Wikiquote itwikiquote https://it.wikiquote.org/wiki/Pagina_principale MediaWiki 1.47.0-wmf.10 first-letter Media Speciale Discussione Utente Discussioni utente Wikiquote Discussioni Wikiquote File Discussioni file MediaWiki Discussioni MediaWiki Template Discussioni template Aiuto Discussioni aiuto Categoria Discussioni categoria Portale Discussioni portale TimedText TimedText talk Modulo Discussioni modulo Evento Discussioni evento Stephen King 0 1735 1420227 1408963 2026-07-13T08:02:34Z Spinoziano 2297 opera in sezione, + film 1420227 wikitext text/x-wiki [[File:Stephen King at the 2024 Toronto International Film Festival 2 (cropped).jpg|thumb|Stephen King nel 2024]] '''Stephen Edwin King''' (1947 – vivente), scrittore e sceneggiatore statunitense. Ha scritto alcune opere sotto lo pseudonimo di '''[[Richard Bachman]]'''. ==Citazioni di Stephen King== *Ci sono tante storie. Non riuscirei nemmeno a cominciare a raccontarvele. Quando la nera mietitrice verrà da me, probabilmente le dirò: "Aspetta, aspetta! Devo dirti quella del tizio che...". E così via. Bla bla bla... (da ''La nascita del pistolero'') *E piangere senza sapere perché aveva l'odore sgradevole dell'anticamera di un manicomio... (da ''Uscita per l'inferno'') *Forse è solo lo spirito della [[massa]]. Dare addosso all'individuo. (da ''Ossessione'') *Ho visto il futuro dell'horror: è [[Clive Barker]].<ref>Citato nel retro di copertina dei due volumi di Clive Barker, ''Books of blood'', edizione americana; riportato in George Beahm, ''Il grande libro di Stephen King'', traduzione di Anna Pastore, Mondadori, Milano, 2021, p. [https://books.google.it/books?id=FH9IEAAAQBAJ&pg=PT386 386]. ISBN 8851081441</ref> *I ragazzi (e anche gli adulti) saranno ancora pazzi per [[Harry Potter|Harry]] fra 100 o 200 anni? Il mio pronostico è che reggerà alla prova del tempo e starà sugli scaffali dove vengono tenuti i migliori. Penso che Harry prenderà il suo posto assieme ad Alice, Huck, Frodo e Dorothy e che questa serie non sia qualcosa solo per un decennio ma per intere epoche. :''Will kids (and adults as well) still be wild about Harry 100 years from now, or 200? My best guess is that he will indeed stand time’s test and wind up on a shelf where only the best are kept; I think Harry will take his place with Alice, Huck, Frodo, and Dorothy, and this is one series not just for the decade, but for the ages.''<ref>{{en}} Da ''[https://ew.com/books/2009/08/01/harry-potter-and-order-phoenix-4/ Harry Potter and the Order of the Phoenix: Stephen King Review]'', ''ew.com'', 1º agosto 2009.</ref> *La cosa che trovo più sconvolgente è il susseguirsi incessante dei cambiamenti. Solo un mese fa la gente entrava nei negozi. Andare oggi al mercato e vedere tutti bardati con guanti e mascherine, sembra irreale.<ref>Dall'intervista di David Marchese, ''[https://www.corriere.it/cronache/20_maggio_01/coronavirus-stephen-kingtutti-bardati-guanti-mascherine-colpo-tosse-ci-assale-paura-6ef20852-8b13-11ea-a2b6-e57bd451de7e.shtml Coronavirus, Stephen King: «Tutti bardati con guanti e mascherine. Un colpo di tosse e ci assale la paura»]'', ''corriere.it'', 1º maggio 2020.</ref> *L'essere che, sotto il letto, aspetta di afferrarmi la [[caviglia]] non è reale. Lo so. E so anche che se sto bene attento a tenere i piedi sotto le coperte, non riuscirà mai ad afferrarmi la caviglia. (da ''A volte ritornano'') *Niente mi fa più paura di una [[Prima presidenza di Donald Trump|presidenza Trump]]. Sono terrificato all'idea che diventi presidente. [...] Ho considerato di trasferirmi in Canada a tal punto che i miei amici conservatori mi hanno detto: "Va', vattene, non sei un vero americano in ogni caso".<ref>Citato in ''[http://www.ilpost.it/2016/09/25/stephen-king-donald-trump/ Stephen King contro Donald Trump]'', ''ilpost.it'', 25 settembre 2016.</ref> *Quando c'è in ballo il passato, tutti diventiamo romanzieri. (da ''Joyland'') *Randall Flagg mi è apparso mentre stavo scrivendo una poesia intitolata ''L'uomo in nero'', durante il mio terzo o quarto anno al college. Mi è apparso dal nulla: un uomo in stivali da cowboy che vagava lungo la strada, facendo spesso l'autostop durante la notte, con indosso un paio di jeans e una giacca di denim. Scrissi la poesia nella mensa del college sul retro di una tovaglietta, ma quell'uomo non ha mai abbandonato la mia mente. (a proposito della genesi de ''L'uomo in nero'')<ref>{{en}}[https://stephenking.com/promo/the_dark_man/trade_hardcover/index.html]</ref> *Stiamo volando! aveva gridato Mike, alzando le braccia sopra la testa. Nessun tutore a bloccarlo, non nel giorno della gita o in quel momento sulla spiaggia. Credo che lui fosse parecchio più sveglio del suo religiosissimo nonno. Più sveglio di noi tutti, forse. Qual è il ragazzino bloccato su una sedia a rotelle che non vorrebbe volare, anche solo una volta nella vita? (da ''Joyland'') *Un [[racconto]] è tutt'altra cosa. Un racconto è come un bacio veloce, nel buio, ricevuto da uno sconosciuto. Naturalmente non è la stessa cosa di una relazione o un matrimonio, ma un bacio può essere dolcissimo, e nell'intrinseca brevità del gesto risiede la sua speciale attrazione. (da ''Scheletri'') *Un uomo che mente riguardo alla [[birra]] si fa dei nemici. (da ''Pet Sematary'') *Uno dei miei compiti in quanto scrittore è quello di assalire le vostre emozioni e forse di aggredirvi – e per far questo uso tutti gli strumenti disponibili. Forse sarà per spaventarvi a morte, ma potrebbe anche essere per prendervi in modo più subdolo, per farvi sentire tristi. Riuscire a farvi sentire tristi è positivo. Riuscire a farvi ridere è positivo. Farvi urlare, ridere, piangere, non mi importa, ma coinvolgervi, farvi fare qualcosa di più che mettere il libro nello scaffale dicendo: "Ne ho finito un altro", senza nessuna reazione. Questa è una cosa che odio. Voglio che sappiate che io c'ero".<ref>Dall'intervista di Keith Blackmore, ''[http://www.repubblica.it/2006/10/sezioni/spettacoli_e_cultura/stephen-king/stephen-king/stephen-king.html?ref=search Stephen King e "La storia di Lisey": "È come una ballata country"]'', ''repubblica.it'', 28 ottobre 2006.</ref> {{Int|Dalla postfazione di ''Le notti di Salem''|24 febbraio 1999.}} *{{NDR|Su ''[[Dracula (romanzo)|Dracula]]''}} Nessuno poteva competere con il romanzo di [[Bram Stoker]] di antichi orrori che si scontrano con la tecnologia e le tecniche investigative moderne. Quello apparteneva a una categoria a sé. *Credo che ''Dracula'' sia stato il primo romanzo per adulti che mi abbia soddisfatto completamente e non mi sorprende il fatto che mi abbia segnato in modo così precoce e così indelebile. *I grandi libri diventano più grandi e proiettano ombre più lunghe. ''Dracula'', sebbene creato da un uomo che in vita sua non scrisse nient'altro di particolarmente interessante (meritano ancora attenzione solo pochi racconti brevi, come «La casa del giudice»), è uno di quelli grandi. {{Int|Dall'introduzione di ''Creature dell'orrore''|Einaudi, 2009, ISBN 978-88-06-19867-1}} *L'errore fatale di [[Victor Frankenstein]] non è la pazzia; lui è l'antitesi dello stereotipo dello «scienziato pazzo» che tanto spesso porta il suo nome nei film. Piuttosto, l'errore è il semplice orgoglio, insieme a quella sfiducia nella tecnologia che i romantici di tutti i tempi sembrano provare. *Il male personificato dalla [[Mostro di Frankenstein|creatura di Victor Frankenstein]] ha la sua genesi in provetta: una creatura orribile e anonima, nata dalla conoscenza non governata dalla moralità. E quando il mostro uccide e devasta, esclusivamente concentrato sulla persecuzione del proprio creatore, possiamo comprendere appieno il significato di una frase comune come: «Ma che razza di Frankenstein abbiamo creato?» *[[Bram Stoker]] è letteralmente estasiato dalla tecnologia. Il [[John Seward|dottor Seward]] tiene un diario grazie al fonografo (il che comporta però qualche problema, nel momento in cui vorrebbe trovare un'annotazione specifica su uno dei suoi dischi), predecessore del moderno dittafono. Quando [[Mina Murray|Mina Murray Harker]] raccoglie le note del gruppetto che si è costituito per combattere il vampiro, usa una macchina per scrivere: invenzione nuova di zecca, all'epoca. [[Abraham Van Helsing|Van Helsing]], il buon dottore che parla un pidgin tremendamente irritante, fa non una ma quattro trasfusioni di sangue, e con grande aplomb (ottant'anni dopo, noi siamo in grado di apprezzare l'umorismo involontario di questa serie di operazioni; senza la possibilità di conoscere il gruppo sanguigno, una delle trasfusioni avrebbe quasi sicuramente ucciso la sfortunata [[Lucy Westenra]]); in seguito, trapana il cranio a [[Renfield]] impazzito. A suo modo, Van Helsing costituisce un bel contrasto con Victor Frankenstein: entrambi medici, entrambi brillanti, entrambi più avanti del loro tempo. Solo che Mary Shelley considera il suo intelligentissimo medico un uomo pericoloso e guasto, mentre per Stoker è gentile, simpatico e, in fin dei conti, eroico. *''[[Frankenstein o il moderno Prometeo|Frankenstein]]'' è il racconto mistico e morale di ciò che accade quando un uomo osa trasgredire i limiti della conoscenza. Stoker, d'altra parte, sembra asserire che di limiti non ce ne sono. Nel suo romanzo, conoscenza e tecnologia non sono i mali ma i salvatori. Il nemico è un vampiro sinistro, scaltro e antico, simbolo delle superstizioni arcaiche dell'umanità. Il rimedio altro non è che il metodo scientifico, entusiasticamente applicato. {{Int|Da ''Ho allucinazioni tutti i giorni dalle 7 alle 12''|Intervista di Antonella Barina, ''il Venerdì di Repubblica'', 2 novembre 2013, pp. 19-25.}} *{{NDR|A proposito del film ''[[Brivido (film 1986)|Brivido]]''}} A quei tempi ero ubriaco dalla mattina alla sera e la troupe era italiana: parlavamo senza capirci. Ne è nato il peggior horror della storia del cinema. *{{NDR|A proposito del film ''[[Shining]]''}} Regia fredda, [[Jack Nicholson]] che gigioneggia, [[Shelley Duvall]] che sa solo urlare. *Io per primo sono un [[tossicodipendenza|tossico]]. Non capisco chi beve un bicchiere di vino: io voglio tutto il vino del mondo, E anche se smetti di bere e di farti, la compulsione del tossico rispunta sotto altre forme, Ti butti sul cibo o sulle sigarette. Ieri, mentre aspettavo l'aereo, sono entrato in un negozio. Ho visto un Babbo Natale e ho cercato di frenarmi dal comprarlo: che me ne faccio a Parigi? Ne ho acquistati cinque. *{{NDR|Alla domanda "Lei ha allucinazioni?"}} Tutti i giorni dalle 7 alle 12, quando scrivo: nei romanzieri si chiamano [[immaginazione]]. Io vedo realmente, davanti a me, gli orrori che racconto, come fossi ipnotizzato. Tant'è che se non scrivo, mi addormento a fatica e faccio brutti sogni: quelle [[allucinazione|allucinazioni]] devono comunque affiorare, nel sonno o nella veglia. Anche la scrittura dà assuefazione come l'alcol. *{{NDR|A proposito del romanzo ''[[#Shining|Shining]]'' e del suo seguito ''[[#Doctor Sleep|Doctor Sleep]]''}} Il primo è uscito come un torrente in piena, senza dover organizzare le mie idee. Sembrava che qualcuno me lo dettasse. La gioia era totale. Ma ho sempre lavorato di mattina, prima di bere. Al massimo con i postumi di una sbornia: quando il cerchio alla testa ti fa captare ciò che di più orrido c'è intorno a te. ''Doctor Sleep'' è un libro più ponderato: ormai la sfida sta nel non cadere nella routine. Un tempo dovevo scrivere per pagare le bollette. Ora non più: ha senso farlo solo se ogni volta cerco di scrivere il miglior romanzo della mia carriera. *{{NDR|Alla domanda "Lei si è mai rivolto a uno psicologo?"}} Per carità. Gli verserei una fortuna, invece di utilizzare la mia mente perversa per scrivere. E quella fortuna guadagnarla. ==''22/11/'63''== ===[[Incipit]]=== Non sono mai stato un uomo facile alle lacrime.<br> Un giorno, mia moglie mi disse che il mio «gradiente emotivo pari a zero» era il motivo principale per cui mi stava lasciando. Come se il tizio che aveva conosciuto alle riunioni degli Alcolisti Anonimi non c'entrasse per niente. Christy disse che avrebbe forse potuto perdonarmi per non aver pianto al funerale di suo padre; lo conoscevo soltanto da sei anni e non potevo capire che uomo fantastico e generoso fosse stato (quando s'era diplomata le aveva regalato una Mustang decappottabile, tanto per fare un esempio); ma quando non avevo pianto a quelli dei ''miei'' genitori (morti a due anni di distanza l'uno dall'altra, papà di cancro allo stomaco e mamma fulminata da un attacco di cuore mentre passeggiava su una spiaggia della Florida), Christy aveva iniziato a capire la faccenda del «gradiente». ===Citazioni=== *[...] penso che un essere umano abbastanza equilibrato possa assorbire molte stranezze prima di vacillare [...]. *Ricordo di aver pensato: Se esiste un paradiso e non è così, allora non voglio andarci. *Le spiegazioni sono poesia di bassa lega. *Spesso, nella vita, le risposte più semplici sono le più facili da ignorare. *La stupidità è una delle due cose che riconosciamo meglio col senno di poi. L'altra sono le occasioni perdute. *Gli avevo risposto che le opinioni sono come le chiappe: ognuno ha le sue. *Pensare al futuro può confondere in molti modi. *Non siamo mai tanto incazzati come quando siamo colti in flagrante, vero? *Ho provato a convincermi che non importava, che l'amore vince su tutto, ma non è così. Sulle bugie non vince. *Grazie per avermi mostrato che la vita può essere bella. Ti prego, non venire a dirmi addio. *Il passato è inflessibile. Non vuole essere cambiato. *Non sappiamo mai su quali vite influiremo, o quando, o perché. Non finché il futuro divora il presente, almeno. Veniamo a saperlo quando è troppo tardi. *Il tappeto del soggiorno era stato portato via e sostituito. Quello nuovo era di un grigio industriale, di sicuro un colore poco eccitante, ma probabilmente era stata una scelta saggia: le cose grigie trattengono pochi ricordi. *È la totalità, pensai. Un'eco tanto vicina alla perfezione da non poter dire quale sia la prima voce e quale il ritorno della voce-fantasma. Per un momento tutto mi fu chiaro, e nei momenti in cui accade, vedi quant'è sottile il mondo. Non lo sappiamo tutti quanti, in cuor nostro? È un meccanismo perfetto e bilanciato di voci ed echi che fanno da rotelle e leve, onirico orologio che rintocca oltre il vetro degli arcani che chiamiamo vita. Oltre? Sotto? Intorno? Caos, tempeste. Uomini con martelli, uomini con coltelli, uomini con pistole. Donne che pervertono ciò che non possono dominare e denigrano ciò che non possono capire. Un universo di orrore e smarrimento circonda un palcoscenico illuminato, sul quale noi mortali danziamo per sfidare le tenebre. *Nei tempi cupi, quando persino i sapienti sono in preda all'incertezza, le dichiarazioni d'amore fanno sempre quell'effetto. *Le scelte al risparmio tornano sempre a morderti le chiappe. *Magari era vero, ma "[[mi dispiace]]" costa poco, no? Dispiacersi costa poco. *Quando la gente inizia a perdere la speranza, allora cominciano le esplosioni. *L'amore ha imperativi crudeli. *''Si può sacrificare il mondo per amore.'' *[...] può la storia futura del mondo essere tanto fragile da non consentire che due insegnanti delle superiori si incontrino e si innamorino? Per sposarsi, ballare canzoni dei Beatles come ''I Want To Hold Your Hand'' e vivere vite normalissime? Non lo so, non lo so. *L'amore è vera magia portatile: non credo sia nelle stelle, ma credo che sangue chiami sangue e mente chiami mente e cuore chiami cuore. *Ed ecco un'altra cosa che so: le molteplici scelte e possibilità della vita quotidiana sono la musica che danziamo. Sono come corde di chitarra. Pizzicale e produrrai un suono piacevole. Una frequenza armonica. Ma aggiungi sempre più corde: dieci, cento, mille, un milione. Perché si moltiplicano! [...] Canta un do di petto con una voce abbastanza potente e limpida, e puoi mandare in pezzi un cristallo. Suona la frequenza giusta sul tuo stereo a un volume abbastanza alto, e puoi mandare in pezzi una finestra. Ne deriva (almeno secondo me) che se aggiungi abbastanza corde allo strumento del tempo, puoi mandare in pezzi la realtà. *Come tutti i dolci sogni, sarà breve... ma la brevità è la chiave della dolcezza, no? Io penso di sì. Perché quando il tempo è passato, non riesci più ad acchiapparlo. Solo che a volte ci riesci. ==''A volte ritornano''== {{vedi anche|A volte ritornano}} ==''Al crepuscolo''== {{vedi anche|Al crepuscolo (antologia)}} ==''Billy Summers''== ===[[Incipit]]=== Billy Summers è seduto nella hall dell'hotel, in attesa della sua auto. E' venerdì, mezzogiorno. Anche sta leggendo una raccolta di fumetti intitolata ''Archie's Pals 'n' Gals'', pensa a Emile Zola e al suo terzo romanzo, il suo primo vero successo, ''Thérèse Raquin''. Pensa che sia un'opera decisamente giovanile. Pensa che Zola avesse appena iniziato a esplorare quello che se si sarebbe rilevato un giacimento ricco e prezioso. Pensa che Zola fosse – e sia tuttora – una versione da incubo di Charles Dickens. Pensa che una tesi del genere costituirebbe la base ideale per un saggio di critica letteraria. Non che ne abbia mai scritto uno. ===Citazioni=== *È pronto al successo, tuttavia anche alla possibilità di restare deluso. È questo il suo metodo, e finora ha sempre funzionato alla perfezione. Almeno, nel senso che non è mai finito in galera. (p. 32) *Dopo l'omicidio tutti diranno ai giornalisti che sembrava una brava persona. A Billy sta bene così. Anche lui si considera una brava persona, che però fa un lavoro sporco. (p. 49) *Conoscere le persone va bene. Ispirare simpatia e provarne nei loro confronti, anche. Ma mai avvicinarsi troppo: è una pessima idea. Avvicinarsi troppo è pericoloso. Forse, una volta fuori dal giro, le cose cambieranno. (p. 57) *Paga in [[contanti]]. I contanti soffrono di amnesia. (p. 87) *Si può entrare a far parte del panorama, se ci si trova troppo in primo piano? La risposta è semplice: no. (p. 102) *È un sicario professionista e, se non ragiona nei termini imposti dal suo ruolo, difficilmente potrà cavarsela. (p. 194) *Pensa che anche scrivere sia una specie di guerra, che però combatti con te stesso. La tua storia è esattamente ciò che ti porti addosso, e ogni volta che aggiungi qualcosa il fardello diventa sempre più pesante. (p. 225) *Potrebbe prendersela con il destino, però non crede al destino. Potrebbe dire a se stesso che tutto accade per un motivo, ma sono solo stronzate che che vanno bene per chi non è capace di affrontare la nuda verità senza aggiungere qualche orpello. (p. 283) *«Le persone cattive devono pagare per le loro azioni. E pagare caro.» (p. 316) *«Tutto può accadere, a chiunque. Bisogna soltanto giocarsi le proprie carte e sperare per il meglio.» (p. 354) *«Chi è disposto a pagare sei milioni di dollari per assassinare un assassino che ha assassinato un altro assassino?» (p. 365) *«Mai perdere un'occasione per pisciare prima di un combattimento» (p. 421) *Lo slogan sulla sua maglietta, lo slogan che fa tanto [[Las Vegas|Vegas]] e che non è riuscito a mostrare a Nick ma che ha urlato a gran voce alla madre di Frank è: SE VUOI GIOCARE, DEVI PAGARE. (p. 447) *«Forse meritava di soffrire, ma quando fai del male a qualcuno, ti resta una cicatrice. E la cicatrice è nella tua mente. Nel tuo spirito. È giusto che sia così, perché fare del male a qualcuno, uccidere qualcuno, non è una cosa di poco conto. Lasciatelo dire da chi ha una certa esperienza in materia.» (p. 538) ==''Buick 8''== ===[[Incipit]]=== '''Ora''': Sandy<br>Il figlio di Curt Wilcox veniva spesso alla stazione l'anno che suo padre morì – e intendo proprio spesso –, ma nessuno gli diceva mai di togliersi dai piedi o gli chiedeva che cosa diavolo volesse. Capivamo il motivo delle sue visite: cercava di aggrapparsi al ricordo di suo padre. I poliziotti la sanno lunga sulla psicologia del dolore; molti di noi ne sanno più di quanto vorrebbero. ===Citazioni=== *Quelli che siedono a [[capotavola]] (che hanno lavorato per arrivarci e che lavorano per restarci) non mandano mai tutto a quel paese andandosene a pescare. No. Noi che siamo seduti a capotavola continuiamo a preparare i letti, a lavare i piatti e a imballare il fieno meglio che possiamo. ''Ah, come faremmo se non ci fossi tu?'' dicono gli altri. La risposta è che la maggior parte di loro andrebbe avanti a fare ciò che vuole, come sempre. Ad andare in malora allo stesso modo di sempre. (p. 116) *Arriva sempre il momento in cui la gente scorge il quadro generale e si rende conto di aver arricciato le labbra non per baciare il destino sorridente sulla bocca, ma perché la vita le ha somministrato una pillola amara (p. 236) *E dimmi di mio padre, perché devo riuscire ad accettare la sua morte. È ovvio che devo farlo, poiché vedo la sua vita nel mio volto e il suo fantasma nei miei occhi ogni volta che mi specchio per radermi. Dimmi ogni cosa... ma non dirmi che non c'è risposta. Non ci provare neanche. Lo rifiuto. Lo nego (p. 403) ==''Carrie''== ===[[Incipit]]=== Notizia di cronaca riportata dal settimanale Enterprise di Westover (Maine) il 19 agosto 1966: '''PIOGGIA DI PIETRE.'''<br>Ci viene riferito che una pioggia di pietre è caduta da un cielo perfettamente sereno su Carlin Street, nella citta di Chamberlain, il 17 agosto. Diverse persone sarebbero state testimoni. Le pietre sono cadute sulla casa della signora Margaret White, rovinando gravemente il tetto e sfondando due grondaie e un tubo di scolo per un danno di circa 25 dollari. La signora White, vedova, abita nella casa di Grin Street con la figlioletta di tre anni, Carrie. Non si hanno commenti diretti, perché non è stato possibile avvicinare la signora White. ===Citazioni=== *Le urlò dietro degli insulti, ma lei lo ignorò. Ci voleva ben altro. Era stata insultata da veri specialisti del genere, lei. (p. 24) *Tutti pensano / che lei non sarà mai felice / finchè non si accorgerà / di essere come tutte le altre (Bob Dylan). (p. 32) *No. Non è molto importante. Il liceo non è un posto molto importante. Mentre ci vai pensi che sia una faccenda grossa, ma quando è finito nessuno pensa che sia stato gran che, a meno che non sia rincoglionito (p. 40) *Si sedette sulla piccola sedia a dondolo vicino alla finestra, chiuse gli occhi, e spazzò via dalla mente loro e tutta la confusione dei suoi pensieri consci. Era come spazzare un pavimento. Sollevi il tappeto del tuo inconscio e ci scopi sotto tutta la polvere. Tanti saluti. (p. 60) *Quasi nessuno scopre mai che le sue azioni feriscono davvero gli altri. La gente non migliora, diventa solo più [[furbizia|furba]]. Quando diventi più furbo, non smetti di strappare le ali alle mosche, cerchi solo di trovare dei motivi migliori per farlo. (p. 64) *In America quando succede qualcosa di importante lo devono ricoprire d'oro. Così poi lo si può dimenticare. Ma dimenticare Carrie White può essere uno sbaglio terribile (p. 74) *Ma il "[[mi dispiace]]" è il pronto soccorso delle emozioni umane. E' quello che dici quando rovesci una tazza di caffè, o mandi fuori pista una boccia quando giochi a bowling. Il vero dolore è raro come il vero amore. (p. 98) *"Carrie, qualsiasi cosa sia successa prima... be', è dimenticata.""Non posso dimenticare" disse Carrie. Alzò gli occhi. Le parole che le venivano alle labbra erano: Non ce l'ho più con nessuno. Ma se le rimangiò. Era una bugia Ce l'aveva con tutti loro e ce l'avrebbe sempre avuta, e la cosa che desiderava di più era essere onesta. (p. 111) *Sarebbe un sollievo poter credere che sia naturale per gli adolescenti andare al salvataggio dell'orgoglio e autostima dell'uccello debole di becco o d'ala con un gesto del genere; ma noi sappiamo bene che non è così. L'uccello più debole non viene sollevato con dolcezza dalla polvere dai suoi simili, ma viene fatto fuori rapidamente e senza pietà." (p. 145) *Il miscuglio di emozioni e di immagini era spaventoso, indicibile. Sangue. Infelicità. Paura. L'ultimo sporco scherzo di una lunga serie di sporchi scherzi... (p. 164) ==''Cell''== ===[[Incipit]]=== La civiltà scivolò nella sua seconda era di tenebre su una prevedibile scia di sangue, ma ad una velocità che nemmeno i futurologi più pessimistici avrebbero potuto pronosticare. Fu quasi come non vedesse l'ora di finirci. Il primo giorno di ottobre, Dio era nel Suo paradiso, l'indice di borsa era a 10, 140 e quasi tutti gli aerei erano puntuali (eccetto quelli che atterravano o decollavano da Chicago, e c'era da aspettarselo). Due settimane dopo il cielo apparteneva di nuovo agli uccelli e il mercato azionario era un ricordo. A [[Halloween]], tutte le metropoli del mondo, da New York a Mosca, puzzavano fino alle stelle e il mondo di prima era un ricordo.<ref>Questa è la dicitura che appare a pagina 1 del libro. In realtà l'inizio del Capitolo 1 è il seguente: "Il fenomeno che in seguito avrebbe preso il nome di Impulso ebbe inizio alle 15. 03 del 1° ottobre, ora di New York. La definizione era naturalmente imprecisa, ma a dieci ore dall'evento quasi tutti gli scienziati in grado di farlo notare erano o morti o impazziti. In tutti i casi il nome contava poco. Quello che contava era l'effetto".</ref> ===Citazioni=== *I telepazzi sono proprietari del giorno; quando spuntano le stelle, tocca a noi. Siamo come vampiri. Come loro siamo stati confinati alla notte. Da vicino ci riconosciamo perché sappiamo ancora parlare; da breve distanza possiamo essere abbastanza tranquilli a giudicare dai bagagli e dalle armi che in numero sempre crescente stiamo trasportando, ma da lontano l'unico indizio certo è il raggio dondolante di una torcia elettrica. Tre giorni fa non solo governavamo la terra, ma soffrivamo di sensi di colpa per tutte le altre specie che avevamo spazzato via nella nostra scalata al Nirvana dei telegiornali a tutte le ore del giorno e dei popcorn nei microonde. Ora siamo gli Uomini Torcia. (p. 177) *Quello che [[Darwin]] per delicatezza non ha voluto dire, amici miei, è che se siamo diventati i padroni del mondo non è stato perché siamo i più intelligenti o nemmeno i più crudeli, ma perché siamo sempre stati i più pazzi e sanguinari figli di puttana della giungla. Preside Ardai (p. 230) *I telepazzi che non erano più propriamente pazzi, oppure erano pazzi in una maniera totalmente nuova, volevano che riprendessero la strada. Più di così non erano in grado di interpretare e forse era un bene. Forse era quanto di meglio. Forse era pietà (p. 290) *Sentiva anche qualcos'altro, un odore nuovo. Chiamarlo follia sarebbe stato troppo facile. (p. 441) ==''Christine''== ===[[Incipit]]=== '''Dennis'''<br>'''Canzoni da teenager'''<br>'''Prima vista'''<br>«Oh mio Dio!» esclamò all'improvviso il mio amico Arnie Cunningham.<br>«Che cosa c'è?» chiesi io. Con gli occhi strabuzzati dietro gli occhiali dalla montatura d'acciaio e una mano premuta sulla bocca, si era voltato per guardare indietro girando il collo, come se fosse montato su cuscinetti a sfera.<ref>Prima dell'inizio del racconto vi è tuttavia un breve prologo, il cui incipit è: "Questa è la storia di un triangolo d'amore. Protagonisti: Arnie Cunningham, Leigh Cabot e, naturalmente, Christine. Vorrei tuttavia che teneste presente il fatto che Christine entrò in scena per prima. È stata il primo amore di Arnie e anche se non lo giurerei, penso tuttavia che sia stata il suo unico e vero amore. Per questo sostengo che ciò che avvenne fu una tragedia".</ref> ===Citazioni=== *Se fare il ragazzo significa imparare a vivere allora fare l'adulto significa imparare a morire. *«L'amore è il più antico degli assassini. L'amore non è cieco. L'amore è un cannibale con una vista estremamente acuta. L'amore è un insetto che ha sempre fame.»<br />«Che cosa mangia?» domandai senza pensare.<br />«L'amicizia», mi rispose George Lebay. *C'era qualcosa di terrificante in quell'uomo... come se un freddo vento di novembre potesse avere un cervello per pensare. (p. 13) *Madre Natura quella sera si comportò come una strega pagana, una vecchiaccia a cavallo del vento che nemmeno sapeva cosa volesse dire Natale (p. 452) ==''Cose preziose''== ===[[Incipit]]=== '''Sei già stato qui'''<br>SÌ CHE ci sei stato. Sicuro. Io non dimentico mai una faccia.<br>Vieni, vieni, qua la mano! Ti dirò, guarda, ti ho riconosciuto da come camminavi prima ancora di vederti in faccia. Non avresti potuto scegliere un giorno migliore per tornare a Castle Rock. Non è un bijou? Manca poco all'apertura della caccia e poi avremo i boschi invasi da quegli scemi che tirano a tutto quello che si muove e mai che mettano la giubba arancione, e poi neve e nevischio, ma a suo tempo, a suo tempo. Adesso è ottobre, e alla Rocca ce lo teniamo buono, l'ottobre, che resti pure quanto vuole. ===Citazioni=== *Ma il vero motivo per cui era andato era quello che hanno in comune tutte le decisioni sbagliate: lì per lì gli era sembrata una buona idea. *Era stata molto più semplicemente colta alla sprovista dall'amore, quel sentimento che era il più semplice e il più forte fra tutti e quello che soprattutto non perdona. *''Perché non è affatto un uomo. Perché il diavolo ha la voce armoniosa.'' ==''Cujo''== ===[[Incipit]]=== {{centrato|'''C'era una volta,'''}} ma non molto tempo fa, un mostro che arrivò a Castle Rock, nel Maine. Uccise una cameriera di nome Alma Frechette nel 1970; una donna di nome Pauline Toothaker e una studentessa delle medie superiori di nome Cheryl Moody nel 1971; una graziosa ragazza di nome Carol Dunbarger nel 1974; un'insegnante di nome Etta Ringgold nell'autunno del 1975; e un'alunna delle elementari di nome Mary Kate Hendrasen nell'inverno dello stesso anno. ===Citazioni=== *Se la vita ti dà [[limone|limoni]], fatti una bella [[limonata]].<ref>{{cfr}} [[Elbert Hubbard]]: «Era una confutazione vivente del dogma ''Mens sana in corpore sano''. Era una mente sana in un corpo malato. Ha dimostrato il paradosso eterno delle cose. Ha approfittato delle sue disabilità. Ha raccolto i limoni che il destino gli aveva mandato e ha aperto un chiosco di limonate.» Vedi anche la [[Elbert Hubbard#Attribuite|spiegazione]] dettagliata sull'origine e la diffusione della citazione.</ref> *Quello che non sai non può farti male, vero? Se un uomo attraversa una stanza buia dove c'è una voragine, se ci passa a pochi millimetri, non c'è bisogno che sappia che c'è mancato un pelo a cascarci dentro. Non c'è bisogno di avere paura. Basta che le luci restino spente. *Era tutta una bugia. Il mondo era pieno di mostri e non c'era niente che potesse impedirgli di mordere gli innocenti e gli incauti. ==''Cuori in Atlantide''== {{vedi anche|Cuori in Atlantide}} ==''Danse macabre''== ===[[Incipit]]=== Per me, il terrore – il vero terrore, ben diverso da tutti i demoni e gli orchi che avrebbero potuto vivere nella mia mente – cominciò un pomeriggio di ottobre del 1957. Avevo appena compiuto dieci anni.<br> E, come era giusto che fosse, mi trovavo al cinema: lo ''Stratford Theater'', nel centro di Stratford, Connecticut.<br> Il film che davano quel giorno era ed è uno dei miei preferiti di ogni tempo, e anche il fatto che proprio quel film – invece che un western con Randolph Scott o un film di guerra con John Wayne – fosse in programmazione era certamente appropriato. ===Citazioni=== *Ma non è una caccia. E' una danza. E a volte spengono le luci in questa sala da ballo. Ma danzeremo lo stesso,voi e io. Anche al buio. Specialmente nel buio. Posso invitarvi? (p. 26) *Non vuoi capire, al sorgere della luna mi trasformerò in lupo. Come no... e insieme a te faranno più o meno lo stesso altri cinque miliardi di persone. (p. 87) *Niente terrorizza di più di ciò che è dietro la porta chiusa, disse Nolan. Ti dirigi verso la porta nella vecchia, solitaria cassa, e senti qualcosa che gratta (p. 126) *è così raro essere invitati alla semplicità e persino alla pazzia più sfrenata. Ci dicono che si può dare briglia sciolta alle emozioni... o addirittura non mettergliele nemmeno le briglie (p. 192) ==''Doctor Sleep''== *Perché quello era allora, questo è adesso; il passato è passato ma definisce il presente. *L'importante era stare insieme, al di là del dolore che comportava, di qualsiasi tipo fosse. Il loro legame era qualcosa di speciale. *I particolari che ti scappano più facilmente sono quelli che hai davanti agli occhi. *Però, quando eri a terra, certa gente sembrava sentire la necessità di camminarti sulla schiena e schiacciarti la testa con un piede, invece di darti una mano a rialzarti. Una vergogna, ma gran parte della natura umana lo era. *Tutti stiamo morendo. Il mondo è un grande ospizio, solo con l'aria pulita. ==''Desperation''== ===[[Incipit]]=== «Oh! Oh, Gesù! Ma che schifo!»<br> «Cosa, Mary, cosa?»<br> «Non l'hai visto?»<br> «Visto che cosa?»<br> Mary si girò e nella luce cruda del deserto lui vide che il colorito le si era spento sul viso lasciandole solo le bruciature sulle guance e sulla fronte, dove non riuscivano a difenderla nemmeno le creme a più alto fattore protettivo. Era di carnagione molto chiara e si scottava con facilità.<br> «Su quel cartello. Quello del limite di velocità.»<br> «E allora?» ===Citazioni=== *[...] l'amore è un sentimento abbastanza elastico da poter comprendere una moltitudine di stranezze. Sospettava anzi che comprenderle fosse appunto uno degli scopi che aveva l'amore. *Le bambole senza bambine nelle vicinanze a curarsi di loro mettevano addosso uno scomodo disagio. *«''Che Dio può permettere a un uomo di dimenticare di aver ucciso un bambino?''», aveva urlato la mamma di Brian. «''Un Dio che vuole che quell'uomo si ubriachi un'altra volta e uccida un altro bambino, ecco quale Dio! Un Dio che ama gli ubriachi e odia i bambini!''» *«Dio non è molto indulgente, vero?» «Sì che lo è», aveva risposto il reverendo un po' stupito. «Deve esserlo per forza, proprio perché è così esigente.» «Ma è anche crudele, vero?» Gene Martin non aveva esitato. «Sì», aveva dichiarato. «Dio è crudele.» *''Se vuoi pregare, prega me'', diceva. ''Perché rivolgere preghiere a un Dio che uccide le sorelline? Non riderai più delle sue trovate buffe, non le farai più il solletico fino a farla strillare. Non le tirerai più le trecce. È morta e tu e i tuoi genitori siete in prigione. Quando tornerà, il poliziotto pazzo, probabilmente vi ucciderà tutti e tre E anche gli altri. Questo ha fatto il tuo Dio e del resto che cos'altro puoi aspettarti da un Dio che uccide le sorelline? È più pazzo del poliziotto, a ben guardare. Eppure tu ti inginocchi al suo cospetto. Avanti, Davey, datti una dritta. Fatti furbo. Prega me. Almeno io non sono'' pazzo. *La gente normalmente è dura a morire. Lì stava l'orrore. *[...] gli uomini e le donne nel pieno possesso delle loro facoltà mentali non credono in Dio. *Non puoi dirlo dal pulpito perché i fedeli ti scaccerebbero dalla città, ma è così. La ragione non c'entra niente con Dio. Dio ha a che vedere con fede e credo. Dio dice: «Ecco, tira pur via la rete. E quando non c'è più la rete, tira via anche la fune». *[...] cercava di raddrizzare almeno qualcosa, come se si ''potesse'' modificare in qualche modo una cosa così, come se la morte fosse una parola oscena da poter cancellare dal muro della vita con una sfregata di braccio. Come se il libro chiuso potesse essere riaperto e letto ancora una volta, con un finale diverso. ==''Dolores Claiborne''== ===[[Incipit]]=== Mi hai chiesto cosa, Andy Bissette? Se «capisco i diritti che mi hai spiegato»? Miseria! Com'è che certi uomini sono così ''gnucchi''?<br>No, una bella calmata te la dai ''tu''. Mettiti la lingua in saccoccia e dai retta tu a me per un po'. Ho idea che avrai da ascoltarmi per quasi tutta la notte, perciò ti consiglio di metterti il cuore in pace. ''Sicuro'' che capisco quello che mi hai letto! Credi che mi sono fatta fuori tutto il cervello da quando ti ho visto giù al mercato? È stato lunedì pomeriggio, nel caso che hai perso il conto dei giorni. Ti ho avvertito che tua moglie te ne diceva di cotte e di crude per quel pane vecchio che hai comprato. Sperperare i dollari per risparmiare i centesimi, come si suol dire. Scommetto che ci ho visto giusto, eh? ===Citazioni=== *Non c'è niente in cielo o in terra che può impedire alla gente di pensare il peggio quando è così che vuole. *Vi sembrerà magari impossibile che una vecchia bisbetica come me creda nell'amore, ma la verità è che è praticamente l'unica cosa in cui credo sul serio. *Certe volte la vita è così dannatamente comica che si può solo ridere. *Il fatto è che certe volte siamo ''obbligati'' a essere crudeli per essere buoni. *Si dice che la strada per l'inferno è lastricata di buone intenzioni e io so che è vero. Lo so per amara esperienza personale. Quello che non so è ''perché''. Come mai quando si cerca di fare la cosa giusta, così spesso si fa invece del male? *[...] scappare non risolve i tuoi problemi se il male che ti è stato fatto è troppo grande, perché dovunque scappi, ti porti dietro sempre la testa e il cuore. *«Un incidente è talvolta il miglior amico di una donna infelice.» *''Scavai una fossa per i miei nemici e ci cascai dentro io''. *Una volta ho sentito mio padre che diceva che Dio ce ne aveva tirata una sporca il giorno che aveva fatto il mondo e con il passare degli anni sono arrivata a capire che cosa voleva dire. E sapete il peggio? Certe volte è proprio buffa. Certe volte è così buffa che non puoi fare a meno di ridere anche quando il mondo ti casca a pezzi tutt'intorno. *[...] non avete notato anche voi che quando una cosa va storta, si tira regolarmente dietro anche tutto il resto? *In un mondo dove un uomo può passare mesi della sua vita a cercare di portarsi a letto la propria figlia, credo che è possibile qualsiasi cosa. *[...] il tempo è uno stretto, sapete, come quello che c'è tra le isole e la terraferma, ma l'unico traghetto che va da una sponda all'altra è il ricordo, ed è come un vascello fantasma: se vuoi che scompare, dopo un po' non c'è più. *[...] mi chiedo se c'è mai una possibilità di fuga per uno qualunque di noi dal dolore e le sofferenze della nostra vita. ==''Duma Key''== ===[[Incipit]]=== Si comincia con uno spazio [[bianco]]. Non dev'essere necessariamente carta o tela, ma secondo me dev'essere bianco. Noi diciamo bianco perché abbiamo bisogno di una parola, ma la definizione giusta è «niente». Il nero è l'assenza della luce, ma il bianco è l'assenza della memoria, il colore del non ricordo.<br>Come ricordiamo di ricordare? È una domanda che mi sono posto spesso dopo Duma Key, spesso nelle ore piccole della notte, perdendo lo sguardo nell'assenza della luce, ricordando amici assenti. Certe volte in quelle ore piccole penso all'orizzonte. Bisogna stabilire l'orizzonte. Bisogna segnare il bianco. Un atto abbastanza semplice, direte, ma ogni atto che rifà il mondo è eroico. O così sono giunto a concludere. ===Citazioni=== *«Edgar, c'è niente che ti faccia felice?» «Disegnavo» «Quando?» «Da ragazzo» «Rincomincia», mi ha consigliato. «Hai bisogno di siepi» «Siepi», ho ripetuto io perplesso. «Sì, Edgar.» Era sorpreso e un po' deluso, come se non avessi colto un concetto banale. «Siepi contro la notte.» (p. 24) *Ricordate che la verità è nei particolari, comunque vediate il mondo o quale che sia lo stile che esso impone sul vostro lavoro artistico, la verità è nei particolari. Naturalmente lì c'è anche il diavolo, lo dicono tutti, ma forse la verità è il diavolo sono definizioni della stessa cosa. Può essere, sapete. (p.39) *Fame. Ha funzionato per Michelangelo, ha funzionato per Picasso, e funziona per centomila artisti che non lo fanno per amore (anche se può darsi che abbia la sua parte) ma per mettere il pane in tavola. Se vuoi tradurre il mondo, devi usare i tuoi appetiti. Vi stupisce? Non dovrebbe. Non c'è niente di più umano della fame. Non c'è creazione senza talento, ve lo concedo, ma il talento è gramo. Il talento mendica. La fame è la spinta dell'arte. (p. 117) *Inganniamo noi stessi così spesso che potremmo farne la nostra professione quotidiana. (p. 138) *So che la gente viene in Florida quando è vecchia e malata perché qui il clima è quasi sempre mite per tutto l'anno, ma credo che il Golfo del Messico abbia qualche virtù supplementare. Solo spaziare con lo sguardo in quella calma piatta e serena, piena di luce, ha un effetto terapeutico. È una parola grossa, vera? ''Golfo'', intendo. Abbastanza grossa da poterci buttare dentro molte cose e guardarle scomparire. (p. 146) *Wireman sorrise. Diventava attraente. Mi offrì la mano e io gliela strinsi di nuovo. "Sai cosa penso? Che le amicizie che si fondano sulle risa sono sempre fortunate." (p. 151) *«Non rivangare cose che appartengono alla tua altra vita». Tagliò corto Wireman. «Questa è quella nuova, dove le scarpe in cui cammini non si sono ancora modellate ai piedi.» (p.162) *Quando si tratta dei propri figli, ci si ritrova di tanto in tanto a prendere iniziative singolari affidandosi alla speranza che si risolvano per il meglio: iniziative ''e'' figli. Il mestiere di genitore è il paradigma di «accennami un paio di battute che io m'invento qualcosa». (p. 230) *Le mie gambe erano di nuovo gambe, non blocchi di cemento, e ora che sarei stato in grado di scappare, non avevo più voglia o bisogno di farlo. Poteva darsi che a loro non piacessero i miei quadri, ma non mi importava, perché io non avevo niente contro di loro. Che ridessero pure, fischiassero, che si lasciassero pure sfuggire il loro piccolo gemito di ribrezzo (o il loro piccolo sbadiglio), se così desideravano; quando fosse finita, potevo tornarmene a casa e riprendere a dipingere. E se mi avessero apprezzato? Idem come sopra. (p 315) *Dissi a me stesso che c'era tempo. È quello che diciamo sempre,no? Non immaginiamo che il tempo si esaurisca e Dio ci punisce per quello che non immaginiamo. (p. 343) *Quando qualcuno ti offre un assegno in bianco, non lo devi mai e poi mai incassare. Non era un concetto che avevo elaborato. Certe volte una verità scavalca il [[cuore e cervello|cervello]] e giunge direttamente dal [[cuore e cervello|cuore]]. (p. 352) *L'arte è il concreto articolo di fede e aspettativa, la realizzazione di un mondo che altrimenti sarebbe poco più di un velo di inutile consapevolezza teso su un golfo di mistero. (p. 447) *Avrò sempre affetto per lei, ma certe volte le persone si allontanano troppo per poter tornare indietro. Credo... sono più che sicuro che sia il nostro caso. (p. 504) *Quella fu l'ultima volta che ci parlammo e nessuno dei due lo sapeva. Non lo sappiamo mai, vero? Almeno avevamo finito scambiandoci parole d'affetto. Mi resta questo. Non è molto, ma è qualcosa. Ad altri va peggio. È quello che mi dico nelle lunghe notti in cui non riesco a dormire. Ad altri va peggio. (p. 594) *La porta d'ingresso di Big Pink era rivolta a est e il sole del mattino colpiva in pieno il volto di Wireman, illuminando una compassione così profonda da non poterla guardare. (p. 603) *L'incidente mi aveva in fondo insegnato una cosa sola: l'unico modo per andare avanti è andare avanti. Dire ''lo posso fare'' anche quando sai che non puoi. (p. 605) *Fatti il giorno e che il giorno faccia te. *Volevo Duma. Volevo il nero golfo e la sommessa conversazione delle conchiglie sotto di me. *Finiamo sempre per consumare i nostri crucci. ==''Fairy Tale''== ===[[Incipit]]=== SONO sicuro di riuscire a raccontare questa storia. Sono altrettanto sicuro che nessuno ci crederà. Per me va bene così. Mi basta poterla raccontare. Il mio problema — e sono certo che ce l'hanno molti scrittori, non solo i novellini come me — è decidere da dove cominciare. ===Citazioni=== *«Gli uomini coraggiosi aiutano gli altri. I vigliacchi portano doni e basta.» (p. 49) *Mi venne in mente la frase del Buddha: «Le cose cambiano». Decisi che c'era tanta verità in quelle tre parole. (p. 56) *«Il tempo è l'acqua Charlie. E la vita è solo il ponte sotto il quale quell'acqua continua a scorrere.» (p. 143) *Forse non è necessario dirvi che quell'ora mi bastò e avanzò per innamorarmi perdutamente di lei, perché forse lo sapevate già. È così che vanno queste storie no? Solo che per me non era una storia come le altre, era la mia vita. Ed era un classico esempio della fortuna di Charlie Reade: innamorarsi di una ragazza che non solo era molto più grande, ma che non aveva delle labbra che potessi baciare. (p. 267) *A volte guardiamo perché abbiamo bisogno di ricordare. E a volte le cose più orribili sono quelle che ci danno forza. (p. 372) *«''Tempus fugit'' non è niente male», disse, «ma il tempo non vola sempre via, come sa bene chiunque abba dovuto aspettare che accadesse qualcosa. Credo che ''tempus est umbra in mente'' sia migliore». (p. 470) *Ci si abitua alle cose più stupefacenti: tutto qui. Alle sirene e ai grandi schermi, ai giganti e ai telefoni cellulari. Se una cosa si trova nel tuo mondo, ne accetti subito l'esistenza. È meraviglioso, non trovate? Se però guardate tutte queste cose da un'altra prospettiva, sono terribili. Pensate che Gogmagog sia spaventoso? Il nostro mondo è seduto sopra un arsenale di armi nucleari che potenzialmente sarebbe in grado di distruggere il pianeta, e se non è magia nera questa, non saprei come definirla. (p. 473) *C'è un pozzo scuro in ognuno di noi, credo, e la vena non si esaurisce mai. Però se bevi da quel pozzo, lo fai a tuo rischio e pericolo, perché l'acqua è avvelenata. (p. 509) *Dovevo fargli pagare le sue colpe e, come sappiamo tutti, la vendetta è una gran brutta bestia. (p. 588) *In tutta la storia del mondo — di ''tutti'' i mondi —, gli sbagli rimangono tali, anche quando sono inconsapevoli. (p. 602) *Tutti quei libri che aveva letto nella biblioteca del palazzo... nessuno raccontava la storia che è alla base di tutte le culture, ossia che se fai un patto con il [[diavolo]], non potrai più liberartene. (p. 627) ==''Il gioco di Gerald''== ===[[Incipit]]=== Jessie sentiva la porta di servizio che sbatteva piano, a intervalli regolari, nella brezza d'ottobre che soffiava per la casa. In autunno lo stipite si gonfiava puntualmente e occorreva tirare la porta con forza per serrarla. Questa volta se n'erano dimenticati. Pensò di dire a Gerald di andare a chiuderla prima che fossero troppo lanciati, con il rischio che quel rumore le facesse saltare i nervi. Poi rifletté che date le circostanze era ridicolo. Avrebbe guastato l'atmosfera.<br>''Quale atmosfera?'' ===Citazioni=== *[...] esistono incubi che non scompaiono mai del tutto. *Ci sono ricordi che succhiano la mente delle persone come crudeli sanguisughe e certe parole [...] le resuscitavano all'istante alla loro vita avida e febbrile. *Certe volte gli amici non possono fare a meno di preoccuparsi. *Quella voce insisteva che al buio le cose cambiano. Le cose cambiano ''specialmente'' al buio, affermava, quando una persona è sola. In quella condizione, dalla gabbia che contiene l'immaginazione cadono i lucchetti e allora ''qualunque cosa'' può mettersi a circolare liberamente. *Aveva pensato, e non per la prima volta, che essere adulti sembrava più un castigo che un premio. ==''Il miglio verde''== ===Introduzione=== *Soffro di insonnia ciclica [...] cosicché cerco di avere sempre a disposizione una storia per le notti in cui non riesco a prendere sonno. Allora, sveglio nel buio, la racconto a me stesso, scrivendola nella mente come farei alla macchina per scrivere o al computer [...] Ogni notte ricomincio da capo e, prima di addormentarmi, arrivo un po' più avanti della notte precedente. Dopo cinque o sei notti, di solito ho memorizzato interi brani di prosa. Sembrerà anche un esercizio da svitati, ma l'effetto è sedativo... e come passatempo è mille volte meglio che contare le pecore. (p. VII) *Sono felice che {{NDR|il romanzo}} sia stato apprezzato da un così vasto numero di lettori. E devo ammettere che in fondo è una gran bella storia da leggere prima di dormire. (p. XI) ===[[Incipit]]=== Gli avvenimenti risalgono al 1932, quando il penitenziario di stato si trovava ancora a Cold Mountain. E là c'era anche naturalmente la [[sedia elettrica]].<br />I detenuti scherzavano sulla sedia, come sempre si fa delle cose di cui si ha paura, ma da cui non ci si può sottrarre. La chiamavano Old Sparky, come dire la Scintillante, o Big Juicy, la Scaricona. Circolavano battute sulla bolletta della luce e su come e dove Moores, il direttore del nostro carcere, avrebbe cucinato il suo pranzo del Ringraziamento, quell'autunno, con la moglie Melinda troppo malata per mettersi ai fornelli.<br />Ma in quelli che dovevano veramente sedervisi, la voglia di scherzare si spegneva in un baleno. Nel periodo da me trascorso a Cold Mountain ho presieduto a più di settantotto esecuzioni (questo è un numero sul quale non ho mai fatto confusione; me lo ricorderò sul letto di morte) e credo che, per la maggioranza di quegli uomini, la verità di ciò che stava accadendo li colpiva finalmente come una legnata quando gli bloccavano le caviglie alla solida quercia delle gambe di Old Sparky. In quel momento (vedevi la consapevolezza riempirgli piano piano gli occhi, una specie di freddo sgomento) si rendevano conto che le gambe avevano concluso la loro carriera. Dentro vi scorreva ancora il sangue, i muscoli erano ancora reattivi, ma avevano chiuso lo stesso; non avrebbero percorso nemmeno più un metro di un sentiero fra i boschi, non avrebbero più ballato con una ragazza a qualche festa di campagna. Ai clienti di Old Sparky la coscienza della propria morte saliva dalle caviglie. C'era un sacchetto nero di seta da mettergli sulla testa quando avevano finito di pronunciare le loro ultime parole, perlopiù incoerenti. Il cappuccio era per loro, ma io ho sempre pensato che in realtà fosse per noi, per impedirci di vedere l'orribile marea di sgomento che sale nei loro occhi quando cominciano a capire che moriranno con le ginocchia piegate. ===Citazioni=== *[...] è così che va nella vita. Sei lì a scivolare via sul velluto, con tutto quanto che quadra secondo il manuale, poi commetti un piccolo errore e trac! Ti casca addosso il cielo. *Ci saranno quelli tra voi che lo troveranno fuori luogo e tutti gli altri lo giudicheranno grottesco, ma lasciate che vi dica una cosa, amici miei: sempre meglio un [[amore]] bizzarro che nessun amore. *Non ne posso più del dolore che sento e vedo, capo. Non ne posso più di vivere in strada, solo come un pettirosso sotto la pioggia. Mai un amico da andarci assieme, un amico che mi dice da dove veniamo e dove stiamo andando e perché. Non ne posso più della gente cattiva che si fa del male. Per me è come cocci di vetro piantati nella testa. Non ne posso più di tutte le volte che ho voluto rimediare e non ho potuto. Non ne posso più di stare al buio. Soprattutto è il dolore. Ce n'è troppo. Se potessi smettere di sentirlo, lo farei. Ma non posso. *Puoi condurre un cavallo all'acqua ma non puoi obbligarlo a bere. *E le persone sottoposte a tensione possono spezzarsi. Farsi del male. Fare del male agli altri. Qualche volta mettono nei guai anche gente come noi. *Il fatto semplice è che il mondo gira. Puoi sederti e girare con il mondo o puoi alzarti in piedi per protestare e venire catapultato fuori. *Infinite sono le corse di scarsa importanza, ma mi sono reso conto che non basta questo a impedire a un uomo di arrovellarvisi. *Certe volte a un uomo prende il bisogno di conoscere una cosa e se ne fa un tormento che è peggio di una maledizione, e così fu per me allora. *Quando passi la vita intera a occuparti di gente sporca, non puoi evitare che resti attaccato un po' di fango. *Credo che ci sia del bene nel mondo, il quale tutto è dispensato in un modo o in un altro da un Dio amorevole. Ma credo che esista anche un'altra forza, in tutto e per tutto reale quanto il Dio al quale ho elevato le mie preghiere per tutta la vita, una forza che si adopera scientemente con l'intento di guastare tutte le nostre buone intenzioni. Non alludo a Satana, non a lui (anche se credo nella sua esistenza), ma a un demone della discordia, un essere pervaso di beffarda stupidità che ride di gioia quando un vecchietto si dà fuoco cercando di accendersi la pipa o quando un adorato bambino piccolo si mette in bocca il primo giocattolo ricevuto in regalo a Natale e ne muore soffocato. *La mano di un uomo è come un animale addomesticato solo per metà: fa la brava quasi sempre, ma di tanto in tanto scappa e morde la prima cosa che vede. *Il tempo si prende tutto, che tu lo voglia o no. Il tempo si prende tutto, il tempo lo porta via, e alla fine c'è solo oscurità. Talvolta incontriamo altri in quella oscurità e talvolta li perdiamo di nuovo là dentro. ==''Incubi & deliri''== {{vedi anche|Incubi & deliri}} ==''Insomnia''== ===[[Incipit]]=== Nessuno, e il dottor Litchfield meno ancora, dichiarò fuori dei denti a Ralph Roberts che sua moglie stava per morire, ma venne il momento in cui Ralph lo capì senza bisogno che qualcuno glielo dicesse. Nella sua testa i mesi tra marzo e giugno erano un confuso pandemonio, un periodo di colloqui con medici, corse serali all'ospedale con Carolyn, pellegrinaggi ad altri ospedali in altri stati per analisi speciali (Ralph impiegava la gran parte del tempo dedicato ai trasferimenti a ringraziare Iddio per l'assicurazione medica di Carolyn), indagini personali alla Biblioteca Pubblica di Derry, dapprima alla ricerca di risposte che gli specialisti potessero aver trascurato, in seguito a cercare solo fili di speranza a cui aggrapparsi. Quei quattro mesi li aveva vissuti come trascinato, ubriaco, per un luna park perverso, dove le persone sulle montagne russe urlavano veramente di paura, le persone perse nella casa degli specchi si erano smarrite veramente, e gli inquilini dei baracconi dei fenomeni viventi ti guardavano con un sorriso falso sulle labbra e il terrore negli occhi. ===Citazioni=== *Il sonno è l’eroe ignorato e il medico del povero. Shakespeare disse che è il filo con cui rammendare la manica sfilacciata delle nostre pene. Napoleone le definiva iil lato benedetto della notte e Winstone Churchill, uno dei grandi insonni del ventesimo secolo, diceva che era l’unico sollievo che trovava alle sue profonde depressioni. (p. 129) *''Si può morire per un brutto sogno?'' si domandò e in risposta udì la voce di Joe Wyzer: ''Certo che si può, Ralph, anche quando sulla riga della causa del decesso il medico legale scrive'' suicidio. (p. 229) *L'aspetto peggiore della vecchiaia è la solitudine, credo, non sono tutti i dolori e gli acciacchi, o i problemi di digestione, o il fatto che resti senza fiato dopo una rampa di scale che a vent'anni salivi praticamente ''volando''. No, è sentirsi soli. (p. 394) *''Ci sono coloro tra voi che pensano che ogni cosa avvenga secondo un disegno e ci sono coloro che pensano che tutti gli accadimenti siano solo conseguenza di circostanze casuali. La verità è che la vita è un insieme di casualità e finalità anche se non in uguale misura.'' (p. 439) *C'era un recondito lato malvagio nella natura di Derry e quando i loro animi si riscaldavano, si sapeva che i suoi abitanti erano capaci di abbandonarsi a eccessi di estrema gravità. (p. 463) *''Io essere forte e io essere morte! Io porto il canto e io porto il pianto! Sì, io posso essere quello che voglio. Forse tu non lo sai, ma il cambiar forma è una veneranda tradizione di Derry.'' (p. 674) *A Derry gli oggetti che scompaiono nelle fogne hanno l'abitudine, non sempre lodevole, di riapparire. (p. 713) ==''It''== ===[[Incipit]]=== Il terrore che sarebbe durato per ventotto anni, ma forse anche di più, ebbe inizio, per quel che mi è dato sapere e narrare, con una barchetta di carta di giornale che scendeva lungo un marciapiede in un rivolo gonfio di pioggia. La barchetta beccheggiò, s'inclinò, si raddrizzò, affrontò con coraggio i gorghi infidi e proseguì per la sua rotta giù per Witcham Street, verso il semaforo che segnava l'incrocio con la Jackson. Le tre lampade disposte in verticale su tutti i lati del semaforo erano spente, in quel pomeriggio d'autunno del 1957, e spente erano anche le finestre di tutte le case. Pioveva ininterrottamente ormai da una settimana e da due giorni si erano alzati i venti. ===Citazioni=== *Il clown, aveva spiegato Hagarty, era un incrocio fra Ronald McDonald e Bozo, quel vecchio pagliaccio televisivo. Almeno così gli era sembrato sulle prime. Il riferimento gli era stato suggerito da quei ciuffi spettinati di capelli arancione. [...] Il sorriso dipinto sulla sua faccia bianca era rosso, non arancione, e gli occhi brillavano di uno strano color argento. [...] Indossava un ampio costume con enormi bottoni arancione a pompon e sulla mani aveva guanti da cartone animato. *Ragazzi, il romanzesco è la verità dentro la bugia, e la verità di questo romanzo è semplice: la magia esiste. (dalla dedica del romanzo) *Buona fortuna, Big Bill, pensò Ben e preferì non guardare più. Ne soffriva, provava un dolore in un luogo così intimo che nessun vampiro o licantropo sarebbe mai riuscito a raggiungere. Se ha da essere così, così sia. Ma tu non l'amerai mai come l'amo io. Mai. *La tartaruga non ci può aiutare. *Qualcuno mi ha telefonato. Una persona che conoscevo molto tempo fa. In un altro posto. Allora accadde una cosa. Io feci una promessa. Tutti promettemmo che saremmo tornati se quella cosa fosse ricominciata. E mi sa che ci siamo. *Abitavamo a [[Derry]]. C'era stata un'alluvione, ma era quasi finita, e George si annoiava. Io ero a letto con l'influenza. Mi chiese di costruirgli una barca con un foglio di giornale. Io l'avevo imparato l'anno prima, al campeggio estivo. Disse che voleva farla navigare nei rigagnoli di Witcham Street e Jackson Street, perché le strade erano ancora piene di acqua. Così gli fabbricai la barchetta e lui mi ringraziò e uscì e quella fu l'ultima volta che vidi mio fratello George vivo. Se non avessi avuto l'influenza, forse avrei potuto salvarlo. *Tornare a Derry. Perché avevamo promesso, mi ha detto, ed è vero. Abbiamo promesso. Tutto noi. Da ragazzi. Nel ruscello che attraversa i Barren, tenendoci per mano in circolo, dopo che ci eravamo tagliati i palmi con un pezzo di vetro. Sembravamo un gruppo di ragazzini che giocano ai fratelli di sangue, solo che si faceva sul serio. *E promettemmo, ''giurammo'' che se non era finita, se avesse dovuto ricominciare... saremmo tornati. E l'avremmo rifatto. E l'avremmo fatto smettere. Per sempre. *Può ''un'intera città'' essere posseduta? *Potresti giungere alla conclusione di esserti imbattuto nel peggiore dei segreti di Derry... ma ne resta sempre un altro da scoprire. E un altro. E un altro ancora. *Che cosa si ciba a Derry? Che cosa si ciba ''di'' Derry? *Ci sono realtà qui a Derry che mordono. Lascia stare. ''Lascia stare''. *Un vecchio mi raccontò di come sua moglie avesse udito delle voci che le parlavano dallo scarico del lavello in cucina durante le tre settimane precedenti la morte della loro figliola, agli inizi della stagione invernale del 1957-58. *Io penso che ciò che era qui prima è qui ancora, la cosa che era qui nel 1957 e 1958; la cosa che era qui nel 1929 e nel 1939 quando la Legione della Rispettabilità Bianca diede alle fiamme il Punto Nero; la cosa che era lì nel 1904 e 1905 e alli'inizio del 1906, almeno fino all'esplosione delle Ferriere Kitchener; la cosa che era lì nel 1876 e 1877, la cosa che si è manifestata ogni ventisette anni circa. Qualche volta viene un po' prima, qualche volta un po' più tardi... ma viene sempre. *Buddinger e Ives concordarono anche su un altro aspetto: nell'atmosfera qui a Derry c'è qualcosa di sbagliato. A Derry c'è ''sempre'' stato qualcosa di sbagliato. *Il tasso di omicidi a Derry è sei volte superiore a quello di qualunque altra cittadina di analoghe dimensioni nel New England. *Qui a Derry i più giovani scompaiono nel nulla al ritmo di una cinquantina l'anno. Perlopiù sono adolescenti. Vengono classificati scappati di casa. Immagino che questa ipotesi sia valida per alcuni di loro. *Massacro indiano? Difficile. Né cadaveri, né ossa. Alluvione? Non quell'anno. Malattia? Nessuna traccia nelle comunità più vicine. Scomparvero senza una causa apparente. Tutti. Trecentoquranta persone. Senza lasciare traccia. *Gli piaceva l'odore dei libri, un odore di spezie, che aveva del favoloso. Ogni tanto passava tra gli scaffali per gli adulti, rimirando migliaia di volumi e immaginando un mondo di vite dentro ciascuno di essi, come talvolta camminando per la sua via in un crepuscolo affocato e affumicato di un pomeriggio di tardo ottobre, il sole ridotto a una linea di arancione cupo all'orizzonte, immaginava le vite che si svolgevano dietro tutte quelle finestre: persone che ridevano o litigavano o sistemavano i fiori o davano da mangiare ai bambini o a cani e gatti, oppure desinavano loro stessi guardando la telescatola. *C'era qualcuno in quel groviglio di erba alta e bassi cespugli in lontananza. In una mano inguantata di bianco teneva un grappolo di palloncini, rossi e gialli e blu e verdi. Con l'altra gli aveva indirizzato un cenno. Non ne aveva visto il volto, troppo distante, ma ne aveva visto il costume ampio con i grossi pompom arancione per bottoni e il gran fiocco giallo e cadente. Era un clown. *[[Haiku]] era una sana forma poetica, secondo Ben, perché era poesia ''strutturata''. Non c'erano regole segrete. Diciassette sillabe, un'immagine che rappresentasse un'emozione ed era fatta. Tombola. Era pulita, era funzionale, era interamente circoscritta e dipendente dalle proprie regole. *Brace d'inverno, <br /> I capelli tuoi, <br /> Dove il mio cuore brucia. *La Derry School covava oscuri pensieri sotto una pelle livida di cielo. Il vento soffiava senza interruzioni. I gancetti sulla corda della bandiera risuonavano malinconicamente contro l'asta d'acciaio. *La persona sconosciuta indossava quel che sembrava un costume da clown color bianco argento. Gli tremava intorno a corpo in quel vento polare. Portava abnormi scarpe arancioni ai piedi. S'intonavano ai bottoni a pompon che aveva sul davanti del costume. In una mano stringeva un mazzo di spaghi che trattenevano un grappolo variopinto di palloncini e quando Ben si era accorto che quei palloncini erano inclinati nella sua direzione, la sensazione di trovarsi in un mondo irreale si era fatta più intensa. *''Volano, Ben! Tutti volano! Provane uno e vedrai!'' *Sebbene l'ultimo barlume di luce del giorno avesse disteso un alone rosato sul ghiaccio del Canale, il clown non proiettava un'ombra. Assolutamente niente. *Ti piacerà qui, te lo prometto, a tutti i ragazzi e le ragazze che incontro piace molto perché qui è come l'isola dei divertimenti di ''Pinocchio'' e il paese del Mai-Mai di ''Peter Pan''; non devono mai diventare grandi ed è quello che tutti i bambini desiderano! Perciò vieni! Vieni a vedere tutte le meraviglie, prendi un pallonicno, dai da mangiare agli elefanti, gioca sullo scivolo! Oh ti paicerà e oh, Ben, vedrai come ''volerai''... *Gli occhi di George nella fotografia si mossero. Si alzarono a incontrare quelli di Bill. L'artificiale sorriso fotografico di George si trasformò in un orrido sogghigno. L'occhio destro ammiccò: ''A presto, Bill. Nel mio armadio. Forse stanotte''. *''Lui sta andando verso'' MAIN, N.H., NEW ENGLAND SETTENTRIONALE – TUTTE LE DIREZIONI. ''Ma anche verso Derry e a Derry c'è qualcosa che dovrebbe essere morto da ventisette anni e invece non lo è. Qualcosa che ha tante facce quante un imitatore. Ma che cos'è in realtà? Non erano riusciti alla fine a vederlo come era realmente dietro alle sue mille maschere?'' *La casa al numero 29 di Neibolt Street era appena fuori dallo scalo di Derry. era vecchia, con le assi chiodate alle finestre, la veranda che piano piano sprofondava nel terreno, un campo di sterpaglie al posto del prato. Un vecchio triciclo, arrugginito e ribaltato era nascosto nell'erba con una ruota che ne affiorava di sghimbescio. *A metà circa della staccionata cresceva un mazzo mostruoso di girasole. Il più alto dei quali arrivava quasi a due metri. Piacque poco a Richie il loro aspetto gonfio e maligno. Frusciarono in un colpo di vento e gli sembrò quasi che annuissero confabulando: ''Ci sono i ragazzi, non è bello? Altri ragazzi. I nostri ragazzi.'' Richie rabbrividì. *Beep-beep. (usato dai bambini per zittirsi scherzosamente) *E quasi per sbaglio Eddie scoprì una delle grandi verità della sua [[infanzia]]: i veri mostri sono gli adulti. *"I [[Biscotto della fortuna|biscotti della fortuna]], quelli non ve li potete dimenticare!".