baldacchini, profondeva ricchezze, sonava oricalchi per la gloria del patrono delle arti, del Magnifico, dell'Augusto Signore di Fiorenza. (vol. VIII, parte I, p. 278)
*Per la prima volta, [[Bernardo Rossellino|Bernardo {{NDR|Rossellino}}]] ci appare nella sopraelevazione della [[Palazzo della Fraternita dei Laici|Fraternità dei Laici]] in Arezzo, ove lo scultore architetto segue, con l'entusiasmo dei giovani per il nuovo l'arte di [[Donatello]] e di [[Michelozzo]]. A crear un appoggio alla decorazione superiore e romper il vuoto tra le arcate, gotiche sui lati dell'ordine inferiore, e precedentemente costruite (1375-1377), Bernardo Rossellino disegna leggiere lunghe nicchiette, sopraccariche da trabeazione e da frontoncini triangolari; e su questi ripiega brevemente la lunga cornice, separando la sua parte nuova dall'antica [...]. (vol. VIII, parte I, pp. 491-492)
*Il [[Giorgio Vasari|Vasari]] assegna al Bernardo Rossellino|Rossellino grandi idee, grandi propositi per il rinnovamento di Roma, ma forse egli si fece bello delle penne del pavone, cioè delle idee del grande umanista e architetto [[Leon Battista Alberti]], che a Roma viveva ed era da Bernardo Rossellino ammirato e seguito. (vol. VIII, parte I, pp. 495-496)
*Imitatore di Leon Battista Alberti, Bernardo Rossellino non ne ebbe la preparazione umanistica, e non ne intese quindi lo spirito animatore, non il fondamento delle architetture. Portato a forme piccole, intagliate, perdette, necessariamente, nello slargarsi secondo il prototipo, la propria finezza. (vol. VIII, parte I, p. 511)
*[[Francesco di Giorgio Martini|Francesco Martini]] tenne il campo nell'architettura militare, coprendo per [[Federico da Montefeltro]] di rocche il ducato d'Urbino, consigliando difese al Prefetto di Roma e a Virginio Orsini, ai Lucchesi e al Duca di Calabria; ma fu pure maestro nell'architettura civile e religiosa: tra i maggiori architetti del tempo, adunati da [[Ludovico il Moro]], egli siede, a giudicare dei metodi per la erezione del tiburio del Duomo, con [[Bramante]] e con [[Leonardo da Vinci]]. Segue Leonardo a Pavia per ragionare sulla nuova cattedrale del luogo, e, accompagnato in patria dalle lodi del Duca di Milano e degli Operai del Duomo, dedica i propri servigi alla Repubblica di Siena, cui di continuo i potenti, a gara, tentano sottrarlo. (vol. VIII, parte I, p. 738)
*{{NDR|Francesco di Giorgio Martini}} La Toscana, Firenze stessa, non videro sorgere personalità più vicine al [[Filippo Brunelleschi|Brunellesco]], che questo erede raffinato delle eleganze senesi, ingegnere civile e militare famoso. Il suo trattato d'architettura, nonostante la voluta, e talvolta quasi forzata, obbedienza ai precetti classici di [[Marco Vitruvio Pollione|Vitruvio]], rivela tanta passione di ricerca scientifica, una così schietta praticità d'intenti, quali si riscontrano soltanto in Filippo Brunellesco e in Leonardo da Vinci. (vol. VIII, parte I, p. 743)
*Quando tratta dell'architettura civile, Francesco di Giorgio affronta tutti i problemi relativi alla costruzione; la scelta del luogo, delle acque e dell'aria, la situazione delle case in rapporto ai climi e ai venti, la qualità del materiale da costruzione, mattoni, marmi, pietre, calcine, arene, legni, la distribuzione degli ambienti secondo la destinazione della casa, i metodi per trovar acqua, l'economia generale della città, trattenendosi in modo particolare su quanto interessa l'artista, e cioè sulle proporzioni delle modanature rispetto all'edificio, con frequenti riscontri vitruviani, troppo frequenti e voluti dallo scrittore, che pure nella sua opera rivela un'originale e rara personalità. Quando tratta dell'architettura militare, anche più fervida e novatrice diviene la ricerca scientifica: tra le mani dell'architetto si piegano, s'appuntano, si protendono e sfuggono i contorni delle piante di fortezze, disegnando tenaglie insidiose, forbici, grugni di {{sic|cignale}}<ref>Forma arcaica o dialettale per "cinghiale".</ref> e pendii inaccessibili [...]. (vol. VIII, parte I, p. 743)
*Il capolavoro di [[Baldassarre Peruzzi]], la Farnesina, vario di effetti per il movimento della pianta, la {{sic|moltiplicità}} dei gradi nell'antica base, la fuga dei viali d'arcate nel criptoportico, mantiene ancora le impronte del tardo Quattrocento senese, con la sottigliezza forbita e compassata propria alle opere primitive del Peruzzi, nelle lunghe lesene della fronte, nelle sottili finestre rettangolari, punteggiate in alto dalle finestruole appese come tabelle alle cornici del fregio. (vol. VIII, parte I, pp. 917-919)
*Le tracce dell'antica educazione senese quasi dispaiono in una tarda opera romana dell'architetto {{NDR|Peruzzi}}, il palazzo Massimo delle Colonne, rifugiandosi in qualche sagoma di finestra, in qualche trama d'ornato: l'amore del grandioso, della cinquecentesca opulenza, allontana dalle sue origini l'arte di Baldassarre Peruzzi, che, nei primordi, pur riflettendo gli schemi di [[Francesco di Giorgio Martini|Francesco di Giorgio]], ci appare vestita di una armoniosa e fredda compostezza, lontana dallo spirito vivace del celebrato ingegnere-architetto di Siena. (vol. VIII, parte I, p. 919)
=====Parte II=====
*Nel 1421, per Martin Contarini, si erigeva la [[Ca' d'Oro]], ''Domus Magna'', modello tipico al [[Tardo gotico|gotico fiorito]] veneziano. [...] Principalmente l'opera fu condotta da [[Matteo Raverti]] di Milano con una schiera di aiuti, milanesi e comaschi. Per essi il gotico fiorito si espande di palazzo in palazzo, di chiesa in chiesa, e tutto ricopre di una vegetazione rigogliosa. A Milano, il gotico si era fatto robusto, e ai virgulti del nord, agli steli ricurvi, aveva sostituito, nelle intrecciature, rami di quercia; alla ragione geometrica, apparati di festa, espressioni di ricchezza e di magnificenza. Venezia si prestava singolarmente alle forme del gotico fiorito di Lombardia; e Matteo Raverti con i suoi trovarono un ambiente adatto alla decorazione pittoresca. Mediante essa, trasformarono il palazzo veneziano, col loggiato inferiore sorgente dalle acque, e il gran loggiato superiore, o ''balconada'', aperto sul salone mediano, ove la famiglia conveniva, riceveva, si raccoglieva con parenti e amici, ospiti e clienti. Di qua e di là dalla gran sala erano le ali, a guisa di torri fiancheggianti la casa; e il cornicione, coronato da ante, merlatura orientale, limitava il piano superiore dell'edificio. (vol. VIII, parte II, p. 277)
*[[Francesco del Cossa]], altro grande pittore ferrarese, trovò nell'arte muraria professata dall'avo Giovanni e dal padre suo Cristoforo, un ostacolo ai capricci del [[Cosmè Tura|Tura]], quantunque, nel ''San Girolamo'' sotto un arcone, statua girante sul cerchio del piedistallo, ora nella galleria dell'Ateneo ferrarese, anch'egli si sia dato a scherzare, facendo uscir fuori il pulvino dai capitelli, come da una guaina, tanto che esso appaia prolungamento dei pilastri. Ad ogni modo, in tutte le architetture dipinte, Francesco del Cossa, pure compiacendosi di varietà di marmi, si mostra più massiccio e più squadrato del Tura. (vol. VIII, parte II, p. 393)
*L'abside del Duomo ferrarese ci offre un mirabile esempio dell'arte di [[Biagio Rossetti]], che conduce i mattoni a filo tagliente, nitido, puro, nella costruzione regolare ed esatta, nella lineatura matematica dei filari sui fondi, nella disposizione unita ed uguale. Le lesene son tirate con una squadra affilata metallica, gli archi girati con un compasso fermo incisivo; e il cornicione nei due piani dell'abside, benché di terracotta a stampa, è composto con rigore, quasi, potrebbe dirsi, col timore che possa trovarsi un intervallo più o meno grande, la differenza di un attimo, un peso ineguale nella corona di dentelli, di mensoline, di ovuli, di perle. (vol. VIII, parte II, p. 398)
*Chi guardi i pilastrini sottili {{NDR|del Palazzo dei Diamanti di Ferrara}}, l'un nell'altro incastrati lungo gli stipiti della porta, vede il Rossetti quattrocentista, ancor esile, lunghetto e sobrio, mentre l'arcone, che serra quei pilastri, è cinquecentesco. L'architetto dunque sentì il bisogno di slargare la porta, di darle un contorno degno della imponenza che assumeva il palazzo tempestato di diamanti. Nelle finestre, nelle cornici divisorie dei piani, nella trabeazione, è ancora il Rossetti, ma come stretto fra tagliapietra vaghi di fregi fastosi, che gli strappan le redini, e si sfogano ad assiepare d'ornamenti ogni cosa. (vol. VIII, parte II, p. 404 e 423)
*Allo spirito del [[Bramantino]] più che a quello di [[Bramante|Donato Bramante]], che pure gli fornisce modelli, sembra allacciarsi l'arte di [[Cristoforo Solari]] architetto, alieno dalle ombre forti, dagli aggetti, dalla sonorità degli incavi, corretto qualche volta sino alla freddezza. (vol. VIII, parte II, p. 805)
====''La pittura del Cinquecento''====
=====Parte I=====
*La grande pittura murale {{NDR|il [[Ultima Cena (Leonardo)|Cenacolo]]}} fu dipinta ad olio; e il Bandello, come abbiamo udito, racconta d'aver veduto [[Leonardo da Vinci|Leonardo]] dar talvolta poche pennellate e andar via, ciò non si sarebbe potuto fare con la pittura a fresco. L'esecuzione a olio fu appunto la prima causa della rovina. Verso la metà del Cinquecento il lavoro era già deperitissimo, e il Vasari, nel 1566, non vi scorgeva più che una «macchia abbagliata». (vol. IX, parte I, p. 29)
*Raccontasi che, mentre gli Arrabbiati<ref>Fazione di fiorentini nemici di Girolamo Savonarola e dei piagnoni suoi seguaci.</ref> assediavano il convento di San Marco, [[Fra Bartolomeo|Baccio della Porta]], insieme coi partigiani del [[Girolamo Savonarola|Savonarola]], si chiudesse nel convento per difendere la vita del venerato maestro, e deponesse tremante le armi, quando il Savonarola, per cessare la carneficina, si dette nelle mani dei nemici. Spettatore di tanta tragedia, volse nell'animo l'idea di farsi frate in quel convento stesso di San Marco, che aveva veduto devastato campo di battaglia, incendiato dall'odio popolare, mentre il Savonarola, davanti all'Ostia Santa, pregava coi monaci nel coro. (vol. IX, parte I, p. 225)
*Socio ed aiuto di [[Fra Bartolomeo|Fra' Bartolommeo]], [[Mariotto Albertinelli]] esordisce e produce i migliori frutti della sua arte, tutto preso dalle forme di [[Piero di Cosimo]] e di [[Filippino Lippi|Filippino]]. Un suo quadro in una raccolta privata di Roma ci dà l'illusione di ammirare un Piero di Cosimo che parli un linguaggio più grave e intimo del consueto, nella sua profonda semplicità. È una ''Sacra Famiglia'': originalissima composizione. [...]<br>Più che ogni altra opera di Mariotto, questa avvince per un senso d'intimità familiare, profondo, sacro: Giuseppe, tutto chino, col volto in ombra, protegge il fanciullo; Maria posa una mano sulla tempia del figlio, in gesto di tenerezza e di benedizione; abbassa gli occhi gravi come in ascolto dei battiti del cuore su cui posa la mano: nel silenzio del mattino, nella calma luce del cielo che più s'inazzurra sul loro capo, le due immagini silenziose si raccolgono intorno a Gesù, cardine della scena, cuore dei loro cuori. Mai nel corso della sua vita Mariotto ritroverà il timbro grave e profondo delle voci che risuonano in questo quadro, aurora ricca di promesse. (vol. IX, parte I, pp. 351-354)
*L'intensità di chiaroscuro, che distingue dalla miniaturistica anconetta di Milano il tondo Pitti, riecheggia nella ''Visitazione'' della Galleria degli Uffizi, dove, per la prima volta, Mariotto {{NDR|Albertinelli}} tenta, sulle orme di [[Fra Bartolomeo|Baccio della Porta]], d'intonare le proporzioni delle figure e dello scenario alla grandiosità voluta dal secolo nuovo. Eppure, egli non riesce a staccarsi dalle tradizioni del Quattrocento: la Vergine, chiusa nel manto, rigida, ripete il tipo filippinesco; il loggiato spazioso che s'apre dietro le immagini sul cielo velato di bianche nuvole, coi suoi archi ampli e le candelabre adorne di grottesche, evoca un motivo prediletto dal [[Perugino]]. (vol. IX, parte I, p. 364)
*Un'altra cosa gentile, come tutte le opere di Mariotto {{NDR|Albertinelli}} in proporzioni minime: la ''Madonna col Bambino'' nel Seminario di Venezia. Anche qui le forme arrotondate dimostrano che Baccio della Porta va facendo scuola al suo compagno di lavoro, ma ancora, nella sensitiva irregolarità dei lineamenti e nel tortuoso contorno dei panneggi, vive il ricordo di [[Filippino Lippi|Filippino]], e il gruppo spira una grazia fresca e semplice, una dolcezza di affetti ignote al Maestro più sapiente e severo. Come nella scena della ''Visitazione'', un'arcata accoglie la madre e il fanciullo, lasciando che l'aria azzurra del fondo avvolga i volti soavemente penombrati, di Gesù che sfiora con la mano la guancia materna, e della Vergine china in ascolto della carezza infantile. Solo nella prima ''Sacra Famiglia'' Mariotto parlò un linguaggio così intimo e dolce come in questo quadro tutto ridente d'azzurri. (vol. IX, parte I, p. 368)
*{{NDR|Commentando il ''Ritratto di una giovane donna'' negli Uffizi}} [...] tra le opere più significative del talento pittorico di Andrea. [...] Le belle mani che escono dalla manica arricciata, come da una capricciosa corolla di fiore, così bianche e morbide da rivelarci in [[Andrea del Sarto]] il solo pittore capace, in Firenze, di gareggiar coi Veneti, signori del pennello. (vol. IX, parte I, p. 538)
*Nella vôlta della [[Cappella Sistina]], sopra le membrature sottili e nitide del Quattrocento, sopra le nicchie marmoree dei Pontefici e le candelabre fiorite dei finti pilastri, e le meravigliose vele, Michelangelo costruisce l'ossatura di pietra, immane e poderosa, che circoscrive le scene bibliche e aduna i profeti e gli ''ignudi'', i putti-cariatidi e i demoni, gli Avi che nei triangoli della volta e nelle lunette sopra i finestroni impersonano, enigmatici e grandi, la vita d'Israele. Organismo animato, l'architettura, massiccia e serrata, a profondi incavi di base piana, e ad aggetti erompenti, esprime, come l'architettura della Cappella Medicea a Firenze e della cupola di San Pietro a Roma, con la vicenda ripetuta di sporgenze e rientranze, l'energia scultoria, il dinamismo plastico proprio alle forme di Michelangelo, e si stringe in inscindibile tutto con le statuarie figure. Massa e rilievo, sono, col movimento, elementi primi dell'arte di Michelangelo: ecco perché, mentre i quattrocentisti incavano nicchie dietro le immagini dei Pontefici e Raffaello curva le pareti del coro nella ''Messa di Bolsena'', e pone la ''Madonna'' del Louvre sotto un'ideale cupola di nubi, Michelangelo stende piane le pareti marmoree dei seggi che ospitano i Profeti, le ampie cornici, da cui si staccano, sui dadi di pietra, i nudi efebi, dalla base piana trae risalto la gigante massa delle immagini. (vol. IX, parte I, pp. 733-736)
*{{NDR|Cappella Sistina}} Nessun esempio il Quattrocento aveva dato d'organismo architettonico a decorazione di volte, animato di così atletica energia. (vol. IX, parte I, p. 740)
=====Parte II=====
*Agli occhi del giovane pittore {{NDR|[[Correggio]]}}, avvezzi alle sottigliezze, alle ondulazioni di linee miti, {{sic|divote}}, [...] dovette presentarsi come un nuovo mondo Mantova, impero dello statuario Mantegna. La forma solenne e massiccia di Andrea piombava romanamente sull'altare della Madonna della Vittoria, foggiava un classico scenario coi celebri ''Trionfi di Cesare'', si disponeva in ritmo grandioso sulle pareti della Camera degli sposi, ove i Gonzaga avevan voluto ricordare le feste familiari con una imponenza sorpassante l'avvenimento casalingo. (vol. IX, parte II, p. 618)
*[...] il [[Parmigianino]], oscillante tra le forme di Raffaello e del Correggio, ci si presenta come un grande virtuoso, un principe della moda, un esteta che giunge per sottili ragionamenti all'arte, piuttosto che un pittore nato, un pittore d'istinto quale fu il suo conterraneo [[Correggio]]. (vol. IX, parte II, p. 691)
*[...] [[Giampietrino]] richiama, nello sfumato delle carni ceree e nei fondi velati di nebbia, la dolce monotonia delle tonalità borgognonesche, arrotando e inarcando le forme sugli esempi di Leonardo [...]. (vol. IX, parte II, p. 743)
*Le prime opere di [[Gaudenzio Ferrari|Gaudenzio]], non rovinate come i frammenti d'affresco nella cappella della Flagellazione a Varallo, ora distrutta, sono le tavolette della ''Vita di Cristo'' nella Pinacoteca torinese. Esse rivelano l'origine schiettamente lombarda del pittore e la sua tendenza a una stilizzazione lineare facile ed elegante, a effetti luministici ottenuti mediante vitree filettature, a lente e languide cadenze. (vol. IX, parte II, pp. 812-813)
=====Parte III=====
*Tempra schietta di Lombardo, il maestro bresciano educato a Venezia non fu mai un vero [[giorgione]]sco. Mentre [[Tiziano Vecellio|Tiziano]] giovane e il [[Jacopo Palma il Vecchio|Palma]] miravano all'accordo tonale delle zone cromatiche, il [[Giovanni Gerolamo Savoldo|Savoldo]], sin dall'inizio volto a ricerche luministiche, vedeva nei contrapposti d'ombra e luce lo strumento al risalto pittorico delle forme. (vol. IX, parte III, pp. 787-790)
*[...] quando vien meno la ricerca delle variazioni di colore mediante minute variazioni di superficie, il Savoldo, nel dipingere il tessuto compatto di una casacca di fustagno o di un cappellaccio di ruvido panno, come nel fissar in luce la massa greve di una mano, apre spiragli verso la pittura del [[Caravaggio]] o di [[Diego Velázquez|Velazquez]] giovane. (vol. IX, parte III, p. 789)
*Mentre Venezia si abbandonava alla inebriante canzone del colore, e rapiva ai tramonti l'oro delle carni e dei lussuosi paesi, il Savoldo semplificava il tono per la determinazione pittorica della forma sbalzata da luce. Restìo alle morbidezze dei Veneziani è il suo colore, come lontano dal fuoco tizianesco è il sentimento di grandezza muta, di serietà profonda, che pervade l'arte di questo pensoso ricercatore. (vol. IX, parte III, p. 790)
*Il colore del [[Romanino]] si stempera e dilaga nelle forme allargate delle figure; mentre la pasta del colore s'intenerisce, le forme aggrandiscono, e si svuotan di forza. Anche nell'''Assunta'' della chiesa di Sant'Alessandro in Colonna, a Bergamo, ove ancora non sono gonfie le immagini, appare il tormento del pittore intento a cumular nugoli sopra nugoli, monti sopra monti, a torcer drappi, ad acuire gli atteggiamenti degli Apostoli sorpresi. Tranne uno che guarda in alto alla celeste bambola<ref>Verso Maria, rappresentata nella parte superiore del dipinto l'''Assunzione della Vergine''.</ref>, essi gesticolano, e discorrono, scossi come da terremoto. Tutta la preparazione del Maestro, solenne nella vermiglia pala d'altare a Padova, si dissolve, si va disperdendo. (vol. IX, parte III, pp. 815-818)
*Si sfoga poi {{NDR|il Romanino}} negli affreschi del Duomo di Cremona, cercando di renderci la ''Passione di Cristo''. Nel rappresentarlo ''davanti a Caifa'', pensa ai costumi variopinti dei lanzi coi cappelloni piumati, coi saioni a scacchi, più che alla divina tragedia. Ricorre anche al Dürer per comporre la scena, senza intenderne l'alto pensamento; e fa una rappresentazione greve, pesante, in un colore rosso, torrido. (vol. IX, parte III, pp. 819-821)
*Ciò che non otteneva con la linea, il [[Dosso Dossi|Dosso]] tentava di ottenere mediante i colori, perfino la violenza del moto passato dalle figure alle cose. E, nonostante il cartone di Raffaello, anche più tardi, il Ferrarese, dipingendo in parte il ''San Michele'', «ex voto» di Alfonso I d'Este, [...], per il recupero della città dalle mani del Papa, non {{sic|riescì}} se non negli effetti coloristici, nei lampeggiamenti della corazza, nei contrasti di luce ed ombra, a ottenere agitazione di elementi, e, meravigliando, abbacinando, energia. (vol. IX, parte III, p. 954)
*Una natura così sanguigna, come quella di Dosso Dossi, difficilmente poteva ritrarre un personaggio, segnarne i caratteri, senza forzarli, eccitarli, e, potrebbe dirsi, senza farli sudare accostandoli alle sue vampe. (vol. IX, parte III, p. 971)
*Il gruppo dei quadretti con ''Sacre Famiglie'' ci ha rappresentato un pittore che viene da Dosso Dossi senza intenderlo, ma standogli appresso, logorando, nella sua pochezza, nella sua incapacità, la materia dossesca. Egli non può essere se non [[Battista Dossi|Battista di Dosso]], vissuto fra gli strumenti dell'arte del fratello, tra gli elementi pittorici ch'egli immiserisce e scompone. Di [[Raffaello Sanzio|Raffaello]] non lascia traccia; ed è a credersi che egli sia stato a Roma più per baciare i piedi alla statua di S. Pietro, che non per dipingere con Giulio Romano e il Penni, Perin del Vaga e Pellegrino da Modena. Avrà avuta una commissione del suo Duca, per dare una seccatura di più a Raffaello; ma certo egli non vide neppure la soglia del tempio pittorico dell'Urbinate. (vol. IX, parte III, pp. 991-997)
=====Parte IV=====
*Coi suoi passaggi dalle altisonanti battute iniziali ai fiochi arpeggi lontani, la luce è per [[Lorenzo Lotto]], creatore della ''Natività'' di Venezia, quel che è la linea per [[Sandro Botticelli]] nel ''Presepe'' londinese. Gli angeli del pittore mediceo, festuche in balìa dell'aria sopra la capanna di Betlemme, sono esili come questi che si perdono nelle tenebre, verso il cielo, ove la forma è solo un barlume, un sospiro nel silenzio notturno. Così, da uno stormir d'ali angeliche nella notte trasse il suo canto di Natale Lorenzo Lotto, pittore visionario. (vol. IX, parte IV, p. 82)
*Mentre dall'arte di Tiziano scaturisce la doviziosa pittura di Jacopo Palma e il luminismo scenografico e costruttivo del Tintoretto, Lorenzo Lotto, con i suoi toni fusi, velati, e le quiete atmosfere {{sic|grige}} degli ultimi tempi, con la sua grazia intima e raccolta, esula da Venezia per fondare una grande stirpe pittorica in provincia: a Brescia e a Bergamo, e sancire il connubio tra Venezia e Lombardia. (vol. IX, parte IV, pp. 111-112)
*Il Fiorentino {{NDR|Andrea del Sarto}}, con le sue minori risorse cromatiche, il Veneto {{NDR|Lorenzo Lotto}} con l'appoggio di tutta una tradizione di colore che l'aiuta a toccare più alte {{sic|mète}}, giungono per diverse vie alla visione di forma traverso il velo atmosferico, a un accenno di pittura di macchia e d'impressione. Con scatti, che talora sembrano inspiegabili, Lorenzo Lotto, veneziano fuor della cerchia di Venezia, sensibile a ogni esterno influsso nella sua vita quasi di esule, provinciale di genio, passa da un eccessivo formalismo dovuto all'influenza raffaellesco-romana, all'estremo sforzo impressionistico del Cinquecento. Minuto quattrocentista quando era già morto Giorgione, egli raggiunse in molte sue opere tarde una libertà, una rapidità di visione, sbalorditive nel mondo stesso dominato dal Vecelio. (vol. IX, parte IV, p. 113)
*Il [[Benvenuto Tisi da Garofalo|Garofalo]] fu inferiore alla sua fama. Impicciolì i modelli artistici ch'ebbe intorno a sé; e così nel ricordare, decorando il Seminario ferrarese, l'occhio di cielo aperto alla mantegnesca nel soffitto d'una sala di palazzo Costabili, restrinse, ridusse, sminuì scomparti, figure, ornati. Ben presto si fece la sua convenzione, [...]; e quella convenzione mantenne quasi senza scomporsi, anche quando si trovò accanto il focoso Dosso Dossi. Rimase sempre uguale a se stesso; e le sue forme facili, antiquate, superficiali, vennero imitate e ripetute da un gran numero di piccoli seguaci. (vol. IX, parte IV, p. 312)
=====Parte V=====
*La bizzarria del maestro senese {{NDR|[[Domenico Beccafumi]]}} divien stravaganza nella pala di ''San Paolo'' [...]. Preso dall'ossessione della grandiosità e dello scorcio, egli issa sopra una ristretta base a gradi il macchinoso e vuoto San Paolo, che regge con la destra floscia uno spadone d'eroe da burla e si puntella al piede massiccio, enorme; inturgida la flaccida forma di San Paolo caduto, con la mano sul petto in gesto melodrammatico, mentre attorno a lui altri attori di melodramma, camuffati da panciuti guerrieri romani, guardano e commentano; fa apparire in alto il gruppo della Vergine col Bambino e due Santi come in un'ancona<ref name="Ancona"/> infagottata dal baldacchino bartolomesco<ref>Nello stile di Fra Bartolomeo, detto anche Baccio della Porta (1473-1517), pittore e frate domenicano.</ref> tra gonfi angioletti; e per accrescer lo spettacolo esaspera i contrasti di macchie d'ombra tenebrose e di luci squillanti. (vol. IX, parte V, p. 436)
*Nella Siena del Cinquecento, Domenico Beccafumi è certo la personalità più spiccata, e anche la più mutevole, la più capricciosa: talora dipinge come un forte impressionista moderno, talora elabora lucenti oleografie; infonde, per magica virtù di contrasti luministici, le impronte di una maestà sovrumana a qualche testa affiorante dall'ombra, o cade in svenevoli languori; precorre l'eleganza lambiccata e preziosa del Settecento, e foggia marionette di legno per i suoi teatrini di storia romana. (vol. IX, parte V, p. 492)
*{{NDR|Esaminando l'''Adorazione dei Magi'' di [[Andrea Sabatini]] nella chiesa dei Gerolamini di Napoli}} [...], composta con elementare semplicità: Madonna e Bambino sopra un banco di pietra, davanti a una nicchia, San Giuseppe in piedi, con le mani incrociate sul bastone e sulle mani poggiata la testa, i re Magi e un paggio dei re. Qualche eco umbro raffaellesca risuona nelle figure giovanili, ma forse traverso [[Cesare da Sesto]]; e la Vergine e Gesù con i tondi lineamenti ristampano in forme pedestri i moduli di Leonardo, da cui deriva anche il moto istantaneo del bimbo. L'insieme è fiacco, stentato, meschino: le dinoccolate figure dei giovani, mascherette di grazia, la Vergine, sciatta e sonnolenta, contrastano col grottesco San Giuseppe, che nello sforzo d'irrigidirsi e far da pilastro tende una gamba, e guata bieco dall'alto in posa da tiranno da marionette. (vol. IX, parte V, pp. 711-712)
*L'opera maggiore di [[Taddeo Zuccari|Taddeo {{NDR|Zuccari}}]], coadiuvato dal fratello {{sic|Federigo}}<ref>In altre parti di questo stesso testo, il fratello di Taddeo Zuccari, è citato come ''Federico''.</ref>, dal Tempesta, e da altri, ma direttore della decorazione, di cui, secondo il contratto, doveva fornire tutti i disegni, è l'ornamento pittorico del Palazzo Farnese di Caprarola: ineguale di valore, secondo l'importanza delle varie stanze e la maggiore o minore fretta dell'esecuzione. Come nella Villa di Papa Giulio, l'arte della grottesca ha qui uno dei migliori esempi dell'età postraffaellesca, sebbene spesso lo studio superficiale di ricchezza, la sovrabbondanza dei motivi, l'abuso degli stucchi, distruggano l'eleganza antica; e invano si cerchi lo stile preciso e sottile di un Giovanni da Udine in queste stampe già logore. Così, nella volta della cappella, ove Taddeo introduce il delizioso motivo dei putti-cifra, sguscianti con grazia correggesca, capelli al vento, da mensole e cartelle, la grossolana ghirlanda di frutta intorno al tondo centrale menoma la nobiltà della grottesca rinata nel Cinquecento romano. (vol. IX, parte V, pp. 855-856)
*Negli affreschi della ''Vita di San Paolo'' in San Marcello al Corso, e specialmente nella ''Punizione di Elima'', Taddeo s'ispira agli esempi del tardo Raffaello, studiandosi di disporre con maestà statuaria le figure entro lo spazio architettonico. I movimenti sgangherati, la mimica stereotipata e teatrale, i ripetuti motivi di rozzo stampo manieristico, quale il giovane che abbraccia la colonna, ci danno quasi la parodia delle composizioni raffaellesche per arazzi, sommergendo nell'enfasi più stucchevole la maestà degli esemplari. (vol. IX, parte V, p. 865)
*La vernice dell'erudizione, che aderisce così interamente alla figura di Federico Zuccari e ne fa un rappresentante più del fratello tipico della moda pittorica propria al tardo Cinquecento, si screpola, si spezza, in Taddeo, appena libero dai suggerimenti dei dotti distributori di temi per i palazzi romani; e allora prende il sopravvento, come in questa opera {{NDR|la ''Battaglia di Tunisi'', nella Sala Regia del Vaticano}}, lo spirito popolaresco, vivace e spesso volgare, che lo distingue da Federico. Rappresentante di un periodo di decadenza, di cui rispecchia tutti i difetti, tutte le debolezze e le pretese, egli ha, come i più dei manieristi, qualche momento felice, che mostra sotto le ceneri dell'arte una scintilla viva: così alcuni quadri mitologici di Valle Giulia, cosi l'''Aurora'' nelle sale della Villa Farnese a Caprarola. (vol. IX, parte V, p. 870)
*La prima opera che ci presenti definita e distinta da quella del fratello {{NDR|Taddeo}} la personalità di [[Federico Zuccari]], è l'''Epifania'' della cappella Grimani in S. Francesco delle Vigne a Venezia, firmata e datata 1564, dal marchigiano ventiduenne. [...]. Nello scenario veneto, in cui persino riappaiono, in angolo a destra, i lastroni marmorei cari a Jacopo Bassano, i personaggi si dispongono lungo le due linee a V frequenti nell'arte veronesiana; ma nel disporle Federico Zuccari mostra di non aver la minima idea del valore cromatico delle costruzioni sfaccettate di Paolo {{NDR|Veronese}}, e delle conseguenti rifrazioni di colore: egli rimane il manierista romano che mira a un'eleganza di pose compassata e frigida. La sensibilità del giovane, non ancora qui soffocata dalle aride formule, si riflette nella grazia decorativa che viene al quadro da una distribuzione di figure sparsa e {{sic|leggiera}}, culminante nel nodo serico della Vergine e degli angeli. Il bimbo, minuscolo gingillo, dà l'ultimo tocco a questo singolare esempio manieristico di eleganza languente e preziosa. Anche il colore, nelle sue note basse e fioche, ci presenta in questo esordio di Federico Zuccari un'opera studiata, fredda, ma gentile, aliena da pretensioni spirituali e formali, e come timida in quel tentativo incerto e commovente di conciliare il mondo d'arte da cui è uscita e il nuovo raggiante in Venezia. (vol. IX, parte V, pp. 871-872)
=====Parte VI=====
*Il pittore ufficiale {{NDR|[[Agnolo Bronzino]], al servizio di Cosimo I de' Medici}} mise in opera tutto il suo talento, tutte le finezze delle sue figurate costruzioni, tutti i fregi, i ricami, i merletti, i tessuti più belli a gloria della corte medicea. Uscito di corte, non parve più così lustro e superbo; lasciò scorgere le sue convenzioni nei quadri chiesastici freddi e grevi. L'artificio s'impadronì dei corpi e della natura circostante, vi sparse l'acqua colata dalla ghiacciaia del Concilio di Trento e della Controriforma. (vol. IX, parte VI, pp. 69-70)
*Nefasto all'arte fu, in generale il [[Giorgio Vasari|Vasari]]. Egli falsa il carattere sottile e perspicace del [[manierismo]] fiorentino. Il suo atteggiamento cerebralistico non è quello di un [[Pontormo]] che si tormenta in ricerche di colore e di linea, in ardui problemi di estetica, ma è quello di un letterato che ama i temi dottrinari, di un michelangiolista che vorrebbe, senza sentirle, interpretare le passioni eroiche, e proprio meglio riesce quando, inconsciamente, rinuncia a tutto per veder nella composizione un puro gioco decorativo. Esempio le divertenti battaglie di Palazzo Vecchio. (vol. IX, parte VI, p. 372)
*L'eterno compromesso di colore e di forma che affligge il manierismo rende insopportabili la maggior parte delle opere di Giorgio Vasari. E solo quando l'interesse decorativo prende il sopravvento egli giunge all'arte con arditi effetti di scenografo e di caricaturista nato. (vol. IX, parte VI, p. 372)
*[...] da Parma, per via d'incisioni e di disegni, le eleganze del Parmigianino e le fluide sottigliezze delle sue forme forbite cominciavano a diffondersi e ad attrarre più che il tenero modellato delle correggesche. Era più facile sentire la calligrafia del Parmigianino che non l'ariosità del Correggio; e nell'Emilia prima, in Lombardia, nella Liguria, nel Veneto, per tutt'Italia poi, il raffinato maestro parmense dettò leggi alla moda pittorica. Parve che niuno potesse sottrarsi all'incanto di quel serpeggiar di linee, di quell'ondeggiare di corpi smilzi e snelli; [...]. (vol. IX, parte VI, pp. 584-586)
*[...] nell'Oratorio del Gonfalone a Roma, teatro della pittura manieristica, [[Lelio Orsi]] rappresentando l'''Arresto di Cristo'', par dia uno strappo a tutte le convenzioni con i suoi effetti fantasmagorici, trasportandoci in uno scenario magico, pauroso, con un paese notturno, con nubi tetre squarciate dal chiaro di luna. (vol. IX, parte VI, p. 643)
*La copia dell'opera del maestro {{NDR|la ''Pietà'' di Bernardino Campi<ref>Bernardino Campi (1520 – 1591), pittore italiano.</ref>, eseguita dall'allieva [[Sofonisba Anguissola]]}} è scrupolosa, fedele, ma par che Sofonisba risenta più di Bernardino l'influsso parmigianesco nelle mani affilate della Vergine, nel colore argentino, nella delicatezza del volto a punta, dei lineamenti piccini. Le ombre sono men crude; non tagliano con barbara durezza il profilo del Cristo come nel Campi; la salma s'irrigidisce, piallata come in un tronco, senza più l'impronta vitale che la flessibilità dei muscoli manteneva al prototipo. Ombre leonardesche s'agitano sul volto dell'Addolorata di Bernardino, mentre quello dipinto dalla scolara si porge alla carezza di un lume tenue e diffuso. Tutto divien più blando, più fioco. (vol. IX, parte VI, pp. 924-926)
=====Parte VII=====
*L'arte di [[Giuseppe Porta]], che si acclimatò all'ambiente veneto più di quella di ogni altro artefice toscano, si muove tra inevitabili incertezze, perdendo talora ogni impronta personale in un fiacco ibridismo, spesso cadendo nella freddezza dell'esercizio accademico, per raggiungere solo di rado – ad esempio nei tondi della biblioteca Marciana e nella pala dei Frari –, e anche qui non interamente, la coerenza stilistica, necessaria alla creazione di una perfetta opera d'arte. (vol. IX, parte VII, p. 426)
*Artista dotato, egli {{NDR|Giuseppe Porta}} dà una sua interpretazione blanda e un po' esteriore alle tendenze pittoriche dei Veneti: un senso di misura lo trattiene dal gareggiar con l'audace cromatismo di Paolo {{NDR|Veronese}} o con le magie luministiche del Tintoretto, e lo conduce ad attenuarne gli effetti, ad ammorbidirli. Rimane accanto ai maestri veneti come un raffinato e un virtuoso che ne ami l'arte trascinatrice, non certo come un creatore, e la sua toscana eleganza fa sbocciare talora dalla monotona biondezza de' suoi quadri qualche fioritura improvvisa di rorido e accarezzato colore. (vol. IX, parte VII, p. 426)
====''La scultura del Cinquecento''====
=====Parte I=====
*In Roma [[Lorenzo Lotti]], detto il Lorenzetto, traduttore in marmo del Giona di [[Raffaello Sanzio|Raffaello]] per la cappella Chigi, dà sviluppo alla tendenza classicheggiante nella scultura. L'opera sua più giovanile ricordata dai documenti è il compimento della tomba del Cardinal Forteguerri in Sant'Jacopo di Pistoia, affidatagli da «rifare, ridurre e finire» nel giugno del 1514. (vol. X, parte I, p. 304)
*{{NDR|Nel monumento Forteguerri della cattedrale di Pistoia}} Si distingue da tutte queste figure in vesti arruffate e tagliuzzate la Carità del Lorenzetto, chiusa nella tunica a pieghe tranquille e aderenti alle forme, raccolte le ali a mandorla attorno la persona, un braccio arcuato, con la fiaccola nella mano, stretto l'altro alla figura di un putto michelangiolesco, che lo scultore vede in funzione, puramente architettonica, di cariatide, o meglio di pilastrino. Il concetto è freddo: il tema della Carità non ha scaldato il cuore dell'artista; già in quest'opera giovanile, il Lorenzetto è il precursore dei neoclassici, un [[Bertel Thorvaldsen|{{sic|Thorwaldsen}}]] del Rinascimento. (vol. X, parte I, p. 306)
*In [[Venezia]], teneva il campo l'arte dei Lombardo, [[Tullio Lombardo|Tullio]] e [[Antonio Lombardo (scultore)|Antonio]], e dei loro seguaci, ornatissimi ricamatori, inclini, specialmente Tullio, a freddezza di [[Neoclassicismo|stile neoclassico]], tanto da anticipare certi aspetti dell'arte fiorita nel periodo napoleonico. I due fratelli iniziano la loro vita artistica lavorando accanto al padre, che aveva conquistato il dominio di Venezia nell'architettura e nella scultura. (vol. X, parte I, p. 357)
*[...] il [[Tullio Lombardo|Lombardo]] accarezzato e forbito, che ammollisce marmi e lustra superfici, infonde ad alcune figure {{NDR|della ''Pietà'' nella chiesa veneziana di San Lio}} forza rude, quasi [[Andrea Mantegna|mantegnesca]]; al corpo di Cristo, scavezzo sul grembo della Madre, tensione spasmodica, esasperata acerbità formale. Un contorno tagliente stacca il Cristo dalla Madre, che lo trattiene mentre scivola dal suo grembo; lo stesso contorno fermo, incisivo, precisa i lineamenti del volto, le nervature e le dita delle mani spianate.<br>La stilizzazione del rilievo propria di Tullio ha qui uno dei più tipici esempi: ogni contorno è sottolineato e precisato da forti scuri; tutte le figure, di modellatura larga e compressa, sono a staccato. Anche la Madonna, libera dal fondo, è appiattita, come impressa in cartapesta.<br>I forti sottosquadri originano ombre in certo modo paragonabili a quelle della scultura romana, soprattutto nel determinare la flammea capigliatura di Cristo. Le pieghe, calligrafiche e tese sulle persone, sono qua e là ammaccate, quasi da colpi di martello, e anche da ciò l'arte flemmatica di Tullio deriva insolita energia, un'espressione di sensibilità dolorosa, che svanisce nelle due comparse del fondo, presso la croce, appunto per l'attenuazione degli scuri. (vol. X, parte I, p. 368)
*La finezza di gradazioni nel bassorilievo, che si nota nella parte superiore della pala di San Giovanni Crisostomo, si ritrova in un'opera tra le più delicate di Tullio {{NDR|Lombardo}}: l'''Annunciazione'' del Seminario vescovile a Venezia. Suggerita con tenui linee architettoniche la stanza della Vergine, Tullio vi ha collocato nel mezzo il tabernacolo, come finestra lombardesca con timpano triangolare, e ai lati di esso, le figure di Maria e dell'angiolo, composte nella guaina delle vesti tese, a pieghe preziose, calligrafiche.<br>Il modellato dei volti è lieve, quasi vaporoso nella sua morbidezza, e lo staccato di quello dell'angiolo proietta un'ombra sulla parete. Con una mano sul petto, schiusa la bocca, Gabriele, agghindato da ciocche a catenella con l'artificiosa eleganza di Tullio, mormora le parole dell{{'}}''Ave''. Anche la Vergine, conserte le braccia placide, schiude le labbra alla parola. L'arte arida dello scultore si anima d'un soffio di delicata poesia, e par che qualcosa l'avvicini a [[Luca della Robbia]] nel sentimento tranquillo, alieno da drammatico impeto. (vol. X, parte I, pp. 373-374)
*L'intensità di vita delle figure nel primitivo Presepe {{NDR|della chiesa di Santa Maria del Parto a Mergellina}} si ritrova in un capolavoro del Nolano: il ''Crocefisso ligneo'' nella chiesa di Santa Maria la Nuova, opera più tarda, prossima alla pala d'altare di Monteoliveto, e cioè al gruppo di sculture ove [[Giovanni da Nola]] inclina ai modi toscani del Santacroce<ref>Girolamo Santacroce (1502 – 1537), scultore, architetto e medaglista.</ref>. Anche qui i tratti del volto son marcati da realistica crudezza: la bocca febbrile e amara, l'occhio sbarrato d'angoscia nell'ombra dell'orbita, le sopracciglia tese sino allo spasimo, tutto partecipa all'espressione d'atroce agonia, persino il nodo del drappo che si torce a gotica fiamma. Ma in questo capolavoro Giovanni da Nola ha raggiunto un grado di raffinatezza toscana mai altrove raggiunto, e una bruciante sensibilità nel render lo strappo dei tendini tesi di braccia e dita, lo scricchiolìo delle costole nel corpo di nervosa eleganza brunelleschiana. (vol. X, parte I, p. 722)
*Non ritrovano la delicata spontaneità della ''Madonna della Neve'' {{NDR|in}} altre sculture del Nolano appartenenti a questo periodo, né l'''Ecce Homo'' di legno in Santa Maria la Nova, male imbrattato di colore, manifestazione di sentimentalismo pietistico da prematuro Seicento, né il ''San Giovanni'' in marmo della chiesa di San Domenico Maggiore, d'impronta sansovinesca, tra le più ammanierate sculture del Nolano, nonostante la vivacità dei contrasti d'ombra e luce. Il Crocefisso ligneo, di cui già parlammo, in Santa Maria la Nuova, è invece l'espressione maggiore dell'arte di Giovanni da Nola in questo periodo. (vol. X, parte I, p. 734)
=====Parte II=====
*Com'è noto, [[Michelangelo Buonarroti|Michelangelo]] si valse di aiuti, specialmente di [[Raffaello da Montelupo]], ad apprestare le statue che fiancheggiano il Mosè e sovrastano alla sua mole. [...] Raffaello da Montelupo, pur traducendo disegni del Buonarroti, tornisce le forme e le addolcisce alla maniera raffaellesca. (vol. X, parte II, pp. 55-58)
*Il classicismo, invadente nell'arte del [[Giovanni Angelo Montorsoli|Montorsoli]], le toglie, col suo peso accademico, la naturale vivezza, il senso di forma in movimento istillato da Michelangelo. (vol. X, parte II, p. 111)
*Uomo di chiesa, frate servita, il Montorsoli dona poco dell'arte sua alla chiesa, e tutto il suo spirito, tutta la sua commozione, profonde nelle figure che interpretano le sue fantasie. Vi è una terracotta a Berlino, nel museo Federico, raffigurante una donna disperata, forse studio per una delle sue fonti, dove par di sentire il fremito del nudo angosciato, che nell'urlo si raccoglie e s'accascia. E la terracotta non uguaglia la ''Scilla'' della fontana del ''Nettuno'' a Messina in libertà di movimento pittorico, benché alla creta il Montorsoli dia pastosità di colore, tendendo ad arco le forme turgide, gonfie di linfa. Così il maestro rivela le sue tendenze, come già le aveva rivelate primamente nel satiro suonatore del monumento ''Sannazzaro'', e nel ''Marsia'' legato tragicamente all'albero, figure che rompono gli effetti accademici del mausoleo per portarsi tra i boschi e le selve. Dall'Accademia, dalla tradizione del Sanzio, dalla maestà di Michelangelo, sembra che il Frate, buttata la tonaca alle ortiche, si fugga incontro a forme barocche, scrollando da sé il gelo dell'accademia, il meccanismo raffaellesco, il peso dello sforzo michelangiolistico. (vol. X, parte II, pp. 150-153)
*{{NDR|Raffaello da Montelupo è}} [...] autore del ''San Damiano'', nella Cappella Medicea, la sola statua michelangiolesca uscita dalle sue mani. I lineamenti contratti del volto, i capelli agitati fiammanti, le vesti tormentate, le mani, ove fan rete le vene turgide, dalle falangi rettangolari schiacciate, lascian sentire come il prototipo dello scultore sia stato il Buonarroti, che imperava nella Cappella Medicea. [...].<br>Il mite, il raffaellesco Raffaello da Montelupo sente nella cappella Medicea la passione di Michelangelo, che in seguito gli sfugge per sempre. (vol. X, parte II, p. 154)
*Tre bassorilievi col busto del [[Baccio Bandinelli|Bandinelli]], uno nei musei di Stato a Berlino, il secondo nel museo dell'Opera di S. Maria del Fiore a Firenze, il terzo nel Louvre a Parigi, ci danno la misura dell'arte dello scultore in ordine di tempo. Nel primo, c'è una gran penetrazione della forma, una sensibilità pittorica, un'attenzione a determinare i lineamenti e a segnarne con energia i particolari; nel secondo, questi spariscono; le linee, diritte o quasi, del sopracciglio, della base del naso, delle labbra, s'incurvano; le superfici mobili, molteplici, commosse, s'uniscono, si gonfiano; i capelli a riccioli sottili, incisi, riappaion battuti come su lastra metallica; la barba, lunga, serpeggiante, a spire fiammanti, diviene un ghirigoro grosso, terminato a riccioli; l'occhio acuto si smorza nel tondeggiar dell'orbita, le nari non vibrano più, le labbra non si serrano energiche, l'orecchio si scodella senza più quel sottile tirato dei nervi; e il busto, che prima veniva tagliato dalle pieghe del manto gettato sulle spalle e aggirato sotto il petto ignudo, qui vien tagliato al modo classico, a scarpa. Ma nella terza edizione del busto la forma perde anche l'effetto dello stampato, dello sbalzato su metallo; il profilo divien laminare e i lineamenti si disegnano invece d'essere scolpiti, i riccioli si fanno calligrafici, la barba a cordoni si chiude a chiocciolette; e il busto, più classicheggiante, porta uno scarso mantelletto agrafato sulla spalla. Il primo busto spira maschia energia, il secondo bonomia, il terzo disfacimento [...]. (vol. X, parte II, p. 192)
*{{NDR|Baccio Bandinelli}} [...] quando fece ''Ercole che sottomette Caco'', davanti al palazzo della Signoria, le generalità classiche non gli permisero di animare la rappresentazione, di spiegarla in potente unità. Nel far le cose colossali, la visione dell'insieme non si ha se non interamente abbracciandolo per forza d'astrazione e incatenandone le parti, come avrebbe fatto Michelangelo; se non trasportando idealmente pesi e misure a un livello di sopra, di sotto, di là dalla propria visuale, nei piani e in profondità: e il Bandinelli, che non ebbe quella supervisione, mise cumuli sopra cumuli marmorei, massi sopra massi; fece una roccia scalpellata più che corpi giganti svincolati dal sasso. (vol. X, parte II, p. 199)
*{{NDR|Baccio Bandinelli}} [...] nel busto in bronzo {{NDR|di [[Cosimo I de' Medici]]}} si manifesta l'educazione dello scultore dal padre orafo, maestro anche di [[Benvenuto Cellini]], e appare la sua natura più schietta e più viva, non agghiacciata da stilistiche apprensioni. (vol. X, parte II, p. 204)
*Qualche impronta dell'arte di Baccio Bandinelli, con la sua visione sommaria e spianata dei volumi, si riconosce nella più antica opera nota dell'[[Bartolomeo Ammannati|Ammannati]]: la statua tombale di ''Mario Nari'' al Bargello, già nell'Annunziata, con evidente imitazione delle figure giacenti di Michelangiolo sulle tombe medicee.<br>Il simulacro del defunto si solleva dal sepolcro; punta il busto sulla sinistra. È tra le opere dell'Ammannati più inclini a michelangiolismo, ma ad un michelangiolismo addolcito, trattenuto, che attenua la determinazione dei volumi singoli, mirando all'espressione del volume totale. I muscoli, in quel tendersi, in quell'incavarsi della forma irrigidita, si schiacciano; la lamina della corazza si stampa sul busto; gli spallacci s'addentrano nelle carni; i lineamenti michelangioleschi diventan schematici. (vol. X, parte II, p. 357)
=====Parte III=====
*Quando, nel 1543, [[Alessandro Vittoria]] giunse a Venezia, inviatovi dal vescovo [[Cristoforo Madruzzo]], ed entrò nella bottega di [[Jacopo Sansovino]], aveva diciott'anni appena, ma doveva già essere educato all'arte se poté presto eseguire la bella statuina del ''Battista'' ora sopra una pila d'acqua santa nella chiesa di San Zaccaria, ove l'impronta sansovinesca è come nascosta dalla violenza espressiva di uno scalpello accanito a rendere i segni della macerazione fisica e il solco del dolore in ogni tratto del volto scarno e delle mani scheletriche. Forse a tale tendenza verso un realismo penetrante, pungente, che, pur tra le fioriture decorative del costume, impronta i profili medaglistici di ''Maddalena Liomparda'' e di ''Caterina Sandella'', di un rude popolaresco vigore, non fu estranea una prima educazione a Trento, ove, nella cantoria di Santa Maria Maggiore, son busti bronzei di prepotente rustica forza. (vol. X, parte III, p. 74)
*Scultore campagnolo, il [[Vincenzo Grandi|Vicentino]] taglia come nel legno le sue rustiche immagini; inesperto del bassorilievo, divien goffo nelle figure di fondo. Goffa è anche la ''Madonna'' a tutto tondo, grassa contadina infagottata nelle vesti, ma il sole che accende il volto paffuto infonde respiro ai lineamenti ingenui. E piena di rustica forza è la figura del pastore in ginocchio presso il giaciglio, che par uscita, con la cupa testa barbuta e il nodoso bastone, da una tela del bresciano [[Giovanni Gerolamo Savoldo|Savoldo]]. Lo scultore semplice e vivido si delizia ad avvicinare il manto lanoso del somarello al lucido cuoio del bove; muove il gruppo saltellante degli angioletti cantori al ritmo scherzoso della luce e dell'ombra; è maldestro, rustico tagliapietra, ma raggiunge talvolta, come nella gracile figuretta di fanciullo che s'aggrappa alla veste di San Giuseppe, effetti pittorici nuovi alla scuola dei Lombardo<ref>Famiglia di scultori e architetti attiva principalmente a Venezia tra il XV e il XVI secolo.</ref>. (vol. X, parte III, p. 76)
*Nel 1543, primo anno di sua dimora in Venezia, mentre il [[Jacopo Sansovino|Sansovino]], suo maestro, stava per ultimare con drammatico impeto i rilievi delle tribune di San Marco, Alessandro Vittoria scolpiva la statuetta in marmo del ''Battista'', ora sopra una pila nella chiesa di San Zaccaria. Vi si sente, nel taglio allungato della figura, nel cader del manto dal fianco a terra, nello stringersi di tutte le membra al tronco, un'eco di modi sansovineschi, benché una opposta sensibilità sia nei due artisti, Jacopo Sansovino, incline a dolci ritmi, a un sereno ideale di grazia e di pittorica morbidezza, il Vittoria appassionato nel rendere l'ardente spiritualità del Santo con l'effetto cromatico di ombre che s'incanalano negli avvallamenti del volto consunto, entro i cavi di un fusto lungo, scheletrico, come arso dal sole rovente del deserto. (vol. X, parte III, p. 82)
*Tra il 1581 e il 1583, il Vittoria attese alla pala d'altare in bronzo per [[Johannes Defuk|Giovanni Fugger]], ora nella raccolta del Dott. Preston S. Satterwithe a New York. Vi rappresentò l'''Annunciazione'', certo ispirandosi alla pittura di [[Tiziano Vecellio|Tiziano]] nella [[Chiesa di San Salvador|chiesa del Salvatore]] a Venezia. Comporre una pala a rilievo sulle tracce di una pala dipinta è certo tentativo di gusto discutibile, fortunatamente non ripetuto altrove dal Vittoria, ma bisogna riconoscere che l'effetto di luce ottenuto dallo scultore rivela una sorprendente sensibilità pittorica, un'arte ricca di ogni accorgimento nel lavorar le superfici, ora sgusciandole come il velo della Vergine, ora sfaccettandole come il manto dell'angiolo, sempre acuendo le nervature delle pieghe, affilando e spezzando gli spigoli per ottenerne rifrazione di luci, scintillìo. (vol. X, parte III, p. 116)
*Il giovane principe [[Francesco I de' Medici|Francesco de' Medici]], che a Firenze divien protettore del [[Giambologna]], è ritratto, nel busto del palazzo Uguccioni, in armi, fasciato dal manto abbondante. Ha gli occhi grandi, bovini, coperti come da un velo; la barba e i capelli a piccoli ricci, la decorazione del busto ingrossata a sinistra, fuor del suo naturale equilibrio. Lo scultore che in Toscana arriva al metro perfetto, ai canoni grammaticali, si trova fuor di misura imponendo il busto del suo mecenate sul plinto marmoreo. Si potrà ammirare la cura nel render la cute giovanile, quasi luminosa, del Principe, e l'ombra delle sopracciglia trasparenti; ma si nota, nei ricciolini delle chiome e della barba, un certo artificio; troppa regolarità nella gorgiera, troppo spessore nel manto sul busto arcuato. (vol. X, parte III, p. 697)
*All'Annunziata<ref>Il Giambologna fu sepolto nella cappella della Madonna del Soccorso della basilica della Santissima Annunziata di Firenze.</ref> dorme {{NDR|il Giambologna}} l'artista glorioso che trovò a Firenze misure, canoni, ordinamenti, grammatica. Egli fiammingo vi portò un po' di realismo grezzo, quale si mostra nell'aquila e nel tacchino. Liberatosi da quel realismo, cadde nell'Accademia fiorentina, cioè nelle regole e nei canoni, senza tuttavia abbandonare del tutto la primitiva vivacità; ed appunto questo residuo di realismo anche nelle opere tarde lo rende migliore di altri manieristi alla fine del Cinquecento. Le misure e i canoni nel secolo XVI furon dati dai Fiorentini al mondo: gli stranieri, dal Dürer a Giambologna, al Rubens, non hanno fatto che riceverli. Il Giambologna, pur ricevendoli, ebbe libere uscite, non essendo il manierismo uno stile, ed ebbe anche incoerenze, contrasti stilistici, come ad esempio tra il ''Nettuno'' della fontana di Bologna e le ''Sirene'' della base. Tuttavia il Fiammingo, al declinare del Cinquecento, anche tra i moduli dell'aulica forma, anche nell'algore accademico, trova, per le linee delle figure, ritmo, eleganza, nobiltà; per le masse equilibrio e slancio, togliendo peso, con l'accelerato movimento, alle forme giganti. (vol. X, parte III, pp. 788-791)
*Arrivato a Firenze, quando l'[[Bartolomeo Ammannati|{{sic|Ammanati}}]], nella ninfa della fontana di piazza, dava gran saggio di sé, Giambologna non ebbe suo il campo nella scultura, ma presto, salutato dal Granduca {{NDR|Francesco I de' Medici}} principe degli scultori, si innalzò anche sopra il vecchio Ammanati ormai rattristato e indebolito da pregiudizi religiosi. Egli continuò sempre col suo gran passo, ginnasta dell'arte, seguito da una folla di scolari, che parevano prepararsi a ludi olimpici col loro maestro; ma al pari di lui, fors'anche più di lui, nello scolpire i grandi blocchi di marmo, si mostrarono accademici, mentre nelle crete, nei bronzi, segnavano il trionfo dello stile pittorico spuntato dal manierismo. E con lo stile pittorico si prepara l'avvento al [[barocco]]. (vol. X, parte III, p. 791)
====''L'architettura del Cinquecento''====
=====Parte I=====
*Lo scultore [[Lorenzo Lotti|Lorenzetto]] fu ligio a [[Raffaello Sanzio|Raffaello]], non solo con le sue opere di scalpello, ma anche nelle architetture, e, come operò sui disegni del maestro a palazzo Vidoni, così si studiò, di seguire i suoi esempi costruendo il palazzo del Bufalo o della Valle. Oggi la facciata, anche per le manomissioni successive, non ci dà forse, se non nel centro, un gradevole effetto con le tre finestre più raccolte del primo piano, le tre distanziate del secondo, le tre del terzo, più semplici e brevi. È un'armonia che si disperde nell'estensione del prospetto, che non può darci troppa buona idea della bravura architettonica del maestro, con la monotonia di quei suoi lunghi filari di finestre. (vol. XI, parte I, p. 332)
*Il [[Sebastiano Serlio|Serlio]] ci rappresenta l'arte nostra {{NDR|l'archiettura}}, che, giunta a grande fioritura, trova regole, norme, che la Rinascita rende universali. L'architetto bolognese vide Roma negli aurei giorni dell'architettura, lavorò a Venezia, ove [[Jacopo Sansovino]] foggiava un nuovo stile, e dimorò in Francia, studiando i differenti costumi dell'edificare, riuscendo a raccogliere gran copia di osservazioni e di elementi per il suo prontuario architettonico. Tutta la vita del buono e dell'umile pedagogo fu quella di raccoglitore e di seminatore. (vol. XI, parte I, p. 468)
*[[Andrea Marchesi (architetto)|Andrea Marchesi]] da Formigine s'ingegnava nell'arte dell'architetto non sua propria. Molti falegnami passarono all'architettura specie nel '400, ma Andrea Marchesi vi trapassò a fatica, perdendo alquanto della sua gran valentia di decoratore. Essa si manifesta nel fregio della porta {{NDR|del [[Collegio di Spagna]] di Bologna}}, degna d'un antico, ma la forza, il chiaroscuro di quei girali, vien meno. L'intagliatore non poteva conservare il suo aspetto occupando spazi che l'architetto avrebbe dovuto riservare a sé, senza riempirli d'ornamenti, senza fiorirli. La subordinazione dell'ornato veniva a mancare collegandosi, con l'ornamentista, il dominatore architetto. (vol. XI, parte I, p. 800)
*[...] l'equilibrio, il ritmo voluto dall'architettura di questo tempo non è sempre sentito da Andrea da Formigine, che, nel palazzo Scarselli, a destra, fece un pilastrone scanalato non corrispondente con l'altro a sinistra. In tutto si vede che l'intagliatore ingegnoso, ora per le sue architetture s'ispira a Venezia, ora a Milano, talvolta cerca forme antiquate, tal altra si studia di fare il nuovo. Poco fondato, egli si prova a fare quanto può, contento d'ornare, di fiorire d'intagli i palazzi sorti su suo disegno. Più che l'armonia del corpo egli vede la veste adorna. (vol. XI, parte I, pp. 801-802)
*Si assegna [...] al [[Giovanni Francesco Mormando|{{sic|Mormanno}}]] la più bella facciata di palazzo napoletano, quella del palazzo di Capua, ora Marigliano, in S. Biagio dei Librai. La facciata subì alterazioni diverse, ma, nell'insieme, come dice giustamente il Pane, «manifesta la impeccabilità di una pura equazione geometrica, come quella che è dato riscontrare nelle opere migliori del Rinascimento». Purtroppo i restauri hanno lasciato solo intravvedere qualche traccia del {{sic|Mormando}} in quello stesso palazzo e nell'altro dei duchi di Vietri, poi Corigliano. (vol. XI, parte I, pp. 954-956)
*In Santa Maria della Stella alle Paparelle, edificata, per voto e con danaro proprio, dal {{sic|Mormando}}, si può vedere qualche reminiscenza bramantesca nella facciata con pilastri corinzi, scanalati sino a due terzi d'altezza, [...]. (vol. XI, parte I, p. 956)
=====Parte II=====
*[[Michelangelo Buonarroti|Michelangelo]] porta nell'architettura l'ideale di massa in movimento, come espressione di energia eroica. Dove è statica della coordinazione [[bramante]]sca, succede movimento; la coordinazione si trasforma in una più stretta unità, in subordinazione all'unità. Gli elementi si fanno più grossi o restan più grezzi, per presentarsi come massa, anziché come linea. (vol. XI, parte II, p. 1)
*La [[Cupola di San Pietro|cupola]], che Michelangelo elevò nel cielo di Roma sulla chiesa madre della Cristianità, nel cuore della città papale, come gigantesca tiara, tiene delle progettate cupole albertiane la voce sonora, della cupola di Santa Maria del Fiore l'ascensione trionfale; ma questi effetti nascono, non dai rapporti numerici dell'Alberti, non dalla {{sic|leggiera}} trama del Brunellesco, bensì da vigorosi contrasti di masse e di chiaroscuro, da vicenda di slanci e di freni, dalla lotta, che è in ogni forma creata dalle appassionate mani di Michelangelo. (vol. XI, parte II, p. 118)
*Espressione magnifica di Roma monumentale, la grandiosa cupola {{NDR|di san Pietro}} ha le membra possenti, le violente energie delle statue michelangiolesche. La sua mole, che di lontano trova riposo nella maestà delle ampie curve ascendenti, è il sogno della fantasia di Michelangelo verso la grandezza divenuto realtà. (vol. XI, parte II, pp. 118-121)
*Non l'interrotto monumento di Giulio II o la mutilata montagna marmorea di San Pietro in Vincoli, ma questa cupola {{NDR|della basilica di San Pietro}}, massima espressione di una forma prediletta e tipica dell'architettura nostra, legame fra l'Italia e l'Oriente, traduce la sete di grandezza dello scultore {{NDR|Michelangelo}}, che aveva divisato di trasformare una montagna in gigante, di martellarne il corpo nelle rocce, ergerne il capo nella regione delle nubi. (vol. XI, parte II, p. 122)
*[[Flaminio Ponzio]] aiutò e continuò l'opera di Martino Longhi in palazzo Borghese, e noi crediamo di riconoscere il suo intervento, anziché nella facciata verso via Fontanella di Borghese, che ci sembra propria del Longhi per la sua divisione a specchi, nell'altra, più vasta e magnifica, verso piazza Borghese, libera da lesene divisorie e arricchita da un grande scudo a foggia di cartella barocca, che s'aggrappa al timpano dell'edicola sovrastante il balcone e a quello della porta-finestra, animando col suo capriccio tutta la facciata e distruggendo l'impressione di vacuità, d'inconsistenza, che l'edicola desta nel prospetto verso via di Fontanella Borghese. Anche la bellissima lenta scalinata a gradi poligonali, che si stende a conchiglia rovescia davanti alla porta, e il cancello, tutto proprio di Flaminio Ponzio nella grazia esile e fiorita dei suoi motivi ornamentali, concorrono all'accentramento dell'effetto decorativo nell'asse mediano della facciata. (vol. XI, parte II, pp. 876-878)
*[[Domenico Fontana]] è l'architetto che lavora una facciata di chiesa come il rettilineo d'una strada, e, quando fosse vissuto in tempi moderni, come le rotaie d'una ferrovia. È un tecnico d'alto valore: innalza obelischi sulle piazze di Roma, trasporta la cappella del Presepe sotto il pavimento della cappella Sistina a Santa Maria Maggiore; distrugge, impetuoso vandalo, antichità pagane e cristiane, sempre benedetto da [[Papa Sisto V|Sisto V pontefice]]. (vol. XI, parte II, pp. 916-917)
*Purtroppo l'attività edilizia di Sisto V andò a scapito di augusti monumenti; e il Fontana ne fu l'esecutore inflessibile. Rovinò i resti delle [[terme di Diocleziano]], che impedivano la costruzione di [[Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri|Santa Maria degli Angeli]]; restaurò [[Basilica di Santa Sabina|Santa Sabina]], rimovendo gli antichi amboni, cancellando primitive pitture, demolendo i rivestimenti marmorei della tribuna; distrusse il [[Settizonio]]; e poco mancò che il [[Colosseo]] fosse da lui trasformato in lanificio, con logge per i tessitori, botteghe per le vendite. La morte del barbaro Pontefice sospese l'opera iniziata dal barbarico architetto, che già incominciava a spianare il suolo intorno al Colosseo, come racconta il [[Francesco Milizia|Milizia]]. Il costruttore, ch'ebbe più grandezza di spazio che grandezza d'arte, che ci dette più quantità che non qualità di lavoro, ci rimane quindi in aspetto di impresario, tenace come il Pontefice che lo protesse, rapido, forte d'intelletto, non d'arte. (vol. XI, parte II, p. 931)
*[[Pirro Ligorio]], a [[piazza Navona]], costruendo il [[Palazzo De Torres - Lancellotti|palazzo di Ferdinando Torres di Granata, ora Lancellotti]], si mostra contenuto nella facciata, che al pianterreno ha il bugnato un po' aggettato, e, nei piani superiori, semplicemente inscritto, ben ripartito, come a quadrelli in pavimento, regolarissimi, tranne verso la catena agli spigoli, ove essi perdono il moto uguale, e par s'allunghino a cercare connessione. Tende a monotonia, anche nel disegnare l'interno, l'architetto composto, ordinato, uguale. Ma il casino di Pio IV nei [[Giardini Vaticani]] fugge da questo silenzio: lavorano i fontanieri a rivestir di musaici all'antica pilastri e basamenti; ritornali gli efebi, le ninfe; escon le driadi dai boschi per vivere tra le ghirlande, i nastri, i festoni. Le grottesche romane antiche, quelle timide di [[Giovanni da Udine]], riprendon corpo, si addensano sulle pareti, si rilevano dalle riquadrature, tra un brulichio di girali, di campane di frutta, di vasi, di stemmi, di ghirlande. l'antiquario squaderna le sue note, riversa il sacco delle sue ricerche sulle pareti, sui suoi frammenti, veri o falsi, abbiano un nesso o no tra loro; e così figure, rilievi, ornati, fanno insieme una rievocazione dall'antico. (vol. XI, parte II, pp. 980-982)
*Più viva, per lo zampillar delle acque correnti, sonanti, per il moto delle fabbriche, sarà la [[Villa d'Este (Tivoli)|villa di Tivoli]], costruita dal cardinale [[Ippolito d'Este (1509-1572)|Ippolito II d'Este]] per cercarvi riposo, dopo le ire destate come cardinale protettore della corona di Francia. Uomo del Rinascimento, chiede alla villa tiburtina la pace, tra le grotte popolate di statue scavate in sua presenza a [[Villa Adriana]]. Pirro Ligorio vi profonde la sua vivace, ardente, napoletana fantasia; innalza a corona dei giardini il suo palazzo, cui s'accede come a trono eccelso, per ampie scalinate, da arcata ad arcata. Gli ornamenti che dovevano annidarsi sulla facciata del palazzo restarono nella mente di Pirro Ligorio, ma egli non dimenticò di farli eseguire sui padiglioni, sulle mostre delle fontane. Tutto è condotto rapidamente, come abbozzato, quasi che la finitezza fosse superflua in tutta quella festa della natura, in tutto quel rigoglio di verde, in quella musica delle acque, che [[Annibale Caro|Annibal Caro]] ci ricordò nella sua aurea prosa. (vol. XI, parte II, p. 988)
=====Parte III=====
*Certo {{NDR|[[Palazzo Corner della Ca' Granda]]}} è colossale, più di quanto si sia mai veduto sulla mobile superficie delle acque del Canal Grande, trionfante nella sua classicità, nella massiccia potenza delle colonne abbinate, ioniche al primo piano, corinzie al secondo, reggenti le arcate cariche di trofei. Quelle arcatelle son leggiere per la elefantina potenza delle colonne, e i due piani sembrano, a causa di esse, un pondo troppo forte per il basamento rustico del palazzo. (vol. XI, parte III, p. 124)
*[...] auspice il doge Andrea Gritti, Jacopo Sansovino aveva disegnata la costruzione {{NDR|della chiesa veneziana di San Francesco della Vigna}} sin dal 1534. Ma il disegno sofferse riduzioni e mutamenti per le filosofiche elucubrazioni del Padre [[Francesco Zorzi|Francesco {{sic|Georgi}}]], che, con le teoriche di Platone alla mano, con la cabala medioevale del tre «numero primo et divino» e con i suoi multipli, aveva l'audacia di riformare il progetto in corso d'effettuazione. E peggio, la sicurezza del frate dell'Ordine confuse il Sansovino, Tiziano, Fortunato Spira viterbese, il Serlio, che ne firmarono la relazione rinnovatrice dell'edificio chiesastico, a norma di rapporti e di dimensioni ad esso applicate, per ottenere «un'armonia consonantissima». (vol. XI, parte III, pp. 125-126)
*[...] [[Chiesa di San Francesco della Vigna|San Francesco della Vigna]] mostra nell'interno le chiare proporzioni di Jacopo {{NDR|Sansovino}}, non la sua vivezza cromatica, forse per l'adesione ai principî del frate censore {{NDR|Francesco Zorzi}}. Vi è un gran predominio di vuoti nella povertà francescana della chiesa; le lesene di pietra grigia, come tutte le cornici, sono piatte; ma un senso di pace, di equilibrio, nasce dall'armoniosa larghezza d'archi delle cappelle. Ancora l'eco toscana del Brunellesco s'avverte nella serie di sovrapposte lesene, tradotta in ampiezza cinquecentesca e in tranquilla maestà di linea nel giro fra cappella e cappella finché nella crociera le volte par s'innalzino a volo. (vol. XI, parte III, pp. 126-127)
*Il rapporto del [[tempio malatestiano]] di Rimini con la facciata di [[Chiesa di Santa Maria in Organo|Santa Maria in Organo]] è forse semplicemente casuale, ma ci mostra come [[Leon Battista Alberti]], suscitatore di masse nell'architettura, abbia fraternità di spirito con [[Michele Sanmicheli]], che, ad un tempo, tra le membrature battute sull'incudine, insinua finezze, delicatezze, fiori che le addolciscono, sorrisi che illuminano le forme giganti, luci e ombre che ne esaltano la vita. E come nell'architettura militare, per le sue fortificazioni di Verona, di Venezia, di Brescia, di Bergamo, di Peschiera, in Dalmazia, in Creta, in Candia, ecc., si ispira a [[Francesco di Giorgio Martini]], par che ne erediti l'infrangibile misura, la precisione del numero, il geometrico rigore.
===Citazioni sulla ''Storia dell'arte italiana''===
*Essa è considerata da alcuni come una vera e propria rivoluzione culturale, che attraverso scoperte e rivalutazioni e accostamenti di civiltà pittoriche diverse – dal mosaico alto-medievale al disegno, alla pittura rinascimentale, al manierismo – ha dato un nuovo profilo ai criteri del gusto in Italia. ([[Dizionario universale della letteratura contemporanea]])
*Non v'è nulla che egli non ricordi. Confronta a mente opere fra le più lontane, come se le avesse dinanzi contemporaneamente e vi leggesse i più minuti particolari. Egli è in ciò il tipico conoscitore per innata facoltà inimitabile. Nessuno che non abbia il suo sguardo e la possibilità di ricordare in modo così preciso tutto ciò che ha visto potrà giungere mai a fare l'opera colossale di revisione di tutte le attribuzioni come l'ha fatta Adolfo Venturi. Quando si pensa a ciò che era la storia dell'arte prima di lui, in cui a pochi grandi e celebri nomi si attribuiva tutta l'accozzaglia delle opere allora anonime ci si accorge degli infiniti benefìci che la ''Storia dell'Arte italiana'' ha portato nel campo dell'indagine costruendo il quadro con le grandi figure in primo piano e via via nei piani successivi le figure minori. I grandi ne hanno avuto, sfrondate le opere indegne di loro, maggior luce ed i minori hanno trovato il loro luogo. ([[Roberto Papini]])
*Per noi discepoli che abbiamo {{sic|seguìto}} passo per passo l'opera appassionata del maestro, il fatto che Adolfo Venturi sia giunto a favellare coi grandi pittori del Cinquecento ha un valore sentimentale. È come se i muratori e i manovali vedessero finalmente l'architetto disegnare il coronamento dell'edificio a cui hanno portato calce, rena e mattoni. Tutta la storia dell'arte italiana di Adolfo Venturi doveva infatti culminare nella visione del pieno [[Rinascimento]]. [[Barocco]] e [[Rococò|barocchetto]] saranno lasciati a chi li vorrà e li potrà studiare, quando i tempi saran maturi e la preparazione documentaria compiuta. ([[Roberto Papini]])
==[[Incipit]] di alcune opere==
===''La Madonna''===
Tredici secoli prima che Raffaello rappresentasse la Madonna della Seggiola come una bella nutrice tutta amore per il pargolo che gira attorno gli occhi di falco, un pittore cristiano nelle catacombe di Priscilla rappresentava in simil modo una matrona con la creaturina ignuda che le si aggrappa al seno e volgesi ratta, guardando coi grandi occhi dietro a sé, quasi per mettersi a difesa del nutrimento; e la madre ripiega soave il capo, e circonda il nato suo con le braccia protettrici.
===''Luca Signorelli, interprete di Dante''===
L'arte di [[Luca Signorelli]], più di ogni altra nel Quattrocento, evoca lo spirito dantesco, per la energia delle sue forme sfaccettate, il ''pathos'' che scaturisce dalle composizioni grandiose, dalle repentine luci, dai movimenti di schianto arrestati.
===''Piero della Francesca''===
Oggi la critica storica ha compreso la definizione che Fra' Luca Pacioli dette di [[Piero della Francesca|Piero]]: «monarca della Pittura a' suoi dì», segnalando il grande influsso del pittore di Borgo su tutta l'arte italiana dell'Emilia e del Veneto, della Toscana meridionale, come dell'Umbria, delle Marche e delle Romagne, dalla corte degli Estensi alla bottega di Giambellino, dalla turrita Cortona alla reggia di Federico da Montefeltro, dal tempio malatestiano alla cittadella forlivese degli Sforza e al santuario di Loreto. E dai quei luoghi si estese la riforma pierfrancescana su Roma e Viterbo, su Napoli e Messina, dal palazzo vaticano alla cappella Mazzatosta, dagli anonimi affreschi di Monteoliveto in Napoli alla pittura rinnovatrice di Antonello. Ma il grande maestro ha lasciato indelebili profonde tracce dell'arte sua, non ricordi di vita.
==Citazioni su Adolfo Venturi==
*Come le [[Opera d'arte|opere d'arte]] debbono essere guardate? Qui entrano in campo le facoltà più schiette di Adolfo Venturi. Egli non s'è mai contentato delle attribuzioni già fatte; una per una, su migliaia di opere, le ha tutte volute rivedere, sottoporre al tormento d'una analisi minuta e precisa; analisi prima di tutto dei caratteri materiali delle opere: i modi del disegno, il ricorrere di tratti abituali e tipici di ciascun artista, i modi di comporre, di colorire, di scolpire, le pieghe del panneggio, i formati delle figure, il metodo dell'architettare; analisi poi di ciò che è più sensibile e sfuggente alla critica, dall'interpretazione del soggetto allo spirito delle opere. a quel tanto di imponderabile che rivela l'opera d'un maestro a primo acchito e la distingue da quella d'un altro o degli imitatori. [[Roberto Papini]]
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Francesca Marini (a cura di), ''Caravaggio'', 1ª ed., introduzione di [[Renato Guttuso]], Rizzoli/Skira, Milano, 2003. ISBN 8817008087
*Adolfo Venturi, ''[https://archive.org/details/lamadonnasvolgim00vent La Madonna]'', Ulrico Hoepli, Milano, 1900.
*Adolfo Venturi, ''[https://archive.org/details/venturileonardolasuascuola/mode/1up/ Leonardo e la sua scuola]'', Istituto Geografico De Agostini, Novara, 1942.
*Adolfo Venturi, ''[https://archive.org/details/lvcasignorelliin00vent Luca Signorelli, interprete di Dante]'', Felice Le Monnier, Firenze, 1921.
*Adolfo Venturi, ''[https://archive.org/details/pierodellafrance00vent_0 Piero della Francesca]'', presso Giorgio & Piero Alinari, Firenze, 1921.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit01vent/page/n6/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. I, ''Dai primordi dell'arte cristiana al tempo di Giustiniano''], Ulrico Hoepli, Milano, 1901.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit02vent/page/n6/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. II, ''Dall'arte barbarica alla romanica''], Ulrico Hoepli, Milano, 1902.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit03vent/page/n6/mode/1up/ ''Storia dell'arte italiana'', vol. III, ''L'arte romanica''], Ulrico Hoepli, Milano, 1904.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit04vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. IV, ''La scultura del Trecento e le sue origini''], Ulrico Hoepli, Milano, 1906.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit05vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. V, ''La pittura del Trecento e le sue origini''], Ulrico Hoepli, Milano, 1907.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit06vent/page/n6/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. VI, ''La scultura del Quattrocento''], Ulrico Hoepli, Milano, 1908.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit71vent/page/n6/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. VII, ''La pittura del Quattrocento'', parte I], Ulrico Hoepli, Milano, 1911.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit72vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. VII, ''La pittura del Quattrocento'', parte II], Ulrico Hoepli, Milano, 1913.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit73vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. VII, ''La pittura del Quattrocento'', parte III], Ulrico Hoepli, Milano, 1914.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit74vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. VII, ''La pittura del Quattrocento'', parte IV], Ulrico Hoepli, Milano, 1915.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit81vent_0/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. VIII, ''L'architettura del Quattrocento'', parte I], Ulrico Hoepli, Milano, 1923.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit82vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. VIII, ''L'architettura del Quattrocento'', parte II], Ulrico Hoepli, Milano, 1924.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit91vent/page/n9/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. IX, ''La pittura del Cinquecento'', parte I], Ulrico Hoepli, Milano, 1925.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit92vent_0/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. IX, ''La pittura del Cinquecento'', parte II], Ulrico Hoepli, Milano, 1926.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit93vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. IX, ''La pittura del Cinquecento'', parte III], Ulrico Hoepli, Milano, 1928.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit94vent/page/n6/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. IX, ''La pittura del Cinquecento'', parte IV], Ulrico Hoepli, Milano, 1929.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit95vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. IX, ''La pittura del Cinquecento'', parte V], Ulrico Hoepli, Milano, 1932.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit96vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. IX, ''La pittura del Cinquecento'', parte VI], Ulrico Hoepli, Milano, 1933.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit97vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. IX, ''La pittura del Cinquecento'', parte VII], Ulrico Hoepli, Milano, 1934.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit101vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. X, ''La scultura del Cinquecento'', parte I], Ulrico Hoepli, Milano, 1935.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit102vent/page/n6/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. X, ''La scultura del Cinquecento'', parte II], Ulrico Hoepli, Milano, 1936.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit103vent/page/n10/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. X, ''La scultura del Cinquecento'', parte III], Ulrico Hoepli, Milano, 1937.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit111vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. XI, ''L'architettura del Cinquecento'', parte I], Ulrico Hoepli, Milano, 1938.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit112vent/page/n10/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. XI, ''L'architettura del Cinquecento'', parte II], Ulrico Hoepli, Milano, 1939.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit113vent/page/n4/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. XI, ''L'architettura del Cinquecento'', parte III], Ulrico Hoepli, Milano, 1940.
==Altri progetti==
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[[Categoria:Storici dell'arte italiani]]
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[[File:Adolfo Venturi.jpg|thumb|Adolfo Venturi]]
'''Adolfo Venturi''' (1856 – 1941), storico dell'arte e accademico italiano.
<!--{{indicedx}}-->
==Citazioni di Adolfo Venturi==
*{{NDR|[[Michelangelo Merisi da Caravaggio]]}} ...cancella il valore disegnativo dato alla forma dai fiorentini, rifugge dai partiti decorativi, semplifica la visione degli oggetti per mezzo di un taglio, nitido, notturno, tra luce e ombra; approfondisce e semplifica la composizione. Dalle opere giovanili, composte ad armonia di chiari colori, sotto luci bionde e velari leggieri di ombre trasparenti, alle ultime, cupe e notturne, schiarate da luci crude e costrette, l'arte del Caravaggio sempre più afferma i suoi principi fondamentali plastico-luminosi, che fanno di lui il precursore dei massimi geni del Seicento europeo: da Franz Hals e Rembrandt, al primitivo Velàzquez.<ref>Da ''Disegno storico dell'arte italiana'', 1924; citato in {{Cita|Caravaggio|pag. 186|Francesca Marini, 2003|harv=s}}</ref>
*E benedetta sia quella [[fotografia]] che nella pittura e nel ritratto in ispecie, ci libera dalla produzione di tanti imbianchini, e tanto più preziosa fa divenire la grande arte, per la rarità del suo uso.<ref>Da un'intervista rilasciata ad [[Anton Giulio Bragaglia]]; citato in Ando Gilardi, ''Creatività e informazione fotografica'', in ''Storia dell'arte italiana'', Einaudi, Torino, 1982, vol. 9, tomo II, p. 567.</ref>
==''Leonardo e la sua scuola''==
*Tra gli scolari più antichi di Leonardo, [[Marco d'Oggiono]] (n. 1407?–1530), tendente al manierismo di lusso e di gran pratica, ripete, in modo pedestre, costantemente, le opere del maestro, le traduce nei proprii forti contrasti di chiaroscuro e nel proprio intenso colore. Il suo momento massimo è rappresentato dal "Salvator Mundi" della Galleria Borghese e dalla "Madonna allattante" del Museo del Louvre: opere con diligenza condotte, con i capelli delle figure lumeggiati uno ad uno, le sottili pieghe delle vesti color di rubino. La modellatura non manca di finezza, ma le teste son compresse, le mani gonfie, gli occhi sporgenti dall'orbita. (p. XXXII)
*Marco {{NDR|d'Oggiono}} dipinse [[Pala dei tre arcangeli|i tre Arcangeli]] nella Galleria di Brera, facendo del vinciano Gabriele un vezzoso manichino; di Michele una macchinosa figura che oscura il cielo con le enormi ali distese e gli sbuffi tondeggianti del mantello; di Raffaele una grassa donzella imbarazzata nel sacco di pieghe delle vestimenta. Tra Gabriele e Raffaele è piombato Lucifero con la liscia testa di porcellana, le braccia sottili, le mani piccolette, le scure piante artigliate. L'artista già cade nella più uggiosa maniera, dimentico di proporzioni, di rapporti tra le figure e il paese, legnoso nelle figure memori del linearismo convenzionale del Civerchio<ref>Vincenzo Civerchio (1470 circa – 1544), pittore italiano.</ref>, cupreo nell'effetto di colore. (p. XXXII)
*Nella tarda "Assunzione" {{NDR|di Marco d'Oggiono}} della Galleria di Brera in Milano, gli Apostoli, che in terra si agitano per mirare l'Assunta in cielo, tra corone di nubi e di cherubini, non hanno più posto per muoversi; si attaccano, si accatastano, mentre i cherubini che attornian Maria con le ciocche della chioma al vento, con le gonfie vesti fasciate, volano, nuotano, cadono all'ingiù, perdon l'equilibrio. Tutto è sgangherato, tutto è come strappato a viva forza, per il grido dell'enfasi, per il tumulto degli elementi. Spentasi davanti agli occhi di Marco d'Oggiono la luce accesa dal maestro, egli s'irretì sempre più. Incapace di vedere un paese nella sua linea d'insieme, si contentò di far tutto di convenzione: paesaggio, figura umana, panneggio; cercò l'effetto nell'enfasi del gesto, nel turbinio barocco delle lucide pieghe, nell'accesa tonalità dei colori; parve anticipare i giorni del manierismo romano, senza pur possedere la virtuosità, la forza, propria ai maggiori seguaci di Raffaello e di Michelangelo. (p. XXXII)
==''Storia dell'arte italiana''==
===[[Incipit]]===
La religione del {{sic|Nazzareno}} arrivò dall'Oriente a Roma imperiale, ancora rigida nelle sue forme, avvolta nel mistero dell'infinito, tremante di ritrarre la immagine del Sommo Dio, e paurosa di rendere con forme d'arte i propri fasti.<br>La civiltà greco-romana, trasformata dalla religione cristiana, trasformò questa a sua volta, e la fece erede dell'arte antica, dandole forme esteriori, una costituzione che si fondò su quella dell'Impero e l'ellenico elevatissimo sentimento del destino umano. Mentre il cristianesimo si diffondeva nel mondo greco-romano, la filosofia giunse ad una nuova concezione del divino, che si approssimava singolarmente a quella dei cristiani; i pensatori adoravano il Dio a cui avevano innalzato un altare nel cuore; Dio che, non avendo alcuna forma concreta, poteva essere rappresentato solo per mezzo di simboli e di allegorie, così come lo rappresentavano i cristiani.<br>Il simbolismo primitivo de' cristiani è quindi della maggiore semplicità; l'arte teme di esprimersi in modo chiaro, e raccoglie anche dalla Giudea segni ideografici, antichissimi geroglifici che graffisce sulle tombe. <!--(Vol. 1 ''Dai primordi dell'arte cristiana al tempo di Giustiniano'', cap. 1)-->
===Citazioni===
====''Dai primordi dell'arte cristiana al tempo di Giustiniano''====
*Quando i primitivi cristiani ricorsero all'arte classica, chiesero forme molto semplici: erano perseguitati ed oppressi, e non conveniva loro la magnificenza dell'arte per i ritrovi sotterranei. Al lume delle lucerne e delle faci, nelle necropoli, bastava alle anime pie di vedere abbozzati quegli elementari simboli che s'incontravano dall'Italia alle rive del Nilo e alle vallate della Siria, come in tutte le città cristiane dei morti. Erano le parole della nuova lingua universale della fede. (vol. I, p. 3)
*Mentre nelle catacombe aleggia la speranza, sulla porta di [[Basilica di Santa Sabina|Santa Sabina]] si afferma la vittoria e il predominio della Chiesa. All'arte simbolica primitiva era succeduta un'arte concreta, sorta sotto l'influsso dello spirito latino e delle tendenze pratiche di Roma, un'arte con intendimenti d'insegnare e di erudire figurando il catechismo sulla porta della casa di Dio. (vol. I, p. 477)
====''Dall'arte barbarica alla romanica''====
*La contesa degl'[[Iconoclastia|iconoclasti]] giovò tuttavia al progresso dell'arte, staccandola da forme rituali, poi che le immagini, considerate quali mezzi d'insegnamento e di decorazione, dovevano conformarsi al sentimento popolare, esprimersi in una favella intesa facilmente da tutti. Certi antichi tipi dovevan divenire ogni giorno più oscuri e misteriosi, più lontani dalla vita a cui la contesa religiosa contribuì a ritornarli. E la decorazione naturalistica che tenne luogo delle sacre immagini, quella di animali d'ogni specie, di rappresentazioni di caccia e di pesca, tanto biasimate da San Nilo scrivendo ad Olimpiodoro, non andò perduta, anzi restò nelle abitudini dell'arte medioevale. (vol. II, pp. 131-132)
*I ''Dialoghi'' di [[Papa Gregorio I|San Gregorio]] sono una raccolta di miracoli e di visioni relative alla vita dei santi, fatta da un uomo di strana e malata sensibilità; ma essi formarono il modello che gli artisti seguiranno fedelmente; il pontefice che prima d'essere consacrato vedeva l'{{sic|angiolo}} sulla mole adrianea<ref>[[Castel Sant'Angelo]], detto anche Mausoleo di Adriano.</ref> riporre nel fodero la spada di fuoco, e che pregò poi per la salute dell'anima di Traiano imperatore, fu uomo preso or dall'entusiasmo, ora dalla disperazione; un veggente della collera di Dio, il profeta che si estolle sui campi della morte. (vol. II, p. 137)
====''L'arte romanica''====
*[[Wiligelmo]] lavorò nella [[Duomo di Modena|cattedrale di Modena]], secondo il [[Celestino Cavedoni|Cavedoni]], nei primi anni del secolo XII [...]. Devonsi a Wiligelmo la porta principale a occidente della chiesa, adorna di figure di profeti entro nicchie e di complicati intrecci di rami con uomini e animali, e le sculture sulla facciata con le prime storie della Genesi. Qui egli è grandioso, ispirato all'antica arte carolingia; scolpisce le figure con forti mandibole, grosse labbra, capelli che hanno l'apparenza di parrucca; gira in tondo le vesti sulle spalle, sul ventre e sulle ginocchia. (vol. III, pp. 102-104)
*Questa piletta {{NDR|del Museo civico di Modena}} non è la sola opera scultoria che ci mostri la differenza dell'arte di [[Niccolò (scultore)|Niccolò]] da quella di Wiligelmo. Fra le altre sculture v'è quella della porta detta della Pescheria, nel duomo di Modena, appartenente al tempo stesso di quella de' Principi. Si è molto discusso sull'età della porta della Pescheria, che pure mostra ad evidenza la mano di Niccolò, cooperatore di Wiligelmo, di lui più giovane e meno arcaico, che non taglia, al pari di lui, le figure con segni angolosi o rettilinei, né dà loro mani smisurate, capelli e barbe a strie sottili, parallele, ondulate, zigomi sporgenti in modo straordinario, occhi spalancati, nasi grossi e lunghi; bensì forma i suoi personaggi con i capelli a ciocche ricciute, i volti larghi e schiacciati, le estremità più proporzionate, le vestimenta più curvilinee e pieghettate nelle orlature. (vol. III, p. 160)
*Sull'archivolto della porta della Pescheria {{NDR|nel duomo di Modena}} sono figurati [[Re Artù|re Arturo]] e altri eroi del ciclo epico bretone, il che fece pensare come i bassorilievi stessi fornissero la prova dell'origine straniera di Wiligelmo (a cui quelli si attribuirono invece che al più giovane e meno arcaico Niccolò), senza pensare che re Arturo nel Nord d'Italia, come nel Settentrione d'Europa, poteva bene essere considerato il tipo del cavaliere cristiano. (vol. III, p. 164)
*L'associazione di Wiligelmo con Niccolò continua a Piacenza, nella [[Duomo di Piacenza|cattedrale]] rifabbricata sull'antico nel 1122 [...].<br>Nella trabeazione della porta laterale della facciata, a sinistra, si osservano le rappresentazioni dell'Annunziazione, della Visitazione, dell'Annunzio ai pastori, dell'Adorazione de' Magi. E qui sono le figure di Wiligelmo, con teste lunghe, grandiose, coperte da una specie di turbante o di corona turrita, con vesti cadenti in fascio all'ingiù; mentre nell'altra trabeazione, dov'e sono espresse le scene della Purificazione, della Fuga in Egitto e della Tentazione di Cristo nel deserto, si rivedono le pieghe raggirate di Niccolò, le teste più tonde e schiacciate, e tutti gli altri caratteri suoi. (vol. III, pp. 174-176)
*Educato, erudito in una forma d'arte ispirata principalmente a quella de' sarcofagi romani, così come s'educarono ed erudirono i più antichi scultori di Provenza e di Borgogna, l'[[Benedetto Antelami|Antelami]] ebbe dagli scultori di Francia una più larga trama per ordirvi le sue figure, i materiali più abbondanti e ricchi dell'arte francese per le sue invenzioni. (vol. III, p. 277)
*Tutt'intorno al [[Battistero di Parma|battistero {{NDR|di Parma}}]] corre una gran fascia o zooforo, con figure mostruose e d'animali: un gufo; due tondi con mezze figure d'uomini con pileo in capo, il bastone in mano e la clamide agganciata sulle spalle; quindi un asino; un busto d'Ercole con la pelle del leone nemeo; due girasoli; un drago con faccia umana, le zampe anteriori di quadrupede, le orecchie grandi, un berretto in capo, le ali, la coda attorcigliata. Seguono una scimmia, un grifone, un viso d'uomo ritratto dal vero, due draghi a testa umana, un centauro che saetta un asino drizzato a brucar le foglie dei rami d'un albero, un altro asino, due cammelli, un elefante con una torre sul dorso, due tori, una folaga sulle acque. (vol. III, p. 308)
*Il battistero di Parma è opera la maggiore e meglio compiuta della scultura romanica del Settentrione. Il poema della redenzione umana si spiega all'esterno dal sacro luogo custodito dagli angioli solenni, che svolgono il rotulo delle promesse divine, e vigilato dai profeti chiaroveggenti, testimoni delle avverate speranze delle genti. (vol. III, p. 312)
*[[Nicola Pisano|{{sic|Niccola}} {{NDR|Pisano}}]] col suo potente ingegno aveva raccolto in sé la forza che erompe dall'antico, la pienezza, la robustezza, il naturalismo sincero; quella forza che quasi due secoli dopo raccolse Jacopo della Quercia nelle sue forme poderose e sane, e quindi Michelangelo ne' suoi atleti. (vol. III, p. 992)
*[[Giovanni Pisano]], che segue amoroso le tracce paterne, è arcaico al confronto, perché non ebbe la forza tutta individuale di Niccola nel frangere le convenzioni, dominare la materia col pensiero, rispecchiare la bellezza antica, penetrare nella verità della vita. (vol. III, p. 1000)
*La vita moderna scaturisce dall'antichità classica nell'opera di {{sic|Niccola}} {{NDR|Pisano}}; del linguaggio greco e latino si giova per dire più correttamente e nobilmente nel dolce stil nuovo; passando sulle rovine dell'arte dei bassi tempi, con le tradizioni cristiane nel cuore, arrivò a toccare il lido di un mondo quasi sconosciuto. (vol. III, p. 1000)
*Non rattenuto da schemi iconografici, sciolto dai vincoli chiesastici, Niccola d'Apulia<ref>Grafia alternativa per Nicola Pisano, richiamante le sue origini.</ref> all'esterno del battistero fece rifiorire le forme italo-greche e romane, mentre stampò costumi e uomini del suo tempo, or mettendo un turbante a un busto aureliano, ora trattando anche per masse le chiome di figure che con i grandi occhi scoppianti fuori dalle orbite guardano innanzi a sé; ora rendendoci tipi di gaudenti, di cortigiani superbi, di uomini di scienza solenni, di vecchi austeri che sembran muovere rampogne, di orientali, di donne rubiconde, ecc.<br>Il mondo di Niccola d'Apulia è lì come sopra un gran ponte gettato tra l'antichità e l'evo moderno. (vol. III, p. 1004)
====''La scultura del Trecento e le sue origini''====
*Ne' personaggi di questa tragedia {{NDR|la '' Strage degl'innocenti'' nel pulpito della chiesa di Sant'Andrea di Pistoia}} si scorgono i corpi allungati, le teste oblunghe, i movimenti contorti; e si manifesta, anche sotto la guida del padre {{NDR|Nicola}}, [[Giovanni Pisano]], nelle mosse brusche a lui naturali, nelle crude e taglienti determinazioni del vero. (vol. IV, p. 3)
*Queste quattro statue {{NDR|nel ciborio della basilica romana di San Paolo fuori le mura}} ci rivelano la grande arte di [[Arnolfo di Cambio|Arnolfo]]: appena nella figura dell'oratore, nel movimento avanzato dell'anca sinistra, si nota una lieve contorsione gotica: in tutto il resto esse sono forti e salde, e la testa naturalistica del vecchio frate, la superba figura dell'oratore, sicuro di sé, ci dicono come le grandi fonti dell'antico e della natura si unissero nell'arte di Arnolfo quali due torrenti nell'alveo di un fiume. (vol. IV, p. 80)
*Compiuto il monumento di Bonifacio VIII in San Pietro, Arnolfo tornò a Firenze a continuar l'opera di Santa Maria del Fiore, e a rinnovare, con la potenza del suo genio, l'arte fiorentina. Ma ben presto, l'8 di marzo 1302, secondo le ricerche del Frey<ref>Karl Frey.</ref>, venne meno il grande scultore e architetto, il maestro caro a Carlo I d'Angiò ed ai romani Pontefici, desiderato dai Perugini quando ancora Giovanni Pisano lavorava alla fonte di Piazza. Morì lasciando un'orma eterna, facendo sorgere come per incanto, in un breve corso d'anni, Santa Croce, Santa Maria del Fiore e il Palazzo Vecchio di Firenze. La scultura iconica ebbe da lui il maggiore sviluppo, l'architettura nuovi fondamenti. (vol. IV, p. 167)
*[[Lorenzo Maitani]] disegnò la facciata del Duomo {{NDR|di Orvieto}}, ancora mancante, e fu il provveditore della sua decorazione. Gli angeli, che egli stesso gettò, per circondarne il gruppo della Vergine col Bambino assisa sotto un padiglione disposto sull'architrave della porta maggiore, hanno tale corrispondenza con il maggior numero delle figure de' bassorilievi, da farci ritenere che una stessa mano abbia eseguito gli uni e gli altri, o almeno che modelli di forme del tutto simili siano stati dati al fonditore e ai marmorari. (vol. IV, p. 323)
*Lorenzo Maitani, nella sua città natale {{NDR|Siena}} e in Firenze nella bottega del grande scultore da Pontedera<ref>Andrea Pisano, nato a Pontedera nel 1290 circa.</ref>, cercò gli esecutori delle sue idee grandiose; e questo spiega come nelle sculture della facciata del Duomo di Orvieto, in quella della Visitazione, ad esempio, la scena sia similissima all'altra della porta in bronzo d'Andrea Pisano. (vol. IV, pp. 325-328)
*Andrea di Cione Arcangnuolo o Arcangio o Arcagnio, detto l'[[Orcagna]], compare per la prima volta nel 1343 tra i pittori fiorentini, e, nove anni dopo, iscritto tra i maestri di pietra e di legname. Pittore, {{sic|musaicista}}, scultore, architetto, poeta, fu esempio della versatilità artistica italiana, personificazione dell'unità delle arti. (vol. IV, p. 637)
*Niuna delle figure {{NDR|del tabernacolo di Orsanmichele}} ha il capo circondato del nimbo o è avvolta da un'aureola, perché già gli uomini raccontavano di avvenimenti sacri come di cose famigliari, e si avvicinava il momento in cui l'arte religiosa rifletterà la vita sociale ne' suoi aspetti. L'Orcagna tolse i simboli, perché sentì di esprimere anche senza di essi, sinceramente, la sua devozione. (vol. IV, p. 640)
*Nel rappresentare {{NDR|nel tabernacolo di Orsanmichele}} una scena solenne, come quella dell<nowiki>'</nowiki>''Assunzione'', {{NDR|l'Orcagna}} ricordò d'essere non solo scultore, ma anche {{sic|musaicista}}, per ottenere gli effetti più vivi e abbaglianti, col fondo di smalto azzurro sparso di stelle. E ricordò d'essere architetto quando quei bassorilievi e quei musaici dispose nel tabernacolo, mirabile per l'armonia delle parti, per la nobilissima eleganza dell'insieme, per la maestà assunta dallo stile gotico. Dalle sue sculture spira un'aria grave, melanconica. Non sembra giusto di figurarci l'Orcagna come uno spirito irrequieto che tenti sempre cose nuove; è piuttosto un maestro laborioso, pratico e sodo. Le sue figure non hanno quella vita degli occhi che spira nelle opere trecentesche; tuttavia la ''Fede'' dalle pupille estasiate, Maria che riceve l'annuncio della fine della vita mortale, gli {{sic|angioli}} presi da incanto che abbassano le ali lungo i pilastri del tabernacolo, mostrano quanto fosse alto nell'Orcagna il sentimento della convenienza religiosa. (vol. IV, p. 662)
====''La pittura del Trecento e le sue origini''====
*Abbiamo veduto così, tra i maestri che dipinsero le tavole del {{sic|Dugento}}<ref>Toscanismo per Duecento.</ref>, il Berlinghieri ligio a forme antiquate, Margaritone disfatto, Giunta grossolano, [[Coppo di Marcovaldo]] imitatore garbato de' Bizantini, Guido da Siena stampatore di Madonne, ecc. Tuttavia dagli uni agli altri le forme si vanno elaborando e digrossando, finché Cimabue irrompe con la sua passione tra gli stanchi fantasmi dell'arte romanica, e sopraggiungono Pietro Cavallini, a ridare romana forza ad Apostoli e Santi, Duccio di {{sic|Boninsegna}}, a coronare le tradizioni bizantine; Giotto a creare il damma sacro, la divina Commedia. (vol. V, pp. 121-122)
*Nel 1291, quando [[Pietro Cavallini]] lavorava i {{sic|musaici}} di Santa Maria in Trastevere, un gran progresso dovette essere avvenuto nella sua maniera, [...]. Non si vedono più figure piatte su fondi d'oro, ma scene aventi rilievo e gareggianti con la pittura, vesti a colori schiariti e svaniti nelle parti avvivate da bianche luci, intensi gradatamente nelle ombre. L'oro, non steso più ne' manti come su lastre metalliche, s'intesse ne' broccati e nelle tele, trae dalle penne del pavone il suo splendore per raggiare nell'ala dell'angiolo dell'''Annunciazione'', filetta i contorni, sparge di moschette o alluciola i panni per mettere all'unisono il fondo con le figure sovrapposte, che sembrano intagliate nelle onici o nelle gemme. (vol. V, pp. 141-143)
*Nonostante le affinità che si devono riconoscere tra i due maestri, [[Cimabue]] è più plastico, poderoso e massiccio, il Cavallini più grandioso e monumentale; Cimabue modella con insistenza le figure, come se dovesse formarle nel bronzo, il Cavallini dà loro slancio potente; Cimabue elabora tipi bizantini rendendoli grifagni, Cavallini è più libero dalla convenzione bizantina e più classico; Cimabue prepara gl'intonachi con una tinta nerastra, il Cavallini di rosso. (vol. V, pp. 201-206)
*L'ultima opera certa di lui, la tavola della ''Natività della Vergine'', nel Museo dell'Opera di Siena, ci mostra come, invecchiando, debole di spirito e di forma, sempre più si accostasse alla vita, vestendo de' costumi del tempo i personaggi, staccandosi dagli esemplari di Duccio<ref>[[Duccio di Buoninsegna]].</ref> e avvicinandosi sempre di più al fratello<ref>[[Ambrogio Lorenzetti]].</ref>. Ma la morte troncò, verso il 1350, i nuovo conati di [[Pietro Lorenzetti]]. Gli ultimi suoi anni sono avvolti nel mistero; e la notizia d'un quadro di lui, esistente nella chiesa di San Francesco ad Avignone, potrebbe generare il sospetto che là si recasse il maestro dopo avvenuta la morte di Simone Martini. (vol. V, p. 678)
*Un ciclo di pitture che ha reso famoso Pietro Lorenzetti è quello della basilica inferiore d'Assisi. Prudentemente il Thode<ref>Thode, ''Franz von Assisi'', Berlin, 1904, pag. 294. {{NDR|(N.d.A., p. 680)}}</ref> notò che si ebbe ragione a toglierle a Puccio Capanna, a Pietro Cavallini e a Giotto, ma che si andò troppo oltre nell'assegnarle a quell'autore e non a' suoi seguaci. (vol. V, p. 680)
*{{NDR|Commentando il ciclo degli affreschi dell'''Allegoria ed effetti del Buono e del Cattivo Governo'' nel Palazzo Pubblico di Siena}} Prima che l'umanesimo richiamasse in onore le divinità pagane rimaste per tutto il medioevo nell'immaginazione popolare, rideste ai primi tepori della civiltà nuova, [[Ambrogio Lorenzetti]] rende loro lo scettro sugli uomini.<br>L<nowiki>'</nowiki>''Estate'' ha il tipo pieno, rubicondo, proprio di Ambrogio, il quale qui fu meno scarso del solito nel segnare i tre quarti del volto della figura, e rapido nel tratto, sciolto, freschissimo. L<nowiki>'</nowiki>''Autunno'' pare un'incisione a due tinte per le bianche lumeggiature sulle carni abbronzate, ora a tratti veloci e ora a masse sulle parti prominenti e più esposte alla luce. C'è modernità in quegli schizzi a colpi, saldezza d'arte progredita, libertà di maestro. Ambrogio Lorenzetti è più nuovo che non nelle opere finite in quegli abbozzi decorativi dove si lascia sorprendere senza la dottorale zimarra che sembra indossare di solito. (vol. V, pp. 709-710)
*[...] più che da Giotto e dai Fiorentini, come si è ritenuto sin qui, Ambrogio attinse da Simone Martini e dal fratello {{NDR|[[Pietro Lorenzetti|Pietro]]}}, come può vedersi nella ''Madonna del latte'' in San Francesco di Siena, dove i contorni del volto di Maria sono crudi, scarsi e manchevoli nello scorcio, le mani hanno dita staccate e aperte, il drappo involgente il Bambino prende curve gotiche. Era naturale che Ambrogio e Pietro, fratelli e talvolta cooperanti, influissero l'uno sull'altro, e che il più giovane {{NDR|Ambrogio}} prendesse qualche abitudine dal fratello maggiore saputo ed esperto. (vol. V, p. 722)
*Recò nuove forze in Toscana, pure attingendovi nobiltà di forma, [[Antonio Veneziano]], succeduto ad Andrea da Firenze come continuatore delle ''Storie di Ranieri'' nel Camposanto di Pisa. Vuolsi scolaro di Taddeo Gaddi, perché le sue forme si attengono ai grandi esemplari di Giotto, ma son più prossime direttamente a queste che non a quelle di Taddeo o di Agnolo Gaddi, più vere, più equilibrate e armoniose, più limpide di colore e più liete. (vol. V, p. 915)
====''La scultura del Quattrocento''====
*[[Jacopo della Quercia]] rappresenta il ritorno verso le forme degli avi etruschi. Per lui rivive, come per un'intima ingenita forza, lo spirito, il sentimento naturalistico dell'antica arte indigena; riede con lui l'amore al forte rilievo, alla pienezza, alla gagliardia che distinse lo stile etrusco nel suo maggiore sviluppo. (vol. VI, p. 67)
*Per ottenere il movimento, [[Nanni di Banco|Nanni {{NDR|di Banco}}]] cadde nel barocco ricercando scuri e profondità di scuri nelle vesti tormentate. Rappresentò l'''Assunzione della Vergine'', con gli angioli reggenti a fatica la mandorla, ove Maria volgesi a stento e allunga con isforzo le braccia per porgere il cinto a Tommaso. Questi, invece di sollevar le braccia per ricevere, par che stenda le palme davanti agli occhi, come per difendersi da luce abbagliante. (vol. VI, p. 209)
*[...] per amor del movimento, Nanni di Banco si provò a risolvere leggi prospettiche, ma in modo che fece dire di lui al Vasari: «fu persona alquanto tardetta». (vol. VI, pp. 210-212)
*Una delle opere classificate tra le prime di [[Antonio Rossellino|Antonio {{NDR|Rossellino}}]] è il ''San Sebastiano di marmo'', nella [[Collegiata di Sant'Andrea|Pieve d'Empoli]], bella, forte, nutrita figura di giovane, che fu certamente eseguita dopo l'anno 1457 indicato dagli scrittori, tanta è la scienza nella modellatura delle morbide carni, tanta la perfezione nel tutto tondo. Nulla della timidezza, della esilità dei maestri contemporanei; qui il [[San Sebastiano|Martire]] dal bel corpo ignudo e stretto al tronco d'un albero non teme le saette, non si ritrae per il dolore delle ferite, e solo volge in alto la bella testa apollinea cercando la luce. La scultura fiorentina tornava così al sentimento antico dell'arte cristiana, rifuggente dall'espressione de' tormenti e della morte; le figure sante tornavano floride e belle, solenni per grandezza morale. (vol. VI, pp. 610-612)
*{{NDR|Commentando due bassorilievi raffiguranti Giovanni Tornabuoni e sua moglie Francesca Pitti}} In questi bassorilievi il [[Andrea del Verrocchio|Verrocchio]] appare sotto un aspetto nuovo, ribelle alle tradizioni dell'antico, intento a rappresentarci la realtà della vita, la commedia umana. Nella forma lo diremmo un barocco del Quattrocento, se la pesantezza non fosse attenuata dalla ricerca scrupolosa del particolare e della sincerità dell'espressione. (vol. VI, p. 712)
*{{NDR|Commentando il busto di Eleonora d'Aragona di Francesco Laurana}} E un busto fine, purissimo, con gli occhi tagliati come di una mascheretta, con le sopracciglia appena segnate come da un filo, tutto condotto dolcemente; e se non fossero certi colpi di trapano all'angolo delle labbra e nelle nari, parrebbe fatto col fiato; la tunica lasciata scabra dà l'idea di seta crespa, la cuffietta del capo, d'un velo di seta a righe. Il ritratto è il primo d'una serie di busti muliebri ne' quali il [[Francesco Laurana|Laurana]] raggiunge una finezza anche maggiore. (vol. VI, p. 1034-1035)
*[...] le donne del Laurana par che esalino l'anima [...]. (vol. VI, p. 1044)
*Scultore mutevole di maniera, Francesco Laurana dalle forme impetuose dei primi tempi arrivò alle più raffinate, sempre circondando le figure sfarzosamente di ornati nello stile più elegante, mettendole in ambienti trionfali. I seguaci, che molti ebbe in Sicilia e in Francia, scemarono la schiettezza dell'impronta nelle sue opere, ne tolsero determinazione, dignità e purezza; ma, in ogni modo, il Dalmata tiene con onore un posto degnissimo tra i maestri che Venezia madre crebbe a civiltà. (vol. VI, p. 1049-1050)
====''La pittura del Quattrocento''====
=====Parte I=====
*Tra i quadri più antichi di [[Gentile da Fabriano|Gentile]] è il polittico dipinto per la chiesa dei minori Osservanti a Valle Romita, ora in molte parti nella Galleria di Brera a Milano. Il pittore si mostra arcaistico più che in altre opere, rappresentando l'Eterno, nell'''Incoronazione'', come un vegliardo colossale, con alta corona gotica, circondato da cherubini dalle ali cangianti, come biforcate; la Vergine e il Redentore seduti nello spazio sopra raggi e fiamme; [...]. (vol. VII, parte I, p. 190)
*A Firenze, Gentile, l'apparatore magnifico, riversa fiori nelle gotiche cornici, popola di cavalli, di cani, di scimmie, di uccelli la scena dell'''Adorazione dei Magi''. Passano i Re sul fondo, di contrada in contrada, scendono le erte montane, varcano i ponti levatoi de' castelli, seguiti da cortigiani col falco in pugno, da cacciatori col {{sic|guepardo}}. Il più vecchio si prostra, bacia un piede al divin Bambino che gli pone una manina sulla testa calva; e gli altri due Re offrono riverenti i doni chiusi come in gotici reliquiarî. Vesti di broccato e di damasco, cinture gemmate e con caratteri cufici, come ne' vasi ageminati della Persia, bardature e fornimenti d'oro de' cavalli, risplendono in quella scena strabocchevole di ricchezza, dove il pittore fa la ruota, pavone dalle iridiscenti penne occhiute. (vol. VII, parte I, pp. 196-198)
*Rispetto al Fabrianese {{NDR|Gentile da Fabriano}} il [[Pisanello]] sembra un improvvisatore, il quale da ogni cosa che lo circonda, e più che da sé stesso e dai suoi simili, tragga dalla vita degli animali i motivi dell'arte. Cani d'ogni specie, cavalli e muli, scimmie, animali rari e comuni, uccelli visti a volo per le valli o addestrati alla caccia, formano ogni sua delizia. Vero pittore d'animali, ne spia gli istinti ne traduce rapidamente le forme, le abitudini, i moti, ne rende i peli, le piume, le chiazze del colore della pelle, li figura ne' più variati e fuggevoli aspetti; se non gli riesce di sorprenderli di fronte, li persegue a tergo pian piano con la punta d'argento o la penna. (vol. VII, parte I, p. 250)
*{{NDR|Commentando l'affresco ''San Giorgio e la principessa'' nella chiesa di Santa Anastasia a Verona}} Qui veramente il Pisanello mostrò la gran novità dell'arte sua, il talento di attore: non la scena di sangue e di morte, ma il momento d'ansia, il silenzio drammatico dell'ultimo momento d'attesa, che precede la folgore e lo scoscio della tempesta. (vol. VII, parte I, pp. 258-259)
*È probabile che, dalla maturità in poi, applicatosi specialmente ad eseguir medaglie, il Pisanello lasciasse frammentarie le ricerche dei moti dell'espressione e della vita umana. Oltre i disegni d'animali, tengono il primo posto quelli de' ritratti che dovevan servirgli a modellar medaglie. (vol. VII, parte I, p. 263)
*[[Paolo Uccello]] {{NDR|nel ''Diluvio''}} fece ignude gran parte delle sue figure, quasi a meglio mostrare il brivido de' corpi e il gelo delle ossa, in mezzo alla furia degli elementi, sotto il fato che incombe terribile. [...]. Non gli basta disegnare la convulsione dei corpi, ma li fa macerare dalle acque, sbattere dai venti, intirizzire dallo spavento; e da per tutto, nelle acque rigonfie, nel cielo tempestoso, nella furia dell'aria, fa rombare la morte. (vol. VII, parte I, p. 338)
*[...] [[Donatello]] non ispirò Andrea {{NDR|del Castagno}} soltanto nell'ornare alla classica la sala del ''Cenacolo'', ma anche nel drappeggiare i personaggi nelle vesti dalle pieghe con forti addentramenti, nodose e contorte. Con lo studio delle forme nuove nell'architettura e nell'ornamentazione, [[Andrea del Castagno]] associò quello del rilevo e della prospettiva, facendo che tutte le figure del ''Cenacolo'' si veggano dal punto di vista dell'osservatore scorciare dal sotto in su con il pavimento, gli scanni, la mensa e i lacunari del soffitto. E nonostante tutte queste raffinatezze d'arte e di tecnica, serbò la sua fibra campagnuola energica e rude. (vol. VII, parte I, p. 348)
*La luminosità del colorito elegantissimo e puro, appresa da Masolino e dall'Angelico, ammodernata con lo studio della prospettiva aerea, forma il gran merito di [[Domenico Veneziano]], ch'ebbe ad aiuto e cooperatore [[Piero della Francesca]], il maestro che portò a perfezione quella tecnica, quel dolcissimo impasto di colore e di luce. (vol. VII, parte I, p. 359)
*La logica, il senso pratico di cui era dotato [[Filippo Lippi]], ne fa presto un ribelle all'iconografia sacra. Quando dipinse per la moglie di Cosimo de' Medici la tavola della ''Natività'', [...], nell'alto del quadro fece sporgere le due mani dell'Eterno. In antico s'era indicato con una mano sporgente dal cielo l'intervento di Dio Padre; ma Egli non è monco, avrà pensato Fra' Filippo, e dipinse le due mani aperte in atto di protezione. (vol. VII, parte I, p. 364)
*Sin dalle opere prime giunte a noi, il pittore {{NDR|Filippo Lippi}} scuote il gioco iconografico, cerca libertà di forme e d'immagini. Gli insegnamenti del [[Beato Angelico]] si perdono nelle sue figure dalle teste schiacciate e quadre, dal naso corto, dalla bocca larga, dalle mani fanciullesche. Molte di esse par che stiano sospettose in ascolto, e solo si elevano alquanto se entro l'arte del Frate<ref>Filippo Lippi fu frate carmelitano fino al 1461, quando papa Pio II lo dispensò dai voti.</ref> penetra un ricordo dell'Angelico. Allora si illuminano le carni, e la grazia veste i corpi atticciati e ne schiara gli aspetti. (vol. VII, parte I, p. 366)
*{{NDR|Filippo Lippi}} Nel 1450 gli fu tolto il titolo di rettore e commendatario di san Quirico a Legnaia, per non aver pagato un debito e, peggio, per aver fatta una quietanza falsa a fine di provare d'averlo pagato. Ma molto gli fu perdonato perché molto si fece perdonare per le opere sue, [...]. (vol. VII, parte I, p. 374)
*Conquistata la tecnica, il [[Pesellino]] sembra buttarsi a capofitto nel piacere, nel gaudio della vita, nella società più che mai fiorita. Abbellendosi, scaldandosi, rallegrandosi tutto, mirò ad altri maestri, come Paolo Uccello, per imparare a render lo spazio, a rappresentare le delizie del paese, a scorciar corpi per dar vivezza ai moti. (vol. VII, parte 1, pp. 392-393)
*Gentilezza senza preziosità, tenerezza senza sdolcinatura, un certo languore nell'espressione e nella grazia di corpi talvolta toscanamente dinoccolati; raffinatezza di segno, colori eletti e splendenti, chiaroscuro sempre più intenso e profondo: tale è il fiore dell'arte di Francesco Pesellino. (vol. VII, parte I, p. 402)
*{{NDR|Riferendosi ad alcuni quadri conservati nella Pinacoteca di Siena}} [...] in tutto il [[Sassetta]] porta una amorosa cura, una delicatezza di segno, una colorazione delle carni rosate nella luce, verdognole nell'ombra, una dolcezza di effetti nuovi nella pittura senese quattrocentesca. (vol. VII, parte I, p. 492)
*Con l'anima di trecentista, il Sassetta lavorò nel tempo nuovo, dando timide espressioni fanciullesche alle figure spoglie d'ogni grandezza e d'ogni forza. La grande ideal sintesi di Giotto non è più nella rappresentazione della leggenda francescana: le animule figurate del Sassetta vorrebbero vivere nel mondo ultrasensibile. (vol. VII, parte I, p. 494)
*{{NDR|Commentando gli affreschi eseguiti nella Cappella Sistina}} Più d'ogni altra cosa il [[Sandro Botticelli|Botticelli]] cercò di rendere il movimento, e oltre quello dell'azione, l'altro ritmico della composizione, per trovare unità ne' diversi momenti dell'azione stessa, o il collegamento delle diverse azioni successive svoltesi nello stesso campo. Curvando, piegando, inchinando, torcendo trovò nel ''Sacrificio di Cora, Datan e Abiron'' l'unità tragica delle azioni diverse, così come, disegnando poi in un solo foglio un Canto della Divina Commedia, riuscì talora a tener di mira la linea della composizione, l'effetto dell'intero Canto, pur commentando passo passo i versi danteschi. (vol. VII, parte I, pp. 619-622)
*{{NDR|Commentando l'affresco ''Disputa di S. Tommaso'' nella Cappella Carafa della basilica romana di S. Maria sopra Minerva}} In Roma Filippino par che senta il freddo prendere le sue composizioni delicate, e si sforza ad accentuare lineamenti, anche a ingrossarli. Tra i disputanti, parecchi hanno labbra tumide, slargate, {{sic|nari}} vibranti, orecchie carnose curvate, pesanti vestimenta contorte. Filippino cerca di render la carne, l'aggrotta sulla fronte, l'ammonta sulle sopracciglia, la gonfia nelle {{sic|guancie}} dalla linea che parte dalle nari acute, la rigonfia all'estremità delle labbra, l'affloscia e l'imbudella sul collo. Roma imbarocchisce il {{sic|dòlce}}, il timido Filippino. (vol. VII, parte I, pp. 654-656)
*La educazione pittorica di [[Domenico Ghirlandaio]] si può ricercare nell'opera che con tutta probabilità è la prima in cui l'artista si esprima compiutamente, cioè nella cappella di Santa Fina a San Gimignano, ove sembra un continuatore perfezionato, raffinato di [[Benozzo Gozzoli|Benozzo di Lese]]<ref>Benozzo di Lese di Sandro (1420 circa – 1497), più noto con il nome di Benozzo Gozzoli.</ref>. (vol. VII, parte I, p. 716)
*{{NDR|Commentando la pala eseguita dal Ghirlandaio per l'altare maggiore della chiesa di San Giusto alle Mura, detta degli Ingesuati, ora conservata agli Uffizi}} La tavola dimostra sì che il Ghirlandaio è uscito dalla stessa corrente artistica dalla quale uscirono il Botticelli e Filippino Lippi; ma pare che il giovane pittore avesse l'animo aperto al nuovo, e raccogliesse fiori da altri giardini non piantati da Fra' Filippo<ref>Filippo Lippi.</ref>, e specialmente da quelli di Andrea Verrocchio. (vol. VII, parte I, p. 724)
*Più che con gli scarsi dipinti, il Verrocchio insegnò con l'opera di orafo e di scultore; ma anche con la sua tecnica esperienza di pittore dette impulsi verso la perfezione della pittura toscana, usando i nuovi metodi del colorire ad olio, giungendo nella costruzione del nudo a forte solidità e a sicura penetrazione de' muscoli e delle ossa, arrivando a imprimere nei corpi una forza vitale, più che con l'atletica potenza de' {{sic|Pollaiuolo}}<ref>Antonio e Piero del Pollaiolo.</ref>, con la grandezza morale, l'incisiva sobrietà delle linee, l'orgoglio della massa severa. (vol. VII, parte I, pp. 784-785)
=====Parte II=====
*Unica pittura di [[Melozzo da Forlì|Melozzo]] in Forlì è l'insegna di una farmacia, ora nel Museo civico forlivese: ''Il Pestapepe''. L'atletico facchino di farmacia piomba il pestello sul mortaio con uno sforzo proprio di un Ercole che precipiti Anteo. L'azione per lo stringer dei denti bene espressa nel volto, e per le gambe allargate bene resa nella persona, ha l'eccesso particolare alle insegne che debbono richiamare l'attenzione del pubblico. Nell'oscuro vano d'una porta, la {{sic|pollaiuolesca}} immagine campeggia segnata da un tratto ferreo, potente per l'effetto prospettico. (vol. VII, parte II, pp. 61-62)
*Non poteva imitarsi l'arte profondamente individuale di Melozzo. Rimase bensì nel fondo, nell'anima dell'arte italiana; e vive a Roma con quella dei fattori del moderno rinnovamento, e vive a [[Forlì]] dove, in giorni di tirannia, di contrasti di fazioni, di ferocie, Melozzo trovò entusiasmi per l'ideale della bellezza gentile e gagliarda. Tra le scene di sangue e gl'incendi, che arrossano la storia della città sua natale, la figura di Melozzo si eleva come quella de' suoi apostoli, dei suoi patriarchi, de' suoi profeti, grandi, solenni, possenti di corpo e di anima. (vol. VII, parte II, p. 63)
*{{NDR|[[Marco Palmezzano]]}} Morto Melozzo, di quando in quando pare che, rivedendo cartoni del maestro, egli si provi a cercare quell'amplificazione della forma quattrocentesca suggeritagli da lui; ma lo squadro delle figure a lui naturale era meschino, cosicché ricadeva poi nelle grette sue forme. Presso la fonte della luce egli la riverbera, benché pallidamente; con lo spegnersi dei raggi animatori a poco a poco scolora, illanguidisce, gli vien meno con la luce il calore e la vita. (vol. VII, parte II, p. 65)
*L'espansione delle forme di Melozzo, precursore del Cinquecento, non fu compresa da Marco Palmezzano, che le ridusse entro limitazioni quattrocentesche; e, come un quattrocentista ritardatario il seguace s'inoltra nel tempo senz'accorgersi del trionfar de' geni, allo schiudersi del secolo XVI. Quando nel 1537, a ottantun anno, dipinse la seconda pala d'altare della Pinacoteca Vaticana, non fece che complicare il numero de' santi che si affastellano sul limitare del tiburio, entro cui si eleva, sul trono, la Vergine. E là le reminiscenze di Melozzo si mescolano con quelle di [[Francesco Francia]] in un effetto intorbidato. Chiuse così la sua vita operosa il modesto continuatore di Melozzo. (vol. VII, parte II, pp. 82-84)
*Con l'andar degli anni il [[Luca Signorelli|Signorelli]] abbrustolisce ognor più le figure, separandosi del tutto dal suo maestro [[Piero della Francesca|Piero {{NDR|della Francesca}}]]. Piero, composto nei moti dei personaggi augusti, Luca impetuoso e tragico; Piero, chiaro, luminoso e fresco, Luca rossastro, caldo, abbronzato; quegli, col segno a tratti sottili e geometrici, questi, con segni rapidi e taglienti; il primo, a piani semplici, lievemente distinti, il secondo, a piani larghi con forti contrasti.<br>Perciò, se avessimo a dar figura all'immagine suggerita dall'opera dei due grandi, Piero ci apparirebbe come un patriarca nel mattino del secolo; Luca Signorelli, il figlio pastore, nel meriggio infocato, avvolto come Ercole dalla pelle leonina, in corsa, con le carni bruciate dal sole e le chiome ai venti, per i monti e le foreste, pronto alla caccia, tremendo nella lotta. (vol. VII, parte II, p. 336)
*[[Andrea Mantegna]] si era ricusato di far miniature per Isabella d'Este, dicendo di non aver attitudine alle cose minuscole, [...]. (vol. VII, parte II, p. 454)
*Bernardino di Betto nacque, secondo il Vasari, nel 1454. Fu soprannominato il [[Pinturicchio]], ed anche il Sordicchio, perché, al dire di Francesco Matarazzo, cronista perugino, «era sordo, e piccolo, de poco aspetto e apparenza». Ma, soggiunge il cronista, «come quello maestro Pietro (Perugino) era primo de quella arte, cosi costui era secondo». (vol. VII, parte II, p. 586)
*Si è detto che il Pinturicchio è molto fantasioso, e proprio non è: è un apparatore magnifico. Egli si contenta di profondere ori e gemme nel campo delle sue pitture: che queste {{sic|sieno}} bene equilibrate o no, poco gl'importa; che i costumi {{sic|sieno}} veri o no, poco lo turba. Egli ama il colore, ne gode con quegli occhi suoi di gioielliere; ruba ai musaicisti le tessere splendenti; ai tappezzieri le stoffe alluciolate, i tessuti a fiorami, i broccati e i damaschi; ai marmorari il lapislazzuli e i verdi smeraldini; alla moda i veli colorati, le stoffe a righe variopinte, le orlature ricamate; agli orefici le collane, le catenelle, le cinture, le placchette, i globoletti, tutti i gingilli. Nella costruzione delle figure non si affatica troppo; e le mani specialmente sono il cruccio dell'artista, il quale talora non sa che farsene, e le appoggia all'anca, sulle ginocchia, o le stringe alla cintura, le fa additare qualcosa, le fa tenere {{sic|rotuli}} e libri. Non parlano le sue mani! Il Pinturicchio parla soltanto col colore, anzi canta con esso una canzone allegra di festa, un [[ditirambo]]! (vol. VII, parte II, p. 642)
=====Parte III=====
*Lo svolgimento classico della rappresentazione della Natività, [...], trova nell'esordire di [[Giovanni Bellini]] il più alto coefficiente. Appena della educazione di [[Jacopo Bellini|Jacopo]], suo padre, si trova un lontano accenno nelle lunghe proporzioni della Madonna e nelle congiunte mani lunghette. Egli dà delicatezza al volto della Vergine ed esprime mirabilmente il sonno del fanciullo negli occhi stretti, nella boccuccia respirante, nel braccetto destro penzoloni. Il trono, con ornati del Rinascimento, alla donatelliana, dice la tendenza dell'artista, indirizzata ne' suoi primi anni dal padre stesso verso Padova. (vol. VII, parte III, pp. 420-424)
*[[Lorenzo Costa]] fu educato dal [[Cosmè Tura|Tura]] a Ferrara, com'è dimostrato dal ''San Sebastiano'' della Galleria di Dresda, attribuito al maestro stesso, pur recando una scritta ebraica col nome del pittore. Lo stridore di certi effetti, come della colonna di malachite su cui si appoggia il Santo, la crudezza dei lineamenti, segnati grossamente di nero, la mancanza dell'energia, perenne in Cosmè, il minor tondeggiare delle forme, le pieghe del drappo che cinge i fianchi, insolite nel Tura: tutto mostra un coloritore che si attiene al caposcuola ferrarese, ma sommariamente, senza gagliardia e senza profondità. Si ha l'impressione come di un Tura lustrato, superficiale, tagliente nei contorni, con la materialità di un lavoro scolastico. Perciò convien tener fede alla iscrizione, letta e riletta, col nome di Lorenzo Costa. (vol. VII, parte III, p. 761)
*Col suo non ricco bagaglio sminuito lungo la via, l'artista {{NDR|Lorenzo Costa}} si recò a Mantova a sostituire il Mantegna come pittore ufficiale di Corte {{NDR|dei Gonzaga}}. Benché rappresentante di una generazione posteriore al venerando maestro, era stato preso da sonnolenza, e i suoi corpi parevano divorati dalla lue da cui egli era infetto. La ricerca della grazia, della spiritualità e della poesia, che ferveva in tutta l'arte italiana, si era espressa da lui con la diminuzione della monumentalità e la pieghevolezza dei corpi; e dentro gli schemi lineari dedotti dalla plastica venne meno la plasticità. (vol. VII, parte III, p. 804)
*Egli {{NDR|[[Francesco Francia]]}} era entrato nel Cinquecento con l'ancona<ref name="Ancona">Pala d'altare.</ref> di Pietroburgo, rinnovellato, colmo di plastica forza. E continuò cercando nella purificazione de' suoi tipi, nuovi ideali. Il realismo quattrocentesco cadde con lui, che tramandò per mezzo di Timoteo della Vite<ref>Timoteo Viti (1469 – 1523), pittore italiano.</ref> il decoro formale a Raffaello. Non estese le ricerche, sempre intento a trarre armonie da' suoi modelli, come prima cesellati gli argenti ne svelava il nitore. Non ebbe slanci di ascetismo, non mistici ardori, ma {{sic|divozione}} salda e sincera. E donò alle sue immagini la bontà e l'umiltà de' propri costumi. Molti vollero imitarlo; ma egli poteva esser copiato, non imitato. L'arte sua era come un chiuso vaso d'alabastro, che altri non poteva aprire per mirarvi dentro senza che ne esalassero gl'interni profumi. (vol. VII, parte III, pp. 949-952)
=====Parte IV=====
*Impacciato a render l'ambiente architettonico, assetato d'aria e di luce, [[Cima da Conegliano|Cima]] fa cadere ogni sipario, dipingendo nell'anno seguente {{NDR|il 1496}} la Madonna fra i Santi Lorenzo e Girolamo. La semplice logica dell'artista trevigiano vuol dar ragione della forma compositiva insolita, ed ecco che egli unisce alla ''Sacra conversazione'' un episodio della ''Fuga in Egitto'' ridotto a semplice macchietta: Giuseppe, buon vecchio pastore, conduce al pascolo il somarello nei prati del fondo. La concezione del gruppo, sotto il mantegnesco albero d'arancio, è essenzialmente plastica. Acute, lucenti, alla maniera vicentina si staccano le foglie sul chiaro cielo, e altissime si alzano le piante in confronto al colle di Conegliano, che poco s'allontana nella visione del paese. [...] Noncurante di effetti prospettici, Cima non sa ancora architettare lo spazio; e il gruppo divino, con le solide forme statuarie, si rileva sul fondo di alberi e di monti come sopra un commesso di marmi variopinti. (vol. VII, parte IV, p. 512)
*{{NDR|Cima da Conegliano}} E in ogni tempo, ovunque suoni caro il {{sic|balbettìo}} dell'infanzia, sarà amato l'umile montanaro di Conegliano, che ci dette un poema lieto di suoni dolci, tranquilli, di ritmi armoniosi, di cadenze portate dall'aria di primavera. Fuor dal paesello {{sic|natìo}} il poeta serbò l'ingenuità del cuore, la timida bontà, l'umiltà dell'aspetto, la pietà sincera. A Venezia i grandi pittori s'accorsero ch'egli portava un'onda sana, fresca, dai monti alla città magnifica; Giambellino<ref>[[Giovanni Bellini]], noto anche con il nome di Giambellino.</ref> volse gli occhi umanissimi come a immagine impicciolita di se medesimo, e gli fece onore valendosi della sua invenzione del ''Battesimo di Cristo''; Tiziano da giovane guardò sorridente verso di lui, mentre era in cerca di tipi ai quali dar poi carni vive; Sebastiano del Piombo esordiente lo copiò come si copiano gli esemplari grati allo spirito nei {{sic|di}} delle prime prove. E molti lo seguirono, senza però spargere dalle opere i suoi ricordi di bianchi fiori alpestri, del riso dei monti azzurri, della pace de' campi e de' cuori. (vol. VII, parte IV, p. 551)
*Da giovane [[Vittore Carpaccio|Vittor Carpaccio]] sentì pure gl'influssi di questo maestro {{NDR|[[Lazzaro Bastiani]]}} e ne serbò l'incertezza dell'architettura dei corpi e degli ambienti. Rimase l'educazione prospettica all'ingrosso; ma la fantasia e la mano del Carpaccio, pronte ai voli, nascosero le deficienze dell'educazione. Per molto tempo però, ogni volta che la mano s'allentava, rispuntavano, per forza d'inerzia, le figure bastianesche; ogni qualvolta eran ripresi necessariamente dall'artista i vecchi schemi di composizione, riappariva qualche frammento del primitivo lavoro, che pareva sommerso nel corso degli anni. (vol. VII, parte IV, p. 612)
*Nel 1496 {{NDR|[[Bernardino de Conti]]}} dipinse il ritratto di Francesco, figlio di Giangaleazzo Sforza, ora nella Galleria Vaticana, fantoccio dalle carni imbottite, i capelli di stoppa, il busto deformato dalla mancanza di scorcio, le mani di stucco con le dita gonfie. (vol. VII, parte IV, p. 1042)
*Nella libera replica della ''Madonna delle {{sic|Rocce}}'', del 1522, ora nella Galleria di Brera, Bernardino {{sic|de'}} Conti, parafrasando Leonardo, dà alla Madonna un movimento sgangherato, occhi e lineamenti grossi, capelli intrecciati a catena; e dà ai bambini, tratti da un altro modello leonardesco ripetuto da tutta la schiera de' seguaci, corpi gonfi, occhi smorti ed enormi fronti convesse. Il fondo di rocce, apparato fantastico composto da Leonardo con l'osservazione del vero, è qui mutato in un capriccioso torracchione, tutto frastagliato e forato, e i pinnacoli diventano torricelle con certe strane dentellature, come di chiavi; pizzettature di cartone sembrano le stalagmiti immaginate dal maestro sopra il capo delle sacre figure, e strani monticelli a ventaglio allineati sull'acqua diventano le scogliere lontane, uscenti nell'esemplare dalla nebbia luminosa. Copiando Leonardo, Bernardino mostrò di non aver nulla inteso dei principî del maestro. (vol. VII, parte IV, pp. 1042-1043)
*Nel trittico {{NDR|di [[Marco d'Oggiono]]}} già in casa Crespi, le colline del fondo sembran di stoffa; la Vergine e il Battista ripetono stancamente il gesto della Madonna e di Gabriele nella ''Vergine delle Rocce'' di Leonardo; le dure ali uncinate degli angeli hanno la pesantezza degli ornati nel seggio di Maria; San Pietro, con la testa contorta per mancanza di scorcio, si perde nel gomitolo di stoffa formato dal manto. Comincia ad apparir la maniera nel convenzionale paese, nel vorticoso girar delle pieghe, nel chiaroscuro artificioso. La testa dell'angelo a destra si rivede nella ''Madonna'' dell'Ambrosiana [...], dove il segno svanisce e le ombre si raccolgono in pesanti chiazze sul gonfio corpo del Bambino e sul collo della Vergine, mentre nel volto piatto il chiaroscuro si perde e ogni contorno si slarga, come disfacendosi. (vol. VII, parte IV, p. 1054)
====''L'architettura del Quattrocento''====
=====Parte I=====
*L'esordio di [[Filippo Brunelleschi|{{sic|Filippo Brunellesco}}]] nell'arte fu esordio di orafo e di scultore, non d'architetto. Due opere, oltre le mezze figurette di profeti emergenti dal quadrifoglio nel dossale d'argento di Pistoia, rimangono a porre in luce le sue qualità di scultore: il ''Crocefisso'' in legno di Santa Maria Novella in Firenze, e il ''Sacrificio d'Abramo'' nel Museo del Bargello. In esse, come nelle gloriose architetture brunelleschiane, la forma tende a definirsi in profili affilati e vibranti, si crea da principi lineari piuttosto che plastici. (vol. VIII, parte I, p. 90)
*Ma gloria di Filippo Brunellesco è la sua opera d'architetto, che inizia il [[Rinascimento]] fiorentino, sostituendo alla visione pittorica, attuata negli edifici del Trecento, da complessa disposizione di elementi architettonici e dai conseguenti giochi d'ombra e di luce, la regolarità dello squadro, un più largo uso della linea orizzontale e dell'arco a tutto tondo: la semplificazione che caratterizza, anche per la scultura e la pittura, lo stil nuovo. [...]; Filippo Brunellesco, alle soglie del Quattrocento, compie la riforma dell'architettura, parallela a quella di [[Masaccio]] nella pittura: il passaggio dai ricami del gotico alle pure eleganze costruttive del primo Rinascimento. L'arte classica lo ispira, e ancor più gli esempi dell'arte romanica fiorentina, miracolosa fioritura di forme antiche tradotte con toscana snellezza. (vol. VIII, parte I, p. 92)
*Che scatti elastici nelle volute a corna d'ariete dei capitelli di [[Michelozzo]] in palazzo Riccardi, che rotear di spire nei fantastici rosoni, che snellezza nelle foglie d'acanto! (vol. VIII, parte I, p. 120)
*Dal 1425 al 1436 Michelozzo servì di freno, con il suo equilibrio, con la sua posatezza, a [[Donatello|Donato]], ardente, impetuoso. (vol. VIII, parte I, p. 238)
*Dove [[Cosimo de' Medici|Cosimo de' Medici]] e i suoi passavano, Michelozzo architettava trionfi, stendeva i più suntuosi baldacchini, profondeva ricchezze, sonava oricalchi per la gloria del patrono delle arti, del Magnifico, dell'Augusto Signore di Fiorenza. (vol. VIII, parte I, p. 278)
*Per la prima volta, [[Bernardo Rossellino|Bernardo {{NDR|Rossellino}}]] ci appare nella sopraelevazione della [[Palazzo della Fraternita dei Laici|Fraternità dei Laici]] in Arezzo, ove lo scultore architetto segue, con l'entusiasmo dei giovani per il nuovo l'arte di [[Donatello]] e di [[Michelozzo]]. A crear un appoggio alla decorazione superiore e romper il vuoto tra le arcate, gotiche sui lati dell'ordine inferiore, e precedentemente costruite (1375-1377), Bernardo Rossellino disegna leggiere lunghe nicchiette, sopraccariche da trabeazione e da frontoncini triangolari; e su questi ripiega brevemente la lunga cornice, separando la sua parte nuova dall'antica [...]. (vol. VIII, parte I, pp. 491-492)
*Il [[Giorgio Vasari|Vasari]] assegna al Bernardo Rossellino|Rossellino grandi idee, grandi propositi per il rinnovamento di Roma, ma forse egli si fece bello delle penne del pavone, cioè delle idee del grande umanista e architetto [[Leon Battista Alberti]], che a Roma viveva ed era da Bernardo Rossellino ammirato e seguito. (vol. VIII, parte I, pp. 495-496)
*Imitatore di Leon Battista Alberti, Bernardo Rossellino non ne ebbe la preparazione umanistica, e non ne intese quindi lo spirito animatore, non il fondamento delle architetture. Portato a forme piccole, intagliate, perdette, necessariamente, nello slargarsi secondo il prototipo, la propria finezza. (vol. VIII, parte I, p. 511)
*[[Francesco di Giorgio Martini|Francesco Martini]] tenne il campo nell'architettura militare, coprendo per [[Federico da Montefeltro]] di rocche il ducato d'Urbino, consigliando difese al Prefetto di Roma e a Virginio Orsini, ai Lucchesi e al Duca di Calabria; ma fu pure maestro nell'architettura civile e religiosa: tra i maggiori architetti del tempo, adunati da [[Ludovico il Moro]], egli siede, a giudicare dei metodi per la erezione del tiburio del Duomo, con [[Bramante]] e con [[Leonardo da Vinci]]. Segue Leonardo a Pavia per ragionare sulla nuova cattedrale del luogo, e, accompagnato in patria dalle lodi del Duca di Milano e degli Operai del Duomo, dedica i propri servigi alla Repubblica di Siena, cui di continuo i potenti, a gara, tentano sottrarlo. (vol. VIII, parte I, p. 738)
*{{NDR|Francesco di Giorgio Martini}} La Toscana, Firenze stessa, non videro sorgere personalità più vicine al [[Filippo Brunelleschi|Brunellesco]], che questo erede raffinato delle eleganze senesi, ingegnere civile e militare famoso. Il suo trattato d'architettura, nonostante la voluta, e talvolta quasi forzata, obbedienza ai precetti classici di [[Marco Vitruvio Pollione|Vitruvio]], rivela tanta passione di ricerca scientifica, una così schietta praticità d'intenti, quali si riscontrano soltanto in Filippo Brunellesco e in Leonardo da Vinci. (vol. VIII, parte I, p. 743)
*Quando tratta dell'architettura civile, Francesco di Giorgio affronta tutti i problemi relativi alla costruzione; la scelta del luogo, delle acque e dell'aria, la situazione delle case in rapporto ai climi e ai venti, la qualità del materiale da costruzione, mattoni, marmi, pietre, calcine, arene, legni, la distribuzione degli ambienti secondo la destinazione della casa, i metodi per trovar acqua, l'economia generale della città, trattenendosi in modo particolare su quanto interessa l'artista, e cioè sulle proporzioni delle modanature rispetto all'edificio, con frequenti riscontri vitruviani, troppo frequenti e voluti dallo scrittore, che pure nella sua opera rivela un'originale e rara personalità. Quando tratta dell'architettura militare, anche più fervida e novatrice diviene la ricerca scientifica: tra le mani dell'architetto si piegano, s'appuntano, si protendono e sfuggono i contorni delle piante di fortezze, disegnando tenaglie insidiose, forbici, grugni di {{sic|cignale}}<ref>Forma arcaica o dialettale per "cinghiale".</ref> e pendii inaccessibili [...]. (vol. VIII, parte I, p. 743)
*Il capolavoro di [[Baldassarre Peruzzi]], la Farnesina, vario di effetti per il movimento della pianta, la {{sic|moltiplicità}} dei gradi nell'antica base, la fuga dei viali d'arcate nel criptoportico, mantiene ancora le impronte del tardo Quattrocento senese, con la sottigliezza forbita e compassata propria alle opere primitive del Peruzzi, nelle lunghe lesene della fronte, nelle sottili finestre rettangolari, punteggiate in alto dalle finestruole appese come tabelle alle cornici del fregio. (vol. VIII, parte I, pp. 917-919)
*Le tracce dell'antica educazione senese quasi dispaiono in una tarda opera romana dell'architetto {{NDR|Peruzzi}}, il palazzo Massimo delle Colonne, rifugiandosi in qualche sagoma di finestra, in qualche trama d'ornato: l'amore del grandioso, della cinquecentesca opulenza, allontana dalle sue origini l'arte di Baldassarre Peruzzi, che, nei primordi, pur riflettendo gli schemi di [[Francesco di Giorgio Martini|Francesco di Giorgio]], ci appare vestita di una armoniosa e fredda compostezza, lontana dallo spirito vivace del celebrato ingegnere-architetto di Siena. (vol. VIII, parte I, p. 919)
=====Parte II=====
*Nel 1421, per Martin Contarini, si erigeva la [[Ca' d'Oro]], ''Domus Magna'', modello tipico al [[Tardo gotico|gotico fiorito]] veneziano. [...] Principalmente l'opera fu condotta da [[Matteo Raverti]] di Milano con una schiera di aiuti, milanesi e comaschi. Per essi il gotico fiorito si espande di palazzo in palazzo, di chiesa in chiesa, e tutto ricopre di una vegetazione rigogliosa. A Milano, il gotico si era fatto robusto, e ai virgulti del nord, agli steli ricurvi, aveva sostituito, nelle intrecciature, rami di quercia; alla ragione geometrica, apparati di festa, espressioni di ricchezza e di magnificenza. Venezia si prestava singolarmente alle forme del gotico fiorito di Lombardia; e Matteo Raverti con i suoi trovarono un ambiente adatto alla decorazione pittoresca. Mediante essa, trasformarono il palazzo veneziano, col loggiato inferiore sorgente dalle acque, e il gran loggiato superiore, o ''balconada'', aperto sul salone mediano, ove la famiglia conveniva, riceveva, si raccoglieva con parenti e amici, ospiti e clienti. Di qua e di là dalla gran sala erano le ali, a guisa di torri fiancheggianti la casa; e il cornicione, coronato da ante, merlatura orientale, limitava il piano superiore dell'edificio. (vol. VIII, parte II, p. 277)
*[[Francesco del Cossa]], altro grande pittore ferrarese, trovò nell'arte muraria professata dall'avo Giovanni e dal padre suo Cristoforo, un ostacolo ai capricci del [[Cosmè Tura|Tura]], quantunque, nel ''San Girolamo'' sotto un arcone, statua girante sul cerchio del piedistallo, ora nella galleria dell'Ateneo ferrarese, anch'egli si sia dato a scherzare, facendo uscir fuori il pulvino dai capitelli, come da una guaina, tanto che esso appaia prolungamento dei pilastri. Ad ogni modo, in tutte le architetture dipinte, Francesco del Cossa, pure compiacendosi di varietà di marmi, si mostra più massiccio e più squadrato del Tura. (vol. VIII, parte II, p. 393)
*L'abside del Duomo ferrarese ci offre un mirabile esempio dell'arte di [[Biagio Rossetti]], che conduce i mattoni a filo tagliente, nitido, puro, nella costruzione regolare ed esatta, nella lineatura matematica dei filari sui fondi, nella disposizione unita ed uguale. Le lesene son tirate con una squadra affilata metallica, gli archi girati con un compasso fermo incisivo; e il cornicione nei due piani dell'abside, benché di terracotta a stampa, è composto con rigore, quasi, potrebbe dirsi, col timore che possa trovarsi un intervallo più o meno grande, la differenza di un attimo, un peso ineguale nella corona di dentelli, di mensoline, di ovuli, di perle. (vol. VIII, parte II, p. 398)
*Chi guardi i pilastrini sottili {{NDR|del Palazzo dei Diamanti di Ferrara}}, l'un nell'altro incastrati lungo gli stipiti della porta, vede il Rossetti quattrocentista, ancor esile, lunghetto e sobrio, mentre l'arcone, che serra quei pilastri, è cinquecentesco. L'architetto dunque sentì il bisogno di slargare la porta, di darle un contorno degno della imponenza che assumeva il palazzo tempestato di diamanti. Nelle finestre, nelle cornici divisorie dei piani, nella trabeazione, è ancora il Rossetti, ma come stretto fra tagliapietra vaghi di fregi fastosi, che gli strappan le redini, e si sfogano ad assiepare d'ornamenti ogni cosa. (vol. VIII, parte II, p. 404 e 423)
*Allo spirito del [[Bramantino]] più che a quello di [[Bramante|Donato Bramante]], che pure gli fornisce modelli, sembra allacciarsi l'arte di [[Cristoforo Solari]] architetto, alieno dalle ombre forti, dagli aggetti, dalla sonorità degli incavi, corretto qualche volta sino alla freddezza. (vol. VIII, parte II, p. 805)
====''La pittura del Cinquecento''====
=====Parte I=====
*La grande pittura murale {{NDR|il [[Ultima Cena (Leonardo)|Cenacolo]]}} fu dipinta ad olio; e il Bandello, come abbiamo udito, racconta d'aver veduto [[Leonardo da Vinci|Leonardo]] dar talvolta poche pennellate e andar via, ciò non si sarebbe potuto fare con la pittura a fresco. L'esecuzione a olio fu appunto la prima causa della rovina. Verso la metà del Cinquecento il lavoro era già deperitissimo, e il Vasari, nel 1566, non vi scorgeva più che una «macchia abbagliata». (vol. IX, parte I, p. 29)
*Raccontasi che, mentre gli Arrabbiati<ref>Fazione di fiorentini nemici di Girolamo Savonarola e dei piagnoni suoi seguaci.</ref> assediavano il convento di San Marco, [[Fra Bartolomeo|Baccio della Porta]], insieme coi partigiani del [[Girolamo Savonarola|Savonarola]], si chiudesse nel convento per difendere la vita del venerato maestro, e deponesse tremante le armi, quando il Savonarola, per cessare la carneficina, si dette nelle mani dei nemici. Spettatore di tanta tragedia, volse nell'animo l'idea di farsi frate in quel convento stesso di San Marco, che aveva veduto devastato campo di battaglia, incendiato dall'odio popolare, mentre il Savonarola, davanti all'Ostia Santa, pregava coi monaci nel coro. (vol. IX, parte I, p. 225)
*Socio ed aiuto di [[Fra Bartolomeo|Fra' Bartolommeo]], [[Mariotto Albertinelli]] esordisce e produce i migliori frutti della sua arte, tutto preso dalle forme di [[Piero di Cosimo]] e di [[Filippino Lippi|Filippino]]. Un suo quadro in una raccolta privata di Roma ci dà l'illusione di ammirare un Piero di Cosimo che parli un linguaggio più grave e intimo del consueto, nella sua profonda semplicità. È una ''Sacra Famiglia'': originalissima composizione. [...]<br>Più che ogni altra opera di Mariotto, questa avvince per un senso d'intimità familiare, profondo, sacro: Giuseppe, tutto chino, col volto in ombra, protegge il fanciullo; Maria posa una mano sulla tempia del figlio, in gesto di tenerezza e di benedizione; abbassa gli occhi gravi come in ascolto dei battiti del cuore su cui posa la mano: nel silenzio del mattino, nella calma luce del cielo che più s'inazzurra sul loro capo, le due immagini silenziose si raccolgono intorno a Gesù, cardine della scena, cuore dei loro cuori. Mai nel corso della sua vita Mariotto ritroverà il timbro grave e profondo delle voci che risuonano in questo quadro, aurora ricca di promesse. (vol. IX, parte I, pp. 351-354)
*L'intensità di chiaroscuro, che distingue dalla miniaturistica anconetta di Milano il tondo Pitti, riecheggia nella ''Visitazione'' della Galleria degli Uffizi, dove, per la prima volta, Mariotto {{NDR|Albertinelli}} tenta, sulle orme di [[Fra Bartolomeo|Baccio della Porta]], d'intonare le proporzioni delle figure e dello scenario alla grandiosità voluta dal secolo nuovo. Eppure, egli non riesce a staccarsi dalle tradizioni del Quattrocento: la Vergine, chiusa nel manto, rigida, ripete il tipo filippinesco; il loggiato spazioso che s'apre dietro le immagini sul cielo velato di bianche nuvole, coi suoi archi ampli e le candelabre adorne di grottesche, evoca un motivo prediletto dal [[Perugino]]. (vol. IX, parte I, p. 364)
*Un'altra cosa gentile, come tutte le opere di Mariotto {{NDR|Albertinelli}} in proporzioni minime: la ''Madonna col Bambino'' nel Seminario di Venezia. Anche qui le forme arrotondate dimostrano che Baccio della Porta va facendo scuola al suo compagno di lavoro, ma ancora, nella sensitiva irregolarità dei lineamenti e nel tortuoso contorno dei panneggi, vive il ricordo di [[Filippino Lippi|Filippino]], e il gruppo spira una grazia fresca e semplice, una dolcezza di affetti ignote al Maestro più sapiente e severo. Come nella scena della ''Visitazione'', un'arcata accoglie la madre e il fanciullo, lasciando che l'aria azzurra del fondo avvolga i volti soavemente penombrati, di Gesù che sfiora con la mano la guancia materna, e della Vergine china in ascolto della carezza infantile. Solo nella prima ''Sacra Famiglia'' Mariotto parlò un linguaggio così intimo e dolce come in questo quadro tutto ridente d'azzurri. (vol. IX, parte I, p. 368)
*{{NDR|Commentando il ''Ritratto di una giovane donna'' negli Uffizi}} [...] tra le opere più significative del talento pittorico di Andrea. [...] Le belle mani che escono dalla manica arricciata, come da una capricciosa corolla di fiore, così bianche e morbide da rivelarci in [[Andrea del Sarto]] il solo pittore capace, in Firenze, di gareggiar coi Veneti, signori del pennello. (vol. IX, parte I, p. 538)
*Nella vôlta della [[Cappella Sistina]], sopra le membrature sottili e nitide del Quattrocento, sopra le nicchie marmoree dei Pontefici e le candelabre fiorite dei finti pilastri, e le meravigliose vele, Michelangelo costruisce l'ossatura di pietra, immane e poderosa, che circoscrive le scene bibliche e aduna i profeti e gli ''ignudi'', i putti-cariatidi e i demoni, gli Avi che nei triangoli della volta e nelle lunette sopra i finestroni impersonano, enigmatici e grandi, la vita d'Israele. Organismo animato, l'architettura, massiccia e serrata, a profondi incavi di base piana, e ad aggetti erompenti, esprime, come l'architettura della Cappella Medicea a Firenze e della cupola di San Pietro a Roma, con la vicenda ripetuta di sporgenze e rientranze, l'energia scultoria, il dinamismo plastico proprio alle forme di Michelangelo, e si stringe in inscindibile tutto con le statuarie figure. Massa e rilievo, sono, col movimento, elementi primi dell'arte di Michelangelo: ecco perché, mentre i quattrocentisti incavano nicchie dietro le immagini dei Pontefici e Raffaello curva le pareti del coro nella ''Messa di Bolsena'', e pone la ''Madonna'' del Louvre sotto un'ideale cupola di nubi, Michelangelo stende piane le pareti marmoree dei seggi che ospitano i Profeti, le ampie cornici, da cui si staccano, sui dadi di pietra, i nudi efebi, dalla base piana trae risalto la gigante massa delle immagini. (vol. IX, parte I, pp. 733-736)
*{{NDR|Cappella Sistina}} Nessun esempio il Quattrocento aveva dato d'organismo architettonico a decorazione di volte, animato di così atletica energia. (vol. IX, parte I, p. 740)
=====Parte II=====
*Agli occhi del giovane pittore {{NDR|[[Correggio]]}}, avvezzi alle sottigliezze, alle ondulazioni di linee miti, {{sic|divote}}, [...] dovette presentarsi come un nuovo mondo Mantova, impero dello statuario Mantegna. La forma solenne e massiccia di Andrea piombava romanamente sull'altare della Madonna della Vittoria, foggiava un classico scenario coi celebri ''Trionfi di Cesare'', si disponeva in ritmo grandioso sulle pareti della Camera degli sposi, ove i Gonzaga avevan voluto ricordare le feste familiari con una imponenza sorpassante l'avvenimento casalingo. (vol. IX, parte II, p. 618)
*[...] il [[Parmigianino]], oscillante tra le forme di Raffaello e del Correggio, ci si presenta come un grande virtuoso, un principe della moda, un esteta che giunge per sottili ragionamenti all'arte, piuttosto che un pittore nato, un pittore d'istinto quale fu il suo conterraneo [[Correggio]]. (vol. IX, parte II, p. 691)
*[...] [[Giampietrino]] richiama, nello sfumato delle carni ceree e nei fondi velati di nebbia, la dolce monotonia delle tonalità borgognonesche, arrotando e inarcando le forme sugli esempi di Leonardo [...]. (vol. IX, parte II, p. 743)
*Le prime opere di [[Gaudenzio Ferrari|Gaudenzio]], non rovinate come i frammenti d'affresco nella cappella della Flagellazione a Varallo, ora distrutta, sono le tavolette della ''Vita di Cristo'' nella Pinacoteca torinese. Esse rivelano l'origine schiettamente lombarda del pittore e la sua tendenza a una stilizzazione lineare facile ed elegante, a effetti luministici ottenuti mediante vitree filettature, a lente e languide cadenze. (vol. IX, parte II, pp. 812-813)
=====Parte III=====
*Tempra schietta di Lombardo, il maestro bresciano educato a Venezia non fu mai un vero [[giorgione]]sco. Mentre [[Tiziano Vecellio|Tiziano]] giovane e il [[Jacopo Palma il Vecchio|Palma]] miravano all'accordo tonale delle zone cromatiche, il [[Giovanni Gerolamo Savoldo|Savoldo]], sin dall'inizio volto a ricerche luministiche, vedeva nei contrapposti d'ombra e luce lo strumento al risalto pittorico delle forme. (vol. IX, parte III, pp. 787-790)
*[...] quando vien meno la ricerca delle variazioni di colore mediante minute variazioni di superficie, il Savoldo, nel dipingere il tessuto compatto di una casacca di fustagno o di un cappellaccio di ruvido panno, come nel fissar in luce la massa greve di una mano, apre spiragli verso la pittura del [[Caravaggio]] o di [[Diego Velázquez|Velazquez]] giovane. (vol. IX, parte III, p. 789)
*Mentre Venezia si abbandonava alla inebriante canzone del colore, e rapiva ai tramonti l'oro delle carni e dei lussuosi paesi, il Savoldo semplificava il tono per la determinazione pittorica della forma sbalzata da luce. Restìo alle morbidezze dei Veneziani è il suo colore, come lontano dal fuoco tizianesco è il sentimento di grandezza muta, di serietà profonda, che pervade l'arte di questo pensoso ricercatore. (vol. IX, parte III, p. 790)
*Il colore del [[Romanino]] si stempera e dilaga nelle forme allargate delle figure; mentre la pasta del colore s'intenerisce, le forme aggrandiscono, e si svuotan di forza. Anche nell'''Assunta'' della chiesa di Sant'Alessandro in Colonna, a Bergamo, ove ancora non sono gonfie le immagini, appare il tormento del pittore intento a cumular nugoli sopra nugoli, monti sopra monti, a torcer drappi, ad acuire gli atteggiamenti degli Apostoli sorpresi. Tranne uno che guarda in alto alla celeste bambola<ref>Verso Maria, rappresentata nella parte superiore del dipinto l'''Assunzione della Vergine''.</ref>, essi gesticolano, e discorrono, scossi come da terremoto. Tutta la preparazione del Maestro, solenne nella vermiglia pala d'altare a Padova, si dissolve, si va disperdendo. (vol. IX, parte III, pp. 815-818)
*Si sfoga poi {{NDR|il Romanino}} negli affreschi del Duomo di Cremona, cercando di renderci la ''Passione di Cristo''. Nel rappresentarlo ''davanti a Caifa'', pensa ai costumi variopinti dei lanzi coi cappelloni piumati, coi saioni a scacchi, più che alla divina tragedia. Ricorre anche al Dürer per comporre la scena, senza intenderne l'alto pensamento; e fa una rappresentazione greve, pesante, in un colore rosso, torrido. (vol. IX, parte III, pp. 819-821)
*Ciò che non otteneva con la linea, il [[Dosso Dossi|Dosso]] tentava di ottenere mediante i colori, perfino la violenza del moto passato dalle figure alle cose. E, nonostante il cartone di Raffaello, anche più tardi, il Ferrarese, dipingendo in parte il ''San Michele'', «ex voto» di Alfonso I d'Este, [...], per il recupero della città dalle mani del Papa, non {{sic|riescì}} se non negli effetti coloristici, nei lampeggiamenti della corazza, nei contrasti di luce ed ombra, a ottenere agitazione di elementi, e, meravigliando, abbacinando, energia. (vol. IX, parte III, p. 954)
*Una natura così sanguigna, come quella di Dosso Dossi, difficilmente poteva ritrarre un personaggio, segnarne i caratteri, senza forzarli, eccitarli, e, potrebbe dirsi, senza farli sudare accostandoli alle sue vampe. (vol. IX, parte III, p. 971)
*Il gruppo dei quadretti con ''Sacre Famiglie'' ci ha rappresentato un pittore che viene da Dosso Dossi senza intenderlo, ma standogli appresso, logorando, nella sua pochezza, nella sua incapacità, la materia dossesca. Egli non può essere se non [[Battista Dossi|Battista di Dosso]], vissuto fra gli strumenti dell'arte del fratello, tra gli elementi pittorici ch'egli immiserisce e scompone. Di [[Raffaello Sanzio|Raffaello]] non lascia traccia; ed è a credersi che egli sia stato a Roma più per baciare i piedi alla statua di S. Pietro, che non per dipingere con Giulio Romano e il Penni, Perin del Vaga e Pellegrino da Modena. Avrà avuta una commissione del suo Duca, per dare una seccatura di più a Raffaello; ma certo egli non vide neppure la soglia del tempio pittorico dell'Urbinate. (vol. IX, parte III, pp. 991-997)
=====Parte IV=====
*Coi suoi passaggi dalle altisonanti battute iniziali ai fiochi arpeggi lontani, la luce è per [[Lorenzo Lotto]], creatore della ''Natività'' di Venezia, quel che è la linea per [[Sandro Botticelli]] nel ''Presepe'' londinese. Gli angeli del pittore mediceo, festuche in balìa dell'aria sopra la capanna di Betlemme, sono esili come questi che si perdono nelle tenebre, verso il cielo, ove la forma è solo un barlume, un sospiro nel silenzio notturno. Così, da uno stormir d'ali angeliche nella notte trasse il suo canto di Natale Lorenzo Lotto, pittore visionario. (vol. IX, parte IV, p. 82)
*Mentre dall'arte di Tiziano scaturisce la doviziosa pittura di Jacopo Palma e il luminismo scenografico e costruttivo del Tintoretto, Lorenzo Lotto, con i suoi toni fusi, velati, e le quiete atmosfere {{sic|grige}} degli ultimi tempi, con la sua grazia intima e raccolta, esula da Venezia per fondare una grande stirpe pittorica in provincia: a Brescia e a Bergamo, e sancire il connubio tra Venezia e Lombardia. (vol. IX, parte IV, pp. 111-112)
*Il Fiorentino {{NDR|Andrea del Sarto}}, con le sue minori risorse cromatiche, il Veneto {{NDR|Lorenzo Lotto}} con l'appoggio di tutta una tradizione di colore che l'aiuta a toccare più alte {{sic|mète}}, giungono per diverse vie alla visione di forma traverso il velo atmosferico, a un accenno di pittura di macchia e d'impressione. Con scatti, che talora sembrano inspiegabili, Lorenzo Lotto, veneziano fuor della cerchia di Venezia, sensibile a ogni esterno influsso nella sua vita quasi di esule, provinciale di genio, passa da un eccessivo formalismo dovuto all'influenza raffaellesco-romana, all'estremo sforzo impressionistico del Cinquecento. Minuto quattrocentista quando era già morto Giorgione, egli raggiunse in molte sue opere tarde una libertà, una rapidità di visione, sbalorditive nel mondo stesso dominato dal Vecelio. (vol. IX, parte IV, p. 113)
*Il [[Benvenuto Tisi da Garofalo|Garofalo]] fu inferiore alla sua fama. Impicciolì i modelli artistici ch'ebbe intorno a sé; e così nel ricordare, decorando il Seminario ferrarese, l'occhio di cielo aperto alla mantegnesca nel soffitto d'una sala di palazzo Costabili, restrinse, ridusse, sminuì scomparti, figure, ornati. Ben presto si fece la sua convenzione, [...]; e quella convenzione mantenne quasi senza scomporsi, anche quando si trovò accanto il focoso Dosso Dossi. Rimase sempre uguale a se stesso; e le sue forme facili, antiquate, superficiali, vennero imitate e ripetute da un gran numero di piccoli seguaci. (vol. IX, parte IV, p. 312)
=====Parte V=====
*La bizzarria del maestro senese {{NDR|[[Domenico Beccafumi]]}} divien stravaganza nella pala di ''San Paolo'' [...]. Preso dall'ossessione della grandiosità e dello scorcio, egli issa sopra una ristretta base a gradi il macchinoso e vuoto San Paolo, che regge con la destra floscia uno spadone d'eroe da burla e si puntella al piede massiccio, enorme; inturgida la flaccida forma di San Paolo caduto, con la mano sul petto in gesto melodrammatico, mentre attorno a lui altri attori di melodramma, camuffati da panciuti guerrieri romani, guardano e commentano; fa apparire in alto il gruppo della Vergine col Bambino e due Santi come in un'ancona<ref name="Ancona"/> infagottata dal baldacchino bartolomesco<ref>Nello stile di Fra Bartolomeo, detto anche Baccio della Porta (1473-1517), pittore e frate domenicano.</ref> tra gonfi angioletti; e per accrescer lo spettacolo esaspera i contrasti di macchie d'ombra tenebrose e di luci squillanti. (vol. IX, parte V, p. 436)
*Nella Siena del Cinquecento, Domenico Beccafumi è certo la personalità più spiccata, e anche la più mutevole, la più capricciosa: talora dipinge come un forte impressionista moderno, talora elabora lucenti oleografie; infonde, per magica virtù di contrasti luministici, le impronte di una maestà sovrumana a qualche testa affiorante dall'ombra, o cade in svenevoli languori; precorre l'eleganza lambiccata e preziosa del Settecento, e foggia marionette di legno per i suoi teatrini di storia romana. (vol. IX, parte V, p. 492)
*{{NDR|Esaminando l'''Adorazione dei Magi'' di [[Andrea Sabatini]] nella chiesa dei Gerolamini di Napoli}} [...], composta con elementare semplicità: Madonna e Bambino sopra un banco di pietra, davanti a una nicchia, San Giuseppe in piedi, con le mani incrociate sul bastone e sulle mani poggiata la testa, i re Magi e un paggio dei re. Qualche eco umbro raffaellesca risuona nelle figure giovanili, ma forse traverso [[Cesare da Sesto]]; e la Vergine e Gesù con i tondi lineamenti ristampano in forme pedestri i moduli di Leonardo, da cui deriva anche il moto istantaneo del bimbo. L'insieme è fiacco, stentato, meschino: le dinoccolate figure dei giovani, mascherette di grazia, la Vergine, sciatta e sonnolenta, contrastano col grottesco San Giuseppe, che nello sforzo d'irrigidirsi e far da pilastro tende una gamba, e guata bieco dall'alto in posa da tiranno da marionette. (vol. IX, parte V, pp. 711-712)
*L'opera maggiore di [[Taddeo Zuccari|Taddeo {{NDR|Zuccari}}]], coadiuvato dal fratello {{sic|Federigo}}<ref>In altre parti di questo stesso testo, il fratello di Taddeo Zuccari, è citato come ''Federico''.</ref>, dal Tempesta, e da altri, ma direttore della decorazione, di cui, secondo il contratto, doveva fornire tutti i disegni, è l'ornamento pittorico del Palazzo Farnese di Caprarola: ineguale di valore, secondo l'importanza delle varie stanze e la maggiore o minore fretta dell'esecuzione. Come nella Villa di Papa Giulio, l'arte della grottesca ha qui uno dei migliori esempi dell'età postraffaellesca, sebbene spesso lo studio superficiale di ricchezza, la sovrabbondanza dei motivi, l'abuso degli stucchi, distruggano l'eleganza antica; e invano si cerchi lo stile preciso e sottile di un Giovanni da Udine in queste stampe già logore. Così, nella volta della cappella, ove Taddeo introduce il delizioso motivo dei putti-cifra, sguscianti con grazia correggesca, capelli al vento, da mensole e cartelle, la grossolana ghirlanda di frutta intorno al tondo centrale menoma la nobiltà della grottesca rinata nel Cinquecento romano. (vol. IX, parte V, pp. 855-856)
*Negli affreschi della ''Vita di San Paolo'' in San Marcello al Corso, e specialmente nella ''Punizione di Elima'', Taddeo s'ispira agli esempi del tardo Raffaello, studiandosi di disporre con maestà statuaria le figure entro lo spazio architettonico. I movimenti sgangherati, la mimica stereotipata e teatrale, i ripetuti motivi di rozzo stampo manieristico, quale il giovane che abbraccia la colonna, ci danno quasi la parodia delle composizioni raffaellesche per arazzi, sommergendo nell'enfasi più stucchevole la maestà degli esemplari. (vol. IX, parte V, p. 865)
*La vernice dell'erudizione, che aderisce così interamente alla figura di Federico Zuccari e ne fa un rappresentante più del fratello tipico della moda pittorica propria al tardo Cinquecento, si screpola, si spezza, in Taddeo, appena libero dai suggerimenti dei dotti distributori di temi per i palazzi romani; e allora prende il sopravvento, come in questa opera {{NDR|la ''Battaglia di Tunisi'', nella Sala Regia del Vaticano}}, lo spirito popolaresco, vivace e spesso volgare, che lo distingue da Federico. Rappresentante di un periodo di decadenza, di cui rispecchia tutti i difetti, tutte le debolezze e le pretese, egli ha, come i più dei manieristi, qualche momento felice, che mostra sotto le ceneri dell'arte una scintilla viva: così alcuni quadri mitologici di Valle Giulia, cosi l'''Aurora'' nelle sale della Villa Farnese a Caprarola. (vol. IX, parte V, p. 870)
*La prima opera che ci presenti definita e distinta da quella del fratello {{NDR|Taddeo}} la personalità di [[Federico Zuccari]], è l'''Epifania'' della cappella Grimani in S. Francesco delle Vigne a Venezia, firmata e datata 1564, dal marchigiano ventiduenne. [...]. Nello scenario veneto, in cui persino riappaiono, in angolo a destra, i lastroni marmorei cari a Jacopo Bassano, i personaggi si dispongono lungo le due linee a V frequenti nell'arte veronesiana; ma nel disporle Federico Zuccari mostra di non aver la minima idea del valore cromatico delle costruzioni sfaccettate di Paolo {{NDR|Veronese}}, e delle conseguenti rifrazioni di colore: egli rimane il manierista romano che mira a un'eleganza di pose compassata e frigida. La sensibilità del giovane, non ancora qui soffocata dalle aride formule, si riflette nella grazia decorativa che viene al quadro da una distribuzione di figure sparsa e {{sic|leggiera}}, culminante nel nodo serico della Vergine e degli angeli. Il bimbo, minuscolo gingillo, dà l'ultimo tocco a questo singolare esempio manieristico di eleganza languente e preziosa. Anche il colore, nelle sue note basse e fioche, ci presenta in questo esordio di Federico Zuccari un'opera studiata, fredda, ma gentile, aliena da pretensioni spirituali e formali, e come timida in quel tentativo incerto e commovente di conciliare il mondo d'arte da cui è uscita e il nuovo raggiante in Venezia. (vol. IX, parte V, pp. 871-872)
=====Parte VI=====
*Il pittore ufficiale {{NDR|[[Agnolo Bronzino]], al servizio di Cosimo I de' Medici}} mise in opera tutto il suo talento, tutte le finezze delle sue figurate costruzioni, tutti i fregi, i ricami, i merletti, i tessuti più belli a gloria della corte medicea. Uscito di corte, non parve più così lustro e superbo; lasciò scorgere le sue convenzioni nei quadri chiesastici freddi e grevi. L'artificio s'impadronì dei corpi e della natura circostante, vi sparse l'acqua colata dalla ghiacciaia del Concilio di Trento e della Controriforma. (vol. IX, parte VI, pp. 69-70)
*Nefasto all'arte fu, in generale il [[Giorgio Vasari|Vasari]]. Egli falsa il carattere sottile e perspicace del [[manierismo]] fiorentino. Il suo atteggiamento cerebralistico non è quello di un [[Pontormo]] che si tormenta in ricerche di colore e di linea, in ardui problemi di estetica, ma è quello di un letterato che ama i temi dottrinari, di un michelangiolista che vorrebbe, senza sentirle, interpretare le passioni eroiche, e proprio meglio riesce quando, inconsciamente, rinuncia a tutto per veder nella composizione un puro gioco decorativo. Esempio le divertenti battaglie di Palazzo Vecchio. (vol. IX, parte VI, p. 372)
*L'eterno compromesso di colore e di forma che affligge il manierismo rende insopportabili la maggior parte delle opere di Giorgio Vasari. E solo quando l'interesse decorativo prende il sopravvento egli giunge all'arte con arditi effetti di scenografo e di caricaturista nato. (vol. IX, parte VI, p. 372)
*[...] da Parma, per via d'incisioni e di disegni, le eleganze del Parmigianino e le fluide sottigliezze delle sue forme forbite cominciavano a diffondersi e ad attrarre più che il tenero modellato delle correggesche. Era più facile sentire la calligrafia del Parmigianino che non l'ariosità del Correggio; e nell'Emilia prima, in Lombardia, nella Liguria, nel Veneto, per tutt'Italia poi, il raffinato maestro parmense dettò leggi alla moda pittorica. Parve che niuno potesse sottrarsi all'incanto di quel serpeggiar di linee, di quell'ondeggiare di corpi smilzi e snelli; [...]. (vol. IX, parte VI, pp. 584-586)
*[...] nell'Oratorio del Gonfalone a Roma, teatro della pittura manieristica, [[Lelio Orsi]] rappresentando l'''Arresto di Cristo'', par dia uno strappo a tutte le convenzioni con i suoi effetti fantasmagorici, trasportandoci in uno scenario magico, pauroso, con un paese notturno, con nubi tetre squarciate dal chiaro di luna. (vol. IX, parte VI, p. 643)
*La copia dell'opera del maestro {{NDR|la ''Pietà'' di Bernardino Campi<ref>Bernardino Campi (1520 – 1591), pittore italiano.</ref>, eseguita dall'allieva [[Sofonisba Anguissola]]}} è scrupolosa, fedele, ma par che Sofonisba risenta più di Bernardino l'influsso parmigianesco nelle mani affilate della Vergine, nel colore argentino, nella delicatezza del volto a punta, dei lineamenti piccini. Le ombre sono men crude; non tagliano con barbara durezza il profilo del Cristo come nel Campi; la salma s'irrigidisce, piallata come in un tronco, senza più l'impronta vitale che la flessibilità dei muscoli manteneva al prototipo. Ombre leonardesche s'agitano sul volto dell'Addolorata di Bernardino, mentre quello dipinto dalla scolara si porge alla carezza di un lume tenue e diffuso. Tutto divien più blando, più fioco. (vol. IX, parte VI, pp. 924-926)
=====Parte VII=====
*L'arte di [[Giuseppe Porta]], che si acclimatò all'ambiente veneto più di quella di ogni altro artefice toscano, si muove tra inevitabili incertezze, perdendo talora ogni impronta personale in un fiacco ibridismo, spesso cadendo nella freddezza dell'esercizio accademico, per raggiungere solo di rado – ad esempio nei tondi della biblioteca Marciana e nella pala dei Frari –, e anche qui non interamente, la coerenza stilistica, necessaria alla creazione di una perfetta opera d'arte. (vol. IX, parte VII, p. 426)
*Artista dotato, egli {{NDR|Giuseppe Porta}} dà una sua interpretazione blanda e un po' esteriore alle tendenze pittoriche dei Veneti: un senso di misura lo trattiene dal gareggiar con l'audace cromatismo di Paolo {{NDR|Veronese}} o con le magie luministiche del Tintoretto, e lo conduce ad attenuarne gli effetti, ad ammorbidirli. Rimane accanto ai maestri veneti come un raffinato e un virtuoso che ne ami l'arte trascinatrice, non certo come un creatore, e la sua toscana eleganza fa sbocciare talora dalla monotona biondezza de' suoi quadri qualche fioritura improvvisa di rorido e accarezzato colore. (vol. IX, parte VII, p. 426)
====''La scultura del Cinquecento''====
=====Parte I=====
*In Roma [[Lorenzo Lotti]], detto il Lorenzetto, traduttore in marmo del Giona di [[Raffaello Sanzio|Raffaello]] per la cappella Chigi, dà sviluppo alla tendenza classicheggiante nella scultura. L'opera sua più giovanile ricordata dai documenti è il compimento della tomba del Cardinal Forteguerri in Sant'Jacopo di Pistoia, affidatagli da «rifare, ridurre e finire» nel giugno del 1514. (vol. X, parte I, p. 304)
*{{NDR|Nel monumento Forteguerri della cattedrale di Pistoia}} Si distingue da tutte queste figure in vesti arruffate e tagliuzzate la Carità del Lorenzetto, chiusa nella tunica a pieghe tranquille e aderenti alle forme, raccolte le ali a mandorla attorno la persona, un braccio arcuato, con la fiaccola nella mano, stretto l'altro alla figura di un putto michelangiolesco, che lo scultore vede in funzione, puramente architettonica, di cariatide, o meglio di pilastrino. Il concetto è freddo: il tema della Carità non ha scaldato il cuore dell'artista; già in quest'opera giovanile, il Lorenzetto è il precursore dei neoclassici, un [[Bertel Thorvaldsen|{{sic|Thorwaldsen}}]] del Rinascimento. (vol. X, parte I, p. 306)
*In [[Venezia]], teneva il campo l'arte dei Lombardo, [[Tullio Lombardo|Tullio]] e [[Antonio Lombardo (scultore)|Antonio]], e dei loro seguaci, ornatissimi ricamatori, inclini, specialmente Tullio, a freddezza di [[Neoclassicismo|stile neoclassico]], tanto da anticipare certi aspetti dell'arte fiorita nel periodo napoleonico. I due fratelli iniziano la loro vita artistica lavorando accanto al padre, che aveva conquistato il dominio di Venezia nell'architettura e nella scultura. (vol. X, parte I, p. 357)
*[...] il [[Tullio Lombardo|Lombardo]] accarezzato e forbito, che ammollisce marmi e lustra superfici, infonde ad alcune figure {{NDR|della ''Pietà'' nella chiesa veneziana di San Lio}} forza rude, quasi [[Andrea Mantegna|mantegnesca]]; al corpo di Cristo, scavezzo sul grembo della Madre, tensione spasmodica, esasperata acerbità formale. Un contorno tagliente stacca il Cristo dalla Madre, che lo trattiene mentre scivola dal suo grembo; lo stesso contorno fermo, incisivo, precisa i lineamenti del volto, le nervature e le dita delle mani spianate.<br>La stilizzazione del rilievo propria di Tullio ha qui uno dei più tipici esempi: ogni contorno è sottolineato e precisato da forti scuri; tutte le figure, di modellatura larga e compressa, sono a staccato. Anche la Madonna, libera dal fondo, è appiattita, come impressa in cartapesta.<br>I forti sottosquadri originano ombre in certo modo paragonabili a quelle della scultura romana, soprattutto nel determinare la flammea capigliatura di Cristo. Le pieghe, calligrafiche e tese sulle persone, sono qua e là ammaccate, quasi da colpi di martello, e anche da ciò l'arte flemmatica di Tullio deriva insolita energia, un'espressione di sensibilità dolorosa, che svanisce nelle due comparse del fondo, presso la croce, appunto per l'attenuazione degli scuri. (vol. X, parte I, p. 368)
*La finezza di gradazioni nel bassorilievo, che si nota nella parte superiore della pala di San Giovanni Crisostomo, si ritrova in un'opera tra le più delicate di Tullio {{NDR|Lombardo}}: l'''Annunciazione'' del Seminario vescovile a Venezia. Suggerita con tenui linee architettoniche la stanza della Vergine, Tullio vi ha collocato nel mezzo il tabernacolo, come finestra lombardesca con timpano triangolare, e ai lati di esso, le figure di Maria e dell'angiolo, composte nella guaina delle vesti tese, a pieghe preziose, calligrafiche.<br>Il modellato dei volti è lieve, quasi vaporoso nella sua morbidezza, e lo staccato di quello dell'angiolo proietta un'ombra sulla parete. Con una mano sul petto, schiusa la bocca, Gabriele, agghindato da ciocche a catenella con l'artificiosa eleganza di Tullio, mormora le parole dell{{'}}''Ave''. Anche la Vergine, conserte le braccia placide, schiude le labbra alla parola. L'arte arida dello scultore si anima d'un soffio di delicata poesia, e par che qualcosa l'avvicini a [[Luca della Robbia]] nel sentimento tranquillo, alieno da drammatico impeto. (vol. X, parte I, pp. 373-374)
*L'intensità di vita delle figure nel primitivo Presepe {{NDR|della chiesa di Santa Maria del Parto a Mergellina}} si ritrova in un capolavoro del Nolano: il ''Crocefisso ligneo'' nella chiesa di Santa Maria la Nuova, opera più tarda, prossima alla pala d'altare di Monteoliveto, e cioè al gruppo di sculture ove [[Giovanni da Nola]] inclina ai modi toscani del Santacroce<ref>Girolamo Santacroce (1502 – 1537), scultore, architetto e medaglista.</ref>. Anche qui i tratti del volto son marcati da realistica crudezza: la bocca febbrile e amara, l'occhio sbarrato d'angoscia nell'ombra dell'orbita, le sopracciglia tese sino allo spasimo, tutto partecipa all'espressione d'atroce agonia, persino il nodo del drappo che si torce a gotica fiamma. Ma in questo capolavoro Giovanni da Nola ha raggiunto un grado di raffinatezza toscana mai altrove raggiunto, e una bruciante sensibilità nel render lo strappo dei tendini tesi di braccia e dita, lo scricchiolìo delle costole nel corpo di nervosa eleganza brunelleschiana. (vol. X, parte I, p. 722)
*Non ritrovano la delicata spontaneità della ''Madonna della Neve'' {{NDR|in}} altre sculture del Nolano appartenenti a questo periodo, né l'''Ecce Homo'' di legno in Santa Maria la Nova, male imbrattato di colore, manifestazione di sentimentalismo pietistico da prematuro Seicento, né il ''San Giovanni'' in marmo della chiesa di San Domenico Maggiore, d'impronta sansovinesca, tra le più ammanierate sculture del Nolano, nonostante la vivacità dei contrasti d'ombra e luce. Il Crocefisso ligneo, di cui già parlammo, in Santa Maria la Nuova, è invece l'espressione maggiore dell'arte di Giovanni da Nola in questo periodo. (vol. X, parte I, p. 734)
=====Parte II=====
*Com'è noto, [[Michelangelo Buonarroti|Michelangelo]] si valse di aiuti, specialmente di [[Raffaello da Montelupo]], ad apprestare le statue che fiancheggiano il Mosè e sovrastano alla sua mole. [...] Raffaello da Montelupo, pur traducendo disegni del Buonarroti, tornisce le forme e le addolcisce alla maniera raffaellesca. (vol. X, parte II, pp. 55-58)
*Il classicismo, invadente nell'arte del [[Giovanni Angelo Montorsoli|Montorsoli]], le toglie, col suo peso accademico, la naturale vivezza, il senso di forma in movimento istillato da Michelangelo. (vol. X, parte II, p. 111)
*Uomo di chiesa, frate servita, il Montorsoli dona poco dell'arte sua alla chiesa, e tutto il suo spirito, tutta la sua commozione, profonde nelle figure che interpretano le sue fantasie. Vi è una terracotta a Berlino, nel museo Federico, raffigurante una donna disperata, forse studio per una delle sue fonti, dove par di sentire il fremito del nudo angosciato, che nell'urlo si raccoglie e s'accascia. E la terracotta non uguaglia la ''Scilla'' della fontana del ''Nettuno'' a Messina in libertà di movimento pittorico, benché alla creta il Montorsoli dia pastosità di colore, tendendo ad arco le forme turgide, gonfie di linfa. Così il maestro rivela le sue tendenze, come già le aveva rivelate primamente nel satiro suonatore del monumento ''Sannazzaro'', e nel ''Marsia'' legato tragicamente all'albero, figure che rompono gli effetti accademici del mausoleo per portarsi tra i boschi e le selve. Dall'Accademia, dalla tradizione del Sanzio, dalla maestà di Michelangelo, sembra che il Frate, buttata la tonaca alle ortiche, si fugga incontro a forme barocche, scrollando da sé il gelo dell'accademia, il meccanismo raffaellesco, il peso dello sforzo michelangiolistico. (vol. X, parte II, pp. 150-153)
*{{NDR|Raffaello da Montelupo è}} [...] autore del ''San Damiano'', nella Cappella Medicea, la sola statua michelangiolesca uscita dalle sue mani. I lineamenti contratti del volto, i capelli agitati fiammanti, le vesti tormentate, le mani, ove fan rete le vene turgide, dalle falangi rettangolari schiacciate, lascian sentire come il prototipo dello scultore sia stato il Buonarroti, che imperava nella Cappella Medicea. [...].<br>Il mite, il raffaellesco Raffaello da Montelupo sente nella cappella Medicea la passione di Michelangelo, che in seguito gli sfugge per sempre. (vol. X, parte II, p. 154)
*Tre bassorilievi col busto del [[Baccio Bandinelli|Bandinelli]], uno nei musei di Stato a Berlino, il secondo nel museo dell'Opera di S. Maria del Fiore a Firenze, il terzo nel Louvre a Parigi, ci danno la misura dell'arte dello scultore in ordine di tempo. Nel primo, c'è una gran penetrazione della forma, una sensibilità pittorica, un'attenzione a determinare i lineamenti e a segnarne con energia i particolari; nel secondo, questi spariscono; le linee, diritte o quasi, del sopracciglio, della base del naso, delle labbra, s'incurvano; le superfici mobili, molteplici, commosse, s'uniscono, si gonfiano; i capelli a riccioli sottili, incisi, riappaion battuti come su lastra metallica; la barba, lunga, serpeggiante, a spire fiammanti, diviene un ghirigoro grosso, terminato a riccioli; l'occhio acuto si smorza nel tondeggiar dell'orbita, le nari non vibrano più, le labbra non si serrano energiche, l'orecchio si scodella senza più quel sottile tirato dei nervi; e il busto, che prima veniva tagliato dalle pieghe del manto gettato sulle spalle e aggirato sotto il petto ignudo, qui vien tagliato al modo classico, a scarpa. Ma nella terza edizione del busto la forma perde anche l'effetto dello stampato, dello sbalzato su metallo; il profilo divien laminare e i lineamenti si disegnano invece d'essere scolpiti, i riccioli si fanno calligrafici, la barba a cordoni si chiude a chiocciolette; e il busto, più classicheggiante, porta uno scarso mantelletto agrafato sulla spalla. Il primo busto spira maschia energia, il secondo bonomia, il terzo disfacimento [...]. (vol. X, parte II, p. 192)
*{{NDR|Baccio Bandinelli}} [...] quando fece ''Ercole che sottomette Caco'', davanti al palazzo della Signoria, le generalità classiche non gli permisero di animare la rappresentazione, di spiegarla in potente unità. Nel far le cose colossali, la visione dell'insieme non si ha se non interamente abbracciandolo per forza d'astrazione e incatenandone le parti, come avrebbe fatto Michelangelo; se non trasportando idealmente pesi e misure a un livello di sopra, di sotto, di là dalla propria visuale, nei piani e in profondità: e il Bandinelli, che non ebbe quella supervisione, mise cumuli sopra cumuli marmorei, massi sopra massi; fece una roccia scalpellata più che corpi giganti svincolati dal sasso. (vol. X, parte II, p. 199)
*{{NDR|Baccio Bandinelli}} [...] nel busto in bronzo {{NDR|di [[Cosimo I de' Medici]]}} si manifesta l'educazione dello scultore dal padre orafo, maestro anche di [[Benvenuto Cellini]], e appare la sua natura più schietta e più viva, non agghiacciata da stilistiche apprensioni. (vol. X, parte II, p. 204)
*Qualche impronta dell'arte di Baccio Bandinelli, con la sua visione sommaria e spianata dei volumi, si riconosce nella più antica opera nota dell'[[Bartolomeo Ammannati|Ammannati]]: la statua tombale di ''Mario Nari'' al Bargello, già nell'Annunziata, con evidente imitazione delle figure giacenti di Michelangiolo sulle tombe medicee.<br>Il simulacro del defunto si solleva dal sepolcro; punta il busto sulla sinistra. È tra le opere dell'Ammannati più inclini a michelangiolismo, ma ad un michelangiolismo addolcito, trattenuto, che attenua la determinazione dei volumi singoli, mirando all'espressione del volume totale. I muscoli, in quel tendersi, in quell'incavarsi della forma irrigidita, si schiacciano; la lamina della corazza si stampa sul busto; gli spallacci s'addentrano nelle carni; i lineamenti michelangioleschi diventan schematici. (vol. X, parte II, p. 357)
=====Parte III=====
*Quando, nel 1543, [[Alessandro Vittoria]] giunse a Venezia, inviatovi dal vescovo [[Cristoforo Madruzzo]], ed entrò nella bottega di [[Jacopo Sansovino]], aveva diciott'anni appena, ma doveva già essere educato all'arte se poté presto eseguire la bella statuina del ''Battista'' ora sopra una pila d'acqua santa nella chiesa di San Zaccaria, ove l'impronta sansovinesca è come nascosta dalla violenza espressiva di uno scalpello accanito a rendere i segni della macerazione fisica e il solco del dolore in ogni tratto del volto scarno e delle mani scheletriche. Forse a tale tendenza verso un realismo penetrante, pungente, che, pur tra le fioriture decorative del costume, impronta i profili medaglistici di ''Maddalena Liomparda'' e di ''Caterina Sandella'', di un rude popolaresco vigore, non fu estranea una prima educazione a Trento, ove, nella cantoria di Santa Maria Maggiore, son busti bronzei di prepotente rustica forza. (vol. X, parte III, p. 74)
*Scultore campagnolo, il [[Vincenzo Grandi|Vicentino]] taglia come nel legno le sue rustiche immagini; inesperto del bassorilievo, divien goffo nelle figure di fondo. Goffa è anche la ''Madonna'' a tutto tondo, grassa contadina infagottata nelle vesti, ma il sole che accende il volto paffuto infonde respiro ai lineamenti ingenui. E piena di rustica forza è la figura del pastore in ginocchio presso il giaciglio, che par uscita, con la cupa testa barbuta e il nodoso bastone, da una tela del bresciano [[Giovanni Gerolamo Savoldo|Savoldo]]. Lo scultore semplice e vivido si delizia ad avvicinare il manto lanoso del somarello al lucido cuoio del bove; muove il gruppo saltellante degli angioletti cantori al ritmo scherzoso della luce e dell'ombra; è maldestro, rustico tagliapietra, ma raggiunge talvolta, come nella gracile figuretta di fanciullo che s'aggrappa alla veste di San Giuseppe, effetti pittorici nuovi alla scuola dei Lombardo<ref>Famiglia di scultori e architetti attiva principalmente a Venezia tra il XV e il XVI secolo.</ref>. (vol. X, parte III, p. 76)
*Nel 1543, primo anno di sua dimora in Venezia, mentre il [[Jacopo Sansovino|Sansovino]], suo maestro, stava per ultimare con drammatico impeto i rilievi delle tribune di San Marco, Alessandro Vittoria scolpiva la statuetta in marmo del ''Battista'', ora sopra una pila nella chiesa di San Zaccaria. Vi si sente, nel taglio allungato della figura, nel cader del manto dal fianco a terra, nello stringersi di tutte le membra al tronco, un'eco di modi sansovineschi, benché una opposta sensibilità sia nei due artisti, Jacopo Sansovino, incline a dolci ritmi, a un sereno ideale di grazia e di pittorica morbidezza, il Vittoria appassionato nel rendere l'ardente spiritualità del Santo con l'effetto cromatico di ombre che s'incanalano negli avvallamenti del volto consunto, entro i cavi di un fusto lungo, scheletrico, come arso dal sole rovente del deserto. (vol. X, parte III, p. 82)
*Tra il 1581 e il 1583, il Vittoria attese alla pala d'altare in bronzo per [[Johannes Defuk|Giovanni Fugger]], ora nella raccolta del Dott. Preston S. Satterwithe a New York. Vi rappresentò l'''Annunciazione'', certo ispirandosi alla pittura di [[Tiziano Vecellio|Tiziano]] nella [[Chiesa di San Salvador|chiesa del Salvatore]] a Venezia. Comporre una pala a rilievo sulle tracce di una pala dipinta è certo tentativo di gusto discutibile, fortunatamente non ripetuto altrove dal Vittoria, ma bisogna riconoscere che l'effetto di luce ottenuto dallo scultore rivela una sorprendente sensibilità pittorica, un'arte ricca di ogni accorgimento nel lavorar le superfici, ora sgusciandole come il velo della Vergine, ora sfaccettandole come il manto dell'angiolo, sempre acuendo le nervature delle pieghe, affilando e spezzando gli spigoli per ottenerne rifrazione di luci, scintillìo. (vol. X, parte III, p. 116)
*Il giovane principe [[Francesco I de' Medici|Francesco de' Medici]], che a Firenze divien protettore del [[Giambologna]], è ritratto, nel busto del palazzo Uguccioni, in armi, fasciato dal manto abbondante. Ha gli occhi grandi, bovini, coperti come da un velo; la barba e i capelli a piccoli ricci, la decorazione del busto ingrossata a sinistra, fuor del suo naturale equilibrio. Lo scultore che in Toscana arriva al metro perfetto, ai canoni grammaticali, si trova fuor di misura imponendo il busto del suo mecenate sul plinto marmoreo. Si potrà ammirare la cura nel render la cute giovanile, quasi luminosa, del Principe, e l'ombra delle sopracciglia trasparenti; ma si nota, nei ricciolini delle chiome e della barba, un certo artificio; troppa regolarità nella gorgiera, troppo spessore nel manto sul busto arcuato. (vol. X, parte III, p. 697)
*All'Annunziata<ref>Il Giambologna fu sepolto nella cappella della Madonna del Soccorso della basilica della Santissima Annunziata di Firenze.</ref> dorme {{NDR|il Giambologna}} l'artista glorioso che trovò a Firenze misure, canoni, ordinamenti, grammatica. Egli fiammingo vi portò un po' di realismo grezzo, quale si mostra nell'aquila e nel tacchino. Liberatosi da quel realismo, cadde nell'Accademia fiorentina, cioè nelle regole e nei canoni, senza tuttavia abbandonare del tutto la primitiva vivacità; ed appunto questo residuo di realismo anche nelle opere tarde lo rende migliore di altri manieristi alla fine del Cinquecento. Le misure e i canoni nel secolo XVI furon dati dai Fiorentini al mondo: gli stranieri, dal Dürer a Giambologna, al Rubens, non hanno fatto che riceverli. Il Giambologna, pur ricevendoli, ebbe libere uscite, non essendo il manierismo uno stile, ed ebbe anche incoerenze, contrasti stilistici, come ad esempio tra il ''Nettuno'' della fontana di Bologna e le ''Sirene'' della base. Tuttavia il Fiammingo, al declinare del Cinquecento, anche tra i moduli dell'aulica forma, anche nell'algore accademico, trova, per le linee delle figure, ritmo, eleganza, nobiltà; per le masse equilibrio e slancio, togliendo peso, con l'accelerato movimento, alle forme giganti. (vol. X, parte III, pp. 788-791)
*Arrivato a Firenze, quando l'[[Bartolomeo Ammannati|{{sic|Ammanati}}]], nella ninfa della fontana di piazza, dava gran saggio di sé, Giambologna non ebbe suo il campo nella scultura, ma presto, salutato dal Granduca {{NDR|Francesco I de' Medici}} principe degli scultori, si innalzò anche sopra il vecchio Ammanati ormai rattristato e indebolito da pregiudizi religiosi. Egli continuò sempre col suo gran passo, ginnasta dell'arte, seguito da una folla di scolari, che parevano prepararsi a ludi olimpici col loro maestro; ma al pari di lui, fors'anche più di lui, nello scolpire i grandi blocchi di marmo, si mostrarono accademici, mentre nelle crete, nei bronzi, segnavano il trionfo dello stile pittorico spuntato dal manierismo. E con lo stile pittorico si prepara l'avvento al [[barocco]]. (vol. X, parte III, p. 791)
====''L'architettura del Cinquecento''====
=====Parte I=====
*Lo scultore [[Lorenzo Lotti|Lorenzetto]] fu ligio a [[Raffaello Sanzio|Raffaello]], non solo con le sue opere di scalpello, ma anche nelle architetture, e, come operò sui disegni del maestro a palazzo Vidoni, così si studiò, di seguire i suoi esempi costruendo il palazzo del Bufalo o della Valle. Oggi la facciata, anche per le manomissioni successive, non ci dà forse, se non nel centro, un gradevole effetto con le tre finestre più raccolte del primo piano, le tre distanziate del secondo, le tre del terzo, più semplici e brevi. È un'armonia che si disperde nell'estensione del prospetto, che non può darci troppa buona idea della bravura architettonica del maestro, con la monotonia di quei suoi lunghi filari di finestre. (vol. XI, parte I, p. 332)
*Il [[Sebastiano Serlio|Serlio]] ci rappresenta l'arte nostra {{NDR|l'archiettura}}, che, giunta a grande fioritura, trova regole, norme, che la Rinascita rende universali. L'architetto bolognese vide Roma negli aurei giorni dell'architettura, lavorò a Venezia, ove [[Jacopo Sansovino]] foggiava un nuovo stile, e dimorò in Francia, studiando i differenti costumi dell'edificare, riuscendo a raccogliere gran copia di osservazioni e di elementi per il suo prontuario architettonico. Tutta la vita del buono e dell'umile pedagogo fu quella di raccoglitore e di seminatore. (vol. XI, parte I, p. 468)
*[[Andrea Marchesi (architetto)|Andrea Marchesi]] da Formigine s'ingegnava nell'arte dell'architetto non sua propria. Molti falegnami passarono all'architettura specie nel '400, ma Andrea Marchesi vi trapassò a fatica, perdendo alquanto della sua gran valentia di decoratore. Essa si manifesta nel fregio della porta {{NDR|del [[Collegio di Spagna]] di Bologna}}, degna d'un antico, ma la forza, il chiaroscuro di quei girali, vien meno. L'intagliatore non poteva conservare il suo aspetto occupando spazi che l'architetto avrebbe dovuto riservare a sé, senza riempirli d'ornamenti, senza fiorirli. La subordinazione dell'ornato veniva a mancare collegandosi, con l'ornamentista, il dominatore architetto. (vol. XI, parte I, p. 800)
*[...] l'equilibrio, il ritmo voluto dall'architettura di questo tempo non è sempre sentito da Andrea da Formigine, che, nel palazzo Scarselli, a destra, fece un pilastrone scanalato non corrispondente con l'altro a sinistra. In tutto si vede che l'intagliatore ingegnoso, ora per le sue architetture s'ispira a Venezia, ora a Milano, talvolta cerca forme antiquate, tal altra si studia di fare il nuovo. Poco fondato, egli si prova a fare quanto può, contento d'ornare, di fiorire d'intagli i palazzi sorti su suo disegno. Più che l'armonia del corpo egli vede la veste adorna. (vol. XI, parte I, pp. 801-802)
*Si assegna [...] al [[Giovanni Francesco Mormando|{{sic|Mormanno}}]] la più bella facciata di palazzo napoletano, quella del palazzo di Capua, ora Marigliano, in S. Biagio dei Librai. La facciata subì alterazioni diverse, ma, nell'insieme, come dice giustamente il Pane, «manifesta la impeccabilità di una pura equazione geometrica, come quella che è dato riscontrare nelle opere migliori del Rinascimento». Purtroppo i restauri hanno lasciato solo intravvedere qualche traccia del {{sic|Mormando}} in quello stesso palazzo e nell'altro dei duchi di Vietri, poi Corigliano. (vol. XI, parte I, pp. 954-956)
*In Santa Maria della Stella alle Paparelle, edificata, per voto e con danaro proprio, dal {{sic|Mormando}}, si può vedere qualche reminiscenza bramantesca nella facciata con pilastri corinzi, scanalati sino a due terzi d'altezza, [...]. (vol. XI, parte I, p. 956)
=====Parte II=====
*[[Michelangelo Buonarroti|Michelangelo]] porta nell'architettura l'ideale di massa in movimento, come espressione di energia eroica. Dove è statica della coordinazione [[bramante]]sca, succede movimento; la coordinazione si trasforma in una più stretta unità, in subordinazione all'unità. Gli elementi si fanno più grossi o restan più grezzi, per presentarsi come massa, anziché come linea. (vol. XI, parte II, p. 1)
*La [[Cupola di San Pietro|cupola]], che Michelangelo elevò nel cielo di Roma sulla chiesa madre della Cristianità, nel cuore della città papale, come gigantesca tiara, tiene delle progettate cupole albertiane la voce sonora, della cupola di Santa Maria del Fiore l'ascensione trionfale; ma questi effetti nascono, non dai rapporti numerici dell'Alberti, non dalla {{sic|leggiera}} trama del Brunellesco, bensì da vigorosi contrasti di masse e di chiaroscuro, da vicenda di slanci e di freni, dalla lotta, che è in ogni forma creata dalle appassionate mani di Michelangelo. (vol. XI, parte II, p. 118)
*Espressione magnifica di Roma monumentale, la grandiosa cupola {{NDR|di san Pietro}} ha le membra possenti, le violente energie delle statue michelangiolesche. La sua mole, che di lontano trova riposo nella maestà delle ampie curve ascendenti, è il sogno della fantasia di Michelangelo verso la grandezza divenuto realtà. (vol. XI, parte II, pp. 118-121)
*Non l'interrotto monumento di Giulio II o la mutilata montagna marmorea di San Pietro in Vincoli, ma questa cupola {{NDR|della basilica di San Pietro}}, massima espressione di una forma prediletta e tipica dell'architettura nostra, legame fra l'Italia e l'Oriente, traduce la sete di grandezza dello scultore {{NDR|Michelangelo}}, che aveva divisato di trasformare una montagna in gigante, di martellarne il corpo nelle rocce, ergerne il capo nella regione delle nubi. (vol. XI, parte II, p. 122)
*[[Flaminio Ponzio]] aiutò e continuò l'opera di Martino Longhi in palazzo Borghese, e noi crediamo di riconoscere il suo intervento, anziché nella facciata verso via Fontanella di Borghese, che ci sembra propria del Longhi per la sua divisione a specchi, nell'altra, più vasta e magnifica, verso piazza Borghese, libera da lesene divisorie e arricchita da un grande scudo a foggia di cartella barocca, che s'aggrappa al timpano dell'edicola sovrastante il balcone e a quello della porta-finestra, animando col suo capriccio tutta la facciata e distruggendo l'impressione di vacuità, d'inconsistenza, che l'edicola desta nel prospetto verso via di Fontanella Borghese. Anche la bellissima lenta scalinata a gradi poligonali, che si stende a conchiglia rovescia davanti alla porta, e il cancello, tutto proprio di Flaminio Ponzio nella grazia esile e fiorita dei suoi motivi ornamentali, concorrono all'accentramento dell'effetto decorativo nell'asse mediano della facciata. (vol. XI, parte II, pp. 876-878)
*[[Domenico Fontana]] è l'architetto che lavora una facciata di chiesa come il rettilineo d'una strada, e, quando fosse vissuto in tempi moderni, come le rotaie d'una ferrovia. È un tecnico d'alto valore: innalza obelischi sulle piazze di Roma, trasporta la cappella del Presepe sotto il pavimento della cappella Sistina a Santa Maria Maggiore; distrugge, impetuoso vandalo, antichità pagane e cristiane, sempre benedetto da [[Papa Sisto V|Sisto V pontefice]]. (vol. XI, parte II, pp. 916-917)
*Purtroppo l'attività edilizia di Sisto V andò a scapito di augusti monumenti; e il Fontana ne fu l'esecutore inflessibile. Rovinò i resti delle [[terme di Diocleziano]], che impedivano la costruzione di [[Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri|Santa Maria degli Angeli]]; restaurò [[Basilica di Santa Sabina|Santa Sabina]], rimovendo gli antichi amboni, cancellando primitive pitture, demolendo i rivestimenti marmorei della tribuna; distrusse il [[Settizonio]]; e poco mancò che il [[Colosseo]] fosse da lui trasformato in lanificio, con logge per i tessitori, botteghe per le vendite. La morte del barbaro Pontefice sospese l'opera iniziata dal barbarico architetto, che già incominciava a spianare il suolo intorno al Colosseo, come racconta il [[Francesco Milizia|Milizia]]. Il costruttore, ch'ebbe più grandezza di spazio che grandezza d'arte, che ci dette più quantità che non qualità di lavoro, ci rimane quindi in aspetto di impresario, tenace come il Pontefice che lo protesse, rapido, forte d'intelletto, non d'arte. (vol. XI, parte II, p. 931)
*[[Pirro Ligorio]], a [[piazza Navona]], costruendo il [[Palazzo De Torres - Lancellotti|palazzo di Ferdinando Torres di Granata, ora Lancellotti]], si mostra contenuto nella facciata, che al pianterreno ha il bugnato un po' aggettato, e, nei piani superiori, semplicemente inscritto, ben ripartito, come a quadrelli in pavimento, regolarissimi, tranne verso la catena agli spigoli, ove essi perdono il moto uguale, e par s'allunghino a cercare connessione. Tende a monotonia, anche nel disegnare l'interno, l'architetto composto, ordinato, uguale. Ma il casino di Pio IV nei [[Giardini Vaticani]] fugge da questo silenzio: lavorano i fontanieri a rivestir di musaici all'antica pilastri e basamenti; ritornali gli efebi, le ninfe; escon le driadi dai boschi per vivere tra le ghirlande, i nastri, i festoni. Le grottesche romane antiche, quelle timide di [[Giovanni da Udine]], riprendon corpo, si addensano sulle pareti, si rilevano dalle riquadrature, tra un brulichio di girali, di campane di frutta, di vasi, di stemmi, di ghirlande. l'antiquario squaderna le sue note, riversa il sacco delle sue ricerche sulle pareti, sui suoi frammenti, veri o falsi, abbiano un nesso o no tra loro; e così figure, rilievi, ornati, fanno insieme una rievocazione dall'antico. (vol. XI, parte II, pp. 980-982)
*Più viva, per lo zampillar delle acque correnti, sonanti, per il moto delle fabbriche, sarà la [[Villa d'Este (Tivoli)|villa di Tivoli]], costruita dal cardinale [[Ippolito d'Este (1509-1572)|Ippolito II d'Este]] per cercarvi riposo, dopo le ire destate come cardinale protettore della corona di Francia. Uomo del Rinascimento, chiede alla villa tiburtina la pace, tra le grotte popolate di statue scavate in sua presenza a [[Villa Adriana]]. Pirro Ligorio vi profonde la sua vivace, ardente, napoletana fantasia; innalza a corona dei giardini il suo palazzo, cui s'accede come a trono eccelso, per ampie scalinate, da arcata ad arcata. Gli ornamenti che dovevano annidarsi sulla facciata del palazzo restarono nella mente di Pirro Ligorio, ma egli non dimenticò di farli eseguire sui padiglioni, sulle mostre delle fontane. Tutto è condotto rapidamente, come abbozzato, quasi che la finitezza fosse superflua in tutta quella festa della natura, in tutto quel rigoglio di verde, in quella musica delle acque, che [[Annibale Caro|Annibal Caro]] ci ricordò nella sua aurea prosa. (vol. XI, parte II, p. 988)
=====Parte III=====
*Certo {{NDR|[[Palazzo Corner della Ca' Granda]]}} è colossale, più di quanto si sia mai veduto sulla mobile superficie delle acque del Canal Grande, trionfante nella sua classicità, nella massiccia potenza delle colonne abbinate, ioniche al primo piano, corinzie al secondo, reggenti le arcate cariche di trofei. Quelle arcatelle son leggiere per la elefantina potenza delle colonne, e i due piani sembrano, a causa di esse, un pondo troppo forte per il basamento rustico del palazzo. (vol. XI, parte III, p. 124)
*[...] auspice il doge Andrea Gritti, Jacopo Sansovino aveva disegnata la costruzione {{NDR|della chiesa veneziana di San Francesco della Vigna}} sin dal 1534. Ma il disegno sofferse riduzioni e mutamenti per le filosofiche elucubrazioni del Padre [[Francesco Zorzi|Francesco {{sic|Georgi}}]], che, con le teoriche di Platone alla mano, con la cabala medioevale del tre «numero primo et divino» e con i suoi multipli, aveva l'audacia di riformare il progetto in corso d'effettuazione. E peggio, la sicurezza del frate dell'Ordine confuse il Sansovino, Tiziano, Fortunato Spira viterbese, il Serlio, che ne firmarono la relazione rinnovatrice dell'edificio chiesastico, a norma di rapporti e di dimensioni ad esso applicate, per ottenere «un'armonia consonantissima». (vol. XI, parte III, pp. 125-126)
*[...] [[Chiesa di San Francesco della Vigna|San Francesco della Vigna]] mostra nell'interno le chiare proporzioni di Jacopo {{NDR|Sansovino}}, non la sua vivezza cromatica, forse per l'adesione ai principî del frate censore {{NDR|Francesco Zorzi}}. Vi è un gran predominio di vuoti nella povertà francescana della chiesa; le lesene di pietra grigia, come tutte le cornici, sono piatte; ma un senso di pace, di equilibrio, nasce dall'armoniosa larghezza d'archi delle cappelle. Ancora l'eco toscana del Brunellesco s'avverte nella serie di sovrapposte lesene, tradotta in ampiezza cinquecentesca e in tranquilla maestà di linea nel giro fra cappella e cappella finché nella crociera le volte par s'innalzino a volo. (vol. XI, parte III, pp. 126-127)
*Il rapporto del [[tempio malatestiano]] di Rimini con la facciata di [[Chiesa di Santa Maria in Organo|Santa Maria in Organo]] è forse semplicemente casuale, ma ci mostra come [[Leon Battista Alberti]], suscitatore di masse nell'architettura, abbia fraternità di spirito con [[Michele Sanmicheli]], che, ad un tempo, tra le membrature battute sull'incudine, insinua finezze, delicatezze, fiori che le addolciscono, sorrisi che illuminano le forme giganti, luci e ombre che ne esaltano la vita. E come nell'architettura militare, per le sue fortificazioni di Verona, di Venezia, di Brescia, di Bergamo, di Peschiera, in Dalmazia, in Creta, in Candia, ecc., si ispira a [[Francesco di Giorgio Martini]], par che ne erediti l'infrangibile misura, la precisione del numero, il geometrico rigore.
===Citazioni sulla ''Storia dell'arte italiana''===
*Essa è considerata da alcuni come una vera e propria rivoluzione culturale, che attraverso scoperte e rivalutazioni e accostamenti di civiltà pittoriche diverse – dal mosaico alto-medievale al disegno, alla pittura rinascimentale, al manierismo – ha dato un nuovo profilo ai criteri del gusto in Italia. ([[Dizionario universale della letteratura contemporanea]])
*Non v'è nulla che egli non ricordi. Confronta a mente opere fra le più lontane, come se le avesse dinanzi contemporaneamente e vi leggesse i più minuti particolari. Egli è in ciò il tipico conoscitore per innata facoltà inimitabile. Nessuno che non abbia il suo sguardo e la possibilità di ricordare in modo così preciso tutto ciò che ha visto potrà giungere mai a fare l'opera colossale di revisione di tutte le attribuzioni come l'ha fatta Adolfo Venturi. Quando si pensa a ciò che era la storia dell'arte prima di lui, in cui a pochi grandi e celebri nomi si attribuiva tutta l'accozzaglia delle opere allora anonime ci si accorge degli infiniti benefìci che la ''Storia dell'Arte italiana'' ha portato nel campo dell'indagine costruendo il quadro con le grandi figure in primo piano e via via nei piani successivi le figure minori. I grandi ne hanno avuto, sfrondate le opere indegne di loro, maggior luce ed i minori hanno trovato il loro luogo. ([[Roberto Papini]])
*Per noi discepoli che abbiamo {{sic|seguìto}} passo per passo l'opera appassionata del maestro, il fatto che Adolfo Venturi sia giunto a favellare coi grandi pittori del Cinquecento ha un valore sentimentale. È come se i muratori e i manovali vedessero finalmente l'architetto disegnare il coronamento dell'edificio a cui hanno portato calce, rena e mattoni. Tutta la storia dell'arte italiana di Adolfo Venturi doveva infatti culminare nella visione del pieno [[Rinascimento]]. [[Barocco]] e [[Rococò|barocchetto]] saranno lasciati a chi li vorrà e li potrà studiare, quando i tempi saran maturi e la preparazione documentaria compiuta. ([[Roberto Papini]])
==[[Incipit]] di alcune opere==
===''La Madonna''===
Tredici secoli prima che Raffaello rappresentasse la Madonna della Seggiola come una bella nutrice tutta amore per il pargolo che gira attorno gli occhi di falco, un pittore cristiano nelle catacombe di Priscilla rappresentava in simil modo una matrona con la creaturina ignuda che le si aggrappa al seno e volgesi ratta, guardando coi grandi occhi dietro a sé, quasi per mettersi a difesa del nutrimento; e la madre ripiega soave il capo, e circonda il nato suo con le braccia protettrici.
===''Luca Signorelli, interprete di Dante''===
L'arte di [[Luca Signorelli]], più di ogni altra nel Quattrocento, evoca lo spirito dantesco, per la energia delle sue forme sfaccettate, il ''pathos'' che scaturisce dalle composizioni grandiose, dalle repentine luci, dai movimenti di schianto arrestati.
===''Piero della Francesca''===
Oggi la critica storica ha compreso la definizione che Fra' Luca Pacioli dette di [[Piero della Francesca|Piero]]: «monarca della Pittura a' suoi dì», segnalando il grande influsso del pittore di Borgo su tutta l'arte italiana dell'Emilia e del Veneto, della Toscana meridionale, come dell'Umbria, delle Marche e delle Romagne, dalla corte degli Estensi alla bottega di Giambellino, dalla turrita Cortona alla reggia di Federico da Montefeltro, dal tempio malatestiano alla cittadella forlivese degli Sforza e al santuario di Loreto. E dai quei luoghi si estese la riforma pierfrancescana su Roma e Viterbo, su Napoli e Messina, dal palazzo vaticano alla cappella Mazzatosta, dagli anonimi affreschi di Monteoliveto in Napoli alla pittura rinnovatrice di Antonello. Ma il grande maestro ha lasciato indelebili profonde tracce dell'arte sua, non ricordi di vita.
==Citazioni su Adolfo Venturi==
*Come le [[Opera d'arte|opere d'arte]] debbono essere guardate? Qui entrano in campo le facoltà più schiette di Adolfo Venturi. Egli non s'è mai contentato delle attribuzioni già fatte; una per una, su migliaia di opere, le ha tutte volute rivedere, sottoporre al tormento d'una analisi minuta e precisa; analisi prima di tutto dei caratteri materiali delle opere: i modi del disegno, il ricorrere di tratti abituali e tipici di ciascun artista, i modi di comporre, di colorire, di scolpire, le pieghe del panneggio, i formati delle figure, il metodo dell'architettare; analisi poi di ciò che è più sensibile e sfuggente alla critica, dall'interpretazione del soggetto allo spirito delle opere. a quel tanto di imponderabile che rivela l'opera d'un maestro a primo acchito e la distingue da quella d'un altro o degli imitatori. [[Roberto Papini]]
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Francesca Marini (a cura di), ''Caravaggio'', 1ª ed., introduzione di [[Renato Guttuso]], Rizzoli/Skira, Milano, 2003. ISBN 8817008087
*Adolfo Venturi, ''[https://archive.org/details/lamadonnasvolgim00vent La Madonna]'', Ulrico Hoepli, Milano, 1900.
*Adolfo Venturi, ''[https://archive.org/details/venturileonardolasuascuola/mode/1up/ Leonardo e la sua scuola]'', Istituto Geografico De Agostini, Novara, 1942.
*Adolfo Venturi, ''[https://archive.org/details/lvcasignorelliin00vent Luca Signorelli, interprete di Dante]'', Felice Le Monnier, Firenze, 1921.
*Adolfo Venturi, ''[https://archive.org/details/pierodellafrance00vent_0 Piero della Francesca]'', presso Giorgio & Piero Alinari, Firenze, 1921.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit01vent/page/n6/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. I, ''Dai primordi dell'arte cristiana al tempo di Giustiniano''], Ulrico Hoepli, Milano, 1901.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit02vent/page/n6/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. II, ''Dall'arte barbarica alla romanica''], Ulrico Hoepli, Milano, 1902.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit03vent/page/n6/mode/1up/ ''Storia dell'arte italiana'', vol. III, ''L'arte romanica''], Ulrico Hoepli, Milano, 1904.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit04vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. IV, ''La scultura del Trecento e le sue origini''], Ulrico Hoepli, Milano, 1906.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit05vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. V, ''La pittura del Trecento e le sue origini''], Ulrico Hoepli, Milano, 1907.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit06vent/page/n6/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. VI, ''La scultura del Quattrocento''], Ulrico Hoepli, Milano, 1908.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit71vent/page/n6/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. VII, ''La pittura del Quattrocento'', parte I], Ulrico Hoepli, Milano, 1911.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit72vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. VII, ''La pittura del Quattrocento'', parte II], Ulrico Hoepli, Milano, 1913.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit73vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. VII, ''La pittura del Quattrocento'', parte III], Ulrico Hoepli, Milano, 1914.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit74vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. VII, ''La pittura del Quattrocento'', parte IV], Ulrico Hoepli, Milano, 1915.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit81vent_0/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. VIII, ''L'architettura del Quattrocento'', parte I], Ulrico Hoepli, Milano, 1923.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit82vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. VIII, ''L'architettura del Quattrocento'', parte II], Ulrico Hoepli, Milano, 1924.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit91vent/page/n9/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. IX, ''La pittura del Cinquecento'', parte I], Ulrico Hoepli, Milano, 1925.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit92vent_0/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. IX, ''La pittura del Cinquecento'', parte II], Ulrico Hoepli, Milano, 1926.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit93vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. IX, ''La pittura del Cinquecento'', parte III], Ulrico Hoepli, Milano, 1928.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit94vent/page/n6/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. IX, ''La pittura del Cinquecento'', parte IV], Ulrico Hoepli, Milano, 1929.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit95vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. IX, ''La pittura del Cinquecento'', parte V], Ulrico Hoepli, Milano, 1932.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit96vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. IX, ''La pittura del Cinquecento'', parte VI], Ulrico Hoepli, Milano, 1933.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit97vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. IX, ''La pittura del Cinquecento'', parte VII], Ulrico Hoepli, Milano, 1934.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit101vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. X, ''La scultura del Cinquecento'', parte I], Ulrico Hoepli, Milano, 1935.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit102vent/page/n6/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. X, ''La scultura del Cinquecento'', parte II], Ulrico Hoepli, Milano, 1936.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit103vent/page/n10/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. X, ''La scultura del Cinquecento'', parte III], Ulrico Hoepli, Milano, 1937.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit111vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. XI, ''L'architettura del Cinquecento'', parte I], Ulrico Hoepli, Milano, 1938.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit112vent/page/n10/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. XI, ''L'architettura del Cinquecento'', parte II], Ulrico Hoepli, Milano, 1939.
*Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit113vent/page/n4/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. XI, ''L'architettura del Cinquecento'', parte III], Ulrico Hoepli, Milano, 1940.
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* [[Totò]]: Antonio Caccavallo
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* [[Arnoldo Foà]]: Commissario
* [[Maurizio Arena]]: Mario, il ladro
* [[Tina Pica]]: Signora all'ospedale
* [[Gianni Cavalieri]]: Veneziano
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'''''Totò e Carolina''''', film italiano del 1955 con [[Totò]], regia di [[Mario Monicelli]].
*Sciò, sciò menagrammo. ('''Antonio Caccavallo''')
*Io le conosco le guardie, so dritte so dritte te vonno incastrà!<ref>La citazione originale del copione era: «Io le conosco le guardie, so carogne so carogne te vonno incastrà!», ma venne censurata.</ref> ('''Mario il ladro''')
==Note==
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Citazioni sulla '''Ferrari'''.
==Citazioni==
*C'è poco da dire: ci sono tanti costruttori molto bravi, ma alla fine i piloti vogliono correre con Ferrari, indipendentemente dall'aspetto tecnico. Rende tutto più speciale. ([[Alessandro Pier Guidi]])
*Che cos'è Ferrari? Molto più di un semplice costruttore d'auto o una squadra corse, questo è sicuro. È quasi una forza primordiale, rappresentata dal colore rosso, nonché uno dei loghi più immediatamente riconoscibili al mondo. E poi è una macchina ricca di storie da raccontare, un mezzo per trasmettere un ideale, un sentimento che racchiude in sé tutte quelle cose che ci entusiasmano nel profondo. ([[Jason Barlow]])
*Da amante delle auto è normalissimo essere emozionati nel correre per la Ferrari, soprattutto essendo un pilota italiano. Se chiunque chiedesse ad un bambino di disegnare un'automobile, senza dubbio il colore più utilizzato per colorarla sarebbe il rosso. La Ferrari va ben oltre l'aspetto automobilistico e il fatto di essere il brand più famoso al mondo. Ogni bambino appassionato di automobili sogna di guidarne una prima o poi. Avere la possibilità di lavorare per questa società, di correre con la Ferrari e salire su podi molto importanti con la tuta rossa è indubbiamente un valore aggiunto. Una vittoria già bellissima a livello emotivo come Le Mans vale ancora di più vestito di rosso rispetto se avessi la tuta di un altro colore. ([[Alessandro Pier Guidi]])
*Da bambino italiano, sono cresciuto vedendo il Rosso ovunque. ([[Antonio Giovinazzi]])
*Dentro c'è tutto quel sentimento che io chiamo italianità e modenesità. Vede, la Ferrari vende le sue vetture in tutto il mondo, ma facciamo tutto qui, a Maranello, sul territorio. Tagliare queste radici è impossibile. ([[Piero Ferrari]])
*È un'azienda di lusso in cui, contrariamente ad altre aziende di lusso, la tecnologia gioca un ruolo importante. ([[Benedetto Vigna]])
*{{NDR|Enzo Ferrari}} era solito dire che il giorno in cui un signore entrerà con l'assegno ed uscirà con la Ferrari, la Ferrari scomparirà. Bisogna coltivare sempre il sogno di possedere quest'auto. ([[Nicola Materazzi]])
*Essere un pilota Ferrari mi fa sentire fortunato. [...] Amo la passione degli italiani per la Ferrari. I tifosi si creano quell'atmosfera magica ricca di adrenalina che percepiamo benissimo, in particolare in griglia di partenza. ([[James Calado]])
*Ferrari dà un'opportunità incredibile di sperimentare, ogni nuova vettura, ogni nuovo progetto è un'opportunità di fare qualcosa di diverso, anche perché come sempre la forma segue la funzione, anche se con quel pizzico di creatività e quell'approccio artistico che è tipico di Ferrari e quindi vuol dire che ogni oggetto ha una sua identità. La forma deve riflettere un po' lo spirito del progetto stesso. ([[Flavio Manzoni]])
*Ferrari non è un'auto, è un sogno. ([[Benedetto Vigna]])
*Gli [[Oasis]] erano sicuramente come una cazzo di Ferrari: bellissimi da guardare, bellissimi da guidare e andavano fottutamente fuori controllo ogni tanto quando andavi troppo veloce. ([[Liam Gallagher]])
*Il 12 cilindri resta sempre la macchina originale per la Ferrari. [...] tutto il resto è una derivazione del modello originale. ([[Enzo Ferrari]])
*Il sogno di ogni bambino è diventare un pilota Ferrari. I sacrifici fatti per arrivare a questo traguardo sono stati ripagati dalla gioia che provo ogni volta in cui indosso il casco. ([[Antonio Fuoco]])
*Incarna, dietro a un simbolo, la storia stessa dell'automobile, il cammino a volte difficile di chi inseguendo un sogno è riuscito a creare un mito, una favola, una delle poche del XX secolo. ([[Guido Schittone]])
*{{NDR|Nel 1998}} Io mi chiedo se non ci fosse stata la Fiat, la Ferrari avrebbe ancora questo grande consenso, questa grande simpatia, questa grande continuità, questo contatto con la gente? Dal punto di vista industriale produce 3200 vetture e le vende tutte. Hanno delle ordinazioni per 9 mesi. La gestione sportiva non vince un campionato da 19 anni, però la gente continua ad apprezzare tutto questo insieme. Bene allora, le Ferrari sono due, a mio avviso, bisogna essere onesti fino in fondo. C'è una Ferrari 47-77, consentitemi questa data. Poi l'uomo {{NDR|Enzo Ferrari}} va un po' in decadenza e la Fiat da molto distante se ne occupa. Lui gestisce questa sua capacità facendo sempre e soltanto le cose che lo stimolano per la gestione sportiva lasciando poi progressivamente il tutto nelle mani di coloro che oggi hanno posto quel mito, questo marchio, questa memoria in una posizione mondiale. ([[Romolo Tavoni]])
*L'automobile è una leggenda e la Ferrari è una leggenda nella leggenda. ([[Walter de Silva]])
*La Ferrari, intesa nella sua interezza, è un impasto irriducibile di uomini e di tecnologia. ([[Leo Turrini]])
*La Ferrari è soprattutto questo: passione. ([[Miguel Molina (pilota automobilistico)|Miguel Molina]])
*La Ferrari non è solo una azienda. Non è solo un brand. Non è solo un titolo in borsa. Non è solo un elenco di ordini d'arrivo, si tratti di stupende vittorie o di ingloriose sconfitte. [...] No. La Ferrari è un sentimento. La Ferrari [...] è qualcosa che ti entra sotto la pelle e anche se fingi di essere diventato indifferente alle sorti sue, beh, sai benissimo che non è vero. E se la vedi perdere male ti dispiace e speri smetta di accadere. Io sono uno dei tanti che ha questa malattia. ([[Leo Turrini]])
*La Ferrari non ha mai realizzato un'auto che non facesse un bel rumore. ([[Jason Barlow]])
*La passione delle persone che lavorano qui è palpabile, un posto così non me lo immaginavo, bellissimo! ([[Gordon Ramsay]])
*La tradizione delle berlinette con motore V12 in posizione anteriore risale agli albori della storia del Cavallino. Quando, per dirla con le parole dello stesso Enzo Ferrari, il carro trainava i buoi, non lo spingeva. Un riferimento al collocamento del motore in vettura che il Drake prediligeva davanti come da tradizione. Ci fu una parentesi attorno agli anni Ottanta in cui la Ferrari spostò il 12 cilindri dietro sulle proprie berlinette. Gli esempi più eclatanti furono la 512 BB e la 512 Testarossa. Venne fatto per dare una connotazione più sportiva alle berlinette. Ma nel 1996, con il lancio della 550 Maranello, il V12 tornò ad essere collocato davanti. Anche se questa scelta pose ai progettisti non pochi problemi di ingombri. Per quale motivo si tornò al passato, al motore anteriore, schema che sembrava superato dai tempi per le sportive? Perché il propulsore 12 cilindri, inserito nel vano anteriore liberava molto spazio in coda permettendo di creare sia un abitacolo più spazioso e confortevole per gli occupanti, sia un ampio vano di carico dietro i sedili per valigie ed oggetti. Queste scelte tecniche hanno permesso alla Ferrari pian piano di trasformare la coupé V12 a motore anteriore da berlinetta in granturismo. Cioè un'auto meno estrema e scomoda da guidare e più orientata al turismo veloce, ai lunghi viaggi. ([[Alberto Sabbatini]])
*Lavorare per il Commendatore è stata un'esperienza speciale e anche la vicinanza a quel genio di Forghieri lasciò il segno: quando lavori per la Ferrari, ti porti il Cavallino nel cuore per tutta la vita. ([[Daniele Audetto]])
*Le Ferrari rappresentano secondo me, con i loro pregi e anche i loro difetti, la più bella storia italiana e questo è capito e apprezzato in tutto il mondo. L'italianità è un valore, nel suo senso migliore, che tutti gli umani vorrebbero avere: la bellezza. ([[Leonardo Fioravanti (designer)|Leonardo Fioravanti]])
*Le persone mi chiedono spesso cosa significhi lavorare per la Ferrari e la risposta è netta: quando realizziamo un'automobile che ha il Cavallino Rampante sulla carrozzeria ne siamo particolarmente orgogliosi perché qui si lavora con un preciso obiettivo: raggiungere l'eccellenza assoluta. Sentiamo il dovere etico di non tradire la nostra storia. [...] la filosofia che si respira qui a Maranello impone sempre di pensare al futuro, non al passato: non possiamo esimerci dal creare auto che non siano null'altro che dei capolavori. Abbiamo la necessità di spostare continuamente in avanti quel limite. Di fare sempre meglio. Non dobbiamo accontentarci mai. È una sfida costante verso se stessi e il mondo. Per uno come me che, da bambino, immaginava automobili e guardava fuori dalla finestra, sognando cosa avrebbe fatto da grande, è una sensazione impagabile. ([[Flavio Manzoni]])
*Lei trova nelle nostre macchine qualcosa di diverso. Non dico che sia sempre in meglio, no!, ma qualche cosa di diverso. Perché? Perché c'è l'apporto intellettivo dell'uomo. ([[Enzo Ferrari]])
*Ogni giorno lavoro per raggiungere la perfezione e ottenere le tre stelle Michelin è stato davvero un sogno, ma il mio altro grande sogno si è realizzato quando ho guidato la mia prima Ferrari. ([[Gordon Ramsay]])
*– Questa è una Ferrari, è la migliore macchina nel panorama automobilistico di tutto il mondo.<br />– Se la ama tanto, perché non se la scopa? Perché la vende? (''[[Scent of a Woman - Profumo di donna]]'')
*Tutte le mie Ferrari hanno avuto problemi alla frizione. Quando tu guidavi normalmente, tutto andava bene. Ma quando si andava forte, la frizione scivolava in accelerazione; semplicemente non era all'altezza del compito. [...] Sono andato a Maranello regolarmente per avere una frizione ricostruita o rinnovata, e ogni volta la vettura è stata portata via per diverse ore e non mi hanno permesso di guardarli ripararla. Il problema con la frizione non è mai guarito, così ho deciso di parlare con [[Enzo Ferrari]]. ([[Ferruccio Lamborghini]])
*Un giorno dico a Ferrari: "Commendatore, a Modena la Ferrari è per il 50% ammirata e per il 50% non la vede nessuno perché?" Lui risponde: "Perché il successo non dà emulazione, dà invidia". ([[Romolo Tavoni]])
===[[Mario Donnini]]===
*Ce lo ha insegnato Enzo Ferrari: una Ferrari è di chi se la compra, ma la Ferrari è di tutti.
*In Italia non si può non esser idealmente ferraristi, così come [[Benedetto Croce]] sosteneva che non si può non essere culturalmente cristiani.
*La Ferrari è una Casa né migliore né peggiore delle altre, ma un pianeta particolare e splendente. Il solo dalle cui orbite hai vista piena su universi che motoristicamente guardano al paradiso dello Sport.
==Voci correlate==
*[[Circuito di Fiorano]]
*[[Enzo Ferrari]]
*[[Scuderia Ferrari]]
*[[Terra dei Motori]]
==Altri progetti==
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[[Categoria:Aziende italiane]]
[[Categoria:Case automobilistiche]]
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Spionaggio
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Udiki
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Alexandre Dumas padre
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{{voce tematica}}
Citazioni sulla '''spia''' e sullo '''spionaggio'''.
*Anche tutte le spie, in fondo, sono attori. ([[Gary Oldman]])
*È comunque mio dovere rendervi edotta che il mestiere di spia è il più ignobile che esista sulla faccia della terra, peggiore di qualsiasi esperienza che possiate aver fatto. Ed è pericoloso, naturalmente. (''[[Disonorata (film 1931)|Disonorata]]'')
*Gli studiosi sostengono che la prima spia della storia fu il serpente nel [[Genesi|Libro della Genesi]]. (''[[Metal Gear Solid 3: Snake Eater]]'')
*Il solo modo di dimettersi dal nostro mestiere è morire. (''[[Mata Hari (film 1931)|Mata Hari]]'')
*Io ammetto d'essere una spia, professione che non ha una buona reputazione, sebbene sia necessario che qualcuno la eserciti; ma questo signore non è spia, e non veggo la ragione perché debba abbassarsi a far la spia. (John Barsad, [[Charles Dickens]])
*L'[[invidia]] è una buona stoffa per confezionare una spia. ([[Victor Hugo]])
*– La nostra è una professione esigente: non possiamo permetterci né amici né sentimenti, insomma nessun tipo di vita privata.<br>– Che volete dire con questo?<br>– Voglio solo ricordarvi che una spia innamorata è uno strumento inefficiente, che non funziona come dovrebbe. (''[[Mata Hari (film 1931)|Mata Hari]]'')
*La professione di spia ha perso ogni ragione di essere: la sua funzione la svolge la [[stampa]]. ([[Oscar Wilde]])
*Le spie non sono mai state scaltre in affari. In genere si tratta di idealisti, liberali mancati o vittime di qualche ricatto e di conseguenza il travaglio emotivo ne indebolisce il potenziale affaristico e la sensibilità commerciale. (''[[Operazione Cicero]]'')
*Lo spionaggio è un sistema di cui gli Stati hanno tanta vergogna che lo nobilitano proprio perché è così turpe. ([[Jean Genet]])
*Lo spionaggio sarebbe forse tollerabile se potesse essere esercitato da gente onesta, ma l'infamia necessaria della persona può far giudicare dell'infamia della cosa. ([[Montesquieu]])
*Mai rischiare vita o carriera per una spia con la gonna. (''[[Spy Game]]'')
*Non ci sono garanzie nello spionaggio, Snake, solo supposizioni calcolate. (''[[Metal Gear Solid 3: Snake Eater]]'')
*– Non ho bisogno di voi.<br />– Ma siete voi che avete chiesto...<br />– L'aiuto di un gentiluomo, non la sorveglianza di una spia.<br />– È una parola un po' dura!<br />– Come si chiamano quelli che seguono le persone contro la loro volontà?<br />– Indiscreti.<br />– È una parola un po’ troppo morbida. ([[Alexandre Dumas padre]])
*Non potrei essere una spia. Sarebbe difficile trovare gente di cui avrei voglia di origliare le conversazioni. ([[Stanisław Jerzy Lec]])
*Quando Malcolm entra in stretta clandestinità, è come se non fosse mai esistito. Sparisce non soltanto qui e ora, ma anche retroattivamente. Di lui non rimane traccia. A volte mi chiedo se l'uomo che ho sposato sia effettivamente Malcolm Hunt o una persona completamente diversa, anch'essa operante in stretta clandestinità. Una cosa francamente preoccupante. Non so quale metà della sua vita sia autentica e quale metà spionistica. ([[Don DeLillo]])
*– So che per certe sorta di persone è un punto d'onore tenere la faccia in ombra.<br/>– Quali, di grazia?<br/>– Le spie, a dirne una! ([[Italo Calvino]])
*Una spia è solo un criminale che viene stipendiato dal Governo. (''[[Burn Notice - Duro a morire]]'')
==Voci correlate==
*[[Controspionaggio]]
*[[Servizio segreto]]
*[[Supply chain attack]]
==Altri progetti==
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[[Categoria:Intelligence]]
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Tony Parsons
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text/x-wiki
'''Tony Parsons''' (1953 – vivente), giornalista britannico.
==Citazioni di Tony Parsons==
*{{NDR|Su [[Jeremy Clarkson]]}} Uno stupefacente eroe del politicamente scorretto.
:''A dazzling hero of political incorrectness.''<ref name=topgear>Citato in {{en}} [[Andrew Anthony]], ''[http://www.theguardian.com/theobserver/2011/dec/04/observer-profile-jeremy-clarkson Jeremy Clarkson: motormouth strikes again]'', ''theguardian.com'', 4 dicembre 2011.</ref>
==Note==
<references />
==Altri progetti==
{{interprogetto|w_site=en|w=Tony Parsons (British journalist)}}
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{{DEFAULTSORT:Parsons, Tony}}
[[Categoria:Giornalisti britannici]]
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Annie Messina
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'''Annie Messina''' (1910 – 1996), scrittrice italiana
==Citazioni di Annie Messina==
*{{NDR|In riferimento alla sclerosi multipla della zia [[Maria Messina]]}} L'alternarsi di speranze mista a disperazione, il pellegrinaggio da un clinico illustre all'altro, le incertezze delle diagnosi errate, fino a quella definitiva e terribile.<ref name=Messina>Citato in ''[http://www.mistretta.eu/Testi/MARIA%20MESSINA.doc Profilo biografico e bibliografico]'', ''mistrettanews.eu'', AA.VV., a cura di Sebastiano Lo Iacono, 2009-2010.</ref>
*{{NDR|Maria Messina}} una giovane donna minuta con un visino pallido dai grandi occhi luminosi, incorniciato da una massa di fini capelli castani. La sua fragilità celava una forza d'animo non comune, la forza che le ci era voluta per denunciare, lei signorina di buona famiglia che avrebbe dovuto ignorare certe vergogne, quello che si celava dietro la facciata di case rispettabili, in cui la donna era tenuta in uno stato di soggezione prossimo alla schiavitù.<ref name=Messina/>
==[[Incipit]] di alcune opere==
===''Il mirto e la rosa''===
– Eccellentissimo signor principe! Baluardo dell'Islâm! Campione dei credenti! A che cosa deve il tuo umilissimo servo l'onore di una tua visita?<br>Alto sul suo stallone roano, il principe Hâmid el-Ghâzî sorrise alla lode iperbolica, piegando appena le labbra tra i morbidi baffi bruni e la barba inanellata. Come sovrano di un piccolo stato di montagna e vassallo del Gran Califfo, la sua indipendenza dallo strapotere degli 'Abbāssidi era un fatto problematico, che si reggeva più sul suo prestigio personale che non sulla forza del suo esercito agguerrito ma piccolo.<br>Inoltre, la sua parentela con 'Abd ar-Rahmān, l'ultimo degli Omayyadi, e la tarda, non entusiastica conversione dei suoi alla Vera Fede, facevano di lui un personaggio non troppo ben visto alla corte di Baghdad.
===''La principessa e il wâlî''===
Nel sultanato del Khadyan è proibita la caccia al leone. E non soltanto i leoni non si possono cacciare, ma nemmeno catturare con trappole, né molestare in alcun modo. Qualche viaggiatore ignaro che trovandosene uno a tiro di lancia ha creduto di fare un bel colpo cogliendolo in pieno muso, ha pagato l'offesa con il taglio delle mani. Ogni nuovo sovrano che per diritto di sangue – ereditato o versato – ottiene dal Califfo di Baghdad l'investitura, è tenuto a fare, e far osservare, il giuramento di rispettare i leoni. Cosa che l'eletto fa tanto più volentieri in quanto si ritiene che il leone sia il genio protettore del Khadyan. Tale usanza risale al sultano al-Husein ibn Suleimân el-Karîm, che si dice essere stato ispirato e guidato da una di queste fiere. Ma la storia è tanto antica che nessuno più sa con esattezza come siano andate veramente le cose.
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Annie Messina, ''Il mirto e la rosa'', Sellerio, Palermo, 2003. ISBN 8838902089
*Annie Messina, ''La principessa e il wâlî'', Sellerio, Palermo, 1996. ISBN 8838912041
==Voci correlate==
*[[Maria Messina]], zia
==Altri progetti==
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{{DEFAULTSORT:Messina, Annie}}
[[Categoria:Scrittori italiani]]
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text/x-wiki
'''Annie Messina''' (1910 – 1996), scrittrice italiana
==Citazioni di Annie Messina==
*{{NDR|In riferimento alla sclerosi multipla della zia [[Maria Messina]]}} L'alternarsi di speranze e disperazione, il pellegrinaggio da un clinico illustre all'altro, le incertezze delle diagnosi errate, fino a quella definitiva e terribile.<ref name=Messina>Citato in ''[http://www.mistretta.eu/Testi/MARIA%20MESSINA.doc Profilo biografico e bibliografico]'', ''mistrettanews.eu'', AA.VV., a cura di Sebastiano Lo Iacono, 2009-2010.</ref>
*{{NDR|Maria Messina}} una giovane donna minuta con un visino pallido dai grandi occhi luminosi, incorniciato da una massa di fini capelli castani. La sua fragilità celava una forza d'animo non comune, la forza che le ci era voluta per denunciare, lei signorina di buona famiglia che avrebbe dovuto ignorare certe vergogne, quello che si celava dietro la facciata di case rispettabili, in cui la donna era tenuta in uno stato di soggezione prossimo alla schiavitù.<ref name=Messina/>
==[[Incipit]] di alcune opere==
===''Il mirto e la rosa''===
– Eccellentissimo signor principe! Baluardo dell'Islâm! Campione dei credenti! A che cosa deve il tuo umilissimo servo l'onore di una tua visita?<br>Alto sul suo stallone roano, il principe Hâmid el-Ghâzî sorrise alla lode iperbolica, piegando appena le labbra tra i morbidi baffi bruni e la barba inanellata. Come sovrano di un piccolo stato di montagna e vassallo del Gran Califfo, la sua indipendenza dallo strapotere degli 'Abbāssidi era un fatto problematico, che si reggeva più sul suo prestigio personale che non sulla forza del suo esercito agguerrito ma piccolo.<br>Inoltre, la sua parentela con 'Abd ar-Rahmān, l'ultimo degli Omayyadi, e la tarda, non entusiastica conversione dei suoi alla Vera Fede, facevano di lui un personaggio non troppo ben visto alla corte di Baghdad.
===''La principessa e il wâlî''===
Nel sultanato del Khadyan è proibita la caccia al leone. E non soltanto i leoni non si possono cacciare, ma nemmeno catturare con trappole, né molestare in alcun modo. Qualche viaggiatore ignaro che trovandosene uno a tiro di lancia ha creduto di fare un bel colpo cogliendolo in pieno muso, ha pagato l'offesa con il taglio delle mani. Ogni nuovo sovrano che per diritto di sangue – ereditato o versato – ottiene dal Califfo di Baghdad l'investitura, è tenuto a fare, e far osservare, il giuramento di rispettare i leoni. Cosa che l'eletto fa tanto più volentieri in quanto si ritiene che il leone sia il genio protettore del Khadyan. Tale usanza risale al sultano al-Husein ibn Suleimân el-Karîm, che si dice essere stato ispirato e guidato da una di queste fiere. Ma la storia è tanto antica che nessuno più sa con esattezza come siano andate veramente le cose.
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Annie Messina, ''Il mirto e la rosa'', Sellerio, Palermo, 2003. ISBN 8838902089
*Annie Messina, ''La principessa e il wâlî'', Sellerio, Palermo, 1996. ISBN 8838912041
==Voci correlate==
*[[Maria Messina]], zia
==Altri progetti==
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[[Categoria:Scrittori italiani]]
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Mimmo Carratelli
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Danyele
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'''Domenico "Mimmo" Carratelli''' (1934 – vivente), giornalista italiano.
==Citazioni di Mimmo Carratelli==
{{cronologico}}
{{Int|''Very Goodwood''|''Guerin Sportivo'' n. 36 (403), 8-14 settembre 1982, pp. 97-98.}}
*[...] Giuseppe Saronni, nato a Novara ma lombardo acquisito, e Francesco Moser, toscano di adozione ma trentino di nascita e di carattere. Non è solo perché Saronni è più giovane ed è arrivato a rompere le uova nel paniere a Moser che è nata questa [[Rivalità Moser-Saronni|rivalità]]. È che Saronni è un uomo delle pianure e dei fiumi, e Moser è un uomo delle montagne. Saronni è un introverso-estroverso, provoca, stuzzica, è tagliente e malizioso. Moser è più chiuso, taciturno, e, se taglia, lo fa con l'accetta. [...] Sono ciclisti e fanno il mestiere di beccarsi. Questo è il sale del ciclismo: due assi contrapposti che fanno polemica e fanno discutere, due assi diversi come sono loro due, Saronni e Moser, che si portano anche in bicicletta le loro origini [...]
*[[Giuseppe Saronni]], figlio di una campionessa della pallacanestro e di un ciclista dilettante, sarebbe diventato un tranquillo dipendente della Olivetti [...] se in famiglia non ci fossero state tante biciclette. I Saronni, infatti, sono gente di bicicletta, tutti. E Giuseppe finì col mettersi in riga, anzi in sella. Fare il ciclista era proprio il suo mestiere e potette sceglierlo con una certa libertà. Sceglierlo e trovarcisi bene fu tutt'uno. Non avrebbe potuto fare altro. Giuseppe Saronni, in altri termini, era costruito per fare il ciclista, e per farlo da campione. Non cominciò a farlo né per fame né per scappare dalle fatiche dei campi [...]. Lo fece, se così si può dire, per una scelta di stile. Perché Giuseppe Saronni in bicicletta aveva uno stile preciso, e sotto lo stile c'era il lievito della vittoria.
*[...] Moser vinceva alla maniera del vecchio duro mestiere del ciclista, ma anche con la nobiltà del più forte, quando dagli sprint della pista arrivò sulle strade il ragazzino Saronni, agile e spregiudicato, con la lingua tagliente del sicuro campione come il ciclismo comanda. Arrivarono così come saette di luce, come lame di sole le vittorie di Saronni sulla strada di Moser che era la più epica, tormentata, affascinante strada della pioggia e del pavè. [...] E su questa opposizione nacque una rivalità a colpi di vittorie e di parole, vale a dire a colpi di pedale e di lingua. [...] il ciclismo ritrovò l'effervescente dualismo che è l'etichetta delle sue epoche migliori, anche se questa nuova sfida non aveva la pienezza, i toni, le scene e il sottofondo romantico delle grandi precedenti rivalità [...]. Con [[Rivalità Bartali-Coppi|Bartali e Coppi]] l'Italia si «spaccò» in due, con Moser e Saronni si è «divisa» in due. La differenza (delle epoche e dei protagonisti) sta forse in questa sfumatura.
*[...] un tipino vittorioso ma gentile come Giuseppe Saronni è ciclista da salotto, vince in tutù e non con la rutilante corazza del guerriero. Nella vittoria, Moser ha uno spessore diverso, dentro ci sono la fatica e l'orgoglio, la sua montagna e il suo mestiere, la forza e i patimenti. Moser vince col rumore di un mortaio, Saronni col fischio di una schioppettata.
{{Int|''Il marziano''|''Guerin Sportivo'' n. 4 (626), 21-27 gennaio 1987, pp. 44-47.}}
*Clown, eroe, gatto volante, kamikaze, salvatore della patria, disastro, disperazione. Che cos'è un [[portiere]]? Era il bambino, ancora troppo piccolo per giocare, al quale veniva assegnato questo ruolo tra due pile di libri. È il ragazzino tutto agghindato, con guanti e ginocchiere, sponsorizzato da papà, che porta il pallone e gioca in porta. È uno che ci nasce: magari voleva fare lo stopper, forse il libero, poi è finito tra i pali. In porta lo ha chiamato una irresistibile vocazione, un richiamo all'incontrario della foresta, un'antica frustrazione, ma forse anche quella pazzia leggendaria, il volo di Icaro. Acrobata senza rete. Martire. I guanti servono anche a nascondere le stimmate. Pazzo? Furioso e volante. Agile e un po' più alto dei compagni: ecco i primi segni.
*Certamente [[Claudio Garella|Garella]] non esce da nessun trattato sui portieri, non è un esempio di stile, non si definisce una saracinesca. È un portiere che ha sdrammatizzato il ruolo del portiere. Sivori ha sempre sostenuto che il portiere non è un giocatore di calcio. Garella e il suo modo di stare in porta, non solo le sue parate di piede, sembrano fatti apposta per smentire Sivori e riportare il portiere alla pari degli altri dieci compagni. Questo vuole essere Garella, non il cristo crocefisso tra due pali e una traversa. [...] non ambisce né al paradiso dei portieri, né al regno degli acrobati.
*Quella di parare coi piedi, al tempo dei portieri-eroi, era una tecnica disperata, la prodezza estrema, l'ultimo tentativo di salvezza, l'artiglio di fortuna. Garella ne ha fatto una tattica di ordinaria follia. Però mai è disperato il gesto atletico di Garella, mai si impasta di ardimento e di gloria, non è mai l'olocausto di un portiere. Tocca le coronarie ma non arriva al cuore.
{{Int|1=''I tifosi più civili d'Europa?''|2=In Amalia Signorelli (a cura di), ''Cultura popolare a Napoli e in Campania nel Novecento'', Guida Editori, 2002, [https://books.google.it/books?id=zCUt1PRLX6oC&pg=PA133 pp. 133-150]. ISBN 88-7188-643-7}}
*Il "legame" dei tifosi napoletani con la [[Società Sportiva Calcio Napoli|squadra di calcio]] non si esaurisce alla domenica quando si gioca la partita. Il Napoli è argomento di cui discutono tutta la settimana e si può dire tutto l'anno. Il rapporto è di passione viscerale perché da sempre i tifosi napoletani hanno caricato la partita e la squadra di significati e valenze estremi. In una città per lunghi tratti sottomessa, incompresa e maltrattata, la squadra di calcio capace di sfidare le "formazioni" delle città più progredite e affermate, e magari di batterle, ha rappresentato l'unico strumento di visibilità e di affermazione. Ha finito per interpretare i sogni, le ambizioni, le rivalse e il successo che a Napoli mancavano in troppi altri campi. Percepita come l'unica rappresentanza visibile e competitiva della città, quando essa falliva era più rabbiosa la reazione. Il Napoli Calcio per lungo tempo è stato lo "sfogo" dei napoletani condannati, nella vita di ogni giorno, a subire, ad attendere, a logorarsi e ad essere delusi. (p. 133)
*[...] il [[Società Sportiva Calcio Napoli|Napoli Calcio]] è stato la "favola reale" dei napoletani, il sogno più sfrenato, una passione comune ad ogni ceto sociale, che ha visto profusi dedizione e sacrificio finanziario al seguito della squadra soprattutto nei ceti meno abbienti, un impegno che molti avrebbero voluto veder indirizzato e realizzato nella vita civile. (p. 133)
*A [[Napoli]] il fenomeno-calcio non è esclusivamente sportivo. Eccita la fantasia, ridesta orgogli sopiti, sollecita un tipo di partecipazione che non è solo complemento allo spettacolo, ma ne diventa molto spesso protagonista. (p. 134)
*Le vicende della squadra di calcio vanno al di là dei risultati sportivi. Sono occasioni, proteste, scenario della capacità creativa propria del popolo napoletano. L'esaltazione, la delusione, lo sdegno, la protesta hanno le radici particolari della conclamata inventiva napoletana con l'ironia, il cinismo, la passione, la capacità di sorprendere e il talento poetico e canoro che l'accompagnano. (p. 134)
*Non si esagera quando si sostiene che la squadra di calcio, a Napoli, è la "bandiera" che raccoglie ed esprime, almeno nei ceti più popolari e meno colti, ma non solo in questi, i sentimenti e i risentimenti della lunga e complessa storia della città. (p. 134)
{{Int|''[https://www.ilnapolista.it/2023/12/juliano-il-napoletano-atipico-mi-dicevano-vieni-allinter-giocherai-sempre-in-nazionale/ Juliano il napoletano atipico. «Mi dicevano "vieni all'Inter", giocherai sempre in Nazionale»]''|''ilnapolista.it'', 2013; ripubblicato il 13 dicembre 2023.}}
{{NDR|Su [[Antonio Juliano]]}}
*Un ragazzo che, prima di diventare uno dei grandi centrocampisti dell'epoca che annoverò Rivera, Bulgarelli, De Sisti, fu un micidiale calciatore di strada che infrangeva a ripetizione l'edicola votiva della Madonna dell'Arco in via Ottaviano a San Giovanni a Teduccio, dove viveva, centrata dal pallone che scagliava.
*Totonno Juliano è cresciuto nel rispetto delle regole e degli affetti che sono stati il patrimonio umano e civile delle famiglie napoletane del ceto umile nel dopoguerra. Legami solidi e concreti che, in quegli anni difficili, hanno prodotto una generazione di napoletani esemplari. Alla base del successo di calciatore di Juliano c'è questo retroterra che ne illumina, e ne ha esaltato, il carattere e la fortuna. Anche nel mondo fatuo e stralunato del calcio, Juliano è rimasto fedele alle sue origini solide diventando prima di tutto un campione di serietà e dedizione.
*In campo giocava un calcio concreto, senza egoismi e teatralità, senza le mattane dei funamboli perché aveva altre grandi virtù, una soprattutto, aveva l'innata dote del condottiero: solida presenza in campo, esempio di passione e impegno. [...] Perché sentiva il dovere, lui napoletano fra assi stranieri e giocatori di varie provenienze, di rappresentare Napoli nel modo migliore [...]: serio e irriducibile difensore della maglia azzurra, "capitano" nel vero senso della parola, e perciò anche paladino, nello spogliatoio, dei diritti e delle attese dei compagni di gioco, ma anche di [...] magazzinieri, calzolai, inservienti, tutto il mondo dello spogliatoio [...]. Insomma, un leader. Un fratello maggiore di tutti, ma un fratello che pretendeva impegno e rispetto come e quanto ne dava lui.
*[...] un campione che non ha mai amato le lusinghe, non è mai ricorso a furbizie, non si è mai piegato ai compromessi. E perciò anche un personaggio difficile nell'allegro mondo del calcio tanto da essere scambiato [...] per una persona superba. Forse, c'era in lui anche una innata timidezza, sostanzialmente avaro di sorrisi e di interviste, detestando le "comunelle" e i vantaggi di una disponibilità servile.
==Altri progetti==
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{{DEFAULTSORT:Cerratelli, Mimmo}}
[[Categoria:Giornalisti italiani]]
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Peppino di Capri
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Ibisco
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Deceduto
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text/x-wiki
[[File:Peppino di Capri.jpg|miniatura|361x361px|Peppino di Capri nel 1965]]
'''Peppino di Capri''', pseudonimo di '''Giuseppe Faiella''' (1939 – 2026), cantante e attore italiano.
== Citazioni di Peppino di Capri ==
{{Int|Da ''[https://rep.repubblica.it/pwa/venerdi/2018/07/04/news/capri_peppino-200865442/ Peppino di Capri: “L’isola è umida, ma beati noi che ci viviamo”]''|Intervista di Angelo Carotenuto, ''Rep.repubblica.it'', 5 luglio 2018.}}
* Tra noi isolani e il resto del mondo c'è sempre un elemento di ingovernabilità, che consiste nell'irriducibilità del mare. Nessuno su un'isola è mai davvero padrone del suo tempo. Ma, sulla bilancia, gli aspetti positivi prevalgono. Le negatività si smaltiscono. Capri distrae.
* Le tabelline sanno insegnarle pure a [[Isola di Capri|Capri]]. Io stesso ho studiato sull'isola, fino al ginnasio. Di sera giravo i night dell'isola per cantare, di pomeriggio prendevo lezioni da una maestra tedesca e la mattina andavo a scuola come un fantasma. Ero diventato trasparente, pesavo 55 chili.
* Come può un luogo in cui vivono quindicimila persone accoglierne altre quindicimila al giorno? È un abbraccio che soffoca. Tutti vogliono vedere [[Isola di Capri|Capri]], noi ne siamo fieri, ma gli arrivi andrebbero regolamentati.
== Altri progetti ==
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Walter Audisio
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[[File:Walter Audisio senato hq.jpg|thumb|Walter Audisio]]
'''Walter Audisio''' (1909 – 1973), partigiano e politico italiano.
==Citazioni di Walter Audisio==
*{{NDR|Parlando di [[Benito Mussolini]] durante la sua esecuzione}} Adesso gli sono di fronte, come prima: egli non si è mosso, continua il suo balbettio di invocazione. Vuol salvare solo quel grosso corpo tremante. E su quel corpo scarico cinque colpi. Il criminale si afflosciò sulle ginocchia, appoggiato al muro, con la testa reclinata sul petto. Non era ancora morto, gli tirai una seconda raffica di quattro colpi. La [[Clara Petacci|Petacci]], fuori di sé, stordita, si mosse confusamente, fu colpita e cadde di quarto a terra. Mussolini respirava ancora e gli diressi, sempre col Mas, un ultimo colpo al cuore. L'autopsia constatò più tardi che l'ultima pallottola gli aveva troncato di netto l'aorta. Erano le 16.10 del 28 aprile 1945.<ref name=fonte1>Citato in ''[http://www.ilgiornale.it/news/cultura/mussolini-testimonianza-partigiano-uccise-duce-1252223.html Mussolini, la testimonianza choc del partigiano che uccise il Duce]'', ''Ilgiornale.it''.</ref>
*{{NDR|Messaggio inviato al Comitato centrale del Partito del Lavoro d'Albania}} Cari compagni, in occasione del Tredicesimo anniversario della Liberazione della vostra Patria dagli invasori nazifascisti, a testimonianza della mia profonda ammirazione per l'eroico popolo albanese, vi invio in dono l'arma con la quale il 28 aprile 1945, venne giustiziato il criminale di guerra Benito Mussolini, per ordine del Comando Generale dei Partigiani Italiani.<ref>Citato in Pierluigi Baima Bollone, ''[https://books.google.it/books?id=iA0iAQAAIAAJ&q=%22per+l%27eroico+popolo+albanese,+vi+invio+in+dono+l%27arma+con+la+quale%22&dq=%22per+l%27eroico+popolo+albanese,+vi+invio+in+dono+l%27arma+con+la+quale%22&hl=it&newbks=1&newbks_redir=1&printsec=frontcover&sa=X&ved=2ahUKEwjVw4WFmaHwAhXG2aQKHd9MDMwQ6AEwAHoECAAQAg Le ultime ore di Mussolini]'', ISBN 9788804534877.</ref>
*{{NDR|Parlando di [[Benito Mussolini]] durante la sua esecuzione}} Ogni uomo normale avrebbe pensato di difendersi ma Mussolini era al di sotto di ogni uomo normale e continuava a balbettare, a tremare, immobile con la bocca semiaperta e le braccia penzoloni.<ref name=fonte1/>
*{{NDR|Parlando di [[Benito Mussolini]] durante la sua esecuzione}} Tremava livido di terrore e balbettava con quelle grosse labbra in convulsione: "Ma...ma...ma...ma signor colonnello. Ma...ma...ma signor colonnello". Nemmeno a quella donna {{NDR|[[Clara Petacci]]}} che gli saltellava vicino, che si muoveva di qua e di là, disse una sola parola. No: si raccomandava nel modo più vile, per quel suo grosso corpo tremante: solo a quello pensava: a quel grosso corpo appoggiato al muretto.<ref name=fonte1/>
==Note==
<references/>
==Altri progetti==
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[[File:Walter Audisio senato hq.jpg|thumb|upright|Walter Audisio]]
'''Walter Audisio''' (1909 – 1973), partigiano e politico italiano.
==Citazioni di Walter Audisio==
*{{NDR|Parlando di [[Benito Mussolini]] durante la sua esecuzione}} Adesso gli sono di fronte, come prima: egli non si è mosso, continua il suo balbettio di invocazione. Vuol salvare solo quel grosso corpo tremante. E su quel corpo scarico cinque colpi. Il criminale si afflosciò sulle ginocchia, appoggiato al muro, con la testa reclinata sul petto. Non era ancora morto, gli tirai una seconda raffica di quattro colpi. La [[Clara Petacci|Petacci]], fuori di sé, stordita, si mosse confusamente, fu colpita e cadde di quarto a terra. Mussolini respirava ancora e gli diressi, sempre col Mas, un ultimo colpo al cuore. L'autopsia constatò più tardi che l'ultima pallottola gli aveva troncato di netto l'aorta. Erano le 16.10 del 28 aprile 1945.<ref name=fonte1>Citato in ''[http://www.ilgiornale.it/news/cultura/mussolini-testimonianza-partigiano-uccise-duce-1252223.html Mussolini, la testimonianza choc del partigiano che uccise il Duce]'', ''Ilgiornale.it''.</ref>
*{{NDR|Messaggio inviato al Comitato centrale del Partito del Lavoro d'Albania}} Cari compagni, in occasione del Tredicesimo anniversario della Liberazione della vostra Patria dagli invasori nazifascisti, a testimonianza della mia profonda ammirazione per l'eroico popolo albanese, vi invio in dono l'arma con la quale il 28 aprile 1945, venne giustiziato il criminale di guerra Benito Mussolini, per ordine del Comando Generale dei Partigiani Italiani.<ref>Citato in Pierluigi Baima Bollone, ''[https://books.google.it/books?id=iA0iAQAAIAAJ&q=%22per+l%27eroico+popolo+albanese,+vi+invio+in+dono+l%27arma+con+la+quale%22&dq=%22per+l%27eroico+popolo+albanese,+vi+invio+in+dono+l%27arma+con+la+quale%22&hl=it&newbks=1&newbks_redir=1&printsec=frontcover&sa=X&ved=2ahUKEwjVw4WFmaHwAhXG2aQKHd9MDMwQ6AEwAHoECAAQAg Le ultime ore di Mussolini]'', ISBN 9788804534877.</ref>
*{{NDR|Parlando di [[Benito Mussolini]] durante la sua esecuzione}} Ogni uomo normale avrebbe pensato di difendersi ma Mussolini era al di sotto di ogni uomo normale e continuava a balbettare, a tremare, immobile con la bocca semiaperta e le braccia penzoloni.<ref name=fonte1/>
*{{NDR|Parlando di [[Benito Mussolini]] durante la sua esecuzione}} Tremava livido di terrore e balbettava con quelle grosse labbra in convulsione: "Ma...ma...ma...ma signor colonnello. Ma...ma...ma signor colonnello". Nemmeno a quella donna {{NDR|[[Clara Petacci]]}} che gli saltellava vicino, che si muoveva di qua e di là, disse una sola parola. No: si raccomandava nel modo più vile, per quel suo grosso corpo tremante: solo a quello pensava: a quel grosso corpo appoggiato al muretto.<ref name=fonte1/>
==Note==
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Sir '''Thomas Malory''', o '''Maillorie''', '''Mallory''', '''Maleore''' (1409 – 1471), scrittore inglese.