<br />"Ah già", replicò Richie. "Tanto so qual è il mio [[Oroscopi dai libri|oroscopo]]. {{maiuscoletto|Presto sarai divorato da un grosso mostro. Buona giornata}}." *Allora vai senza perdere altro tempo, vai veloce mentre l'ultima luce si spegne, vattene da Derry, allontanati dal ricordo... ma non dal desiderio. Quello resta, tutto ciò che eravamo e tutto ciò che credevamo da bambini, tutto quello che brillava nei nostri occhi quando eravamo sperduti e il vento soffiava nella notte. Parti e cerca di continuare a sorridere. Trovati un po' di rock and roll alla radio e vai verso tutta la vita che c'è con tutto il coraggio che riesci a trovare e tutta la fiducia che riesci ad alimentare. Sii valoroso, sii coraggioso, resisti. Tutto il resto è buio. *Ma chi sa per quanto tempo può durare un [[lutto]]. Non è possibile che dopo trenta o quarant'anni dalla scomparsa di un figlio o di un fratello di una sorella, ci si ritrovi nel dormiveglia a pensare al defunto con lo stesso senso di nostalgia e di vuoto, la sensazione di un'assenza che non potrà mai più essere riempita.. forse nemmeno dopo la morte. *Avrebbe voluto dir loro che quei ragazzi morti scesi dalla scala a chiocciola avevano fatto qualcosa di ben peggio che spaventarlo. Lo avevano profanato. *Stanno stretti sotto ai letti sette spettri a denti stretti. *Forse non esistono nemmeno amici buoni o cattivi, forse ci sono solo amici, persone che prendono le tue parti quando stai male e che ti aiutano a non sentirti solo. Forse per un amico vale sempre la pena avere paura e sperare e vivere. Forse vale anche la pena persino morire per lui, se così ha da essere. Niente amici buoni. Niente amici cattivi. Persone e basta che vuoi avere vicino, persone con le quali hai bisogno di essere; persone che hanno costruito la loro dimora nel tuo cuore. *[...] quel misero gruppuscolo di nati perdenti con il loro piccolo club segreto in quella località nota come i Barrens, i "brulli", buffo nome per una zona così lussureggiante di vegetazione. A credersi esploratori nella giungla, o genieri della Marina americana a disboscare un atollo nel Pacifico per una pista d'atterraggio tenendo testa ai giapponesi; a immaginarsi costruttori di una diga, cowboy, astronauti in un mondo di giungla; a inventarsi di tutto e tutto si poteva inventare, ma sempre senza dimenticarsi di quello che stavano facendo veramente: si nascondevano dai ragazzi più grandi, si nascondevano a Henry Bowers e Victor Criss e Belch Huggins e tutti gli altri. Che branco di miserevoli erano stati: Stan Uris con quel nasone da ebreo; Bill Denbrough che a parte "Hi-yo, ragazzi" non sapeva dire niente senza balbettare così spaventosamente da farti torcere le budella; Beverly Marsh con i suoi lividi e le sigarette nascoste nella manica arrotolata della camicetta; Ben Hanscom, così grosso da sembrare una versione umana di Moby Dick; e Richie Tozier, con quei fondi di bottiglia che aveva per occhiali e i suoi voti da primo della classe e la sua lingua saggia e quella faccia che sembrava supplicare di essere squinternata e ricomposta in forme nuove ed eccitanti. C'era una parola per definirli? Oh sì. C'è sempre una parola. Nel loro caso era impiastri. *Si sveglia da questo sogno incapace di ricordare esattamente che cosa fosse, a parte la nitida sensazione di essersi visto di nuovo bambino. Accarezza la schiena liscia di sua moglie che dorme il suo sonno tiepido e sogna i suoi sogni; pensa che è bello essere bambini, ma è anche bello essere adulti ed essere capaci di riflettere sul mistero dell'infanzia... sulle sue credenze e i suoi desideri. Un giorno ne scriverò, pensa, ma sa che è un proposito della prim'ora, un postumo di sogno. Ma è bello crederlo per un po' nel silenzio pulito del mattino, pensare che l'infanzia ha i propri dolci segreti e conferma la [[mortalità]] e che la mortalità definisce coraggio e amore. Pensare che chi ha guardato in avanti deve anche guardare indietro e che ciascuna vita crea la propria imitazione dell'immortalità: una ruota. O almeno così medita talvolta Bill Denbrough svegliandosi il mattino di buon ora dopo aver sognato, quando quasi ricorda la sua infanzia e gli amici con cui l'ha vissuta. *Era successo qualcosa di nuovo. Per la prima volta da sempre, qualcosa di nuovo.<br/>Prima dell'universo esistevano solo due cose. Una era It e l'altra la Tartaruga. It era arrivato sulla Terra molto tempo dopo che la Tartaruga si era ritirata nel suo guscio, e lì aveva scoperto una facoltà immaginifica del tutto nuova, quasi straordinaria. Le capacità di questa immaginazione rendevano il cibo molto nutriente. I suoi denti straziavano carni paralizzate da esotici terrori e paure voluttuose: esseri che sognavano di mostri notturni e sabbie mobili; contro la loro stessa volontà, si affacciavano su baratri senza fondi.<br/>Grazie a quel cibo nutriente It conduceva la sua esistenza in un semplice ciclo di veglia per mangiare e sonno per sognare. Aveva creato un luogo a sua immagine e lo rimirava con orgoglio dai pozzi neri che aveva per occhi. Derry era il suo mattatoio, la popolazione di Derry erano le sue greggi.<br/>Così era stato.<br/>Poi... quei bambini.<br/>Un fatto nuovo. Per la prima volta da sempre. ==''Joyland''== ===[[Incipit]]=== La macchina ce l’avevo, ma la maggior parte delle volte, in quell’autunno del 1973, me la feci a piedi da Joyland agli appartamenti sulla spiaggia della signora Shoplaw, a Heaven’s Bay. Sembrava la soluzione migliore. L’unica in effetti. Ai primi di settembre, Heaven’s Beach era quasi completamente deserta, in perfetta sintonia con il mio umore. È stato l’autunno più bello della mia vita; continuo a sostenerlo anche quarant’anni dopo. ===Citazioni=== *Da ventunenne, la vita è come una cartina stradale. Solo quando arrivi ai venticinque o giù di lì, cominci a sospettare di averla guardata capovolta, per poi esserne certo intorno ai quaranta. Arrivato ai sessanta, fidatevi, capisci di esserti perso nella giungla. (p. 21) *Quando c’è in ballo il passato, ''tutti'' diventiamo romanzieri. (p. 41) ==''L'acchiappasogni''== ===[[Incipit]]=== Era diventato il loro motto, e Jonesy proprio non si ricordava chi di loro avesse cominciato a dirlo per primo. 'Render pan per focaccia è una stronzata' era stata una sua creazione. 'Fanculo, Freddy' e un'altra serie di oscenità ben più colorite erano un parto di Beaver. Henry era stato quello che aveva imposto 'Tutto andrà come vorrà', il genere di cazzata zen che piaceva a lui, fin da quando erano bambini. Ma che dire di Smag? chi aveva avuto quella pensata?<br>Poco importava. Ciò che contava è che avevano creduto alla prima metà della sigla quando erano un quartetto e a tutta quand'erano in cinque, e poi alla seconda metà quando erano ridiventati quattro. Fu allora che i tempi divennero più cupi. Le giornate 'Fanculo, Freddy si fecero più frequenti. Se ne rendevano conto senza sapere il perché. Sapevano che qualcosa non tornava – o perlomeno che c'era c'era qualcosa di diverso– ma non capivano esattamente che cosa. Sapevano di essere intrappolati, ma non in che modo. E tutto questo molto prima delle luci nel cielo. Prima di McCaarthy e Becky Shue.<br>Smag: talvolta è solo un modo di dire. E talvolta non credi in nulla al di fuori dell'oscurità. E allora come procedi? ===Citazioni=== *Non sappiamo quali saranno i giorni che cambieranno la nostra vita. Probabilmente è meglio così. *Non si aspettava una risposta: erano domande pronunciate ad alta voce solo per sentirne il suono consolante in quel luogo di morte, ma una risposta venne comunque (p. 275) *Qui non mi perdo così come non mi perderei nella mia camera da letto. E neppure devo frugare alla ricerca di quel che mi occorre. Questo posto mi appartiene. Benvenuto nella tua testa, ragazzo mio (p. 360) ==''L'Istituto''== ===[[Incipit]]=== Mezz'ora dopo l'orario previsto per il decollo del volo Delta che avrebbe portato Tim Jamieson da Tampa alle luci brillanti e ai grattacieli di New York, il velivolo era ancora parcheggiato al gate. Non appena un agente della Delta e una donna bionda con un badge della sicurezza appeso al collo entrarono in cabina, i passeggeri stipati in economy si lasciarono andare a un mormorio carico di fastidio e di premonizioni. ===Citazioni=== *Da piccole cose nascono grandi eventi (p. 8) *L'onestà era comunque la politica migliore, se non altro perché le menzogne [...] finivano quasi sempre per ritorcersi contro chi le aveva raccontate. (p. 13) *Leggeva legal thriller di [[John Grisham]] e la serie intera del '' Trono di Spade''. Era un grandissimo fan di [[Tyrion Lannister]]. Tim sapeva che c'era una serie tv basata sui libri di Martin, ma non sentiva alcun bisogno di guardarla: la sua immaginazione produceva da sola tutti i draghi che aveva bisogno. (p. 28) *La vita che crediamo di vivere non è reale. È solo un teatrino di ombre cinesi, e per quanto mi riguarda sarò ben lieto quando le luci si spegneranno. Al buio, le ombre spariscono. (p. 31) *Tra mezzanotte e le quattro del mattino tutti dovrebbero parlare liberamente. (p. 31) *«Figliolo, come fai a sapere queste cose?» Luke si strinse nelle spalle «[[Wikipedia]], tanto per cominciare. Poi rintraccio le fonti principali citate negli articoli di Wikipedia» (p. 51) *La vita era fondamentalmente un lungo test di ammissione, solo che invece di quattro o cinque alternative possibili, ne avevi decine. Incluso stronzate come '' ogni tanto'' e ''forse sì o forse no''. (p. 56) *Ecco cosa siamo noi: un branco di pellerossa abbastanza ingenui da credere a qualunque cosa sembri buona e che somigli a un... ''lieto fine del cazzo!'' (p. 90) *Luke scopri di ammirarlo ugualmente. Non aveva accettato la situazione. «Ascoltate, gente! Potete farmi il culo quanto volete, e potete portarmi nella Seconda Casa, ma continuerò a lottare a ogni passo! ''Nick Wilholm non si vende per quattro perline e una coperta pulciosa!''» (p. 91) *Pensò all'autore di satire, [[Giovenale]] , il quale sosteneva che bastasse dare alla gente pane e spettacoli circensi perché tutti fossero felici e non causassero guai. Probabilmente lo stesso poteva valere per l'alcol e le sigarette. (p. 93) *Se devi combattere, scegli quando farlo. (p. 100) *C'erano sempre soluzioni per tutto, e l'apprendimento consisteva proprio nello scoprirle. (p. 114) *Meglio – e più sicuro – convincersi che quella donna fosse esattamente come l'aveva immaginata, a meno che e finché non si fosse dimostrata diversamente. Era una brutta situazione, su questo non c'erano dubbi, e ingannare se stesso rischiava di essere il peggiore errore che potesse commettere. (p. 116) *Quando qualcuno diceva «fidati di me», di solito stava mentendo. (p. 120) *Era bello avere uno scopo, nella vita. Ti aiutava a superare i momenti peggiori. (p. 145) *Metti i tuoi desideri su un piatto e la merda sull'altro, e vedrai da che parte pende la bilancia. (p. 222) *L'inferno vi attende. Sarò lì ad aspettarvi. (p. 290) *Pensò all'[[entropia]]. La tendenza a procedere per inerzia quando le cose vanno bene. La tendenza a dare le cose per scontate. (p. 294) *Benché non credesse esattamente in Dio, considerando le prove della sua esistenza meno convincenti del loro contrario, pregò ugualmente. (p. 350) *C'era una spugna imbevuta di dolore nella sua testa, da cui lei cercava di tenersi lontana il più possibile. Nascondersi dal dolore era una reazione sensata, almeno finché funzionava. Il problema era che la spugna avrebbe continuato a gonfiarsi fino a quando non ci fosse più stato un posto dove nascondersi, e l'avrebbe inchiodata contro le pareti del suo stesso cranio, come una mosca contro il muro. A quel punto, lei non ci sarebbe più stata. (p. 377) *«I più grandi segreti del nostro governo sono stati sbandierati in Internet grazie a una specie di sistema illegale che si chiama...»<br>«[[WikiLeaks]]. So di cosa si tratta.» (p. 382) *«''Beep Beep, Beep Beep, il coyote ti è ADDOSSO! Beep Beep, se non scappi ti spolpa fino all'OSSO!''» (p. 389) *Perché quella era una partita a scacchi, e non bastava sapere la mossa successiva, o quella dopo ancora. Bisognava essere tre mosse avanti, era questa la regola. E disporre di tre alternative per ogni mossa, a seconda della reazione dell'avversario. *[..] quello che facevi per te stesso era ciò che ti dava potere (p. 394) *Prima schiudi appena i pugni. Quelli che si trovano in fondo alla tue braccia, ma anche quellli che hai nella testa. Concediti davvero la possibilità di vivere felice e contento. (p. 556) ==''L'ombra dello scorpione''== ===[[Incipit]]=== «Sally.»<br>Un borbottio.<br>«Svegliati, Sally.»<br>Un borbottio più forte: '''sciami in pace''.<br>La scosse più bruscamente.<br>«Svegliati. Devi svegliarti!»<br>Charlie.<br>La voce di Charlie. La stava chiamando. Da quanto tempo?<br>Sally emerse dal sonno. ===Citazioni=== *Nel sottosuolo del deserto californiano, finanziato con il denaro dei contribuenti, qualcuno aveva finalmente inventato una [[catena di sant'Antonio]] che funzionava davvero. Una catena di sant'Antonio decisamente letale. *A volte, pensò, il vero amore è muto oltre che cieco. *Anche la compagnia dei pazzi era meglio della compagnia dei morti. *Al crepuscolo, anche un tronco d'albero, se lo guardi nel modo giusto, ti mette paura. Siamo tutti mortali, grazie a Dio. *Se torni da queste parti, Stu, e rinnovi l'invito a unirmi a te, probabilmente accetto. È questo il destino della razza umana. Socievolezza. Vuoi che ti dica che cosa ci insegna la sociologia a proposito della [[uomo|razza umana]]? Te lo dico in poche parole. Mostrami un uomo o una donna soli e io ti mostrerò un santo o una santa. Dammene due e quelli si innamoreranno. Dammene tre e quelli inventeranno quella cosa affascinante che chiamiamo «società». Quattro ed edificheranno una piramide. Cinque e uno lo metteranno fuori legge. Dammene sei e reinventeranno il pregiudizio. Dammene sette e in sette anni reinventeranno la guerra. L'uomo può essere stato fatto a immagine di Dio, ma la società umana è stata fatta a immagine del Suo opposto. E cerca sempre di ritornare. (Bateman, a Stu) *Non è colpa di nessuno. A meno che non esista Dio, s'intende. Se Dio esiste, allora è colpa Sua. E quando Lo vedrò, ho intenzione di darGli un calcio nelle palle. (Perion a Harold) *Ma nessuno sa quanto durano cinque minuti nel buio; si potrebbe dire che, nel buio, cinque minuti non esistono. *Il bello della mania [[religione|religiosa]] è che ha la capacità di spiegare tutto. Una volta che Dio (o Satana) sia accettato come causa prima di tutto ciò che accade nel mondo dei mortali, nulla viene lasciato al caso... o al mutamento. Una volta che ci si sia impadroniti perbene di formule magiche quali «Ora noi vediamo come in uno specchio scuro» e «Misteriose sono le vie che Egli sceglie per porre in atto le Sue meraviglie,» si può buttare allegramente la logica dalla finestra. La mania religiosa è uno dei pochi metodi infallibili per reagire ai ghiribizzi del mondo, perché elimina totalmente il puro caso. Per il perfetto maniaco religioso, tutto ha un suo scopo. *La madre dei peccati era l'[[orgoglio]]. L'orgoglio era la faccia femminile di Satana nella razza umana, il silenzioso uovo del peccato, sempre fertile. *Non si può rimettere le mani sulle cose fatte e ribaltarle nel verso giusto. Quello è un potere forse degli dei, ma non degli uomini e delle donne, e questo probabilmente era una buona cosa. In caso contrario, la gente sarebbe morta di vecchiaia ancora impegnata a riscrivere la propria adolescenza. *Sapendo che il passato è fuori dalla propria portata, forse è possibile perdonare. *I giochi, certe volte, hanno un loro modo di diventare una faccenda seria. *La gente che cerca con tutte le forze di fare ciò che ritiene giusto sembra sempre pazza. *Ha l'aspetto di uno qualunque che si incontra per strada. Ma quando sogghigna, gli uccelli cadono morti dai fili del telefono. Quando ti guarda in un certo modo, la tua prostata marcisce e la tua urina brucia. L'erba ingiallisce e muore quando lui sputa. È sempre fuori. È venuto fuori dal tempo. Non conosce se stesso. Ha il nome di mille demoni. Una volta Gesù l'ha spinto in un branco di maiali. Il suo nome è Legione. Ha paura di noi. Noi siamo dentro. Lui conosce la magia. Può chiamare le volpi e vivere nei corvi. È il re di nessun luogo. Ma ha paura di noi. Ha paura del... dentro. *Quando si morde la mano che ti nutre, bisogna aspettarsi che quella mano tesa si stringa in un pugno. La vita andava così; non solo: la giustizia andava così. *Dio chiede sempre un sacrificio. Ha le mani tutte insanguinate. *Sembravano tutti in attesa e in guardia. A volte cadeva uno strano silenzio tra loro e i loro occhi sembravano persi nel vuoto, come se stessero facendo tutti lo stesso brutto sogno. Facevano delle cose senza chiedere perché le stavano facendo, per quale scopo. Era come se questa gente si fosse messa addosso delle maschere di contentezza, ma avesse sotto delle facce di mostri. Una volta aveva visto un film pauroso, così. Quella specie di mostri si chiamano lupi mannari. ==''La bambina che amava Tom Gordon''== ===[[Incipit]]=== Il mondo aveva i denti e in qualsiasi momento ti poteva morsicare. Questo Trisha McFarland scoprì a nove anni. Alle dieci di una mattina dei primi di giugno era sul sedile posteriore della Dodge Caravan di sua madre con addosso la sua maglietta blu dei Red Sox (quella che ha 36 GORDON sulla schiena) a giocare con Mona, la sua bambola. Alle dieci e mezzo era persa nel bosco. Alle undici cercava di non essere terrorizzata, cercava di non pensare: ''Questa è una cosa seria, questa è una cosa molto seria''. Cercava di non pensare che certe volte a perdersi nel bosco ci si poteva fare anche molto male. Certe volte si moriva. ===Citazioni=== *Il mondo aveva i denti e con quei denti poteva morsicarti in qualsiasi momento. *Io non credo in nessun Dio veramente pensante che prende nota della caduta di ogni uccello in Australia e ogni insetto in India, un Dio che registra tutti i nostri peccati in un librone d'oro e ci giudica quando moriamo... non voglio credere in un Dio che crei volontariamente persone cattive e poi volontariamente le spedisca ad arrostire nell'inferno che ha creato lui. Questo no. Però credo che ci debba essere qualcosa. *La luna quella notte era così fulgida da aver messo in imbarazzo le stelle più brillanti inducendole all'invisibilità. ==''La metà oscura''== ===[[Incipit]]=== La vita di ciascuno, intendendo quella vera, non la semplice esistenza fisica, comincia in momenti diversi. La vera vita di Thad Beaumont, un ragazzo nato e cresciuto nel quartiere di Ridgeway a Bergenfield, New Jersey, ebbe inizio nel 1960. In quell'anno gli accaddero due fatti. Il primo formò la sua vita e il secondo per poco non vi pose fine. ===Citazioni=== *Certe volte la gente mente soltanto tacendo. == ''La storia di Lisey'' == ===[[Incipit]]=== Agli occhi del pubblico le mogli degli scrittori popolari sono quasi invisibili e nessuno lo sapeva meglio di Lisey Landon. Suo marito aveva vinto il Pulitzer e il National Book Award, ma Lisey aveva rilasciato una sola vera intervista in tutta la sua vita. ===Citazioni=== *Le argomentazioni contro l'insania sfumano con un fruscio lieve d'increspatura; questi sono i suoni di voci morte su dischi morti che fluttuano nel canale guasto della memoria. Quando mi giro a chiederti se ricordi, quando mi giro verso di te nel nostro letto. *E poi altre volte arrivava un giorno, uno di quelli grigi quando aveva di lui una nostalgia così struggente da sentirsi vuota, non più una donna ma un albero morto, pieno di gelido soffio novembrino. Così si sentì in quel momento, ebbe voglia di urlare il suo nome e urlargli di tornare a casa e il suo cuore soffrì al pensiero degli anni che l'attendevano e si domandò che cosa avesse di buono l'amore se il risultato era quello, anche solo dieci secondi di una sensazione così. *"Io mi espongo a te e tu mi vedi tutto intero", dice. "Tu mi ami lungo tutto il giro dell'equatore e non solo per qualche storia che scrivo. Quando la tua porta si chiude e il mondo resta fuori, noi siamo occhi negli occhi." *"Tu sei sempre stata l'acciaio nella sua spina dorsale".<br> Lisey la guardò più che stupefatta. Scioccata. "Che cosa?"<br>"Di Scott. E lo sapeva." *"Aspetta che cambi il vento, ''Babyluv''" *"Babyluv: se ''tu'' hai bisogno di un'ancora per conservare il tuo posto nel mondo, non Boo'ya Moon ma quello dove siamo vissuti insieme,''usa l'africano''.Sai come riportarlo indietro. Baci. Almeno mille, Scott.P.S.Tutto lo stesso. Ti amo." *Più è la fatica che hai fatto per aprire un pacco, meno alla fine ti importa di che cosa ci trovi dentro. *Ci sono cose che non si dimenticano più. Era giunta a convincersi che proprio le cose che il mondo pratico archiviava come effimere – per esempio le canzoni e la luce della luna e i baci – erano in certi casi proprio le cose che duravano più a lungo. Potevano essere sciocchezze, ma sconfiggevano la dimenticanza. Ed era una bene. Era un bene. *Fai il bravo per quelli a cui vuoi bene. Vuoi fare il bravo per quelli a cui vuoi bene, perché sai che il tuo tempo con loro finirà per esser troppo breve, per quanto lungo sia. *Nessuno vuole bene ad un [[pagliaccio|clown]] a mezzanotte. *Quindi, invece di dirle che finché c'è vita c'è speranza, o esortarla ad affrontare le contrarietà con un sorriso, o rammentarle che il buio era sempre più intenso prima dell'alba, o una delle altre mille cose appena cascate fuori dal culo del cane, la tenne semplicemente tra le braccia. Perché in certi momenti abbracciare una persona e basta è quanto di meglio. Era una delle cose che aveva insegnato all'uomo del quale aveva assunto il cognome: che certe volte è meglio stare zitti; certe volte era meglio chiudere l'imperitura boccaccia e resistere, resistere, resistere. «Roland: Certe volte proprio non mi capisci, vero?»<br>«Certe volte no», ammette il pistolero.<br>«Allora ti spiego. Ci sono persone che hanno bisogno di sentirsi necessarie ad altre persone, il motivo per cui non capisci è che tu non sei una di quelli. Tu saresti capace di usarmi per poi buttarmi via come un sacchetto di carta, se dovesse essere necessario. Dio ti ha fregato, amico mio. Tu sei abbastanza onesto da soffrirne, se dovessi farlo, e contemporaneamente abbastanza spietato da farlo lo stesso. Non potresti tirarti indietro. Se io fossi qui, abbandonato su questa spiaggia a invocare disperatamente aiuto, tu cammineresti sopra se mi trovasse fra te e la tua maledetta Torre. Sono abbastanza vicino alla verità?»<br>Roland non risponde, lo guarda soltanto.<br>«Ma non sono tutti così. Ci sono anche quelli che hanno bisogno di persone che hanno bisogno di loro. Come in quella canzone di Barbara Streisand. Stucchevole, ma sincera. È un modo come un altro per essere dipendenti da qualcosa.»<br>Eddie lo fissa.<br>«E da questo punto di vista tu non puoi ritenerti scagionato, vero?»<br>Roland lo osserva.<br>«Però c'è la tua Torre.» Eddie si concede una risatina. «Tu sei un Torredipendente, Roland.»<br>«Che guerra è stata?» mormora Roland.<br>«Come?»<br>«Quella in cui ti sei fatto ammazzare il senso della nobiltà e del dovere?»<br>Eddie sussulta ritraendosi come se Roland lo avesse schiaffeggiato.<br>«Vado a prendere dell'acqua», taglia corto in tono brusco. ==''La Torre Nera''== {{vedi anche|La torre nera}} ==''La zona morta''== ===[[Incipit]]=== Al tempo in cui si diplomò al college, John Smith aveva scordato tutto della brutta caduta sul ghiaccio in quel giorno di gennaio del 1953. Effettivamente gli sarebbe stato difficile ricordarsene anche quando terminò le scuole secondarie. Suo padre e sua madre, poi, non ne avevano mai saputo niente. ===Citazioni=== *E ripensava a volte al suo pomeriggio con Sarah; quel lungo, lento pomeriggio. Era un ricordo che non si concedeva troppo spesso per timore che il continuo rivivere luminose esperienze le facesse appassire e scolorire per troppa esposizione alla luce, come le vecchie fotografie... *«Ciao, Johnny», mormorò e il vento corse leggero tra gli alberi di porpora. Una foglia rossa ondeggiò nell'aria azzurra e le si posò tra i capelli. «Sono qui. Sono venuta finalmente.» Parlare ad alta voce le sarebbe sembrato inopportuno. Parlare a un morto era un'azione stupida. Così avrebbe pensato una volta. Ma ora si sentiva presa da un'emozione talmente intensa da farle dolere la gola e stringere i pugni. Forse era giusto parlargli. *DIO... FATO... PROVVIDENZA... DESTINO... chiamalo come vuoi, sembra sia sempre lì in agguato, tempestivo e inflessibile, per rimettere in equilibrio i piatti della bilancia. *"[...] Ma volevo che tu sapessi che ti penso, Sarah. Davvero, per me non c'è mai stata qualcun'altra e quella notte fu la nostra notte più bella [...] e quella notte fu la nostra notte più bella, anche se a volte mi è difficile credere che vi sia mai stato un anno 1970 e le dimostrazioni nei campus e Nixon presidente. Senza calcolatori tascabili, senza videocassette, senza orchestre punk e rock. E altre volte mi sembra che quel tempo sia tutt'ora vicinissimo, da poterlo quasi toccare. Mi sembra che se potessi tenerti tra le braccia, o toccare la tua guancia, o la tua nuca, potrei portarti con me in un futuro diverso senza dolore o tenebre o scelte amare. <br /> Bene, tutti facciamo quello che possiamo e dobbiamo accontentarci... e se non ci basta, dobbiamo rassegnarci. Spero soltanto che tu mi penserai nel modo migliore che ti riesce, Sarah cara. Con tutto il cuore e tutto il mio amore. Johnny." <br /> Le si mozzò il respiro di colpo e restò con la schiena rigida e gli occhi sbarrati. "Johnny...?" <br /> Era andato. <br /> Si alzò, si girò e naturalmente non c'era nulla. Ma poteva vederlo, ritto lì accanto, le mani sprofondate nelle tasche, il caldo sorriso un po' obliquo sul volto più attraente che bello che si appoggiava snello e disinvolto ad una tomba o ad un pilastro dell'ingresso o forse contro un albero rosseggiante d'autunno. Bella roba, Sarah, annusi ancora quella dannata cocaina? <br /> Niente intorno se non Johnny, lì vicino. Forse ovunque. <br /> Tutti noi facciamo quello che possiamo e dobbiamo accontentarci... e se non ci basta, dobbiamo rassegnarci. Niente è perduto per sempre, Sarah. Niente che non possa esser ritrovato. <br /> "Sempre il vecchio Johnny", sussurrò Sarah. Uscì dal cimitero e attraversò la strada. Indugiò un attimo, voltandosi a guardare. Il tiepido vento d'ottobre alitava robusto e grandi cortine di luce e d'ombra sembravano attraversare il mondo. Gli alberi frusciavano misteriosamente.<br />Sarah salì in macchina e si allontanò. (pp. 458-460) *Sotto la pelle della belva, un uomo. Ma sotto la pelle dell'uomo, una belva. (p. 343) ==''Later''== ===[[Incipit]]=== Non mi piace cominciare con delle scuse — probabilmente esiste anche una regola che lo vieta, come non finire mai una fase con una preposizione —, ma dopo aver letto le trenta pagine abbondanti che ho scritto finora, mi sento in dovere di farlo. Le scuse riguardano una certa parola che mi ostino a utilizzare. Ho imparato diverse parolacce da mia madre e ne faccio uso da quando ero piccolo (come scoprirete), ma questa è di sole quattro lettere. La parola in questione è ''dopo'' nel senso di «tempo dopo» o «l'ho scoperto dopo» o «me ne sono reso conto solo dopo». ===Citazioni=== *C'è sempre un dopo, adesso lo so. Almeno finché non moriamo. A quel punto, immagino che esisterà solamente un ''prima''. (p. 2) *Si dice per favore, si dice grazie non si sventola il pisellino davanti agli altri e non si mangia con la bocca aperta, ma soprattutto non si parla con i morti quando si trovano accanto ai vivi, che hanno appena cominciato a sentirne la mancanza. (p. 8) *I morti sono costretti a dire la verità, il che va bene quando vuoi che rispondano a una tua domanda, ma, come ho già detto, certe volte la verità fa schifo. (p. 12) *«Non dire mai a nessuno che vedi la gente morta, James. ''Mai.''» (p. 21 ) *Lo so, si dice che è impossibile sentire la mancanza di qualcosa che non si è mai avuto, e c'è un fondo di verità in questa teoria, ma io sapevo comunque che mi mancava ''qualcosa''. (p. 82) *Io li vedo, e loro lo sanno. È sempre stato così. (p. 126) *Tutti noi cambiamo e al tempo stesso non cambiamo. Non posso spiegarlo. È un mistero. (p. 209) *Si può sconfiggere il diavolo una volta — grazie alla provvidenza, al coraggio, alla semplice fortuna o a una combinazione delle tre cose —, ma ritentare è un suicidio. Credo che solo i santi siano in grado di vincere due volto contro il diavolo, e forse neanche loro. (p. 278) ==''Le notti di Salem''== ===[[Incipit]]=== Quasi tutti pensavano che l'uomo e il ragazzo fossero padre e figlio.<br /> Attraversavano il paese diretti verso sudovest su una vecchia Citroën, tenendosi sulle strade secondarie, sostando spesso. Si fermarono in tre luoghi prima di giungere a destinazione; la prima volta nel Rhode Island, dove l'uomo alto con i capelli neri lavorò in una fabbrica tessile; quindi a Youngstown, nell'Ohio, dove passò tre mesi alla catena di montaggio d'una fabbrica di trattori; e infine in una piccola città californiana vicino al confine con il Messico, dove fece il benzinaio e si mise a riparare le piccole auto europee con un successo che gli riuscì del tutto imprevisto e gradito. ===Citazioni=== *[[Jerusalem's Lot]] è una piccola cittadina a est di Cumberland, venti miglia a nord di Portland. Non è il primo centro abitato nella storia americana a prosciugarsi e sparire e probabilmente non sarà l'ultimo, ma è uno dei più strani. (p. 6) *Rimasero in silenzio a pensare entrambi a quella dimora. Era una reminescenza priva dei colori pastello della nostalgia. Il clamore e la violenza che avevano bollato quella casa risalivano a prima che loro nascessero, ma i borhi di provincia hanno la memoria lunga e si tramandano cerimoniosamente i propri orrori da generazione a generazione. (p. 43) *Nei giorni di cielo limpido e aria fresca i cavi telefonici emettono uno strano ronzio, come vibrando dei pettegolezzi che trasmettono, ed è un suono che non ha eguali, il suono solitario di voci che volano nello spazio. (p. 135) *Io credo che quella [[Casa Marsten|casa]] possa essere il monumento di Hubert Marsten al male, una specie di cassa di risonanza psichica. Un radiofaro soprannaturale, se vogliamo. Appollaiata lassù per tutti questi anni, forse a conservare l'essenza del male di Hubie nelle sue vecchie ossa che si vanno sgretolando. (p. 148). *Forse la casa ha chiamato a sé un altro uomo cattivo. (p. 149) *Che Dio mi conceda la serenità di accettare ciò che non posso cambiare, la tenacia di cambiare ciò che posso e la fortuna di non fare troppe cazzate. (p. 166) *Ecco l'importanza di non piangere: piangere era come pisciar via ogni cosa. (p. 179) *Quando lo sconosciuto gli si avvicinò, Dud comprese ogni cosa e ne fu felice e quando giunse il dolore, fu dolce come argento, verde come l'acqua immobile delle profondità. (p. 189) *Solo. Sì, era quella la parola chiave, la parola più terribile di tutto il vocabolario. Al confronto «omicidio» era una bazzecola e «inferno» ne era solo un blando sinonimo... (p. 255) *Vivere al borgo è un fatto prosaico, sensuale, alcolico. E quando fa buio il borgo è tuo e tu sei del borgo e insieme dormite come i morti, come le pietre dei tuoi campi. Non c'è vita qui, ma il lento morire dei giorni, e così quando il male cala sul borgo, la sua venuta sembra quasi preordinata, dolce e letargica. Sembra quasi che il borgo sappia il male che sta arrivando e quale forma assumerà. (p. 263) *Questi sono i segreti della città e alcuni si sapranno e altri no. La città li conserva tutti dietro una faccia da perfetto giocatore di poker. (p. 266) *La città si disinteressa del lavoro del diavolo come si disinteressa di quello di Dio e di quello del'uomo. Conosce il buio. E il buio è sufficiente. (p. 266) *Non ci sono terapia di gruppo o psichiatria o assistenza sociale in soccorso del bambino che tutte le sere deve vedersela con la cosa sotto il letto o in cantina, la cosa che sogghigna e si sfrega le mani e trasmette minacce restando laggiù, appena oltre il limite a cui giunge il tuo sguardo. (p. 301) *Non c'era altro da dire. Il carattere essenziale e tipico dell'infanzia non è la fusione spontanea di sogno e realtà, ma soltanto l'alienazione. Non ci sono parole per esprimere le ingiustizie a cui va necessariamente incontro un bambino per la sola colpa di essere tale. Se è saggio, le affronta con rassegnazione e fermezza. (p. 308) *Lo spiraglio era troppo sottile perché la luce potesse passare. La lingua di oscurità tra uscio e stipite pareva protendersi vorace verso la cucina in attesa che scendesse la notte quando avrebbe potuto ingoiarsela tutta intera. Quella fettina di buio era una promessa di orrori in tutte le loro più indicibili varianti. (p. 350) *Era una perfetta posizione dominante, in cima al suo poggio affacciato sull'incrocio di Jointner Avenue e Brock Street. Una posizione dominante, con una vista di quasi trecentosessanta gradi. Era enorme, un'archietettura disordinata che, con le imposte tutte chiuse, trasmetteva un'impressione di disagio e oppresione, si ergeva come un gigantesco sarcofago, un'evocazione di morte. (p. 406) *Alle [[tre di notte]] il sangue scorre lento e denso e il sonno è pesante. L'anima dorme nella beata ignoranza dell'ora o si guarda intorno in preda alla totale disperazione. Non c'è via di mezzo. Alle tre di notte quella vecchia puttana che è il mondo è senza trucco e non ha naso e ha un occhio di vetro. La gioia diventa fragile e si svuota di sostanza, come nel castello di Poe assediato dalla Morte Rossa. La noia soffoca l'orrore. L'amore è sogno. (p. 456) *Alzò lo sguardo e vide Casa Marsten, con le imposte sempre chiuse, a sorvegliare la città come un rudere ostile. Era inoffensiva ora, ma dopo il tramonto?... (p. 520) ==''Misery''== ===[[Incipit]]=== umber whunnnn<br>yerrrnnn umber whunnnn<br>fayunnun<br>Questi suoni: nonostante la nebbia. Ogni tanto i suoni si affievolivano, come il dolore, e allora restava solo la nebbia. Prima della nebbia ricordava l'oscurità: oscurità totale. Doveva dedurne che stava facendo progressi? Sia fatta la luce (anche se di tipo nebbioso), e la luce era cosa buona e così via e così via? Erano esistiti quei suoni nell'oscurità? Non era in grado di dare risposta a nessuna di quelle domande. Aveva senso porsele? No, non aveva risposta nemmeno a questa. ===Citazioni=== *Quando guardi nell'abisso, l'abisso guarda in te. Friedrich Nietzsche (p. 2) *Paul recitò a voce alta una delle massime di sua madre, quasi che fosse una formula magica:"Alle fate puoi credere lo stesso, ma Iddio aiuta chi aiuta se stesso." (p. 91) *Perché gli scrittori ricordano tutto, Paul. Specialmente quello che fa male. Denuda uno scrittore, indicagli tutte le sue cicatrici e saprà raccontarti la storia di ciascuna di esse, anche della più piccola. E dalle più grandi avrai romanzi, non amnesie. Un briciolo di talento è un buon sostegno, se si vuol diventare scrittori, ma l'unico autentico requisito è la capacità di ricordare la storia di ciascuna cicatrice (p. 267) *Un uomo [[coraggio e viltà|coraggioso]] riesce a pensare. Un [[coraggio e viltà|vigliacco]] no. *Quando ci lascia una persona speciale, una persona specialmente cara a tutti noi, troviamo difficile accettarlo, così può accadere che immaginiamo che non ci abbia veramente lasciati. *Annie aveva scritto: Bastone sasso e percossa mi romperan le ossa ma le parole non mi faran mai male. (p. 224) *La verità di ogni cosa era orribilmente semplice, era così spaventosamente semplice. Moriva piano piano, ma morire in quel modo non era così terribile come aveva temuto. Però si stava anche dissolvendo, ed era orribile, perché era da imbecilli. (p. 293) *In un libro tutto si sarebbe svolto secondo i piani... ma la vita è sempre così fottutamente caotica! Che dire di un'esistenza in cui alcune delle conversazioni più delicate trovano il modo di svolgersi proprio quando tu hai un pazzesco bisogno di correre al cesso? Un'esistenza dove non ci sono nemmeno i capitoli? (p. 367) ==''Mr Mercedes''== ===[[Incipit]]=== ''9-10 aprile, 2009'' <br /> <br /> AUGIE Odenkirk aveva una Datsun del 1977 che camminava ancora bene nonostante i chilometri, ma la benzina era cara, specialmente per un disoccupato, e il City Center si trovava dalla parte opposta della città, così lui decise di prendere l'ultimo autobus della sera. Alle undici e venti scese con lo zaino sulle spalle e il sacco a pelo arrotolato sottobraccio. Pensò che l'imbottitura di piume gli avrebbe fatto comodo verso le tre del mattino. La notte si annunciava fredda e nebbiosa. ===Citazioni=== *''E se tu riguarderai a lungo in un abisso'', ha scritto [[Nietzsche]], ''anche l'abisso vorrà guardare dentro di te''. ''E io sono l'abisso vecchio mio, nient'altri che me.'' (p. 50) *Non era giusto, ma cosa lo è? La vita è un luna park del cazzo con premi da due soldi. (p. 114) *In fondo, la Storia è nient'altro che una grande, profonda cicatrice. (p. 350) ==''Mucchio d'ossa''== ===[[Incipit]]=== In un giorno caldissimo dell'agosto 1994, mia moglie mi disse che scendeva al Rite Aid di Derry a prendere una ricarica per il suo inalatore perché la sua era esaurita; un farmaco prescrittole dal medico, che credo oggigiorno si venda senza ricetta. Io per quella giornata avevo finito di scrivere e mi offrii di assumermi l'incombenza. Lei mi ringraziò, ma voleva comprare del pesce al supermercato lì accanto; due piccioni con una fava e compagnia bella. Mi soffiò un bacio dal palmo della mano e uscì. La rividi in TV. È così che si identificano i morti qui a Derry, non si percorre un corridoio sotterraneo di piastrelle verdi sotto lunghi tubi fluorescenti, non ti tirano fuori un cadavere nudo da una cella frigorifera. Si entra in un ufficio con la scritta PRIVATO, si guarda uno schermo TV e si dice sì o no. La mia fortezza fu lacerata dal dolore. Se non ci fosse stato il letto, sarei caduto sul pavimento. Piangiamo dagli occhi, più di così non sappiamo fare, ma quella sera ebbi la sensazione che stesse piangendo ogni poro del mio corpo, ogni pertugio e ogni fessura. ===Citazioni=== *Di giorno sapevo riconoscere in questi dubbi gli sciocchi balbettii trascendentali che erano, ma di notte mi era molto più difficile. Di notte i pensieri hanno la spiacevole abitudine di sfilarsi il collare e correre liberi. *E forse la nostra benedizione più grande era di non aver mai saputo quanto è breve il tempo. *Era come se in petto le si fosse consumato il cuore e la tristezza che rimaneva fosse anch'essa spettrale, un ricordo dell'amore insinuato nello scheletro dell'odio. *Ero tornato a Sara da tre giorni, ma avevo già postulato la Prima Legge dell'[[Eccentricità]] di Noonan: quando sei da solo, un comportamento strano non è più strano per niente. *Fai fieno finché splende il sole. *Forse siamo sempre indotti a pensare che ciò che è perduto era il meglio... o lo sarebbe stato. Non ne sono sicuro. *Il dolore fu immenso, qualcosa che, se fosse stato un rumore, sarebbe stato un [[tuono]]. *I morti mettono su peso, mi sembra; nelle proprie carni e nella nostra mente, mettono su peso. *Mi sentivo allo stesso tempo solo e sereno. Credo che sia un tipo di felicità molto raro. *«[...] mio padre non mentiva. Era contro la sua religione.» «Battista?» «Nossignore. Yankee.» *Non fargli mai vedere che sudi, era il motto del clan Noonan. Qualcuno avrebbe dovuto incidere '''non ti preoccupare sto bene''' sul sepolcro di famiglia. *Ogni buon matrimonio è territorio segreto, uno spazio necessariamente bianco sulla mappa della società. Ciò che gli altri non sanno della tua relazione coniugale, la rende tua. *Quando una persona fantasiosa finisce in un guaio mentale, la linea di demarcazione tra sembrare ed essere ha la peculiare tendenza a scomparire. *Stupido, forse, ma certe volte le cose funzionano solo perché sei tu a pensare che funzionino. È una definizione di fede che ne vale tante altre. *Sono come un [[claustrofobia|claustrofobico]] su un sottomarino che affonda. Ecco come va, grazie per averlo chiesto. Ma non lo dissi mai. Io non chiedo aiuto. *Tornando a casa pensai al vecchio detto secondo cui una persona non può mai conoscere veramente un'altra. È un postulato facile da scacciare a parole, ma è un trauma, un'esperienza orribile e inaspettata come una zona di forte turbolenza durante una traversata aerea fino a quel momento assolutamente tranquilla, scoprire che è una verità letterale nella propria esistenza. *Un senso di mistero mi invase il cuore e la mente, quella percezione del mondo come una pelle sottile su organi e ossa sconosciuti. *Una persona può tener duro per un bel pezzo se gli capita una giornata buona di tanto in tanto, così la penso io. ==''Notte buia, niente stelle''== ===Postilla=== *Le storie raccolte in questo libro sono molto dure. Forse, in certi momenti, le hai trovate difficili da leggere. Ti assicuro che io stesso, in certi momenti, le ho trovate difficili da scrivere. (p. 415) *Io prendo molto sul serio quel che faccio, ed è sempre stato così, fin da quando a diciott'anni scrissi il mio primo romanzo ''La lunga marcia''.<br/>Ho pochissima pazienza nei confronti degli scrittori che ''non'' prendono sul serio il proprio lavoro, e proprio nessuna pazienza nei confronti di chi sostiene che l'arte di scrivere storia sia ormai logora. Non è logora, e non è un giochino letterario. È uno dei più importanti modi di cercare un senso nelle nostre vite e nel sovente terribile mondo che ci circonda. È il modo in cui rispondiamo alla domanda: «Come possono accadere cose del genere?» Le storie ci portano a pensare che a volte (non sempre, ma a volte) vi sia una ''ragione''. (pp. 415-416) *Fin dal principio [...] ho avuto la sensazione che la migliore narrativa fosse propulsiva e aggressiva. Ti arriva dritta in faccia. A volte ti ''grida'' in faccia. Non ho nulla contro la prosa «alta», che di solito descrive persone straordinarie in circostanze ordinarie, ma sia come lettore sia come scrittore, mi interessano molto di più le persone ordinarie in circostanze straordinarie. Nei miei [[lettore|lettori]] voglio provocare una reazione emotiva, quasi viscerale. Il mio scopo non è farli pensare ''mentre'' leggono. Metto la parola in corsivo per far capire che, se la storia è buona abbastanza e i personaggi sono sufficientemente vividi, il pensiero seguirà all'emozione ''dopo'' la lettura e a libro già riposto (talvolta con sollievo). (p. 416) *La verità è nell'occhio di chi guarda, ma se si parla di narrativa, la sola responsabilità dello scrittore è quella di cercare la verità nel proprio cuore. Non sarà sempre la verità del lettore, e nemmeno quella del critico, ma finché sarà la verità ''dello scrittore'' (e finché quest'ultimo non si umilierà né si toglierà il cappello in ossequio alle mode), tutto andrà bene. Per gli scrittori che mentono di proposito, per quelli che sostituiscono comportamenti non credibili al modo in cui le persone agiscono davvero, io non provo altro che disprezzo. Scrivere male non è solo questione di cattiva sintassi o scarso spirito d'osservazione: si scrive male quando ci si rifiuta di raccontare storie su quel che la gente fa realmente. (p. 417) *In ''Notte buia, niente stelle'' ho fatto del mio meglio per rendere quel che la gente potrebbe fare e come potrebbe comportarsi in certe situazioni estreme. Le persone in questi racconti non sono prive di speranza, ma riconoscono che a volte persino le speranze più fervide (e i migliori auspici per il nostro prossimo e la società in cui viviamo) si rivelano vane. Anzi, succede spesso. Quello che ci dicono, secondo me, è che la nobiltà non sta principalmente nel successo, ma nel cercare di fare la cosa giusta, e che se non riusciamo a farla, o intenzionalmente ci sottraiamo al compito, la conseguenza sarà l'inferno. (p. 417) ==''On Writing''== {{vedi anche|On Writing: Autobiografia di un mestiere}} ==''Pet Sematary''== ===[[Incipit]]=== Louis Creed, che aveva perso il padre a tre anni e non aveva mai conosciuto i nonni, non si aspettava di trovare un padre quand'era ormai alle soglie della mezza età, eppure andò proprio così... sebbene egli chiamasse quell'uomo un amico, com'è logico che faccia un adulto quando l'incontro con l'uomo adatto a fargli da padre arriva relativamente tardi nella vita. Conobbe quell'uomo la sera in cui lui, sua moglie e i loro due bambini si trasferirono nella casa di Ludlow, una grande casa bianca dalle strutture in legno. Winston Churchill traslocò con loro. Church era il gatto della piccola Eileen. ===Citazioni=== *I bambini non dimenticano mai le bugie sentite dai genitori. (p. 49) *Ma davvero c'è chi crede di capire i bambini? si domandò. (p. 113) *Si dice che le donne siano brave nell'avere segreti, e forse qualcuno ce l'hanno, ma qualsiasi donna che abbia un po' d'esperienza della vita ti direbbe di non aver mai guardato realmente nel cuore di un uomo. Il cuore di un uomo è fatto di un terreno più duro, Louis. Come lassù, nell'antico terreno di sepoltura dei micmac. La roccia affiora prima. Un uomo ci coltiva quello che può… e ne ha cura. (p. 145) *Non fare domande, Louis. Accetta quello che è fatto e segui il tuo cuore. (p. 145) *Oh, Cristo, è subito tardi per tutto, sempre. (p. 207) *I giorni che ci sembrano autenticamente buoni – buoni in tutti i sensi – sono abbastanza rari. Secondo Louis, nella migliore delle ipotesi le giornate così assommavano a meno di un mese, nel corso di una vita umana. (p. 229) *E Louis ora si stava domandando (non per la prima volta) se l'infanzia non fosse un periodo in cui, più che imparare, si dimenticava. (p. 230) *Eppure, in quelle persone c'era anche del buono, ed è quello che la gente stenta molto a ricordare. (p. 282) *Ma, in fondo alla sua mente, l'idea restava; come una fiammella guizzante, che non voleva spegnersi. (p. 284) *Stai deformando tutte le prove in favore della conclusione alla quale vuoi arrivare, protestava la sua mente. (p. 297) *Lo disse con una veemenza che era in parte esasperazione. Lo irritava anche il fatto di sentirsi così trasparente. (p. 308) *Un fantoccio imbottito di paglia, Church. Ecco cosa sono io. Devi credermi. (p. 376) *Quello che avevi voluto a tutti i costi ti appartenenva, e prima o poi quel che ti apparteneva tornava da te. (p. 399) *Scoprì che, mettendosi il pollice in bocca, poteva diventare ancora più piccolo e così fece. (p. 407) ==''Quattro dopo mezzanotte''== {{vedi anche|Quattro dopo mezzanotte}} ==''Scheletri''== {{vedi anche|Scheletri (raccolta di racconti)}} ==''Shining''== ===[[Incipit]]=== Jack Torrance pensò: Piccolo stronzo intrigante.<br /> Ullman era alto poco più di un metro e sessanta, e quando si muoveva aveva la rapidità scattante che sembra essere peculiare a tutti gli ometti grassocci. Aveva i capelli spartiti da una scriminatura impeccabile, e il completo scuro era sobrio, ma severo. Sono un uomo al quale potete tranquillamente esporre i vostri problemi, diceva quel completo alla clientela solvente. ===Citazioni=== *Amare te, piccolo mio, è come cadere da un albero.<br />Ma se non posso essere la tua donna, non voglio nemmeno essere il tuo cane. (p. 53) *Le anime di un vero avventuriero politico e di un vero oratore non erano molto dissimili tra di loro; erano entrambe appassionatamente interessate all'occasione buona. (p. 118) *Non smettono mai di fare male le vecchie ferite? (p. 156) *La massa amorfa dell'umanità mi era divenuta insopportabile. *L'operaio imboccò la corsia sulla sinistra, continuando a premere sul clacson, e [[sorpasso|sorpassò]] ruggendo la berlina che procedeva zigzagando come ubriaca. Invitò il guidatore della berlina a prodursi in un atto sessuale illecito con se stesso. A esibirsi in un amplesso orale con varie specie di roditori e uccelli. Espresse la sua personale proposta di rispedire tutti gli individui con sangue nero nelle vene nel loro continente d'origine. Manifestò la sua sincera convinzione circa il posto che avrebbe occupato nell'aldilà l'anima del guidatore della berlina. Concluse con l'asserzione di aver incontrato la madre del guidatore della berlina in una casa di tolleranza di New Orleans. *Il fuoco uccide qualsiasi cosa. (p. 327) *Le [[lacrima|lacrime]] che guariscono sono anche le lacrime che scottano e feriscono. (p. 427) *Ci sono cose che non si dovrebbero dire a un bambino di sei anni, raramente si riesce a far concordare le cose come dovrebbero essere e come realmente sono. Il mondo è duro, Danny. Se ne frega. Non ci odia, no, ma nemmeno ci ama. Cose terribili accadono nel mondo, e si tratta di cose che nessuno sa spiegare. Le persone per bene muoiono in circostanze atroci e lasciano nello strazio chi li ha amati. Il mondo non ti ama, ma la tua mamma ti vuol bene, e io pure. Tu sei un bravo bambino. E quando ti vien voglia di piangere per quello che è accaduto a tuo padre, nasconditi in un armadio o sotto le coperte e piangi finché non ti sei liberato di tutto il peso che grava sul tuo cuore. È questo che deve fare un buon figlio. Ma bada a tenerti in carreggiata. È questo il tuo compito in questo duro mondo: tener vivo il tuo amore e badare a tirare avanti, qualsiasi cosa accada. Fatti coraggio e continua per la tua strada. (p.428) ==''Sleeping Beauties''== {{Vedi anche|Sleeping Beauties}} ==''Stagioni diverse''== *Anche se avessi saputo la cosa giusta da dire, probabilmente non avrei potuto dirla. I discorsi distruggono le funzioni dell'amore, credo. [...] La parola è danno. L'amore non è quello che i poeti del cazzo vogliono farvi credere. L'amore ha i denti; i denti mordono; i morsi non guariscono mai. Nessuna parola, nessuna combinazione di parole, può chiudere le ferite d'amore. È tutto il contrario, questo è il bello. Se quelle ferite si asciugano, le parole muoiono con loro. ===''Il corpo''=== ====[[Incipit]]==== Avevamo una casa su un albero, un grande olmo che sovrastava un terreno vuoto a Castel Rock. Oggi in quel lotto c'è una societa' di traslochi e l'olmo è scomparso. Progresso. Era una specie di circolo sociale, anche se non aveva nome. Eravamo cinque, forse sei, i fissi, più qualche altro di passaggio. Li facevamo salire quando c'era una partita a carte e avevamo bisogno di sangue fresco. Il gioco di solito era il blackjack e ci giocavamo solo qualche penny. Ma prendi il doppio, con blackjack e cinque carte sotto ... e il triplo con sei carte sotto, anche se solo Teddy era così pazzo da tentarlo. ====Citazioni==== *Le cose più importanti sono le più difficili da dire. Sono quelle di cui ci si vergogna, poiché le [[Parola|parole]] le immiseriscono – le parole rimpiccioliscono cose che finché erano nella vostra testa sembravano sconfinate, e le riducono a non più che a grandezza naturale quando vengono portate fuori. Ma è più che questo, vero? Le cose più importanti giacciono troppo vicine al punto dov'è sepolto il vostro cuore segreto, come segnali lasciati per ritrovare un tesoro che i vostri nemici sarebbero felicissimi di portare via. E potreste fare rivelazioni che vi costano per poi scoprire che la gente vi guarda strano, senza capire affatto quello che avete detto, senza capire perché vi sembrava tanto importante da piangere quasi mentre lo dicevate. Questa è la cosa peggiore, secondo me. Quando il segreto rimane chiuso dentro non per mancanza di uno che lo racconti ma per mancanza di un orecchio che sappia ascoltare. *È la storia, non colui che la racconta. *"Voglio andarmene in qualche posto dove nessuno mi conosce e dove non ho nessuna macchia nera addosso prima di cominciare. Ma non so se ce la faccio." "Perché?" "La gente. La gente ti trascina giù." "Chi?" chiesi io, pensando si riferisse agli insegnanti, o a mostri adulti come Miss Simons, che aveva desiderato una gonna nuova, o magari a suo fratello Eyeball che se ne andava in giro con Ace e Billy e Charlie e gli altri, o magari a suo padre e sua madre. Ma lui disse "I tuoi amici, loro ti trascinano giù, Gordie. Non lo sai?" Indicò Vern e Teddy, che si erano fermati e aspettavano che li raggiungessimo. Stavano ridendo di qualcosa; Vern, anzi, era piegato in due dalle risate. "I tuoi amici. Sono come quelli che ti annegano attaccandosi alle gambe. Non puoi salvarli. Puoi solo annegare con loro." *La parola è danno. L'amore non è quello che quei poeti del cazzo come McKuen vogliono farvi credere. L'amore ha i denti; i denti mordono; i morsi non guariscono mai. Nessuna parola, nessuna combinazione di parole, può chiudere quelle ferite d'amore. È tutto il contrario, questo è il bello. Se quelle ferite si asciugano, le parole muoiono con loro. ===''Rita Hayworth e la redenzione di Shawshank''=== ====[[Incipit]]==== Uno come me, sono sicuro, c'è in ogni prigione d'America, statale o federale: io sono quello che vi procura la roba. Sigarette confezionate o spinelli – se è quello il vostro debole – una bottiglia di brandy per festeggiare il diploma del figlio, o della figlia, praticamente qualsiasi cosa... nei limiti del ragionevole, cioè. E non sempre è stato così. ==''The Dome''== ===[[Incipit]]=== Mentre Claudette Sanders stava prendendo una lezione di volo, osservava la cittadina di Chester's Mill brillare nella luce del mattino come qualcosa di appena fatto e lì posato giusto ora. Le macchine che percorrevano Main Street lanciavano ammiccamenti di sole. Il campanile della chiesa congregazionalista (la Congo) sembrava abbastanza aguzzo da pungere il cielo immacolato. Nel momento in cui il Seneca V lo sorvolava, il sole scorreva sulla superficie del Prestile Stream, acqua e aereo a tagliare la cittadina sulla medesima diagonale. ===Citazioni=== *Alla fine per convivere con la paura c'erano solo due regole (era arrivato alla conclusione che DOMINARE la paura fosse una pia illusione) e le ripeté a se stesso ora che aspettava nella sua cella. <br /> DEVO ACCETTARE LE COSE SU CUI NON HO CONTROLLO. <br /> DEVO TRASFORMARE LE MIE AVVERSITÀ IN VANTAGGI. <br /> La seconda regola si traduceva nell'amministrare con la massima oculatezza tutte le risorse disponibili e fare progetti tenendole bene a mente. *Sua figlia era in preda a un attacco di convulsioni. Il piccolo Dinsmore aveva preso un proiettile di rimbalzo in un occhio e aveva un frammento conficcato nel cervello. Che cosa gli diceva tutto questo?<br />''Non mi dice niente. Che cosa disse lo scozzese in [[Lost]]? "Non confondere una coincidenza con il destino"?<br />''Forse era stato così. Forse. Ma ''Lost'' era di molto tempo prima. Forse lo scozzese aveva detto: ''Non confondere il destino con una coincidenza.''<ref>«Non confondere la coincidenza con il destino.» (''Don't mistake coincidence for fate.'') La frase viene detta da [[:w:John Locke (personaggio)|John Locke]] nell'episodio 3x05 ''[[Lost#Episodio 5, Il prezzo della vita|Il prezzo della vita]]''.</ref> *Mentre dormiva il mondo intero era andato a gambe all'aria ed era precipitata in un episodio di ''[[Ai confini della realtà (serie televisiva 1959)|Ai confini della realtà]]''. Non poteva essere altrimenti, nessun'altra spiegazione aveva uno straccio di senso. Da un momento all'altro avrebbero udito la voce fuori campo di [[Rod Serling]]. *Se non controlli la tua collera, la tua collera controllerà te. *Su una spiaggia in [[Costa Rica]] o in una tenuta in [[Namibia]], Big Jim sarebbe diventato Small Jim. Perché un uomo senza uno scopo, anche se ricco sfondato, è sempre un uomo piccolo. *Era la ragione principale per cui non aveva mai preso in considerazione di lasciare il Mill. Nel mondo più grande avrebbe forse avuto più soldi, ma dell'esistenza, la ricchezza era la birra. Il potere era lo champagne. *Chiudi gli occhi e batti i tacchi tre volte, pensò Julia. Perché non c'è posto come la Cupola.<ref>Riferimento a ''[[Il mago di Oz]]''.</ref> *Quelli che possono, fanno; quelli che non possono criticano le decisioni di quelli che possono. *Una donna disse: ''Portaglielo''.<br />Horace rialzò il muso drizzando le orecchie. Non era né la voce di Julia, né quella dell'altra donna; era una voce morta. Come tutti i cani, Horace sentiva spesso qualche voce morta e qualche volta ne vedeva persino i proprietari. I morti erano dappertutto, ma i vivi non sapevano vederli più di quanto sapessero cogliere la maggior parte dei diecimila effluvi che li circondavano in ogni minuto di ogni giorno. *«Posso dire che fin dal giorno in cui sono venuta qui ad assumere questo ministero – che è stata la mia aspirazione da quand'ero bambina – ho capito che Jim Rennie era un mostro in embrione. Ora, se mi passa il tono melodrammatico dell'espressione, il mostro è nato.» *''Sweet Home Alabama, play that dead band's song.''<ref>Citando ''Play It All Night Long'' di [[Warren Zevon]].</ref> *Prima di quegli ultimi giorni, Carolyn avrebbe dichiarato di non provare alcun desiderio di avere dei figli, avrebbe detto che le stava molto più a cuore la carriera di insegnante e scrittrice. Magari romanziera, anche se le sembrava che scrivere romanzi fosse un mestiere alquanto rischioso; e se dedicavi un mare di tempo a scrivere un racconto di mille pagine e poi faceva schifo? *Se fossimo più progrediti sul piano scientifico – o più progrediti su quello spirituale, forse è questo che ci vuole per andare a zonzo nel grande ignoto che ci circonda – vedremmo che c'è vita dappertutto. [[Extraterrestre|Tanti mondi abitati e tante forme di vita intelligenti]] quanti formicai ci sono in questa città. *Noi sappiamo che le [[formica|formiche]] sono insetti sociali, costruttori di case e di colonie, architetti incredibili. Lavorano sodo come noi. Seppelliscono i loro morti come noi. Hanno persino le loro guerre tra razze diverse, nere contro rosse. Tutto questo noi lo sappiamo, ma non per questo presumiamo che le formiche siano intelligenti. *Dio ascolta. Lui spia dentro le nostre anime come l'[[FBI]] spia nei nostri telefoni. *Provare [[rimorso]] per una cosa sbagliata era meglio che niente, ma nessuno rimorso a posteriori poteva espiare la colpa per aver provato gusto nel far del male, fosse bruciare formiche o ammazzare prigionieri. ===[[Explicit]]=== La pietà non è amore, pensò Barbie... ma se da bambino hai donato un indumento a chi era nudo, non può non essere un passo nella direzione giusta. ==''Tutto è fatidico''== {{vedi anche|Tutto è fatidico}} ==''L'orrore secondo Stephen King''== *{{NDR|Su ''[[Shining]]'' di [[Stanley Kubrick]]}} Ci sono parti che mi sono piaciute e parti invece che non mi sono piaciute affatto. Pari e patta insomma. Kubrick ha dichiarato di aver voluto fare un film dell'orrore ma non credo che sapesse esattamente cos'è un film dell'orrore. Quello che viene fuori alla fine è una semplice tragedia famigliare. (p. 29) *Per quanto riguarda i miei libri, be', si tratta di prendere una decisione di fondo e cioè: vuoi vendere il libro per farne un film oppure no? Alla fine, spesso, non resta che assumere l'atteggiamento tipo "mi aspetto il peggio, tutto quello che viene tanto meglio". Ne ho discusso fra me e me e alla fine ho concluso che anche se ne fanno un pessimo film, alla fine a uscirne distrutto è il film, il libro no, quello ''non possono distruggerlo''. Il libro rimane. Io sono uno che si occupa di libri. E per quanto anche il cinema sia una forma d'arte non la ritengo all'altezza del fare libri. (p. 29) *C'è una cosa che [[Arthur Machen|Machen]] ha detto una volta e che io non ho mai più dimenticato: il vero male è quando una rosa comincia a cantare. Non sono sicuro di capire esattamente cosa intendesse dire, eppure la sensazione di quella frase mi appare così chiara. (p. 31) *Tra le storie di [[Howard Phillips Lovecraft|Lovecraft]] ho le mie preferite e quelle rimarranno sempre ma è il suo stile che prima o poi può diventare un problema. Ti attira sin che sei giovane e riesci ad accettare anche tutto l'armamentario rococò. (p. 31) *Penso che [[Richard Matheson]] sia fantastico. Quando è al meglio, non c'è nessuno che stia al suo livello. Alcune delle sue storie sono diventate dei classici. (p. 31) *Non credo molto al mito "scrittori si nasce", credo piuttosto che lo si diventi. Penso che ci sia un sacco di gente che avrebbe il talento per scrivere ma sottostima l'impegno, il lavoro e la costanza che occorrono per affilare quel talento di partenza e riuscire a diventare uno scrittore di successo. (p. 41) *Di grande in [[Howard Phillips Lovecraft|Lovecraft]] c'è proprio questo aspetto; sembra sempre che ti dica: «Ho questa cosa orribile per le mani ma non posso descrivertela, se te la descrivessi diventeresti pazzo all'istante e quindi non lo farò». E per me è come se dicesse: «È successo qualcosa, ed è stato incredibilmente sexy. Oh, Dio mio se è stato sexy! Se lo sapessi ti metteresti a correre per strada ululando, ma non posso dirtelo perché non voglio che tu cominci a comportarti in quel modo». Provoca senza eccedere, senza fare un passo in più. Cosa che può lasciare il lettore nello stato d'animo di chiedersi: «Be', Lovecraft si comportava così perché stava bluffando e cosa fosse l'orrore davvero non lo sapeva». E allora penso che occorra farlo quel passo in più e sono stato criticato per questo perché quando l'orrore è disvelato ecco che non è più così brutto come lo si dipingeva. Ma questo è quello che succede ed è la ragione per cui alla fine il romanzo dell'orrore manca sempre la mira. Perché è come puntare la luce. (p. 45) *{{NDR|Su [[Stanley Kubrick]]}} Penso che sia un vero genio e non uno di quei registi con buone capacità visive ma intellettualmente zero. Kubrick non è uno stupido, certo, ma penso che il libro {{NDR|''[[Stephen King#Shining|Shining]]''}}, in sé, non gli interessi più di tanto. Credo che sia andata più o meno così: interessante quel libro, ci si può lavorare sopra. (p. 49) *Fa parte del diventare adulti: lo spegnimento progressivo della nostra immaginazione. [...] La gente risponde a questo. Non è che muoia del tutto. Si atrofizza e si addormenta. E se riesco a mostrare le cose da una [[prospettiva]] diversa, ecco è per questo che sono pagato. [...] Sono un niente nelle retrovie della civiltà. Non ho alcuna abilità che possa migliorare la qualità della vita sotto qualsiasi punto di vista. L'unica cosa che so fare è dire: «Guardate qui, guardate come non avete mai fatto sino a ora. È vero, a voi sembra solo una nuvola, ma guardate meglio, non assomiglia a un elefante?!». E per questo la gente paga, perché è qualcosa che loro hanno perso. Si potrebbe dire che sono una persona che fa occhiali per la mente. (pp. 57-59) *{{NDR|su [[Halloween]]}} È il giorno in cui ci si ricorda che viviamo in un piccolo angolo di luce circondati dall'oscurità di ciò che non conosciamo. Un piccolo giro al di fuori della percezione abituata a vedere solo un certo percorso, una piccola occhiata verso quell'oscurità. (p. 60) *{{NDR|Su ''[[Shining]]'' di [[Stanley Kubrick]]}} Io penso che il film sia ottimo ma allo stesso tempo mi sembrava lecito volere di più. Capita che Kubrick tratti il soggetto qua e là in modo piuttosto lezioso. [...] È l'errore di base di ''Shining''; si tratta di un film fatto da una persona che pensa troppo. [...] ''Shining'' è più una storia di fantasmi sul modello edoardiano piuttosto che un film dell'orrore così come lo si pensa ai giorni nostri. [...] ''Shining'' dal mio punto di vista non è un film che faccia paura. (p. 121-122) *Tendo a pensare che il [[bene e male|male]] sia molto potente anche se alla lunga si rivela piuttosto stupido. Tento a vedere il potere del [[bene e male|bene]] in modo più sottile e in definitiva come la forza che ha più possibilità di trasformarsi, manifestarsi e dunque provocare un interesse più vero. L'interesse per il potere del male è più superficiale, ma sotto sotto è sciocco e alla lunga monotono – ed è questo il vero aspetto terrificante della questione. Come diceva Joseph Conrad «l'unico orrore è che non c'è orrore». (p. 134) *Si può uccidere il [[male]] seppellendolo di risate. Il male può esistere solo quando è capace di creare un senso di angoscia e di terrore incontrollabile. (p. 135) *{{NDR|Su ''[[Shining]]'' di [[Stanley Kubrick]]}} Ci sono cose che mi piacciono moltissimo e cose che non mi piacciono per nulla. Penso che i problemi principali riguardino la sceneggiatura e non la recitazione o la regia. Ci sono evidenti lacune nella sceneggiatura, momenti in cui Kubrick e Diane Johnson sembra che non abbiano pensato a sufficienza oppure che abbiano pensato troppo. Ho l'impressione che fosse intenzione cosciente di Kubrick quella di trascendere il genere. (p. 141) *{{NDR|Su ''[[Shining]]'' di [[Stanley Kubrick]]}} Mi sembra di avere definito una volta ''Shining'' come una bellissima automobile senza motore. Un film di classe in piena regola. Magnifico da vedere, potrei guardarmelo tutti i giorni, ma il problema è che Kubrick aveva intenzione di fare un film dell'orrore. E la mia impressione è che abbia cercato di farlo senza avere nessuna conoscenza del genere. (p. 165) *La maggior parte di ciò che è comico si basa su cose negative che capitano ad altri e per le quali noi ridiamo come per dire: «Grazie a Dio non è capitato a me!». Sotto certi punti di vista l'horror è anche più umano, perché quando urliamo mostriamo più simpatia che mancanza di simpatia. Quando si ride invece non si dimostra simpatia, si produce un suono scimmiesco che assomiglia a un grugnito di trionfo. (p. 180) *A mio parere il fatto di avere bambini non ha nulla a che fare con l'idea di perpetuare la razza e di farla sopravvivere. Mi sembra piuttosto un modo per completare la propria infanzia... Se hai dei bambini è come se risperimentassi tutta la tua infanzia solo con una prospettiva più matura. È come una ruota che finisce il suo giro. A quel punto puoi dire che la tua infanzia è finita. (p. 291) *Se hai dei bambini è come se ti fosse data la possibilità di vivere la tua infanzia una seconda volta. E con quella una nuova prospettiva, un nuovo senso di quello che è stato, di quanto ha significato per te. È come se a un certo punto si sentisse dentro che non si può continuare a essere bambini e se hai dei figli il processo giunge a compimento quando loro sono cresciuti e il tuo compito di padre è finito. (p. 340) ==[[Incipit]] di alcune opere== ===''1408''=== Mike Enslin si trovava ancora nella porta girevole quando vide Olin, il direttore dell'''Hotel Dolphin'', seduto in una delle potrone fin troppo imbottite della hall. Sentì un tuffo al cuore. ''Dopotutto, forse era meglio portare di nuovo l'avvocato'', pensò. Be', ormai era troppo tardi. E anche se Olin aveva deciso di frapporre qualche altro ostacolo tra Mike e la camera 1408, non era poi così grave; c'erano anche dei lati positivi. ===''Colorado Kid''=== Concluso che non avrebbe cavato nulla di interessante dai due vecchi che costituivano l'intero organico del ''Weekly Islander'', il giornalista del ''Globe'' di Boston diede un'occhiata all'orologio, commentò che se si sbrigava faceva appena in tempo per il traghetto dell'una e mezzo, li ringraziò del tempo che gli avevano dedicato, lasciò il denaro sulla tovaglia, lo fermò con lo spargisale perché l'intensa brezza che spirava dal mare non se lo portasse via e scese frettoloso i gradini di pietra che dal patio del ''Grey Gull'' portavano in Bay Street e alla cittadina sottostante. Tolto qualche fugace passaggio degli occhi sulle sue tette, non si era praticamente accorto della presenza della giovane donna tra i due uomini anziani. ===''Gli occhi del drago''=== Oltre i monti e oltre i mari, in un regno che si chiamava Delain, c'era una volta un re con due figli. Delain era un regno antico che aveva avuto centinaia di re, se non addirittura migliaia: quando è davvero molto il tempo trascorso, nemmeno gli storici riescono a ricordare tutto. Roland il Buono non era né il migliore né il peggiore fra i re che avevano governato quel paese. Nell'evitare eccessi di malvagità metteva un grande impegno e in questo riusciva quasi sempre. Uguale buona volontà dedicava alle grandi opere, che purtroppo non gli riuscivano altrettanto bene. Ne risultava un re decisamente mediocre, tanto che lui stesso dubitava che sarebbe stato ricordato a lungo dopo la sua morte. La quale morte sarebbe potuta giungere da un momento all'altro, ormai, perché era diventato vecchio e il suo cuore era affaticato. Gli restava forse un anno, a dir molto gliene restavano tre. Tutti coloro che lo conoscevano e coloro che notavano il grigiore del suo volto e il tremito delle sue mani quando dava udienza, erano d'accordo nel pronosticare che di lì a cinque anni al massimo nella grande piazza dominata dall'Obelisco si sarebbe incoronato un nuovo re... e volendo Iddio mancavano non più di cinque anni a quel momento. Perciò dal più ricco barona e dalla più leziosa cortigiana al più povero servo della gleba e alla più umile contadina, tutti nel regno pensavano e parlavano del re prossimo venturo, Peter, figlio primogenito di Roland.<br /> E uno solo fra tanti pensava e architettava e rimuginava su come fare in modo che venisse incoronato in sua vece Thomas, secondogenito di Roland. Costui era Flagg, il mago di corte. ===''I figli del grano''=== Burt accese la radio. Il volume era troppo alto, ma non lo abbassò perché erano lì lì per litigare di nuovo e lui non voleva che accadesse. Disperatamente desiderava che non accadesse.<br> Vicky disse qualcosa.<br> «Come?» gridò lui.<br> «Abbassala! Hai deciso di rompermi i timpani?»<br> Lui fece uno sforzo per trattenere quello che poteva uscire dalle sue labbra e abbassò il volume. ===''Il compressore''=== L'agente Hunton arrivò alla lavanderia proprio mentre l'ambulanza stava partendo: lentamente senza sirene né lampeggiantori. Brutto segno. Dentro, l'ufficio era pieno zeppo di gente silenziosa, inebetita. Alcuni piangevano. L'impianto era deserto; le grandi lavatrici automatiche, all'altra estremità dello stanzone, non erano state neppure spente. Questo metteva Hunton molto in guardia. Sarebbe stato logico che la folla fosse stata sul luogo dell'incidente, non nell'ufficio. Le cose andavano così, purtroppo: l'animale umano aveva un innato bisogno di contemplare i resti. Qualcosa di molto grave, allora. Hunton avvertì un crampo allo stomaco, come sempre gli capitava quando l'incidente era molto grave. Quattordici anni passati a ripulire dai resti umani le autostrade, le strade e i marciapiedi alla base di edifici molto alti non erano serviti a cancellare quel crampo, come se qualcosa di maligno si fosse installato là per sempre. ===''Insomnia''=== Nessuno, e il dottor Litchfield meno ancora, dichiarò fuori dei denti a Ralph Roberts che sua moglie stava per morire, ma venne il momento in cui Ralph lo capì senza bisogno che qualcuno glielo dicesse. Nella sua testa i mesi tra marzo e giugno erano un confuso pandemonio, un periodo di colloqui con medici, corse serali all'ospedale con Carolyn, pellegrinaggi ad altri ospedali in altri stati per analisi speciali (Ralph impiegava la gran parte del tempo dedicato ai trasferimenti a ringraziare Iddio per l'assicurazione medica di Carolyn), indagini personali alla Biblioteca Pubblica di Derry, dapprima alla ricerca di risposte che gli specialisti potessero aver trascurato, in seguito a cercare solo fili di speranza a cui aggrapparsi.<br> {{NDR|Stephen King, ''Insomnia'', trad. di Tullio Dobner, Sperling & Kupfer, 1995}} ===''L'incendiaria''=== «Sono molto stanca, papà», si lagnò la bambina in calzoni rossi e maglietta verde. «Non possiamo fermarci solamente per un poco?»<br> «Non ancora tesoro.»<br> L'uomo era alto, aveva spalle larghe e portava una giacca di velluto a coste sopra robusti calzoni di cotone. Teneva per mano la bambina e quasi la trascinava su per la Terza Strada di New York con passo frettoloso, da fuggitivo. Furtivamente guardò indietro e vide che la macchina verde li tallonava ancora, procedendo a passo d'uomo, quasi a filo del marciapiede. ===''La scorciatoia della signora Todd''=== «Ecco là quella Todd», dissi.<br> Homer Buckland osservò la piccola Jaguar che passava, e approvò col capo. La donna alzò la mano e salutò Homer. Homer fece un cenno di risposta con la sua grossa testa irsuta ma senza alzare la mano. La famiglia Todd aveva una grande casa per la villeggiatura sul lago Castle, e Homer era il loro guardiano da tempo immemorabile. Avevo una mezza idea che la seconda moglie di Worth Todd non gli piacesse nemmeno la metà di quanto gli era piaciuta la prima, Phelia Todd. ===''La tempesta del secolo''=== DISSOLVENZA IN APERTURA:<br> 1 ESTERNO: MAIN STREET, LITTLE TALL ISLAND – TARDO POMERIGGIO. La NEVE scorre davanti all'obiettivo della TELECAMERA, dapprima così veloce e intensa che non vediamo niente. IL VENTO SIBILA. LA TELECAMERA comincia ad AVANZARE e vediamo una LUCE ARANCIONE INTERMITTENTE. È il semaforo all'angolo di Main Street con Atlantic Street, l'unico incrocio cittadino di Little Tall. Il semaforo DONDOLA VIOLENTEMENTE nel vento. Le due vie sono deserte e così è giusto che sia: è in corso una feroce tormenta. Vediamo fioche luci nelle case, ma nessun essere umano. La neve già accumulata copre per metà le vetrine. MIKE ANDERSON parla con un ''lieve'' accento del Maine. {{centrato|MIKE ANDERSON (voce fuori campo)}} :Mi chiamo Michael Anderson e non sono quello che si definirebbe un erudito. Non sono forte nemmeno in filosofia, ma so una cosa: in questo mondo ci si passa pagando. Di solito un bel po'. Qualche volta tutto quello che hai. È una lezione che pensavo di aver imparato nove anni fa, durante quella che da queste parti chiamano la tempesta del secolo. ===''Le creature del buio''=== Per un punto Martin perse la cappa. A voler guardare alla sostanza, è così che recita la saggezza popolare. In fondo ''tutto'' può essere ricondotto a qualcosa di simile: così avrebbe pensato molto tempo più tardi Roberta Anderson. Delle due l'una, o puro caso... o puro destino. E la Anderson inciampò letteralmente nel suo destino ad Haven, una cittadina del Maine, il 21 giugno 1988. Il nocciolo della questione è lì: tutto il resto è storia. ===''Lo stretto''=== ''Tu ami?'' Quella domanda aveva preso a tormentarla senza che nemmeno lei sapesse cosa significava.<br> Arrivò l'autunno, e tanto sull'isola quando a Capo Procione, al di là dello Stretto, fu un autunno gelido e avaro di quelle piogge che colorano gli alberi. Il vento fischiava note lunghe e fredde che risuonavano nel cuore di Stella. ===''Ossessione''=== Quello della svolta era un bel giorno, una bella mattina di maggio.<ref>Citato in Giacomo Papi, Federica Presutto, Riccardo Renzi, Antonio Stella, ''Incipit'', Skira, 2018. ISBN 9788857238937</ref> ===''Rose Madder''=== Siede nell'angolo e cerca di estrarre aria da una stanza che fino a pochi minuti fa ne era piena e ora sembra non averne più. Da molto lontano le giunge un suono sottile di risucchio e sa che è aria che le scende nei polmoni e poi risale ed esce in una serie di brevi ansiti febbrili, ma non muta la sensazione che ha di annegare nell'angolo del soggiorno di casa sua, con lo sguardo sulle spoglie stracciate del romanzo in edizione economica che stava leggendo quando è rincasato suo marito. ===''Uomini bassi in soprabito giallo''=== Il padre di Bobby Garfield era stato uno di quelli che cominciano a perdere i capelli sui vent'anni e sono completamente calvi intorno ai quarantacinque. La morte per infarto a trentasei anni aveva risparmiato a Randall Garfield quesito esito estremo. Era agente immobiliare e aveva esalato l'ultimo respiro sul pavimento di una cucina altrui. Quando era spirato il possibile acquirente era in soggiorno a cercare di chiamare un'ambulanza da un telefono scollegato. All'epoca Bobby aveva tre anni. Conservava ricordi vaghi di un uomo che gli faceva il solletico e lo baciava sulle guance e sulla fronte. Era più che sicuro che quell'uomo era suo padre. HA LASCIATO UN VUOTO COLMO DI TRISTEZZA, era scritto sulla lapide di Randall Garfield, ma sua madre non era poi così triste e quanto a Bobby... be', come si può rimpiangere una persona che non si riesce a ricordare? ===''Unico indizio la luna piena''=== Da qualche parte, in alto in alto, la luna risplende, bella piena... ma qui, a Tarker's Mills, infuria una tormenta di neve. Il vento fischia battendo a tutta forza la strada principale deserta; gli spazzaneve municipali hanno rinunciato da un pezzo a liberare le vie.<br> Arnie Westrum, segnalatore della compagnia ferroviaria GS&WM, è stato colto dalla tormenta a quindici chilometri dal paese: ha dovuto fermare il carrello azionato da un motore diesel e rifugiarsi nella baracca degli attrezzi e dei segnali, dove, aspettando che finisca la nevicata, fa, con un vecchio e unto mazzo di carte, il Solitario del Ritardatario. ==''X/Twitter – profilo ufficiale''== *È già stato detto, ma va ribadito: se gli uomini potessero rimanere [[Gravidanza|incinti]], l'[[aborto]] sarebbe un sacramento. :''It has been said before, but it bears repeating: if men could get pregnant, abortion would be a sacrament.''<ref>{{en}} Da un [https://twitter.com/StephenKing/status/1646635225722519553 post] sul profilo ufficiale ''twitter.com'', 14 aprile 2023.</ref> *L'[[United States Immigration and Customs Enforcement|ICE]] è la Gestapo americana. :''ICE is the American Gestapo.''<ref>{{en}} Da un [https://x.com/StephenKing/status/2014717807917707343 post] sul profilo ufficiale ''x.com'', 23 gennaio 2026.</ref> *Mi scuso per aver detto che [[Charlie Kirk]] sosteneva la lapidazione degli omosessuali. Quello che ha effettivamente dimostrato è come alcune persone tendano a selezionare solo alcuni passaggi della Bibbia. :''I apologize for saying Charlie Kirk advocated stoning gays. What he actually demonstrated was how some people cherry-pick Biblical passages.''<ref>{{en}} Da un [https://x.com/StephenKing/status/1966474125616013664 post] sul profilo ufficiale ''x.com'', 12 settembre 2025.</ref> *Se i cani volassero, nessuno uscirebbe senza ombrello. :''If dogs could fly, nobody would go out without an umbrella.''<ref>{{en}} Da un [https://twitter.com/StephenKing/status/904878959766245377 post] sul profilo ufficiale ''twitter.com'', 24 settembre 2017.</ref> ==Citazioni su Stephen King== *Mi ha influenzato, certo, ma ciò che più conta è che con lui si è modificato il rapporto tra la gente e il mondo dell'orrore. I suoi libri hanno spezzato la barriera che faceva si che chi leggesse un horror lo nascondesse fra le pieghe di un giornale. ([[Clive Barker]]) *Nel mercato italiano c'è bisogno di sfornare libri che abbiano acquirenti e lettori. Giova all'intero settore, anche perché da noi si legge poco. E avere tanti lettori non vuol dire necessariamente abbassare il livello. Non dimentichiamo che il nostro è un piccolo mercato esposto alle incursioni di scrittori popolari come [[Dan Brown]] e Stephen King che guidano sempre le classifiche di vendita ad ogni loro uscita. ([[Andrea Camilleri]]) *''[[Shining]]'' di [[Stanley Kubrick|Kubrick]] è un film eccezionale tratto da un romanzo di Stephen King non altrettanto bello. Dentro il libro però c'era un'idea incredibile, quella di una famiglia impossibilitata a muoversi e di un albergo che trasmette il male. King guardava più al sovrannaturale. Kubrick invece si concentrò soprattutto sugli uomini. ([[Niccolò Ammaniti]]) *''Siamo tornati | ancora più incistati, | eccoci qui, ti eravamo già mancati. | Suono il gong, parte il bip, il palco è il ring, | faccio paura come It di Stephen King...'' ([[Articolo 31]]) ==Note== <references /> ==Bibliografia== *''L'orrore secondo Stephen King'', a cura di Tim Underwood e Chuck Miller, traduzione di Luca Guerneri, Arnoldo Mondadori, Editore, 1999. ISBN 8804464224 *Stephen King, ''22/11/'63'', traduzione di [[Wu Ming]] 1, Sperling & Kupfer, 2011. ISBN 9788820051358 *Stephen King, ''Billy Summers'', traduzione di Luca Briasco, Sperling & Kupfer, 2021. ISBN 978-88-200-7208-7 *Stephen King, ''Buick 8'', traduzione di Stefano Bortolussi, Sperling & Kupfer, 2003. *Stephen King, ''Carrie'', traduzione di Brunella Gasperini, Bompiani, 1984. ISBN 8845210006 *Stephen King, ''Cell'', traduzione di Tullio Dobner, Sperling & Kupfer, 2006. *Stephen King, ''Christine'' (''Christine''), traduzione di Tullio Dobner, Sperling & Kupfer, 1984. *Stephen King, ''Colorado Kid'', traduzione di Tullio Dobner, Sperling & Kupfer, 2005. *Stephen King, ''Cose preziose'', traduzione di Tullio Dobner, Sperling & Kupfer, 1992. *Stephen King, ''Cujo'', traduzione di Tullio Dobner, Sperling Paperback, 1992. ISBN 8878242357 *Stephen King, ''Danse Macabre'', traduzione di [[Edoardo Nesi]], Frassinelli, 2000. ISBN 8876845941 *Stephen King, ''Desperation'', traduzione di Tullio Dobner, Sperling & Kupfer, 1997. ISBN 8820023636 *Stephen King, ''Dolores Claiborne'', traduzione di Tullio Dobner, Sperling Paperback, 1998. ISBN 8878248657 *Stephen King, ''Duma Key'', traduzione di Tullio Dobner, Sperling & Kupfer, 2008. ISBN 9788820045067 *Stephen King, ''Fairy Tale'', traduzione di Luca Briasco, Sperling & Kupfer, 2021. ISBN 788820074449 *Stephen King, ''Gli occhi del drago'', traduzione di Tullio Dobner, Sperling & Kupfer, 1988. ISBN 882000819X *Stephen King, ''Il gioco di Gerald'', traduzione di Tullio Dobner, Sperling & Kupfer, 1998. ISBN 882001498X *Stephen King, ''Il miglio verde'', traduzione di Tullio Dobner, Sperling Paperback, 1998. ISBN 8878249424 *Stephen King, ''Insomnia'', traduzione di Tullio Dobner, Pickwick, 2014 ISBN 978-88-6836-154-9 *Stephen King, ''It'', traduzione di Tullio Dobner, Sperling & Kupfer, 1986. *Stephen King, ''Joyland'' traduzione di Tullio Dobner, Pickwick, 2016. *Stephen King, ''L'Acchiappasogni'', traduzione di Maria Teresa Marenco, Sperling & Kupfer. *Stephen King, ''L'incendiaria'', traduzione di Prestini M.G., Sperling Paperback, 1994. ISBN 887824418X *Stephen King, ''L'istituto'', traduzione Luca Briasco, Sperling & Kupfer, 2019. ISBN 8820068288 *Stephen King, ''L'ombra dello scorpione'', traduzione di Bruno Amato e Adriana Dell'Orto, Bompiani, 1991. ISBN 8845212173 *Stephen King, ''La bambina che amava Tom Gordon'', traduzione di Tullio Dobner, Sperling & Kupfer, 1999. ISBN 8820029073 *Stephen King, ''La metà oscura'', traduzione di Tullio Dobner, Sperling & Kupfer, 1990. *Stephen King, ''La scorciatoia della signora Todd'', traduzione di Gianni Pilo, in "L'orrore del buio", a cura di Karl Edward Wagner, Newton & Compton, 1996. ISBN 8881831988 *Stephen King, ''La storia di Lisey'', traduzione di Tullio Dobner, Sperling & Kupfer, 2006. *Stephen King, ''La zona morta'', traduzione di A. Terzi, Sperling & Kupfer, 1979. *Stephen King, ''Later'', traduzione di Luca Briasco, Sperling & Kupfer, 2021. ISBN 9788820071189 *Stephen King, ''Le creature del buio'', traduzione di Tullio Dobner, Sperling Paperback, 1993. ISBN 8878242624 *Stephen King, ''Le notti di Salem'', traduzione di Carlo Brera, Bompiani, 1975. *Stephen King, ''Lo stretto'', traduzione di Susanna Molinari, in "Il colore del male. I capolavori dei maestri dell'horror", a cura di David G. Hartwell, Armenia Editore, 1989. ISBN 8834404068 *Stephen King, ''Misery'', traduzione di Tullio Dobner, Mondadori, 1987. *Stephen King, ''Mr. Mercedes'', traduzione di Giovanni Arduino, Pickwick 2016. ISBN 978-88-6836-339-0 *Stephen King, ''Mucchio d'ossa'', Sperling & Kupfer, 1999. ISBN 880450806X *Stephen King, ''Notte buia, niente stelle'', traduzione di Wu Ming 1, Sperling & Kupfer, 2010. ISBN *Stephen King, ''Pet Sematary'', traduzione di Brinis H., Sperling & Kupfer, 1993. ISBN 8820016397 *Stephen King, ''Rose Madder'', traduzione di Tullio Dobner, Sperling & Kupfer, 1999. ISBN 8820029359 *Stephen King, ''Shining'' (''The Shining'', 1977), traduzione di Adriana Dell'Orto, Bompiani, Milano, 2005. ISBN 8845246558 *Stephen King, ''Stagioni diverse'', traduzione di Tullio Dobner, Sperling & Kupfer, 1989. ISBN 8882743535 *Stephen King, ''Stagioni diverse'', con il racconto ''L'autunno dell'innocenza'', Sperling & Kupfer, 1987. *Stephen King, ''Stagioni diverse'', con il racconto ''Stand by me: ricordo di un'estate'', Sperling & Kupfer, 1987. *Stephen King, ''The Dome'', traduzione di Tullio Dobner, Sperling & Kupfer, 2009. ISBN 9788820047665 *Stephen King, ''Unico indizio la luna piena'', traduzione di Carlo Brera, Salani, 1991. ISBN 8877822368 ==Filmografia== {{div col}} *''[[Carrie - Lo sguardo di Satana]]'' (1976) *''[[Shining]]'' (1980) *''[[La zona morta]]'' (1983) *''[[Stand by Me - Ricordo di un'estate]]'' (1986) *''[[Brivido (film 1986)|Brivido]]'' (1986) *''[[Misery non deve morire]]'' (1990) *''[[It (miniserie televisiva)|It]]'' (1990) *''[[Le ali della libertà]]'' (1994) *''[[Il miglio verde]]'' (1999) *''[[L'acchiappasogni (film)|L'acchiappasogni]]'' (2003) *''[[Secret Window]]'' (2004) *''[[1408]]'' (2007) *''[[1922 (film 2017)|1922]]'' (2017) *''[[It (film 2017)|It]]'' (2017) *''[[La torre nera (film)|La torre nera]]'' (2017) *''[[Doctor Sleep (film 2019)|Doctor Sleep]]'' (2019) *''[[It - Capitolo due]]'' (2019) *''[[Nell'erba alta (film)|Nell'erba alta]]'' (2019) *''[[Pet Sematary (film 2019)|Pet Sematary]]'' (2019) {{div col end}} ==Voci correlate== *[[Joe Hill (scrittore)]] ==Altri progetti== {{interprogetto}} ===Opere=== {{Pedia|Buick 8||}} {{Pedia|Carrie (romanzo)|''Carrie''}} {{Pedia|Cell (romanzo)|''Cell''|}} {{Pedia|Christine - la macchina infernale|''Christine''|}} {{Pedia|Cose preziose (romanzo)|''Cose preziose''|}} {{Pedia|Cujo}} {{Pedia|Danse Macabre}} {{Pedia|Desperation}} {{Pedia|Dolores Claiborne}} {{Pedia|Duma Key||}} {{Pedia|I lupi del Calla||}} {{Pedia|Il gioco di Gerald}} {{Pedia|Insomnia (romanzo)|''Insomnia''}} {{Pedia|L'incendiaria}} {{Pedia|L'ombra dello scorpione||}} {{Pedia|L'ultimo cavaliere (romanzo)|''L'ultimo cavaliere''|}} {{Pedia|La bambina che amava Tom Gordon}} {{Pedia|La canzone di Susannah}} {{Pedia|La chiamata dei tre}} {{Pedia|La sfera del buio||}} {{Pedia|La zona morta (romanzo)|''La zona morta''|}} {{Pedia|Misery (romanzo)|''Misery''|}} {{Pedia|Notte buia, niente stelle|''Notte buia, niente stelle''|}} {{Pedia|Pet Sematary (romanzo)|''Pet Sematary''}} {{Pedia|Roland di Gilead||}} {{Pedia|Rose Madder}} {{Pedia|Terre desolate}} {{Pedia|The Dome}} {{Pedia|Unico indizio la luna piena}} {{Pedia|22/11/'63||(2011)}} {{DEFAULTSORT:King, Stephen}} [[Categoria:Sceneggiatori statunitensi]] [[Categoria:Scrittori statunitensi]] n7365vv3zhehqrjsbeq98xe9vf92gj8 Template:SelezioneNuove 10 4465 1420157 1420100 2026-07-12T15:12:53Z Gaux 18878 Giovanni Manna 1420157 wikitext text/x-wiki <noinclude>{{Protetta}}</noinclude> <div style="text-align:justify; margin-right:10px;"><!-- AGGIUNGI UNA NUOVA VOCE IN CIMA ALLA LISTA, CANCELLANDONE UNA DAL FONDO. 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Infatti Dio creò l'uomo, affinché lo conoscesse, e conoscendolo lo amasse, e amandolo ne godesse; per questa ragione l'uomo è stato creato razionale e dotato di sensi. Invece l'uomo, se è vero che la ragione è fatta per le scienze, qualora non utilizzasse questo dono di Dio secondo il progetto divino, agirebbe contro l'ordine naturale di Dio – come suole notare Crisostomo – quasi non volesse usare i piedi per camminare.<ref>Da ''Apologia di Galileo'', Cap. III, ''Seconda tesi, Dimostrazione della prima asserzione''</ref> *Assai sa chi non sa, se sa [[obbedienza|obbedire]].<ref>Da ''Canzon del sommo bene, oggetto d'amor naturale''</ref> *E quanto intendo più, tanto più ignoro.<ref>Da ''Anima immortale''</ref> *Gabbia de' matti è il mondo.<ref>Da ''Al Primo Senno'', canzone terza</ref> *I santi Leone, Antonio, Bernardo, Crisostomo ed altri dicono che il mondo è il libro di Dio che dobbiamo indagare con maggior cura.<ref>Da ''Apología per Galileo'', a cura di Salvatore Femiano, Marzorati, 1971</ref> *Il Gallo canterà; Pietro riformerà spontaneamente se stesso; Pietro canterà; il Gallo volerà sopra il mondo intero ma lo sottometterà a Pietro e sarà guidato dalle sue redini. Il lavoro diventerà un piacere amichevolmente diviso fra molti, poiché tutti riconosceranno un solo Dio e Padre. Tutti i re e tutti i popoli si raccoglieranno in una città che da essi verrà chiamata 'Heliaca' e che sarà costruita da questo nobile eroe. Un tempio sarà eretto nel mezzo di essa, modellato sui cieli; esso sarà retto dal grande sacerdote e dai consiglieri dei sovrani, e gli scettri dei re verranno posti ai piedi di Cristo.<ref>Da ''Ecloga christianissima Regi et Reginae in portentosamente Delphini... nativitatem''.</ref><ref>Francis Yates ''Giordano Bruno e la tradizione ermetica'', Laterza p.430 ISBN 978-88-420-9239-1</ref> *''Il mondo è il libro, dove il senno eterno | scrisse i proprii [[concetto|concetti]]''.<ref>Da ''Modo di filosofare'', in ''Poesie filosofiche''</ref> *''Io nacqui a debellar tre mali estremi; | tirannide, sofismi, ipocrisia'' [...]. | ''Carestie, guerre, pesti, invidia, inganno, | ingiustizia, lussuria, accidia, sdegno | tutti a que' tre gran mali sottostanno | che nel cieco amor proprio, figlio degno | d'ignoranza, radice e fomento hanno.'' <ref>Da ''Delle radici de' gran mali del mondo''</ref> *La [[vita e morte|morte]] è dolce a chi la [[vita e morte|vita]] è amara.<ref>Da ''Del dispregio della morte'', canzone terza</ref> *''Le ninfe d'Arno e l'adriatica Dea, | Grecia, che tenne l'insegne latine, | le contrade siriache e palestine, | e l'onda eussina e la partenopea, | l'audace industria tua regger dovea, | che superolle; e d'Asia ogni confine, | d'Africa e d'America le marine, | e ciò che senza te non si sapea. | Ma tu, a te strana, le vittorie lasci | per piccol premio ad altri, però c'hai | debole il capo e le membra possenti; | [[Genova|Genoa]], del mondo donna, se rinasci | di magnanima scuola, e non avrai | schiave a' metalli le tue invitte genti.''<ref>Da ''A Genova'', in ''Le poesie'', Einaudi, Torino, 1998, pp. 208-209. ISBN 88-06-14244-5</ref> ==''Aforismi politici''== *Il dominio naturale ha la Comunità naturale; il violento, violenta. *Nessuno domina a sé solo, e a pena un solo ad un altro solo signoreggia. Il dominio dunque richiede unità di molti insieme, che si dice Comunità. *Più naturale è il dominio e la comunità dove il bene è più comune a tutti: e violento è più, dove è manco comune. *Signoreggia per natura chi precede di virtù; serve per natura chi manca di virtù; dove si fa il contrario è dominio violento. ==''Del senso delle cose e della Magia''== *{{NDR|L'[[istinto]] è}} impulso di natura senziente [...]. (lib. I, cap. 7; p. 42) *Vero è che molti [[animale|animali]] hanno più senso che memoria, e così tra gli uomini [...]. (lib. II, cap. 20; p. 95) *Che tutti gli animali sentano, nessun dubita. Or che molti abbino memoria si vede, ch'imparano i cavalli li salti; le simie i giochi, e l'api di tornar in casa loro. (lib. II, cap. 23; p. 102) *Il [[polpo]] per magnarsi la coquiglia spesso dalle conche di quella che si serra viene ad esser offeso nelli piedi, ed egli perché non li possa serrare astutamente gitta una petrella dentro le conche, e quella non può chiuderle, e così la divora; pure con astuzia alle pietre s'appiatta per parer pietra a pesciolini. (lib. II, cap. 23; pp. 102-103) *L'astuzia del [[ragno]] a pigliar le mosche è stupenda; come fabrica la rete, e fa le fila in tirarla; si nasconde in secreto dove le fila finiscono, e incorrendo la mosca alla rete la scote e si communica per il filo al ragno il moto, et esce a pigliarla con mille sillogismi. (lib. II, cap. 23; p. 103) *E così le [[gru|grui]] hanno il capitano, il sergente, l'ordine del caminare e fermare; la più forte guida, e tutte a vicenda; e vigila la guardia con la pietra in mano per non addormentarsi. (lib. II, cap. 23; p. 103) *L'[[elefante|elefanti]] han tutte queste generosità e più senno; combatton con arte, imparan la lingua, fan patti con noi, conosceno la colpa, e si lavano dopo il coito, s'inginocchiano alla Luna, come gli antichi Greci, la riveriscono per lo beneficio che ricevono la notte da lei. (lib. II, cap. 23; p. 103) *Molti animali bramano gli onori, conoscono il disprezzo, e quanto sappiano le [[scimmia|scimie]] argomentar a tutti è noto.<br />L'onor e il disprezzo non si sentono con sensi esteriori, ma sono intelligibili; han dunque intendimento, e [[Giobbe|Job]] dice nel [[gallo]] esser intelligenza del Sole; e [[Cristo]] nelli [[serpente|serpi]] prudenza pone, e tutti gli animali disciplinabili dota [[Aristotele|Aristotile]] di prudenza. (lib. II, cap. 23; pp. 103-104) *[...] quando noi miriamo i Tartari ed Etiopi, e li sentimo parlar sermoni ignoti, ci paiono più ignoranti, che li nostri cavalli, e di costumi e atti differentissimi dalli umani nostri. Così paion gli altri animali a noi esser senza discorso e favella e giudizio; ma tutti n'hanno chi più e chi meno, come tra noi avviene che molti paion bestie [...]. (lib. II, cap. 23; p. 104) *Tutti gli animali stanno dentro il ventre del mondo, e l'uom con loro, come vermi dentro il ventre dell'animale; e pur solo gli uomini s'accorgeno che cosa è questo grande animale e li suoi principii, corsi, vita, e morte. (lib. II, cap. 25; p. 110) *[[Ermete Trismegisto|Trismegisto]] sapientissimo dice che l'uomo è un miracolo del mondo e più nobile delli Dei o eguale, e che però abbia potestà tanta nel suo senno che può far Dei di marmo e di bronzo e dargli anima sotto a certe costellazioni e ricever risposta da loro. E questo crede [[Porfirio]] e [[Plotino]], aggiungendo che vi siano Angeli buoni e perversi, come ogni di si vede esperienza e io n'ho visto manifesta prova non quando la cercai, ma quando pensava ad altro. (1925, p.223) ==''La città del Sole''== ===[[Incipit]]=== '''Ospitalario''' – Dimmi, di grazia, tutto quello che t'avvenne in questa navigazione.<br> '''Genovese''' – Già t'ho detto come girai il mondo tutto e poi come arrivai alla Taprobana, e fui forzato metter in terra, e poi, fuggendo la furia di terrazzani, mi rinselvai, ed uscii in un gran piano proprio sotto l'equinoziale.<br> '''Ospitalario''' – Qui che t'occorse?<br> '''Genovese''' – Subito incontrai un gran squadrone d'uomini e donne armate, e molti di loro intendevano la lingua mia, li quali mi condussero alla Città del Sole. ===Citazioni=== *Dicono che è gran dubbio sapere se 'l [[mondo]] fu fatto di nulla o delle rovine d'altri mondi o del caos; ma par verisimile che sia fatto, anzi certo. *Le [[legge|leggi]] son pochissime, tutte scritte in una tavola di rame alla porta del tempio, cioè nelle colonne, nelle quali ci sono scritte tutte le quiddità delle cose in breve. *Se questi [i Solari], che seguon solo la legge della natura, sono tanto vicini al Christianesimo, che niuna cosa aggiunge alla legge naturale, se non li sacramenti, io cavo argumento di questa relazione che la vera legge è la Christiana, e che, tolti gli abusi, sarà signora del mondo. (1094, p.43) *Di più questo è bello, che fra loro non ci è difetto che faccia l'uomo ozioso, se non l'età decrepita, quando serve solo per consiglio. Ma chi è zoppo serve alle sentinelle con gli occhi; chi non ha occhi serve a carminar la lana e levar il pelo dal nervo delle penne per li matarazzi, chi non ha mani ad altro esercizio; e se un membro solo ha, con quello serve nelle ville, e son governati bene, e son spie che avvisano alla republica ogni cosa. *Però la communità tutti li fa [[Ricchezza e povertà|ricchi e poveri]]: ricchi, ch'ogni cosa hanno e possedono; poveri, perché non s'attaccano a servire alle cose, ma ogni cosa serve a loro. ==[[Incipit]] di ''Lettere di Tommaso Campanella raccolte ed annotate da Michele Baldacchini''== ''Ill.<sup>mo</sup> et Ecc.<sup>mo</sup> Sig.<sup>re</sup>,'' Viene Favilla, suo servo, per negotiare la libertà mia e stampa de' libri, hora che sto senza causa, e senza processo, e Domeneddio va mutando alcune cose in favor nostro. Non starò a supplicar a V. Ecce.<sup>za</sup> che sia a lui per me favorevole, sapendo quanto per se stessa è inchinata all'opere virtuose e magnanime. Se potrà fare che venga in Roma, com'hor è agevolissimo, mi sarà singolar piacere per poter servir dopo tanti obblighi a V. E. in qualche cosella. Prego il Signor Dio per la sua salute in benefizio de' Virtuosi. Amen. Napoli, 31 di Marzo 1621 di V. E.<br> ''Principe Cesi'' <div align=right>''Servo Devotiss.mo<br>Fra Tommaso Campanella.''</div> ==Note== <references /> ==Bibliografia== *Tommaso Campanella, ''Del senso delle cose e della Magia'', a cura di Filiberto Walter Lupi, Rubbettino Editore, 2003. ISBN 88-498-0552-7 ([http://books.google.it/books?id=eqTV1wZcozgC&pg=PA0 Anteprima su Google Libri]) *Tommaso Campanella, ''Del senso delle cose e della Magia'' a cura di [[Antonio Bruers]], Bari 1925. *Tommaso Campanella, ''[http://www.liberliber.it/libri/c/campanella/index.htm La Città del Sole]'', a cura di Massimo Baldini, Newton & Compton, 1995. *Tommaso Campanella ''La città del Sole'', Modena 1904 *Tommaso Campanella, ''[http://www.liberliber.it/libri/c/campanella/index.htm Lettere di Tommaso Campanella raccolte ed annotate da Michele Baldacchini]'', estratto dal "Museo di Scienza e letteratura", n.s., IV, vol. X, fasc. 38, 1846, pp. 93-128. ==Altri progetti== {{Interprogetto}} ===Opere=== {{Pedia|La città del Sole||(1602)}} {{DEFAULTSORT:Campanella, Tommaso}} [[Categoria:Aforisti italiani]] [[Categoria:Domenicani italiani]] [[Categoria:Epistolografi]] [[Categoria:Filosofi italiani]] [[Categoria:Poeti italiani]] [[Categoria:Teologi italiani]] 3141a99hjulustbq2np6u3n7dw3lpsn Enrico Berlinguer 0 6023 1420251 1416658 2026-07-13T09:17:36Z Gaux 18878 /* Citazioni su Enrico Berlinguer */ Giorgio Galli 1420251 wikitext text/x-wiki [[Immagine:Enricoberlinguer.jpg|thumb|Enrico Berlinguer]] '''Enrico Berlinguer''' (1922 – 1984), politico italiano. ==Citazioni di Enrico Berlinguer== {{cronologico}} *Nel corso delle conversazioni, come potete immaginare, abbiamo informato ampiamente i compagni sovietici delle reazioni e preoccupazioni che ha suscitato nell'opinione pubblica del nostro paese la sostituzione del compagno [[Nikita Sergeevič Chruščёv|Chruščёv]]. Con grande franchezza abbiamo inoltre esposto ai compagni del Pcus le perplessità e le riserve che il modo in cui i mutamenti sono stati annunciati e presentati ha sollevato nel nostro partito. (da appunti letti ai giornalisti all'aeroporto di Fiumicino, 3 novembre 1964<ref name="Cronologia" />) *Compagni, non sarò né Togliatti né Longo. (durante il XIII congresso del PCI, 13 marzo 1972<ref name="e.berlinguer.biogr">Citato in ''[http://www.nanopress.it/politica/2014/06/11/enrico-berlinguer-cosa-ha-fatto-biografia-pensiero-e-opere-del-leader-del-pci/15757/ Enrico Berlinguer cosa ha fatto? Biografia, pensiero e opere del leader del PCI]'', ''Nanopress.it''.</ref>) *La gravità dei problemi del paese, le minacce sempre incombenti di avventure reazionarie e la necessità di aprire finalmente alla nazione una sicura via di [[sviluppo economico]], di rinnovamento sociale e di progresso democratico rendono sempre più urgente e maturo che si giunga a quello che può essere definito il nuovo grande «compromesso storico» tra le forze che raccolgono e rappresentano la grande maggioranza del popolo italiano.<ref>Da ''Riflessioni sull'Italia dopo i fatti del Cile'', in ''Rinascita'', 9 ottobre 1973; ristampato in ''La «Questione comunista», 1969-75'', a cura di A. Tatò, Roma, 1975, vol. II, pp. 638-9; p. 480.</ref> *Sarebbe del tutto illusorio pensare che, anche se i partiti e le forze di sinistra riuscissero a raggiungere il 51% dei voti e della rappresentanza parlamentare, questo fatto garantirebbe la sopravvivenza e l'opera di un governo che fosse l'espressione di tale 51 per cento. Ecco perché noi parliamo non di una "alternativa di sinistra" ma di una "alternativa democratica", e cioè della prospettiva politica di una collaborazione e di una intesa delle forze popolari d'ispirazione comunista e socialista con le forze popolari di ispirazione cattolica, oltre che con formazioni di altro orientamento democratico. La gravità dei problemi del paese, le minacce sempre incombenti di avventure reazionarie e la necessità di aprire finalmente alla nazione una sicura via di sviluppo economico, di rinnovamento sociale e di progresso democratico rendono sempre più urgente e maturo che si giunga a quello che può essere definito il nuovo grande "compromesso storico" tra le forze che raccolgono e rappresentano la grande maggioranza del popolo italiano. (da alcune riflessioni pubblicate su ''Rinascita'', 12 ottobre 1973<ref name="Cronologia">Citato in ''[http://cinquantamila.corriere.it/storyTellerThread.php?threadId=enricoberlinguer Cronologia di Enrico Berlinguer (giorno per giorno)]'', ''Corriere.it''.</ref>) *Io voglio che l’Italia non esca dal Patto Atlantico «anche» per questo, e non solo perché la nostra uscita sconvolgerebbe l’equilibrio internazionale. Mi sento più sicuro stando di qua, ma vedo che anche di qua ci sono seri tentativi per limitare la nostra autonomia. (da un'intervista a Giampaolo Pansa, 15 giugno 1976<ref name="Pansa">Da un'intervista di [[Giampaolo Pansa]], ''Corriere della Sera'', 15 giugno 1976; riportata in ''[https://www.enricoberlinguer.it/enrico/le-idee/l%E2%80%99impegno-per-la-pace/mi-sento-piu-sicuro-nel-patto-atlantico/ Mi sento più sicuro nel Patto Atlantico]'', ''enricoberlinguer.it''.</ref>) *Nel Pci esiste ed opera la volontà non solo di costruire e di far vivere qui in Italia un partito laico e democratico, come tale non teista, non ateista, non antiteista, ma di volere anche, per diretta conseguenza, uno Stato laico e democratico, anch'esso dunque non teista, non ateista, non antiteista. (da una lettera a al monsignor Luigi Bettazzi, vescovo di Ivrea, 14 ottobre 1977<ref name="Cronologia" />) *L'esperienza compiuta ci ha portato alla conclusione che la democrazia è oggi non soltanto il terreno sul quale l'avversario di classe è costretto a retrocedere, ma è anche il valore storicamente universale sul quale fondare un'originale società socialista. Ecco perché la nostra lotta unitaria (che cerca costantemente l'intesa con altre forze d'ispirazione socialista e cristiana in Italia e in Europa occidentale) è rivolta a realizzare una società nuova – socialista – che garantisca tutte le libertà personali e collettive, civili e religiose, il carattere non ideologico dello Stato, la possibilità dell'esistenza di diversi partiti, il pluralismo della vita sociale, culturale, ideale. (dalla celebrazione per il 60° anniversario della Rivoluzione d'Ottobre, Mosca, 31 ottobre 1977<ref name="Cronologia" />) *Dopo la tragica scomparsa di quest'uomo {{NDR|[[Aldo Moro]]}}, la Dc è divenuta oscillante e preoccupata e, via via, si è dimostrata sempre più irresponsabilmente propensa ad allungare i tempi all'infinito e, intanto, a profittarne. (dall'intervista di Gianfranco Piazzesi, ''Berlinguer: possibile un nuovo colloquio con la Dc'', ''Corriere della sera'', maggio 1979<ref name=sfida />) *{{NDR|L'[[Unione Sovietica]]}} Un regime politico che non garantisce il pieno esercizio delle libertà.<ref name=fallaci>Dall'intervista a [[Oriana Fallaci]], ''Berlinguer: non rompiamo con i sovietici, ma...'', ''Corriere della Sera'', 26 luglio 1980.</ref> *[...] io le invettive non le lancio contro nessuno, non mi piace scagliare [[anatema|anatemi]], gli anatemi sono espressioni di fanatismo e v'è troppo fanatismo nel [[mondo]].<ref name=fallaci/><ref>Ora in Oriana Fallaci, ''Intervista con il potere'', BUR, 2010.</ref> *Ci si salva e si va avanti se si agisce insieme e non solo uno per uno. (dall'intervista a ''Moby Dick''<ref>Mensile della FGCI siciliana.</ref>, giugno 1981<ref name=sfida>Citato in [[Walter Veltroni]], ''La sfida interrotta. Le idee di Enrico Berlinguer'', Baldini & Castoldi, 1994.</ref>) *I [[partito politico|partiti]] di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela.<ref name=scalfari>Dall'intervista di [[Eugenio Scalfari]], ''Che cos'è la questione morale'', ''la Repubblica'', 28 luglio 1981; riportata in ''[http://www.cinquantamila.it/storyTellerThread.php?threadId=EnriBerlinguer L'intervista di Scalfari a Berlinguer]'', ''Cinquantamila.it''.</ref> *I partiti hanno occupato lo Stato e tutte le istituzioni a partire dal governo, gli enti locali, gli enti di previdenza, le aziende pubbliche, gli istituti culturali, gli ospedali, le università, la Rai tv, alcuni grandi giornali. Per esempio oggi c'è il pericolo che [...] il ''Corriere della sera'' cada in mano di questo o quel partito o di una sua corrente, ma noi impediremo che un grande organo di stampa faccia una così brutta fine.<ref name=scalfari/> *Noi pensiamo che il tipo di sviluppo economico e sociale capitalistico sia causa di gravi distorsioni, di immensi costi e disparità sociali, di enormi sprechi di ricchezza.<ref name=scalfari/> *Ciò che è avvenuto in Polonia ci induce a considerare che effettivamente la capacità propulsiva di rinnovamento delle società che si sono create nell'Est europeo è venuta esaurendosi. Parlo di una spinta propulsiva che si è manifestata per lunghi periodi e che ha la sua data d'inizio nella Rivoluzione socialista dell'Ottobre. Oggi siamo giunti a un punto in cui quella fase si chiude. Noi pensiamo che gli insegnamenti fondamentali che ci ha trasmesso prima di tutto Marx e alcune delle lezioni di Lenin conservino una loro validità; e che d'altra parte vi sia tutto un patrimonio e tutta una parte di questo insegnamento che sono ormai caduti e debbono essere abbandonati e del resto sono stati da noi stessi abbandonati con gli sviluppi nuovi che abbiamo dato alla nostra elaborazione, centrata su un tema che non era centrale in Lenin. Il tema su cui noi ci concentriamo è quello dei modi e delle forme della costruzione socialista in società economicamente sviluppate e con tradizioni democratiche, quali sono le società dell'occidente europeo. È chiaro che l'esplorazione di vie verso il socialismo, in questa parte dell'Europa e del mondo, richiede soluzioni del tutto originali rispetto a quelle che si sono attuate nell'Unione Sovietica e che si sono via via attuate negli altri paesi dell'est, sia europeo, sia asiatico. Da questo punto di vista, noi consideriamo l'esperienza storica del movimento socialista nelle due fasi fondamentali: quella socialdemocratica e quella dei paesi dove il socialismo è stato avviato sotto la direzione di partiti comunisti nell'est europeo. Ognuna di queste esperienze ha dato i suoi frutti all'avanzata del movimento operaio, ma entrambe vanno superate criticamente con nuove formule, con nuove soluzioni, cioè con quella che noi chiamiamo la terza via, la terza via appunto rispetto alle vie tradizionali della socialdemocrazia e rispetto ai modelli dell'Est europeo. Si tratta di una ricerca nella quale vediamo impegnati non solo alcuni partiti comunisti, ma anche alcune delle socialdemocrazie, o almeno alcuni settori delle socialdemocrazie, dove questo stesso tema viene discusso e approfondito. (da una dichiarazione rilasciata al programma televisivo ''Tribuna politica'', 15 dicembre 1981<ref name="Cronologia" /><ref name="l'Unità, Maggio 1989" />) *Io penso che le parole che soprattutto in questi ultimi tempi il papa [[Papa Giovanni Paolo II|Giovanni Paolo II]] ha pronunciato in modo chiaro per condannare la corsa agli armamenti e, in particolare, la corsa verso nuove armi atomiche, siano delle parole giusto che dànno ascolto ed espressione alla volontà di milioni e milioni di credenti che hanno manifestato insieme con noi, o in altre forme autonome, nel corso di questi ultimi mesi, in Italia e negli altri [Paesi] europei. Valuto soprattutto in modo positivo la più recente iniziativa presa dal papa, che non è più soltanto un appello alla pace. Il papa, come è noto, ha inviato suoi rappresentanti, scelti fra i membri della Pontificia Accademia delle Scienze per illustrare ai rappresentanti delle massime potenze -Stati Uniti, Unione Sovietica, Francia, Inghilterra- uno studio compiuto dalla stessa accademia sulle conseguenze di un conflitto atomico, affinché tutti ricavino, da questo studio e ''dai terribili disastri addirittura di proporzione catastrofiche che ne deriverebbero'', le dovute conseguenze. Non soltanto occorre subito arrestare ogni passo nuovo verso la corsa agli armamenti, ma lavorare per la messa al bando delle armi atomiche. Questa è anche la nostra posizione e la posizione di numerosi Stati.