==''La morte di Artù''==
===Incipit===
[[File:Morte Darthur incipit (cropped).jpg|thumb|Incipit dell'edizione del 1485 stampata da [[William Caxton]]]]
====Originale====
Hit befel in the dayes of Uther pendragon when he was kynge of all Englond | and so regned that there was a myȝty duke in Cornewaill that helde warre ageynst hym long tyme | And the duke was called the duke of Tyntagil | and so by meanes kynge Uther send for this duk | chargyng hym to brynge his wyf with hym | for she was called a fair lady | and a passynge wyfe | and her name was called Igrayne | So whan the duke and his wyf were comyn unto the kynge by the meanes of grete lordes they were accorded bothe | the kynge lyked and loved this lady wel | and he made them grete chere out of mesure | and desyred to have lyen by her | But she was a passyng good woman | and wold not assente unto the kynge | And thenne she told the duke her husband and said I suppose that we were sente for that I shold be dishonoured Wherfor husband I counceille yow that we departe from hens sodenly that we maye ryde all nyghte unto oure owne castell<br>{{NDR|Thomas Malory, ''[https://archive.org/details/lemortedarthuror00malouoft/page/34/mode/2up Le Morte d'Arthur. The original edition of William Caxton now reprinted and edited with an introduction and glossary]'', a cura di H. Oskar Sommer, Londra, David Nutt, 1889}}
====Traduzione====
Al tempo in cui [[Uther Pendragon]] governava su tutta l'Inghilterra, vi era in Cornovaglia un potente duca, signore di Tintagel, che gli faceva guerra da molti anni. Attraverso degli emissari, un giorno il re lo convocò ordinandogli di portare con sé anche la moglie, che aveva nome [[Igraine]] e fama di essere molto assennata. Quando il duca arrivò alla presenza del sovrano, per intercessione dei più nobili baroni si riconciliò con lui, ma il re si innamorò di sua moglie, la festeggiò oltre misura e desiderò di giacere con lei. Igraine, che era una donna onesta e leale, non solo non vi consentì, ma anzi disse al marito:<br>«Credo che siamo stati chiamati qui perché io vi perdessi il mio onore. Vi consiglio quindi di andare via senza indugio e di raggiungere questa notte stessa il nostro castello.»<br>{{NDR|Thomas Malory, ''Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri'', volume primo, a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Milano, Oscar Classici Mondadori, 1985. ISBN 88-04-41154-6}}
===Citazioni===
====Libro I====
[[File:Story of Merlin - Arthur's conception.png|thumb|Il concepimento di Artù]]
*«Ecco cosa voglio, sire» disse allora Merlino. «La prima notte che trascorrerete con Igraine concepirete in lei un figlio che mi farete consegnare appena sarà venuto alla luce. Io lo alleverò dove più mi piacerà, affinché a voi derivi onore e al bambino i vantaggi che gli spettano.»<br>«Sarà fatto come volete» accondiscese il re.<br>«Ora preparatevi» aggiunse Merlino. «Questa notte stessa vi coricherete al fianco di Igraine nel castello di Tintagel, e avrete le sembianze di suo marito; Ulfius assumerà l'aspetto di ser Brastias e io quello di ser Jordans, due cavalieri del duca. Ma badate di non rivolgere domande né a lei né ai suoi uomini; dite che non vi sentite bene, affrettatevi ad andare a letto, e domani mattina non vi alzate prima del mio arrivo. Il castello non è che a dieci miglia da qui.»<br>Fu dunque fatto come era stato deciso. Ma poiché il duca aveva visto il re lasciare l'assedio di Terrabil, quella stessa notte uscì dal castello attraverso una postierla per attaccare l'esercito regale e rimase ucciso nella sortita prima ancora che il sovrano fosse arrivato a Tintagel. Così re Uther giacque con Igraine più di tre ore dopo la morte del duca e, in quella notte, concepì Artù. Allo spuntare del giorno, dopo che Merlino fu arrivato per dirgli di prepararsi, egli baciò la dama e partì in gran fretta. E quando Igraine sentì dire che, secondo tutte le testimonianze, il marito era morto prima dell'arrivo di Uther, si chiese con grande stupore chi potesse essere l'uomo che si era coricato con lei nelle sembianze del suo signore e ne pianse segretamente senza farne parola ad alcuno. (p. 7)
*Non passò molto, quindi, che un mattino Uther e Igraine si sposarono tra la gioia e il tripudio generale, e, per volere del re, nella stessa occasione re Lot di Lothian e di Orkney sposò Morgawse, che sarebbe stata la madre di [[Gawain|Galvano]], e re Nentres della terra di Garlot sposò Elaine. La terza sorella, [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana la Fata]], fu invece messa a studiare in un convento dove divenne molto dotta in negromanzia. In seguito sarebbe stata maritata a re [[Urien|Uriens]] della terra di Gore, padre di [[Ywain|ser Ivano il Biancamano]]. (p. 8)
*E quando i mattutini e la prima messa ebbero termine, nel camposanto dietro l'altare maggiore fu vista una grande roccia quadrangolare simile a un blocco di marmo, che sorreggeva nel mezzo una sorta di incudine d'acciaio alta un piede in cui era infitta una bella spada. Intorno all'arma una scritta in lettere d'oro diceva:<br><div class="center">{{maiuscoletto|Colui che estrarrà questa spada dalla roccia e dall'incudine è il legittimo re di tutta l'inghilterra.}} (p. 10)
[[File:An island story; a child's history of England (1906) (14801002423).jpg|thumb|Artù estrae la spada dalla roccia]]
*Il giorno di Capodanno, terminata la messa, i baroni cavalcarono al campo, alcuni per giostrare, altri per torneare. Tra di essi vi era anche ser Ector accompagnato dal figlio ser Kay e dal giovane [[Re Artù|Artù]], fratello di latte di quest'ultimo. Ser Kay, che era stato fatto cavaliere nel giorno di Ognissanti, accortosi quando era già in cammino di avere dimenticato la spada nell'alloggio del padre, pregò Artù di andargliela a prendere.<br>«Volentieri» rispose il giovane allontanandosi in fretta. Giunto a casa, scoprì però che la dama e tutti gli altri erano usciti per assistere alle giostre. Ne fu addolorato, ma poi si disse:<br>"Andrò al camposanto a prendere la spada che è infitta nella roccia. Mio fratello non deve rimanere senza un'arma in una giornata come questa."<br>Si diresse quindi verso il camposanto; scese di sella, legò il cavallo a un montante e si avvicinò alla tenda che nascondeva la roccia. Non trovandovi i cavalieri che vi erano stati lasciati di guardia e che infatti erano andati alle giostre, afferrò l'impugnatura della spada e la estrasse con un strappo deciso, ma senza sforzo. Poi riprese il cavallo e raggiunse ser Kay per consegnargliela. Appena il fratello la vide, la riconobbe subito. Allora si avvicinò al padre egli disse:<br>«Signore, ecco la spada della roccia. Dunque devo essere io il re di questa terra.»<br>Ser Ector osservò l'arma; quindi tornò indietro con i due giovani, smontò da cavallo, entrò nella chiesa e ordinò a ser Kay di ripetergli con precisione come l'avesse presa faccendolo giurare sul Libro Sacro.<br>«Me l'ha portata mio fratello Artù, signore» disse allora ser Kay.<br>«E tu, come l'hai avuta?» chiese ser Ector ad Artù.<br>«Ecco, signore, quando sono tornato a casa a prendere la spada di ser Kay, non ho trovato nessuno che me la potesse dare; allora, pensando che mio fratello non dovesse rimanere disarmato, sono venuto qui e ho estratto l'arma dalla roccia senza alcuna fatica.» (pp. 11-12)
*Ser Ector e ser Kay si inginocchiarono a terra.<br>«Ahimè, perché vi inginocchiate davanti a me, voi che siete mio padre e mio fratello?» chiese loro Artù.<br>«No, mio signore, non è così. Io non sono vostro padre e non sono nemmeno del vostro stesso sangue. Vedo che discendete da un lignaggio ben più nobile di quanto credessi.»<br>Egli gli raccontò come gli fosse stato affidato, perché lo allevasse, dallo stesso Merlino. Nel sentire che ser Ector non era suo padre, il giovane provò un profondo dolore, ma il cavaliere continuò:<br>«Quando sarete re, vorrete essere il mio buono e grazioso signore?»<br>«In caso contrario sarei da biasimare» fu la risposta di Artù. «Siete l'uomo a cui devo di più insieme alla mia buona signora e madre, vostra moglie, che mi ha nutrito e allevato come figlio suo. Se Dio vorrà ch'io sia re come voi dite, potrete chiedermi tutto quello che sarà in mio potere di concedervi, e io non vi mancherò!» (pp. 12-13)
*«Per quale motivo quel ragazzo è divenuto vostro re?»<br>«Signori, è figlio legittimo di Uther Pendragon e di Igraine, moglie del duca di Tintagel» rispose loro Merlino.<br>«Allora è bastardo!» esclamarono tutti.<br>«No; Artù fu concepito più di tre ore dopo la morte del duca, e tredici giorni più tardi re Uther sposò Igraine. È quindi provato che non è bastardo, e chi lo afferma sappia che Artù sarà re e avrà ragione di tutti i suoi nemici, e che, prima di morire, avrà regnato a lungo su tutta l'Inghilterra e avrà condotto sotto il proprio comando Galles, l'Irlanda, la Scozia e molti altri regni.» (p. 15)
*Dovremmo forse accettare che un interprete di [[Sogno|sogni]] ci esorti alla viltà? ([[Lot (ciclo arturiano)|Lot]], p. 16)
*Ecco allora giungere in campo [[Ban di Benoic|re Ban]], fiero come un leone e con le insegne a bande verdi in campo d'oro.<br>«Ahimè, ora temo davvero che saremo sconfitti!» esclamò re Lot vedendolo. «Quello è il cavaliere più valoroso del mondo e anche l'uomo più rinnomato. Moriremo o saremo costretti a ritirarci, ma se dovremo farlo sarà bene che impieghiamo valore e saggezza, perché altrimenti perderemo ugualmente la vita!» (p. 26)
*[...] è preferibile uccidere un vile piuttosto che, a causa di un codardo, perdere tutti la vita. ([[Lot (ciclo arturiano)|Lot]], p. 28)
*«Siete un uomo straordinario!» esclamò allora Artù.<br>«Però mi stupisce molto sentirvi dire che morirò in battaglia.»<br>«Non ve ne meravigliate, è la volontà di Dio che il vostro corpo sia punito per le vostre azioni impure. Io invece dovrei essere triste, perché morirò di una morte vergognosa, sotterrato ancora vivo. Almeno la vostra sarà una fine onorevole.» ([[Re Artù]] e [[Mago Merlino]], p. 34)
*Merlino è a conoscenza, come del resto voi, ser Ulfius, di come re Uther venne da me nel castello di Tintagel con le sembianze di mio marito che era morto tre ore prima, e di come quella stessa notte mi fece concepire un figlio. Tredici giorni dopo egli mi sposò, e allorché il bambino nacque ordinò che fosse affidato a Merlino e allevato da lui. Da allora io non lo vidi mai più; né seppi quale nome gli era stato dato. ([[Igraine]], p. 35)
*«Ora siete in mio potere, e sono libero di decidere se uccidervi o risparmiarvi la vita. Ma se non vi darete per vinto sarò costretto a mettervi a morte» gli disse lo sconosciuto.<br>«Quando vorrà venire, la morte sia la benvenuta! Del resto, preferisco morire che disonorarmi arrendendomi a te» esclamò Artù balzandogli addosso. ([[Pellinore]] e [[Re Artù]], p. 39)
*«Ahimè, Merlino, lo avete ucciso!» gli disse Artù. «Era il cavaliere più nobile del mondo, ed io preferirei essere privato delle mie terre piuttosto che saperlo morto.»<br>«Non ve ne date pensiero, è più sano di voi» gli rispose Merlino. «È solo addormentato, ma si risveglierà fra tre ore. Vi avevo detto che era un cavaliere forte e coraggioso, e vi avrebbe ucciso se io non fossi intervenuto. Ma da ora in poi egli vi renderà ottimi servigi; il suo nome è [[Pellinore|Pellinor]], e un giorno avrà due figli di valore impareggiabile che si chiameranno Percival e Lamorak il Gallese. E sarà ancora Pellinor a rivelarvi il nome del figlio che avete concepito in vostra sorella e che sarà la rovina del regno.» (p. 40)
[[File:Boys King Arthur - N. C. Wyeth - p16.jpg|thumb|Artù riceve Excalibur]]
*Proseguirono il cammino finché si trovarono sulla riva di un lago vasto e ameno, dal quale videro emergere un braccio rivestito di sciamito bianco: esso terminava in una mano che stringeva una magnifica spada.<br>«È quella l'arma di cui vi parlavo» disse Merlino ad Artù. E poiché in quel momento una donna passava sul lago, il re chiese chi fosse.<br>«È la [[Dama del Lago]]; sul fondo di questo specchio d'acqua si trova una caverna che ha l'interno decorato con tale ricchezza da renderlo la residenza più piacevole del mondo» gli spiegò Merlino. «Ora la dama si avvicinerà; allora voi dovrete pregarla cortesemente di darvi la spada.»<br>Infatti la dama si diresse verso Artù e lo salutò, e il re, dopo aver ricambiato il saluto, le chiese:<br>«Di chi è la spada che quel braccio tiene alta sull'acqua? Io sono senza armi, e vorrei che fosse mia.»<br>«Essa mi appartiene» gli rispose la dama «ma se mi concederete un dono allorquando ve lo chiederò, sarà vostra.»<br>«Ve lo accorderò, sulla mia parola» le promise Artù.<br>«Allora montate sulla barchetta che vedete laggiù, raggiungete a remi la spada e prendetela insieme al suo fodero. Io reclamerò il mio dono quando lo riterrò opportuno».<br>Artù e Merlino smontarono di sella e legarono i cavalli a due alberi. Poi salirono sulla piccola imbarcazione e, quando ebbero raggiunto la mano e la spada, il re ne afferrò l'impugnatura e la trattenne, mentre mano e braccio scomparivano sott'acqua. (pp. 40-41)
*«Vi piace più l'arma o il fodero?» gli chiese Merlino.<br>«Preferisco la spada.»<br>«Non siete molto saggio, perché il fodero vale dieci volte di più! Finché lo avrete al fianco, esso impedirà alle vostre ferite di sanguinare, per quanto gravi possano essere. Quindi badate a non abbandonarlo mai.» (p. 41)
*Poi re Artù fece cercare, sotto pena di morte, tutti i bambini che erano nati il primo di maggio concepiti da baroni e da dame, perché Merlino gli aveva detto che proprio in quella data aveva visto la luce di colui che lo avrebbe ucciso. Tra i numerosi figli di signori scovati e mandati a corte, si trovava anche [[Mordred]], il figlio della moglie di re Lot.<br>I fanciulli vennero messi su una nave che fu lasciata alla deriva sul mare, ma il caso volle che essa naufragasse ai piedi di un castello e che tutti i bambini morissero salvo proprio Mordred che ne era stato scagliato fuori e che fu ritrovato da un buon uomo che lo allevò. Quando poi il fanciullo ebbe compiuto i quattordici anni, fu mandato a corte, come narreremo verso la fine del libro della Morte di Artù. Ora diremo che i baroni del regno furono molto addolorati per la morte dei loro figli e ne incolparono più Merlino che Artù, ma poi rimasero in pace sia per timore sia per lealtà nei confronti del sovrano. (p. 43)
====Libro II====
[[File:The Death of Balin and Balan.png|thumb|La morte di Balin e Balan]]
*«Ah, bella damigella, dignità, virtù e valore non sono riposti solo nell'[[abbigliamento]]!» esclamò [[Sir Balin|Balin]]. «La virilità e l'onore sono celati nella persona, e vi sono molti insigni cavalieri ignoti a tutti, a riprova che il pregio e l'ardimento non hanno alcun rapporto con le vesti che indossano.» (p. 46)
*Non pochi pensano di fare scorno a un [[avversario]], e poi scoprono che il loro intento si è ritorto a loro danno. ([[Sir Balin]], p. 50)
*Badate, sire, di conservare con cura il fodero di Excalibur e ricordate che finché l'avrete con voi le vostre ferite, per quanto gravi, non sanguineranno. ([[Mago Merlino]], p. 57)
*Rimasto disarmato, {{NDR|[[Sir Balin]]}} si precipitò allora alla ricerca di un'altra arma entrando prima in una stanza poi un'altra e in un'altra ancora, senza riuscire a trovare nulla e sempre incalzato dappresso da [[Re Pescatore|re Pellam]]. Infine varcò la porta di una camera meravigliosamente decorata e vide che vi si trovava un uomo disteso su un letto coperto dai più splendidi drappi d'oro che si possano immaginare. Vicino al letto, su un tavolo d'oro puro sorretto da quattro zampe d'argento, era posata una lancia di singolare fattura. Balin la afferrò, si volse a fronteggiare Pellam e lo colpì con forza, facendolo cadere in terra privo di sensi. Allora il tetto e le mura del castello crollarono e anche Balin fu gettato al suolo, dove rimase senza potersi muovere. [...] Da allora re Pellam rimase infermo per molti anni, e guarì solo quando fu curato da [[Galahad]], il nobile principe, nel corso della ricerca del [[Graal|Sangrail]] – il bacile che conteneva il sangue di Nostro Signore Gesù Cristo portato in Inghilterra da Giuseppe d'Arimatea, cui un tempo era appartenuto anche lo splendido letto. La [[Lancia di Longino|lancia]] che aveva inferto il [[Colpo Doloroso]] era la stessa con cui Longino aveva ferito Nostro Signore al cuore, e poiché re Pellam era affine alla stirpe di Giuseppe e l'uomo più degno di quei tempi, la sua infermità provocò dolore, lutti e pene. (pp. 61-62)
*«Fratello, mi hai ucciso e io ho ucciso te. Il mondo intero parlerà di noi» disse poi Balin quando si fu ripreso.<br>«Perché mai non ti ho riconosciuto!» si lamentò Balan. «Avevo notato le due spade, ma dato che portavi uno scudo non tuo ti avevo creduto un altro.»<br>«È colpa di uno sciagurato cavaliere che facendomelo cambiare ci ha dato la morte. Se potessi sopravvivere distruggerei il castello per i malvagi costumi che alberga.»<br>«E sarebbe ben fatto!» approvò Balan. «Da quando vi arrivai non ebbi più la possibilità di ripartirne perché uccisi il cavaliere che era a guardia dell'isola. Lo stesso accadrà anche a te, fratello. Avresti dovuto uccidermi, come del resto hai fatto, ma poi metterti in salvo con la fuga.»<br>In quel mentre sopraggiungeva la signora del castello con quattro cavalieri, sei dame e sei servitori, e sentì le pietose parole che si scambiavano i fratelli.<br>«Uscimmo entrambi da un medesimo sacello, il ventre di nostra madre, e giaceremo insieme in una stessa fossa» dicevano. (p. 66)
*Il mattino successivo comparve Merlino e fece incidere in lettere d'oro sulla tomba dei fratelli una scritta che diceva:<br><div class="center">{{maiuscoletto|Qui giace Balin il Selvaggio, che era il cavaliere dalle due spade che inferse il Colpo Doloroso.}}</div><br>Poi, presa la spada di Balin e sostituitone il pomo con un altro, ordinò a un cavaliere di brandirla, ma quello non vi riuscì nonostante i ripetuti sforzi. Allora Merlino scoppiò a ridere.<br>«Perché ridete?» gli chiese il cavaliere.<br>«Solo i campioni migliori del mondo potranno maneggiare questa spada, cioè [[Lancillotto]] e suo figlio Galahad. E con quest'arma Lancilotto ucciderà ser Galvano, il nipote di re Artù» gli rispose Merlino, che fece incidere la profezia sul pomo della spada.<br>Poi operò perché un ponte di ferro e di acciaio collegasse l'isola con la terraferma, e lo fece largo solo mezzo piede perché soltanto l'uomo più eccellente e mondo da malizia e villania potesse avere l'ardire di attraversarlo. Inoltre lasciò sull'isola il fodero della spada di Balin perché Galahad potesse trovarlo, e fece sì che per magia la spada restasse infissa in un blocco di marmo grande come la mola di un mulino, che galleggiò per molti anni nella corrente di un fiume fin sotto le mura di Camelot. Un giorno di Pentecoste Galahad, il nobile principe, che aveva già trovato il fodero, avrebbe estratto la spada così come è narrato nel libro del Sangrail. (p. 67)
====Libro III====
[[File:The Beguiling of Merlin by Edward Burne-Jones.jpg|thumb|Merlino e la Dama del Lago]]
*Che un re tanto illustre per nobiltà e valore voglia prendere in moglie Ginevra è la notizia più bella che abbia mai ricevuto [...]. Gli offrirei volentieri anche le mie terre se pensassi di poterlo compiacere, ma ne ha già tante e sono certo che non ne ha bisogno. Gli farò quindi un dono che gradirà molto di più, perché gli consegnerò la [[Tavola Rotonda]] che mi fu data da Uther Pendragon. Essa può ospitare un massimo di centocinquanta cavalieri; cento li ho io stesso, ma gli altri mi sono stati uccisi. ([[Leodegrance]], p. 69)
*«Ma perché vi sono due seggi vuoti alla Tavola Rotonda?» chiese poi Artù a Merlino.<br>«Sire, sono destinati a uomini degni del più alto onore, e sul [[Seggio Periglioso]] siederà solo un cavaliere senza pari. Chiunque altro sarà tanto ardito da tentare di prendervi posto, sarà annientato.» (p. 72)
*Devi concedere [[misericordia]] a coloro che t'implorano, perché un [[cavaliere]] spietato è un cavaliere senza onore. ([[Gaheris]], p. 76)
*Così, portate a termine le tre ricerche affidate a ser Galvano, a ser Tor e a re Pellinor, re Artù confermò la nomina di tutti i cavalieri, assegnò terre a quelli che non avevano e impose loro di non commettere mai oltraggi o omicidi, di rifuggire sempre dal tradimento, di non comportarsi mai con efferatezza, ma di concedere grazia a chi la implorasse, sotto sanzione di perdere per sempre l'onore e la sua protezione. Inoltre il re ingiunse loro, pena di morte, di soccorrere sempre le dame, le damigelle e le gentildonne e di non ingaggiare combattimenti in contese ingiuste per amore o per beni mondani. Tutti i [[cavalieri della Tavola Rotonda]] giurarono in tal senso, i giovani come i vecchi, e ogni anno rinnovavano il giuramento in occasione della festa solenne della Pentecoste. (p. 87)
*Non passò molto che la [[Dama del Lago|Damigella del Lago]] partì e Merlino la seguì tentando più volte di farla sua con le proprie arti sottili, ma poi Nimue gli fece giurare di non fare mai più uso con lei dei suoi incantesimi, perché altrimenti non l'avrebbe mai avuta. [...] Poi Merlino e la damigella ripartirono per la Cornovaglia, e nel corso del viaggio egli le insegnò molti altri prodigi. Ma poiché le stava sempre intorno per cogliere la sua verginità, Nimue lo prese a noia e pensò di liberarsene; tuttavia non sapeva come fare anche perché ne aveva paura, dato che Merlino era figlio di un diavolo.<br>Ora, avvenne che un giorno Merlino le facesse vedere una caverna meravigliosa che si sprofondava sotto una grande pietra che la damigella, mettendo in opera le arti che aveva apprese, lo inducesse ad entrarvi per mostrarle i prodigi che essa nascondeva. Poi fece in modo che egli non ne uscisse mai più di quante arti magiche mettesse in opera, e si allontanò lasciandolo prigioniero. (pp. 88-89)
====Libro IV====
*Ahimè, da quando sono stato incoronato non ho avuto un solo mese di riposo! ([[Re Artù]], p. 90)
*{{NDR|Su [[Sir Tor]]}} Parla poco e agisce molto di più, e non conosco nessuno qui a corte che sia di nascita più nobile, o che gli sia pari in valore e in possanza. ([[Re Artù]], p. 94)
*[...] mi sono impegnato a battermi ad oltranza e preferisco morire con onore piuttosto che vivere nella vergogna. Se mi fosse possibile perdere la vita cento volte, piuttosto che arrendermi a voi sceglierei lo stesso di morire. Sono senza armi, ma non senza onore, e del resto se ucciderete un uomo inerme, il disonore ricadrà su di voi. ([[Re Artù]], p. 101)
*{{NDR|Sulla [[Fata Morgana (mitologia)|Fata Morgana]]}} Mi vendicherò su di lei con tale durezza che tutto il mondo cristiano ne dovrà parlare, perché Dio sa che l'ho onorata e venerata più di ogni altra del mio sangue e che avevo più fiducia in lei che in mia moglie e negli altri miei parenti. ([[Re Artù]], p. 103)
*La gente dice che Merlino è figlio di un diavolo, ma io posso affermare di essere stato concepito da un demone sulla terra! ([[Ywain|Sir Ivano]], p. 105)
*[...] non è cavalleresco che uno resti in arcioni mentre l'altro è a piedi. (Moroldo, p. 112)
*Una dama tanto superba da non avere misericordia di un valoroso [[cavaliere]] non ha diritto alla felicità! ([[Dama del Lago]], p. 121)
====Libro V====
*In pace da lungo tempo, [[re Artù]] aveva indetto una festa sfarzosa. La Tavola Rotonda era al completo di tutti i suoi alleati sovrani, principi e nobili cavalieri quando, mentre egli sedeva sul trono, entrarono nella sala dodici vecchi che recavano rami d'ulivo nelle mani a significare di essere venuti come ambasciatori e messaggeri dell'imperatore Lucio, a quel tempo chiamato Dittatore o Procuratore del Bene Pubblico di Roma. Giunti alla presenza del re, essi gli resero omaggio con un inchino e gli parlarono nel seguente modo:<br>«Il nobile e potente imperatore Lucio saluta il re di Britannia. Vi ordina di riconoscerlo come vostro signore e di inviargli il tributo che questo regno deve all'impero e che, come risulta dai documenti, già pagavano vostro padre e i vostri predecessori. Se agirete da ribelle e non lo riconoscerete come vostro sovrano, deterrete e tratterrete le vostre terre in contrasto con gli statuti e i decreti stabiliti dal nobile e illustre Giulio Cesare, conquistatore di questo paese e primo imperatore di Roma. Sappiate anche se vi opporrete alle sue richieste e ai suoi ordini, Lucio condurrà una guerra implacabile contro la vostra persona, i vostri regni e le vostre terre, e punirà voi e i vostri sudditi come esempio perpetuo per tutti i sovrani e i principi che rifiutano il tributo al nobile impero che domina sull'intero mondo.» (p. 131)
*[...] io non pagherò mai il tributo a Roma! A quanto so Belino e Brenio, sovrani di Britannia, hanno tenuto a lungo l'impero nelle proprie mani, come anche Costantino figlio di Elena: vi è quindi la prova palese che non dobbiamo alcun tributo e che anzi, essendo noi i loro discendenti, abbiamo il diritto di reclamare il titolo all'impero. ([[Re Artù]], p. 132)
*Artù presiedeva la Tavola Rotonda e appariva l'uomo più gagliardo che esista, capace di conquistare l'intera terra, che è ben poco per lui. (p. 134)
*Mentre il re era assopito nella propria cabina ebbe un sogno meraviglioso: gli parve che un [[drago]] terrificante, giunto in volo dalla parte d'Occidente, affogasse molta della sua gente. Esso aveva la testa smaltata d'azzurro e le spalle che brillavano come oro, il ventre simile a maglie di straordinari colori, la coda coperta di scaglie, le zampe di splendido zibellino e gli artigli come oro fino. Dalla bocca gli scaturiva un'orrenda fiamma che faceva apparire di fuoco la terra e il mare. Poi, in una nuvola, giungeva dall'Oriente un feroce cinghiale nero dagli artigli grandi come pilastri. Coperta da pelame irsuto, era la bestia più ripugnante che si fosse mai vista, e ruggiva e muggiva in modo incredibilmente orribile. Il drago allora si sollevava nell'aria come un falco e assaliva con violenza il cinghiale che rispondeva ferendolo al petto con le zanne grigie, e quel sangue bollente faceva rosseggiare il mare. Allora il drago volava a grandi altezze, poi si precipitava fragorosamente a colpire il cinghiale sulla sommità del dorso, lungo dieci piedi dalla testa alla coda, riducendogli in polvere le ossa e la carne, che prendevano a volteggiare per tutta l'ampiezza del mare.<br>Il re si svegliò di colpo e, sconcertato dal sogno, mandò a chiamare un saggio filosofo cui ordinò di spiegarne il significato.<br>«Sire» fu la risposta del sapiente «il drago rappresenta la vostra persona, i colori delle sue ali sono i regni che avete conquistato e le scaglie di cui è irta la coda rappresentano i nobili cavalieri della Tavola Rotonda. Il cinghiale che usciva dalle nuvole e che fu ucciso dal drago simboleggia un tiranno che tormenta il popolo, o forse anche che voi dovrete battervi di persona contro il più orrido e abominevole gigante che avrete mai visto in tutta la vita. Non avete dunque nulla da temere da questo sogno: andate avanti da conquistatore.» (pp. 135-136)
*Guardate quanto sono tronfi di orgoglio e di millanteria questi Britanni! [...] Si vantano come se avessero già conquistato il mondo intero! (p. 140)
====Libro VI====
*Poco tempo dopo che re Artù era tornato in Inghilterra da Roma i [[cavalieri della Tavola Rotonda]] si riunirono a corte per dedicarsi a giostre e a tornei. Non pochi cavalieri novelli compirono onorevoli gesta d'armi e superarono i compagni dando prova di valore e di prodezza, ma tra tutti spiccò [[Lancillotto|ser Lancillotto]] del Lago che fu il migliore nei tornei, nelle giostre e nelle prove d'armi sia al primo sia all'ultimo sangue, e non si fece mai sopraffare se non per tradimento o per incantesimo.<br>Dunque ser Lancillotto si meritò una tale unanime ammirazione che il libro francese dice che era il cavaliere migliore della corte dopo il ritorno del re da Roma. Per tutti questi motivi, la regina Ginevra lo predilesse tra gli altri, e poiché anche egli la ricambiava amandola più di qualunque altra dama o damigella della sua vita, compì per lei molte prodezze d'armi. (p. 157)
*[...] non posso impedire alla gente di dire quel che vuole, ma non penso affatto di prendere moglie, perché dovrei restare al suo fianco trascurando le armi, i tornei, le battaglie e le avventure. Quanto poi ad avere delle amiche, rifiuto il piacere che esse potrebbero darmi soprattutto perché sono timorato di Dio. Vedete, i [[Cavaliere|cavalieri]] che si danno all'adulterio e al libertinaggio non sono felici o fortunati in battaglia, e sono quasi sempre sopraffatti da cavalieri meno abili, oppure per caso e per malasorte uccidono uomini migliori di loro. Credo quindi che sarà sempre un infelice l'uomo che ha delle amanti, e che tutto ciò che avrà a che fare con lui sarà perseguitato dalla sorte. ([[Lancillotto]], p. 170)
*Ahimè, che peccato che un cavaliere debba morire senza le armi in mano! ([[Lancillotto]], p. 181)
====Libro VII====
*Artù dunque si era seduto a banchetto con vari altri sovrani e con tutti i [[cavalieri della Tavola Rotonda]], salvo quelli che erano stati fatti prigioniero o uccisi in scontri d'armi, quando i tre uomini fecero il loro ingresso nella sala. Due erano cavalieri di bell'aspetto e riccamente vestiti, e sulle loro spalle si appoggiava il terzo, il giovane più bello del mondo, alto, robusto e prestante, dal viso perfetto e dalle più grandi e splendide mani che si fossero mai viste, ma che si muoveva come se non riuscisse a reggersi senza essere sostenuto. Artù ordinò che si facesse silenzio e si lasciasse spazio per il loro passaggio, e i tre uomini avanzarono fino all'alta predella senza pronunziare una parola; poi il più giovane si trasse un poco indietro e, raddrizzandosi agilmente in tutta la persona, disse:<br>«Re Artù, Dio benedica voi e tutta la vostra bella certe e, in particolare, i compagni della Tavola Rotonda. Sono venuto per pregarvi di accordarmi tre doni, e poiché le mie richieste non sono irragionevoli e non vi causeranno danni o perdite, potrete concedermeli senza tema di essere disonorato. Il primo lo chiederò subito, e gli altri due tra un anno in questo stesso giorno dovunque vi troverete a celebrare la festa solenne.»<br>«Avrai quanto desideri» dichiarò il re.<br>«Allora, sire, questa è la mia prima supplica: datemi da mangiare e da bere a sufficienza per un anno, al termine del quale avanzerò le altre due preghiere.»<br>«Bel figliolo, ti consiglio di domandare di più: quello che hai espresso è un desiderio troppo umile» gli rispose Artù. «Il mio cuore prova grande inclinazione per te perché ritengo che tu discenda da una nobile schiatta: l'opinione che mi sono fatto risulterebbe fallace se non dovessi dimostrarti di altissimo lignaggio.»<br>«Sire, sia come deve essere, ho chiesto esattamente quello che volevo» replicò il giovane.<br>«Non credo che tu non lo conosca!» esclamò il re, che poi affidò il giovane a ser Kay il Siniscalco, ordinando che gli desse i migliori cibi e le migliori bevande e un corredo degno del figlio di un barone.<br>«Non ci sarà bisogno di spendere tanto per lui» osservò però ser Kay. «Secondo me è nato villano e non diventerà mai un gentiluomo, altrimenti vi avrebbe chiesto un cavallo e un'armatura. I suoi desideri rispecchiano invece la sua condizione. Comunque, dato che non ha nome, lo chiamerò [[Sir Gareth|Bellamano]] e lo porterò in cucina dove potrà mangiare tutti i giorni tanto di quel brodo che tra un anno sembrerà un porcello all'ingrasso.» (pp. 187-188)
*Appena i due uomini che avevano accompagnato il giovane furono ripartiti lasciandolo nelle mani di ser Kay, questi cominciò a schernirlo e a farsi beffe di lui. Ma [[Gawain|ser Galvano]] se ne adirò e [[Lancillotto|ser Lancillotto]] ordinò al siniscalco di smetterla, aggiungendo che era pronto a scommettere che si sarebbe dimostrato un cavaliere di grande valore.<br>«Non avete ragioni per ritenerlo» replicò il siniscalco. «Le sue rischieste mostrano la sua vera natura; non vuole che da bere e da mangiare e in fede mia deve essere cresciuto in un'abbazia dove, comunque andassero le cose, gli facevano sempre mancare il vitto! Per questo è venuto a cercarlo qui.» (p. 189)
*Così Bellamano fu mandato in cucina, e la notte dormiva con gli altri garzoni, sopportando tutto pazientemente per dodici mesi. Ma nel frattempo era riuscito a incontrare il favore generale, degli uomini come dei ragazzi, per la sua umiltà e la sua dolcezza. E ogni volta che vedeva dei cavalieri intenti alle giostre, se poteva si fermava ad osservarli e cercava in tutti i modi di trovarsi ovunque si svolgesse qualche prova di prodezza, così che accadeva che chiunque si esercitasse nel lancio di sbarre o di pietre si trovava sempre superato da lui di almeno due iarde. (p. 189)
*«In nome di Dio, ti assicuro che ho dovuto impegnarmi al massimo per non essere disonorato; perciò non dovrai temere nessun altro» disse Lancillotto a Bellamano.<br>«Credete che un giorno sarò in grado di tenere testa a qualunque provetto cavaliere?» gli chiese allora il giovane.<br>«Certamente, combatti come hai fatto oggi e io te ne sarò garante.»<br>«Adesso, quindi, vi prego di armarmi.»<br>«Però dovrai dirmi il tuo nome e il tuo lignaggio.»<br>«Ve lo dirò, signore, purché non lo riveliate ad alcuno.»<br>«Te ne do la mia parola, finché non sarà universalmente noto.»<br>«Mi chiamo Gareth e sono fratello germano di ser Galvano» gli disse infine Bellamano.<br>«Ah, signore, ne sono molto lieto! Ho pensato fin dal primo momento che doveste essere di sangue nobile e che non foste venuto a corte solo per mangiare e bere!» esclamò ser Lancillotto; dopo di che lo armò cavaliere. (pp. 192-193)
*[...] non lasciatemi morire quando una parola [[Cortesia|cortese]] potrebbe salvarmi! (Sir Pertolepe, p. 199)
*Un [[cavaliere]] deve tollerare qualunque cosa da parte di una [[damigella]] [...]. Per questo non ho badato alle vostre parole, per quanto ingiuriose fossero; anzi, quanto più mi offendevate e mi facevate montare in collera, tanto più sfogavo la mia ira contro gli avversari che incontravo. Così le vostre ingiurie mi hanno esortato a battermi e mi hanno indotto a cimentarmi per provarvi fino in fondo di cosa sono capace. Se ho cercato accoglienza nelle cucine di Artù, è stato solo per avventura, perché avrei potuto trovare di che sostentarmi in qualunque altro posto. Ma l'ho voluto fare per mettere alla prova i miei amici e perché un giorno si potesse sapere che sono un gentiluomo. ([[Sir Gareth]], p. 203)
*{{NDR|Su [[Sir Gareth]]}} Ha sconfitto tutti e quattro i fratelli e ucciso il Cavaliere Nero [...]. Ma prima ancora aveva fatto di più: aveva disarcionato ser Kay lasciandolo a terra mezzo morto e aveva affrontato un duro scontro con ser Lancillotto concludendolo alla pari. È stato allora che ser Lancillotto lo ha armato cavaliere. (p. 206)
*{{NDR|Su [[Sir Gareth]]}} Lancillotto era il cavaliere che il giovane amava di più; perciò rimase quasi sempre con lui anche perché, dopo che si fu assicurato della buona salute di ser Galvano, non volle più accompagnarsi a quell'uomo vendicativo che, quando odiava, era pronto anche a commettere omicidi. E a ser Gareth questo ripugnava. (p. 236)
====Libro VIII====
*Al tempo in cui Artù era re supremo d'Inghilterra, del Galles, della Scozia e di numerosi regni, v'erano altri sovrani che regnavano su molte contrade: un paio nel Galles, altrettanti in Cornovaglia e nell'Occidente, due o tre in Irlanda e un gran numero nel Settentrione, ma tutti costoro gli dovevano obbedienza ed erano suoi vassalli, al pari del re di Francia, del re di Bretagna, e di tutti gli altri baroni fino a Roma. (p. 241)
[[File:Arthur Hughes cartoon the Birth of Sir Tristram.jpg|thumb|La nascita di [[Tristano]]]]
*Ah, figlioletto mio [...] hai dato la morte a tua madre! Se in così giovane età sai giù uccidere, suppongo che diverrai un uomo gagliardo e, poiché morrò per averti messo al mondo, voglio che la mia ancella preghi il mio signore e Meliodas che al battesimo ti imponga il nome di [[Tristano]], a significare il dolore della tua nascita. (Elisabetta, p. 242)
*{{NDR|Su [[Tristano]]}} [...] egli diede inizio alle buone regole del trattare ogni tipo di cacciagione e introdusse i termini appropriati che sono in uso ancor oggi, onde il libro della caccia col falcone, al cervo e a ogni altro animale selvatico, è chiamato il libro di ser Tristano. Mi sembra pertanto che tutti i gentiluomini di antico blasone debbano giustamente onorarlo, perché è proprio da tali termini, che resteranno in uso fino al giorno del Giudizio, che gli uomini d'onore possono distinguere un gentiluomo da un uomo libero e quest'ultimo da un villano. Colui che è [[Gentilezza|gentile]] sarà infatti attratto dalle virtù cortesi e seguirà i nobili costumi degli uomini d'onore! (p. 244)
*Ora accadde che re Agwisance d'Irlanda mandasse a chiedere a [[Marco di Cornovaglia|re Marco di Cornovaglia]] il tributo che questi gli aveva corrisposto per molti inverni e che da sette anni aveva smesso di pagare. Il re e i suoi baroni ordinarono ai messaggeri di tornare dal loro signore con questa risposta:<br>«Noi non gli pagheremo alcun tributo e se vorrà esigerlo mandi in Cornovaglia un cavaliere fidato che combatta per il suo diritto, perché noi ne troveremo un altro che difenda il nostro.»<br>I messageri tornarono dunque con quella risposta che accese d'ira re Agwisance. Convocato ser Moroldo, un nobile e provato cavaliere, compagno della Tavola Rotonda e fratello della regina d'Irlanda, il sovrano gli disse:<br>«Bel fratello, ti prego di andare per amor mio in Cornovaglia a combattervi per il tributo che ci spetta. Sarai ben risarcito per tutto quello che spenderai e avrai più di quanto ti occorra.»<br>«Sire» rispose ser Moroldo «per il diritto vostro e della vostra terra non esiterò a dare battaglia al miglior cavaliere della Tavola Rotonda, conosco la maggior parte di loro e le imprese che hanno compiuto, e affronterò volentieri questo viaggio che accrescerà la fama delle mie gesta.» (p. 245)
*Raccomandami a mio zio re Marco e pregalo, se sarò ucciso in battaglia, di seppellire il mio corpo nel modo che riterrà più opportuno [...]. Sappia che non mi arrenderò per viltà e che mi farò uccidere piuttosto che fuggire: in tal modo il regno non sarà costretto al tributo per causa mia; ma se mi arrendersi dichiarandomi sconfitto o se fuggissi, digli che non dovrà mai seppellirmi in terra consacrata. ([[Tristano]], p. 248)
*Appena ser Moroldo ebbe scorto Tristano, gli disse:<br>«Giovane cavaliere, ser Tristano, che fate qui? Sono molto dispiaciuto che abbiate avuto tanto coraggio, perché dovete sapere che mi sono battuto con molti nobili cavalieri, i migliori di questo paese e del mondo intero, e li ho vinti tutti. Seguite dunque il mio consiglio e ripartite.»<br>«Ser Moroldo, cavaliere leale e ben provato» gli rispose ser Tristano «non posso rinunciare alla nostra contesa perché proprio oggi ho ricevuto l'ordine della cavalleria e mi sono impegnato ad acquistarmi onore combattendo contro di voi che avete fama di essere tra i cavalieri più stimati del mondo. Al contrario io non mi sono ancora cimentato con un buon cavaliere, ma confido in Dio che potrò comportarmi onorevolmente liberando per sempre la Cornovaglia da ogni genere di tributo da parte del vostro paese.»<br>Quando ser Moroldo ebbe inteso il suo intento, aggiunse:<br>«Bel cavaliere, poiché siete deciso ad acquistare merito a mio danno, voglio che sappiate che non sarete disonorato se riuscirete a resistere a tre dei miei colpi, perché è proprio per le mie nobili imprese, provate e vedute, che re Artù mi fece cavaliere della Tavola Rotonda.» (p. 249)
*Io non sono che un novello cavaliere e al primo cimento, ma piuttosto che tirarmi indietro preferirei essere fatto in cento pezzi! ([[Tristano]], p. 250)
*Con grande benevolenza, il re affidò Tamtrist alla custodia e alle cure della figlia Isotta la Bella, che era molto esperta di medicina. La fanciulla infatti scoprì che alla base della ferita vi era del veleno, e la guarì in poco tempo. Così il giovane forestiero nutrì per lei un grande amore, tanto più che non v'era al mondo pulzella o dama più bella, e in cambio delle sue cure le insegnò a suonare l'arpa. E anche Isotta cominciò a sentire una grande inclinazione verso di lui.<br>Ser Palamede il Saraceno, beneaccetto al re e alla regina, si trovava a quel tempo nel paese, e ogni giorno si presentava con molti doni a Isotta la Bella, che amava appassionatamente. Di ciò si avvide Tamtrist, cui era nota la fama di nobiltà e di ardimento del cavaliere, e siccome Isotta la Bella gli aveva anche detto che il Saraceno aveva intenzione di farsi battezzare per amor suo, tra i due cavalieri c'era grande gelosia e Tamtrist ne era molto contrariato. (p. 252)
*Un giorno Isotta la Bella e la regina sua madre prepararono un bagno per Tamtrist. Mentre egli era immerso nell'acqua accudito da Governale e da ser Hebes e le due donne si affaccendavano da una parte all'altra della camera, il caso volle che la regina vedesse la spada del giovane posata sul letto e che malauguratamente la traesse dal fodero. Dopo averla ammirata a lungo, ché era invero un'arma molto bella, le due dame notarono che il filo della lama era rotto a un piede e mezzo dalla punta e che ne mancava un buon pezzo. Quella falla ricordò subito alla regina il frammento di spada trovato nel cranio di ser Moroldo.<br>«Ahimè, figlia mia» esclamò «costui è il cavaliere traditore che uccise mio fratello, tuo zio!»<br>Isotta ne fu amaramente turbata, ché amava profondamente Tamtrist e conosceva appieno la crudeltà della madre.<br>Intanto la regina si era prontamente recata nella propria camera e da un suo cofano aveva preso il framment di spada estratto dalla testa di ser Moroldo dopo la sua morte; quindi si era affrettata a tornare al letto su cui era posata l'arma di Tamtrist e vi aveva inserito il pezzo d'acciaio: esso combaciò con la tacca della lama quasi non se ne fosse mai distaccato.<br>Subito la dama impugnò fieramente la spada e con tutta la sua forza corse addosso a Tamtrist che era ancora nel bagno, sì che lo avrebbe tagliato in due se ser Hebes non l'avesse afferrata per le braccia strappandole l'arma di mano. Non avendo così potuto portare a termine il suo malvagio intento, la regina corse dal marito, re Agwisance, e, gettatasi in ginocchio, gli disse:<br>«Ahimè, mio signore, ospitate in casa vostra il traditore che uccise mio fratello ser Moroldo, nobile combattente e vostro servitore.»<br>«Chi è e dove si trova?» chiese il re.<br>«È Tamtrist, colui che mia figlia ha guarito.» (p. 255)
*Mio padre è ser Meliodas re di Liones e mia madre, che si chiamava Elisabetta, era sorella di re Marco di Cornovaglia. Ella morì nel darmi la luce nella foresta e, proprio per questo, prima di spirare ordinò che al battesimo mi fosse imposto il nome di Tristano, ch'io trasformai qui in Tamtrist poiché non volevo essere riconosciuto. Ho combattuto per il tributo della Cornovaglia per amore di mio zio e per il diritto di quella terra che egli possedeva da molti anni, e anche per accrescere il mio onore, perché ero stato fatto cavaliere proprio quel giorno ed ero al mio primo cimento. Solo per questo intrapresi la battaglia, e sappiate inoltre che ser Moroldo si sottrasse a me ancora in vita, abbandonando lo scudo e la spada. ([[Tristano]], p. 256)
*Col passare del tempo [...] sorsero dissidi e gelosie tra il re e il nipote a causa di una dama, moglie del nobile conte ser Segwaride, di cui entrambi erano innamorati. La dama amava molto ser Tristano che la ricambiava, poiché era invero bella, e il cavaliere lo aveva ben notato, e re Marco, accesosi anch'egli d'amore per lei, lo aveva saputo e ne era geloso. (p. 258)
*[...] benché tra loro vi fossero belle parole, finché visse re Marco non amò più il nipote {{NDR|[[Tristano]]}}, poiché ogni affetto si era spento per sempre. (p. 260)
*[...] colui che ha una segreta [[ferita]] è riluttante a mostrare apertamente l'ingiuria subita! (p. 260)
*[[Lancillotto|Ser Lancillotto]] non ha pari per gentilezza e cavalleria e, per il grande affetto che nutro per lui, non combatterò più di mia volontà contro di voi. ([[Tristano]], p. 264)
*[...] re Marco non smise mai di pensare in cuore suo al modo di far perire Tristano. Infine escogitò di mandarlo come suo messaggero in Irlanda a chiedere in moglie Isotta la Bella, di cui il nipote aveva tanto lodato l'avvenenza e la bontà. Ma tutto ciò era fatto con l'intento di farlo morire. (p. 265)
*Ser Tristano prese dunque il mare e, mentre si trovava nella cabina insieme ad Isotta, accadde che avessero sete e che lì accanto vi fosse una piccola fiasca d'oro contenente, a giudicare dal colore e dal sapore, un vino prelibato. Subito il giovane la prese dicendo:<br>«Madama Isotta, ecco la migliore bevanda che abbiate mai gustata e che la vostra ancella dama Brangania e il mio servitore Governale tenevano per sé.»<br>Risero entrambi di cuore e bevettero liberamente, brindando l'uno all'altra, sì che mai vino sembrò loro più dolce e prelibato. Ma appena l'ebbero inghiottito, essi si amarano sì intensamente che quel loro sentimento non li abbandonò mai più, nella buona e nella cattiva sorte. Era infatti quello il principio di un amore che li avrebbe accompagnati per tutti i giorni della vita. (p. 271)
*Non è da buon [[cavaliere]] cogliere un altro in svantaggio [...]. ([[Tristano]], p. 284)
*[...] uccisi ser Moroldo liberando la Cornovaglia dal tributo, e sono anche colui che salvò il re d'Irlanda da ser Blamor di Ganis e che vinse ser Palamede. Sono Tristrano di Liones e, con la grazia di Dio, libererò quest'infelice contrada. ([[Tristano]], p. 291)
*[...] molti dicono dietro le spalle di un uomo quello che non gli direbbero mai in faccia. ([[Lamorak]], p. 295)
====Libro IX====
*Se alla tua prima giostra ti inviano un buffone a combatterti, sei davvero tenuto in poco conto alla corte di Artù! (Damigella Maldicente, p. 302)
*Ah, bella damigella [...] vi prego di avere pietà e di non insultarmi oltre, perché la mia afflizione è grande abbastanza anche se non ne aggiungete del vostro. Tuttavia non mi considero un cattivo cavaliere per essere stato abbattuto da un compagno della Tavola Rotonda. ([[Sir Breunor]], p. 302)
*{{NDR|Su [[Sir Breunor]]}} [...] vi dico apertamente che è un bravo cavaliere, e che si proverà nobile e prode. Se non si tiene ancora saldo in sella è solo perché gliene mancano la pratica e l'esperienza, ma quando è il momento di maneggiare la spada sa colpire con forza e valentia, ed è ciò che hanno compreso ser Bleoberis e ser Palamede che, da uomini scaltriti dall'uso delle armi, sanno giudicare dal modo di cavalcare di un avversario se saranno in grado di rovesciarlo di sella o di assestagli un buon colpo. Ma per lo più essi non sono disposti a combattere a piedi con i giovani cavalieri, che sono agili e vigorosi. ([[Mordred]], p. 304)
*{{NDR|Su [[Glatisant la Bestia]]}} Si trattava della bestia con la testa da serpente, il corpo da leopardo, le natiche da leone e le zampe da cervo; inoltre, ovunque essa andasse, dal suo ventre scaturiva uno strepito quasi vi fossero trenta coppie di veltri latranti. (p. 314)
*[...] nessuno è conformato in modo da poter aver [[successo]] in ogni occasione: talvolta si ha la peggio per mala ventura e talaltra colui che è meno meritevole mette in svantaggio chi è migliore di lui. (p. 314)
*«Chi vorreste assalire?» chiese ser Lamorak.<br>«Ser Lancillotto del Lago: se mai lo incontrassimo non potrebbe sfuggirci e lo metteremo a morte!»<br>«Vi assumete un compito molto arduo, perché è un cavaliere nobile e ben provato» fu la risposta di ser Lamorak.<br>«Non ne dubitiamo, ma ognuno di noi è sufficientemente forte per tenergli testa.»<br>«Non lo credo» replicò ser Lamorak. «In tutta la mia vita non ho mai inteso d'alcun cavaliere che ser Lancillotto non riuscisse a superare.» (p. 315)
*[...] ognuno ritiene infatti che la propria dama sia superiore a ogni altra, e voi non dovete adirarvi se io lodo colei che maggiormente amo. Se la mia signora, la regina Ginevra, è ai vostri occhi la più avvenente, sappiate che la regina Morgawse sembra più bella ai miei, ed è ciò che ogni cavaliere pensa della propria dama. ([[Lamorak]], p. 316)
*Ho ricevuto una bella ricompensa per aver combattuto contro ser Moroldo e liberato il regno dalla sudditanza; e anche per aver portato in Cornovaglia la regina Isotta sopportando gravi costi e pericoli. Quale compenso mi fu dato per essermi battuto con ser Blamor di Ganis in difesa di re Agwisance padre di Isotta la Bella, e cosa mi venne per aver abbattuto ser Lamorak il Gallese su richiesta di re Marco, o per aver vinto il Re dei Cento Cavalieri e il re del Galles del Nord che minacciavano le sue terre? E ancora, per aver salvato la regina dal buon cavaliere ser Palamede, e per aver ucciso il potente gigante Tawlas? Sappia re Marco, che ora mi dà tale mercede, che fu solo per amor mio che molti nobili cavalieri della Tavola Rotonda hanno finora risparmiato i baroni di questa contrada! ([[Tristano]], p. 326)
*Ebbene, qui si può imparare che nessun [[cavaliere]] è tanto forte che non possa essere scavalcato, nessuno tanto saggio che non possa sbagliare, e che cavalca bene colui che non è mai caduto! ([[Dinadan]], p. 332)
*{{NDR|Su [[Tristano]]}} Gesù misericordioso! Dacché presi le armi non vidi mai un cavaliere compiere gesta sì stupefacenti! Se lo assalissi ora, recherei onta a me stesso. ([[Lancillotto]], p. 335)
*[...] un buon cavaliere deve sempre favorire un altro, giacché i simili sono attratti dai simili. (Re dei Cento Cavalieri, p. 336)
*[...] nell'ardore della lotta spesso si colpiscono gli amici al pari dei nemici. ([[Lancillotto]], p. 343)
*È difficile staccare la carne che è cresciuta intorno all'osso! ([[Lancillotto]], p. 348)
*Anche il [[Pecora e lupo|lupo]] lascerebbe in pace la pecora se si trovassero insieme nella stessa prigione! ([[Dinadan]], p. 348)
*Come dice il libro francese, [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana]] preferiva ser Lancillotto a ogni altro, e lo desiderava in ogni momento benché egli non acconsentisse ad amarla né a far nulla su sua richiesta. (p. 351)
====Libro X====
*Un [[cavaliere]] così ardito non morrà per mano di un branco di vigliacchi! ([[Tristano]], p. 357)
*Ahimè, Bella Isotta regina di Cornovaglia, perché mai vi amo? [...] Voi non avete colpa di questa mia pena e il biasimo ricade solo sui miei occhi: siete la più bella di tutte, e io da stolto non posso fare a meno di esservi devoto anche se non mi dimostrate né amore né cortesia, e amate riamata ser Tristano di Liones che è il cavaliere migliore del mondo. ([[Palamede (ciclo arturiano)|Palamede]], p. 373)
*«Ecco un castello che non potrebbe essere preso o conquistato con alcuna macchina da guerra» disse ser Dinadan indicandolo al compagno. «Vi dimora la regina Morgana la Fata: lo ricevette dal fratello re Artù, che se ne è poi pentito amaramente. Da quel momento non c'è stato più accordo tra loro e la sorella gli ha fatto guerra ogni volta che ha potuto mantenendo proprio in questo maniero un folto gruppo di armati al solo scopo di distruggere quanti sono cari al re. Infatti non vi passa alcun cavaliere che non debba combattere contro uno, due o persino tre avversari. Se poi appartiene ad Artù ed è sconfitto, perde cavallo, armatura e ogni altra cosa che possiede, e persino la libertà qualora non riesca a fuggire.»<br>«Dio mi protegga!» esclamò ser Palamede. «Fare guerra al proprio signore che è chiamato il fiore della cavalleria cristiana e pagana è un costume malvagio e indegno di una regina, e io vi porrò fine di tutto cuore. Morgana non riceverà mai alcun servigio da me, e se come penso mi manderà contro i suoi cavalieri, essi avranno dì che combattere!» (p. 377)
*«Ne ho visti di stolti come voi!» esclamò allora ser Dinadan adirato. «E uno proprio quest'oggi: se ne stava disteso accanto a una fonte con aria trasognata, lo scudo appoggiato al suolo e il cavallo poco distante, e sogghignava come un folle senza dire una parola. Compresi così che si trattava di un [[Innamoramento|innamorato]].»<br>«E voi non lo siete, bel cavaliere?» gli chiese ser Tristano.<br>«Maledetto chi lo è!» proruppe ser Dinadan.<br>«Avete torto, perché soltanto il cavaliere innamorato può essere prode» replicò ser Tristano. (pp. 408-409)
*«In guardia, cavaliere» gridò poi a ser Epinogrus. «È abitudine dei cavlieri erranti sfidarsi alla giostra.»<br>«È forse costume di tali cavalieri imporre di combattere che lo si voglia o no?»<br>«È tale per me, e tanto vi basti» replicò ser Dinadan. (p. 409)
*«[...] io non so cosa spinga ser Tristano e tanti altri innamorati a perdere la ragione e l'intendimento per delle donne!» commentò ser Dinadan.<br>«Come, siete un cavaliere e non siete innamorato? Vergognatevene: non potete certo essere chiamato prode se non venite a contesa per una dama.»<br>«Dio me ne guardi!» esclamò ser Dinadan. «Le gioie d'amore sono troppo brevi e le pene che ne derivano fin troppo durature.» (p. 412)
*«Ma perché siete tanto incollerito?»<br>«Ah, codardo, disonori la cavalleria!» lo ingiuriò ser Dinadan.<br>«Poco importa dal momento che mi metterò al vostro servizio e rimarrò sotto la vostra salvaguardia. Siete così prode che mi proteggerete» replicò ser Tristano.<br>«Il diavolo mi liberi da te! D'aspetto sei il migliore uomo d'armi che abbia mai visto, ma anche il più pusillanime.» (p. 413)
*"Date [[potere]] al [[villano]] e questi non ne avrà mai abbastanza". Infatti, laddove il governo è affidato a una persona di bassi natali mentre il signore delle terre è di nascita elevata, avverrà che il [[Plebe|plebeo]] non tollererà al proprio fianco alcun gentiluomo, e ne perseguirà anzi la rovina. (p. 417)
*{{NDR|Su [[Palamede (ciclo arturiano)|Palamede]]}} [...] tutti lo lodarono e affermarono che seppure ancora saraceno, era un credente della migliore specie, ben disposto d'animo e assolutamente leale e fedele alla parola data. (p. 420)
*Ora oso dire che siete la dama più bella che abbia mai visto, e che ser Tristano è un cavaliere prode e prestante quant'altri mai. Mi sembra perciò che siate fatti l'uno per l'altra! ([[Re Artù]], p. 441)
*Ah, Palamede, Palamede [...] perché sei così emaciato, tu che un tempo eri chiamato uno dei più bei cavalieri del mondo? Ah, non voglio più vivere questa vita perché amo colei che non potrò mai avere o conquistare! ([[Palamede (ciclo arturiano)|Palamede]], p. 452)
*«Signore, ecco come mi discolpo: in quanto alla regina Isotta, sappiate che l'amo da lungo tempo più di ogni altra, e a lei debbo gli onori che ho conquistato, ché altrimenti sarei rimasto il cavaliere più indegno del mondo. Ovunque andavo, il suo ricordo mi accompagnava e mi spingeva a compiere imprese meritevoli. Tuttavia finora non ebbi mai da lei ricompensa e pur essendo il suo cavaliere non ricevetti alcun guiderdone! Perciò, ser Tristano, non temo la morte perché, sapendo che non possiederò mai la mia regina, mi è indifferente vivere o morire, e se fossi armato come lo siete voi, mi batterei di buon animo.»<br>«La vostra stessa bocca ha rivelato il tradimento!» proruppe ser Tristano.<br>«Non ho commesso alcuna slealtà» protestò l'altro. «Ogni uomo è libero di amare, e benché abbia riposto il cuore nella vostra dama, ella è mia quanto è vostra. Se questo è un torto, allora sono colpevole, ma voi godete di lei e appagate il vostro desiderio, mentre io non ebbi mai nulla né spero di averlo in futuro, e tuttavia l'amerò quanto voi fino all'ultimo istante della mia vita.» (p. 453)
====Libro XI====
*Mentre in un giorno di Pentecoste, i cavalieri sedevano alla [[Tavola Rotonda]], si presentò ad Artù un eremita che vide il [[Seggio Periglioso]] e chiese al re e ai baroni perché non fosse occupato.<br>«Su quel seggio non siederà che colui che è destinato, ogni altro vi troverà la morte» gli fu risposto.<br>«Sapete chi è?» domandò allora l'eremita.<br>«Non lo sappiamo ancora.»<br>«Lo so io» dichiarò allora il sant'uomo. «Vi prenderà posto un cavaliere che non è stato ancora concepito, ma che nascerà quest'anno e sarà colui che conquisterà il Sangrail.» (p. 456)
*[...] entrò, giovane e bellissima, una damigella che recava tra le mani un vaso d'oro. Allora il re e tutti quanti si trovavano nella sala si inginocchiarono devotamente a pregare.<br>«Oh, Gesù!» esclamò ser Lancillotto. «Cosa può significare?»<br>«È il [[Graal|Sangrail]], l'oggetto più prezioso che alcun essere vivente possieda» fu la risposta del re. «Quando sarà portato altrove, la Tavola Rotonda si spezzerà.» (p. 458)
*A tempo debito, [[Elaine di Corbenic|Elaine]] partorì un bel bambino che fu allevato con cura e affetto e battezzato [[Galahad]], perché quello era il nome che ser Lancillotto aveva ricevuto al fonte battesimale e che poi la Dama del Lago aveva mutato in Lancillotto. (p. 460)
*Sappiate, ser Bors, che questo fanciullo è Galahad; siederà sul Seggio Periglioso e otterrà il Sangrail, e si dimostrerà migliore di suo padre ser Lancillotto. ([[Elaine di Corbenic]], p. 462)
*[...] solo gli uomini valorosi e retti che amano e temono Dio possono conquistare onore; altrimenti, per quanto arditi, non vi riescono. ([[Re Pescatore|Re Pelles]], p. 462)
*Ser Bors si era appena sdraiato di nuovo per riposare, quando sentì un grande frastuono provenire dalla camera vicina e si vide piovere dentro, non sapeva se dalle porte o dalle finestre, nugoli di frecce e di quadrelli tanto fitti da lasciarlo stupito; molti lo colpirono e lo ferirono nei punti in cui il suo corpo non era protetto.<br>Ed ecco sopraggiungere un orribile leone: ser Bors gli si fece incontro; la fiera gli portò via lo scudo, ma egli riuscì a mozzarle la testa. Non passò molto che nella corte vide un orrendo drago sulla cui fronte sembrava fossero scritte lettere d'oro che ser Bors pensò avessero il significato di "re Artù". Giunse poi un leopardo brutto e vecchio che si batté a lungo e accanitamente con il drago; ma a un certo punto questi sputò fuori dalla bocca qualcosa come un centinaio di piccoli draghi che uccisero e fecero a pezzi il leopardo.<br>Apparve poi nella sala e si mise a sedere su un bel seggio un vecchio che sembrava avere intorno al collo due vipere. Teneva in mano un'arpa e prese a cantare un'antica canzone che narrava come Giuseppe di Aramitea fosse giunto in quel paese. Quando ebbe finito, consigliò a ser Bors di andare via.<br>«Qui non incontrerete altre avventure» gli disse. «Vi siete portato con grande onore, e più ne acquisterete in futuro.»<br>Parve allora a ser Bors che giungesse una colomba candida recante nel becco un incensiere d'oro, e che la tempesta imperversata fino ad allora cessasse e si allontanasse di colpo, mentre la sala si empiva di straordinari profumi. Poi vide quattro fanciulli che portavano quattro bei ceri e in mezzo ad essi un vecchio con un cero in una mano e una lancia nell'altra. Si trattava dell'arma che aveva nome Lancia della Vendetta. (pp. 463-464)
*Dite [...] a ser Kay il Siniscalco e a ser Mordred che confido in Dio che sarò valoroso quanto loro, e non dimenticherò mai i motteggi e le derisioni che mi indirizzarono il giorno in cui fui investito cavaliere: non comparirò a corte finché tutti non parleranno di me con maggiore rispetto di quanto sia mai stato dimostrato loro. ([[Parsifal]], p. 472)
*{{NDR|Su [[Parsifal]]}} [...] era infatti uno dei migliori cavalieri del mondo, e in lui la vera fede era ben salda. (pp. 473-474)
*Ed ecco avvicinarsi il sacro vaso del Sangrail accompagnato da soavità e profumi di ogni sorta. I due cavalieri non poterono distinguere con chiarezza chi lo portava; solo ser Percival intravvide appena sia il vaso sia la vergine purissima che lo recava tra le mani. Immediatamente si trovarono entrambi perfettamente risanati nelle membra e nel corpo, e resero grazie a Dio in grande umiltà.<br>«Gesù» disse ser Percival «cosa significa che siamo guariti, mentre unmomento fa eravamo in punto di morte?»<br>«Lo so io» rispose ser Ector. «È stato il sacro vaso portato da una vergine e contenente il santo sangue di Nostro Signore Gesù Cristo. Solo un uomo di assoluta perfezione può vederlo.» (p. 474)
====Libro XII====
*Se la mia morte potesse giovarvi e la mia vita non vi fosse di alcuna utilità, ebbene, sarei pronta a morire per voi! ([[Elaine di Corbenic]], p. 481)
*«Ah, ser Tristano» esclamò allora ser Palamede «sapete bene che non posso battermi senza perdere l'onore. Voi siete allo scoperto e io sono armato: se vi uccidessi l'onta ricadrebbe su di me. Del resto, conosco la vostra forza e la vostra resistenza.»<br>«È vero, e adesso capisco quanto siete prode.»<br>«Vi prego, rispondete a una domanda.»<br>«Volentieri. Con l'aiuto di Dio vi dirò la verità.»<br>«Fate il caso che voi foste armato di tutto punto e io non lo fossi: cosa vi suggerirebbe di farmi l'onore cavalleresco?»<br>«Ora capisco!» esclamò ser Tristano. «Poiché devo dare il mio parere, Dio mi benedica, quel che dirò non sarà dettato dalla paura. Vi risponderò quindi che in tal caso non vorrei battermi e vi lascerei andare.»<br>«E anch'io non voglio. Perciò, prendete la vostra strada!»<br>«Posso sempre scegliere se restare o andar via, invece. Ma c'è una cosa che mi stupisce: perché un cavaliere valoroso come voi non vuole essere battezzato, mentre vostro fratello ser Safer si è fatto cristiano già da tempo?»<br>«Sebbene in cuor mio creda già in Gesù Cristo e nella sua dolce madre Maria, secondo un voto che ho fatto anni fa devo ancora affrontare uno scontro; poi mi farò battezzare, e con grande gioia.»<br>«In fede mia, allora non dovrete cercare a lungo quest'ultima battaglia! Dio non voglia che per colpa mia restiate ancora saraceno!» (p. 488)
*«E adesso?» gli chiese Tristano. «Ti ho alla mia mercé come poc'anzi mi avevate voi. Ma i cavalieri di corte non dovranno mai dire che ser Tristano ha ucciso un guerriero disarmato. Quindi, riprendete la vostra arma e portiamo a termine lo scontro.»<br>«Desidererei davvero di finirlo» rispose l'altro «ma non ho molta voglia di battermi ancora, anche perché l'offesa che vi ho arrecata non è tanto grave che non possiamo diventare amici. Osai dire che Isotta la Bella non ha pari tra le dame; non l'ho mai disonorata e, anzi, è grazie a lei che ho ottenuto gran parte dell'onore che mi sono conquistato. Le mie offese non furono mai rivolte alla regina, ma a voi, e oggi mi avete ripagato con un gran numero di colpi. Ad alcuni ho potuto rispondere, ma adesso devo ammettere che non ho mai incontrato un uomo forte e resistente quanto voi, salvo ser Lancillotto del Lago. Perciò, mio signore, vi chiedo di perdonarmi ogni cosa e di condurmi oggi stesso alla chiesa più vicina dove prima vorrei confessarmi e poi essere battezzato. In seguito andremo insieme alla corte di Artù per partecipare alla grande festa.»<br>«Allora prendete il cavallo: faremo come avete detto, e che Dio vi perdoni per tutti i vostri peccati come ho già fatto io! A un miglio da qui il vescovo suffraganeo di Carlisle potrà impartirvi il sacramento del battesimo.»<br>Montarono a cavallo insieme a ser Galleron e, giunti alla presenza del vescovo, gli esposero quanto volevano. Il sant'uomo fece riempire un grande bacile d'acqua, la consacrò, poi confessò e assolse ser Palamede. Ser Tristano e ser Galleron furono i suoi padrini.<br>Poco dopo, ripartirono per Camelot dove trovarono il re, la regina e quasi tutti i cavalieri della Tavola Rotonda, che furono molto lieti di sapere che ser Palamede si era fatto cristiano. (pp. 490-491)
====Libro XIII====
*«Ora sono certo che voi della Tavola Rotonda partirete alla ricerca del Sangrail e che io non vi vedrò mai più tutti insieme» dichiarò allora Artù. «Voglio perciò che vi riuniate per giostrare e torneare nel prato sotto Camelot in modo che, dopo la vostra morte, si possa tramandare che in questo giorno erano qui raccolti tanti valorosi combattenti.» (p. 501)
*Rientrati tutti tra le mura di Camelot, il re e i baroni si recarono ad ascoltare i vespri nella cattedrale e poi a cena, dove ciascuno dei cavalieri prese posto, come prima, sul proprio seggio. Ma ecco che, tra improvvisi scoppi e rombi di tuono che fecero temere che il palazzo stesse crollando, nella sala penetrò un raggio di sole sette volte più vivido di quanto si fosse mai visto e tutti furono investiti dalla grazia dello Spirito Santo. Guardandosi intorno, i cavalieri osservarono che gli altri sembravano circonfusi di bellezza, ma non poterono pronunciare una sola parola. Poi, apparve il Santo Graal velato di sciamito bianco, così che nessuno poté vederlo o capire chi lo recasse, e la sala si riempì di profumi mentre davanti ai commensali comparivano i cibi e le bevande che prediligevano. Dopo aver attraversato l'intero ambiente, il sacro vaso scomparve d'un tratto, e solo allora i presenti ritrovarono la voce e il re rese grazie a Dio per la benevolenza che aveva mostrato loro. (p. 502)
*Non torneranno più tutti {{NDR|i [[cavalieri della Tavola Rotonda]]}} insieme perché molti moriranno nel corso della ricerca. Io li amo quanto la mia stessa vita, e lo scioglimento di questa compagnia mi provoca un tremendo dolore, poiché la loro presenza alla mia corte era ormai un costume consolidato. ([[Re Artù]], p. 503)
*Il mio peccato e la mia malvagità mi hanno sprofondato nel disonore [...]. Finché ho perseguito avventure mondane per soddisfare desideri terreni, le ho sempre compiute in modo impareggiabile e senza mai subire sconfitte nelle giuste come nelle inique contese. Ma ora che ho intrapreso avventure celesti, capisco che il mio antico peccato mi ostacola e mi svergogna al punto che quando mi è apparso il sacro sangue non ho avuto la forza di muovermi e di parlare. ([[Lancillotto]], p. 518)
*{{NDR|Su [[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]]}} Tutte le mie gesta d'armi le ho compiute per amor suo [...] e per lei mi sono battuto, a torto o a ragione. Non ho mai fatto nulla solo per amore di Dio, ma sempre anche per conquistarmi onore e farmi andare di più, e ne sono stato poco o nulla grato al Signore. ([[Lancillotto]], p. 519)
====Libro XIV====
*«[[Mago Merlino|Merlino]] istituì la [[Tavola Rotonda]] a somiglianza della sfericità del mondo in essa perfettamente rappresentato» proseguì la reclusa. «Nella Tavola Rotonda, infatti, l'intero mondo cristiano e pagano trova ristoro, tanto che coloro che sono scelti a fare parte di quell'eletta compagnia si reputano colmi di grazia e più onorati che se fossero i padroni di metà della terra. Hai potuto vedere anche tu come, pur di appartenervi, i cavalieri siano disposti a perdere padre, madre, famiglie, mogli e figli, come facesti tu stesso che, per unirti a loro, abbandonasti tua madre senza volerla più vedere.<br>«Dunque, quando Merlino istituì la Tavola Rotonda disse che coloro che ne sarebbero stati compagni avrebbero potuto attingere alla verità del Sangrail. Gli fu chiesto chi l'avrebbe conquistata, ed egli rispose che sarebbero stati tre tori bianchi, due vergini e uno casto, e che uno di essi sarebbe stato più forte e più valoroso di suo padre quanto il leone lo è del leopardo. Allora gli fu detto: "Bisognerà che con le tue arti tu dia luogo a un seggio su cio potrà prendere posto solo il cavaliere che eccellerà su ogni altro".<br>«E Merlino istituì il Seggio Periglioso, quello su cui Galahad sedette al banchetto di Pentecoste.» (p. 522)
*La storia dice che [[Parsifal|ser Percival]] era uno degli uomini più religiosi che vi fossero al mondo in quei tempi in cui ben pochi credevano in Dio senza riserve, e i figli non rispettavano i padri e li trattavano come estranei. Egli quindi cercò conforto in Nostro Signore Gesù pregandolo affinché le tentazioni non lo allontanassero dal servizio di Dio ed egli potesse continuare ad essere Suo leale campione. (p. 527)
*[...] sono al servizio dell'Uomo migliore del mondo che non permetterà che io muoia, perché chi bussa alla Sua porta potrà entrare, chi chiede potrà ricevere, ed Egli non si nasconde a colui che lo cerca [...]. ([[Parsifal]], p. 529)
*Punirò la mia carne, che vuole avere impero su di me! ([[Parsifal]], p. 532)
*Quanto sono stato vicino a perdere me stesso [...] e la purezza che non avrei mai più potuto riavere! ([[Parsifal]], p. 532)
====Libro XV====
*«Non sei forse ser Lancillotto del Lago?» gli chiese il religioso dopo che il cavaliere gli ebbe comunicato che si sarebbe fermato con lui per la notte.<br>«Si, sono io.»<br>«Cosa fai in questa contrada?»<br>«Vado in cerca delle avventure del [[Graal|Sangrail]], signore.»<br>«Fa pure» gli disse allora il buon uomo «ma anche se il santo vaso si trovasse qui, il peccato ti impedirebbe di vederlo proprio come non è dato a un cieco di scorgere una spada sfolgorante.» (pp. 534-535)
*Quaranta anni dopo la passione di Gesù Cristo, [[Giuseppe d'Arimatea|Giuseppe di Arimatea]] preconizzò che re Evelake avrebbe sconfitto in battaglia i propri nemici. Dei sette re e dei due cavalieri che hai visto, il primo si chiama Nappus, e fu un sant'uomo; il secondo ebbe il nome di Nacien in onore di un suo avo che aveva ospitato Nostro Signore Gesù Cristo. Il terzo fu chiamato Helias il Grosso; il quarto Lisais; il quinto, Jonas, lasciò il proprio paese per rcarsi nel Galles dove sposò la figlia di Manuel ed ottenne la Gallia, che elesse come sua dimora e generò Lancillotto, tuo nonno, che sposò la figlia del re d'Irlanda e fu un uomo insigne quanto te. Suo figlio fu re Ban, tuo padre, l'ultimo dei sette re. Uno dei due cavalieri, invece, rappresenta te, Lancillotto, cui gli angeli dissero che non appartenevi alla compagnia dei sette re, mentre il secondo cavaliere sta a indicare il leone, che è superiore a tutti i re della terra, cioè ser Galahad, da te concepito nella figlia di re Pelles. E tu, che dovresti essere grato a Dio di ogni altro, perché, come peccatore, sei il cavaliere senza pari, non Lo hai ringraziato per tutte le straordinarie virtù che Egli ti ha prestate! (p. 537)
*Ah, Lancillotto [...] finché facevi parte della cavalleria terrena, eri l'uomo più straordinario e avventuroso del mondo; ma non devi stupirti se ora che ti trovi tra cavalieri impegnati in imprese celesti la fortuna ti è avversa. (p. 539)
====Libro XVI====
*Ser Lancillotto, poi, se non fosse per una sola pecca sarebbe superiore a ogni altro. Ma così come stanno le cose, è proprio come noi; solo che si assume le fatiche maggiori. ([[Gawain]], p. 541)
*La [[Tavola Rotonda]] fu istituita proprio perché gli uomini non svilissero queste due virtù{{NDR|, la pazienza e l'umiltà}}, come la cavalleria, che affonda in esse le sue radici, è sorta perché non possa mai essere sconfitta la fraternità che ne è il fondamento. (p. 545)
*{{NDR|Rivolto a [[Gawain]]}} Ti sei impegnato insieme a molti altri in una ricerca che non porterai mai a termine perché il Sangrail non si mostra ai peccatori. Non devi quindi meravigliare se non vi sei riuscito. Tu sei un cavaliere sleale e un grande assassino, mentre per gli uomini buoni questa ricerca è ben altro che una serie di omicidi. Lancillotto, benché abbia commesso gravi colpe, al momento stesso in cui ha intrapreso la ricerca si è impegnato a non peccare più, e infatti non ha mai ucciso né ucciderà un solo uomo fino al suo ritorno a Camelot. Se non fosse per la sua fragilità che probabilmente lo farà ricadere nella colpa con il pensiero, egli sarebbe il primo a compiere l'impresa dopo Galahad. Ma poiché Dio conosce i suoi pensieri e la sua debolezza, gli concederà di morire in santità. (Eremita, pp. 546-547)
====Libro XVII====
[[File:Galaad devant le graal n°3.gif|thumb|Galahad, Bors e Parsifal dinanzi al Graal]]
*{{NDR|Su [[Davide]]}} Egli era un dotto che conosceva le virtù delle pietre e delle piante, il corso delle stelle e molte altre cose ancora; ma poiché aveva una moglie malvagia, si era convinto che non esistessero donne buone, tanto che ne parlò con disprezzo anche nei libri che compose. (p. 573)
*Non spetta a noi punire chi ha operato contro Dio, ma solo alla Sua potenza. ([[Galahad]], p. 576)
*Siete uno sciocco se non sapete che le [[Verginità|vergini]] sono franche ovunque si trovino. ([[Parsifal]], p. 579)
*Nessuna lingua potrebbe descrivere e nessun cuore immaginare le meraviglie cui ho assistito. Se non mi fossi macchiato di un antico peccato, avrei potuto vedere molto di più. ([[Lancillotto]], p. 588)
*Galahad, servo di Gesù Cristo che attendo da tempo, abbracciami e lascia che riposi sul tuo petto e tra le tue braccia, casto e vergine sopra ogni altro cavaliere, giglio simbolo di purezza, rosa del colore del fuoco, fiore di ogni virtù. Sei tanto intriso della fiamma dello Spirito Santo che la mia carne, consunta dalla vecchiaia, ritrova la giovinezza! (Re Mordrains, p. 591)
*[...] rimessosi in viaggio, {{NDR|Galahad}} penetrò in una foresta irta di pericoli dove la storia dice che si imbatté in una sorgente in cui l'acqua ribolliva formando grandi onde. Il cavaliere vi posò una mano, e subito l'acqua si placò e il calore ne disparve, poiché quell'ardore era segno di lussuria, molto diffusa a quei tempi, e non poté durare al contatto con la purezza della sua verginità. Quanto era accaduto fu considerato un miracolo in tutto il paese, e da allora la fonte fu chiamata la Sorgente di Galahad. (p. 591)
*«Figliolo» disse poi l'Uomo a Galahad «sai cos'è ciò che stringo tra le mani?»<br>«No, se non me lo dite voi.»<br>«È la sacra scodella in cui mangiai l'agnello pasquale. Ora hai veduto quello che più desideravi, ma con minore chiarezza di come lo potrai ammirare nel Palazzo Spirituale della città di Sarras. Adesso partirai e con te partirà anche il Sangrail, che questa notte stessa dovrà lasciare il regno di Logris dove nessuno lo vedrà mai più perché le genti di questa terra si sono volte al peccato e non lo servono né lo venerano come dovrebbero; io perciò le spoglio dell'onore che avevo loro concesso. Domattina voi tre prenderete la Spada dalla Strana Cintura e scenderete alla riva del mare dove troverete pronta una nave. Ma prima ridonerete la salute al Re Magagnato ungendogli il corpo e le gambe con il sangue che è colato dalla lancia.»<br>«Signore, perché gli altri non possono venire con noi?» chiese Galahad.<br>«Come inviai i miei apostoli in diverse direzioni, così voglio ora che vi separiate. Quanto a voi tre compagni, due moriranno al mio servizio e solo uno tornerà a darne notizia» fu la risposta.<br>Poi l'Uomo li benedì e scomparve. (pp. 594-595)
*«Salutate per me ser Lancillotto mio padre e signore, e ricordategli che questo è un mondo incostante.»<br>Infine si inginocchiò a pregare davanti alla tavola e la sua anima lo lasciò, trasportata nel cielo di Gesù Cristo da una moltitudine di angeli. I compagni, che assistettero al prodigio, videro anche una mano scendere sul vaso e sulla lancia, prenderli e portarli nei cieli.<br>Da allora non vi è più stato un uomo che abbia avuto l'ardire di sostenere di aver visto il Sangrail. (p. 598)
====Libro XVIII====
*[...] Lancillotto, dimentico della promessa fatta e della perfezione raggiunta nel corso della ricerca, riprese a frequentare la regina. Del resto, come dice appunto il libro, se egli non le fosse stato intimamente legato nei suoi pensieri più riposti quanto, in superficie, appariva devoto a Dio, nessun cavaliere avrebbe potuto superarlo nella ricerca del Sangrail. Invece, i suoi più segreti sentimenti correvano sempre a lei. Così essi ripresero ad amarsi con maggiore ardore di prima e i loro convegni si fecero tanto frequenti che la corte cominciò a mormorare, e in particolare il loquace ser Agravano fratello di ser Galvano.<br>Ma intanto Lancillotto, continuamente assediato da dame e da damigelle che gli chiedevano di essere loro campione in questioni di diritto, per evitare ulteriori maldicenze e dicerie, decise di impegnarsi con zelo a seguire i dettami di Nostro Signore Gesù Cristo e di sottrarsi per quanto gli era possibile alla familiarità e alla compagnia di Ginevra. (p. 603)
*[...] ser Mordred, ser Agravano e molti altri della corte non ci perdono d'occhio e parlano del nostro amore. Li temo più per voi che per me perché, se del caso, io potrei fuggire o sbarazzarmene, mentre voi non potreste che rimanere qui a subire le maldicenze; e se doveste trovarvi in pericolo per aver commesso volontariamente qualche leggerezza, non potreste avere altro aiuto che il mio e quello dei miei parenti. Signora, la nostra imprudenza ci condurrà allo scandalo e alla vergogna, e io non voglio assolutamente che voi siate disonorata. Sono queste le ragioni che mi hanno spinto a dedicarmi il più possibile al servizio delle dame, facendo in modo che tutti pensino che ne traggo gioia, delizia e piacere. ([[Lancillotto]], p. 604)
*Lancillotto, ora capisco la vostra falsità e la vostra volgare lussuria! Voi amate altre dame, e per me non provate che disprezzo. Adesso che ho ben chiaro che siete un traditore, state certo che non vi amerò mai più. Non osate comparirmi ancora davanti: da questo momento vi scaccio dalla corte, e per sempre, e vi bandisco dalla mia compagnia. Se tenterete di rivedermi, sarete ucciso. ([[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]], pp. 604-605)
*Spesso le donne sono impulsive e compiono azioni di cui poi si pentono amaramente. ([[Bors (ciclo arturiano)|Bors]], p. 605)
*Se accetterò di essere il campione della regina mi alienerò molti cavalieri della Tavola Rotonda. Tuttavia, per amore di Lancillotto e vostro, sarò suo difensore a meno che il caso non porti qui un campione meglio di me. ([[Bors (ciclo arturiano)|Bors]], p. 609)
*Non ho mai sentito dire che Ginevra abbia rovinato un solo cavaliere. Anzi, a quel che so, ella ci ha sempre magnificato ed è stata la sovrana più generosa e liberale, e la più munifica di doni e di benevolenza. Sarebbe quindi vergognoso se lasciassimo morire nell'ignominia la moglie del nostro nobilissimo re. Sappiate che non lo permetterò, e che sosterrò la sua innocenza nella morte di ser Patrise; del resto, ella non aveva alcun motivo per odiare lui o alcuno dei cavalieri intervenuti al banchetto. Direi anzi che ci abbia invitati per affetto, certo non per un subdolo stratagemma, e sono convinto che comunque andrà, un giorno sarà possibile provare che tra di noi vi è un traditore. ([[Bors (ciclo arturiano)|Bors]], p. 610)
*Come dice un antico proverbio, è aspra la battaglia nella quale si scontrano parenti e amici, perché allora non c'è posto per la misericordia, ma solo per la più mortale delle contese. ([[Lancillotto]], p. 629)
*[...] non mi piace essere obbligato ad amare; l'amore deve nascere dal cuore, non dalla costrizione [...]. ([[Lancillotto]], p. 636)
*L'amore deve essere libero, non imposto, perché un amore forzato finisce con il dissolversi. ([[Re Artù]], p. 636)
*All'uomo d'onore non può non ripugnare assistere alla sconfitta di un suo pari, mentre chi non ha onore e si comporta da vile, alla vista di un uomo in pericolo non compirà mai un gesto gentile o generoso. Un codardo, infatti, non darà mai prova di misericordia, mentre chi alberga la bontà nel cuore farà agli altri quello che vorrebbe fosse fatto a lui. ([[Re Artù]], p. 642)
*{{NDR|Su [[maggio]]}} Quel mese esuberante infonde coraggio negli amanti e, in vari modi, li induce più di ogni altro a diversi comportamenti, perché è allora che, come erbe e arbusti, gli uomini e le donne si rinnovellano e richiamano alla mente lontane cortesie, servigi e gesti gentili che avevano posto nell'oblio per negligenza.<br>E come il rigore dell'inverno offusca e sfigura la verde estate, così accade all'amore che lega l'uomo alla donna, quando è incostante. Sono numerosi coloro che non albergano la costanza, e non passa giorno senza che vediamo come basti un alito di rigore invernale per cancellare e spezzare col minimo pretesto un vero amore, che pure costa tanto. Questa non è costanza né saggezza, ma debolezza di carattere, disonorevole per coloro che la praticano.<br>Perciò, come il maggio fiorisce e germoglia nei giardini, così ogni uomo d'onore rivesta il proprio cuore di germogli, prima a gloria di Dio, poi per dare gioia a coloro cui ha giurato fedeltà. Infatti, non c'è uomo o donna d'onore che non abbia scelto l'oggetto del proprio amore. E se la fatica delle armi non deve essere mai trascurata, bisogna però che l'onore sia innanzitutto riserbato a Dio, e solo dopo aver contesa con le dame: questo è ciò che io chiamo un amore virtuoso.<br>Oggi, però, gli uomini non sanno amare per sette giorni di seguito senza pretendere di appagare le proprie brame. La ragione ci dice che un tale amore non può durare, perché quanto è subito accordato con troppa prontezza, è ben presto spento dall'ardore stesso. Così è l'amore ai nostri tempi: arde lesto e altrettanto in fretta si raffredda! E questa non si può chiamare costanza. Ai tempi di Artù l'amore soleva essere diverso: uomini e donna si amavano anche per sette interi anni senza che tra loro si insinuasse la lussuria. Quello era amore vero, e fedele!<br>Ho dunque paragonato l'amore di oggi all'estate e all'inverno, perché come la prima è calda e il secondo è freddo, allo stesso modo procede l'amore ai nostri giorni. Tutti voi che siete amanti rammentate quindi il mese di maggio! (pp. 643-644)
====Libro XIX====
*[...] a quel tempo era costume che Ginevra non lasciasse mai la corte senza un seguito di ottimi cavalieri armati, quasi tutti giovani decisi a farsi onore. Erano chiamati i Cavalieri della Regina e in battaglia, ai tornei e alle giostre portavano come insegna uno scudo completamente bianco. Venivano scelti per quel servigio tutti gli anni in occasione della festa della Pentecoste tra i cavalieri che si erano mostrati più valorosi, in sostituzione di quelli che erano morti nel corso dell'anno (e non ne passava uno senza che ne morissero alcuni). Proprio compiendo tale servigio si erano distinti all'inizio ser Lancillotto e tutti gli altri, prima di conquistare rinomanza. (pp. 645-646)
*Ahimè, che vergogna che un [[cavaliere]] ne tradisca un altro! [...] Ma c'è un vecchio proverbio che recita: "Il valoroso è davvero in pericolo solo quando si trova in balia di un codardo. ([[Lancillotto]], p. 649)
*Gesù mi terrà lontano dal disonore, e poi ben vengano le disgrazie che Dio vuole mandare [...]. ([[Lancillotto]], p. 657)
====Libro XX====
*Nel mese di maggio, quando ogni cuore gagliardo fiorisce e germoglia e, con la bellezza e il rigoglio della stagione, uomini e donne sono pieni di letizia per l'avvicinarsi dell'estate con i suoi fiori novelli, laddove gli aspri venti e le bufere dell'inverno li inducono a raccogliersi al coperto presso il focolare, scoppiarono furore e sventura che ebbero termine solo con la morte e l'estinzione del fiore di tutti i cavalieri del mondo. (p. 663)
*Mi meraviglio che nessuno di noi si vergogni di sapere, e di vedere con i propri occhi, che Lancillotto giace giorno e notte con la regina [...]. Ne siamo tutti al corrente, eppure siamo tanto vili da tollerare il disonore di un sovrano nobile quanto Artù. ([[Agravaine]], p. 663)
*Se ne dovesse derivare ostilità o guerra tra noi e Lancillotto, sta' certo che molti re e molti potenti signori sceglierebbero di schierarsi con lui. E poi, fratello [...] devi sempre tenere a mente che Lancillotto ha salvato più di una volta il re e la regina, e che anche i migliori tra noi si sarebbero sentiti gelare il cuore in varie occasioni se egli non fosse stato il più valoroso e non lo avesse dimostrato molto spesso. ([[Gawain]], p. 664)
*Ser Lancillotto mi ha concesso l'investitura e niente potrà indurmi a parlare male di lui [...]. ([[Sir Gareth]], p. 664)
*Appena gli altri furono usciti, il re chiese quale fosse il motivo della disputa.<br>«Ora ve lo dirò, sire; non posso più tenerlo in me» gli rispose ser Agravano. «Io e ser Mordred siamo in disaccordo con i nostri fratelli: sappiamo che ser Lancillotto è da tempo l'amante della regina e, poiché siamo figli di vostra sorella, non possiamo continuare a tollerarlo. Voi siete il suo signore e colui che lo ha investito cavaliere, e intendiamo provare la sua slealtà.»<br>«Se quello che dite è vero, Lancillotto è un traditore!» esclamò Artù. «Ma mi ripugna compiere un passo del genere senza averne le prove; ser Lancillotto è un cavaliere valoroso e, come ben sapete, il migliore di tutti noi. Se non sarà colto sul fatto, vorrà battersi con colui che lo ha denunciato, e nessuno sarà in grado di tenergli testa. Quindi, voglio che sia sorpreso in flagrante.»<br>Il libro francese dice che il re non desiderava affatto che si diffondessero voci su Lancillotto e la regina. A dire il vero, egli ne aveva già il sospetto, ma non voleva sentirne parlare perché amava molto ser Lancillotto per tutto quello che egli aveva fatto in favore suo e di Ginevra. (p. 665)
*«Ahimè» si lamentava intanto Lancillotto «non mi è mai capitato di trovarmi a rischiare una morte vergognosa per la mancanza della mia armatura!»<br>Nel frattempo ser Agravano e ser Mordred non cessavano di gridare:<br>«Esci dalla camera della regina, traditore! Sta' certo che non riuscirai a fuggire».<br>«Gesù misericordia, non posso tollerare questo odioso clamore: meglio morire subito che sopportare un simile tormento!» esclamò allora Lancillotto; poi prese Ginevra tra le braccia e la baciò.<br>«Nobilissima tra le regine cristiane aggiunse siete la mia diletta e gentile signora e io, il vostro povero e fedele cavaliere, vi sono stato al fianco nelle cause giuste come in quelle ingiuste dal giorno in cui re Artù mi conferì l'investitura. Se morirò, vi supplico di pregare per la mia anima. Sono sicuro che ser Bors e tutti gli altri miei parenti, e anche ser Lavaine, vi salveranno dal rogo. Confortatevi, perciò, madonna mia amata, e qualunque cosa mi accada, andate con ser Bors e con gli altri che vi tratteranno con ogni onore e vi faranno regina delle mie terre.»<br>«No, Lancillotto, non vi sopravviverò! Se sarete ucciso, per amore di Dio accoglierò la morte con umiltà, come è dovere di una regina cristiana.»<br>«Ebbene, signora, poiché è giunto il giorno in cui dobbiamo separarci, sappiate che venderò la vita al più alto prezzo, e che sono mille volte più addolorato per voi che per me. Ma ora preferirei avere indosso la mia solida armatura piuttosto che regnare su tutto il mondo cristiano: prima di soccombere farei in modo che le mie gesta siano tramandate.»<br>«Piacesse a Dio che uccidessero me e lasciassero libero voi!» esclamò la regina.<br>«Questo non deve accadere, e che Dio mi ripari da una simile vergogna!» replicò Lancillotto. «Gesù Cristo, sii tu il mio scudo e la mia armatura!» (p. 667)
*Ora, signora, è chiaro che il nostro amore è giunto al suo epilogo e che da adesso in poi re Artù mi sarà nemico. Ma se vorrete rimanere con me, mi impegno a tenervi al riparo da ogni pericolo. ([[Lancillotto]], p. 669)
*Stanotte ho ucciso ser Agravano, fratello di ser Galvano, e almeno altri dodici suoi compagni. Non ho alcun dubbio, pertanto, che vi sarà un conflitto sanguinoso. Quei cavalieri erano stati mandati a sorprendermi su ordine espresso di Artù, e il re deve essere talmente furibondo e colmo di risentimento che condannerà la regina al rogo. Io non posso certo permettere che ella sia arsa per colpa mia. Se riuscissi a farmi ascoltare, mi offrirei di essere fatto prigioniero per potermi poi battere in suo favore e provare che è una sposa fedele, ma temo che il re sia troppo infuriato per accettare questa proposta. ([[Lancillotto]], p. 671)
*Miei bei signori, mi ripugna di compiere un'azione che potrebbe disonorare voi e tutto il mio lignaggio. Ma poiché sono altrettanto contrario a permettere che la regina muoia di una morte ignobile, se il vostro consiglio è di sottrarla al supplizio, siate però ben consapevoli che dovrò causare molti lutti. Forse, con mio grande rammarico, sarò costretto a uccidere anche qualcuno dei miei migliori amici e può darsi che alcuni, piuttosto che essere complici di un'azione abietta, preferiscano schierarsi dalla mia parte: non vorrei certo farli soffrire. ([[Lancillotto]], p. 672)
*«[...] il caso di Tristano dovrebbe mettermi in guardia. Sapete bene come andò a finire dopo che, presi tutti gli accordi, egli riportò Isotta la Bella a re Marco: quel sovrano lo uccise a tradimento mentre suonava l'arpa davanti alla sua dama, cogliendolo alle spalle e trafiggendogli il cuore con una lancia ben affilata.»<br>«È vero» convenne ser Bors «ma c'è una cosa che dovrebbe incoraggiare te come tutti noi, ed è che re Marco e re Artù sono di indole assai diversa, perché Artù non ha mai mancato alla propria parola.» (pp. 672-673)
*Capita spesso che agiamo per quel che crediamo il meglio, e che finisce poi per dimostrarsi il peggio. ([[Gawain]], p. 674)
*[...] sappiate che soffro di più per la perdita dei miei buoni cavalieri che per la fuga della mia gentile regina, perché di regine posso averne quante ne voglio, mentre non mi sarà mai più possibile riunire una simile compagnia di valorosi. E che sciagura che io e Lancillotto dobbiamo essere nemici! ([[Re Artù]], p. 677)
*[...] da oggi in poi cercherò Lancillotto fino al giorno in cui uno dei due avrà ucciso l'altro. Intendo vendicarmi e vi chiedo di prepararvi alla guerra. Se non volete perdere il mio servigio e il mio affetto, affrettatevi a mettere alla prova i vostri amici. Giuro su Dio che, anche se dovessi inseguire Lancillotto per sette regni, lo ucciderò a costo della vita. ([[Gawain]], p. 679)
*«Dio non voglia che io mi scontri con il nobilissimo sovrano che mi armò cavaliere!» replicò Lancillotto.<br>«Alla malora le belle parole!» proruppe il re. «Presta fede a quanto ti dico e non lo dimenticare: sono il tuo mortale nemico e lo sarò fino al giorno della mia morte. Non ti perdonerò mai di avermi ucciso degli ottimi cavalieri e degli uomini nobilissimi appartenenti al mio stesso sangue. Per di più, hai giaciuto per anni con la regina, che alla fine mi hai rapita con la forza.»<br>«Mio nobilissimo signore e re, dite quello che volete, tanto sapete benissimo che non mi batterò mai con voi» gli rispose Lancillotto. «È vero, vi ho ucciso dei cavalieri, e me ne rammarico molto; ma sono stato costretto a farlo per salvarmi la vita. Avrei forse dovuto lasciarmi uccidere? Quanto a madama la regina, non un solo cavaliere al mondo, salvo la persona di vostra altezza e il mio signore ser Galvano, oserebbe provare sul mio corpo che ella vi ha tradito! E se vi fa piacere di dichiarare che sono legato da molti anni a madama la vostra regina, vi darò soddisfazione dimostrando con il mio braccio contro chiunque, salvo voi e ser Galvano, che ella vi è fedele. Tuttavia, alla sua grazia è piaciuto di tenermi in suo favore e di prediligermi tra tutti gli altri, e del resto io ho ben meritato il suo affetto perché, sire, più di una volta il vostro furore avrebbe permesso che ella fosse condotta al supplizio se io non mi fossi battuto per lei inducendo i suoi nemici a confessare la loro menzogna e facendola così assolvere con onore. E tutte quelle volte, voi mi avete dimostrato amore e gratitudine per averla salvata, e mi avete anche promesso di essere per sempre il mio benevolo signore. Ora, invece, mi sembra che ricompensiate male i miei servigi. Del resto, sire, avrei perso gran parte del mio onore cavalleresco se avessi tollerato che madama, la vostra regina, fosse suppliziata per causa mia. In molte occasioni mi sono battuto per lei in contese che non mi riguardavano; non avrei forse avuto il diritto di farlo allorché ero dalla parte del giusto? Perciò, mio generoso e grazioso signore, concedete la vostra benevolenza alla vostra regina, che è buona e fedele!» (pp. 680-681)
*Voi, sire, avete dato ascolto a voci menzognere, e questa è stata la causa della guerra che ci oppone. Mio signore, un tempo avevo meritato la vostra compiacenza per essermi battuto in favore della regina vostra moglie, e sapete bene quante volte ella abbia dovuto patire gravi torti. Ora, mio buon signore, mi sembra che in questa circostanza, più che in tutte quelle che pure avete approvato, io avessi un motivo ben valido per strapparla al rogo, dal momento che ella vi era stata condannata a causa mia. Coloro che vi hanno raccontato le fole che sapete erano per certo mentitori, ma le calunnie sono ricadute sul loro capo poiché, se la potenza di Dio non fosse stata dalla mia parte, come avrei potuto io, disarmato e ignaro, far fronte a quattordici avversari armati e decisi? Infatti ero stato convocato dalla regina per non so quale motivo, e avevo appena varcato la porta della sua camera quando ser Agravano e ser Mordred hanno cominciato a chiamarmi traditore e codardo. ([[Lancillotto]], p. 687)
*[...] non mi sono mai battuto a oltranza con un cavaliere senza mostrare misericordia, e che benché mi sia misurato con ottimi guerrieri quali ser Tristano e ser Lamorak, ho sempre reso loro l'onore e il rispetto che meritavano. Dio mi è testimone che non mi sono mai adirato al punto da accanirmi contro i buoni cavalieri che ho visto impegnati a farsi onore, e che sono sempre stato lieto di aiutare un avversario in grado di tenermi testa a piedi o a cavallo. ([[Lancillotto]], p. 688)
*Ser Galvano, io amavo ser Gareth più di qualunque mio parente, e piangerò per sempre la sua morte non solo per il grande timore che ho di voi, ma anche per altri motivi che mi amareggiano. Prima di tutto, perché fui io a investirlo cavaliere; poi, perché so che mi amava più di ogni altro; il terzo motivo è che era un uomo nobilissimo, leale, cortese, gentile e di buona indole; il quarto è che appena seppi della sua morte capii che da voi non avrei avuto altro che un'inestinguibile guerra. Per di più, ero certo che avreste fatto in modo che il mio nobile signore Artù mi fosse nemico per sempre. Eppure, che Gesù mi perdoni, non ho ucciso ser Gareth e ser Gaheris di proposito. Ah, perché erano disarmati in quel giorno fatale! ([[Lancillotto]], p. 689)
*Se non fosse stato per il papa, io mi sarei battuto con te in singolare tenzone e avrei provato sulla tua persona la tua falsità nei confronti di Artù e miei. E lo farò, una volta che avrai lasciato queste terre, dovunque riuscirò a trovarti! ([[Gawain]], p. 690)
*Ahimè, così devo abbandonare il più nobile tra i regni cristiani, quello che ho amato di più e in cui ho acquistato il mio onore! Mi rammarico di esserci venuto, se devo esserne vilmente bandito senza colpa e senza motivo! Ma la fortuna è così incostante, e la sua ruota tanto mobile, che nessuno è certo di potervi riposare durevolmente. Ne sono prova molte antiche leggende, come quelle che narrano del nobile Ettore, e di Troilo, e di Alessandro il potente Conquistatore, e di molti altri che precipitarono in basso dal culmine della loro regalità. Così avviene per me, che ero tenuto in grande onore in questo regno nel quale la Tavola Rotonda crebbe in dignità grazie a me stesso e ai miei più che virtù di chiunque altro. ([[Lancillotto]], p. 690)
*Mio signore Artù, nobile sovrano che mi fece cavaliere, il mio affetto per voi è tale che i vostri attacchi mi addolorano profondamente, eppure li ho sopportati con pazienza. Se fossi stato vendicativo, avrei potuto scendere in campo e domare i vostri baldi cavalieri, ma ho pazientato per sei mesi lasciando che voi e ser Galvano faceste quel che volevate. Ora però non posso tollerarlo più e devo difendermi, perché ser Galvano mi ha accusato di tradimento. Sono stato sempre contrario a battermi contro un vostro parente, ma adesso non posso più tirarmi indietro, come la preda quando è messa alle strette. ([[Lancillotto]], p. 697)
*[...] ser Galvano aveva ricevuto da un sant'uomo un dono miracoloso che gli aveva permesso di farsi molto onore: ogni giorno dell'anno, dalle nove a mezzogiorno, la sua forza cresceva fino ad arrivare a triplicarsi. Per questo re Artù, che era il solo a saperlo, aveva ordinato che tutte le tenzoni che si fossero svolte alla propria presenza, di qualunque genere e per ogni tipo di lite, avessero inizio alle nove del mattino: in tale modo il partito per il quale si fosse battuto il nipote avrebbe avuto sempre il sopravvento nel corso delle tre ore in cui la forza di Galvano raggiungeva il suo culmine. (p. 698)
====Libro XXI====
*A [[Mordred|ser Mordred]] era stato dunque affidato il governo di tutta l'Inghilterra. Egli allora fece vergare delle false lettere fingendo che provenissero dal continente, in cui era scritto che re Artù era stato ucciso nel corso della guerra contro ser Lancillotto; quindi convocò a parlamento tutti i baroni e si fece eleggere re. L'incoronazione avvenne a Canterbury e fu seguita da festeggiamenti che durarono quindici giorni.<br>Dopo di che, ser Mordred si recò a Winchester e dichiarò apertamente alla regina (che però era moglie del re, allo stesso tempo suo zio e padre) che intendeva sposarla e perparò le nozze fissando il giorno del matrimonio. Ginevera, pur profondamente addolorata, gli rispose con cortesia e finse di sottomettersi al suo volere; tuttavia espresse il desiderio di recarsi a Londra per comprare quanto le sarebbe occorso per gli sponsali. (p. 702)
*Riflettete, Inglesi, sulla malvagità che tutto ciò palesava! Artù era il re più nobile e il cavaliere più valoroso del mondo e che più amava e sosteneva gli uomini prodi, eppure quelli Inglesi non gli concedevano la propria stima! Ché tale era l'antico costume di questa terra, e c'è chi dice che non l'abbiamo ancora abbandonato. Ahimè, questo è un grave difetto: nulla ci piace se perdura nel tempo.<br>Così si comportavano gli uomini di allora: amavano di più ser Mordred che il nobile Artù e molti andarono a dire all'usurpatore che sarebbero stati con lui nella buona come nella cattiva sorte. Allora ser Mordred, che aveva sentito dire che Artù sarebbe sbarcato a Dover, vi si portò con grande esercito allo scopo di sconfiggerlo e di scacciarlo dalle sue stesse terre. (pp. 703-704)
*«Ahimè, ser Galvano, figlio di mia sorella, con l'uomo che amavo di più al mondo se ne va ogni mia gioia!» si dolse {{NDR|Artù}} quando si fu ripreso. «Ora te lo posso dire, caro nipote, solo in te e in ser Lancillotto riposavano la mia letizia e la mia fiducia. Adesso che ho perduto entrambi, tutto il conforto che avevo sulla terra mi abbandona!»<br>«Ah, caro zio» gli rispose ser Galvano «il mio ultimo giorno è arrivato, e ne devo biasimare la mia impulsività e la mia ostinazione, dato che sono stato ferito sulla vecchia piaga che mi aveva inferto ser Lancillotto. So che morirò prima di mezzogiorno e che a causa del mio orgoglio voi dovrete patire tanta vergogna e sventura. Se il nobile Cavaliere del Lago fosse stato al vostro fianco, come fu e avrebbe dovuto essere ancora, questa guerra sciagurata non sarebbe mai scoppiata, perché solo la sua cavalleria e la nobiltà del suo sangue erano riuscite a tenere soggetti e timorosi i vostri infidi nemici. Ora egli vi mancherà. Ahimè, perché non ho voluto trovare un accordo con lui! [...]» (pp. 704-705)
*Io, ser Galvano, cavaliere della Tavola Rotonda, voglio che tutto il mondo sappia che mi sono dato la morte non per colpa tua ma mia. Perciò, ser Lancillotto, ti supplico di tornare nel regno per visitare la mia tomba e per recitare su di essa una preghiera, lunga o breve che sia, per la salvezza della mia anima. Oggi, nello stesso giorno in cui scrivo questa lettera, fui ferito a morte là dove la tua mano mi colpì per prima, e non avrei potuto essere ucciso da un braccio più nobile. ([[Gawain]], p. 705)
[[File:Battle Between King Arthur and Sir Mordred - William Hatherell.jpg|thumb|La battaglia tra Artù e Mordred]]
*{{NDR|Sulla [[battaglia di Camlann]]}} I messaggeri si recarono da Mordred che si era circondato di un temibile esercito di centomila armati e dovettero pregare a lungo prima di riuscire a fargli accettare in contropartita la Cornovaglia e il Kent fino alla morte di Artù e, dopo, tutta l'Inghilterra. Fu anche concordato che il sovrano e l'usurpatore, ciascuno con un seguito di quattordici cavalieri, si incontrassero in una zona franca tra i due eserciti schierati.<br>Artù fu lieto degli accordi raggiunti, ma prima di recarsi al convegno ordinò ai propri uomini di avanzare fieramente e di uccidere ser Mordred, di cui non ci si poteva fidare in alcun modo, se avessero visto sguainare anche una sola spada. E ser Mordred aveva istruito allo stesso modo il proprio esercito:<br>«Se vedrete balenare anche una sola lama mouvete con coraggio all'attacco e uccidete quanti vi si parano innanzi, perché non mi fido affatto di questa tregua e so bene che mio padre vorrà vendicarsi di me.»<br>L'incontro ebbe dunque luogo come era stato stabilito. Fu portato del vino e ne bevvero insieme, ma una [[vipera]] sbucata da un cespuglio d'edera morse il piede di un cavaliere. Questi, senza darsi pensiero del danno che ne sarebbe derivato, sguainò la spada per ucciderla, e quando i due eserciti videro balenare la lama diedero fiato alle trombe e ai corni e si corsero incontro levando terribili grida.<br>Allora re Artù montò a cavallo e raggiunse prontamente i propri uomini esclamando:<br>«Ahimè, che giorno sventurato!»<br>Ser Mordred si unì ai suoi, ed ebbe inizio la battaglia più funesta che si sia mai vista in terra cristiana: vi furono attacchi impetuosi e galoppare di cavalli, affondi e fendenti, colpi mortali e accenti minacciosi da entrambe le parti. Re Artù non cessava di attraversare le formazioni di ser Mordred compiendo molte prodezze degne di un nobile sovrano senza mai venir meno al proprio ruolo, ma anche ser Mordred non si tirava indietro e più volte mise se stesso in grave pericolo.<br>La battaglia infuriò per tutta la giornata senza risparmio di forze, finché molti nobili cavalieri giacquero immobili sulla fredda terra, e quando cadde la notte il terreno era cosparso dei cadaveri di ben centomila uomini. (pp. 707-708)
*{{NDR|Sulla battaglia di Camlann}} Il sovrano impugnò la lancia e si gettò in avanti gridando:<br>«Traditore, è giunto il giorno della tua morte!»<br>Ser Mordred si scagliò a sua volta contro di lui brandendo la spada, ma il re già gli affondava la lancia sotto lo scudo e gliela faceva fuoriuscire dal corpo per più di un braccio. E quando l'usurpatore comprese che non sarebbe potuto sfuggire alla morte, si slanciò con tutte le proprie forze in avanti trafiggendosi fino all'impugnatura dell'asta, poi calò la spada tenuta con entrambe le mani sul proprio padre e lo raggiunse a un lato della testa trapassandogli l'elmo e il crano. Subito dopo si accasciava a terra morto. (p. 709)
[[File:The Death of King Arthur by John Garrick.jpg|thumb|La morte di Artù]]
*«[...] Il tempo passa in fretta; prendete perciò la mia buona spada Excalibur e portatela alla riva del mare: vi ordino di gettarla nell'acqua e di tornare poi a dirmi cosa avete visto.»<br>«Sire, obbediremo al vostro comando» gli rispose [[ser Bedivere|Bedivere]].<br>Ma sulla strada si mise a osservare con attenzione la nobile arma e le pietre preziose che ricoprivano il pomo e l'elsa.<br>"Se la getto nell'acqua, non ne deriveranno che perdite e danno!" pensò.<br>Perciò la nascose sotto un albero e poi si affrettò a tornare dal re e gli disse di averla gettata in mare.<br>«Cosa hai visto?» gli domandò Artù.<br>«Nient'altro che onde e venti.»<br>«Non è vero» replicò il re. «Ora affrettatevi a ubbidire e, se vi sono caro, non esitate a fare quanto vi ho detto.»<br>Allora ser Bedivere tornò a prendere la spada, ma pensando ancora che fosse un peccato e una vergogna gettare via un'arma tanto nobile, la nascose di nuovo, poi raggiunse il re.<br>«Cosa avete visto?» gli domandò per la seconda volta il sovrano.<br>«Nient'altro che flutti e ondate nere.»<br>«Ah, mi hai ingannato ancora, sleale e traditore!» propruppe Artù. «La tua fama di nobile cavaliere e l'amore che ti ho sempre portato non mi avrebbero mai fatto pensare che mi avresti tradito per il valore di una spada! Ora sbrigati: le tue esitazioni stanno mettendo a grave rischio la mia vita. Se non eseguirai adesso i miei ordini ti ucciderò con le mie stesse mani ovunque potrò incontrarti.»<br>Così ser Bedivere tornò là dove aveva nascosto la spada, la raccolse con cautela e si avvicinò alla riva. Poi avvolse la cintura intorno all'elsa e la scagliò più lontano che poté. Allora vide un braccio e una mano sorgere dall'acqua, afferrarla stretta, brandirla tre volte e poi inabissarsi con l'arma.<br>Quando ser Bedivere, tornato vicino al re, gli raccontò quello che aveva visto, il sovrano esclamò:<br>«Ahimè, aiutatemi ad andare via, temo di avere aspettato già troppo.»<br>Il cavaliere se lo caricò sulle spalle e andò verso la riva del mare. Vi erano appena arrivati che una piccola chiatta piena di belle dame prese terra accanto a loro. Tra di esse si trovava una regina, e tutte portavano cappucci neri e gridavano e piangevano alla vista di re Artù.<br>«Fatemi salire a bordo» disse il re.<br>Ser Bedivere eseguì con delicatezza il comando, e tre dame accolserò Artù tra alti lamenti e lo misero a sedere con la testa appoggiata sul grembo di una di loro.<br>«Ah, mio caro fratello!» disse allora la regina. «Perché vi siete trattenuto tanto a lungo lontano da me? La ferita che avete al capo ha preso fin troppo freddo!»<br>Poi le dame si misero ai remi e allontanarono l'imbarcazione dalla terra. E quando se Bedivere le vide prendere il largo, gridò:<br>«Ah, mio signore Artù, cosa sarà di me ora che mi lasciate tra i miei nemici?»<br>«Confortatevi e fate del vostro meglio: su di me non potrete più fare alcun affidamento» gli rispose il sovrano. «Devo andare nell'isola di Avalon per curare la mia grave ferita, e se non sentirete mai più parlare di me, pregate per la mia anima.»<br>Intanto la regina e le dame piangevano e gridavano da fare pietà. Quando ser Bedivere ebbe perso di vista la chiatta, scoppiò anch'egli in pianti e in lamenti, poi si diresse verso la foresta e camminò per tutta la notte. (pp. 710-712)
*Di Artù non ho trovato nient'altro nei libri autorizzati, né ho letto con maggiore certezza della sua morte se non che fu portato via in una nave con tre regine, una delle quali era sua sorella [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana la Fata]], l'altra la regina del Galles del Nord e la terza quella delle Terre Desolate. Non conosco altra testimonianza che quella dell'eremita che un tempo era stato arcivescovo di Canterbury e che riferì che le dame avevano portato da lui un corpo perché lo seppellisse. Tuttavia egli non sapeva con certezza se si trattasse davvero del cadavere di artù, perché questa storia la fece mettere per iscritto ser Bedivere, cavaliere della Tavola Rotonda. (pp. 712-713)
*In varie parti d'Inghilterra si crede che re Artù non sia morto e che, per volontà di Nostro Signore Gesù, viva in un altro luogo da dove tornerà per conquistare la Santa Croce. Io però non mi sento di affermarlo, e preferisco dire che in questo mondo egli lasciò la sua vita. Molti sostengono anche che sulla sua tomba siano scritte queste parole:<br><div class="center">{{maiuscoletto|Hic iacet Arthurus Rex quondam rexque futurus}}</div> (p. 713)
*{{NDR|Su [[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]]}} Quando seppe della morte del re e di tutti i nobili cavalieri compreso ser Mordred, ella riparò in gran segreto con cinque dame ad Almesbury dove si fece monaca indossando la veste bianca e nera, e vivendo in penitenza come se fosse stata la più grande peccatrice di questa terra. Da allora nessuna creatura riuscì più a renderla felice, e visse tra digiuni, preghiere e opere di carità al punto che tutti si stupirono della purezza dei sui nuovi costumi. Con il tempo, come era da aspettarsi, divenne anche badessa e governatrice del monastero. (p. 713)
*La guerra che ha portato alla morte i più nobili cavalieri del mondo è divampata a causa mia e di quest'uomo, e l'amore che ci legava ha causato la rovina del sovrano più onorato della terra. Lancillotto [...] ho assunto questo stato per salvare la mia anima e, con la grazia di Dio e per le piaghe della Sua Passione, confido che dopo la mia morte potrò contemplare il volto benedetto di Gesù Cristo e sedere alla Sua destra nel giorno del Giudizio, poiché in cielo vi sono dei santi che furono peccatori in terra. Perciò, ser Lancillotto, vi supplico di cuore per l'amore che ci fu tra noi di non posare mai più lo sguardo su di me. Vi comando anche, in nome di Dio, che lasciate la mia compagnia e torniate nel vostro regno per preservarlo da guerre e distruzioni. Così come vi ho amato fino ad ora, il mio cuore non mi permetterà più di incontrarvi dopo che a causa vostra e mia è stato annientato il fuore dei re e dei cavalieri. Rientrate dunque nelle vostre terre e prendete moglie per vivere con lei in gioia e letizia. L'unica supplica che il mio cuore vi rivolge è che invochiate il Signore Eterno perché mi conceda di fare ammenda dei miei peccati. ([[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]], p. 716)
*«[...] Nella ricerca del Sangrail avrei abbandonato le vanità mondane se non fosse stato per l'amore che vi portavo, e se allora lo avessi fatto con tutto il mio cuore, la volontà e il pensiero, avrei superato ogni altro cavaliere a eccezione di ser Galahad mio figlio. Se voi vi siete votata alla perfezione, è giusto che lo faccia anch'io perché, mi sia testimone Iddio, solo in voi ho avuto la mia gioia terrena. Se il vostro cuore fosse stato diversamente disposto, vi avrei portata con me nel mio regno. Ma poiché tale è la vostra volontà, vi giuro che se troverò un eremita che voglia accogliermi, a qualunque ordine appartenga, farò penitenza e pregherò fino al termine della mia vita. Ora, madama, vi prego di baciarmi un'ultima volta.»<br>«Non lo farò mai» si schermì la regina «e astenetevi anche voi da tali atti.» (pp. 716-717)
*Supplico Dio Onnipotente che non mi sia mai più possibile vedere ser Lancillotto con i miei occhi mortali. ([[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]], p. 719)
*Quando riporto alla mente la bellezza e la nobiltà della regina e del suo re e li vedo ora giacere insieme, il mio cuore non può sostenere il mio corpo afflitto. Quando poi rifletto che per mia colpa, orgoglio e superbia sono entrambi periti, essi che non avevano pari tra le genti cristiane, il ricordo della loro cortesia e della mia gratitudine mi fa mancare il cuore al punto di non potermi reggere in piedi. ([[Lancillotto]], p. 720)
*Ah, Lancillotto [...] guida di tutti i cavalieri cristiani, impareggiabile tra i valorosi, ora giaci qui. Eri il più cortese cavaliere che abbia mai portato lo scudo, l'amico più sincero nei confronti di chi ti amava tra quanti hanno mai cavalcato, il più fedele amante tra i peccatori che abbiano mai amato una donna, l'uomo più gentile che abbia mai brandito una spada. La tua bella persona primeggiava sempre tra una folla di cavalieri, e tu eri l'uomo più mansueto e più onorato tra quanti mai si siano intrattenuti a banchetto con le dame. Ma eri anche l'avversario più inflessibile per un nemico mortale che abbia mai posto la lancia in resta. (Hector de Maris, p. 722)
===Explicit===
====Originale====
Here is the end of the booke book of kyng Arthur & of his noble knyghtes of the rounde table | that whan they were hole togyders there was ever an C and xl | and here is the ende of the deth of Arthur | I praye you all Ientyl men and Ientyl wymmen that redeth this book of Arthur and his knyghtes from the begynnyng to the endyng | praye for me whyle I am on lyve that god sende me good delyveraunce | & whan I am deed I praye you all praye for my soule | for this book was ended the ix yere of the reygne of kyng edward the fourth | by syr Thomas Maleore knyght as Ihesu helpe hym from hys grete myght | as he is servaunt of Ihesu bothe day and nyght |<br>{{NDR|Thomas Malory, ''[https://archive.org/details/lemortedarthuror00malouoft/page/860/mode/2up Le Morte d'Arthur. The original edition of William Caxton now reprinted and edited with an introduction and glossary]'', a cura di H. Oskar Sommer, Londra, David Nutt, 1889}}
====Traduzione====
''Qui finisce il libro di re Artù e dei suoi nobili cavalieri della Tavola Rotonda, che nel loro insieme raggiungevano il numero di centocinquanta. E questa è anche la fine de'' La morte di Artù. '' Gentiluomini e gentildonne che avete letto il libro di Artù e dei suoi cavalieri dall'inizio alla fine, vi supplico di pregare finché sono in vita perché Dio mi mandi una buona liberazione. Quando poi sarò morto, vi chiedo di pregare tutti per la mia anima. Quest'opera fu terminata nel nono anno di [[Edoardo IV d'Inghilterra|re Edoardo IV]] dal cavaliere sir Thomas Malory che Gesù aiuti con la Sua grande potenza, poiché è servo di Cristo di giorno come di notte.''<br>{{NDR|Thomas Malory, ''Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri'', volume secondo, a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Milano, Oscar Classici Mondadori, 1985. ISBN 88-04-41154-6}}
==Citazioni su Thomas Malory==
*Malory fu in realtà il primo scrittore su commissione [...]. Quando [[William Caxton|Caxton]] costruì la sua pressa da stampa, chiese al povero vecchio Malory di scrivere qualcosa, ed egli acconsentì mettendo insieme tutte le storie che conosceva: tutte le storie tramandate dalla tradizione orale. Poi, a poco a poco, con la proliferazione dei libri, la gente dimenticò quelle storie o non si curò di ricordarle. Così, i racconti che Malory ambientò nel XII secolo descrivevano eventi accaduti molto tempo prima [...]. E, come accade per tutti i miti, essi assunsero le tinte dell'epoca in cui vennero scritti. Gli ''Idilli del re'' di [[Alfred Tennyson|Tennyson]], per esempio, oppure le opere di [[Edward Burne-Jones|Burne-Jones]] e dei Preraffaelliti, descrissero e dipinsero le leggende arturiane del XII secolo secondo la sensibilità della propria epoca. Finendo così per rivelare più cose sull'età vittoriana che sulla leggenda stessa. ([[John Boorman]])
*Sì, possiamo immaginarci sir Thomas Malory come un adorabile primitivo, un innamorato di cose nobili e belle e grandi, finché non sappiamo, in base alle moderne ricerche che l'hanno identificato con un personaggio della parrocchia di Monks Kirby nella contea di Warwick, figura più di bandito che di {{sic|compíto}} gentiluomo, che per via delle sue violenze e rapine fu spesso in prigione, e in prigione scrisse appunto le sue storie di cavalleria. ([[Mario Praz]])
==Bibliografia==
*Thomas Malory, ''[https://archive.org/details/lemortedarthuror00malouoft/page/34/mode/2up Le Morte d'Arthur. The original edition of William Caxton now reprinted and edited with an introduction and glossary]'', a cura di H. Oskar Sommer, Londra, David Nutt, 1889.
*Thomas Malory, ''Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri'', due volumi, a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Milano, Oscar Classici Mondadori, 1985. ISBN 88-04-41154-6
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Malory, Thomas}}
[[Categoria:Scrittori britannici]]
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/* Libro VIII */
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wikitext
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Sir '''Thomas Malory''', o '''Maillorie''', '''Mallory''', '''Maleore''' (1409 – 1471), scrittore inglese.
==''La morte di Artù''==
===Incipit===
[[File:Morte Darthur incipit (cropped).jpg|thumb|Incipit dell'edizione del 1485 stampata da [[William Caxton]]]]
====Originale====
Hit befel in the dayes of Uther pendragon when he was kynge of all Englond | and so regned that there was a myȝty duke in Cornewaill that helde warre ageynst hym long tyme | And the duke was called the duke of Tyntagil | and so by meanes kynge Uther send for this duk | chargyng hym to brynge his wyf with hym | for she was called a fair lady | and a passynge wyfe | and her name was called Igrayne | So whan the duke and his wyf were comyn unto the kynge by the meanes of grete lordes they were accorded bothe | the kynge lyked and loved this lady wel | and he made them grete chere out of mesure | and desyred to have lyen by her | But she was a passyng good woman | and wold not assente unto the kynge | And thenne she told the duke her husband and said I suppose that we were sente for that I shold be dishonoured Wherfor husband I counceille yow that we departe from hens sodenly that we maye ryde all nyghte unto oure owne castell<br>{{NDR|Thomas Malory, ''[https://archive.org/details/lemortedarthuror00malouoft/page/34/mode/2up Le Morte d'Arthur. The original edition of William Caxton now reprinted and edited with an introduction and glossary]'', a cura di H. Oskar Sommer, Londra, David Nutt, 1889}}
====Traduzione====
Al tempo in cui [[Uther Pendragon]] governava su tutta l'Inghilterra, vi era in Cornovaglia un potente duca, signore di Tintagel, che gli faceva guerra da molti anni. Attraverso degli emissari, un giorno il re lo convocò ordinandogli di portare con sé anche la moglie, che aveva nome [[Igraine]] e fama di essere molto assennata. Quando il duca arrivò alla presenza del sovrano, per intercessione dei più nobili baroni si riconciliò con lui, ma il re si innamorò di sua moglie, la festeggiò oltre misura e desiderò di giacere con lei. Igraine, che era una donna onesta e leale, non solo non vi consentì, ma anzi disse al marito:<br>«Credo che siamo stati chiamati qui perché io vi perdessi il mio onore. Vi consiglio quindi di andare via senza indugio e di raggiungere questa notte stessa il nostro castello.»<br>{{NDR|Thomas Malory, ''Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri'', volume primo, a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Milano, Oscar Classici Mondadori, 1985. ISBN 88-04-41154-6}}
===Citazioni===
====Libro I====
[[File:Story of Merlin - Arthur's conception.png|thumb|Il concepimento di Artù]]
*«Ecco cosa voglio, sire» disse allora Merlino. «La prima notte che trascorrerete con Igraine concepirete in lei un figlio che mi farete consegnare appena sarà venuto alla luce. Io lo alleverò dove più mi piacerà, affinché a voi derivi onore e al bambino i vantaggi che gli spettano.»<br>«Sarà fatto come volete» accondiscese il re.<br>«Ora preparatevi» aggiunse Merlino. «Questa notte stessa vi coricherete al fianco di Igraine nel castello di Tintagel, e avrete le sembianze di suo marito; Ulfius assumerà l'aspetto di ser Brastias e io quello di ser Jordans, due cavalieri del duca. Ma badate di non rivolgere domande né a lei né ai suoi uomini; dite che non vi sentite bene, affrettatevi ad andare a letto, e domani mattina non vi alzate prima del mio arrivo. Il castello non è che a dieci miglia da qui.»<br>Fu dunque fatto come era stato deciso. Ma poiché il duca aveva visto il re lasciare l'assedio di Terrabil, quella stessa notte uscì dal castello attraverso una postierla per attaccare l'esercito regale e rimase ucciso nella sortita prima ancora che il sovrano fosse arrivato a Tintagel. Così re Uther giacque con Igraine più di tre ore dopo la morte del duca e, in quella notte, concepì Artù. Allo spuntare del giorno, dopo che Merlino fu arrivato per dirgli di prepararsi, egli baciò la dama e partì in gran fretta. E quando Igraine sentì dire che, secondo tutte le testimonianze, il marito era morto prima dell'arrivo di Uther, si chiese con grande stupore chi potesse essere l'uomo che si era coricato con lei nelle sembianze del suo signore e ne pianse segretamente senza farne parola ad alcuno. (p. 7)
*Non passò molto, quindi, che un mattino Uther e Igraine si sposarono tra la gioia e il tripudio generale, e, per volere del re, nella stessa occasione re Lot di Lothian e di Orkney sposò Morgawse, che sarebbe stata la madre di [[Gawain|Galvano]], e re Nentres della terra di Garlot sposò Elaine. La terza sorella, [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana la Fata]], fu invece messa a studiare in un convento dove divenne molto dotta in negromanzia. In seguito sarebbe stata maritata a re [[Urien|Uriens]] della terra di Gore, padre di [[Ywain|ser Ivano il Biancamano]]. (p. 8)
*E quando i mattutini e la prima messa ebbero termine, nel camposanto dietro l'altare maggiore fu vista una grande roccia quadrangolare simile a un blocco di marmo, che sorreggeva nel mezzo una sorta di incudine d'acciaio alta un piede in cui era infitta una bella spada. Intorno all'arma una scritta in lettere d'oro diceva:<br><div class="center">{{maiuscoletto|Colui che estrarrà questa spada dalla roccia e dall'incudine è il legittimo re di tutta l'inghilterra.}} (p. 10)
[[File:An island story; a child's history of England (1906) (14801002423).jpg|thumb|Artù estrae la spada dalla roccia]]
*Il giorno di Capodanno, terminata la messa, i baroni cavalcarono al campo, alcuni per giostrare, altri per torneare. Tra di essi vi era anche ser Ector accompagnato dal figlio ser Kay e dal giovane [[Re Artù|Artù]], fratello di latte di quest'ultimo. Ser Kay, che era stato fatto cavaliere nel giorno di Ognissanti, accortosi quando era già in cammino di avere dimenticato la spada nell'alloggio del padre, pregò Artù di andargliela a prendere.<br>«Volentieri» rispose il giovane allontanandosi in fretta. Giunto a casa, scoprì però che la dama e tutti gli altri erano usciti per assistere alle giostre. Ne fu addolorato, ma poi si disse:<br>"Andrò al camposanto a prendere la spada che è infitta nella roccia. Mio fratello non deve rimanere senza un'arma in una giornata come questa."<br>Si diresse quindi verso il camposanto; scese di sella, legò il cavallo a un montante e si avvicinò alla tenda che nascondeva la roccia. Non trovandovi i cavalieri che vi erano stati lasciati di guardia e che infatti erano andati alle giostre, afferrò l'impugnatura della spada e la estrasse con un strappo deciso, ma senza sforzo. Poi riprese il cavallo e raggiunse ser Kay per consegnargliela. Appena il fratello la vide, la riconobbe subito. Allora si avvicinò al padre egli disse:<br>«Signore, ecco la spada della roccia. Dunque devo essere io il re di questa terra.»<br>Ser Ector osservò l'arma; quindi tornò indietro con i due giovani, smontò da cavallo, entrò nella chiesa e ordinò a ser Kay di ripetergli con precisione come l'avesse presa faccendolo giurare sul Libro Sacro.<br>«Me l'ha portata mio fratello Artù, signore» disse allora ser Kay.<br>«E tu, come l'hai avuta?» chiese ser Ector ad Artù.<br>«Ecco, signore, quando sono tornato a casa a prendere la spada di ser Kay, non ho trovato nessuno che me la potesse dare; allora, pensando che mio fratello non dovesse rimanere disarmato, sono venuto qui e ho estratto l'arma dalla roccia senza alcuna fatica.» (pp. 11-12)
*Ser Ector e ser Kay si inginocchiarono a terra.<br>«Ahimè, perché vi inginocchiate davanti a me, voi che siete mio padre e mio fratello?» chiese loro Artù.<br>«No, mio signore, non è così. Io non sono vostro padre e non sono nemmeno del vostro stesso sangue. Vedo che discendete da un lignaggio ben più nobile di quanto credessi.»<br>Egli gli raccontò come gli fosse stato affidato, perché lo allevasse, dallo stesso Merlino. Nel sentire che ser Ector non era suo padre, il giovane provò un profondo dolore, ma il cavaliere continuò:<br>«Quando sarete re, vorrete essere il mio buono e grazioso signore?»<br>«In caso contrario sarei da biasimare» fu la risposta di Artù. «Siete l'uomo a cui devo di più insieme alla mia buona signora e madre, vostra moglie, che mi ha nutrito e allevato come figlio suo. Se Dio vorrà ch'io sia re come voi dite, potrete chiedermi tutto quello che sarà in mio potere di concedervi, e io non vi mancherò!» (pp. 12-13)
*«Per quale motivo quel ragazzo è divenuto vostro re?»<br>«Signori, è figlio legittimo di Uther Pendragon e di Igraine, moglie del duca di Tintagel» rispose loro Merlino.<br>«Allora è bastardo!» esclamarono tutti.<br>«No; Artù fu concepito più di tre ore dopo la morte del duca, e tredici giorni più tardi re Uther sposò Igraine. È quindi provato che non è bastardo, e chi lo afferma sappia che Artù sarà re e avrà ragione di tutti i suoi nemici, e che, prima di morire, avrà regnato a lungo su tutta l'Inghilterra e avrà condotto sotto il proprio comando Galles, l'Irlanda, la Scozia e molti altri regni.» (p. 15)
*Dovremmo forse accettare che un interprete di [[Sogno|sogni]] ci esorti alla viltà? ([[Lot (ciclo arturiano)|Lot]], p. 16)
*Ecco allora giungere in campo [[Ban di Benoic|re Ban]], fiero come un leone e con le insegne a bande verdi in campo d'oro.<br>«Ahimè, ora temo davvero che saremo sconfitti!» esclamò re Lot vedendolo. «Quello è il cavaliere più valoroso del mondo e anche l'uomo più rinnomato. Moriremo o saremo costretti a ritirarci, ma se dovremo farlo sarà bene che impieghiamo valore e saggezza, perché altrimenti perderemo ugualmente la vita!» (p. 26)
*[...] è preferibile uccidere un vile piuttosto che, a causa di un codardo, perdere tutti la vita. ([[Lot (ciclo arturiano)|Lot]], p. 28)
*«Siete un uomo straordinario!» esclamò allora Artù.<br>«Però mi stupisce molto sentirvi dire che morirò in battaglia.»<br>«Non ve ne meravigliate, è la volontà di Dio che il vostro corpo sia punito per le vostre azioni impure. Io invece dovrei essere triste, perché morirò di una morte vergognosa, sotterrato ancora vivo. Almeno la vostra sarà una fine onorevole.» ([[Re Artù]] e [[Mago Merlino]], p. 34)
*Merlino è a conoscenza, come del resto voi, ser Ulfius, di come re Uther venne da me nel castello di Tintagel con le sembianze di mio marito che era morto tre ore prima, e di come quella stessa notte mi fece concepire un figlio. Tredici giorni dopo egli mi sposò, e allorché il bambino nacque ordinò che fosse affidato a Merlino e allevato da lui. Da allora io non lo vidi mai più; né seppi quale nome gli era stato dato. ([[Igraine]], p. 35)
*«Ora siete in mio potere, e sono libero di decidere se uccidervi o risparmiarvi la vita. Ma se non vi darete per vinto sarò costretto a mettervi a morte» gli disse lo sconosciuto.<br>«Quando vorrà venire, la morte sia la benvenuta! Del resto, preferisco morire che disonorarmi arrendendomi a te» esclamò Artù balzandogli addosso. ([[Pellinore]] e [[Re Artù]], p. 39)
*«Ahimè, Merlino, lo avete ucciso!» gli disse Artù. «Era il cavaliere più nobile del mondo, ed io preferirei essere privato delle mie terre piuttosto che saperlo morto.»<br>«Non ve ne date pensiero, è più sano di voi» gli rispose Merlino. «È solo addormentato, ma si risveglierà fra tre ore. Vi avevo detto che era un cavaliere forte e coraggioso, e vi avrebbe ucciso se io non fossi intervenuto. Ma da ora in poi egli vi renderà ottimi servigi; il suo nome è [[Pellinore|Pellinor]], e un giorno avrà due figli di valore impareggiabile che si chiameranno Percival e Lamorak il Gallese. E sarà ancora Pellinor a rivelarvi il nome del figlio che avete concepito in vostra sorella e che sarà la rovina del regno.» (p. 40)
[[File:Boys King Arthur - N. C. Wyeth - p16.jpg|thumb|Artù riceve Excalibur]]
*Proseguirono il cammino finché si trovarono sulla riva di un lago vasto e ameno, dal quale videro emergere un braccio rivestito di sciamito bianco: esso terminava in una mano che stringeva una magnifica spada.<br>«È quella l'arma di cui vi parlavo» disse Merlino ad Artù. E poiché in quel momento una donna passava sul lago, il re chiese chi fosse.<br>«È la [[Dama del Lago]]; sul fondo di questo specchio d'acqua si trova una caverna che ha l'interno decorato con tale ricchezza da renderlo la residenza più piacevole del mondo» gli spiegò Merlino. «Ora la dama si avvicinerà; allora voi dovrete pregarla cortesemente di darvi la spada.»<br>Infatti la dama si diresse verso Artù e lo salutò, e il re, dopo aver ricambiato il saluto, le chiese:<br>«Di chi è la spada che quel braccio tiene alta sull'acqua? Io sono senza armi, e vorrei che fosse mia.»<br>«Essa mi appartiene» gli rispose la dama «ma se mi concederete un dono allorquando ve lo chiederò, sarà vostra.»<br>«Ve lo accorderò, sulla mia parola» le promise Artù.<br>«Allora montate sulla barchetta che vedete laggiù, raggiungete a remi la spada e prendetela insieme al suo fodero. Io reclamerò il mio dono quando lo riterrò opportuno».<br>Artù e Merlino smontarono di sella e legarono i cavalli a due alberi. Poi salirono sulla piccola imbarcazione e, quando ebbero raggiunto la mano e la spada, il re ne afferrò l'impugnatura e la trattenne, mentre mano e braccio scomparivano sott'acqua. (pp. 40-41)
*«Vi piace più l'arma o il fodero?» gli chiese Merlino.<br>«Preferisco la spada.»<br>«Non siete molto saggio, perché il fodero vale dieci volte di più! Finché lo avrete al fianco, esso impedirà alle vostre ferite di sanguinare, per quanto gravi possano essere. Quindi badate a non abbandonarlo mai.» (p. 41)
*Poi re Artù fece cercare, sotto pena di morte, tutti i bambini che erano nati il primo di maggio concepiti da baroni e da dame, perché Merlino gli aveva detto che proprio in quella data aveva visto la luce di colui che lo avrebbe ucciso. Tra i numerosi figli di signori scovati e mandati a corte, si trovava anche [[Mordred]], il figlio della moglie di re Lot.<br>I fanciulli vennero messi su una nave che fu lasciata alla deriva sul mare, ma il caso volle che essa naufragasse ai piedi di un castello e che tutti i bambini morissero salvo proprio Mordred che ne era stato scagliato fuori e che fu ritrovato da un buon uomo che lo allevò. Quando poi il fanciullo ebbe compiuto i quattordici anni, fu mandato a corte, come narreremo verso la fine del libro della Morte di Artù. Ora diremo che i baroni del regno furono molto addolorati per la morte dei loro figli e ne incolparono più Merlino che Artù, ma poi rimasero in pace sia per timore sia per lealtà nei confronti del sovrano. (p. 43)
====Libro II====
[[File:The Death of Balin and Balan.png|thumb|La morte di Balin e Balan]]
*«Ah, bella damigella, dignità, virtù e valore non sono riposti solo nell'[[abbigliamento]]!» esclamò [[Sir Balin|Balin]]. «La virilità e l'onore sono celati nella persona, e vi sono molti insigni cavalieri ignoti a tutti, a riprova che il pregio e l'ardimento non hanno alcun rapporto con le vesti che indossano.» (p. 46)
*Non pochi pensano di fare scorno a un [[avversario]], e poi scoprono che il loro intento si è ritorto a loro danno. ([[Sir Balin]], p. 50)
*Badate, sire, di conservare con cura il fodero di Excalibur e ricordate che finché l'avrete con voi le vostre ferite, per quanto gravi, non sanguineranno. ([[Mago Merlino]], p. 57)
*Rimasto disarmato, {{NDR|[[Sir Balin]]}} si precipitò allora alla ricerca di un'altra arma entrando prima in una stanza poi un'altra e in un'altra ancora, senza riuscire a trovare nulla e sempre incalzato dappresso da [[Re Pescatore|re Pellam]]. Infine varcò la porta di una camera meravigliosamente decorata e vide che vi si trovava un uomo disteso su un letto coperto dai più splendidi drappi d'oro che si possano immaginare. Vicino al letto, su un tavolo d'oro puro sorretto da quattro zampe d'argento, era posata una lancia di singolare fattura. Balin la afferrò, si volse a fronteggiare Pellam e lo colpì con forza, facendolo cadere in terra privo di sensi. Allora il tetto e le mura del castello crollarono e anche Balin fu gettato al suolo, dove rimase senza potersi muovere. [...] Da allora re Pellam rimase infermo per molti anni, e guarì solo quando fu curato da [[Galahad]], il nobile principe, nel corso della ricerca del [[Graal|Sangrail]] – il bacile che conteneva il sangue di Nostro Signore Gesù Cristo portato in Inghilterra da Giuseppe d'Arimatea, cui un tempo era appartenuto anche lo splendido letto. La [[Lancia di Longino|lancia]] che aveva inferto il [[Colpo Doloroso]] era la stessa con cui Longino aveva ferito Nostro Signore al cuore, e poiché re Pellam era affine alla stirpe di Giuseppe e l'uomo più degno di quei tempi, la sua infermità provocò dolore, lutti e pene. (pp. 61-62)
*«Fratello, mi hai ucciso e io ho ucciso te. Il mondo intero parlerà di noi» disse poi Balin quando si fu ripreso.<br>«Perché mai non ti ho riconosciuto!» si lamentò Balan. «Avevo notato le due spade, ma dato che portavi uno scudo non tuo ti avevo creduto un altro.»<br>«È colpa di uno sciagurato cavaliere che facendomelo cambiare ci ha dato la morte. Se potessi sopravvivere distruggerei il castello per i malvagi costumi che alberga.»<br>«E sarebbe ben fatto!» approvò Balan. «Da quando vi arrivai non ebbi più la possibilità di ripartirne perché uccisi il cavaliere che era a guardia dell'isola. Lo stesso accadrà anche a te, fratello. Avresti dovuto uccidermi, come del resto hai fatto, ma poi metterti in salvo con la fuga.»<br>In quel mentre sopraggiungeva la signora del castello con quattro cavalieri, sei dame e sei servitori, e sentì le pietose parole che si scambiavano i fratelli.<br>«Uscimmo entrambi da un medesimo sacello, il ventre di nostra madre, e giaceremo insieme in una stessa fossa» dicevano. (p. 66)
*Il mattino successivo comparve Merlino e fece incidere in lettere d'oro sulla tomba dei fratelli una scritta che diceva:<br><div class="center">{{maiuscoletto|Qui giace Balin il Selvaggio, che era il cavaliere dalle due spade che inferse il Colpo Doloroso.}}</div><br>Poi, presa la spada di Balin e sostituitone il pomo con un altro, ordinò a un cavaliere di brandirla, ma quello non vi riuscì nonostante i ripetuti sforzi. Allora Merlino scoppiò a ridere.<br>«Perché ridete?» gli chiese il cavaliere.<br>«Solo i campioni migliori del mondo potranno maneggiare questa spada, cioè [[Lancillotto]] e suo figlio Galahad. E con quest'arma Lancilotto ucciderà ser Galvano, il nipote di re Artù» gli rispose Merlino, che fece incidere la profezia sul pomo della spada.<br>Poi operò perché un ponte di ferro e di acciaio collegasse l'isola con la terraferma, e lo fece largo solo mezzo piede perché soltanto l'uomo più eccellente e mondo da malizia e villania potesse avere l'ardire di attraversarlo. Inoltre lasciò sull'isola il fodero della spada di Balin perché Galahad potesse trovarlo, e fece sì che per magia la spada restasse infissa in un blocco di marmo grande come la mola di un mulino, che galleggiò per molti anni nella corrente di un fiume fin sotto le mura di Camelot. Un giorno di Pentecoste Galahad, il nobile principe, che aveva già trovato il fodero, avrebbe estratto la spada così come è narrato nel libro del Sangrail. (p. 67)
====Libro III====
[[File:The Beguiling of Merlin by Edward Burne-Jones.jpg|thumb|Merlino e la Dama del Lago]]
*Che un re tanto illustre per nobiltà e valore voglia prendere in moglie Ginevra è la notizia più bella che abbia mai ricevuto [...]. Gli offrirei volentieri anche le mie terre se pensassi di poterlo compiacere, ma ne ha già tante e sono certo che non ne ha bisogno. Gli farò quindi un dono che gradirà molto di più, perché gli consegnerò la [[Tavola Rotonda]] che mi fu data da Uther Pendragon. Essa può ospitare un massimo di centocinquanta cavalieri; cento li ho io stesso, ma gli altri mi sono stati uccisi. ([[Leodegrance]], p. 69)
*«Ma perché vi sono due seggi vuoti alla Tavola Rotonda?» chiese poi Artù a Merlino.<br>«Sire, sono destinati a uomini degni del più alto onore, e sul [[Seggio Periglioso]] siederà solo un cavaliere senza pari. Chiunque altro sarà tanto ardito da tentare di prendervi posto, sarà annientato.» (p. 72)
*Devi concedere [[misericordia]] a coloro che t'implorano, perché un [[cavaliere]] spietato è un cavaliere senza onore. ([[Gaheris]], p. 76)
*Così, portate a termine le tre ricerche affidate a ser Galvano, a ser Tor e a re Pellinor, re Artù confermò la nomina di tutti i cavalieri, assegnò terre a quelli che non avevano e impose loro di non commettere mai oltraggi o omicidi, di rifuggire sempre dal tradimento, di non comportarsi mai con efferatezza, ma di concedere grazia a chi la implorasse, sotto sanzione di perdere per sempre l'onore e la sua protezione. Inoltre il re ingiunse loro, pena di morte, di soccorrere sempre le dame, le damigelle e le gentildonne e di non ingaggiare combattimenti in contese ingiuste per amore o per beni mondani. Tutti i [[cavalieri della Tavola Rotonda]] giurarono in tal senso, i giovani come i vecchi, e ogni anno rinnovavano il giuramento in occasione della festa solenne della Pentecoste. (p. 87)
*Non passò molto che la [[Dama del Lago|Damigella del Lago]] partì e Merlino la seguì tentando più volte di farla sua con le proprie arti sottili, ma poi Nimue gli fece giurare di non fare mai più uso con lei dei suoi incantesimi, perché altrimenti non l'avrebbe mai avuta. [...] Poi Merlino e la damigella ripartirono per la Cornovaglia, e nel corso del viaggio egli le insegnò molti altri prodigi. Ma poiché le stava sempre intorno per cogliere la sua verginità, Nimue lo prese a noia e pensò di liberarsene; tuttavia non sapeva come fare anche perché ne aveva paura, dato che Merlino era figlio di un diavolo.<br>Ora, avvenne che un giorno Merlino le facesse vedere una caverna meravigliosa che si sprofondava sotto una grande pietra che la damigella, mettendo in opera le arti che aveva apprese, lo inducesse ad entrarvi per mostrarle i prodigi che essa nascondeva. Poi fece in modo che egli non ne uscisse mai più di quante arti magiche mettesse in opera, e si allontanò lasciandolo prigioniero. (pp. 88-89)
====Libro IV====
*Ahimè, da quando sono stato incoronato non ho avuto un solo mese di riposo! ([[Re Artù]], p. 90)
*{{NDR|Su [[Sir Tor]]}} Parla poco e agisce molto di più, e non conosco nessuno qui a corte che sia di nascita più nobile, o che gli sia pari in valore e in possanza. ([[Re Artù]], p. 94)
*[...] mi sono impegnato a battermi ad oltranza e preferisco morire con onore piuttosto che vivere nella vergogna. Se mi fosse possibile perdere la vita cento volte, piuttosto che arrendermi a voi sceglierei lo stesso di morire. Sono senza armi, ma non senza onore, e del resto se ucciderete un uomo inerme, il disonore ricadrà su di voi. ([[Re Artù]], p. 101)
*{{NDR|Sulla [[Fata Morgana (mitologia)|Fata Morgana]]}} Mi vendicherò su di lei con tale durezza che tutto il mondo cristiano ne dovrà parlare, perché Dio sa che l'ho onorata e venerata più di ogni altra del mio sangue e che avevo più fiducia in lei che in mia moglie e negli altri miei parenti. ([[Re Artù]], p. 103)
*La gente dice che Merlino è figlio di un diavolo, ma io posso affermare di essere stato concepito da un demone sulla terra! ([[Ywain|Sir Ivano]], p. 105)
*[...] non è cavalleresco che uno resti in arcioni mentre l'altro è a piedi. (Moroldo, p. 112)
*Una dama tanto superba da non avere misericordia di un valoroso [[cavaliere]] non ha diritto alla felicità! ([[Dama del Lago]], p. 121)
====Libro V====
*In pace da lungo tempo, [[re Artù]] aveva indetto una festa sfarzosa. La Tavola Rotonda era al completo di tutti i suoi alleati sovrani, principi e nobili cavalieri quando, mentre egli sedeva sul trono, entrarono nella sala dodici vecchi che recavano rami d'ulivo nelle mani a significare di essere venuti come ambasciatori e messaggeri dell'imperatore Lucio, a quel tempo chiamato Dittatore o Procuratore del Bene Pubblico di Roma. Giunti alla presenza del re, essi gli resero omaggio con un inchino e gli parlarono nel seguente modo:<br>«Il nobile e potente imperatore Lucio saluta il re di Britannia. Vi ordina di riconoscerlo come vostro signore e di inviargli il tributo che questo regno deve all'impero e che, come risulta dai documenti, già pagavano vostro padre e i vostri predecessori. Se agirete da ribelle e non lo riconoscerete come vostro sovrano, deterrete e tratterrete le vostre terre in contrasto con gli statuti e i decreti stabiliti dal nobile e illustre Giulio Cesare, conquistatore di questo paese e primo imperatore di Roma. Sappiate anche se vi opporrete alle sue richieste e ai suoi ordini, Lucio condurrà una guerra implacabile contro la vostra persona, i vostri regni e le vostre terre, e punirà voi e i vostri sudditi come esempio perpetuo per tutti i sovrani e i principi che rifiutano il tributo al nobile impero che domina sull'intero mondo.» (p. 131)
*[...] io non pagherò mai il tributo a Roma! A quanto so Belino e Brenio, sovrani di Britannia, hanno tenuto a lungo l'impero nelle proprie mani, come anche Costantino figlio di Elena: vi è quindi la prova palese che non dobbiamo alcun tributo e che anzi, essendo noi i loro discendenti, abbiamo il diritto di reclamare il titolo all'impero. ([[Re Artù]], p. 132)
*Artù presiedeva la Tavola Rotonda e appariva l'uomo più gagliardo che esista, capace di conquistare l'intera terra, che è ben poco per lui. (p. 134)
*Mentre il re era assopito nella propria cabina ebbe un sogno meraviglioso: gli parve che un [[drago]] terrificante, giunto in volo dalla parte d'Occidente, affogasse molta della sua gente. Esso aveva la testa smaltata d'azzurro e le spalle che brillavano come oro, il ventre simile a maglie di straordinari colori, la coda coperta di scaglie, le zampe di splendido zibellino e gli artigli come oro fino. Dalla bocca gli scaturiva un'orrenda fiamma che faceva apparire di fuoco la terra e il mare. Poi, in una nuvola, giungeva dall'Oriente un feroce cinghiale nero dagli artigli grandi come pilastri. Coperta da pelame irsuto, era la bestia più ripugnante che si fosse mai vista, e ruggiva e muggiva in modo incredibilmente orribile. Il drago allora si sollevava nell'aria come un falco e assaliva con violenza il cinghiale che rispondeva ferendolo al petto con le zanne grigie, e quel sangue bollente faceva rosseggiare il mare. Allora il drago volava a grandi altezze, poi si precipitava fragorosamente a colpire il cinghiale sulla sommità del dorso, lungo dieci piedi dalla testa alla coda, riducendogli in polvere le ossa e la carne, che prendevano a volteggiare per tutta l'ampiezza del mare.<br>Il re si svegliò di colpo e, sconcertato dal sogno, mandò a chiamare un saggio filosofo cui ordinò di spiegarne il significato.<br>«Sire» fu la risposta del sapiente «il drago rappresenta la vostra persona, i colori delle sue ali sono i regni che avete conquistato e le scaglie di cui è irta la coda rappresentano i nobili cavalieri della Tavola Rotonda. Il cinghiale che usciva dalle nuvole e che fu ucciso dal drago simboleggia un tiranno che tormenta il popolo, o forse anche che voi dovrete battervi di persona contro il più orrido e abominevole gigante che avrete mai visto in tutta la vita. Non avete dunque nulla da temere da questo sogno: andate avanti da conquistatore.» (pp. 135-136)
*Guardate quanto sono tronfi di orgoglio e di millanteria questi Britanni! [...] Si vantano come se avessero già conquistato il mondo intero! (p. 140)
====Libro VI====
*Poco tempo dopo che re Artù era tornato in Inghilterra da Roma i [[cavalieri della Tavola Rotonda]] si riunirono a corte per dedicarsi a giostre e a tornei. Non pochi cavalieri novelli compirono onorevoli gesta d'armi e superarono i compagni dando prova di valore e di prodezza, ma tra tutti spiccò [[Lancillotto|ser Lancillotto]] del Lago che fu il migliore nei tornei, nelle giostre e nelle prove d'armi sia al primo sia all'ultimo sangue, e non si fece mai sopraffare se non per tradimento o per incantesimo.<br>Dunque ser Lancillotto si meritò una tale unanime ammirazione che il libro francese dice che era il cavaliere migliore della corte dopo il ritorno del re da Roma. Per tutti questi motivi, la regina Ginevra lo predilesse tra gli altri, e poiché anche egli la ricambiava amandola più di qualunque altra dama o damigella della sua vita, compì per lei molte prodezze d'armi. (p. 157)
*[...] non posso impedire alla gente di dire quel che vuole, ma non penso affatto di prendere moglie, perché dovrei restare al suo fianco trascurando le armi, i tornei, le battaglie e le avventure. Quanto poi ad avere delle amiche, rifiuto il piacere che esse potrebbero darmi soprattutto perché sono timorato di Dio. Vedete, i [[Cavaliere|cavalieri]] che si danno all'adulterio e al libertinaggio non sono felici o fortunati in battaglia, e sono quasi sempre sopraffatti da cavalieri meno abili, oppure per caso e per malasorte uccidono uomini migliori di loro. Credo quindi che sarà sempre un infelice l'uomo che ha delle amanti, e che tutto ciò che avrà a che fare con lui sarà perseguitato dalla sorte. ([[Lancillotto]], p. 170)
*Ahimè, che peccato che un cavaliere debba morire senza le armi in mano! ([[Lancillotto]], p. 181)
====Libro VII====
*Artù dunque si era seduto a banchetto con vari altri sovrani e con tutti i [[cavalieri della Tavola Rotonda]], salvo quelli che erano stati fatti prigioniero o uccisi in scontri d'armi, quando i tre uomini fecero il loro ingresso nella sala. Due erano cavalieri di bell'aspetto e riccamente vestiti, e sulle loro spalle si appoggiava il terzo, il giovane più bello del mondo, alto, robusto e prestante, dal viso perfetto e dalle più grandi e splendide mani che si fossero mai viste, ma che si muoveva come se non riuscisse a reggersi senza essere sostenuto. Artù ordinò che si facesse silenzio e si lasciasse spazio per il loro passaggio, e i tre uomini avanzarono fino all'alta predella senza pronunziare una parola; poi il più giovane si trasse un poco indietro e, raddrizzandosi agilmente in tutta la persona, disse:<br>«Re Artù, Dio benedica voi e tutta la vostra bella certe e, in particolare, i compagni della Tavola Rotonda. Sono venuto per pregarvi di accordarmi tre doni, e poiché le mie richieste non sono irragionevoli e non vi causeranno danni o perdite, potrete concedermeli senza tema di essere disonorato. Il primo lo chiederò subito, e gli altri due tra un anno in questo stesso giorno dovunque vi troverete a celebrare la festa solenne.»<br>«Avrai quanto desideri» dichiarò il re.<br>«Allora, sire, questa è la mia prima supplica: datemi da mangiare e da bere a sufficienza per un anno, al termine del quale avanzerò le altre due preghiere.»<br>«Bel figliolo, ti consiglio di domandare di più: quello che hai espresso è un desiderio troppo umile» gli rispose Artù. «Il mio cuore prova grande inclinazione per te perché ritengo che tu discenda da una nobile schiatta: l'opinione che mi sono fatto risulterebbe fallace se non dovessi dimostrarti di altissimo lignaggio.»<br>«Sire, sia come deve essere, ho chiesto esattamente quello che volevo» replicò il giovane.<br>«Non credo che tu non lo conosca!» esclamò il re, che poi affidò il giovane a ser Kay il Siniscalco, ordinando che gli desse i migliori cibi e le migliori bevande e un corredo degno del figlio di un barone.<br>«Non ci sarà bisogno di spendere tanto per lui» osservò però ser Kay. «Secondo me è nato villano e non diventerà mai un gentiluomo, altrimenti vi avrebbe chiesto un cavallo e un'armatura. I suoi desideri rispecchiano invece la sua condizione. Comunque, dato che non ha nome, lo chiamerò [[Sir Gareth|Bellamano]] e lo porterò in cucina dove potrà mangiare tutti i giorni tanto di quel brodo che tra un anno sembrerà un porcello all'ingrasso.» (pp. 187-188)
*Appena i due uomini che avevano accompagnato il giovane furono ripartiti lasciandolo nelle mani di ser Kay, questi cominciò a schernirlo e a farsi beffe di lui. Ma [[Gawain|ser Galvano]] se ne adirò e [[Lancillotto|ser Lancillotto]] ordinò al siniscalco di smetterla, aggiungendo che era pronto a scommettere che si sarebbe dimostrato un cavaliere di grande valore.<br>«Non avete ragioni per ritenerlo» replicò il siniscalco. «Le sue rischieste mostrano la sua vera natura; non vuole che da bere e da mangiare e in fede mia deve essere cresciuto in un'abbazia dove, comunque andassero le cose, gli facevano sempre mancare il vitto! Per questo è venuto a cercarlo qui.» (p. 189)
*Così Bellamano fu mandato in cucina, e la notte dormiva con gli altri garzoni, sopportando tutto pazientemente per dodici mesi. Ma nel frattempo era riuscito a incontrare il favore generale, degli uomini come dei ragazzi, per la sua umiltà e la sua dolcezza. E ogni volta che vedeva dei cavalieri intenti alle giostre, se poteva si fermava ad osservarli e cercava in tutti i modi di trovarsi ovunque si svolgesse qualche prova di prodezza, così che accadeva che chiunque si esercitasse nel lancio di sbarre o di pietre si trovava sempre superato da lui di almeno due iarde. (p. 189)
*«In nome di Dio, ti assicuro che ho dovuto impegnarmi al massimo per non essere disonorato; perciò non dovrai temere nessun altro» disse Lancillotto a Bellamano.<br>«Credete che un giorno sarò in grado di tenere testa a qualunque provetto cavaliere?» gli chiese allora il giovane.<br>«Certamente, combatti come hai fatto oggi e io te ne sarò garante.»<br>«Adesso, quindi, vi prego di armarmi.»<br>«Però dovrai dirmi il tuo nome e il tuo lignaggio.»<br>«Ve lo dirò, signore, purché non lo riveliate ad alcuno.»<br>«Te ne do la mia parola, finché non sarà universalmente noto.»<br>«Mi chiamo Gareth e sono fratello germano di ser Galvano» gli disse infine Bellamano.<br>«Ah, signore, ne sono molto lieto! Ho pensato fin dal primo momento che doveste essere di sangue nobile e che non foste venuto a corte solo per mangiare e bere!» esclamò ser Lancillotto; dopo di che lo armò cavaliere. (pp. 192-193)
*[...] non lasciatemi morire quando una parola [[Cortesia|cortese]] potrebbe salvarmi! (Sir Pertolepe, p. 199)
*Un [[cavaliere]] deve tollerare qualunque cosa da parte di una [[damigella]] [...]. Per questo non ho badato alle vostre parole, per quanto ingiuriose fossero; anzi, quanto più mi offendevate e mi facevate montare in collera, tanto più sfogavo la mia ira contro gli avversari che incontravo. Così le vostre ingiurie mi hanno esortato a battermi e mi hanno indotto a cimentarmi per provarvi fino in fondo di cosa sono capace. Se ho cercato accoglienza nelle cucine di Artù, è stato solo per avventura, perché avrei potuto trovare di che sostentarmi in qualunque altro posto. Ma l'ho voluto fare per mettere alla prova i miei amici e perché un giorno si potesse sapere che sono un gentiluomo. ([[Sir Gareth]], p. 203)
*{{NDR|Su [[Sir Gareth]]}} Ha sconfitto tutti e quattro i fratelli e ucciso il Cavaliere Nero [...]. Ma prima ancora aveva fatto di più: aveva disarcionato ser Kay lasciandolo a terra mezzo morto e aveva affrontato un duro scontro con ser Lancillotto concludendolo alla pari. È stato allora che ser Lancillotto lo ha armato cavaliere. (p. 206)
*{{NDR|Su [[Sir Gareth]]}} Lancillotto era il cavaliere che il giovane amava di più; perciò rimase quasi sempre con lui anche perché, dopo che si fu assicurato della buona salute di ser Galvano, non volle più accompagnarsi a quell'uomo vendicativo che, quando odiava, era pronto anche a commettere omicidi. E a ser Gareth questo ripugnava. (p. 236)
====Libro VIII====
*Al tempo in cui Artù era re supremo d'Inghilterra, del Galles, della Scozia e di numerosi regni, v'erano altri sovrani che regnavano su molte contrade: un paio nel Galles, altrettanti in Cornovaglia e nell'Occidente, due o tre in Irlanda e un gran numero nel Settentrione, ma tutti costoro gli dovevano obbedienza ed erano suoi vassalli, al pari del re di Francia, del re di Bretagna, e di tutti gli altri baroni fino a Roma. (p. 241)
[[File:Arthur Hughes cartoon the Birth of Sir Tristram.jpg|thumb|La nascita di [[Tristano]]]]
*Ah, figlioletto mio [...] hai dato la morte a tua madre! Se in così giovane età sai giù uccidere, suppongo che diverrai un uomo gagliardo e, poiché morrò per averti messo al mondo, voglio che la mia ancella preghi il mio signore e Meliodas che al battesimo ti imponga il nome di [[Tristano]], a significare il dolore della tua nascita. (Elisabetta, p. 242)
*{{NDR|Su [[Tristano]]}} [...] egli diede inizio alle buone regole del trattare ogni tipo di cacciagione e introdusse i termini appropriati che sono in uso ancor oggi, onde il libro della caccia col falcone, al cervo e a ogni altro animale selvatico, è chiamato il libro di ser Tristano. Mi sembra pertanto che tutti i gentiluomini di antico blasone debbano giustamente onorarlo, perché è proprio da tali termini, che resteranno in uso fino al giorno del Giudizio, che gli uomini d'onore possono distinguere un gentiluomo da un uomo libero e quest'ultimo da un villano. Colui che è [[Gentilezza|gentile]] sarà infatti attratto dalle virtù cortesi e seguirà i nobili costumi degli uomini d'onore! (p. 244)
*Ora accadde che re Agwisance d'Irlanda mandasse a chiedere a [[Marco di Cornovaglia|re Marco di Cornovaglia]] il tributo che questi gli aveva corrisposto per molti inverni e che da sette anni aveva smesso di pagare. Il re e i suoi baroni ordinarono ai messaggeri di tornare dal loro signore con questa risposta:<br>«Noi non gli pagheremo alcun tributo e se vorrà esigerlo mandi in Cornovaglia un cavaliere fidato che combatta per il suo diritto, perché noi ne troveremo un altro che difenda il nostro.»<br>I messageri tornarono dunque con quella risposta che accese d'ira re Agwisance. Convocato ser Moroldo, un nobile e provato cavaliere, compagno della Tavola Rotonda e fratello della regina d'Irlanda, il sovrano gli disse:<br>«Bel fratello, ti prego di andare per amor mio in Cornovaglia a combattervi per il tributo che ci spetta. Sarai ben risarcito per tutto quello che spenderai e avrai più di quanto ti occorra.»<br>«Sire» rispose ser Moroldo «per il diritto vostro e della vostra terra non esiterò a dare battaglia al miglior cavaliere della Tavola Rotonda, conosco la maggior parte di loro e le imprese che hanno compiuto, e affronterò volentieri questo viaggio che accrescerà la fama delle mie gesta.» (p. 245)
*Raccomandami a mio zio re Marco e pregalo, se sarò ucciso in battaglia, di seppellire il mio corpo nel modo che riterrà più opportuno [...]. Sappia che non mi arrenderò per viltà e che mi farò uccidere piuttosto che fuggire: in tal modo il regno non sarà costretto al tributo per causa mia; ma se mi arrendersi dichiarandomi sconfitto o se fuggissi, digli che non dovrà mai seppellirmi in terra consacrata. ([[Tristano]], p. 248)
*Appena ser Moroldo ebbe scorto Tristano, gli disse:<br>«Giovane cavaliere, ser Tristano, che fate qui? Sono molto dispiaciuto che abbiate avuto tanto coraggio, perché dovete sapere che mi sono battuto con molti nobili cavalieri, i migliori di questo paese e del mondo intero, e li ho vinti tutti. Seguite dunque il mio consiglio e ripartite.»<br>«Ser Moroldo, cavaliere leale e ben provato» gli rispose ser Tristano «non posso rinunciare alla nostra contesa perché proprio oggi ho ricevuto l'ordine della cavalleria e mi sono impegnato ad acquistarmi onore combattendo contro di voi che avete fama di essere tra i cavalieri più stimati del mondo. Al contrario io non mi sono ancora cimentato con un buon cavaliere, ma confido in Dio che potrò comportarmi onorevolmente liberando per sempre la Cornovaglia da ogni genere di tributo da parte del vostro paese.»<br>Quando ser Moroldo ebbe inteso il suo intento, aggiunse:<br>«Bel cavaliere, poiché siete deciso ad acquistare merito a mio danno, voglio che sappiate che non sarete disonorato se riuscirete a resistere a tre dei miei colpi, perché è proprio per le mie nobili imprese, provate e vedute, che re Artù mi fece cavaliere della Tavola Rotonda.» (p. 249)
*Io non sono che un novello cavaliere e al primo cimento, ma piuttosto che tirarmi indietro preferirei essere fatto in cento pezzi! ([[Tristano]], p. 250)
*Con grande benevolenza, il re affidò Tamtrist alla custodia e alle cure della figlia Isotta la Bella, che era molto esperta di medicina. La fanciulla infatti scoprì che alla base della ferita vi era del veleno, e la guarì in poco tempo. Così il giovane forestiero nutrì per lei un grande amore, tanto più che non v'era al mondo pulzella o dama più bella, e in cambio delle sue cure le insegnò a suonare l'arpa. E anche Isotta cominciò a sentire una grande inclinazione verso di lui.<br>Ser Palamede il Saraceno, beneaccetto al re e alla regina, si trovava a quel tempo nel paese, e ogni giorno si presentava con molti doni a Isotta la Bella, che amava appassionatamente. Di ciò si avvide Tamtrist, cui era nota la fama di nobiltà e di ardimento del cavaliere, e siccome Isotta la Bella gli aveva anche detto che il Saraceno aveva intenzione di farsi battezzare per amor suo, tra i due cavalieri c'era grande gelosia e Tamtrist ne era molto contrariato. (p. 252)
[[File:Waterhousem Tristan and Isolde.jpg|thumb|Tristano e Isotta bevono il filtro d'amore]]
*Un giorno Isotta la Bella e la regina sua madre prepararono un bagno per Tamtrist. Mentre egli era immerso nell'acqua accudito da Governale e da ser Hebes e le due donne si affaccendavano da una parte all'altra della camera, il caso volle che la regina vedesse la spada del giovane posata sul letto e che malauguratamente la traesse dal fodero. Dopo averla ammirata a lungo, ché era invero un'arma molto bella, le due dame notarono che il filo della lama era rotto a un piede e mezzo dalla punta e che ne mancava un buon pezzo. Quella falla ricordò subito alla regina il frammento di spada trovato nel cranio di ser Moroldo.<br>«Ahimè, figlia mia» esclamò «costui è il cavaliere traditore che uccise mio fratello, tuo zio!»<br>Isotta ne fu amaramente turbata, ché amava profondamente Tamtrist e conosceva appieno la crudeltà della madre.<br>Intanto la regina si era prontamente recata nella propria camera e da un suo cofano aveva preso il framment di spada estratto dalla testa di ser Moroldo dopo la sua morte; quindi si era affrettata a tornare al letto su cui era posata l'arma di Tamtrist e vi aveva inserito il pezzo d'acciaio: esso combaciò con la tacca della lama quasi non se ne fosse mai distaccato.<br>Subito la dama impugnò fieramente la spada e con tutta la sua forza corse addosso a Tamtrist che era ancora nel bagno, sì che lo avrebbe tagliato in due se ser Hebes non l'avesse afferrata per le braccia strappandole l'arma di mano. Non avendo così potuto portare a termine il suo malvagio intento, la regina corse dal marito, re Agwisance, e, gettatasi in ginocchio, gli disse:<br>«Ahimè, mio signore, ospitate in casa vostra il traditore che uccise mio fratello ser Moroldo, nobile combattente e vostro servitore.»<br>«Chi è e dove si trova?» chiese il re.<br>«È Tamtrist, colui che mia figlia ha guarito.» (p. 255)
*Mio padre è ser Meliodas re di Liones e mia madre, che si chiamava Elisabetta, era sorella di re Marco di Cornovaglia. Ella morì nel darmi la luce nella foresta e, proprio per questo, prima di spirare ordinò che al battesimo mi fosse imposto il nome di Tristano, ch'io trasformai qui in Tamtrist poiché non volevo essere riconosciuto. Ho combattuto per il tributo della Cornovaglia per amore di mio zio e per il diritto di quella terra che egli possedeva da molti anni, e anche per accrescere il mio onore, perché ero stato fatto cavaliere proprio quel giorno ed ero al mio primo cimento. Solo per questo intrapresi la battaglia, e sappiate inoltre che ser Moroldo si sottrasse a me ancora in vita, abbandonando lo scudo e la spada. ([[Tristano]], p. 256)
*Col passare del tempo [...] sorsero dissidi e gelosie tra il re e il nipote a causa di una dama, moglie del nobile conte ser Segwaride, di cui entrambi erano innamorati. La dama amava molto ser Tristano che la ricambiava, poiché era invero bella, e il cavaliere lo aveva ben notato, e re Marco, accesosi anch'egli d'amore per lei, lo aveva saputo e ne era geloso. (p. 258)
*[...] benché tra loro vi fossero belle parole, finché visse re Marco non amò più il nipote {{NDR|[[Tristano]]}}, poiché ogni affetto si era spento per sempre. (p. 260)
*[...] colui che ha una segreta [[ferita]] è riluttante a mostrare apertamente l'ingiuria subita! (p. 260)
*[[Lancillotto|Ser Lancillotto]] non ha pari per gentilezza e cavalleria e, per il grande affetto che nutro per lui, non combatterò più di mia volontà contro di voi. ([[Tristano]], p. 264)
*[...] re Marco non smise mai di pensare in cuore suo al modo di far perire Tristano. Infine escogitò di mandarlo come suo messaggero in Irlanda a chiedere in moglie Isotta la Bella, di cui il nipote aveva tanto lodato l'avvenenza e la bontà. Ma tutto ciò era fatto con l'intento di farlo morire. (p. 265)
*Ser Tristano prese dunque il mare e, mentre si trovava nella cabina insieme ad Isotta, accadde che avessero sete e che lì accanto vi fosse una piccola fiasca d'oro contenente, a giudicare dal colore e dal sapore, un vino prelibato. Subito il giovane la prese dicendo:<br>«Madama Isotta, ecco la migliore bevanda che abbiate mai gustata e che la vostra ancella dama Brangania e il mio servitore Governale tenevano per sé.»<br>Risero entrambi di cuore e bevettero liberamente, brindando l'uno all'altra, sì che mai vino sembrò loro più dolce e prelibato. Ma appena l'ebbero inghiottito, essi si amarano sì intensamente che quel loro sentimento non li abbandonò mai più, nella buona e nella cattiva sorte. Era infatti quello il principio di un amore che li avrebbe accompagnati per tutti i giorni della vita. (p. 271)
*Non è da buon [[cavaliere]] cogliere un altro in svantaggio [...]. ([[Tristano]], p. 284)
*[...] uccisi ser Moroldo liberando la Cornovaglia dal tributo, e sono anche colui che salvò il re d'Irlanda da ser Blamor di Ganis e che vinse ser Palamede. Sono Tristrano di Liones e, con la grazia di Dio, libererò quest'infelice contrada. ([[Tristano]], p. 291)
*[...] molti dicono dietro le spalle di un uomo quello che non gli direbbero mai in faccia. ([[Lamorak]], p. 295)
====Libro IX====
*Se alla tua prima giostra ti inviano un buffone a combatterti, sei davvero tenuto in poco conto alla corte di Artù! (Damigella Maldicente, p. 302)
*Ah, bella damigella [...] vi prego di avere pietà e di non insultarmi oltre, perché la mia afflizione è grande abbastanza anche se non ne aggiungete del vostro. Tuttavia non mi considero un cattivo cavaliere per essere stato abbattuto da un compagno della Tavola Rotonda. ([[Sir Breunor]], p. 302)
*{{NDR|Su [[Sir Breunor]]}} [...] vi dico apertamente che è un bravo cavaliere, e che si proverà nobile e prode. Se non si tiene ancora saldo in sella è solo perché gliene mancano la pratica e l'esperienza, ma quando è il momento di maneggiare la spada sa colpire con forza e valentia, ed è ciò che hanno compreso ser Bleoberis e ser Palamede che, da uomini scaltriti dall'uso delle armi, sanno giudicare dal modo di cavalcare di un avversario se saranno in grado di rovesciarlo di sella o di assestagli un buon colpo. Ma per lo più essi non sono disposti a combattere a piedi con i giovani cavalieri, che sono agili e vigorosi. ([[Mordred]], p. 304)
*{{NDR|Su [[Glatisant la Bestia]]}} Si trattava della bestia con la testa da serpente, il corpo da leopardo, le natiche da leone e le zampe da cervo; inoltre, ovunque essa andasse, dal suo ventre scaturiva uno strepito quasi vi fossero trenta coppie di veltri latranti. (p. 314)
*[...] nessuno è conformato in modo da poter aver [[successo]] in ogni occasione: talvolta si ha la peggio per mala ventura e talaltra colui che è meno meritevole mette in svantaggio chi è migliore di lui. (p. 314)
*«Chi vorreste assalire?» chiese ser Lamorak.<br>«Ser Lancillotto del Lago: se mai lo incontrassimo non potrebbe sfuggirci e lo metteremo a morte!»<br>«Vi assumete un compito molto arduo, perché è un cavaliere nobile e ben provato» fu la risposta di ser Lamorak.<br>«Non ne dubitiamo, ma ognuno di noi è sufficientemente forte per tenergli testa.»<br>«Non lo credo» replicò ser Lamorak. «In tutta la mia vita non ho mai inteso d'alcun cavaliere che ser Lancillotto non riuscisse a superare.» (p. 315)
*[...] ognuno ritiene infatti che la propria dama sia superiore a ogni altra, e voi non dovete adirarvi se io lodo colei che maggiormente amo. Se la mia signora, la regina Ginevra, è ai vostri occhi la più avvenente, sappiate che la regina Morgawse sembra più bella ai miei, ed è ciò che ogni cavaliere pensa della propria dama. ([[Lamorak]], p. 316)
*Ho ricevuto una bella ricompensa per aver combattuto contro ser Moroldo e liberato il regno dalla sudditanza; e anche per aver portato in Cornovaglia la regina Isotta sopportando gravi costi e pericoli. Quale compenso mi fu dato per essermi battuto con ser Blamor di Ganis in difesa di re Agwisance padre di Isotta la Bella, e cosa mi venne per aver abbattuto ser Lamorak il Gallese su richiesta di re Marco, o per aver vinto il Re dei Cento Cavalieri e il re del Galles del Nord che minacciavano le sue terre? E ancora, per aver salvato la regina dal buon cavaliere ser Palamede, e per aver ucciso il potente gigante Tawlas? Sappia re Marco, che ora mi dà tale mercede, che fu solo per amor mio che molti nobili cavalieri della Tavola Rotonda hanno finora risparmiato i baroni di questa contrada! ([[Tristano]], p. 326)
*Ebbene, qui si può imparare che nessun [[cavaliere]] è tanto forte che non possa essere scavalcato, nessuno tanto saggio che non possa sbagliare, e che cavalca bene colui che non è mai caduto! ([[Dinadan]], p. 332)
*{{NDR|Su [[Tristano]]}} Gesù misericordioso! Dacché presi le armi non vidi mai un cavaliere compiere gesta sì stupefacenti! Se lo assalissi ora, recherei onta a me stesso. ([[Lancillotto]], p. 335)
*[...] un buon cavaliere deve sempre favorire un altro, giacché i simili sono attratti dai simili. (Re dei Cento Cavalieri, p. 336)
*[...] nell'ardore della lotta spesso si colpiscono gli amici al pari dei nemici. ([[Lancillotto]], p. 343)
*È difficile staccare la carne che è cresciuta intorno all'osso! ([[Lancillotto]], p. 348)
*Anche il [[Pecora e lupo|lupo]] lascerebbe in pace la pecora se si trovassero insieme nella stessa prigione! ([[Dinadan]], p. 348)
*Come dice il libro francese, [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana]] preferiva ser Lancillotto a ogni altro, e lo desiderava in ogni momento benché egli non acconsentisse ad amarla né a far nulla su sua richiesta. (p. 351)
====Libro X====
*Un [[cavaliere]] così ardito non morrà per mano di un branco di vigliacchi! ([[Tristano]], p. 357)
*Ahimè, Bella Isotta regina di Cornovaglia, perché mai vi amo? [...] Voi non avete colpa di questa mia pena e il biasimo ricade solo sui miei occhi: siete la più bella di tutte, e io da stolto non posso fare a meno di esservi devoto anche se non mi dimostrate né amore né cortesia, e amate riamata ser Tristano di Liones che è il cavaliere migliore del mondo. ([[Palamede (ciclo arturiano)|Palamede]], p. 373)
*«Ecco un castello che non potrebbe essere preso o conquistato con alcuna macchina da guerra» disse ser Dinadan indicandolo al compagno. «Vi dimora la regina Morgana la Fata: lo ricevette dal fratello re Artù, che se ne è poi pentito amaramente. Da quel momento non c'è stato più accordo tra loro e la sorella gli ha fatto guerra ogni volta che ha potuto mantenendo proprio in questo maniero un folto gruppo di armati al solo scopo di distruggere quanti sono cari al re. Infatti non vi passa alcun cavaliere che non debba combattere contro uno, due o persino tre avversari. Se poi appartiene ad Artù ed è sconfitto, perde cavallo, armatura e ogni altra cosa che possiede, e persino la libertà qualora non riesca a fuggire.»<br>«Dio mi protegga!» esclamò ser Palamede. «Fare guerra al proprio signore che è chiamato il fiore della cavalleria cristiana e pagana è un costume malvagio e indegno di una regina, e io vi porrò fine di tutto cuore. Morgana non riceverà mai alcun servigio da me, e se come penso mi manderà contro i suoi cavalieri, essi avranno dì che combattere!» (p. 377)
*«Ne ho visti di stolti come voi!» esclamò allora ser Dinadan adirato. «E uno proprio quest'oggi: se ne stava disteso accanto a una fonte con aria trasognata, lo scudo appoggiato al suolo e il cavallo poco distante, e sogghignava come un folle senza dire una parola. Compresi così che si trattava di un [[Innamoramento|innamorato]].»<br>«E voi non lo siete, bel cavaliere?» gli chiese ser Tristano.<br>«Maledetto chi lo è!» proruppe ser Dinadan.<br>«Avete torto, perché soltanto il cavaliere innamorato può essere prode» replicò ser Tristano. (pp. 408-409)
*«In guardia, cavaliere» gridò poi a ser Epinogrus. «È abitudine dei cavlieri erranti sfidarsi alla giostra.»<br>«È forse costume di tali cavalieri imporre di combattere che lo si voglia o no?»<br>«È tale per me, e tanto vi basti» replicò ser Dinadan. (p. 409)
*«[...] io non so cosa spinga ser Tristano e tanti altri innamorati a perdere la ragione e l'intendimento per delle donne!» commentò ser Dinadan.<br>«Come, siete un cavaliere e non siete innamorato? Vergognatevene: non potete certo essere chiamato prode se non venite a contesa per una dama.»<br>«Dio me ne guardi!» esclamò ser Dinadan. «Le gioie d'amore sono troppo brevi e le pene che ne derivano fin troppo durature.» (p. 412)
*«Ma perché siete tanto incollerito?»<br>«Ah, codardo, disonori la cavalleria!» lo ingiuriò ser Dinadan.<br>«Poco importa dal momento che mi metterò al vostro servizio e rimarrò sotto la vostra salvaguardia. Siete così prode che mi proteggerete» replicò ser Tristano.<br>«Il diavolo mi liberi da te! D'aspetto sei il migliore uomo d'armi che abbia mai visto, ma anche il più pusillanime.» (p. 413)
*"Date [[potere]] al [[villano]] e questi non ne avrà mai abbastanza". Infatti, laddove il governo è affidato a una persona di bassi natali mentre il signore delle terre è di nascita elevata, avverrà che il [[Plebe|plebeo]] non tollererà al proprio fianco alcun gentiluomo, e ne perseguirà anzi la rovina. (p. 417)
*{{NDR|Su [[Palamede (ciclo arturiano)|Palamede]]}} [...] tutti lo lodarono e affermarono che seppure ancora saraceno, era un credente della migliore specie, ben disposto d'animo e assolutamente leale e fedele alla parola data. (p. 420)
*Ora oso dire che siete la dama più bella che abbia mai visto, e che ser Tristano è un cavaliere prode e prestante quant'altri mai. Mi sembra perciò che siate fatti l'uno per l'altra! ([[Re Artù]], p. 441)
*Ah, Palamede, Palamede [...] perché sei così emaciato, tu che un tempo eri chiamato uno dei più bei cavalieri del mondo? Ah, non voglio più vivere questa vita perché amo colei che non potrò mai avere o conquistare! ([[Palamede (ciclo arturiano)|Palamede]], p. 452)
*«Signore, ecco come mi discolpo: in quanto alla regina Isotta, sappiate che l'amo da lungo tempo più di ogni altra, e a lei debbo gli onori che ho conquistato, ché altrimenti sarei rimasto il cavaliere più indegno del mondo. Ovunque andavo, il suo ricordo mi accompagnava e mi spingeva a compiere imprese meritevoli. Tuttavia finora non ebbi mai da lei ricompensa e pur essendo il suo cavaliere non ricevetti alcun guiderdone! Perciò, ser Tristano, non temo la morte perché, sapendo che non possiederò mai la mia regina, mi è indifferente vivere o morire, e se fossi armato come lo siete voi, mi batterei di buon animo.»<br>«La vostra stessa bocca ha rivelato il tradimento!» proruppe ser Tristano.<br>«Non ho commesso alcuna slealtà» protestò l'altro. «Ogni uomo è libero di amare, e benché abbia riposto il cuore nella vostra dama, ella è mia quanto è vostra. Se questo è un torto, allora sono colpevole, ma voi godete di lei e appagate il vostro desiderio, mentre io non ebbi mai nulla né spero di averlo in futuro, e tuttavia l'amerò quanto voi fino all'ultimo istante della mia vita.» (p. 453)
====Libro XI====
*Mentre in un giorno di Pentecoste, i cavalieri sedevano alla [[Tavola Rotonda]], si presentò ad Artù un eremita che vide il [[Seggio Periglioso]] e chiese al re e ai baroni perché non fosse occupato.<br>«Su quel seggio non siederà che colui che è destinato, ogni altro vi troverà la morte» gli fu risposto.<br>«Sapete chi è?» domandò allora l'eremita.<br>«Non lo sappiamo ancora.»<br>«Lo so io» dichiarò allora il sant'uomo. «Vi prenderà posto un cavaliere che non è stato ancora concepito, ma che nascerà quest'anno e sarà colui che conquisterà il Sangrail.» (p. 456)
*[...] entrò, giovane e bellissima, una damigella che recava tra le mani un vaso d'oro. Allora il re e tutti quanti si trovavano nella sala si inginocchiarono devotamente a pregare.<br>«Oh, Gesù!» esclamò ser Lancillotto. «Cosa può significare?»<br>«È il [[Graal|Sangrail]], l'oggetto più prezioso che alcun essere vivente possieda» fu la risposta del re. «Quando sarà portato altrove, la Tavola Rotonda si spezzerà.» (p. 458)
*A tempo debito, [[Elaine di Corbenic|Elaine]] partorì un bel bambino che fu allevato con cura e affetto e battezzato [[Galahad]], perché quello era il nome che ser Lancillotto aveva ricevuto al fonte battesimale e che poi la Dama del Lago aveva mutato in Lancillotto. (p. 460)
*Sappiate, ser Bors, che questo fanciullo è Galahad; siederà sul Seggio Periglioso e otterrà il Sangrail, e si dimostrerà migliore di suo padre ser Lancillotto. ([[Elaine di Corbenic]], p. 462)
*[...] solo gli uomini valorosi e retti che amano e temono Dio possono conquistare onore; altrimenti, per quanto arditi, non vi riescono. ([[Re Pescatore|Re Pelles]], p. 462)
*Ser Bors si era appena sdraiato di nuovo per riposare, quando sentì un grande frastuono provenire dalla camera vicina e si vide piovere dentro, non sapeva se dalle porte o dalle finestre, nugoli di frecce e di quadrelli tanto fitti da lasciarlo stupito; molti lo colpirono e lo ferirono nei punti in cui il suo corpo non era protetto.<br>Ed ecco sopraggiungere un orribile leone: ser Bors gli si fece incontro; la fiera gli portò via lo scudo, ma egli riuscì a mozzarle la testa. Non passò molto che nella corte vide un orrendo drago sulla cui fronte sembrava fossero scritte lettere d'oro che ser Bors pensò avessero il significato di "re Artù". Giunse poi un leopardo brutto e vecchio che si batté a lungo e accanitamente con il drago; ma a un certo punto questi sputò fuori dalla bocca qualcosa come un centinaio di piccoli draghi che uccisero e fecero a pezzi il leopardo.<br>Apparve poi nella sala e si mise a sedere su un bel seggio un vecchio che sembrava avere intorno al collo due vipere. Teneva in mano un'arpa e prese a cantare un'antica canzone che narrava come Giuseppe di Aramitea fosse giunto in quel paese. Quando ebbe finito, consigliò a ser Bors di andare via.<br>«Qui non incontrerete altre avventure» gli disse. «Vi siete portato con grande onore, e più ne acquisterete in futuro.»<br>Parve allora a ser Bors che giungesse una colomba candida recante nel becco un incensiere d'oro, e che la tempesta imperversata fino ad allora cessasse e si allontanasse di colpo, mentre la sala si empiva di straordinari profumi. Poi vide quattro fanciulli che portavano quattro bei ceri e in mezzo ad essi un vecchio con un cero in una mano e una lancia nell'altra. Si trattava dell'arma che aveva nome Lancia della Vendetta. (pp. 463-464)
*Dite [...] a ser Kay il Siniscalco e a ser Mordred che confido in Dio che sarò valoroso quanto loro, e non dimenticherò mai i motteggi e le derisioni che mi indirizzarono il giorno in cui fui investito cavaliere: non comparirò a corte finché tutti non parleranno di me con maggiore rispetto di quanto sia mai stato dimostrato loro. ([[Parsifal]], p. 472)
*{{NDR|Su [[Parsifal]]}} [...] era infatti uno dei migliori cavalieri del mondo, e in lui la vera fede era ben salda. (pp. 473-474)
*Ed ecco avvicinarsi il sacro vaso del Sangrail accompagnato da soavità e profumi di ogni sorta. I due cavalieri non poterono distinguere con chiarezza chi lo portava; solo ser Percival intravvide appena sia il vaso sia la vergine purissima che lo recava tra le mani. Immediatamente si trovarono entrambi perfettamente risanati nelle membra e nel corpo, e resero grazie a Dio in grande umiltà.<br>«Gesù» disse ser Percival «cosa significa che siamo guariti, mentre unmomento fa eravamo in punto di morte?»<br>«Lo so io» rispose ser Ector. «È stato il sacro vaso portato da una vergine e contenente il santo sangue di Nostro Signore Gesù Cristo. Solo un uomo di assoluta perfezione può vederlo.» (p. 474)
====Libro XII====
*Se la mia morte potesse giovarvi e la mia vita non vi fosse di alcuna utilità, ebbene, sarei pronta a morire per voi! ([[Elaine di Corbenic]], p. 481)
*«Ah, ser Tristano» esclamò allora ser Palamede «sapete bene che non posso battermi senza perdere l'onore. Voi siete allo scoperto e io sono armato: se vi uccidessi l'onta ricadrebbe su di me. Del resto, conosco la vostra forza e la vostra resistenza.»<br>«È vero, e adesso capisco quanto siete prode.»<br>«Vi prego, rispondete a una domanda.»<br>«Volentieri. Con l'aiuto di Dio vi dirò la verità.»<br>«Fate il caso che voi foste armato di tutto punto e io non lo fossi: cosa vi suggerirebbe di farmi l'onore cavalleresco?»<br>«Ora capisco!» esclamò ser Tristano. «Poiché devo dare il mio parere, Dio mi benedica, quel che dirò non sarà dettato dalla paura. Vi risponderò quindi che in tal caso non vorrei battermi e vi lascerei andare.»<br>«E anch'io non voglio. Perciò, prendete la vostra strada!»<br>«Posso sempre scegliere se restare o andar via, invece. Ma c'è una cosa che mi stupisce: perché un cavaliere valoroso come voi non vuole essere battezzato, mentre vostro fratello ser Safer si è fatto cristiano già da tempo?»<br>«Sebbene in cuor mio creda già in Gesù Cristo e nella sua dolce madre Maria, secondo un voto che ho fatto anni fa devo ancora affrontare uno scontro; poi mi farò battezzare, e con grande gioia.»<br>«In fede mia, allora non dovrete cercare a lungo quest'ultima battaglia! Dio non voglia che per colpa mia restiate ancora saraceno!» (p. 488)
*«E adesso?» gli chiese Tristano. «Ti ho alla mia mercé come poc'anzi mi avevate voi. Ma i cavalieri di corte non dovranno mai dire che ser Tristano ha ucciso un guerriero disarmato. Quindi, riprendete la vostra arma e portiamo a termine lo scontro.»<br>«Desidererei davvero di finirlo» rispose l'altro «ma non ho molta voglia di battermi ancora, anche perché l'offesa che vi ho arrecata non è tanto grave che non possiamo diventare amici. Osai dire che Isotta la Bella non ha pari tra le dame; non l'ho mai disonorata e, anzi, è grazie a lei che ho ottenuto gran parte dell'onore che mi sono conquistato. Le mie offese non furono mai rivolte alla regina, ma a voi, e oggi mi avete ripagato con un gran numero di colpi. Ad alcuni ho potuto rispondere, ma adesso devo ammettere che non ho mai incontrato un uomo forte e resistente quanto voi, salvo ser Lancillotto del Lago. Perciò, mio signore, vi chiedo di perdonarmi ogni cosa e di condurmi oggi stesso alla chiesa più vicina dove prima vorrei confessarmi e poi essere battezzato. In seguito andremo insieme alla corte di Artù per partecipare alla grande festa.»<br>«Allora prendete il cavallo: faremo come avete detto, e che Dio vi perdoni per tutti i vostri peccati come ho già fatto io! A un miglio da qui il vescovo suffraganeo di Carlisle potrà impartirvi il sacramento del battesimo.»<br>Montarono a cavallo insieme a ser Galleron e, giunti alla presenza del vescovo, gli esposero quanto volevano. Il sant'uomo fece riempire un grande bacile d'acqua, la consacrò, poi confessò e assolse ser Palamede. Ser Tristano e ser Galleron furono i suoi padrini.<br>Poco dopo, ripartirono per Camelot dove trovarono il re, la regina e quasi tutti i cavalieri della Tavola Rotonda, che furono molto lieti di sapere che ser Palamede si era fatto cristiano. (pp. 490-491)
====Libro XIII====
*«Ora sono certo che voi della Tavola Rotonda partirete alla ricerca del Sangrail e che io non vi vedrò mai più tutti insieme» dichiarò allora Artù. «Voglio perciò che vi riuniate per giostrare e torneare nel prato sotto Camelot in modo che, dopo la vostra morte, si possa tramandare che in questo giorno erano qui raccolti tanti valorosi combattenti.» (p. 501)
*Rientrati tutti tra le mura di Camelot, il re e i baroni si recarono ad ascoltare i vespri nella cattedrale e poi a cena, dove ciascuno dei cavalieri prese posto, come prima, sul proprio seggio. Ma ecco che, tra improvvisi scoppi e rombi di tuono che fecero temere che il palazzo stesse crollando, nella sala penetrò un raggio di sole sette volte più vivido di quanto si fosse mai visto e tutti furono investiti dalla grazia dello Spirito Santo. Guardandosi intorno, i cavalieri osservarono che gli altri sembravano circonfusi di bellezza, ma non poterono pronunciare una sola parola. Poi, apparve il Santo Graal velato di sciamito bianco, così che nessuno poté vederlo o capire chi lo recasse, e la sala si riempì di profumi mentre davanti ai commensali comparivano i cibi e le bevande che prediligevano. Dopo aver attraversato l'intero ambiente, il sacro vaso scomparve d'un tratto, e solo allora i presenti ritrovarono la voce e il re rese grazie a Dio per la benevolenza che aveva mostrato loro. (p. 502)
*Non torneranno più tutti {{NDR|i [[cavalieri della Tavola Rotonda]]}} insieme perché molti moriranno nel corso della ricerca. Io li amo quanto la mia stessa vita, e lo scioglimento di questa compagnia mi provoca un tremendo dolore, poiché la loro presenza alla mia corte era ormai un costume consolidato. ([[Re Artù]], p. 503)
*Il mio peccato e la mia malvagità mi hanno sprofondato nel disonore [...]. Finché ho perseguito avventure mondane per soddisfare desideri terreni, le ho sempre compiute in modo impareggiabile e senza mai subire sconfitte nelle giuste come nelle inique contese. Ma ora che ho intrapreso avventure celesti, capisco che il mio antico peccato mi ostacola e mi svergogna al punto che quando mi è apparso il sacro sangue non ho avuto la forza di muovermi e di parlare. ([[Lancillotto]], p. 518)
*{{NDR|Su [[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]]}} Tutte le mie gesta d'armi le ho compiute per amor suo [...] e per lei mi sono battuto, a torto o a ragione. Non ho mai fatto nulla solo per amore di Dio, ma sempre anche per conquistarmi onore e farmi andare di più, e ne sono stato poco o nulla grato al Signore. ([[Lancillotto]], p. 519)
====Libro XIV====
*«[[Mago Merlino|Merlino]] istituì la [[Tavola Rotonda]] a somiglianza della sfericità del mondo in essa perfettamente rappresentato» proseguì la reclusa. «Nella Tavola Rotonda, infatti, l'intero mondo cristiano e pagano trova ristoro, tanto che coloro che sono scelti a fare parte di quell'eletta compagnia si reputano colmi di grazia e più onorati che se fossero i padroni di metà della terra. Hai potuto vedere anche tu come, pur di appartenervi, i cavalieri siano disposti a perdere padre, madre, famiglie, mogli e figli, come facesti tu stesso che, per unirti a loro, abbandonasti tua madre senza volerla più vedere.<br>«Dunque, quando Merlino istituì la Tavola Rotonda disse che coloro che ne sarebbero stati compagni avrebbero potuto attingere alla verità del Sangrail. Gli fu chiesto chi l'avrebbe conquistata, ed egli rispose che sarebbero stati tre tori bianchi, due vergini e uno casto, e che uno di essi sarebbe stato più forte e più valoroso di suo padre quanto il leone lo è del leopardo. Allora gli fu detto: "Bisognerà che con le tue arti tu dia luogo a un seggio su cio potrà prendere posto solo il cavaliere che eccellerà su ogni altro".<br>«E Merlino istituì il Seggio Periglioso, quello su cui Galahad sedette al banchetto di Pentecoste.» (p. 522)
*La storia dice che [[Parsifal|ser Percival]] era uno degli uomini più religiosi che vi fossero al mondo in quei tempi in cui ben pochi credevano in Dio senza riserve, e i figli non rispettavano i padri e li trattavano come estranei. Egli quindi cercò conforto in Nostro Signore Gesù pregandolo affinché le tentazioni non lo allontanassero dal servizio di Dio ed egli potesse continuare ad essere Suo leale campione. (p. 527)
*[...] sono al servizio dell'Uomo migliore del mondo che non permetterà che io muoia, perché chi bussa alla Sua porta potrà entrare, chi chiede potrà ricevere, ed Egli non si nasconde a colui che lo cerca [...]. ([[Parsifal]], p. 529)
*Punirò la mia carne, che vuole avere impero su di me! ([[Parsifal]], p. 532)
*Quanto sono stato vicino a perdere me stesso [...] e la purezza che non avrei mai più potuto riavere! ([[Parsifal]], p. 532)
====Libro XV====
*«Non sei forse ser Lancillotto del Lago?» gli chiese il religioso dopo che il cavaliere gli ebbe comunicato che si sarebbe fermato con lui per la notte.<br>«Si, sono io.»<br>«Cosa fai in questa contrada?»<br>«Vado in cerca delle avventure del [[Graal|Sangrail]], signore.»<br>«Fa pure» gli disse allora il buon uomo «ma anche se il santo vaso si trovasse qui, il peccato ti impedirebbe di vederlo proprio come non è dato a un cieco di scorgere una spada sfolgorante.» (pp. 534-535)
*Quaranta anni dopo la passione di Gesù Cristo, [[Giuseppe d'Arimatea|Giuseppe di Arimatea]] preconizzò che re Evelake avrebbe sconfitto in battaglia i propri nemici. Dei sette re e dei due cavalieri che hai visto, il primo si chiama Nappus, e fu un sant'uomo; il secondo ebbe il nome di Nacien in onore di un suo avo che aveva ospitato Nostro Signore Gesù Cristo. Il terzo fu chiamato Helias il Grosso; il quarto Lisais; il quinto, Jonas, lasciò il proprio paese per rcarsi nel Galles dove sposò la figlia di Manuel ed ottenne la Gallia, che elesse come sua dimora e generò Lancillotto, tuo nonno, che sposò la figlia del re d'Irlanda e fu un uomo insigne quanto te. Suo figlio fu re Ban, tuo padre, l'ultimo dei sette re. Uno dei due cavalieri, invece, rappresenta te, Lancillotto, cui gli angeli dissero che non appartenevi alla compagnia dei sette re, mentre il secondo cavaliere sta a indicare il leone, che è superiore a tutti i re della terra, cioè ser Galahad, da te concepito nella figlia di re Pelles. E tu, che dovresti essere grato a Dio di ogni altro, perché, come peccatore, sei il cavaliere senza pari, non Lo hai ringraziato per tutte le straordinarie virtù che Egli ti ha prestate! (p. 537)
*Ah, Lancillotto [...] finché facevi parte della cavalleria terrena, eri l'uomo più straordinario e avventuroso del mondo; ma non devi stupirti se ora che ti trovi tra cavalieri impegnati in imprese celesti la fortuna ti è avversa. (p. 539)
====Libro XVI====
*Ser Lancillotto, poi, se non fosse per una sola pecca sarebbe superiore a ogni altro. Ma così come stanno le cose, è proprio come noi; solo che si assume le fatiche maggiori. ([[Gawain]], p. 541)
*La [[Tavola Rotonda]] fu istituita proprio perché gli uomini non svilissero queste due virtù{{NDR|, la pazienza e l'umiltà}}, come la cavalleria, che affonda in esse le sue radici, è sorta perché non possa mai essere sconfitta la fraternità che ne è il fondamento. (p. 545)
*{{NDR|Rivolto a [[Gawain]]}} Ti sei impegnato insieme a molti altri in una ricerca che non porterai mai a termine perché il Sangrail non si mostra ai peccatori. Non devi quindi meravigliare se non vi sei riuscito. Tu sei un cavaliere sleale e un grande assassino, mentre per gli uomini buoni questa ricerca è ben altro che una serie di omicidi. Lancillotto, benché abbia commesso gravi colpe, al momento stesso in cui ha intrapreso la ricerca si è impegnato a non peccare più, e infatti non ha mai ucciso né ucciderà un solo uomo fino al suo ritorno a Camelot. Se non fosse per la sua fragilità che probabilmente lo farà ricadere nella colpa con il pensiero, egli sarebbe il primo a compiere l'impresa dopo Galahad. Ma poiché Dio conosce i suoi pensieri e la sua debolezza, gli concederà di morire in santità. (Eremita, pp. 546-547)
====Libro XVII====
[[File:Galaad devant le graal n°3.gif|thumb|Galahad, Bors e Parsifal dinanzi al Graal]]
*{{NDR|Su [[Davide]]}} Egli era un dotto che conosceva le virtù delle pietre e delle piante, il corso delle stelle e molte altre cose ancora; ma poiché aveva una moglie malvagia, si era convinto che non esistessero donne buone, tanto che ne parlò con disprezzo anche nei libri che compose. (p. 573)
*Non spetta a noi punire chi ha operato contro Dio, ma solo alla Sua potenza. ([[Galahad]], p. 576)
*Siete uno sciocco se non sapete che le [[Verginità|vergini]] sono franche ovunque si trovino. ([[Parsifal]], p. 579)
*Nessuna lingua potrebbe descrivere e nessun cuore immaginare le meraviglie cui ho assistito. Se non mi fossi macchiato di un antico peccato, avrei potuto vedere molto di più. ([[Lancillotto]], p. 588)
*Galahad, servo di Gesù Cristo che attendo da tempo, abbracciami e lascia che riposi sul tuo petto e tra le tue braccia, casto e vergine sopra ogni altro cavaliere, giglio simbolo di purezza, rosa del colore del fuoco, fiore di ogni virtù. Sei tanto intriso della fiamma dello Spirito Santo che la mia carne, consunta dalla vecchiaia, ritrova la giovinezza! (Re Mordrains, p. 591)
*[...] rimessosi in viaggio, {{NDR|Galahad}} penetrò in una foresta irta di pericoli dove la storia dice che si imbatté in una sorgente in cui l'acqua ribolliva formando grandi onde. Il cavaliere vi posò una mano, e subito l'acqua si placò e il calore ne disparve, poiché quell'ardore era segno di lussuria, molto diffusa a quei tempi, e non poté durare al contatto con la purezza della sua verginità. Quanto era accaduto fu considerato un miracolo in tutto il paese, e da allora la fonte fu chiamata la Sorgente di Galahad. (p. 591)
*«Figliolo» disse poi l'Uomo a Galahad «sai cos'è ciò che stringo tra le mani?»<br>«No, se non me lo dite voi.»<br>«È la sacra scodella in cui mangiai l'agnello pasquale. Ora hai veduto quello che più desideravi, ma con minore chiarezza di come lo potrai ammirare nel Palazzo Spirituale della città di Sarras. Adesso partirai e con te partirà anche il Sangrail, che questa notte stessa dovrà lasciare il regno di Logris dove nessuno lo vedrà mai più perché le genti di questa terra si sono volte al peccato e non lo servono né lo venerano come dovrebbero; io perciò le spoglio dell'onore che avevo loro concesso. Domattina voi tre prenderete la Spada dalla Strana Cintura e scenderete alla riva del mare dove troverete pronta una nave. Ma prima ridonerete la salute al Re Magagnato ungendogli il corpo e le gambe con il sangue che è colato dalla lancia.»<br>«Signore, perché gli altri non possono venire con noi?» chiese Galahad.<br>«Come inviai i miei apostoli in diverse direzioni, così voglio ora che vi separiate. Quanto a voi tre compagni, due moriranno al mio servizio e solo uno tornerà a darne notizia» fu la risposta.<br>Poi l'Uomo li benedì e scomparve. (pp. 594-595)
*«Salutate per me ser Lancillotto mio padre e signore, e ricordategli che questo è un mondo incostante.»<br>Infine si inginocchiò a pregare davanti alla tavola e la sua anima lo lasciò, trasportata nel cielo di Gesù Cristo da una moltitudine di angeli. I compagni, che assistettero al prodigio, videro anche una mano scendere sul vaso e sulla lancia, prenderli e portarli nei cieli.<br>Da allora non vi è più stato un uomo che abbia avuto l'ardire di sostenere di aver visto il Sangrail. (p. 598)
====Libro XVIII====
*[...] Lancillotto, dimentico della promessa fatta e della perfezione raggiunta nel corso della ricerca, riprese a frequentare la regina. Del resto, come dice appunto il libro, se egli non le fosse stato intimamente legato nei suoi pensieri più riposti quanto, in superficie, appariva devoto a Dio, nessun cavaliere avrebbe potuto superarlo nella ricerca del Sangrail. Invece, i suoi più segreti sentimenti correvano sempre a lei. Così essi ripresero ad amarsi con maggiore ardore di prima e i loro convegni si fecero tanto frequenti che la corte cominciò a mormorare, e in particolare il loquace ser Agravano fratello di ser Galvano.<br>Ma intanto Lancillotto, continuamente assediato da dame e da damigelle che gli chiedevano di essere loro campione in questioni di diritto, per evitare ulteriori maldicenze e dicerie, decise di impegnarsi con zelo a seguire i dettami di Nostro Signore Gesù Cristo e di sottrarsi per quanto gli era possibile alla familiarità e alla compagnia di Ginevra. (p. 603)
*[...] ser Mordred, ser Agravano e molti altri della corte non ci perdono d'occhio e parlano del nostro amore. Li temo più per voi che per me perché, se del caso, io potrei fuggire o sbarazzarmene, mentre voi non potreste che rimanere qui a subire le maldicenze; e se doveste trovarvi in pericolo per aver commesso volontariamente qualche leggerezza, non potreste avere altro aiuto che il mio e quello dei miei parenti. Signora, la nostra imprudenza ci condurrà allo scandalo e alla vergogna, e io non voglio assolutamente che voi siate disonorata. Sono queste le ragioni che mi hanno spinto a dedicarmi il più possibile al servizio delle dame, facendo in modo che tutti pensino che ne traggo gioia, delizia e piacere. ([[Lancillotto]], p. 604)
*Lancillotto, ora capisco la vostra falsità e la vostra volgare lussuria! Voi amate altre dame, e per me non provate che disprezzo. Adesso che ho ben chiaro che siete un traditore, state certo che non vi amerò mai più. Non osate comparirmi ancora davanti: da questo momento vi scaccio dalla corte, e per sempre, e vi bandisco dalla mia compagnia. Se tenterete di rivedermi, sarete ucciso. ([[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]], pp. 604-605)
*Spesso le donne sono impulsive e compiono azioni di cui poi si pentono amaramente. ([[Bors (ciclo arturiano)|Bors]], p. 605)
*Se accetterò di essere il campione della regina mi alienerò molti cavalieri della Tavola Rotonda. Tuttavia, per amore di Lancillotto e vostro, sarò suo difensore a meno che il caso non porti qui un campione meglio di me. ([[Bors (ciclo arturiano)|Bors]], p. 609)
*Non ho mai sentito dire che Ginevra abbia rovinato un solo cavaliere. Anzi, a quel che so, ella ci ha sempre magnificato ed è stata la sovrana più generosa e liberale, e la più munifica di doni e di benevolenza. Sarebbe quindi vergognoso se lasciassimo morire nell'ignominia la moglie del nostro nobilissimo re. Sappiate che non lo permetterò, e che sosterrò la sua innocenza nella morte di ser Patrise; del resto, ella non aveva alcun motivo per odiare lui o alcuno dei cavalieri intervenuti al banchetto. Direi anzi che ci abbia invitati per affetto, certo non per un subdolo stratagemma, e sono convinto che comunque andrà, un giorno sarà possibile provare che tra di noi vi è un traditore. ([[Bors (ciclo arturiano)|Bors]], p. 610)
*Come dice un antico proverbio, è aspra la battaglia nella quale si scontrano parenti e amici, perché allora non c'è posto per la misericordia, ma solo per la più mortale delle contese. ([[Lancillotto]], p. 629)
*[...] non mi piace essere obbligato ad amare; l'amore deve nascere dal cuore, non dalla costrizione [...]. ([[Lancillotto]], p. 636)
*L'amore deve essere libero, non imposto, perché un amore forzato finisce con il dissolversi. ([[Re Artù]], p. 636)
*All'uomo d'onore non può non ripugnare assistere alla sconfitta di un suo pari, mentre chi non ha onore e si comporta da vile, alla vista di un uomo in pericolo non compirà mai un gesto gentile o generoso. Un codardo, infatti, non darà mai prova di misericordia, mentre chi alberga la bontà nel cuore farà agli altri quello che vorrebbe fosse fatto a lui. ([[Re Artù]], p. 642)
*{{NDR|Su [[maggio]]}} Quel mese esuberante infonde coraggio negli amanti e, in vari modi, li induce più di ogni altro a diversi comportamenti, perché è allora che, come erbe e arbusti, gli uomini e le donne si rinnovellano e richiamano alla mente lontane cortesie, servigi e gesti gentili che avevano posto nell'oblio per negligenza.<br>E come il rigore dell'inverno offusca e sfigura la verde estate, così accade all'amore che lega l'uomo alla donna, quando è incostante. Sono numerosi coloro che non albergano la costanza, e non passa giorno senza che vediamo come basti un alito di rigore invernale per cancellare e spezzare col minimo pretesto un vero amore, che pure costa tanto. Questa non è costanza né saggezza, ma debolezza di carattere, disonorevole per coloro che la praticano.<br>Perciò, come il maggio fiorisce e germoglia nei giardini, così ogni uomo d'onore rivesta il proprio cuore di germogli, prima a gloria di Dio, poi per dare gioia a coloro cui ha giurato fedeltà. Infatti, non c'è uomo o donna d'onore che non abbia scelto l'oggetto del proprio amore. E se la fatica delle armi non deve essere mai trascurata, bisogna però che l'onore sia innanzitutto riserbato a Dio, e solo dopo aver contesa con le dame: questo è ciò che io chiamo un amore virtuoso.<br>Oggi, però, gli uomini non sanno amare per sette giorni di seguito senza pretendere di appagare le proprie brame. La ragione ci dice che un tale amore non può durare, perché quanto è subito accordato con troppa prontezza, è ben presto spento dall'ardore stesso. Così è l'amore ai nostri tempi: arde lesto e altrettanto in fretta si raffredda! E questa non si può chiamare costanza. Ai tempi di Artù l'amore soleva essere diverso: uomini e donna si amavano anche per sette interi anni senza che tra loro si insinuasse la lussuria. Quello era amore vero, e fedele!<br>Ho dunque paragonato l'amore di oggi all'estate e all'inverno, perché come la prima è calda e il secondo è freddo, allo stesso modo procede l'amore ai nostri giorni. Tutti voi che siete amanti rammentate quindi il mese di maggio! (pp. 643-644)
====Libro XIX====
*[...] a quel tempo era costume che Ginevra non lasciasse mai la corte senza un seguito di ottimi cavalieri armati, quasi tutti giovani decisi a farsi onore. Erano chiamati i Cavalieri della Regina e in battaglia, ai tornei e alle giostre portavano come insegna uno scudo completamente bianco. Venivano scelti per quel servigio tutti gli anni in occasione della festa della Pentecoste tra i cavalieri che si erano mostrati più valorosi, in sostituzione di quelli che erano morti nel corso dell'anno (e non ne passava uno senza che ne morissero alcuni). Proprio compiendo tale servigio si erano distinti all'inizio ser Lancillotto e tutti gli altri, prima di conquistare rinomanza. (pp. 645-646)
*Ahimè, che vergogna che un [[cavaliere]] ne tradisca un altro! [...] Ma c'è un vecchio proverbio che recita: "Il valoroso è davvero in pericolo solo quando si trova in balia di un codardo. ([[Lancillotto]], p. 649)
*Gesù mi terrà lontano dal disonore, e poi ben vengano le disgrazie che Dio vuole mandare [...]. ([[Lancillotto]], p. 657)
====Libro XX====
*Nel mese di maggio, quando ogni cuore gagliardo fiorisce e germoglia e, con la bellezza e il rigoglio della stagione, uomini e donne sono pieni di letizia per l'avvicinarsi dell'estate con i suoi fiori novelli, laddove gli aspri venti e le bufere dell'inverno li inducono a raccogliersi al coperto presso il focolare, scoppiarono furore e sventura che ebbero termine solo con la morte e l'estinzione del fiore di tutti i cavalieri del mondo. (p. 663)
*Mi meraviglio che nessuno di noi si vergogni di sapere, e di vedere con i propri occhi, che Lancillotto giace giorno e notte con la regina [...]. Ne siamo tutti al corrente, eppure siamo tanto vili da tollerare il disonore di un sovrano nobile quanto Artù. ([[Agravaine]], p. 663)
*Se ne dovesse derivare ostilità o guerra tra noi e Lancillotto, sta' certo che molti re e molti potenti signori sceglierebbero di schierarsi con lui. E poi, fratello [...] devi sempre tenere a mente che Lancillotto ha salvato più di una volta il re e la regina, e che anche i migliori tra noi si sarebbero sentiti gelare il cuore in varie occasioni se egli non fosse stato il più valoroso e non lo avesse dimostrato molto spesso. ([[Gawain]], p. 664)
*Ser Lancillotto mi ha concesso l'investitura e niente potrà indurmi a parlare male di lui [...]. ([[Sir Gareth]], p. 664)
*Appena gli altri furono usciti, il re chiese quale fosse il motivo della disputa.<br>«Ora ve lo dirò, sire; non posso più tenerlo in me» gli rispose ser Agravano. «Io e ser Mordred siamo in disaccordo con i nostri fratelli: sappiamo che ser Lancillotto è da tempo l'amante della regina e, poiché siamo figli di vostra sorella, non possiamo continuare a tollerarlo. Voi siete il suo signore e colui che lo ha investito cavaliere, e intendiamo provare la sua slealtà.»<br>«Se quello che dite è vero, Lancillotto è un traditore!» esclamò Artù. «Ma mi ripugna compiere un passo del genere senza averne le prove; ser Lancillotto è un cavaliere valoroso e, come ben sapete, il migliore di tutti noi. Se non sarà colto sul fatto, vorrà battersi con colui che lo ha denunciato, e nessuno sarà in grado di tenergli testa. Quindi, voglio che sia sorpreso in flagrante.»<br>Il libro francese dice che il re non desiderava affatto che si diffondessero voci su Lancillotto e la regina. A dire il vero, egli ne aveva già il sospetto, ma non voleva sentirne parlare perché amava molto ser Lancillotto per tutto quello che egli aveva fatto in favore suo e di Ginevra. (p. 665)
*«Ahimè» si lamentava intanto Lancillotto «non mi è mai capitato di trovarmi a rischiare una morte vergognosa per la mancanza della mia armatura!»<br>Nel frattempo ser Agravano e ser Mordred non cessavano di gridare:<br>«Esci dalla camera della regina, traditore! Sta' certo che non riuscirai a fuggire».<br>«Gesù misericordia, non posso tollerare questo odioso clamore: meglio morire subito che sopportare un simile tormento!» esclamò allora Lancillotto; poi prese Ginevra tra le braccia e la baciò.<br>«Nobilissima tra le regine cristiane aggiunse siete la mia diletta e gentile signora e io, il vostro povero e fedele cavaliere, vi sono stato al fianco nelle cause giuste come in quelle ingiuste dal giorno in cui re Artù mi conferì l'investitura. Se morirò, vi supplico di pregare per la mia anima. Sono sicuro che ser Bors e tutti gli altri miei parenti, e anche ser Lavaine, vi salveranno dal rogo. Confortatevi, perciò, madonna mia amata, e qualunque cosa mi accada, andate con ser Bors e con gli altri che vi tratteranno con ogni onore e vi faranno regina delle mie terre.»<br>«No, Lancillotto, non vi sopravviverò! Se sarete ucciso, per amore di Dio accoglierò la morte con umiltà, come è dovere di una regina cristiana.»<br>«Ebbene, signora, poiché è giunto il giorno in cui dobbiamo separarci, sappiate che venderò la vita al più alto prezzo, e che sono mille volte più addolorato per voi che per me. Ma ora preferirei avere indosso la mia solida armatura piuttosto che regnare su tutto il mondo cristiano: prima di soccombere farei in modo che le mie gesta siano tramandate.»<br>«Piacesse a Dio che uccidessero me e lasciassero libero voi!» esclamò la regina.<br>«Questo non deve accadere, e che Dio mi ripari da una simile vergogna!» replicò Lancillotto. «Gesù Cristo, sii tu il mio scudo e la mia armatura!» (p. 667)
*Ora, signora, è chiaro che il nostro amore è giunto al suo epilogo e che da adesso in poi re Artù mi sarà nemico. Ma se vorrete rimanere con me, mi impegno a tenervi al riparo da ogni pericolo. ([[Lancillotto]], p. 669)
*Stanotte ho ucciso ser Agravano, fratello di ser Galvano, e almeno altri dodici suoi compagni. Non ho alcun dubbio, pertanto, che vi sarà un conflitto sanguinoso. Quei cavalieri erano stati mandati a sorprendermi su ordine espresso di Artù, e il re deve essere talmente furibondo e colmo di risentimento che condannerà la regina al rogo. Io non posso certo permettere che ella sia arsa per colpa mia. Se riuscissi a farmi ascoltare, mi offrirei di essere fatto prigioniero per potermi poi battere in suo favore e provare che è una sposa fedele, ma temo che il re sia troppo infuriato per accettare questa proposta. ([[Lancillotto]], p. 671)
*Miei bei signori, mi ripugna di compiere un'azione che potrebbe disonorare voi e tutto il mio lignaggio. Ma poiché sono altrettanto contrario a permettere che la regina muoia di una morte ignobile, se il vostro consiglio è di sottrarla al supplizio, siate però ben consapevoli che dovrò causare molti lutti. Forse, con mio grande rammarico, sarò costretto a uccidere anche qualcuno dei miei migliori amici e può darsi che alcuni, piuttosto che essere complici di un'azione abietta, preferiscano schierarsi dalla mia parte: non vorrei certo farli soffrire. ([[Lancillotto]], p. 672)
*«[...] il caso di Tristano dovrebbe mettermi in guardia. Sapete bene come andò a finire dopo che, presi tutti gli accordi, egli riportò Isotta la Bella a re Marco: quel sovrano lo uccise a tradimento mentre suonava l'arpa davanti alla sua dama, cogliendolo alle spalle e trafiggendogli il cuore con una lancia ben affilata.»<br>«È vero» convenne ser Bors «ma c'è una cosa che dovrebbe incoraggiare te come tutti noi, ed è che re Marco e re Artù sono di indole assai diversa, perché Artù non ha mai mancato alla propria parola.» (pp. 672-673)
*Capita spesso che agiamo per quel che crediamo il meglio, e che finisce poi per dimostrarsi il peggio. ([[Gawain]], p. 674)
*[...] sappiate che soffro di più per la perdita dei miei buoni cavalieri che per la fuga della mia gentile regina, perché di regine posso averne quante ne voglio, mentre non mi sarà mai più possibile riunire una simile compagnia di valorosi. E che sciagura che io e Lancillotto dobbiamo essere nemici! ([[Re Artù]], p. 677)
*[...] da oggi in poi cercherò Lancillotto fino al giorno in cui uno dei due avrà ucciso l'altro. Intendo vendicarmi e vi chiedo di prepararvi alla guerra. Se non volete perdere il mio servigio e il mio affetto, affrettatevi a mettere alla prova i vostri amici. Giuro su Dio che, anche se dovessi inseguire Lancillotto per sette regni, lo ucciderò a costo della vita. ([[Gawain]], p. 679)
*«Dio non voglia che io mi scontri con il nobilissimo sovrano che mi armò cavaliere!» replicò Lancillotto.<br>«Alla malora le belle parole!» proruppe il re. «Presta fede a quanto ti dico e non lo dimenticare: sono il tuo mortale nemico e lo sarò fino al giorno della mia morte. Non ti perdonerò mai di avermi ucciso degli ottimi cavalieri e degli uomini nobilissimi appartenenti al mio stesso sangue. Per di più, hai giaciuto per anni con la regina, che alla fine mi hai rapita con la forza.»<br>«Mio nobilissimo signore e re, dite quello che volete, tanto sapete benissimo che non mi batterò mai con voi» gli rispose Lancillotto. «È vero, vi ho ucciso dei cavalieri, e me ne rammarico molto; ma sono stato costretto a farlo per salvarmi la vita. Avrei forse dovuto lasciarmi uccidere? Quanto a madama la regina, non un solo cavaliere al mondo, salvo la persona di vostra altezza e il mio signore ser Galvano, oserebbe provare sul mio corpo che ella vi ha tradito! E se vi fa piacere di dichiarare che sono legato da molti anni a madama la vostra regina, vi darò soddisfazione dimostrando con il mio braccio contro chiunque, salvo voi e ser Galvano, che ella vi è fedele. Tuttavia, alla sua grazia è piaciuto di tenermi in suo favore e di prediligermi tra tutti gli altri, e del resto io ho ben meritato il suo affetto perché, sire, più di una volta il vostro furore avrebbe permesso che ella fosse condotta al supplizio se io non mi fossi battuto per lei inducendo i suoi nemici a confessare la loro menzogna e facendola così assolvere con onore. E tutte quelle volte, voi mi avete dimostrato amore e gratitudine per averla salvata, e mi avete anche promesso di essere per sempre il mio benevolo signore. Ora, invece, mi sembra che ricompensiate male i miei servigi. Del resto, sire, avrei perso gran parte del mio onore cavalleresco se avessi tollerato che madama, la vostra regina, fosse suppliziata per causa mia. In molte occasioni mi sono battuto per lei in contese che non mi riguardavano; non avrei forse avuto il diritto di farlo allorché ero dalla parte del giusto? Perciò, mio generoso e grazioso signore, concedete la vostra benevolenza alla vostra regina, che è buona e fedele!» (pp. 680-681)
*Voi, sire, avete dato ascolto a voci menzognere, e questa è stata la causa della guerra che ci oppone. Mio signore, un tempo avevo meritato la vostra compiacenza per essermi battuto in favore della regina vostra moglie, e sapete bene quante volte ella abbia dovuto patire gravi torti. Ora, mio buon signore, mi sembra che in questa circostanza, più che in tutte quelle che pure avete approvato, io avessi un motivo ben valido per strapparla al rogo, dal momento che ella vi era stata condannata a causa mia. Coloro che vi hanno raccontato le fole che sapete erano per certo mentitori, ma le calunnie sono ricadute sul loro capo poiché, se la potenza di Dio non fosse stata dalla mia parte, come avrei potuto io, disarmato e ignaro, far fronte a quattordici avversari armati e decisi? Infatti ero stato convocato dalla regina per non so quale motivo, e avevo appena varcato la porta della sua camera quando ser Agravano e ser Mordred hanno cominciato a chiamarmi traditore e codardo. ([[Lancillotto]], p. 687)
*[...] non mi sono mai battuto a oltranza con un cavaliere senza mostrare misericordia, e che benché mi sia misurato con ottimi guerrieri quali ser Tristano e ser Lamorak, ho sempre reso loro l'onore e il rispetto che meritavano. Dio mi è testimone che non mi sono mai adirato al punto da accanirmi contro i buoni cavalieri che ho visto impegnati a farsi onore, e che sono sempre stato lieto di aiutare un avversario in grado di tenermi testa a piedi o a cavallo. ([[Lancillotto]], p. 688)
*Ser Galvano, io amavo ser Gareth più di qualunque mio parente, e piangerò per sempre la sua morte non solo per il grande timore che ho di voi, ma anche per altri motivi che mi amareggiano. Prima di tutto, perché fui io a investirlo cavaliere; poi, perché so che mi amava più di ogni altro; il terzo motivo è che era un uomo nobilissimo, leale, cortese, gentile e di buona indole; il quarto è che appena seppi della sua morte capii che da voi non avrei avuto altro che un'inestinguibile guerra. Per di più, ero certo che avreste fatto in modo che il mio nobile signore Artù mi fosse nemico per sempre. Eppure, che Gesù mi perdoni, non ho ucciso ser Gareth e ser Gaheris di proposito. Ah, perché erano disarmati in quel giorno fatale! ([[Lancillotto]], p. 689)
*Se non fosse stato per il papa, io mi sarei battuto con te in singolare tenzone e avrei provato sulla tua persona la tua falsità nei confronti di Artù e miei. E lo farò, una volta che avrai lasciato queste terre, dovunque riuscirò a trovarti! ([[Gawain]], p. 690)
*Ahimè, così devo abbandonare il più nobile tra i regni cristiani, quello che ho amato di più e in cui ho acquistato il mio onore! Mi rammarico di esserci venuto, se devo esserne vilmente bandito senza colpa e senza motivo! Ma la fortuna è così incostante, e la sua ruota tanto mobile, che nessuno è certo di potervi riposare durevolmente. Ne sono prova molte antiche leggende, come quelle che narrano del nobile Ettore, e di Troilo, e di Alessandro il potente Conquistatore, e di molti altri che precipitarono in basso dal culmine della loro regalità. Così avviene per me, che ero tenuto in grande onore in questo regno nel quale la Tavola Rotonda crebbe in dignità grazie a me stesso e ai miei più che virtù di chiunque altro. ([[Lancillotto]], p. 690)
*Mio signore Artù, nobile sovrano che mi fece cavaliere, il mio affetto per voi è tale che i vostri attacchi mi addolorano profondamente, eppure li ho sopportati con pazienza. Se fossi stato vendicativo, avrei potuto scendere in campo e domare i vostri baldi cavalieri, ma ho pazientato per sei mesi lasciando che voi e ser Galvano faceste quel che volevate. Ora però non posso tollerarlo più e devo difendermi, perché ser Galvano mi ha accusato di tradimento. Sono stato sempre contrario a battermi contro un vostro parente, ma adesso non posso più tirarmi indietro, come la preda quando è messa alle strette. ([[Lancillotto]], p. 697)
*[...] ser Galvano aveva ricevuto da un sant'uomo un dono miracoloso che gli aveva permesso di farsi molto onore: ogni giorno dell'anno, dalle nove a mezzogiorno, la sua forza cresceva fino ad arrivare a triplicarsi. Per questo re Artù, che era il solo a saperlo, aveva ordinato che tutte le tenzoni che si fossero svolte alla propria presenza, di qualunque genere e per ogni tipo di lite, avessero inizio alle nove del mattino: in tale modo il partito per il quale si fosse battuto il nipote avrebbe avuto sempre il sopravvento nel corso delle tre ore in cui la forza di Galvano raggiungeva il suo culmine. (p. 698)
====Libro XXI====
*A [[Mordred|ser Mordred]] era stato dunque affidato il governo di tutta l'Inghilterra. Egli allora fece vergare delle false lettere fingendo che provenissero dal continente, in cui era scritto che re Artù era stato ucciso nel corso della guerra contro ser Lancillotto; quindi convocò a parlamento tutti i baroni e si fece eleggere re. L'incoronazione avvenne a Canterbury e fu seguita da festeggiamenti che durarono quindici giorni.<br>Dopo di che, ser Mordred si recò a Winchester e dichiarò apertamente alla regina (che però era moglie del re, allo stesso tempo suo zio e padre) che intendeva sposarla e perparò le nozze fissando il giorno del matrimonio. Ginevera, pur profondamente addolorata, gli rispose con cortesia e finse di sottomettersi al suo volere; tuttavia espresse il desiderio di recarsi a Londra per comprare quanto le sarebbe occorso per gli sponsali. (p. 702)
*Riflettete, Inglesi, sulla malvagità che tutto ciò palesava! Artù era il re più nobile e il cavaliere più valoroso del mondo e che più amava e sosteneva gli uomini prodi, eppure quelli Inglesi non gli concedevano la propria stima! Ché tale era l'antico costume di questa terra, e c'è chi dice che non l'abbiamo ancora abbandonato. Ahimè, questo è un grave difetto: nulla ci piace se perdura nel tempo.<br>Così si comportavano gli uomini di allora: amavano di più ser Mordred che il nobile Artù e molti andarono a dire all'usurpatore che sarebbero stati con lui nella buona come nella cattiva sorte. Allora ser Mordred, che aveva sentito dire che Artù sarebbe sbarcato a Dover, vi si portò con grande esercito allo scopo di sconfiggerlo e di scacciarlo dalle sue stesse terre. (pp. 703-704)
*«Ahimè, ser Galvano, figlio di mia sorella, con l'uomo che amavo di più al mondo se ne va ogni mia gioia!» si dolse {{NDR|Artù}} quando si fu ripreso. «Ora te lo posso dire, caro nipote, solo in te e in ser Lancillotto riposavano la mia letizia e la mia fiducia. Adesso che ho perduto entrambi, tutto il conforto che avevo sulla terra mi abbandona!»<br>«Ah, caro zio» gli rispose ser Galvano «il mio ultimo giorno è arrivato, e ne devo biasimare la mia impulsività e la mia ostinazione, dato che sono stato ferito sulla vecchia piaga che mi aveva inferto ser Lancillotto. So che morirò prima di mezzogiorno e che a causa del mio orgoglio voi dovrete patire tanta vergogna e sventura. Se il nobile Cavaliere del Lago fosse stato al vostro fianco, come fu e avrebbe dovuto essere ancora, questa guerra sciagurata non sarebbe mai scoppiata, perché solo la sua cavalleria e la nobiltà del suo sangue erano riuscite a tenere soggetti e timorosi i vostri infidi nemici. Ora egli vi mancherà. Ahimè, perché non ho voluto trovare un accordo con lui! [...]» (pp. 704-705)
*Io, ser Galvano, cavaliere della Tavola Rotonda, voglio che tutto il mondo sappia che mi sono dato la morte non per colpa tua ma mia. Perciò, ser Lancillotto, ti supplico di tornare nel regno per visitare la mia tomba e per recitare su di essa una preghiera, lunga o breve che sia, per la salvezza della mia anima. Oggi, nello stesso giorno in cui scrivo questa lettera, fui ferito a morte là dove la tua mano mi colpì per prima, e non avrei potuto essere ucciso da un braccio più nobile. ([[Gawain]], p. 705)
[[File:Battle Between King Arthur and Sir Mordred - William Hatherell.jpg|thumb|La battaglia tra Artù e Mordred]]
*{{NDR|Sulla [[battaglia di Camlann]]}} I messaggeri si recarono da Mordred che si era circondato di un temibile esercito di centomila armati e dovettero pregare a lungo prima di riuscire a fargli accettare in contropartita la Cornovaglia e il Kent fino alla morte di Artù e, dopo, tutta l'Inghilterra. Fu anche concordato che il sovrano e l'usurpatore, ciascuno con un seguito di quattordici cavalieri, si incontrassero in una zona franca tra i due eserciti schierati.<br>Artù fu lieto degli accordi raggiunti, ma prima di recarsi al convegno ordinò ai propri uomini di avanzare fieramente e di uccidere ser Mordred, di cui non ci si poteva fidare in alcun modo, se avessero visto sguainare anche una sola spada. E ser Mordred aveva istruito allo stesso modo il proprio esercito:<br>«Se vedrete balenare anche una sola lama mouvete con coraggio all'attacco e uccidete quanti vi si parano innanzi, perché non mi fido affatto di questa tregua e so bene che mio padre vorrà vendicarsi di me.»<br>L'incontro ebbe dunque luogo come era stato stabilito. Fu portato del vino e ne bevvero insieme, ma una [[vipera]] sbucata da un cespuglio d'edera morse il piede di un cavaliere. Questi, senza darsi pensiero del danno che ne sarebbe derivato, sguainò la spada per ucciderla, e quando i due eserciti videro balenare la lama diedero fiato alle trombe e ai corni e si corsero incontro levando terribili grida.<br>Allora re Artù montò a cavallo e raggiunse prontamente i propri uomini esclamando:<br>«Ahimè, che giorno sventurato!»<br>Ser Mordred si unì ai suoi, ed ebbe inizio la battaglia più funesta che si sia mai vista in terra cristiana: vi furono attacchi impetuosi e galoppare di cavalli, affondi e fendenti, colpi mortali e accenti minacciosi da entrambe le parti. Re Artù non cessava di attraversare le formazioni di ser Mordred compiendo molte prodezze degne di un nobile sovrano senza mai venir meno al proprio ruolo, ma anche ser Mordred non si tirava indietro e più volte mise se stesso in grave pericolo.<br>La battaglia infuriò per tutta la giornata senza risparmio di forze, finché molti nobili cavalieri giacquero immobili sulla fredda terra, e quando cadde la notte il terreno era cosparso dei cadaveri di ben centomila uomini. (pp. 707-708)
*{{NDR|Sulla battaglia di Camlann}} Il sovrano impugnò la lancia e si gettò in avanti gridando:<br>«Traditore, è giunto il giorno della tua morte!»<br>Ser Mordred si scagliò a sua volta contro di lui brandendo la spada, ma il re già gli affondava la lancia sotto lo scudo e gliela faceva fuoriuscire dal corpo per più di un braccio. E quando l'usurpatore comprese che non sarebbe potuto sfuggire alla morte, si slanciò con tutte le proprie forze in avanti trafiggendosi fino all'impugnatura dell'asta, poi calò la spada tenuta con entrambe le mani sul proprio padre e lo raggiunse a un lato della testa trapassandogli l'elmo e il crano. Subito dopo si accasciava a terra morto. (p. 709)
[[File:The Death of King Arthur by John Garrick.jpg|thumb|La morte di Artù]]
*«[...] Il tempo passa in fretta; prendete perciò la mia buona spada Excalibur e portatela alla riva del mare: vi ordino di gettarla nell'acqua e di tornare poi a dirmi cosa avete visto.»<br>«Sire, obbediremo al vostro comando» gli rispose [[ser Bedivere|Bedivere]].<br>Ma sulla strada si mise a osservare con attenzione la nobile arma e le pietre preziose che ricoprivano il pomo e l'elsa.<br>"Se la getto nell'acqua, non ne deriveranno che perdite e danno!" pensò.<br>Perciò la nascose sotto un albero e poi si affrettò a tornare dal re e gli disse di averla gettata in mare.<br>«Cosa hai visto?» gli domandò Artù.<br>«Nient'altro che onde e venti.»<br>«Non è vero» replicò il re. «Ora affrettatevi a ubbidire e, se vi sono caro, non esitate a fare quanto vi ho detto.»<br>Allora ser Bedivere tornò a prendere la spada, ma pensando ancora che fosse un peccato e una vergogna gettare via un'arma tanto nobile, la nascose di nuovo, poi raggiunse il re.<br>«Cosa avete visto?» gli domandò per la seconda volta il sovrano.<br>«Nient'altro che flutti e ondate nere.»<br>«Ah, mi hai ingannato ancora, sleale e traditore!» propruppe Artù. «La tua fama di nobile cavaliere e l'amore che ti ho sempre portato non mi avrebbero mai fatto pensare che mi avresti tradito per il valore di una spada! Ora sbrigati: le tue esitazioni stanno mettendo a grave rischio la mia vita. Se non eseguirai adesso i miei ordini ti ucciderò con le mie stesse mani ovunque potrò incontrarti.»<br>Così ser Bedivere tornò là dove aveva nascosto la spada, la raccolse con cautela e si avvicinò alla riva. Poi avvolse la cintura intorno all'elsa e la scagliò più lontano che poté. Allora vide un braccio e una mano sorgere dall'acqua, afferrarla stretta, brandirla tre volte e poi inabissarsi con l'arma.<br>Quando ser Bedivere, tornato vicino al re, gli raccontò quello che aveva visto, il sovrano esclamò:<br>«Ahimè, aiutatemi ad andare via, temo di avere aspettato già troppo.»<br>Il cavaliere se lo caricò sulle spalle e andò verso la riva del mare. Vi erano appena arrivati che una piccola chiatta piena di belle dame prese terra accanto a loro. Tra di esse si trovava una regina, e tutte portavano cappucci neri e gridavano e piangevano alla vista di re Artù.<br>«Fatemi salire a bordo» disse il re.<br>Ser Bedivere eseguì con delicatezza il comando, e tre dame accolserò Artù tra alti lamenti e lo misero a sedere con la testa appoggiata sul grembo di una di loro.<br>«Ah, mio caro fratello!» disse allora la regina. «Perché vi siete trattenuto tanto a lungo lontano da me? La ferita che avete al capo ha preso fin troppo freddo!»<br>Poi le dame si misero ai remi e allontanarono l'imbarcazione dalla terra. E quando se Bedivere le vide prendere il largo, gridò:<br>«Ah, mio signore Artù, cosa sarà di me ora che mi lasciate tra i miei nemici?»<br>«Confortatevi e fate del vostro meglio: su di me non potrete più fare alcun affidamento» gli rispose il sovrano. «Devo andare nell'isola di Avalon per curare la mia grave ferita, e se non sentirete mai più parlare di me, pregate per la mia anima.»<br>Intanto la regina e le dame piangevano e gridavano da fare pietà. Quando ser Bedivere ebbe perso di vista la chiatta, scoppiò anch'egli in pianti e in lamenti, poi si diresse verso la foresta e camminò per tutta la notte. (pp. 710-712)
*Di Artù non ho trovato nient'altro nei libri autorizzati, né ho letto con maggiore certezza della sua morte se non che fu portato via in una nave con tre regine, una delle quali era sua sorella [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana la Fata]], l'altra la regina del Galles del Nord e la terza quella delle Terre Desolate. Non conosco altra testimonianza che quella dell'eremita che un tempo era stato arcivescovo di Canterbury e che riferì che le dame avevano portato da lui un corpo perché lo seppellisse. Tuttavia egli non sapeva con certezza se si trattasse davvero del cadavere di artù, perché questa storia la fece mettere per iscritto ser Bedivere, cavaliere della Tavola Rotonda. (pp. 712-713)
*In varie parti d'Inghilterra si crede che re Artù non sia morto e che, per volontà di Nostro Signore Gesù, viva in un altro luogo da dove tornerà per conquistare la Santa Croce. Io però non mi sento di affermarlo, e preferisco dire che in questo mondo egli lasciò la sua vita. Molti sostengono anche che sulla sua tomba siano scritte queste parole:<br><div class="center">{{maiuscoletto|Hic iacet Arthurus Rex quondam rexque futurus}}</div> (p. 713)
*{{NDR|Su [[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]]}} Quando seppe della morte del re e di tutti i nobili cavalieri compreso ser Mordred, ella riparò in gran segreto con cinque dame ad Almesbury dove si fece monaca indossando la veste bianca e nera, e vivendo in penitenza come se fosse stata la più grande peccatrice di questa terra. Da allora nessuna creatura riuscì più a renderla felice, e visse tra digiuni, preghiere e opere di carità al punto che tutti si stupirono della purezza dei sui nuovi costumi. Con il tempo, come era da aspettarsi, divenne anche badessa e governatrice del monastero. (p. 713)
*La guerra che ha portato alla morte i più nobili cavalieri del mondo è divampata a causa mia e di quest'uomo, e l'amore che ci legava ha causato la rovina del sovrano più onorato della terra. Lancillotto [...] ho assunto questo stato per salvare la mia anima e, con la grazia di Dio e per le piaghe della Sua Passione, confido che dopo la mia morte potrò contemplare il volto benedetto di Gesù Cristo e sedere alla Sua destra nel giorno del Giudizio, poiché in cielo vi sono dei santi che furono peccatori in terra. Perciò, ser Lancillotto, vi supplico di cuore per l'amore che ci fu tra noi di non posare mai più lo sguardo su di me. Vi comando anche, in nome di Dio, che lasciate la mia compagnia e torniate nel vostro regno per preservarlo da guerre e distruzioni. Così come vi ho amato fino ad ora, il mio cuore non mi permetterà più di incontrarvi dopo che a causa vostra e mia è stato annientato il fuore dei re e dei cavalieri. Rientrate dunque nelle vostre terre e prendete moglie per vivere con lei in gioia e letizia. L'unica supplica che il mio cuore vi rivolge è che invochiate il Signore Eterno perché mi conceda di fare ammenda dei miei peccati. ([[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]], p. 716)
*«[...] Nella ricerca del Sangrail avrei abbandonato le vanità mondane se non fosse stato per l'amore che vi portavo, e se allora lo avessi fatto con tutto il mio cuore, la volontà e il pensiero, avrei superato ogni altro cavaliere a eccezione di ser Galahad mio figlio. Se voi vi siete votata alla perfezione, è giusto che lo faccia anch'io perché, mi sia testimone Iddio, solo in voi ho avuto la mia gioia terrena. Se il vostro cuore fosse stato diversamente disposto, vi avrei portata con me nel mio regno. Ma poiché tale è la vostra volontà, vi giuro che se troverò un eremita che voglia accogliermi, a qualunque ordine appartenga, farò penitenza e pregherò fino al termine della mia vita. Ora, madama, vi prego di baciarmi un'ultima volta.»<br>«Non lo farò mai» si schermì la regina «e astenetevi anche voi da tali atti.» (pp. 716-717)
*Supplico Dio Onnipotente che non mi sia mai più possibile vedere ser Lancillotto con i miei occhi mortali. ([[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]], p. 719)
*Quando riporto alla mente la bellezza e la nobiltà della regina e del suo re e li vedo ora giacere insieme, il mio cuore non può sostenere il mio corpo afflitto. Quando poi rifletto che per mia colpa, orgoglio e superbia sono entrambi periti, essi che non avevano pari tra le genti cristiane, il ricordo della loro cortesia e della mia gratitudine mi fa mancare il cuore al punto di non potermi reggere in piedi. ([[Lancillotto]], p. 720)
*Ah, Lancillotto [...] guida di tutti i cavalieri cristiani, impareggiabile tra i valorosi, ora giaci qui. Eri il più cortese cavaliere che abbia mai portato lo scudo, l'amico più sincero nei confronti di chi ti amava tra quanti hanno mai cavalcato, il più fedele amante tra i peccatori che abbiano mai amato una donna, l'uomo più gentile che abbia mai brandito una spada. La tua bella persona primeggiava sempre tra una folla di cavalieri, e tu eri l'uomo più mansueto e più onorato tra quanti mai si siano intrattenuti a banchetto con le dame. Ma eri anche l'avversario più inflessibile per un nemico mortale che abbia mai posto la lancia in resta. (Hector de Maris, p. 722)
===Explicit===
====Originale====
Here is the end of the booke book of kyng Arthur & of his noble knyghtes of the rounde table | that whan they were hole togyders there was ever an C and xl | and here is the ende of the deth of Arthur | I praye you all Ientyl men and Ientyl wymmen that redeth this book of Arthur and his knyghtes from the begynnyng to the endyng | praye for me whyle I am on lyve that god sende me good delyveraunce | & whan I am deed I praye you all praye for my soule | for this book was ended the ix yere of the reygne of kyng edward the fourth | by syr Thomas Maleore knyght as Ihesu helpe hym from hys grete myght | as he is servaunt of Ihesu bothe day and nyght |<br>{{NDR|Thomas Malory, ''[https://archive.org/details/lemortedarthuror00malouoft/page/860/mode/2up Le Morte d'Arthur. The original edition of William Caxton now reprinted and edited with an introduction and glossary]'', a cura di H. Oskar Sommer, Londra, David Nutt, 1889}}
====Traduzione====
''Qui finisce il libro di re Artù e dei suoi nobili cavalieri della Tavola Rotonda, che nel loro insieme raggiungevano il numero di centocinquanta. E questa è anche la fine de'' La morte di Artù. '' Gentiluomini e gentildonne che avete letto il libro di Artù e dei suoi cavalieri dall'inizio alla fine, vi supplico di pregare finché sono in vita perché Dio mi mandi una buona liberazione. Quando poi sarò morto, vi chiedo di pregare tutti per la mia anima. Quest'opera fu terminata nel nono anno di [[Edoardo IV d'Inghilterra|re Edoardo IV]] dal cavaliere sir Thomas Malory che Gesù aiuti con la Sua grande potenza, poiché è servo di Cristo di giorno come di notte.''<br>{{NDR|Thomas Malory, ''Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri'', volume secondo, a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Milano, Oscar Classici Mondadori, 1985. ISBN 88-04-41154-6}}
==Citazioni su Thomas Malory==
*Malory fu in realtà il primo scrittore su commissione [...]. Quando [[William Caxton|Caxton]] costruì la sua pressa da stampa, chiese al povero vecchio Malory di scrivere qualcosa, ed egli acconsentì mettendo insieme tutte le storie che conosceva: tutte le storie tramandate dalla tradizione orale. Poi, a poco a poco, con la proliferazione dei libri, la gente dimenticò quelle storie o non si curò di ricordarle. Così, i racconti che Malory ambientò nel XII secolo descrivevano eventi accaduti molto tempo prima [...]. E, come accade per tutti i miti, essi assunsero le tinte dell'epoca in cui vennero scritti. Gli ''Idilli del re'' di [[Alfred Tennyson|Tennyson]], per esempio, oppure le opere di [[Edward Burne-Jones|Burne-Jones]] e dei Preraffaelliti, descrissero e dipinsero le leggende arturiane del XII secolo secondo la sensibilità della propria epoca. Finendo così per rivelare più cose sull'età vittoriana che sulla leggenda stessa. ([[John Boorman]])
*Sì, possiamo immaginarci sir Thomas Malory come un adorabile primitivo, un innamorato di cose nobili e belle e grandi, finché non sappiamo, in base alle moderne ricerche che l'hanno identificato con un personaggio della parrocchia di Monks Kirby nella contea di Warwick, figura più di bandito che di {{sic|compíto}} gentiluomo, che per via delle sue violenze e rapine fu spesso in prigione, e in prigione scrisse appunto le sue storie di cavalleria. ([[Mario Praz]])
==Bibliografia==
*Thomas Malory, ''[https://archive.org/details/lemortedarthuror00malouoft/page/34/mode/2up Le Morte d'Arthur. The original edition of William Caxton now reprinted and edited with an introduction and glossary]'', a cura di H. Oskar Sommer, Londra, David Nutt, 1889.
*Thomas Malory, ''Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri'', due volumi, a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Milano, Oscar Classici Mondadori, 1985. ISBN 88-04-41154-6
==Altri progetti==
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{{DEFAULTSORT:Malory, Thomas}}
[[Categoria:Scrittori britannici]]
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/* Libro VIII */
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wikitext
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Sir '''Thomas Malory''', o '''Maillorie''', '''Mallory''', '''Maleore''' (1409 – 1471), scrittore inglese.