<ref name="l'Unità, Maggio 1989">Trascrizione della tribuna politica trasmessa il 15 Dicembre 1981 su Raiuno, domanda di Peter Nichols. In Antonio Tatò, ''Berlinguer, attualità e futuro. Una scelta di scritti di E. Berlinguer nel 5° anniversario della scomparsa.'', supplemento al quotidiano ''L'Unità'', 29 Maggio 1989, pag. 88</ref> *La cosa che mi preoccupa in [[Bettino Craxi|Craxi]] è che certe volte mi sembra che pensi soltanto al [[potere]] per il potere. (dall'intervista a Chiara Valentini, ''Panorama'', maggio 1983<ref name=sfida />) *[[Umberto Terracini]] è stato un grande compagno e un grande italiano che ha reso illustre un largo tratto della storia e del nostro partito e del nostro Paese.<ref>Citato in ''[http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,8/articleid,1404_02_1983_0331_0008_20207676/ Terracini commemorato da Saragat e Berlinguer]'', ''La Stampa'', 7 dicembre 1983</ref> ===Senza data=== *Come vedi, fare il [[filosofo]] giova poco, e conviene meglio darsi all'[[ippica]]. Eppure, certe cose le possono sapere soltanto i filosofi.<ref>Da una lettera a zia Carmelia, in ''Quando c'era Berlinguer'', [https://books.google.it/books?id=Mrd2AwAAQBAJ&pg=PT186 p. 186].</ref> *Il [[comunismo]] è la trasformazione secondo giustizia della società. (da ''Tribuna politica'', 7 febbraio 1980) *Il rispetto delle<ref>"della" – ''sic'' – nel testo originale.</ref> alleanze non significa che l'[[Italia]] debba tenere il capo chino.<ref>Da ''Discorsi parlamentari, 1968-1984'', a cura di Maria Luisa Righi, Camera dei deputati, 2001.</ref> *Mandiamo da questo congresso il saluto più fraterno e di operante solidarietà dei comunisti italiani agli eroici combattenti del Vietnam e della Cambogia.<ref>Da ''14esimo congresso del Partito comunista italiano: atti e risoluzioni'', Editori Riuniti, 1975.</ref> *La questione morale esiste da tempo. Ma ormai essa è diventata la questione politica prima ed essenziale perché dalla sua soluzione dipende la ripresa di fiducia nelle istituzioni, la effettiva governabilità del paese e la tenuta del regime democratico.<ref name="baef" /> *Noi pensiamo che gli insegnamenti fondamentali che ci ha trasmesso prima di tutto [[Karl Marx|Marx]] e alcune delle lezioni di [[Lenin]] conservino una loro vitalità, e che vi sia poi, d'altra parte, tutto un patrimonio e tutta una parte di questo insegnamento che sono ormai caduti, che debbono essere abbandonati e che, del resto, sono stati da noi stessi abbandonati con gli sviluppi nuovi che abbiamo dato alla nostra elaborazione, che si concentra su un tema che non era il tema centrale dell'opera di Lenin.<ref name="baef">Da ''Berlinguer. Attualità e futuro'', a cura di Antonio Tatò, supplemento a ''l'Unità'', n. 136, 11 giugno 1989.</ref> *Una società più [[Austerità|austera]] può essere una società più giusta, meno diseguale, realmente più libera, più democratica, più umana.<ref>Da ''Austerità, occasione per trasformare l'Italia'', Roma, 1977, p. 13; citato in Ginsborg 1989, p. 481.</ref> *Se i giovani si organizzano, si impadroniscono di ogni ramo del sapere e lottano con i lavoratori e gli oppressi, non c'è scampo per un vecchio ordine fondato sul privilegio e sull'ingiustizia.<ref>Citato in ''[http://web.archive.org/web/20130203025909/http://www.unita.it/la-striscia-rossa/se-i-giovani-si-organizzano-si-impadroniscono-di-ogni-ramo-del-sapere-e-lottano-con-i-lavoratori-e-gli-oppressi-non-c-146-egrave-scampo-per-un-vecchio-ordine-fondato-sul-privilegio-e-sull-146-ingiustizia-1.60801 La striscia rossa]'', ''Unità.it'', 22 luglio 2010.</ref> *"[[:w:it:Si vis pacem, para bellum|Se vuoi la pace, prepara la guerra]]", dicevano certi antenati. E invece io la penso come i pacifisti di tutto il mondo di oggi: "Se vuoi la pace, prepara la pace".<ref>''[https://www.enricoberlinguer.it/enrico/le-idee/l%E2%80%99impegno-per-la-pace/?doing_wp_cron=1665591834.4969520568847656250000 L'Impegno per la Pace]'', ''enricoberlinguer.it''</ref> *Sul sole dell'avvenire oggi discutono più gli scienziati che i comunisti.<ref>Dall'intervista di [[Ferdinando Adornato]] a Enrico Berlinguer, pubblicata come ''La consapevolezza del futuro'', Aliberti, p. 53.</ref> ==Citazioni su Enrico Berlinguer== [[File:Sandro Pertini funerale Berlinguer.jpg|thumb|[[Sandro Pertini]] rende omaggio alla salma di Enrico Berlinguer]] *Accanto alla falce e al martello, Berlinguer ha molti altri strumenti di lavoro, con una carica di realismo che mi sembra notevole. ([[Giulio Andreotti]]) *Andai a parlargli alle Botteghe Oscure dopo la [[primavera di Praga]]. Era una delle prime volte che il Corriere dava spazio a un leader del Pci. Stavo al Raphael, l'hotel di Craxi. Berlinguer volle riaccompagnarmi sulla sua 500. Guidò lui. Era molto diverso da Togliatti. ([[Enzo Bettiza]]) *Berlinguer era una persona onesta, ma questo non basta per esser comunisti. ([[Marco Rizzo]]) *Berlinguer lavora con grande impegno, non attacca la costituzione borghese, neppure il potere della borghesia, non parla affatto della necessità di rovesciare questo potere e i suoi apparati, né di liquidare l'esercito repressivo italiano, ma al contrario sottoscrive dichiarazioni con i partiti della reazione al fine di rafforzare l'esercito, di mantenere le basi americane, di ampliare le competenze e di accrescere i fondi della polizia, di modo che questa abbia, in contrasto con la legge, il diritto di controllare tutto ciò che ritiene sospetto, persino di intercettare le conversazioni telefoniche e censurare la corrispondenza privata. ([[Enver Hoxha]]) *Chiedersi se il Pci dimentica Berlinguer significa chiedersi se il Pci dimentica i valori. I nostri militanti hanno magari dimenticato il Berlinguer del compromesso storico, ma hanno viva memoria del Berlinguer dell'austerità. Magari è solo un simbolo, ma accidenti come contano i simboli. ([[Michele Serra]]) *Con il portoghese [[Álvaro Cunhal|Cunhal]]<ref>Álvaro Cunhal fu segretario del Partito Comunista Portoghese dal 1961 al 1991.</ref> e il francese [[Georges Marchais|Marchais]]<ref>Georges Marchais fu segretario del Partito Comunista Francese dal 1972 al 1994.</ref> è un vescovo della Chiesa rossa, che ha il suo Sommo Pontefice a [[Mosca]]. ([[Franz Josef Strauß]]) *Dell'uomo di partito che ha consacrato tutto il suo vivere e il suo immaginare al partito, Enrico Berlinguer portava le stimmate. Ogni cosa in lui era politica e destinata alla politica; ad esempio la volta che da segretario della Fgci<ref>[[w:Federazione Giovanile Comunista Italiana|Federazione Giovanile Comunista Italiana]].</ref> raccomandò ai giovani italiani di prendere a modello [[Maria Goretti]], quella che aveva difeso la sua verginità a prezzo della vita, ed era un modo per dire ai cattolici che i loro valori coincidevano con quelli dei comunisti. ([[Giampiero Mughini]]) *È chiaro che non favoriremo la presenza dei comunisti al governo, ma detto questo è ridicolo accettare di parlare con [[Leonid Il'ič Brežnev|Breznev]] e rifiutare ogni contatto con Berlinguer. ([[Zbigniew Brzezinski]]) *È uno dei pochi politici che mantiene la parola data. ([[Enzo Biagi]]) *Era capace di non pronunciare una sola parola per ore: io fui l'unico cui confidò che l'incidente stradale del '73 in Bulgaria era un attentato. ([[Emanuele Macaluso]]) *Fu Ignazio Pirastu, al tempo responsabile della Commissione Sport del Pci, a farci arrivare l'inattesa notizia: per Berlinguer dovevamo andare in Cile. E voleva lo sapessimo. Per il segretario del Pci non sarebbe stato giusto che la Coppa finisse nelle mani del Cile del regime-Pinochet piuttosto che nelle nostre. Da lì in poi la strada verso la partenza si fece in discesa. Fu come un liberatutti. Il governo Andreotti disse che lasciava libero il Coni di decidere, quest'ultimo lasciò libera la Federazione e di fatto ci ritrovammo a Santiago, liberi di vincere. Grazie a Berlinguer. ([[Adriano Panatta]]) *grazie Enrico, ti ricorderemo sempre come un grande uomo onesto, un vero onorevole di Stato, da cui tante persone dovrebbero prendere esempio. Grazie ancora, Enrico Berlinguer. ([[Davide Tripiedi]]) *Ho letto il discorso di [[Alessandro Natta|Natta]]. Non è stato un concentrato di elaborazione teorica, ma un complesso di luoghi comuni, detti bene da un alunno della "Normale". Non ci ho trovato un concetto che fosse uno. Il discorso si è retto semplicemente sull'ipotizzare una strategia del Pci finalizzata all'occupazione del potere. Se devo dire la mia, Berlinguer è morto oggi per il Pci, non a giugno. ([[Ciriaco de Mita]]) *Il pensiero di Enrico Berlinguer è oggi più che mai attuale: la questione morale è una grande questione politica, indispensabile per trasformare la società italiana. ([[Oliviero Diliberto]]) *La mia tesi è che Berlinguer non abbia saputo utilizzare appieno quel periodo {{NDR|dal 1974 al 1978}} di eccezionale fortuna del [[Partito Comunista Italiano|Pci]] e che non lo abbia saputo fare per precisi limiti culturali, suoi e del partito nel suo insieme. Un utile punto di partenza è la considerazione che raramente un leader politico ha avuto occasione di poter applicare e sperimentare a breve scadenza una sua impostazione teorica di fondo: è quanto accaduto al segretario del Pci, che enunciò la sua tesi del «[[compromesso storico]]» (la teorizzazione che sintetizza il suo apporto al patrimonio ideologico del partito) alla fine del 1973 e che si trovò nella condizione di poterne tentare l'applicazione già dal maggio '74, allorché il [[Referendum abrogativo in Italia del 1974|voto referendario sul divorzio]] mise in crisi l'egemonia della [[Democrazia Cristiana|DC]] nel nostro sistema politico. ([[Giorgio Galli]]) *La sua forza non è fisica: è nell'intensità del personaggio. L'aspetto angosciato, gli occhi tristi e la fronte segnata da rughe lo fanno sembrare sempre sofferente o sovraffaticato. Lesse la sua relazione con intelligenza ma senza retorica, come se volesse comunicarne il contenuto in modo da celare la qualità, spesso eccellente, della prosa con cui era espresso, piuttosto che servirsene per suscitare emozioni. Sapeva che da quel congresso sarebbe uscito segretario del partito, successore di Gramsci e di Togliatti; ma mentre lasciava il podio, così esile, curvo, come schiacciato da un invisibile fardello, sembrava che cercasse di allontanarsi il più in fretta possibile dagli applausi e gli evviva per rifugiarsi in qualche posto dove soffrire in silenzio. ([[Peter Nichols]]) *[[Alessandro Natta|Natta]] è sempre stato, e continua a essere, un freddo professore universitario, privo della carica di umanità che ha sempre caratterizzato Berlinguer. ([[Sandro Pertini]]) *Per i falchi del Pci, Berlinguer era ormai un personaggio scomodo e pericoloso, specie da quando aveva cominciato ad allentare gli ormeggi che lo legavano a Mosca. Gli era perfino scappato di dire (a [[Giampaolo Pansa|Pansa]]) che voleva per l'Italia un regime comunista, ma sotto l'ombrello della Nato che la tenesse al riparo dalle soperchierie del padrone sovietico: la più grave e blasfema di tutte le eresie in cui un capo comunista possa incorrere. ([[Indro Montanelli]]) *Perché dopo una tradizione di personalità ''flamboyantes''<ref>Fiammeggianti.</ref>, è popolare un uomo dal volto pallido e così triste come Berlinguer? ([[Alberto Ronchey]]) *''Qualcuno era comunista perché Berlinguer era una brava persona.'' ([[Giorgio Gaber]]) *Quando diventai segretario del Pci ci fu una lunga disputa su chi fosse il più degno erede di Berlinguer. Ma adesso anche Berlinguer è diventato un ingombro. ([[Alessandro Natta]]) *{{NDR|Su Enrico Berlinguer e la successione alla carica di segretario del Pci di Alessandro Natta}} Questo leader della sinistra italiana, sia pure con contraddizioni, pause, aveva in fondo la suggestione di creare un salto di qualità nella politica. Natta no. ([[Ciriaco de Mita]]) *Richiesto da un giornalista se a suo avviso la stampa italiana dedichi uno spazio sufficiente ai fatti di repressione che accadono nei paesi dell'Est, il signor Enrico Berlinguer ha bensì ammesso che «si potrebbe fare di più», ma solo nel senso di «approfondire le ragioni storiche che hanno portato i socialisti in via di sperimentazione nei paesi dell'Est europeo a limitazioni nel campo della libertà». Non è molto se si tien conto che poco prima il Segretario generale del PCI aveva affermato, giustamente, essere il [[Cile]] «un paese fondato sulla dittatura, sull'oppressione e sulla tortura». ([[Mario Corti]]) *Ricordo una volta, da piccolo, Enrico Berlinguer. Un giornalista gli chiese: «Lei è comunista ma che dice dell'isola di proprietà della sua famiglia?» Berlinguer disse: «Non rispondo a domande cretine». ([[Claudio Amendola]]) *Se ai tempi di Enrico Berlinguer ci fossero stati i [[Social network|social]] e lui vi avesse dato ascolto, non avrebbe mai fatto la proposta del [[compromesso storico]]. ([[Sergio Chiamparino]]) *Sì, Berlinguer era timido, chiuso, uno che parlava più con gli occhi che con le parole, e che di parole non ne sprecava una in più del necessario neppure quando andava in televisione e mezza Italia gli puntava lo sguardo addosso. Cocciuto più che appariscente, uno che si muoveva senza fare rumore, uno che ci dava sotto e non mollava la presa. ([[Giampiero Mughini]]) *Un giorno {{NDR|del luglio 1944}}, entrando in federazione {{NDR|del partito comunista romano, in corso Vittorio Emanuele}} e cercando un tavolo libero dove potermi sedere a parlare con alcuni compagni, intravidi a distanza una figura che non conoscevo e che a tutta prima scambiai per quella di una vecchietta. "Chi è quella lì?" chiesi distrattamente. Mi risposero che "quella lì" era il compagno Enrico Berlinguer, un sardo che era stato in galera per aver condotto delle manifestazioni popolari per il pane. Mi avvicinai incuriosito. Enrico sedeva dietro un tavolo completamente sgombro, immobile, il volto serissimo, segnato. Mi guardò senza muovere la testa, come farà poi sempre tutta la vita. Muoveva solo gli occhi, luccicanti, disegnati. Senza dire una parola. Lo guardai anch'io, e la prima impressione che ne ebbi fu di soggezione. Mai avevo visto un volto così intenso e così triste. ([[Maurizio Ferrara]]) *Un progresso vi è senza dubbio nella formazione dei quadri giovanili. Faccio in proposito soltanto il nome del compagno Enrico Berlinguer, che nel rapporto introduttivo ai lavori di questa riunione ha dato prova di una maturità politica che ritengo non sia soltanto dote sua personale ma riflesso della maturità di un movimento in sviluppo. ([[Palmiro Togliatti]]) *{{NDR|Sulla dichiarazione che l'Italia sarebbe dovuta rimanere nel Patto atlantico}} Questa cosa a Enrico gliela farò pagare. ([[Armando Cossutta]]<ref name="pansa">Da un articolo di [[Giampaolo Pansa]], ''[https://www.corriere.it/giampaolo-pansa-ritorno-in-solferino/19_novembre_02/berlinguer-mi-disse-preferisco-nato-varsavia-70e9a472-fd37-11e9-8a58-4dee50fcf96c.shtml?refresh_ce Corriere della Sera]''.</ref>) *Secondo me Berlinguer, insieme a Gozzano, è uno dei più grossi poeti del '900. Lui era un buddista, aveva quella dolcezza indiana, quella calma, una via di mezzo tra Budda e Gozzano, una signorina Felicita di Nuova Delhi. ([[Roberto Benigni]]) ==Note== <references /> ==Bibliografia== *Aa. Vv., ''Quando c'era Berlinguer'', a cura di Walter Veltroni, Rizzoli, Milano, 2014. ISBN 978-88-17-07336-3 *Paul Ginsborg, ''Storia d'Italia dal dopoguerra a oggi'', traduzione di Marcello Flores e Sandro Perini, Einaudi, Torino, 1989. ISBN 8806160548 ==Voci correlate== *[[Bianca Berlinguer]], figlia ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Berlinguer, Enrico}} [[Categoria:Antifascisti italiani]] [[Categoria:Comunisti in Italia]] [[Categoria:Politici italiani]] 5p0n40mkfinn0eqnf3vjpzthuow8o1k 1420259 1420251 2026-07-13T09:53:42Z Gaux 18878 /* Citazioni su Enrico Berlinguer */ Giorgio Galli 1420259 wikitext text/x-wiki [[Immagine:Enricoberlinguer.jpg|thumb|Enrico Berlinguer]] '''Enrico Berlinguer''' (1922 – 1984), politico italiano. ==Citazioni di Enrico Berlinguer== {{cronologico}} *Nel corso delle conversazioni, come potete immaginare, abbiamo informato ampiamente i compagni sovietici delle reazioni e preoccupazioni che ha suscitato nell'opinione pubblica del nostro paese la sostituzione del compagno [[Nikita Sergeevič Chruščёv|Chruščёv]]. Con grande franchezza abbiamo inoltre esposto ai compagni del Pcus le perplessità e le riserve che il modo in cui i mutamenti sono stati annunciati e presentati ha sollevato nel nostro partito. (da appunti letti ai giornalisti all'aeroporto di Fiumicino, 3 novembre 1964<ref name="Cronologia" />) *Compagni, non sarò né Togliatti né Longo. (durante il XIII congresso del PCI, 13 marzo 1972<ref name="e.berlinguer.biogr">Citato in ''[http://www.nanopress.it/politica/2014/06/11/enrico-berlinguer-cosa-ha-fatto-biografia-pensiero-e-opere-del-leader-del-pci/15757/ Enrico Berlinguer cosa ha fatto? Biografia, pensiero e opere del leader del PCI]'', ''Nanopress.it''.</ref>) *La gravità dei problemi del paese, le minacce sempre incombenti di avventure reazionarie e la necessità di aprire finalmente alla nazione una sicura via di [[sviluppo economico]], di rinnovamento sociale e di progresso democratico rendono sempre più urgente e maturo che si giunga a quello che può essere definito il nuovo grande «compromesso storico» tra le forze che raccolgono e rappresentano la grande maggioranza del popolo italiano.<ref>Da ''Riflessioni sull'Italia dopo i fatti del Cile'', in ''Rinascita'', 9 ottobre 1973; ristampato in ''La «Questione comunista», 1969-75'', a cura di A. Tatò, Roma, 1975, vol. II, pp. 638-9; p. 480.</ref> *Sarebbe del tutto illusorio pensare che, anche se i partiti e le forze di sinistra riuscissero a raggiungere il 51% dei voti e della rappresentanza parlamentare, questo fatto garantirebbe la sopravvivenza e l'opera di un governo che fosse l'espressione di tale 51 per cento. Ecco perché noi parliamo non di una "alternativa di sinistra" ma di una "alternativa democratica", e cioè della prospettiva politica di una collaborazione e di una intesa delle forze popolari d'ispirazione comunista e socialista con le forze popolari di ispirazione cattolica, oltre che con formazioni di altro orientamento democratico. La gravità dei problemi del paese, le minacce sempre incombenti di avventure reazionarie e la necessità di aprire finalmente alla nazione una sicura via di sviluppo economico, di rinnovamento sociale e di progresso democratico rendono sempre più urgente e maturo che si giunga a quello che può essere definito il nuovo grande "compromesso storico" tra le forze che raccolgono e rappresentano la grande maggioranza del popolo italiano. (da alcune riflessioni pubblicate su ''Rinascita'', 12 ottobre 1973<ref name="Cronologia">Citato in ''[http://cinquantamila.corriere.it/storyTellerThread.php?threadId=enricoberlinguer Cronologia di Enrico Berlinguer (giorno per giorno)]'', ''Corriere.it''.</ref>) *Io voglio che l’Italia non esca dal Patto Atlantico «anche» per questo, e non solo perché la nostra uscita sconvolgerebbe l’equilibrio internazionale. Mi sento più sicuro stando di qua, ma vedo che anche di qua ci sono seri tentativi per limitare la nostra autonomia. (da un'intervista a Giampaolo Pansa, 15 giugno 1976<ref name="Pansa">Da un'intervista di [[Giampaolo Pansa]], ''Corriere della Sera'', 15 giugno 1976; riportata in ''[https://www.enricoberlinguer.it/enrico/le-idee/l%E2%80%99impegno-per-la-pace/mi-sento-piu-sicuro-nel-patto-atlantico/ Mi sento più sicuro nel Patto Atlantico]'', ''enricoberlinguer.it''.</ref>) *Nel Pci esiste ed opera la volontà non solo di costruire e di far vivere qui in Italia un partito laico e democratico, come tale non teista, non ateista, non antiteista, ma di volere anche, per diretta conseguenza, uno Stato laico e democratico, anch'esso dunque non teista, non ateista, non antiteista. (da una lettera a al monsignor Luigi Bettazzi, vescovo di Ivrea, 14 ottobre 1977<ref name="Cronologia" />) *L'esperienza compiuta ci ha portato alla conclusione che la democrazia è oggi non soltanto il terreno sul quale l'avversario di classe è costretto a retrocedere, ma è anche il valore storicamente universale sul quale fondare un'originale società socialista. Ecco perché la nostra lotta unitaria (che cerca costantemente l'intesa con altre forze d'ispirazione socialista e cristiana in Italia e in Europa occidentale) è rivolta a realizzare una società nuova – socialista – che garantisca tutte le libertà personali e collettive, civili e religiose, il carattere non ideologico dello Stato, la possibilità dell'esistenza di diversi partiti, il pluralismo della vita sociale, culturale, ideale. (dalla celebrazione per il 60° anniversario della Rivoluzione d'Ottobre, Mosca, 31 ottobre 1977<ref name="Cronologia" />) *Dopo la tragica scomparsa di quest'uomo {{NDR|[[Aldo Moro]]}}, la Dc è divenuta oscillante e preoccupata e, via via, si è dimostrata sempre più irresponsabilmente propensa ad allungare i tempi all'infinito e, intanto, a profittarne. (dall'intervista di Gianfranco Piazzesi, ''Berlinguer: possibile un nuovo colloquio con la Dc'', ''Corriere della sera'', maggio 1979<ref name=sfida />) *{{NDR|L'[[Unione Sovietica]]}} Un regime politico che non garantisce il pieno esercizio delle libertà.<ref name=fallaci>Dall'intervista a [[Oriana Fallaci]], ''Berlinguer: non rompiamo con i sovietici, ma...'', ''Corriere della Sera'', 26 luglio 1980.</ref> *[...] io le invettive non le lancio contro nessuno, non mi piace scagliare [[anatema|anatemi]], gli anatemi sono espressioni di fanatismo e v'è troppo fanatismo nel [[mondo]].<ref name=fallaci/><ref>Ora in Oriana Fallaci, ''Intervista con il potere'', BUR, 2010.</ref> *Ci si salva e si va avanti se si agisce insieme e non solo uno per uno. (dall'intervista a ''Moby Dick''<ref>Mensile della FGCI siciliana.</ref>, giugno 1981<ref name=sfida>Citato in [[Walter Veltroni]], ''La sfida interrotta. Le idee di Enrico Berlinguer'', Baldini & Castoldi, 1994.</ref>) *I [[partito politico|partiti]] di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela.<ref name=scalfari>Dall'intervista di [[Eugenio Scalfari]], ''Che cos'è la questione morale'', ''la Repubblica'', 28 luglio 1981; riportata in ''[http://www.cinquantamila.it/storyTellerThread.php?threadId=EnriBerlinguer L'intervista di Scalfari a Berlinguer]'', ''Cinquantamila.it''.</ref> *I partiti hanno occupato lo Stato e tutte le istituzioni a partire dal governo, gli enti locali, gli enti di previdenza, le aziende pubbliche, gli istituti culturali, gli ospedali, le università, la Rai tv, alcuni grandi giornali. Per esempio oggi c'è il pericolo che [...] il ''Corriere della sera'' cada in mano di questo o quel partito o di una sua corrente, ma noi impediremo che un grande organo di stampa faccia una così brutta fine.<ref name=scalfari/> *Noi pensiamo che il tipo di sviluppo economico e sociale capitalistico sia causa di gravi distorsioni, di immensi costi e disparità sociali, di enormi sprechi di ricchezza.<ref name=scalfari/> *Ciò che è avvenuto in Polonia ci induce a considerare che effettivamente la capacità propulsiva di rinnovamento delle società che si sono create nell'Est europeo è venuta esaurendosi. Parlo di una spinta propulsiva che si è manifestata per lunghi periodi e che ha la sua data d'inizio nella Rivoluzione socialista dell'Ottobre. Oggi siamo giunti a un punto in cui quella fase si chiude. Noi pensiamo che gli insegnamenti fondamentali che ci ha trasmesso prima di tutto Marx e alcune delle lezioni di Lenin conservino una loro validità; e che d'altra parte vi sia tutto un patrimonio e tutta una parte di questo insegnamento che sono ormai caduti e debbono essere abbandonati e del resto sono stati da noi stessi abbandonati con gli sviluppi nuovi che abbiamo dato alla nostra elaborazione, centrata su un tema che non era centrale in Lenin. Il tema su cui noi ci concentriamo è quello dei modi e delle forme della costruzione socialista in società economicamente sviluppate e con tradizioni democratiche, quali sono le società dell'occidente europeo. È chiaro che l'esplorazione di vie verso il socialismo, in questa parte dell'Europa e del mondo, richiede soluzioni del tutto originali rispetto a quelle che si sono attuate nell'Unione Sovietica e che si sono via via attuate negli altri paesi dell'est, sia europeo, sia asiatico. Da questo punto di vista, noi consideriamo l'esperienza storica del movimento socialista nelle due fasi fondamentali: quella socialdemocratica e quella dei paesi dove il socialismo è stato avviato sotto la direzione di partiti comunisti nell'est europeo. Ognuna di queste esperienze ha dato i suoi frutti all'avanzata del movimento operaio, ma entrambe vanno superate criticamente con nuove formule, con nuove soluzioni, cioè con quella che noi chiamiamo la terza via, la terza via appunto rispetto alle vie tradizionali della socialdemocrazia e rispetto ai modelli dell'Est europeo. Si tratta di una ricerca nella quale vediamo impegnati non solo alcuni partiti comunisti, ma anche alcune delle socialdemocrazie, o almeno alcuni settori delle socialdemocrazie, dove questo stesso tema viene discusso e approfondito. (da una dichiarazione rilasciata al programma televisivo ''Tribuna politica'', 15 dicembre 1981<ref name="Cronologia" /><ref name="l'Unità, Maggio 1989" />) *Io penso che le parole che soprattutto in questi ultimi tempi il papa [[Papa Giovanni Paolo II|Giovanni Paolo II]] ha pronunciato in modo chiaro per condannare la corsa agli armamenti e, in particolare, la corsa verso nuove armi atomiche, siano delle parole giusto che dànno ascolto ed espressione alla volontà di milioni e milioni di credenti che hanno manifestato insieme con noi, o in altre forme autonome, nel corso di questi ultimi mesi, in Italia e negli altri [Paesi] europei. Valuto soprattutto in modo positivo la più recente iniziativa presa dal papa, che non è più soltanto un appello alla pace. Il papa, come è noto, ha inviato suoi rappresentanti, scelti fra i membri della Pontificia Accademia delle Scienze per illustrare ai rappresentanti delle massime potenze -Stati Uniti, Unione Sovietica, Francia, Inghilterra- uno studio compiuto dalla stessa accademia sulle conseguenze di un conflitto atomico, affinché tutti ricavino, da questo studio e ''dai terribili disastri addirittura di proporzione catastrofiche che ne deriverebbero'', le dovute conseguenze. Non soltanto occorre subito arrestare ogni passo nuovo verso la corsa agli armamenti, ma lavorare per la messa al bando delle armi atomiche. Questa è anche la nostra posizione e la posizione di numerosi Stati.<ref name="l'Unità, Maggio 1989">Trascrizione della tribuna politica trasmessa il 15 Dicembre 1981 su Raiuno, domanda di Peter Nichols. In Antonio Tatò, ''Berlinguer, attualità e futuro. Una scelta di scritti di E. Berlinguer nel 5° anniversario della scomparsa.'', supplemento al quotidiano ''L'Unità'', 29 Maggio 1989, pag. 88</ref> *La cosa che mi preoccupa in [[Bettino Craxi|Craxi]] è che certe volte mi sembra che pensi soltanto al [[potere]] per il potere. (dall'intervista a Chiara Valentini, ''Panorama'', maggio 1983<ref name=sfida />) *[[Umberto Terracini]] è stato un grande compagno e un grande italiano che ha reso illustre un largo tratto della storia e del nostro partito e del nostro Paese.<ref>Citato in ''[http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,8/articleid,1404_02_1983_0331_0008_20207676/ Terracini commemorato da Saragat e Berlinguer]'', ''La Stampa'', 7 dicembre 1983</ref> ===Senza data=== *Come vedi, fare il [[filosofo]] giova poco, e conviene meglio darsi all'[[ippica]]. Eppure, certe cose le possono sapere soltanto i filosofi.<ref>Da una lettera a zia Carmelia, in ''Quando c'era Berlinguer'', [https://books.google.it/books?id=Mrd2AwAAQBAJ&pg=PT186 p. 186].</ref> *Il [[comunismo]] è la trasformazione secondo giustizia della società. (da ''Tribuna politica'', 7 febbraio 1980) *Il rispetto delle<ref>"della" – ''sic'' – nel testo originale.</ref> alleanze non significa che l'[[Italia]] debba tenere il capo chino.<ref>Da ''Discorsi parlamentari, 1968-1984'', a cura di Maria Luisa Righi, Camera dei deputati, 2001.</ref> *Mandiamo da questo congresso il saluto più fraterno e di operante solidarietà dei comunisti italiani agli eroici combattenti del Vietnam e della Cambogia.<ref>Da ''14esimo congresso del Partito comunista italiano: atti e risoluzioni'', Editori Riuniti, 1975.</ref> *La questione morale esiste da tempo. Ma ormai essa è diventata la questione politica prima ed essenziale perché dalla sua soluzione dipende la ripresa di fiducia nelle istituzioni, la effettiva governabilità del paese e la tenuta del regime democratico.<ref name="baef" /> *Noi pensiamo che gli insegnamenti fondamentali che ci ha trasmesso prima di tutto [[Karl Marx|Marx]] e alcune delle lezioni di [[Lenin]] conservino una loro vitalità, e che vi sia poi, d'altra parte, tutto un patrimonio e tutta una parte di questo insegnamento che sono ormai caduti, che debbono essere abbandonati e che, del resto, sono stati da noi stessi abbandonati con gli sviluppi nuovi che abbiamo dato alla nostra elaborazione, che si concentra su un tema che non era il tema centrale dell'opera di Lenin.<ref name="baef">Da ''Berlinguer. Attualità e futuro'', a cura di Antonio Tatò, supplemento a ''l'Unità'', n. 136, 11 giugno 1989.</ref> *Una società più [[Austerità|austera]] può essere una società più giusta, meno diseguale, realmente più libera, più democratica, più umana.<ref>Da ''Austerità, occasione per trasformare l'Italia'', Roma, 1977, p. 13; citato in Ginsborg 1989, p. 481.</ref> *Se i giovani si organizzano, si impadroniscono di ogni ramo del sapere e lottano con i lavoratori e gli oppressi, non c'è scampo per un vecchio ordine fondato sul privilegio e sull'ingiustizia.<ref>Citato in ''[http://web.archive.org/web/20130203025909/http://www.unita.it/la-striscia-rossa/se-i-giovani-si-organizzano-si-impadroniscono-di-ogni-ramo-del-sapere-e-lottano-con-i-lavoratori-e-gli-oppressi-non-c-146-egrave-scampo-per-un-vecchio-ordine-fondato-sul-privilegio-e-sull-146-ingiustizia-1.60801 La striscia rossa]'', ''Unità.it'', 22 luglio 2010.</ref> *"[[:w:it:Si vis pacem, para bellum|Se vuoi la pace, prepara la guerra]]", dicevano certi antenati. E invece io la penso come i pacifisti di tutto il mondo di oggi: "Se vuoi la pace, prepara la pace".<ref>''[https://www.enricoberlinguer.it/enrico/le-idee/l%E2%80%99impegno-per-la-pace/?doing_wp_cron=1665591834.4969520568847656250000 L'Impegno per la Pace]'', ''enricoberlinguer.it''</ref> *Sul sole dell'avvenire oggi discutono più gli scienziati che i comunisti.<ref>Dall'intervista di [[Ferdinando Adornato]] a Enrico Berlinguer, pubblicata come ''La consapevolezza del futuro'', Aliberti, p. 53.</ref> ==Citazioni su Enrico Berlinguer== [[File:Sandro Pertini funerale Berlinguer.jpg|thumb|[[Sandro Pertini]] rende omaggio alla salma di Enrico Berlinguer]] *Accanto alla falce e al martello, Berlinguer ha molti altri strumenti di lavoro, con una carica di realismo che mi sembra notevole. ([[Giulio Andreotti]]) *Andai a parlargli alle Botteghe Oscure dopo la [[primavera di Praga]]. Era una delle prime volte che il Corriere dava spazio a un leader del Pci. Stavo al Raphael, l'hotel di Craxi. Berlinguer volle riaccompagnarmi sulla sua 500. Guidò lui. Era molto diverso da Togliatti. ([[Enzo Bettiza]]) *Berlinguer era una persona onesta, ma questo non basta per esser comunisti. ([[Marco Rizzo]]) *Berlinguer lavora con grande impegno, non attacca la costituzione borghese, neppure il potere della borghesia, non parla affatto della necessità di rovesciare questo potere e i suoi apparati, né di liquidare l'esercito repressivo italiano, ma al contrario sottoscrive dichiarazioni con i partiti della reazione al fine di rafforzare l'esercito, di mantenere le basi americane, di ampliare le competenze e di accrescere i fondi della polizia, di modo che questa abbia, in contrasto con la legge, il diritto di controllare tutto ciò che ritiene sospetto, persino di intercettare le conversazioni telefoniche e censurare la corrispondenza privata. ([[Enver Hoxha]]) *Chiedersi se il Pci dimentica Berlinguer significa chiedersi se il Pci dimentica i valori. I nostri militanti hanno magari dimenticato il Berlinguer del compromesso storico, ma hanno viva memoria del Berlinguer dell'austerità. Magari è solo un simbolo, ma accidenti come contano i simboli. ([[Michele Serra]]) *Con il portoghese [[Álvaro Cunhal|Cunhal]]<ref>Álvaro Cunhal fu segretario del Partito Comunista Portoghese dal 1961 al 1991.</ref> e il francese [[Georges Marchais|Marchais]]<ref>Georges Marchais fu segretario del Partito Comunista Francese dal 1972 al 1994.</ref> è un vescovo della Chiesa rossa, che ha il suo Sommo Pontefice a [[Mosca]]. ([[Franz Josef Strauß]]) *Dell'uomo di partito che ha consacrato tutto il suo vivere e il suo immaginare al partito, Enrico Berlinguer portava le stimmate. Ogni cosa in lui era politica e destinata alla politica; ad esempio la volta che da segretario della Fgci<ref>[[w:Federazione Giovanile Comunista Italiana|Federazione Giovanile Comunista Italiana]].</ref> raccomandò ai giovani italiani di prendere a modello [[Maria Goretti]], quella che aveva difeso la sua verginità a prezzo della vita, ed era un modo per dire ai cattolici che i loro valori coincidevano con quelli dei comunisti. ([[Giampiero Mughini]]) *È chiaro che non favoriremo la presenza dei comunisti al governo, ma detto questo è ridicolo accettare di parlare con [[Leonid Il'ič Brežnev|Breznev]] e rifiutare ogni contatto con Berlinguer. ([[Zbigniew Brzezinski]]) *È uno dei pochi politici che mantiene la parola data. ([[Enzo Biagi]]) *Era capace di non pronunciare una sola parola per ore: io fui l'unico cui confidò che l'incidente stradale del '73 in Bulgaria era un attentato. ([[Emanuele Macaluso]]) *Fu Ignazio Pirastu, al tempo responsabile della Commissione Sport del Pci, a farci arrivare l'inattesa notizia: per Berlinguer dovevamo andare in Cile. E voleva lo sapessimo. Per il segretario del Pci non sarebbe stato giusto che la Coppa finisse nelle mani del Cile del regime-Pinochet piuttosto che nelle nostre. Da lì in poi la strada verso la partenza si fece in discesa. Fu come un liberatutti. Il governo Andreotti disse che lasciava libero il Coni di decidere, quest'ultimo lasciò libera la Federazione e di fatto ci ritrovammo a Santiago, liberi di vincere. Grazie a Berlinguer. ([[Adriano Panatta]]) *grazie Enrico, ti ricorderemo sempre come un grande uomo onesto, un vero onorevole di Stato, da cui tante persone dovrebbero prendere esempio. Grazie ancora, Enrico Berlinguer. ([[Davide Tripiedi]]) *Ho letto il discorso di [[Alessandro Natta|Natta]]. Non è stato un concentrato di elaborazione teorica, ma un complesso di luoghi comuni, detti bene da un alunno della "Normale". Non ci ho trovato un concetto che fosse uno. Il discorso si è retto semplicemente sull'ipotizzare una strategia del Pci finalizzata all'occupazione del potere. Se devo dire la mia, Berlinguer è morto oggi per il Pci, non a giugno. ([[Ciriaco de Mita]]) *Il pensiero di Enrico Berlinguer è oggi più che mai attuale: la questione morale è una grande questione politica, indispensabile per trasformare la società italiana. ([[Oliviero Diliberto]]) *Il segretario del Pci rimase sempre convinto che la fase [[Capitalismo|capitalistica]] della storia umana in Occidente sarebbe stata seguita da una fase socialista, da un sistema sociale e politico diverso sia dalla democrazia rappresentativa delle società capitalistiche, sia dai regimi autoritari dell'Est, fondati sulla proprietà collettiva, un sistema con tratti più marcati di [[egualitarismo]], che egli non definì, ma per il quale adottò negli anni ottanta, la definizione di una «terza via» diversa, originale, la cui proposta avrebbe dovuto caratterizzare l'«[[eurocomunismo]]», una particolare esperienza, comune del Pci, del [[Partito Comunista Francese|Pcf]] (durante la fase dell'unione delle sinistre in Francia) e del [[Partito Comunista di Spagna|partito comunista spagnolo]] (nella fase di ripresa democratica dopo la scomparsa di [[Francisco Franco|Franco]]. ([[Giorgio Galli]]) *La mia tesi è che Berlinguer non abbia saputo utilizzare appieno quel periodo {{NDR|dal 1974 al 1978}} di eccezionale fortuna del [[Partito Comunista Italiano|Pci]] e che non lo abbia saputo fare per precisi limiti culturali, suoi e del partito nel suo insieme. Un utile punto di partenza è la considerazione che raramente un leader politico ha avuto occasione di poter applicare e sperimentare a breve scadenza una sua impostazione teorica di fondo: è quanto accaduto al segretario del Pci, che enunciò la sua tesi del «[[compromesso storico]]» (la teorizzazione che sintetizza il suo apporto al patrimonio ideologico del partito) alla fine del 1973 e che si trovò nella condizione di poterne tentare l'applicazione già dal maggio '74, allorché il [[Referendum abrogativo in Italia del 1974|voto referendario sul divorzio]] mise in crisi l'egemonia della [[Democrazia Cristiana|DC]] nel nostro sistema politico. ([[Giorgio Galli]]) *La sua forza non è fisica: è nell'intensità del personaggio. L'aspetto angosciato, gli occhi tristi e la fronte segnata da rughe lo fanno sembrare sempre sofferente o sovraffaticato. Lesse la sua relazione con intelligenza ma senza retorica, come se volesse comunicarne il contenuto in modo da celare la qualità, spesso eccellente, della prosa con cui era espresso, piuttosto che servirsene per suscitare emozioni. Sapeva che da quel congresso sarebbe uscito segretario del partito, successore di Gramsci e di Togliatti; ma mentre lasciava il podio, così esile, curvo, come schiacciato da un invisibile fardello, sembrava che cercasse di allontanarsi il più in fretta possibile dagli applausi e gli evviva per rifugiarsi in qualche posto dove soffrire in silenzio. ([[Peter Nichols]]) *[[Alessandro Natta|Natta]] è sempre stato, e continua a essere, un freddo professore universitario, privo della carica di umanità che ha sempre caratterizzato Berlinguer. ([[Sandro Pertini]]) *Per i falchi del Pci, Berlinguer era ormai un personaggio scomodo e pericoloso, specie da quando aveva cominciato ad allentare gli ormeggi che lo legavano a Mosca. Gli era perfino scappato di dire (a [[Giampaolo Pansa|Pansa]]) che voleva per l'Italia un regime comunista, ma sotto l'ombrello della Nato che la tenesse al riparo dalle soperchierie del padrone sovietico: la più grave e blasfema di tutte le eresie in cui un capo comunista possa incorrere. ([[Indro Montanelli]]) *Perché dopo una tradizione di personalità ''flamboyantes''<ref>Fiammeggianti.</ref>, è popolare un uomo dal volto pallido e così triste come Berlinguer? ([[Alberto Ronchey]]) *''Qualcuno era comunista perché Berlinguer era una brava persona.'' ([[Giorgio Gaber]]) *Quando diventai segretario del Pci ci fu una lunga disputa su chi fosse il più degno erede di Berlinguer. Ma adesso anche Berlinguer è diventato un ingombro. ([[Alessandro Natta]]) *{{NDR|Su Enrico Berlinguer e la successione alla carica di segretario del Pci di Alessandro Natta}} Questo leader della sinistra italiana, sia pure con contraddizioni, pause, aveva in fondo la suggestione di creare un salto di qualità nella politica. Natta no. ([[Ciriaco de Mita]]) *Richiesto da un giornalista se a suo avviso la stampa italiana dedichi uno spazio sufficiente ai fatti di repressione che accadono nei paesi dell'Est, il signor Enrico Berlinguer ha bensì ammesso che «si potrebbe fare di più», ma solo nel senso di «approfondire le ragioni storiche che hanno portato i socialisti in via di sperimentazione nei paesi dell'Est europeo a limitazioni nel campo della libertà». Non è molto se si tien conto che poco prima il Segretario generale del PCI aveva affermato, giustamente, essere il [[Cile]] «un paese fondato sulla dittatura, sull'oppressione e sulla tortura». ([[Mario Corti]]) *Ricordo una volta, da piccolo, Enrico Berlinguer. Un giornalista gli chiese: «Lei è comunista ma che dice dell'isola di proprietà della sua famiglia?» Berlinguer disse: «Non rispondo a domande cretine». ([[Claudio Amendola]]) *Se ai tempi di Enrico Berlinguer ci fossero stati i [[Social network|social]] e lui vi avesse dato ascolto, non avrebbe mai fatto la proposta del [[compromesso storico]]. ([[Sergio Chiamparino]]) *Sì, Berlinguer era timido, chiuso, uno che parlava più con gli occhi che con le parole, e che di parole non ne sprecava una in più del necessario neppure quando andava in televisione e mezza Italia gli puntava lo sguardo addosso. Cocciuto più che appariscente, uno che si muoveva senza fare rumore, uno che ci dava sotto e non mollava la presa. ([[Giampiero Mughini]]) *Un giorno {{NDR|del luglio 1944}}, entrando in federazione {{NDR|del partito comunista romano, in corso Vittorio Emanuele}} e cercando un tavolo libero dove potermi sedere a parlare con alcuni compagni, intravidi a distanza una figura che non conoscevo e che a tutta prima scambiai per quella di una vecchietta. "Chi è quella lì?" chiesi distrattamente. Mi risposero che "quella lì" era il compagno Enrico Berlinguer, un sardo che era stato in galera per aver condotto delle manifestazioni popolari per il pane. Mi avvicinai incuriosito. Enrico sedeva dietro un tavolo completamente sgombro, immobile, il volto serissimo, segnato. Mi guardò senza muovere la testa, come farà poi sempre tutta la vita. Muoveva solo gli occhi, luccicanti, disegnati. Senza dire una parola. Lo guardai anch'io, e la prima impressione che ne ebbi fu di soggezione. Mai avevo visto un volto così intenso e così triste. ([[Maurizio Ferrara]]) *Un progresso vi è senza dubbio nella formazione dei quadri giovanili. Faccio in proposito soltanto il nome del compagno Enrico Berlinguer, che nel rapporto introduttivo ai lavori di questa riunione ha dato prova di una maturità politica che ritengo non sia soltanto dote sua personale ma riflesso della maturità di un movimento in sviluppo. ([[Palmiro Togliatti]]) *{{NDR|Sulla dichiarazione che l'Italia sarebbe dovuta rimanere nel Patto atlantico}} Questa cosa a Enrico gliela farò pagare. ([[Armando Cossutta]]<ref name="pansa">Da un articolo di [[Giampaolo Pansa]], ''[https://www.corriere.it/giampaolo-pansa-ritorno-in-solferino/19_novembre_02/berlinguer-mi-disse-preferisco-nato-varsavia-70e9a472-fd37-11e9-8a58-4dee50fcf96c.shtml?refresh_ce Corriere della Sera]''.</ref>) *Secondo me Berlinguer, insieme a Gozzano, è uno dei più grossi poeti del '900. Lui era un buddista, aveva quella dolcezza indiana, quella calma, una via di mezzo tra Budda e Gozzano, una signorina Felicita di Nuova Delhi. ([[Roberto Benigni]]) ==Note== <references /> ==Bibliografia== *Aa. Vv., ''Quando c'era Berlinguer'', a cura di Walter Veltroni, Rizzoli, Milano, 2014. ISBN 978-88-17-07336-3 *Paul Ginsborg, ''Storia d'Italia dal dopoguerra a oggi'', traduzione di Marcello Flores e Sandro Perini, Einaudi, Torino, 1989. ISBN 8806160548 ==Voci correlate== *[[Bianca Berlinguer]], figlia ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Berlinguer, Enrico}} [[Categoria:Antifascisti italiani]] [[Categoria:Comunisti in Italia]] [[Categoria:Politici italiani]] 7zqfebgdmiuapxrti416r96jsb65cny 1420262 1420259 2026-07-13T09:55:47Z Gaux 18878 /* Citazioni su Enrico Berlinguer */ wlink 1420262 wikitext text/x-wiki [[Immagine:Enricoberlinguer.jpg|thumb|Enrico Berlinguer]] '''Enrico Berlinguer''' (1922 – 1984), politico italiano. ==Citazioni di Enrico Berlinguer== {{cronologico}} *Nel corso delle conversazioni, come potete immaginare, abbiamo informato ampiamente i compagni sovietici delle reazioni e preoccupazioni che ha suscitato nell'opinione pubblica del nostro paese la sostituzione del compagno [[Nikita Sergeevič Chruščёv|Chruščёv]]. Con grande franchezza abbiamo inoltre esposto ai compagni del Pcus le perplessità e le riserve che il modo in cui i mutamenti sono stati annunciati e presentati ha sollevato nel nostro partito. (da appunti letti ai giornalisti all'aeroporto di Fiumicino, 3 novembre 1964<ref name="Cronologia" />) *Compagni, non sarò né Togliatti né Longo. (durante il XIII congresso del PCI, 13 marzo 1972<ref name="e.berlinguer.biogr">Citato in ''[http://www.nanopress.it/politica/2014/06/11/enrico-berlinguer-cosa-ha-fatto-biografia-pensiero-e-opere-del-leader-del-pci/15757/ Enrico Berlinguer cosa ha fatto? Biografia, pensiero e opere del leader del PCI]'', ''Nanopress.it''.</ref>) *La gravità dei problemi del paese, le minacce sempre incombenti di avventure reazionarie e la necessità di aprire finalmente alla nazione una sicura via di [[sviluppo economico]], di rinnovamento sociale e di progresso democratico rendono sempre più urgente e maturo che si giunga a quello che può essere definito il nuovo grande «compromesso storico» tra le forze che raccolgono e rappresentano la grande maggioranza del popolo italiano.<ref>Da ''Riflessioni sull'Italia dopo i fatti del Cile'', in ''Rinascita'', 9 ottobre 1973; ristampato in ''La «Questione comunista», 1969-75'', a cura di A. Tatò, Roma, 1975, vol. II, pp. 638-9; p. 480.</ref> *Sarebbe del tutto illusorio pensare che, anche se i partiti e le forze di sinistra riuscissero a raggiungere il 51% dei voti e della rappresentanza parlamentare, questo fatto garantirebbe la sopravvivenza e l'opera di un governo che fosse l'espressione di tale 51 per cento. Ecco perché noi parliamo non di una "alternativa di sinistra" ma di una "alternativa democratica", e cioè della prospettiva politica di una collaborazione e di una intesa delle forze popolari d'ispirazione comunista e socialista con le forze popolari di ispirazione cattolica, oltre che con formazioni di altro orientamento democratico. La gravità dei problemi del paese, le minacce sempre incombenti di avventure reazionarie e la necessità di aprire finalmente alla nazione una sicura via di sviluppo economico, di rinnovamento sociale e di progresso democratico rendono sempre più urgente e maturo che si giunga a quello che può essere definito il nuovo grande "compromesso storico" tra le forze che raccolgono e rappresentano la grande maggioranza del popolo italiano. (da alcune riflessioni pubblicate su ''Rinascita'', 12 ottobre 1973<ref name="Cronologia">Citato in ''[http://cinquantamila.corriere.it/storyTellerThread.php?threadId=enricoberlinguer Cronologia di Enrico Berlinguer (giorno per giorno)]'', ''Corriere.it''.</ref>) *Io voglio che l’Italia non esca dal Patto Atlantico «anche» per questo, e non solo perché la nostra uscita sconvolgerebbe l’equilibrio internazionale. Mi sento più sicuro stando di qua, ma vedo che anche di qua ci sono seri tentativi per limitare la nostra autonomia. (da un'intervista a Giampaolo Pansa, 15 giugno 1976<ref name="Pansa">Da un'intervista di [[Giampaolo Pansa]], ''Corriere della Sera'', 15 giugno 1976; riportata in ''[https://www.enricoberlinguer.it/enrico/le-idee/l%E2%80%99impegno-per-la-pace/mi-sento-piu-sicuro-nel-patto-atlantico/ Mi sento più sicuro nel Patto Atlantico]'', ''enricoberlinguer.it''.</ref>) *Nel Pci esiste ed opera la volontà non solo di costruire e di far vivere qui in Italia un partito laico e democratico, come tale non teista, non ateista, non antiteista, ma di volere anche, per diretta conseguenza, uno Stato laico e democratico, anch'esso dunque non teista, non ateista, non antiteista. (da una lettera a al monsignor Luigi Bettazzi, vescovo di Ivrea, 14 ottobre 1977<ref name="Cronologia" />) *L'esperienza compiuta ci ha portato alla conclusione che la democrazia è oggi non soltanto il terreno sul quale l'avversario di classe è costretto a retrocedere, ma è anche il valore storicamente universale sul quale fondare un'originale società socialista. Ecco perché la nostra lotta unitaria (che cerca costantemente l'intesa con altre forze d'ispirazione socialista e cristiana in Italia e in Europa occidentale) è rivolta a realizzare una società nuova – socialista – che garantisca tutte le libertà personali e collettive, civili e religiose, il carattere non ideologico dello Stato, la possibilità dell'esistenza di diversi partiti, il pluralismo della vita sociale, culturale, ideale. (dalla celebrazione per il 60° anniversario della Rivoluzione d'Ottobre, Mosca, 31 ottobre 1977<ref name="Cronologia" />) *Dopo la tragica scomparsa di quest'uomo {{NDR|[[Aldo Moro]]}}, la Dc è divenuta oscillante e preoccupata e, via via, si è dimostrata sempre più irresponsabilmente propensa ad allungare i tempi all'infinito e, intanto, a profittarne. (dall'intervista di Gianfranco Piazzesi, ''Berlinguer: possibile un nuovo colloquio con la Dc'', ''Corriere della sera'', maggio 1979<ref name=sfida />) *{{NDR|L'[[Unione Sovietica]]}} Un regime politico che non garantisce il pieno esercizio delle libertà.<ref name=fallaci>Dall'intervista a [[Oriana Fallaci]], ''Berlinguer: non rompiamo con i sovietici, ma...'', ''Corriere della Sera'', 26 luglio 1980.</ref> *[...] io le invettive non le lancio contro nessuno, non mi piace scagliare [[anatema|anatemi]], gli anatemi sono espressioni di fanatismo e v'è troppo fanatismo nel [[mondo]].<ref name=fallaci/><ref>Ora in Oriana Fallaci, ''Intervista con il potere'', BUR, 2010.</ref> *Ci si salva e si va avanti se si agisce insieme e non solo uno per uno. (dall'intervista a ''Moby Dick''<ref>Mensile della FGCI siciliana.</ref>, giugno 1981<ref name=sfida>Citato in [[Walter Veltroni]], ''La sfida interrotta. Le idee di Enrico Berlinguer'', Baldini & Castoldi, 1994.</ref>) *I [[partito politico|partiti]] di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela.<ref name=scalfari>Dall'intervista di [[Eugenio Scalfari]], ''Che cos'è la questione morale'', ''la Repubblica'', 28 luglio 1981; riportata in ''[http://www.cinquantamila.it/storyTellerThread.php?threadId=EnriBerlinguer L'intervista di Scalfari a Berlinguer]'', ''Cinquantamila.it''.</ref> *I partiti hanno occupato lo Stato e tutte le istituzioni a partire dal governo, gli enti locali, gli enti di previdenza, le aziende pubbliche, gli istituti culturali, gli ospedali, le università, la Rai tv, alcuni grandi giornali. Per esempio oggi c'è il pericolo che [...] il ''Corriere della sera'' cada in mano di questo o quel partito o di una sua corrente, ma noi impediremo che un grande organo di stampa faccia una così brutta fine.<ref name=scalfari/> *Noi pensiamo che il tipo di sviluppo economico e sociale capitalistico sia causa di gravi distorsioni, di immensi costi e disparità sociali, di enormi sprechi di ricchezza.<ref name=scalfari/> *Ciò che è avvenuto in Polonia ci induce a considerare che effettivamente la capacità propulsiva di rinnovamento delle società che si sono create nell'Est europeo è venuta esaurendosi. Parlo di una spinta propulsiva che si è manifestata per lunghi periodi e che ha la sua data d'inizio nella Rivoluzione socialista dell'Ottobre. Oggi siamo giunti a un punto in cui quella fase si chiude. Noi pensiamo che gli insegnamenti fondamentali che ci ha trasmesso prima di tutto Marx e alcune delle lezioni di Lenin conservino una loro validità; e che d'altra parte vi sia tutto un patrimonio e tutta una parte di questo insegnamento che sono ormai caduti e debbono essere abbandonati e del resto sono stati da noi stessi abbandonati con gli sviluppi nuovi che abbiamo dato alla nostra elaborazione, centrata su un tema che non era centrale in Lenin. Il tema su cui noi ci concentriamo è quello dei modi e delle forme della costruzione socialista in società economicamente sviluppate e con tradizioni democratiche, quali sono le società dell'occidente europeo. È chiaro che l'esplorazione di vie verso il socialismo, in questa parte dell'Europa e del mondo, richiede soluzioni del tutto originali rispetto a quelle che si sono attuate nell'Unione Sovietica e che si sono via via attuate negli altri paesi dell'est, sia europeo, sia asiatico. Da questo punto di vista, noi consideriamo l'esperienza storica del movimento socialista nelle due fasi fondamentali: quella socialdemocratica e quella dei paesi dove il socialismo è stato avviato sotto la direzione di partiti comunisti nell'est europeo. Ognuna di queste esperienze ha dato i suoi frutti all'avanzata del movimento operaio, ma entrambe vanno superate criticamente con nuove formule, con nuove soluzioni, cioè con quella che noi chiamiamo la terza via, la terza via appunto rispetto alle vie tradizionali della socialdemocrazia e rispetto ai modelli dell'Est europeo. Si tratta di una ricerca nella quale vediamo impegnati non solo alcuni partiti comunisti, ma anche alcune delle socialdemocrazie, o almeno alcuni settori delle socialdemocrazie, dove questo stesso tema viene discusso e approfondito. (da una dichiarazione rilasciata al programma televisivo ''Tribuna politica'', 15 dicembre 1981<ref name="Cronologia" /><ref name="l'Unità, Maggio 1989" />) *Io penso che le parole che soprattutto in questi ultimi tempi il papa [[Papa Giovanni Paolo II|Giovanni Paolo II]] ha pronunciato in modo chiaro per condannare la corsa agli armamenti e, in particolare, la corsa verso nuove armi atomiche, siano delle parole giusto che dànno ascolto ed espressione alla volontà di milioni e milioni di credenti che hanno manifestato insieme con noi, o in altre forme autonome, nel corso di questi ultimi mesi, in Italia e negli altri [Paesi] europei. Valuto soprattutto in modo positivo la più recente iniziativa presa dal papa, che non è più soltanto un appello alla pace. Il papa, come è noto, ha inviato suoi rappresentanti, scelti fra i membri della Pontificia Accademia delle Scienze per illustrare ai rappresentanti delle massime potenze -Stati Uniti, Unione Sovietica, Francia, Inghilterra- uno studio compiuto dalla stessa accademia sulle conseguenze di un conflitto atomico, affinché tutti ricavino, da questo studio e ''dai terribili disastri addirittura di proporzione catastrofiche che ne deriverebbero'', le dovute conseguenze. Non soltanto occorre subito arrestare ogni passo nuovo verso la corsa agli armamenti, ma lavorare per la messa al bando delle armi atomiche. Questa è anche la nostra posizione e la posizione di numerosi Stati.<ref name="l'Unità, Maggio 1989">Trascrizione della tribuna politica trasmessa il 15 Dicembre 1981 su Raiuno, domanda di Peter Nichols. In Antonio Tatò, ''Berlinguer, attualità e futuro. Una scelta di scritti di E. Berlinguer nel 5° anniversario della scomparsa.'', supplemento al quotidiano ''L'Unità'', 29 Maggio 1989, pag. 88</ref> *La cosa che mi preoccupa in [[Bettino Craxi|Craxi]] è che certe volte mi sembra che pensi soltanto al [[potere]] per il potere. (dall'intervista a Chiara Valentini, ''Panorama'', maggio 1983<ref name=sfida />) *[[Umberto Terracini]] è stato un grande compagno e un grande italiano che ha reso illustre un largo tratto della storia e del nostro partito e del nostro Paese.<ref>Citato in ''[http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,8/articleid,1404_02_1983_0331_0008_20207676/ Terracini commemorato da Saragat e Berlinguer]'', ''La Stampa'', 7 dicembre 1983</ref> ===Senza data=== *Come vedi, fare il [[filosofo]] giova poco, e conviene meglio darsi all'[[ippica]]. Eppure, certe cose le possono sapere soltanto i filosofi.<ref>Da una lettera a zia Carmelia, in ''Quando c'era Berlinguer'', [https://books.google.it/books?id=Mrd2AwAAQBAJ&pg=PT186 p. 186].</ref> *Il [[comunismo]] è la trasformazione secondo giustizia della società. (da ''Tribuna politica'', 7 febbraio 1980) *Il rispetto delle<ref>"della" – ''sic'' – nel testo originale.</ref> alleanze non significa che l'[[Italia]] debba tenere il capo chino.<ref>Da ''Discorsi parlamentari, 1968-1984'', a cura di Maria Luisa Righi, Camera dei deputati, 2001.</ref> *Mandiamo da questo congresso il saluto più fraterno e di operante solidarietà dei comunisti italiani agli eroici combattenti del Vietnam e della Cambogia.<ref>Da ''14esimo congresso del Partito comunista italiano: atti e risoluzioni'', Editori Riuniti, 1975.</ref> *La questione morale esiste da tempo. Ma ormai essa è diventata la questione politica prima ed essenziale perché dalla sua soluzione dipende la ripresa di fiducia nelle istituzioni, la effettiva governabilità del paese e la tenuta del regime democratico.<ref name="baef" /> *Noi pensiamo che gli insegnamenti fondamentali che ci ha trasmesso prima di tutto [[Karl Marx|Marx]] e alcune delle lezioni di [[Lenin]] conservino una loro vitalità, e che vi sia poi, d'altra parte, tutto un patrimonio e tutta una parte di questo insegnamento che sono ormai caduti, che debbono essere abbandonati e che, del resto, sono stati da noi stessi abbandonati con gli sviluppi nuovi che abbiamo dato alla nostra elaborazione, che si concentra su un tema che non era il tema centrale dell'opera di Lenin.<ref name="baef">Da ''Berlinguer. Attualità e futuro'', a cura di Antonio Tatò, supplemento a ''l'Unità'', n. 136, 11 giugno 1989.</ref> *Una società più [[Austerità|austera]] può essere una società più giusta, meno diseguale, realmente più libera, più democratica, più umana.<ref>Da ''Austerità, occasione per trasformare l'Italia'', Roma, 1977, p. 13; citato in Ginsborg 1989, p. 481.</ref> *Se i giovani si organizzano, si impadroniscono di ogni ramo del sapere e lottano con i lavoratori e gli oppressi, non c'è scampo per un vecchio ordine fondato sul privilegio e sull'ingiustizia.<ref>Citato in ''[http://web.archive.org/web/20130203025909/http://www.unita.it/la-striscia-rossa/se-i-giovani-si-organizzano-si-impadroniscono-di-ogni-ramo-del-sapere-e-lottano-con-i-lavoratori-e-gli-oppressi-non-c-146-egrave-scampo-per-un-vecchio-ordine-fondato-sul-privilegio-e-sull-146-ingiustizia-1.60801 La striscia rossa]'', ''Unità.it'', 22 luglio 2010.</ref> *"[[:w:it:Si vis pacem, para bellum|Se vuoi la pace, prepara la guerra]]", dicevano certi antenati. E invece io la penso come i pacifisti di tutto il mondo di oggi: "Se vuoi la pace, prepara la pace".<ref>''[https://www.enricoberlinguer.it/enrico/le-idee/l%E2%80%99impegno-per-la-pace/?doing_wp_cron=1665591834.4969520568847656250000 L'Impegno per la Pace]'', ''enricoberlinguer.it''</ref> *Sul sole dell'avvenire oggi discutono più gli scienziati che i comunisti.<ref>Dall'intervista di [[Ferdinando Adornato]] a Enrico Berlinguer, pubblicata come ''La consapevolezza del futuro'', Aliberti, p. 53.</ref> ==Citazioni su Enrico Berlinguer== [[File:Sandro Pertini funerale Berlinguer.jpg|thumb|[[Sandro Pertini]] rende omaggio alla salma di Enrico Berlinguer]] *Accanto alla falce e al martello, Berlinguer ha molti altri strumenti di lavoro, con una carica di realismo che mi sembra notevole. ([[Giulio Andreotti]]) *Andai a parlargli alle Botteghe Oscure dopo la [[primavera di Praga]]. Era una delle prime volte che il Corriere dava spazio a un leader del Pci. Stavo al Raphael, l'hotel di Craxi. Berlinguer volle riaccompagnarmi sulla sua 500. Guidò lui. Era molto diverso da Togliatti. ([[Enzo Bettiza]]) *Berlinguer era una persona onesta, ma questo non basta per esser comunisti. ([[Marco Rizzo]]) *Berlinguer lavora con grande impegno, non attacca la costituzione borghese, neppure il potere della borghesia, non parla affatto della necessità di rovesciare questo potere e i suoi apparati, né di liquidare l'esercito repressivo italiano, ma al contrario sottoscrive dichiarazioni con i partiti della reazione al fine di rafforzare l'esercito, di mantenere le basi americane, di ampliare le competenze e di accrescere i fondi della polizia, di modo che questa abbia, in contrasto con la legge, il diritto di controllare tutto ciò che ritiene sospetto, persino di intercettare le conversazioni telefoniche e censurare la corrispondenza privata. ([[Enver Hoxha]]) *Chiedersi se il Pci dimentica Berlinguer significa chiedersi se il Pci dimentica i valori. I nostri militanti hanno magari dimenticato il Berlinguer del compromesso storico, ma hanno viva memoria del Berlinguer dell'austerità. Magari è solo un simbolo, ma accidenti come contano i simboli. ([[Michele Serra]]) *Con il portoghese [[Álvaro Cunhal|Cunhal]]<ref>Álvaro Cunhal fu segretario del Partito Comunista Portoghese dal 1961 al 1991.</ref> e il francese [[Georges Marchais|Marchais]]<ref>Georges Marchais fu segretario del Partito Comunista Francese dal 1972 al 1994.</ref> è un vescovo della Chiesa rossa, che ha il suo Sommo Pontefice a [[Mosca]]. ([[Franz Josef Strauß]]) *Dell'uomo di partito che ha consacrato tutto il suo vivere e il suo immaginare al partito, Enrico Berlinguer portava le stimmate. Ogni cosa in lui era politica e destinata alla politica; ad esempio la volta che da segretario della Fgci<ref>[[w:Federazione Giovanile Comunista Italiana|Federazione Giovanile Comunista Italiana]].</ref> raccomandò ai giovani italiani di prendere a modello [[Maria Goretti]], quella che aveva difeso la sua verginità a prezzo della vita, ed era un modo per dire ai cattolici che i loro valori coincidevano con quelli dei comunisti. ([[Giampiero Mughini]]) *È chiaro che non favoriremo la presenza dei comunisti al governo, ma detto questo è ridicolo accettare di parlare con [[Leonid Il'ič Brežnev|Breznev]] e rifiutare ogni contatto con Berlinguer. ([[Zbigniew Brzezinski]]) *È uno dei pochi politici che mantiene la parola data. ([[Enzo Biagi]]) *Era capace di non pronunciare una sola parola per ore: io fui l'unico cui confidò che l'incidente stradale del '73 in Bulgaria era un attentato. ([[Emanuele Macaluso]]) *Fu Ignazio Pirastu, al tempo responsabile della Commissione Sport del Pci, a farci arrivare l'inattesa notizia: per Berlinguer dovevamo andare in Cile. E voleva lo sapessimo. Per il segretario del Pci non sarebbe stato giusto che la Coppa finisse nelle mani del Cile del regime-Pinochet piuttosto che nelle nostre. Da lì in poi la strada verso la partenza si fece in discesa. Fu come un liberatutti. Il governo Andreotti disse che lasciava libero il Coni di decidere, quest'ultimo lasciò libera la Federazione e di fatto ci ritrovammo a Santiago, liberi di vincere. Grazie a Berlinguer. ([[Adriano Panatta]]) *grazie Enrico, ti ricorderemo sempre come un grande uomo onesto, un vero onorevole di Stato, da cui tante persone dovrebbero prendere esempio. Grazie ancora, Enrico Berlinguer. ([[Davide Tripiedi]]) *Ho letto il discorso di [[Alessandro Natta|Natta]]. Non è stato un concentrato di elaborazione teorica, ma un complesso di luoghi comuni, detti bene da un alunno della "Normale". Non ci ho trovato un concetto che fosse uno. Il discorso si è retto semplicemente sull'ipotizzare una strategia del Pci finalizzata all'occupazione del potere. Se devo dire la mia, Berlinguer è morto oggi per il Pci, non a giugno. ([[Ciriaco de Mita]]) *Il pensiero di Enrico Berlinguer è oggi più che mai attuale: la questione morale è una grande questione politica, indispensabile per trasformare la società italiana. ([[Oliviero Diliberto]]) *Il segretario del [[Partito Comunista Italiano|Pci]] rimase sempre convinto che la fase [[Capitalismo|capitalistica]] della storia umana in Occidente sarebbe stata seguita da una fase socialista, da un sistema sociale e politico diverso sia dalla democrazia rappresentativa delle società capitalistiche, sia dai regimi autoritari dell'Est, fondati sulla proprietà collettiva, un sistema con tratti più marcati di [[egualitarismo]], che egli non definì, ma per il quale adottò negli anni ottanta, la definizione di una «terza via» diversa, originale, la cui proposta avrebbe dovuto caratterizzare l'«[[eurocomunismo]]», una particolare esperienza, comune del Pci, del [[Partito Comunista Francese|Pcf]] (durante la fase dell'unione delle sinistre in Francia) e del [[Partito Comunista di Spagna|partito comunista spagnolo]] (nella fase di ripresa democratica dopo la scomparsa di [[Francisco Franco|Franco]]. ([[Giorgio Galli]]) *La mia tesi è che Berlinguer non abbia saputo utilizzare appieno quel periodo {{NDR|dal 1974 al 1978}} di eccezionale fortuna del [[Partito Comunista Italiano|Pci]] e che non lo abbia saputo fare per precisi limiti culturali, suoi e del partito nel suo insieme. Un utile punto di partenza è la considerazione che raramente un leader politico ha avuto occasione di poter applicare e sperimentare a breve scadenza una sua impostazione teorica di fondo: è quanto accaduto al segretario del Pci, che enunciò la sua tesi del «[[compromesso storico]]» (la teorizzazione che sintetizza il suo apporto al patrimonio ideologico del partito) alla fine del 1973 e che si trovò nella condizione di poterne tentare l'applicazione già dal maggio '74, allorché il [[Referendum abrogativo in Italia del 1974|voto referendario sul divorzio]] mise in crisi l'egemonia della [[Democrazia Cristiana|DC]] nel nostro sistema politico. ([[Giorgio Galli]]) *La sua forza non è fisica: è nell'intensità del personaggio. L'aspetto angosciato, gli occhi tristi e la fronte segnata da rughe lo fanno sembrare sempre sofferente o sovraffaticato. Lesse la sua relazione con intelligenza ma senza retorica, come se volesse comunicarne il contenuto in modo da celare la qualità, spesso eccellente, della prosa con cui era espresso, piuttosto che servirsene per suscitare emozioni. Sapeva che da quel congresso sarebbe uscito segretario del partito, successore di Gramsci e di Togliatti; ma mentre lasciava il podio, così esile, curvo, come schiacciato da un invisibile fardello, sembrava che cercasse di allontanarsi il più in fretta possibile dagli applausi e gli evviva per rifugiarsi in qualche posto dove soffrire in silenzio. ([[Peter Nichols]]) *[[Alessandro Natta|Natta]] è sempre stato, e continua a essere, un freddo professore universitario, privo della carica di umanità che ha sempre caratterizzato Berlinguer. ([[Sandro Pertini]]) *Per i falchi del Pci, Berlinguer era ormai un personaggio scomodo e pericoloso, specie da quando aveva cominciato ad allentare gli ormeggi che lo legavano a Mosca. Gli era perfino scappato di dire (a [[Giampaolo Pansa|Pansa]]) che voleva per l'Italia un regime comunista, ma sotto l'ombrello della Nato che la tenesse al riparo dalle soperchierie del padrone sovietico: la più grave e blasfema di tutte le eresie in cui un capo comunista possa incorrere. ([[Indro Montanelli]]) *Perché dopo una tradizione di personalità ''flamboyantes''<ref>Fiammeggianti.</ref>, è popolare un uomo dal volto pallido e così triste come Berlinguer? ([[Alberto Ronchey]]) *''Qualcuno era comunista perché Berlinguer era una brava persona.'' ([[Giorgio Gaber]]) *Quando diventai segretario del Pci ci fu una lunga disputa su chi fosse il più degno erede di Berlinguer. Ma adesso anche Berlinguer è diventato un ingombro. ([[Alessandro Natta]]) *{{NDR|Su Enrico Berlinguer e la successione alla carica di segretario del Pci di Alessandro Natta}} Questo leader della sinistra italiana, sia pure con contraddizioni, pause, aveva in fondo la suggestione di creare un salto di qualità nella politica. Natta no. ([[Ciriaco de Mita]]) *Richiesto da un giornalista se a suo avviso la stampa italiana dedichi uno spazio sufficiente ai fatti di repressione che accadono nei paesi dell'Est, il signor Enrico Berlinguer ha bensì ammesso che «si potrebbe fare di più», ma solo nel senso di «approfondire le ragioni storiche che hanno portato i socialisti in via di sperimentazione nei paesi dell'Est europeo a limitazioni nel campo della libertà». Non è molto se si tien conto che poco prima il Segretario generale del PCI aveva affermato, giustamente, essere il [[Cile]] «un paese fondato sulla dittatura, sull'oppressione e sulla tortura». ([[Mario Corti]]) *Ricordo una volta, da piccolo, Enrico Berlinguer. Un giornalista gli chiese: «Lei è comunista ma che dice dell'isola di proprietà della sua famiglia?» Berlinguer disse: «Non rispondo a domande cretine». ([[Claudio Amendola]]) *Se ai tempi di Enrico Berlinguer ci fossero stati i [[Social network|social]] e lui vi avesse dato ascolto, non avrebbe mai fatto la proposta del [[compromesso storico]]. ([[Sergio Chiamparino]]) *Sì, Berlinguer era timido, chiuso, uno che parlava più con gli occhi che con le parole, e che di parole non ne sprecava una in più del necessario neppure quando andava in televisione e mezza Italia gli puntava lo sguardo addosso. Cocciuto più che appariscente, uno che si muoveva senza fare rumore, uno che ci dava sotto e non mollava la presa. ([[Giampiero Mughini]]) *Un giorno {{NDR|del luglio 1944}}, entrando in federazione {{NDR|del partito comunista romano, in corso Vittorio Emanuele}} e cercando un tavolo libero dove potermi sedere a parlare con alcuni compagni, intravidi a distanza una figura che non conoscevo e che a tutta prima scambiai per quella di una vecchietta. "Chi è quella lì?" chiesi distrattamente. Mi risposero che "quella lì" era il compagno Enrico Berlinguer, un sardo che era stato in galera per aver condotto delle manifestazioni popolari per il pane. Mi avvicinai incuriosito. Enrico sedeva dietro un tavolo completamente sgombro, immobile, il volto serissimo, segnato. Mi guardò senza muovere la testa, come farà poi sempre tutta la vita. Muoveva solo gli occhi, luccicanti, disegnati. Senza dire una parola. Lo guardai anch'io, e la prima impressione che ne ebbi fu di soggezione. Mai avevo visto un volto così intenso e così triste. ([[Maurizio Ferrara]]) *Un progresso vi è senza dubbio nella formazione dei quadri giovanili. Faccio in proposito soltanto il nome del compagno Enrico Berlinguer, che nel rapporto introduttivo ai lavori di questa riunione ha dato prova di una maturità politica che ritengo non sia soltanto dote sua personale ma riflesso della maturità di un movimento in sviluppo. ([[Palmiro Togliatti]]) *{{NDR|Sulla dichiarazione che l'Italia sarebbe dovuta rimanere nel Patto atlantico}} Questa cosa a Enrico gliela farò pagare. ([[Armando Cossutta]]<ref name="pansa">Da un articolo di [[Giampaolo Pansa]], ''[https://www.corriere.it/giampaolo-pansa-ritorno-in-solferino/19_novembre_02/berlinguer-mi-disse-preferisco-nato-varsavia-70e9a472-fd37-11e9-8a58-4dee50fcf96c.shtml?refresh_ce Corriere della Sera]''.</ref>) *Secondo me Berlinguer, insieme a Gozzano, è uno dei più grossi poeti del '900. Lui era un buddista, aveva quella dolcezza indiana, quella calma, una via di mezzo tra Budda e Gozzano, una signorina Felicita di Nuova Delhi. ([[Roberto Benigni]]) ==Note== <references /> ==Bibliografia== *Aa. Vv., ''Quando c'era Berlinguer'', a cura di Walter Veltroni, Rizzoli, Milano, 2014. ISBN 978-88-17-07336-3 *Paul Ginsborg, ''Storia d'Italia dal dopoguerra a oggi'', traduzione di Marcello Flores e Sandro Perini, Einaudi, Torino, 1989. ISBN 8806160548 ==Voci correlate== *[[Bianca Berlinguer]], figlia ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Berlinguer, Enrico}} [[Categoria:Antifascisti italiani]] [[Categoria:Comunisti in Italia]] [[Categoria:Politici italiani]] rtmeaypjqwg2rx86w7uijdmufm1ltsn Wilhelm Mühs 0 6077 1420105 1038735 2026-07-12T12:32:13Z Udiki 86035 Aggiunto anno di decesso da Wikidata, ma la voce è probabilmente da cancellare 1420105 wikitext text/x-wiki '''Wilhelm Mühs''' (1934 – 2002), giornalista tedesco. ==Senza fonte== {{senza fonte}} *Gli italiani si lamentano molto, quindi stanno bene. *L'onnipresenza di [[Dio]] è un segno evidente della sua indiscrezione. *La modestia si basa sulla consapevolezza del proprio fascino. *Le zitelle sono delle egoiste sfacciate: vogliono il tepore del letto tutto per sé. *Per giudicare una persona bisognerebbe partire dai suoi lati positivi: [[Adolf Hitler|Hitler]] non fumava, era vegetariano e contrario alla vivisezione... degli animali. *Quante volte la ragione ha torto! {{DEFAULTSORT:Mühs, Wilhelm}} [[Categoria:Giornalisti tedeschi]] di50utf674h2ct8245bvww18r82odl3 Palmiro Togliatti 0 6135 1420241 1371839 2026-07-13T08:34:22Z Gaux 18878 /* Citazioni su Palmiro Togliatti */ Giorgio Galli 1420241 wikitext text/x-wiki [[File:Palmiro-Togliatti-00504708.jpg|miniatura|Palmiro Togliatti]] '''Palmiro Michele Nicola Togliatti''' (1893 – 1964), politico italiano. ==Citazioni di Palmiro Togliatti== *Alla fine della guerra, la situazione era tale che non ci sarebbe stato difficile prendere il potere ed iniziare la costruzione di una società socialista. La gran parte del popolo ci avrebbe seguito.<ref>Citato in Pino Casamassima, ''Il libro nero delle Brigate Rosse'', Newton Compton, 2012, p. 28.</ref> *[...] anche nella [[criniera]] di un nobile cavallo da corsa si possono sempre trovare due o tre pidocchi.<ref>Citato in Alessandro Sanzo, ''L'officina comunista: {{small|Enrico Berlinguer e l'educazione dell'uomo (1945-1956)}}'', Aracne, Roma, 2003, [https://books.google.it/books?newbks=1&newbks_redir=0&redir_esc=y&hl=it&id=Kj0FAQAAIAAJ&dq=pidocchi+nella+criniera+di+un+nobile+cavallo+da+cors&focus=searchwithinvolume&q=criniera p. 183]. ISBN 9788806188689</ref> *Assai spesso, i nemici dei lavoratori tentano di contestare il patriottismo dei comunisti e dei socialisti, invocando il loro internazionalismo e presentandolo come una manifestazione di cosmopolitismo, di indifferenza e di disprezzo per la [[patria]]. Anche questa è una calunnia. Il [[comunismo]] non ha nulla di comune col cosmopolitismo. Lottando sotto la bandiera della solidarietà internazionale dei lavoratori, i comunisti di ogni singolo paese, nella loro qualità di avanguardia delle masse lavoratrici, stanno solidamente sul terreno nazionale. Il comunismo non contrappone, ma accorda e unisce il patriottismo e l'internazionalismo proletario poiché l'uno e l'altro si fondano sul rispetto dei diritti, delle libertà, dell'indipendenza dei singoli popoli. È ridicolo pensare che la classe operaia possa staccarsi, scindersi dalla [[nazione]]. La classe operaia moderna è il nerbo delle nazioni, non solo per il suo numero, ma per la sua funzione economica e politica. L'avvenire della nazione riposa innanzi tutto sulle spalle delle classi operaie. I comunisti, che sono il partito della classe operaia, non possono dunque staccarsi dalla loro nazione se non vogliono troncare le loro radici vitali. Il [[cosmopolitismo]] è un'ideologia del tutto estranea alla classe operaia. Esso è invece l'ideologia caratteristica degli uomini della banca internazionale, dei cartelli e dei trusts internazionali, dei grandi speculatori di borsa e dei fabbricanti di armi. Costoro sono i patrioti del loro portafoglio. Essi non soltanto vendono, ma si vendono volentieri al migliore offerente tra gli imperialisti stranieri.<ref>[http://bd.fondazionegramsci.org/bookreader/resistenza/Rinascita_1945-A2_n7-8_.html#page/5/mode/1up Il patriottismo dei comunisti], ''Rinascita'', Luglio-Agosto 1945, p. 165.</ref> *{{NDR|Nel 1953, riferendosi a [[Nikolaj Ivanovič Bucharin]] e ai nemici di Stalin}} Aveva i caratteri di un professorino presuntuoso, vanitoso intrigante. Era in lui, come negli altri, la stoffa del doppiogiochista e del traditore.<ref>Citato in Marcella e Maurizio Ferrara, ''Conversando con Togliatti'', Roma, 1953; citato in [[Giorgio Bocca]], ''Togliatti'', Oscar Storia, Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1991, p. 262. ISBN 88-04-42493-1</ref> *[[Amadeo Bordiga|Bordiga]] vive oggi tranquillamente in Italia come una canaglia [[Trotskismo|trotskista]], protetto dalla polizia e dai fascisti, odiato dagli operai come deve essere odiato un traditore.<ref>Da un saggio sulla morte di [[Antonio Gramsci]], 1937; citato in ''[http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,3/articleid,0713_01_1995_0180_0003_10570602/ Un nome dal passato: Bordiga]'', ''La Stampa'', 6 luglio 1995.</ref> *{{NDR|[[Ultime parole]] pronunciate in lingua russa, salutando i giovani ospiti del [[Artek (campo)|campo dei pioneri di Artek]], pochi minuti prima del malore che lo avrebbe condotto alla morte}} Cari amici, pioneri e pionere. Poche cose potrò dirvi perché, in realtà, le nostre lingue sono diverse. Ma, compagni, identici sono i nostri cuori. Nel vostro cuore e nel mio vivono gli stessi pensieri, gli stessi ideali. Tra noi non esistono differenze perché noi lottiamo per gli stessi obiettivi. Voi e noi assieme ci battiamo per gli stessi fini. Voi e noi assieme lottiamo per la pace, lottiamo per la felicità dei popoli, per la fratellanza tra i popoli, per il progresso, per il socialismo.<br />In questa nostra unità sta la garanzia della nostra vittoria, giovani, pioneri.<br />E voi e noi, benché noi in diverse condizioni e con mezzi diversi, conduciamo una stessa lotta. E in ciò è la sicurezza del nostro successo, della vittoria sui nostri avversari, della vittoria della pace in tutto il mondo, della vittoria del socialismo e del comunismo.<br />Molte grazie, cari amici.<ref>Citato in ''l'Unità'', 23 agosto 1964, [https://archivio.unita.news/assets/main/1964/08/23/page_003.pdf p. 3].</ref> *{{NDR|Dal discorso al Foro Italico del 27 settembre 1948, per la prima volta dopo l'attentato subìto due mesi prima}} Compagni, ho terminato. [...] Portate il mio saluto dappertutto in Italia, portatelo agli operai e ai disoccupati delle officine di Milano, di Torino, di Genova, di tutte le nostre capitali industriali; portate il mio saluto ai forti braccianti e mezzadri della pianura del Po, ai contadini dell'Italia Meridionale; portatelo ai professionisti, agli impiegati che oggi stanno stanno combattendo duramente per il pane una giusta battaglia, portate loro un saluto che li rinfranchi nella lotta che essi debbono affrontare, il quale dica loro ancora una volta in Italia, in seno al popolo italiano è sorta e vive una forza invincibile: la forza del [[Partito Comunista Italiano|Partito comunista]].<br />Questa forza nessuno è riuscito ancora né riuscirà a spezzare, ed essa sa di essere chiamata a dare il suo decisivo contributo per guidare le masse del popolo in una lotta redentrice, la quale non potrà concludersi altro che con la nostra vittoria.<br />Compagni, al lavoro, alla lotta {{NDR|[[Slogan comunisti|slogan comunista]]}}. Le forze cupe della reazione, le forze ostili che anche all'assassinio hanno saputo ricorrere per infrangerci, queste forze non prevarranno. La vittoria sarà nostra!<ref>Così come riportato in ''«Una forza invicibile vive nel nostro popolo»'', ''l'Unità'', Edizione piemontese, 28 settembre 1948, pp. 1-2. Testimonianza audiovisiva in ''[http://patrimonio.aamod.it/aamod-web/film/detail/IL8300001084/22/togliatti-e-ritornato.html?startPage=0&idFondo= Togliatti è ritornato]'', diretto da Basilio Franchina e Carlo Lizzani, min 33:18-35:30, Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico, su ''aamod.it''.</ref> *{{NDR|Una volta a [[Pietro Secchia]]}} Cos'ha fatto ieri la [[Juventus Football Club|Juve]]? [...] E tu pretendi di fare la rivoluzione senza sapere i risultati della Juve?<ref>Citato in Giacomo Papi, ''Il ragazzo che portava il pallone'', ''Diario della settimana'' n. 13/14, 8 aprile 2004.</ref> *Da quando abbiamo rovesciato il fascismo, noi abbiamo fatto una esplicita dichiarazione che ci pone sul terreno di uno sviluppo democratico. Abbiamo conquistato la Costituzione repubblicana, in cui i principi democratici sono sanciti, ed abbiamo sempre dichiarato che rimaniamo fedeli a quei principi. {{NDR|Si potrebbe obiettare che}} in altri Paesi {{NDR|a regime comunista}} non avviene questo. Qui bisognerebbe fare un lungo discorso. L'Italia è un Paese di grandi tradizioni intellettuali e di pensiero. I pensatori italiani sono stati iniziatori della grande scuola moderna dello storicismo: abbiamo avuto Gian Battista Vico, Antonio Labriola, Antonio Gramsci, Carlo Cattaneo. Il punto di partenza del pensiero moderno storicistico è la concretezza dell'analisi, la realtà. Nell'Unione Sovietica, nella Cina, in altri paesi, la rivoluzione socialista si è realizzata nelle condizioni che erano dettate da quelle circostanze, dai rapporti di forza, dalla guerra, dall'attacco di tutti i nemici, e così via. Noi siamo stati sotto il fascismo, un regime antidemocratico e antinazionale, che ci aveva privati di tutte le libertà [...]. Contro quel regime dovevamo lottare con tutti i mezzi, ed abbiamo lottato prendendo anche le armi. Abbiamo conquistato la democrazia, che è una conquista nostra, del movimento popolare, dei comunisti, dei socialisti, dei democratici avanzati, e anche dei democristiani che hanno opinioni democratiche. Noi siamo impegnati ad andare avanti su questo cammino che la Costituzione repubblicana ci garantisce. Andando avanti su questo terreno noi riusciremo a gettare le fondamenta di una società nuova, basata sulla libertà e sulla giustizia sociale.<ref>Dal programma televisivo ''Tribuna elettorale'', Rai, 14 ottobre 1960; stenogramma riportato su ''l'Unità'', 15 ottobre 1960, [https://archivio.unita.news/assets/main/1960/10/15/page_008.pdf p. 8].</ref> *Di qui esce la minaccia continua dell'avventura reazionaria. Oggi dominano i grandi monopoli, dettano legge le gerarchie clericali. Invece di avere una repubblica fondata sul lavoro, abbiamo un potere fondato sul privilegio sociale, sulla discriminazione, sulla corruzione, sulla sfacciata ricchezza di pochi. [...] il vantaggio non è andato e non va a favore di tutti: dove regnano i grandi monopoli, il beneficio del progresso economico creato dal lavoro di tutti va a vantaggio non di tutti ma solo di ristretti gruppi privilegiati [...].<ref>Dalla [https://www.youtube.com/watch?v=bKpv6joZqCM?t=6m33s conferenza stampa del 1960 alla Camera per le elezioni amministrative].</ref> *Dopo le drammatiche giornate di Genova {{NDR|[[fatti di Genova del 30 giugno 1960]]}}, [...] ecco ora, a Reggio, una [[Strage di Reggio Emilia|strage]]: cinque morti e decine di feriti, ad opera delle forze di polizia scatenate contro un popolo pacifico. Vi è una logica dura, terribile, in questo succedersi di avvenimenti. È la logica dell'azione di un governo {{NDR|[[Governo Tambroni]]}} che la sua costituzione stessa spinge sulla via della violenza contro contro le masse democratiche e antifasciste. [...] a Reggio Emilia, il governo, debitore della sua esistenza al voto e all'appoggio dei fascisti, ha cercato la vendetta per la vittoria riportata dall'antifascismo a Genova. E cinicamente, per questo scopo, ha fatto spargere il sangue di inermi cittadini. [...] Il Paese, oggi, non comprende l'azione del governo e la condanna. Non comprende perché manifestazioni antifasciste di popolo debbano essere interdette e disperse, dalla polizia, a colpi di mitra. L'antifascismo è il fondamento del nostro ordinamento politico. Un governo che si schiera contro l'antifascismo, diventa esso stesso, per questa sua azione, fonte di una situazione politica che già oggi è insostenibile e potrebbe diventare catastrofica.<br />L'animo nostro è oggi pieno di amarezza e di cordoglio. Sentiamo che è necessario sia abbandonata la strada dei conflitti a ripetizione, degli scontri, degli eccidi. Sentiamo necessaria una distensione. Ma condizione prima di essa è che il paese sia liberato dal vergognoso connubio del governo con il fascismo e dalla vergogna del governo che si fonda su questo connubio.<br />L'animo della grande maggioranza è democratico e antifascista. Questo animo deve ispirare la formazione e l'azione del nuovo governo. Quanto più verrà ritardata questa decisione, tanto più gravi saranno le conseguenze.<ref>Riportato in ''[https://archivio.unita.news/assets/main/1960/07/08/page_001.pdf Una dichiarazione del compagno Togliatti]'', ''l'Unità'', anno XXXVII, n. 189, 8 luglio 1960, p. 1.</ref> *È motivo di particolare orgoglio per me l'aver abbandonato la cittadinanza italiana per quella sovietica. Io non mi sento legato all'[[Italia]] come alla Patria, ma mi considero cittadino del mondo, di quel mondo che noi vogliamo unito a Mosca agli ordini del compagno [[Stalin]]. È motivo di particolare orgoglio aver rinunciato alla cittadinanza italiana perché come italiano mi sentivo un miserabile mandolinista e nulla più. Come cittadino sovietico sento di valere diecimila volte di più del migliore cittadino italiano.<ref>Dal resoconto stenografico del XVI Congresso del Partito Comunista russo (Mosca, 29 giugno-13 luglio 1930), p. 185.</ref> *{{NDR|Il [[Città del Vaticano|Vaticano]]}} È l'avversario più irreconciliabile e organizzato di una maggiore trasformazione democratica dell'Italia.<ref>Da una conversazione con Kostylev, 11 giugno 1945; in ''Archivio di politica estera della Federazione russa'', f. 098, p. 152, p. 19. Citato in Elena Aga Rossi e Viktor Zaslavsky, ''Togliatti e Stalin'', Il Mulino, Bologna, 1997, p. 79. ISBN 88-15-06199-1</ref> *Il vero problema è che lo [[sviluppo economico]] è stato sinora regolato, essenzialmente, dalla dura legge del profitto, dell'interesse del grande capitale e dei ceti privilegiati. Il popolo ha lavorato forte. Il ritmo del lavoro, nelle officine, è diventato cosi intenso che esaurisce un uomo nel corso di non molti anni. Ma è accaduto come per le api dell'amaro verso col quale [[Virgilio]] accusava i profittatori dell'opera sua. Ricordate? Voi fate il miele, o api, ma sono altri che lo godono. I profitti dei grandi capitalisti — alle stelle. [...] Il socialismo è la nostra meta. Noi non lo nascondiamo. Vogliamo una società nuova, fondata sulla fine dello sfruttamento, sulla solidarietà e fraternità di tutti gli uomini, sulla loro eguaglianza sociale, sull'accesso di tutti al benessere, alla cultura e alla gestione economica e politica del potere, e sulla pace.<br />Per questa lavoriamo e combattiamo. Ed oggi, per la nostra Patria, ciò che vogliamo è una svolta a sinistra, per una avanzata democratica, secondo le linee previste dalla Costituzione, secondo i principi che essa sancisce e che aprono al popolo italiano la speranza, ove siano applicati, di un luminoso avvenire di progresso, di libertà, di felicità.<ref>Dall'[http://dellarepubblica.it.s3.amazonaws.com/Partiti/Cartella%20PCI/Segretari/TOGLIATTI/1963/63U-26-4.pdf appello agli elettori] per le elezioni politiche del 1963, ''Tribuna elettorale'', 25 aprile 1963.</ref> *In tutti i modi dobbiamo favorire l'occupazione della regione giuliana da parte delle truppe del maresciallo Tito. Questo significa che in questa regione non vi sarà né una occupazione inglese, né una restaurazione della amministrazione reazionaria italiana, cioè si creerà una situazione profondamente diversa da quella che esiste nella parte libera dell'Italia [...] questa direttiva vale anche e soprattutto per la città di [[Trieste]].<ref>Dalla lettera del 19 ottobre 1944 a Vincenzo Bianco; pubblicata su P. Spriano, ''Storia del partito comunista italiano'', vol. V., Einaudi editore, Torino, 1975.</ref> *{{NDR|A conclusione della commemorazione di Stalin in occasione della morte pronunciata alla Camera dei deputati}} Ha termine la vita eroica del combattente vittorioso. La sua causa trionfa. La sua causa trionferà in tutto il mondo.<ref name=granz/> *La discussione ha messo in luce un problema nuovo, che la [[scuola]] privata diventi una seconda scuola di stato.<ref>22 ottobre 1946; citato in Mario A. Manacorda, ''Scuola pubblica o privata?'', Editori Riuniti, Roma, 1999, p. 61.</ref> *La nostra posizione di principio rispetto agli eserciti che hanno invaso la Unione Sovietica è stata definita da [[Stalin]], e non vi è più niente da dire. Nella pratica, però, se un buon numero di prigionieri morirà, in conseguenza delle dure condizioni di fatto, non ci trovo assolutamente niente da dire. Anzi. E ti spiego il perché. Non c'è dubbio che il popolo italiano è stato avvelenato dall'ideologia imperialista e brigantesca del fascismo. Non nella stessa misura che il popolo tedesco, ma in misura considerevole. Il veleno è penetrato tra i contadini, gli operai, non parliamo della piccola borghesia e degli intellettuali, è penetrato nel popolo insomma. Il fatto che per migliaia e migliaia di famiglie la guerra di Mussolini, e soprattutto la spedizione contro la Russia, si concludano con una tragedia, con un lutto personale, è il migliore, è il più efficace degli antidoti. {{NDR|Risposta del 15 febbraio 1943 alla lettera di Vincenzo Bianco che gli chiedeva un intervento presso il Cremlino in favore dei prigionieri italiani in Russia}}<ref>Da ''La Stampa'', 15 febbraio 1992; anche: R. Risaliti, ''Togliatti fra [[Gramsci]] e Neciaiev'', Omnia Minima, Prato 1995.</ref> *Le cose davvero serie e gravi i compagni sovietici non le mettono mai per iscritto.<ref>In risposta a una preoccupazione di [[Ignazio Silone]] che osservava che il giorno in cui fossero venuti alla luce gli archivi sovietici, i comunisti italiani avrebbero potuto essere considerati responsabili anche dei crimini commessi dal Partito Comunista dell'Unione Sovietica.</ref><ref>Citato in ''La Stampa'', 13 marzo 1994, p. 19; citato in Elena Aga Rossi e Viktor Zaslavsky, ''Togliatti e Stalin'', Il Mulino, Bologna, 1997, p. 11. ISBN 88-15-06199-1</ref> *Le sezioni comuniste nei rioni delle città e dei paesi debbono diventare dei centri della vita popolare, dei centri ove debbono andare tutti i compagni, i simpatizzanti e quelli senza partito, sapendo di trovarvi un partito e un'organizzazione che s'interessano dei loro problemi e che forniranno loro una guida, sapendo di trovarvi qualcuno che li può dirigere, li può consigliare e può dar loro la possibilità di divertirsi se questo è necessario.<ref>Da ''I compiti del partito nella situazione attuale'', Roma 1945, p. 37; citato in Ginsborg 1989, p. 57.</ref> *Lo sforzo che vorrei fare all'inizio, in questo dibattito che giustamente fu definito preliminare, è quello di individuare quali sono i beni sostanziali che la [[Costituzione della Repubblica Italiana|Costituzione]] deve assicurare al popolo italiano, beni dei quali non si può prescindere, se si vuole raggiungere quell'obiettivo fondamentale che ho cercato di fissare e che devono essere o instaurati, o restaurati. Credo che questi beni siano tre: il primo è la [[Libertà|libertà]] e il rispetto della [[Sovranità|sovranità popolare]]; il secondo è l'unità politica e morale della Nazione; il terzo è il progresso sociale, legato all'avvento di una nuova classe dirigente. Se noi riusciremo a fare una Costituzione la quale garantisca alla Nazione questi tre beni, allora non avremo fatto, com'è stato detto, una Costituzione interlocutoria, ma una Costituzione che rimarrà effettivamente come il libro da porsi accanto all'arca del patto, una Costituzione che illuminerà e guiderà il popolo italiano per un lungo periodo della sua storia. Le esigenze che ho indicato non sono infatti qualcosa di transitorio, ma sono esigenze permanenti e concrete, corrispondenti alla situazione storica ben determinata che sta davanti a noi.<ref>[http://www.camera.it/_dati/Costituente/Lavori/Assemblea/sed058/sed058.pdf Verbali assemblea costituente], 11 marzo 1947 (pag 15)</ref> *Nelle file del partito democratico cristiano si raccolgono masse Ali operai, di contadini, di intellettuali, di giovani, i quali hanno in fondo le stesse aspirazioni nostre perché al pari di noi vogliono un'Italia democratica e progressiva, nella quale sia fatto largo alle rivendicazioni delle classi lavoratrici.<ref>Durante un comizio a Roma nel luglio 1944; da ''Per la libertà d'Italia'', p. 73; citato in Ginsborg 1989, p. 53.</ref> *{{NDR|Dalla commemorazione di Stalin in occasione della morte pronunciata alla Camera dei deputati}} Ogni volta che viene pronunciata una parola di pace, ogni volta che si compie un atto che può assicurare la pace, ivi troviamo [[Stalin]].<ref name=granz>Citato in Paolo Granzotto, ''Montanelli'', ''Ti ricordi Indro?'', Società Europea di Edizioni S.p.A., Milano, p. 127. ISBN 9 778118 178454</ref> *Per lottare contro la sinistra<ref>Riferimento a chi stava a sinistra del Partito Comunista, cioè i [[Trotskismo|trotzkisti]] e altre frange in disaccordo con la politica di Mosca.</ref>, noi dobbiamo usare anche la polizia {{NDR|fascista}}.<ref>A proposito del sospetto che alcuni dissidenti del PCI durante il [[fascismo]] fossero stati segnalati alla polizia dagli stessi comunisti guidati da Togliatti e quindi allineati alle direttive di Mosca. {{cfr}} Bruno Vespa, ''Donne d'Italia'', RaiEri-Mondadori, Milano, 2015, p. 86. ISBN 978-88-04-65812-2</ref> *{{NDR|Sul [[Partito Repubblicano Italiano|PRI]]}} Piccolo partito di massa.<ref>Citato in Alessandro Spinelli, ''I repubblicani nel Secondo Dopoguerra (1943-1953)'', Longo Angelo, 1998, p. 135. ISBN 8880631861</ref> *Ricordarsi sempre che l'insurrezione che noi vogliamo non ha lo scopo d'imporre trasformazioni sociali e politiche in senso socialista o comunista, ma ha come scopo la liberazione nazionale e la distruzione del fascismo. Tutti gli altri problemi saranno risolti dal popolo, domani, una volta liberata l'Italia tutta, attraverso una libera consultazione popolare e l'elezione di un'Assemblea Costituente.<ref>Da ''Le istruzioni alle organizzazioni di partito nelle regioni occupate''; in ''Opere scelte'', Roma, 1974, pp. 331-32; citato in Ginsborg 1989, p. 52.</ref> *Rivolgiamo [...] un saluto e un omaggio al nostro paese, che noi amiamo, per il bene del quale abbiamo lavorato e combattuto e al quale vogliamo dare e daremo, con la vittoria della democrazia e del socialismo, felicità, benessere e progresso, sicurezza, indipendenza, libertà e pace. Andiamo avanti [...], per l'emancipazione del lavoro, per il rinnovamento democratico e socialista dell'Italia, per il trionfo del comunismo.<ref>Dal discorso ''Nel quarantesimo anniversario del PCI''. Rapporto alla sessione pubblica del comitato centrale e della commissione centrale di controllo del Partito Comunista Italiano, Roma, 23 gennaio 1961; così riportato in ''Palmiro Togliatti – Il Partito. Scritti e discorsi'', edizioni a cura della Sezione stampa e propaganda del PCI, 1973.</ref>) *Giuseppe [[Stalin]] è un gigante del pensiero, è un gigante dell'azione. Col suo nome verrà chiamato un secolo intero, il più drammatico forse, certo il più denso di eventi decisivi della storia faticosa e gloriosa del genere umano.<ref>Citato in Camera dei deputati, Discussioni in Assemblea (resoconti stenografici), ''[http://legislature.camera.it/_dati/leg01/lavori/stenografici/sed1098/sed1098.pdf Seduta di Venerdì 6 marzo 1953]'', p. 46858.</ref> *Stalin divulgò tesi esagerate e false, fu vittima di una prospettiva quasi disperata di persecuzione senza fine, di una diffidenza generale e continua, del sospetto in tutte le direzioni.<ref>Da ''L'Unità'', 15 marzo 1956.</ref> *Sapevo che cosa è la città di [[Matera]], questa città dove i tre quarti della popolazione, e precisamente quegli uomini i quali dal mattino alla sera sudano, faticano soltanto, non hanno una casa la quale sia degna di questo nome, vivono in un antro, non sanno che cosa sia una finestra, ed in quell'antro nel quale vivono, che è stato scavato secoli or sono, si accumulano in una incredibile promiscuità le famiglie e gli animali da lavoro. Sapevo che da una città, che ha i tre quarti della popolazione che vivono in queste terribili condizioni, da questa città si leva un terribile atto di accusa contro le classi dirigenti del nostro Paese, i gruppi sociali, capitalisti, agrari e privilegiati, i quali sono responsabili se in Italia vi è ancora una città in cui migliaia di uomini e di donne vivono in queste condizioni.<ref>Citato in ''Lares: quadrimestrale di studi demoetnoantropologici, Volume 71'', Edizione del Centro di alti studi, 2005, p.223</ref> *Tutti capiscono la realtà della vita economica di oggi; tutti hanno visto come si sia sviluppata la vita economica nell'Europa [[Capitalismo|capitalista]], dove si è assistito a forme di concentrazione della ricchezza nelle mani di pochi, e come ne siano derivati sconvolgimenti sociali, la miseria, la guerra, il [[Fascismo|fascismo]], la tirannide, che ha soppresso la libertà democratica. È a questo che si cerca di porre riparo. Il problema non può risolversi con teoremi economici; ma è un problema di realtà [[Politica|politica]] e sociale che ha cominciato e continua a svilupparsi sotto gli occhi della presente generazione e ad esso le classi lavoratrici cercano di trovare una soluzione.<ref>[http://www.camera.it/_dati/costituente/lavori/I_Sottocommissione/sed018/sed018.pdf Verbali assemblea costituente], 3 ottobre 1946 (pag 7-8)</ref> *{{NDR|Su [[Francesco Saverio Nitti]]}} Uomo di indiscusso valore e di indiscussa capacità.<ref>Citato in Santi Fedele, ''Fronte popolare: la sinistra e le elezioni del 18 aprile 1948'', Bompiani, 1978, p. 13.</ref> *Veniamo da molto lontano e andiamo molto lontano! Senza dubbio! Il nostro obiettivo è la creazione nel nostro Paese di una società di liberi e di eguali, nella quale non ci sia sfruttamento da parte di uomini su altri uomini.<ref>Dal discorso ''Per la sfiducia al IV Governo De Gasperi'', Assemblea Costituente, 26 settembre 1947, in ''Discorsi parlamentari: 1946-1951'', Camera dei deputati, 1984.</ref> ==''Il partito comunista italiano''== *La fonte delle organiche deficienze del movimento socialista era anche da cercarsi nella visione fatalistica di una rivoluzione che sarebbe dovuta giungere per un sviluppo automatico, quando il capitalismo fosse arrivato all'ultimo grado della sua maturazione. (cap. II, p. 24) *Le idee, i grandi principi di rinnovamento del mondo, non vanno avanti con mezzi loro. Non hanno le gambe, diceva uno dei classici del nostro pensiero. Avanzano e si impongono quando, penetrati nella mente degli uomini e nella coscienza di una classe, diventano una forza, perché i migliori fra gli uomini e prima di tutto in questa classe vanno per essi al combattimento, affrontano il pericolo, sacrificano la libertà e la vita. (cap. VII, p. 69) *L'avanzata del fascismo verso la distruzione di ogni forma di democrazia e verso una nuova guerra, erano opera dei gruppi più reazionari e sciovinisti della borghesia capitalistica. Essa colpiva i diritti, gli interessi, le aspirazioni non degli operai soltagnto, ma della grande maggioranza delle popolazioni, di tutti i movimenti politici non reazionari, di tutti coloro che amavano la civiltà o la pace. La iniziativa di una collaborazione di tutte queste forze per salvare, con un'azione comune, la pace e la democrazia, poteva però essere presa, come i fatti stessi dimostrarono, soltanto dalla classe operaia, che delle forze borghesi reazionarie è l'antagonista storico oggettivo. (cap. VIII, p. 76) *Da questa situazione è uscita la forsennata agitazione anticomunista che da più di dieci anni opprime l'Italia, degradando la nostra lotta politica. Quest'agitazione è particolarmente per l'Italia un assurdo storico e un assurdo politico. È un assurdo storico, perché a tutti è noto che se non vi fossero stati i comunisti sarebbe mancato agli italiani, per la resistenza e la lotta contro il fascismo e nella lotta di liberazione, una delle necessarie guide, forse la più importante. Un assurdo politico, perché il [[Partito Comunista Italiano|partito comunista]] non è una piccola trascurabile entità, ma è seguito dalla maggioranza degli operai, da foltissime schiere popolari, da una parte tutt'altro che piccola dell'intellettualità. Metterlo al bando, significa introdurre nel corpo della nazione una scissione che turba e avvelena tutta la vita del paese. (cap. XI, p. 116) *In questo grande quadro, decisivo è stato l'impulso dato in Italia dal fondatore del nostro partito, [[Antonio Gramsci]], uno dei più originali pensatori dei nostri tempi, il più grande degli italiani dell'epoca nostra, per la traccia incancellabile che col pensiero e coll'azione egli ha lasciato. Con Gramsci il marxismo, liberato dalle parassitarie deformazioni del fatalismo positivistico e del materialismo volgare, riacquista tutto il suo valore di concezione del mondo e visione integrale della storia. È di nuovo guida dell'azione e del pensiero in tutti i campi, non solo nella ricerca puramente politica, ma nella critica di una decrepita cultura idealistica incapace di farci capire il mondo di ieri e di oggi, nella costruzione di una cultura nuova e nella lotta per il rinnovamento della società. (cap. XIV, p. 142) ==[[Incipit]] di alcune opere== ===''Corso sugli avversari''=== Prima di iniziare questo corso voglio dire qualche parola sul termine avversari per evitare una falsa interpretazione, da parte di qualcuno di voi, di questo termine, falsa interpretazione la quale potrebbe portare a degli errori politici. Quando noi parliamo di avversari non abbiamo in vista ''le masse'' che sono iscritte a organizzazioni fasciste, socialdemocratiche, cattoliche. Avversari nostri sono ''le organizzazioni'' fasciste, socialdemocratiche, cattoliche. Ma le masse che vi aderiscono non sono nostri avversari, sono delle masse di lavoratori che noi dobbiamo far tutti gli sforzi per conquistare. {{NDR|Palmiro Togliatti, ''Corso sugli avversari'', a cura di Francesco M. Biscione, Einaudi, Torino, 2010, p. 3. ISBN 978-88-06-20085-8}} ===''De Gasperi il restauratore''=== L'anniversario della morte di [[Alcide De Gasperi]] è stato accompagnato, com'era naturale, dalle celebrazioni organizzate dal suo partito. Le ripercussioni di queste celebrazioni nell'opinione pubblica non sono state grandi, e scarso ne è stato, del resto, il valore. Si sono mantenute, infatti, nell'ambito della consueta propaganda ufficiale e delle consuete polemiche del partito democristiano, il che era anche comprensibile, dato lo scopo non tanto di porre problemi politici o storici, quanto di servire alla corrente mobilitazione dei militanti. È mancata quindi, anche da parte di coloro che di De Gasperi furono i più stretti collaboratori e oggi intendono continuarne l'opera, una ricerca un po' più attenta e profonda dei motivi di questa, della estensione, dei limiti e quindi del significato che essa ha avuto nella storia del nostro paese. E abbiam parlato anche di limiti, perché ci sembra che anche gli ammiratori e gli amici dovessero avere interesse, davanti all'opinione pubblica, a non mostrarsi del tutto privi di capacità critica. Non l'hanno fatto, però, e in queste condizioni era difficile si aprisse un dibattito. Tentò di farlo, e per vero in modo assai superficiale, un settimanale non democristiano, ma la reazione che ne seguì, anche più superficiale e persino grossolana, fu tale da rendere evidente che il tema è di quelli che i dirigenti democristiani attuali non sono ancora in grado, non solo di affrontare con obiettività e con calma, ma nemmeno di vedere affrontati da altri, senza essere presi da quel nervosismo di parte che rende impossibile qualsiasi discussione seria. ==Citazioni su Palmiro Togliatti== *Come si atteggia il neoeuropeismo dell'on. Togliatti? I termini in cui si esprime sono tali da farlo giudicare una cosa piuttosto insipida ed inconsistente: sono le solite formulette dei neutralisti. E' l'America che turba con la sua presenza la pace in [[Europeismo|Europa]]; essa vuole attraverso la C.E.D. ricostituire l'esercito tedesco, e mobilitare sotto la guida dei nazionalisti tedeschi l'Europa occidentale contro quella orientale; occorre dunque respingere la C.E.D., allontanare l'America dall'Europa, promuovere la comprensione e l'avvicinamento di tutti i popoli europei, quale che sia il loro regime. Fra essi possono svilupparsi accordi culturali, economici, politici e persino militari, quali la riduzione ed il controllo degli armamenti di tutti gli stati europei. Queste sono secondo l'on. Togliatti le proposte che gli europeisti dovrebbero fare per riscuotere la sua approvazione. Ma non si deve credere che egli si sia convertito alle tesi neutralistiche. Le fa sue e le sostiene solo perchè si inseriscono alla perfezione nel quadro della tacita e ambiziosa politica comunista, che bisogna sempre tener presente se si vuole comprendere il senso delle straordinarie mascherate propagandistiche, cui essa si dedica con tanta tenacia. ([[Altiero Spinelli]]) *Figlio di una maestra delle elementari e di un impiegato, [...] era stato con Gramsci a Torino durante il biennio rosso ed era stato uno dei fondatori del partito nel 1921. Rifugiatosi in Russia dopo la vittoria del fascismo, era presto salito d'importanza fino a diventare vicesegretario generale del Comintern. Astuto, prudente, colto e altezzoso, possedeva una innata capacità di sopravvivere a tutte le tempeste politiche: una qualità che gli fu d'aiuto nella Mosca degli anni '30. Benché fosse ovviamente un leale sostenitore di Stalin, Togliatti sapeva pensare in modo creativo e possedeva una visione strategica d'insieme, e questi meriti lo mettevano in risalto all'interno di un movimento comunista internazionale famoso per il suo dogmatismo e fideismo. ([[Paul Ginsborg]]) *[[Antonio Gramsci|Gramsci]] aveva una maggiore sensibilità umana, più spontaneo, aperto. Togliatti, sembrerà strano, era molto più intellettuale. ([[Umberto Terracini]]) *{{NDR|Su Togliatti e ciò che lo aveva colpito della personalità}} L'abilità, ma era qualcosa di più, il modo attraverso il quale egli riusciva a imporre, in senso dialettico, la presenza del partito comunista. ([[Emilio Colombo]]) *L'onorevole Togliatti rappresenta idee e programmi diversi dai miei. Siamo due parallele che non potremo incontrarci che all'infinito. ([[Francesco Saverio Nitti]]) *La colpa massima della tv è di aver introdotto Togliatti e le ballerine nel cuore delle famiglie italiane. ([[Guido Gonella]]) *Mentre per Gramsci ciò che importava e prevaleva nella prospettiva rivoluzionaria era l'Internazionale, Togliatti ne limitava l'arco al partito sovietico. ([[Umberto Terracini]]) *Penso che Togliatti abbia capito la [[Resistenza italiana|Resistenza]] solo quando fucilammo Mussolini a Dongo. ([[Luigi Longo]]) *Quanti crimini ha commesso o coperto Togliatti negli anni '30 e '40? Eppure è considerato parte della nostra storia. ([[Fabrizio Cicchitto]]) *Quello che mi incantò fu il suo linguaggio che era insieme popolare, inteso da tutti, eppure ogni motto guardingo, puro italiano, ogni parola specchio esatto di ciò che voleva esprimere, ogni parola giusta a "sollecitare" il cuore e la mente di chi lo ascoltava. La piazza era gremita. Il comizio si svolse in silenzio, acuta in tutti l'emozione. Parlava il capo dei loro nemici, di loro lucchesi, bianchi, come un predicatore, dal pulpito, con calma, un'eco solenne... tale preciso parlare parve anche un omaggio a quel popolo che lì, sotto il piccolo palco, ascoltava e la lingua italiana, il dittaggio, eccome se lo conosceva e lo coltivava, eccome se attraverso i secoli aveva conservato il bel parlare, la lingua italiana. ([[Mario Tobino]]) *Togliatti è uno stalinista educato, colto. Estraneo alla condizione russa, alle tradizioni russe, non vede per alcuni anni la necessità di estendere a tutto il movimento comunista il modello russo; poi si rassegnerà, ma senza lasciarsi convincere fino in fondo. Non è che egli discuta o ripudi i grandi tagli staliniani imposti con la "giusta" e necessaria violenza; è che non sente le necessità di aggiungere terrore a terrore, rimane esente da manie persecutorie, padrone degli istinti canaglieschi, normale quanto a intelligenza. Ed è questa sua normalità in un mondo deformato dalla follia o dalla tragedia che lo fa apparire più democratico di quanto in realtà non sia. ([[Giorgio Bocca]]) *Togliatti era odiato; era considerato un nemico, anzi il nemico, il calcolatore cinico e diabolicamente abile che, contro ogni tradizione, contro l'ordine costituito, contro gli interessi del paese, contro le credenze più radicate e gli ideali più rispettati, cospirava a sovvertire, a distruggere, a scardinare, servendosi delle passioni più elementari, strumentalizzando la miseria e il rancore sociale, intento esclusivamente ad attuare le direttive che gli provenivano da un paese straniero. ([[Eugenio Scalfari]]) *Togliatti era un leader di alta cultura e di raffinata abilità, ma si avvertiva che queste doti erano gestite con un certo grado di [[cinismo]], che rievocava in Italia la tradizione da un lato [[Compagnia di Gesù|gesuitica]] e dall'altro [[Niccolò Machiavelli|machiavellica]]. Vi era sempre una sorta di ambiguità nella sua bravura: quella doppiezza che egli attribuiva a chi nel partito degli anni quaranta e cinquanta si richiamava al marxismo rivoluzionario, era in realtà proprio una caratteristica della sua personalità, percepibile anche all'esterno. ([[Giorgio Galli]]) *Togliatti era un uomo piccolo e freddo, di acuta intelligenza, con un risolino divertito, in privato, che parlando in pubblico poteva mutarsi in sferzante sarcasmo. ([[Peter Nichols]]) *Un giorno Togliatti tenne un comizio a Castellammare e in molti andarono a sentirlo. Il comunista parlava all’aperto, vicino alla riva del mare, alle pendici del monte Faito. Era robusto e portava gli occhiali. Mentre teneva il suo discorso nella piazza si riunirono alcune migliaia di persone. Ascoltavano in silenzio, sotto il sole. Togliatti parlava di come le cose andassero malissimo in Italia, ma un bel giorno lui e i comunisti avrebbero preso il potere e tutto sarebbe cambiato, tutto sarebbe andato meglio, molto meglio. Sopraggiunse un gruppo di poliziotti, su delle jeep rosse. Si fermarono all’angolo della strada, e attesero immobili. Nessuno approvava. Nessuno protestava. ([[Sándor Márai|Sandor Marai]]) *[[Vittorio Emanuele III di Savoia|Vittorio Emanuele]] parla raramente di politica oggi, ma non può dirsi un temperamento apolitico. Segue da lontano la vita dei partiti italiani e ha, di fronte a ciascuno di essi, sentimenti diversi. Odia senza riserve Togliatti e [[Pietro Nenni|Nenni]], ha una stima modesta dei partiti di destra, ignora i qualunquisti e le sfumature minori dell'arcobaleno politico italiano, saragattiani, azionisti, democrazia del lavoro; considera tuttavia [[Randolfo Pacciardi|Pacciardi]], che personalmente non conosce, un avversario da rispettare. (dal ''Messaggero'' del 27 marzo 1947<ref>Citato da [[Randolfo Pacciardi]] nella [https://documenti.camera.it/_dati/leg01/lavori/stenografici/sed0660/sed0660.pdf Seduta pomeridiana del 6 marzo 1951] della Camera dei Deputati.</ref>) ===[[Giorgio Amendola]]=== *C'era in Togliatti un certo piglio aristocratico, un gusto ottocentesco che non gli faceva sempre apprezzare certi esperimenti dell'avanguardia artistica. *Come intellettuale Togliatti ha avuto l'eroismo di sacrificare le sue possibilità creative, filosofiche e culturali, alle esigenze della direzione politica. *La più alta creazione intellettuale di Togliatti è stato il partito nuovo, il Pci quale oggi conosciamo. ===[[Nilde Iotti]]=== *Hanno detto dei suoi legami con [[Stalin]] e della sua soggezione, anche nei giorni difficili. In realtà lo conosceva poco: si erano incontrati in tre o quattro occasioni. Lo ammirava come lottatore duro e tenace, ma capì le rivelazioni del XX Congresso e ne rimase sconvolto. [...] Aveva una sensibilità viva, una forte propensione a comprendere. So che l'immagine di lui è diversa, ma io l'ho conosciuto in un altro modo. Si difendeva da fatti che lo turbavano profondamente, ma la sua intelligenza gli imponeva di accettarli come momenti nel cammino della civiltà. *La montagna ci piaceva tantissimo. Togliatti era un gran camminatore, io pure. *{{NDR|Sulla mancata partecipazione di Togliatti alla Resistenza}} Le assicuro che Togliatti non era lontano dalla Resistenza. Di carattere era un uomo freddo, d'accordo. Ma lui, che odiava i distintivi, l'unico che ci teneva ad esibire sempre era quello che gli aveva donato il Corpo volontari della libertà. Se avesse potuto, si sarebbe fatto paracadutare nel nord Italia. Freddo sì, ma l'utopia ce l'aveva dentro. *{{NDR|A proposito del memoriale di Jalta}} Non è vero che Togliatti fu strumentalizzato, che il memoriale fu usato contro Chruščёv. Io non vedo un collegamento tra il memoriale e la caduta di [[Nikita Sergeevič Chruščёv|Chruščёv]]. Il grande processo che avrebbe portato a questo evento era già in corso, in URSS. *Pensare che fosse possibile da parte mia un aut-aut sentimentale del tipo "se tu resti in Russia ti pianto" equivale a ignorare quali fossero i nostri rapporti e quale fosse il temperamento di Togliatti. *{{NDR|A proposito dell'attentato intentatogli nel 1948}} Quando qualche giorno dopo l'intervento chirurgico gli fu permesso di scorrere i giornali, Togliatti volle leggersi le cronache dell'attentato. Lo colpì, proprio sull'Unità, un titolone a nove colonne: ‘Via il governo della guerra civile'. Ricordo il suo commento: se avessero scritto ‘Via il ministro dell'Interno', questa sì che sarebbe stata una richiesta non solo plausibile ma anche accettabile! E infatti più tardi si seppe che in Consiglio dei ministri, riunito d'urgenza lo stesso giorno dell'attentato, il ministro degli Esteri [[Carlo Sforza]] ed il suo sottosegretario, un giovanissimo [[Aldo Moro]], avevano posto il problema delle dimissioni del ministro dell'Interno. *{{NDR|A proposito della crisi sino-sovietica}} Togliatti era preoccupato per i rapporti fra [[Unione Sovietica|URSS]] e [[Cina]], e per la situazione fra il partito e gli intellettuali che si era creata dopo che Chruščёv aveva assunto posizioni assai rigide e dure. ===[[Indro Montanelli]]=== *Cadendo oggi il trigesimo della scomparsa di Pietro Valdoni, vogliamo rievocare un episodio del grande chirurgo. Come tutti ricorderanno, fu lui ad operare, salvandogli la vita, Palmiro Togliatti, ferito alla testa dalla rivoltella di Pallante. Quando ricevette la parcella, Togliatti la trovò salata, e accompagnò il pagamento con queste parole: «Eccole il saldo, ma è denaro rubato». Valdoni rispose: «Grazie per l'assegno. La provenienza non mi interessa». *È difficile sapere che cosa fu Togliatti, perché Togliatti non ha lasciato memoriali, non ha lasciato diario, che cosa pensasse Togliatti non lo ha mai saputo nessuno, credo nemmeno la sua compagna [[Nilde Iotti]]. Si può dire che è stato un esecutore fedele degli ordini di [[Stalin]]. Lo è stato sempre, e per questo godeva la fiducia di Stalin. [...] {{NDR|"Era un grande diplomatico?"}} Era un diplomatico per sé, soprattutto, perché un uomo sopravvissuto a venticinque o trent'anni anni di Mosca, senza finire in galera, processato, o contro il muro, beh, questo è uno dei grandi personaggi. Sono pochi. {{NDR|"Non era uno statista, per esempio?"}} Non poteva essere uno statista perché i comunisti non hanno lo Stato nel sangue, i comunisti hanno il Partito. Stalin non è mai stato Capo dello Stato, e nemmeno capo del governo, era capo del Partito. Il potere nei regimi comunisti non sta né nello Stato né nel governo, sta nel Partito. *Nella storia della [[Italia|nazione italiana]] io vedo pochi uomini all'altezza della qualifica di una [[destra]] illuminata che non solo accetta ma vuole le [[riforma|riforme]]. [...] E, adesso non vorrei scandalizzare la gente, ma direi che uomo di destra per il concetto che aveva dello [[Stato]] e del [[potere]] era anche Togliatti. E questo dimostra che si può essere uomini di destra anche a [[sinistra]]. ==Note== <references/> ==Bibliografia== *Paul Ginsborg, ''Storia d'Italia dal dopoguerra a oggi'', traduzione di Marcello Flores e Sandro Perini, Einaudi, 1989. ISBN 8806160548 *Palmiro Togliatti, ''Il partito comunista italiano'', Editori Riuniti, Roma 1997<sup>4</sup>. ISBN 8835943191 *Palmiro Togliatti, ''[http://www.gaffi.it/document/upload/ingegni/TOGLIATTI.pdf De Gasperi il restauratore]: è possibile un giudizio equanime sull'opera di Alcide De Gasperi?'', cinque articoli pubblicati in ''Rinascita'', a cura e con introduzione di Fabio Silvestri, Alberto Gaffi editore in Roma, 2004. ==Voci correlate== *[[Nilde Iotti]] ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Togliatti, Palmiro}} [[Categoria:Comunisti in Italia]] [[Categoria:Personalità dell'ateismo]] [[Categoria:Personalità della seconda guerra mondiale]] [[Categoria:Politici italiani]] 86690z6gib1gvejpomlm4sdvvki73m8 Ashleigh Brilliant 0 6360 1420122 1213390 2026-07-12T13:03:47Z Udiki 86035 Deceduto 1420122 wikitext text/x-wiki [[File:AshleighBrilliant3c.jpg|thumb|Ashleigh Brilliant]] '''Ashleigh Ellwood Brilliant''' (1933 – 2025), fumettista e scrittore statunitense. ==Citazioni di Ashleigh Brilliant== *Credo che ci siano due [[Dio]]... e ognuno pensa che l'altro si stia prendendo cura di me.