==''La morte di Artù''==
===Incipit===
[[File:Morte Darthur incipit (cropped).jpg|thumb|Incipit dell'edizione del 1485 stampata da [[William Caxton]]]]
====Originale====
Hit befel in the dayes of Uther pendragon when he was kynge of all Englond | and so regned that there was a myȝty duke in Cornewaill that helde warre ageynst hym long tyme | And the duke was called the duke of Tyntagil | and so by meanes kynge Uther send for this duk | chargyng hym to brynge his wyf with hym | for she was called a fair lady | and a passynge wyfe | and her name was called Igrayne | So whan the duke and his wyf were comyn unto the kynge by the meanes of grete lordes they were accorded bothe | the kynge lyked and loved this lady wel | and he made them grete chere out of mesure | and desyred to have lyen by her | But she was a passyng good woman | and wold not assente unto the kynge | And thenne she told the duke her husband and said I suppose that we were sente for that I shold be dishonoured Wherfor husband I counceille yow that we departe from hens sodenly that we maye ryde all nyghte unto oure owne castell<br>{{NDR|Thomas Malory, ''[https://archive.org/details/lemortedarthuror00malouoft/page/34/mode/2up Le Morte d'Arthur. The original edition of William Caxton now reprinted and edited with an introduction and glossary]'', a cura di H. Oskar Sommer, Londra, David Nutt, 1889}}
====Traduzione====
Al tempo in cui [[Uther Pendragon]] governava su tutta l'Inghilterra, vi era in Cornovaglia un potente duca, signore di Tintagel, che gli faceva guerra da molti anni. Attraverso degli emissari, un giorno il re lo convocò ordinandogli di portare con sé anche la moglie, che aveva nome [[Igraine]] e fama di essere molto assennata. Quando il duca arrivò alla presenza del sovrano, per intercessione dei più nobili baroni si riconciliò con lui, ma il re si innamorò di sua moglie, la festeggiò oltre misura e desiderò di giacere con lei. Igraine, che era una donna onesta e leale, non solo non vi consentì, ma anzi disse al marito:<br>«Credo che siamo stati chiamati qui perché io vi perdessi il mio onore. Vi consiglio quindi di andare via senza indugio e di raggiungere questa notte stessa il nostro castello.»<br>{{NDR|Thomas Malory, ''Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri'', volume primo, a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Milano, Oscar Classici Mondadori, 1985. ISBN 88-04-41154-6}}
===Citazioni===
====Libro I====
[[File:Story of Merlin - Arthur's conception.png|thumb|Il concepimento di Artù]]
*«Ecco cosa voglio, sire» disse allora Merlino. «La prima notte che trascorrerete con Igraine concepirete in lei un figlio che mi farete consegnare appena sarà venuto alla luce. Io lo alleverò dove più mi piacerà, affinché a voi derivi onore e al bambino i vantaggi che gli spettano.»<br>«Sarà fatto come volete» accondiscese il re.<br>«Ora preparatevi» aggiunse Merlino. «Questa notte stessa vi coricherete al fianco di Igraine nel castello di Tintagel, e avrete le sembianze di suo marito; Ulfius assumerà l'aspetto di ser Brastias e io quello di ser Jordans, due cavalieri del duca. Ma badate di non rivolgere domande né a lei né ai suoi uomini; dite che non vi sentite bene, affrettatevi ad andare a letto, e domani mattina non vi alzate prima del mio arrivo. Il castello non è che a dieci miglia da qui.»<br>Fu dunque fatto come era stato deciso. Ma poiché il duca aveva visto il re lasciare l'assedio di Terrabil, quella stessa notte uscì dal castello attraverso una postierla per attaccare l'esercito regale e rimase ucciso nella sortita prima ancora che il sovrano fosse arrivato a Tintagel. Così re Uther giacque con Igraine più di tre ore dopo la morte del duca e, in quella notte, concepì Artù. Allo spuntare del giorno, dopo che Merlino fu arrivato per dirgli di prepararsi, egli baciò la dama e partì in gran fretta. E quando Igraine sentì dire che, secondo tutte le testimonianze, il marito era morto prima dell'arrivo di Uther, si chiese con grande stupore chi potesse essere l'uomo che si era coricato con lei nelle sembianze del suo signore e ne pianse segretamente senza farne parola ad alcuno. (p. 7)
*Non passò molto, quindi, che un mattino Uther e Igraine si sposarono tra la gioia e il tripudio generale, e, per volere del re, nella stessa occasione re Lot di Lothian e di Orkney sposò Morgawse, che sarebbe stata la madre di [[Gawain|Galvano]], e re Nentres della terra di Garlot sposò Elaine. La terza sorella, [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana la Fata]], fu invece messa a studiare in un convento dove divenne molto dotta in negromanzia. In seguito sarebbe stata maritata a re [[Urien|Uriens]] della terra di Gore, padre di [[Ywain|ser Ivano il Biancamano]]. (p. 8)
*E quando i mattutini e la prima messa ebbero termine, nel camposanto dietro l'altare maggiore fu vista una grande roccia quadrangolare simile a un blocco di marmo, che sorreggeva nel mezzo una sorta di incudine d'acciaio alta un piede in cui era infitta una bella spada. Intorno all'arma una scritta in lettere d'oro diceva:<br><div class="center">{{maiuscoletto|Colui che estrarrà questa spada dalla roccia e dall'incudine è il legittimo re di tutta l'inghilterra.}} (p. 10)
[[File:An island story; a child's history of England (1906) (14801002423).jpg|thumb|Artù estrae la spada dalla roccia]]
*Il giorno di Capodanno, terminata la messa, i baroni cavalcarono al campo, alcuni per giostrare, altri per torneare. Tra di essi vi era anche ser Ector accompagnato dal figlio ser Kay e dal giovane [[Re Artù|Artù]], fratello di latte di quest'ultimo. Ser Kay, che era stato fatto cavaliere nel giorno di Ognissanti, accortosi quando era già in cammino di avere dimenticato la spada nell'alloggio del padre, pregò Artù di andargliela a prendere.<br>«Volentieri» rispose il giovane allontanandosi in fretta. Giunto a casa, scoprì però che la dama e tutti gli altri erano usciti per assistere alle giostre. Ne fu addolorato, ma poi si disse:<br>"Andrò al camposanto a prendere la spada che è infitta nella roccia. Mio fratello non deve rimanere senza un'arma in una giornata come questa."<br>Si diresse quindi verso il camposanto; scese di sella, legò il cavallo a un montante e si avvicinò alla tenda che nascondeva la roccia. Non trovandovi i cavalieri che vi erano stati lasciati di guardia e che infatti erano andati alle giostre, afferrò l'impugnatura della spada e la estrasse con un strappo deciso, ma senza sforzo. Poi riprese il cavallo e raggiunse ser Kay per consegnargliela. Appena il fratello la vide, la riconobbe subito. Allora si avvicinò al padre egli disse:<br>«Signore, ecco la spada della roccia. Dunque devo essere io il re di questa terra.»<br>Ser Ector osservò l'arma; quindi tornò indietro con i due giovani, smontò da cavallo, entrò nella chiesa e ordinò a ser Kay di ripetergli con precisione come l'avesse presa faccendolo giurare sul Libro Sacro.<br>«Me l'ha portata mio fratello Artù, signore» disse allora ser Kay.<br>«E tu, come l'hai avuta?» chiese ser Ector ad Artù.<br>«Ecco, signore, quando sono tornato a casa a prendere la spada di ser Kay, non ho trovato nessuno che me la potesse dare; allora, pensando che mio fratello non dovesse rimanere disarmato, sono venuto qui e ho estratto l'arma dalla roccia senza alcuna fatica.» (pp. 11-12)
*Ser Ector e ser Kay si inginocchiarono a terra.<br>«Ahimè, perché vi inginocchiate davanti a me, voi che siete mio padre e mio fratello?» chiese loro Artù.<br>«No, mio signore, non è così. Io non sono vostro padre e non sono nemmeno del vostro stesso sangue. Vedo che discendete da un lignaggio ben più nobile di quanto credessi.»<br>Egli gli raccontò come gli fosse stato affidato, perché lo allevasse, dallo stesso Merlino. Nel sentire che ser Ector non era suo padre, il giovane provò un profondo dolore, ma il cavaliere continuò:<br>«Quando sarete re, vorrete essere il mio buono e grazioso signore?»<br>«In caso contrario sarei da biasimare» fu la risposta di Artù. «Siete l'uomo a cui devo di più insieme alla mia buona signora e madre, vostra moglie, che mi ha nutrito e allevato come figlio suo. Se Dio vorrà ch'io sia re come voi dite, potrete chiedermi tutto quello che sarà in mio potere di concedervi, e io non vi mancherò!» (pp. 12-13)
*«Per quale motivo quel ragazzo è divenuto vostro re?»<br>«Signori, è figlio legittimo di Uther Pendragon e di Igraine, moglie del duca di Tintagel» rispose loro Merlino.<br>«Allora è bastardo!» esclamarono tutti.<br>«No; Artù fu concepito più di tre ore dopo la morte del duca, e tredici giorni più tardi re Uther sposò Igraine. È quindi provato che non è bastardo, e chi lo afferma sappia che Artù sarà re e avrà ragione di tutti i suoi nemici, e che, prima di morire, avrà regnato a lungo su tutta l'Inghilterra e avrà condotto sotto il proprio comando Galles, l'Irlanda, la Scozia e molti altri regni.» (p. 15)
*Dovremmo forse accettare che un interprete di [[Sogno|sogni]] ci esorti alla viltà? ([[Lot (ciclo arturiano)|Lot]], p. 16)
*Ecco allora giungere in campo [[Ban di Benoic|re Ban]], fiero come un leone e con le insegne a bande verdi in campo d'oro.<br>«Ahimè, ora temo davvero che saremo sconfitti!» esclamò re Lot vedendolo. «Quello è il cavaliere più valoroso del mondo e anche l'uomo più rinnomato. Moriremo o saremo costretti a ritirarci, ma se dovremo farlo sarà bene che impieghiamo valore e saggezza, perché altrimenti perderemo ugualmente la vita!» (p. 26)
*[...] è preferibile uccidere un vile piuttosto che, a causa di un codardo, perdere tutti la vita. ([[Lot (ciclo arturiano)|Lot]], p. 28)
*«Siete un uomo straordinario!» esclamò allora Artù.<br>«Però mi stupisce molto sentirvi dire che morirò in battaglia.»<br>«Non ve ne meravigliate, è la volontà di Dio che il vostro corpo sia punito per le vostre azioni impure. Io invece dovrei essere triste, perché morirò di una morte vergognosa, sotterrato ancora vivo. Almeno la vostra sarà una fine onorevole.» ([[Re Artù]] e [[Mago Merlino]], p. 34)
*Merlino è a conoscenza, come del resto voi, ser Ulfius, di come re Uther venne da me nel castello di Tintagel con le sembianze di mio marito che era morto tre ore prima, e di come quella stessa notte mi fece concepire un figlio. Tredici giorni dopo egli mi sposò, e allorché il bambino nacque ordinò che fosse affidato a Merlino e allevato da lui. Da allora io non lo vidi mai più; né seppi quale nome gli era stato dato. ([[Igraine]], p. 35)
*«Ora siete in mio potere, e sono libero di decidere se uccidervi o risparmiarvi la vita. Ma se non vi darete per vinto sarò costretto a mettervi a morte» gli disse lo sconosciuto.<br>«Quando vorrà venire, la morte sia la benvenuta! Del resto, preferisco morire che disonorarmi arrendendomi a te» esclamò Artù balzandogli addosso. ([[Pellinore]] e [[Re Artù]], p. 39)
*«Ahimè, Merlino, lo avete ucciso!» gli disse Artù. «Era il cavaliere più nobile del mondo, ed io preferirei essere privato delle mie terre piuttosto che saperlo morto.»<br>«Non ve ne date pensiero, è più sano di voi» gli rispose Merlino. «È solo addormentato, ma si risveglierà fra tre ore. Vi avevo detto che era un cavaliere forte e coraggioso, e vi avrebbe ucciso se io non fossi intervenuto. Ma da ora in poi egli vi renderà ottimi servigi; il suo nome è [[Pellinore|Pellinor]], e un giorno avrà due figli di valore impareggiabile che si chiameranno Percival e Lamorak il Gallese. E sarà ancora Pellinor a rivelarvi il nome del figlio che avete concepito in vostra sorella e che sarà la rovina del regno.» (p. 40)
[[File:Boys King Arthur - N. C. Wyeth - p16.jpg|thumb|Artù riceve Excalibur]]
*Proseguirono il cammino finché si trovarono sulla riva di un lago vasto e ameno, dal quale videro emergere un braccio rivestito di sciamito bianco: esso terminava in una mano che stringeva una magnifica spada.<br>«È quella l'arma di cui vi parlavo» disse Merlino ad Artù. E poiché in quel momento una donna passava sul lago, il re chiese chi fosse.<br>«È la [[Dama del Lago]]; sul fondo di questo specchio d'acqua si trova una caverna che ha l'interno decorato con tale ricchezza da renderlo la residenza più piacevole del mondo» gli spiegò Merlino. «Ora la dama si avvicinerà; allora voi dovrete pregarla cortesemente di darvi la spada.»<br>Infatti la dama si diresse verso Artù e lo salutò, e il re, dopo aver ricambiato il saluto, le chiese:<br>«Di chi è la spada che quel braccio tiene alta sull'acqua? Io sono senza armi, e vorrei che fosse mia.»<br>«Essa mi appartiene» gli rispose la dama «ma se mi concederete un dono allorquando ve lo chiederò, sarà vostra.»<br>«Ve lo accorderò, sulla mia parola» le promise Artù.<br>«Allora montate sulla barchetta che vedete laggiù, raggiungete a remi la spada e prendetela insieme al suo fodero. Io reclamerò il mio dono quando lo riterrò opportuno».<br>Artù e Merlino smontarono di sella e legarono i cavalli a due alberi. Poi salirono sulla piccola imbarcazione e, quando ebbero raggiunto la mano e la spada, il re ne afferrò l'impugnatura e la trattenne, mentre mano e braccio scomparivano sott'acqua. (pp. 40-41)
*«Vi piace più l'arma o il fodero?» gli chiese Merlino.<br>«Preferisco la spada.»<br>«Non siete molto saggio, perché il fodero vale dieci volte di più! Finché lo avrete al fianco, esso impedirà alle vostre ferite di sanguinare, per quanto gravi possano essere. Quindi badate a non abbandonarlo mai.» (p. 41)
*Poi re Artù fece cercare, sotto pena di morte, tutti i bambini che erano nati il primo di maggio concepiti da baroni e da dame, perché Merlino gli aveva detto che proprio in quella data aveva visto la luce di colui che lo avrebbe ucciso. Tra i numerosi figli di signori scovati e mandati a corte, si trovava anche [[Mordred]], il figlio della moglie di re Lot.<br>I fanciulli vennero messi su una nave che fu lasciata alla deriva sul mare, ma il caso volle che essa naufragasse ai piedi di un castello e che tutti i bambini morissero salvo proprio Mordred che ne era stato scagliato fuori e che fu ritrovato da un buon uomo che lo allevò. Quando poi il fanciullo ebbe compiuto i quattordici anni, fu mandato a corte, come narreremo verso la fine del libro della Morte di Artù. Ora diremo che i baroni del regno furono molto addolorati per la morte dei loro figli e ne incolparono più Merlino che Artù, ma poi rimasero in pace sia per timore sia per lealtà nei confronti del sovrano. (p. 43)
====Libro II====
[[File:The Death of Balin and Balan.png|thumb|La morte di Balin e Balan]]
*«Ah, bella damigella, dignità, virtù e valore non sono riposti solo nell'[[abbigliamento]]!» esclamò [[Sir Balin|Balin]]. «La virilità e l'onore sono celati nella persona, e vi sono molti insigni cavalieri ignoti a tutti, a riprova che il pregio e l'ardimento non hanno alcun rapporto con le vesti che indossano.» (p. 46)
*Non pochi pensano di fare scorno a un [[avversario]], e poi scoprono che il loro intento si è ritorto a loro danno. ([[Sir Balin]], p. 50)
*Badate, sire, di conservare con cura il fodero di Excalibur e ricordate che finché l'avrete con voi le vostre ferite, per quanto gravi, non sanguineranno. ([[Mago Merlino]], p. 57)
*Rimasto disarmato, {{NDR|[[Sir Balin]]}} si precipitò allora alla ricerca di un'altra arma entrando prima in una stanza poi un'altra e in un'altra ancora, senza riuscire a trovare nulla e sempre incalzato dappresso da [[Re Pescatore|re Pellam]]. Infine varcò la porta di una camera meravigliosamente decorata e vide che vi si trovava un uomo disteso su un letto coperto dai più splendidi drappi d'oro che si possano immaginare. Vicino al letto, su un tavolo d'oro puro sorretto da quattro zampe d'argento, era posata una lancia di singolare fattura. Balin la afferrò, si volse a fronteggiare Pellam e lo colpì con forza, facendolo cadere in terra privo di sensi. Allora il tetto e le mura del castello crollarono e anche Balin fu gettato al suolo, dove rimase senza potersi muovere. [...] Da allora re Pellam rimase infermo per molti anni, e guarì solo quando fu curato da [[Galahad]], il nobile principe, nel corso della ricerca del [[Graal|Sangrail]] – il bacile che conteneva il sangue di Nostro Signore Gesù Cristo portato in Inghilterra da Giuseppe d'Arimatea, cui un tempo era appartenuto anche lo splendido letto. La [[Lancia di Longino|lancia]] che aveva inferto il [[Colpo Doloroso]] era la stessa con cui Longino aveva ferito Nostro Signore al cuore, e poiché re Pellam era affine alla stirpe di Giuseppe e l'uomo più degno di quei tempi, la sua infermità provocò dolore, lutti e pene. (pp. 61-62)
*«Fratello, mi hai ucciso e io ho ucciso te. Il mondo intero parlerà di noi» disse poi Balin quando si fu ripreso.<br>«Perché mai non ti ho riconosciuto!» si lamentò Balan. «Avevo notato le due spade, ma dato che portavi uno scudo non tuo ti avevo creduto un altro.»<br>«È colpa di uno sciagurato cavaliere che facendomelo cambiare ci ha dato la morte. Se potessi sopravvivere distruggerei il castello per i malvagi costumi che alberga.»<br>«E sarebbe ben fatto!» approvò Balan. «Da quando vi arrivai non ebbi più la possibilità di ripartirne perché uccisi il cavaliere che era a guardia dell'isola. Lo stesso accadrà anche a te, fratello. Avresti dovuto uccidermi, come del resto hai fatto, ma poi metterti in salvo con la fuga.»<br>In quel mentre sopraggiungeva la signora del castello con quattro cavalieri, sei dame e sei servitori, e sentì le pietose parole che si scambiavano i fratelli.<br>«Uscimmo entrambi da un medesimo sacello, il ventre di nostra madre, e giaceremo insieme in una stessa fossa» dicevano. (p. 66)
*Il mattino successivo comparve Merlino e fece incidere in lettere d'oro sulla tomba dei fratelli una scritta che diceva:<br><div class="center">{{maiuscoletto|Qui giace Balin il Selvaggio, che era il cavaliere dalle due spade che inferse il Colpo Doloroso.}}</div><br>Poi, presa la spada di Balin e sostituitone il pomo con un altro, ordinò a un cavaliere di brandirla, ma quello non vi riuscì nonostante i ripetuti sforzi. Allora Merlino scoppiò a ridere.<br>«Perché ridete?» gli chiese il cavaliere.<br>«Solo i campioni migliori del mondo potranno maneggiare questa spada, cioè [[Lancillotto]] e suo figlio Galahad. E con quest'arma Lancilotto ucciderà ser Galvano, il nipote di re Artù» gli rispose Merlino, che fece incidere la profezia sul pomo della spada.<br>Poi operò perché un ponte di ferro e di acciaio collegasse l'isola con la terraferma, e lo fece largo solo mezzo piede perché soltanto l'uomo più eccellente e mondo da malizia e villania potesse avere l'ardire di attraversarlo. Inoltre lasciò sull'isola il fodero della spada di Balin perché Galahad potesse trovarlo, e fece sì che per magia la spada restasse infissa in un blocco di marmo grande come la mola di un mulino, che galleggiò per molti anni nella corrente di un fiume fin sotto le mura di Camelot. Un giorno di Pentecoste Galahad, il nobile principe, che aveva già trovato il fodero, avrebbe estratto la spada così come è narrato nel libro del Sangrail. (p. 67)
====Libro III====
[[File:The Beguiling of Merlin by Edward Burne-Jones.jpg|thumb|Merlino e la Dama del Lago]]
*Che un re tanto illustre per nobiltà e valore voglia prendere in moglie Ginevra è la notizia più bella che abbia mai ricevuto [...]. Gli offrirei volentieri anche le mie terre se pensassi di poterlo compiacere, ma ne ha già tante e sono certo che non ne ha bisogno. Gli farò quindi un dono che gradirà molto di più, perché gli consegnerò la [[Tavola Rotonda]] che mi fu data da Uther Pendragon. Essa può ospitare un massimo di centocinquanta cavalieri; cento li ho io stesso, ma gli altri mi sono stati uccisi. ([[Leodegrance]], p. 69)
*«Ma perché vi sono due seggi vuoti alla Tavola Rotonda?» chiese poi Artù a Merlino.<br>«Sire, sono destinati a uomini degni del più alto onore, e sul [[Seggio Periglioso]] siederà solo un cavaliere senza pari. Chiunque altro sarà tanto ardito da tentare di prendervi posto, sarà annientato.» (p. 72)
*Devi concedere [[misericordia]] a coloro che t'implorano, perché un [[cavaliere]] spietato è un cavaliere senza onore. ([[Gaheris]], p. 76)
*Così, portate a termine le tre ricerche affidate a ser Galvano, a ser Tor e a re Pellinor, re Artù confermò la nomina di tutti i cavalieri, assegnò terre a quelli che non avevano e impose loro di non commettere mai oltraggi o omicidi, di rifuggire sempre dal tradimento, di non comportarsi mai con efferatezza, ma di concedere grazia a chi la implorasse, sotto sanzione di perdere per sempre l'onore e la sua protezione. Inoltre il re ingiunse loro, pena di morte, di soccorrere sempre le dame, le damigelle e le gentildonne e di non ingaggiare combattimenti in contese ingiuste per amore o per beni mondani. Tutti i [[cavalieri della Tavola Rotonda]] giurarono in tal senso, i giovani come i vecchi, e ogni anno rinnovavano il giuramento in occasione della festa solenne della Pentecoste. (p. 87)
*Non passò molto che la [[Dama del Lago|Damigella del Lago]] partì e Merlino la seguì tentando più volte di farla sua con le proprie arti sottili, ma poi Nimue gli fece giurare di non fare mai più uso con lei dei suoi incantesimi, perché altrimenti non l'avrebbe mai avuta. [...] Poi Merlino e la damigella ripartirono per la Cornovaglia, e nel corso del viaggio egli le insegnò molti altri prodigi. Ma poiché le stava sempre intorno per cogliere la sua verginità, Nimue lo prese a noia e pensò di liberarsene; tuttavia non sapeva come fare anche perché ne aveva paura, dato che Merlino era figlio di un diavolo.<br>Ora, avvenne che un giorno Merlino le facesse vedere una caverna meravigliosa che si sprofondava sotto una grande pietra che la damigella, mettendo in opera le arti che aveva apprese, lo inducesse ad entrarvi per mostrarle i prodigi che essa nascondeva. Poi fece in modo che egli non ne uscisse mai più di quante arti magiche mettesse in opera, e si allontanò lasciandolo prigioniero. (pp. 88-89)
====Libro IV====
*Ahimè, da quando sono stato incoronato non ho avuto un solo mese di riposo! ([[Re Artù]], p. 90)
*{{NDR|Su [[Sir Tor]]}} Parla poco e agisce molto di più, e non conosco nessuno qui a corte che sia di nascita più nobile, o che gli sia pari in valore e in possanza. ([[Re Artù]], p. 94)
*[...] mi sono impegnato a battermi ad oltranza e preferisco morire con onore piuttosto che vivere nella vergogna. Se mi fosse possibile perdere la vita cento volte, piuttosto che arrendermi a voi sceglierei lo stesso di morire. Sono senza armi, ma non senza onore, e del resto se ucciderete un uomo inerme, il disonore ricadrà su di voi. ([[Re Artù]], p. 101)
*{{NDR|Sulla [[Fata Morgana (mitologia)|Fata Morgana]]}} Mi vendicherò su di lei con tale durezza che tutto il mondo cristiano ne dovrà parlare, perché Dio sa che l'ho onorata e venerata più di ogni altra del mio sangue e che avevo più fiducia in lei che in mia moglie e negli altri miei parenti. ([[Re Artù]], p. 103)
*La gente dice che Merlino è figlio di un diavolo, ma io posso affermare di essere stato concepito da un demone sulla terra! ([[Ywain|Sir Ivano]], p. 105)
*[...] non è cavalleresco che uno resti in arcioni mentre l'altro è a piedi. (Moroldo, p. 112)
*Una dama tanto superba da non avere misericordia di un valoroso [[cavaliere]] non ha diritto alla felicità! ([[Dama del Lago]], p. 121)
====Libro V====
*In pace da lungo tempo, [[re Artù]] aveva indetto una festa sfarzosa. La Tavola Rotonda era al completo di tutti i suoi alleati sovrani, principi e nobili cavalieri quando, mentre egli sedeva sul trono, entrarono nella sala dodici vecchi che recavano rami d'ulivo nelle mani a significare di essere venuti come ambasciatori e messaggeri dell'imperatore Lucio, a quel tempo chiamato Dittatore o Procuratore del Bene Pubblico di Roma. Giunti alla presenza del re, essi gli resero omaggio con un inchino e gli parlarono nel seguente modo:<br>«Il nobile e potente imperatore Lucio saluta il re di Britannia. Vi ordina di riconoscerlo come vostro signore e di inviargli il tributo che questo regno deve all'impero e che, come risulta dai documenti, già pagavano vostro padre e i vostri predecessori. Se agirete da ribelle e non lo riconoscerete come vostro sovrano, deterrete e tratterrete le vostre terre in contrasto con gli statuti e i decreti stabiliti dal nobile e illustre Giulio Cesare, conquistatore di questo paese e primo imperatore di Roma. Sappiate anche se vi opporrete alle sue richieste e ai suoi ordini, Lucio condurrà una guerra implacabile contro la vostra persona, i vostri regni e le vostre terre, e punirà voi e i vostri sudditi come esempio perpetuo per tutti i sovrani e i principi che rifiutano il tributo al nobile impero che domina sull'intero mondo.» (p. 131)
*[...] io non pagherò mai il tributo a Roma! A quanto so Belino e Brenio, sovrani di Britannia, hanno tenuto a lungo l'impero nelle proprie mani, come anche Costantino figlio di Elena: vi è quindi la prova palese che non dobbiamo alcun tributo e che anzi, essendo noi i loro discendenti, abbiamo il diritto di reclamare il titolo all'impero. ([[Re Artù]], p. 132)
*Artù presiedeva la Tavola Rotonda e appariva l'uomo più gagliardo che esista, capace di conquistare l'intera terra, che è ben poco per lui. (p. 134)
*Mentre il re era assopito nella propria cabina ebbe un sogno meraviglioso: gli parve che un [[drago]] terrificante, giunto in volo dalla parte d'Occidente, affogasse molta della sua gente. Esso aveva la testa smaltata d'azzurro e le spalle che brillavano come oro, il ventre simile a maglie di straordinari colori, la coda coperta di scaglie, le zampe di splendido zibellino e gli artigli come oro fino. Dalla bocca gli scaturiva un'orrenda fiamma che faceva apparire di fuoco la terra e il mare. Poi, in una nuvola, giungeva dall'Oriente un feroce cinghiale nero dagli artigli grandi come pilastri. Coperta da pelame irsuto, era la bestia più ripugnante che si fosse mai vista, e ruggiva e muggiva in modo incredibilmente orribile. Il drago allora si sollevava nell'aria come un falco e assaliva con violenza il cinghiale che rispondeva ferendolo al petto con le zanne grigie, e quel sangue bollente faceva rosseggiare il mare. Allora il drago volava a grandi altezze, poi si precipitava fragorosamente a colpire il cinghiale sulla sommità del dorso, lungo dieci piedi dalla testa alla coda, riducendogli in polvere le ossa e la carne, che prendevano a volteggiare per tutta l'ampiezza del mare.<br>Il re si svegliò di colpo e, sconcertato dal sogno, mandò a chiamare un saggio filosofo cui ordinò di spiegarne il significato.<br>«Sire» fu la risposta del sapiente «il drago rappresenta la vostra persona, i colori delle sue ali sono i regni che avete conquistato e le scaglie di cui è irta la coda rappresentano i nobili cavalieri della Tavola Rotonda. Il cinghiale che usciva dalle nuvole e che fu ucciso dal drago simboleggia un tiranno che tormenta il popolo, o forse anche che voi dovrete battervi di persona contro il più orrido e abominevole gigante che avrete mai visto in tutta la vita. Non avete dunque nulla da temere da questo sogno: andate avanti da conquistatore.» (pp. 135-136)
*Guardate quanto sono tronfi di orgoglio e di millanteria questi Britanni! [...] Si vantano come se avessero già conquistato il mondo intero! (p. 140)
====Libro VI====
*Poco tempo dopo che re Artù era tornato in Inghilterra da Roma i [[cavalieri della Tavola Rotonda]] si riunirono a corte per dedicarsi a giostre e a tornei. Non pochi cavalieri novelli compirono onorevoli gesta d'armi e superarono i compagni dando prova di valore e di prodezza, ma tra tutti spiccò [[Lancillotto|ser Lancillotto]] del Lago che fu il migliore nei tornei, nelle giostre e nelle prove d'armi sia al primo sia all'ultimo sangue, e non si fece mai sopraffare se non per tradimento o per incantesimo.<br>Dunque ser Lancillotto si meritò una tale unanime ammirazione che il libro francese dice che era il cavaliere migliore della corte dopo il ritorno del re da Roma. Per tutti questi motivi, la regina Ginevra lo predilesse tra gli altri, e poiché anche egli la ricambiava amandola più di qualunque altra dama o damigella della sua vita, compì per lei molte prodezze d'armi. (p. 157)
*[...] non posso impedire alla gente di dire quel che vuole, ma non penso affatto di prendere moglie, perché dovrei restare al suo fianco trascurando le armi, i tornei, le battaglie e le avventure. Quanto poi ad avere delle amiche, rifiuto il piacere che esse potrebbero darmi soprattutto perché sono timorato di Dio. Vedete, i [[Cavaliere|cavalieri]] che si danno all'adulterio e al libertinaggio non sono felici o fortunati in battaglia, e sono quasi sempre sopraffatti da cavalieri meno abili, oppure per caso e per malasorte uccidono uomini migliori di loro. Credo quindi che sarà sempre un infelice l'uomo che ha delle amanti, e che tutto ciò che avrà a che fare con lui sarà perseguitato dalla sorte. ([[Lancillotto]], p. 170)
*Ahimè, che peccato che un cavaliere debba morire senza le armi in mano! ([[Lancillotto]], p. 181)
====Libro VII====
*Artù dunque si era seduto a banchetto con vari altri sovrani e con tutti i [[cavalieri della Tavola Rotonda]], salvo quelli che erano stati fatti prigioniero o uccisi in scontri d'armi, quando i tre uomini fecero il loro ingresso nella sala. Due erano cavalieri di bell'aspetto e riccamente vestiti, e sulle loro spalle si appoggiava il terzo, il giovane più bello del mondo, alto, robusto e prestante, dal viso perfetto e dalle più grandi e splendide mani che si fossero mai viste, ma che si muoveva come se non riuscisse a reggersi senza essere sostenuto. Artù ordinò che si facesse silenzio e si lasciasse spazio per il loro passaggio, e i tre uomini avanzarono fino all'alta predella senza pronunziare una parola; poi il più giovane si trasse un poco indietro e, raddrizzandosi agilmente in tutta la persona, disse:<br>«Re Artù, Dio benedica voi e tutta la vostra bella certe e, in particolare, i compagni della Tavola Rotonda. Sono venuto per pregarvi di accordarmi tre doni, e poiché le mie richieste non sono irragionevoli e non vi causeranno danni o perdite, potrete concedermeli senza tema di essere disonorato. Il primo lo chiederò subito, e gli altri due tra un anno in questo stesso giorno dovunque vi troverete a celebrare la festa solenne.»<br>«Avrai quanto desideri» dichiarò il re.<br>«Allora, sire, questa è la mia prima supplica: datemi da mangiare e da bere a sufficienza per un anno, al termine del quale avanzerò le altre due preghiere.»<br>«Bel figliolo, ti consiglio di domandare di più: quello che hai espresso è un desiderio troppo umile» gli rispose Artù. «Il mio cuore prova grande inclinazione per te perché ritengo che tu discenda da una nobile schiatta: l'opinione che mi sono fatto risulterebbe fallace se non dovessi dimostrarti di altissimo lignaggio.»<br>«Sire, sia come deve essere, ho chiesto esattamente quello che volevo» replicò il giovane.<br>«Non credo che tu non lo conosca!» esclamò il re, che poi affidò il giovane a ser Kay il Siniscalco, ordinando che gli desse i migliori cibi e le migliori bevande e un corredo degno del figlio di un barone.<br>«Non ci sarà bisogno di spendere tanto per lui» osservò però ser Kay. «Secondo me è nato villano e non diventerà mai un gentiluomo, altrimenti vi avrebbe chiesto un cavallo e un'armatura. I suoi desideri rispecchiano invece la sua condizione. Comunque, dato che non ha nome, lo chiamerò [[Sir Gareth|Bellamano]] e lo porterò in cucina dove potrà mangiare tutti i giorni tanto di quel brodo che tra un anno sembrerà un porcello all'ingrasso.» (pp. 187-188)
*Appena i due uomini che avevano accompagnato il giovane furono ripartiti lasciandolo nelle mani di ser Kay, questi cominciò a schernirlo e a farsi beffe di lui. Ma [[Gawain|ser Galvano]] se ne adirò e [[Lancillotto|ser Lancillotto]] ordinò al siniscalco di smetterla, aggiungendo che era pronto a scommettere che si sarebbe dimostrato un cavaliere di grande valore.<br>«Non avete ragioni per ritenerlo» replicò il siniscalco. «Le sue rischieste mostrano la sua vera natura; non vuole che da bere e da mangiare e in fede mia deve essere cresciuto in un'abbazia dove, comunque andassero le cose, gli facevano sempre mancare il vitto! Per questo è venuto a cercarlo qui.» (p. 189)
*Così Bellamano fu mandato in cucina, e la notte dormiva con gli altri garzoni, sopportando tutto pazientemente per dodici mesi. Ma nel frattempo era riuscito a incontrare il favore generale, degli uomini come dei ragazzi, per la sua umiltà e la sua dolcezza. E ogni volta che vedeva dei cavalieri intenti alle giostre, se poteva si fermava ad osservarli e cercava in tutti i modi di trovarsi ovunque si svolgesse qualche prova di prodezza, così che accadeva che chiunque si esercitasse nel lancio di sbarre o di pietre si trovava sempre superato da lui di almeno due iarde. (p. 189)
*«In nome di Dio, ti assicuro che ho dovuto impegnarmi al massimo per non essere disonorato; perciò non dovrai temere nessun altro» disse Lancillotto a Bellamano.<br>«Credete che un giorno sarò in grado di tenere testa a qualunque provetto cavaliere?» gli chiese allora il giovane.<br>«Certamente, combatti come hai fatto oggi e io te ne sarò garante.»<br>«Adesso, quindi, vi prego di armarmi.»<br>«Però dovrai dirmi il tuo nome e il tuo lignaggio.»<br>«Ve lo dirò, signore, purché non lo riveliate ad alcuno.»<br>«Te ne do la mia parola, finché non sarà universalmente noto.»<br>«Mi chiamo Gareth e sono fratello germano di ser Galvano» gli disse infine Bellamano.<br>«Ah, signore, ne sono molto lieto! Ho pensato fin dal primo momento che doveste essere di sangue nobile e che non foste venuto a corte solo per mangiare e bere!» esclamò ser Lancillotto; dopo di che lo armò cavaliere. (pp. 192-193)
*[...] non lasciatemi morire quando una parola [[Cortesia|cortese]] potrebbe salvarmi! (Sir Pertolepe, p. 199)
*Un [[cavaliere]] deve tollerare qualunque cosa da parte di una [[damigella]] [...]. Per questo non ho badato alle vostre parole, per quanto ingiuriose fossero; anzi, quanto più mi offendevate e mi facevate montare in collera, tanto più sfogavo la mia ira contro gli avversari che incontravo. Così le vostre ingiurie mi hanno esortato a battermi e mi hanno indotto a cimentarmi per provarvi fino in fondo di cosa sono capace. Se ho cercato accoglienza nelle cucine di Artù, è stato solo per avventura, perché avrei potuto trovare di che sostentarmi in qualunque altro posto. Ma l'ho voluto fare per mettere alla prova i miei amici e perché un giorno si potesse sapere che sono un gentiluomo. ([[Sir Gareth]], p. 203)
*{{NDR|Su [[Sir Gareth]]}} Ha sconfitto tutti e quattro i fratelli e ucciso il Cavaliere Nero [...]. Ma prima ancora aveva fatto di più: aveva disarcionato ser Kay lasciandolo a terra mezzo morto e aveva affrontato un duro scontro con ser Lancillotto concludendolo alla pari. È stato allora che ser Lancillotto lo ha armato cavaliere. (p. 206)
*{{NDR|Su [[Sir Gareth]]}} Lancillotto era il cavaliere che il giovane amava di più; perciò rimase quasi sempre con lui anche perché, dopo che si fu assicurato della buona salute di ser Galvano, non volle più accompagnarsi a quell'uomo vendicativo che, quando odiava, era pronto anche a commettere omicidi. E a ser Gareth questo ripugnava. (p. 236)
====Libro VIII====
*Al tempo in cui Artù era re supremo d'Inghilterra, del Galles, della Scozia e di numerosi regni, v'erano altri sovrani che regnavano su molte contrade: un paio nel Galles, altrettanti in Cornovaglia e nell'Occidente, due o tre in Irlanda e un gran numero nel Settentrione, ma tutti costoro gli dovevano obbedienza ed erano suoi vassalli, al pari del re di Francia, del re di Bretagna, e di tutti gli altri baroni fino a Roma. (p. 241)
[[File:Arthur Hughes cartoon the Birth of Sir Tristram.jpg|thumb|La nascita di [[Tristano]]]]
*Ah, figlioletto mio [...] hai dato la morte a tua madre! Se in così giovane età sai giù uccidere, suppongo che diverrai un uomo gagliardo e, poiché morrò per averti messo al mondo, voglio che la mia ancella preghi il mio signore e Meliodas che al battesimo ti imponga il nome di [[Tristano]], a significare il dolore della tua nascita. (Elisabetta, p. 242)
*{{NDR|Su [[Tristano]]}} [...] egli diede inizio alle buone regole del trattare ogni tipo di cacciagione e introdusse i termini appropriati che sono in uso ancor oggi, onde il libro della caccia col falcone, al cervo e a ogni altro animale selvatico, è chiamato il libro di ser Tristano. Mi sembra pertanto che tutti i gentiluomini di antico blasone debbano giustamente onorarlo, perché è proprio da tali termini, che resteranno in uso fino al giorno del Giudizio, che gli uomini d'onore possono distinguere un gentiluomo da un uomo libero e quest'ultimo da un villano. Colui che è [[Gentilezza|gentile]] sarà infatti attratto dalle virtù cortesi e seguirà i nobili costumi degli uomini d'onore! (p. 244)
*Ora accadde che re Agwisance d'Irlanda mandasse a chiedere a [[Marco di Cornovaglia|re Marco di Cornovaglia]] il tributo che questi gli aveva corrisposto per molti inverni e che da sette anni aveva smesso di pagare. Il re e i suoi baroni ordinarono ai messaggeri di tornare dal loro signore con questa risposta:<br>«Noi non gli pagheremo alcun tributo e se vorrà esigerlo mandi in Cornovaglia un cavaliere fidato che combatta per il suo diritto, perché noi ne troveremo un altro che difenda il nostro.»<br>I messageri tornarono dunque con quella risposta che accese d'ira re Agwisance. Convocato ser Moroldo, un nobile e provato cavaliere, compagno della Tavola Rotonda e fratello della regina d'Irlanda, il sovrano gli disse:<br>«Bel fratello, ti prego di andare per amor mio in Cornovaglia a combattervi per il tributo che ci spetta. Sarai ben risarcito per tutto quello che spenderai e avrai più di quanto ti occorra.»<br>«Sire» rispose ser Moroldo «per il diritto vostro e della vostra terra non esiterò a dare battaglia al miglior cavaliere della Tavola Rotonda, conosco la maggior parte di loro e le imprese che hanno compiuto, e affronterò volentieri questo viaggio che accrescerà la fama delle mie gesta.» (p. 245)
*Raccomandami a mio zio re Marco e pregalo, se sarò ucciso in battaglia, di seppellire il mio corpo nel modo che riterrà più opportuno [...]. Sappia che non mi arrenderò per viltà e che mi farò uccidere piuttosto che fuggire: in tal modo il regno non sarà costretto al tributo per causa mia; ma se mi arrendersi dichiarandomi sconfitto o se fuggissi, digli che non dovrà mai seppellirmi in terra consacrata. ([[Tristano]], p. 248)
*Appena ser Moroldo ebbe scorto Tristano, gli disse:<br>«Giovane cavaliere, ser Tristano, che fate qui? Sono molto dispiaciuto che abbiate avuto tanto coraggio, perché dovete sapere che mi sono battuto con molti nobili cavalieri, i migliori di questo paese e del mondo intero, e li ho vinti tutti. Seguite dunque il mio consiglio e ripartite.»<br>«Ser Moroldo, cavaliere leale e ben provato» gli rispose ser Tristano «non posso rinunciare alla nostra contesa perché proprio oggi ho ricevuto l'ordine della cavalleria e mi sono impegnato ad acquistarmi onore combattendo contro di voi che avete fama di essere tra i cavalieri più stimati del mondo. Al contrario io non mi sono ancora cimentato con un buon cavaliere, ma confido in Dio che potrò comportarmi onorevolmente liberando per sempre la Cornovaglia da ogni genere di tributo da parte del vostro paese.»<br>Quando ser Moroldo ebbe inteso il suo intento, aggiunse:<br>«Bel cavaliere, poiché siete deciso ad acquistare merito a mio danno, voglio che sappiate che non sarete disonorato se riuscirete a resistere a tre dei miei colpi, perché è proprio per le mie nobili imprese, provate e vedute, che re Artù mi fece cavaliere della Tavola Rotonda.» (p. 249)
*Io non sono che un novello cavaliere e al primo cimento, ma piuttosto che tirarmi indietro preferirei essere fatto in cento pezzi! ([[Tristano]], p. 250)
*Con grande benevolenza, il re affidò Tamtrist alla custodia e alle cure della figlia Isotta la Bella, che era molto esperta di medicina. La fanciulla infatti scoprì che alla base della ferita vi era del veleno, e la guarì in poco tempo. Così il giovane forestiero nutrì per lei un grande amore, tanto più che non v'era al mondo pulzella o dama più bella, e in cambio delle sue cure le insegnò a suonare l'arpa. E anche Isotta cominciò a sentire una grande inclinazione verso di lui.<br>Ser Palamede il Saraceno, beneaccetto al re e alla regina, si trovava a quel tempo nel paese, e ogni giorno si presentava con molti doni a Isotta la Bella, che amava appassionatamente. Di ciò si avvide Tamtrist, cui era nota la fama di nobiltà e di ardimento del cavaliere, e siccome Isotta la Bella gli aveva anche detto che il Saraceno aveva intenzione di farsi battezzare per amor suo, tra i due cavalieri c'era grande gelosia e Tamtrist ne era molto contrariato. (p. 252)
[[File:Waterhousem Tristan and Isolde.jpg|thumb|Tristano e Isotta bevono il filtro d'amore]]
*Un giorno Isotta la Bella e la regina sua madre prepararono un bagno per Tamtrist. Mentre egli era immerso nell'acqua accudito da Governale e da ser Hebes e le due donne si affaccendavano da una parte all'altra della camera, il caso volle che la regina vedesse la spada del giovane posata sul letto e che malauguratamente la traesse dal fodero. Dopo averla ammirata a lungo, ché era invero un'arma molto bella, le due dame notarono che il filo della lama era rotto a un piede e mezzo dalla punta e che ne mancava un buon pezzo. Quella falla ricordò subito alla regina il frammento di spada trovato nel cranio di ser Moroldo.<br>«Ahimè, figlia mia» esclamò «costui è il cavaliere traditore che uccise mio fratello, tuo zio!»<br>Isotta ne fu amaramente turbata, ché amava profondamente Tamtrist e conosceva appieno la crudeltà della madre.<br>Intanto la regina si era prontamente recata nella propria camera e da un suo cofano aveva preso il framment di spada estratto dalla testa di ser Moroldo dopo la sua morte; quindi si era affrettata a tornare al letto su cui era posata l'arma di Tamtrist e vi aveva inserito il pezzo d'acciaio: esso combaciò con la tacca della lama quasi non se ne fosse mai distaccato.<br>Subito la dama impugnò fieramente la spada e con tutta la sua forza corse addosso a Tamtrist che era ancora nel bagno, sì che lo avrebbe tagliato in due se ser Hebes non l'avesse afferrata per le braccia strappandole l'arma di mano. Non avendo così potuto portare a termine il suo malvagio intento, la regina corse dal marito, re Agwisance, e, gettatasi in ginocchio, gli disse:<br>«Ahimè, mio signore, ospitate in casa vostra il traditore che uccise mio fratello ser Moroldo, nobile combattente e vostro servitore.»<br>«Chi è e dove si trova?» chiese il re.<br>«È Tamtrist, colui che mia figlia ha guarito.» (p. 255)
*Mio padre è ser Meliodas re di Liones e mia madre, che si chiamava Elisabetta, era sorella di re Marco di Cornovaglia. Ella morì nel darmi la luce nella foresta e, proprio per questo, prima di spirare ordinò che al battesimo mi fosse imposto il nome di Tristano, ch'io trasformai qui in Tamtrist poiché non volevo essere riconosciuto. Ho combattuto per il tributo della Cornovaglia per amore di mio zio e per il diritto di quella terra che egli possedeva da molti anni, e anche per accrescere il mio onore, perché ero stato fatto cavaliere proprio quel giorno ed ero al mio primo cimento. Solo per questo intrapresi la battaglia, e sappiate inoltre che ser Moroldo si sottrasse a me ancora in vita, abbandonando lo scudo e la spada. ([[Tristano]], p. 256)
*Col passare del tempo [...] sorsero dissidi e gelosie tra il re e il nipote a causa di una dama, moglie del nobile conte ser Segwaride, di cui entrambi erano innamorati. La dama amava molto ser Tristano che la ricambiava, poiché era invero bella, e il cavaliere lo aveva ben notato, e re Marco, accesosi anch'egli d'amore per lei, lo aveva saputo e ne era geloso. (p. 258)
*[...] benché tra loro vi fossero belle parole, finché visse re Marco non amò più il nipote {{NDR|[[Tristano]]}}, poiché ogni affetto si era spento per sempre. (p. 260)
*[...] colui che ha una segreta [[ferita]] è riluttante a mostrare apertamente l'ingiuria subita! (p. 260)
*[[Lancillotto|Ser Lancillotto]] non ha pari per gentilezza e cavalleria e, per il grande affetto che nutro per lui, non combatterò più di mia volontà contro di voi. ([[Tristano]], p. 264)
*[...] re Marco non smise mai di pensare in cuore suo al modo di far perire Tristano. Infine escogitò di mandarlo come suo messaggero in Irlanda a chiedere in moglie Isotta la Bella, di cui il nipote aveva tanto lodato l'avvenenza e la bontà. Ma tutto ciò era fatto con l'intento di farlo morire. (p. 265)
*Ser Tristano prese dunque il mare e, mentre si trovava nella cabina insieme ad Isotta, accadde che avessero sete e che lì accanto vi fosse una piccola fiasca d'oro contenente, a giudicare dal colore e dal sapore, un vino prelibato. Subito il giovane la prese dicendo:<br>«Madama Isotta, ecco la migliore bevanda che abbiate mai gustata e che la vostra ancella dama Brangania e il mio servitore Governale tenevano per sé.»<br>Risero entrambi di cuore e bevettero liberamente, brindando l'uno all'altra, sì che mai vino sembrò loro più dolce e prelibato. Ma appena l'ebbero inghiottito, essi si amarano sì intensamente che quel loro sentimento non li abbandonò mai più, nella buona e nella cattiva sorte. Era infatti quello il principio di un amore che li avrebbe accompagnati per tutti i giorni della vita. (p. 271)
*Non è da buon [[cavaliere]] cogliere un altro in svantaggio [...]. ([[Tristano]], p. 284)
*Ser Lamorak si allontanò in compagnia di ser Driant, ed essendosi imbattuto in un cavaliere che per ordine di [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana la Fata]] recava a [[re Artù]] un bel corno rifinito in oro, lo costrinse con la forza a rivelargli il motivo della sua missione. Seppe che il corno aveva una virtù – nessuna dama o gentildonna che non fosse fedele al proprio signore vi poteva bere senza versarne il contenuto – e che Morgana la Fata lo inviava in dono al fratello Artù a causa della [[Ginevra (ciclo arturiano)|regina Ginevra]] e per dispetto a ser Lancillotto.<br>«Se non vuoi morire» disse allora ser Lamorak «porterai il corno a re Marco, e gli dirai che glielo mando perché metta alla prova la fedeltà della sua sposa.»<br>Il cavaliere si recò così da re Marco e gli disse che gli inviava quel corno prezioso e qual era la sua qualità. Il re costrinse quindi la regina Isotta a bere, e dopo di lei cento altre dame, ma solo quattro tra esse riuscirono a non versare la bevanda.<br>«Ahimè, è una grave infamia» esclamò il sovrano, giurando poi solennemente che avrebbe condannato al rogo la regina e le altre.<br>Ma i baroni si radunarono e dichiararono apertamente di non essere disposti a tollerare che le dame venissero arse per via di un oggetto fatto con arti magiche dalla strega più fals e incantatrice che vi fosse al mondo e nemica dei veri amanti, e affermarono che quel corno non operava mai niente di buono e causava solo odio e dissidi. Molti cavalieri fecero pertanto voto di usare ben poca cortesia a Morgana la Fata, se ma l'avessero incontrata. (pp. 284-285)
*[...] uccisi ser Moroldo liberando la Cornovaglia dal tributo, e sono anche colui che salvò il re d'Irlanda da ser Blamor di Ganis e che vinse ser Palamede. Sono Tristrano di Liones e, con la grazia di Dio, libererò quest'infelice contrada. ([[Tristano]], p. 291)
*[...] molti dicono dietro le spalle di un uomo quello che non gli direbbero mai in faccia. ([[Lamorak]], p. 295)
====Libro IX====
*Se alla tua prima giostra ti inviano un buffone a combatterti, sei davvero tenuto in poco conto alla corte di Artù! (Damigella Maldicente, p. 302)
*Ah, bella damigella [...] vi prego di avere pietà e di non insultarmi oltre, perché la mia afflizione è grande abbastanza anche se non ne aggiungete del vostro. Tuttavia non mi considero un cattivo cavaliere per essere stato abbattuto da un compagno della Tavola Rotonda. ([[Sir Breunor]], p. 302)
*{{NDR|Su [[Sir Breunor]]}} [...] vi dico apertamente che è un bravo cavaliere, e che si proverà nobile e prode. Se non si tiene ancora saldo in sella è solo perché gliene mancano la pratica e l'esperienza, ma quando è il momento di maneggiare la spada sa colpire con forza e valentia, ed è ciò che hanno compreso ser Bleoberis e ser Palamede che, da uomini scaltriti dall'uso delle armi, sanno giudicare dal modo di cavalcare di un avversario se saranno in grado di rovesciarlo di sella o di assestagli un buon colpo. Ma per lo più essi non sono disposti a combattere a piedi con i giovani cavalieri, che sono agili e vigorosi. ([[Mordred]], p. 304)
*{{NDR|Su [[Glatisant la Bestia]]}} Si trattava della bestia con la testa da serpente, il corpo da leopardo, le natiche da leone e le zampe da cervo; inoltre, ovunque essa andasse, dal suo ventre scaturiva uno strepito quasi vi fossero trenta coppie di veltri latranti. (p. 314)
*[...] nessuno è conformato in modo da poter aver [[successo]] in ogni occasione: talvolta si ha la peggio per mala ventura e talaltra colui che è meno meritevole mette in svantaggio chi è migliore di lui. (p. 314)
*«Chi vorreste assalire?» chiese ser Lamorak.<br>«Ser Lancillotto del Lago: se mai lo incontrassimo non potrebbe sfuggirci e lo metteremo a morte!»<br>«Vi assumete un compito molto arduo, perché è un cavaliere nobile e ben provato» fu la risposta di ser Lamorak.<br>«Non ne dubitiamo, ma ognuno di noi è sufficientemente forte per tenergli testa.»<br>«Non lo credo» replicò ser Lamorak. «In tutta la mia vita non ho mai inteso d'alcun cavaliere che ser Lancillotto non riuscisse a superare.» (p. 315)
*[...] ognuno ritiene infatti che la propria dama sia superiore a ogni altra, e voi non dovete adirarvi se io lodo colei che maggiormente amo. Se la mia signora, la regina Ginevra, è ai vostri occhi la più avvenente, sappiate che la regina Morgawse sembra più bella ai miei, ed è ciò che ogni cavaliere pensa della propria dama. ([[Lamorak]], p. 316)
*Ho ricevuto una bella ricompensa per aver combattuto contro ser Moroldo e liberato il regno dalla sudditanza; e anche per aver portato in Cornovaglia la regina Isotta sopportando gravi costi e pericoli. Quale compenso mi fu dato per essermi battuto con ser Blamor di Ganis in difesa di re Agwisance padre di Isotta la Bella, e cosa mi venne per aver abbattuto ser Lamorak il Gallese su richiesta di re Marco, o per aver vinto il Re dei Cento Cavalieri e il re del Galles del Nord che minacciavano le sue terre? E ancora, per aver salvato la regina dal buon cavaliere ser Palamede, e per aver ucciso il potente gigante Tawlas? Sappia re Marco, che ora mi dà tale mercede, che fu solo per amor mio che molti nobili cavalieri della Tavola Rotonda hanno finora risparmiato i baroni di questa contrada! ([[Tristano]], p. 326)
*Ebbene, qui si può imparare che nessun [[cavaliere]] è tanto forte che non possa essere scavalcato, nessuno tanto saggio che non possa sbagliare, e che cavalca bene colui che non è mai caduto! ([[Dinadan]], p. 332)
*{{NDR|Su [[Tristano]]}} Gesù misericordioso! Dacché presi le armi non vidi mai un cavaliere compiere gesta sì stupefacenti! Se lo assalissi ora, recherei onta a me stesso. ([[Lancillotto]], p. 335)
*[...] un buon cavaliere deve sempre favorire un altro, giacché i simili sono attratti dai simili. (Re dei Cento Cavalieri, p. 336)
*[...] nell'ardore della lotta spesso si colpiscono gli amici al pari dei nemici. ([[Lancillotto]], p. 343)
*È difficile staccare la carne che è cresciuta intorno all'osso! ([[Lancillotto]], p. 348)
*Anche il [[Pecora e lupo|lupo]] lascerebbe in pace la pecora se si trovassero insieme nella stessa prigione! ([[Dinadan]], p. 348)
*Come dice il libro francese, [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana]] preferiva ser Lancillotto a ogni altro, e lo desiderava in ogni momento benché egli non acconsentisse ad amarla né a far nulla su sua richiesta. (p. 351)
====Libro X====
*Un [[cavaliere]] così ardito non morrà per mano di un branco di vigliacchi! ([[Tristano]], p. 357)
*Ahimè, Bella Isotta regina di Cornovaglia, perché mai vi amo? [...] Voi non avete colpa di questa mia pena e il biasimo ricade solo sui miei occhi: siete la più bella di tutte, e io da stolto non posso fare a meno di esservi devoto anche se non mi dimostrate né amore né cortesia, e amate riamata ser Tristano di Liones che è il cavaliere migliore del mondo. ([[Palamede (ciclo arturiano)|Palamede]], p. 373)
*«Ecco un castello che non potrebbe essere preso o conquistato con alcuna macchina da guerra» disse ser Dinadan indicandolo al compagno. «Vi dimora la regina Morgana la Fata: lo ricevette dal fratello re Artù, che se ne è poi pentito amaramente. Da quel momento non c'è stato più accordo tra loro e la sorella gli ha fatto guerra ogni volta che ha potuto mantenendo proprio in questo maniero un folto gruppo di armati al solo scopo di distruggere quanti sono cari al re. Infatti non vi passa alcun cavaliere che non debba combattere contro uno, due o persino tre avversari. Se poi appartiene ad Artù ed è sconfitto, perde cavallo, armatura e ogni altra cosa che possiede, e persino la libertà qualora non riesca a fuggire.»<br>«Dio mi protegga!» esclamò ser Palamede. «Fare guerra al proprio signore che è chiamato il fiore della cavalleria cristiana e pagana è un costume malvagio e indegno di una regina, e io vi porrò fine di tutto cuore. Morgana non riceverà mai alcun servigio da me, e se come penso mi manderà contro i suoi cavalieri, essi avranno dì che combattere!» (p. 377)
*«Ne ho visti di stolti come voi!» esclamò allora ser Dinadan adirato. «E uno proprio quest'oggi: se ne stava disteso accanto a una fonte con aria trasognata, lo scudo appoggiato al suolo e il cavallo poco distante, e sogghignava come un folle senza dire una parola. Compresi così che si trattava di un [[Innamoramento|innamorato]].»<br>«E voi non lo siete, bel cavaliere?» gli chiese ser Tristano.<br>«Maledetto chi lo è!» proruppe ser Dinadan.<br>«Avete torto, perché soltanto il cavaliere innamorato può essere prode» replicò ser Tristano. (pp. 408-409)
*«In guardia, cavaliere» gridò poi a ser Epinogrus. «È abitudine dei cavlieri erranti sfidarsi alla giostra.»<br>«È forse costume di tali cavalieri imporre di combattere che lo si voglia o no?»<br>«È tale per me, e tanto vi basti» replicò ser Dinadan. (p. 409)
*«[...] io non so cosa spinga ser Tristano e tanti altri innamorati a perdere la ragione e l'intendimento per delle donne!» commentò ser Dinadan.<br>«Come, siete un cavaliere e non siete innamorato? Vergognatevene: non potete certo essere chiamato prode se non venite a contesa per una dama.»<br>«Dio me ne guardi!» esclamò ser Dinadan. «Le gioie d'amore sono troppo brevi e le pene che ne derivano fin troppo durature.» (p. 412)
*«Ma perché siete tanto incollerito?»<br>«Ah, codardo, disonori la cavalleria!» lo ingiuriò ser Dinadan.<br>«Poco importa dal momento che mi metterò al vostro servizio e rimarrò sotto la vostra salvaguardia. Siete così prode che mi proteggerete» replicò ser Tristano.<br>«Il diavolo mi liberi da te! D'aspetto sei il migliore uomo d'armi che abbia mai visto, ma anche il più pusillanime.» (p. 413)
*"Date [[potere]] al [[villano]] e questi non ne avrà mai abbastanza". Infatti, laddove il governo è affidato a una persona di bassi natali mentre il signore delle terre è di nascita elevata, avverrà che il [[Plebe|plebeo]] non tollererà al proprio fianco alcun gentiluomo, e ne perseguirà anzi la rovina. (p. 417)
*{{NDR|Su [[Palamede (ciclo arturiano)|Palamede]]}} [...] tutti lo lodarono e affermarono che seppure ancora saraceno, era un credente della migliore specie, ben disposto d'animo e assolutamente leale e fedele alla parola data. (p. 420)
*Ora oso dire che siete la dama più bella che abbia mai visto, e che ser Tristano è un cavaliere prode e prestante quant'altri mai. Mi sembra perciò che siate fatti l'uno per l'altra! ([[Re Artù]], p. 441)
*Ah, Palamede, Palamede [...] perché sei così emaciato, tu che un tempo eri chiamato uno dei più bei cavalieri del mondo? Ah, non voglio più vivere questa vita perché amo colei che non potrò mai avere o conquistare! ([[Palamede (ciclo arturiano)|Palamede]], p. 452)
*«Signore, ecco come mi discolpo: in quanto alla regina Isotta, sappiate che l'amo da lungo tempo più di ogni altra, e a lei debbo gli onori che ho conquistato, ché altrimenti sarei rimasto il cavaliere più indegno del mondo. Ovunque andavo, il suo ricordo mi accompagnava e mi spingeva a compiere imprese meritevoli. Tuttavia finora non ebbi mai da lei ricompensa e pur essendo il suo cavaliere non ricevetti alcun guiderdone! Perciò, ser Tristano, non temo la morte perché, sapendo che non possiederò mai la mia regina, mi è indifferente vivere o morire, e se fossi armato come lo siete voi, mi batterei di buon animo.»<br>«La vostra stessa bocca ha rivelato il tradimento!» proruppe ser Tristano.<br>«Non ho commesso alcuna slealtà» protestò l'altro. «Ogni uomo è libero di amare, e benché abbia riposto il cuore nella vostra dama, ella è mia quanto è vostra. Se questo è un torto, allora sono colpevole, ma voi godete di lei e appagate il vostro desiderio, mentre io non ebbi mai nulla né spero di averlo in futuro, e tuttavia l'amerò quanto voi fino all'ultimo istante della mia vita.» (p. 453)
====Libro XI====
*Mentre in un giorno di Pentecoste, i cavalieri sedevano alla [[Tavola Rotonda]], si presentò ad Artù un eremita che vide il [[Seggio Periglioso]] e chiese al re e ai baroni perché non fosse occupato.<br>«Su quel seggio non siederà che colui che è destinato, ogni altro vi troverà la morte» gli fu risposto.<br>«Sapete chi è?» domandò allora l'eremita.<br>«Non lo sappiamo ancora.»<br>«Lo so io» dichiarò allora il sant'uomo. «Vi prenderà posto un cavaliere che non è stato ancora concepito, ma che nascerà quest'anno e sarà colui che conquisterà il Sangrail.» (p. 456)
*[...] entrò, giovane e bellissima, una damigella che recava tra le mani un vaso d'oro. Allora il re e tutti quanti si trovavano nella sala si inginocchiarono devotamente a pregare.<br>«Oh, Gesù!» esclamò ser Lancillotto. «Cosa può significare?»<br>«È il [[Graal|Sangrail]], l'oggetto più prezioso che alcun essere vivente possieda» fu la risposta del re. «Quando sarà portato altrove, la Tavola Rotonda si spezzerà.» (p. 458)
*A tempo debito, [[Elaine di Corbenic|Elaine]] partorì un bel bambino che fu allevato con cura e affetto e battezzato [[Galahad]], perché quello era il nome che ser Lancillotto aveva ricevuto al fonte battesimale e che poi la Dama del Lago aveva mutato in Lancillotto. (p. 460)
*Sappiate, ser Bors, che questo fanciullo è Galahad; siederà sul Seggio Periglioso e otterrà il Sangrail, e si dimostrerà migliore di suo padre ser Lancillotto. ([[Elaine di Corbenic]], p. 462)
*[...] solo gli uomini valorosi e retti che amano e temono Dio possono conquistare onore; altrimenti, per quanto arditi, non vi riescono. ([[Re Pescatore|Re Pelles]], p. 462)
*Ser Bors si era appena sdraiato di nuovo per riposare, quando sentì un grande frastuono provenire dalla camera vicina e si vide piovere dentro, non sapeva se dalle porte o dalle finestre, nugoli di frecce e di quadrelli tanto fitti da lasciarlo stupito; molti lo colpirono e lo ferirono nei punti in cui il suo corpo non era protetto.<br>Ed ecco sopraggiungere un orribile leone: ser Bors gli si fece incontro; la fiera gli portò via lo scudo, ma egli riuscì a mozzarle la testa. Non passò molto che nella corte vide un orrendo drago sulla cui fronte sembrava fossero scritte lettere d'oro che ser Bors pensò avessero il significato di "re Artù". Giunse poi un leopardo brutto e vecchio che si batté a lungo e accanitamente con il drago; ma a un certo punto questi sputò fuori dalla bocca qualcosa come un centinaio di piccoli draghi che uccisero e fecero a pezzi il leopardo.<br>Apparve poi nella sala e si mise a sedere su un bel seggio un vecchio che sembrava avere intorno al collo due vipere. Teneva in mano un'arpa e prese a cantare un'antica canzone che narrava come Giuseppe di Aramitea fosse giunto in quel paese. Quando ebbe finito, consigliò a ser Bors di andare via.<br>«Qui non incontrerete altre avventure» gli disse. «Vi siete portato con grande onore, e più ne acquisterete in futuro.»<br>Parve allora a ser Bors che giungesse una colomba candida recante nel becco un incensiere d'oro, e che la tempesta imperversata fino ad allora cessasse e si allontanasse di colpo, mentre la sala si empiva di straordinari profumi. Poi vide quattro fanciulli che portavano quattro bei ceri e in mezzo ad essi un vecchio con un cero in una mano e una lancia nell'altra. Si trattava dell'arma che aveva nome Lancia della Vendetta. (pp. 463-464)
*Dite [...] a ser Kay il Siniscalco e a ser Mordred che confido in Dio che sarò valoroso quanto loro, e non dimenticherò mai i motteggi e le derisioni che mi indirizzarono il giorno in cui fui investito cavaliere: non comparirò a corte finché tutti non parleranno di me con maggiore rispetto di quanto sia mai stato dimostrato loro. ([[Parsifal]], p. 472)
*{{NDR|Su [[Parsifal]]}} [...] era infatti uno dei migliori cavalieri del mondo, e in lui la vera fede era ben salda. (pp. 473-474)
*Ed ecco avvicinarsi il sacro vaso del Sangrail accompagnato da soavità e profumi di ogni sorta. I due cavalieri non poterono distinguere con chiarezza chi lo portava; solo ser Percival intravvide appena sia il vaso sia la vergine purissima che lo recava tra le mani. Immediatamente si trovarono entrambi perfettamente risanati nelle membra e nel corpo, e resero grazie a Dio in grande umiltà.<br>«Gesù» disse ser Percival «cosa significa che siamo guariti, mentre unmomento fa eravamo in punto di morte?»<br>«Lo so io» rispose ser Ector. «È stato il sacro vaso portato da una vergine e contenente il santo sangue di Nostro Signore Gesù Cristo. Solo un uomo di assoluta perfezione può vederlo.» (p. 474)
====Libro XII====
*Se la mia morte potesse giovarvi e la mia vita non vi fosse di alcuna utilità, ebbene, sarei pronta a morire per voi! ([[Elaine di Corbenic]], p. 481)
*«Ah, ser Tristano» esclamò allora ser Palamede «sapete bene che non posso battermi senza perdere l'onore. Voi siete allo scoperto e io sono armato: se vi uccidessi l'onta ricadrebbe su di me. Del resto, conosco la vostra forza e la vostra resistenza.»<br>«È vero, e adesso capisco quanto siete prode.»<br>«Vi prego, rispondete a una domanda.»<br>«Volentieri. Con l'aiuto di Dio vi dirò la verità.»<br>«Fate il caso che voi foste armato di tutto punto e io non lo fossi: cosa vi suggerirebbe di farmi l'onore cavalleresco?»<br>«Ora capisco!» esclamò ser Tristano. «Poiché devo dare il mio parere, Dio mi benedica, quel che dirò non sarà dettato dalla paura. Vi risponderò quindi che in tal caso non vorrei battermi e vi lascerei andare.»<br>«E anch'io non voglio. Perciò, prendete la vostra strada!»<br>«Posso sempre scegliere se restare o andar via, invece. Ma c'è una cosa che mi stupisce: perché un cavaliere valoroso come voi non vuole essere battezzato, mentre vostro fratello ser Safer si è fatto cristiano già da tempo?»<br>«Sebbene in cuor mio creda già in Gesù Cristo e nella sua dolce madre Maria, secondo un voto che ho fatto anni fa devo ancora affrontare uno scontro; poi mi farò battezzare, e con grande gioia.»<br>«In fede mia, allora non dovrete cercare a lungo quest'ultima battaglia! Dio non voglia che per colpa mia restiate ancora saraceno!» (p. 488)
*«E adesso?» gli chiese Tristano. «Ti ho alla mia mercé come poc'anzi mi avevate voi. Ma i cavalieri di corte non dovranno mai dire che ser Tristano ha ucciso un guerriero disarmato. Quindi, riprendete la vostra arma e portiamo a termine lo scontro.»<br>«Desidererei davvero di finirlo» rispose l'altro «ma non ho molta voglia di battermi ancora, anche perché l'offesa che vi ho arrecata non è tanto grave che non possiamo diventare amici. Osai dire che Isotta la Bella non ha pari tra le dame; non l'ho mai disonorata e, anzi, è grazie a lei che ho ottenuto gran parte dell'onore che mi sono conquistato. Le mie offese non furono mai rivolte alla regina, ma a voi, e oggi mi avete ripagato con un gran numero di colpi. Ad alcuni ho potuto rispondere, ma adesso devo ammettere che non ho mai incontrato un uomo forte e resistente quanto voi, salvo ser Lancillotto del Lago. Perciò, mio signore, vi chiedo di perdonarmi ogni cosa e di condurmi oggi stesso alla chiesa più vicina dove prima vorrei confessarmi e poi essere battezzato. In seguito andremo insieme alla corte di Artù per partecipare alla grande festa.»<br>«Allora prendete il cavallo: faremo come avete detto, e che Dio vi perdoni per tutti i vostri peccati come ho già fatto io! A un miglio da qui il vescovo suffraganeo di Carlisle potrà impartirvi il sacramento del battesimo.»<br>Montarono a cavallo insieme a ser Galleron e, giunti alla presenza del vescovo, gli esposero quanto volevano. Il sant'uomo fece riempire un grande bacile d'acqua, la consacrò, poi confessò e assolse ser Palamede. Ser Tristano e ser Galleron furono i suoi padrini.<br>Poco dopo, ripartirono per Camelot dove trovarono il re, la regina e quasi tutti i cavalieri della Tavola Rotonda, che furono molto lieti di sapere che ser Palamede si era fatto cristiano. (pp. 490-491)
====Libro XIII====
*«Ora sono certo che voi della Tavola Rotonda partirete alla ricerca del Sangrail e che io non vi vedrò mai più tutti insieme» dichiarò allora Artù. «Voglio perciò che vi riuniate per giostrare e torneare nel prato sotto Camelot in modo che, dopo la vostra morte, si possa tramandare che in questo giorno erano qui raccolti tanti valorosi combattenti.» (p. 501)
*Rientrati tutti tra le mura di Camelot, il re e i baroni si recarono ad ascoltare i vespri nella cattedrale e poi a cena, dove ciascuno dei cavalieri prese posto, come prima, sul proprio seggio. Ma ecco che, tra improvvisi scoppi e rombi di tuono che fecero temere che il palazzo stesse crollando, nella sala penetrò un raggio di sole sette volte più vivido di quanto si fosse mai visto e tutti furono investiti dalla grazia dello Spirito Santo. Guardandosi intorno, i cavalieri osservarono che gli altri sembravano circonfusi di bellezza, ma non poterono pronunciare una sola parola. Poi, apparve il Santo Graal velato di sciamito bianco, così che nessuno poté vederlo o capire chi lo recasse, e la sala si riempì di profumi mentre davanti ai commensali comparivano i cibi e le bevande che prediligevano. Dopo aver attraversato l'intero ambiente, il sacro vaso scomparve d'un tratto, e solo allora i presenti ritrovarono la voce e il re rese grazie a Dio per la benevolenza che aveva mostrato loro. (p. 502)
*Non torneranno più tutti {{NDR|i [[cavalieri della Tavola Rotonda]]}} insieme perché molti moriranno nel corso della ricerca. Io li amo quanto la mia stessa vita, e lo scioglimento di questa compagnia mi provoca un tremendo dolore, poiché la loro presenza alla mia corte era ormai un costume consolidato. ([[Re Artù]], p. 503)
*Il mio peccato e la mia malvagità mi hanno sprofondato nel disonore [...]. Finché ho perseguito avventure mondane per soddisfare desideri terreni, le ho sempre compiute in modo impareggiabile e senza mai subire sconfitte nelle giuste come nelle inique contese. Ma ora che ho intrapreso avventure celesti, capisco che il mio antico peccato mi ostacola e mi svergogna al punto che quando mi è apparso il sacro sangue non ho avuto la forza di muovermi e di parlare. ([[Lancillotto]], p. 518)
*{{NDR|Su [[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]]}} Tutte le mie gesta d'armi le ho compiute per amor suo [...] e per lei mi sono battuto, a torto o a ragione. Non ho mai fatto nulla solo per amore di Dio, ma sempre anche per conquistarmi onore e farmi andare di più, e ne sono stato poco o nulla grato al Signore. ([[Lancillotto]], p. 519)
====Libro XIV====
*«[[Mago Merlino|Merlino]] istituì la [[Tavola Rotonda]] a somiglianza della sfericità del mondo in essa perfettamente rappresentato» proseguì la reclusa. «Nella Tavola Rotonda, infatti, l'intero mondo cristiano e pagano trova ristoro, tanto che coloro che sono scelti a fare parte di quell'eletta compagnia si reputano colmi di grazia e più onorati che se fossero i padroni di metà della terra. Hai potuto vedere anche tu come, pur di appartenervi, i cavalieri siano disposti a perdere padre, madre, famiglie, mogli e figli, come facesti tu stesso che, per unirti a loro, abbandonasti tua madre senza volerla più vedere.<br>«Dunque, quando Merlino istituì la Tavola Rotonda disse che coloro che ne sarebbero stati compagni avrebbero potuto attingere alla verità del Sangrail. Gli fu chiesto chi l'avrebbe conquistata, ed egli rispose che sarebbero stati tre tori bianchi, due vergini e uno casto, e che uno di essi sarebbe stato più forte e più valoroso di suo padre quanto il leone lo è del leopardo. Allora gli fu detto: "Bisognerà che con le tue arti tu dia luogo a un seggio su cio potrà prendere posto solo il cavaliere che eccellerà su ogni altro".<br>«E Merlino istituì il Seggio Periglioso, quello su cui Galahad sedette al banchetto di Pentecoste.» (p. 522)
*La storia dice che [[Parsifal|ser Percival]] era uno degli uomini più religiosi che vi fossero al mondo in quei tempi in cui ben pochi credevano in Dio senza riserve, e i figli non rispettavano i padri e li trattavano come estranei. Egli quindi cercò conforto in Nostro Signore Gesù pregandolo affinché le tentazioni non lo allontanassero dal servizio di Dio ed egli potesse continuare ad essere Suo leale campione. (p. 527)
*[...] sono al servizio dell'Uomo migliore del mondo che non permetterà che io muoia, perché chi bussa alla Sua porta potrà entrare, chi chiede potrà ricevere, ed Egli non si nasconde a colui che lo cerca [...]. ([[Parsifal]], p. 529)
*Punirò la mia carne, che vuole avere impero su di me! ([[Parsifal]], p. 532)
*Quanto sono stato vicino a perdere me stesso [...] e la purezza che non avrei mai più potuto riavere! ([[Parsifal]], p. 532)
====Libro XV====
*«Non sei forse ser Lancillotto del Lago?» gli chiese il religioso dopo che il cavaliere gli ebbe comunicato che si sarebbe fermato con lui per la notte.<br>«Si, sono io.»<br>«Cosa fai in questa contrada?»<br>«Vado in cerca delle avventure del [[Graal|Sangrail]], signore.»<br>«Fa pure» gli disse allora il buon uomo «ma anche se il santo vaso si trovasse qui, il peccato ti impedirebbe di vederlo proprio come non è dato a un cieco di scorgere una spada sfolgorante.» (pp. 534-535)
*Quaranta anni dopo la passione di Gesù Cristo, [[Giuseppe d'Arimatea|Giuseppe di Arimatea]] preconizzò che re Evelake avrebbe sconfitto in battaglia i propri nemici. Dei sette re e dei due cavalieri che hai visto, il primo si chiama Nappus, e fu un sant'uomo; il secondo ebbe il nome di Nacien in onore di un suo avo che aveva ospitato Nostro Signore Gesù Cristo. Il terzo fu chiamato Helias il Grosso; il quarto Lisais; il quinto, Jonas, lasciò il proprio paese per rcarsi nel Galles dove sposò la figlia di Manuel ed ottenne la Gallia, che elesse come sua dimora e generò Lancillotto, tuo nonno, che sposò la figlia del re d'Irlanda e fu un uomo insigne quanto te. Suo figlio fu re Ban, tuo padre, l'ultimo dei sette re. Uno dei due cavalieri, invece, rappresenta te, Lancillotto, cui gli angeli dissero che non appartenevi alla compagnia dei sette re, mentre il secondo cavaliere sta a indicare il leone, che è superiore a tutti i re della terra, cioè ser Galahad, da te concepito nella figlia di re Pelles. E tu, che dovresti essere grato a Dio di ogni altro, perché, come peccatore, sei il cavaliere senza pari, non Lo hai ringraziato per tutte le straordinarie virtù che Egli ti ha prestate! (p. 537)
*Ah, Lancillotto [...] finché facevi parte della cavalleria terrena, eri l'uomo più straordinario e avventuroso del mondo; ma non devi stupirti se ora che ti trovi tra cavalieri impegnati in imprese celesti la fortuna ti è avversa. (p. 539)
====Libro XVI====
*Ser Lancillotto, poi, se non fosse per una sola pecca sarebbe superiore a ogni altro. Ma così come stanno le cose, è proprio come noi; solo che si assume le fatiche maggiori. ([[Gawain]], p. 541)
*La [[Tavola Rotonda]] fu istituita proprio perché gli uomini non svilissero queste due virtù{{NDR|, la pazienza e l'umiltà}}, come la cavalleria, che affonda in esse le sue radici, è sorta perché non possa mai essere sconfitta la fraternità che ne è il fondamento. (p. 545)
*{{NDR|Rivolto a [[Gawain]]}} Ti sei impegnato insieme a molti altri in una ricerca che non porterai mai a termine perché il Sangrail non si mostra ai peccatori. Non devi quindi meravigliare se non vi sei riuscito. Tu sei un cavaliere sleale e un grande assassino, mentre per gli uomini buoni questa ricerca è ben altro che una serie di omicidi. Lancillotto, benché abbia commesso gravi colpe, al momento stesso in cui ha intrapreso la ricerca si è impegnato a non peccare più, e infatti non ha mai ucciso né ucciderà un solo uomo fino al suo ritorno a Camelot. Se non fosse per la sua fragilità che probabilmente lo farà ricadere nella colpa con il pensiero, egli sarebbe il primo a compiere l'impresa dopo Galahad. Ma poiché Dio conosce i suoi pensieri e la sua debolezza, gli concederà di morire in santità. (Eremita, pp. 546-547)
====Libro XVII====
[[File:Galaad devant le graal n°3.gif|thumb|Galahad, Bors e Parsifal dinanzi al Graal]]
*{{NDR|Su [[Davide]]}} Egli era un dotto che conosceva le virtù delle pietre e delle piante, il corso delle stelle e molte altre cose ancora; ma poiché aveva una moglie malvagia, si era convinto che non esistessero donne buone, tanto che ne parlò con disprezzo anche nei libri che compose. (p. 573)
*Non spetta a noi punire chi ha operato contro Dio, ma solo alla Sua potenza. ([[Galahad]], p. 576)
*Siete uno sciocco se non sapete che le [[Verginità|vergini]] sono franche ovunque si trovino. ([[Parsifal]], p. 579)
*Nessuna lingua potrebbe descrivere e nessun cuore immaginare le meraviglie cui ho assistito. Se non mi fossi macchiato di un antico peccato, avrei potuto vedere molto di più. ([[Lancillotto]], p. 588)
*Galahad, servo di Gesù Cristo che attendo da tempo, abbracciami e lascia che riposi sul tuo petto e tra le tue braccia, casto e vergine sopra ogni altro cavaliere, giglio simbolo di purezza, rosa del colore del fuoco, fiore di ogni virtù. Sei tanto intriso della fiamma dello Spirito Santo che la mia carne, consunta dalla vecchiaia, ritrova la giovinezza! (Re Mordrains, p. 591)
*[...] rimessosi in viaggio, {{NDR|Galahad}} penetrò in una foresta irta di pericoli dove la storia dice che si imbatté in una sorgente in cui l'acqua ribolliva formando grandi onde. Il cavaliere vi posò una mano, e subito l'acqua si placò e il calore ne disparve, poiché quell'ardore era segno di lussuria, molto diffusa a quei tempi, e non poté durare al contatto con la purezza della sua verginità. Quanto era accaduto fu considerato un miracolo in tutto il paese, e da allora la fonte fu chiamata la Sorgente di Galahad. (p. 591)
*«Figliolo» disse poi l'Uomo a Galahad «sai cos'è ciò che stringo tra le mani?»<br>«No, se non me lo dite voi.»<br>«È la sacra scodella in cui mangiai l'agnello pasquale. Ora hai veduto quello che più desideravi, ma con minore chiarezza di come lo potrai ammirare nel Palazzo Spirituale della città di Sarras. Adesso partirai e con te partirà anche il Sangrail, che questa notte stessa dovrà lasciare il regno di Logris dove nessuno lo vedrà mai più perché le genti di questa terra si sono volte al peccato e non lo servono né lo venerano come dovrebbero; io perciò le spoglio dell'onore che avevo loro concesso. Domattina voi tre prenderete la Spada dalla Strana Cintura e scenderete alla riva del mare dove troverete pronta una nave. Ma prima ridonerete la salute al Re Magagnato ungendogli il corpo e le gambe con il sangue che è colato dalla lancia.»<br>«Signore, perché gli altri non possono venire con noi?» chiese Galahad.<br>«Come inviai i miei apostoli in diverse direzioni, così voglio ora che vi separiate. Quanto a voi tre compagni, due moriranno al mio servizio e solo uno tornerà a darne notizia» fu la risposta.<br>Poi l'Uomo li benedì e scomparve. (pp. 594-595)
*«Salutate per me ser Lancillotto mio padre e signore, e ricordategli che questo è un mondo incostante.»<br>Infine si inginocchiò a pregare davanti alla tavola e la sua anima lo lasciò, trasportata nel cielo di Gesù Cristo da una moltitudine di angeli. I compagni, che assistettero al prodigio, videro anche una mano scendere sul vaso e sulla lancia, prenderli e portarli nei cieli.<br>Da allora non vi è più stato un uomo che abbia avuto l'ardire di sostenere di aver visto il Sangrail. (p. 598)
====Libro XVIII====
*[...] Lancillotto, dimentico della promessa fatta e della perfezione raggiunta nel corso della ricerca, riprese a frequentare la regina. Del resto, come dice appunto il libro, se egli non le fosse stato intimamente legato nei suoi pensieri più riposti quanto, in superficie, appariva devoto a Dio, nessun cavaliere avrebbe potuto superarlo nella ricerca del Sangrail. Invece, i suoi più segreti sentimenti correvano sempre a lei. Così essi ripresero ad amarsi con maggiore ardore di prima e i loro convegni si fecero tanto frequenti che la corte cominciò a mormorare, e in particolare il loquace ser Agravano fratello di ser Galvano.<br>Ma intanto Lancillotto, continuamente assediato da dame e da damigelle che gli chiedevano di essere loro campione in questioni di diritto, per evitare ulteriori maldicenze e dicerie, decise di impegnarsi con zelo a seguire i dettami di Nostro Signore Gesù Cristo e di sottrarsi per quanto gli era possibile alla familiarità e alla compagnia di Ginevra. (p. 603)
*[...] ser Mordred, ser Agravano e molti altri della corte non ci perdono d'occhio e parlano del nostro amore. Li temo più per voi che per me perché, se del caso, io potrei fuggire o sbarazzarmene, mentre voi non potreste che rimanere qui a subire le maldicenze; e se doveste trovarvi in pericolo per aver commesso volontariamente qualche leggerezza, non potreste avere altro aiuto che il mio e quello dei miei parenti. Signora, la nostra imprudenza ci condurrà allo scandalo e alla vergogna, e io non voglio assolutamente che voi siate disonorata. Sono queste le ragioni che mi hanno spinto a dedicarmi il più possibile al servizio delle dame, facendo in modo che tutti pensino che ne traggo gioia, delizia e piacere. ([[Lancillotto]], p. 604)
*Lancillotto, ora capisco la vostra falsità e la vostra volgare lussuria! Voi amate altre dame, e per me non provate che disprezzo. Adesso che ho ben chiaro che siete un traditore, state certo che non vi amerò mai più. Non osate comparirmi ancora davanti: da questo momento vi scaccio dalla corte, e per sempre, e vi bandisco dalla mia compagnia. Se tenterete di rivedermi, sarete ucciso. ([[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]], pp. 604-605)
*Spesso le donne sono impulsive e compiono azioni di cui poi si pentono amaramente. ([[Bors (ciclo arturiano)|Bors]], p. 605)
*Se accetterò di essere il campione della regina mi alienerò molti cavalieri della Tavola Rotonda. Tuttavia, per amore di Lancillotto e vostro, sarò suo difensore a meno che il caso non porti qui un campione meglio di me. ([[Bors (ciclo arturiano)|Bors]], p. 609)
*Non ho mai sentito dire che Ginevra abbia rovinato un solo cavaliere. Anzi, a quel che so, ella ci ha sempre magnificato ed è stata la sovrana più generosa e liberale, e la più munifica di doni e di benevolenza. Sarebbe quindi vergognoso se lasciassimo morire nell'ignominia la moglie del nostro nobilissimo re. Sappiate che non lo permetterò, e che sosterrò la sua innocenza nella morte di ser Patrise; del resto, ella non aveva alcun motivo per odiare lui o alcuno dei cavalieri intervenuti al banchetto. Direi anzi che ci abbia invitati per affetto, certo non per un subdolo stratagemma, e sono convinto che comunque andrà, un giorno sarà possibile provare che tra di noi vi è un traditore. ([[Bors (ciclo arturiano)|Bors]], p. 610)
*Come dice un antico proverbio, è aspra la battaglia nella quale si scontrano parenti e amici, perché allora non c'è posto per la misericordia, ma solo per la più mortale delle contese. ([[Lancillotto]], p. 629)
*[...] non mi piace essere obbligato ad amare; l'amore deve nascere dal cuore, non dalla costrizione [...]. ([[Lancillotto]], p. 636)
*L'amore deve essere libero, non imposto, perché un amore forzato finisce con il dissolversi. ([[Re Artù]], p. 636)
*All'uomo d'onore non può non ripugnare assistere alla sconfitta di un suo pari, mentre chi non ha onore e si comporta da vile, alla vista di un uomo in pericolo non compirà mai un gesto gentile o generoso. Un codardo, infatti, non darà mai prova di misericordia, mentre chi alberga la bontà nel cuore farà agli altri quello che vorrebbe fosse fatto a lui. ([[Re Artù]], p. 642)
*{{NDR|Su [[maggio]]}} Quel mese esuberante infonde coraggio negli amanti e, in vari modi, li induce più di ogni altro a diversi comportamenti, perché è allora che, come erbe e arbusti, gli uomini e le donne si rinnovellano e richiamano alla mente lontane cortesie, servigi e gesti gentili che avevano posto nell'oblio per negligenza.<br>E come il rigore dell'inverno offusca e sfigura la verde estate, così accade all'amore che lega l'uomo alla donna, quando è incostante. Sono numerosi coloro che non albergano la costanza, e non passa giorno senza che vediamo come basti un alito di rigore invernale per cancellare e spezzare col minimo pretesto un vero amore, che pure costa tanto. Questa non è costanza né saggezza, ma debolezza di carattere, disonorevole per coloro che la praticano.<br>Perciò, come il maggio fiorisce e germoglia nei giardini, così ogni uomo d'onore rivesta il proprio cuore di germogli, prima a gloria di Dio, poi per dare gioia a coloro cui ha giurato fedeltà. Infatti, non c'è uomo o donna d'onore che non abbia scelto l'oggetto del proprio amore. E se la fatica delle armi non deve essere mai trascurata, bisogna però che l'onore sia innanzitutto riserbato a Dio, e solo dopo aver contesa con le dame: questo è ciò che io chiamo un amore virtuoso.<br>Oggi, però, gli uomini non sanno amare per sette giorni di seguito senza pretendere di appagare le proprie brame. La ragione ci dice che un tale amore non può durare, perché quanto è subito accordato con troppa prontezza, è ben presto spento dall'ardore stesso. Così è l'amore ai nostri tempi: arde lesto e altrettanto in fretta si raffredda! E questa non si può chiamare costanza. Ai tempi di Artù l'amore soleva essere diverso: uomini e donna si amavano anche per sette interi anni senza che tra loro si insinuasse la lussuria. Quello era amore vero, e fedele!<br>Ho dunque paragonato l'amore di oggi all'estate e all'inverno, perché come la prima è calda e il secondo è freddo, allo stesso modo procede l'amore ai nostri giorni. Tutti voi che siete amanti rammentate quindi il mese di maggio! (pp. 643-644)
====Libro XIX====
*[...] a quel tempo era costume che Ginevra non lasciasse mai la corte senza un seguito di ottimi cavalieri armati, quasi tutti giovani decisi a farsi onore. Erano chiamati i Cavalieri della Regina e in battaglia, ai tornei e alle giostre portavano come insegna uno scudo completamente bianco. Venivano scelti per quel servigio tutti gli anni in occasione della festa della Pentecoste tra i cavalieri che si erano mostrati più valorosi, in sostituzione di quelli che erano morti nel corso dell'anno (e non ne passava uno senza che ne morissero alcuni). Proprio compiendo tale servigio si erano distinti all'inizio ser Lancillotto e tutti gli altri, prima di conquistare rinomanza. (pp. 645-646)
*Ahimè, che vergogna che un [[cavaliere]] ne tradisca un altro! [...] Ma c'è un vecchio proverbio che recita: "Il valoroso è davvero in pericolo solo quando si trova in balia di un codardo. ([[Lancillotto]], p. 649)
*Gesù mi terrà lontano dal disonore, e poi ben vengano le disgrazie che Dio vuole mandare [...]. ([[Lancillotto]], p. 657)
====Libro XX====
*Nel mese di maggio, quando ogni cuore gagliardo fiorisce e germoglia e, con la bellezza e il rigoglio della stagione, uomini e donne sono pieni di letizia per l'avvicinarsi dell'estate con i suoi fiori novelli, laddove gli aspri venti e le bufere dell'inverno li inducono a raccogliersi al coperto presso il focolare, scoppiarono furore e sventura che ebbero termine solo con la morte e l'estinzione del fiore di tutti i cavalieri del mondo. (p. 663)
*Mi meraviglio che nessuno di noi si vergogni di sapere, e di vedere con i propri occhi, che Lancillotto giace giorno e notte con la regina [...]. Ne siamo tutti al corrente, eppure siamo tanto vili da tollerare il disonore di un sovrano nobile quanto Artù. ([[Agravaine]], p. 663)
*Se ne dovesse derivare ostilità o guerra tra noi e Lancillotto, sta' certo che molti re e molti potenti signori sceglierebbero di schierarsi con lui. E poi, fratello [...] devi sempre tenere a mente che Lancillotto ha salvato più di una volta il re e la regina, e che anche i migliori tra noi si sarebbero sentiti gelare il cuore in varie occasioni se egli non fosse stato il più valoroso e non lo avesse dimostrato molto spesso. ([[Gawain]], p. 664)
*Ser Lancillotto mi ha concesso l'investitura e niente potrà indurmi a parlare male di lui [...]. ([[Sir Gareth]], p. 664)
*Appena gli altri furono usciti, il re chiese quale fosse il motivo della disputa.<br>«Ora ve lo dirò, sire; non posso più tenerlo in me» gli rispose ser Agravano. «Io e ser Mordred siamo in disaccordo con i nostri fratelli: sappiamo che ser Lancillotto è da tempo l'amante della regina e, poiché siamo figli di vostra sorella, non possiamo continuare a tollerarlo. Voi siete il suo signore e colui che lo ha investito cavaliere, e intendiamo provare la sua slealtà.»<br>«Se quello che dite è vero, Lancillotto è un traditore!» esclamò Artù. «Ma mi ripugna compiere un passo del genere senza averne le prove; ser Lancillotto è un cavaliere valoroso e, come ben sapete, il migliore di tutti noi. Se non sarà colto sul fatto, vorrà battersi con colui che lo ha denunciato, e nessuno sarà in grado di tenergli testa. Quindi, voglio che sia sorpreso in flagrante.»<br>Il libro francese dice che il re non desiderava affatto che si diffondessero voci su Lancillotto e la regina. A dire il vero, egli ne aveva già il sospetto, ma non voleva sentirne parlare perché amava molto ser Lancillotto per tutto quello che egli aveva fatto in favore suo e di Ginevra. (p. 665)
*«Ahimè» si lamentava intanto Lancillotto «non mi è mai capitato di trovarmi a rischiare una morte vergognosa per la mancanza della mia armatura!»<br>Nel frattempo ser Agravano e ser Mordred non cessavano di gridare:<br>«Esci dalla camera della regina, traditore! Sta' certo che non riuscirai a fuggire».<br>«Gesù misericordia, non posso tollerare questo odioso clamore: meglio morire subito che sopportare un simile tormento!» esclamò allora Lancillotto; poi prese Ginevra tra le braccia e la baciò.<br>«Nobilissima tra le regine cristiane aggiunse siete la mia diletta e gentile signora e io, il vostro povero e fedele cavaliere, vi sono stato al fianco nelle cause giuste come in quelle ingiuste dal giorno in cui re Artù mi conferì l'investitura. Se morirò, vi supplico di pregare per la mia anima. Sono sicuro che ser Bors e tutti gli altri miei parenti, e anche ser Lavaine, vi salveranno dal rogo. Confortatevi, perciò, madonna mia amata, e qualunque cosa mi accada, andate con ser Bors e con gli altri che vi tratteranno con ogni onore e vi faranno regina delle mie terre.»<br>«No, Lancillotto, non vi sopravviverò! Se sarete ucciso, per amore di Dio accoglierò la morte con umiltà, come è dovere di una regina cristiana.»<br>«Ebbene, signora, poiché è giunto il giorno in cui dobbiamo separarci, sappiate che venderò la vita al più alto prezzo, e che sono mille volte più addolorato per voi che per me. Ma ora preferirei avere indosso la mia solida armatura piuttosto che regnare su tutto il mondo cristiano: prima di soccombere farei in modo che le mie gesta siano tramandate.»<br>«Piacesse a Dio che uccidessero me e lasciassero libero voi!» esclamò la regina.<br>«Questo non deve accadere, e che Dio mi ripari da una simile vergogna!» replicò Lancillotto. «Gesù Cristo, sii tu il mio scudo e la mia armatura!» (p. 667)
*Ora, signora, è chiaro che il nostro amore è giunto al suo epilogo e che da adesso in poi re Artù mi sarà nemico. Ma se vorrete rimanere con me, mi impegno a tenervi al riparo da ogni pericolo. ([[Lancillotto]], p. 669)
*Stanotte ho ucciso ser Agravano, fratello di ser Galvano, e almeno altri dodici suoi compagni. Non ho alcun dubbio, pertanto, che vi sarà un conflitto sanguinoso. Quei cavalieri erano stati mandati a sorprendermi su ordine espresso di Artù, e il re deve essere talmente furibondo e colmo di risentimento che condannerà la regina al rogo. Io non posso certo permettere che ella sia arsa per colpa mia. Se riuscissi a farmi ascoltare, mi offrirei di essere fatto prigioniero per potermi poi battere in suo favore e provare che è una sposa fedele, ma temo che il re sia troppo infuriato per accettare questa proposta. ([[Lancillotto]], p. 671)
*Miei bei signori, mi ripugna di compiere un'azione che potrebbe disonorare voi e tutto il mio lignaggio. Ma poiché sono altrettanto contrario a permettere che la regina muoia di una morte ignobile, se il vostro consiglio è di sottrarla al supplizio, siate però ben consapevoli che dovrò causare molti lutti. Forse, con mio grande rammarico, sarò costretto a uccidere anche qualcuno dei miei migliori amici e può darsi che alcuni, piuttosto che essere complici di un'azione abietta, preferiscano schierarsi dalla mia parte: non vorrei certo farli soffrire. ([[Lancillotto]], p. 672)
*«[...] il caso di Tristano dovrebbe mettermi in guardia. Sapete bene come andò a finire dopo che, presi tutti gli accordi, egli riportò Isotta la Bella a re Marco: quel sovrano lo uccise a tradimento mentre suonava l'arpa davanti alla sua dama, cogliendolo alle spalle e trafiggendogli il cuore con una lancia ben affilata.»<br>«È vero» convenne ser Bors «ma c'è una cosa che dovrebbe incoraggiare te come tutti noi, ed è che re Marco e re Artù sono di indole assai diversa, perché Artù non ha mai mancato alla propria parola.» (pp. 672-673)
*Capita spesso che agiamo per quel che crediamo il meglio, e che finisce poi per dimostrarsi il peggio. ([[Gawain]], p. 674)
*[...] sappiate che soffro di più per la perdita dei miei buoni cavalieri che per la fuga della mia gentile regina, perché di regine posso averne quante ne voglio, mentre non mi sarà mai più possibile riunire una simile compagnia di valorosi. E che sciagura che io e Lancillotto dobbiamo essere nemici! ([[Re Artù]], p. 677)
*[...] da oggi in poi cercherò Lancillotto fino al giorno in cui uno dei due avrà ucciso l'altro. Intendo vendicarmi e vi chiedo di prepararvi alla guerra. Se non volete perdere il mio servigio e il mio affetto, affrettatevi a mettere alla prova i vostri amici. Giuro su Dio che, anche se dovessi inseguire Lancillotto per sette regni, lo ucciderò a costo della vita. ([[Gawain]], p. 679)
*«Dio non voglia che io mi scontri con il nobilissimo sovrano che mi armò cavaliere!» replicò Lancillotto.<br>«Alla malora le belle parole!» proruppe il re. «Presta fede a quanto ti dico e non lo dimenticare: sono il tuo mortale nemico e lo sarò fino al giorno della mia morte. Non ti perdonerò mai di avermi ucciso degli ottimi cavalieri e degli uomini nobilissimi appartenenti al mio stesso sangue. Per di più, hai giaciuto per anni con la regina, che alla fine mi hai rapita con la forza.»<br>«Mio nobilissimo signore e re, dite quello che volete, tanto sapete benissimo che non mi batterò mai con voi» gli rispose Lancillotto. «È vero, vi ho ucciso dei cavalieri, e me ne rammarico molto; ma sono stato costretto a farlo per salvarmi la vita. Avrei forse dovuto lasciarmi uccidere? Quanto a madama la regina, non un solo cavaliere al mondo, salvo la persona di vostra altezza e il mio signore ser Galvano, oserebbe provare sul mio corpo che ella vi ha tradito! E se vi fa piacere di dichiarare che sono legato da molti anni a madama la vostra regina, vi darò soddisfazione dimostrando con il mio braccio contro chiunque, salvo voi e ser Galvano, che ella vi è fedele. Tuttavia, alla sua grazia è piaciuto di tenermi in suo favore e di prediligermi tra tutti gli altri, e del resto io ho ben meritato il suo affetto perché, sire, più di una volta il vostro furore avrebbe permesso che ella fosse condotta al supplizio se io non mi fossi battuto per lei inducendo i suoi nemici a confessare la loro menzogna e facendola così assolvere con onore. E tutte quelle volte, voi mi avete dimostrato amore e gratitudine per averla salvata, e mi avete anche promesso di essere per sempre il mio benevolo signore. Ora, invece, mi sembra che ricompensiate male i miei servigi. Del resto, sire, avrei perso gran parte del mio onore cavalleresco se avessi tollerato che madama, la vostra regina, fosse suppliziata per causa mia. In molte occasioni mi sono battuto per lei in contese che non mi riguardavano; non avrei forse avuto il diritto di farlo allorché ero dalla parte del giusto? Perciò, mio generoso e grazioso signore, concedete la vostra benevolenza alla vostra regina, che è buona e fedele!» (pp. 680-681)
*Voi, sire, avete dato ascolto a voci menzognere, e questa è stata la causa della guerra che ci oppone. Mio signore, un tempo avevo meritato la vostra compiacenza per essermi battuto in favore della regina vostra moglie, e sapete bene quante volte ella abbia dovuto patire gravi torti. Ora, mio buon signore, mi sembra che in questa circostanza, più che in tutte quelle che pure avete approvato, io avessi un motivo ben valido per strapparla al rogo, dal momento che ella vi era stata condannata a causa mia. Coloro che vi hanno raccontato le fole che sapete erano per certo mentitori, ma le calunnie sono ricadute sul loro capo poiché, se la potenza di Dio non fosse stata dalla mia parte, come avrei potuto io, disarmato e ignaro, far fronte a quattordici avversari armati e decisi? Infatti ero stato convocato dalla regina per non so quale motivo, e avevo appena varcato la porta della sua camera quando ser Agravano e ser Mordred hanno cominciato a chiamarmi traditore e codardo. ([[Lancillotto]], p. 687)
*[...] non mi sono mai battuto a oltranza con un cavaliere senza mostrare misericordia, e che benché mi sia misurato con ottimi guerrieri quali ser Tristano e ser Lamorak, ho sempre reso loro l'onore e il rispetto che meritavano. Dio mi è testimone che non mi sono mai adirato al punto da accanirmi contro i buoni cavalieri che ho visto impegnati a farsi onore, e che sono sempre stato lieto di aiutare un avversario in grado di tenermi testa a piedi o a cavallo. ([[Lancillotto]], p. 688)
*Ser Galvano, io amavo ser Gareth più di qualunque mio parente, e piangerò per sempre la sua morte non solo per il grande timore che ho di voi, ma anche per altri motivi che mi amareggiano. Prima di tutto, perché fui io a investirlo cavaliere; poi, perché so che mi amava più di ogni altro; il terzo motivo è che era un uomo nobilissimo, leale, cortese, gentile e di buona indole; il quarto è che appena seppi della sua morte capii che da voi non avrei avuto altro che un'inestinguibile guerra. Per di più, ero certo che avreste fatto in modo che il mio nobile signore Artù mi fosse nemico per sempre. Eppure, che Gesù mi perdoni, non ho ucciso ser Gareth e ser Gaheris di proposito. Ah, perché erano disarmati in quel giorno fatale! ([[Lancillotto]], p. 689)
*Se non fosse stato per il papa, io mi sarei battuto con te in singolare tenzone e avrei provato sulla tua persona la tua falsità nei confronti di Artù e miei. E lo farò, una volta che avrai lasciato queste terre, dovunque riuscirò a trovarti! ([[Gawain]], p. 690)
*Ahimè, così devo abbandonare il più nobile tra i regni cristiani, quello che ho amato di più e in cui ho acquistato il mio onore! Mi rammarico di esserci venuto, se devo esserne vilmente bandito senza colpa e senza motivo! Ma la fortuna è così incostante, e la sua ruota tanto mobile, che nessuno è certo di potervi riposare durevolmente. Ne sono prova molte antiche leggende, come quelle che narrano del nobile Ettore, e di Troilo, e di Alessandro il potente Conquistatore, e di molti altri che precipitarono in basso dal culmine della loro regalità. Così avviene per me, che ero tenuto in grande onore in questo regno nel quale la Tavola Rotonda crebbe in dignità grazie a me stesso e ai miei più che virtù di chiunque altro. ([[Lancillotto]], p. 690)
*Mio signore Artù, nobile sovrano che mi fece cavaliere, il mio affetto per voi è tale che i vostri attacchi mi addolorano profondamente, eppure li ho sopportati con pazienza. Se fossi stato vendicativo, avrei potuto scendere in campo e domare i vostri baldi cavalieri, ma ho pazientato per sei mesi lasciando che voi e ser Galvano faceste quel che volevate. Ora però non posso tollerarlo più e devo difendermi, perché ser Galvano mi ha accusato di tradimento. Sono stato sempre contrario a battermi contro un vostro parente, ma adesso non posso più tirarmi indietro, come la preda quando è messa alle strette. ([[Lancillotto]], p. 697)
*[...] ser Galvano aveva ricevuto da un sant'uomo un dono miracoloso che gli aveva permesso di farsi molto onore: ogni giorno dell'anno, dalle nove a mezzogiorno, la sua forza cresceva fino ad arrivare a triplicarsi. Per questo re Artù, che era il solo a saperlo, aveva ordinato che tutte le tenzoni che si fossero svolte alla propria presenza, di qualunque genere e per ogni tipo di lite, avessero inizio alle nove del mattino: in tale modo il partito per il quale si fosse battuto il nipote avrebbe avuto sempre il sopravvento nel corso delle tre ore in cui la forza di Galvano raggiungeva il suo culmine. (p. 698)
====Libro XXI====
*A [[Mordred|ser Mordred]] era stato dunque affidato il governo di tutta l'Inghilterra. Egli allora fece vergare delle false lettere fingendo che provenissero dal continente, in cui era scritto che re Artù era stato ucciso nel corso della guerra contro ser Lancillotto; quindi convocò a parlamento tutti i baroni e si fece eleggere re. L'incoronazione avvenne a Canterbury e fu seguita da festeggiamenti che durarono quindici giorni.<br>Dopo di che, ser Mordred si recò a Winchester e dichiarò apertamente alla regina (che però era moglie del re, allo stesso tempo suo zio e padre) che intendeva sposarla e perparò le nozze fissando il giorno del matrimonio. Ginevera, pur profondamente addolorata, gli rispose con cortesia e finse di sottomettersi al suo volere; tuttavia espresse il desiderio di recarsi a Londra per comprare quanto le sarebbe occorso per gli sponsali. (p. 702)
*Riflettete, Inglesi, sulla malvagità che tutto ciò palesava! Artù era il re più nobile e il cavaliere più valoroso del mondo e che più amava e sosteneva gli uomini prodi, eppure quelli Inglesi non gli concedevano la propria stima! Ché tale era l'antico costume di questa terra, e c'è chi dice che non l'abbiamo ancora abbandonato. Ahimè, questo è un grave difetto: nulla ci piace se perdura nel tempo.<br>Così si comportavano gli uomini di allora: amavano di più ser Mordred che il nobile Artù e molti andarono a dire all'usurpatore che sarebbero stati con lui nella buona come nella cattiva sorte. Allora ser Mordred, che aveva sentito dire che Artù sarebbe sbarcato a Dover, vi si portò con grande esercito allo scopo di sconfiggerlo e di scacciarlo dalle sue stesse terre. (pp. 703-704)
*«Ahimè, ser Galvano, figlio di mia sorella, con l'uomo che amavo di più al mondo se ne va ogni mia gioia!» si dolse {{NDR|Artù}} quando si fu ripreso. «Ora te lo posso dire, caro nipote, solo in te e in ser Lancillotto riposavano la mia letizia e la mia fiducia. Adesso che ho perduto entrambi, tutto il conforto che avevo sulla terra mi abbandona!»<br>«Ah, caro zio» gli rispose ser Galvano «il mio ultimo giorno è arrivato, e ne devo biasimare la mia impulsività e la mia ostinazione, dato che sono stato ferito sulla vecchia piaga che mi aveva inferto ser Lancillotto. So che morirò prima di mezzogiorno e che a causa del mio orgoglio voi dovrete patire tanta vergogna e sventura. Se il nobile Cavaliere del Lago fosse stato al vostro fianco, come fu e avrebbe dovuto essere ancora, questa guerra sciagurata non sarebbe mai scoppiata, perché solo la sua cavalleria e la nobiltà del suo sangue erano riuscite a tenere soggetti e timorosi i vostri infidi nemici. Ora egli vi mancherà. Ahimè, perché non ho voluto trovare un accordo con lui! [...]» (pp. 704-705)
*Io, ser Galvano, cavaliere della Tavola Rotonda, voglio che tutto il mondo sappia che mi sono dato la morte non per colpa tua ma mia. Perciò, ser Lancillotto, ti supplico di tornare nel regno per visitare la mia tomba e per recitare su di essa una preghiera, lunga o breve che sia, per la salvezza della mia anima. Oggi, nello stesso giorno in cui scrivo questa lettera, fui ferito a morte là dove la tua mano mi colpì per prima, e non avrei potuto essere ucciso da un braccio più nobile. ([[Gawain]], p. 705)
[[File:Battle Between King Arthur and Sir Mordred - William Hatherell.jpg|thumb|La battaglia tra Artù e Mordred]]
*{{NDR|Sulla [[battaglia di Camlann]]}} I messaggeri si recarono da Mordred che si era circondato di un temibile esercito di centomila armati e dovettero pregare a lungo prima di riuscire a fargli accettare in contropartita la Cornovaglia e il Kent fino alla morte di Artù e, dopo, tutta l'Inghilterra. Fu anche concordato che il sovrano e l'usurpatore, ciascuno con un seguito di quattordici cavalieri, si incontrassero in una zona franca tra i due eserciti schierati.<br>Artù fu lieto degli accordi raggiunti, ma prima di recarsi al convegno ordinò ai propri uomini di avanzare fieramente e di uccidere ser Mordred, di cui non ci si poteva fidare in alcun modo, se avessero visto sguainare anche una sola spada. E ser Mordred aveva istruito allo stesso modo il proprio esercito:<br>«Se vedrete balenare anche una sola lama mouvete con coraggio all'attacco e uccidete quanti vi si parano innanzi, perché non mi fido affatto di questa tregua e so bene che mio padre vorrà vendicarsi di me.»<br>L'incontro ebbe dunque luogo come era stato stabilito. Fu portato del vino e ne bevvero insieme, ma una [[vipera]] sbucata da un cespuglio d'edera morse il piede di un cavaliere. Questi, senza darsi pensiero del danno che ne sarebbe derivato, sguainò la spada per ucciderla, e quando i due eserciti videro balenare la lama diedero fiato alle trombe e ai corni e si corsero incontro levando terribili grida.<br>Allora re Artù montò a cavallo e raggiunse prontamente i propri uomini esclamando:<br>«Ahimè, che giorno sventurato!»<br>Ser Mordred si unì ai suoi, ed ebbe inizio la battaglia più funesta che si sia mai vista in terra cristiana: vi furono attacchi impetuosi e galoppare di cavalli, affondi e fendenti, colpi mortali e accenti minacciosi da entrambe le parti. Re Artù non cessava di attraversare le formazioni di ser Mordred compiendo molte prodezze degne di un nobile sovrano senza mai venir meno al proprio ruolo, ma anche ser Mordred non si tirava indietro e più volte mise se stesso in grave pericolo.<br>La battaglia infuriò per tutta la giornata senza risparmio di forze, finché molti nobili cavalieri giacquero immobili sulla fredda terra, e quando cadde la notte il terreno era cosparso dei cadaveri di ben centomila uomini. (pp. 707-708)
*{{NDR|Sulla battaglia di Camlann}} Il sovrano impugnò la lancia e si gettò in avanti gridando:<br>«Traditore, è giunto il giorno della tua morte!»<br>Ser Mordred si scagliò a sua volta contro di lui brandendo la spada, ma il re già gli affondava la lancia sotto lo scudo e gliela faceva fuoriuscire dal corpo per più di un braccio. E quando l'usurpatore comprese che non sarebbe potuto sfuggire alla morte, si slanciò con tutte le proprie forze in avanti trafiggendosi fino all'impugnatura dell'asta, poi calò la spada tenuta con entrambe le mani sul proprio padre e lo raggiunse a un lato della testa trapassandogli l'elmo e il crano. Subito dopo si accasciava a terra morto. (p. 709)
[[File:The Death of King Arthur by John Garrick.jpg|thumb|La morte di Artù]]
*«[...] Il tempo passa in fretta; prendete perciò la mia buona spada Excalibur e portatela alla riva del mare: vi ordino di gettarla nell'acqua e di tornare poi a dirmi cosa avete visto.»<br>«Sire, obbediremo al vostro comando» gli rispose [[ser Bedivere|Bedivere]].<br>Ma sulla strada si mise a osservare con attenzione la nobile arma e le pietre preziose che ricoprivano il pomo e l'elsa.<br>"Se la getto nell'acqua, non ne deriveranno che perdite e danno!" pensò.<br>Perciò la nascose sotto un albero e poi si affrettò a tornare dal re e gli disse di averla gettata in mare.<br>«Cosa hai visto?» gli domandò Artù.<br>«Nient'altro che onde e venti.»<br>«Non è vero» replicò il re. «Ora affrettatevi a ubbidire e, se vi sono caro, non esitate a fare quanto vi ho detto.»<br>Allora ser Bedivere tornò a prendere la spada, ma pensando ancora che fosse un peccato e una vergogna gettare via un'arma tanto nobile, la nascose di nuovo, poi raggiunse il re.<br>«Cosa avete visto?» gli domandò per la seconda volta il sovrano.<br>«Nient'altro che flutti e ondate nere.»<br>«Ah, mi hai ingannato ancora, sleale e traditore!» propruppe Artù. «La tua fama di nobile cavaliere e l'amore che ti ho sempre portato non mi avrebbero mai fatto pensare che mi avresti tradito per il valore di una spada! Ora sbrigati: le tue esitazioni stanno mettendo a grave rischio la mia vita. Se non eseguirai adesso i miei ordini ti ucciderò con le mie stesse mani ovunque potrò incontrarti.»<br>Così ser Bedivere tornò là dove aveva nascosto la spada, la raccolse con cautela e si avvicinò alla riva. Poi avvolse la cintura intorno all'elsa e la scagliò più lontano che poté. Allora vide un braccio e una mano sorgere dall'acqua, afferrarla stretta, brandirla tre volte e poi inabissarsi con l'arma.<br>Quando ser Bedivere, tornato vicino al re, gli raccontò quello che aveva visto, il sovrano esclamò:<br>«Ahimè, aiutatemi ad andare via, temo di avere aspettato già troppo.»<br>Il cavaliere se lo caricò sulle spalle e andò verso la riva del mare. Vi erano appena arrivati che una piccola chiatta piena di belle dame prese terra accanto a loro. Tra di esse si trovava una regina, e tutte portavano cappucci neri e gridavano e piangevano alla vista di re Artù.<br>«Fatemi salire a bordo» disse il re.<br>Ser Bedivere eseguì con delicatezza il comando, e tre dame accolserò Artù tra alti lamenti e lo misero a sedere con la testa appoggiata sul grembo di una di loro.<br>«Ah, mio caro fratello!» disse allora la regina. «Perché vi siete trattenuto tanto a lungo lontano da me? La ferita che avete al capo ha preso fin troppo freddo!»<br>Poi le dame si misero ai remi e allontanarono l'imbarcazione dalla terra. E quando se Bedivere le vide prendere il largo, gridò:<br>«Ah, mio signore Artù, cosa sarà di me ora che mi lasciate tra i miei nemici?»<br>«Confortatevi e fate del vostro meglio: su di me non potrete più fare alcun affidamento» gli rispose il sovrano. «Devo andare nell'isola di Avalon per curare la mia grave ferita, e se non sentirete mai più parlare di me, pregate per la mia anima.»<br>Intanto la regina e le dame piangevano e gridavano da fare pietà. Quando ser Bedivere ebbe perso di vista la chiatta, scoppiò anch'egli in pianti e in lamenti, poi si diresse verso la foresta e camminò per tutta la notte. (pp. 710-712)
*Di Artù non ho trovato nient'altro nei libri autorizzati, né ho letto con maggiore certezza della sua morte se non che fu portato via in una nave con tre regine, una delle quali era sua sorella [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana la Fata]], l'altra la regina del Galles del Nord e la terza quella delle Terre Desolate. Non conosco altra testimonianza che quella dell'eremita che un tempo era stato arcivescovo di Canterbury e che riferì che le dame avevano portato da lui un corpo perché lo seppellisse. Tuttavia egli non sapeva con certezza se si trattasse davvero del cadavere di artù, perché questa storia la fece mettere per iscritto ser Bedivere, cavaliere della Tavola Rotonda. (pp. 712-713)
*In varie parti d'Inghilterra si crede che re Artù non sia morto e che, per volontà di Nostro Signore Gesù, viva in un altro luogo da dove tornerà per conquistare la Santa Croce. Io però non mi sento di affermarlo, e preferisco dire che in questo mondo egli lasciò la sua vita. Molti sostengono anche che sulla sua tomba siano scritte queste parole:<br><div class="center">{{maiuscoletto|Hic iacet Arthurus Rex quondam rexque futurus}}</div> (p. 713)
*{{NDR|Su [[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]]}} Quando seppe della morte del re e di tutti i nobili cavalieri compreso ser Mordred, ella riparò in gran segreto con cinque dame ad Almesbury dove si fece monaca indossando la veste bianca e nera, e vivendo in penitenza come se fosse stata la più grande peccatrice di questa terra. Da allora nessuna creatura riuscì più a renderla felice, e visse tra digiuni, preghiere e opere di carità al punto che tutti si stupirono della purezza dei sui nuovi costumi. Con il tempo, come era da aspettarsi, divenne anche badessa e governatrice del monastero. (p. 713)
*La guerra che ha portato alla morte i più nobili cavalieri del mondo è divampata a causa mia e di quest'uomo, e l'amore che ci legava ha causato la rovina del sovrano più onorato della terra. Lancillotto [...] ho assunto questo stato per salvare la mia anima e, con la grazia di Dio e per le piaghe della Sua Passione, confido che dopo la mia morte potrò contemplare il volto benedetto di Gesù Cristo e sedere alla Sua destra nel giorno del Giudizio, poiché in cielo vi sono dei santi che furono peccatori in terra. Perciò, ser Lancillotto, vi supplico di cuore per l'amore che ci fu tra noi di non posare mai più lo sguardo su di me. Vi comando anche, in nome di Dio, che lasciate la mia compagnia e torniate nel vostro regno per preservarlo da guerre e distruzioni. Così come vi ho amato fino ad ora, il mio cuore non mi permetterà più di incontrarvi dopo che a causa vostra e mia è stato annientato il fuore dei re e dei cavalieri. Rientrate dunque nelle vostre terre e prendete moglie per vivere con lei in gioia e letizia. L'unica supplica che il mio cuore vi rivolge è che invochiate il Signore Eterno perché mi conceda di fare ammenda dei miei peccati. ([[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]], p. 716)
*«[...] Nella ricerca del Sangrail avrei abbandonato le vanità mondane se non fosse stato per l'amore che vi portavo, e se allora lo avessi fatto con tutto il mio cuore, la volontà e il pensiero, avrei superato ogni altro cavaliere a eccezione di ser Galahad mio figlio. Se voi vi siete votata alla perfezione, è giusto che lo faccia anch'io perché, mi sia testimone Iddio, solo in voi ho avuto la mia gioia terrena. Se il vostro cuore fosse stato diversamente disposto, vi avrei portata con me nel mio regno. Ma poiché tale è la vostra volontà, vi giuro che se troverò un eremita che voglia accogliermi, a qualunque ordine appartenga, farò penitenza e pregherò fino al termine della mia vita. Ora, madama, vi prego di baciarmi un'ultima volta.»<br>«Non lo farò mai» si schermì la regina «e astenetevi anche voi da tali atti.» (pp. 716-717)
*Supplico Dio Onnipotente che non mi sia mai più possibile vedere ser Lancillotto con i miei occhi mortali. ([[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]], p. 719)
*Quando riporto alla mente la bellezza e la nobiltà della regina e del suo re e li vedo ora giacere insieme, il mio cuore non può sostenere il mio corpo afflitto. Quando poi rifletto che per mia colpa, orgoglio e superbia sono entrambi periti, essi che non avevano pari tra le genti cristiane, il ricordo della loro cortesia e della mia gratitudine mi fa mancare il cuore al punto di non potermi reggere in piedi. ([[Lancillotto]], p. 720)
*Ah, Lancillotto [...] guida di tutti i cavalieri cristiani, impareggiabile tra i valorosi, ora giaci qui. Eri il più cortese cavaliere che abbia mai portato lo scudo, l'amico più sincero nei confronti di chi ti amava tra quanti hanno mai cavalcato, il più fedele amante tra i peccatori che abbiano mai amato una donna, l'uomo più gentile che abbia mai brandito una spada. La tua bella persona primeggiava sempre tra una folla di cavalieri, e tu eri l'uomo più mansueto e più onorato tra quanti mai si siano intrattenuti a banchetto con le dame. Ma eri anche l'avversario più inflessibile per un nemico mortale che abbia mai posto la lancia in resta. (Hector de Maris, p. 722)
===Explicit===
====Originale====
Here is the end of the booke book of kyng Arthur & of his noble knyghtes of the rounde table | that whan they were hole togyders there was ever an C and xl | and here is the ende of the deth of Arthur | I praye you all Ientyl men and Ientyl wymmen that redeth this book of Arthur and his knyghtes from the begynnyng to the endyng | praye for me whyle I am on lyve that god sende me good delyveraunce | & whan I am deed I praye you all praye for my soule | for this book was ended the ix yere of the reygne of kyng edward the fourth | by syr Thomas Maleore knyght as Ihesu helpe hym from hys grete myght | as he is servaunt of Ihesu bothe day and nyght |<br>{{NDR|Thomas Malory, ''[https://archive.org/details/lemortedarthuror00malouoft/page/860/mode/2up Le Morte d'Arthur. The original edition of William Caxton now reprinted and edited with an introduction and glossary]'', a cura di H. Oskar Sommer, Londra, David Nutt, 1889}}
====Traduzione====
''Qui finisce il libro di re Artù e dei suoi nobili cavalieri della Tavola Rotonda, che nel loro insieme raggiungevano il numero di centocinquanta. E questa è anche la fine de'' La morte di Artù. '' Gentiluomini e gentildonne che avete letto il libro di Artù e dei suoi cavalieri dall'inizio alla fine, vi supplico di pregare finché sono in vita perché Dio mi mandi una buona liberazione. Quando poi sarò morto, vi chiedo di pregare tutti per la mia anima. Quest'opera fu terminata nel nono anno di [[Edoardo IV d'Inghilterra|re Edoardo IV]] dal cavaliere sir Thomas Malory che Gesù aiuti con la Sua grande potenza, poiché è servo di Cristo di giorno come di notte.''<br>{{NDR|Thomas Malory, ''Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri'', volume secondo, a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Milano, Oscar Classici Mondadori, 1985. ISBN 88-04-41154-6}}
==Citazioni su Thomas Malory==
*Malory fu in realtà il primo scrittore su commissione [...]. Quando [[William Caxton|Caxton]] costruì la sua pressa da stampa, chiese al povero vecchio Malory di scrivere qualcosa, ed egli acconsentì mettendo insieme tutte le storie che conosceva: tutte le storie tramandate dalla tradizione orale. Poi, a poco a poco, con la proliferazione dei libri, la gente dimenticò quelle storie o non si curò di ricordarle. Così, i racconti che Malory ambientò nel XII secolo descrivevano eventi accaduti molto tempo prima [...]. E, come accade per tutti i miti, essi assunsero le tinte dell'epoca in cui vennero scritti. Gli ''Idilli del re'' di [[Alfred Tennyson|Tennyson]], per esempio, oppure le opere di [[Edward Burne-Jones|Burne-Jones]] e dei Preraffaelliti, descrissero e dipinsero le leggende arturiane del XII secolo secondo la sensibilità della propria epoca. Finendo così per rivelare più cose sull'età vittoriana che sulla leggenda stessa. ([[John Boorman]])
*Sì, possiamo immaginarci sir Thomas Malory come un adorabile primitivo, un innamorato di cose nobili e belle e grandi, finché non sappiamo, in base alle moderne ricerche che l'hanno identificato con un personaggio della parrocchia di Monks Kirby nella contea di Warwick, figura più di bandito che di {{sic|compíto}} gentiluomo, che per via delle sue violenze e rapine fu spesso in prigione, e in prigione scrisse appunto le sue storie di cavalleria. ([[Mario Praz]])
==Bibliografia==
*Thomas Malory, ''[https://archive.org/details/lemortedarthuror00malouoft/page/34/mode/2up Le Morte d'Arthur. The original edition of William Caxton now reprinted and edited with an introduction and glossary]'', a cura di H. Oskar Sommer, Londra, David Nutt, 1889.
*Thomas Malory, ''Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri'', due volumi, a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Milano, Oscar Classici Mondadori, 1985. ISBN 88-04-41154-6
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Malory, Thomas}}
[[Categoria:Scrittori britannici]]
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/* Libro VIII */
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wikitext
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Sir '''Thomas Malory''', o '''Maillorie''', '''Mallory''', '''Maleore''' (1409 – 1471), scrittore inglese.
==''La morte di Artù''==
===Incipit===
[[File:Morte Darthur incipit (cropped).jpg|thumb|Incipit dell'edizione del 1485 stampata da [[William Caxton]]]]
====Originale====
Hit befel in the dayes of Uther pendragon when he was kynge of all Englond | and so regned that there was a myȝty duke in Cornewaill that helde warre ageynst hym long tyme | And the duke was called the duke of Tyntagil | and so by meanes kynge Uther send for this duk | chargyng hym to brynge his wyf with hym | for she was called a fair lady | and a passynge wyfe | and her name was called Igrayne | So whan the duke and his wyf were comyn unto the kynge by the meanes of grete lordes they were accorded bothe | the kynge lyked and loved this lady wel | and he made them grete chere out of mesure | and desyred to have lyen by her | But she was a passyng good woman | and wold not assente unto the kynge | And thenne she told the duke her husband and said I suppose that we were sente for that I shold be dishonoured Wherfor husband I counceille yow that we departe from hens sodenly that we maye ryde all nyghte unto oure owne castell<br>{{NDR|Thomas Malory, ''[https://archive.org/details/lemortedarthuror00malouoft/page/34/mode/2up Le Morte d'Arthur. The original edition of William Caxton now reprinted and edited with an introduction and glossary]'', a cura di H. Oskar Sommer, Londra, David Nutt, 1889}}
====Traduzione====
Al tempo in cui [[Uther Pendragon]] governava su tutta l'Inghilterra, vi era in Cornovaglia un potente duca, signore di Tintagel, che gli faceva guerra da molti anni. Attraverso degli emissari, un giorno il re lo convocò ordinandogli di portare con sé anche la moglie, che aveva nome [[Igraine]] e fama di essere molto assennata. Quando il duca arrivò alla presenza del sovrano, per intercessione dei più nobili baroni si riconciliò con lui, ma il re si innamorò di sua moglie, la festeggiò oltre misura e desiderò di giacere con lei. Igraine, che era una donna onesta e leale, non solo non vi consentì, ma anzi disse al marito:<br>«Credo che siamo stati chiamati qui perché io vi perdessi il mio onore. Vi consiglio quindi di andare via senza indugio e di raggiungere questa notte stessa il nostro castello.»<br>{{NDR|Thomas Malory, ''Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri'', volume primo, a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Milano, Oscar Classici Mondadori, 1985. ISBN 88-04-41154-6}}
===Citazioni===
====Libro I====
[[File:Story of Merlin - Arthur's conception.png|thumb|Il concepimento di Artù]]
*«Ecco cosa voglio, sire» disse allora Merlino. «La prima notte che trascorrerete con Igraine concepirete in lei un figlio che mi farete consegnare appena sarà venuto alla luce. Io lo alleverò dove più mi piacerà, affinché a voi derivi onore e al bambino i vantaggi che gli spettano.»<br>«Sarà fatto come volete» accondiscese il re.<br>«Ora preparatevi» aggiunse Merlino. «Questa notte stessa vi coricherete al fianco di Igraine nel castello di Tintagel, e avrete le sembianze di suo marito; Ulfius assumerà l'aspetto di ser Brastias e io quello di ser Jordans, due cavalieri del duca. Ma badate di non rivolgere domande né a lei né ai suoi uomini; dite che non vi sentite bene, affrettatevi ad andare a letto, e domani mattina non vi alzate prima del mio arrivo. Il castello non è che a dieci miglia da qui.»<br>Fu dunque fatto come era stato deciso. Ma poiché il duca aveva visto il re lasciare l'assedio di Terrabil, quella stessa notte uscì dal castello attraverso una postierla per attaccare l'esercito regale e rimase ucciso nella sortita prima ancora che il sovrano fosse arrivato a Tintagel. Così re Uther giacque con Igraine più di tre ore dopo la morte del duca e, in quella notte, concepì Artù. Allo spuntare del giorno, dopo che Merlino fu arrivato per dirgli di prepararsi, egli baciò la dama e partì in gran fretta. E quando Igraine sentì dire che, secondo tutte le testimonianze, il marito era morto prima dell'arrivo di Uther, si chiese con grande stupore chi potesse essere l'uomo che si era coricato con lei nelle sembianze del suo signore e ne pianse segretamente senza farne parola ad alcuno. (p. 7)
*Non passò molto, quindi, che un mattino Uther e Igraine si sposarono tra la gioia e il tripudio generale, e, per volere del re, nella stessa occasione re Lot di Lothian e di Orkney sposò Morgawse, che sarebbe stata la madre di [[Gawain|Galvano]], e re Nentres della terra di Garlot sposò Elaine. La terza sorella, [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana la Fata]], fu invece messa a studiare in un convento dove divenne molto dotta in negromanzia. In seguito sarebbe stata maritata a re [[Urien|Uriens]] della terra di Gore, padre di [[Ywain|ser Ivano il Biancamano]]. (p. 8)
*E quando i mattutini e la prima messa ebbero termine, nel camposanto dietro l'altare maggiore fu vista una grande roccia quadrangolare simile a un blocco di marmo, che sorreggeva nel mezzo una sorta di incudine d'acciaio alta un piede in cui era infitta una bella spada. Intorno all'arma una scritta in lettere d'oro diceva:<br><div class="center">{{maiuscoletto|Colui che estrarrà questa spada dalla roccia e dall'incudine è il legittimo re di tutta l'inghilterra.}} (p. 10)
[[File:An island story; a child's history of England (1906) (14801002423).jpg|thumb|Artù estrae la spada dalla roccia]]
*Il giorno di Capodanno, terminata la messa, i baroni cavalcarono al campo, alcuni per giostrare, altri per torneare. Tra di essi vi era anche ser Ector accompagnato dal figlio ser Kay e dal giovane [[Re Artù|Artù]], fratello di latte di quest'ultimo. Ser Kay, che era stato fatto cavaliere nel giorno di Ognissanti, accortosi quando era già in cammino di avere dimenticato la spada nell'alloggio del padre, pregò Artù di andargliela a prendere.<br>«Volentieri» rispose il giovane allontanandosi in fretta. Giunto a casa, scoprì però che la dama e tutti gli altri erano usciti per assistere alle giostre. Ne fu addolorato, ma poi si disse:<br>"Andrò al camposanto a prendere la spada che è infitta nella roccia. Mio fratello non deve rimanere senza un'arma in una giornata come questa."<br>Si diresse quindi verso il camposanto; scese di sella, legò il cavallo a un montante e si avvicinò alla tenda che nascondeva la roccia. Non trovandovi i cavalieri che vi erano stati lasciati di guardia e che infatti erano andati alle giostre, afferrò l'impugnatura della spada e la estrasse con un strappo deciso, ma senza sforzo. Poi riprese il cavallo e raggiunse ser Kay per consegnargliela. Appena il fratello la vide, la riconobbe subito. Allora si avvicinò al padre egli disse:<br>«Signore, ecco la spada della roccia. Dunque devo essere io il re di questa terra.»<br>Ser Ector osservò l'arma; quindi tornò indietro con i due giovani, smontò da cavallo, entrò nella chiesa e ordinò a ser Kay di ripetergli con precisione come l'avesse presa faccendolo giurare sul Libro Sacro.<br>«Me l'ha portata mio fratello Artù, signore» disse allora ser Kay.<br>«E tu, come l'hai avuta?» chiese ser Ector ad Artù.<br>«Ecco, signore, quando sono tornato a casa a prendere la spada di ser Kay, non ho trovato nessuno che me la potesse dare; allora, pensando che mio fratello non dovesse rimanere disarmato, sono venuto qui e ho estratto l'arma dalla roccia senza alcuna fatica.» (pp. 11-12)
*Ser Ector e ser Kay si inginocchiarono a terra.<br>«Ahimè, perché vi inginocchiate davanti a me, voi che siete mio padre e mio fratello?» chiese loro Artù.<br>«No, mio signore, non è così. Io non sono vostro padre e non sono nemmeno del vostro stesso sangue. Vedo che discendete da un lignaggio ben più nobile di quanto credessi.»<br>Egli gli raccontò come gli fosse stato affidato, perché lo allevasse, dallo stesso Merlino. Nel sentire che ser Ector non era suo padre, il giovane provò un profondo dolore, ma il cavaliere continuò:<br>«Quando sarete re, vorrete essere il mio buono e grazioso signore?»<br>«In caso contrario sarei da biasimare» fu la risposta di Artù. «Siete l'uomo a cui devo di più insieme alla mia buona signora e madre, vostra moglie, che mi ha nutrito e allevato come figlio suo. Se Dio vorrà ch'io sia re come voi dite, potrete chiedermi tutto quello che sarà in mio potere di concedervi, e io non vi mancherò!» (pp. 12-13)
*«Per quale motivo quel ragazzo è divenuto vostro re?»<br>«Signori, è figlio legittimo di Uther Pendragon e di Igraine, moglie del duca di Tintagel» rispose loro Merlino.<br>«Allora è bastardo!» esclamarono tutti.<br>«No; Artù fu concepito più di tre ore dopo la morte del duca, e tredici giorni più tardi re Uther sposò Igraine. È quindi provato che non è bastardo, e chi lo afferma sappia che Artù sarà re e avrà ragione di tutti i suoi nemici, e che, prima di morire, avrà regnato a lungo su tutta l'Inghilterra e avrà condotto sotto il proprio comando Galles, l'Irlanda, la Scozia e molti altri regni.» (p. 15)
*Dovremmo forse accettare che un interprete di [[Sogno|sogni]] ci esorti alla viltà? ([[Lot (ciclo arturiano)|Lot]], p. 16)
*Ecco allora giungere in campo [[Ban di Benoic|re Ban]], fiero come un leone e con le insegne a bande verdi in campo d'oro.<br>«Ahimè, ora temo davvero che saremo sconfitti!» esclamò re Lot vedendolo. «Quello è il cavaliere più valoroso del mondo e anche l'uomo più rinnomato. Moriremo o saremo costretti a ritirarci, ma se dovremo farlo sarà bene che impieghiamo valore e saggezza, perché altrimenti perderemo ugualmente la vita!» (p. 26)
*[...] è preferibile uccidere un vile piuttosto che, a causa di un codardo, perdere tutti la vita. ([[Lot (ciclo arturiano)|Lot]], p. 28)
*«Siete un uomo straordinario!» esclamò allora Artù.<br>«Però mi stupisce molto sentirvi dire che morirò in battaglia.»<br>«Non ve ne meravigliate, è la volontà di Dio che il vostro corpo sia punito per le vostre azioni impure. Io invece dovrei essere triste, perché morirò di una morte vergognosa, sotterrato ancora vivo. Almeno la vostra sarà una fine onorevole.» ([[Re Artù]] e [[Mago Merlino]], p. 34)
*Merlino è a conoscenza, come del resto voi, ser Ulfius, di come re Uther venne da me nel castello di Tintagel con le sembianze di mio marito che era morto tre ore prima, e di come quella stessa notte mi fece concepire un figlio. Tredici giorni dopo egli mi sposò, e allorché il bambino nacque ordinò che fosse affidato a Merlino e allevato da lui. Da allora io non lo vidi mai più; né seppi quale nome gli era stato dato. ([[Igraine]], p. 35)
*«Ora siete in mio potere, e sono libero di decidere se uccidervi o risparmiarvi la vita. Ma se non vi darete per vinto sarò costretto a mettervi a morte» gli disse lo sconosciuto.<br>«Quando vorrà venire, la morte sia la benvenuta! Del resto, preferisco morire che disonorarmi arrendendomi a te» esclamò Artù balzandogli addosso. ([[Pellinore]] e [[Re Artù]], p. 39)
*«Ahimè, Merlino, lo avete ucciso!» gli disse Artù. «Era il cavaliere più nobile del mondo, ed io preferirei essere privato delle mie terre piuttosto che saperlo morto.»<br>«Non ve ne date pensiero, è più sano di voi» gli rispose Merlino. «È solo addormentato, ma si risveglierà fra tre ore. Vi avevo detto che era un cavaliere forte e coraggioso, e vi avrebbe ucciso se io non fossi intervenuto. Ma da ora in poi egli vi renderà ottimi servigi; il suo nome è [[Pellinore|Pellinor]], e un giorno avrà due figli di valore impareggiabile che si chiameranno Percival e Lamorak il Gallese. E sarà ancora Pellinor a rivelarvi il nome del figlio che avete concepito in vostra sorella e che sarà la rovina del regno.» (p. 40)
[[File:Boys King Arthur - N. C. Wyeth - p16.jpg|thumb|Artù riceve Excalibur]]
*Proseguirono il cammino finché si trovarono sulla riva di un lago vasto e ameno, dal quale videro emergere un braccio rivestito di sciamito bianco: esso terminava in una mano che stringeva una magnifica spada.<br>«È quella l'arma di cui vi parlavo» disse Merlino ad Artù. E poiché in quel momento una donna passava sul lago, il re chiese chi fosse.<br>«È la [[Dama del Lago]]; sul fondo di questo specchio d'acqua si trova una caverna che ha l'interno decorato con tale ricchezza da renderlo la residenza più piacevole del mondo» gli spiegò Merlino. «Ora la dama si avvicinerà; allora voi dovrete pregarla cortesemente di darvi la spada.»<br>Infatti la dama si diresse verso Artù e lo salutò, e il re, dopo aver ricambiato il saluto, le chiese:<br>«Di chi è la spada che quel braccio tiene alta sull'acqua? Io sono senza armi, e vorrei che fosse mia.»<br>«Essa mi appartiene» gli rispose la dama «ma se mi concederete un dono allorquando ve lo chiederò, sarà vostra.»<br>«Ve lo accorderò, sulla mia parola» le promise Artù.<br>«Allora montate sulla barchetta che vedete laggiù, raggiungete a remi la spada e prendetela insieme al suo fodero. Io reclamerò il mio dono quando lo riterrò opportuno».<br>Artù e Merlino smontarono di sella e legarono i cavalli a due alberi. Poi salirono sulla piccola imbarcazione e, quando ebbero raggiunto la mano e la spada, il re ne afferrò l'impugnatura e la trattenne, mentre mano e braccio scomparivano sott'acqua. (pp. 40-41)
*«Vi piace più l'arma o il fodero?» gli chiese Merlino.<br>«Preferisco la spada.»<br>«Non siete molto saggio, perché il fodero vale dieci volte di più! Finché lo avrete al fianco, esso impedirà alle vostre ferite di sanguinare, per quanto gravi possano essere. Quindi badate a non abbandonarlo mai.» (p. 41)
*Poi re Artù fece cercare, sotto pena di morte, tutti i bambini che erano nati il primo di maggio concepiti da baroni e da dame, perché Merlino gli aveva detto che proprio in quella data aveva visto la luce di colui che lo avrebbe ucciso. Tra i numerosi figli di signori scovati e mandati a corte, si trovava anche [[Mordred]], il figlio della moglie di re Lot.<br>I fanciulli vennero messi su una nave che fu lasciata alla deriva sul mare, ma il caso volle che essa naufragasse ai piedi di un castello e che tutti i bambini morissero salvo proprio Mordred che ne era stato scagliato fuori e che fu ritrovato da un buon uomo che lo allevò. Quando poi il fanciullo ebbe compiuto i quattordici anni, fu mandato a corte, come narreremo verso la fine del libro della Morte di Artù. Ora diremo che i baroni del regno furono molto addolorati per la morte dei loro figli e ne incolparono più Merlino che Artù, ma poi rimasero in pace sia per timore sia per lealtà nei confronti del sovrano. (p. 43)
====Libro II====
[[File:The Death of Balin and Balan.png|thumb|La morte di Balin e Balan]]
*«Ah, bella damigella, dignità, virtù e valore non sono riposti solo nell'[[abbigliamento]]!» esclamò [[Sir Balin|Balin]]. «La virilità e l'onore sono celati nella persona, e vi sono molti insigni cavalieri ignoti a tutti, a riprova che il pregio e l'ardimento non hanno alcun rapporto con le vesti che indossano.» (p. 46)
*Non pochi pensano di fare scorno a un [[avversario]], e poi scoprono che il loro intento si è ritorto a loro danno. ([[Sir Balin]], p. 50)
*Badate, sire, di conservare con cura il fodero di Excalibur e ricordate che finché l'avrete con voi le vostre ferite, per quanto gravi, non sanguineranno. ([[Mago Merlino]], p. 57)
*Rimasto disarmato, {{NDR|[[Sir Balin]]}} si precipitò allora alla ricerca di un'altra arma entrando prima in una stanza poi un'altra e in un'altra ancora, senza riuscire a trovare nulla e sempre incalzato dappresso da [[Re Pescatore|re Pellam]]. Infine varcò la porta di una camera meravigliosamente decorata e vide che vi si trovava un uomo disteso su un letto coperto dai più splendidi drappi d'oro che si possano immaginare. Vicino al letto, su un tavolo d'oro puro sorretto da quattro zampe d'argento, era posata una lancia di singolare fattura. Balin la afferrò, si volse a fronteggiare Pellam e lo colpì con forza, facendolo cadere in terra privo di sensi. Allora il tetto e le mura del castello crollarono e anche Balin fu gettato al suolo, dove rimase senza potersi muovere. [...] Da allora re Pellam rimase infermo per molti anni, e guarì solo quando fu curato da [[Galahad]], il nobile principe, nel corso della ricerca del [[Graal|Sangrail]] – il bacile che conteneva il sangue di Nostro Signore Gesù Cristo portato in Inghilterra da Giuseppe d'Arimatea, cui un tempo era appartenuto anche lo splendido letto. La [[Lancia di Longino|lancia]] che aveva inferto il [[Colpo Doloroso]] era la stessa con cui Longino aveva ferito Nostro Signore al cuore, e poiché re Pellam era affine alla stirpe di Giuseppe e l'uomo più degno di quei tempi, la sua infermità provocò dolore, lutti e pene. (pp. 61-62)
*«Fratello, mi hai ucciso e io ho ucciso te. Il mondo intero parlerà di noi» disse poi Balin quando si fu ripreso.<br>«Perché mai non ti ho riconosciuto!» si lamentò Balan. «Avevo notato le due spade, ma dato che portavi uno scudo non tuo ti avevo creduto un altro.»<br>«È colpa di uno sciagurato cavaliere che facendomelo cambiare ci ha dato la morte. Se potessi sopravvivere distruggerei il castello per i malvagi costumi che alberga.»<br>«E sarebbe ben fatto!» approvò Balan. «Da quando vi arrivai non ebbi più la possibilità di ripartirne perché uccisi il cavaliere che era a guardia dell'isola. Lo stesso accadrà anche a te, fratello. Avresti dovuto uccidermi, come del resto hai fatto, ma poi metterti in salvo con la fuga.»<br>In quel mentre sopraggiungeva la signora del castello con quattro cavalieri, sei dame e sei servitori, e sentì le pietose parole che si scambiavano i fratelli.<br>«Uscimmo entrambi da un medesimo sacello, il ventre di nostra madre, e giaceremo insieme in una stessa fossa» dicevano. (p. 66)
*Il mattino successivo comparve Merlino e fece incidere in lettere d'oro sulla tomba dei fratelli una scritta che diceva:<br><div class="center">{{maiuscoletto|Qui giace Balin il Selvaggio, che era il cavaliere dalle due spade che inferse il Colpo Doloroso.}}</div><br>Poi, presa la spada di Balin e sostituitone il pomo con un altro, ordinò a un cavaliere di brandirla, ma quello non vi riuscì nonostante i ripetuti sforzi. Allora Merlino scoppiò a ridere.<br>«Perché ridete?» gli chiese il cavaliere.<br>«Solo i campioni migliori del mondo potranno maneggiare questa spada, cioè [[Lancillotto]] e suo figlio Galahad. E con quest'arma Lancilotto ucciderà ser Galvano, il nipote di re Artù» gli rispose Merlino, che fece incidere la profezia sul pomo della spada.<br>Poi operò perché un ponte di ferro e di acciaio collegasse l'isola con la terraferma, e lo fece largo solo mezzo piede perché soltanto l'uomo più eccellente e mondo da malizia e villania potesse avere l'ardire di attraversarlo. Inoltre lasciò sull'isola il fodero della spada di Balin perché Galahad potesse trovarlo, e fece sì che per magia la spada restasse infissa in un blocco di marmo grande come la mola di un mulino, che galleggiò per molti anni nella corrente di un fiume fin sotto le mura di Camelot. Un giorno di Pentecoste Galahad, il nobile principe, che aveva già trovato il fodero, avrebbe estratto la spada così come è narrato nel libro del Sangrail. (p. 67)
====Libro III====
[[File:The Beguiling of Merlin by Edward Burne-Jones.jpg|thumb|Merlino e la Dama del Lago]]
*Che un re tanto illustre per nobiltà e valore voglia prendere in moglie Ginevra è la notizia più bella che abbia mai ricevuto [...]. Gli offrirei volentieri anche le mie terre se pensassi di poterlo compiacere, ma ne ha già tante e sono certo che non ne ha bisogno. Gli farò quindi un dono che gradirà molto di più, perché gli consegnerò la [[Tavola Rotonda]] che mi fu data da Uther Pendragon. Essa può ospitare un massimo di centocinquanta cavalieri; cento li ho io stesso, ma gli altri mi sono stati uccisi. ([[Leodegrance]], p. 69)
*«Ma perché vi sono due seggi vuoti alla Tavola Rotonda?» chiese poi Artù a Merlino.<br>«Sire, sono destinati a uomini degni del più alto onore, e sul [[Seggio Periglioso]] siederà solo un cavaliere senza pari. Chiunque altro sarà tanto ardito da tentare di prendervi posto, sarà annientato.» (p. 72)
*Devi concedere [[misericordia]] a coloro che t'implorano, perché un [[cavaliere]] spietato è un cavaliere senza onore. ([[Gaheris]], p. 76)
*Così, portate a termine le tre ricerche affidate a ser Galvano, a ser Tor e a re Pellinor, re Artù confermò la nomina di tutti i cavalieri, assegnò terre a quelli che non avevano e impose loro di non commettere mai oltraggi o omicidi, di rifuggire sempre dal tradimento, di non comportarsi mai con efferatezza, ma di concedere grazia a chi la implorasse, sotto sanzione di perdere per sempre l'onore e la sua protezione. Inoltre il re ingiunse loro, pena di morte, di soccorrere sempre le dame, le damigelle e le gentildonne e di non ingaggiare combattimenti in contese ingiuste per amore o per beni mondani. Tutti i [[cavalieri della Tavola Rotonda]] giurarono in tal senso, i giovani come i vecchi, e ogni anno rinnovavano il giuramento in occasione della festa solenne della Pentecoste. (p. 87)
*Non passò molto che la [[Dama del Lago|Damigella del Lago]] partì e Merlino la seguì tentando più volte di farla sua con le proprie arti sottili, ma poi Nimue gli fece giurare di non fare mai più uso con lei dei suoi incantesimi, perché altrimenti non l'avrebbe mai avuta. [...] Poi Merlino e la damigella ripartirono per la Cornovaglia, e nel corso del viaggio egli le insegnò molti altri prodigi. Ma poiché le stava sempre intorno per cogliere la sua verginità, Nimue lo prese a noia e pensò di liberarsene; tuttavia non sapeva come fare anche perché ne aveva paura, dato che Merlino era figlio di un diavolo.<br>Ora, avvenne che un giorno Merlino le facesse vedere una caverna meravigliosa che si sprofondava sotto una grande pietra che la damigella, mettendo in opera le arti che aveva apprese, lo inducesse ad entrarvi per mostrarle i prodigi che essa nascondeva. Poi fece in modo che egli non ne uscisse mai più di quante arti magiche mettesse in opera, e si allontanò lasciandolo prigioniero. (pp. 88-89)
====Libro IV====
*Ahimè, da quando sono stato incoronato non ho avuto un solo mese di riposo! ([[Re Artù]], p. 90)
*{{NDR|Su [[Sir Tor]]}} Parla poco e agisce molto di più, e non conosco nessuno qui a corte che sia di nascita più nobile, o che gli sia pari in valore e in possanza. ([[Re Artù]], p. 94)
*[...] mi sono impegnato a battermi ad oltranza e preferisco morire con onore piuttosto che vivere nella vergogna. Se mi fosse possibile perdere la vita cento volte, piuttosto che arrendermi a voi sceglierei lo stesso di morire. Sono senza armi, ma non senza onore, e del resto se ucciderete un uomo inerme, il disonore ricadrà su di voi. ([[Re Artù]], p. 101)
*{{NDR|Sulla [[Fata Morgana (mitologia)|Fata Morgana]]}} Mi vendicherò su di lei con tale durezza che tutto il mondo cristiano ne dovrà parlare, perché Dio sa che l'ho onorata e venerata più di ogni altra del mio sangue e che avevo più fiducia in lei che in mia moglie e negli altri miei parenti. ([[Re Artù]], p. 103)
*La gente dice che Merlino è figlio di un diavolo, ma io posso affermare di essere stato concepito da un demone sulla terra! ([[Ywain|Sir Ivano]], p. 105)
*[...] non è cavalleresco che uno resti in arcioni mentre l'altro è a piedi. (Moroldo, p. 112)
*Una dama tanto superba da non avere misericordia di un valoroso [[cavaliere]] non ha diritto alla felicità! ([[Dama del Lago]], p. 121)
====Libro V====
*In pace da lungo tempo, [[re Artù]] aveva indetto una festa sfarzosa. La Tavola Rotonda era al completo di tutti i suoi alleati sovrani, principi e nobili cavalieri quando, mentre egli sedeva sul trono, entrarono nella sala dodici vecchi che recavano rami d'ulivo nelle mani a significare di essere venuti come ambasciatori e messaggeri dell'imperatore Lucio, a quel tempo chiamato Dittatore o Procuratore del Bene Pubblico di Roma. Giunti alla presenza del re, essi gli resero omaggio con un inchino e gli parlarono nel seguente modo:<br>«Il nobile e potente imperatore Lucio saluta il re di Britannia. Vi ordina di riconoscerlo come vostro signore e di inviargli il tributo che questo regno deve all'impero e che, come risulta dai documenti, già pagavano vostro padre e i vostri predecessori. Se agirete da ribelle e non lo riconoscerete come vostro sovrano, deterrete e tratterrete le vostre terre in contrasto con gli statuti e i decreti stabiliti dal nobile e illustre Giulio Cesare, conquistatore di questo paese e primo imperatore di Roma. Sappiate anche se vi opporrete alle sue richieste e ai suoi ordini, Lucio condurrà una guerra implacabile contro la vostra persona, i vostri regni e le vostre terre, e punirà voi e i vostri sudditi come esempio perpetuo per tutti i sovrani e i principi che rifiutano il tributo al nobile impero che domina sull'intero mondo.» (p. 131)
*[...] io non pagherò mai il tributo a Roma! A quanto so Belino e Brenio, sovrani di Britannia, hanno tenuto a lungo l'impero nelle proprie mani, come anche Costantino figlio di Elena: vi è quindi la prova palese che non dobbiamo alcun tributo e che anzi, essendo noi i loro discendenti, abbiamo il diritto di reclamare il titolo all'impero. ([[Re Artù]], p. 132)
*Artù presiedeva la Tavola Rotonda e appariva l'uomo più gagliardo che esista, capace di conquistare l'intera terra, che è ben poco per lui. (p. 134)
*Mentre il re era assopito nella propria cabina ebbe un sogno meraviglioso: gli parve che un [[drago]] terrificante, giunto in volo dalla parte d'Occidente, affogasse molta della sua gente. Esso aveva la testa smaltata d'azzurro e le spalle che brillavano come oro, il ventre simile a maglie di straordinari colori, la coda coperta di scaglie, le zampe di splendido zibellino e gli artigli come oro fino. Dalla bocca gli scaturiva un'orrenda fiamma che faceva apparire di fuoco la terra e il mare. Poi, in una nuvola, giungeva dall'Oriente un feroce cinghiale nero dagli artigli grandi come pilastri. Coperta da pelame irsuto, era la bestia più ripugnante che si fosse mai vista, e ruggiva e muggiva in modo incredibilmente orribile. Il drago allora si sollevava nell'aria come un falco e assaliva con violenza il cinghiale che rispondeva ferendolo al petto con le zanne grigie, e quel sangue bollente faceva rosseggiare il mare. Allora il drago volava a grandi altezze, poi si precipitava fragorosamente a colpire il cinghiale sulla sommità del dorso, lungo dieci piedi dalla testa alla coda, riducendogli in polvere le ossa e la carne, che prendevano a volteggiare per tutta l'ampiezza del mare.<br>Il re si svegliò di colpo e, sconcertato dal sogno, mandò a chiamare un saggio filosofo cui ordinò di spiegarne il significato.<br>«Sire» fu la risposta del sapiente «il drago rappresenta la vostra persona, i colori delle sue ali sono i regni che avete conquistato e le scaglie di cui è irta la coda rappresentano i nobili cavalieri della Tavola Rotonda. Il cinghiale che usciva dalle nuvole e che fu ucciso dal drago simboleggia un tiranno che tormenta il popolo, o forse anche che voi dovrete battervi di persona contro il più orrido e abominevole gigante che avrete mai visto in tutta la vita. Non avete dunque nulla da temere da questo sogno: andate avanti da conquistatore.» (pp. 135-136)
*Guardate quanto sono tronfi di orgoglio e di millanteria questi Britanni! [...] Si vantano come se avessero già conquistato il mondo intero! (p. 140)
====Libro VI====
*Poco tempo dopo che re Artù era tornato in Inghilterra da Roma i [[cavalieri della Tavola Rotonda]] si riunirono a corte per dedicarsi a giostre e a tornei. Non pochi cavalieri novelli compirono onorevoli gesta d'armi e superarono i compagni dando prova di valore e di prodezza, ma tra tutti spiccò [[Lancillotto|ser Lancillotto]] del Lago che fu il migliore nei tornei, nelle giostre e nelle prove d'armi sia al primo sia all'ultimo sangue, e non si fece mai sopraffare se non per tradimento o per incantesimo.<br>Dunque ser Lancillotto si meritò una tale unanime ammirazione che il libro francese dice che era il cavaliere migliore della corte dopo il ritorno del re da Roma. Per tutti questi motivi, la regina Ginevra lo predilesse tra gli altri, e poiché anche egli la ricambiava amandola più di qualunque altra dama o damigella della sua vita, compì per lei molte prodezze d'armi. (p. 157)
*[...] non posso impedire alla gente di dire quel che vuole, ma non penso affatto di prendere moglie, perché dovrei restare al suo fianco trascurando le armi, i tornei, le battaglie e le avventure. Quanto poi ad avere delle amiche, rifiuto il piacere che esse potrebbero darmi soprattutto perché sono timorato di Dio. Vedete, i [[Cavaliere|cavalieri]] che si danno all'adulterio e al libertinaggio non sono felici o fortunati in battaglia, e sono quasi sempre sopraffatti da cavalieri meno abili, oppure per caso e per malasorte uccidono uomini migliori di loro. Credo quindi che sarà sempre un infelice l'uomo che ha delle amanti, e che tutto ciò che avrà a che fare con lui sarà perseguitato dalla sorte. ([[Lancillotto]], p. 170)
*Ahimè, che peccato che un cavaliere debba morire senza le armi in mano! ([[Lancillotto]], p. 181)
====Libro VII====
*Artù dunque si era seduto a banchetto con vari altri sovrani e con tutti i [[cavalieri della Tavola Rotonda]], salvo quelli che erano stati fatti prigioniero o uccisi in scontri d'armi, quando i tre uomini fecero il loro ingresso nella sala. Due erano cavalieri di bell'aspetto e riccamente vestiti, e sulle loro spalle si appoggiava il terzo, il giovane più bello del mondo, alto, robusto e prestante, dal viso perfetto e dalle più grandi e splendide mani che si fossero mai viste, ma che si muoveva come se non riuscisse a reggersi senza essere sostenuto. Artù ordinò che si facesse silenzio e si lasciasse spazio per il loro passaggio, e i tre uomini avanzarono fino all'alta predella senza pronunziare una parola; poi il più giovane si trasse un poco indietro e, raddrizzandosi agilmente in tutta la persona, disse:<br>«Re Artù, Dio benedica voi e tutta la vostra bella certe e, in particolare, i compagni della Tavola Rotonda. Sono venuto per pregarvi di accordarmi tre doni, e poiché le mie richieste non sono irragionevoli e non vi causeranno danni o perdite, potrete concedermeli senza tema di essere disonorato. Il primo lo chiederò subito, e gli altri due tra un anno in questo stesso giorno dovunque vi troverete a celebrare la festa solenne.»<br>«Avrai quanto desideri» dichiarò il re.<br>«Allora, sire, questa è la mia prima supplica: datemi da mangiare e da bere a sufficienza per un anno, al termine del quale avanzerò le altre due preghiere.»<br>«Bel figliolo, ti consiglio di domandare di più: quello che hai espresso è un desiderio troppo umile» gli rispose Artù. «Il mio cuore prova grande inclinazione per te perché ritengo che tu discenda da una nobile schiatta: l'opinione che mi sono fatto risulterebbe fallace se non dovessi dimostrarti di altissimo lignaggio.»<br>«Sire, sia come deve essere, ho chiesto esattamente quello che volevo» replicò il giovane.<br>«Non credo che tu non lo conosca!» esclamò il re, che poi affidò il giovane a ser Kay il Siniscalco, ordinando che gli desse i migliori cibi e le migliori bevande e un corredo degno del figlio di un barone.<br>«Non ci sarà bisogno di spendere tanto per lui» osservò però ser Kay. «Secondo me è nato villano e non diventerà mai un gentiluomo, altrimenti vi avrebbe chiesto un cavallo e un'armatura. I suoi desideri rispecchiano invece la sua condizione. Comunque, dato che non ha nome, lo chiamerò [[Sir Gareth|Bellamano]] e lo porterò in cucina dove potrà mangiare tutti i giorni tanto di quel brodo che tra un anno sembrerà un porcello all'ingrasso.» (pp. 187-188)
*Appena i due uomini che avevano accompagnato il giovane furono ripartiti lasciandolo nelle mani di ser Kay, questi cominciò a schernirlo e a farsi beffe di lui. Ma [[Gawain|ser Galvano]] se ne adirò e [[Lancillotto|ser Lancillotto]] ordinò al siniscalco di smetterla, aggiungendo che era pronto a scommettere che si sarebbe dimostrato un cavaliere di grande valore.<br>«Non avete ragioni per ritenerlo» replicò il siniscalco. «Le sue rischieste mostrano la sua vera natura; non vuole che da bere e da mangiare e in fede mia deve essere cresciuto in un'abbazia dove, comunque andassero le cose, gli facevano sempre mancare il vitto! Per questo è venuto a cercarlo qui.» (p. 189)
*Così Bellamano fu mandato in cucina, e la notte dormiva con gli altri garzoni, sopportando tutto pazientemente per dodici mesi. Ma nel frattempo era riuscito a incontrare il favore generale, degli uomini come dei ragazzi, per la sua umiltà e la sua dolcezza. E ogni volta che vedeva dei cavalieri intenti alle giostre, se poteva si fermava ad osservarli e cercava in tutti i modi di trovarsi ovunque si svolgesse qualche prova di prodezza, così che accadeva che chiunque si esercitasse nel lancio di sbarre o di pietre si trovava sempre superato da lui di almeno due iarde. (p. 189)
*«In nome di Dio, ti assicuro che ho dovuto impegnarmi al massimo per non essere disonorato; perciò non dovrai temere nessun altro» disse Lancillotto a Bellamano.<br>«Credete che un giorno sarò in grado di tenere testa a qualunque provetto cavaliere?» gli chiese allora il giovane.<br>«Certamente, combatti come hai fatto oggi e io te ne sarò garante.»<br>«Adesso, quindi, vi prego di armarmi.»<br>«Però dovrai dirmi il tuo nome e il tuo lignaggio.»<br>«Ve lo dirò, signore, purché non lo riveliate ad alcuno.»<br>«Te ne do la mia parola, finché non sarà universalmente noto.»<br>«Mi chiamo Gareth e sono fratello germano di ser Galvano» gli disse infine Bellamano.<br>«Ah, signore, ne sono molto lieto! Ho pensato fin dal primo momento che doveste essere di sangue nobile e che non foste venuto a corte solo per mangiare e bere!» esclamò ser Lancillotto; dopo di che lo armò cavaliere. (pp. 192-193)
*[...] non lasciatemi morire quando una parola [[Cortesia|cortese]] potrebbe salvarmi! (Sir Pertolepe, p. 199)
*Un [[cavaliere]] deve tollerare qualunque cosa da parte di una [[damigella]] [...]. Per questo non ho badato alle vostre parole, per quanto ingiuriose fossero; anzi, quanto più mi offendevate e mi facevate montare in collera, tanto più sfogavo la mia ira contro gli avversari che incontravo. Così le vostre ingiurie mi hanno esortato a battermi e mi hanno indotto a cimentarmi per provarvi fino in fondo di cosa sono capace. Se ho cercato accoglienza nelle cucine di Artù, è stato solo per avventura, perché avrei potuto trovare di che sostentarmi in qualunque altro posto. Ma l'ho voluto fare per mettere alla prova i miei amici e perché un giorno si potesse sapere che sono un gentiluomo. ([[Sir Gareth]], p. 203)
*{{NDR|Su [[Sir Gareth]]}} Ha sconfitto tutti e quattro i fratelli e ucciso il Cavaliere Nero [...]. Ma prima ancora aveva fatto di più: aveva disarcionato ser Kay lasciandolo a terra mezzo morto e aveva affrontato un duro scontro con ser Lancillotto concludendolo alla pari. È stato allora che ser Lancillotto lo ha armato cavaliere. (p. 206)
*{{NDR|Su [[Sir Gareth]]}} Lancillotto era il cavaliere che il giovane amava di più; perciò rimase quasi sempre con lui anche perché, dopo che si fu assicurato della buona salute di ser Galvano, non volle più accompagnarsi a quell'uomo vendicativo che, quando odiava, era pronto anche a commettere omicidi. E a ser Gareth questo ripugnava. (p. 236)
====Libro VIII====
*Al tempo in cui Artù era re supremo d'Inghilterra, del Galles, della Scozia e di numerosi regni, v'erano altri sovrani che regnavano su molte contrade: un paio nel Galles, altrettanti in Cornovaglia e nell'Occidente, due o tre in Irlanda e un gran numero nel Settentrione, ma tutti costoro gli dovevano obbedienza ed erano suoi vassalli, al pari del re di Francia, del re di Bretagna, e di tutti gli altri baroni fino a Roma. (p. 241)
[[File:Arthur Hughes cartoon the Birth of Sir Tristram.jpg|thumb|La nascita di [[Tristano]]]]
*Ah, figlioletto mio [...] hai dato la morte a tua madre! Se in così giovane età sai giù uccidere, suppongo che diverrai un uomo gagliardo e, poiché morrò per averti messo al mondo, voglio che la mia ancella preghi il mio signore e Meliodas che al battesimo ti imponga il nome di [[Tristano]], a significare il dolore della tua nascita. (Elisabetta, p. 242)
*{{NDR|Su [[Tristano]]}} [...] egli diede inizio alle buone regole del trattare ogni tipo di cacciagione e introdusse i termini appropriati che sono in uso ancor oggi, onde il libro della caccia col falcone, al cervo e a ogni altro animale selvatico, è chiamato il libro di ser Tristano. Mi sembra pertanto che tutti i gentiluomini di antico blasone debbano giustamente onorarlo, perché è proprio da tali termini, che resteranno in uso fino al giorno del Giudizio, che gli uomini d'onore possono distinguere un gentiluomo da un uomo libero e quest'ultimo da un villano. Colui che è [[Gentilezza|gentile]] sarà infatti attratto dalle virtù cortesi e seguirà i nobili costumi degli uomini d'onore! (p. 244)
*Ora accadde che re Agwisance d'Irlanda mandasse a chiedere a [[Marco di Cornovaglia|re Marco di Cornovaglia]] il tributo che questi gli aveva corrisposto per molti inverni e che da sette anni aveva smesso di pagare. Il re e i suoi baroni ordinarono ai messaggeri di tornare dal loro signore con questa risposta:<br>«Noi non gli pagheremo alcun tributo e se vorrà esigerlo mandi in Cornovaglia un cavaliere fidato che combatta per il suo diritto, perché noi ne troveremo un altro che difenda il nostro.»<br>I messageri tornarono dunque con quella risposta che accese d'ira re Agwisance. Convocato ser Moroldo, un nobile e provato cavaliere, compagno della Tavola Rotonda e fratello della regina d'Irlanda, il sovrano gli disse:<br>«Bel fratello, ti prego di andare per amor mio in Cornovaglia a combattervi per il tributo che ci spetta. Sarai ben risarcito per tutto quello che spenderai e avrai più di quanto ti occorra.»<br>«Sire» rispose ser Moroldo «per il diritto vostro e della vostra terra non esiterò a dare battaglia al miglior cavaliere della Tavola Rotonda, conosco la maggior parte di loro e le imprese che hanno compiuto, e affronterò volentieri questo viaggio che accrescerà la fama delle mie gesta.» (p. 245)
*Raccomandami a mio zio re Marco e pregalo, se sarò ucciso in battaglia, di seppellire il mio corpo nel modo che riterrà più opportuno [...]. Sappia che non mi arrenderò per viltà e che mi farò uccidere piuttosto che fuggire: in tal modo il regno non sarà costretto al tributo per causa mia; ma se mi arrendersi dichiarandomi sconfitto o se fuggissi, digli che non dovrà mai seppellirmi in terra consacrata. ([[Tristano]], p. 248)
*Appena ser Moroldo ebbe scorto Tristano, gli disse:<br>«Giovane cavaliere, ser Tristano, che fate qui? Sono molto dispiaciuto che abbiate avuto tanto coraggio, perché dovete sapere che mi sono battuto con molti nobili cavalieri, i migliori di questo paese e del mondo intero, e li ho vinti tutti. Seguite dunque il mio consiglio e ripartite.»<br>«Ser Moroldo, cavaliere leale e ben provato» gli rispose ser Tristano «non posso rinunciare alla nostra contesa perché proprio oggi ho ricevuto l'ordine della cavalleria e mi sono impegnato ad acquistarmi onore combattendo contro di voi che avete fama di essere tra i cavalieri più stimati del mondo. Al contrario io non mi sono ancora cimentato con un buon cavaliere, ma confido in Dio che potrò comportarmi onorevolmente liberando per sempre la Cornovaglia da ogni genere di tributo da parte del vostro paese.»<br>Quando ser Moroldo ebbe inteso il suo intento, aggiunse:<br>«Bel cavaliere, poiché siete deciso ad acquistare merito a mio danno, voglio che sappiate che non sarete disonorato se riuscirete a resistere a tre dei miei colpi, perché è proprio per le mie nobili imprese, provate e vedute, che re Artù mi fece cavaliere della Tavola Rotonda.» (p. 249)
*Io non sono che un novello cavaliere e al primo cimento, ma piuttosto che tirarmi indietro preferirei essere fatto in cento pezzi! ([[Tristano]], p. 250)
*Con grande benevolenza, il re affidò Tamtrist alla custodia e alle cure della figlia Isotta la Bella, che era molto esperta di medicina. La fanciulla infatti scoprì che alla base della ferita vi era del veleno, e la guarì in poco tempo. Così il giovane forestiero nutrì per lei un grande amore, tanto più che non v'era al mondo pulzella o dama più bella, e in cambio delle sue cure le insegnò a suonare l'arpa. E anche Isotta cominciò a sentire una grande inclinazione verso di lui.<br>[[Palamede (ciclo arturiano)|Ser Palamede]] il Saraceno, beneaccetto al re e alla regina, si trovava a quel tempo nel paese, e ogni giorno si presentava con molti doni a Isotta la Bella, che amava appassionatamente. Di ciò si avvide Tamtrist, cui era nota la fama di nobiltà e di ardimento del cavaliere, e siccome Isotta la Bella gli aveva anche detto che il Saraceno aveva intenzione di farsi battezzare per amor suo, tra i due cavalieri c'era grande gelosia e Tamtrist ne era molto contrariato. (p. 252)
[[File:Waterhousem Tristan and Isolde.jpg|thumb|Tristano e Isotta bevono il filtro d'amore]]
*Un giorno Isotta la Bella e la regina sua madre prepararono un bagno per Tamtrist. Mentre egli era immerso nell'acqua accudito da Governale e da ser Hebes e le due donne si affaccendavano da una parte all'altra della camera, il caso volle che la regina vedesse la spada del giovane posata sul letto e che malauguratamente la traesse dal fodero. Dopo averla ammirata a lungo, ché era invero un'arma molto bella, le due dame notarono che il filo della lama era rotto a un piede e mezzo dalla punta e che ne mancava un buon pezzo. Quella falla ricordò subito alla regina il frammento di spada trovato nel cranio di ser Moroldo.<br>«Ahimè, figlia mia» esclamò «costui è il cavaliere traditore che uccise mio fratello, tuo zio!»<br>Isotta ne fu amaramente turbata, ché amava profondamente Tamtrist e conosceva appieno la crudeltà della madre.<br>Intanto la regina si era prontamente recata nella propria camera e da un suo cofano aveva preso il framment di spada estratto dalla testa di ser Moroldo dopo la sua morte; quindi si era affrettata a tornare al letto su cui era posata l'arma di Tamtrist e vi aveva inserito il pezzo d'acciaio: esso combaciò con la tacca della lama quasi non se ne fosse mai distaccato.<br>Subito la dama impugnò fieramente la spada e con tutta la sua forza corse addosso a Tamtrist che era ancora nel bagno, sì che lo avrebbe tagliato in due se ser Hebes non l'avesse afferrata per le braccia strappandole l'arma di mano. Non avendo così potuto portare a termine il suo malvagio intento, la regina corse dal marito, re Agwisance, e, gettatasi in ginocchio, gli disse:<br>«Ahimè, mio signore, ospitate in casa vostra il traditore che uccise mio fratello ser Moroldo, nobile combattente e vostro servitore.»<br>«Chi è e dove si trova?» chiese il re.<br>«È Tamtrist, colui che mia figlia ha guarito.» (p. 255)
*Mio padre è ser Meliodas re di Liones e mia madre, che si chiamava Elisabetta, era sorella di re Marco di Cornovaglia. Ella morì nel darmi la luce nella foresta e, proprio per questo, prima di spirare ordinò che al battesimo mi fosse imposto il nome di Tristano, ch'io trasformai qui in Tamtrist poiché non volevo essere riconosciuto. Ho combattuto per il tributo della Cornovaglia per amore di mio zio e per il diritto di quella terra che egli possedeva da molti anni, e anche per accrescere il mio onore, perché ero stato fatto cavaliere proprio quel giorno ed ero al mio primo cimento. Solo per questo intrapresi la battaglia, e sappiate inoltre che ser Moroldo si sottrasse a me ancora in vita, abbandonando lo scudo e la spada. ([[Tristano]], p. 256)
*Col passare del tempo [...] sorsero dissidi e gelosie tra il re e il nipote a causa di una dama, moglie del nobile conte ser Segwaride, di cui entrambi erano innamorati. La dama amava molto ser Tristano che la ricambiava, poiché era invero bella, e il cavaliere lo aveva ben notato, e re Marco, accesosi anch'egli d'amore per lei, lo aveva saputo e ne era geloso. (p. 258)
*[...] benché tra loro vi fossero belle parole, finché visse re Marco non amò più il nipote {{NDR|[[Tristano]]}}, poiché ogni affetto si era spento per sempre. (p. 260)
*[...] colui che ha una segreta [[ferita]] è riluttante a mostrare apertamente l'ingiuria subita! (p. 260)
*[[Lancillotto|Ser Lancillotto]] non ha pari per gentilezza e cavalleria e, per il grande affetto che nutro per lui, non combatterò più di mia volontà contro di voi. ([[Tristano]], p. 264)
*[...] re Marco non smise mai di pensare in cuore suo al modo di far perire Tristano. Infine escogitò di mandarlo come suo messaggero in Irlanda a chiedere in moglie Isotta la Bella, di cui il nipote aveva tanto lodato l'avvenenza e la bontà. Ma tutto ciò era fatto con l'intento di farlo morire. (p. 265)
*Ser Tristano prese dunque il mare e, mentre si trovava nella cabina insieme ad Isotta, accadde che avessero sete e che lì accanto vi fosse una piccola fiasca d'oro contenente, a giudicare dal colore e dal sapore, un vino prelibato. Subito il giovane la prese dicendo:<br>«Madama Isotta, ecco la migliore bevanda che abbiate mai gustata e che la vostra ancella dama Brangania e il mio servitore Governale tenevano per sé.»<br>Risero entrambi di cuore e bevettero liberamente, brindando l'uno all'altra, sì che mai vino sembrò loro più dolce e prelibato. Ma appena l'ebbero inghiottito, essi si amarano sì intensamente che quel loro sentimento non li abbandonò mai più, nella buona e nella cattiva sorte. Era infatti quello il principio di un amore che li avrebbe accompagnati per tutti i giorni della vita. (p. 271)
*Non è da buon [[cavaliere]] cogliere un altro in svantaggio [...]. ([[Tristano]], p. 284)
*Ser Lamorak si allontanò in compagnia di ser Driant, ed essendosi imbattuto in un cavaliere che per ordine di [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana la Fata]] recava a [[re Artù]] un bel corno rifinito in oro, lo costrinse con la forza a rivelargli il motivo della sua missione. Seppe che il corno aveva una virtù – nessuna dama o gentildonna che non fosse fedele al proprio signore vi poteva bere senza versarne il contenuto – e che Morgana la Fata lo inviava in dono al fratello Artù a causa della [[Ginevra (ciclo arturiano)|regina Ginevra]] e per dispetto a ser Lancillotto.<br>«Se non vuoi morire» disse allora ser Lamorak «porterai il corno a re Marco, e gli dirai che glielo mando perché metta alla prova la fedeltà della sua sposa.»<br>Il cavaliere si recò così da re Marco e gli disse che gli inviava quel corno prezioso e qual era la sua qualità. Il re costrinse quindi la regina Isotta a bere, e dopo di lei cento altre dame, ma solo quattro tra esse riuscirono a non versare la bevanda.<br>«Ahimè, è una grave infamia» esclamò il sovrano, giurando poi solennemente che avrebbe condannato al rogo la regina e le altre.<br>Ma i baroni si radunarono e dichiararono apertamente di non essere disposti a tollerare che le dame venissero arse per via di un oggetto fatto con arti magiche dalla strega più fals e incantatrice che vi fosse al mondo e nemica dei veri amanti, e affermarono che quel corno non operava mai niente di buono e causava solo odio e dissidi. Molti cavalieri fecero pertanto voto di usare ben poca cortesia a Morgana la Fata, se ma l'avessero incontrata. (pp. 284-285)
*[...] uccisi ser Moroldo liberando la Cornovaglia dal tributo, e sono anche colui che salvò il re d'Irlanda da ser Blamor di Ganis e che vinse ser Palamede. Sono Tristrano di Liones e, con la grazia di Dio, libererò quest'infelice contrada. ([[Tristano]], p. 291)
*[...] molti dicono dietro le spalle di un uomo quello che non gli direbbero mai in faccia. ([[Lamorak]], p. 295)
====Libro IX====
*Se alla tua prima giostra ti inviano un buffone a combatterti, sei davvero tenuto in poco conto alla corte di Artù! (Damigella Maldicente, p. 302)
*Ah, bella damigella [...] vi prego di avere pietà e di non insultarmi oltre, perché la mia afflizione è grande abbastanza anche se non ne aggiungete del vostro. Tuttavia non mi considero un cattivo cavaliere per essere stato abbattuto da un compagno della Tavola Rotonda. ([[Sir Breunor]], p. 302)
*{{NDR|Su [[Sir Breunor]]}} [...] vi dico apertamente che è un bravo cavaliere, e che si proverà nobile e prode. Se non si tiene ancora saldo in sella è solo perché gliene mancano la pratica e l'esperienza, ma quando è il momento di maneggiare la spada sa colpire con forza e valentia, ed è ciò che hanno compreso ser Bleoberis e ser Palamede che, da uomini scaltriti dall'uso delle armi, sanno giudicare dal modo di cavalcare di un avversario se saranno in grado di rovesciarlo di sella o di assestagli un buon colpo. Ma per lo più essi non sono disposti a combattere a piedi con i giovani cavalieri, che sono agili e vigorosi. ([[Mordred]], p. 304)
*{{NDR|Su [[Glatisant la Bestia]]}} Si trattava della bestia con la testa da serpente, il corpo da leopardo, le natiche da leone e le zampe da cervo; inoltre, ovunque essa andasse, dal suo ventre scaturiva uno strepito quasi vi fossero trenta coppie di veltri latranti. (p. 314)
*[...] nessuno è conformato in modo da poter aver [[successo]] in ogni occasione: talvolta si ha la peggio per mala ventura e talaltra colui che è meno meritevole mette in svantaggio chi è migliore di lui. (p. 314)
*«Chi vorreste assalire?» chiese ser Lamorak.<br>«Ser Lancillotto del Lago: se mai lo incontrassimo non potrebbe sfuggirci e lo metteremo a morte!»<br>«Vi assumete un compito molto arduo, perché è un cavaliere nobile e ben provato» fu la risposta di ser Lamorak.<br>«Non ne dubitiamo, ma ognuno di noi è sufficientemente forte per tenergli testa.»<br>«Non lo credo» replicò ser Lamorak. «In tutta la mia vita non ho mai inteso d'alcun cavaliere che ser Lancillotto non riuscisse a superare.» (p. 315)
*[...] ognuno ritiene infatti che la propria dama sia superiore a ogni altra, e voi non dovete adirarvi se io lodo colei che maggiormente amo. Se la mia signora, la regina Ginevra, è ai vostri occhi la più avvenente, sappiate che la regina Morgawse sembra più bella ai miei, ed è ciò che ogni cavaliere pensa della propria dama. ([[Lamorak]], p. 316)
*Ho ricevuto una bella ricompensa per aver combattuto contro ser Moroldo e liberato il regno dalla sudditanza; e anche per aver portato in Cornovaglia la regina Isotta sopportando gravi costi e pericoli. Quale compenso mi fu dato per essermi battuto con ser Blamor di Ganis in difesa di re Agwisance padre di Isotta la Bella, e cosa mi venne per aver abbattuto ser Lamorak il Gallese su richiesta di re Marco, o per aver vinto il Re dei Cento Cavalieri e il re del Galles del Nord che minacciavano le sue terre? E ancora, per aver salvato la regina dal buon cavaliere ser Palamede, e per aver ucciso il potente gigante Tawlas? Sappia re Marco, che ora mi dà tale mercede, che fu solo per amor mio che molti nobili cavalieri della Tavola Rotonda hanno finora risparmiato i baroni di questa contrada! ([[Tristano]], p. 326)
*Ebbene, qui si può imparare che nessun [[cavaliere]] è tanto forte che non possa essere scavalcato, nessuno tanto saggio che non possa sbagliare, e che cavalca bene colui che non è mai caduto! ([[Dinadan]], p. 332)
*{{NDR|Su [[Tristano]]}} Gesù misericordioso! Dacché presi le armi non vidi mai un cavaliere compiere gesta sì stupefacenti! Se lo assalissi ora, recherei onta a me stesso. ([[Lancillotto]], p. 335)
*[...] un buon cavaliere deve sempre favorire un altro, giacché i simili sono attratti dai simili. (Re dei Cento Cavalieri, p. 336)
*[...] nell'ardore della lotta spesso si colpiscono gli amici al pari dei nemici. ([[Lancillotto]], p. 343)
*È difficile staccare la carne che è cresciuta intorno all'osso! ([[Lancillotto]], p. 348)
*Anche il [[Pecora e lupo|lupo]] lascerebbe in pace la pecora se si trovassero insieme nella stessa prigione! ([[Dinadan]], p. 348)
*Come dice il libro francese, [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana]] preferiva ser Lancillotto a ogni altro, e lo desiderava in ogni momento benché egli non acconsentisse ad amarla né a far nulla su sua richiesta. (p. 351)
====Libro X====
*Un [[cavaliere]] così ardito non morrà per mano di un branco di vigliacchi! ([[Tristano]], p. 357)
*Ahimè, Bella Isotta regina di Cornovaglia, perché mai vi amo? [...] Voi non avete colpa di questa mia pena e il biasimo ricade solo sui miei occhi: siete la più bella di tutte, e io da stolto non posso fare a meno di esservi devoto anche se non mi dimostrate né amore né cortesia, e amate riamata ser Tristano di Liones che è il cavaliere migliore del mondo. ([[Palamede (ciclo arturiano)|Palamede]], p. 373)
*«Ecco un castello che non potrebbe essere preso o conquistato con alcuna macchina da guerra» disse ser Dinadan indicandolo al compagno. «Vi dimora la regina Morgana la Fata: lo ricevette dal fratello re Artù, che se ne è poi pentito amaramente. Da quel momento non c'è stato più accordo tra loro e la sorella gli ha fatto guerra ogni volta che ha potuto mantenendo proprio in questo maniero un folto gruppo di armati al solo scopo di distruggere quanti sono cari al re. Infatti non vi passa alcun cavaliere che non debba combattere contro uno, due o persino tre avversari. Se poi appartiene ad Artù ed è sconfitto, perde cavallo, armatura e ogni altra cosa che possiede, e persino la libertà qualora non riesca a fuggire.»<br>«Dio mi protegga!» esclamò ser Palamede. «Fare guerra al proprio signore che è chiamato il fiore della cavalleria cristiana e pagana è un costume malvagio e indegno di una regina, e io vi porrò fine di tutto cuore. Morgana non riceverà mai alcun servigio da me, e se come penso mi manderà contro i suoi cavalieri, essi avranno dì che combattere!» (p. 377)
*«Ne ho visti di stolti come voi!» esclamò allora ser Dinadan adirato. «E uno proprio quest'oggi: se ne stava disteso accanto a una fonte con aria trasognata, lo scudo appoggiato al suolo e il cavallo poco distante, e sogghignava come un folle senza dire una parola. Compresi così che si trattava di un [[Innamoramento|innamorato]].»<br>«E voi non lo siete, bel cavaliere?» gli chiese ser Tristano.<br>«Maledetto chi lo è!» proruppe ser Dinadan.<br>«Avete torto, perché soltanto il cavaliere innamorato può essere prode» replicò ser Tristano. (pp. 408-409)
*«In guardia, cavaliere» gridò poi a ser Epinogrus. «È abitudine dei cavlieri erranti sfidarsi alla giostra.»<br>«È forse costume di tali cavalieri imporre di combattere che lo si voglia o no?»<br>«È tale per me, e tanto vi basti» replicò ser Dinadan. (p. 409)
*«[...] io non so cosa spinga ser Tristano e tanti altri innamorati a perdere la ragione e l'intendimento per delle donne!» commentò ser Dinadan.<br>«Come, siete un cavaliere e non siete innamorato? Vergognatevene: non potete certo essere chiamato prode se non venite a contesa per una dama.»<br>«Dio me ne guardi!» esclamò ser Dinadan. «Le gioie d'amore sono troppo brevi e le pene che ne derivano fin troppo durature.» (p. 412)
*«Ma perché siete tanto incollerito?»<br>«Ah, codardo, disonori la cavalleria!» lo ingiuriò ser Dinadan.<br>«Poco importa dal momento che mi metterò al vostro servizio e rimarrò sotto la vostra salvaguardia. Siete così prode che mi proteggerete» replicò ser Tristano.<br>«Il diavolo mi liberi da te! D'aspetto sei il migliore uomo d'armi che abbia mai visto, ma anche il più pusillanime.» (p. 413)
*"Date [[potere]] al [[villano]] e questi non ne avrà mai abbastanza". Infatti, laddove il governo è affidato a una persona di bassi natali mentre il signore delle terre è di nascita elevata, avverrà che il [[Plebe|plebeo]] non tollererà al proprio fianco alcun gentiluomo, e ne perseguirà anzi la rovina. (p. 417)
*{{NDR|Su [[Palamede (ciclo arturiano)|Palamede]]}} [...] tutti lo lodarono e affermarono che seppure ancora saraceno, era un credente della migliore specie, ben disposto d'animo e assolutamente leale e fedele alla parola data. (p. 420)
*Ora oso dire che siete la dama più bella che abbia mai visto, e che ser Tristano è un cavaliere prode e prestante quant'altri mai. Mi sembra perciò che siate fatti l'uno per l'altra! ([[Re Artù]], p. 441)
*Ah, Palamede, Palamede [...] perché sei così emaciato, tu che un tempo eri chiamato uno dei più bei cavalieri del mondo? Ah, non voglio più vivere questa vita perché amo colei che non potrò mai avere o conquistare! ([[Palamede (ciclo arturiano)|Palamede]], p. 452)
*«Signore, ecco come mi discolpo: in quanto alla regina Isotta, sappiate che l'amo da lungo tempo più di ogni altra, e a lei debbo gli onori che ho conquistato, ché altrimenti sarei rimasto il cavaliere più indegno del mondo. Ovunque andavo, il suo ricordo mi accompagnava e mi spingeva a compiere imprese meritevoli. Tuttavia finora non ebbi mai da lei ricompensa e pur essendo il suo cavaliere non ricevetti alcun guiderdone! Perciò, ser Tristano, non temo la morte perché, sapendo che non possiederò mai la mia regina, mi è indifferente vivere o morire, e se fossi armato come lo siete voi, mi batterei di buon animo.»<br>«La vostra stessa bocca ha rivelato il tradimento!» proruppe ser Tristano.<br>«Non ho commesso alcuna slealtà» protestò l'altro. «Ogni uomo è libero di amare, e benché abbia riposto il cuore nella vostra dama, ella è mia quanto è vostra. Se questo è un torto, allora sono colpevole, ma voi godete di lei e appagate il vostro desiderio, mentre io non ebbi mai nulla né spero di averlo in futuro, e tuttavia l'amerò quanto voi fino all'ultimo istante della mia vita.» (p. 453)
====Libro XI====
*Mentre in un giorno di Pentecoste, i cavalieri sedevano alla [[Tavola Rotonda]], si presentò ad Artù un eremita che vide il [[Seggio Periglioso]] e chiese al re e ai baroni perché non fosse occupato.<br>«Su quel seggio non siederà che colui che è destinato, ogni altro vi troverà la morte» gli fu risposto.<br>«Sapete chi è?» domandò allora l'eremita.<br>«Non lo sappiamo ancora.»<br>«Lo so io» dichiarò allora il sant'uomo. «Vi prenderà posto un cavaliere che non è stato ancora concepito, ma che nascerà quest'anno e sarà colui che conquisterà il Sangrail.» (p. 456)
*[...] entrò, giovane e bellissima, una damigella che recava tra le mani un vaso d'oro. Allora il re e tutti quanti si trovavano nella sala si inginocchiarono devotamente a pregare.<br>«Oh, Gesù!» esclamò ser Lancillotto. «Cosa può significare?»<br>«È il [[Graal|Sangrail]], l'oggetto più prezioso che alcun essere vivente possieda» fu la risposta del re. «Quando sarà portato altrove, la Tavola Rotonda si spezzerà.» (p. 458)
*A tempo debito, [[Elaine di Corbenic|Elaine]] partorì un bel bambino che fu allevato con cura e affetto e battezzato [[Galahad]], perché quello era il nome che ser Lancillotto aveva ricevuto al fonte battesimale e che poi la Dama del Lago aveva mutato in Lancillotto. (p. 460)
*Sappiate, ser Bors, che questo fanciullo è Galahad; siederà sul Seggio Periglioso e otterrà il Sangrail, e si dimostrerà migliore di suo padre ser Lancillotto. ([[Elaine di Corbenic]], p. 462)
*[...] solo gli uomini valorosi e retti che amano e temono Dio possono conquistare onore; altrimenti, per quanto arditi, non vi riescono. ([[Re Pescatore|Re Pelles]], p. 462)
*Ser Bors si era appena sdraiato di nuovo per riposare, quando sentì un grande frastuono provenire dalla camera vicina e si vide piovere dentro, non sapeva se dalle porte o dalle finestre, nugoli di frecce e di quadrelli tanto fitti da lasciarlo stupito; molti lo colpirono e lo ferirono nei punti in cui il suo corpo non era protetto.<br>Ed ecco sopraggiungere un orribile leone: ser Bors gli si fece incontro; la fiera gli portò via lo scudo, ma egli riuscì a mozzarle la testa. Non passò molto che nella corte vide un orrendo drago sulla cui fronte sembrava fossero scritte lettere d'oro che ser Bors pensò avessero il significato di "re Artù". Giunse poi un leopardo brutto e vecchio che si batté a lungo e accanitamente con il drago; ma a un certo punto questi sputò fuori dalla bocca qualcosa come un centinaio di piccoli draghi che uccisero e fecero a pezzi il leopardo.<br>Apparve poi nella sala e si mise a sedere su un bel seggio un vecchio che sembrava avere intorno al collo due vipere. Teneva in mano un'arpa e prese a cantare un'antica canzone che narrava come Giuseppe di Aramitea fosse giunto in quel paese. Quando ebbe finito, consigliò a ser Bors di andare via.<br>«Qui non incontrerete altre avventure» gli disse. «Vi siete portato con grande onore, e più ne acquisterete in futuro.»<br>Parve allora a ser Bors che giungesse una colomba candida recante nel becco un incensiere d'oro, e che la tempesta imperversata fino ad allora cessasse e si allontanasse di colpo, mentre la sala si empiva di straordinari profumi. Poi vide quattro fanciulli che portavano quattro bei ceri e in mezzo ad essi un vecchio con un cero in una mano e una lancia nell'altra. Si trattava dell'arma che aveva nome Lancia della Vendetta. (pp. 463-464)
*Dite [...] a ser Kay il Siniscalco e a ser Mordred che confido in Dio che sarò valoroso quanto loro, e non dimenticherò mai i motteggi e le derisioni che mi indirizzarono il giorno in cui fui investito cavaliere: non comparirò a corte finché tutti non parleranno di me con maggiore rispetto di quanto sia mai stato dimostrato loro. ([[Parsifal]], p. 472)
*{{NDR|Su [[Parsifal]]}} [...] era infatti uno dei migliori cavalieri del mondo, e in lui la vera fede era ben salda. (pp. 473-474)
*Ed ecco avvicinarsi il sacro vaso del Sangrail accompagnato da soavità e profumi di ogni sorta. I due cavalieri non poterono distinguere con chiarezza chi lo portava; solo ser Percival intravvide appena sia il vaso sia la vergine purissima che lo recava tra le mani. Immediatamente si trovarono entrambi perfettamente risanati nelle membra e nel corpo, e resero grazie a Dio in grande umiltà.<br>«Gesù» disse ser Percival «cosa significa che siamo guariti, mentre unmomento fa eravamo in punto di morte?»<br>«Lo so io» rispose ser Ector. «È stato il sacro vaso portato da una vergine e contenente il santo sangue di Nostro Signore Gesù Cristo. Solo un uomo di assoluta perfezione può vederlo.» (p. 474)
====Libro XII====
*Se la mia morte potesse giovarvi e la mia vita non vi fosse di alcuna utilità, ebbene, sarei pronta a morire per voi! ([[Elaine di Corbenic]], p. 481)
*«Ah, ser Tristano» esclamò allora ser Palamede «sapete bene che non posso battermi senza perdere l'onore. Voi siete allo scoperto e io sono armato: se vi uccidessi l'onta ricadrebbe su di me. Del resto, conosco la vostra forza e la vostra resistenza.»<br>«È vero, e adesso capisco quanto siete prode.»<br>«Vi prego, rispondete a una domanda.»<br>«Volentieri. Con l'aiuto di Dio vi dirò la verità.»<br>«Fate il caso che voi foste armato di tutto punto e io non lo fossi: cosa vi suggerirebbe di farmi l'onore cavalleresco?»<br>«Ora capisco!» esclamò ser Tristano. «Poiché devo dare il mio parere, Dio mi benedica, quel che dirò non sarà dettato dalla paura. Vi risponderò quindi che in tal caso non vorrei battermi e vi lascerei andare.»<br>«E anch'io non voglio. Perciò, prendete la vostra strada!»<br>«Posso sempre scegliere se restare o andar via, invece. Ma c'è una cosa che mi stupisce: perché un cavaliere valoroso come voi non vuole essere battezzato, mentre vostro fratello ser Safer si è fatto cristiano già da tempo?»<br>«Sebbene in cuor mio creda già in Gesù Cristo e nella sua dolce madre Maria, secondo un voto che ho fatto anni fa devo ancora affrontare uno scontro; poi mi farò battezzare, e con grande gioia.»<br>«In fede mia, allora non dovrete cercare a lungo quest'ultima battaglia! Dio non voglia che per colpa mia restiate ancora saraceno!» (p. 488)
*«E adesso?» gli chiese Tristano. «Ti ho alla mia mercé come poc'anzi mi avevate voi. Ma i cavalieri di corte non dovranno mai dire che ser Tristano ha ucciso un guerriero disarmato. Quindi, riprendete la vostra arma e portiamo a termine lo scontro.»<br>«Desidererei davvero di finirlo» rispose l'altro «ma non ho molta voglia di battermi ancora, anche perché l'offesa che vi ho arrecata non è tanto grave che non possiamo diventare amici. Osai dire che Isotta la Bella non ha pari tra le dame; non l'ho mai disonorata e, anzi, è grazie a lei che ho ottenuto gran parte dell'onore che mi sono conquistato. Le mie offese non furono mai rivolte alla regina, ma a voi, e oggi mi avete ripagato con un gran numero di colpi. Ad alcuni ho potuto rispondere, ma adesso devo ammettere che non ho mai incontrato un uomo forte e resistente quanto voi, salvo ser Lancillotto del Lago. Perciò, mio signore, vi chiedo di perdonarmi ogni cosa e di condurmi oggi stesso alla chiesa più vicina dove prima vorrei confessarmi e poi essere battezzato. In seguito andremo insieme alla corte di Artù per partecipare alla grande festa.»<br>«Allora prendete il cavallo: faremo come avete detto, e che Dio vi perdoni per tutti i vostri peccati come ho già fatto io! A un miglio da qui il vescovo suffraganeo di Carlisle potrà impartirvi il sacramento del battesimo.»<br>Montarono a cavallo insieme a ser Galleron e, giunti alla presenza del vescovo, gli esposero quanto volevano. Il sant'uomo fece riempire un grande bacile d'acqua, la consacrò, poi confessò e assolse ser Palamede. Ser Tristano e ser Galleron furono i suoi padrini.<br>Poco dopo, ripartirono per Camelot dove trovarono il re, la regina e quasi tutti i cavalieri della Tavola Rotonda, che furono molto lieti di sapere che ser Palamede si era fatto cristiano. (pp. 490-491)
====Libro XIII====
*«Ora sono certo che voi della Tavola Rotonda partirete alla ricerca del Sangrail e che io non vi vedrò mai più tutti insieme» dichiarò allora Artù. «Voglio perciò che vi riuniate per giostrare e torneare nel prato sotto Camelot in modo che, dopo la vostra morte, si possa tramandare che in questo giorno erano qui raccolti tanti valorosi combattenti.» (p. 501)
*Rientrati tutti tra le mura di Camelot, il re e i baroni si recarono ad ascoltare i vespri nella cattedrale e poi a cena, dove ciascuno dei cavalieri prese posto, come prima, sul proprio seggio. Ma ecco che, tra improvvisi scoppi e rombi di tuono che fecero temere che il palazzo stesse crollando, nella sala penetrò un raggio di sole sette volte più vivido di quanto si fosse mai visto e tutti furono investiti dalla grazia dello Spirito Santo. Guardandosi intorno, i cavalieri osservarono che gli altri sembravano circonfusi di bellezza, ma non poterono pronunciare una sola parola. Poi, apparve il Santo Graal velato di sciamito bianco, così che nessuno poté vederlo o capire chi lo recasse, e la sala si riempì di profumi mentre davanti ai commensali comparivano i cibi e le bevande che prediligevano. Dopo aver attraversato l'intero ambiente, il sacro vaso scomparve d'un tratto, e solo allora i presenti ritrovarono la voce e il re rese grazie a Dio per la benevolenza che aveva mostrato loro. (p. 502)
*Non torneranno più tutti {{NDR|i [[cavalieri della Tavola Rotonda]]}} insieme perché molti moriranno nel corso della ricerca. Io li amo quanto la mia stessa vita, e lo scioglimento di questa compagnia mi provoca un tremendo dolore, poiché la loro presenza alla mia corte era ormai un costume consolidato. ([[Re Artù]], p. 503)
*Il mio peccato e la mia malvagità mi hanno sprofondato nel disonore [...]. Finché ho perseguito avventure mondane per soddisfare desideri terreni, le ho sempre compiute in modo impareggiabile e senza mai subire sconfitte nelle giuste come nelle inique contese. Ma ora che ho intrapreso avventure celesti, capisco che il mio antico peccato mi ostacola e mi svergogna al punto che quando mi è apparso il sacro sangue non ho avuto la forza di muovermi e di parlare. ([[Lancillotto]], p. 518)
*{{NDR|Su [[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]]}} Tutte le mie gesta d'armi le ho compiute per amor suo [...] e per lei mi sono battuto, a torto o a ragione. Non ho mai fatto nulla solo per amore di Dio, ma sempre anche per conquistarmi onore e farmi andare di più, e ne sono stato poco o nulla grato al Signore. ([[Lancillotto]], p. 519)
====Libro XIV====
*«[[Mago Merlino|Merlino]] istituì la [[Tavola Rotonda]] a somiglianza della sfericità del mondo in essa perfettamente rappresentato» proseguì la reclusa. «Nella Tavola Rotonda, infatti, l'intero mondo cristiano e pagano trova ristoro, tanto che coloro che sono scelti a fare parte di quell'eletta compagnia si reputano colmi di grazia e più onorati che se fossero i padroni di metà della terra. Hai potuto vedere anche tu come, pur di appartenervi, i cavalieri siano disposti a perdere padre, madre, famiglie, mogli e figli, come facesti tu stesso che, per unirti a loro, abbandonasti tua madre senza volerla più vedere.<br>«Dunque, quando Merlino istituì la Tavola Rotonda disse che coloro che ne sarebbero stati compagni avrebbero potuto attingere alla verità del Sangrail. Gli fu chiesto chi l'avrebbe conquistata, ed egli rispose che sarebbero stati tre tori bianchi, due vergini e uno casto, e che uno di essi sarebbe stato più forte e più valoroso di suo padre quanto il leone lo è del leopardo. Allora gli fu detto: "Bisognerà che con le tue arti tu dia luogo a un seggio su cio potrà prendere posto solo il cavaliere che eccellerà su ogni altro".<br>«E Merlino istituì il Seggio Periglioso, quello su cui Galahad sedette al banchetto di Pentecoste.» (p. 522)
*La storia dice che [[Parsifal|ser Percival]] era uno degli uomini più religiosi che vi fossero al mondo in quei tempi in cui ben pochi credevano in Dio senza riserve, e i figli non rispettavano i padri e li trattavano come estranei. Egli quindi cercò conforto in Nostro Signore Gesù pregandolo affinché le tentazioni non lo allontanassero dal servizio di Dio ed egli potesse continuare ad essere Suo leale campione. (p. 527)
*[...] sono al servizio dell'Uomo migliore del mondo che non permetterà che io muoia, perché chi bussa alla Sua porta potrà entrare, chi chiede potrà ricevere, ed Egli non si nasconde a colui che lo cerca [...]. ([[Parsifal]], p. 529)
*Punirò la mia carne, che vuole avere impero su di me! ([[Parsifal]], p. 532)
*Quanto sono stato vicino a perdere me stesso [...] e la purezza che non avrei mai più potuto riavere! ([[Parsifal]], p. 532)
====Libro XV====
*«Non sei forse ser Lancillotto del Lago?» gli chiese il religioso dopo che il cavaliere gli ebbe comunicato che si sarebbe fermato con lui per la notte.<br>«Si, sono io.»<br>«Cosa fai in questa contrada?»<br>«Vado in cerca delle avventure del [[Graal|Sangrail]], signore.»<br>«Fa pure» gli disse allora il buon uomo «ma anche se il santo vaso si trovasse qui, il peccato ti impedirebbe di vederlo proprio come non è dato a un cieco di scorgere una spada sfolgorante.» (pp. 534-535)
*Quaranta anni dopo la passione di Gesù Cristo, [[Giuseppe d'Arimatea|Giuseppe di Arimatea]] preconizzò che re Evelake avrebbe sconfitto in battaglia i propri nemici. Dei sette re e dei due cavalieri che hai visto, il primo si chiama Nappus, e fu un sant'uomo; il secondo ebbe il nome di Nacien in onore di un suo avo che aveva ospitato Nostro Signore Gesù Cristo. Il terzo fu chiamato Helias il Grosso; il quarto Lisais; il quinto, Jonas, lasciò il proprio paese per rcarsi nel Galles dove sposò la figlia di Manuel ed ottenne la Gallia, che elesse come sua dimora e generò Lancillotto, tuo nonno, che sposò la figlia del re d'Irlanda e fu un uomo insigne quanto te. Suo figlio fu re Ban, tuo padre, l'ultimo dei sette re. Uno dei due cavalieri, invece, rappresenta te, Lancillotto, cui gli angeli dissero che non appartenevi alla compagnia dei sette re, mentre il secondo cavaliere sta a indicare il leone, che è superiore a tutti i re della terra, cioè ser Galahad, da te concepito nella figlia di re Pelles. E tu, che dovresti essere grato a Dio di ogni altro, perché, come peccatore, sei il cavaliere senza pari, non Lo hai ringraziato per tutte le straordinarie virtù che Egli ti ha prestate! (p. 537)
*Ah, Lancillotto [...] finché facevi parte della cavalleria terrena, eri l'uomo più straordinario e avventuroso del mondo; ma non devi stupirti se ora che ti trovi tra cavalieri impegnati in imprese celesti la fortuna ti è avversa. (p. 539)
====Libro XVI====
*Ser Lancillotto, poi, se non fosse per una sola pecca sarebbe superiore a ogni altro. Ma così come stanno le cose, è proprio come noi; solo che si assume le fatiche maggiori. ([[Gawain]], p. 541)
*La [[Tavola Rotonda]] fu istituita proprio perché gli uomini non svilissero queste due virtù{{NDR|, la pazienza e l'umiltà}}, come la cavalleria, che affonda in esse le sue radici, è sorta perché non possa mai essere sconfitta la fraternità che ne è il fondamento. (p. 545)
*{{NDR|Rivolto a [[Gawain]]}} Ti sei impegnato insieme a molti altri in una ricerca che non porterai mai a termine perché il Sangrail non si mostra ai peccatori. Non devi quindi meravigliare se non vi sei riuscito. Tu sei un cavaliere sleale e un grande assassino, mentre per gli uomini buoni questa ricerca è ben altro che una serie di omicidi. Lancillotto, benché abbia commesso gravi colpe, al momento stesso in cui ha intrapreso la ricerca si è impegnato a non peccare più, e infatti non ha mai ucciso né ucciderà un solo uomo fino al suo ritorno a Camelot. Se non fosse per la sua fragilità che probabilmente lo farà ricadere nella colpa con il pensiero, egli sarebbe il primo a compiere l'impresa dopo Galahad. Ma poiché Dio conosce i suoi pensieri e la sua debolezza, gli concederà di morire in santità. (Eremita, pp. 546-547)
====Libro XVII====
[[File:Galaad devant le graal n°3.gif|thumb|Galahad, Bors e Parsifal dinanzi al Graal]]
*{{NDR|Su [[Davide]]}} Egli era un dotto che conosceva le virtù delle pietre e delle piante, il corso delle stelle e molte altre cose ancora; ma poiché aveva una moglie malvagia, si era convinto che non esistessero donne buone, tanto che ne parlò con disprezzo anche nei libri che compose. (p. 573)
*Non spetta a noi punire chi ha operato contro Dio, ma solo alla Sua potenza. ([[Galahad]], p. 576)
*Siete uno sciocco se non sapete che le [[Verginità|vergini]] sono franche ovunque si trovino. ([[Parsifal]], p. 579)
*Nessuna lingua potrebbe descrivere e nessun cuore immaginare le meraviglie cui ho assistito. Se non mi fossi macchiato di un antico peccato, avrei potuto vedere molto di più. ([[Lancillotto]], p. 588)
*Galahad, servo di Gesù Cristo che attendo da tempo, abbracciami e lascia che riposi sul tuo petto e tra le tue braccia, casto e vergine sopra ogni altro cavaliere, giglio simbolo di purezza, rosa del colore del fuoco, fiore di ogni virtù. Sei tanto intriso della fiamma dello Spirito Santo che la mia carne, consunta dalla vecchiaia, ritrova la giovinezza! (Re Mordrains, p. 591)
*[...] rimessosi in viaggio, {{NDR|Galahad}} penetrò in una foresta irta di pericoli dove la storia dice che si imbatté in una sorgente in cui l'acqua ribolliva formando grandi onde. Il cavaliere vi posò una mano, e subito l'acqua si placò e il calore ne disparve, poiché quell'ardore era segno di lussuria, molto diffusa a quei tempi, e non poté durare al contatto con la purezza della sua verginità. Quanto era accaduto fu considerato un miracolo in tutto il paese, e da allora la fonte fu chiamata la Sorgente di Galahad. (p. 591)
*«Figliolo» disse poi l'Uomo a Galahad «sai cos'è ciò che stringo tra le mani?»<br>«No, se non me lo dite voi.»<br>«È la sacra scodella in cui mangiai l'agnello pasquale. Ora hai veduto quello che più desideravi, ma con minore chiarezza di come lo potrai ammirare nel Palazzo Spirituale della città di Sarras. Adesso partirai e con te partirà anche il Sangrail, che questa notte stessa dovrà lasciare il regno di Logris dove nessuno lo vedrà mai più perché le genti di questa terra si sono volte al peccato e non lo servono né lo venerano come dovrebbero; io perciò le spoglio dell'onore che avevo loro concesso. Domattina voi tre prenderete la Spada dalla Strana Cintura e scenderete alla riva del mare dove troverete pronta una nave. Ma prima ridonerete la salute al Re Magagnato ungendogli il corpo e le gambe con il sangue che è colato dalla lancia.»<br>«Signore, perché gli altri non possono venire con noi?» chiese Galahad.<br>«Come inviai i miei apostoli in diverse direzioni, così voglio ora che vi separiate. Quanto a voi tre compagni, due moriranno al mio servizio e solo uno tornerà a darne notizia» fu la risposta.<br>Poi l'Uomo li benedì e scomparve. (pp. 594-595)
*«Salutate per me ser Lancillotto mio padre e signore, e ricordategli che questo è un mondo incostante.»<br>Infine si inginocchiò a pregare davanti alla tavola e la sua anima lo lasciò, trasportata nel cielo di Gesù Cristo da una moltitudine di angeli. I compagni, che assistettero al prodigio, videro anche una mano scendere sul vaso e sulla lancia, prenderli e portarli nei cieli.<br>Da allora non vi è più stato un uomo che abbia avuto l'ardire di sostenere di aver visto il Sangrail. (p. 598)
====Libro XVIII====
*[...] Lancillotto, dimentico della promessa fatta e della perfezione raggiunta nel corso della ricerca, riprese a frequentare la regina. Del resto, come dice appunto il libro, se egli non le fosse stato intimamente legato nei suoi pensieri più riposti quanto, in superficie, appariva devoto a Dio, nessun cavaliere avrebbe potuto superarlo nella ricerca del Sangrail. Invece, i suoi più segreti sentimenti correvano sempre a lei. Così essi ripresero ad amarsi con maggiore ardore di prima e i loro convegni si fecero tanto frequenti che la corte cominciò a mormorare, e in particolare il loquace ser Agravano fratello di ser Galvano.<br>Ma intanto Lancillotto, continuamente assediato da dame e da damigelle che gli chiedevano di essere loro campione in questioni di diritto, per evitare ulteriori maldicenze e dicerie, decise di impegnarsi con zelo a seguire i dettami di Nostro Signore Gesù Cristo e di sottrarsi per quanto gli era possibile alla familiarità e alla compagnia di Ginevra. (p. 603)
*[...] ser Mordred, ser Agravano e molti altri della corte non ci perdono d'occhio e parlano del nostro amore. Li temo più per voi che per me perché, se del caso, io potrei fuggire o sbarazzarmene, mentre voi non potreste che rimanere qui a subire le maldicenze; e se doveste trovarvi in pericolo per aver commesso volontariamente qualche leggerezza, non potreste avere altro aiuto che il mio e quello dei miei parenti. Signora, la nostra imprudenza ci condurrà allo scandalo e alla vergogna, e io non voglio assolutamente che voi siate disonorata. Sono queste le ragioni che mi hanno spinto a dedicarmi il più possibile al servizio delle dame, facendo in modo che tutti pensino che ne traggo gioia, delizia e piacere. ([[Lancillotto]], p. 604)
*Lancillotto, ora capisco la vostra falsità e la vostra volgare lussuria! Voi amate altre dame, e per me non provate che disprezzo. Adesso che ho ben chiaro che siete un traditore, state certo che non vi amerò mai più. Non osate comparirmi ancora davanti: da questo momento vi scaccio dalla corte, e per sempre, e vi bandisco dalla mia compagnia. Se tenterete di rivedermi, sarete ucciso. ([[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]], pp. 604-605)
*Spesso le donne sono impulsive e compiono azioni di cui poi si pentono amaramente. ([[Bors (ciclo arturiano)|Bors]], p. 605)
*Se accetterò di essere il campione della regina mi alienerò molti cavalieri della Tavola Rotonda. Tuttavia, per amore di Lancillotto e vostro, sarò suo difensore a meno che il caso non porti qui un campione meglio di me. ([[Bors (ciclo arturiano)|Bors]], p. 609)
*Non ho mai sentito dire che Ginevra abbia rovinato un solo cavaliere. Anzi, a quel che so, ella ci ha sempre magnificato ed è stata la sovrana più generosa e liberale, e la più munifica di doni e di benevolenza. Sarebbe quindi vergognoso se lasciassimo morire nell'ignominia la moglie del nostro nobilissimo re. Sappiate che non lo permetterò, e che sosterrò la sua innocenza nella morte di ser Patrise; del resto, ella non aveva alcun motivo per odiare lui o alcuno dei cavalieri intervenuti al banchetto. Direi anzi che ci abbia invitati per affetto, certo non per un subdolo stratagemma, e sono convinto che comunque andrà, un giorno sarà possibile provare che tra di noi vi è un traditore. ([[Bors (ciclo arturiano)|Bors]], p. 610)
*Come dice un antico proverbio, è aspra la battaglia nella quale si scontrano parenti e amici, perché allora non c'è posto per la misericordia, ma solo per la più mortale delle contese. ([[Lancillotto]], p. 629)
*[...] non mi piace essere obbligato ad amare; l'amore deve nascere dal cuore, non dalla costrizione [...]. ([[Lancillotto]], p. 636)
*L'amore deve essere libero, non imposto, perché un amore forzato finisce con il dissolversi. ([[Re Artù]], p. 636)
*All'uomo d'onore non può non ripugnare assistere alla sconfitta di un suo pari, mentre chi non ha onore e si comporta da vile, alla vista di un uomo in pericolo non compirà mai un gesto gentile o generoso. Un codardo, infatti, non darà mai prova di misericordia, mentre chi alberga la bontà nel cuore farà agli altri quello che vorrebbe fosse fatto a lui. ([[Re Artù]], p. 642)
*{{NDR|Su [[maggio]]}} Quel mese esuberante infonde coraggio negli amanti e, in vari modi, li induce più di ogni altro a diversi comportamenti, perché è allora che, come erbe e arbusti, gli uomini e le donne si rinnovellano e richiamano alla mente lontane cortesie, servigi e gesti gentili che avevano posto nell'oblio per negligenza.<br>E come il rigore dell'inverno offusca e sfigura la verde estate, così accade all'amore che lega l'uomo alla donna, quando è incostante. Sono numerosi coloro che non albergano la costanza, e non passa giorno senza che vediamo come basti un alito di rigore invernale per cancellare e spezzare col minimo pretesto un vero amore, che pure costa tanto. Questa non è costanza né saggezza, ma debolezza di carattere, disonorevole per coloro che la praticano.<br>Perciò, come il maggio fiorisce e germoglia nei giardini, così ogni uomo d'onore rivesta il proprio cuore di germogli, prima a gloria di Dio, poi per dare gioia a coloro cui ha giurato fedeltà. Infatti, non c'è uomo o donna d'onore che non abbia scelto l'oggetto del proprio amore. E se la fatica delle armi non deve essere mai trascurata, bisogna però che l'onore sia innanzitutto riserbato a Dio, e solo dopo aver contesa con le dame: questo è ciò che io chiamo un amore virtuoso.<br>Oggi, però, gli uomini non sanno amare per sette giorni di seguito senza pretendere di appagare le proprie brame. La ragione ci dice che un tale amore non può durare, perché quanto è subito accordato con troppa prontezza, è ben presto spento dall'ardore stesso. Così è l'amore ai nostri tempi: arde lesto e altrettanto in fretta si raffredda! E questa non si può chiamare costanza. Ai tempi di Artù l'amore soleva essere diverso: uomini e donna si amavano anche per sette interi anni senza che tra loro si insinuasse la lussuria. Quello era amore vero, e fedele!<br>Ho dunque paragonato l'amore di oggi all'estate e all'inverno, perché come la prima è calda e il secondo è freddo, allo stesso modo procede l'amore ai nostri giorni. Tutti voi che siete amanti rammentate quindi il mese di maggio! (pp. 643-644)
====Libro XIX====
*[...] a quel tempo era costume che Ginevra non lasciasse mai la corte senza un seguito di ottimi cavalieri armati, quasi tutti giovani decisi a farsi onore. Erano chiamati i Cavalieri della Regina e in battaglia, ai tornei e alle giostre portavano come insegna uno scudo completamente bianco. Venivano scelti per quel servigio tutti gli anni in occasione della festa della Pentecoste tra i cavalieri che si erano mostrati più valorosi, in sostituzione di quelli che erano morti nel corso dell'anno (e non ne passava uno senza che ne morissero alcuni). Proprio compiendo tale servigio si erano distinti all'inizio ser Lancillotto e tutti gli altri, prima di conquistare rinomanza. (pp. 645-646)
*Ahimè, che vergogna che un [[cavaliere]] ne tradisca un altro! [...] Ma c'è un vecchio proverbio che recita: "Il valoroso è davvero in pericolo solo quando si trova in balia di un codardo. ([[Lancillotto]], p. 649)
*Gesù mi terrà lontano dal disonore, e poi ben vengano le disgrazie che Dio vuole mandare [...]. ([[Lancillotto]], p. 657)
====Libro XX====
*Nel mese di maggio, quando ogni cuore gagliardo fiorisce e germoglia e, con la bellezza e il rigoglio della stagione, uomini e donne sono pieni di letizia per l'avvicinarsi dell'estate con i suoi fiori novelli, laddove gli aspri venti e le bufere dell'inverno li inducono a raccogliersi al coperto presso il focolare, scoppiarono furore e sventura che ebbero termine solo con la morte e l'estinzione del fiore di tutti i cavalieri del mondo. (p. 663)
*Mi meraviglio che nessuno di noi si vergogni di sapere, e di vedere con i propri occhi, che Lancillotto giace giorno e notte con la regina [...]. Ne siamo tutti al corrente, eppure siamo tanto vili da tollerare il disonore di un sovrano nobile quanto Artù. ([[Agravaine]], p. 663)
*Se ne dovesse derivare ostilità o guerra tra noi e Lancillotto, sta' certo che molti re e molti potenti signori sceglierebbero di schierarsi con lui. E poi, fratello [...] devi sempre tenere a mente che Lancillotto ha salvato più di una volta il re e la regina, e che anche i migliori tra noi si sarebbero sentiti gelare il cuore in varie occasioni se egli non fosse stato il più valoroso e non lo avesse dimostrato molto spesso. ([[Gawain]], p. 664)
*Ser Lancillotto mi ha concesso l'investitura e niente potrà indurmi a parlare male di lui [...]. ([[Sir Gareth]], p. 664)
*Appena gli altri furono usciti, il re chiese quale fosse il motivo della disputa.<br>«Ora ve lo dirò, sire; non posso più tenerlo in me» gli rispose ser Agravano. «Io e ser Mordred siamo in disaccordo con i nostri fratelli: sappiamo che ser Lancillotto è da tempo l'amante della regina e, poiché siamo figli di vostra sorella, non possiamo continuare a tollerarlo. Voi siete il suo signore e colui che lo ha investito cavaliere, e intendiamo provare la sua slealtà.»<br>«Se quello che dite è vero, Lancillotto è un traditore!» esclamò Artù. «Ma mi ripugna compiere un passo del genere senza averne le prove; ser Lancillotto è un cavaliere valoroso e, come ben sapete, il migliore di tutti noi. Se non sarà colto sul fatto, vorrà battersi con colui che lo ha denunciato, e nessuno sarà in grado di tenergli testa. Quindi, voglio che sia sorpreso in flagrante.»<br>Il libro francese dice che il re non desiderava affatto che si diffondessero voci su Lancillotto e la regina. A dire il vero, egli ne aveva già il sospetto, ma non voleva sentirne parlare perché amava molto ser Lancillotto per tutto quello che egli aveva fatto in favore suo e di Ginevra. (p. 665)
*«Ahimè» si lamentava intanto Lancillotto «non mi è mai capitato di trovarmi a rischiare una morte vergognosa per la mancanza della mia armatura!»<br>Nel frattempo ser Agravano e ser Mordred non cessavano di gridare:<br>«Esci dalla camera della regina, traditore! Sta' certo che non riuscirai a fuggire».<br>«Gesù misericordia, non posso tollerare questo odioso clamore: meglio morire subito che sopportare un simile tormento!» esclamò allora Lancillotto; poi prese Ginevra tra le braccia e la baciò.<br>«Nobilissima tra le regine cristiane aggiunse siete la mia diletta e gentile signora e io, il vostro povero e fedele cavaliere, vi sono stato al fianco nelle cause giuste come in quelle ingiuste dal giorno in cui re Artù mi conferì l'investitura. Se morirò, vi supplico di pregare per la mia anima. Sono sicuro che ser Bors e tutti gli altri miei parenti, e anche ser Lavaine, vi salveranno dal rogo. Confortatevi, perciò, madonna mia amata, e qualunque cosa mi accada, andate con ser Bors e con gli altri che vi tratteranno con ogni onore e vi faranno regina delle mie terre.»<br>«No, Lancillotto, non vi sopravviverò! Se sarete ucciso, per amore di Dio accoglierò la morte con umiltà, come è dovere di una regina cristiana.»<br>«Ebbene, signora, poiché è giunto il giorno in cui dobbiamo separarci, sappiate che venderò la vita al più alto prezzo, e che sono mille volte più addolorato per voi che per me. Ma ora preferirei avere indosso la mia solida armatura piuttosto che regnare su tutto il mondo cristiano: prima di soccombere farei in modo che le mie gesta siano tramandate.»<br>«Piacesse a Dio che uccidessero me e lasciassero libero voi!» esclamò la regina.<br>«Questo non deve accadere, e che Dio mi ripari da una simile vergogna!» replicò Lancillotto. «Gesù Cristo, sii tu il mio scudo e la mia armatura!» (p. 667)
*Ora, signora, è chiaro che il nostro amore è giunto al suo epilogo e che da adesso in poi re Artù mi sarà nemico. Ma se vorrete rimanere con me, mi impegno a tenervi al riparo da ogni pericolo. ([[Lancillotto]], p. 669)
*Stanotte ho ucciso ser Agravano, fratello di ser Galvano, e almeno altri dodici suoi compagni. Non ho alcun dubbio, pertanto, che vi sarà un conflitto sanguinoso. Quei cavalieri erano stati mandati a sorprendermi su ordine espresso di Artù, e il re deve essere talmente furibondo e colmo di risentimento che condannerà la regina al rogo. Io non posso certo permettere che ella sia arsa per colpa mia. Se riuscissi a farmi ascoltare, mi offrirei di essere fatto prigioniero per potermi poi battere in suo favore e provare che è una sposa fedele, ma temo che il re sia troppo infuriato per accettare questa proposta. ([[Lancillotto]], p. 671)
*Miei bei signori, mi ripugna di compiere un'azione che potrebbe disonorare voi e tutto il mio lignaggio. Ma poiché sono altrettanto contrario a permettere che la regina muoia di una morte ignobile, se il vostro consiglio è di sottrarla al supplizio, siate però ben consapevoli che dovrò causare molti lutti. Forse, con mio grande rammarico, sarò costretto a uccidere anche qualcuno dei miei migliori amici e può darsi che alcuni, piuttosto che essere complici di un'azione abietta, preferiscano schierarsi dalla mia parte: non vorrei certo farli soffrire. ([[Lancillotto]], p. 672)
*«[...] il caso di Tristano dovrebbe mettermi in guardia. Sapete bene come andò a finire dopo che, presi tutti gli accordi, egli riportò Isotta la Bella a re Marco: quel sovrano lo uccise a tradimento mentre suonava l'arpa davanti alla sua dama, cogliendolo alle spalle e trafiggendogli il cuore con una lancia ben affilata.»<br>«È vero» convenne ser Bors «ma c'è una cosa che dovrebbe incoraggiare te come tutti noi, ed è che re Marco e re Artù sono di indole assai diversa, perché Artù non ha mai mancato alla propria parola.» (pp. 672-673)
*Capita spesso che agiamo per quel che crediamo il meglio, e che finisce poi per dimostrarsi il peggio. ([[Gawain]], p. 674)
*[...] sappiate che soffro di più per la perdita dei miei buoni cavalieri che per la fuga della mia gentile regina, perché di regine posso averne quante ne voglio, mentre non mi sarà mai più possibile riunire una simile compagnia di valorosi. E che sciagura che io e Lancillotto dobbiamo essere nemici! ([[Re Artù]], p. 677)
*[...] da oggi in poi cercherò Lancillotto fino al giorno in cui uno dei due avrà ucciso l'altro. Intendo vendicarmi e vi chiedo di prepararvi alla guerra. Se non volete perdere il mio servigio e il mio affetto, affrettatevi a mettere alla prova i vostri amici. Giuro su Dio che, anche se dovessi inseguire Lancillotto per sette regni, lo ucciderò a costo della vita. ([[Gawain]], p. 679)
*«Dio non voglia che io mi scontri con il nobilissimo sovrano che mi armò cavaliere!» replicò Lancillotto.<br>«Alla malora le belle parole!» proruppe il re. «Presta fede a quanto ti dico e non lo dimenticare: sono il tuo mortale nemico e lo sarò fino al giorno della mia morte. Non ti perdonerò mai di avermi ucciso degli ottimi cavalieri e degli uomini nobilissimi appartenenti al mio stesso sangue. Per di più, hai giaciuto per anni con la regina, che alla fine mi hai rapita con la forza.»<br>«Mio nobilissimo signore e re, dite quello che volete, tanto sapete benissimo che non mi batterò mai con voi» gli rispose Lancillotto. «È vero, vi ho ucciso dei cavalieri, e me ne rammarico molto; ma sono stato costretto a farlo per salvarmi la vita. Avrei forse dovuto lasciarmi uccidere? Quanto a madama la regina, non un solo cavaliere al mondo, salvo la persona di vostra altezza e il mio signore ser Galvano, oserebbe provare sul mio corpo che ella vi ha tradito! E se vi fa piacere di dichiarare che sono legato da molti anni a madama la vostra regina, vi darò soddisfazione dimostrando con il mio braccio contro chiunque, salvo voi e ser Galvano, che ella vi è fedele. Tuttavia, alla sua grazia è piaciuto di tenermi in suo favore e di prediligermi tra tutti gli altri, e del resto io ho ben meritato il suo affetto perché, sire, più di una volta il vostro furore avrebbe permesso che ella fosse condotta al supplizio se io non mi fossi battuto per lei inducendo i suoi nemici a confessare la loro menzogna e facendola così assolvere con onore. E tutte quelle volte, voi mi avete dimostrato amore e gratitudine per averla salvata, e mi avete anche promesso di essere per sempre il mio benevolo signore. Ora, invece, mi sembra che ricompensiate male i miei servigi. Del resto, sire, avrei perso gran parte del mio onore cavalleresco se avessi tollerato che madama, la vostra regina, fosse suppliziata per causa mia. In molte occasioni mi sono battuto per lei in contese che non mi riguardavano; non avrei forse avuto il diritto di farlo allorché ero dalla parte del giusto? Perciò, mio generoso e grazioso signore, concedete la vostra benevolenza alla vostra regina, che è buona e fedele!» (pp. 680-681)
*Voi, sire, avete dato ascolto a voci menzognere, e questa è stata la causa della guerra che ci oppone. Mio signore, un tempo avevo meritato la vostra compiacenza per essermi battuto in favore della regina vostra moglie, e sapete bene quante volte ella abbia dovuto patire gravi torti. Ora, mio buon signore, mi sembra che in questa circostanza, più che in tutte quelle che pure avete approvato, io avessi un motivo ben valido per strapparla al rogo, dal momento che ella vi era stata condannata a causa mia. Coloro che vi hanno raccontato le fole che sapete erano per certo mentitori, ma le calunnie sono ricadute sul loro capo poiché, se la potenza di Dio non fosse stata dalla mia parte, come avrei potuto io, disarmato e ignaro, far fronte a quattordici avversari armati e decisi? Infatti ero stato convocato dalla regina per non so quale motivo, e avevo appena varcato la porta della sua camera quando ser Agravano e ser Mordred hanno cominciato a chiamarmi traditore e codardo. ([[Lancillotto]], p. 687)
*[...] non mi sono mai battuto a oltranza con un cavaliere senza mostrare misericordia, e che benché mi sia misurato con ottimi guerrieri quali ser Tristano e ser Lamorak, ho sempre reso loro l'onore e il rispetto che meritavano. Dio mi è testimone che non mi sono mai adirato al punto da accanirmi contro i buoni cavalieri che ho visto impegnati a farsi onore, e che sono sempre stato lieto di aiutare un avversario in grado di tenermi testa a piedi o a cavallo. ([[Lancillotto]], p. 688)
*Ser Galvano, io amavo ser Gareth più di qualunque mio parente, e piangerò per sempre la sua morte non solo per il grande timore che ho di voi, ma anche per altri motivi che mi amareggiano. Prima di tutto, perché fui io a investirlo cavaliere; poi, perché so che mi amava più di ogni altro; il terzo motivo è che era un uomo nobilissimo, leale, cortese, gentile e di buona indole; il quarto è che appena seppi della sua morte capii che da voi non avrei avuto altro che un'inestinguibile guerra. Per di più, ero certo che avreste fatto in modo che il mio nobile signore Artù mi fosse nemico per sempre. Eppure, che Gesù mi perdoni, non ho ucciso ser Gareth e ser Gaheris di proposito. Ah, perché erano disarmati in quel giorno fatale! ([[Lancillotto]], p. 689)
*Se non fosse stato per il papa, io mi sarei battuto con te in singolare tenzone e avrei provato sulla tua persona la tua falsità nei confronti di Artù e miei. E lo farò, una volta che avrai lasciato queste terre, dovunque riuscirò a trovarti! ([[Gawain]], p. 690)
*Ahimè, così devo abbandonare il più nobile tra i regni cristiani, quello che ho amato di più e in cui ho acquistato il mio onore! Mi rammarico di esserci venuto, se devo esserne vilmente bandito senza colpa e senza motivo! Ma la fortuna è così incostante, e la sua ruota tanto mobile, che nessuno è certo di potervi riposare durevolmente. Ne sono prova molte antiche leggende, come quelle che narrano del nobile Ettore, e di Troilo, e di Alessandro il potente Conquistatore, e di molti altri che precipitarono in basso dal culmine della loro regalità. Così avviene per me, che ero tenuto in grande onore in questo regno nel quale la Tavola Rotonda crebbe in dignità grazie a me stesso e ai miei più che virtù di chiunque altro. ([[Lancillotto]], p. 690)
*Mio signore Artù, nobile sovrano che mi fece cavaliere, il mio affetto per voi è tale che i vostri attacchi mi addolorano profondamente, eppure li ho sopportati con pazienza. Se fossi stato vendicativo, avrei potuto scendere in campo e domare i vostri baldi cavalieri, ma ho pazientato per sei mesi lasciando che voi e ser Galvano faceste quel che volevate. Ora però non posso tollerarlo più e devo difendermi, perché ser Galvano mi ha accusato di tradimento. Sono stato sempre contrario a battermi contro un vostro parente, ma adesso non posso più tirarmi indietro, come la preda quando è messa alle strette. ([[Lancillotto]], p. 697)
*[...] ser Galvano aveva ricevuto da un sant'uomo un dono miracoloso che gli aveva permesso di farsi molto onore: ogni giorno dell'anno, dalle nove a mezzogiorno, la sua forza cresceva fino ad arrivare a triplicarsi. Per questo re Artù, che era il solo a saperlo, aveva ordinato che tutte le tenzoni che si fossero svolte alla propria presenza, di qualunque genere e per ogni tipo di lite, avessero inizio alle nove del mattino: in tale modo il partito per il quale si fosse battuto il nipote avrebbe avuto sempre il sopravvento nel corso delle tre ore in cui la forza di Galvano raggiungeva il suo culmine. (p. 698)
====Libro XXI====
*A [[Mordred|ser Mordred]] era stato dunque affidato il governo di tutta l'Inghilterra. Egli allora fece vergare delle false lettere fingendo che provenissero dal continente, in cui era scritto che re Artù era stato ucciso nel corso della guerra contro ser Lancillotto; quindi convocò a parlamento tutti i baroni e si fece eleggere re. L'incoronazione avvenne a Canterbury e fu seguita da festeggiamenti che durarono quindici giorni.<br>Dopo di che, ser Mordred si recò a Winchester e dichiarò apertamente alla regina (che però era moglie del re, allo stesso tempo suo zio e padre) che intendeva sposarla e perparò le nozze fissando il giorno del matrimonio. Ginevera, pur profondamente addolorata, gli rispose con cortesia e finse di sottomettersi al suo volere; tuttavia espresse il desiderio di recarsi a Londra per comprare quanto le sarebbe occorso per gli sponsali. (p. 702)
*Riflettete, Inglesi, sulla malvagità che tutto ciò palesava! Artù era il re più nobile e il cavaliere più valoroso del mondo e che più amava e sosteneva gli uomini prodi, eppure quelli Inglesi non gli concedevano la propria stima! Ché tale era l'antico costume di questa terra, e c'è chi dice che non l'abbiamo ancora abbandonato. Ahimè, questo è un grave difetto: nulla ci piace se perdura nel tempo.<br>Così si comportavano gli uomini di allora: amavano di più ser Mordred che il nobile Artù e molti andarono a dire all'usurpatore che sarebbero stati con lui nella buona come nella cattiva sorte. Allora ser Mordred, che aveva sentito dire che Artù sarebbe sbarcato a Dover, vi si portò con grande esercito allo scopo di sconfiggerlo e di scacciarlo dalle sue stesse terre. (pp. 703-704)
*«Ahimè, ser Galvano, figlio di mia sorella, con l'uomo che amavo di più al mondo se ne va ogni mia gioia!» si dolse {{NDR|Artù}} quando si fu ripreso. «Ora te lo posso dire, caro nipote, solo in te e in ser Lancillotto riposavano la mia letizia e la mia fiducia. Adesso che ho perduto entrambi, tutto il conforto che avevo sulla terra mi abbandona!»<br>«Ah, caro zio» gli rispose ser Galvano «il mio ultimo giorno è arrivato, e ne devo biasimare la mia impulsività e la mia ostinazione, dato che sono stato ferito sulla vecchia piaga che mi aveva inferto ser Lancillotto. So che morirò prima di mezzogiorno e che a causa del mio orgoglio voi dovrete patire tanta vergogna e sventura. Se il nobile Cavaliere del Lago fosse stato al vostro fianco, come fu e avrebbe dovuto essere ancora, questa guerra sciagurata non sarebbe mai scoppiata, perché solo la sua cavalleria e la nobiltà del suo sangue erano riuscite a tenere soggetti e timorosi i vostri infidi nemici. Ora egli vi mancherà. Ahimè, perché non ho voluto trovare un accordo con lui! [...]» (pp. 704-705)
*Io, ser Galvano, cavaliere della Tavola Rotonda, voglio che tutto il mondo sappia che mi sono dato la morte non per colpa tua ma mia. Perciò, ser Lancillotto, ti supplico di tornare nel regno per visitare la mia tomba e per recitare su di essa una preghiera, lunga o breve che sia, per la salvezza della mia anima. Oggi, nello stesso giorno in cui scrivo questa lettera, fui ferito a morte là dove la tua mano mi colpì per prima, e non avrei potuto essere ucciso da un braccio più nobile. ([[Gawain]], p. 705)
[[File:Battle Between King Arthur and Sir Mordred - William Hatherell.jpg|thumb|La battaglia tra Artù e Mordred]]
*{{NDR|Sulla [[battaglia di Camlann]]}} I messaggeri si recarono da Mordred che si era circondato di un temibile esercito di centomila armati e dovettero pregare a lungo prima di riuscire a fargli accettare in contropartita la Cornovaglia e il Kent fino alla morte di Artù e, dopo, tutta l'Inghilterra. Fu anche concordato che il sovrano e l'usurpatore, ciascuno con un seguito di quattordici cavalieri, si incontrassero in una zona franca tra i due eserciti schierati.<br>Artù fu lieto degli accordi raggiunti, ma prima di recarsi al convegno ordinò ai propri uomini di avanzare fieramente e di uccidere ser Mordred, di cui non ci si poteva fidare in alcun modo, se avessero visto sguainare anche una sola spada. E ser Mordred aveva istruito allo stesso modo il proprio esercito:<br>«Se vedrete balenare anche una sola lama mouvete con coraggio all'attacco e uccidete quanti vi si parano innanzi, perché non mi fido affatto di questa tregua e so bene che mio padre vorrà vendicarsi di me.»<br>L'incontro ebbe dunque luogo come era stato stabilito. Fu portato del vino e ne bevvero insieme, ma una [[vipera]] sbucata da un cespuglio d'edera morse il piede di un cavaliere. Questi, senza darsi pensiero del danno che ne sarebbe derivato, sguainò la spada per ucciderla, e quando i due eserciti videro balenare la lama diedero fiato alle trombe e ai corni e si corsero incontro levando terribili grida.<br>Allora re Artù montò a cavallo e raggiunse prontamente i propri uomini esclamando:<br>«Ahimè, che giorno sventurato!»<br>Ser Mordred si unì ai suoi, ed ebbe inizio la battaglia più funesta che si sia mai vista in terra cristiana: vi furono attacchi impetuosi e galoppare di cavalli, affondi e fendenti, colpi mortali e accenti minacciosi da entrambe le parti. Re Artù non cessava di attraversare le formazioni di ser Mordred compiendo molte prodezze degne di un nobile sovrano senza mai venir meno al proprio ruolo, ma anche ser Mordred non si tirava indietro e più volte mise se stesso in grave pericolo.<br>La battaglia infuriò per tutta la giornata senza risparmio di forze, finché molti nobili cavalieri giacquero immobili sulla fredda terra, e quando cadde la notte il terreno era cosparso dei cadaveri di ben centomila uomini. (pp. 707-708)
*{{NDR|Sulla battaglia di Camlann}} Il sovrano impugnò la lancia e si gettò in avanti gridando:<br>«Traditore, è giunto il giorno della tua morte!»<br>Ser Mordred si scagliò a sua volta contro di lui brandendo la spada, ma il re già gli affondava la lancia sotto lo scudo e gliela faceva fuoriuscire dal corpo per più di un braccio. E quando l'usurpatore comprese che non sarebbe potuto sfuggire alla morte, si slanciò con tutte le proprie forze in avanti trafiggendosi fino all'impugnatura dell'asta, poi calò la spada tenuta con entrambe le mani sul proprio padre e lo raggiunse a un lato della testa trapassandogli l'elmo e il crano. Subito dopo si accasciava a terra morto. (p. 709)
[[File:The Death of King Arthur by John Garrick.jpg|thumb|La morte di Artù]]
*«[...] Il tempo passa in fretta; prendete perciò la mia buona spada Excalibur e portatela alla riva del mare: vi ordino di gettarla nell'acqua e di tornare poi a dirmi cosa avete visto.»<br>«Sire, obbediremo al vostro comando» gli rispose [[ser Bedivere|Bedivere]].<br>Ma sulla strada si mise a osservare con attenzione la nobile arma e le pietre preziose che ricoprivano il pomo e l'elsa.<br>"Se la getto nell'acqua, non ne deriveranno che perdite e danno!" pensò.<br>Perciò la nascose sotto un albero e poi si affrettò a tornare dal re e gli disse di averla gettata in mare.<br>«Cosa hai visto?» gli domandò Artù.<br>«Nient'altro che onde e venti.»<br>«Non è vero» replicò il re. «Ora affrettatevi a ubbidire e, se vi sono caro, non esitate a fare quanto vi ho detto.»<br>Allora ser Bedivere tornò a prendere la spada, ma pensando ancora che fosse un peccato e una vergogna gettare via un'arma tanto nobile, la nascose di nuovo, poi raggiunse il re.<br>«Cosa avete visto?» gli domandò per la seconda volta il sovrano.<br>«Nient'altro che flutti e ondate nere.»<br>«Ah, mi hai ingannato ancora, sleale e traditore!» propruppe Artù. «La tua fama di nobile cavaliere e l'amore che ti ho sempre portato non mi avrebbero mai fatto pensare che mi avresti tradito per il valore di una spada! Ora sbrigati: le tue esitazioni stanno mettendo a grave rischio la mia vita. Se non eseguirai adesso i miei ordini ti ucciderò con le mie stesse mani ovunque potrò incontrarti.»<br>Così ser Bedivere tornò là dove aveva nascosto la spada, la raccolse con cautela e si avvicinò alla riva. Poi avvolse la cintura intorno all'elsa e la scagliò più lontano che poté. Allora vide un braccio e una mano sorgere dall'acqua, afferrarla stretta, brandirla tre volte e poi inabissarsi con l'arma.<br>Quando ser Bedivere, tornato vicino al re, gli raccontò quello che aveva visto, il sovrano esclamò:<br>«Ahimè, aiutatemi ad andare via, temo di avere aspettato già troppo.»<br>Il cavaliere se lo caricò sulle spalle e andò verso la riva del mare. Vi erano appena arrivati che una piccola chiatta piena di belle dame prese terra accanto a loro. Tra di esse si trovava una regina, e tutte portavano cappucci neri e gridavano e piangevano alla vista di re Artù.<br>«Fatemi salire a bordo» disse il re.<br>Ser Bedivere eseguì con delicatezza il comando, e tre dame accolserò Artù tra alti lamenti e lo misero a sedere con la testa appoggiata sul grembo di una di loro.<br>«Ah, mio caro fratello!» disse allora la regina. «Perché vi siete trattenuto tanto a lungo lontano da me? La ferita che avete al capo ha preso fin troppo freddo!»<br>Poi le dame si misero ai remi e allontanarono l'imbarcazione dalla terra. E quando se Bedivere le vide prendere il largo, gridò:<br>«Ah, mio signore Artù, cosa sarà di me ora che mi lasciate tra i miei nemici?»<br>«Confortatevi e fate del vostro meglio: su di me non potrete più fare alcun affidamento» gli rispose il sovrano. «Devo andare nell'isola di Avalon per curare la mia grave ferita, e se non sentirete mai più parlare di me, pregate per la mia anima.»<br>Intanto la regina e le dame piangevano e gridavano da fare pietà. Quando ser Bedivere ebbe perso di vista la chiatta, scoppiò anch'egli in pianti e in lamenti, poi si diresse verso la foresta e camminò per tutta la notte. (pp. 710-712)
*Di Artù non ho trovato nient'altro nei libri autorizzati, né ho letto con maggiore certezza della sua morte se non che fu portato via in una nave con tre regine, una delle quali era sua sorella [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana la Fata]], l'altra la regina del Galles del Nord e la terza quella delle Terre Desolate. Non conosco altra testimonianza che quella dell'eremita che un tempo era stato arcivescovo di Canterbury e che riferì che le dame avevano portato da lui un corpo perché lo seppellisse. Tuttavia egli non sapeva con certezza se si trattasse davvero del cadavere di artù, perché questa storia la fece mettere per iscritto ser Bedivere, cavaliere della Tavola Rotonda. (pp. 712-713)
*In varie parti d'Inghilterra si crede che re Artù non sia morto e che, per volontà di Nostro Signore Gesù, viva in un altro luogo da dove tornerà per conquistare la Santa Croce. Io però non mi sento di affermarlo, e preferisco dire che in questo mondo egli lasciò la sua vita. Molti sostengono anche che sulla sua tomba siano scritte queste parole:<br><div class="center">{{maiuscoletto|Hic iacet Arthurus Rex quondam rexque futurus}}</div> (p. 713)
*{{NDR|Su [[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]]}} Quando seppe della morte del re e di tutti i nobili cavalieri compreso ser Mordred, ella riparò in gran segreto con cinque dame ad Almesbury dove si fece monaca indossando la veste bianca e nera, e vivendo in penitenza come se fosse stata la più grande peccatrice di questa terra. Da allora nessuna creatura riuscì più a renderla felice, e visse tra digiuni, preghiere e opere di carità al punto che tutti si stupirono della purezza dei sui nuovi costumi. Con il tempo, come era da aspettarsi, divenne anche badessa e governatrice del monastero. (p. 713)
*La guerra che ha portato alla morte i più nobili cavalieri del mondo è divampata a causa mia e di quest'uomo, e l'amore che ci legava ha causato la rovina del sovrano più onorato della terra. Lancillotto [...] ho assunto questo stato per salvare la mia anima e, con la grazia di Dio e per le piaghe della Sua Passione, confido che dopo la mia morte potrò contemplare il volto benedetto di Gesù Cristo e sedere alla Sua destra nel giorno del Giudizio, poiché in cielo vi sono dei santi che furono peccatori in terra. Perciò, ser Lancillotto, vi supplico di cuore per l'amore che ci fu tra noi di non posare mai più lo sguardo su di me. Vi comando anche, in nome di Dio, che lasciate la mia compagnia e torniate nel vostro regno per preservarlo da guerre e distruzioni. Così come vi ho amato fino ad ora, il mio cuore non mi permetterà più di incontrarvi dopo che a causa vostra e mia è stato annientato il fuore dei re e dei cavalieri. Rientrate dunque nelle vostre terre e prendete moglie per vivere con lei in gioia e letizia. L'unica supplica che il mio cuore vi rivolge è che invochiate il Signore Eterno perché mi conceda di fare ammenda dei miei peccati. ([[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]], p. 716)
*«[...] Nella ricerca del Sangrail avrei abbandonato le vanità mondane se non fosse stato per l'amore che vi portavo, e se allora lo avessi fatto con tutto il mio cuore, la volontà e il pensiero, avrei superato ogni altro cavaliere a eccezione di ser Galahad mio figlio. Se voi vi siete votata alla perfezione, è giusto che lo faccia anch'io perché, mi sia testimone Iddio, solo in voi ho avuto la mia gioia terrena. Se il vostro cuore fosse stato diversamente disposto, vi avrei portata con me nel mio regno. Ma poiché tale è la vostra volontà, vi giuro che se troverò un eremita che voglia accogliermi, a qualunque ordine appartenga, farò penitenza e pregherò fino al termine della mia vita. Ora, madama, vi prego di baciarmi un'ultima volta.»<br>«Non lo farò mai» si schermì la regina «e astenetevi anche voi da tali atti.» (pp. 716-717)
*Supplico Dio Onnipotente che non mi sia mai più possibile vedere ser Lancillotto con i miei occhi mortali. ([[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]], p. 719)
*Quando riporto alla mente la bellezza e la nobiltà della regina e del suo re e li vedo ora giacere insieme, il mio cuore non può sostenere il mio corpo afflitto. Quando poi rifletto che per mia colpa, orgoglio e superbia sono entrambi periti, essi che non avevano pari tra le genti cristiane, il ricordo della loro cortesia e della mia gratitudine mi fa mancare il cuore al punto di non potermi reggere in piedi. ([[Lancillotto]], p. 720)
*Ah, Lancillotto [...] guida di tutti i cavalieri cristiani, impareggiabile tra i valorosi, ora giaci qui. Eri il più cortese cavaliere che abbia mai portato lo scudo, l'amico più sincero nei confronti di chi ti amava tra quanti hanno mai cavalcato, il più fedele amante tra i peccatori che abbiano mai amato una donna, l'uomo più gentile che abbia mai brandito una spada. La tua bella persona primeggiava sempre tra una folla di cavalieri, e tu eri l'uomo più mansueto e più onorato tra quanti mai si siano intrattenuti a banchetto con le dame. Ma eri anche l'avversario più inflessibile per un nemico mortale che abbia mai posto la lancia in resta. (Hector de Maris, p. 722)
===Explicit===
====Originale====
Here is the end of the booke book of kyng Arthur & of his noble knyghtes of the rounde table | that whan they were hole togyders there was ever an C and xl | and here is the ende of the deth of Arthur | I praye you all Ientyl men and Ientyl wymmen that redeth this book of Arthur and his knyghtes from the begynnyng to the endyng | praye for me whyle I am on lyve that god sende me good delyveraunce | & whan I am deed I praye you all praye for my soule | for this book was ended the ix yere of the reygne of kyng edward the fourth | by syr Thomas Maleore knyght as Ihesu helpe hym from hys grete myght | as he is servaunt of Ihesu bothe day and nyght |<br>{{NDR|Thomas Malory, ''[https://archive.org/details/lemortedarthuror00malouoft/page/860/mode/2up Le Morte d'Arthur. The original edition of William Caxton now reprinted and edited with an introduction and glossary]'', a cura di H. Oskar Sommer, Londra, David Nutt, 1889}}
====Traduzione====
''Qui finisce il libro di re Artù e dei suoi nobili cavalieri della Tavola Rotonda, che nel loro insieme raggiungevano il numero di centocinquanta. E questa è anche la fine de'' La morte di Artù. '' Gentiluomini e gentildonne che avete letto il libro di Artù e dei suoi cavalieri dall'inizio alla fine, vi supplico di pregare finché sono in vita perché Dio mi mandi una buona liberazione. Quando poi sarò morto, vi chiedo di pregare tutti per la mia anima. Quest'opera fu terminata nel nono anno di [[Edoardo IV d'Inghilterra|re Edoardo IV]] dal cavaliere sir Thomas Malory che Gesù aiuti con la Sua grande potenza, poiché è servo di Cristo di giorno come di notte.''<br>{{NDR|Thomas Malory, ''Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri'', volume secondo, a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Milano, Oscar Classici Mondadori, 1985. ISBN 88-04-41154-6}}
==Citazioni su Thomas Malory==
*Malory fu in realtà il primo scrittore su commissione [...]. Quando [[William Caxton|Caxton]] costruì la sua pressa da stampa, chiese al povero vecchio Malory di scrivere qualcosa, ed egli acconsentì mettendo insieme tutte le storie che conosceva: tutte le storie tramandate dalla tradizione orale. Poi, a poco a poco, con la proliferazione dei libri, la gente dimenticò quelle storie o non si curò di ricordarle. Così, i racconti che Malory ambientò nel XII secolo descrivevano eventi accaduti molto tempo prima [...]. E, come accade per tutti i miti, essi assunsero le tinte dell'epoca in cui vennero scritti. Gli ''Idilli del re'' di [[Alfred Tennyson|Tennyson]], per esempio, oppure le opere di [[Edward Burne-Jones|Burne-Jones]] e dei Preraffaelliti, descrissero e dipinsero le leggende arturiane del XII secolo secondo la sensibilità della propria epoca. Finendo così per rivelare più cose sull'età vittoriana che sulla leggenda stessa. ([[John Boorman]])
*Sì, possiamo immaginarci sir Thomas Malory come un adorabile primitivo, un innamorato di cose nobili e belle e grandi, finché non sappiamo, in base alle moderne ricerche che l'hanno identificato con un personaggio della parrocchia di Monks Kirby nella contea di Warwick, figura più di bandito che di {{sic|compíto}} gentiluomo, che per via delle sue violenze e rapine fu spesso in prigione, e in prigione scrisse appunto le sue storie di cavalleria. ([[Mario Praz]])
==Bibliografia==
*Thomas Malory, ''[https://archive.org/details/lemortedarthuror00malouoft/page/34/mode/2up Le Morte d'Arthur. The original edition of William Caxton now reprinted and edited with an introduction and glossary]'', a cura di H. Oskar Sommer, Londra, David Nutt, 1889.
*Thomas Malory, ''Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri'', due volumi, a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Milano, Oscar Classici Mondadori, 1985. ISBN 88-04-41154-6
==Altri progetti==
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{{DEFAULTSORT:Malory, Thomas}}
[[Categoria:Scrittori britannici]]
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wikitext
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Sir '''Thomas Malory''', o '''Maillorie''', '''Mallory''', '''Maleore''' (1409 – 1471), scrittore inglese.
==''La morte di Artù''==
===Incipit===
[[File:Morte Darthur incipit (cropped).jpg|thumb|Incipit dell'edizione del 1485 stampata da [[William Caxton]]]]
====Originale====
Hit befel in the dayes of Uther pendragon when he was kynge of all Englond | and so regned that there was a myȝty duke in Cornewaill that helde warre ageynst hym long tyme | And the duke was called the duke of Tyntagil | and so by meanes kynge Uther send for this duk | chargyng hym to brynge his wyf with hym | for she was called a fair lady | and a passynge wyfe | and her name was called Igrayne | So whan the duke and his wyf were comyn unto the kynge by the meanes of grete lordes they were accorded bothe | the kynge lyked and loved this lady wel | and he made them grete chere out of mesure | and desyred to have lyen by her | But she was a passyng good woman | and wold not assente unto the kynge | And thenne she told the duke her husband and said I suppose that we were sente for that I shold be dishonoured Wherfor husband I counceille yow that we departe from hens sodenly that we maye ryde all nyghte unto oure owne castell<br>{{NDR|Thomas Malory, ''[https://archive.org/details/lemortedarthuror00malouoft/page/34/mode/2up Le Morte d'Arthur. The original edition of William Caxton now reprinted and edited with an introduction and glossary]'', a cura di H. Oskar Sommer, Londra, David Nutt, 1889}}
====Traduzione====
Al tempo in cui [[Uther Pendragon]] governava su tutta l'Inghilterra, vi era in Cornovaglia un potente duca, signore di Tintagel, che gli faceva guerra da molti anni. Attraverso degli emissari, un giorno il re lo convocò ordinandogli di portare con sé anche la moglie, che aveva nome [[Igraine]] e fama di essere molto assennata. Quando il duca arrivò alla presenza del sovrano, per intercessione dei più nobili baroni si riconciliò con lui, ma il re si innamorò di sua moglie, la festeggiò oltre misura e desiderò di giacere con lei. Igraine, che era una donna onesta e leale, non solo non vi consentì, ma anzi disse al marito:<br>«Credo che siamo stati chiamati qui perché io vi perdessi il mio onore. Vi consiglio quindi di andare via senza indugio e di raggiungere questa notte stessa il nostro castello.»<br>{{NDR|Thomas Malory, ''Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri'', volume primo, a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Milano, Oscar Classici Mondadori, 1985. ISBN 88-04-41154-6}}
===Citazioni===
====Libro I====
[[File:Story of Merlin - Arthur's conception.png|thumb|Il concepimento di Artù]]
*«Ecco cosa voglio, sire» disse allora Merlino. «La prima notte che trascorrerete con Igraine concepirete in lei un figlio che mi farete consegnare appena sarà venuto alla luce. Io lo alleverò dove più mi piacerà, affinché a voi derivi onore e al bambino i vantaggi che gli spettano.»<br>«Sarà fatto come volete» accondiscese il re.<br>«Ora preparatevi» aggiunse Merlino. «Questa notte stessa vi coricherete al fianco di Igraine nel castello di Tintagel, e avrete le sembianze di suo marito; Ulfius assumerà l'aspetto di ser Brastias e io quello di ser Jordans, due cavalieri del duca. Ma badate di non rivolgere domande né a lei né ai suoi uomini; dite che non vi sentite bene, affrettatevi ad andare a letto, e domani mattina non vi alzate prima del mio arrivo. Il castello non è che a dieci miglia da qui.»<br>Fu dunque fatto come era stato deciso. Ma poiché il duca aveva visto il re lasciare l'assedio di Terrabil, quella stessa notte uscì dal castello attraverso una postierla per attaccare l'esercito regale e rimase ucciso nella sortita prima ancora che il sovrano fosse arrivato a Tintagel. Così re Uther giacque con Igraine più di tre ore dopo la morte del duca e, in quella notte, concepì Artù. Allo spuntare del giorno, dopo che Merlino fu arrivato per dirgli di prepararsi, egli baciò la dama e partì in gran fretta. E quando Igraine sentì dire che, secondo tutte le testimonianze, il marito era morto prima dell'arrivo di Uther, si chiese con grande stupore chi potesse essere l'uomo che si era coricato con lei nelle sembianze del suo signore e ne pianse segretamente senza farne parola ad alcuno. (p. 7)
*Non passò molto, quindi, che un mattino Uther e Igraine si sposarono tra la gioia e il tripudio generale, e, per volere del re, nella stessa occasione re Lot di Lothian e di Orkney sposò Morgawse, che sarebbe stata la madre di [[Gawain|Galvano]], e re Nentres della terra di Garlot sposò Elaine. La terza sorella, [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana la Fata]], fu invece messa a studiare in un convento dove divenne molto dotta in negromanzia. In seguito sarebbe stata maritata a re [[Urien|Uriens]] della terra di Gore, padre di [[Ywain|ser Ivano il Biancamano]]. (p. 8)
*E quando i mattutini e la prima messa ebbero termine, nel camposanto dietro l'altare maggiore fu vista una grande roccia quadrangolare simile a un blocco di marmo, che sorreggeva nel mezzo una sorta di incudine d'acciaio alta un piede in cui era infitta una bella spada. Intorno all'arma una scritta in lettere d'oro diceva:<br><div class="center">{{maiuscoletto|Colui che estrarrà questa spada dalla roccia e dall'incudine è il legittimo re di tutta l'inghilterra.}} (p. 10)
[[File:An island story; a child's history of England (1906) (14801002423).jpg|thumb|Artù estrae la spada dalla roccia]]
*Il giorno di Capodanno, terminata la messa, i baroni cavalcarono al campo, alcuni per giostrare, altri per torneare. Tra di essi vi era anche ser Ector accompagnato dal figlio ser Kay e dal giovane [[Re Artù|Artù]], fratello di latte di quest'ultimo. Ser Kay, che era stato fatto cavaliere nel giorno di Ognissanti, accortosi quando era già in cammino di avere dimenticato la spada nell'alloggio del padre, pregò Artù di andargliela a prendere.<br>«Volentieri» rispose il giovane allontanandosi in fretta. Giunto a casa, scoprì però che la dama e tutti gli altri erano usciti per assistere alle giostre. Ne fu addolorato, ma poi si disse:<br>"Andrò al camposanto a prendere la spada che è infitta nella roccia. Mio fratello non deve rimanere senza un'arma in una giornata come questa."<br>Si diresse quindi verso il camposanto; scese di sella, legò il cavallo a un montante e si avvicinò alla tenda che nascondeva la roccia. Non trovandovi i cavalieri che vi erano stati lasciati di guardia e che infatti erano andati alle giostre, afferrò l'impugnatura della spada e la estrasse con un strappo deciso, ma senza sforzo. Poi riprese il cavallo e raggiunse ser Kay per consegnargliela. Appena il fratello la vide, la riconobbe subito. Allora si avvicinò al padre egli disse:<br>«Signore, ecco la spada della roccia. Dunque devo essere io il re di questa terra.»<br>Ser Ector osservò l'arma; quindi tornò indietro con i due giovani, smontò da cavallo, entrò nella chiesa e ordinò a ser Kay di ripetergli con precisione come l'avesse presa faccendolo giurare sul Libro Sacro.<br>«Me l'ha portata mio fratello Artù, signore» disse allora ser Kay.<br>«E tu, come l'hai avuta?» chiese ser Ector ad Artù.<br>«Ecco, signore, quando sono tornato a casa a prendere la spada di ser Kay, non ho trovato nessuno che me la potesse dare; allora, pensando che mio fratello non dovesse rimanere disarmato, sono venuto qui e ho estratto l'arma dalla roccia senza alcuna fatica.» (pp. 11-12)
*Ser Ector e ser Kay si inginocchiarono a terra.<br>«Ahimè, perché vi inginocchiate davanti a me, voi che siete mio padre e mio fratello?» chiese loro Artù.<br>«No, mio signore, non è così. Io non sono vostro padre e non sono nemmeno del vostro stesso sangue. Vedo che discendete da un lignaggio ben più nobile di quanto credessi.»<br>Egli gli raccontò come gli fosse stato affidato, perché lo allevasse, dallo stesso Merlino. Nel sentire che ser Ector non era suo padre, il giovane provò un profondo dolore, ma il cavaliere continuò:<br>«Quando sarete re, vorrete essere il mio buono e grazioso signore?»<br>«In caso contrario sarei da biasimare» fu la risposta di Artù. «Siete l'uomo a cui devo di più insieme alla mia buona signora e madre, vostra moglie, che mi ha nutrito e allevato come figlio suo. Se Dio vorrà ch'io sia re come voi dite, potrete chiedermi tutto quello che sarà in mio potere di concedervi, e io non vi mancherò!» (pp. 12-13)
*«Per quale motivo quel ragazzo è divenuto vostro re?»<br>«Signori, è figlio legittimo di Uther Pendragon e di Igraine, moglie del duca di Tintagel» rispose loro Merlino.<br>«Allora è bastardo!» esclamarono tutti.<br>«No; Artù fu concepito più di tre ore dopo la morte del duca, e tredici giorni più tardi re Uther sposò Igraine. È quindi provato che non è bastardo, e chi lo afferma sappia che Artù sarà re e avrà ragione di tutti i suoi nemici, e che, prima di morire, avrà regnato a lungo su tutta l'Inghilterra e avrà condotto sotto il proprio comando Galles, l'Irlanda, la Scozia e molti altri regni.» (p. 15)
*Dovremmo forse accettare che un interprete di [[Sogno|sogni]] ci esorti alla viltà? ([[Lot (ciclo arturiano)|Lot]], p. 16)
*Ecco allora giungere in campo [[Ban di Benoic|re Ban]], fiero come un leone e con le insegne a bande verdi in campo d'oro.<br>«Ahimè, ora temo davvero che saremo sconfitti!» esclamò re Lot vedendolo. «Quello è il cavaliere più valoroso del mondo e anche l'uomo più rinnomato. Moriremo o saremo costretti a ritirarci, ma se dovremo farlo sarà bene che impieghiamo valore e saggezza, perché altrimenti perderemo ugualmente la vita!» (p. 26)
*[...] è preferibile uccidere un vile piuttosto che, a causa di un codardo, perdere tutti la vita. ([[Lot (ciclo arturiano)|Lot]], p. 28)
*«Siete un uomo straordinario!» esclamò allora Artù.<br>«Però mi stupisce molto sentirvi dire che morirò in battaglia.»<br>«Non ve ne meravigliate, è la volontà di Dio che il vostro corpo sia punito per le vostre azioni impure. Io invece dovrei essere triste, perché morirò di una morte vergognosa, sotterrato ancora vivo. Almeno la vostra sarà una fine onorevole.» ([[Re Artù]] e [[Mago Merlino]], p. 34)
*Merlino è a conoscenza, come del resto voi, ser Ulfius, di come re Uther venne da me nel castello di Tintagel con le sembianze di mio marito che era morto tre ore prima, e di come quella stessa notte mi fece concepire un figlio. Tredici giorni dopo egli mi sposò, e allorché il bambino nacque ordinò che fosse affidato a Merlino e allevato da lui. Da allora io non lo vidi mai più; né seppi quale nome gli era stato dato. ([[Igraine]], p. 35)
*«Ora siete in mio potere, e sono libero di decidere se uccidervi o risparmiarvi la vita. Ma se non vi darete per vinto sarò costretto a mettervi a morte» gli disse lo sconosciuto.<br>«Quando vorrà venire, la morte sia la benvenuta! Del resto, preferisco morire che disonorarmi arrendendomi a te» esclamò Artù balzandogli addosso. ([[Pellinore]] e [[Re Artù]], p. 39)
*«Ahimè, Merlino, lo avete ucciso!» gli disse Artù. «Era il cavaliere più nobile del mondo, ed io preferirei essere privato delle mie terre piuttosto che saperlo morto.»<br>«Non ve ne date pensiero, è più sano di voi» gli rispose Merlino. «È solo addormentato, ma si risveglierà fra tre ore. Vi avevo detto che era un cavaliere forte e coraggioso, e vi avrebbe ucciso se io non fossi intervenuto. Ma da ora in poi egli vi renderà ottimi servigi; il suo nome è [[Pellinore|Pellinor]], e un giorno avrà due figli di valore impareggiabile che si chiameranno Percival e Lamorak il Gallese. E sarà ancora Pellinor a rivelarvi il nome del figlio che avete concepito in vostra sorella e che sarà la rovina del regno.» (p. 40)
[[File:Boys King Arthur - N. C. Wyeth - p16.jpg|thumb|Artù riceve Excalibur]]
*Proseguirono il cammino finché si trovarono sulla riva di un lago vasto e ameno, dal quale videro emergere un braccio rivestito di sciamito bianco: esso terminava in una mano che stringeva una magnifica spada.<br>«È quella l'arma di cui vi parlavo» disse Merlino ad Artù. E poiché in quel momento una donna passava sul lago, il re chiese chi fosse.<br>«È la [[Dama del Lago]]; sul fondo di questo specchio d'acqua si trova una caverna che ha l'interno decorato con tale ricchezza da renderlo la residenza più piacevole del mondo» gli spiegò Merlino. «Ora la dama si avvicinerà; allora voi dovrete pregarla cortesemente di darvi la spada.»<br>Infatti la dama si diresse verso Artù e lo salutò, e il re, dopo aver ricambiato il saluto, le chiese:<br>«Di chi è la spada che quel braccio tiene alta sull'acqua? Io sono senza armi, e vorrei che fosse mia.»<br>«Essa mi appartiene» gli rispose la dama «ma se mi concederete un dono allorquando ve lo chiederò, sarà vostra.»<br>«Ve lo accorderò, sulla mia parola» le promise Artù.<br>«Allora montate sulla barchetta che vedete laggiù, raggiungete a remi la spada e prendetela insieme al suo fodero. Io reclamerò il mio dono quando lo riterrò opportuno».<br>Artù e Merlino smontarono di sella e legarono i cavalli a due alberi. Poi salirono sulla piccola imbarcazione e, quando ebbero raggiunto la mano e la spada, il re ne afferrò l'impugnatura e la trattenne, mentre mano e braccio scomparivano sott'acqua. (pp. 40-41)
*«Vi piace più l'arma o il fodero?» gli chiese Merlino.<br>«Preferisco la spada.»<br>«Non siete molto saggio, perché il fodero vale dieci volte di più! Finché lo avrete al fianco, esso impedirà alle vostre ferite di sanguinare, per quanto gravi possano essere. Quindi badate a non abbandonarlo mai.» (p. 41)
*Poi re Artù fece cercare, sotto pena di morte, tutti i bambini che erano nati il primo di maggio concepiti da baroni e da dame, perché Merlino gli aveva detto che proprio in quella data aveva visto la luce di colui che lo avrebbe ucciso. Tra i numerosi figli di signori scovati e mandati a corte, si trovava anche [[Mordred]], il figlio della moglie di re Lot.<br>I fanciulli vennero messi su una nave che fu lasciata alla deriva sul mare, ma il caso volle che essa naufragasse ai piedi di un castello e che tutti i bambini morissero salvo proprio Mordred che ne era stato scagliato fuori e che fu ritrovato da un buon uomo che lo allevò. Quando poi il fanciullo ebbe compiuto i quattordici anni, fu mandato a corte, come narreremo verso la fine del libro della Morte di Artù. Ora diremo che i baroni del regno furono molto addolorati per la morte dei loro figli e ne incolparono più Merlino che Artù, ma poi rimasero in pace sia per timore sia per lealtà nei confronti del sovrano. (p. 43)
====Libro II====
[[File:The Death of Balin and Balan.png|thumb|La morte di Balin e Balan]]
*«Ah, bella damigella, dignità, virtù e valore non sono riposti solo nell'[[abbigliamento]]!» esclamò [[Sir Balin|Balin]]. «La virilità e l'onore sono celati nella persona, e vi sono molti insigni cavalieri ignoti a tutti, a riprova che il pregio e l'ardimento non hanno alcun rapporto con le vesti che indossano.» (p. 46)
*Non pochi pensano di fare scorno a un [[avversario]], e poi scoprono che il loro intento si è ritorto a loro danno. ([[Sir Balin]], p. 50)
*Badate, sire, di conservare con cura il fodero di Excalibur e ricordate che finché l'avrete con voi le vostre ferite, per quanto gravi, non sanguineranno. ([[Mago Merlino]], p. 57)
*Rimasto disarmato, {{NDR|[[Sir Balin]]}} si precipitò allora alla ricerca di un'altra arma entrando prima in una stanza poi un'altra e in un'altra ancora, senza riuscire a trovare nulla e sempre incalzato dappresso da [[Re Pescatore|re Pellam]]. Infine varcò la porta di una camera meravigliosamente decorata e vide che vi si trovava un uomo disteso su un letto coperto dai più splendidi drappi d'oro che si possano immaginare. Vicino al letto, su un tavolo d'oro puro sorretto da quattro zampe d'argento, era posata una lancia di singolare fattura. Balin la afferrò, si volse a fronteggiare Pellam e lo colpì con forza, facendolo cadere in terra privo di sensi. Allora il tetto e le mura del castello crollarono e anche Balin fu gettato al suolo, dove rimase senza potersi muovere. [...] Da allora re Pellam rimase infermo per molti anni, e guarì solo quando fu curato da [[Galahad]], il nobile principe, nel corso della ricerca del [[Graal|Sangrail]] – il bacile che conteneva il sangue di Nostro Signore Gesù Cristo portato in Inghilterra da Giuseppe d'Arimatea, cui un tempo era appartenuto anche lo splendido letto. La [[Lancia di Longino|lancia]] che aveva inferto il [[Colpo Doloroso]] era la stessa con cui Longino aveva ferito Nostro Signore al cuore, e poiché re Pellam era affine alla stirpe di Giuseppe e l'uomo più degno di quei tempi, la sua infermità provocò dolore, lutti e pene. (pp. 61-62)
*«Fratello, mi hai ucciso e io ho ucciso te. Il mondo intero parlerà di noi» disse poi Balin quando si fu ripreso.<br>«Perché mai non ti ho riconosciuto!» si lamentò Balan. «Avevo notato le due spade, ma dato che portavi uno scudo non tuo ti avevo creduto un altro.»<br>«È colpa di uno sciagurato cavaliere che facendomelo cambiare ci ha dato la morte. Se potessi sopravvivere distruggerei il castello per i malvagi costumi che alberga.»<br>«E sarebbe ben fatto!» approvò Balan. «Da quando vi arrivai non ebbi più la possibilità di ripartirne perché uccisi il cavaliere che era a guardia dell'isola. Lo stesso accadrà anche a te, fratello. Avresti dovuto uccidermi, come del resto hai fatto, ma poi metterti in salvo con la fuga.»<br>In quel mentre sopraggiungeva la signora del castello con quattro cavalieri, sei dame e sei servitori, e sentì le pietose parole che si scambiavano i fratelli.<br>«Uscimmo entrambi da un medesimo sacello, il ventre di nostra madre, e giaceremo insieme in una stessa fossa» dicevano. (p. 66)
*Il mattino successivo comparve Merlino e fece incidere in lettere d'oro sulla tomba dei fratelli una scritta che diceva:<br><div class="center">{{maiuscoletto|Qui giace Balin il Selvaggio, che era il cavaliere dalle due spade che inferse il Colpo Doloroso.}}</div><br>Poi, presa la spada di Balin e sostituitone il pomo con un altro, ordinò a un cavaliere di brandirla, ma quello non vi riuscì nonostante i ripetuti sforzi. Allora Merlino scoppiò a ridere.<br>«Perché ridete?» gli chiese il cavaliere.<br>«Solo i campioni migliori del mondo potranno maneggiare questa spada, cioè [[Lancillotto]] e suo figlio Galahad. E con quest'arma Lancilotto ucciderà ser Galvano, il nipote di re Artù» gli rispose Merlino, che fece incidere la profezia sul pomo della spada.<br>Poi operò perché un ponte di ferro e di acciaio collegasse l'isola con la terraferma, e lo fece largo solo mezzo piede perché soltanto l'uomo più eccellente e mondo da malizia e villania potesse avere l'ardire di attraversarlo. Inoltre lasciò sull'isola il fodero della spada di Balin perché Galahad potesse trovarlo, e fece sì che per magia la spada restasse infissa in un blocco di marmo grande come la mola di un mulino, che galleggiò per molti anni nella corrente di un fiume fin sotto le mura di Camelot. Un giorno di Pentecoste Galahad, il nobile principe, che aveva già trovato il fodero, avrebbe estratto la spada così come è narrato nel libro del Sangrail. (p. 67)
====Libro III====
[[File:The Beguiling of Merlin by Edward Burne-Jones.jpg|thumb|Merlino e la Dama del Lago]]
*Che un re tanto illustre per nobiltà e valore voglia prendere in moglie Ginevra è la notizia più bella che abbia mai ricevuto [...]. Gli offrirei volentieri anche le mie terre se pensassi di poterlo compiacere, ma ne ha già tante e sono certo che non ne ha bisogno. Gli farò quindi un dono che gradirà molto di più, perché gli consegnerò la [[Tavola Rotonda]] che mi fu data da Uther Pendragon. Essa può ospitare un massimo di centocinquanta cavalieri; cento li ho io stesso, ma gli altri mi sono stati uccisi. ([[Leodegrance]], p. 69)
*«Ma perché vi sono due seggi vuoti alla Tavola Rotonda?» chiese poi Artù a Merlino.<br>«Sire, sono destinati a uomini degni del più alto onore, e sul [[Seggio Periglioso]] siederà solo un cavaliere senza pari. Chiunque altro sarà tanto ardito da tentare di prendervi posto, sarà annientato.» (p. 72)
*Devi concedere [[misericordia]] a coloro che t'implorano, perché un [[cavaliere]] spietato è un cavaliere senza onore. ([[Gaheris]], p. 76)
*Così, portate a termine le tre ricerche affidate a ser Galvano, a ser Tor e a re Pellinor, re Artù confermò la nomina di tutti i cavalieri, assegnò terre a quelli che non avevano e impose loro di non commettere mai oltraggi o omicidi, di rifuggire sempre dal tradimento, di non comportarsi mai con efferatezza, ma di concedere grazia a chi la implorasse, sotto sanzione di perdere per sempre l'onore e la sua protezione. Inoltre il re ingiunse loro, pena di morte, di soccorrere sempre le dame, le damigelle e le gentildonne e di non ingaggiare combattimenti in contese ingiuste per amore o per beni mondani. Tutti i [[cavalieri della Tavola Rotonda]] giurarono in tal senso, i giovani come i vecchi, e ogni anno rinnovavano il giuramento in occasione della festa solenne della Pentecoste. (p. 87)
*Non passò molto che la [[Dama del Lago|Damigella del Lago]] partì e Merlino la seguì tentando più volte di farla sua con le proprie arti sottili, ma poi Nimue gli fece giurare di non fare mai più uso con lei dei suoi incantesimi, perché altrimenti non l'avrebbe mai avuta. [...] Poi Merlino e la damigella ripartirono per la Cornovaglia, e nel corso del viaggio egli le insegnò molti altri prodigi. Ma poiché le stava sempre intorno per cogliere la sua verginità, Nimue lo prese a noia e pensò di liberarsene; tuttavia non sapeva come fare anche perché ne aveva paura, dato che Merlino era figlio di un diavolo.<br>Ora, avvenne che un giorno Merlino le facesse vedere una caverna meravigliosa che si sprofondava sotto una grande pietra che la damigella, mettendo in opera le arti che aveva apprese, lo inducesse ad entrarvi per mostrarle i prodigi che essa nascondeva. Poi fece in modo che egli non ne uscisse mai più di quante arti magiche mettesse in opera, e si allontanò lasciandolo prigioniero. (pp. 88-89)
====Libro IV====
*Ahimè, da quando sono stato incoronato non ho avuto un solo mese di riposo! ([[Re Artù]], p. 90)
*{{NDR|Su [[Sir Tor]]}} Parla poco e agisce molto di più, e non conosco nessuno qui a corte che sia di nascita più nobile, o che gli sia pari in valore e in possanza. ([[Re Artù]], p. 94)
*[...] mi sono impegnato a battermi ad oltranza e preferisco morire con onore piuttosto che vivere nella vergogna. Se mi fosse possibile perdere la vita cento volte, piuttosto che arrendermi a voi sceglierei lo stesso di morire. Sono senza armi, ma non senza onore, e del resto se ucciderete un uomo inerme, il disonore ricadrà su di voi. ([[Re Artù]], p. 101)
*{{NDR|Sulla [[Fata Morgana (mitologia)|Fata Morgana]]}} Mi vendicherò su di lei con tale durezza che tutto il mondo cristiano ne dovrà parlare, perché Dio sa che l'ho onorata e venerata più di ogni altra del mio sangue e che avevo più fiducia in lei che in mia moglie e negli altri miei parenti. ([[Re Artù]], p. 103)
*La gente dice che Merlino è figlio di un diavolo, ma io posso affermare di essere stato concepito da un demone sulla terra! ([[Ywain|Sir Ivano]], p. 105)
*[...] non è cavalleresco che uno resti in arcioni mentre l'altro è a piedi. (Moroldo, p. 112)
*Una dama tanto superba da non avere misericordia di un valoroso [[cavaliere]] non ha diritto alla felicità! ([[Dama del Lago]], p. 121)
====Libro V====
*In pace da lungo tempo, [[re Artù]] aveva indetto una festa sfarzosa. La Tavola Rotonda era al completo di tutti i suoi alleati sovrani, principi e nobili cavalieri quando, mentre egli sedeva sul trono, entrarono nella sala dodici vecchi che recavano rami d'ulivo nelle mani a significare di essere venuti come ambasciatori e messaggeri dell'imperatore Lucio, a quel tempo chiamato Dittatore o Procuratore del Bene Pubblico di Roma. Giunti alla presenza del re, essi gli resero omaggio con un inchino e gli parlarono nel seguente modo:<br>«Il nobile e potente imperatore Lucio saluta il re di Britannia. Vi ordina di riconoscerlo come vostro signore e di inviargli il tributo che questo regno deve all'impero e che, come risulta dai documenti, già pagavano vostro padre e i vostri predecessori. Se agirete da ribelle e non lo riconoscerete come vostro sovrano, deterrete e tratterrete le vostre terre in contrasto con gli statuti e i decreti stabiliti dal nobile e illustre Giulio Cesare, conquistatore di questo paese e primo imperatore di Roma. Sappiate anche se vi opporrete alle sue richieste e ai suoi ordini, Lucio condurrà una guerra implacabile contro la vostra persona, i vostri regni e le vostre terre, e punirà voi e i vostri sudditi come esempio perpetuo per tutti i sovrani e i principi che rifiutano il tributo al nobile impero che domina sull'intero mondo.» (p. 131)
*[...] io non pagherò mai il tributo a Roma! A quanto so Belino e Brenio, sovrani di Britannia, hanno tenuto a lungo l'impero nelle proprie mani, come anche Costantino figlio di Elena: vi è quindi la prova palese che non dobbiamo alcun tributo e che anzi, essendo noi i loro discendenti, abbiamo il diritto di reclamare il titolo all'impero. ([[Re Artù]], p. 132)
*Artù presiedeva la Tavola Rotonda e appariva l'uomo più gagliardo che esista, capace di conquistare l'intera terra, che è ben poco per lui. (p. 134)
*Mentre il re era assopito nella propria cabina ebbe un sogno meraviglioso: gli parve che un [[drago]] terrificante, giunto in volo dalla parte d'Occidente, affogasse molta della sua gente. Esso aveva la testa smaltata d'azzurro e le spalle che brillavano come oro, il ventre simile a maglie di straordinari colori, la coda coperta di scaglie, le zampe di splendido zibellino e gli artigli come oro fino. Dalla bocca gli scaturiva un'orrenda fiamma che faceva apparire di fuoco la terra e il mare. Poi, in una nuvola, giungeva dall'Oriente un feroce cinghiale nero dagli artigli grandi come pilastri. Coperta da pelame irsuto, era la bestia più ripugnante che si fosse mai vista, e ruggiva e muggiva in modo incredibilmente orribile. Il drago allora si sollevava nell'aria come un falco e assaliva con violenza il cinghiale che rispondeva ferendolo al petto con le zanne grigie, e quel sangue bollente faceva rosseggiare il mare. Allora il drago volava a grandi altezze, poi si precipitava fragorosamente a colpire il cinghiale sulla sommità del dorso, lungo dieci piedi dalla testa alla coda, riducendogli in polvere le ossa e la carne, che prendevano a volteggiare per tutta l'ampiezza del mare.<br>Il re si svegliò di colpo e, sconcertato dal sogno, mandò a chiamare un saggio filosofo cui ordinò di spiegarne il significato.<br>«Sire» fu la risposta del sapiente «il drago rappresenta la vostra persona, i colori delle sue ali sono i regni che avete conquistato e le scaglie di cui è irta la coda rappresentano i nobili cavalieri della Tavola Rotonda. Il cinghiale che usciva dalle nuvole e che fu ucciso dal drago simboleggia un tiranno che tormenta il popolo, o forse anche che voi dovrete battervi di persona contro il più orrido e abominevole gigante che avrete mai visto in tutta la vita. Non avete dunque nulla da temere da questo sogno: andate avanti da conquistatore.» (pp. 135-136)
*Guardate quanto sono tronfi di orgoglio e di millanteria questi Britanni! [...] Si vantano come se avessero già conquistato il mondo intero! (p. 140)
====Libro VI====
*Poco tempo dopo che re Artù era tornato in Inghilterra da Roma i [[cavalieri della Tavola Rotonda]] si riunirono a corte per dedicarsi a giostre e a tornei. Non pochi cavalieri novelli compirono onorevoli gesta d'armi e superarono i compagni dando prova di valore e di prodezza, ma tra tutti spiccò [[Lancillotto|ser Lancillotto]] del Lago che fu il migliore nei tornei, nelle giostre e nelle prove d'armi sia al primo sia all'ultimo sangue, e non si fece mai sopraffare se non per tradimento o per incantesimo.<br>Dunque ser Lancillotto si meritò una tale unanime ammirazione che il libro francese dice che era il cavaliere migliore della corte dopo il ritorno del re da Roma. Per tutti questi motivi, la regina Ginevra lo predilesse tra gli altri, e poiché anche egli la ricambiava amandola più di qualunque altra dama o damigella della sua vita, compì per lei molte prodezze d'armi. (p. 157)
*[...] non posso impedire alla gente di dire quel che vuole, ma non penso affatto di prendere moglie, perché dovrei restare al suo fianco trascurando le armi, i tornei, le battaglie e le avventure. Quanto poi ad avere delle amiche, rifiuto il piacere che esse potrebbero darmi soprattutto perché sono timorato di Dio. Vedete, i [[Cavaliere|cavalieri]] che si danno all'adulterio e al libertinaggio non sono felici o fortunati in battaglia, e sono quasi sempre sopraffatti da cavalieri meno abili, oppure per caso e per malasorte uccidono uomini migliori di loro. Credo quindi che sarà sempre un infelice l'uomo che ha delle amanti, e che tutto ciò che avrà a che fare con lui sarà perseguitato dalla sorte. ([[Lancillotto]], p. 170)
*Ahimè, che peccato che un cavaliere debba morire senza le armi in mano! ([[Lancillotto]], p. 181)
====Libro VII====
*Artù dunque si era seduto a banchetto con vari altri sovrani e con tutti i [[cavalieri della Tavola Rotonda]], salvo quelli che erano stati fatti prigioniero o uccisi in scontri d'armi, quando i tre uomini fecero il loro ingresso nella sala. Due erano cavalieri di bell'aspetto e riccamente vestiti, e sulle loro spalle si appoggiava il terzo, il giovane più bello del mondo, alto, robusto e prestante, dal viso perfetto e dalle più grandi e splendide mani che si fossero mai viste, ma che si muoveva come se non riuscisse a reggersi senza essere sostenuto. Artù ordinò che si facesse silenzio e si lasciasse spazio per il loro passaggio, e i tre uomini avanzarono fino all'alta predella senza pronunziare una parola; poi il più giovane si trasse un poco indietro e, raddrizzandosi agilmente in tutta la persona, disse:<br>«Re Artù, Dio benedica voi e tutta la vostra bella certe e, in particolare, i compagni della Tavola Rotonda. Sono venuto per pregarvi di accordarmi tre doni, e poiché le mie richieste non sono irragionevoli e non vi causeranno danni o perdite, potrete concedermeli senza tema di essere disonorato. Il primo lo chiederò subito, e gli altri due tra un anno in questo stesso giorno dovunque vi troverete a celebrare la festa solenne.»<br>«Avrai quanto desideri» dichiarò il re.<br>«Allora, sire, questa è la mia prima supplica: datemi da mangiare e da bere a sufficienza per un anno, al termine del quale avanzerò le altre due preghiere.»<br>«Bel figliolo, ti consiglio di domandare di più: quello che hai espresso è un desiderio troppo umile» gli rispose Artù. «Il mio cuore prova grande inclinazione per te perché ritengo che tu discenda da una nobile schiatta: l'opinione che mi sono fatto risulterebbe fallace se non dovessi dimostrarti di altissimo lignaggio.»<br>«Sire, sia come deve essere, ho chiesto esattamente quello che volevo» replicò il giovane.<br>«Non credo che tu non lo conosca!» esclamò il re, che poi affidò il giovane a ser Kay il Siniscalco, ordinando che gli desse i migliori cibi e le migliori bevande e un corredo degno del figlio di un barone.<br>«Non ci sarà bisogno di spendere tanto per lui» osservò però ser Kay. «Secondo me è nato villano e non diventerà mai un gentiluomo, altrimenti vi avrebbe chiesto un cavallo e un'armatura. I suoi desideri rispecchiano invece la sua condizione. Comunque, dato che non ha nome, lo chiamerò [[Sir Gareth|Bellamano]] e lo porterò in cucina dove potrà mangiare tutti i giorni tanto di quel brodo che tra un anno sembrerà un porcello all'ingrasso.» (pp. 187-188)
*Appena i due uomini che avevano accompagnato il giovane furono ripartiti lasciandolo nelle mani di ser Kay, questi cominciò a schernirlo e a farsi beffe di lui. Ma [[Gawain|ser Galvano]] se ne adirò e [[Lancillotto|ser Lancillotto]] ordinò al siniscalco di smetterla, aggiungendo che era pronto a scommettere che si sarebbe dimostrato un cavaliere di grande valore.<br>«Non avete ragioni per ritenerlo» replicò il siniscalco. «Le sue rischieste mostrano la sua vera natura; non vuole che da bere e da mangiare e in fede mia deve essere cresciuto in un'abbazia dove, comunque andassero le cose, gli facevano sempre mancare il vitto! Per questo è venuto a cercarlo qui.» (p. 189)
*Così Bellamano fu mandato in cucina, e la notte dormiva con gli altri garzoni, sopportando tutto pazientemente per dodici mesi. Ma nel frattempo era riuscito a incontrare il favore generale, degli uomini come dei ragazzi, per la sua umiltà e la sua dolcezza. E ogni volta che vedeva dei cavalieri intenti alle giostre, se poteva si fermava ad osservarli e cercava in tutti i modi di trovarsi ovunque si svolgesse qualche prova di prodezza, così che accadeva che chiunque si esercitasse nel lancio di sbarre o di pietre si trovava sempre superato da lui di almeno due iarde. (p. 189)
*«In nome di Dio, ti assicuro che ho dovuto impegnarmi al massimo per non essere disonorato; perciò non dovrai temere nessun altro» disse Lancillotto a Bellamano.<br>«Credete che un giorno sarò in grado di tenere testa a qualunque provetto cavaliere?» gli chiese allora il giovane.<br>«Certamente, combatti come hai fatto oggi e io te ne sarò garante.»<br>«Adesso, quindi, vi prego di armarmi.»<br>«Però dovrai dirmi il tuo nome e il tuo lignaggio.»<br>«Ve lo dirò, signore, purché non lo riveliate ad alcuno.»<br>«Te ne do la mia parola, finché non sarà universalmente noto.»<br>«Mi chiamo Gareth e sono fratello germano di ser Galvano» gli disse infine Bellamano.<br>«Ah, signore, ne sono molto lieto! Ho pensato fin dal primo momento che doveste essere di sangue nobile e che non foste venuto a corte solo per mangiare e bere!» esclamò ser Lancillotto; dopo di che lo armò cavaliere. (pp. 192-193)
*[...] non lasciatemi morire quando una parola [[Cortesia|cortese]] potrebbe salvarmi! (Sir Pertolepe, p. 199)
*Un [[cavaliere]] deve tollerare qualunque cosa da parte di una [[damigella]] [...]. Per questo non ho badato alle vostre parole, per quanto ingiuriose fossero; anzi, quanto più mi offendevate e mi facevate montare in collera, tanto più sfogavo la mia ira contro gli avversari che incontravo. Così le vostre ingiurie mi hanno esortato a battermi e mi hanno indotto a cimentarmi per provarvi fino in fondo di cosa sono capace. Se ho cercato accoglienza nelle cucine di Artù, è stato solo per avventura, perché avrei potuto trovare di che sostentarmi in qualunque altro posto. Ma l'ho voluto fare per mettere alla prova i miei amici e perché un giorno si potesse sapere che sono un gentiluomo. ([[Sir Gareth]], p. 203)
*{{NDR|Su [[Sir Gareth]]}} Ha sconfitto tutti e quattro i fratelli e ucciso il Cavaliere Nero [...]. Ma prima ancora aveva fatto di più: aveva disarcionato ser Kay lasciandolo a terra mezzo morto e aveva affrontato un duro scontro con ser Lancillotto concludendolo alla pari. È stato allora che ser Lancillotto lo ha armato cavaliere. (p. 206)
*{{NDR|Su [[Sir Gareth]]}} Lancillotto era il cavaliere che il giovane amava di più; perciò rimase quasi sempre con lui anche perché, dopo che si fu assicurato della buona salute di ser Galvano, non volle più accompagnarsi a quell'uomo vendicativo che, quando odiava, era pronto anche a commettere omicidi. E a ser Gareth questo ripugnava. (p. 236)
====Libro VIII====
*Al tempo in cui Artù era re supremo d'Inghilterra, del Galles, della Scozia e di numerosi regni, v'erano altri sovrani che regnavano su molte contrade: un paio nel Galles, altrettanti in Cornovaglia e nell'Occidente, due o tre in Irlanda e un gran numero nel Settentrione, ma tutti costoro gli dovevano obbedienza ed erano suoi vassalli, al pari del re di Francia, del re di Bretagna, e di tutti gli altri baroni fino a Roma. (p. 241)
[[File:Arthur Hughes cartoon the Birth of Sir Tristram.jpg|thumb|La nascita di [[Tristano]]]]
*Ah, figlioletto mio [...] hai dato la morte a tua madre! Se in così giovane età sai giù uccidere, suppongo che diverrai un uomo gagliardo e, poiché morrò per averti messo al mondo, voglio che la mia ancella preghi il mio signore e Meliodas che al battesimo ti imponga il nome di [[Tristano]], a significare il dolore della tua nascita. (Elisabetta, p. 242)
*{{NDR|Su [[Tristano]]}} [...] egli diede inizio alle buone regole del trattare ogni tipo di cacciagione e introdusse i termini appropriati che sono in uso ancor oggi, onde il libro della caccia col falcone, al cervo e a ogni altro animale selvatico, è chiamato il libro di ser Tristano. Mi sembra pertanto che tutti i gentiluomini di antico blasone debbano giustamente onorarlo, perché è proprio da tali termini, che resteranno in uso fino al giorno del Giudizio, che gli uomini d'onore possono distinguere un gentiluomo da un uomo libero e quest'ultimo da un villano. Colui che è [[Gentilezza|gentile]] sarà infatti attratto dalle virtù cortesi e seguirà i nobili costumi degli uomini d'onore! (p. 244)
*Ora accadde che re Agwisance d'Irlanda mandasse a chiedere a [[Marco di Cornovaglia|re Marco di Cornovaglia]] il tributo che questi gli aveva corrisposto per molti inverni e che da sette anni aveva smesso di pagare. Il re e i suoi baroni ordinarono ai messaggeri di tornare dal loro signore con questa risposta:<br>«Noi non gli pagheremo alcun tributo e se vorrà esigerlo mandi in Cornovaglia un cavaliere fidato che combatta per il suo diritto, perché noi ne troveremo un altro che difenda il nostro.»<br>I messageri tornarono dunque con quella risposta che accese d'ira re Agwisance. Convocato ser Moroldo, un nobile e provato cavaliere, compagno della Tavola Rotonda e fratello della regina d'Irlanda, il sovrano gli disse:<br>«Bel fratello, ti prego di andare per amor mio in Cornovaglia a combattervi per il tributo che ci spetta. Sarai ben risarcito per tutto quello che spenderai e avrai più di quanto ti occorra.»<br>«Sire» rispose ser Moroldo «per il diritto vostro e della vostra terra non esiterò a dare battaglia al miglior cavaliere della Tavola Rotonda, conosco la maggior parte di loro e le imprese che hanno compiuto, e affronterò volentieri questo viaggio che accrescerà la fama delle mie gesta.» (p. 245)
*Raccomandami a mio zio re Marco e pregalo, se sarò ucciso in battaglia, di seppellire il mio corpo nel modo che riterrà più opportuno [...]. Sappia che non mi arrenderò per viltà e che mi farò uccidere piuttosto che fuggire: in tal modo il regno non sarà costretto al tributo per causa mia; ma se mi arrendersi dichiarandomi sconfitto o se fuggissi, digli che non dovrà mai seppellirmi in terra consacrata. ([[Tristano]], p. 248)
*Appena ser Moroldo ebbe scorto Tristano, gli disse:<br>«Giovane cavaliere, ser Tristano, che fate qui? Sono molto dispiaciuto che abbiate avuto tanto coraggio, perché dovete sapere che mi sono battuto con molti nobili cavalieri, i migliori di questo paese e del mondo intero, e li ho vinti tutti. Seguite dunque il mio consiglio e ripartite.»<br>«Ser Moroldo, cavaliere leale e ben provato» gli rispose ser Tristano «non posso rinunciare alla nostra contesa perché proprio oggi ho ricevuto l'ordine della cavalleria e mi sono impegnato ad acquistarmi onore combattendo contro di voi che avete fama di essere tra i cavalieri più stimati del mondo. Al contrario io non mi sono ancora cimentato con un buon cavaliere, ma confido in Dio che potrò comportarmi onorevolmente liberando per sempre la Cornovaglia da ogni genere di tributo da parte del vostro paese.»<br>Quando ser Moroldo ebbe inteso il suo intento, aggiunse:<br>«Bel cavaliere, poiché siete deciso ad acquistare merito a mio danno, voglio che sappiate che non sarete disonorato se riuscirete a resistere a tre dei miei colpi, perché è proprio per le mie nobili imprese, provate e vedute, che re Artù mi fece cavaliere della Tavola Rotonda.» (p. 249)
*Io non sono che un novello cavaliere e al primo cimento, ma piuttosto che tirarmi indietro preferirei essere fatto in cento pezzi! ([[Tristano]], p. 250)
*Con grande benevolenza, il re affidò Tamtrist alla custodia e alle cure della figlia Isotta la Bella, che era molto esperta di medicina. La fanciulla infatti scoprì che alla base della ferita vi era del veleno, e la guarì in poco tempo. Così il giovane forestiero nutrì per lei un grande amore, tanto più che non v'era al mondo pulzella o dama più bella, e in cambio delle sue cure le insegnò a suonare l'arpa. E anche Isotta cominciò a sentire una grande inclinazione verso di lui.<br>[[Palamede (ciclo arturiano)|Ser Palamede il Saraceno]], beneaccetto al re e alla regina, si trovava a quel tempo nel paese, e ogni giorno si presentava con molti doni a Isotta la Bella, che amava appassionatamente. Di ciò si avvide Tamtrist, cui era nota la fama di nobiltà e di ardimento del cavaliere, e siccome Isotta la Bella gli aveva anche detto che il Saraceno aveva intenzione di farsi battezzare per amor suo, tra i due cavalieri c'era grande gelosia e Tamtrist ne era molto contrariato. (p. 252)
[[File:Waterhousem Tristan and Isolde.jpg|thumb|Tristano e Isotta bevono il filtro d'amore]]
*Un giorno Isotta la Bella e la regina sua madre prepararono un bagno per Tamtrist. Mentre egli era immerso nell'acqua accudito da Governale e da ser Hebes e le due donne si affaccendavano da una parte all'altra della camera, il caso volle che la regina vedesse la spada del giovane posata sul letto e che malauguratamente la traesse dal fodero. Dopo averla ammirata a lungo, ché era invero un'arma molto bella, le due dame notarono che il filo della lama era rotto a un piede e mezzo dalla punta e che ne mancava un buon pezzo. Quella falla ricordò subito alla regina il frammento di spada trovato nel cranio di ser Moroldo.<br>«Ahimè, figlia mia» esclamò «costui è il cavaliere traditore che uccise mio fratello, tuo zio!»<br>Isotta ne fu amaramente turbata, ché amava profondamente Tamtrist e conosceva appieno la crudeltà della madre.<br>Intanto la regina si era prontamente recata nella propria camera e da un suo cofano aveva preso il framment di spada estratto dalla testa di ser Moroldo dopo la sua morte; quindi si era affrettata a tornare al letto su cui era posata l'arma di Tamtrist e vi aveva inserito il pezzo d'acciaio: esso combaciò con la tacca della lama quasi non se ne fosse mai distaccato.<br>Subito la dama impugnò fieramente la spada e con tutta la sua forza corse addosso a Tamtrist che era ancora nel bagno, sì che lo avrebbe tagliato in due se ser Hebes non l'avesse afferrata per le braccia strappandole l'arma di mano. Non avendo così potuto portare a termine il suo malvagio intento, la regina corse dal marito, re Agwisance, e, gettatasi in ginocchio, gli disse:<br>«Ahimè, mio signore, ospitate in casa vostra il traditore che uccise mio fratello ser Moroldo, nobile combattente e vostro servitore.»<br>«Chi è e dove si trova?» chiese il re.<br>«È Tamtrist, colui che mia figlia ha guarito.» (p. 255)
*Mio padre è ser Meliodas re di Liones e mia madre, che si chiamava Elisabetta, era sorella di re Marco di Cornovaglia. Ella morì nel darmi la luce nella foresta e, proprio per questo, prima di spirare ordinò che al battesimo mi fosse imposto il nome di Tristano, ch'io trasformai qui in Tamtrist poiché non volevo essere riconosciuto. Ho combattuto per il tributo della Cornovaglia per amore di mio zio e per il diritto di quella terra che egli possedeva da molti anni, e anche per accrescere il mio onore, perché ero stato fatto cavaliere proprio quel giorno ed ero al mio primo cimento. Solo per questo intrapresi la battaglia, e sappiate inoltre che ser Moroldo si sottrasse a me ancora in vita, abbandonando lo scudo e la spada. ([[Tristano]], p. 256)
*Col passare del tempo [...] sorsero dissidi e gelosie tra il re e il nipote a causa di una dama, moglie del nobile conte ser Segwaride, di cui entrambi erano innamorati. La dama amava molto ser Tristano che la ricambiava, poiché era invero bella, e il cavaliere lo aveva ben notato, e re Marco, accesosi anch'egli d'amore per lei, lo aveva saputo e ne era geloso. (p. 258)
*[...] benché tra loro vi fossero belle parole, finché visse re Marco non amò più il nipote {{NDR|[[Tristano]]}}, poiché ogni affetto si era spento per sempre. (p. 260)
*[...] colui che ha una segreta [[ferita]] è riluttante a mostrare apertamente l'ingiuria subita! (p. 260)
*[[Lancillotto|Ser Lancillotto]] non ha pari per gentilezza e cavalleria e, per il grande affetto che nutro per lui, non combatterò più di mia volontà contro di voi. ([[Tristano]], p. 264)
*[...] re Marco non smise mai di pensare in cuore suo al modo di far perire Tristano. Infine escogitò di mandarlo come suo messaggero in Irlanda a chiedere in moglie Isotta la Bella, di cui il nipote aveva tanto lodato l'avvenenza e la bontà. Ma tutto ciò era fatto con l'intento di farlo morire. (p. 265)
*Ser Tristano prese dunque il mare e, mentre si trovava nella cabina insieme ad Isotta, accadde che avessero sete e che lì accanto vi fosse una piccola fiasca d'oro contenente, a giudicare dal colore e dal sapore, un vino prelibato. Subito il giovane la prese dicendo:<br>«Madama Isotta, ecco la migliore bevanda che abbiate mai gustata e che la vostra ancella dama Brangania e il mio servitore Governale tenevano per sé.»<br>Risero entrambi di cuore e bevettero liberamente, brindando l'uno all'altra, sì che mai vino sembrò loro più dolce e prelibato. Ma appena l'ebbero inghiottito, essi si amarano sì intensamente che quel loro sentimento non li abbandonò mai più, nella buona e nella cattiva sorte. Era infatti quello il principio di un amore che li avrebbe accompagnati per tutti i giorni della vita. (p. 271)
*Non è da buon [[cavaliere]] cogliere un altro in svantaggio [...]. ([[Tristano]], p. 284)
*Ser Lamorak si allontanò in compagnia di ser Driant, ed essendosi imbattuto in un cavaliere che per ordine di [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana la Fata]] recava a [[re Artù]] un bel corno rifinito in oro, lo costrinse con la forza a rivelargli il motivo della sua missione. Seppe che il corno aveva una virtù – nessuna dama o gentildonna che non fosse fedele al proprio signore vi poteva bere senza versarne il contenuto – e che Morgana la Fata lo inviava in dono al fratello Artù a causa della [[Ginevra (ciclo arturiano)|regina Ginevra]] e per dispetto a ser Lancillotto.<br>«Se non vuoi morire» disse allora ser Lamorak «porterai il corno a re Marco, e gli dirai che glielo mando perché metta alla prova la fedeltà della sua sposa.»<br>Il cavaliere si recò così da re Marco e gli disse che gli inviava quel corno prezioso e qual era la sua qualità. Il re costrinse quindi la regina Isotta a bere, e dopo di lei cento altre dame, ma solo quattro tra esse riuscirono a non versare la bevanda.<br>«Ahimè, è una grave infamia» esclamò il sovrano, giurando poi solennemente che avrebbe condannato al rogo la regina e le altre.<br>Ma i baroni si radunarono e dichiararono apertamente di non essere disposti a tollerare che le dame venissero arse per via di un oggetto fatto con arti magiche dalla strega più fals e incantatrice che vi fosse al mondo e nemica dei veri amanti, e affermarono che quel corno non operava mai niente di buono e causava solo odio e dissidi. Molti cavalieri fecero pertanto voto di usare ben poca cortesia a Morgana la Fata, se ma l'avessero incontrata. (pp. 284-285)
*[...] uccisi ser Moroldo liberando la Cornovaglia dal tributo, e sono anche colui che salvò il re d'Irlanda da ser Blamor di Ganis e che vinse ser Palamede. Sono Tristrano di Liones e, con la grazia di Dio, libererò quest'infelice contrada. ([[Tristano]], p. 291)
*[...] molti dicono dietro le spalle di un uomo quello che non gli direbbero mai in faccia. ([[Lamorak]], p. 295)
====Libro IX====
*Se alla tua prima giostra ti inviano un buffone a combatterti, sei davvero tenuto in poco conto alla corte di Artù! (Damigella Maldicente, p. 302)
*Ah, bella damigella [...] vi prego di avere pietà e di non insultarmi oltre, perché la mia afflizione è grande abbastanza anche se non ne aggiungete del vostro. Tuttavia non mi considero un cattivo cavaliere per essere stato abbattuto da un compagno della Tavola Rotonda. ([[Sir Breunor]], p. 302)
*{{NDR|Su [[Sir Breunor]]}} [...] vi dico apertamente che è un bravo cavaliere, e che si proverà nobile e prode. Se non si tiene ancora saldo in sella è solo perché gliene mancano la pratica e l'esperienza, ma quando è il momento di maneggiare la spada sa colpire con forza e valentia, ed è ciò che hanno compreso ser Bleoberis e ser Palamede che, da uomini scaltriti dall'uso delle armi, sanno giudicare dal modo di cavalcare di un avversario se saranno in grado di rovesciarlo di sella o di assestagli un buon colpo. Ma per lo più essi non sono disposti a combattere a piedi con i giovani cavalieri, che sono agili e vigorosi. ([[Mordred]], p. 304)
*{{NDR|Su [[Glatisant la Bestia]]}} Si trattava della bestia con la testa da serpente, il corpo da leopardo, le natiche da leone e le zampe da cervo; inoltre, ovunque essa andasse, dal suo ventre scaturiva uno strepito quasi vi fossero trenta coppie di veltri latranti. (p. 314)
*[...] nessuno è conformato in modo da poter aver [[successo]] in ogni occasione: talvolta si ha la peggio per mala ventura e talaltra colui che è meno meritevole mette in svantaggio chi è migliore di lui. (p. 314)
*«Chi vorreste assalire?» chiese ser Lamorak.<br>«Ser Lancillotto del Lago: se mai lo incontrassimo non potrebbe sfuggirci e lo metteremo a morte!»<br>«Vi assumete un compito molto arduo, perché è un cavaliere nobile e ben provato» fu la risposta di ser Lamorak.<br>«Non ne dubitiamo, ma ognuno di noi è sufficientemente forte per tenergli testa.»<br>«Non lo credo» replicò ser Lamorak. «In tutta la mia vita non ho mai inteso d'alcun cavaliere che ser Lancillotto non riuscisse a superare.» (p. 315)
*[...] ognuno ritiene infatti che la propria dama sia superiore a ogni altra, e voi non dovete adirarvi se io lodo colei che maggiormente amo. Se la mia signora, la regina Ginevra, è ai vostri occhi la più avvenente, sappiate che la regina Morgawse sembra più bella ai miei, ed è ciò che ogni cavaliere pensa della propria dama. ([[Lamorak]], p. 316)
*Ho ricevuto una bella ricompensa per aver combattuto contro ser Moroldo e liberato il regno dalla sudditanza; e anche per aver portato in Cornovaglia la regina Isotta sopportando gravi costi e pericoli. Quale compenso mi fu dato per essermi battuto con ser Blamor di Ganis in difesa di re Agwisance padre di Isotta la Bella, e cosa mi venne per aver abbattuto ser Lamorak il Gallese su richiesta di re Marco, o per aver vinto il Re dei Cento Cavalieri e il re del Galles del Nord che minacciavano le sue terre? E ancora, per aver salvato la regina dal buon cavaliere ser Palamede, e per aver ucciso il potente gigante Tawlas? Sappia re Marco, che ora mi dà tale mercede, che fu solo per amor mio che molti nobili cavalieri della Tavola Rotonda hanno finora risparmiato i baroni di questa contrada! ([[Tristano]], p. 326)
*Ebbene, qui si può imparare che nessun [[cavaliere]] è tanto forte che non possa essere scavalcato, nessuno tanto saggio che non possa sbagliare, e che cavalca bene colui che non è mai caduto! ([[Dinadan]], p. 332)
*{{NDR|Su [[Tristano]]}} Gesù misericordioso! Dacché presi le armi non vidi mai un cavaliere compiere gesta sì stupefacenti! Se lo assalissi ora, recherei onta a me stesso. ([[Lancillotto]], p. 335)
*[...] un buon cavaliere deve sempre favorire un altro, giacché i simili sono attratti dai simili. (Re dei Cento Cavalieri, p. 336)
*[...] nell'ardore della lotta spesso si colpiscono gli amici al pari dei nemici. ([[Lancillotto]], p. 343)
*È difficile staccare la carne che è cresciuta intorno all'osso! ([[Lancillotto]], p. 348)
*Anche il [[Pecora e lupo|lupo]] lascerebbe in pace la pecora se si trovassero insieme nella stessa prigione! ([[Dinadan]], p. 348)
*Come dice il libro francese, [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana]] preferiva ser Lancillotto a ogni altro, e lo desiderava in ogni momento benché egli non acconsentisse ad amarla né a far nulla su sua richiesta. (p. 351)
====Libro X====
*Un [[cavaliere]] così ardito non morrà per mano di un branco di vigliacchi! ([[Tristano]], p. 357)
*Ahimè, Bella Isotta regina di Cornovaglia, perché mai vi amo? [...] Voi non avete colpa di questa mia pena e il biasimo ricade solo sui miei occhi: siete la più bella di tutte, e io da stolto non posso fare a meno di esservi devoto anche se non mi dimostrate né amore né cortesia, e amate riamata ser Tristano di Liones che è il cavaliere migliore del mondo. ([[Palamede (ciclo arturiano)|Palamede]], p. 373)
*«Ecco un castello che non potrebbe essere preso o conquistato con alcuna macchina da guerra» disse ser Dinadan indicandolo al compagno. «Vi dimora la regina Morgana la Fata: lo ricevette dal fratello re Artù, che se ne è poi pentito amaramente. Da quel momento non c'è stato più accordo tra loro e la sorella gli ha fatto guerra ogni volta che ha potuto mantenendo proprio in questo maniero un folto gruppo di armati al solo scopo di distruggere quanti sono cari al re. Infatti non vi passa alcun cavaliere che non debba combattere contro uno, due o persino tre avversari. Se poi appartiene ad Artù ed è sconfitto, perde cavallo, armatura e ogni altra cosa che possiede, e persino la libertà qualora non riesca a fuggire.»<br>«Dio mi protegga!» esclamò ser Palamede. «Fare guerra al proprio signore che è chiamato il fiore della cavalleria cristiana e pagana è un costume malvagio e indegno di una regina, e io vi porrò fine di tutto cuore. Morgana non riceverà mai alcun servigio da me, e se come penso mi manderà contro i suoi cavalieri, essi avranno dì che combattere!» (p. 377)
*«Ne ho visti di stolti come voi!» esclamò allora ser Dinadan adirato. «E uno proprio quest'oggi: se ne stava disteso accanto a una fonte con aria trasognata, lo scudo appoggiato al suolo e il cavallo poco distante, e sogghignava come un folle senza dire una parola. Compresi così che si trattava di un [[Innamoramento|innamorato]].»<br>«E voi non lo siete, bel cavaliere?» gli chiese ser Tristano.<br>«Maledetto chi lo è!» proruppe ser Dinadan.<br>«Avete torto, perché soltanto il cavaliere innamorato può essere prode» replicò ser Tristano. (pp. 408-409)
*«In guardia, cavaliere» gridò poi a ser Epinogrus. «È abitudine dei cavlieri erranti sfidarsi alla giostra.»<br>«È forse costume di tali cavalieri imporre di combattere che lo si voglia o no?»<br>«È tale per me, e tanto vi basti» replicò ser Dinadan. (p. 409)
*«[...] io non so cosa spinga ser Tristano e tanti altri innamorati a perdere la ragione e l'intendimento per delle donne!» commentò ser Dinadan.<br>«Come, siete un cavaliere e non siete innamorato? Vergognatevene: non potete certo essere chiamato prode se non venite a contesa per una dama.»<br>«Dio me ne guardi!» esclamò ser Dinadan. «Le gioie d'amore sono troppo brevi e le pene che ne derivano fin troppo durature.» (p. 412)
*«Ma perché siete tanto incollerito?»<br>«Ah, codardo, disonori la cavalleria!» lo ingiuriò ser Dinadan.<br>«Poco importa dal momento che mi metterò al vostro servizio e rimarrò sotto la vostra salvaguardia. Siete così prode che mi proteggerete» replicò ser Tristano.<br>«Il diavolo mi liberi da te! D'aspetto sei il migliore uomo d'armi che abbia mai visto, ma anche il più pusillanime.» (p. 413)
*"Date [[potere]] al [[villano]] e questi non ne avrà mai abbastanza". Infatti, laddove il governo è affidato a una persona di bassi natali mentre il signore delle terre è di nascita elevata, avverrà che il [[Plebe|plebeo]] non tollererà al proprio fianco alcun gentiluomo, e ne perseguirà anzi la rovina. (p. 417)
*{{NDR|Su [[Palamede (ciclo arturiano)|Palamede]]}} [...] tutti lo lodarono e affermarono che seppure ancora saraceno, era un credente della migliore specie, ben disposto d'animo e assolutamente leale e fedele alla parola data. (p. 420)
*Ora oso dire che siete la dama più bella che abbia mai visto, e che ser Tristano è un cavaliere prode e prestante quant'altri mai. Mi sembra perciò che siate fatti l'uno per l'altra! ([[Re Artù]], p. 441)
*Ah, Palamede, Palamede [...] perché sei così emaciato, tu che un tempo eri chiamato uno dei più bei cavalieri del mondo? Ah, non voglio più vivere questa vita perché amo colei che non potrò mai avere o conquistare! ([[Palamede (ciclo arturiano)|Palamede]], p. 452)
*«Signore, ecco come mi discolpo: in quanto alla regina Isotta, sappiate che l'amo da lungo tempo più di ogni altra, e a lei debbo gli onori che ho conquistato, ché altrimenti sarei rimasto il cavaliere più indegno del mondo. Ovunque andavo, il suo ricordo mi accompagnava e mi spingeva a compiere imprese meritevoli. Tuttavia finora non ebbi mai da lei ricompensa e pur essendo il suo cavaliere non ricevetti alcun guiderdone! Perciò, ser Tristano, non temo la morte perché, sapendo che non possiederò mai la mia regina, mi è indifferente vivere o morire, e se fossi armato come lo siete voi, mi batterei di buon animo.»<br>«La vostra stessa bocca ha rivelato il tradimento!» proruppe ser Tristano.<br>«Non ho commesso alcuna slealtà» protestò l'altro. «Ogni uomo è libero di amare, e benché abbia riposto il cuore nella vostra dama, ella è mia quanto è vostra. Se questo è un torto, allora sono colpevole, ma voi godete di lei e appagate il vostro desiderio, mentre io non ebbi mai nulla né spero di averlo in futuro, e tuttavia l'amerò quanto voi fino all'ultimo istante della mia vita.» (p. 453)
====Libro XI====
*Mentre in un giorno di Pentecoste, i cavalieri sedevano alla [[Tavola Rotonda]], si presentò ad Artù un eremita che vide il [[Seggio Periglioso]] e chiese al re e ai baroni perché non fosse occupato.<br>«Su quel seggio non siederà che colui che è destinato, ogni altro vi troverà la morte» gli fu risposto.<br>«Sapete chi è?» domandò allora l'eremita.<br>«Non lo sappiamo ancora.»<br>«Lo so io» dichiarò allora il sant'uomo. «Vi prenderà posto un cavaliere che non è stato ancora concepito, ma che nascerà quest'anno e sarà colui che conquisterà il Sangrail.» (p. 456)
*[...] entrò, giovane e bellissima, una damigella che recava tra le mani un vaso d'oro. Allora il re e tutti quanti si trovavano nella sala si inginocchiarono devotamente a pregare.<br>«Oh, Gesù!» esclamò ser Lancillotto. «Cosa può significare?»<br>«È il [[Graal|Sangrail]], l'oggetto più prezioso che alcun essere vivente possieda» fu la risposta del re. «Quando sarà portato altrove, la Tavola Rotonda si spezzerà.» (p. 458)
*A tempo debito, [[Elaine di Corbenic|Elaine]] partorì un bel bambino che fu allevato con cura e affetto e battezzato [[Galahad]], perché quello era il nome che ser Lancillotto aveva ricevuto al fonte battesimale e che poi la Dama del Lago aveva mutato in Lancillotto. (p. 460)
*Sappiate, ser Bors, che questo fanciullo è Galahad; siederà sul Seggio Periglioso e otterrà il Sangrail, e si dimostrerà migliore di suo padre ser Lancillotto. ([[Elaine di Corbenic]], p. 462)
*[...] solo gli uomini valorosi e retti che amano e temono Dio possono conquistare onore; altrimenti, per quanto arditi, non vi riescono. ([[Re Pescatore|Re Pelles]], p. 462)
*Ser Bors si era appena sdraiato di nuovo per riposare, quando sentì un grande frastuono provenire dalla camera vicina e si vide piovere dentro, non sapeva se dalle porte o dalle finestre, nugoli di frecce e di quadrelli tanto fitti da lasciarlo stupito; molti lo colpirono e lo ferirono nei punti in cui il suo corpo non era protetto.<br>Ed ecco sopraggiungere un orribile leone: ser Bors gli si fece incontro; la fiera gli portò via lo scudo, ma egli riuscì a mozzarle la testa. Non passò molto che nella corte vide un orrendo drago sulla cui fronte sembrava fossero scritte lettere d'oro che ser Bors pensò avessero il significato di "re Artù". Giunse poi un leopardo brutto e vecchio che si batté a lungo e accanitamente con il drago; ma a un certo punto questi sputò fuori dalla bocca qualcosa come un centinaio di piccoli draghi che uccisero e fecero a pezzi il leopardo.<br>Apparve poi nella sala e si mise a sedere su un bel seggio un vecchio che sembrava avere intorno al collo due vipere. Teneva in mano un'arpa e prese a cantare un'antica canzone che narrava come Giuseppe di Aramitea fosse giunto in quel paese. Quando ebbe finito, consigliò a ser Bors di andare via.<br>«Qui non incontrerete altre avventure» gli disse. «Vi siete portato con grande onore, e più ne acquisterete in futuro.»<br>Parve allora a ser Bors che giungesse una colomba candida recante nel becco un incensiere d'oro, e che la tempesta imperversata fino ad allora cessasse e si allontanasse di colpo, mentre la sala si empiva di straordinari profumi. Poi vide quattro fanciulli che portavano quattro bei ceri e in mezzo ad essi un vecchio con un cero in una mano e una lancia nell'altra. Si trattava dell'arma che aveva nome Lancia della Vendetta. (pp. 463-464)
*Dite [...] a ser Kay il Siniscalco e a ser Mordred che confido in Dio che sarò valoroso quanto loro, e non dimenticherò mai i motteggi e le derisioni che mi indirizzarono il giorno in cui fui investito cavaliere: non comparirò a corte finché tutti non parleranno di me con maggiore rispetto di quanto sia mai stato dimostrato loro. ([[Parsifal]], p. 472)
*{{NDR|Su [[Parsifal]]}} [...] era infatti uno dei migliori cavalieri del mondo, e in lui la vera fede era ben salda. (pp. 473-474)
*Ed ecco avvicinarsi il sacro vaso del Sangrail accompagnato da soavità e profumi di ogni sorta. I due cavalieri non poterono distinguere con chiarezza chi lo portava; solo ser Percival intravvide appena sia il vaso sia la vergine purissima che lo recava tra le mani. Immediatamente si trovarono entrambi perfettamente risanati nelle membra e nel corpo, e resero grazie a Dio in grande umiltà.<br>«Gesù» disse ser Percival «cosa significa che siamo guariti, mentre unmomento fa eravamo in punto di morte?»<br>«Lo so io» rispose ser Ector. «È stato il sacro vaso portato da una vergine e contenente il santo sangue di Nostro Signore Gesù Cristo. Solo un uomo di assoluta perfezione può vederlo.» (p. 474)
====Libro XII====
*Se la mia morte potesse giovarvi e la mia vita non vi fosse di alcuna utilità, ebbene, sarei pronta a morire per voi! ([[Elaine di Corbenic]], p. 481)
*«Ah, ser Tristano» esclamò allora ser Palamede «sapete bene che non posso battermi senza perdere l'onore. Voi siete allo scoperto e io sono armato: se vi uccidessi l'onta ricadrebbe su di me. Del resto, conosco la vostra forza e la vostra resistenza.»<br>«È vero, e adesso capisco quanto siete prode.»<br>«Vi prego, rispondete a una domanda.»<br>«Volentieri. Con l'aiuto di Dio vi dirò la verità.»<br>«Fate il caso che voi foste armato di tutto punto e io non lo fossi: cosa vi suggerirebbe di farmi l'onore cavalleresco?»<br>«Ora capisco!» esclamò ser Tristano. «Poiché devo dare il mio parere, Dio mi benedica, quel che dirò non sarà dettato dalla paura. Vi risponderò quindi che in tal caso non vorrei battermi e vi lascerei andare.»<br>«E anch'io non voglio. Perciò, prendete la vostra strada!»<br>«Posso sempre scegliere se restare o andar via, invece. Ma c'è una cosa che mi stupisce: perché un cavaliere valoroso come voi non vuole essere battezzato, mentre vostro fratello ser Safer si è fatto cristiano già da tempo?»<br>«Sebbene in cuor mio creda già in Gesù Cristo e nella sua dolce madre Maria, secondo un voto che ho fatto anni fa devo ancora affrontare uno scontro; poi mi farò battezzare, e con grande gioia.»<br>«In fede mia, allora non dovrete cercare a lungo quest'ultima battaglia! Dio non voglia che per colpa mia restiate ancora saraceno!» (p. 488)
*«E adesso?» gli chiese Tristano. «Ti ho alla mia mercé come poc'anzi mi avevate voi. Ma i cavalieri di corte non dovranno mai dire che ser Tristano ha ucciso un guerriero disarmato. Quindi, riprendete la vostra arma e portiamo a termine lo scontro.»<br>«Desidererei davvero di finirlo» rispose l'altro «ma non ho molta voglia di battermi ancora, anche perché l'offesa che vi ho arrecata non è tanto grave che non possiamo diventare amici. Osai dire che Isotta la Bella non ha pari tra le dame; non l'ho mai disonorata e, anzi, è grazie a lei che ho ottenuto gran parte dell'onore che mi sono conquistato. Le mie offese non furono mai rivolte alla regina, ma a voi, e oggi mi avete ripagato con un gran numero di colpi. Ad alcuni ho potuto rispondere, ma adesso devo ammettere che non ho mai incontrato un uomo forte e resistente quanto voi, salvo ser Lancillotto del Lago. Perciò, mio signore, vi chiedo di perdonarmi ogni cosa e di condurmi oggi stesso alla chiesa più vicina dove prima vorrei confessarmi e poi essere battezzato. In seguito andremo insieme alla corte di Artù per partecipare alla grande festa.»<br>«Allora prendete il cavallo: faremo come avete detto, e che Dio vi perdoni per tutti i vostri peccati come ho già fatto io! A un miglio da qui il vescovo suffraganeo di Carlisle potrà impartirvi il sacramento del battesimo.»<br>Montarono a cavallo insieme a ser Galleron e, giunti alla presenza del vescovo, gli esposero quanto volevano. Il sant'uomo fece riempire un grande bacile d'acqua, la consacrò, poi confessò e assolse ser Palamede. Ser Tristano e ser Galleron furono i suoi padrini.<br>Poco dopo, ripartirono per Camelot dove trovarono il re, la regina e quasi tutti i cavalieri della Tavola Rotonda, che furono molto lieti di sapere che ser Palamede si era fatto cristiano. (pp. 490-491)
====Libro XIII====
*«Ora sono certo che voi della Tavola Rotonda partirete alla ricerca del Sangrail e che io non vi vedrò mai più tutti insieme» dichiarò allora Artù. «Voglio perciò che vi riuniate per giostrare e torneare nel prato sotto Camelot in modo che, dopo la vostra morte, si possa tramandare che in questo giorno erano qui raccolti tanti valorosi combattenti.» (p. 501)
*Rientrati tutti tra le mura di Camelot, il re e i baroni si recarono ad ascoltare i vespri nella cattedrale e poi a cena, dove ciascuno dei cavalieri prese posto, come prima, sul proprio seggio. Ma ecco che, tra improvvisi scoppi e rombi di tuono che fecero temere che il palazzo stesse crollando, nella sala penetrò un raggio di sole sette volte più vivido di quanto si fosse mai visto e tutti furono investiti dalla grazia dello Spirito Santo. Guardandosi intorno, i cavalieri osservarono che gli altri sembravano circonfusi di bellezza, ma non poterono pronunciare una sola parola. Poi, apparve il Santo Graal velato di sciamito bianco, così che nessuno poté vederlo o capire chi lo recasse, e la sala si riempì di profumi mentre davanti ai commensali comparivano i cibi e le bevande che prediligevano. Dopo aver attraversato l'intero ambiente, il sacro vaso scomparve d'un tratto, e solo allora i presenti ritrovarono la voce e il re rese grazie a Dio per la benevolenza che aveva mostrato loro. (p. 502)
*Non torneranno più tutti {{NDR|i [[cavalieri della Tavola Rotonda]]}} insieme perché molti moriranno nel corso della ricerca. Io li amo quanto la mia stessa vita, e lo scioglimento di questa compagnia mi provoca un tremendo dolore, poiché la loro presenza alla mia corte era ormai un costume consolidato. ([[Re Artù]], p. 503)
*Il mio peccato e la mia malvagità mi hanno sprofondato nel disonore [...]. Finché ho perseguito avventure mondane per soddisfare desideri terreni, le ho sempre compiute in modo impareggiabile e senza mai subire sconfitte nelle giuste come nelle inique contese. Ma ora che ho intrapreso avventure celesti, capisco che il mio antico peccato mi ostacola e mi svergogna al punto che quando mi è apparso il sacro sangue non ho avuto la forza di muovermi e di parlare. ([[Lancillotto]], p. 518)
*{{NDR|Su [[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]]}} Tutte le mie gesta d'armi le ho compiute per amor suo [...] e per lei mi sono battuto, a torto o a ragione. Non ho mai fatto nulla solo per amore di Dio, ma sempre anche per conquistarmi onore e farmi andare di più, e ne sono stato poco o nulla grato al Signore. ([[Lancillotto]], p. 519)
====Libro XIV====
*«[[Mago Merlino|Merlino]] istituì la [[Tavola Rotonda]] a somiglianza della sfericità del mondo in essa perfettamente rappresentato» proseguì la reclusa. «Nella Tavola Rotonda, infatti, l'intero mondo cristiano e pagano trova ristoro, tanto che coloro che sono scelti a fare parte di quell'eletta compagnia si reputano colmi di grazia e più onorati che se fossero i padroni di metà della terra. Hai potuto vedere anche tu come, pur di appartenervi, i cavalieri siano disposti a perdere padre, madre, famiglie, mogli e figli, come facesti tu stesso che, per unirti a loro, abbandonasti tua madre senza volerla più vedere.<br>«Dunque, quando Merlino istituì la Tavola Rotonda disse che coloro che ne sarebbero stati compagni avrebbero potuto attingere alla verità del Sangrail. Gli fu chiesto chi l'avrebbe conquistata, ed egli rispose che sarebbero stati tre tori bianchi, due vergini e uno casto, e che uno di essi sarebbe stato più forte e più valoroso di suo padre quanto il leone lo è del leopardo. Allora gli fu detto: "Bisognerà che con le tue arti tu dia luogo a un seggio su cio potrà prendere posto solo il cavaliere che eccellerà su ogni altro".<br>«E Merlino istituì il Seggio Periglioso, quello su cui Galahad sedette al banchetto di Pentecoste.» (p. 522)
*La storia dice che [[Parsifal|ser Percival]] era uno degli uomini più religiosi che vi fossero al mondo in quei tempi in cui ben pochi credevano in Dio senza riserve, e i figli non rispettavano i padri e li trattavano come estranei. Egli quindi cercò conforto in Nostro Signore Gesù pregandolo affinché le tentazioni non lo allontanassero dal servizio di Dio ed egli potesse continuare ad essere Suo leale campione. (p. 527)
*[...] sono al servizio dell'Uomo migliore del mondo che non permetterà che io muoia, perché chi bussa alla Sua porta potrà entrare, chi chiede potrà ricevere, ed Egli non si nasconde a colui che lo cerca [...]. ([[Parsifal]], p. 529)
*Punirò la mia carne, che vuole avere impero su di me! ([[Parsifal]], p. 532)
*Quanto sono stato vicino a perdere me stesso [...] e la purezza che non avrei mai più potuto riavere! ([[Parsifal]], p. 532)
====Libro XV====
*«Non sei forse ser Lancillotto del Lago?» gli chiese il religioso dopo che il cavaliere gli ebbe comunicato che si sarebbe fermato con lui per la notte.<br>«Si, sono io.»<br>«Cosa fai in questa contrada?»<br>«Vado in cerca delle avventure del [[Graal|Sangrail]], signore.»<br>«Fa pure» gli disse allora il buon uomo «ma anche se il santo vaso si trovasse qui, il peccato ti impedirebbe di vederlo proprio come non è dato a un cieco di scorgere una spada sfolgorante.» (pp. 534-535)
*Quaranta anni dopo la passione di Gesù Cristo, [[Giuseppe d'Arimatea|Giuseppe di Arimatea]] preconizzò che re Evelake avrebbe sconfitto in battaglia i propri nemici. Dei sette re e dei due cavalieri che hai visto, il primo si chiama Nappus, e fu un sant'uomo; il secondo ebbe il nome di Nacien in onore di un suo avo che aveva ospitato Nostro Signore Gesù Cristo. Il terzo fu chiamato Helias il Grosso; il quarto Lisais; il quinto, Jonas, lasciò il proprio paese per rcarsi nel Galles dove sposò la figlia di Manuel ed ottenne la Gallia, che elesse come sua dimora e generò Lancillotto, tuo nonno, che sposò la figlia del re d'Irlanda e fu un uomo insigne quanto te. Suo figlio fu re Ban, tuo padre, l'ultimo dei sette re. Uno dei due cavalieri, invece, rappresenta te, Lancillotto, cui gli angeli dissero che non appartenevi alla compagnia dei sette re, mentre il secondo cavaliere sta a indicare il leone, che è superiore a tutti i re della terra, cioè ser Galahad, da te concepito nella figlia di re Pelles. E tu, che dovresti essere grato a Dio di ogni altro, perché, come peccatore, sei il cavaliere senza pari, non Lo hai ringraziato per tutte le straordinarie virtù che Egli ti ha prestate! (p. 537)
*Ah, Lancillotto [...] finché facevi parte della cavalleria terrena, eri l'uomo più straordinario e avventuroso del mondo; ma non devi stupirti se ora che ti trovi tra cavalieri impegnati in imprese celesti la fortuna ti è avversa. (p. 539)
====Libro XVI====
*Ser Lancillotto, poi, se non fosse per una sola pecca sarebbe superiore a ogni altro. Ma così come stanno le cose, è proprio come noi; solo che si assume le fatiche maggiori. ([[Gawain]], p. 541)
*La [[Tavola Rotonda]] fu istituita proprio perché gli uomini non svilissero queste due virtù{{NDR|, la pazienza e l'umiltà}}, come la cavalleria, che affonda in esse le sue radici, è sorta perché non possa mai essere sconfitta la fraternità che ne è il fondamento. (p. 545)
*{{NDR|Rivolto a [[Gawain]]}} Ti sei impegnato insieme a molti altri in una ricerca che non porterai mai a termine perché il Sangrail non si mostra ai peccatori. Non devi quindi meravigliare se non vi sei riuscito. Tu sei un cavaliere sleale e un grande assassino, mentre per gli uomini buoni questa ricerca è ben altro che una serie di omicidi. Lancillotto, benché abbia commesso gravi colpe, al momento stesso in cui ha intrapreso la ricerca si è impegnato a non peccare più, e infatti non ha mai ucciso né ucciderà un solo uomo fino al suo ritorno a Camelot. Se non fosse per la sua fragilità che probabilmente lo farà ricadere nella colpa con il pensiero, egli sarebbe il primo a compiere l'impresa dopo Galahad. Ma poiché Dio conosce i suoi pensieri e la sua debolezza, gli concederà di morire in santità. (Eremita, pp. 546-547)
====Libro XVII====
[[File:Galaad devant le graal n°3.gif|thumb|Galahad, Bors e Parsifal dinanzi al Graal]]
*{{NDR|Su [[Davide]]}} Egli era un dotto che conosceva le virtù delle pietre e delle piante, il corso delle stelle e molte altre cose ancora; ma poiché aveva una moglie malvagia, si era convinto che non esistessero donne buone, tanto che ne parlò con disprezzo anche nei libri che compose. (p. 573)
*Non spetta a noi punire chi ha operato contro Dio, ma solo alla Sua potenza. ([[Galahad]], p. 576)
*Siete uno sciocco se non sapete che le [[Verginità|vergini]] sono franche ovunque si trovino. ([[Parsifal]], p. 579)
*Nessuna lingua potrebbe descrivere e nessun cuore immaginare le meraviglie cui ho assistito. Se non mi fossi macchiato di un antico peccato, avrei potuto vedere molto di più. ([[Lancillotto]], p. 588)
*Galahad, servo di Gesù Cristo che attendo da tempo, abbracciami e lascia che riposi sul tuo petto e tra le tue braccia, casto e vergine sopra ogni altro cavaliere, giglio simbolo di purezza, rosa del colore del fuoco, fiore di ogni virtù. Sei tanto intriso della fiamma dello Spirito Santo che la mia carne, consunta dalla vecchiaia, ritrova la giovinezza! (Re Mordrains, p. 591)
*[...] rimessosi in viaggio, {{NDR|Galahad}} penetrò in una foresta irta di pericoli dove la storia dice che si imbatté in una sorgente in cui l'acqua ribolliva formando grandi onde. Il cavaliere vi posò una mano, e subito l'acqua si placò e il calore ne disparve, poiché quell'ardore era segno di lussuria, molto diffusa a quei tempi, e non poté durare al contatto con la purezza della sua verginità. Quanto era accaduto fu considerato un miracolo in tutto il paese, e da allora la fonte fu chiamata la Sorgente di Galahad. (p. 591)
*«Figliolo» disse poi l'Uomo a Galahad «sai cos'è ciò che stringo tra le mani?»<br>«No, se non me lo dite voi.»<br>«È la sacra scodella in cui mangiai l'agnello pasquale. Ora hai veduto quello che più desideravi, ma con minore chiarezza di come lo potrai ammirare nel Palazzo Spirituale della città di Sarras. Adesso partirai e con te partirà anche il Sangrail, che questa notte stessa dovrà lasciare il regno di Logris dove nessuno lo vedrà mai più perché le genti di questa terra si sono volte al peccato e non lo servono né lo venerano come dovrebbero; io perciò le spoglio dell'onore che avevo loro concesso. Domattina voi tre prenderete la Spada dalla Strana Cintura e scenderete alla riva del mare dove troverete pronta una nave. Ma prima ridonerete la salute al Re Magagnato ungendogli il corpo e le gambe con il sangue che è colato dalla lancia.»<br>«Signore, perché gli altri non possono venire con noi?» chiese Galahad.<br>«Come inviai i miei apostoli in diverse direzioni, così voglio ora che vi separiate. Quanto a voi tre compagni, due moriranno al mio servizio e solo uno tornerà a darne notizia» fu la risposta.<br>Poi l'Uomo li benedì e scomparve. (pp. 594-595)
*«Salutate per me ser Lancillotto mio padre e signore, e ricordategli che questo è un mondo incostante.»<br>Infine si inginocchiò a pregare davanti alla tavola e la sua anima lo lasciò, trasportata nel cielo di Gesù Cristo da una moltitudine di angeli. I compagni, che assistettero al prodigio, videro anche una mano scendere sul vaso e sulla lancia, prenderli e portarli nei cieli.<br>Da allora non vi è più stato un uomo che abbia avuto l'ardire di sostenere di aver visto il Sangrail. (p. 598)
====Libro XVIII====
*[...] Lancillotto, dimentico della promessa fatta e della perfezione raggiunta nel corso della ricerca, riprese a frequentare la regina. Del resto, come dice appunto il libro, se egli non le fosse stato intimamente legato nei suoi pensieri più riposti quanto, in superficie, appariva devoto a Dio, nessun cavaliere avrebbe potuto superarlo nella ricerca del Sangrail. Invece, i suoi più segreti sentimenti correvano sempre a lei. Così essi ripresero ad amarsi con maggiore ardore di prima e i loro convegni si fecero tanto frequenti che la corte cominciò a mormorare, e in particolare il loquace ser Agravano fratello di ser Galvano.<br>Ma intanto Lancillotto, continuamente assediato da dame e da damigelle che gli chiedevano di essere loro campione in questioni di diritto, per evitare ulteriori maldicenze e dicerie, decise di impegnarsi con zelo a seguire i dettami di Nostro Signore Gesù Cristo e di sottrarsi per quanto gli era possibile alla familiarità e alla compagnia di Ginevra. (p. 603)
*[...] ser Mordred, ser Agravano e molti altri della corte non ci perdono d'occhio e parlano del nostro amore. Li temo più per voi che per me perché, se del caso, io potrei fuggire o sbarazzarmene, mentre voi non potreste che rimanere qui a subire le maldicenze; e se doveste trovarvi in pericolo per aver commesso volontariamente qualche leggerezza, non potreste avere altro aiuto che il mio e quello dei miei parenti. Signora, la nostra imprudenza ci condurrà allo scandalo e alla vergogna, e io non voglio assolutamente che voi siate disonorata. Sono queste le ragioni che mi hanno spinto a dedicarmi il più possibile al servizio delle dame, facendo in modo che tutti pensino che ne traggo gioia, delizia e piacere. ([[Lancillotto]], p. 604)
*Lancillotto, ora capisco la vostra falsità e la vostra volgare lussuria! Voi amate altre dame, e per me non provate che disprezzo. Adesso che ho ben chiaro che siete un traditore, state certo che non vi amerò mai più. Non osate comparirmi ancora davanti: da questo momento vi scaccio dalla corte, e per sempre, e vi bandisco dalla mia compagnia. Se tenterete di rivedermi, sarete ucciso. ([[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]], pp. 604-605)
*Spesso le donne sono impulsive e compiono azioni di cui poi si pentono amaramente. ([[Bors (ciclo arturiano)|Bors]], p. 605)
*Se accetterò di essere il campione della regina mi alienerò molti cavalieri della Tavola Rotonda. Tuttavia, per amore di Lancillotto e vostro, sarò suo difensore a meno che il caso non porti qui un campione meglio di me. ([[Bors (ciclo arturiano)|Bors]], p. 609)
*Non ho mai sentito dire che Ginevra abbia rovinato un solo cavaliere. Anzi, a quel che so, ella ci ha sempre magnificato ed è stata la sovrana più generosa e liberale, e la più munifica di doni e di benevolenza. Sarebbe quindi vergognoso se lasciassimo morire nell'ignominia la moglie del nostro nobilissimo re. Sappiate che non lo permetterò, e che sosterrò la sua innocenza nella morte di ser Patrise; del resto, ella non aveva alcun motivo per odiare lui o alcuno dei cavalieri intervenuti al banchetto. Direi anzi che ci abbia invitati per affetto, certo non per un subdolo stratagemma, e sono convinto che comunque andrà, un giorno sarà possibile provare che tra di noi vi è un traditore. ([[Bors (ciclo arturiano)|Bors]], p. 610)
*Come dice un antico proverbio, è aspra la battaglia nella quale si scontrano parenti e amici, perché allora non c'è posto per la misericordia, ma solo per la più mortale delle contese. ([[Lancillotto]], p. 629)
*[...] non mi piace essere obbligato ad amare; l'amore deve nascere dal cuore, non dalla costrizione [...]. ([[Lancillotto]], p. 636)
*L'amore deve essere libero, non imposto, perché un amore forzato finisce con il dissolversi. ([[Re Artù]], p. 636)
*All'uomo d'onore non può non ripugnare assistere alla sconfitta di un suo pari, mentre chi non ha onore e si comporta da vile, alla vista di un uomo in pericolo non compirà mai un gesto gentile o generoso. Un codardo, infatti, non darà mai prova di misericordia, mentre chi alberga la bontà nel cuore farà agli altri quello che vorrebbe fosse fatto a lui. ([[Re Artù]], p. 642)
*{{NDR|Su [[maggio]]}} Quel mese esuberante infonde coraggio negli amanti e, in vari modi, li induce più di ogni altro a diversi comportamenti, perché è allora che, come erbe e arbusti, gli uomini e le donne si rinnovellano e richiamano alla mente lontane cortesie, servigi e gesti gentili che avevano posto nell'oblio per negligenza.<br>E come il rigore dell'inverno offusca e sfigura la verde estate, così accade all'amore che lega l'uomo alla donna, quando è incostante. Sono numerosi coloro che non albergano la costanza, e non passa giorno senza che vediamo come basti un alito di rigore invernale per cancellare e spezzare col minimo pretesto un vero amore, che pure costa tanto. Questa non è costanza né saggezza, ma debolezza di carattere, disonorevole per coloro che la praticano.<br>Perciò, come il maggio fiorisce e germoglia nei giardini, così ogni uomo d'onore rivesta il proprio cuore di germogli, prima a gloria di Dio, poi per dare gioia a coloro cui ha giurato fedeltà. Infatti, non c'è uomo o donna d'onore che non abbia scelto l'oggetto del proprio amore. E se la fatica delle armi non deve essere mai trascurata, bisogna però che l'onore sia innanzitutto riserbato a Dio, e solo dopo aver contesa con le dame: questo è ciò che io chiamo un amore virtuoso.<br>Oggi, però, gli uomini non sanno amare per sette giorni di seguito senza pretendere di appagare le proprie brame. La ragione ci dice che un tale amore non può durare, perché quanto è subito accordato con troppa prontezza, è ben presto spento dall'ardore stesso. Così è l'amore ai nostri tempi: arde lesto e altrettanto in fretta si raffredda! E questa non si può chiamare costanza. Ai tempi di Artù l'amore soleva essere diverso: uomini e donna si amavano anche per sette interi anni senza che tra loro si insinuasse la lussuria. Quello era amore vero, e fedele!<br>Ho dunque paragonato l'amore di oggi all'estate e all'inverno, perché come la prima è calda e il secondo è freddo, allo stesso modo procede l'amore ai nostri giorni. Tutti voi che siete amanti rammentate quindi il mese di maggio! (pp. 643-644)
====Libro XIX====
*[...] a quel tempo era costume che Ginevra non lasciasse mai la corte senza un seguito di ottimi cavalieri armati, quasi tutti giovani decisi a farsi onore. Erano chiamati i Cavalieri della Regina e in battaglia, ai tornei e alle giostre portavano come insegna uno scudo completamente bianco. Venivano scelti per quel servigio tutti gli anni in occasione della festa della Pentecoste tra i cavalieri che si erano mostrati più valorosi, in sostituzione di quelli che erano morti nel corso dell'anno (e non ne passava uno senza che ne morissero alcuni). Proprio compiendo tale servigio si erano distinti all'inizio ser Lancillotto e tutti gli altri, prima di conquistare rinomanza. (pp. 645-646)
*Ahimè, che vergogna che un [[cavaliere]] ne tradisca un altro! [...] Ma c'è un vecchio proverbio che recita: "Il valoroso è davvero in pericolo solo quando si trova in balia di un codardo. ([[Lancillotto]], p. 649)
*Gesù mi terrà lontano dal disonore, e poi ben vengano le disgrazie che Dio vuole mandare [...]. ([[Lancillotto]], p. 657)
====Libro XX====
*Nel mese di maggio, quando ogni cuore gagliardo fiorisce e germoglia e, con la bellezza e il rigoglio della stagione, uomini e donne sono pieni di letizia per l'avvicinarsi dell'estate con i suoi fiori novelli, laddove gli aspri venti e le bufere dell'inverno li inducono a raccogliersi al coperto presso il focolare, scoppiarono furore e sventura che ebbero termine solo con la morte e l'estinzione del fiore di tutti i cavalieri del mondo. (p. 663)
*Mi meraviglio che nessuno di noi si vergogni di sapere, e di vedere con i propri occhi, che Lancillotto giace giorno e notte con la regina [...]. Ne siamo tutti al corrente, eppure siamo tanto vili da tollerare il disonore di un sovrano nobile quanto Artù. ([[Agravaine]], p. 663)
*Se ne dovesse derivare ostilità o guerra tra noi e Lancillotto, sta' certo che molti re e molti potenti signori sceglierebbero di schierarsi con lui. E poi, fratello [...] devi sempre tenere a mente che Lancillotto ha salvato più di una volta il re e la regina, e che anche i migliori tra noi si sarebbero sentiti gelare il cuore in varie occasioni se egli non fosse stato il più valoroso e non lo avesse dimostrato molto spesso. ([[Gawain]], p. 664)
*Ser Lancillotto mi ha concesso l'investitura e niente potrà indurmi a parlare male di lui [...]. ([[Sir Gareth]], p. 664)
*Appena gli altri furono usciti, il re chiese quale fosse il motivo della disputa.<br>«Ora ve lo dirò, sire; non posso più tenerlo in me» gli rispose ser Agravano. «Io e ser Mordred siamo in disaccordo con i nostri fratelli: sappiamo che ser Lancillotto è da tempo l'amante della regina e, poiché siamo figli di vostra sorella, non possiamo continuare a tollerarlo. Voi siete il suo signore e colui che lo ha investito cavaliere, e intendiamo provare la sua slealtà.»<br>«Se quello che dite è vero, Lancillotto è un traditore!» esclamò Artù. «Ma mi ripugna compiere un passo del genere senza averne le prove; ser Lancillotto è un cavaliere valoroso e, come ben sapete, il migliore di tutti noi. Se non sarà colto sul fatto, vorrà battersi con colui che lo ha denunciato, e nessuno sarà in grado di tenergli testa. Quindi, voglio che sia sorpreso in flagrante.»<br>Il libro francese dice che il re non desiderava affatto che si diffondessero voci su Lancillotto e la regina. A dire il vero, egli ne aveva già il sospetto, ma non voleva sentirne parlare perché amava molto ser Lancillotto per tutto quello che egli aveva fatto in favore suo e di Ginevra. (p. 665)
*«Ahimè» si lamentava intanto Lancillotto «non mi è mai capitato di trovarmi a rischiare una morte vergognosa per la mancanza della mia armatura!»<br>Nel frattempo ser Agravano e ser Mordred non cessavano di gridare:<br>«Esci dalla camera della regina, traditore! Sta' certo che non riuscirai a fuggire».<br>«Gesù misericordia, non posso tollerare questo odioso clamore: meglio morire subito che sopportare un simile tormento!» esclamò allora Lancillotto; poi prese Ginevra tra le braccia e la baciò.<br>«Nobilissima tra le regine cristiane aggiunse siete la mia diletta e gentile signora e io, il vostro povero e fedele cavaliere, vi sono stato al fianco nelle cause giuste come in quelle ingiuste dal giorno in cui re Artù mi conferì l'investitura. Se morirò, vi supplico di pregare per la mia anima. Sono sicuro che ser Bors e tutti gli altri miei parenti, e anche ser Lavaine, vi salveranno dal rogo. Confortatevi, perciò, madonna mia amata, e qualunque cosa mi accada, andate con ser Bors e con gli altri che vi tratteranno con ogni onore e vi faranno regina delle mie terre.»<br>«No, Lancillotto, non vi sopravviverò! Se sarete ucciso, per amore di Dio accoglierò la morte con umiltà, come è dovere di una regina cristiana.»<br>«Ebbene, signora, poiché è giunto il giorno in cui dobbiamo separarci, sappiate che venderò la vita al più alto prezzo, e che sono mille volte più addolorato per voi che per me. Ma ora preferirei avere indosso la mia solida armatura piuttosto che regnare su tutto il mondo cristiano: prima di soccombere farei in modo che le mie gesta siano tramandate.»<br>«Piacesse a Dio che uccidessero me e lasciassero libero voi!» esclamò la regina.<br>«Questo non deve accadere, e che Dio mi ripari da una simile vergogna!» replicò Lancillotto. «Gesù Cristo, sii tu il mio scudo e la mia armatura!» (p. 667)
*Ora, signora, è chiaro che il nostro amore è giunto al suo epilogo e che da adesso in poi re Artù mi sarà nemico. Ma se vorrete rimanere con me, mi impegno a tenervi al riparo da ogni pericolo. ([[Lancillotto]], p. 669)
*Stanotte ho ucciso ser Agravano, fratello di ser Galvano, e almeno altri dodici suoi compagni. Non ho alcun dubbio, pertanto, che vi sarà un conflitto sanguinoso. Quei cavalieri erano stati mandati a sorprendermi su ordine espresso di Artù, e il re deve essere talmente furibondo e colmo di risentimento che condannerà la regina al rogo. Io non posso certo permettere che ella sia arsa per colpa mia. Se riuscissi a farmi ascoltare, mi offrirei di essere fatto prigioniero per potermi poi battere in suo favore e provare che è una sposa fedele, ma temo che il re sia troppo infuriato per accettare questa proposta. ([[Lancillotto]], p. 671)
*Miei bei signori, mi ripugna di compiere un'azione che potrebbe disonorare voi e tutto il mio lignaggio. Ma poiché sono altrettanto contrario a permettere che la regina muoia di una morte ignobile, se il vostro consiglio è di sottrarla al supplizio, siate però ben consapevoli che dovrò causare molti lutti. Forse, con mio grande rammarico, sarò costretto a uccidere anche qualcuno dei miei migliori amici e può darsi che alcuni, piuttosto che essere complici di un'azione abietta, preferiscano schierarsi dalla mia parte: non vorrei certo farli soffrire. ([[Lancillotto]], p. 672)
*«[...] il caso di Tristano dovrebbe mettermi in guardia. Sapete bene come andò a finire dopo che, presi tutti gli accordi, egli riportò Isotta la Bella a re Marco: quel sovrano lo uccise a tradimento mentre suonava l'arpa davanti alla sua dama, cogliendolo alle spalle e trafiggendogli il cuore con una lancia ben affilata.»<br>«È vero» convenne ser Bors «ma c'è una cosa che dovrebbe incoraggiare te come tutti noi, ed è che re Marco e re Artù sono di indole assai diversa, perché Artù non ha mai mancato alla propria parola.» (pp. 672-673)
*Capita spesso che agiamo per quel che crediamo il meglio, e che finisce poi per dimostrarsi il peggio. ([[Gawain]], p. 674)
*[...] sappiate che soffro di più per la perdita dei miei buoni cavalieri che per la fuga della mia gentile regina, perché di regine posso averne quante ne voglio, mentre non mi sarà mai più possibile riunire una simile compagnia di valorosi. E che sciagura che io e Lancillotto dobbiamo essere nemici! ([[Re Artù]], p. 677)
*[...] da oggi in poi cercherò Lancillotto fino al giorno in cui uno dei due avrà ucciso l'altro. Intendo vendicarmi e vi chiedo di prepararvi alla guerra. Se non volete perdere il mio servigio e il mio affetto, affrettatevi a mettere alla prova i vostri amici. Giuro su Dio che, anche se dovessi inseguire Lancillotto per sette regni, lo ucciderò a costo della vita. ([[Gawain]], p. 679)
*«Dio non voglia che io mi scontri con il nobilissimo sovrano che mi armò cavaliere!» replicò Lancillotto.<br>«Alla malora le belle parole!» proruppe il re. «Presta fede a quanto ti dico e non lo dimenticare: sono il tuo mortale nemico e lo sarò fino al giorno della mia morte. Non ti perdonerò mai di avermi ucciso degli ottimi cavalieri e degli uomini nobilissimi appartenenti al mio stesso sangue. Per di più, hai giaciuto per anni con la regina, che alla fine mi hai rapita con la forza.»<br>«Mio nobilissimo signore e re, dite quello che volete, tanto sapete benissimo che non mi batterò mai con voi» gli rispose Lancillotto. «È vero, vi ho ucciso dei cavalieri, e me ne rammarico molto; ma sono stato costretto a farlo per salvarmi la vita. Avrei forse dovuto lasciarmi uccidere? Quanto a madama la regina, non un solo cavaliere al mondo, salvo la persona di vostra altezza e il mio signore ser Galvano, oserebbe provare sul mio corpo che ella vi ha tradito! E se vi fa piacere di dichiarare che sono legato da molti anni a madama la vostra regina, vi darò soddisfazione dimostrando con il mio braccio contro chiunque, salvo voi e ser Galvano, che ella vi è fedele. Tuttavia, alla sua grazia è piaciuto di tenermi in suo favore e di prediligermi tra tutti gli altri, e del resto io ho ben meritato il suo affetto perché, sire, più di una volta il vostro furore avrebbe permesso che ella fosse condotta al supplizio se io non mi fossi battuto per lei inducendo i suoi nemici a confessare la loro menzogna e facendola così assolvere con onore. E tutte quelle volte, voi mi avete dimostrato amore e gratitudine per averla salvata, e mi avete anche promesso di essere per sempre il mio benevolo signore. Ora, invece, mi sembra che ricompensiate male i miei servigi. Del resto, sire, avrei perso gran parte del mio onore cavalleresco se avessi tollerato che madama, la vostra regina, fosse suppliziata per causa mia. In molte occasioni mi sono battuto per lei in contese che non mi riguardavano; non avrei forse avuto il diritto di farlo allorché ero dalla parte del giusto? Perciò, mio generoso e grazioso signore, concedete la vostra benevolenza alla vostra regina, che è buona e fedele!» (pp. 680-681)
*Voi, sire, avete dato ascolto a voci menzognere, e questa è stata la causa della guerra che ci oppone. Mio signore, un tempo avevo meritato la vostra compiacenza per essermi battuto in favore della regina vostra moglie, e sapete bene quante volte ella abbia dovuto patire gravi torti. Ora, mio buon signore, mi sembra che in questa circostanza, più che in tutte quelle che pure avete approvato, io avessi un motivo ben valido per strapparla al rogo, dal momento che ella vi era stata condannata a causa mia. Coloro che vi hanno raccontato le fole che sapete erano per certo mentitori, ma le calunnie sono ricadute sul loro capo poiché, se la potenza di Dio non fosse stata dalla mia parte, come avrei potuto io, disarmato e ignaro, far fronte a quattordici avversari armati e decisi? Infatti ero stato convocato dalla regina per non so quale motivo, e avevo appena varcato la porta della sua camera quando ser Agravano e ser Mordred hanno cominciato a chiamarmi traditore e codardo. ([[Lancillotto]], p. 687)
*[...] non mi sono mai battuto a oltranza con un cavaliere senza mostrare misericordia, e che benché mi sia misurato con ottimi guerrieri quali ser Tristano e ser Lamorak, ho sempre reso loro l'onore e il rispetto che meritavano. Dio mi è testimone che non mi sono mai adirato al punto da accanirmi contro i buoni cavalieri che ho visto impegnati a farsi onore, e che sono sempre stato lieto di aiutare un avversario in grado di tenermi testa a piedi o a cavallo. ([[Lancillotto]], p. 688)
*Ser Galvano, io amavo ser Gareth più di qualunque mio parente, e piangerò per sempre la sua morte non solo per il grande timore che ho di voi, ma anche per altri motivi che mi amareggiano. Prima di tutto, perché fui io a investirlo cavaliere; poi, perché so che mi amava più di ogni altro; il terzo motivo è che era un uomo nobilissimo, leale, cortese, gentile e di buona indole; il quarto è che appena seppi della sua morte capii che da voi non avrei avuto altro che un'inestinguibile guerra. Per di più, ero certo che avreste fatto in modo che il mio nobile signore Artù mi fosse nemico per sempre. Eppure, che Gesù mi perdoni, non ho ucciso ser Gareth e ser Gaheris di proposito. Ah, perché erano disarmati in quel giorno fatale! ([[Lancillotto]], p. 689)
*Se non fosse stato per il papa, io mi sarei battuto con te in singolare tenzone e avrei provato sulla tua persona la tua falsità nei confronti di Artù e miei. E lo farò, una volta che avrai lasciato queste terre, dovunque riuscirò a trovarti! ([[Gawain]], p. 690)
*Ahimè, così devo abbandonare il più nobile tra i regni cristiani, quello che ho amato di più e in cui ho acquistato il mio onore! Mi rammarico di esserci venuto, se devo esserne vilmente bandito senza colpa e senza motivo! Ma la fortuna è così incostante, e la sua ruota tanto mobile, che nessuno è certo di potervi riposare durevolmente. Ne sono prova molte antiche leggende, come quelle che narrano del nobile Ettore, e di Troilo, e di Alessandro il potente Conquistatore, e di molti altri che precipitarono in basso dal culmine della loro regalità. Così avviene per me, che ero tenuto in grande onore in questo regno nel quale la Tavola Rotonda crebbe in dignità grazie a me stesso e ai miei più che virtù di chiunque altro. ([[Lancillotto]], p. 690)
*Mio signore Artù, nobile sovrano che mi fece cavaliere, il mio affetto per voi è tale che i vostri attacchi mi addolorano profondamente, eppure li ho sopportati con pazienza. Se fossi stato vendicativo, avrei potuto scendere in campo e domare i vostri baldi cavalieri, ma ho pazientato per sei mesi lasciando che voi e ser Galvano faceste quel che volevate. Ora però non posso tollerarlo più e devo difendermi, perché ser Galvano mi ha accusato di tradimento. Sono stato sempre contrario a battermi contro un vostro parente, ma adesso non posso più tirarmi indietro, come la preda quando è messa alle strette. ([[Lancillotto]], p. 697)
*[...] ser Galvano aveva ricevuto da un sant'uomo un dono miracoloso che gli aveva permesso di farsi molto onore: ogni giorno dell'anno, dalle nove a mezzogiorno, la sua forza cresceva fino ad arrivare a triplicarsi. Per questo re Artù, che era il solo a saperlo, aveva ordinato che tutte le tenzoni che si fossero svolte alla propria presenza, di qualunque genere e per ogni tipo di lite, avessero inizio alle nove del mattino: in tale modo il partito per il quale si fosse battuto il nipote avrebbe avuto sempre il sopravvento nel corso delle tre ore in cui la forza di Galvano raggiungeva il suo culmine. (p. 698)
====Libro XXI====
*A [[Mordred|ser Mordred]] era stato dunque affidato il governo di tutta l'Inghilterra. Egli allora fece vergare delle false lettere fingendo che provenissero dal continente, in cui era scritto che re Artù era stato ucciso nel corso della guerra contro ser Lancillotto; quindi convocò a parlamento tutti i baroni e si fece eleggere re. L'incoronazione avvenne a Canterbury e fu seguita da festeggiamenti che durarono quindici giorni.<br>Dopo di che, ser Mordred si recò a Winchester e dichiarò apertamente alla regina (che però era moglie del re, allo stesso tempo suo zio e padre) che intendeva sposarla e perparò le nozze fissando il giorno del matrimonio. Ginevera, pur profondamente addolorata, gli rispose con cortesia e finse di sottomettersi al suo volere; tuttavia espresse il desiderio di recarsi a Londra per comprare quanto le sarebbe occorso per gli sponsali. (p. 702)
*Riflettete, Inglesi, sulla malvagità che tutto ciò palesava! Artù era il re più nobile e il cavaliere più valoroso del mondo e che più amava e sosteneva gli uomini prodi, eppure quelli Inglesi non gli concedevano la propria stima! Ché tale era l'antico costume di questa terra, e c'è chi dice che non l'abbiamo ancora abbandonato. Ahimè, questo è un grave difetto: nulla ci piace se perdura nel tempo.<br>Così si comportavano gli uomini di allora: amavano di più ser Mordred che il nobile Artù e molti andarono a dire all'usurpatore che sarebbero stati con lui nella buona come nella cattiva sorte. Allora ser Mordred, che aveva sentito dire che Artù sarebbe sbarcato a Dover, vi si portò con grande esercito allo scopo di sconfiggerlo e di scacciarlo dalle sue stesse terre. (pp. 703-704)
*«Ahimè, ser Galvano, figlio di mia sorella, con l'uomo che amavo di più al mondo se ne va ogni mia gioia!» si dolse {{NDR|Artù}} quando si fu ripreso. «Ora te lo posso dire, caro nipote, solo in te e in ser Lancillotto riposavano la mia letizia e la mia fiducia. Adesso che ho perduto entrambi, tutto il conforto che avevo sulla terra mi abbandona!»<br>«Ah, caro zio» gli rispose ser Galvano «il mio ultimo giorno è arrivato, e ne devo biasimare la mia impulsività e la mia ostinazione, dato che sono stato ferito sulla vecchia piaga che mi aveva inferto ser Lancillotto. So che morirò prima di mezzogiorno e che a causa del mio orgoglio voi dovrete patire tanta vergogna e sventura. Se il nobile Cavaliere del Lago fosse stato al vostro fianco, come fu e avrebbe dovuto essere ancora, questa guerra sciagurata non sarebbe mai scoppiata, perché solo la sua cavalleria e la nobiltà del suo sangue erano riuscite a tenere soggetti e timorosi i vostri infidi nemici. Ora egli vi mancherà. Ahimè, perché non ho voluto trovare un accordo con lui! [...]» (pp. 704-705)
*Io, ser Galvano, cavaliere della Tavola Rotonda, voglio che tutto il mondo sappia che mi sono dato la morte non per colpa tua ma mia. Perciò, ser Lancillotto, ti supplico di tornare nel regno per visitare la mia tomba e per recitare su di essa una preghiera, lunga o breve che sia, per la salvezza della mia anima. Oggi, nello stesso giorno in cui scrivo questa lettera, fui ferito a morte là dove la tua mano mi colpì per prima, e non avrei potuto essere ucciso da un braccio più nobile. ([[Gawain]], p. 705)
[[File:Battle Between King Arthur and Sir Mordred - William Hatherell.jpg|thumb|La battaglia tra Artù e Mordred]]
*{{NDR|Sulla [[battaglia di Camlann]]}} I messaggeri si recarono da Mordred che si era circondato di un temibile esercito di centomila armati e dovettero pregare a lungo prima di riuscire a fargli accettare in contropartita la Cornovaglia e il Kent fino alla morte di Artù e, dopo, tutta l'Inghilterra. Fu anche concordato che il sovrano e l'usurpatore, ciascuno con un seguito di quattordici cavalieri, si incontrassero in una zona franca tra i due eserciti schierati.<br>Artù fu lieto degli accordi raggiunti, ma prima di recarsi al convegno ordinò ai propri uomini di avanzare fieramente e di uccidere ser Mordred, di cui non ci si poteva fidare in alcun modo, se avessero visto sguainare anche una sola spada. E ser Mordred aveva istruito allo stesso modo il proprio esercito:<br>«Se vedrete balenare anche una sola lama mouvete con coraggio all'attacco e uccidete quanti vi si parano innanzi, perché non mi fido affatto di questa tregua e so bene che mio padre vorrà vendicarsi di me.»<br>L'incontro ebbe dunque luogo come era stato stabilito. Fu portato del vino e ne bevvero insieme, ma una [[vipera]] sbucata da un cespuglio d'edera morse il piede di un cavaliere. Questi, senza darsi pensiero del danno che ne sarebbe derivato, sguainò la spada per ucciderla, e quando i due eserciti videro balenare la lama diedero fiato alle trombe e ai corni e si corsero incontro levando terribili grida.<br>Allora re Artù montò a cavallo e raggiunse prontamente i propri uomini esclamando:<br>«Ahimè, che giorno sventurato!»<br>Ser Mordred si unì ai suoi, ed ebbe inizio la battaglia più funesta che si sia mai vista in terra cristiana: vi furono attacchi impetuosi e galoppare di cavalli, affondi e fendenti, colpi mortali e accenti minacciosi da entrambe le parti. Re Artù non cessava di attraversare le formazioni di ser Mordred compiendo molte prodezze degne di un nobile sovrano senza mai venir meno al proprio ruolo, ma anche ser Mordred non si tirava indietro e più volte mise se stesso in grave pericolo.<br>La battaglia infuriò per tutta la giornata senza risparmio di forze, finché molti nobili cavalieri giacquero immobili sulla fredda terra, e quando cadde la notte il terreno era cosparso dei cadaveri di ben centomila uomini. (pp. 707-708)
*{{NDR|Sulla battaglia di Camlann}} Il sovrano impugnò la lancia e si gettò in avanti gridando:<br>«Traditore, è giunto il giorno della tua morte!»<br>Ser Mordred si scagliò a sua volta contro di lui brandendo la spada, ma il re già gli affondava la lancia sotto lo scudo e gliela faceva fuoriuscire dal corpo per più di un braccio. E quando l'usurpatore comprese che non sarebbe potuto sfuggire alla morte, si slanciò con tutte le proprie forze in avanti trafiggendosi fino all'impugnatura dell'asta, poi calò la spada tenuta con entrambe le mani sul proprio padre e lo raggiunse a un lato della testa trapassandogli l'elmo e il crano. Subito dopo si accasciava a terra morto. (p. 709)
[[File:The Death of King Arthur by John Garrick.jpg|thumb|La morte di Artù]]
*«[...] Il tempo passa in fretta; prendete perciò la mia buona spada Excalibur e portatela alla riva del mare: vi ordino di gettarla nell'acqua e di tornare poi a dirmi cosa avete visto.»<br>«Sire, obbediremo al vostro comando» gli rispose [[ser Bedivere|Bedivere]].<br>Ma sulla strada si mise a osservare con attenzione la nobile arma e le pietre preziose che ricoprivano il pomo e l'elsa.<br>"Se la getto nell'acqua, non ne deriveranno che perdite e danno!" pensò.<br>Perciò la nascose sotto un albero e poi si affrettò a tornare dal re e gli disse di averla gettata in mare.<br>«Cosa hai visto?» gli domandò Artù.<br>«Nient'altro che onde e venti.»<br>«Non è vero» replicò il re. «Ora affrettatevi a ubbidire e, se vi sono caro, non esitate a fare quanto vi ho detto.»<br>Allora ser Bedivere tornò a prendere la spada, ma pensando ancora che fosse un peccato e una vergogna gettare via un'arma tanto nobile, la nascose di nuovo, poi raggiunse il re.<br>«Cosa avete visto?» gli domandò per la seconda volta il sovrano.<br>«Nient'altro che flutti e ondate nere.»<br>«Ah, mi hai ingannato ancora, sleale e traditore!» propruppe Artù. «La tua fama di nobile cavaliere e l'amore che ti ho sempre portato non mi avrebbero mai fatto pensare che mi avresti tradito per il valore di una spada! Ora sbrigati: le tue esitazioni stanno mettendo a grave rischio la mia vita. Se non eseguirai adesso i miei ordini ti ucciderò con le mie stesse mani ovunque potrò incontrarti.»<br>Così ser Bedivere tornò là dove aveva nascosto la spada, la raccolse con cautela e si avvicinò alla riva. Poi avvolse la cintura intorno all'elsa e la scagliò più lontano che poté. Allora vide un braccio e una mano sorgere dall'acqua, afferrarla stretta, brandirla tre volte e poi inabissarsi con l'arma.<br>Quando ser Bedivere, tornato vicino al re, gli raccontò quello che aveva visto, il sovrano esclamò:<br>«Ahimè, aiutatemi ad andare via, temo di avere aspettato già troppo.»<br>Il cavaliere se lo caricò sulle spalle e andò verso la riva del mare. Vi erano appena arrivati che una piccola chiatta piena di belle dame prese terra accanto a loro. Tra di esse si trovava una regina, e tutte portavano cappucci neri e gridavano e piangevano alla vista di re Artù.<br>«Fatemi salire a bordo» disse il re.<br>Ser Bedivere eseguì con delicatezza il comando, e tre dame accolserò Artù tra alti lamenti e lo misero a sedere con la testa appoggiata sul grembo di una di loro.<br>«Ah, mio caro fratello!» disse allora la regina. «Perché vi siete trattenuto tanto a lungo lontano da me? La ferita che avete al capo ha preso fin troppo freddo!»<br>Poi le dame si misero ai remi e allontanarono l'imbarcazione dalla terra. E quando se Bedivere le vide prendere il largo, gridò:<br>«Ah, mio signore Artù, cosa sarà di me ora che mi lasciate tra i miei nemici?»<br>«Confortatevi e fate del vostro meglio: su di me non potrete più fare alcun affidamento» gli rispose il sovrano. «Devo andare nell'isola di Avalon per curare la mia grave ferita, e se non sentirete mai più parlare di me, pregate per la mia anima.»<br>Intanto la regina e le dame piangevano e gridavano da fare pietà. Quando ser Bedivere ebbe perso di vista la chiatta, scoppiò anch'egli in pianti e in lamenti, poi si diresse verso la foresta e camminò per tutta la notte. (pp. 710-712)
*Di Artù non ho trovato nient'altro nei libri autorizzati, né ho letto con maggiore certezza della sua morte se non che fu portato via in una nave con tre regine, una delle quali era sua sorella [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana la Fata]], l'altra la regina del Galles del Nord e la terza quella delle Terre Desolate. Non conosco altra testimonianza che quella dell'eremita che un tempo era stato arcivescovo di Canterbury e che riferì che le dame avevano portato da lui un corpo perché lo seppellisse. Tuttavia egli non sapeva con certezza se si trattasse davvero del cadavere di artù, perché questa storia la fece mettere per iscritto ser Bedivere, cavaliere della Tavola Rotonda. (pp. 712-713)
*In varie parti d'Inghilterra si crede che re Artù non sia morto e che, per volontà di Nostro Signore Gesù, viva in un altro luogo da dove tornerà per conquistare la Santa Croce. Io però non mi sento di affermarlo, e preferisco dire che in questo mondo egli lasciò la sua vita. Molti sostengono anche che sulla sua tomba siano scritte queste parole:<br><div class="center">{{maiuscoletto|Hic iacet Arthurus Rex quondam rexque futurus}}</div> (p. 713)
*{{NDR|Su [[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]]}} Quando seppe della morte del re e di tutti i nobili cavalieri compreso ser Mordred, ella riparò in gran segreto con cinque dame ad Almesbury dove si fece monaca indossando la veste bianca e nera, e vivendo in penitenza come se fosse stata la più grande peccatrice di questa terra. Da allora nessuna creatura riuscì più a renderla felice, e visse tra digiuni, preghiere e opere di carità al punto che tutti si stupirono della purezza dei sui nuovi costumi. Con il tempo, come era da aspettarsi, divenne anche badessa e governatrice del monastero. (p. 713)
*La guerra che ha portato alla morte i più nobili cavalieri del mondo è divampata a causa mia e di quest'uomo, e l'amore che ci legava ha causato la rovina del sovrano più onorato della terra. Lancillotto [...] ho assunto questo stato per salvare la mia anima e, con la grazia di Dio e per le piaghe della Sua Passione, confido che dopo la mia morte potrò contemplare il volto benedetto di Gesù Cristo e sedere alla Sua destra nel giorno del Giudizio, poiché in cielo vi sono dei santi che furono peccatori in terra. Perciò, ser Lancillotto, vi supplico di cuore per l'amore che ci fu tra noi di non posare mai più lo sguardo su di me. Vi comando anche, in nome di Dio, che lasciate la mia compagnia e torniate nel vostro regno per preservarlo da guerre e distruzioni. Così come vi ho amato fino ad ora, il mio cuore non mi permetterà più di incontrarvi dopo che a causa vostra e mia è stato annientato il fuore dei re e dei cavalieri. Rientrate dunque nelle vostre terre e prendete moglie per vivere con lei in gioia e letizia. L'unica supplica che il mio cuore vi rivolge è che invochiate il Signore Eterno perché mi conceda di fare ammenda dei miei peccati. ([[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]], p. 716)
*«[...] Nella ricerca del Sangrail avrei abbandonato le vanità mondane se non fosse stato per l'amore che vi portavo, e se allora lo avessi fatto con tutto il mio cuore, la volontà e il pensiero, avrei superato ogni altro cavaliere a eccezione di ser Galahad mio figlio. Se voi vi siete votata alla perfezione, è giusto che lo faccia anch'io perché, mi sia testimone Iddio, solo in voi ho avuto la mia gioia terrena. Se il vostro cuore fosse stato diversamente disposto, vi avrei portata con me nel mio regno. Ma poiché tale è la vostra volontà, vi giuro che se troverò un eremita che voglia accogliermi, a qualunque ordine appartenga, farò penitenza e pregherò fino al termine della mia vita. Ora, madama, vi prego di baciarmi un'ultima volta.»<br>«Non lo farò mai» si schermì la regina «e astenetevi anche voi da tali atti.» (pp. 716-717)
*Supplico Dio Onnipotente che non mi sia mai più possibile vedere ser Lancillotto con i miei occhi mortali. ([[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]], p. 719)
*Quando riporto alla mente la bellezza e la nobiltà della regina e del suo re e li vedo ora giacere insieme, il mio cuore non può sostenere il mio corpo afflitto. Quando poi rifletto che per mia colpa, orgoglio e superbia sono entrambi periti, essi che non avevano pari tra le genti cristiane, il ricordo della loro cortesia e della mia gratitudine mi fa mancare il cuore al punto di non potermi reggere in piedi. ([[Lancillotto]], p. 720)
*Ah, Lancillotto [...] guida di tutti i cavalieri cristiani, impareggiabile tra i valorosi, ora giaci qui. Eri il più cortese cavaliere che abbia mai portato lo scudo, l'amico più sincero nei confronti di chi ti amava tra quanti hanno mai cavalcato, il più fedele amante tra i peccatori che abbiano mai amato una donna, l'uomo più gentile che abbia mai brandito una spada. La tua bella persona primeggiava sempre tra una folla di cavalieri, e tu eri l'uomo più mansueto e più onorato tra quanti mai si siano intrattenuti a banchetto con le dame. Ma eri anche l'avversario più inflessibile per un nemico mortale che abbia mai posto la lancia in resta. (Hector de Maris, p. 722)
===Explicit===
====Originale====
Here is the end of the booke book of kyng Arthur & of his noble knyghtes of the rounde table | that whan they were hole togyders there was ever an C and xl | and here is the ende of the deth of Arthur | I praye you all Ientyl men and Ientyl wymmen that redeth this book of Arthur and his knyghtes from the begynnyng to the endyng | praye for me whyle I am on lyve that god sende me good delyveraunce | & whan I am deed I praye you all praye for my soule | for this book was ended the ix yere of the reygne of kyng edward the fourth | by syr Thomas Maleore knyght as Ihesu helpe hym from hys grete myght | as he is servaunt of Ihesu bothe day and nyght |<br>{{NDR|Thomas Malory, ''[https://archive.org/details/lemortedarthuror00malouoft/page/860/mode/2up Le Morte d'Arthur. The original edition of William Caxton now reprinted and edited with an introduction and glossary]'', a cura di H. Oskar Sommer, Londra, David Nutt, 1889}}
====Traduzione====
''Qui finisce il libro di re Artù e dei suoi nobili cavalieri della Tavola Rotonda, che nel loro insieme raggiungevano il numero di centocinquanta. E questa è anche la fine de'' La morte di Artù. '' Gentiluomini e gentildonne che avete letto il libro di Artù e dei suoi cavalieri dall'inizio alla fine, vi supplico di pregare finché sono in vita perché Dio mi mandi una buona liberazione. Quando poi sarò morto, vi chiedo di pregare tutti per la mia anima. Quest'opera fu terminata nel nono anno di [[Edoardo IV d'Inghilterra|re Edoardo IV]] dal cavaliere sir Thomas Malory che Gesù aiuti con la Sua grande potenza, poiché è servo di Cristo di giorno come di notte.''<br>{{NDR|Thomas Malory, ''Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri'', volume secondo, a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Milano, Oscar Classici Mondadori, 1985. ISBN 88-04-41154-6}}
==Citazioni su Thomas Malory==
*Malory fu in realtà il primo scrittore su commissione [...]. Quando [[William Caxton|Caxton]] costruì la sua pressa da stampa, chiese al povero vecchio Malory di scrivere qualcosa, ed egli acconsentì mettendo insieme tutte le storie che conosceva: tutte le storie tramandate dalla tradizione orale. Poi, a poco a poco, con la proliferazione dei libri, la gente dimenticò quelle storie o non si curò di ricordarle. Così, i racconti che Malory ambientò nel XII secolo descrivevano eventi accaduti molto tempo prima [...]. E, come accade per tutti i miti, essi assunsero le tinte dell'epoca in cui vennero scritti. Gli ''Idilli del re'' di [[Alfred Tennyson|Tennyson]], per esempio, oppure le opere di [[Edward Burne-Jones|Burne-Jones]] e dei Preraffaelliti, descrissero e dipinsero le leggende arturiane del XII secolo secondo la sensibilità della propria epoca. Finendo così per rivelare più cose sull'età vittoriana che sulla leggenda stessa. ([[John Boorman]])
*Sì, possiamo immaginarci sir Thomas Malory come un adorabile primitivo, un innamorato di cose nobili e belle e grandi, finché non sappiamo, in base alle moderne ricerche che l'hanno identificato con un personaggio della parrocchia di Monks Kirby nella contea di Warwick, figura più di bandito che di {{sic|compíto}} gentiluomo, che per via delle sue violenze e rapine fu spesso in prigione, e in prigione scrisse appunto le sue storie di cavalleria. ([[Mario Praz]])
==Bibliografia==
*Thomas Malory, ''[https://archive.org/details/lemortedarthuror00malouoft/page/34/mode/2up Le Morte d'Arthur. The original edition of William Caxton now reprinted and edited with an introduction and glossary]'', a cura di H. Oskar Sommer, Londra, David Nutt, 1889.