<ref>Citato in ''Anche le formiche nel loro piccolo s'incazzano. Opera omnia'', n. 2988.</ref> *Il miglior modo per cucinare il riso senza che questo si attacchi è quello di cucinare un chicco separato dall'altro.<ref>Citato in ''Anche le formiche nel loro piccolo s'incazzano. Opera omnia'', n. 278.</ref> *Non ho la soluzione, ma ammiro il problema.<ref>Citato in ''Focus'' n. 98, p. 188.</ref> :''I don't have any solution, but I certainly admire the problem.''<ref>''Pot-Shots'' [https://i.pinimg.com/originals/84/01/f5/8401f5c0b8201861d201ce5baafc8f3f.gif n. 759], 1975.</ref> *Stare al mondo può essere caro, ma c'è incluso nel prezzo un viaggio intorno al Sole gratis ogni anno!<ref>Citato in ''Anche le formiche nel loro piccolo s'incazzano. Opera omnia'', n. 1536.</ref> ==Note== <references /> ==Bibliografia== *[[Gino e Michele]], [[Matteo Molinari]], ''Anche le formiche nel loro piccolo s'incazzano. Opera omnia'', Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1997. ISBN 88-04-43263-2 ==Altri progetti== {{interprogetto|w=Ashleigh Brilliant|w_site=en}} {{DEFAULTSORT:Brilliant, Ashleigh}} [[Categoria:Fumettisti statunitensi]] [[Categoria:Scrittori statunitensi]] o780qm0n180mjckkvbwnrn9zw7726m7 Cane 0 6454 1420203 1417390 2026-07-13T06:07:04Z Spinoziano 2297 -1 senza fonte; fix link 1420203 wikitext text/x-wiki {{voce tematica}} [[Immagine:Golden_Retriever_puppy.jpg|thumb|upright=1.4|Un cane]] Citazioni sul '''cane'''. ==Citazioni== *Ad un tratto un cane sbuca di sotto il mantello di un cadavere, si slancia verso di noi, e ritorna subito nel suo nascondiglio emettendo dolorosi guaiti. La bestiola leccava, convulsamente la faccia del morto, e si dirigeva poi di nuovo verso di noi come per implorare soccorso, o per chiedere vendetta. Fosse lo stato d'animo, o il luogo o il tempo o il fatto stesso, o altro che non so spiegare, certo è che mai nulla, in nessun altro campo di battaglia, mi ha tanto commosso. Mi fermai un momento per apprezzare quella scena. Quest'uomo, mi dicevo, forse ha degli amici, ne ha forse in questo campo, nella sua compagnia, e giace qui, abbandonato da tutti meno che dal suo cane! Che lezione ci dà la natura tramite un animale!... ([[Napoleone Bonaparte]]) *''Ai ladri urlai ed agli amanti tacqui: | così a Messere ed a Madonna piacqui.'' ([[Francesco Proto]]) *All'infuori del cane, il [[libro]] è il migliore amico dell'uomo. Dentro il cane è troppo scuro per leggere. ([[Groucho Marx]]) *Avevo un cane. O meglio, un muso a quattro zampe. Un piccolo ricettacolo di proiezioni antropomorfiche. Un compagno fedele. Una coda che batteva il tempo al ritmo delle sue emozioni. Un canguro sovreccitato nei momenti piacevoli della giornata. Un cane, insomma. ([[Muriel Barbery]]) *{{maiuscoletto|Cane}}. Vorrebbe sfogare i suoi istinti (appena coperti) e, al tempo stesso, conservarsi l'amore del padrone. Ma l'una cosa e l'altra non può. Trema. Ha senso di colpa. Guarda i suoi occhi; so che li guardi volentieri, che li capisci, che ti sono anche ''troppo'' fraterni... ([[Umberto Saba]]) *Che può fare un povero cane? (''[[Leone il cane fifone]]'') *Chi non ha tenuto con sé un cane, non sa cosa sia amare ed essere amato.<ref>[[Citazioni errate|Erroneamente attribuita]] ad [[Arthur Schopenhauer]].</ref> ([[Mariano José de Larra]]) *Colui che uccide un cane uccide la propria anima. ([[Zarathustra]]) *Da tempo avevo il sospetto che i cani fossero più intelligenti degli uomini; ed ero perfino convinto che potessero parlare, ma che, soltanto, ci fosse in loro una specie di cocciutaggine. Sono dei grandi politiconi: osservano ogni cosa, non perdono una sola mossa di una persona. ([[Nikolaj Vasil'evič Gogol']]) *''Davvero non mi meraviglia che gli uomini amino i cani: | un briccone miserabile è infatti, come l'uomo, anche il cane.'' ([[Johann Wolfgang von Goethe]]) *Di [[Arthur Schopenhauer|Schopenhauer]], quel misantropo che amava i cagnolini, si potrebbe quasi dire che lui ed il suo cane (il sovrano in carica del momento) formavano una società a sé. ([[David George Ritchie]]) *E i cani, come i lupi, sono esseri sociali, vivono e si regolano in branco. Hanno avuto l'intelligenza e la generosità di permetterci di sostituirci, noi famiglia, al loro branco. Sanno che è la comunità a garantirne il benessere, la felicità, la continuità, come compito primordiale e ultimo di ogni vivente. Vengono amati dai giusti e maltrattati dagli ingiusti proprio per questo. ([[Fulvio Grimaldi]]) *È ingiustizia dire di un uomo cattivo: ha il cuore di un cane; sarebbe assai più giusto, invece, dire di un cane: ha il cuore di un uomo. ([[Libero Bovio]]) *È noto l'amore del cane per il suo padrone; e tutti sanno che nell'agonia della morte egli accarezza il padrone; e ognuno può aver sentito dire che il cane che soffre mentre viene sottoposto a qualche [[vivisezione]], lecca la mano dell'operatore; quest'uomo, a meno di avere un cuore di sasso, deve provare rimorso fino all'ultima ora della sua vita. ([[Charles Darwin]]) *E poi faccio bene così; io sono come un cane fedele, non mi metto ad adulare gli estranei e conservo un tesoro di carezze per chi è assente. ([[Charles Baudelaire]]) *E se l'idea di poter prolungare l'esistenza al nostro cane ci seduce non è solo perché gli vogliamo bene, ma anche per amore di noi stessi. E quando il nostro cane muore, ne soffriamo sì per l'affetto che ci legava a lui, ma sotto c'è sempre l'oscuro affanno per la nostra sorte. Se il cane muore, si porta via un pezzo della nostra vita e di colpo ci sentiamo assai più vecchi. In piccolo, è lo stesso sentimento di desolata solitudine che proverebbe un uomo immortale che vedesse scomparire ad uno ad uno i suoi amici d'infanzia, e poi i figli di costoro, e poi i nipoti, egli invece restando sempre giovane. ([[Dino Buzzati]]) *Ehi, lo sapete che i cani uccidono più gente degli squali? (''[[Ma (film 2019)|Ma]]'') *Forse in tempi lontanissimi si resero conto che noi umani eravamo emotivamente impediti e decisero di semplificarci le cose: scodinzolio uguale felicità. I loro musi sono mesti quando si sentono tristi. Pochi hanno difficoltà ad afferrare quello che prova un cane. ([[Jeffrey Moussaieff Masson]]) *Fra il cane e l'uomo c'è un'altra grande differenza. L'uomo cambia d'umore ad ogni istante come una lepre furba di direzione. Invece ce ne vuol altro per far cambiare d'umore al cane. ([[Italo Svevo]]) *[...] gli altri animali domestici, ad eccezione del cane, pigliano la fuga se hanno il più lieve sentore del loro capitale nemico. Ma pei buoni cani non pare che vi sia piacere maggior della caccia al [[lupo]], appunto perché si distinguono sempre meglio quelle caccie che sono le più pericolose. Perciò è notevole che l'odio fra due affini così prossimi come sono il lupo ed il cane possa raggiungere un tale indescrivibile grado d'intensità. Un cane sulle peste d'un lupo dimentica tutto, entra nel furore più inaudito, e non riposa prima che abbia azzannato il nemico pel collo. Non bada a ferite, non s'accorge della morte dei compagni. Anche moribondo tenta ancora di mordere bravamente il lupo. ([[Alfred Edmund Brehm]]) *Gli uomini sono come i cani: abbaiano ai mendichi e si gettano addosso ai più deboli. Si divora il ferito, come tra le bestie feroci. ([[Ferdinando Petruccelli della Gattina]]) *Gli uomini sono come i cani: quelli che non sono tenuti al [[guinzaglio]] sono spesso i più affezionati. ([[Paul Léautaud]]) *Ho amato e amo così tanto i cani, che il mio sogno è quello di spegnermi con uno di loro al mio fianco. Li ho amati perché sanno dare quello che gli uomini, ormai, non sanno dare più: la fedeltà, l'amore completo e totale, il rispetto. Un cane ama chi ti ama, ma non esita a difenderti da chi vuole farti del male. E non è poco. ([[Franco Zeffirelli]]) *I cani abbaiano a quelli che non conoscono. ([[Eraclito]]) *I cani hanno un modo per mitigare le difficoltà. Sono come un pavimento solido su cui procedere sicuri. ([[Alexandria Ocasio-Cortez]]) *I cani hanno una sorta di invadente disponibilità dell'anima che allevia le persone che cominciano a risecchirsi. ([[Elias Canetti]]) *I cani mi piacciono. Si sa sempre cosa passa per la testa a un cane. I suoi stati d'animo sono quattro. Un cane può essere felice, triste, arrabbiato o concentrato. ([[Mark Haddon]]) *I cani mi piace scoprirli come persone piene di sfaccettature. Persone non umane ma ugualmente complesse e interessanti. Ognuna con la sua storia, il suo carattere, simpatie e antipatie. Con la sua personalità, insomma. ([[Danilo Mainardi]]) *I cani mostrano con ogni evidenza di avere insieme un animo docile e nobile quando desistono dall'attaccare le persone che si sono accovacciate a terra. [...] Infatti i cani cessano di attaccare chi si è gettato per terra e ha assunto un atteggiamento sottomesso. ([[Plutarco]]) *I cani parlano, ma solo a chi sa ascoltarli. ([[Orhan Pamuk]]) *I cani percepiscono l'Aldilà. Abbaiano agli spiriti vaganti e quando la Morte si avvicina si mettono ad ululare. ([[Anonimo|leggenda popolare zigana]]) *I cani sono dei candidati all'umanità. ([[Jules Michelet]]) *I cani sono [[Diogene di Sinope]] senza bisogno di botti per sentirsi stoici. E di Diogene di Sinope, peraltro e non a caso, erano ispiratori. Secondo il filosofo greco, gli umani dovevano trarre insegnamento da loro. L'uomo, già allora, era ipocrita e artificiale. Il cane, no. Mangia quel che trova, dorme dove capita, caga quando gli gira. Non si interessa di filosofia astratta ed è immerso nel suo presente senza ansietà. Al contrario degli umani, riconosce sempre l'inganno e fiuta istintivamente la verità. ([[Andrea Scanzi]]) *I cani sono gente di cervello, conoscono ogni nesso politico. ([[Nikolaj Vasil'evič Gogol']]) *I cani sono vittime di un'ampia varietà di disturbi emotivi, molti dei quali costituiscono un retaggio della selezione artificiale che distrugge o altera radicalmente i loro sistemi di comunicazione. Il taglio della coda per i boxer e delle orecchie per i doberman, l'ecesso di peli sul muso dei cani da pastore, le orecchie a penzoloni dei segugi e la colorazione uniforme dei weimaraner hanno costretto i cani a cercare mezzi di comunicazione alternativi. Spesso i comportamenti che notiamo in essi, come marcare con l'urina un idrante, sono esempi di comunicazione frustrata. ([[Barry Lopez]]) *I cani vivono con l'uomo come i cortigiani intorno al monarca. La loro principale preoccupazione è di poter entrare nelle buone grazie di questo mondo di piccoli guadagni e di carezze. E io leggo nella vita di questi nostri compagni gli stessi procedimenti della ragione, gli stessi antichi e fatali conflitti del giusto contro l'ingiusto, la stessa lotta contro le consuetudini troppo rigide. Li vedo con le nostre debolezze, eppure… Eppure, mentre si affrettano davanti a me nella strada con la coda in aria, o mi si avvicinano solo per sollecitare il mio sguardo, capisco che lo scopo segreto della loro vita resta per noi imperscrutabile. ([[Robert Louis Stevenson]]) *Il can che abbaja, e corre, e salta in Chiesa, | raro è che n'esca colla schiena illesa. ([[Cristoforo Poggiali]]) *Il cane fedele riceve una [[museruola]] decorativa. ([[Stanisław Jerzy Lec]]) *Il cane che viene sempre maltrattato non si avvicina facilmente, neanche la rara volta che gli danno un pezzo di carne. ([[Ryūnosuke Akutagawa]]) *Il cane non mi giudica secondo l'apparenza o il successo, ma gode semplicemente della mia presenza. ([[Martin M. Lintner]]) *Il cane non può dissimulare, non può ingannare, non può mentire, perché non può parlare. Il cane è un santo. ([[Axel Munthe]]) *Il cane resta cane, ma il cane è un animale fedele. Non sa tradire. Sbagli se vuoi preferire il prete al cane. (''[[Ivan il Terribile (film)|Ivan il Terribile]]'') *Il cane va dove il padrone comanda! ([[Robert Louis Stevenson]]) *Il cuore d'un cane non è meno sensibile del cuore d'un fanciullo. ([[Hector Malot]]) *Il grande pregio di un cane è che puoi renderti ridicolo con lui e non solo non ti sgriderà, ma si renderà ridicolo anche lui. ([[Samuel Butler]]) *Il naso per un cane è quello che per l'uomo sono gli occhi. I cani con il loro fiuto avvertono i movimenti di un uomo come gli uomini ne avvertono, con gli occhi, il suo aspetto. ([[H. G. Wells]]) *Il sangue di un cane è molto più importante di quello umano. [...] Sono i doni più preziosi che la natura ci ha regalato. Al contrario degli uomini, loro non mentono mai. (''[[Ken il guerriero (serie animata)|Ken il guerriero]]'') *Il solo posto al mondo in cui si può incontrare un uomo degno di questo nome è lo sguardo di un cane. ([[Romain Gary]]) *Io non esito a confessare la tenerezza della mia natura, così puerile che non so rifiutare al mio cane le feste che mi fa fuor di luogo o che mi richiede. ([[Michel de Montaigne]]) *''In questo mondo cane | dove tra razze diverse si guardan male | chi mostra i denti per paura e chi per fame il risultato è uguale | se mordi o vai in gabbia o finisci male.'' ([[Emis Killa]]) *Innanzitutto quando si è un randagio, non si fanno tante storie! ([[Daniel Pennac]]) *L'affetto per un cane dona all'uomo grande forza. ([[Lucio Anneo Seneca]]) *''L'uomo dal morso guarì, | E fu il cane che morì.'' ([[Oliver Goldsmith]]) *''Ma i cani son meglio delle persone | che dicono che i cani son meglio delle persone.'' ([[Willie Peyote]]) *Mai cane mi morse, ch'io non volessi del suo pelo. ([[Francesco Domenico Guerrazzi]]) *Mi piace il nome "Cane" per un cane. (''[[Lazarus Project - Un piano misterioso]]'') *Mostrami il tuo cane e ti dirò chi sei. ([[Riccardo Bacchelli]]) *Nessun cane domestico ha una espressione di faccia che rassomigli a quella del selvatico; persino il cane degli Eschimesi se lo si guarda in faccia si distingue dal lupo, ma l'[[Cuon alpino|adjak]] appare più selvatico di qualsiasi altro dei suoi affini allo stato libero. ([[Alfred Edmund Brehm]]) *Non è un cane che amiamo, è il cane. Sono tutti press'a poco lo stesso, son tutti pronti ad amarvi e ad essere amati. Sono tutti i rappresentanti della più amabile e, in senso morale, più perfetta creazione di Dio. Se amavate il vostro amico morto non potete fare a meno d'averne un altro. Ahimé, anch'esso dovrà lasciarvi, perché coloro che sono amati dagli dei muoiono giovani. ([[Axel Munthe]]) *'O ssaje come se dice? 'O cane riconosce 'a voce 'e nu padrone sulo e chisto è cane a te! (''[[Gomorra - La serie (terza stagione)|Gomorra - La serie]]'') *Per anni abbiamo continuato a crederci [...] l'unica specie animale che riesce a proiettare la propria esistenza nel futuro (falso; osservate l'estatica attesa del vostro cane quando gli dite «passeggiata»). ([[Jeffrey Moussaieff Masson]]) *Per esempio, se un cane ha servito a lungo fedelmente il suo padrone, ciò costituisce qualcosa di analogo a un'azione meritevole e perciò richiede la nostra lode e, quando non sarà più in grado di renderci i suoi servizi, noi dovremo trattenere la bestia presso di noi fino alla morte. ([[Immanuel Kant]]) *Perché prendersi un cane, eh? Portalo a passeggio, fallo mangiare, lavalo, raccogli la pupù... [...] Troppi problemi. (''[[Hachiko - Il tuo migliore amico]]'') *''Qual è quel cane ch'abbaiando agugna, | e si racqueta poi che 'l pasto morde, | ché solo a divorarlo intende e pugna, | cotai si fecer quelle facce lorde | dello demonio Cerbero, che 'ntrona | l'anime sì, ch'esser vorrebber sorde''. ([[Dante Alighieri]], ''[[Divina Commedia]]'') *Qualche giorno fa un esponente politico mi ha definito "cagna" pensando di offendermi. I cani sono intelligenti, leali e combattono per difendere ciò che amano. Usare i cani come offesa, qualifica il valore di chi lo fa. ([[Giorgia Meloni]]) *Quando in un cane si vede un essere umano, non si può fare a meno di vedere un cane in qualsiasi essere umano, e di amarlo. ([[Romain Gary]]) *Quando ti avvali di un cane per eliminare i lupi, il cane alla fine, dopo aver fatto fuori tanti lupi, diventa peggio di tutto il branco. ([[Albert Sánchez Piñol]]) *– Quando un uomo muore, se è stato cattivo...<br>– Sì...<br>– ... va all'inferno; e se è stato buono, va in paradiso. Ma quando un cane muore, dove va?<br>– Ehm... Va sulla luna! Tutti i cani, quando muoiono, vanno sulla luna.<br>– Tutti? E perché?<br>– Beh, perché... Vedi, perché gli uomini possono essere buoni o cattivi; ma i cani, invece, sono tutti buoni, e vanno tutti nello stesso posto: sulla luna.<br>– Ma dài? Ne è sicuro?<br>– Sì, certo che lo sono! Sennò la luna perché sarebbe così importante? Perché ci vanno i cani!<br>– Già, è vero; ci si vede un po' di un cane.<br>– Sì. È per questo infatti che nelle notti di plenilunio i cani abbaiano alla luna. Uuuh!<br>– Cioè?<br>– Eh... I cani che stanno quaggiù parlano con i loro amici lassù, gli raccontano come vanno le cose sulla Terra, e i cani dalla luna gli abbaiano di risposta, raccontando come vanno le cose lassù da loro.<br>– Allora ci vivono i cani sulla luna! E come vivono?<br>– Vivono liberi! Liberi e felici! Senza nessuno che gli tira i calci e li prende a sassate, e senza dover... obbedire agli ordini stupidi... di un padrone stupido.<br>– Ma gli astronauti, quando sono andati sulla luna, li hanno incontrati?<br>– Eh... No, no! No, si sono nascosti in certe valli buie... Là... Quelle, le vedi? Dietro le montagne più alte e nei crateri più profondi. Eh... Mmm... Ne avevano abbastanza degli uomini, dei loro egoismi, delle loro... malvagità! (''[[C'era un castello con 40 cani]]'') *Quel che [[Dio]] è per l'uomo, l'uomo lo è per il cane. ([[Frank Wedekind]]) *Quella {{NDR|dei cani}} è la stessa razza di barbari che condanna e attacca tutto quanto non intende: così adesso questi cani, vili e smascherati per tali dal loro stesso aspetto, latrano contro tutti gli sconosciuti, anche se vengono con intenti benefici, mentre si fanno più miti con quelli che conoscono, per quanto siano malvagi e scellerati. ([[Giordano Bruno]]) *Questa cultura della difesa dei cani ad oltranza porta ad adorarli in un modo decisamente meno sano che nella cultura contadina. ([[Vincenzo Consolo]]) *Sapete perché prepariamo sempre cibo in abbondanza? Perché ci siano tanti avanzi da buttare ai cani, perché meno hanno fame, meno problemi creano. (''[[I sopravvissuti]]'') *Se ben addestrato o di taglia sufficientemente grossa, un mastino potrebbe avere la meglio contro un lupo del Texas giovane o nano, ma non ho mai visto un cane di questa categoria che giudicherei un degno avversario per uno dei grossi lupi del Montana occidentale. Anche se il cane fosse il più pesante dei due, i suoi denti e artigli sarebbero molto più piccoli, e la sua pelle meno dura. ([[Theodore Roosevelt]]) *Se fra i cani vi fosse uno [[Arthur Schopenhauer|Schopenhauer]], che avesse un analogo modo di pensare, potrebbe scrivere i libri interessanti! Schopenhauer ha scritto un libro, ''Il mondo come volontà e rappresentazione'', perché era un uomo, il suo cervello olfattivo era stato trasformato in organo della ragione. Il cane scriverebbe un interessante libro: ''Il mondo come volontà e profumo''. Vi si potrebbero trovare molte cose che l'uomo non può sapere, perché l'uomo si fa delle rappresentazioni, mentre il cane fiuta. Io credo anzi che, se il cane fosse uno Schopenhauer, il libro che esso scriverebbe sarebbe molto più interessante del libro scritto da Schopenhauer stesso, ''Il mondo come volontà e rappresentazione!'' ([[Rudolf Steiner]]) *Se non riesci ad amare gli uomini prova con i cani. ([[Carlo Zannetti]]) *''Se qualcuno dice: "Ho un cane che è come un figlio", | controbatto: "Sì, beh, tuo figlio è un po' come un cane".'' ([[Caparezza]]) *Se raccogliete un cane affamato e lo rifocillate, non vi morderà. Questa è la principale differenza tra il cane e l'uomo. ([[Mark Twain]]) *Solo i cani che sanno latrare per i padroni, sanno difendere le loro case. Perciò impara anche tu a levare la tua voce per Cristo, quando feroci lupi ne assaltano l'ovile, impara a tener pronta nella tua bocca la parola, perché non sembri che tu, come un cane muto mantenendo un silenzio imputabile a tradimento, abbia abbandonato il posto di guardia affidato alla tua fedeltà. Tale fu il cane viaggiatore e compagno dell'angelo, che [[Arcangelo Raffaele|Raffaele]] non inutilmente nel libro ispirato {{NDR|[[Libro di Tobia|di Tobia]]}} ritenne di prendere con sé e con il figlio di Tobi, quando si mise in cammino per mettere in fuga Asmodeo e sancire le nozze; infatti la riconoscenza d'un animo non immemore scaccia il demonio e consolida il matrimonio. Perciò il santo angelo Raffaele con l'esempio di quel muto animale educava alla riconoscenza l'animo del giovane Tobia ch'era stato affidato alla sua protezione. ([[Sant'Ambrogio]]) *Sono migliori degli Umani – perché sanno – ma non parlano. ([[Emily Dickinson]]) *''Sordo per il gran vento | che nel castello vola e grida | è divenuto il cane. || Sopra gli spalti – in lago | protesi – corre, | senza sussulti: | né il muschio sulle pietre | a grande altezza lo insidia, | né un tegolo rimosso. || Tanto chiusa e intera | è in lui la forza | da che non ha nome | più per nessuno | e va per una sua | segreta linea | libero.'' ([[Antonia Pozzi]]) *Tra gli animali, beh, i cani sono speciali. Più li conosci, e più ti stupiscono. Sono maestri d'amore. Noi potremmo imparare tutto da loro. ([[Hayley Atwell]]) *Tra un uomo e un cane [...], si può stabilire un'empatia talmente stretta che - se un cucciolo viene allevato in una famiglia in cui tutti sorridono molto - da adulto finirà per imitare quest'espressione di soddisfazione, atteggiando le labbra e la muscolatura intorno alla bocca una sorta di sorriso obliquo. Questa particolare espressione facciale non si osserva mai nei lupi selvatici. ([[Juliet Clutton-Brock]]) *Tu {{ndr|il proprio cane}} sei divenuto per me un oggetto di curiosità e di osservazione continua, uno svago, un pensiero d'ogni momento, che mi conduce, per mille vie diverse, ad altri infiniti pensieri e immaginazioni remotissime da te, le quali riempiono tutti i vani in cui per il passato mi soleva entrare la noia, e stringono ogni giorno più forte i cento legami sottilissimi, ma saldissimi, della nostra amicizia. ([[Edmondo De Amicis]]) *Un cane ha diritto di avere un uomo accanto a sé così come un uomo ha diritto di avere un cane accanto a sé se si vuole che siano felici. (''[[Ai confini della realtà (serie televisiva 1959) (terza stagione)|Ai confini della realtà]]'') *Un cane tiene duro. [...] Un cane non disobbedisce mai a un uomo, qualunque cosa gli ordini. È questo il suo mestiere. [...] I cani sono tenuti a fare quello che vuole l'uomo. Io lo sento per intuito, anche se non ho mai avuto padroni. Gli uomini ''devono'' avere qualche motivo, non ti pare? E ''deve'' trattarsi di qualcosa di buono. Loro, certo, la sanno più lunga di noi. ([[Richard Adams]]) *Un cane vivo vale più di un leone morto. ([[Sindbad il marinaio]], ''[[Il viaggio fantastico di Sindbad]]'') *Uno crede di portare fuori il cane a fare pipì mezzogiorno e sera. Grave errore: sono i cani che ci invitano due volte al giorno alla meditazione. ([[Daniel Pennac]]) *Vien egli perciò umile a mettere a' piedi del padrone il suo coraggio, la sua forza, i suoi talenti: aspetta i suoi ordini per farne uso, lo consulta, lo interroga, lo supplica, e una sola occhiata basta per fargli intendere i segni della sua volontà; e benché non abbia come l'uomo il lume della ragione, egli ne ha però tutto il fervore del sentimento e lo supera in fedeltà, ed in costanza d'affetto; né regna in lui idea alcuna d'ambizione, o d'interesse, anzi sbandito ogni desiderio di vendetta, null'altra cosa teme, che di dispiacere.<br>Egli è perciò tutto zelo, tutto ardore, tutto obbedienza; più sensibile alla memoria de' benefizi, che degli oltraggi, non prende in mala parte i cattivi trattamenti, ma anzi li soffre e dimentica, o se ne sovviene non per altro, che per vieppiù affezionarsi; e tenta piuttosto di far nuove prove, che adirarsi o fuggire, lambendo quella mano, che fu lo {{sic|stromento}} del dolore battendolo, né con altro si difende, che col pianto, e la disarma finalmente colla sua pazienza, e sommessione. ([[Georges-Louis Leclerc de Buffon]]) ===[[Rino Gaetano]]=== *Cioè, il cane è la solitudine per eccellenza. Il discorso è in fondo sui poveri cani che siamo tutti quanti noi, abbastanza avulsi dall'incontro umano e abbastanza soli... Cioè, praticamente siamo abbastanza messi da parte, l'uno con l'altro. *Il cane, più prende bastonate più ti è fedele: una figura politicamente assurda per i tempi che viviamo. *''Ma togli il cane, | escluso il cane, | tutti gli altri son cattivi, | pressoché poco disponibili, | miscredenti e ortodossi | di aforismi perduti nel nulla.'' ===[[Stanisław Jerzy Lec]]=== *A volte i cani scodinzolano con la catena. *Cosa pensa il cane quando sceglie la carriera di [[unità cinofila|cane poliziotto]]? *Il cane fedele riceve una [[museruola]] decorativa. *Una volta il cane mi ha tradito, stava immobile, ma la sua ombra scodinzolava. ===[[Konrad Lorenz]]=== *Non esiste patto che non sia stato spezzato, non esiste fedeltà che non sia stata tradita, all'infuori di quella di un cane veramente fedele. *Poche cose mi danno un senso di consolante sicurezza come la fedeltà del mio cane. *[...] tutti gli animali domestici sono dei veri e propri schiavi, solo il cane è un amico. Certo, un amico devoto, sottomesso [...]. ==Proverbi== {{Vedi anche|sezione=s|[[Cane e gatto#Proverbi|Proverbi su cane e gatto]]}} *A cane viecchio zullu zu. ([[Proverbi napoletani|proverbio napoletano]]) *Il cane morso tutti lo mordono. ([[Proverbi portoghesi|Portoghese]]) *'O cane mozzeca 'o stracciato. ([[Proverbi napoletani|proverbio napoletano]]) === [[Proverbi italiani|Italiani]] === *A can che lecca [[cenere]], non affidar [[farina]]. *Al cane vecchio la [[volpe]] sputa in faccia. *Bisogna rispettare il cane per il padrone. *Botte e pane fanno il cane. *Cane addormentato e [[cavallo]] sveglio. *Cane affamato non teme bastone. ([[Giovanni Verga]]) *Cane amoroso, sempre velenoso. *Cane che abbaia non morde. *Cane e [[lepre]] corrono ambedue, ma ciascuno per un [[scopo|fine]] diverso. *Cane mogio e caval desto. *Cani e villani non chiudono l'uscio. *[[Carezze]] di cane, di sgualdrine e invito di [[oste]], non è poco quello che costano. *Cerca la preda al cacciatore il cane, e n'ha in compenso poco e rozzo [[pane]]. *Chi discende dai cani, volentieri abbaia. *Chi non ha pietà per il cane, non ne ha per gli uomini. *Chi tocca il can che giace, ha qualcosa che non gli piace. *Chi tocca il cane, tocca il [[padrone]]. *Corre un pezzo la lepre, un pezzo il cane; così s'alternano le [[vicenda|vicende]] umane. *E meglio un cane vivo che un [[leone]] morto. *[[Riguardi|Guardati]] da cane rabbioso e da uomo sospettoso. *I cani abbaiano a chi non conoscono. *I cani sentono la traccia del padrone. *Il cane che ha rubato il lardo al cuoco, si tien la coda fra le gambe al fuoco . *Il cane del fabbro dorme al rumore del martello e si desta a quello delle ganasce. *Il cane non abbaia per la casa, ma per se stesso. *Il cane non può portar la soma, e l'[[asino]] non può cacciar la lepre. *Il cane rosicchia l'osso perché non lo può masticare. *Il cane vecchio non abbaia invano. *Il cane vecchio non si abitua più alla catena. *L'ingordo cane che due lepri caccia, ben presto d'ambedue perde la traccia. *Male abbaia il cane, quando abbaia per [[paura]]. *Mentre il cane si gratta, la [[lepre]] scappa. *Molti cavalli e molti cani, fanno di un ricco un poverino. *Non si possono raddrizzar le zampe ai cani. *Quando il cane sale sul cuscino vuol giacere nel letto. *Tutti i cani muovono la coda e tutti gli sciocchi voglion dir la loro. *Un cattivo cane rode una buona corda. ==== [[Proverbi piemontesi|Piemontesi]] ==== *''Ël can ëd doi padron a meuir ëd fam.'' :Il cane di due padroni muore di [[fame]]. ==== [[Proverbi toscani|Toscani]] ==== *A cattivo cane, corto legame. *Ai cani e ai cavalli magri vanno addosso le mosche. *Anco il cane col dimenar la coda si guadagna le spese. *Buon cane non trova buon [[orso]]. *Cane affamato non cura bastone. *Cane non mangia cane. *Chi ama me, ama il mio cane. *Chi ha il lupo per comprare, porti il cane sotto il mantello. *Chi va a letto co' cani, si leva colle pulci. *È difficile condurre il can vecchio a mano. *Fa forame il can per fame. *Il cane in chiesa fu sempre il mal venuto. *Il cane s'alletta più con le carezze che colla catena. *Non dar del pane al cane ogni volta che dimena la coda. *O sassi o pani, bisogna aver qualcosa in man pei cani. *Ogni tristo cane abbaia da casa sua. *Placato il cane, facile è rubare. *Uomo rosso e cane lanuto, più tosto morto che conosciuto. ==Modi di dire== === [[Modi di dire italiani|Italiani]] === *Fare come il cane dell'ortolano. *Menare il can per l'aia. *Stare come il cane alla catena. ==Note== <references /> ==Bibliografia== *Annarosa Selene, ''Dizionario dei proverbi'', Pan libri, 2004. ISBN 8872171903 ==Voci correlate== *[[Cagna]] *[[Cane e gatto]] *[[Cane e lupo]] *[[Cane e volpe]] *[[Cane meticcio]] *[[Canile]] *[[Combattimento di cani]] *[[Lupo ibrido]] *[[Museruola]] ==Altri progetti== {{interprogetto|w|wikt|preposizione=sul|w_preposizione=riguardante il|etichetta=cane}} [[Categoria:Cani| ]] 3gz87ghq8daczoogozynettlsmc6csg Sicilia 0 9197 1420152 1411134 2026-07-12T15:07:26Z Danyele 19198 /* Citazioni in prosa */ citazione semplificata 1420152 wikitext text/x-wiki {{Voce tematica}} [[Immagine:Sicily-EO.JPG|thumb|upright=1.4|Sicilia]] Citazioni sulla '''Sicilia''' e sui '''siciliani'''. ==Citazioni in prosa== *A chi sente celebrare la fecondità del suolo, la bellezza de' luoghi, le meraviglie degli antichi monumenti, sembra che terra più lieta non debba essere sotto la volta del cielo. No, la Sicilia è un'isola mesta. Pochi anni fa vi duravano le istituzioni feudali; malefica pianta che aduggiò il famoso triangolo, come ogni luogo, dov'abbia allignato. Se lasci le bellissime coste, e t'addentri nel centro, questa contrada può dare vivo concetto della Europa baronale nel medio evo. ([[Augusto Conti]]) *Adesso che sono finalmente venuto in Sicilia, ho desiderio di conoscerla bene, non solo attraverso gli autori che ho letto, Verga, Sciascia, Tomasi di Lampedusa e soprattutto Pirandello. Voglio conoscerne le differenze e sono molto curioso di scoprire Palermo. ([[Orhan Pamuk]]) *Al tempo de' primi Re Normanni tanti erano nella Sicilia i Lombardi, o i viventi secondo il dritto Longobardo, che i medesimi componeano Terre, e Città intere. ([[Giacinto Dragonetti]]) *Alcuni pensano, o re Gelone, che il numero dei granelli di sabbia sia infinito in quantità: non intendo soltanto la sabbia che si trova nei dintorni di Siracusa e del resto della Sicilia, ma anche quella che si trova in ogni altra regione, abitata o deserta. ([[Archimede]]) *All'inizio della mia carriera l'essere siciliana e il forte accento del dialetto, mi rendeva molto insicura; pensavo che al di là dello Stretto di Messina tutto fosse più interessante e coinvolgente. Crescendo e acquisendo più fiducia in me stessa e nella mia sicilianità, invece, mi sono resa conto che non solo non abbiamo nulla in meno, ma che bisogna con ogni strumento difendere il nome della Sicilia. ([[Maria Grazia Cucinotta]]) *{{NDR|I Siciliani}} altieri, e dove non è differenza gran­de di titolo, non si cedono l'uno all'altro; ardenti amici e pessimi inimici, subbietti ad odiarsi, invidiosi e di lingua velenosa, di intelletto secco, atti ad ap­prendere con facilità varie cose; e in ciascuna loro operazione usano astuzia. ([[Giovanni Maria Cecchi]]) *Amo la Sicilia, come una terra a cui appartengo. Amo la sua luce, soffro per i suoi problemi, amo la sua gente, le sue architetture, i suoi sapori e in fondo il mio primo lavoro in un istituzione lirica è stato proprio per un festival lirico a Trapani a 17 anni. ([[Ezio Bosso]]) *Amo tutta la Sicilia. È fatta per gli amanti della vita, gli amanti dell'amore. ([[Tahar Ben Jelloun]]) *Anche se sono nato a Roma, e mi sono formato lì come attore e conduttore, la Sicilia rappresenta il forte legame con la famiglia e con le origini. La terra dei giochi della mia infanzia e della spensieratezza. Un ricordo ancora vivo e presente. Certo le cose crescendo cambiano, ma la Sicilia oggi la porto ancora dentro. ([[Flavio Insinna]]) *Avendo fatto molti film insieme a Turi Ferro, siamo diventati molto amici e mi ha insegnato i sapori della Sicilia. Ho imparato la "parlata" catanese, che considero il vero dialetto. Vivendo con lui, ogni volta, per me era una scoperta all'insegna di questa straordinaria terra. Aveva ragione [[Vitaliano Brancati|Brancati]], il quale diceva "per essere siciliani bisogna essere diversi". Essendo poi io del nord, ho vissuto in maniera particolarmente intensa tutto questo. ([[Giancarlo Giannini]]) *Avendo io pertanto intitolato questo libro ''insulare'', primieramente parlerò della Sicilia; perciocché essa è la più eccellente tra le isole, e tiene facilmente il primato per l'antichità delle cose degne d'essere rammentate. Anticamente chiamossi Trinacria per la sua figura triangolare. Di poi fu detta Sicania dai Sicani, che la coltivarono: indi Sicilia dai Siculi, i quali in essa passarono dalla Italia in gran numero. ([[Diodoro Siculo]]) *Avete un po' la vocazione a piangervi addosso, ma ''Rosa fresca aulentissima'', la prima espressione poetica della lingua italiana, è vostra, siete imbattibili per la cultura, la letteratura, la cucina. Per la corruzione purtroppo non avete nessun primato, l'Italia intera soffre di corruzione e i corrotti quando si incontrano si riconoscono subito. ([[Dario Fo]]) *Avrei mille storie di cui approfittare in un'Isola che ha vissuto tante culture differenti come quelle che si sono stabilite in Sicilia. ([[Ildefonso Falcones]]) *Basta con l'immagine di una Sicilia insanguinata, basta con gli stereotipi su una terra che ha il diritto di comunicare soprattutto i suoi valori. ([[Giuseppe Fiorello]]) *{{NDR|Perché bisogna conoscere la [[Sicilia]]?}} Bisogna conoscerla perché la Sicilia è la culla dell'Occidente, crocevia di molte civiltà nei secoli: i greci, i bizantini, gli arabi, i normanni, tutti sono passati lì. Civiltà interessantissime che hanno permeato quel territorio, che si sono unite e che inevitabilmente hanno creato qualcosa di straordinario che è la Sicilia. ([[Rosario Tindaro Fiorello]]) *Bisogna far conoscere interamente la vera, la grande anima della nostra terra. La responsabilità maggiore di questa missione dobbiamo sentirla noi musicisti perché soltanto nella musica e nel canto noi siciliani sappiamo stemperare il nostro vero sentimento. Ricordatelo. ([[Francesco Paolo Frontini]]) *C'è nei canti del popolo siciliano una particolare nota, che li farebbe distinguere fra quelli di mille altri popoli, ed è una nota di signorilità: quasi una sprezzatura per tutto ciò che è volgare e scurrile. ([[Gesualdo Manzella Frontini]]) *Ci sono narratori dell'isola, come Bufalino, Sgalambro, Tomasi di Lampedusa, che hanno esordito tardi. È come se, per anni, avessero puntato un grande telescopio sul mondo circostante. Dando poi fondo alle proprie riserve e restituendoci, come fa Bufalino, romanzi di una sensualità straripante, una Sicilia dionisiaca, piena di sapori e di colori. ([[Franco Battiato]]) *Ci sono venuto tante volte, la conosco e la amo. Palermo è bellissima, le Eolie un incanto. Però nell'isola ho girato una sola scena in tutta la carriera. Quella che apre ''L'arcidiavolo'' con Gassman. L'ambientazione dell'inferno l'ho fatta alle Gole dell'Alcantara. Un inferno nel film, un paradiso nella realtà. È la magia del cinema e della vita. ([[Ettore Scola]]) *Cinquant'anni di vita unitaria sono stati in gran parte dedicati dai nostri uomini politici a creare l'apparenza di una uniformità italiana: le regioni avrebbero dovuto sparire nella nazione, i dialetti nella lingua letteraria. La Sicilia è la regione che ha piú attivamente resistito a questa manomissione della storia e della libertà. La Sicilia ha dimostrato in numerose occasioni di vivere una vita a carattere nazionale proprio, piú che regionale. ([[Antonio Gramsci]]) *Come infatti Bruxelles, e in una certa misura anche Strasburgo, rappresentano il cuore dell'identità europea, così la Sicilia potrebbe essere il luogo adatto a forgiare e a valorizzare un'identità mediterranea per i popoli che ne abitano le sponde. Né io né altri dobbiamo dimostrare quanto l'identità mediterranea sia radicata in Sicilia. Civiltà diverse – ellenica, romana, cristiana, araba ed ebraica – vi hanno lasciato profonde tracce storiche e culturali. Il bacino del Mar Mediterraneo costituisce un'unità geografica, climatica, archeologica e storica e la Sicilia è stata la culla di grandi e ricche civiltà quali quella occidentale e cristiana della moderna Europa, quella musulmana e quella ebraica. ([[Abraham Yehoshua]]) *Con questi ''Canti religiosi'' [1938], in cui si rispecchia l'aspetto mistico dell'anima del popolo siciliano, completo la raccolta dei Canti popolari della mia Isola, iniziata nel 1883 [''Eco della Sicilia''] e proseguita nel 1890 [''Canti della Sicilia''], nel 1904 [''Natale Siciliano''] e nel 1936 [''Antiche canzoni di Sicilia'']. Il testo in italiano di alcune canzoncine sacre, – o per Natale o in lode della Vergine SS. – deve attribuirsi principalmente al rapido diffondersi nelle chiese, delle poesiole sacre che S. Alfonso M. De' Liguori racchiuse nel suo libretto di devozione ''Massime eterne''... l'esempio del santo non tardò di essere imitata da ignoti poeti. È da notarsi però, che ogni melodia – sia monodica che corale che riveste il testo italiano – rispecchia intatti i caratteri etnofonici del canto popolare siciliano. ([[Francesco Paolo Frontini]]) *Cosa sarebbe diventato possibile se fossi rimasto a Palermo si può immaginare solo in un film del tutto diverso che si svolge in toni di tragicommedia sotto il cielo di Sicilia, portato avanti nel pensiero fino alla decrepita vecchiezza. E quanto era rimasto dei greci, saraceni, normanni e Staufen in quell'insulare luogo di rovine si sarebbe certo addensato in materia narrativa per un romanzo epicamente ramificato. ([[Günter Grass]]) *Da quassù si scorge Palermo al momento del tramonto, con il suo fascino, la sua bellezza, che però si nascondono in questo calcolato disordine, di cupole, resti di moschee, palme che emergono, statue gesticolanti ma anche orti barocchi e persino magnificenze Liberty. Da qui si intravede Monte Pellegrino, un promontorio definito da Goethe “il più bello del mondo” che sembra quasi proteggere la città. Una città che sembra scivolare pigramente verso il mare. Un mare dal quale sono venuti tutti i popoli che hanno desiderato conquistarla. Fenici, romani, bizantini, arabi, normanni, spagnoli, francesi, piemontesi, austriaci. E tutti hanno lasciato delle bellezze immense. E forse proprio dal mare è arrivata quella malinconia che è una delle chiavi per capire la Sicilia. Insomma, qui nulla è siciliano, ma tutto si fa siciliano. ([[Alberto Angela]]) *Dalla Sicilia ho potuto compiere il mio percorso di studi ed entrare a far parte dell'eccellenza mondiale, fino ad arrivare nello spazio grazie al fatto che l'Italia collabora con gli altri Paesi europei è parte dell'Unione Europea. ([[Luca Parmitano]]) *Da Verga a Pirandello c'è un repertorio siciliano che si è confrontato con il tema del tradimento e dell'onore, basta pensare a ''Il berretto a sonagli'' che si interroga come risolvere l'onta di un tradimento, se con la violenza o meno. ([[Luigi Lo Cascio]]) *Devo molto alla Sicilia e a Pirandello. Quale regione italiana ha due premi Nobel come Quasimodo e Pirandello? Non esistono regioni così. Quale regione d'Italia ha avuto grandi scrittori da Sciascia a Bufalino? Ma tornando a Pirandello le sue novelle sono un tesoro. Ogni novella potrebbe essere un film. ([[Michele Placido]]) *Dobbiamo ricordare che la Sicilia è terra di [[Archimede]] non terra di mafia. Quello che ha fatto Archimede è unico al mondo. È l'unico uomo al mondo che dall'alba della civiltà fino al 1500 dopo Cristo, in diecimila anni ha capito cose che nessun altro, nemmeno [[Albert Einstein|Einstein]], ha capito fino al 1929. È stato lui a dire ''Datemi una leva e solleverò il mondo''. Associare l'immagine della Sicilia ad un così grande scienziato è un grande problema che dobbiamo affrontare. È un tema che abbiamo dimenticato per duemila anni. ([[Antonino Zichichi]]) *{{NDR|In occasione della presentazione del suo libro ''Cosa Loro. Visti da vicino'', Rizzoli}} Domanda: “Adesso con la Sicilia lei ha un pessimo rapporto. Si è fatto più prudente nei rapporti con i siciliani?” Risposta: “Beh, devo dire che non sono molto facili, perché una parte di loro, quando sta zitta, tu devi capire che cosa ha detto.” ([[Giulio Andreotti]]) *È cuore irradiante e ispirante delle opere di ogni scrittore siciliano che sempre apre alla comprensione del mondo. ([[Jean Noel Schifano]]) *È facile essere felici in Sicilia, ma è un'operazione che richiede un adattamento biologico oltre che culturale: bisogna imparare a vivere il tempo alla maniera siciliana. ([[Francine Prose]]) *È impossibile pensare ai siciliani senza vedere per riflesso l'aria mediterranea che li avvolge, la sagoma dei fichi d'India e delle piante tropicali, senza sentire quasi il profumo della zagare, che d'estate addormentano i sensi in un nirvana senza risvegli. Nel silenzio solatio delle campagne squallide, nella costa rocciosa e scabra, in questo suolo che per lunghe distanze ignora la presenza di persona viva, possiamo scorgere lo scenario più adatto, o piuttosto l'unico scenario plausibile, delle passioni incomposte dell'isolano e della tragedia insita nella sua esistenza. ([[Sebastiano Aglianò]]) *{{NDR|Sul rapporto con la [[Sicilia]]}} È un’attrazione fatale, davvero fatale. ([[Aldo Cazzullo]]) *È una terra che amo moltissimo e in cui non mi stancherò mai di tornare. ([[Fleur Jaeggy]]) *È una terra che cambia continuamente, diventando montuosa, di campagna, di pianura, di vigneti, di mari, di rocce, di architetture. In Sicilia anche le mura hanno voce, trasudano voglia di pellicola. Questa texture è qualcosa che senti nella macchina da presa. Non devi descrivere nulla, perché ti viene tutto addosso. Questa importanza storica, enorme, e questo crogiolo di culture, quando li vai a fotografare o mettere su fotogramma diventano musica che suona. ([[Gabriele Muccino]]) *È un tale concentrato di miti, gesta eroiche, di storie vere che rasentano l'indicibile, popoli che si incontrano e si combattono – fenici greci arabi normanni svevi catalani albanesi – e poi si adattano a vivere insieme, ognuno conservando una parte della propria identità e creandone una comune. I miei antenati erano immigrati, da Bisanzio erano passati a Creta, poi a Pisa e infine in Sicilia. Sono queste le radici dell'identità italiana, anzi di quella europea, mica possiamo lasciarle agli olandesi! [...] è un'eredità che appartiene a tutta la popolazione, si ritrova nel mio giardiniere che parla il galloitalico o nell'operaio che parla arberesh o nei villaggi in cui si balla ancora una quadriglia comandata in francese. Non c'è mai stata una separazione tra classe feudale e popolo. Non c'è mai stato un proletariato, come si illudeva [[Elio Vittorini]] quando rifiutava di pubblicare ''[[Giuseppe Tomasi di Lampedusa#Il Gattopardo|Il Gattopardo]]'' perché pensava che nel dopoguerra ci fosse spazio solo per storie di "piccoli siciliani disperati". ([[Vittoria Alliata di Villafranca]]) *Ebbi rimorsi di non essermi sentito Siciliano abbastanza; di avere esagerato anch'io i difetti del carattere isolano, e di avere apprezzato equamente pregi e particolari ogni volta che, interrogato, avevo dovuto ragionare; ebbi rimorso di non aver difeso clamorosamente, e senza sciocche gonfiezze di amor provinciale, la Sicilia, quando l'avevo sentita mal giudicata o calunniata... cosa non rara purtroppo! ([[Luigi Capuana]]) *Eccola, dunque, finalmente, ci dicevamo, questa Sicilia, la mèta del nostro viaggio, l'argomento delle nostre discussioni da tanti mesi, eccola tutta intera sotto i nostri piedi. Girando su noi stessi possiamo percorrerla in un istante; ne tocchiamo con gli occhi tutti i punti; quasi nulla ce ne sfugge ed essa è ben lungi dall'occupare l'orizzonte. Noi venivamo dall'Italia: avevamo calpestato la cenere dei più grandi uomini che furono mai esistiti e respirato la polvere dei loro monumenti, eravamo pieni delle grandezze della storia. Ma qualcos'altro ancora parlava, qui, all'immaginazione: tutti gli oggetti che scorgevamo, tutte le idee che venivano ad offrirsi, numerosissime, alla nostra mente, ci riportavano ai tempi primitivi. Toccavamo le prime età del mondo, quelle età di semplicità e di innocenza in cui gli uomini non erano ancora rattristati dal ricordo del passato, né spaventati dall'incertezza dell'avvenire, in cui, contenti della felicità presente e fiduciosi nella sua durata, raccoglievano quel che la terra dava loro senza coltivarla, e, vicini agli déi per la purezza del cuore, ne incontravano ancora ad ogni passo la traccia e vivevano, in un certo senso, in mezzo a loro; è qui che la leggenda ci mostra i primi uomini. È questa la patria delle divinità della mitologia greca. Vicino a questi luoghi, Plutone rapì Proserpina alla madre; in questo bosco che abbiamo appena attraversato, Cerere sospese la sua rapida corsa e, stanca delle sue vane ricerche, si sedette su una roccia e, benché dea, pianse, dicono i Greci, perché era madre. Apollo ha custodito le mandrie in queste valli; questi boschetti che si estendono fin sulla riva del mare hanno risuonato del flauto di Pan; le ninfe si sono smarrite sotto le loro ombre e hanno respirato il loro profumo. Qui Galatea fuggiva Polifemo, e Akis, sul punto di soccombere sotto i colpi del suo rivale, incantava ancora queste rive e vi lasciava il suo nome... In lontananza si scorge il lago d'Ercole e le rocce dei Ciclopi. Terra degli déi e degli eroi! ([[Alexis de Tocqueville]]) *[[Elettricità]] ed [[acqua]]. Per l'Italia meridionale e per la Sicilia, questa è una necessità assoluta. ([[Giovanni Battista Adonnino]]) *Era ben lontana la Sicilia; ma l'inverno là è così piacevole! È il clima più felice. ([[Alfred de Musset]]) *Era la prima volta che tornavo in una terra che per me era una favola perché ne avevo sempre sentito parlare in famiglia e aveva assunto dei toni davvero mitologici. La Sicilia era la cosa più esotica che potessi immaginarmi malgrado sul sussidiario della scuola ci fossero paesi più lontani, però per me fare quel viaggio significava davvero dare una prima occhiata al mondo al di fuori delle mura tra cui ero cresciuto. ([[Giuseppe Culicchia]]) *Era per me doveroso portare alla luce la storia del jazz che affonda proprio qui in Sicilia le sue radici primordiali; Nick la Rocca fu uno dei pochi ad ottenere un considerevole successo ma sono decine e decine i nomi dei musicisti tutti siciliani che ne scrissero la storia. ([[Renzo Arbore]]) *Fare un viaggio in [[Italia]] senza vedere la Sicilia vuol dire guardare il portone di un bel palazzo senza ammirare le bellezze e le rarità del suo interno. ([[Albert Jouvin de Rochefort]]) *Girare in Calabria e in Sicilia è un'esperienza terrificante. Il discorso della difesa del territorio va collegato a quello della difesa dei diritti minimali del cittadino. È una lotta su due fronti. ([[Grazia Francescato]]) *Gli abitanti delle isole sono, per lo più, gente infida e quindi gli abitanti della Sicilia sono amici falsi e, in segreto spregiudicati traditori. ([[Pierre de Blois]]) *Giuseppina Crispi guardava quella Sicilia di cui, da quando era al mondo, non aveva sentito raccontare che meraviglie; tutti [...] ne parlavano come di una terra meravigliosa e fantastica, dove tutti gli estremi si toccano e riescono a convivere, tutte le bellezze del creato si manifestano davanti agli occhi increduli del viaggiatore... Ciò che invece lei stava vedendo, da parecchi giorni, era il paesaggio più desolato e monotono che si potesse immaginare, per lo meno in Italia; una campagna affogata nella polvere e già brulla prima ancora che l'estate fosse iniziata: in primavera nella stagione più bella dell'anno! Dappertutto si vedevano colline grige o gialle di tufo, senza nemmeno un albero, e inerpicati a mezza costa o sul cocuzzolo di quelle colline c'erano certi paesi assurdi ed evanescenti dove nessuna persona sana di mente- pensava la ragazza – sarebbe mai venuta a viverci per una scelta. ([[Sebastiano Vassalli]]) *Ha insegnato [[Leonardo Sciascia]] che la Sicilia non è una. Ne esistono molteplici, forse infinite, che al continentale, forse al Siciliano stesso, si offrono e poi si nascondono in un giuoco di specchi. ([[Paolo Isotta]]) *Ho capito che la Sicilia è molto più complessa di quello che si può pensare: la paragonerei ad una cipolla dai molti strati. ([[Paco Ignacio Taibo II]]) *Ho iniziato a fotografare in Sicilia a quindici anni, ritratti di mia madre, dei miei fratelli. Poi a New York cercavo la Sicilia, e dal 2002 sono tornato ogni anno per seguire le feste: Buseto Palizzolo, Marsala e Trapani, sempre questi tre luoghi. [...] È vero che in qualche maniera ricerco sempre elementi che mi riportino alla Sicilia, alla mia formazione. In Messico però, rispetto alla Sicilia, ci si fa anche beffe della morte, ci si scherza di più, però anche lì processioni, cibi rituali, molto coinvolgimento. ([[Ernesto Bazan]]) *Ho scritto ''L'occhio del ciclone'', una raccolta di poesie ispirate alla Sicilia, ma non una Sicilia folcloristica bensì una Sicilia primordiale, quando non esistevano le case, le persone, nemmeno le religioni, dunque colta nel momento germogliante della nascita di una civiltà. Ho amato e amo moltissimo la Sicilia. ([[Maria Luisa Spaziani]]) *Ho sempre avuto un rapporto controverso con la Sicilia, voglia di fuggirne, come Ntoni dei ''Malavoglia'' da un lato. Dall'altro quell'inclinazione alla malinconia, al senso della morte, tutta siciliana, così forte da non poter essere evitata, che ritorna sempre anche sotto forma di nostalgia. [...] Ecco sicuramente la Sicilia influenza lo spirito e quando non lo fa palesemente, lo fa nell'intimità, ancora più profondamente, se vogliamo. ([[Luigi Galluzzo]]) *Ho sposato una siciliana, il che mi ha permesso di conoscere da vicino la sicilianità. Ma grazie all'arte di [[Giuseppe Tornatore|Tornatore]] ho avuto la conferma delle mie sensazioni su questa terra che è bella anche per le sue contraddizioni oltre che per la sua umanità. Quello siciliano è un popolo eletto nei migliori casi e nei peggiori. E credo che a prevalere sia certamente il suo lato positivo. ([[Ennio Morricone]]) *I campi siciliani sono metropoli vegetali. ([[Vitaliano Brancati]]) *I giovani siciliani si vergognano di essere accostati a Totò Riina o a Bernardo Provenzano, ma nella nostra terra sono nati anche Giovanni Falcone, Peppino Impastato, Rocco Chinnici, Paolo Borsellino, Calogero Zucchetto, Ninni Cassarà, Rosario Livatino, il giudice ucciso a 38 anni: eroi veri e siciliani anche loro. Esiste la possibilità di scegliere ed è giusto che i giovani abbiano l'opportunità di conoscere questi grandi uomini, per avere un esempio in cui credere, continuarne la missione e creare un futuro diverso. ([[Pif]]) * I ritorni estivi con il treno, il suono del dialetto, l'accoglienza. Mi emoziona molto la Sicilia, ogni volta resto ammaliato dalla vegetazione e dalla dignità di un popolo che ha nella sua storia recente momenti altissimi di eleganza, come al tempo dei Florio. È solo colpa di pochi, di pochissimi, che coltivano l'abbandono e la noncuranza che la Sicilia soffre. ([[Antonio Albanese]]) *I Savoia per un momento ebbero [[Piemonte]] e Sicilia ma appena capirono che gestire la vostra Isola era troppo complicato si accontentarono della [[Sardegna]]. ([[Aldo Cazzullo]]) *I siciliani amano la politezza, sono intelligenti, furbetti un poco, però {{sic|ospedalieri}}, {{sic|passionati}} e di cuore ardente, come il loro terribile vulcano; quindi eccessivi nel bene e nel male. Con una garbatezza, con un motto a proposito vi fate amico un siciliano, che all'occorrenza si sacrifica per voi; co' mezzi opposti ve lo fate un nemico pericoloso: però non abusa della sua posizione vantaggiosa; e mentre lo vedete come una iena, che sembra farvi a pezzi, ditegli una parola di scusa, ed esso subito vi stende la mano e vi domanda perdono senza avervi offeso. Quel popolo è stato ora mal giudicato, or calunniato, o per malizia, o perché non si volle studiare il suo carattere. ([[Giuseppe Buttà]]) *I siciliani, dato che sono perfetti e perciò non devono cambiare, sanno vivere con la complicità della loro storia e di una tradizione estremamente complessa e variegata. Questo modo di vivere trasforma il brutto in un qualcosa che diventa bello, e tutto in qualcosa di pulsante, reale. Il caos sublime è una qualità che ha questo popolo e che possiede quest'isola, dove non si riesce a trovare la chiave dell'algoritmo, che è quello che regola il caos e che nessuno ha mai trovato, ma che esiste. È l'aspetto del sublime, il lato poetico dell'essere umano. ([[Massimiliano Fuksas]]) *I siciliani generalmente sono più astuti che prudenti, più acuti che sinceri, amano le novità, sono litigiosi, adulatori e per natura invidiosi; sottili critici delle azioni dei governanti, ritengono sia facile realizzare tutto quello che loro dicono farebbero se fossero al posto dei governanti. D'altra parte, sono obbedienti alla Giustizia, fedeli al Re e sempre pronti ad aiutarlo, affezionati ai forestieri e pieni di riguardi nello stabilirsi delle amicizie. La loro natura è fatta di due estremi: sono sommamente timidi e sommamente temerari. Timidi quando trattano i loro affari, poiché sono molto attaccati ai propri interessi e per portarli a buon fine si trasformano come tanti Protei, si sottomettono a chiunque può agevolarli e diventano a tal punto servili che sembrano nati per servire. Ma sono di incredibile temerarietà quando maneggiano la cosa pubblica e allora agiscono in tutt'altro modo. ([[Scipio di Castro]]) *[I siciliani] gente acuta e sospettosa, nata per le controversie. ([[Marco Tullio Cicerone]]) *I Siciliani, lontani dal loro re, che non conoscono se non attraverso un suo rappresentante, si abituano a considerarlo come un pensionato di cui frodano i diritti, si inorgogliscono di offrirgli dei doni gratuiti ed al quale, ogni tanto, tentano di disubbidire, nel solo intento di compiere un gesto di libertà. I Siciliani hanno avuto tanti sovrani, e si sono abituati a non amarne nessuno ed a preferire solo quello dalla cui debolezza possono trarre il maggior profitto: sono sempre pronti ad accogliere un nuovo sovrano che s'imponga con la forza, oppure quello che offra loro delle condizioni migliori; ma liberi di ricorrere, in caso di violenza e di tirannia, ai noti sistemi di rivolta, dei vespri siciliani o di altri consimili. Poiché il paese offre abbondanza di ogni specie di prodotti, essi sono più difficili da asservire di qualsiasi altro popolo, perché non è possibile costringerli tramite delle privazioni. Si può spogliarli, ma mai rovinarli e infatti un cattivo governo può impoverirli, ma non farli morire di fame. ([[Vivant Denon]]) * I siciliani hanno il teatro nel dna, e non escludo che l'essere figlio di siciliani immigrati, nonostante io sia nato a Como, abbia un'influenza nella mia creatività. Mi accorgo dell'incredibile predisposizione al teatro dei siciliani, quando faccio i provini per i film. Per "La fame e la sete", girato quasi interamente a Petralia, il mio responsabile del casting nel reclutare i figuranti, mi ha detto: "Non ce n'è uno che non vada bene". È una questione di facce, di suoni e di sentire che in questa terra sono straordinari. ([[Antonio Albanese]]) *Il disegno dei borghi fu commesso, con opportuna delibera, ad otto architetti siciliani; perché fin dal suo sorgere (nella luce nuova delle opere e dei giorni attesi) l'edilizia rurale dell'appoderamento ripetesse dagli autori e inventori, nati nell'isola, forme congeniali alla natura e ai paesi di Sicilia: direi al senso del suo costume e della sua storia mediterranea, al suo essere: antico e nuovo. E davvero le forme han corrisposto, per felicità intera e nativa, all'aspettazione ed alla fede. Ho veduto i raduni bianchi dei cubi nella immensità della terra, quasi gregge portatovi da Geometria: e una limpida disciplina di masse, riquadri, diedri, gradi; e li avviva una grazia semplice, un'opportunità dell'atto, una speranza. E mi parvero già custoditi dal senno: non nati dall'arbitrio tetro, come può accadere a chi ha matita tra mano da fare i rettangoli, e soltanto matita. E vi erano brevi, puri portici: tinti alla calce i volti, i pilastri: e a sfondo il sereno. Archi a sesto, campiti di turchese. E la torre. Sul lastrico del cortile erano portate le ombre, come ore. E gli sgrondi cadevano alla serpentina lunga dei tegoli veduti in taglio, quasi ghirigoro o belluria: ma non ghirigoro, disegno sano anzi e venuto da necessità. E la porta era accesso già sacro, e la cucina in luce, con l'acquaio, pareva sbandire tutti i mali del luogo come dèmoni il fulgore dell'Arcangelo. ([[Carlo Emilio Gadda]]) *Il granaio della repubblica, la nutrice al cui seno il popolo romano si è nutrito. ([[Marco Porcio Catone]]) *Il lassismo non è altro che il frutto di tanti anni di mafia. La Sicilia è una terra ricchissima che, se solo lo volesse, potrebbe essere all'avanguardia. Il problema è che alcuni siciliani non vogliono vedere quello che hanno, preferendo coltivare un atteggiamento esterofilo. Permettiamo agli altri di dirci quello che dobbiamo o possiamo fare, mentre basterebbe pochissimo per emergere da soli e fare la differenza. Invece non lo facciamo. Se la mia regione è indietro è perché a molti fa comodo che rimanga indietro. {{NDR|«Non ci vedo però il vantaggio...»}} Be', in questo modo puoi lamentarti. E soprattutto non hai responsabilità. Scendiamo dal "podio" che ci spetta dicendo: "Sai che c'è? È troppa, prenditela tu questa responsabilità". ([[Ester Pantano]]) *Il massimo piacere del viaggiare si raggiunge quando allo spostamento nello spazio si unisce lo spostamento nel tempo. In Sicilia, il retroscena storico è profondissimo, e la varietà del paesaggio supplisce alla relativa ristrettezza spaziale, sicché si potrebbe facilmente sostenere che quello di Sicilia è il viaggio perfetto. ([[Mario Praz]]) *Il medio-evo cristiano si è vittoriosamente installato sulla vetta del monte Erice, ma le città della pianura, Trapani e Marsala, geograficamente le più occidentali della Sicilia, sembrano la più durevole impronta dell'Oriente. Quando Messina, Catania e Siracusa erano greche, Drepano e Lilibeo erano puniche per diventare più tardi e a lungo, la residenza degli arabi. Ovunque non vi sono che case bianche, quadrate, con terrazze, che d'estate sembrano prostrarsi nel calore torrido. Si mangia in tutte queste regioni una specie di cuscuso, innaffiato da vino d'Alcamo. ([[Daniel Simond]]) *Il mio rapporto con la Sicilia? È come se mi chiedessi quale è il rapporto con mia madre, con qualcuno che fa parte della mia famiglia! ([[Vinicio Capossela]]) *Il mio umore, quando arrivo in Sicilia, è assolutamente frizzante. Terra stupenda, che mette di buon umore, amplificando la mia gioia. Bella gente, paesaggi da ricordare, il cibo, la storia, una delizia assoluta. ([[Nek]]) *Il paesaggio siciliano non sarebbe bello in se stesso; non la vegetazione, non le montagne, non la costa, né le città. La miseria e lo squallore si avvertono qualche volta anche nella struttura geologica del terreno. Chi ha piena la mente dei ricordi della campagna toscana o umbra o lombarda non può celare un moto di disappunto dinnanzi al triste abbandono soprattutto dell'interno dell'Isola, che le sporadiche oasi non valgono a compensare: chilometri e chilometri senza una casa, senza un fiume, senza acqua, magari senza alberi o con alberi sporadici; e dovunque una solitudine che ammazza, che toglie il respiro. Ma anche nelle zone più sconsolate batte un sole che riempie tutto di sé e trasumana le cose: ciò che altrove sarebbe indifferente, qui è divino perché viene investito in pieno da una luce solidale, chiarificatrice di ogni minima struttura. ([[Sebastiano Aglianò]]) *Il popolo siciliano é generoso e {{sic|patriotta}}, ma soggetto ad eccitamenti, e si lascia vincer dalla fantasia. ([[Gaetano Arangio-Ruiz (1857-1936)]]) *{{NDR|Commentando l'annuncio del G7 del 2017 in [[Sicilia]]}} Il posto più bello del mondo, che secondo me è la Sicilia, merita un riconoscimento di questo genere. Peraltro è un riconoscimento che è anche al grande sacrificio e al grande sforzo fatto per l'immigrazione da parte di un'isola che per la collocazione geografica è stata chiamata a sopportare un sacrificio più grande degli altri. Credo che sia la giusta e bella riconoscenza di un Governo, e anche del mondo intero, nei confronti di un'isola che ha realizzato quanto di meglio dal punto di vista umanitario ci si potesse aspettare. ([[Angelino Alfano]]) *Il primo dei progetti si intitola ''Archimede'' e riguarda la diffusione dell'opera e del pensiero del più grande intelletto degli ultimi diecimila anni. Una cosa che nessuno sa, tranne i quattro gatti che hanno studiato queste cose. Come me. Intanto faremo in modo che in tutta la Sicilia, le piazze più belle vengano intitolate allo scienziato siracusano. Basta con l'intitolazione a gente che per la Sicilia non ha fatto nulla. ([[Antonino Zichichi]]) *Il volgare siciliano si attribuisce fama superiore a tutti gli altri per queste ragioni: che tutto quanto gli Italiani producono in fatto di poesia si chiama siciliano; e che troviamo che molti maestri nativi dell'isola hanno cantato con solennità [...] E in verità quegli uomini grandi e illuminati, Federico Cesare e il suo degno figlio Manfredi, seppero esprimere tutta la nobiltà e dirittura del loro spirito, e finché la fortuna lo permise si comportarono da veri uomini, sdegnando di vivere da bestie. Ed è per questo che quanti avevano in sé nobiltà di cuore e ricchezza di doni divini si sforzarono di rimanere a contatto con la maestà di quei grandi principi, cosicché tutto ciò che a quel tempo producevano gli Italiani più nobili d'animo vedeva dapprima la luce nella reggia di quei sovrani così insigni; e poiché sede del trono regale era la Sicilia, ne è venuto che tutto quanto i nostri predecessori hanno prodotto in volgare si chiama siciliano: ciò che anche noi teniamo per fermo, e che i nostri posteri non potranno mutare. ([[Dante Alighieri]]) *In nessuna altro paese, come nella Sicilia, la costa si diletta di formazioni di rocce e di piccoli seni così strani, capricciosi e anche pittoreschi. ([[Carl August Schneegans]]) *In quanto alla Sicilia da che mondo è mondo è stata sempre al centro della grande storia. [...] prima i commerci e le tante dominazioni, oggi l'approdo nelle sue coste di una catena di disperati. I natanti fanno rotta verso Lampedusa perché la Sicilia da sempre è terra di accoglienza. Brava gente con grande senso dell'umanità. Altrove, vedi in Spagna ma anche in Francia per molti versi, non è così. Il flusso purtroppo è destinato a ingrossarsi. ([[Tahar Ben Jelloun]]) *In quel mondo spaccato a metà dalla "Guerra fredda", ci sono troppi interessi internazionali convergenti sulla Sicilia e tutti orientati a bloccare l'avanzata delle sinistre. ([[Francesco Renda]]) *In questo periodo sto scrivendo alcune storie interessanti e chissà che non possa tornare a girare un film da queste parti. Adoro la Sicilia. Non vi rendete conto di stare su uno scoglio di importanza strategica: cosa c'è di meglio delle invasioni per accrescere la civiltà? ([[Lina Wertmüller]]) *In Sicilia abbiamo tutto. Ci manca il resto. ([[Pino Caruso]]) *In Sicilia certe cose non si dicono; si alludono. Per cui si è sviluppato un linguaggio più discreto di quello verbale, fatto di gesti. Più significativo. ([[Roberto Rossellini]]) *In Sicilia la mafia colpisce i servitori dello Stato che lo Stato non è riuscito a proteggere. ([[Giovanni Falcone]]) *In tutta la storia della razza umana nessuna terra e nessun popolo hanno sofferto in modo altrettanto terribile per la schiavitù, le conquiste e le oppressioni straniere, e nessuno ha lottato in modo tanto indomabile per la propria emancipazione come la Sicilia e i siciliani. Quasi dal tempo in cui Polifemo passeggiava intorno all'Etna, o in cui Cerere insegnava ai siculi la coltivazione del grano, fino ai giorni nostri, la Sicilia è stata il teatro di invasioni e guerre continue, e di intrepida resistenza. I siciliani sono un miscuglio di quasi tutte le razze del sud e del nord; prima dei sicani aborigeni con fenici, cartaginesi, greci, e schiavi di ogni parte del mondo, importati nell'isola per via di traffici o di guerre; e poi di arabi, normanni, e italiani. I siciliani, durante tutte queste trasformazioni e modificazioni, hanno lottato, e continuano a lottare, per la loro libertà. ([[Friedrich Engels]]) *Io credo che in Sicilia siano un pochino esasperati quelli che sono i caratteri degli italiani in generale. Io oserei dire che la Sicilia è Italia due volte, insomma, e tutti gli italiani sono siciliani e i siciliani lo sono di più, semplicemente. La Sicilia, non so, mi attrae per molte ragioni, forse perché è una terra veramente tragica e anche comica, ma soprattutto tragica...([[Pietro Germi]]) *Io ho sentito la Sicilia vibrante di colore e di luce. ([[Pippo Rizzo]]) *Io nutro un profondo sentimento per la Sicilia ed è un amore ragionato che poggia su tutta una serie di motivi perché l'Isola siciliana è il punto di partenza, con l'Egeo, della civiltà occidentale. Come si fa a non amare quelle che sono le radici profonde della nostra cultura? La Sicilia dev'essere appassionatamente amata, come me ne convinco, sempre più, ogni volta che mi trovo in Sicilia e mi sento coinvolto in questa avventura culturale che dall'Isola raggiunge l'Italia e il mondo. ([[Louis Godart]]) *Io sono siciliano, ma la Sicilia è la terra delle contraddizioni. Capace delle passioni ma anche degli abbattimenti, è la patria del razionalismo che deborda nella poesia, per cui perde la sua capacità pragmatica. ([[Turi Vasile]]) *Io vedo l'Isola come una pianta che mi cresce dentro. Vengo qui a innaffiare le radici per poi fiorire altrove. Ma anche non fiorire. In fondo non ci sarebbe la primavera senza l'inverno. ([[Miriam Leone]]) *Io vivo in una terra come la Sicilia, che vanta già 40 produzioni agroalimentari certificate, oltre 30 mila ettari di terra dedicate alla produzione biologica: perché questa produzione così intensa ed elevata non si fermi, l'attenzione deve essere prima di tutto dedicata ai nostri [[agricoltori]] – i quali risultano essere i più poveri in Europa – e all'[[Ambiente (biologia)|ambiente]]. ([[Maria Stefania Marino]]) *Isola per troppi anni martoriata, che bisogna far partire per far ripartire il Paese. Una Sicilia ricca e povera, dalla cultura spaziale, con beni monumentali, dagli straordinari ambienti naturali alla grande letteratura. ([[Beppe Grillo]]) *L'idea che avevo della Sicilia, mi derivava dalla lettura de ''Il Gattopardo'' di Giuseppe Tomasi di Lampedusa e dai libri di Carlo Levi. L'immaginavo come un luogo austero e desolato, con le sue colline pietrose e rocce puntute, condannata alla povertà. Visitando la Sicilia, ho sì trovato quelle colline, quella luce accecante che avevo scoperto nei libri, ma la loro bellezza e magnificenza è di gran lunga superiore a quella che avevo immaginato. E l'aria di povertà aveva lasciato il posto a un senso di crescita e di prosperità, con vigne lussureggianti, distese di alberi d'ulivo e infiniti campi di grano. Nei paesi che ho visitato, ho visto moderne abitazioni (le vecchie case erano state buttate giù dai terremoti tempo fa) e gente seduta nei caffè e nelle spiagge, niente affatto rozzi o bisognosi. Dunque mi sembra di vedere una Sicilia che si risveglia e che si muove con determinazione per raggiungere il resto dell'Italia in termini di turismo, commercio e tecnologia. L'ammetto: spero proprio che la Sicilia conservi per sempre i suoi costumi, la sua storia e la bellezza della sua terra. ([[Anita Desai]]) *L'indiscutibile pregio dei siciliani è che non mendicano quasi per nulla; sembrano assolutamente più severi e più dignitosi di quei riccioluti [[Napoli|napoletani]] lassù, forse per l'influsso della cultura spagnola. L'influsso spagnolo è l'ultimo; il primo è greco, il secondo e il terzo sono il saraceno e il normanno; il rinascimento qui ha colpito solo di striscio. Mescolate questi vari elementi culturali con un sole abbacinante, una terra africana, una quantità di polvere e una vegetazione meravigliosa, e avrete la Sicilia ([[Karel Čapek]]) *L'Inferno si faccia conto, è quell'isola maceriata e persa, la Sicilia. ([[Stefano D'Arrigo]]) *L'isola è stata raccontata – e molto – negli anni Sessanta, perché la commedia all'italiana aveva trovato in molti film un'ubicazione in Sicilia, e poi penso ai film di Germi, al Gattopardo... C'è una lunga lista di film molto importanti girati in Sicilia. Poi invece sono arrivate le pellicole di mafia e lì è come se si fosse distolto lo sguardo da ciò che questa incredibile terra è in grado di offrire. ([[Gabriele Muccino]]) *L'Isola è una straordinaria sedimentazione di bellezza. Una miscellanea di popoli e di culture. Un prendere e un dare ininterrotto, millenario. Un arricchimento reciproco di vincitori e vinti. Prendiamo Palermo, una città in cui il concetto di crisi, in chiave filosofica, cioè, un moto perpetuo di mutamenti fa capire il senso della storia. L'alternativa alla condizione di crisi è l'immobilismo, quindi il nulla. Probabilmente in tutto il mondo non c'è una città che offre questa contaminazione di culture, dal greco classico al romanico, dall'arabo al normanno. E tanto altro ancora. Ora in tutta la Sicilia si assiste ad una metamorfosi interessante, un passaggio di stati che hanno determinato una salutare condizione di crisi. Antidoto ad una mortale sclerotizzazione. ([[Massimo Cacciari]]) *La bellezza di questa isola è data dal fatto che convivono insieme tante Sicilie: da quella dell'entroterra diversa dalla Sicilia orientale, alla Sicilia bagnata dal Tirreno. La Sicilia si porta nel cuore, perché si porta nel sangue. Nel sangue abbiamo la Sicilia, la Magna Grecia, il mediterraneo ancestrale. Da sempre il mio motto è "il massimo del risultato col massimo dello sforzo", dunque non posso non amare il barocco e la cassata, che è come mangiarsi una cattedrale. ([[Vinicio Capossela]]) *La ''Conversazione in Sicilia'' di Vittorini esprime nei segni di poesia amore e pietà di questi suoi fratelli diseredati. ([[Carlo Emilio Gadda]]) *La nobiltà dell'anima, l'eleganza dei gesti di ogni giorno, la perfezione di un unico fiore bianco. Questa è l'immagine della Sicilia che porto dentro di me, e quello catturato in questo delicato profumo. ([[Domenico Dolce]]) *La prima volta che sono venuto qui è stato ventidue anni fa. È stata un'esperienza incredibile. Ho visitato tutta l'isola: era bellissima! È difficile tornare nei luoghi d'origine della tua famiglia, dove non sei mai stato. È strano essere qui. Questo è un ritorno alle mie origini. ([[John Turturro]]) *{{NDR|Sulla messa in onda della serie La Piovra 8}} La Regione Sicilia deve proteggere la propria immagine come gli ebrei d'America, che hanno la Lega anti-diffamazione. In Usa si guardano bene dalle speculazioni sull'Olocausto. Ma perché non raccontare la vera Sicilia, quella di Verga e Pirandello? ([[Franco Zeffirelli]]) *La [[Sardegna]] e la Sicilia furono entrambe lasciate indietro nel processo di miglioramento economico delle province continentali. La noncuranza dei governi, l'assenteismo dei proprietari terrieri, l'assenza di strade all'interno, le sopravvivenze feudali, una tradizione di leggi private che prestava poca o nessuna attenzione all'autorità centrale – questi fattori erano comuni a entrambe le isole e rappresentavano un ostacolo quasi insormontabile allo sviluppo economico. ([[Denis Mack Smith]]) *La scoperta della Sicilia è uno dei motivi più fertili e frequenti della letteratura sette-ottocentesca dei «viaggiatori» stranieri in [[Italia]]. L'aspirazione al mitico, solare Sud sembra, nella immaginazione di tedeschi, inglesi francesi nordici, raggiungere l'apice più ricco di sorprese e di novità nell'esplorazione attonita, stupita (ma non per questo meno animata da vigile spirito critico e selettivo) dell'isola «del [[sole]]», della «[[terra]] del [[fuoco]]», della «terra della [[primavera]] perenne. ([[Rina La Mesa]]) *La Sicilia contiene le memorie dei romani, dei musulmani, dei cristiani e degli ebrei. La Sicilia è vicina anche geograficamente al nord Africa. La Sicilia può essere la Bruxelles del Mediterraneo. ([[Abraham Yehoshua]]) *La Sicilia è bella tutta, non per essere banale...anche quella di cui si parla meno rispetto alle località blasonate come Siracusa, Taormina, Erice, Selinunte e molte altre. È incantevole e sorprendente anche la Sicilia dell'interno, o la zona dei Nebrodi. Ecco, invito chi va in Sicilia a ricordarsi di esplorare anche i luoghi dell'entroterra per scoprire i mille tesori custoditi in quella Sicilia più misteriosa e nascosta. ([[Rosario Tindaro Fiorello]]) *La Sicilia è davvero un giardino. È incredibile, è come il giardino dell'Eden. ([[John Henry Newman]]) *La Sicilia è [[fascismo|fascista]] fino al midollo. ([[Benito Mussolini]]) *La Sicilia è il luogo dell'universale. Non è mai riuscita ad essere neppure adesso, che sta vivendo la sua crisi più profonda, a scrollarsi da tale considerazione. Non è mai stato un mondo chiuso, anzi, tutto il mondo si è dato appuntamento in Sicilia nei momenti epocali: se pensiamo all'ultimo conflitto mondiale o, andando ancora più indietro, allo splendore dell'anno Mille, il cosiddetto "periodo arabo". La Sicilia è stata il luogo dell'universale dove, da qualunque parte del mondo, ci si sentiva a casa. ([[Pietrangelo Buttafuoco]]) *La Sicilia è il mio paesaggio di riferimento. Il luogo di casa. Quello in cui vorrei passare gli ultimi anni della mia vita. Il cimitero di Marsala, ad esempio, ha un fascino tutto particolare, con quel giallo di tufo, gli alberi rigogliosi, il vento che spazza i viali. ([[Giuseppe Culicchia]]) *La Sicilia è il paese delle arance, del suolo fiorito la cui aria, in primavera, è tutto un profumo... Ma quel che ne fa una terra necessaria a vedersi e unica al mondo, è il fatto che da un'estremità all'altra, essa si può definire uno strano e divino museo di architettura. ([[Guy de Maupassant]]) *La Sicilia è indubbiamente una delle due grandi isole letterarie del continente, l'altra è l'Irlanda. Entrambe hanno un'importantissima tradizione di scrittori e poeti, al punto che si dovrebbe riflettere sul legame specifico che esiste tra la condizione insulare e il bisogno di scrittura. Un bisogno spesso strettamente legato al tema della nostalgia, visto che, quando gli scrittori vivono lontani dall'isola natia, sublimano la nostalgia attraverso la scrittura. ([[Daniel Pennac]]) *La Sicilia è l'amante da cui sempre tornerò e che sempre mi ispirerà. Se fossi un pittore, la dipingerei con le forme di una grande maîtresse dominata da tutti ma che non si fatta mai conquistare da nessuno. ([[Domenico Dolce]]) *La Sicilia è la gemma splendente di questo nostro secolo per pregi e bellezze. Lo splendore della sua natura e il complesso delle sue architetture ne fanno un paese veramente unico, un paradiso circondato dalle acque del mare, un paese meraviglioso nel quale i viaggiatori giungono provenendo dai paesi più lontani. ([[Idrisi]]) *La Sicilia è la parte più bella dell'Italia e ha conservato pezzi della tramontata grecità assolutamente unici. ([[Sigmund Freud]]) *La Sicilia è la più bella di quante isole si conoscano; e molto atta a primeggiare. ([[Diodoro Siculo]]) *La Sicilia è perdutamente bella perché dispiega ai nostri occhi quello splendore del mondo che è in noi. ([[Anna de Noailles]]) *La Sicilia è sgradevole per la cattiveria dei suoi abitanti al punto che a me sembra odiosa e quasi inabitabile come pure le frequenti velenose calunnie, il cui immenso potere pone la nostra gente, per la sua disarmata semplicità, in costante pericolo. ([[Pierre de Blois]]) *La Sicilia? È un'isola inutile. Siamo grandi come Israele, ma non abbiamo il senso e la dignità di una nazione, di un popolo che dà allo spazio pubblico, l'importanza che merita. ([[Pietrangelo Buttafuoco]]) *La Sicilia è un'isola meravigliosa, piena di storia e cultura. È un luogo in cui il passato e il presente si incontrano, e dove si può ancora sentire il respiro dei popoli che l'hanno abitata nei secoli. ([[Sigmund Freud]]) *La Sicilia è un'isola, non solo dal punto di vista geografico. È un'isola anche dal punto di vista culturale e i siciliani sono un'isola. Quindi, quando giudicate la Sicilia, ricordate che sia la Sicilia che i siciliani sono un'isola. ([[Ignazio La Russa]]) *La Sicilia è un lembo greco in terra italiana. ([[Virginia Woolf]]) *La Sicilia è un luogo in cui culture diverse si incontrano e si mescolano. È la terra di grandiosi templi greci e scintillanti mosaici bizantini. È una terra plasmata dai Normanni e dagli Arabi. È la patria di menti brillanti, da Luigi Pirandello a Luca Parmitano. Questo patrimonio unico di cui è ricca la Sicilia ha reso [[Palermo]] una capitale europea – della cultura, dell'arte e della scienza. Oggi finalmente capisco le parole del mio compatriota Goethe, che ha scritto: “Chi ha visto una volta il cielo di Palermo non potrà mai più dimenticarlo". ([[Ursula von der Leyen]]) *La Sicilia è un serbatoio di storie da raccontare, che riguardano soprattutto il resto dell'Italia e del mondo, che vuole sapere. È una terra che ancora esprime fascino. Naturalmente sono cambiati i modi, rispetto agli anni ‘50 e '60, sono cambiati i linguaggi, però è e resta l'isola del tesoro, e il tesoro sono le storie che ha da raccontare. ([[Gaetano Savatteri]]) *La Sicilia è una grande discarica di intelligenze, la più grande della Terra. In Sicilia trovi persone geniali, e sono tante, ma non riescono a emergere per colpa di un sistema fondato sul compromesso. Sono incazzatissimo con i siciliani. ([[Oliviero Toscani]]) *La Sicilia è una maledizione: ti resta dentro per tutta la vita, ma è anche questo uno dei suoi lati più affascinanti. ([[Stefania Auci]]) *La Sicilia è una terra che mi sta chiamando parecchio e in cui ho anche pensato di venire a vivere per un periodo. Mi piacerebbe trascorrere qui almeno un paio di mesi perché è una terra molto viva, che vibra forte, che ha delle energie potentissime ed è una cosa importante per chi prova a raccontare le energie. ([[Diodato (cantante)]]) *La Sicilia ha pagato un alto tributo di sangue: spero che adesso ci lascino lavorare in pace. ([[Antonino Caponnetto]]) *La Sicilia ha un vantaggio. La sua geografia è così forte e così feroce che è quasi impossibile assassinarla: le montagne, la dimensione della campagna. A Sambuca, per esempio, c'è ancora un rapporto plausibile tra fabbricato e paesaggio, una cosa importante dato che spesso il villino del geometra uccide i borghi. ([[Philippe Daverio]]) *La Sicilia ha una storia lunga e complessa e allo stesso modo Israele ha una storia lunga e complessa. ([[Amos Oz]]) *La Sicilia mi ha portato a fare cinema e il cinema mi ha portato in Sicilia. ([[Martin Scorsese]]) *La Sicilia per me è un luogo quasi leggendario, il centro di una mitologia personale che ruota attorno ai ricordi dei racconti ascoltati quando ero bambino da mia madre e da mia nonna. Erano tutte e due, secondo la definizione di mamma, "siciliane della diaspora" e custodivano gelosamente ricordi, storie, tradizioni e soprattutto la lingua che parlavano sempre, orgogliosamente fra loro. ([[Gianrico Carofiglio]]) *La ‪Sicilia‬, ‪‎Ragusa Ibla‬, ‪‎Modica‬ e ‪‎Noto‬. La Sicilia sud-orientale è la cultura declinata nelle sue migliori espressioni. ([[Massimiliano Fuksas]]) *La Sicilia rurale (come ogni regione, del resto), è contraddistinta da una modulata varietà di condizioni agronomiche, i cui estremi termini sono l'aranceto e l'uliveto costieri, e il latifondo: che occupa le alte superfici dell'interno. La coltura intensiva, la suddivisione della proprietà, la presenza di abitazioni in tutta la campagna caratterizzano le parti più fertili e più accessibili del territorio, tenute dall'agrumeto, dall'ulivo, dal mandorlo, dalle vigne, dai frumenti densi, mentre che il latifondo si estende nella solitudine e si direbbe costituisca veramente il feudo della solitudine. ([[Carlo Emilio Gadda]]) *La Sicilia vada via dall'Italia e punti sul separatismo. L'Isola non sarà governata più dalla mafia, dalla politica, dai Calogero Sedara, ma dai siciliani veri, compresi i nobili, come ai tempi di Federico II. E di nuovo stupirà il mondo... ([[Edward Luttwak]]) *La sicilianità è qualcosa di straordinario, l'aspetto che amo di più della Sicilia. È un'attitudine umana, una forma dell'essere che si traduce in qualità come per esempio l'ospitalità, un pregio tipico dei siciliani. ([[Luis Sepúlveda]]) *La terra del caos prima della creazione. Palermo in particolare è uno dei posti in cui torno molto volentieri. ([[Raúl Ruiz]]) *[[La terra trema]] mi prese il cuore [...] Imparai a conoscere una parte dell'Italia che non conoscevo. Vissi come i pescatori di Acitrezza. Vissi à plein tutto il mondo di [[Giovanni Verga|Verga]], il mondo letterario, tutto quello che la Sicilia aveva da offrire, e che era molto. ([[Franco Zeffirelli]]) *La verità è che la Sicilia conserva una sua indipendenza spirituale, e questa si rivela piú spontanea e forte che mai nel teatro. ([[Antonio Gramsci]]) *Le braci attizzate dai "garibaldesi" avevano accompagnato l'agonia dell'antico ordine aristocratico. Si erano disposte come lumini accesi attorno a un "ornatissimo catafalco": in quell'[[Sicilia|isola]] a tre punte, nella quale il barocco era un ornamento alla morte; e il paesaggio arcaico e inesorabile, di "asprezza dannata", rantolava, confortato dalle nenie delle cicale, sotto l'assolutismo di un "sole violento" e "narcotizzante". Il barocco delle città e il fasto degli aranceti ricamavano "fronzoli trascurabili" per ornare la "campagna funerea" e le dure ondulazioni di un mare pietrificato. Il lutto del paesaggio siciliano era il lutto stesso della storia: quella di una "immobilità servile" sotto il dispotismo del sole, come sotto le dominazioni "straniere". ([[Salvatore Silvano Nigro]]) *Le quattro regioni più direttamente investite dalle [[Mafia|mafie]] – la Sicilia con Cosa Nostra, la [[Calabria]] con la 'ndrangheta, la [[Campania]] con la camorra, la [[Puglia]] con la sacra corona unita – sono anche le quattro regioni più povere e disperate d'Italia. ([[Giuseppe Pisanu]]) *Le siciliane amano sinceramente e con violenza e fan vedere che il loro sesso è capace di costanza e di fedeltà. ([[Joseph Hermann von Riedesel]]) *Lo Stretto si deve attraversare e interpretare. La nostra civiltà, la civiltà siciliana, è privilegiata perché ha una sacralità, penso alla zona dionisiaca di Siracusa, alla magia di Agrigento e al territorio di Messina abitato dalle leggende della fata Morgana. Da questa parte c'è lo spirito che si incarna nella materia, dall'altro lato... c'è il fatto di essere passati! Attraversare lo Stretto è importante perché vuol dire confrontarsi con gli altri. Ma, nello stesso tempo, lo Stretto non va attraversato per curare quello che abbiamo qua. ([[Ninni Bruschetta]]) *Lui {{NDR|[[Federico Fellini]]}} era riminese, però aveva una grande simpatia per la Sicilia. Diceva sempre che i siciliani avevano un'intelligenza sottile, molto particolare, e anche una gentilezza molto particolare. Lui diceva che io ero molto siciliana perché ero una donna gentile. ([[Sandra Milo]]) *D) Ma come dimostrate che la Sicilia abbia una individualità a sé?<br />R) Iddio le stese d'ogni intorno i mari per separarla da tutt'altra terra e difenderla dai suoi nemici. La fece così grande di estensione, temperata di clima, fertile di suolo, da bastare non soltanto alla vita di più milioni di uomini, ma anche ai comodi, al lusso, ad ogni godimento, ad ogni industria, ad ogni commercio. (''[[Catechismo politico siciliano]]'') *Ma la Sicilia, forse l'Italia intera [...] è fatta di tanti personaggi simpatici cui bisognerebbe tagliare la testa. ([[Leonardo Sciascia]]) *Mai come in Sicilia, antropologia e scienze naturali trovarono un punto di contatto e d'incontro. D'altronde anche questa peculiarità non è certo in assoluto una novità, se è vero che Dante nel ''Paradiso'' così descrive l'isola: «''E la bella Trinacria che caliga | tra Pachino e Peloro, sopra 'l golfo | che riceve da Euro maggior briga | non per Tifeo ma per nascente zolfo''». La Sicilia diviene nel corso del XVIII secolo un crocevia ideale di interessi: dove artificio e natura, mito e pittoresco, il senso del caos e del sublime e del terrifico, il groviglio delle civiltà si amalgamano. ([[Cesare de Seta]]) *Mai ho provato una nostalgia più profonda di quella che ho provato per la Sicilia leggendo [[Giovanni Verga|Verga]], per la Sicilia, dico; per la splendida Sicilia che penetra profonda nel sangue. Splendida Sicilia, così limpida nella sua bellezza, così vicina alla bellezza fisica dell'antica Grecia! ([[David Herbert Lawrence]]) *Mai mettersi contro un siciliano quando si tratta di uccidere. ([[William Goldman]]) *Malgrado tutto, la Sicilia fa simpatia e bisognerebbe prenderne atto. Non vorrei che questo servisse a esaltare la megalomania dell'Isola, ma è un segnale che il resto d'Italia è affezionato alla Sicilia. Chi sta fuori la vede ancora come un mito. ([[Philippe Daverio]]) *Mi affascina molto il rapporto con il mito. E cosa c'è di più mitico dell' [[Etna]] che tira fuori fiumi di fuoco? Credo che coloro che ci vivono sotto siano particolarmente siciliani perché se la giostrano col destino più di chiunque altro. ([[Ferdinando Scianna]]) *Mi porto dentro la sicilitudine, la nostalgia. Ci sono le mie radici, la mia famiglia, gli amici. Sono nella mia odissea, nel mio viaggio, ma mi godo sempre il ritorno. Quando torno sono a casa. ([[Miriam Leone]]) *Mio padre Vincente è nato a Chicago nel 1909 ed era figlio di un americano. Sono stati i miei trisavoli a partire da Palermo. Comunque io sono siciliana, questa è la mia terra e nessuno di voi può riuscire a comprendere quello che sento. ([[Liza Minnelli]]) *Nei tempi di civiltà tenera e rozza il mare separando i popoli, la condizione insulare rende l'individualità dei comuni più risentita e più viva. I siciliani da questo lato somigliano ai còrsi, presso i quali il nodo patrio non fu difficile a troncare; al contrario dei sardi, posti anch'essi in isola, anzi più dentro mare, e tuttavia di spiriti e di pensieri italianissimi. Laonde siccome tra le nazioni europee singolareggia l'inglese, così il siculo tra i popoli italici; e questa conformità accresce l'inclinazione che gl'isolani del mare interno hanno a quelli dell'esteriore. Il siciliano antipone in cuor suo l'Inghilterra all'Italia, perché considera questa come una straniera vicina ed incomoda, quella come una protettrice potente e, benché lontana, unita seco dal consorzio delle acque. ([[Vincenzo Gioberti]]) *Nel siciliano [invece], si trova già molto dell'[[Arabia|arabo]]. Egli possiede la gravità di movimento, benché tenga dall'italiano una grande vivacità di mente. Il suo orgoglio natìo, il suo amore per i titoli, la natura della sua fierezza e persino i tratti del viso lo avvicinano anzi più allo spagnolo che all'[[Italia|italiano]]. Tuttavia, quel che suscita sempre, non appena si mette piede in Sicilia, l'impressione profonda dell'oriente, è il timbro della voce, l'intonazione nasale dei banditori per le strade. La si ritrova ovunque, la nota acuta dell'arabo, quella nota che sembra scendere dalla fronte nella gola, mentre, nel nord, sale dal petto alla bocca. E la cantilena trascinata, monotona e morbida, sentita di sfuggita dalla porta aperta di una casa, è proprio la stessa, col ritmo e con l'accento, di quella cantata dal cavaliere vestito di bianco che guida i viaggiatori attraverso i grandi spazi spogli del [[deserto]]. ([[Guy de Maupassant]]) *Nella Sicilia, ahimè! foreste, sorgenti, ruscelli, sono parole vuote di senso; e anche per questo rispetto ci sentiamo già in Oriente. Nudi si elevano i monti siciliani: pini isolati, talvolta in gruppi, nelle piccole vallate, dove sono protetti dal [[vento]], interrompono le loro linee duramente profilate. ([[Augusto Schneegans]]) *Nessuna isola erge sull'orizzonte della nostra civiltà una fronte più radiosa della Sicilia. Essa punta verso tre continenti e ne sintetizza le caratteristiche. Tre volte, nel corso dei secoli, fu il più fulgido centro del mondo mediterraneo ([[Roger Peyrefitte]]) *Noi siciliani ci portiamo dentro la tragedia greca e nascondiamo le nostre fragilità. ([[Claudio Gioè]]) *Noi trionfiamo correndo, e se ci siamo fermati qui è perché la terra ci è mancata. Ecco, direi, un regno conquistato in gran velocità, e voi dovreste essere contenta di noi. Ma io no, non sono soddisfatto. Tutta l'Italia non è nulla per me, se non vi aggiungo la Sicilia. Dico così, per sostenere il mio tono da conquistatore; detto fra noi, me ne infischio che la Sicilia paghi le tasse a Giuseppe o a Ferdinando. Su questo punto sarei anche disposto a transigere, a patto che mi fosse permesso di percorrerla a mio agio; ma essere così vicino, e non poterci mettere il piede, non è una presa in giro? Da dove siamo, infatti, la vediamo, come dalle Tuileries voi vedete il quartiere Saint-German; il Canale non è certo più largo, eppure non si sa come passarlo. Lo credereste? se non mancasse che il vento: sacrificheremmo un'Ifigenia come Agamennone. Grazie a Dio, ne abbiamo d'avanzo. Ma neppure una barca, e questo è il guaio. Le avremo, si dice; finché avrò questa speranza non rimpiangerò mai, credetelo, i luoghi dove vivete, anche se li amo molto. Voglio vedere la patria di Proserpina, e sapere un po' perché il diavolo ha preso moglie in questo paese. Non ho alcuna esitazione, tra Siracusa e Parigi; per babbeo che sia, preferisco Aretusa alla fontana degli Innocenti. ([[Paul-Louis Courier]]) *Non ci sono solo rovine in Sicilia e commoventi testimonianze di un passato con il quale tutte le civiltà si sono sposate; non ci sono solo le strade solitarie dove circolano i carretti dipinti con scene della Bibbia, trainati da cavalli piumati che sembrano dover partecipare ad un torneo; non ci sono solo i templi morti e i chiostri con i mosaici colorati; non ci sono solo i giardini della Bella e la Bestia e le terrazze battute da ondate di profumi; non ci sono solo i feudi misteriosi pieni di specchiere nere e di busti che tendono le mani fuori dalle nicchie. C'è una grande diga in costruzione vicino a Troina, dove ingegneri e operai sembrano volare su carrelli sopra la voragine, c'è Palermo che ricostruisce il suo Duomo, c'è lo sforzo di tutte le persone per connettere il passato con il futuro, ed essere così degne della loro autonomia, e alle quali auguro buona fortuna con tutto il cuore. ([[Jean Cocteau]]) *Non invidio a Dio il paradiso perché sono ben soddisfatto di vivere in Sicilia. ([[Federico II di Svevia]]) *{{NDR|Dove ci siamo complicati la vita noi siciliani?}} Non sono all'altezza di giudicare, commetto già io molti errori, e poi siamo in un paese in cui tutti giudicano e pochi fanno. Mi limito, però, a guardare i fatti e cioè la terra più bella d'Italia, la regione più bella del mondo, la Magna Grecia, a fronte di una bellezza inaudita sotto tutti i profili, paesaggio, arte, enogastronomia, ha risultati numerici nel campo del turismo e delle esportazioni molto al di sotto delle sue potenzialità. Deve assolutamente fare qualcosa, per riuscire ad esplodere. ([[Oscar Farinetti]]) *Non sono assolutamente favorevole al ponte sullo Stretto, perché se fossi nei panni della Sicilia chiederei l'autonomia e farei tutto per i cazzi miei. Niente ponte, anzi mi staccherei dall'Italia dal punto di vista della gestione, rimarrei solamente dal punto di vista federativo. La Sicilia è un paese ricchissimo e chiaramente ha bisogno di investimenti da tutto il mondo. La Sicilia non si deve legare alla politica di Roma, ma alla politica mondiale. ([[Maurizio Zamparini]]) *Non sono un naturalista, e conosco mediocremente il greco; il mio principale fine, venendo in Sicilia, non è stato dunque di osservare i fenomeni dell'Etna o chiarire in qualche modo a me stesso e agli altri quanto gli antichi scrittori greci hanno detto sulla Sicilia. Ho cercato innanzi tutto il piacere degli occhi che in questo singolare paese è assai vivo. Dicono che la Sicilia somigli all'Africa; certo, somiglia all'Italia solo per l'intensità delle sue passioni. Per i siciliani si può dire davvero che non esiste parola impossibile quando l'amore e l'odio li accendono; e l'odio, in questa terra felice, non nasce mai da questioni di denaro. ([[Stendhal]]) *Non vi è forse luogo in Europa ove tanto apparentemente possa l'uomo persuadersi della vanità di tutte le grandezze terrestri quanto in Sicilia, in cui si osservano gli avanzi di vetustissime opulente città, e i siti su de' quali esse si ergevano. ([[Friederich Münter]]) *O divina Sicilia! Quanti Italiani, che hanno corso il mondo per diletto, morirono o moriranno senza averti veduta! ([[Edmondo De Amicis]]) *Ogni tanto penso: forse io ho un lato siciliano. Chi lo sa? Poi però comincio a pensare alla mia famiglia. Di siciliano non ho proprio nulla. Strano... Ho una grande affinità. Mi trovo molto bene. ([[Fleur Jaeggy]]) *Ognun sa, che il siciliano, è tra gl'italiani, il più caldo di cuore, e il più esaltato di mente. L'illusione poetica che non fa che balenare agli occhi dei più nella stagione primaverile, dura spesso fino alla più tarda etade, per gli uomini i quali traggono i natali, alle falde delle ardenti gole dell'Etna. ([[Aristide Calani]]) *Pagatemi queste righe a peso d'oro, non per la loro bellezza intrinseca, ma perché per esse tanto ho dovuto pagare. Ma se conto dieci centesimi per ogni stella e un centesimo per ogni mormorio del mare, dieci lire per il fuoco vermiglio dell'Etna e per l'aria balsamica mezza lira all'ora – come vedete, non conto né i riverberi del mare, né le palme, né l'antico castello e nemmeno il teatro greco che adesso, di notte, non ha alcunché di attraente – orbene, poi ne varrà la pena, e sia lodato Iddio che mi ha mandato in questa terra. Con il suo miracoloso potere mi ha condotto prima da Palermo attraverso la Sicilia, attraverso una quantità di colline sacre, strane e tristi, per viali di cactus e miniere di zolfo fino a Girgenti, che è una cittadina su una montagna, con a pochi passi tutta una serie di templi greci. Sono di ordine dorico e di conseguenza molto leggiadri. ([[Karel Čapek]]) *Palermo, Museo del Mediterraneo: se volete sapere quel ch'è passato su questi flutti azzurri venite a Palermo. È una città deliziosa, una città dolce, una città profumata. Le sue piazze, le sue vie, i suoi giardini, i suoi monumenti sono magnifici. Ecco la Sicilia: capolavoro della natura, centro d'un mondo, terra illustre, si commovente e si nobile nel suo misterioso destino. ([[Gabriel Hanotaux]]) *Per anni sono stato un ospite abituale di Taormina, soprattutto al Teatro Greco. Ultimamente mi muovo meno da Roma, ma quando facevo le tournée vere e proprie, la Sicilia era una tappa immancabile. È un'isola fantastica, è banale dirlo, ma è il primo pensiero che mi viene in mente. Insieme all'estrema varietà di cibi e di vino che sa offrire. ([[Gigi Proietti]]) *Per essere siciliani bisogna essere diversi. ([[Vitaliano Brancati]]) *Per girare ''Malèna'' sono stata cinque mesi a Siracusa, ho vissuto in questa parte di Sicilia. Un periodo bellissimo, dove sono stata coccolata tanto dalle persone del posto, affettuose e dolci. I luoghi meravigliosi, un paesaggio incredibile. Come del resto è stupenda Taormina, e quando questa mattina ho aperto le finestre della stanza sono rimasta senza fiato. Una luce unica, una natura dalla presenza forte. In Sicilia ci sono luoghi che ti rimangono nell'anima, e che non assomigliano a nessun altro posto. ([[Monica Bellucci]]) *Per i siciliani è sempre una fatica spiegarsi. Eva Riccobono questa sfacchinata d'identità me la spiegò così: "A me piacerebbe interpretare Santa Rosalia ma nessuno mi vuole dare quel ruolo. Hai voglia a spiegare che la Santuzza era alta, bionda, magra, con gli occhi azzurri e senza minne. Proprio come me. Invece niente. Ma è colpa mia se i registi sono ignoranti?". ([[Pietrangelo Buttafuoco]]) *Per me i siciliani sono persone piene di vita. ([[David Lynch]]) *Per me non è affatto un limite raccontare soltanto della Sicilia, perché è una terra con così tante storie, ricchezza e sfumature, che davvero, da qui a cent'anni si potrebbero raccontare storie sulla Sicilia e averne ancora. Quello che mi interessa è parlarne al di fuori degli schemi. È una terra piena di storie e misteri, perché è una terra che nasconde, ma se tu sai ascoltare, lei ti racconta. ([[Stefania Auci]]) *Puoi togliere una siciliana dalla Sicilia, ma non la Sicilia dal cuore di una siciliana. ([[Lady Gaga]]) *Pur restando immobile, l'Isola si muove. Non è uno di quei posti dove si va a cercare la conferma delle proprie conoscenze. È invece un teatro dove le cose succedono da un momento all'altro. È un susseguirsi di scatti prolungati, pause per rifiatare e ancora fughe in avanti. ([[Roberto Alajmo]]) *Qualunque cosa possa accadere ai Siciliani, essi lo commenteranno con una battuta di spirito. ([[Cicerone]]) *Quando ho detto a Piero {{NDR|[[Piero Messina]]}} che avevo già girato in Italia, lui mi ha detto «Eh no, questa è la Sicilia, attenzione». Non ero mai stata in Sicilia e sicuramente non avevo mai girato un film con un regista siciliano. Mi ha fatto scoprire la Sicilia. Amo la vostra lingua, il calore delle persone, il calore delle stagioni, quel che cucinate, quello che coltivate. È impossibile non amare tutto questo, c'è qualcosa di estremamente sensuale, caloroso, e poi la congiunzione di paesi diversi, il mix di storie magnifiche. In Sicilia ho letto il libro che Luchino Visconti ha adattato, Il Gattopardo, e quindi mentre giravamo leggevo il libro e poi ho rivisto il film diverse volte. Ero completamente immersa nella Sicilia. ([[Juliette Binoche]]) *Quando l'ingegno siculo si sveglia, fa miracoli. Nella casa del conte Tasca vidi opere di drappi, d'intarsiature, di stipi, di cesello e di mosaico, che si lasciano addietro le vantate cose straniere. Però da tutta Italia e da tutto il mondo civile si leva una preghiera, che venga provveduto alle vie e alle industrie della Sicilia. I Siciliani, alzando gli occhi ai tempj di Agrigento e di Segesta, alle ingenti colonne di Selinunte, ed a tante altre reliquie d'antica grandezza, sentono sdegno, e angoscia della presente miseria. ([[Augusto Conti]]) *Quel grande, enigmatico contenitore di singolarità e separatezze che è la Sicilia. ([[Giovanni Raboni]]) *Quest'isola ha un effetto magico su tutti quelli che vi mettono piede, indipendentemente dalla religione alla quale appartengono. ([[Idrisi]]) *Questa è la mia prima visita, diciamo così, fisica qui in Sicilia. Ma confesso di frequentarla da tempo, nelle opere dei suoi scrittori, che ammiro profondamente. [...] Sono vicino agli autori siciliani più di quanto io stesso potessi immaginare. ([[Fernando Aramburu]]) *Questa immagine mi ha colto di sorpresa... mi sono girato, ed era lì ancora una volta. Purtroppo, mi mancano le parole. Sicilia, un'isola di luce, un faro per questo viaggiatore. ([[Luca Parmitano]]) *Questa mia predilezione per l'oscurità, per la penombra, non è come potrebbe sembrare un atteggiamento esteriore. Risponde ad un'esigenza interna comune a noi siciliani, credo, quasi a contrasto con la troppa luce che ci circonda. Rifugiarci nell'oscurità di noi stessi, ritrovare quanto abbiamo perduto, esorcizzare il tempo, la morte. ([[Lucio Piccolo]]) *Questi carri sono infatti dipinti magnificamente; leggende, duelli cavallereschi, scene storiche, guerre, immagini drammatiche della vita contemporanea, tutto è dipinto con primitività gotica o un po' alla maniera delle antiche carte da gioco [...] Il primo carretto avrei voluto comprarlo immediatamente; mi pareva un pezzo da museo. Dopo due giorni ne ho viste alcune migliaia, e tra loro delle perfette meraviglie policromatiche. Se l'arte popolare vive una vita piena, è qui. ([[Karel Čapek]]) *Questo regno non conosce né Dio né la vostra maestà. {{NDR|rivolgendosi al re di Spagna}} ([[Pedro Téllez-Girón, III duca di Osuna]]) *Qui nel centro del Mediterraneo, dove ancora è possibile respirare l'incanto e il genio di Federico II, ho passato giorni magnifici [...] Ma, attenzione, la Sicilia non è tutta teatro, ci sono le donne che hanno la pelle più bella e più luminosa del mondo. Lei ricorda ''La terra trema'' di [[Luchino Visconti]]? Quelle donne siciliane vestite di nero, ma un po' scollate, al punto giusto, luminose e provocanti come non mai. Andate a rivedere quel film e poi ne riparliamo. Comunque in fatto di donne, difficilmente mi sbaglio. ([[Giorgio Albertazzi]]) *{{NDR|Nel corso del XVI Symposio Cotec Europa}} Qui in Sicilia, a Palermo, in questa terra di passato e futuro, non vogliamo che qualcosa cambi perché tutto resti uguale. Vogliamo che tutto possa cambiare veramente, in meglio, per spagnoli, portoghesi, italiani e per i cittadini europei e del mondo. ([[Marcelo Rebelo de Sousa]]) *Raccontano, infatti, che secondo il mito la Sicilia è sacra a Core poiché qui avvenne il suo rapimento e perché l'isola fu offerta alla dea come dono di nozze. ([[Plutarco]]) *Ricordo che [[Jorge Luis Borges|Borges]] era molto contento di andare in Sicilia. Per lui era una sorta di viaggio iniziatico alla scoperta di Palermo, la città da cui si origina il nome del suo barrio natale, e dell'Isola di Omero e dei filosofi greci a lui tanto familiari, fin da bambino. ([[Maria Kodama]]) *Ricordo più dolce, mio padre narrava che l'anno della fame, 1811, essendo egli fanciullo, la gente si nutriva di certe mandorle grosse come un pollice, portate da lontano... da lontano... dalla Sicilia. – E che cosa è la Sicilia? – domandavamo noi fanciulli. – E lui: Una terra che brucia in mezzo al mare. ([[Giuseppe Cesare Abba]]) *Riparto, mi perdo nelle [[Calabria|Calabrie]]: che si fanno sempre più Calabrie, sempre più Calabrie, finché a Pileto, a Palmi, comincia la Sicilia. Avevo sempre pensato e detto che la città dove preferisco vivere è [[Roma]], seguita da Ferrara e Livorno. Ma non avevo visto ancora, e conosciuto bene, Reggio, Catania, Siracusa. Non c'è dubbio, non c'è il minimo dubbio che vorrei vivere qui: vivere e morirci, non di pace, come con [[David Herbert Lawrence|Lawrence]] a [[Ravello]], ma di gioia. [...] Non è mica una chiacchiera che qui profumano zagare e limoni, liquerizia e papiri. Lascio andare Taormina, che è indubbiamente una cosa d'una bellezza suprema (ma dove, come a Positano e a Maratea, io non mi sono trovato bene): posso però affermare che il viaggio da Messina a Siracusa può fare impazzire. [...] {{NDR|A [[Lentini]]}} Scendo per la cena: ma lì un profumo di limoni, una luna grossa come non l'ho mai vista, della gente che non aspetta altro che parlare, mi arresta. Fino a dopo mezzanotte non mi so decidere a lasciare i nuovi amici che mi sono fatto, che mi salutano come se ci conoscessimo da anni, uno dicendo: "Iddu 'u core bono j'ave!": e solo perché ho parlato un po' con loro, dei loro problemi, del loro futuro. ([[Pier Paolo Pasolini]]) *Sarebbe quasi impossibile tracciare precisamente i confini geografici di tante zone, in cui le colture e insieme i contratti agricoli presentino in Sicilia differenze abbastanza marcate per doversene trattare separatamente; né una tale distinzione geografica avrebbe ora per noi una grande importanza. Potremmo bensì distinguere le colture secondo i varii climi, e quindi secondo le varie altezze, giacché la Sicilia, paese tutto montuoso, ci presenta le condizioni di temperatura e di clima le più estreme, dalle nevi del Mongibello e delle Madonie, fino ai calori tropicali della piana di Catania, e della marina meridionale; e secondo le varie altezze avremmo le terre di ''montagna'', le ''mezzaline'', e quelle di ''marina''. ([[Sidney Sonnino]]) *Sarei felice se la Sicilia fosse piena di centrali nucleari. Centrali sicure e controllate, costruite da veri scienziati. ([[Antonino Zichichi]]) *Scappare? Ma come si può scappare dalla Sicilia? La Sicilia è un'isola felice! Ogni siciliano vero vorrebbe viverci ma spesso per motivi lavorativi, purtroppo è impossibile. Mi sorprendo di te, siciliano, che ti accontenti di vivere a Torino o a Roma e non hai voglia di Sicilia. Lì si vive bene. C'è una cultura incredibile. Palermo è stata una capitale durante il dominio arabo e normanno. Io non vivo in Sicilia perché sono attaccato al Friuli che è la mia terra, ma un siciliano che non vuole stare in Sicilia non lo capisco. ([[Maurizio Zamparini]]) *Scusate, sarei dovuto venire in questa isola splendida cinquanta anni fa, devo recuperare. ([[Orhan Pamuk]]) *Se dovessi diventare presidente della Regione Sicilia dirò addio al sesso e mi considererò sposato con la Sicilia, le siciliane e i siciliani. Guidare la cosa pubblica è come entrare in un convento e non ho neanche più l'età per certe scorribande. ([[Rosario Crocetta]]) *Se il pittore dovrà rappresentare attraverso l'arte lo spirito, l'anima della sua terra, il Guttuso sarà fra questi poiché la Sicilia ha mille volti e mille anime che danno fascino alle cose e agli uomini, e non si dovrà più pensare alla visione esteriore delle coste e dei monti in una data ora del giorno e con una data luce. Bisognerà scendere nell'anima di questa terra contrastante e drammatica per comprenderne tutto il fascino che da essa emana. Ma per svelarne gli intimi segreti occorrerà porsi davanti alla natura con animo fresco e rinnovellato per sentire in pieno le armonie nascoste che possiede questa grande terra spiritica e trascendentale, centro di miti e leggende e che si distacca nettamente dalle altre nello spirito e nella sostanza. Quando si sarà compreso il valore della Sicilia attraverso alcune opere e segni lasciateci nel passato come i ritratti di Antonello e le metope di Selinunte, si comprenderà meglio lo spirito della nuova pittura e scultura siciliana. ([[Pippo Rizzo]]) *Se non ci fosse la Sicilia, il cinema non esisterebbe. Tutte le grandi storie sono nate qui. ([[Monica Bellucci]]) *Sia i giovani nelle palestre, sia gli anziani nelle botteghe o seduti nei luoghi di ritrovo disegnavano carte geografiche della Sicilia e del mare che la circonda con i porti e i punti della costa dell'isola che guarda l'Africa. ([[Plutarco]]) *Sia qui {{sic|[in [[Ucraina]]]}}, sia là {{sic|[in Sicilia]}} gli strati delle culture orientali e occidentali si sono sovrapposti l'uno sull'altro formando un'aura specifica. Solo che qui le tracce di queste culture sono scomparse dalle faccia della terra, spazzate via dai cataclismi della storia, mentre in Sicilia coesistono insieme, basta allungare un braccio: circondano il viaggiatore da ogni parte. ([[Jarosław Iwaszkiewicz]]) *Sono completamente innamorato dell'[[Italia]]: dieci anni fa per me era un periodo nero e se ora sto bene, scrivo e sono felice lo devo al mio incontro con la Sicilia. ([[Jim Kerr]]) *Sono fiera di essere siciliana. Di questa terra ci sono molte cose che mi corrispondono, una tra tutte, un proverbio: "Chi nasce tondo non può morire quadrato". Se penso a Lentini, ripercorro la mia infanzia in campagna, tra il profumo di zagara e le mandorle che con i miei fratelli e i cugini sgusciavamo con un sasso. Da ragazzi facevamo escursioni interminabili per scoprire tesori nascosti nelle case disabitate, accanto a quella dei miei nonni. ([[Anna Valle]]) *Sono innamorata della Sicilia. È una terra ispirata dalle culture che l'hanno attraversata. Nei volti dei siciliani riconosco le tracce delle varie dominazioni, dall'araba alla normanna che ritrovo nel viso di mia nipote Myriam Catania. L'Isola è come un tempio sacro, basta camminare per Palermo per capirlo. ([[Simona Izzo]]) *Sono molto felice di tornare in Sicilia. Un'isola che grazie ai racconti di mio nonno e di mio padre ho sempre percepito al di là degli stereotipi e del folklore. Una terra solare, un corpo sano in cui si è insidiato il cancro della mafia. Mio padre ha sempre portato avanti un'immagine onesta e corretta della sua terra. ([[Flavio Insinna]]) *Spero di ritrovare quelle forti sensazioni visive, linguistiche e culturali di cui ho un vago ricordo. Ma anche sensazioni gastronomiche, che per altro mi sono più familiari, visto che a Parigi frequento spesso un piccolo ristorante siciliano dove si mangia benissimo. Oltre a Palermo, vorrei scoprire un po' l'interno dell'isola. Spostandomi in macchina, viaggiando lentamente e lasciando andare lo sguardo per impregnarmi dei paesaggi, dei colori, delle luci, ma anche delle case e dei monumenti, magari ritrovando quell'universo del barocco che mi ha sempre affascinato. ([[Daniel Pennac]]) *Sulla Sicilia la penso come [[Johann Wolfgang von Goethe|Goethe]], è questa la vera anima dell'[[Italia]]. È da qui che il paese deve ripartire. ([[Diego Fusaro]]) *{{NDR|A Francesco Paolo Frontini}} Tra gli artisti e compositori dell'Isola voi siete, se non il solo, uno dei pochissimi che comprendono la bellezza e la grazia delle melodie del popolo. Pur componendone di belle e di graziose, Voi sapete apprezzare queste vaghe e dolci reliquie d'un passato che non ebbe storia, e serbate a durevole monumento, delle note piene di sentimento squisito e di candore verginale. Altri non penserà neppure a ringraziarvi dell'opera patriottica da voi compiuta; io Vi ammiro. Parole, sentite e quasi solenni. ([[Giuseppe Pitrè]]) *{{NDR|Ad Edoardo Giacomo Boner}} Tu mostri l'antica saggezza della tua isola illuminata dall'arte ellenica. ([[Oscar Wilde]]) *Tutta la politica siciliana è vecchia. Intrappolata in una classe gerontocomica. In Sicilia come in nessun altro posto turismo e cultura coincidono perfettamente. La Sicilia è il cuore dello spettacolo europeo e siccome lo spazio è il centro dell'opera d'arte noi dovremmo dedicarci solo a questo. E invece la cultura e il turismo in Sicilia seguono una politica di sottogoverno e le scelte artistiche sono affidate a funzionari pubblici che non solo non hanno le competenze, ma non hanno passione per il teatro. Noi, noi siciliani, rappresentiamo un'egemonia nazionale. ([[Ninni Bruschetta]]) *Un ammiratore siciliano ha affermato che Vincenzo Bellini, meglio e più spesso di qualunque altro compositore, fece provare il piacere del piangere [...] Il nome del delicato Bellini divenne un grido di battaglia contro i Borboni, quasi fossero stati colpevoli della sua morte. ([[Harold Acton]]) *Un contenitore così profondo da non potersi mai esplorare e conoscere per intero. ([[Massimo Cacciari]]) *Un giorno che si erano messi a pescare insieme, discutevano pieni di meraviglia della bellezza del mare e della magnificenza dei luoghi e uno, che militava nelle file dei Corinzi, disse: Voi, che pure siete Greci, vi date da fare per asservire ai barbari una città così grande e adorna di tali bellezze, permettendo che i Cartaginesi, i più malvagi e i più crudeli degli uomini, abitino vicino a noi, quando invece bisognerebbe pregare perché molte Sicilie si estendessero davanti alla Grecia per proteggerla dai Cartaginesi. ([[Plutarco]]) *Vecchioni? Sulla Sicilia ha fatto benissimo, io l'ho detto non so quante volte che odio la Sicilia. Che sentimento vuoi provare quando vedi l'assemblea regionale? E poi è chiaro che Vecchioni ha pronunciato quelle parole perché prova un sentimento di amore-odio. Leonardo Sciascia diceva: mi alzo delle mattine e penso della Sicilia ciò che ne pensa la Liga Veneta. La Sicilia è la terra dove è sepolta mia madre, io dico che la odio. Ma si deve capire l'intensità di questo sentimento. Guardate l'assemblea regionale siciliana, che sentimenti puoi provare? ([[Giampiero Mughini]]) *Vi è una drammaticità in quest'isola che non ha uguale in alcun luogo del mondo. Il nostro spirito​ spazia liberamente da Pitagora a Colombo, pervaso dal senso di una realtà grandiosa. Qui approda Platone. Qui combatte il cartaginese. Qui il bizantino costruisce. Qui lo svevo dorme, sotto volte arabe, in una tomba di porfido. Qui Goethe cavalca su un sentiero lungo il mare. Qui Platen esala l'ultimo respiro. ([[Hugo von Hofmannsthal]]) *Vi sono stata quattro volte e ho sempre trovato un' isola nuova, vibrante, piena di sorprese, di vita. Da allora mi sono convertita in una specie di "pubblicitario" della Sicilia, la raccomando a tutto il mondo: amici, lettori spagnoli. Tutti conoscono la mia passione per la Sicilia. Se parlo con coloro che, seguendo il mio consiglio, hanno poi fatto un viaggio nell'Isola, mi ringraziano sempre per la mia insistenza sull'argomento Sicilia. Non c'è nessuno che non sia tornato da un viaggio in terra siciliana totalmente entusiasta. ([[Alicia Giménez Bartlett]]) *Viaggiatori provenienti da ogni parte d'Europa giudicano ineludibile concludere il Grand Tour con un viaggio nell'isola che accoglie nel suo grembo memorie che sono sintesi di quanto è accaduto nel Mediterraneo dal tempo dei fenici. Goethe istituzionalizzerà a canone questa tappa e scriverà, dopo due settimane di soggiorno a Palermo, che «senza la Sicilia non ci si può fare un'idea dell'Italia: qui è la chiave di tutto» (''hier ist der Schlüssel zu allem''). Ma già in precedenza, e in modo istintivamente perentorio, come solo può forse esserlo un poeta grandissimo, prima ancora di essere giunto in Italia aveva scritto: «La Sicilia è per me preannuncia dell'Asia e dell'Africa, e il trovarsi in persona nel centro prodigioso cui convergono tanti raggi della storia del mondo non è cosa da poco». Epifania di un destino che si riduce a un punto di fuga nella prospettiva di una storia plurimillenaria. ([[Cesare de Seta]]) ===[[Salvatore Adamo]]=== *Noi siciliani stiamo bene nel nostro cantuccio, ma ci piace esplorare il mondo, siamo felici nella solitudine ma amiamo anche la compagnia, siamo attaccati alla terra ma sogniamo l'oltre, siamo ora troppo tristi, ora troppo allegri. Ecco, in queste contraddizioni mi riconosco. Ogni giorno che passa sento più forte questo richiamo e chissà se un giorno non ci tornerò per sempre. *Sono siciliano no? La mia isola mi si è incollata nel cuore alla nascita e ha riempito tutta la mia interiorità. Mi capita spesso quando mi presento a sconosciuti di dire che sono siciliano. Siciliano, non italiano. Da sempre la mia vita ruota in un triangolo: [[Belgio]], [[Francia]] e Sicilia. È stato [[Gesualdo Bufalino]], mio compaesano di Comiso, che mi ha fatto capire il senso di appartenenza e tanti altri aspetti del nostro carattere. *Si sa quando all'estero si parla di Sicilia subito qualcuno tira in ballo la mafia. E io risentito rispondo che sono siciliani quelli che la combattono. Per ogni giudice ucciso dalla mafia un altro ne ha preso il posto. ===[[Simonetta Agnello Hornby]]=== *Credevo che Sicilia e Inghilterra fossero due Paesi diversi, invece ci sono tante cose in comune. La paura del diverso, del lontano, di essere aggrediti. L'Inghilterra ha paura di essere vulnerabile perché lo è, come noi. Gli inglesi si sentono i migliori del mondo, anche noi siciliani. Ma sbagliamo, siamo come gli altri. *È triste dirlo ma la Sicilia è invidiosa. Oggi leggevo che sin dal 1500 siamo stati descritti come invidiosi non possono avere sbagliato tutti. Il palermitano è più invidioso degli altri siciliani, ha maggiori insicurezze. Il fatto che io sia spuntata così, dall'aria, sommato alla grande campagna pubblicitaria che la Feltrinelli fece per La mennulara ha provocato molte invidie. Hanno detto che il libro lo avevano scritto alla Feltrinelli ed io mi ero limitata a firmarlo. *Il mio punto di riferimento è Monte Pellegrino. A Londra parlo l'inglese ma con accento siciliano. A Londra ci ho lavorato, mi sono sposata, ci ho fatto due figli. E non mi sono mai posta il problema della convivenza tra un'anima siciliana e una inglese. Io sono io ovunque vada. *Io mi sento come una torta a tre strati: uno fatto dalla Sicilia, l'altro dall'Italia, un terzo ancora dall'Inghilterra. *L'integrazione c'è sempre stata, soprattutto in Sicilia. Noi siamo un popolo fatto da gente diversa. Adesso abbiamo un'emigrazione di massa drammatica, con gente che muore in mare, a cui siamo poco preparati. *La Sicilia è il posto più bello del mondo come terra e per quello che ha realizzato l'uomo. *Sulla Sicilia passerei la vita a fare seguiti. Cerco di trasmettere sempre il mio grande amore per la Sicilia, di incoraggiare la gente ad andarci, c'è sempre qualcosa da scoprire e da imparare. ===[[Pupi Avati]]=== *Io ho sempre guardato la Sicilia con ammirazione e con una sorta di nostalgia per un'epoca lontana e remota. Mi è sempre parsa una terra dove si nascondono delle realtà segrete dell'essere umano. Credo che quest'isola contenga entro le sue viscere qualche cosa che vada al di là del mondo della ragione e dell'omologazione in cui tutti viviamo. *{{NDR|Se lei dovesse descrivere la Sicilia con un'immagine quale sarebbe?