*Thomas Malory, ''Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri'', due volumi, a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Milano, Oscar Classici Mondadori, 1985. ISBN 88-04-41154-6
==Altri progetti==
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[[Categoria:Scrittori britannici]]
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/* Libro VIII */
1419986
wikitext
text/x-wiki
Sir '''Thomas Malory''', o '''Maillorie''', '''Mallory''', '''Maleore''' (1409 – 1471), scrittore inglese.
==''La morte di Artù''==
===Incipit===
[[File:Morte Darthur incipit (cropped).jpg|thumb|Incipit dell'edizione del 1485 stampata da [[William Caxton]]]]
====Originale====
Hit befel in the dayes of Uther pendragon when he was kynge of all Englond | and so regned that there was a myȝty duke in Cornewaill that helde warre ageynst hym long tyme | And the duke was called the duke of Tyntagil | and so by meanes kynge Uther send for this duk | chargyng hym to brynge his wyf with hym | for she was called a fair lady | and a passynge wyfe | and her name was called Igrayne | So whan the duke and his wyf were comyn unto the kynge by the meanes of grete lordes they were accorded bothe | the kynge lyked and loved this lady wel | and he made them grete chere out of mesure | and desyred to have lyen by her | But she was a passyng good woman | and wold not assente unto the kynge | And thenne she told the duke her husband and said I suppose that we were sente for that I shold be dishonoured Wherfor husband I counceille yow that we departe from hens sodenly that we maye ryde all nyghte unto oure owne castell<br>{{NDR|Thomas Malory, ''[https://archive.org/details/lemortedarthuror00malouoft/page/34/mode/2up Le Morte d'Arthur. The original edition of William Caxton now reprinted and edited with an introduction and glossary]'', a cura di H. Oskar Sommer, Londra, David Nutt, 1889}}
====Traduzione====
Al tempo in cui [[Uther Pendragon]] governava su tutta l'Inghilterra, vi era in Cornovaglia un potente duca, signore di Tintagel, che gli faceva guerra da molti anni. Attraverso degli emissari, un giorno il re lo convocò ordinandogli di portare con sé anche la moglie, che aveva nome [[Igraine]] e fama di essere molto assennata. Quando il duca arrivò alla presenza del sovrano, per intercessione dei più nobili baroni si riconciliò con lui, ma il re si innamorò di sua moglie, la festeggiò oltre misura e desiderò di giacere con lei. Igraine, che era una donna onesta e leale, non solo non vi consentì, ma anzi disse al marito:<br>«Credo che siamo stati chiamati qui perché io vi perdessi il mio onore. Vi consiglio quindi di andare via senza indugio e di raggiungere questa notte stessa il nostro castello.»<br>{{NDR|Thomas Malory, ''Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri'', volume primo, a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Milano, Oscar Classici Mondadori, 1985. ISBN 88-04-41154-6}}
===Citazioni===
====Libro I====
[[File:Story of Merlin - Arthur's conception.png|thumb|Il concepimento di Artù]]
*«Ecco cosa voglio, sire» disse allora Merlino. «La prima notte che trascorrerete con Igraine concepirete in lei un figlio che mi farete consegnare appena sarà venuto alla luce. Io lo alleverò dove più mi piacerà, affinché a voi derivi onore e al bambino i vantaggi che gli spettano.»<br>«Sarà fatto come volete» accondiscese il re.<br>«Ora preparatevi» aggiunse Merlino. «Questa notte stessa vi coricherete al fianco di Igraine nel castello di Tintagel, e avrete le sembianze di suo marito; Ulfius assumerà l'aspetto di ser Brastias e io quello di ser Jordans, due cavalieri del duca. Ma badate di non rivolgere domande né a lei né ai suoi uomini; dite che non vi sentite bene, affrettatevi ad andare a letto, e domani mattina non vi alzate prima del mio arrivo. Il castello non è che a dieci miglia da qui.»<br>Fu dunque fatto come era stato deciso. Ma poiché il duca aveva visto il re lasciare l'assedio di Terrabil, quella stessa notte uscì dal castello attraverso una postierla per attaccare l'esercito regale e rimase ucciso nella sortita prima ancora che il sovrano fosse arrivato a Tintagel. Così re Uther giacque con Igraine più di tre ore dopo la morte del duca e, in quella notte, concepì Artù. Allo spuntare del giorno, dopo che Merlino fu arrivato per dirgli di prepararsi, egli baciò la dama e partì in gran fretta. E quando Igraine sentì dire che, secondo tutte le testimonianze, il marito era morto prima dell'arrivo di Uther, si chiese con grande stupore chi potesse essere l'uomo che si era coricato con lei nelle sembianze del suo signore e ne pianse segretamente senza farne parola ad alcuno. (p. 7)
*Non passò molto, quindi, che un mattino Uther e Igraine si sposarono tra la gioia e il tripudio generale, e, per volere del re, nella stessa occasione re Lot di Lothian e di Orkney sposò Morgawse, che sarebbe stata la madre di [[Gawain|Galvano]], e re Nentres della terra di Garlot sposò Elaine. La terza sorella, [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana la Fata]], fu invece messa a studiare in un convento dove divenne molto dotta in negromanzia. In seguito sarebbe stata maritata a re [[Urien|Uriens]] della terra di Gore, padre di [[Ywain|ser Ivano il Biancamano]]. (p. 8)
*E quando i mattutini e la prima messa ebbero termine, nel camposanto dietro l'altare maggiore fu vista una grande roccia quadrangolare simile a un blocco di marmo, che sorreggeva nel mezzo una sorta di incudine d'acciaio alta un piede in cui era infitta una bella spada. Intorno all'arma una scritta in lettere d'oro diceva:<br><div class="center">{{maiuscoletto|Colui che estrarrà questa spada dalla roccia e dall'incudine è il legittimo re di tutta l'inghilterra.}} (p. 10)
[[File:An island story; a child's history of England (1906) (14801002423).jpg|thumb|Artù estrae la spada dalla roccia]]
*Il giorno di Capodanno, terminata la messa, i baroni cavalcarono al campo, alcuni per giostrare, altri per torneare. Tra di essi vi era anche ser Ector accompagnato dal figlio ser Kay e dal giovane [[Re Artù|Artù]], fratello di latte di quest'ultimo. Ser Kay, che era stato fatto cavaliere nel giorno di Ognissanti, accortosi quando era già in cammino di avere dimenticato la spada nell'alloggio del padre, pregò Artù di andargliela a prendere.<br>«Volentieri» rispose il giovane allontanandosi in fretta. Giunto a casa, scoprì però che la dama e tutti gli altri erano usciti per assistere alle giostre. Ne fu addolorato, ma poi si disse:<br>"Andrò al camposanto a prendere la spada che è infitta nella roccia. Mio fratello non deve rimanere senza un'arma in una giornata come questa."<br>Si diresse quindi verso il camposanto; scese di sella, legò il cavallo a un montante e si avvicinò alla tenda che nascondeva la roccia. Non trovandovi i cavalieri che vi erano stati lasciati di guardia e che infatti erano andati alle giostre, afferrò l'impugnatura della spada e la estrasse con un strappo deciso, ma senza sforzo. Poi riprese il cavallo e raggiunse ser Kay per consegnargliela. Appena il fratello la vide, la riconobbe subito. Allora si avvicinò al padre egli disse:<br>«Signore, ecco la spada della roccia. Dunque devo essere io il re di questa terra.»<br>Ser Ector osservò l'arma; quindi tornò indietro con i due giovani, smontò da cavallo, entrò nella chiesa e ordinò a ser Kay di ripetergli con precisione come l'avesse presa faccendolo giurare sul Libro Sacro.<br>«Me l'ha portata mio fratello Artù, signore» disse allora ser Kay.<br>«E tu, come l'hai avuta?» chiese ser Ector ad Artù.<br>«Ecco, signore, quando sono tornato a casa a prendere la spada di ser Kay, non ho trovato nessuno che me la potesse dare; allora, pensando che mio fratello non dovesse rimanere disarmato, sono venuto qui e ho estratto l'arma dalla roccia senza alcuna fatica.» (pp. 11-12)
*Ser Ector e ser Kay si inginocchiarono a terra.<br>«Ahimè, perché vi inginocchiate davanti a me, voi che siete mio padre e mio fratello?» chiese loro Artù.<br>«No, mio signore, non è così. Io non sono vostro padre e non sono nemmeno del vostro stesso sangue. Vedo che discendete da un lignaggio ben più nobile di quanto credessi.»<br>Egli gli raccontò come gli fosse stato affidato, perché lo allevasse, dallo stesso Merlino. Nel sentire che ser Ector non era suo padre, il giovane provò un profondo dolore, ma il cavaliere continuò:<br>«Quando sarete re, vorrete essere il mio buono e grazioso signore?»<br>«In caso contrario sarei da biasimare» fu la risposta di Artù. «Siete l'uomo a cui devo di più insieme alla mia buona signora e madre, vostra moglie, che mi ha nutrito e allevato come figlio suo. Se Dio vorrà ch'io sia re come voi dite, potrete chiedermi tutto quello che sarà in mio potere di concedervi, e io non vi mancherò!» (pp. 12-13)
*«Per quale motivo quel ragazzo è divenuto vostro re?»<br>«Signori, è figlio legittimo di Uther Pendragon e di Igraine, moglie del duca di Tintagel» rispose loro Merlino.<br>«Allora è bastardo!» esclamarono tutti.<br>«No; Artù fu concepito più di tre ore dopo la morte del duca, e tredici giorni più tardi re Uther sposò Igraine. È quindi provato che non è bastardo, e chi lo afferma sappia che Artù sarà re e avrà ragione di tutti i suoi nemici, e che, prima di morire, avrà regnato a lungo su tutta l'Inghilterra e avrà condotto sotto il proprio comando Galles, l'Irlanda, la Scozia e molti altri regni.» (p. 15)
*Dovremmo forse accettare che un interprete di [[Sogno|sogni]] ci esorti alla viltà? ([[Lot (ciclo arturiano)|Lot]], p. 16)
*Ecco allora giungere in campo [[Ban di Benoic|re Ban]], fiero come un leone e con le insegne a bande verdi in campo d'oro.<br>«Ahimè, ora temo davvero che saremo sconfitti!» esclamò re Lot vedendolo. «Quello è il cavaliere più valoroso del mondo e anche l'uomo più rinnomato. Moriremo o saremo costretti a ritirarci, ma se dovremo farlo sarà bene che impieghiamo valore e saggezza, perché altrimenti perderemo ugualmente la vita!» (p. 26)
*[...] è preferibile uccidere un vile piuttosto che, a causa di un codardo, perdere tutti la vita. ([[Lot (ciclo arturiano)|Lot]], p. 28)
*«Siete un uomo straordinario!» esclamò allora Artù.<br>«Però mi stupisce molto sentirvi dire che morirò in battaglia.»<br>«Non ve ne meravigliate, è la volontà di Dio che il vostro corpo sia punito per le vostre azioni impure. Io invece dovrei essere triste, perché morirò di una morte vergognosa, sotterrato ancora vivo. Almeno la vostra sarà una fine onorevole.» ([[Re Artù]] e [[Mago Merlino]], p. 34)
*Merlino è a conoscenza, come del resto voi, ser Ulfius, di come re Uther venne da me nel castello di Tintagel con le sembianze di mio marito che era morto tre ore prima, e di come quella stessa notte mi fece concepire un figlio. Tredici giorni dopo egli mi sposò, e allorché il bambino nacque ordinò che fosse affidato a Merlino e allevato da lui. Da allora io non lo vidi mai più; né seppi quale nome gli era stato dato. ([[Igraine]], p. 35)
*«Ora siete in mio potere, e sono libero di decidere se uccidervi o risparmiarvi la vita. Ma se non vi darete per vinto sarò costretto a mettervi a morte» gli disse lo sconosciuto.<br>«Quando vorrà venire, la morte sia la benvenuta! Del resto, preferisco morire che disonorarmi arrendendomi a te» esclamò Artù balzandogli addosso. ([[Pellinore]] e [[Re Artù]], p. 39)
*«Ahimè, Merlino, lo avete ucciso!» gli disse Artù. «Era il cavaliere più nobile del mondo, ed io preferirei essere privato delle mie terre piuttosto che saperlo morto.»<br>«Non ve ne date pensiero, è più sano di voi» gli rispose Merlino. «È solo addormentato, ma si risveglierà fra tre ore. Vi avevo detto che era un cavaliere forte e coraggioso, e vi avrebbe ucciso se io non fossi intervenuto. Ma da ora in poi egli vi renderà ottimi servigi; il suo nome è [[Pellinore|Pellinor]], e un giorno avrà due figli di valore impareggiabile che si chiameranno Percival e Lamorak il Gallese. E sarà ancora Pellinor a rivelarvi il nome del figlio che avete concepito in vostra sorella e che sarà la rovina del regno.» (p. 40)
[[File:Boys King Arthur - N. C. Wyeth - p16.jpg|thumb|Artù riceve Excalibur]]
*Proseguirono il cammino finché si trovarono sulla riva di un lago vasto e ameno, dal quale videro emergere un braccio rivestito di sciamito bianco: esso terminava in una mano che stringeva una magnifica spada.<br>«È quella l'arma di cui vi parlavo» disse Merlino ad Artù. E poiché in quel momento una donna passava sul lago, il re chiese chi fosse.<br>«È la [[Dama del Lago]]; sul fondo di questo specchio d'acqua si trova una caverna che ha l'interno decorato con tale ricchezza da renderlo la residenza più piacevole del mondo» gli spiegò Merlino. «Ora la dama si avvicinerà; allora voi dovrete pregarla cortesemente di darvi la spada.»<br>Infatti la dama si diresse verso Artù e lo salutò, e il re, dopo aver ricambiato il saluto, le chiese:<br>«Di chi è la spada che quel braccio tiene alta sull'acqua? Io sono senza armi, e vorrei che fosse mia.»<br>«Essa mi appartiene» gli rispose la dama «ma se mi concederete un dono allorquando ve lo chiederò, sarà vostra.»<br>«Ve lo accorderò, sulla mia parola» le promise Artù.<br>«Allora montate sulla barchetta che vedete laggiù, raggiungete a remi la spada e prendetela insieme al suo fodero. Io reclamerò il mio dono quando lo riterrò opportuno».<br>Artù e Merlino smontarono di sella e legarono i cavalli a due alberi. Poi salirono sulla piccola imbarcazione e, quando ebbero raggiunto la mano e la spada, il re ne afferrò l'impugnatura e la trattenne, mentre mano e braccio scomparivano sott'acqua. (pp. 40-41)
*«Vi piace più l'arma o il fodero?» gli chiese Merlino.<br>«Preferisco la spada.»<br>«Non siete molto saggio, perché il fodero vale dieci volte di più! Finché lo avrete al fianco, esso impedirà alle vostre ferite di sanguinare, per quanto gravi possano essere. Quindi badate a non abbandonarlo mai.» (p. 41)
*Poi re Artù fece cercare, sotto pena di morte, tutti i bambini che erano nati il primo di maggio concepiti da baroni e da dame, perché Merlino gli aveva detto che proprio in quella data aveva visto la luce di colui che lo avrebbe ucciso. Tra i numerosi figli di signori scovati e mandati a corte, si trovava anche [[Mordred]], il figlio della moglie di re Lot.<br>I fanciulli vennero messi su una nave che fu lasciata alla deriva sul mare, ma il caso volle che essa naufragasse ai piedi di un castello e che tutti i bambini morissero salvo proprio Mordred che ne era stato scagliato fuori e che fu ritrovato da un buon uomo che lo allevò. Quando poi il fanciullo ebbe compiuto i quattordici anni, fu mandato a corte, come narreremo verso la fine del libro della Morte di Artù. Ora diremo che i baroni del regno furono molto addolorati per la morte dei loro figli e ne incolparono più Merlino che Artù, ma poi rimasero in pace sia per timore sia per lealtà nei confronti del sovrano. (p. 43)
====Libro II====
[[File:The Death of Balin and Balan.png|thumb|La morte di Balin e Balan]]
*«Ah, bella damigella, dignità, virtù e valore non sono riposti solo nell'[[abbigliamento]]!» esclamò [[Sir Balin|Balin]]. «La virilità e l'onore sono celati nella persona, e vi sono molti insigni cavalieri ignoti a tutti, a riprova che il pregio e l'ardimento non hanno alcun rapporto con le vesti che indossano.» (p. 46)
*Non pochi pensano di fare scorno a un [[avversario]], e poi scoprono che il loro intento si è ritorto a loro danno. ([[Sir Balin]], p. 50)
*Badate, sire, di conservare con cura il fodero di Excalibur e ricordate che finché l'avrete con voi le vostre ferite, per quanto gravi, non sanguineranno. ([[Mago Merlino]], p. 57)
*Rimasto disarmato, {{NDR|[[Sir Balin]]}} si precipitò allora alla ricerca di un'altra arma entrando prima in una stanza poi un'altra e in un'altra ancora, senza riuscire a trovare nulla e sempre incalzato dappresso da [[Re Pescatore|re Pellam]]. Infine varcò la porta di una camera meravigliosamente decorata e vide che vi si trovava un uomo disteso su un letto coperto dai più splendidi drappi d'oro che si possano immaginare. Vicino al letto, su un tavolo d'oro puro sorretto da quattro zampe d'argento, era posata una lancia di singolare fattura. Balin la afferrò, si volse a fronteggiare Pellam e lo colpì con forza, facendolo cadere in terra privo di sensi. Allora il tetto e le mura del castello crollarono e anche Balin fu gettato al suolo, dove rimase senza potersi muovere. [...] Da allora re Pellam rimase infermo per molti anni, e guarì solo quando fu curato da [[Galahad]], il nobile principe, nel corso della ricerca del [[Graal|Sangrail]] – il bacile che conteneva il sangue di Nostro Signore Gesù Cristo portato in Inghilterra da Giuseppe d'Arimatea, cui un tempo era appartenuto anche lo splendido letto. La [[Lancia di Longino|lancia]] che aveva inferto il [[Colpo Doloroso]] era la stessa con cui Longino aveva ferito Nostro Signore al cuore, e poiché re Pellam era affine alla stirpe di Giuseppe e l'uomo più degno di quei tempi, la sua infermità provocò dolore, lutti e pene. (pp. 61-62)
*«Fratello, mi hai ucciso e io ho ucciso te. Il mondo intero parlerà di noi» disse poi Balin quando si fu ripreso.<br>«Perché mai non ti ho riconosciuto!» si lamentò Balan. «Avevo notato le due spade, ma dato che portavi uno scudo non tuo ti avevo creduto un altro.»<br>«È colpa di uno sciagurato cavaliere che facendomelo cambiare ci ha dato la morte. Se potessi sopravvivere distruggerei il castello per i malvagi costumi che alberga.»<br>«E sarebbe ben fatto!» approvò Balan. «Da quando vi arrivai non ebbi più la possibilità di ripartirne perché uccisi il cavaliere che era a guardia dell'isola. Lo stesso accadrà anche a te, fratello. Avresti dovuto uccidermi, come del resto hai fatto, ma poi metterti in salvo con la fuga.»<br>In quel mentre sopraggiungeva la signora del castello con quattro cavalieri, sei dame e sei servitori, e sentì le pietose parole che si scambiavano i fratelli.<br>«Uscimmo entrambi da un medesimo sacello, il ventre di nostra madre, e giaceremo insieme in una stessa fossa» dicevano. (p. 66)
*Il mattino successivo comparve Merlino e fece incidere in lettere d'oro sulla tomba dei fratelli una scritta che diceva:<br><div class="center">{{maiuscoletto|Qui giace Balin il Selvaggio, che era il cavaliere dalle due spade che inferse il Colpo Doloroso.}}</div><br>Poi, presa la spada di Balin e sostituitone il pomo con un altro, ordinò a un cavaliere di brandirla, ma quello non vi riuscì nonostante i ripetuti sforzi. Allora Merlino scoppiò a ridere.<br>«Perché ridete?» gli chiese il cavaliere.<br>«Solo i campioni migliori del mondo potranno maneggiare questa spada, cioè [[Lancillotto]] e suo figlio Galahad. E con quest'arma Lancilotto ucciderà ser Galvano, il nipote di re Artù» gli rispose Merlino, che fece incidere la profezia sul pomo della spada.<br>Poi operò perché un ponte di ferro e di acciaio collegasse l'isola con la terraferma, e lo fece largo solo mezzo piede perché soltanto l'uomo più eccellente e mondo da malizia e villania potesse avere l'ardire di attraversarlo. Inoltre lasciò sull'isola il fodero della spada di Balin perché Galahad potesse trovarlo, e fece sì che per magia la spada restasse infissa in un blocco di marmo grande come la mola di un mulino, che galleggiò per molti anni nella corrente di un fiume fin sotto le mura di Camelot. Un giorno di Pentecoste Galahad, il nobile principe, che aveva già trovato il fodero, avrebbe estratto la spada così come è narrato nel libro del Sangrail. (p. 67)
====Libro III====
[[File:The Beguiling of Merlin by Edward Burne-Jones.jpg|thumb|Merlino e la Dama del Lago]]
*Che un re tanto illustre per nobiltà e valore voglia prendere in moglie Ginevra è la notizia più bella che abbia mai ricevuto [...]. Gli offrirei volentieri anche le mie terre se pensassi di poterlo compiacere, ma ne ha già tante e sono certo che non ne ha bisogno. Gli farò quindi un dono che gradirà molto di più, perché gli consegnerò la [[Tavola Rotonda]] che mi fu data da Uther Pendragon. Essa può ospitare un massimo di centocinquanta cavalieri; cento li ho io stesso, ma gli altri mi sono stati uccisi. ([[Leodegrance]], p. 69)
*«Ma perché vi sono due seggi vuoti alla Tavola Rotonda?» chiese poi Artù a Merlino.<br>«Sire, sono destinati a uomini degni del più alto onore, e sul [[Seggio Periglioso]] siederà solo un cavaliere senza pari. Chiunque altro sarà tanto ardito da tentare di prendervi posto, sarà annientato.» (p. 72)
*Devi concedere [[misericordia]] a coloro che t'implorano, perché un [[cavaliere]] spietato è un cavaliere senza onore. ([[Gaheris]], p. 76)
*Così, portate a termine le tre ricerche affidate a ser Galvano, a ser Tor e a re Pellinor, re Artù confermò la nomina di tutti i cavalieri, assegnò terre a quelli che non avevano e impose loro di non commettere mai oltraggi o omicidi, di rifuggire sempre dal tradimento, di non comportarsi mai con efferatezza, ma di concedere grazia a chi la implorasse, sotto sanzione di perdere per sempre l'onore e la sua protezione. Inoltre il re ingiunse loro, pena di morte, di soccorrere sempre le dame, le damigelle e le gentildonne e di non ingaggiare combattimenti in contese ingiuste per amore o per beni mondani. Tutti i [[cavalieri della Tavola Rotonda]] giurarono in tal senso, i giovani come i vecchi, e ogni anno rinnovavano il giuramento in occasione della festa solenne della Pentecoste. (p. 87)
*Non passò molto che la [[Dama del Lago|Damigella del Lago]] partì e Merlino la seguì tentando più volte di farla sua con le proprie arti sottili, ma poi Nimue gli fece giurare di non fare mai più uso con lei dei suoi incantesimi, perché altrimenti non l'avrebbe mai avuta. [...] Poi Merlino e la damigella ripartirono per la Cornovaglia, e nel corso del viaggio egli le insegnò molti altri prodigi. Ma poiché le stava sempre intorno per cogliere la sua verginità, Nimue lo prese a noia e pensò di liberarsene; tuttavia non sapeva come fare anche perché ne aveva paura, dato che Merlino era figlio di un diavolo.<br>Ora, avvenne che un giorno Merlino le facesse vedere una caverna meravigliosa che si sprofondava sotto una grande pietra che la damigella, mettendo in opera le arti che aveva apprese, lo inducesse ad entrarvi per mostrarle i prodigi che essa nascondeva. Poi fece in modo che egli non ne uscisse mai più di quante arti magiche mettesse in opera, e si allontanò lasciandolo prigioniero. (pp. 88-89)
====Libro IV====
*Ahimè, da quando sono stato incoronato non ho avuto un solo mese di riposo! ([[Re Artù]], p. 90)
*{{NDR|Su [[Sir Tor]]}} Parla poco e agisce molto di più, e non conosco nessuno qui a corte che sia di nascita più nobile, o che gli sia pari in valore e in possanza. ([[Re Artù]], p. 94)
*[...] mi sono impegnato a battermi ad oltranza e preferisco morire con onore piuttosto che vivere nella vergogna. Se mi fosse possibile perdere la vita cento volte, piuttosto che arrendermi a voi sceglierei lo stesso di morire. Sono senza armi, ma non senza onore, e del resto se ucciderete un uomo inerme, il disonore ricadrà su di voi. ([[Re Artù]], p. 101)
*{{NDR|Sulla [[Fata Morgana (mitologia)|Fata Morgana]]}} Mi vendicherò su di lei con tale durezza che tutto il mondo cristiano ne dovrà parlare, perché Dio sa che l'ho onorata e venerata più di ogni altra del mio sangue e che avevo più fiducia in lei che in mia moglie e negli altri miei parenti. ([[Re Artù]], p. 103)
*La gente dice che Merlino è figlio di un diavolo, ma io posso affermare di essere stato concepito da un demone sulla terra! ([[Ywain|Sir Ivano]], p. 105)
*[...] non è cavalleresco che uno resti in arcioni mentre l'altro è a piedi. (Moroldo, p. 112)
*Una dama tanto superba da non avere misericordia di un valoroso [[cavaliere]] non ha diritto alla felicità! ([[Dama del Lago]], p. 121)
====Libro V====
*In pace da lungo tempo, [[re Artù]] aveva indetto una festa sfarzosa. La Tavola Rotonda era al completo di tutti i suoi alleati sovrani, principi e nobili cavalieri quando, mentre egli sedeva sul trono, entrarono nella sala dodici vecchi che recavano rami d'ulivo nelle mani a significare di essere venuti come ambasciatori e messaggeri dell'imperatore Lucio, a quel tempo chiamato Dittatore o Procuratore del Bene Pubblico di Roma. Giunti alla presenza del re, essi gli resero omaggio con un inchino e gli parlarono nel seguente modo:<br>«Il nobile e potente imperatore Lucio saluta il re di Britannia. Vi ordina di riconoscerlo come vostro signore e di inviargli il tributo che questo regno deve all'impero e che, come risulta dai documenti, già pagavano vostro padre e i vostri predecessori. Se agirete da ribelle e non lo riconoscerete come vostro sovrano, deterrete e tratterrete le vostre terre in contrasto con gli statuti e i decreti stabiliti dal nobile e illustre Giulio Cesare, conquistatore di questo paese e primo imperatore di Roma. Sappiate anche se vi opporrete alle sue richieste e ai suoi ordini, Lucio condurrà una guerra implacabile contro la vostra persona, i vostri regni e le vostre terre, e punirà voi e i vostri sudditi come esempio perpetuo per tutti i sovrani e i principi che rifiutano il tributo al nobile impero che domina sull'intero mondo.» (p. 131)
*[...] io non pagherò mai il tributo a Roma! A quanto so Belino e Brenio, sovrani di Britannia, hanno tenuto a lungo l'impero nelle proprie mani, come anche Costantino figlio di Elena: vi è quindi la prova palese che non dobbiamo alcun tributo e che anzi, essendo noi i loro discendenti, abbiamo il diritto di reclamare il titolo all'impero. ([[Re Artù]], p. 132)
*Artù presiedeva la Tavola Rotonda e appariva l'uomo più gagliardo che esista, capace di conquistare l'intera terra, che è ben poco per lui. (p. 134)
*Mentre il re era assopito nella propria cabina ebbe un sogno meraviglioso: gli parve che un [[drago]] terrificante, giunto in volo dalla parte d'Occidente, affogasse molta della sua gente. Esso aveva la testa smaltata d'azzurro e le spalle che brillavano come oro, il ventre simile a maglie di straordinari colori, la coda coperta di scaglie, le zampe di splendido zibellino e gli artigli come oro fino. Dalla bocca gli scaturiva un'orrenda fiamma che faceva apparire di fuoco la terra e il mare. Poi, in una nuvola, giungeva dall'Oriente un feroce cinghiale nero dagli artigli grandi come pilastri. Coperta da pelame irsuto, era la bestia più ripugnante che si fosse mai vista, e ruggiva e muggiva in modo incredibilmente orribile. Il drago allora si sollevava nell'aria come un falco e assaliva con violenza il cinghiale che rispondeva ferendolo al petto con le zanne grigie, e quel sangue bollente faceva rosseggiare il mare. Allora il drago volava a grandi altezze, poi si precipitava fragorosamente a colpire il cinghiale sulla sommità del dorso, lungo dieci piedi dalla testa alla coda, riducendogli in polvere le ossa e la carne, che prendevano a volteggiare per tutta l'ampiezza del mare.<br>Il re si svegliò di colpo e, sconcertato dal sogno, mandò a chiamare un saggio filosofo cui ordinò di spiegarne il significato.<br>«Sire» fu la risposta del sapiente «il drago rappresenta la vostra persona, i colori delle sue ali sono i regni che avete conquistato e le scaglie di cui è irta la coda rappresentano i nobili cavalieri della Tavola Rotonda. Il cinghiale che usciva dalle nuvole e che fu ucciso dal drago simboleggia un tiranno che tormenta il popolo, o forse anche che voi dovrete battervi di persona contro il più orrido e abominevole gigante che avrete mai visto in tutta la vita. Non avete dunque nulla da temere da questo sogno: andate avanti da conquistatore.» (pp. 135-136)
*Guardate quanto sono tronfi di orgoglio e di millanteria questi Britanni! [...] Si vantano come se avessero già conquistato il mondo intero! (p. 140)
====Libro VI====
*Poco tempo dopo che re Artù era tornato in Inghilterra da Roma i [[cavalieri della Tavola Rotonda]] si riunirono a corte per dedicarsi a giostre e a tornei. Non pochi cavalieri novelli compirono onorevoli gesta d'armi e superarono i compagni dando prova di valore e di prodezza, ma tra tutti spiccò [[Lancillotto|ser Lancillotto]] del Lago che fu il migliore nei tornei, nelle giostre e nelle prove d'armi sia al primo sia all'ultimo sangue, e non si fece mai sopraffare se non per tradimento o per incantesimo.<br>Dunque ser Lancillotto si meritò una tale unanime ammirazione che il libro francese dice che era il cavaliere migliore della corte dopo il ritorno del re da Roma. Per tutti questi motivi, la regina Ginevra lo predilesse tra gli altri, e poiché anche egli la ricambiava amandola più di qualunque altra dama o damigella della sua vita, compì per lei molte prodezze d'armi. (p. 157)
*[...] non posso impedire alla gente di dire quel che vuole, ma non penso affatto di prendere moglie, perché dovrei restare al suo fianco trascurando le armi, i tornei, le battaglie e le avventure. Quanto poi ad avere delle amiche, rifiuto il piacere che esse potrebbero darmi soprattutto perché sono timorato di Dio. Vedete, i [[Cavaliere|cavalieri]] che si danno all'adulterio e al libertinaggio non sono felici o fortunati in battaglia, e sono quasi sempre sopraffatti da cavalieri meno abili, oppure per caso e per malasorte uccidono uomini migliori di loro. Credo quindi che sarà sempre un infelice l'uomo che ha delle amanti, e che tutto ciò che avrà a che fare con lui sarà perseguitato dalla sorte. ([[Lancillotto]], p. 170)
*Ahimè, che peccato che un cavaliere debba morire senza le armi in mano! ([[Lancillotto]], p. 181)
====Libro VII====
*Artù dunque si era seduto a banchetto con vari altri sovrani e con tutti i [[cavalieri della Tavola Rotonda]], salvo quelli che erano stati fatti prigioniero o uccisi in scontri d'armi, quando i tre uomini fecero il loro ingresso nella sala. Due erano cavalieri di bell'aspetto e riccamente vestiti, e sulle loro spalle si appoggiava il terzo, il giovane più bello del mondo, alto, robusto e prestante, dal viso perfetto e dalle più grandi e splendide mani che si fossero mai viste, ma che si muoveva come se non riuscisse a reggersi senza essere sostenuto. Artù ordinò che si facesse silenzio e si lasciasse spazio per il loro passaggio, e i tre uomini avanzarono fino all'alta predella senza pronunziare una parola; poi il più giovane si trasse un poco indietro e, raddrizzandosi agilmente in tutta la persona, disse:<br>«Re Artù, Dio benedica voi e tutta la vostra bella certe e, in particolare, i compagni della Tavola Rotonda. Sono venuto per pregarvi di accordarmi tre doni, e poiché le mie richieste non sono irragionevoli e non vi causeranno danni o perdite, potrete concedermeli senza tema di essere disonorato. Il primo lo chiederò subito, e gli altri due tra un anno in questo stesso giorno dovunque vi troverete a celebrare la festa solenne.»<br>«Avrai quanto desideri» dichiarò il re.<br>«Allora, sire, questa è la mia prima supplica: datemi da mangiare e da bere a sufficienza per un anno, al termine del quale avanzerò le altre due preghiere.»<br>«Bel figliolo, ti consiglio di domandare di più: quello che hai espresso è un desiderio troppo umile» gli rispose Artù. «Il mio cuore prova grande inclinazione per te perché ritengo che tu discenda da una nobile schiatta: l'opinione che mi sono fatto risulterebbe fallace se non dovessi dimostrarti di altissimo lignaggio.»<br>«Sire, sia come deve essere, ho chiesto esattamente quello che volevo» replicò il giovane.<br>«Non credo che tu non lo conosca!» esclamò il re, che poi affidò il giovane a ser Kay il Siniscalco, ordinando che gli desse i migliori cibi e le migliori bevande e un corredo degno del figlio di un barone.<br>«Non ci sarà bisogno di spendere tanto per lui» osservò però ser Kay. «Secondo me è nato villano e non diventerà mai un gentiluomo, altrimenti vi avrebbe chiesto un cavallo e un'armatura. I suoi desideri rispecchiano invece la sua condizione. Comunque, dato che non ha nome, lo chiamerò [[Sir Gareth|Bellamano]] e lo porterò in cucina dove potrà mangiare tutti i giorni tanto di quel brodo che tra un anno sembrerà un porcello all'ingrasso.» (pp. 187-188)
*Appena i due uomini che avevano accompagnato il giovane furono ripartiti lasciandolo nelle mani di ser Kay, questi cominciò a schernirlo e a farsi beffe di lui. Ma [[Gawain|ser Galvano]] se ne adirò e [[Lancillotto|ser Lancillotto]] ordinò al siniscalco di smetterla, aggiungendo che era pronto a scommettere che si sarebbe dimostrato un cavaliere di grande valore.<br>«Non avete ragioni per ritenerlo» replicò il siniscalco. «Le sue rischieste mostrano la sua vera natura; non vuole che da bere e da mangiare e in fede mia deve essere cresciuto in un'abbazia dove, comunque andassero le cose, gli facevano sempre mancare il vitto! Per questo è venuto a cercarlo qui.» (p. 189)
*Così Bellamano fu mandato in cucina, e la notte dormiva con gli altri garzoni, sopportando tutto pazientemente per dodici mesi. Ma nel frattempo era riuscito a incontrare il favore generale, degli uomini come dei ragazzi, per la sua umiltà e la sua dolcezza. E ogni volta che vedeva dei cavalieri intenti alle giostre, se poteva si fermava ad osservarli e cercava in tutti i modi di trovarsi ovunque si svolgesse qualche prova di prodezza, così che accadeva che chiunque si esercitasse nel lancio di sbarre o di pietre si trovava sempre superato da lui di almeno due iarde. (p. 189)
*«In nome di Dio, ti assicuro che ho dovuto impegnarmi al massimo per non essere disonorato; perciò non dovrai temere nessun altro» disse Lancillotto a Bellamano.<br>«Credete che un giorno sarò in grado di tenere testa a qualunque provetto cavaliere?» gli chiese allora il giovane.<br>«Certamente, combatti come hai fatto oggi e io te ne sarò garante.»<br>«Adesso, quindi, vi prego di armarmi.»<br>«Però dovrai dirmi il tuo nome e il tuo lignaggio.»<br>«Ve lo dirò, signore, purché non lo riveliate ad alcuno.»<br>«Te ne do la mia parola, finché non sarà universalmente noto.»<br>«Mi chiamo Gareth e sono fratello germano di ser Galvano» gli disse infine Bellamano.<br>«Ah, signore, ne sono molto lieto! Ho pensato fin dal primo momento che doveste essere di sangue nobile e che non foste venuto a corte solo per mangiare e bere!» esclamò ser Lancillotto; dopo di che lo armò cavaliere. (pp. 192-193)
*[...] non lasciatemi morire quando una parola [[Cortesia|cortese]] potrebbe salvarmi! (Sir Pertolepe, p. 199)
*Un [[cavaliere]] deve tollerare qualunque cosa da parte di una [[damigella]] [...]. Per questo non ho badato alle vostre parole, per quanto ingiuriose fossero; anzi, quanto più mi offendevate e mi facevate montare in collera, tanto più sfogavo la mia ira contro gli avversari che incontravo. Così le vostre ingiurie mi hanno esortato a battermi e mi hanno indotto a cimentarmi per provarvi fino in fondo di cosa sono capace. Se ho cercato accoglienza nelle cucine di Artù, è stato solo per avventura, perché avrei potuto trovare di che sostentarmi in qualunque altro posto. Ma l'ho voluto fare per mettere alla prova i miei amici e perché un giorno si potesse sapere che sono un gentiluomo. ([[Sir Gareth]], p. 203)
*{{NDR|Su [[Sir Gareth]]}} Ha sconfitto tutti e quattro i fratelli e ucciso il Cavaliere Nero [...]. Ma prima ancora aveva fatto di più: aveva disarcionato ser Kay lasciandolo a terra mezzo morto e aveva affrontato un duro scontro con ser Lancillotto concludendolo alla pari. È stato allora che ser Lancillotto lo ha armato cavaliere. (p. 206)
*{{NDR|Su [[Sir Gareth]]}} Lancillotto era il cavaliere che il giovane amava di più; perciò rimase quasi sempre con lui anche perché, dopo che si fu assicurato della buona salute di ser Galvano, non volle più accompagnarsi a quell'uomo vendicativo che, quando odiava, era pronto anche a commettere omicidi. E a ser Gareth questo ripugnava. (p. 236)
====Libro VIII====
*Al tempo in cui Artù era re supremo d'Inghilterra, del Galles, della Scozia e di numerosi regni, v'erano altri sovrani che regnavano su molte contrade: un paio nel Galles, altrettanti in Cornovaglia e nell'Occidente, due o tre in Irlanda e un gran numero nel Settentrione, ma tutti costoro gli dovevano obbedienza ed erano suoi vassalli, al pari del re di Francia, del re di Bretagna, e di tutti gli altri baroni fino a Roma. (p. 241)
[[File:Arthur Hughes cartoon the Birth of Sir Tristram.jpg|thumb|La nascita di [[Tristano]]]]
*Ah, figlioletto mio [...] hai dato la morte a tua madre! Se in così giovane età sai giù uccidere, suppongo che diverrai un uomo gagliardo e, poiché morrò per averti messo al mondo, voglio che la mia ancella preghi il mio signore e Meliodas che al battesimo ti imponga il nome di [[Tristano]], a significare il dolore della tua nascita. (Elisabetta, p. 242)
*{{NDR|Su [[Tristano]]}} [...] egli diede inizio alle buone regole del trattare ogni tipo di cacciagione e introdusse i termini appropriati che sono in uso ancor oggi, onde il libro della caccia col falcone, al cervo e a ogni altro animale selvatico, è chiamato il libro di ser Tristano. Mi sembra pertanto che tutti i gentiluomini di antico blasone debbano giustamente onorarlo, perché è proprio da tali termini, che resteranno in uso fino al giorno del Giudizio, che gli uomini d'onore possono distinguere un gentiluomo da un uomo libero e quest'ultimo da un villano. Colui che è [[Gentilezza|gentile]] sarà infatti attratto dalle virtù cortesi e seguirà i nobili costumi degli uomini d'onore! (p. 244)
*Ora accadde che re Agwisance d'Irlanda mandasse a chiedere a [[Marco di Cornovaglia|re Marco di Cornovaglia]] il tributo che questi gli aveva corrisposto per molti inverni e che da sette anni aveva smesso di pagare. Il re e i suoi baroni ordinarono ai messaggeri di tornare dal loro signore con questa risposta:<br>«Noi non gli pagheremo alcun tributo e se vorrà esigerlo mandi in Cornovaglia un cavaliere fidato che combatta per il suo diritto, perché noi ne troveremo un altro che difenda il nostro.»<br>I messageri tornarono dunque con quella risposta che accese d'ira re Agwisance. Convocato ser Moroldo, un nobile e provato cavaliere, compagno della Tavola Rotonda e fratello della regina d'Irlanda, il sovrano gli disse:<br>«Bel fratello, ti prego di andare per amor mio in Cornovaglia a combattervi per il tributo che ci spetta. Sarai ben risarcito per tutto quello che spenderai e avrai più di quanto ti occorra.»<br>«Sire» rispose ser Moroldo «per il diritto vostro e della vostra terra non esiterò a dare battaglia al miglior cavaliere della Tavola Rotonda, conosco la maggior parte di loro e le imprese che hanno compiuto, e affronterò volentieri questo viaggio che accrescerà la fama delle mie gesta.» (p. 245)
*Raccomandami a mio zio re Marco e pregalo, se sarò ucciso in battaglia, di seppellire il mio corpo nel modo che riterrà più opportuno [...]. Sappia che non mi arrenderò per viltà e che mi farò uccidere piuttosto che fuggire: in tal modo il regno non sarà costretto al tributo per causa mia; ma se mi arrendersi dichiarandomi sconfitto o se fuggissi, digli che non dovrà mai seppellirmi in terra consacrata. ([[Tristano]], p. 248)
*Appena ser Moroldo ebbe scorto Tristano, gli disse:<br>«Giovane cavaliere, ser Tristano, che fate qui? Sono molto dispiaciuto che abbiate avuto tanto coraggio, perché dovete sapere che mi sono battuto con molti nobili cavalieri, i migliori di questo paese e del mondo intero, e li ho vinti tutti. Seguite dunque il mio consiglio e ripartite.»<br>«Ser Moroldo, cavaliere leale e ben provato» gli rispose ser Tristano «non posso rinunciare alla nostra contesa perché proprio oggi ho ricevuto l'ordine della cavalleria e mi sono impegnato ad acquistarmi onore combattendo contro di voi che avete fama di essere tra i cavalieri più stimati del mondo. Al contrario io non mi sono ancora cimentato con un buon cavaliere, ma confido in Dio che potrò comportarmi onorevolmente liberando per sempre la Cornovaglia da ogni genere di tributo da parte del vostro paese.»<br>Quando ser Moroldo ebbe inteso il suo intento, aggiunse:<br>«Bel cavaliere, poiché siete deciso ad acquistare merito a mio danno, voglio che sappiate che non sarete disonorato se riuscirete a resistere a tre dei miei colpi, perché è proprio per le mie nobili imprese, provate e vedute, che re Artù mi fece cavaliere della Tavola Rotonda.» (p. 249)
*Io non sono che un novello cavaliere e al primo cimento, ma piuttosto che tirarmi indietro preferirei essere fatto in cento pezzi! ([[Tristano]], p. 250)
*Con grande benevolenza, il re affidò Tamtrist alla custodia e alle cure della figlia Isotta la Bella, che era molto esperta di medicina. La fanciulla infatti scoprì che alla base della ferita vi era del veleno, e la guarì in poco tempo. Così il giovane forestiero nutrì per lei un grande amore, tanto più che non v'era al mondo pulzella o dama più bella, e in cambio delle sue cure le insegnò a suonare l'arpa. E anche Isotta cominciò a sentire una grande inclinazione verso di lui.<br>[[Palamede (ciclo arturiano)|Ser Palamede il Saraceno]], beneaccetto al re e alla regina, si trovava a quel tempo nel paese, e ogni giorno si presentava con molti doni a Isotta la Bella, che amava appassionatamente. Di ciò si avvide Tamtrist, cui era nota la fama di nobiltà e di ardimento del cavaliere, e siccome Isotta la Bella gli aveva anche detto che il Saraceno aveva intenzione di farsi battezzare per amor suo, tra i due cavalieri c'era grande gelosia e Tamtrist ne era molto contrariato. (p. 252)
[[File:Waterhousem Tristan and Isolde.jpg|thumb|Tristano e Isotta bevono il filtro d'amore]]
*Un giorno Isotta la Bella e la regina sua madre prepararono un bagno per Tamtrist. Mentre egli era immerso nell'acqua accudito da Governale e da ser Hebes e le due donne si affaccendavano da una parte all'altra della camera, il caso volle che la regina vedesse la spada del giovane posata sul letto e che malauguratamente la traesse dal fodero. Dopo averla ammirata a lungo, ché era invero un'arma molto bella, le due dame notarono che il filo della lama era rotto a un piede e mezzo dalla punta e che ne mancava un buon pezzo. Quella falla ricordò subito alla regina il frammento di spada trovato nel cranio di ser Moroldo.<br>«Ahimè, figlia mia» esclamò «costui è il cavaliere traditore che uccise mio fratello, tuo zio!»<br>Isotta ne fu amaramente turbata, ché amava profondamente Tamtrist e conosceva appieno la crudeltà della madre.<br>Intanto la regina si era prontamente recata nella propria camera e da un suo cofano aveva preso il framment di spada estratto dalla testa di ser Moroldo dopo la sua morte; quindi si era affrettata a tornare al letto su cui era posata l'arma di Tamtrist e vi aveva inserito il pezzo d'acciaio: esso combaciò con la tacca della lama quasi non se ne fosse mai distaccato.<br>Subito la dama impugnò fieramente la spada e con tutta la sua forza corse addosso a Tamtrist che era ancora nel bagno, sì che lo avrebbe tagliato in due se ser Hebes non l'avesse afferrata per le braccia strappandole l'arma di mano. Non avendo così potuto portare a termine il suo malvagio intento, la regina corse dal marito, re Agwisance, e, gettatasi in ginocchio, gli disse:<br>«Ahimè, mio signore, ospitate in casa vostra il traditore che uccise mio fratello ser Moroldo, nobile combattente e vostro servitore.»<br>«Chi è e dove si trova?» chiese il re.<br>«È Tamtrist, colui che mia figlia ha guarito.» (p. 255)
*Mio padre è ser Meliodas re di Liones e mia madre, che si chiamava Elisabetta, era sorella di re Marco di Cornovaglia. Ella morì nel darmi la luce nella foresta e, proprio per questo, prima di spirare ordinò che al battesimo mi fosse imposto il nome di Tristano, ch'io trasformai qui in Tamtrist poiché non volevo essere riconosciuto. Ho combattuto per il tributo della Cornovaglia per amore di mio zio e per il diritto di quella terra che egli possedeva da molti anni, e anche per accrescere il mio onore, perché ero stato fatto cavaliere proprio quel giorno ed ero al mio primo cimento. Solo per questo intrapresi la battaglia, e sappiate inoltre che ser Moroldo si sottrasse a me ancora in vita, abbandonando lo scudo e la spada. ([[Tristano]], p. 256)
*Col passare del tempo [...] sorsero dissidi e gelosie tra il re e il nipote a causa di una dama, moglie del nobile conte ser Segwaride, di cui entrambi erano innamorati. La dama amava molto ser Tristano che la ricambiava, poiché era invero bella, e il cavaliere lo aveva ben notato, e re Marco, accesosi anch'egli d'amore per lei, lo aveva saputo e ne era geloso. (p. 258)
*[...] benché tra loro vi fossero belle parole, finché visse re Marco non amò più il nipote {{NDR|[[Tristano]]}}, poiché ogni affetto si era spento per sempre. (p. 260)
*[...] colui che ha una segreta [[ferita]] è riluttante a mostrare apertamente l'ingiuria subita! (p. 260)
*[[Lancillotto|Ser Lancillotto]] non ha pari per gentilezza e cavalleria e, per il grande affetto che nutro per lui, non combatterò più di mia volontà contro di voi. ([[Tristano]], p. 264)
*[...] re Marco non smise mai di pensare in cuore suo al modo di far perire Tristano. Infine escogitò di mandarlo come suo messaggero in Irlanda a chiedere in moglie Isotta la Bella, di cui il nipote aveva tanto lodato l'avvenenza e la bontà. Ma tutto ciò era fatto con l'intento di farlo morire. (p. 265)
*Ser Tristano prese dunque il mare e, mentre si trovava nella cabina insieme ad Isotta, accadde che avessero sete e che lì accanto vi fosse una piccola fiasca d'oro contenente, a giudicare dal colore e dal sapore, un vino prelibato. Subito il giovane la prese dicendo:<br>«Madama Isotta, ecco la migliore bevanda che abbiate mai gustata e che la vostra ancella dama Brangania e il mio servitore Governale tenevano per sé.»<br>Risero entrambi di cuore e bevettero liberamente, brindando l'uno all'altra, sì che mai vino sembrò loro più dolce e prelibato. Ma appena l'ebbero inghiottito, essi si amarano sì intensamente che quel loro sentimento non li abbandonò mai più, nella buona e nella cattiva sorte. Era infatti quello il principio di un amore che li avrebbe accompagnati per tutti i giorni della vita. (p. 271)
*Non è da buon [[cavaliere]] cogliere un altro in svantaggio [...]. ([[Tristano]], p. 284)
*Ser Lamorak si allontanò in compagnia di ser Driant, ed essendosi imbattuto in un cavaliere che per ordine di [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana la Fata]] recava a [[re Artù]] un bel corno rifinito in oro, lo costrinse con la forza a rivelargli il motivo della sua missione. Seppe che il corno aveva una virtù – nessuna dama o gentildonna che non fosse fedele al proprio signore vi poteva bere senza versarne il contenuto – e che Morgana la Fata lo inviava in dono al fratello Artù a causa della [[Ginevra (ciclo arturiano)|regina Ginevra]] e per dispetto a ser Lancillotto.<br>«Se non vuoi morire» disse allora ser Lamorak «porterai il corno a re Marco, e gli dirai che glielo mando perché metta alla prova la fedeltà della sua sposa.»<br>Il cavaliere si recò così da re Marco e gli disse che gli inviava quel corno prezioso e qual era la sua qualità. Il re costrinse quindi la regina Isotta a bere, e dopo di lei cento altre dame, ma solo quattro tra esse riuscirono a non versare la bevanda.<br>«Ahimè, è una grave infamia» esclamò il sovrano, giurando poi solennemente che avrebbe condannato al rogo la regina e le altre.<br>Ma i baroni si radunarono e dichiararono apertamente di non essere disposti a tollerare che le dame venissero arse per via di un oggetto fatto con arti magiche dalla strega più fals e incantatrice che vi fosse al mondo e nemica dei veri amanti, e affermarono che quel corno non operava mai niente di buono e causava solo odio e dissidi. Molti cavalieri fecero pertanto voto di usare ben poca cortesia a Morgana la Fata, se ma l'avessero incontrata. (pp. 284-285)
*[...] uccisi ser Moroldo liberando la Cornovaglia dal tributo, e sono anche colui che salvò il re d'Irlanda da ser Blamor di Ganis e che vinse ser Palamede. Sono Tristrano di Liones e, con la grazia di Dio, libererò quest'infelice contrada. ([[Tristano]], p. 291)
*«[...] In cambio della mia cortesia voi esponeste al biasimo molte dame, inviando a re Marco il corno di Morgana la Fata, per risentimento verso di me.»<br>«Lo rifarei se fosse il caso» affermò ser Lamorak. «Preferivo che la disputa si svolgesse alla corte di re Marco piuttosto che a quella di re Artù, perché non sono di pari onore.»<br>«Questo lo so, ma voi agiste solo per far dispetto a me» replicò Tristano. «Eppure, nonostante il vostro malanimo, ringrazio Dio che non avete fatto grande danno. Lasciate dunque ogni vostro rancore e io farò altrettanto: uniamo invece le nostre forze e acquistiamoci merito uccidendo il gigantesco signore dell'isola, ser Nabon il Nero.»<br>«Signore, ora comprendo la vostra cavalleria!» esclamò ser Lamorak. «Non può essere menzognero ciò che tutti dicono di voi: per nobiltà, generosità e virtù non avete pari e mi pento di avervi mostrato villania.» (p. 292)
*[...] molti dicono dietro le spalle di un uomo quello che non gli direbbero mai in faccia. ([[Lamorak]], p. 295)
====Libro IX====
*Se alla tua prima giostra ti inviano un buffone a combatterti, sei davvero tenuto in poco conto alla corte di Artù! (Damigella Maldicente, p. 302)
*Ah, bella damigella [...] vi prego di avere pietà e di non insultarmi oltre, perché la mia afflizione è grande abbastanza anche se non ne aggiungete del vostro. Tuttavia non mi considero un cattivo cavaliere per essere stato abbattuto da un compagno della Tavola Rotonda. ([[Sir Breunor]], p. 302)
*{{NDR|Su [[Sir Breunor]]}} [...] vi dico apertamente che è un bravo cavaliere, e che si proverà nobile e prode. Se non si tiene ancora saldo in sella è solo perché gliene mancano la pratica e l'esperienza, ma quando è il momento di maneggiare la spada sa colpire con forza e valentia, ed è ciò che hanno compreso ser Bleoberis e ser Palamede che, da uomini scaltriti dall'uso delle armi, sanno giudicare dal modo di cavalcare di un avversario se saranno in grado di rovesciarlo di sella o di assestagli un buon colpo. Ma per lo più essi non sono disposti a combattere a piedi con i giovani cavalieri, che sono agili e vigorosi. ([[Mordred]], p. 304)
*{{NDR|Su [[Glatisant la Bestia]]}} Si trattava della bestia con la testa da serpente, il corpo da leopardo, le natiche da leone e le zampe da cervo; inoltre, ovunque essa andasse, dal suo ventre scaturiva uno strepito quasi vi fossero trenta coppie di veltri latranti. (p. 314)
*[...] nessuno è conformato in modo da poter aver [[successo]] in ogni occasione: talvolta si ha la peggio per mala ventura e talaltra colui che è meno meritevole mette in svantaggio chi è migliore di lui. (p. 314)
*«Chi vorreste assalire?» chiese ser Lamorak.<br>«Ser Lancillotto del Lago: se mai lo incontrassimo non potrebbe sfuggirci e lo metteremo a morte!»<br>«Vi assumete un compito molto arduo, perché è un cavaliere nobile e ben provato» fu la risposta di ser Lamorak.<br>«Non ne dubitiamo, ma ognuno di noi è sufficientemente forte per tenergli testa.»<br>«Non lo credo» replicò ser Lamorak. «In tutta la mia vita non ho mai inteso d'alcun cavaliere che ser Lancillotto non riuscisse a superare.» (p. 315)
*[...] ognuno ritiene infatti che la propria dama sia superiore a ogni altra, e voi non dovete adirarvi se io lodo colei che maggiormente amo. Se la mia signora, la regina Ginevra, è ai vostri occhi la più avvenente, sappiate che la regina Morgawse sembra più bella ai miei, ed è ciò che ogni cavaliere pensa della propria dama. ([[Lamorak]], p. 316)
*Ho ricevuto una bella ricompensa per aver combattuto contro ser Moroldo e liberato il regno dalla sudditanza; e anche per aver portato in Cornovaglia la regina Isotta sopportando gravi costi e pericoli. Quale compenso mi fu dato per essermi battuto con ser Blamor di Ganis in difesa di re Agwisance padre di Isotta la Bella, e cosa mi venne per aver abbattuto ser Lamorak il Gallese su richiesta di re Marco, o per aver vinto il Re dei Cento Cavalieri e il re del Galles del Nord che minacciavano le sue terre? E ancora, per aver salvato la regina dal buon cavaliere ser Palamede, e per aver ucciso il potente gigante Tawlas? Sappia re Marco, che ora mi dà tale mercede, che fu solo per amor mio che molti nobili cavalieri della Tavola Rotonda hanno finora risparmiato i baroni di questa contrada! ([[Tristano]], p. 326)
*Ebbene, qui si può imparare che nessun [[cavaliere]] è tanto forte che non possa essere scavalcato, nessuno tanto saggio che non possa sbagliare, e che cavalca bene colui che non è mai caduto! ([[Dinadan]], p. 332)
*{{NDR|Su [[Tristano]]}} Gesù misericordioso! Dacché presi le armi non vidi mai un cavaliere compiere gesta sì stupefacenti! Se lo assalissi ora, recherei onta a me stesso. ([[Lancillotto]], p. 335)
*[...] un buon cavaliere deve sempre favorire un altro, giacché i simili sono attratti dai simili. (Re dei Cento Cavalieri, p. 336)
*[...] nell'ardore della lotta spesso si colpiscono gli amici al pari dei nemici. ([[Lancillotto]], p. 343)
*È difficile staccare la carne che è cresciuta intorno all'osso! ([[Lancillotto]], p. 348)
*Anche il [[Pecora e lupo|lupo]] lascerebbe in pace la pecora se si trovassero insieme nella stessa prigione! ([[Dinadan]], p. 348)
*Come dice il libro francese, [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana]] preferiva ser Lancillotto a ogni altro, e lo desiderava in ogni momento benché egli non acconsentisse ad amarla né a far nulla su sua richiesta. (p. 351)
====Libro X====
*Un [[cavaliere]] così ardito non morrà per mano di un branco di vigliacchi! ([[Tristano]], p. 357)
*Ahimè, Bella Isotta regina di Cornovaglia, perché mai vi amo? [...] Voi non avete colpa di questa mia pena e il biasimo ricade solo sui miei occhi: siete la più bella di tutte, e io da stolto non posso fare a meno di esservi devoto anche se non mi dimostrate né amore né cortesia, e amate riamata ser Tristano di Liones che è il cavaliere migliore del mondo. ([[Palamede (ciclo arturiano)|Palamede]], p. 373)
*«Ecco un castello che non potrebbe essere preso o conquistato con alcuna macchina da guerra» disse ser Dinadan indicandolo al compagno. «Vi dimora la regina Morgana la Fata: lo ricevette dal fratello re Artù, che se ne è poi pentito amaramente. Da quel momento non c'è stato più accordo tra loro e la sorella gli ha fatto guerra ogni volta che ha potuto mantenendo proprio in questo maniero un folto gruppo di armati al solo scopo di distruggere quanti sono cari al re. Infatti non vi passa alcun cavaliere che non debba combattere contro uno, due o persino tre avversari. Se poi appartiene ad Artù ed è sconfitto, perde cavallo, armatura e ogni altra cosa che possiede, e persino la libertà qualora non riesca a fuggire.»<br>«Dio mi protegga!» esclamò ser Palamede. «Fare guerra al proprio signore che è chiamato il fiore della cavalleria cristiana e pagana è un costume malvagio e indegno di una regina, e io vi porrò fine di tutto cuore. Morgana non riceverà mai alcun servigio da me, e se come penso mi manderà contro i suoi cavalieri, essi avranno dì che combattere!» (p. 377)
*«Ne ho visti di stolti come voi!» esclamò allora ser Dinadan adirato. «E uno proprio quest'oggi: se ne stava disteso accanto a una fonte con aria trasognata, lo scudo appoggiato al suolo e il cavallo poco distante, e sogghignava come un folle senza dire una parola. Compresi così che si trattava di un [[Innamoramento|innamorato]].»<br>«E voi non lo siete, bel cavaliere?» gli chiese ser Tristano.<br>«Maledetto chi lo è!» proruppe ser Dinadan.<br>«Avete torto, perché soltanto il cavaliere innamorato può essere prode» replicò ser Tristano. (pp. 408-409)
*«In guardia, cavaliere» gridò poi a ser Epinogrus. «È abitudine dei cavlieri erranti sfidarsi alla giostra.»<br>«È forse costume di tali cavalieri imporre di combattere che lo si voglia o no?»<br>«È tale per me, e tanto vi basti» replicò ser Dinadan. (p. 409)
*«[...] io non so cosa spinga ser Tristano e tanti altri innamorati a perdere la ragione e l'intendimento per delle donne!» commentò ser Dinadan.<br>«Come, siete un cavaliere e non siete innamorato? Vergognatevene: non potete certo essere chiamato prode se non venite a contesa per una dama.»<br>«Dio me ne guardi!» esclamò ser Dinadan. «Le gioie d'amore sono troppo brevi e le pene che ne derivano fin troppo durature.» (p. 412)
*«Ma perché siete tanto incollerito?»<br>«Ah, codardo, disonori la cavalleria!» lo ingiuriò ser Dinadan.<br>«Poco importa dal momento che mi metterò al vostro servizio e rimarrò sotto la vostra salvaguardia. Siete così prode che mi proteggerete» replicò ser Tristano.<br>«Il diavolo mi liberi da te! D'aspetto sei il migliore uomo d'armi che abbia mai visto, ma anche il più pusillanime.» (p. 413)
*"Date [[potere]] al [[villano]] e questi non ne avrà mai abbastanza". Infatti, laddove il governo è affidato a una persona di bassi natali mentre il signore delle terre è di nascita elevata, avverrà che il [[Plebe|plebeo]] non tollererà al proprio fianco alcun gentiluomo, e ne perseguirà anzi la rovina. (p. 417)
*{{NDR|Su [[Palamede (ciclo arturiano)|Palamede]]}} [...] tutti lo lodarono e affermarono che seppure ancora saraceno, era un credente della migliore specie, ben disposto d'animo e assolutamente leale e fedele alla parola data. (p. 420)
*Ora oso dire che siete la dama più bella che abbia mai visto, e che ser Tristano è un cavaliere prode e prestante quant'altri mai. Mi sembra perciò che siate fatti l'uno per l'altra! ([[Re Artù]], p. 441)
*Ah, Palamede, Palamede [...] perché sei così emaciato, tu che un tempo eri chiamato uno dei più bei cavalieri del mondo? Ah, non voglio più vivere questa vita perché amo colei che non potrò mai avere o conquistare! ([[Palamede (ciclo arturiano)|Palamede]], p. 452)
*«Signore, ecco come mi discolpo: in quanto alla regina Isotta, sappiate che l'amo da lungo tempo più di ogni altra, e a lei debbo gli onori che ho conquistato, ché altrimenti sarei rimasto il cavaliere più indegno del mondo. Ovunque andavo, il suo ricordo mi accompagnava e mi spingeva a compiere imprese meritevoli. Tuttavia finora non ebbi mai da lei ricompensa e pur essendo il suo cavaliere non ricevetti alcun guiderdone! Perciò, ser Tristano, non temo la morte perché, sapendo che non possiederò mai la mia regina, mi è indifferente vivere o morire, e se fossi armato come lo siete voi, mi batterei di buon animo.»<br>«La vostra stessa bocca ha rivelato il tradimento!» proruppe ser Tristano.<br>«Non ho commesso alcuna slealtà» protestò l'altro. «Ogni uomo è libero di amare, e benché abbia riposto il cuore nella vostra dama, ella è mia quanto è vostra. Se questo è un torto, allora sono colpevole, ma voi godete di lei e appagate il vostro desiderio, mentre io non ebbi mai nulla né spero di averlo in futuro, e tuttavia l'amerò quanto voi fino all'ultimo istante della mia vita.» (p. 453)
====Libro XI====
*Mentre in un giorno di Pentecoste, i cavalieri sedevano alla [[Tavola Rotonda]], si presentò ad Artù un eremita che vide il [[Seggio Periglioso]] e chiese al re e ai baroni perché non fosse occupato.<br>«Su quel seggio non siederà che colui che è destinato, ogni altro vi troverà la morte» gli fu risposto.<br>«Sapete chi è?» domandò allora l'eremita.<br>«Non lo sappiamo ancora.»<br>«Lo so io» dichiarò allora il sant'uomo. «Vi prenderà posto un cavaliere che non è stato ancora concepito, ma che nascerà quest'anno e sarà colui che conquisterà il Sangrail.» (p. 456)
*[...] entrò, giovane e bellissima, una damigella che recava tra le mani un vaso d'oro. Allora il re e tutti quanti si trovavano nella sala si inginocchiarono devotamente a pregare.<br>«Oh, Gesù!» esclamò ser Lancillotto. «Cosa può significare?»<br>«È il [[Graal|Sangrail]], l'oggetto più prezioso che alcun essere vivente possieda» fu la risposta del re. «Quando sarà portato altrove, la Tavola Rotonda si spezzerà.» (p. 458)
*A tempo debito, [[Elaine di Corbenic|Elaine]] partorì un bel bambino che fu allevato con cura e affetto e battezzato [[Galahad]], perché quello era il nome che ser Lancillotto aveva ricevuto al fonte battesimale e che poi la Dama del Lago aveva mutato in Lancillotto. (p. 460)
*Sappiate, ser Bors, che questo fanciullo è Galahad; siederà sul Seggio Periglioso e otterrà il Sangrail, e si dimostrerà migliore di suo padre ser Lancillotto. ([[Elaine di Corbenic]], p. 462)
*[...] solo gli uomini valorosi e retti che amano e temono Dio possono conquistare onore; altrimenti, per quanto arditi, non vi riescono. ([[Re Pescatore|Re Pelles]], p. 462)
*Ser Bors si era appena sdraiato di nuovo per riposare, quando sentì un grande frastuono provenire dalla camera vicina e si vide piovere dentro, non sapeva se dalle porte o dalle finestre, nugoli di frecce e di quadrelli tanto fitti da lasciarlo stupito; molti lo colpirono e lo ferirono nei punti in cui il suo corpo non era protetto.<br>Ed ecco sopraggiungere un orribile leone: ser Bors gli si fece incontro; la fiera gli portò via lo scudo, ma egli riuscì a mozzarle la testa. Non passò molto che nella corte vide un orrendo drago sulla cui fronte sembrava fossero scritte lettere d'oro che ser Bors pensò avessero il significato di "re Artù". Giunse poi un leopardo brutto e vecchio che si batté a lungo e accanitamente con il drago; ma a un certo punto questi sputò fuori dalla bocca qualcosa come un centinaio di piccoli draghi che uccisero e fecero a pezzi il leopardo.<br>Apparve poi nella sala e si mise a sedere su un bel seggio un vecchio che sembrava avere intorno al collo due vipere. Teneva in mano un'arpa e prese a cantare un'antica canzone che narrava come Giuseppe di Aramitea fosse giunto in quel paese. Quando ebbe finito, consigliò a ser Bors di andare via.<br>«Qui non incontrerete altre avventure» gli disse. «Vi siete portato con grande onore, e più ne acquisterete in futuro.»<br>Parve allora a ser Bors che giungesse una colomba candida recante nel becco un incensiere d'oro, e che la tempesta imperversata fino ad allora cessasse e si allontanasse di colpo, mentre la sala si empiva di straordinari profumi. Poi vide quattro fanciulli che portavano quattro bei ceri e in mezzo ad essi un vecchio con un cero in una mano e una lancia nell'altra. Si trattava dell'arma che aveva nome Lancia della Vendetta. (pp. 463-464)
*Dite [...] a ser Kay il Siniscalco e a ser Mordred che confido in Dio che sarò valoroso quanto loro, e non dimenticherò mai i motteggi e le derisioni che mi indirizzarono il giorno in cui fui investito cavaliere: non comparirò a corte finché tutti non parleranno di me con maggiore rispetto di quanto sia mai stato dimostrato loro. ([[Parsifal]], p. 472)
*{{NDR|Su [[Parsifal]]}} [...] era infatti uno dei migliori cavalieri del mondo, e in lui la vera fede era ben salda. (pp. 473-474)
*Ed ecco avvicinarsi il sacro vaso del Sangrail accompagnato da soavità e profumi di ogni sorta. I due cavalieri non poterono distinguere con chiarezza chi lo portava; solo ser Percival intravvide appena sia il vaso sia la vergine purissima che lo recava tra le mani. Immediatamente si trovarono entrambi perfettamente risanati nelle membra e nel corpo, e resero grazie a Dio in grande umiltà.<br>«Gesù» disse ser Percival «cosa significa che siamo guariti, mentre unmomento fa eravamo in punto di morte?»<br>«Lo so io» rispose ser Ector. «È stato il sacro vaso portato da una vergine e contenente il santo sangue di Nostro Signore Gesù Cristo. Solo un uomo di assoluta perfezione può vederlo.» (p. 474)
====Libro XII====
*Se la mia morte potesse giovarvi e la mia vita non vi fosse di alcuna utilità, ebbene, sarei pronta a morire per voi! ([[Elaine di Corbenic]], p. 481)
*«Ah, ser Tristano» esclamò allora ser Palamede «sapete bene che non posso battermi senza perdere l'onore. Voi siete allo scoperto e io sono armato: se vi uccidessi l'onta ricadrebbe su di me. Del resto, conosco la vostra forza e la vostra resistenza.»<br>«È vero, e adesso capisco quanto siete prode.»<br>«Vi prego, rispondete a una domanda.»<br>«Volentieri. Con l'aiuto di Dio vi dirò la verità.»<br>«Fate il caso che voi foste armato di tutto punto e io non lo fossi: cosa vi suggerirebbe di farmi l'onore cavalleresco?»<br>«Ora capisco!» esclamò ser Tristano. «Poiché devo dare il mio parere, Dio mi benedica, quel che dirò non sarà dettato dalla paura. Vi risponderò quindi che in tal caso non vorrei battermi e vi lascerei andare.»<br>«E anch'io non voglio. Perciò, prendete la vostra strada!»<br>«Posso sempre scegliere se restare o andar via, invece. Ma c'è una cosa che mi stupisce: perché un cavaliere valoroso come voi non vuole essere battezzato, mentre vostro fratello ser Safer si è fatto cristiano già da tempo?»<br>«Sebbene in cuor mio creda già in Gesù Cristo e nella sua dolce madre Maria, secondo un voto che ho fatto anni fa devo ancora affrontare uno scontro; poi mi farò battezzare, e con grande gioia.»<br>«In fede mia, allora non dovrete cercare a lungo quest'ultima battaglia! Dio non voglia che per colpa mia restiate ancora saraceno!» (p. 488)
*«E adesso?» gli chiese Tristano. «Ti ho alla mia mercé come poc'anzi mi avevate voi. Ma i cavalieri di corte non dovranno mai dire che ser Tristano ha ucciso un guerriero disarmato. Quindi, riprendete la vostra arma e portiamo a termine lo scontro.»<br>«Desidererei davvero di finirlo» rispose l'altro «ma non ho molta voglia di battermi ancora, anche perché l'offesa che vi ho arrecata non è tanto grave che non possiamo diventare amici. Osai dire che Isotta la Bella non ha pari tra le dame; non l'ho mai disonorata e, anzi, è grazie a lei che ho ottenuto gran parte dell'onore che mi sono conquistato. Le mie offese non furono mai rivolte alla regina, ma a voi, e oggi mi avete ripagato con un gran numero di colpi. Ad alcuni ho potuto rispondere, ma adesso devo ammettere che non ho mai incontrato un uomo forte e resistente quanto voi, salvo ser Lancillotto del Lago. Perciò, mio signore, vi chiedo di perdonarmi ogni cosa e di condurmi oggi stesso alla chiesa più vicina dove prima vorrei confessarmi e poi essere battezzato. In seguito andremo insieme alla corte di Artù per partecipare alla grande festa.»<br>«Allora prendete il cavallo: faremo come avete detto, e che Dio vi perdoni per tutti i vostri peccati come ho già fatto io! A un miglio da qui il vescovo suffraganeo di Carlisle potrà impartirvi il sacramento del battesimo.»<br>Montarono a cavallo insieme a ser Galleron e, giunti alla presenza del vescovo, gli esposero quanto volevano. Il sant'uomo fece riempire un grande bacile d'acqua, la consacrò, poi confessò e assolse ser Palamede. Ser Tristano e ser Galleron furono i suoi padrini.<br>Poco dopo, ripartirono per Camelot dove trovarono il re, la regina e quasi tutti i cavalieri della Tavola Rotonda, che furono molto lieti di sapere che ser Palamede si era fatto cristiano. (pp. 490-491)
====Libro XIII====
*«Ora sono certo che voi della Tavola Rotonda partirete alla ricerca del Sangrail e che io non vi vedrò mai più tutti insieme» dichiarò allora Artù. «Voglio perciò che vi riuniate per giostrare e torneare nel prato sotto Camelot in modo che, dopo la vostra morte, si possa tramandare che in questo giorno erano qui raccolti tanti valorosi combattenti.» (p. 501)
*Rientrati tutti tra le mura di Camelot, il re e i baroni si recarono ad ascoltare i vespri nella cattedrale e poi a cena, dove ciascuno dei cavalieri prese posto, come prima, sul proprio seggio. Ma ecco che, tra improvvisi scoppi e rombi di tuono che fecero temere che il palazzo stesse crollando, nella sala penetrò un raggio di sole sette volte più vivido di quanto si fosse mai visto e tutti furono investiti dalla grazia dello Spirito Santo. Guardandosi intorno, i cavalieri osservarono che gli altri sembravano circonfusi di bellezza, ma non poterono pronunciare una sola parola. Poi, apparve il Santo Graal velato di sciamito bianco, così che nessuno poté vederlo o capire chi lo recasse, e la sala si riempì di profumi mentre davanti ai commensali comparivano i cibi e le bevande che prediligevano. Dopo aver attraversato l'intero ambiente, il sacro vaso scomparve d'un tratto, e solo allora i presenti ritrovarono la voce e il re rese grazie a Dio per la benevolenza che aveva mostrato loro. (p. 502)
*Non torneranno più tutti {{NDR|i [[cavalieri della Tavola Rotonda]]}} insieme perché molti moriranno nel corso della ricerca. Io li amo quanto la mia stessa vita, e lo scioglimento di questa compagnia mi provoca un tremendo dolore, poiché la loro presenza alla mia corte era ormai un costume consolidato. ([[Re Artù]], p. 503)
*Il mio peccato e la mia malvagità mi hanno sprofondato nel disonore [...]. Finché ho perseguito avventure mondane per soddisfare desideri terreni, le ho sempre compiute in modo impareggiabile e senza mai subire sconfitte nelle giuste come nelle inique contese. Ma ora che ho intrapreso avventure celesti, capisco che il mio antico peccato mi ostacola e mi svergogna al punto che quando mi è apparso il sacro sangue non ho avuto la forza di muovermi e di parlare. ([[Lancillotto]], p. 518)
*{{NDR|Su [[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]]}} Tutte le mie gesta d'armi le ho compiute per amor suo [...] e per lei mi sono battuto, a torto o a ragione. Non ho mai fatto nulla solo per amore di Dio, ma sempre anche per conquistarmi onore e farmi andare di più, e ne sono stato poco o nulla grato al Signore. ([[Lancillotto]], p. 519)
====Libro XIV====
*«[[Mago Merlino|Merlino]] istituì la [[Tavola Rotonda]] a somiglianza della sfericità del mondo in essa perfettamente rappresentato» proseguì la reclusa. «Nella Tavola Rotonda, infatti, l'intero mondo cristiano e pagano trova ristoro, tanto che coloro che sono scelti a fare parte di quell'eletta compagnia si reputano colmi di grazia e più onorati che se fossero i padroni di metà della terra. Hai potuto vedere anche tu come, pur di appartenervi, i cavalieri siano disposti a perdere padre, madre, famiglie, mogli e figli, come facesti tu stesso che, per unirti a loro, abbandonasti tua madre senza volerla più vedere.<br>«Dunque, quando Merlino istituì la Tavola Rotonda disse che coloro che ne sarebbero stati compagni avrebbero potuto attingere alla verità del Sangrail. Gli fu chiesto chi l'avrebbe conquistata, ed egli rispose che sarebbero stati tre tori bianchi, due vergini e uno casto, e che uno di essi sarebbe stato più forte e più valoroso di suo padre quanto il leone lo è del leopardo. Allora gli fu detto: "Bisognerà che con le tue arti tu dia luogo a un seggio su cio potrà prendere posto solo il cavaliere che eccellerà su ogni altro".<br>«E Merlino istituì il Seggio Periglioso, quello su cui Galahad sedette al banchetto di Pentecoste.» (p. 522)
*La storia dice che [[Parsifal|ser Percival]] era uno degli uomini più religiosi che vi fossero al mondo in quei tempi in cui ben pochi credevano in Dio senza riserve, e i figli non rispettavano i padri e li trattavano come estranei. Egli quindi cercò conforto in Nostro Signore Gesù pregandolo affinché le tentazioni non lo allontanassero dal servizio di Dio ed egli potesse continuare ad essere Suo leale campione. (p. 527)
*[...] sono al servizio dell'Uomo migliore del mondo che non permetterà che io muoia, perché chi bussa alla Sua porta potrà entrare, chi chiede potrà ricevere, ed Egli non si nasconde a colui che lo cerca [...]. ([[Parsifal]], p. 529)
*Punirò la mia carne, che vuole avere impero su di me! ([[Parsifal]], p. 532)
*Quanto sono stato vicino a perdere me stesso [...] e la purezza che non avrei mai più potuto riavere! ([[Parsifal]], p. 532)
====Libro XV====
*«Non sei forse ser Lancillotto del Lago?» gli chiese il religioso dopo che il cavaliere gli ebbe comunicato che si sarebbe fermato con lui per la notte.<br>«Si, sono io.»<br>«Cosa fai in questa contrada?»<br>«Vado in cerca delle avventure del [[Graal|Sangrail]], signore.»<br>«Fa pure» gli disse allora il buon uomo «ma anche se il santo vaso si trovasse qui, il peccato ti impedirebbe di vederlo proprio come non è dato a un cieco di scorgere una spada sfolgorante.» (pp. 534-535)
*Quaranta anni dopo la passione di Gesù Cristo, [[Giuseppe d'Arimatea|Giuseppe di Arimatea]] preconizzò che re Evelake avrebbe sconfitto in battaglia i propri nemici. Dei sette re e dei due cavalieri che hai visto, il primo si chiama Nappus, e fu un sant'uomo; il secondo ebbe il nome di Nacien in onore di un suo avo che aveva ospitato Nostro Signore Gesù Cristo. Il terzo fu chiamato Helias il Grosso; il quarto Lisais; il quinto, Jonas, lasciò il proprio paese per rcarsi nel Galles dove sposò la figlia di Manuel ed ottenne la Gallia, che elesse come sua dimora e generò Lancillotto, tuo nonno, che sposò la figlia del re d'Irlanda e fu un uomo insigne quanto te. Suo figlio fu re Ban, tuo padre, l'ultimo dei sette re. Uno dei due cavalieri, invece, rappresenta te, Lancillotto, cui gli angeli dissero che non appartenevi alla compagnia dei sette re, mentre il secondo cavaliere sta a indicare il leone, che è superiore a tutti i re della terra, cioè ser Galahad, da te concepito nella figlia di re Pelles. E tu, che dovresti essere grato a Dio di ogni altro, perché, come peccatore, sei il cavaliere senza pari, non Lo hai ringraziato per tutte le straordinarie virtù che Egli ti ha prestate! (p. 537)
*Ah, Lancillotto [...] finché facevi parte della cavalleria terrena, eri l'uomo più straordinario e avventuroso del mondo; ma non devi stupirti se ora che ti trovi tra cavalieri impegnati in imprese celesti la fortuna ti è avversa. (p. 539)
====Libro XVI====
*Ser Lancillotto, poi, se non fosse per una sola pecca sarebbe superiore a ogni altro. Ma così come stanno le cose, è proprio come noi; solo che si assume le fatiche maggiori. ([[Gawain]], p. 541)
*La [[Tavola Rotonda]] fu istituita proprio perché gli uomini non svilissero queste due virtù{{NDR|, la pazienza e l'umiltà}}, come la cavalleria, che affonda in esse le sue radici, è sorta perché non possa mai essere sconfitta la fraternità che ne è il fondamento. (p. 545)
*{{NDR|Rivolto a [[Gawain]]}} Ti sei impegnato insieme a molti altri in una ricerca che non porterai mai a termine perché il Sangrail non si mostra ai peccatori. Non devi quindi meravigliare se non vi sei riuscito. Tu sei un cavaliere sleale e un grande assassino, mentre per gli uomini buoni questa ricerca è ben altro che una serie di omicidi. Lancillotto, benché abbia commesso gravi colpe, al momento stesso in cui ha intrapreso la ricerca si è impegnato a non peccare più, e infatti non ha mai ucciso né ucciderà un solo uomo fino al suo ritorno a Camelot. Se non fosse per la sua fragilità che probabilmente lo farà ricadere nella colpa con il pensiero, egli sarebbe il primo a compiere l'impresa dopo Galahad. Ma poiché Dio conosce i suoi pensieri e la sua debolezza, gli concederà di morire in santità. (Eremita, pp. 546-547)
====Libro XVII====
[[File:Galaad devant le graal n°3.gif|thumb|Galahad, Bors e Parsifal dinanzi al Graal]]
*{{NDR|Su [[Davide]]}} Egli era un dotto che conosceva le virtù delle pietre e delle piante, il corso delle stelle e molte altre cose ancora; ma poiché aveva una moglie malvagia, si era convinto che non esistessero donne buone, tanto che ne parlò con disprezzo anche nei libri che compose. (p. 573)
*Non spetta a noi punire chi ha operato contro Dio, ma solo alla Sua potenza. ([[Galahad]], p. 576)
*Siete uno sciocco se non sapete che le [[Verginità|vergini]] sono franche ovunque si trovino. ([[Parsifal]], p. 579)
*Nessuna lingua potrebbe descrivere e nessun cuore immaginare le meraviglie cui ho assistito. Se non mi fossi macchiato di un antico peccato, avrei potuto vedere molto di più. ([[Lancillotto]], p. 588)
*Galahad, servo di Gesù Cristo che attendo da tempo, abbracciami e lascia che riposi sul tuo petto e tra le tue braccia, casto e vergine sopra ogni altro cavaliere, giglio simbolo di purezza, rosa del colore del fuoco, fiore di ogni virtù. Sei tanto intriso della fiamma dello Spirito Santo che la mia carne, consunta dalla vecchiaia, ritrova la giovinezza! (Re Mordrains, p. 591)
*[...] rimessosi in viaggio, {{NDR|Galahad}} penetrò in una foresta irta di pericoli dove la storia dice che si imbatté in una sorgente in cui l'acqua ribolliva formando grandi onde. Il cavaliere vi posò una mano, e subito l'acqua si placò e il calore ne disparve, poiché quell'ardore era segno di lussuria, molto diffusa a quei tempi, e non poté durare al contatto con la purezza della sua verginità. Quanto era accaduto fu considerato un miracolo in tutto il paese, e da allora la fonte fu chiamata la Sorgente di Galahad. (p. 591)
*«Figliolo» disse poi l'Uomo a Galahad «sai cos'è ciò che stringo tra le mani?»<br>«No, se non me lo dite voi.»<br>«È la sacra scodella in cui mangiai l'agnello pasquale. Ora hai veduto quello che più desideravi, ma con minore chiarezza di come lo potrai ammirare nel Palazzo Spirituale della città di Sarras. Adesso partirai e con te partirà anche il Sangrail, che questa notte stessa dovrà lasciare il regno di Logris dove nessuno lo vedrà mai più perché le genti di questa terra si sono volte al peccato e non lo servono né lo venerano come dovrebbero; io perciò le spoglio dell'onore che avevo loro concesso. Domattina voi tre prenderete la Spada dalla Strana Cintura e scenderete alla riva del mare dove troverete pronta una nave. Ma prima ridonerete la salute al Re Magagnato ungendogli il corpo e le gambe con il sangue che è colato dalla lancia.»<br>«Signore, perché gli altri non possono venire con noi?» chiese Galahad.<br>«Come inviai i miei apostoli in diverse direzioni, così voglio ora che vi separiate. Quanto a voi tre compagni, due moriranno al mio servizio e solo uno tornerà a darne notizia» fu la risposta.<br>Poi l'Uomo li benedì e scomparve. (pp. 594-595)
*«Salutate per me ser Lancillotto mio padre e signore, e ricordategli che questo è un mondo incostante.»<br>Infine si inginocchiò a pregare davanti alla tavola e la sua anima lo lasciò, trasportata nel cielo di Gesù Cristo da una moltitudine di angeli. I compagni, che assistettero al prodigio, videro anche una mano scendere sul vaso e sulla lancia, prenderli e portarli nei cieli.<br>Da allora non vi è più stato un uomo che abbia avuto l'ardire di sostenere di aver visto il Sangrail. (p. 598)
====Libro XVIII====
*[...] Lancillotto, dimentico della promessa fatta e della perfezione raggiunta nel corso della ricerca, riprese a frequentare la regina. Del resto, come dice appunto il libro, se egli non le fosse stato intimamente legato nei suoi pensieri più riposti quanto, in superficie, appariva devoto a Dio, nessun cavaliere avrebbe potuto superarlo nella ricerca del Sangrail. Invece, i suoi più segreti sentimenti correvano sempre a lei. Così essi ripresero ad amarsi con maggiore ardore di prima e i loro convegni si fecero tanto frequenti che la corte cominciò a mormorare, e in particolare il loquace ser Agravano fratello di ser Galvano.<br>Ma intanto Lancillotto, continuamente assediato da dame e da damigelle che gli chiedevano di essere loro campione in questioni di diritto, per evitare ulteriori maldicenze e dicerie, decise di impegnarsi con zelo a seguire i dettami di Nostro Signore Gesù Cristo e di sottrarsi per quanto gli era possibile alla familiarità e alla compagnia di Ginevra. (p. 603)
*[...] ser Mordred, ser Agravano e molti altri della corte non ci perdono d'occhio e parlano del nostro amore. Li temo più per voi che per me perché, se del caso, io potrei fuggire o sbarazzarmene, mentre voi non potreste che rimanere qui a subire le maldicenze; e se doveste trovarvi in pericolo per aver commesso volontariamente qualche leggerezza, non potreste avere altro aiuto che il mio e quello dei miei parenti. Signora, la nostra imprudenza ci condurrà allo scandalo e alla vergogna, e io non voglio assolutamente che voi siate disonorata. Sono queste le ragioni che mi hanno spinto a dedicarmi il più possibile al servizio delle dame, facendo in modo che tutti pensino che ne traggo gioia, delizia e piacere. ([[Lancillotto]], p. 604)
*Lancillotto, ora capisco la vostra falsità e la vostra volgare lussuria! Voi amate altre dame, e per me non provate che disprezzo. Adesso che ho ben chiaro che siete un traditore, state certo che non vi amerò mai più. Non osate comparirmi ancora davanti: da questo momento vi scaccio dalla corte, e per sempre, e vi bandisco dalla mia compagnia. Se tenterete di rivedermi, sarete ucciso. ([[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]], pp. 604-605)
*Spesso le donne sono impulsive e compiono azioni di cui poi si pentono amaramente. ([[Bors (ciclo arturiano)|Bors]], p. 605)
*Se accetterò di essere il campione della regina mi alienerò molti cavalieri della Tavola Rotonda. Tuttavia, per amore di Lancillotto e vostro, sarò suo difensore a meno che il caso non porti qui un campione meglio di me. ([[Bors (ciclo arturiano)|Bors]], p. 609)
*Non ho mai sentito dire che Ginevra abbia rovinato un solo cavaliere. Anzi, a quel che so, ella ci ha sempre magnificato ed è stata la sovrana più generosa e liberale, e la più munifica di doni e di benevolenza. Sarebbe quindi vergognoso se lasciassimo morire nell'ignominia la moglie del nostro nobilissimo re. Sappiate che non lo permetterò, e che sosterrò la sua innocenza nella morte di ser Patrise; del resto, ella non aveva alcun motivo per odiare lui o alcuno dei cavalieri intervenuti al banchetto. Direi anzi che ci abbia invitati per affetto, certo non per un subdolo stratagemma, e sono convinto che comunque andrà, un giorno sarà possibile provare che tra di noi vi è un traditore. ([[Bors (ciclo arturiano)|Bors]], p. 610)
*Come dice un antico proverbio, è aspra la battaglia nella quale si scontrano parenti e amici, perché allora non c'è posto per la misericordia, ma solo per la più mortale delle contese. ([[Lancillotto]], p. 629)
*[...] non mi piace essere obbligato ad amare; l'amore deve nascere dal cuore, non dalla costrizione [...]. ([[Lancillotto]], p. 636)
*L'amore deve essere libero, non imposto, perché un amore forzato finisce con il dissolversi. ([[Re Artù]], p. 636)
*All'uomo d'onore non può non ripugnare assistere alla sconfitta di un suo pari, mentre chi non ha onore e si comporta da vile, alla vista di un uomo in pericolo non compirà mai un gesto gentile o generoso. Un codardo, infatti, non darà mai prova di misericordia, mentre chi alberga la bontà nel cuore farà agli altri quello che vorrebbe fosse fatto a lui. ([[Re Artù]], p. 642)
*{{NDR|Su [[maggio]]}} Quel mese esuberante infonde coraggio negli amanti e, in vari modi, li induce più di ogni altro a diversi comportamenti, perché è allora che, come erbe e arbusti, gli uomini e le donne si rinnovellano e richiamano alla mente lontane cortesie, servigi e gesti gentili che avevano posto nell'oblio per negligenza.<br>E come il rigore dell'inverno offusca e sfigura la verde estate, così accade all'amore che lega l'uomo alla donna, quando è incostante. Sono numerosi coloro che non albergano la costanza, e non passa giorno senza che vediamo come basti un alito di rigore invernale per cancellare e spezzare col minimo pretesto un vero amore, che pure costa tanto. Questa non è costanza né saggezza, ma debolezza di carattere, disonorevole per coloro che la praticano.<br>Perciò, come il maggio fiorisce e germoglia nei giardini, così ogni uomo d'onore rivesta il proprio cuore di germogli, prima a gloria di Dio, poi per dare gioia a coloro cui ha giurato fedeltà. Infatti, non c'è uomo o donna d'onore che non abbia scelto l'oggetto del proprio amore. E se la fatica delle armi non deve essere mai trascurata, bisogna però che l'onore sia innanzitutto riserbato a Dio, e solo dopo aver contesa con le dame: questo è ciò che io chiamo un amore virtuoso.<br>Oggi, però, gli uomini non sanno amare per sette giorni di seguito senza pretendere di appagare le proprie brame. La ragione ci dice che un tale amore non può durare, perché quanto è subito accordato con troppa prontezza, è ben presto spento dall'ardore stesso. Così è l'amore ai nostri tempi: arde lesto e altrettanto in fretta si raffredda! E questa non si può chiamare costanza. Ai tempi di Artù l'amore soleva essere diverso: uomini e donna si amavano anche per sette interi anni senza che tra loro si insinuasse la lussuria. Quello era amore vero, e fedele!<br>Ho dunque paragonato l'amore di oggi all'estate e all'inverno, perché come la prima è calda e il secondo è freddo, allo stesso modo procede l'amore ai nostri giorni. Tutti voi che siete amanti rammentate quindi il mese di maggio! (pp. 643-644)
====Libro XIX====
*[...] a quel tempo era costume che Ginevra non lasciasse mai la corte senza un seguito di ottimi cavalieri armati, quasi tutti giovani decisi a farsi onore. Erano chiamati i Cavalieri della Regina e in battaglia, ai tornei e alle giostre portavano come insegna uno scudo completamente bianco. Venivano scelti per quel servigio tutti gli anni in occasione della festa della Pentecoste tra i cavalieri che si erano mostrati più valorosi, in sostituzione di quelli che erano morti nel corso dell'anno (e non ne passava uno senza che ne morissero alcuni). Proprio compiendo tale servigio si erano distinti all'inizio ser Lancillotto e tutti gli altri, prima di conquistare rinomanza. (pp. 645-646)
*Ahimè, che vergogna che un [[cavaliere]] ne tradisca un altro! [...] Ma c'è un vecchio proverbio che recita: "Il valoroso è davvero in pericolo solo quando si trova in balia di un codardo. ([[Lancillotto]], p. 649)
*Gesù mi terrà lontano dal disonore, e poi ben vengano le disgrazie che Dio vuole mandare [...]. ([[Lancillotto]], p. 657)
====Libro XX====
*Nel mese di maggio, quando ogni cuore gagliardo fiorisce e germoglia e, con la bellezza e il rigoglio della stagione, uomini e donne sono pieni di letizia per l'avvicinarsi dell'estate con i suoi fiori novelli, laddove gli aspri venti e le bufere dell'inverno li inducono a raccogliersi al coperto presso il focolare, scoppiarono furore e sventura che ebbero termine solo con la morte e l'estinzione del fiore di tutti i cavalieri del mondo. (p. 663)
*Mi meraviglio che nessuno di noi si vergogni di sapere, e di vedere con i propri occhi, che Lancillotto giace giorno e notte con la regina [...]. Ne siamo tutti al corrente, eppure siamo tanto vili da tollerare il disonore di un sovrano nobile quanto Artù. ([[Agravaine]], p. 663)
*Se ne dovesse derivare ostilità o guerra tra noi e Lancillotto, sta' certo che molti re e molti potenti signori sceglierebbero di schierarsi con lui. E poi, fratello [...] devi sempre tenere a mente che Lancillotto ha salvato più di una volta il re e la regina, e che anche i migliori tra noi si sarebbero sentiti gelare il cuore in varie occasioni se egli non fosse stato il più valoroso e non lo avesse dimostrato molto spesso. ([[Gawain]], p. 664)
*Ser Lancillotto mi ha concesso l'investitura e niente potrà indurmi a parlare male di lui [...]. ([[Sir Gareth]], p. 664)
*Appena gli altri furono usciti, il re chiese quale fosse il motivo della disputa.<br>«Ora ve lo dirò, sire; non posso più tenerlo in me» gli rispose ser Agravano. «Io e ser Mordred siamo in disaccordo con i nostri fratelli: sappiamo che ser Lancillotto è da tempo l'amante della regina e, poiché siamo figli di vostra sorella, non possiamo continuare a tollerarlo. Voi siete il suo signore e colui che lo ha investito cavaliere, e intendiamo provare la sua slealtà.»<br>«Se quello che dite è vero, Lancillotto è un traditore!» esclamò Artù. «Ma mi ripugna compiere un passo del genere senza averne le prove; ser Lancillotto è un cavaliere valoroso e, come ben sapete, il migliore di tutti noi. Se non sarà colto sul fatto, vorrà battersi con colui che lo ha denunciato, e nessuno sarà in grado di tenergli testa. Quindi, voglio che sia sorpreso in flagrante.»<br>Il libro francese dice che il re non desiderava affatto che si diffondessero voci su Lancillotto e la regina. A dire il vero, egli ne aveva già il sospetto, ma non voleva sentirne parlare perché amava molto ser Lancillotto per tutto quello che egli aveva fatto in favore suo e di Ginevra. (p. 665)
*«Ahimè» si lamentava intanto Lancillotto «non mi è mai capitato di trovarmi a rischiare una morte vergognosa per la mancanza della mia armatura!»<br>Nel frattempo ser Agravano e ser Mordred non cessavano di gridare:<br>«Esci dalla camera della regina, traditore! Sta' certo che non riuscirai a fuggire».<br>«Gesù misericordia, non posso tollerare questo odioso clamore: meglio morire subito che sopportare un simile tormento!» esclamò allora Lancillotto; poi prese Ginevra tra le braccia e la baciò.<br>«Nobilissima tra le regine cristiane aggiunse siete la mia diletta e gentile signora e io, il vostro povero e fedele cavaliere, vi sono stato al fianco nelle cause giuste come in quelle ingiuste dal giorno in cui re Artù mi conferì l'investitura. Se morirò, vi supplico di pregare per la mia anima. Sono sicuro che ser Bors e tutti gli altri miei parenti, e anche ser Lavaine, vi salveranno dal rogo. Confortatevi, perciò, madonna mia amata, e qualunque cosa mi accada, andate con ser Bors e con gli altri che vi tratteranno con ogni onore e vi faranno regina delle mie terre.»<br>«No, Lancillotto, non vi sopravviverò! Se sarete ucciso, per amore di Dio accoglierò la morte con umiltà, come è dovere di una regina cristiana.»<br>«Ebbene, signora, poiché è giunto il giorno in cui dobbiamo separarci, sappiate che venderò la vita al più alto prezzo, e che sono mille volte più addolorato per voi che per me. Ma ora preferirei avere indosso la mia solida armatura piuttosto che regnare su tutto il mondo cristiano: prima di soccombere farei in modo che le mie gesta siano tramandate.»<br>«Piacesse a Dio che uccidessero me e lasciassero libero voi!» esclamò la regina.<br>«Questo non deve accadere, e che Dio mi ripari da una simile vergogna!» replicò Lancillotto. «Gesù Cristo, sii tu il mio scudo e la mia armatura!» (p. 667)
*Ora, signora, è chiaro che il nostro amore è giunto al suo epilogo e che da adesso in poi re Artù mi sarà nemico. Ma se vorrete rimanere con me, mi impegno a tenervi al riparo da ogni pericolo. ([[Lancillotto]], p. 669)
*Stanotte ho ucciso ser Agravano, fratello di ser Galvano, e almeno altri dodici suoi compagni. Non ho alcun dubbio, pertanto, che vi sarà un conflitto sanguinoso. Quei cavalieri erano stati mandati a sorprendermi su ordine espresso di Artù, e il re deve essere talmente furibondo e colmo di risentimento che condannerà la regina al rogo. Io non posso certo permettere che ella sia arsa per colpa mia. Se riuscissi a farmi ascoltare, mi offrirei di essere fatto prigioniero per potermi poi battere in suo favore e provare che è una sposa fedele, ma temo che il re sia troppo infuriato per accettare questa proposta. ([[Lancillotto]], p. 671)
*Miei bei signori, mi ripugna di compiere un'azione che potrebbe disonorare voi e tutto il mio lignaggio. Ma poiché sono altrettanto contrario a permettere che la regina muoia di una morte ignobile, se il vostro consiglio è di sottrarla al supplizio, siate però ben consapevoli che dovrò causare molti lutti. Forse, con mio grande rammarico, sarò costretto a uccidere anche qualcuno dei miei migliori amici e può darsi che alcuni, piuttosto che essere complici di un'azione abietta, preferiscano schierarsi dalla mia parte: non vorrei certo farli soffrire. ([[Lancillotto]], p. 672)
*«[...] il caso di Tristano dovrebbe mettermi in guardia. Sapete bene come andò a finire dopo che, presi tutti gli accordi, egli riportò Isotta la Bella a re Marco: quel sovrano lo uccise a tradimento mentre suonava l'arpa davanti alla sua dama, cogliendolo alle spalle e trafiggendogli il cuore con una lancia ben affilata.»<br>«È vero» convenne ser Bors «ma c'è una cosa che dovrebbe incoraggiare te come tutti noi, ed è che re Marco e re Artù sono di indole assai diversa, perché Artù non ha mai mancato alla propria parola.» (pp. 672-673)
*Capita spesso che agiamo per quel che crediamo il meglio, e che finisce poi per dimostrarsi il peggio. ([[Gawain]], p. 674)
*[...] sappiate che soffro di più per la perdita dei miei buoni cavalieri che per la fuga della mia gentile regina, perché di regine posso averne quante ne voglio, mentre non mi sarà mai più possibile riunire una simile compagnia di valorosi. E che sciagura che io e Lancillotto dobbiamo essere nemici! ([[Re Artù]], p. 677)
*[...] da oggi in poi cercherò Lancillotto fino al giorno in cui uno dei due avrà ucciso l'altro. Intendo vendicarmi e vi chiedo di prepararvi alla guerra. Se non volete perdere il mio servigio e il mio affetto, affrettatevi a mettere alla prova i vostri amici. Giuro su Dio che, anche se dovessi inseguire Lancillotto per sette regni, lo ucciderò a costo della vita. ([[Gawain]], p. 679)
*«Dio non voglia che io mi scontri con il nobilissimo sovrano che mi armò cavaliere!» replicò Lancillotto.<br>«Alla malora le belle parole!» proruppe il re. «Presta fede a quanto ti dico e non lo dimenticare: sono il tuo mortale nemico e lo sarò fino al giorno della mia morte. Non ti perdonerò mai di avermi ucciso degli ottimi cavalieri e degli uomini nobilissimi appartenenti al mio stesso sangue. Per di più, hai giaciuto per anni con la regina, che alla fine mi hai rapita con la forza.»<br>«Mio nobilissimo signore e re, dite quello che volete, tanto sapete benissimo che non mi batterò mai con voi» gli rispose Lancillotto. «È vero, vi ho ucciso dei cavalieri, e me ne rammarico molto; ma sono stato costretto a farlo per salvarmi la vita. Avrei forse dovuto lasciarmi uccidere? Quanto a madama la regina, non un solo cavaliere al mondo, salvo la persona di vostra altezza e il mio signore ser Galvano, oserebbe provare sul mio corpo che ella vi ha tradito! E se vi fa piacere di dichiarare che sono legato da molti anni a madama la vostra regina, vi darò soddisfazione dimostrando con il mio braccio contro chiunque, salvo voi e ser Galvano, che ella vi è fedele. Tuttavia, alla sua grazia è piaciuto di tenermi in suo favore e di prediligermi tra tutti gli altri, e del resto io ho ben meritato il suo affetto perché, sire, più di una volta il vostro furore avrebbe permesso che ella fosse condotta al supplizio se io non mi fossi battuto per lei inducendo i suoi nemici a confessare la loro menzogna e facendola così assolvere con onore. E tutte quelle volte, voi mi avete dimostrato amore e gratitudine per averla salvata, e mi avete anche promesso di essere per sempre il mio benevolo signore. Ora, invece, mi sembra che ricompensiate male i miei servigi. Del resto, sire, avrei perso gran parte del mio onore cavalleresco se avessi tollerato che madama, la vostra regina, fosse suppliziata per causa mia. In molte occasioni mi sono battuto per lei in contese che non mi riguardavano; non avrei forse avuto il diritto di farlo allorché ero dalla parte del giusto? Perciò, mio generoso e grazioso signore, concedete la vostra benevolenza alla vostra regina, che è buona e fedele!» (pp. 680-681)
*Voi, sire, avete dato ascolto a voci menzognere, e questa è stata la causa della guerra che ci oppone. Mio signore, un tempo avevo meritato la vostra compiacenza per essermi battuto in favore della regina vostra moglie, e sapete bene quante volte ella abbia dovuto patire gravi torti. Ora, mio buon signore, mi sembra che in questa circostanza, più che in tutte quelle che pure avete approvato, io avessi un motivo ben valido per strapparla al rogo, dal momento che ella vi era stata condannata a causa mia. Coloro che vi hanno raccontato le fole che sapete erano per certo mentitori, ma le calunnie sono ricadute sul loro capo poiché, se la potenza di Dio non fosse stata dalla mia parte, come avrei potuto io, disarmato e ignaro, far fronte a quattordici avversari armati e decisi? Infatti ero stato convocato dalla regina per non so quale motivo, e avevo appena varcato la porta della sua camera quando ser Agravano e ser Mordred hanno cominciato a chiamarmi traditore e codardo. ([[Lancillotto]], p. 687)
*[...] non mi sono mai battuto a oltranza con un cavaliere senza mostrare misericordia, e che benché mi sia misurato con ottimi guerrieri quali ser Tristano e ser Lamorak, ho sempre reso loro l'onore e il rispetto che meritavano. Dio mi è testimone che non mi sono mai adirato al punto da accanirmi contro i buoni cavalieri che ho visto impegnati a farsi onore, e che sono sempre stato lieto di aiutare un avversario in grado di tenermi testa a piedi o a cavallo. ([[Lancillotto]], p. 688)
*Ser Galvano, io amavo ser Gareth più di qualunque mio parente, e piangerò per sempre la sua morte non solo per il grande timore che ho di voi, ma anche per altri motivi che mi amareggiano. Prima di tutto, perché fui io a investirlo cavaliere; poi, perché so che mi amava più di ogni altro; il terzo motivo è che era un uomo nobilissimo, leale, cortese, gentile e di buona indole; il quarto è che appena seppi della sua morte capii che da voi non avrei avuto altro che un'inestinguibile guerra. Per di più, ero certo che avreste fatto in modo che il mio nobile signore Artù mi fosse nemico per sempre. Eppure, che Gesù mi perdoni, non ho ucciso ser Gareth e ser Gaheris di proposito. Ah, perché erano disarmati in quel giorno fatale! ([[Lancillotto]], p. 689)
*Se non fosse stato per il papa, io mi sarei battuto con te in singolare tenzone e avrei provato sulla tua persona la tua falsità nei confronti di Artù e miei. E lo farò, una volta che avrai lasciato queste terre, dovunque riuscirò a trovarti! ([[Gawain]], p. 690)
*Ahimè, così devo abbandonare il più nobile tra i regni cristiani, quello che ho amato di più e in cui ho acquistato il mio onore! Mi rammarico di esserci venuto, se devo esserne vilmente bandito senza colpa e senza motivo! Ma la fortuna è così incostante, e la sua ruota tanto mobile, che nessuno è certo di potervi riposare durevolmente. Ne sono prova molte antiche leggende, come quelle che narrano del nobile Ettore, e di Troilo, e di Alessandro il potente Conquistatore, e di molti altri che precipitarono in basso dal culmine della loro regalità. Così avviene per me, che ero tenuto in grande onore in questo regno nel quale la Tavola Rotonda crebbe in dignità grazie a me stesso e ai miei più che virtù di chiunque altro. ([[Lancillotto]], p. 690)
*Mio signore Artù, nobile sovrano che mi fece cavaliere, il mio affetto per voi è tale che i vostri attacchi mi addolorano profondamente, eppure li ho sopportati con pazienza. Se fossi stato vendicativo, avrei potuto scendere in campo e domare i vostri baldi cavalieri, ma ho pazientato per sei mesi lasciando che voi e ser Galvano faceste quel che volevate. Ora però non posso tollerarlo più e devo difendermi, perché ser Galvano mi ha accusato di tradimento. Sono stato sempre contrario a battermi contro un vostro parente, ma adesso non posso più tirarmi indietro, come la preda quando è messa alle strette. ([[Lancillotto]], p. 697)
*[...] ser Galvano aveva ricevuto da un sant'uomo un dono miracoloso che gli aveva permesso di farsi molto onore: ogni giorno dell'anno, dalle nove a mezzogiorno, la sua forza cresceva fino ad arrivare a triplicarsi. Per questo re Artù, che era il solo a saperlo, aveva ordinato che tutte le tenzoni che si fossero svolte alla propria presenza, di qualunque genere e per ogni tipo di lite, avessero inizio alle nove del mattino: in tale modo il partito per il quale si fosse battuto il nipote avrebbe avuto sempre il sopravvento nel corso delle tre ore in cui la forza di Galvano raggiungeva il suo culmine. (p. 698)
====Libro XXI====
*A [[Mordred|ser Mordred]] era stato dunque affidato il governo di tutta l'Inghilterra. Egli allora fece vergare delle false lettere fingendo che provenissero dal continente, in cui era scritto che re Artù era stato ucciso nel corso della guerra contro ser Lancillotto; quindi convocò a parlamento tutti i baroni e si fece eleggere re. L'incoronazione avvenne a Canterbury e fu seguita da festeggiamenti che durarono quindici giorni.<br>Dopo di che, ser Mordred si recò a Winchester e dichiarò apertamente alla regina (che però era moglie del re, allo stesso tempo suo zio e padre) che intendeva sposarla e perparò le nozze fissando il giorno del matrimonio. Ginevera, pur profondamente addolorata, gli rispose con cortesia e finse di sottomettersi al suo volere; tuttavia espresse il desiderio di recarsi a Londra per comprare quanto le sarebbe occorso per gli sponsali. (p. 702)
*Riflettete, Inglesi, sulla malvagità che tutto ciò palesava! Artù era il re più nobile e il cavaliere più valoroso del mondo e che più amava e sosteneva gli uomini prodi, eppure quelli Inglesi non gli concedevano la propria stima! Ché tale era l'antico costume di questa terra, e c'è chi dice che non l'abbiamo ancora abbandonato. Ahimè, questo è un grave difetto: nulla ci piace se perdura nel tempo.<br>Così si comportavano gli uomini di allora: amavano di più ser Mordred che il nobile Artù e molti andarono a dire all'usurpatore che sarebbero stati con lui nella buona come nella cattiva sorte. Allora ser Mordred, che aveva sentito dire che Artù sarebbe sbarcato a Dover, vi si portò con grande esercito allo scopo di sconfiggerlo e di scacciarlo dalle sue stesse terre. (pp. 703-704)
*«Ahimè, ser Galvano, figlio di mia sorella, con l'uomo che amavo di più al mondo se ne va ogni mia gioia!» si dolse {{NDR|Artù}} quando si fu ripreso. «Ora te lo posso dire, caro nipote, solo in te e in ser Lancillotto riposavano la mia letizia e la mia fiducia. Adesso che ho perduto entrambi, tutto il conforto che avevo sulla terra mi abbandona!»<br>«Ah, caro zio» gli rispose ser Galvano «il mio ultimo giorno è arrivato, e ne devo biasimare la mia impulsività e la mia ostinazione, dato che sono stato ferito sulla vecchia piaga che mi aveva inferto ser Lancillotto. So che morirò prima di mezzogiorno e che a causa del mio orgoglio voi dovrete patire tanta vergogna e sventura. Se il nobile Cavaliere del Lago fosse stato al vostro fianco, come fu e avrebbe dovuto essere ancora, questa guerra sciagurata non sarebbe mai scoppiata, perché solo la sua cavalleria e la nobiltà del suo sangue erano riuscite a tenere soggetti e timorosi i vostri infidi nemici. Ora egli vi mancherà. Ahimè, perché non ho voluto trovare un accordo con lui! [...]» (pp. 704-705)
*Io, ser Galvano, cavaliere della Tavola Rotonda, voglio che tutto il mondo sappia che mi sono dato la morte non per colpa tua ma mia. Perciò, ser Lancillotto, ti supplico di tornare nel regno per visitare la mia tomba e per recitare su di essa una preghiera, lunga o breve che sia, per la salvezza della mia anima. Oggi, nello stesso giorno in cui scrivo questa lettera, fui ferito a morte là dove la tua mano mi colpì per prima, e non avrei potuto essere ucciso da un braccio più nobile. ([[Gawain]], p. 705)
[[File:Battle Between King Arthur and Sir Mordred - William Hatherell.jpg|thumb|La battaglia tra Artù e Mordred]]
*{{NDR|Sulla [[battaglia di Camlann]]}} I messaggeri si recarono da Mordred che si era circondato di un temibile esercito di centomila armati e dovettero pregare a lungo prima di riuscire a fargli accettare in contropartita la Cornovaglia e il Kent fino alla morte di Artù e, dopo, tutta l'Inghilterra. Fu anche concordato che il sovrano e l'usurpatore, ciascuno con un seguito di quattordici cavalieri, si incontrassero in una zona franca tra i due eserciti schierati.<br>Artù fu lieto degli accordi raggiunti, ma prima di recarsi al convegno ordinò ai propri uomini di avanzare fieramente e di uccidere ser Mordred, di cui non ci si poteva fidare in alcun modo, se avessero visto sguainare anche una sola spada. E ser Mordred aveva istruito allo stesso modo il proprio esercito:<br>«Se vedrete balenare anche una sola lama mouvete con coraggio all'attacco e uccidete quanti vi si parano innanzi, perché non mi fido affatto di questa tregua e so bene che mio padre vorrà vendicarsi di me.»<br>L'incontro ebbe dunque luogo come era stato stabilito. Fu portato del vino e ne bevvero insieme, ma una [[vipera]] sbucata da un cespuglio d'edera morse il piede di un cavaliere. Questi, senza darsi pensiero del danno che ne sarebbe derivato, sguainò la spada per ucciderla, e quando i due eserciti videro balenare la lama diedero fiato alle trombe e ai corni e si corsero incontro levando terribili grida.<br>Allora re Artù montò a cavallo e raggiunse prontamente i propri uomini esclamando:<br>«Ahimè, che giorno sventurato!»<br>Ser Mordred si unì ai suoi, ed ebbe inizio la battaglia più funesta che si sia mai vista in terra cristiana: vi furono attacchi impetuosi e galoppare di cavalli, affondi e fendenti, colpi mortali e accenti minacciosi da entrambe le parti. Re Artù non cessava di attraversare le formazioni di ser Mordred compiendo molte prodezze degne di un nobile sovrano senza mai venir meno al proprio ruolo, ma anche ser Mordred non si tirava indietro e più volte mise se stesso in grave pericolo.<br>La battaglia infuriò per tutta la giornata senza risparmio di forze, finché molti nobili cavalieri giacquero immobili sulla fredda terra, e quando cadde la notte il terreno era cosparso dei cadaveri di ben centomila uomini. (pp. 707-708)
*{{NDR|Sulla battaglia di Camlann}} Il sovrano impugnò la lancia e si gettò in avanti gridando:<br>«Traditore, è giunto il giorno della tua morte!»<br>Ser Mordred si scagliò a sua volta contro di lui brandendo la spada, ma il re già gli affondava la lancia sotto lo scudo e gliela faceva fuoriuscire dal corpo per più di un braccio. E quando l'usurpatore comprese che non sarebbe potuto sfuggire alla morte, si slanciò con tutte le proprie forze in avanti trafiggendosi fino all'impugnatura dell'asta, poi calò la spada tenuta con entrambe le mani sul proprio padre e lo raggiunse a un lato della testa trapassandogli l'elmo e il crano. Subito dopo si accasciava a terra morto. (p. 709)
[[File:The Death of King Arthur by John Garrick.jpg|thumb|La morte di Artù]]
*«[...] Il tempo passa in fretta; prendete perciò la mia buona spada Excalibur e portatela alla riva del mare: vi ordino di gettarla nell'acqua e di tornare poi a dirmi cosa avete visto.»<br>«Sire, obbediremo al vostro comando» gli rispose [[ser Bedivere|Bedivere]].<br>Ma sulla strada si mise a osservare con attenzione la nobile arma e le pietre preziose che ricoprivano il pomo e l'elsa.<br>"Se la getto nell'acqua, non ne deriveranno che perdite e danno!" pensò.<br>Perciò la nascose sotto un albero e poi si affrettò a tornare dal re e gli disse di averla gettata in mare.<br>«Cosa hai visto?» gli domandò Artù.<br>«Nient'altro che onde e venti.»<br>«Non è vero» replicò il re. «Ora affrettatevi a ubbidire e, se vi sono caro, non esitate a fare quanto vi ho detto.»<br>Allora ser Bedivere tornò a prendere la spada, ma pensando ancora che fosse un peccato e una vergogna gettare via un'arma tanto nobile, la nascose di nuovo, poi raggiunse il re.<br>«Cosa avete visto?» gli domandò per la seconda volta il sovrano.<br>«Nient'altro che flutti e ondate nere.»<br>«Ah, mi hai ingannato ancora, sleale e traditore!» propruppe Artù. «La tua fama di nobile cavaliere e l'amore che ti ho sempre portato non mi avrebbero mai fatto pensare che mi avresti tradito per il valore di una spada! Ora sbrigati: le tue esitazioni stanno mettendo a grave rischio la mia vita. Se non eseguirai adesso i miei ordini ti ucciderò con le mie stesse mani ovunque potrò incontrarti.»<br>Così ser Bedivere tornò là dove aveva nascosto la spada, la raccolse con cautela e si avvicinò alla riva. Poi avvolse la cintura intorno all'elsa e la scagliò più lontano che poté. Allora vide un braccio e una mano sorgere dall'acqua, afferrarla stretta, brandirla tre volte e poi inabissarsi con l'arma.<br>Quando ser Bedivere, tornato vicino al re, gli raccontò quello che aveva visto, il sovrano esclamò:<br>«Ahimè, aiutatemi ad andare via, temo di avere aspettato già troppo.»<br>Il cavaliere se lo caricò sulle spalle e andò verso la riva del mare. Vi erano appena arrivati che una piccola chiatta piena di belle dame prese terra accanto a loro. Tra di esse si trovava una regina, e tutte portavano cappucci neri e gridavano e piangevano alla vista di re Artù.<br>«Fatemi salire a bordo» disse il re.<br>Ser Bedivere eseguì con delicatezza il comando, e tre dame accolserò Artù tra alti lamenti e lo misero a sedere con la testa appoggiata sul grembo di una di loro.<br>«Ah, mio caro fratello!» disse allora la regina. «Perché vi siete trattenuto tanto a lungo lontano da me? La ferita che avete al capo ha preso fin troppo freddo!»<br>Poi le dame si misero ai remi e allontanarono l'imbarcazione dalla terra. E quando se Bedivere le vide prendere il largo, gridò:<br>«Ah, mio signore Artù, cosa sarà di me ora che mi lasciate tra i miei nemici?»<br>«Confortatevi e fate del vostro meglio: su di me non potrete più fare alcun affidamento» gli rispose il sovrano. «Devo andare nell'isola di Avalon per curare la mia grave ferita, e se non sentirete mai più parlare di me, pregate per la mia anima.»<br>Intanto la regina e le dame piangevano e gridavano da fare pietà. Quando ser Bedivere ebbe perso di vista la chiatta, scoppiò anch'egli in pianti e in lamenti, poi si diresse verso la foresta e camminò per tutta la notte. (pp. 710-712)
*Di Artù non ho trovato nient'altro nei libri autorizzati, né ho letto con maggiore certezza della sua morte se non che fu portato via in una nave con tre regine, una delle quali era sua sorella [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana la Fata]], l'altra la regina del Galles del Nord e la terza quella delle Terre Desolate. Non conosco altra testimonianza che quella dell'eremita che un tempo era stato arcivescovo di Canterbury e che riferì che le dame avevano portato da lui un corpo perché lo seppellisse. Tuttavia egli non sapeva con certezza se si trattasse davvero del cadavere di artù, perché questa storia la fece mettere per iscritto ser Bedivere, cavaliere della Tavola Rotonda. (pp. 712-713)
*In varie parti d'Inghilterra si crede che re Artù non sia morto e che, per volontà di Nostro Signore Gesù, viva in un altro luogo da dove tornerà per conquistare la Santa Croce. Io però non mi sento di affermarlo, e preferisco dire che in questo mondo egli lasciò la sua vita. Molti sostengono anche che sulla sua tomba siano scritte queste parole:<br><div class="center">{{maiuscoletto|Hic iacet Arthurus Rex quondam rexque futurus}}</div> (p. 713)
*{{NDR|Su [[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]]}} Quando seppe della morte del re e di tutti i nobili cavalieri compreso ser Mordred, ella riparò in gran segreto con cinque dame ad Almesbury dove si fece monaca indossando la veste bianca e nera, e vivendo in penitenza come se fosse stata la più grande peccatrice di questa terra. Da allora nessuna creatura riuscì più a renderla felice, e visse tra digiuni, preghiere e opere di carità al punto che tutti si stupirono della purezza dei sui nuovi costumi. Con il tempo, come era da aspettarsi, divenne anche badessa e governatrice del monastero. (p. 713)
*La guerra che ha portato alla morte i più nobili cavalieri del mondo è divampata a causa mia e di quest'uomo, e l'amore che ci legava ha causato la rovina del sovrano più onorato della terra. Lancillotto [...] ho assunto questo stato per salvare la mia anima e, con la grazia di Dio e per le piaghe della Sua Passione, confido che dopo la mia morte potrò contemplare il volto benedetto di Gesù Cristo e sedere alla Sua destra nel giorno del Giudizio, poiché in cielo vi sono dei santi che furono peccatori in terra. Perciò, ser Lancillotto, vi supplico di cuore per l'amore che ci fu tra noi di non posare mai più lo sguardo su di me. Vi comando anche, in nome di Dio, che lasciate la mia compagnia e torniate nel vostro regno per preservarlo da guerre e distruzioni. Così come vi ho amato fino ad ora, il mio cuore non mi permetterà più di incontrarvi dopo che a causa vostra e mia è stato annientato il fuore dei re e dei cavalieri. Rientrate dunque nelle vostre terre e prendete moglie per vivere con lei in gioia e letizia. L'unica supplica che il mio cuore vi rivolge è che invochiate il Signore Eterno perché mi conceda di fare ammenda dei miei peccati. ([[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]], p. 716)
*«[...] Nella ricerca del Sangrail avrei abbandonato le vanità mondane se non fosse stato per l'amore che vi portavo, e se allora lo avessi fatto con tutto il mio cuore, la volontà e il pensiero, avrei superato ogni altro cavaliere a eccezione di ser Galahad mio figlio. Se voi vi siete votata alla perfezione, è giusto che lo faccia anch'io perché, mi sia testimone Iddio, solo in voi ho avuto la mia gioia terrena. Se il vostro cuore fosse stato diversamente disposto, vi avrei portata con me nel mio regno. Ma poiché tale è la vostra volontà, vi giuro che se troverò un eremita che voglia accogliermi, a qualunque ordine appartenga, farò penitenza e pregherò fino al termine della mia vita. Ora, madama, vi prego di baciarmi un'ultima volta.»<br>«Non lo farò mai» si schermì la regina «e astenetevi anche voi da tali atti.» (pp. 716-717)
*Supplico Dio Onnipotente che non mi sia mai più possibile vedere ser Lancillotto con i miei occhi mortali. ([[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]], p. 719)
*Quando riporto alla mente la bellezza e la nobiltà della regina e del suo re e li vedo ora giacere insieme, il mio cuore non può sostenere il mio corpo afflitto. Quando poi rifletto che per mia colpa, orgoglio e superbia sono entrambi periti, essi che non avevano pari tra le genti cristiane, il ricordo della loro cortesia e della mia gratitudine mi fa mancare il cuore al punto di non potermi reggere in piedi. ([[Lancillotto]], p. 720)
*Ah, Lancillotto [...] guida di tutti i cavalieri cristiani, impareggiabile tra i valorosi, ora giaci qui. Eri il più cortese cavaliere che abbia mai portato lo scudo, l'amico più sincero nei confronti di chi ti amava tra quanti hanno mai cavalcato, il più fedele amante tra i peccatori che abbiano mai amato una donna, l'uomo più gentile che abbia mai brandito una spada. La tua bella persona primeggiava sempre tra una folla di cavalieri, e tu eri l'uomo più mansueto e più onorato tra quanti mai si siano intrattenuti a banchetto con le dame. Ma eri anche l'avversario più inflessibile per un nemico mortale che abbia mai posto la lancia in resta. (Hector de Maris, p. 722)
===Explicit===
====Originale====
Here is the end of the booke book of kyng Arthur & of his noble knyghtes of the rounde table | that whan they were hole togyders there was ever an C and xl | and here is the ende of the deth of Arthur | I praye you all Ientyl men and Ientyl wymmen that redeth this book of Arthur and his knyghtes from the begynnyng to the endyng | praye for me whyle I am on lyve that god sende me good delyveraunce | & whan I am deed I praye you all praye for my soule | for this book was ended the ix yere of the reygne of kyng edward the fourth | by syr Thomas Maleore knyght as Ihesu helpe hym from hys grete myght | as he is servaunt of Ihesu bothe day and nyght |<br>{{NDR|Thomas Malory, ''[https://archive.org/details/lemortedarthuror00malouoft/page/860/mode/2up Le Morte d'Arthur. The original edition of William Caxton now reprinted and edited with an introduction and glossary]'', a cura di H. Oskar Sommer, Londra, David Nutt, 1889}}
====Traduzione====
''Qui finisce il libro di re Artù e dei suoi nobili cavalieri della Tavola Rotonda, che nel loro insieme raggiungevano il numero di centocinquanta. E questa è anche la fine de'' La morte di Artù. '' Gentiluomini e gentildonne che avete letto il libro di Artù e dei suoi cavalieri dall'inizio alla fine, vi supplico di pregare finché sono in vita perché Dio mi mandi una buona liberazione. Quando poi sarò morto, vi chiedo di pregare tutti per la mia anima. Quest'opera fu terminata nel nono anno di [[Edoardo IV d'Inghilterra|re Edoardo IV]] dal cavaliere sir Thomas Malory che Gesù aiuti con la Sua grande potenza, poiché è servo di Cristo di giorno come di notte.''<br>{{NDR|Thomas Malory, ''Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri'', volume secondo, a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Milano, Oscar Classici Mondadori, 1985. ISBN 88-04-41154-6}}
==Citazioni su Thomas Malory==
*Malory fu in realtà il primo scrittore su commissione [...]. Quando [[William Caxton|Caxton]] costruì la sua pressa da stampa, chiese al povero vecchio Malory di scrivere qualcosa, ed egli acconsentì mettendo insieme tutte le storie che conosceva: tutte le storie tramandate dalla tradizione orale. Poi, a poco a poco, con la proliferazione dei libri, la gente dimenticò quelle storie o non si curò di ricordarle. Così, i racconti che Malory ambientò nel XII secolo descrivevano eventi accaduti molto tempo prima [...]. E, come accade per tutti i miti, essi assunsero le tinte dell'epoca in cui vennero scritti. Gli ''Idilli del re'' di [[Alfred Tennyson|Tennyson]], per esempio, oppure le opere di [[Edward Burne-Jones|Burne-Jones]] e dei Preraffaelliti, descrissero e dipinsero le leggende arturiane del XII secolo secondo la sensibilità della propria epoca. Finendo così per rivelare più cose sull'età vittoriana che sulla leggenda stessa. ([[John Boorman]])
*Sì, possiamo immaginarci sir Thomas Malory come un adorabile primitivo, un innamorato di cose nobili e belle e grandi, finché non sappiamo, in base alle moderne ricerche che l'hanno identificato con un personaggio della parrocchia di Monks Kirby nella contea di Warwick, figura più di bandito che di {{sic|compíto}} gentiluomo, che per via delle sue violenze e rapine fu spesso in prigione, e in prigione scrisse appunto le sue storie di cavalleria. ([[Mario Praz]])
==Bibliografia==
*Thomas Malory, ''[https://archive.org/details/lemortedarthuror00malouoft/page/34/mode/2up Le Morte d'Arthur. The original edition of William Caxton now reprinted and edited with an introduction and glossary]'', a cura di H. Oskar Sommer, Londra, David Nutt, 1889.
*Thomas Malory, ''Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri'', due volumi, a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Milano, Oscar Classici Mondadori, 1985. ISBN 88-04-41154-6
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Malory, Thomas}}
[[Categoria:Scrittori britannici]]
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/* Libro IX */
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Sir '''Thomas Malory''', o '''Maillorie''', '''Mallory''', '''Maleore''' (1409 – 1471), scrittore inglese.
==''La morte di Artù''==
===Incipit===
[[File:Morte Darthur incipit (cropped).jpg|thumb|Incipit dell'edizione del 1485 stampata da [[William Caxton]]]]
====Originale====
Hit befel in the dayes of Uther pendragon when he was kynge of all Englond | and so regned that there was a myȝty duke in Cornewaill that helde warre ageynst hym long tyme | And the duke was called the duke of Tyntagil | and so by meanes kynge Uther send for this duk | chargyng hym to brynge his wyf with hym | for she was called a fair lady | and a passynge wyfe | and her name was called Igrayne | So whan the duke and his wyf were comyn unto the kynge by the meanes of grete lordes they were accorded bothe | the kynge lyked and loved this lady wel | and he made them grete chere out of mesure | and desyred to have lyen by her | But she was a passyng good woman | and wold not assente unto the kynge | And thenne she told the duke her husband and said I suppose that we were sente for that I shold be dishonoured Wherfor husband I counceille yow that we departe from hens sodenly that we maye ryde all nyghte unto oure owne castell<br>{{NDR|Thomas Malory, ''[https://archive.org/details/lemortedarthuror00malouoft/page/34/mode/2up Le Morte d'Arthur. The original edition of William Caxton now reprinted and edited with an introduction and glossary]'', a cura di H. Oskar Sommer, Londra, David Nutt, 1889}}
====Traduzione====
Al tempo in cui [[Uther Pendragon]] governava su tutta l'Inghilterra, vi era in Cornovaglia un potente duca, signore di Tintagel, che gli faceva guerra da molti anni. Attraverso degli emissari, un giorno il re lo convocò ordinandogli di portare con sé anche la moglie, che aveva nome [[Igraine]] e fama di essere molto assennata. Quando il duca arrivò alla presenza del sovrano, per intercessione dei più nobili baroni si riconciliò con lui, ma il re si innamorò di sua moglie, la festeggiò oltre misura e desiderò di giacere con lei. Igraine, che era una donna onesta e leale, non solo non vi consentì, ma anzi disse al marito:<br>«Credo che siamo stati chiamati qui perché io vi perdessi il mio onore. Vi consiglio quindi di andare via senza indugio e di raggiungere questa notte stessa il nostro castello.»<br>{{NDR|Thomas Malory, ''Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri'', volume primo, a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Milano, Oscar Classici Mondadori, 1985. ISBN 88-04-41154-6}}
===Citazioni===
====Libro I====
[[File:Story of Merlin - Arthur's conception.png|thumb|Il concepimento di Artù]]
*«Ecco cosa voglio, sire» disse allora Merlino. «La prima notte che trascorrerete con Igraine concepirete in lei un figlio che mi farete consegnare appena sarà venuto alla luce. Io lo alleverò dove più mi piacerà, affinché a voi derivi onore e al bambino i vantaggi che gli spettano.»<br>«Sarà fatto come volete» accondiscese il re.<br>«Ora preparatevi» aggiunse Merlino. «Questa notte stessa vi coricherete al fianco di Igraine nel castello di Tintagel, e avrete le sembianze di suo marito; Ulfius assumerà l'aspetto di ser Brastias e io quello di ser Jordans, due cavalieri del duca. Ma badate di non rivolgere domande né a lei né ai suoi uomini; dite che non vi sentite bene, affrettatevi ad andare a letto, e domani mattina non vi alzate prima del mio arrivo. Il castello non è che a dieci miglia da qui.»<br>Fu dunque fatto come era stato deciso. Ma poiché il duca aveva visto il re lasciare l'assedio di Terrabil, quella stessa notte uscì dal castello attraverso una postierla per attaccare l'esercito regale e rimase ucciso nella sortita prima ancora che il sovrano fosse arrivato a Tintagel. Così re Uther giacque con Igraine più di tre ore dopo la morte del duca e, in quella notte, concepì Artù. Allo spuntare del giorno, dopo che Merlino fu arrivato per dirgli di prepararsi, egli baciò la dama e partì in gran fretta. E quando Igraine sentì dire che, secondo tutte le testimonianze, il marito era morto prima dell'arrivo di Uther, si chiese con grande stupore chi potesse essere l'uomo che si era coricato con lei nelle sembianze del suo signore e ne pianse segretamente senza farne parola ad alcuno. (p. 7)
*Non passò molto, quindi, che un mattino Uther e Igraine si sposarono tra la gioia e il tripudio generale, e, per volere del re, nella stessa occasione re Lot di Lothian e di Orkney sposò Morgawse, che sarebbe stata la madre di [[Gawain|Galvano]], e re Nentres della terra di Garlot sposò Elaine. La terza sorella, [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana la Fata]], fu invece messa a studiare in un convento dove divenne molto dotta in negromanzia. In seguito sarebbe stata maritata a re [[Urien|Uriens]] della terra di Gore, padre di [[Ywain|ser Ivano il Biancamano]]. (p. 8)
*E quando i mattutini e la prima messa ebbero termine, nel camposanto dietro l'altare maggiore fu vista una grande roccia quadrangolare simile a un blocco di marmo, che sorreggeva nel mezzo una sorta di incudine d'acciaio alta un piede in cui era infitta una bella spada. Intorno all'arma una scritta in lettere d'oro diceva:<br><div class="center">{{maiuscoletto|Colui che estrarrà questa spada dalla roccia e dall'incudine è il legittimo re di tutta l'inghilterra.}} (p. 10)
[[File:An island story; a child's history of England (1906) (14801002423).jpg|thumb|Artù estrae la spada dalla roccia]]
*Il giorno di Capodanno, terminata la messa, i baroni cavalcarono al campo, alcuni per giostrare, altri per torneare. Tra di essi vi era anche ser Ector accompagnato dal figlio ser Kay e dal giovane [[Re Artù|Artù]], fratello di latte di quest'ultimo. Ser Kay, che era stato fatto cavaliere nel giorno di Ognissanti, accortosi quando era già in cammino di avere dimenticato la spada nell'alloggio del padre, pregò Artù di andargliela a prendere.<br>«Volentieri» rispose il giovane allontanandosi in fretta. Giunto a casa, scoprì però che la dama e tutti gli altri erano usciti per assistere alle giostre. Ne fu addolorato, ma poi si disse:<br>"Andrò al camposanto a prendere la spada che è infitta nella roccia. Mio fratello non deve rimanere senza un'arma in una giornata come questa."<br>Si diresse quindi verso il camposanto; scese di sella, legò il cavallo a un montante e si avvicinò alla tenda che nascondeva la roccia. Non trovandovi i cavalieri che vi erano stati lasciati di guardia e che infatti erano andati alle giostre, afferrò l'impugnatura della spada e la estrasse con un strappo deciso, ma senza sforzo. Poi riprese il cavallo e raggiunse ser Kay per consegnargliela. Appena il fratello la vide, la riconobbe subito. Allora si avvicinò al padre egli disse:<br>«Signore, ecco la spada della roccia. Dunque devo essere io il re di questa terra.»<br>Ser Ector osservò l'arma; quindi tornò indietro con i due giovani, smontò da cavallo, entrò nella chiesa e ordinò a ser Kay di ripetergli con precisione come l'avesse presa faccendolo giurare sul Libro Sacro.<br>«Me l'ha portata mio fratello Artù, signore» disse allora ser Kay.<br>«E tu, come l'hai avuta?» chiese ser Ector ad Artù.<br>«Ecco, signore, quando sono tornato a casa a prendere la spada di ser Kay, non ho trovato nessuno che me la potesse dare; allora, pensando che mio fratello non dovesse rimanere disarmato, sono venuto qui e ho estratto l'arma dalla roccia senza alcuna fatica.» (pp. 11-12)
*Ser Ector e ser Kay si inginocchiarono a terra.<br>«Ahimè, perché vi inginocchiate davanti a me, voi che siete mio padre e mio fratello?» chiese loro Artù.<br>«No, mio signore, non è così. Io non sono vostro padre e non sono nemmeno del vostro stesso sangue. Vedo che discendete da un lignaggio ben più nobile di quanto credessi.»<br>Egli gli raccontò come gli fosse stato affidato, perché lo allevasse, dallo stesso Merlino. Nel sentire che ser Ector non era suo padre, il giovane provò un profondo dolore, ma il cavaliere continuò:<br>«Quando sarete re, vorrete essere il mio buono e grazioso signore?»<br>«In caso contrario sarei da biasimare» fu la risposta di Artù. «Siete l'uomo a cui devo di più insieme alla mia buona signora e madre, vostra moglie, che mi ha nutrito e allevato come figlio suo. Se Dio vorrà ch'io sia re come voi dite, potrete chiedermi tutto quello che sarà in mio potere di concedervi, e io non vi mancherò!» (pp. 12-13)
*«Per quale motivo quel ragazzo è divenuto vostro re?»<br>«Signori, è figlio legittimo di Uther Pendragon e di Igraine, moglie del duca di Tintagel» rispose loro Merlino.<br>«Allora è bastardo!» esclamarono tutti.<br>«No; Artù fu concepito più di tre ore dopo la morte del duca, e tredici giorni più tardi re Uther sposò Igraine. È quindi provato che non è bastardo, e chi lo afferma sappia che Artù sarà re e avrà ragione di tutti i suoi nemici, e che, prima di morire, avrà regnato a lungo su tutta l'Inghilterra e avrà condotto sotto il proprio comando Galles, l'Irlanda, la Scozia e molti altri regni.» (p. 15)
*Dovremmo forse accettare che un interprete di [[Sogno|sogni]] ci esorti alla viltà? ([[Lot (ciclo arturiano)|Lot]], p. 16)
*Ecco allora giungere in campo [[Ban di Benoic|re Ban]], fiero come un leone e con le insegne a bande verdi in campo d'oro.<br>«Ahimè, ora temo davvero che saremo sconfitti!» esclamò re Lot vedendolo. «Quello è il cavaliere più valoroso del mondo e anche l'uomo più rinnomato. Moriremo o saremo costretti a ritirarci, ma se dovremo farlo sarà bene che impieghiamo valore e saggezza, perché altrimenti perderemo ugualmente la vita!» (p. 26)
*[...] è preferibile uccidere un vile piuttosto che, a causa di un codardo, perdere tutti la vita. ([[Lot (ciclo arturiano)|Lot]], p. 28)
*«Siete un uomo straordinario!» esclamò allora Artù.<br>«Però mi stupisce molto sentirvi dire che morirò in battaglia.»<br>«Non ve ne meravigliate, è la volontà di Dio che il vostro corpo sia punito per le vostre azioni impure. Io invece dovrei essere triste, perché morirò di una morte vergognosa, sotterrato ancora vivo. Almeno la vostra sarà una fine onorevole.» ([[Re Artù]] e [[Mago Merlino]], p. 34)
*Merlino è a conoscenza, come del resto voi, ser Ulfius, di come re Uther venne da me nel castello di Tintagel con le sembianze di mio marito che era morto tre ore prima, e di come quella stessa notte mi fece concepire un figlio. Tredici giorni dopo egli mi sposò, e allorché il bambino nacque ordinò che fosse affidato a Merlino e allevato da lui. Da allora io non lo vidi mai più; né seppi quale nome gli era stato dato. ([[Igraine]], p. 35)
*«Ora siete in mio potere, e sono libero di decidere se uccidervi o risparmiarvi la vita. Ma se non vi darete per vinto sarò costretto a mettervi a morte» gli disse lo sconosciuto.<br>«Quando vorrà venire, la morte sia la benvenuta! Del resto, preferisco morire che disonorarmi arrendendomi a te» esclamò Artù balzandogli addosso. ([[Pellinore]] e [[Re Artù]], p. 39)
*«Ahimè, Merlino, lo avete ucciso!» gli disse Artù. «Era il cavaliere più nobile del mondo, ed io preferirei essere privato delle mie terre piuttosto che saperlo morto.»<br>«Non ve ne date pensiero, è più sano di voi» gli rispose Merlino. «È solo addormentato, ma si risveglierà fra tre ore. Vi avevo detto che era un cavaliere forte e coraggioso, e vi avrebbe ucciso se io non fossi intervenuto. Ma da ora in poi egli vi renderà ottimi servigi; il suo nome è [[Pellinore|Pellinor]], e un giorno avrà due figli di valore impareggiabile che si chiameranno Percival e Lamorak il Gallese. E sarà ancora Pellinor a rivelarvi il nome del figlio che avete concepito in vostra sorella e che sarà la rovina del regno.» (p. 40)
[[File:Boys King Arthur - N. C. Wyeth - p16.jpg|thumb|Artù riceve Excalibur]]
*Proseguirono il cammino finché si trovarono sulla riva di un lago vasto e ameno, dal quale videro emergere un braccio rivestito di sciamito bianco: esso terminava in una mano che stringeva una magnifica spada.<br>«È quella l'arma di cui vi parlavo» disse Merlino ad Artù. E poiché in quel momento una donna passava sul lago, il re chiese chi fosse.<br>«È la [[Dama del Lago]]; sul fondo di questo specchio d'acqua si trova una caverna che ha l'interno decorato con tale ricchezza da renderlo la residenza più piacevole del mondo» gli spiegò Merlino. «Ora la dama si avvicinerà; allora voi dovrete pregarla cortesemente di darvi la spada.»<br>Infatti la dama si diresse verso Artù e lo salutò, e il re, dopo aver ricambiato il saluto, le chiese:<br>«Di chi è la spada che quel braccio tiene alta sull'acqua? Io sono senza armi, e vorrei che fosse mia.»<br>«Essa mi appartiene» gli rispose la dama «ma se mi concederete un dono allorquando ve lo chiederò, sarà vostra.»<br>«Ve lo accorderò, sulla mia parola» le promise Artù.<br>«Allora montate sulla barchetta che vedete laggiù, raggiungete a remi la spada e prendetela insieme al suo fodero. Io reclamerò il mio dono quando lo riterrò opportuno».<br>Artù e Merlino smontarono di sella e legarono i cavalli a due alberi. Poi salirono sulla piccola imbarcazione e, quando ebbero raggiunto la mano e la spada, il re ne afferrò l'impugnatura e la trattenne, mentre mano e braccio scomparivano sott'acqua. (pp. 40-41)
*«Vi piace più l'arma o il fodero?» gli chiese Merlino.<br>«Preferisco la spada.»<br>«Non siete molto saggio, perché il fodero vale dieci volte di più! Finché lo avrete al fianco, esso impedirà alle vostre ferite di sanguinare, per quanto gravi possano essere. Quindi badate a non abbandonarlo mai.» (p. 41)
*Poi re Artù fece cercare, sotto pena di morte, tutti i bambini che erano nati il primo di maggio concepiti da baroni e da dame, perché Merlino gli aveva detto che proprio in quella data aveva visto la luce di colui che lo avrebbe ucciso. Tra i numerosi figli di signori scovati e mandati a corte, si trovava anche [[Mordred]], il figlio della moglie di re Lot.<br>I fanciulli vennero messi su una nave che fu lasciata alla deriva sul mare, ma il caso volle che essa naufragasse ai piedi di un castello e che tutti i bambini morissero salvo proprio Mordred che ne era stato scagliato fuori e che fu ritrovato da un buon uomo che lo allevò. Quando poi il fanciullo ebbe compiuto i quattordici anni, fu mandato a corte, come narreremo verso la fine del libro della Morte di Artù. Ora diremo che i baroni del regno furono molto addolorati per la morte dei loro figli e ne incolparono più Merlino che Artù, ma poi rimasero in pace sia per timore sia per lealtà nei confronti del sovrano. (p. 43)
====Libro II====
[[File:The Death of Balin and Balan.png|thumb|La morte di Balin e Balan]]
*«Ah, bella damigella, dignità, virtù e valore non sono riposti solo nell'[[abbigliamento]]!» esclamò [[Sir Balin|Balin]]. «La virilità e l'onore sono celati nella persona, e vi sono molti insigni cavalieri ignoti a tutti, a riprova che il pregio e l'ardimento non hanno alcun rapporto con le vesti che indossano.» (p. 46)
*Non pochi pensano di fare scorno a un [[avversario]], e poi scoprono che il loro intento si è ritorto a loro danno. ([[Sir Balin]], p. 50)
*Badate, sire, di conservare con cura il fodero di Excalibur e ricordate che finché l'avrete con voi le vostre ferite, per quanto gravi, non sanguineranno. ([[Mago Merlino]], p. 57)
*Rimasto disarmato, {{NDR|[[Sir Balin]]}} si precipitò allora alla ricerca di un'altra arma entrando prima in una stanza poi un'altra e in un'altra ancora, senza riuscire a trovare nulla e sempre incalzato dappresso da [[Re Pescatore|re Pellam]]. Infine varcò la porta di una camera meravigliosamente decorata e vide che vi si trovava un uomo disteso su un letto coperto dai più splendidi drappi d'oro che si possano immaginare. Vicino al letto, su un tavolo d'oro puro sorretto da quattro zampe d'argento, era posata una lancia di singolare fattura. Balin la afferrò, si volse a fronteggiare Pellam e lo colpì con forza, facendolo cadere in terra privo di sensi. Allora il tetto e le mura del castello crollarono e anche Balin fu gettato al suolo, dove rimase senza potersi muovere. [...] Da allora re Pellam rimase infermo per molti anni, e guarì solo quando fu curato da [[Galahad]], il nobile principe, nel corso della ricerca del [[Graal|Sangrail]] – il bacile che conteneva il sangue di Nostro Signore Gesù Cristo portato in Inghilterra da Giuseppe d'Arimatea, cui un tempo era appartenuto anche lo splendido letto. La [[Lancia di Longino|lancia]] che aveva inferto il [[Colpo Doloroso]] era la stessa con cui Longino aveva ferito Nostro Signore al cuore, e poiché re Pellam era affine alla stirpe di Giuseppe e l'uomo più degno di quei tempi, la sua infermità provocò dolore, lutti e pene. (pp. 61-62)
*«Fratello, mi hai ucciso e io ho ucciso te. Il mondo intero parlerà di noi» disse poi Balin quando si fu ripreso.<br>«Perché mai non ti ho riconosciuto!» si lamentò Balan. «Avevo notato le due spade, ma dato che portavi uno scudo non tuo ti avevo creduto un altro.»<br>«È colpa di uno sciagurato cavaliere che facendomelo cambiare ci ha dato la morte. Se potessi sopravvivere distruggerei il castello per i malvagi costumi che alberga.»<br>«E sarebbe ben fatto!» approvò Balan. «Da quando vi arrivai non ebbi più la possibilità di ripartirne perché uccisi il cavaliere che era a guardia dell'isola. Lo stesso accadrà anche a te, fratello. Avresti dovuto uccidermi, come del resto hai fatto, ma poi metterti in salvo con la fuga.»<br>In quel mentre sopraggiungeva la signora del castello con quattro cavalieri, sei dame e sei servitori, e sentì le pietose parole che si scambiavano i fratelli.<br>«Uscimmo entrambi da un medesimo sacello, il ventre di nostra madre, e giaceremo insieme in una stessa fossa» dicevano. (p. 66)
*Il mattino successivo comparve Merlino e fece incidere in lettere d'oro sulla tomba dei fratelli una scritta che diceva:<br><div class="center">{{maiuscoletto|Qui giace Balin il Selvaggio, che era il cavaliere dalle due spade che inferse il Colpo Doloroso.}}</div><br>Poi, presa la spada di Balin e sostituitone il pomo con un altro, ordinò a un cavaliere di brandirla, ma quello non vi riuscì nonostante i ripetuti sforzi. Allora Merlino scoppiò a ridere.<br>«Perché ridete?» gli chiese il cavaliere.<br>«Solo i campioni migliori del mondo potranno maneggiare questa spada, cioè [[Lancillotto]] e suo figlio Galahad. E con quest'arma Lancilotto ucciderà ser Galvano, il nipote di re Artù» gli rispose Merlino, che fece incidere la profezia sul pomo della spada.<br>Poi operò perché un ponte di ferro e di acciaio collegasse l'isola con la terraferma, e lo fece largo solo mezzo piede perché soltanto l'uomo più eccellente e mondo da malizia e villania potesse avere l'ardire di attraversarlo. Inoltre lasciò sull'isola il fodero della spada di Balin perché Galahad potesse trovarlo, e fece sì che per magia la spada restasse infissa in un blocco di marmo grande come la mola di un mulino, che galleggiò per molti anni nella corrente di un fiume fin sotto le mura di Camelot. Un giorno di Pentecoste Galahad, il nobile principe, che aveva già trovato il fodero, avrebbe estratto la spada così come è narrato nel libro del Sangrail. (p. 67)
====Libro III====
[[File:The Beguiling of Merlin by Edward Burne-Jones.jpg|thumb|Merlino e la Dama del Lago]]
*Che un re tanto illustre per nobiltà e valore voglia prendere in moglie Ginevra è la notizia più bella che abbia mai ricevuto [...]. Gli offrirei volentieri anche le mie terre se pensassi di poterlo compiacere, ma ne ha già tante e sono certo che non ne ha bisogno. Gli farò quindi un dono che gradirà molto di più, perché gli consegnerò la [[Tavola Rotonda]] che mi fu data da Uther Pendragon. Essa può ospitare un massimo di centocinquanta cavalieri; cento li ho io stesso, ma gli altri mi sono stati uccisi. ([[Leodegrance]], p. 69)
*«Ma perché vi sono due seggi vuoti alla Tavola Rotonda?» chiese poi Artù a Merlino.<br>«Sire, sono destinati a uomini degni del più alto onore, e sul [[Seggio Periglioso]] siederà solo un cavaliere senza pari. Chiunque altro sarà tanto ardito da tentare di prendervi posto, sarà annientato.» (p. 72)
*Devi concedere [[misericordia]] a coloro che t'implorano, perché un [[cavaliere]] spietato è un cavaliere senza onore. ([[Gaheris]], p. 76)
*Così, portate a termine le tre ricerche affidate a ser Galvano, a ser Tor e a re Pellinor, re Artù confermò la nomina di tutti i cavalieri, assegnò terre a quelli che non avevano e impose loro di non commettere mai oltraggi o omicidi, di rifuggire sempre dal tradimento, di non comportarsi mai con efferatezza, ma di concedere grazia a chi la implorasse, sotto sanzione di perdere per sempre l'onore e la sua protezione. Inoltre il re ingiunse loro, pena di morte, di soccorrere sempre le dame, le damigelle e le gentildonne e di non ingaggiare combattimenti in contese ingiuste per amore o per beni mondani. Tutti i [[cavalieri della Tavola Rotonda]] giurarono in tal senso, i giovani come i vecchi, e ogni anno rinnovavano il giuramento in occasione della festa solenne della Pentecoste. (p. 87)
*Non passò molto che la [[Dama del Lago|Damigella del Lago]] partì e Merlino la seguì tentando più volte di farla sua con le proprie arti sottili, ma poi Nimue gli fece giurare di non fare mai più uso con lei dei suoi incantesimi, perché altrimenti non l'avrebbe mai avuta. [...] Poi Merlino e la damigella ripartirono per la Cornovaglia, e nel corso del viaggio egli le insegnò molti altri prodigi. Ma poiché le stava sempre intorno per cogliere la sua verginità, Nimue lo prese a noia e pensò di liberarsene; tuttavia non sapeva come fare anche perché ne aveva paura, dato che Merlino era figlio di un diavolo.<br>Ora, avvenne che un giorno Merlino le facesse vedere una caverna meravigliosa che si sprofondava sotto una grande pietra che la damigella, mettendo in opera le arti che aveva apprese, lo inducesse ad entrarvi per mostrarle i prodigi che essa nascondeva. Poi fece in modo che egli non ne uscisse mai più di quante arti magiche mettesse in opera, e si allontanò lasciandolo prigioniero. (pp. 88-89)
====Libro IV====
*Ahimè, da quando sono stato incoronato non ho avuto un solo mese di riposo! ([[Re Artù]], p. 90)
*{{NDR|Su [[Sir Tor]]}} Parla poco e agisce molto di più, e non conosco nessuno qui a corte che sia di nascita più nobile, o che gli sia pari in valore e in possanza. ([[Re Artù]], p. 94)
*[...] mi sono impegnato a battermi ad oltranza e preferisco morire con onore piuttosto che vivere nella vergogna. Se mi fosse possibile perdere la vita cento volte, piuttosto che arrendermi a voi sceglierei lo stesso di morire. Sono senza armi, ma non senza onore, e del resto se ucciderete un uomo inerme, il disonore ricadrà su di voi. ([[Re Artù]], p. 101)
*{{NDR|Sulla [[Fata Morgana (mitologia)|Fata Morgana]]}} Mi vendicherò su di lei con tale durezza che tutto il mondo cristiano ne dovrà parlare, perché Dio sa che l'ho onorata e venerata più di ogni altra del mio sangue e che avevo più fiducia in lei che in mia moglie e negli altri miei parenti. ([[Re Artù]], p. 103)
*La gente dice che Merlino è figlio di un diavolo, ma io posso affermare di essere stato concepito da un demone sulla terra! ([[Ywain|Sir Ivano]], p. 105)
*[...] non è cavalleresco che uno resti in arcioni mentre l'altro è a piedi. (Moroldo, p. 112)
*Una dama tanto superba da non avere misericordia di un valoroso [[cavaliere]] non ha diritto alla felicità! ([[Dama del Lago]], p. 121)
====Libro V====
*In pace da lungo tempo, [[re Artù]] aveva indetto una festa sfarzosa. La Tavola Rotonda era al completo di tutti i suoi alleati sovrani, principi e nobili cavalieri quando, mentre egli sedeva sul trono, entrarono nella sala dodici vecchi che recavano rami d'ulivo nelle mani a significare di essere venuti come ambasciatori e messaggeri dell'imperatore Lucio, a quel tempo chiamato Dittatore o Procuratore del Bene Pubblico di Roma. Giunti alla presenza del re, essi gli resero omaggio con un inchino e gli parlarono nel seguente modo:<br>«Il nobile e potente imperatore Lucio saluta il re di Britannia. Vi ordina di riconoscerlo come vostro signore e di inviargli il tributo che questo regno deve all'impero e che, come risulta dai documenti, già pagavano vostro padre e i vostri predecessori. Se agirete da ribelle e non lo riconoscerete come vostro sovrano, deterrete e tratterrete le vostre terre in contrasto con gli statuti e i decreti stabiliti dal nobile e illustre Giulio Cesare, conquistatore di questo paese e primo imperatore di Roma. Sappiate anche se vi opporrete alle sue richieste e ai suoi ordini, Lucio condurrà una guerra implacabile contro la vostra persona, i vostri regni e le vostre terre, e punirà voi e i vostri sudditi come esempio perpetuo per tutti i sovrani e i principi che rifiutano il tributo al nobile impero che domina sull'intero mondo.» (p. 131)
*[...] io non pagherò mai il tributo a Roma! A quanto so Belino e Brenio, sovrani di Britannia, hanno tenuto a lungo l'impero nelle proprie mani, come anche Costantino figlio di Elena: vi è quindi la prova palese che non dobbiamo alcun tributo e che anzi, essendo noi i loro discendenti, abbiamo il diritto di reclamare il titolo all'impero. ([[Re Artù]], p. 132)
*Artù presiedeva la Tavola Rotonda e appariva l'uomo più gagliardo che esista, capace di conquistare l'intera terra, che è ben poco per lui. (p. 134)
*Mentre il re era assopito nella propria cabina ebbe un sogno meraviglioso: gli parve che un [[drago]] terrificante, giunto in volo dalla parte d'Occidente, affogasse molta della sua gente. Esso aveva la testa smaltata d'azzurro e le spalle che brillavano come oro, il ventre simile a maglie di straordinari colori, la coda coperta di scaglie, le zampe di splendido zibellino e gli artigli come oro fino. Dalla bocca gli scaturiva un'orrenda fiamma che faceva apparire di fuoco la terra e il mare. Poi, in una nuvola, giungeva dall'Oriente un feroce cinghiale nero dagli artigli grandi come pilastri. Coperta da pelame irsuto, era la bestia più ripugnante che si fosse mai vista, e ruggiva e muggiva in modo incredibilmente orribile. Il drago allora si sollevava nell'aria come un falco e assaliva con violenza il cinghiale che rispondeva ferendolo al petto con le zanne grigie, e quel sangue bollente faceva rosseggiare il mare. Allora il drago volava a grandi altezze, poi si precipitava fragorosamente a colpire il cinghiale sulla sommità del dorso, lungo dieci piedi dalla testa alla coda, riducendogli in polvere le ossa e la carne, che prendevano a volteggiare per tutta l'ampiezza del mare.<br>Il re si svegliò di colpo e, sconcertato dal sogno, mandò a chiamare un saggio filosofo cui ordinò di spiegarne il significato.<br>«Sire» fu la risposta del sapiente «il drago rappresenta la vostra persona, i colori delle sue ali sono i regni che avete conquistato e le scaglie di cui è irta la coda rappresentano i nobili cavalieri della Tavola Rotonda. Il cinghiale che usciva dalle nuvole e che fu ucciso dal drago simboleggia un tiranno che tormenta il popolo, o forse anche che voi dovrete battervi di persona contro il più orrido e abominevole gigante che avrete mai visto in tutta la vita. Non avete dunque nulla da temere da questo sogno: andate avanti da conquistatore.» (pp. 135-136)
*Guardate quanto sono tronfi di orgoglio e di millanteria questi Britanni! [...] Si vantano come se avessero già conquistato il mondo intero! (p. 140)
====Libro VI====
*Poco tempo dopo che re Artù era tornato in Inghilterra da Roma i [[cavalieri della Tavola Rotonda]] si riunirono a corte per dedicarsi a giostre e a tornei. Non pochi cavalieri novelli compirono onorevoli gesta d'armi e superarono i compagni dando prova di valore e di prodezza, ma tra tutti spiccò [[Lancillotto|ser Lancillotto]] del Lago che fu il migliore nei tornei, nelle giostre e nelle prove d'armi sia al primo sia all'ultimo sangue, e non si fece mai sopraffare se non per tradimento o per incantesimo.<br>Dunque ser Lancillotto si meritò una tale unanime ammirazione che il libro francese dice che era il cavaliere migliore della corte dopo il ritorno del re da Roma. Per tutti questi motivi, la regina Ginevra lo predilesse tra gli altri, e poiché anche egli la ricambiava amandola più di qualunque altra dama o damigella della sua vita, compì per lei molte prodezze d'armi. (p. 157)
*[...] non posso impedire alla gente di dire quel che vuole, ma non penso affatto di prendere moglie, perché dovrei restare al suo fianco trascurando le armi, i tornei, le battaglie e le avventure. Quanto poi ad avere delle amiche, rifiuto il piacere che esse potrebbero darmi soprattutto perché sono timorato di Dio. Vedete, i [[Cavaliere|cavalieri]] che si danno all'adulterio e al libertinaggio non sono felici o fortunati in battaglia, e sono quasi sempre sopraffatti da cavalieri meno abili, oppure per caso e per malasorte uccidono uomini migliori di loro. Credo quindi che sarà sempre un infelice l'uomo che ha delle amanti, e che tutto ciò che avrà a che fare con lui sarà perseguitato dalla sorte. ([[Lancillotto]], p. 170)
*Ahimè, che peccato che un cavaliere debba morire senza le armi in mano! ([[Lancillotto]], p. 181)
====Libro VII====
*Artù dunque si era seduto a banchetto con vari altri sovrani e con tutti i [[cavalieri della Tavola Rotonda]], salvo quelli che erano stati fatti prigioniero o uccisi in scontri d'armi, quando i tre uomini fecero il loro ingresso nella sala. Due erano cavalieri di bell'aspetto e riccamente vestiti, e sulle loro spalle si appoggiava il terzo, il giovane più bello del mondo, alto, robusto e prestante, dal viso perfetto e dalle più grandi e splendide mani che si fossero mai viste, ma che si muoveva come se non riuscisse a reggersi senza essere sostenuto. Artù ordinò che si facesse silenzio e si lasciasse spazio per il loro passaggio, e i tre uomini avanzarono fino all'alta predella senza pronunziare una parola; poi il più giovane si trasse un poco indietro e, raddrizzandosi agilmente in tutta la persona, disse:<br>«Re Artù, Dio benedica voi e tutta la vostra bella certe e, in particolare, i compagni della Tavola Rotonda. Sono venuto per pregarvi di accordarmi tre doni, e poiché le mie richieste non sono irragionevoli e non vi causeranno danni o perdite, potrete concedermeli senza tema di essere disonorato. Il primo lo chiederò subito, e gli altri due tra un anno in questo stesso giorno dovunque vi troverete a celebrare la festa solenne.»<br>«Avrai quanto desideri» dichiarò il re.<br>«Allora, sire, questa è la mia prima supplica: datemi da mangiare e da bere a sufficienza per un anno, al termine del quale avanzerò le altre due preghiere.»<br>«Bel figliolo, ti consiglio di domandare di più: quello che hai espresso è un desiderio troppo umile» gli rispose Artù. «Il mio cuore prova grande inclinazione per te perché ritengo che tu discenda da una nobile schiatta: l'opinione che mi sono fatto risulterebbe fallace se non dovessi dimostrarti di altissimo lignaggio.»<br>«Sire, sia come deve essere, ho chiesto esattamente quello che volevo» replicò il giovane.<br>«Non credo che tu non lo conosca!» esclamò il re, che poi affidò il giovane a ser Kay il Siniscalco, ordinando che gli desse i migliori cibi e le migliori bevande e un corredo degno del figlio di un barone.<br>«Non ci sarà bisogno di spendere tanto per lui» osservò però ser Kay. «Secondo me è nato villano e non diventerà mai un gentiluomo, altrimenti vi avrebbe chiesto un cavallo e un'armatura. I suoi desideri rispecchiano invece la sua condizione. Comunque, dato che non ha nome, lo chiamerò [[Sir Gareth|Bellamano]] e lo porterò in cucina dove potrà mangiare tutti i giorni tanto di quel brodo che tra un anno sembrerà un porcello all'ingrasso.» (pp. 187-188)
*Appena i due uomini che avevano accompagnato il giovane furono ripartiti lasciandolo nelle mani di ser Kay, questi cominciò a schernirlo e a farsi beffe di lui. Ma [[Gawain|ser Galvano]] se ne adirò e [[Lancillotto|ser Lancillotto]] ordinò al siniscalco di smetterla, aggiungendo che era pronto a scommettere che si sarebbe dimostrato un cavaliere di grande valore.<br>«Non avete ragioni per ritenerlo» replicò il siniscalco. «Le sue rischieste mostrano la sua vera natura; non vuole che da bere e da mangiare e in fede mia deve essere cresciuto in un'abbazia dove, comunque andassero le cose, gli facevano sempre mancare il vitto! Per questo è venuto a cercarlo qui.» (p. 189)
*Così Bellamano fu mandato in cucina, e la notte dormiva con gli altri garzoni, sopportando tutto pazientemente per dodici mesi. Ma nel frattempo era riuscito a incontrare il favore generale, degli uomini come dei ragazzi, per la sua umiltà e la sua dolcezza. E ogni volta che vedeva dei cavalieri intenti alle giostre, se poteva si fermava ad osservarli e cercava in tutti i modi di trovarsi ovunque si svolgesse qualche prova di prodezza, così che accadeva che chiunque si esercitasse nel lancio di sbarre o di pietre si trovava sempre superato da lui di almeno due iarde. (p. 189)
*«In nome di Dio, ti assicuro che ho dovuto impegnarmi al massimo per non essere disonorato; perciò non dovrai temere nessun altro» disse Lancillotto a Bellamano.<br>«Credete che un giorno sarò in grado di tenere testa a qualunque provetto cavaliere?» gli chiese allora il giovane.<br>«Certamente, combatti come hai fatto oggi e io te ne sarò garante.»<br>«Adesso, quindi, vi prego di armarmi.»<br>«Però dovrai dirmi il tuo nome e il tuo lignaggio.»<br>«Ve lo dirò, signore, purché non lo riveliate ad alcuno.»<br>«Te ne do la mia parola, finché non sarà universalmente noto.»<br>«Mi chiamo Gareth e sono fratello germano di ser Galvano» gli disse infine Bellamano.<br>«Ah, signore, ne sono molto lieto! Ho pensato fin dal primo momento che doveste essere di sangue nobile e che non foste venuto a corte solo per mangiare e bere!» esclamò ser Lancillotto; dopo di che lo armò cavaliere. (pp. 192-193)
*[...] non lasciatemi morire quando una parola [[Cortesia|cortese]] potrebbe salvarmi! (Sir Pertolepe, p. 199)
*Un [[cavaliere]] deve tollerare qualunque cosa da parte di una [[damigella]] [...]. Per questo non ho badato alle vostre parole, per quanto ingiuriose fossero; anzi, quanto più mi offendevate e mi facevate montare in collera, tanto più sfogavo la mia ira contro gli avversari che incontravo. Così le vostre ingiurie mi hanno esortato a battermi e mi hanno indotto a cimentarmi per provarvi fino in fondo di cosa sono capace. Se ho cercato accoglienza nelle cucine di Artù, è stato solo per avventura, perché avrei potuto trovare di che sostentarmi in qualunque altro posto. Ma l'ho voluto fare per mettere alla prova i miei amici e perché un giorno si potesse sapere che sono un gentiluomo. ([[Sir Gareth]], p. 203)
*{{NDR|Su [[Sir Gareth]]}} Ha sconfitto tutti e quattro i fratelli e ucciso il Cavaliere Nero [...]. Ma prima ancora aveva fatto di più: aveva disarcionato ser Kay lasciandolo a terra mezzo morto e aveva affrontato un duro scontro con ser Lancillotto concludendolo alla pari. È stato allora che ser Lancillotto lo ha armato cavaliere. (p. 206)
*{{NDR|Su [[Sir Gareth]]}} Lancillotto era il cavaliere che il giovane amava di più; perciò rimase quasi sempre con lui anche perché, dopo che si fu assicurato della buona salute di ser Galvano, non volle più accompagnarsi a quell'uomo vendicativo che, quando odiava, era pronto anche a commettere omicidi. E a ser Gareth questo ripugnava. (p. 236)
====Libro VIII====
*Al tempo in cui Artù era re supremo d'Inghilterra, del Galles, della Scozia e di numerosi regni, v'erano altri sovrani che regnavano su molte contrade: un paio nel Galles, altrettanti in Cornovaglia e nell'Occidente, due o tre in Irlanda e un gran numero nel Settentrione, ma tutti costoro gli dovevano obbedienza ed erano suoi vassalli, al pari del re di Francia, del re di Bretagna, e di tutti gli altri baroni fino a Roma. (p. 241)
[[File:Arthur Hughes cartoon the Birth of Sir Tristram.jpg|thumb|La nascita di [[Tristano]]]]
*Ah, figlioletto mio [...] hai dato la morte a tua madre! Se in così giovane età sai giù uccidere, suppongo che diverrai un uomo gagliardo e, poiché morrò per averti messo al mondo, voglio che la mia ancella preghi il mio signore e Meliodas che al battesimo ti imponga il nome di [[Tristano]], a significare il dolore della tua nascita. (Elisabetta, p. 242)
*{{NDR|Su [[Tristano]]}} [...] egli diede inizio alle buone regole del trattare ogni tipo di cacciagione e introdusse i termini appropriati che sono in uso ancor oggi, onde il libro della caccia col falcone, al cervo e a ogni altro animale selvatico, è chiamato il libro di ser Tristano. Mi sembra pertanto che tutti i gentiluomini di antico blasone debbano giustamente onorarlo, perché è proprio da tali termini, che resteranno in uso fino al giorno del Giudizio, che gli uomini d'onore possono distinguere un gentiluomo da un uomo libero e quest'ultimo da un villano. Colui che è [[Gentilezza|gentile]] sarà infatti attratto dalle virtù cortesi e seguirà i nobili costumi degli uomini d'onore! (p. 244)
*Ora accadde che re Agwisance d'Irlanda mandasse a chiedere a [[Marco di Cornovaglia|re Marco di Cornovaglia]] il tributo che questi gli aveva corrisposto per molti inverni e che da sette anni aveva smesso di pagare. Il re e i suoi baroni ordinarono ai messaggeri di tornare dal loro signore con questa risposta:<br>«Noi non gli pagheremo alcun tributo e se vorrà esigerlo mandi in Cornovaglia un cavaliere fidato che combatta per il suo diritto, perché noi ne troveremo un altro che difenda il nostro.»<br>I messageri tornarono dunque con quella risposta che accese d'ira re Agwisance. Convocato ser Moroldo, un nobile e provato cavaliere, compagno della Tavola Rotonda e fratello della regina d'Irlanda, il sovrano gli disse:<br>«Bel fratello, ti prego di andare per amor mio in Cornovaglia a combattervi per il tributo che ci spetta. Sarai ben risarcito per tutto quello che spenderai e avrai più di quanto ti occorra.»<br>«Sire» rispose ser Moroldo «per il diritto vostro e della vostra terra non esiterò a dare battaglia al miglior cavaliere della Tavola Rotonda, conosco la maggior parte di loro e le imprese che hanno compiuto, e affronterò volentieri questo viaggio che accrescerà la fama delle mie gesta.» (p. 245)
*Raccomandami a mio zio re Marco e pregalo, se sarò ucciso in battaglia, di seppellire il mio corpo nel modo che riterrà più opportuno [...]. Sappia che non mi arrenderò per viltà e che mi farò uccidere piuttosto che fuggire: in tal modo il regno non sarà costretto al tributo per causa mia; ma se mi arrendersi dichiarandomi sconfitto o se fuggissi, digli che non dovrà mai seppellirmi in terra consacrata. ([[Tristano]], p. 248)
*Appena ser Moroldo ebbe scorto Tristano, gli disse:<br>«Giovane cavaliere, ser Tristano, che fate qui? Sono molto dispiaciuto che abbiate avuto tanto coraggio, perché dovete sapere che mi sono battuto con molti nobili cavalieri, i migliori di questo paese e del mondo intero, e li ho vinti tutti. Seguite dunque il mio consiglio e ripartite.»<br>«Ser Moroldo, cavaliere leale e ben provato» gli rispose ser Tristano «non posso rinunciare alla nostra contesa perché proprio oggi ho ricevuto l'ordine della cavalleria e mi sono impegnato ad acquistarmi onore combattendo contro di voi che avete fama di essere tra i cavalieri più stimati del mondo. Al contrario io non mi sono ancora cimentato con un buon cavaliere, ma confido in Dio che potrò comportarmi onorevolmente liberando per sempre la Cornovaglia da ogni genere di tributo da parte del vostro paese.»<br>Quando ser Moroldo ebbe inteso il suo intento, aggiunse:<br>«Bel cavaliere, poiché siete deciso ad acquistare merito a mio danno, voglio che sappiate che non sarete disonorato se riuscirete a resistere a tre dei miei colpi, perché è proprio per le mie nobili imprese, provate e vedute, che re Artù mi fece cavaliere della Tavola Rotonda.» (p. 249)
*Io non sono che un novello cavaliere e al primo cimento, ma piuttosto che tirarmi indietro preferirei essere fatto in cento pezzi! ([[Tristano]], p. 250)
*Con grande benevolenza, il re affidò Tamtrist alla custodia e alle cure della figlia Isotta la Bella, che era molto esperta di medicina. La fanciulla infatti scoprì che alla base della ferita vi era del veleno, e la guarì in poco tempo. Così il giovane forestiero nutrì per lei un grande amore, tanto più che non v'era al mondo pulzella o dama più bella, e in cambio delle sue cure le insegnò a suonare l'arpa. E anche Isotta cominciò a sentire una grande inclinazione verso di lui.<br>[[Palamede (ciclo arturiano)|Ser Palamede il Saraceno]], beneaccetto al re e alla regina, si trovava a quel tempo nel paese, e ogni giorno si presentava con molti doni a Isotta la Bella, che amava appassionatamente. Di ciò si avvide Tamtrist, cui era nota la fama di nobiltà e di ardimento del cavaliere, e siccome Isotta la Bella gli aveva anche detto che il Saraceno aveva intenzione di farsi battezzare per amor suo, tra i due cavalieri c'era grande gelosia e Tamtrist ne era molto contrariato. (p. 252)
[[File:Waterhousem Tristan and Isolde.jpg|thumb|Tristano e Isotta bevono il filtro d'amore]]
*Un giorno Isotta la Bella e la regina sua madre prepararono un bagno per Tamtrist. Mentre egli era immerso nell'acqua accudito da Governale e da ser Hebes e le due donne si affaccendavano da una parte all'altra della camera, il caso volle che la regina vedesse la spada del giovane posata sul letto e che malauguratamente la traesse dal fodero. Dopo averla ammirata a lungo, ché era invero un'arma molto bella, le due dame notarono che il filo della lama era rotto a un piede e mezzo dalla punta e che ne mancava un buon pezzo. Quella falla ricordò subito alla regina il frammento di spada trovato nel cranio di ser Moroldo.<br>«Ahimè, figlia mia» esclamò «costui è il cavaliere traditore che uccise mio fratello, tuo zio!»<br>Isotta ne fu amaramente turbata, ché amava profondamente Tamtrist e conosceva appieno la crudeltà della madre.<br>Intanto la regina si era prontamente recata nella propria camera e da un suo cofano aveva preso il framment di spada estratto dalla testa di ser Moroldo dopo la sua morte; quindi si era affrettata a tornare al letto su cui era posata l'arma di Tamtrist e vi aveva inserito il pezzo d'acciaio: esso combaciò con la tacca della lama quasi non se ne fosse mai distaccato.<br>Subito la dama impugnò fieramente la spada e con tutta la sua forza corse addosso a Tamtrist che era ancora nel bagno, sì che lo avrebbe tagliato in due se ser Hebes non l'avesse afferrata per le braccia strappandole l'arma di mano. Non avendo così potuto portare a termine il suo malvagio intento, la regina corse dal marito, re Agwisance, e, gettatasi in ginocchio, gli disse:<br>«Ahimè, mio signore, ospitate in casa vostra il traditore che uccise mio fratello ser Moroldo, nobile combattente e vostro servitore.»<br>«Chi è e dove si trova?» chiese il re.<br>«È Tamtrist, colui che mia figlia ha guarito.» (p. 255)
*Mio padre è ser Meliodas re di Liones e mia madre, che si chiamava Elisabetta, era sorella di re Marco di Cornovaglia. Ella morì nel darmi la luce nella foresta e, proprio per questo, prima di spirare ordinò che al battesimo mi fosse imposto il nome di Tristano, ch'io trasformai qui in Tamtrist poiché non volevo essere riconosciuto. Ho combattuto per il tributo della Cornovaglia per amore di mio zio e per il diritto di quella terra che egli possedeva da molti anni, e anche per accrescere il mio onore, perché ero stato fatto cavaliere proprio quel giorno ed ero al mio primo cimento. Solo per questo intrapresi la battaglia, e sappiate inoltre che ser Moroldo si sottrasse a me ancora in vita, abbandonando lo scudo e la spada. ([[Tristano]], p. 256)
*Col passare del tempo [...] sorsero dissidi e gelosie tra il re e il nipote a causa di una dama, moglie del nobile conte ser Segwaride, di cui entrambi erano innamorati. La dama amava molto ser Tristano che la ricambiava, poiché era invero bella, e il cavaliere lo aveva ben notato, e re Marco, accesosi anch'egli d'amore per lei, lo aveva saputo e ne era geloso. (p. 258)
*[...] benché tra loro vi fossero belle parole, finché visse re Marco non amò più il nipote {{NDR|[[Tristano]]}}, poiché ogni affetto si era spento per sempre. (p. 260)
*[...] colui che ha una segreta [[ferita]] è riluttante a mostrare apertamente l'ingiuria subita! (p. 260)
*[[Lancillotto|Ser Lancillotto]] non ha pari per gentilezza e cavalleria e, per il grande affetto che nutro per lui, non combatterò più di mia volontà contro di voi. ([[Tristano]], p. 264)
*[...] re Marco non smise mai di pensare in cuore suo al modo di far perire Tristano. Infine escogitò di mandarlo come suo messaggero in Irlanda a chiedere in moglie Isotta la Bella, di cui il nipote aveva tanto lodato l'avvenenza e la bontà. Ma tutto ciò era fatto con l'intento di farlo morire. (p. 265)
*Ser Tristano prese dunque il mare e, mentre si trovava nella cabina insieme ad Isotta, accadde che avessero sete e che lì accanto vi fosse una piccola fiasca d'oro contenente, a giudicare dal colore e dal sapore, un vino prelibato. Subito il giovane la prese dicendo:<br>«Madama Isotta, ecco la migliore bevanda che abbiate mai gustata e che la vostra ancella dama Brangania e il mio servitore Governale tenevano per sé.»<br>Risero entrambi di cuore e bevettero liberamente, brindando l'uno all'altra, sì che mai vino sembrò loro più dolce e prelibato. Ma appena l'ebbero inghiottito, essi si amarano sì intensamente che quel loro sentimento non li abbandonò mai più, nella buona e nella cattiva sorte. Era infatti quello il principio di un amore che li avrebbe accompagnati per tutti i giorni della vita. (p. 271)
*Non è da buon [[cavaliere]] cogliere un altro in svantaggio [...]. ([[Tristano]], p. 284)
*Ser Lamorak si allontanò in compagnia di ser Driant, ed essendosi imbattuto in un cavaliere che per ordine di [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana la Fata]] recava a [[re Artù]] un bel corno rifinito in oro, lo costrinse con la forza a rivelargli il motivo della sua missione. Seppe che il corno aveva una virtù – nessuna dama o gentildonna che non fosse fedele al proprio signore vi poteva bere senza versarne il contenuto – e che Morgana la Fata lo inviava in dono al fratello Artù a causa della [[Ginevra (ciclo arturiano)|regina Ginevra]] e per dispetto a ser Lancillotto.<br>«Se non vuoi morire» disse allora ser Lamorak «porterai il corno a re Marco, e gli dirai che glielo mando perché metta alla prova la fedeltà della sua sposa.»<br>Il cavaliere si recò così da re Marco e gli disse che gli inviava quel corno prezioso e qual era la sua qualità. Il re costrinse quindi la regina Isotta a bere, e dopo di lei cento altre dame, ma solo quattro tra esse riuscirono a non versare la bevanda.<br>«Ahimè, è una grave infamia» esclamò il sovrano, giurando poi solennemente che avrebbe condannato al rogo la regina e le altre.<br>Ma i baroni si radunarono e dichiararono apertamente di non essere disposti a tollerare che le dame venissero arse per via di un oggetto fatto con arti magiche dalla strega più fals e incantatrice che vi fosse al mondo e nemica dei veri amanti, e affermarono che quel corno non operava mai niente di buono e causava solo odio e dissidi. Molti cavalieri fecero pertanto voto di usare ben poca cortesia a Morgana la Fata, se ma l'avessero incontrata. (pp. 284-285)
*[...] uccisi ser Moroldo liberando la Cornovaglia dal tributo, e sono anche colui che salvò il re d'Irlanda da ser Blamor di Ganis e che vinse ser Palamede. Sono Tristrano di Liones e, con la grazia di Dio, libererò quest'infelice contrada. ([[Tristano]], p. 291)
*«[...] In cambio della mia cortesia voi esponeste al biasimo molte dame, inviando a re Marco il corno di Morgana la Fata, per risentimento verso di me.»<br>«Lo rifarei se fosse il caso» affermò ser Lamorak. «Preferivo che la disputa si svolgesse alla corte di re Marco piuttosto che a quella di re Artù, perché non sono di pari onore.»<br>«Questo lo so, ma voi agiste solo per far dispetto a me» replicò Tristano. «Eppure, nonostante il vostro malanimo, ringrazio Dio che non avete fatto grande danno. Lasciate dunque ogni vostro rancore e io farò altrettanto: uniamo invece le nostre forze e acquistiamoci merito uccidendo il gigantesco signore dell'isola, ser Nabon il Nero.»<br>«Signore, ora comprendo la vostra cavalleria!» esclamò ser Lamorak. «Non può essere menzognero ciò che tutti dicono di voi: per nobiltà, generosità e virtù non avete pari e mi pento di avervi mostrato villania.» (p. 292)
*[...] molti dicono dietro le spalle di un uomo quello che non gli direbbero mai in faccia. ([[Lamorak]], p. 295)
====Libro IX====
*Un giorno giunse alla corte di Artù un giovane di robusta costituzione, abbigliato sfarzosamente con una cotta di un ricco tessuto d'oro che tuttavia gli pendeva malamente addosso, a richiedere al re che lo armasse cavaliere.<br>«Come vi chiamate?» gli domandò il sovrano.<br>«[[Sir Breunor|Brunoro il Nero]], sire, e non tarderete a sapere che sono di nobile schiatta.»<br>«Sarà anche così» commentò [[Sir Kay|ser Kay]] «ma a vostro scherno sarete chiamato La Cotta Maltagliata per la pessima foggia del vostro abito.» (p. 299)
*Se alla tua prima giostra ti inviano un buffone a combatterti, sei davvero tenuto in poco conto alla corte di Artù! (Damigella Maldicente, p. 302)
*Ah, bella damigella [...] vi prego di avere pietà e di non insultarmi oltre, perché la mia afflizione è grande abbastanza anche se non ne aggiungete del vostro. Tuttavia non mi considero un cattivo cavaliere per essere stato abbattuto da un compagno della Tavola Rotonda. ([[Sir Breunor]], p. 302)
*{{NDR|Su [[Sir Breunor]]}} [...] vi dico apertamente che è un bravo cavaliere, e che si proverà nobile e prode. Se non si tiene ancora saldo in sella è solo perché gliene mancano la pratica e l'esperienza, ma quando è il momento di maneggiare la spada sa colpire con forza e valentia, ed è ciò che hanno compreso ser Bleoberis e ser Palamede che, da uomini scaltriti dall'uso delle armi, sanno giudicare dal modo di cavalcare di un avversario se saranno in grado di rovesciarlo di sella o di assestagli un buon colpo. Ma per lo più essi non sono disposti a combattere a piedi con i giovani cavalieri, che sono agili e vigorosi. ([[Mordred]], p. 304)
*{{NDR|Su [[Glatisant la Bestia]]}} Si trattava della bestia con la testa da serpente, il corpo da leopardo, le natiche da leone e le zampe da cervo; inoltre, ovunque essa andasse, dal suo ventre scaturiva uno strepito quasi vi fossero trenta coppie di veltri latranti. (p. 314)
*[...] nessuno è conformato in modo da poter aver [[successo]] in ogni occasione: talvolta si ha la peggio per mala ventura e talaltra colui che è meno meritevole mette in svantaggio chi è migliore di lui. (p. 314)
*«Chi vorreste assalire?» chiese ser Lamorak.<br>«Ser Lancillotto del Lago: se mai lo incontrassimo non potrebbe sfuggirci e lo metteremo a morte!»<br>«Vi assumete un compito molto arduo, perché è un cavaliere nobile e ben provato» fu la risposta di ser Lamorak.<br>«Non ne dubitiamo, ma ognuno di noi è sufficientemente forte per tenergli testa.»<br>«Non lo credo» replicò ser Lamorak. «In tutta la mia vita non ho mai inteso d'alcun cavaliere che ser Lancillotto non riuscisse a superare.» (p. 315)
*[...] ognuno ritiene infatti che la propria dama sia superiore a ogni altra, e voi non dovete adirarvi se io lodo colei che maggiormente amo. Se la mia signora, la regina Ginevra, è ai vostri occhi la più avvenente, sappiate che la regina Morgawse sembra più bella ai miei, ed è ciò che ogni cavaliere pensa della propria dama. ([[Lamorak]], p. 316)
*Ho ricevuto una bella ricompensa per aver combattuto contro ser Moroldo e liberato il regno dalla sudditanza; e anche per aver portato in Cornovaglia la regina Isotta sopportando gravi costi e pericoli. Quale compenso mi fu dato per essermi battuto con ser Blamor di Ganis in difesa di re Agwisance padre di Isotta la Bella, e cosa mi venne per aver abbattuto ser Lamorak il Gallese su richiesta di re Marco, o per aver vinto il Re dei Cento Cavalieri e il re del Galles del Nord che minacciavano le sue terre? E ancora, per aver salvato la regina dal buon cavaliere ser Palamede, e per aver ucciso il potente gigante Tawlas? Sappia re Marco, che ora mi dà tale mercede, che fu solo per amor mio che molti nobili cavalieri della Tavola Rotonda hanno finora risparmiato i baroni di questa contrada! ([[Tristano]], p. 326)
*Ebbene, qui si può imparare che nessun [[cavaliere]] è tanto forte che non possa essere scavalcato, nessuno tanto saggio che non possa sbagliare, e che cavalca bene colui che non è mai caduto! ([[Dinadan]], p. 332)
*{{NDR|Su [[Tristano]]}} Gesù misericordioso! Dacché presi le armi non vidi mai un cavaliere compiere gesta sì stupefacenti! Se lo assalissi ora, recherei onta a me stesso. ([[Lancillotto]], p. 335)
*[...] un buon cavaliere deve sempre favorire un altro, giacché i simili sono attratti dai simili. (Re dei Cento Cavalieri, p. 336)
*[...] nell'ardore della lotta spesso si colpiscono gli amici al pari dei nemici. ([[Lancillotto]], p. 343)
*È difficile staccare la carne che è cresciuta intorno all'osso! ([[Lancillotto]], p. 348)
*Anche il [[Pecora e lupo|lupo]] lascerebbe in pace la pecora se si trovassero insieme nella stessa prigione! ([[Dinadan]], p. 348)
*Come dice il libro francese, [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana]] preferiva ser Lancillotto a ogni altro, e lo desiderava in ogni momento benché egli non acconsentisse ad amarla né a far nulla su sua richiesta. (p. 351)
====Libro X====
*Un [[cavaliere]] così ardito non morrà per mano di un branco di vigliacchi! ([[Tristano]], p. 357)
*Ahimè, Bella Isotta regina di Cornovaglia, perché mai vi amo? [...] Voi non avete colpa di questa mia pena e il biasimo ricade solo sui miei occhi: siete la più bella di tutte, e io da stolto non posso fare a meno di esservi devoto anche se non mi dimostrate né amore né cortesia, e amate riamata ser Tristano di Liones che è il cavaliere migliore del mondo. ([[Palamede (ciclo arturiano)|Palamede]], p. 373)
*«Ecco un castello che non potrebbe essere preso o conquistato con alcuna macchina da guerra» disse ser Dinadan indicandolo al compagno. «Vi dimora la regina Morgana la Fata: lo ricevette dal fratello re Artù, che se ne è poi pentito amaramente. Da quel momento non c'è stato più accordo tra loro e la sorella gli ha fatto guerra ogni volta che ha potuto mantenendo proprio in questo maniero un folto gruppo di armati al solo scopo di distruggere quanti sono cari al re. Infatti non vi passa alcun cavaliere che non debba combattere contro uno, due o persino tre avversari. Se poi appartiene ad Artù ed è sconfitto, perde cavallo, armatura e ogni altra cosa che possiede, e persino la libertà qualora non riesca a fuggire.»<br>«Dio mi protegga!» esclamò ser Palamede. «Fare guerra al proprio signore che è chiamato il fiore della cavalleria cristiana e pagana è un costume malvagio e indegno di una regina, e io vi porrò fine di tutto cuore. Morgana non riceverà mai alcun servigio da me, e se come penso mi manderà contro i suoi cavalieri, essi avranno dì che combattere!» (p. 377)
*«Ne ho visti di stolti come voi!» esclamò allora ser Dinadan adirato. «E uno proprio quest'oggi: se ne stava disteso accanto a una fonte con aria trasognata, lo scudo appoggiato al suolo e il cavallo poco distante, e sogghignava come un folle senza dire una parola. Compresi così che si trattava di un [[Innamoramento|innamorato]].»<br>«E voi non lo siete, bel cavaliere?» gli chiese ser Tristano.<br>«Maledetto chi lo è!» proruppe ser Dinadan.<br>«Avete torto, perché soltanto il cavaliere innamorato può essere prode» replicò ser Tristano. (pp. 408-409)
*«In guardia, cavaliere» gridò poi a ser Epinogrus. «È abitudine dei cavlieri erranti sfidarsi alla giostra.»<br>«È forse costume di tali cavalieri imporre di combattere che lo si voglia o no?»<br>«È tale per me, e tanto vi basti» replicò ser Dinadan. (p. 409)
*«[...] io non so cosa spinga ser Tristano e tanti altri innamorati a perdere la ragione e l'intendimento per delle donne!» commentò ser Dinadan.<br>«Come, siete un cavaliere e non siete innamorato? Vergognatevene: non potete certo essere chiamato prode se non venite a contesa per una dama.»<br>«Dio me ne guardi!» esclamò ser Dinadan. «Le gioie d'amore sono troppo brevi e le pene che ne derivano fin troppo durature.» (p. 412)
*«Ma perché siete tanto incollerito?»<br>«Ah, codardo, disonori la cavalleria!» lo ingiuriò ser Dinadan.<br>«Poco importa dal momento che mi metterò al vostro servizio e rimarrò sotto la vostra salvaguardia. Siete così prode che mi proteggerete» replicò ser Tristano.<br>«Il diavolo mi liberi da te! D'aspetto sei il migliore uomo d'armi che abbia mai visto, ma anche il più pusillanime.» (p. 413)
*"Date [[potere]] al [[villano]] e questi non ne avrà mai abbastanza". Infatti, laddove il governo è affidato a una persona di bassi natali mentre il signore delle terre è di nascita elevata, avverrà che il [[Plebe|plebeo]] non tollererà al proprio fianco alcun gentiluomo, e ne perseguirà anzi la rovina. (p. 417)
*{{NDR|Su [[Palamede (ciclo arturiano)|Palamede]]}} [...] tutti lo lodarono e affermarono che seppure ancora saraceno, era un credente della migliore specie, ben disposto d'animo e assolutamente leale e fedele alla parola data. (p. 420)
*Ora oso dire che siete la dama più bella che abbia mai visto, e che ser Tristano è un cavaliere prode e prestante quant'altri mai. Mi sembra perciò che siate fatti l'uno per l'altra! ([[Re Artù]], p. 441)
*Ah, Palamede, Palamede [...] perché sei così emaciato, tu che un tempo eri chiamato uno dei più bei cavalieri del mondo? Ah, non voglio più vivere questa vita perché amo colei che non potrò mai avere o conquistare! ([[Palamede (ciclo arturiano)|Palamede]], p. 452)
*«Signore, ecco come mi discolpo: in quanto alla regina Isotta, sappiate che l'amo da lungo tempo più di ogni altra, e a lei debbo gli onori che ho conquistato, ché altrimenti sarei rimasto il cavaliere più indegno del mondo. Ovunque andavo, il suo ricordo mi accompagnava e mi spingeva a compiere imprese meritevoli. Tuttavia finora non ebbi mai da lei ricompensa e pur essendo il suo cavaliere non ricevetti alcun guiderdone! Perciò, ser Tristano, non temo la morte perché, sapendo che non possiederò mai la mia regina, mi è indifferente vivere o morire, e se fossi armato come lo siete voi, mi batterei di buon animo.»<br>«La vostra stessa bocca ha rivelato il tradimento!» proruppe ser Tristano.<br>«Non ho commesso alcuna slealtà» protestò l'altro. «Ogni uomo è libero di amare, e benché abbia riposto il cuore nella vostra dama, ella è mia quanto è vostra. Se questo è un torto, allora sono colpevole, ma voi godete di lei e appagate il vostro desiderio, mentre io non ebbi mai nulla né spero di averlo in futuro, e tuttavia l'amerò quanto voi fino all'ultimo istante della mia vita.» (p. 453)
====Libro XI====
*Mentre in un giorno di Pentecoste, i cavalieri sedevano alla [[Tavola Rotonda]], si presentò ad Artù un eremita che vide il [[Seggio Periglioso]] e chiese al re e ai baroni perché non fosse occupato.<br>«Su quel seggio non siederà che colui che è destinato, ogni altro vi troverà la morte» gli fu risposto.<br>«Sapete chi è?» domandò allora l'eremita.<br>«Non lo sappiamo ancora.»<br>«Lo so io» dichiarò allora il sant'uomo. «Vi prenderà posto un cavaliere che non è stato ancora concepito, ma che nascerà quest'anno e sarà colui che conquisterà il Sangrail.» (p. 456)
*[...] entrò, giovane e bellissima, una damigella che recava tra le mani un vaso d'oro. Allora il re e tutti quanti si trovavano nella sala si inginocchiarono devotamente a pregare.<br>«Oh, Gesù!» esclamò ser Lancillotto. «Cosa può significare?»<br>«È il [[Graal|Sangrail]], l'oggetto più prezioso che alcun essere vivente possieda» fu la risposta del re. «Quando sarà portato altrove, la Tavola Rotonda si spezzerà.» (p. 458)
*A tempo debito, [[Elaine di Corbenic|Elaine]] partorì un bel bambino che fu allevato con cura e affetto e battezzato [[Galahad]], perché quello era il nome che ser Lancillotto aveva ricevuto al fonte battesimale e che poi la Dama del Lago aveva mutato in Lancillotto. (p. 460)
*Sappiate, ser Bors, che questo fanciullo è Galahad; siederà sul Seggio Periglioso e otterrà il Sangrail, e si dimostrerà migliore di suo padre ser Lancillotto. ([[Elaine di Corbenic]], p. 462)
*[...] solo gli uomini valorosi e retti che amano e temono Dio possono conquistare onore; altrimenti, per quanto arditi, non vi riescono. ([[Re Pescatore|Re Pelles]], p. 462)
*Ser Bors si era appena sdraiato di nuovo per riposare, quando sentì un grande frastuono provenire dalla camera vicina e si vide piovere dentro, non sapeva se dalle porte o dalle finestre, nugoli di frecce e di quadrelli tanto fitti da lasciarlo stupito; molti lo colpirono e lo ferirono nei punti in cui il suo corpo non era protetto.<br>Ed ecco sopraggiungere un orribile leone: ser Bors gli si fece incontro; la fiera gli portò via lo scudo, ma egli riuscì a mozzarle la testa. Non passò molto che nella corte vide un orrendo drago sulla cui fronte sembrava fossero scritte lettere d'oro che ser Bors pensò avessero il significato di "re Artù". Giunse poi un leopardo brutto e vecchio che si batté a lungo e accanitamente con il drago; ma a un certo punto questi sputò fuori dalla bocca qualcosa come un centinaio di piccoli draghi che uccisero e fecero a pezzi il leopardo.<br>Apparve poi nella sala e si mise a sedere su un bel seggio un vecchio che sembrava avere intorno al collo due vipere. Teneva in mano un'arpa e prese a cantare un'antica canzone che narrava come Giuseppe di Aramitea fosse giunto in quel paese. Quando ebbe finito, consigliò a ser Bors di andare via.<br>«Qui non incontrerete altre avventure» gli disse. «Vi siete portato con grande onore, e più ne acquisterete in futuro.»<br>Parve allora a ser Bors che giungesse una colomba candida recante nel becco un incensiere d'oro, e che la tempesta imperversata fino ad allora cessasse e si allontanasse di colpo, mentre la sala si empiva di straordinari profumi. Poi vide quattro fanciulli che portavano quattro bei ceri e in mezzo ad essi un vecchio con un cero in una mano e una lancia nell'altra. Si trattava dell'arma che aveva nome Lancia della Vendetta. (pp. 463-464)
*Dite [...] a ser Kay il Siniscalco e a ser Mordred che confido in Dio che sarò valoroso quanto loro, e non dimenticherò mai i motteggi e le derisioni che mi indirizzarono il giorno in cui fui investito cavaliere: non comparirò a corte finché tutti non parleranno di me con maggiore rispetto di quanto sia mai stato dimostrato loro. ([[Parsifal]], p. 472)
*{{NDR|Su [[Parsifal]]}} [...] era infatti uno dei migliori cavalieri del mondo, e in lui la vera fede era ben salda. (pp. 473-474)
*Ed ecco avvicinarsi il sacro vaso del Sangrail accompagnato da soavità e profumi di ogni sorta. I due cavalieri non poterono distinguere con chiarezza chi lo portava; solo ser Percival intravvide appena sia il vaso sia la vergine purissima che lo recava tra le mani. Immediatamente si trovarono entrambi perfettamente risanati nelle membra e nel corpo, e resero grazie a Dio in grande umiltà.<br>«Gesù» disse ser Percival «cosa significa che siamo guariti, mentre unmomento fa eravamo in punto di morte?»<br>«Lo so io» rispose ser Ector. «È stato il sacro vaso portato da una vergine e contenente il santo sangue di Nostro Signore Gesù Cristo. Solo un uomo di assoluta perfezione può vederlo.» (p. 474)
====Libro XII====
*Se la mia morte potesse giovarvi e la mia vita non vi fosse di alcuna utilità, ebbene, sarei pronta a morire per voi! ([[Elaine di Corbenic]], p. 481)
*«Ah, ser Tristano» esclamò allora ser Palamede «sapete bene che non posso battermi senza perdere l'onore. Voi siete allo scoperto e io sono armato: se vi uccidessi l'onta ricadrebbe su di me. Del resto, conosco la vostra forza e la vostra resistenza.»<br>«È vero, e adesso capisco quanto siete prode.»<br>«Vi prego, rispondete a una domanda.»<br>«Volentieri. Con l'aiuto di Dio vi dirò la verità.»<br>«Fate il caso che voi foste armato di tutto punto e io non lo fossi: cosa vi suggerirebbe di farmi l'onore cavalleresco?»<br>«Ora capisco!» esclamò ser Tristano. «Poiché devo dare il mio parere, Dio mi benedica, quel che dirò non sarà dettato dalla paura. Vi risponderò quindi che in tal caso non vorrei battermi e vi lascerei andare.»<br>«E anch'io non voglio. Perciò, prendete la vostra strada!»<br>«Posso sempre scegliere se restare o andar via, invece. Ma c'è una cosa che mi stupisce: perché un cavaliere valoroso come voi non vuole essere battezzato, mentre vostro fratello ser Safer si è fatto cristiano già da tempo?»<br>«Sebbene in cuor mio creda già in Gesù Cristo e nella sua dolce madre Maria, secondo un voto che ho fatto anni fa devo ancora affrontare uno scontro; poi mi farò battezzare, e con grande gioia.»<br>«In fede mia, allora non dovrete cercare a lungo quest'ultima battaglia! Dio non voglia che per colpa mia restiate ancora saraceno!» (p. 488)
*«E adesso?» gli chiese Tristano. «Ti ho alla mia mercé come poc'anzi mi avevate voi. Ma i cavalieri di corte non dovranno mai dire che ser Tristano ha ucciso un guerriero disarmato. Quindi, riprendete la vostra arma e portiamo a termine lo scontro.»<br>«Desidererei davvero di finirlo» rispose l'altro «ma non ho molta voglia di battermi ancora, anche perché l'offesa che vi ho arrecata non è tanto grave che non possiamo diventare amici. Osai dire che Isotta la Bella non ha pari tra le dame; non l'ho mai disonorata e, anzi, è grazie a lei che ho ottenuto gran parte dell'onore che mi sono conquistato. Le mie offese non furono mai rivolte alla regina, ma a voi, e oggi mi avete ripagato con un gran numero di colpi. Ad alcuni ho potuto rispondere, ma adesso devo ammettere che non ho mai incontrato un uomo forte e resistente quanto voi, salvo ser Lancillotto del Lago. Perciò, mio signore, vi chiedo di perdonarmi ogni cosa e di condurmi oggi stesso alla chiesa più vicina dove prima vorrei confessarmi e poi essere battezzato. In seguito andremo insieme alla corte di Artù per partecipare alla grande festa.»<br>«Allora prendete il cavallo: faremo come avete detto, e che Dio vi perdoni per tutti i vostri peccati come ho già fatto io! A un miglio da qui il vescovo suffraganeo di Carlisle potrà impartirvi il sacramento del battesimo.»<br>Montarono a cavallo insieme a ser Galleron e, giunti alla presenza del vescovo, gli esposero quanto volevano. Il sant'uomo fece riempire un grande bacile d'acqua, la consacrò, poi confessò e assolse ser Palamede. Ser Tristano e ser Galleron furono i suoi padrini.<br>Poco dopo, ripartirono per Camelot dove trovarono il re, la regina e quasi tutti i cavalieri della Tavola Rotonda, che furono molto lieti di sapere che ser Palamede si era fatto cristiano. (pp. 490-491)
====Libro XIII====
*«Ora sono certo che voi della Tavola Rotonda partirete alla ricerca del Sangrail e che io non vi vedrò mai più tutti insieme» dichiarò allora Artù. «Voglio perciò che vi riuniate per giostrare e torneare nel prato sotto Camelot in modo che, dopo la vostra morte, si possa tramandare che in questo giorno erano qui raccolti tanti valorosi combattenti.» (p. 501)
*Rientrati tutti tra le mura di Camelot, il re e i baroni si recarono ad ascoltare i vespri nella cattedrale e poi a cena, dove ciascuno dei cavalieri prese posto, come prima, sul proprio seggio. Ma ecco che, tra improvvisi scoppi e rombi di tuono che fecero temere che il palazzo stesse crollando, nella sala penetrò un raggio di sole sette volte più vivido di quanto si fosse mai visto e tutti furono investiti dalla grazia dello Spirito Santo. Guardandosi intorno, i cavalieri osservarono che gli altri sembravano circonfusi di bellezza, ma non poterono pronunciare una sola parola. Poi, apparve il Santo Graal velato di sciamito bianco, così che nessuno poté vederlo o capire chi lo recasse, e la sala si riempì di profumi mentre davanti ai commensali comparivano i cibi e le bevande che prediligevano. Dopo aver attraversato l'intero ambiente, il sacro vaso scomparve d'un tratto, e solo allora i presenti ritrovarono la voce e il re rese grazie a Dio per la benevolenza che aveva mostrato loro. (p. 502)
*Non torneranno più tutti {{NDR|i [[cavalieri della Tavola Rotonda]]}} insieme perché molti moriranno nel corso della ricerca. Io li amo quanto la mia stessa vita, e lo scioglimento di questa compagnia mi provoca un tremendo dolore, poiché la loro presenza alla mia corte era ormai un costume consolidato. ([[Re Artù]], p. 503)
*Il mio peccato e la mia malvagità mi hanno sprofondato nel disonore [...]. Finché ho perseguito avventure mondane per soddisfare desideri terreni, le ho sempre compiute in modo impareggiabile e senza mai subire sconfitte nelle giuste come nelle inique contese. Ma ora che ho intrapreso avventure celesti, capisco che il mio antico peccato mi ostacola e mi svergogna al punto che quando mi è apparso il sacro sangue non ho avuto la forza di muovermi e di parlare. ([[Lancillotto]], p. 518)
*{{NDR|Su [[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]]}} Tutte le mie gesta d'armi le ho compiute per amor suo [...] e per lei mi sono battuto, a torto o a ragione. Non ho mai fatto nulla solo per amore di Dio, ma sempre anche per conquistarmi onore e farmi andare di più, e ne sono stato poco o nulla grato al Signore. ([[Lancillotto]], p. 519)
====Libro XIV====
*«[[Mago Merlino|Merlino]] istituì la [[Tavola Rotonda]] a somiglianza della sfericità del mondo in essa perfettamente rappresentato» proseguì la reclusa. «Nella Tavola Rotonda, infatti, l'intero mondo cristiano e pagano trova ristoro, tanto che coloro che sono scelti a fare parte di quell'eletta compagnia si reputano colmi di grazia e più onorati che se fossero i padroni di metà della terra. Hai potuto vedere anche tu come, pur di appartenervi, i cavalieri siano disposti a perdere padre, madre, famiglie, mogli e figli, come facesti tu stesso che, per unirti a loro, abbandonasti tua madre senza volerla più vedere.<br>«Dunque, quando Merlino istituì la Tavola Rotonda disse che coloro che ne sarebbero stati compagni avrebbero potuto attingere alla verità del Sangrail. Gli fu chiesto chi l'avrebbe conquistata, ed egli rispose che sarebbero stati tre tori bianchi, due vergini e uno casto, e che uno di essi sarebbe stato più forte e più valoroso di suo padre quanto il leone lo è del leopardo. Allora gli fu detto: "Bisognerà che con le tue arti tu dia luogo a un seggio su cio potrà prendere posto solo il cavaliere che eccellerà su ogni altro".<br>«E Merlino istituì il Seggio Periglioso, quello su cui Galahad sedette al banchetto di Pentecoste.» (p. 522)
*La storia dice che [[Parsifal|ser Percival]] era uno degli uomini più religiosi che vi fossero al mondo in quei tempi in cui ben pochi credevano in Dio senza riserve, e i figli non rispettavano i padri e li trattavano come estranei. Egli quindi cercò conforto in Nostro Signore Gesù pregandolo affinché le tentazioni non lo allontanassero dal servizio di Dio ed egli potesse continuare ad essere Suo leale campione. (p. 527)
*[...] sono al servizio dell'Uomo migliore del mondo che non permetterà che io muoia, perché chi bussa alla Sua porta potrà entrare, chi chiede potrà ricevere, ed Egli non si nasconde a colui che lo cerca [...]. ([[Parsifal]], p. 529)
*Punirò la mia carne, che vuole avere impero su di me! ([[Parsifal]], p. 532)
*Quanto sono stato vicino a perdere me stesso [...] e la purezza che non avrei mai più potuto riavere! ([[Parsifal]], p. 532)
====Libro XV====
*«Non sei forse ser Lancillotto del Lago?» gli chiese il religioso dopo che il cavaliere gli ebbe comunicato che si sarebbe fermato con lui per la notte.<br>«Si, sono io.»<br>«Cosa fai in questa contrada?»<br>«Vado in cerca delle avventure del [[Graal|Sangrail]], signore.»<br>«Fa pure» gli disse allora il buon uomo «ma anche se il santo vaso si trovasse qui, il peccato ti impedirebbe di vederlo proprio come non è dato a un cieco di scorgere una spada sfolgorante.» (pp. 534-535)
*Quaranta anni dopo la passione di Gesù Cristo, [[Giuseppe d'Arimatea|Giuseppe di Arimatea]] preconizzò che re Evelake avrebbe sconfitto in battaglia i propri nemici. Dei sette re e dei due cavalieri che hai visto, il primo si chiama Nappus, e fu un sant'uomo; il secondo ebbe il nome di Nacien in onore di un suo avo che aveva ospitato Nostro Signore Gesù Cristo. Il terzo fu chiamato Helias il Grosso; il quarto Lisais; il quinto, Jonas, lasciò il proprio paese per rcarsi nel Galles dove sposò la figlia di Manuel ed ottenne la Gallia, che elesse come sua dimora e generò Lancillotto, tuo nonno, che sposò la figlia del re d'Irlanda e fu un uomo insigne quanto te. Suo figlio fu re Ban, tuo padre, l'ultimo dei sette re. Uno dei due cavalieri, invece, rappresenta te, Lancillotto, cui gli angeli dissero che non appartenevi alla compagnia dei sette re, mentre il secondo cavaliere sta a indicare il leone, che è superiore a tutti i re della terra, cioè ser Galahad, da te concepito nella figlia di re Pelles. E tu, che dovresti essere grato a Dio di ogni altro, perché, come peccatore, sei il cavaliere senza pari, non Lo hai ringraziato per tutte le straordinarie virtù che Egli ti ha prestate! (p. 537)
*Ah, Lancillotto [...] finché facevi parte della cavalleria terrena, eri l'uomo più straordinario e avventuroso del mondo; ma non devi stupirti se ora che ti trovi tra cavalieri impegnati in imprese celesti la fortuna ti è avversa. (p. 539)
====Libro XVI====
*Ser Lancillotto, poi, se non fosse per una sola pecca sarebbe superiore a ogni altro. Ma così come stanno le cose, è proprio come noi; solo che si assume le fatiche maggiori. ([[Gawain]], p. 541)
*La [[Tavola Rotonda]] fu istituita proprio perché gli uomini non svilissero queste due virtù{{NDR|, la pazienza e l'umiltà}}, come la cavalleria, che affonda in esse le sue radici, è sorta perché non possa mai essere sconfitta la fraternità che ne è il fondamento. (p. 545)
*{{NDR|Rivolto a [[Gawain]]}} Ti sei impegnato insieme a molti altri in una ricerca che non porterai mai a termine perché il Sangrail non si mostra ai peccatori. Non devi quindi meravigliare se non vi sei riuscito. Tu sei un cavaliere sleale e un grande assassino, mentre per gli uomini buoni questa ricerca è ben altro che una serie di omicidi. Lancillotto, benché abbia commesso gravi colpe, al momento stesso in cui ha intrapreso la ricerca si è impegnato a non peccare più, e infatti non ha mai ucciso né ucciderà un solo uomo fino al suo ritorno a Camelot. Se non fosse per la sua fragilità che probabilmente lo farà ricadere nella colpa con il pensiero, egli sarebbe il primo a compiere l'impresa dopo Galahad. Ma poiché Dio conosce i suoi pensieri e la sua debolezza, gli concederà di morire in santità. (Eremita, pp. 546-547)
====Libro XVII====
[[File:Galaad devant le graal n°3.gif|thumb|Galahad, Bors e Parsifal dinanzi al Graal]]
*{{NDR|Su [[Davide]]}} Egli era un dotto che conosceva le virtù delle pietre e delle piante, il corso delle stelle e molte altre cose ancora; ma poiché aveva una moglie malvagia, si era convinto che non esistessero donne buone, tanto che ne parlò con disprezzo anche nei libri che compose. (p. 573)
*Non spetta a noi punire chi ha operato contro Dio, ma solo alla Sua potenza. ([[Galahad]], p. 576)
*Siete uno sciocco se non sapete che le [[Verginità|vergini]] sono franche ovunque si trovino. ([[Parsifal]], p. 579)
*Nessuna lingua potrebbe descrivere e nessun cuore immaginare le meraviglie cui ho assistito. Se non mi fossi macchiato di un antico peccato, avrei potuto vedere molto di più. ([[Lancillotto]], p. 588)
*Galahad, servo di Gesù Cristo che attendo da tempo, abbracciami e lascia che riposi sul tuo petto e tra le tue braccia, casto e vergine sopra ogni altro cavaliere, giglio simbolo di purezza, rosa del colore del fuoco, fiore di ogni virtù. Sei tanto intriso della fiamma dello Spirito Santo che la mia carne, consunta dalla vecchiaia, ritrova la giovinezza! (Re Mordrains, p. 591)
*[...] rimessosi in viaggio, {{NDR|Galahad}} penetrò in una foresta irta di pericoli dove la storia dice che si imbatté in una sorgente in cui l'acqua ribolliva formando grandi onde. Il cavaliere vi posò una mano, e subito l'acqua si placò e il calore ne disparve, poiché quell'ardore era segno di lussuria, molto diffusa a quei tempi, e non poté durare al contatto con la purezza della sua verginità. Quanto era accaduto fu considerato un miracolo in tutto il paese, e da allora la fonte fu chiamata la Sorgente di Galahad. (p. 591)
*«Figliolo» disse poi l'Uomo a Galahad «sai cos'è ciò che stringo tra le mani?»<br>«No, se non me lo dite voi.»<br>«È la sacra scodella in cui mangiai l'agnello pasquale. Ora hai veduto quello che più desideravi, ma con minore chiarezza di come lo potrai ammirare nel Palazzo Spirituale della città di Sarras. Adesso partirai e con te partirà anche il Sangrail, che questa notte stessa dovrà lasciare il regno di Logris dove nessuno lo vedrà mai più perché le genti di questa terra si sono volte al peccato e non lo servono né lo venerano come dovrebbero; io perciò le spoglio dell'onore che avevo loro concesso. Domattina voi tre prenderete la Spada dalla Strana Cintura e scenderete alla riva del mare dove troverete pronta una nave. Ma prima ridonerete la salute al Re Magagnato ungendogli il corpo e le gambe con il sangue che è colato dalla lancia.»<br>«Signore, perché gli altri non possono venire con noi?» chiese Galahad.<br>«Come inviai i miei apostoli in diverse direzioni, così voglio ora che vi separiate. Quanto a voi tre compagni, due moriranno al mio servizio e solo uno tornerà a darne notizia» fu la risposta.<br>Poi l'Uomo li benedì e scomparve. (pp. 594-595)
*«Salutate per me ser Lancillotto mio padre e signore, e ricordategli che questo è un mondo incostante.»<br>Infine si inginocchiò a pregare davanti alla tavola e la sua anima lo lasciò, trasportata nel cielo di Gesù Cristo da una moltitudine di angeli. I compagni, che assistettero al prodigio, videro anche una mano scendere sul vaso e sulla lancia, prenderli e portarli nei cieli.<br>Da allora non vi è più stato un uomo che abbia avuto l'ardire di sostenere di aver visto il Sangrail. (p. 598)
====Libro XVIII====
*[...] Lancillotto, dimentico della promessa fatta e della perfezione raggiunta nel corso della ricerca, riprese a frequentare la regina. Del resto, come dice appunto il libro, se egli non le fosse stato intimamente legato nei suoi pensieri più riposti quanto, in superficie, appariva devoto a Dio, nessun cavaliere avrebbe potuto superarlo nella ricerca del Sangrail. Invece, i suoi più segreti sentimenti correvano sempre a lei. Così essi ripresero ad amarsi con maggiore ardore di prima e i loro convegni si fecero tanto frequenti che la corte cominciò a mormorare, e in particolare il loquace ser Agravano fratello di ser Galvano.<br>Ma intanto Lancillotto, continuamente assediato da dame e da damigelle che gli chiedevano di essere loro campione in questioni di diritto, per evitare ulteriori maldicenze e dicerie, decise di impegnarsi con zelo a seguire i dettami di Nostro Signore Gesù Cristo e di sottrarsi per quanto gli era possibile alla familiarità e alla compagnia di Ginevra. (p. 603)
*[...] ser Mordred, ser Agravano e molti altri della corte non ci perdono d'occhio e parlano del nostro amore. Li temo più per voi che per me perché, se del caso, io potrei fuggire o sbarazzarmene, mentre voi non potreste che rimanere qui a subire le maldicenze; e se doveste trovarvi in pericolo per aver commesso volontariamente qualche leggerezza, non potreste avere altro aiuto che il mio e quello dei miei parenti. Signora, la nostra imprudenza ci condurrà allo scandalo e alla vergogna, e io non voglio assolutamente che voi siate disonorata. Sono queste le ragioni che mi hanno spinto a dedicarmi il più possibile al servizio delle dame, facendo in modo che tutti pensino che ne traggo gioia, delizia e piacere. ([[Lancillotto]], p. 604)
*Lancillotto, ora capisco la vostra falsità e la vostra volgare lussuria! Voi amate altre dame, e per me non provate che disprezzo. Adesso che ho ben chiaro che siete un traditore, state certo che non vi amerò mai più. Non osate comparirmi ancora davanti: da questo momento vi scaccio dalla corte, e per sempre, e vi bandisco dalla mia compagnia. Se tenterete di rivedermi, sarete ucciso. ([[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]], pp. 604-605)
*Spesso le donne sono impulsive e compiono azioni di cui poi si pentono amaramente. ([[Bors (ciclo arturiano)|Bors]], p. 605)
*Se accetterò di essere il campione della regina mi alienerò molti cavalieri della Tavola Rotonda. Tuttavia, per amore di Lancillotto e vostro, sarò suo difensore a meno che il caso non porti qui un campione meglio di me. ([[Bors (ciclo arturiano)|Bors]], p. 609)
*Non ho mai sentito dire che Ginevra abbia rovinato un solo cavaliere. Anzi, a quel che so, ella ci ha sempre magnificato ed è stata la sovrana più generosa e liberale, e la più munifica di doni e di benevolenza. Sarebbe quindi vergognoso se lasciassimo morire nell'ignominia la moglie del nostro nobilissimo re. Sappiate che non lo permetterò, e che sosterrò la sua innocenza nella morte di ser Patrise; del resto, ella non aveva alcun motivo per odiare lui o alcuno dei cavalieri intervenuti al banchetto. Direi anzi che ci abbia invitati per affetto, certo non per un subdolo stratagemma, e sono convinto che comunque andrà, un giorno sarà possibile provare che tra di noi vi è un traditore. ([[Bors (ciclo arturiano)|Bors]], p. 610)
*Come dice un antico proverbio, è aspra la battaglia nella quale si scontrano parenti e amici, perché allora non c'è posto per la misericordia, ma solo per la più mortale delle contese. ([[Lancillotto]], p. 629)
*[...] non mi piace essere obbligato ad amare; l'amore deve nascere dal cuore, non dalla costrizione [...]. ([[Lancillotto]], p. 636)
*L'amore deve essere libero, non imposto, perché un amore forzato finisce con il dissolversi. ([[Re Artù]], p. 636)
*All'uomo d'onore non può non ripugnare assistere alla sconfitta di un suo pari, mentre chi non ha onore e si comporta da vile, alla vista di un uomo in pericolo non compirà mai un gesto gentile o generoso. Un codardo, infatti, non darà mai prova di misericordia, mentre chi alberga la bontà nel cuore farà agli altri quello che vorrebbe fosse fatto a lui. ([[Re Artù]], p. 642)
*{{NDR|Su [[maggio]]}} Quel mese esuberante infonde coraggio negli amanti e, in vari modi, li induce più di ogni altro a diversi comportamenti, perché è allora che, come erbe e arbusti, gli uomini e le donne si rinnovellano e richiamano alla mente lontane cortesie, servigi e gesti gentili che avevano posto nell'oblio per negligenza.<br>E come il rigore dell'inverno offusca e sfigura la verde estate, così accade all'amore che lega l'uomo alla donna, quando è incostante. Sono numerosi coloro che non albergano la costanza, e non passa giorno senza che vediamo come basti un alito di rigore invernale per cancellare e spezzare col minimo pretesto un vero amore, che pure costa tanto. Questa non è costanza né saggezza, ma debolezza di carattere, disonorevole per coloro che la praticano.<br>Perciò, come il maggio fiorisce e germoglia nei giardini, così ogni uomo d'onore rivesta il proprio cuore di germogli, prima a gloria di Dio, poi per dare gioia a coloro cui ha giurato fedeltà. Infatti, non c'è uomo o donna d'onore che non abbia scelto l'oggetto del proprio amore. E se la fatica delle armi non deve essere mai trascurata, bisogna però che l'onore sia innanzitutto riserbato a Dio, e solo dopo aver contesa con le dame: questo è ciò che io chiamo un amore virtuoso.<br>Oggi, però, gli uomini non sanno amare per sette giorni di seguito senza pretendere di appagare le proprie brame. La ragione ci dice che un tale amore non può durare, perché quanto è subito accordato con troppa prontezza, è ben presto spento dall'ardore stesso. Così è l'amore ai nostri tempi: arde lesto e altrettanto in fretta si raffredda! E questa non si può chiamare costanza. Ai tempi di Artù l'amore soleva essere diverso: uomini e donna si amavano anche per sette interi anni senza che tra loro si insinuasse la lussuria. Quello era amore vero, e fedele!<br>Ho dunque paragonato l'amore di oggi all'estate e all'inverno, perché come la prima è calda e il secondo è freddo, allo stesso modo procede l'amore ai nostri giorni. Tutti voi che siete amanti rammentate quindi il mese di maggio! (pp. 643-644)
====Libro XIX====
*[...] a quel tempo era costume che Ginevra non lasciasse mai la corte senza un seguito di ottimi cavalieri armati, quasi tutti giovani decisi a farsi onore. Erano chiamati i Cavalieri della Regina e in battaglia, ai tornei e alle giostre portavano come insegna uno scudo completamente bianco. Venivano scelti per quel servigio tutti gli anni in occasione della festa della Pentecoste tra i cavalieri che si erano mostrati più valorosi, in sostituzione di quelli che erano morti nel corso dell'anno (e non ne passava uno senza che ne morissero alcuni). Proprio compiendo tale servigio si erano distinti all'inizio ser Lancillotto e tutti gli altri, prima di conquistare rinomanza. (pp. 645-646)
*Ahimè, che vergogna che un [[cavaliere]] ne tradisca un altro! [...] Ma c'è un vecchio proverbio che recita: "Il valoroso è davvero in pericolo solo quando si trova in balia di un codardo. ([[Lancillotto]], p. 649)
*Gesù mi terrà lontano dal disonore, e poi ben vengano le disgrazie che Dio vuole mandare [...]. ([[Lancillotto]], p. 657)
====Libro XX====
*Nel mese di maggio, quando ogni cuore gagliardo fiorisce e germoglia e, con la bellezza e il rigoglio della stagione, uomini e donne sono pieni di letizia per l'avvicinarsi dell'estate con i suoi fiori novelli, laddove gli aspri venti e le bufere dell'inverno li inducono a raccogliersi al coperto presso il focolare, scoppiarono furore e sventura che ebbero termine solo con la morte e l'estinzione del fiore di tutti i cavalieri del mondo. (p. 663)
*Mi meraviglio che nessuno di noi si vergogni di sapere, e di vedere con i propri occhi, che Lancillotto giace giorno e notte con la regina [...]. Ne siamo tutti al corrente, eppure siamo tanto vili da tollerare il disonore di un sovrano nobile quanto Artù. ([[Agravaine]], p. 663)
*Se ne dovesse derivare ostilità o guerra tra noi e Lancillotto, sta' certo che molti re e molti potenti signori sceglierebbero di schierarsi con lui. E poi, fratello [...] devi sempre tenere a mente che Lancillotto ha salvato più di una volta il re e la regina, e che anche i migliori tra noi si sarebbero sentiti gelare il cuore in varie occasioni se egli non fosse stato il più valoroso e non lo avesse dimostrato molto spesso. ([[Gawain]], p. 664)
*Ser Lancillotto mi ha concesso l'investitura e niente potrà indurmi a parlare male di lui [...]. ([[Sir Gareth]], p. 664)
*Appena gli altri furono usciti, il re chiese quale fosse il motivo della disputa.<br>«Ora ve lo dirò, sire; non posso più tenerlo in me» gli rispose ser Agravano. «Io e ser Mordred siamo in disaccordo con i nostri fratelli: sappiamo che ser Lancillotto è da tempo l'amante della regina e, poiché siamo figli di vostra sorella, non possiamo continuare a tollerarlo. Voi siete il suo signore e colui che lo ha investito cavaliere, e intendiamo provare la sua slealtà.»<br>«Se quello che dite è vero, Lancillotto è un traditore!» esclamò Artù. «Ma mi ripugna compiere un passo del genere senza averne le prove; ser Lancillotto è un cavaliere valoroso e, come ben sapete, il migliore di tutti noi. Se non sarà colto sul fatto, vorrà battersi con colui che lo ha denunciato, e nessuno sarà in grado di tenergli testa. Quindi, voglio che sia sorpreso in flagrante.»<br>Il libro francese dice che il re non desiderava affatto che si diffondessero voci su Lancillotto e la regina. A dire il vero, egli ne aveva già il sospetto, ma non voleva sentirne parlare perché amava molto ser Lancillotto per tutto quello che egli aveva fatto in favore suo e di Ginevra. (p. 665)
*«Ahimè» si lamentava intanto Lancillotto «non mi è mai capitato di trovarmi a rischiare una morte vergognosa per la mancanza della mia armatura!»<br>Nel frattempo ser Agravano e ser Mordred non cessavano di gridare:<br>«Esci dalla camera della regina, traditore! Sta' certo che non riuscirai a fuggire».<br>«Gesù misericordia, non posso tollerare questo odioso clamore: meglio morire subito che sopportare un simile tormento!» esclamò allora Lancillotto; poi prese Ginevra tra le braccia e la baciò.<br>«Nobilissima tra le regine cristiane aggiunse siete la mia diletta e gentile signora e io, il vostro povero e fedele cavaliere, vi sono stato al fianco nelle cause giuste come in quelle ingiuste dal giorno in cui re Artù mi conferì l'investitura. Se morirò, vi supplico di pregare per la mia anima. Sono sicuro che ser Bors e tutti gli altri miei parenti, e anche ser Lavaine, vi salveranno dal rogo. Confortatevi, perciò, madonna mia amata, e qualunque cosa mi accada, andate con ser Bors e con gli altri che vi tratteranno con ogni onore e vi faranno regina delle mie terre.»<br>«No, Lancillotto, non vi sopravviverò! Se sarete ucciso, per amore di Dio accoglierò la morte con umiltà, come è dovere di una regina cristiana.»<br>«Ebbene, signora, poiché è giunto il giorno in cui dobbiamo separarci, sappiate che venderò la vita al più alto prezzo, e che sono mille volte più addolorato per voi che per me. Ma ora preferirei avere indosso la mia solida armatura piuttosto che regnare su tutto il mondo cristiano: prima di soccombere farei in modo che le mie gesta siano tramandate.»<br>«Piacesse a Dio che uccidessero me e lasciassero libero voi!» esclamò la regina.<br>«Questo non deve accadere, e che Dio mi ripari da una simile vergogna!» replicò Lancillotto. «Gesù Cristo, sii tu il mio scudo e la mia armatura!» (p. 667)
*Ora, signora, è chiaro che il nostro amore è giunto al suo epilogo e che da adesso in poi re Artù mi sarà nemico. Ma se vorrete rimanere con me, mi impegno a tenervi al riparo da ogni pericolo. ([[Lancillotto]], p. 669)
*Stanotte ho ucciso ser Agravano, fratello di ser Galvano, e almeno altri dodici suoi compagni. Non ho alcun dubbio, pertanto, che vi sarà un conflitto sanguinoso. Quei cavalieri erano stati mandati a sorprendermi su ordine espresso di Artù, e il re deve essere talmente furibondo e colmo di risentimento che condannerà la regina al rogo. Io non posso certo permettere che ella sia arsa per colpa mia. Se riuscissi a farmi ascoltare, mi offrirei di essere fatto prigioniero per potermi poi battere in suo favore e provare che è una sposa fedele, ma temo che il re sia troppo infuriato per accettare questa proposta. ([[Lancillotto]], p. 671)
*Miei bei signori, mi ripugna di compiere un'azione che potrebbe disonorare voi e tutto il mio lignaggio. Ma poiché sono altrettanto contrario a permettere che la regina muoia di una morte ignobile, se il vostro consiglio è di sottrarla al supplizio, siate però ben consapevoli che dovrò causare molti lutti. Forse, con mio grande rammarico, sarò costretto a uccidere anche qualcuno dei miei migliori amici e può darsi che alcuni, piuttosto che essere complici di un'azione abietta, preferiscano schierarsi dalla mia parte: non vorrei certo farli soffrire. ([[Lancillotto]], p. 672)
*«[...] il caso di Tristano dovrebbe mettermi in guardia. Sapete bene come andò a finire dopo che, presi tutti gli accordi, egli riportò Isotta la Bella a re Marco: quel sovrano lo uccise a tradimento mentre suonava l'arpa davanti alla sua dama, cogliendolo alle spalle e trafiggendogli il cuore con una lancia ben affilata.»<br>«È vero» convenne ser Bors «ma c'è una cosa che dovrebbe incoraggiare te come tutti noi, ed è che re Marco e re Artù sono di indole assai diversa, perché Artù non ha mai mancato alla propria parola.» (pp. 672-673)
*Capita spesso che agiamo per quel che crediamo il meglio, e che finisce poi per dimostrarsi il peggio. ([[Gawain]], p. 674)
*[...] sappiate che soffro di più per la perdita dei miei buoni cavalieri che per la fuga della mia gentile regina, perché di regine posso averne quante ne voglio, mentre non mi sarà mai più possibile riunire una simile compagnia di valorosi. E che sciagura che io e Lancillotto dobbiamo essere nemici! ([[Re Artù]], p. 677)
*[...] da oggi in poi cercherò Lancillotto fino al giorno in cui uno dei due avrà ucciso l'altro. Intendo vendicarmi e vi chiedo di prepararvi alla guerra. Se non volete perdere il mio servigio e il mio affetto, affrettatevi a mettere alla prova i vostri amici. Giuro su Dio che, anche se dovessi inseguire Lancillotto per sette regni, lo ucciderò a costo della vita. ([[Gawain]], p. 679)
*«Dio non voglia che io mi scontri con il nobilissimo sovrano che mi armò cavaliere!» replicò Lancillotto.<br>«Alla malora le belle parole!» proruppe il re. «Presta fede a quanto ti dico e non lo dimenticare: sono il tuo mortale nemico e lo sarò fino al giorno della mia morte. Non ti perdonerò mai di avermi ucciso degli ottimi cavalieri e degli uomini nobilissimi appartenenti al mio stesso sangue. Per di più, hai giaciuto per anni con la regina, che alla fine mi hai rapita con la forza.»<br>«Mio nobilissimo signore e re, dite quello che volete, tanto sapete benissimo che non mi batterò mai con voi» gli rispose Lancillotto. «È vero, vi ho ucciso dei cavalieri, e me ne rammarico molto; ma sono stato costretto a farlo per salvarmi la vita. Avrei forse dovuto lasciarmi uccidere? Quanto a madama la regina, non un solo cavaliere al mondo, salvo la persona di vostra altezza e il mio signore ser Galvano, oserebbe provare sul mio corpo che ella vi ha tradito! E se vi fa piacere di dichiarare che sono legato da molti anni a madama la vostra regina, vi darò soddisfazione dimostrando con il mio braccio contro chiunque, salvo voi e ser Galvano, che ella vi è fedele. Tuttavia, alla sua grazia è piaciuto di tenermi in suo favore e di prediligermi tra tutti gli altri, e del resto io ho ben meritato il suo affetto perché, sire, più di una volta il vostro furore avrebbe permesso che ella fosse condotta al supplizio se io non mi fossi battuto per lei inducendo i suoi nemici a confessare la loro menzogna e facendola così assolvere con onore. E tutte quelle volte, voi mi avete dimostrato amore e gratitudine per averla salvata, e mi avete anche promesso di essere per sempre il mio benevolo signore. Ora, invece, mi sembra che ricompensiate male i miei servigi. Del resto, sire, avrei perso gran parte del mio onore cavalleresco se avessi tollerato che madama, la vostra regina, fosse suppliziata per causa mia. In molte occasioni mi sono battuto per lei in contese che non mi riguardavano; non avrei forse avuto il diritto di farlo allorché ero dalla parte del giusto? Perciò, mio generoso e grazioso signore, concedete la vostra benevolenza alla vostra regina, che è buona e fedele!» (pp. 680-681)
*Voi, sire, avete dato ascolto a voci menzognere, e questa è stata la causa della guerra che ci oppone. Mio signore, un tempo avevo meritato la vostra compiacenza per essermi battuto in favore della regina vostra moglie, e sapete bene quante volte ella abbia dovuto patire gravi torti. Ora, mio buon signore, mi sembra che in questa circostanza, più che in tutte quelle che pure avete approvato, io avessi un motivo ben valido per strapparla al rogo, dal momento che ella vi era stata condannata a causa mia. Coloro che vi hanno raccontato le fole che sapete erano per certo mentitori, ma le calunnie sono ricadute sul loro capo poiché, se la potenza di Dio non fosse stata dalla mia parte, come avrei potuto io, disarmato e ignaro, far fronte a quattordici avversari armati e decisi? Infatti ero stato convocato dalla regina per non so quale motivo, e avevo appena varcato la porta della sua camera quando ser Agravano e ser Mordred hanno cominciato a chiamarmi traditore e codardo. ([[Lancillotto]], p. 687)
*[...] non mi sono mai battuto a oltranza con un cavaliere senza mostrare misericordia, e che benché mi sia misurato con ottimi guerrieri quali ser Tristano e ser Lamorak, ho sempre reso loro l'onore e il rispetto che meritavano. Dio mi è testimone che non mi sono mai adirato al punto da accanirmi contro i buoni cavalieri che ho visto impegnati a farsi onore, e che sono sempre stato lieto di aiutare un avversario in grado di tenermi testa a piedi o a cavallo. ([[Lancillotto]], p. 688)
*Ser Galvano, io amavo ser Gareth più di qualunque mio parente, e piangerò per sempre la sua morte non solo per il grande timore che ho di voi, ma anche per altri motivi che mi amareggiano. Prima di tutto, perché fui io a investirlo cavaliere; poi, perché so che mi amava più di ogni altro; il terzo motivo è che era un uomo nobilissimo, leale, cortese, gentile e di buona indole; il quarto è che appena seppi della sua morte capii che da voi non avrei avuto altro che un'inestinguibile guerra. Per di più, ero certo che avreste fatto in modo che il mio nobile signore Artù mi fosse nemico per sempre. Eppure, che Gesù mi perdoni, non ho ucciso ser Gareth e ser Gaheris di proposito. Ah, perché erano disarmati in quel giorno fatale! ([[Lancillotto]], p. 689)
*Se non fosse stato per il papa, io mi sarei battuto con te in singolare tenzone e avrei provato sulla tua persona la tua falsità nei confronti di Artù e miei. E lo farò, una volta che avrai lasciato queste terre, dovunque riuscirò a trovarti! ([[Gawain]], p. 690)
*Ahimè, così devo abbandonare il più nobile tra i regni cristiani, quello che ho amato di più e in cui ho acquistato il mio onore! Mi rammarico di esserci venuto, se devo esserne vilmente bandito senza colpa e senza motivo! Ma la fortuna è così incostante, e la sua ruota tanto mobile, che nessuno è certo di potervi riposare durevolmente. Ne sono prova molte antiche leggende, come quelle che narrano del nobile Ettore, e di Troilo, e di Alessandro il potente Conquistatore, e di molti altri che precipitarono in basso dal culmine della loro regalità. Così avviene per me, che ero tenuto in grande onore in questo regno nel quale la Tavola Rotonda crebbe in dignità grazie a me stesso e ai miei più che virtù di chiunque altro. ([[Lancillotto]], p. 690)
*Mio signore Artù, nobile sovrano che mi fece cavaliere, il mio affetto per voi è tale che i vostri attacchi mi addolorano profondamente, eppure li ho sopportati con pazienza. Se fossi stato vendicativo, avrei potuto scendere in campo e domare i vostri baldi cavalieri, ma ho pazientato per sei mesi lasciando che voi e ser Galvano faceste quel che volevate. Ora però non posso tollerarlo più e devo difendermi, perché ser Galvano mi ha accusato di tradimento. Sono stato sempre contrario a battermi contro un vostro parente, ma adesso non posso più tirarmi indietro, come la preda quando è messa alle strette. ([[Lancillotto]], p. 697)
*[...] ser Galvano aveva ricevuto da un sant'uomo un dono miracoloso che gli aveva permesso di farsi molto onore: ogni giorno dell'anno, dalle nove a mezzogiorno, la sua forza cresceva fino ad arrivare a triplicarsi. Per questo re Artù, che era il solo a saperlo, aveva ordinato che tutte le tenzoni che si fossero svolte alla propria presenza, di qualunque genere e per ogni tipo di lite, avessero inizio alle nove del mattino: in tale modo il partito per il quale si fosse battuto il nipote avrebbe avuto sempre il sopravvento nel corso delle tre ore in cui la forza di Galvano raggiungeva il suo culmine. (p. 698)
====Libro XXI====
*A [[Mordred|ser Mordred]] era stato dunque affidato il governo di tutta l'Inghilterra. Egli allora fece vergare delle false lettere fingendo che provenissero dal continente, in cui era scritto che re Artù era stato ucciso nel corso della guerra contro ser Lancillotto; quindi convocò a parlamento tutti i baroni e si fece eleggere re. L'incoronazione avvenne a Canterbury e fu seguita da festeggiamenti che durarono quindici giorni.<br>Dopo di che, ser Mordred si recò a Winchester e dichiarò apertamente alla regina (che però era moglie del re, allo stesso tempo suo zio e padre) che intendeva sposarla e perparò le nozze fissando il giorno del matrimonio. Ginevera, pur profondamente addolorata, gli rispose con cortesia e finse di sottomettersi al suo volere; tuttavia espresse il desiderio di recarsi a Londra per comprare quanto le sarebbe occorso per gli sponsali. (p. 702)
*Riflettete, Inglesi, sulla malvagità che tutto ciò palesava! Artù era il re più nobile e il cavaliere più valoroso del mondo e che più amava e sosteneva gli uomini prodi, eppure quelli Inglesi non gli concedevano la propria stima! Ché tale era l'antico costume di questa terra, e c'è chi dice che non l'abbiamo ancora abbandonato. Ahimè, questo è un grave difetto: nulla ci piace se perdura nel tempo.<br>Così si comportavano gli uomini di allora: amavano di più ser Mordred che il nobile Artù e molti andarono a dire all'usurpatore che sarebbero stati con lui nella buona come nella cattiva sorte. Allora ser Mordred, che aveva sentito dire che Artù sarebbe sbarcato a Dover, vi si portò con grande esercito allo scopo di sconfiggerlo e di scacciarlo dalle sue stesse terre. (pp. 703-704)
*«Ahimè, ser Galvano, figlio di mia sorella, con l'uomo che amavo di più al mondo se ne va ogni mia gioia!» si dolse {{NDR|Artù}} quando si fu ripreso. «Ora te lo posso dire, caro nipote, solo in te e in ser Lancillotto riposavano la mia letizia e la mia fiducia. Adesso che ho perduto entrambi, tutto il conforto che avevo sulla terra mi abbandona!»<br>«Ah, caro zio» gli rispose ser Galvano «il mio ultimo giorno è arrivato, e ne devo biasimare la mia impulsività e la mia ostinazione, dato che sono stato ferito sulla vecchia piaga che mi aveva inferto ser Lancillotto. So che morirò prima di mezzogiorno e che a causa del mio orgoglio voi dovrete patire tanta vergogna e sventura. Se il nobile Cavaliere del Lago fosse stato al vostro fianco, come fu e avrebbe dovuto essere ancora, questa guerra sciagurata non sarebbe mai scoppiata, perché solo la sua cavalleria e la nobiltà del suo sangue erano riuscite a tenere soggetti e timorosi i vostri infidi nemici. Ora egli vi mancherà. Ahimè, perché non ho voluto trovare un accordo con lui! [...]» (pp. 704-705)
*Io, ser Galvano, cavaliere della Tavola Rotonda, voglio che tutto il mondo sappia che mi sono dato la morte non per colpa tua ma mia. Perciò, ser Lancillotto, ti supplico di tornare nel regno per visitare la mia tomba e per recitare su di essa una preghiera, lunga o breve che sia, per la salvezza della mia anima. Oggi, nello stesso giorno in cui scrivo questa lettera, fui ferito a morte là dove la tua mano mi colpì per prima, e non avrei potuto essere ucciso da un braccio più nobile. ([[Gawain]], p. 705)
[[File:Battle Between King Arthur and Sir Mordred - William Hatherell.jpg|thumb|La battaglia tra Artù e Mordred]]
*{{NDR|Sulla [[battaglia di Camlann]]}} I messaggeri si recarono da Mordred che si era circondato di un temibile esercito di centomila armati e dovettero pregare a lungo prima di riuscire a fargli accettare in contropartita la Cornovaglia e il Kent fino alla morte di Artù e, dopo, tutta l'Inghilterra. Fu anche concordato che il sovrano e l'usurpatore, ciascuno con un seguito di quattordici cavalieri, si incontrassero in una zona franca tra i due eserciti schierati.<br>Artù fu lieto degli accordi raggiunti, ma prima di recarsi al convegno ordinò ai propri uomini di avanzare fieramente e di uccidere ser Mordred, di cui non ci si poteva fidare in alcun modo, se avessero visto sguainare anche una sola spada. E ser Mordred aveva istruito allo stesso modo il proprio esercito:<br>«Se vedrete balenare anche una sola lama mouvete con coraggio all'attacco e uccidete quanti vi si parano innanzi, perché non mi fido affatto di questa tregua e so bene che mio padre vorrà vendicarsi di me.»<br>L'incontro ebbe dunque luogo come era stato stabilito. Fu portato del vino e ne bevvero insieme, ma una [[vipera]] sbucata da un cespuglio d'edera morse il piede di un cavaliere. Questi, senza darsi pensiero del danno che ne sarebbe derivato, sguainò la spada per ucciderla, e quando i due eserciti videro balenare la lama diedero fiato alle trombe e ai corni e si corsero incontro levando terribili grida.<br>Allora re Artù montò a cavallo e raggiunse prontamente i propri uomini esclamando:<br>«Ahimè, che giorno sventurato!»<br>Ser Mordred si unì ai suoi, ed ebbe inizio la battaglia più funesta che si sia mai vista in terra cristiana: vi furono attacchi impetuosi e galoppare di cavalli, affondi e fendenti, colpi mortali e accenti minacciosi da entrambe le parti. Re Artù non cessava di attraversare le formazioni di ser Mordred compiendo molte prodezze degne di un nobile sovrano senza mai venir meno al proprio ruolo, ma anche ser Mordred non si tirava indietro e più volte mise se stesso in grave pericolo.<br>La battaglia infuriò per tutta la giornata senza risparmio di forze, finché molti nobili cavalieri giacquero immobili sulla fredda terra, e quando cadde la notte il terreno era cosparso dei cadaveri di ben centomila uomini. (pp. 707-708)
*{{NDR|Sulla battaglia di Camlann}} Il sovrano impugnò la lancia e si gettò in avanti gridando:<br>«Traditore, è giunto il giorno della tua morte!»<br>Ser Mordred si scagliò a sua volta contro di lui brandendo la spada, ma il re già gli affondava la lancia sotto lo scudo e gliela faceva fuoriuscire dal corpo per più di un braccio. E quando l'usurpatore comprese che non sarebbe potuto sfuggire alla morte, si slanciò con tutte le proprie forze in avanti trafiggendosi fino all'impugnatura dell'asta, poi calò la spada tenuta con entrambe le mani sul proprio padre e lo raggiunse a un lato della testa trapassandogli l'elmo e il crano. Subito dopo si accasciava a terra morto. (p. 709)
[[File:The Death of King Arthur by John Garrick.jpg|thumb|La morte di Artù]]
*«[...] Il tempo passa in fretta; prendete perciò la mia buona spada Excalibur e portatela alla riva del mare: vi ordino di gettarla nell'acqua e di tornare poi a dirmi cosa avete visto.»<br>«Sire, obbediremo al vostro comando» gli rispose [[ser Bedivere|Bedivere]].<br>Ma sulla strada si mise a osservare con attenzione la nobile arma e le pietre preziose che ricoprivano il pomo e l'elsa.<br>"Se la getto nell'acqua, non ne deriveranno che perdite e danno!" pensò.<br>Perciò la nascose sotto un albero e poi si affrettò a tornare dal re e gli disse di averla gettata in mare.<br>«Cosa hai visto?» gli domandò Artù.<br>«Nient'altro che onde e venti.»<br>«Non è vero» replicò il re. «Ora affrettatevi a ubbidire e, se vi sono caro, non esitate a fare quanto vi ho detto.»<br>Allora ser Bedivere tornò a prendere la spada, ma pensando ancora che fosse un peccato e una vergogna gettare via un'arma tanto nobile, la nascose di nuovo, poi raggiunse il re.<br>«Cosa avete visto?» gli domandò per la seconda volta il sovrano.<br>«Nient'altro che flutti e ondate nere.»<br>«Ah, mi hai ingannato ancora, sleale e traditore!» propruppe Artù. «La tua fama di nobile cavaliere e l'amore che ti ho sempre portato non mi avrebbero mai fatto pensare che mi avresti tradito per il valore di una spada! Ora sbrigati: le tue esitazioni stanno mettendo a grave rischio la mia vita. Se non eseguirai adesso i miei ordini ti ucciderò con le mie stesse mani ovunque potrò incontrarti.»<br>Così ser Bedivere tornò là dove aveva nascosto la spada, la raccolse con cautela e si avvicinò alla riva. Poi avvolse la cintura intorno all'elsa e la scagliò più lontano che poté. Allora vide un braccio e una mano sorgere dall'acqua, afferrarla stretta, brandirla tre volte e poi inabissarsi con l'arma.<br>Quando ser Bedivere, tornato vicino al re, gli raccontò quello che aveva visto, il sovrano esclamò:<br>«Ahimè, aiutatemi ad andare via, temo di avere aspettato già troppo.»<br>Il cavaliere se lo caricò sulle spalle e andò verso la riva del mare. Vi erano appena arrivati che una piccola chiatta piena di belle dame prese terra accanto a loro. Tra di esse si trovava una regina, e tutte portavano cappucci neri e gridavano e piangevano alla vista di re Artù.<br>«Fatemi salire a bordo» disse il re.<br>Ser Bedivere eseguì con delicatezza il comando, e tre dame accolserò Artù tra alti lamenti e lo misero a sedere con la testa appoggiata sul grembo di una di loro.<br>«Ah, mio caro fratello!» disse allora la regina. «Perché vi siete trattenuto tanto a lungo lontano da me? La ferita che avete al capo ha preso fin troppo freddo!»<br>Poi le dame si misero ai remi e allontanarono l'imbarcazione dalla terra. E quando se Bedivere le vide prendere il largo, gridò:<br>«Ah, mio signore Artù, cosa sarà di me ora che mi lasciate tra i miei nemici?»<br>«Confortatevi e fate del vostro meglio: su di me non potrete più fare alcun affidamento» gli rispose il sovrano. «Devo andare nell'isola di Avalon per curare la mia grave ferita, e se non sentirete mai più parlare di me, pregate per la mia anima.»<br>Intanto la regina e le dame piangevano e gridavano da fare pietà. Quando ser Bedivere ebbe perso di vista la chiatta, scoppiò anch'egli in pianti e in lamenti, poi si diresse verso la foresta e camminò per tutta la notte. (pp. 710-712)
*Di Artù non ho trovato nient'altro nei libri autorizzati, né ho letto con maggiore certezza della sua morte se non che fu portato via in una nave con tre regine, una delle quali era sua sorella [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana la Fata]], l'altra la regina del Galles del Nord e la terza quella delle Terre Desolate. Non conosco altra testimonianza che quella dell'eremita che un tempo era stato arcivescovo di Canterbury e che riferì che le dame avevano portato da lui un corpo perché lo seppellisse. Tuttavia egli non sapeva con certezza se si trattasse davvero del cadavere di artù, perché questa storia la fece mettere per iscritto ser Bedivere, cavaliere della Tavola Rotonda. (pp. 712-713)
*In varie parti d'Inghilterra si crede che re Artù non sia morto e che, per volontà di Nostro Signore Gesù, viva in un altro luogo da dove tornerà per conquistare la Santa Croce. Io però non mi sento di affermarlo, e preferisco dire che in questo mondo egli lasciò la sua vita. Molti sostengono anche che sulla sua tomba siano scritte queste parole:<br><div class="center">{{maiuscoletto|Hic iacet Arthurus Rex quondam rexque futurus}}</div> (p. 713)
*{{NDR|Su [[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]]}} Quando seppe della morte del re e di tutti i nobili cavalieri compreso ser Mordred, ella riparò in gran segreto con cinque dame ad Almesbury dove si fece monaca indossando la veste bianca e nera, e vivendo in penitenza come se fosse stata la più grande peccatrice di questa terra. Da allora nessuna creatura riuscì più a renderla felice, e visse tra digiuni, preghiere e opere di carità al punto che tutti si stupirono della purezza dei sui nuovi costumi. Con il tempo, come era da aspettarsi, divenne anche badessa e governatrice del monastero. (p. 713)
*La guerra che ha portato alla morte i più nobili cavalieri del mondo è divampata a causa mia e di quest'uomo, e l'amore che ci legava ha causato la rovina del sovrano più onorato della terra. Lancillotto [...] ho assunto questo stato per salvare la mia anima e, con la grazia di Dio e per le piaghe della Sua Passione, confido che dopo la mia morte potrò contemplare il volto benedetto di Gesù Cristo e sedere alla Sua destra nel giorno del Giudizio, poiché in cielo vi sono dei santi che furono peccatori in terra. Perciò, ser Lancillotto, vi supplico di cuore per l'amore che ci fu tra noi di non posare mai più lo sguardo su di me. Vi comando anche, in nome di Dio, che lasciate la mia compagnia e torniate nel vostro regno per preservarlo da guerre e distruzioni. Così come vi ho amato fino ad ora, il mio cuore non mi permetterà più di incontrarvi dopo che a causa vostra e mia è stato annientato il fuore dei re e dei cavalieri. Rientrate dunque nelle vostre terre e prendete moglie per vivere con lei in gioia e letizia. L'unica supplica che il mio cuore vi rivolge è che invochiate il Signore Eterno perché mi conceda di fare ammenda dei miei peccati. ([[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]], p. 716)
*«[...] Nella ricerca del Sangrail avrei abbandonato le vanità mondane se non fosse stato per l'amore che vi portavo, e se allora lo avessi fatto con tutto il mio cuore, la volontà e il pensiero, avrei superato ogni altro cavaliere a eccezione di ser Galahad mio figlio. Se voi vi siete votata alla perfezione, è giusto che lo faccia anch'io perché, mi sia testimone Iddio, solo in voi ho avuto la mia gioia terrena. Se il vostro cuore fosse stato diversamente disposto, vi avrei portata con me nel mio regno. Ma poiché tale è la vostra volontà, vi giuro che se troverò un eremita che voglia accogliermi, a qualunque ordine appartenga, farò penitenza e pregherò fino al termine della mia vita. Ora, madama, vi prego di baciarmi un'ultima volta.»<br>«Non lo farò mai» si schermì la regina «e astenetevi anche voi da tali atti.» (pp. 716-717)
*Supplico Dio Onnipotente che non mi sia mai più possibile vedere ser Lancillotto con i miei occhi mortali. ([[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]], p. 719)
*Quando riporto alla mente la bellezza e la nobiltà della regina e del suo re e li vedo ora giacere insieme, il mio cuore non può sostenere il mio corpo afflitto. Quando poi rifletto che per mia colpa, orgoglio e superbia sono entrambi periti, essi che non avevano pari tra le genti cristiane, il ricordo della loro cortesia e della mia gratitudine mi fa mancare il cuore al punto di non potermi reggere in piedi. ([[Lancillotto]], p. 720)
*Ah, Lancillotto [...] guida di tutti i cavalieri cristiani, impareggiabile tra i valorosi, ora giaci qui. Eri il più cortese cavaliere che abbia mai portato lo scudo, l'amico più sincero nei confronti di chi ti amava tra quanti hanno mai cavalcato, il più fedele amante tra i peccatori che abbiano mai amato una donna, l'uomo più gentile che abbia mai brandito una spada. La tua bella persona primeggiava sempre tra una folla di cavalieri, e tu eri l'uomo più mansueto e più onorato tra quanti mai si siano intrattenuti a banchetto con le dame. Ma eri anche l'avversario più inflessibile per un nemico mortale che abbia mai posto la lancia in resta. (Hector de Maris, p. 722)
===Explicit===
====Originale====
Here is the end of the booke book of kyng Arthur & of his noble knyghtes of the rounde table | that whan they were hole togyders there was ever an C and xl | and here is the ende of the deth of Arthur | I praye you all Ientyl men and Ientyl wymmen that redeth this book of Arthur and his knyghtes from the begynnyng to the endyng | praye for me whyle I am on lyve that god sende me good delyveraunce | & whan I am deed I praye you all praye for my soule | for this book was ended the ix yere of the reygne of kyng edward the fourth | by syr Thomas Maleore knyght as Ihesu helpe hym from hys grete myght | as he is servaunt of Ihesu bothe day and nyght |<br>{{NDR|Thomas Malory, ''[https://archive.org/details/lemortedarthuror00malouoft/page/860/mode/2up Le Morte d'Arthur. The original edition of William Caxton now reprinted and edited with an introduction and glossary]'', a cura di H. Oskar Sommer, Londra, David Nutt, 1889}}
====Traduzione====
''Qui finisce il libro di re Artù e dei suoi nobili cavalieri della Tavola Rotonda, che nel loro insieme raggiungevano il numero di centocinquanta. E questa è anche la fine de'' La morte di Artù. '' Gentiluomini e gentildonne che avete letto il libro di Artù e dei suoi cavalieri dall'inizio alla fine, vi supplico di pregare finché sono in vita perché Dio mi mandi una buona liberazione. Quando poi sarò morto, vi chiedo di pregare tutti per la mia anima. Quest'opera fu terminata nel nono anno di [[Edoardo IV d'Inghilterra|re Edoardo IV]] dal cavaliere sir Thomas Malory che Gesù aiuti con la Sua grande potenza, poiché è servo di Cristo di giorno come di notte.''<br>{{NDR|Thomas Malory, ''Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri'', volume secondo, a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Milano, Oscar Classici Mondadori, 1985. ISBN 88-04-41154-6}}
==Citazioni su Thomas Malory==
*Malory fu in realtà il primo scrittore su commissione [...]. Quando [[William Caxton|Caxton]] costruì la sua pressa da stampa, chiese al povero vecchio Malory di scrivere qualcosa, ed egli acconsentì mettendo insieme tutte le storie che conosceva: tutte le storie tramandate dalla tradizione orale. Poi, a poco a poco, con la proliferazione dei libri, la gente dimenticò quelle storie o non si curò di ricordarle. Così, i racconti che Malory ambientò nel XII secolo descrivevano eventi accaduti molto tempo prima [...]. E, come accade per tutti i miti, essi assunsero le tinte dell'epoca in cui vennero scritti. Gli ''Idilli del re'' di [[Alfred Tennyson|Tennyson]], per esempio, oppure le opere di [[Edward Burne-Jones|Burne-Jones]] e dei Preraffaelliti, descrissero e dipinsero le leggende arturiane del XII secolo secondo la sensibilità della propria epoca. Finendo così per rivelare più cose sull'età vittoriana che sulla leggenda stessa. ([[John Boorman]])
*Sì, possiamo immaginarci sir Thomas Malory come un adorabile primitivo, un innamorato di cose nobili e belle e grandi, finché non sappiamo, in base alle moderne ricerche che l'hanno identificato con un personaggio della parrocchia di Monks Kirby nella contea di Warwick, figura più di bandito che di {{sic|compíto}} gentiluomo, che per via delle sue violenze e rapine fu spesso in prigione, e in prigione scrisse appunto le sue storie di cavalleria. ([[Mario Praz]])
==Bibliografia==
*Thomas Malory, ''[https://archive.org/details/lemortedarthuror00malouoft/page/34/mode/2up Le Morte d'Arthur. The original edition of William Caxton now reprinted and edited with an introduction and glossary]'', a cura di H. Oskar Sommer, Londra, David Nutt, 1889.
*Thomas Malory, ''Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri'', due volumi, a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Milano, Oscar Classici Mondadori, 1985. ISBN 88-04-41154-6
==Altri progetti==
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#[[Onorio Longhi]] - <small>2025-01-28</small>
#[[Antonio Cermisone]] - <small>2025-01-29</small>
#[[Alessandro Papacino D'Antoni]] - <small>2025-02-13</small>
#[[Angelo Querini]] - <small>2025-02-18</small>
#[[Tommaso Temanza]] - <small>2025-02-18</small>
#[[William Kingdon Clifford]] - <small>2025-02-25</small>
#[[Girolamo Cortinovis]] - <small>2025-02-25</small>
#[[William Watson (scienziato)]] - <small>2025-02-25</small>
#[[Jean Antoine Nollet]] - <small>2025-02-26</small>
#[[Jan Palfijn]] - <small>2025-02-26</small>
#[[Michele de Jorio]] - <small>2025-03-11</small>
#[[Cesare Cipolletti]] - <small>2025-03-12</small>
#[[Giovanni Carmignani]] - <small>2025-03-12</small>
#[[Saverio Mattei]] - <small>2025-03-12</small>
#[[Salvatore Barzilai]] - <small>2025-03-12</small>
#[[Francesco Baglietto]] - <small>2025-03-12</small>
#[[Giovanni Ambrogio Bertrandi]] - <small>2025-03-13</small>
#[[Ersilia Caetani Lovatelli]] - <small>2025-03-13</small>
#[[Giuseppe Palmieri (economista)]] - <small>2025-03-18</small>
#[[Marsilio Cagnati]] - <small>2025-03-21</small>
#[[Enrico Cimbali]] - <small>2025-03-25</small>
#[[Enea Arnaldi]] - <small>2025-03-26</small>
#[[Ferdinando Arrivabene]] - <small>2025-03-26</small>
#[[Andrea Balletti]] - <small>2025-03-26</small>
#[[Filippo Cavolini]] - <small>2025-03-26</small>
#[[Amedeo Avogadro]] - <small>2025-03-28</small>
#[[Gabriele Rosa]] - <small>2025-04-08</small>
#[[Umberto D'Ancona]] - <small>2025-04-10</small>
#[[Carlo Fea]] - <small>2025-04-11</small>
#[[Pietro Quaroni]] - <small>2025-04-29</small>
#[[Apollinare Calderini]] - <small>2025-05-05</small>
#[[Giovanni Simonetta]] - <small>2025-05-07</small>
#[[Felice Barnabei]] - <small>2025-05-07</small>
#[[Gabriele Busca]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Gaetano Emanuele Bava di San Paolo]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Giuseppe Avanzini]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Francesco Soave]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Simone Stratico]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Jacopo Durandi]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Giovanni Antonio Giobert]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Pietro Moscati]] - <small>2025-05-22</small>
#[[Aldo Ferrabino]] - <small>2025-05-22</small>
#[[Piero Giacosa]] - <small>2025-05-27</small>
#[[Abramo Massalongo]] - <small>2025-05-27</small>
#[[Benjamin Martin]] - <small>2025-06-03</small>
#[[Johann Heinrich Lambert]] - <small>2025-06-03</small>
#[[Nicolaus de Béguelin]] - <small>2025-06-03</small>
#[[John Hunter]] - <small>2025-06-03</small>
#[[Louis-Bernard Guyton-Morveau]] - <small>2025-06-03</small>
#[[Johann Georg Sulzer]] - <small>2025-06-03</small>
#[[Maurizio Roffredi]] - <small>2025-06-04</small>
#[[Giovanni Pietro Maria Dana]] - <small>2025-06-04</small>
#[[William Hewson]] - <small>2025-06-04</small>
#[[Antoine Portal]] - <small>2025-06-04</small>
#[[Giovanni Battista Palletta]] - <small>2025-06-04</small>
#[[Vincenzo Malacarne]] - <small>2025-06-05</small>
#[[Giovanni Andrea Dalla Croce]] - <small>2025-06-05</small>
#[[Samuel-Auguste Tissot]] - <small>2025-06-05</small>
#[[Conrad Gessner]] - <small>2025-06-05</small>
#[[Willem 's Gravesande]] - <small>2025-06-05</small>
#[[Gioacchino Pessuti]] - <small>2025-06-17</small>
#[[Federigo Sclopis di Salerano]] - <small>2025-06-18</small>
#[[Costanzo Gazzera]] - <small>2025-06-18</small>
#[[Domenico Capellina]] - <small>2025-06-18</small>
#[[Domenico Casimiro Promis]] - <small>2025-06-18</small>
#[[Carlo Merkel]] - <small>2025-06-18</small>
#[[Giacinto Carena]] - <small>2025-06-18</small>
#[[Giovanni Claudio Fromond]] - <small>2025-07-01</small>
#[[Serafino Ricci]] - <small>2025-07-01</small>
#[[Alberto Ablondi]] - <small>2025-07-02</small>
#[[Mario Morcone]] - <small>2025-07-02</small>
#[[Bartolomeo Gastaldi]] - <small>2025-07-02</small>
#[[Enrico Narducci]] - <small>2025-07-02</small>
#[[Torquato Taramelli]] - <small>2025-07-02</small>
#[[Lorenzo Respighi]] - <small>2025-07-02</small>
#[[Enrico Besta]] - <small>2025-07-03</small>
#[[Francesco Mengotti]] - <small>2025-07-03</small>
#[[Ignazio Danti]] - <small>2025-07-04</small>
#[[Alessandro Cialdi]] - <small>2025-07-04</small>
#[[Pietro Aldobrandini]] - <small>2025-07-04</small>
#[[Andrea Bina]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Pietro Luigi Albini]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Giuseppe Basso]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Carlo Baudi di Vesme]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Luigi Bellardi]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Giuseppina Cattani]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Alessandro Barca]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Paolo Ballada di Saint Robert]] - <small>2025-07-10</small>
#[[Angelo Battelli]] - <small>2025-07-10</small>
#[[Giuseppe Domenico Botto]] - <small>2025-07-10</small>
#[[Giuseppe Carle]] - <small>2025-07-10</small>
#[[Giovanni Cavalli]] - <small>2025-07-10</small>
#[[Antonio Zannoni]] - <small>2025-07-14</small>
#[[Antonio Tadini]] - <small>2025-07-14</small>
#[[Geminiano Montanari]] - <small>2025-07-14</small>
#[[Antonio Salvagnoli Marchetti]] - <small>2025-07-15</small>
#[[Giovanni Antonio Lecchi]] - <small>2025-07-15</small>
#[[Antonio Cavalieri Ducati]] - <small>2025-07-15</small>
#[[Vittorio Zonca]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Vincenzo De Grazia]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Pietro Maria Cavina]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Carlo Fontana]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Ferdinando d'Adda]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Giovanni Ceva]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Domenico Corradi d'Austria]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Raffaele Canevari]] - <small>2025-07-21</small>
#[[Alfonso Sanseverino Vimercati]] - <small>2025-07-21</small>
#[[Luigi Tatti]] - <small>2025-07-21</small>
#[[Claudio Datei]] - <small>2025-07-21</small>
#[[Ferdinando Morozzi]] - <small>2025-07-21</small>
#[[Giovanni Marchelli]] - <small>2025-07-22</small>
#[[Fulco Tosti di Valminuta]] - <small>2025-07-22</small>
#[[Luigi Mazzocchi]] - <small>2025-07-22</small>
#[[Emilio Bignami]] - <small>2025-07-22</small>
#[[Jean de Thévenot]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Luigi Pacinotti]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Joseph Pitton de Tournefort]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Luigi De Marchi]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Paolo Frisi]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Pietro Paleocapa]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Barthélemy Faujas de Saint-Fond]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Pietro Vacchelli]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Lelio Bonsi]] - <small>2025-07-24</small>
#[[Teodoro da Sovico]] - <small>2025-07-24</small>
#[[Michele Carcano]] - <small>2025-07-24</small>
#[[Carlo Ilarione Petitti di Roreto]] - <small>2025-07-25</small>
#[[Sebastiano Tessitore]] - <small>2025-07-25</small>
#[[Ermes Visconti]] - <small>2025-07-29</small>
#[[Domenico Guerri]] - <small>2025-07-29</small>
#[[Girolamo Parabosco]] - <small>2025-07-29</small>
#[[Antonio Schinella Conti]] - <small>2025-07-30</small>
#[[Francesco Rapolla]] - <small>2025-07-30</small>
#[[Giuliano Barbolini]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Domenico Battaglia (cardinale)]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Gerardo Bianco]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Luigi Biggeri]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Franco Bile]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Antonio Bruno (politico)]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Francesco Cascio]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Antonio Catricalà]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Giacomo Micalori]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Giovanni Antonio Magini]] - <small>2025-08-01</small>
#[[François Boissier de Sauvages de Lacroix]] - <small>2025-08-01</small>
#[[Giulio Fagnano dei Toschi]] - <small>2025-08-04</small>
#[[Domenico Cerato]] - <small>2025-08-05</small>
#[[Bartolomeo Corte]] - <small>2025-08-05</small>
#[[Andrea Gloria]] - <small>2025-08-06</small>
#[[Alfredo Ascoli]] - <small>2025-08-06</small>
#[[Scipione Barbò Soncino]] - <small>2025-08-07</small>
#[[Gian Galeazzo Visconti]] - <small>2025-08-07</small>
#[[Francesco Bellati]] - <small>2025-08-25</small>
#[[Vincenzo Riccati]] - <small>2025-08-25</small>
#[[Angelo Maria Bandini]] - <small>2025-08-25</small>
#[[Giovanni Ciampoli]] - <small>2025-08-25</small>
#[[Loris D'Ambrosio]] - <small>2025-08-25</small>
#[[Giuseppe Ballo]] - <small>2025-08-25</small>
#[[Luciano Banchi]] - <small>2025-08-26</small>
#[[Marco Formentini (storico)]] - <small>2025-08-27</small>
#[[Ferdinando Gabotto]] - <small>2025-08-27</small>
#[[Camillo Corsanego]] - <small>2025-08-28</small>
#[[Francesco Foggi]] - <small>2025-08-28</small>
#[[Pasquale Maria Liberatore]] - <small>2025-08-28</small>
#[[Argisto Giuffredi]] - <small>2025-08-28</small>
#[[Davide Carazzi]] - <small>2025-09-01</small>
#[[Wladimiro Dorigo]] - <small>2025-09-01</small>
#[[Giovanni Sercambi]] - <small>2025-09-01</small>
#[[Marisa Dalai Emiliani]] - <small>2025-09-01</small>
#[[Carlo de' Dottori]] - <small>2025-09-02</small>
#[[Niccolò II da Correggio]] - <small>2025-09-02</small>
#[[Giovanni Bordiga]] - <small>2025-09-02</small>
#[[Camillo Manfroni]] - <small>2025-09-02</small>
#[[Giuseppe Gerola]] - <small>2025-09-02</small>
#[[Giannino Ferrari dalle Spade]] - <small>2025-09-02</small>
#[[Ugo Mazzola]] - <small>2025-09-08</small>
#[[Pasquale Jannaccone]] - <small>2025-09-08</small>
#[[William Stanley Jevons]] - <small>2025-09-09</small>
#[[Giovanni Domenico Peri]] - <small>2025-09-09</small>
#[[Girolamo Cattaneo]] - <small>2025-09-09</small>
#[[Leone VI il Saggio]] - <small>2025-09-09</small>
#[[Bonaiuto Lorini]] - <small>2025-09-10</small>
#[[Pietro Mengoli]] - <small>2025-09-10</small>
#[[Giovan Battista Nelli]] - <small>2025-09-10</small>
#[[Domenico Turazza]] - <small>2025-09-11</small>
#[[Benedetto Baudi di Vesme]] - <small>2025-09-11</small>
#[[Giorgio Giorgi]] - <small>2025-09-11</small>
#[[Nino Bazzetta de Vemenia]] - <small>2025-09-11</small>
#[[Giovanni Battista Benedetti (matematico)]] - <small>2025-09-12</small>
#[[Giovanni Abignente]] - <small>2025-09-16</small>
#[[Eugenio Cais di Pierlas]] - <small>2025-09-16</small>
#[[Raffaele Ciasca]] - <small>2025-09-16</small>
#[[Enrico Costa (scrittore)]] - <small>2025-09-16</small>
#[[Lando Ferretti]] - <small>2025-09-17</small>
#[[Pier Silverio Leicht]] - <small>2025-09-17</small>
#[[Giovanni Battista Castiglioni]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Ferruccio Mosetti]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Giacinto Sigismondo Gerdil]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Giulio Claro]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Mario Lessona]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Edoardo Perroncito]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Gian Antonio Danieli]] - <small>2025-09-22</small>
#[[Giuseppe Albertotti]] - <small>2025-09-23</small>
#[[Gherardo Freschi]] - <small>2025-09-23</small>
#[[Angelo Fumagalli]] - <small>2025-09-23</small>
#[[Luigi Sante Da Rios]] - <small>2025-09-24</small>
#[[Giuseppe Balsamo Crivelli]] - <small>2025-09-24</small>
#[[Annibale Comessatti]] - <small>2025-09-24</small>
#[[Ciro Andreatta]] - <small>2025-09-24</small>
#[[Carlo Cappelletti]] - <small>2025-09-24</small>
#[[Mauro Rusconi]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Francesco Carlini]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Giuseppe Belli]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Tommaso Nani]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Antonio Caccianino]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Angelo Zendrini]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Giuseppe Bossi]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Pietro Cossali]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Agostino Reale]] - <small>2025-09-29</small>
#[[Frederick Mario Fales]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Paolo Attavanti]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Francesco Ghiretti]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Alessandro Minelli]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Giorgio Ravegnani]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Gherardo Ortalli]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Bartolomeo Bizio]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Alfonso Scirocco]] - <small>2025-10-01</small>
#[[Carlo Ghisalberti]] - <small>2025-10-01</small>
#[[Angelo Ventura]] - <small>2025-10-01</small>
#[[Maria Francesca Tiepolo]] - <small>2025-10-02</small>
#[[Manlio Cortelazzo]] - <small>2025-10-02</small>
#[[Manlio Pastore Stocchi]] - <small>2025-10-02</small>
#[[Odoardo Corsini]] - <small>2025-10-03</small>
#[[Tommaso Perelli]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Lelio Stragiotti]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Augusto Ghetti]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Mariano Fontana]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Charles Bossut]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Adeodato Ressi]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Angelo Clareno]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Leopoldo Mazzarolli]] - <small>2025-10-09</small>
#[[Sandro Ruffo]] - <small>2025-10-09</small>
#[[Ercole Vidari]] - <small>2025-10-09</small>
#[[Bernardino Ramazzini]] - <small>2025-10-10</small>
#[[Luigi Genuardi]] - <small>2025-10-10</small>
#[[Paolo Volpicelli]] - <small>2025-10-13</small>
#[[Federico Sacco]] - <small>2025-10-13</small>
#[[Tomaso Catullo]] - <small>2025-10-14</small>
#[[Claudio D'Amato Guerrieri]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Vincenzo Brunacci]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Pietro Derossi]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Francesco Gesualdi]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Fulvio Irace]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Giacomo Marramao]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Maurizio Pallante]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Franco Purini]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Paolo Antonio Foscarini]] - <small>2025-10-16</small>
#[[Angelo Sismonda]] - <small>2025-10-16</small>
#[[Pietro Savi]] - <small>2025-10-16</small>
#[[Stefano Borson]] - <small>2025-10-16</small>
#[[Cesare Razzaboni]] - <small>2025-10-20</small>
#[[Guido Bentivoglio]] - <small>2025-10-20</small>
#[[Guido Fusinato]] - <small>2025-10-20</small>
#[[Giulio Alessio]] - <small>2025-10-21</small>
#[[Carlo Anti]] - <small>2025-10-21</small>
#[[Enrico Catellani]] - <small>2025-10-21</small>
#[[Arnaldo Segarizzi]] - <small>2025-10-21</small>
#[[Achille Forti]] - <small>2025-10-21</small>
#[[Vittorio Polacco]] - <small>2025-10-21</small>
#[[Giorgio Bidone]] - <small>2025-10-22</small>
#[[Alberto de' Stefani]] - <small>2025-10-22</small>
#[[Vincenzo Crescini]] - <small>2025-10-22</small>
#[[Biagio Brugi]] - <small>2025-10-22</small>
#[[Orazio Comes]] - <small>2025-10-23</small>
#[[Giovanni Celoria]] - <small>2025-10-23</small>
#[[Arnaldo Angelucci]] - <small>2025-10-23</small>
#[[Gregorio Fontana (matematico)]] - <small>2025-10-24</small>
#[[Pietro Configliachi]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Scipione Breislak]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Luigi Porta]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Bartolomeo Panizza]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Paolo Frisiani]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Giovanni Codazza]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Emilio Cornalia]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Luigi Magrini]] - <small>2025-10-29</small>
#[[Giulio Curioni]] - <small>2025-10-29</small>
#[[Roberto Caracciolo (vescovo)]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Paolo Marzolo]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Massimiliano Pavan]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Erminio Troilo]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Francesco Brandileone]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Carlo Francesco Gabba]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Luigi Pernier]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Serafino Biffi]] - <small>2025-11-04</small>
#[[Giovanni Labus]] - <small>2025-11-04</small>
#[[Bartolomeo Catena]] - <small>2025-11-04</small>
#[[Adriano Balbi]] - <small>2025-11-04</small>
#[[Italo Mario Sacco]] - <small>2025-11-07</small>
#[[Carlo Calisse]] - <small>2025-11-10</small>
#[[Sebastiano Canterzani]] - <small>2025-11-11</small>
#[[Carlo Possenti]] - <small>2025-11-13</small>
#[[Piero Borgi]] - <small>2025-11-14</small>
#[[Francesco Carnelutti]] - <small>2025-11-14</small>
#[[Pio Fantoni]] - <small>2025-11-17</small>
#[[Felice Casorati (matematico)]] - <small>2025-11-17</small>
#[[Marco Galli (matematico)]] - <small>2025-11-18</small>
#[[Luigi Pepe (matematico)]] - <small>2025-11-18</small>
#[[Umberto Bottazzini]] - <small>2025-11-18</small>
#[[Karl Georg Christian von Staudt]] - <small>2025-11-18</small>
#[[Richard Baltzer]] - <small>2025-11-18</small>
#[[Paolo Ruffini (matematico)]] - <small>2025-11-18</small>
#[[Enrico Betti]] - <small>2025-11-19</small>
#[[Giorgio Lapazaya]] - <small>2025-11-19</small>
#[[Elia Del Re]] - <small>2025-11-20</small>
#[[Giovanni Giacomo Lando]] - <small>2025-11-20</small>
#[[Gemma Frisio]] - <small>2025-11-20</small>
#[[David Veronese]] - <small>2025-11-20</small>
#[[Stefano Ghebelino]] - <small>2025-11-24</small>
#[[Giacomo Gorrini]] - <small>2025-11-24</small>
#[[Giovanni Battista Balbis]] - <small>2025-11-24</small>
#[[Giovanni Battista De Luca]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Vincenzo Manzini]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Pasquale Fiore (giurista)]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Oreste Ranelletti]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Giacomo Venezian]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Giuseppe Resti Ferrari]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Giuseppe Raffaelli]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Eduardo Piola Caselli]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Domenico Moro (giurista)]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Donato Donati]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Sebastian Jenull]] - <small>2025-11-26</small>
#[[Carlo Lessona]] - <small>2025-11-26</small>
#[[Vincenzo Simoncelli]] - <small>2025-11-26</small>
#[[Ilario Alibrandi]] - <small>2025-11-26</small>
#[[Pier Maria Campi]] - <small>2025-11-26</small>
#[[Giorgio Orsoni]] - <small>2025-11-27</small>
#[[Adriano Franceschini]] - <small>2025-11-27</small>
#[[Pietro Vaccari]] - <small>2025-11-27</small>
#[[Gaspare Bugati]] - <small>2025-11-27</small>
#[[Filippo Carmagnini]] - <small>2025-12-02</small>
#[[Giuliano Gosellini]] - <small>2025-12-05</small>
#[[Rosa Russo Iervolino]] - <small>2025-12-09</small>
#[[Michele Salvati]] - <small>2025-12-09</small>
#[[Carlo Scognamiglio]] - <small>2025-12-09</small>
#[[Sabato Malinconico]] - <small>2025-12-09</small>
#[[Andrea Monorchio]] - <small>2025-12-09</small>
#[[Rolando Mosca Moschini]] - <small>2025-12-09</small>
#[[Francesco Cognasso]] - <small>2025-12-12</small>
#[[Guido Melis]] - <small>2025-12-12</small>
#[[Renato Moro]] - <small>2025-12-12</small>
#[[Adriano Ciaffi]] - <small>2025-12-12</small>
#[[Abramo Colorni]] - <small>2025-12-15</small>
#[[Antonio Tarlazzi]] - <small>2025-12-16</small>
#[[Carlo Conti (matematico)]] - <small>2025-12-17</small>
#[[Guido Bustico]] - <small>2025-12-18</small>
#[[Santo Monti]] - <small>2025-12-18</small>
#[[Giuseppe Amorelli]] - <small>2026-01-09</small>
#[[Domenico Lo Faso Pietrasanta]] - <small>2026-01-14</small>
#[[Francesco Giuntini]] - <small>2026-01-22</small>
#[[Agnese di Montepulciano]] - <small>2026-01-26</small>
#[[James Ferguson (1710-1776)]] - <small>2026-01-29</small>
#[[Jacob Christian Schäffer]] - <small>2026-01-29</small>
#[[William Heberden]] - <small>2026-01-30</small>
#[[Carlo Lodovico Morozzo]] - <small>2026-01-30</small>
#[[John Hill (botanico)]] - <small>2026-01-30</small>
#[[Jean Sénébier]] - <small>2026-01-30</small>
#[[Jean-Baptiste de La Chapelle]] - <small>2026-01-30</small>
#[[Carlo Barletti]] - <small>2026-02-02</small>
#[[Marsilio Landriani (chimico)]] - <small>2026-02-02</small>
#[[Bonaventura Corti]] - <small>2026-02-02</small>
#[[Pierre Bertholon de Saint-Lazare]] - <small>2026-02-02</small>
#[[Félix Vicq d'Azyr]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Charles Bonnet]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Johann Beckmann]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Benjamin Wilson (pittore)]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Filadelfo Fichera]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Élie Bertrand]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Francesco Forti]] - <small>2026-02-04</small>
#[[Pietro da Verona]] - <small>2026-02-05</small>
#[[Mauro (abate)]] - <small>2026-02-06</small>
#[[Louis Agassiz]] - <small>2026-02-06</small>
#[[Pier Vittorio Aldini]] - <small>2026-02-06</small>
#[[Giovanni Alessio]] - <small>2026-02-06</small>
#[[Joseph Hilarius Eckhel]] - <small>2026-02-06</small>
#[[Giovanni Capodistria]] - <small>2026-02-09</small>
#[[Edward Daniel Clarke]] - <small>2026-02-09</small>
#[[Achille Breda]] - <small>2026-02-10</small>
#[[Raffaello Nasini]] - <small>2026-02-10</small>
#[[Ulisse Gobbi]] - <small>2026-02-11</small>
#[[Francesco Ardissone]] - <small>2026-02-11</small>
#[[Giulio Cordero di San Quintino]] - <small>2026-02-11</small>
#[[Ugo Morin]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Serafino Rafaele Minich]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Giovanni Casoni]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Francesco Cortese]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Giovanni Santini (scienziato)]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Giovanni Francesco Fiammelli]] - <small>2026-02-13</small>
#[[Marco Folin]] - <small>2026-02-18</small>
#[[Alberto Giovanni Biuso]] - <small>2026-02-18</small>
#[[Giovanni Felice Azzone]] - <small>2026-02-18</small>
#[[Pierre Rosenberg]] - <small>2026-02-18</small>
#[[Thomas Bruce, VII conte di Elgin]] - <small>2026-02-19</small>
#[[Louis-François-Sébastien Fauvel]] - <small>2026-02-25</small>
#[[Alexandre Blacque]] - <small>2026-02-25</small>
#[[John Canton]] - <small>2026-02-26</small>
#[[Felice Fontana]] - <small>2026-02-26</small>
#[[Jean Baptiste Christophore Fusée Aublet]] - <small>2026-02-26</small>
#[[Johann Hieronymus Chemnitz]] - <small>2026-02-26</small>
#[[Antonio da Vercelli]] - <small>2026-02-27</small>
#[[Bernardino da Feltre]] - <small>2026-02-27</small>
#[[Domenico Buonvicini]] - <small>2026-02-27</small>
#[[François-Xavier de Feller]] - <small>2026-03-04</small>
#[[Lorenzo Forestani]] - <small>2026-03-09</small>
#[[Matteo Mainardi]] - <small>2026-03-13</small>
#[[Gabriele Lancillotto Castello]] - <small>2026-03-16</small>
#[[Juan de Ortega]] - <small>2026-03-23</small>
#[[Giovanni Sfortunati]] - <small>2026-03-23</small>
#[[Diego Orlando]] - <small>2026-03-24</small>
#[[Francesco Galigai]] - <small>2026-03-25</small>
#[[Pietro Cataneo]] - <small>2026-03-25</small>
#[[Latino di Camillo Orsini]] - <small>2026-03-25</small>
#[[Oronzio Fineo]] - <small>2026-03-25</small>
#[[Francesco Patrizi (filosofo)]] - <small>2026-03-25</small>
#[[Nicola Fergola]] - <small>2026-03-26</small>
#[[Baldassarre Orsini]] - <small>2026-03-26</small>
#[[Francesco Maria Franceschinis]] - <small>2026-03-26</small>
#[[Girolamo Pico Fonticulano]] - <small>2026-03-31</small>
#[[Fabrizio Mordente]] - <small>2026-03-31</small>
#[[Oberto Cantone]] - <small>2026-03-31</small>
#[[Ottavio Fabri]] - <small>2026-03-31</small>
#[[Lanfranco Mignoti]] - <small>2026-03-31</small>
#[[Ferdinando di Diano]] - <small>2026-03-31</small>
#[[Bartolomeo Ferrari (economista)]] - <small>2026-04-01</small>
#[[Lodovico Flori]] - <small>2026-04-01</small>
#[[Giuseppe Ciacchi]] - <small>2026-04-01</small>
#[[Vitale Giordano]] - <small>2026-04-01</small>
#[[Luigi Amedeo di Savoia-Aosta]] - <small>2026-04-08</small>
#[[Filippo De Filippi (1869-1938)]] - <small>2026-04-13</small>
#[[Giulio Ferrari (scrittore)]] - <small>2026-04-22</small>
#[[Luigi Simeoni (storico)]] - <small>2026-04-24</small>
#[[Franz Stuhlmann]] - <small>2026-04-28</small>
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#[[Franz Babinger]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Ruggero di Puglia (vescovo)]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Tito Bassetti]] - <small>2026-04-29</small>
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#[[Piero Leonardi]] - <small>2026-05-04</small>
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#[[Harry Johnston (esploratore)]] - <small>2026-05-20</small>
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#[[Umberto Cagni di Bu Meliana]] - <small>2026-06-03</small>
#[[Eugenio Villoresi]] - <small>2026-06-05</small>
#[[Nicolaas Hartsoeker]] - <small>2026-06-08</small>
#[[George Cheyne]] - <small>2026-06-08</small>
#[[Jean Le Clerc (teologo)]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Caterina Santoro]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Carlo Errera]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Giacomo Carlo Bascapè]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Ginevra Zanetti]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Carlo Cipolla (1854-1916)]] - <small>2026-06-11</small>
#[[Giuseppe Toaldo]] - <small>2026-06-11</small>
#[[Giuseppe Biancani]] - <small>2026-06-12</small>
#[[Aldo Cerlini]] - <small>2026-06-16</small>
#[[Enrico Carli]] - <small>2026-06-16</small>
#[[Bartolomeo Borghi]] - <small>2026-06-16</small>
#[[Giovan Battista Nicolosi]] - <small>2026-06-16</small>
#[[Laurence Echard]] - <small>2026-06-16</small>
#[[Pomponio Mela]] - <small>2026-06-16</small>
#[[Carlo Alfonso Nallino]] - <small>2026-06-17</small>
#[[Rina Monti]] - <small>2026-06-17</small>
#[[Ermanno Giglio-Tos]] - <small>2026-06-17</small>
#[[Giandomenico Nardo]] - <small>2026-06-17</small>
#[[Galeazzo Gualdo Priorato]] - <small>2026-06-17</small>
#[[Ferdinando Cavalli]] - <small>2026-06-17</small>
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#[[Tullio Seppilli]] - <small>2026-06-23</small>
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#[[Sebastiano Maffettone]] - <small>2026-06-24</small>
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===Tematiche===
#[[Moneta]] - <small>2021-08-18</small>
#[[Proposizione (logica)]] - <small>2021-09-14</small>
#[[Mercurio (astrologia)]] - <small>2021-09-23</small>
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#[[Teoria e pratica]] - <small>2021-10-28</small>
#[[Scienza delle finanze]] - <small>2021-11-08</small>
#[[Ragion di Stato]] - <small>2021-11-09</small>
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#[[Oggetto celeste]] - <small>2021-11-10</small>
#[[Stelle fisse]] - <small>2021-11-15</small>
#[[Sfericità della Terra]] - <small>2021-11-15</small>
#[[Sfere celesti]] - <small>2021-11-15</small>
#[[Seno di Abramo]] - <small>2021-12-10</small>
#[[Regola del tre (matematica)]] - <small>2022-04-01</small>
#[[Cosmografia]] - <small>2022-04-04</small>
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#[[Argo (città antica)]] - <small>2026-02-11</small>
#[[Spetses]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Idra (isola)]] - <small>2026-02-12</small>
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#[[Monumento di Filopappo]] - <small>2026-02-18</small>
#[[Psara]] - <small>2026-02-24</small>
#[[Smirne]] - <small>2026-02-24</small>
#[[Ezani]] - <small>2026-02-24</small>
#[[Abuta rufescens]] - <small>2026-02-27</small>
#[[Alcamo]] - <small>2026-03-16</small>
#[[Aloe (botanica)]] - <small>2026-03-16</small>
#[[Erice]] - <small>2026-03-16</small>
#[[Mazara del Vallo]] - <small>2026-03-17</small>
#[[Castelvetrano]] - <small>2026-03-18</small>
#[[Eraclea Minoa]] - <small>2026-03-18</small>
#[[Platani]] - <small>2026-03-19</small>
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#[[Livella]] - <small>2026-03-26</small>
#[[Ruwenzori]] - <small>2026-04-09</small>
#[[Monti della Luna]] - <small>2026-04-09</small>
#[[Tempio della Concordia (Agrigento)]] - <small>2026-04-16</small>
#[[Tempio di Giunone (Agrigento)]] - <small>2026-04-16</small>
#[[Riserva naturale integrale Macalube di Aragona]] - <small>2026-04-20</small>
#[[Licata]] - <small>2026-04-21</small>
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#[[Kamarina]] - <small>2026-04-21</small>
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#[[Tripanosomiasi africana umana]] - <small>2026-04-29</small>
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===Raccolte===
#[[So di non sapere]] - <small>2022-05-04</small>
#[[Credi dalle poesie]] - <small>2022-09-13</small>
#[[Voti dalle poesie]] - <small>2022-09-13</small>
===Opere===
#[[I viaggi di Mandeville]] - <small>2021-11-08</small>
#[[Algurisimo]] - <small>2021-11-10</small>
===In altre lingue===
#[[:en:Paolo Monti]] - <small>2021-09-29</small>
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==Voci create nell'ambito del progetto BEIC==
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===Persone===
#[[Paolo Monti]] - <small>2014-09-30</small>
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#[[Angelo Felice Capelli]] - <small>2023-12-05</small>
#[[Giuseppe Del Papa]] - <small>2024-01-16</small>
#[[Sébastien Leclerc]] - <small>2024-01-17</small>
#[[Henry Dunning Macleod]] - <small>2024-01-23</small>
#[[Niccolò Carletti]] - <small>2024-01-23</small>
#[[Antonio Vassalli Eandi]] - <small>2024-01-23</small>
#[[Ludovico degli Arrighi]] - <small>2024-01-24</small>
#[[Giuseppe Asclepi]] - <small>2024-01-24</small>
#[[Giuseppe Cassella]] - <small>2024-01-24</small>
#[[Paolo Orsi]] - <small>2024-01-24</small>
#[[Luigi Ferri (filosofo)]] - <small>2024-01-24</small>
#[[Scipione Capece]] - <small>2024-02-06</small>
#[[Cherubino da Spoleto]] - <small>2024-02-19</small>
#[[Antonia Giannotti]] - <small>2024-02-26</small>
#[[Antonio Abetti]] - <small>2024-02-27</small>
#[[Giovan Battista Nani]] - <small>2024-02-28</small>
#[[Nicolò di Nale]] - <small>2024-02-28</small>
#[[Tolomeo I]] - <small>2024-03-04</small>
#[[Erofilo]] - <small>2024-03-04</small>
#[[Giuseppe Grippa]] - <small>2024-03-05</small>
#[[Giovanni Battista Zanchi]] - <small>2024-03-06</small>
#[[Cosimo de' Medici]] - <small>2024-03-18</small>
#[[Piero il Gottoso]] - <small>2024-03-18</small>
#[[Giovanni Drei]] - <small>2024-03-25</small>
#[[Galasso Alghisi]] - <small>2024-03-29</small>
#[[Domenico Cocoli]] - <small>2024-04-08</small>
#[[Ercole Corazzi]] - <small>2024-04-15</small>
#[[Carlo Lambardi]] - <small>2024-04-15</small>
#[[Domenico Manzoni]] - <small>2024-04-18</small>
#[[Giuseppe Maria Bonomi]] - <small>2024-04-30</small>
#[[Benedetto Di Falco]] - <small>2024-05-30</small>
#[[Giovanni Fantuzzi (storico)]] - <small>2024-06-03</small>
#[[Antonio Lupicini]] - <small>2024-06-10</small>
#[[Luigi Lilio]] - <small>2024-06-10</small>
#[[Tommaso Maria Gabrini]] - <small>2024-06-13</small>
#[[Bernardo Giambullari]] - <small>2024-06-18</small>
#[[Gaetano Marzagaglia]] - <small>2024-06-19</small>
#[[Giorgio Gemisto Pletone]] - <small>2024-06-24</small>
#[[Elena Dragaš]] - <small>2024-06-24</small>
#[[Giuseppe Gatti (archeologo)]] - <small>2024-07-30</small>
#[[Luigi Melegari]] - <small>2024-08-01</small>
#[[Girolamo Borro]] - <small>2024-08-27</small>
#[[Luis Collado de Lebrija]] - <small>2024-09-02</small>
#[[Francesco Paolo Bozzelli]] - <small>2024-09-04</small>
#[[Raffaele Ala]] - <small>2024-09-09</small>
#[[Francesco Barberino Benici]] - <small>2024-09-27</small>
#[[Antonio Lepschy]] - <small>2024-10-01</small>
#[[Guglielmo Cavallo]] - <small>2024-10-01</small>
#[[Oddone Longo]] - <small>2024-10-02</small>
#[[Giovanni Aldini]] - <small>2024-10-02</small>
#[[Jacopo Riccati]] - <small>2024-10-09</small>
#[[Giovanni Maria Della Torre]] - <small>2024-10-10</small>
#[[Giovanni Brunetti]] - <small>2024-10-11</small>
#[[Iacopo Cicognini]] - <small>2024-10-14</small>
#[[Domenico Guglielmini]] - <small>2024-10-15</small>
#[[Gaspare Capone]] - <small>2024-10-29</small>
#[[Teofilo Bruni]] - <small>2024-10-29</small>
#[[Gaetano Gaspare Uttini]] - <small>2024-10-29</small>
#[[Angelo Pietra]] - <small>2024-11-11</small>
#[[Giuseppe Ricca Salerno]] - <small>2024-11-13</small>
#[[Giovanni Battista Mazzini]] - <small>2024-11-14</small>
#[[Leopoldo Maggi]] - <small>2024-11-14</small>
#[[Lorenzo Bellini]] - <small>2024-11-14</small>
#[[Giovanni Battista De Toni]] - <small>2024-11-29</small>
#[[Generoso Calenzio]] - <small>2024-12-03</small>
#[[Girolamo Seripando]] - <small>2024-12-03</small>
#[[Giacomo Venturoli]] - <small>2025-01-02</small>
#[[Lodovico delle Colombe]] - <small>2025-01-03</small>
#[[Cornelio Ghirardelli]] - <small>2025-01-07</small>
#[[Pacifico Barilari]] - <small>2025-01-10</small>
#[[Francesco Feliciano]] - <small>2025-01-10</small>
#[[Angelo Salmoiraghi]] - <small>2025-01-14</small>
#[[Ottaviano Fabrizio Mossotti]] - <small>2025-01-14</small>
#[[Michele Araldi]] - <small>2025-01-14</small>
#[[Cornelio Malvasia]] - <small>2025-01-21</small>
#[[Paolo Beni (gesuita)]] - <small>2025-01-28</small>
#[[Luca Danesi]] - <small>2025-01-28</small>
#[[Onorio Longhi]] - <small>2025-01-28</small>
#[[Antonio Cermisone]] - <small>2025-01-29</small>
#[[Alessandro Papacino D'Antoni]] - <small>2025-02-13</small>
#[[Angelo Querini]] - <small>2025-02-18</small>
#[[Tommaso Temanza]] - <small>2025-02-18</small>
#[[William Kingdon Clifford]] - <small>2025-02-25</small>
#[[Girolamo Cortinovis]] - <small>2025-02-25</small>
#[[William Watson (scienziato)]] - <small>2025-02-25</small>
#[[Jean Antoine Nollet]] - <small>2025-02-26</small>
#[[Jan Palfijn]] - <small>2025-02-26</small>
#[[Michele de Jorio]] - <small>2025-03-11</small>
#[[Cesare Cipolletti]] - <small>2025-03-12</small>
#[[Giovanni Carmignani]] - <small>2025-03-12</small>
#[[Saverio Mattei]] - <small>2025-03-12</small>
#[[Salvatore Barzilai]] - <small>2025-03-12</small>
#[[Francesco Baglietto]] - <small>2025-03-12</small>
#[[Giovanni Ambrogio Bertrandi]] - <small>2025-03-13</small>
#[[Ersilia Caetani Lovatelli]] - <small>2025-03-13</small>
#[[Giuseppe Palmieri (economista)]] - <small>2025-03-18</small>
#[[Marsilio Cagnati]] - <small>2025-03-21</small>
#[[Enrico Cimbali]] - <small>2025-03-25</small>
#[[Enea Arnaldi]] - <small>2025-03-26</small>
#[[Ferdinando Arrivabene]] - <small>2025-03-26</small>
#[[Andrea Balletti]] - <small>2025-03-26</small>
#[[Filippo Cavolini]] - <small>2025-03-26</small>
#[[Amedeo Avogadro]] - <small>2025-03-28</small>
#[[Gabriele Rosa]] - <small>2025-04-08</small>
#[[Umberto D'Ancona]] - <small>2025-04-10</small>
#[[Carlo Fea]] - <small>2025-04-11</small>
#[[Pietro Quaroni]] - <small>2025-04-29</small>
#[[Apollinare Calderini]] - <small>2025-05-05</small>
#[[Giovanni Simonetta]] - <small>2025-05-07</small>
#[[Felice Barnabei]] - <small>2025-05-07</small>
#[[Gabriele Busca]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Gaetano Emanuele Bava di San Paolo]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Giuseppe Avanzini]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Francesco Soave]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Simone Stratico]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Jacopo Durandi]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Giovanni Antonio Giobert]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Pietro Moscati]] - <small>2025-05-22</small>
#[[Aldo Ferrabino]] - <small>2025-05-22</small>
#[[Piero Giacosa]] - <small>2025-05-27</small>
#[[Abramo Massalongo]] - <small>2025-05-27</small>
#[[Benjamin Martin]] - <small>2025-06-03</small>
#[[Johann Heinrich Lambert]] - <small>2025-06-03</small>
#[[Nicolaus de Béguelin]] - <small>2025-06-03</small>
#[[John Hunter]] - <small>2025-06-03</small>
#[[Louis-Bernard Guyton-Morveau]] - <small>2025-06-03</small>
#[[Johann Georg Sulzer]] - <small>2025-06-03</small>
#[[Maurizio Roffredi]] - <small>2025-06-04</small>
#[[Giovanni Pietro Maria Dana]] - <small>2025-06-04</small>
#[[William Hewson]] - <small>2025-06-04</small>
#[[Antoine Portal]] - <small>2025-06-04</small>
#[[Giovanni Battista Palletta]] - <small>2025-06-04</small>
#[[Vincenzo Malacarne]] - <small>2025-06-05</small>
#[[Giovanni Andrea Dalla Croce]] - <small>2025-06-05</small>
#[[Samuel-Auguste Tissot]] - <small>2025-06-05</small>
#[[Conrad Gessner]] - <small>2025-06-05</small>
#[[Willem 's Gravesande]] - <small>2025-06-05</small>
#[[Gioacchino Pessuti]] - <small>2025-06-17</small>
#[[Federigo Sclopis di Salerano]] - <small>2025-06-18</small>
#[[Costanzo Gazzera]] - <small>2025-06-18</small>
#[[Domenico Capellina]] - <small>2025-06-18</small>
#[[Domenico Casimiro Promis]] - <small>2025-06-18</small>
#[[Carlo Merkel]] - <small>2025-06-18</small>
#[[Giacinto Carena]] - <small>2025-06-18</small>
#[[Giovanni Claudio Fromond]] - <small>2025-07-01</small>
#[[Serafino Ricci]] - <small>2025-07-01</small>
#[[Alberto Ablondi]] - <small>2025-07-02</small>
#[[Mario Morcone]] - <small>2025-07-02</small>
#[[Bartolomeo Gastaldi]] - <small>2025-07-02</small>
#[[Enrico Narducci]] - <small>2025-07-02</small>
#[[Torquato Taramelli]] - <small>2025-07-02</small>
#[[Lorenzo Respighi]] - <small>2025-07-02</small>
#[[Enrico Besta]] - <small>2025-07-03</small>
#[[Francesco Mengotti]] - <small>2025-07-03</small>
#[[Ignazio Danti]] - <small>2025-07-04</small>
#[[Alessandro Cialdi]] - <small>2025-07-04</small>
#[[Pietro Aldobrandini]] - <small>2025-07-04</small>
#[[Andrea Bina]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Pietro Luigi Albini]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Giuseppe Basso]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Carlo Baudi di Vesme]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Luigi Bellardi]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Giuseppina Cattani]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Alessandro Barca]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Paolo Ballada di Saint Robert]] - <small>2025-07-10</small>
#[[Angelo Battelli]] - <small>2025-07-10</small>
#[[Giuseppe Domenico Botto]] - <small>2025-07-10</small>
#[[Giuseppe Carle]] - <small>2025-07-10</small>
#[[Giovanni Cavalli]] - <small>2025-07-10</small>
#[[Antonio Zannoni]] - <small>2025-07-14</small>
#[[Antonio Tadini]] - <small>2025-07-14</small>
#[[Geminiano Montanari]] - <small>2025-07-14</small>
#[[Antonio Salvagnoli Marchetti]] - <small>2025-07-15</small>
#[[Giovanni Antonio Lecchi]] - <small>2025-07-15</small>
#[[Antonio Cavalieri Ducati]] - <small>2025-07-15</small>
#[[Vittorio Zonca]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Vincenzo De Grazia]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Pietro Maria Cavina]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Carlo Fontana]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Ferdinando d'Adda]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Giovanni Ceva]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Domenico Corradi d'Austria]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Raffaele Canevari]] - <small>2025-07-21</small>
#[[Alfonso Sanseverino Vimercati]] - <small>2025-07-21</small>
#[[Luigi Tatti]] - <small>2025-07-21</small>
#[[Claudio Datei]] - <small>2025-07-21</small>
#[[Ferdinando Morozzi]] - <small>2025-07-21</small>
#[[Giovanni Marchelli]] - <small>2025-07-22</small>
#[[Fulco Tosti di Valminuta]] - <small>2025-07-22</small>
#[[Luigi Mazzocchi]] - <small>2025-07-22</small>
#[[Emilio Bignami]] - <small>2025-07-22</small>
#[[Jean de Thévenot]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Luigi Pacinotti]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Joseph Pitton de Tournefort]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Luigi De Marchi]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Paolo Frisi]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Pietro Paleocapa]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Barthélemy Faujas de Saint-Fond]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Pietro Vacchelli]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Lelio Bonsi]] - <small>2025-07-24</small>
#[[Teodoro da Sovico]] - <small>2025-07-24</small>
#[[Michele Carcano]] - <small>2025-07-24</small>
#[[Carlo Ilarione Petitti di Roreto]] - <small>2025-07-25</small>
#[[Sebastiano Tessitore]] - <small>2025-07-25</small>
#[[Ermes Visconti]] - <small>2025-07-29</small>
#[[Domenico Guerri]] - <small>2025-07-29</small>
#[[Girolamo Parabosco]] - <small>2025-07-29</small>
#[[Antonio Schinella Conti]] - <small>2025-07-30</small>
#[[Francesco Rapolla]] - <small>2025-07-30</small>
#[[Giuliano Barbolini]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Domenico Battaglia (cardinale)]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Gerardo Bianco]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Luigi Biggeri]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Franco Bile]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Antonio Bruno (politico)]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Francesco Cascio]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Antonio Catricalà]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Giacomo Micalori]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Giovanni Antonio Magini]] - <small>2025-08-01</small>
#[[François Boissier de Sauvages de Lacroix]] - <small>2025-08-01</small>
#[[Giulio Fagnano dei Toschi]] - <small>2025-08-04</small>
#[[Domenico Cerato]] - <small>2025-08-05</small>
#[[Bartolomeo Corte]] - <small>2025-08-05</small>
#[[Andrea Gloria]] - <small>2025-08-06</small>
#[[Alfredo Ascoli]] - <small>2025-08-06</small>
#[[Scipione Barbò Soncino]] - <small>2025-08-07</small>
#[[Gian Galeazzo Visconti]] - <small>2025-08-07</small>
#[[Francesco Bellati]] - <small>2025-08-25</small>
#[[Vincenzo Riccati]] - <small>2025-08-25</small>
#[[Angelo Maria Bandini]] - <small>2025-08-25</small>
#[[Giovanni Ciampoli]] - <small>2025-08-25</small>
#[[Loris D'Ambrosio]] - <small>2025-08-25</small>
#[[Giuseppe Ballo]] - <small>2025-08-25</small>
#[[Luciano Banchi]] - <small>2025-08-26</small>
#[[Marco Formentini (storico)]] - <small>2025-08-27</small>
#[[Ferdinando Gabotto]] - <small>2025-08-27</small>
#[[Camillo Corsanego]] - <small>2025-08-28</small>
#[[Francesco Foggi]] - <small>2025-08-28</small>
#[[Pasquale Maria Liberatore]] - <small>2025-08-28</small>
#[[Argisto Giuffredi]] - <small>2025-08-28</small>
#[[Davide Carazzi]] - <small>2025-09-01</small>
#[[Wladimiro Dorigo]] - <small>2025-09-01</small>
#[[Giovanni Sercambi]] - <small>2025-09-01</small>
#[[Marisa Dalai Emiliani]] - <small>2025-09-01</small>
#[[Carlo de' Dottori]] - <small>2025-09-02</small>
#[[Niccolò II da Correggio]] - <small>2025-09-02</small>
#[[Giovanni Bordiga]] - <small>2025-09-02</small>
#[[Camillo Manfroni]] - <small>2025-09-02</small>
#[[Giuseppe Gerola]] - <small>2025-09-02</small>
#[[Giannino Ferrari dalle Spade]] - <small>2025-09-02</small>
#[[Ugo Mazzola]] - <small>2025-09-08</small>
#[[Pasquale Jannaccone]] - <small>2025-09-08</small>
#[[William Stanley Jevons]] - <small>2025-09-09</small>
#[[Giovanni Domenico Peri]] - <small>2025-09-09</small>
#[[Girolamo Cattaneo]] - <small>2025-09-09</small>
#[[Leone VI il Saggio]] - <small>2025-09-09</small>
#[[Bonaiuto Lorini]] - <small>2025-09-10</small>
#[[Pietro Mengoli]] - <small>2025-09-10</small>
#[[Giovan Battista Nelli]] - <small>2025-09-10</small>
#[[Domenico Turazza]] - <small>2025-09-11</small>
#[[Benedetto Baudi di Vesme]] - <small>2025-09-11</small>
#[[Giorgio Giorgi]] - <small>2025-09-11</small>
#[[Nino Bazzetta de Vemenia]] - <small>2025-09-11</small>
#[[Giovanni Battista Benedetti (matematico)]] - <small>2025-09-12</small>
#[[Giovanni Abignente]] - <small>2025-09-16</small>
#[[Eugenio Cais di Pierlas]] - <small>2025-09-16</small>
#[[Raffaele Ciasca]] - <small>2025-09-16</small>
#[[Enrico Costa (scrittore)]] - <small>2025-09-16</small>
#[[Lando Ferretti]] - <small>2025-09-17</small>
#[[Pier Silverio Leicht]] - <small>2025-09-17</small>
#[[Giovanni Battista Castiglioni]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Ferruccio Mosetti]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Giacinto Sigismondo Gerdil]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Giulio Claro]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Mario Lessona]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Edoardo Perroncito]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Gian Antonio Danieli]] - <small>2025-09-22</small>
#[[Giuseppe Albertotti]] - <small>2025-09-23</small>
#[[Gherardo Freschi]] - <small>2025-09-23</small>
#[[Angelo Fumagalli]] - <small>2025-09-23</small>
#[[Luigi Sante Da Rios]] - <small>2025-09-24</small>
#[[Giuseppe Balsamo Crivelli]] - <small>2025-09-24</small>
#[[Annibale Comessatti]] - <small>2025-09-24</small>
#[[Ciro Andreatta]] - <small>2025-09-24</small>
#[[Carlo Cappelletti]] - <small>2025-09-24</small>
#[[Mauro Rusconi]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Francesco Carlini]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Giuseppe Belli]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Tommaso Nani]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Antonio Caccianino]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Angelo Zendrini]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Giuseppe Bossi]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Pietro Cossali]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Agostino Reale]] - <small>2025-09-29</small>
#[[Frederick Mario Fales]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Paolo Attavanti]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Francesco Ghiretti]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Alessandro Minelli]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Giorgio Ravegnani]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Gherardo Ortalli]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Bartolomeo Bizio]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Alfonso Scirocco]] - <small>2025-10-01</small>
#[[Carlo Ghisalberti]] - <small>2025-10-01</small>
#[[Angelo Ventura]] - <small>2025-10-01</small>
#[[Maria Francesca Tiepolo]] - <small>2025-10-02</small>
#[[Manlio Cortelazzo]] - <small>2025-10-02</small>
#[[Manlio Pastore Stocchi]] - <small>2025-10-02</small>
#[[Odoardo Corsini]] - <small>2025-10-03</small>
#[[Tommaso Perelli]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Lelio Stragiotti]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Augusto Ghetti]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Mariano Fontana]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Charles Bossut]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Adeodato Ressi]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Angelo Clareno]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Leopoldo Mazzarolli]] - <small>2025-10-09</small>
#[[Sandro Ruffo]] - <small>2025-10-09</small>
#[[Ercole Vidari]] - <small>2025-10-09</small>
#[[Bernardino Ramazzini]] - <small>2025-10-10</small>
#[[Luigi Genuardi]] - <small>2025-10-10</small>
#[[Paolo Volpicelli]] - <small>2025-10-13</small>
#[[Federico Sacco]] - <small>2025-10-13</small>
#[[Tomaso Catullo]] - <small>2025-10-14</small>
#[[Claudio D'Amato Guerrieri]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Vincenzo Brunacci]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Pietro Derossi]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Francesco Gesualdi]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Fulvio Irace]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Giacomo Marramao]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Maurizio Pallante]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Franco Purini]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Paolo Antonio Foscarini]] - <small>2025-10-16</small>
#[[Angelo Sismonda]] - <small>2025-10-16</small>
#[[Pietro Savi]] - <small>2025-10-16</small>
#[[Stefano Borson]] - <small>2025-10-16</small>
#[[Cesare Razzaboni]] - <small>2025-10-20</small>
#[[Guido Bentivoglio]] - <small>2025-10-20</small>
#[[Guido Fusinato]] - <small>2025-10-20</small>
#[[Giulio Alessio]] - <small>2025-10-21</small>
#[[Carlo Anti]] - <small>2025-10-21</small>
#[[Enrico Catellani]] - <small>2025-10-21</small>
#[[Arnaldo Segarizzi]] - <small>2025-10-21</small>
#[[Achille Forti]] - <small>2025-10-21</small>
#[[Vittorio Polacco]] - <small>2025-10-21</small>
#[[Giorgio Bidone]] - <small>2025-10-22</small>
#[[Alberto de' Stefani]] - <small>2025-10-22</small>
#[[Vincenzo Crescini]] - <small>2025-10-22</small>
#[[Biagio Brugi]] - <small>2025-10-22</small>
#[[Orazio Comes]] - <small>2025-10-23</small>
#[[Giovanni Celoria]] - <small>2025-10-23</small>
#[[Arnaldo Angelucci]] - <small>2025-10-23</small>
#[[Gregorio Fontana (matematico)]] - <small>2025-10-24</small>
#[[Pietro Configliachi]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Scipione Breislak]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Luigi Porta]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Bartolomeo Panizza]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Paolo Frisiani]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Giovanni Codazza]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Emilio Cornalia]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Luigi Magrini]] - <small>2025-10-29</small>
#[[Giulio Curioni]] - <small>2025-10-29</small>
#[[Roberto Caracciolo (vescovo)]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Paolo Marzolo]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Massimiliano Pavan]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Erminio Troilo]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Francesco Brandileone]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Carlo Francesco Gabba]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Luigi Pernier]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Serafino Biffi]] - <small>2025-11-04</small>
#[[Giovanni Labus]] - <small>2025-11-04</small>
#[[Bartolomeo Catena]] - <small>2025-11-04</small>
#[[Adriano Balbi]] - <small>2025-11-04</small>
#[[Italo Mario Sacco]] - <small>2025-11-07</small>
#[[Carlo Calisse]] - <small>2025-11-10</small>
#[[Sebastiano Canterzani]] - <small>2025-11-11</small>
#[[Carlo Possenti]] - <small>2025-11-13</small>
#[[Piero Borgi]] - <small>2025-11-14</small>
#[[Francesco Carnelutti]] - <small>2025-11-14</small>
#[[Pio Fantoni]] - <small>2025-11-17</small>
#[[Felice Casorati (matematico)]] - <small>2025-11-17</small>
#[[Marco Galli (matematico)]] - <small>2025-11-18</small>
#[[Luigi Pepe (matematico)]] - <small>2025-11-18</small>
#[[Umberto Bottazzini]] - <small>2025-11-18</small>
#[[Karl Georg Christian von Staudt]] - <small>2025-11-18</small>
#[[Richard Baltzer]] - <small>2025-11-18</small>
#[[Paolo Ruffini (matematico)]] - <small>2025-11-18</small>
#[[Enrico Betti]] - <small>2025-11-19</small>
#[[Giorgio Lapazaya]] - <small>2025-11-19</small>
#[[Elia Del Re]] - <small>2025-11-20</small>
#[[Giovanni Giacomo Lando]] - <small>2025-11-20</small>
#[[Gemma Frisio]] - <small>2025-11-20</small>
#[[David Veronese]] - <small>2025-11-20</small>
#[[Stefano Ghebelino]] - <small>2025-11-24</small>
#[[Giacomo Gorrini]] - <small>2025-11-24</small>
#[[Giovanni Battista Balbis]] - <small>2025-11-24</small>
#[[Giovanni Battista De Luca]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Vincenzo Manzini]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Pasquale Fiore (giurista)]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Oreste Ranelletti]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Giacomo Venezian]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Giuseppe Resti Ferrari]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Giuseppe Raffaelli]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Eduardo Piola Caselli]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Domenico Moro (giurista)]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Donato Donati]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Sebastian Jenull]] - <small>2025-11-26</small>
#[[Carlo Lessona]] - <small>2025-11-26</small>
#[[Vincenzo Simoncelli]] - <small>2025-11-26</small>
#[[Ilario Alibrandi]] - <small>2025-11-26</small>
#[[Pier Maria Campi]] - <small>2025-11-26</small>
#[[Giorgio Orsoni]] - <small>2025-11-27</small>
#[[Adriano Franceschini]] - <small>2025-11-27</small>
#[[Pietro Vaccari]] - <small>2025-11-27</small>
#[[Gaspare Bugati]] - <small>2025-11-27</small>
#[[Filippo Carmagnini]] - <small>2025-12-02</small>
#[[Giuliano Gosellini]] - <small>2025-12-05</small>
#[[Rosa Russo Iervolino]] - <small>2025-12-09</small>
#[[Michele Salvati]] - <small>2025-12-09</small>
#[[Carlo Scognamiglio]] - <small>2025-12-09</small>
#[[Sabato Malinconico]] - <small>2025-12-09</small>
#[[Andrea Monorchio]] - <small>2025-12-09</small>
#[[Rolando Mosca Moschini]] - <small>2025-12-09</small>
#[[Francesco Cognasso]] - <small>2025-12-12</small>
#[[Guido Melis]] - <small>2025-12-12</small>
#[[Renato Moro]] - <small>2025-12-12</small>
#[[Adriano Ciaffi]] - <small>2025-12-12</small>
#[[Abramo Colorni]] - <small>2025-12-15</small>
#[[Antonio Tarlazzi]] - <small>2025-12-16</small>
#[[Carlo Conti (matematico)]] - <small>2025-12-17</small>
#[[Guido Bustico]] - <small>2025-12-18</small>
#[[Santo Monti]] - <small>2025-12-18</small>
#[[Giuseppe Amorelli]] - <small>2026-01-09</small>
#[[Domenico Lo Faso Pietrasanta]] - <small>2026-01-14</small>
#[[Francesco Giuntini]] - <small>2026-01-22</small>
#[[Agnese di Montepulciano]] - <small>2026-01-26</small>
#[[James Ferguson (1710-1776)]] - <small>2026-01-29</small>
#[[Jacob Christian Schäffer]] - <small>2026-01-29</small>
#[[William Heberden]] - <small>2026-01-30</small>
#[[Carlo Lodovico Morozzo]] - <small>2026-01-30</small>
#[[John Hill (botanico)]] - <small>2026-01-30</small>
#[[Jean Sénébier]] - <small>2026-01-30</small>
#[[Jean-Baptiste de La Chapelle]] - <small>2026-01-30</small>
#[[Carlo Barletti]] - <small>2026-02-02</small>
#[[Marsilio Landriani (chimico)]] - <small>2026-02-02</small>
#[[Bonaventura Corti]] - <small>2026-02-02</small>
#[[Pierre Bertholon de Saint-Lazare]] - <small>2026-02-02</small>
#[[Félix Vicq d'Azyr]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Charles Bonnet]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Johann Beckmann]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Benjamin Wilson (pittore)]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Filadelfo Fichera]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Élie Bertrand]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Francesco Forti]] - <small>2026-02-04</small>
#[[Pietro da Verona]] - <small>2026-02-05</small>
#[[Mauro (abate)]] - <small>2026-02-06</small>
#[[Louis Agassiz]] - <small>2026-02-06</small>
#[[Pier Vittorio Aldini]] - <small>2026-02-06</small>
#[[Giovanni Alessio]] - <small>2026-02-06</small>
#[[Joseph Hilarius Eckhel]] - <small>2026-02-06</small>
#[[Giovanni Capodistria]] - <small>2026-02-09</small>
#[[Edward Daniel Clarke]] - <small>2026-02-09</small>
#[[Achille Breda]] - <small>2026-02-10</small>
#[[Raffaello Nasini]] - <small>2026-02-10</small>
#[[Ulisse Gobbi]] - <small>2026-02-11</small>
#[[Francesco Ardissone]] - <small>2026-02-11</small>
#[[Giulio Cordero di San Quintino]] - <small>2026-02-11</small>
#[[Ugo Morin]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Serafino Rafaele Minich]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Giovanni Casoni]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Francesco Cortese]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Giovanni Santini (scienziato)]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Giovanni Francesco Fiammelli]] - <small>2026-02-13</small>
#[[Marco Folin]] - <small>2026-02-18</small>
#[[Alberto Giovanni Biuso]] - <small>2026-02-18</small>
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#[[Thomas Bruce, VII conte di Elgin]] - <small>2026-02-19</small>
#[[Louis-François-Sébastien Fauvel]] - <small>2026-02-25</small>
#[[Alexandre Blacque]] - <small>2026-02-25</small>
#[[John Canton]] - <small>2026-02-26</small>
#[[Felice Fontana]] - <small>2026-02-26</small>
#[[Jean Baptiste Christophore Fusée Aublet]] - <small>2026-02-26</small>
#[[Johann Hieronymus Chemnitz]] - <small>2026-02-26</small>
#[[Antonio da Vercelli]] - <small>2026-02-27</small>
#[[Bernardino da Feltre]] - <small>2026-02-27</small>
#[[Domenico Buonvicini]] - <small>2026-02-27</small>
#[[François-Xavier de Feller]] - <small>2026-03-04</small>
#[[Lorenzo Forestani]] - <small>2026-03-09</small>
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#[[Juan de Ortega]] - <small>2026-03-23</small>
#[[Giovanni Sfortunati]] - <small>2026-03-23</small>
#[[Diego Orlando]] - <small>2026-03-24</small>
#[[Francesco Galigai]] - <small>2026-03-25</small>
#[[Pietro Cataneo]] - <small>2026-03-25</small>
#[[Latino di Camillo Orsini]] - <small>2026-03-25</small>
#[[Oronzio Fineo]] - <small>2026-03-25</small>
#[[Francesco Patrizi (filosofo)]] - <small>2026-03-25</small>
#[[Nicola Fergola]] - <small>2026-03-26</small>
#[[Baldassarre Orsini]] - <small>2026-03-26</small>
#[[Francesco Maria Franceschinis]] - <small>2026-03-26</small>
#[[Girolamo Pico Fonticulano]] - <small>2026-03-31</small>
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#[[Ferdinando di Diano]] - <small>2026-03-31</small>
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#[[Vitale Giordano]] - <small>2026-04-01</small>
#[[Luigi Amedeo di Savoia-Aosta]] - <small>2026-04-08</small>
#[[Filippo De Filippi (1869-1938)]] - <small>2026-04-13</small>
#[[Giulio Ferrari (scrittore)]] - <small>2026-04-22</small>
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#[[Ruggero di Puglia (vescovo)]] - <small>2026-04-29</small>
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#[[Traci]] - <small>2024-06-25</small>
#[[Finanza pubblica]] - <small>2024-11-14</small>
#[[Tufo]] - <small>2024-11-14</small>
#[[Seghedino]] - <small>2025-01-10</small>
#[[Nervo]] - <small>2025-02-28</small>
#[[Valore (economia)]] - <small>2025-03-13</small>
#[[Induzione elettrostatica]] - <small>2025-04-08</small>
#[[Salmonide]] - <small>2025-04-11</small>
#[[Basalto]] - <small>2025-04-23</small>
#[[Pomice]] - <small>2025-04-24</small>
#[[Feldspato]] - <small>2025-04-24</small>
#[[Grotta del Cane]] - <small>2025-04-28</small>
#[[Pisciarelli (area idrotermale)]] - <small>2025-04-28</small>
#[[Zeolite]] - <small>2025-05-15</small>
#[[Vulcano (vulcano)]] - <small>2025-06-12</small>
#[[Vulcanello]] - <small>2025-06-12</small>
#[[Isola di Panarea]] - <small>2025-06-12</small>
#[[Isola di Basiluzzo]] - <small>2025-06-12</small>
#[[Isola di Salina]] - <small>2025-06-17</small>
#[[Isola di Stromboli]] - <small>2025-06-17</small>
#[[Stromboli (vulcano)]] - <small>2025-06-17</small>
#[[Canneto (Lipari)]] - <small>2025-06-19</small>
#[[Teatro romano di Verona]] - <small>2025-07-01</small>
#[[Agro romano]] - <small>2025-07-15</small>
#[[Isola Filicudi]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Isola Alicudi]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Reno (Italia)]] - <small>2025-07-17</small>
#[[Cerchia dei Navigli]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Bevera (affluente dell'Olona)]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Santorini]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Cremasco]] - <small>2025-07-24</small>
#[[Quattro elementi]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Candia]] - <small>2025-09-02</small>
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#[[Cocciniglia]] - <small>2025-09-09</small>
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#[[Medusa luminosa]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Ascidie]] - <small>2025-09-23</small>
#[[Polipo (zoologia)]] - <small>2025-09-23</small>
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#[[Epizoozia]] - <small>2026-02-03</small>
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#[[Spetses]] - <small>2026-02-12</small>
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Marcella Medici (BEIC)
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==Voci create nell'ambito del progetto BEIC==
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===Persone===
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#[[Guglielmo Gargiolli]] - <small>2022-02-03</small>
#[[Giovanni Battista Gallicciolli]] - <small>2022-02-04</small>
#[[Guglielmo Grataroli]] - <small>2022-02-04</small>
#[[Donato Calvi]] - <small>2022-02-04</small>
#[[Flegomene]] - <small>2022-02-07</small>
#[[Francesco Fuoco]] - <small>2022-02-19</small>
#[[Francesco dal Sole]] - <small>2022-03-03</small>
#[[Nicolao Colletti]] - <small>2022-03-12</small>
#[[Cristoforo Clavio]] - <small>2022-03-17</small>
#[[Jacques Peletier du Mans]] - <small>2022-03-17</small>
#[[Pietro Apiano]] - <small>2022-03-18</small>
#[[Francesco Cigalini]] - <small>2022-03-18</small>
#[[Scipione Chiaramonti]] - <small>2022-03-23</small>
#[[Antonio Brognoli]] - <small>2022-03-26</small>
#[[Giuseppe Davia]] - <small>2022-03-30</small>
#[[Francesco Vandelli (astronomo)]] - <small>2022-03-30</small>
#[[Giuseppe Vergani]] - <small>2022-04-01</small>
#[[Giovanni Camilla]] - <small>2022-04-04</small>
#[[Pompeo Colonna (scrittore)]] - <small>2022-04-07</small>
#[[Luigi Castiglioni (botanico)]] - <small>2022-04-07</small>
#[[Guidobaldo Del Monte]] - <small>2022-04-08</small>
#[[Federico Commandino]] - <small>2022-04-08</small>
#[[Teone di Alessandria]] - <small>2022-04-09</small>
#[[Francesco Maria II Della Rovere]] - <small>2022-04-11</small>
#[[Pappo di Alessandria]] - <small>2022-04-12</small>
#[[Sereno di Antinopoli]] - <small>2022-04-13</small>
#[[Eutocio]] - <small>2022-04-13</small>
#[[Alonso de Fuentes]] - <small>2022-04-15</small>
#[[Francesco Zantedeschi]] - <small>2022-04-19</small>
#[[Famiano Michelini]] - <small>2022-04-26</small>
#[[Gregorio Bressani]] - <small>2022-05-02</small>
#[[Francesco Eschinardi]] - <small>2022-05-13</small>
#[[Andrea Zambelli (economista)]] - <small>2022-05-27</small>
#[[Francesco Ginanni]] - <small>2022-07-25</small>
#[[Elia Lombardini]] - <small>2022-08-22</small>
#[[Leone Ebreo]] - <small>2022-11-18</small>
#[[Jacopo Belgrado]] - <small>2022-12-29</small>
#[[Jean-Baptiste Biot]] - <small>2022-12-29</small>
#[[Vannoccio Biringuccio]] - <small>2022-12-29</small>
#[[Luigi Valentino Brugnatelli]] - <small>2022-12-29</small>
#[[Giovanni Nicolò Doglioni]] - <small>2022-12-29</small>
#[[Paolo Silvio Boccone]] - <small>2022-12-30</small>
#[[Bernardino Zendrini]] - <small>2023-01-10</small>
#[[Eustachio Zanotti]] - <small>2023-01-10</small>
#[[Leonardo Ximenes]] - <small>2023-01-10</small>
#[[Jacques Charles François Sturm]] - <small>2023-01-10</small>
#[[Sebastiano Serlio]] - <small>2023-01-10</small>
#[[Lorenzo Selva]] - <small>2023-01-12</small>
#[[Alexandre Savérien]] - <small>2023-01-12</small>
#[[Girolamo Saladini]] - <small>2023-01-12</small>
#[[Giovenale Sacchi]] - <small>2023-01-17</small>
#[[Orazio Ricasoli Rucellai]] - <small>2023-01-18</small>
#[[Guglielmo Libri Carucci dalla Sommaja]] - <small>2023-01-19</small>
#[[John Claudius Loudon]] - <small>2023-01-19</small>
#[[Antonio Dragoni]] - <small>2023-03-16</small>
#[[Ugo Panziera]] - <small>2023-03-25</small>
#[[Pacifico da Cerano]] - <small>2023-04-03</small>
#[[Giuseppe Maria Figatelli]] - <small>2023-04-14</small>
#[[Santo Brasca]] - <small>2023-06-19</small>
#[[Pietro Martini]] - <small>2023-06-23</small>
#[[Anselm Desing]] - <small>2023-06-26</small>
#[[Gaspare Luigi Cassola]] - <small>2023-06-27</small>
#[[Luigi Abello]] - <small>2023-07-03</small>
#[[Giovanni Bracesco]] - <small>2023-07-06</small>
#[[Domenico Michelessi]] - <small>2023-07-12</small>
#[[Jabir ibn Hayyan]] - <small>2023-07-13</small>
#[[Alessandro Capra]] - <small>2023-07-20</small>
#[[Francesco Bruni (giurista medievale)]] - <small>2023-07-27</small>
#[[Bartolomeo Dusi]] - <small>2023-08-01</small>
#[[Giovanni Battista Venturi]] - <small>2023-09-14</small>
#[[Vera Zamagni]] - <small>2023-10-01</small>
#[[Isabella Moro]] - <small>2023-10-01</small>
#[[Mary Boddington]] - <small>2023-10-07</small>
#[[Paola Malanotte Rizzoli]] - <small>2023-10-10</small>
#[[Giuseppe Unicorno]] - <small>2023-10-18</small>
#[[Antonio Berga]] - <small>2023-11-06</small>
#[[Gabriella Uluhogian]] - <small>2023-11-20</small>
#[[Giovanni Paolo Gallucci]] - <small>2023-12-01</small>
#[[Angelo Felice Capelli]] - <small>2023-12-05</small>
#[[Giuseppe Del Papa]] - <small>2024-01-16</small>
#[[Sébastien Leclerc]] - <small>2024-01-17</small>
#[[Henry Dunning Macleod]] - <small>2024-01-23</small>
#[[Niccolò Carletti]] - <small>2024-01-23</small>
#[[Antonio Vassalli Eandi]] - <small>2024-01-23</small>
#[[Ludovico degli Arrighi]] - <small>2024-01-24</small>
#[[Giuseppe Asclepi]] - <small>2024-01-24</small>
#[[Giuseppe Cassella]] - <small>2024-01-24</small>
#[[Paolo Orsi]] - <small>2024-01-24</small>
#[[Luigi Ferri (filosofo)]] - <small>2024-01-24</small>
#[[Scipione Capece]] - <small>2024-02-06</small>
#[[Cherubino da Spoleto]] - <small>2024-02-19</small>
#[[Antonia Giannotti]] - <small>2024-02-26</small>
#[[Antonio Abetti]] - <small>2024-02-27</small>
#[[Giovan Battista Nani]] - <small>2024-02-28</small>
#[[Nicolò di Nale]] - <small>2024-02-28</small>
#[[Tolomeo I]] - <small>2024-03-04</small>
#[[Erofilo]] - <small>2024-03-04</small>
#[[Giuseppe Grippa]] - <small>2024-03-05</small>
#[[Giovanni Battista Zanchi]] - <small>2024-03-06</small>
#[[Cosimo de' Medici]] - <small>2024-03-18</small>
#[[Piero il Gottoso]] - <small>2024-03-18</small>
#[[Giovanni Drei]] - <small>2024-03-25</small>
#[[Galasso Alghisi]] - <small>2024-03-29</small>
#[[Domenico Cocoli]] - <small>2024-04-08</small>
#[[Ercole Corazzi]] - <small>2024-04-15</small>
#[[Carlo Lambardi]] - <small>2024-04-15</small>
#[[Domenico Manzoni]] - <small>2024-04-18</small>
#[[Giuseppe Maria Bonomi]] - <small>2024-04-30</small>
#[[Benedetto Di Falco]] - <small>2024-05-30</small>
#[[Giovanni Fantuzzi (storico)]] - <small>2024-06-03</small>
#[[Antonio Lupicini]] - <small>2024-06-10</small>
#[[Luigi Lilio]] - <small>2024-06-10</small>
#[[Tommaso Maria Gabrini]] - <small>2024-06-13</small>
#[[Bernardo Giambullari]] - <small>2024-06-18</small>
#[[Gaetano Marzagaglia]] - <small>2024-06-19</small>
#[[Giorgio Gemisto Pletone]] - <small>2024-06-24</small>
#[[Elena Dragaš]] - <small>2024-06-24</small>
#[[Giuseppe Gatti (archeologo)]] - <small>2024-07-30</small>
#[[Luigi Melegari]] - <small>2024-08-01</small>
#[[Girolamo Borro]] - <small>2024-08-27</small>
#[[Luis Collado de Lebrija]] - <small>2024-09-02</small>
#[[Francesco Paolo Bozzelli]] - <small>2024-09-04</small>
#[[Raffaele Ala]] - <small>2024-09-09</small>
#[[Francesco Barberino Benici]] - <small>2024-09-27</small>
#[[Antonio Lepschy]] - <small>2024-10-01</small>
#[[Guglielmo Cavallo]] - <small>2024-10-01</small>
#[[Oddone Longo]] - <small>2024-10-02</small>
#[[Giovanni Aldini]] - <small>2024-10-02</small>
#[[Jacopo Riccati]] - <small>2024-10-09</small>
#[[Giovanni Maria Della Torre]] - <small>2024-10-10</small>
#[[Giovanni Brunetti]] - <small>2024-10-11</small>
#[[Iacopo Cicognini]] - <small>2024-10-14</small>
#[[Domenico Guglielmini]] - <small>2024-10-15</small>
#[[Gaspare Capone]] - <small>2024-10-29</small>
#[[Teofilo Bruni]] - <small>2024-10-29</small>
#[[Gaetano Gaspare Uttini]] - <small>2024-10-29</small>
#[[Angelo Pietra]] - <small>2024-11-11</small>
#[[Giuseppe Ricca Salerno]] - <small>2024-11-13</small>
#[[Giovanni Battista Mazzini]] - <small>2024-11-14</small>
#[[Leopoldo Maggi]] - <small>2024-11-14</small>
#[[Lorenzo Bellini]] - <small>2024-11-14</small>
#[[Giovanni Battista De Toni]] - <small>2024-11-29</small>
#[[Generoso Calenzio]] - <small>2024-12-03</small>
#[[Girolamo Seripando]] - <small>2024-12-03</small>
#[[Giacomo Venturoli]] - <small>2025-01-02</small>
#[[Lodovico delle Colombe]] - <small>2025-01-03</small>
#[[Cornelio Ghirardelli]] - <small>2025-01-07</small>
#[[Pacifico Barilari]] - <small>2025-01-10</small>
#[[Francesco Feliciano]] - <small>2025-01-10</small>
#[[Angelo Salmoiraghi]] - <small>2025-01-14</small>
#[[Ottaviano Fabrizio Mossotti]] - <small>2025-01-14</small>
#[[Michele Araldi]] - <small>2025-01-14</small>
#[[Cornelio Malvasia]] - <small>2025-01-21</small>
#[[Paolo Beni (gesuita)]] - <small>2025-01-28</small>
#[[Luca Danesi]] - <small>2025-01-28</small>
#[[Onorio Longhi]] - <small>2025-01-28</small>
#[[Antonio Cermisone]] - <small>2025-01-29</small>
#[[Alessandro Papacino D'Antoni]] - <small>2025-02-13</small>
#[[Angelo Querini]] - <small>2025-02-18</small>
#[[Tommaso Temanza]] - <small>2025-02-18</small>
#[[William Kingdon Clifford]] - <small>2025-02-25</small>
#[[Girolamo Cortinovis]] - <small>2025-02-25</small>
#[[William Watson (scienziato)]] - <small>2025-02-25</small>
#[[Jean Antoine Nollet]] - <small>2025-02-26</small>
#[[Jan Palfijn]] - <small>2025-02-26</small>
#[[Michele de Jorio]] - <small>2025-03-11</small>
#[[Cesare Cipolletti]] - <small>2025-03-12</small>
#[[Giovanni Carmignani]] - <small>2025-03-12</small>
#[[Saverio Mattei]] - <small>2025-03-12</small>
#[[Salvatore Barzilai]] - <small>2025-03-12</small>
#[[Francesco Baglietto]] - <small>2025-03-12</small>
#[[Giovanni Ambrogio Bertrandi]] - <small>2025-03-13</small>
#[[Ersilia Caetani Lovatelli]] - <small>2025-03-13</small>
#[[Giuseppe Palmieri (economista)]] - <small>2025-03-18</small>
#[[Marsilio Cagnati]] - <small>2025-03-21</small>
#[[Enrico Cimbali]] - <small>2025-03-25</small>
#[[Enea Arnaldi]] - <small>2025-03-26</small>
#[[Ferdinando Arrivabene]] - <small>2025-03-26</small>
#[[Andrea Balletti]] - <small>2025-03-26</small>
#[[Filippo Cavolini]] - <small>2025-03-26</small>
#[[Amedeo Avogadro]] - <small>2025-03-28</small>
#[[Gabriele Rosa]] - <small>2025-04-08</small>
#[[Umberto D'Ancona]] - <small>2025-04-10</small>
#[[Carlo Fea]] - <small>2025-04-11</small>
#[[Pietro Quaroni]] - <small>2025-04-29</small>
#[[Apollinare Calderini]] - <small>2025-05-05</small>
#[[Giovanni Simonetta]] - <small>2025-05-07</small>
#[[Felice Barnabei]] - <small>2025-05-07</small>
#[[Gabriele Busca]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Gaetano Emanuele Bava di San Paolo]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Giuseppe Avanzini]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Francesco Soave]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Simone Stratico]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Jacopo Durandi]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Giovanni Antonio Giobert]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Pietro Moscati]] - <small>2025-05-22</small>
#[[Aldo Ferrabino]] - <small>2025-05-22</small>
#[[Piero Giacosa]] - <small>2025-05-27</small>
#[[Abramo Massalongo]] - <small>2025-05-27</small>
#[[Benjamin Martin]] - <small>2025-06-03</small>
#[[Johann Heinrich Lambert]] - <small>2025-06-03</small>
#[[Nicolaus de Béguelin]] - <small>2025-06-03</small>
#[[John Hunter]] - <small>2025-06-03</small>
#[[Louis-Bernard Guyton-Morveau]] - <small>2025-06-03</small>
#[[Johann Georg Sulzer]] - <small>2025-06-03</small>
#[[Maurizio Roffredi]] - <small>2025-06-04</small>
#[[Giovanni Pietro Maria Dana]] - <small>2025-06-04</small>
#[[William Hewson]] - <small>2025-06-04</small>
#[[Antoine Portal]] - <small>2025-06-04</small>
#[[Giovanni Battista Palletta]] - <small>2025-06-04</small>
#[[Vincenzo Malacarne]] - <small>2025-06-05</small>
#[[Giovanni Andrea Dalla Croce]] - <small>2025-06-05</small>
#[[Samuel-Auguste Tissot]] - <small>2025-06-05</small>
#[[Conrad Gessner]] - <small>2025-06-05</small>
#[[Willem 's Gravesande]] - <small>2025-06-05</small>
#[[Gioacchino Pessuti]] - <small>2025-06-17</small>
#[[Federigo Sclopis di Salerano]] - <small>2025-06-18</small>
#[[Costanzo Gazzera]] - <small>2025-06-18</small>
#[[Domenico Capellina]] - <small>2025-06-18</small>
#[[Domenico Casimiro Promis]] - <small>2025-06-18</small>
#[[Carlo Merkel]] - <small>2025-06-18</small>
#[[Giacinto Carena]] - <small>2025-06-18</small>
#[[Giovanni Claudio Fromond]] - <small>2025-07-01</small>
#[[Serafino Ricci]] - <small>2025-07-01</small>
#[[Alberto Ablondi]] - <small>2025-07-02</small>
#[[Mario Morcone]] - <small>2025-07-02</small>
#[[Bartolomeo Gastaldi]] - <small>2025-07-02</small>
#[[Enrico Narducci]] - <small>2025-07-02</small>
#[[Torquato Taramelli]] - <small>2025-07-02</small>
#[[Lorenzo Respighi]] - <small>2025-07-02</small>
#[[Enrico Besta]] - <small>2025-07-03</small>
#[[Francesco Mengotti]] - <small>2025-07-03</small>
#[[Ignazio Danti]] - <small>2025-07-04</small>
#[[Alessandro Cialdi]] - <small>2025-07-04</small>
#[[Pietro Aldobrandini]] - <small>2025-07-04</small>
#[[Andrea Bina]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Pietro Luigi Albini]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Giuseppe Basso]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Carlo Baudi di Vesme]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Luigi Bellardi]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Giuseppina Cattani]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Alessandro Barca]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Paolo Ballada di Saint Robert]] - <small>2025-07-10</small>
#[[Angelo Battelli]] - <small>2025-07-10</small>
#[[Giuseppe Domenico Botto]] - <small>2025-07-10</small>
#[[Giuseppe Carle]] - <small>2025-07-10</small>
#[[Giovanni Cavalli]] - <small>2025-07-10</small>
#[[Antonio Zannoni]] - <small>2025-07-14</small>
#[[Antonio Tadini]] - <small>2025-07-14</small>
#[[Geminiano Montanari]] - <small>2025-07-14</small>
#[[Antonio Salvagnoli Marchetti]] - <small>2025-07-15</small>
#[[Giovanni Antonio Lecchi]] - <small>2025-07-15</small>
#[[Antonio Cavalieri Ducati]] - <small>2025-07-15</small>
#[[Vittorio Zonca]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Vincenzo De Grazia]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Pietro Maria Cavina]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Carlo Fontana]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Ferdinando d'Adda]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Giovanni Ceva]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Domenico Corradi d'Austria]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Raffaele Canevari]] - <small>2025-07-21</small>
#[[Alfonso Sanseverino Vimercati]] - <small>2025-07-21</small>
#[[Luigi Tatti]] - <small>2025-07-21</small>
#[[Claudio Datei]] - <small>2025-07-21</small>
#[[Ferdinando Morozzi]] - <small>2025-07-21</small>
#[[Giovanni Marchelli]] - <small>2025-07-22</small>
#[[Fulco Tosti di Valminuta]] - <small>2025-07-22</small>
#[[Luigi Mazzocchi]] - <small>2025-07-22</small>
#[[Emilio Bignami]] - <small>2025-07-22</small>
#[[Jean de Thévenot]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Luigi Pacinotti]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Joseph Pitton de Tournefort]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Luigi De Marchi]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Paolo Frisi]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Pietro Paleocapa]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Barthélemy Faujas de Saint-Fond]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Pietro Vacchelli]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Lelio Bonsi]] - <small>2025-07-24</small>
#[[Teodoro da Sovico]] - <small>2025-07-24</small>
#[[Michele Carcano]] - <small>2025-07-24</small>
#[[Carlo Ilarione Petitti di Roreto]] - <small>2025-07-25</small>
#[[Sebastiano Tessitore]] - <small>2025-07-25</small>
#[[Ermes Visconti]] - <small>2025-07-29</small>
#[[Domenico Guerri]] - <small>2025-07-29</small>
#[[Girolamo Parabosco]] - <small>2025-07-29</small>
#[[Antonio Schinella Conti]] - <small>2025-07-30</small>
#[[Francesco Rapolla]] - <small>2025-07-30</small>
#[[Giuliano Barbolini]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Domenico Battaglia (cardinale)]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Gerardo Bianco]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Luigi Biggeri]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Franco Bile]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Antonio Bruno (politico)]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Francesco Cascio]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Antonio Catricalà]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Giacomo Micalori]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Giovanni Antonio Magini]] - <small>2025-08-01</small>
#[[François Boissier de Sauvages de Lacroix]] - <small>2025-08-01</small>
#[[Giulio Fagnano dei Toschi]] - <small>2025-08-04</small>
#[[Domenico Cerato]] - <small>2025-08-05</small>
#[[Bartolomeo Corte]] - <small>2025-08-05</small>
#[[Andrea Gloria]] - <small>2025-08-06</small>
#[[Alfredo Ascoli]] - <small>2025-08-06</small>
#[[Scipione Barbò Soncino]] - <small>2025-08-07</small>
#[[Gian Galeazzo Visconti]] - <small>2025-08-07</small>
#[[Francesco Bellati]] - <small>2025-08-25</small>
#[[Vincenzo Riccati]] - <small>2025-08-25</small>
#[[Angelo Maria Bandini]] - <small>2025-08-25</small>
#[[Giovanni Ciampoli]] - <small>2025-08-25</small>
#[[Loris D'Ambrosio]] - <small>2025-08-25</small>
#[[Giuseppe Ballo]] - <small>2025-08-25</small>
#[[Luciano Banchi]] - <small>2025-08-26</small>
#[[Marco Formentini (storico)]] - <small>2025-08-27</small>
#[[Ferdinando Gabotto]] - <small>2025-08-27</small>
#[[Camillo Corsanego]] - <small>2025-08-28</small>
#[[Francesco Foggi]] - <small>2025-08-28</small>
#[[Pasquale Maria Liberatore]] - <small>2025-08-28</small>
#[[Argisto Giuffredi]] - <small>2025-08-28</small>
#[[Davide Carazzi]] - <small>2025-09-01</small>
#[[Wladimiro Dorigo]] - <small>2025-09-01</small>
#[[Giovanni Sercambi]] - <small>2025-09-01</small>
#[[Marisa Dalai Emiliani]] - <small>2025-09-01</small>
#[[Carlo de' Dottori]] - <small>2025-09-02</small>
#[[Niccolò II da Correggio]] - <small>2025-09-02</small>
#[[Giovanni Bordiga]] - <small>2025-09-02</small>
#[[Camillo Manfroni]] - <small>2025-09-02</small>
#[[Giuseppe Gerola]] - <small>2025-09-02</small>
#[[Giannino Ferrari dalle Spade]] - <small>2025-09-02</small>
#[[Ugo Mazzola]] - <small>2025-09-08</small>
#[[Pasquale Jannaccone]] - <small>2025-09-08</small>
#[[William Stanley Jevons]] - <small>2025-09-09</small>
#[[Giovanni Domenico Peri]] - <small>2025-09-09</small>
#[[Girolamo Cattaneo]] - <small>2025-09-09</small>
#[[Leone VI il Saggio]] - <small>2025-09-09</small>
#[[Bonaiuto Lorini]] - <small>2025-09-10</small>
#[[Pietro Mengoli]] - <small>2025-09-10</small>
#[[Giovan Battista Nelli]] - <small>2025-09-10</small>
#[[Domenico Turazza]] - <small>2025-09-11</small>
#[[Benedetto Baudi di Vesme]] - <small>2025-09-11</small>
#[[Giorgio Giorgi]] - <small>2025-09-11</small>
#[[Nino Bazzetta de Vemenia]] - <small>2025-09-11</small>
#[[Giovanni Battista Benedetti (matematico)]] - <small>2025-09-12</small>
#[[Giovanni Abignente]] - <small>2025-09-16</small>
#[[Eugenio Cais di Pierlas]] - <small>2025-09-16</small>
#[[Raffaele Ciasca]] - <small>2025-09-16</small>
#[[Enrico Costa (scrittore)]] - <small>2025-09-16</small>
#[[Lando Ferretti]] - <small>2025-09-17</small>
#[[Pier Silverio Leicht]] - <small>2025-09-17</small>
#[[Giovanni Battista Castiglioni]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Ferruccio Mosetti]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Giacinto Sigismondo Gerdil]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Giulio Claro]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Mario Lessona]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Edoardo Perroncito]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Gian Antonio Danieli]] - <small>2025-09-22</small>
#[[Giuseppe Albertotti]] - <small>2025-09-23</small>
#[[Gherardo Freschi]] - <small>2025-09-23</small>
#[[Angelo Fumagalli]] - <small>2025-09-23</small>
#[[Luigi Sante Da Rios]] - <small>2025-09-24</small>
#[[Giuseppe Balsamo Crivelli]] - <small>2025-09-24</small>
#[[Annibale Comessatti]] - <small>2025-09-24</small>
#[[Ciro Andreatta]] - <small>2025-09-24</small>
#[[Carlo Cappelletti]] - <small>2025-09-24</small>
#[[Mauro Rusconi]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Francesco Carlini]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Giuseppe Belli]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Tommaso Nani]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Antonio Caccianino]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Angelo Zendrini]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Giuseppe Bossi]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Pietro Cossali]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Agostino Reale]] - <small>2025-09-29</small>
#[[Frederick Mario Fales]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Paolo Attavanti]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Francesco Ghiretti]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Alessandro Minelli]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Giorgio Ravegnani]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Gherardo Ortalli]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Bartolomeo Bizio]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Alfonso Scirocco]] - <small>2025-10-01</small>
#[[Carlo Ghisalberti]] - <small>2025-10-01</small>
#[[Angelo Ventura]] - <small>2025-10-01</small>
#[[Maria Francesca Tiepolo]] - <small>2025-10-02</small>
#[[Manlio Cortelazzo]] - <small>2025-10-02</small>
#[[Manlio Pastore Stocchi]] - <small>2025-10-02</small>
#[[Odoardo Corsini]] - <small>2025-10-03</small>
#[[Tommaso Perelli]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Lelio Stragiotti]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Augusto Ghetti]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Mariano Fontana]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Charles Bossut]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Adeodato Ressi]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Angelo Clareno]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Leopoldo Mazzarolli]] - <small>2025-10-09</small>
#[[Sandro Ruffo]] - <small>2025-10-09</small>
#[[Ercole Vidari]] - <small>2025-10-09</small>
#[[Bernardino Ramazzini]] - <small>2025-10-10</small>
#[[Luigi Genuardi]] - <small>2025-10-10</small>
#[[Paolo Volpicelli]] - <small>2025-10-13</small>
#[[Federico Sacco]] - <small>2025-10-13</small>
#[[Tomaso Catullo]] - <small>2025-10-14</small>
#[[Claudio D'Amato Guerrieri]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Vincenzo Brunacci]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Pietro Derossi]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Francesco Gesualdi]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Fulvio Irace]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Giacomo Marramao]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Maurizio Pallante]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Franco Purini]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Paolo Antonio Foscarini]] - <small>2025-10-16</small>
#[[Angelo Sismonda]] - <small>2025-10-16</small>
#[[Pietro Savi]] - <small>2025-10-16</small>
#[[Stefano Borson]] - <small>2025-10-16</small>
#[[Cesare Razzaboni]] - <small>2025-10-20</small>
#[[Guido Bentivoglio]] - <small>2025-10-20</small>
#[[Guido Fusinato]] - <small>2025-10-20</small>
#[[Giulio Alessio]] - <small>2025-10-21</small>
#[[Carlo Anti]] - <small>2025-10-21</small>
#[[Enrico Catellani]] - <small>2025-10-21</small>
#[[Arnaldo Segarizzi]] - <small>2025-10-21</small>
#[[Achille Forti]] - <small>2025-10-21</small>
#[[Vittorio Polacco]] - <small>2025-10-21</small>
#[[Giorgio Bidone]] - <small>2025-10-22</small>
#[[Alberto de' Stefani]] - <small>2025-10-22</small>
#[[Vincenzo Crescini]] - <small>2025-10-22</small>
#[[Biagio Brugi]] - <small>2025-10-22</small>
#[[Orazio Comes]] - <small>2025-10-23</small>
#[[Giovanni Celoria]] - <small>2025-10-23</small>
#[[Arnaldo Angelucci]] - <small>2025-10-23</small>
#[[Gregorio Fontana (matematico)]] - <small>2025-10-24</small>
#[[Pietro Configliachi]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Scipione Breislak]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Luigi Porta]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Bartolomeo Panizza]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Paolo Frisiani]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Giovanni Codazza]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Emilio Cornalia]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Luigi Magrini]] - <small>2025-10-29</small>
#[[Giulio Curioni]] - <small>2025-10-29</small>
#[[Roberto Caracciolo (vescovo)]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Paolo Marzolo]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Massimiliano Pavan]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Erminio Troilo]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Francesco Brandileone]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Carlo Francesco Gabba]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Luigi Pernier]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Serafino Biffi]] - <small>2025-11-04</small>
#[[Giovanni Labus]] - <small>2025-11-04</small>
#[[Bartolomeo Catena]] - <small>2025-11-04</small>
#[[Adriano Balbi]] - <small>2025-11-04</small>
#[[Italo Mario Sacco]] - <small>2025-11-07</small>
#[[Carlo Calisse]] - <small>2025-11-10</small>
#[[Sebastiano Canterzani]] - <small>2025-11-11</small>
#[[Carlo Possenti]] - <small>2025-11-13</small>
#[[Piero Borgi]] - <small>2025-11-14</small>
#[[Francesco Carnelutti]] - <small>2025-11-14</small>
#[[Pio Fantoni]] - <small>2025-11-17</small>
#[[Felice Casorati (matematico)]] - <small>2025-11-17</small>
#[[Marco Galli (matematico)]] - <small>2025-11-18</small>
#[[Luigi Pepe (matematico)]] - <small>2025-11-18</small>
#[[Umberto Bottazzini]] - <small>2025-11-18</small>
#[[Karl Georg Christian von Staudt]] - <small>2025-11-18</small>
#[[Richard Baltzer]] - <small>2025-11-18</small>
#[[Paolo Ruffini (matematico)]] - <small>2025-11-18</small>
#[[Enrico Betti]] - <small>2025-11-19</small>
#[[Giorgio Lapazaya]] - <small>2025-11-19</small>
#[[Elia Del Re]] - <small>2025-11-20</small>
#[[Giovanni Giacomo Lando]] - <small>2025-11-20</small>
#[[Gemma Frisio]] - <small>2025-11-20</small>
#[[David Veronese]] - <small>2025-11-20</small>
#[[Stefano Ghebelino]] - <small>2025-11-24</small>
#[[Giacomo Gorrini]] - <small>2025-11-24</small>
#[[Giovanni Battista Balbis]] - <small>2025-11-24</small>
#[[Giovanni Battista De Luca]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Vincenzo Manzini]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Pasquale Fiore (giurista)]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Oreste Ranelletti]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Giacomo Venezian]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Giuseppe Resti Ferrari]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Giuseppe Raffaelli]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Eduardo Piola Caselli]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Domenico Moro (giurista)]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Donato Donati]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Sebastian Jenull]] - <small>2025-11-26</small>
#[[Carlo Lessona]] - <small>2025-11-26</small>
#[[Vincenzo Simoncelli]] - <small>2025-11-26</small>
#[[Ilario Alibrandi]] - <small>2025-11-26</small>
#[[Pier Maria Campi]] - <small>2025-11-26</small>
#[[Giorgio Orsoni]] - <small>2025-11-27</small>
#[[Adriano Franceschini]] - <small>2025-11-27</small>
#[[Pietro Vaccari]] - <small>2025-11-27</small>
#[[Gaspare Bugati]] - <small>2025-11-27</small>
#[[Filippo Carmagnini]] - <small>2025-12-02</small>
#[[Giuliano Gosellini]] - <small>2025-12-05</small>
#[[Rosa Russo Iervolino]] - <small>2025-12-09</small>
#[[Michele Salvati]] - <small>2025-12-09</small>
#[[Carlo Scognamiglio]] - <small>2025-12-09</small>
#[[Sabato Malinconico]] - <small>2025-12-09</small>
#[[Andrea Monorchio]] - <small>2025-12-09</small>
#[[Rolando Mosca Moschini]] - <small>2025-12-09</small>
#[[Francesco Cognasso]] - <small>2025-12-12</small>
#[[Guido Melis]] - <small>2025-12-12</small>
#[[Renato Moro]] - <small>2025-12-12</small>
#[[Adriano Ciaffi]] - <small>2025-12-12</small>
#[[Abramo Colorni]] - <small>2025-12-15</small>
#[[Antonio Tarlazzi]] - <small>2025-12-16</small>
#[[Carlo Conti (matematico)]] - <small>2025-12-17</small>
#[[Guido Bustico]] - <small>2025-12-18</small>
#[[Santo Monti]] - <small>2025-12-18</small>
#[[Giuseppe Amorelli]] - <small>2026-01-09</small>
#[[Domenico Lo Faso Pietrasanta]] - <small>2026-01-14</small>
#[[Francesco Giuntini]] - <small>2026-01-22</small>
#[[Agnese di Montepulciano]] - <small>2026-01-26</small>
#[[James Ferguson (1710-1776)]] - <small>2026-01-29</small>
#[[Jacob Christian Schäffer]] - <small>2026-01-29</small>
#[[William Heberden]] - <small>2026-01-30</small>
#[[Carlo Lodovico Morozzo]] - <small>2026-01-30</small>
#[[John Hill (botanico)]] - <small>2026-01-30</small>
#[[Jean Sénébier]] - <small>2026-01-30</small>
#[[Jean-Baptiste de La Chapelle]] - <small>2026-01-30</small>
#[[Carlo Barletti]] - <small>2026-02-02</small>
#[[Marsilio Landriani (chimico)]] - <small>2026-02-02</small>
#[[Bonaventura Corti]] - <small>2026-02-02</small>
#[[Pierre Bertholon de Saint-Lazare]] - <small>2026-02-02</small>
#[[Félix Vicq d'Azyr]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Charles Bonnet]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Johann Beckmann]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Benjamin Wilson (pittore)]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Filadelfo Fichera]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Élie Bertrand]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Francesco Forti]] - <small>2026-02-04</small>
#[[Pietro da Verona]] - <small>2026-02-05</small>
#[[Mauro (abate)]] - <small>2026-02-06</small>
#[[Louis Agassiz]] - <small>2026-02-06</small>
#[[Pier Vittorio Aldini]] - <small>2026-02-06</small>
#[[Giovanni Alessio]] - <small>2026-02-06</small>
#[[Joseph Hilarius Eckhel]] - <small>2026-02-06</small>
#[[Giovanni Capodistria]] - <small>2026-02-09</small>
#[[Edward Daniel Clarke]] - <small>2026-02-09</small>
#[[Achille Breda]] - <small>2026-02-10</small>
#[[Raffaello Nasini]] - <small>2026-02-10</small>
#[[Ulisse Gobbi]] - <small>2026-02-11</small>
#[[Francesco Ardissone]] - <small>2026-02-11</small>
#[[Giulio Cordero di San Quintino]] - <small>2026-02-11</small>
#[[Ugo Morin]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Serafino Rafaele Minich]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Giovanni Casoni]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Francesco Cortese]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Giovanni Santini (scienziato)]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Giovanni Francesco Fiammelli]] - <small>2026-02-13</small>
#[[Marco Folin]] - <small>2026-02-18</small>
#[[Alberto Giovanni Biuso]] - <small>2026-02-18</small>
#[[Giovanni Felice Azzone]] - <small>2026-02-18</small>
#[[Pierre Rosenberg]] - <small>2026-02-18</small>
#[[Thomas Bruce, VII conte di Elgin]] - <small>2026-02-19</small>
#[[Louis-François-Sébastien Fauvel]] - <small>2026-02-25</small>
#[[Alexandre Blacque]] - <small>2026-02-25</small>
#[[John Canton]] - <small>2026-02-26</small>
#[[Felice Fontana]] - <small>2026-02-26</small>
#[[Jean Baptiste Christophore Fusée Aublet]] - <small>2026-02-26</small>
#[[Johann Hieronymus Chemnitz]] - <small>2026-02-26</small>
#[[Antonio da Vercelli]] - <small>2026-02-27</small>
#[[Bernardino da Feltre]] - <small>2026-02-27</small>
#[[Domenico Buonvicini]] - <small>2026-02-27</small>
#[[François-Xavier de Feller]] - <small>2026-03-04</small>
#[[Lorenzo Forestani]] - <small>2026-03-09</small>
#[[Matteo Mainardi]] - <small>2026-03-13</small>
#[[Gabriele Lancillotto Castello]] - <small>2026-03-16</small>
#[[Juan de Ortega]] - <small>2026-03-23</small>
#[[Giovanni Sfortunati]] - <small>2026-03-23</small>
#[[Diego Orlando]] - <small>2026-03-24</small>
#[[Francesco Galigai]] - <small>2026-03-25</small>
#[[Pietro Cataneo]] - <small>2026-03-25</small>
#[[Latino di Camillo Orsini]] - <small>2026-03-25</small>
#[[Oronzio Fineo]] - <small>2026-03-25</small>
#[[Francesco Patrizi (filosofo)]] - <small>2026-03-25</small>
#[[Nicola Fergola]] - <small>2026-03-26</small>
#[[Baldassarre Orsini]] - <small>2026-03-26</small>
#[[Francesco Maria Franceschinis]] - <small>2026-03-26</small>
#[[Girolamo Pico Fonticulano]] - <small>2026-03-31</small>
#[[Fabrizio Mordente]] - <small>2026-03-31</small>
#[[Oberto Cantone]] - <small>2026-03-31</small>
#[[Ottavio Fabri]] - <small>2026-03-31</small>
#[[Lanfranco Mignoti]] - <small>2026-03-31</small>
#[[Ferdinando di Diano]] - <small>2026-03-31</small>
#[[Bartolomeo Ferrari (economista)]] - <small>2026-04-01</small>
#[[Lodovico Flori]] - <small>2026-04-01</small>
#[[Giuseppe Ciacchi]] - <small>2026-04-01</small>
#[[Vitale Giordano]] - <small>2026-04-01</small>
#[[Luigi Amedeo di Savoia-Aosta]] - <small>2026-04-08</small>
#[[Filippo De Filippi (1869-1938)]] - <small>2026-04-13</small>
#[[Giulio Ferrari (scrittore)]] - <small>2026-04-22</small>
#[[Luigi Simeoni (storico)]] - <small>2026-04-24</small>
#[[Franz Stuhlmann]] - <small>2026-04-28</small>
#[[George Francis Scott Elliot]] - <small>2026-04-28</small>
#[[Angelo Angelucci]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Franz Babinger]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Ruggero di Puglia (vescovo)]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Tito Bassetti]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Giovanni Andrea Barotti]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Jacopo Bartolomeo Beccari]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Bartolomeo Nogara]] - <small>2026-05-04</small>
#[[Piero Leonardi]] - <small>2026-05-04</small>
#[[Dionisio Andrea Sancassani]] - <small>2026-05-05</small>
#[[Gabriele Manfredi]] - <small>2026-05-05</small>
#[[Francesco Maria De Regi]] - <small>2026-05-05</small>
#[[Giovanni Bujovich]] - <small>2026-05-05</small>
#[[Ermenegildo Pini]] - <small>2026-05-05</small>
#[[Pietro Zuliani]] - <small>2026-05-05</small>
#[[Augusto Pierantoni]] - <small>2026-05-07</small>
#[[Robert Dudley, conte di Warwick]] - <small>2026-05-15</small>
#[[Francesco Ventretti]] - <small>2026-05-18</small>
#[[Harry Johnston (esploratore)]] - <small>2026-05-20</small>
#[[Giuseppe Pisanelli]] - <small>2026-05-29</small>
#[[Umberto Cagni di Bu Meliana]] - <small>2026-06-03</small>
#[[Eugenio Villoresi]] - <small>2026-06-05</small>
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#[[Stelle fisse]] - <small>2021-11-15</small>
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#[[Sfere celesti]] - <small>2021-11-15</small>
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Marcella Medici (BEIC)
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==Voci create nell'ambito del progetto BEIC==
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#[[Sigismondo Alberghetti]] - <small>2021-10-18</small>
#[[Giuseppe Antonio Alberti]] - <small>2021-10-18</small>
#[[Giuseppe Averani]] - <small>2021-10-18</small>
#[[Giovanni Maria Bonardo]] - <small>2021-10-18</small>
#[[Lorenzo Camerano]] - <small>2021-10-19</small>
#[[Giuseppe Campani]] - <small>2021-10-19</small>
#[[Domenico Martinelli]] - <small>2021-10-20</small>
#[[Luigi Ferdinando Marsili]] - <small>2021-10-20</small>
#[[Angelo Marchetti]] - <small>2021-10-20</small>
#[[Carlo Antonio Manzini]] - <small>2021-10-20</small>
#[[Antonio Maria Lorgna]] - <small>2021-10-20</small>
#[[Bernardo Pulci]] - <small>2021-10-21</small>
#[[Gustavo Bucchia]] - <small>2021-10-22</small>
#[[Serafino Calindri]] - <small>2021-10-22</small>
#[[Roberto Valturio]] - <small>2021-10-22</small>
#[[Niccolò da Osimo]] - <small>2021-10-22</small>
#[[Alberto Pappiani]] - <small>2021-10-25</small>
#[[Raimondo da Capua]] - <small>2021-10-25</small>
#[[Giordano Ruffo]] - <small>2021-10-25</small>
#[[Panfilo Sasso]] - <small>2021-10-25</small>
#[[Schiavo di Bari]] - <small>2021-10-25</small>
#[[Serafino de' Cimminelli]] - <small>2021-10-25</small>
#[[Giorgio Summaripa]] - <small>2021-10-25</small>
#[[Girolamo Manfredi]] - <small>2021-10-25</small>
#[[Gabriele Capodilista]] - <small>2021-10-25</small>
#[[Lorenzo Spirito Gualtieri]] - <small>2021-10-26</small>
#[[Guglielmo da Saliceto]] - <small>2021-10-26</small>
#[[Jacopo da Cessole]] - <small>2021-10-26</small>
#[[Antonio Matani]] - <small>2021-10-26</small>
#[[Carlo Matteucci]] - <small>2021-10-26</small>
#[[Pedro de Medina]] - <small>2021-10-26</small>
#[[Friedrich Accum]] - <small>2021-10-27</small>
#[[George Biddell Airy]] - <small>2021-10-27</small>
#[[Joachim d'Alencé]] - <small>2021-10-27</small>
#[[Carlo Amoretti]] - <small>2021-10-27</small>
#[[Giovanni Antonelli (astronomo)]] - <small>2021-10-27</small>
#[[Torbern Olof Bergman]] - <small>2021-10-27</small>
#[[Belsazar Hacquet]] - <small>2021-10-27</small>
#[[George Atwood]] - <small>2021-10-27</small>
#[[Friederich Münter]] - <small>2021-10-27</small>
#[[Franz Schott]] - <small>2021-10-28</small>
#[[Lazzaro Spallanzani]] - <small>2021-10-28</small>
#[[Isaac Abrabanel]] - <small>2021-10-28</small>
#[[Giason Denores]] - <small>2021-10-29</small>
#[[Juan de Jarava]] - <small>2021-10-29</small>
#[[Alessandro Pascoli]] - <small>2021-10-29</small>
#[[Euforbo]] - <small>2021-11-02</small>
#[[Zaccaria Scolastico]] - <small>2021-11-02</small>
#[[Battista Fregoso (1450-1505)]] - <small>2021-11-02</small>
#[[Ugo Benci]] - <small>2021-11-04</small>
#[[Jacopo Filippo Foresti]] - <small>2021-11-04</small>
#[[Feo Belcari]] - <small>2021-11-08</small>
#[[Pompeo Baldasseroni]] - <small>2021-11-08</small>
#[[Sallustio Bandini]] - <small>2021-11-08</small>
#[[Lodovico Bianchini]] - <small>2021-11-09</small>
#[[Vladislav Iosifovič Bortkevič]] - <small>2021-11-09</small>
#[[Richard Cantillon]] - <small>2021-11-09</small>
#[[John Bates Clark]] - <small>2021-11-09</small>
#[[Salvatore Cognetti de Martiis]] - <small>2021-11-09</small>
#[[Girolamo Francesco Cristiani]] - <small>2021-11-10</small>
#[[Alfons Dopsch]] - <small>2021-11-10</small>
#[[Ruggero Giuseppe Boscovich]] - <small>2021-11-10</small>
#[[Pietro Antonio Cataldi]] - <small>2021-11-10</small>
#[[Ambrogio Contarini]] - <small>2021-11-10</small>
#[[Giovanni Tavelli]] - <small>2021-11-10</small>
#[[Giovanni Colombini]] - <small>2021-11-10</small>
#[[Giovanni Pagnini]] - <small>2021-11-10</small>
#[[Rhazes]] - <small>2021-11-15</small>
#[[Antonio Pace]] - <small>2021-11-19</small>
#[[Joseph-François Marie]] - <small>2021-11-29</small>
#[[Alessandro Marchetti (matematico)]] - <small>2021-12-01</small>
#[[Giambattista Magistrini]] - <small>2021-12-01</small>
#[[Agostino Maccari]] - <small>2021-12-10</small>
#[[Antonio Ludeña]] - <small>2021-12-12</small>
#[[Doroteo Alimari]] - <small>2022-01-13</small>
#[[Alessandro Canobbio]] - <small>2022-01-13</small>
#[[Camillo Leonardi]] - <small>2022-01-21</small>
#[[Ascanio Centorio Degli Ortensi]] - <small>2022-01-28</small>
#[[Domenico Griminelli]] - <small>2022-02-02</small>
#[[Guglielmo Gargiolli]] - <small>2022-02-03</small>
#[[Giovanni Battista Gallicciolli]] - <small>2022-02-04</small>
#[[Guglielmo Grataroli]] - <small>2022-02-04</small>
#[[Donato Calvi]] - <small>2022-02-04</small>
#[[Flegomene]] - <small>2022-02-07</small>
#[[Francesco Fuoco]] - <small>2022-02-19</small>
#[[Francesco dal Sole]] - <small>2022-03-03</small>
#[[Nicolao Colletti]] - <small>2022-03-12</small>
#[[Cristoforo Clavio]] - <small>2022-03-17</small>
#[[Jacques Peletier du Mans]] - <small>2022-03-17</small>
#[[Pietro Apiano]] - <small>2022-03-18</small>
#[[Francesco Cigalini]] - <small>2022-03-18</small>
#[[Scipione Chiaramonti]] - <small>2022-03-23</small>
#[[Antonio Brognoli]] - <small>2022-03-26</small>
#[[Giuseppe Davia]] - <small>2022-03-30</small>
#[[Francesco Vandelli (astronomo)]] - <small>2022-03-30</small>
#[[Giuseppe Vergani]] - <small>2022-04-01</small>
#[[Giovanni Camilla]] - <small>2022-04-04</small>
#[[Pompeo Colonna (scrittore)]] - <small>2022-04-07</small>
#[[Luigi Castiglioni (botanico)]] - <small>2022-04-07</small>
#[[Guidobaldo Del Monte]] - <small>2022-04-08</small>
#[[Federico Commandino]] - <small>2022-04-08</small>
#[[Teone di Alessandria]] - <small>2022-04-09</small>
#[[Francesco Maria II Della Rovere]] - <small>2022-04-11</small>
#[[Pappo di Alessandria]] - <small>2022-04-12</small>
#[[Sereno di Antinopoli]] - <small>2022-04-13</small>
#[[Eutocio]] - <small>2022-04-13</small>
#[[Alonso de Fuentes]] - <small>2022-04-15</small>
#[[Francesco Zantedeschi]] - <small>2022-04-19</small>
#[[Famiano Michelini]] - <small>2022-04-26</small>
#[[Gregorio Bressani]] - <small>2022-05-02</small>
#[[Francesco Eschinardi]] - <small>2022-05-13</small>
#[[Andrea Zambelli (economista)]] - <small>2022-05-27</small>
#[[Francesco Ginanni]] - <small>2022-07-25</small>
#[[Elia Lombardini]] - <small>2022-08-22</small>
#[[Leone Ebreo]] - <small>2022-11-18</small>
#[[Jacopo Belgrado]] - <small>2022-12-29</small>
#[[Jean-Baptiste Biot]] - <small>2022-12-29</small>
#[[Vannoccio Biringuccio]] - <small>2022-12-29</small>
#[[Luigi Valentino Brugnatelli]] - <small>2022-12-29</small>
#[[Giovanni Nicolò Doglioni]] - <small>2022-12-29</small>
#[[Paolo Silvio Boccone]] - <small>2022-12-30</small>
#[[Bernardino Zendrini]] - <small>2023-01-10</small>
#[[Eustachio Zanotti]] - <small>2023-01-10</small>
#[[Leonardo Ximenes]] - <small>2023-01-10</small>
#[[Jacques Charles François Sturm]] - <small>2023-01-10</small>
#[[Sebastiano Serlio]] - <small>2023-01-10</small>
#[[Lorenzo Selva]] - <small>2023-01-12</small>
#[[Alexandre Savérien]] - <small>2023-01-12</small>
#[[Girolamo Saladini]] - <small>2023-01-12</small>
#[[Giovenale Sacchi]] - <small>2023-01-17</small>
#[[Orazio Ricasoli Rucellai]] - <small>2023-01-18</small>
#[[Guglielmo Libri Carucci dalla Sommaja]] - <small>2023-01-19</small>
#[[John Claudius Loudon]] - <small>2023-01-19</small>
#[[Antonio Dragoni]] - <small>2023-03-16</small>
#[[Ugo Panziera]] - <small>2023-03-25</small>
#[[Pacifico da Cerano]] - <small>2023-04-03</small>
#[[Giuseppe Maria Figatelli]] - <small>2023-04-14</small>
#[[Santo Brasca]] - <small>2023-06-19</small>
#[[Pietro Martini]] - <small>2023-06-23</small>
#[[Anselm Desing]] - <small>2023-06-26</small>
#[[Gaspare Luigi Cassola]] - <small>2023-06-27</small>
#[[Luigi Abello]] - <small>2023-07-03</small>
#[[Giovanni Bracesco]] - <small>2023-07-06</small>
#[[Domenico Michelessi]] - <small>2023-07-12</small>
#[[Jabir ibn Hayyan]] - <small>2023-07-13</small>
#[[Alessandro Capra]] - <small>2023-07-20</small>
#[[Francesco Bruni (giurista medievale)]] - <small>2023-07-27</small>
#[[Bartolomeo Dusi]] - <small>2023-08-01</small>
#[[Giovanni Battista Venturi]] - <small>2023-09-14</small>
#[[Vera Zamagni]] - <small>2023-10-01</small>
#[[Isabella Moro]] - <small>2023-10-01</small>
#[[Mary Boddington]] - <small>2023-10-07</small>
#[[Paola Malanotte Rizzoli]] - <small>2023-10-10</small>
#[[Giuseppe Unicorno]] - <small>2023-10-18</small>
#[[Antonio Berga]] - <small>2023-11-06</small>
#[[Gabriella Uluhogian]] - <small>2023-11-20</small>
#[[Giovanni Paolo Gallucci]] - <small>2023-12-01</small>
#[[Angelo Felice Capelli]] - <small>2023-12-05</small>
#[[Giuseppe Del Papa]] - <small>2024-01-16</small>
#[[Sébastien Leclerc]] - <small>2024-01-17</small>
#[[Henry Dunning Macleod]] - <small>2024-01-23</small>
#[[Niccolò Carletti]] - <small>2024-01-23</small>
#[[Antonio Vassalli Eandi]] - <small>2024-01-23</small>
#[[Ludovico degli Arrighi]] - <small>2024-01-24</small>
#[[Giuseppe Asclepi]] - <small>2024-01-24</small>
#[[Giuseppe Cassella]] - <small>2024-01-24</small>
#[[Paolo Orsi]] - <small>2024-01-24</small>
#[[Luigi Ferri (filosofo)]] - <small>2024-01-24</small>
#[[Scipione Capece]] - <small>2024-02-06</small>
#[[Cherubino da Spoleto]] - <small>2024-02-19</small>
#[[Antonia Giannotti]] - <small>2024-02-26</small>
#[[Antonio Abetti]] - <small>2024-02-27</small>
#[[Giovan Battista Nani]] - <small>2024-02-28</small>
#[[Nicolò di Nale]] - <small>2024-02-28</small>
#[[Tolomeo I]] - <small>2024-03-04</small>
#[[Erofilo]] - <small>2024-03-04</small>
#[[Giuseppe Grippa]] - <small>2024-03-05</small>
#[[Giovanni Battista Zanchi]] - <small>2024-03-06</small>
#[[Cosimo de' Medici]] - <small>2024-03-18</small>
#[[Piero il Gottoso]] - <small>2024-03-18</small>
#[[Giovanni Drei]] - <small>2024-03-25</small>
#[[Galasso Alghisi]] - <small>2024-03-29</small>
#[[Domenico Cocoli]] - <small>2024-04-08</small>
#[[Ercole Corazzi]] - <small>2024-04-15</small>
#[[Carlo Lambardi]] - <small>2024-04-15</small>
#[[Domenico Manzoni]] - <small>2024-04-18</small>
#[[Giuseppe Maria Bonomi]] - <small>2024-04-30</small>
#[[Benedetto Di Falco]] - <small>2024-05-30</small>
#[[Giovanni Fantuzzi (storico)]] - <small>2024-06-03</small>
#[[Antonio Lupicini]] - <small>2024-06-10</small>
#[[Luigi Lilio]] - <small>2024-06-10</small>
#[[Tommaso Maria Gabrini]] - <small>2024-06-13</small>
#[[Bernardo Giambullari]] - <small>2024-06-18</small>
#[[Gaetano Marzagaglia]] - <small>2024-06-19</small>
#[[Giorgio Gemisto Pletone]] - <small>2024-06-24</small>
#[[Elena Dragaš]] - <small>2024-06-24</small>
#[[Giuseppe Gatti (archeologo)]] - <small>2024-07-30</small>
#[[Luigi Melegari]] - <small>2024-08-01</small>
#[[Girolamo Borro]] - <small>2024-08-27</small>
#[[Luis Collado de Lebrija]] - <small>2024-09-02</small>
#[[Francesco Paolo Bozzelli]] - <small>2024-09-04</small>
#[[Raffaele Ala]] - <small>2024-09-09</small>
#[[Francesco Barberino Benici]] - <small>2024-09-27</small>
#[[Antonio Lepschy]] - <small>2024-10-01</small>
#[[Guglielmo Cavallo]] - <small>2024-10-01</small>
#[[Oddone Longo]] - <small>2024-10-02</small>
#[[Giovanni Aldini]] - <small>2024-10-02</small>
#[[Jacopo Riccati]] - <small>2024-10-09</small>
#[[Giovanni Maria Della Torre]] - <small>2024-10-10</small>
#[[Giovanni Brunetti]] - <small>2024-10-11</small>
#[[Iacopo Cicognini]] - <small>2024-10-14</small>
#[[Domenico Guglielmini]] - <small>2024-10-15</small>
#[[Gaspare Capone]] - <small>2024-10-29</small>
#[[Teofilo Bruni]] - <small>2024-10-29</small>
#[[Gaetano Gaspare Uttini]] - <small>2024-10-29</small>
#[[Angelo Pietra]] - <small>2024-11-11</small>
#[[Giuseppe Ricca Salerno]] - <small>2024-11-13</small>
#[[Giovanni Battista Mazzini]] - <small>2024-11-14</small>
#[[Leopoldo Maggi]] - <small>2024-11-14</small>
#[[Lorenzo Bellini]] - <small>2024-11-14</small>
#[[Giovanni Battista De Toni]] - <small>2024-11-29</small>
#[[Generoso Calenzio]] - <small>2024-12-03</small>
#[[Girolamo Seripando]] - <small>2024-12-03</small>
#[[Giacomo Venturoli]] - <small>2025-01-02</small>
#[[Lodovico delle Colombe]] - <small>2025-01-03</small>
#[[Cornelio Ghirardelli]] - <small>2025-01-07</small>
#[[Pacifico Barilari]] - <small>2025-01-10</small>
#[[Francesco Feliciano]] - <small>2025-01-10</small>
#[[Angelo Salmoiraghi]] - <small>2025-01-14</small>
#[[Ottaviano Fabrizio Mossotti]] - <small>2025-01-14</small>
#[[Michele Araldi]] - <small>2025-01-14</small>
#[[Cornelio Malvasia]] - <small>2025-01-21</small>
#[[Paolo Beni (gesuita)]] - <small>2025-01-28</small>
#[[Luca Danesi]] - <small>2025-01-28</small>
#[[Onorio Longhi]] - <small>2025-01-28</small>
#[[Antonio Cermisone]] - <small>2025-01-29</small>
#[[Alessandro Papacino D'Antoni]] - <small>2025-02-13</small>
#[[Angelo Querini]] - <small>2025-02-18</small>
#[[Tommaso Temanza]] - <small>2025-02-18</small>
#[[William Kingdon Clifford]] - <small>2025-02-25</small>
#[[Girolamo Cortinovis]] - <small>2025-02-25</small>
#[[William Watson (scienziato)]] - <small>2025-02-25</small>
#[[Jean Antoine Nollet]] - <small>2025-02-26</small>
#[[Jan Palfijn]] - <small>2025-02-26</small>
#[[Michele de Jorio]] - <small>2025-03-11</small>
#[[Cesare Cipolletti]] - <small>2025-03-12</small>
#[[Giovanni Carmignani]] - <small>2025-03-12</small>
#[[Saverio Mattei]] - <small>2025-03-12</small>
#[[Salvatore Barzilai]] - <small>2025-03-12</small>
#[[Francesco Baglietto]] - <small>2025-03-12</small>
#[[Giovanni Ambrogio Bertrandi]] - <small>2025-03-13</small>
#[[Ersilia Caetani Lovatelli]] - <small>2025-03-13</small>
#[[Giuseppe Palmieri (economista)]] - <small>2025-03-18</small>
#[[Marsilio Cagnati]] - <small>2025-03-21</small>
#[[Enrico Cimbali]] - <small>2025-03-25</small>
#[[Enea Arnaldi]] - <small>2025-03-26</small>
#[[Ferdinando Arrivabene]] - <small>2025-03-26</small>
#[[Andrea Balletti]] - <small>2025-03-26</small>
#[[Filippo Cavolini]] - <small>2025-03-26</small>
#[[Amedeo Avogadro]] - <small>2025-03-28</small>
#[[Gabriele Rosa]] - <small>2025-04-08</small>
#[[Umberto D'Ancona]] - <small>2025-04-10</small>
#[[Carlo Fea]] - <small>2025-04-11</small>
#[[Pietro Quaroni]] - <small>2025-04-29</small>
#[[Apollinare Calderini]] - <small>2025-05-05</small>
#[[Giovanni Simonetta]] - <small>2025-05-07</small>
#[[Felice Barnabei]] - <small>2025-05-07</small>
#[[Gabriele Busca]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Gaetano Emanuele Bava di San Paolo]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Giuseppe Avanzini]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Francesco Soave]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Simone Stratico]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Jacopo Durandi]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Giovanni Antonio Giobert]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Pietro Moscati]] - <small>2025-05-22</small>
#[[Aldo Ferrabino]] - <small>2025-05-22</small>
#[[Piero Giacosa]] - <small>2025-05-27</small>
#[[Abramo Massalongo]] - <small>2025-05-27</small>
#[[Benjamin Martin]] - <small>2025-06-03</small>
#[[Johann Heinrich Lambert]] - <small>2025-06-03</small>
#[[Nicolaus de Béguelin]] - <small>2025-06-03</small>
#[[John Hunter]] - <small>2025-06-03</small>
#[[Louis-Bernard Guyton-Morveau]] - <small>2025-06-03</small>
#[[Johann Georg Sulzer]] - <small>2025-06-03</small>
#[[Maurizio Roffredi]] - <small>2025-06-04</small>
#[[Giovanni Pietro Maria Dana]] - <small>2025-06-04</small>
#[[William Hewson]] - <small>2025-06-04</small>
#[[Antoine Portal]] - <small>2025-06-04</small>
#[[Giovanni Battista Palletta]] - <small>2025-06-04</small>
#[[Vincenzo Malacarne]] - <small>2025-06-05</small>
#[[Giovanni Andrea Dalla Croce]] - <small>2025-06-05</small>
#[[Samuel-Auguste Tissot]] - <small>2025-06-05</small>
#[[Conrad Gessner]] - <small>2025-06-05</small>
#[[Willem 's Gravesande]] - <small>2025-06-05</small>
#[[Gioacchino Pessuti]] - <small>2025-06-17</small>
#[[Federigo Sclopis di Salerano]] - <small>2025-06-18</small>
#[[Costanzo Gazzera]] - <small>2025-06-18</small>
#[[Domenico Capellina]] - <small>2025-06-18</small>
#[[Domenico Casimiro Promis]] - <small>2025-06-18</small>
#[[Carlo Merkel]] - <small>2025-06-18</small>
#[[Giacinto Carena]] - <small>2025-06-18</small>
#[[Giovanni Claudio Fromond]] - <small>2025-07-01</small>
#[[Serafino Ricci]] - <small>2025-07-01</small>
#[[Alberto Ablondi]] - <small>2025-07-02</small>
#[[Mario Morcone]] - <small>2025-07-02</small>
#[[Bartolomeo Gastaldi]] - <small>2025-07-02</small>
#[[Enrico Narducci]] - <small>2025-07-02</small>
#[[Torquato Taramelli]] - <small>2025-07-02</small>
#[[Lorenzo Respighi]] - <small>2025-07-02</small>
#[[Enrico Besta]] - <small>2025-07-03</small>
#[[Francesco Mengotti]] - <small>2025-07-03</small>
#[[Ignazio Danti]] - <small>2025-07-04</small>
#[[Alessandro Cialdi]] - <small>2025-07-04</small>
#[[Pietro Aldobrandini]] - <small>2025-07-04</small>
#[[Andrea Bina]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Pietro Luigi Albini]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Giuseppe Basso]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Carlo Baudi di Vesme]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Luigi Bellardi]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Giuseppina Cattani]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Alessandro Barca]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Paolo Ballada di Saint Robert]] - <small>2025-07-10</small>
#[[Angelo Battelli]] - <small>2025-07-10</small>
#[[Giuseppe Domenico Botto]] - <small>2025-07-10</small>
#[[Giuseppe Carle]] - <small>2025-07-10</small>
#[[Giovanni Cavalli]] - <small>2025-07-10</small>
#[[Antonio Zannoni]] - <small>2025-07-14</small>
#[[Antonio Tadini]] - <small>2025-07-14</small>
#[[Geminiano Montanari]] - <small>2025-07-14</small>
#[[Antonio Salvagnoli Marchetti]] - <small>2025-07-15</small>
#[[Giovanni Antonio Lecchi]] - <small>2025-07-15</small>
#[[Antonio Cavalieri Ducati]] - <small>2025-07-15</small>
#[[Vittorio Zonca]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Vincenzo De Grazia]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Pietro Maria Cavina]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Carlo Fontana]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Ferdinando d'Adda]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Giovanni Ceva]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Domenico Corradi d'Austria]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Raffaele Canevari]] - <small>2025-07-21</small>
#[[Alfonso Sanseverino Vimercati]] - <small>2025-07-21</small>
#[[Luigi Tatti]] - <small>2025-07-21</small>
#[[Claudio Datei]] - <small>2025-07-21</small>
#[[Ferdinando Morozzi]] - <small>2025-07-21</small>
#[[Giovanni Marchelli]] - <small>2025-07-22</small>
#[[Fulco Tosti di Valminuta]] - <small>2025-07-22</small>
#[[Luigi Mazzocchi]] - <small>2025-07-22</small>
#[[Emilio Bignami]] - <small>2025-07-22</small>
#[[Jean de Thévenot]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Luigi Pacinotti]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Joseph Pitton de Tournefort]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Luigi De Marchi]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Paolo Frisi]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Pietro Paleocapa]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Barthélemy Faujas de Saint-Fond]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Pietro Vacchelli]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Lelio Bonsi]] - <small>2025-07-24</small>
#[[Teodoro da Sovico]] - <small>2025-07-24</small>
#[[Michele Carcano]] - <small>2025-07-24</small>
#[[Carlo Ilarione Petitti di Roreto]] - <small>2025-07-25</small>
#[[Sebastiano Tessitore]] - <small>2025-07-25</small>
#[[Ermes Visconti]] - <small>2025-07-29</small>
#[[Domenico Guerri]] - <small>2025-07-29</small>
#[[Girolamo Parabosco]] - <small>2025-07-29</small>
#[[Antonio Schinella Conti]] - <small>2025-07-30</small>
#[[Francesco Rapolla]] - <small>2025-07-30</small>
#[[Giuliano Barbolini]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Domenico Battaglia (cardinale)]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Gerardo Bianco]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Luigi Biggeri]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Franco Bile]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Antonio Bruno (politico)]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Francesco Cascio]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Antonio Catricalà]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Giacomo Micalori]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Giovanni Antonio Magini]] - <small>2025-08-01</small>
#[[François Boissier de Sauvages de Lacroix]] - <small>2025-08-01</small>
#[[Giulio Fagnano dei Toschi]] - <small>2025-08-04</small>
#[[Domenico Cerato]] - <small>2025-08-05</small>
#[[Bartolomeo Corte]] - <small>2025-08-05</small>
#[[Andrea Gloria]] - <small>2025-08-06</small>
#[[Alfredo Ascoli]] - <small>2025-08-06</small>
#[[Scipione Barbò Soncino]] - <small>2025-08-07</small>
#[[Gian Galeazzo Visconti]] - <small>2025-08-07</small>
#[[Francesco Bellati]] - <small>2025-08-25</small>
#[[Vincenzo Riccati]] - <small>2025-08-25</small>
#[[Angelo Maria Bandini]] - <small>2025-08-25</small>
#[[Giovanni Ciampoli]] - <small>2025-08-25</small>
#[[Loris D'Ambrosio]] - <small>2025-08-25</small>
#[[Giuseppe Ballo]] - <small>2025-08-25</small>
#[[Luciano Banchi]] - <small>2025-08-26</small>
#[[Marco Formentini (storico)]] - <small>2025-08-27</small>
#[[Ferdinando Gabotto]] - <small>2025-08-27</small>
#[[Camillo Corsanego]] - <small>2025-08-28</small>
#[[Francesco Foggi]] - <small>2025-08-28</small>
#[[Pasquale Maria Liberatore]] - <small>2025-08-28</small>
#[[Argisto Giuffredi]] - <small>2025-08-28</small>
#[[Davide Carazzi]] - <small>2025-09-01</small>
#[[Wladimiro Dorigo]] - <small>2025-09-01</small>
#[[Giovanni Sercambi]] - <small>2025-09-01</small>
#[[Marisa Dalai Emiliani]] - <small>2025-09-01</small>
#[[Carlo de' Dottori]] - <small>2025-09-02</small>
#[[Niccolò II da Correggio]] - <small>2025-09-02</small>
#[[Giovanni Bordiga]] - <small>2025-09-02</small>
#[[Camillo Manfroni]] - <small>2025-09-02</small>
#[[Giuseppe Gerola]] - <small>2025-09-02</small>
#[[Giannino Ferrari dalle Spade]] - <small>2025-09-02</small>
#[[Ugo Mazzola]] - <small>2025-09-08</small>
#[[Pasquale Jannaccone]] - <small>2025-09-08</small>
#[[William Stanley Jevons]] - <small>2025-09-09</small>
#[[Giovanni Domenico Peri]] - <small>2025-09-09</small>
#[[Girolamo Cattaneo]] - <small>2025-09-09</small>
#[[Leone VI il Saggio]] - <small>2025-09-09</small>
#[[Bonaiuto Lorini]] - <small>2025-09-10</small>
#[[Pietro Mengoli]] - <small>2025-09-10</small>
#[[Giovan Battista Nelli]] - <small>2025-09-10</small>
#[[Domenico Turazza]] - <small>2025-09-11</small>
#[[Benedetto Baudi di Vesme]] - <small>2025-09-11</small>
#[[Giorgio Giorgi]] - <small>2025-09-11</small>
#[[Nino Bazzetta de Vemenia]] - <small>2025-09-11</small>
#[[Giovanni Battista Benedetti (matematico)]] - <small>2025-09-12</small>
#[[Giovanni Abignente]] - <small>2025-09-16</small>
#[[Eugenio Cais di Pierlas]] - <small>2025-09-16</small>
#[[Raffaele Ciasca]] - <small>2025-09-16</small>
#[[Enrico Costa (scrittore)]] - <small>2025-09-16</small>
#[[Lando Ferretti]] - <small>2025-09-17</small>
#[[Pier Silverio Leicht]] - <small>2025-09-17</small>
#[[Giovanni Battista Castiglioni]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Ferruccio Mosetti]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Giacinto Sigismondo Gerdil]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Giulio Claro]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Mario Lessona]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Edoardo Perroncito]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Gian Antonio Danieli]] - <small>2025-09-22</small>
#[[Giuseppe Albertotti]] - <small>2025-09-23</small>
#[[Gherardo Freschi]] - <small>2025-09-23</small>
#[[Angelo Fumagalli]] - <small>2025-09-23</small>
#[[Luigi Sante Da Rios]] - <small>2025-09-24</small>
#[[Giuseppe Balsamo Crivelli]] - <small>2025-09-24</small>
#[[Annibale Comessatti]] - <small>2025-09-24</small>
#[[Ciro Andreatta]] - <small>2025-09-24</small>
#[[Carlo Cappelletti]] - <small>2025-09-24</small>
#[[Mauro Rusconi]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Francesco Carlini]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Giuseppe Belli]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Tommaso Nani]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Antonio Caccianino]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Angelo Zendrini]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Giuseppe Bossi]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Pietro Cossali]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Agostino Reale]] - <small>2025-09-29</small>
#[[Frederick Mario Fales]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Paolo Attavanti]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Francesco Ghiretti]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Alessandro Minelli]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Giorgio Ravegnani]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Gherardo Ortalli]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Bartolomeo Bizio]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Alfonso Scirocco]] - <small>2025-10-01</small>
#[[Carlo Ghisalberti]] - <small>2025-10-01</small>
#[[Angelo Ventura]] - <small>2025-10-01</small>
#[[Maria Francesca Tiepolo]] - <small>2025-10-02</small>
#[[Manlio Cortelazzo]] - <small>2025-10-02</small>
#[[Manlio Pastore Stocchi]] - <small>2025-10-02</small>
#[[Odoardo Corsini]] - <small>2025-10-03</small>
#[[Tommaso Perelli]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Lelio Stragiotti]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Augusto Ghetti]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Mariano Fontana]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Charles Bossut]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Adeodato Ressi]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Angelo Clareno]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Leopoldo Mazzarolli]] - <small>2025-10-09</small>
#[[Sandro Ruffo]] - <small>2025-10-09</small>
#[[Ercole Vidari]] - <small>2025-10-09</small>
#[[Bernardino Ramazzini]] - <small>2025-10-10</small>
#[[Luigi Genuardi]] - <small>2025-10-10</small>
#[[Paolo Volpicelli]] - <small>2025-10-13</small>
#[[Federico Sacco]] - <small>2025-10-13</small>
#[[Tomaso Catullo]] - <small>2025-10-14</small>
#[[Claudio D'Amato Guerrieri]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Vincenzo Brunacci]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Pietro Derossi]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Francesco Gesualdi]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Fulvio Irace]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Giacomo Marramao]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Maurizio Pallante]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Franco Purini]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Paolo Antonio Foscarini]] - <small>2025-10-16</small>
#[[Angelo Sismonda]] - <small>2025-10-16</small>
#[[Pietro Savi]] - <small>2025-10-16</small>
#[[Stefano Borson]] - <small>2025-10-16</small>
#[[Cesare Razzaboni]] - <small>2025-10-20</small>
#[[Guido Bentivoglio]] - <small>2025-10-20</small>
#[[Guido Fusinato]] - <small>2025-10-20</small>
#[[Giulio Alessio]] - <small>2025-10-21</small>
#[[Carlo Anti]] - <small>2025-10-21</small>
#[[Enrico Catellani]] - <small>2025-10-21</small>
#[[Arnaldo Segarizzi]] - <small>2025-10-21</small>
#[[Achille Forti]] - <small>2025-10-21</small>
#[[Vittorio Polacco]] - <small>2025-10-21</small>
#[[Giorgio Bidone]] - <small>2025-10-22</small>
#[[Alberto de' Stefani]] - <small>2025-10-22</small>
#[[Vincenzo Crescini]] - <small>2025-10-22</small>
#[[Biagio Brugi]] - <small>2025-10-22</small>
#[[Orazio Comes]] - <small>2025-10-23</small>
#[[Giovanni Celoria]] - <small>2025-10-23</small>
#[[Arnaldo Angelucci]] - <small>2025-10-23</small>
#[[Gregorio Fontana (matematico)]] - <small>2025-10-24</small>
#[[Pietro Configliachi]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Scipione Breislak]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Luigi Porta]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Bartolomeo Panizza]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Paolo Frisiani]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Giovanni Codazza]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Emilio Cornalia]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Luigi Magrini]] - <small>2025-10-29</small>
#[[Giulio Curioni]] - <small>2025-10-29</small>
#[[Roberto Caracciolo (vescovo)]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Paolo Marzolo]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Massimiliano Pavan]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Erminio Troilo]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Francesco Brandileone]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Carlo Francesco Gabba]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Luigi Pernier]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Serafino Biffi]] - <small>2025-11-04</small>
#[[Giovanni Labus]] - <small>2025-11-04</small>
#[[Bartolomeo Catena]] - <small>2025-11-04</small>
#[[Adriano Balbi]] - <small>2025-11-04</small>
#[[Italo Mario Sacco]] - <small>2025-11-07</small>
#[[Carlo Calisse]] - <small>2025-11-10</small>
#[[Sebastiano Canterzani]] - <small>2025-11-11</small>
#[[Carlo Possenti]] - <small>2025-11-13</small>
#[[Piero Borgi]] - <small>2025-11-14</small>
#[[Francesco Carnelutti]] - <small>2025-11-14</small>
#[[Pio Fantoni]] - <small>2025-11-17</small>
#[[Felice Casorati (matematico)]] - <small>2025-11-17</small>
#[[Marco Galli (matematico)]] - <small>2025-11-18</small>
#[[Luigi Pepe (matematico)]] - <small>2025-11-18</small>
#[[Umberto Bottazzini]] - <small>2025-11-18</small>
#[[Karl Georg Christian von Staudt]] - <small>2025-11-18</small>
#[[Richard Baltzer]] - <small>2025-11-18</small>
#[[Paolo Ruffini (matematico)]] - <small>2025-11-18</small>
#[[Enrico Betti]] - <small>2025-11-19</small>
#[[Giorgio Lapazaya]] - <small>2025-11-19</small>
#[[Elia Del Re]] - <small>2025-11-20</small>
#[[Giovanni Giacomo Lando]] - <small>2025-11-20</small>
#[[Gemma Frisio]] - <small>2025-11-20</small>
#[[David Veronese]] - <small>2025-11-20</small>
#[[Stefano Ghebelino]] - <small>2025-11-24</small>
#[[Giacomo Gorrini]] - <small>2025-11-24</small>
#[[Giovanni Battista Balbis]] - <small>2025-11-24</small>
#[[Giovanni Battista De Luca]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Vincenzo Manzini]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Pasquale Fiore (giurista)]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Oreste Ranelletti]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Giacomo Venezian]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Giuseppe Resti Ferrari]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Giuseppe Raffaelli]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Eduardo Piola Caselli]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Domenico Moro (giurista)]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Donato Donati]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Sebastian Jenull]] - <small>2025-11-26</small>
#[[Carlo Lessona]] - <small>2025-11-26</small>
#[[Vincenzo Simoncelli]] - <small>2025-11-26</small>
#[[Ilario Alibrandi]] - <small>2025-11-26</small>
#[[Pier Maria Campi]] - <small>2025-11-26</small>
#[[Giorgio Orsoni]] - <small>2025-11-27</small>
#[[Adriano Franceschini]] - <small>2025-11-27</small>
#[[Pietro Vaccari]] - <small>2025-11-27</small>
#[[Gaspare Bugati]] - <small>2025-11-27</small>
#[[Filippo Carmagnini]] - <small>2025-12-02</small>
#[[Giuliano Gosellini]] - <small>2025-12-05</small>
#[[Rosa Russo Iervolino]] - <small>2025-12-09</small>
#[[Michele Salvati]] - <small>2025-12-09</small>
#[[Carlo Scognamiglio]] - <small>2025-12-09</small>
#[[Sabato Malinconico]] - <small>2025-12-09</small>
#[[Andrea Monorchio]] - <small>2025-12-09</small>
#[[Rolando Mosca Moschini]] - <small>2025-12-09</small>
#[[Francesco Cognasso]] - <small>2025-12-12</small>
#[[Guido Melis]] - <small>2025-12-12</small>
#[[Renato Moro]] - <small>2025-12-12</small>
#[[Adriano Ciaffi]] - <small>2025-12-12</small>
#[[Abramo Colorni]] - <small>2025-12-15</small>
#[[Antonio Tarlazzi]] - <small>2025-12-16</small>
#[[Carlo Conti (matematico)]] - <small>2025-12-17</small>
#[[Guido Bustico]] - <small>2025-12-18</small>
#[[Santo Monti]] - <small>2025-12-18</small>
#[[Giuseppe Amorelli]] - <small>2026-01-09</small>
#[[Domenico Lo Faso Pietrasanta]] - <small>2026-01-14</small>
#[[Francesco Giuntini]] - <small>2026-01-22</small>
#[[Agnese di Montepulciano]] - <small>2026-01-26</small>
#[[James Ferguson (1710-1776)]] - <small>2026-01-29</small>
#[[Jacob Christian Schäffer]] - <small>2026-01-29</small>
#[[William Heberden]] - <small>2026-01-30</small>
#[[Carlo Lodovico Morozzo]] - <small>2026-01-30</small>
#[[John Hill (botanico)]] - <small>2026-01-30</small>
#[[Jean Sénébier]] - <small>2026-01-30</small>
#[[Jean-Baptiste de La Chapelle]] - <small>2026-01-30</small>
#[[Carlo Barletti]] - <small>2026-02-02</small>
#[[Marsilio Landriani (chimico)]] - <small>2026-02-02</small>
#[[Bonaventura Corti]] - <small>2026-02-02</small>
#[[Pierre Bertholon de Saint-Lazare]] - <small>2026-02-02</small>
#[[Félix Vicq d'Azyr]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Charles Bonnet]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Johann Beckmann]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Benjamin Wilson (pittore)]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Filadelfo Fichera]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Élie Bertrand]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Francesco Forti]] - <small>2026-02-04</small>
#[[Pietro da Verona]] - <small>2026-02-05</small>
#[[Mauro (abate)]] - <small>2026-02-06</small>
#[[Louis Agassiz]] - <small>2026-02-06</small>
#[[Pier Vittorio Aldini]] - <small>2026-02-06</small>
#[[Giovanni Alessio]] - <small>2026-02-06</small>
#[[Joseph Hilarius Eckhel]] - <small>2026-02-06</small>
#[[Giovanni Capodistria]] - <small>2026-02-09</small>
#[[Edward Daniel Clarke]] - <small>2026-02-09</small>
#[[Achille Breda]] - <small>2026-02-10</small>
#[[Raffaello Nasini]] - <small>2026-02-10</small>
#[[Ulisse Gobbi]] - <small>2026-02-11</small>
#[[Francesco Ardissone]] - <small>2026-02-11</small>
#[[Giulio Cordero di San Quintino]] - <small>2026-02-11</small>
#[[Ugo Morin]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Serafino Rafaele Minich]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Giovanni Casoni]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Francesco Cortese]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Giovanni Santini (scienziato)]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Giovanni Francesco Fiammelli]] - <small>2026-02-13</small>
#[[Marco Folin]] - <small>2026-02-18</small>
#[[Alberto Giovanni Biuso]] - <small>2026-02-18</small>
#[[Giovanni Felice Azzone]] - <small>2026-02-18</small>
#[[Pierre Rosenberg]] - <small>2026-02-18</small>
#[[Thomas Bruce, VII conte di Elgin]] - <small>2026-02-19</small>
#[[Louis-François-Sébastien Fauvel]] - <small>2026-02-25</small>
#[[Alexandre Blacque]] - <small>2026-02-25</small>
#[[John Canton]] - <small>2026-02-26</small>
#[[Felice Fontana]] - <small>2026-02-26</small>
#[[Jean Baptiste Christophore Fusée Aublet]] - <small>2026-02-26</small>
#[[Johann Hieronymus Chemnitz]] - <small>2026-02-26</small>
#[[Antonio da Vercelli]] - <small>2026-02-27</small>
#[[Bernardino da Feltre]] - <small>2026-02-27</small>
#[[Domenico Buonvicini]] - <small>2026-02-27</small>
#[[François-Xavier de Feller]] - <small>2026-03-04</small>
#[[Lorenzo Forestani]] - <small>2026-03-09</small>
#[[Matteo Mainardi]] - <small>2026-03-13</small>
#[[Gabriele Lancillotto Castello]] - <small>2026-03-16</small>
#[[Juan de Ortega]] - <small>2026-03-23</small>
#[[Giovanni Sfortunati]] - <small>2026-03-23</small>
#[[Diego Orlando]] - <small>2026-03-24</small>
#[[Francesco Galigai]] - <small>2026-03-25</small>
#[[Pietro Cataneo]] - <small>2026-03-25</small>
#[[Latino di Camillo Orsini]] - <small>2026-03-25</small>
#[[Oronzio Fineo]] - <small>2026-03-25</small>
#[[Francesco Patrizi (filosofo)]] - <small>2026-03-25</small>
#[[Nicola Fergola]] - <small>2026-03-26</small>
#[[Baldassarre Orsini]] - <small>2026-03-26</small>
#[[Francesco Maria Franceschinis]] - <small>2026-03-26</small>
#[[Girolamo Pico Fonticulano]] - <small>2026-03-31</small>
#[[Fabrizio Mordente]] - <small>2026-03-31</small>
#[[Oberto Cantone]] - <small>2026-03-31</small>
#[[Ottavio Fabri]] - <small>2026-03-31</small>
#[[Lanfranco Mignoti]] - <small>2026-03-31</small>
#[[Ferdinando di Diano]] - <small>2026-03-31</small>
#[[Bartolomeo Ferrari (economista)]] - <small>2026-04-01</small>
#[[Lodovico Flori]] - <small>2026-04-01</small>
#[[Giuseppe Ciacchi]] - <small>2026-04-01</small>
#[[Vitale Giordano]] - <small>2026-04-01</small>
#[[Luigi Amedeo di Savoia-Aosta]] - <small>2026-04-08</small>
#[[Filippo De Filippi (1869-1938)]] - <small>2026-04-13</small>
#[[Giulio Ferrari (scrittore)]] - <small>2026-04-22</small>
#[[Luigi Simeoni (storico)]] - <small>2026-04-24</small>
#[[Franz Stuhlmann]] - <small>2026-04-28</small>
#[[George Francis Scott Elliot]] - <small>2026-04-28</small>
#[[Angelo Angelucci]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Franz Babinger]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Ruggero di Puglia (vescovo)]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Tito Bassetti]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Giovanni Andrea Barotti]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Jacopo Bartolomeo Beccari]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Bartolomeo Nogara]] - <small>2026-05-04</small>
#[[Piero Leonardi]] - <small>2026-05-04</small>
#[[Dionisio Andrea Sancassani]] - <small>2026-05-05</small>
#[[Gabriele Manfredi]] - <small>2026-05-05</small>
#[[Francesco Maria De Regi]] - <small>2026-05-05</small>
#[[Giovanni Bujovich]] - <small>2026-05-05</small>
#[[Ermenegildo Pini]] - <small>2026-05-05</small>
#[[Pietro Zuliani]] - <small>2026-05-05</small>
#[[Augusto Pierantoni]] - <small>2026-05-07</small>
#[[Robert Dudley, conte di Warwick]] - <small>2026-05-15</small>
#[[Francesco Ventretti]] - <small>2026-05-18</small>
#[[Harry Johnston (esploratore)]] - <small>2026-05-20</small>
#[[Giuseppe Pisanelli]] - <small>2026-05-29</small>
#[[Umberto Cagni di Bu Meliana]] - <small>2026-06-03</small>
#[[Eugenio Villoresi]] - <small>2026-06-05</small>
#[[Nicolaas Hartsoeker]] - <small>2026-06-08</small>
#[[George Cheyne]] - <small>2026-06-08</small>
#[[Jean Le Clerc (teologo)]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Caterina Santoro]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Carlo Errera]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Giacomo Carlo Bascapè]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Ginevra Zanetti]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Carlo Cipolla (1854-1916)]] - <small>2026-06-11</small>
#[[Giuseppe Toaldo]] - <small>2026-06-11</small>
#[[Giuseppe Biancani]] - <small>2026-06-12</small>
#[[Aldo Cerlini]] - <small>2026-06-16</small>
#[[Enrico Carli]] - <small>2026-06-16</small>
#[[Bartolomeo Borghi]] - <small>2026-06-16</small>
#[[Giovan Battista Nicolosi]] - <small>2026-06-16</small>
#[[Laurence Echard]] - <small>2026-06-16</small>
#[[Pomponio Mela]] - <small>2026-06-16</small>
#[[Carlo Alfonso Nallino]] - <small>2026-06-17</small>
#[[Rina Monti]] - <small>2026-06-17</small>
#[[Ermanno Giglio-Tos]] - <small>2026-06-17</small>
#[[Giandomenico Nardo]] - <small>2026-06-17</small>
#[[Galeazzo Gualdo Priorato]] - <small>2026-06-17</small>
#[[Ferdinando Cavalli]] - <small>2026-06-17</small>
#[[Sandro Spinsanti]] - <small>2026-06-23</small>
#[[Tullio Seppilli]] - <small>2026-06-23</small>
#[[Adriano Bompiani]] - <small>2026-06-23</small>
#[[Jean-François Malherbe]] - <small>2026-06-23</small>
#[[Loris Premuda]] - <small>2026-06-23</small>
#[[Sebastiano Maffettone]] - <small>2026-06-24</small>
#[[Gennaro Sasso]] - <small>2026-06-24</small>
#[[Bernardo Colombo]] - <small>2026-06-24</small>
#[[Christoph Wilhelm Hufeland]] - <small>2026-06-24</small>
#[[Antoine Louis]] - <small>2026-06-24</small>
#[[Noris Siliprandi]] - <small>2026-06-25</small>
#[[Gabriele Falloppio]] - <small>2026-06-25</small>
#[[Mariano Santo]] - <small>2026-06-25</small>
#[[Giulio di Orta]] - <small>2026-06-26</small>
#[[Giovanni Battista Manzini]] - <small>2026-06-29</small>
#[[Salvatore Ventimiglia]] - <small>2026-07-07</small>
#[[Urbano Tosetti]] - <small>2026-07-10</small>
#[[Tolomeo da Lucca]] - <small>2026-07-10</small>
#[[Sebastiano Ziani]] - <small>2026-07-10</small>
#[[Raffaele Maffei]] - <small>2026-07-10</small>
#[[Filippo Beroaldo il Vecchio]] - <small>2026-07-10</small>
===Tematiche===
#[[Moneta]] - <small>2021-08-18</small>
#[[Proposizione (logica)]] - <small>2021-09-14</small>
#[[Mercurio (astrologia)]] - <small>2021-09-23</small>
#[[Pellicola per negativi]] - <small>2021-10-01</small>
#[[Fotografo]] - <small>2021-10-04</small>
#[[Palma]] - <small>2021-10-21</small>
#[[Casuario]] - <small>2021-10-21</small>
#[[Sferoide]] - <small>2021-10-28</small>
#[[Teoria e pratica]] - <small>2021-10-28</small>
#[[Scienza delle finanze]] - <small>2021-11-08</small>
#[[Ragion di Stato]] - <small>2021-11-09</small>
#[[Economia monetaria]] - <small>2021-11-10</small>
#[[Numero perfetto]] - <small>2021-11-10</small>
#[[Oggetto celeste]] - <small>2021-11-10</small>
#[[Stelle fisse]] - <small>2021-11-15</small>
#[[Sfericità della Terra]] - <small>2021-11-15</small>
#[[Sfere celesti]] - <small>2021-11-15</small>
#[[Seno di Abramo]] - <small>2021-12-10</small>
#[[Regola del tre (matematica)]] - <small>2022-04-01</small>
#[[Cosmografia]] - <small>2022-04-04</small>
#[[Pineta di Ravenna]] - <small>2022-07-25</small>
#[[Canale di Suez]] - <small>2022-08-22</small>
#[[Ottica]] - <small>2023-01-16</small>
#[[Simonia]] - <small>2023-05-02</small>
#[[Eclettismo]] - <small>2023-05-02</small>
#[[Maccabei]] - <small>2023-05-04</small>
#[[Palla (sport)]] - <small>2023-05-12</small>
#[[Solfeggio]] - <small>2023-08-02</small>
#[[Tarantismo]] - <small>2023-08-08</small>
#[[Tarantola]] - <small>2023-08-08</small>
#[[Lenticchia d'acqua]] - <small>2023-10-01</small>
#[[Lenticchia di palude]] - <small>2023-10-01</small>
#[[Oceanografia]] - <small>2023-10-10</small>
#[[Associazione (psicologia)]] - <small>2024-01-30</small>
#[[Museo (Alessandria)]] - <small>2024-03-04</small>
#[[Fortezza]] - <small>2024-03-08</small>
#[[Animosità]] - <small>2024-03-13</small>
#[[Traci]] - <small>2024-06-25</small>
#[[Finanza pubblica]] - <small>2024-11-14</small>
#[[Tufo]] - <small>2024-11-14</small>
#[[Seghedino]] - <small>2025-01-10</small>
#[[Nervo]] - <small>2025-02-28</small>
#[[Valore (economia)]] - <small>2025-03-13</small>
#[[Induzione elettrostatica]] - <small>2025-04-08</small>
#[[Salmonide]] - <small>2025-04-11</small>
#[[Basalto]] - <small>2025-04-23</small>
#[[Pomice]] - <small>2025-04-24</small>
#[[Feldspato]] - <small>2025-04-24</small>
#[[Grotta del Cane]] - <small>2025-04-28</small>
#[[Pisciarelli (area idrotermale)]] - <small>2025-04-28</small>
#[[Zeolite]] - <small>2025-05-15</small>
#[[Vulcano (vulcano)]] - <small>2025-06-12</small>
#[[Vulcanello]] - <small>2025-06-12</small>
#[[Isola di Panarea]] - <small>2025-06-12</small>
#[[Isola di Basiluzzo]] - <small>2025-06-12</small>
#[[Isola di Salina]] - <small>2025-06-17</small>
#[[Isola di Stromboli]] - <small>2025-06-17</small>
#[[Stromboli (vulcano)]] - <small>2025-06-17</small>
#[[Canneto (Lipari)]] - <small>2025-06-19</small>
#[[Teatro romano di Verona]] - <small>2025-07-01</small>
#[[Agro romano]] - <small>2025-07-15</small>
#[[Isola Filicudi]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Isola Alicudi]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Reno (Italia)]] - <small>2025-07-17</small>
#[[Cerchia dei Navigli]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Bevera (affluente dell'Olona)]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Santorini]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Cremasco]] - <small>2025-07-24</small>
#[[Quattro elementi]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Candia]] - <small>2025-09-02</small>
#[[Malvasia]] - <small>2025-09-09</small>
#[[Cocciniglia]] - <small>2025-09-09</small>
#[[Rondine riparia]] - <small>2025-09-09</small>
#[[Domodossola]] - <small>2025-09-11</small>
#[[Scilla (Italia)]] - <small>2025-09-11</small>
#[[Medusa luminosa]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Ascidie]] - <small>2025-09-23</small>
#[[Polipo (zoologia)]] - <small>2025-09-23</small>
#[[Flora]] - <small>2025-09-24</small>
#[[Vegetazione]] - <small>2025-09-24</small>
#[[Legge del taglione]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Grazia (diritto)]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Fanano]] - <small>2025-10-03</small>
#[[Val di Chiana]] - <small>2025-10-03</small>
#[[Pila di Volta]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Lampreda]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Carcere minorile]] - <small>2025-11-05</small>
#[[Enfiteusi]] - <small>2025-11-26</small>
#[[Duomo di Como]] - <small>2025-12-18</small>
#[[Ambra]] - <small>2026-01-08</small>
#[[Papiro]] - <small>2026-01-12</small>
#[[Regalbuto]] - <small>2026-01-12</small>
#[[Tempio di Segesta]] - <small>2026-01-13</small>
#[[Marsala]] - <small>2026-01-13</small>
#[[Cella (convento)]] - <small>2026-01-20</small>
#[[Sfacteria]] - <small>2026-01-28</small>
#[[Navarino (Grecia)]] - <small>2026-01-28</small>
#[[Calamata]] - <small>2026-01-29</small>
#[[Taigeto]] - <small>2026-01-29</small>
#[[Modone]] - <small>2026-01-29</small>
#[[Teoria del flogisto]] - <small>2026-01-30</small>
#[[Epizoozia]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Marna (roccia)]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Nauplia]] - <small>2026-02-05</small>
#[[Tiepidezza]] - <small>2026-02-06</small>
#[[Tirinto]] - <small>2026-02-09</small>
#[[Argo (città antica)]] - <small>2026-02-11</small>
#[[Spetses]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Idra (isola)]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Porto di Malamocco]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Eubea]] - <small>2026-02-18</small>
#[[Monumento di Filopappo]] - <small>2026-02-18</small>
#[[Psara]] - <small>2026-02-24</small>
#[[Smirne]] - <small>2026-02-24</small>
#[[Ezani]] - <small>2026-02-24</small>
#[[Abuta rufescens]] - <small>2026-02-27</small>
#[[Alcamo]] - <small>2026-03-16</small>
#[[Aloe (botanica)]] - <small>2026-03-16</small>
#[[Erice]] - <small>2026-03-16</small>
#[[Mazara del Vallo]] - <small>2026-03-17</small>
#[[Castelvetrano]] - <small>2026-03-18</small>
#[[Eraclea Minoa]] - <small>2026-03-18</small>
#[[Platani]] - <small>2026-03-19</small>
#[[Siculiana]] - <small>2026-03-19</small>
#[[Abbazia di San Martino delle Scale]] - <small>2026-03-23</small>
#[[Livella]] - <small>2026-03-26</small>
#[[Ruwenzori]] - <small>2026-04-09</small>
#[[Monti della Luna]] - <small>2026-04-09</small>
#[[Tempio della Concordia (Agrigento)]] - <small>2026-04-16</small>
#[[Tempio di Giunone (Agrigento)]] - <small>2026-04-16</small>
#[[Riserva naturale integrale Macalube di Aragona]] - <small>2026-04-20</small>
#[[Licata]] - <small>2026-04-21</small>
#[[Palma di Montechiaro]] - <small>2026-04-21</small>
#[[Kamarina]] - <small>2026-04-21</small>
#[[Acradina]] - <small>2026-04-22</small>
#[[Epipoli]] - <small>2026-04-22</small>
#[[Mombasa]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Lago Vittoria]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Kavirondo]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Kisumu]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Tripanosomiasi africana umana]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Entebbe]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Acqua alta]] - <small>2026-05-04</small>
#[[Carbonifero]] - <small>2026-05-08</small>
#[[Isole Ssese]] - <small>2026-05-19</small>
#[[Kampala]] - <small>2026-05-20</small>
#[[Erba elefante]] - <small>2026-05-21</small>
#[[Fort Portal]] - <small>2026-05-21</small>
#[[Bahima]] - <small>2026-05-22</small>
#[[Konjo]] - <small>2026-06-03</small>
#[[Monte Speke]] - <small>2026-06-03</small>
#[[Monte Baker (Uganda)]] - <small>2026-06-03</small>
#[[Canale artificiale]] - <small>2026-06-05</small>
#[[Senecio]] - <small>2026-06-08</small>
#[[Masera]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Bagolino]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Ornavasso]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Toce]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Marmo di Candoglia]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Varallo]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Pallanza]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Val Divedro]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Valle Cannobina]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Valle Leventina]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Valle Antigorio]] - <small>2026-06-10</small>
#[[Rift Albertino]] - <small>2026-06-10</small>
#[[Abbazia di Novalesa]] - <small>2026-06-11</small>
#[[Valle Antrona]] - <small>2026-06-11</small>
#[[Formazza]] - <small>2026-06-11</small>
#[[Naviglio Grande]] - <small>2026-06-11</small>
#[[Valganna]] - <small>2026-06-11</small>
#[[Cannero Riviera]] - <small>2026-06-11</small>
#[[Massiccio del San Gottardo]] - <small>2026-06-11</small>
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#[[Acquamarina (minerale)]] - <small>2026-06-11</small>
#[[Alabastro]] - <small>2026-06-11</small>
#[[Amianto]] - <small>2026-06-11</small>
#[[Lazulite]] - <small>2026-06-11</small>
#[[Lago Bujuku]] - <small>2026-06-16</small>
#[[Belemnite]] - <small>2026-06-16</small>
#[[Diaspro]] - <small>2026-06-16</small>
#[[Quarzo]] - <small>2026-06-16</small>
#[[Via Aurelia]] - <small>2026-06-16</small>
#[[Isola Bisentina]] - <small>2026-06-16</small>
#[[Cortona]] - <small>2026-06-16</small>
#[[Narni]] - <small>2026-06-16</small>
#[[Andro (Grecia)]] - <small>2026-06-18</small>
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#[[Francesco Feliciano]] - <small>2025-01-10</small>
#[[Angelo Salmoiraghi]] - <small>2025-01-14</small>
#[[Ottaviano Fabrizio Mossotti]] - <small>2025-01-14</small>
#[[Michele Araldi]] - <small>2025-01-14</small>
#[[Cornelio Malvasia]] - <small>2025-01-21</small>
#[[Paolo Beni (gesuita)]] - <small>2025-01-28</small>
#[[Luca Danesi]] - <small>2025-01-28</small>
#[[Onorio Longhi]] - <small>2025-01-28</small>
#[[Antonio Cermisone]] - <small>2025-01-29</small>
#[[Alessandro Papacino D'Antoni]] - <small>2025-02-13</small>
#[[Angelo Querini]] - <small>2025-02-18</small>
#[[Tommaso Temanza]] - <small>2025-02-18</small>
#[[William Kingdon Clifford]] - <small>2025-02-25</small>
#[[Girolamo Cortinovis]] - <small>2025-02-25</small>
#[[William Watson (scienziato)]] - <small>2025-02-25</small>
#[[Jean Antoine Nollet]] - <small>2025-02-26</small>
#[[Jan Palfijn]] - <small>2025-02-26</small>
#[[Michele de Jorio]] - <small>2025-03-11</small>
#[[Cesare Cipolletti]] - <small>2025-03-12</small>
#[[Giovanni Carmignani]] - <small>2025-03-12</small>
#[[Saverio Mattei]] - <small>2025-03-12</small>
#[[Salvatore Barzilai]] - <small>2025-03-12</small>
#[[Francesco Baglietto]] - <small>2025-03-12</small>
#[[Giovanni Ambrogio Bertrandi]] - <small>2025-03-13</small>
#[[Ersilia Caetani Lovatelli]] - <small>2025-03-13</small>
#[[Giuseppe Palmieri (economista)]] - <small>2025-03-18</small>
#[[Marsilio Cagnati]] - <small>2025-03-21</small>
#[[Enrico Cimbali]] - <small>2025-03-25</small>
#[[Enea Arnaldi]] - <small>2025-03-26</small>
#[[Ferdinando Arrivabene]] - <small>2025-03-26</small>
#[[Andrea Balletti]] - <small>2025-03-26</small>
#[[Filippo Cavolini]] - <small>2025-03-26</small>
#[[Amedeo Avogadro]] - <small>2025-03-28</small>
#[[Gabriele Rosa]] - <small>2025-04-08</small>
#[[Umberto D'Ancona]] - <small>2025-04-10</small>
#[[Carlo Fea]] - <small>2025-04-11</small>
#[[Pietro Quaroni]] - <small>2025-04-29</small>
#[[Apollinare Calderini]] - <small>2025-05-05</small>
#[[Giovanni Simonetta]] - <small>2025-05-07</small>
#[[Felice Barnabei]] - <small>2025-05-07</small>
#[[Gabriele Busca]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Gaetano Emanuele Bava di San Paolo]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Giuseppe Avanzini]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Francesco Soave]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Simone Stratico]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Jacopo Durandi]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Giovanni Antonio Giobert]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Pietro Moscati]] - <small>2025-05-22</small>
#[[Aldo Ferrabino]] - <small>2025-05-22</small>
#[[Piero Giacosa]] - <small>2025-05-27</small>
#[[Abramo Massalongo]] - <small>2025-05-27</small>
#[[Benjamin Martin]] - <small>2025-06-03</small>
#[[Johann Heinrich Lambert]] - <small>2025-06-03</small>
#[[Nicolaus de Béguelin]] - <small>2025-06-03</small>
#[[John Hunter]] - <small>2025-06-03</small>
#[[Louis-Bernard Guyton-Morveau]] - <small>2025-06-03</small>
#[[Johann Georg Sulzer]] - <small>2025-06-03</small>
#[[Maurizio Roffredi]] - <small>2025-06-04</small>
#[[Giovanni Pietro Maria Dana]] - <small>2025-06-04</small>
#[[William Hewson]] - <small>2025-06-04</small>
#[[Antoine Portal]] - <small>2025-06-04</small>
#[[Giovanni Battista Palletta]] - <small>2025-06-04</small>
#[[Vincenzo Malacarne]] - <small>2025-06-05</small>
#[[Giovanni Andrea Dalla Croce]] - <small>2025-06-05</small>
#[[Samuel-Auguste Tissot]] - <small>2025-06-05</small>
#[[Conrad Gessner]] - <small>2025-06-05</small>
#[[Willem 's Gravesande]] - <small>2025-06-05</small>
#[[Gioacchino Pessuti]] - <small>2025-06-17</small>
#[[Federigo Sclopis di Salerano]] - <small>2025-06-18</small>
#[[Costanzo Gazzera]] - <small>2025-06-18</small>
#[[Domenico Capellina]] - <small>2025-06-18</small>
#[[Domenico Casimiro Promis]] - <small>2025-06-18</small>
#[[Carlo Merkel]] - <small>2025-06-18</small>
#[[Giacinto Carena]] - <small>2025-06-18</small>
#[[Giovanni Claudio Fromond]] - <small>2025-07-01</small>
#[[Serafino Ricci]] - <small>2025-07-01</small>
#[[Alberto Ablondi]] - <small>2025-07-02</small>
#[[Mario Morcone]] - <small>2025-07-02</small>
#[[Bartolomeo Gastaldi]] - <small>2025-07-02</small>
#[[Enrico Narducci]] - <small>2025-07-02</small>
#[[Torquato Taramelli]] - <small>2025-07-02</small>
#[[Lorenzo Respighi]] - <small>2025-07-02</small>
#[[Enrico Besta]] - <small>2025-07-03</small>
#[[Francesco Mengotti]] - <small>2025-07-03</small>
#[[Ignazio Danti]] - <small>2025-07-04</small>
#[[Alessandro Cialdi]] - <small>2025-07-04</small>
#[[Pietro Aldobrandini]] - <small>2025-07-04</small>
#[[Andrea Bina]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Pietro Luigi Albini]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Giuseppe Basso]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Carlo Baudi di Vesme]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Luigi Bellardi]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Giuseppina Cattani]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Alessandro Barca]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Paolo Ballada di Saint Robert]] - <small>2025-07-10</small>
#[[Angelo Battelli]] - <small>2025-07-10</small>
#[[Giuseppe Domenico Botto]] - <small>2025-07-10</small>
#[[Giuseppe Carle]] - <small>2025-07-10</small>
#[[Giovanni Cavalli]] - <small>2025-07-10</small>
#[[Antonio Zannoni]] - <small>2025-07-14</small>
#[[Antonio Tadini]] - <small>2025-07-14</small>
#[[Geminiano Montanari]] - <small>2025-07-14</small>
#[[Antonio Salvagnoli Marchetti]] - <small>2025-07-15</small>
#[[Giovanni Antonio Lecchi]] - <small>2025-07-15</small>
#[[Antonio Cavalieri Ducati]] - <small>2025-07-15</small>
#[[Vittorio Zonca]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Vincenzo De Grazia]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Pietro Maria Cavina]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Carlo Fontana]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Ferdinando d'Adda]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Giovanni Ceva]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Domenico Corradi d'Austria]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Raffaele Canevari]] - <small>2025-07-21</small>
#[[Alfonso Sanseverino Vimercati]] - <small>2025-07-21</small>
#[[Luigi Tatti]] - <small>2025-07-21</small>
#[[Claudio Datei]] - <small>2025-07-21</small>
#[[Ferdinando Morozzi]] - <small>2025-07-21</small>
#[[Giovanni Marchelli]] - <small>2025-07-22</small>
#[[Fulco Tosti di Valminuta]] - <small>2025-07-22</small>
#[[Luigi Mazzocchi]] - <small>2025-07-22</small>
#[[Emilio Bignami]] - <small>2025-07-22</small>
#[[Jean de Thévenot]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Luigi Pacinotti]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Joseph Pitton de Tournefort]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Luigi De Marchi]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Paolo Frisi]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Pietro Paleocapa]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Barthélemy Faujas de Saint-Fond]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Pietro Vacchelli]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Lelio Bonsi]] - <small>2025-07-24</small>
#[[Teodoro da Sovico]] - <small>2025-07-24</small>
#[[Michele Carcano]] - <small>2025-07-24</small>
#[[Carlo Ilarione Petitti di Roreto]] - <small>2025-07-25</small>
#[[Sebastiano Tessitore]] - <small>2025-07-25</small>
#[[Ermes Visconti]] - <small>2025-07-29</small>
#[[Domenico Guerri]] - <small>2025-07-29</small>
#[[Girolamo Parabosco]] - <small>2025-07-29</small>
#[[Antonio Schinella Conti]] - <small>2025-07-30</small>
#[[Francesco Rapolla]] - <small>2025-07-30</small>
#[[Giuliano Barbolini]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Domenico Battaglia (cardinale)]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Gerardo Bianco]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Luigi Biggeri]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Franco Bile]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Antonio Bruno (politico)]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Francesco Cascio]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Antonio Catricalà]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Giacomo Micalori]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Giovanni Antonio Magini]] - <small>2025-08-01</small>
#[[François Boissier de Sauvages de Lacroix]] - <small>2025-08-01</small>
#[[Giulio Fagnano dei Toschi]] - <small>2025-08-04</small>
#[[Domenico Cerato]] - <small>2025-08-05</small>
#[[Bartolomeo Corte]] - <small>2025-08-05</small>
#[[Andrea Gloria]] - <small>2025-08-06</small>
#[[Alfredo Ascoli]] - <small>2025-08-06</small>
#[[Scipione Barbò Soncino]] - <small>2025-08-07</small>
#[[Gian Galeazzo Visconti]] - <small>2025-08-07</small>
#[[Francesco Bellati]] - <small>2025-08-25</small>
#[[Vincenzo Riccati]] - <small>2025-08-25</small>
#[[Angelo Maria Bandini]] - <small>2025-08-25</small>
#[[Giovanni Ciampoli]] - <small>2025-08-25</small>
#[[Loris D'Ambrosio]] - <small>2025-08-25</small>
#[[Giuseppe Ballo]] - <small>2025-08-25</small>
#[[Luciano Banchi]] - <small>2025-08-26</small>
#[[Marco Formentini (storico)]] - <small>2025-08-27</small>
#[[Ferdinando Gabotto]] - <small>2025-08-27</small>
#[[Camillo Corsanego]] - <small>2025-08-28</small>
#[[Francesco Foggi]] - <small>2025-08-28</small>
#[[Pasquale Maria Liberatore]] - <small>2025-08-28</small>
#[[Argisto Giuffredi]] - <small>2025-08-28</small>
#[[Davide Carazzi]] - <small>2025-09-01</small>
#[[Wladimiro Dorigo]] - <small>2025-09-01</small>
#[[Giovanni Sercambi]] - <small>2025-09-01</small>
#[[Marisa Dalai Emiliani]] - <small>2025-09-01</small>
#[[Carlo de' Dottori]] - <small>2025-09-02</small>
#[[Niccolò II da Correggio]] - <small>2025-09-02</small>
#[[Giovanni Bordiga]] - <small>2025-09-02</small>
#[[Camillo Manfroni]] - <small>2025-09-02</small>
#[[Giuseppe Gerola]] - <small>2025-09-02</small>
#[[Giannino Ferrari dalle Spade]] - <small>2025-09-02</small>
#[[Ugo Mazzola]] - <small>2025-09-08</small>
#[[Pasquale Jannaccone]] - <small>2025-09-08</small>
#[[William Stanley Jevons]] - <small>2025-09-09</small>
#[[Giovanni Domenico Peri]] - <small>2025-09-09</small>
#[[Girolamo Cattaneo]] - <small>2025-09-09</small>
#[[Leone VI il Saggio]] - <small>2025-09-09</small>
#[[Bonaiuto Lorini]] - <small>2025-09-10</small>
#[[Pietro Mengoli]] - <small>2025-09-10</small>
#[[Giovan Battista Nelli]] - <small>2025-09-10</small>
#[[Domenico Turazza]] - <small>2025-09-11</small>
#[[Benedetto Baudi di Vesme]] - <small>2025-09-11</small>
#[[Giorgio Giorgi]] - <small>2025-09-11</small>
#[[Nino Bazzetta de Vemenia]] - <small>2025-09-11</small>
#[[Giovanni Battista Benedetti (matematico)]] - <small>2025-09-12</small>
#[[Giovanni Abignente]] - <small>2025-09-16</small>
#[[Eugenio Cais di Pierlas]] - <small>2025-09-16</small>
#[[Raffaele Ciasca]] - <small>2025-09-16</small>
#[[Enrico Costa (scrittore)]] - <small>2025-09-16</small>
#[[Lando Ferretti]] - <small>2025-09-17</small>
#[[Pier Silverio Leicht]] - <small>2025-09-17</small>
#[[Giovanni Battista Castiglioni]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Ferruccio Mosetti]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Giacinto Sigismondo Gerdil]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Giulio Claro]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Mario Lessona]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Edoardo Perroncito]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Gian Antonio Danieli]] - <small>2025-09-22</small>
#[[Giuseppe Albertotti]] - <small>2025-09-23</small>
#[[Gherardo Freschi]] - <small>2025-09-23</small>
#[[Angelo Fumagalli]] - <small>2025-09-23</small>
#[[Luigi Sante Da Rios]] - <small>2025-09-24</small>
#[[Giuseppe Balsamo Crivelli]] - <small>2025-09-24</small>
#[[Annibale Comessatti]] - <small>2025-09-24</small>
#[[Ciro Andreatta]] - <small>2025-09-24</small>
#[[Carlo Cappelletti]] - <small>2025-09-24</small>
#[[Mauro Rusconi]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Francesco Carlini]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Giuseppe Belli]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Tommaso Nani]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Antonio Caccianino]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Angelo Zendrini]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Giuseppe Bossi]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Pietro Cossali]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Agostino Reale]] - <small>2025-09-29</small>
#[[Frederick Mario Fales]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Paolo Attavanti]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Francesco Ghiretti]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Alessandro Minelli]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Giorgio Ravegnani]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Gherardo Ortalli]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Bartolomeo Bizio]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Alfonso Scirocco]] - <small>2025-10-01</small>
#[[Carlo Ghisalberti]] - <small>2025-10-01</small>
#[[Angelo Ventura]] - <small>2025-10-01</small>
#[[Maria Francesca Tiepolo]] - <small>2025-10-02</small>
#[[Manlio Cortelazzo]] - <small>2025-10-02</small>
#[[Manlio Pastore Stocchi]] - <small>2025-10-02</small>
#[[Odoardo Corsini]] - <small>2025-10-03</small>
#[[Tommaso Perelli]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Lelio Stragiotti]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Augusto Ghetti]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Mariano Fontana]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Charles Bossut]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Adeodato Ressi]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Angelo Clareno]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Leopoldo Mazzarolli]] - <small>2025-10-09</small>
#[[Sandro Ruffo]] - <small>2025-10-09</small>
#[[Ercole Vidari]] - <small>2025-10-09</small>
#[[Bernardino Ramazzini]] - <small>2025-10-10</small>
#[[Luigi Genuardi]] - <small>2025-10-10</small>
#[[Paolo Volpicelli]] - <small>2025-10-13</small>
#[[Federico Sacco]] - <small>2025-10-13</small>
#[[Tomaso Catullo]] - <small>2025-10-14</small>
#[[Claudio D'Amato Guerrieri]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Vincenzo Brunacci]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Pietro Derossi]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Francesco Gesualdi]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Fulvio Irace]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Giacomo Marramao]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Maurizio Pallante]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Franco Purini]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Paolo Antonio Foscarini]] - <small>2025-10-16</small>
#[[Angelo Sismonda]] - <small>2025-10-16</small>
#[[Pietro Savi]] - <small>2025-10-16</small>
#[[Stefano Borson]] - <small>2025-10-16</small>
#[[Cesare Razzaboni]] - <small>2025-10-20</small>
#[[Guido Bentivoglio]] - <small>2025-10-20</small>
#[[Guido Fusinato]] - <small>2025-10-20</small>
#[[Giulio Alessio]] - <small>2025-10-21</small>
#[[Carlo Anti]] - <small>2025-10-21</small>
#[[Enrico Catellani]] - <small>2025-10-21</small>
#[[Arnaldo Segarizzi]] - <small>2025-10-21</small>
#[[Achille Forti]] - <small>2025-10-21</small>
#[[Vittorio Polacco]] - <small>2025-10-21</small>
#[[Giorgio Bidone]] - <small>2025-10-22</small>
#[[Alberto de' Stefani]] - <small>2025-10-22</small>
#[[Vincenzo Crescini]] - <small>2025-10-22</small>
#[[Biagio Brugi]] - <small>2025-10-22</small>
#[[Orazio Comes]] - <small>2025-10-23</small>
#[[Giovanni Celoria]] - <small>2025-10-23</small>
#[[Arnaldo Angelucci]] - <small>2025-10-23</small>
#[[Gregorio Fontana (matematico)]] - <small>2025-10-24</small>
#[[Pietro Configliachi]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Scipione Breislak]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Luigi Porta]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Bartolomeo Panizza]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Paolo Frisiani]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Giovanni Codazza]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Emilio Cornalia]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Luigi Magrini]] - <small>2025-10-29</small>
#[[Giulio Curioni]] - <small>2025-10-29</small>
#[[Roberto Caracciolo (vescovo)]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Paolo Marzolo]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Massimiliano Pavan]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Erminio Troilo]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Francesco Brandileone]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Carlo Francesco Gabba]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Luigi Pernier]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Serafino Biffi]] - <small>2025-11-04</small>
#[[Giovanni Labus]] - <small>2025-11-04</small>
#[[Bartolomeo Catena]] - <small>2025-11-04</small>
#[[Adriano Balbi]] - <small>2025-11-04</small>
#[[Italo Mario Sacco]] - <small>2025-11-07</small>
#[[Carlo Calisse]] - <small>2025-11-10</small>
#[[Sebastiano Canterzani]] - <small>2025-11-11</small>
#[[Carlo Possenti]] - <small>2025-11-13</small>
#[[Piero Borgi]] - <small>2025-11-14</small>
#[[Francesco Carnelutti]] - <small>2025-11-14</small>
#[[Pio Fantoni]] - <small>2025-11-17</small>
#[[Felice Casorati (matematico)]] - <small>2025-11-17</small>
#[[Marco Galli (matematico)]] - <small>2025-11-18</small>
#[[Luigi Pepe (matematico)]] - <small>2025-11-18</small>
#[[Umberto Bottazzini]] - <small>2025-11-18</small>
#[[Karl Georg Christian von Staudt]] - <small>2025-11-18</small>
#[[Richard Baltzer]] - <small>2025-11-18</small>
#[[Paolo Ruffini (matematico)]] - <small>2025-11-18</small>
#[[Enrico Betti]] - <small>2025-11-19</small>
#[[Giorgio Lapazaya]] - <small>2025-11-19</small>
#[[Elia Del Re]] - <small>2025-11-20</small>
#[[Giovanni Giacomo Lando]] - <small>2025-11-20</small>
#[[Gemma Frisio]] - <small>2025-11-20</small>
#[[David Veronese]] - <small>2025-11-20</small>
#[[Stefano Ghebelino]] - <small>2025-11-24</small>
#[[Giacomo Gorrini]] - <small>2025-11-24</small>
#[[Giovanni Battista Balbis]] - <small>2025-11-24</small>
#[[Giovanni Battista De Luca]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Vincenzo Manzini]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Pasquale Fiore (giurista)]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Oreste Ranelletti]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Giacomo Venezian]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Giuseppe Resti Ferrari]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Giuseppe Raffaelli]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Eduardo Piola Caselli]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Domenico Moro (giurista)]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Donato Donati]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Sebastian Jenull]] - <small>2025-11-26</small>
#[[Carlo Lessona]] - <small>2025-11-26</small>
#[[Vincenzo Simoncelli]] - <small>2025-11-26</small>
#[[Ilario Alibrandi]] - <small>2025-11-26</small>
#[[Pier Maria Campi]] - <small>2025-11-26</small>
#[[Giorgio Orsoni]] - <small>2025-11-27</small>
#[[Adriano Franceschini]] - <small>2025-11-27</small>
#[[Pietro Vaccari]] - <small>2025-11-27</small>
#[[Gaspare Bugati]] - <small>2025-11-27</small>
#[[Filippo Carmagnini]] - <small>2025-12-02</small>
#[[Giuliano Gosellini]] - <small>2025-12-05</small>
#[[Rosa Russo Iervolino]] - <small>2025-12-09</small>
#[[Michele Salvati]] - <small>2025-12-09</small>
#[[Carlo Scognamiglio]] - <small>2025-12-09</small>
#[[Sabato Malinconico]] - <small>2025-12-09</small>
#[[Andrea Monorchio]] - <small>2025-12-09</small>
#[[Rolando Mosca Moschini]] - <small>2025-12-09</small>
#[[Francesco Cognasso]] - <small>2025-12-12</small>
#[[Guido Melis]] - <small>2025-12-12</small>
#[[Renato Moro]] - <small>2025-12-12</small>
#[[Adriano Ciaffi]] - <small>2025-12-12</small>
#[[Abramo Colorni]] - <small>2025-12-15</small>
#[[Antonio Tarlazzi]] - <small>2025-12-16</small>
#[[Carlo Conti (matematico)]] - <small>2025-12-17</small>
#[[Guido Bustico]] - <small>2025-12-18</small>
#[[Santo Monti]] - <small>2025-12-18</small>
#[[Giuseppe Amorelli]] - <small>2026-01-09</small>
#[[Domenico Lo Faso Pietrasanta]] - <small>2026-01-14</small>
#[[Francesco Giuntini]] - <small>2026-01-22</small>
#[[Agnese di Montepulciano]] - <small>2026-01-26</small>
#[[James Ferguson (1710-1776)]] - <small>2026-01-29</small>
#[[Jacob Christian Schäffer]] - <small>2026-01-29</small>
#[[William Heberden]] - <small>2026-01-30</small>
#[[Carlo Lodovico Morozzo]] - <small>2026-01-30</small>
#[[John Hill (botanico)]] - <small>2026-01-30</small>
#[[Jean Sénébier]] - <small>2026-01-30</small>
#[[Jean-Baptiste de La Chapelle]] - <small>2026-01-30</small>
#[[Carlo Barletti]] - <small>2026-02-02</small>
#[[Marsilio Landriani (chimico)]] - <small>2026-02-02</small>
#[[Bonaventura Corti]] - <small>2026-02-02</small>
#[[Pierre Bertholon de Saint-Lazare]] - <small>2026-02-02</small>
#[[Félix Vicq d'Azyr]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Charles Bonnet]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Johann Beckmann]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Benjamin Wilson (pittore)]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Filadelfo Fichera]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Élie Bertrand]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Francesco Forti]] - <small>2026-02-04</small>
#[[Pietro da Verona]] - <small>2026-02-05</small>
#[[Mauro (abate)]] - <small>2026-02-06</small>
#[[Louis Agassiz]] - <small>2026-02-06</small>
#[[Pier Vittorio Aldini]] - <small>2026-02-06</small>
#[[Giovanni Alessio]] - <small>2026-02-06</small>
#[[Joseph Hilarius Eckhel]] - <small>2026-02-06</small>
#[[Giovanni Capodistria]] - <small>2026-02-09</small>
#[[Edward Daniel Clarke]] - <small>2026-02-09</small>
#[[Achille Breda]] - <small>2026-02-10</small>
#[[Raffaello Nasini]] - <small>2026-02-10</small>
#[[Ulisse Gobbi]] - <small>2026-02-11</small>
#[[Francesco Ardissone]] - <small>2026-02-11</small>
#[[Giulio Cordero di San Quintino]] - <small>2026-02-11</small>
#[[Ugo Morin]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Serafino Rafaele Minich]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Giovanni Casoni]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Francesco Cortese]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Giovanni Santini (scienziato)]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Giovanni Francesco Fiammelli]] - <small>2026-02-13</small>
#[[Marco Folin]] - <small>2026-02-18</small>
#[[Alberto Giovanni Biuso]] - <small>2026-02-18</small>
#[[Giovanni Felice Azzone]] - <small>2026-02-18</small>
#[[Pierre Rosenberg]] - <small>2026-02-18</small>
#[[Thomas Bruce, VII conte di Elgin]] - <small>2026-02-19</small>
#[[Louis-François-Sébastien Fauvel]] - <small>2026-02-25</small>
#[[Alexandre Blacque]] - <small>2026-02-25</small>
#[[John Canton]] - <small>2026-02-26</small>
#[[Felice Fontana]] - <small>2026-02-26</small>
#[[Jean Baptiste Christophore Fusée Aublet]] - <small>2026-02-26</small>
#[[Johann Hieronymus Chemnitz]] - <small>2026-02-26</small>
#[[Antonio da Vercelli]] - <small>2026-02-27</small>
#[[Bernardino da Feltre]] - <small>2026-02-27</small>
#[[Domenico Buonvicini]] - <small>2026-02-27</small>
#[[François-Xavier de Feller]] - <small>2026-03-04</small>
#[[Lorenzo Forestani]] - <small>2026-03-09</small>
#[[Matteo Mainardi]] - <small>2026-03-13</small>
#[[Gabriele Lancillotto Castello]] - <small>2026-03-16</small>
#[[Juan de Ortega]] - <small>2026-03-23</small>
#[[Giovanni Sfortunati]] - <small>2026-03-23</small>
#[[Diego Orlando]] - <small>2026-03-24</small>
#[[Francesco Galigai]] - <small>2026-03-25</small>
#[[Pietro Cataneo]] - <small>2026-03-25</small>
#[[Latino di Camillo Orsini]] - <small>2026-03-25</small>
#[[Oronzio Fineo]] - <small>2026-03-25</small>
#[[Francesco Patrizi (filosofo)]] - <small>2026-03-25</small>
#[[Nicola Fergola]] - <small>2026-03-26</small>
#[[Baldassarre Orsini]] - <small>2026-03-26</small>
#[[Francesco Maria Franceschinis]] - <small>2026-03-26</small>
#[[Girolamo Pico Fonticulano]] - <small>2026-03-31</small>
#[[Fabrizio Mordente]] - <small>2026-03-31</small>
#[[Oberto Cantone]] - <small>2026-03-31</small>
#[[Ottavio Fabri]] - <small>2026-03-31</small>
#[[Lanfranco Mignoti]] - <small>2026-03-31</small>
#[[Ferdinando di Diano]] - <small>2026-03-31</small>
#[[Bartolomeo Ferrari (economista)]] - <small>2026-04-01</small>
#[[Lodovico Flori]] - <small>2026-04-01</small>
#[[Giuseppe Ciacchi]] - <small>2026-04-01</small>
#[[Vitale Giordano]] - <small>2026-04-01</small>
#[[Luigi Amedeo di Savoia-Aosta]] - <small>2026-04-08</small>
#[[Filippo De Filippi (1869-1938)]] - <small>2026-04-13</small>
#[[Giulio Ferrari (scrittore)]] - <small>2026-04-22</small>
#[[Luigi Simeoni (storico)]] - <small>2026-04-24</small>
#[[Franz Stuhlmann]] - <small>2026-04-28</small>
#[[George Francis Scott Elliot]] - <small>2026-04-28</small>
#[[Angelo Angelucci]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Franz Babinger]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Ruggero di Puglia (vescovo)]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Tito Bassetti]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Giovanni Andrea Barotti]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Jacopo Bartolomeo Beccari]] - <small>2026-04-29</small>
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#[[Robert Dudley, conte di Warwick]] - <small>2026-05-15</small>
#[[Francesco Ventretti]] - <small>2026-05-18</small>
#[[Harry Johnston (esploratore)]] - <small>2026-05-20</small>
#[[Giuseppe Pisanelli]] - <small>2026-05-29</small>
#[[Umberto Cagni di Bu Meliana]] - <small>2026-06-03</small>
#[[Eugenio Villoresi]] - <small>2026-06-05</small>
#[[Nicolaas Hartsoeker]] - <small>2026-06-08</small>
#[[George Cheyne]] - <small>2026-06-08</small>
#[[Jean Le Clerc (teologo)]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Caterina Santoro]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Carlo Errera]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Giacomo Carlo Bascapè]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Ginevra Zanetti]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Carlo Cipolla (1854-1916)]] - <small>2026-06-11</small>
#[[Giuseppe Toaldo]] - <small>2026-06-11</small>
#[[Giuseppe Biancani]] - <small>2026-06-12</small>
#[[Aldo Cerlini]] - <small>2026-06-16</small>
#[[Enrico Carli]] - <small>2026-06-16</small>
#[[Bartolomeo Borghi]] - <small>2026-06-16</small>
#[[Giovan Battista Nicolosi]] - <small>2026-06-16</small>
#[[Laurence Echard]] - <small>2026-06-16</small>
#[[Pomponio Mela]] - <small>2026-06-16</small>
#[[Carlo Alfonso Nallino]] - <small>2026-06-17</small>
#[[Rina Monti]] - <small>2026-06-17</small>
#[[Ermanno Giglio-Tos]] - <small>2026-06-17</small>
#[[Giandomenico Nardo]] - <small>2026-06-17</small>
#[[Galeazzo Gualdo Priorato]] - <small>2026-06-17</small>
#[[Ferdinando Cavalli]] - <small>2026-06-17</small>
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#[[Tullio Seppilli]] - <small>2026-06-23</small>
#[[Adriano Bompiani]] - <small>2026-06-23</small>
#[[Jean-François Malherbe]] - <small>2026-06-23</small>
#[[Loris Premuda]] - <small>2026-06-23</small>
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===Tematiche===
#[[Moneta]] - <small>2021-08-18</small>
#[[Proposizione (logica)]] - <small>2021-09-14</small>
#[[Mercurio (astrologia)]] - <small>2021-09-23</small>
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#[[Scienza delle finanze]] - <small>2021-11-08</small>
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#[[Economia monetaria]] - <small>2021-11-10</small>
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#[[Oggetto celeste]] - <small>2021-11-10</small>
#[[Stelle fisse]] - <small>2021-11-15</small>
#[[Sfericità della Terra]] - <small>2021-11-15</small>
#[[Sfere celesti]] - <small>2021-11-15</small>
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#[[Regola del tre (matematica)]] - <small>2022-04-01</small>
#[[Cosmografia]] - <small>2022-04-04</small>
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#[[Teoria del flogisto]] - <small>2026-01-30</small>
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#[[Nauplia]] - <small>2026-02-05</small>
#[[Tiepidezza]] - <small>2026-02-06</small>
#[[Tirinto]] - <small>2026-02-09</small>
#[[Argo (città antica)]] - <small>2026-02-11</small>
#[[Spetses]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Idra (isola)]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Porto di Malamocco]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Eubea]] - <small>2026-02-18</small>
#[[Monumento di Filopappo]] - <small>2026-02-18</small>
#[[Psara]] - <small>2026-02-24</small>
#[[Smirne]] - <small>2026-02-24</small>
#[[Ezani]] - <small>2026-02-24</small>
#[[Abuta rufescens]] - <small>2026-02-27</small>
#[[Alcamo]] - <small>2026-03-16</small>
#[[Aloe (botanica)]] - <small>2026-03-16</small>
#[[Erice]] - <small>2026-03-16</small>
#[[Mazara del Vallo]] - <small>2026-03-17</small>
#[[Castelvetrano]] - <small>2026-03-18</small>
#[[Eraclea Minoa]] - <small>2026-03-18</small>
#[[Platani]] - <small>2026-03-19</small>
#[[Siculiana]] - <small>2026-03-19</small>
#[[Abbazia di San Martino delle Scale]] - <small>2026-03-23</small>
#[[Livella]] - <small>2026-03-26</small>
#[[Ruwenzori]] - <small>2026-04-09</small>
#[[Monti della Luna]] - <small>2026-04-09</small>
#[[Tempio della Concordia (Agrigento)]] - <small>2026-04-16</small>
#[[Tempio di Giunone (Agrigento)]] - <small>2026-04-16</small>
#[[Riserva naturale integrale Macalube di Aragona]] - <small>2026-04-20</small>
#[[Licata]] - <small>2026-04-21</small>
#[[Palma di Montechiaro]] - <small>2026-04-21</small>
#[[Kamarina]] - <small>2026-04-21</small>
#[[Acradina]] - <small>2026-04-22</small>
#[[Epipoli]] - <small>2026-04-22</small>
#[[Mombasa]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Lago Vittoria]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Kavirondo]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Kisumu]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Tripanosomiasi africana umana]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Entebbe]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Acqua alta]] - <small>2026-05-04</small>
#[[Carbonifero]] - <small>2026-05-08</small>
#[[Isole Ssese]] - <small>2026-05-19</small>
#[[Kampala]] - <small>2026-05-20</small>
#[[Erba elefante]] - <small>2026-05-21</small>
#[[Fort Portal]] - <small>2026-05-21</small>
#[[Bahima]] - <small>2026-05-22</small>
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#[[Monte Baker (Uganda)]] - <small>2026-06-03</small>
#[[Canale artificiale]] - <small>2026-06-05</small>
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#[[Formazza]] - <small>2026-06-11</small>
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#[[Valganna]] - <small>2026-06-11</small>
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#[[Istituto veneto di scienze, lettere ed arti]] - <small>2026-06-24</small>
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===Raccolte===
#[[So di non sapere]] - <small>2022-05-04</small>
#[[Credi dalle poesie]] - <small>2022-09-13</small>
#[[Voti dalle poesie]] - <small>2022-09-13</small>
===Opere===
#[[I viaggi di Mandeville]] - <small>2021-11-08</small>
#[[Algurisimo]] - <small>2021-11-10</small>
===In altre lingue===
#[[:en:Paolo Monti]] - <small>2021-09-29</small>
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Marcella Medici (BEIC)
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==Voci create nell'ambito del progetto BEIC==
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===Persone===
#[[Paolo Monti]] - <small>2014-09-30</small>
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#[[Stefano da San Gregorio]] - <small>2021-08-29</small>
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#[[Francesco Ricci (matematico)]] - <small>2021-09-11</small>
#[[Charles-Joseph Mathon de la Cour]] - <small>2021-09-11</small>
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#[[Giovanni Giacomo Pierantoni]] - <small>2021-09-27</small>
#[[Italo Zannier]] - <small>2021-09-29</small>
#[[Auguste Marmont]] - <small>2021-10-11</small>
#[[Giovanni Biagio Amico]] - <small>2021-10-11</small>
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#[[Domenico Michelessi]] - <small>2023-07-12</small>
#[[Jabir ibn Hayyan]] - <small>2023-07-13</small>
#[[Alessandro Capra]] - <small>2023-07-20</small>
#[[Francesco Bruni (giurista medievale)]] - <small>2023-07-27</small>
#[[Bartolomeo Dusi]] - <small>2023-08-01</small>
#[[Giovanni Battista Venturi]] - <small>2023-09-14</small>
#[[Vera Zamagni]] - <small>2023-10-01</small>
#[[Isabella Moro]] - <small>2023-10-01</small>
#[[Mary Boddington]] - <small>2023-10-07</small>
#[[Paola Malanotte Rizzoli]] - <small>2023-10-10</small>
#[[Giuseppe Unicorno]] - <small>2023-10-18</small>
#[[Antonio Berga]] - <small>2023-11-06</small>
#[[Gabriella Uluhogian]] - <small>2023-11-20</small>
#[[Giovanni Paolo Gallucci]] - <small>2023-12-01</small>
#[[Angelo Felice Capelli]] - <small>2023-12-05</small>
#[[Giuseppe Del Papa]] - <small>2024-01-16</small>
#[[Sébastien Leclerc]] - <small>2024-01-17</small>
#[[Henry Dunning Macleod]] - <small>2024-01-23</small>
#[[Niccolò Carletti]] - <small>2024-01-23</small>
#[[Antonio Vassalli Eandi]] - <small>2024-01-23</small>
#[[Ludovico degli Arrighi]] - <small>2024-01-24</small>
#[[Giuseppe Asclepi]] - <small>2024-01-24</small>
#[[Giuseppe Cassella]] - <small>2024-01-24</small>
#[[Paolo Orsi]] - <small>2024-01-24</small>
#[[Luigi Ferri (filosofo)]] - <small>2024-01-24</small>
#[[Scipione Capece]] - <small>2024-02-06</small>
#[[Cherubino da Spoleto]] - <small>2024-02-19</small>
#[[Antonia Giannotti]] - <small>2024-02-26</small>
#[[Antonio Abetti]] - <small>2024-02-27</small>
#[[Giovan Battista Nani]] - <small>2024-02-28</small>
#[[Nicolò di Nale]] - <small>2024-02-28</small>
#[[Tolomeo I]] - <small>2024-03-04</small>
#[[Erofilo]] - <small>2024-03-04</small>
#[[Giuseppe Grippa]] - <small>2024-03-05</small>
#[[Giovanni Battista Zanchi]] - <small>2024-03-06</small>
#[[Cosimo de' Medici]] - <small>2024-03-18</small>
#[[Piero il Gottoso]] - <small>2024-03-18</small>
#[[Giovanni Drei]] - <small>2024-03-25</small>
#[[Galasso Alghisi]] - <small>2024-03-29</small>
#[[Domenico Cocoli]] - <small>2024-04-08</small>
#[[Ercole Corazzi]] - <small>2024-04-15</small>
#[[Carlo Lambardi]] - <small>2024-04-15</small>
#[[Domenico Manzoni]] - <small>2024-04-18</small>
#[[Giuseppe Maria Bonomi]] - <small>2024-04-30</small>
#[[Benedetto Di Falco]] - <small>2024-05-30</small>
#[[Giovanni Fantuzzi (storico)]] - <small>2024-06-03</small>
#[[Antonio Lupicini]] - <small>2024-06-10</small>
#[[Luigi Lilio]] - <small>2024-06-10</small>
#[[Tommaso Maria Gabrini]] - <small>2024-06-13</small>
#[[Bernardo Giambullari]] - <small>2024-06-18</small>
#[[Gaetano Marzagaglia]] - <small>2024-06-19</small>
#[[Giorgio Gemisto Pletone]] - <small>2024-06-24</small>
#[[Elena Dragaš]] - <small>2024-06-24</small>
#[[Giuseppe Gatti (archeologo)]] - <small>2024-07-30</small>
#[[Luigi Melegari]] - <small>2024-08-01</small>
#[[Girolamo Borro]] - <small>2024-08-27</small>
#[[Luis Collado de Lebrija]] - <small>2024-09-02</small>
#[[Francesco Paolo Bozzelli]] - <small>2024-09-04</small>
#[[Raffaele Ala]] - <small>2024-09-09</small>
#[[Francesco Barberino Benici]] - <small>2024-09-27</small>
#[[Antonio Lepschy]] - <small>2024-10-01</small>
#[[Guglielmo Cavallo]] - <small>2024-10-01</small>
#[[Oddone Longo]] - <small>2024-10-02</small>
#[[Giovanni Aldini]] - <small>2024-10-02</small>
#[[Jacopo Riccati]] - <small>2024-10-09</small>
#[[Giovanni Maria Della Torre]] - <small>2024-10-10</small>
#[[Giovanni Brunetti]] - <small>2024-10-11</small>
#[[Iacopo Cicognini]] - <small>2024-10-14</small>
#[[Domenico Guglielmini]] - <small>2024-10-15</small>
#[[Gaspare Capone]] - <small>2024-10-29</small>
#[[Teofilo Bruni]] - <small>2024-10-29</small>
#[[Gaetano Gaspare Uttini]] - <small>2024-10-29</small>
#[[Angelo Pietra]] - <small>2024-11-11</small>
#[[Giuseppe Ricca Salerno]] - <small>2024-11-13</small>
#[[Giovanni Battista Mazzini]] - <small>2024-11-14</small>
#[[Leopoldo Maggi]] - <small>2024-11-14</small>
#[[Lorenzo Bellini]] - <small>2024-11-14</small>
#[[Giovanni Battista De Toni]] - <small>2024-11-29</small>
#[[Generoso Calenzio]] - <small>2024-12-03</small>
#[[Girolamo Seripando]] - <small>2024-12-03</small>
#[[Giacomo Venturoli]] - <small>2025-01-02</small>
#[[Lodovico delle Colombe]] - <small>2025-01-03</small>
#[[Cornelio Ghirardelli]] - <small>2025-01-07</small>
#[[Pacifico Barilari]] - <small>2025-01-10</small>
#[[Francesco Feliciano]] - <small>2025-01-10</small>
#[[Angelo Salmoiraghi]] - <small>2025-01-14</small>
#[[Ottaviano Fabrizio Mossotti]] - <small>2025-01-14</small>
#[[Michele Araldi]] - <small>2025-01-14</small>
#[[Cornelio Malvasia]] - <small>2025-01-21</small>
#[[Paolo Beni (gesuita)]] - <small>2025-01-28</small>
#[[Luca Danesi]] - <small>2025-01-28</small>
#[[Onorio Longhi]] - <small>2025-01-28</small>
#[[Antonio Cermisone]] - <small>2025-01-29</small>
#[[Alessandro Papacino D'Antoni]] - <small>2025-02-13</small>
#[[Angelo Querini]] - <small>2025-02-18</small>
#[[Tommaso Temanza]] - <small>2025-02-18</small>
#[[William Kingdon Clifford]] - <small>2025-02-25</small>
#[[Girolamo Cortinovis]] - <small>2025-02-25</small>
#[[William Watson (scienziato)]] - <small>2025-02-25</small>
#[[Jean Antoine Nollet]] - <small>2025-02-26</small>
#[[Jan Palfijn]] - <small>2025-02-26</small>
#[[Michele de Jorio]] - <small>2025-03-11</small>
#[[Cesare Cipolletti]] - <small>2025-03-12</small>
#[[Giovanni Carmignani]] - <small>2025-03-12</small>
#[[Saverio Mattei]] - <small>2025-03-12</small>
#[[Salvatore Barzilai]] - <small>2025-03-12</small>
#[[Francesco Baglietto]] - <small>2025-03-12</small>
#[[Giovanni Ambrogio Bertrandi]] - <small>2025-03-13</small>
#[[Ersilia Caetani Lovatelli]] - <small>2025-03-13</small>
#[[Giuseppe Palmieri (economista)]] - <small>2025-03-18</small>
#[[Marsilio Cagnati]] - <small>2025-03-21</small>
#[[Enrico Cimbali]] - <small>2025-03-25</small>
#[[Enea Arnaldi]] - <small>2025-03-26</small>
#[[Ferdinando Arrivabene]] - <small>2025-03-26</small>
#[[Andrea Balletti]] - <small>2025-03-26</small>
#[[Filippo Cavolini]] - <small>2025-03-26</small>
#[[Amedeo Avogadro]] - <small>2025-03-28</small>
#[[Gabriele Rosa]] - <small>2025-04-08</small>
#[[Umberto D'Ancona]] - <small>2025-04-10</small>
#[[Carlo Fea]] - <small>2025-04-11</small>
#[[Pietro Quaroni]] - <small>2025-04-29</small>
#[[Apollinare Calderini]] - <small>2025-05-05</small>
#[[Giovanni Simonetta]] - <small>2025-05-07</small>
#[[Felice Barnabei]] - <small>2025-05-07</small>
#[[Gabriele Busca]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Gaetano Emanuele Bava di San Paolo]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Giuseppe Avanzini]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Francesco Soave]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Simone Stratico]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Jacopo Durandi]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Giovanni Antonio Giobert]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Pietro Moscati]] - <small>2025-05-22</small>
#[[Aldo Ferrabino]] - <small>2025-05-22</small>
#[[Piero Giacosa]] - <small>2025-05-27</small>
#[[Abramo Massalongo]] - <small>2025-05-27</small>
#[[Benjamin Martin]] - <small>2025-06-03</small>
#[[Johann Heinrich Lambert]] - <small>2025-06-03</small>
#[[Nicolaus de Béguelin]] - <small>2025-06-03</small>
#[[John Hunter]] - <small>2025-06-03</small>
#[[Louis-Bernard Guyton-Morveau]] - <small>2025-06-03</small>
#[[Johann Georg Sulzer]] - <small>2025-06-03</small>
#[[Maurizio Roffredi]] - <small>2025-06-04</small>
#[[Giovanni Pietro Maria Dana]] - <small>2025-06-04</small>
#[[William Hewson]] - <small>2025-06-04</small>
#[[Antoine Portal]] - <small>2025-06-04</small>
#[[Giovanni Battista Palletta]] - <small>2025-06-04</small>
#[[Vincenzo Malacarne]] - <small>2025-06-05</small>
#[[Giovanni Andrea Dalla Croce]] - <small>2025-06-05</small>
#[[Samuel-Auguste Tissot]] - <small>2025-06-05</small>
#[[Conrad Gessner]] - <small>2025-06-05</small>
#[[Willem 's Gravesande]] - <small>2025-06-05</small>
#[[Gioacchino Pessuti]] - <small>2025-06-17</small>
#[[Federigo Sclopis di Salerano]] - <small>2025-06-18</small>
#[[Costanzo Gazzera]] - <small>2025-06-18</small>
#[[Domenico Capellina]] - <small>2025-06-18</small>
#[[Domenico Casimiro Promis]] - <small>2025-06-18</small>
#[[Carlo Merkel]] - <small>2025-06-18</small>
#[[Giacinto Carena]] - <small>2025-06-18</small>
#[[Giovanni Claudio Fromond]] - <small>2025-07-01</small>
#[[Serafino Ricci]] - <small>2025-07-01</small>
#[[Alberto Ablondi]] - <small>2025-07-02</small>
#[[Mario Morcone]] - <small>2025-07-02</small>
#[[Bartolomeo Gastaldi]] - <small>2025-07-02</small>
#[[Enrico Narducci]] - <small>2025-07-02</small>
#[[Torquato Taramelli]] - <small>2025-07-02</small>
#[[Lorenzo Respighi]] - <small>2025-07-02</small>
#[[Enrico Besta]] - <small>2025-07-03</small>
#[[Francesco Mengotti]] - <small>2025-07-03</small>
#[[Ignazio Danti]] - <small>2025-07-04</small>
#[[Alessandro Cialdi]] - <small>2025-07-04</small>
#[[Pietro Aldobrandini]] - <small>2025-07-04</small>
#[[Andrea Bina]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Pietro Luigi Albini]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Giuseppe Basso]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Carlo Baudi di Vesme]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Luigi Bellardi]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Giuseppina Cattani]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Alessandro Barca]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Paolo Ballada di Saint Robert]] - <small>2025-07-10</small>
#[[Angelo Battelli]] - <small>2025-07-10</small>
#[[Giuseppe Domenico Botto]] - <small>2025-07-10</small>
#[[Giuseppe Carle]] - <small>2025-07-10</small>
#[[Giovanni Cavalli]] - <small>2025-07-10</small>
#[[Antonio Zannoni]] - <small>2025-07-14</small>
#[[Antonio Tadini]] - <small>2025-07-14</small>
#[[Geminiano Montanari]] - <small>2025-07-14</small>
#[[Antonio Salvagnoli Marchetti]] - <small>2025-07-15</small>
#[[Giovanni Antonio Lecchi]] - <small>2025-07-15</small>
#[[Antonio Cavalieri Ducati]] - <small>2025-07-15</small>
#[[Vittorio Zonca]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Vincenzo De Grazia]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Pietro Maria Cavina]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Carlo Fontana]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Ferdinando d'Adda]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Giovanni Ceva]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Domenico Corradi d'Austria]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Raffaele Canevari]] - <small>2025-07-21</small>
#[[Alfonso Sanseverino Vimercati]] - <small>2025-07-21</small>
#[[Luigi Tatti]] - <small>2025-07-21</small>
#[[Claudio Datei]] - <small>2025-07-21</small>
#[[Ferdinando Morozzi]] - <small>2025-07-21</small>
#[[Giovanni Marchelli]] - <small>2025-07-22</small>
#[[Fulco Tosti di Valminuta]] - <small>2025-07-22</small>
#[[Luigi Mazzocchi]] - <small>2025-07-22</small>
#[[Emilio Bignami]] - <small>2025-07-22</small>
#[[Jean de Thévenot]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Luigi Pacinotti]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Joseph Pitton de Tournefort]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Luigi De Marchi]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Paolo Frisi]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Pietro Paleocapa]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Barthélemy Faujas de Saint-Fond]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Pietro Vacchelli]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Lelio Bonsi]] - <small>2025-07-24</small>
#[[Teodoro da Sovico]] - <small>2025-07-24</small>
#[[Michele Carcano]] - <small>2025-07-24</small>
#[[Carlo Ilarione Petitti di Roreto]] - <small>2025-07-25</small>
#[[Sebastiano Tessitore]] - <small>2025-07-25</small>
#[[Ermes Visconti]] - <small>2025-07-29</small>
#[[Domenico Guerri]] - <small>2025-07-29</small>
#[[Girolamo Parabosco]] - <small>2025-07-29</small>
#[[Antonio Schinella Conti]] - <small>2025-07-30</small>
#[[Francesco Rapolla]] - <small>2025-07-30</small>
#[[Giuliano Barbolini]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Domenico Battaglia (cardinale)]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Gerardo Bianco]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Luigi Biggeri]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Franco Bile]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Antonio Bruno (politico)]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Francesco Cascio]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Antonio Catricalà]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Giacomo Micalori]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Giovanni Antonio Magini]] - <small>2025-08-01</small>
#[[François Boissier de Sauvages de Lacroix]] - <small>2025-08-01</small>
#[[Giulio Fagnano dei Toschi]] - <small>2025-08-04</small>
#[[Domenico Cerato]] - <small>2025-08-05</small>
#[[Bartolomeo Corte]] - <small>2025-08-05</small>
#[[Andrea Gloria]] - <small>2025-08-06</small>
#[[Alfredo Ascoli]] - <small>2025-08-06</small>
#[[Scipione Barbò Soncino]] - <small>2025-08-07</small>
#[[Gian Galeazzo Visconti]] - <small>2025-08-07</small>
#[[Francesco Bellati]] - <small>2025-08-25</small>
#[[Vincenzo Riccati]] - <small>2025-08-25</small>
#[[Angelo Maria Bandini]] - <small>2025-08-25</small>
#[[Giovanni Ciampoli]] - <small>2025-08-25</small>
#[[Loris D'Ambrosio]] - <small>2025-08-25</small>
#[[Giuseppe Ballo]] - <small>2025-08-25</small>
#[[Luciano Banchi]] - <small>2025-08-26</small>
#[[Marco Formentini (storico)]] - <small>2025-08-27</small>
#[[Ferdinando Gabotto]] - <small>2025-08-27</small>
#[[Camillo Corsanego]] - <small>2025-08-28</small>
#[[Francesco Foggi]] - <small>2025-08-28</small>
#[[Pasquale Maria Liberatore]] - <small>2025-08-28</small>
#[[Argisto Giuffredi]] - <small>2025-08-28</small>
#[[Davide Carazzi]] - <small>2025-09-01</small>
#[[Wladimiro Dorigo]] - <small>2025-09-01</small>
#[[Giovanni Sercambi]] - <small>2025-09-01</small>
#[[Marisa Dalai Emiliani]] - <small>2025-09-01</small>
#[[Carlo de' Dottori]] - <small>2025-09-02</small>
#[[Niccolò II da Correggio]] - <small>2025-09-02</small>
#[[Giovanni Bordiga]] - <small>2025-09-02</small>
#[[Camillo Manfroni]] - <small>2025-09-02</small>
#[[Giuseppe Gerola]] - <small>2025-09-02</small>
#[[Giannino Ferrari dalle Spade]] - <small>2025-09-02</small>
#[[Ugo Mazzola]] - <small>2025-09-08</small>
#[[Pasquale Jannaccone]] - <small>2025-09-08</small>
#[[William Stanley Jevons]] - <small>2025-09-09</small>
#[[Giovanni Domenico Peri]] - <small>2025-09-09</small>
#[[Girolamo Cattaneo]] - <small>2025-09-09</small>
#[[Leone VI il Saggio]] - <small>2025-09-09</small>
#[[Bonaiuto Lorini]] - <small>2025-09-10</small>
#[[Pietro Mengoli]] - <small>2025-09-10</small>
#[[Giovan Battista Nelli]] - <small>2025-09-10</small>
#[[Domenico Turazza]] - <small>2025-09-11</small>
#[[Benedetto Baudi di Vesme]] - <small>2025-09-11</small>
#[[Giorgio Giorgi]] - <small>2025-09-11</small>
#[[Nino Bazzetta de Vemenia]] - <small>2025-09-11</small>
#[[Giovanni Battista Benedetti (matematico)]] - <small>2025-09-12</small>
#[[Giovanni Abignente]] - <small>2025-09-16</small>
#[[Eugenio Cais di Pierlas]] - <small>2025-09-16</small>
#[[Raffaele Ciasca]] - <small>2025-09-16</small>
#[[Enrico Costa (scrittore)]] - <small>2025-09-16</small>
#[[Lando Ferretti]] - <small>2025-09-17</small>
#[[Pier Silverio Leicht]] - <small>2025-09-17</small>
#[[Giovanni Battista Castiglioni]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Ferruccio Mosetti]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Giacinto Sigismondo Gerdil]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Giulio Claro]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Mario Lessona]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Edoardo Perroncito]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Gian Antonio Danieli]] - <small>2025-09-22</small>
#[[Giuseppe Albertotti]] - <small>2025-09-23</small>
#[[Gherardo Freschi]] - <small>2025-09-23</small>
#[[Angelo Fumagalli]] - <small>2025-09-23</small>
#[[Luigi Sante Da Rios]] - <small>2025-09-24</small>
#[[Giuseppe Balsamo Crivelli]] - <small>2025-09-24</small>
#[[Annibale Comessatti]] - <small>2025-09-24</small>
#[[Ciro Andreatta]] - <small>2025-09-24</small>
#[[Carlo Cappelletti]] - <small>2025-09-24</small>
#[[Mauro Rusconi]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Francesco Carlini]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Giuseppe Belli]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Tommaso Nani]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Antonio Caccianino]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Angelo Zendrini]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Giuseppe Bossi]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Pietro Cossali]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Agostino Reale]] - <small>2025-09-29</small>
#[[Frederick Mario Fales]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Paolo Attavanti]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Francesco Ghiretti]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Alessandro Minelli]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Giorgio Ravegnani]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Gherardo Ortalli]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Bartolomeo Bizio]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Alfonso Scirocco]] - <small>2025-10-01</small>
#[[Carlo Ghisalberti]] - <small>2025-10-01</small>
#[[Angelo Ventura]] - <small>2025-10-01</small>
#[[Maria Francesca Tiepolo]] - <small>2025-10-02</small>
#[[Manlio Cortelazzo]] - <small>2025-10-02</small>
#[[Manlio Pastore Stocchi]] - <small>2025-10-02</small>
#[[Odoardo Corsini]] - <small>2025-10-03</small>
#[[Tommaso Perelli]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Lelio Stragiotti]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Augusto Ghetti]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Mariano Fontana]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Charles Bossut]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Adeodato Ressi]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Angelo Clareno]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Leopoldo Mazzarolli]] - <small>2025-10-09</small>
#[[Sandro Ruffo]] - <small>2025-10-09</small>
#[[Ercole Vidari]] - <small>2025-10-09</small>
#[[Bernardino Ramazzini]] - <small>2025-10-10</small>
#[[Luigi Genuardi]] - <small>2025-10-10</small>
#[[Paolo Volpicelli]] - <small>2025-10-13</small>
#[[Federico Sacco]] - <small>2025-10-13</small>
#[[Tomaso Catullo]] - <small>2025-10-14</small>
#[[Claudio D'Amato Guerrieri]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Vincenzo Brunacci]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Pietro Derossi]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Francesco Gesualdi]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Fulvio Irace]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Giacomo Marramao]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Maurizio Pallante]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Franco Purini]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Paolo Antonio Foscarini]] - <small>2025-10-16</small>
#[[Angelo Sismonda]] - <small>2025-10-16</small>
#[[Pietro Savi]] - <small>2025-10-16</small>
#[[Stefano Borson]] - <small>2025-10-16</small>
#[[Cesare Razzaboni]] - <small>2025-10-20</small>
#[[Guido Bentivoglio]] - <small>2025-10-20</small>
#[[Guido Fusinato]] - <small>2025-10-20</small>
#[[Giulio Alessio]] - <small>2025-10-21</small>
#[[Carlo Anti]] - <small>2025-10-21</small>
#[[Enrico Catellani]] - <small>2025-10-21</small>
#[[Arnaldo Segarizzi]] - <small>2025-10-21</small>
#[[Achille Forti]] - <small>2025-10-21</small>
#[[Vittorio Polacco]] - <small>2025-10-21</small>
#[[Giorgio Bidone]] - <small>2025-10-22</small>
#[[Alberto de' Stefani]] - <small>2025-10-22</small>
#[[Vincenzo Crescini]] - <small>2025-10-22</small>
#[[Biagio Brugi]] - <small>2025-10-22</small>
#[[Orazio Comes]] - <small>2025-10-23</small>
#[[Giovanni Celoria]] - <small>2025-10-23</small>
#[[Arnaldo Angelucci]] - <small>2025-10-23</small>
#[[Gregorio Fontana (matematico)]] - <small>2025-10-24</small>
#[[Pietro Configliachi]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Scipione Breislak]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Luigi Porta]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Bartolomeo Panizza]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Paolo Frisiani]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Giovanni Codazza]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Emilio Cornalia]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Luigi Magrini]] - <small>2025-10-29</small>
#[[Giulio Curioni]] - <small>2025-10-29</small>
#[[Roberto Caracciolo (vescovo)]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Paolo Marzolo]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Massimiliano Pavan]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Erminio Troilo]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Francesco Brandileone]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Carlo Francesco Gabba]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Luigi Pernier]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Serafino Biffi]] - <small>2025-11-04</small>
#[[Giovanni Labus]] - <small>2025-11-04</small>
#[[Bartolomeo Catena]] - <small>2025-11-04</small>
#[[Adriano Balbi]] - <small>2025-11-04</small>
#[[Italo Mario Sacco]] - <small>2025-11-07</small>
#[[Carlo Calisse]] - <small>2025-11-10</small>
#[[Sebastiano Canterzani]] - <small>2025-11-11</small>
#[[Carlo Possenti]] - <small>2025-11-13</small>
#[[Piero Borgi]] - <small>2025-11-14</small>
#[[Francesco Carnelutti]] - <small>2025-11-14</small>
#[[Pio Fantoni]] - <small>2025-11-17</small>
#[[Felice Casorati (matematico)]] - <small>2025-11-17</small>
#[[Marco Galli (matematico)]] - <small>2025-11-18</small>
#[[Luigi Pepe (matematico)]] - <small>2025-11-18</small>
#[[Umberto Bottazzini]] - <small>2025-11-18</small>
#[[Karl Georg Christian von Staudt]] - <small>2025-11-18</small>
#[[Richard Baltzer]] - <small>2025-11-18</small>
#[[Paolo Ruffini (matematico)]] - <small>2025-11-18</small>
#[[Enrico Betti]] - <small>2025-11-19</small>
#[[Giorgio Lapazaya]] - <small>2025-11-19</small>
#[[Elia Del Re]] - <small>2025-11-20</small>
#[[Giovanni Giacomo Lando]] - <small>2025-11-20</small>
#[[Gemma Frisio]] - <small>2025-11-20</small>
#[[David Veronese]] - <small>2025-11-20</small>
#[[Stefano Ghebelino]] - <small>2025-11-24</small>
#[[Giacomo Gorrini]] - <small>2025-11-24</small>
#[[Giovanni Battista Balbis]] - <small>2025-11-24</small>
#[[Giovanni Battista De Luca]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Vincenzo Manzini]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Pasquale Fiore (giurista)]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Oreste Ranelletti]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Giacomo Venezian]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Giuseppe Resti Ferrari]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Giuseppe Raffaelli]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Eduardo Piola Caselli]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Domenico Moro (giurista)]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Donato Donati]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Sebastian Jenull]] - <small>2025-11-26</small>
#[[Carlo Lessona]] - <small>2025-11-26</small>
#[[Vincenzo Simoncelli]] - <small>2025-11-26</small>
#[[Ilario Alibrandi]] - <small>2025-11-26</small>
#[[Pier Maria Campi]] - <small>2025-11-26</small>
#[[Giorgio Orsoni]] - <small>2025-11-27</small>
#[[Adriano Franceschini]] - <small>2025-11-27</small>
#[[Pietro Vaccari]] - <small>2025-11-27</small>
#[[Gaspare Bugati]] - <small>2025-11-27</small>
#[[Filippo Carmagnini]] - <small>2025-12-02</small>
#[[Giuliano Gosellini]] - <small>2025-12-05</small>
#[[Rosa Russo Iervolino]] - <small>2025-12-09</small>
#[[Michele Salvati]] - <small>2025-12-09</small>
#[[Carlo Scognamiglio]] - <small>2025-12-09</small>
#[[Sabato Malinconico]] - <small>2025-12-09</small>
#[[Andrea Monorchio]] - <small>2025-12-09</small>
#[[Rolando Mosca Moschini]] - <small>2025-12-09</small>
#[[Francesco Cognasso]] - <small>2025-12-12</small>
#[[Guido Melis]] - <small>2025-12-12</small>
#[[Renato Moro]] - <small>2025-12-12</small>
#[[Adriano Ciaffi]] - <small>2025-12-12</small>
#[[Abramo Colorni]] - <small>2025-12-15</small>
#[[Antonio Tarlazzi]] - <small>2025-12-16</small>
#[[Carlo Conti (matematico)]] - <small>2025-12-17</small>
#[[Guido Bustico]] - <small>2025-12-18</small>
#[[Santo Monti]] - <small>2025-12-18</small>
#[[Giuseppe Amorelli]] - <small>2026-01-09</small>
#[[Domenico Lo Faso Pietrasanta]] - <small>2026-01-14</small>
#[[Francesco Giuntini]] - <small>2026-01-22</small>
#[[Agnese di Montepulciano]] - <small>2026-01-26</small>
#[[James Ferguson (1710-1776)]] - <small>2026-01-29</small>
#[[Jacob Christian Schäffer]] - <small>2026-01-29</small>
#[[William Heberden]] - <small>2026-01-30</small>
#[[Carlo Lodovico Morozzo]] - <small>2026-01-30</small>
#[[John Hill (botanico)]] - <small>2026-01-30</small>
#[[Jean Sénébier]] - <small>2026-01-30</small>
#[[Jean-Baptiste de La Chapelle]] - <small>2026-01-30</small>
#[[Carlo Barletti]] - <small>2026-02-02</small>
#[[Marsilio Landriani (chimico)]] - <small>2026-02-02</small>
#[[Bonaventura Corti]] - <small>2026-02-02</small>
#[[Pierre Bertholon de Saint-Lazare]] - <small>2026-02-02</small>
#[[Félix Vicq d'Azyr]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Charles Bonnet]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Johann Beckmann]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Benjamin Wilson (pittore)]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Filadelfo Fichera]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Élie Bertrand]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Francesco Forti]] - <small>2026-02-04</small>
#[[Pietro da Verona]] - <small>2026-02-05</small>
#[[Mauro (abate)]] - <small>2026-02-06</small>
#[[Louis Agassiz]] - <small>2026-02-06</small>
#[[Pier Vittorio Aldini]] - <small>2026-02-06</small>
#[[Giovanni Alessio]] - <small>2026-02-06</small>
#[[Joseph Hilarius Eckhel]] - <small>2026-02-06</small>
#[[Giovanni Capodistria]] - <small>2026-02-09</small>
#[[Edward Daniel Clarke]] - <small>2026-02-09</small>
#[[Achille Breda]] - <small>2026-02-10</small>
#[[Raffaello Nasini]] - <small>2026-02-10</small>
#[[Ulisse Gobbi]] - <small>2026-02-11</small>
#[[Francesco Ardissone]] - <small>2026-02-11</small>
#[[Giulio Cordero di San Quintino]] - <small>2026-02-11</small>
#[[Ugo Morin]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Serafino Rafaele Minich]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Giovanni Casoni]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Francesco Cortese]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Giovanni Santini (scienziato)]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Giovanni Francesco Fiammelli]] - <small>2026-02-13</small>
#[[Marco Folin]] - <small>2026-02-18</small>
#[[Alberto Giovanni Biuso]] - <small>2026-02-18</small>
#[[Giovanni Felice Azzone]] - <small>2026-02-18</small>
#[[Pierre Rosenberg]] - <small>2026-02-18</small>
#[[Thomas Bruce, VII conte di Elgin]] - <small>2026-02-19</small>
#[[Louis-François-Sébastien Fauvel]] - <small>2026-02-25</small>
#[[Alexandre Blacque]] - <small>2026-02-25</small>
#[[John Canton]] - <small>2026-02-26</small>
#[[Felice Fontana]] - <small>2026-02-26</small>
#[[Jean Baptiste Christophore Fusée Aublet]] - <small>2026-02-26</small>
#[[Johann Hieronymus Chemnitz]] - <small>2026-02-26</small>
#[[Antonio da Vercelli]] - <small>2026-02-27</small>
#[[Bernardino da Feltre]] - <small>2026-02-27</small>
#[[Domenico Buonvicini]] - <small>2026-02-27</small>
#[[François-Xavier de Feller]] - <small>2026-03-04</small>
#[[Lorenzo Forestani]] - <small>2026-03-09</small>
#[[Matteo Mainardi]] - <small>2026-03-13</small>
#[[Gabriele Lancillotto Castello]] - <small>2026-03-16</small>
#[[Juan de Ortega]] - <small>2026-03-23</small>
#[[Giovanni Sfortunati]] - <small>2026-03-23</small>
#[[Diego Orlando]] - <small>2026-03-24</small>
#[[Francesco Galigai]] - <small>2026-03-25</small>
#[[Pietro Cataneo]] - <small>2026-03-25</small>
#[[Latino di Camillo Orsini]] - <small>2026-03-25</small>
#[[Oronzio Fineo]] - <small>2026-03-25</small>
#[[Francesco Patrizi (filosofo)]] - <small>2026-03-25</small>
#[[Nicola Fergola]] - <small>2026-03-26</small>
#[[Baldassarre Orsini]] - <small>2026-03-26</small>
#[[Francesco Maria Franceschinis]] - <small>2026-03-26</small>
#[[Girolamo Pico Fonticulano]] - <small>2026-03-31</small>
#[[Fabrizio Mordente]] - <small>2026-03-31</small>
#[[Oberto Cantone]] - <small>2026-03-31</small>
#[[Ottavio Fabri]] - <small>2026-03-31</small>
#[[Lanfranco Mignoti]] - <small>2026-03-31</small>
#[[Ferdinando di Diano]] - <small>2026-03-31</small>
#[[Bartolomeo Ferrari (economista)]] - <small>2026-04-01</small>
#[[Lodovico Flori]] - <small>2026-04-01</small>
#[[Giuseppe Ciacchi]] - <small>2026-04-01</small>
#[[Vitale Giordano]] - <small>2026-04-01</small>
#[[Luigi Amedeo di Savoia-Aosta]] - <small>2026-04-08</small>
#[[Filippo De Filippi (1869-1938)]] - <small>2026-04-13</small>
#[[Giulio Ferrari (scrittore)]] - <small>2026-04-22</small>
#[[Luigi Simeoni (storico)]] - <small>2026-04-24</small>
#[[Franz Stuhlmann]] - <small>2026-04-28</small>
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#[[Ruggero di Puglia (vescovo)]] - <small>2026-04-29</small>
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#[[Regola del tre (matematica)]] - <small>2022-04-01</small>
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#[[Pineta di Ravenna]] - <small>2022-07-25</small>
#[[Canale di Suez]] - <small>2022-08-22</small>
#[[Ottica]] - <small>2023-01-16</small>
#[[Simonia]] - <small>2023-05-02</small>
#[[Eclettismo]] - <small>2023-05-02</small>
#[[Maccabei]] - <small>2023-05-04</small>
#[[Palla (sport)]] - <small>2023-05-12</small>
#[[Solfeggio]] - <small>2023-08-02</small>
#[[Tarantismo]] - <small>2023-08-08</small>
#[[Tarantola]] - <small>2023-08-08</small>
#[[Lenticchia d'acqua]] - <small>2023-10-01</small>
#[[Lenticchia di palude]] - <small>2023-10-01</small>
#[[Oceanografia]] - <small>2023-10-10</small>
#[[Associazione (psicologia)]] - <small>2024-01-30</small>
#[[Museo (Alessandria)]] - <small>2024-03-04</small>
#[[Fortezza]] - <small>2024-03-08</small>
#[[Animosità]] - <small>2024-03-13</small>
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#[[Finanza pubblica]] - <small>2024-11-14</small>
#[[Tufo]] - <small>2024-11-14</small>
#[[Seghedino]] - <small>2025-01-10</small>
#[[Nervo]] - <small>2025-02-28</small>
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#[[Induzione elettrostatica]] - <small>2025-04-08</small>
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#[[Zeolite]] - <small>2025-05-15</small>
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#[[Teatro romano di Verona]] - <small>2025-07-01</small>
#[[Agro romano]] - <small>2025-07-15</small>
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#[[Reno (Italia)]] - <small>2025-07-17</small>
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==Voci create nell'ambito del progetto BEIC==
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#[[Salvatore Cognetti de Martiis]] - <small>2021-11-09</small>
#[[Girolamo Francesco Cristiani]] - <small>2021-11-10</small>
#[[Alfons Dopsch]] - <small>2021-11-10</small>
#[[Ruggero Giuseppe Boscovich]] - <small>2021-11-10</small>
#[[Pietro Antonio Cataldi]] - <small>2021-11-10</small>
#[[Ambrogio Contarini]] - <small>2021-11-10</small>
#[[Giovanni Tavelli]] - <small>2021-11-10</small>
#[[Giovanni Colombini]] - <small>2021-11-10</small>
#[[Giovanni Pagnini]] - <small>2021-11-10</small>
#[[Rhazes]] - <small>2021-11-15</small>
#[[Antonio Pace]] - <small>2021-11-19</small>
#[[Joseph-François Marie]] - <small>2021-11-29</small>
#[[Alessandro Marchetti (matematico)]] - <small>2021-12-01</small>
#[[Giambattista Magistrini]] - <small>2021-12-01</small>
#[[Agostino Maccari]] - <small>2021-12-10</small>
#[[Antonio Ludeña]] - <small>2021-12-12</small>
#[[Doroteo Alimari]] - <small>2022-01-13</small>
#[[Alessandro Canobbio]] - <small>2022-01-13</small>
#[[Camillo Leonardi]] - <small>2022-01-21</small>
#[[Ascanio Centorio Degli Ortensi]] - <small>2022-01-28</small>
#[[Domenico Griminelli]] - <small>2022-02-02</small>
#[[Guglielmo Gargiolli]] - <small>2022-02-03</small>
#[[Giovanni Battista Gallicciolli]] - <small>2022-02-04</small>
#[[Guglielmo Grataroli]] - <small>2022-02-04</small>
#[[Donato Calvi]] - <small>2022-02-04</small>
#[[Flegomene]] - <small>2022-02-07</small>
#[[Francesco Fuoco]] - <small>2022-02-19</small>
#[[Francesco dal Sole]] - <small>2022-03-03</small>
#[[Nicolao Colletti]] - <small>2022-03-12</small>
#[[Cristoforo Clavio]] - <small>2022-03-17</small>
#[[Jacques Peletier du Mans]] - <small>2022-03-17</small>
#[[Pietro Apiano]] - <small>2022-03-18</small>
#[[Francesco Cigalini]] - <small>2022-03-18</small>
#[[Scipione Chiaramonti]] - <small>2022-03-23</small>
#[[Antonio Brognoli]] - <small>2022-03-26</small>
#[[Giuseppe Davia]] - <small>2022-03-30</small>
#[[Francesco Vandelli (astronomo)]] - <small>2022-03-30</small>
#[[Giuseppe Vergani]] - <small>2022-04-01</small>
#[[Giovanni Camilla]] - <small>2022-04-04</small>
#[[Pompeo Colonna (scrittore)]] - <small>2022-04-07</small>
#[[Luigi Castiglioni (botanico)]] - <small>2022-04-07</small>
#[[Guidobaldo Del Monte]] - <small>2022-04-08</small>
#[[Federico Commandino]] - <small>2022-04-08</small>
#[[Teone di Alessandria]] - <small>2022-04-09</small>
#[[Francesco Maria II Della Rovere]] - <small>2022-04-11</small>
#[[Pappo di Alessandria]] - <small>2022-04-12</small>
#[[Sereno di Antinopoli]] - <small>2022-04-13</small>
#[[Eutocio]] - <small>2022-04-13</small>
#[[Alonso de Fuentes]] - <small>2022-04-15</small>
#[[Francesco Zantedeschi]] - <small>2022-04-19</small>
#[[Famiano Michelini]] - <small>2022-04-26</small>
#[[Gregorio Bressani]] - <small>2022-05-02</small>
#[[Francesco Eschinardi]] - <small>2022-05-13</small>
#[[Andrea Zambelli (economista)]] - <small>2022-05-27</small>
#[[Francesco Ginanni]] - <small>2022-07-25</small>
#[[Elia Lombardini]] - <small>2022-08-22</small>
#[[Leone Ebreo]] - <small>2022-11-18</small>
#[[Jacopo Belgrado]] - <small>2022-12-29</small>
#[[Jean-Baptiste Biot]] - <small>2022-12-29</small>
#[[Vannoccio Biringuccio]] - <small>2022-12-29</small>
#[[Luigi Valentino Brugnatelli]] - <small>2022-12-29</small>
#[[Giovanni Nicolò Doglioni]] - <small>2022-12-29</small>
#[[Paolo Silvio Boccone]] - <small>2022-12-30</small>
#[[Bernardino Zendrini]] - <small>2023-01-10</small>
#[[Eustachio Zanotti]] - <small>2023-01-10</small>
#[[Leonardo Ximenes]] - <small>2023-01-10</small>
#[[Jacques Charles François Sturm]] - <small>2023-01-10</small>
#[[Sebastiano Serlio]] - <small>2023-01-10</small>
#[[Lorenzo Selva]] - <small>2023-01-12</small>
#[[Alexandre Savérien]] - <small>2023-01-12</small>
#[[Girolamo Saladini]] - <small>2023-01-12</small>
#[[Giovenale Sacchi]] - <small>2023-01-17</small>
#[[Orazio Ricasoli Rucellai]] - <small>2023-01-18</small>
#[[Guglielmo Libri Carucci dalla Sommaja]] - <small>2023-01-19</small>
#[[John Claudius Loudon]] - <small>2023-01-19</small>
#[[Antonio Dragoni]] - <small>2023-03-16</small>
#[[Ugo Panziera]] - <small>2023-03-25</small>
#[[Pacifico da Cerano]] - <small>2023-04-03</small>
#[[Giuseppe Maria Figatelli]] - <small>2023-04-14</small>
#[[Santo Brasca]] - <small>2023-06-19</small>
#[[Pietro Martini]] - <small>2023-06-23</small>
#[[Anselm Desing]] - <small>2023-06-26</small>
#[[Gaspare Luigi Cassola]] - <small>2023-06-27</small>
#[[Luigi Abello]] - <small>2023-07-03</small>
#[[Giovanni Bracesco]] - <small>2023-07-06</small>
#[[Domenico Michelessi]] - <small>2023-07-12</small>
#[[Jabir ibn Hayyan]] - <small>2023-07-13</small>
#[[Alessandro Capra]] - <small>2023-07-20</small>
#[[Francesco Bruni (giurista medievale)]] - <small>2023-07-27</small>
#[[Bartolomeo Dusi]] - <small>2023-08-01</small>
#[[Giovanni Battista Venturi]] - <small>2023-09-14</small>
#[[Vera Zamagni]] - <small>2023-10-01</small>
#[[Isabella Moro]] - <small>2023-10-01</small>
#[[Mary Boddington]] - <small>2023-10-07</small>
#[[Paola Malanotte Rizzoli]] - <small>2023-10-10</small>
#[[Giuseppe Unicorno]] - <small>2023-10-18</small>
#[[Antonio Berga]] - <small>2023-11-06</small>
#[[Gabriella Uluhogian]] - <small>2023-11-20</small>
#[[Giovanni Paolo Gallucci]] - <small>2023-12-01</small>
#[[Angelo Felice Capelli]] - <small>2023-12-05</small>
#[[Giuseppe Del Papa]] - <small>2024-01-16</small>
#[[Sébastien Leclerc]] - <small>2024-01-17</small>
#[[Henry Dunning Macleod]] - <small>2024-01-23</small>
#[[Niccolò Carletti]] - <small>2024-01-23</small>
#[[Antonio Vassalli Eandi]] - <small>2024-01-23</small>
#[[Ludovico degli Arrighi]] - <small>2024-01-24</small>
#[[Giuseppe Asclepi]] - <small>2024-01-24</small>
#[[Giuseppe Cassella]] - <small>2024-01-24</small>
#[[Paolo Orsi]] - <small>2024-01-24</small>
#[[Luigi Ferri (filosofo)]] - <small>2024-01-24</small>
#[[Scipione Capece]] - <small>2024-02-06</small>
#[[Cherubino da Spoleto]] - <small>2024-02-19</small>
#[[Antonia Giannotti]] - <small>2024-02-26</small>
#[[Antonio Abetti]] - <small>2024-02-27</small>
#[[Giovan Battista Nani]] - <small>2024-02-28</small>
#[[Nicolò di Nale]] - <small>2024-02-28</small>
#[[Tolomeo I]] - <small>2024-03-04</small>
#[[Erofilo]] - <small>2024-03-04</small>
#[[Giuseppe Grippa]] - <small>2024-03-05</small>
#[[Giovanni Battista Zanchi]] - <small>2024-03-06</small>
#[[Cosimo de' Medici]] - <small>2024-03-18</small>
#[[Piero il Gottoso]] - <small>2024-03-18</small>
#[[Giovanni Drei]] - <small>2024-03-25</small>
#[[Galasso Alghisi]] - <small>2024-03-29</small>
#[[Domenico Cocoli]] - <small>2024-04-08</small>
#[[Ercole Corazzi]] - <small>2024-04-15</small>
#[[Carlo Lambardi]] - <small>2024-04-15</small>
#[[Domenico Manzoni]] - <small>2024-04-18</small>
#[[Giuseppe Maria Bonomi]] - <small>2024-04-30</small>
#[[Benedetto Di Falco]] - <small>2024-05-30</small>
#[[Giovanni Fantuzzi (storico)]] - <small>2024-06-03</small>
#[[Antonio Lupicini]] - <small>2024-06-10</small>
#[[Luigi Lilio]] - <small>2024-06-10</small>
#[[Tommaso Maria Gabrini]] - <small>2024-06-13</small>
#[[Bernardo Giambullari]] - <small>2024-06-18</small>
#[[Gaetano Marzagaglia]] - <small>2024-06-19</small>
#[[Giorgio Gemisto Pletone]] - <small>2024-06-24</small>
#[[Elena Dragaš]] - <small>2024-06-24</small>
#[[Giuseppe Gatti (archeologo)]] - <small>2024-07-30</small>
#[[Luigi Melegari]] - <small>2024-08-01</small>
#[[Girolamo Borro]] - <small>2024-08-27</small>
#[[Luis Collado de Lebrija]] - <small>2024-09-02</small>
#[[Francesco Paolo Bozzelli]] - <small>2024-09-04</small>
#[[Raffaele Ala]] - <small>2024-09-09</small>
#[[Francesco Barberino Benici]] - <small>2024-09-27</small>
#[[Antonio Lepschy]] - <small>2024-10-01</small>
#[[Guglielmo Cavallo]] - <small>2024-10-01</small>
#[[Oddone Longo]] - <small>2024-10-02</small>
#[[Giovanni Aldini]] - <small>2024-10-02</small>
#[[Jacopo Riccati]] - <small>2024-10-09</small>
#[[Giovanni Maria Della Torre]] - <small>2024-10-10</small>
#[[Giovanni Brunetti]] - <small>2024-10-11</small>
#[[Iacopo Cicognini]] - <small>2024-10-14</small>
#[[Domenico Guglielmini]] - <small>2024-10-15</small>
#[[Gaspare Capone]] - <small>2024-10-29</small>
#[[Teofilo Bruni]] - <small>2024-10-29</small>
#[[Gaetano Gaspare Uttini]] - <small>2024-10-29</small>
#[[Angelo Pietra]] - <small>2024-11-11</small>
#[[Giuseppe Ricca Salerno]] - <small>2024-11-13</small>
#[[Giovanni Battista Mazzini]] - <small>2024-11-14</small>
#[[Leopoldo Maggi]] - <small>2024-11-14</small>
#[[Lorenzo Bellini]] - <small>2024-11-14</small>
#[[Giovanni Battista De Toni]] - <small>2024-11-29</small>
#[[Generoso Calenzio]] - <small>2024-12-03</small>
#[[Girolamo Seripando]] - <small>2024-12-03</small>
#[[Giacomo Venturoli]] - <small>2025-01-02</small>
#[[Lodovico delle Colombe]] - <small>2025-01-03</small>
#[[Cornelio Ghirardelli]] - <small>2025-01-07</small>
#[[Pacifico Barilari]] - <small>2025-01-10</small>
#[[Francesco Feliciano]] - <small>2025-01-10</small>
#[[Angelo Salmoiraghi]] - <small>2025-01-14</small>
#[[Ottaviano Fabrizio Mossotti]] - <small>2025-01-14</small>
#[[Michele Araldi]] - <small>2025-01-14</small>
#[[Cornelio Malvasia]] - <small>2025-01-21</small>
#[[Paolo Beni (gesuita)]] - <small>2025-01-28</small>
#[[Luca Danesi]] - <small>2025-01-28</small>
#[[Onorio Longhi]] - <small>2025-01-28</small>
#[[Antonio Cermisone]] - <small>2025-01-29</small>
#[[Alessandro Papacino D'Antoni]] - <small>2025-02-13</small>
#[[Angelo Querini]] - <small>2025-02-18</small>
#[[Tommaso Temanza]] - <small>2025-02-18</small>
#[[William Kingdon Clifford]] - <small>2025-02-25</small>
#[[Girolamo Cortinovis]] - <small>2025-02-25</small>
#[[William Watson (scienziato)]] - <small>2025-02-25</small>
#[[Jean Antoine Nollet]] - <small>2025-02-26</small>
#[[Jan Palfijn]] - <small>2025-02-26</small>
#[[Michele de Jorio]] - <small>2025-03-11</small>
#[[Cesare Cipolletti]] - <small>2025-03-12</small>
#[[Giovanni Carmignani]] - <small>2025-03-12</small>
#[[Saverio Mattei]] - <small>2025-03-12</small>
#[[Salvatore Barzilai]] - <small>2025-03-12</small>
#[[Francesco Baglietto]] - <small>2025-03-12</small>
#[[Giovanni Ambrogio Bertrandi]] - <small>2025-03-13</small>
#[[Ersilia Caetani Lovatelli]] - <small>2025-03-13</small>
#[[Giuseppe Palmieri (economista)]] - <small>2025-03-18</small>
#[[Marsilio Cagnati]] - <small>2025-03-21</small>
#[[Enrico Cimbali]] - <small>2025-03-25</small>
#[[Enea Arnaldi]] - <small>2025-03-26</small>
#[[Ferdinando Arrivabene]] - <small>2025-03-26</small>
#[[Andrea Balletti]] - <small>2025-03-26</small>
#[[Filippo Cavolini]] - <small>2025-03-26</small>
#[[Amedeo Avogadro]] - <small>2025-03-28</small>
#[[Gabriele Rosa]] - <small>2025-04-08</small>
#[[Umberto D'Ancona]] - <small>2025-04-10</small>
#[[Carlo Fea]] - <small>2025-04-11</small>
#[[Pietro Quaroni]] - <small>2025-04-29</small>
#[[Apollinare Calderini]] - <small>2025-05-05</small>
#[[Giovanni Simonetta]] - <small>2025-05-07</small>
#[[Felice Barnabei]] - <small>2025-05-07</small>
#[[Gabriele Busca]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Gaetano Emanuele Bava di San Paolo]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Giuseppe Avanzini]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Francesco Soave]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Simone Stratico]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Jacopo Durandi]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Giovanni Antonio Giobert]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Pietro Moscati]] - <small>2025-05-22</small>
#[[Aldo Ferrabino]] - <small>2025-05-22</small>
#[[Piero Giacosa]] - <small>2025-05-27</small>
#[[Abramo Massalongo]] - <small>2025-05-27</small>
#[[Benjamin Martin]] - <small>2025-06-03</small>
#[[Johann Heinrich Lambert]] - <small>2025-06-03</small>
#[[Nicolaus de Béguelin]] - <small>2025-06-03</small>
#[[John Hunter]] - <small>2025-06-03</small>
#[[Louis-Bernard Guyton-Morveau]] - <small>2025-06-03</small>
#[[Johann Georg Sulzer]] - <small>2025-06-03</small>
#[[Maurizio Roffredi]] - <small>2025-06-04</small>
#[[Giovanni Pietro Maria Dana]] - <small>2025-06-04</small>
#[[William Hewson]] - <small>2025-06-04</small>
#[[Antoine Portal]] - <small>2025-06-04</small>
#[[Giovanni Battista Palletta]] - <small>2025-06-04</small>
#[[Vincenzo Malacarne]] - <small>2025-06-05</small>
#[[Giovanni Andrea Dalla Croce]] - <small>2025-06-05</small>
#[[Samuel-Auguste Tissot]] - <small>2025-06-05</small>
#[[Conrad Gessner]] - <small>2025-06-05</small>
#[[Willem 's Gravesande]] - <small>2025-06-05</small>
#[[Gioacchino Pessuti]] - <small>2025-06-17</small>
#[[Federigo Sclopis di Salerano]] - <small>2025-06-18</small>
#[[Costanzo Gazzera]] - <small>2025-06-18</small>
#[[Domenico Capellina]] - <small>2025-06-18</small>
#[[Domenico Casimiro Promis]] - <small>2025-06-18</small>
#[[Carlo Merkel]] - <small>2025-06-18</small>
#[[Giacinto Carena]] - <small>2025-06-18</small>
#[[Giovanni Claudio Fromond]] - <small>2025-07-01</small>
#[[Serafino Ricci]] - <small>2025-07-01</small>
#[[Alberto Ablondi]] - <small>2025-07-02</small>
#[[Mario Morcone]] - <small>2025-07-02</small>
#[[Bartolomeo Gastaldi]] - <small>2025-07-02</small>
#[[Enrico Narducci]] - <small>2025-07-02</small>
#[[Torquato Taramelli]] - <small>2025-07-02</small>
#[[Lorenzo Respighi]] - <small>2025-07-02</small>
#[[Enrico Besta]] - <small>2025-07-03</small>
#[[Francesco Mengotti]] - <small>2025-07-03</small>
#[[Ignazio Danti]] - <small>2025-07-04</small>
#[[Alessandro Cialdi]] - <small>2025-07-04</small>
#[[Pietro Aldobrandini]] - <small>2025-07-04</small>
#[[Andrea Bina]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Pietro Luigi Albini]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Giuseppe Basso]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Carlo Baudi di Vesme]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Luigi Bellardi]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Giuseppina Cattani]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Alessandro Barca]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Paolo Ballada di Saint Robert]] - <small>2025-07-10</small>
#[[Angelo Battelli]] - <small>2025-07-10</small>
#[[Giuseppe Domenico Botto]] - <small>2025-07-10</small>
#[[Giuseppe Carle]] - <small>2025-07-10</small>
#[[Giovanni Cavalli]] - <small>2025-07-10</small>
#[[Antonio Zannoni]] - <small>2025-07-14</small>
#[[Antonio Tadini]] - <small>2025-07-14</small>
#[[Geminiano Montanari]] - <small>2025-07-14</small>
#[[Antonio Salvagnoli Marchetti]] - <small>2025-07-15</small>
#[[Giovanni Antonio Lecchi]] - <small>2025-07-15</small>
#[[Antonio Cavalieri Ducati]] - <small>2025-07-15</small>
#[[Vittorio Zonca]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Vincenzo De Grazia]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Pietro Maria Cavina]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Carlo Fontana]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Ferdinando d'Adda]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Giovanni Ceva]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Domenico Corradi d'Austria]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Raffaele Canevari]] - <small>2025-07-21</small>
#[[Alfonso Sanseverino Vimercati]] - <small>2025-07-21</small>
#[[Luigi Tatti]] - <small>2025-07-21</small>
#[[Claudio Datei]] - <small>2025-07-21</small>
#[[Ferdinando Morozzi]] - <small>2025-07-21</small>
#[[Giovanni Marchelli]] - <small>2025-07-22</small>
#[[Fulco Tosti di Valminuta]] - <small>2025-07-22</small>
#[[Luigi Mazzocchi]] - <small>2025-07-22</small>
#[[Emilio Bignami]] - <small>2025-07-22</small>
#[[Jean de Thévenot]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Luigi Pacinotti]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Joseph Pitton de Tournefort]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Luigi De Marchi]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Paolo Frisi]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Pietro Paleocapa]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Barthélemy Faujas de Saint-Fond]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Pietro Vacchelli]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Lelio Bonsi]] - <small>2025-07-24</small>
#[[Teodoro da Sovico]] - <small>2025-07-24</small>
#[[Michele Carcano]] - <small>2025-07-24</small>
#[[Carlo Ilarione Petitti di Roreto]] - <small>2025-07-25</small>
#[[Sebastiano Tessitore]] - <small>2025-07-25</small>
#[[Ermes Visconti]] - <small>2025-07-29</small>
#[[Domenico Guerri]] - <small>2025-07-29</small>
#[[Girolamo Parabosco]] - <small>2025-07-29</small>
#[[Antonio Schinella Conti]] - <small>2025-07-30</small>
#[[Francesco Rapolla]] - <small>2025-07-30</small>
#[[Giuliano Barbolini]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Domenico Battaglia (cardinale)]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Gerardo Bianco]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Luigi Biggeri]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Franco Bile]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Antonio Bruno (politico)]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Francesco Cascio]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Antonio Catricalà]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Giacomo Micalori]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Giovanni Antonio Magini]] - <small>2025-08-01</small>
#[[François Boissier de Sauvages de Lacroix]] - <small>2025-08-01</small>
#[[Giulio Fagnano dei Toschi]] - <small>2025-08-04</small>
#[[Domenico Cerato]] - <small>2025-08-05</small>
#[[Bartolomeo Corte]] - <small>2025-08-05</small>
#[[Andrea Gloria]] - <small>2025-08-06</small>
#[[Alfredo Ascoli]] - <small>2025-08-06</small>
#[[Scipione Barbò Soncino]] - <small>2025-08-07</small>
#[[Gian Galeazzo Visconti]] - <small>2025-08-07</small>
#[[Francesco Bellati]] - <small>2025-08-25</small>
#[[Vincenzo Riccati]] - <small>2025-08-25</small>
#[[Angelo Maria Bandini]] - <small>2025-08-25</small>
#[[Giovanni Ciampoli]] - <small>2025-08-25</small>
#[[Loris D'Ambrosio]] - <small>2025-08-25</small>
#[[Giuseppe Ballo]] - <small>2025-08-25</small>
#[[Luciano Banchi]] - <small>2025-08-26</small>
#[[Marco Formentini (storico)]] - <small>2025-08-27</small>
#[[Ferdinando Gabotto]] - <small>2025-08-27</small>
#[[Camillo Corsanego]] - <small>2025-08-28</small>
#[[Francesco Foggi]] - <small>2025-08-28</small>
#[[Pasquale Maria Liberatore]] - <small>2025-08-28</small>
#[[Argisto Giuffredi]] - <small>2025-08-28</small>
#[[Davide Carazzi]] - <small>2025-09-01</small>
#[[Wladimiro Dorigo]] - <small>2025-09-01</small>
#[[Giovanni Sercambi]] - <small>2025-09-01</small>
#[[Marisa Dalai Emiliani]] - <small>2025-09-01</small>
#[[Carlo de' Dottori]] - <small>2025-09-02</small>
#[[Niccolò II da Correggio]] - <small>2025-09-02</small>
#[[Giovanni Bordiga]] - <small>2025-09-02</small>
#[[Camillo Manfroni]] - <small>2025-09-02</small>
#[[Giuseppe Gerola]] - <small>2025-09-02</small>
#[[Giannino Ferrari dalle Spade]] - <small>2025-09-02</small>
#[[Ugo Mazzola]] - <small>2025-09-08</small>
#[[Pasquale Jannaccone]] - <small>2025-09-08</small>
#[[William Stanley Jevons]] - <small>2025-09-09</small>
#[[Giovanni Domenico Peri]] - <small>2025-09-09</small>
#[[Girolamo Cattaneo]] - <small>2025-09-09</small>
#[[Leone VI il Saggio]] - <small>2025-09-09</small>
#[[Bonaiuto Lorini]] - <small>2025-09-10</small>
#[[Pietro Mengoli]] - <small>2025-09-10</small>
#[[Giovan Battista Nelli]] - <small>2025-09-10</small>
#[[Domenico Turazza]] - <small>2025-09-11</small>
#[[Benedetto Baudi di Vesme]] - <small>2025-09-11</small>
#[[Giorgio Giorgi]] - <small>2025-09-11</small>
#[[Nino Bazzetta de Vemenia]] - <small>2025-09-11</small>
#[[Giovanni Battista Benedetti (matematico)]] - <small>2025-09-12</small>
#[[Giovanni Abignente]] - <small>2025-09-16</small>
#[[Eugenio Cais di Pierlas]] - <small>2025-09-16</small>
#[[Raffaele Ciasca]] - <small>2025-09-16</small>
#[[Enrico Costa (scrittore)]] - <small>2025-09-16</small>
#[[Lando Ferretti]] - <small>2025-09-17</small>
#[[Pier Silverio Leicht]] - <small>2025-09-17</small>
#[[Giovanni Battista Castiglioni]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Ferruccio Mosetti]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Giacinto Sigismondo Gerdil]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Giulio Claro]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Mario Lessona]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Edoardo Perroncito]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Gian Antonio Danieli]] - <small>2025-09-22</small>
#[[Giuseppe Albertotti]] - <small>2025-09-23</small>
#[[Gherardo Freschi]] - <small>2025-09-23</small>
#[[Angelo Fumagalli]] - <small>2025-09-23</small>
#[[Luigi Sante Da Rios]] - <small>2025-09-24</small>
#[[Giuseppe Balsamo Crivelli]] - <small>2025-09-24</small>
#[[Annibale Comessatti]] - <small>2025-09-24</small>
#[[Ciro Andreatta]] - <small>2025-09-24</small>
#[[Carlo Cappelletti]] - <small>2025-09-24</small>
#[[Mauro Rusconi]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Francesco Carlini]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Giuseppe Belli]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Tommaso Nani]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Antonio Caccianino]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Angelo Zendrini]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Giuseppe Bossi]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Pietro Cossali]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Agostino Reale]] - <small>2025-09-29</small>
#[[Frederick Mario Fales]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Paolo Attavanti]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Francesco Ghiretti]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Alessandro Minelli]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Giorgio Ravegnani]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Gherardo Ortalli]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Bartolomeo Bizio]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Alfonso Scirocco]] - <small>2025-10-01</small>
#[[Carlo Ghisalberti]] - <small>2025-10-01</small>
#[[Angelo Ventura]] - <small>2025-10-01</small>
#[[Maria Francesca Tiepolo]] - <small>2025-10-02</small>
#[[Manlio Cortelazzo]] - <small>2025-10-02</small>
#[[Manlio Pastore Stocchi]] - <small>2025-10-02</small>
#[[Odoardo Corsini]] - <small>2025-10-03</small>
#[[Tommaso Perelli]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Lelio Stragiotti]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Augusto Ghetti]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Mariano Fontana]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Charles Bossut]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Adeodato Ressi]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Angelo Clareno]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Leopoldo Mazzarolli]] - <small>2025-10-09</small>
#[[Sandro Ruffo]] - <small>2025-10-09</small>
#[[Ercole Vidari]] - <small>2025-10-09</small>
#[[Bernardino Ramazzini]] - <small>2025-10-10</small>
#[[Luigi Genuardi]] - <small>2025-10-10</small>
#[[Paolo Volpicelli]] - <small>2025-10-13</small>
#[[Federico Sacco]] - <small>2025-10-13</small>
#[[Tomaso Catullo]] - <small>2025-10-14</small>
#[[Claudio D'Amato Guerrieri]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Vincenzo Brunacci]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Pietro Derossi]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Francesco Gesualdi]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Fulvio Irace]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Giacomo Marramao]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Maurizio Pallante]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Franco Purini]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Paolo Antonio Foscarini]] - <small>2025-10-16</small>
#[[Angelo Sismonda]] - <small>2025-10-16</small>
#[[Pietro Savi]] - <small>2025-10-16</small>
#[[Stefano Borson]] - <small>2025-10-16</small>
#[[Cesare Razzaboni]] - <small>2025-10-20</small>
#[[Guido Bentivoglio]] - <small>2025-10-20</small>
#[[Guido Fusinato]] - <small>2025-10-20</small>
#[[Giulio Alessio]] - <small>2025-10-21</small>
#[[Carlo Anti]] - <small>2025-10-21</small>
#[[Enrico Catellani]] - <small>2025-10-21</small>
#[[Arnaldo Segarizzi]] - <small>2025-10-21</small>
#[[Achille Forti]] - <small>2025-10-21</small>
#[[Vittorio Polacco]] - <small>2025-10-21</small>
#[[Giorgio Bidone]] - <small>2025-10-22</small>
#[[Alberto de' Stefani]] - <small>2025-10-22</small>
#[[Vincenzo Crescini]] - <small>2025-10-22</small>
#[[Biagio Brugi]] - <small>2025-10-22</small>
#[[Orazio Comes]] - <small>2025-10-23</small>
#[[Giovanni Celoria]] - <small>2025-10-23</small>
#[[Arnaldo Angelucci]] - <small>2025-10-23</small>
#[[Gregorio Fontana (matematico)]] - <small>2025-10-24</small>
#[[Pietro Configliachi]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Scipione Breislak]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Luigi Porta]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Bartolomeo Panizza]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Paolo Frisiani]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Giovanni Codazza]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Emilio Cornalia]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Luigi Magrini]] - <small>2025-10-29</small>
#[[Giulio Curioni]] - <small>2025-10-29</small>
#[[Roberto Caracciolo (vescovo)]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Paolo Marzolo]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Massimiliano Pavan]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Erminio Troilo]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Francesco Brandileone]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Carlo Francesco Gabba]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Luigi Pernier]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Serafino Biffi]] - <small>2025-11-04</small>
#[[Giovanni Labus]] - <small>2025-11-04</small>
#[[Bartolomeo Catena]] - <small>2025-11-04</small>
#[[Adriano Balbi]] - <small>2025-11-04</small>
#[[Italo Mario Sacco]] - <small>2025-11-07</small>
#[[Carlo Calisse]] - <small>2025-11-10</small>
#[[Sebastiano Canterzani]] - <small>2025-11-11</small>
#[[Carlo Possenti]] - <small>2025-11-13</small>
#[[Piero Borgi]] - <small>2025-11-14</small>
#[[Francesco Carnelutti]] - <small>2025-11-14</small>
#[[Pio Fantoni]] - <small>2025-11-17</small>
#[[Felice Casorati (matematico)]] - <small>2025-11-17</small>
#[[Marco Galli (matematico)]] - <small>2025-11-18</small>
#[[Luigi Pepe (matematico)]] - <small>2025-11-18</small>
#[[Umberto Bottazzini]] - <small>2025-11-18</small>
#[[Karl Georg Christian von Staudt]] - <small>2025-11-18</small>
#[[Richard Baltzer]] - <small>2025-11-18</small>
#[[Paolo Ruffini (matematico)]] - <small>2025-11-18</small>
#[[Enrico Betti]] - <small>2025-11-19</small>
#[[Giorgio Lapazaya]] - <small>2025-11-19</small>
#[[Elia Del Re]] - <small>2025-11-20</small>
#[[Giovanni Giacomo Lando]] - <small>2025-11-20</small>
#[[Gemma Frisio]] - <small>2025-11-20</small>
#[[David Veronese]] - <small>2025-11-20</small>
#[[Stefano Ghebelino]] - <small>2025-11-24</small>
#[[Giacomo Gorrini]] - <small>2025-11-24</small>
#[[Giovanni Battista Balbis]] - <small>2025-11-24</small>
#[[Giovanni Battista De Luca]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Vincenzo Manzini]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Pasquale Fiore (giurista)]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Oreste Ranelletti]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Giacomo Venezian]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Giuseppe Resti Ferrari]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Giuseppe Raffaelli]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Eduardo Piola Caselli]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Domenico Moro (giurista)]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Donato Donati]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Sebastian Jenull]] - <small>2025-11-26</small>
#[[Carlo Lessona]] - <small>2025-11-26</small>
#[[Vincenzo Simoncelli]] - <small>2025-11-26</small>
#[[Ilario Alibrandi]] - <small>2025-11-26</small>
#[[Pier Maria Campi]] - <small>2025-11-26</small>
#[[Giorgio Orsoni]] - <small>2025-11-27</small>
#[[Adriano Franceschini]] - <small>2025-11-27</small>
#[[Pietro Vaccari]] - <small>2025-11-27</small>
#[[Gaspare Bugati]] - <small>2025-11-27</small>
#[[Filippo Carmagnini]] - <small>2025-12-02</small>
#[[Giuliano Gosellini]] - <small>2025-12-05</small>
#[[Rosa Russo Iervolino]] - <small>2025-12-09</small>
#[[Michele Salvati]] - <small>2025-12-09</small>
#[[Carlo Scognamiglio]] - <small>2025-12-09</small>
#[[Sabato Malinconico]] - <small>2025-12-09</small>
#[[Andrea Monorchio]] - <small>2025-12-09</small>
#[[Rolando Mosca Moschini]] - <small>2025-12-09</small>
#[[Francesco Cognasso]] - <small>2025-12-12</small>
#[[Guido Melis]] - <small>2025-12-12</small>
#[[Renato Moro]] - <small>2025-12-12</small>
#[[Adriano Ciaffi]] - <small>2025-12-12</small>
#[[Abramo Colorni]] - <small>2025-12-15</small>
#[[Antonio Tarlazzi]] - <small>2025-12-16</small>
#[[Carlo Conti (matematico)]] - <small>2025-12-17</small>
#[[Guido Bustico]] - <small>2025-12-18</small>
#[[Santo Monti]] - <small>2025-12-18</small>
#[[Giuseppe Amorelli]] - <small>2026-01-09</small>
#[[Domenico Lo Faso Pietrasanta]] - <small>2026-01-14</small>
#[[Francesco Giuntini]] - <small>2026-01-22</small>
#[[Agnese di Montepulciano]] - <small>2026-01-26</small>
#[[James Ferguson (1710-1776)]] - <small>2026-01-29</small>
#[[Jacob Christian Schäffer]] - <small>2026-01-29</small>
#[[William Heberden]] - <small>2026-01-30</small>
#[[Carlo Lodovico Morozzo]] - <small>2026-01-30</small>
#[[John Hill (botanico)]] - <small>2026-01-30</small>
#[[Jean Sénébier]] - <small>2026-01-30</small>
#[[Jean-Baptiste de La Chapelle]] - <small>2026-01-30</small>
#[[Carlo Barletti]] - <small>2026-02-02</small>
#[[Marsilio Landriani (chimico)]] - <small>2026-02-02</small>
#[[Bonaventura Corti]] - <small>2026-02-02</small>
#[[Pierre Bertholon de Saint-Lazare]] - <small>2026-02-02</small>
#[[Félix Vicq d'Azyr]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Charles Bonnet]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Johann Beckmann]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Benjamin Wilson (pittore)]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Filadelfo Fichera]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Élie Bertrand]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Francesco Forti]] - <small>2026-02-04</small>
#[[Pietro da Verona]] - <small>2026-02-05</small>
#[[Mauro (abate)]] - <small>2026-02-06</small>
#[[Louis Agassiz]] - <small>2026-02-06</small>
#[[Pier Vittorio Aldini]] - <small>2026-02-06</small>
#[[Giovanni Alessio]] - <small>2026-02-06</small>
#[[Joseph Hilarius Eckhel]] - <small>2026-02-06</small>
#[[Giovanni Capodistria]] - <small>2026-02-09</small>
#[[Edward Daniel Clarke]] - <small>2026-02-09</small>
#[[Achille Breda]] - <small>2026-02-10</small>
#[[Raffaello Nasini]] - <small>2026-02-10</small>
#[[Ulisse Gobbi]] - <small>2026-02-11</small>
#[[Francesco Ardissone]] - <small>2026-02-11</small>
#[[Giulio Cordero di San Quintino]] - <small>2026-02-11</small>
#[[Ugo Morin]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Serafino Rafaele Minich]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Giovanni Casoni]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Francesco Cortese]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Giovanni Santini (scienziato)]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Giovanni Francesco Fiammelli]] - <small>2026-02-13</small>
#[[Marco Folin]] - <small>2026-02-18</small>
#[[Alberto Giovanni Biuso]] - <small>2026-02-18</small>
#[[Giovanni Felice Azzone]] - <small>2026-02-18</small>
#[[Pierre Rosenberg]] - <small>2026-02-18</small>
#[[Thomas Bruce, VII conte di Elgin]] - <small>2026-02-19</small>
#[[Louis-François-Sébastien Fauvel]] - <small>2026-02-25</small>
#[[Alexandre Blacque]] - <small>2026-02-25</small>
#[[John Canton]] - <small>2026-02-26</small>
#[[Felice Fontana]] - <small>2026-02-26</small>
#[[Jean Baptiste Christophore Fusée Aublet]] - <small>2026-02-26</small>
#[[Johann Hieronymus Chemnitz]] - <small>2026-02-26</small>
#[[Antonio da Vercelli]] - <small>2026-02-27</small>
#[[Bernardino da Feltre]] - <small>2026-02-27</small>
#[[Domenico Buonvicini]] - <small>2026-02-27</small>
#[[François-Xavier de Feller]] - <small>2026-03-04</small>
#[[Lorenzo Forestani]] - <small>2026-03-09</small>
#[[Matteo Mainardi]] - <small>2026-03-13</small>
#[[Gabriele Lancillotto Castello]] - <small>2026-03-16</small>
#[[Juan de Ortega]] - <small>2026-03-23</small>
#[[Giovanni Sfortunati]] - <small>2026-03-23</small>
#[[Diego Orlando]] - <small>2026-03-24</small>
#[[Francesco Galigai]] - <small>2026-03-25</small>
#[[Pietro Cataneo]] - <small>2026-03-25</small>
#[[Latino di Camillo Orsini]] - <small>2026-03-25</small>
#[[Oronzio Fineo]] - <small>2026-03-25</small>
#[[Francesco Patrizi (filosofo)]] - <small>2026-03-25</small>
#[[Nicola Fergola]] - <small>2026-03-26</small>
#[[Baldassarre Orsini]] - <small>2026-03-26</small>
#[[Francesco Maria Franceschinis]] - <small>2026-03-26</small>
#[[Girolamo Pico Fonticulano]] - <small>2026-03-31</small>
#[[Fabrizio Mordente]] - <small>2026-03-31</small>
#[[Oberto Cantone]] - <small>2026-03-31</small>
#[[Ottavio Fabri]] - <small>2026-03-31</small>
#[[Lanfranco Mignoti]] - <small>2026-03-31</small>
#[[Ferdinando di Diano]] - <small>2026-03-31</small>
#[[Bartolomeo Ferrari (economista)]] - <small>2026-04-01</small>
#[[Lodovico Flori]] - <small>2026-04-01</small>
#[[Giuseppe Ciacchi]] - <small>2026-04-01</small>
#[[Vitale Giordano]] - <small>2026-04-01</small>
#[[Luigi Amedeo di Savoia-Aosta]] - <small>2026-04-08</small>
#[[Filippo De Filippi (1869-1938)]] - <small>2026-04-13</small>
#[[Giulio Ferrari (scrittore)]] - <small>2026-04-22</small>
#[[Luigi Simeoni (storico)]] - <small>2026-04-24</small>
#[[Franz Stuhlmann]] - <small>2026-04-28</small>
#[[George Francis Scott Elliot]] - <small>2026-04-28</small>
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#[[Filippo Beroaldo il Vecchio]] - <small>2026-07-10</small>
===Tematiche===
#[[Moneta]] - <small>2021-08-18</small>
#[[Proposizione (logica)]] - <small>2021-09-14</small>
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#[[Teoria e pratica]] - <small>2021-10-28</small>
#[[Scienza delle finanze]] - <small>2021-11-08</small>
#[[Ragion di Stato]] - <small>2021-11-09</small>
#[[Economia monetaria]] - <small>2021-11-10</small>
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#[[Oggetto celeste]] - <small>2021-11-10</small>
#[[Stelle fisse]] - <small>2021-11-15</small>
#[[Sfericità della Terra]] - <small>2021-11-15</small>
#[[Sfere celesti]] - <small>2021-11-15</small>
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#[[Cosmografia]] - <small>2022-04-04</small>
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Marcella Medici (BEIC)
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==Voci create nell'ambito del progetto BEIC==
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===Persone===
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#[[Antonio Sangiovanni]] - <small>2021-09-09</small>
#[[Francesco Ricci (matematico)]] - <small>2021-09-11</small>
#[[Charles-Joseph Mathon de la Cour]] - <small>2021-09-11</small>
#[[Filippo Antonio Revelli]] - <small>2021-09-14</small>
#[[Onofrio Puglisi]] - <small>2021-09-22</small>
#[[Bartolomeo Pollastri]] - <small>2021-09-23</small>
#[[Giovanni Battista Pisani]] - <small>2021-09-27</small>
#[[Giovanni Giacomo Pierantoni]] - <small>2021-09-27</small>
#[[Italo Zannier]] - <small>2021-09-29</small>
#[[Auguste Marmont]] - <small>2021-10-11</small>
#[[Giovanni Biagio Amico]] - <small>2021-10-11</small>
#[[Stefano degli Angeli]] - <small>2021-10-12</small>
#[[Benedetto degli Alessandri]] - <small>2021-10-14</small>
#[[Angelo da Vallombrosa]] - <small>2021-10-14</small>
#[[Domenico Benivieni]] - <small>2021-10-14</small>
#[[Pietro di Fabrizio Accolti]] - <small>2021-10-15</small>
#[[Antonio Adamucci]] - <small>2021-10-15</small>
#[[Bernardino Baldi]] - <small>2021-10-15</small>
#[[Cosimo Bartoli]] - <small>2021-10-15</small>
#[[Giusto Bellavitis]] - <small>2021-10-15</small>
#[[Silvio Belli]] - <small>2021-10-15</small>
#[[Abū-Ṭālib Ḫān]] - <small>2021-10-15</small>
#[[Antonio Maria Bordoni]] - <small>2021-10-18</small>
#[[Francesco Saverio Brunetti]] - <small>2021-10-18</small>
#[[Filippo Calandri]] - <small>2021-10-18</small>
#[[Stanislao Canovai]] - <small>2021-10-18</small>
#[[Sigismondo Alberghetti]] - <small>2021-10-18</small>
#[[Giuseppe Antonio Alberti]] - <small>2021-10-18</small>
#[[Giuseppe Averani]] - <small>2021-10-18</small>
#[[Giovanni Maria Bonardo]] - <small>2021-10-18</small>
#[[Lorenzo Camerano]] - <small>2021-10-19</small>
#[[Giuseppe Campani]] - <small>2021-10-19</small>
#[[Domenico Martinelli]] - <small>2021-10-20</small>
#[[Luigi Ferdinando Marsili]] - <small>2021-10-20</small>
#[[Angelo Marchetti]] - <small>2021-10-20</small>
#[[Carlo Antonio Manzini]] - <small>2021-10-20</small>
#[[Antonio Maria Lorgna]] - <small>2021-10-20</small>
#[[Bernardo Pulci]] - <small>2021-10-21</small>
#[[Gustavo Bucchia]] - <small>2021-10-22</small>
#[[Serafino Calindri]] - <small>2021-10-22</small>
#[[Roberto Valturio]] - <small>2021-10-22</small>
#[[Niccolò da Osimo]] - <small>2021-10-22</small>
#[[Alberto Pappiani]] - <small>2021-10-25</small>
#[[Raimondo da Capua]] - <small>2021-10-25</small>
#[[Giordano Ruffo]] - <small>2021-10-25</small>
#[[Panfilo Sasso]] - <small>2021-10-25</small>
#[[Schiavo di Bari]] - <small>2021-10-25</small>
#[[Serafino de' Cimminelli]] - <small>2021-10-25</small>
#[[Giorgio Summaripa]] - <small>2021-10-25</small>
#[[Girolamo Manfredi]] - <small>2021-10-25</small>
#[[Gabriele Capodilista]] - <small>2021-10-25</small>
#[[Lorenzo Spirito Gualtieri]] - <small>2021-10-26</small>
#[[Guglielmo da Saliceto]] - <small>2021-10-26</small>
#[[Jacopo da Cessole]] - <small>2021-10-26</small>
#[[Antonio Matani]] - <small>2021-10-26</small>
#[[Carlo Matteucci]] - <small>2021-10-26</small>
#[[Pedro de Medina]] - <small>2021-10-26</small>
#[[Friedrich Accum]] - <small>2021-10-27</small>
#[[George Biddell Airy]] - <small>2021-10-27</small>
#[[Joachim d'Alencé]] - <small>2021-10-27</small>
#[[Carlo Amoretti]] - <small>2021-10-27</small>
#[[Giovanni Antonelli (astronomo)]] - <small>2021-10-27</small>
#[[Torbern Olof Bergman]] - <small>2021-10-27</small>
#[[Belsazar Hacquet]] - <small>2021-10-27</small>
#[[George Atwood]] - <small>2021-10-27</small>
#[[Friederich Münter]] - <small>2021-10-27</small>
#[[Franz Schott]] - <small>2021-10-28</small>
#[[Lazzaro Spallanzani]] - <small>2021-10-28</small>
#[[Isaac Abrabanel]] - <small>2021-10-28</small>
#[[Giason Denores]] - <small>2021-10-29</small>
#[[Juan de Jarava]] - <small>2021-10-29</small>
#[[Alessandro Pascoli]] - <small>2021-10-29</small>
#[[Euforbo]] - <small>2021-11-02</small>
#[[Zaccaria Scolastico]] - <small>2021-11-02</small>
#[[Battista Fregoso (1450-1505)]] - <small>2021-11-02</small>
#[[Ugo Benci]] - <small>2021-11-04</small>
#[[Jacopo Filippo Foresti]] - <small>2021-11-04</small>
#[[Feo Belcari]] - <small>2021-11-08</small>
#[[Pompeo Baldasseroni]] - <small>2021-11-08</small>
#[[Sallustio Bandini]] - <small>2021-11-08</small>
#[[Lodovico Bianchini]] - <small>2021-11-09</small>
#[[Vladislav Iosifovič Bortkevič]] - <small>2021-11-09</small>
#[[Richard Cantillon]] - <small>2021-11-09</small>
#[[John Bates Clark]] - <small>2021-11-09</small>
#[[Salvatore Cognetti de Martiis]] - <small>2021-11-09</small>
#[[Girolamo Francesco Cristiani]] - <small>2021-11-10</small>
#[[Alfons Dopsch]] - <small>2021-11-10</small>
#[[Ruggero Giuseppe Boscovich]] - <small>2021-11-10</small>
#[[Pietro Antonio Cataldi]] - <small>2021-11-10</small>
#[[Ambrogio Contarini]] - <small>2021-11-10</small>
#[[Giovanni Tavelli]] - <small>2021-11-10</small>
#[[Giovanni Colombini]] - <small>2021-11-10</small>
#[[Giovanni Pagnini]] - <small>2021-11-10</small>
#[[Rhazes]] - <small>2021-11-15</small>
#[[Antonio Pace]] - <small>2021-11-19</small>
#[[Joseph-François Marie]] - <small>2021-11-29</small>
#[[Alessandro Marchetti (matematico)]] - <small>2021-12-01</small>
#[[Giambattista Magistrini]] - <small>2021-12-01</small>
#[[Agostino Maccari]] - <small>2021-12-10</small>
#[[Antonio Ludeña]] - <small>2021-12-12</small>
#[[Doroteo Alimari]] - <small>2022-01-13</small>
#[[Alessandro Canobbio]] - <small>2022-01-13</small>
#[[Camillo Leonardi]] - <small>2022-01-21</small>
#[[Ascanio Centorio Degli Ortensi]] - <small>2022-01-28</small>
#[[Domenico Griminelli]] - <small>2022-02-02</small>
#[[Guglielmo Gargiolli]] - <small>2022-02-03</small>
#[[Giovanni Battista Gallicciolli]] - <small>2022-02-04</small>
#[[Guglielmo Grataroli]] - <small>2022-02-04</small>
#[[Donato Calvi]] - <small>2022-02-04</small>
#[[Flegomene]] - <small>2022-02-07</small>
#[[Francesco Fuoco]] - <small>2022-02-19</small>
#[[Francesco dal Sole]] - <small>2022-03-03</small>
#[[Nicolao Colletti]] - <small>2022-03-12</small>
#[[Cristoforo Clavio]] - <small>2022-03-17</small>
#[[Jacques Peletier du Mans]] - <small>2022-03-17</small>
#[[Pietro Apiano]] - <small>2022-03-18</small>
#[[Francesco Cigalini]] - <small>2022-03-18</small>
#[[Scipione Chiaramonti]] - <small>2022-03-23</small>
#[[Antonio Brognoli]] - <small>2022-03-26</small>
#[[Giuseppe Davia]] - <small>2022-03-30</small>
#[[Francesco Vandelli (astronomo)]] - <small>2022-03-30</small>
#[[Giuseppe Vergani]] - <small>2022-04-01</small>
#[[Giovanni Camilla]] - <small>2022-04-04</small>
#[[Pompeo Colonna (scrittore)]] - <small>2022-04-07</small>
#[[Luigi Castiglioni (botanico)]] - <small>2022-04-07</small>
#[[Guidobaldo Del Monte]] - <small>2022-04-08</small>
#[[Federico Commandino]] - <small>2022-04-08</small>
#[[Teone di Alessandria]] - <small>2022-04-09</small>
#[[Francesco Maria II Della Rovere]] - <small>2022-04-11</small>
#[[Pappo di Alessandria]] - <small>2022-04-12</small>
#[[Sereno di Antinopoli]] - <small>2022-04-13</small>
#[[Eutocio]] - <small>2022-04-13</small>
#[[Alonso de Fuentes]] - <small>2022-04-15</small>
#[[Francesco Zantedeschi]] - <small>2022-04-19</small>
#[[Famiano Michelini]] - <small>2022-04-26</small>
#[[Gregorio Bressani]] - <small>2022-05-02</small>
#[[Francesco Eschinardi]] - <small>2022-05-13</small>
#[[Andrea Zambelli (economista)]] - <small>2022-05-27</small>
#[[Francesco Ginanni]] - <small>2022-07-25</small>
#[[Elia Lombardini]] - <small>2022-08-22</small>
#[[Leone Ebreo]] - <small>2022-11-18</small>
#[[Jacopo Belgrado]] - <small>2022-12-29</small>
#[[Jean-Baptiste Biot]] - <small>2022-12-29</small>
#[[Vannoccio Biringuccio]] - <small>2022-12-29</small>
#[[Luigi Valentino Brugnatelli]] - <small>2022-12-29</small>
#[[Giovanni Nicolò Doglioni]] - <small>2022-12-29</small>
#[[Paolo Silvio Boccone]] - <small>2022-12-30</small>
#[[Bernardino Zendrini]] - <small>2023-01-10</small>
#[[Eustachio Zanotti]] - <small>2023-01-10</small>
#[[Leonardo Ximenes]] - <small>2023-01-10</small>
#[[Jacques Charles François Sturm]] - <small>2023-01-10</small>
#[[Sebastiano Serlio]] - <small>2023-01-10</small>
#[[Lorenzo Selva]] - <small>2023-01-12</small>
#[[Alexandre Savérien]] - <small>2023-01-12</small>
#[[Girolamo Saladini]] - <small>2023-01-12</small>
#[[Giovenale Sacchi]] - <small>2023-01-17</small>
#[[Orazio Ricasoli Rucellai]] - <small>2023-01-18</small>
#[[Guglielmo Libri Carucci dalla Sommaja]] - <small>2023-01-19</small>
#[[John Claudius Loudon]] - <small>2023-01-19</small>
#[[Antonio Dragoni]] - <small>2023-03-16</small>
#[[Ugo Panziera]] - <small>2023-03-25</small>
#[[Pacifico da Cerano]] - <small>2023-04-03</small>
#[[Giuseppe Maria Figatelli]] - <small>2023-04-14</small>
#[[Santo Brasca]] - <small>2023-06-19</small>
#[[Pietro Martini]] - <small>2023-06-23</small>
#[[Anselm Desing]] - <small>2023-06-26</small>
#[[Gaspare Luigi Cassola]] - <small>2023-06-27</small>
#[[Luigi Abello]] - <small>2023-07-03</small>
#[[Giovanni Bracesco]] - <small>2023-07-06</small>
#[[Domenico Michelessi]] - <small>2023-07-12</small>
#[[Jabir ibn Hayyan]] - <small>2023-07-13</small>
#[[Alessandro Capra]] - <small>2023-07-20</small>
#[[Francesco Bruni (giurista medievale)]] - <small>2023-07-27</small>
#[[Bartolomeo Dusi]] - <small>2023-08-01</small>
#[[Giovanni Battista Venturi]] - <small>2023-09-14</small>
#[[Vera Zamagni]] - <small>2023-10-01</small>
#[[Isabella Moro]] - <small>2023-10-01</small>
#[[Mary Boddington]] - <small>2023-10-07</small>
#[[Paola Malanotte Rizzoli]] - <small>2023-10-10</small>
#[[Giuseppe Unicorno]] - <small>2023-10-18</small>
#[[Antonio Berga]] - <small>2023-11-06</small>
#[[Gabriella Uluhogian]] - <small>2023-11-20</small>
#[[Giovanni Paolo Gallucci]] - <small>2023-12-01</small>
#[[Angelo Felice Capelli]] - <small>2023-12-05</small>
#[[Giuseppe Del Papa]] - <small>2024-01-16</small>
#[[Sébastien Leclerc]] - <small>2024-01-17</small>
#[[Henry Dunning Macleod]] - <small>2024-01-23</small>
#[[Niccolò Carletti]] - <small>2024-01-23</small>
#[[Antonio Vassalli Eandi]] - <small>2024-01-23</small>
#[[Ludovico degli Arrighi]] - <small>2024-01-24</small>
#[[Giuseppe Asclepi]] - <small>2024-01-24</small>
#[[Giuseppe Cassella]] - <small>2024-01-24</small>
#[[Paolo Orsi]] - <small>2024-01-24</small>
#[[Luigi Ferri (filosofo)]] - <small>2024-01-24</small>
#[[Scipione Capece]] - <small>2024-02-06</small>
#[[Cherubino da Spoleto]] - <small>2024-02-19</small>
#[[Antonia Giannotti]] - <small>2024-02-26</small>
#[[Antonio Abetti]] - <small>2024-02-27</small>
#[[Giovan Battista Nani]] - <small>2024-02-28</small>
#[[Nicolò di Nale]] - <small>2024-02-28</small>
#[[Tolomeo I]] - <small>2024-03-04</small>
#[[Erofilo]] - <small>2024-03-04</small>
#[[Giuseppe Grippa]] - <small>2024-03-05</small>
#[[Giovanni Battista Zanchi]] - <small>2024-03-06</small>
#[[Cosimo de' Medici]] - <small>2024-03-18</small>
#[[Piero il Gottoso]] - <small>2024-03-18</small>
#[[Giovanni Drei]] - <small>2024-03-25</small>
#[[Galasso Alghisi]] - <small>2024-03-29</small>
#[[Domenico Cocoli]] - <small>2024-04-08</small>
#[[Ercole Corazzi]] - <small>2024-04-15</small>
#[[Carlo Lambardi]] - <small>2024-04-15</small>
#[[Domenico Manzoni]] - <small>2024-04-18</small>
#[[Giuseppe Maria Bonomi]] - <small>2024-04-30</small>
#[[Benedetto Di Falco]] - <small>2024-05-30</small>
#[[Giovanni Fantuzzi (storico)]] - <small>2024-06-03</small>
#[[Antonio Lupicini]] - <small>2024-06-10</small>
#[[Luigi Lilio]] - <small>2024-06-10</small>
#[[Tommaso Maria Gabrini]] - <small>2024-06-13</small>
#[[Bernardo Giambullari]] - <small>2024-06-18</small>
#[[Gaetano Marzagaglia]] - <small>2024-06-19</small>
#[[Giorgio Gemisto Pletone]] - <small>2024-06-24</small>
#[[Elena Dragaš]] - <small>2024-06-24</small>
#[[Giuseppe Gatti (archeologo)]] - <small>2024-07-30</small>
#[[Luigi Melegari]] - <small>2024-08-01</small>
#[[Girolamo Borro]] - <small>2024-08-27</small>
#[[Luis Collado de Lebrija]] - <small>2024-09-02</small>
#[[Francesco Paolo Bozzelli]] - <small>2024-09-04</small>
#[[Raffaele Ala]] - <small>2024-09-09</small>
#[[Francesco Barberino Benici]] - <small>2024-09-27</small>
#[[Antonio Lepschy]] - <small>2024-10-01</small>
#[[Guglielmo Cavallo]] - <small>2024-10-01</small>
#[[Oddone Longo]] - <small>2024-10-02</small>
#[[Giovanni Aldini]] - <small>2024-10-02</small>
#[[Jacopo Riccati]] - <small>2024-10-09</small>
#[[Giovanni Maria Della Torre]] - <small>2024-10-10</small>
#[[Giovanni Brunetti]] - <small>2024-10-11</small>
#[[Iacopo Cicognini]] - <small>2024-10-14</small>
#[[Domenico Guglielmini]] - <small>2024-10-15</small>
#[[Gaspare Capone]] - <small>2024-10-29</small>
#[[Teofilo Bruni]] - <small>2024-10-29</small>
#[[Gaetano Gaspare Uttini]] - <small>2024-10-29</small>
#[[Angelo Pietra]] - <small>2024-11-11</small>
#[[Giuseppe Ricca Salerno]] - <small>2024-11-13</small>
#[[Giovanni Battista Mazzini]] - <small>2024-11-14</small>
#[[Leopoldo Maggi]] - <small>2024-11-14</small>
#[[Lorenzo Bellini]] - <small>2024-11-14</small>
#[[Giovanni Battista De Toni]] - <small>2024-11-29</small>
#[[Generoso Calenzio]] - <small>2024-12-03</small>
#[[Girolamo Seripando]] - <small>2024-12-03</small>
#[[Giacomo Venturoli]] - <small>2025-01-02</small>
#[[Lodovico delle Colombe]] - <small>2025-01-03</small>
#[[Cornelio Ghirardelli]] - <small>2025-01-07</small>
#[[Pacifico Barilari]] - <small>2025-01-10</small>
#[[Francesco Feliciano]] - <small>2025-01-10</small>
#[[Angelo Salmoiraghi]] - <small>2025-01-14</small>
#[[Ottaviano Fabrizio Mossotti]] - <small>2025-01-14</small>
#[[Michele Araldi]] - <small>2025-01-14</small>
#[[Cornelio Malvasia]] - <small>2025-01-21</small>
#[[Paolo Beni (gesuita)]] - <small>2025-01-28</small>
#[[Luca Danesi]] - <small>2025-01-28</small>
#[[Onorio Longhi]] - <small>2025-01-28</small>
#[[Antonio Cermisone]] - <small>2025-01-29</small>
#[[Alessandro Papacino D'Antoni]] - <small>2025-02-13</small>
#[[Angelo Querini]] - <small>2025-02-18</small>
#[[Tommaso Temanza]] - <small>2025-02-18</small>
#[[William Kingdon Clifford]] - <small>2025-02-25</small>
#[[Girolamo Cortinovis]] - <small>2025-02-25</small>
#[[William Watson (scienziato)]] - <small>2025-02-25</small>
#[[Jean Antoine Nollet]] - <small>2025-02-26</small>
#[[Jan Palfijn]] - <small>2025-02-26</small>
#[[Michele de Jorio]] - <small>2025-03-11</small>
#[[Cesare Cipolletti]] - <small>2025-03-12</small>
#[[Giovanni Carmignani]] - <small>2025-03-12</small>
#[[Saverio Mattei]] - <small>2025-03-12</small>
#[[Salvatore Barzilai]] - <small>2025-03-12</small>
#[[Francesco Baglietto]] - <small>2025-03-12</small>
#[[Giovanni Ambrogio Bertrandi]] - <small>2025-03-13</small>
#[[Ersilia Caetani Lovatelli]] - <small>2025-03-13</small>
#[[Giuseppe Palmieri (economista)]] - <small>2025-03-18</small>
#[[Marsilio Cagnati]] - <small>2025-03-21</small>
#[[Enrico Cimbali]] - <small>2025-03-25</small>
#[[Enea Arnaldi]] - <small>2025-03-26</small>
#[[Ferdinando Arrivabene]] - <small>2025-03-26</small>
#[[Andrea Balletti]] - <small>2025-03-26</small>
#[[Filippo Cavolini]] - <small>2025-03-26</small>
#[[Amedeo Avogadro]] - <small>2025-03-28</small>
#[[Gabriele Rosa]] - <small>2025-04-08</small>
#[[Umberto D'Ancona]] - <small>2025-04-10</small>
#[[Carlo Fea]] - <small>2025-04-11</small>
#[[Pietro Quaroni]] - <small>2025-04-29</small>
#[[Apollinare Calderini]] - <small>2025-05-05</small>
#[[Giovanni Simonetta]] - <small>2025-05-07</small>
#[[Felice Barnabei]] - <small>2025-05-07</small>
#[[Gabriele Busca]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Gaetano Emanuele Bava di San Paolo]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Giuseppe Avanzini]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Francesco Soave]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Simone Stratico]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Jacopo Durandi]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Giovanni Antonio Giobert]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Pietro Moscati]] - <small>2025-05-22</small>
#[[Aldo Ferrabino]] - <small>2025-05-22</small>
#[[Piero Giacosa]] - <small>2025-05-27</small>
#[[Abramo Massalongo]] - <small>2025-05-27</small>
#[[Benjamin Martin]] - <small>2025-06-03</small>
#[[Johann Heinrich Lambert]] - <small>2025-06-03</small>
#[[Nicolaus de Béguelin]] - <small>2025-06-03</small>
#[[John Hunter]] - <small>2025-06-03</small>
#[[Louis-Bernard Guyton-Morveau]] - <small>2025-06-03</small>
#[[Johann Georg Sulzer]] - <small>2025-06-03</small>
#[[Maurizio Roffredi]] - <small>2025-06-04</small>
#[[Giovanni Pietro Maria Dana]] - <small>2025-06-04</small>
#[[William Hewson]] - <small>2025-06-04</small>
#[[Antoine Portal]] - <small>2025-06-04</small>
#[[Giovanni Battista Palletta]] - <small>2025-06-04</small>
#[[Vincenzo Malacarne]] - <small>2025-06-05</small>
#[[Giovanni Andrea Dalla Croce]] - <small>2025-06-05</small>
#[[Samuel-Auguste Tissot]] - <small>2025-06-05</small>
#[[Conrad Gessner]] - <small>2025-06-05</small>
#[[Willem 's Gravesande]] - <small>2025-06-05</small>
#[[Gioacchino Pessuti]] - <small>2025-06-17</small>
#[[Federigo Sclopis di Salerano]] - <small>2025-06-18</small>
#[[Costanzo Gazzera]] - <small>2025-06-18</small>
#[[Domenico Capellina]] - <small>2025-06-18</small>
#[[Domenico Casimiro Promis]] - <small>2025-06-18</small>
#[[Carlo Merkel]] - <small>2025-06-18</small>
#[[Giacinto Carena]] - <small>2025-06-18</small>
#[[Giovanni Claudio Fromond]] - <small>2025-07-01</small>
#[[Serafino Ricci]] - <small>2025-07-01</small>
#[[Alberto Ablondi]] - <small>2025-07-02</small>
#[[Mario Morcone]] - <small>2025-07-02</small>
#[[Bartolomeo Gastaldi]] - <small>2025-07-02</small>
#[[Enrico Narducci]] - <small>2025-07-02</small>
#[[Torquato Taramelli]] - <small>2025-07-02</small>
#[[Lorenzo Respighi]] - <small>2025-07-02</small>
#[[Enrico Besta]] - <small>2025-07-03</small>
#[[Francesco Mengotti]] - <small>2025-07-03</small>
#[[Ignazio Danti]] - <small>2025-07-04</small>
#[[Alessandro Cialdi]] - <small>2025-07-04</small>
#[[Pietro Aldobrandini]] - <small>2025-07-04</small>
#[[Andrea Bina]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Pietro Luigi Albini]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Giuseppe Basso]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Carlo Baudi di Vesme]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Luigi Bellardi]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Giuseppina Cattani]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Alessandro Barca]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Paolo Ballada di Saint Robert]] - <small>2025-07-10</small>
#[[Angelo Battelli]] - <small>2025-07-10</small>
#[[Giuseppe Domenico Botto]] - <small>2025-07-10</small>
#[[Giuseppe Carle]] - <small>2025-07-10</small>
#[[Giovanni Cavalli]] - <small>2025-07-10</small>
#[[Antonio Zannoni]] - <small>2025-07-14</small>
#[[Antonio Tadini]] - <small>2025-07-14</small>
#[[Geminiano Montanari]] - <small>2025-07-14</small>
#[[Antonio Salvagnoli Marchetti]] - <small>2025-07-15</small>
#[[Giovanni Antonio Lecchi]] - <small>2025-07-15</small>
#[[Antonio Cavalieri Ducati]] - <small>2025-07-15</small>
#[[Vittorio Zonca]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Vincenzo De Grazia]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Pietro Maria Cavina]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Carlo Fontana]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Ferdinando d'Adda]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Giovanni Ceva]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Domenico Corradi d'Austria]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Raffaele Canevari]] - <small>2025-07-21</small>
#[[Alfonso Sanseverino Vimercati]] - <small>2025-07-21</small>
#[[Luigi Tatti]] - <small>2025-07-21</small>
#[[Claudio Datei]] - <small>2025-07-21</small>
#[[Ferdinando Morozzi]] - <small>2025-07-21</small>
#[[Giovanni Marchelli]] - <small>2025-07-22</small>
#[[Fulco Tosti di Valminuta]] - <small>2025-07-22</small>
#[[Luigi Mazzocchi]] - <small>2025-07-22</small>
#[[Emilio Bignami]] - <small>2025-07-22</small>
#[[Jean de Thévenot]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Luigi Pacinotti]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Joseph Pitton de Tournefort]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Luigi De Marchi]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Paolo Frisi]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Pietro Paleocapa]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Barthélemy Faujas de Saint-Fond]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Pietro Vacchelli]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Lelio Bonsi]] - <small>2025-07-24</small>
#[[Teodoro da Sovico]] - <small>2025-07-24</small>
#[[Michele Carcano]] - <small>2025-07-24</small>
#[[Carlo Ilarione Petitti di Roreto]] - <small>2025-07-25</small>
#[[Sebastiano Tessitore]] - <small>2025-07-25</small>
#[[Ermes Visconti]] - <small>2025-07-29</small>
#[[Domenico Guerri]] - <small>2025-07-29</small>
#[[Girolamo Parabosco]] - <small>2025-07-29</small>
#[[Antonio Schinella Conti]] - <small>2025-07-30</small>
#[[Francesco Rapolla]] - <small>2025-07-30</small>
#[[Giuliano Barbolini]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Domenico Battaglia (cardinale)]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Gerardo Bianco]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Luigi Biggeri]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Franco Bile]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Antonio Bruno (politico)]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Francesco Cascio]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Antonio Catricalà]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Giacomo Micalori]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Giovanni Antonio Magini]] - <small>2025-08-01</small>
#[[François Boissier de Sauvages de Lacroix]] - <small>2025-08-01</small>
#[[Giulio Fagnano dei Toschi]] - <small>2025-08-04</small>
#[[Domenico Cerato]] - <small>2025-08-05</small>
#[[Bartolomeo Corte]] - <small>2025-08-05</small>
#[[Andrea Gloria]] - <small>2025-08-06</small>
#[[Alfredo Ascoli]] - <small>2025-08-06</small>
#[[Scipione Barbò Soncino]] - <small>2025-08-07</small>
#[[Gian Galeazzo Visconti]] - <small>2025-08-07</small>
#[[Francesco Bellati]] - <small>2025-08-25</small>
#[[Vincenzo Riccati]] - <small>2025-08-25</small>
#[[Angelo Maria Bandini]] - <small>2025-08-25</small>
#[[Giovanni Ciampoli]] - <small>2025-08-25</small>
#[[Loris D'Ambrosio]] - <small>2025-08-25</small>
#[[Giuseppe Ballo]] - <small>2025-08-25</small>
#[[Luciano Banchi]] - <small>2025-08-26</small>
#[[Marco Formentini (storico)]] - <small>2025-08-27</small>
#[[Ferdinando Gabotto]] - <small>2025-08-27</small>
#[[Camillo Corsanego]] - <small>2025-08-28</small>
#[[Francesco Foggi]] - <small>2025-08-28</small>
#[[Pasquale Maria Liberatore]] - <small>2025-08-28</small>
#[[Argisto Giuffredi]] - <small>2025-08-28</small>
#[[Davide Carazzi]] - <small>2025-09-01</small>
#[[Wladimiro Dorigo]] - <small>2025-09-01</small>
#[[Giovanni Sercambi]] - <small>2025-09-01</small>
#[[Marisa Dalai Emiliani]] - <small>2025-09-01</small>
#[[Carlo de' Dottori]] - <small>2025-09-02</small>
#[[Niccolò II da Correggio]] - <small>2025-09-02</small>
#[[Giovanni Bordiga]] - <small>2025-09-02</small>
#[[Camillo Manfroni]] - <small>2025-09-02</small>
#[[Giuseppe Gerola]] - <small>2025-09-02</small>
#[[Giannino Ferrari dalle Spade]] - <small>2025-09-02</small>
#[[Ugo Mazzola]] - <small>2025-09-08</small>
#[[Pasquale Jannaccone]] - <small>2025-09-08</small>
#[[William Stanley Jevons]] - <small>2025-09-09</small>
#[[Giovanni Domenico Peri]] - <small>2025-09-09</small>
#[[Girolamo Cattaneo]] - <small>2025-09-09</small>
#[[Leone VI il Saggio]] - <small>2025-09-09</small>
#[[Bonaiuto Lorini]] - <small>2025-09-10</small>
#[[Pietro Mengoli]] - <small>2025-09-10</small>
#[[Giovan Battista Nelli]] - <small>2025-09-10</small>
#[[Domenico Turazza]] - <small>2025-09-11</small>
#[[Benedetto Baudi di Vesme]] - <small>2025-09-11</small>
#[[Giorgio Giorgi]] - <small>2025-09-11</small>
#[[Nino Bazzetta de Vemenia]] - <small>2025-09-11</small>
#[[Giovanni Battista Benedetti (matematico)]] - <small>2025-09-12</small>
#[[Giovanni Abignente]] - <small>2025-09-16</small>
#[[Eugenio Cais di Pierlas]] - <small>2025-09-16</small>
#[[Raffaele Ciasca]] - <small>2025-09-16</small>
#[[Enrico Costa (scrittore)]] - <small>2025-09-16</small>
#[[Lando Ferretti]] - <small>2025-09-17</small>
#[[Pier Silverio Leicht]] - <small>2025-09-17</small>
#[[Giovanni Battista Castiglioni]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Ferruccio Mosetti]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Giacinto Sigismondo Gerdil]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Giulio Claro]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Mario Lessona]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Edoardo Perroncito]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Gian Antonio Danieli]] - <small>2025-09-22</small>
#[[Giuseppe Albertotti]] - <small>2025-09-23</small>
#[[Gherardo Freschi]] - <small>2025-09-23</small>
#[[Angelo Fumagalli]] - <small>2025-09-23</small>
#[[Luigi Sante Da Rios]] - <small>2025-09-24</small>
#[[Giuseppe Balsamo Crivelli]] - <small>2025-09-24</small>
#[[Annibale Comessatti]] - <small>2025-09-24</small>
#[[Ciro Andreatta]] - <small>2025-09-24</small>
#[[Carlo Cappelletti]] - <small>2025-09-24</small>
#[[Mauro Rusconi]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Francesco Carlini]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Giuseppe Belli]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Tommaso Nani]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Antonio Caccianino]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Angelo Zendrini]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Giuseppe Bossi]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Pietro Cossali]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Agostino Reale]] - <small>2025-09-29</small>
#[[Frederick Mario Fales]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Paolo Attavanti]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Francesco Ghiretti]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Alessandro Minelli]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Giorgio Ravegnani]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Gherardo Ortalli]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Bartolomeo Bizio]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Alfonso Scirocco]] - <small>2025-10-01</small>
#[[Carlo Ghisalberti]] - <small>2025-10-01</small>
#[[Angelo Ventura]] - <small>2025-10-01</small>
#[[Maria Francesca Tiepolo]] - <small>2025-10-02</small>
#[[Manlio Cortelazzo]] - <small>2025-10-02</small>
#[[Manlio Pastore Stocchi]] - <small>2025-10-02</small>
#[[Odoardo Corsini]] - <small>2025-10-03</small>
#[[Tommaso Perelli]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Lelio Stragiotti]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Augusto Ghetti]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Mariano Fontana]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Charles Bossut]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Adeodato Ressi]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Angelo Clareno]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Leopoldo Mazzarolli]] - <small>2025-10-09</small>
#[[Sandro Ruffo]] - <small>2025-10-09</small>
#[[Ercole Vidari]] - <small>2025-10-09</small>
#[[Bernardino Ramazzini]] - <small>2025-10-10</small>
#[[Luigi Genuardi]] - <small>2025-10-10</small>
#[[Paolo Volpicelli]] - <small>2025-10-13</small>
#[[Federico Sacco]] - <small>2025-10-13</small>
#[[Tomaso Catullo]] - <small>2025-10-14</small>
#[[Claudio D'Amato Guerrieri]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Vincenzo Brunacci]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Pietro Derossi]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Francesco Gesualdi]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Fulvio Irace]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Giacomo Marramao]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Maurizio Pallante]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Franco Purini]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Paolo Antonio Foscarini]] - <small>2025-10-16</small>
#[[Angelo Sismonda]] - <small>2025-10-16</small>
#[[Pietro Savi]] - <small>2025-10-16</small>
#[[Stefano Borson]] - <small>2025-10-16</small>
#[[Cesare Razzaboni]] - <small>2025-10-20</small>
#[[Guido Bentivoglio]] - <small>2025-10-20</small>
#[[Guido Fusinato]] - <small>2025-10-20</small>
#[[Giulio Alessio]] - <small>2025-10-21</small>
#[[Carlo Anti]] - <small>2025-10-21</small>
#[[Enrico Catellani]] - <small>2025-10-21</small>
#[[Arnaldo Segarizzi]] - <small>2025-10-21</small>
#[[Achille Forti]] - <small>2025-10-21</small>
#[[Vittorio Polacco]] - <small>2025-10-21</small>
#[[Giorgio Bidone]] - <small>2025-10-22</small>
#[[Alberto de' Stefani]] - <small>2025-10-22</small>
#[[Vincenzo Crescini]] - <small>2025-10-22</small>
#[[Biagio Brugi]] - <small>2025-10-22</small>
#[[Orazio Comes]] - <small>2025-10-23</small>
#[[Giovanni Celoria]] - <small>2025-10-23</small>
#[[Arnaldo Angelucci]] - <small>2025-10-23</small>
#[[Gregorio Fontana (matematico)]] - <small>2025-10-24</small>
#[[Pietro Configliachi]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Scipione Breislak]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Luigi Porta]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Bartolomeo Panizza]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Paolo Frisiani]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Giovanni Codazza]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Emilio Cornalia]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Luigi Magrini]] - <small>2025-10-29</small>
#[[Giulio Curioni]] - <small>2025-10-29</small>
#[[Roberto Caracciolo (vescovo)]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Paolo Marzolo]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Massimiliano Pavan]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Erminio Troilo]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Francesco Brandileone]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Carlo Francesco Gabba]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Luigi Pernier]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Serafino Biffi]] - <small>2025-11-04</small>
#[[Giovanni Labus]] - <small>2025-11-04</small>
#[[Bartolomeo Catena]] - <small>2025-11-04</small>
#[[Adriano Balbi]] - <small>2025-11-04</small>
#[[Italo Mario Sacco]] - <small>2025-11-07</small>
#[[Carlo Calisse]] - <small>2025-11-10</small>
#[[Sebastiano Canterzani]] - <small>2025-11-11</small>
#[[Carlo Possenti]] - <small>2025-11-13</small>
#[[Piero Borgi]] - <small>2025-11-14</small>
#[[Francesco Carnelutti]] - <small>2025-11-14</small>
#[[Pio Fantoni]] - <small>2025-11-17</small>
#[[Felice Casorati (matematico)]] - <small>2025-11-17</small>
#[[Marco Galli (matematico)]] - <small>2025-11-18</small>
#[[Luigi Pepe (matematico)]] - <small>2025-11-18</small>
#[[Umberto Bottazzini]] - <small>2025-11-18</small>
#[[Karl Georg Christian von Staudt]] - <small>2025-11-18</small>
#[[Richard Baltzer]] - <small>2025-11-18</small>
#[[Paolo Ruffini (matematico)]] - <small>2025-11-18</small>
#[[Enrico Betti]] - <small>2025-11-19</small>
#[[Giorgio Lapazaya]] - <small>2025-11-19</small>
#[[Elia Del Re]] - <small>2025-11-20</small>
#[[Giovanni Giacomo Lando]] - <small>2025-11-20</small>
#[[Gemma Frisio]] - <small>2025-11-20</small>
#[[David Veronese]] - <small>2025-11-20</small>
#[[Stefano Ghebelino]] - <small>2025-11-24</small>
#[[Giacomo Gorrini]] - <small>2025-11-24</small>
#[[Giovanni Battista Balbis]] - <small>2025-11-24</small>
#[[Giovanni Battista De Luca]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Vincenzo Manzini]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Pasquale Fiore (giurista)]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Oreste Ranelletti]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Giacomo Venezian]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Giuseppe Resti Ferrari]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Giuseppe Raffaelli]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Eduardo Piola Caselli]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Domenico Moro (giurista)]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Donato Donati]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Sebastian Jenull]] - <small>2025-11-26</small>
#[[Carlo Lessona]] - <small>2025-11-26</small>
#[[Vincenzo Simoncelli]] - <small>2025-11-26</small>
#[[Ilario Alibrandi]] - <small>2025-11-26</small>
#[[Pier Maria Campi]] - <small>2025-11-26</small>
#[[Giorgio Orsoni]] - <small>2025-11-27</small>
#[[Adriano Franceschini]] - <small>2025-11-27</small>
#[[Pietro Vaccari]] - <small>2025-11-27</small>
#[[Gaspare Bugati]] - <small>2025-11-27</small>
#[[Filippo Carmagnini]] - <small>2025-12-02</small>
#[[Giuliano Gosellini]] - <small>2025-12-05</small>
#[[Rosa Russo Iervolino]] - <small>2025-12-09</small>
#[[Michele Salvati]] - <small>2025-12-09</small>
#[[Carlo Scognamiglio]] - <small>2025-12-09</small>
#[[Sabato Malinconico]] - <small>2025-12-09</small>
#[[Andrea Monorchio]] - <small>2025-12-09</small>
#[[Rolando Mosca Moschini]] - <small>2025-12-09</small>
#[[Francesco Cognasso]] - <small>2025-12-12</small>
#[[Guido Melis]] - <small>2025-12-12</small>
#[[Renato Moro]] - <small>2025-12-12</small>
#[[Adriano Ciaffi]] - <small>2025-12-12</small>
#[[Abramo Colorni]] - <small>2025-12-15</small>
#[[Antonio Tarlazzi]] - <small>2025-12-16</small>
#[[Carlo Conti (matematico)]] - <small>2025-12-17</small>
#[[Guido Bustico]] - <small>2025-12-18</small>
#[[Santo Monti]] - <small>2025-12-18</small>
#[[Giuseppe Amorelli]] - <small>2026-01-09</small>
#[[Domenico Lo Faso Pietrasanta]] - <small>2026-01-14</small>
#[[Francesco Giuntini]] - <small>2026-01-22</small>
#[[Agnese di Montepulciano]] - <small>2026-01-26</small>
#[[James Ferguson (1710-1776)]] - <small>2026-01-29</small>
#[[Jacob Christian Schäffer]] - <small>2026-01-29</small>
#[[William Heberden]] - <small>2026-01-30</small>
#[[Carlo Lodovico Morozzo]] - <small>2026-01-30</small>
#[[John Hill (botanico)]] - <small>2026-01-30</small>
#[[Jean Sénébier]] - <small>2026-01-30</small>
#[[Jean-Baptiste de La Chapelle]] - <small>2026-01-30</small>
#[[Carlo Barletti]] - <small>2026-02-02</small>
#[[Marsilio Landriani (chimico)]] - <small>2026-02-02</small>
#[[Bonaventura Corti]] - <small>2026-02-02</small>
#[[Pierre Bertholon de Saint-Lazare]] - <small>2026-02-02</small>
#[[Félix Vicq d'Azyr]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Charles Bonnet]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Johann Beckmann]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Benjamin Wilson (pittore)]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Filadelfo Fichera]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Élie Bertrand]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Francesco Forti]] - <small>2026-02-04</small>
#[[Pietro da Verona]] - <small>2026-02-05</small>
#[[Mauro (abate)]] - <small>2026-02-06</small>
#[[Louis Agassiz]] - <small>2026-02-06</small>
#[[Pier Vittorio Aldini]] - <small>2026-02-06</small>
#[[Giovanni Alessio]] - <small>2026-02-06</small>
#[[Joseph Hilarius Eckhel]] - <small>2026-02-06</small>
#[[Giovanni Capodistria]] - <small>2026-02-09</small>
#[[Edward Daniel Clarke]] - <small>2026-02-09</small>
#[[Achille Breda]] - <small>2026-02-10</small>
#[[Raffaello Nasini]] - <small>2026-02-10</small>
#[[Ulisse Gobbi]] - <small>2026-02-11</small>
#[[Francesco Ardissone]] - <small>2026-02-11</small>
#[[Giulio Cordero di San Quintino]] - <small>2026-02-11</small>
#[[Ugo Morin]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Serafino Rafaele Minich]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Giovanni Casoni]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Francesco Cortese]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Giovanni Santini (scienziato)]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Giovanni Francesco Fiammelli]] - <small>2026-02-13</small>
#[[Marco Folin]] - <small>2026-02-18</small>
#[[Alberto Giovanni Biuso]] - <small>2026-02-18</small>
#[[Giovanni Felice Azzone]] - <small>2026-02-18</small>
#[[Pierre Rosenberg]] - <small>2026-02-18</small>
#[[Thomas Bruce, VII conte di Elgin]] - <small>2026-02-19</small>
#[[Louis-François-Sébastien Fauvel]] - <small>2026-02-25</small>
#[[Alexandre Blacque]] - <small>2026-02-25</small>
#[[John Canton]] - <small>2026-02-26</small>
#[[Felice Fontana]] - <small>2026-02-26</small>
#[[Jean Baptiste Christophore Fusée Aublet]] - <small>2026-02-26</small>
#[[Johann Hieronymus Chemnitz]] - <small>2026-02-26</small>
#[[Antonio da Vercelli]] - <small>2026-02-27</small>
#[[Bernardino da Feltre]] - <small>2026-02-27</small>
#[[Domenico Buonvicini]] - <small>2026-02-27</small>
#[[François-Xavier de Feller]] - <small>2026-03-04</small>
#[[Lorenzo Forestani]] - <small>2026-03-09</small>
#[[Matteo Mainardi]] - <small>2026-03-13</small>
#[[Gabriele Lancillotto Castello]] - <small>2026-03-16</small>
#[[Juan de Ortega]] - <small>2026-03-23</small>
#[[Giovanni Sfortunati]] - <small>2026-03-23</small>
#[[Diego Orlando]] - <small>2026-03-24</small>
#[[Francesco Galigai]] - <small>2026-03-25</small>
#[[Pietro Cataneo]] - <small>2026-03-25</small>
#[[Latino di Camillo Orsini]] - <small>2026-03-25</small>
#[[Oronzio Fineo]] - <small>2026-03-25</small>
#[[Francesco Patrizi (filosofo)]] - <small>2026-03-25</small>
#[[Nicola Fergola]] - <small>2026-03-26</small>
#[[Baldassarre Orsini]] - <small>2026-03-26</small>
#[[Francesco Maria Franceschinis]] - <small>2026-03-26</small>
#[[Girolamo Pico Fonticulano]] - <small>2026-03-31</small>
#[[Fabrizio Mordente]] - <small>2026-03-31</small>
#[[Oberto Cantone]] - <small>2026-03-31</small>
#[[Ottavio Fabri]] - <small>2026-03-31</small>
#[[Lanfranco Mignoti]] - <small>2026-03-31</small>
#[[Ferdinando di Diano]] - <small>2026-03-31</small>
#[[Bartolomeo Ferrari (economista)]] - <small>2026-04-01</small>
#[[Lodovico Flori]] - <small>2026-04-01</small>
#[[Giuseppe Ciacchi]] - <small>2026-04-01</small>
#[[Vitale Giordano]] - <small>2026-04-01</small>
#[[Luigi Amedeo di Savoia-Aosta]] - <small>2026-04-08</small>
#[[Filippo De Filippi (1869-1938)]] - <small>2026-04-13</small>
#[[Giulio Ferrari (scrittore)]] - <small>2026-04-22</small>
#[[Luigi Simeoni (storico)]] - <small>2026-04-24</small>
#[[Franz Stuhlmann]] - <small>2026-04-28</small>
#[[George Francis Scott Elliot]] - <small>2026-04-28</small>
#[[Angelo Angelucci]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Franz Babinger]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Ruggero di Puglia (vescovo)]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Tito Bassetti]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Giovanni Andrea Barotti]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Jacopo Bartolomeo Beccari]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Bartolomeo Nogara]] - <small>2026-05-04</small>
#[[Piero Leonardi]] - <small>2026-05-04</small>
#[[Dionisio Andrea Sancassani]] - <small>2026-05-05</small>
#[[Gabriele Manfredi]] - <small>2026-05-05</small>
#[[Francesco Maria De Regi]] - <small>2026-05-05</small>
#[[Giovanni Bujovich]] - <small>2026-05-05</small>
#[[Ermenegildo Pini]] - <small>2026-05-05</small>
#[[Pietro Zuliani]] - <small>2026-05-05</small>
#[[Augusto Pierantoni]] - <small>2026-05-07</small>
#[[Robert Dudley, conte di Warwick]] - <small>2026-05-15</small>
#[[Francesco Ventretti]] - <small>2026-05-18</small>
#[[Harry Johnston (esploratore)]] - <small>2026-05-20</small>
#[[Giuseppe Pisanelli]] - <small>2026-05-29</small>
#[[Umberto Cagni di Bu Meliana]] - <small>2026-06-03</small>
#[[Eugenio Villoresi]] - <small>2026-06-05</small>
#[[Nicolaas Hartsoeker]] - <small>2026-06-08</small>
#[[George Cheyne]] - <small>2026-06-08</small>
#[[Jean Le Clerc (teologo)]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Caterina Santoro]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Carlo Errera]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Giacomo Carlo Bascapè]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Ginevra Zanetti]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Carlo Cipolla (1854-1916)]] - <small>2026-06-11</small>
#[[Giuseppe Toaldo]] - <small>2026-06-11</small>
#[[Giuseppe Biancani]] - <small>2026-06-12</small>
#[[Aldo Cerlini]] - <small>2026-06-16</small>
#[[Enrico Carli]] - <small>2026-06-16</small>
#[[Bartolomeo Borghi]] - <small>2026-06-16</small>
#[[Giovan Battista Nicolosi]] - <small>2026-06-16</small>
#[[Laurence Echard]] - <small>2026-06-16</small>
#[[Pomponio Mela]] - <small>2026-06-16</small>
#[[Carlo Alfonso Nallino]] - <small>2026-06-17</small>
#[[Rina Monti]] - <small>2026-06-17</small>
#[[Ermanno Giglio-Tos]] - <small>2026-06-17</small>
#[[Giandomenico Nardo]] - <small>2026-06-17</small>
#[[Galeazzo Gualdo Priorato]] - <small>2026-06-17</small>
#[[Ferdinando Cavalli]] - <small>2026-06-17</small>
#[[Sandro Spinsanti]] - <small>2026-06-23</small>
#[[Tullio Seppilli]] - <small>2026-06-23</small>
#[[Adriano Bompiani]] - <small>2026-06-23</small>
#[[Jean-François Malherbe]] - <small>2026-06-23</small>
#[[Loris Premuda]] - <small>2026-06-23</small>
#[[Sebastiano Maffettone]] - <small>2026-06-24</small>
#[[Gennaro Sasso]] - <small>2026-06-24</small>
#[[Bernardo Colombo]] - <small>2026-06-24</small>
#[[Christoph Wilhelm Hufeland]] - <small>2026-06-24</small>
#[[Antoine Louis]] - <small>2026-06-24</small>
#[[Noris Siliprandi]] - <small>2026-06-25</small>
#[[Gabriele Falloppio]] - <small>2026-06-25</small>
#[[Mariano Santo]] - <small>2026-06-25</small>
#[[Giulio di Orta]] - <small>2026-06-26</small>
#[[Giovanni Battista Manzini]] - <small>2026-06-29</small>
#[[Salvatore Ventimiglia]] - <small>2026-07-07</small>
#[[Urbano Tosetti]] - <small>2026-07-10</small>
#[[Tolomeo da Lucca]] - <small>2026-07-10</small>
#[[Sebastiano Ziani]] - <small>2026-07-10</small>
#[[Raffaele Maffei]] - <small>2026-07-10</small>
#[[Filippo Beroaldo il Vecchio]] - <small>2026-07-10</small>
===Tematiche===
#[[Moneta]] - <small>2021-08-18</small>
#[[Proposizione (logica)]] - <small>2021-09-14</small>
#[[Mercurio (astrologia)]] - <small>2021-09-23</small>
#[[Pellicola per negativi]] - <small>2021-10-01</small>
#[[Fotografo]] - <small>2021-10-04</small>
#[[Palma]] - <small>2021-10-21</small>
#[[Casuario]] - <small>2021-10-21</small>
#[[Sferoide]] - <small>2021-10-28</small>
#[[Teoria e pratica]] - <small>2021-10-28</small>
#[[Scienza delle finanze]] - <small>2021-11-08</small>
#[[Ragion di Stato]] - <small>2021-11-09</small>
#[[Economia monetaria]] - <small>2021-11-10</small>
#[[Numero perfetto]] - <small>2021-11-10</small>
#[[Oggetto celeste]] - <small>2021-11-10</small>
#[[Stelle fisse]] - <small>2021-11-15</small>
#[[Sfericità della Terra]] - <small>2021-11-15</small>
#[[Sfere celesti]] - <small>2021-11-15</small>
#[[Seno di Abramo]] - <small>2021-12-10</small>
#[[Regola del tre (matematica)]] - <small>2022-04-01</small>
#[[Cosmografia]] - <small>2022-04-04</small>
#[[Pineta di Ravenna]] - <small>2022-07-25</small>
#[[Canale di Suez]] - <small>2022-08-22</small>
#[[Ottica]] - <small>2023-01-16</small>
#[[Simonia]] - <small>2023-05-02</small>
#[[Eclettismo]] - <small>2023-05-02</small>
#[[Maccabei]] - <small>2023-05-04</small>
#[[Palla (sport)]] - <small>2023-05-12</small>
#[[Solfeggio]] - <small>2023-08-02</small>
#[[Tarantismo]] - <small>2023-08-08</small>
#[[Tarantola]] - <small>2023-08-08</small>
#[[Lenticchia d'acqua]] - <small>2023-10-01</small>
#[[Lenticchia di palude]] - <small>2023-10-01</small>
#[[Oceanografia]] - <small>2023-10-10</small>
#[[Associazione (psicologia)]] - <small>2024-01-30</small>
#[[Museo (Alessandria)]] - <small>2024-03-04</small>
#[[Fortezza]] - <small>2024-03-08</small>
#[[Animosità]] - <small>2024-03-13</small>
#[[Traci]] - <small>2024-06-25</small>
#[[Finanza pubblica]] - <small>2024-11-14</small>
#[[Tufo]] - <small>2024-11-14</small>
#[[Seghedino]] - <small>2025-01-10</small>
#[[Nervo]] - <small>2025-02-28</small>
#[[Valore (economia)]] - <small>2025-03-13</small>
#[[Induzione elettrostatica]] - <small>2025-04-08</small>
#[[Salmonide]] - <small>2025-04-11</small>
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#[[Pomice]] - <small>2025-04-24</small>
#[[Feldspato]] - <small>2025-04-24</small>
#[[Grotta del Cane]] - <small>2025-04-28</small>
#[[Pisciarelli (area idrotermale)]] - <small>2025-04-28</small>
#[[Zeolite]] - <small>2025-05-15</small>
#[[Vulcano (vulcano)]] - <small>2025-06-12</small>
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#[[Isola di Panarea]] - <small>2025-06-12</small>
#[[Isola di Basiluzzo]] - <small>2025-06-12</small>
#[[Isola di Salina]] - <small>2025-06-17</small>
#[[Isola di Stromboli]] - <small>2025-06-17</small>
#[[Stromboli (vulcano)]] - <small>2025-06-17</small>
#[[Canneto (Lipari)]] - <small>2025-06-19</small>
#[[Teatro romano di Verona]] - <small>2025-07-01</small>
#[[Agro romano]] - <small>2025-07-15</small>
#[[Isola Filicudi]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Isola Alicudi]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Reno (Italia)]] - <small>2025-07-17</small>
#[[Cerchia dei Navigli]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Bevera (affluente dell'Olona)]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Santorini]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Cremasco]] - <small>2025-07-24</small>
#[[Quattro elementi]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Candia]] - <small>2025-09-02</small>
#[[Malvasia]] - <small>2025-09-09</small>
#[[Cocciniglia]] - <small>2025-09-09</small>
#[[Rondine riparia]] - <small>2025-09-09</small>
#[[Domodossola]] - <small>2025-09-11</small>
#[[Scilla (Italia)]] - <small>2025-09-11</small>
#[[Medusa luminosa]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Ascidie]] - <small>2025-09-23</small>
#[[Polipo (zoologia)]] - <small>2025-09-23</small>
#[[Flora]] - <small>2025-09-24</small>
#[[Vegetazione]] - <small>2025-09-24</small>
#[[Legge del taglione]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Grazia (diritto)]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Fanano]] - <small>2025-10-03</small>
#[[Val di Chiana]] - <small>2025-10-03</small>
#[[Pila di Volta]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Lampreda]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Carcere minorile]] - <small>2025-11-05</small>
#[[Enfiteusi]] - <small>2025-11-26</small>
#[[Duomo di Como]] - <small>2025-12-18</small>
#[[Ambra]] - <small>2026-01-08</small>
#[[Papiro]] - <small>2026-01-12</small>
#[[Regalbuto]] - <small>2026-01-12</small>
#[[Tempio di Segesta]] - <small>2026-01-13</small>
#[[Marsala]] - <small>2026-01-13</small>
#[[Cella (convento)]] - <small>2026-01-20</small>
#[[Sfacteria]] - <small>2026-01-28</small>
#[[Navarino (Grecia)]] - <small>2026-01-28</small>
#[[Calamata]] - <small>2026-01-29</small>
#[[Taigeto]] - <small>2026-01-29</small>
#[[Modone]] - <small>2026-01-29</small>
#[[Teoria del flogisto]] - <small>2026-01-30</small>
#[[Epizoozia]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Marna (roccia)]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Nauplia]] - <small>2026-02-05</small>
#[[Tiepidezza]] - <small>2026-02-06</small>
#[[Tirinto]] - <small>2026-02-09</small>
#[[Argo (città antica)]] - <small>2026-02-11</small>
#[[Spetses]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Idra (isola)]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Porto di Malamocco]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Eubea]] - <small>2026-02-18</small>
#[[Monumento di Filopappo]] - <small>2026-02-18</small>
#[[Psara]] - <small>2026-02-24</small>
#[[Smirne]] - <small>2026-02-24</small>
#[[Ezani]] - <small>2026-02-24</small>
#[[Abuta rufescens]] - <small>2026-02-27</small>
#[[Alcamo]] - <small>2026-03-16</small>
#[[Aloe (botanica)]] - <small>2026-03-16</small>
#[[Erice]] - <small>2026-03-16</small>
#[[Mazara del Vallo]] - <small>2026-03-17</small>
#[[Castelvetrano]] - <small>2026-03-18</small>
#[[Eraclea Minoa]] - <small>2026-03-18</small>
#[[Platani]] - <small>2026-03-19</small>
#[[Siculiana]] - <small>2026-03-19</small>
#[[Abbazia di San Martino delle Scale]] - <small>2026-03-23</small>
#[[Livella]] - <small>2026-03-26</small>
#[[Ruwenzori]] - <small>2026-04-09</small>
#[[Monti della Luna]] - <small>2026-04-09</small>
#[[Tempio della Concordia (Agrigento)]] - <small>2026-04-16</small>
#[[Tempio di Giunone (Agrigento)]] - <small>2026-04-16</small>
#[[Riserva naturale integrale Macalube di Aragona]] - <small>2026-04-20</small>
#[[Licata]] - <small>2026-04-21</small>
#[[Palma di Montechiaro]] - <small>2026-04-21</small>
#[[Kamarina]] - <small>2026-04-21</small>
#[[Acradina]] - <small>2026-04-22</small>
#[[Epipoli]] - <small>2026-04-22</small>
#[[Mombasa]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Lago Vittoria]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Kavirondo]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Kisumu]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Tripanosomiasi africana umana]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Entebbe]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Acqua alta]] - <small>2026-05-04</small>
#[[Carbonifero]] - <small>2026-05-08</small>
#[[Isole Ssese]] - <small>2026-05-19</small>
#[[Kampala]] - <small>2026-05-20</small>
#[[Erba elefante]] - <small>2026-05-21</small>
#[[Fort Portal]] - <small>2026-05-21</small>
#[[Bahima]] - <small>2026-05-22</small>
#[[Konjo]] - <small>2026-06-03</small>
#[[Monte Speke]] - <small>2026-06-03</small>
#[[Monte Baker (Uganda)]] - <small>2026-06-03</small>
#[[Canale artificiale]] - <small>2026-06-05</small>
#[[Senecio]] - <small>2026-06-08</small>
#[[Masera]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Bagolino]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Ornavasso]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Toce]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Marmo di Candoglia]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Varallo]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Pallanza]] - <small>2026-06-09</small>
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===Persone===
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#[[Giorgio Gemisto Pletone]] - <small>2024-06-24</small>
#[[Elena Dragaš]] - <small>2024-06-24</small>
#[[Giuseppe Gatti (archeologo)]] - <small>2024-07-30</small>
#[[Luigi Melegari]] - <small>2024-08-01</small>
#[[Girolamo Borro]] - <small>2024-08-27</small>
#[[Luis Collado de Lebrija]] - <small>2024-09-02</small>
#[[Francesco Paolo Bozzelli]] - <small>2024-09-04</small>
#[[Raffaele Ala]] - <small>2024-09-09</small>
#[[Francesco Barberino Benici]] - <small>2024-09-27</small>
#[[Antonio Lepschy]] - <small>2024-10-01</small>
#[[Guglielmo Cavallo]] - <small>2024-10-01</small>
#[[Oddone Longo]] - <small>2024-10-02</small>
#[[Giovanni Aldini]] - <small>2024-10-02</small>
#[[Jacopo Riccati]] - <small>2024-10-09</small>
#[[Giovanni Maria Della Torre]] - <small>2024-10-10</small>
#[[Giovanni Brunetti]] - <small>2024-10-11</small>
#[[Iacopo Cicognini]] - <small>2024-10-14</small>
#[[Domenico Guglielmini]] - <small>2024-10-15</small>
#[[Gaspare Capone]] - <small>2024-10-29</small>
#[[Teofilo Bruni]] - <small>2024-10-29</small>
#[[Gaetano Gaspare Uttini]] - <small>2024-10-29</small>
#[[Angelo Pietra]] - <small>2024-11-11</small>
#[[Giuseppe Ricca Salerno]] - <small>2024-11-13</small>
#[[Giovanni Battista Mazzini]] - <small>2024-11-14</small>
#[[Leopoldo Maggi]] - <small>2024-11-14</small>
#[[Lorenzo Bellini]] - <small>2024-11-14</small>
#[[Giovanni Battista De Toni]] - <small>2024-11-29</small>
#[[Generoso Calenzio]] - <small>2024-12-03</small>
#[[Girolamo Seripando]] - <small>2024-12-03</small>
#[[Giacomo Venturoli]] - <small>2025-01-02</small>
#[[Lodovico delle Colombe]] - <small>2025-01-03</small>
#[[Cornelio Ghirardelli]] - <small>2025-01-07</small>
#[[Pacifico Barilari]] - <small>2025-01-10</small>
#[[Francesco Feliciano]] - <small>2025-01-10</small>
#[[Angelo Salmoiraghi]] - <small>2025-01-14</small>
#[[Ottaviano Fabrizio Mossotti]] - <small>2025-01-14</small>
#[[Michele Araldi]] - <small>2025-01-14</small>
#[[Cornelio Malvasia]] - <small>2025-01-21</small>
#[[Paolo Beni (gesuita)]] - <small>2025-01-28</small>
#[[Luca Danesi]] - <small>2025-01-28</small>
#[[Onorio Longhi]] - <small>2025-01-28</small>
#[[Antonio Cermisone]] - <small>2025-01-29</small>
#[[Alessandro Papacino D'Antoni]] - <small>2025-02-13</small>
#[[Angelo Querini]] - <small>2025-02-18</small>
#[[Tommaso Temanza]] - <small>2025-02-18</small>
#[[William Kingdon Clifford]] - <small>2025-02-25</small>
#[[Girolamo Cortinovis]] - <small>2025-02-25</small>
#[[William Watson (scienziato)]] - <small>2025-02-25</small>
#[[Jean Antoine Nollet]] - <small>2025-02-26</small>
#[[Jan Palfijn]] - <small>2025-02-26</small>
#[[Michele de Jorio]] - <small>2025-03-11</small>
#[[Cesare Cipolletti]] - <small>2025-03-12</small>
#[[Giovanni Carmignani]] - <small>2025-03-12</small>
#[[Saverio Mattei]] - <small>2025-03-12</small>
#[[Salvatore Barzilai]] - <small>2025-03-12</small>
#[[Francesco Baglietto]] - <small>2025-03-12</small>
#[[Giovanni Ambrogio Bertrandi]] - <small>2025-03-13</small>
#[[Ersilia Caetani Lovatelli]] - <small>2025-03-13</small>
#[[Giuseppe Palmieri (economista)]] - <small>2025-03-18</small>
#[[Marsilio Cagnati]] - <small>2025-03-21</small>
#[[Enrico Cimbali]] - <small>2025-03-25</small>
#[[Enea Arnaldi]] - <small>2025-03-26</small>
#[[Ferdinando Arrivabene]] - <small>2025-03-26</small>
#[[Andrea Balletti]] - <small>2025-03-26</small>
#[[Filippo Cavolini]] - <small>2025-03-26</small>
#[[Amedeo Avogadro]] - <small>2025-03-28</small>
#[[Gabriele Rosa]] - <small>2025-04-08</small>
#[[Umberto D'Ancona]] - <small>2025-04-10</small>
#[[Carlo Fea]] - <small>2025-04-11</small>
#[[Pietro Quaroni]] - <small>2025-04-29</small>
#[[Apollinare Calderini]] - <small>2025-05-05</small>
#[[Giovanni Simonetta]] - <small>2025-05-07</small>
#[[Felice Barnabei]] - <small>2025-05-07</small>
#[[Gabriele Busca]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Gaetano Emanuele Bava di San Paolo]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Giuseppe Avanzini]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Francesco Soave]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Simone Stratico]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Jacopo Durandi]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Giovanni Antonio Giobert]] - <small>2025-05-21</small>
#[[Pietro Moscati]] - <small>2025-05-22</small>
#[[Aldo Ferrabino]] - <small>2025-05-22</small>
#[[Piero Giacosa]] - <small>2025-05-27</small>
#[[Abramo Massalongo]] - <small>2025-05-27</small>
#[[Benjamin Martin]] - <small>2025-06-03</small>
#[[Johann Heinrich Lambert]] - <small>2025-06-03</small>
#[[Nicolaus de Béguelin]] - <small>2025-06-03</small>
#[[John Hunter]] - <small>2025-06-03</small>
#[[Louis-Bernard Guyton-Morveau]] - <small>2025-06-03</small>
#[[Johann Georg Sulzer]] - <small>2025-06-03</small>
#[[Maurizio Roffredi]] - <small>2025-06-04</small>
#[[Giovanni Pietro Maria Dana]] - <small>2025-06-04</small>
#[[William Hewson]] - <small>2025-06-04</small>
#[[Antoine Portal]] - <small>2025-06-04</small>
#[[Giovanni Battista Palletta]] - <small>2025-06-04</small>
#[[Vincenzo Malacarne]] - <small>2025-06-05</small>
#[[Giovanni Andrea Dalla Croce]] - <small>2025-06-05</small>
#[[Samuel-Auguste Tissot]] - <small>2025-06-05</small>
#[[Conrad Gessner]] - <small>2025-06-05</small>
#[[Willem 's Gravesande]] - <small>2025-06-05</small>
#[[Gioacchino Pessuti]] - <small>2025-06-17</small>
#[[Federigo Sclopis di Salerano]] - <small>2025-06-18</small>
#[[Costanzo Gazzera]] - <small>2025-06-18</small>
#[[Domenico Capellina]] - <small>2025-06-18</small>
#[[Domenico Casimiro Promis]] - <small>2025-06-18</small>
#[[Carlo Merkel]] - <small>2025-06-18</small>
#[[Giacinto Carena]] - <small>2025-06-18</small>
#[[Giovanni Claudio Fromond]] - <small>2025-07-01</small>
#[[Serafino Ricci]] - <small>2025-07-01</small>
#[[Alberto Ablondi]] - <small>2025-07-02</small>
#[[Mario Morcone]] - <small>2025-07-02</small>
#[[Bartolomeo Gastaldi]] - <small>2025-07-02</small>
#[[Enrico Narducci]] - <small>2025-07-02</small>
#[[Torquato Taramelli]] - <small>2025-07-02</small>
#[[Lorenzo Respighi]] - <small>2025-07-02</small>
#[[Enrico Besta]] - <small>2025-07-03</small>
#[[Francesco Mengotti]] - <small>2025-07-03</small>
#[[Ignazio Danti]] - <small>2025-07-04</small>
#[[Alessandro Cialdi]] - <small>2025-07-04</small>
#[[Pietro Aldobrandini]] - <small>2025-07-04</small>
#[[Andrea Bina]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Pietro Luigi Albini]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Giuseppe Basso]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Carlo Baudi di Vesme]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Luigi Bellardi]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Giuseppina Cattani]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Alessandro Barca]] - <small>2025-07-08</small>
#[[Paolo Ballada di Saint Robert]] - <small>2025-07-10</small>
#[[Angelo Battelli]] - <small>2025-07-10</small>
#[[Giuseppe Domenico Botto]] - <small>2025-07-10</small>
#[[Giuseppe Carle]] - <small>2025-07-10</small>
#[[Giovanni Cavalli]] - <small>2025-07-10</small>
#[[Antonio Zannoni]] - <small>2025-07-14</small>
#[[Antonio Tadini]] - <small>2025-07-14</small>
#[[Geminiano Montanari]] - <small>2025-07-14</small>
#[[Antonio Salvagnoli Marchetti]] - <small>2025-07-15</small>
#[[Giovanni Antonio Lecchi]] - <small>2025-07-15</small>
#[[Antonio Cavalieri Ducati]] - <small>2025-07-15</small>
#[[Vittorio Zonca]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Vincenzo De Grazia]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Pietro Maria Cavina]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Carlo Fontana]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Ferdinando d'Adda]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Giovanni Ceva]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Domenico Corradi d'Austria]] - <small>2025-07-16</small>
#[[Raffaele Canevari]] - <small>2025-07-21</small>
#[[Alfonso Sanseverino Vimercati]] - <small>2025-07-21</small>
#[[Luigi Tatti]] - <small>2025-07-21</small>
#[[Claudio Datei]] - <small>2025-07-21</small>
#[[Ferdinando Morozzi]] - <small>2025-07-21</small>
#[[Giovanni Marchelli]] - <small>2025-07-22</small>
#[[Fulco Tosti di Valminuta]] - <small>2025-07-22</small>
#[[Luigi Mazzocchi]] - <small>2025-07-22</small>
#[[Emilio Bignami]] - <small>2025-07-22</small>
#[[Jean de Thévenot]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Luigi Pacinotti]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Joseph Pitton de Tournefort]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Luigi De Marchi]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Paolo Frisi]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Pietro Paleocapa]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Barthélemy Faujas de Saint-Fond]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Pietro Vacchelli]] - <small>2025-07-23</small>
#[[Lelio Bonsi]] - <small>2025-07-24</small>
#[[Teodoro da Sovico]] - <small>2025-07-24</small>
#[[Michele Carcano]] - <small>2025-07-24</small>
#[[Carlo Ilarione Petitti di Roreto]] - <small>2025-07-25</small>
#[[Sebastiano Tessitore]] - <small>2025-07-25</small>
#[[Ermes Visconti]] - <small>2025-07-29</small>
#[[Domenico Guerri]] - <small>2025-07-29</small>
#[[Girolamo Parabosco]] - <small>2025-07-29</small>
#[[Antonio Schinella Conti]] - <small>2025-07-30</small>
#[[Francesco Rapolla]] - <small>2025-07-30</small>
#[[Giuliano Barbolini]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Domenico Battaglia (cardinale)]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Gerardo Bianco]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Luigi Biggeri]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Franco Bile]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Antonio Bruno (politico)]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Francesco Cascio]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Antonio Catricalà]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Giacomo Micalori]] - <small>2025-07-31</small>
#[[Giovanni Antonio Magini]] - <small>2025-08-01</small>
#[[François Boissier de Sauvages de Lacroix]] - <small>2025-08-01</small>
#[[Giulio Fagnano dei Toschi]] - <small>2025-08-04</small>
#[[Domenico Cerato]] - <small>2025-08-05</small>
#[[Bartolomeo Corte]] - <small>2025-08-05</small>
#[[Andrea Gloria]] - <small>2025-08-06</small>
#[[Alfredo Ascoli]] - <small>2025-08-06</small>
#[[Scipione Barbò Soncino]] - <small>2025-08-07</small>
#[[Gian Galeazzo Visconti]] - <small>2025-08-07</small>
#[[Francesco Bellati]] - <small>2025-08-25</small>
#[[Vincenzo Riccati]] - <small>2025-08-25</small>
#[[Angelo Maria Bandini]] - <small>2025-08-25</small>
#[[Giovanni Ciampoli]] - <small>2025-08-25</small>
#[[Loris D'Ambrosio]] - <small>2025-08-25</small>
#[[Giuseppe Ballo]] - <small>2025-08-25</small>
#[[Luciano Banchi]] - <small>2025-08-26</small>
#[[Marco Formentini (storico)]] - <small>2025-08-27</small>
#[[Ferdinando Gabotto]] - <small>2025-08-27</small>
#[[Camillo Corsanego]] - <small>2025-08-28</small>
#[[Francesco Foggi]] - <small>2025-08-28</small>
#[[Pasquale Maria Liberatore]] - <small>2025-08-28</small>
#[[Argisto Giuffredi]] - <small>2025-08-28</small>
#[[Davide Carazzi]] - <small>2025-09-01</small>
#[[Wladimiro Dorigo]] - <small>2025-09-01</small>
#[[Giovanni Sercambi]] - <small>2025-09-01</small>
#[[Marisa Dalai Emiliani]] - <small>2025-09-01</small>
#[[Carlo de' Dottori]] - <small>2025-09-02</small>
#[[Niccolò II da Correggio]] - <small>2025-09-02</small>
#[[Giovanni Bordiga]] - <small>2025-09-02</small>
#[[Camillo Manfroni]] - <small>2025-09-02</small>
#[[Giuseppe Gerola]] - <small>2025-09-02</small>
#[[Giannino Ferrari dalle Spade]] - <small>2025-09-02</small>
#[[Ugo Mazzola]] - <small>2025-09-08</small>
#[[Pasquale Jannaccone]] - <small>2025-09-08</small>
#[[William Stanley Jevons]] - <small>2025-09-09</small>
#[[Giovanni Domenico Peri]] - <small>2025-09-09</small>
#[[Girolamo Cattaneo]] - <small>2025-09-09</small>
#[[Leone VI il Saggio]] - <small>2025-09-09</small>
#[[Bonaiuto Lorini]] - <small>2025-09-10</small>
#[[Pietro Mengoli]] - <small>2025-09-10</small>
#[[Giovan Battista Nelli]] - <small>2025-09-10</small>
#[[Domenico Turazza]] - <small>2025-09-11</small>
#[[Benedetto Baudi di Vesme]] - <small>2025-09-11</small>
#[[Giorgio Giorgi]] - <small>2025-09-11</small>
#[[Nino Bazzetta de Vemenia]] - <small>2025-09-11</small>
#[[Giovanni Battista Benedetti (matematico)]] - <small>2025-09-12</small>
#[[Giovanni Abignente]] - <small>2025-09-16</small>
#[[Eugenio Cais di Pierlas]] - <small>2025-09-16</small>
#[[Raffaele Ciasca]] - <small>2025-09-16</small>
#[[Enrico Costa (scrittore)]] - <small>2025-09-16</small>
#[[Lando Ferretti]] - <small>2025-09-17</small>
#[[Pier Silverio Leicht]] - <small>2025-09-17</small>
#[[Giovanni Battista Castiglioni]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Ferruccio Mosetti]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Giacinto Sigismondo Gerdil]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Giulio Claro]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Mario Lessona]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Edoardo Perroncito]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Gian Antonio Danieli]] - <small>2025-09-22</small>
#[[Giuseppe Albertotti]] - <small>2025-09-23</small>
#[[Gherardo Freschi]] - <small>2025-09-23</small>
#[[Angelo Fumagalli]] - <small>2025-09-23</small>
#[[Luigi Sante Da Rios]] - <small>2025-09-24</small>
#[[Giuseppe Balsamo Crivelli]] - <small>2025-09-24</small>
#[[Annibale Comessatti]] - <small>2025-09-24</small>
#[[Ciro Andreatta]] - <small>2025-09-24</small>
#[[Carlo Cappelletti]] - <small>2025-09-24</small>
#[[Mauro Rusconi]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Francesco Carlini]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Giuseppe Belli]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Tommaso Nani]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Antonio Caccianino]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Angelo Zendrini]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Giuseppe Bossi]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Pietro Cossali]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Agostino Reale]] - <small>2025-09-29</small>
#[[Frederick Mario Fales]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Paolo Attavanti]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Francesco Ghiretti]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Alessandro Minelli]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Giorgio Ravegnani]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Gherardo Ortalli]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Bartolomeo Bizio]] - <small>2025-09-30</small>
#[[Alfonso Scirocco]] - <small>2025-10-01</small>
#[[Carlo Ghisalberti]] - <small>2025-10-01</small>
#[[Angelo Ventura]] - <small>2025-10-01</small>
#[[Maria Francesca Tiepolo]] - <small>2025-10-02</small>
#[[Manlio Cortelazzo]] - <small>2025-10-02</small>
#[[Manlio Pastore Stocchi]] - <small>2025-10-02</small>
#[[Odoardo Corsini]] - <small>2025-10-03</small>
#[[Tommaso Perelli]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Lelio Stragiotti]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Augusto Ghetti]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Mariano Fontana]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Charles Bossut]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Adeodato Ressi]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Angelo Clareno]] - <small>2025-10-06</small>
#[[Leopoldo Mazzarolli]] - <small>2025-10-09</small>
#[[Sandro Ruffo]] - <small>2025-10-09</small>
#[[Ercole Vidari]] - <small>2025-10-09</small>
#[[Bernardino Ramazzini]] - <small>2025-10-10</small>
#[[Luigi Genuardi]] - <small>2025-10-10</small>
#[[Paolo Volpicelli]] - <small>2025-10-13</small>
#[[Federico Sacco]] - <small>2025-10-13</small>
#[[Tomaso Catullo]] - <small>2025-10-14</small>
#[[Claudio D'Amato Guerrieri]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Vincenzo Brunacci]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Pietro Derossi]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Francesco Gesualdi]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Fulvio Irace]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Giacomo Marramao]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Maurizio Pallante]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Franco Purini]] - <small>2025-10-15</small>
#[[Paolo Antonio Foscarini]] - <small>2025-10-16</small>
#[[Angelo Sismonda]] - <small>2025-10-16</small>
#[[Pietro Savi]] - <small>2025-10-16</small>
#[[Stefano Borson]] - <small>2025-10-16</small>
#[[Cesare Razzaboni]] - <small>2025-10-20</small>
#[[Guido Bentivoglio]] - <small>2025-10-20</small>
#[[Guido Fusinato]] - <small>2025-10-20</small>
#[[Giulio Alessio]] - <small>2025-10-21</small>
#[[Carlo Anti]] - <small>2025-10-21</small>
#[[Enrico Catellani]] - <small>2025-10-21</small>
#[[Arnaldo Segarizzi]] - <small>2025-10-21</small>
#[[Achille Forti]] - <small>2025-10-21</small>
#[[Vittorio Polacco]] - <small>2025-10-21</small>
#[[Giorgio Bidone]] - <small>2025-10-22</small>
#[[Alberto de' Stefani]] - <small>2025-10-22</small>
#[[Vincenzo Crescini]] - <small>2025-10-22</small>
#[[Biagio Brugi]] - <small>2025-10-22</small>
#[[Orazio Comes]] - <small>2025-10-23</small>
#[[Giovanni Celoria]] - <small>2025-10-23</small>
#[[Arnaldo Angelucci]] - <small>2025-10-23</small>
#[[Gregorio Fontana (matematico)]] - <small>2025-10-24</small>
#[[Pietro Configliachi]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Scipione Breislak]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Luigi Porta]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Bartolomeo Panizza]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Paolo Frisiani]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Giovanni Codazza]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Emilio Cornalia]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Luigi Magrini]] - <small>2025-10-29</small>
#[[Giulio Curioni]] - <small>2025-10-29</small>
#[[Roberto Caracciolo (vescovo)]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Paolo Marzolo]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Massimiliano Pavan]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Erminio Troilo]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Francesco Brandileone]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Carlo Francesco Gabba]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Luigi Pernier]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Serafino Biffi]] - <small>2025-11-04</small>
#[[Giovanni Labus]] - <small>2025-11-04</small>
#[[Bartolomeo Catena]] - <small>2025-11-04</small>
#[[Adriano Balbi]] - <small>2025-11-04</small>
#[[Italo Mario Sacco]] - <small>2025-11-07</small>
#[[Carlo Calisse]] - <small>2025-11-10</small>
#[[Sebastiano Canterzani]] - <small>2025-11-11</small>
#[[Carlo Possenti]] - <small>2025-11-13</small>
#[[Piero Borgi]] - <small>2025-11-14</small>
#[[Francesco Carnelutti]] - <small>2025-11-14</small>
#[[Pio Fantoni]] - <small>2025-11-17</small>
#[[Felice Casorati (matematico)]] - <small>2025-11-17</small>
#[[Marco Galli (matematico)]] - <small>2025-11-18</small>
#[[Luigi Pepe (matematico)]] - <small>2025-11-18</small>
#[[Umberto Bottazzini]] - <small>2025-11-18</small>
#[[Karl Georg Christian von Staudt]] - <small>2025-11-18</small>
#[[Richard Baltzer]] - <small>2025-11-18</small>
#[[Paolo Ruffini (matematico)]] - <small>2025-11-18</small>
#[[Enrico Betti]] - <small>2025-11-19</small>
#[[Giorgio Lapazaya]] - <small>2025-11-19</small>
#[[Elia Del Re]] - <small>2025-11-20</small>
#[[Giovanni Giacomo Lando]] - <small>2025-11-20</small>
#[[Gemma Frisio]] - <small>2025-11-20</small>
#[[David Veronese]] - <small>2025-11-20</small>
#[[Stefano Ghebelino]] - <small>2025-11-24</small>
#[[Giacomo Gorrini]] - <small>2025-11-24</small>
#[[Giovanni Battista Balbis]] - <small>2025-11-24</small>
#[[Giovanni Battista De Luca]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Vincenzo Manzini]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Pasquale Fiore (giurista)]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Oreste Ranelletti]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Giacomo Venezian]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Giuseppe Resti Ferrari]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Giuseppe Raffaelli]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Eduardo Piola Caselli]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Domenico Moro (giurista)]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Donato Donati]] - <small>2025-11-25</small>
#[[Sebastian Jenull]] - <small>2025-11-26</small>
#[[Carlo Lessona]] - <small>2025-11-26</small>
#[[Vincenzo Simoncelli]] - <small>2025-11-26</small>
#[[Ilario Alibrandi]] - <small>2025-11-26</small>
#[[Pier Maria Campi]] - <small>2025-11-26</small>
#[[Giorgio Orsoni]] - <small>2025-11-27</small>
#[[Adriano Franceschini]] - <small>2025-11-27</small>
#[[Pietro Vaccari]] - <small>2025-11-27</small>
#[[Gaspare Bugati]] - <small>2025-11-27</small>
#[[Filippo Carmagnini]] - <small>2025-12-02</small>
#[[Giuliano Gosellini]] - <small>2025-12-05</small>
#[[Rosa Russo Iervolino]] - <small>2025-12-09</small>
#[[Michele Salvati]] - <small>2025-12-09</small>
#[[Carlo Scognamiglio]] - <small>2025-12-09</small>
#[[Sabato Malinconico]] - <small>2025-12-09</small>
#[[Andrea Monorchio]] - <small>2025-12-09</small>
#[[Rolando Mosca Moschini]] - <small>2025-12-09</small>
#[[Francesco Cognasso]] - <small>2025-12-12</small>
#[[Guido Melis]] - <small>2025-12-12</small>
#[[Renato Moro]] - <small>2025-12-12</small>
#[[Adriano Ciaffi]] - <small>2025-12-12</small>
#[[Abramo Colorni]] - <small>2025-12-15</small>
#[[Antonio Tarlazzi]] - <small>2025-12-16</small>
#[[Carlo Conti (matematico)]] - <small>2025-12-17</small>
#[[Guido Bustico]] - <small>2025-12-18</small>
#[[Santo Monti]] - <small>2025-12-18</small>
#[[Giuseppe Amorelli]] - <small>2026-01-09</small>
#[[Domenico Lo Faso Pietrasanta]] - <small>2026-01-14</small>
#[[Francesco Giuntini]] - <small>2026-01-22</small>
#[[Agnese di Montepulciano]] - <small>2026-01-26</small>
#[[James Ferguson (1710-1776)]] - <small>2026-01-29</small>
#[[Jacob Christian Schäffer]] - <small>2026-01-29</small>
#[[William Heberden]] - <small>2026-01-30</small>
#[[Carlo Lodovico Morozzo]] - <small>2026-01-30</small>
#[[John Hill (botanico)]] - <small>2026-01-30</small>
#[[Jean Sénébier]] - <small>2026-01-30</small>
#[[Jean-Baptiste de La Chapelle]] - <small>2026-01-30</small>
#[[Carlo Barletti]] - <small>2026-02-02</small>
#[[Marsilio Landriani (chimico)]] - <small>2026-02-02</small>
#[[Bonaventura Corti]] - <small>2026-02-02</small>
#[[Pierre Bertholon de Saint-Lazare]] - <small>2026-02-02</small>
#[[Félix Vicq d'Azyr]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Charles Bonnet]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Johann Beckmann]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Benjamin Wilson (pittore)]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Filadelfo Fichera]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Élie Bertrand]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Francesco Forti]] - <small>2026-02-04</small>
#[[Pietro da Verona]] - <small>2026-02-05</small>
#[[Mauro (abate)]] - <small>2026-02-06</small>
#[[Louis Agassiz]] - <small>2026-02-06</small>
#[[Pier Vittorio Aldini]] - <small>2026-02-06</small>
#[[Giovanni Alessio]] - <small>2026-02-06</small>
#[[Joseph Hilarius Eckhel]] - <small>2026-02-06</small>
#[[Giovanni Capodistria]] - <small>2026-02-09</small>
#[[Edward Daniel Clarke]] - <small>2026-02-09</small>
#[[Achille Breda]] - <small>2026-02-10</small>
#[[Raffaello Nasini]] - <small>2026-02-10</small>
#[[Ulisse Gobbi]] - <small>2026-02-11</small>
#[[Francesco Ardissone]] - <small>2026-02-11</small>
#[[Giulio Cordero di San Quintino]] - <small>2026-02-11</small>
#[[Ugo Morin]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Serafino Rafaele Minich]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Giovanni Casoni]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Francesco Cortese]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Giovanni Santini (scienziato)]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Giovanni Francesco Fiammelli]] - <small>2026-02-13</small>
#[[Marco Folin]] - <small>2026-02-18</small>
#[[Alberto Giovanni Biuso]] - <small>2026-02-18</small>
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#[[Felice Fontana]] - <small>2026-02-26</small>
#[[Jean Baptiste Christophore Fusée Aublet]] - <small>2026-02-26</small>
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#[[Giulio Ferrari (scrittore)]] - <small>2026-04-22</small>
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#[[Rondine riparia]] - <small>2025-09-09</small>
#[[Domodossola]] - <small>2025-09-11</small>
#[[Scilla (Italia)]] - <small>2025-09-11</small>
#[[Medusa luminosa]] - <small>2025-09-18</small>
#[[Ascidie]] - <small>2025-09-23</small>
#[[Polipo (zoologia)]] - <small>2025-09-23</small>
#[[Flora]] - <small>2025-09-24</small>
#[[Vegetazione]] - <small>2025-09-24</small>
#[[Legge del taglione]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Grazia (diritto)]] - <small>2025-09-25</small>
#[[Fanano]] - <small>2025-10-03</small>
#[[Val di Chiana]] - <small>2025-10-03</small>
#[[Pila di Volta]] - <small>2025-10-28</small>
#[[Lampreda]] - <small>2025-10-30</small>
#[[Carcere minorile]] - <small>2025-11-05</small>
#[[Enfiteusi]] - <small>2025-11-26</small>
#[[Duomo di Como]] - <small>2025-12-18</small>
#[[Ambra]] - <small>2026-01-08</small>
#[[Papiro]] - <small>2026-01-12</small>
#[[Regalbuto]] - <small>2026-01-12</small>
#[[Tempio di Segesta]] - <small>2026-01-13</small>
#[[Marsala]] - <small>2026-01-13</small>
#[[Cella (convento)]] - <small>2026-01-20</small>
#[[Sfacteria]] - <small>2026-01-28</small>
#[[Navarino (Grecia)]] - <small>2026-01-28</small>
#[[Calamata]] - <small>2026-01-29</small>
#[[Taigeto]] - <small>2026-01-29</small>
#[[Modone]] - <small>2026-01-29</small>
#[[Teoria del flogisto]] - <small>2026-01-30</small>
#[[Epizoozia]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Marna (roccia)]] - <small>2026-02-03</small>
#[[Nauplia]] - <small>2026-02-05</small>
#[[Tiepidezza]] - <small>2026-02-06</small>
#[[Tirinto]] - <small>2026-02-09</small>
#[[Argo (città antica)]] - <small>2026-02-11</small>
#[[Spetses]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Idra (isola)]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Porto di Malamocco]] - <small>2026-02-12</small>
#[[Eubea]] - <small>2026-02-18</small>
#[[Monumento di Filopappo]] - <small>2026-02-18</small>
#[[Psara]] - <small>2026-02-24</small>
#[[Smirne]] - <small>2026-02-24</small>
#[[Ezani]] - <small>2026-02-24</small>
#[[Abuta rufescens]] - <small>2026-02-27</small>
#[[Alcamo]] - <small>2026-03-16</small>
#[[Aloe (botanica)]] - <small>2026-03-16</small>
#[[Erice]] - <small>2026-03-16</small>
#[[Mazara del Vallo]] - <small>2026-03-17</small>
#[[Castelvetrano]] - <small>2026-03-18</small>
#[[Eraclea Minoa]] - <small>2026-03-18</small>
#[[Platani]] - <small>2026-03-19</small>
#[[Siculiana]] - <small>2026-03-19</small>
#[[Abbazia di San Martino delle Scale]] - <small>2026-03-23</small>
#[[Livella]] - <small>2026-03-26</small>
#[[Ruwenzori]] - <small>2026-04-09</small>
#[[Monti della Luna]] - <small>2026-04-09</small>
#[[Tempio della Concordia (Agrigento)]] - <small>2026-04-16</small>
#[[Tempio di Giunone (Agrigento)]] - <small>2026-04-16</small>
#[[Riserva naturale integrale Macalube di Aragona]] - <small>2026-04-20</small>
#[[Licata]] - <small>2026-04-21</small>
#[[Palma di Montechiaro]] - <small>2026-04-21</small>
#[[Kamarina]] - <small>2026-04-21</small>
#[[Acradina]] - <small>2026-04-22</small>
#[[Epipoli]] - <small>2026-04-22</small>
#[[Mombasa]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Lago Vittoria]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Kavirondo]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Kisumu]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Tripanosomiasi africana umana]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Entebbe]] - <small>2026-04-29</small>
#[[Acqua alta]] - <small>2026-05-04</small>
#[[Carbonifero]] - <small>2026-05-08</small>
#[[Isole Ssese]] - <small>2026-05-19</small>
#[[Kampala]] - <small>2026-05-20</small>
#[[Erba elefante]] - <small>2026-05-21</small>
#[[Fort Portal]] - <small>2026-05-21</small>
#[[Bahima]] - <small>2026-05-22</small>
#[[Konjo]] - <small>2026-06-03</small>
#[[Monte Speke]] - <small>2026-06-03</small>
#[[Monte Baker (Uganda)]] - <small>2026-06-03</small>
#[[Canale artificiale]] - <small>2026-06-05</small>
#[[Senecio]] - <small>2026-06-08</small>
#[[Masera]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Bagolino]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Ornavasso]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Toce]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Marmo di Candoglia]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Varallo]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Pallanza]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Val Divedro]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Valle Cannobina]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Valle Leventina]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Valle Antigorio]] - <small>2026-06-10</small>
#[[Rift Albertino]] - <small>2026-06-10</small>
#[[Abbazia di Novalesa]] - <small>2026-06-11</small>
#[[Valle Antrona]] - <small>2026-06-11</small>
#[[Formazza]] - <small>2026-06-11</small>
#[[Naviglio Grande]] - <small>2026-06-11</small>
#[[Valganna]] - <small>2026-06-11</small>
#[[Cannero Riviera]] - <small>2026-06-11</small>
#[[Massiccio del San Gottardo]] - <small>2026-06-11</small>
#[[Bullicame]] - <small>2026-06-11</small>
#[[Fitoliti]] - <small>2026-06-11</small>
#[[Anfibolite]] - <small>2026-06-11</small>
#[[Acquamarina (minerale)]] - <small>2026-06-11</small>
#[[Alabastro]] - <small>2026-06-11</small>
#[[Amianto]] - <small>2026-06-11</small>
#[[Lazulite]] - <small>2026-06-11</small>
#[[Lago Bujuku]] - <small>2026-06-16</small>
#[[Belemnite]] - <small>2026-06-16</small>
#[[Diaspro]] - <small>2026-06-16</small>
#[[Quarzo]] - <small>2026-06-16</small>
#[[Via Aurelia]] - <small>2026-06-16</small>
#[[Isola Bisentina]] - <small>2026-06-16</small>
#[[Cortona]] - <small>2026-06-16</small>
#[[Narni]] - <small>2026-06-16</small>
#[[Andro (Grecia)]] - <small>2026-06-18</small>
#[[Albenga]] - <small>2026-06-18</small>
#[[Damietta]] - <small>2026-06-18</small>
#[[Quarzo rutilato]] - <small>2026-06-18</small>
#[[Aleppo]] - <small>2026-06-23</small>
#[[Ivrea]] - <small>2026-06-23</small>
#[[Gozo]] - <small>2026-06-23</small>
#[[Atacamite]] - <small>2026-06-23</small>
#[[Istituto veneto di scienze, lettere ed arti]] - <small>2026-06-24</small>
#[[Castello di Buccione]] - <small>2026-06-26</small>
#[[Omegna]] - <small>2026-06-26</small>
#[[Gravellona Toce]] - <small>2026-06-26</small>
#[[Valle Strona]] - <small>2026-06-26</small>
#[[Quarna Sotto]] - <small>2026-06-26</small>
#[[Santuario della Madonna del Sasso (Madonna del Sasso)]] - <small>2026-06-26</small>
#[[Ossido arsenioso]] - <small>2026-07-01</small>
#[[Sciroppo]] - <small>2026-07-01</small>
#[[Cinchona]] - <small>2026-07-01</small>
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#[[Torba]] - <small>2026-07-10</small>
#[[Zinco]] - <small>2026-07-10</small>
===Raccolte===
#[[So di non sapere]] - <small>2022-05-04</small>
#[[Credi dalle poesie]] - <small>2022-09-13</small>
#[[Voti dalle poesie]] - <small>2022-09-13</small>
===Opere===
#[[I viaggi di Mandeville]] - <small>2021-11-08</small>
#[[Algurisimo]] - <small>2021-11-10</small>
===In altre lingue===
#[[:en:Paolo Monti]] - <small>2021-09-29</small>
#[[:es:Paolo Monti]] - <small>2021-09-30</small>
#[[:fr:Paolo Monti]] - <small>2021-09-30</small>
#[[:la:Athanasius Kircherus]] - <small>2021-10-13</small>
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Walter de Silva
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Danyele
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/* Citazioni di Walter de Silva */ +1
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text/x-wiki
[[File:Walterds.jpg|thumb|Walter de Silva]]
'''Walter de Silva''' (1951 – vivente), designer italiano.
==Citazioni di Walter de Silva==
{{cronologico}}
*Spesso si parla solo della magia dei creativi e meno della vera realtà del car designer. La definizione di [[design]] è semplice: disegnare, dare estetica ad un prodotto riproducibile nel tempo con costi corretti e che dia benefici all'azienda. Il gioco del designer diventa dunque per lo più una dura lotta con gli immensi vincoli strutturali ed economici, riducendo all'osso quella parte di puro gioco di fantasia che tutti si immaginano.<ref name="Motorbox">Da un intervento al master in Transportation Design del Politecnico di Milano; citato in ''[https://www.motorbox.com/auto/magazine/lifestyle-auto/la-lezione-di-stile-di-walter-de-silva La lezione di stile di Walter de' Silva]'', ''motorbox.com'', 15 agosto 2009.</ref>
*Il primo segnale per percepire se siamo di fronte a un buon prodotto è la reazione dello stomaco! Quando la mattina arrivi in ufficio il tuo progetto deve provocarti un sorriso spontaneo, la tua idea deve piacerti anche dopo mesi che ci lavori sopra.<ref name="Motorbox"/>
*Per capirla, un'[[Automobile|auto]] va accarezzata. Va lavata. Quando c'è qualcosa che non mi torna di un modello, chiudo gli occhi e lo tocco, lo sento...<ref name="Iasoni">Dall'intervista di Roberto Iasoni, ''[https://motori.corriere.it/anteprime/11_settembre_27/disegno-e-accarezzo-le-auto-l-ultima-l-ho-creata-in-aereo-roberto-iasoni_5cfc6ba4-e8df-11e0-ba74-9c3904dbbf99.shtml «Disegno e accarezzo le auto, l'ultima l'ho creata in aereo»]'', ''corriere.it'', 26 settembre 2011.</ref>
*Se mi dicono che un progetto ha superato i clinic mi vengono i sudori freddi, perché ciò significa che, paragonato ai rivali di quel determinato momento, non è abbastanza innovativo.<ref name="Iasoni"/>
*{{NDR|Sui [[Salone dell'automobile|saloni dell'automobile]]}} Dal punto di vista dello show è giusto che ogni costruttore esponga il meglio della propria scienza e tecnologia. Lo ritengo un aspetto positivo, anche se si va oltre il ragionevole presentando magari la macchina che vola. Poi però ci guardiamo allo specchio e vediamo un'altra cosa: questa escalation di prototipi, di idee e di tante dichiarazioni appare in contrasto con una normalità che non è fatta solo di belle principesse ma di auto concrete, abbordabili, con un buon design, correttamente ergonomiche; diciamo consuete.<ref>Dall'intervista di Daniele P. M. Pellegrini, ''[https://www.repubblica.it/motori/sezioni/attualita/2017/10/02/news/walter_de_silva_oltre_i_prototipi_ecco_cosa_c_e_nel_futuro_dell_auto_-177142419/ Walter de Silva: "Oltre i prototipi, ecco cosa c'è nel futuro dell'auto"]'', ''repubblica.it'', 2 ottobre 2017.</ref>
*Se io mi compro una hypercar, la voglio con motore a scoppio. Ho una passione indelebile per l'auto di alta performance con motore a scoppio e non ho voglia di cambiare idea, non mi interessa. Non possiamo pensare che tutti considerino l'automobile, o la moto, solo un mezzo per andare da A a B. Non è così. {{NDR|«Quindi, immagina una netta separazione tra mobilità utile e mobilità per passione?»}} Non dobbiamo mai dimenticare da dove veniamo, per capire dove andremo. Il muoversi rapidamente, la velocità, furono una grande conquista del secolo scorso. La democratizzazione che ha dato la mobilità, ha permesso alla gente di muoversi e vedere le cose. È un fatto culturale e in questo fatto culturale rientrano anche i matti come me, che sono appassionati del motore a scoppio, sono appassionati della macchina prestazionale, della moto prestazionale, e anche della bicicletta, purché sia prestazionale.<ref>Da Diego D'Andrea, ''[https://www.corrieredellosport.it/news/motori/news-motori/2020/01/10-65391295/intervista_a_walter_de_silva_quale_sara_il_futuro_dei_motori Intervista a Walter De Silva: quale sarà il futuro dei motori]'', ''corrieredellosport.it'', 10 gennaio 2020.</ref>
*Viviamo in un periodo in cui tutti rincorrono linguaggi estetici molto aggressivi, arroganti. Invece credo che l'innovazione vada ricercata nei classici, nella cultura e nella storia dell'automobile. Il cambiamento climatico ci porterà a un nuovo design che, però, non deve tradire quello che abbiamo costruito finora. Tutto quello che è decorazione, pian piano scomparirà e nelle automobili rimarrà l'essenziale.<ref name="Cibrario">Dall'intervista di Francesca Cibrario, ''[https://motori.corriere.it/motori/attualita/21_settembre_13/de-silva-le-auto-amicizia-scarpe-amore-design-passione-10b22206-1477-11ec-ba57-c9ba96e5a256.shtml Walter De Silva: «Le auto per amicizia, le scarpe per amore. Il design è passione»]'', ''corriere.it'', 13 settembre 2021.</ref>
*{{NDR|«Nel 2035 tutto cambia con lo stop a benzina e diesel. Come vede il futuro?»}} Intanto analogico e digitale dovranno trovare un loro equilibrio. Vedo un forte lavoro di innovazione sulla componentistica delle automobili: se andiamo verso una miniaturizzazione dei componenti, avremo maggiore libertà per disegnare sia gli spazi interni sia l'involucro esterno. Il designer avrà un grande ruolo, sicuramente, così come i nuovi brand, se sapranno imporsi con nuove proposte non solo di prodotto, ma anche di servizio. Spero, che non vuole dire vedo, che l'aggressività diminuisca e che lasci il posto a un design più consapevole, più colto, più libero.<ref name="Cibrario"/>
*{{NDR|Sulla [[Ferrari Luce]]}} Il tema non è se l'auto sia bella o brutta. Il problema è che la macchina risulta anonima, sembra una vettura qualunque, ed è gestita male come disegno. [...] Ci sono regole di architettura – dimensione, passo, sbalzi, dimensioni delle ruote in rapporto alla carrozzeria... – e bisogna proporzionarle con professionalità ed esperienza. E si vede che qui manca totalmente. Poi non capisco come, per un marchio dal cuore italiano [...], abbiano deciso di affidare questo compito a un team di, forse sopravvalutati, designer stranieri. Che, aspetto non secondario, non sono car designer. [...] Alla fine, però, quello che più manca è il sogno, e la [[Ferrari]] ha sempre fatto sognare. L'automobile è una leggenda e la Ferrari è una leggenda nella leggenda. In quest'auto fatico a vederla.<ref>Citato in Roberto Lo Vecchio, ''[https://www.quattroruote.it/news/nuovi-modelli/2026/05/29/ferrari_luce_cosa_dicono_grandi_designer.html La Ferrari Luce vista da quattro grandi designer: giudizi durissimi e un'eccezione]'', ''quattroruote.it'', 3 giugno 2026.</ref>
{{Int|1=''[https://www.ilsole24ore.com/art/se-mi-offrissero-l-alfa-vacillerei-AEqpTKRC «Se mi offrissero l'Alfa, vacillerei»]''|2=Intervista di Paolo Bricco, ''ilsole24ore.com'', 24 settembre 2017.}}
*A Torino, ero arrivato da Milano nel 1961, all'età di 10 anni, quando mio padre Emilio, architetto e disegnatore a cui si deve il fumetto di fantascienza ''L'Astrale'', era passato dalla ButanGas alla Fiat, ufficio Stampa e Propaganda. A Milano vivevamo fra la casa nostra e la casa delle mie zie, fra via Washington e corso di Porta Romana, giocando per strada, bussando ai vicini per avere una tazza di latte e biscotti, in abitazioni che avevano le chiavi nelle toppe ma le porte aperte. Andavo in una scuola elementare montessoriana. Eravamo dei monelli. Milano era bellissima agli occhi di un bambino. Il trasferimento a Torino fu un trauma. Nella quinta elementare di corso Marconi erano tutti in divisa, vigeva un clima di ordine e di terrore, nessuno poteva portare i suoi giocattoli. Abitavamo vicino al Parco del Valentino. A me sembrava che, nelle strade tutte cardo e decumano di quella nuova città, non ci fosse nessuno. [...] Devo tutto a quella Torino, così dura e insopportabile.
*Per me il design è disciplina e filosofia. La sintesi di questi elementi, in particolare nella progettazione di qualcosa che poi si inserirà nel mondo e nella società influendo sulla vita degli uomini, non può che essere di natura etica.
*L'[[Alfa Romeo|Alfa]] è sempre stato un fenomeno quasi inspiegabile per la sua suggestione.
==Citazioni su Walter de Silva==
*All'Alfa Romeo Walter de Silva ha dato un nuovo punto di partenza fatto di linee e di entusiasmo. ([[Mauro Coppini]])
*Riconosco che Walter de Silva è stato molto bravo e che ha fatto delle bellissime Alfa Romeo, quando lavorava in Italia. Però non so che cosa abbia fatto davvero alla Volkswagen: lui è il responsabile, ma è a capo di un enorme gruppo di designer. Anch'io ero un manager, ma alla fine le auto erano come le volevo io. Ecco: non so se lo stesso accade ora con de Silva. ([[Bruno Sacco]])
==Note==
<references />
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:De Silva, Walter}}
[[Categoria:Designer italiani]]
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Giorgetto Giugiaro
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Danyele
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text/x-wiki
[[File:GiorgettoGiugiaro (cropped).jpg|thumb|upright=1.2|Giorgetto Giugiaro nel 2016]]
'''Giorgetto Giugiaro''' (1938 – vivente), designer e imprenditore italiano.
==Citazioni di Giorgetto Giugiaro==
{{cronologico}}
*{{NDR|Sull'[[Alfa Romeo Alfasud]]}} C'è una precisa filosofia in questo lavoro: prima si è guardato all'uomo, cioè agli spazi che lui chiedeva per sé e per i suoi bagagli, poi al motore che doveva trasportarlo. I maggiori ostacoli ce li hanno dati i problemi di aerodinamica. Se infatti dovessi ridisegnare l'Alfasud, vi aggiungerei tutte quelle cose che l'aerodinamica mi ha fatto togliere o modificare.<ref>Citato in Fulvio Cinti, ''[http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,21/articleid,0140_01_1971_0266_0021_4833019/ I carrozzieri sono realisti, non è più tempo di sogni]'', ''La Stampa'', 13 novembre 1971, p. 21.</ref>
*{{NDR|Sulla [[Italdesign Machimoto]]}} Dell'automobile conserva la parte meccanica, il concetto di pavimento-pianale, la stabilità e la sicurezza; della moto utilizza il modo di seduta, a cavallo di lunghe selle, e le sensazioni di viaggiare all'aria aperta. Machimoto non è una frivolezza o un'idea per stupire, ma nasce da due considerazioni di fondo: la drastica riduzione del costo del petrolio e la ripresa economica ormai in atto nei paesi industrializzati riaprono uno spazio per veicoli destinati al tempo libero e al divertimento. [...] mi sono ispirato a prodotti tipo i Dune Buggy degli Anni 70 e ho cercato di attualizzarli rendendoli più socializzanti: invece di due soli posti o degli scomodi due più due, Machimoto può ospitare fino a nove passeggeri: un modo di viaggiare all'aria aperta insieme e spensieratamente.<ref>Citato in ''[http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,21/articleid,1350_02_1986_0107_0021_19516347/ Una macchina o una moto? Per Giugiaro è provocazione]'', ''Stampa Sera'', 22 aprile 1986, p. 21.</ref>
*{{NDR|Sulla [[Ferrari GG50]]}} [...] una Ferrari deve essere sempre riconoscibile come una Ferrari. Dunque questa macchina non cambia i canoni di Maranello. Io ho lavorato molto sul frontale, sulla coda, sulle linee della fiancata, ma in fondo ho preso un po' qua e un po' là, tra le tante suggestioni che fanno parte del mito Ferrari. Forse deluderò chi si aspettava una Ferrari rivoluzionaria. Sono quelli, dico io, che non sanno ascoltare la musica, e confondono Bach con Beethoven.<ref>Citato in Sebastiano Messina, ''[https://www.repubblica.it/2005/j/motori/ottobre05/messinaferrari/messinaferrari.html Ecco la Ferrari GG50, "la Rossa che vorrei"]'', ''repubblica.it'', 18 ottobre 2005.</ref>
*{{NDR|Sulla [[Lancia Delta (1979)|Lancia Delta]]}} Come per tutte le mie creazioni optai per una forma semplice e, secondo la moda del tempo, molto squadrata, perché a parità d'ingombro un cubo sembra più grande di una sfera.<ref>Da un evento del Gruppo Dirigenti Fiat al Museo dell'Automobile di Torino, 14 novembre 2019; citato in Piero Bianco, ''[https://www.veloce.it/news/lancia-delta-quarantanni-da-star-97541 Lancia Delta, quarant'anni da star]'', ''veloce.it'', 27 dicembre 2019.</ref>
*{{NDR|Sulla Lancia Delta}} Mi chiesero di pensare una vettura elegante e funzionale ma non un modello che avesse la vocazione di competere. Sono stati la straordinaria evoluzione della meccanica e l'abilità dei piloti a trasformarla negli anni in un bolide vincente. Io per disegnarla mi ero ispirato al successo della Golf e ai suoi spigoli che piacevano molto, per proporre una compatta spaziosa e versatile. [...] mi lasciarono grande libertà creativa, il modello finale non fu molto diverso dai primi bozzetti di stile.<ref>Da un evento del Gruppo Dirigenti Fiat al Museo dell'Automobile di Torino, 14 novembre 2019; citato in Piero Bianco, ''[https://autologia.net/dopo-quarantanni-la-lancia-delta-continua-a-regalare-emozion/ Dopo quarant'anni la Lancia Delta continua a regalare emozioni]'', ''autologia.net'', 27 novembre 2019.</ref>
===Citazioni non datate===
*{{NDR|Sulla [[Fiat Panda (1980)|Fiat Panda]]}} Carlo De Benedetti mi aveva chiesto di dettare lo stile di un'auto innovativa, compatta ma spaziosa e che venisse a costare poco. Stavo partendo per le vacanze, era l'estate 1976, e la voleva subito. Lavorai giorno e notte, poi cercai De Benedetti ma non mi rispondeva al telefono. Tornai a Torino per scoprire che non faceva più parte della Fiat. Telefonai a Mantovani, dicendogli che avevamo lavorato a vuoto, per niente. {{NDR|«Ma il nuovo ad Tufarelli salvò il progetto, con la sola condizione di non pesare sui costi. Grande sfida...»}} Doveva essere essenziale e... rustica, utilitaria ma spaziosa, economica. Durante lo sviluppo i costi erano aumentati per diversi imprevisti esterni che mi avevano costretto a intervenire sul progetto. Come il lunotto da ingrandire, o la soluzione per i vetri piatti perché non c'erano più attrezzature adeguate per produrli, in particolare per il parabrezza, e di conseguenza servivano nuovi investimenti. [...] Interni funzionali, semplici, sedili ridotti, forma squadrata per avere più spazio interno, soluzioni particolari, per gli alzacristalli e altro, una vettura molto utile, con un peso leggero da rispettare...<ref name="Torre">Citato in Adriano Torre, ''[https://www.auto.it/news/attualita/2024/07/11-7375799/giorgetto_giugiaro_racconta_la_sua_panda_ho_disegnato_un_frigorifero_ Giorgetto Giugiaro racconta la sua Panda: "Ho disegnato un frigorifero"]'', ''auto.it'', 11 luglio 2024.</ref>
*{{NDR|Sulla Fiat Panda}} Ho sempre detto di aver disegnato un... frigorifero, perché per ottenere il massimo dello spazio Panda era squadrata. [...] A guardarla sembra tutto semplice, ma non è così... Ho pensato più volte che fosse più semplice disegnare una Ferrari piuttosto di questa Panda viste le difficoltà e i tanti vincoli imposti...<ref name="Torre"/>
*{{NDR|Sulla [[Bugatti EB 112]]}} Vantava una serie di elementi stilistici nostalgici che rimandavano ai famosi modelli del leggendario marchio francese della fine degli anni Trenta, ma presentati in un'auto dalla meccanica innovativa. Per molti aspetti era un'auto da sogno e anticipava quelli che oggi conosciamo come modelli fastback ad alte prestazioni. Ha combinato in modo impeccabile il design con caratteristiche tecnologiche e ingegneristiche che erano decisamente in anticipo sui tempi.<ref>Citato in Şafak Soysal (adattato da Filippo Einaudi), ''[https://it.motor1.com/news/502471/bugatti-eb112-concept-1993-berlina/ Bugatti EB112, un sogno che si è quasi avverato]'', ''motor1.com'', 8 agosto 2023.</ref>
==Interviste==
{{cronologico}}
[[File:2007 Alfa Romeo Brera V6 coupe (23416268426).jpg|thumb|upright=1.2|L'[[Alfa Romeo Brera]] dsegnata da Giugiaro nel 2005: «è una sportiva a mio avviso molto "sexy" e avrei voluto battezzarla con un nome di donna. Abbiamo pensato [...] alle tante [...] belle creature "femminili" col marchio di Arese. Poi l'abbiamo chiamata Brera [...] per aumentarne ulteriormente il fascino: come fosse un saggio d'accademia».]]
*{{NDR|Sulla [[Saab 9000]]}} Ho cominciato a lavorarci nel '78 [...]. Da allora ho cambiato molte idee, molti concetti. E poi disegnarla non è stato facile. In questo periodo la base meccanica sulla quale costruire la vettura è stata cambiata diverse volte e questo ha comportato modifiche al progetto. All'inizio, ad esempio, doveva essere più corta. [...] In questo progetto poi c'era la necessità di mantenere l'immagine Saab, che è richiamata nel frontale. Le novità più interessanti comunque sono nella portiera [...] e nella coda. La "9000" è una due volumi, ma vista di tre quarti sembra una tre volumi.<ref name="Sabadin">Dall'intervista di Vittorio Sabadin, ''[http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,15/articleid,1016_01_1984_0129_0015_14473423/ Giugiaro: «Com'è difficile progettare per il futuro»]'', ''La Stampa'', 1º giugno 1984, p. 15.</ref>
*{{NDR|Sulla [[Lancia Thema]]}} Vista in fotografia [...] appare molto pesante, massiccia. In strada invece sembra più leggera e armoniosa.<ref name="Sabadin"/>
*{{NDR|Sull'[[Alfa Romeo Brera]]}} Questa è una sportiva a mio avviso molto "sexy" e avrei voluto battezzarla con un nome di donna. Abbiamo pensato alla Giulietta, alle tante altre belle creature "femminili" col marchio di Arese. Poi l'abbiamo chiamata Brera, dopo lunghe riflessioni [...], per aumentarne ulteriormente il fascino: come fosse un saggio d'accademia.<ref>Dall'intervista di Piero Bianco, ''[http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,15/articleid,0265_01_2002_0071_0073_2002623/ Il gioiello di Giugiaro «Brera è un'Alfa sexy che sa dare emozioni»]'', ''La Stampa'' sez. ''Speciale motori'', 14 marzo 2002, p. 15.</ref>
*Tutta la storia della Casa milanese ruota intorno a quello [[Scudetto e trilobo Alfa Romeo|scudo]] che campeggia nella parte anteriore e che nella storia è stato visto in mille modi diversi.<ref name="Fenu">Dall'intervista di Michele Fenu, ''[http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,12/articleid,0162_01_2003_0152_0012_1093453/ Più bella che mai, si ispira alla Brera]'', ''La Stampa'', 4 giugno 2003, p. 12.</ref>
*Per me le [[Alfa Romeo|Alfa]] hanno sempre rappresentato il simbolo dell'auto fascinosa, dalla meccanica fine e dalle prestazioni brillanti.<ref name="Fenu"/>
*Alcuni hanno definito la [[Fiat Panda (1980)|Panda]] un oggetto-simbolo "inossidabile", un "mito" capace di conquistare generazioni di consumatori restando insensibile agli attacchi degli anni e degli imitatori. Certamente con la Panda siamo riusciti a centrare il prodotto ma io preferisco definirla una piccola auto intelligente, una ricerca di design e di engineering portata ai massimi livelli. Cioè, la Panda ha ribaltato il concetto tradizionale di vettura economica: non pretende di rendere in miniatura servizi e accessori di modelli più costosi e quindi offrire il massimo servizio nel minimo spazio. La Panda vuole offrire il massimo spazio abitabile in costi contenuti.<ref name="Panarella">Da Umberto Panarella, ''[http://www.archimagazine.com/dgiugiaro.htm Intervista a Giorgetto Giugiaro]'', ''archimagazine.com'', 8 ottobre 2004.</ref>
*{{NDR|Sulla [[progettazione di automobili]]}} [...] nel processo di concezione, sempre più attento e volto al raggiungimento di un alto standard di qualità del prodotto, non si può trascurare la parte forse meno "nobile" di un'autovettura ma senza dubbio la parte anche più "visibile". Quando siamo incolonnati, bloccati nel traffico cittadino, è la linea del posteriore e non quella dell'anteriore dell'auto che abbiamo tempo e modo di valutare. Certo, al momento dell'acquisto continuano ad essere il segno grafico del "muso" e la marca ad avere una maggiore forza attraente, ma è giusto investire tempo, energie e risorse da dedicare a ricerche per la personalizzazione anche della parte retrostante in egual misura rispetto a quanto normalmente e tradizionalmente si faccia per il frontale.<ref name="Panarella"/>
*"Pensare italiano" significa attingere a una cultura che è dentro di noi, nei difetti, nella sua originalità e nella sua storia. Pensare italiano significa anche tutta una serie di atteggiamenti molto diversi tra loro: come si mangia, come ci si comporta, un insieme di esperienze che costituiscono il modo di vivere e di relazionarsi. Certo, è un modo di vedere molto singolare, non percepibile in termini di massa: non si tratta di un comune pensare, ma una qualità distintiva, quasi egoista. Il nostro è un modo di vedere molto personale, sintesi di un dna che viene da lontano e che fa sì che quello che si produce sia caratterizzato da una connotazione particolare. Il prodotto italiano si apprezza per l'approfondimento che reca in sé, come espressione di un gusto raffinato, sia che si tratti di cibo, di abbigliamento oppure di arredamento. La voglia far bene, la voglia di andare a fondo al di là delle necessità, di trovare una connotazione un po' unica. Ecco che cosa rappresenta per me il modo di lavorare e pensare all'italiana.<ref>Dall'intervista di Silvia Nani a ''Casastile''; citato in ''[https://www.arketipomagazine.it/giugiaro-il-made-in-italy-e-tensione-verso-la-qualita/ Giugiaro: «Il made in Italy è tensione verso la qualità»]'', ''arketipomagazine.it'', 15 aprile 2008.</ref>
*{{NDR|Nel 2019}} L'apparato Fiat non è mai stato determinato nei confronti di [[Lancia (azienda)|Lancia]], hanno sempre pensato di realizzare le vetture con un occhio di riguardo al portafoglio e adottando un atteggiamento sbrigativo sia nel [[design]] che nello sviluppo, soprattutto dalla Thema in poi. {{NDR|«Un marchio sfortunato...»}} La vera sfortuna della Lancia è essere finita nelle mani della famiglia Agnelli. Dico questo perché sembra che non abbiano mai avuto la percezione di quanto Lancia dovesse essere trattata con cura.<ref>Dall'intervista di Leonardo Di Paco, ''[https://web.archive.org/web/20211113235038/https://www.cronacaqui.it/la-sfortuna-lancia-stata-la-fiat-agnelli-alla-delta-preferiva-la-ritmo/ «La sfortuna di Lancia è stata la Fiat: Agnelli alla Delta preferiva la Ritmo»]'', ''cronacaqui.it'', 14 settembre 2019.</ref>
*L'occasione della vita mi è arrivata quando uno dei miei professori di Belle Arti mi consigliò di fare un'esperienza in ambito industriale in attesa di dare l'esame per entrare in Accademia [...]. Così presentai alcuni lavori a una mostra studentesca nel 1955, dove venni notato dal direttore tecnico della Fiat, Dante Giacosa. Fui assunto in Fiat e tre mesi dopo entrai a far parte come illustratore del Dipartimento Studi Progettazione Veicoli Speciali per visualizzare in bozzetti le idee dei creativi. Rimasi in Fiat per quattro anni, un periodo che è stato la mia "università". Iniziai qui a disegnare le automobili, ma anche prodotti industriali come treni, pullman, e anche componenti come i sedili fino ai frigoriferi. Disegnavo su carta lucida e su carta Canson, utilizzavo come tecnica l'acquerello e la tempera per illustrare e rendevo "fotorealistici" i disegni. Fui notato subito dai miei capi anche perché ero velocissimo a disegnare, e con grande stupore dei colleghi mi affidarono molti progetti.<ref name="ANSA">Dall'intervista ''[https://www.ansa.it/canale_motori/notizie/mondo_motori/2024/07/11/fiat-dopo-il-1976-con-panda-e-uno-arriva-il-design-di-giugiaro_842ed35e-d941-424f-827e-a142a3e0e91a.html Fiat, dopo il 1976 con Panda e Uno arriva il design di Giugiaro]'', ''ansa.it'', 11 luglio 2024.</ref>
*Quello della Panda è uno dei progetti a cui sono più legato perché seppur molto radicale e semplice è improntato all'utilità, all'essenzialità e alla versatilità e praticità. La Panda è risultata vincente perché è stata un'auto logica. Siamo partiti con un brief chiaro [...] dove si indicava che doveva essere un'auto alla francese, un'utilitaria per tutti, economica. Doveva pesare e costare poco, sia come produzione che come prezzo finale al pubblico. Ci imponemmo di rispettare i pesi e i costi della [[Fiat 126|126]] di allora e così [...] analizzammo tutte le vetture del medesimo segmento di mercato. Con l'obiettivo di migliorare le numeriche di spazio, abitabilità e capacità di carico. Impostammo uno schemino tecnico con il motore anteriore, che garantiva maggiore spazio per l'abitacolo, adottando vetri piatti, e pesi molto contenuti, la progettammo in meno di un mese. Il primo modello, al momento della presentazione in Fiat, rispecchiava tutte le aspettative. Anche gli interni erano volutamente essenziali, spartani ma estremamente funzionali e versatili. Poi in Fiat decisero di utilizzare anche un altro motore più grande (derivato dalla [[Fiat 127|127]]) e i pesi aumentarono un po'. Anche gli interni furono imborghesiti inficiando un po' la logica basic del progetto iniziale, ma la filosofia generale rimase la stessa. È sorprendente poi la longevità del progetto, ma il successo è perché ha sempre rispettato la logica di servizio con un'architettura semplice con le giuste proporzioni.<ref name="ANSA"/>
*{{NDR|Sulla [[Fiat Grande Panda]]}} Il nome rimane ma la logica della Panda, che è la macchina più importante che ho fatto, non c'è più.<ref name="Mazzu">Da un'intervista a ''La Verità''; citato in Roberto Mazzu, ''[https://auto.everyeye.it/notizie/giugiaro-della-panda-non-rimasto-nulla-decidono-francesi-cina-morti-729179.html Giugiaro 'Della mia Panda non è rimasto nulla, ora decidono i francesi. Cina? Siamo morti']'', ''auto.everyeye.it'', 12 luglio 2024.</ref>
*[...] l'[[Auto elettrica|elettrificazione del motore]], al di là di tutte le valutazioni pro e contro, è un passo importante di un prodotto in cui facilità di guida, silenzio e accelerazione hanno fatto un balzo in avanti incredibile. L'elettrico dà qualcosa di più, come prodotto. Il prodotto elettrico è un passo avanti enorme. La tecnologia è arrivata a soddisfare qualsiasi tipo di capriccio.<ref name="Mazzu"/>
*Quello che è successo con la transizione all'elettrico è drammatico. Pensano di sostituire il motore termico, su cui abbiamo lavorato e investito per 150 anni, in pochi anni. L'auto elettrica è un gran prodotto, lo dico da utente [...]: 400 km di autonomia, silenziosa, ha una grande ripresa, non inquina. Ma crea problemi altrove, soprattutto a livello occupazionale. Non è possibile che [...] si siano prese decisioni così pesanti senza una reale pianificazione.<ref>Dall'intervista di Leonardo Di Paco, ''[https://www.lastampa.it/torino/2025/05/09/news/giugiaro_vendita_italdesign_volkswagen_elettrico_auto-15139400/ Giugiaro: "Che dolore vedere in vendita la mia Italdesign. C'è stata troppa fretta sull'elettrico"]'', ''lastampa.it'', 9 maggio 2025.</ref>
{{Int|''[http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,13/articleid,1059_01_1980_0026_0013_15064902/ «Con la Delta e la nuova Panda un modo diverso di vivere l'auto»]''|Intervista di Michele Fenu, ''La Stampa'', 2 febbraio 1980, p. 13.}}
*Non è l'uomo che si deve adattare alla vettura, ma la macchina. Tenendo ovviamente conto dei problemi tecnici, economici e commerciali, penso sia soprattutto importante considerare i movimenti strutturali dell'uomo: salire, scendere, sedersi. Vorrei [[Progettazione di automobili|cambiare]] le misure dell'auto, un oggetto la cui forma non è fissa ma in evoluzione.
*La [[Lancia Delta (1979)|Delta]] rappresenta per me un traguardo, anche la chiusura di un certo periodo dell'automobile. La crisi petrolifera, i problemi economici stanno cambiando il modo di vivere, di vedere e usare le vetture. Direi che la Delta è un modello di lusso, i cui elementi di spicco, almeno dal mio punto di vista, sono l'ampio spazio concesso ai passeggeri, l'indovinato assetto di guida, la buona visibilità.
*La [[Fiat Panda (1980)|Panda]] è come un paio di jeans, che sono poi un vestire semplice, pratico, senza fronzoli. L'ho vista come un mezzo di trasporto universale, un oggetto che nella sua essenzialità funzionale permette all'uomo di muoversi. Ho cercato di portare in questa auto lo spirito delle costruzioni militari, in particolare degli elicotteri, ossia di mezzi leggeri, razionali, nati per assolvere nel modo migliore a certi scopi. Per me la Panda è una vettura nata da dentro, uno spazio rivestito. In fondo, di mio come stilista c'è soltanto qualche tocco. È un modello che dimostra l'avvenuta maturazione del gusto, una mentalità più evoluta rispetto a qualche anno fa. Siamo a un punto di partenza: questo è solo un inizio. [...] Secondo me sarà la 500 degli Anni Ottanta, la continuazione logica, adeguata ai tempi, di un modello che è stato fondamentale per l'auto in Italia.
{{Int|''[http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,1/articleid,1013_01_1984_0067_0027_22709211/ Giorgio Giugiaro. Se la casa fosse un'auto]''|Intervista di Simonetta Conti, ''La Stampa'' sez. ''Speciale casa'', 20 marzo 1984, p. I.}}
*Genio è colui che si alza la mattina con un'idea brillante. A me non è mai capitato. Sono intuitivo, ma sul filo della razionalità.
*È facile arredare un'abitazione dai grandi spazi: si fa scenografia. Ma in un alloggio di 45 metri quadri o poco più [...] si devono fare miracoli. È la differenza tra una Panda e una Rolls-Royce. Ad esempio, chi sta in cucina [...] non deve essere isolato dal salotto o dall'angolo tv; bisogna avere la possibilità di vedersi, di comunicare, di stare insieme. [...] Nelle camere da letto è il regno della privacy: un'anticamera-spogliatoio, un bagno, la stanza, non spazi "liberi". Se esco in mutande e c'è mio figlio che passa di fronte, nulla di male; ma se c'è anche la sua ragazza... Insomma, dove va a finire la riservatezza?
*I soprammobili arricchiscono la casa, ma due o tre bei pezzi; il resto, tutte quelle cornicette con fotografie, quelle piccole collezioni, si dovrebbero buttare via. [...] Guardate i giapponesi; le loro case sono raffinatissime, moderne anche se antiche di 300 anni: non hanno niente di superfluo.
{{Int|''[http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,15/articleid,1010_01_1985_0277_0013_14118493/ Come ti disegno un'ammiraglia]''|Intervista di Michele Fenu, ''La Stampa'', 13 dicembre 1985, p. 15.}}
[[File:Fiat Croma 1989 grey.jpg|thumb|upright=1.2|La [[Fiat Croma]] disegnata da Giugiaro nel 1985: «io, ovviamente, vedo le macchine sui tavoli da disegno o come modellini [...]. Bene, devo dire che ho trovato ancora più bella la "Croma" in strada, nel suo ambiente naturale. [...] appare per quel che è: una vettura dei nostri tempi, le cui forme possono essere istintivamente capite e apprezzate, il che non sempre capita».]]
*{{NDR|Sul [[pianale Fiat Tipo 4]]}} Il progetto-base è legato alla "Thema". Poi, sono seguiti quelli della "9000" e della "Croma". Non tocca a me dirlo, ma ritengo che le tre vetture interpretino efficacemente gli obiettivi che Lancia, Saab e Fiat volevano perseguire. La "Thema" è una berlina a tre volumi di tipo classico. Una linea signorile, elegante, molto italiana. Una vettura grande ma non enorme, compatta, pulita, perfettamente coerente con lo spirito Lancia e raffinata nei dettagli. La "9000" è una due volumi piena di slancio, aggressiva, con un richiamo alla sportività. La "Croma" è una due volumi e mezzo. È ben proporzionata, moderna e giovanile. Un passo avanti notevole.
*Da un punto di vista stilistico trovo che la parte posteriore della "[[Lancia Thema|Thema]]" sia estremamente valida. È innovativa, dà una sensazione di potenza e di classe, evoca immediatamente un'immagine di solidità e robustezza. Una bella coda, insomma. Sottolineo anche il raccordo tetto, vetri, fiancate. Non ci sono gradini, ma il tutto è armonico e omogeneo.
*{{NDR|Sulla [[Saab 9000]]}} L'elemento dominante è il frontale: basso, discendente, aggressivo. E l'imponente lunotto "carica" l'insieme, contribuisce a dare un senso di spinta, di movimento. [...] la "9000" è stata [...] difficile da disegnare. Ci siamo arrivati per passi progressivi, sviluppando diverse soluzioni.
*{{NDR|Sulla [[Fiat Croma]]}} È una berlina estremamente equilibrata. Non ci sono masse in dispersione, al colpo d'occhio si presenta come una vettura raccolta, proporzionata. Merito dello slancio del cofano anteriore e della compattezza di quello posteriore. C'è una sensazione di dinamicità. E lo sportellone fa subito intuire che questa è una vettura destinata al grandi viaggi, con una straordinaria capacità di carico. Io, ovviamente, vedo le macchine sui tavoli da disegno o come modellini o, in ogni caso, nelle presentazioni statiche. Bene, devo dire che ho trovato ancora più bella la "Croma" in strada, nel suo ambiente naturale. Ci si inserisce felicemente, appare per quel che è: una vettura dei nostri tempi, le cui forme possono essere istintivamente capite e apprezzate, il che non sempre capita.
{{Int|''[http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,15/articleid,1352_02_1986_0168_0015_19529863/ Quei rigatoni disegnati come auto lussuose...]''|Intervista di Donata Gianeri, ''Stampa Sera'', 26 giugno 1986, p. 15.}}
*Essere [[Cuneo|cuneese]] significa anche possedere una certa pragmaticità, una tendenza a smitizzarsi, a non prendersi mai troppo sul serio.
*Ho messo la stessa serietà professionale nel disegnare la pasta che nel disegnare automobili.
*[...] sono un drogato del lavoro: dieci, dodici ore al giorno, mai una pausa, mai un sabato libero. La mia vita è impostata in un modo che gli altri definiscono dissennato: per funzionare bene, debbo esser sempre sotto stress, come un aereo a reazione, che se non tocca i mille chilometri, precipita giù. A questo punto o si smette o si deve per forza tenere il ritmo: allora il tempo si accorcia via via, i minuti diventano secondi, i giorni diventano ore, l'anno scorso hai prodotto tre, quest'anno dieci e sai già che l'anno prossimo dovrai produrre quindici. [...] È una sfida a se stessi, un voler vedere sin dove siamo capaci di arrivare. D'altronde, come si fa a fermarsi? C'è sempre la concorrenza che incalza, che obbliga a gettarsi in avanti, a sperimentare il nuovo, a rischiare; sennò gli altri ti fanno mangiare la polvere. Il mio è un lavoro da matematici e da musicisti, cioè quello di cambiare armonicamente le proporzioni, che va fatto, però, con la velocità del caricaturista da quotidiano. Mezzo mondo lavora alle cose cui lavori tu e il giorno dopo è già troppo tardi.
*[...] voglio arrivare al fascino dell'essenziale, dove la struttura è l'estetica.
{{Int|''[http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,43/articleid,0342_01_2001_0276_0051_3011833/ Giugiaro, re della matita e incompreso di successo]''|Intervista di Stefania Miretti, ''La Stampa'' sez. ''Torino e provincia'', 7 ottobre 2001, p. 43.}}
[[File:Fiat panda 1 v sst.jpg|thumb|upright=1.2|La [[Fiat Panda (1980)|Fiat Panda]] disegnata da Giugiaro nel 1980: «avevo due indicazioni, il peso e il costo: [...] fu progettata pensando a chi non ha possibilità economiche, fu invece apprezzata dal ceto medio-alto, da chi aveva già altre auto in garage. Le racconto questo per dire che a volte facciamo calcoli clamorosamente sbagliati».]]
*Mai avuto interesse per le auto, da bambino. Sono figlio e nipote di decoratori, i miei affrescavano le case, qualche chiesa. Il primo ricordo è legato al nonno. Io guardavo mentre preparava i decori sulla carta, a volte per farmi stare bravo mi permetteva di bucherellare sulle linee: questo sì, mi piaceva. [...] terminate le medie mi iscrissi a un liceo artistico privato. Però mio padre mi impose di frequentare contemporaneamente un corso serale di disegno tecnico: voleva che fossi cosciente del fatto che esistevano più possibilità. Pensi che si iscrisse anche lui, per controllarmi meglio. Mi obbligava a fare un disegno al giorno: io qualche volta ne facevo tre in un pomeriggio, ero velocissimo, così mi restava tempo per giocare. [...] Oggi so che a volte, per salvare una tua idea estetica, devi diventare un tecnico.
*Era il 59, c'era il salone dell'auto, volevo comprarmi un paio di sci e avevo bisogno di soldi, chiesi a un amico di presentarmi Bertone, nella speranza che mi commissionasse qualche lavoretto. Mi diede da progettare un coupé, e quando vide il disegno disse: "Bene, adesso bisogna svilupparlo"... Ero sbalordito: "Come faccio", risposi, "io sono alla Fiat, e poi devo fare il militare...". Il giorno dopo mi sono licenziato dalla Fiat, e sono andato a lavorare da Bertone: pensavo che mi sarei trovato all'interno di un team, invece ero solo, e lavoravo sempre, giorno e notte, sabato e domenica... {{NDR|«E il servizio militare?»}} Bertone aveva promesso che mi avrebbe fatto esonerare, invece dovetti partire. Però mi lasciarono vicino, a Bra; dove il mio datore di lavoro mi aveva affittato una stanza d'albergo. Durante le ore di permesso, andavo lì e disegnavo. Poi, siccome s'era sparsa la voce che disegnavo bene, venivano i marescialli a chiedermi di fare il ritratto alla moglie o alla madre, e questo mi fruttò un po' di tempo libero in più. Mi sbrigavo a fare il ritratto, e tornavo alle auto.
*[...] quando ero in Fiat, tra i miei coetanei ce n'erano di veramente geniali. Però erano distratti da mille cose, e si sono persi. Io sono stato molto fortunato, avevo dalla mia la salute e la volontà, e ho lavorato più di altri. Magari, ho avuto meno svaghi, pochi divertimenti giovanili...
*Avevo due indicazioni, il peso e il costo: la [[Fiat Panda (1980)|Panda]] fu progettata pensando a chi non ha possibilità economiche, fu invece apprezzata dal ceto medio-alto, da chi aveva già altre auto in garage. Le racconto questo per dire che a volte facciamo calcoli clamorosamente sbagliati.
*Prendiamo la [[Smart Fortwo (W450)|Smart]]: non mi piace. Non amo un certo indirizzo frivolo e bambinesco [...]
{{Int|''[https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2002/06/26/giugiaro-rivela-ispirazione-fu-la-fiat.html Giugiaro rivela: "L'ispirazione? Fu la Fiat 128"]''|Intervista di Vincenzo Borgomeo, ''la Repubblica'', 26 giugno 2002.}}
[[File:1975 Volkswagen Golf L 1.1 Front.jpg|thumb|upright=1.2|La [[Volkswagen Golf I|Volkswagen Golf]] disegnata da Giugiaro nel 1974: «io avevo montato fari rettangolari, ma per problemi di costi alla fine li misero tondi. Mi opposi, protestai, dissi perfino che così [...] davanti somigliava troppo all'Alfa Romeo Giulia GT. Sapete che mi risposero? "Se somiglia a un'Alfa, è meglio così"».]]
*Perché proprio io fui scelto per disegnare la [[Volkswagen Golf I|Golf]]? Facile: alla Volkswagen fecero un'indagine interna per stabilire quali erano le auto più belle nel 1970. Ne scelsero sei, e di queste quattro erano mie. [...] {{NDR|«E poi che accordi avete preso?»}} La storia è divertente: io avevo chiesto delle royalties per ogni esemplare prodotto, sarei diventato ricco, ma loro non potevano permetterselo. Così mi dissero che mi avrebbero messo una targhetta "Giugiaro" su ogni vettura. Lo faceva [[Pininfarina]] e per me andava bene. Fino a quando non mi chiesero gli stemmini da applicare sulle macchine: ne volevano 4000 al giorno. Sarei fallito per molto meno.
*Arrivo in [[Germania]]. Centro ricerche Volkswagen. Era il gennaio del 1970. E al centro di un immenso stanzone trovo una [[Fiat 128]] tutta smontata e sezionata pezzo per pezzo. Chiedo spiegazioni e mi rispondono candidamente "non riusciremo mai fare una macchina con una meccanica così raffinata a questo prezzo, per questo la Golf deve essere più piccola". Insomma la 128 era la loro macchina di riferimento.
*{{NDR|«E cos'è che invece non le è piaciuto della Golf?»}} Le confesso che il modello che avevo fatto io aveva il parabrezza più inclinato e il cofano più corto, ma allora la VW aveva paura di rispettare in pieno le norme [[USA]], per i riflessi, le prove di crash, eccetera. Poi io avevo montato fari rettangolari, ma per problemi di costi alla fine li misero tondi. Mi opposi, protestai, dissi perfino che così la Golf davanti somigliava troppo all'Alfa Romeo Giulia GT. Sapete che mi risposero? "Se somiglia a un'Alfa, è meglio così".
{{Int|''[http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,67/articleid,0192_01_2004_0138_0067_1349456/ Le seduzioni di Giugiaro «Edonismo e praticità per fare giocattoli belli»]''|Intervista di Piero Bianco, ''La Stampa'' sez. ''Speciale motori'', 20 maggio 2004, p. 3.}}
{{NDR|Sulla [[progettazione di automobili]]}}
*{{NDR|«Quanto incidono sul design le nuove leggi votate alla sicurezza?»}} Le norme [...] mirano, giustamente, a tutelare non soltanto gli occupanti della vettura, ma anche i pedoni, ciclisti e motociclisti. Si pretende massima sicurezza in caso d'impatto. Tutto questo incide ovviamente sul modo di concepire all'origine un modello: c'è la necessità di studiare frontali diversi, con paraurti alti e predisposti per assorbire il più possibile l'urto e soprattutto non proiettare il pedone contro il parabrezza. Non è difficile fare queste modifiche, però bisogna renderle belle: la difficoltà è proprio conservare l'equilibrio dell'armonia d'insieme. Del resto [...] le norme sulla sicurezza hanno già imposto altri mille vincoli agli stilisti. Bisogna adeguarsi, le vetture di oggi sono certamente molto più sicure.
*Se si esagera nella ricerca di soluzioni avveniristiche, talvolta si perde la misura del buon gusto. Qualcuno può restarne incantato, ad altri può non piacere. L'avanguardismo esagerato divide. Quando presentai la [[Alfa Romeo Brera|Brera]], pensai a una vettura che non fosse "sconvolgente", però doveva essere un'idea gradevole e facilmente comprensibile. Una linea fresca e armonica, senza frenesia di eccessi stilistici. Nella musica si direbbe una bella canzone per tutti.
*{{NDR|«Nelle sue vetture non c'è mai rinuncia alla seduzione»}} Certo, un pizzico di edonismo non guasta: l'[[Automobile|auto]] è il giocattolo dell'uomo, uno sfogo psicologico. Come una bella donna, deve piacere a prima vista, essere sexy. Se non ti conquista al primo impatto, difficilmente avrà successo.
*I giapponesi e gli europei hanno stuzzicato la creatività degli statunitensi, che si sono evoluti sia come qualità sia come forme. Tuttavia nel gusto europeo c'è la storia, che deriva da una lontana attività artigianale. La cultura dominante, più calma e riflessiva, resta la nostra: trasmettere tecnologia con la forma. L'ideale è una miscela ben equilibrata.
{{Int|''[http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,18/articleid,0225_01_2005_0108_0022_1563123/ Giugiaro: un'idea nata da un incontro con Agnelli]''|Intervista di Michele Fenu, ''La Stampa'', 20 aprile 2005, p. 18.}}
{{NDR|Sulla [[Fiat Croma (2005)]]}}
*Qui abbiamo una nuova tipologia di auto, con caratteristiche proprie, sviluppata con particolare attenzione alle normative legate alla protezione del pedone in caso di incidente. Cofano allungato, un corpo vettura robusto, dalle ampie vetrature, linee morbide e dinamiche insieme, una calandra importante, a sviluppo orizzontale. [...] Amo chiamarla "comfort wagon". Non è una monovolume o una giardinetta, piuttosto un'evoluzione di una grande e comoda berlina due volumi. Filante e solida insieme.
*Ho ricercato tre concetti: abitabilità, innovazione e tanta qualità. Questa Croma non voleva e non doveva essere un'auto edonistica o fascinosa [...]. Ispirandoci ai valori del marchio Fiat, volevamo un mezzo elegante e funzionale, una magnifica viaggiatrice che permettesse di spostarsi con grande comfort, offrendo uno spazio maggiore di quello di una berlina classica. Ho dedicato particolare cura all'impostazione aerodinamica, perchè volevo evitare consumi eccessivi e proporre un prodotto con un ottimo controvalore.
*Nella mia attività di designer ho sempre pensato che in auto si deve privilegiare la comodità. [...] La Croma è nata intorno ai sedili posteriori. Un approccio, se volete, innovativo, ma è questa la sua forza. [...] Le sedute del divano sono più alte di quelle di una berlina, ma non tanto come quelle di un Suv o di un monovolume, dove ti devi arrampicare. Il passeggero non deve salire né scendere, ma accostarsi in orizzontale, favorito dall'abbassamento dell'ingombro del brancardo, che è quasi in linea con il pavimento. I piedi non rimangono infossati. Nello stesso tempo l'essere in una posizione sopraelevata rispetto alle poltrone anteriori permette di avere un'ampia visibilità. È uno studio ergonomico attento, che dà una sensazione di grande respiro.
{{Int|''[http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,7/articleid,0239_01_2005_0245_0007_1837328/ Giugiaro: una vettura sexy per emozionare]''|Intervista di Michele Fenu, ''La Stampa'', 7 settembre 2005, p. 7.}}
{{NDR|Sulla [[Fiat Grande Punto]]}}
[[File:2006 Fiat Grande Punto Sporting T-J 1.4 Front.jpg|thumb|upright=1.2|La [[Fiat Grande Punto]] disegnata da Giugiaro nel 2005: «ho immaginato un'auto [...] ricca di dinamismo, formosa. Italianissima nel senso che, pur essendo un modello di larga diffusione, si ispira alla tradizione [...] dei carrozzieri che creavano vetture filanti, piene di grinta e di carattere. Mi piace pensare [...] a una bella donna, il cui corpo solido e sexy è posto in risalto da un abito elegante ed attillato».]]
*{{NDR|«C'è qualche elemento che unisce Punto e Grande Punto?»}} Uno solo: lo spirito di rinnovamento. Da allora a oggi molte cose sono cambiate nel mondo dell'auto e nei gusti della gente. Sono comparsi tanti altri modelli in questa fascia di mercato, spesso ispirati alla Punto, le dimensioni delle vetture sono cresciute, le norme di sicurezza sono diventate più rigide, i clienti vogliono vetture capaci di emozionare. Ecco, la Grande Punto, e hanno fatto davvero bene in Fiat a definirla così, interpreta questi fattori con la stessa carica innovativa della Punto.
*[...] ho immaginato un'auto italianissima, ricca di dinamismo, formosa. Italianissima nel senso che, pur essendo un modello di larga diffusione, si ispira alla tradizione di sportività dei carrozzieri che creavano vetture filanti, piene di grinta e di carattere. Mi piace pensare alla Grande Punto come a una bella donna, il cui corpo solido e sexy è posto in risalto da un abito elegante ed attillato.
*È sempre impegnativo rivestire un modello destinato a un pubblico vastissimo. Direi che qui il lavoro è stato ancora più scientifico, perchè bisognava tener conto di uIteriori vincoli, in particolare quelli fissati dalle nuove leggi di protezione per il pedone. [...] Certo, l'inventiva e la creatività rimangono, eccome: la mia sfida era di arrivare a una forma emozionante e di vedere i vincoli non come ostacoli ma come spunti per nuove linee e soluzioni estetiche. [...] un frontale forte, importante, modellato secondo i canoni delle normative urto pedone, che prevedono volumi più gonfi, taglio cofano più largo e una struttura paraurti rastremata. [...] Se guardate la vettura dall'alto, il "muso" appare smussato ai lati e nella vista di tre quarti posteriori sembra cortissimo. Il parabrezza e il cofano hanno un movimento omogeneo, senza interruzioni marcate. E la calandra propone in modo netto la linea di bipartizione tra cofano e paraurti. [...] La linea a cuneo [...] regala un senso di potenza, la terza luce sulla fiancata [...] migliora la visibilità nelle manovre, gli specchietti aerodinamici, simili a quelli di una vettura da corsa, le ruote grandi con i passaggi ruote di dimensioni generose. Nella parte posteriore abbiamo continuato la tradizione della Punto con i fanali carenati a sviluppo verticale e integrati nei due montanti, però più piccoli. E l'insieme, con il paraurti situato a una altezza da terra più elevata, è assai più muscoloso.
*Un'auto dalla funzionalità emozionante. Pratica ed edonistica. Per gente giovane o dallo spirito giovane. Non è un modello "solo" per trasportare la famiglia. E ben di più: un'auto per divertirsi.
{{Int|''[http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,37/articleid,0243_01_2005_0286_0043_1870828/ Il designer: mi sono voluto premiare per i miei cinquant'anni di scarabocchi]''|Intervista di Michele Fenu, ''La Stampa'', 20 ottobre 2005, p. 37.}}
{{NDR|Sulla [[Ferrari GG50]]}}
*[...] ho pensato [...] a una Ferrari da poter usare con la mia famiglia, diversa da quelle della splendida tradizione della Pininfarina. [...] Montezemolo [...] mi ha dato il via libera, proponendomi come base di questo mio esercizio la Scaglietti e consegnandomi un giusto avvertimento: "Si diverta liberamente, ma, mi raccomando, faccia una Ferrari e non una Giugiaro".
*Ho pensato a un oggetto che mantenesse lo spirito e l'identità Ferrari, ma che fosse più sportivo, compatto e pratico. Ad esempio, io amo sciare e volevo poter trasportare comodamente un paio di sci all'interno. [...] Ho mantenuto il passo della Scaglietti [...] ma ho ridotto la lunghezza [...]. Davanti ho compiuto interventi minimi, accorciando lo sbalzo [...], ma ho rivisto radicalmente il layout della zona posteriore. In particolare, invece del serbatoio del carburante verticale, ho voluto un contenitore che rimanesse interamente al di sotto del piano di carico. Così quest'ultimo è piatto e, abbattendo gli schienali dei sedili, si ha una capacità di 500 litri. Inoltre, ho scelto di utilizzare un vero e proprio portellone posteriore, incernierato alla fine del tetto.
*{{NDR|«Ci sembra una vettura compatta e aggressiva: perde il terzo volume della Scaglietti per una coda chiaramente fastback...»}} Volevo che desse un'impressione di grande dinamicità, pronta a mordere l'asfalto, capace di nascondere i sedili posteriori, tanto da poter essere percepita come una biposto. Ho arrotondato gli spigoli di muso e coda, il fianco è pulito, la linea di cintura si inarca in corrispondenza della ruota posteriore per sottolineare il muscolo del passaruota.
*{{NDR|«Qual è l'elemento forte del design della GG5O?»}} La semplicità, di frontale e coda. Il muso si prolunga al centro, la tipica calandra Ferrari è molto bassa, i proiettori anteriori sono verticali, il cofano lungo, integrato con i parafanghi e solcato da una V solo accennata. Le linee scorrono naturali, dietro i doppi fari tondi sono asimmetrici. C'è l'accenno di un minispoiler, la presenza del portellone è quasi impercettibile. E il tetto in vetro fotocromatico crea una superficie continua con il parabrezza.
{{Int|''[https://www.alvolante.it/news/tu-tu-giorgetto-giugiaro-308413 A tu per tu con Giorgetto Giugiaro]''|Intervista di ''alvolante.it'', 14 giugno 2013.}}
*[...] le [[Ruota|ruote]] costituiscono un elemento fondamentale nella percezione dell'automobile. Una ruota di grandi dimensioni alleggerisce l'impatto visivo e rende più dinamica la carrozzeria. Troppo a lungo, nel progettarle abbiamo fatto i conti solo con esigenze funzionali e di costo. Se mi si passa il paragone, le ruote per un'auto sono un po' come gli occhi per una donna. Se sono grandi, e proporzionate, valorizzano l'insieme.
*{{NDR|Nel 2013, «che cosa pensa dei giovani designer?»}} Escono dalle scuole con una gran voglia di cambiare a la realtà, anche a costo di rischiare degli scivoloni sul piano del buon gusto. E, infatti, guardando i loro progetti, se ne trovano alcuni davvero barocchi. I giovani sono molto creativi, ma non hanno la percezione di quanto un progetto sia concretamente attuabile. Ci arrivano dopo anni di lavoro nel mondo della progettazione. Quando escono dalle scuole non sanno neanche come si fa uno stampo, non sanno nulla di saldatura, assemblaggio, costo del prodotto. Entrano nelle aziende e la loro creatività si confronta con la cultura degli ingegneri che, invece, conoscono perfettamente i processi, ma tendono a non condividere questo loro patrimonio di conoscenze. In fondo è una questione di potere. Si è mai visto un designer al vertice di una casa automobilistica? Ci arrivano ingegneri, uomini di marketing e di finanza, economisti. Ma i designer no. {{NDR|«Chi decide, nelle case automobilistiche, preferisce lasciare ai designer la creatività...»}} Sì, i designer si preferisce lasciarli nel loro Olimpo, anziché farli avvicinare alla vera conoscenza tecnica. Immaginate, invece, un ingegnere gestito da un designer con una robusta base tecnica. Sarebbe costretto a trovare quelle soluzioni che spesso vengono bocciate. Che rivoluzione! Lo dico per esperienza, perché nella mia carriera ho dovuto tantissime volte trovarle io, le soluzioni che avrebbero garantito la fattibilità di un progetto, al punto che sono diventato più ingegnere degli ingegneri. Dovevo difendere le mie idee.
*Il design richiede umiltà e precisione, per certi versi è un po' come fare il manovale. Non è facile trovare questo approccio in chi magari si è laureato in architettura, ha seguito dei corsi di design e si trova a immaginare un prodotto industriale complesso come l'automobile. Fare il designer in modo logico, cioè con cognizione di causa, costa fatica. Il design, del resto, non è soltanto stile, anche se il mondo della comunicazione oggi pone l'accento soprattutto su questo aspetto e chiede prodotti emozionanti. Il rischio, per chi non ha una cultura adeguata, è di disegnare dei prodotti brutti.
{{Int|''[https://www.automotivespace.it/intervista-giorgetto-giugiaro/ Intervista a Giorgetto Giugiaro]''|Artemisa Bega, ''automotivespace.it'', 10 ottobre 2014.}}
*Il design svolge una insostituibile funzione di mediazione tra l'uomo e gli oggetti e i servizi che fanno parte del quotidiano: la creatività "applicata" per il designer assolve il bisogno di partire dall'esistente per trasformarlo mediante interventi capaci di procurare un beneficio sostanziale e non soltanto una valenza estetica.
*Io dico sempre che un bravo designer deve essere anche un po' ingegnere. Deve cioè possedere un bagaglio minimo di conoscenze che gli permetta di supportare, anche nel processo produttivo, le soluzioni estetiche e progettuali che ha in mente. È una conoscenza che ho potuto apprendere dalla mia esperienza in Fiat e che ho continuato a coltivare negli anni; mi ha consentito di vincere la resistenza di più di un ingegnere soprattutto verso soluzioni inedite, che però poi si sono rivelate vincenti e sono divenute uno standard di produzione. Se non avessi avuto la certezza che la mia idea poteva essere realizzata, probabilmente avrei dovuto abbandonarla e sarebbe stato un peccato.
*Non sono particolarmente affezionato alle auto che ho disegnato in passato. Non amo legarmi ad un'auto anche perché in tutta la mia carriera ho imparato, una volta terminato un progetto, a guardare sempre a quello futuro. Quando mi capita di guardare "vecchie glorie" come Panda, Golf o Uno non posso fare a meno di soffermarmi su alcuni aspetti che, oggi, inevitabilmente, farei in modo completamente diverso.
{{Int|''[https://www.esquire.com/it/lifestyle/auto-e-motori/a13117409/giugiaro-desiger-auto-futuro/ Giorgetto Giugiaro: «Vi aspetto nel futuro»]''|Intervista di Paolo Briscese, ''esquire.com'', 31 ottobre 2017.}}
*Provengo da una famiglia di artisti, pittori e affrescatori. Ho respirato creatività e arte figurativa sin da bambino, mio padre però è stato lungimirante imponendomi dei corsi di studi più tecnici da affiancare alla pittura. Sono entrato in Fiat a 17 anni, è stata la mia "università": disegnavo componenti, particolari, frigoriferi... poi fui assunto alla carrozzeria [[Bertone]] e lì per la prima volta, ho approcciato l'universo delle auto.
*{{NDR|«[[Progettazione di automobili|Come si progetta un'automobile]]?»}} È un processo graduale e articolato. Il punto di partenza è il posizionamento dell'auto: occorre comprendere e condividere l'architettura e il target a cui si riferisce, per poi analizzare tutti gli aspetti di packaging, abitabilità, telaio, ingombri meccanici. Lo spazio e la funzione vengono prima della forma e dello stile.
*{{NDR|«Quanto contano la forma, il tatto e l'utilizzo dei materiali nella progettazione di una macchina?»}} La forma incide moltissimo nella scelta di un prodotto. L'elemento visivo è il più immediato e deve appagare attraverso proporzioni e linee che ne caratterizzano l'esterno. I materiali e quindi gli interni devono saper comunicare il più possibile i valori del brand o del modello: pensiamo per esempio alle pelli, ai tessuti, alle superfici in cui entriamo in relazione quando utilizziamo questo prodotto.
*Ogni progetto ha un suo percorso nel momento storico in cui si è affrontato. Con il passare del tempo tutto si data, invecchia e si supera. Non sono un nostalgico e la mia indole mi impone di guardare sempre avanti.
*{{NDR|«[Qual è la vettura] che avrebbe voluto disegnare»?}} Sicuramente la [[Citroën DS|Citroen DS19]], inimitabile, geniale, timeless...
{{Int|''[http://motori.quotidiano.net/autoemotonews/giorgetto-giugiaro.htm Giorgetto Giugiaro, il padre nobile del design italiano]''|Intervista di Giuseppe Tassi, ''motori.quotidiano.net'', 3 aprile 2018.}}
[[File:DeLorean DMC-12 Classic-Days 2022 DSC 0050.jpg|thumb|upright=1.2|La [[DeLorean DMC-12]] disegnata da Giugiaro nel 1981: «era dichiaratamente una vettura da sogno, qualcosa che si sposava bene all'idea di un viaggio nel tempo. [...] quelle porte ad ali di gabbiano e la carrozzeria in acciaio inossidabile sembravano proiettate in un'altra epoca. Fu divertente ritrovarla protagonista di un film di successo».]]
*La mia estetica ha sempre tenuto conto delle tecnologie. Tutto quello che è solo design svincolato dal resto cozza contro esigenze pratiche e non può avere successo.
*{{NDR|Sulla [[DeLorean DMC-12]]}} Era dichiaratamente una vettura da sogno, qualcosa che si sposava bene all'idea di un viaggio nel tempo. Eravamo nel 1981, ma quelle porte ad ali di gabbiano e la carrozzeria in acciaio inossidabile sembravano proiettate in un'altra epoca. Fu divertente ritrovarla protagonista di un [[Ritorno al futuro|film di successo]].
*{{NDR|«Nella sua carriera ha disegnato di tutto: automobili ma anche un pallone per la Nba, macchine fotografiche per Nikon, macchine da cucire per Necchi, orologi per Seiko»}} Il design non cambia da un campo a un altro, devi sempre creare qualcosa che facilita la vita, la rende più semplice. Il design è logico perché è funzionale [...]. Non bisogna disegnare per stupire. Oggi vedo coltelli inutilizzabili e cucchiai affilatissimi da cui cola il brodo. Da piccolo guardavo mia madre sarta, china sulla macchina da cucire. Quando progettai Logica per la Necchi pensai a lungo a lei e alle sue fatiche. Così la disegnai una macchina alta e fiera sul suo supporto, perché tutte le sarte non dovessero più lavorare a capo chino.
{{Int|''[https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2018/08/07/giorgetto-giugiaro-compio-80-anni-senza-rimpianti-ho-dellautoTorino09.html Giorgetto Giugiaro: "Compio 80 anni senza rimpianti, ho disegnato la storia dell'auto"]''|Intervista di Stefano Parola, ''la Repubblica'', 7 agosto 2018.}}
*Da bambino sono sempre stato immerso tra disegni e colori. I miei volevano che facessi il liceo artistico e poi l'accademia, invece mi sono ritrovato a fare uno stage in Fiat grazie a un professore che era lo zio di Giacosa [l'inventore della 500, ''ndr'']. Avevo fatto un corso di disegno tecnico e quando mi dissero che avevano bisogno di personale per un nuovo centro stile, accettai. Così sono rimasto intrappolato nell'industria. {{NDR|«Avrebbe preferito diventare un artista?»}} Non rimpiango nulla, perché l'auto mi ha dato in tempi piuttosto rapidi ciò che forse non avrei ottenuto con la pittura.
*Se hai un Picasso in casa non lo vede nessuno, mentre l'auto sì. Anche il povero cristo, per la strada, può sentirsi come il dottore o l'industriale. Questo [[esibizionismo]] non tramonterà.
*{{NDR|Su [[Sergio Marchionne]]}} È stato un uomo eccezionale, ma di finanza e non di prodotto. Ha salvato la Fiat, bisogna rendere onore al suo temperamento.
{{Int|''[https://torino.corriere.it/cronaca/18_novembre_30/500-cosa-piu-vicina-all-uomo-giacosa-ha-fatto-spostare-l-italia-intera-d6cc9f96-f492-11e8-ab5f-9ee20dadd039.shtml «La 500 è la cosa più vicina all'uomo, Giacosa ha fatto spostare l'Italia intera»]''|Intervista di Andrea Rinaldi, ''torino.corriere.it'', 30 novembre 2018.}}
*{{NDR|Su [[Dante Giacosa]]}} [...] non solo un ingegnere tout court, ma un uomo con una grande passione per il mondo artistico, che si divertiva a fare le caricature durante le riunioni. Ha realizzato prodotti che ancora oggi, dal punto di vista della logica, sono insuperabili: far stare 4 persone in una macchina e dare all'intero Paese l'opportunità di spostarsi... be' ci vuole una bravura unica. La bravura di chi sa fare le cose giuste in un contesto difficile, non dimentichiamoci che nel '57 eravamo poveri. [...] Pur essendo esperto di prodotti di una certa consistenza per i ricchi, Giacosa ha cercato di soddisfare i suoi operai e dargli l'opportunità di spostarsi come i più abbienti.
*Sarà stata anche "una barzelletta che viaggia", come ci canzonavano gli americani, però con la [[Fiat Nuova 500|500]] ci siamo spostati in tutto il Paese con norme di sicurezza impensabili oggi.
*Non ha cose inutili: la 500 è la cosa più vicina all'uomo. È un prodotto dell'intelligenza per muoversi senza sciupare spazi, pesi e costi e per mostrare il necessario, senza fare i superbi.
{{Int|''[https://www.gazzettatorino.it/la-panda-di-giugiaro/ Panda, l'utilitaria dei tempi moderni raccontata da Giorgetto Giugiaro]''|Intervista di Matteo Comoglio, ''gazzettatorino.it'', 6 marzo 2020.}}
{{NDR|Sulla [[Fiat Panda (1980)]]}}
*Per ciò che riguarda l'interno [...] usai più un approccio da architetto, ispirandomi alle sedie come la chaise-longue che ha una struttura tubolare, per disegnare i sedili e, usando questa configurazione "a tubi" per l'intero abitacolo. Nella mia idea il sedile anteriore doveva essere più spartano di come poi è stato per la produzione in serie, mentre hanno mantenuto la "culla" per il sedile posteriore e per il grande vano portaoggetti anteriore. Per risparmiare peso anche il vetro discendente era stato inizialmente concepito da me con una semplice rotella che scorreva in una guida su e giù, ma poi si preferì optare per la classica manovella alzavetro.
*Credo che la Panda, nonostante fosse una vettura estremamente semplice e sicuramente meno blasonata di tante altre che ho disegnato dopo, sia ancora oggi un buon esempio di utilitaria, con un unico difetto: è stata una vettura pensata con un approccio forse troppo da architetti che non da puristi del design. Inizialmente, infatti, nonostante molte soluzioni fossero all'avanguardia, soprattutto per gli interni, non venne compresa a fondo risultando troppo essenziale e spartana, soprattutto in Italia.
*[...] in fondo la Panda, soprattutto nella sua prima serie è una vettura che ha un forte legame con l'architettura e non sfigurerebbe certo a fianco di molti altri oggetti che hanno fatto la storia del design.
{{Int|''[https://www.automoto.it/news/ferrari-luce-giugiaro-parla-chiaro-hanno-avuto-un-coraggio-da-leone-la-ferrari-puo-permettersi-qualsiasi-cosa.html Ferrari Luce, Giugiaro parla chiaro: "Hanno avuto un coraggio da leone. La Ferrari può permettersi qualsiasi cosa"]''|Intervista di Emiliano Perucca Orfei, ''automoto.it'', 4 giugno 2026.}}
*{{NDR|Sulla [[Ferrari Luce]]}} Ha sorpreso un po' tutti perché tutti si aspettano quella forma architettonica molto sportiva, molto aggressiva, con un contesto ovviamente di grande tecnologia. La maggioranza della gente ha un'aspettativa normale, abituata a vedere le Ferrari, vede questa vettura e rimane perplessa.
*{{NDR|Sulla Ferrari Luce}} La Ferrari può permettersi qualsiasi cosa. Può discutere, ma non deve vergognarsi di aver avuto questo coraggio.
*Noi siamo partiti dal cavallo. Poi la carrozza, il motore a scoppio e via discorrendo. Ora siamo arrivati a Mazinga.
===Interviste non datate===
[[File:1974 Alfa Romeo Alfasud 4-door sedan (2015-07-15) 01.jpg|thumb|upright=1.2|L'[[Alfa Romeo Alfasud]] disegnata da Giugiaro nel 1972: «per alcune nasce prima la musica (che per noi sarebbe la meccanica) e poi si va dal carrozziere perché ci appicchi su le parole (la carrozzeria); per altre canzoni parole e musica nascono contemporaneamente. Quest'ultimo è il caso dell'Alfasud».]]
*{{NDR|Sull'[[Alfa Romeo Alfasud]]}} L'ingegner Hruska aveva stabilito precise misure per il bagagliaio e non ha "mollato" neppure di un centimetro. Ha sempre detto che l'Alfasud doveva essere pratica, pratica, pratica; ha voluto che nel baule ci stessero quattro valigie enormi, che forse non sono neppure in commercio tanto solo alte e larghe, e io ho dovuto condizionare la linea a questa esigenza. [...] La meccanica ha influito moltissimo, è chiaro, e non potrebbe essere altrimenti. Però con l'Alfasud c'è stato un modo diverso di lavorare. Mi spiego: solitamente il carrozziere prende una vettura già esistente e le mette addosso l'abito che preferisce. Questa volta, invece, l'auto non c'era ancora, essa era delineata da un capitolato derivante da un approfondito studio di mercato dell'[[Alfa Romeo]], e quindi meccanica e linea hanno proseguito di pari passo. Ho lavorato sotto la continua guida dell'ingegner Hruska e posso dire di non aver tracciato un segno con la matita senza la sua approvazione. Insomma, è un po' quello che succede con le canzoni. Per alcune nasce prima la musica (che per noi sarebbe la meccanica) e poi si va dal carrozziere perché ci appicchi su le parole (la carrozzeria); per altre canzoni parole e musica nascono contemporaneamente. Quest'ultimo è il caso dell'Alfasud. E devo dire che è un sistema di lavoro molto più esaltante, che dona maggiori soddisfazioni.<ref>Da un'intervista a ''Gente Motori''; citato in Samuele Prosino, ''[https://www.formulapassion.it/automoto/classiche/alfasud-secondo-giorgetto-giugiaro-alfa-romeo-racconto-hruska-prototipo-592940.html Alfasud, secondo Giugiaro]'', ''formulapassion.it'', 13 novembre 2021.</ref>
==Citazioni su Giorgetto Giugiaro==
*Conosco persone che, non avendo alcuna specifica scolarità tecnica, sono comunque più preparate di molti neo ingegneri, architetti o studenti di scuole di design. Questo grazie alla loro passione e impegno come autodidatti. Giorgetto Giugiaro, il designer del secolo, è un autodidatta, ma purtroppo oggi, a causa della sua mancanza di scolarità specifica, non verrebbe assunto in nessun Centro Stile. Questa è una situazione triste, ma reale. ([[Enrico Fumia]])
*Era un ragazzo scanzonato, sorridente. Mi è piaciuta subito la sua semplicità – direi quasi ingenuità. Era un uomo genuino e quindi facilmente formabile. ([[Nuccio Bertone]])
*Giorgetto Giugiaro è il designer per tutti e di tutti. Non ha disegnato auto stravaganti o da sogno, ma le auto che gli italiani hanno parcheggiato sotto casa [...]. Questo lo rende un personaggio familiare, non solo per la celebrità del suo nome, ammirato e ascoltato nel mondo. Ci ha lasciato l'Alfasud e la Panda, la Uno e la Punto, ma anche l'Alfa Romeo Gt, che magari non avevamo ma desideravamo. È il genio della porta accanto. ([[Giosuè Boetto Cohen]])
==Note==
<references />
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Giugiaro, Giorgetto}}
[[Categoria:Designer italiani]]
[[Categoria:Imprenditori italiani]]
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2026-07-11T01:32:08Z
Danyele
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/* Interviste */ semplificazione
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wikitext
text/x-wiki
[[File:GiorgettoGiugiaro (cropped).jpg|thumb|upright=1.2|Giorgetto Giugiaro nel 2016]]
'''Giorgetto Giugiaro''' (1938 – vivente), designer e imprenditore italiano.
==Citazioni di Giorgetto Giugiaro==
{{cronologico}}
*{{NDR|Sull'[[Alfa Romeo Alfasud]]}} C'è una precisa filosofia in questo lavoro: prima si è guardato all'uomo, cioè agli spazi che lui chiedeva per sé e per i suoi bagagli, poi al motore che doveva trasportarlo. I maggiori ostacoli ce li hanno dati i problemi di aerodinamica. Se infatti dovessi ridisegnare l'Alfasud, vi aggiungerei tutte quelle cose che l'aerodinamica mi ha fatto togliere o modificare.<ref>Citato in Fulvio Cinti, ''[http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,21/articleid,0140_01_1971_0266_0021_4833019/ I carrozzieri sono realisti, non è più tempo di sogni]'', ''La Stampa'', 13 novembre 1971, p. 21.</ref>
*{{NDR|Sulla [[Italdesign Machimoto]]}} Dell'automobile conserva la parte meccanica, il concetto di pavimento-pianale, la stabilità e la sicurezza; della moto utilizza il modo di seduta, a cavallo di lunghe selle, e le sensazioni di viaggiare all'aria aperta. Machimoto non è una frivolezza o un'idea per stupire, ma nasce da due considerazioni di fondo: la drastica riduzione del costo del petrolio e la ripresa economica ormai in atto nei paesi industrializzati riaprono uno spazio per veicoli destinati al tempo libero e al divertimento. [...] mi sono ispirato a prodotti tipo i Dune Buggy degli Anni 70 e ho cercato di attualizzarli rendendoli più socializzanti: invece di due soli posti o degli scomodi due più due, Machimoto può ospitare fino a nove passeggeri: un modo di viaggiare all'aria aperta insieme e spensieratamente.<ref>Citato in ''[http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,21/articleid,1350_02_1986_0107_0021_19516347/ Una macchina o una moto? Per Giugiaro è provocazione]'', ''Stampa Sera'', 22 aprile 1986, p. 21.</ref>
*{{NDR|Sulla [[Ferrari GG50]]}} [...] una Ferrari deve essere sempre riconoscibile come una Ferrari. Dunque questa macchina non cambia i canoni di Maranello. Io ho lavorato molto sul frontale, sulla coda, sulle linee della fiancata, ma in fondo ho preso un po' qua e un po' là, tra le tante suggestioni che fanno parte del mito Ferrari. Forse deluderò chi si aspettava una Ferrari rivoluzionaria. Sono quelli, dico io, che non sanno ascoltare la musica, e confondono Bach con Beethoven.<ref>Citato in Sebastiano Messina, ''[https://www.repubblica.it/2005/j/motori/ottobre05/messinaferrari/messinaferrari.html Ecco la Ferrari GG50, "la Rossa che vorrei"]'', ''repubblica.it'', 18 ottobre 2005.</ref>
*{{NDR|Sulla [[Lancia Delta (1979)|Lancia Delta]]}} Come per tutte le mie creazioni optai per una forma semplice e, secondo la moda del tempo, molto squadrata, perché a parità d'ingombro un cubo sembra più grande di una sfera.<ref>Da un evento del Gruppo Dirigenti Fiat al Museo dell'Automobile di Torino, 14 novembre 2019; citato in Piero Bianco, ''[https://www.veloce.it/news/lancia-delta-quarantanni-da-star-97541 Lancia Delta, quarant'anni da star]'', ''veloce.it'', 27 dicembre 2019.</ref>
*{{NDR|Sulla Lancia Delta}} Mi chiesero di pensare una vettura elegante e funzionale ma non un modello che avesse la vocazione di competere. Sono stati la straordinaria evoluzione della meccanica e l'abilità dei piloti a trasformarla negli anni in un bolide vincente. Io per disegnarla mi ero ispirato al successo della Golf e ai suoi spigoli che piacevano molto, per proporre una compatta spaziosa e versatile. [...] mi lasciarono grande libertà creativa, il modello finale non fu molto diverso dai primi bozzetti di stile.<ref>Da un evento del Gruppo Dirigenti Fiat al Museo dell'Automobile di Torino, 14 novembre 2019; citato in Piero Bianco, ''[https://autologia.net/dopo-quarantanni-la-lancia-delta-continua-a-regalare-emozion/ Dopo quarant'anni la Lancia Delta continua a regalare emozioni]'', ''autologia.net'', 27 novembre 2019.</ref>
===Citazioni non datate===
*{{NDR|Sulla [[Fiat Panda (1980)|Fiat Panda]]}} Carlo De Benedetti mi aveva chiesto di dettare lo stile di un'auto innovativa, compatta ma spaziosa e che venisse a costare poco. Stavo partendo per le vacanze, era l'estate 1976, e la voleva subito. Lavorai giorno e notte, poi cercai De Benedetti ma non mi rispondeva al telefono. Tornai a Torino per scoprire che non faceva più parte della Fiat. Telefonai a Mantovani, dicendogli che avevamo lavorato a vuoto, per niente. {{NDR|«Ma il nuovo ad Tufarelli salvò il progetto, con la sola condizione di non pesare sui costi. Grande sfida...»}} Doveva essere essenziale e... rustica, utilitaria ma spaziosa, economica. Durante lo sviluppo i costi erano aumentati per diversi imprevisti esterni che mi avevano costretto a intervenire sul progetto. Come il lunotto da ingrandire, o la soluzione per i vetri piatti perché non c'erano più attrezzature adeguate per produrli, in particolare per il parabrezza, e di conseguenza servivano nuovi investimenti. [...] Interni funzionali, semplici, sedili ridotti, forma squadrata per avere più spazio interno, soluzioni particolari, per gli alzacristalli e altro, una vettura molto utile, con un peso leggero da rispettare...<ref name="Torre">Citato in Adriano Torre, ''[https://www.auto.it/news/attualita/2024/07/11-7375799/giorgetto_giugiaro_racconta_la_sua_panda_ho_disegnato_un_frigorifero_ Giorgetto Giugiaro racconta la sua Panda: "Ho disegnato un frigorifero"]'', ''auto.it'', 11 luglio 2024.</ref>
*{{NDR|Sulla Fiat Panda}} Ho sempre detto di aver disegnato un... frigorifero, perché per ottenere il massimo dello spazio Panda era squadrata. [...] A guardarla sembra tutto semplice, ma non è così... Ho pensato più volte che fosse più semplice disegnare una Ferrari piuttosto di questa Panda viste le difficoltà e i tanti vincoli imposti...<ref name="Torre"/>
*{{NDR|Sulla [[Bugatti EB 112]]}} Vantava una serie di elementi stilistici nostalgici che rimandavano ai famosi modelli del leggendario marchio francese della fine degli anni Trenta, ma presentati in un'auto dalla meccanica innovativa. Per molti aspetti era un'auto da sogno e anticipava quelli che oggi conosciamo come modelli fastback ad alte prestazioni. Ha combinato in modo impeccabile il design con caratteristiche tecnologiche e ingegneristiche che erano decisamente in anticipo sui tempi.<ref>Citato in Şafak Soysal (adattato da Filippo Einaudi), ''[https://it.motor1.com/news/502471/bugatti-eb112-concept-1993-berlina/ Bugatti EB112, un sogno che si è quasi avverato]'', ''motor1.com'', 8 agosto 2023.</ref>
==Interviste==
{{cronologico}}
[[File:2007 Alfa Romeo Brera V6 coupe (23416268426).jpg|thumb|upright=1.2|L'[[Alfa Romeo Brera]] dsegnata da Giugiaro nel 2005: «è una sportiva a mio avviso molto "sexy" e avrei voluto battezzarla con un nome di donna. Abbiamo pensato [...] alle tante [...] belle creature "femminili" col marchio di Arese. Poi l'abbiamo chiamata Brera [...] per aumentarne ulteriormente il fascino: come fosse un saggio d'accademia».]]
*{{NDR|Sulla [[Saab 9000]]}} Ho cominciato a lavorarci nel '78 [...]. Da allora ho cambiato molte idee, molti concetti. E poi disegnarla non è stato facile. In questo periodo la base meccanica sulla quale costruire la vettura è stata cambiata diverse volte e questo ha comportato modifiche al progetto. All'inizio, ad esempio, doveva essere più corta. [...] In questo progetto poi c'era la necessità di mantenere l'immagine Saab, che è richiamata nel frontale. Le novità più interessanti comunque sono nella portiera [...] e nella coda. La "9000" è una due volumi, ma vista di tre quarti sembra una tre volumi.<ref name="Sabadin">Dall'intervista di Vittorio Sabadin, ''[http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,15/articleid,1016_01_1984_0129_0015_14473423/ Giugiaro: «Com'è difficile progettare per il futuro»]'', ''La Stampa'', 1º giugno 1984, p. 15.</ref>
*{{NDR|Sulla [[Lancia Thema]]}} Vista in fotografia [...] appare molto pesante, massiccia. In strada invece sembra più leggera e armoniosa.<ref name="Sabadin"/>
*{{NDR|Sull'[[Alfa Romeo Brera]]}} Questa è una sportiva a mio avviso molto "sexy" e avrei voluto battezzarla con un nome di donna. Abbiamo pensato alla Giulietta, alle tante altre belle creature "femminili" col marchio di Arese. Poi l'abbiamo chiamata Brera, dopo lunghe riflessioni [...], per aumentarne ulteriormente il fascino: come fosse un saggio d'accademia.<ref>Dall'intervista di Piero Bianco, ''[http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,15/articleid,0265_01_2002_0071_0073_2002623/ Il gioiello di Giugiaro «Brera è un'Alfa sexy che sa dare emozioni»]'', ''La Stampa'' sez. ''Speciale motori'', 14 marzo 2002, p. 15.</ref>
*Tutta la storia della Casa milanese ruota intorno a quello [[Scudetto e trilobo Alfa Romeo|scudo]] che campeggia nella parte anteriore e che nella storia è stato visto in mille modi diversi.<ref name="Fenu">Dall'intervista di Michele Fenu, ''[http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,12/articleid,0162_01_2003_0152_0012_1093453/ Più bella che mai, si ispira alla Brera]'', ''La Stampa'', 4 giugno 2003, p. 12.</ref>
*Per me le [[Alfa Romeo|Alfa]] hanno sempre rappresentato il simbolo dell'auto fascinosa, dalla meccanica fine e dalle prestazioni brillanti.<ref name="Fenu"/>
*Alcuni hanno definito la [[Fiat Panda (1980)|Panda]] un oggetto-simbolo "inossidabile", un "mito" capace di conquistare generazioni di consumatori restando insensibile agli attacchi degli anni e degli imitatori. Certamente con la Panda siamo riusciti a centrare il prodotto ma io preferisco definirla una piccola auto intelligente, una ricerca di design e di engineering portata ai massimi livelli. Cioè, la Panda ha ribaltato il concetto tradizionale di vettura economica: non pretende di rendere in miniatura servizi e accessori di modelli più costosi e quindi offrire il massimo servizio nel minimo spazio. La Panda vuole offrire il massimo spazio abitabile in costi contenuti.<ref name="Panarella">Da Umberto Panarella, ''[http://www.archimagazine.com/dgiugiaro.htm Intervista a Giorgetto Giugiaro]'', ''archimagazine.com'', 8 ottobre 2004.</ref>
*{{NDR|Sulla [[progettazione di automobili]]}} [...] nel processo di concezione, sempre più attento e volto al raggiungimento di un alto standard di qualità del prodotto, non si può trascurare la parte forse meno "nobile" di un'autovettura ma senza dubbio la parte anche più "visibile". Quando siamo incolonnati, bloccati nel traffico cittadino, è la linea del posteriore e non quella dell'anteriore dell'auto che abbiamo tempo e modo di valutare. Certo, al momento dell'acquisto continuano ad essere il segno grafico del "muso" e la marca ad avere una maggiore forza attraente, ma è giusto investire tempo, energie e risorse da dedicare a ricerche per la personalizzazione anche della parte retrostante in egual misura rispetto a quanto normalmente e tradizionalmente si faccia per il frontale.<ref name="Panarella"/>
*"Pensare italiano" significa attingere a una cultura che è dentro di noi, nei difetti, nella sua originalità e nella sua storia. Pensare italiano significa anche tutta una serie di atteggiamenti molto diversi tra loro: come si mangia, come ci si comporta, un insieme di esperienze che costituiscono il modo di vivere e di relazionarsi. Certo, è un modo di vedere molto singolare, non percepibile in termini di massa: non si tratta di un comune pensare, ma una qualità distintiva, quasi egoista. Il nostro è un modo di vedere molto personale, sintesi di un dna che viene da lontano e che fa sì che quello che si produce sia caratterizzato da una connotazione particolare. Il prodotto italiano si apprezza per l'approfondimento che reca in sé, come espressione di un gusto raffinato, sia che si tratti di cibo, di abbigliamento oppure di arredamento. La voglia far bene, la voglia di andare a fondo al di là delle necessità, di trovare una connotazione un po' unica. Ecco che cosa rappresenta per me il modo di lavorare e pensare all'italiana.<ref>Dall'intervista di Silvia Nani a ''Casastile''; citato in ''[https://www.arketipomagazine.it/giugiaro-il-made-in-italy-e-tensione-verso-la-qualita/ Giugiaro: «Il made in Italy è tensione verso la qualità»]'', ''arketipomagazine.it'', 15 aprile 2008.</ref>
*{{NDR|Nel 2019}} L'apparato Fiat non è mai stato determinato nei confronti di [[Lancia (azienda)|Lancia]], hanno sempre pensato di realizzare le vetture con un occhio di riguardo al portafoglio e adottando un atteggiamento sbrigativo sia nel [[design]] che nello sviluppo, soprattutto dalla Thema in poi. {{NDR|«Un marchio sfortunato...»}} La vera sfortuna della Lancia è essere finita nelle mani della famiglia Agnelli. Dico questo perché sembra che non abbiano mai avuto la percezione di quanto Lancia dovesse essere trattata con cura.<ref>Dall'intervista di Leonardo Di Paco, ''[https://web.archive.org/web/20211113235038/https://www.cronacaqui.it/la-sfortuna-lancia-stata-la-fiat-agnelli-alla-delta-preferiva-la-ritmo/ «La sfortuna di Lancia è stata la Fiat: Agnelli alla Delta preferiva la Ritmo»]'', ''cronacaqui.it'', 14 settembre 2019.</ref>
*L'occasione della vita mi è arrivata quando uno dei miei professori di Belle Arti mi consigliò di fare un'esperienza in ambito industriale in attesa di dare l'esame per entrare in Accademia [...]. Così presentai alcuni lavori a una mostra studentesca nel 1955, dove venni notato dal direttore tecnico della Fiat, Dante Giacosa. Fui assunto in Fiat e tre mesi dopo entrai a far parte come illustratore del Dipartimento Studi Progettazione Veicoli Speciali per visualizzare in bozzetti le idee dei creativi. Rimasi in Fiat per quattro anni, un periodo che è stato la mia "università". Iniziai qui a disegnare le automobili, ma anche prodotti industriali come treni, pullman, e anche componenti come i sedili fino ai frigoriferi. Disegnavo su carta lucida e su carta Canson, utilizzavo come tecnica l'acquerello e la tempera per illustrare e rendevo "fotorealistici" i disegni. Fui notato subito dai miei capi anche perché ero velocissimo a disegnare, e con grande stupore dei colleghi mi affidarono molti progetti.<ref name="ANSA">Dall'intervista ''[https://www.ansa.it/canale_motori/notizie/mondo_motori/2024/07/11/fiat-dopo-il-1976-con-panda-e-uno-arriva-il-design-di-giugiaro_842ed35e-d941-424f-827e-a142a3e0e91a.html Fiat, dopo il 1976 con Panda e Uno arriva il design di Giugiaro]'', ''ansa.it'', 11 luglio 2024.</ref>
*Quello della Panda è uno dei progetti a cui sono più legato perché seppur molto radicale e semplice è improntato all'utilità, all'essenzialità e alla versatilità e praticità. La Panda è risultata vincente perché è stata un'auto logica. Siamo partiti con un brief chiaro [...] dove si indicava che doveva essere un'auto alla francese, un'utilitaria per tutti, economica. Doveva pesare e costare poco, sia come produzione che come prezzo finale al pubblico. Ci imponemmo di rispettare i pesi e i costi della [[Fiat 126|126]] di allora e così [...] analizzammo tutte le vetture del medesimo segmento di mercato. Con l'obiettivo di migliorare le numeriche di spazio, abitabilità e capacità di carico. Impostammo uno schemino tecnico con il motore anteriore, che garantiva maggiore spazio per l'abitacolo, adottando vetri piatti, e pesi molto contenuti, la progettammo in meno di un mese. Il primo modello, al momento della presentazione in Fiat, rispecchiava tutte le aspettative. Anche gli interni erano volutamente essenziali, spartani ma estremamente funzionali e versatili. Poi in Fiat decisero di utilizzare anche un altro motore più grande (derivato dalla [[Fiat 127|127]]) e i pesi aumentarono un po'. Anche gli interni furono imborghesiti inficiando un po' la logica basic del progetto iniziale, ma la filosofia generale rimase la stessa. È sorprendente poi la longevità del progetto, ma il successo è perché ha sempre rispettato la logica di servizio con un'architettura semplice con le giuste proporzioni.<ref name="ANSA"/>
*{{NDR|Sulla [[Fiat Grande Panda]]}} Il nome rimane ma la logica della Panda, che è la macchina più importante che ho fatto, non c'è più.<ref name="Mazzu">Da un'intervista a ''La Verità''; citato in Roberto Mazzu, ''[https://auto.everyeye.it/notizie/giugiaro-della-panda-non-rimasto-nulla-decidono-francesi-cina-morti-729179.html Giugiaro 'Della mia Panda non è rimasto nulla, ora decidono i francesi. Cina? Siamo morti']'', ''auto.everyeye.it'', 12 luglio 2024.</ref>
*[...] l'[[Auto elettrica|elettrificazione del motore]], al di là di tutte le valutazioni pro e contro, è un passo importante di un prodotto in cui facilità di guida, silenzio e accelerazione hanno fatto un balzo in avanti incredibile. L'elettrico dà qualcosa di più, come prodotto. Il prodotto elettrico è un passo avanti enorme. La tecnologia è arrivata a soddisfare qualsiasi tipo di capriccio.<ref name="Mazzu"/>
*Quello che è successo con la transizione all'elettrico è drammatico. Pensano di sostituire il motore termico, su cui abbiamo lavorato e investito per 150 anni, in pochi anni. L'auto elettrica è un gran prodotto, lo dico da utente [...]: 400 km di autonomia, silenziosa, ha una grande ripresa, non inquina. Ma crea problemi altrove, soprattutto a livello occupazionale. Non è possibile che [...] si siano prese decisioni così pesanti senza una reale pianificazione.<ref>Dall'intervista di Leonardo Di Paco, ''[https://www.lastampa.it/torino/2025/05/09/news/giugiaro_vendita_italdesign_volkswagen_elettrico_auto-15139400/ Giugiaro: "Che dolore vedere in vendita la mia Italdesign. C'è stata troppa fretta sull'elettrico"]'', ''lastampa.it'', 9 maggio 2025.</ref>
{{Int|''[http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,13/articleid,1059_01_1980_0026_0013_15064902/ «Con la Delta e la nuova Panda un modo diverso di vivere l'auto»]''|Intervista di Michele Fenu, ''La Stampa'', 2 febbraio 1980, p. 13.}}
*Non è l'uomo che si deve adattare alla vettura, ma la macchina. Tenendo ovviamente conto dei problemi tecnici, economici e commerciali, penso sia soprattutto importante considerare i movimenti strutturali dell'uomo: salire, scendere, sedersi. Vorrei [[Progettazione di automobili|cambiare]] le misure dell'auto, un oggetto la cui forma non è fissa ma in evoluzione.
*La [[Lancia Delta (1979)|Delta]] rappresenta per me un traguardo, anche la chiusura di un certo periodo dell'automobile. La crisi petrolifera, i problemi economici stanno cambiando il modo di vivere, di vedere e usare le vetture. Direi che la Delta è un modello di lusso, i cui elementi di spicco, almeno dal mio punto di vista, sono l'ampio spazio concesso ai passeggeri, l'indovinato assetto di guida, la buona visibilità.
*La [[Fiat Panda (1980)|Panda]] è come un paio di jeans, che sono poi un vestire semplice, pratico, senza fronzoli. L'ho vista come un mezzo di trasporto universale, un oggetto che nella sua essenzialità funzionale permette all'uomo di muoversi. Ho cercato di portare in questa auto lo spirito delle costruzioni militari, in particolare degli elicotteri, ossia di mezzi leggeri, razionali, nati per assolvere nel modo migliore a certi scopi. Per me la Panda è una vettura nata da dentro, uno spazio rivestito. In fondo, di mio come stilista c'è soltanto qualche tocco. È un modello che dimostra l'avvenuta maturazione del gusto, una mentalità più evoluta rispetto a qualche anno fa. Siamo a un punto di partenza: questo è solo un inizio. [...] Secondo me sarà la 500 degli Anni Ottanta, la continuazione logica, adeguata ai tempi, di un modello che è stato fondamentale per l'auto in Italia.
{{Int|''[http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,1/articleid,1013_01_1984_0067_0027_22709211/ Giorgio Giugiaro. Se la casa fosse un'auto]''|Intervista di Simonetta Conti, ''La Stampa'' sez. ''Speciale casa'', 20 marzo 1984, p. I.}}
*Genio è colui che si alza la mattina con un'idea brillante. A me non è mai capitato. Sono intuitivo, ma sul filo della razionalità.
*È facile arredare un'abitazione dai grandi spazi: si fa scenografia. Ma in un alloggio di 45 metri quadri o poco più [...] si devono fare miracoli. È la differenza tra una Panda e una Rolls-Royce. Ad esempio, chi sta in cucina [...] non deve essere isolato dal salotto o dall'angolo tv; bisogna avere la possibilità di vedersi, di comunicare, di stare insieme. [...] Nelle camere da letto è il regno della privacy: un'anticamera-spogliatoio, un bagno, la stanza, non spazi "liberi". Se esco in mutande e c'è mio figlio che passa di fronte, nulla di male; ma se c'è anche la sua ragazza... Insomma, dove va a finire la riservatezza?
*I soprammobili arricchiscono la casa, ma due o tre bei pezzi; il resto, tutte quelle cornicette con fotografie, quelle piccole collezioni, si dovrebbero buttare via. [...] Guardate i giapponesi; le loro case sono raffinatissime, moderne anche se antiche di 300 anni: non hanno niente di superfluo.
{{Int|''[http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,15/articleid,1010_01_1985_0277_0013_14118493/ Come ti disegno un'ammiraglia]''|Intervista di Michele Fenu, ''La Stampa'', 13 dicembre 1985, p. 15.}}
[[File:Fiat Croma 1989 grey.jpg|thumb|upright=1.2|La [[Fiat Croma]] disegnata da Giugiaro nel 1985: «io, ovviamente, vedo le macchine sui tavoli da disegno o come modellini [...]. Bene, devo dire che ho trovato ancora più bella la "Croma" in strada, nel suo ambiente naturale. [...] appare per quel che è: una vettura dei nostri tempi, le cui forme possono essere istintivamente capite e apprezzate, il che non sempre capita».]]
*{{NDR|Sul [[pianale Fiat Tipo 4]]}} Il progetto-base è legato alla "Thema". Poi, sono seguiti quelli della "9000" e della "Croma". Non tocca a me dirlo, ma ritengo che le tre vetture interpretino efficacemente gli obiettivi che Lancia, Saab e Fiat volevano perseguire. La "Thema" è una berlina a tre volumi di tipo classico. Una linea signorile, elegante, molto italiana. Una vettura grande ma non enorme, compatta, pulita, perfettamente coerente con lo spirito Lancia e raffinata nei dettagli. La "9000" è una due volumi piena di slancio, aggressiva, con un richiamo alla sportività. La "Croma" è una due volumi e mezzo. È ben proporzionata, moderna e giovanile. Un passo avanti notevole.
*Da un punto di vista stilistico trovo che la parte posteriore della "[[Lancia Thema|Thema]]" sia estremamente valida. È innovativa, dà una sensazione di potenza e di classe, evoca immediatamente un'immagine di solidità e robustezza. Una bella coda, insomma. Sottolineo anche il raccordo tetto, vetri, fiancate. Non ci sono gradini, ma il tutto è armonico e omogeneo.
*{{NDR|Sulla [[Saab 9000]]}} L'elemento dominante è il frontale: basso, discendente, aggressivo. E l'imponente lunotto "carica" l'insieme, contribuisce a dare un senso di spinta, di movimento. [...] la "9000" è stata [...] difficile da disegnare. Ci siamo arrivati per passi progressivi, sviluppando diverse soluzioni.
*{{NDR|Sulla [[Fiat Croma]]}} È una berlina estremamente equilibrata. Non ci sono masse in dispersione, al colpo d'occhio si presenta come una vettura raccolta, proporzionata. Merito dello slancio del cofano anteriore e della compattezza di quello posteriore. C'è una sensazione di dinamicità. E lo sportellone fa subito intuire che questa è una vettura destinata al grandi viaggi, con una straordinaria capacità di carico. Io, ovviamente, vedo le macchine sui tavoli da disegno o come modellini o, in ogni caso, nelle presentazioni statiche. Bene, devo dire che ho trovato ancora più bella la "Croma" in strada, nel suo ambiente naturale. Ci si inserisce felicemente, appare per quel che è: una vettura dei nostri tempi, le cui forme possono essere istintivamente capite e apprezzate, il che non sempre capita.
{{Int|''[http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,15/articleid,1352_02_1986_0168_0015_19529863/ Quei rigatoni disegnati come auto lussuose...]''|Intervista di Donata Gianeri, ''Stampa Sera'', 26 giugno 1986, p. 15.}}
*Essere [[Cuneo|cuneese]] significa anche possedere una certa pragmaticità, una tendenza a smitizzarsi, a non prendersi mai troppo sul serio.
*Ho messo la stessa serietà professionale nel disegnare la pasta che nel disegnare automobili.
*[...] sono un drogato del lavoro: dieci, dodici ore al giorno, mai una pausa, mai un sabato libero. La mia vita è impostata in un modo che gli altri definiscono dissennato: per funzionare bene, debbo esser sempre sotto stress, come un aereo a reazione, che se non tocca i mille chilometri, precipita giù. A questo punto o si smette o si deve per forza tenere il ritmo: allora il tempo si accorcia via via, i minuti diventano secondi, i giorni diventano ore, l'anno scorso hai prodotto tre, quest'anno dieci e sai già che l'anno prossimo dovrai produrre quindici. [...] È una sfida a se stessi, un voler vedere sin dove siamo capaci di arrivare. D'altronde, come si fa a fermarsi? C'è sempre la concorrenza che incalza, che obbliga a gettarsi in avanti, a sperimentare il nuovo, a rischiare; sennò gli altri ti fanno mangiare la polvere. Il mio è un lavoro da matematici e da musicisti, cioè quello di cambiare armonicamente le proporzioni, che va fatto, però, con la velocità del caricaturista da quotidiano. Mezzo mondo lavora alle cose cui lavori tu e il giorno dopo è già troppo tardi.
*[...] voglio arrivare al fascino dell'essenziale, dove la struttura è l'estetica.
{{Int|''[http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,43/articleid,0342_01_2001_0276_0051_3011833/ Giugiaro, re della matita e incompreso di successo]''|Intervista di Stefania Miretti, ''La Stampa'' sez. ''Torino e provincia'', 7 ottobre 2001, p. 43.}}
[[File:Fiat panda 1 v sst.jpg|thumb|upright=1.2|La [[Fiat Panda (1980)|Fiat Panda]] disegnata da Giugiaro nel 1980: «avevo due indicazioni, il peso e il costo: [...] fu progettata pensando a chi non ha possibilità economiche, fu invece apprezzata dal ceto medio-alto, da chi aveva già altre auto in garage. Le racconto questo per dire che a volte facciamo calcoli clamorosamente sbagliati».]]
*Mai avuto interesse per le auto, da bambino. Sono figlio e nipote di decoratori, i miei affrescavano le case, qualche chiesa. Il primo ricordo è legato al nonno. Io guardavo mentre preparava i decori sulla carta, a volte per farmi stare bravo mi permetteva di bucherellare sulle linee: questo sì, mi piaceva. [...] terminate le medie mi iscrissi a un liceo artistico privato. Però mio padre mi impose di frequentare contemporaneamente un corso serale di disegno tecnico: voleva che fossi cosciente del fatto che esistevano più possibilità. Pensi che si iscrisse anche lui, per controllarmi meglio. Mi obbligava a fare un disegno al giorno: io qualche volta ne facevo tre in un pomeriggio, ero velocissimo, così mi restava tempo per giocare. [...] Oggi so che a volte, per salvare una tua idea estetica, devi diventare un tecnico.
*Era il 59, c'era il salone dell'auto, volevo comprarmi un paio di sci e avevo bisogno di soldi, chiesi a un amico di presentarmi Bertone, nella speranza che mi commissionasse qualche lavoretto. Mi diede da progettare un coupé, e quando vide il disegno disse: "Bene, adesso bisogna svilupparlo"... Ero sbalordito: "Come faccio", risposi, "io sono alla Fiat, e poi devo fare il militare...". Il giorno dopo mi sono licenziato dalla Fiat, e sono andato a lavorare da Bertone: pensavo che mi sarei trovato all'interno di un team, invece ero solo, e lavoravo sempre, giorno e notte, sabato e domenica... {{NDR|«E il servizio militare?»}} Bertone aveva promesso che mi avrebbe fatto esonerare, invece dovetti partire. Però mi lasciarono vicino, a Bra; dove il mio datore di lavoro mi aveva affittato una stanza d'albergo. Durante le ore di permesso, andavo lì e disegnavo. Poi, siccome s'era sparsa la voce che disegnavo bene, venivano i marescialli a chiedermi di fare il ritratto alla moglie o alla madre, e questo mi fruttò un po' di tempo libero in più. Mi sbrigavo a fare il ritratto, e tornavo alle auto.
*[...] quando ero in Fiat, tra i miei coetanei ce n'erano di veramente geniali. Però erano distratti da mille cose, e si sono persi. Io sono stato molto fortunato, avevo dalla mia la salute e la volontà, e ho lavorato più di altri. Magari, ho avuto meno svaghi, pochi divertimenti giovanili...
*Avevo due indicazioni, il peso e il costo: la [[Fiat Panda (1980)|Panda]] fu progettata pensando a chi non ha possibilità economiche, fu invece apprezzata dal ceto medio-alto, da chi aveva già altre auto in garage. Le racconto questo per dire che a volte facciamo calcoli clamorosamente sbagliati.
*Prendiamo la [[Smart Fortwo (W450)|Smart]]: non mi piace. Non amo un certo indirizzo frivolo e bambinesco [...]
{{Int|''[https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2002/06/26/giugiaro-rivela-ispirazione-fu-la-fiat.html Giugiaro rivela: "L'ispirazione? Fu la Fiat 128"]''|Intervista di Vincenzo Borgomeo, ''la Repubblica'', 26 giugno 2002.}}
[[File:1975 Volkswagen Golf L 1.1 Front.jpg|thumb|upright=1.2|La [[Volkswagen Golf I|Volkswagen Golf]] disegnata da Giugiaro nel 1974: «io avevo montato fari rettangolari, ma per problemi di costi alla fine li misero tondi. Mi opposi, protestai, dissi perfino che così [...] davanti somigliava troppo all'Alfa Romeo Giulia GT. Sapete che mi risposero? "Se somiglia a un'Alfa, è meglio così"».]]
*Perché proprio io fui scelto per disegnare la [[Volkswagen Golf I|Golf]]? Facile: alla Volkswagen fecero un'indagine interna per stabilire quali erano le auto più belle nel 1970. Ne scelsero sei, e di queste quattro erano mie. [...] {{NDR|«E poi che accordi avete preso?»}} La storia è divertente: io avevo chiesto delle royalties per ogni esemplare prodotto, sarei diventato ricco, ma loro non potevano permetterselo. Così mi dissero che mi avrebbero messo una targhetta "Giugiaro" su ogni vettura. Lo faceva [[Pininfarina]] e per me andava bene. Fino a quando non mi chiesero gli stemmini da applicare sulle macchine: ne volevano 4000 al giorno. Sarei fallito per molto meno.
*Arrivo in [[Germania]]. Centro ricerche Volkswagen. Era il gennaio del 1970. E al centro di un immenso stanzone trovo una [[Fiat 128]] tutta smontata e sezionata pezzo per pezzo. Chiedo spiegazioni e mi rispondono candidamente "non riusciremo mai fare una macchina con una meccanica così raffinata a questo prezzo, per questo la Golf deve essere più piccola". Insomma la 128 era la loro macchina di riferimento.
*{{NDR|«E cos'è che invece non le è piaciuto della Golf?»}} Le confesso che il modello che avevo fatto io aveva il parabrezza più inclinato e il cofano più corto, ma allora la VW aveva paura di rispettare in pieno le norme [[USA]], per i riflessi, le prove di crash, eccetera. Poi io avevo montato fari rettangolari, ma per problemi di costi alla fine li misero tondi. Mi opposi, protestai, dissi perfino che così la Golf davanti somigliava troppo all'Alfa Romeo Giulia GT. Sapete che mi risposero? "Se somiglia a un'Alfa, è meglio così".
{{Int|''[http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,67/articleid,0192_01_2004_0138_0067_1349456/ Le seduzioni di Giugiaro «Edonismo e praticità per fare giocattoli belli»]''|Intervista di Piero Bianco, ''La Stampa'' sez. ''Speciale motori'', 20 maggio 2004, p. 3.}}
{{NDR|Sulla [[progettazione di automobili]]}}
*{{NDR|«Quanto incidono sul design le nuove leggi votate alla sicurezza?»}} Le norme [...] mirano, giustamente, a tutelare non soltanto gli occupanti della vettura, ma anche i pedoni, ciclisti e motociclisti. Si pretende massima sicurezza in caso d'impatto. Tutto questo incide ovviamente sul modo di concepire all'origine un modello: c'è la necessità di studiare frontali diversi, con paraurti alti e predisposti per assorbire il più possibile l'urto e soprattutto non proiettare il pedone contro il parabrezza. Non è difficile fare queste modifiche, però bisogna renderle belle: la difficoltà è proprio conservare l'equilibrio dell'armonia d'insieme. Del resto [...] le norme sulla sicurezza hanno già imposto altri mille vincoli agli stilisti. Bisogna adeguarsi, le vetture di oggi sono certamente molto più sicure.
*Se si esagera nella ricerca di soluzioni avveniristiche, talvolta si perde la misura del buon gusto. Qualcuno può restarne incantato, ad altri può non piacere. L'avanguardismo esagerato divide. Quando presentai la [[Alfa Romeo Brera|Brera]], pensai a una vettura che non fosse "sconvolgente", però doveva essere un'idea gradevole e facilmente comprensibile. Una linea fresca e armonica, senza frenesia di eccessi stilistici. Nella musica si direbbe una bella canzone per tutti.
*{{NDR|«Nelle sue vetture non c'è mai rinuncia alla seduzione»}} Certo, un pizzico di edonismo non guasta: l'[[Automobile|auto]] è il giocattolo dell'uomo, uno sfogo psicologico. Come una bella donna, deve piacere a prima vista, essere sexy. Se non ti conquista al primo impatto, difficilmente avrà successo.
*I giapponesi e gli europei hanno stuzzicato la creatività degli statunitensi, che si sono evoluti sia come qualità sia come forme. Tuttavia nel gusto europeo c'è la storia, che deriva da una lontana attività artigianale. La cultura dominante, più calma e riflessiva, resta la nostra: trasmettere tecnologia con la forma. L'ideale è una miscela ben equilibrata.
{{Int|''[http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,18/articleid,0225_01_2005_0108_0022_1563123/ Giugiaro: un'idea nata da un incontro con Agnelli]''|Intervista di Michele Fenu, ''La Stampa'', 20 aprile 2005, p. 18.}}
{{NDR|Sulla [[Fiat Croma (2005)]]}}
*Qui abbiamo una nuova tipologia di auto, con caratteristiche proprie, sviluppata con particolare attenzione alle normative legate alla protezione del pedone in caso di incidente. Cofano allungato, un corpo vettura robusto, dalle ampie vetrature, linee morbide e dinamiche insieme, una calandra importante, a sviluppo orizzontale. [...] Amo chiamarla "comfort wagon". Non è una monovolume o una giardinetta, piuttosto un'evoluzione di una grande e comoda berlina due volumi. Filante e solida insieme.
*Ho ricercato tre concetti: abitabilità, innovazione e tanta qualità. Questa Croma non voleva e non doveva essere un'auto edonistica o fascinosa [...]. Ispirandoci ai valori del marchio Fiat, volevamo un mezzo elegante e funzionale, una magnifica viaggiatrice che permettesse di spostarsi con grande comfort, offrendo uno spazio maggiore di quello di una berlina classica. Ho dedicato particolare cura all'impostazione aerodinamica, perchè volevo evitare consumi eccessivi e proporre un prodotto con un ottimo controvalore.
*Nella mia attività di designer ho sempre pensato che in auto si deve privilegiare la comodità. [...] La Croma è nata intorno ai sedili posteriori. Un approccio, se volete, innovativo, ma è questa la sua forza. [...] Le sedute del divano sono più alte di quelle di una berlina, ma non tanto come quelle di un Suv o di un monovolume, dove ti devi arrampicare. Il passeggero non deve salire né scendere, ma accostarsi in orizzontale, favorito dall'abbassamento dell'ingombro del brancardo, che è quasi in linea con il pavimento. I piedi non rimangono infossati. Nello stesso tempo l'essere in una posizione sopraelevata rispetto alle poltrone anteriori permette di avere un'ampia visibilità. È uno studio ergonomico attento, che dà una sensazione di grande respiro.
{{Int|''[http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,7/articleid,0239_01_2005_0245_0007_1837328/ Giugiaro: una vettura sexy per emozionare]''|Intervista di Michele Fenu, ''La Stampa'', 7 settembre 2005, p. 7.}}
{{NDR|Sulla [[Fiat Grande Punto]]}}
[[File:2006 Fiat Grande Punto Sporting T-J 1.4 Front.jpg|thumb|upright=1.2|La [[Fiat Grande Punto]] disegnata da Giugiaro nel 2005: «ho immaginato un'auto [...] ricca di dinamismo, formosa. Italianissima nel senso che, pur essendo un modello di larga diffusione, si ispira alla tradizione [...] dei carrozzieri che creavano vetture filanti, piene di grinta e di carattere. Mi piace pensare [...] a una bella donna, il cui corpo solido e sexy è posto in risalto da un abito elegante ed attillato».]]
*{{NDR|«C'è qualche elemento che unisce Punto e Grande Punto?»}} Uno solo: lo spirito di rinnovamento. Da allora a oggi molte cose sono cambiate nel mondo dell'auto e nei gusti della gente. Sono comparsi tanti altri modelli in questa fascia di mercato, spesso ispirati alla Punto, le dimensioni delle vetture sono cresciute, le norme di sicurezza sono diventate più rigide, i clienti vogliono vetture capaci di emozionare. Ecco, la Grande Punto, e hanno fatto davvero bene in Fiat a definirla così, interpreta questi fattori con la stessa carica innovativa della Punto.
*[...] ho immaginato un'auto italianissima, ricca di dinamismo, formosa. Italianissima nel senso che, pur essendo un modello di larga diffusione, si ispira alla tradizione di sportività dei carrozzieri che creavano vetture filanti, piene di grinta e di carattere. Mi piace pensare alla Grande Punto come a una bella donna, il cui corpo solido e sexy è posto in risalto da un abito elegante ed attillato.
*È sempre impegnativo rivestire un modello destinato a un pubblico vastissimo. Direi che qui il lavoro è stato ancora più scientifico, perchè bisognava tener conto di uIteriori vincoli, in particolare quelli fissati dalle nuove leggi di protezione per il pedone. [...] Certo, l'inventiva e la creatività rimangono, eccome: la mia sfida era di arrivare a una forma emozionante e di vedere i vincoli non come ostacoli ma come spunti per nuove linee e soluzioni estetiche. [...] un frontale forte, importante, modellato secondo i canoni delle normative urto pedone, che prevedono volumi più gonfi, taglio cofano più largo e una struttura paraurti rastremata. [...] Se guardate la vettura dall'alto, il "muso" appare smussato ai lati e nella vista di tre quarti posteriori sembra cortissimo. Il parabrezza e il cofano hanno un movimento omogeneo, senza interruzioni marcate. E la calandra propone in modo netto la linea di bipartizione tra cofano e paraurti. [...] La linea a cuneo [...] regala un senso di potenza, la terza luce sulla fiancata [...] migliora la visibilità nelle manovre, gli specchietti aerodinamici, simili a quelli di una vettura da corsa, le ruote grandi con i passaggi ruote di dimensioni generose. Nella parte posteriore abbiamo continuato la tradizione della Punto con i fanali carenati a sviluppo verticale e integrati nei due montanti, però più piccoli. E l'insieme, con il paraurti situato a una altezza da terra più elevata, è assai più muscoloso.
*Un'auto dalla funzionalità emozionante. Pratica ed edonistica. Per gente giovane o dallo spirito giovane. Non è un modello "solo" per trasportare la famiglia. E ben di più: un'auto per divertirsi.
{{Int|''[http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,37/articleid,0243_01_2005_0286_0043_1870828/ Il designer: mi sono voluto premiare per i miei cinquant'anni di scarabocchi]''|Intervista di Michele Fenu, ''La Stampa'', 20 ottobre 2005, p. 37.}}
{{NDR|Sulla [[Ferrari GG50]]}}
*[...] ho pensato [...] a una Ferrari da poter usare con la mia famiglia, diversa da quelle della splendida tradizione della Pininfarina. [...] Montezemolo [...] mi ha dato il via libera, proponendomi come base di questo mio esercizio la Scaglietti e consegnandomi un giusto avvertimento: "Si diverta liberamente, ma, mi raccomando, faccia una Ferrari e non una Giugiaro".
*Ho pensato a un oggetto che mantenesse lo spirito e l'identità Ferrari, ma che fosse più sportivo, compatto e pratico. Ad esempio, io amo sciare e volevo poter trasportare comodamente un paio di sci all'interno. [...] Ho mantenuto il passo della Scaglietti [...] ma ho ridotto la lunghezza [...]. Davanti ho compiuto interventi minimi, accorciando lo sbalzo [...], ma ho rivisto radicalmente il layout della zona posteriore. In particolare, invece del serbatoio del carburante verticale, ho voluto un contenitore che rimanesse interamente al di sotto del piano di carico. Così quest'ultimo è piatto e, abbattendo gli schienali dei sedili, si ha una capacità di 500 litri. Inoltre, ho scelto di utilizzare un vero e proprio portellone posteriore, incernierato alla fine del tetto.
*{{NDR|«Ci sembra una vettura compatta e aggressiva: perde il terzo volume della Scaglietti per una coda chiaramente fastback...»}} Volevo che desse un'impressione di grande dinamicità, pronta a mordere l'asfalto, capace di nascondere i sedili posteriori, tanto da poter essere percepita come una biposto. Ho arrotondato gli spigoli di muso e coda, il fianco è pulito, la linea di cintura si inarca in corrispondenza della ruota posteriore per sottolineare il muscolo del passaruota.
*{{NDR|«Qual è l'elemento forte del design della GG5O?»}} La semplicità, di frontale e coda. Il muso si prolunga al centro, la tipica calandra Ferrari è molto bassa, i proiettori anteriori sono verticali, il cofano lungo, integrato con i parafanghi e solcato da una V solo accennata. Le linee scorrono naturali, dietro i doppi fari tondi sono asimmetrici. C'è l'accenno di un minispoiler, la presenza del portellone è quasi impercettibile. E il tetto in vetro fotocromatico crea una superficie continua con il parabrezza.
{{Int|''[https://www.alvolante.it/news/tu-tu-giorgetto-giugiaro-308413 A tu per tu con Giorgetto Giugiaro]''|Intervista di ''alvolante.it'', 14 giugno 2013.}}
*[...] le [[Ruota|ruote]] costituiscono un elemento fondamentale nella percezione dell'automobile. Una ruota di grandi dimensioni alleggerisce l'impatto visivo e rende più dinamica la carrozzeria. Troppo a lungo, nel progettarle abbiamo fatto i conti solo con esigenze funzionali e di costo. Se mi si passa il paragone, le ruote per un'auto sono un po' come gli occhi per una donna. Se sono grandi, e proporzionate, valorizzano l'insieme.
*{{NDR|Nel 2013, «che cosa pensa dei giovani designer?»}} Escono dalle scuole con una gran voglia di cambiare a la realtà, anche a costo di rischiare degli scivoloni sul piano del buon gusto. E, infatti, guardando i loro progetti, se ne trovano alcuni davvero barocchi. I giovani sono molto creativi, ma non hanno la percezione di quanto un progetto sia concretamente attuabile. Ci arrivano dopo anni di lavoro nel mondo della progettazione. Quando escono dalle scuole non sanno neanche come si fa uno stampo, non sanno nulla di saldatura, assemblaggio, costo del prodotto. Entrano nelle aziende e la loro creatività si confronta con la cultura degli ingegneri che, invece, conoscono perfettamente i processi, ma tendono a non condividere questo loro patrimonio di conoscenze. In fondo è una questione di potere. Si è mai visto un designer al vertice di una casa automobilistica? Ci arrivano ingegneri, uomini di marketing e di finanza, economisti. Ma i designer no. {{NDR|«Chi decide, nelle case automobilistiche, preferisce lasciare ai designer la creatività...»}} Sì, i designer si preferisce lasciarli nel loro Olimpo, anziché farli avvicinare alla vera conoscenza tecnica. Immaginate, invece, un ingegnere gestito da un designer con una robusta base tecnica. Sarebbe costretto a trovare quelle soluzioni che spesso vengono bocciate. Che rivoluzione! Lo dico per esperienza, perché nella mia carriera ho dovuto tantissime volte trovarle io, le soluzioni che avrebbero garantito la fattibilità di un progetto, al punto che sono diventato più ingegnere degli ingegneri. Dovevo difendere le mie idee.
*Il design richiede umiltà e precisione, per certi versi è un po' come fare il manovale. Non è facile trovare questo approccio in chi magari si è laureato in architettura, ha seguito dei corsi di design e si trova a immaginare un prodotto industriale complesso come l'automobile. Fare il designer in modo logico, cioè con cognizione di causa, costa fatica. Il design, del resto, non è soltanto stile, anche se il mondo della comunicazione oggi pone l'accento soprattutto su questo aspetto e chiede prodotti emozionanti. Il rischio, per chi non ha una cultura adeguata, è di disegnare dei prodotti brutti.
{{Int|''[https://www.automotivespace.it/intervista-giorgetto-giugiaro/ Intervista a Giorgetto Giugiaro]''|Artemisa Bega, ''automotivespace.it'', 10 ottobre 2014.}}
*Il design svolge una insostituibile funzione di mediazione tra l'uomo e gli oggetti e i servizi che fanno parte del quotidiano: la creatività "applicata" per il designer assolve il bisogno di partire dall'esistente per trasformarlo mediante interventi capaci di procurare un beneficio sostanziale e non soltanto una valenza estetica.
*Io dico sempre che un bravo designer deve essere anche un po' ingegnere. Deve cioè possedere un bagaglio minimo di conoscenze che gli permetta di supportare, anche nel processo produttivo, le soluzioni estetiche e progettuali che ha in mente. È una conoscenza che ho potuto apprendere dalla mia esperienza in Fiat e che ho continuato a coltivare negli anni; mi ha consentito di vincere la resistenza di più di un ingegnere soprattutto verso soluzioni inedite, che però poi si sono rivelate vincenti e sono divenute uno standard di produzione. Se non avessi avuto la certezza che la mia idea poteva essere realizzata, probabilmente avrei dovuto abbandonarla e sarebbe stato un peccato.
*Non sono particolarmente affezionato alle auto che ho disegnato in passato. Non amo legarmi ad un'auto anche perché in tutta la mia carriera ho imparato, una volta terminato un progetto, a guardare sempre a quello futuro. Quando mi capita di guardare "vecchie glorie" come Panda, Golf o Uno non posso fare a meno di soffermarmi su alcuni aspetti che, oggi, inevitabilmente, farei in modo completamente diverso.
{{Int|''[https://www.esquire.com/it/lifestyle/auto-e-motori/a13117409/giugiaro-desiger-auto-futuro/ Giorgetto Giugiaro: «Vi aspetto nel futuro»]''|Intervista di Paolo Briscese, ''esquire.com'', 31 ottobre 2017.}}
*Provengo da una famiglia di artisti, pittori e affrescatori. Ho respirato creatività e arte figurativa sin da bambino, mio padre però è stato lungimirante imponendomi dei corsi di studi più tecnici da affiancare alla pittura. Sono entrato in Fiat a 17 anni, è stata la mia "università": disegnavo componenti, particolari, frigoriferi... poi fui assunto alla carrozzeria [[Bertone]] e lì per la prima volta, ho approcciato l'universo delle auto.
*{{NDR|«[[Progettazione di automobili|Come si progetta un'automobile]]?»}} È un processo graduale e articolato. Il punto di partenza è il posizionamento dell'auto: occorre comprendere e condividere l'architettura e il target a cui si riferisce, per poi analizzare tutti gli aspetti di packaging, abitabilità, telaio, ingombri meccanici. Lo spazio e la funzione vengono prima della forma e dello stile.
*{{NDR|«Quanto contano la forma, il tatto e l'utilizzo dei materiali nella progettazione di una macchina?»}} La forma incide moltissimo nella scelta di un prodotto. L'elemento visivo è il più immediato e deve appagare attraverso proporzioni e linee che ne caratterizzano l'esterno. I materiali e quindi gli interni devono saper comunicare il più possibile i valori del brand o del modello: pensiamo per esempio alle pelli, ai tessuti, alle superfici in cui entriamo in relazione quando utilizziamo questo prodotto.
*Ogni progetto ha un suo percorso nel momento storico in cui si è affrontato. Con il passare del tempo tutto si data, invecchia e si supera. Non sono un nostalgico e la mia indole mi impone di guardare sempre avanti.
*{{NDR|«[Qual è la vettura] che avrebbe voluto disegnare»?}} Sicuramente la [[Citroën DS|Citroen DS19]], inimitabile, geniale, timeless...
{{Int|''[http://motori.quotidiano.net/autoemotonews/giorgetto-giugiaro.htm Giorgetto Giugiaro, il padre nobile del design italiano]''|Intervista di Giuseppe Tassi, ''motori.quotidiano.net'', 3 aprile 2018.}}
[[File:DeLorean DMC-12 Classic-Days 2022 DSC 0050.jpg|thumb|upright=1.2|La [[DeLorean DMC-12]] disegnata da Giugiaro nel 1981: «era dichiaratamente una vettura da sogno, qualcosa che si sposava bene all'idea di un viaggio nel tempo. [...] quelle porte ad ali di gabbiano e la carrozzeria in acciaio inossidabile sembravano proiettate in un'altra epoca. Fu divertente ritrovarla protagonista di un film di successo».]]
*La mia estetica ha sempre tenuto conto delle tecnologie. Tutto quello che è solo design svincolato dal resto cozza contro esigenze pratiche e non può avere successo.
*{{NDR|Sulla [[DeLorean DMC-12]]}} Era dichiaratamente una vettura da sogno, qualcosa che si sposava bene all'idea di un viaggio nel tempo. Eravamo nel 1981, ma quelle porte ad ali di gabbiano e la carrozzeria in acciaio inossidabile sembravano proiettate in un'altra epoca. Fu divertente ritrovarla protagonista di un [[Ritorno al futuro|film di successo]].
*{{NDR|«Nella sua carriera ha disegnato di tutto: automobili ma anche un pallone per la Nba, macchine fotografiche per Nikon, macchine da cucire per Necchi, orologi per Seiko»}} Il design non cambia da un campo a un altro, devi sempre creare qualcosa che facilita la vita, la rende più semplice. Il design è logico perché è funzionale [...]. Non bisogna disegnare per stupire. Oggi vedo coltelli inutilizzabili e cucchiai affilatissimi da cui cola il brodo. Da piccolo guardavo mia madre sarta, china sulla macchina da cucire. Quando progettai Logica per la Necchi pensai a lungo a lei e alle sue fatiche. Così la disegnai una macchina alta e fiera sul suo supporto, perché tutte le sarte non dovessero più lavorare a capo chino.
{{Int|''[https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2018/08/07/giorgetto-giugiaro-compio-80-anni-senza-rimpianti-ho-dellautoTorino09.html Giorgetto Giugiaro: "Compio 80 anni senza rimpianti, ho disegnato la storia dell'auto"]''|Intervista di Stefano Parola, ''la Repubblica'', 7 agosto 2018.}}
*Da bambino sono sempre stato immerso tra disegni e colori. I miei volevano che facessi il liceo artistico e poi l'accademia, invece mi sono ritrovato a fare uno stage in Fiat grazie a un professore che era lo zio di Giacosa [l'inventore della 500, ''ndr'']. Avevo fatto un corso di disegno tecnico e quando mi dissero che avevano bisogno di personale per un nuovo centro stile, accettai. Così sono rimasto intrappolato nell'industria. {{NDR|«Avrebbe preferito diventare un artista?»}} Non rimpiango nulla, perché l'auto mi ha dato in tempi piuttosto rapidi ciò che forse non avrei ottenuto con la pittura.
*Se hai un Picasso in casa non lo vede nessuno, mentre l'auto sì. Anche il povero cristo, per la strada, può sentirsi come il dottore o l'industriale. Questo [[esibizionismo]] non tramonterà.
*{{NDR|Su [[Sergio Marchionne]]}} È stato un uomo eccezionale, ma di finanza e non di prodotto. Ha salvato la Fiat, bisogna rendere onore al suo temperamento.
{{Int|''[https://torino.corriere.it/cronaca/18_novembre_30/500-cosa-piu-vicina-all-uomo-giacosa-ha-fatto-spostare-l-italia-intera-d6cc9f96-f492-11e8-ab5f-9ee20dadd039.shtml «La 500 è la cosa più vicina all'uomo, Giacosa ha fatto spostare l'Italia intera»]''|Intervista di Andrea Rinaldi, ''torino.corriere.it'', 30 novembre 2018.}}
*{{NDR|Su [[Dante Giacosa]]}} [...] non solo un ingegnere tout court, ma un uomo con una grande passione per il mondo artistico, che si divertiva a fare le caricature durante le riunioni. Ha realizzato prodotti che ancora oggi, dal punto di vista della logica, sono insuperabili: far stare 4 persone in una macchina e dare all'intero Paese l'opportunità di spostarsi... be' ci vuole una bravura unica. La bravura di chi sa fare le cose giuste in un contesto difficile, non dimentichiamoci che nel '57 eravamo poveri. [...] Pur essendo esperto di prodotti di una certa consistenza per i ricchi, Giacosa ha cercato di soddisfare i suoi operai e dargli l'opportunità di spostarsi come i più abbienti.
*Sarà stata anche "una barzelletta che viaggia", come ci canzonavano gli americani, però con la [[Fiat Nuova 500|500]] ci siamo spostati in tutto il Paese con norme di sicurezza impensabili oggi.
*Non ha cose inutili: la 500 è la cosa più vicina all'uomo. È un prodotto dell'intelligenza per muoversi senza sciupare spazi, pesi e costi e per mostrare il necessario, senza fare i superbi.
{{Int|''[https://www.gazzettatorino.it/la-panda-di-giugiaro/ Panda, l'utilitaria dei tempi moderni raccontata da Giorgetto Giugiaro]''|Intervista di Matteo Comoglio, ''gazzettatorino.it'', 6 marzo 2020.}}
{{NDR|Sulla [[Fiat Panda (1980)]]}}
*Per ciò che riguarda l'interno [...] usai più un approccio da architetto, ispirandomi alle sedie come la chaise-longue che ha una struttura tubolare, per disegnare i sedili e, usando questa configurazione "a tubi" per l'intero abitacolo. Nella mia idea il sedile anteriore doveva essere più spartano di come poi è stato per la produzione in serie, mentre hanno mantenuto la "culla" per il sedile posteriore e per il grande vano portaoggetti anteriore. Per risparmiare peso anche il vetro discendente era stato inizialmente concepito da me con una semplice rotella che scorreva in una guida su e giù, ma poi si preferì optare per la classica manovella alzavetro.
*Credo che la Panda, nonostante fosse una vettura estremamente semplice e sicuramente meno blasonata di tante altre che ho disegnato dopo, sia ancora oggi un buon esempio di utilitaria, con un unico difetto: è stata una vettura pensata con un approccio forse troppo da architetti che non da puristi del design. Inizialmente, infatti, nonostante molte soluzioni fossero all'avanguardia, soprattutto per gli interni, non venne compresa a fondo risultando troppo essenziale e spartana, soprattutto in Italia.
*[...] in fondo la Panda, soprattutto nella sua prima serie è una vettura che ha un forte legame con l'architettura e non sfigurerebbe certo a fianco di molti altri oggetti che hanno fatto la storia del design.
{{Int|''[https://www.automoto.it/news/ferrari-luce-giugiaro-parla-chiaro-hanno-avuto-un-coraggio-da-leone-la-ferrari-puo-permettersi-qualsiasi-cosa.html Ferrari Luce, Giugiaro parla chiaro: "Hanno avuto un coraggio da leone. La Ferrari può permettersi qualsiasi cosa"]''|Intervista di Emiliano Perucca Orfei, ''automoto.it'', 4 giugno 2026.}}
*{{NDR|Sulla [[Ferrari Luce]]}} Ha sorpreso un po' tutti perché tutti si aspettano quella forma architettonica molto sportiva, molto aggressiva, con un contesto ovviamente di grande tecnologia. La maggioranza della gente ha un'aspettativa normale, abituata a vedere le Ferrari, vede questa vettura e rimane perplessa.
*{{NDR|Sulla Ferrari Luce}} La Ferrari può permettersi qualsiasi cosa. [...] non deve vergognarsi di aver avuto questo coraggio.
*Noi siamo partiti dal cavallo. Poi la carrozza, il motore a scoppio e via discorrendo. Ora siamo arrivati a Mazinga.
===Interviste non datate===
[[File:1974 Alfa Romeo Alfasud 4-door sedan (2015-07-15) 01.jpg|thumb|upright=1.2|L'[[Alfa Romeo Alfasud]] disegnata da Giugiaro nel 1972: «per alcune nasce prima la musica (che per noi sarebbe la meccanica) e poi si va dal carrozziere perché ci appicchi su le parole (la carrozzeria); per altre canzoni parole e musica nascono contemporaneamente. Quest'ultimo è il caso dell'Alfasud».]]
*{{NDR|Sull'[[Alfa Romeo Alfasud]]}} L'ingegner Hruska aveva stabilito precise misure per il bagagliaio e non ha "mollato" neppure di un centimetro. Ha sempre detto che l'Alfasud doveva essere pratica, pratica, pratica; ha voluto che nel baule ci stessero quattro valigie enormi, che forse non sono neppure in commercio tanto solo alte e larghe, e io ho dovuto condizionare la linea a questa esigenza. [...] La meccanica ha influito moltissimo, è chiaro, e non potrebbe essere altrimenti. Però con l'Alfasud c'è stato un modo diverso di lavorare. Mi spiego: solitamente il carrozziere prende una vettura già esistente e le mette addosso l'abito che preferisce. Questa volta, invece, l'auto non c'era ancora, essa era delineata da un capitolato derivante da un approfondito studio di mercato dell'[[Alfa Romeo]], e quindi meccanica e linea hanno proseguito di pari passo. Ho lavorato sotto la continua guida dell'ingegner Hruska e posso dire di non aver tracciato un segno con la matita senza la sua approvazione. Insomma, è un po' quello che succede con le canzoni. Per alcune nasce prima la musica (che per noi sarebbe la meccanica) e poi si va dal carrozziere perché ci appicchi su le parole (la carrozzeria); per altre canzoni parole e musica nascono contemporaneamente. Quest'ultimo è il caso dell'Alfasud. E devo dire che è un sistema di lavoro molto più esaltante, che dona maggiori soddisfazioni.<ref>Da un'intervista a ''Gente Motori''; citato in Samuele Prosino, ''[https://www.formulapassion.it/automoto/classiche/alfasud-secondo-giorgetto-giugiaro-alfa-romeo-racconto-hruska-prototipo-592940.html Alfasud, secondo Giugiaro]'', ''formulapassion.it'', 13 novembre 2021.</ref>
==Citazioni su Giorgetto Giugiaro==
*Conosco persone che, non avendo alcuna specifica scolarità tecnica, sono comunque più preparate di molti neo ingegneri, architetti o studenti di scuole di design. Questo grazie alla loro passione e impegno come autodidatti. Giorgetto Giugiaro, il designer del secolo, è un autodidatta, ma purtroppo oggi, a causa della sua mancanza di scolarità specifica, non verrebbe assunto in nessun Centro Stile. Questa è una situazione triste, ma reale. ([[Enrico Fumia]])
*Era un ragazzo scanzonato, sorridente. Mi è piaciuta subito la sua semplicità – direi quasi ingenuità. Era un uomo genuino e quindi facilmente formabile. ([[Nuccio Bertone]])
*Giorgetto Giugiaro è il designer per tutti e di tutti. Non ha disegnato auto stravaganti o da sogno, ma le auto che gli italiani hanno parcheggiato sotto casa [...]. Questo lo rende un personaggio familiare, non solo per la celebrità del suo nome, ammirato e ascoltato nel mondo. Ci ha lasciato l'Alfasud e la Panda, la Uno e la Punto, ma anche l'Alfa Romeo Gt, che magari non avevamo ma desideravamo. È il genio della porta accanto. ([[Giosuè Boetto Cohen]])
==Note==
<references />
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Giugiaro, Giorgetto}}
[[Categoria:Designer italiani]]
[[Categoria:Imprenditori italiani]]
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Auto elettrica
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Danyele
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[[File:BMW i3 AMS 12 2016 0372.jpg|thumb|upright=1.2|Un'auto elettrica durante l'operazione di ricarica (2016)]]
Citazioni sull{{'}}'''auto elettrica'''.
==Citazioni==
*A volte si criticano le auto elettriche, quando in realtà sono migliori sotto ogni aspetto: sono più veloci, hanno una migliore accelerazione, sono più silenziose e aiutano a ridurre l'inquinamento nelle città. ([[Olivier François]])
*{{NDR|Nel 2023}} Alcuni decisori ad un certo punto hanno stabilito che le comunità avrebbero dovuto usare l'elettrico. Ed è successo, ma l'elettrificazione è solo un pezzo della torta, e c'è molta attenzione e dibattito sul software o la necessità di consolidare i canali di fornitura. Troppi stanno guardando alla tecnologia in se stessa e discutono di flussi assiali e radiali e densità energetica, mentre la cosa più importante è la percezione del cliente. Fare un'auto elettrica è relativamente facile dal punto di vista tecnico, il vero punto è come estrarre le migliori emozioni che può dare l'elettrico al guidatore. La tecnologia è solo uno strumento e credo si stiano spendendo troppi soldi per essa, e questo perché manca una conoscenza approfondita. ([[Benedetto Vigna]])
*{{NDR|Nel 2022}} Anche con l'elettrico, tutto quello che fa parte di un'auto rimane a bordo. Cambia solo il tipo di propulsione. Non è più il tempo di considerare le auto elettriche come una stranezza. [...] Detto questo, tecnologia, aerodinamica e risparmio del peso guidano l'estetica. I motori elettrici cambiano invece l'architettura di base. Le batterie sono in basso per il centro di gravità, così abbiamo un passo più lungo; e dobbiamo limitare gli sbalzi per assicurarci che l'auto non diventi troppo lunga. In generale aumenta l'altezza, perché si è seduti sopra le batterie, e dunque il diametro delle ruote incrementa. L'aerodinamica è estremamente importante, perché interviene sull'autonomia. ([[Alejandro Mesonero-Romanos]])
*{{NDR|Nel 2024, «cosa si può fare per promuovere la mobilità elettrica?»}} Bisogna porsi due domande. La prima è cosa possa fare un costruttore. Quello che dobbiamo fare è offrire un elettrico accessibile, stazioni e colonnine di ricarica. Bisogna anche offrire una transizione ibrida dal termico all'elettrico. I costruttori hanno del lavoro da fare, ma non tutti quanti. Se si guarda ai paesi più avanti nella transizione si nota che le aziende hanno ricevuto anche degli incentivi statali. [...] Direi perciò che quello che serve è una combinazione di assistenze dei governi, sotto forma di infrastrutture e incentivi. Dal lato dei costruttori invece dobbiamo assicurarci che le auto siano accessibili. Ognuno ha un compito. ([[Linda Jackson]])
*Ho provato delle auto elettriche in pista: da un punto di vista di guida, alla terza curva non ci pensi più. Sono fortemente prestazionali. Ma non va sottovalutato il cambiamento: la potenza di una frenata con la forza rigenerativa cambia le cose. C'è sempre da imparare. Ogni giorno. ([[Vicky Piria]])
*{{NDR|Nel 2017}} Il megatrend dell'elettrico è sulla bocca di tutti. Ma vedo buttare la palla molto avanti. Pensare realisticamente che tra 10-15 anni ci sarà la fine dei motori termici è esagerato. Nessuno, poi, parla del problema delle materie prime necessarie per le batterie. Produrre oggi automobili elettriche e fare profitti? Ce n'è di strada da fare. Nelle super sportive non vedo un trend immediato. ([[Stefano Domenicali]])
*{{NDR|Nel 2022}} In un mercato dove i listini, trainati dai costi all'acquisto delle vetture elettriche, sono saliti alle stelle tanto tutti i costruttori li hanno alzati senza ritegno perché le auto tradizionali costano comunque poco rispetto alle vetture alla spina che dovrebbero essere il futuro imposto dai Governi, succede che anche le utilitarie diventano inaccessibili. [...] Questo ci deve far capire quello che succederà negli anni a venire quando l'imposizione forzata delle auto elettriche, i cui prezzi non caleranno troppo (meglio non farsi esagerate illusioni), vedrà un fiorire di oggetti di pseudo lusso pressoché inarrivabili, con la massa che allora troverà sfogo nell'arrivo di proposte cinesi queste sì con listini accettabili. Il mercato della Grande Muraglia già oggi è fitto di vetture a batteria che costano poco e quando si decideranno ad esportarle, dopo anni di esperienza in loco, lo faranno con listini aggressivi. Saranno vetture di bassa qualità, di scarse prestazioni e con una sicurezza molto elementare ma saranno alla portata di tante tasche altrimenti escluse dalla mobilità privata. I grandi marchi diventeranno di nicchia e noi regaleremo un secolo e passa di storia e di gloria ai nuovi invasori. Come la chiama [[Beppe Grillo|Grillo]]? La decrescita felice. Eccola alle porte. ([[Carlo Cavicchi]])
*{{NDR|Nel 2022}} Investire sulla mobilità elettrica non è soltanto un beneficio per l'ambiente, per la salute, anche con riferimento all'abbassamento del PM10 nelle città, con tutto ciò che comporta, è anche una questione fondamentale per il nostro sistema produttivo, per il nostro sistema industriale, perché puntare sulla mobilità sostenibile significa puntare anche sulla ricerca, sull'innovazione. Un'[[impresa]], un'industria che non punta sull'innovazione non è in grado di essere competitiva a livello europeo e a livello mondiale, tant'è vero che una parte consistente delle tecnologie, legate alla mobilità elettrica, viene importata nel nostro Paese. ([[Filiberto Zaratti]])
*L'elettrificazione del motore, al di là di tutte le valutazioni pro e contro, è un passo importante di un prodotto in cui facilità di guida, silenzio e accelerazione hanno fatto un balzo in avanti incredibile. L'elettrico dà qualcosa di più, come prodotto. Il prodotto elettrico è un passo avanti enorme. La tecnologia è arrivata a soddisfare qualsiasi tipo di capriccio. ([[Giorgetto Giugiaro]])
*{{NDR|Nel 2022}} L'elettrificazione è una tecnologia scelta dai politici, non dall'industria. Perché c'erano modi più economici e veloci di ridurre le emissioni. [...] Per dirla semplice, non guardare l'intero ciclo di vita delle auto elettriche è molto riduttivo. [...] Con il mix energetico dell'Europa, un veicolo elettrico deve percorrere 70 mila chilometri prima di compensare l'impronta di CO2 creata dalla fabbricazione della batteria. Solo a quel punto inizia ad allargare il divario con un [[veicolo ibrido]] leggero. Sappiamo anche che un veicolo ibrido leggero costa la metà di un elettrico. Alla fine, è meglio accettare auto ibride termiche molto efficienti in modo che rimangano accessibili e forniscano un beneficio immediato in termini di CO2, o è necessario avere veicoli al 100% elettrici che le classi medie non potranno permettersi, chiedendo intanto ai governi di continuare ad aumentare i loro deficit di bilancio per fornire incentivi? Questo è un dibattito sociale che mi piacerebbe avere, ma per ora non lo vedo. ([[Carlos Tavares]])
*La cosa strana delle auto elettriche è che, in un certo senso, hanno reso le prestazioni un po' noiose, perché hanno un carattere molto uniforme, mentre un motore a combustione interna, con tutti i suoi pistoni che si muovono e il sistema di distribuzione che gira e così via, ha un carattere meccanico immenso, principalmente perché è imperfetto, proprio come noi, e ci piace sfruttare questa sua imperfezione. ([[James May]])
*{{NDR|Nel 2011}} Le auto che vanno solo a corrente non sono per niente pratiche: hanno un'autonomia limitata e, una volta "finite" le batterie, occorre stare fermi un bel po' per ricaricarle. Ammesso di trovare un posto dove farlo. Il problema principale è la carenza delle infrastrutture pubbliche, e servirà molto tempo prima che ci sia un numero e una diffusione di colonnine di ricarica tale che renda interessante l'utilizzo delle auto solo elettriche. ([[Henrik Fisker]])
*{{NDR|«Riesce a immaginare un futuro con supercar e auto da corsa mosse da motori elettrici?»}} Me lo immagino. Ma senza piacere... ([[Walter Röhrl]])
*{{NDR|«Occorre uno stile di guida specifico per guidare elettrico?»}} No, semmai è importante saper adattare il proprio stile di guida per sfruttare al massimo le eccezionali qualità, soprattutto in termini di efficienza, delle nostra vetture elettriche. Le vetture a emissioni zero inducono a una guida molto rilassata, accompagnati dal silenzio con cui si muovono, e più rispettosa del Codice della Strada. Si impara a guidare in modo predittivo per ottenere il massimo dalla frenata rigenerativa, per sfruttare al massimo la funzione veleggio così da ottenere un sensibile incremento dell'autonomia. Poi si sa, quando si ha voglia di uno scatto bruciante le auto elettriche sono quasi imbattibili. ([[Rinaldo Capello]])
*{{NDR|Nel 2023}} Nonostante il dibattito sulle reali convenienze ecologiche dell'elettrico rispetto al motore termico, è indubbio che le full-electric abbiano il potenziale di portare a nuove architetture, influenzando design e stile in modo significativo. Tuttavia, il problema rimane lo stesso: chi avrà il coraggio e la visione per fare il primo passo? Solo i pionieri che penseranno in modo innovativo potranno farlo. ([[Enrico Fumia]])
*{{NDR|Nel 2022}} Portare tutto verso l'elettrico non è la risposta alle domande ambientali, è solo una tappa del nostro viaggio verso la riduzione delle emissioni. Non saremo mai in grado di ricaricare un veicolo elettrico in due minuti, come si fa ora dal benzinaio. La comodità non ci sarà mai. Non solo: ci sono le materie prime necessarie per produrre batterie sufficienti per il numero di auto che produciamo oggi, ma in futuro — quando saranno prodotte milioni di elettriche — dove verranno trovati questi materiali ogni anno? Poi dobbiamo pensare alle reti nazionali, alle infrastrutture elettriche. Le stazioni di ricarica non sono la soluzione, né lo è la ricarica domestica sulle reti esistenti. ([[Marek Reichman]])
*{{NDR|Nel 2022}} Qual è il modo migliore per evitare che {{NDR|gli europei}} siano liberi nella mobilità? È rendere le auto molto costose con tecnologie molto costose. ([[Carlos Tavares]])
*{{NDR|Nel 2025}} Quello che è successo con la transizione all'elettrico è drammatico. Pensano di sostituire il motore termico, su cui abbiamo lavorato e investito per 150 anni, in pochi anni. L'auto elettrica è un gran prodotto, lo dico da utente [...]: 400 km di autonomia, silenziosa, ha una grande ripresa, non inquina. Ma crea problemi altrove, soprattutto a livello occupazionale. Non è possibile che [...] si siano prese decisioni così pesanti senza una reale pianificazione. ([[Giorgetto Giugiaro]])
*Se penso ad un'auto puramente elettrica per l'impiego sportivo direi di no, perché nonostante la grande coppia la dosabilità della potenza non è ottimale e poi sono prive di emozionalità in quanto manca il sound. ([[Walter Röhrl]])
*Se si decide di produrre vetture elettriche per ragioni legate all'ecologia anche l'energia elettrica deve arrivare in modo sostenibile e nel rispetto dell'ambiente. Se usi generatori diesel per alimentare le auto elettriche e poi affermi che queste non inquinano è una presa in giro che rischia di far crollare tutto il castello. ([[Andrea Adamo]])
*Tutte le volte che ho provato un'auto elettrica, mi sono dimentica del rumore, ma mi sono concentrata su come sfruttarla al meglio. Chi si lamenta dell'assenza del rumore secondo me lo fa solo per una questione di abitudine. È vero che ti dà sensazioni diverse, senti la gomma sul cordolo, senti ogni minimo rumore, ma una delle capacità migliori che un pilota possa avere, è la capacità di adattarsi, e quindi anche in quella situazione ti devi adattare. ([[Vicky Piria]])
*Un'auto che sta rivoluzionando la nostra industria alla radice: un motore termico ha centinaia di pezzi, uno elettrico solo una decina. Se pensiamo al risparmio di produzione di pezzi per i miliardi di veicoli nel mondo, forse dovremmo rivedere le nostre considerazioni sulla mobilità. ([[Leonardo Fioravanti (designer)|Leonardo Fioravanti]])
===[[Paolo Attivissimo]]===
*{{NDR|«Da dove nasce la tua passione per la mobilità elettrica?»}} È nata quando provai una delle prime [[Smart]] elettriche, aveva una strana batteria a sale che era completamente ecologica. L'effetto immediato fu la sensazione di essere salito a bordo di una macchina dell'autopista. Aveva un'accelerazione straordinaria, una ripresa entusiasmante ed uno spazio di manovra minuscolo, tipico di queste micro automobili. La prima emozione fu quella di sentirsi nel futuro — era ora — pensai.
*Molti si chiedono dove troveremo l'energia per caricare le auto quando saranno tutte elettriche.<br />Però nessuno si chiede dove prendiamo tutta l'energia per tenere accese inutilmente le insegne tutta la notte.
*{{NDR|«Come ti trovi a guidare un'automobile elettrica?»}} Per me è naturale girare in elettrico, viaggiare senza rumore né scatti durante le cambiate, perché non c'è il cambio. Non vado mai al distributore a far benzina, perché arrivo a casa, collego l'auto alla presa e ho fatto. Oggi, mi sembra strano guidare l'altra macchina a benzina e sentire le vibrazioni, gli scossoni. Mi sembra di passare dal jet al biplano.
*Tanta gente dice che fermarsi mezz'ora per ricaricare un'auto elettrica in viaggio è intollerabile. Ieri ho visto probabilmente la stessa gente fare allegramente mezz'ora di coda ai caselli pur di non comprare un Telepass da un euro al mese.
*Un'altra delle critiche tediosamente frequenti, soprattutto fra chi non si informa prima di sentenziare, è che fabbricare un'auto elettrica inquina molto di più che fabbricarne una tradizionale. In realtà l'impatto ambientale della fabbricazione di un'automobile elettrica è ''leggermente'' maggiore di quello di una singola auto a carburante, ma viene recuperato in media dopo 30.000 km di marcia (perché quella a carburante continua a inquinare anche dopo la fabbricazione). E se salta fuori che in media le auto elettriche durano molto di più di quelle a carburante, allora dobbiamo fare il confronto non fra un'elettrica e una termica, ma fra un'elettrica e le ''due-tre'' termiche che sostituisce.
===[[Jeremy Clarkson]]===
{{cronologico}}
*{{NDR|Nel 2023}} Per anni ho detto a tutti fino allo sfinimento che le auto elettriche non hanno abbastanza autonomia, che impiegano troppo tempo per ricaricarsi, che saranno sempre troppo costose e che non sono nemmeno molto ecologiche. Fortunatamente, la gente ora sta iniziando ad ascoltare, quindi è il momento di spostare un po' la discussione su questo: le auto elettriche sono anche dannatamente pericolose.
*{{NDR|Nel 2023, in riferimento all'incendio della nave mercantile Fremantle Highway}} Nessuno sa con certezza cosa l'abbia causato, ma trasportava 25 auto elettriche e gli esperti dicono che è probabile che una di esse avesse un pacchetto batteria difettoso. All'inizio di questo mese, più o meno la stessa cosa è accaduta su una nave cargo nel porto di Newark, nel New Jersey. Due vigili del fuoco sono morti mentre provavano a spegnere le fiamme. E poi c'era stata la Felicity Ace, che trasportava automobili alimentate da batterie agli ioni di litio quando prese fuoco nell'Oceano Atlantico e affondò. In totale, negli ultimi 20 anni si sono verificati dieci grandi incendi su navi che trasportavano auto elettriche. E non è colpa dell'acqua salata. Perché negli ultimi cinque anni, i servizi di emergenza sono stati chiamati a 753 incendi di veicoli elettrici solo nel Regno Unito.
*A peggiorare le cose, gli incendi [...] nelle auto elettriche sono spesso molto difficili da spegnere. L'auto elettrica che Richard Hammond ha fatto rotolare giù da una collina durante le riprese del ''Grand Tour'' è bruciata per giorni. E poi, dopo che il fuoco si è spento, qualcosa nella batteria lo ha fatto ripartire. Ed è andato avanti per settimane.
*È solo questione di tempo prima che un'auto elettrica prenda fuoco su un traghetto che attraversa la Manica o nel tunnel del Canale. O in un parcheggio sotterraneo. Ovviamente dopo, gli appassionati di auto elettriche continueranno a dire che anche le auto a benzina prendono fuoco (sì, succede sempre, specialmente nei film di Hollywood) e che le auto elettriche continuano ad avere un senso. Vero, se sei un liberal stupido e buonista. Non è così vero se sei un bambino schiavo in Africa che lavora 24 ore su 24 estraendo il cobalto di cui hanno bisogno tutte quelle batterie per auto elettriche per funzionare correttamente.
===[[Luca de Meo]]===
*{{NDR|Nel 2024}} Dall'elettrico non si tornerà indietro, non lo dico soltanto come manager ma anche come appassionato di auto. La tecnologia è migliore di quella termica, è confortevole e silenzioso, permette di reinventare l'architettura dell'auto, è nativamente più connesso e segue una logica, dura più tempo e la ricarica costa meno. Non faremo passi indietro...
*{{NDR|Nel 2022}} L'elettrificazione è come le Olimpiadi, con diversi sport e diverse regole. Puntiamo a vincere diverse medaglie perché non è più tempo di essere grandi ma di essere bravi.
*{{NDR|Nel 2024}} Sul mercato dei veicoli elettrici, rivoluzionato dalle Tesla di Elon Musk e ora scosso dalle innovazioni dei costruttori cinesi, non c'è posto per i prodotti che non sono né carne né pesce. È impossibile accontentarsi di mettere le batterie in una carrozzeria tradizionale...
===[[Horacio Pagani]]===
*{{NDR|Nel 2024, «ritiene che l'auto elettrica possa essere un'opportunità invece che un vincolo?»}} Certamente. Nella giusta misura, la macchina elettrica ha i suoi spazi. Non possiamo pretendere però che vada a sostituire l'auto a combustione così rapidamente, per mille motivi. Se parliamo della macchina sportiva, questa è sinonimo di leggerezza, ma quella elettrica purtroppo non lo è ancora, con queste batterie così pesanti. È un percorso però che bisogna portare avanti.
*{{NDR|Nel 2024, «si è mai chiesto quale aspetto emotivo si possa sfruttare con l'elettrico?»}} Forse il silenzio. Anche la bicicletta è silenziosa.
*{{NDR|Nel 2020}} Sulla materia si fa tanta confusione. Io posso immaginare tante piccole auto elettriche nei centri urbani, nelle grandi città. Serve un approccio graduale. [...] ci si dimentica come in buona parte venga prodotta l'elettricità: dal carbone e dal petrolio. Se tutti andassimo in giro con l'auto elettrica davvero diminuirebbe l'inquinamento?
==Voci correlate==
*[[Automobile]]
*[[Veicoli a gas naturale]]
*[[Veicolo a idrogeno]]
*[[Veicolo ibrido]]
*[[Veicolo elettrico]]
==Altri progetti==
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[[Categoria:Tipi di automobili]]
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Vallemaggia
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Spinoziano
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text/x-wiki
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[[File:Maggia fg04.jpg|miniatura|Vallemaggia]]
Citazioni sulla '''Vallemaggia''', o '''Valmaggia''' o '''Valle Maggia'''.
*A Ponte Brolla, abbiamo svoltato. Ho indicato a Elena la gola, detta Orrido, scavata dal fiume Maggia nella roccia. Iniziava la valle. E all'inizio della valle s'è presentata l'ombra, la grande ombra che occupa la valle nell'inverno. Immediatamente ho pensato alla grande malinconia di mia madre, ai lunghi inverni in cui deve aver pianto sulla sua vita e sul suo destino. E ho sentito l'enorme silenzio che grava su quelle eternità delle montagne. Però: se la Svizzera mi è estranea e odiosa, la Valle è al riparo. Più di ogni altra volta ho sentito che sono nato lì; e che quell'ombra è mia, e quel silenzio mio, e che sono entrambi qualche cosa di benefico e di rivelativo; nonché un senso del tempo e dell'importanza unica della nostra vita. Ho anche pensato, ma senza angoscia, all'inabissamento del tempo: ho rivisto il padre nel trenino che non c'è più, ho risentito l'odore di sigaro, così odioso che forse per causa sua fumo tutte queste tremende sigarette (come per cacciarlo via), ho rivisto la casuccia della nonna, ora ridipinta di giallo-arancione, ho rivisto le cave: nulla era perduto. ([[Enrico Filippini]])
*C'era più pietra che legno nella regione, o comunque le pietre dovevano essere rimosse o cavate fuori dalla terra prima di poter fare qualsiasi cosa, perciò le case erano di pietra, non di legno. Lastre di granito tagliate a mano messe una sull'altra formavano le pareti, i tetti erano eretti su travi di castagno tenute assieme da incastri, a volte da pioli, quasi mai da chiodi. Altre lastre di granito venivano poggiate sopra; il tetto doveva essere a punta per lasciar scendere l'acqua e la neve. ([[Patricia Highsmith]])
*Il ricordo quasi ossessionante, in mezzo alle grandi città, della mia Valmaggia, immersa nel rombo del fiume e delle cascate, e le case di pietra tra i castagni, e i campani delle capre sui pendii, e un odore di felci e di latte. ([[Pericle Patocchi]])
*In tutte queste valli, anche in Valmaggia, si trovano pietre rotolate mai reperibili nelle valli secondarie. Anche i versanti delle grosse vallate sono meno facilmente ricoperti di quegli enormi detriti rocciosi che si vedono nelle valli secondarie. ([[Karl Viktor von Bonstetten]])
*La Valle Maggia non ha più la freschezza delle valli alpine. Il sole, fin dal mese di maggio, scotta la pelle e la natura sembra fertile: si è più vicini all'Italia. Aspetto deludente, arrivo ingannevole: la terra non è più protetta dalle foreste abbattute, la terra spesso devastata dagli incendi di boschi cedui e di cespugli, la terra dovunque coperta di detriti e schiacciata da rocce, è dura e sterile. Così la popolazione che, dal Ponte Brolla fino a Bignasco, abita questa lunga valle quasi diritta, è una popolazione povera come il suolo. La Valle Maggia è uno dei distretti del Ticino da cui si emigra di più; gli uomini vanno a cercare fortuna fino in America, in California, ma ritornano quasi sempre. ([[Gonzague de Reynold]])
*La Valmaggia è tra le più ampie valli del Ticino, come conferma una probabile etimologia, "valle maggiore". Una vallata che si ramifica e si divide e suddivide come una mano: val di Campo e val di Bosco, val Bavona, val Lavizzara e val di Peccia: una gran mano dalle dita strambe e contorte, corse dalle vene azzurre dell'acqua che nasce sotto i passi alpini e le montagne che delimitano esattamente la Valmaggia e la congiungono con le valli finitime: Onsernone, Formazza, Bedretto, Leventina e Verzasca. Un solo fiume, la Rovana, porta le sue infidissime acque d'oltre confine. ([[Piero Bianconi]])
*La Valmaggia, soprattutto nelle sue diramazioni Bavona e Rovana, più che qualsiasi altra valle del cantone conserva i segni dell'erosione glaciale, ed è un enorme scheletro roccioso sommariamente livellato dalle frane, dai depositi morenici e alluvionali e dalle sabbie del Sahara portate dai venti del sud. Sopra la petrosa nudità orografica, la vegetazione stende uno strato molto più sottile di quanto si creda: una veste lisa, così bucata e strappata che non riesce a coprire. ([[Plinio Martini]])
*Le piogge che, in valle, quando cominciavano di maggio, erano diluvi che trascinavano sassi e terra e tronchi verso il fiume, un salto dopo l'altro tra rupi e brughiere e pozze torbide dove nemmeno più si arrischiavano le trote, fino al balzo del Salto che, durante le buzze torrentizie, poteva incutere apprensione. Sassi e terra e rami ed erba e bestie, selvatiche o meno: e pezzi di cascinali: perfino gente trascinavano i torrenti, quando la natura perdeva ogni controllo. ([[Angelo Casè]])
*Nulla di più variato che la natura alpestre nei paesi di bassa montagna, come la valle Maggia. Ci andavo ogni autunno, quando la luce modella in oro i contrafforti poderosi dei due versanti e le rocce nere inchiostrate che l'acqua riga di bianco in cascate continue, prendono sotto il sole bagliori e splendori d'una violenza magnifica; i burroni si lasciano levigare come ossa d'animali antidiluviani, bianchi come quelle, e i castagni, scappati ai paesaggi di [[Tiziano Vecellio|Tiziano]], ombreggiano le sponde. L'acqua è purissima – è una bellezza per sé sola – verde come uno smeraldo e trasparente come i blocchi di cristallo che s'adoprano a figurare i laghi nelle ricostruzioni dei villaggi lacustri. ([[Alexandre Cingria]])
==Voci correlate==
*[[Canton Ticino]]
*[[Maggia (fiume)]]
*[[Val Bavona]]
*[[Val Lavizzara]]
==Altri progetti==
{{interprogetto|preposizione=sulla|w_preposizione=riguardante la}}
[[Categoria:Valli della Svizzera|Maggia]]
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Alberto Sabbatini
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Danyele
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text/x-wiki
'''Alberto Sabbatini''' (1958 – vivente), giornalista italiano.
==Citazioni di Alberto Sabbatini==
{{cronologico}}
*{{NDR|«[...] quale la sua visione sul rapporto tra mezzi tradizionali, quelli cartacei e la televisione, nella coesistenza con web, webmagazine e socialnetwork?»}} Io sono un produttore e fruitore di tutti questi mezzi. La passione per la tecnologia mi ha spinto a seguire il web sin dal 1995, epoca in cui non era frequente avere una connessione a Internet. Sono stato uno dei primi abbonati a Twitter avendolo scoperto quasi per caso negli Stati Uniti, e rendendomi conto immediatamente delle sue grandi potenzialità, più quale strumento di lavoro che mezzo di informazione. Ritengo di essere stato tra i primi a comprendere l'importanza dei social: all'epoca in cui Bruno Senna debuttò con la HRT a metà stagione, lo annunciò su Twitter, anticipando la notizia che nessuna agenzia ancora conosceva. In quella occasione ho compreso la velocità con la quale liinformazione rendeva immediatamente vecchi e superati i canali tradizionali della comunicazione, annullando in parte la rete di informatori credibili e autorevoli che il giornalista si crea per poter svolgere il proprio lavoro. Tra tutti i media, tradizionali e quelli nuovi, il circolo virtuoso della notizia dovrebbe seguire un percorso in cui prima appare sui social in 140 battute, poi sul web in un articolo di venti o trenta righe senza fornire troppi dettagli e infine sul giornale di carta con gli approfondimenti e tutti i dettagli del caso. In questo modo ogni mezzo di informazione gode della propria esclusività evitando sovrapposizioni. È il giornalista il vero detentore della notizia e non possiamo pensare che i giornali tradizionali siano finiti con l'avvento del web o minacciati dai social. Ogni "mezzo" deve essere un ingranaggio diverso nel complesso meccanismo dell'informazione e tra loro devono convivere in una ideale complementarietà.<ref>Dall'intervista di Antonio Azzano, ''[https://www.formulapassion.it/opinioni/archivio/alberto-sabbatini-tra-formula-1-giornali-e-nuovi-media Alberto Sabbatini tra Formula 1, giornali e nuovi media]'', ''formulapassion.it'', 18 gennaio 2016.</ref>
*{{NDR|Su [[Gilles Villeneuve]]}} Un pilota dal talento smisurato, che a quei tempi riusciva ancora ad imporre la bravura del pilota sul mezzo, anche quando quest'ultima non era particolarmente competitivo. La sua morte è stata una tragedia che ha paralizzato il mondo dello sport. Ancora oggi, nelle classifiche dei 10 piloti più forti della storia della Formula 1, Villeneuve è sempre presente nonostante abbia vinto soltanto 6 GP. Questo significa che la vittoria non è preponderante rispetto al messaggio di velocità e di spettacolarità che trasmette il pilota.<ref>Dall'intervento a ''[https://www.facebook.com/LiveGP.it/videos/132814835331405/ Circus! - Puntata 331 {{!}} Ospite Alberto Sabbatini e Gian Carlo Minardi]'', LiveGP.it, ''facebook.com'', 18 gennaio 2021; citato in Carlo Luciani, ''[https://www.livegp.it/alberto-sabbatini-ospite-a-circus-villeneuve-simbolo-di-velocita-e-spettacolarita/ Alberto Sabbatini ospite a 'Circus!': "Villeneuve simbolo di velocità e spettacolarità"]'', ''livegp.it''.</ref>
*{{NDR|Sulla [[Ferrari SF-23]]}} [...] la macchina di quest'anno è sbagliata. In qualche modo non funziona bene o è talmente critica che riescono ad ottenere pochi risultati, ci sono riusciti solo in qualifica. [...] Questa è la macchina fatta dall'equipe diretta da Mattia Binotto e che Vasseur ha ereditato. [...] non si può dire che sia la macchina dell'altro. Gli ingegneri che l'anno prodotta sono ancora li [...]. Tutto ciò è stato un tentativo di migliorare la macchina dello scorso anno, che era molto efficiente nella prima parte di stagione, con qualche punto debole. Questo tentativo ha sortito l'effetto opposto, ossia avere prestazioni peggiori. Quindi non sanno da che parte uscirne, secondo me. [...] Durante i test invernali una persona abbastanza vicina alla Ferrari, che sapeva cose interne, mi aveva detto che la scuderia aveva sbagliato le sospensioni anteriori. Per questo motivo non riescono a far lavorare le gomme al livello meccanico, di geometria di sospensioni. Aveva messo in un angolo questa informazione, ma alla fine il problema delle gomme che non girano, Leclerc lamentava grande sottosterzo, è causato dalle sospensioni. Tutte questi aggiornamenti aerodinamici, non servono a nulla se i braccetti delle sospensioni, non fanno poggiare a terra correttamente le ruote anteriori.<ref>Da un intervento al podcast ''Pit Talk''; citato in Gabriele Bovio, ''[https://www.f1sport.it/2023/05/f1-sabbatini-la-vettura-della-ferrari-e-sbagliata/ F1 {{!}} Sabbatini: "La vettura della Ferrari è sbagliata"]'', ''f1sport.it'', 10 maggio 2023.</ref>
*[[Ferrari Luce]]? Non è una Ferrari: una Ferrari è particolare nel design per il valore aggiunto che trasmette, per la tecnologia che ha a bordo e per un motore che comunque ti deve ricordare i propulsori più mitici della storia. E questa non ha nulla di tutto ciò: è un crossover fondamentalmente poco aggraziato dal punto di vista estetico. Per me promossa negli interni, bocciata negli esterni. A livello di tecnologia è lo stato dell'arte, ma non ha niente di diverso e di più di quello che ha una Porsche Cayenne elettrica.<ref>Da un intervento al podcast ''PitTalk''; citato in un [https://www.facebook.com/PitTalkF1/posts/sabbatini-ferrari-luce-non-%C3%A8-una-ferrari-ferrari-luce-non-%C3%A8-una-ferrari-una-ferr/1491561889650504/ post] sul profilo ufficiale ''facebook.com'', 2 giugno 2026.</ref>
==Citazioni tratte da articoli==
*[Le] statistiche dimostrano quanto la [[Formula E|Formula elettrica]] sia molto più imprevedibile e assai meno scontata della Formula 1. Ad ogni corsa i rapporti di forza sul campo tra le varie squadre cambiano ed è estremamente difficile pronosticare la vittoria. Questo dipende da almeno tre motivi. Primo: l'elevatissimo livello tecnico e agonistico dei piloti. [...] ci sono [...] ex piloti di F1, [...] campioni del mondo Prototipi, [...] Turismo [e] DTM (Turismo tedesco), [...] vincitori della 24 Ore di Le Mans e diversi piloti che hanno corso e raccolto successi nella GP2 (la categoria di contorno alla F1) o nelle gare per vetture GT. Non sono piloti abituati ad accontentarsi. Secondo aspetto: la Formula E è una categoria monotipo. Significa che le vetture di base sono tutte uguali tra loro; differiscono soltanto in pochi componenti, fra cui la personalizzazione del motore elettrico e la gestione di funzionamento di quest'ultimo. Perciò sono tutte estremamente competitive e non c'è in Formula E quella abnorme differenza di prestazioni fra primo e ultimo in griglia cui ci ha abituato la Formula 1. Terzo aspetto che accentua l'imprevedibilità della categoria: il fatto che si corra su circuiti cittadini, stretti e delimitati da muretti e barriere, dove difficoltà ed imprevisti sono più frequenti. Spesso un incidente o una collisione tra i piloti in testa alla gara ha condizionato il risultato.<ref>Da ''[https://motori.ilmattino.it/motorsport/formula_e_roma-4427562.html Formula E, oggi sull'asfalto dell'Eur scendono in pista per il secondo anno i bolidi elettrici]'', ''motori.ilmattino.it'', 13 aprile 2019.</ref>
*{{NDR|Su [[Kimi Räikkönen]]}} [...] nell'estate 2000, il finlandese guidò per la prima volta una F1. Iniziò proprio in Toscana la sua carriera di pilota professionista. All'epoca Kimi era un ragazzino 21enne che aveva corso fino a quel momento soltanto con la Formula Renault. D'improvviso fu catapultato nel grande mondo della F1. [...] Il test fu organizzato dal titolare della Sauber di allora, Peter Sauber, che era in cerca di giovani talenti da valorizzare. E Raikkonen stupì subito tutti quanti. [...] Quel giorno del 2000 al Mugello la Sauber non era sola in pista: i test erano stati organizzati dalla Ferrari che era scesa in pista con Schumacher per sviluppare la F2000. Siccome la Sauber era motorizzata Ferrari era stata invitata anche lei a svolgere collaudi. Per cui a un certo punto il debuttante Raikkonen si trovò a precedere sulle curve del tracciato proprio Schumacher che rimase impressionato dalla velocità dimostrata da quel giovane esordiente. Tanto che al rientro al box chiese ai suoi tecnici chi fosse quel ragazzino con la Sauber che andava così veloce. Da quel giorno la carriera di Kimi è decollata in F1.<ref>Da ''[https://motori.ilmattino.it/motorsport/raikkonen_e_quel_debutto_di_20_anni_fa_che_impressiono_pure_schumacher_a_41_anni_mi_diverto_ancora_tanto-5456349.html Raikkonen e quel debutto di 20 anni fa che impressionò pure Schumacher: «A 41 anni mi diverto ancora tanto»]'', ''motori.ilmattino.it'', 11 settembre 2020.</ref>
*Daytona. La località degli Stati Uniti che ospita la mitica [[24 Ore di Daytona|24 Ore della Florida]]. Daytona, dove la Ferrari il 6 febbraio 1967 rifilò il più grande smacco della storia dell'automobilismo alla americana Ford. Vincendo a casa loro quell'estenuante corsa con una tripletta e umiliando il colosso americano con un arrivo in parata sotto la bandiera a scacchi che fece scalpore.<ref name="Daytona">Da ''[https://motori.leggo.it/anteprime/daytona_sp3_la_ferrari_fuoriserie_torna_il_mitico_modello_in_onore_dei_successi_degli_anni_sessanta_solo_599_esemplari-6339991.html Daytona Sp3, la Ferrari fuoriserie. Torna il mitico modello in onore dei successi degli anni Sessanta. Solo 599 esemplari]'', ''motori.leggo.it'', 30 dicembre 2021.</ref>
*La [...] [[Ferrari Daytona SP3]] ha colpito nel segno. Gli inglesi, quando l'hanno vista per la prima volta, hanno reagito con un'esclamazione che non lascia dubbi: ''speechless''. Senza parole. La Daytona non è la banale riedizione moderna di un'auto del passato. È un'auto moderna e tecnologicamente avanzatissima, ma con una serie di soluzioni stilistiche che prendono spunto dalle leggendarie Ferrari da corsa Sport Prototipo degli anni Sessanta. [...] La Daytona SP3 non è un'operazione vintage. Tutt'altro.<ref name="Daytona"/>
{{Int|''[https://medium.com/@sabbatini/due-o-tre-cose-sul-debutto-di-schumacher-in-f1-25-anni-fa-d1c8bf931c4e Due o tre cose sul debutto di Schumacher in F1 25 anni fa]''|''medium.com'', 25 agosto 2016.|h=4}}
{{NDR|Sul [[Gran Premio del Belgio 1991]]}}
*Il debutto di Schumacher in F1 non era pianificato in quell'agosto 1991. All'epoca Michael era pilota junior Mercedes nel mondiale gruppo C [...]. Era veloce ma non si era fatto notare particolarmente in un campionato che valorizzava gli equipaggi e i team, ma non i singoli piloti. [...] Schumi ottenne l'occasione della vita [...] quasi per caso. Successe che uno dei due piloti della Jordan, [...] Bertrand Gachot, [...] si fece arrestare per una bravata. Dopo una litigata con un tassista a Londra spruzzò un liquido urticante [...] all'uomo e il giudice [...], inflessibile, non multò soltanto il pilota [...] ma lo condannò ad alcuni giorni di carcere. Che gli fecero saltare il GP del Belgio [...]. Così Eddie Jordan si mise in caccia di un secondo pilota [...] e [...] Willy Weber, [...] manager di Schumi, propose il suo [...]. Il proprietario del team irlandese [...] chiese 300mila dollari per far salire il giovane [...] sulla sua F1 a Spa. Soldi che tirò fuori [...] la Mercedes [...]. Quando Jordan chiese a Weber [...] se il suo pilota conoscesse la pista di Spa, lui gli rispose: "Certamente". Sottolineando che era praticamente il suo circuito di casa in quanto il giovane tedesco viveva a Kerpen [...], che distava solo poche decine di km da lì. [...] Ma il furbo manager non aggiunse che Schumi conosceva il circuito soltanto da... spettatore. Non ci aveva mai corso.
*[...] a Spa il debutto di Schumacher [...] ha del clamoroso. Inizia con l'11º tempo in prova il venerdì. Poi al sabato stabilisce il settimo tempo in qualifica [...], mettendosi alle spalle molti piloti esperti [...] e soprattutto il suo compagno di squadra in Jordan: [...] Andrea De Cesaris. [...] Poi Schumi segna addirittura il quarto tempo assoluto nel warm up della domenica mattina. Si prefigura [...] una gara da urlo per il giovane tedesco. Ma [...] dopo un gran partenza in cui Schumacher guadagna subito due posizioni [...], il tedesco si ritira quasi subito. Dopo due km la sua Jordan si ferma sul rettifilo del Kemmel con la frizione rotta. Probabilmente Schumi l'aveva sollecitata troppo in partenza sfrizionando in quello scatto superbo. I giri veloci in prova del tedesco, su una pista che da sempre è considerata l'università della F1, accendono l'interesse dello scaltro Flavio Briatore, manager della Benetton, che [...] alla vigilia della gara successiva di Monza mette sotto contratto Schumacher spiazzando Eddie Jordan che [...] aveva [...] fatto firmare a Schumi [...] soltanto una lettera d'intenti. Che nello spregiudicato mondo della F1 aveva il valore della carta straccia. [...] Da lì [...] la carriera di Schumacher decolla [...]
*[...] la storia di Schumacher sarebbe potuta andare diversamente se in quel [...] GP [...] non si fosse rotto il motore dell'altra Jordan. [...]. A vincere [...] fu Ayrton Senna, cosa che non faceva notizia perché in quel 1991 vinceva ovunque. Ma fino a tre giri dalla fine, [...] al secondo posto [...] era salita proprio l'altra Jordan, quella di [...] De Cesaris. Che ruppe il motore [...] perdendo un podio sicuro. La Jordan del 1991, nonostante un [...] V8 Ford versione "clienti" [...], in alcune circostanze risultava [...] velocissima. Aveva un'aerodinamica [...] che sviluppava grande deportanza. Qualità che sulle piste con curve veloci – proprio come Spa – faceva una gran differenza. [...] Proprio queste doti permisero a De Cesaris, dopo una qualifica deludente, di superare in corsa [...] dieci piloti [...] e insidiare [...] Senna in testa, che accusava problemi al cambio della sua McLaren. [...] come sarebbe cambiata la storia [...] se il motore della Jordan quel giorno non si fosse rotto [...]? [...] proviamo per gioco a riscrivere il finale della corsa [...]. Il motore Ford [...] resiste e il pilota romano sale sul podio. Il suo exploit a quel punto ridimensiona [...] quello del compagno di squadra Schumacher. Perché molti cominciano a pensare che le [...] prestazioni del tedesco [...] non siano soltanto merito del suo talento [...], ma anche di una monoposto che si sposa alla perfezione con quel circuito. Così Briatore non si fa impressionare e [...] Schumacher [...] finisce la stagione con la Jordan. E resta pure nel 1992 con il team irlandese che però sostituisce (per soldi) il motore Ford con il V12 Yamaha. Propulsore che [...] si rivela scadente, per cui pilota e team [...] non cavano un ragno dal buco. E [...] la carriera di Schumi ne esce compromessa.
===''Auto''===
{{cronologico}}
*Era il 21 luglio [...] quando in una afosa mattinata fu presentata la [[Ferrari F40]]. La prima vera supercar dell'era moderna. Un'auto importantissima per quello che ha significato. Prima di tutto fu la prima Ferrari celebrativa: la volle Enzo Ferrari in persona per omaggiare i quarant'anni dalla fondazione dell'azienda, nata nel 1947. Ma [...] è anche l'ultima vera Ferrari nata sotto la direzione e la volontà del grande costruttore di Maranello, che sarebbe morto un anno dopo [...]. La F40 è un'automobile figlia ancora dei quei tempi in cui le auto sportive erano dure e pure. [...] fu anche la macchina che inaugurò la moda delle supercar a prezzi mozzafiato. D'altronde eravamo nei lussuriosi anni '80, e la F40 costruita in tiratura limitata (mille esemplari previsti diventati poi 1311), era ambita da tanti nuovi ricchi. Talmente esclusiva che, venduta in origine da Maranello a 374 milioni di lire dell'epoca, nelle aste andò facilmente sopra il miliardo. Ferrari usava la F40 persino come benefit/cambio merce per pagare lo stipendio ai suoi piloti di F1 dell'epoca (Mansell, Prost) ed abbassare l'importo dovuto in contanti.<ref name="F40">Da ''[https://www.auto.it/news/prove/2017/07/21-957858/ferrari_f40_compie_30_anni_la_nostra_prova_in_pista Ferrari F40: la nostra prova in pista 30 anni dopo]'', ''auto.it'', 21 luglio 2017.</ref>
*Negli Anni '80 in Formula Uno dominava il motore turbo e la Ferrari era all'avanguardia nello sviluppo dei propulsori sovralimentati. Così fu deciso che la supercar pensata per celebrare i 40 anni del Cavallino doveva sfoggiare quella tecnologia [...]. La F40 fu il frutto dell'evoluzione estrema di un modello precedente, la 288 GTO, la prima berlinetta turbo di Maranello. [...] Nicola Materazzi, il responsabile tecnico del progetto [...] ricorse alla tecnologia più avanzata che Maranello potesse offrire. Soltanto per il telaio si optò per una tecnologia tradizionale: il classico traliccio in tubi, di tradizione Ferrari. [...] Si ricorse invece a vetroresina e kevlar [...] per realizzare porte e cofani [...]. Seguendo alla lettera la regola numero uno delle corse: ogni chilo di troppo è dannoso perché penalizza le prestazioni. Per questo motivo l'interno [...] è molto spartano: i sedili erano due gusci ricoperti di stoffa rossa, cruscotto ridotto al necessario, niente autoradio, persino i vetri furono sacrificati per finestrini di plastica con feritoia scorrevole come sulle auto da corsa. Unica concessione al comfort: l'aria condizionata perché il motore appena dietro l'abitacolo con gli enormi scambiatori di calore del turbo sovrastanti, scaldava più di una stufa. Per l'aerodinamica [...] l'ing. Materazzi prese ad esempio le forme dei prototipi [[gruppo B]], le GT da corsa dell'epoca. Il muso divenne quasi a cuneo con i fari incastonati all'interno, ampio labbro deportante anteriore, un'enorme ala posteriore fissa per tenere giù il retrotreno perché la potenza era spaventosa per l'epoca. Il motore V8 2 litri turbo della GTO fu portato a 3 litri, mantenendo le bancate a 90° e si ottennero la bellezza di 478 cavalli. Al confronto con le hypercar di oggi da mille cavalli sembrano ben poca cosa, ma quei 478 cavalli erano peggio di altrettanti muli: scalciavano nella schiena come pazzi se non sapevi dosare il gas. E nel 1987 non c'erano software che addolcissero l'erogazione della coppia per rendere più "guidabile" un motore scorbutico come il turbo che soffriva di ritardi alla risposta. [...] Michele Alboreto [...] raccontò di come, durante un collaudo stradale, semplicemente sgasando da fermo al semaforo, avesse praticamente ustionato un ciclista dietro di lui per via della sfiammata in rilascio dallo scarico del turbo!<ref name="F40"/>
*{{NDR|Sul [[Lamborghini V12]]}} Il segno distintivo del Toro. Il motore che fa parte della storia del marchio fin da quando comparve sulla prima 350 GT del 1963. Da allora il V12 [...] è sempre rimasto il simbolo e l'anima dell'universo Lamborghini. Il tipo di motore più propenso a raggiungere elevatissimi regimi di rotazione e quindi la massima potenza.<ref>Da ''[https://www.auto.it/news/speciali/approfondimenti/2020/10/16-3482051/lamborghini_verso_il_futuro Reggiani in esclusiva: "Lamborghini verso il futuro con Sián Roadster ed Essenza SCV12"]'', ''auto.it'', 16 ottobre 2020.</ref>
*[[Circuito di Montlhéry|Monthlery]] è una pista old style, rimasta tuttora com'era quando nacque [...] nei primi anni Venti del XX secolo. Un circuito che come si usava al tempo, è contraddistinto da un ovale con curve soprelevate (fino a 52 gradi di pendenza!) [...] e poi da un lungo tratto stradale velocissimo di parecchi chilometri con rettilinei ondulati, curvoni velocissimi e un tratto misto fatto di curve e controcurve in discesa e salita. A Monthlery le auto da Gran Premio (all'epoca non esisteva la F1) corsero soprattutto prima della II Guerra Mondiale e le Alfa Romeo P2 e P3 vinsero spesso e furono protagoniste di epici duelli contro le francesi Bugatti.<ref>Da ''[https://www.auto.it/news/anteprime/primo-test/2023/07/20-6535376/alfa_romeo_giulia_e_stelvio_quadrifoglio_potenza_e_agilita_ Alfa Romeo Giulia e Stelvio Quadrifoglio, potenza e agilità]'', ''auto.it'', 20 luglio 2023.</ref>
*Tutto cominciò [...] nell'autunno del 1963. Quando Ferdinand Alexander Porsche, detto "Butzi", il creativo della famiglia, disegnò un nuovo rivoluzionario modello di Porsche. La [[Porsche 904|904 GTS]]. Una compatta coupé due posti a motore centrale progettata per le corse ma anche per circolare su strada. Un'auto che, grazie all'eccezionale rapporto peso/potenza, trionfò nelle corse sui circuiti stradali più impegnativi e guidati, come la Targa Florio. Si deve a quell'auto [...] la sigla GTS che Porsche usa ancora oggi su alcuni dei propri modelli [...]<ref name="Porsche">Da ''[https://www.auto.it/news/prove/strumentali/2023/09/10-6645706/porsche_718_cayman_gts_la_prova_al_balocco Porsche 718 Cayman GTS, la prova al Balocco]'', ''auto.it'', 4 settembre 2023.</ref>
*La [[Porsche Cayman|Cayman]] [...] è stata a lungo considerata una Porsche più accessibile per chi non poteva permettersi una 911. Offriva agli appassionati sempre un motore boxer 6 cilindri ma di cilindrata ridotta e un feeling di guida sportivo simile alla 911. Ma nel 2016, quando andava di moda il downsizing, Porsche compì un azzardo che le costò caro: introdusse sulla nuova generazione Cayman (e Boxster) un motore quattro cilindri di minor cilindrata (2 e 2,5 litri) al posto del tradizionale sei cilindri. Nonostante avesse aggiunto il turbo per recuperare i cavalli persi, i tedeschi furono sommersi da critiche. Vedere su una Porsche un propulsore di soli quattro cilindri era una delusione per gli appassionati.<ref name="Porsche"/>
*C'era una volta la [[Renault 5 Turbo]] [...]. Qualcuno se la ricorderà bene, perché aveva un motore posteriore che occupava mezzo abitacolo e sfoggiava una carreggiata posteriore larghissima. Era il risultato di un ardito trapianto fatto dai francesi: la tecnologia della sovralimentazione (che a Renault in quegli anni fruttò il primo successo [[Renault in Formula 1|in F1]]) applicata all'utilitaria più simbolica del marchio francese: la [[Renault 5|R5]]. Una combinazione esplosiva, un vero "mostro" di cattiveria, tanto che [...] divenne presto un'auto da corsa per i circuiti e finì anche per trionfare al Rally Monte Carlo del 1981. Poi silenziosamente uscì di scena, almeno dal mondo agonistico, bruciata dal fatto che era l'unica gruppo B da rally a trazione posteriore quando ormai gli avversari stavano imponendo nei rally la trazione integrale.<ref>Da ''[https://www.auto.it/news/anteprime/2025/03/17-8010632/renault_5_turbo_3e_la_piccola_elettrica_diventa_una_sportiva_da_recordo Renault 5 Turbo 3E, la piccola elettrica diventa una sportiva da record]'', ''auto.it'', 17 marzo 2025.</ref>
{{Int|''[https://www.auto.it/news/primi-test/2017/06/14-901466/ferrari_812_superfast_di_nome_e_di_fatto Ferrari 812 Superfast: di nome e di fatto]''|''auto.it'', 14 giugno 2017.|h=4}}
{{NDR|Sulla [[Ferrari 812 Superfast]]}}
*Superfast di nome e di fatto. "Superfast" vuol dire superveloce e questa Ferrari V12 a motore anteriore, veloce lo è davvero. Ha ottocento cavalli, tocca i 340 km orari di velocità massima e lo zero-cento lo divora in meno di tre secondi. È la nuova berlinetta del Cavallino a motore anteriore [...] ed è la Ferrari stradale di serie a motore anteriore più potente mai costruita a Maranello. Nessun'altra Ferrari, a parte poche esclusive supercar come LaFerrari e la FXX-K, hanno mai raggiunto prima un simile picco di potenza che solo quattro anni fa faticava ad essere avvicinato anche dalle Formula Uno a motore aspirato V8.
*La Ferrari 812 Superfast si chiama così per evidenziare le caratteristiche del motore: 8 per gli ottocento cavalli, 12 per il numero dei cilindri. E riprende il nome di un'altra celebre berlinetta del cavallino, la 500 Superfast del 1964. Costruita però in pochissimi esemplari. Anche lei a motore anteriore, [...] quella Superfast aveva la metà esatta dei cavalli di quest'ultima: quattrocento contro ottocento. Ma sicuramente metteva più in crisi i suoi piloti a causa di una telaio ancora artigianale. La Superfast, invece, adotta una geometria di telaio-sospensione e sistemi di controllo e gestione della potenza talmente efficaci che permettono praticamente a chiunque non soltanto di poterla guidare in scioltezza, ma anche di andarci piuttosto forte. E questo, vista la tipologia del mezzo, è il vero fiore all'occhiello della Superfast, molto più della potenza pura.
*[...] la 812 Superfast non è un modello completamente nuovo: è l'evoluzione di una Ferrari precedente, la F12 del 2012, anche lei berlinetta a motore anteriore con 740 cavalli alla ruota. Ma la Ferrari, per tenere alta la propria tradizione di performance, quando apporta un restyling a un modello, non si limita a ridisegnarne le forme: interviene pesantemente anche sulla tecnologia sotto il cofano per migliorarlo drasticamente. Ecco perché Maranello, tenendo fermi soltanto alcuni aspetti fondamentali come il motore 12 cilindri a V e lo schema a motore anteriore, ha deciso di cambiare quasi tutto il resto. Nome compreso. Per questo motivo la 812 Superfast si può considerare a tutti gli effetti un modello nuovo [...]
*I circuiti servono proprio per provare le condizioni più estreme. E a [[Circuito di Fiorano|Fiorano]] c'è una velocissima esse sinistra-destra che fu aggiunta al tracciato originale nei primi Anni '80. L'aveva voluta espressamente Gilles Villeneuve tanti anni fa per valutare meglio l'aderenza in curva delle Ferrari F1 126 C2 con effetto suolo delle F1 dell'epoca.
{{Int|''[https://www.auto.it/news/speciali/approfondimenti/2023/05/26-6396703/lamborghini_test_esclusivo_per_i_60_anni_del_toro Lamborghini, test esclusivo per i 60 anni del Toro]''|''auto.it'', 26 maggio 2023.|h=4}}
*Lamborghini fin dal 1963 si distinse per l'adozione di un [[Lamborghini V12|motore 12 cilindri]] che fino ad allora pochi potevano vantare. E che venne progettato dall'ingegner Giotto Bizzarrini, un motorista eclettico e geniale cui Ferruccio Lamborghini affidò l'incarico di motorizzare al meglio le proprie Lambo. [...] Ferruccio [...] ingaggiò il motorista toscano autore della famosa Ferrari GTO perché voleva un V12 potente per non avere sulle proprie auto nulla di meno rispetto alle Ferrari. Bizzarrini costruì per lui un 12 cilindri a V di 60 grandi talmente potente, ben concepito e moderno che questo propulsore, con pochi aggiornamenti, ha vissuto fino al 2011. Quasi cinquant'anni.
*{{NDR|Sulla [[Lamborghini 350/400 GT]]}} [...] una elegante coupé che Ferruccio ha voluto costruire all'inizio della sua carriera da industriale dell'automobile proprio per sfidare Enzo Ferrari. È una elegante granturismo 2+2 posti, unica Lambo a motore anteriore della storia passata del marchio. [...] Gli interni in pelle pregiata, il grande volante di legno come si usava all'epoca e le precarie cinture di sicurezza che non si avvolgono come quelle moderne ma sono davvero d'impiccio, fanno tornare indietro col pensiero, durante la guida, a un'epoca ruggente dell'automobilismo d'altri tempi. Quando la macchina non andava semplicemente guidata, ma condotta di forza o talvolta assecondata.
*{{NDR|Sulla [[Lamborghini Miura]]}} È stata la prima vera supercar dell'industria automobilistica. [...] Il comfort non esiste, e semmai ce ne fosse ancora un pizzico, sarebbe comunque vanificato dal rombo del motore 12 cilindri Lamborghini che [...] trasmette sonorità e vibrazioni incredibili attraverso la paratia che separa il vano motore posteriore e l'abitacolo. La Miura fu un progetto audace creato dall'ingegner Dallara di una supercar stradale con caratteristiche da corsa che prevedeva il motore V12 4 litri da quasi 400 cavalli in posizione trasversale. Questo ha spinto Dallara a costruire una vettura corta e larga ed a passo estremamente ridotto, quindi molto agile nelle curve lente ma da controllare con perizia sul veloce.
*{{NDR|Sulla [[Lamborghini Countach]]}} [...] una delle poche Lambo che non ha il nome di un toro. La Countach venne disegnata da Marcello Gandini, un geniale designer che aveva già realizzato la Miura cinque anni prima e fu un'auto di rottura a livello stilistico: tanto era rotonda e morbida nelle forme la Miura, quanto appuntita e spigolosa la Countach. Gandini per le forme di questa Lambo si è adeguato alla moda stilistica del decennio che prevedeva forme squadrate e linee spezzate. La Countach ha un profilo a cuneo che era davvero avveniristico per l'epoca e quando fu mostrata aveva lasciato di stucco tutti gli appassionati. Inoltre sfoggia per la prima volta quelle porte a forbice che si aprono verso l'alto che da allora sono diventate un simbolo del marchio Lamborghini.
{{Int|''[https://www.auto.it/news/anteprime/2023/08/30-6628957/alfa_romeo_33_stradale_rinascita_di_un_icona Alfa Romeo 33 Stradale, rinascita di un'icona]''|''auto.it'', 30 agosto 2023.|h=4}}
{{NDR|Sull'[[Alfa Romeo 33 Stradale (2023)]]}}
*La 33 moderna s'ispira fortemente alla 33 di 56 anni fa: carrozzeria coupé ribassata, design sinuoso, porte che si aprono a rotazione laterale, motore posteriore, due posti secchi, essenzialità e connotazioni racing fuori e dentro e sopratutto un'orgia di potenza. Cambia soltanto il powertrain perché la 33 di 56 anni fa montava un V8 due litri (da 230 cavalli) mentre l'attuale 33 prevede in posizione posteriore un inedito 6 cilindri a V tre litri biturbo da 620 cavalli. Ma la notizia più clamorosa è che il cliente della 33 potrà averla, a richiesta, anche in versione full electric, con un powertrain da 750 cavalli. Anche se dubitiamo che i fan del biscione per una supercar così particolare rinuncino al fascino dei pistoni e del tipico sound rabbioso di un motore termico.
*I designer Alfa hanno cercato di riproporre in chiave moderna tutti gli stilemi tipici di quella gloriosa 33. A partire dalla forma, arrotondata e sinuosa come quella dell'antenata. La somiglianza si è estesa anche alle proporzioni. Cioè il rapporto fra il passo rispetto alla lunghezza totale, il diametro delle ruote rispetto allialtezza della vettura [...]. Unica differenza: lo scudetto Alfa incastonato sul muso non è più in alluminio, come sull'auto di 56 anni fa, ma in fibra di carbonio.
*Il termine "elitra" fa riferimento al movimento delle ali di certi insetti, come i coleotteri e le coccinelle, che ruotano le proprie ali orizzontalmente verso l'esterno senza sollevarle in alto. nel caso dell'Alfa 33 le porte sono incernierate sul montante e si aprono spalancandosi completamente verso l'avanti. Quindi non si tratta di un movimento a farfalla (come le Lambo) né ad ali di gabbiano (come le Mercedes storiche) ma a elitra, girando verso di 90 gradi verso la parte anteriore. In questo modo l'accesso all'abitacolo diventa ancora più agevole rispetto a porte tradizionali.
*L'ultimo omaggio al numero 33 si trova a livello di prestazioni: la nuova Alfa 33 dichiara uno scatto da fermo sullo 0-100 in meno di 3 secondi e una velocità massima di 333 km orari! Per fortuna la simbiosi col numero 3 termina qui e l'auto non costa 3 milioni di euro...
{{Int|''[https://www.auto.it/news/anteprime/2024/02/14-7023282/nuova_lancia_ypsilon_il_grande_ritorno Nuova Lancia Ypsilon, il grande ritorno]''|''auto.it'', 14 febbraio 2024.|h=4}}
{{NDR|Sulla [[Lancia Ypsilon (2024)]]}}
*Elegante nel design, stilosa nei materiali impiegati per gli interni, classica nei richiami stilistici alla tradizione Lancia a partire dalla coda ispirata a quella della mitica sportiva da rally, la Stratos.
*L'uso di lettere greche per indicare un modello fa parte della storia e della tradizione [[Lancia (azienda)|Lancia]]. È un vezzo nato pochi anni dopo la fondazione della casa, nel 1906. Addirittura una delle prime Lancia si chiamava "Alfa" proprio perché questa era la prima lettera dell'alfabeto greco. Poi nel modello successivo la denominazione fu abbandonata per non creare confusione con le omonime Alfa Romeo. E si iniziò col nome Beta, cui negli anni seguirono Gamma, Delta, Theta, Epsilon, Lamba e così via.
*Il rischio, essendo costruita sulla piattaforma e-CMP ed avendo lo stesso powertrain elettrico, come le altre utilitarie del gruppo Stellantis (Peugeot 208, Jeep Avenger, Fiat 600) era che sembrasse un clone delle "cugine". Invece i designer Lancia sono riusciti a realizzare un'utilitaria cittadina davvero originale con una forte personalità esclusiva. Non è un Suv come la Jeep Avenger, ma nemmeno una classica utilitaria due volumi come la Peugeot 208. È qualcosa di inedito. Ha una propria forte personalità.
*Lancia ha messo nel design tanti dettagli stilistici delle vecchie gloriose Lancia del passato interpretandoli però in chiave moderna. Uno di questi è il "calice" che caratterizza la calandra. Sulla Ypsilon viene riproposto mediante tre barre di luci a led sul muso, due orizzontali ed una corta verticale che rendono proprio l'idea di un calice stilizzato.
{{Int|''[https://www.auto.it/news/attualita/2024/05/10-7217220/seat_leon_2024_a_tutto_millecinque_tsi_mild_ed_ehybrid?infinite Paolo Pininfarina, il nome e il simbolo eterno del design e dell'automobile]''|''auto.it'', 9 aprile 2024.|h=4}}
{{NDR|Sulla [[Pininfarina]]}}
*La Pininfarina è da sempre il simbolo stesso del design automobilistico. Dicevi Pininfarina e pensavi a una bella, elegante fascinosa automobile. Incarnava l'essenza perfetta della bellezza sotto forma di carrozzeria. Pininfarina era nell'immaginario collettivo il simbolo di un'automobile di design come la Rolex poteva esserlo degli orologi di lusso ed Armani della moda. Nomi che simboleggiano un'intera categoria merceologica.
*Pochi ricordano che il nome Pininfarina in realtà non è originale, ma è la crasi di nome e cognome, anzi di soprannome e cognome del fondatore. Colui che ha dato vita all'azienda, nei primi anni del Novecento, era il geniale Pinin Farina. Il vero genio creativo del carrozziere automobilistico per antonomasia. Nato all'anagrafe come Battista Farina, ma da tutti chiamato con il nomignolo di Pinin. Che in piemontese corrisponde all'italiano "Pino", diminutivo di Giuseppe che era il padre di Battista Farina. Nome e cognome.
*Negli anni la Pininfarina ha prodotto centinaia di vetture. Auto che erano il simbolo stesso di eleganza per le proprie forme dalle forme elegante, sinuose e che ha sempre indissolubilmente legato il proprio nome alla Ferrari perché a un certo punto della vita della sua azienda Enzo volle che a carrozzare le sue Ferrari da quel momento in poi fosse soltanto la Pininfarina. Così nacquero capolavori come la Ferrari 365 GTB Daytona, la Ferrari 308, la Testarossa, la F40 e la Enzo.
{{Int|''[https://www.auto.it/news/attualita/2024/04/15-7150592/alfa_romeo_milano_diventa_junior_contrordine_ci_siamo_sbagliati Alfa Romeo Milano diventa Junior: contrordine, ci siamo sbagliati]''|''auto.it'', 15 aprile 2024.|h=4}}
{{NDR|Sull'[[Alfa Romeo Junior]]}}
*Contrordine, ci siamo sbagliati! L'improvviso cambio di nome della nuova compatta sportiva Alfa Romeo da "Milano" a "Junior" ha del clamoroso. E farà discutere non poco. Non era mai successo nella storia dell'automotive che un'auto cambiasse improvvisamente nome appena dopo il lancio. Nell'imminenza sì, ma a presentazione già avvenuta mai. Mercoledi sera 10 aprile l'auto era stata lanciata in pompa magna con il nome Milano, con una frizzante world premiere proprio nella capitale lombarda. Appena cinque giorni dopo i vertici Alfa [...] hanno deciso di cancellare quel nome che aveva suscitato tante polemiche e ribattezzarla "Junior". Come la mitica Giulia GT Sprint del 1966 con motore 1.3 litri il cui nomignolo ne sottolineava proprio la cilindrata inferiore rispetto alla sorella maggiore 1600.
*Il motivo del cambio di nome lo sappiamo [...]: spezzare la tensione politica che si era creata con le dichiarazioni del ministro del made in Italy, Adolfo Urso, che aveva più o meno apertamente accusato l'Alfa Milano di "illegalità". [...] La tesi [...] era che battezzando la piccola Alfa Romeo col nome della città lombarda, si faceva credere alla gente che fosse un'auto costruita in Italia quando invece è assemblata in Polonia. Un'accusa grave. Ma anche una forzatura esagerata. Perché se [...] si fosse andati verso un contenzioso legale, Alfa Romeo avrebbe vinto a mani basse un'eventuale causa. Perché Urso ha preso a pretesto una legge, quella dell'Italian Sounding, che è stata creata [...] per tutelare la falsificazione dei prodotti italiani con nomi storpiati che per assonanza richiamano l'italianità quando sotto non c'è niente di italiano. Ma che è esagerato abbinare alla faccenda Alfa Milano. Quella legge è stata scritta per salvaguardare i prodotti italiani dal fake, dalle imitazioni [...]. Ma l'Alfa Romeo Milano non è come il parmesan: è veramente italiana. È un'auto pensata, disegnata e progettata in Italia. Da stilisti italiani e ingegneri del nostro Paese. Sviluppata e messa a punto da esperti tecnici italiani sulla pista di Balocco [...]. E soprattutto porta sul cofano un Marchio italiano che appartiene a un'azienda di proprietà almeno per metà di azionisti italiani. Insomma, caro Ministro, la Milano non è proprio la stessa cosa del parmesan cheese proveniente dai Paesi dell'est.
*[...] Alfa Romeo ci guadagna di sicuro tanta pubblicità extra e un nome bellissimo per la sua piccola compatta sportiva. Junior era la seconda scelta nella rosa dei nomi dopo Milano, ma le era stato preferito l'altro perché evocava le origini lombarde di Alfa. Invece non c'è dubbio che Junior sia un nome azzeccatissimo: perfetto come simbologia, tradizione e significato per un'Alfa sportiva di piccole dimensioni.
*Solo una volta, nella storia dell'industria automobilistica, c'era stato un [...] clamoroso cambio di nome al momento del lancio del nuovo modello o poco prima. [...] Quando la [[Fiat Panda (2003)|Fiat Panda del 2003]] la cui nuova generazione avrebbe dovuto chiamarsi "Gingo" per segnare una netta rottura col passato, fu all'ultimo istante ribattezzata Panda perché Gingo somigliava troppo a Twingo (Renault). Successe talmente nell'imminenza del debutto che non ci fu il tempo di cambiare il merchandising che era stato preparato per la nuova utilitaria. Addirittura su certe borse di tela create per la Panda/Gingo, si intravvedeva ancora chiaramente in trasparenza sotto al nuovo nome Panda il vecchio nome Gingo che non si era riusciti a cancellare. In quel 2003 la vicenda creò scalpore e sembrava che potesse finire in tragedia commerciale; invece la nuova Panda incontrò il successo clamoroso che ben conosciamo.
{{Int|''[https://www.auto.it/news/anteprime/2024/05/03-7196137/ferrari_12cilindri_emozioni_v12_di_maranello Ferrari 12Cilindri, emozioni V12 di Maranello]''|''auto.it'', 3 maggio 2024.|h=4}}
{{NDR|Sulla [[Ferrari 12Cilindri]]}}
*Il nome – senza altre sigle astruse – è un chiaro omaggio al suo propulsore e identifica già chiaramente quella che è l'essenza di questa vettura: il motore 12 cilindri a V aspirato. Il segno distintivo del Cavallino. Proprio con una auto spinta da un motore V12 in posizione anteriore (anche se di cilindrata molto più ridotta) la Ferrari ha iniziato nel 1947 la propria storia leggendaria di costruttore di automobili sportive più famoso del mondo.
*[...] la tradizione delle berlinette con motore V12 in posizione anteriore risale agli albori della storia del [[Ferrari|Cavallino]]. Quando, per dirla con le parole dello stesso Enzo Ferrari, il carro trainava i buoi, non lo spingeva. Un riferimento al collocamento del motore in vettura che il Drake prediligeva davanti come da tradizione. Ci fu una parentesi attorno agli anni Ottanta in cui la Ferrari spostò il 12 cilindri dietro sulle proprie berlinette. Gli esempi più eclatanti furono la 512 BB e la 512 Testarossa. Venne fatto per dare una connotazione più sportiva alle berlinette. Ma nel 1996, con il lancio della [[Ferrari 550 Maranello|550 Maranello]], il V12 tornò ad essere collocato davanti. Anche se questa scelta pose ai progettisti non pochi problemi di ingombri. Per quale motivo si tornò al passato, al motore anteriore, schema che sembrava superato dai tempi per le sportive? Perché il propulsore 12 cilindri, inserito nel vano anteriore liberava molto spazio in coda permettendo di creare sia un abitacolo più spazioso e confortevole per gli occupanti, sia un ampio vano di carico dietro i sedili per valigie ed oggetti. Queste scelte tecniche hanno permesso alla Ferrari pian piano di trasformare la coupé V12 a motore anteriore da berlinetta in granturismo. Cioè un'auto meno estrema e scomoda da guidare e più orientata al turismo veloce, ai lunghi viaggi.
*Lo stile della vettura è cambiato drasticamente. Rappresenta un taglio netto col passato. Un nuovo linguaggio stilistico. Il design [...] vede l'abbandono del codice stilistico tracciato dai precedenti modelli, F12 e 812 (ma anche la 599). Le GT V12 di prima avevano tutte forme muscolose e design tondeggiante con grandi fari "ad occhio" sul muso e una calandra aggressiva. La 12Cilindri invece è completamente diversa. Sia nel muso che nella coda. Il frontale è un chiaro omaggio stilistico alla leggendaria "Daytona" di fine anni Sessanta, il soprannome con cui era conosciuta la berlinetta 365 GTB4. È simile alla Daytona il lungo cofano che scende verso il muso, caratterizzato da una fascia orizzontale di colore scuro che, specie nelle tinte di carrozzeria chiare, spicca nettamente e dà alla 12Cilindri una fisionomia ben precisa. [...] Ma a parte la somiglianza con la Daytona, spiccano nel frontale l'assenza della tradizionale grande "bocca" a griglia delle Ferrari GT degli anni scorsi, e la mancanza degli "occhi", cioé di quei vistosi fari che identificano una fisionomia umana sul muso. Sostituiti da fari led sottili e lineari. Anche in coda sono scomparsi i tradizionali gruppi ottici rotondi (singolo o doppio) che hanno sempre identificato le GT e sono stati rimpiazzati da due sottili fari orizzontali, stile coupé Roma per intendersi.
*[...] per la prima volta la Ferrari lancia contemporaneamente sia la versione coupé che la spider della berlinetta. Questo è il motivo che ne spiega il lancio a Miami, in occasione del GP di Formula Uno più fashion del campionato. Perché il pubblico Usa e specialmente quello della Florida, che ama viaggiare a cielo aperto sui grandi boulevard a bordo mare è il più appassionato acquirente nel mondo di vetture spider. [...] A Maranello contano di vendere in assoluto più modelli spider che coupé.
{{Int|''[https://www.auto.it/news/anteprime/2024/06/14-7302758/alpine_a290_la_prima_elettrica_sportiva Alpine A290, la prima elettrica sportiva]''|''auto.it'', 14 giugno 2024.|h=4}}
*Mai Alpine aveva costruito un'auto così piccola con la [[Alpine A290|A290]] e mai Alpine aveva realizzato una vettura full electric. Due traguardi raggiunti in una volta sola.
*Il marchio [[Alpine-Renault|Alpine]], per chi mastica un po' di storia automobilistica, è nato nel 1955 per opera di Jean Rédéle. E ha sempre costruito auto spiccatamente sportive. Il nome stesso Alpine si ispirava alle montagne e alle sue strade tortuose che le Alpine promettevano a chi l'avrebbe guidata di saper interpretare quelle curve al meglio. Un'auto agile per correre forte fra curve in salita e discesa. Il misto e le curve erano il suo regno, tanto che le Alpine si sono imposte per anni nei rally combattendo contro la Lancia Fulvia prima e la Stratos dopo.
*Alpine per imporsi nelle gare e sulle strade ha sempre fatto della leggerezza e dell'agilità, piuttosto che della potenza bruta, il proprio credo. Alpine era un po' la Lotus di Francia.
*{{NDR|Sull'Alpine A290}} [...] se vi chiedete l'origine del nome, qui le cose si fanno difficili. Le Alpine sono sempre state identificate da una sigla che seguiva la lettera A (che sta per Alpine). Ma tante volte la sequenza di numeri non aveva una spiegazione precisa [...]. Adesso almeno in A290 c'è una logica: 2 indica le dimensioni dell'auto: ovvero il segmento della categoria che per le vetture quattro metri in Europa è definito con il numero 2 [...]; il numero 90 invece è una coppia di cifre che nel gergo Alpine definisce qualcosa di fashion, di modaiolo. A290 quindi è un'auto del segmento B di tendenza stilistica alla moda [...]. Logico sì ma facile no!
===''Autologia.net''===
{{cronologico}}
*[...] una Formula 1 che ha fatto epoca: la [[Ferrari 312 B|Ferrari 312B]] del 1970, la monoposto con cui Maranello ha aperto una nuova era tecnica nella F1 dopo anni di ombre, introducendo la prima generazione di quel motore 12 cilindri boxer che ha restituito negli Anni '70 alla Ferrari la supremazia tecnologica e avrebbe portato a Maranello tre titoli mondiali in dieci anni con Lauda e Scheckter. [...] scolpitevi nelle orecchie il rombo indimenticabile di quel 12 cilindri, erroneamente passato alla storia come boxer (mentre tecnicamente parlando era un V12 a 180 gradi). In una F1 dominata dal sibilo anonimo dei turbo ibridi, quel rombo vero e maschio del 12 cilindri [...] fa davvero vibrare il cuore.<ref>Da ''[https://autologia.net/ferrari-312b-la-monoposto-cambiato-la-storia-della-f1-nei-cinema-solo-3-giorni/ Ferrari 312B, la monoposto che ha cambiato la storia della F1: nei cinema solo per 3 giorni]'', ''autologia.net'', 11 ottobre 2017.</ref>
*Le Castellet [...] è per me un ricordo speciale. L'unico circuito dove posso vantarmi di aver guidato i mezzi da corsa più veloci che ci siano: addirittura una F1 e una moto 500 GP! Era il 1989 e fu un'esperienza da brividi. [...] Oddio, la F1 non è che fosse proprio la più estrema. Era una vecchia Merzario del 1977 o giù di lì [...]. La moto invece era una moderna [[Yamaha YZR 500|Yamaha 500 YZR]] due tempi del 1989, quella del team Gauloises che guidava Christian Sarron nel motomondiale. [...] fu un test organizzato per i giornalisti. Quei pochi giri con la Yamaha 500 al Castellet furono l'esperienza più spaventosa della mia vita, tanto [...] era scorbutica in accelerazione. Mi ricordo quanto fosse brutale quando si apriva il gas al punto che rischiai due o tre volte di farmi sbalzare di sella. Anche se andavo pianino... La guida delle moto [...] era diversa: i piloti non piegavano a sessanta gradi come Marquez [...]. Pensate che Sarron, il pilota di quella Yamaha 500, non toccava nemmeno il ginocchio per terra tanto guidava aderente al serbatoio! Riguardando le foto, però mi accorsi [...] che ero dritto come un fuso in curva e dissi al fotografo che poteva avvisarmi così mi sarei spostato di più in sella per "apparire" almeno un po' più impegnato.<ref name="Castellet">Da ''[https://autologia.net/anchio-correvo-le-castellet/ Quando anch'io correvo a Le Castellet...]'', ''autologia.net'', 24 giugno 2018.</ref>
*{{NDR|Sulla [[Ferrari 156-85]]}} Era quella Ferrari col turbo potentissimo con cui Alboreto [...] aveva sfiorato il titolo mondiale. Una F1 di quelle ancora col turbo che entrava di colpo scaricando tutta la potenza all'improvviso. Difficile da guidare per i piloti veri dell'epoca [...]<ref name="Castellet"/>
{{Int|''[https://autologia.net/analisi-critica-della-formula-test/ Analisi critica della Formula E, il test]''|''autologia.net'', 13 aprile 2019.|h=4}}
*{{NDR|Sulla [[Formula E]]}} La cosa che mi ha impressionato di più non è l'accelerazione, ma la velocità nel più assoluto silenzio. [...] Si sente solo il fruscio dell'aria contro il casco. Si va forte senza sentire rumore. Strano, no? Io per esempio non mi accorgevo di andare forte. Non avevo punti di riferimento e mancava il rumore a darmi la controprova della velocità. È una sensazione strana. Ripensandoci, ho messo a fuoco una spiegazione. Da che mondo è mondo, il nostro cervello è abituato a generare la sensazione della velocità abbinando i due sensi più importanti: vista e udito. Su un'auto da corsa o su una sportiva molto potente noi vediamo l'orizzonte scorrere sempre più in fretta e sentiamo il rombo del motore aumentare sempre di più. Poi magari aggiungeteci le vibrazioni che genera il motore e le forze fisiche che si trasmettono al corpo tramite le cinture che si stringono quando accelerate, e il gioco è fatto. Dall'insieme delle sensazioni dei due sensi fondamentali – vista e udito (se si aggiunge anche il tatto, cioé le vibrazioni, tanto meglio) il nostro cervello ricava la percezione che stiamo andando più veloci. Ma se manca l'apporto di uno di questi sensi – nella fattispecie l'udito – il nostro cervello si disorienta. Non capisce più che sensazioni trasmettere al corpo. È quello che ho sperimentato al volante della Formula E. Non mi rendevo conto che stavo andando sempre più veloce in rettifilo perché non sentivo il rombo del motore. Quando manca uno dei sensi, le tue sensazioni sono limitate [...]
*[...] ricorderò sempre i brividi che mi trasmise l'[[Audi R15 TDI|Audi R15]] di Le Mans, un turbodiesel V10 da 5,7 litri che aveva quasi mille newtonmetri di coppia. Quando affondavi il gas le cinture ti sfondavano il petto e con le dita dovevi aggrapparti al volante per non perdere la presa, tanto era brutale l'accelerazione di quella barchetta.
*[...] mi ha entusiasmato la cattiveria della [[Lamborghini Huracán|Lambo Huracan SuperTrofeo]], che aveva un rombo talmente deflagrante, grazie al suo motore V10, che ti faceva vibrare ogni poro della pelle. Trasmetteva potenza e brutalità da ogni parte.
*{{NDR|Sulla Formula E}} È scattante, frena forte grazie a pinze e dischi in carbonio, permette di staccare sotto le curve ed è pure abbastanza rapida nell'inserimento. Ma le manca il sound per sembrare "cattiva". C'è poco da fare. Ai giovani piacerà pure, ma a me un'auto da corsa priva di un vero rombo non eccita. È come ascoltare musica rock in sottofondo a volume bassissimo. Quindi una delusione? Assolutamente no. Soltanto che è un'auto diversa. Le emozioni, il piacere della guida vengono da qualcos'altro che la pura guida.
*{{NDR|Sull'[[Halo (automobilismo)|Halo]]}} Sulla bruttezza non si discute. Ma in nome della sicurezza tutto è lecito.
===''Autosprint''===
{{cronologico}}
*{{NDR|Sulla [[Lamborghini]]}} Fu fondata nel 1963 dal mitico Ferruccio Lamborghini, che scelse come simbolo il marchio del Toro ufficialmente perché era il suo segno zodiacale. Ma c'è anche un po' di malizia nella scelta di quel simbolo voluto da Ferruccio [...] a emblema delle sue auto, perché il toro è l'unico animale che con la sua potenza poteva aver la meglio, in un eventuale duello, sul cavallo (rampante). Il riferimento agli storici rivali di Maranello è ovvio. Da allora tutte le "Lambo" adottano nomi di tori, dalla leggendaria Miura, alla Gallardo, fino alla [...] Aventador.<ref>Da ''[https://autosprint.corrieredellosport.it/news/mondo-racing/2013/04/02-201649/lamborghini_gallardo_lp570-4_toro_ancor_pi_scatenato Lamborghini Gallardo LP570-4: Toro ancor più scatenato]'', ''autosprint.corrieredellosport.it'', 2 aprile 2013.</ref>
*Per via del fisico minuto, la [[Maria Teresa de Filippis|de Filippis]] era soprannominata "pilotino" nell'ambiente delle corse. Faceva scalpore vedere questa donna minuta domare e gestire in corsa la più pesante, grossa e potente F1 dell'epoca, la Maserati 250 F a motore anteriore quando già cominciavano a comparire le piccole e agili F1 inglesi a motore posteriore. Ma al volante si meritò più volte i complimenti di Fangio che però sosteneva che prendesse troppi rischi alla guida.<ref>Da ''[https://autosprint.corrieredellosport.it/news/formula1/2016/01/09-211032/morta_maria_teresa_de_filippis_prima_pilotessa_f1 Morta Maria Teresa de Filippis, prima pilotessa F1]'', ''autosprint.corrieredellosport.it'', 9 gennaio 2016.</ref>
*Si può perdere il mondiale per una banale [[Candela di accensione|candela]] che per la propria auto costerà sì e no dieci euro? Si che si può. Però dire che è un pezzo "stupido" [...] è sbagliato: la candela [...] è un oggetto che viene avvitato nella testata del motore (ce n'è una per ogni cilindro) ed è quella che genera la scintilla nella camera di scoppio. È la candela che fa incendiare la benzina che spinge su e giù il pistone. Senza candela quindi non c'è motore a scoppio. Senza candele non si generano i cavalli. Se una candela fa cilecca, quel cilindro non eroga potenza e il motore funziona a intermittenza. Parafrasando la nota pubblicità del liquore Martini, si potrebbe dire: "no candela, no power".<ref>Da ''[https://autosprint.corrieredellosport.it/news/formula1/nel-mirino/2017/10/08-1097676/formula_1_giappone_ferrari_le_non_banali_coincidenze_che_costano_un_mondiale/1 Formula 1 Giappone, Ferrari: le non banali coincidenze che costano un Mondiale]'', ''autosprint.corrieredellosport.it'', 8 ottobre 2017.</ref>
*[...] quel suo aspetto un po' spavaldo e sbruffone potrà far storcere il naso a quelli che amano l'understatement. Come dà talvolta fastidio quella sua mania di piangersi addosso esageratamente quando le cose appena non vanno come lui vorrebbe. Un'abitudine esagerata a vedere tutto nero e immaginare complotti contro di lui ovunque. Ma quando [[Lewis Hamilton]] guida come sa fare lui, bisogna lasciarlo stare. E limitarsi ad ammirarlo, rispettarlo e applaudirlo.<ref name="Hockenheim">Da ''[https://autosprint.corrieredellosport.it/news/formula1/nel-mirino/2018/07/24-1619267/non_svilite_la_vittoria_di_hamilton Non svilite la vittoria di Hamilton]'', ''autosprint.corrieredellosport.it'', 24 luglio 2018.</ref>
*[...] non si può onestamente svilire la corsa di Hamilton. Che ad [[Gran Premio di Germania 2018|Hockenheim]] ha compiuto un'impresa formidabile. Non è vero che [...] ha vinto solo grazie alla pioggia e allo sbaglio di Vettel; il suo successo se l'è costruito nel primo stint di gara, quello che alcuni hanno giudicato "anonimo". Quando ha ridotto il gap dalla testa della corsa mettendosi nella condizione [...] per sfruttare un [...] imprevisto. Che puntualmente è arrivato. Facile, dirà qualcuno, rimontare con una Mercedes. Ma qui per rimonta non si intende [...] passare da 14º a settimi [...]. Per "rimonta" intendo invece aver ridotto il distacco dai primi, che guidano una Ferrari o una Mercedes come lui e che viaggiano in aria pulita potendo impostare passo e strategia ideale. Mentre Hamilton doveva barcamenarsi nel traffico e cercare di non surriscaldare gomme e motore in aria "sporca". [...] Per molti sarebbe stata corsa compromessa e addio. Invece Lewis ha tenuto duro e avendo conservato una buona efficienza delle mescole soft, ha potuto cominciare [...] a rosicchiare tempo a Vettel mettendo le basi per il suo recupero. [...] La vera dote di un pilota bravo [...] è [...] quella di [...] sapere "andare incontro alla corsa". Che significa [...] quello che ha fatto lui: trovare il giusto ritmo per ridurre [...] i distacchi e farsi trovare nella posizione ideale per riaprire la gara in caso di imprevisti. In genere Hamilton non è bravo a fare queste cose: deve essere guidato [...] dal muretto. Stavolta ha fatto di testa sua [...] ed ha agito benissimo. Il suo capolavoro [...] sono stati i giri finali con le gomme ultrasoft a pista asciutta oppure umida. Lì la sua progressione è stata fantastica [...]. Undici secondi recuperati in otto giri. [...] È stato quel suo ritmo velocissimo sul bagnato che ha indotto Vettel a rischiare un po' di più [...]. Ma se non fosse piovuto come sarebbe finita? [...] Sarebbe stato in ogni caso un facile 2º posto. Altro che colpo di culo grazie alla pioggia. Vittoria o podio, quella di Hamilton è stata comunque una rimonta da antologia [...] per la perfezione con cui è stata condotta. Da qui a bollarla come "fortunosa" o poco brillante, ce ne passa.<ref name="Hockenheim"/>
*{{NDR|Su [[Alessandro Alunni Bravi]]}} [...] non si è fatto mancare nulla in carriera. [...] conosce bene il motorsport dove è entrato [...] come giornalista. [...] poi ha deciso di mettere a frutto gli studi in legge e ha saltato il fosso passando dall'altra parte. Dal raccontare le gesta di team e piloti a fare consulenza legale a team e piloti che dovevano stipulare contratti. Una scelta che lo ha portato pian piano ad entrare nella stanza dei bottoni. A capire come funzionano le cose nel complicato mondo del motorsport. Che [...] visti gli interessi commerciali sempre più coinvolgenti, ha più bisogno di avvocati e di legali che di meccanici e ingegneri. Alunni Bravi però è partito da una posizione di vantaggio: lui nelle corse non si si è trovato paracadutato per caso, come tanti manager di altri settori piombati un bel giorno in F.1 senza saperne nulla. Lui la passione per le corse l'ha sempre avuta fin quando era stato colpito da bambino dalla febbre Villeneuve. Nella vita gli è mancato soltanto di fare il pilota [...]. La vita nei circuiti e negli uffici dei team lo ha temprato ed oggi [...] è il prototipo del team principal 2.0, il manager del futuro, quello che per far funzionare una squadra F.1 non deve saperne soltanto di pistoni e sospensioni ma soprattutto di relazioni, questioni legali e diritti commerciali.<ref>Da ''Autosprint'', dicembre 2023; citato in ''[https://autosprint.corrieredellosport.it/news/formula1/2023/12/07-6912147/esclusiva_alunni_bravi_in_f1_arriver_un_vero_e_propri_ribaltone Esclusiva Alunni Bravi: "In F1 arriverà un vero e proprio ribaltone"]'', ''autosprint.corrieredellosport.it'', 6 dicembre 2023.</ref>
{{Int|''[https://web.archive.org/web/20150627010556/http://autosprint.corrieredellosport.it/2014/10/06/ricordo-de-cesaris-vita-sempre-limite/19470/ Il ricordo di De Cesaris, una vita sempre al limite]''|''autosprint.corrieredellosport.it'', 6 ottobre 2014.|h=4}}
{{NDR|Su [[Andrea De Cesaris]]}}
*I suoi tanti incidenti nelle formule minori in Inghilterra gli valsero il soprannome di "De Crasheris", un po' come [[James Hunt]] che era chiamato "Hunt the shunt" (lo schianto). Solo che Hunt era inglese e quel vizietto di andare sempre al limite e rompere spesso la macchina gli veniva perdonato e faceva un po' glamour, Andrea invece era italiano e nel panorama anglosassone sempre un po' ipocrita verso gli stranieri, lo stesso vizietto diventava una macchia per l'immagine agonistica.
*Era il pilota e lo sportivo più eclettico che avessi mai visto. L'importante che come denominatore comune vi fosse la velocità. Su due ruote, quattro o nella planata di una tavola da surf. Aveva una predisposizione naturale per la guida, un piede pesante incredibile e un coraggio (forse temerarietà) da vendere. Avesse fatto il pilota F1 all'epoca di Fangio e Ascari avrebbe vinto tanto, ma forse non sarebbe sopravvissuto a quella F1.
*Ha guidato un po' di tutto, ma sempre macchine di mezza classifica anche quando erano scuderie prestigiose [...]. Finiva nelle squadre "giuste" sempre al momento sbagliato, ma non per sua cattiva scelta. Era un duro, uno tosto, s'era fatto una grande esperienza [...]; i team lo sapevano e ricorrevano a De Cesaris e alla sua capacità di portare al limite anche macchine non competitive quando c'era da tirar su una squadra dalle retrovie per mettersi in luce. Un po' come quegli allenatori alla [[Carlo Mazzone|Carletto Mazzone]] chiamati a riportare su dalla Serie B ex squadre blasonate ma a cui non viene mai affidata una squadra da scudetto.
{{Int|''[https://auto.sabbatini.news/quei-3-grandi-meriti-di-marchionne/ Quei 3 grandi meriti di Marchionne]''|Da ''Autosprint'', 24 luglio 2018; citato in ''auto.sabbatini.news''.|h=4}}
{{NDR|Su [[Sergio Marchionne]]}}
*Si fa torto a qualcuno dicendo che Sergio Marchionne è stato il più grande manager italiano del dopoguerra? Manager, non imprenditore, capiamoci bene. Marchionne non ha posseduto società, ma le ha gestite, le ha fatte funzionare e ne ha decuplicato il valore ricavando profitti miliardari ai proprietari ma garantendo anche il lavoro a centinaia di migliaia di dipendenti. Basta questo a renderlo il più grande. È l'uomo che nel bene e nel male ha salvato la Fiat, rilanciato la Ferrari e cambiato profondamente la stessa società italiana. Sia a livello industriale che sociale. Non solo Marchionne ha trasformato un'azienda privata italiana in un gruppo industriale globale con radici sparse fra l'Europa e gli Stati Uniti, ma ha anche cambiato le regole del gioco fra impresa e lavoratori. Ha introdotto il concetto di flessibilità cancellando abitudini di accordi sindacali consolidati e uscendo persino da Confindustria per agire più liberamente. Soprattutto, cosa cui non tutti gli rendono sufficiente merito, ha salvato la Fiat dal fallimento. Senza di lui centomila dipendenti non avrebbero più avuto un lavoro dopo il 2004. Quando gli sono state affidate le redini della Fiat, nel 2004, la società era in profonda crisi e capitalizzava poco più di 5 miliardi di euro. Era tecnicamente fallita. Non aveva i soldi per pagare i propri debiti e gli stipendi nei mesi successivi. In quattordici anni Marchionne l'ha portata a un valore complessivo di oltre 65 miliardi facendola diventare la settima industria automobilistica del mondo, scorporando e quotando in borsa la Ferrari che prima era parte del gruppo Fiat mentre poi, da sola, ha capitalizzato quasi 25 miliardi. Marchionne insomma ha creato valore per le aziende che guidava e ha creato lavoro per i dipendenti Fiat salvando l'azienda dal fallimento. Questo merito nessuno, nemmeno il più acerrimo dei suoi nemici come i sindacalisti della Fiom che l'hanno spesso combattuto, potrà mai toglierglielo.
*A Torino Marchionne arrivò praticamente da sconosciuto nel 2004. Era appena morto Umberto Agnelli e la famiglia aveva estromesso brutalmente l'ad Giuseppe Morchio, che aveva avuto l'ardore di chiedere, direttamente al funerale di Umberto, di entrare come socio nell'azienda. Ma chi mettere al suo posto? Montezemolo fu scelto presidente, ma a chi affidare il gravoso compito della gestione quotidiana dell'azienda che deve sorbirsi l'amministratore delegato? Qualcuno si ricordò che Umberto Agnelli, prima di morire, aveva parlato benissimo di un tal Sergio Marchionne, esperto di economia, italiano di Chieti emigrato in Canada e ora cittadino svizzero che dirigeva una piccola compagnia finanziaria satellite del gruppo, la Sgs. Marchionne fu convocato e assunse l'incarico. All'epoca indossava ancora giacca e cravatta. La Fiat a quell'epoca aveva un indebitamento di qualcosa come otto miliardi di euro. Era alle soglie del fallimento. In cassa c'erano soldi per pochi mesi di stipendio delle maestranze. Marchionne all'inizio non diresse direttamente il settore dell'auto, ma l'intero gruppo industriale. C'erano altri manager alla guida di Fiat, Alfa e Lancia. Un ingegnere austriaco e uno tedesco ex BMW. Bastò un anno e mezzo a Marchionne per capire che non facevano al caso suo. [...] quei manager-tecnici erano lenti e troppo esitanti a prendere decisioni per riuscire a rivoluzionare. Erano abituati con calma, alla tedesca, a sperimentare ben bene prima di costruire. Marchionne gli fece capire che non c'era tempo. Mancavano i soldi per sopravvivere così a lungo se non si costruivano in fretta nuove auto da vendere per fare cassa. Li mandò via e assunse in prima persona l'incarico di amministratore delegato di Fiat Auto, Alfa e Lancia. Un finanziere alle prese con la meccanica. Cosa ci avrebbe capito? Qui è uscita fuori la grande dote di Marchionne [...]: saper individuare quelli bravi e sottostimati. E valorizzare il loro coraggio di osare. Così ha dato un impulso formidabile all'azienda e il primo anno nacque la nuova Punto, l'anno dopo la 500. Due boom. Con i soldi guadagnati la Fiat poté risollevare le finanze e investire sul futuro.
*Tre sono stati i grandi meriti di Marchionne che col senno di poi hanno salvato la Fiat dal fallimento. Primo e meno conosciuto, ma basilare per il futuro, è la rinegoziazione del famoso "convertendo" con la General Motors. Nel 2005 Marchionne è riuscito a farsi pagare dagli americani un miliardo e mezzo di euro per svincolarli da un impegno firmato cinque anni prima che non volevano più rispettare. Quei soldi, versati nelle casse torinesi, hanno ridato ossigeno ai conti Fiat. Con quel denaro Marchionne si è pagato lo sviluppo dei nuovi modelli Panda, Punto e 500 prodotti fra il 2006 e il 2007 che hanno portato altri capitali freschi. La terza grande impresa è stata l'aver acquistato nel 2009 la quasi fallita Chrysler a costi ridottissimi grazie alla mediazione di Obama e del governo Usa. Cosa che gli ha portato in dote anche la Jeep che è diventata la vera fabbrica di soldi del gruppo FCA [...]. La Ferrari è un successo a parte. Il suo fiore all'occhiello. La sua passione recente. Che gli piaceva così tanto da tenere sempre sott'occhio, durante le conferenze stampa ai saloni dell'auto invernali, un telefonino dove riceveva gli aggiornamento in tempo reale dei crono durante i test invernali.
{{Int|''[https://autosprint.corrieredellosport.it/news/formula1/nel-mirino/2018/10/01-1732261/giochi_di_squadra_e_ipocrisie Giochi di squadra e ipocrisie]''|''autosprint.corrieredellosport.it'', 1º ottobre 2018.|h=4}}
*Ma diciamoci la verità senza fare i falsi ingenui: non trovate davvero ipocrita lamentarvi del [[Giochi di squadra|gioco di squadra]] in F1? [...] Inutile fare le verginelle. L'amara verità è che i grandi team hanno sempre dato team orders. Tutti quanti. Perché quando l'interesse è alto, non si guarda in faccia a nessuno. Nemmeno al rispetto per gli uomini della propria stessa squadra. Tutti si scandalizzano e giocano a fare i puri, però quando viene utile il gioco di squadra lo fanno eccome. [...] Per un motivo semplicissimo: perché chi comanda sono i team, non i piloti che da questi sono stipendiati. Il titolo mondiale Piloti dà prestigio al corridore. Ma è il mondiale Costruttori che riversa denaro nelle casse della squadra. Perché il particolare meccanismo del Patto della Concordia, che regola gli accordi commercial-sportivi della F1, prevede che i punti iridati e la posizione di classifica valgano milioni e milioni di euro. Vincere il titolo Costruttori o arrivare secondi può fare una differenza anche di decine di milioni di euro. E nessuna squadra rinuncia a quei soldi perché è determinante per il bilancio finanziario. Quindi siccome sono le squadre che stipendiano i piloti, è anche logico e giusto che il team chieda ai suoi piloti di anteporre gli interessi della squadra a quelli personali.
*[...] la prima squadra a dare un plateale team order in F1 fu [...] la Ferrari. Nel lontano 1956. Al [[Gran Premio d'Argentina 1956|GP d'Argentina di quell'anno]], Juan Manuel Fangio con la Lancia-Ferrari dovette ritirarsi. E il team del Cavallino cosa fece? Costrinse l'altro pilota della squadra, Luigi Musso, a fermarsi ai box; lo fece scendere dall'auto per far salire al suo posto Fangio; il quale così vinse la corsa e quei punti preziosi gli servirono per laurearsi campione del mondo. Incredibile no? Ma all'epoca era permesso che un pilota del team sostituisse un altro in corsa sulla stessa macchina perché nei primi anni della F1 era un'eredità del regolamento delle gare sport dov'è la macchina a vincere, non l'uomo che la guida. Poi questa stortura fu vietata perché in F1 era giusto fosse il pilota il protagonista principale e non più l'auto. Ma pensate se quella libertà esistesse ancora oggi, cosa succederebbe? Meglio non pensarci.
*La madre di tutti i giochi di squadra [...] fu l'ordine perentorio di Todt a Barrichello al [[Gran Premio d'Austria 2002|GP Austria 2002]] di rallentare all'ultimo giro per far vincere Schumacher. Fu clamoroso e indecente perché portò davanti agli occhi di tutti in modo sfacciato quella che fino a quel tempo era sempre stata una pratica nascosta. Far rallentare il pilota da sacrificare con qualche scusa concordata e un linguaggio in codice ma senza mai scoprire il gesto. Invece Todt lo rese palese al mondo dicendolo via radio in chiaro, e lo ascoltarono le orecchie di milioni di spettatori perché ebbe la sfortuna che all'epoca il cameraman della F1 fosse al muretto Ferrari per inquadrarlo da vicino in quel momento topico. Così il microfono della telecamera, all'insaputa del team principal ferrarista, registrò e diffuse in mondovisione le parole con cui Todt prima supplicava, poi ordinava a Barrichello di rallentare. La plateale violazione di un codice etico in modo così lampante fece impazzire di rabbia il presidente della Fia Mosley perché dimostrò al mondo che quello sport di eroi che sembrava puro agli occhi della gente la F1 perché i suoi protagonisti rischiavano la vita per vincere, si poteva manipolare per interesse come una qualsiasi partita di calcio. Così Mosley, non potendo penalizzare la Ferrari per lo scambio di posizioni – era permesso dalle regole – ma volendoli comunque punire per il cattivo esempio sportivo in qualche modo, comminò al Cavallino una multa salatissima esemplare. Un milione di dollari per l'infrazione della cerimonia di premiazione. Una punizione che fece scalpore sia per l'entità della cifra che per il pretesto con cui fu data. Un po' come quando lo stato americano, non potendo incarcerare Al Capone per omicidio perchè non trovava le prove, non trovò altro modo che metterlo in manette per evasione fiscale...
*Chiunque in F1 si lamenta o fa la verginella accusando scandalizzato gli altri di aver praticato giochi di squadra o dato team order, probabilmente ha compiuto pure lui il "misfatto". Volete un altro esempio? Jacques Villeneuve. [...] Pochi sanno che anche lui fu costretto a farlo. Addirittura proprio nel [[Gran Premio d'Europa 1997|GP Europa 1997]] – quello famoso di Jerez del fallo di Schumacher – che sancì la vittoria del mondiale di Jacques. Villeneuve, dopo che Schumi era finito fuori gara nel tentativo di speronarlo, aveva il titolo iridato in tasca. Ed era primo. Poteva chiudere in bellezza l'impresa vincendo anche la gara. Invece rallentò e fece passare le McLaren-Mercedes di Hakkinen e Coulthard che ottennero vittoria e doppietta. Un caso? No, perché mesi dopo si scoprì che via radio l'ingegnere di pista di Villeneuve in Williams, Jock Clear [...] lo aveva supplicato in corsa di lasciar passare Hakkinen dicendogli: "Devi farlo Jacques! Ricordi? Ne avevamo parlato prima della corsa se andava in un certo modo...". Evidentemente la Williams aveva stretto un'alleanza con la McLaren per la gara in chiave anti-Ferrari per aumentare le proprie probabilità di successo. E la contropartita evidentemente era di lasciargli la vittoria del GP. Se Villeneuve avesse conquistato il titolo, avrebbero dovuto lasciar trionfare la McLaren-Mercedes. In realtà la McLaren in gara non aiutò più di tanto Jacques perché fu Schumacher a danneggiarsi da solo con quella scorrettezza. Ma tanto bastò al team per ricordare al suo pilota di onorare il patto stretto prima del via.
===''Il Messaggero''===
{{cronologico}}
*Come ve l'immaginate da guidare una Ferrari? Rabbiosa, brutale, estrema? Difficile da portare al limite? Beh, la nuova [[Ferrari 296 GTB]] non è niente di tutto questo. Non genera ansia da prestazione quando si schiaccia il piede sul gas ma al contrario è facile, tremendamente facile da guidare forte e ispira rapidamente confidenza. È un'auto che il pilota "sente" subito in mano. Con la quale chi possiede un minimo di esperienza di guida sportiva riesce presto a compiere manovre spettacolari con grande naturalezza: derapate, sovrasterzi di potenza e controsterzi. Un'auto che ti dona il vero piacere di guida. Quello che gli inglesi, con un termine molto esplicito, definiscono "fun to drive". Divertimento puro al volante. Un'auto dalla quale dopo mezz'ora al volante scendi con un sorriso euforico stampato sul viso.<ref>Da ''[https://motori.ilmessaggero.it/prove/ferrari_296_gtb_al_volante_dell_ibrida_di_maranello_la_supercar_con_il_v6_da_330_km_h_e_facile_ed_emozionante-6546172.html Ferrari 296 GTB, al volante dell'ibrida di Maranello. La supercar con il V6 Phev da 330 km/h è "facile" ed emozionante]'', ''motori.ilmessaggero.it'', 7 marzo 2022.</ref>
*{{NDR|Sulla [[Ferrari SF90 Stradale]]}} È la Ferrari stradale più potente mai costruita. Sviluppa mille cavalli tondi tondi, poco meno di una F1 moderna. E come le F1 anche questa berlinetta Ferrari possiede tecnologia ibrida. Con la differenza che in questo caso non ha un solo motore elettrico come le monoposto dei Gran Premi, ma addirittura tre: uno dietro al motore V8 e due sulle ruote anteriori. Il nome SF90 è un omaggio alla storia sportiva del Cavallino perché fa riferimento ai 90 anni dalla nascita della Scuderia Ferrari, e cioè non la fabbrica di auto che conosciamo oggi (che venne costruita soltanto nel dopoguerra) ma la squadra corse cui Enzo Ferrari diede vita nel 1929 e che gareggiava con vetture Alfa Romeo. Questa Ferrari SF90 stradale è stata mostrata al mondo per la prima volta nel 2019, esattamente a 90 anni fa dalla nascita della Scuderia. Da qui il nome SF90. La Ferrari SF90 Stradale è un mostro da mille cavalli e prestazioni mozzafiato. [...] Una vera hypercar perché discende, nella linea genealogica di Maranello, da vetture esclusive come la F40, la F50, la Enzo e LaFerrari. Con due differenze: primo ha un motore 8 cilindri turbo ibrido e non un 12 cilindri come la maggior parte delle antenate; secondo non è costruita in serie limitata come quelle supercar del passato, ma non c'è un limite numerico agli esemplari che verranno costruiti. Soltanto un limite... economico che farà selezione fra i clienti [...]<ref>Da ''[https://motori.ilmessaggero.it/prove/ferrari_al_volante_della_sf90_assetto_fiorano_mille_cavalli_di_emozioni_elettrificate-6019864.html Ferrari, al volante della SF90 Assetto Fiorano: mille cavalli di emozioni elettrificate]'', ''motori.ilmessaggero.it'', 13 giugno 2021.</ref>
*{{NDR|Sulla [[Fiat Grande Panda]]}} Non più una piccola utilitaria da città [...] ma un'auto più globale e versatile. Sfiorerà i quattro metri di lunghezza [...]. Grazie alle dimensioni maggiorate e all'abitabilità interna, proverbiale asso nella manica di Fiat, la Grande Panda si candida a diventare la prima auto da famiglia [...] e non più la seconda macchina per l'utilizzo squisitamente cittadino.<ref name="Panda">Da ''[https://motori.ilmessaggero.it/il_risveglio_dell_europa/fiat_versatilita_potere_stile_attraente_rilancio_grazie_modelli_linea_dna_inizia_grande_panda-8507055.html Fiat, versatilità al potere ed uno stile attraente. Pronto il rilancio grazie a modelli in linea con il suo Dna. Inizia la Grande Panda]'', ''motori.ilmessaggero.it'', 29 novembre 2024.</ref>
*La storia della [[Fiat Panda|Panda]] è fatta di corsi e ricorsi storici. Ognuna di esse ha segnato un'epoca; la prima versione, quella del 1980 di Giugiaro, era una macchinetta versatile ed economicissima pensata per costare poco, con lamiere stampate diritte che ne determinavano il profilo squadrato. Poi venne la generazione successiva, del 2003, che si distingueva per una design più elegante, con forme morbide e sinuose e passò alla storia perché fu la prima Panda costruita in Polonia. Quella del 2012 invece era un profondo restyling della precedente, ma fu importante dal punto di vista simbolico perché rappresentò il ritorno della produzione della Panda in Italia, nella fabbrica di Pomigliano d'Arco. La quarta generazione [...] vede un ritorno alle forme squadrate della prima Panda ed abbonda [...] di richiami stilistici al passato [...]<ref name="Panda"/>
*{{NDR|Sulla [[Renault 4]]}} [...] era nata per motorizzare la Francia contadina dell'epoca; era l'auto da campagna e da città, da lavoro ma anche per caricare la famiglia nei week end. Aveva le dimensioni di una utilitaria ma la capacità di carico di una monovolume e, per chi si ricorda, anche una stranissima leva del cambio orizzontale così inconsueta da manovrare.<ref>Da ''[https://motori.ilmessaggero.it/la_legge_del_mercato/r5_e_r4_coppia_vincente_le_e_tech_di_renault_ispirate_alla_tradizione-8740055.html R5 e R4, coppia vincente: le E-Tech di Renault ispirate alla tradizione]'', ''motori.ilmessaggero.it'', 28 marzo 2025.</ref>
===''Italiaracing''===
{{cronologico}}
*{{NDR|Su [[Sebastian Vettel]]}} Per me è [...] un grande pilota. Forse non è al pari di Lewis Hamilton, Ayrton Senna, Michael Schumacher e nemmeno di Niki Lauda, ma uno che a 17 anni al debutto nelle FP1 di un Gran Premio è stato il più veloce di tutti, uno che ha vinto sotto la pioggia con la Toro Rosso (nemmeno super-Verstappen c'è riuscito!), uno che ha conquistato quattro titoli mondiali, non è un sopravvalutato. Se lo fosse stato, avrebbe vinto qualche corsa soltanto con la Red Bull, come ha fatto Mark Webber, non 34 GP e 4 titoli iridati senza mai sbagliare un colpo. [...] Di certo, Vettel è un po' debole mentalmente: eccezionale pilota quando tutto fila liscio, si fa sommergere dalle difficoltà quando le cose girano male. [...] Certo non è un duro, uno spregiudicato e temprato per prendersi l'onere del team sulle spalle e superare le difficoltà [...]<ref name="Vettel">Da ''[https://www.italiaracing.net/Il-commento-di-Alberto-Sabbatini-Vettel-Ferrari-perche-e-meglio-lasciarsi-ora/241504/1 Il commento di Alberto Sabbatini: Vettel-Ferrari, perché è meglio lasciarsi ora]'', ''italiaracing.net'', 11 agosto 2020.</ref>
*[[Alain Prost]] [...] nell'ottobre 1991 fu licenziato dalla Ferrari per averla definita «un camion». Io quella vicenda l'ho vissuta in prima persona perché la famosa domanda a Prost che generò la risposta del "camion" gliela posi proprio io. A [[Gran Premio del Giappone 1991|Suzuka]] [...], al termine di una gara infelice dove il francese [...] giunse soltanto quarto staccato di un minuto e mezzo dal vincitore. [...] Alain in quell'occasione non aveva intenzione di offendere la Ferrari. Voleva semplicemente spiegare perché la [[Ferrari 643 F1|macchina]] si guidava male. Lui disse a me e agli altri giornalisti: «Andavo piano perché l'auto era difficile da guidare: lo sterzo era troppo pesante». Gli risposi: Spiegati meglio Alain: Che intendi dire con "pesante"? E lui aprendo le braccia come per afferrare un grande volante immaginario, mi disse: «Hai presente il volante di un camiòn? Era duro da sterzare come un camiòn!» Pronunciato alla francese, con l'accento sulla "o". Dietro di me però, c'era un giornalista dell'Ansa che [...] frettolosamente vergò sul taccuino le seguenti parole: "Prost: la Ferrari è un camion". Così l'articolo dell'Ansa partì con destinazione tutti i giornali italiani dando alla Ferrari, che non ne poteva più di Prost, un assist formidabile per licenziarlo in tronco [...]. Vi garantisco però, che le parole di Prost in quel momento non volevano essere offensive o di dileggio. Ma esplicative. Però, erano sei mesi che fra Prost e la squadra si trascinavano incomprensioni e accuse. Il francese aveva fatto saltare l'ingaggio di Senna per gelosia, poi con il suo atteggiamento aveva spaccato l'armonia della squadra. [...] Qualche giorno dopo, si venne a sapere che la Ferrari di Prost a fine gara aveva un tirante dello sterzo danneggiato. Per quello era diventata così pesante da guidare. Come un camion.<ref name="Vettel" />
*Quando {{NDR|Lewis Hamilton}} ha trionfato a [[Gran Premio di Gran Bretagna 2020|Silverstone]] su tre ruote, ha compiuto un capolavoro. Certo, non equiparabile per rischiosità a Nuvolari che correva la Mille Miglia a fari spenti nella notte per prendere di sorpresa gli avversari oppure tagliava il traguardo con il volante staccato, girando lo sterzo con una chiave inglese. Ma quelle sono avventure epiche di corse d'altri tempi. Per la F1 contemporanea così precisa e scientifica, l'impresa di Hamilton – compiere un giro su tre ruote gestendo la gomma che si stava sbriciolando e tagliare il traguardo – è comunque qualcosa di memorabile.<ref name="Hamilton">Da ''[https://www.italiaracing.net/Il-commento-di-Alberto-Sabbatini-Perche-e-ingiusto-criticare-Hamilton/242049/1 Il commento di Alberto Sabbatini. Perché è ingiusto criticare Hamilton]'', ''italiaracing.net'', 14 ottobre 2020.</ref>
*Di [[Lewis Hamilton|Hamilton]] si può dire tutto. Criticare le sue treccine, i tatuaggi, la sua passione per ostentare abiti sgargianti e di cattivo gusto oppure discutere il modo in cui usa la propria popolarità planetaria per risvegliare l'attenzione su certe battaglie politiche e sociali scomode [...]. Ma politica a parte, non si può negare che Hamilton abbia un talento immenso e si meriti le vittorie ed i record che ha raccolto. Quello che fa grande Hamilton [...] sono [...] soprattutto quei quattro gran premi vinti da esordiente assoluto. Nel 2007. Quando aveva come compagno di squadra un mostro sacro e bi-campione del mondo come Fernando Alonso, eppure lui si permise di batterlo. Non solo: lo fece andare talmente fuori di senno per come riusciva ad essere più veloce di lui che Fernando, per riuscire a tenere testa a Lewis, ricorse a tutto il suo repertorio di scorrettezze. [...] La grandezza di un pilota, da che mondo è mondo, la fa il confronto col compagno di squadra. Perché lì si corre con la stessa macchina, non ci sono storie. La sfida è alla pari. E Hamilton i suoi compagni di team a pari macchina li ha triturati quasi tutti. A partire da Alonso nel 2007.<ref name="Hamilton"/>
*Ayrton in quel [[Campionato mondiale di Formula 1 1993|1993]] aveva il coltello dalla parte del manico [...]. La Honda aveva abbandonato la F1 e Dennis, per tenerselo stretto, gli aveva avventatamente promesso a metà '92 un motore competitivo per l'anno successivo, facendogli perdere altre opportunità di cambiare squadra (Ferrari e Williams). Poi, Dennis non riuscì a trovare sul mercato un motore vincente: provò prima con il V12 Lamborghini, poi con i Ford HB ufficiali [...]. Intanto Senna, per fargli pressione, si mise a usare armi psicologiche e mediatiche. Svolse un test con la [...] Indycar [...] per fargli credere che stava valutando alternative alla F1. Dennis temette di aver perso il suo pilota. Finché Senna, resosi conto di non avere alternativa al correre nel 1993 con una McLaren priva di un motore competitivo, per placare il proprio orgoglio ferito chiese e pretese un contratto gara per gara chiedendo il famoso milione di dollari a gara. [...] Ma Senna poté permettersi quel braccio di ferro perché la McLaren non aveva alternative. Si sentiva il miglior pilota sulla piazza e riteneva una grave mortificazione professionale dover guidare una monoposto con un motore Ford "clienti" uguale a quello che qualsiasi altro team poteva acquistare sul mercato e che regalava 60/70 cavalli agli avversari. [...] Il paradosso è che quel "capriccio" caricò a mille la voglia agonistica di Senna, che in quell'inizio del 1993 disputò alcune delle sue gare più belle: correndo "a gettone" vinse tre delle prime sei gare [...] e conquistò anche quella memorabile vittoria sul bagnato a Donington entrata nella storia per quel formidabile primo giro con cinque sorpassi. Il milione di dollari a gara di Dennis sono stati certamente ben spesi.<ref>Da ''[https://www.italiaracing.net/Il-commento-di-Alberto-Sabbatini-Hamilton-come-Senna-1993-rinnovera-il-contratto-Mercedes-race-by-race/242814/1 Il commento di Alberto Sabbatini. Hamilton, come Senna 1993, rinnoverà il contratto Mercedes race by race?]'', ''italiaracing.net'', 6 febbraio 2021.</ref>
*Da che mondo è mondo, a noi della corse piace la velocità pura, non i tatticismi e le strategie. OK, vogliamo i duelli e i sorpassi, ma allo stesso modo guardiamo con ansia e desiderio la sfida per la [[Pole position|pole]], il giro a vita persa, quello dove per un minuto e mezzo osi l'inosabile e metti a rischio anche la tua incolumità perché spremi la macchina al massimo cercando di superare il limite tuo e dell'auto. Ad ogni costo. [...] Pensateci un po': tutti noi ammiriamo e ci ricordiamo le imprese di [[Ayrton Senna|Senna]] più per la sua ossessione della pole position che per le vittorie in corsa. Vi ricordate [...] quando Ayrton parlava con fervore mistico di come sentiva di aver raggiunto la perfezione nel giro di qualifica a [[Gran Premio di Monaco 1988|Montecarlo 1988]] dove era sempre più veloce, sempre più veloce, fino a sentirsi in un'altra dimensione e perdere il senso della realtà terrena? Il giro veloce è sinonimo di F1 perché restituisce al pilota la possibilità, usando coraggio e talento, di essere più bravo dell'avversario nonostante una macchina inferiore. Per un giro, se hai le palle, puoi riuscirci. Per una gara intera [...] no di certo perché subentrano il degrado gomma, la finestra di temperature di esercizio, il DRS e tutte quelle puttanate lì con cui abbiamo imparato a convivere. [...] E pensare che negli anni Ottanta e Novanta in F1 c'erano team e Costruttori che, consci di essere tagliati fuori per inferiorità dalla vittoria della domenica, puntavano tutto su assetti estremi e supermotori per strappare la pole al sabato e garantirsi così visibilità, audience e titoli sui giornali dell'indomani che giustificassero il proprio investimento economico in F1.<ref>Da ''[https://www.italiaracing.net/Il-commento-di-Alberto-Sabbatini-La-gara-sprint-Un-flop-figlio--della-mentalita-americana-e-la-pole/243953/1 Il commento di Alberto Sabbatini. La gara sprint? Un flop figlio della mentalità americana e la pole...]'', ''italiaracing.net'', 18 luglio 2021.</ref>
===''Quotidiano di Puglia''===
*{{NDR|Sulla [[Lamborghini Sián]]}} «Guerda bèn ec Siàn!!». Il grido si è levato da un gruppetto di "umarel" bolognesi quando hanno visto passare rombando per le strade della città il prototipo di una mostruosa Lamborghini camuffata dalle linee aggressive. Quelle parole, incomprensibili per chi non è nato sotto le Due Torri, in dialetto bolognese significano più o meno: «guarda un po' che razza di fulmine!». Qualcuno in Lamborghini deve averli sentiti e trovato azzeccata l'espressione. Talmente azzeccata che "Siàn" cioé la parola che in dialetto bolognese identifica il fulmine, è diventato il nome ufficiale della nuova supercar del Toro.<ref>Da ''[https://motori.quotidianodipuglia.it/anteprime/lamborghini_emozioni_sian_il_toro_scatenato_dopo_la_coupe_arriva_la_roadster_della_hypercar_di_sant_agata-5370882.html Lamborghini, emozioni Sìan: il Toro scatenato, Dopo la coupé arriva la roadster della hypercar di Sant'Agata]'', ''motori.quotidianodipuglia.it'', 21 gennaio 2021.</ref>
{{Int|''[https://motori.quotidianodipuglia.it/motorsport/innovazione_cuore_renault_casa_francese_prima_a_credere_monoposto_elettriche-3665467.html L'innovazione cuore Renault. La casa francese è stata la prima a credere nelle monoposto elettriche]''|''motori.quotidianodipuglia.it'', 5 maggio 2018.|h=4}}
*Probabilmente non esiste un altro marchio automobilistico che abbia preso parte alle corse in modo così trasversale e totale come ha fatto la [[Renault]], innovando in ogni campo del motorsport in cui si è cimentato. Direttamente o attraverso i brand che gli appartenevano, Renault ha corso e vinto dappertutto: dalla F1 alla 24 Ore di Le Mans, dal Mondiale Rally alle gare Turismo, dalla Parigi-Dakar fino alla Formula E elettrica, di cui Renault è stata la prima dominatrice [...] La grande forza di Renault è stata però anche l'impegno nelle categorie minori del motorsport: è stata Renault ad inventare le corse monomarca per allevare giovani piloti e far correre a costi ridotti intere generazioni di ragazzi per scoprire campioni. [...] Tanti campioni sono usciti da lì: uno per tutti Kimi Raikkonen.
*Renault è stata la prima casa automobilistica a sviluppare e portare alla vittoria in F1 un motore turbocompresso. Un fatto epocale che ha aperto un nuovo capitolo tecnologico nella storia della F1. La tecnologia del turbo fino agli anni '70 sembrava troppo complicata ed acerba. Tanto che la prima Renault F1 turbo del 1976 venne soprannominata la "teiera" perché dopo alcuni minuti di gara cominciava a fumare vistosamente, presagio della rottura del motore che arrivava immancabilmente poco dopo. Renault insistette caparbiamente finché il 1 luglio 1979 il francese Jabouille, vinse finalmente a Digione con la Renault turbo il [[Gran Premio di Francia 1979|GP di Francia]]. La prima storica affermazione di un motore sovralimentato in F1. Ma quell'episodio così importante fu offuscato da un'altra vicenda: il leggendario duello Villeneuve-Arnoux a ruotate per conquistare la seconda posizione. Un gesto sportivo che conquistò le prime pagine dei giornali per settimane e fece passare in secondo piano l'impresa tecnica della Renault.
*[...] Renault più volte ha sfiorato il titolo mondiale {{NDR|[[Renault in Formula 1|in Formula 1]]}} senza mai vincerlo, battuta alternativamente da Williams, Brabham, Ferrari e McLaren. La svolta di successo l'ottenne quando decise di abbandonare i telai e diventare semplicemente fornitore di motori per le squadre F1. L'eccellente tecnologia dei suoi V10 aspirati ha permesso alla Williams, alla Benetton e alla Red Bull di trionfare ripetutamente [...]. Ma soltanto nel 2005 e 2006 è arrivata finalmente quella vittoria inseguita per decenni con una F1 tutta Renault, telaio e motore. A guidarla c'era Fernando Alonso.
==''Sabbatini.news – blog''==
{{cronologico}}
*La [[Ferrari SF1000]] [...] non vale più del settimo/ottavo posto [...] dietro Mercedes, Red Bull e McLaren. Se la gioca con Racing Point e Renault. E se le cose girano male, sta dietro anche a quelle [...]. I motivi li sappiamo [...]: eccessivo drag (cioè resistenza all'avanzamento) ma soprattutto un motore fiacco che eroga almeno 40 cavalli in meno dei rivali e soffre in velocità massima dove accusa distacchi di almeno 10 km orari. Che sia colpa del motore non c'è dubbio visto che tutte le monoposto motorizzate Ferrari (comprese Haas e Alfa Romeo) hanno peggiorato le prestazioni sul giro in qualifica rispetto all'anno scorso. [...] Cos'hanno in comune queste tre auto? [...] il motore 065! Quello costruito dopo l'accordo [...] Fia-Ferrari di cui non sono mai stati svelati i dettagli. Non ci vuole un genio per desumere che la federazione, sotto l'onda delle polemiche degli avversari su come la Ferrari interpretasse il sistema di flusso del carburante, per evitare imbarazzi abbia chiesto a Maranello di rinunciare alle proprie tecnologie esclusive nel propulsore 2020. Di qui il calo di performance. Come diceva Andreotti, a pensare male ci si azzecca.<ref>Da ''[https://auto.sabbatini.news/mi-ricredo-leclerc-e-fortissimo/ Mi ricredo: Leclerc è fortissimo!]'', ''auto.sabbatini.news'', 6 luglio 2020.</ref>
*La F1 non è il calcio, dove basta cambiare allenatore per cambiare sistema di lavoro e risultati da una settimana all'altra. Nel mondo del pallone l'allenatore è una figura-chiave perché detta schemi, metodi di gioco e ritmi di allenamento. Ma è anche una sorta di motivatore psicologico della mente dei suoi atleti. Un ruolo determinante ai fini del risultato. Cambiando allenatore si sostituiscono sia gli schemi di gioco che la motivazione dei giocatori. Gli effetti si vedono in fretta. Non ci vogliono anni ma poche settimane. La F1 non funziona così. La F1 è fatta di tecnologia e progettazione, due compiti richiedono tempi lunghi; i telai si cominciano a progettare nove mesi prima che la macchina scenda in pista. Si inizia a disegnarla a giugno/luglio per farla correre a marzo dell'anno dopo. Per fare un motore nuovo servono poi mesi e mesi. In una squadra F1 sono coinvolte mille persone che vanno gestite, fatte collaborare fra di loro e soprattutto conosciute a fondo per saperne sfruttare le qualità e le competenze specifiche di ciascuno. Ai piloti poi non serve un mental coach ma un motore con un sacco di cavalli. E un buon telaio. Cambiare "l'allenatore", cioé il team principal, sarebbe ora soltanto un gran casino [...]. Significherebbe ricominciare da zero, perdendo almeno tre anni di riorganizzazione tra impostazione e progetti. Perché il nuovo arrivato [...] dovrebbe prima imparare a capire come funzionano le cose nell'azienda [...]. Poi conoscere i tecnici, capire il metodo di lavoro per decidere se funziona o no e se è il caso di impostarne un altro. Un ribaltone gerarchico, insomma, secondo me allungherebbe i tempi, quindi peggiorerebbe le cose invece di migliorarle. Provocherebbe il caos a tempi brevi, non la riscossa. Ci vorrebbero anni per far ripartire il lavoro secondo un nuovo metodo. [...] E poi c'è un problema non da poco: [...] Un team principal non è mica come l'allenatore di calcio; non è una figura che si trova così facilmente sulla piazza. Servono competenze politiche, gestionali, finanziarie, tecniche. E cultura sportiva automobilistica. Difficile trovare il giusto candidato in fretta [...]. La gente adatta si conta sulle dita di una mano.<ref>Da ''[https://auto.sabbatini.news/ferrari-perche-non-serve-il-ribaltone/ Ferrari, perché non serve il "ribaltone"]'', ''auto.sabbatini.news'', 20 novembre 2020.</ref>
*La storia della F1 è piena di fallimenti in cui i team principal non sono riusciti a gestire due galletti nel pollaio. A partire da Ron Dennis ai tempi di Senna e Prost, poi Frank Williams con Mansell e Piquet, a Ron Dennis fase 2 con Hamilton e Alonso nel 2007, fino ad Arrivabene con Raikkonen e Vettel. Pure Toto Wolff ha faticato a far coesistere Hamilton e Rosberg. Perché i piloti possono essere amici finché vogliono ma quando abbassano la visiera il compagno diventa il primo nemico. [...] Comunque alla fine dei conti tutto ruota attorno alla macchina: se [...] sarà [...] competitiva, tutto andrà per il meglio. [...] A quel punto ci si scorda dei problemi. Perché è sempre meglio avere due fuoriclasse al volante piuttosto che un campione e un buon secondo pilota.<ref>Da ''[https://auto.sabbatini.news/hamilton-ferrari-perche-ci-credo/ Hamilton-Ferrari: perché può funzionare]'', ''auto.sabbatini.news'', 1º febbraio 2024.</ref>
===2017===
*Cambiano i tempi e la Ferrari di inizio anni '90 è un'azienda in transizione. Le berlinette GT faticano a vendersi e Maranello è di fronte alla necessità di rinnovare completamente la linea di modelli. In più la Federazione ha appena deciso di cambiare il regolamento in F1 e limitare il frazionamento dei motori a 10 cilindri, perciò la Ferrari si trova costretta a buttare alle ortiche i suoi eccezionali V12 usati negli ultimi anni in F1. [...] parliamo dei primi anni '90, quando in una stagione di F1 si costruivano anche cento motori [...] fra propulsori da qualifica, da test e da gara. Così anche la Ferrari si trova a dover ottimizzare i costi per far tornare i conti. In questo scenario Montezemolo e Piero Ferrari hanno un'idea geniale. Costruire una supercar in tiratura limitata (solo 349 esemplari) fortemente imparentata con la tecnologia Formula Uno, da vendere a prezzo stratosferico (850 milioni di lire) a pochi, fortunati e ricchi clienti nel mondo. Una vera F1 a ruote coperte in cui riutilizzare sapientemente i basamenti dei tanti motori V12 ex Formula Uno e molta tecnologia delle monoposto per riconquistare quell'immagine di supremazia tecnologica che si stava appannando. [...] i tempi (ed i bilanci) stringevano e la Ferrari non poteva permettersi di aspettare il 1997 per giungere alla data esatta del mezzo secolo. Per cui la [[Ferrari F50|F50]] – il nome celebrava il cinquantenario della fondazione dell'azienda – fu realizzata in anticipo di due anni sulla scadenza dell'anniversario: nella primavera del 1995. Ma perché il parallelo d'immagine con la F1 funzionasse, il legame con le soluzioni tecniche dei gran premi doveva essere totale. Ecco perché la F50 resta ancora oggi l'auto stradale più fortemente imparentata dal punto di vista tecnico e strutturale con una Formula Uno. Una vera monoposto vestita. Telaio formato da una monoscocca in carbonio a cui veniva imbullonato il motore V12 che aveva funzione portante per trasmissione e retrotreno. Sospensioni anteriori push-rod montate direttamente sul telaio e ammortizzatori collocati orizzontalmente. Mozzi ruota racing con un singolo dado centrale. Tutto come su una F1. E poi il motore, direttamente derivato dal V12 a 65° usato nella mondiale F1 1990/91. [...] Che la F50 sia una vera derivata da una F1 lo comprendo subito seduto a bordo [...]: il rumore nell'abitacolo è assordante!<ref>Da ''[https://auto.sabbatini.news/ferrari-f50-una-vera-f1-vestita/ Ferrari F50, una vera F1 "vestita"]'', ''auto.sabbatini.news'', 2 aprile 2017.</ref>
*{{NDR|Sul [[Quadrifoglio Alfa Romeo]]}} A volere il quadrifoglio su un’auto da corsa fu un pilota dei primi Anni Venti: Ugo Sivocci. Faceva parte dello squadrone Alfa Romeo ed era amico fraterno di Enzo Ferrari, anzi fu proprio Sivocci a introdurre il più giovane Ferrari al mondo delle competizioni. Sivocci era un pilota temerario, ma molto sfortunato. Più volte aveva subìto guai meccanici che gli avevano precluso la vittoria. Nel maggio 1923 lo squadrone Alfa Romeo che contava su quattro piloti di punta, i famosi "moschettieri" e cioè Antonio Ascari, Enzo Ferrari, Giuseppe Campari e Ugo Sivocci si stava preparando per la Targa Florio. Una delle corse più impegnative dell'epoca. Sivocci, che da bravo casertano era forse anche superstizioso, alla vigilia della gara fece dipingere sulla sua Alfa Romeo RL un quadrifoglio verde iscritto in un quadrato bianco. Forse perché gli portasse fortuna in gara oppure semplicemente per distinguersi fra le quattro rosse Alfa. Incredibilmente, il simbolo fece valere il suo potere: in gara Sivocci era secondo, ma davanti a lui Ascari, che aveva tagliato il traguardo prima, fu penalizzato per una irregolarità. Così Sivocci si aggiudicò la sua prima corsa, la Targa Florio. Grazie al benefico influsso del quadrifoglio. Purtroppo quattro mesi dopo, il potere del quadrifoglio fece sentire ancora una volta il proprio effetto. Ma nella sua forma più tragica. Durante le prove del GP d'Europa a Monza, nel settembre di quello stesso 1923, Sivocci uscì di pista alla curva del Vialone [...] e perse la vita nell'impatto contro un albero. Solo dopo l'incidente ci si accorse che quel giorno sulla carrozzeria dell'Alfa mancava il simbolo del quadrifoglio. Un tragico scherzo del destino: per la fretta di approntare la nuova Alfa P1 per le prove, non c'era stato il tempo di dipingerlo. [...] Dopo l'incidente l'Alfa Romeo, per ricordare il suo sfortunato pilota, ha dipinto il quadrifoglio verde sulla carrozzeria di tutte le Alfa Romeo da corsa e anche su quelle stradali più sportive. Ma con una differenza: il simbolo verde era iscritto non più in un quadrato a quattro punte, ma in un triangolo per ricordare che una delle "punte" dello squadrone Alfa non c'era più.<ref>Da ''[https://auto.sabbatini.news/vettel-e-la-leggenda-del-quadrifoglio-alfa-romeo/ Vettel e la leggenda del quadrifoglio Alfa]'', ''auto.sabbatini.news'', 5 aprile 2017.</ref>
*È stata la prima supercar ibrida del Cavallino. Ed anche l'ultima nata sotto la gestione Montezemolo, che le ha dato quel curioso nome: [[Ferrari LaFerrari|LaFerrari]]. Articolo attaccato al nome. Per sottolineare undici anni di evoluzione tecnologica dalla Enzo del 2002 a LaFerrari del 2013 bastano pochi numeri. 20 km/h in più di velocità alla staccata del breve rettifilo di Fiorano – 265 km/h contro 245 – e 30 metri guadagnati in frenata nella decelerazione da 200 km/h a zero. Alla fine del giro fanno 5 secondi in meno sul cronometro rispetto alla Enzo: 1'20" contro 1'24"9. È la magia dell'ibrido, la grande innovazione tecnologica adottata da Maranello con LaFerrari. Eppure questi numeri se anche spiegano quale mostro di potenza e tenuta di strada sia LaFerrari, non rendono l'idea di che auto fantastica sia questa supercar ibrida. Vi aspettate un mostro ruvido e indomabile, invece è una coupé docilissima. Facile da guidare e gestire sia a bassa che ad alta velocità. Si lascia condurre con la maneggevolezza di un'utilitaria e l'elasticità di un diesel. Ma quando schiacciate il gas, i 963 cavalli del motore termico più il kers vi portano nell'iperspazio. Nel senso che cambiano tutti i riferimenti fisici: i rettifili si accorciano, la pista si stringe, le curve diventano all'improvviso di raggio più corto. LaFerrari divora la strada davanti a voi. Ma il bello è che "ci sta". Anzi, è talmente facile andarci forte che ci si illude di essere più bravi al volante di quanto siate realmente perché tutto riesce semplice. Persino se staccate i controlli elettronici. Questa apparente facilità di guida è la vera differenza rispetto alla Enzo [...]<ref>Da ''[https://auto.sabbatini.news/laferrari-quasi-1000-cv-ma-sorprendentemente-docile/ LaFerrari, quasi 1000 cv ma sorprendentemente docile]'', ''auto.sabbatini.news'', 20 aprile 2017.</ref>
*[[24 Ore di Le Mans|Le Mans]] è la gara più bella del mondo. Ma anche la più rischiosa, esaltante e nello stesso tempo crudele. Almeno per i piloti. [...] Purtroppo a Le Mans bisogna prevedere tutto quanto. E non basta perché l'imprevisto è sempre in agguato. E la corsa alla miniaturizzazione, all'alleggerimento può essere vitale per andare più forte ma ti espone sempre a possibili rischi. [...] alla fine ha ragione quel pilota che un giorno aveva detto: "Non sei tu – pilota o squadra – che vinci a Le Mans, ma è Le Mans che decide di sceglierti come vincitore".<ref>Da ''[https://auto.sabbatini.news/le-mans-non-si-conquista-ti-sceglie-lei/ Le Mans non si conquista: ti sceglie lei]'', ''auto.sabbatini.news'', 18 giugno 2017.</ref>
{{Int|''[https://auto.sabbatini.news/enzo-la-ferrari-che-doveva-chiamarsi-f60/ Enzo, la Ferrari che doveva chiamarsi F60]''|''auto.sabbatini.news'', 2 aprile 2017.|h=4}}
{{NDR|Sulla [[Ferrari Enzo]]}}
*Quando nel 2002 esce la nuova supercar celebrativa della storia del Cavallino, la Ferrari sta vivendo un momento d'oro. È all'apice del successo commerciale e sportivo in F1 dove ormai sta vincendo da tre anni di seguito con Michael Schumacher sia il mondiale Piloti che quello Costruttori. Sarebbe il momento perfetto per celebrare questo stato di grazia con una supercar che rappresenti finalmente la sintesi di tutta la sofisticata tecnologia elettronica sviluppata per la F1: traction control, differenziale elettronico, cambio elettroattuato. Ma siccome siamo nel 2002, a metà tra cinquanta e sessanta anni di vita del Cavallino, quella che avrebbe dovuto chiamarsi F60 per celebrare una ricorrenza ancora da venire, deve abbandonare la tradizione della ricorrenza a cifra tonda. Montezemolo decide così di battezzare questa supercar col nome di Enzo Ferrari. Il massimo omaggio alla figura del fondatore scomparso 14 anni prima.
*Un'idea vincente introdotta sull'auto che per tutti diventerà semplicemente la "Enzo" è quella di rafforzare l'interfaccia uomo-macchina sfruttando l'esperienza e l'insegnamento di Schumacher. Il tedesco è il pilota che ha cambiato la F1 moderna convincendo i tecnici a spostare sul volante della monoposto, a portata di dita, tutte le finissime regolazioni di set up dei parametri di gestione del motore, del differenziale, del cambio e dell'assetto. Così la Ferrari crea per la sua nuova supercar il primo volante "attivo", nel senso che incorpora sei pulsanti per modificare la mappatura di gestione motore, per attivare o disattivare il controllo di trazione, inserire la retromarcia e persino comandare gli indicatori di direzione. È l'antesignano di quello che diventerà due anni dopo sulla F430 il famoso "manettino", termine dialettale modenese coniato dai meccanici del reparto corse F1 che indica il pomello sul volante dove verranno raggruppate tutte queste funzioni di gestione elettronica. E di quelli che saranno i volanti di tutte le Ferrari dieci anni dopo, dalla 458 in poi.
*Nel design della Enzo c'è una forte ispirazione F1, sia nella forma delle prese d'aria che nel musetto col puntale rialzato per far passare aria sotto la scocca: una soluzione chiaramente derivata dai musi rialzati delle F1 di quel decennio e che serve a Maranello per generare effetto suolo dall'aria convogliata sotto la scocca piuttosto che da quella sopra la carrozzeria. Infatti la Enzo non ha alettoni: solo un piccolo spoiler attivo ma in velocità, a 300 km/h, riesce a generare fino a 775 kg di spinta. Dove la Ferrari rinuncia al legame diretto con la F1 invece è nel motore: nei GP si usano da tempo motori 10 cilindri mentre la Ferrari per la Enzo resta invece fedele al tradizionale 12 cilindri a V aspirato, ma di maggior cilindrata rispetto alla F50: 6 litri tondi tondi. Ma nonostante l'elevata cilindrata, il V12 arriva a girare a ben 7800 giri/minuto, regime al quale eroga la bellezza di 660 cavalli.
===2018===
*[...] sapete che l'idea di portare le qualifiche {{NDR|di [[Formula 1]]}} alle ore 14 del sabato è farina del sacco proprio della Rai? Fino agli anni '80 le qualifiche F1 si svolgevano alle 13, non alle 14. Poi un bel giorno qualcuno da viale Mazzini, in fase di rinnovo del contratto tv, convinse Bernie {{NDR|Ecclestone}} a spostare l'inizio delle prove del sabato alle 14 spiegandogli che in Italia (ma anche in altri paesi europei) i ragazzi alle 13 erano ancora a scuola e la F1 si stava perdendo l'audience dei giovanissimi. Bernie scaltramente capì che era una buona idea e l'applicò subito. [[Bernie Ecclestone|Ecclestone]] aveva questo pregio: la rapidità nel cambiare idea se capiva che lo status quo non funzionava bene. Da bravo mercante, sapeva come dar valore al proprio show per monetizzarlo meglio.<ref>Da ''[https://auto.sabbatini.news/rimpiangeremo-la-f1-di-ecclestone/ Rimpiangeremo la F1 di Ecclestone?]'', ''auto.sabbatini.news'', 29 gennaio 2018.</ref>
*{{NDR|Su [[Lewis Hamilton]]}} [...] non ha il senso della corsa. È il suo punto debole più grave. Lewis possiede una velocità pura ineguagliabile sul giro secco e sul passo gara. Però non ha la visione della corsa. Non si rende conto di quel che succede attorno a lui in pista. E sopratutto davanti a lui. È capace di pestare sul gas, ma spesso deve farsi "guidare" dai box sul ritmo di gara e sulle tattiche perché è incerto sulle decisioni da prendere. Gli manca quella dote unica e speciale, per un pilota, di "leggere la corsa", di capire cosa sta succedendo in gara davanti e dietro di te, elaborare in fretta con la mente una strategia di corsa a medio termine in funzione di come si sta sviluppando il GP e seguirla con determinazione per ottenere il massimo risultato possibile. Quella dote che gli addetti ai lavori, nel gergo delle corse, definiscono la capacità di fare in modo che la gara "ti venga incontro". Che per un pilota vuol dire mettersi nelle condizioni ideali per prevedere l'evoluzione degli eventi e trarne vantaggio. [...] A Hamilton manca proprio questo.<ref>Da ''[https://auto.sabbatini.news/errori-terribili-e-punti-pesanti/ Errori terribili e punti pesanti]'', ''auto.sabbatini.news'', 3 luglio 2018.</ref>
{{Int|''[https://auto.sabbatini.news/quel-mistero-delle-strisce-colorate-del-castellet/ Quel mistero delle strisce colorate del circuito Castellet]''|''auto.sabbatini.news'', 23 giugno 2018.|h=4}}
{{NDR|Sul [[circuito Paul Ricard]]}}
*Fu voluto nel 1972 dall'industriale francese Paul Ricard. Costui era un produttore di liquori e aperitivi all'anice – la famosa "anisette" Ricard che in Francia è diffusissima – appassionato di corse. Era una pista caratterizzata da un lunghissimo rettifilo, quello del Mistral (nome del vento che soffia su quell'altopiano francese). Per anni il circuito del Castellet è stato uno dei pilastri del motorsport internazionale sia per auto che moto anche perché con le sue ampie vie di fuga era all'avanguardia della sicurezza nei primi anni Settanta [...]. La pista [...] era lunga oltre 6 km e aveva un disegno molto particolare: un lunghissimo rettilineo, quello del Mistral, di circa 2 km, seguito poi da una parte mista di curve e controcurve molte davvero impegnative. Leggendaria era la piega a destra di Signes alla fine del rettifilo del Mistral, dove le monoposto arrivavano a circa 300 km/h. Negli anni delle F1 turbo la curva si faceva parzializzando il gas, mentre verso la fine degli anni '80 grazie alla migliore deportanza delle monoposto, alcuni piloti – i più audaci – riuscivano ad affrontarla praticamente in pieno a 300 km/h! Era uno spettacolo!
*Per un giornalista come me, all'epoca, il Gp di Francia era una gara da non perdere. Perché era il luogo ideale per andare a vedere in pista come guidavano i piloti e capire le differenze fra loro [...]. C'era un appuntamento rituale del venerdi al GP di Francia: la famosa "tribuna degli esperti". Non una vera tribunetta ma uno spiazzo all'interno di Signes, più o meno all'altezza del cartello dei 100 metri dalla curva, dove si ritrovavano ex piloti opinionisti come Jackie Stewart e Lauda, team manager come Dennis, Williams, e i giornalisti più curiosi per vedere dal vivo chi faceva la curva in pieno e chi alzava il piede perché non se la sentiva. Più che il rumore, ci si basava sull'osservazione del retrotreno della F1. Si guardavano gli scarichi. Se fiammeggiavano da sotto il fondo, vuol dire che il pilota aveva alzato il piede perché in rilascio le F1 dell'epoca sputavano fiamme dallo scarico. Non ci si poteva sbagliare. Signes al Castellet ed Eau Rouge a Spa erano i due punti privilegiati fra le piste di F1 per capire chi aveva fegato e chi toglieva il gas nel punto più difficile.
*Negli anni Duemila la missione di questo circuito cambiò: uscì dal giro delle corse e fu acquistato da Bernie Ecclestone che ne volle fare una pista di collaudi. [...] furono soppresse tutte le tribune (tanto chi va a vedere i test?) e soprattutto tutte le vie di fughe in ghiaia vennero sostituite da ampi spazi in asfalto. Fu la prima pista [...] ad adottare il criterio di asfaltare l'esterno delle curve, criterio che oggi è comune a tanti circuiti. Il motivo? Semplice: per non interrompere i collaudi e non danneggiare le macchine. Essendo una pista di test, si voleva fare in modo che i piloti perdessero meno tempo possibile in caso di errori di guida. Con l'asfalto ai lati, chi usciva di pista poteva ripartire in fretta e proseguire i collaudi ottimizzando i tempi di lavoro invece di finire in ghiaia, rovinare la macchina e perdere ore per il trasporto e la riparazione ai box. In più vennero aggiunte le famose strisce colorate, quelle che oggi fanno discutere e confondono le idee. Non fu un vezzo cromatico ma una necessità: avendo asfalto ai lati, si posero fasce di asfalto più o meno ruvido ad aderenza differenziata per frenare meglio le macchine in caso di uscita di pista o di testa-coda. Le varie zone ad aderenza differenziata venivano identificate da strisce rosse oppure blu. Le seconde più ruvide delle prime. Oggi il Castellet, visto dall'alto, possiede ancora le sue belle righe rosse bianche e blu che lo fanno assomigliare al contenuto di un dentifricio.
===2019===
*Credeteci. È nata una stella. O meglio, si è affermata e si è fatta notare. Perché chi segue le corse con attenzione [[Charles Leclerc]] lo aveva già scoperto un paio di anni fa quando aveva cominciato a vincere a ripetizione nelle categorie minori. [...] Ma prima ancora che la sua velocità, la grande dote di Charles Leclerc è la freddezza. L'autocontrollo. Che gli permette di dominare le emozioni. Questo monegasco dagli occhi azzurri nasconde dietro un'aspetto timido un carattere davvero ferreo. Due anni fa alla vigilia della gara di Baku, in Azerbaijan, morì il padre cui era legatissimo. Pianse al funerale, si asciugò le lacrime e due giorni dopo era in pista a fare la pole con la F2 e vincere la corsa senza farsi condizionare dall'emotività del momento e da uno stato d'animo che avrebbe prostrato chiunque. Per questo non deve stupire il modo in cui ha combattuto, superato e tenuto a bada il suo "capitano" Vettel [...]. Impressionante.<ref>Da ''[https://auto.sabbatini.news/leclerc-e-nata-una-stella-parliamone/ Leclerc: è nata una stella? Parliamone]'', ''auto.sabbatini.news'', 1º aprile 2019.</ref>
*Un ingegnere cosa desidera? Un corridore veloce ma preciso, metodico, rigoroso. Capace di compiere cento giri sempre con uno scarto minimo di tempo, capace di passare sempre sulla medesima traiettoria. Di non lasciare niente al caso. Uno talmente bravo da non commettere sbavature e in grado perciò di annullare il margine d'errore umano e permettere così all'ingegnere di capire come si comporta la macchina, cosa funziona e cosa no. Una specie di computer in carne ed ossa. Una telemetria umana che era preziosissima quando le F1 erano più artigianali e non c'erano sensori a leggere le informazioni ma bisognava affidarsi al feeling del pilota per capire cosa andava e cosa invece non funzionava. Ecco, [[Niki Lauda|Lauda]] era questo. In un'epoca in cui le Formula Uno erano imprecise e incostanti, Lauda era la sicurezza. La certezza che il pilota stesse usando la macchina al massimo del suo potenziale e quindi, quando non ce n'era più, si sapeva che bisognava mettere le mani sul mezzo meccanico. E non sull'uomo.<ref>Da ''[https://auto.sabbatini.news/forghieri-racconta-lauda/ Forghieri racconta Lauda]'', ''auto.sabbatini.news'', 21 maggio 2019.</ref>
*È la prima Ferrari ibrida plug-in della storia del Cavallino. Ha una potenza spropositata, di mille cavalli tondi tondi, e si chiama come la monoposto F1: [[Ferrari SF90 Stradale|SF90 Stradale]]. Inoltre può percorrere fino a 25 km in modalità soltanto elettrica, nel silenzio più assoluto. Bastano questi pochi elementi chiave a far capire di che pasta sia fatta la nuova supercar Ferrari, erede di tutte le ipersportive più estreme del Cavallino [...]. Per la sua nuova HyperCar il Cavallino ha coniato uno slogan ambizioso [...]. ''"Dare to immagine"'', che si potrebbe tradurre con ''"osare oltre l'immaginazione"''. E veramente nel progetto della nuova SF90 Stradale la Ferrari è andata al di là dell'immaginabile. Basti raccontare le specifiche davvero esclusive di quest'auto. A parte la novità della propulsione elettrica, c'è moltissimo di inedito da scoprire sotto il cofano di questa ipercar del Cavallino: dal design, all'eccellente compromesso raggiunto tra potenza, peso e guidabilità, fino al nuovo abitacolo che prevede una rivoluzionaria interfaccia di comando fra volante e cruscotto che cambia drasticamente il feeling di guida del pilota a bordo. [...] un design avveniristico, caratterizzato da un abitacolo avanzato (per far posto dietro i sedili alle batterie del motore elettrico) e un frontale veramente aggressivo con fari a led sottilissimi. Il vero capolavoro però è il retrotreno dove la Ferrari SF90 Stradale rinuncia per la prima volta al caratteristico singolo faro tondo per adottare due doppie luci quadrate con angoli arrotondati. Originalissima, e anche molto diversa dalle Ferrari del passato, la coda, dal centro della quale escono vistosissimi, a metà altezza, i due tubi di scarico. Quasi a ricordare che, benché si tratti di una Ferrari ibrida plug-in, il motore termico riveste ancora un ruolo fondamentale per una Ferrari.<ref>Da ''[https://auto.sabbatini.news/ferrari-sf90-stradale-la-prima-ibrida-plug-in/ Ferrari SF90 Stradale, prima ibrida plug-in]'', ''auto.sabbatini.news'', 31 maggio 2019.</ref>
*Pensate che strano: un giorno potrete dire ai vostri nipoti che il 23 giugno 2019, sotto un'afa terribile, avete avuto il privilegio di assistere in Tv al più brutto Gran Premio della storia della F1. Quello [[Gran Premio di Francia 2019|di Francia]] al Castellet. A definirlo così è stato un giornalista britannico del quotidiano ''The Telegraph''. E lo dice nonostante abbia vinto un inglese. Pensate un po' a che punto siamo arrivati. [...] Gli elementi negativi ci sono tutti: un andamento monotono e triste, con i piloti di vertice tutti staccati fra loro. I primi sei arrivati al traguardo piazzati così com'erano partiti [...]. Mai un duello ravvicinato in testa alla gara. Solo una lunga processione di macchine a 230 km/h di media. Una pallosissima passeggiata delle due Mercedes inutilmente inseguite dalla Ferrari e dalla Red Bull. Nessuno che avesse lo slancio o la capacità di attaccare quello davanti. Persino Hamilton si è sentito in imbarazzo nelle interviste del post gara quando ha spiegato che per lui, contrariamente a quanto sembrasse da fuori, non è stata una passeggiata. Ha detto che aveva fatto fatica a guidare perché era assillato da piccoli problemi che dall'esterno non si colgono ma non lo lasciavano tranquillo: il sedile fissato male, la gestione delle gomme problematica e così via. E ha concluso quasi scusandosi e facendo vedere la propria testa: vedete come sono sudato? Ha detto. Pensate che se fosse stata una passeggiata sarei così accaldato e pieno di sudore in fronte? Poi però con i giornalisti inglesi, a quattr'occhi, ha ammesso: ''"Se dite che questa F1 è noiosa, vi capisco in pieno"''.<ref>Da ''[https://auto.sabbatini.news/il-gp-f1-piu-brutto-della-storia-parliamone/ Il GP F1 più brutto della storia? Riflessioni]'', ''auto.sabbatini.news'', 24 giugno 2019.</ref>
*Penalità sì o penalità no? Come decidere qual è il sottile confine tra una sanzione e nessun provvedimento? [...] La mia linea di pensiero è: lasciate i piloti liberi di correre. Basta con questa ossessione del controllo assoluto da parte di steward, commissari e giudici che vogliono ergersi loro a protagonisti del risultato invece dei piloti. Basta con queste classifiche che vengono congelate dopo la corsa e ufficializzate ore dopo. Basta con questa abitudine presa pari pari dal calcio di voler analizzare e rivedere alla moviola spezzoni di guida con la presunzione di valutare al ralenty gesti che i piloti compiono d'istinto in frazioni di secondo. E basta anche con questa abitudine di voler giudicare la posizione al millimetro dell'ala anteriore di una monoposto rispetto alla ruota posteriore del rivale per determinare chi dei due è davanti e ha diritto di traiettoria. Torniamo alla vecchia usanza: finché l'avversario non ti affianca del tutto, puoi chiuderlo. Oltre no. Tanto a quel punto bastano le leggi fisiche: se chiudi quando lui è già dentro, ci rimetti tu per primo. La linea-guida futura dovrebbe essere: i sorpassi o le difese di traiettoria non si devono calcolare al microscopio: si fanno e basta. [...] Perciò se dovessi immaginare un nuovo regolamento che codifichi le regole d'ingaggio nelle corse, l'ideale linea di demarcazione e di giudizio dovrebbe essere una sola: c'è stata scorrettezza volontaria oppure no? Se sì, deve scattare la penalizzazione. Anche severa. Se invece si tratta di naturale agonismo, allora si lasci correre. [...] Da che mondo è mondo, le corse sono sempre state così. È soltanto l'inflessibilità federale degli ultimi tempi e il sapiente gioco del piagnisteo via radio da parte di chi è stato superato che ha portato nella gente la convinzione che intimidire l'avversario, chiuderlo in frenata oppure affiancarlo e spingerlo all'esterno sia un reato. Non è così. Riportiamo un po' di sano agonismo e rude combattività nelle corse. E le polemiche lasciamole al calcio e ai vari bar sport.<ref>Da ''[https://auto.sabbatini.news/alla-f1-servono-nuove-regole-eccole/ Alla F1 servono nuove regole: eccole]'', ''auto.sabbatini.news'', 2 luglio 2019.</ref>
*[...] non compio un azzardo a dire che Hamilton secondo me è uno dei cinque piloti più forti della storia della F1. Come Fangio era il campione degli Anni Cinquanta, Jim Clark quello degli anni Sessanta, Lauda il dominatore degli Anni '70, Senna degli anni Novanta e Schumacher il Re dei primi anni Duemila. Tutti loro in un modo o nell'altro hanno segnato una decade. Hamilton è il Re di quest'ultima. Se ci facciamo caso, di tutti quei leggendari campioni, Hamilton possiede un pezzetto delle rispettive qualità. Ha la dedizione di Lauda, la velocità di Senna, la determinazione di Schumacher, la longevità agonistica di Fangio. E poi il metro della bravura di un campione te lo dà il confronto interno a pari macchina. Uno può avere anche la migliore monoposto del mondiale, ma ce l'ha anche il suo compagno di squadra. E se uno macina regolarmente i colleghi di team, come ha fatto Hamilton negli anni con Alonso, Button, Rosberg e adesso Bottas, qualcosa vorrà dire no?<ref>Da ''[https://auto.sabbatini.news/quanto-vale-hamilton-nella-storia-f1/ Quanto vale Hamilton nella storia F1]'', ''auto.sabbatini.news'', 15 novembre 2019.</ref>
===2021===
*Michele {{NDR|[[Michele Alboreto|Alboreto]]}} era l'impersonificazione perfetta del pilota-gentiluomo. L'ultimo gentleman driver di un'epoca che non c'è più da tempo. Quella categoria di corridori che mettevano l'educazione, la signorilità e la disponibilità verso colleghi ed addetti ai lavori sopra ad ogni altra caratteristica caratteriale. Michele era di origini semplici, ma non si è mai montato la testa diventando uno sportivo di fama mondiale. Denaro e popolarità non lo hanno cambiato, come invece è capitato a tanti altri personaggi dello sport o dello spettacolo che si sono montati la testa. Alboreto no: ha sempre mantenuto quel carattere schietto e semplice degli inizi. Ha vissuto con discrezione e umiltà il suo ruolo di pilota. Proprio lui che è stato per cinque anni pilota Ferrari in F1 e quindi completamente al centro dell'attenzione; eppure è riuscito a non far mai parlare di sé per gli eccessi o per le polemiche, quanto per il suo stile e per l'altruismo del proprio comportamento. Nadia, sua moglie, e le due figlie Alice e Noemi possono essere fiere di aver avuto un marito e un padre che ha dato lezione di stile e di comportamento a tutto il mondo della F1.<ref>Da ''[https://auto.sabbatini.news/alboreto-ventanni-dopo/ Alboreto, vent'anni dopo]'', ''auto.sabbatini.news'', 23 aprile 2021.</ref>
*[...] a differenza di tanti altri piloti Elio {{NDR|[[Elio De Angelis|De Angelis]]}} era un signore nel vero senso della parola. Educato, colto, elegante, di buona famiglia, mai un gesto fuori dalle righe. Tranne uno: una ruotata molto aggressiva che nel '78 diede a Gaillard a Montecarlo alla curva del Loews per superarlo e andare a vincere la gara di Monaco F3. Ma lo assolvo: era più veloce del francese e in palio c'era la più importante gara del mondo di F3 davanti agli occhi dell'intera F1. Elio aveva gusti raffinati e sobri: amava suonare il pianoforte, e quando i piloti a Kyalami nel 1982 scioperarono clamorosamente chiudendosi in albergo per due giorni, Elio per far passare il tempo suonò al piano musica per tutti i suoi colleghi. Ve lo vedete un pilota con le mani sporche di grasso e abituato a stringere con forza un volante, far scorrere delicatamente quelle stesse dita sulla tastiera di un pianoforte? Ecco, Elio de Angelis era un po' una mosca bianca fra gli altri piloti F1 di quell'epoca rude. Era un signore, certo, ma in pista era anche dannatamente veloce.<ref>Da ''[https://auto.sabbatini.news/quel-calembour-per-ricordare-de-angelis/ Quel calembour per ricordare De Angelis]'', ''auto.sabbatini.news'', 16 maggio 2021.</ref>
*Hamilton divide sempre gli appassionati. [...] Hamilton accusato di avere sempre "culo" nelle gare, Hamilton che non si merita i successi che raccoglie, Hamilton che deve ancora dimostrare di essere un campione perché corre con la Mercedes che è sempre vincente. Hamilton che viene messo in discussione ogni volta che compie un qualsiasi gesto. Beh, mi viene da dire una cosa: basta con questi moralisti da tastiera accecati dal tifo oppure dal livore che non sanno "leggere le corse" e le imprese dei piloti in modo obiettivo. [...] anche Hamilton, quando è sotto pressione, può commettere errori e sbagliare. È vero. Ma da lì a mettere in discussione la sua grandezza di pilota ce ne passa. [...] Un errore grave (di guida o di concentrazione) nel corso di una stagione ci può stare. Capita anche ai campioni. [...] Perché Hamilton viene crocifisso quando sbaglia e nello stesso tempo irriso e insultato quando invece riesce ad approfittare di un problema altrui? [...] Io non credo alla teoria del "culo" di Hamilton. Credo che Hamilton susciti gelosie ed invidie perché vince troppo (e non guida una Ferrari), perciò tutti sono pronti sempre a metterlo sulla graticola. Ma non si può non riconoscerne la grandezza ed il talento. O continuare a sostenere che deve ancora dimostrare di meritarsi i suoi successi. È altresì vero che i grandi campioni spesso sono più fortunati di altri. O per meglio dire: se non hai anche un pizzico di fortuna non diventerai mai un grande campione [...]. Io invece credo che i grandi campioni siano più opportunisti degli altri. Ne senso che sono più bravi a sfruttare gli imprevisti a loro vantaggio. Perché sanno mettersi prima nella condizione più favorevole per approfittarne. È un'attitudine, non un caso. [...] Ecco, Hamilton [...] non molla mai. Pronto ad approfittare di ogni imprevisto. [...] È culo? No, è capacità di essere riuscito a mettersi nelle condizioni ideali per sfruttare un imprevisto.<ref>Da ''[https://auto.sabbatini.news/a-proposito-del-culo-di-hamilton/ A proposito del "culo" di Hamilton]'', ''auto.sabbatini.news'', 7 giugno 2021.</ref>
*Ci sono state tre epoche ben precise nella storia di [[Frank Williams]]: gli inizi, con la vita stentata nelle corse fatta di espedienti e sotterfugi per sbarcare il lunario, da fine anni Sessanta a metà anni Settanta; poi quella dei primi successi grazie ai soldi raccolti presso gli sponsor arabi, periodo che è andato dal 1977 fino al 1986, anno del suo incidente in auto. E infine il terzo periodo, il più glorioso ma triste: in cui ha raccolto successo e guadagnato tanto denaro in F1 ma che lo ha anche reso tetraplegico. Oggi tutti ricordano l'ultimo Frank Williams, il manager che nonostante fosse immobilizzato su una sedia a rotelle, riusciva a guidare la sua squadra con piglio forte e determinato. Un'epoca di trionfi serrati, con 5 mondiali Piloti vinti in appena dieci anni, da Piquet a Jacques Villeneuve. Ma anche di tragedie come la morte di Ayrton Senna a Imola a causa di un guasto tecnico di cui la squadra porterà sempre dentro di sé il rimorso. Ma il primo Frank Williams, quello che si barcamenava per riuscire a schierare in pista le sue monoposto prendendo pezzi di ricambio a prestito da amici e rivali, e che viveva alla giornata utilizzando una cabina telefonica stradale come collegamento per i contatti di lavoro perché non aveva nemmeno i soldi per affittare una sede, pochi lo conoscono. [...] Entrò nel mondo delle corse nel 1966, quando fondò la sua prima scuderia per far correre auto di F3 e F2, poi nel 1969 approdò finalmente alla F1. Che allora era ben diversa dal mondo scintillante di oggi. È in quegli anni che imparò bene la lingua italiana, perché fra il 1965 e il 1970 Frank Williams veniva spesso in Italia portando di nascosto pezzi di ricambio per auto da corsa inglesi per rivenderle a tutti i piloti italiani che gareggiavano con le piccole formule e che non riuscivano ad acquistare oltre Manica i ricambi di cui avevano bisogno. A furia di contrattare e scambiare soldi in cambio di ingranaggi, cambi, freni e frizioni, Williams riusciva a mettere insieme quei quattro soldi per sbarcare il lunario e pagarsi l'attività del suo team. Imparò sul campo l'arte della trattativa d'affari, del business e del mercanteggiamento. Che si rivelò molto utile quando un decennio dopo ebbe a che fare con i munifici sponsor dei paesi arabi che però, come tutti gli abitanti di quei luoghi, amano mercanteggiare quando si tratta di fare business. Tale era la sua frequentazione dell'Italia che nel giro delle corse lo chiamavano, o si faceva chiamare, Franco Guglielmi. La traduzione esatta del suo nome in italiano.<ref>Da ''[https://auto.sabbatini.news/frank-williams-la-storia-segreta-dei-suoi-inizi/ Frank Williams e la F1, la storia segreta]'', ''auto.sabbatini.news'', 30 novembre 2021.</ref>
*[...] devo dire che in tanti anni da inviato di F1, dove ho visto correre dal vero e battagliare piloti come Senna, Prost, Mansell, Schumacher – e sentire pure a volte le loro giustificazioni per certi azzardi – io uno scorretto nella guida come [[Max Verstappen|Verstappen]] non l'avevo mai visto prima. Ogni volta che va dritto in staccata per un sorpasso insiste per spostare l'avversario e tenersi la posizione. È sempre al di là delle righe. Quelle metaforiche, ma anche quelle bianche che delimitano la pista. Verstappen è un pilota fantastico, lo riconosco. E lo ammiro. Uno col piede di Senna e la grinta di Mansell. Un campione di talento. È bravo bravo bravo. Ma per me è troppo scorretto. È come uno che grida sempre per avere ragione. Lui non duella e basta; lui aggredisce e spintona l'avversario. Tira delle staccate impossibili per resistere al rivale, va fuoripista e quando rientra ostruisce l'avversario pensando di avere il diritto di restare lì davanti. Nel duello con Verstappen è sempre "l'altro", è sempre il suo avversario del momento che deve preoccuparsi di evitare il contatto e l'incidente. Lui non ci pensa: si butta dentro e sta al suo avversario del momento evitare la collisione. Non si guida così. Anche se sei il più bravo del mondo! [...] Lui non desiste mai. Questo sentimento è bello in un pilota, ma fino a un certo punto. Quando la manovra va male, con la staccata finisci lungo oppure l'altro ti mette le ruote dentro, devi imparare a mollare. Fa parte del gioco delle corse. Invece Verstappen non desiste anche quando la partita è persa. E questo comportamento ne fa un irresponsabile in tante occasioni.<ref>Da ''[https://auto.sabbatini.news/verstappen-ma-quanto-sei-scorretto/ Verstappen ma quanto sei scorretto?]'', ''auto.sabbatini.news'', 6 dicembre 2021.</ref>
===2022===
*{{NDR|Sulla [[Ferrari F1-75]]}} È una Ferrari a "tolleranza zero" quella del 2022. A tolleranza zero perché nelle sue forme si intravedono soluzioni tecniche davvero estreme, senza margini di compromesso. [...] La Ferrari "coraggiosa", l'ha definita il team principal {{NDR|Mattia Binotto}}. Coraggiosi sono stati soprattutto i progettisti che nel disegnare le forme di questa SF-75 hanno seguito una strada tecnica differente dagli avversari. [...] Una macchina di F1 è composta da tre componenti principali: aerodinamica, motore e sospensioni. Tutti e tre devono interagire bene tra loro per ottenere la massima prestazione. Però su questa SF-75 il Cavallino ha fatto una scelta ben precisa: ha privilegiato ad ogni costo l'aerodinamica. [...] A questa necessità è stato subordinato tutto il progetto. [...] Questo concetto spiega probabilmente anche certe scelte esteriori. Muso e pance sono gli aspetti in cui la Ferrari SF-75 si distingue di più e sono ben differenti dalle soluzioni adottate dalle altre monoposto [...]. La Ferrari è l'unica con il muso allungato e appuntito e una delle poche [...] con le pance lunghe, mentre tutti gli altri hanno seguito la strada del muso piatto e arrotondato e delle pance larghe ma corte per rastremare il più possibile la carrozzeria attorno al cofano motore. [...] Saranno state scelte tecniche azzeccate quelle della Ferrari? [...] Di certo il look della Rossa 2022 è veramente mozzafiato. Per merito anche della nuova tinta: un rosso più acceso [...]. In passato era la Philip Morris, storico sponsor della Ferrari, che voleva a tutti i costi un rosso dalle sfumature "aranciate", quasi fluo, sulla monoposto per motivi televisivi. Adesso che lo sponsor di tabacchi non c'è più, si è tornati al tradizionale rosso più carico, con le appendici alari non più bianche o color carrozzeria, ma in nero carbonio. Un look rosso-nero che riporta alla mente la Ferrari 640 dell'epoca di Mansell e Prost. Sublime nei suoi colori e nel suo minimalismo. Grazie ai nuovi colori e a quel muso lungo e affilato, la SF-75 appare davvero aggressiva e pronta a divorare gli avversari.<ref>Da ''[https://auto.sabbatini.news/ferrari-sf-75-i-segreti-della-f1-2022/ Ferrari SF-75, i segreti della F1 2022]'', ''auto.sabbatini.news'', 21 marzo 2022.</ref>
*Che cosa ha reso grande [[Gilles Villeneuve|Villeneuve]] che pure non era un tipo affabile ed empatico, ma al contrario timido e scontroso? Il suo stile di guida spettacolare [...]. E poi il suo talento. La sua grinta. Le imprese impossibili che ha compiuto al volante della Ferrari. Villeneuve era la personificazione del Pilota con la P maiuscola. Tutto coraggio e temerarietà. Il cavaliere del Rischio per antonomasia. Un Nuvolari moderno. Rispecchiava quello che noi tutti, forse in privato sogniamo di essere: un supereroe con il mantello e i superpoteri capace di imprese impossibili. Vincere con un sorpasso mozzafiato all'ultimo giro oppure combattere e non arrendersi mai, cercare di portare la macchina al traguardo anche se a pezzi e senza ruote. Come Nuvolari divenne famoso per aver vinto una Mille Miglia superando Varzi a fari spenti nella notte per sorprenderlo in scia, così Villeneuve esaltò le folle concludendo un GP in Canada sotto la pioggia con l'alettone anteriore divelto, piegato davanti al casco che gli faceva da schermo e gli impediva di vedere la strada. Guidò sulla pista di Montreal a memoria, e per trovare il punto di inserimento in curva guardava di lato le tracce lasciate sul bagnato dalle gomme delle altre F1. Non sono tanto le vittorie che hanno esaltato la leggenda di Gilles, quanto le sue imprese al limite del disperato. [...] Ai tifosi Villeneuve piaceva perché era spettacolare, capace di imprese impossibili ed era il principale motivo per cui valeva la pena pagare il prezzo del biglietto di un Gran Premio. A Enzo Ferrari Gilles piaceva perché era uno che non si risparmiava: portava al limite le sue automobili e maciullava la meccanica stimolando i suoi progettisti a costruire auto sempre migliori e più solide. Solo a una certa F1 un po' altezzosa, le imprese esagerate di Gilles facevano storcere il naso. Alcuni piloti lo reputavano un pericolo pubblico perché guidava sempre al limite; diversi giornalisti e opinionisti lo snobbavano perché il suo atteggiamento spavaldo ed emotivo era così lontano dal freddo e razionale comportamento di Niki Lauda che aveva introdotto in F1 il concetto del pilota-computer, insensibile alle emozioni e portato a dosare al minimo i rischi. Gilles era l'esatto contrario.<ref>Da ''[https://auto.sabbatini.news/villeneuve-40-anni-senza-gilles/ Villeneuve: 40 anni senza Gilles]'', ''auto.sabbatini.news'', 8 maggio 2022.</ref>
{{Int|''[https://auto.sabbatini.news/ferrari-purosangue-non-suv-ma-supersportiva/ Ferrari è Purosangue ma non è un SUV]''|''auto.sabbatini.news'', 13 settembre 2022.|h=4}}
{{NDR|Sulla [[Ferrari Purosangue]]}}
*Per carità, non chiamatela SUV! [...] La Ferrari Purosangue è un'auto diversa dalla tradizione del Cavallino. [...] Massiccia e imponente come una sport utility, ma non morbida di assetto e votata al rollìo nella guida come tutti i SUV. Il Purosangue si picca di essere simile per carattere e comportamento dinamico alle Ferrari biposto più cattive. D'altronde il nome Purosangue sta a sottolineare proprio questo: pur se possiede dimensioni extralarge [...] nelle sue vene scorre lo stesso sangue e lo stesso carattere selvaggio di tutte le sportscar del Cavallino.
*Ci sono state altre auto del Cavallino in passato in grado di ospitare quattro passeggeri [...], ma in realtà – secondo una definizione cara al fondatore – le (poche) Ferrari con sedili posteriori erano chiamate 2+. Una definizione di comodo per sottolineare che si trattava di vetture effettivamente perfette per chi sedeva davanti, ma con l'aggiunta di due striminziti sedili posteriori. Perché secondo Enzo Ferrari aggiungere due posti veri alle sue auto avrebbe stravolto la personalità del veicolo. Avrebbe provocato l'allungamento del passo, l'aumento il peso e questo avrebbe limitato perciò sia le prestazioni che il piacere di guida. Ora i tempi sono cambiati e la tecnologia moderna ha permesso di compensare pesi extra e dimensioni extralarge. Per cui il Purosangue è la prima Ferrari in grado di offrire quattro posti veri belli comodi, senza sacrificare la performance.
*Sul Purosangue ci sono, un po' nascoste in verità dalla linea coupé, anche due porte posteriori per far salire più comodamente a bordo i passeggeri dei sedili dietro. Già in questo aspetto il Purosangue stabilisce un record: è la prima Ferrari della storia a quattro porte.
{{Int|''[https://auto.sabbatini.news/addio-forghieri-il-piu-grande-degli-ing-f1/ Addio Forghieri, il più grande degli ing. F1]''|''auto.sabbatini.news'', 3 novembre 2022.|h=4}}
*[[Mauro Forghieri]] era davvero il numero uno fra gli ingegneri e progettisti di auto da corsa. Non perché le sue Ferrari avessero vinto più titoli mondiali; questo no. Se contiamo rigidamente i campionati vinti, Adrian Newey fra Williams, McLaren e Red Bull per esempio ne ha conquistati almeno una decina, e anche Patrick Head e John Barnard possono vantarsi di aver raccolto altrettanti mondiali F1 e per di più in un periodo più breve. Ma Forghieri resta nella storia delle corse motorsport una eccellenza vera. Perché era un progettista vero. Completo. Il più eclettico. L’unico capace di disegnare una intera F1: dal telaio, al motore all'aerodinamica fino pure al cambio! Tutti gli altri sono specialisti. Tecnici fantastici ma specializzati in un solo aspetto della monoposto. Telaisti, oppure aerodinamici o ancora motoristi. Forghieri invece sapeva fare tutto della macchina. Sapeva progettarla e costruirla dalla prima all'ultima vite. Questa è stata la sua vera grandezza. Un genio. E questa dote eclettica purtroppo è anche quella che l'ha paradossalmente allontanato dal mondo della F1 quando ancora poteva dare tanto. Perché si era diffusa a un certo punto la mania della specializzazione spinta: si riteneva fosse più importante – per costruire la macchina – che una squadra avesse tanti specialisti di settore e non un'unica grande figura completa. Ma al di là del tecnico puro, di Forghieri mi ricordo la grandezza della sua figura umana. Era un signore. Nel vero senso della parola. Un uomo affabile e di cultura, prima che un ingegnere. Aveva una spiccata e innata curiosità per ogni vicenda umana. Era una mente aperta, non blindata dentro argomenti settoriali delle corse. In tre parole potrei definirlo un pozzo di cultura e di conoscenza. E poi sapeva disegnare benissimo. E questo non è scontato neanche per un progettista.
*La [[Ferrari 330 P4|Ferrari P4]] del 1967, l'auto che non riuscì a sconfiggere la Ford a Le Mans ma entrò nella storia per l'arrivo in parata alla [[24 Ore di Daytona]]. Uno schiaffo in casa propria che gli americani ancora si ricordano. Un prototipo V12 con motore 4,4 litri che doveva rivaleggiare con le Ford Mark IV di cilindrata quasi doppia. Un'auto dalle linee sinuose ed eleganti che vinse meno di quanto fosse bella ma che molti oggi considerano la Ferrari da corsa più bella della storia.
*Bella non era, perché era tozza, squadrata ed apparentemente ben poco aerodinamica. Ma la [[Ferrari 312 T4|312 T4]] era l'esempio perfetto del motto coniato da Enzo Ferrari, che sosteneva che qualsiasi auto che vince diventa bella.
===2023===
{{Int|''[https://auto.sabbatini.news/f1-e-wec-lalternativa-esiste-eccome/ F1 e WEC? L'alternativa esiste eccome!]''|''auto.sabbatini.news'', 20 aprile 2023.|h=4}}
*[...] Endurance e F1 sono sì due mondi diversi, diversamente spettacolari, ma non è vero che la prima sia automaticamente peggiore. [...] ho visto (da casa) tutta la 6 ore di Portimao ma devo dire che mi ha annoiato meno di lunghe fasi dell'ultimo GP a Melbourne. Che si è vivacizzato soltanto quando hanno esposto le bandiere rosse, raggruppato le macchine e dato nuove ripartenze. D'altronde ci sarà un motivo per cui Liberty Media lotta per cambiare la formula e imporre gare brevi al posto del lungo GP da 300 km? Proprio perché si è resa conto che altrimenti il GP senza imprevisti dopo pochi giri diventa noioso. Ma che vuol dire noia? Che è uno spettacolo sufficientemente vivace da tenere attaccati alla tv i "nuovi tifosi", quelli arrivati alla F1 da TikTok e dai social, quelli che hanno la soglia d'attenzione che non supera il minuto che dura un reel su Instagram? Beh grazie di quegli "appassionati" le corse ne farebbero davvero a meno perché sono come la classica bolla della new economy: prima o poi si sgonfierà.
*[...] l'[[Endurance (automobilismo)|Endurance]] è una categoria per palati più raffinati. Per i veri appassionati di corse automobilistiche. Per quei Piloti con la P maiuscola che [...] abbiamo imparato ad apprezzare negli anni che andavamo sui circuiti a vedere le sfide Senna-Mansell-Prost-Piquet. L'Endurance è come una complessa partita a scacchi dove sposti le tue pedine poco alla volta e comprendi soltanto alla fine lo schema di come si è sviluppata la partita e capisci se può darti la vittoria o la sconfitta. La F1 invece è uno sport che vuole consumato tutto e subito a suon di finti sorpassi col Drs e colpi proibiti. Altrimenti diventa una lunga penosa processione. Vieni a Le Mans una volta e ti renderai conto della differenza.
*Io dico che spettacolo non è necessariamente il duello ravvicinato. Sennò dovremmo dire che la F1 è nettamente meno spettacolare delle gare di kart, del motocross, della MotoGP e di tutte quelle categorie dove i duelli sono davvero ruota a ruota perché c'è più equilibrio di piloti e mezzi meccanici. A volte si fa l'errore di valutare come "spettacolo" il pit stop delle F1 con diciotto uomini che ruotano freneticamente attorno alla monoposto per cambiare le gomme e farla ripartire in 2 secondi e mezzo mentre nel WEC tutta l'operazione sembra dannatamente lenta e ci vuole un minuto e mezzo per completarla. Ma è un modo diverso di intendere le gare. Più a misura d'uomo. Nel WEC sono soltanto in due a cambiare le gomme, girano attorno alla macchina di qua e di là e lavorano freneticamente pure loro. Semplicemente le regole sono scritte diversamente per apprezzare anche il gesto del singolo, non di una equipe numerosa.
*[...] la F1 e Netflix hanno reso celebri tutti, persino Albon e Stroll che altrimenti non si filerebbe nessuno.
{{Int|''[https://auto.sabbatini.news/il-trionfo-ferrari-e-la-mia-le-mans/ Il trionfo Ferrari e la mia Le Mans]''|''auto.sabbatini.news'', 12 giugno 2023.|h=4}}
*{{NDR|Sulla [[24 Ore di Le Mans 2023]]}} Torno da Le Mans dopo una sfacchinata durata 96 ore nelle quali ho dormito probabilmente soltanto una decina di ore in quattro giorni. Ma con la consapevolezza di aver assistito a un momento davvero storico. La prima vittoria Ferrari nei Prototipi a cinquant'anni dall'ultima apparizione in gara sulla Sarthe. La strepitosa pole position di Fuoco con la 499P a 50 anni da quella analoga di Merzario-Pace con la 312P. L'incredibile successo di Calado, Pier Guidi e Giovinazzi, sognato, atteso e realizzato dopo una girandola di emozioni in gara fatta di gioie, ansie, paure, timori e sollievo finale. La Ferrari non vinceva a Le Mans dal 1965 ma soprattutto due italiani con un'auto italiana ci hanno trionfato soltanto una volta: nel 1963 quando Bandini e Scarfiotti portarono al successo la Ferrari 250P. Basta questo per parlare di impresa leggendaria? Sì, basta eccome.
*Per vincere a [[24 Ore di Le Mans|Le Mans]] non basta andare più forte di tutti [...]. Ma bisogna soprattutto andare forte tenendosi lontani dai guai. Sperare che non accadano problemi, imprevisti oppure avarie. Guadagnare mezzo secondo al giro sul tuo avversario durante uno stint di un'ora, che fa un totale di appena sette secondi, non serve a niente se poi ne perdi quindici di colpo andando dritto in una curva per eccesso di foga. O un minuto ai box se s'inceppa qualcosa al pit stop. [...] le macchine più lente sono un ostacolo imprevedibile e può capitare di farsi danneggiare nel doppiarle perché non ti vedono, ti chiudono e non ti danno strada, oppure frenano quando meno te l'aspetti e non riesci ad evitarle. [...] Perché a Le Mans la chiave è [...] non farsi doppiare dal leader. Se perdi uno, due o persino tre minuti dal leader di gara c'è sempre il margine per recuperare. Perché alla prima safety car che esce per incidente il plotone viene raggruppato e il distacco si azzera. A Le Mans capita spesso. Anzi, siccome la pista è lunga, ce ne sono addirittura tre di safety car [...]. L'importante però è non farsi doppiare. Perché se perdi il giro sul leader poi non lo recuperi più, a meno che il tuo avversario non subisca un grave imprevisto che lo attardi. [...] La 24 Ore di Le Mans si vince anche stando fermi meno possibile ai box. Il segreto è tenersi lontano da guai e imprevisti che ti costringano a lunghe riparazioni. [...] Quello che allunga il tempo di arresto ai box è il cambio gomme, che mediamente richiede una dozzina di secondi in più rispetto al semplice rifornimento. Perciò ogni team fa la propria strategia: allungare gli stint con le stesse gomme fa risparmiare tempo di sosta, ma se poi lo pneumatico si degrada nei giri successivi perché troppo consumato si perde ancora più tempo in pista che a cambiare le gomme. Per cui ogni squadra deve risolvere questa difficile equazione e capire quanti stint fare con ogni treno di gomme.
*[...] realmente Le Mans è la corsa più bella del mondo. Non c'è Montecarlo o Monza F1 che tenga, Le Mans è qualcosa di speciale perché coinvolge il pubblico in forma attiva. Andare a Le Mans è una festa per l'appassionato di motorsport perché non devi stare ore intere in tribuna a spaccarsi la testa sotto il sole per tenersi stretto il posto in modo da poter vedere passare solo un'ora e mezza le monoposto come accade in F1. A Le Mans puoi andartene ovunque con il biglietto circolare, oziare nei negozietti che vendono magliette, modellini e gadget senza timore di sprecare tempo perché la gara è sempre lì che va avanti e ti romba nelle orecchie. Rifarti gli occhi nei negozi di libri e memorabilia. E poi soprattutto puoi vedere le auto da vicino in azione. Con il semplice biglietto d'ingresso. Certo, in tribuna stai seduto comodo e asciutto quando piove (e un po' di pioggia te la becchi ogni anno!). Ma ti puoi anche vedere la gara da bordo pista. Anzi, è il circuito dove puoi stare pià vicino alle auto in azione. Puoi andare attaccato alla reti alla esse Ford, quelle che immettono sul traguardo. Quasi a ridosso dei fotografi a bordo pista. È un'emozione farlo, sopratutto di notte quando il fascio dei fari penetra il buio. Oppure puoi andare con le navette per il pubblico lungo la pista a vederti le macchine in azione nelle curve più leggendarie. Mulsanne, Indianapolis, le esse del ponte Dunlop. C'è il tempo di girare la pista e fare tutto perché anche se il circuito è lungo ben 13,6 km la gara è infinita. Nessuno ti corre dietro e non corri il rischio come in F1 che la sessione finisca e tu rimani a bocca asciutta senza aver visto passare il tuo idolo o la macchina del cuore. Se hai il fisico e per un volte rinunci alle ore di sonno, la notte di le Mans è uno spettacolo unico per il vero appassionato. Il più bello al mondo del motorsport. Perché fonde l'emozione delle festa di paese, con bancarelle, divertimenti e giostre, con quella dell'odore della benzina e il rombo del motore.
==''X/Twitter – profilo ufficiale''==
*Il progresso tecnologico spesso fa a botte con lo spettacolo. Nelle corse tra i due scelgo lo spettacolo.<ref>Da un [https://twitter.com/sabbatini/status/447402666801766401 post] sul profilo ufficiale ''twitter.com'', 22 marzo 2014.</ref>
*Kimi {{NDR|[[Kimi Räikkönen|Räikkönen]]}} a volte fa arrabbiare per quanto sia taciturno. Ma quando parla sa essere educato, preciso, non cerca mai polemica né scuse e riconosce gli errori. E ti fa anche capire senza mezzi termini se gli fai una domanda cretina.<ref>Da un [https://twitter.com/sabbatini/status/1015976711937298433 post] sul profilo ufficiale ''twitter.com'', 8 luglio 2018.</ref>
*Non sopporto dei social questa tendenza a insultare i piloti che sono antipatici o avversari. Se fossi un pilota mi piacerebbe radunare i critici più faziosi dicendo loro: "Li ci sono macchina, tuta e casco: fatemi vedere voi cosa fate. Ma se non ci riuscite, zitti per sempre".<ref>Da un [https://twitter.com/sabbatini/status/1015679031797276672 post] sul profilo ufficiale ''twitter.com'', 7 luglio 2018.</ref>
*{{NDR|Sul [[Gran Premio del Giappone 2022]]}} Per carità, titolo di Verstappen strameritato. Però pare proprio che FIA abbia fatto di tutto per farlo vincere a Verstappen proprio a Suzuka: era tutto pronto per la celebrazione, le scritte Honda sulla RB, il trono da Re pronto per Verstappen nel retropodio, i 5" di penalità dati {{NDR|a Leclerc}} prima del podio...<ref>Da un [https://twitter.com/sabbatini/status/1579030344573267968 post] sul profilo ufficiale ''twitter.com'', 9 ottobre 2022.</ref>
*{{NDR|Sull'[[AC75]]}} [...] trovo che queste barche-F1, affascinanti dal punto di vista tecnologico, sviliscano l'aspetto umano, annullino il gesto atletico tipico della vela. Non si possono vedere su una barca timonieri seduti come in F1.<ref>Da un [https://x.com/sabbatini/status/1836787160428507534 post] sul profilo ufficiale ''x.com'', 19 settembre 2024.</ref>
==Note==
<references />
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Sabbatini, Alberto}}
[[Categoria:Giornalisti italiani]]
[[Categoria:Giornalisti sportivi italiani]]
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Esteban Ocon
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Danyele
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[[File:Esteban Ocon 2024 Suzuka (cropped).jpg|thumb|Esteban Ocon nel 2024]]
'''Esteban José Jean-Pierre Ocon-Khelfane''' (1996 – vivente), pilota automobilistico francese.
==Citazioni di Esteban Ocon==
*Dobbiamo essere in grado di dare il meglio ogni volta che scendiamo in pista. Non siamo come i boxeur o gli specialisti delle arti marziali che affrontano grandi pressioni una volta ogni anno e mezzo. A noi tocca 24 volte l'anno. Siamo il pezzo finale di un puzzle costituito da oltre 400 persone. Abbiamo un peso sulle spalle notevole, ma siamo stati scelti per essere qui. Non è sempre semplice, ma è il mio lavoro da pilota di [[Formula 1]].<ref name="Colombo">Dall'intervista di Diletta Colombo, ''[https://www.automoto.it/formula1/f1-mi-piacciono-le-macchine-con-unanima-esteban-ocon-esclusivo-e-sul-potenziale-ritiro-di-verstappen-dice.html F1. "Mi piacciono le macchine con un'anima": Esteban Ocon esclusivo. E sul potenziale ritiro di Verstappen dice...]'', ''automoto.it'', 19 giugno 2026.</ref>
*Sono sempre stato un avversario duro e, come la maggior parte dei piloti, ho avuto i miei incidenti. [...] Non siamo robot; siamo atleti che si spingono ogni giorno al limite per realizzare il nostro sogno di vincere le gare. La F1 è uno sport in cui le emozioni sono forti e le passioni sono profonde. Lo vedo e lo sento ogni fine settimana in pista e sui social media... nel bene e nel male. Ma le dichiarazioni disinformate e le grossolane distorsioni che ho visto [...] sulla mia capacità di lavorare con un team sono state imprecise, offensive e dannose. Fin dai miei primi giri nel motorsport mi sono avvicinato a questo sport con umiltà, professionalità e rispetto. [...] Anche se ogni pilota insegue la gloria individuale, questo sarà sempre e soprattutto uno sport di squadra. Ho sempre seguito le istruzioni che mi sono state date e ho corso per ottenere il massimo per e con la mia squadra. [...] Alla fine, siamo tutti concorrenti e gareggiare duro e leale su tutto il campo è ciò che rende il nostro sport così eccezionale e il motivo principale per cui lo amo così tanto.
:''I have always been a tough competitor, and, like most drivers, I've had my share of incidents.'' [...] ''We are not robots; we are athletes pushing ourselves to the limit every day to achieve our dreams of winning races. F1 is a sport where emotions run high, and passions run deep. I see and feel this every weekend at the track and on social media... the good and the bad. But the misinformed statements and gross distortions that I have seen'' [...] ''about my ability to work with a team have been inaccurate, hurtful, and damaging. Since my first laps in motorsport, I have approached this sport with humility, professionalism, and respect.'' [...] ''While each driver chases individual glory, this will always be a team sport first and foremost. I have always followed the instructions I have been given and raced to achieve the maximum for and with my team.'' [...] ''In the end, we are all competitors and hard, fair racing throughout the field is what makes our sport so great and the main reason why I love this sport so much.''<ref>{{en}} Da un [https://www.facebook.com/permalink.php?story_fbid=pfbid0rP5KemMtM6pryCJsukTvHLtZrcz5JZ8U4a1SPhMYeYV5bdYyvo4jXwsJmd3rMJNpl&id=100089976866074 post] sul profilo ufficiale ''facebook.com'', 31 maggio 2024.</ref>
*Sono un ''petrolhead'', prima di tutto. Mi piacciono le macchine con un bel sound, l'odore della benzina e delle gomme. Mi piace guidare delle vetture con un'anima.<ref name="Colombo"/>
{{Int|''[https://it.motorsport.com/f1/news/f1-ocon/10369639/ F1 {{!}} Ocon: "Voglio far parlare la pista, non i social"]''|Intervista di Roberto Chinchero, ''motorsport.com'', 15 settembre 2022.}}
*[...] più guido e più sono contento, sono nato per questo. {{NDR|«Hai ancora così tanta passione?»}} Assolutamente sì. Quando ho un giorno libero spesso vado con gli amici a fare drifting. Giriamo, cambiamo le molle, sono ancora molto appassionato. Sai, anni fa avevamo un garage di famiglia in cui avevamo mezzi a motore di ogni tipo, poi a causa delle difficoltà che abbiamo affrontato da quando ho iniziato in kart lo avevamo dovuto vendere, ma ho avuto di recente la possibilità di riacquistarlo. È stato bello, oggi siamo a posto.
*Ho trascorso un anno {{NDR|nel 2019, quando Ocon fu retrocesso da titolare a terzo pilota Mercedes e Racing Point}} sul simulatore, spesso fino alle cinque del mattino, è stato l'anno più duro della mia carriera. Lavoravo al buio, facevo di tutto, e poi la mattina dopo vedevo la macchina che avevo provato nel mondo virtuale andare a podio e vincere gare. A volte non dormivo per due o tre giorni, ma avevo la determinazione di voler raggiungere un obiettivo e di voler ripagare la mia famiglia dei sacrifici che hanno fatto per me. E la fame ce l'ho ancora [...]
*Ho capito che non c'è niente di sicuro in [[Formula 1]]. Anche se hai vinto, se hai tenuto testa ad un doppio campione del mondo come [[Fernando Alonso|Fernando]], non hai la certezza di avere un futuro garantito. [...] Bisogna sempre essere al top, guai a mollare.
*Per il resto sono un po' vecchia scuola, pochi social e più [[drifting]] [...]
==Citazioni su Esteban Ocon==
*C'è gente che lo considera una promessa, un pilota di talento. Noi [...], modestamente, lo consideriamo un fedelissimo del gesto sciocco, della lite inutile, della mossa ignorante. È questa la costante di un ragazzo che non la capisce, proprio no, non c'è verso. ([[Giorgio Terruzzi]])
==Note==
<references />
==Altri progetti==
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{{DEFAULTSORT:Ocon, Esteban}}
[[Categoria:Piloti di Formula 1 francesi]]
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Luigi Valentino Brugnatelli
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Marcella Medici (BEIC)
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[[File:Luigi Valentino Brugnatelli. Stipple engraving by F. Bordiga Wellcome V0000839 (cropped).jpg|miniatura|Luigi Valentino Brugnatelli]]
'''Luigi Valentino Brugnatelli''' (1761 – 1818), farmacista, chimico e fisico italiano.
==''Farmacopea generale''==
*Lo ''[[Sciroppo]]'' non è che una soluzione acquosa di zucchero depurata colla chiara d'uova, e svaporata alla consistenza di mele: questo è lo ''sciroppo semplice'', di cui dev'essere abbondantemente provveduto uno Speziale. Esso si aggiunge alle ''misture'' per renderle meno disgustose al palato, o per raddolcirle. Lo zucchero essendo divenuto oltremodo costoso ne' tempi presenti, si è cercato di avere degli sciroppi più economici, massime per uso degli stabilimenti di carità, degli spedali, de poveri ec. Lo sciroppo d'uva è opportuno, lo sciroppo di pomi o di pera è pure conveniente. (vol. II, p. 88)
*Si ottiene il [[Ossido arsenioso|termossido bianco d'arsenico]] in grande nella Sassonia, e nella Boemia dalle miniere di cobalto, nelle quali trovasi in quantità notabile. Esso si raccoglie colla sublimazione entro canali di legno orizzontali lunghi, tortuosi, de' quali sono coperti i fornelli ove si torrefanno le miniere di cobalto arsenifere. Mescolato ad un poco di potassa, questo termossido si sottopone ad una seconda sublimazione a un fuoco forte con cui si riunisce in una massa dura, vetrosa, che gradatamente rendesi opaca all'aria. In questo stato trovasi nel commercio sotto al nome di ''arsenico bianco''. (vol. II, p. 144)
*La corteccia di [[Cinchona|china]] più comune e ricercata è quella di Loxa: essa ha una linea circa di spessore, esternamente è scabra, di un colore verde bruno, coperta di una specie di lichene; internamente ha il colore del cinnamomo. Ha un odore particolare aromatico, un sapore amaro stringente; è pesante, secca. Alla sua rottura è eguale, e splendente. La corteccia di china di Guanaco corrisponde a quella di Loxa, ma essa è più spessa, ruida, e appianata. Si deve rigettare la corteccia di china, che avesse la superficie esterna liscia, un color nero, o giallo pallido, o rosso, e internamente un color grigio; quella che fosse dura o spugnosa, che alla spezzatura fosse legnosa, fibrosa, o polverosa, o che fosse ammuffita. Talvolta si adultera la vera corteccia di china con corteccie di altre piante; oppure si mette in commercio della corteccia di china, dalla quale si è estratta una gran parte della sua sostanza attiva colla decozione. Ci accorgeremo di questa frode dai caratteri fisici e chimici. Essa sarà pressoché inodora, di un leggier sapore amaro. La decozione non avrà un color rosso mentre è calda, e raffreddandosi darà pochissimo precipitato. (vol. III, pp. 112-113)
==''Osservazioni sull'identità di alcuni nuovi caratteri del carbone con quelli de' metalli''==
*Nelle mie ''Osservazioni Chimico-galvaniche'' che ho avuto l'onore di comunicare l'anno passato all'Istituto, ho annunziato un nuovo carattere del carbone, quello di associarsi per mezzo del galvanismo al flogogene, base estesissima delle sostanze organiche, e di formare con esso un composto particolare distinto dal carbone comune, che ho chiamato ''carbone flogogenato''. (p. 291)
*Per ottenere il carbone flogogenato in brevissimo tempo, senza ricorrere al galvanismo, sono riuscito col tuffare il carbone ardente nell'acqua finchè si sprigiona gas flogogene. Porzione del flogogene nascente si combina col carbone, e lo converte in carbone flogogenato, mentre che un'altra porzione si gasifica associandosi con parte del carbonio, con cui costituisce del gas flogogene carburato. (p. 292)
*Nelle mie sperienze chimico-galvaniche io fatto aveva il progetto d'innalzare una pila vegetabile, solida con dischi di carbone flogogenato accoppiandoli ad altri dischi di carbon vegetale, e interponendo a ciascuna coppia i dischi di cartone bagnato, come si costuma nella pila Voltiana. (p. 296)
==''Trattato elementare di chimica generale''==
===[[Incipit]]===
La [[Chimica]] è quella Scienza, il cui oggetto è di scoprire l'intima natura, e l'attrazione scambievole delle parti integrali e componenti di tutti i corpi.<br>
Parleremo prima di tutto delle forze, mediante le quali si ottengono tutte le combinazioni.
===Citazioni===
*{{maiuscoletto|Brandt}} Svedese ha estratto il [[cobalto]] dalle sue miniere, e lo distinse nel 1732 dagli altri metalli fino allora conosciuti. Gli antichi o nol conoscevano o lo confondevano con altre sostanze. [[Torbern Olof Bergman|{{maiuscoletto|Bergman}}]] (''De attract. electiv.'') diede i caratteri, che distinguono questo metallo dal niccolo, e dal manganese, ai quali più s'accosta per alcuni caratteri.</br>Le miniere di cobalto si trovano in Isvezia, in Germania, in Francia, ed in altri luoghi ancora.</br>Non si è mai scoperto il cobalto nella Natura in istato metallico assolutamente puro: esso si trova unito a diversi metalli, come all'arsenico, al niccolo, al ferro, al bismuto; si trova pure in istato di termossido, o di sale. (vol. III, p. 178)
*Il [[Bismuto]] fu confuso da alcuni chimici antichi col piombo, collo stagno, e coll'antimonio. Nel commercio da lungo tempo è conosciuto sotto al nome di ''marchesetta''.</br>Le miniere di Bismuto non sono sì frequenti: esse si scontrano in Germania.</br>Il bismuto esiste nella Natura in istato di metallo, di solfuro, e di termossido.</br>Non è raro ritrovare il bismuto dotato di tutte le sue proprietà metalliche anche nella Natura: per lo più esso è incrostato di una matrice quarzosa, e si trova mescolato al cobalto. Si scontra a Scala nella Nerizia, nella Delecarlia, a Scheeberg in Germania. {{maiuscoletto|Mongez}} osserva che alle volte il bismuto nativo di Scheeberg, massime quello, che si trova in una matrice di diaspro rosso, sparge un odore d'aglio, quando si batte il diaspro coll'acciarino, e che scintilla, lo che indica la presenza dell'arsenico. (vol. III, p. 191)
*Il [[Nichel|niccolo]] si trova nella Natura unito all'arsenico, e al solfo, e in istato di termossido. La miniera di niccolo arsenico-sulfurata, è conosciuta dai Tedeschi col nome di ''Kupfernickel'', da {{maiuscoletto|Hauy}} con quello di ''niccolo arsenicale''. Essa si trova in Germania, in Andreasberg, in Schneeberg, in alcuni luoghi dell'Inghilterra, e della Francia. Si presenta con un colore giallo-rossigno, è fragilissimo, poco splendente alla rottura, vi si trovano combinati ora il ferro, ora il cobalto, ed altri metalli ancora, miscugli che hanno dato luogo ad alcuni Mineraloghi di moltiplicare le specie di miniere di questo metallo. (vol. III, p. 201)
==Bibliografia==
*Luigi Valentino Brugnatelli, ''[https://preserver.beic.it/delivery/DeliveryManagerServlet?dps_pid=IE1957303 Farmacopea generale {{small|ossia Dizionario delle preparazioni farmaceutico-mediche più usitate ai nostri tempi, e conformi alle dominanti teorie}}]'', volume II, Tipografia Bolzani, Pavia, 1814.
*Luigi Valentino Brugnatelli, ''[https://preserver.beic.it/delivery/DeliveryManagerServlet?dps_pid=IE1864845 Farmacopea generale {{small|ossia Dizionario delle preparazioni farmaceutico-mediche più usitate ai nostri tempi, e conformi alle dominanti teorie}}]'', volume III, Tipografia Bolzani, Pavia, 1814.
*Luigi Valentino Brugnatelli, ''[https://preserver.beic.it/delivery/DeliveryManagerServlet?dps_pid=IE8719659&select_viewer=metsViewer&dps_file=FL8721678 Osservazioni sull'identità di alcuni nuovi caratteri del carbone con quelli de' metalli]'', in ''Memorie dell'Istituto nazionale italiano. Classe di fisica e matematica'', tomo I, parte II, Istituto nazionale italiano, Bologna, 1806.
*Luigi Valentino Brugnatelli, ''[https://preserver.beic.it/delivery/DeliveryManagerServlet?dps_pid=IE1538124 Trattato elementare di chimica generale]'', volume I, Bolzani, Pavia, 1810.
*Luigi Valentino Brugnatelli, ''[https://preserver.beic.it/delivery/DeliveryManagerServlet?dps_pid=IE1497392 Trattato elementare di chimica generale]'', volume III, Bolzani, Pavia, 1810.
==Altri progetti==
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[[Categoria:Accademici italiani]]
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Alejandro de Tomaso
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[[File:Alejandro detomaso.jpg|thumb|Alejandro de Tomaso (1965)]]
'''Alejandro de Tomaso''' (1928 – 2003), pilota automobilistico e imprenditore argentino.
==Citazioni su Alejandro de Tomaso==
*Io spezzo sempre una lancia a suo favore, anche se ha avuto una pessima fama di "mal pagatore". De Tomaso mi ha corteggiato per tanti anni perché l'ho conosciuto quando era appena arrivato in Italia, aveva l'ambizione di fare le auto da corsa e non aveva una lira. Arrivò a Modena, chiese quale fosse il miglior albergo della città, gli risposero il Canal Grande e lui ci si insediò. Dopo un certo periodo l'albergo esigeva il saldo del conto, che lui non era in grado di pagare, quindi lo cacciarono con qualche nomignolo. Quando ebbe la possibilità finanziaria cosa fece? Comprò il Canal Grande, questo fatto mi ha sempre divertito molto. ([[Marcello Gandini]])
*Quell'uomo aveva la capacità di essere innovativo senza cercare consenso, senza voler essere osannato. Lavorarci non era facile ma aveva una visione. ([[Carlo Gaino]])
==Altri progetti==
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{{DEFAULTSORT:De Tomaso, Alejandro}}
[[Categoria:Imprenditori argentini]]
[[Categoria:Piloti di Formula 1 argentini]]
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[[File:Alejandro detomaso.jpg|thumb|Alejandro de Tomaso nel 1965]]
'''Alejandro de Tomaso''' (1928 – 2003), pilota automobilistico e imprenditore argentino.
==Citazioni su Alejandro de Tomaso==
*Io spezzo sempre una lancia a suo favore, anche se ha avuto una pessima fama di "mal pagatore". De Tomaso mi ha corteggiato per tanti anni perché l'ho conosciuto quando era appena arrivato in Italia, aveva l'ambizione di fare le auto da corsa e non aveva una lira. Arrivò a Modena, chiese quale fosse il miglior albergo della città, gli risposero il Canal Grande e lui ci si insediò. Dopo un certo periodo l'albergo esigeva il saldo del conto, che lui non era in grado di pagare, quindi lo cacciarono con qualche nomignolo. Quando ebbe la possibilità finanziaria cosa fece? Comprò il Canal Grande, questo fatto mi ha sempre divertito molto. ([[Marcello Gandini]])
*Quell'uomo aveva la capacità di essere innovativo senza cercare consenso, senza voler essere osannato. Lavorarci non era facile ma aveva una visione. ([[Carlo Gaino]])
==Altri progetti==
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Lamborghini Countach
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[[File:FoS20162016 0623 090034AA (27250796354).jpg|thumb|upright=1.2|Lamborghini Countach LP400 (1973)]]
Citazioni sulla '''Lamborghini Countach'''.
==Citazioni==
*È stata la prima supersportiva moderna, ha cambiato tutto. Se si osservano le foto di allora e poi si guarda la Countach, la sensazione è che quest'auto arrivi dal futuro. A renderla iconica sono la silhouette e la vista frontale, con le spalle larghe. Ogni nostra auto costruita dopo riprende questa impostazione e viene subito riconosciuta come una Lamborghini. È il nostro Dna. ([[Stephan Winkelmann]])
*La Lamborghini Countach ha segnato l'inizio dell'era delle supercar non perché esprimesse centinaia di cavalli ma perché usava ogni centimetro quadrato del suo oltraggioso corpo vettura per fare una solenne dichiarazione estetica, per gridare la negazione del politically correct. ([[Chris Bangle]])
*Una delle poche Lambo che non ha il nome di un toro. La Countach venne disegnata da Marcello Gandini, un geniale designer che aveva già realizzato la Miura cinque anni prima e fu un'auto di rottura a livello stilistico: tanto era rotonda e morbida nelle forme la Miura, quanto appuntita e spigolosa la Countach. Gandini per le forme di questa Lambo si è adeguato alla moda stilistica del decennio che prevedeva forme squadrate e linee spezzate. La Countach ha un profilo a cuneo che era davvero avveniristico per l'epoca e quando fu mostrata aveva lasciato di stucco tutti gli appassionati. Inoltre sfoggia per la prima volta quelle porte a forbice che si aprono verso l'alto che da allora sono diventate un simbolo del marchio Lamborghini. ([[Alberto Sabbatini]])
===[[Marcello Gandini]]===
*{{NDR|«Uno dei pochi nomi, per Lamborghini, che si allontana dal mondo dei tori: Countàch»}} È un intercalare piemontese che letteralmente vuol dire "contagio, peste", intesa come "dannazione". Un operaio ogni tre parole diceva Countàch! Aver tirato fuori questo nome nasce da uno spirito di gruppo... e in quella notte, c'era anche Bob Wallace, abbiamo detto chiamiamola Countàch. Quando si lavora di notte, anzi più notti consecutive, si crea uno spirito di fronda, un modo di ricompensarsi dalla fatica notturna, si ride un po'. Countàch non è una bella parola, ma viene usata anche come affermazione di ammirazione, sorpresa, stupore... "Perbacco"!
*La Countach rappresentava l'abbandono di alcune abitudini ormai consolidate dell'industria automobilistica. Non faceva nessun riferimento ad auto passate, e non era nell'occhio della gente. Il gusto non era educato ad apprezzarla. All'inizio era una forma culturalmente aliena ma nel giro di qualche anno è diventata un oggetto simbolo.
*Quando feci la Countach ci vollero anni prima che fosse totalmente accettata. A qualcuno è piaciuta subito, però alla maggior parte, anche dei giornalisti, ci sono voluti anni. Tanto è vero che è rimasta in produzione per 17 anni.
==Voci correlate==
*[[Lamborghini]]
*[[Lamborghini Countach (2021)]]
==Altri progetti==
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[[Categoria:Automobili]]
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Luigi Bossi Visconti
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Marcella Medici (BEIC)
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[[File:5405 - Palazzo di Brera, Milano - Busto a Luigi Bossi - Foto Giovanni Dall'Orto, 1-Oct-2011.jpg|thumb|Busto di Luigi Bossi, Palazzo di Brera, Milano]]
'''Luigi Bossi Visconti''' (1758 – 1835), archivista, bibliotecario, letterato e politico italiano.
==Citazioni di Luigi Bossi Visconti==
*[[Gneo Marcio Coriolano|Coriolano]], uomo sommamente valoroso, era per carattere liberale, amico della virtù e pieno di rispetto per le leggi. Egli fu forse il più gran guerriero, che i romani avessero fino a quell'epoca veduto sorgere tra di loro; ma sgraziatamente egli aveva un {{sic|tuono}} imperioso, una severità inesorabile, e forse dalla educazione aveva contratto una abitudine avversa alla popolarità, che disdiceva ad un repubblicano.<ref>Da ''[https://archive.org/details/bub_gb_Jy31ebGbJAkC/page/n6/mode/1up Della storia d'Italia antica e moderna]'', vol. II, presso gli editori G. P. Giecler librajo, G. B. Bianchi e C. stampatori, Milano, 1819, cap. IV, p. 317.</ref>
*Non limitossi ''[[Asdrubale Maior|Asdrubale]]'' ad assicurare le conquiste del suo predecessore; egli si diede anche a fabbricare, e secondo [[Polibio]], ad esso e non già ad ''Amilcare'', non ad ''Annibale'', non ai Romani, è dovuta la fondazione di [[Cartagena (Spagna)|Cartagena]]. Egli voleva farne la sede della sovranità, della quale forse lusingavasi un giorno d'essere nella Spagna investito. Un palazzo magnifico aveva egli fatto costruire in quella città, vantaggiosamente situata in mezzo alla costa marittima della Spagna, in fondo ad un golfo, che lungo due miglia e mezzo e largo la metà incirca, formava un porto sufficientemente vasto. Un'isoletta collocata all'ingresso del golfo, ne rendeva dall'una parte e dall'altra stretto il passaggio, e l'onde frangendo, manteneva nel porto la calma, solo interrotta alcune volte da un vento d'Africa che libero da una parte vi aveva l'ingresso.<ref>Da ''[https://archive.org/details/storiadellaspag01bossgoog/page/n13/mode/1up Storia della Spagna antica e moderna]'', tomo I, dalla Tipografia di commercio, Milano, 1821, pp. 224-225.</ref>
==''Spiegazione di alcuni vocaboli geologici, litologici, mineralogici''==
*{{maiuscoletto|[[Acquamarina (minerale)|Acquamarina]]}}. Varietà del berillo, che trovasi di colore verde pallido, verd'azzurro, verde tirante al giallo, turchino, e giallo melato. Questi colori sono d'ordinario prodotti dal ferro. La cristallizzazione è la medesima del berillo in prismi esagoni, striati d'ordinario longitudinalmente. Se i cristalli si spezzano perpendicolarmente all'asse, presentano spesso una estremità alcun poco convessa, e l'altra egualmente concava, come se in essi esistesse una articolazione analoga a quella de' basalti. (pp. 4-5)
*{{maiuscoletto|[[Alabastro|Alabastro]]}}. È questo d'ordinario il risultamento di un deposito calcareo, formato alla foggia delle stalattiti nelle caverne dei monti di marmo. Si trova dell'alabastro calcareo di diversi colori, ed è raro il trovarlo perfettamente bianco. Il pulimento, che questa pietra acquista, non è rilucente, ma untuoso. (p. 13)
*{{maiuscoletto|Allume}}, detto anche ''sulfato d'allumina''; sale neutro formato dalla combinazione dell'acido solforico colla terra che porta il nome d'allumina, base delle argille, ed una piccola quantità di potassa, o di solfato di potassa. — Le principali cave d'allume trovansi ne' paesi dove esistono vestigj di antichi vulcani; celebri sono quelle della Tolfa, e della Solfatara, la prima presso Civitavecchia, la seconda presso Napoli. Si trovano pietre alluminose in diversi luoghi della Francia, specialmente in Bretagna. (pp. 16-17)
*{{maiuscoletto|[[Amianto]]}}. Sostanza lapidea disposta in fila più o men fine, molli, e setose, bianche d'ordinario, o di colore perlato. Trovasi per lo più nelle roccie magnesiache. Se ne trova di bellissimo nella Tarentasia, nel Piemonte, e nelle Alpi sopra Chiavenna. La signora Perpenti di Como ne ha tratto partito per diverse opere di filatura, e tessitura. Altre volte se ne faceano tele, dette incombustibili, perché quella materia resiste al fuoco, ma nel filato si mischia sempre un poco di lino, o di cotone. (p. 21)
*{{maiuscoletto|[[Atacamite]]}}. Nome, che si è dato alla sabbia verde del Perù, che è un ''rame muriato polverulento''. Questa sabbia di un bel color verde, mista con quarzo, è stata trovata in un piccolo fiume della provincia di Lipes, che si perde in un deserto, d'onde si è tratto il nome di ''Atacamite''. (p. 47)
*{{maiuscoletto|[[Belemnite|Belemniti]]}}. Conchiglie della figura di un cono prolungato, e terminato in punta, dette talvolta anche ortoceratiti, che finora non si sono trovate se non fossili; vi si osserva d'ordinario una specie di scanalatura laterale. Si è molto disputato sulla modalità dell'incremento di queste conchiglie, sull'essenza loro, se siano cioè conchiglie perfette, o i nocciuoli interni di alcune conchiglie coniche, sull'animale, che le abitava, ecc. (p. 58)
*{{maiuscoletto|Borace, Tinckal, o Boram}} ''nativo'' di ''Brochant'', detto da Hauy ''borato di soda''. Non si conosce sotto qual forma questo sale trovisi nella natura, perché a noi non arriva se non preparato. La figura primitiva della sua cristallizzazione è il prisma rettangolo obliquo; si crede che si trovi originariamente in qualche lago di poca estensione, o sciolto nell'acqua, o deposto nella fanghiglia; forse se ne favorisce, o se ne promuove artificialmente la formazione. Tutto il borace del commercio viene dall'Asia, e principalmente dal Tibet, dal Bengala, e dalla Cina. (p. 69)
*{{maiuscoletto|[[Diaspro]]}}. Pietra dura, che molto s'avvicina alla selce, che ha sovente un'eguale durezza, e scintilla sotto l'acciarino, ha la frattura egualmente concoide, ma non lucida, ed è del tutto opaca, o al più trasparente sui margini. Trovasi di quasi tutti i colori, ed è suscettibile di bellissimo pulimento. È composta d'ordinario d'argilla, di silice, e di ferro. (p. 126)
*{{maiuscoletto|[[Lazulite]]}}. Specie di pietra dura, di un bel colore azzurro, opaca, di una tessitura compatta, granosa nella frattura, talvolta alcun poco lamellosa; dura abbastanza per isfregiare il vetro, ma non facile a scintillare sotto l'acciarino. Esposta al fuoco non annerisce, il che serve a distinguerla dai minerali azzurri di rame. (p. 205)
*{{maiuscoletto|nefelina}}. Pietra dura cristallizzata in prismi esaedri, abbastanza duri per incidere il vetro, di color bianco-grigio, con frattura lamellosa nella direzione dell'asse del prisma, vetrosa, e concoide nella direzione opposta. Non si è trovata finora, se non tra i prodotti vulcanici, e da alcuni è detta pietra di Somma, o ''Sommite''. (p. 244)
*{{maiuscoletto|[[Quarzo]]}}. Specie di pietra dura, meno assai tuttavia che il ''Corindone'', la ''Cimofana'', lo ''Zirconio'', ed alcune altre. Scintilla sotto l'acciarino, e ridotta in polvere attacca ancora il vetro, e l'acciaro. Esposta alla fiamma del tubo ferruminatorio, si mostra infusibile. La sua frattura è concoide, vetrosa, talvolta lamellosa: i pezzi colorati più opachi sono ancora diafani nelle loro estremità, eccettuato solo il quarzo ''sinopia''. I cristalli di quarzo sono d'ordinario esagoni; alcuni giungono ad un volume assai considerabile. Il quarzo cristallizzato limpido si è riguardato lungo tempo come composto interamente di ''silice'', ma colle ultime analisi vi si è trovata qualche porzione d'allumina, e di calce. (p. 295)
*{{maiuscoletto|[[Anfibolite]]}}. Roccia con base di anfibola orniblenda, nella quale sono impastati diversi minerali disseminati. Se ne trova di ''granitoide'', di ''attinotica'', di ''micacea'', e di ''schistoide''. (p. 412)
*{{maiuscoletto|[[Bullicame|Bulicami]]}} diconsi que' luoghi dove le emanazioni gazose d'idrogeno solforato escono passando attraverso a polle di acqua, che sono perciò agitate da un continuo movimento d'ebullizione. Alcuni di questi godono di una temperatura assai calda, altri son freddi, benché gorgoglino alla maniera dei primi. (p. 413)
*{{maiuscoletto|[[Quarzo rutilato|Capelli di Venere]]}}. In varie montagne, ma più di tutto nei monti Urali della Siberia, e non lontano dalla città di Ekaterinenburgo, trovansi de' cristalli di rocca, ossia de' cristalli di quarzo ïalino, che sono tutti, o in gran parte, pieni di fila sottilissime capillari, o di cristallini minutissimi acicolari di altra materia, e di diversi colori. Molti di que' cristallini contenuti nel quarzo limpido sono di un color roseo dilicato, o di un bel color biondo, e sono anch'essi transparenti, massime se si collochino tra l'occhio, e la luce. (p. 414)
*{{maiuscoletto|[[Fitoliti]]}}. Piante, o legni petrificati. I più antichi sono quelli, che trovansi nelle argille schistose, che servono di letto e di tetto agli strati di carbone di terra. Molti sembrano appartenere a climi diversi dai nostri, e massime ai più meridionali. (p. 421)
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Luigi Bossi Visconti, ''[https://preserver.beic.it/delivery/DeliveryManagerServlet?dps_pid=IE1220812 Spiegazione di alcuni vocaboli geologici, litologici, mineralogici]'', Sonzogno, Milano, 1817.
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Bossi Visconti, Luigi}}
[[Categoria:Archivisti italiani]]
[[Categoria:Bibliotecari italiani]]
[[Categoria:Letterati italiani]]
[[Categoria:Politici italiani]]
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[[File:5405 - Palazzo di Brera, Milano - Busto a Luigi Bossi - Foto Giovanni Dall'Orto, 1-Oct-2011.jpg|thumb|Busto di Luigi Bossi, Palazzo di Brera, Milano]]
'''Luigi Bossi Visconti''' (1758 – 1835), archivista, bibliotecario, letterato e politico italiano.
==Citazioni di Luigi Bossi Visconti==
*[[Gneo Marcio Coriolano|Coriolano]], uomo sommamente valoroso, era per carattere liberale, amico della virtù e pieno di rispetto per le leggi. Egli fu forse il più gran guerriero, che i romani avessero fino a quell'epoca veduto sorgere tra di loro; ma sgraziatamente egli aveva un {{sic|tuono}} imperioso, una severità inesorabile, e forse dalla educazione aveva contratto una abitudine avversa alla popolarità, che disdiceva ad un repubblicano.<ref>Da ''[https://archive.org/details/bub_gb_Jy31ebGbJAkC/page/n6/mode/1up Della storia d'Italia antica e moderna]'', vol. II, presso gli editori G. P. Giecler librajo, G. B. Bianchi e C. stampatori, Milano, 1819, cap. IV, p. 317.</ref>
*Non limitossi ''[[Asdrubale Maior|Asdrubale]]'' ad assicurare le conquiste del suo predecessore; egli si diede anche a fabbricare, e secondo [[Polibio]], ad esso e non già ad ''Amilcare'', non ad ''Annibale'', non ai Romani, è dovuta la fondazione di [[Cartagena (Spagna)|Cartagena]]. Egli voleva farne la sede della sovranità, della quale forse lusingavasi un giorno d'essere nella Spagna investito. Un palazzo magnifico aveva egli fatto costruire in quella città, vantaggiosamente situata in mezzo alla costa marittima della Spagna, in fondo ad un golfo, che lungo due miglia e mezzo e largo la metà incirca, formava un porto sufficientemente vasto. Un'isoletta collocata all'ingresso del golfo, ne rendeva dall'una parte e dall'altra stretto il passaggio, e l'onde frangendo, manteneva nel porto la calma, solo interrotta alcune volte da un vento d'Africa che libero da una parte vi aveva l'ingresso.<ref>Da ''[https://archive.org/details/storiadellaspag01bossgoog/page/n13/mode/1up Storia della Spagna antica e moderna]'', tomo I, dalla Tipografia di commercio, Milano, 1821, pp. 224-225.</ref>
==''Spiegazione di alcuni vocaboli geologici, litologici, mineralogici''==
*{{maiuscoletto|[[Acquamarina (minerale)|Acquamarina]]}}. Varietà del berillo, che trovasi di colore verde pallido, verd'azzurro, verde tirante al giallo, turchino, e giallo melato. Questi colori sono d'ordinario prodotti dal ferro. La cristallizzazione è la medesima del berillo in prismi esagoni, striati d'ordinario longitudinalmente. Se i cristalli si spezzano perpendicolarmente all'asse, presentano spesso una estremità alcun poco convessa, e l'altra egualmente concava, come se in essi esistesse una articolazione analoga a quella de' basalti. (pp. 4-5)
*{{maiuscoletto|[[Alabastro|Alabastro]]}}. È questo d'ordinario il risultamento di un deposito calcareo, formato alla foggia delle stalattiti nelle caverne dei monti di marmo. Si trova dell'alabastro calcareo di diversi colori, ed è raro il trovarlo perfettamente bianco. Il pulimento, che questa pietra acquista, non è rilucente, ma untuoso. (p. 13)
*{{maiuscoletto|Allume}}, detto anche ''sulfato d'allumina''; sale neutro formato dalla combinazione dell'acido solforico colla terra che porta il nome d'allumina, base delle argille, ed una piccola quantità di potassa, o di solfato di potassa. — Le principali cave d'allume trovansi ne' paesi dove esistono vestigj di antichi vulcani; celebri sono quelle della Tolfa, e della Solfatara, la prima presso Civitavecchia, la seconda presso Napoli. Si trovano pietre alluminose in diversi luoghi della Francia, specialmente in Bretagna. (pp. 16-17)
*{{maiuscoletto|[[Amianto]]}}. Sostanza lapidea disposta in fila più o men fine, molli, e setose, bianche d'ordinario, o di colore perlato. Trovasi per lo più nelle roccie magnesiache. Se ne trova di bellissimo nella Tarentasia, nel Piemonte, e nelle Alpi sopra Chiavenna. La signora Perpenti di Como ne ha tratto partito per diverse opere di filatura, e tessitura. Altre volte se ne faceano tele, dette incombustibili, perché quella materia resiste al fuoco, ma nel filato si mischia sempre un poco di lino, o di cotone. (p. 21)
*{{maiuscoletto|[[Atacamite]]}}. Nome, che si è dato alla sabbia verde del Perù, che è un ''rame muriato polverulento''. Questa sabbia di un bel color verde, mista con quarzo, è stata trovata in un piccolo fiume della provincia di Lipes, che si perde in un deserto, d'onde si è tratto il nome di ''Atacamite''. (p. 47)
*{{maiuscoletto|[[Belemnite|Belemniti]]}}. Conchiglie della figura di un cono prolungato, e terminato in punta, dette talvolta anche ortoceratiti, che finora non si sono trovate se non fossili; vi si osserva d'ordinario una specie di scanalatura laterale. Si è molto disputato sulla modalità dell'incremento di queste conchiglie, sull'essenza loro, se siano cioè conchiglie perfette, o i nocciuoli interni di alcune conchiglie coniche, sull'animale, che le abitava, ecc. (p. 58)
*{{maiuscoletto|Borace, Tinckal, o Boram}} ''nativo'' di ''Brochant'', detto da Hauy ''borato di soda''. Non si conosce sotto qual forma questo sale trovisi nella natura, perché a noi non arriva se non preparato. La figura primitiva della sua cristallizzazione è il prisma rettangolo obliquo; si crede che si trovi originariamente in qualche lago di poca estensione, o sciolto nell'acqua, o deposto nella fanghiglia; forse se ne favorisce, o se ne promuove artificialmente la formazione. Tutto il borace del commercio viene dall'Asia, e principalmente dal Tibet, dal Bengala, e dalla Cina. (p. 69)
*{{maiuscoletto|[[Diaspro]]}}. Pietra dura, che molto s'avvicina alla selce, che ha sovente un'eguale durezza, e scintilla sotto l'acciarino, ha la frattura egualmente concoide, ma non lucida, ed è del tutto opaca, o al più trasparente sui margini. Trovasi di quasi tutti i colori, ed è suscettibile di bellissimo pulimento. È composta d'ordinario d'argilla, di silice, e di ferro. (p. 126)
*{{maiuscoletto|[[Lazulite]]}}. Specie di pietra dura, di un bel colore azzurro, opaca, di una tessitura compatta, granosa nella frattura, talvolta alcun poco lamellosa; dura abbastanza per isfregiare il vetro, ma non facile a scintillare sotto l'acciarino. Esposta al fuoco non annerisce, il che serve a distinguerla dai minerali azzurri di rame. (p. 205)
*{{maiuscoletto|nefelina}}. Pietra dura cristallizzata in prismi esaedri, abbastanza duri per incidere il vetro, di color bianco-grigio, con frattura lamellosa nella direzione dell'asse del prisma, vetrosa, e concoide nella direzione opposta. Non si è trovata finora, se non tra i prodotti vulcanici, e da alcuni è detta pietra di Somma, o ''Sommite''. (p. 244)
*{{maiuscoletto|[[Quarzo]]}}. Specie di pietra dura, meno assai tuttavia che il ''Corindone'', la ''Cimofana'', lo ''Zirconio'', ed alcune altre. Scintilla sotto l'acciarino, e ridotta in polvere attacca ancora il vetro, e l'acciaro. Esposta alla fiamma del tubo ferruminatorio, si mostra infusibile. La sua frattura è concoide, vetrosa, talvolta lamellosa: i pezzi colorati più opachi sono ancora diafani nelle loro estremità, eccettuato solo il quarzo ''sinopia''. I cristalli di quarzo sono d'ordinario esagoni; alcuni giungono ad un volume assai considerabile. Il quarzo cristallizzato limpido si è riguardato lungo tempo come composto interamente di ''silice'', ma colle ultime analisi vi si è trovata qualche porzione d'allumina, e di calce. (p. 295)
*{{Maiuscoletto|Tellurio}}. Metallo fragile, recentemente scoperto, che in apparenza molto somiglia all'antimonio; ma ridotto allo stato metallico è bianco lucido, lamelloso, e tenero, fragilissimo, e fusibilissimo, e copresi col raffreddamento di una cristallizzazione radiata; brucia facilmente con fiamma azzurra; il suo ossido è volatile e tramanda un odore analogo a quello delle rape. Si stacca dunque nel colore dall'antimonio, e si approssima all'argento; esso è ancora in confronto dell'antimonio meno pesante, e più tenero, e le sue lamine sono più piccole. (p. 368)
*{{maiuscoletto|[[Anfibolite]]}}. Roccia con base di anfibola orniblenda, nella quale sono impastati diversi minerali disseminati. Se ne trova di ''granitoide'', di ''attinotica'', di ''micacea'', e di ''schistoide''. (p. 412)
*{{maiuscoletto|[[Bullicame|Bulicami]]}} diconsi que' luoghi dove le emanazioni gazose d'idrogeno solforato escono passando attraverso a polle di acqua, che sono perciò agitate da un continuo movimento d'ebullizione. Alcuni di questi godono di una temperatura assai calda, altri son freddi, benché gorgoglino alla maniera dei primi. (p. 413)
*{{maiuscoletto|[[Quarzo rutilato|Capelli di Venere]]}}. In varie montagne, ma più di tutto nei monti Urali della Siberia, e non lontano dalla città di Ekaterinenburgo, trovansi de' cristalli di rocca, ossia de' cristalli di quarzo ïalino, che sono tutti, o in gran parte, pieni di fila sottilissime capillari, o di cristallini minutissimi acicolari di altra materia, e di diversi colori. Molti di que' cristallini contenuti nel quarzo limpido sono di un color roseo dilicato, o di un bel color biondo, e sono anch'essi transparenti, massime se si collochino tra l'occhio, e la luce. (p. 414)
*{{maiuscoletto|[[Fitoliti]]}}. Piante, o legni petrificati. I più antichi sono quelli, che trovansi nelle argille schistose, che servono di letto e di tetto agli strati di carbone di terra. Molti sembrano appartenere a climi diversi dai nostri, e massime ai più meridionali. (p. 421)
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Luigi Bossi Visconti, ''[https://preserver.beic.it/delivery/DeliveryManagerServlet?dps_pid=IE1220812 Spiegazione di alcuni vocaboli geologici, litologici, mineralogici]'', Sonzogno, Milano, 1817.
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Bossi Visconti, Luigi}}
[[Categoria:Archivisti italiani]]
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[[File:5405 - Palazzo di Brera, Milano - Busto a Luigi Bossi - Foto Giovanni Dall'Orto, 1-Oct-2011.jpg|thumb|Busto di Luigi Bossi, Palazzo di Brera, Milano]]
'''Luigi Bossi Visconti''' (1758 – 1835), archivista, bibliotecario, letterato e politico italiano.
==Citazioni di Luigi Bossi Visconti==
*[[Gneo Marcio Coriolano|Coriolano]], uomo sommamente valoroso, era per carattere liberale, amico della virtù e pieno di rispetto per le leggi. Egli fu forse il più gran guerriero, che i romani avessero fino a quell'epoca veduto sorgere tra di loro; ma sgraziatamente egli aveva un {{sic|tuono}} imperioso, una severità inesorabile, e forse dalla educazione aveva contratto una abitudine avversa alla popolarità, che disdiceva ad un repubblicano.<ref>Da ''[https://archive.org/details/bub_gb_Jy31ebGbJAkC/page/n6/mode/1up Della storia d'Italia antica e moderna]'', vol. II, presso gli editori G. P. Giecler librajo, G. B. Bianchi e C. stampatori, Milano, 1819, cap. IV, p. 317.</ref>
*Non limitossi ''[[Asdrubale Maior|Asdrubale]]'' ad assicurare le conquiste del suo predecessore; egli si diede anche a fabbricare, e secondo [[Polibio]], ad esso e non già ad ''Amilcare'', non ad ''Annibale'', non ai Romani, è dovuta la fondazione di [[Cartagena (Spagna)|Cartagena]]. Egli voleva farne la sede della sovranità, della quale forse lusingavasi un giorno d'essere nella Spagna investito. Un palazzo magnifico aveva egli fatto costruire in quella città, vantaggiosamente situata in mezzo alla costa marittima della Spagna, in fondo ad un golfo, che lungo due miglia e mezzo e largo la metà incirca, formava un porto sufficientemente vasto. Un'isoletta collocata all'ingresso del golfo, ne rendeva dall'una parte e dall'altra stretto il passaggio, e l'onde frangendo, manteneva nel porto la calma, solo interrotta alcune volte da un vento d'Africa che libero da una parte vi aveva l'ingresso.<ref>Da ''[https://archive.org/details/storiadellaspag01bossgoog/page/n13/mode/1up Storia della Spagna antica e moderna]'', tomo I, dalla Tipografia di commercio, Milano, 1821, pp. 224-225.</ref>
==''Spiegazione di alcuni vocaboli geologici, litologici, mineralogici''==
*{{maiuscoletto|[[Acquamarina (minerale)|Acquamarina]]}}. Varietà del berillo, che trovasi di colore verde pallido, verd'azzurro, verde tirante al giallo, turchino, e giallo melato. Questi colori sono d'ordinario prodotti dal ferro. La cristallizzazione è la medesima del berillo in prismi esagoni, striati d'ordinario longitudinalmente. Se i cristalli si spezzano perpendicolarmente all'asse, presentano spesso una estremità alcun poco convessa, e l'altra egualmente concava, come se in essi esistesse una articolazione analoga a quella de' basalti. (pp. 4-5)
*{{maiuscoletto|[[Alabastro|Alabastro]]}}. È questo d'ordinario il risultamento di un deposito calcareo, formato alla foggia delle stalattiti nelle caverne dei monti di marmo. Si trova dell'alabastro calcareo di diversi colori, ed è raro il trovarlo perfettamente bianco. Il pulimento, che questa pietra acquista, non è rilucente, ma untuoso. (p. 13)
*{{maiuscoletto|Allume}}, detto anche ''sulfato d'allumina''; sale neutro formato dalla combinazione dell'acido solforico colla terra che porta il nome d'allumina, base delle argille, ed una piccola quantità di potassa, o di solfato di potassa. — Le principali cave d'allume trovansi ne' paesi dove esistono vestigj di antichi vulcani; celebri sono quelle della Tolfa, e della Solfatara, la prima presso Civitavecchia, la seconda presso Napoli. Si trovano pietre alluminose in diversi luoghi della Francia, specialmente in Bretagna. (pp. 16-17)
*{{maiuscoletto|[[Amianto]]}}. Sostanza lapidea disposta in fila più o men fine, molli, e setose, bianche d'ordinario, o di colore perlato. Trovasi per lo più nelle roccie magnesiache. Se ne trova di bellissimo nella Tarentasia, nel Piemonte, e nelle Alpi sopra Chiavenna. La signora Perpenti di Como ne ha tratto partito per diverse opere di filatura, e tessitura. Altre volte se ne faceano tele, dette incombustibili, perché quella materia resiste al fuoco, ma nel filato si mischia sempre un poco di lino, o di cotone. (p. 21)
*{{maiuscoletto|[[Atacamite]]}}. Nome, che si è dato alla sabbia verde del Perù, che è un ''rame muriato polverulento''. Questa sabbia di un bel color verde, mista con quarzo, è stata trovata in un piccolo fiume della provincia di Lipes, che si perde in un deserto, d'onde si è tratto il nome di ''Atacamite''. (p. 47)
*{{maiuscoletto|[[Belemnite|Belemniti]]}}. Conchiglie della figura di un cono prolungato, e terminato in punta, dette talvolta anche ortoceratiti, che finora non si sono trovate se non fossili; vi si osserva d'ordinario una specie di scanalatura laterale. Si è molto disputato sulla modalità dell'incremento di queste conchiglie, sull'essenza loro, se siano cioè conchiglie perfette, o i nocciuoli interni di alcune conchiglie coniche, sull'animale, che le abitava, ecc. (p. 58)
*{{maiuscoletto|[[Borace]], Tinckal, o Boram}} ''nativo'' di ''Brochant'', detto da Hauy ''borato di soda''. Non si conosce sotto qual forma questo sale trovisi nella natura, perché a noi non arriva se non preparato. La figura primitiva della sua cristallizzazione è il prisma rettangolo obliquo; si crede che si trovi originariamente in qualche lago di poca estensione, o sciolto nell'acqua, o deposto nella fanghiglia; forse se ne favorisce, o se ne promuove artificialmente la formazione. Tutto il borace del commercio viene dall'Asia, e principalmente dal Tibet, dal Bengala, e dalla Cina. (p. 69)
*{{maiuscoletto|[[Diaspro]]}}. Pietra dura, che molto s'avvicina alla selce, che ha sovente un'eguale durezza, e scintilla sotto l'acciarino, ha la frattura egualmente concoide, ma non lucida, ed è del tutto opaca, o al più trasparente sui margini. Trovasi di quasi tutti i colori, ed è suscettibile di bellissimo pulimento. È composta d'ordinario d'argilla, di silice, e di ferro. (p. 126)
*{{maiuscoletto|[[Lazulite]]}}. Specie di pietra dura, di un bel colore azzurro, opaca, di una tessitura compatta, granosa nella frattura, talvolta alcun poco lamellosa; dura abbastanza per isfregiare il vetro, ma non facile a scintillare sotto l'acciarino. Esposta al fuoco non annerisce, il che serve a distinguerla dai minerali azzurri di rame. (p. 205)
*{{maiuscoletto|[[nefelina]]}}. Pietra dura cristallizzata in prismi esaedri, abbastanza duri per incidere il vetro, di color bianco-grigio, con frattura lamellosa nella direzione dell'asse del prisma, vetrosa, e concoide nella direzione opposta. Non si è trovata finora, se non tra i prodotti vulcanici, e da alcuni è detta pietra di Somma, o ''Sommite''. (p. 244)
*{{maiuscoletto|[[Quarzo]]}}. Specie di pietra dura, meno assai tuttavia che il ''Corindone'', la ''Cimofana'', lo ''Zirconio'', ed alcune altre. Scintilla sotto l'acciarino, e ridotta in polvere attacca ancora il vetro, e l'acciaro. Esposta alla fiamma del tubo ferruminatorio, si mostra infusibile. La sua frattura è concoide, vetrosa, talvolta lamellosa: i pezzi colorati più opachi sono ancora diafani nelle loro estremità, eccettuato solo il quarzo ''sinopia''. I cristalli di quarzo sono d'ordinario esagoni; alcuni giungono ad un volume assai considerabile. Il quarzo cristallizzato limpido si è riguardato lungo tempo come composto interamente di ''silice'', ma colle ultime analisi vi si è trovata qualche porzione d'allumina, e di calce. (p. 295)
*{{Maiuscoletto|[[Tellurio]]}}. Metallo fragile, recentemente scoperto, che in apparenza molto somiglia all'antimonio; ma ridotto allo stato metallico è bianco lucido, lamelloso, e tenero, fragilissimo, e fusibilissimo, e copresi col raffreddamento di una cristallizzazione radiata; brucia facilmente con fiamma azzurra; il suo ossido è volatile e tramanda un odore analogo a quello delle rape. Si stacca dunque nel colore dall'antimonio, e si approssima all'argento; esso è ancora in confronto dell'antimonio meno pesante, e più tenero, e le sue lamine sono più piccole. (p. 368)
*{{maiuscoletto|[[Anfibolite]]}}. Roccia con base di anfibola orniblenda, nella quale sono impastati diversi minerali disseminati. Se ne trova di ''granitoide'', di ''attinotica'', di ''micacea'', e di ''schistoide''. (p. 412)
*{{maiuscoletto|[[Bullicame|Bulicami]]}} diconsi que' luoghi dove le emanazioni gazose d'idrogeno solforato escono passando attraverso a polle di acqua, che sono perciò agitate da un continuo movimento d'ebullizione. Alcuni di questi godono di una temperatura assai calda, altri son freddi, benché gorgoglino alla maniera dei primi. (p. 413)
*{{maiuscoletto|[[Quarzo rutilato|Capelli di Venere]]}}. In varie montagne, ma più di tutto nei monti Urali della Siberia, e non lontano dalla città di Ekaterinenburgo, trovansi de' cristalli di rocca, ossia de' cristalli di quarzo ïalino, che sono tutti, o in gran parte, pieni di fila sottilissime capillari, o di cristallini minutissimi acicolari di altra materia, e di diversi colori. Molti di que' cristallini contenuti nel quarzo limpido sono di un color roseo dilicato, o di un bel color biondo, e sono anch'essi transparenti, massime se si collochino tra l'occhio, e la luce. (p. 414)
*{{maiuscoletto|[[Fitoliti]]}}. Piante, o legni petrificati. I più antichi sono quelli, che trovansi nelle argille schistose, che servono di letto e di tetto agli strati di carbone di terra. Molti sembrano appartenere a climi diversi dai nostri, e massime ai più meridionali. (p. 421)
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Luigi Bossi Visconti, ''[https://preserver.beic.it/delivery/DeliveryManagerServlet?dps_pid=IE1220812 Spiegazione di alcuni vocaboli geologici, litologici, mineralogici]'', Sonzogno, Milano, 1817.
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Bossi Visconti, Luigi}}
[[Categoria:Archivisti italiani]]
[[Categoria:Bibliotecari italiani]]
[[Categoria:Letterati italiani]]
[[Categoria:Politici italiani]]
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[[File:5405 - Palazzo di Brera, Milano - Busto a Luigi Bossi - Foto Giovanni Dall'Orto, 1-Oct-2011.jpg|thumb|Busto di Luigi Bossi, Palazzo di Brera, Milano]]
'''Luigi Bossi Visconti''' (1758 – 1835), archivista, bibliotecario, letterato e politico italiano.
==Citazioni di Luigi Bossi Visconti==
*[[Gneo Marcio Coriolano|Coriolano]], uomo sommamente valoroso, era per carattere liberale, amico della virtù e pieno di rispetto per le leggi. Egli fu forse il più gran guerriero, che i romani avessero fino a quell'epoca veduto sorgere tra di loro; ma sgraziatamente egli aveva un {{sic|tuono}} imperioso, una severità inesorabile, e forse dalla educazione aveva contratto una abitudine avversa alla popolarità, che disdiceva ad un repubblicano.<ref>Da ''[https://archive.org/details/bub_gb_Jy31ebGbJAkC/page/n6/mode/1up Della storia d'Italia antica e moderna]'', vol. II, presso gli editori G. P. Giecler librajo, G. B. Bianchi e C. stampatori, Milano, 1819, cap. IV, p. 317.</ref>
*Non limitossi ''[[Asdrubale Maior|Asdrubale]]'' ad assicurare le conquiste del suo predecessore; egli si diede anche a fabbricare, e secondo [[Polibio]], ad esso e non già ad ''Amilcare'', non ad ''Annibale'', non ai Romani, è dovuta la fondazione di [[Cartagena (Spagna)|Cartagena]]. Egli voleva farne la sede della sovranità, della quale forse lusingavasi un giorno d'essere nella Spagna investito. Un palazzo magnifico aveva egli fatto costruire in quella città, vantaggiosamente situata in mezzo alla costa marittima della Spagna, in fondo ad un golfo, che lungo due miglia e mezzo e largo la metà incirca, formava un porto sufficientemente vasto. Un'isoletta collocata all'ingresso del golfo, ne rendeva dall'una parte e dall'altra stretto il passaggio, e l'onde frangendo, manteneva nel porto la calma, solo interrotta alcune volte da un vento d'Africa che libero da una parte vi aveva l'ingresso.<ref>Da ''[https://archive.org/details/storiadellaspag01bossgoog/page/n13/mode/1up Storia della Spagna antica e moderna]'', tomo I, dalla Tipografia di commercio, Milano, 1821, pp. 224-225.</ref>
==''Spiegazione di alcuni vocaboli geologici, litologici, mineralogici''==
*{{maiuscoletto|[[Acquamarina (minerale)|Acquamarina]]}}. Varietà del berillo, che trovasi di colore verde pallido, verd'azzurro, verde tirante al giallo, turchino, e giallo melato. Questi colori sono d'ordinario prodotti dal ferro. La cristallizzazione è la medesima del berillo in prismi esagoni, striati d'ordinario longitudinalmente. Se i cristalli si spezzano perpendicolarmente all'asse, presentano spesso una estremità alcun poco convessa, e l'altra egualmente concava, come se in essi esistesse una articolazione analoga a quella de' basalti. (pp. 4-5)
*{{maiuscoletto|[[Alabastro|Alabastro]]}}. È questo d'ordinario il risultamento di un deposito calcareo, formato alla foggia delle stalattiti nelle caverne dei monti di marmo. Si trova dell'alabastro calcareo di diversi colori, ed è raro il trovarlo perfettamente bianco. Il pulimento, che questa pietra acquista, non è rilucente, ma untuoso. (p. 13)
*{{maiuscoletto|[[Allume]]}}, detto anche ''sulfato d'allumina''; sale neutro formato dalla combinazione dell'acido solforico colla terra che porta il nome d'allumina, base delle argille, ed una piccola quantità di potassa, o di solfato di potassa. — Le principali cave d'allume trovansi ne' paesi dove esistono vestigj di antichi vulcani; celebri sono quelle della Tolfa, e della Solfatara, la prima presso Civitavecchia, la seconda presso Napoli. Si trovano pietre alluminose in diversi luoghi della Francia, specialmente in Bretagna. (pp. 16-17)
*{{maiuscoletto|[[Amianto]]}}. Sostanza lapidea disposta in fila più o men fine, molli, e setose, bianche d'ordinario, o di colore perlato. Trovasi per lo più nelle roccie magnesiache. Se ne trova di bellissimo nella Tarentasia, nel Piemonte, e nelle Alpi sopra Chiavenna. La signora Perpenti di Como ne ha tratto partito per diverse opere di filatura, e tessitura. Altre volte se ne faceano tele, dette incombustibili, perché quella materia resiste al fuoco, ma nel filato si mischia sempre un poco di lino, o di cotone. (p. 21)
*{{maiuscoletto|[[Atacamite]]}}. Nome, che si è dato alla sabbia verde del Perù, che è un ''rame muriato polverulento''. Questa sabbia di un bel color verde, mista con quarzo, è stata trovata in un piccolo fiume della provincia di Lipes, che si perde in un deserto, d'onde si è tratto il nome di ''Atacamite''. (p. 47)
*{{maiuscoletto|[[Belemnite|Belemniti]]}}. Conchiglie della figura di un cono prolungato, e terminato in punta, dette talvolta anche ortoceratiti, che finora non si sono trovate se non fossili; vi si osserva d'ordinario una specie di scanalatura laterale. Si è molto disputato sulla modalità dell'incremento di queste conchiglie, sull'essenza loro, se siano cioè conchiglie perfette, o i nocciuoli interni di alcune conchiglie coniche, sull'animale, che le abitava, ecc. (p. 58)
*{{maiuscoletto|[[Borace]], Tinckal, o Boram}} ''nativo'' di ''Brochant'', detto da Hauy ''borato di soda''. Non si conosce sotto qual forma questo sale trovisi nella natura, perché a noi non arriva se non preparato. La figura primitiva della sua cristallizzazione è il prisma rettangolo obliquo; si crede che si trovi originariamente in qualche lago di poca estensione, o sciolto nell'acqua, o deposto nella fanghiglia; forse se ne favorisce, o se ne promuove artificialmente la formazione. Tutto il borace del commercio viene dall'Asia, e principalmente dal Tibet, dal Bengala, e dalla Cina. (p. 69)
*{{maiuscoletto|[[Diaspro]]}}. Pietra dura, che molto s'avvicina alla selce, che ha sovente un'eguale durezza, e scintilla sotto l'acciarino, ha la frattura egualmente concoide, ma non lucida, ed è del tutto opaca, o al più trasparente sui margini. Trovasi di quasi tutti i colori, ed è suscettibile di bellissimo pulimento. È composta d'ordinario d'argilla, di silice, e di ferro. (p. 126)
*{{maiuscoletto|[[Lazulite]]}}. Specie di pietra dura, di un bel colore azzurro, opaca, di una tessitura compatta, granosa nella frattura, talvolta alcun poco lamellosa; dura abbastanza per isfregiare il vetro, ma non facile a scintillare sotto l'acciarino. Esposta al fuoco non annerisce, il che serve a distinguerla dai minerali azzurri di rame. (p. 205)
*{{maiuscoletto|[[nefelina]]}}. Pietra dura cristallizzata in prismi esaedri, abbastanza duri per incidere il vetro, di color bianco-grigio, con frattura lamellosa nella direzione dell'asse del prisma, vetrosa, e concoide nella direzione opposta. Non si è trovata finora, se non tra i prodotti vulcanici, e da alcuni è detta pietra di Somma, o ''Sommite''. (p. 244)
*{{maiuscoletto|[[Quarzo]]}}. Specie di pietra dura, meno assai tuttavia che il ''Corindone'', la ''Cimofana'', lo ''Zirconio'', ed alcune altre. Scintilla sotto l'acciarino, e ridotta in polvere attacca ancora il vetro, e l'acciaro. Esposta alla fiamma del tubo ferruminatorio, si mostra infusibile. La sua frattura è concoide, vetrosa, talvolta lamellosa: i pezzi colorati più opachi sono ancora diafani nelle loro estremità, eccettuato solo il quarzo ''sinopia''. I cristalli di quarzo sono d'ordinario esagoni; alcuni giungono ad un volume assai considerabile. Il quarzo cristallizzato limpido si è riguardato lungo tempo come composto interamente di ''silice'', ma colle ultime analisi vi si è trovata qualche porzione d'allumina, e di calce. (p. 295)
*{{Maiuscoletto|[[Tellurio]]}}. Metallo fragile, recentemente scoperto, che in apparenza molto somiglia all'antimonio; ma ridotto allo stato metallico è bianco lucido, lamelloso, e tenero, fragilissimo, e fusibilissimo, e copresi col raffreddamento di una cristallizzazione radiata; brucia facilmente con fiamma azzurra; il suo ossido è volatile e tramanda un odore analogo a quello delle rape. Si stacca dunque nel colore dall'antimonio, e si approssima all'argento; esso è ancora in confronto dell'antimonio meno pesante, e più tenero, e le sue lamine sono più piccole. (p. 368)
*{{maiuscoletto|[[Anfibolite]]}}. Roccia con base di anfibola orniblenda, nella quale sono impastati diversi minerali disseminati. Se ne trova di ''granitoide'', di ''attinotica'', di ''micacea'', e di ''schistoide''. (p. 412)
*{{maiuscoletto|[[Bullicame|Bulicami]]}} diconsi que' luoghi dove le emanazioni gazose d'idrogeno solforato escono passando attraverso a polle di acqua, che sono perciò agitate da un continuo movimento d'ebullizione. Alcuni di questi godono di una temperatura assai calda, altri son freddi, benché gorgoglino alla maniera dei primi. (p. 413)
*{{maiuscoletto|[[Quarzo rutilato|Capelli di Venere]]}}. In varie montagne, ma più di tutto nei monti Urali della Siberia, e non lontano dalla città di Ekaterinenburgo, trovansi de' cristalli di rocca, ossia de' cristalli di quarzo ïalino, che sono tutti, o in gran parte, pieni di fila sottilissime capillari, o di cristallini minutissimi acicolari di altra materia, e di diversi colori. Molti di que' cristallini contenuti nel quarzo limpido sono di un color roseo dilicato, o di un bel color biondo, e sono anch'essi transparenti, massime se si collochino tra l'occhio, e la luce. (p. 414)
*{{maiuscoletto|[[Fitoliti]]}}. Piante, o legni petrificati. I più antichi sono quelli, che trovansi nelle argille schistose, che servono di letto e di tetto agli strati di carbone di terra. Molti sembrano appartenere a climi diversi dai nostri, e massime ai più meridionali. (p. 421)
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Luigi Bossi Visconti, ''[https://preserver.beic.it/delivery/DeliveryManagerServlet?dps_pid=IE1220812 Spiegazione di alcuni vocaboli geologici, litologici, mineralogici]'', Sonzogno, Milano, 1817.
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Bossi Visconti, Luigi}}
[[Categoria:Archivisti italiani]]
[[Categoria:Bibliotecari italiani]]
[[Categoria:Letterati italiani]]
[[Categoria:Politici italiani]]
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[[File:5405 - Palazzo di Brera, Milano - Busto a Luigi Bossi - Foto Giovanni Dall'Orto, 1-Oct-2011.jpg|thumb|Busto di Luigi Bossi, Palazzo di Brera, Milano]]
'''Luigi Bossi Visconti''' (1758 – 1835), archivista, bibliotecario, letterato e politico italiano.
==Citazioni di Luigi Bossi Visconti==
*[[Gneo Marcio Coriolano|Coriolano]], uomo sommamente valoroso, era per carattere liberale, amico della virtù e pieno di rispetto per le leggi. Egli fu forse il più gran guerriero, che i romani avessero fino a quell'epoca veduto sorgere tra di loro; ma sgraziatamente egli aveva un {{sic|tuono}} imperioso, una severità inesorabile, e forse dalla educazione aveva contratto una abitudine avversa alla popolarità, che disdiceva ad un repubblicano.<ref>Da ''[https://archive.org/details/bub_gb_Jy31ebGbJAkC/page/n6/mode/1up Della storia d'Italia antica e moderna]'', vol. II, presso gli editori G. P. Giecler librajo, G. B. Bianchi e C. stampatori, Milano, 1819, cap. IV, p. 317.</ref>
*Non limitossi ''[[Asdrubale Maior|Asdrubale]]'' ad assicurare le conquiste del suo predecessore; egli si diede anche a fabbricare, e secondo [[Polibio]], ad esso e non già ad ''Amilcare'', non ad ''Annibale'', non ai Romani, è dovuta la fondazione di [[Cartagena (Spagna)|Cartagena]]. Egli voleva farne la sede della sovranità, della quale forse lusingavasi un giorno d'essere nella Spagna investito. Un palazzo magnifico aveva egli fatto costruire in quella città, vantaggiosamente situata in mezzo alla costa marittima della Spagna, in fondo ad un golfo, che lungo due miglia e mezzo e largo la metà incirca, formava un porto sufficientemente vasto. Un'isoletta collocata all'ingresso del golfo, ne rendeva dall'una parte e dall'altra stretto il passaggio, e l'onde frangendo, manteneva nel porto la calma, solo interrotta alcune volte da un vento d'Africa che libero da una parte vi aveva l'ingresso.<ref>Da ''[https://archive.org/details/storiadellaspag01bossgoog/page/n13/mode/1up Storia della Spagna antica e moderna]'', tomo I, dalla Tipografia di commercio, Milano, 1821, pp. 224-225.</ref>
==''Spiegazione di alcuni vocaboli geologici, litologici, mineralogici''==
*{{maiuscoletto|[[Acquamarina (minerale)|Acquamarina]]}}. Varietà del berillo, che trovasi di colore verde pallido, verd'azzurro, verde tirante al giallo, turchino, e giallo melato. Questi colori sono d'ordinario prodotti dal ferro. La cristallizzazione è la medesima del berillo in prismi esagoni, striati d'ordinario longitudinalmente. Se i cristalli si spezzano perpendicolarmente all'asse, presentano spesso una estremità alcun poco convessa, e l'altra egualmente concava, come se in essi esistesse una articolazione analoga a quella de' basalti. (pp. 4-5)
*{{maiuscoletto|[[Alabastro|Alabastro]]}}. È questo d'ordinario il risultamento di un deposito calcareo, formato alla foggia delle stalattiti nelle caverne dei monti di marmo. Si trova dell'alabastro calcareo di diversi colori, ed è raro il trovarlo perfettamente bianco. Il pulimento, che questa pietra acquista, non è rilucente, ma untuoso. (p. 13)
*{{maiuscoletto|[[Allume]]}}, detto anche ''sulfato d'allumina''; sale neutro formato dalla combinazione dell'acido solforico colla terra che porta il nome d'allumina, base delle argille, ed una piccola quantità di potassa, o di solfato di potassa. — Le principali cave d'allume trovansi ne' paesi dove esistono vestigj di antichi vulcani; celebri sono quelle della Tolfa, e della Solfatara, la prima presso Civitavecchia, la seconda presso Napoli. Si trovano pietre alluminose in diversi luoghi della Francia, specialmente in Bretagna. (pp. 16-17)
*{{maiuscoletto|[[Amianto]]}}. Sostanza lapidea disposta in fila più o men fine, molli, e setose, bianche d'ordinario, o di colore perlato. Trovasi per lo più nelle roccie magnesiache. Se ne trova di bellissimo nella Tarentasia, nel Piemonte, e nelle Alpi sopra Chiavenna. La signora Perpenti di Como ne ha tratto partito per diverse opere di filatura, e tessitura. Altre volte se ne faceano tele, dette incombustibili, perché quella materia resiste al fuoco, ma nel filato si mischia sempre un poco di lino, o di cotone. (p. 21)
*{{maiuscoletto|[[Atacamite]]}}. Nome, che si è dato alla sabbia verde del Perù, che è un ''rame muriato polverulento''. Questa sabbia di un bel color verde, mista con quarzo, è stata trovata in un piccolo fiume della provincia di Lipes, che si perde in un deserto, d'onde si è tratto il nome di ''Atacamite''. (p. 47)
*{{maiuscoletto|[[Belemnite|Belemniti]]}}. Conchiglie della figura di un cono prolungato, e terminato in punta, dette talvolta anche ortoceratiti, che finora non si sono trovate se non fossili; vi si osserva d'ordinario una specie di scanalatura laterale. Si è molto disputato sulla modalità dell'incremento di queste conchiglie, sull'essenza loro, se siano cioè conchiglie perfette, o i nocciuoli interni di alcune conchiglie coniche, sull'animale, che le abitava, ecc. (p. 58)
*{{maiuscoletto|[[Borace]], Tinckal, o Boram}} ''nativo'' di ''Brochant'', detto da Hauy ''borato di soda''. Non si conosce sotto qual forma questo sale trovisi nella natura, perché a noi non arriva se non preparato. La figura primitiva della sua cristallizzazione è il prisma rettangolo obliquo; si crede che si trovi originariamente in qualche lago di poca estensione, o sciolto nell'acqua, o deposto nella fanghiglia; forse se ne favorisce, o se ne promuove artificialmente la formazione. Tutto il borace del commercio viene dall'Asia, e principalmente dal Tibet, dal Bengala, e dalla Cina. (p. 69)
*{{maiuscoletto|[[Diaspro]]}}. Pietra dura, che molto s'avvicina alla selce, che ha sovente un'eguale durezza, e scintilla sotto l'acciarino, ha la frattura egualmente concoide, ma non lucida, ed è del tutto opaca, o al più trasparente sui margini. Trovasi di quasi tutti i colori, ed è suscettibile di bellissimo pulimento. È composta d'ordinario d'argilla, di silice, e di ferro. (p. 126)
*{{maiuscoletto|[[Lazulite]]}}. Specie di pietra dura, di un bel colore azzurro, opaca, di una tessitura compatta, granosa nella frattura, talvolta alcun poco lamellosa; dura abbastanza per isfregiare il vetro, ma non facile a scintillare sotto l'acciarino. Esposta al fuoco non annerisce, il che serve a distinguerla dai minerali azzurri di rame. (p. 205)
*{{maiuscoletto|[[nefelina]]}}. Pietra dura cristallizzata in prismi esaedri, abbastanza duri per incidere il vetro, di color bianco-grigio, con frattura lamellosa nella direzione dell'asse del prisma, vetrosa, e concoide nella direzione opposta. Non si è trovata finora, se non tra i prodotti vulcanici, e da alcuni è detta pietra di Somma, o ''Sommite''. (p. 244)
*{{maiuscoletto|[[Quarzo]]}}. Specie di pietra dura, meno assai tuttavia che il ''Corindone'', la ''Cimofana'', lo ''Zirconio'', ed alcune altre. Scintilla sotto l'acciarino, e ridotta in polvere attacca ancora il vetro, e l'acciaro. Esposta alla fiamma del tubo ferruminatorio, si mostra infusibile. La sua frattura è concoide, vetrosa, talvolta lamellosa: i pezzi colorati più opachi sono ancora diafani nelle loro estremità, eccettuato solo il quarzo ''sinopia''. I cristalli di quarzo sono d'ordinario esagoni; alcuni giungono ad un volume assai considerabile. Il quarzo cristallizzato limpido si è riguardato lungo tempo come composto interamente di ''silice'', ma colle ultime analisi vi si è trovata qualche porzione d'allumina, e di calce. (p. 295)
*{{Maiuscoletto|[[Tellurio nativo|Tellurio]]}}. Metallo fragile, recentemente scoperto, che in apparenza molto somiglia all'antimonio; ma ridotto allo stato metallico è bianco lucido, lamelloso, e tenero, fragilissimo, e fusibilissimo, e copresi col raffreddamento di una cristallizzazione radiata; brucia facilmente con fiamma azzurra; il suo ossido è volatile e tramanda un odore analogo a quello delle rape. Si stacca dunque nel colore dall'antimonio, e si approssima all'argento; esso è ancora in confronto dell'antimonio meno pesante, e più tenero, e le sue lamine sono più piccole. (p. 368)
*{{maiuscoletto|[[Anfibolite]]}}. Roccia con base di anfibola orniblenda, nella quale sono impastati diversi minerali disseminati. Se ne trova di ''granitoide'', di ''attinotica'', di ''micacea'', e di ''schistoide''. (p. 412)
*{{maiuscoletto|[[Bullicame|Bulicami]]}} diconsi que' luoghi dove le emanazioni gazose d'idrogeno solforato escono passando attraverso a polle di acqua, che sono perciò agitate da un continuo movimento d'ebullizione. Alcuni di questi godono di una temperatura assai calda, altri son freddi, benché gorgoglino alla maniera dei primi. (p. 413)
*{{maiuscoletto|[[Quarzo rutilato|Capelli di Venere]]}}. In varie montagne, ma più di tutto nei monti Urali della Siberia, e non lontano dalla città di Ekaterinenburgo, trovansi de' cristalli di rocca, ossia de' cristalli di quarzo ïalino, che sono tutti, o in gran parte, pieni di fila sottilissime capillari, o di cristallini minutissimi acicolari di altra materia, e di diversi colori. Molti di que' cristallini contenuti nel quarzo limpido sono di un color roseo dilicato, o di un bel color biondo, e sono anch'essi transparenti, massime se si collochino tra l'occhio, e la luce. (p. 414)
*{{maiuscoletto|[[Fitoliti]]}}. Piante, o legni petrificati. I più antichi sono quelli, che trovansi nelle argille schistose, che servono di letto e di tetto agli strati di carbone di terra. Molti sembrano appartenere a climi diversi dai nostri, e massime ai più meridionali. (p. 421)
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Luigi Bossi Visconti, ''[https://preserver.beic.it/delivery/DeliveryManagerServlet?dps_pid=IE1220812 Spiegazione di alcuni vocaboli geologici, litologici, mineralogici]'', Sonzogno, Milano, 1817.
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Bossi Visconti, Luigi}}
[[Categoria:Archivisti italiani]]
[[Categoria:Bibliotecari italiani]]
[[Categoria:Letterati italiani]]
[[Categoria:Politici italiani]]
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Marcella Medici (BEIC)
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[[File:5405 - Palazzo di Brera, Milano - Busto a Luigi Bossi - Foto Giovanni Dall'Orto, 1-Oct-2011.jpg|thumb|Busto di Luigi Bossi, Palazzo di Brera, Milano]]
'''Luigi Bossi Visconti''' (1758 – 1835), archivista, bibliotecario, letterato e politico italiano.
==Citazioni di Luigi Bossi Visconti==
*[[Gneo Marcio Coriolano|Coriolano]], uomo sommamente valoroso, era per carattere liberale, amico della virtù e pieno di rispetto per le leggi. Egli fu forse il più gran guerriero, che i romani avessero fino a quell'epoca veduto sorgere tra di loro; ma sgraziatamente egli aveva un {{sic|tuono}} imperioso, una severità inesorabile, e forse dalla educazione aveva contratto una abitudine avversa alla popolarità, che disdiceva ad un repubblicano.<ref>Da ''[https://archive.org/details/bub_gb_Jy31ebGbJAkC/page/n6/mode/1up Della storia d'Italia antica e moderna]'', vol. II, presso gli editori G. P. Giecler librajo, G. B. Bianchi e C. stampatori, Milano, 1819, cap. IV, p. 317.</ref>
*Non limitossi ''[[Asdrubale Maior|Asdrubale]]'' ad assicurare le conquiste del suo predecessore; egli si diede anche a fabbricare, e secondo [[Polibio]], ad esso e non già ad ''Amilcare'', non ad ''Annibale'', non ai Romani, è dovuta la fondazione di [[Cartagena (Spagna)|Cartagena]]. Egli voleva farne la sede della sovranità, della quale forse lusingavasi un giorno d'essere nella Spagna investito. Un palazzo magnifico aveva egli fatto costruire in quella città, vantaggiosamente situata in mezzo alla costa marittima della Spagna, in fondo ad un golfo, che lungo due miglia e mezzo e largo la metà incirca, formava un porto sufficientemente vasto. Un'isoletta collocata all'ingresso del golfo, ne rendeva dall'una parte e dall'altra stretto il passaggio, e l'onde frangendo, manteneva nel porto la calma, solo interrotta alcune volte da un vento d'Africa che libero da una parte vi aveva l'ingresso.<ref>Da ''[https://archive.org/details/storiadellaspag01bossgoog/page/n13/mode/1up Storia della Spagna antica e moderna]'', tomo I, dalla Tipografia di commercio, Milano, 1821, pp. 224-225.</ref>
==''Spiegazione di alcuni vocaboli geologici, litologici, mineralogici''==
*{{maiuscoletto|[[Acquamarina (minerale)|Acquamarina]]}}. Varietà del berillo, che trovasi di colore verde pallido, verd'azzurro, verde tirante al giallo, turchino, e giallo melato. Questi colori sono d'ordinario prodotti dal ferro. La cristallizzazione è la medesima del berillo in prismi esagoni, striati d'ordinario longitudinalmente. Se i cristalli si spezzano perpendicolarmente all'asse, presentano spesso una estremità alcun poco convessa, e l'altra egualmente concava, come se in essi esistesse una articolazione analoga a quella de' basalti. (pp. 4-5)
*{{maiuscoletto|[[Alabastro|Alabastro]]}}. È questo d'ordinario il risultamento di un deposito calcareo, formato alla foggia delle stalattiti nelle caverne dei monti di marmo. Si trova dell'alabastro calcareo di diversi colori, ed è raro il trovarlo perfettamente bianco. Il pulimento, che questa pietra acquista, non è rilucente, ma untuoso. (p. 13)
*{{maiuscoletto|[[Allume]]}}, detto anche ''sulfato d'allumina''; sale neutro formato dalla combinazione dell'acido solforico colla terra che porta il nome d'allumina, base delle argille, ed una piccola quantità di potassa, o di solfato di potassa. — Le principali cave d'allume trovansi ne' paesi dove esistono vestigj di antichi vulcani; celebri sono quelle della Tolfa, e della Solfatara, la prima presso Civitavecchia, la seconda presso Napoli. Si trovano pietre alluminose in diversi luoghi della Francia, specialmente in Bretagna. (pp. 16-17)
*{{maiuscoletto|[[Amianto]]}}. Sostanza lapidea disposta in fila più o men fine, molli, e setose, bianche d'ordinario, o di colore perlato. Trovasi per lo più nelle roccie magnesiache. Se ne trova di bellissimo nella Tarentasia, nel Piemonte, e nelle Alpi sopra Chiavenna. La signora Perpenti di Como ne ha tratto partito per diverse opere di filatura, e tessitura. Altre volte se ne faceano tele, dette incombustibili, perché quella materia resiste al fuoco, ma nel filato si mischia sempre un poco di lino, o di cotone. (p. 21)
*{{maiuscoletto|[[Atacamite]]}}. Nome, che si è dato alla sabbia verde del Perù, che è un ''rame muriato polverulento''. Questa sabbia di un bel color verde, mista con quarzo, è stata trovata in un piccolo fiume della provincia di Lipes, che si perde in un deserto, d'onde si è tratto il nome di ''Atacamite''. (p. 47)
*{{maiuscoletto|[[Belemnite|Belemniti]]}}. Conchiglie della figura di un cono prolungato, e terminato in punta, dette talvolta anche ortoceratiti, che finora non si sono trovate se non fossili; vi si osserva d'ordinario una specie di scanalatura laterale. Si è molto disputato sulla modalità dell'incremento di queste conchiglie, sull'essenza loro, se siano cioè conchiglie perfette, o i nocciuoli interni di alcune conchiglie coniche, sull'animale, che le abitava, ecc. (p. 58)
*{{maiuscoletto|[[Borace]], Tinckal, o Boram}} ''nativo'' di ''Brochant'', detto da Hauy ''borato di soda''. Non si conosce sotto qual forma questo sale trovisi nella natura, perché a noi non arriva se non preparato. La figura primitiva della sua cristallizzazione è il prisma rettangolo obliquo; si crede che si trovi originariamente in qualche lago di poca estensione, o sciolto nell'acqua, o deposto nella fanghiglia; forse se ne favorisce, o se ne promuove artificialmente la formazione. Tutto il borace del commercio viene dall'Asia, e principalmente dal Tibet, dal Bengala, e dalla Cina. (p. 69)
*{{maiuscoletto|[[Diaspro]]}}. Pietra dura, che molto s'avvicina alla selce, che ha sovente un'eguale durezza, e scintilla sotto l'acciarino, ha la frattura egualmente concoide, ma non lucida, ed è del tutto opaca, o al più trasparente sui margini. Trovasi di quasi tutti i colori, ed è suscettibile di bellissimo pulimento. È composta d'ordinario d'argilla, di silice, e di ferro. (p. 126)
*{{maiuscoletto|[[Lazulite]]}}. Specie di pietra dura, di un bel colore azzurro, opaca, di una tessitura compatta, granosa nella frattura, talvolta alcun poco lamellosa; dura abbastanza per isfregiare il vetro, ma non facile a scintillare sotto l'acciarino. Esposta al fuoco non annerisce, il che serve a distinguerla dai minerali azzurri di rame. (p. 205)
*{{maiuscoletto|[[nefelina]]}}. Pietra dura cristallizzata in prismi esaedri, abbastanza duri per incidere il vetro, di color bianco-grigio, con frattura lamellosa nella direzione dell'asse del prisma, vetrosa, e concoide nella direzione opposta. Non si è trovata finora, se non tra i prodotti vulcanici, e da alcuni è detta pietra di Somma, o ''Sommite''. (p. 244)
*{{maiuscoletto|[[Quarzo]]}}. Specie di pietra dura, meno assai tuttavia che il ''Corindone'', la ''Cimofana'', lo ''Zirconio'', ed alcune altre. Scintilla sotto l'acciarino, e ridotta in polvere attacca ancora il vetro, e l'acciaro. Esposta alla fiamma del tubo ferruminatorio, si mostra infusibile. La sua frattura è concoide, vetrosa, talvolta lamellosa: i pezzi colorati più opachi sono ancora diafani nelle loro estremità, eccettuato solo il quarzo ''sinopia''. I cristalli di quarzo sono d'ordinario esagoni; alcuni giungono ad un volume assai considerabile. Il quarzo cristallizzato limpido si è riguardato lungo tempo come composto interamente di ''silice'', ma colle ultime analisi vi si è trovata qualche porzione d'allumina, e di calce. (p. 295)
*{{Maiuscoletto|[[Tellurio nativo|Tellurio]]}}. Metallo fragile, recentemente scoperto, che in apparenza molto somiglia all'antimonio; ma ridotto allo stato metallico è bianco lucido, lamelloso, e tenero, fragilissimo, e fusibilissimo, e copresi col raffreddamento di una cristallizzazione radiata; brucia facilmente con fiamma azzurra; il suo ossido è volatile e tramanda un odore analogo a quello delle rape. Si stacca dunque nel colore dall'antimonio, e si approssima all'argento; esso è ancora in confronto dell'antimonio meno pesante, e più tenero, e le sue lamine sono più piccole. (p. 368)
*{{maiuscoletto|[[Torba]]}}. Combustibile composto, leggiero, spugnoso, nero non lucido, formato in gran parte di vegetabili ancora riconoscibili, ma intrecciati, in parte decomposti, e penetrati dalla terra, per la qual cagione la torba lascia dopo la combustione un residuo terroso molto abbondante. Si distingue in tre varietà principali, quanto al loro giacimento. La prima è la torba delle paludi, bruna, molto spugnosa, e piuttosto tenera; questa è la più comune, e trovasi ne' luoghi paludosi, ricoperta al più da alcuni pollici di terra vegetale. (p. 381)
*{{maiuscoletto|[[Anfibolite]]}}. Roccia con base di anfibola orniblenda, nella quale sono impastati diversi minerali disseminati. Se ne trova di ''granitoide'', di ''attinotica'', di ''micacea'', e di ''schistoide''. (p. 412)
*{{maiuscoletto|[[Bullicame|Bulicami]]}} diconsi que' luoghi dove le emanazioni gazose d'idrogeno solforato escono passando attraverso a polle di acqua, che sono perciò agitate da un continuo movimento d'ebullizione. Alcuni di questi godono di una temperatura assai calda, altri son freddi, benché gorgoglino alla maniera dei primi. (p. 413)
*{{maiuscoletto|[[Quarzo rutilato|Capelli di Venere]]}}. In varie montagne, ma più di tutto nei monti Urali della Siberia, e non lontano dalla città di Ekaterinenburgo, trovansi de' cristalli di rocca, ossia de' cristalli di quarzo ïalino, che sono tutti, o in gran parte, pieni di fila sottilissime capillari, o di cristallini minutissimi acicolari di altra materia, e di diversi colori. Molti di que' cristallini contenuti nel quarzo limpido sono di un color roseo dilicato, o di un bel color biondo, e sono anch'essi transparenti, massime se si collochino tra l'occhio, e la luce. (p. 414)
*{{maiuscoletto|[[Fitoliti]]}}. Piante, o legni petrificati. I più antichi sono quelli, che trovansi nelle argille schistose, che servono di letto e di tetto agli strati di carbone di terra. Molti sembrano appartenere a climi diversi dai nostri, e massime ai più meridionali. (p. 421)
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Luigi Bossi Visconti, ''[https://preserver.beic.it/delivery/DeliveryManagerServlet?dps_pid=IE1220812 Spiegazione di alcuni vocaboli geologici, litologici, mineralogici]'', Sonzogno, Milano, 1817.
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Bossi Visconti, Luigi}}
[[Categoria:Archivisti italiani]]
[[Categoria:Bibliotecari italiani]]
[[Categoria:Letterati italiani]]
[[Categoria:Politici italiani]]
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Marcella Medici (BEIC)
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[[File:5405 - Palazzo di Brera, Milano - Busto a Luigi Bossi - Foto Giovanni Dall'Orto, 1-Oct-2011.jpg|thumb|Busto di Luigi Bossi, Palazzo di Brera, Milano]]
'''Luigi Bossi Visconti''' (1758 – 1835), archivista, bibliotecario, letterato e politico italiano.
==Citazioni di Luigi Bossi Visconti==
*[[Gneo Marcio Coriolano|Coriolano]], uomo sommamente valoroso, era per carattere liberale, amico della virtù e pieno di rispetto per le leggi. Egli fu forse il più gran guerriero, che i romani avessero fino a quell'epoca veduto sorgere tra di loro; ma sgraziatamente egli aveva un {{sic|tuono}} imperioso, una severità inesorabile, e forse dalla educazione aveva contratto una abitudine avversa alla popolarità, che disdiceva ad un repubblicano.<ref>Da ''[https://archive.org/details/bub_gb_Jy31ebGbJAkC/page/n6/mode/1up Della storia d'Italia antica e moderna]'', vol. II, presso gli editori G. P. Giecler librajo, G. B. Bianchi e C. stampatori, Milano, 1819, cap. IV, p. 317.</ref>
*Non limitossi ''[[Asdrubale Maior|Asdrubale]]'' ad assicurare le conquiste del suo predecessore; egli si diede anche a fabbricare, e secondo [[Polibio]], ad esso e non già ad ''Amilcare'', non ad ''Annibale'', non ai Romani, è dovuta la fondazione di [[Cartagena (Spagna)|Cartagena]]. Egli voleva farne la sede della sovranità, della quale forse lusingavasi un giorno d'essere nella Spagna investito. Un palazzo magnifico aveva egli fatto costruire in quella città, vantaggiosamente situata in mezzo alla costa marittima della Spagna, in fondo ad un golfo, che lungo due miglia e mezzo e largo la metà incirca, formava un porto sufficientemente vasto. Un'isoletta collocata all'ingresso del golfo, ne rendeva dall'una parte e dall'altra stretto il passaggio, e l'onde frangendo, manteneva nel porto la calma, solo interrotta alcune volte da un vento d'Africa che libero da una parte vi aveva l'ingresso.<ref>Da ''[https://archive.org/details/storiadellaspag01bossgoog/page/n13/mode/1up Storia della Spagna antica e moderna]'', tomo I, dalla Tipografia di commercio, Milano, 1821, pp. 224-225.</ref>
==''Spiegazione di alcuni vocaboli geologici, litologici, mineralogici''==
*{{maiuscoletto|[[Acquamarina (minerale)|Acquamarina]]}}. Varietà del berillo, che trovasi di colore verde pallido, verd'azzurro, verde tirante al giallo, turchino, e giallo melato. Questi colori sono d'ordinario prodotti dal ferro. La cristallizzazione è la medesima del berillo in prismi esagoni, striati d'ordinario longitudinalmente. Se i cristalli si spezzano perpendicolarmente all'asse, presentano spesso una estremità alcun poco convessa, e l'altra egualmente concava, come se in essi esistesse una articolazione analoga a quella de' basalti. (pp. 4-5)
*{{maiuscoletto|[[Alabastro|Alabastro]]}}. È questo d'ordinario il risultamento di un deposito calcareo, formato alla foggia delle stalattiti nelle caverne dei monti di marmo. Si trova dell'alabastro calcareo di diversi colori, ed è raro il trovarlo perfettamente bianco. Il pulimento, che questa pietra acquista, non è rilucente, ma untuoso. (p. 13)
*{{maiuscoletto|[[Allume]]}}, detto anche ''sulfato d'allumina''; sale neutro formato dalla combinazione dell'acido solforico colla terra che porta il nome d'allumina, base delle argille, ed una piccola quantità di potassa, o di solfato di potassa. — Le principali cave d'allume trovansi ne' paesi dove esistono vestigj di antichi vulcani; celebri sono quelle della Tolfa, e della Solfatara, la prima presso Civitavecchia, la seconda presso Napoli. Si trovano pietre alluminose in diversi luoghi della Francia, specialmente in Bretagna. (pp. 16-17)
*{{maiuscoletto|[[Amianto]]}}. Sostanza lapidea disposta in fila più o men fine, molli, e setose, bianche d'ordinario, o di colore perlato. Trovasi per lo più nelle roccie magnesiache. Se ne trova di bellissimo nella Tarentasia, nel Piemonte, e nelle Alpi sopra Chiavenna. La signora Perpenti di Como ne ha tratto partito per diverse opere di filatura, e tessitura. Altre volte se ne faceano tele, dette incombustibili, perché quella materia resiste al fuoco, ma nel filato si mischia sempre un poco di lino, o di cotone. (p. 21)
*{{maiuscoletto|[[Atacamite]]}}. Nome, che si è dato alla sabbia verde del Perù, che è un ''rame muriato polverulento''. Questa sabbia di un bel color verde, mista con quarzo, è stata trovata in un piccolo fiume della provincia di Lipes, che si perde in un deserto, d'onde si è tratto il nome di ''Atacamite''. (p. 47)
*{{maiuscoletto|[[Belemnite|Belemniti]]}}. Conchiglie della figura di un cono prolungato, e terminato in punta, dette talvolta anche ortoceratiti, che finora non si sono trovate se non fossili; vi si osserva d'ordinario una specie di scanalatura laterale. Si è molto disputato sulla modalità dell'incremento di queste conchiglie, sull'essenza loro, se siano cioè conchiglie perfette, o i nocciuoli interni di alcune conchiglie coniche, sull'animale, che le abitava, ecc. (p. 58)
*{{maiuscoletto|[[Borace]], Tinckal, o Boram}} ''nativo'' di ''Brochant'', detto da Hauy ''borato di soda''. Non si conosce sotto qual forma questo sale trovisi nella natura, perché a noi non arriva se non preparato. La figura primitiva della sua cristallizzazione è il prisma rettangolo obliquo; si crede che si trovi originariamente in qualche lago di poca estensione, o sciolto nell'acqua, o deposto nella fanghiglia; forse se ne favorisce, o se ne promuove artificialmente la formazione. Tutto il borace del commercio viene dall'Asia, e principalmente dal Tibet, dal Bengala, e dalla Cina. (p. 69)
*{{maiuscoletto|[[Diaspro]]}}. Pietra dura, che molto s'avvicina alla selce, che ha sovente un'eguale durezza, e scintilla sotto l'acciarino, ha la frattura egualmente concoide, ma non lucida, ed è del tutto opaca, o al più trasparente sui margini. Trovasi di quasi tutti i colori, ed è suscettibile di bellissimo pulimento. È composta d'ordinario d'argilla, di silice, e di ferro. (p. 126)
*{{maiuscoletto|[[Lazulite]]}}. Specie di pietra dura, di un bel colore azzurro, opaca, di una tessitura compatta, granosa nella frattura, talvolta alcun poco lamellosa; dura abbastanza per isfregiare il vetro, ma non facile a scintillare sotto l'acciarino. Esposta al fuoco non annerisce, il che serve a distinguerla dai minerali azzurri di rame. (p. 205)
*{{maiuscoletto|[[nefelina]]}}. Pietra dura cristallizzata in prismi esaedri, abbastanza duri per incidere il vetro, di color bianco-grigio, con frattura lamellosa nella direzione dell'asse del prisma, vetrosa, e concoide nella direzione opposta. Non si è trovata finora, se non tra i prodotti vulcanici, e da alcuni è detta pietra di Somma, o ''Sommite''. (p. 244)
*{{maiuscoletto|[[Quarzo]]}}. Specie di pietra dura, meno assai tuttavia che il ''Corindone'', la ''Cimofana'', lo ''Zirconio'', ed alcune altre. Scintilla sotto l'acciarino, e ridotta in polvere attacca ancora il vetro, e l'acciaro. Esposta alla fiamma del tubo ferruminatorio, si mostra infusibile. La sua frattura è concoide, vetrosa, talvolta lamellosa: i pezzi colorati più opachi sono ancora diafani nelle loro estremità, eccettuato solo il quarzo ''sinopia''. I cristalli di quarzo sono d'ordinario esagoni; alcuni giungono ad un volume assai considerabile. Il quarzo cristallizzato limpido si è riguardato lungo tempo come composto interamente di ''silice'', ma colle ultime analisi vi si è trovata qualche porzione d'allumina, e di calce. (p. 295)
*{{Maiuscoletto|[[Tellurio nativo|Tellurio]]}}. Metallo fragile, recentemente scoperto, che in apparenza molto somiglia all'antimonio; ma ridotto allo stato metallico è bianco lucido, lamelloso, e tenero, fragilissimo, e fusibilissimo, e copresi col raffreddamento di una cristallizzazione radiata; brucia facilmente con fiamma azzurra; il suo ossido è volatile e tramanda un odore analogo a quello delle rape. Si stacca dunque nel colore dall'antimonio, e si approssima all'argento; esso è ancora in confronto dell'antimonio meno pesante, e più tenero, e le sue lamine sono più piccole. (p. 368)
*{{maiuscoletto|[[Torba]]}}. Combustibile composto, leggiero, spugnoso, nero non lucido, formato in gran parte di vegetabili ancora riconoscibili, ma intrecciati, in parte decomposti, e penetrati dalla terra, per la qual cagione la torba lascia dopo la combustione un residuo terroso molto abbondante. Si distingue in tre varietà principali, quanto al loro giacimento. La prima è la torba delle paludi, bruna, molto spugnosa, e piuttosto tenera; questa è la più comune, e trovasi ne' luoghi paludosi, ricoperta al più da alcuni pollici di terra vegetale. (p. 381)
*{{maiuscoletto|[[Zinco]]}} Metallo duttile, che mescolato col rame rosso lo cangia in rame giallo, o in ottone. Lo zinco metallico è bianco tendente alcun poco all'azzurro, la sua struttura è lamellosa; senza essere duttile al pari di alcuni altri metalli, cede tuttavia sotto il martello, e si può ridurre in lamine. (p. 403)
*{{maiuscoletto|[[Anfibolite]]}}. Roccia con base di anfibola orniblenda, nella quale sono impastati diversi minerali disseminati. Se ne trova di ''granitoide'', di ''attinotica'', di ''micacea'', e di ''schistoide''. (p. 412)
*{{maiuscoletto|[[Bullicame|Bulicami]]}} diconsi que' luoghi dove le emanazioni gazose d'idrogeno solforato escono passando attraverso a polle di acqua, che sono perciò agitate da un continuo movimento d'ebullizione. Alcuni di questi godono di una temperatura assai calda, altri son freddi, benché gorgoglino alla maniera dei primi. (p. 413)
*{{maiuscoletto|[[Quarzo rutilato|Capelli di Venere]]}}. In varie montagne, ma più di tutto nei monti Urali della Siberia, e non lontano dalla città di Ekaterinenburgo, trovansi de' cristalli di rocca, ossia de' cristalli di quarzo ïalino, che sono tutti, o in gran parte, pieni di fila sottilissime capillari, o di cristallini minutissimi acicolari di altra materia, e di diversi colori. Molti di que' cristallini contenuti nel quarzo limpido sono di un color roseo dilicato, o di un bel color biondo, e sono anch'essi transparenti, massime se si collochino tra l'occhio, e la luce. (p. 414)
*{{maiuscoletto|[[Fitoliti]]}}. Piante, o legni petrificati. I più antichi sono quelli, che trovansi nelle argille schistose, che servono di letto e di tetto agli strati di carbone di terra. Molti sembrano appartenere a climi diversi dai nostri, e massime ai più meridionali. (p. 421)
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Luigi Bossi Visconti, ''[https://preserver.beic.it/delivery/DeliveryManagerServlet?dps_pid=IE1220812 Spiegazione di alcuni vocaboli geologici, litologici, mineralogici]'', Sonzogno, Milano, 1817.
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Bossi Visconti, Luigi}}
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[[Categoria:Bibliotecari italiani]]
[[Categoria:Letterati italiani]]
[[Categoria:Politici italiani]]
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[[File:5405 - Palazzo di Brera, Milano - Busto a Luigi Bossi - Foto Giovanni Dall'Orto, 1-Oct-2011.jpg|thumb|Busto di Luigi Bossi, Palazzo di Brera, Milano]]
'''Luigi Bossi Visconti''' (1758 – 1835), archivista, bibliotecario, letterato e politico italiano.
==Citazioni di Luigi Bossi Visconti==
*[[Gneo Marcio Coriolano|Coriolano]], uomo sommamente valoroso, era per carattere liberale, amico della virtù e pieno di rispetto per le leggi. Egli fu forse il più gran guerriero, che i romani avessero fino a quell'epoca veduto sorgere tra di loro; ma sgraziatamente egli aveva un {{sic|tuono}} imperioso, una severità inesorabile, e forse dalla educazione aveva contratto una abitudine avversa alla popolarità, che disdiceva ad un repubblicano.<ref>Da ''[https://archive.org/details/bub_gb_Jy31ebGbJAkC/page/n6/mode/1up Della storia d'Italia antica e moderna]'', vol. II, presso gli editori G. P. Giecler librajo, G. B. Bianchi e C. stampatori, Milano, 1819, cap. IV, p. 317.</ref>
*Non limitossi ''[[Asdrubale Maior|Asdrubale]]'' ad assicurare le conquiste del suo predecessore; egli si diede anche a fabbricare, e secondo [[Polibio]], ad esso e non già ad ''Amilcare'', non ad ''Annibale'', non ai Romani, è dovuta la fondazione di [[Cartagena (Spagna)|Cartagena]]. Egli voleva farne la sede della sovranità, della quale forse lusingavasi un giorno d'essere nella Spagna investito. Un palazzo magnifico aveva egli fatto costruire in quella città, vantaggiosamente situata in mezzo alla costa marittima della Spagna, in fondo ad un golfo, che lungo due miglia e mezzo e largo la metà incirca, formava un porto sufficientemente vasto. Un'isoletta collocata all'ingresso del golfo, ne rendeva dall'una parte e dall'altra stretto il passaggio, e l'onde frangendo, manteneva nel porto la calma, solo interrotta alcune volte da un vento d'Africa che libero da una parte vi aveva l'ingresso.<ref>Da ''[https://archive.org/details/storiadellaspag01bossgoog/page/n13/mode/1up Storia della Spagna antica e moderna]'', tomo I, dalla Tipografia di commercio, Milano, 1821, pp. 224-225.</ref>
==''Spiegazione di alcuni vocaboli geologici, litologici, mineralogici''==
*{{maiuscoletto|[[Acquamarina (minerale)|Acquamarina]]}}. Varietà del berillo, che trovasi di colore verde pallido, verd'azzurro, verde tirante al giallo, turchino, e giallo melato. Questi colori sono d'ordinario prodotti dal ferro. La cristallizzazione è la medesima del berillo in prismi esagoni, striati d'ordinario longitudinalmente. Se i cristalli si spezzano perpendicolarmente all'asse, presentano spesso una estremità alcun poco convessa, e l'altra egualmente concava, come se in essi esistesse una articolazione analoga a quella de' basalti. (pp. 4-5)
*{{maiuscoletto|[[Alabastro|Alabastro]]}}. È questo d'ordinario il risultamento di un deposito calcareo, formato alla foggia delle stalattiti nelle caverne dei monti di marmo. Si trova dell'alabastro calcareo di diversi colori, ed è raro il trovarlo perfettamente bianco. Il pulimento, che questa pietra acquista, non è rilucente, ma untuoso. (p. 13)
*{{maiuscoletto|[[Allume]]}}, detto anche ''sulfato d'allumina''; sale neutro formato dalla combinazione dell'acido solforico colla terra che porta il nome d'allumina, base delle argille, ed una piccola quantità di potassa, o di solfato di potassa. — Le principali cave d'allume trovansi ne' paesi dove esistono vestigj di antichi vulcani; celebri sono quelle della Tolfa, e della Solfatara, la prima presso Civitavecchia, la seconda presso Napoli. Si trovano pietre alluminose in diversi luoghi della Francia, specialmente in Bretagna. (pp. 16-17)
*{{maiuscoletto|[[Amianto]]}}. Sostanza lapidea disposta in fila più o men fine, molli, e setose, bianche d'ordinario, o di colore perlato. Trovasi per lo più nelle roccie magnesiache. Se ne trova di bellissimo nella Tarentasia, nel Piemonte, e nelle Alpi sopra Chiavenna. La signora Perpenti di Como ne ha tratto partito per diverse opere di filatura, e tessitura. Altre volte se ne faceano tele, dette incombustibili, perché quella materia resiste al fuoco, ma nel filato si mischia sempre un poco di lino, o di cotone. (p. 21)
*{{maiuscoletto|[[Atacamite]]}}. Nome, che si è dato alla sabbia verde del Perù, che è un ''rame muriato polverulento''. Questa sabbia di un bel color verde, mista con quarzo, è stata trovata in un piccolo fiume della provincia di Lipes, che si perde in un deserto, d'onde si è tratto il nome di ''Atacamite''. (p. 47)
*{{maiuscoletto|[[Belemnite|Belemniti]]}}. Conchiglie della figura di un cono prolungato, e terminato in punta, dette talvolta anche ortoceratiti, che finora non si sono trovate se non fossili; vi si osserva d'ordinario una specie di scanalatura laterale. Si è molto disputato sulla modalità dell'incremento di queste conchiglie, sull'essenza loro, se siano cioè conchiglie perfette, o i nocciuoli interni di alcune conchiglie coniche, sull'animale, che le abitava, ecc. (p. 58)
*{{maiuscoletto|[[Borace]], Tinckal, o Boram}} ''nativo'' di ''Brochant'', detto da Hauy ''borato di soda''. Non si conosce sotto qual forma questo sale trovisi nella natura, perché a noi non arriva se non preparato. La figura primitiva della sua cristallizzazione è il prisma rettangolo obliquo; si crede che si trovi originariamente in qualche lago di poca estensione, o sciolto nell'acqua, o deposto nella fanghiglia; forse se ne favorisce, o se ne promuove artificialmente la formazione. Tutto il borace del commercio viene dall'Asia, e principalmente dal Tibet, dal Bengala, e dalla Cina. (p. 69)
*{{maiuscoletto|[[Diaspro]]}}. Pietra dura, che molto s'avvicina alla selce, che ha sovente un'eguale durezza, e scintilla sotto l'acciarino, ha la frattura egualmente concoide, ma non lucida, ed è del tutto opaca, o al più trasparente sui margini. Trovasi di quasi tutti i colori, ed è suscettibile di bellissimo pulimento. È composta d'ordinario d'argilla, di silice, e di ferro. (p. 126)
*{{maiuscoletto|[[Lazulite]]}}. Specie di pietra dura, di un bel colore azzurro, opaca, di una tessitura compatta, granosa nella frattura, talvolta alcun poco lamellosa; dura abbastanza per isfregiare il vetro, ma non facile a scintillare sotto l'acciarino. Esposta al fuoco non annerisce, il che serve a distinguerla dai minerali azzurri di rame. (p. 205)
*{{maiuscoletto|[[Nefelina]]}}. Pietra dura cristallizzata in prismi esaedri, abbastanza duri per incidere il vetro, di color bianco-grigio, con frattura lamellosa nella direzione dell'asse del prisma, vetrosa, e concoide nella direzione opposta. Non si è trovata finora, se non tra i prodotti vulcanici, e da alcuni è detta pietra di Somma, o ''Sommite''. (p. 244)
*{{maiuscoletto|[[Quarzo]]}}. Specie di pietra dura, meno assai tuttavia che il ''Corindone'', la ''Cimofana'', lo ''Zirconio'', ed alcune altre. Scintilla sotto l'acciarino, e ridotta in polvere attacca ancora il vetro, e l'acciaro. Esposta alla fiamma del tubo ferruminatorio, si mostra infusibile. La sua frattura è concoide, vetrosa, talvolta lamellosa: i pezzi colorati più opachi sono ancora diafani nelle loro estremità, eccettuato solo il quarzo ''sinopia''. I cristalli di quarzo sono d'ordinario esagoni; alcuni giungono ad un volume assai considerabile. Il quarzo cristallizzato limpido si è riguardato lungo tempo come composto interamente di ''silice'', ma colle ultime analisi vi si è trovata qualche porzione d'allumina, e di calce. (p. 295)
*{{Maiuscoletto|[[Tellurio]]}}. Metallo fragile, recentemente scoperto, che in apparenza molto somiglia all'antimonio; ma ridotto allo stato metallico è bianco lucido, lamelloso, e tenero, fragilissimo, e fusibilissimo, e copresi col raffreddamento di una cristallizzazione radiata; brucia facilmente con fiamma azzurra; il suo ossido è volatile e tramanda un odore analogo a quello delle rape. Si stacca dunque nel colore dall'antimonio, e si approssima all'argento; esso è ancora in confronto dell'antimonio meno pesante, e più tenero, e le sue lamine sono più piccole. (p. 368)
*{{maiuscoletto|[[Torba]]}}. Combustibile composto, leggiero, spugnoso, nero non lucido, formato in gran parte di vegetabili ancora riconoscibili, ma intrecciati, in parte decomposti, e penetrati dalla terra, per la qual cagione la torba lascia dopo la combustione un residuo terroso molto abbondante. Si distingue in tre varietà principali, quanto al loro giacimento. La prima è la torba delle paludi, bruna, molto spugnosa, e piuttosto tenera; questa è la più comune, e trovasi ne' luoghi paludosi, ricoperta al più da alcuni pollici di terra vegetale. (pp. 380-381)
*{{maiuscoletto|[[Zinco]]}}. Metallo duttile, che mescolato col rame rosso lo cangia in rame giallo, o in ottone. Lo zinco metallico è bianco tendente alcun poco all'azzurro, la sua struttura è lamellosa; senza essere duttile al pari di alcuni altri metalli, cede tuttavia sotto il martello, e si può ridurre in lamine. (p. 403)
*{{maiuscoletto|[[Anfibolite]]}}. Roccia con base di anfibola orniblenda, nella quale sono impastati diversi minerali disseminati. Se ne trova di ''granitoide'', di ''attinotica'', di ''micacea'', e di ''schistoide''. (p. 412)
*{{maiuscoletto|[[Bullicame|Bulicami]]}} diconsi que' luoghi dove le emanazioni gazose d'idrogeno solforato escono passando attraverso a polle di acqua, che sono perciò agitate da un continuo movimento d'ebullizione. Alcuni di questi godono di una temperatura assai calda, altri son freddi, benché gorgoglino alla maniera dei primi. (p. 413)
*{{maiuscoletto|[[Quarzo rutilato|Capelli di Venere]]}}. In varie montagne, ma più di tutto nei monti Urali della Siberia, e non lontano dalla città di Ekaterinenburgo, trovansi de' cristalli di rocca, ossia de' cristalli di quarzo ïalino, che sono tutti, o in gran parte, pieni di fila sottilissime capillari, o di cristallini minutissimi acicolari di altra materia, e di diversi colori. Molti di que' cristallini contenuti nel quarzo limpido sono di un color roseo dilicato, o di un bel color biondo, e sono anch'essi transparenti, massime se si collochino tra l'occhio, e la luce. (p. 414)
*{{maiuscoletto|[[Fitoliti]]}}. Piante, o legni petrificati. I più antichi sono quelli, che trovansi nelle argille schistose, che servono di letto e di tetto agli strati di carbone di terra. Molti sembrano appartenere a climi diversi dai nostri, e massime ai più meridionali. (p. 421)
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Luigi Bossi Visconti, ''[https://preserver.beic.it/delivery/DeliveryManagerServlet?dps_pid=IE1220812 Spiegazione di alcuni vocaboli geologici, litologici, mineralogici]'', Sonzogno, Milano, 1817.
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Bossi Visconti, Luigi}}
[[Categoria:Archivisti italiani]]
[[Categoria:Bibliotecari italiani]]
[[Categoria:Letterati italiani]]
[[Categoria:Politici italiani]]
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Leonardo Fioravanti (designer)
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Danyele
19198
/* Citazioni di Leonardo Fioravanti */ +1
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text/x-wiki
[[File:Fioravanti at 60 anni FERRARI FIORANO (cropped).jpg|thumb|Leonardo Fioravanti (2007)]]
'''Leonardo Fioravanti''' (1938 – vivente), designer, ingegnere e imprenditore italiano.
==Citazioni di Leonardo Fioravanti==
{{cronologico}}
*Sì, la [[Ferrari Berlinetta Boxer|Ferrari 512BB]] si chiamava così in onore di Brigitte Bardot. [...] Mentre lavoravamo alla definizione del prototipo, insieme ad Angelo Bellei e Sergio Scaglietti, miei riferimenti operativi a Maranello, ci innamorammo letteralmente di quella nuova Ferrari, la prima a motore centrale nella storia del Cavallino. Ci sembrava bellissima. [...] Continuando con il lavoro di messa a punto era diventato naturale chiamare quella macchina BB in tutti i reparti Ferrari coinvolti nello sviluppo. Alla fine, era diventato talmente naturale chiamare la macchina così che dopo tante ore di lavoro Brigitte Bardot, BB rimase.<ref>Da un'intervista a ''la Repubblica''; citato in Francesco Giorgi, ''[https://www.motori.it/curiosita/761793/ferrari-bb-venne-chiamata-cosi-in-onore-di-brigitte-bardot.html Ferrari BB: venne chiamata così in onore di Brigitte Bardot]'', ''motori.it'', 2 agosto 2018.</ref>
*[...] avrei voluto fare la prima [[Fiat Panda (1980)|Panda]], che per me rappresenta un trionfo della funzione e il coraggio della semplicità.<ref name="Confaloni">Dall'intervista di Savina Confaloni, ''[https://www.gazzetta.it/motori/la-mia-auto/04-12-2021/autovelox-intervista-tre-maestri-design-fioravanti-gandini-giugiaro-430285908866.shtml A lezione da tre leggende del design: Fioravanti, Gandini e Giugiaro]'', ''gazzetta.it'', 4 dicembre 2021.</ref>
*La macchina più bella per fare l'amore, e la usai, fu una [[Lancia Aprilia]] di Touring del 1938, che aveva una grande capote con un piccolo lunotto, e quindi nel divano posteriore c'era un bel chiaroscuro e una bella sofficità.<ref name="Confaloni"/>
*{{NDR|Sulla [[Ferrari Luce]]}} La prima reazione che mi ha sollecitato è: che cos'è? Da dove arriva? Cioè, la storia della Ferrari è fatta di alti e bassi, più alti che bassi, ma qui non vi trovo riferimenti, e non intendo sul piano della meccanica, perché quello non è un problema: il mondo evolve e la Ferrari elettrica non mi scandalizza affatto. Intendo sul piano dell'estetica, dove l'unico richiamo esplicito alle Ferrari classiche è nelle luci tonde al posteriore, che però sulla Luce risultano espresse in modo vecchio, senza alcun trattamento originale o innovativo. [...] una copiatura di cose che esistono già, soprattutto da concept car di origine asiatica. Credo che l'estraneità al mondo automotive del team incaricato abbia condizionato il risultato. Mi chiedo quale sia stata la molla che [...] ha spinto a ricorrere alla collaborazione di persone che dell'automobile non avevano alcuna esperienza.<ref>Citato in Roberto Lo Vecchio, ''[https://www.quattroruote.it/news/nuovi-modelli/2026/05/29/ferrari_luce_cosa_dicono_grandi_designer.html La Ferrari Luce vista da quattro grandi designer: giudizi durissimi e un'eccezione]'', ''quattroruote.it'', 3 giugno 2026.</ref>
{{Int|''[https://www.formulapassion.it/automoto/mondoauto/leonardo-fioravanti-pininfarina-racconti-enzo-testarossa-250-lm Fioravanti, una vita da ferrarista]''|Da un'intervista a ''Classic Cars''; citato in ''formulapassion.it'', 25 dicembre 2020.}}
*Fin dall'età di sette anni i miei libri di scuola erano stati riempiti di disegni di automobili, aerei, treni, motociclette e barche – tutto ciò che si muoveva era interessante per me.
*Ricordo di aver testato alla massima velocità la [[Ferrari 365 P Pininfarina|365 P]] in autostrada. Era così aerodinamicamente instabile che passare sotto i ponti senza fare incidenti era una questione di fortuna.
*{{NDR|Sulla Ferrari 206 Dino Berlinetta Speciale}} Io e [[Aldo Brovarone]] avevamo espresso a Enzo Ferrari i nostri dubbi sul motore longitudinale, che aveva proporzioni scomode e poco pratiche. Il Commendatore accettò e senza esitazione incaricò il suo ingegnere capo Angelo Bellei di sviluppare una versione trasversale. Durante i test della 206, mi convocò dicendo: "Signor Fioravanti, lei è un appassionato della Ferrari a motore centrale, ma i test dimostrano che la sua velocità massima prevista non è raggiungibile". Così, insieme a Bellei e Sergio Scaglietti, feci realizzare dei pannelli in alluminio che variavano il posizionamento della prese d'aria. Utilizzammo dei fili di lana per rivelare il flusso d'aria e notai che l'aspirazione si trovava in un'area di pressione insufficiente. Bastò un centimetro per regolarla a dovere e successivamente l'auto superò i calcoli di velocità massima originali.
*{{NDR|Sulla [[Ferrari Testarossa]]}} Iniziai a pensare a una soluzione per il raffreddamento del V12. Da lì nacquero le lunghe prese d'aria che hanno la funzione di convogliare il flusso verso i radiatori, montati posteriormente appena davanti ai passaruota. Con il senno di poi, il retrotreno è divenuto un po' troppo largo per i miei gusti, ma la carreggiata era proprio dovuta alla soluzione dei radiatori e me ne assumo la piena responsabilità.
{{Int|''[https://web.archive.org/web/20230322233147/https://www.automobilismodepoca.it/intervista-a-leonardo-fioravanti-24280 Intervista a Leonardo Fioravanti]''|Attilio Facconi, ''automobilismodepoca.it'', 17 febbraio 2023.}}
*[...] ancora oggi, al di là di tutte le diverse tecnologie, l'[[automobile]] è il più comodo ed efficiente strumento di libertà personale: libertà che i giovani amano comunque. E ritengo che sarà così anche in futuro.
*Le [[Ferrari]] rappresentano secondo me, con i loro pregi e anche i loro difetti, la più bella storia italiana e questo è capito e apprezzato in tutto il mondo. L'italianità è un valore, nel suo senso migliore, che tutti gli umani vorrebbero avere: la bellezza.
*{{NDR|«Qual è, se c'è, il periodo automobilistico che più le piace e perché, dal punto di vista del [[Progettazione di automobili|design]]?»}} Direi senza dubbio gli anni Sessanta e anche i decenni seguenti. Per i progettisti quegli anni rappresentarono una specie di rivincita della Bellezza, con la B maiuscola, dopo gli orrori della guerra. Non penso sia un caso che le auto di maggior valore, sul mercato delle "storiche", appartengano a quel periodo.
*{{NDR|«Le piace la strada che ha preso il design automobilistico nella grande produzione negli ultimi dieci anni?»}} La risposta si ha esaminando attentamente le parti frontali di tutte le marche: tutte hanno tre buchi, con i due laterali spesso finti!
{{Int|''[https://www.formulapassion.it/interviste/liconica-ferrari-308-e-il-suo-genio-leonardo-fioravanti-lho-disegnata-cosi-senza-orpelli-senza-forzature L'iconica Ferrari 308 e il suo genio, Leonardo Fioravanti: "L'ho disegnata così, senza orpelli, senza forzature"]''|Intervista di Vincenzo Borgomeo, ''formulapassion.it'', 21 febbraio 2025.}}
*Una [[Ferrari 308]] in strada suscita ancora un'impressione di bellezza duratura. Non si sente dire "ah, che peccato, sembra vecchia", ma piuttosto "che bella macchina". C'è un'eleganza che resiste al tempo.
*Le automobili sono delle belle cose tridimensionali e, quindi, almeno per noi [[Progettazione di automobili|disegnatori di automobili]], la prima cosa da cui partiamo sono le posizioni delle parti meccaniche e delle persone a bordo. Ma, siccome questi oggetti si muovono longitudinalmente lungo delle strade, la prima cosa che vediamo, spesso, è la vista laterale. Questo profilo laterale non è solo una questione estetica ma ha un impatto significativo anche sul design funzionale. È qui che entrano in gioco considerazioni di ergonomia, sicurezza e, soprattutto, aerodinamica. Come appassionato di aerodinamica, trovo che la forma laterale di un'automobile sia cruciale. L'aerodinamica, o la scienza che studia il movimento dell'aria attorno ai corpi in movimento, incide profondamente sull'efficienza del veicolo, sul consumo di carburante, sulla stabilità ad alta velocità e sul rumore prodotto. La vista laterale di un'auto rappresenta come l'aria interagisce con la carrozzeria, creando resistenza o facilitando il flusso.
*L'idea di eliminare la maniglia e ottimizzare la presa d'aria non era solo una questione estetica, ma una vera innovazione tecnica. Migliorava l'aerodinamica, l'efficienza del motore e, al tempo stesso, rendeva la vista laterale della 308 immediatamente riconoscibile. [...] Nel design automobilistico, forma e funzione devono andare di pari passo. La presa d'aria della 308 non è solo un dettaglio iconico, ma una soluzione che risponde a esigenze tecniche ben precise.
*Nel mio design originale, i paraurti non si limitavano alla parte frontale ma giravano anche lungo i lati dell'auto. Questo perché ritenevo che la protezione laterale fosse utile, soprattutto nei parcheggi [...]. Nella versione di serie, abbiamo dovuto fare i conti con la praticità economica e la produzione. Ferrari è sempre stata attenta ai costi e i paraurti laterali aumentavano il prezzo. Inoltre, c'era un problema tecnico: i paraurti anche laterali richiedevano che le parti frontali e posteriori della carrozzeria fossero in perfetto accordo millimetrico, altrimenti tutto sembrava montato male. Quindi, si è optato per paraurti solo frontali e posteriori. [...] non ha cambiato molto l'aspetto complessivo della 308 essendo quasi un dettaglio. [...] in termini di linea e proporzioni, il design della 308 di serie è molto fedele al prototipo.
*[...] molte automobili sembrano tutte uguali, spesso brutte e senza funzioni vere. Un esempio lampante sono le griglie frontali [...]: spesso sono fintamente aperte, con dietro nulla, solo per dare l'illusione di un design sportivo o aerodinamico. Poi ci sono gli "scavi" nelle portiere che imitano i prototipi da corsa... Quelle scanalature non hanno una funzione reale; sono solo estetiche, scimmiottano i veri elementi funzionali delle auto da corsa. E poi, c'è l'aspetto ancora più tremendo nei paraurti posteriori: spesso si vedono due piccole alette nere che pretendono di creare un effetto suolo, mentre chi conosce bene l'aerodinamica sa che l'effetto suolo inizia dalla parte anteriore e si estende fino al posteriore. È il contrario della bellezza, dove l'estetica non parte da una funzione vera ma da un'illusione.
*La 308 piacque in tutto il mondo, e non dipendeva solo dai motori più o meno potenti per rispettare le normative sull'inquinamento, ma dalla sua personalità che esplose quando nacque la versione aperta, la 308 GTS: fu un enorme successo. Lì ebbi l'idea di posizionare il tetto dietro gli schienali dei sedili, guadagnando spazio per i bagagli. [...] Questo dimostra che la bellezza e la funzione erano autentiche, tanto da arrivare alla [[Ferrari F40|F40]]: [...] la parte centrale della macchina [...] è esattamente quella della 308.
*[...] l'[[automobile]] per me è ancora lo strumento più efficace di libertà personale. Non importa se il motore è elettrico o a biocarburanti; è un oggetto che si muove e che comandiamo noi, che ci porta dove vogliamo. Possiamo cambiare strada all'ultimo momento. Lei non si scompone. [...] Era la trasmutazione meccanica delle carrozze: prima si entrava in carrozza e si diceva al cocchiere dove andare, poi con l'auto si avviava il motore e si andava dove si voleva. È un fenomeno eccezionale della creatività umana.
*[...] il [[traffico]] e i problemi di parcheggio esistono, ma non sono colpa dell'automobile. Sono problemi di pianificazione urbana che non sono evoluti con il numero di veicoli e le loro dimensioni. [...] Le automobili hanno in qualche modo preso colpe che non sono solo loro.
*{{NDR|Sull'[[auto elettrica]]}} [...] un'auto che sta rivoluzionando la nostra industria alla radice: un motore termico ha centinaia di pezzi, uno elettrico solo una decina. Se pensiamo al risparmio di produzione di pezzi per i miliardi di veicoli nel mondo, forse dovremmo rivedere le nostre considerazioni sulla mobilità.
==Note==
<references />
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Fioravanti, Leonardo}}
[[Categoria:Designer italiani]]
[[Categoria:Imprenditori italiani]]
[[Categoria:Ingegneri italiani]]
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[[File:Fioravanti at 60 anni FERRARI FIORANO (cropped).jpg|thumb|Leonardo Fioravanti nel 2007]]
'''Leonardo Fioravanti''' (1938 – vivente), designer, ingegnere e imprenditore italiano.
==Citazioni di Leonardo Fioravanti==
{{cronologico}}
*Sì, la [[Ferrari Berlinetta Boxer|Ferrari 512BB]] si chiamava così in onore di Brigitte Bardot. [...] Mentre lavoravamo alla definizione del prototipo, insieme ad Angelo Bellei e Sergio Scaglietti, miei riferimenti operativi a Maranello, ci innamorammo letteralmente di quella nuova Ferrari, la prima a motore centrale nella storia del Cavallino. Ci sembrava bellissima. [...] Continuando con il lavoro di messa a punto era diventato naturale chiamare quella macchina BB in tutti i reparti Ferrari coinvolti nello sviluppo. Alla fine, era diventato talmente naturale chiamare la macchina così che dopo tante ore di lavoro Brigitte Bardot, BB rimase.<ref>Da un'intervista a ''la Repubblica''; citato in Francesco Giorgi, ''[https://www.motori.it/curiosita/761793/ferrari-bb-venne-chiamata-cosi-in-onore-di-brigitte-bardot.html Ferrari BB: venne chiamata così in onore di Brigitte Bardot]'', ''motori.it'', 2 agosto 2018.</ref>
*[...] avrei voluto fare la prima [[Fiat Panda (1980)|Panda]], che per me rappresenta un trionfo della funzione e il coraggio della semplicità.<ref name="Confaloni">Dall'intervista di Savina Confaloni, ''[https://www.gazzetta.it/motori/la-mia-auto/04-12-2021/autovelox-intervista-tre-maestri-design-fioravanti-gandini-giugiaro-430285908866.shtml A lezione da tre leggende del design: Fioravanti, Gandini e Giugiaro]'', ''gazzetta.it'', 4 dicembre 2021.</ref>
*La macchina più bella per fare l'amore, e la usai, fu una [[Lancia Aprilia]] di Touring del 1938, che aveva una grande capote con un piccolo lunotto, e quindi nel divano posteriore c'era un bel chiaroscuro e una bella sofficità.<ref name="Confaloni"/>
*{{NDR|Sulla [[Ferrari Luce]]}} La prima reazione che mi ha sollecitato è: che cos'è? Da dove arriva? Cioè, la storia della Ferrari è fatta di alti e bassi, più alti che bassi, ma qui non vi trovo riferimenti, e non intendo sul piano della meccanica, perché quello non è un problema: il mondo evolve e la Ferrari elettrica non mi scandalizza affatto. Intendo sul piano dell'estetica, dove l'unico richiamo esplicito alle Ferrari classiche è nelle luci tonde al posteriore, che però sulla Luce risultano espresse in modo vecchio, senza alcun trattamento originale o innovativo. [...] una copiatura di cose che esistono già, soprattutto da concept car di origine asiatica. Credo che l'estraneità al mondo automotive del team incaricato abbia condizionato il risultato. Mi chiedo quale sia stata la molla che [...] ha spinto a ricorrere alla collaborazione di persone che dell'automobile non avevano alcuna esperienza.<ref>Citato in Roberto Lo Vecchio, ''[https://www.quattroruote.it/news/nuovi-modelli/2026/05/29/ferrari_luce_cosa_dicono_grandi_designer.html La Ferrari Luce vista da quattro grandi designer: giudizi durissimi e un'eccezione]'', ''quattroruote.it'', 3 giugno 2026.</ref>
{{Int|''[https://www.formulapassion.it/automoto/mondoauto/leonardo-fioravanti-pininfarina-racconti-enzo-testarossa-250-lm Fioravanti, una vita da ferrarista]''|Da un'intervista a ''Classic Cars''; citato in ''formulapassion.it'', 25 dicembre 2020.}}
*Fin dall'età di sette anni i miei libri di scuola erano stati riempiti di disegni di automobili, aerei, treni, motociclette e barche – tutto ciò che si muoveva era interessante per me.
*Ricordo di aver testato alla massima velocità la [[Ferrari 365 P Pininfarina|365 P]] in autostrada. Era così aerodinamicamente instabile che passare sotto i ponti senza fare incidenti era una questione di fortuna.
*{{NDR|Sulla Ferrari 206 Dino Berlinetta Speciale}} Io e [[Aldo Brovarone]] avevamo espresso a Enzo Ferrari i nostri dubbi sul motore longitudinale, che aveva proporzioni scomode e poco pratiche. Il Commendatore accettò e senza esitazione incaricò il suo ingegnere capo Angelo Bellei di sviluppare una versione trasversale. Durante i test della 206, mi convocò dicendo: "Signor Fioravanti, lei è un appassionato della Ferrari a motore centrale, ma i test dimostrano che la sua velocità massima prevista non è raggiungibile". Così, insieme a Bellei e Sergio Scaglietti, feci realizzare dei pannelli in alluminio che variavano il posizionamento della prese d'aria. Utilizzammo dei fili di lana per rivelare il flusso d'aria e notai che l'aspirazione si trovava in un'area di pressione insufficiente. Bastò un centimetro per regolarla a dovere e successivamente l'auto superò i calcoli di velocità massima originali.
*{{NDR|Sulla [[Ferrari Testarossa]]}} Iniziai a pensare a una soluzione per il raffreddamento del V12. Da lì nacquero le lunghe prese d'aria che hanno la funzione di convogliare il flusso verso i radiatori, montati posteriormente appena davanti ai passaruota. Con il senno di poi, il retrotreno è divenuto un po' troppo largo per i miei gusti, ma la carreggiata era proprio dovuta alla soluzione dei radiatori e me ne assumo la piena responsabilità.
{{Int|''[https://web.archive.org/web/20230322233147/https://www.automobilismodepoca.it/intervista-a-leonardo-fioravanti-24280 Intervista a Leonardo Fioravanti]''|Attilio Facconi, ''automobilismodepoca.it'', 17 febbraio 2023.}}
*[...] ancora oggi, al di là di tutte le diverse tecnologie, l'[[automobile]] è il più comodo ed efficiente strumento di libertà personale: libertà che i giovani amano comunque. E ritengo che sarà così anche in futuro.
*Le [[Ferrari]] rappresentano secondo me, con i loro pregi e anche i loro difetti, la più bella storia italiana e questo è capito e apprezzato in tutto il mondo. L'italianità è un valore, nel suo senso migliore, che tutti gli umani vorrebbero avere: la bellezza.
*{{NDR|«Qual è, se c'è, il periodo automobilistico che più le piace e perché, dal punto di vista del [[Progettazione di automobili|design]]?»}} Direi senza dubbio gli anni Sessanta e anche i decenni seguenti. Per i progettisti quegli anni rappresentarono una specie di rivincita della Bellezza, con la B maiuscola, dopo gli orrori della guerra. Non penso sia un caso che le auto di maggior valore, sul mercato delle "storiche", appartengano a quel periodo.
*{{NDR|«Le piace la strada che ha preso il design automobilistico nella grande produzione negli ultimi dieci anni?»}} La risposta si ha esaminando attentamente le parti frontali di tutte le marche: tutte hanno tre buchi, con i due laterali spesso finti!
{{Int|''[https://www.formulapassion.it/interviste/liconica-ferrari-308-e-il-suo-genio-leonardo-fioravanti-lho-disegnata-cosi-senza-orpelli-senza-forzature L'iconica Ferrari 308 e il suo genio, Leonardo Fioravanti: "L'ho disegnata così, senza orpelli, senza forzature"]''|Intervista di Vincenzo Borgomeo, ''formulapassion.it'', 21 febbraio 2025.}}
*Una [[Ferrari 308]] in strada suscita ancora un'impressione di bellezza duratura. Non si sente dire "ah, che peccato, sembra vecchia", ma piuttosto "che bella macchina". C'è un'eleganza che resiste al tempo.
*Le automobili sono delle belle cose tridimensionali e, quindi, almeno per noi [[Progettazione di automobili|disegnatori di automobili]], la prima cosa da cui partiamo sono le posizioni delle parti meccaniche e delle persone a bordo. Ma, siccome questi oggetti si muovono longitudinalmente lungo delle strade, la prima cosa che vediamo, spesso, è la vista laterale. Questo profilo laterale non è solo una questione estetica ma ha un impatto significativo anche sul design funzionale. È qui che entrano in gioco considerazioni di ergonomia, sicurezza e, soprattutto, aerodinamica. Come appassionato di aerodinamica, trovo che la forma laterale di un'automobile sia cruciale. L'aerodinamica, o la scienza che studia il movimento dell'aria attorno ai corpi in movimento, incide profondamente sull'efficienza del veicolo, sul consumo di carburante, sulla stabilità ad alta velocità e sul rumore prodotto. La vista laterale di un'auto rappresenta come l'aria interagisce con la carrozzeria, creando resistenza o facilitando il flusso.
*L'idea di eliminare la maniglia e ottimizzare la presa d'aria non era solo una questione estetica, ma una vera innovazione tecnica. Migliorava l'aerodinamica, l'efficienza del motore e, al tempo stesso, rendeva la vista laterale della 308 immediatamente riconoscibile. [...] Nel design automobilistico, forma e funzione devono andare di pari passo. La presa d'aria della 308 non è solo un dettaglio iconico, ma una soluzione che risponde a esigenze tecniche ben precise.
*Nel mio design originale, i paraurti non si limitavano alla parte frontale ma giravano anche lungo i lati dell'auto. Questo perché ritenevo che la protezione laterale fosse utile, soprattutto nei parcheggi [...]. Nella versione di serie, abbiamo dovuto fare i conti con la praticità economica e la produzione. Ferrari è sempre stata attenta ai costi e i paraurti laterali aumentavano il prezzo. Inoltre, c'era un problema tecnico: i paraurti anche laterali richiedevano che le parti frontali e posteriori della carrozzeria fossero in perfetto accordo millimetrico, altrimenti tutto sembrava montato male. Quindi, si è optato per paraurti solo frontali e posteriori. [...] non ha cambiato molto l'aspetto complessivo della 308 essendo quasi un dettaglio. [...] in termini di linea e proporzioni, il design della 308 di serie è molto fedele al prototipo.
*[...] molte automobili sembrano tutte uguali, spesso brutte e senza funzioni vere. Un esempio lampante sono le griglie frontali [...]: spesso sono fintamente aperte, con dietro nulla, solo per dare l'illusione di un design sportivo o aerodinamico. Poi ci sono gli "scavi" nelle portiere che imitano i prototipi da corsa... Quelle scanalature non hanno una funzione reale; sono solo estetiche, scimmiottano i veri elementi funzionali delle auto da corsa. E poi, c'è l'aspetto ancora più tremendo nei paraurti posteriori: spesso si vedono due piccole alette nere che pretendono di creare un effetto suolo, mentre chi conosce bene l'aerodinamica sa che l'effetto suolo inizia dalla parte anteriore e si estende fino al posteriore. È il contrario della bellezza, dove l'estetica non parte da una funzione vera ma da un'illusione.
*La 308 piacque in tutto il mondo, e non dipendeva solo dai motori più o meno potenti per rispettare le normative sull'inquinamento, ma dalla sua personalità che esplose quando nacque la versione aperta, la 308 GTS: fu un enorme successo. Lì ebbi l'idea di posizionare il tetto dietro gli schienali dei sedili, guadagnando spazio per i bagagli. [...] Questo dimostra che la bellezza e la funzione erano autentiche, tanto da arrivare alla [[Ferrari F40|F40]]: [...] la parte centrale della macchina [...] è esattamente quella della 308.
*[...] l'[[automobile]] per me è ancora lo strumento più efficace di libertà personale. Non importa se il motore è elettrico o a biocarburanti; è un oggetto che si muove e che comandiamo noi, che ci porta dove vogliamo. Possiamo cambiare strada all'ultimo momento. Lei non si scompone. [...] Era la trasmutazione meccanica delle carrozze: prima si entrava in carrozza e si diceva al cocchiere dove andare, poi con l'auto si avviava il motore e si andava dove si voleva. È un fenomeno eccezionale della creatività umana.
*[...] il [[traffico]] e i problemi di parcheggio esistono, ma non sono colpa dell'automobile. Sono problemi di pianificazione urbana che non sono evoluti con il numero di veicoli e le loro dimensioni. [...] Le automobili hanno in qualche modo preso colpe che non sono solo loro.
*{{NDR|Sull'[[auto elettrica]]}} [...] un'auto che sta rivoluzionando la nostra industria alla radice: un motore termico ha centinaia di pezzi, uno elettrico solo una decina. Se pensiamo al risparmio di produzione di pezzi per i miliardi di veicoli nel mondo, forse dovremmo rivedere le nostre considerazioni sulla mobilità.
==Note==
<references />
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Fioravanti, Leonardo}}
[[Categoria:Designer italiani]]
[[Categoria:Imprenditori italiani]]
[[Categoria:Ingegneri italiani]]
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Rivalità Bartali-Coppi
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{{voce tematica}}
[[File:Coppi Bartali 1940.jpg|thumb|[[Gino Bartali]] (al centro) e [[Fausto Coppi]] (sulla destra) nei primi anni 40 del XX secolo]]
Citazioni sulla '''rivalità Bartali-Coppi'''.
*L'Italia si divideva fra coppiani e bartaliani: la divisione era così profonda che alla fine contagiò anche la vita sociale, sicché qualcuno disse che i coppiani erano comunisti e i bartaliani democristiani, e siccome a quei tempi non andavano ancora di moda gli inciuci (quando comunisti e socialisti si misero insieme nel Fronte Popolare reclamizzato con la faccia di Garibaldi presero una batosta da Quarantotto) per molto tempo non si pubblicò una foto in cui si vedevano Gino & Fausto scambiarsi una borraccia d'acqua; quando poi fu pubblicata, nacque una querelle fastidiosa: era Gino che passava la borraccia a Fausto o Fausto che la passava a Gino? Furono notti lunghe e tempestose, poi i due, all'inizio insieme nella Legnano, avrebbero dovuto riunirsi ma era troppo tardi; la miglior esibizione in coppia l'offrirono al "Musichiere", una famosa trasmissione televisiva in cui un grande del teleschermo, Mario Riva, riuscì a farli cantare insieme. Tarallucci, vino e mandolini sono specialità nazionali. ([[Italo Cucci]])
==Voci correlate==
*[[Gino Bartali]]
*[[Ciclismo]]
*[[Fausto Coppi]]
==Altri progetti==
{{interprogetto|w_preposizione=riguardante la}}
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[[Categoria:Rivalità sportive]]
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[[File:Coppi Bartali 1940.jpg|thumb|[[Gino Bartali]] (al centro) e [[Fausto Coppi]] (sulla destra) nei primi anni 40 del XX secolo]]
Citazioni sulla '''rivalità Bartali-Coppi'''.
*L'Italia si divideva fra coppiani e bartaliani: la divisione era così profonda che alla fine contagiò anche la vita sociale, sicché qualcuno disse che i coppiani erano comunisti e i bartaliani democristiani, e siccome a quei tempi non andavano ancora di moda gli inciuci (quando comunisti e socialisti si misero insieme nel Fronte Popolare reclamizzato con la faccia di Garibaldi presero una batosta da Quarantotto) per molto tempo non si pubblicò una foto in cui si vedevano Gino & Fausto scambiarsi una borraccia d'acqua; quando poi fu pubblicata, nacque una querelle fastidiosa: era Gino che passava la borraccia a Fausto o Fausto che la passava a Gino? Furono notti lunghe e tempestose, poi i due, all'inizio insieme nella Legnano, avrebbero dovuto riunirsi ma era troppo tardi; la miglior esibizione in coppia l'offrirono al "Musichiere", una famosa trasmissione televisiva in cui un grande del teleschermo, Mario Riva, riuscì a farli cantare insieme. Tarallucci, vino e mandolini sono specialità nazionali. ([[Italo Cucci]])
==Voci correlate==
*[[Ciclismo]]
*[[Fausto Coppi]]
*[[Gino Bartali]]
*[[Rivalità Moser-Saronni]]
==Altri progetti==
{{interprogetto|w_preposizione=riguardante la}}
{{S}}
[[Categoria:Rivalità sportive]]
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Roberto Vannacci
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[[File:Roberto Vannacci 2025 (cropped).jpg|thumb|Vannacci nel 2025]]
'''Roberto Vannacci''' (1968 - vivente), politico e generale italiano.
==Citazioni di Roberto Vannacci==
{{cronologico}}
*Prima definizione di statista è uomo di Stato, quindi [[Mussolini]] è uno statista. Lo dice l'enciclopedia Treccani.<ref>Citato in ''[https://www.adnkronos.com/politica/vannacci-statista-e-un-uomo-di-stato-quindi-mussolini-lo-e_6LNk8d0ulhgMbwEH5RsOfv Vannacci: "Statista è un uomo di Stato, quindi Mussolini lo è"]'', ''adnkronos.it'', 29 aprile 2024.</ref>
*{{NDR|Su [[Paola Egonu]]}} Non ho mai avuto dubbi sulla sua cittadinanza italiana e sono personalmente e convintamente fiero che lei rappresenti il nostro tricolore con la sua eccellenza sportiva ma questo non può celare visivamente la sua origine di cui, sono convinto, lei stessa vada fiera.<ref>Citato in ''[https://www.ilfattoquotidiano.it/2024/05/13/le-strane-scuse-di-vannacci-a-paola-egonu-e-italianissima-ma-questo-non-puo-nascondere-visivamente-le-sue-origini/7546683/ Le scuse di Vannacci a Paola Egonu]'', ''ilfattoquotidiano.it'', 13 maggio 2024.</ref>
*Se vedo un omosessuale, non sono come Dracula col crocifisso.<ref>Citato in ''[https://m.youtube.com/watch?si=SQDI7TEbE0EPPWFX&v=pak0vUVXhPY&feature=youtu.be Agenzia Vista]''.</ref>
*Quella che critico è l'ostentazione esibizionista di questo gusto, che spesso tende a prevaricare quello che invece è il buonsenso della maggioranza. Il gay Pride? Se vogliono fare una sfilata per Roma o per Torino, la facciano. Ci sarebbe da chiedersi perché si vogliono mettere in mostra. Il gay Pride dice di rivendicare dei diritti, ma anche su questo bisognerebbe discutere. I diritti non sono differenziati, i diritti sono per tutti. Non esistono i diritti per i gay, i diritti per gli eterosessuali, i diritti per i biondi, per i mori, per quelli con gli occhi azzurri: esistono i diritti per le persone. È un esibizionismo.<ref>Citato in ''[https://www.ansa.it/amp/sito/notizie/politica/2024/06/16/vannacci-critica-lostentazione-esibizionista-del-gay-pride_d91df162-74ed-4940-bc83-d435917116b1.html Vannacci critica l'ostentazione esibizionista del gay Pride]'', ''ansa.it'', 16 giugno 2024.</ref>
*Putin ha [[Morte di Aleksej Naval'nyj|ucciso Navalny]]? Chi lo dice? Quando me lo dimostreranno con prove oggettive ci crederò.<ref>Citato in ''[https://www.repubblica.it/politica/2026/02/04/news/roberto_vannacci_chi_e_generale_partito_futuro_nazionale-425137176/ Nostalgico e filo-Putin, la beffa dell'ex parà Vannacci che sogna D'Annunzio]'', ''repubblica.it'', 4 febbraio 2026.</ref>
*Putin negli ultimi vent'anni, governando la Russia, ha portato a un'esplosione di benessere, di ricchezza nella sua nazione. Gode del supporto popolare, cosa che Zelensky sembrerebbe perdere giorno dopo giorno. E quindi se dovessi paragonare l'attività politica dei due uomini, preferisco una persona come Putin. [...] Zelensky nella sua vita precedente ha fatto il comico, è solo da poco che fa il politico, e devo dire che non lo fa con grande successo: ha perso totalmente la sovranità sullo Stato che rappresenta.<ref>Citato in ''[https://lespresso.it/c/politica/2025/9/10/vannacci-zelensky-putin-preferenza-intervista-maria-rosaria-boccia-zaia/56812 Vannacci: "Zelensky o Putin? Preferisco il presidente russo, ha portato un'esplosione di benessere"]'', ''lespresso.it'', 10 settembre 2025.</ref>
*{{NDR|[[Ultime parole famose]]}} Io oggi sono qua, chi l'avrebbe detto due mesi fa, tre mesi fa. Non li sentite questi signori? "Tanto Vannacci se ne va, Vannacci prende il taxi, Vannacci usa la Lega come se fosse un pullmino". No signori, sono qua, io ancora ci credo nella parola data e nell'onore. Ancora ci credo. E andremo avanti tutti insieme, e non ci fermeranno.<ref>Dal discorso pronunciato al raduno della Lega a Pontida, 6 ottobre 2024; citato in Luca Pons, ''[https://www.fanpage.it/politica/quando-vannacci-assicurava-resto-nella-lega-ho-dato-la-mia-parola-donore/ Quando Vannacci assicurava: "Resto nella Lega, ho dato la mia parola d'onore"]'', ''fanpage.it'', 4 febbraio 2026.</ref>
*A noi italiani la rimozione dei dittatori non ha mai portato bene. {{NDR|«Anche i dittatori italiani?»}} Mi riferisco agli ultimi 50 anni e comunque {{NDR|quelli italiani}} non li abbiamo deposti noi.<ref>Citato in ''[https://www.repubblica.it/politica/2026/03/05/news/vannacci_contro_governo_sicurezza-425200629/ Vannacci a Roma sfida la destra sulla sicurezza]'', ''repubblica.it'', 5 marzo 2026.</ref>
*Ci sono istanze di parità vere. Uomini e donne sono uguali, non c'è bisogno di proteggere alcuno nei confronti degli altri e quindi devono essere tutti soggetti alle stesse regole: non esiste il [[femminicidio]]. Un reato non è più o meno grave in base al sesso, al colore della pelle o alla religione di chi lo commette o di chi lo subisce: questa è la vera parità. [...] Così come c'è la violenza sulle donne c'è quella sugli anziani e non c'è un anzianicidio. Sono contrario al femminicidio, è un omicidio come tutti gli altri. Non c'è bisogno di una fattispecie specifica.<ref>Citato in ''[https://www.repubblica.it/politica/2026/06/14/video/vannacci_il_femminicidio_non_esiste_volete_riportarlo_come_lho_detta_io_o_dobbiamo_discuterne-425410350/ Vannacci: "Il femminicidio non esiste. Volete riportarlo come l'ho detta io o dobbiamo discuterne?"]'', ''repubblica.it'', 14 giugno 2026.</ref>
{{Int|''[https://www.ilmessaggero.it/persone/vannacci_sospeso_navalny_morte_candidatura_lega_cosa_ha_detto-7964084.html?refresh_ce Roberto Vannacci: «La candidatura? Non ho deciso. Navalny? Non so di cosa sia morto, Mosca meglio di tante capitali europee»]''|Citato in ''ilmessaggero.it'', 29 febbraio 2024.}}
*{{NDR|Su [[Mosca (Russia)|Mosca]]}} Che bella, in tanti la descrivono grigia, ho trovato invece una città luminosa, moderna, digitale, spesso più avanzata di tante capitali europee.
*Non mi sono mai espresso sulla forma di governo {{NDR|della [[Russia sotto Vladimir Putin]]}} [...]. Non è come noi siamo abituati a intenderlo, non ha procedure altrettanto democratiche. Ma non sono io a dirlo, basta guardare gli indicatori Onu per valutare i paesi democratici [...]. Ci sono aspetti positivi e altri negativi, ma questo non fa di me un putinista.
*{{NDR|Sulla [[morte di Aleksej Naval'nyj]]}} Non ho informazioni per sapere di cosa sia morto, perché sia morto e per quali motivazioni. Sono un cittadino come voi, leggo i giornali.
*Non sono razzista. Io ammiro [[Paola Egonu]], sono orgoglioso dei suoi successi sportivi, ma non venite a dirmi che i suoi caratteri somatici rispecchiano l'italianità.
{{Int|''[https://www.orizzontescuola.it/roberto-vannacci-e-carla-bruni-e-stata-mia-compagna-di-scuola-fino-alle-medie-il-mio-periodo-in-classe-e-stato-eccitante-con-figli-di-manager-facoltosi-imprenditori-e-diplomatici/ Roberto Vannacci e Carla Bruni: "È stata mia compagna di scuola fino alle medie. Il mio periodo in classe è stato eccitante con figli di manager facoltosi e diplomatici"]''|Da ''Il coraggio vince. Vita e valori di un generale incursore'', Piemme, 2024; citato in ''orizzontescuola.it'', 14 marzo 2024.}}
*{{NDR|Alle scuole elementari e medie}} C'era chi aveva passato tanti anni in Africa, chi in Marocco, chi in Sudamerica; nelle loro case si respiravano profumi sempre diversi e stimolanti. È proprio allora che ho cominciato a pensare alle differenze di lingua e cultura come a territori nuovi da esplorare.
*La qualità è il racconto delle differenze.
*[[Carla Bruni]] è stata mia compagna di scuola dalle elementari fino alle medie. Il padre era un importante industriale nel settore degli pneumatici, legato al gruppo Pirelli. {{NDR|Era una bambina}} intelligente, vivace e con una grande passione per la musica.
{{Int|''[https://www.avvenire.it/attualita/pagine/vannacci-classi-separate-per-i-disabili-presa-di-distanza-bipartisan Vannacci vuole classi separate per i disabili. Critiche da tutti]''|Citato in Alessia Guerrieri, ''avvenire.it'', 27 aprile 2024.}}
*Credo che delle [[Classi differenziali|classi con caratteristiche separate]] aiuterebbero i ragazzi con grandi potenzialità a esprimersi al massimo, e anche quelli con più difficoltà verrebbero aiutati in modo peculiare. Non è discriminatorio. Per gli studenti con delle problematiche mi affido agli specialisti. Non sono specializzato in disabilità.
*[...] non vedo perché sia necessario dotarsi della patente di antifascista per esprimere le proprie opinioni. Rivendico anche la considerazione su Mussolini, che è uno statista come lo sono stati anche Cavour, Stalin e tutti gli uomini che hanno occupato posizioni di Stato: è la prima definizione di statista sul dizionario.
*{{NDR|Sull'[[aborto]]}} [...] un'infelice necessità alla quale le donne sono costrette a ricorrere. Non credo che sia un diritto.
{{Int|''[https://www.repubblica.it/politica/2024/07/12/news/vannacci_intervista_patrioti_rn_orban-423391477/ Vannacci: “I Patrioti mi hanno votato, Rn non può porre veti. Orbán? Lo vedrò”]''|Intervista di Lorenzo De Cicco, ''repubblica.it'', 12 luglio 2024.}}
*L'Europa di von der Leyen ci ha ridotti nella situazione in cui siamo: meno sicurezza, più immigrazione incontrollata, due guerre alle porte dell'Europa, più criminalità, meno sviluppo, direttive liberticide in nome del Green deal che significa solo tasse per i cittadini. E guai a dire Buon Natale. Perché dovremmo votarla? Noi vogliamo una Europa dei popoli e delle nazioni sovrane, non l'Europa della von der Leyen che è delle banche.
*Io sono un combattente e se si tratta di pugnare per un futuro migliore basato su più sicurezza, più tradizioni, più identità, più ricchezza e più sovranità ci sono.
*Siamo scesi a patti con Stalin, perché non potremmo farlo con Putin? Anche perché le conseguenze negative di questo conflitto le paga soprattutto l'Europa. Una nuova Yalta potrebbe concederci altri 50 anni di pace.
*La Nato non ha un reale ruolo nel conflitto russo-ucraino al di là dell'abbaiare di Stoltenberg. L'unica attività Nato è stato il rinforzo della frontiera orientale, all'interno dei confini dei paesi membri.
==''Il mondo al contrario''==
[[File:Roberto Vannacci, 12.11.24 (cropped1).jpg|thumb|Roberto Vannacci nel 2024]]
===[[Incipit]]===
I contenuti di questo libro. "''Il Mondo al contrario''" vuole infatti provocatoriamente rappresentare lo stato d'animo di tutti quelli che, come me, percepiscono negli accadimenti di tutti i giorni una dissonante e fastidiosa tendenza generale che si discosta ampiamente da quello che percepiamo come sentire comune, come logica e razionalità. "''Cosa c'è di strano? Capita a tutti, e spesso”'''" – direte voi. Ma la circostanza anomala è rappresentata dal fatto che questo sgradevole sentimento di inadeguatezza non si limita al verificarsi di eventi specifici e circoscritti della nostra vita, a fatti risonanti per quanto limitati, ma pervade la nostra esistenza sino a farci sentire fuori posto, fuori luogo ed anche fuori tempo. Alieni che vagheggiano nel presente avendo l'impressione di non poterne modificare la quotidianità e che vivono in un ambiente governato da abitudini, leggi e principi ben diversi da quelli a cui eravamo abituati.
===Citazioni===
*Un vero e proprio assalto alla normalità che, in nome delle minoranze che non vi si inquadrano, dev'essere distrutta, abolita, squalificata facendo in modo che il marginale prevalga sulla norma generale e sul consueto. (''Introduzione'', p. IX)
*La cosiddetta "[[politicamente corretto|correttezza politica]]" penetra ogni ambito e ogni situazione. In nome della più estesa inclusività dobbiamo rifuggire qualsiasi atteggiamento che possa creare uno "svantaggio percepito" nei confronti di determinate categorie di persone, spesso in acuta minoranza all'interno della collettività, pena l'essere apostrofati quali istigatori dell'odio, razzisti, omofobi conservatori e, pertanto, pericolosi asociali. (cap. I, pp. 3-4)
*Fu nel 1975, quando con tutta la famiglia ci trasferimmo a Parigi che, per la prima volta, cominciai a venire a contatto quotidianamente con [[nero (antropologia)|persone di colore]]. Mi ricordo nitidamente quanto suscitassero la mia curiosità tanto che, nel metrò, fingevo di perdere l'equilibrio per poggiare accidentalmente la mia mano sopra la loro, mentre si reggevano al tientibene dei vagoni, per capire se la loro pelle fosse al tatto più o meno dura e rugosa della nostra. Li guardavo continuamente, con quella scarsa discrezione che caratterizza l'atteggiamento di molti bambini curiosi, e mi colpiva sia la tonalità molto più chiara del palmo delle loro mani sia il netto contrasto che si percepisce nei loro occhi dove la sclera – la parte bianca del bulbo oculare – si staglia con i colori estremamente scuri delle loro pupille. Bastarono poche settimane e la vista dei neri smise di incuriosirmi. Non era poi così raro, infatti, trovarsi a giocare in gruppi di marmocchi, che includevano anche qualche bambino di colore, con i quali ci rotolavamo e arruffavamo insieme in qualche parco della capitale. (cap. IV, p. 89)
*Se l'esempio non dovesse bastare, perché troppo specifico e circoscritto, sarebbe sufficiente fare un giro in [[India]], il paese più popoloso al mondo e tra i più multietnici sulla faccia della terra. Il miliardo e quattrocentomila anime che vi vivono non sono solo nettamente separate in base al censo nelle note “caste” ma in tutta l'estesa penisola vige una rigida segregazione etnica, religiosa e di costume. Scontri sanguinosi tra induisti e mussulmani e sane scazzottate tra vegetariani e onnivori sono all'ordine del giorno e si trasformano, purtroppo spesso, in cruente tragedie. (cap. IV, p. 91)
*Anche se abbiamo seconde generazioni di Italiani dagli occhi a mandorla, il riso alla cantonese e gli involtini primavera non fanno parte della cucina e della tradizione nazionale; anche se [[Paola Egonu]] è italiana di cittadinanza, è evidente che i suoi tratti somatici non rappresentano l'italianità che si può invece scorgere in tutti gli affreschi, i quadri e le statue che dagli etruschi sono giunti ai giorni nostri; anche se vi sono portatori di passaporto italiano che pregano nelle moschee, ciò non cancella 2000 anni di cristianità. (cap. IV, pp. 110-111)
*La società cambia, e così la cultura, ma ogni popolazione ha il sacrosanto diritto, ed anche il dovere, di proteggere le proprie origini e le proprie tradizioni da derive e da tangenti che le snaturerebbero. (cap. IV, p. 111)
*L'esistenza e la formazione di società multiculturali e multietniche è riconducibile a condizioni di necessità e non a fenomeni spontanei ed autonomi. Generalmente, le società in cui convivono più etnie e culture sono più problematiche di società monoculturali e monoetniche. La convivenza di più civiltà è tanto più pacifica quanto più vi è il dominio di una civiltà sulle altre oppure tanto più esiste una forte organizzazione statuale che fa rispettare rigorosamente a tutte le civiltà che coabitano un solo, univoco e irremovibile codice di condotta. La coabitazione di più etnie e culture non è il [[multiculturalismo]] che invece si sostanzia in una ideologia che mette sullo spesso piano qualsiasi forma culturale e che presuppone che gruppi d'individui che fanno riferimento a culture diverse debbano essere assoggettati, all'interno della stessa collettività, a regole diverse. (cap. IV, p. 127)
*La proporzionalità della difesa, quindi, dev'essere commisurata con la minaccia percepita dall'aggredito e non con il valore dell'oggetto che poteva essere ingiustamente sottratto. Cosa ne so che il malvivente che aspira al mio portafogli non è pronto ad ammazzarmi anche a mani nude per ottenerlo? Cosa ne so se, anche disarmato, non possa usare oggetti contundenti per mettere in pericolo la mia vita? Cosa ne so se in tasca non abbia un martello o un cacciavite da usare prontamente? E se pianto la matita che ho nel taschino nella giugulare del ceffo che mi aggredisce – ammazzandolo – perché dovrei rischiare di essere condannato per eccesso colposo di [[legittima difesa]] visto che il povero malcapitato tentava solo di rubarmi l'orologio da polso? Perché devo provare che in quel repentino, concitato e adrenalinico nanosecondo a disposizione per decidere cosa fare non ho potuto valutare un'alternativa meno violenta che preservasse il povero assalitore? (cap. V, p. 156)
*Cari [[omosessualità|omosessuali]], normali non lo siete, fatevene una ragione! Non solo ve lo dimostra la Natura, che a tutti gli esseri sani "normali" concede di riprodursi, ma lo dimostra la società: rappresentate una ristrettissima minoranza del mondo. Quando vi sposate ostentando la vostra anormalità la gente si stupisce, confermando proprio che i canoni di ciò che è considerato usuale e consuetudinario voi li superate. (cap. IX, p. 243)
*Dobbiamo ricorrere ad un idioma straniero e chiamarli gay perché i vocaboli esistenti sino a pochi anni fa nei dizionari, che sfogliavamo girandone le sottili pagine con la punta dell'indice inumidita, sono tutti considerati inappropriati, se non addirittura volgari ed offensivi. Pederasta, invertito, sodomita, finocchio, frocio, ricchione, buliccio, femminiello, bardassa, caghineri, cupio, buggerone, checca, omofilo, uranista, culattone sono ormai termini da tribunale, da ''hate speech'', da incitazione all'odio e alla discriminazione e classificati dalla popolarissima enciclopedia multimediale Wikipedia come "lessico dell'omofobia". Non ci resta che chiamarli gay importando un'altra parola straniera nel nostro lessico italiano, ma facendo attenzione al tono della voce e all'espressione del volto mentre pronunciamo il tri-letterale neologismo perché potremmo essere percepiti come aggressivi, escludenti e denigratori. Anzi, meglio non chiamarli affatto perché prima si vuole normalizzare il concetto di omosessualità, ma contestualmente ci si lamenta se questa diventa un segno distintivo. (cap. IX, p. 259)
*Per quanto esecrabile, l'[[odio]] è un sentimento, un'emozione che non può essere represso nell'aula di un tribunale. Se questa è l'era dei diritti allora, come lo fece [[Oriana Fallaci]], rivendico a gran voce anche il diritto all'odio e al disprezzo e a poterli manifestare liberamente nei toni e nelle maniere dovute. (cap. IX, p. 281)
===[[Explicit]]===
Ultimo grazie a tutti quelli che prenderanno spunto da questi mei bislacchi pensieri e si cimenteranno insieme nel titanico sforzo di raddrizzarlo, questo mondo sottosopra, fissandolo bene con zeppe, tiranti e picchetti affinché sia molto più tenace e resistente a contrastare i continui tentativi delle minoranze che lo preferiscono a testa in giù.
==Citazioni su Roberto Vannacci==
*Quando leggi quelle robe lì {{NDR|il libro ''Il mondo al contrario''}}, pensi: va be', sciogliamo l'esercito, sciogliamo le istituzioni e facciamo un grandissimo bar: il bar Italia, no? Il bar del mondo per il diritto e non per il rovescio. Dove puoi dare dell'invertito a un omosessuale, dove puoi dare della fattucchiera a una femminista, dove puoi dare del negro a un nero, dove puoi dire a un ebreo «Sì, ho capito la Shoah, però adesso non esagerare». Quel bar lì non sarebbe mai vuoto in Italia, eh! Basta andar nei bar. E qui bisogna andare diritti e quindi dopo 'sta cosa a me mi resta una domanda, una domanda sincera che vorrei fare: «Scusa ma, se in quel bar lì è possibile dare dell'anormale a un omosessuale, è possibile anche dare del coglione a un generale?» ([[Pier Luigi Bersani]])
*Vannacci dice che la minaccia russa è un feticcio.<br>Possibile che un Generale che nella sua lunga carriera ha avuto ruoli di comando e anche esperienza di intelligence, oltre che di addetto militare presso l'ambasciata Italiana a Mosca, non abbia letto le relazioni dei nostri Servizi di Sicurezza e non sappia che l'Italia è, tra i Paesi UE, il principale bersaglio delle azioni di guerra ibrida messe in atto dalla Russia di Putin?<br>Altro che feticcio: io dico che Vannacci è l'ennesimo fantoccio di Putin in Italia, pronto a svendere Kiev in nome di una pace che vorrebbe dire la resa dell'Ucraina. ([[Riccardo Magi]])
*Vannacci parla solo di immigrazione e lo fa anche male. In uno dei nostri ultimi confronti tv, a metà gennaio, è stato evidente che non ne capisce nulla. È un megafono delle vostre paure, senza mai dirvi come risolverle. Non ne avete abbastanza di gente così? ([[Carlo Calenda]])
==Note==
<references/>
==Bibliografia==
*Roberto Vannacci, ''Il mondo al contrario'', auto-pubblicato, 2023.
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
===Opere===
{{Pedia|Il mondo al contrario||(2023)}}
{{DEFAULTSORT:Vannacci, Roberto}}
[[Categoria:Generali italiani]]
[[Categoria:Politici italiani]]
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[[File:Roberto Vannacci 2025 (cropped).jpg|thumb|Vannacci nel 2025]]
'''Roberto Vannacci''' (1968 - vivente), politico e generale italiano.
==Citazioni di Roberto Vannacci==
{{cronologico}}
*Prima definizione di statista è uomo di Stato, quindi [[Mussolini]] è uno statista. Lo dice l'enciclopedia Treccani.<ref>Citato in ''[https://www.adnkronos.com/politica/vannacci-statista-e-un-uomo-di-stato-quindi-mussolini-lo-e_6LNk8d0ulhgMbwEH5RsOfv Vannacci: "Statista è un uomo di Stato, quindi Mussolini lo è"]'', ''adnkronos.it'', 29 aprile 2024.</ref>
*{{NDR|Su [[Paola Egonu]]}} Non ho mai avuto dubbi sulla sua cittadinanza italiana e sono personalmente e convintamente fiero che lei rappresenti il nostro tricolore con la sua eccellenza sportiva ma questo non può celare visivamente la sua origine di cui, sono convinto, lei stessa vada fiera.<ref>Citato in ''[https://www.ilfattoquotidiano.it/2024/05/13/le-strane-scuse-di-vannacci-a-paola-egonu-e-italianissima-ma-questo-non-puo-nascondere-visivamente-le-sue-origini/7546683/ Le scuse di Vannacci a Paola Egonu]'', ''ilfattoquotidiano.it'', 13 maggio 2024.</ref>
*Se vedo un omosessuale, non sono come Dracula col crocifisso.<ref>Citato in ''[https://m.youtube.com/watch?si=SQDI7TEbE0EPPWFX&v=pak0vUVXhPY&feature=youtu.be Agenzia Vista]''.</ref>
*Quella che critico è l'ostentazione esibizionista di questo gusto, che spesso tende a prevaricare quello che invece è il buonsenso della maggioranza. Il gay Pride? Se vogliono fare una sfilata per Roma o per Torino, la facciano. Ci sarebbe da chiedersi perché si vogliono mettere in mostra. Il gay Pride dice di rivendicare dei diritti, ma anche su questo bisognerebbe discutere. I diritti non sono differenziati, i diritti sono per tutti. Non esistono i diritti per i gay, i diritti per gli eterosessuali, i diritti per i biondi, per i mori, per quelli con gli occhi azzurri: esistono i diritti per le persone. È un esibizionismo.<ref>Citato in ''[https://www.ansa.it/amp/sito/notizie/politica/2024/06/16/vannacci-critica-lostentazione-esibizionista-del-gay-pride_d91df162-74ed-4940-bc83-d435917116b1.html Vannacci critica l'ostentazione esibizionista del gay Pride]'', ''ansa.it'', 16 giugno 2024.</ref>
*Putin ha [[Morte di Aleksej Naval'nyj|ucciso Navalny]]? Chi lo dice? Quando me lo dimostreranno con prove oggettive ci crederò.<ref>Citato in ''[https://www.repubblica.it/politica/2026/02/04/news/roberto_vannacci_chi_e_generale_partito_futuro_nazionale-425137176/ Nostalgico e filo-Putin, la beffa dell'ex parà Vannacci che sogna D'Annunzio]'', ''repubblica.it'', 4 febbraio 2026.</ref>
*Putin negli ultimi vent'anni, governando la Russia, ha portato a un'esplosione di benessere, di ricchezza nella sua nazione. Gode del supporto popolare, cosa che Zelensky sembrerebbe perdere giorno dopo giorno. E quindi se dovessi paragonare l'attività politica dei due uomini, preferisco una persona come Putin. [...] Zelensky nella sua vita precedente ha fatto il comico, è solo da poco che fa il politico, e devo dire che non lo fa con grande successo: ha perso totalmente la sovranità sullo Stato che rappresenta.<ref>Citato in ''[https://lespresso.it/c/politica/2025/9/10/vannacci-zelensky-putin-preferenza-intervista-maria-rosaria-boccia-zaia/56812 Vannacci: "Zelensky o Putin? Preferisco il presidente russo, ha portato un'esplosione di benessere"]'', ''lespresso.it'', 10 settembre 2025.</ref>
*{{NDR|[[Ultime parole famose]]}} Io oggi sono qua, chi l'avrebbe detto due mesi fa, tre mesi fa. Non li sentite questi signori? "Tanto Vannacci se ne va, Vannacci prende il taxi, Vannacci usa la Lega come se fosse un pullmino". No signori, sono qua, io ancora ci credo nella parola data e nell'onore. Ancora ci credo. E andremo avanti tutti insieme, e non ci fermeranno.<ref>Dal discorso pronunciato al raduno della Lega a Pontida, 6 ottobre 2024; citato in Luca Pons, ''[https://www.fanpage.it/politica/quando-vannacci-assicurava-resto-nella-lega-ho-dato-la-mia-parola-donore/ Quando Vannacci assicurava: "Resto nella Lega, ho dato la mia parola d'onore"]'', ''fanpage.it'', 4 febbraio 2026.</ref>
*A noi italiani la rimozione dei dittatori non ha mai portato bene. {{NDR|«Anche i dittatori italiani?»}} Mi riferisco agli ultimi 50 anni e comunque {{NDR|quelli italiani}} non li abbiamo deposti noi.<ref>Citato in ''[https://www.repubblica.it/politica/2026/03/05/news/vannacci_contro_governo_sicurezza-425200629/ Vannacci a Roma sfida la destra sulla sicurezza]'', ''repubblica.it'', 5 marzo 2026.</ref>
*Ci sono istanze di parità vere. Uomini e donne sono uguali, non c'è bisogno di proteggere alcuno nei confronti degli altri e quindi devono essere tutti soggetti alle stesse regole: non esiste il [[femminicidio]]. Un reato non è più o meno grave in base al sesso, al colore della pelle o alla religione di chi lo commette o di chi lo subisce: questa è la vera parità. [...] Così come c'è la violenza sulle donne c'è quella sugli anziani e non c'è un anzianicidio. Sono contrario al femminicidio, è un omicidio come tutti gli altri. Non c'è bisogno di una fattispecie specifica.<ref>Citato in ''[https://www.repubblica.it/politica/2026/06/14/video/vannacci_il_femminicidio_non_esiste_volete_riportarlo_come_lho_detta_io_o_dobbiamo_discuterne-425410350/ Vannacci: "Il femminicidio non esiste. Volete riportarlo come l'ho detta io o dobbiamo discuterne?"]'', ''repubblica.it'', 14 giugno 2026.</ref>
{{Int|''[https://www.ilmessaggero.it/persone/vannacci_sospeso_navalny_morte_candidatura_lega_cosa_ha_detto-7964084.html?refresh_ce Roberto Vannacci: «La candidatura? Non ho deciso. Navalny? Non so di cosa sia morto, Mosca meglio di tante capitali europee»]''|Citato in ''ilmessaggero.it'', 29 febbraio 2024.}}
*{{NDR|Su [[Mosca (Russia)|Mosca]]}} Che bella, in tanti la descrivono grigia, ho trovato invece una città luminosa, moderna, digitale, spesso più avanzata di tante capitali europee.
*Non mi sono mai espresso sulla forma di governo {{NDR|della [[Russia sotto Vladimir Putin]]}} [...]. Non è come noi siamo abituati a intenderlo, non ha procedure altrettanto democratiche. Ma non sono io a dirlo, basta guardare gli indicatori Onu per valutare i paesi democratici [...]. Ci sono aspetti positivi e altri negativi, ma questo non fa di me un putinista.
*{{NDR|Sulla [[morte di Aleksej Naval'nyj]]}} Non ho informazioni per sapere di cosa sia morto, perché sia morto e per quali motivazioni. Sono un cittadino come voi, leggo i giornali.
*Non sono razzista. Io ammiro [[Paola Egonu]], sono orgoglioso dei suoi successi sportivi, ma non venite a dirmi che i suoi caratteri somatici rispecchiano l'italianità.
{{Int|''[https://www.orizzontescuola.it/roberto-vannacci-e-carla-bruni-e-stata-mia-compagna-di-scuola-fino-alle-medie-il-mio-periodo-in-classe-e-stato-eccitante-con-figli-di-manager-facoltosi-imprenditori-e-diplomatici/ Roberto Vannacci e Carla Bruni: "È stata mia compagna di scuola fino alle medie. Il mio periodo in classe è stato eccitante con figli di manager facoltosi e diplomatici"]''|Da ''Il coraggio vince. Vita e valori di un generale incursore'', Piemme, 2024; citato in ''orizzontescuola.it'', 14 marzo 2024.}}
*{{NDR|Alle scuole elementari e medie}} C'era chi aveva passato tanti anni in Africa, chi in Marocco, chi in Sudamerica; nelle loro case si respiravano profumi sempre diversi e stimolanti. È proprio allora che ho cominciato a pensare alle differenze di lingua e cultura come a territori nuovi da esplorare.
*La qualità è il racconto delle differenze.
*[[Carla Bruni]] è stata mia compagna di scuola dalle elementari fino alle medie. Il padre era un importante industriale nel settore degli pneumatici, legato al gruppo Pirelli. {{NDR|Era una bambina}} intelligente, vivace e con una grande passione per la musica.
{{Int|''[https://www.avvenire.it/attualita/pagine/vannacci-classi-separate-per-i-disabili-presa-di-distanza-bipartisan Vannacci vuole classi separate per i disabili. Critiche da tutti]''|Citato in Alessia Guerrieri, ''avvenire.it'', 27 aprile 2024.}}
*Credo che delle [[Classi differenziali|classi con caratteristiche separate]] aiuterebbero i ragazzi con grandi potenzialità a esprimersi al massimo, e anche quelli con più difficoltà verrebbero aiutati in modo peculiare. Non è discriminatorio. Per gli studenti con delle problematiche mi affido agli specialisti. Non sono specializzato in disabilità.
*[...] non vedo perché sia necessario dotarsi della patente di antifascista per esprimere le proprie opinioni. Rivendico anche la considerazione su Mussolini, che è uno statista come lo sono stati anche Cavour, Stalin e tutti gli uomini che hanno occupato posizioni di Stato: è la prima definizione di statista sul dizionario.
*{{NDR|Sull'[[aborto]]}} [...] un'infelice necessità alla quale le donne sono costrette a ricorrere. Non credo che sia un diritto.
{{Int|''[https://www.repubblica.it/politica/2024/07/12/news/vannacci_intervista_patrioti_rn_orban-423391477/ Vannacci: “I Patrioti mi hanno votato, Rn non può porre veti. Orbán? Lo vedrò”]''|Intervista di Lorenzo De Cicco, ''repubblica.it'', 12 luglio 2024.}}
*L'Europa di von der Leyen ci ha ridotti nella situazione in cui siamo: meno sicurezza, più immigrazione incontrollata, due guerre alle porte dell'Europa, più criminalità, meno sviluppo, direttive liberticide in nome del Green deal che significa solo tasse per i cittadini. E guai a dire Buon Natale. Perché dovremmo votarla? Noi vogliamo una Europa dei popoli e delle nazioni sovrane, non l'Europa della von der Leyen che è delle banche.
*Io sono un combattente e se si tratta di pugnare per un futuro migliore basato su più sicurezza, più tradizioni, più identità, più ricchezza e più sovranità ci sono.
*Siamo scesi a patti con Stalin, perché non potremmo farlo con Putin? Anche perché le conseguenze negative di questo conflitto le paga soprattutto l'Europa. Una nuova Yalta potrebbe concederci altri 50 anni di pace.
*La Nato non ha un reale ruolo nel conflitto russo-ucraino al di là dell'abbaiare di Stoltenberg. L'unica attività Nato è stato il rinforzo della frontiera orientale, all'interno dei confini dei paesi membri.
==''Il mondo al contrario''==
[[File:Roberto Vannacci, 12.11.24 (cropped1).jpg|thumb|Roberto Vannacci nel 2024]]
===[[Incipit]]===
Il titolo la dice lunga sul tenore e sui contenuti di questo libro. "''Il Mondo al contrario''" vuole infatti provocatoriamente rappresentare lo stato d'animo di tutti quelli che, come me, percepiscono negli accadimenti di tutti i giorni una dissonante e fastidiosa tendenza generale che si discosta ampiamente da quello che percepiamo come sentire comune, come logica e razionalità. "''Cosa c'è di strano? Capita a tutti, e spesso”'''" – direte voi. Ma la circostanza anomala è rappresentata dal fatto che questo sgradevole sentimento di inadeguatezza non si limita al verificarsi di eventi specifici e circoscritti della nostra vita, a fatti risonanti per quanto limitati, ma pervade la nostra esistenza sino a farci sentire fuori posto, fuori luogo ed anche fuori tempo. Alieni che vagheggiano nel presente avendo l'impressione di non poterne modificare la quotidianità e che vivono in un ambiente governato da abitudini, leggi e principi ben diversi da quelli a cui eravamo abituati.
===Citazioni===
*Un vero e proprio assalto alla normalità che, in nome delle minoranze che non vi si inquadrano, dev'essere distrutta, abolita, squalificata facendo in modo che il marginale prevalga sulla norma generale e sul consueto. (''Introduzione'', p. IX)
*La cosiddetta "[[politicamente corretto|correttezza politica]]" penetra ogni ambito e ogni situazione. In nome della più estesa inclusività dobbiamo rifuggire qualsiasi atteggiamento che possa creare uno "svantaggio percepito" nei confronti di determinate categorie di persone, spesso in acuta minoranza all'interno della collettività, pena l'essere apostrofati quali istigatori dell'odio, razzisti, omofobi conservatori e, pertanto, pericolosi asociali. (cap. I, pp. 3-4)
*Fu nel 1975, quando con tutta la famiglia ci trasferimmo a Parigi che, per la prima volta, cominciai a venire a contatto quotidianamente con [[nero (antropologia)|persone di colore]]. Mi ricordo nitidamente quanto suscitassero la mia curiosità tanto che, nel metrò, fingevo di perdere l'equilibrio per poggiare accidentalmente la mia mano sopra la loro, mentre si reggevano al tientibene dei vagoni, per capire se la loro pelle fosse al tatto più o meno dura e rugosa della nostra. Li guardavo continuamente, con quella scarsa discrezione che caratterizza l'atteggiamento di molti bambini curiosi, e mi colpiva sia la tonalità molto più chiara del palmo delle loro mani sia il netto contrasto che si percepisce nei loro occhi dove la sclera – la parte bianca del bulbo oculare – si staglia con i colori estremamente scuri delle loro pupille. Bastarono poche settimane e la vista dei neri smise di incuriosirmi. Non era poi così raro, infatti, trovarsi a giocare in gruppi di marmocchi, che includevano anche qualche bambino di colore, con i quali ci rotolavamo e arruffavamo insieme in qualche parco della capitale. (cap. IV, p. 89)
*Se l'esempio non dovesse bastare, perché troppo specifico e circoscritto, sarebbe sufficiente fare un giro in [[India]], il paese più popoloso al mondo e tra i più multietnici sulla faccia della terra. Il miliardo e quattrocentomila anime che vi vivono non sono solo nettamente separate in base al censo nelle note “caste” ma in tutta l'estesa penisola vige una rigida segregazione etnica, religiosa e di costume. Scontri sanguinosi tra induisti e mussulmani e sane scazzottate tra vegetariani e onnivori sono all'ordine del giorno e si trasformano, purtroppo spesso, in cruente tragedie. (cap. IV, p. 91)
*Anche se abbiamo seconde generazioni di Italiani dagli occhi a mandorla, il riso alla cantonese e gli involtini primavera non fanno parte della cucina e della tradizione nazionale; anche se [[Paola Egonu]] è italiana di cittadinanza, è evidente che i suoi tratti somatici non rappresentano l'italianità che si può invece scorgere in tutti gli affreschi, i quadri e le statue che dagli etruschi sono giunti ai giorni nostri; anche se vi sono portatori di passaporto italiano che pregano nelle moschee, ciò non cancella 2000 anni di cristianità. (cap. IV, pp. 110-111)
*La società cambia, e così la cultura, ma ogni popolazione ha il sacrosanto diritto, ed anche il dovere, di proteggere le proprie origini e le proprie tradizioni da derive e da tangenti che le snaturerebbero. (cap. IV, p. 111)
*L'esistenza e la formazione di società multiculturali e multietniche è riconducibile a condizioni di necessità e non a fenomeni spontanei ed autonomi. Generalmente, le società in cui convivono più etnie e culture sono più problematiche di società monoculturali e monoetniche. La convivenza di più civiltà è tanto più pacifica quanto più vi è il dominio di una civiltà sulle altre oppure tanto più esiste una forte organizzazione statuale che fa rispettare rigorosamente a tutte le civiltà che coabitano un solo, univoco e irremovibile codice di condotta. La coabitazione di più etnie e culture non è il [[multiculturalismo]] che invece si sostanzia in una ideologia che mette sullo spesso piano qualsiasi forma culturale e che presuppone che gruppi d'individui che fanno riferimento a culture diverse debbano essere assoggettati, all'interno della stessa collettività, a regole diverse. (cap. IV, p. 127)
*La proporzionalità della difesa, quindi, dev'essere commisurata con la minaccia percepita dall'aggredito e non con il valore dell'oggetto che poteva essere ingiustamente sottratto. Cosa ne so che il malvivente che aspira al mio portafogli non è pronto ad ammazzarmi anche a mani nude per ottenerlo? Cosa ne so se, anche disarmato, non possa usare oggetti contundenti per mettere in pericolo la mia vita? Cosa ne so se in tasca non abbia un martello o un cacciavite da usare prontamente? E se pianto la matita che ho nel taschino nella giugulare del ceffo che mi aggredisce – ammazzandolo – perché dovrei rischiare di essere condannato per eccesso colposo di [[legittima difesa]] visto che il povero malcapitato tentava solo di rubarmi l'orologio da polso? Perché devo provare che in quel repentino, concitato e adrenalinico nanosecondo a disposizione per decidere cosa fare non ho potuto valutare un'alternativa meno violenta che preservasse il povero assalitore? (cap. V, p. 156)
*Cari [[omosessualità|omosessuali]], normali non lo siete, fatevene una ragione! Non solo ve lo dimostra la Natura, che a tutti gli esseri sani "normali" concede di riprodursi, ma lo dimostra la società: rappresentate una ristrettissima minoranza del mondo. Quando vi sposate ostentando la vostra anormalità la gente si stupisce, confermando proprio che i canoni di ciò che è considerato usuale e consuetudinario voi li superate. (cap. IX, p. 243)
*Dobbiamo ricorrere ad un idioma straniero e chiamarli gay perché i vocaboli esistenti sino a pochi anni fa nei dizionari, che sfogliavamo girandone le sottili pagine con la punta dell'indice inumidita, sono tutti considerati inappropriati, se non addirittura volgari ed offensivi. Pederasta, invertito, sodomita, finocchio, frocio, ricchione, buliccio, femminiello, bardassa, caghineri, cupio, buggerone, checca, omofilo, uranista, culattone sono ormai termini da tribunale, da ''hate speech'', da incitazione all'odio e alla discriminazione e classificati dalla popolarissima enciclopedia multimediale Wikipedia come "lessico dell'omofobia". Non ci resta che chiamarli gay importando un'altra parola straniera nel nostro lessico italiano, ma facendo attenzione al tono della voce e all'espressione del volto mentre pronunciamo il tri-letterale neologismo perché potremmo essere percepiti come aggressivi, escludenti e denigratori. Anzi, meglio non chiamarli affatto perché prima si vuole normalizzare il concetto di omosessualità, ma contestualmente ci si lamenta se questa diventa un segno distintivo. (cap. IX, p. 259)
*Per quanto esecrabile, l'[[odio]] è un sentimento, un'emozione che non può essere represso nell'aula di un tribunale. Se questa è l'era dei diritti allora, come lo fece [[Oriana Fallaci]], rivendico a gran voce anche il diritto all'odio e al disprezzo e a poterli manifestare liberamente nei toni e nelle maniere dovute. (cap. IX, p. 281)
===[[Explicit]]===
Ultimo grazie a tutti quelli che prenderanno spunto da questi mei bislacchi pensieri e si cimenteranno insieme nel titanico sforzo di raddrizzarlo, questo mondo sottosopra, fissandolo bene con zeppe, tiranti e picchetti affinché sia molto più tenace e resistente a contrastare i continui tentativi delle minoranze che lo preferiscono a testa in giù.
==Citazioni su Roberto Vannacci==
*Quando leggi quelle robe lì {{NDR|il libro ''Il mondo al contrario''}}, pensi: va be', sciogliamo l'esercito, sciogliamo le istituzioni e facciamo un grandissimo bar: il bar Italia, no? Il bar del mondo per il diritto e non per il rovescio. Dove puoi dare dell'invertito a un omosessuale, dove puoi dare della fattucchiera a una femminista, dove puoi dare del negro a un nero, dove puoi dire a un ebreo «Sì, ho capito la Shoah, però adesso non esagerare». Quel bar lì non sarebbe mai vuoto in Italia, eh! Basta andar nei bar. E qui bisogna andare diritti e quindi dopo 'sta cosa a me mi resta una domanda, una domanda sincera che vorrei fare: «Scusa ma, se in quel bar lì è possibile dare dell'anormale a un omosessuale, è possibile anche dare del coglione a un generale?» ([[Pier Luigi Bersani]])
*Vannacci dice che la minaccia russa è un feticcio.<br>Possibile che un Generale che nella sua lunga carriera ha avuto ruoli di comando e anche esperienza di intelligence, oltre che di addetto militare presso l'ambasciata Italiana a Mosca, non abbia letto le relazioni dei nostri Servizi di Sicurezza e non sappia che l'Italia è, tra i Paesi UE, il principale bersaglio delle azioni di guerra ibrida messe in atto dalla Russia di Putin?<br>Altro che feticcio: io dico che Vannacci è l'ennesimo fantoccio di Putin in Italia, pronto a svendere Kiev in nome di una pace che vorrebbe dire la resa dell'Ucraina. ([[Riccardo Magi]])
*Vannacci parla solo di immigrazione e lo fa anche male. In uno dei nostri ultimi confronti tv, a metà gennaio, è stato evidente che non ne capisce nulla. È un megafono delle vostre paure, senza mai dirvi come risolverle. Non ne avete abbastanza di gente così? ([[Carlo Calenda]])
==Note==
<references/>
==Bibliografia==
*Roberto Vannacci, ''Il mondo al contrario'', auto-pubblicato, 2023.
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
===Opere===
{{Pedia|Il mondo al contrario||(2023)}}
{{DEFAULTSORT:Vannacci, Roberto}}
[[Categoria:Generali italiani]]
[[Categoria:Politici italiani]]
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wikitext
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[[File:Roberto Vannacci 2025 (cropped).jpg|thumb|Vannacci nel 2025]]
'''Roberto Vannacci''' (1968 – vivente), politico e generale italiano.
==Citazioni di Roberto Vannacci==
{{cronologico}}
*Prima definizione di statista è uomo di Stato, quindi [[Mussolini]] è uno statista. Lo dice l'enciclopedia Treccani.<ref>Citato in ''[https://www.adnkronos.com/politica/vannacci-statista-e-un-uomo-di-stato-quindi-mussolini-lo-e_6LNk8d0ulhgMbwEH5RsOfv Vannacci: "Statista è un uomo di Stato, quindi Mussolini lo è"]'', ''adnkronos.it'', 29 aprile 2024.</ref>
*{{NDR|Su [[Paola Egonu]]}} Non ho mai avuto dubbi sulla sua cittadinanza italiana e sono personalmente e convintamente fiero che lei rappresenti il nostro tricolore con la sua eccellenza sportiva ma questo non può celare visivamente la sua origine di cui, sono convinto, lei stessa vada fiera.<ref>Citato in ''[https://www.ilfattoquotidiano.it/2024/05/13/le-strane-scuse-di-vannacci-a-paola-egonu-e-italianissima-ma-questo-non-puo-nascondere-visivamente-le-sue-origini/7546683/ Le scuse di Vannacci a Paola Egonu]'', ''ilfattoquotidiano.it'', 13 maggio 2024.</ref>
*Se vedo un omosessuale, non sono come Dracula col crocifisso.<ref>Citato in ''[https://m.youtube.com/watch?si=SQDI7TEbE0EPPWFX&v=pak0vUVXhPY&feature=youtu.be Agenzia Vista]''.</ref>
*Quella che critico è l'ostentazione esibizionista di questo gusto, che spesso tende a prevaricare quello che invece è il buonsenso della maggioranza. Il gay Pride? Se vogliono fare una sfilata per Roma o per Torino, la facciano. Ci sarebbe da chiedersi perché si vogliono mettere in mostra. Il gay Pride dice di rivendicare dei diritti, ma anche su questo bisognerebbe discutere. I diritti non sono differenziati, i diritti sono per tutti. Non esistono i diritti per i gay, i diritti per gli eterosessuali, i diritti per i biondi, per i mori, per quelli con gli occhi azzurri: esistono i diritti per le persone. È un esibizionismo.<ref>Citato in ''[https://www.ansa.it/amp/sito/notizie/politica/2024/06/16/vannacci-critica-lostentazione-esibizionista-del-gay-pride_d91df162-74ed-4940-bc83-d435917116b1.html Vannacci critica l'ostentazione esibizionista del gay Pride]'', ''ansa.it'', 16 giugno 2024.</ref>
*Putin ha [[Morte di Aleksej Naval'nyj|ucciso Navalny]]? Chi lo dice? Quando me lo dimostreranno con prove oggettive ci crederò.<ref>Citato in ''[https://www.repubblica.it/politica/2026/02/04/news/roberto_vannacci_chi_e_generale_partito_futuro_nazionale-425137176/ Nostalgico e filo-Putin, la beffa dell'ex parà Vannacci che sogna D'Annunzio]'', ''repubblica.it'', 4 febbraio 2026.</ref>
*Putin negli ultimi vent'anni, governando la Russia, ha portato a un'esplosione di benessere, di ricchezza nella sua nazione. Gode del supporto popolare, cosa che Zelensky sembrerebbe perdere giorno dopo giorno. E quindi se dovessi paragonare l'attività politica dei due uomini, preferisco una persona come Putin. [...] Zelensky nella sua vita precedente ha fatto il comico, è solo da poco che fa il politico, e devo dire che non lo fa con grande successo: ha perso totalmente la sovranità sullo Stato che rappresenta.<ref>Citato in ''[https://lespresso.it/c/politica/2025/9/10/vannacci-zelensky-putin-preferenza-intervista-maria-rosaria-boccia-zaia/56812 Vannacci: "Zelensky o Putin? Preferisco il presidente russo, ha portato un'esplosione di benessere"]'', ''lespresso.it'', 10 settembre 2025.</ref>
*{{NDR|[[Ultime parole famose]]}} Io oggi sono qua, chi l'avrebbe detto due mesi fa, tre mesi fa. Non li sentite questi signori? "Tanto Vannacci se ne va, Vannacci prende il taxi, Vannacci usa la Lega come se fosse un pullmino". No signori, sono qua, io ancora ci credo nella parola data e nell'onore. Ancora ci credo. E andremo avanti tutti insieme, e non ci fermeranno.<ref>Dal discorso pronunciato al raduno della Lega a Pontida, 6 ottobre 2024; citato in Luca Pons, ''[https://www.fanpage.it/politica/quando-vannacci-assicurava-resto-nella-lega-ho-dato-la-mia-parola-donore/ Quando Vannacci assicurava: "Resto nella Lega, ho dato la mia parola d'onore"]'', ''fanpage.it'', 4 febbraio 2026.</ref>
*A noi italiani la rimozione dei dittatori non ha mai portato bene. {{NDR|«Anche i dittatori italiani?»}} Mi riferisco agli ultimi 50 anni e comunque {{NDR|quelli italiani}} non li abbiamo deposti noi.<ref>Citato in ''[https://www.repubblica.it/politica/2026/03/05/news/vannacci_contro_governo_sicurezza-425200629/ Vannacci a Roma sfida la destra sulla sicurezza]'', ''repubblica.it'', 5 marzo 2026.</ref>
*Ci sono istanze di parità vere. Uomini e donne sono uguali, non c'è bisogno di proteggere alcuno nei confronti degli altri e quindi devono essere tutti soggetti alle stesse regole: non esiste il [[femminicidio]]. Un reato non è più o meno grave in base al sesso, al colore della pelle o alla religione di chi lo commette o di chi lo subisce: questa è la vera parità. [...] Così come c'è la violenza sulle donne c'è quella sugli anziani e non c'è un anzianicidio. Sono contrario al femminicidio, è un omicidio come tutti gli altri. Non c'è bisogno di una fattispecie specifica.<ref>Citato in ''[https://www.repubblica.it/politica/2026/06/14/video/vannacci_il_femminicidio_non_esiste_volete_riportarlo_come_lho_detta_io_o_dobbiamo_discuterne-425410350/ Vannacci: "Il femminicidio non esiste. Volete riportarlo come l'ho detta io o dobbiamo discuterne?"]'', ''repubblica.it'', 14 giugno 2026.</ref>
{{Int|''[https://www.ilmessaggero.it/persone/vannacci_sospeso_navalny_morte_candidatura_lega_cosa_ha_detto-7964084.html?refresh_ce Roberto Vannacci: «La candidatura? Non ho deciso. Navalny? Non so di cosa sia morto, Mosca meglio di tante capitali europee»]''|Citato in ''ilmessaggero.it'', 29 febbraio 2024.}}
*{{NDR|Su [[Mosca (Russia)|Mosca]]}} Che bella, in tanti la descrivono grigia, ho trovato invece una città luminosa, moderna, digitale, spesso più avanzata di tante capitali europee.
*Non mi sono mai espresso sulla forma di governo {{NDR|della [[Russia sotto Vladimir Putin]]}} [...]. Non è come noi siamo abituati a intenderlo, non ha procedure altrettanto democratiche. Ma non sono io a dirlo, basta guardare gli indicatori Onu per valutare i paesi democratici [...]. Ci sono aspetti positivi e altri negativi, ma questo non fa di me un putinista.
*{{NDR|Sulla [[morte di Aleksej Naval'nyj]]}} Non ho informazioni per sapere di cosa sia morto, perché sia morto e per quali motivazioni. Sono un cittadino come voi, leggo i giornali.
*Non sono razzista. Io ammiro [[Paola Egonu]], sono orgoglioso dei suoi successi sportivi, ma non venite a dirmi che i suoi caratteri somatici rispecchiano l'italianità.
{{Int|''[https://www.orizzontescuola.it/roberto-vannacci-e-carla-bruni-e-stata-mia-compagna-di-scuola-fino-alle-medie-il-mio-periodo-in-classe-e-stato-eccitante-con-figli-di-manager-facoltosi-imprenditori-e-diplomatici/ Roberto Vannacci e Carla Bruni: "È stata mia compagna di scuola fino alle medie. Il mio periodo in classe è stato eccitante con figli di manager facoltosi e diplomatici"]''|Da ''Il coraggio vince. Vita e valori di un generale incursore'', Piemme, 2024; citato in ''orizzontescuola.it'', 14 marzo 2024.}}
*{{NDR|Alle scuole elementari e medie}} C'era chi aveva passato tanti anni in Africa, chi in Marocco, chi in Sudamerica; nelle loro case si respiravano profumi sempre diversi e stimolanti. È proprio allora che ho cominciato a pensare alle differenze di lingua e cultura come a territori nuovi da esplorare.
*La qualità è il racconto delle differenze.
*[[Carla Bruni]] è stata mia compagna di scuola dalle elementari fino alle medie. Il padre era un importante industriale nel settore degli pneumatici, legato al gruppo Pirelli. {{NDR|Era una bambina}} intelligente, vivace e con una grande passione per la musica.
{{Int|''[https://www.avvenire.it/attualita/pagine/vannacci-classi-separate-per-i-disabili-presa-di-distanza-bipartisan Vannacci vuole classi separate per i disabili. Critiche da tutti]''|Citato in Alessia Guerrieri, ''avvenire.it'', 27 aprile 2024.}}
*Credo che delle [[Classi differenziali|classi con caratteristiche separate]] aiuterebbero i ragazzi con grandi potenzialità a esprimersi al massimo, e anche quelli con più difficoltà verrebbero aiutati in modo peculiare. Non è discriminatorio. Per gli studenti con delle problematiche mi affido agli specialisti. Non sono specializzato in disabilità.
*[...] non vedo perché sia necessario dotarsi della patente di antifascista per esprimere le proprie opinioni. Rivendico anche la considerazione su Mussolini, che è uno statista come lo sono stati anche Cavour, Stalin e tutti gli uomini che hanno occupato posizioni di Stato: è la prima definizione di statista sul dizionario.
*{{NDR|Sull'[[aborto]]}} [...] un'infelice necessità alla quale le donne sono costrette a ricorrere. Non credo che sia un diritto.
{{Int|''[https://www.repubblica.it/politica/2024/07/12/news/vannacci_intervista_patrioti_rn_orban-423391477/ Vannacci: “I Patrioti mi hanno votato, Rn non può porre veti. Orbán? Lo vedrò”]''|Intervista di Lorenzo De Cicco, ''repubblica.it'', 12 luglio 2024.}}
*L'Europa di von der Leyen ci ha ridotti nella situazione in cui siamo: meno sicurezza, più immigrazione incontrollata, due guerre alle porte dell'Europa, più criminalità, meno sviluppo, direttive liberticide in nome del Green deal che significa solo tasse per i cittadini. E guai a dire Buon Natale. Perché dovremmo votarla? Noi vogliamo una Europa dei popoli e delle nazioni sovrane, non l'Europa della von der Leyen che è delle banche.
*Io sono un combattente e se si tratta di pugnare per un futuro migliore basato su più sicurezza, più tradizioni, più identità, più ricchezza e più sovranità ci sono.
*Siamo scesi a patti con Stalin, perché non potremmo farlo con Putin? Anche perché le conseguenze negative di questo conflitto le paga soprattutto l'Europa. Una nuova Yalta potrebbe concederci altri 50 anni di pace.
*La Nato non ha un reale ruolo nel conflitto russo-ucraino al di là dell'abbaiare di Stoltenberg. L'unica attività Nato è stato il rinforzo della frontiera orientale, all'interno dei confini dei paesi membri.
==''Il mondo al contrario''==
[[File:Roberto Vannacci, 12.11.24 (cropped1).jpg|thumb|Roberto Vannacci nel 2024]]
===[[Incipit]]===
Il titolo la dice lunga sul tenore e sui contenuti di questo libro. "''Il Mondo al contrario''" vuole infatti provocatoriamente rappresentare lo stato d'animo di tutti quelli che, come me, percepiscono negli accadimenti di tutti i giorni una dissonante e fastidiosa tendenza generale che si discosta ampiamente da quello che percepiamo come sentire comune, come logica e razionalità. "''Cosa c'è di strano? Capita a tutti, e spesso”'''" – direte voi. Ma la circostanza anomala è rappresentata dal fatto che questo sgradevole sentimento di inadeguatezza non si limita al verificarsi di eventi specifici e circoscritti della nostra vita, a fatti risonanti per quanto limitati, ma pervade la nostra esistenza sino a farci sentire fuori posto, fuori luogo ed anche fuori tempo. Alieni che vagheggiano nel presente avendo l'impressione di non poterne modificare la quotidianità e che vivono in un ambiente governato da abitudini, leggi e principi ben diversi da quelli a cui eravamo abituati.
===Citazioni===
*Un vero e proprio assalto alla normalità che, in nome delle minoranze che non vi si inquadrano, dev'essere distrutta, abolita, squalificata facendo in modo che il marginale prevalga sulla norma generale e sul consueto. (''Introduzione'', p. IX)
*La cosiddetta "[[politicamente corretto|correttezza politica]]" penetra ogni ambito e ogni situazione. In nome della più estesa inclusività dobbiamo rifuggire qualsiasi atteggiamento che possa creare uno "svantaggio percepito" nei confronti di determinate categorie di persone, spesso in acuta minoranza all'interno della collettività, pena l'essere apostrofati quali istigatori dell'odio, razzisti, omofobi conservatori e, pertanto, pericolosi asociali. (cap. I, pp. 3-4)
*Fu nel 1975, quando con tutta la famiglia ci trasferimmo a Parigi che, per la prima volta, cominciai a venire a contatto quotidianamente con [[nero (antropologia)|persone di colore]]. Mi ricordo nitidamente quanto suscitassero la mia curiosità tanto che, nel metrò, fingevo di perdere l'equilibrio per poggiare accidentalmente la mia mano sopra la loro, mentre si reggevano al tientibene dei vagoni, per capire se la loro pelle fosse al tatto più o meno dura e rugosa della nostra. Li guardavo continuamente, con quella scarsa discrezione che caratterizza l'atteggiamento di molti bambini curiosi, e mi colpiva sia la tonalità molto più chiara del palmo delle loro mani sia il netto contrasto che si percepisce nei loro occhi dove la sclera – la parte bianca del bulbo oculare – si staglia con i colori estremamente scuri delle loro pupille. Bastarono poche settimane e la vista dei neri smise di incuriosirmi. Non era poi così raro, infatti, trovarsi a giocare in gruppi di marmocchi, che includevano anche qualche bambino di colore, con i quali ci rotolavamo e arruffavamo insieme in qualche parco della capitale. (cap. IV, p. 89)
*Se l'esempio non dovesse bastare, perché troppo specifico e circoscritto, sarebbe sufficiente fare un giro in [[India]], il paese più popoloso al mondo e tra i più multietnici sulla faccia della terra. Il miliardo e quattrocentomila anime che vi vivono non sono solo nettamente separate in base al censo nelle note “caste” ma in tutta l'estesa penisola vige una rigida segregazione etnica, religiosa e di costume. Scontri sanguinosi tra induisti e mussulmani e sane scazzottate tra vegetariani e onnivori sono all'ordine del giorno e si trasformano, purtroppo spesso, in cruente tragedie. (cap. IV, p. 91)
*Anche se abbiamo seconde generazioni di Italiani dagli occhi a mandorla, il riso alla cantonese e gli involtini primavera non fanno parte della cucina e della tradizione nazionale; anche se [[Paola Egonu]] è italiana di cittadinanza, è evidente che i suoi tratti somatici non rappresentano l'italianità che si può invece scorgere in tutti gli affreschi, i quadri e le statue che dagli etruschi sono giunti ai giorni nostri; anche se vi sono portatori di passaporto italiano che pregano nelle moschee, ciò non cancella 2000 anni di cristianità. (cap. IV, pp. 110-111)
*La società cambia, e così la cultura, ma ogni popolazione ha il sacrosanto diritto, ed anche il dovere, di proteggere le proprie origini e le proprie tradizioni da derive e da tangenti che le snaturerebbero. (cap. IV, p. 111)
*L'esistenza e la formazione di società multiculturali e multietniche è riconducibile a condizioni di necessità e non a fenomeni spontanei ed autonomi. Generalmente, le società in cui convivono più etnie e culture sono più problematiche di società monoculturali e monoetniche. La convivenza di più civiltà è tanto più pacifica quanto più vi è il dominio di una civiltà sulle altre oppure tanto più esiste una forte organizzazione statuale che fa rispettare rigorosamente a tutte le civiltà che coabitano un solo, univoco e irremovibile codice di condotta. La coabitazione di più etnie e culture non è il [[multiculturalismo]] che invece si sostanzia in una ideologia che mette sullo spesso piano qualsiasi forma culturale e che presuppone che gruppi d'individui che fanno riferimento a culture diverse debbano essere assoggettati, all'interno della stessa collettività, a regole diverse. (cap. IV, p. 127)
*La proporzionalità della difesa, quindi, dev'essere commisurata con la minaccia percepita dall'aggredito e non con il valore dell'oggetto che poteva essere ingiustamente sottratto. Cosa ne so che il malvivente che aspira al mio portafogli non è pronto ad ammazzarmi anche a mani nude per ottenerlo? Cosa ne so se, anche disarmato, non possa usare oggetti contundenti per mettere in pericolo la mia vita? Cosa ne so se in tasca non abbia un martello o un cacciavite da usare prontamente? E se pianto la matita che ho nel taschino nella giugulare del ceffo che mi aggredisce – ammazzandolo – perché dovrei rischiare di essere condannato per eccesso colposo di [[legittima difesa]] visto che il povero malcapitato tentava solo di rubarmi l'orologio da polso? Perché devo provare che in quel repentino, concitato e adrenalinico nanosecondo a disposizione per decidere cosa fare non ho potuto valutare un'alternativa meno violenta che preservasse il povero assalitore? (cap. V, p. 156)
*Cari [[omosessualità|omosessuali]], normali non lo siete, fatevene una ragione! Non solo ve lo dimostra la Natura, che a tutti gli esseri sani "normali" concede di riprodursi, ma lo dimostra la società: rappresentate una ristrettissima minoranza del mondo. Quando vi sposate ostentando la vostra anormalità la gente si stupisce, confermando proprio che i canoni di ciò che è considerato usuale e consuetudinario voi li superate. (cap. IX, p. 243)
*Dobbiamo ricorrere ad un idioma straniero e chiamarli gay perché i vocaboli esistenti sino a pochi anni fa nei dizionari, che sfogliavamo girandone le sottili pagine con la punta dell'indice inumidita, sono tutti considerati inappropriati, se non addirittura volgari ed offensivi. Pederasta, invertito, sodomita, finocchio, frocio, ricchione, buliccio, femminiello, bardassa, caghineri, cupio, buggerone, checca, omofilo, uranista, culattone sono ormai termini da tribunale, da ''hate speech'', da incitazione all'odio e alla discriminazione e classificati dalla popolarissima enciclopedia multimediale Wikipedia come "lessico dell'omofobia". Non ci resta che chiamarli gay importando un'altra parola straniera nel nostro lessico italiano, ma facendo attenzione al tono della voce e all'espressione del volto mentre pronunciamo il tri-letterale neologismo perché potremmo essere percepiti come aggressivi, escludenti e denigratori. Anzi, meglio non chiamarli affatto perché prima si vuole normalizzare il concetto di omosessualità, ma contestualmente ci si lamenta se questa diventa un segno distintivo. (cap. IX, p. 259)
*Per quanto esecrabile, l'[[odio]] è un sentimento, un'emozione che non può essere represso nell'aula di un tribunale. Se questa è l'era dei diritti allora, come lo fece [[Oriana Fallaci]], rivendico a gran voce anche il diritto all'odio e al disprezzo e a poterli manifestare liberamente nei toni e nelle maniere dovute. (cap. IX, p. 281)
===[[Explicit]]===
Ultimo grazie a tutti quelli che prenderanno spunto da questi mei bislacchi pensieri e si cimenteranno insieme nel titanico sforzo di raddrizzarlo, questo mondo sottosopra, fissandolo bene con zeppe, tiranti e picchetti affinché sia molto più tenace e resistente a contrastare i continui tentativi delle minoranze che lo preferiscono a testa in giù.
==Citazioni su Roberto Vannacci==
*Quando leggi quelle robe lì {{NDR|il libro ''Il mondo al contrario''}}, pensi: va be', sciogliamo l'esercito, sciogliamo le istituzioni e facciamo un grandissimo bar: il bar Italia, no? Il bar del mondo per il diritto e non per il rovescio. Dove puoi dare dell'invertito a un omosessuale, dove puoi dare della fattucchiera a una femminista, dove puoi dare del negro a un nero, dove puoi dire a un ebreo «Sì, ho capito la Shoah, però adesso non esagerare». Quel bar lì non sarebbe mai vuoto in Italia, eh! Basta andar nei bar. E qui bisogna andare diritti e quindi dopo 'sta cosa a me mi resta una domanda, una domanda sincera che vorrei fare: «Scusa ma, se in quel bar lì è possibile dare dell'anormale a un omosessuale, è possibile anche dare del coglione a un generale?» ([[Pier Luigi Bersani]])
*Vannacci dice che la minaccia russa è un feticcio.<br>Possibile che un Generale che nella sua lunga carriera ha avuto ruoli di comando e anche esperienza di intelligence, oltre che di addetto militare presso l'ambasciata Italiana a Mosca, non abbia letto le relazioni dei nostri Servizi di Sicurezza e non sappia che l'Italia è, tra i Paesi UE, il principale bersaglio delle azioni di guerra ibrida messe in atto dalla Russia di Putin?<br>Altro che feticcio: io dico che Vannacci è l'ennesimo fantoccio di Putin in Italia, pronto a svendere Kiev in nome di una pace che vorrebbe dire la resa dell'Ucraina. ([[Riccardo Magi]])
*Vannacci parla solo di immigrazione e lo fa anche male. In uno dei nostri ultimi confronti tv, a metà gennaio, è stato evidente che non ne capisce nulla. È un megafono delle vostre paure, senza mai dirvi come risolverle. Non ne avete abbastanza di gente così? ([[Carlo Calenda]])
==Note==
<references/>
==Bibliografia==
*Roberto Vannacci, ''Il mondo al contrario'', auto-pubblicato, 2023.
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
===Opere===
{{Pedia|Il mondo al contrario||(2023)}}
{{DEFAULTSORT:Vannacci, Roberto}}
[[Categoria:Generali italiani]]
[[Categoria:Politici italiani]]
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Horacio Pagani
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'''Horacio Raul Pagani''' (1955 – vivente), imprenditore argentino con cittadinanza italiana.
==Citazioni di Horacio Pagani==
{{cronologico}}
*{{NDR|Sul [[lusso]]}} È un concetto legato al tempo e all'esperienza, e non necessariamente al denaro. Il lusso può anche essere svegliarsi la mattina e andare in bicicletta, perché prima non avevi tempo di farlo.<ref name="Todeschini">Da un'intervista all'evento "Ignition" per i 70 anni di ''Quattroruote''; citato in Claudio Todeschini, ''[https://www.quattroruote.it/news/eventi/2026/06/20/ignition_horacio_pagani.html Pagani e l'elettrica mai nata: "Mi piaceva, ma non interessava a nessuno"]'', ''quattroruote.it'', 22 giugno 2026.</ref>
*Le [[Pagani Automobili|Pagani]] sono costose e sostanzialmente inutili, l'ho detto tante volte: non sono ambulanze che servono a qualcosa. Ma se ci guardiamo intorno in casa nostra scopriamo di avere un sacco di cose inutili, senza per questo rinunciarvi.<ref name="Todeschini"/>
{{Int|''[https://motori.quotidiano.net/news/pagani-fangio-auto-sogno.htm Pagani «Io, il mio amico Fangio e le auto da sogno»]''|Intervista di [[Leo Turrini]], ''motori.quotidiano.net'', 8 gennaio 2020.}}
*{{NDR|Su [[Pagani Automobili]]}} Facciamo tutto in casa, come artigiani che si sentono artisti. Solo i motori vengono da Mercedes. Ma la mia è una storia italiana.
*Sono arrivato qui a 27 anni. Il grande Fangio [...] era il mio idolo e fu lui a suggerirmi che se volevo realizzare macchine spettacolari dovevo venire a Modena. Ho seguito il consiglio, non mi sono pentito. E ho un solo passaporto. {{NDR|«Italiano»}} Esatto. Io adoro questo Paese. Ne vedo i limiti, non sottovaluto i difetti. Ma preferisco valorizzare il bicchiere mezzo pieno.
*Sa cosa dovremmo combattere? La prevalenza del senso del dovuto sul senso del [[dovere]].
*[...] sulla materia si fa tanta confusione. Io posso immaginare tante piccole [[Auto elettrica|auto elettriche]] nei centri urbani, nelle grandi città. Serve un approccio graduale. [...] ci si dimentica come in buona parte venga prodotta l'elettricità: dal carbone e dal petrolio. Se tutti andassimo in giro con l'auto elettrica davvero diminuirebbe l'inquinamento?
*{{NDR|Su [[Elon Musk]]}} [...] lo ammiro molto, ma uno così può esistere solo in America, grazie ai capitali privati. In Italia sarebbe fallito dopo due giorni.
{{Int|''[https://www.formulapassion.it/interviste/horacio-pagani-25-anni-zonda-futuro-elettrico-opportunita Horacio Pagani, i 25 anni di Zonda e il futuro: "L'elettrico è un'opportunità]''|Intervista di Carlo Platella, ''formulapassion.it'', 12 aprile 2024.}}
*{{NDR|«Come ci si può distinguere nel [[Progettazione di automobili|mondo dell'auto e del design]] [...]?»}} Sicuramente allontanandosi dalla costa. Navigare sotto costa è facile, non è rischioso, ma quando vuoi scoprire delle cose nuove ti devi allontanare. Nel mio piccolo, il suggerimento che posso dare è cercare di fare qualcosa di originale, di unico, anche di sbagliato, ma provando a fare qualcosa che abbia una sua unicità. Tutto questo senza fare una banalità ovviamente. Bisogna studiare, disegnare, creare qualcosa e metterla in dubbio una, due tre o anche quattro volte. Occorre studiare la cultura dell'automobile, del design. {{NDR|«Bisogna coltivare la cultura del dubbio quindi...»}} Assolutamente. Noi {{NDR|in Pagani}} lo facciamo con tutti i progetti. Quando ne completiamo uno ed è pronto per andare in produzione, noi lo mettiamo interamente in dubbio. Ci dedichiamo un anno in più di lavoro [...] {{NDR|«Non si fa l'approvazione del progetto, ma la messa in dubbio...»}} Sì. Quando hai fatto due progetti, dopo aver analizzato bene quello più fresco ed essere ritornato al primo, solo allora puoi sentirti più tranquillo.
*{{NDR|«[...] ritiene che l'[[auto elettrica]] possa essere un'opportunità invece che un vincolo?»}} Certamente. Nella giusta misura, la macchina elettrica ha i suoi spazi. Non possiamo pretendere però che vada a sostituire l'auto a combustione così rapidamente, per mille motivi. Se parliamo della macchina sportiva, questa è sinonimo di leggerezza, ma quella elettrica purtroppo non lo è ancora, con queste batterie così pesanti. È un percorso però che bisogna portare avanti.
*{{NDR|«Si è mai chiesto quale aspetto emotivo si possa sfruttare con l'elettrico?»}} Forse il silenzio. Anche la bicicletta è silenziosa.
==Voci correlate==
*[[Pagani Automobili]]
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Pagani, Horacio}}
[[Categoria:Imprenditori argentini]]
[[Categoria:Imprenditori italiani]]
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Pagani Automobili
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{{voce tematica}}
[[File:Pagani - Flickr - exfordy.jpg|thumb|Logo]]
Citazioni su '''Pagani Automobili'''.
*Facciamo tutto in casa, come artigiani che si sentono artisti. Solo i motori vengono da Mercedes. Ma la mia è una storia italiana. ([[Horacio Pagani]])
*Le Pagani sono costose e sostanzialmente inutili, l'ho detto tante volte: non sono ambulanze che servono a qualcosa. Ma se ci guardiamo intorno in casa nostra scopriamo di avere un sacco di cose inutili, senza per questo rinunciarvi. ([[Horacio Pagani]])
==Voci correlate==
*[[Horacio Pagani]]
*[[Terra dei Motori]]
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{S}}
[[Categoria:Aziende italiane]]
[[Categoria:Case automobilistiche]]
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Dennis (cantante)
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[[File:Deddy - Funweek (Oct 2023).png|thumb|Dennis nel 2023]]
'''Dennis''', in precedenza noto come '''Deddy''', pseudonimo di '''Dennis Rizzi''' (2002 – vivente), cantautore italiano.
==Citazioni di Dennis==
{{cronologico}}
*I sogni non hanno limiti, quindi non voglio darli nemmeno io. Credo che non smetterò mai di sognare e di continuare a scrivere e studiare. È quello che voglio fare nella vita. Pensavo che la musica fosse il modo migliore per raggiungere più persone, volevano arrivare agli altri. Come persona, invece, mi affeziono tanto, sono un cucciolone.<ref>Dall'intervista di Mario Manca, ''[https://www.vanityfair.it/music/storie-music/2021/05/28/deddy-amici-20-importanza-di-essere-fragili-intervista-musica-gossip Deddy di Amici 20: "L'importanza di essere fragili"]'', ''vanityfair.it'', 28 maggio 2021.</ref>
*Ho capito in generale che bisogna essere soprattutto grati per le possibilità che si hanno, che tante volte uno pensa sia una cosa scontata e in realtà non lo è affatto. Però è facile cadere in pensieri sbagliati, il segreto sta nel cercare di essere più autocritici da questo punto di vista. Ho capito inoltre che non voglio più dare importanza a commenti che non mi insegnano niente, ma che rappresentano critiche puramente gratuite, talvolta cattive e che servono solamente a fare male. Ho deciso di non voler più dare un'importanza a quei commenti lì e, anzi, cercare anche di riderci sopra.<ref>Da ''[https://www.imusicfun.it/top-interviste/intervista-a-deddy-la-verita-vince-sempre-nella-vita-cosi-come-nelle-canzoni/ Intervista a Deddy: "La verità vince sempre, nella vita così come nelle canzoni"]'', ''imusicfun.it'', 13 ottobre 2023.</ref>
*Sono pieno di consapevolezza rispetto a prima. All'inizio ero un barbiere che provava a fare musica, ora sono un barbiere che scrive canzoni: la differenza è importante. Questa consapevolezza mi porta a essere un artista e un essere umano diverso. Il dialogo. È importante il contatto con le persone. Se perdi quello non sei più un artista. È stato fondamentale nel mio percorso.<ref>Dall'intervista ''[https://www.lattemiele.com/interviste/deddy-le-regole-del-fuoco/ Deddy: "Le regole del fuoco racconta il nuovo Dennis"]'', ''lattemiele.com'', 8 novembre 2023.</ref>
==Note==
<references />
== Altri progetti ==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Dennis}}
[[Categoria:Cantautori italiani]]
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Lamborghini Countach (2021)
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text/x-wiki
{{voce tematica}}
[[File:Lamborghini Countach LPI 800-4 IMG 8034.jpg|thumb|upright=1.2|Lamborghini Countach LPI 800-4 (2021)]]
Citazioni sulla '''Lamborghini Countach''', ufficialmente '''Countach LPI 800-4''' e nota anche come '''Countach II'''.
===[[Carlo Cavicchi]]===
{{cronologico}}
*Di certo la Countach Lpi 800-4 [...] tocca il cuore dei vecchi appassionati di automobili. Pensata per glorificare i 50 anni del modello più iconico della Casa di Sant'Agata [...] la Countach attuale è più un pezzo imperdibile per i collezionisti più accaniti piuttosto che per chi vuole un'auto con cui andare per strada. D'altronde il suo prezzo parla chiaro, due milioni di euro [...] tanto per far capire quanto esclusiva sia, e non sorprende nemmeno che i soli 112 esemplari siano già stati tutti venduti.
*La Countach Lpi 800-4 è [...] ricca di fascino, frutto di un lavoro tutt'altro che semplice perché richiamare lo stile di una vettura di successo con già mezzo secolo sulle spalle è roba da mandare giù di testa chi deve disegnarla, con tutti i limiti che vengono dal cucire addosso un abito nuovo a una vettura che ha a sua volta storia e gloria [...]. Eppure la Countach piace da impazzire perché il design è tutto nuovo pur basandosi fortemente sulle caratteristiche distintive della Countach originale.
*Il tema minimalista ha tenuto banco e si esalta nella linea continua del tetto e nelle prese d'aria del motore integrate nelle fiancate posteriori dell'auto. Anche i magnifici cerchi non danno una calcio alla tradizione perché ripropongono i cinque grandi fori tipici di tutte le Countach dalla LP 400 S in poi. Riuscitissima è poi la parte posteriore, con i sei proiettori singoli racchiusi da forme esagonali tipicamente Countach e con lo spettacolo estetico che viene dal diffusore e dai quattro terminali di carico centrali. [...] un'auto già di per sé sbalorditiva seppure, per via dei pochi esemplari in cui sarà prodotta, non destinata come la sua progenitrice a finire sui poster che non mancavano mai nelle camerette dei baby boomers.
==Voci correlate==
*[[Lamborghini]]
*[[Lamborghini Countach]]
==Altri progetti==
{{interprogetto|w_preposizione=riguardante la|preposizione=sulla}}
[[Categoria:Automobili]]
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Wikiquote:GLAM/Mappe letterarie Libervie/Voci
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Spinoziano
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text/x-wiki
__NOTOC__
==Voci create o ampliate nell'ambito del progetto Mappe letterarie==
{{vedi anche|Wikiquote:GLAM/Mappe letterarie Libervie}}
Totale provvisorio: '''245''' voci create e '''69''' ampliate.
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===Persone===
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#[[Filippo Sacchi]] - <small>2025-06-20/11-06</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Filippo_Sacchi&diff=1394050&oldid=1321732 +4]
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#[[Anonimo]] - <small>2026-03-26</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Anonimo&diff=1408413&oldid=1343155 +1]
#[[Riccardo Bacchelli]] - <small>2026-03-28</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Riccardo_Bacchelli&diff=1408645&oldid=1372502 +2]
#[[Brenno Bertoni]] - <small>2026-04-01</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Brenno_Bertoni&diff=prev&oldid=1409068 +1]
#[[Giorgio Bocca]] - <small>2026-04-15</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Giorgio_Bocca&diff=1410651&oldid=1405095 +16]
#[[Charles de Brosses]] - <small>2026-04-28</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Charles_de_Brosses&diff=1411849&oldid=1294829 +8]
#[[Antonia Susan Byatt]] - <small>2026-04-30</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Antonia_Susan_Byatt&diff=prev&oldid=1412099 +1]
#[[Achille Giovanni Cagna]] - <small>2026-04-30/05-27</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Achille_Giovanni_Cagna&diff=1414568&oldid=1263016 +15]
#[[Dino Campana]] - <small>2026-05-04</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Dino_Campana&diff=1412486&oldid=1404936 +1]
#[[Elias Canetti]] - <small>2026-05-04</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Elias_Canetti&diff=1412496&oldid=1372282 +1]
#[[Cesare Cantù]] - <small>2026-05-04</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Cesare_Cant%C3%B9&diff=1412497&oldid=1403453 +2]
#[[Valentino Carrera]] - <small>2026-05-04</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Valentino_Carrera&diff=1412500&oldid=1369912 +1]
#[[François-René de Chateaubriand]] - <small>2026-05-06</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Fran%C3%A7ois-Ren%C3%A9_de_Chateaubriand&diff=1412755&oldid=1409731 +1]
#[[Francesco Chiesa]] - <small>2026-05-08</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Francesco_Chiesa&diff=1412901&oldid=1395198 +2]
#[[Maria Antonietta Torriani]] - <small>2026-05-11</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Maria_Antonietta_Torriani&diff=1413111&oldid=1357117 +1]
#[[Francesco Dall'Ongaro]] - <small>2026-05-12</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Francesco_Dall%27Ongaro&diff=prev&oldid=1413190 +1]
#[[Charles Dickens]] - <small>2026-05-14</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Charles_Dickens&diff=1413364&oldid=1371781 +3]
#[[Daphne du Maurier]] - <small>2026-05-15</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Daphne_du_Maurier&diff=1413488&oldid=1321521 +1]
#[[Umberto Eco]] - <small>2026-05-15</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Umberto_Eco&diff=1413490&oldid=1406799 +1]
#[[Enrico Emanuelli]] - <small>2026-05-16</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Enrico_Emanuelli&diff=prev&oldid=1413610 +1]
#[[Giovanni Faldella]] - <small>2026-05-16/05-26</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Giovanni_Faldella&diff=1414482&oldid=1325297 +50]
#[[E. M. Forster]] - <small>2026-05-27</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=E._M._Forster&diff=1414590&oldid=1407926 +1]
#[[Franco Fortini]] - <small>2026-05-27</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Franco_Fortini&diff=1414592&oldid=1390426 +1]
#[[Aurelio Garobbio]] - <small>2026-05-30</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Aurelio_Garobbio&diff=1414894&oldid=824992 +3]
#[[Théophile Gautier]] - <small>2026-06-01</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Th%C3%A9ophile_Gautier&diff=1415176&oldid=1384122 +1]
#[[Guido Gozzano]] - <small>2026-06-05</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Guido_Gozzano&diff=1415666&oldid=1378895 +1]
#[[Dante Graziosi]] - <small>2026-06-05</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Dante_Graziosi&diff=1415673&oldid=932528 +1]
#[[Hermann Hesse]] - <small>2026-06-06</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Hermann_Hesse&diff=1415809&oldid=1380163 +4]
#[[Thomas Jefferson]] - <small>2026-06-09</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Thomas_Jefferson&diff=prev&oldid=1416107 +1]
#[[Laura Mancinelli]] - <small>2026-06-11</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Laura_Mancinelli&diff=1416446&oldid=1281229 +8]
#[[Erich Maria Remarque]] - <small>2026-07-07/07-10</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Erich_Maria_Remarque&diff=1419816&oldid=1398466 +4]
===Opere===
====Create====
#[[Senza uscita (Dickens e Collins)]] - <small>2026-05-14</small>
{{ColBreak}}
===Tematiche===
====Create====
#[[Fusio]] - <small>2025-05-29</small>
#[[Val Poschiavo]] - <small>2025-05-29</small>
#[[Chiesa dei Santi Fedele e Simone]] - <small>2025-05-29</small>
#[[Lago di Lugano]] - <small>2025-05-30</small>
#[[Ascona]] - <small>2025-06-03</small>
#[[Valle Verzasca]] - <small>2025-06-05</small>
#[[Val Bavona]] - <small>2025-06-05</small>
#[[Basòdino]] - <small>2025-06-05</small>
#[[Cevio]] - <small>2025-06-05</small>
#[[Prato (Lavizzara)]] - <small>2025-06-07</small>
#[[Cavergno]] - <small>2025-06-07</small>
#[[Mendrisio]] - <small>2025-06-10</small>
#[[Verdabbio]] - <small>2025-06-10</small>
#[[Pian San Giacomo]] - <small>2025-06-10</small>
#[[San Bernardino (Mesocco)]] - <small>2025-06-10</small>
#[[Passo del San Gottardo]] - <small>2025-06-10</small>
#[[Locarno]] - <small>2025-06-10</small>
#[[Stadio del Lido]] - <small>2025-06-10</small>
#[[Maggia (fiume)]] - <small>2025-06-11</small>
#[[Bedretto]] - <small>2025-06-12</small>
#[[Riva San Vitale]] - <small>2025-06-13</small>
#[[Chiesa di San Vitale (Riva San Vitale)]] - <small>2025-06-13</small>
#[[Battistero di San Giovanni (Riva San Vitale)]] - <small>2025-06-13</small>
#[[Canton Ticino]] - <small>2025-06-20</small>
#[[Terre di Pedemonte]] - <small>2025-06-20</small>
#[[Ponte Brolla]] - <small>2025-06-20</small>
#[[Passo del Bernina]] - <small>2025-06-23</small>
#[[Monte Generoso]] - <small>2025-06-23</small>
#[[Brissago]] - <small>2025-06-23</small>
#[[Arcegno]] - <small>2025-06-24</small>
#[[Brione Verzasca]] - <small>2025-06-26</small>
#[[Passo di Redorta]] - <small>2025-06-26</small>
#[[Passo del San Bernardino]] - <small>2025-06-30</small>
#[[Mergoscia]] - <small>2025-08-22</small>
#[[Monte Verità]] - <small>2025-08-22</small>
#[[Spruga]] - <small>2025-08-23</small>
#[[Casa Serodine]] - <small>2025-08-23</small>
#[[Chiesa della Santissima Trinità dei Monti]] - <small>2025-08-24</small>
#[[Casa Rusca]] - <small>2025-08-24</small>
#[[Castello Visconteo (Locarno)]] - <small>2025-08-24</small>
#[[Chiesa dei Santi Abbondio e Andrea]] - <small>2025-08-30</small>
#[[Sant'Abbondio (Gambarogno)]] - <small>2025-08-30</small>
#[[Indemini]] - <small>2025-08-30</small>
#[[Monte Tamaro]] - <small>2025-08-30</small>
#[[Monte Gradiccioli]] - <small>2025-08-30</small>
#[[Dirinella]] - <small>2025-08-30</small>
#[[Stazione di Bellinzona]] - <small>2025-08-30</small>
#[[Santuario della Madonna del Sasso (Orselina)]] - <small>2025-09-03</small>
#[[Chiesa di Santa Caterina d'Alessandria (Locarno)]] - <small>2025-09-04</small>
#[[Chiesa di San Quirico (Minusio)]] - <small>2025-09-06</small>
#[[Castagnola-Cassarate-Ruvigliana]] - <small>2025-09-13</small>
#[[Intragna (Centovalli)]] - <small>2025-09-22</small>
#[[Valle Onsernone]] - <small>2025-09-22</small>
#[[Auressio]] - <small>2025-09-22</small>
#[[Monte Limidario]] - <small>2025-09-23</small>
#[[Golino (Centovalli)]] - <small>2025-09-24</small>
#[[Isola di Sant'Apollinare]] - <small>2025-10-02</small>
#[[Cima di Medeglia]] - <small>2025-10-08</small>
#[[Monte Ceneri]] - <small>2025-10-08</small>
#[[Gambarogno]] - <small>2025-10-09</small>
#[[Magadino]] - <small>2025-10-09</small>
#[[Canobbio]] - <small>2025-10-09</small>
#[[Paradiso (Svizzera)]] - <small>2025-10-13</small>
#[[Val Fedoz]] - <small>2025-10-20</small>
#[[San Carlo (Cevio)]] - <small>2025-10-24</small>
#[[Poschiavo]] - <small>2025-10-27</small>
#[[Casaccia (Bregaglia)]] - <small>2025-10-31</small>
#[[Campo (Svizzera)]] - <small>2025-11-04</small>
#[[Niva (Campo)]] - <small>2025-11-04</small>
#[[Linescio]] - <small>2025-11-06</small>
#[[Rovana]] - <small>2025-11-06</small>
#[[Cerentino]] - <small>2025-11-06</small>
#[[Boschetto (Cevio)]] - <small>2025-11-06</small>
#[[Monastero di Santa Maria Assunta (Bellinzona)]] - <small>2025-11-12</small>
#[[Gordevio]] - <small>2025-11-24</small>
#[[Brusio]] - <small>2025-12-01</small>
#[[San Romerio]] - <small>2025-12-03</small>
#[[Arbedo-Castione]] - <small>2025-12-10</small>
#[[Bellinzona]] - <small>2025-12-10</small>
#[[Lumino]] - <small>2025-12-11</small>
#[[Passo San Lucio]] - <small>2025-12-15</small>
#[[Sementina]] - <small>2025-12-17</small>
#[[Camorino]] - <small>2025-12-17</small>
#[[Balerna]] - <small>2025-12-17</small>
#[[Chiasso]] - <small>2026-01-09</small>
#[[Distretto di Locarno]] - <small>2026-03-25</small>
#[[Bavona]] - <small>2026-03-25</small>
#[[Berzona]] - <small>2026-03-26</small>
#[[La Baronata]] - <small>2026-03-28</small>
#[[Passo di Cristallina]] - <small>2026-03-30</small>
#[[Bolle di Magadino]] - <small>2026-03-31</small>
#[[Chiesa di San Bartolomeo (Maggia)]] - <small>2026-04-02</small>
#[[Sacro Monte di Brissago]] - <small>2026-04-02</small>
#[[Isole di Brissago]] - <small>2026-04-02</small>
#[[Chiesa dei Santi Pietro e Paolo (Gambarogno)]] - <small>2026-04-02</small>
#[[Centovalli (valle)]] - <small>2026-04-02</small>
#[[Cardada]] - <small>2026-04-02</small>
#[[Minusio]] - <small>2026-04-03</small>
#[[Rasa (Svizzera)]] - <small>2026-04-03</small>
#[[Chiesa dei Santi Carpoforo e Gottardo]] - <small>2026-04-03</small>
#[[Vogorno]] - <small>2026-04-03</small>
#[[Verzasca (fiume)]] - <small>2026-04-03</small>
#[[Corippo]] - <small>2026-04-03</small>
#[[Verdasio]] - <small>2026-04-04</small>
#[[Losone]] - <small>2026-04-04</small>
#[[Bignasco]] - <small>2026-04-05</small>
#[[Sornico]] - <small>2026-04-11</small>
#[[Diga di Contra]] - <small>2026-04-11</small>
#[[Passo di Bosco]] - <small>2026-04-14</small>
#[[Bosco Gurin]] - <small>2026-04-14</small>
#[[Museum Walserhaus]] - <small>2026-04-14</small>
#[[Val d'Ossola]] - <small>2026-04-15</small>
#[[Repubblica partigiana dell'Ossola]] - <small>2026-04-15</small>
#[[Santa Maria Maggiore (Italia)]] - <small>2026-04-15</small>
#[[Villadossola]] - <small>2026-04-15</small>
#[[Battaglia di Gravellona Toce]] - <small>2026-04-15</small>
#[[Muralto]] - <small>2026-04-17</small>
#[[Melezzo Orientale]] - <small>2026-04-18</small>
#[[Verscio]] - <small>2026-04-18</small>
#[[Chiesa di San Francesco d'Assisi (Locarno)]] - <small>2026-04-24</small>
#[[Piano di Magadino]] - <small>2026-04-25</small>
#[[Chiesa della Madonna della Fontana (Ascona)]] - <small>2026-04-27</small>
#[[Palazzo Borromeo (Isola Bella)]] - <small>2026-04-28</small>
#[[Isola Bella (Lago Maggiore)]] - <small>2026-04-28</small>
#[[Isola Madre]] - <small>2026-04-28</small>
#[[Isole Borromee]] - <small>2026-04-28</small>
#[[Colosso di san Carlo Borromeo]] - <small>2026-04-28</small>
#[[Buccione]] - <small>2026-04-30</small>
#[[Sacro Monte di Orta]] - <small>2026-04-30</small>
#[[Mottarone]] - <small>2026-04-30</small>
#[[Val Vigezzo]] - <small>2026-05-06</small>
#[[Foroglio]] - <small>2026-05-08</small>
#[[Sonlerto]] - <small>2026-05-08</small>
#[[Chiesa di San Michele (Centovalli)]] - <small>2026-05-08</small>
#[[Monte Camoghè]] - <small>2026-05-08</small>
#[[Monte Brè]] - <small>2026-05-08</small>
#[[Madom da Sgióf]] - <small>2026-05-09</small>
#[[Chiesa di San Bartolomeo (Verzasca)]] - <small>2026-05-11</small>
#[[Peccia (Lavizzara)]] - <small>2026-05-11</small>
#[[Giumaglio]] - <small>2026-05-11</small>
#[[Chiesa di Sant'Eufemia (Novara)]] - <small>2026-05-11</small>
#[[Vairano (Gambarogno)]] - <small>2026-05-12</small>
#[[Grand Hotel des Iles Borromées]] - <small>2026-05-13</small>
#[[Passo del Sempione]] - <small>2026-05-14</small>
#[[Gola di Gondo]] - <small>2026-05-14</small>
#[[Ganterbrücke]] - <small>2026-05-14</small>
#[[Macugnaga]] - <small>2026-05-15</small>
#[[Stresa]] - <small>2026-05-20</small>
#[[Isola dei Pescatori]] - <small>2026-05-21</small>
#[[Villa Branca]] - <small>2026-05-21</small>
#[[Palazzo Bolongaro]] - <small>2026-05-22</small>
#[[Eremo di Santa Caterina del Sasso]] - <small>2026-05-22</small>
#[[Gattico]] - <small>2026-05-23</small>
#[[Angera]] - <small>2026-05-25</small>
#[[Castelli di Cannero]] - <small>2026-05-25</small>
#[[Rocca di Arona]] - <small>2026-05-26</small>
#[[Intra]] - <small>2026-05-26</small>
#[[Pella (Italia)]] - <small>2026-05-27</small>
#[[Ticino (fiume)]] - <small>2026-05-27</small>
#[[Camedo]] - <small>2026-05-27</small>
#[[Borgnone]] - <small>2026-05-28</small>
#[[Ghiacciaio del Basodino]] - <small>2026-05-30</small>
#[[Menzonio]] - <small>2026-05-30</small>
#[[Diveria]] - <small>2026-06-01</small>
#[[Liceo classico Carlo Alberto]] - <small>2026-06-05</small>
#[[Stazione di Stresa]] - <small>2026-06-06</small>
#[[Cugnasco]] - <small>2026-06-08</small>
#[[Ronco sopra Ascona]] - <small>2026-06-08</small>
#[[Novara]] - <small>2026-06-09</small>
#[[Chiesa di San Martino di Tours (Ronco sopra Ascona)]] - <small>2026-06-10</small>
#[[Basilica di San Giulio]] - <small>2026-06-11</small>
#[[Brontallo]] - <small>2026-06-12</small>
#[[Roseto (Cevio)]] - <small>2026-06-13</small>
#[[Bagni di Craveggia]] - <small>2026-06-20</small>
#[[Meis (Re)]] - <small>2026-06-20</small>
#[[Ponte del Maglione]] - <small>2026-06-20</small>
#[[Val Formazza]] - <small>2026-06-22</small>
#[[Ferrovia Bellinzona-Locarno]] - <small>2026-06-22</small>
#[[Val Lavizzara]] - <small>2026-07-04</small>
====Ampliate====
#[[Lago Maggiore]] - <small>2025-06-10/2026-06-27</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Lago_Maggiore&diff=1418378&oldid=1331744 +21]
#[[Vallemaggia]] - <small>2025-06-20/2026-07-11</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Vallemaggia&diff=1419995&oldid=1379295 +8]
#[[Lugano]] - <small>2025-10-13</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Lugano&diff=1391715&oldid=1388770 +2]
#[[Svizzera]] - <small>2025-12-01/2026-04-02</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Svizzera&diff=1409457&oldid=1331873 +2]
#[[Lago d'Orta]] - <small>2026-04-30</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Lago_d%27Orta&diff=1412120&oldid=1309879 +4]
#[[Isola di San Giulio]] - <small>2026-04-30/2026-06-11</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Isola_di_San_Giulio&diff=1416447&oldid=1300342 +7]
#[[Orta San Giulio]] - <small>2026-04-30</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Orta_San_Giulio&diff=prev&oldid=1412122 +1]
#[[Monte Rosa]] - <small>2026-05-15</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Monte_Rosa&diff=1413466&oldid=1377667 +1]
#[[Cascata del Toce]] - <small>2026-05-15</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Cascata_del_Toce&diff=prev&oldid=1413468 +1]
#[[Luino]] - <small>2026-05-26/2026-06-06</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Luino&diff=1415797&oldid=1289832 +2]
#[[Domodossola]] - <small>2026-05-26</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Domodossola&diff=1414481&oldid=1413366 +1]
#[[Valle Cannobina]] - <small>2026-06-20</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Valle_Cannobina&diff=1417618&oldid=1416242 +1]
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Locarno
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1418571
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Spinoziano
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1419996
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[[File:Locarno - panoramio.jpg|thumb|Locarno]]
Citazioni su '''Locarno'''.
==Citazioni==
*A pianterreno, portici e portici, fin dove l'occhio arriva; sopra, ma soltanto in due o tre case, archi e colonne, nell'aria vivida, avvolgente. I portici, li percorreremo or ora. Gli archi e le colonne, conviene invece goderli di quassù e immaginarne altri e altre in riva al lago, sul dorsale dei colli, in grembo ai monti; come una musica i cui motivi tornino e ritornino melodiosi, a quando a quando.<br>I portici, a Locarno, son la passeggiata obbligatoria, inevitabile. Ti proteggono dalla pioggia e dal vento. Ti mantengono locarnese, se già lo sei; ti fan diventare, se non lo sei. Ti avvicinano alla benevolenza del prossimo: mentre passi (stanne certo) tutti in cuor loro ti danno il benvenuto. ([[Giuseppe Zoppi]])
*Avevo fatto bene, Locarno era un buon inizio per il mio viaggio. [...] E non appena ci si lascia alle spalle i dintorni degli alberghi e le due o tre strade più amate dai gitanti, e ci si inoltra nell'aspro e scosceso territorio montano, allora si è fuori dall'Europa e fuori dal tempo, tra pietre e arbusti, lucertole e serpi, in un paesaggio povero ma caldo e amichevole, pieno di colore, di piccole, delicate, incantevoli attrattive. ([[Hermann Hesse]])
*Col suo castello un po' minaccioso, i giardini a terrazza, Locarno è la più ticinese delle città del Ticino. È la regina delle montagne verdi e rosa e delle acque cangianti; i comuni suburbani di Muralto e di Minusio stanno alla sua sinistra dritti come due guardie armate di lance, e i villaggi vicini di Orselina e di Brione sono simili a due bambini che alzano verso la fronte della madre una ghirlanda di fiori. ([[Gonzague de Reynold]])
*''Come l'ora obliosa, Locarno s'adagia impigrita, | di sua vaghezza conscia, sotto febea carezza. | Tutta di pace ha volto: stupita che il mondo respinga | la dignitosa offerta, par che solinga il voto | inappagato e saggio de gli ospiti illustri rimpianga, | e col suo incanto mostri come sia vano odiarsi.'' ([[Giovanni Laini]])
*Come tutti sanno, Locarno è una bella città. Sia l'Hotel Locarno sia l'Hotel della Corona sono buoni, ma quest'ultimo mi pare meno caro. Al ''castello'' c'è un affresco della Madonna attribuito, e credo giustamente, a [[Bernardino Luini]], e nel cimitero fuori della città ci sono alcuni antichi affreschi della seconda metà del XV secolo molto interessanti, anche se in condizioni pietose. [...] La grande attrattiva di Locarno, comunque, è il Sacro Monte che si erge più in alto rispetto alla città. ([[Samuel Butler]])
*''E ti canti la mite Locarno | che si specchia nel terso Verbano | e qual lembo del Tosco Lung'Arno, | s'incorona di palme e di fior.'' ([[Guglielmo Camponovo]])
*Hai ragione: la plebaglia rossa che alzava il pugno chiuso appartiene al passato. Quelli che oggi fanno ressa e si annoiano sotto i portici di Locarno sono vestiti nel migliore dei modi. Non capisco perché continuino a guardare le vetrine a bocca aperta. Hanno già tutto. Davanti a ogni cosa che viene loro offerta. [...] La loro miseria è il potere d'acquisto senza grandi ideali, l'essere rimbambiti dalla merce; e le loro vacanze le passano alle dipendenze della nostra crescita economica. ([[Max Frisch]])
*Le merci poi {{NDR|al mercato}} sono sciorinate in tutti i modi; sui banchi, per terra, in panieri, in ceste, cestoni, casse, gerle; panni, ferrarecce, suppellettili in legno, laveggi, vasi di rame, botti, bigoncie, bigoncini, minuterie, galanterie, infinite cianciafruscole, che mi facevano sbarrare tanto d'occhi; grani, farine, legumi, frutta, burro, cacio, polli, tacchini, insomma ogni grascia. Una grazia di Dio, dove anche i più ghiottoni troverebbero da abbellirsi. Sotto i folti platani, accanto al palazzo già residenza del governo – il mio paese fu una capitale – vi sono le trattorie improvvisate all'aria aperta. ([[Alfredo Pioda]])
*''Locarno è il mio paese lo sapete | paese dei più belli e fortunati'' [...]. || ''Vanta due monumenti e un ospitale | con tre suore ed un medico primario: | un prefetto, e la musica ufficiale; | tre farmacisti ed un veterinario | ed un accenditor municipale | le sere non segnate dal lunario.'' ([[Angelo Nessi]])
*"Me lo devo comprare questo ombrello?". Esitavo sostando sotto i portici, col naso alla vetrina, in Piazza Grande. Mi ci spingeva un furente acquazzone; mi scompigliava il bilancio del pranzo: avevo sì e no di che pagarmelo. "Aspettare che il tempo si rimetta, oppur saltare il pranzo, ecco il dilemma". Bighellonai su e giù ritrovandomi, dopo la svolta, a guardar la vetrina. Mi fece trasalire una manata brusca, militaresca sul coppino. ([[Giovanni Laini]])
*Mite sempre, il clima di Locarno: fiorite spesso anche in gennaio, sui colli intorno, mammole e primule. Esso fece però, quella volta, la sua prova più memorabile. Era ottobre, ma pareva piuttosto aprile. Colori favolosi, tendenti al rosso, al giallo, al viola, vestivano i monti tutt'in giro. Le foglie si dimenticavano di cadere. Il lago, lì davanti, non s'accontentava già di far da specchio a tanta meraviglia: si muoveva con tutte le sue onde, le spingeva lente lente verso le rive, sembrava mormorare giorno e notte, sotto le finestre dei diplomatici, un consiglio di moderazione. ([[Giuseppe Zoppi]])
*Oh se [[Paul Klee|Klee]] fosse potuto tornare al Burbaglio dieci anni dopo, nel 1950, a vedere la pessàta nei suoi sedici anni, e avesse così potuto ridisegnare un suo aprile al Burbaglio, con la Primavera in mezzo dall'incedere stravolgente come si incamminava verso Piazza Grande, e tutti si voltavano a guardarla: e lo sapeva! camminando un po' da regina come avesse tutta quanta la città ai suoi piedi. Klee non avrebbe più potuto mettere nel suo quadro emulo del [[Sandro Botticelli]] contro il Botticelli la ragazza del Burbaglio con la sua andatura olimpica, i capelli lisci, il seno sodo, e il sesso ancora come uno scricciolo o un pettirosso che saltella e si perde tra i rami in riva al lago, ancora riva di tutti, davanti a un'acqua ancora limpida per tutti. ([[Giovanni Orelli]])
*Partii per Locarno.<br>Qui mi accolsero una cittadina e un paesaggio dove un tempo conoscevo alla perfezione ogni piccolo rivo e ogni muricciolo con le sue fenditure gremite di piccole felci e di rossi garofani selvatici, un paesaggio che mi aveva dato asilo anche durante la guerra, tre volte, brevemente, consolandomi e rendendomi nuovamente felice e grato. I locarnesi erano di ottimo umore, Locarno era stata appena prescelta come sede della Conferenza di pace e la città era tutta intenta a rinnovarsi e ad adornarsi. Era uno splendore, e se il signor [[Gustav Stresemann|Stresemann]] durante il suo soggiorno locarnese si fosse seduto su una delle graziose panchine in piazza, si sarebbe rovinato l'abito: erano state tutte riverniciate di fresco. ([[Hermann Hesse]])
*Quanto alla vicinanza incomoda del [[Josef Radetzky|Radetzky]] non v'è divario tra Lugano e Locarno. A quest'ultimo approda spesso il Battello da guerra che ha nome del grande eroe! Sarebbe una vista uggiosa, e non più; ma contuttociò preferisco non averlo sott'occhio. ([[Francesco Dall'Ongaro]])
*Si diceva che la gente là avesse bei cavalli e carrozze, che c'erano negozi di alimentari, di vestiti e di articoli di pelle, un albergo e anche una stazione ferroviaria. [...] Si stendeva bassa e offuscata nella pioggia fine, e come Luigi aveva sempre sentito e ora ricordava vagamente, certe case erano di quattro e anche cinque piani. ([[Patricia Highsmith]])
===[[Dante Bertolini]]===
*La Via Vallemaggia potrà sembrare a tutti una strada comune, simile a mille altre. Ma, per me – che pure percorsi viali spaziosi, asfaltati, alberati, fra palazzi maestosi e giardini, lungo rive di laghi splendenti, – per me, la via Vallemaggia è (ed era, soprattutto a quei tempi,) la strada più bella della terra. Per me, è la via dei primi passi fuori di casa, nel mondo. [...] Qui passai da bimbo, correndo intorno alla mamma, come fanno i cagnolini, quando vanno a passeggio con il padrone. Rincorsi farfalle, colsi fiori sui margini dei prati, spiai ramarri e lucertole, acciuffai lucciole. La percorsi mille volte, la mattina e la sera, insieme con la povera sorella e la mamma, le quali mi accompagnavano al giardino d'infanzia di Locarno.
*Novembre! Estate di San Martino!<br>Il tepore dell'aria fa dimenticare l'autunno e i giorni piovosi e freddi. Spalancate le finestre, le massaie gettano sui divani materassi, coperte, lenzuola.<br>I vecchietti e le vecchiette del Ricovero San Carlo girano a braccetto lungo i viali del parco; si appoggiano alla ringhiera e guardano: sorridono a tutte le giovani mamme che vanno a passeggio con i loro bambini. Gli insegnanti escono dalle scuole con gli allievi per l'ultima lezione all'aperto.<br>Che bel tempo!
*Qualche altra volta, andavamo sul lungolago! Raramente, troppo raramente, quando era bel tempo, la mamma e Maria acconsentivano a condurmi su quella via incantata. Incantata per me, che non sentivo le punture delle zanzare. Per la mamma e per la sorella quella passeggiata diventava un tormento. Io ridevo e dicevo loro di non esagerare; però a casa, quando mi facevano vedere le braccia, il collo e le gambe tempestati di macchioline rosse, dovevo proprio ammettere che avevano "il sangue dolce", perché quelle erano vere punture... e che punture!
*Sulla Piazza Grande sorgevano mucchi di neve, come i cumuli di fieno in un grande prato, dopo la fienagione. Carri e autocarri passano: gli operai del comune vi gettavano sopra la neve, dentro la quale quando il carico era completo, piantavano con un gesto vigoroso le pale, come i contadini infiggono tridenti dentro il fieno. I carri lenti e traballanti e i rumorosi autocarri si dirigevano, poi, verso il lago.
===[[Piero Bianconi]]===
*La fama di Locarno ebbe un momento di intensità internazionale, quando nel 1925 i grandi di un'Europa stremata dalla grande guerra scelsero la regina del Verbano per sedersi attorno a un tavolo e trattare della sospirata pace suscitando luminose ma effimere speranze: Chamberlain Luther Vandevelde Benes Briand, in un clima di generale embrassons-nous, favorito da uno splendido sole autunnale: Locarno città della pace, il Patto di Locarno... Ma vedi caso, dopo una gita sul lago Briand e Stresemann si sedettero a berne un bicchiere e a ragionare da amici in un'osteria di Ascona.
*Ma chi fa tanto di starci un poco e tranquillamente, godendo della frescura e alzando gli occhi dai neri tronchi alle chiome dei grandi alberi [...], – cari alberi generosi di pace, che frusciano a un fiato d'aria: ecco che il bosco {{NDR|Isolino}} gli apre suoi segreti incanti, tutto diventa bello e prezioso: la solitudine e il silenzio ventilato, le straducce sabbiose, quel tanto di affabile trascuratezza che induce alla confidenza, il senso di pace che gli alberi lascian cadere come un benefico dono.
*Ma sarebbero discorsi troppo lunghi, per farli su per aria; semmai si vorrebbero dipanare con agio seduti al tavolino d'un caffè in Piazza Grande: che è una delle belle invenzioni locarnesi, con la sua curva che rievoca la presenza dell'acqua dove le modeste e armoniose case vorrebbero ancora specchiarsi; spettacolo tanto più seducente in quanto minacciato da una fine ormai imminente: poiché s'è dileguata quell'amabile indolenza, quella ripostata pigrizia contemplativa che era uno degli aspetti più seducenti del carattere locarnese.
===[[Angelo Casè]]===
*Da pochissimi anni, la strada si chiama Via della Gallinazza. Quand'ero ragazzo, era una delle tante strade senza nome. [...] Nella mia strada non c'erano botteghe, era stretta, tortuosa, catramata malamente. Bastava il gelo dell'inverno, perché il fondo stradale fosse ridotto a una crepa sola. In primavera, con le prime piogge, quelle crepe diventavano rivoli e pozzanghere sudici. [...] Non so perché abbiano chiamato la strada con quel buffo nome. Mi raccontava bene, mia madre, di una tacchina selvatica che ogni notte di luna piena veniva a starnazzare nella strada. – Una gallinazza del diavolo – mi diceva – con le penne rosse e certi artigli che lasciano il segno nel catrame.
*È bella anche oggi la zona dei saleggi. Ma quand'ero ragazzo, era un paradiso. E quella sera era giugno, il cielo zeppo di stelle, un silenzio quasi completo, non fosse stato per le anatre selvatiche che rovistavano tra le lische. C'erano pioppi lungo il sentiero, messi in fila a destra e a sinistra. Dietro, cespugli e canneti. Poco lontano, il silos e intorno cumuli di ghiaia e sabbia. Sui prati, verso la diga della Maggia, alcuni campeggiatori avevano piantato le loro tende. Molti sarebbero rimasti laggiù fino alla fine di settembre, quando le notti sarebbero diventate fresche.
*''Tra le braci fioriscono i chicchi | bianchi del melgone, beneaugurate la pianeta | offerta dal girovago cieco. E fiorisce | la luce negli occhi di chi, troppo | giovane, non visse l'ottobre di Pace. Nel parco | ad essa intestato, tra gli alberi nuovi la forza | cerchiamo che vince l'accidia – un humus | ferace tramuta le sabbie nell'acceso rigòglio | dell'erbe novelle. Caparbio ugualmente l'amore | all'Europa, che è passato / presente / futuro in denso | spariglio di fatti, certezze, promesse. Alla lunga | convince – non muore – l'autunno lontano, se dura | l'ulivo: se nel cuore la memoria tenace appassiona.''
==Voci correlate==
{{div col}}
*[[Castello Visconteo (Locarno)|Castello Visconteo]]
*[[Chiesa di San Francesco d'Assisi (Locarno)|Chiesa di San Francesco d'Assisi]]
*[[Chiesa di Santa Caterina d'Alessandria (Locarno)|Chiesa di Santa Caterina d'Alessandria]]
*[[Distretto di Locarno]]
*[[Ferrovia Bellinzona-Locarno]]
*[[Lago Maggiore]]
*[[Maggia (fiume)]]
*[[Santuario della Madonna del Sasso (Orselina)|Santuario della Madonna del Sasso]]
*[[Stadio del Lido]]
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==Altri progetti==
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[[Categoria:Città della Svizzera]]
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[[File:Locarno - panoramio.jpg|thumb|Locarno]]
Citazioni su '''Locarno'''.
==Citazioni==
*A pianterreno, portici e portici, fin dove l'occhio arriva; sopra, ma soltanto in due o tre case, archi e colonne, nell'aria vivida, avvolgente. I portici, li percorreremo or ora. Gli archi e le colonne, conviene invece goderli di quassù e immaginarne altri e altre in riva al lago, sul dorsale dei colli, in grembo ai monti; come una musica i cui motivi tornino e ritornino melodiosi, a quando a quando.<br>I portici, a Locarno, son la passeggiata obbligatoria, inevitabile. Ti proteggono dalla pioggia e dal vento. Ti mantengono locarnese, se già lo sei; ti fan diventare, se non lo sei. Ti avvicinano alla benevolenza del prossimo: mentre passi (stanne certo) tutti in cuor loro ti danno il benvenuto. ([[Giuseppe Zoppi]])
*Avevo fatto bene, Locarno era un buon inizio per il mio viaggio. [...] E non appena ci si lascia alle spalle i dintorni degli alberghi e le due o tre strade più amate dai gitanti, e ci si inoltra nell'aspro e scosceso territorio montano, allora si è fuori dall'Europa e fuori dal tempo, tra pietre e arbusti, lucertole e serpi, in un paesaggio povero ma caldo e amichevole, pieno di colore, di piccole, delicate, incantevoli attrattive. ([[Hermann Hesse]])
*Col suo castello un po' minaccioso, i giardini a terrazza, Locarno è la più ticinese delle città del Ticino. È la regina delle montagne verdi e rosa e delle acque cangianti; i comuni suburbani di Muralto e di Minusio stanno alla sua sinistra dritti come due guardie armate di lance, e i villaggi vicini di Orselina e di Brione sono simili a due bambini che alzano verso la fronte della madre una ghirlanda di fiori. ([[Gonzague de Reynold]])
*''Come l'ora obliosa, Locarno s'adagia impigrita, | di sua vaghezza conscia, sotto febea carezza. | Tutta di pace ha volto: stupita che il mondo respinga | la dignitosa offerta, par che solinga il voto | inappagato e saggio de gli ospiti illustri rimpianga, | e col suo incanto mostri come sia vano odiarsi.'' ([[Giovanni Laini]])
*Come tutti sanno, Locarno è una bella città. Sia l'Hotel Locarno sia l'Hotel della Corona sono buoni, ma quest'ultimo mi pare meno caro. Al ''castello'' c'è un affresco della Madonna attribuito, e credo giustamente, a [[Bernardino Luini]], e nel cimitero fuori della città ci sono alcuni antichi affreschi della seconda metà del XV secolo molto interessanti, anche se in condizioni pietose. [...] La grande attrattiva di Locarno, comunque, è il Sacro Monte che si erge più in alto rispetto alla città. ([[Samuel Butler]])
*''E ti canti la mite Locarno | che si specchia nel terso Verbano | e qual lembo del Tosco Lung'Arno, | s'incorona di palme e di fior.'' ([[Guglielmo Camponovo]])
*Hai ragione: la plebaglia rossa che alzava il pugno chiuso appartiene al passato. Quelli che oggi fanno ressa e si annoiano sotto i portici di Locarno sono vestiti nel migliore dei modi. Non capisco perché continuino a guardare le vetrine a bocca aperta. Hanno già tutto. Davanti a ogni cosa che viene loro offerta. [...] La loro miseria è il potere d'acquisto senza grandi ideali, l'essere rimbambiti dalla merce; e le loro vacanze le passano alle dipendenze della nostra crescita economica. ([[Max Frisch]])
*Le merci poi {{NDR|al mercato}} sono sciorinate in tutti i modi; sui banchi, per terra, in panieri, in ceste, cestoni, casse, gerle; panni, ferrarecce, suppellettili in legno, laveggi, vasi di rame, botti, bigoncie, bigoncini, minuterie, galanterie, infinite cianciafruscole, che mi facevano sbarrare tanto d'occhi; grani, farine, legumi, frutta, burro, cacio, polli, tacchini, insomma ogni grascia. Una grazia di Dio, dove anche i più ghiottoni troverebbero da abbellirsi. Sotto i folti platani, accanto al palazzo già residenza del governo – il mio paese fu una capitale – vi sono le trattorie improvvisate all'aria aperta. ([[Alfredo Pioda]])
*''Locarno è il mio paese lo sapete | paese dei più belli e fortunati'' [...]. || ''Vanta due monumenti e un ospitale | con tre suore ed un medico primario: | un prefetto, e la musica ufficiale; | tre farmacisti ed un veterinario | ed un accenditor municipale | le sere non segnate dal lunario.'' ([[Angelo Nessi]])
*"Me lo devo comprare questo ombrello?". Esitavo sostando sotto i portici, col naso alla vetrina, in Piazza Grande. Mi ci spingeva un furente acquazzone; mi scompigliava il bilancio del pranzo: avevo sì e no di che pagarmelo. "Aspettare che il tempo si rimetta, oppur saltare il pranzo, ecco il dilemma". Bighellonai su e giù ritrovandomi, dopo la svolta, a guardar la vetrina. Mi fece trasalire una manata brusca, militaresca sul coppino. ([[Giovanni Laini]])
*Mite sempre, il clima di Locarno: fiorite spesso anche in gennaio, sui colli intorno, mammole e primule. Esso fece però, quella volta, la sua prova più memorabile. Era ottobre, ma pareva piuttosto aprile. Colori favolosi, tendenti al rosso, al giallo, al viola, vestivano i monti tutt'in giro. Le foglie si dimenticavano di cadere. Il lago, lì davanti, non s'accontentava già di far da specchio a tanta meraviglia: si muoveva con tutte le sue onde, le spingeva lente lente verso le rive, sembrava mormorare giorno e notte, sotto le finestre dei diplomatici, un consiglio di moderazione. ([[Giuseppe Zoppi]])
*Oh se [[Paul Klee|Klee]] fosse potuto tornare al Burbaglio dieci anni dopo, nel 1950, a vedere la pessàta nei suoi sedici anni, e avesse così potuto ridisegnare un suo aprile al Burbaglio, con la Primavera in mezzo dall'incedere stravolgente come si incamminava verso Piazza Grande, e tutti si voltavano a guardarla: e lo sapeva! camminando un po' da regina come avesse tutta quanta la città ai suoi piedi. Klee non avrebbe più potuto mettere nel suo quadro emulo del [[Sandro Botticelli]] contro il Botticelli la ragazza del Burbaglio con la sua andatura olimpica, i capelli lisci, il seno sodo, e il sesso ancora come uno scricciolo o un pettirosso che saltella e si perde tra i rami in riva al lago, ancora riva di tutti, davanti a un'acqua ancora limpida per tutti. ([[Giovanni Orelli]])
*Partii per Locarno.<br>Qui mi accolsero una cittadina e un paesaggio dove un tempo conoscevo alla perfezione ogni piccolo rivo e ogni muricciolo con le sue fenditure gremite di piccole felci e di rossi garofani selvatici, un paesaggio che mi aveva dato asilo anche durante la guerra, tre volte, brevemente, consolandomi e rendendomi nuovamente felice e grato. I locarnesi erano di ottimo umore, Locarno era stata appena prescelta come sede della Conferenza di pace e la città era tutta intenta a rinnovarsi e ad adornarsi. Era uno splendore, e se il signor [[Gustav Stresemann|Stresemann]] durante il suo soggiorno locarnese si fosse seduto su una delle graziose panchine in piazza, si sarebbe rovinato l'abito: erano state tutte riverniciate di fresco. ([[Hermann Hesse]])
*Quanto alla vicinanza incomoda del [[Josef Radetzky|Radetzky]] non v'è divario tra Lugano e Locarno. A quest'ultimo approda spesso il Battello da guerra che ha nome del grande eroe! Sarebbe una vista uggiosa, e non più; ma contuttociò preferisco non averlo sott'occhio. ([[Francesco Dall'Ongaro]])
*Si diceva che la gente là avesse bei cavalli e carrozze, che c'erano negozi di alimentari, di vestiti e di articoli di pelle, un albergo e anche una stazione ferroviaria. [...] Si stendeva bassa e offuscata nella pioggia fine, e come Luigi aveva sempre sentito e ora ricordava vagamente, certe case erano di quattro e anche cinque piani. ([[Patricia Highsmith]])
===[[Dante Bertolini]]===
*La Via Vallemaggia potrà sembrare a tutti una strada comune, simile a mille altre. Ma, per me – che pure percorsi viali spaziosi, asfaltati, alberati, fra palazzi maestosi e giardini, lungo rive di laghi splendenti, – per me, la via Vallemaggia è (ed era, soprattutto a quei tempi,) la strada più bella della terra. Per me, è la via dei primi passi fuori di casa, nel mondo. [...] Qui passai da bimbo, correndo intorno alla mamma, come fanno i cagnolini, quando vanno a passeggio con il padrone. Rincorsi farfalle, colsi fiori sui margini dei prati, spiai ramarri e lucertole, acciuffai lucciole. La percorsi mille volte, la mattina e la sera, insieme con la povera sorella e la mamma, le quali mi accompagnavano al giardino d'infanzia di Locarno.
*Novembre! Estate di San Martino!<br>Il tepore dell'aria fa dimenticare l'autunno e i giorni piovosi e freddi. Spalancate le finestre, le massaie gettano sui divani materassi, coperte, lenzuola.<br>I vecchietti e le vecchiette del Ricovero San Carlo girano a braccetto lungo i viali del parco; si appoggiano alla ringhiera e guardano: sorridono a tutte le giovani mamme che vanno a passeggio con i loro bambini. Gli insegnanti escono dalle scuole con gli allievi per l'ultima lezione all'aperto.<br>Che bel tempo!
*Qualche altra volta, andavamo sul lungolago! Raramente, troppo raramente, quando era bel tempo, la mamma e Maria acconsentivano a condurmi su quella via incantata. Incantata per me, che non sentivo le punture delle zanzare. Per la mamma e per la sorella quella passeggiata diventava un tormento. Io ridevo e dicevo loro di non esagerare; però a casa, quando mi facevano vedere le braccia, il collo e le gambe tempestati di macchioline rosse, dovevo proprio ammettere che avevano "il sangue dolce", perché quelle erano vere punture... e che punture!
*Sulla Piazza Grande sorgevano mucchi di neve, come i cumuli di fieno in un grande prato, dopo la fienagione. Carri e autocarri passano: gli operai del comune vi gettavano sopra la neve, dentro la quale quando il carico era completo, piantavano con un gesto vigoroso le pale, come i contadini infiggono tridenti dentro il fieno. I carri lenti e traballanti e i rumorosi autocarri si dirigevano, poi, verso il lago.
===[[Piero Bianconi]]===
*La fama di Locarno ebbe un momento di intensità internazionale, quando nel 1925 i grandi di un'Europa stremata dalla grande guerra scelsero la regina del Verbano per sedersi attorno a un tavolo e trattare della sospirata pace suscitando luminose ma effimere speranze: Chamberlain Luther Vandevelde Benes Briand, in un clima di generale embrassons-nous, favorito da uno splendido sole autunnale: Locarno città della pace, il Patto di Locarno... Ma vedi caso, dopo una gita sul lago Briand e Stresemann si sedettero a berne un bicchiere e a ragionare da amici in un'osteria di Ascona.
*Ma chi fa tanto di starci un poco e tranquillamente, godendo della frescura e alzando gli occhi dai neri tronchi alle chiome dei grandi alberi [...], – cari alberi generosi di pace, che frusciano a un fiato d'aria: ecco che il bosco {{NDR|Isolino}} gli apre suoi segreti incanti, tutto diventa bello e prezioso: la solitudine e il silenzio ventilato, le straducce sabbiose, quel tanto di affabile trascuratezza che induce alla confidenza, il senso di pace che gli alberi lascian cadere come un benefico dono.
*Ma sarebbero discorsi troppo lunghi, per farli su per aria; semmai si vorrebbero dipanare con agio seduti al tavolino d'un caffè in Piazza Grande: che è una delle belle invenzioni locarnesi, con la sua curva che rievoca la presenza dell'acqua dove le modeste e armoniose case vorrebbero ancora specchiarsi; spettacolo tanto più seducente in quanto minacciato da una fine ormai imminente: poiché s'è dileguata quell'amabile indolenza, quella ripostata pigrizia contemplativa che era uno degli aspetti più seducenti del carattere locarnese.
===[[Angelo Casè]]===
*Da pochissimi anni, la strada si chiama Via della Gallinazza. Quand'ero ragazzo, era una delle tante strade senza nome. [...] Nella mia strada non c'erano botteghe, era stretta, tortuosa, catramata malamente. Bastava il gelo dell'inverno, perché il fondo stradale fosse ridotto a una crepa sola. In primavera, con le prime piogge, quelle crepe diventavano rivoli e pozzanghere sudici. [...] Non so perché abbiano chiamato la strada con quel buffo nome. Mi raccontava bene, mia madre, di una tacchina selvatica che ogni notte di luna piena veniva a starnazzare nella strada. – Una gallinazza del diavolo – mi diceva – con le penne rosse e certi artigli che lasciano il segno nel catrame.
*È bella anche oggi la zona dei saleggi. Ma quand'ero ragazzo, era un paradiso. E quella sera era giugno, il cielo zeppo di stelle, un silenzio quasi completo, non fosse stato per le anatre selvatiche che rovistavano tra le lische. C'erano pioppi lungo il sentiero, messi in fila a destra e a sinistra. Dietro, cespugli e canneti. Poco lontano, il silos e intorno cumuli di ghiaia e sabbia. Sui prati, verso la diga della Maggia, alcuni campeggiatori avevano piantato le loro tende. Molti sarebbero rimasti laggiù fino alla fine di settembre, quando le notti sarebbero diventate fresche.
*''Tra le braci fioriscono i chicchi | bianchi del melgone, beneaugurate la pianeta | offerta dal girovago cieco. E fiorisce | la luce negli occhi di chi, troppo | giovane, non visse l'ottobre di Pace. Nel parco | ad essa intestato, tra gli alberi nuovi la forza | cerchiamo che vince l'accidia – un humus | ferace tramuta le sabbie nell'acceso rigòglio | dell'erbe novelle. Caparbio ugualmente l'amore | all'Europa, che è passato / presente / futuro in denso | spariglio di fatti, certezze, promesse. Alla lunga | convince – non muore – l'autunno lontano, se dura | l'ulivo: se nel cuore la memoria tenace appassiona.''
*Un coriandolo, una stella filante, un fiore di carta stagnola, abbandonati fra i lastroni e i ciottoli del selciato, sono testimoni delle notti folli di fine e d’inizio anno della Locarno per bene. Al Casinò-Teatro s’è ballato e sturato bottiglie. Champagne? No! Non sarebbe stato onesto, con la miseria che gira. – Accontentiamoci dello spumante, – hanno detto i cavalieri. E le dame, squittendo composte, per non rovinare la toletta di gran sera, hanno approvato, proponendo, anzi, che ci si ricordasse "di quei bravi ragazzi che sono sotto le armi". Hanno organizzato, fra sospiri e "e sì, è poi bello pensare anche a chi soffre!", una colletta in favore della Croce Rossa. ([[Dario Robbiani]])
==Voci correlate==
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*[[Castello Visconteo (Locarno)|Castello Visconteo]]
*[[Chiesa di San Francesco d'Assisi (Locarno)|Chiesa di San Francesco d'Assisi]]
*[[Chiesa di Santa Caterina d'Alessandria (Locarno)|Chiesa di Santa Caterina d'Alessandria]]
*[[Distretto di Locarno]]
*[[Ferrovia Bellinzona-Locarno]]
*[[Lago Maggiore]]
*[[Maggia (fiume)]]
*[[Santuario della Madonna del Sasso (Orselina)|Santuario della Madonna del Sasso]]
*[[Stadio del Lido]]
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==Altri progetti==
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[[Categoria:Città della Svizzera]]
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Discussioni utente:Lucillla
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Lucillla
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{{Benvenuto2|nome={{PAGENAME}}|firma=[[Utente:Homer|Homer]] ([[Discussioni utente:Homer|scrivimi]]) 22:40, 26 lug 2025 (CEST)}}
:Ciao Homer grazie mille! [[Utente:Lucillla|Lucillla]] ([[Discussioni utente:Lucillla|scrivimi]]) 23:08, 26 lug 2025 (CEST)
== Piccione ==
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Castello Visconteo (Locarno)
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[[File:CA KGS 5507 Locarno Castello2.jpg|thumb|Castello Visconteo]]
Citazioni sul '''Castello Visconteo''' di [[Locarno]].
*Bisogna interrogare questo castello di Locarno, eroica stamberga, screpolata, decrepita, con fossati dove crescono alla rinfusa verdure e erbacce. [...] Nel suo cortile, a primavera, fiorisce un grande arbusto di altea, si apre una loggia le cui cinque colonne, sormontate da scudi, portano, incisi con la spatola, i nomi degli alabardieri che montarono la guardia nell'ombra, mentre i loro compagni giocavano a tavola mulino – ed esattamente tra due colonne, ecco che si sono divertiti a scavare nella pietra friabile un gioco di tavola mulino, una tavola molino, ancora visibile. ([[Gonzague de Reynold]])
*Dei Visconti il Castello fu per circa un secolo: dal 1340 in poi. Essi ne fecero la rocca più forte, dopo quella di Milano, che ci fosse nel loro Stato. A quei tempi, il [[Lago Maggiore]] era percorso da una flotta armata: il Castello aveva un porto. Ora il lago è lontano un duecento metri; allora, almeno con un braccio, o una lingua, lambiva queste mura. Dove ora sorgono quelle case tanto pacifiche, un naviglio da guerra si cullava sull'onde.<br>Ai Visconti succedettero i Rusca, signori più provinciali, ma non meno amici d'una certa eleganza. Essi mantennero le fortificazioni, anzi le ampliarono. Fecero del Castello la loro residenza stabile, e perciò, sotto l'egida delle torri massicce e delle mura, si costruirono e adattarono una piccola Reggia. Si deve a loro tutto ciò che di artistico il Castello ancor oggi possiede: il mirabile porticato a colonne, le alte sale dai soffitti di legno intagliato, le squisite finestre aperte verso i monti e verso il lago... ([[Giuseppe Zoppi]])
*''L'anno dei ''plòngeo(n)'' dei ''penanti'' degli ''ónzai'' | delle gare (questione di ''šmètiga'') a chi pisciava più lontano | nell'erba del Castello | ma specialmente dei cachi sugli alberi sempre più spogli: | mentre invano li contavamo giungevano merli nerissimi | fra l'uno e l'altro freddo ad aiutarci | ma invisibili cani abbaiavano | sudavo frutto.'' ([[Giorgio Orelli]])
==Altri progetti==
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[[Categoria:Castelli della Svizzera|Visconteo]]
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Santuario della Madonna del Sasso (Orselina)
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{{voce tematica}}
[[File:Madonna Del Sasso Church.jpg|thumb|Santuario della Madonna del Sasso]]
Citazioni sul '''santuario della Madonna del Sasso''' di Orselina.
*Al contrario della leggenda, la natura del luogo dove s'innalza il Sasso possiede in grado eminente gli elementi che conferiscono ad un'entità topografica la nota della sacralità, la stessa che favorisce il sorgere dei culti della divinità locali. Con felicissimo intuito il suo primo descrittore, il canonico Stoffio, l'avvicinò ad uno «di quei sacri horrori tanto da gl'antichi Greci celebrato».<br>Sorge nel cuore d'uno spazio contrassegnato da rotture topografiche: la salita, fin lì dolce, si spezza ad un tratto, s'inoltra in una gola per uscire sullo sperone aperto a terrazza verso un panorama addirittura magniloquente, la cui radiante sontuosità contrasta con l'ugualmente intensa suggestione dell'orrido che si sprofonda ai piedi. ([[Giovanni Pozzi]])
*E bisogna interrogare la Madonna del Sasso, anima religiosa del Ticino, che domina, protegge, benedice Locarno e il lago Maggiore, simile a quelle statue di gesso che si mettono sopra una porta rotonda. Madonna del Sasso piena di ex-voto ingenui e senza gusto: cuori d'argento, targhe di marmo, quadri in cui si vedono naufragi, incendi, cadute negli abissi, agonie, morti, purgatori. Madonna del Sasso il cui santuario basso e largo ostenta sull'altare una deposizione fiorentina, in legno scolpito. ([[Gonzague de Reynold]])
*Il dopo mezzodì d'un bel giorno d'autunno, Nicolao Greco saliva il sentiero che conduce alla Madonna del Sasso sopra Locarno. Era appunto il tempo della vendemmia.<br>Giunto a un ripiano della salita, vi trovò due donne che portavano vino e che si stavano riposando appoggiate al murello che costeggia la via.<br>Il sole vibrava ancora caldissimi raggi sul fianco del ripido colle, e Nicolao si pose a sedere {{sic|sur}} un sasso ombreggiato da fronzuto albero, dirimpetto alle due donne; colle quali, come fa chi s'incontra in ozio sulla medesima strada, aperse un breve trattenimento. ([[Giuseppe Curti]])
*Il ripiano {{NDR|di Locarno}} è rotto a metà da una valletta; entro questa, s'inalza un picco erto, dirupato; sul picco, come una nave ancorata con alberi e sàrtie sulla montagna, sorge la Madonna del Sasso, il santuario nazionale della Svizzera italiana. ([[Giuseppe Zoppi]])
*''Io t'amo, Madonna, se al sole | da l'alto dirupo sorridi'' [...]. | ''Novembre ogni albero ha spoglio, | oh come sei triste sei sola | Madonna su l'arido scoglio! | ...e ancora tintinni o campana | dal monte che nuove ne porti? | – bisbiglia sommessa lontana: | "pregate pei poveri morti".'' ([[Angelo Nessi]])
*''La calda terra ascolta l'amplesso fremente del sole; | l'aria par tutto amore, tutto quiete il lago. | E quelle tue campane, che suon di mistero hanno sempre | lungo l'ascender grave del tuo pendio in festa! | Rompon da cento sbocchi, da l'ombre insondate e virenti, | fiati di mistic'onda fusi in ambrosia e incenso. | Dai valloncelli cupi fluiscono lenti i vapori | su nostre inchine teste le cappellette ombrando; | erompon quindi al vento, tra lembi d'azzurro e di bianco,'' | [...] | ''guidano sul cammino ch'è silenzioso e attorto.'' ([[Giovanni Laini]])
*La chiesa in sé non ha nulla di notevole, ma contiene la più bella raccolta di ex voto di qualsiasi chiesa che io conosca ad eccezione di quella [[Santuario di Oropa|di Oropa]]; c'è anche un dipinto italiano moderno, una «Sepoltura» del [[Antonio Ciseri|Ciseri]] che è molto ammirata, non da me però, trattandosi di un dipinto accademico.<br>Molto bello è il chiostro che dà sul lago. Nel cortiletto sotto, a sua volta molto bello, c'è una cappella che raffigura l'Ultima Cena con statue dipinte in grandezza naturale come a Varallo molto commoventi e un affresco (?) nello sfondo che bisognerebbe poter esaminare bene ma la cappella è così buia che è più facile dirlo che farlo. ([[Samuel Butler]])
*Non lontana, ben vero, la Madonna del Sasso: chi non conosce il famoso Santuario? Chi non vi ha pregato talvolta? Ma appunto: Santuario, luogo di pellegrinaggio. A primavera vi giungono a stormi, per la benedizione nuziale, colombi d'ogni latitudine. ([[Elena Bonzanigo]])
*– Nulla, dicevo... Come si presenta bene Locarno! Cos'è quella chiesina bianca, là sul poggio?<br>– È il Santuario della Madonna del Sasso, che protegge tutta la zona e già la salvò dalla peste.<br>Quante volte, Serena mia, salimmo insieme lassù! Con quanta angoscia il mattino della mia partenza! Ti rivedo inginocchiata a piè dell'altare, col bel viso bagnato di lagrime. Ci promettemmo fedeltà. ([[Elena Bonzanigo]])
*Salendo lungo il cammino più ripido e scosceso, si può vedere l'orto dei frati, un piccolo paradiso con viti, alveari, cipolle, insalate, cavoli, calendole per colorare il ''risotto'' e un'aiuola di lussureggianti piante di tabacco. Tra il fogliame qua e là compare la corpulenta figura di un frate con un cappello di paglia in testa. ([[Samuel Butler]])
*Sopra Locarno, in bilico su un'erta rupe, sta un famoso santuario, la Madonna del Sasso, con il convento dei frati francescani: meta di devoti pellegrinaggi, e quasi segno di celeste assistenza sulla città. ([[Piero Bianconi]])
*Una volta, quand'ero giovanetto, ce n'era uno sulla collina di Locarno. Intorno al Santuario non si vedevano, come oggi, né alberghi, né ville, né castelli... ma si vedeva lo spirito folletto. Sicuro! Di giorno stava nascosto in chissà quale cupo anfratto della montagna. Di notte..., ah di notte bisognava vederlo, che corse, che salti, che ridde conduceva tutto solo, unico lume in mezzo alle tenebre. ([[Alberto Pedrazzini]])
==Voci correlate==
*[[Locarno]]
==Altri progetti==
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[[Categoria:Architetture religiose della Svizzera]]
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Gonzague de Reynold
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[[File:Gonzague de Reynold.jpg|miniatura|Gonzague de Reynold]]
'''Gonzague de Reynold''' (1880 – 1970), scrittore e storico svizzero.
==''Città e paesi svizzeri''==
*Dopo Bellinzona, {{NDR|il fiume [[Ticino (fiume)|Ticino]]}} trova, per addormentarvisi, degli acquitrini ardenti in estate, vasti come una pianura; entra nel lago Maggiore dolcemente come una vergine che viene scortata al letto nuziale con palme e specchi; si perde in queste acque rosa e grigie dove si riflettono paesi dai nomi sonori: Muralto, Locarno, Ascona, Cannobio, Stresa, Lesa, Sesto Calende [...]. (p. 397)
*Col suo castello un po' minaccioso, i giardini a terrazza, [[Locarno]] è la più ticinese delle città del [[Canton Ticino|Ticino]]. È la regina delle montagne verdi e rosa e delle acque cangianti; i comuni suburbani di [[Muralto]] e di [[Minusio]] stanno alla sua sinistra dritti come due guardie armate di lance, e i villaggi vicini di Orselina e di Brione sono simili a due bambini che alzano verso la fronte della madre una ghirlanda di fiori. (p. 401)
*La [[Vallemaggia|Valle Maggia]] non ha più la freschezza delle valli alpine. Il sole, fin dal mese di maggio, scotta la pelle e la natura sembra fertile: si è più vicini all'Italia. Aspetto deludente, arrivo ingannevole: la terra non è più protetta dalle foreste abbattute, la terra spesso devastata dagli incendi di boschi cedui e di cespugli, la terra dovunque coperta di detriti e schiacciata da rocce, è dura e sterile. Così la popolazione che, dal Ponte Brolla fino a Bignasco, abita questa lunga valle quasi diritta, è una popolazione povera come il suolo. La Valle Maggia è uno dei distretti del Ticino da cui si emigra di più; gli uomini vanno a cercare fortuna fino in America, in California, ma ritornano quasi sempre. (p. 401)
*Ho passato una domenica a [[Bignasco]], in fondo alla Valle Maggia. Che villaggio curioso! Una cappella, un ponte sul fiume: il classico ponte di pietra, con una sola arcata, che sembra la cesura di un esametro latino. Poi la chiesa e il campanile. Si cerca il villaggio. Si finisce per trovarlo in disparte, sull'altra riva, in una rientranza. Prima, qualche baita malandata, simile a quelle del Vallese, ma di un legno più scuro. Infine appaiono le case, minuscole, quadrate, fatte di sassi e ciottoli su basi intonacate; si toccano con la mano le ardesie dei tetti, non si possono allargare le braccia nelle viuzze tortuose che hanno giusto la larghezza di una lastra. (p. 401)
*In una valle laterale si trova [[Bosco Gurin|Bosco]]: Bosco è Gurin, una colonia di Alemanni, di Walser che la ricerca dei pascoli ha condotto là, lontano dall'Alto Vallese da dove sono venuti nel Medioevo. Le famiglie di Bosco hanno dei nomi spesso italianizzati che ricordano i compagni di Schiner: Tomaiach, Furrer, Amstutz, Imboden, Zumstein diventato Della Pietra, Helz diventato Elzi, Roth diventato Rossi. (p. 402)
*Bisogna interrogare [[Castello Visconteo (Locarno)|questo castello]] di Locarno, eroica stamberga, screpolata, decrepita, con fossati dove crescono alla rinfusa verdure e erbacce. [...] Nel suo cortile, a primavera, fiorisce un grande arbusto di altea, si apre una loggia le cui cinque colonne, sormontate da scudi, portano, incisi con la spatola, i nomi degli alabardieri che montarono la guardia nell'ombra, mentre i loro compagni giocavano a tavola mulino – ed esattamente tra due colonne, ecco che si sono divertiti a scavare nella pietra friabile un gioco di tavola mulino, una tavola molino, ancora visibile. (p. 406)
==Bibliografia==
*Gonzague de Reynold, ''Città e paesi svizzeri'' (''Cités et pays suisses'', 1914), Armando Dadò editore, Locarno, 2003. ISBN 88-8281-127-1
==Altri progetti==
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[[Categoria:Scrittori svizzeri]]
[[Categoria:Storici svizzeri]]
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[[File:Gonzague de Reynold.jpg|miniatura|Gonzague de Reynold]]
'''Gonzague de Reynold''' (1880 – 1970), scrittore e storico svizzero.
==''Città e paesi svizzeri''==
*Dopo Bellinzona, {{NDR|il fiume [[Ticino (fiume)|Ticino]]}} trova, per addormentarvisi, degli acquitrini ardenti in estate, vasti come una pianura; entra nel lago Maggiore dolcemente come una vergine che viene scortata al letto nuziale con palme e specchi; si perde in queste acque rosa e grigie dove si riflettono paesi dai nomi sonori: Muralto, Locarno, Ascona, Cannobio, Stresa, Lesa, Sesto Calende [...]. (p. 397)
*Col suo castello un po' minaccioso, i giardini a terrazza, [[Locarno]] è la più ticinese delle città del [[Canton Ticino|Ticino]]. È la regina delle montagne verdi e rosa e delle acque cangianti; i comuni suburbani di [[Muralto]] e di [[Minusio]] stanno alla sua sinistra dritti come due guardie armate di lance, e i villaggi vicini di Orselina e di Brione sono simili a due bambini che alzano verso la fronte della madre una ghirlanda di fiori. (p. 401)
*La [[Vallemaggia|Valle Maggia]] non ha più la freschezza delle valli alpine. Il sole, fin dal mese di maggio, scotta la pelle e la natura sembra fertile: si è più vicini all'Italia. Aspetto deludente, arrivo ingannevole: la terra non è più protetta dalle foreste abbattute, la terra spesso devastata dagli incendi di boschi cedui e di cespugli, la terra dovunque coperta di detriti e schiacciata da rocce, è dura e sterile. Così la popolazione che, dal Ponte Brolla fino a Bignasco, abita questa lunga valle quasi diritta, è una popolazione povera come il suolo. La Valle Maggia è uno dei distretti del Ticino da cui si emigra di più; gli uomini vanno a cercare fortuna fino in America, in California, ma ritornano quasi sempre. (p. 401)
*Ho passato una domenica a [[Bignasco]], in fondo alla Valle Maggia. Che villaggio curioso! Una cappella, un ponte sul fiume: il classico ponte di pietra, con una sola arcata, che sembra la cesura di un esametro latino. Poi la chiesa e il campanile. Si cerca il villaggio. Si finisce per trovarlo in disparte, sull'altra riva, in una rientranza. Prima, qualche baita malandata, simile a quelle del Vallese, ma di un legno più scuro. Infine appaiono le case, minuscole, quadrate, fatte di sassi e ciottoli su basi intonacate; si toccano con la mano le ardesie dei tetti, non si possono allargare le braccia nelle viuzze tortuose che hanno giusto la larghezza di una lastra. (p. 401)
*In una valle laterale si trova [[Bosco Gurin|Bosco]]: Bosco è Gurin, una colonia di Alemanni, di Walser che la ricerca dei pascoli ha condotto là, lontano dall'Alto Vallese da dove sono venuti nel Medioevo. Le famiglie di Bosco hanno dei nomi spesso italianizzati che ricordano i compagni di Schiner: Tomaiach, Furrer, Amstutz, Imboden, Zumstein diventato Della Pietra, Helz diventato Elzi, Roth diventato Rossi. (p. 402)
*Bisogna interrogare [[Castello Visconteo (Locarno)|questo castello]] di Locarno, eroica stamberga, screpolata, decrepita, con fossati dove crescono alla rinfusa verdure e erbacce. [...] Nel suo cortile, a primavera, fiorisce un grande arbusto di altea, si apre una loggia le cui cinque colonne, sormontate da scudi, portano, incisi con la spatola, i nomi degli alabardieri che montarono la guardia nell'ombra, mentre i loro compagni giocavano a tavola mulino – ed esattamente tra due colonne, ecco che si sono divertiti a scavare nella pietra friabile un gioco di tavola mulino, una tavola molino, ancora visibile. (p. 406)
*E bisogna interrogare le case, come questa Ca' di Ferro, presso [[Minusio]], in riva al lago, costruita verso il 1558 dal colonnello Pietro a Pro della Leventina: vi si trova, in stucco, un Guglielmo Tell vestito alla romana [...]. (p. 406)
*E bisogna interrogare la [[Santuario della Madonna del Sasso (Orselina)|Madonna del Sasso]], anima religiosa del Ticino, che domina, protegge, benedice Locarno e il lago Maggiore, simile a quelle statue di gesso che si mettono sopra una porta rotonda. Madonna del Sasso piena di ex-voto ingenui e senza gusto: cuori d'argento, targhe di marmo, quadri in cui si vedono naufragi, incendi, cadute negli abissi, agonie, morti, purgatori. Madonna del Sasso il cui santuario basso e largo ostenta sull'altare una deposizione fiorentina, in legno scolpito [...]. (p. 407)
==Bibliografia==
*Gonzague de Reynold, ''Città e paesi svizzeri'' (''Cités et pays suisses'', 1914), Armando Dadò editore, Locarno, 2003. ISBN 88-8281-127-1
==Altri progetti==
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[[Categoria:Scrittori svizzeri]]
[[Categoria:Storici svizzeri]]
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Alysa Liu
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[[File:Alysa LIUAsatur Yesayants - YantsImages 8309 (cropped).jpg|thumb|Alysa Liu nel 2026]]
'''Alysa Liu''' (1 gennaio 2005 – vivente), pattinatrice artistica su ghiaccio statunitense.
==Citazioni di Alysa Liu==
*Mi vedo come un'artista più che come un'atleta.<ref>Da un'intervista a ''60 Minutes'', CBS; citato in Joanna Gabriel, ''[https://www.marieclaire.it/bellezza/celebrity-beauty/a70346668/alysa-liu-sfida-codici-pattinaggio-artistico/ A 20 anni, Alysa Liu vince su tutto, compresi i canoni di bellezza del pattinaggio artistico]'', ''marieclaire.it'', 20 febbraio 2026.</ref>
{{Int|''[https://www.cosmopolitan.com/it/lifestyle/lifestyle-sport/a70296602/cosmo-sports-alysa-liu-interview/ Alysa Liu ritrova l'amore per il pattinaggio artistico (con l'oro) e riscrive il concetto di sport]''|Dall'intervista di Tamara Fuentes a ''Cosmopolitan US''; traduzione e adattamento a cura di Eleonora Boin, ''cosmopolitan.com'', 11 febbraio 2026.}}
*È l'unico motivo per cui mi esibisco: per condividere la mia arte e, spero, farla arrivare alle persone. Voglio che la gente senta quello che sento io, e il modo migliore che ho per farlo ed esprimermi è creare i vestiti, fare la coreografia [...], scegliere la musica e interagire con il pubblico. Sto solo cercando di condividere l'amore.
*[[Pattinaggio artistico su ghiaccio|Questo sport]] è un po' uno sfogo per me. Amo la danza e la musica, quindi è tutto in uno.
*Il pattinaggio è uno sport, ma prima di tutto è una forma d'arte. E per creare la migliore arte e farla arrivare ai fan, devi conoscere te stessa. Mi esprimo anche in altri modi, ma questo è uno dei più pubblici, quello con cui i fan si connettono davvero.
*Punteggi e classifiche non influenzano la tua arte. La tua arte resta la tua arte. Io ho in testa una versione ideale del pattinaggio che forse non accadrà mai, ma nel mio mondo dei sogni l'arte di tutti è apprezzata e non veniamo davvero "valutati". Però, dato che le competizioni sono, purtroppo, i palcoscenici più grandi – ed è lì che la nostra arte viene vista e condivisa – dobbiamo competere.
*Io distinguo molto facilmente tra "[[Avversario|avversaria]]" e "amica", perché nella mia testa nessuno è un'avversaria. È tutto finto. La competizione, i risultati, i punteggi. È solo un sistema che abbiamo inventato perché noi esseri umani ci annoiamo e vogliamo giocare o qualcosa del genere.
*Amo piangere di gioia per gli altri. È una cosa così bella. Penso sia anche per questo che amo il pattinaggio: perché tutti sono un po' legati dalle stesse difficoltà. Tutti vivono questi terribili momenti bassi, quindi i momenti alti si sentono molto di più. E tutti capiscono davvero. È questo che fa lo sport. È per questo che la gente lo guarda.
==Note==
<references />
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Liu, Alysa}}
[[Categoria:Pattinatori artistici su ghiaccio statunitensi]]
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Annullata la modifica di [[Special:Contributions/~2026-39143-79|~2026-39143-79]] ([[User talk:~2026-39143-79|discussione]]), riportata alla versione precedente di [[User:Danyele|Danyele]]
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text/x-wiki
[[File:Alysa LIUAsatur Yesayants - YantsImages 8309 (cropped).jpg|thumb|Alysa Liu nel 2026]]
'''Alysa Liu''' (2005 – vivente), pattinatrice artistica su ghiaccio statunitense.
==Citazioni di Alysa Liu==
*Mi vedo come un'artista più che come un'atleta.<ref>Da un'intervista a ''60 Minutes'', CBS; citato in Joanna Gabriel, ''[https://www.marieclaire.it/bellezza/celebrity-beauty/a70346668/alysa-liu-sfida-codici-pattinaggio-artistico/ A 20 anni, Alysa Liu vince su tutto, compresi i canoni di bellezza del pattinaggio artistico]'', ''marieclaire.it'', 20 febbraio 2026.</ref>
{{Int|''[https://www.cosmopolitan.com/it/lifestyle/lifestyle-sport/a70296602/cosmo-sports-alysa-liu-interview/ Alysa Liu ritrova l'amore per il pattinaggio artistico (con l'oro) e riscrive il concetto di sport]''|Dall'intervista di Tamara Fuentes a ''Cosmopolitan US''; traduzione e adattamento a cura di Eleonora Boin, ''cosmopolitan.com'', 11 febbraio 2026.}}
*È l'unico motivo per cui mi esibisco: per condividere la mia arte e, spero, farla arrivare alle persone. Voglio che la gente senta quello che sento io, e il modo migliore che ho per farlo ed esprimermi è creare i vestiti, fare la coreografia [...], scegliere la musica e interagire con il pubblico. Sto solo cercando di condividere l'amore.
*[[Pattinaggio artistico su ghiaccio|Questo sport]] è un po' uno sfogo per me. Amo la danza e la musica, quindi è tutto in uno.
*Il pattinaggio è uno sport, ma prima di tutto è una forma d'arte. E per creare la migliore arte e farla arrivare ai fan, devi conoscere te stessa. Mi esprimo anche in altri modi, ma questo è uno dei più pubblici, quello con cui i fan si connettono davvero.
*Punteggi e classifiche non influenzano la tua arte. La tua arte resta la tua arte. Io ho in testa una versione ideale del pattinaggio che forse non accadrà mai, ma nel mio mondo dei sogni l'arte di tutti è apprezzata e non veniamo davvero "valutati". Però, dato che le competizioni sono, purtroppo, i palcoscenici più grandi – ed è lì che la nostra arte viene vista e condivisa – dobbiamo competere.
*Io distinguo molto facilmente tra "[[Avversario|avversaria]]" e "amica", perché nella mia testa nessuno è un'avversaria. È tutto finto. La competizione, i risultati, i punteggi. È solo un sistema che abbiamo inventato perché noi esseri umani ci annoiamo e vogliamo giocare o qualcosa del genere.
*Amo piangere di gioia per gli altri. È una cosa così bella. Penso sia anche per questo che amo il pattinaggio: perché tutti sono un po' legati dalle stesse difficoltà. Tutti vivono questi terribili momenti bassi, quindi i momenti alti si sentono molto di più. E tutti capiscono davvero. È questo che fa lo sport. È per questo che la gente lo guarda.
==Note==
<references />
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Liu, Alysa}}
[[Categoria:Pattinatori artistici su ghiaccio statunitensi]]
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Bignasco
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Spinoziano
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{{voce tematica}}
[[File:Alte Steinbrücke in Bignasco.JPG|thumb|Bignasco]]
Citazioni su '''Bignasco''', frazione di [[Cevio]].
*{{NDR|Sulla cascata}} ''Coll'indefesso tuo fruscio discendi | per la scogliera bruna, | linfa, al bacio del sol d'iridi splendi | e ti accogli di rena entro una cuna || e poi, lieve di là nastro d'argento, | vai serpeggiando al fiume, | che, dal Verban ne l'impetuoso intento | fra gli scogli si frange irto di spume.'' ([[Alfredo Pioda]])
*È recente (almeno per me, lo vedo stamattina per la prima volta) il delittuoso strazio di quello che, non soltanto a mio giudizio, era fino a ieri il più mirabile complesso di architettura rustica, spontanea, non soltanto della valle ma del Ticino: la frazione di Bignasco, Bignasco vecchio. Autentico gioiello di intelligenza, di sensibilità, di misura umana, miracolosamente preservato, remoto come è dalla strada maestra: un'isola di pace, fuori dal mondo. Ed eccolo qui, insensatamente dilaniato lacerato squarciato, antiche case e stalle atterrate dal bulldozer, per l'ambizione di chi vuol far posto alla dea del nostro tempo, all'automobile, alla quale non davan passo le strette viuzze che sbisciavano tra le case: con irreparabile danno per il nostro paese. ([[Piero Bianconi]])
*Fertile è il suolo e ricoperto di castagni e di viti. Ha un bel ponte sul torrente che scende da Val Bavone, e un altro sulla Maggia che vi cala da val Lavizzara. E per avventura il più bel villaggio del distretto. In quelle vicinanze scavasi pietra ollare con cui si fanno stufe. ([[Stefano Franscini]])
*Ho passato una domenica a Bignasco, in fondo alla Valle Maggia. Che villaggio curioso! Una cappella, un ponte sul fiume: il classico ponte di pietra, con una sola arcata, che sembra la cesura di un esametro latino. Poi la chiesa e il campanile. Si cerca il villaggio. Si finisce per trovarlo in disparte, sull'altra riva, in una rientranza. Prima, qualche baita malandata, simile a quelle del Vallese, ma di un legno più scuro. Infine appaiono le case, minuscole, quadrate, fatte di sassi e ciottoli su basi intonacate; si toccano con la mano le ardesie dei tetti, non si possono allargare le braccia nelle viuzze tortuose che hanno giusto la larghezza di una lastra. ([[Gonzague de Reynold]])
*In fondo alla valle Maggia, al confluente dei fiumi, Bignasco. Tutti ci sono stati e conoscono la chiesa in capo del ponte di larga apertura. Conoscono anche l'Albergo dipinto di rosa dove si mangiano trote fresche da parer vive. ([[Alexandre Cingria]])
*La maggior parte della popolazione di Bignasco si raggruppa in modo compatto sotto il pendìo, dove una lunga monotona strada di villaggio schiacciata tra due file di case dalle pareti di pietra si apre qua e là in una minuscola piazza o "piazzetta", con una panchina in pietra e una fontana in pietra ombreggiata da una vite sostenuta da pietre. [...] La rinunzia all'uso del legno in favore di un altro materiale ugualmente sottomano e più solido, unito a qualcosa nella costruzione esterna delle case, aveva portato [...] molto lontano i miei pensieri, alle città della Siria centrale. Qui, come laggiù, avevo osservato che l'accesso principale di ogni casa popolare avveniva attraverso un uscio alto da otto a dieci piedi e largo in proporzione. ([[Douglas William Freshfield]])
*Lassù tra gli abeti fumosi nella nebbia, tra i mille e mille ticchettìi le mille voci del silenzio svelata una giovine luce tra i tronchi, per sentieri di chiarìe salivo: salivo alle Alpi, sullo sfondo bianco delicato mistero. Laghi, lassù tra gli scogli chiare gore vegliate dal sorriso del sogno, le chiare gore i laghi estatici dell'oblio che tu [[Leonardo da Vinci|Leonardo]] fingevi. Il torrente mi raccontava oscuramente la storia. Io fisso tra le lance immobili degli abeti credendo a tratti vagare una nuova melodia selvaggia e pure triste forse fissavo le nubi che sembravano attardarsi curiose un istante su quel paesaggio profondo e spiarlo e svanire dietro le lancie immobili degli abeti. ([[Dino Campana]])
==Voci correlate==
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*[[Boschetto (Cevio)|Boschetto]]
*[[Cavergno]]
*[[Foroglio]]
*[[Roseto (Cevio)|Roseto]]
*[[San Carlo (Cevio)|San Carlo]]
*[[Sonlerto]]
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==Altri progetti==
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[[Categoria:Luoghi della Svizzera]]
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Bosco Gurin
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[[File:BoscoGurin veduta.jpg|thumb|Bosco Gurin]]
Citazioni su '''Bosco Gurin'''.
*Dopo una notte di riposo ci alziamo per assistere alla messa alta. È domenica. Il tempo è grigio. Sto meglio, ma il corpo mi duole come se mi avessero bastonata. La chiesa ha un campanile tipicamente ticinese con la ruota per le campane; i chalet intorno sono vallesani, su un tetto le pietre sono disposte verticalmente per fermare la neve. Si possono leggere le insegne Bäckerei sopra un negozio, e così pure Schule e Gemeindehaus. Sul lato nord il paese è circondato da enormi massi fra le erbe dei pascoli e delle colline. Sono caduti tempo fa dal monte in seguito a una frana, finendo in basso e bloccando il fondo della valle, come a Formazza. ([[S. Corinna Bille]])
*In una valle laterale si trova Bosco: Bosco è Gurin, una colonia di Alemanni, di Walser che la ricerca dei pascoli ha condotto là, lontano dall'Alto Vallese da dove sono venuti nel Medioevo. Le famiglie di Bosco hanno dei nomi spesso italianizzati che ricordano i compagni di Schiner: Tomaiach, Furrer, Amstutz, Imboden, Zumstein diventato Della Pietra, Helz diventato Elzi, Roth diventato Rossi. ([[Gonzague de Reynold]])
==Voci correlate==
*[[Museum Walserhaus]]
*[[Passo di Bosco]]
*[[Vallemaggia]]
==Altri progetti==
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[[Categoria:Luoghi della Svizzera]]
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Ticino (fiume)
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[[File:Ticino.JPG|thumb|Il Ticino]]
Citazioni sul '''Ticino'''.
*Dopo Bellinzona, trova, per addormentarvisi, degli acquitrini ardenti in estate, vasti come una pianura; entra nel lago Maggiore dolcemente come una vergine che viene scortata al letto nuziale con palme e specchi; si perde in queste acque rosa e grigie dove si riflettono paesi dai nomi sonori: Muralto, Locarno, Ascona, Cannobio, Stresa, Lesa, Sesto Calende. ([[Gonzague de Reynold]])
*''Largo il Ticino sfocia, specchiando una fuga di nubi | pregne d'olezzi e vaghe de la vision sovrana; | estua dal letto, calmo, cercando riposo in Verbano, | che di sue vele imperla la prospettiva alpestre | su favolosa tela riflessa da l'onda turchina, | in fuggitiva ardenza d'iridi e lacche ambrate.'' ([[Giovanni Laini]])
*Mi rincresce di cadere nel convenzionale, ma è proprio andata così. Metà strada fra Boffalora e Turbigo c'è una strada che traversa: e da una banda si sperde fra salci ed altissimi pioppi verso il Ticino: e dall'altra, con forte salita, valica lo spalto boschivo segnante, nella coltre fonda della pianura, l'erosione del fiume. ([[Carlo Emilio Gadda]])
*Si comincia a parlare: Giacomo apre la bocca, narra: «Ero quasi a Magadino oggi lungo il fiume; cosa vedo? una gran quercia in mezzo alle altre; provo a scavare con una pietra, le spalle al sole. Scava che ti scava, sprofondo un altro metro nella sabbia umida sotto il livello del fiume, e ancora la mia ombra ci stava tutta sul tronco. E le radici? mi chiedo. Cari miei: non ero ancora alle radici. Questo significa che quelle querce sono state seppellite da un'antica piena del fiume: che quei tronchi sono lì per chi li va a segare, col loro legno stagionato e ben conservato, giusto l'ideale per mobili e via dicendo.» ([[Felice Filippini]])
*''Soffermati sull'arida sponda, | vòlti i guardi al varcato Ticino, | tutti assorti nel novo destino, | certi in cor dell'antica virtù, | han giurato: Non fia che quest'onda | scorra più tra due rive straniere: | non fia loco ove sorgan barriere | tra l'Italia e l'Italia, mai più!'' ([[Alessandro Manzoni]])
*Uno scolaro svogliato, che non toccava libro e sognava il Ticino. Il fiume tempra il carattere e aguzza l'ingegno. Devi imparare a "sentire" la corrente e a non sbagliare. ([[Umberto Bossi]])
==Altri progetti==
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[[Categoria:Fiumi d'Italia]]
[[Categoria:Fiumi della Svizzera]]
[[Categoria:Luoghi del Piemonte]]
[[Categoria:Luoghi della Lombardia]]
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Relazioni bilaterali tra Israele e Stati Uniti d'America
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[[File:President Donald Trump and Prime Minister Benjamin Netanyahu Joint Press Conference, February 15, 2017 (01).jpg|thumb|Da destra: il presidente degli Stati Uniti d'America, Donald Trump, assieme al primo ministro di Israele, Benjamin Netanyahu, alla Casa Bianca il 15 febbraio 2017]]
Citazioni sulle '''relazioni bilaterali tra Israele e Stati Uniti d'America'''.
==Citazioni==
*Con o senza Netanyahu, gli Stati Uniti continueranno a finanziare, armare e sostenere ciecamente Israele in tutte le sue guerre e in tutte le sue occupazioni. E riabbracceranno i futuri primi ministri israeliani una volta rimpiazzato quello attuale. ([[Gideon Levy]])
*Non bastava l'alleanza criminale fra Netanyahu e Trump, che insieme hanno deciso di spianare Gaza, di attaccare l'Iran, di permettere ai coloni di espandersi ulteriormente in Cisgiordania, e di dare mano libera all'IDF in Libano. Ora questa alleanza militare diventa istituzionale, ed entra ufficialmente a fare parte dei rapporti fra USA e Israele. [...] Praticamente, "andiamo a fare la guerra insieme". [...] E per fortuna – come ci dicevano alcuni – che Trump voleva "fottere" Netanyahu. Chissà se avesse voluto aiutarlo. Trust the Plan, mi raccomando. ([[Massimo Mazzucco]])
*Se non fosse stato per le pressioni estremamente efficaci della lobby sionista sul presidente [[Harry Truman]], il corso della storia della Palestina avrebbe potuto prendere una piega molto diversa. Invece i gruppi sionisti della comunità ebraica americana trassero una lezione importante dalla propria capacità di incidere sulla politica degli USA in Palestina (e in seguito oltre la Palestina, nel Medio Oriente in generale). In un processo più lungo che attraversò gli anni Cinquanta e i primi anni Sessanta, la lobby sionista riuscì a far relegare ai margini gli esperti del mondo arabo del Dipartimento di Stato e lasciò la politica americana sul Medio Oriente nelle mani del Campidoglio e della Casa Bianca, dove l'influenza dei sionisti era notevole. ([[Ilan Pappé]])
===[[Bernie Sanders]]===
*Amici, gli Stati Uniti e lo Stato di Israele hanno un legame forte, che risale al momento della fondazione di Israele. Non c'è dubbio che dovremmo essere, e saremo, l'amico e alleato più forte di Israele negli anni a venire. Allo stesso tempo, dobbiamo riconoscere che la continua occupazione israeliana dei territori palestinesi e le restrizioni quotidiane imposte alle libertà politiche e civili del popolo palestinese sono in contrasto con i valori fondamentali americani.
*Come per il nostro paese, la fondazione di Israele ha comportato l'allontanamento di centinaia di migliaia di persone che già vivevano lì, il popolo palestinese. Oltre 700.000 persone sono diventate profughi. Riconoscere questo fatto storico così doloroso non vuol dire però "delegittimare" Israele, così come riconoscere il "sentiero delle lacrime" non delegittima gli Stati Uniti d'America.
*Contrastare le politiche di un governo di destra in Israele, non significa essere anti-israeliano o antisemita. Siamo in grado di opporci alle politiche del presidente Trump senza essere anti-americani. Siamo in grado di opporci alle politiche di Netanyahu senza essere anti-israeliani.
==Voci correlate==
*[[Israele]]
*[[Stati Uniti d'America]]
==Altri progetti==
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[[Categoria:Israele]]
[[Categoria:Relazioni internazionali]]
[[Categoria:Stati Uniti d'America]]
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Ferdinando Cavalli
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[[File:FerdinandoCavalli.jpg|thumb|Ferdinando Cavalli]]
'''Ferdinando Cavalli''' (1810 – 1888), politico italiano.
==''La scienza politica in Italia''==
*Bartolomeo Fiadoni, più comunemente conosciuto sotto il nome di [[Tolomeo da Lucca]], nacque verso l'anno 1236. Fattosi domenicano ebbe a maestro [[Tommaso d'Aquino|s. Tommaso d'Aquino]] di cui divenne poscia familiarissimo e la coscienza ne diresse. Fu due volte priore nel convento di Lucca ed ebbe più altri onorevoli uffici nella sua religione. I padri Quetif ed Echard affermano che sia stato bibliotecario della Chiesa romana e confessore di [[papa Giovanni XXII]]. Nell'anno 1318 venne nominato al vescovato di Torcello. La troppa debolezza pei suoi nipoti, che abusavano della autorità di lui, gli attirò nel 1321 scomunica dal patriarca di Grado, al quale dovette dare umile soddisfazione. (1862, p. 415)
*{{NDR|[[Raffaele Maffei]]}} Giunto all'età di quindici anni fu dal padre, che era segretario apostolico e cameriere segreto di papa Paolo II, chiamato a Roma onde procedesse agli studii superiori. In questa città, dopo di aver dato opera alla filosofia ed alla teologia, ebbe i rudimenti della lingua greca da Giorgio di Trebisonda, che pella sua grande letteratura era stato fatto da [[Papa Niccolò V|Nicolò V]] scrittore apostolico e teneva publica scuola di lettere umane.</br>Nell'anno 1476 Raffaello dovette per la morte del padre ricondursi a Volterra per acconciare gli affari del suo domestico patrimonio e prendersi cura dei minori fratelli. Però poco potè rimanervi, perché [[Papa Sisto IV|Sisto IV]] papa volle che accompagnasse il cardinale Giovanni d'Aragona, che egli spediva legato a Mattia Corvino in Ungheria. (1867, pp. 8-9)
*{{NDR|Su [[Egidio Romano]]}} Era reputato tanto valentissimo della sua scienza, che nel capitolo generale del suo ordine tenuto in Firenze si decretò ''che tutti i lettori e gli studenti dovessero accogliere ed approvare le opinioni, le tesi e le sentenze sì scritte che da scriversi da lui''. La fama del suo sapere giungeva anche nelle corti, ed i principi facevano a gara per avere suoi dettati e per gratificarselo. (1862, p. 418)
*{{NDR|Su [[Giovanni Battista Manzini]]}} Di natura subito a scaldarsi d'ira, venne, per querela cavalleresca, in prova d'arme con un gentiluomo della corte, e perciò fu obbligato a uscire dal Piemonte. Stanziatosi a Bologna riprese lo studio, e scrisse d'ascetica, di morale, di politica, di letteratura, di tutto: nella poesia poi era così valoroso che fu reputato in nulla minore a [[Giovan Battista Marino|G. Batt. Marini]], a [[Claudio Achillini]], a Girolamo Preti, che allora tenevano lo scettro del parnaso italiano. Salito, per le molte sue opere, in fama bellissima, trovò onori adequati al suo merito. (1874, pp. 343-344)
*{{NDR|Su [[Giulio Mazzarino]]}} Giunto a età conveniente, fu mandato a studiare nel collegio de' Gesuiti a Roma e vi approfittò tanto che di sedici anni fu in grado di sostenere pubbliche dispute intorno alla filosofia. L'anno dopo si condusse con Girolamo Colonna, che poi fu cardinale, a imparar leggi nell'università di Alcalà. Mentre trovavasi a quello studio suo padre venne in Roma incolpato d'omicidio, e Giulio, lasciata la Spagna, corse diffilato a difenderlo e tanto si dibatté e con eloquenza sì grande, che lo fece andare assolto di pien giudizio. (1874, p. 353)
*{{NDR|Su [[Galeazzo Gualdo Priorato]]}} Uscito appena fanciullo volle dedicarsi agli esercizii della milizia e fu dal padre mandato in Fiandra presso il principe Maurizio d'Orange, onde sotto quel sommo maestro l'arte della guerra apprendesse. Stette a' fianchi del principe sinché [[Ambrogio Spinola]], comandante supremo delle nemiche armi spagnuole, pigliò, nel 1625, Breda. Allora ottenne un'insegna di fanteria sotto gli ordini del colonnello francese, sig. Altariva, che richiamato poco dopo in patria, desiderava condurlo seco, ma egli ad ogni patto non volle. (1874, p. 365)
==Bibliografia==
*Ferdinando Cavalli, ''[https://preserver.beic.it/delivery/DeliveryManagerServlet?dps_pid=IE3855843&select_viewer=metsViewer&dps_file=FL3858451 La scienza politica in Italia]'', in ''Memorie dell'I. R. Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti'', volume XI, Istituto veneto di scienze, lettere ed arti, Venezia, 1862.
*Ferdinando Cavalli, ''[https://preserver.beic.it/delivery/DeliveryManagerServlet?dps_pid=IE3164300&select_viewer=metsViewer&dps_file=FL3165981 La scienza politica in Italia]'', in ''Memorie dell'I. R. Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti'', volume XVIII, Istituto veneto di scienze, lettere ed arti, Venezia, 1874.
==Altri progetti==
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[[Categoria:Politici italiani]]
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[[File:FerdinandoCavalli.jpg|thumb|Ferdinando Cavalli]]
'''Ferdinando Cavalli''' (1810 – 1888), politico italiano.
==''La scienza politica in Italia''==
*Bartolomeo Fiadoni, più comunemente conosciuto sotto il nome di [[Tolomeo da Lucca]], nacque verso l'anno 1236. Fattosi domenicano ebbe a maestro [[Tommaso d'Aquino|s. Tommaso d'Aquino]] di cui divenne poscia familiarissimo e la coscienza ne diresse. Fu due volte priore nel convento di Lucca ed ebbe più altri onorevoli uffici nella sua religione. I padri Quetif ed Echard affermano che sia stato bibliotecario della Chiesa romana e confessore di [[papa Giovanni XXII]]. Nell'anno 1318 venne nominato al vescovato di Torcello. La troppa debolezza pei suoi nipoti, che abusavano della autorità di lui, gli attirò nel 1321 scomunica dal patriarca di Grado, al quale dovette dare umile soddisfazione. (1862, p. 415)
*{{NDR|Su [[Egidio Romano]]}} Era reputato tanto valentissimo della sua scienza, che nel capitolo generale del suo ordine tenuto in Firenze si decretò ''che tutti i lettori e gli studenti dovessero accogliere ed approvare le opinioni, le tesi e le sentenze sì scritte che da scriversi da lui''. La fama del suo sapere giungeva anche nelle corti, ed i principi facevano a gara per avere suoi dettati e per gratificarselo. (1862, p. 418)
*{{NDR|[[Raffaele Maffei]]}} Giunto all'età di quindici anni fu dal padre, che era segretario apostolico e cameriere segreto di papa Paolo II, chiamato a Roma onde procedesse agli studii superiori. In questa città, dopo di aver dato opera alla filosofia ed alla teologia, ebbe i rudimenti della lingua greca da Giorgio di Trebisonda, che pella sua grande letteratura era stato fatto da [[Papa Niccolò V|Nicolò V]] scrittore apostolico e teneva publica scuola di lettere umane.</br>Nell'anno 1476 Raffaello dovette per la morte del padre ricondursi a Volterra per acconciare gli affari del suo domestico patrimonio e prendersi cura dei minori fratelli. Però poco potè rimanervi, perché [[Papa Sisto IV|Sisto IV]] papa volle che accompagnasse il cardinale Giovanni d'Aragona, che egli spediva legato a Mattia Corvino in Ungheria. (1867, pp. 8-9)
*Dopo i primi studj fatti presso certi Mariano e Matteo gramatici valenti, {{NDR|[[Filippo Beroaldo il Vecchio]]}} fu ammaestrato nella lingua latina e greca dal Parmigiano Francesco Dal Pozzo, coi precetti e sotto l'incamminamento di esso, Filippo acquistò tanto capitale di dottrina che a diciannove anni trovossi in grado di mettersi egli stesso ad insegnare. — Pertanto nell'anno 1472 aprì scuola in Bologna, e due anni dopo andò a leggere a Parma e poi a Milano, cogliendo da per tutto lodi non piccole. — Fatto perciò animoso, pensò di condursi a Parigi, ove sapeva avervi fatto fortuna molti maestri; e colà giunto, vi diede lezioni per alcuni mesi con applauso e concorso grande di uditori. (1867, p. 23)
*{{NDR|Su [[Giovanni Battista Manzini]]}} Di natura subito a scaldarsi d'ira, venne, per querela cavalleresca, in prova d'arme con un gentiluomo della corte, e perciò fu obbligato a uscire dal Piemonte. Stanziatosi a Bologna riprese lo studio, e scrisse d'ascetica, di morale, di politica, di letteratura, di tutto: nella poesia poi era così valoroso che fu reputato in nulla minore a [[Giovan Battista Marino|G. Batt. Marini]], a [[Claudio Achillini]], a Girolamo Preti, che allora tenevano lo scettro del parnaso italiano. Salito, per le molte sue opere, in fama bellissima, trovò onori adequati al suo merito. (1874, pp. 343-344)
*{{NDR|Su [[Giulio Mazzarino]]}} Giunto a età conveniente, fu mandato a studiare nel collegio de' Gesuiti a Roma e vi approfittò tanto che di sedici anni fu in grado di sostenere pubbliche dispute intorno alla filosofia. L'anno dopo si condusse con Girolamo Colonna, che poi fu cardinale, a imparar leggi nell'università di Alcalà. Mentre trovavasi a quello studio suo padre venne in Roma incolpato d'omicidio, e Giulio, lasciata la Spagna, corse diffilato a difenderlo e tanto si dibatté e con eloquenza sì grande, che lo fece andare assolto di pien giudizio. (1874, p. 353)
*{{NDR|Su [[Galeazzo Gualdo Priorato]]}} Uscito appena fanciullo volle dedicarsi agli esercizii della milizia e fu dal padre mandato in Fiandra presso il principe Maurizio d'Orange, onde sotto quel sommo maestro l'arte della guerra apprendesse. Stette a' fianchi del principe sinché [[Ambrogio Spinola]], comandante supremo delle nemiche armi spagnuole, pigliò, nel 1625, Breda. Allora ottenne un'insegna di fanteria sotto gli ordini del colonnello francese, sig. Altariva, che richiamato poco dopo in patria, desiderava condurlo seco, ma egli ad ogni patto non volle. (1874, p. 365)
==Bibliografia==
*Ferdinando Cavalli, ''[https://preserver.beic.it/delivery/DeliveryManagerServlet?dps_pid=IE3855843&select_viewer=metsViewer&dps_file=FL3858451 La scienza politica in Italia]'', in ''Memorie dell'I. R. Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti'', volume XI, Istituto veneto di scienze, lettere ed arti, Venezia, 1862.
*Ferdinando Cavalli, ''[https://preserver.beic.it/delivery/DeliveryManagerServlet?dps_pid=IE3143977&select_viewer=metsViewer&dps_file=FL3144033 La scienza politica in Italia]'', in ''Memorie dell'I. R. Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti'', volume XIII, Istituto veneto di scienze, lettere ed arti, Venezia, 1867.
*Ferdinando Cavalli, ''[https://preserver.beic.it/delivery/DeliveryManagerServlet?dps_pid=IE3164300&select_viewer=metsViewer&dps_file=FL3165981 La scienza politica in Italia]'', in ''Memorie dell'I. R. Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti'', volume XVIII, Istituto veneto di scienze, lettere ed arti, Venezia, 1874.
==Altri progetti==
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[[Categoria:Politici italiani]]
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[[File:FerdinandoCavalli.jpg|thumb|Ferdinando Cavalli]]
'''Ferdinando Cavalli''' (1810 – 1888), politico italiano.
==''La scienza politica in Italia''==
*Bartolomeo Fiadoni, più comunemente conosciuto sotto il nome di [[Tolomeo da Lucca]], nacque verso l'anno 1236. Fattosi domenicano ebbe a maestro [[Tommaso d'Aquino|s. Tommaso d'Aquino]] di cui divenne poscia familiarissimo e la coscienza ne diresse. Fu due volte priore nel convento di Lucca ed ebbe più altri onorevoli uffici nella sua religione. I padri Quetif ed Echard affermano che sia stato bibliotecario della Chiesa romana e confessore di [[papa Giovanni XXII]]. Nell'anno 1318 venne nominato al vescovato di Torcello. La troppa debolezza pei suoi nipoti, che abusavano della autorità di lui, gli attirò nel 1321 scomunica dal patriarca di Grado, al quale dovette dare umile soddisfazione. (1862, p. 415)
*{{NDR|Su [[Egidio Romano]]}} Era reputato tanto valentissimo della sua scienza, che nel capitolo generale del suo ordine tenuto in Firenze si decretò ''che tutti i lettori e gli studenti dovessero accogliere ed approvare le opinioni, le tesi e le sentenze sì scritte che da scriversi da lui''. La fama del suo sapere giungeva anche nelle corti, ed i principi facevano a gara per avere suoi dettati e per gratificarselo. (1862, p. 418)
*{{NDR|Su [[Raffaele Maffei]]}} Giunto all'età di quindici anni fu dal padre, che era segretario apostolico e cameriere segreto di [[papa Paolo II]], chiamato a Roma onde procedesse agli studii superiori. In questa città, dopo di aver dato opera alla filosofia ed alla teologia, ebbe i rudimenti della lingua greca da Giorgio di Trebisonda, che pella sua grande letteratura era stato fatto da [[Papa Niccolò V|Nicolò V]] scrittore apostolico e teneva publica scuola di lettere umane.</br>Nell'anno 1476 Raffaello dovette per la morte del padre ricondursi a Volterra per acconciare gli affari del suo domestico patrimonio e prendersi cura dei minori fratelli. Però poco potè rimanervi, perché [[Papa Sisto IV|Sisto IV]] papa volle che accompagnasse il cardinale Giovanni d'Aragona, che egli spediva legato a Mattia Corvino in Ungheria. (1867, pp. 8-9)
*{{NDR|Su [[Filippo Beroaldo il Vecchio]]}} Dopo i primi studj fatti presso certi Mariano e Matteo gramatici valenti, fu ammaestrato nella lingua latina e greca dal Parmigiano Francesco Dal Pozzo, coi precetti e sotto l'incamminamento di esso, Filippo acquistò tanto capitale di dottrina che a diciannove anni trovossi in grado di mettersi egli stesso ad insegnare. — Pertanto nell'anno 1472 aprì scuola in Bologna, e due anni dopo andò a leggere a Parma e poi a Milano, cogliendo da per tutto lodi non piccole. — Fatto perciò animoso, pensò di condursi a Parigi, ove sapeva avervi fatto fortuna molti maestri; e colà giunto, vi diede lezioni per alcuni mesi con applauso e concorso grande di uditori. (1867, p. 23)
*{{NDR|Su [[Giovanni Battista Manzini]]}} Di natura subito a scaldarsi d'ira, venne, per querela cavalleresca, in prova d'arme con un gentiluomo della corte, e perciò fu obbligato a uscire dal Piemonte. Stanziatosi a Bologna riprese lo studio, e scrisse d'ascetica, di morale, di politica, di letteratura, di tutto: nella poesia poi era così valoroso che fu reputato in nulla minore a [[Giovan Battista Marino|G. Batt. Marini]], a [[Claudio Achillini]], a Girolamo Preti, che allora tenevano lo scettro del parnaso italiano. Salito, per le molte sue opere, in fama bellissima, trovò onori adequati al suo merito. (1874, pp. 343-344)
*{{NDR|Su [[Giulio Mazzarino]]}} Giunto a età conveniente, fu mandato a studiare nel collegio de' Gesuiti a Roma e vi approfittò tanto che di sedici anni fu in grado di sostenere pubbliche dispute intorno alla filosofia. L'anno dopo si condusse con Girolamo Colonna, che poi fu cardinale, a imparar leggi nell'università di Alcalà. Mentre trovavasi a quello studio suo padre venne in Roma incolpato d'omicidio, e Giulio, lasciata la Spagna, corse diffilato a difenderlo e tanto si dibatté e con eloquenza sì grande, che lo fece andare assolto di pien giudizio. (1874, p. 353)
*{{NDR|Su [[Galeazzo Gualdo Priorato]]}} Uscito appena fanciullo volle dedicarsi agli esercizii della milizia e fu dal padre mandato in Fiandra presso il principe Maurizio d'Orange, onde sotto quel sommo maestro l'arte della guerra apprendesse. Stette a' fianchi del principe sinché [[Ambrogio Spinola]], comandante supremo delle nemiche armi spagnuole, pigliò, nel 1625, Breda. Allora ottenne un'insegna di fanteria sotto gli ordini del colonnello francese, sig. Altariva, che richiamato poco dopo in patria, desiderava condurlo seco, ma egli ad ogni patto non volle. (1874, p. 365)
==Bibliografia==
*Ferdinando Cavalli, ''[https://preserver.beic.it/delivery/DeliveryManagerServlet?dps_pid=IE3855843&select_viewer=metsViewer&dps_file=FL3858451 La scienza politica in Italia]'', in ''Memorie dell'I. R. Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti'', volume XI, Istituto veneto di scienze, lettere ed arti, Venezia, 1862.
*Ferdinando Cavalli, ''[https://preserver.beic.it/delivery/DeliveryManagerServlet?dps_pid=IE3143977&select_viewer=metsViewer&dps_file=FL3144033 La scienza politica in Italia]'', in ''Memorie dell'I. R. Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti'', volume XIII, Istituto veneto di scienze, lettere ed arti, Venezia, 1867.
*Ferdinando Cavalli, ''[https://preserver.beic.it/delivery/DeliveryManagerServlet?dps_pid=IE3164300&select_viewer=metsViewer&dps_file=FL3165981 La scienza politica in Italia]'', in ''Memorie dell'I. R. Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti'', volume XVIII, Istituto veneto di scienze, lettere ed arti, Venezia, 1874.
==Altri progetti==
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{{DEFAULTSORT:Cavalli, Ferdinando}}
[[Categoria:Politici italiani]]
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Angie (cantautrice)
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[[File:Angie (May 2026).jpg|thumb|upright=1.0|Angie nel 2026]]
'''Angie''', pseudonimo di '''Angelica Paola Ibba''' (2001 – vivente), cantautrice italiana.
==Citazioni di Angie==
{{cronologico}}
*Per me la musica è ciò che sono, ciò che mi caratterizza. Non vedo un futuro diverso per me rispetto a un futuro nel mondo della musica. È sempre stato così, non sono mai riuscita a trovare un piano B come l'università o altro. Ho sempre voluto cantare e scrivere canzoni sin da bambina. Una vita fatta di musica per me è la realizzazione di un sogno. È sempre stato il mio obbiettivo e spero davvero di raggiungerlo perché non riuscirei mai a immaginare un futuro diverso.<ref>Dall'intervista di Nicola Ricchitelli, ''[https://www.lavocegrossa.com/2022/01/la-voce-grossa-diangieintervista-per-me.html?m=1 Angie: "Per me la musica è ciò che sono ciò che mi caratterizza"]'', ''lavocegrossa.com'', 19 febbraio 2022.</ref>
*Io sono del parere che la musica la si dovrebbe ascoltare e non guardare, ma più passa il tempo e più avviene il contrario la bellezza di un artista sta diventando un fattore sempre più rilevante nella musica e personalmente ritengo che ciò sia sbagliatissimo, in quanto essere di piacevole aspetto non ti rende più bravo – e poi soprattutto, secondo me, la bellezza appunto è soggettiva.<ref name="sardegnareporter.it">Da ''[https://www.sardegnareporter.it/2023/07/intervista-alla-cantante-angie-a-cura-della-blogger-giulia-quaranta-provenzano/543962/ Intervista alla cantante Angie a cura della blogger Giulia Quaranta Provenzano]'', ''sardegnareporter.it'', 7 luglio 2023.</ref>
*Io trovo che libertà, resilienza e audacia siano tre caratteristiche che coesistono in una persona che abbia un obiettivo e un'ambizione che vuole concretizzare. Esse sono difatti fondamentali per poter realizzare i propri sogni. L'amore penso che sia soggettivo, ognuno lo vede e lo percepisce in modo diverso e inoltre lo si può trovare in tutte le cose. [...] Penso che il destino sia un mix di opportunità che ognuno di noi va a crearsi, nonché di talento e di duro lavoro.<ref name="sardegnareporter.it"/>
*[[Maria De Filippi|Maria]] è davvero il centro di ''[[Amici di Maria De Filippi|Amici]]''. L'ho detto tante volte e continuo a definirla così: per me è stata un faro, una luce. Mi è stata davvero di grandissimo aiuto.<ref>Da Giulia Bertollini, ''[https://www.superguidatv.it/angie-intervista-alla-cantante-di-amici-25/ Amici 25, intervista ad Angie: "Ad Amici sono cresciuta, Lorella Cuccarini mi ha consigliato di rimanere me stessa. Non ho mai capito il confronto con Elena, siamo diverse. Una collaborazione con Lorenzo? Vedremo"]'', ''superguidatv.it'', 28 maggio 2026.</ref>
==Note==
<references/>
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Angie}}
[[Categoria:Cantautori italiani]]
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Fata Morgana (mitologia)
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/* Thomas Malory */
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[[File:Frederick Sandys - Morgan-le-Fay - 1925P104 - Birmingham Museum and Art Gallery.jpg|thumb|''Fata Morgana'' (1864) di Anthony Frederick Sandys]]
'''Fata Morgana''', personaggio del ciclo bretone e delle leggende arturiane.
==Citazioni di Fata Morgana==
===''[[Excalibur]]''===
{{cronologico}}
*I tuoi occhi non mi lasciano mai, [[Mago Merlino|Merlino]]. [...] Non puoi riconoscere l'amore? Forse soffri per ciò che non hai mai conosciuto.
*I tuoi intrighi dove hanno portato il mondo? Sull'orlo della rovina!
*Che sciocco! Credevi di intrappolarmi. Hai intrappolato te stesso con la stessa stregoneria che usasti per ingannare mia madre. Tu non sei niente! Tu non sei un dio, non sei un uomo!
*Io troverò un uomo e darò vita a un dio.
*Ora potrei anche ucciderti, fratello. Ma voglio che tu viva per vedere nostro figlio divenire re.
*Non esiste il [[Graal]], come questi cavalieri hanno scoperto. Loro servono me invece. Ci sono molti piaceri al mondo, molte coppe da cui bere, e saranno tutte tue.
*Nessuna mazza, nessun'alabarda, nessun dardo, nessuna lancia, nessuna spada, nessun'arma forgiata dall'uomo ti nuocerà quando indosserai questa armatura.
==Citazioni su Fata Morgana==
*È una figura che, credo, ricorre piuttosto spesso nelle mitologie: quella della strega, della seduttrice, dell'incantatrice, della maga. E nella mitologia c'è sempre una ragione, no, per la presenza di un simile personaggio, di una tale figura. [...] La costruzione di questo personaggio incarna la paura ancestrale che gli uomini nutrono nei confronti delle donne. [...] La paura, da parte degli uomini, di ciò che immaginano le donne possano essere. E molti uomini credono che tutte le donne siano delle Morgane, non è vero? ([[Helen Mirren]])
===''[[Excalibur]]''===
*Ali di pipistrello, pelle di serpente! È tutto quello che hai imparato, Morgana? A usare pozioni e piccole stregonerie? ([[Mago Merlino]])
*Sei bellissima. Sì, magnifica. Hai usato tutta la magia che mi hai rubato per mantenerti così giovane? Ti è rimasta un po' di magia per combattere Merlino? ([[Mago Merlino]])
*Tu devi essere più grande di quanto io sia mai stato. Una volta liberai l'alito del drago perché Uther giacesse con tua madre e concepisse un re. Questo rischiò di distruggermi, ma suppongo che tu possa farlo con facilità. Non è così? ([[Mago Merlino]])
===[[Thomas Malory]]===
{{cronologico}}
*La terza sorella {{NDR|di re Artù}}, Morgana la Fata, fu invece messa a studiare in un convento dove divenne molto dotta in negromanzia. In seguito sarebbe stata maritata a re Uriens della terra di Gore, padre di ser Ivano il Biancamano.
*Mi vendicherò su di lei con tale durezza che tutto il mondo cristiano ne dovrà parlare, perché Dio sa che l'ho onorata e venerata più di ogni altra del mio sangue e che avevo più fiducia in lei che in mia moglie e negli altri miei parenti. ([[Re Artù]])
*Come dice il libro francese, Morgana preferiva ser [[Lancillotto]] a ogni altro, e lo desiderava in ogni momento benché egli non acconsentisse ad amarla né a far nulla su sua richiesta.
*[[Lamorak|Ser Lamorak]] si allontanò in compagnia di ser Driant, ed essendosi imbattuto in un cavaliere che per ordine di Morgana la Fata recava a re Artù un bel corno rifinito in oro, lo costrinse con la forza a rivelargli il motivo della sua missione. Seppe che il corno aveva una virtù – nessuna dama o gentildonna che non fosse fedele al proprio signore vi poteva bere senza versarne il contenuto – e che Morgana la Fata lo inviava in dono al fratello Artù a causa della [[Ginevra (ciclo arturiano)|regina Ginevra]] e per dispetto a ser Lancillotto.<br>«Se non vuoi morire» disse allora ser Lamorak «porterai il corno a [[Marco di Cornovaglia|re Marco]], e gli dirai che glielo mando perché metta alla prova la fedeltà della sua sposa.»<br>Il cavaliere si recò così da re Marco e gli disse che gli inviava quel corno prezioso e qual era la sua qualità. Il re costrinse quindi la regina Isotta a bere, e dopo di lei cento altre dame, ma solo quattro tra esse riuscirono a non versare la bevanda.<br>«Ahimè, è una grave infamia» esclamò il sovrano, giurando poi solennemente che avrebbe condannato al rogo la regina e le altre.<br>Ma i baroni si radunarono e dichiararono apertamente di non essere disposti a tollerare che le dame venissero arse per via di un oggetto fatto con arti magiche dalla strega più fals e incantatrice che vi fosse al mondo e nemica dei veri amanti, e affermarono che quel corno non operava mai niente di buono e causava solo odio e dissidi. Molti cavalieri fecero pertanto voto di usare ben poca cortesia a Morgana la Fata, se ma l'avessero incontrata.
*«Ecco un castello che non potrebbe essere preso o conquistato con alcuna macchina da guerra» disse ser Dinadan indicandolo al compagno. «Vi dimora la regina Morgana la Fata: lo ricevette dal fratello re Artù, che se ne è poi pentito amaramente. Da quel momento non c'è stato più accordo tra loro e la sorella gli ha fatto guerra ogni volta che ha potuto mantenendo proprio in questo maniero un folto gruppo di armati al solo scopo di distruggere quanti sono cari al re. Infatti non vi passa alcun cavaliere che non debba combattere contro uno, due o persino tre avversari. Se poi appartiene ad Artù ed è sconfitto, perde cavallo, armatura e ogni altra cosa che possiede, e persino la libertà qualora non riesca a fuggire.»<br>«Dio mi protegga!» esclamò ser Palamede. «Fare guerra al proprio signore che è chiamato il fiore della cavalleria cristiana e pagana è un costume malvagio e indegno di una regina, e io vi porrò fine di tutto cuore. Morgana non riceverà mai alcun servigio da me, e se come penso mi manderà contro i suoi cavalieri, essi avranno dì che combattere!»
==Altri progetti==
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[[Categoria:Personaggi del ciclo arturiano]]
[[Categoria:Sovrani mitologici]]
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/* Thomas Malory */
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[[File:Frederick Sandys - Morgan-le-Fay - 1925P104 - Birmingham Museum and Art Gallery.jpg|thumb|''Fata Morgana'' (1864) di Anthony Frederick Sandys]]
'''Fata Morgana''', personaggio del ciclo bretone e delle leggende arturiane.
==Citazioni di Fata Morgana==
===''[[Excalibur]]''===
{{cronologico}}
*I tuoi occhi non mi lasciano mai, [[Mago Merlino|Merlino]]. [...] Non puoi riconoscere l'amore? Forse soffri per ciò che non hai mai conosciuto.
*I tuoi intrighi dove hanno portato il mondo? Sull'orlo della rovina!
*Che sciocco! Credevi di intrappolarmi. Hai intrappolato te stesso con la stessa stregoneria che usasti per ingannare mia madre. Tu non sei niente! Tu non sei un dio, non sei un uomo!
*Io troverò un uomo e darò vita a un dio.
*Ora potrei anche ucciderti, fratello. Ma voglio che tu viva per vedere nostro figlio divenire re.
*Non esiste il [[Graal]], come questi cavalieri hanno scoperto. Loro servono me invece. Ci sono molti piaceri al mondo, molte coppe da cui bere, e saranno tutte tue.
*Nessuna mazza, nessun'alabarda, nessun dardo, nessuna lancia, nessuna spada, nessun'arma forgiata dall'uomo ti nuocerà quando indosserai questa armatura.
==Citazioni su Fata Morgana==
*È una figura che, credo, ricorre piuttosto spesso nelle mitologie: quella della strega, della seduttrice, dell'incantatrice, della maga. E nella mitologia c'è sempre una ragione, no, per la presenza di un simile personaggio, di una tale figura. [...] La costruzione di questo personaggio incarna la paura ancestrale che gli uomini nutrono nei confronti delle donne. [...] La paura, da parte degli uomini, di ciò che immaginano le donne possano essere. E molti uomini credono che tutte le donne siano delle Morgane, non è vero? ([[Helen Mirren]])
===''[[Excalibur]]''===
*Ali di pipistrello, pelle di serpente! È tutto quello che hai imparato, Morgana? A usare pozioni e piccole stregonerie? ([[Mago Merlino]])
*Sei bellissima. Sì, magnifica. Hai usato tutta la magia che mi hai rubato per mantenerti così giovane? Ti è rimasta un po' di magia per combattere Merlino? ([[Mago Merlino]])
*Tu devi essere più grande di quanto io sia mai stato. Una volta liberai l'alito del drago perché Uther giacesse con tua madre e concepisse un re. Questo rischiò di distruggermi, ma suppongo che tu possa farlo con facilità. Non è così? ([[Mago Merlino]])
===[[Thomas Malory]]===
{{cronologico}}
*La terza sorella {{NDR|di re Artù}}, Morgana la Fata, fu invece messa a studiare in un convento dove divenne molto dotta in negromanzia. In seguito sarebbe stata maritata a re Uriens della terra di Gore, padre di ser Ivano il Biancamano.
*Mi vendicherò su di lei con tale durezza che tutto il mondo cristiano ne dovrà parlare, perché Dio sa che l'ho onorata e venerata più di ogni altra del mio sangue e che avevo più fiducia in lei che in mia moglie e negli altri miei parenti. ([[Re Artù]])
*[[Lamorak|Ser Lamorak]] si allontanò in compagnia di ser Driant, ed essendosi imbattuto in un cavaliere che per ordine di Morgana la Fata recava a re Artù un bel corno rifinito in oro, lo costrinse con la forza a rivelargli il motivo della sua missione. Seppe che il corno aveva una virtù – nessuna dama o gentildonna che non fosse fedele al proprio signore vi poteva bere senza versarne il contenuto – e che Morgana la Fata lo inviava in dono al fratello Artù a causa della [[Ginevra (ciclo arturiano)|regina Ginevra]] e per dispetto a ser Lancillotto.<br>«Se non vuoi morire» disse allora ser Lamorak «porterai il corno a [[Marco di Cornovaglia|re Marco]], e gli dirai che glielo mando perché metta alla prova la fedeltà della sua sposa.»<br>Il cavaliere si recò così da re Marco e gli disse che gli inviava quel corno prezioso e qual era la sua qualità. Il re costrinse quindi la regina Isotta a bere, e dopo di lei cento altre dame, ma solo quattro tra esse riuscirono a non versare la bevanda.<br>«Ahimè, è una grave infamia» esclamò il sovrano, giurando poi solennemente che avrebbe condannato al rogo la regina e le altre.<br>Ma i baroni si radunarono e dichiararono apertamente di non essere disposti a tollerare che le dame venissero arse per via di un oggetto fatto con arti magiche dalla strega più fals e incantatrice che vi fosse al mondo e nemica dei veri amanti, e affermarono che quel corno non operava mai niente di buono e causava solo odio e dissidi. Molti cavalieri fecero pertanto voto di usare ben poca cortesia a Morgana la Fata, se ma l'avessero incontrata.
*Come dice il libro francese, Morgana preferiva ser [[Lancillotto]] a ogni altro, e lo desiderava in ogni momento benché egli non acconsentisse ad amarla né a far nulla su sua richiesta.
*«Ecco un castello che non potrebbe essere preso o conquistato con alcuna macchina da guerra» disse [[Dinadan|ser Dinadan]] indicandolo al compagno. «Vi dimora la regina Morgana la Fata: lo ricevette dal fratello re Artù, che se ne è poi pentito amaramente. Da quel momento non c'è stato più accordo tra loro e la sorella gli ha fatto guerra ogni volta che ha potuto mantenendo proprio in questo maniero un folto gruppo di armati al solo scopo di distruggere quanti sono cari al re. Infatti non vi passa alcun cavaliere che non debba combattere contro uno, due o persino tre avversari. Se poi appartiene ad Artù ed è sconfitto, perde cavallo, armatura e ogni altra cosa che possiede, e persino la libertà qualora non riesca a fuggire.»<br>«Dio mi protegga!» esclamò [[Palamede (ciclo arturiano)|ser Palamede]]. «Fare guerra al proprio signore che è chiamato il fiore della cavalleria cristiana e pagana è un costume malvagio e indegno di una regina, e io vi porrò fine di tutto cuore. Morgana non riceverà mai alcun servigio da me, e se come penso mi manderà contro i suoi cavalieri, essi avranno dì che combattere!»
==Altri progetti==
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[[Categoria:Personaggi del ciclo arturiano]]
[[Categoria:Sovrani mitologici]]
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Cavalieri della Tavola Rotonda
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/* Voci correlate */
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text/x-wiki
{{voce tematica}}
[[File:Knights of the Round Table (La Quête du Saint Graal BNF Français 343).png|thumb|Re Artù e i suoi cavalieri, in un manoscritto italiano del XIV secolo del ''[[Lancillotto in prosa|Ciclo della Vulgata]]''.]]
Citazioni sui '''Cavalieri della Tavola Rotonda'''.
==Citazioni==
*Come cavalieri della Tavola Rotonda abbiamo obblighi verso il popolo, non verso noi stessi. Le terre verranno divise in base ai bisogni di ciascuno. ([[Re Artù]], ''[[La spada magica - Alla ricerca di Camelot]]'')
*Il dotto Bedevere, detto dal popolo a-dotto, fu primo al seguito di re Artù, come risulta dalla tabella del fotofilmish. Secondo, [[Lancillotto]] il Coraggioso. Terzo, [[Galahad]] il Puro. Quarto, Sir Robin, molto meno coraggioso di Lancillotto, che a momenti affrontava il drago di Angnor, che quasi sfidava il pollo di Bristol, che alla battaglia di Badon Hill andò così di corpo che di lui ne rimase appena da mettere insieme un neonato. Malgrado le diverse prestazioni segnarono tutti un buon tempo. Anzi, più che un tempo, un'epoca, quella dei Cavalieri della Tavola Rotonda. (''[[Monty Python e il Sacro Graal]]'')
*La mia intenzione è morire cavaliere della Tavola Rotonda. ([[Lancillotto]], ''[[Excalibur]]'')
*– Non siamo più gli stessi, Artù.<br>– Non è facile esserlo senza il duro impegno della guerra e della giustizia. È solo il tuo esempio, Lancillotto, che li tiene uniti ora. ([[Lancillotto]], ''[[Excalibur]]'')
===[[Thomas Malory]]===
{{cronologico}}
*Così, portate a termine le tre ricerche affidate a ser Galvano, a ser Tor e a re Pellinor, re Artù confermò la nomina di tutti i cavalieri, assegnò terre a quelli che non avevano e impose loro di non commettere mai oltraggi o omicidi, di rifuggire sempre dal tradimento, di non comportarsi mai con efferatezza, ma di concedere grazia a chi la implorasse, sotto sanzione di perdere per sempre l'onore e la sua protezione. Inoltre il re ingiunse loro, pena di morte, di soccorrere sempre le dame, le damigelle e le gentildonne e di non ingaggiare combattimenti in contese ingiuste per amore o per beni mondani. Tutti i cavalieri della Tavola Rotonda giurarono in tal senso, i giovani come i vecchi, e ogni anno rinnovavano il giuramento in occasione della festa solenne della Pentecoste.
*Non torneranno più tutti insieme perché molti moriranno nel corso della ricerca {{NDR|del [[Graal]]}}. Io li amo quanto la mia stessa vita, e lo scioglimento di questa compagnia mi provoca un tremendo dolore, poiché la loro presenza alla mia corte era ormai un costume consolidato. ([[Re Artù]])
*Nella Tavola Rotonda, infatti, l'intero mondo cristiano e pagano trova ristoro, tanto che coloro che sono scelti a fare parte di quell'eletta compagnia si reputano colmi di grazia e più onorati che se fossero i padroni di metà della terra. Hai potuto vedere anche tu come, pur di appartenervi, i cavalieri siano disposti a perdere padre, madre, famiglie, mogli e figli, come facesti tu stesso che, per unirti a loro, abbandonasti tua madre senza volerla più vedere.
*Sappiate che soffro di più per la perdita dei miei buoni cavalieri che per la fuga della mia gentile regina, perché di regine posso averne quante ne voglio, mentre non mi sarà mai più possibile riunire una simile compagnia di valorosi. ([[Re Artù]])
==Voci correlate==
*[[Cavaliere]]
*[[Re Artù]]
*[[Galahad]]
*[[Sir Gareth]]
*[[Gawain]]
*[[Lancillotto]]
*[[Mordred]]
*[[Parsifal]]
*[[Tristano]]
*[[Tavola Rotonda]]
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
[[Categoria:Personaggi del ciclo arturiano]]
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Discussioni utente:Andreadici
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Andreadici
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{{Benvenuto2|nome={{PAGENAME}}|firma=[[Utente:Homer|Homer]] ([[Discussioni utente:Homer|scrivimi]]) 14:47, 9 lug 2026 (CEST)}}
:Vorrei pubblicare una voce che è presente nel Dizionario della critica militante Bompiani ma viene cancellata senza motivo. Nel progetto Letteratura nessuno è intenzionato ad ascoltare le mie ragioni. [[Utente:Andreadici|Andreadici]] ([[Discussioni utente:Andreadici|scrivimi]]) 15:38, 10 lug 2026 (CEST)
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Tristano e Isotta (opera)
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/* Altri progetti */
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text/x-wiki
[[File:Joseph Albert - Ludwig und Malwine Schnorr von Carolsfeld - Tristan und Isolde, 1865f.jpg|thumb|Ludwig e Malwine Schnorr von Carolsfeld interpretando i protagonisti durante la produzione originale dell'opera nel 1865.]]
'''''Tristano e Isotta''''' ('''''Tristan und Isolde'''''), opera lirica in tre atti del 1865, composta da [[Richard Wagner]].
==[[Incipit]]==
===Originale===
{{maiuscoletto|'''STIMME EINES JUNGEN SEEMANNS'''}}<br>(''aus der Höhe, wie vom Mast her, vernehmbar'')<br>Westwärts<br>schweift der Blick;<br>ostwärts<br>streicht das Schiff.<br>Frisch weht der Wind<br>der Heimat zu:<br>mein irisch Kind,<br>wo weilest du?<br>Sind's deiner Seufzer Wehen,<br>die mir die Segel blähen?<br>Wehe, wehe, du Wind!<br>Weh, ach wehe, mein Kind!<br>Irische Maid,<br>du wilde, minnige Maid!
===Guido Manacorda===
{{maiuscoletto|'''VOCE DI UN GIOVANE MARINAIO'''}}<br>(''si sente come se venisse dall’alto dell'albero'')<br>Verso occidente<br>erra lo sguardo;<br>verso oriente<br>scivola il naviglio.<br>Fresco soffia il vento<br>verso la patria:<br>mia fanciulla d'Irlanda,<br>dove te ne stai?<br>Sono gli aliti dei tuoi sospiri,<br>che mi gonfiano le vele?<br>Ve', ve', o vento!...<br>Ve', ah ve', mia bimba!...<br>o fanciulla d'Irlanda,<br>o selvaggia, amorosa fanciulla!
==Citazioni==
*Un dominatore del mondo | è l'eroe [[Tristano]]! ('''Kurwenal''': atto I, scena II)
*Il "Tantris" | con inquieta astuzia ei si nomò; | come Tristan | Isolda subito lo riconobbe, | che nella spada del languente | una tacca ella scorse, | entro la quale esattamente | s'adattava una scheggia, | cui un giorno nel capo | del cavaliere irlandese | per smacco a lei inviato, | con esperta mano ella aveva trovato. | Allora un grido mi si levò | dal mio più profondo! | Con la lucente spada | io stetti a lui dinnanzi; | su di lui, il temerario, | per vendicare la morte di Sire Morold. | Dal suo giaciglio | egli volse lo sguardo... | non sulla spada, | non sulla mano,... | mi guardò negli occhi. | Della sua miseria | mi dolse;... | la spada... la lasciai cadere! ('''Isotta''': atto I, scena III)
*La spada della vendetta. | invece di vibrarla, | impotente la lasciai cadere! | Ora io servo al vassallo! ('''Isotta''': atto I, scena III)
*Dove vivrebbe mai un uomo, | che non t'amasse? | che vedesse Isolda, | ed in Isolda | beatamente tutto non si perdesse? ('''Brangania''': atto I, scena III)
*A me fidanzato era | il nobile eroe d'Irlanda; | le sue armi io avevo consacrato; | per me egli traeva a battaglia. | Com'egli cadde | cadde il mio onore; | nell'angoscia del mio cuore | giurai il giuramento: | se nessun uomo avesse vendicato quella | morte, | io, fanciulla, l'avrei osato. ('''Isotta''': atto I, scena V)
*'''Isotta''': Altissimo celeste | rapimento dal mondo! | Mio! Tristano! mio! | Mio e tuo! | Eternamente, eternamente uno!<br>'''Tristano''': Altissimo celeste | rapimento dal mondo! | Mio! Isolda! mio! | Mio e tuo! | Eternamente, eternamente uno! (Atto II, scena II)
*'''Isotta''': O nemica degli amici | maligna lontananza! | Di pigri tempi | indugiante lentezza!<br>'''Tristano''': O lontananza e vicinanza! | Duramente separate! | Grata vicinanza! | Desolata lontananza! (Atto II, scena II)
*Tramontato era il sole | e scomparso il giorno; | pure la propria invidia | egli non soffocava: | il suo segnale che allontana | egli accende; | e lo infigge presso la porta dell'amata, | perché io non possa recarmi da lei. ('''Tristano''': atto II, scena II)
*Quel che a me l'occhio | così estasiava, | il mio cuore profondamente | a terra abbatteva: | nella chiara luce del giorno, | come poteva Isolda essere mia? ('''Tristano''': atto II, scena II)
*Quella luce che traditore | mi ti mostrava, | a quella luce del giorno | volli sfuggire; | e laggiù in quella notte | te con me trarre, | dove la fine dell'illusione | il mio cuore mi prometteva; | dove dell'inganno il presagito | errore si sperdesse; | per libare a te colà | eterno amore, | te insieme con me | volli io consacrare alla morte. ('''Isotta''': atto II, scena II)
*'''Isotta''': Pure, ahimè, t'illuse | il perfido filtro, | così che a te nuovamente | s'affondò la notte: | colui, che solo pensava alla morte, | il filtro donò nuovamente al giorno!<br>'''Tristano''': Oh! benedetto quel filtro! | Benedetto il suo succo! | Benedetto della sua magia | il nobile potere! | Attraverso la porta della morte, | là dove per me fu versato, | ampio ed aperto | esso mi schiuse | quello che io non avevo ancora visto che in | sogno: | il reame meraviglioso della morte. (Atto II, scena II)
*Il frodolento giorno, | pronto all'invidia, | ci poteva separare col suo inganno, | ma non più illudere con la sua menzogna! | La sua vana magnificenza, | il suo vanitoso bagliore | deride, colui al quale la notte | ha consacrato la vista! ('''Tristano''': atto II, scena II)
*Chi la notte della morte | ha visto in amore; | colui al quale ella il suo profondo | segreto ha affidato, | le menzogne del giorno, | la gloria e l'onore, | la potenza e la ricchezza, | per quanto splendidi e nobili, | come vana polvere solare | davanti a lui si sono dissipati! ('''Tristano''': atto II, scena II)
*Morissi anche io d'amore, | onde così volentieri io muoio, |come potrebbe l'amore |con me morire, | l'eterno vivente | con me finire? ('''Tristano''': atto II, scena II)
*Che cosa soccomberebbe alla morte, | se non quel che ci disturba, | se non quel che impedisce a Tristano | di amare sempre Isolda, | e di vivere eternamente per lei? ('''Tristano''': atto II, scena II)
*Così siamo morti: | per inseparati, | eternamente congiunti, | senza fine, | senza risveglio, | senza sospetto, | ineffabilmente | presi in amore, | a noi soli intenti, | vivere d'amore! ('''Tristano''': atto II, scena II)
*Se mi tradiva Tristano | dovevo io sperare, | che il male dal sua tradimento | a me fatto, | dal consiglio di Melot | mi fosse riparato? ('''Marco''': atto II, scena III)
*Dove, dunque, la fede, | se m'è Tristano infedele? | Dove, dunque, l'onore, | ed il puro costume, | poiché il fiore di ogni onore, | Tristano, l'ha perduto? | Quella che a sé Tristano | scelse per scudo, | dov’è quella virtù | ora fuggita, | poiché ella fugge il mio amico, | e m’ha tradito Tristano? ('''Marco''': atto II, scena III)
*Questo miracolo di donna | che il tuo coraggio a me conquistò, | chi la potrebbe vedere, | chi conoscere, | chi con orgoglio | chiamarla sua, | senza ritenersi beato? ('''Marco''': atto II, scena III)
*Dove Tristano ora se n'andrà, | vuoi tu seguirlo, Isolda? | Alla terra, a cui pensa Tristano, | non splende luce di sole: | è dessa l'oscura | notturna terra, | onde mia madre | mi invitò, | quando, me che in morte | aveva concepito, | in morte ella fece | ch'io guadagnassi la luce. | Quel che, quando mi partorì | era il suo asilo d'amore, | il mirabile regno della notte, | ond'io un giorno mi svegliai; | quello a te offre Tristano, | colà egli ti precede: se lo seguirà | dolce e fedele,... | questo ora gli dica Isolda. ('''Tristano''': atto II, scena III)
*Io non vidi il sole, | né vidi io terra né popolo: | pure quel ch'io vidi | non te lo posso dire. | Io ero | dove sono sempre stato, | dove per sempre tornerò: | nell'ampio reame | della notte dei mondi. | Solo un sapere | colà è nostro: | il divino eterno | originario oblio! ('''Tristano''': atto III, scena I)
*Questa spaventevole brama | che mi corrode; | questo spasimante ardore | che mi consuma, | se io te lo dicessi, | se tu lo potessi comprendere, | non qui tu indugeresti, | ma t'affretteresti in vedetta... | con tutti i sensi | bramoso di qui dentro | al di fuori ti protenderesti e spieresti | là dove le sue vele si gonfiano; | dove, precedendo i venti. | per trovarmi, | infiammata dal fuoco d'amore, | Isolda verso di me naviga! ('''Tristano''': atto III, scena I)
*Il filtro! Il filtro! | Il terribile filtro! | Come dal cuore al cervello | infuriando mi penetrò! | Nessun rimedio ora può, | nessuna dolce morte | mai liberarmi | dal tormento della brama; | in nessun luogo, ah! in nessun luogo | troverò pace: | mi rigetta la notte | nuovamente al giorno, | per eternamente del mio patire | gli occhi del sole pascere. ('''Tristano''': atto III, scena I)
*Contro di questi tormenti | la terribile pena, | quale balsamo potrebbe | mai portarmi sollievo? | Quel terribile filtro, | che m'ha consegnato alla sofferenza, | io stesso... io stesso | l'ho preparato! ('''Tristano''': atto III, scena I)
*Con sanguinosa ferita | io mi battei un giorno contro Morold: | con sanguinosa ferita | oggi io conquisto Isolda! ('''Tristano''': atto III, scena II)
*Uomo sdegnoso! | Così dunque tu mi punisci | col più duro dei decreti? | Senza alcuna pietà | per la colpa del mio soffrire? | I miei lamenti | non posso io dire? ('''Isotta''': atto III, scena II)
*Mio eroe, mio Tristano! | Caro fra tutti gli amici, | anche oggi | devi tradire il tuo amico? | Oggi, mentr'egli viene | a provarti la sua più alta fede? ('''Marco''': atto III, scena III)
*Perché Isolda, | perché a me questo? | Poiché chiaro mi fu svelato | quel ch'io dapprima non potevo capire, | come fui felice, che l'amico | libero trovassi d'ogni colpa! | Al valoroso | per sposarti, | a vele gonfie, | io volai dietro di te. | Ma della sventura | l'impeto | come può mai raggiungere colui che porta la pace? | La raccolta io crebbi alla morte: | l'illusione accumulò le sventure! ('''Marco''': atto III, scena III)
==[[Explicit]]==
===Originale===
In dem wogenden Schwall,<br>in dem tönenden Schall,<br>in des Weltatems<br>wehendem All,<br>ertrinken,<br>versinken,<br>unbewusst,<br>höchste Lust!<br>(''Isolde sinkt, wie verklärt, in Brangänes Armen sanft auf Tristans Leiche. Rührung und Entrücktheit unter den Umstehenden. Marke segnet die Leichen. Der Vorhang fällt langsam.'')
===Guido Manacorda===
Nell'ondeggiante oceano<br>nell'armonia sonora,<br>del respiro del mondo<br>nell'alitante Tutto...<br>naufragare,<br>affondare...<br>inconsapevolmente...<br>suprema letizia!<br>(''Isolda, come trasfigurata, cade dolcemente, tra le braccia di Brangania, sul cadavere di Tristano. Grande commozione e rapimento tra gli astanti. Marco benedice i cadaveri. - La tela cala lentamente'')
==Bibliografia==
*Richard Wagner, ''[https://www.dicoseunpo.it/W_files/Tristan.pdf Tristan und Isolde]'', traduzione italiana di Guido Manacorda, ''dicoseunpo.it''
== Voci correlate ==
*[[Marco di Cornovaglia]]
*[[Tristano]]
== Altri progetti ==
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[[Categoria:Ciclo arturiano]]
[[Categoria:Opere liriche]]
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Sebastiano Ziani
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2026-07-10T12:10:05Z
Marcella Medici (BEIC)
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[[File:39 Sebastiano Ziani.jpg|miniatura|Sebastiano Ziani]]
'''Sebastiano Ziani''' (1102 – 1178), mercante, politico e diplomatico italiano, 39º doge della Repubblica di Venezia.
== Citazioni su Sebastiano Ziani==
*et cussì elexeno Sebastiam Ziani, hommo di anni 70, humele, ma molto richo di facultà et, come si dice, per il thesoro trovoe in Altim. et cussì publicato al puovolo a lo altar di san Marco per il primocierio li fo dato il vexilo ducal et introe nel dogado. al qual non molto da poi fu preso di darli apresso 6 consieri qualli fosseno con lui al governo di la terra. questo subito intrato, fato processo chi fo quelui che amazò il suo precessόr, et trovato et preso, fu fato apichar come meritavano li soi demereti.</br>Questo doxe sape far tanto con la sua industria et inzegno che la superbia de li Narentani, qualli erano vardadori dil Colfo, i fonno contenti che Venitiani de cetero fosseno lhoro i vardadori, con i qual fo fato acordo et pati per publico instrumento. ([[Marin Sanudo il Giovane]])
==Altri progetti==
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[[Categoria:Politici italiani]]
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Spinoziano (BEIC)
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[[File:39 Sebastiano Ziani.jpg|miniatura|Sebastiano Ziani]]
'''Sebastiano Ziani''' (1102 – 1178), mercante, politico e diplomatico italiano, 39º doge della Repubblica di Venezia.
== Citazioni su Sebastiano Ziani==
*et cussì elexeno Sebastiam Ziani, hommo di anni 70, humele, ma molto richo di facultà et, come si dice, per il thesoro trovoe in Altim. et cussì publicato al puovolo a lo altar di san Marco per il primocierio li fo dato il vexilo ducal et introe nel dogado. al qual non molto da poi fu preso di darli apresso 6 consieri qualli fosseno con lui al governo di la terra. questo subito intrato, fato processo chi fo quelui che amazò il suo precessόr, et trovato et preso, fu fato apichar come meritavano li soi demereti.</br>Questo doxe sape far tanto con la sua industria et inzegno che la superbia de li Narentani, qualli erano vardadori dil Colfo, i fonno contenti che Venitiani de cetero fosseno lhoro i vardadori, con i qual fo fato acordo et pati per publico instrumento. ([[Marin Sanudo il Giovane]])
==Altri progetti==
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[[Categoria:Mercanti]]
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Raffaele Maffei
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Marcella Medici (BEIC)
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[[File:Portret van Raffaele Maffei Raphael Maffeus (titel op object), RP-P-1909-4336.jpg|miniatura|Raffaele Maffei]]
'''Raffaele Maffei''' (1451 – 1522), umanista, letterato e storico italiano.
== Citazioni su Raffaele Maffei==
*Giunto all'età di quindici anni fu dal padre, che era segretario apostolico e cameriere segreto di papa Paolo II, chiamato a Roma onde procedesse agli studii superiori. In questa città, dopo di aver dato opera alla filosofia ed alla teologia, ebbe i rudimenti della lingua greca da Giorgio di Trebisonda, che pella sua grande letteratura era stato fatto da [[Papa Niccolò V|Nicolò V]] scrittore apostolico e teneva publica scuola di lettere umane.</br>Nell'anno 1476 Raffaello dovette per la morte del padre ricondursi a Volterra per acconciare gli affari del suo domestico patrimonio e prendersi cura dei minori fratelli. Però poco potè rimanervi, perché [[Papa Sisto IV|Sisto IV]] papa volle che accompagnasse il cardinale Giovanni d'Aragona, che egli spediva legato a Mattia Corvino in Ungheria.
==Altri progetti==
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Marcella Medici (BEIC)
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[[File:Portret van Raffaele Maffei Raphael Maffeus (titel op object), RP-P-1909-4336.jpg|miniatura|Raffaele Maffei]]
'''Raffaele Maffei''' (1451 – 1522), umanista, letterato e storico italiano.
== Citazioni su Raffaele Maffei==
*Giunto all'età di quindici anni fu dal padre, che era segretario apostolico e cameriere segreto di papa Paolo II, chiamato a Roma onde procedesse agli studii superiori. In questa città, dopo di aver dato opera alla filosofia ed alla teologia, ebbe i rudimenti della lingua greca da Giorgio di Trebisonda, che pella sua grande letteratura era stato fatto da [[Papa Niccolò V|Nicolò V]] scrittore apostolico e teneva publica scuola di lettere umane.</br>Nell'anno 1476 Raffaello dovette per la morte del padre ricondursi a Volterra per acconciare gli affari del suo domestico patrimonio e prendersi cura dei minori fratelli. Però poco potè rimanervi, perché [[Papa Sisto IV|Sisto IV]] papa volle che accompagnasse il cardinale Giovanni d'Aragona, che egli spediva legato a Mattia Corvino in Ungheria. ([[Ferdinando Cavalli]])
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Spinoziano (BEIC)
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[[File:Portret van Raffaele Maffei Raphael Maffeus (titel op object), RP-P-1909-4336.jpg|miniatura|Raffaele Maffei]]
'''Raffaele Maffei''' (1451 – 1522), umanista, letterato e storico italiano.
==Citazioni su Raffaele Maffei==
*Giunto all'età di quindici anni fu dal padre, che era segretario apostolico e cameriere segreto di [[papa Paolo II]], chiamato a Roma onde procedesse agli studii superiori. In questa città, dopo di aver dato opera alla filosofia ed alla teologia, ebbe i rudimenti della lingua greca da Giorgio di Trebisonda, che pella sua grande letteratura era stato fatto da [[Papa Niccolò V|Nicolò V]] scrittore apostolico e teneva publica scuola di lettere umane.</br>Nell'anno 1476 Raffaello dovette per la morte del padre ricondursi a Volterra per acconciare gli affari del suo domestico patrimonio e prendersi cura dei minori fratelli. Però poco potè rimanervi, perché [[Papa Sisto IV|Sisto IV]] papa volle che accompagnasse il cardinale Giovanni d'Aragona, che egli spediva legato a Mattia Corvino in Ungheria. ([[Ferdinando Cavalli]])
==Altri progetti==
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Filippo Beroaldo il Vecchio
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Marcella Medici (BEIC)
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'''Filippo Beroaldo''' (1453 – 1505), umanista e filologo classico italiano.
==Citazioni su Filippo Beroaldo==
*Dopo i primi studj fatti presso certi Mariano e Matteo gramatici valenti, fu ammaestrato nella lingua latina e greca dal Parmigiano Francesco Dal Pozzo, coi precetti e sotto l'incamminamento di esso, Filippo acquistò tanto capitale di dottrina che a diciannove anni trovossi in grado di mettersi egli stesso ad insegnare. — Pertanto nell'anno 1472 aprì scuola in Bologna, e due anni dopo andò a leggere a Parma e poi a Milano, cogliendo da per tutto lodi non piccole. — Fatto perciò animoso, pensò di condursi a Parigi, ove sapeva avervi fatto fortuna molti maestri; e colà giunto, vi diede lezioni per alcuni mesi con applauso e concorso grande di uditori. ([[Ferdinando Cavalli]])
==Altri progetti==
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Spinoziano (BEIC)
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[[File:Onofri-busto de filippo beroaldi.jpg|miniatura|Filippo Beroaldo il Vecchio]]
'''Filippo Beroaldo il Vecchio''' (1453 – 1505), umanista e filologo classico italiano.
==Citazioni su Filippo Beroaldo il Vecchio==
*Dopo i primi studj fatti presso certi Mariano e Matteo gramatici valenti, fu ammaestrato nella lingua latina e greca dal Parmigiano Francesco Dal Pozzo, coi precetti e sotto l'incamminamento di esso, Filippo acquistò tanto capitale di dottrina che a diciannove anni trovossi in grado di mettersi egli stesso ad insegnare. — Pertanto nell'anno 1472 aprì scuola in Bologna, e due anni dopo andò a leggere a Parma e poi a Milano, cogliendo da per tutto lodi non piccole. — Fatto perciò animoso, pensò di condursi a Parigi, ove sapeva avervi fatto fortuna molti maestri; e colà giunto, vi diede lezioni per alcuni mesi con applauso e concorso grande di uditori. ([[Ferdinando Cavalli]])
==Altri progetti==
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[[Categoria:Filologi italiani]]
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Nichel
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Marcella Medici (BEIC)
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[[File:Nickel electrolytic and 1cm3 cube.jpg|thumb|Nichel]]
Citazioni sul '''nichel'''.
*Il niccolo si trova nella Natura unito all'arsenico, e al solfo, e in istato di termossido. La miniera di niccolo arsenico-sulfurata, è conosciuta dai Tedeschi col nome di ''Kupfernickel'', da {{maiuscoletto|Hauy}} con quello di ''niccolo arsenicale''. Essa si trova in Germania, in Andreasberg, in Schneeberg, in alcuni luoghi dell'Inghilterra, e della Francia. Si presenta con un colore giallo-rossigno, è fragilissimo, poco splendente alla rottura, vi si trovano combinati ora il ferro, ora il [[cobalto]], ed altri metalli ancora, miscugli che hanno dato luogo ad alcuni Mineraloghi di moltiplicare le specie di miniere di questo metallo. ([[Luigi Valentino Brugnatelli]])
==Altri progetti==
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Spinoziano (BEIC)
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[[File:Nickel electrolytic and 1cm3 cube.jpg|thumb|Nichel]]
Citazioni sul '''nichel'''.
*Il niccolo si trova nella Natura unito all'arsenico, e al solfo, e in istato di termossido. La miniera di niccolo arsenico-sulfurata, è conosciuta dai Tedeschi col nome di ''Kupfernickel'', da {{maiuscoletto|Hauy}} con quello di ''niccolo arsenicale''. Essa si trova in Germania, in Andreasberg, in Schneeberg, in alcuni luoghi dell'Inghilterra, e della Francia. Si presenta con un colore giallo-rossigno, è fragilissimo, poco splendente alla rottura, vi si trovano combinati ora il ferro, ora il [[cobalto]], ed altri metalli ancora, miscugli che hanno dato luogo ad alcuni Mineraloghi di moltiplicare le specie di miniere di questo metallo. ([[Luigi Valentino Brugnatelli]])
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Allume
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Marcella Medici (BEIC)
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[[File:AlumCrystal.jpg|thumb|cristallo di allume di potassio]]
Citazioni sull''''allume'''.
*{{maiuscoletto|Allume}}, detto anche ''sulfato d'allumina''; sale neutro formato dalla combinazione dell'acido solforico colla terra che porta il nome d'allumina, base delle argille, ed una piccola quantità di potassa, o di solfato di potassa. — Le principali cave d'allume trovansi ne' paesi dove esistono vestigj di antichi vulcani; celebri sono quelle della Tolfa, e della Solfatara, la prima presso Civitavecchia, la seconda presso Napoli. Si trovano pietre alluminose in diversi luoghi della Francia, specialmente in Bretagna. ([[Luigi Bossi Visconti]])
==Altri progetti==
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Spinoziano (BEIC)
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[[File:AlumCrystal.jpg|thumb|Cristallo di allume di potassio]]
Citazioni sull''''allume'''.
*{{maiuscoletto|Allume}}, detto anche ''sulfato d'allumina''; sale neutro formato dalla combinazione dell'acido solforico colla terra che porta il nome d'allumina, base delle argille, ed una piccola quantità di potassa, o di solfato di potassa. — Le principali cave d'allume trovansi ne' paesi dove esistono vestigj di antichi vulcani; celebri sono quelle della Tolfa, e della Solfatara, la prima presso Civitavecchia, la seconda presso Napoli. Si trovano pietre alluminose in diversi luoghi della Francia, specialmente in Bretagna. ([[Luigi Bossi Visconti]])
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Nefelina
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Marcella Medici (BEIC)
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[[File:Nepheline.jpg|thumb|nefelina]]
Citazioni sulla '''nefelina'''.
*{{maiuscoletto|nefelina}}. Pietra dura cristallizzata in prismi esaedri, abbastanza duri per incidere il vetro, di color bianco-grigio, con frattura lamellosa nella direzione dell'asse del prisma, vetrosa, e concoide nella direzione opposta. Non si è trovata finora, se non tra i prodotti vulcanici, e da alcuni è detta pietra di Somma, o ''Sommite''. ([[Luigi Bossi Visconti]])
==Altri progetti==
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Spinoziano (BEIC)
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text/x-wiki
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[[File:Nepheline.jpg|thumb|Nefelina]]
Citazioni sulla '''nefelina'''.
*{{maiuscoletto|Nefelina}}. Pietra dura cristallizzata in prismi esaedri, abbastanza duri per incidere il vetro, di color bianco-grigio, con frattura lamellosa nella direzione dell'asse del prisma, vetrosa, e concoide nella direzione opposta. Non si è trovata finora, se non tra i prodotti vulcanici, e da alcuni è detta pietra di Somma, o ''Sommite''. ([[Luigi Bossi Visconti]])
==Altri progetti==
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[[Categoria:Minerali]]
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Borace
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Marcella Medici (BEIC)
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creazione voce
1419869
wikitext
text/x-wiki
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[[File:Borax crystals.jpg|thumb|cristalli di borace]]
Citazioni sul '''borace'''.
*{{maiuscoletto|Borace, Tinckal, o Boram}} ''nativo'' di ''Brochant'', detto da Hauy ''borato di soda''. Non si conosce sotto qual forma questo sale trovisi nella natura, perché a noi non arriva se non preparato. La figura primitiva della sua cristallizzazione è il prisma rettangolo obliquo; si crede che si trovi originariamente in qualche lago di poca estensione, o sciolto nell'acqua, o deposto nella fanghiglia; forse se ne favorisce, o se ne promuove artificialmente la formazione. Tutto il borace del commercio viene dall'Asia, e principalmente dal Tibet, dal Bengala, e dalla Cina. ([[Luigi Bossi Visconti]])
==Altri progetti==
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[[Categoria:Chimica]]
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Spinoziano (BEIC)
86405
1419881
wikitext
text/x-wiki
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[[File:Borax crystals.jpg|thumb|Cristalli di borace]]
Citazioni sul '''borace'''.
*{{maiuscoletto|Borace, Tinckal, o Boram}} ''nativo'' di ''Brochant'', detto da Hauy ''borato di soda''. Non si conosce sotto qual forma questo sale trovisi nella natura, perché a noi non arriva se non preparato. La figura primitiva della sua cristallizzazione è il prisma rettangolo obliquo; si crede che si trovi originariamente in qualche lago di poca estensione, o sciolto nell'acqua, o deposto nella fanghiglia; forse se ne favorisce, o se ne promuove artificialmente la formazione. Tutto il borace del commercio viene dall'Asia, e principalmente dal Tibet, dal Bengala, e dalla Cina. ([[Luigi Bossi Visconti]])
==Altri progetti==
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[[Categoria:Sostanze chimiche]]
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Tellurio
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Marcella Medici (BEIC)
84396
creazione voce
1419877
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text/x-wiki
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[[File:Tellurium.jpg|thumb|tellurio nativo]]
Citazioni sul '''tellurio'''.
*{{Maiuscoletto|Tellurio}}. Metallo fragile, recentemente scoperto, che in apparenza molto somiglia all'antimonio; ma ridotto allo stato metallico è bianco lucido, lamelloso, e tenero, fragilissimo, e fusibilissimo, e copresi col raffreddamento di una cristallizzazione radiata; brucia facilmente con fiamma azzurra; il suo ossido è volatile e tramanda un odore analogo a quello delle rape. Si stacca dunque nel colore dall'antimonio, e si approssima all'argento; esso è ancora in confronto dell'antimonio meno pesante, e più tenero, e le sue lamine sono più piccole. ([[Luigi Bossi Visconti]])
==Altri progetti==
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[[Categoria:Minerali]]
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Spinoziano (BEIC)
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1419882
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text/x-wiki
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[[File:Tellurium.jpg|thumb|Tellurio nativo]]
Citazioni sul '''tellurio'''.
*{{Maiuscoletto|Tellurio}}. Metallo fragile, recentemente scoperto, che in apparenza molto somiglia all'antimonio; ma ridotto allo stato metallico è bianco lucido, lamelloso, e tenero, fragilissimo, e fusibilissimo, e copresi col raffreddamento di una cristallizzazione radiata; brucia facilmente con fiamma azzurra; il suo ossido è volatile e tramanda un odore analogo a quello delle rape. Si stacca dunque nel colore dall'antimonio, e si approssima all'argento; esso è ancora in confronto dell'antimonio meno pesante, e più tenero, e le sue lamine sono più piccole. ([[Luigi Bossi Visconti]])
==Altri progetti==
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[[Categoria:Minerali]]
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Spinoziano (BEIC)
86405
Spinoziano (BEIC) ha spostato la pagina [[Tellurio nativo]] a [[Tellurio]]
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wikitext
text/x-wiki
{{voce tematica}}
[[File:Tellurium.jpg|thumb|Tellurio nativo]]
Citazioni sul '''tellurio'''.
*{{Maiuscoletto|Tellurio}}. Metallo fragile, recentemente scoperto, che in apparenza molto somiglia all'antimonio; ma ridotto allo stato metallico è bianco lucido, lamelloso, e tenero, fragilissimo, e fusibilissimo, e copresi col raffreddamento di una cristallizzazione radiata; brucia facilmente con fiamma azzurra; il suo ossido è volatile e tramanda un odore analogo a quello delle rape. Si stacca dunque nel colore dall'antimonio, e si approssima all'argento; esso è ancora in confronto dell'antimonio meno pesante, e più tenero, e le sue lamine sono più piccole. ([[Luigi Bossi Visconti]])
==Altri progetti==
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[[Categoria:Minerali]]
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[[File:Tellurium crystal.jpg|thumb|Tellurio]]
Citazioni sul '''tellurio'''.
*{{Maiuscoletto|Tellurio}}. Metallo fragile, recentemente scoperto, che in apparenza molto somiglia all'antimonio; ma ridotto allo stato metallico è bianco lucido, lamelloso, e tenero, fragilissimo, e fusibilissimo, e copresi col raffreddamento di una cristallizzazione radiata; brucia facilmente con fiamma azzurra; il suo ossido è volatile e tramanda un odore analogo a quello delle rape. Si stacca dunque nel colore dall'antimonio, e si approssima all'argento; esso è ancora in confronto dell'antimonio meno pesante, e più tenero, e le sue lamine sono più piccole. ([[Luigi Bossi Visconti]])
==Altri progetti==
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Torba
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[[File:Peat-Stack in Ness, Outer Hebrides, Scotland.jpg|thumb|torba]]
Citazioni sulla '''torba'''.
*{{maiuscoletto|Torba}}. Combustibile composto, leggiero, spugnoso, nero non lucido, formato in gran parte di vegetabili ancora riconoscibili, ma intrecciati, in parte decomposti, e penetrati dalla terra, per la qual cagione la torba lascia dopo la combustione un residuo terroso molto abbondante. Si distingue in tre varietà principali, quanto al loro giacimento. La prima è la torba delle paludi, bruna, molto spugnosa, e piuttosto tenera; questa è la più comune, e trovasi ne' luoghi paludosi, ricoperta al più da alcuni pollici di terra vegetale. ([[Luigi Bossi Visconti]])
==Altri progetti==
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Citazioni sulla '''torba'''.
*{{maiuscoletto|Torba}}. Combustibile composto, leggiero, spugnoso, nero non lucido, formato in gran parte di vegetabili ancora riconoscibili, ma intrecciati, in parte decomposti, e penetrati dalla terra, per la qual cagione la torba lascia dopo la combustione un residuo terroso molto abbondante. Si distingue in tre varietà principali, quanto al loro giacimento. La prima è la torba delle paludi, bruna, molto spugnosa, e piuttosto tenera; questa è la più comune, e trovasi ne' luoghi paludosi, ricoperta al più da alcuni pollici di terra vegetale. ([[Luigi Bossi Visconti]])
==Altri progetti==
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Spinoziano
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[[File:Peat-Stack in Ness, Outer Hebrides, Scotland.jpg|thumb|Torba]]
Citazioni sulla '''torba'''.
*{{maiuscoletto|Torba}}. Combustibile composto, leggiero, spugnoso, nero non lucido, formato in gran parte di vegetabili ancora riconoscibili, ma intrecciati, in parte decomposti, e penetrati dalla terra, per la qual cagione la torba lascia dopo la combustione un residuo terroso molto abbondante. Si distingue in tre varietà principali, quanto al loro giacimento. La prima è la torba delle paludi, bruna, molto spugnosa, e piuttosto tenera; questa è la più comune, e trovasi ne' luoghi paludosi, ricoperta al più da alcuni pollici di terra vegetale. ([[Luigi Bossi Visconti]])
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Marcella Medici (BEIC)
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[[File:Zinc fragment sublimed and 1cm3 cube.jpg|thumb|zinco]]
Citazioni sullo '''zinco'''.
*{{maiuscoletto|Zinco}} Metallo duttile, che mescolato col rame rosso lo cangia in rame giallo, o in ottone. Lo zinco metallico è bianco tendente alcun poco all'azzurro, la sua struttura è lamellosa; senza essere duttile al pari di alcuni altri metalli, cede tuttavia sotto il martello, e si può ridurre in lamine. ([[Luigi Bossi Visconti]])
==Altri progetti==
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[[File:Zinc fragment sublimed and 1cm3 cube.jpg|thumb|Zinco]]
Citazioni sullo '''zinco'''.
*{{maiuscoletto|Zinco}}. Metallo duttile, che mescolato col rame rosso lo cangia in rame giallo, o in ottone. Lo zinco metallico è bianco tendente alcun poco all'azzurro, la sua struttura è lamellosa; senza essere duttile al pari di alcuni altri metalli, cede tuttavia sotto il martello, e si può ridurre in lamine. ([[Luigi Bossi Visconti]])
==Altri progetti==
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[[Categoria:Metalli]]
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Bernardo Rossellino
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Bernardo Rossellino
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'''Bernardo Rossellino''', propr. '''Bernardo di Matteo Gamberelli''' (1409 – 1464), architetto e scultore italiano.
==Citazioni su Bernardo Rossellino==
*Imitatore di [[Leon Battista Alberti]], Bernardo Rossellino non ne ebbe la preparazione umanistica, e non ne intese quindi lo spirito animatore, non il fondamento delle architetture. Portato a forme piccole, intagliate, perdette, necessariamente, nello slargarsi secondo il prototipo, la propria finezza. ([[Adolfo Venturi (storico dell'arte)|Adolfo Venturi]])
==Altri progetti==
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[[Categoria:Architetti italiani]]
[[Categoria:Scultori italiani]]
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[[File:2894FirenzeSCroce.JPG|thumb|Chiostro del Rossellino nella basilica di Santa Croce di Firenze]]
'''Bernardo Rossellino''', propr. '''Bernardo di Matteo Gamberelli''' (1409 – 1464), architetto e scultore italiano.
==Citazioni su Bernardo Rossellino==
*Imitatore di [[Leon Battista Alberti]], Bernardo Rossellino non ne ebbe la preparazione umanistica, e non ne intese quindi lo spirito animatore, non il fondamento delle architetture. Portato a forme piccole, intagliate, perdette, necessariamente, nello slargarsi secondo il prototipo, la propria finezza. ([[Adolfo Venturi (storico dell'arte)|Adolfo Venturi]])
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[[File:2894FirenzeSCroce.JPG|thumb|Chiostro del Rossellino nella basilica di Santa Croce di Firenze]]
'''Bernardo Rossellino''', propr. '''Bernardo di Matteo Gamberelli''' (1409 – 1464), architetto e scultore italiano.
==Citazioni su Bernardo Rossellino==
*Il [[Giorgio Vasari|Vasari]] assegna al [[Bernardo Rossellino|Rossellino]] grandi idee, grandi propositi per il rinnovamento di Roma, ma forse egli si fece bello delle penne del pavone, cioè delle idee del grande umanista e architetto [[Leon Battista Alberti]], che a Roma viveva ed era da Bernardo Rossellino ammirato e seguito. ([[Adolfo Venturi (storico dell'arte)|Adolfo Venturi]])
*Imitatore di [[Leon Battista Alberti]], Bernardo Rossellino non ne ebbe la preparazione umanistica, e non ne intese quindi lo spirito animatore, non il fondamento delle architetture. Portato a forme piccole, intagliate, perdette, necessariamente, nello slargarsi secondo il prototipo, la propria finezza. ([[Adolfo Venturi (storico dell'arte)|Adolfo Venturi]])
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[[File:2894FirenzeSCroce.JPG|thumb|Chiostro del Rossellino nella basilica di Santa Croce di Firenze]]
'''Bernardo Rossellino''', propr. '''Bernardo di Matteo Gamberelli''' (1409 – 1464), architetto e scultore italiano.
==Citazioni su Bernardo Rossellino==
*Il [[Giorgio Vasari|Vasari]] assegna al Rossellino grandi idee, grandi propositi per il rinnovamento di Roma, ma forse egli si fece bello delle penne del pavone, cioè delle idee del grande umanista e architetto [[Leon Battista Alberti]], che a Roma viveva ed era da Bernardo Rossellino ammirato e seguito. ([[Adolfo Venturi (storico dell'arte)|Adolfo Venturi]])
*Imitatore di Leon Battista Alberti, Bernardo Rossellino non ne ebbe la preparazione umanistica, e non ne intese quindi lo spirito animatore, non il fondamento delle architetture. Portato a forme piccole, intagliate, perdette, necessariamente, nello slargarsi secondo il prototipo, la propria finezza. ([[Adolfo Venturi (storico dell'arte)|Adolfo Venturi]])
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[[File:2894FirenzeSCroce.JPG|thumb|Chiostro del Rossellino nella basilica di Santa Croce di Firenze]]
'''Bernardo Rossellino''', propr. '''Bernardo di Matteo Gamberelli''' (1409 – 1464), architetto e scultore italiano.
==Citazioni su Bernardo Rossellino==
*Il [[Giorgio Vasari|Vasari]] assegna al Rossellino grandi idee, grandi propositi per il rinnovamento di Roma, ma forse egli si fece bello delle penne del pavone, cioè delle idee del grande umanista e architetto [[Leon Battista Alberti]], che a Roma viveva ed era da Bernardo Rossellino ammirato e seguito. ([[Adolfo Venturi (storico dell'arte)|Adolfo Venturi]])
*Imitatore di Leon Battista Alberti, Bernardo Rossellino non ne ebbe la preparazione umanistica, e non ne intese quindi lo spirito animatore, non il fondamento delle architetture. Portato a forme piccole, intagliate, perdette, necessariamente, nello slargarsi secondo il prototipo, la propria finezza. ([[Adolfo Venturi (storico dell'arte)|Adolfo Venturi]])
*Per la prima volta, Bernardo ci appare nella sopraelevazione della Fraternità dei Laici in Arezzo, ove lo scultore architetto segue, con l'entusiasmo dei giovani per il nuovo l'arte di [[Donatello]] e di [[Michelozzo]]. A crear un appoggio alla decorazione superiore e romper il vuoto tra le arcate, gotiche sui lati dell'ordine inferiore, e precedentemente costruite (1375-1377), Bernardo Rossellino disegna leggiere lunghe nicchiette, sopraccariche da trabeazione e da frontoncini triangolari; e su questi ripiega brevemente la lunga cornice, separando la sua parte nuova dall'antica. ([[Adolfo Venturi (storico dell'arte)|Adolfo Venturi]])
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[[File:2894FirenzeSCroce.JPG|thumb|Chiostro del Rossellino nella basilica di Santa Croce di Firenze]]
'''Bernardo Rossellino''', propr. '''Bernardo di Matteo Gamberelli''' (1409 – 1464), architetto e scultore italiano.
==[[Adolfo Venturi (storico dell'arte)|Adolfo Venturi]]==
*Il [[Giorgio Vasari|Vasari]] assegna al Rossellino grandi idee, grandi propositi per il rinnovamento di Roma, ma forse egli si fece bello delle penne del pavone, cioè delle idee del grande umanista e architetto [[Leon Battista Alberti]], che a Roma viveva ed era da Bernardo Rossellino ammirato e seguito.
*Imitatore di Leon Battista Alberti, Bernardo Rossellino non ne ebbe la preparazione umanistica, e non ne intese quindi lo spirito animatore, non il fondamento delle architetture. Portato a forme piccole, intagliate, perdette, necessariamente, nello slargarsi secondo il prototipo, la propria finezza.
*Per la prima volta, Bernardo ci appare nella sopraelevazione della [[Fraternità dei Laici]] in Arezzo, ove lo scultore architetto segue, con l'entusiasmo dei giovani per il nuovo l'arte di [[Donatello]] e di [[Michelozzo]]. A crear un appoggio alla decorazione superiore e romper il vuoto tra le arcate, gotiche sui lati dell'ordine inferiore, e precedentemente costruite (1375-1377), Bernardo Rossellino disegna leggiere lunghe nicchiette, sopraccariche da trabeazione e da frontoncini triangolari; e su questi ripiega brevemente la lunga cornice, separando la sua parte nuova dall'antica
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[[File:2894FirenzeSCroce.JPG|thumb|Chiostro del Rossellino nella basilica di Santa Croce di Firenze]]
'''Bernardo Rossellino''', propr. '''Bernardo di Matteo Gamberelli''' (1409 – 1464), architetto e scultore italiano.
==[[Adolfo Venturi (storico dell'arte)|Adolfo Venturi]]==
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*Per la prima volta, Bernardo ci appare nella sopraelevazione della [[Fraternità dei Laici]] in Arezzo, ove lo scultore architetto segue, con l'entusiasmo dei giovani per il nuovo l'arte di [[Donatello]] e di [[Michelozzo]]. A crear un appoggio alla decorazione superiore e romper il vuoto tra le arcate, gotiche sui lati dell'ordine inferiore, e precedentemente costruite (1375-1377), Bernardo Rossellino disegna leggiere lunghe nicchiette, sopraccariche da trabeazione e da frontoncini triangolari; e su questi ripiega brevemente la lunga cornice, separando la sua parte nuova dall'antica.
*Il [[Giorgio Vasari|Vasari]] assegna al Rossellino grandi idee, grandi propositi per il rinnovamento di Roma, ma forse egli si fece bello delle penne del pavone, cioè delle idee del grande umanista e architetto [[Leon Battista Alberti]], che a Roma viveva ed era da Bernardo Rossellino ammirato e seguito.
*Imitatore di Leon Battista Alberti, Bernardo Rossellino non ne ebbe la preparazione umanistica, e non ne intese quindi lo spirito animatore, non il fondamento delle architetture. Portato a forme piccole, intagliate, perdette, necessariamente, nello slargarsi secondo il prototipo, la propria finezza.
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[[Categoria:Architetti italiani]]
[[Categoria:Scultori italiani]]
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[[File:2894FirenzeSCroce.JPG|thumb|Chiostro del Rossellino nella basilica di Santa Croce di Firenze]]
'''Bernardo Rossellino''', propr. '''Bernardo di Matteo Gamberelli''' (1409 – 1464), architetto e scultore italiano.
==[[Adolfo Venturi (storico dell'arte)|Adolfo Venturi]]==
{{cronologico}}
*Per la prima volta, Bernardo ci appare nella sopraelevazione della [[Palazzo della Fraternita dei Laici|Fraternità dei Laici]] in Arezzo, ove lo scultore architetto segue, con l'entusiasmo dei giovani per il nuovo l'arte di [[Donatello]] e di [[Michelozzo]]. A crear un appoggio alla decorazione superiore e romper il vuoto tra le arcate, gotiche sui lati dell'ordine inferiore, e precedentemente costruite (1375-1377), Bernardo Rossellino disegna leggiere lunghe nicchiette, sopraccariche da trabeazione e da frontoncini triangolari; e su questi ripiega brevemente la lunga cornice, separando la sua parte nuova dall'antica.
*Il [[Giorgio Vasari|Vasari]] assegna al Rossellino grandi idee, grandi propositi per il rinnovamento di Roma, ma forse egli si fece bello delle penne del pavone, cioè delle idee del grande umanista e architetto [[Leon Battista Alberti]], che a Roma viveva ed era da Bernardo Rossellino ammirato e seguito.
*Imitatore di Leon Battista Alberti, Bernardo Rossellino non ne ebbe la preparazione umanistica, e non ne intese quindi lo spirito animatore, non il fondamento delle architetture. Portato a forme piccole, intagliate, perdette, necessariamente, nello slargarsi secondo il prototipo, la propria finezza.
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[[Categoria:Scultori italiani]]
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[[File:2894FirenzeSCroce.JPG|thumb|Il chiostro del Rossellino nella basilica di Santa Croce di Firenze]]
'''Bernardo Rossellino''', propr. '''Bernardo di Matteo Gamberelli''' (1409 – 1464), architetto e scultore italiano.
==[[Adolfo Venturi (storico dell'arte)|Adolfo Venturi]]==
{{cronologico}}
*Per la prima volta, Bernardo ci appare nella sopraelevazione della [[Palazzo della Fraternita dei Laici|Fraternità dei Laici]] in Arezzo, ove lo scultore architetto segue, con l'entusiasmo dei giovani per il nuovo l'arte di [[Donatello]] e di [[Michelozzo]]. A crear un appoggio alla decorazione superiore e romper il vuoto tra le arcate, gotiche sui lati dell'ordine inferiore, e precedentemente costruite (1375-1377), Bernardo Rossellino disegna leggiere lunghe nicchiette, sopraccariche da trabeazione e da frontoncini triangolari; e su questi ripiega brevemente la lunga cornice, separando la sua parte nuova dall'antica.
*Il [[Giorgio Vasari|Vasari]] assegna al Rossellino grandi idee, grandi propositi per il rinnovamento di Roma, ma forse egli si fece bello delle penne del pavone, cioè delle idee del grande umanista e architetto [[Leon Battista Alberti]], che a Roma viveva ed era da Bernardo Rossellino ammirato e seguito.
*Imitatore di Leon Battista Alberti, Bernardo Rossellino non ne ebbe la preparazione umanistica, e non ne intese quindi lo spirito animatore, non il fondamento delle architetture. Portato a forme piccole, intagliate, perdette, necessariamente, nello slargarsi secondo il prototipo, la propria finezza.
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[[Categoria:Architetti italiani]]
[[Categoria:Scultori italiani]]
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Rivalità Moser-Saronni
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Danyele
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Creata pagina con "{{voce tematica}} {{doppia immagine|right|Francesco Moser (ITA) 1973.jpg|175|Saronni 1983.jpg|200|Francesco Moser|Giuseppe Saronni}} Citazioni sulla '''rivalità Moser-Saronni'''. ===[[Mimmo Carratelli]]=== *Giuseppe Saronni, nato a Novara ma lombardo acquisito, e Francesco Moser, toscano di adozione ma trentino di nascita e di carattere. Non è solo perché Saronni è più giovane ed è arrivato a rompere le uova nel paniere a Moser che è nata questa rivalità. È che..."
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text/x-wiki
{{voce tematica}}
{{doppia immagine|right|Francesco Moser (ITA) 1973.jpg|175|Saronni 1983.jpg|200|Francesco Moser|Giuseppe Saronni}}
Citazioni sulla '''rivalità Moser-Saronni'''.
===[[Mimmo Carratelli]]===
*Giuseppe Saronni, nato a Novara ma lombardo acquisito, e Francesco Moser, toscano di adozione ma trentino di nascita e di carattere. Non è solo perché Saronni è più giovane ed è arrivato a rompere le uova nel paniere a Moser che è nata questa rivalità. È che Saronni è un uomo delle pianure e dei fiumi, e Moser è un uomo delle montagne. Saronni è un introverso-estroverso, provoca, stuzzica, è tagliente e malizioso. Moser è più chiuso, taciturno, e, se taglia, lo fa con l'accetta. [...] Sono ciclisti e fanno il mestiere di beccarsi. Questo è il sale del ciclismo: due assi contrapposti che fanno polemica e fanno discutere, due assi diversi come sono loro due, Saronni e Moser, che si portano anche in bicicletta le loro origini.
*Moser vinceva alla maniera del vecchio duro mestiere del ciclista, ma anche con la nobiltà del più forte, quando dagli sprint della pista arrivò sulle strade il ragazzino Saronni, agile e spregiudicato, con la lingua tagliente del sicuro campione come il ciclismo comanda. Arrivarono così come saette di luce, come lame di sole le vittorie di Saronni sulla strada di Moser che era la più epica, tormentata, affascinante strada della pioggia e del pavè. [...] E su questa opposizione nacque una rivalità a colpi di vittorie e di parole, vale a dire a colpi di pedale e di lingua. [...] il ciclismo ritrovò l'effervescente dualismo che è l'etichetta delle sue epoche migliori, anche se questa nuova sfida non aveva la pienezza, i toni, le scene e il sottofondo romantico delle grandi precedenti rivalità [...]. Con [[Rivalità Bartali-Coppi|Bartali e Coppi]] l'Italia si «spaccò» in due, con Moser e Saronni si è «divisa» in due. La differenza (delle epoche e dei protagonisti) sta forse in questa sfumatura.
*Un tipino vittorioso ma gentile come Giuseppe Saronni è ciclista da salotto, vince in tutù e non con la rutilante corazza del guerriero. Nella vittoria, Moser ha uno spessore diverso, dentro ci sono la fatica e l'orgoglio, la sua montagna e il suo mestiere, la forza e i patimenti. Moser vince col rumore di un mortaio, Saronni col fischio di una schioppettata.
==Voci correlate==
*[[Ciclismo]]
*[[Francesco Moser]]
*[[Giuseppe Saronni]]
*[[Rivalità Bartali-Coppi]]
==Altri progetti==
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[[Categoria:Rivalità sportive]]
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Deborah Iurato
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Creata pagina con "[[File:Deborah Iurato foto.jpg|thumb|upright=1.2|Deborah Iurato nel 2016]] '''Deborah Iurato''' (1991 – vivente), cantautrice italiana. ==Citazioni di Deborah Iurato== {{cronologico}} *La vita è fatta di alti e bassi, di momenti felici e momenti tristi, di momenti di spensieratezza e momenti di riflessione. A volte la vita ti mette davanti degli ostacoli e l'importante è cercare di superarli e di andare avanti, di trarre il lato positivo, lo stimolo alla creatività..."
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text/x-wiki
[[File:Deborah Iurato foto.jpg|thumb|upright=1.2|Deborah Iurato nel 2016]]
'''Deborah Iurato''' (1991 – vivente), cantautrice italiana.
==Citazioni di Deborah Iurato==
{{cronologico}}
*La vita è fatta di alti e bassi, di momenti felici e momenti tristi, di momenti di spensieratezza e momenti di riflessione. A volte la vita ti mette davanti degli ostacoli e l'importante è cercare di superarli e di andare avanti, di trarre il lato positivo, lo stimolo alla creatività, lo slancio per tornare più forti di prima.<ref>Dall'intervista di Marco Paltrinieri, ''[https://www.wemusic.it/deborah-iurato-racconta-la-sua-svolta-il-cambiamento-non-mi-spaventa-piu/ Deborah Iurato racconta la sua svolta: "Il cambiamento non mi spaventa più"]'', ''wemusic.it'', 5 agosto 2020.</ref>
*La paura fa parte del quotidiano e penso sia normale provarla. A volte è necessario liberarsi dagli stati d'animo, soprattutto quando si tratta di emozioni forti e spiacevoli.<ref>Da Giulia Bertollini, ''[https://www.superguidatv.it/deborah-iurato-intervista-esclusiva-allex-vincitrice-di-amici/ Deborah Iurato, intervista esclusiva all'ex vincitrice di Amici: "Ad Amici faccio il tifo per Sangiovanni"]'', ''superguidatv.it'', 30 dicembre 2020.</ref>
*La musica in realtà è un qualcosa che mi fa stare bene e mi rilassa nei momenti in cui sono più agitata, stressata. Mi fa ripensare ai ricordi, mi da gioia. Secondo me, la musica è un tutto che fa parte di ognuno di noi. È sicuramente un qualcosa che mi accompagna sin da quando sono bambina e che sono certa mi farà compagnia fino alla fine.<ref>Dall'intervista di Nico Donvito, ''[https://recensiamomusica.com/deborah-iurato-live-set-intervista/ Deborah Iurato: "Interpreto il mio mondo musicale"]'', ''recensiamomusica.com'', 29 giugno 2022.</ref>
==Note==
<references/>
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Iurato, Deborah}}
[[Categoria:Cantautori italiani]]
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Carlo Gaino
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Danyele
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Creata pagina con "'''Carlo Gaino''' (1957 – vivente), designer italiano. {{Int|''[https://www.wired.it/article/ferrari-luce-brutta-parola-esperti-design/ Ferrari Luce è davvero così sbagliata? La parola agli esperti di design]''|Lucia Tedesco, ''wired.it'', 20 maggio 2026.|h=2}} *{{NDR|Sulla [[Ferrari Luce]]}} È l'esempio classico di cosa succede quando si chiamano persone profondamente ignoranti, nel senso che ignorano la storia dell'automobile, a disegnare uno dei marchi più icon..."
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'''Carlo Gaino''' (1957 – vivente), designer italiano.
{{Int|''[https://www.wired.it/article/ferrari-luce-brutta-parola-esperti-design/ Ferrari Luce è davvero così sbagliata? La parola agli esperti di design]''|Lucia Tedesco, ''wired.it'', 20 maggio 2026.|h=2}}
*{{NDR|Sulla [[Ferrari Luce]]}} È l'esempio classico di cosa succede quando si chiamano persone profondamente ignoranti, nel senso che ignorano la storia dell'automobile, a disegnare uno dei marchi più iconici che esistano. Hanno messo mano alla Ferrari persone che non hanno mai avuto la competenza per farlo. Se vuoi distruggere un marchio [...] fai così.
*Quello che si vede sulla Luce sono scelte da principiante, non da chi ha studiato la storia della carrozzeria.
*{{NDR|Su [[Alejandro de Tomaso]]}} Quell'uomo aveva la capacità di essere innovativo senza cercare consenso, senza voler essere osannato. Lavorarci non era facile ma aveva una visione.
==Altri progetti==
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[[Categoria:Designer italiani]]
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Mike Robinson (designer)
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Creata pagina con "'''Michael Vernon Robinson''' (1956 – vivente), designer statunitense. ==Citazioni di Mike Robinson== *La [[Ferrari Luce|Luce]] non ha alcuna radice nel Dna Ferrari. [...] portava già in sé un concetto fortemente ''disruptive'', quello dell'alimentazione elettrica. Secondo me, per convincere i ferraristi che abbracciare l'elettrico fosse giusto, ci sarebbe voluta un'auto fortemente emozionale, con riferimenti storici forti. [...] E non è vero che la propulsione ele..."
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'''Michael Vernon Robinson''' (1956 – vivente), designer statunitense.
==Citazioni di Mike Robinson==
*La [[Ferrari Luce|Luce]] non ha alcuna radice nel Dna Ferrari. [...] portava già in sé un concetto fortemente ''disruptive'', quello dell'alimentazione elettrica. Secondo me, per convincere i ferraristi che abbracciare l'elettrico fosse giusto, ci sarebbe voluta un'auto fortemente emozionale, con riferimenti storici forti. [...] E non è vero che la propulsione elettrica non è prestazionale e quindi non si adatti a una interpretazione estrema.<ref>Citato in Roberto Lo Vecchio, ''[https://www.quattroruote.it/news/nuovi-modelli/2026/05/29/ferrari_luce_cosa_dicono_grandi_designer.html La Ferrari Luce vista da quattro grandi designer: giudizi durissimi e un'eccezione]'', ''quattroruote.it'', 3 giugno 2026.</ref>
==Note==
<references />
==Altri progetti==
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[[Categoria:Designer statunitensi]]
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Chris Bangle
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Creata pagina con "[[File:Chris Bangle in 2009.jpg|thumb|Chris Bangle nel 2009]] '''Christopher Edward Bangle''' (1956 – vivente), designer statunitense. ==Citazioni di Chris Bangle== *La [[Lamborghini Countach]] ha segnato l'inizio dell'era delle supercar non perché esprimesse centinaia di cavalli ma perché usava ogni centimetro quadrato del suo oltraggioso corpo vettura per fare una solenne dichiarazione estetica, per gridare la negazione del politically correct.<ref name="Lo Vecchi..."
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[[File:Chris Bangle in 2009.jpg|thumb|Chris Bangle nel 2009]]
'''Christopher Edward Bangle''' (1956 – vivente), designer statunitense.
==Citazioni di Chris Bangle==
*La [[Lamborghini Countach]] ha segnato l'inizio dell'era delle supercar non perché esprimesse centinaia di cavalli ma perché usava ogni centimetro quadrato del suo oltraggioso corpo vettura per fare una solenne dichiarazione estetica, per gridare la negazione del politically correct.<ref name="Lo Vecchio"/>
*La [[Ferrari Luce|Luce]] è una Ferrari semplicemente perché la Ferrari l'ha fatta. Punto. Non dico che mi piace, ma difendo il loro diritto a farla e a farla così. Questione di scelte, basta essere consapevoli che questo è il frutto di un team di product designer che hanno fatto un'auto-mobile, cioè un "mezzo che si muove da sé". Il car design è qualcosa di diverso. Dove sta la differenza? Personalità, carattere, la capacità di riflettere l’io di chi la possiede. [...] Difficile pensare che un marchio emozionale come Ferrari si risolva in un "parallelepipedo con gli angoli smussati" [...]. Ma forse a noi osservatori manca un pezzetto della storia [...]. Forse per inquadrare nel modo giusto la Ferrari Luce dovremmo sapere che cosa verrà dopo la Luce.<ref name="Lo Vecchio">Citato in Roberto Lo Vecchio, ''[https://www.quattroruote.it/news/nuovi-modelli/2026/05/29/ferrari_luce_cosa_dicono_grandi_designer.html La Ferrari Luce vista da quattro grandi designer: giudizi durissimi e un'eccezione]'', ''quattroruote.it'', 3 giugno 2026.</ref>
==Note==
<references />
==Altri progetti==
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[[Categoria:Designer statunitensi]]
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Soniko
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Creata pagina con "[[File:Soniko RadioStudioDelta 2026-02-24.jpg|thumb|upright=1.0|Blind nel 2026]] '''Soniko''', pseudonimo di '''Niccolò Cervellin''' (2001 – vivente), cantautore, rapper, produttore discografico e disc jockey italiano. ==Citazioni di Soniko== {{cronologico}} *Il nome Soniko deriva da un'idea che mi è venuta pensato ad un qualcosa di "forte", "veloce"... in autostrada, nel periodo in cui pensavo al nome, una macchina mi superò e non so perché ma io dissi "questa va..."
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[[File:Soniko RadioStudioDelta 2026-02-24.jpg|thumb|upright=1.0|Blind nel 2026]]
'''Soniko''', pseudonimo di '''Niccolò Cervellin''' (2001 – vivente), cantautore, rapper, produttore discografico e disc jockey italiano.
==Citazioni di Soniko==
{{cronologico}}
*Il nome Soniko deriva da un'idea che mi è venuta pensato ad un qualcosa di "forte", "veloce"... in autostrada, nel periodo in cui pensavo al nome, una macchina mi superò e non so perché ma io dissi "questa va a velocità supersonica" è da lì nasce il nome Soniko, la "K" è presente perché tutti mi hanno sempre chiamato Niko e la "k" sembra scontata.<ref>Dall'intervista ''[https://www.fattitaliani.it/2019/05/musica-soniko-fattitaliani-vorrei.html Musica, Soniko a Fattitaliani: vorrei essere un "artista inventore"]'', ''fattitaliani.it'', 17 maggio 2019.</ref>
*Sono un appassionato di musica da sempre, non ho mai dovuto scoprirla. La musica è sempre stata dentro di me, ma ho iniziato a scrivere e a cantare con l’inizio dell'adolescenza perché mi sentivo emarginato da tutti e la musica era per me uno sfogo.<ref>Dall'intervista di Niko Donvito, ''[https://recensiamomusica.com/soniko-rum-e-reggaeton-intervista/ Soniko: "Amo giocare con i generi e con il mio Mix Pop"]'', ''recensiamomusica.com'', 25 maggio 2019.</ref>
*{{NDR|Far ballare oggi è più difficile?}} I gusti della gente sono cambiati, ci sono cose che anni fa funzionavano e che oggi non funzionerebbero più, altre che mandi in sala per caso o per scommessa e che la gente riaccoglie con entusiasmo. Suonare è importante ma a volte bisogna anche sapere ascoltare, capire.<ref>Dall'intervista di Stefano Benzi, ''[https://www.soundsblog.it/post/soniko-qualita-richiede-tempo-parla-dj-sweet-talking Soniko: "La qualità richiede tempo. Ma non troppo". Parla il DJ di "Sweet Talking"]'', ''soundsblog.it'', 25 luglio 2025.</ref>
==Note==
<references/>
==Altri progetti==
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[[Categoria:Cantautori italiani]]
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[[File:Soniko RadioStudioDelta 2026-02-24.jpg|thumb|upright=1.0|Soniko nel 2026]]
'''Soniko''', pseudonimo di '''Niccolò Cervellin''' (2001 – vivente), cantautore, rapper, produttore discografico e disc jockey italiano.
==Citazioni di Soniko==
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*Il nome Soniko deriva da un'idea che mi è venuta pensato ad un qualcosa di "forte", "veloce"... in autostrada, nel periodo in cui pensavo al nome, una macchina mi superò e non so perché ma io dissi "questa va a velocità supersonica" è da lì nasce il nome Soniko, la "K" è presente perché tutti mi hanno sempre chiamato Niko e la "k" sembra scontata.<ref>Dall'intervista ''[https://www.fattitaliani.it/2019/05/musica-soniko-fattitaliani-vorrei.html Musica, Soniko a Fattitaliani: vorrei essere un "artista inventore"]'', ''fattitaliani.it'', 17 maggio 2019.</ref>
*Sono un appassionato di musica da sempre, non ho mai dovuto scoprirla. La musica è sempre stata dentro di me, ma ho iniziato a scrivere e a cantare con l’inizio dell'adolescenza perché mi sentivo emarginato da tutti e la musica era per me uno sfogo.<ref>Dall'intervista di Niko Donvito, ''[https://recensiamomusica.com/soniko-rum-e-reggaeton-intervista/ Soniko: "Amo giocare con i generi e con il mio Mix Pop"]'', ''recensiamomusica.com'', 25 maggio 2019.</ref>
*{{NDR|Far ballare oggi è più difficile?}} I gusti della gente sono cambiati, ci sono cose che anni fa funzionavano e che oggi non funzionerebbero più, altre che mandi in sala per caso o per scommessa e che la gente riaccoglie con entusiasmo. Suonare è importante ma a volte bisogna anche sapere ascoltare, capire.<ref>Dall'intervista di Stefano Benzi, ''[https://www.soundsblog.it/post/soniko-qualita-richiede-tempo-parla-dj-sweet-talking Soniko: "La qualità richiede tempo. Ma non troppo". Parla il DJ di "Sweet Talking"]'', ''soundsblog.it'', 25 luglio 2025.</ref>
==Note==
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==Altri progetti==
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[[File:Soniko RadioStudioDelta 2026-02-24.jpg|thumb|upright=1.0|Soniko nel 2026]]
'''Soniko''', pseudonimo di '''Niccolò Cervellin''' (2001 – vivente), cantautore, rapper, produttore discografico e disc jockey italiano.
==Citazioni di Soniko==
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*Il nome Soniko deriva da un'idea che mi è venuta pensato ad un qualcosa di "forte", "veloce"... in autostrada, nel periodo in cui pensavo al nome, una macchina mi superò e non so perché ma io dissi "questa va a velocità supersonica" è da lì nasce il nome Soniko, la "K" è presente perché tutti mi hanno sempre chiamato Niko e la "k" sembra scontata.<ref>Dall'intervista ''[https://www.fattitaliani.it/2019/05/musica-soniko-fattitaliani-vorrei.html Musica, Soniko a Fattitaliani: vorrei essere un "artista inventore"]'', ''fattitaliani.it'', 17 maggio 2019.</ref>
*Sono un appassionato di musica da sempre, non ho mai dovuto scoprirla. La musica è sempre stata dentro di me, ma ho iniziato a scrivere e a cantare con l'inizio dell'adolescenza perché mi sentivo emarginato da tutti e la musica era per me uno sfogo.<ref>Dall'intervista di Niko Donvito, ''[https://recensiamomusica.com/soniko-rum-e-reggaeton-intervista/ Soniko: "Amo giocare con i generi e con il mio Mix Pop"]'', ''recensiamomusica.com'', 25 maggio 2019.</ref>
*{{NDR|Far ballare oggi è più difficile?}} I gusti della gente sono cambiati, ci sono cose che anni fa funzionavano e che oggi non funzionerebbero più, altre che mandi in sala per caso o per scommessa e che la gente riaccoglie con entusiasmo. Suonare è importante ma a volte bisogna anche sapere ascoltare, capire.<ref>Dall'intervista di Stefano Benzi, ''[https://www.soundsblog.it/post/soniko-qualita-richiede-tempo-parla-dj-sweet-talking Soniko: "La qualità richiede tempo. Ma non troppo". Parla il DJ di "Sweet Talking"]'', ''soundsblog.it'', 25 luglio 2025.</ref>
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[[File:Soniko RadioStudioDelta 2026-02-24.jpg|thumb|upright=1.0|Soniko nel 2026]]
'''Soniko''', pseudonimo di '''Niccolò Cervellin''' (2001 – vivente), cantautore, rapper, produttore discografico e disc jockey italiano.
==Citazioni di Soniko==
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*Il nome Soniko deriva da un'idea che mi è venuta pensato ad un qualcosa di "forte", "veloce"... in autostrada, nel periodo in cui pensavo al nome, una macchina mi superò e non so perché ma io dissi "questa va a velocità supersonica" è da lì nasce il nome Soniko, la "K" è presente perché tutti mi hanno sempre chiamato Niko e la "k" sembra scontata.<ref>Dall'intervista ''[https://www.fattitaliani.it/2019/05/musica-soniko-fattitaliani-vorrei.html Musica, Soniko a Fattitaliani: vorrei essere un "artista inventore"]'', ''fattitaliani.it'', 17 maggio 2019.</ref>
*Sono un appassionato di musica da sempre, non ho mai dovuto scoprirla. La musica è sempre stata dentro di me, ma ho iniziato a scrivere e a cantare con l'inizio dell'adolescenza perché mi sentivo emarginato da tutti e la musica era per me uno sfogo.<ref>Dall'intervista di Niko Donvito, ''[https://recensiamomusica.com/soniko-rum-e-reggaeton-intervista/ Soniko: "Amo giocare con i generi e con il mio Mix Pop"]'', ''recensiamomusica.com'', 25 maggio 2019.</ref>
*{{NDR|Far ballare oggi è più difficile?}} I gusti della gente sono cambiati, ci sono cose che anni fa funzionavano e che oggi non funzionerebbero più, altre che mandi in sala per caso o per scommessa e che la gente riaccoglie con entusiasmo. Suonare è importante ma a volte bisogna anche sapere ascoltare, capire.<ref>Dall'intervista di Stefano Benzi, ''[https://www.soundsblog.it/post/soniko-qualita-richiede-tempo-parla-dj-sweet-talking Soniko: "La qualità richiede tempo. Ma non troppo". Parla il DJ di "Sweet Talking"]'', ''soundsblog.it'', 25 luglio 2025.</ref>
==Note==
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==Altri progetti==
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[[File:Soniko RadioStudioDelta 2026-02-24.jpg|thumb|upright=1.0|Soniko nel 2026]]
'''Soniko''', pseudonimo di '''Niccolò Cervellin''' (2001 – vivente), cantautore, rapper, produttore discografico e disc jockey italiano.
==Citazioni di Soniko==
{{cronologico}}
*Il nome Soniko deriva da un'idea che mi è venuta pensato ad un qualcosa di "forte", "veloce"... in autostrada, nel periodo in cui pensavo al nome, una macchina mi superò e non so perché ma io dissi "questa va a velocità supersonica" è da lì nasce il nome Soniko, la "K" è presente perché tutti mi hanno sempre chiamato Niko e la "k" sembra scontata.<ref>Dall'intervista ''[https://www.fattitaliani.it/2019/05/musica-soniko-fattitaliani-vorrei.html Musica, Soniko a Fattitaliani: vorrei essere un "artista inventore"]'', ''fattitaliani.it'', 17 maggio 2019.</ref>
*Sono un appassionato di musica da sempre, non ho mai dovuto scoprirla. La musica è sempre stata dentro di me, ma ho iniziato a scrivere e a cantare con l'inizio dell'adolescenza perché mi sentivo emarginato da tutti e la musica era per me uno sfogo.<ref>Dall'intervista di Niko Donvito, ''[https://recensiamomusica.com/soniko-rum-e-reggaeton-intervista/ Soniko: "Amo giocare con i generi e con il mio Mix Pop"]'', ''recensiamomusica.com'', 25 maggio 2019.</ref>
*{{NDR|Far ballare oggi è più difficile?}} I gusti della gente sono cambiati, ci sono cose che anni fa funzionavano e che oggi non funzionerebbero più, altre che mandi in sala per caso o per scommessa e che la gente riaccoglie con entusiasmo. Suonare è importante ma a volte bisogna anche sapere ascoltare, capire.<ref>Dall'intervista di Stefano Benzi, ''[https://www.soundsblog.it/post/soniko-qualita-richiede-tempo-parla-dj-sweet-talking Soniko: "La qualità richiede tempo. Ma non troppo". Parla il DJ di "Sweet Talking"]'', ''soundsblog.it'', 25 luglio 2025.</ref>
==Note==
<references/>
==Altri progetti==
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{{DEFAULTSORT:Soniko}}
[[Categoria:Cantautori italiani]]
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James May
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Creata pagina con "[[File:James May Lancaster University 2010 (cropped).jpg|thumb|James May nel 2010]] '''James Daniel May''' (1963 – vivente), conduttore televisivo e giornalista britannico. {{Int|''[https://www.auto.it/news/attualita/2026/05/28-8840172/luce_la_voce_fuori_dal_coro_di_james_may_innovativa_una_vera_ferrari Luce, la voce fuori dal coro di James May. "Ecco perché è una vera Ferrari"]''|Da un intervento a BBC Radio 4; citato in Fabrizio Cicciarelli, ''auto.it'', 28 maggio..."
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text/x-wiki
[[File:James May Lancaster University 2010 (cropped).jpg|thumb|James May nel 2010]]
'''James Daniel May''' (1963 – vivente), conduttore televisivo e giornalista britannico.
{{Int|''[https://www.auto.it/news/attualita/2026/05/28-8840172/luce_la_voce_fuori_dal_coro_di_james_may_innovativa_una_vera_ferrari Luce, la voce fuori dal coro di James May. "Ecco perché è una vera Ferrari"]''|Da un intervento a BBC Radio 4; citato in Fabrizio Cicciarelli, ''auto.it'', 28 maggio 2026.|h=2}}
{{NDR|Sulla [[Ferrari Luce]]}}
*Mi piace. Trovo interessante che la Ferrari abbia realizzato qualcosa di molto contemporaneo. Il che, a mio avviso, è stato parte integrante dello stile Ferrari nel corso degli anni. [...] mi sono preoccupato che fossero caduti nella trappola del revival retrò, ma eccoli qui con qualcosa di completamente inaspettato. A dire il vero, penso che sia piuttosto bella.
*La tradizione della Ferrari è nelle corse, quindi nei motori e nell'estrarre da essi la massima potenza attraverso un'ingegneria intelligente. Perciò questo si sposa bene con una Ferrari elettrica, ed è interessante che abbiano scelto di realizzare, di fatto, una gran turismo.
*È davvero molto grande, forse troppo [...] ma penso che quasi tutte le auto siano troppo grandi al giorno d'oggi. Quindi non hanno cercato di realizzare, di fatto, una supercar. Hanno creato un veicolo dalle prestazioni elevate, quasi quello che una volta avremmo definito un monovolume. Ha persino quell'aspetto.
*La cosa strana delle [[Auto elettrica|auto elettriche]] è che, in un certo senso, hanno reso le prestazioni un po' noiose, perché hanno un carattere molto uniforme, mentre un motore a combustione interna, con tutti i suoi pistoni che si muovono e il sistema di distribuzione che gira e così via, ha un carattere meccanico immenso, principalmente perché è imperfetto, proprio come noi, e ci piace sfruttare questa sua imperfezione.
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:May, James}}
[[Categoria:Conduttori televisivi britannici]]
[[Categoria:Giornalisti britannici]]
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Ferrari Luce
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Danyele
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Creata pagina con "{{Voce tematica}} Citazioni sulla '''Ferrari Luce'''. ==Citazioni== *È l'esempio classico di cosa succede quando si chiamano persone profondamente ignoranti, nel senso che ignorano la storia dell'automobile, a disegnare uno dei marchi più iconici che esistano. Hanno messo mano alla Ferrari persone che non hanno mai avuto la competenza per farlo. Se vuoi distruggere un marchio [...] fai così. ([[Carlo Gaino]]) *Ferrari Luce? Non è una Ferrari: una Ferrari è particol..."
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{{Voce tematica}}
Citazioni sulla '''Ferrari Luce'''.
==Citazioni==
*È l'esempio classico di cosa succede quando si chiamano persone profondamente ignoranti, nel senso che ignorano la storia dell'automobile, a disegnare uno dei marchi più iconici che esistano. Hanno messo mano alla Ferrari persone che non hanno mai avuto la competenza per farlo. Se vuoi distruggere un marchio [...] fai così. ([[Carlo Gaino]])
*Ferrari Luce? Non è una Ferrari: una Ferrari è particolare nel design per il valore aggiunto che trasmette, per la tecnologia che ha a bordo e per un motore che comunque ti deve ricordare i propulsori più mitici della storia. E questa non ha nulla di tutto ciò: è un crossover fondamentalmente poco aggraziato dal punto di vista estetico. Per me promossa negli interni, bocciata negli esterni. A livello di tecnologia è lo stato dell'arte, ma non ha niente di diverso e di più di quello che ha una Porsche Cayenne elettrica. ([[Alberto Sabbatini]])
*Ha sorpreso un po' tutti perché tutti si aspettano quella forma architettonica molto sportiva, molto aggressiva, con un contesto ovviamente di grande tecnologia. La maggioranza della gente ha un'aspettativa normale, abituata a vedere le Ferrari, vede questa vettura e rimane perplessa. ([[Giorgetto Giugiaro]])
*Il tema non è se l'auto sia bella o brutta. Il problema è che la macchina risulta anonima, sembra una vettura qualunque, ed è gestita male come disegno. [...] Ci sono regole di architettura – dimensione, passo, sbalzi, dimensioni delle ruote in rapporto alla carrozzeria... – e bisogna proporzionarle con professionalità ed esperienza. E si vede che qui manca totalmente. Poi non capisco come, per un marchio dal cuore italiano [...], abbiano deciso di affidare questo compito a un team di, forse sopravvalutati, designer stranieri. Che, aspetto non secondario, non sono car designer. [...] Alla fine, però, quello che più manca è il sogno, e la Ferrari ha sempre fatto sognare. L'automobile è una leggenda e la Ferrari è una leggenda nella leggenda. In quest'auto fatico a vederla. ([[Walter de Silva]])
*La Ferrari può permettersi qualsiasi cosa. Può discutere, ma non deve vergognarsi di aver avuto questo coraggio. ([[Giorgetto Giugiaro]])
*La Luce è una Ferrari semplicemente perché la Ferrari l'ha fatta. Punto. Non dico che mi piace, ma difendo il loro diritto a farla e a farla così. Questione di scelte, basta essere consapevoli che questo è il frutto di un team di product designer che hanno fatto un'auto-mobile, cioè un "mezzo che si muove da sé". Il car design è qualcosa di diverso. Dove sta la differenza? Personalità, carattere, la capacità di riflettere l’io di chi la possiede. [...] Difficile pensare che un marchio emozionale come Ferrari si risolva in un "parallelepipedo con gli angoli smussati" [...]. Ma forse a noi osservatori manca un pezzetto della storia [...]. Forse per inquadrare nel modo giusto la Ferrari Luce dovremmo sapere che cosa verrà dopo la Luce. ([[Chris Bangle]])
*La Luce ha un grande vantaggio: i cinesi non ce la copiano. ([[Flavio Briatore]])
*La Luce non ha alcuna radice nel Dna Ferrari. [...] portava già in sé un concetto fortemente ''disruptive'', quello dell'alimentazione elettrica. Secondo me, per convincere i ferraristi che abbracciare l'elettrico fosse giusto, ci sarebbe voluta un'auto fortemente emozionale, con riferimenti storici forti. [...] E non è vero che la propulsione elettrica non è prestazionale e quindi non si adatti a una interpretazione estrema. ([[Mike Robinson (designer)|Mike Robinson]])
*La prima reazione che mi ha sollecitato è: che cos'è? Da dove arriva? Cioè, la storia della Ferrari è fatta di alti e bassi, più alti che bassi, ma qui non vi trovo riferimenti, e non intendo sul piano della meccanica, perché quello non è un problema: il mondo evolve e la Ferrari elettrica non mi scandalizza affatto. Intendo sul piano dell'estetica, dove l'unico richiamo esplicito alle Ferrari classiche è nelle luci tonde al posteriore, che però sulla Luce risultano espresse in modo vecchio, senza alcun trattamento originale o innovativo. [...] una copiatura di cose che esistono già, soprattutto da concept car di origine asiatica. Credo che l'estraneità al mondo automotive del team incaricato abbia condizionato il risultato. Mi chiedo quale sia stata la molla che [...] ha spinto a ricorrere alla collaborazione di persone che dell'automobile non avevano alcuna esperienza. ([[Leonardo Fioravanti (designer)|Leonardo Fioravanti]])
*Quello che si vede sulla Luce sono scelte da principiante, non da chi ha studiato la storia della carrozzeria. ([[Carlo Gaino]])
*Se dovessi dire quello che penso farei del male alla Ferrari. Si rischia la distruzione di un mito [...]. Spero che si tolga il cavallino, almeno, da quella macchina. ([[Luca Cordero di Montezemolo]])
*Sperimentare nuove tecnologie è sempre una cosa buona. Mi ha stupito molto la potenza e il comportamento in curva [...]. È diversa dalle altre auto, forse non è un'esperienza per tutti. ([[Lewis Hamilton]])
===[[James May]]===
*È davvero molto grande, forse troppo [...] ma penso che quasi tutte le auto siano troppo grandi al giorno d'oggi. Quindi non hanno cercato di realizzare, di fatto, una supercar. Hanno creato un veicolo dalle prestazioni elevate, quasi quello che una volta avremmo definito un monovolume. Ha persino quell'aspetto.
*La tradizione della Ferrari è nelle corse, quindi nei motori e nell'estrarre da essi la massima potenza attraverso un'ingegneria intelligente. Perciò questo si sposa bene con una Ferrari elettrica, ed è interessante che abbiano scelto di realizzare, di fatto, una gran turismo.
*Mi piace. Trovo interessante che la Ferrari abbia realizzato qualcosa di molto contemporaneo. Il che, a mio avviso, è stato parte integrante dello stile Ferrari nel corso degli anni. [...] mi sono preoccupato che fossero caduti nella trappola del revival retrò, ma eccoli qui con qualcosa di completamente inaspettato. A dire il vero, penso che sia piuttosto bella.
==Voci correlate==
*[[Auto elettrica]]
*[[Ferrari]]
==Altri progetti==
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Danyele
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Citazioni sulla '''Ferrari Luce'''.
==Citazioni==
*È l'esempio classico di cosa succede quando si chiamano persone profondamente ignoranti, nel senso che ignorano la storia dell'automobile, a disegnare uno dei marchi più iconici che esistano. Hanno messo mano alla Ferrari persone che non hanno mai avuto la competenza per farlo. Se vuoi distruggere un marchio [...] fai così. ([[Carlo Gaino]])
*Ferrari Luce? Non è una Ferrari: una Ferrari è particolare nel design per il valore aggiunto che trasmette, per la tecnologia che ha a bordo e per un motore che comunque ti deve ricordare i propulsori più mitici della storia. E questa non ha nulla di tutto ciò: è un crossover fondamentalmente poco aggraziato dal punto di vista estetico. Per me promossa negli interni, bocciata negli esterni. A livello di tecnologia è lo stato dell'arte, ma non ha niente di diverso e di più di quello che ha una Porsche Cayenne elettrica. ([[Alberto Sabbatini]])
*Ha sorpreso un po' tutti perché tutti si aspettano quella forma architettonica molto sportiva, molto aggressiva, con un contesto ovviamente di grande tecnologia. La maggioranza della gente ha un'aspettativa normale, abituata a vedere le Ferrari, vede questa vettura e rimane perplessa. ([[Giorgetto Giugiaro]])
*Il tema non è se l'auto sia bella o brutta. Il problema è che la macchina risulta anonima, sembra una vettura qualunque, ed è gestita male come disegno. [...] Ci sono regole di architettura – dimensione, passo, sbalzi, dimensioni delle ruote in rapporto alla carrozzeria... – e bisogna proporzionarle con professionalità ed esperienza. E si vede che qui manca totalmente. Poi non capisco come, per un marchio dal cuore italiano [...], abbiano deciso di affidare questo compito a un team di, forse sopravvalutati, designer stranieri. Che, aspetto non secondario, non sono car designer. [...] Alla fine, però, quello che più manca è il sogno, e la Ferrari ha sempre fatto sognare. L'automobile è una leggenda e la Ferrari è una leggenda nella leggenda. In quest'auto fatico a vederla. ([[Walter de Silva]])
*La Ferrari può permettersi qualsiasi cosa. [...] non deve vergognarsi di aver avuto questo coraggio. ([[Giorgetto Giugiaro]])
*La Luce è una Ferrari semplicemente perché la Ferrari l'ha fatta. Punto. Non dico che mi piace, ma difendo il loro diritto a farla e a farla così. Questione di scelte, basta essere consapevoli che questo è il frutto di un team di product designer che hanno fatto un'auto-mobile, cioè un "mezzo che si muove da sé". Il car design è qualcosa di diverso. Dove sta la differenza? Personalità, carattere, la capacità di riflettere l’io di chi la possiede. [...] Difficile pensare che un marchio emozionale come Ferrari si risolva in un "parallelepipedo con gli angoli smussati" [...]. Ma forse a noi osservatori manca un pezzetto della storia [...]. Forse per inquadrare nel modo giusto la Ferrari Luce dovremmo sapere che cosa verrà dopo la Luce. ([[Chris Bangle]])
*La Luce ha un grande vantaggio: i cinesi non ce la copiano. ([[Flavio Briatore]])
*La Luce non ha alcuna radice nel Dna Ferrari. [...] portava già in sé un concetto fortemente ''disruptive'', quello dell'alimentazione elettrica. Secondo me, per convincere i ferraristi che abbracciare l'elettrico fosse giusto, ci sarebbe voluta un'auto fortemente emozionale, con riferimenti storici forti. [...] E non è vero che la propulsione elettrica non è prestazionale e quindi non si adatti a una interpretazione estrema. ([[Mike Robinson (designer)|Mike Robinson]])
*La prima reazione che mi ha sollecitato è: che cos'è? Da dove arriva? Cioè, la storia della Ferrari è fatta di alti e bassi, più alti che bassi, ma qui non vi trovo riferimenti, e non intendo sul piano della meccanica, perché quello non è un problema: il mondo evolve e la Ferrari elettrica non mi scandalizza affatto. Intendo sul piano dell'estetica, dove l'unico richiamo esplicito alle Ferrari classiche è nelle luci tonde al posteriore, che però sulla Luce risultano espresse in modo vecchio, senza alcun trattamento originale o innovativo. [...] una copiatura di cose che esistono già, soprattutto da concept car di origine asiatica. Credo che l'estraneità al mondo automotive del team incaricato abbia condizionato il risultato. Mi chiedo quale sia stata la molla che [...] ha spinto a ricorrere alla collaborazione di persone che dell'automobile non avevano alcuna esperienza. ([[Leonardo Fioravanti (designer)|Leonardo Fioravanti]])
*Quello che si vede sulla Luce sono scelte da principiante, non da chi ha studiato la storia della carrozzeria. ([[Carlo Gaino]])
*Se dovessi dire quello che penso farei del male alla Ferrari. Si rischia la distruzione di un mito [...]. Spero che si tolga il cavallino, almeno, da quella macchina. ([[Luca Cordero di Montezemolo]])
*Sperimentare nuove tecnologie è sempre una cosa buona. Mi ha stupito molto la potenza e il comportamento in curva [...]. È diversa dalle altre auto, forse non è un'esperienza per tutti. ([[Lewis Hamilton]])
===[[James May]]===
*È davvero molto grande, forse troppo [...] ma penso che quasi tutte le auto siano troppo grandi al giorno d'oggi. Quindi non hanno cercato di realizzare, di fatto, una supercar. Hanno creato un veicolo dalle prestazioni elevate, quasi quello che una volta avremmo definito un monovolume. Ha persino quell'aspetto.
*La tradizione della Ferrari è nelle corse, quindi nei motori e nell'estrarre da essi la massima potenza attraverso un'ingegneria intelligente. Perciò questo si sposa bene con una Ferrari elettrica, ed è interessante che abbiano scelto di realizzare, di fatto, una gran turismo.
*Mi piace. Trovo interessante che la Ferrari abbia realizzato qualcosa di molto contemporaneo. Il che, a mio avviso, è stato parte integrante dello stile Ferrari nel corso degli anni. [...] mi sono preoccupato che fossero caduti nella trappola del revival retrò, ma eccoli qui con qualcosa di completamente inaspettato. A dire il vero, penso che sia piuttosto bella.
==Voci correlate==
*[[Auto elettrica]]
*[[Ferrari]]
==Altri progetti==
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[[Categoria:Automobili]]
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Lorenzo Salvetti
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Creata pagina con "'''Lorenzo Salvetti''' (2007 – vivente), cantautore italiano. ==Citazioni di Lorenzo Salvetti== {{cronologico}} *{{NDR|In riferimento all'esperienza ad ''[[Amici di Maria De Filippi|Amici]]''}} [[Maria De Filippi|Maria]] è stata una figura veramente fondamentale che ci ha seguito fin dall'inizio, ci ha dato consigli e ci ha aiutato. Mi ha aiutato tanto a tirare fuori quello che avevo e a non nascondermi, è stata un pilastro.<ref>Dall'intervista di Vincenzo Nasto, ''..."
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'''Lorenzo Salvetti''' (2007 – vivente), cantautore italiano.
==Citazioni di Lorenzo Salvetti==
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*{{NDR|In riferimento all'esperienza ad ''[[Amici di Maria De Filippi|Amici]]''}} [[Maria De Filippi|Maria]] è stata una figura veramente fondamentale che ci ha seguito fin dall'inizio, ci ha dato consigli e ci ha aiutato. Mi ha aiutato tanto a tirare fuori quello che avevo e a non nascondermi, è stata un pilastro.<ref>Dall'intervista di Vincenzo Nasto, ''[https://www.fanpage.it/cultura/lorenzo-salvetti-vincitore-di-amici-2025-temevo-sempre-di-uscire-angie-abbiamo-costruito-qualcosa-di-forte/ Lorenzo Salvetti, vincitore di Amici 2026: "Temevo sempre di uscire. Angie? Abbiamo costruito qualcosa di forte"]'', ''fanpage.it'', 19 maggio 2026.</ref>
*Secondo me canto e ballo sono due cose diverse. Per quanto riguarda il canto, è sicuramente una sfida, ma allo stesso tempo è anche qualcosa di stimolante e positivo. Non lo vedo come un ostacolo, ma come parte del percorso. L'obiettivo, chiaramente, resta quello di far arrivare soprattutto la musica.<ref>Da Giulia Bertollini, ''[https://www.superguidatv.it/amici-25-intervista-al-vincitore-lorenzo-salvetti/ Amici 25, intervista al vincitore Lorenzo Salvetti: "Ad Amici sono entrato con più maturità. Lorella mi ha consigliato sempre di divertirmi. Ora sogno Sanremo e un duetto con Cesare Cremonini ed Elisa"]'', ''superguidatv.it'', 19 maggio 2026.</ref>
*Quando fai qualcosa che ami, la fatica cambia significato. Io non riuscirei a vivere senza musica.<ref>Dall'intervista di Azzurra Della Penna, ''[https://www.chimagazine.it/news/lorenzo-salvetti-amici-x-factor-vittoria-crisi-maria-de-filippi-amore-soldi-intervista-esclusiva/ Il vincitore di "Amici" Lorenzo Salvetti: "Prima del talent di Maria ero in crisi"]'', ''chimagazine.it'', 20 maggio 2026.</ref>
==Note==
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==Altri progetti==
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Valerio Scanu
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Creata pagina con "[[File:ValerioScanuLaMaddalena1.JPG|thumb|upright=1.0|Valerio Scanu nel 2009]] '''Valerio Scanu''' (1990 – vivente), cantante e personaggio televisivo italiano. ==Citazioni di Valerio Scanu== {{cronologico}} *Penso che l'[[amore]] sia sempre il motore di tutto, che anche quando si parla di politica in una canzone sia sempre l'amore a movimentare tutto, quel fuoco che arde e che ti fa schierare da una parte piuttosto che dall'altra. L'amore ha tante forme differenti, m..."
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[[File:ValerioScanuLaMaddalena1.JPG|thumb|upright=1.0|Valerio Scanu nel 2009]]
'''Valerio Scanu''' (1990 – vivente), cantante e personaggio televisivo italiano.
==Citazioni di Valerio Scanu==
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*Penso che l'[[amore]] sia sempre il motore di tutto, che anche quando si parla di politica in una canzone sia sempre l'amore a movimentare tutto, quel fuoco che arde e che ti fa schierare da una parte piuttosto che dall'altra. L'amore ha tante forme differenti, moltissime sfaccettature, non è soltanto quel sentimento che ci lega ad un'altra persona, è qualcosa di più. È un'attitudine da cui scaturisce la nostra visione del mondo, il modo con cui ci rapportiamo con noi stessi e con tutto ciò che ci circonda.<ref>Dall'intervista di Nico Donvito, ''[https://recensiamomusica.com/valerio-scanu-dieci-intervista/ Valerio Scanu: "Ricomincio da Dieci"]'', ''recensiamomusica.com'', 5 ottobre 2018.</ref>
*Io sono sicuramente credente anche se non sono poi così praticante. Sono una persona che da molto valore alla fede e alla religione pur non andando in chiesa tutte le domeniche. Io ho un rapporto di rispetto con la spiritualità e credo che [[Dio]] non lo si debba cercare soltanto nel momento del bisogno ma che vada perlomeno rispettato.<ref>Dall'intervista di Ilario Luisetto, ''[https://recensiamomusica.com/valerio-scanu-mi-piacciono-le-belle-voci-come-quella-di-mimi-intervista/ Valerio Scanu: "Mi piacciono le belle voci come quella di Mimì"]'', ''recensiamomusica.com'', 23 settembre 2019.</ref>
*Non credo molto nei rilanci discografici, credo che ci siano occasioni per fare bella figura. Io ho sempre continuato a fare musica e non mi sono mai fermato. Anche quando ero sulla cresta dell'onda le radio non mi hanno mai passato e quindi deve avvenire il miracolo. L'[[Italia]] è il paese dell'ipocrisia: diventi bravo e sai fare le cose soltanto in un'occasione, quando muori. Quindi l'unica occasione di riscatto potrebbe essere la morte.<ref>Dall'intervista di Giulia Bertollini, ''[https://www.superguidatv.it/valerio-scanu-intervista-al-concorrente-di-ora-o-mai-piu/ Ora o mai più, intervista a Valerio Scanu: "La classifica non mi interessa. L'accoppiata con Rita Pavone? C'è chi gioca in casa e chi fa più fatica. I testi sessisti delle canzoni fanno schifo"]'', ''superguidatv.it'', 25 gennaio 2025.</ref>
==Note==
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[[File:ValerioScanuLaMaddalena1.JPG|thumb|upright=1.0|Valerio Scanu nel 2009]]
'''Valerio Scanu''' (1990 – vivente), cantante e personaggio televisivo italiano.
==Citazioni di Valerio Scanu==
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*Penso che l'[[amore]] sia sempre il motore di tutto, che anche quando si parla di politica in una canzone sia sempre l'amore a movimentare tutto, quel fuoco che arde e che ti fa schierare da una parte piuttosto che dall'altra. L'amore ha tante forme differenti, moltissime sfaccettature, non è soltanto quel sentimento che ci lega ad un'altra persona, è qualcosa di più. È un'attitudine da cui scaturisce la nostra visione del mondo, il modo con cui ci rapportiamo con noi stessi e con tutto ciò che ci circonda.<ref>Dall'intervista di Nico Donvito, ''[https://recensiamomusica.com/valerio-scanu-dieci-intervista/ Valerio Scanu: "Ricomincio da Dieci"]'', ''recensiamomusica.com'', 5 ottobre 2018.</ref>
*Io sono sicuramente credente anche se non sono poi così praticante. Sono una persona che da molto valore alla fede e alla religione pur non andando in chiesa tutte le domeniche. Io ho un rapporto di rispetto con la spiritualità e credo che [[Dio]] non lo si debba cercare soltanto nel momento del bisogno ma che vada perlomeno rispettato.<ref>Dall'intervista di Ilario Luisetto, ''[https://recensiamomusica.com/valerio-scanu-mi-piacciono-le-belle-voci-come-quella-di-mimi-intervista/ Valerio Scanu: "Mi piacciono le belle voci come quella di Mimì"]'', ''recensiamomusica.com'', 23 settembre 2019.</ref>
*Non credo molto nei rilanci discografici, credo che ci siano occasioni per fare bella figura. Io ho sempre continuato a fare musica e non mi sono mai fermato. Anche quando ero sulla cresta dell'onda le radio non mi hanno mai passato e quindi deve avvenire il miracolo. L'[[Italia]] è il paese dell'ipocrisia: diventi bravo e sai fare le cose soltanto in un'occasione, quando muori. Quindi l'unica occasione di riscatto potrebbe essere la morte.<ref>Dall'intervista di Giulia Bertollini, ''[https://www.superguidatv.it/valerio-scanu-intervista-al-concorrente-di-ora-o-mai-piu/ Ora o mai più, intervista a Valerio Scanu: "La classifica non mi interessa. L'accoppiata con Rita Pavone? C'è chi gioca in casa e chi fa più fatica. I testi sessisti delle canzoni fanno schifo"]'', ''superguidatv.it'', 25 gennaio 2025.</ref>
==Note==
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==Altri progetti==
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[[Categoria:Personaggi televisivi italiani]]
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Homer
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Antonio Rossellino
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'''Antonio Rossellino''', pseudonimo di '''Antonio Gamberelli''' (1427 – 1479), scultore italiano.
==Citazioni su Antonio Rossellino==
*Una delle opere classificate tra le prime di Antonio è il ''San Sebastiano di marmo'', nella [[Collegiata di Sant'Andrea|Pieve d'Empoli]], bella, forte, nutrita figura di giovane, che fu certamente eseguita dopo l'anno 1457 indicato dagli scrittori, tanta è la scienza nella modellatura delle morbide carni, tanta la perfezione nel tutto tondo. Nulla della timidezza, della esilità dei maestri contemporanei; qui il [[San Sebastiano|Martire]] dal bel corpo ignudo e stretto al tronco d'un albero non teme le saette, non si ritrae per il dolore delle ferite, e solo volge in alto la bella testa apollinea cercando la luce. La scultura fiorentina tornava così al sentimento antico dell'arte cristiana, rifuggente dall'espressione de' tormenti e della morte; le figure sante tornavano floride e belle, solenni per grandezza morale. ([[Adolfo Venturi (storico dell'arte)|Adolfo Venturi]])
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[[File:Dario Robbiani.jpg|miniatura|Dario Robbiani]]
'''Dario Robbiani''' (1939 – 2009), giornalista, scrittore e politico svizzero.
==Citazioni di Dario Robbiani==
*Un coriandolo, una stella filante, un fiore di carta stagnola, abbandonati fra i lastroni e i ciottoli del selciato, sono testimoni delle notti folli di fine e d’inizio anno della [[Locarno]] per bene. Al Casinò-Teatro s’è ballato e sturato bottiglie. Champagne? No! Non sarebbe stato onesto, con la miseria che gira. – Accontentiamoci dello spumante, – hanno detto i cavalieri. E le dame, squittendo composte, per non rovinare la toletta di gran sera, hanno approvato, proponendo, anzi, che ci si ricordasse "di quei bravi ragazzi che sono sotto le armi". Hanno organizzato, fra sospiri e "e sì, è poi bello pensare anche a chi soffre!", una colletta in favore della Croce Rossa.<ref>Da ''1918: il resto seguirà'', Ente cantonale operaio di cultura, Lugano, 1964, p. 12.</ref>
==Note==
<references/>
==Altri progetti==
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{{DEFAULTSORT:Robbiani, Dario}}
[[Categoria:Giornalisti svizzeri]]
[[Categoria:Politici svizzeri]]
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