}} Un baratro. Penso che la vostra Isola sia un baratro che contiene tutto quello che temi e che desideri. *{{NDR|Qual è il suo rapporto con la Sicilia?}} Un rapporto misterioso che deve rimanere tale perché possa continuare ad affascinarmi. La Sicilia è una terra di letterati e di bellezza non soltanto naturali, legata a periodi storici. Una terra con un passato straordinario da rivendicare che troppo spesso viene raccontata, dal cinema e dalla televisione, come un tripudio mafioso. Perché voi siciliani vi accontentate di un racconto stereotipato? Non sentite la necessità di mutare il punto di vista sulla vostra terra? [...] La Sicilia avrebbe bisogno di un recupero narrativo in modo, finalmente, carismatico senza ridursi a cartoline per viaggiatori. ===[[Pippo Baudo]]=== *La nostra terra ha subito tante devastazioni morali e materiali. Anche la natura qualche volta si è accanita contro la nostra terra attraverso i terremoti. Eppure, che cosa è rimasto intatto? È rimasta una bellezza infinita, unica al mondo. Basta girare la nostra Sicilia, le coste, l'interno della Sicilia, per scoprire una bellezza che i nostri avi, i nostri progenitori, ci hanno lasciato in eredità, sicuri forse, loro, che noi l'avremmo rispettata questa natura, l'avremmo esaltata...cosa che non abbiamo fatto. Questa terra, senza futuro, è morta, è finita, è scomparsa, e i giovani non troveranno niente, nient'altro che macerie e devastazioni. Amara terra mia, amara...e bella. Il Bello vincerà, sono sicuro. Il Bello trionferà. *La Sicilia è straordinaria, c'è tanto da vedere, è un patrimonio di bellezza e di cultura. Quando lei arriva a Messina a pochi chilometri c'è Taormina, poi Catania per il barocco, prosegui per Siracusa, che oltre al barocco ha una importante storia greca, è clamorosa. Poi Noto, Modica e Ragusa. Quest'ultima città ha sempre avuto bellezze straordinarie che prima erano ignorate e grazie a Montalbano, tutta la provincia di Ragusa, ha avuto un grande rilancio dal punto di vista turistico. Poi la parte occidentale, Mazara del Vallo, l'isola di Mozia. Poi c'è Agrigento con i templi, Segesta e poi c'è Palermo. Insomma, la Sicilia è tutta da visitare, è straordinaria. *Le bellezze siciliane hanno una marcia in più determinata da fattori storici. Il sangue misto, la stratificazione delle diverse dominazioni hanno mescolato i geni tanto da dare insiemi diversi. Contrariamente alla tradizione sforniamo donne altissime e sempre più in crescita con caratteri somatici che spaziano dal corvino al biondo, con occhi nocciola, verdi e azzurri a seconda che predomini il carattere arabo, quello spagnolo o quello normanno. *[[Roberto Vecchioni]] è un amante tradito, per questo ha detto quella frase: il suo è un appello d'amore non un atto d'accusa nei confronti della Sicilia. In Sicilia il bello c'è, la Sicilia è bellissima. Certo, Vecchioni poteva evitare di generalizzare ma sono convinto che lui si sia già pentito di aver pronunciato quelle parole. W la Sicilia buona e quella bella che c'è. ===[[Enzo Biagi]]=== *Chi sono i siciliani? C'è un ritrattino tracciato dal messinese Scipio di Castro, negli Avvertimenti (seconda metà del secolo XVI), un bel volume pubblicato dalla benemerita Elvira Sellerio: "La loro natura è composta da due estremi, perché sono sommamente timidi mentre trattano gli affari propri e di una incredibile temerarietà dove si tratta del maneggio pubblico". Ma per tratteggiare un attendibile profilo è opportuno aggiornare i giudizi. Pirandello: "Una istintiva paura della vita", ovvero la propensione al dubbio; Brancati, ovvero l'ossessione del sesso: "I sogni e la mente e i discorsi e il sangue stesso perpetuamente abitato dalla donna"; Sciascia, ovvero l'individualismo: "Ognuno è e si fa isola a sé". *Credo che i siciliani siano tra i più gentili tra gli italiani. Penso che non baratterei il maestro Sciascia col maestro di Vigevano, e hanno dato tanta intelligenza all'Italia. *Difficile capire l'Italia, quasi impossibile la Sicilia, un'isola abitata da italiani esagerati. Ci sono sempre due facce da decifrare, due possibilità. *E il solito Goethe aggrava ancora la situazione: "Conosci tu il paese dove fioriscono i limoni?". Già: chi sa qualcosa di preciso? Comincia il paesaggio a confondere le idee: i sicomori, come nel Sudan, e il papiro, come in Egitto, e poi le palme e i cactus che evocano il deserto, e il poeta russo [[Andrej Belyj]] resta sconvolto dallo stridore delle cicale e dal tripudio dei colori: il giallo dello sparto, il rosa del [[rododendro]] e dei grappoli di [[tamerice|tamerici]] e il verde dei [[carrubo|carrubi]]. Più tardi arriva Tomasi di Lampedusa, e complica ancora il discorso dal punto di vista psicologico: "Cambiare tutto per non cambiare niente". *Tutti conoscono la Sicilia degli itinerari turistici o quella un po' ironica e misteriosa dei film e dei racconti: le pianure calcinate e le montagne aspre dove si va a cacciare il coniglio selvatico, e i palazzi dei baroni coi quadri, le porcellane e i mobili preziosi arrivati anche dalla Cina, e alle pareti i ritratti degli antenati, duri funzionari borbonici o sorridenti e bionde fanciulle britanniche, che seguendo i marinai di Nelson erano venute ad accasarsi nell'isola. Ci sono due mondi e due, o forse più, realtà che non si incontrano mai. ===[[Giuseppe Antonio Borgese]]=== *Eppure sullo scorcio del secolo XVIII, la Sicilia era più remota da ogni sentimento d'italianità che non fosse, starei per dire, ai tempi di [[Federico II del Sacro Romano Impero|Federico II]]. Patria, razza, mondo era l'isola delle tre punte, l'isola che fu creata dalla testa di [[Giove (divinità)|Giove]], mentre l'Italia non era che una gamba della divinità secondo l'apologo del [[Giovanni Meli|Meli]]. ''Matrigna'' chiama il Meli la [[lingua italiana]], in antitesi alla siciliana madre. [...] Certo in altre province d'Italia non si dormiva così grosso; e la prova ne è che la Rivoluzione le toccò tutte, fuorché la Sicilia, e che la Sicilia rimase fino a Waterloo l'unico sicuro asilo dell'''ancien régime'' in Italia. *[[Johann Wolfgang von Goethe|Goethe]] che visitò la Sicilia quando era più lontana che non sia l'[[India]] oggi, ed era ignota ''de visu'' anche ad archeologi d'avanguardia, anche allo stesso Winckelmann, Goethe ammirò incantato il monte Pellegrino su Palermo, «il più bel promontorio del mondo», e cercò arte e natura su strade ancora inospiti, su clivi inaccessi, disse una delle sue parole profetiche scrivendo che l'[[Italia]] senza la Sicilia non è un tutto. *Meno che nazione, la Sicilia è più che regione; non un frammento d'Italia, ma sua integrazione e aumento. *Un'isola non abbastanza isola: in questa contraddizione è contenuto il tema storico della Sicilia, la sua sostanza vitale.<br/> Lo stretto di [[Messina]] che la separa dal continente nel suo punto più angusto non raggiunge i quattro chilometri [...] Le montagne del suo nord-est sono esattamente analoghe a quelle che formano la catena parallela di Aspromonte in [[Calabria]] [...] Anche la separazione dall'[[Africa|Affrica]], ben più vasta, ma non enorme (ottanta miglia), non ebbe carattere di stabilità [...]<br/> Questa vicenda e caratteristica geologica è l'abbozzo del destino umano della Sicilia, il suo ''nec tecum nec sine te vivere possum''. ===[[Cesare Brandi]]=== *In Sicilia, solo che vi sia il sole, è sempre primavera, anche più primavera se ci sarà la neve sull'Etna e sulle Madonie, con quel contrasto che è così dolce tra la neve all'orizzonte e le pendici fitte di agrumi in cui occhieggiano aranci e limoni, e se aranci e limoni potete trovarli anche altrove, mai saranno così come li vedete in Sicilia, in questa contraddizione di inverno e di primavera. Sì, lo so, uno spettacolo del genere può esserci anche in Marocco o in Andalusia, con altri fascini sicuramente, ma qui in Sicilia vi appare come una cosa naturale, per cui non c'è bisogno di andare in terre esotiche. È la natura naturale qui in Sicilia di mettere assieme l'arancio e la neve. Non è esotica la Sicilia, è favolosa. *Ma può esserci al mondo un paese più bello della Sicilia? *Per chi un viaggio in Sicilia non ha rappresentato un premio, o quasi il compimento di un voto? L'uomo non ha cessato, neanche nei tempi storici, di favoleggiare sulla Sicilia, che è la terra stessa del mito: qualsiasi seme vi cada, invece della pianta che se ne aspetta, diviene una favola, nasce una favola. ===[[Gesualdo Bufalino]]=== *Capire la Sicilia significa dunque per un siciliano capire se stesso, assolversi o condannarsi. Ma significa, insieme, definire il dissidio fondamentale che ci travaglia, l'oscillazione fra claustrofobia e claustrofilia, fra odio e amor di clausura, secondo che ci tenti l'espatrio o ci lusinghi l'intimità di una tana, la seduzione di vivere la vita con un vizio solitario. L'insularità, voglio dire, non è una segregazione solo geografica, ma se ne porta dietro altre: della provincia, della famiglia, della stanza, del proprio cuore. Da qui il nostro orgoglio, la diffidenza, il pudore; e il senso di essere diversi. *Ogni siciliano è, difatti, una irripetibile ambiguità psicologica e morale. Così come l'isola tutta è una mischia di [[lutto]] e di luce. Dove è più nero il lutto, ivi è più flagrante la luce, e fa sembrare incredibile, inaccettabile la morte. Altrove la morte può forse giustificarsi come l'esito naturale d'ogni processo biologico; qui appare come uno scandalo, un'invidia degli dei.<br>Da questa soperchieria del morire prende corpo il pessimismo isolano, e con esso il fasto funebre dei riti e delle parole; da qui nascono perfino i sapori cupi di tossico che lascia in bocca l'amore. Si tratta di un pessimismo della ragione, al quale quasi sempre s'accompagna un pessimismo della volontà. [...]<br>Il risultato di tutto questo, quando dall'isola non si riesca o non si voglia fuggire, è un'enfatica solitudine. Si ha un bel dire – io per primo lo dico – che la Sicilia si avvia a diventare Italia (se non è più vero, come qualche savio sostiene, il contrario). Per ora l'isola continua ad arricciarsi sul mare come un'istrice, coi suoi vini truci, le confetture soavi, i gelsomini d'Arabia, i coltelli, le lupare. Inventandosi i giorni come momenti di perpetuo teatro, farsa, tragedia o Grand-Guignol. Ogni occasione è buona, dal comizio alla partita di calcio, dalla guerra di santi alla briscola in un caffè. *Questo luttuoso lusso d'essere siciliani. *Tante Sicilie, perché? Perché la Sicilia ha avuto la sorte di ritrovarsi a far da cerniera nei secoli fra la grande cultura occidentale e le tentazioni del deserto e del sole, tra la ragione e la magia, le temperie del sentimento e le canicole della passione. Soffre, la Sicilia, di un eccesso d'identità, né so se sia un bene o sia un male. Certo per chi ci è nato dura poco l'allegria di sentirsi seduto sull'ombelico del mondo, subentra presto la sofferenza di non sapere districare fra mille curve e intrecci di sangue il filo del proprio destino. *Una trappola in cui i siciliani cadono volentieri: pretendere di capire la Sicilia prima di capire sé stessi. *Vi è una Sicilia «babba», cioè mite, fino a sembrare stupida; una Sicilia «sperta», cioè furba, dedita alle più utilitarie pratiche della violenza e della frode. Vi è una Sicilia pigra, una frenetica; una che si estenua nell'angoscia della roba, una che recita la vita come un copione di carnevale; una, infine, che si sporge da un crinale di vento in un accesso di abbagliato delirio{{sic|...}} *Viaggiare, voglio dire, s'apparenta alle due più esclusive ed esaltanti esperienze dell'uomo: amare e creare. Saper viaggiare è cosa creativa quanto una seduzione d'amore, una bella pittura, una frase musicale assoluta. Ove poi il luogo da visitare sia l'isola che dico io, ombrosa e lucente, gremita di vita e di morte, crogiolo di razze e crocevia di secoli, l'impresa risulterà più che mai portatrice di turbamento e di rischio: se ogni viaggio significa una scommessa di conoscenza e felicità, il viaggio in Sicilia è un esame senza confronto, è l'Esame. ===[[Andrea Camilleri]]=== *I siciliani vivono male la loro condizione di essere siciliani, sono sempre alla ricerca di qualcosa di diverso dal presente. Anche in politica, sono sempre insoddisfatti della realizzazione del proprio voto nell'atto stesso nel quale si realizza, perché attraverso di esso hanno ottenuto solo normalità. Si dicono: "vogliamo vedere se cambia qualche cosa?" votano e cambiano, e qui torniamo al Principe di Salina in tutto il suo splendore. Hanno cambiato tutto e non hanno cambiato niente. *La sicilitudine è il lamento che il siciliano fa di sé. [[Vittorio Nisticò]] fece un giornale leggendario che era l'Ora di Palermo. Vittorio diceva che i siciliani si dividono in due grandi categorie. I siciliani di scoglio e i siciliani di mare aperto. Il siciliano di scoglio è quello che riesce ad allontanarsi fino al più vicino scoglio. Il siciliano di mare aperto invece prende il largo e se ne va. Leonardo {{NDR|Sciascia}} era un siciliano di scoglio, non c'è dubbio. Però il suo scoglio era così alto che lui da lassù poteva guardare il mondo. Non riusciva a stare lontano dalla Sicilia. [...] Sicilitudine è una condizione segnata con l'evidenziatore da alcuni particolari. È, come dire, un gusto compiaciuto per l'essere isolati, per il sentirsi diversi. Invece non lo siamo, diversi. Siamo semplicemente separati dalla terra ferma. La questione divenne la sicilianità, soprattutto per quanto riguarda i caratteri negativi: la sicilianità è molto semplicemente il prodotto di 13 o 14 dominazioni diverse che si sono susseguite in Sicilia. È il senso dell'isola. I siciliani di queste 13 dominazioni hanno preso il meglio e il peggio. Quindi si sono creati un carattere prismatico, cioè assolutamente contraddittorio. Tra persona e persona, tra siciliano e siciliano. *Leggere le pagine dei quotidiani siciliani è, purtroppo spesso, assai più appassionante di un romanzo giallo. Una volta [[Italo Calvino]] scrisse a [[Leonardo Sciascia]] che era praticamente impossibile ambientare una storia gialla dalle nostre parti essendo la Sicilia, disse pressappoco così, prevedibile come una partita a scacchi. Il che dimostrava inequivocabilmente come Italo Calvino non sapesse giocare a scacchi e soprattutto non conoscesse né la Sicilia né i siciliani. *[[Alberto Moravia|Moravia]] amava marcare con Leonardo Sciascia la differenza tra un siciliano e un milanese: un milanese tende a rendere essenziali anche le cose più complesse; un siciliano, diceva Moravia a Sciascia, rende complicate anche le cose più semplici. *Noi non mettiamo in discussione l'accoglienza. Abbiamo dimostrato di saperlo fare meglio degli altri. Per secoli siamo stati terra di passaggio e di scambio. Il problema è che sono troppi. E noi non siamo in grado di gestire queste masse di disperati. *Non mi piace la parola sicilitudine, preferisco la sicilianità espressa dagli uomini, la prismatica composizione del siciliano. *Rispetto alla natura, la gente è ancor più complessa e variegata. Il bello della Sicilia è la scoperta quotidiana di siciliani sempre diversi. Chiudere il siciliano in un ruolo di tanghero scostante è un errore grosso. Certo che esiste un siciliano di questo tipo ma c'è anche il sangue di tredici dominazioni. Credo che oggi, noi siciliani, abbiamo l'intelligenza e la ricchezza dei bastardi, la loro vivacità e arguzia. *{{NDR|«Il cantautore Roberto Vecchioni ha definito la Sicilia "isola di merda". Come replica?»}} Che se lo poteva risparmiare. Vorrei ricordare al signor Vecchioni che oltre alla merda da noi c'è cultura, storia, monumenti, arte, civiltà millenarie. ===[[Truman Capote]]=== *Comincia a gennaio la primavera siciliana, e via via che le piante fioriscono diventa il giardino di una maga: germoglia la menta sulle rive dei ruscelli, gli alberi morti si inghirlandano di rose canine, persino il brutale cactus mette teneri fiori. *{{NDR|Descrivendo contadini e pescatori siciliani}} Gente piccola, non diversa dai giapponesi, ma di pelle bruna. Invero c'è qualcosa di voluttuoso nella loro liscia, lignea durezza. *Tutto ciò che d'importante poteva capitarmi, accadde lì {{NDR|in Sicilia}}. ===[[Claudia Cardinale]]=== *Arrivi qui e ti accorgi che quella città in cui vivi, cioè Parigi, sembra un posto qualunque, anonimo, che subito rifiuti di considerarlo quella capitale del mondo che tutti credono, e nemmeno il centro dell'Europa, perché non ha i colori della Sicilia, né i suoi profumi né i sapori che tingono e incensano l'anima della mia infanzia. *Basta un attimo per sentirti avvolta da una sensazione nuova e antica, avvolgente e narcotizzante assieme, quell'attimo in cui poggi il piede su quest'isola, appena scesa da un treno o da un aereo. E subito capisci che questa terra, questo paesaggio, questa luce ti appartengono, fanno parte del tuo dna, delle tue radici, della tua anima, di qualcosa che senti tuo... *Ricordo la processione della madonna di Trapani, seguita a Tunisi con religioso rispetto anche da ebrei e arabi. La Sicilia... Io qui ho fatto tanti film, quest'isola è molto Oriente, ritrovo l'allegria dei mercati, i colori, i profumi, il calore. Adoro il mare, la sua, la mia libertà. ===[[Carmen Consoli]]=== *Credo che pesi una sorta di pregiudizio su di noi, per cui veniamo additati come omertosi a prescindere. Invece no: bisogna distinguere tra esercito silente omertoso ed esercito silente impotente, che è quello che guarda sempre la ghirlanda dello Stato con su scritto "assente". Non voglio fare la siciliana vittimista, ma plaudire chi sente una profonda indignazione, chi continua a restare in Sicilia, perché nutre la speranza in un cambiamento, vede la bellezza che lo circonda. Tuttavia non posso dimenticare che siamo vittime di un negazionismo per cui sentiamo ancora dire che la mafia non esiste. Negando le bruttezze finiamo per coltivarle. Ma è anche vero che nessuno come il siciliano ama la sua terra, perché è capace di vederne la bellezza. Io per prima. Sono figlia di un siciliano che ha lavorato sodo e che è stato un grandissimo esempio di cittadino italiano. Ecco, vorrei che venissero sottolineati gli aspetti eroici delle persone comuni che abitano la Sicilia e che fanno parte del nostro esercito silente. *La Sicilia è un dono di Dio, ci sono posti che non ti immagini, alla fine di una strada ti imbatti in un anfiteatro fatto di pietra lavica, e se sali sull'Etna e vedi il mare, beh, allora capisci perché chi conosce la Sicilia ne sia innamorato. *Nei miei arrangiamenti e nelle armonie c'è molta Sicilia. Adoro anche il lavoro che fa Camilleri sulla lingua, riutilizzando vocaboli siciliani (talia al posto di guardare ad esempio). È il recupero di uno dei tanti colori d'Italia e noi di colori ne abbiamo tanti. Noi siciliani siamo gente piuttosto impegnativa: pensa alla caponata, un piatto unico che è una mescolanza di mille sapori. Non è significativo? *Noi siciliani abbiamo pensato per troppo tempo alla Sicilia solo come un punto di partenza. E invece dobbiamo riappropriarci della nostra terra. Come dice [[Manlio Sgalambro|Sgalambro]] alla fine del film<ref>Il film è ''[[Perduto amor]]'', del 2003.</ref> di [[Franco Battiato|Battiato]], la Sicilia reca in sé una magia particolare difficile da esprimere. Bisogna viverci per capire: l'odore di mandorle amare che evoca la Macondo<ref>Il mitico villaggio sperduto tra le paludi in cui si svolgono le vicende di ''Cent'anni di solitudine''.</ref> di [[Gabriel García Márquez|Garcia Marquez]], l'Etna, l'acqua del mare, l'odore di arance. ===[[Vincenzo Consolo]]=== *Io non so che voglia sia questa, ogni volta che torno in Sicilia, di volerla girare e girare, di percorrere ogni lato, ogni capo della costa, inoltrarmi all'interno, sostare in città e paesi, in villaggi e luoghi sperduti, rivedere vecchie persone, conoscerne nuove. Una voglia, una smania che non mi lascia star fermo in un posto. Non so. Ma sospetto sia questo una sorta d'addio, un volerla vedere e toccare prima che uno dei due sparisca. *La mia terra, l'isola, la Sicilia, è una terra estrema, che ha sempre, da una parte, persone non felici socialmente, che, spinte dalla necessità, sono state portate ad emigrare; ma questo non solo dalla Sicilia, ma da tutto il meridione, come voi sapete, e anche da zone depresse di questo Veneto. Però da parte degli intellettuali, degli scrittori c'è sempre stata, se non la necessità, il desiderio di arrivare al centro, di lasciare questa periferia incerta, cercando un centro che in volta in volta si identificava in Roma, in Firenze, ma soprattutto in Milano. *La Sicilia è la metafora dell'Italia. Come diceva Ignazio Buttitta "a Sicilia puoitta a banniera"<ref>La Sicilia porta la bandiera.</ref>. *Ultimo, allora, di una lunghissima e illustrissima schiera di viaggiatori in Sicilia, viaggiatori che spesso, in questa terra antica e composita, enormemente stratificata, sono stati ingannati o fuorviati da superfici arditamente colorate o da monumentalità incombenti, fino a giungere qualche volta allo smarrimento (come successe a quel povero inglese di nome Newman, divenuto poi cardinale, che dalla Sicilia scappò confuso e febbricitante). ===[[Emanuele Crialese]]=== *Ho diversi progetti, continuo a scrivere, ho delle idee. Sto cercando... apposta sono qui in Sicilia. *Ho trovato più talenti in Sicilia che altrove nel mondo. *Per me la Sicilia ha una luce particolare, qualcosa di primordiale. Io non sono nato in Sicilia anche se mia madre è di Palermo. È come se con questa terra ci fosse un richiamo anche più lontano della mia esistenza, che appartenga alla mia memoria. Scrivo volentieri qui, c'è un'aria speciale, istintiva. Non mi va neanche di dargli un nome sennò darei dei confini che non ha. ===[[Friedrich Engels]], [[Karl Marx]]=== *In tutta la storia della razza umana nessuna terra e nessun popolo hanno sofferto in modo altrettanto terribile per la schiavitù, le conquiste e le oppressioni straniere, e nessuno ha lottato in modo tanto indomabile per la propria emancipazione come la Sicilia e i siciliani. Quasi dal tempo in cui Polifemo passeggiava intorno all'Etna, o in cui Cerere insegnava ai siculi la coltivazione del grano, fino ai giorni nostri, la Sicilia è stata il teatro di invasioni e guerre continue, e di intrepida resistenza. I siciliani sono un miscuglio di quasi tutte le razze del sud e del nord; prima dei sicani aborigeni con fenici, cartaginesi, greci, e schiavi di ogni parte del mondo, importati nell'isola per via di traffici o di guerre; e poi di arabi, normanni, e italiani. I siciliani, durante tutte queste trasformazioni e modificazioni, hanno lottato, e continuano a lottare, per la loro libertà.<ref>Da Karl Marx, Friedrich Engels, ''Opere complete'', Editori Riuniti, vol. XVII, pp. 375-376, 1860.</ref> ===[[Rosario Gregorio]]=== *Adunque era così fattamente disposto il popolo siciliano, mentre i Normanni conquistavano l'isola, che sebbene avesse prima sotto i Saracini ritenuta la sua religione, il suo dritto privato, pure essendo stato sotto il dominio di una nazione, che avea diversa e detestata religione, ed altre usanze ed altro dritto, usciva dirò così da uno stato di contorcimento e di compressione, ed era sollecito ed impaziente di essere liberato al più presto da quelle forme non solo indifferenti e straniere, ma anche odiate del governo saracino. *Da che passò quest'Isola per sistema sotto la dominazione di re lontani [...], sebbene avesse mantenuta la propria sua dignità, e tutte conservate le prerogative di regno, pure non lasciò di essere involta nelle vicende di quelli, e di partecipare negli interessi, e di risentire i movimenti di una più vasta, e potente monarchia [...]; onde nacque e fu poi propagato quel moto, che sconvolse in prima la stessa Italia, e in fine l'Europa intera, mutandone il sistema politico, e nuovi usi e nuovi modi inducendovi. *Divisa così la Sicilia in tanti piccoli stati indipendenti, ed essendo i saracini tra loro da guerre intestine divisi, siccome per altro erano essi dalle lettere e dalle arti ammolliti, i Greci ne tentarono la conquista, che fu poi per la loro ignavia riservata ai Normanni. Il Conte Ruggieri dopo averla interamente occupata, diè soprattutto opera a farvi rifiorire la religione, e vi ristabilì le chiese, e fondò più vescovadi, e varie abbadie di diversi ordini, e furon da lui le chiese di Sicilia, restituite alla giurisdizione di Roma. Dalla quale avendo ottenuta per la sua persona, e per i suoi eredi, la Legazione Apostolica, venne da indi in poi a prender nuova forma la nostra ''polizia''. *È fama che la Sicilia sia stata abitata sin dalla più remota antichità. I Giganti, i Lestrigoni, i Ciclopi, ed altri ignoti nomi, si perdono nei tempi oscuri. *Ed è indubitato che l'eloquenza sia nata in Sicilia. Empedocle in Agrigento, Corace e Tisia in Siracusa, dopo aver cacciato i tiranni e stabilito il governo del popolo, ridussero in arte l'uso della parola. Né dee qui pretermettersi Gorgia da Lentini, che col suo vago e adorno dire tanti rumori fè levare in Atene. La filosofia ancora riconosce alcuni suoi dogmi dalla Sicilia. L'opinione del moto della terra si attribuisce a Iceta da Siracusa, e quella della pluralità de' Mondi a Pietrone d'Imera. La medicina deve ad Erodico, fratello di Gorgia, e maestro d'Ippocrate, l'uso della Ginnastica; e l'empirica fu prima d'ogni altro coltivata da Acrone di Agrigento. Che se ci rivolgiamo alle matematiche, e massimamente alle scienze dinamiche, che son le più utili alla vita, ognun si sovviene del divino Archimede. *In quest'isola si respira un'aria salutare, e più presto calda. Onde è così fruttifero, e ubertoso, e dolce il di lei terreno, che i Romani la chiamarono il grananio d'Italia, e la nutrice del Popolo Romano. E veramente essa abbonda di biade, frumenti, orzo, legumi, vino, olio, zafferano, seta, cotone, mela, cere, canape, lino, manna, limoni, e di molte altre cose che sono tanti capi di industria e commercio. Produce ancora assai saporita frutta, ed allignanvi piante straniere, purché diligentemente vi si coltivino. Similmente è abbondante nei nostri mari la pesca del corallo bianco, rosso e nero, dei tonni e del pesce spada, e di squisiti altri pesci. *Né sono qui da tacersi le nostre memorie letterarie. La poesia pastorale è nata in Sicilia, e sono famose le canzoni di Dafni sopra la sua ninfa Xenèa. Teocrito in questi argomenti fu riputato tanto che Virgilio lo riguardava come suo maestro. La commedia si dice inventata ad Imera, che fu poi perfezionata in Siracusa, ove adornò le scene e i soggetti Epicarmo. E gli spettacoli tragici si rappresentavano spesso nei teatri di Gela, che erano stati diretti da Eschilo. *Parimenti non desiderava il popolo siciliano di essere restituito alle forme del governo bizantino, già da più secoli caduto, e se non dimenticato, certamente non caro. *Se i siciliani si videro allora abilitati a tante speranze, aveano insieme acquistato tale e sì straordinario grado di forza pubblica, qual facea mestieri a superare tanti ostacoli, ed a resistere con successo agli sforzi continui di tanti nimici e sì possenti. La nazion tutta da gran tempo volontariamente e con entusiasmo armata, e fatta per emulazione e per uso bellicosa, avea non solo nelle imprese di terra, ma acquistata ancora grande perizia e possanza nei fatti di mare. *Sotto il governo dei consoli fu l'isola nostra assai travagliata dai tumulti servili e dalle rapine di Verre. E fu indi involta nelle guerre dei dittatori e de' triumviri. Ma Augusto con inviarci più colonie, in certa maniera, cercò di ristorarla dai danni sofferti. *Succeduti i Re Castigliani, cessò Palermo da indi innanzi di essere la sede dei suoi Re, e cominciò la Sicilia ad esser governata dai Viceré. ===[[Beppe Grillo]]=== *Chi siete voi siciliani? Chi siete voi? Avete avuto tutto, l'intelligenza di Majorana, la profondità di Pirandello, la cattiveria di Riina, il senso del potere di Provenzano. Siete autonomi o no? Siete stati liberati o no? È da 100 anni che raccontano la storia della liberazione dei garibaldini ed è da 100 anni che vi prendono per il culo. *La Sicilia è un luogo che ha il 90% di cose per le quali vale la pena vivere: cibo, clima, mare, turismo, cultura. Scavi un buco ed esce un normanno...C'è tutto. Basta cambiare generazione politica. *La Sicilia ha avuto l'intelligenza di [[Ettore Majorana|Majorana]] e la profondità di [[Luigi Pirandello|Pirandello]], la ferocia di Riina e la gestione del potere di Provenzano. La Sicilia è eterna. È crudele. È indefinibile. È ovunque ci sia un siciliano. Per chi vi è nato, [[Palermo]] è il centro del mondo. La Sicilia ha tutto. Sole, mare, paesaggi, arte, storia, agricoltura. La Sicilia non ha niente. Inceneritori, emigrazione, criminalità. È una chimera nata con l'Unità d'Italia. Una Nazione? Stato? Regione? In crisi di identità o, forse, con identità multiple. In Sicilia si dice ancora cattivo come un piemontese. I libri di storia raccontano la favola di mille camicie rosse che liberano un'isola di milioni di persone. Quell'isola è in catene. È autonoma, ma senza autonomia. Ricca, ma povera. Ha il maggior numero di patrimoni dell'umanità dell'UNESCO in Italia. Catania e Palermo sono sommerse dai debiti. L'[[Italia]] non ha fatto bene alla Sicilia. Forse, da sola, la Sicilia può risorgere. Con l'Italia, questa Italia, può solo affondare. U pisci feti da testa. E la testa è a [[Roma]]. ===[[Johann Wolfgang von Goethe]], ''[[Viaggio in Italia (saggio)|Viaggio in Italia]]''=== *L'Italia senza la Sicilia, non lascia alcuna immagine nell'anima: qui è la chiave di tutto [...] <br>Del clima non si dirà mai abbastanza [...] Chi potrebbe enumerare tutte queste meraviglie? *La Sicilia è un preannuncio dell'[[Asia]] e dell'[[Africa]], e trovarsi in persona nel centro prodigioso cui convergono tanti raggi della storia del mondo non è cosa da poco. *Mi sento veramente felice che nel mio animo sia rimasta un'idea tanto chiara, completa e pura della grande, bella, impareggiabile Sicilia. *Oggi, infine, possiamo dire che abbiamo visto, coi nostri occhi, come la Sicilia ha potuto meritare il nome onorevole di granaio d'Italia. A qualche distanza da Girgenti sono cominciate le terre fertili. Non sono delle grandi pianure, ma dei dorsi di montagne e di colline dolcemente inclinate l'una verso l'altra e interamente coperte di frumento e d'orzo che offrono allo sguardo un quadro immenso di fertilità. ===[[Renato Guttuso]]=== *Anche se dipingo una mela, c'è la Sicilia. *È una terra drammatica la Sicilia. È drammatica fisicamente, è drammatica la sua natura e sono drammatici i suoi personaggi. I siciliani sono tendenzialmente drammatici, e naturalmente non si può essere insensibili a queste cose. *Non credo ci sia al mondo un posto come la Sicilia, almeno per me. Sono un siciliano viziato. *Un artista parla solo delle cose che conosce, delle cose che sa, delle cose con le quali ha vissuto una comunione profonda da sempre, da quando non era neppure cosciente. Quindi il mio legame con la Sicilia è così profondo che viene fuori. ===[[Jean Pierre Louis Laurent Hoüel]]=== *Di tutte le isole del Mediterraneo la Sicilia è la più grande, la più fertile, la più popolata. Situata alla punta estrema dell'Italia, verso occidente, forma un braccio di mare che si chiama Stretto di Messina, largo, nella parte settentrionale, non più di tre quarti di lega; proprio in questo canale ci sono i famosi promontori di Cariddi e di Scilla: Cariddi vicino al porto di Messina, Scilla sulla penisola. La Sicilia è triangolare; la sua parte più ampia è di circa sessantasei leghe. È divisa in tre «valli», termine che significa «provincia». Queste valli hanno avuto nome dalle città che sono o che sono state loro capoluoghi: il vallo di Mazzara [Mazara] a sud, il vallo di Noto al Oriente e il vallo di Emonè [Demone] a nord. *Dovevo rivolgermi ad un farmacista, don Melchiorre Oliveri; mi ricevette con molta cordialità, e mi fece ospitare nel convento degli Agostiniani procurandomi tutto ciò che mi occorreva. Mi servii di un'altra lettera di raccomandazione per don Antonio Delione che l'indomani mi usò gentilezza, abituale in Sicilia nei confronti degli stranieri, quella cioè di far loro dei doni; mi regalò del vino eccellente, frutta e biscotti. Simili cortesie le ebbi da molte persone. Acquisivano così il diritto di farmi frequenti visite e di condurre tutti i loro conoscenti per vedere le opere alle quali lavoravo. I Siciliani, in genere, sono molto curiosi e non temono di essere importuni. Con tale disposizione a veder tutto, questo popolo dovrebbe essere sapientissimo. *Ecco due giovani contadine su dei covoni di grano che sembrano muoversi e venirmi incontro. I fasci erano ammucchiati su una carretta senza ruote o meglio su una treggia, mezzo di trasporto assai più semplice e antico, abbastanza diffuso nelle campagne siciliane, dove il terreno è quanto mai accidentato. Delle fanciulle, una era in piedi, l'altra accanto a lei; due buoi possenti muscolosi, forniti di lunghe corna tiravano il carro; un contadino lo guidava; dei mietitori seguivano a piedi portando in spalla gli arnesi della loro fatica. Le fanciulle cantavano e ridevano, tutti comunicavano gioia; in un momento così bello tutto mi affascinava, mi incantava. La serenità del cielo, la bellezza della campagna, una certa esaltazione della mia fantasia come stregata da un tale spettacolo, mi richiamarono alla mente i tempi in cui nelle campagne era possibile incontrare gli déi. E quelle fanciulle mi parvero per un momento Cerere e Pale, che pastori e mietitori accompagnavano cantando inni alle grazie. *La Sicilia, che gli antichi poeti hanno cantato come terra del mito perché offriva accanto ai grandi fenomeni naturali le prime testimonianze delle arti, è uno dei paesi d'Europa più interessanti, più degni di essere descritti nei particolari. *Non vi è paese che più sia stato provato da rivolgimenti politici. I Fenici furono i primi stranieri che dominarono in Sicilia, vi fondarono delle colonie; i Greci vi si stabilirono poco tempo dopo l'assedio di Troia, i Cartaginesi ne contesero il dominio ai Greci per molti secoli; i Romani cacciarono i Cartaginesi e riunirono tutti i diversi governi dell'isola sotto il loro potere unico e assoluto. Durante il periodo della decadenza dell'Impero, i Vandali la saccheggiarono e l'asservirono; Bellisario la fece tornare per breve tempo sotto la dominazione degli Imperatori di Costantinopoli. Presto essa divenne preda dei Saraceni; i Normanni la tolsero a questi e vi fondarono un regno che acquisì forza e qualche splendore. Ma gli Svevi dovevano a loro volta regnarvi per lasciare il posto ai Francesi; questi vi perirono nel famoso massacro conosciuto con il nome di «Vespri Siciliani». Gli Aragonesi vi furono accolti come signori, e da quest'ultima rivolta, la Sicilia è sotto il dominio del ramo di Spagna che regna a Napoli. E fra tutti questi mutamenti mai si ravvisa un'epoca in cui il popolo siciliano abbia avuto soltanto l'idea di governarsi da solo; sembra che tutti i popoli abbiano il diritto di governarsi da soli; e invece pare che tutti i popoli abbiano il diritto di governare questo bel paese tranne quello che lo abita. E tuttavia questo popolo, degradato dalla costante schiavitù, ha un carattere tutto proprio, che lo ha spesso reso temibile ai suoi dominatori, che lo ha spinto a grandi eccessi e che lo ha talvolta reso degno della genialità delle arti che altri gli avevano fatto conoscere. *Si intuisce che Palermo, libera dell'Inquisizione, che il Marchese Caracciolo ha appena abolita, e da altri ostacoli che non dovrebbero resistere a lungo, diverrà una delle più belle città del mondo e l'isola, di cui essa è capitale, coltivata come un giardino, potrà considerarsi il soggiorno più delizioso della terra. Nulla le ha negato la natura; e perciò nei bei tempi antichi, quando il suo popolo ha potuto manifestare il genio di cui era ricco, sono stati creati tanti monumenti celebri. ===[[Kazuo Ishiguro]]=== *Dinnanzi ai miei occhi si è materializzato un affascinante mix di influenze europee e nordafricane, anche se va detto che la Sicilia è una terra unica, autentica, con una sua propria identità. *Forse c'è una immagine stereotipata della Sicilia e della mafia che proviene da film come ''[[Il Padrino]]'', ma penso che per la maggior parte delle persone la Sicilia sia molto più di questo. Gran parte di quanti mi circondano, con cui ho la possibilità di confrontarmi, pensa ad una bella isola di cultura con una miscela di selvaggio e di sofisticato, con una ricca e propria storia, un travagliato rapporto con il continente d'Italia, che in qualche modo ricorda il rapporto tra l'Irlanda e la Gran Bretagna. La sorprendentemente ricca eredità letteraria ricorda proprio l'Irlanda. *Sono curioso di scoprire perché la Sicilia ha prodotto così tanti scrittori di livello mondiale, quando il continente d'Italia è riuscito a fare ciò a stento. L'Italia ha una magnifica tradizione artistica, naturalmente, e nell'era moderna una grande tradizione cinematografica, ma deve molto alla Sicilia per i grandi scrittori. ===[[Carlo Levi]]=== *Ad un tratto, come se una mano con un gesto improvviso avesse scostato i vapori e aperto alla luce gli orizzonti, ecco apparire, tragico, ardente e inverosimile, il blu di Sicilia, e la costa, e lo scheletro bruciato di Monte Pellegrino. Quasi succhiati da quella terra attrattiva e divorante, prima di aver tempo di contemplarla, eccoci sulla pista dell'aeroporto, a Bocca di Falco. *E poiché era tornato da poco dall'America, mi raccontava di quei cimiteri e di quelle imbalsamazioni di laggiù, fatte per nascondere la morte [...] Qui, in questa terra antica, è tutto l'opposto. La morte è la morte, e perché è morte conserva in sé piena l'immagine della vita. Ci sono anche in altre parti d'Italia, anche a Roma, cimiteri di questo genere, ma qui, in Sicilia, questa familiarità con i morti, questa loro presenza, sembra naturale e non desta terrore. *Mario Farinella mi aveva accompagnato in qualcuno di quei miei viaggi, che non erano soltanto, per me, la scoperta di una Sicilia vera, degli uomini nuovi che andavano creando un mondo nuovo, ma la scoperta di una parte di me, la più autentica e legittima, che in quegli uomini, in quelle terre, si ritrovava. *L'estate cala sulla Sicilia come un falco giallo sulla gialla distesa del feudo coperta di stoppe. La luce si moltiplica in una continua esplosione e pare riveli e apra le forme bizzarre dei monti e renda compatti e durissimi il cielo, la terra e il mare, un solo muro ininterrotto di metallo colorato. Sotto il peso infinito di quella luce gli uomini e gli animali si muovono in silenzio, attori forse di un dramma remoto, di cui non giungono alle orecchie le parole: ma i gesti stanno nell'aria luminosa come voci mutevoli e pietrificate, come tronchi di fichi d'India, fronde contorte di ulivo, rocce mostruose, nere grotte senza fondo. ===[[Dacia Maraini]]=== *La Sicilia è particolarmente dotata di scrittori, ce ne sono di straordinari. Parliamo di autori dell'Ottocento però probabilmente le radici sono lontane, non a caso la Sicilia è stato il luogo dove è cresciuta e si è sviluppata parte della filosofia greca; non è un caso, la capacità di impostare le idee secondo logica, credo che venga dalla presenza della filosofia greca proprio qui, in questa Regione. *Non è poi un caso che la letteratura italiana cominci qui in Sicilia, e la Sicilia mantiene una grandissima passione e un talento per la scrittura, perché tantissimi sono gli scrittori siciliani di grande valore entrati in pieno diritto nella letteratura italiana. *Non vado molto volentieri in Sicilia perché mi piange il cuore a vedere gli scempi del paesaggio. Non ho più nulla laggiù, salvo qualche caro amico che continuo a frequentare. ===[[Luigi Natoli]]=== *Dalla venuta di Carlo V, nel 1535, fino allora nessuno dei re che si erano succeduti aveva mai posto piede nell'isola; nessuno era stato coronato nell'antico e nobile duomo, con la corona di Ruggero e Federico II: il regno si era sentito quasi mortificato dalla trascuratezza dei suoi monarchi lontani, ai quali pur mandava larghi e generosi donativi. *I saraceni erano nella memoria del popolo di Sicilia un popolo vissuto in epoche che si perdevano nella notte di un passato senza limiti e al quale si attribuivano edifici, grotte, piantaggioni secolari, di cui il popolo non sapeva determinare l'origine. *Sia per la lunga e aspra discordia con Roma, che turbò le coscienze, sia per il fiscalismo rigido degli agenti di governo, la Sicilia attraversò tale pericolo di strettezze da suscitare un vivo malcontento; tanto che qualcuno dal nome ''Victorius Amedeus'' fece l'anagramma ''Cor eius est avidum'', e in un canto popolare il nome di Casa Savoia servì a rappresentare la devastazione e la desolazione: ''Pari ca cci passò Casa Savoia''. *Vedrai che l'isola passerà all'imperatore e noi avremo fatto la guerra al Savoiardo per dare comodità al Germanico di pigliarsi la nostra bella isola. Da un padrone all'altro; sempre così. ===[[Pierre-Jean-Baptiste Nougaret]]=== *{{NDR|I siciliani}} Conservano alcuni usi degli Spagnuoli; ma non hanno la loro gravita, né il loro carattere taciturno. Sono estremamente animati nel discorso, ed i loro gestì sono d'ordinario sì giusti, ed esprimono sì bene i loro sentimenti, che anche senza intendere quello che dicono, s'indovina facilmente il motivo dei loro discorsi. *I Siciliani sono generalmente portatissimi per la musica, ed hanno per l'armonia e per il canto il gusto il più vivo. Dessi sono naturalmente eloquenti, abbenché non si applichino a quest'arte se non per rapporto al tribunale, e con tanto più di ardore con quanto può loro rimproverarsi di amare troppo soverchiamente le liti. *Il Siciliano è per l'ordinario di una mediocre statura, robusta e ben proporzionata, la testa ovale , la fisonomia spiritosa, l'occhio vivo, la carnagione olivastra , i capelli di color castagno bruno. Desso è penetrante, attivo, e capace di riuscire in tutto quello che intraprende, quando vi si è ben determinato. È prodigo e generoso; e calcolando le sue rendite secondo la sua maniera di pensare non ascolta i consigli di una saggia economia, e quindi va in rovina sovente; avvegnaché egoista all'eccesso, non odia per ciò gli uomini; anzi è capace dell'amicizia la più tenera, e dei {{sic|sacrificj}} i più eroici. Tranquillo, e non curante in sua casa, sembra occuparsi unicamente di se stesso; ma s'egli è rivestito di un pubblico impiego, incaricato di combattere per la sua patria, non è più lo stesso uomo; ma diviene zelante cittadino, fervido patriota, e consuma il suo patrimonio, e versa anche il sangue, quando sia d'uopo, in favore della causa che {{sic|dee}} difendere. ===[[Nicola Piovani]]=== * L'Isola mi ha sedotto tanti anni fa, quando sono venuto a seguire le riprese di “Kaos”; da allora non posso mancare per troppo tempo. Ho tanti bei ricordi legati soprattutto a [[Catania]]. * La Sicilia è una musica mai lineare. * Quando manco un po' dalla Sicilia sento il desiderio di tornare a suonarci. È una terra speciale, che ti rivela ogni volta una piccola luce in più che ti era sfuggita. ===[[Luigi Pirandello]]=== *E prese a raccontare, con atteggiamento, di grave costernazione, i fatti avvenuti di recente in Sicilia, a Serradifalco, a Catenanuova, ad Alcamo, a Casale Floresta, i quali provavano come in tutta l'isola covasse un gran fuoco, che presto sarebbe divampato; e a rappresentar la Sicilia come una catasta immane di legna, d'alberi morti per siccità, e da anni e anni abbattuti senza misericordia dall'accetta, poiché la pioggia dei benefizii s'era riversata tutta su l'Italia settentrionale, e mai una goccia ne era caduta tra le arse terre dell'isola. Ora i giovincelli s'erano divertiti ad accendere sotto la catasta i fasci di paglia delle loro predicazioni socialistiche, ed ecco che i vecchi ceppi cominciavano a prender fuoco. Erano per adesso piccoli scoppii striduli, crepitìi qua e là; scappava fuori ora da una parte ora dall'altra qualche lingua di fiamma minacciosa; ma già s'addensava nell'aria come una fumicaja soffocante. E il peggio era questo: che il Governo invece d'accorrere a gettar acqua, mandava soldati a suscitare altro fuoco col fuoco delle armi. *E qual rovinio era sopravvenuto in Sicilia di tutte le illusioni, di tutta la fervida fede, con cui s'era accesa alla rivolta! Povera isola, trattata come terra di conquista! Poveri isolani, trattati come barbari che bisognava incivilire! Ed erano calati i Continentali a incivilirli... e i tribunali militari, e i furti, gli assassinii, le grassazioni, orditi ed eseguiti dalla nuova polizia in nome del Real Governo; e falsificazioni e sottrazioni di documenti e processi politici ignominiosi: tutto il primo governo della Destra parlamentare! E poi era venuta la Sinistra al potere, e aveva cominciato anch'essa con provvedimenti eccezionali per la Sicilia... – Ridere, ridere! – incalzò donna Caterina con più foga. – Lo sa bene anche lei come quegli ideali si sono tradotti in realtà per il popolo siciliano! Che n'ha avuto? Com'è stato trattato? Oppresso, vessato, abbandonato e vilipeso! Gli ideali del Quarantotto e del Sessanta? Ma tutti i vecchi qua gridano: Meglio prima! Meglio prima! La Francia che soffia nel fuoco? Lei si conforta così? Sono tutte calunnie, le solite, quelle che ripetono i ministri, facendo eco ai prefetti e ai tirannelli locali capielettori; per mascherare trenta e più anni di malgoverno! Qua c'è la fame, caro signore, nelle campagne e nelle zolfare; i latifondi, la tirannia feudale dei cosiddetti cappelli, le tasse comunali che succhiano l'ultimo sangue a gente che non ha neanche da comperarsi il pane! Si stia zitto! Si stia zitto! Perché voi lo vedrete, – concluse. Faccio una facile profezia: non passerà un anno, assisteremo a scene di sangue. *Io sono nato in Sicilia e lì l'uomo nasce isola nell'isola e rimane tale fino alla morte, anche vivendo lontano dall'aspra terra natìa circondata dal mare immenso e geloso. *Naturalmente anche tu andrai via dalla Sicilia, ma non dimenticare il profumo. *Sapeva, sì, che già prima nelle Romagne, nel Modenese, nelle province di Reggio Emilia e di Parma, nel Cremonese, nel Mantovano, nel Polesine, era sorto a far le prime armi il socialismo italiano; ma tutt'altra cosa era adesso in Sicilia! Rivelazione improvvisa, prodigiosa! *Sia l'urna cineraria portata in Sicilia e murata in qualche rozza pietra della campagna di Girgenti, dove nacqui. ===[[Matteo Renzi]]=== *Ho scelto di fare il G7 in Sicilia perché un importante leader di un paese altrettanto importante mi ha detto qualche tempo fa: "Il bilaterale a Palermo con te non lo faccio perché c'è la mafia". Il G7 lo faremo a Taormina e dovranno ricredersi tutti, dovranno innamorarsi della bellezza di questa terra. Nel racconto esterno, complice talvolta la pigrizia degli altri ma anche per nostre responsabilità, la straordinaria bellezza del Sud non viene raccontata come si dovrebbe. Io vado invece lì per aiutare la comunicazione e il racconto della bellezza. Il G7 del prossimo anno lo facciamo a Taormina e vediamo poi cosa scoprono quando gli metteremo nel programma dell'evento il Teatro Greco, l'Etna, il mare, e le signore le manderemo a Siracusa, ad Ortigia e a vedere il Barocco e l'Etna Valley. A quel punto gli chiederò: cos'è la Sicilia? Cos'è il Sud? Prego, ditemi... *La scelta di fare il prossimo G7 in Sicilia più che logistica è una scelta di politica culturale. Quale migliore terra della Sicilia che è la terra della bellezza, del volontariato, del medico Pietro Bartolo e dell'innovazione? *Nel nostro G7 terremo insieme sogno e concretezza. Farlo in Sicilia non è un caso. La Sicilia della Magna Grecia, della bellezza, della filosofia, del barocco ma anche del volontariato e del farsi carico degli altri. *Questa terra ha bisogno di riflettere su se stessa e ragionare sul proprio futuro. La vostra regione ha un ruolo fondamentale per la qualità che ha espresso nei secoli e che dimentichiamo di dirlo a noi stessi. Ha un potenziale pazzesco ma un problema di autostima. Come l'Italia che non si rende conto di com'è percepita nel mondo. Abbiamo opportunità impressionanti. *Un autorevole leader in occasione di un meeting ha fatto una battuta particolarmente stupida. Avevo fatto un passaggio sulla Sicilia. E questa personalità ha fatto una battuta tipica dei pregiudizi che ancora subite e subiamo. Ha detto "la Sicilia è il luogo della mafia". Io ho detto che la Sicilia è cultura, teatro, passione, cibo. E che prima di parlare di Sicilia questa persona avrebbe dovuto studiare. Allora ho deciso di fare il G7 qui e non a Firenze. ===[[Eva Riccobono]]=== *Come mentalità noi siamo conosciuti come un po' più ristretti ma, secondo me, è un buon modo per far capire, soprattutto al resto d'Italia, che Palermo, soprattutto la Sicilia, è attaccata all'Italia. Perché, in verità, è il resto del mondo che è abbastanza ignorante nei confronti di che cos'è la Sicilia. *La Sicilia è le mie radici, la famiglia, gli amici, gli affetti e tutto ciò che fa parte della mia vita sentimentale e personale. E quindi c'è un bisogno abbastanza fisico di dover tornare nella mia cultura, di rivivere la leggenda dell'isola da cui è difficile staccarsi. È un modo di tornare a casa, è la mia saudade. *Lo sapete che fuori dalla Sicilia tutti pensano che i siciliani siano bassi, neri e pelosi? ===[[Alberto Savinio]]=== *È la prima volta ch'io vedo la Sicilia. Essa è la culla, mi diceva mio padre, della nostra gente. Quella terra laggiù, disegnata in turchino da sapientissima mano, è dunque in maniera più ampia della strettamente umana, un'antica madre per me. Eppure il mio cuore non sussulta. Non ho cuore di figlio, io? E la mia macchina, la prima volta, aveva scritto «cuore di giglio». *In Sicilia io rivivo la mia infanzia. Nella notte dei miei ricordi infantili, brillano le ruote, le stelle, i razzi dei fuochi artificiali. La pirotecnia è viva in Sicilia; forse in tutto il Mezzogiorno. *In Sicilia le donne sono in primo piano e in tutti i settori della vita sociale. Sicure, sciolte nei modi, nella parola, nell'abito. ===[[Leonardo Sciascia]]=== *Continuo ad essere convinto che la Sicilia offre la rappresentazione di tanti problemi, di tante contraddizioni, non solo italiani ma anche europei, al punto da poter costituire la metafora del mondo odierno. *Cosa rispondere, se non che il siciliano è il prodotto della sua storia? È colpa sua se non ha mai davvero deciso da solo, se sono gli altri che hanno sempre agito per lui, in sua vece e luogo, romani, bizantini, piemontesi? *I siciliani – dice il [[Scipio di Castro|Di Castro]] – generalmente sono più astuti che prudenti, più acuti che sinceri, amano le novità, sono litigiosi, adulatori e per natura invidiosi; sottili critici delle azioni dei governanti, ritengono sia facile realizzare tutto quello che loro dicono farebbero se fossero al posto dei governanti. D'altra parte, sono obbedienti alla Giustizia, fedeli al Re e sempre pronti ad aiutarlo, affezionati ai forestieri e pieni di riguardi nello stabilirsi delle amicizie. La loro natura è fatta di due estremi: sono sommamente timidi e sommamente temerari. Timidi quando trattano i loro affari, poiché sono molto attaccati ai propri interessi e per portarli a buon fine si trasformano come tanti Protei, si sottomettono a chiunque può agevolarli e diventano a tal punto servili che sembrano nati per servire. Ma sono di incredibile temerarietà quando maneggiano la cosa pubblica e allora agiscono in tutt'altro modo... E prima aveva avvertito: la Sicilia è stata fatale a tutti i suoi governanti; e la maggior parte di essi ha lasciato sepolta in quel Regno la reputazione in modo tale che nemmeno nella posterità ha potuto mai più risorgere. *I siciliani sono stati del tutto impermeabili alle dominazioni straniere [...] un'autentica identità sicula è riuscita a conservarsi attraverso i secoli. *Il cinema si interessa della Sicilia perché la Sicilia è cinema. *Il "modo di essere" siciliano altro non può essere che apparenza, che illusione, una così indefettibile continuità, una così assoluta refrattarietà alla storia di quella parte della realtà umana che chiamiamo Sicilia, che pure è situata nel crogiuolo della storia. Ma il fatto è che questa apparenza, questa illusione, sorge dalla realtà siciliana, dal "modo di essere" siciliano: e dunque ne è parte, intrinsecamente. *Io credo nei siciliani che parlano poco, nei siciliani che non si agitano, nei siciliani che si rodono dentro e soffrono: i poveri che ci salutano con un gesto stanco, come da una lontananza di secoli; e il colonnello Carini sempre così silenzioso e lontano, impastato di malinconia e di noia ma ad ogni momento pronto all'azione: un uomo che pare non abbia molte speranze, eppure è il cuore stesso della speranza, la silenziosa fragile speranza dei siciliani migliori... una speranza, vorrei dire, che teme se stessa, che ha paura delle parole ed ha invece vicina e famigliare la morte... Questo popolo ha bisogno di essere conosciuto ed amato in ciò che tace, nelle parole che nutre nel cuore e non dice... *L'intera Sicilia è una dimensione fantastica. Come si fa a viverci senza immaginazione? *Ma subito trovò da esaltarsi di fronte al mare di [[Taormina]]. – Che mare! E dove c'è un mare così?<br>– Sembra vino – disse Nené.<br>– Vino? – fece il professore perplesso. – Io non so questo bambino come veda i colori: come se ancora non li conoscesse. A voi sembra colore di vino, questo mare?<br>– Non so: ma mi pare ci sia qualche vena rossastra – disse la ragazza.<br>– L'ho sentito dire, o l'ho letto da qualche parte: il mare colore del vino – disse l'ingegnere.<br>– Qualche poeta l'avrà magari scritto, ma io un mare colore del vino non l'ho mai visto – disse il professore; e a Nené spiegò – Vedi: qui sotto, vicino agli scogli, il mare è verde, più lontano è azzurro, azzurro cupo.<br>– A me sembra vino – disse il bambino, con sicurezza. [...]<br>«Il mare colore del vino: ma dove l'ho sentito?» si chiedeva l'ingegnere. – «Il mare non è colore del vino, ha ragione il professore. Forse nella prima aurora, o nel tramonto: ma non in quest'ora. Eppure, il bambino ha colto qualcosa di vero: forse l'effetto, come di vino, che un mare come questo produce. Non ubriaca: si impadronisce dei pensieri, suscita antica saggezza. I dialoghi di [[Platone]] dovrebbe recitarli [[Eduardo De Filippo]]: in napoletano. Ma qui siamo in Sicilia, forse non è la stessa cosa».<br>Il treno correva lungo il più splendido mare che avesse mai visto: a momenti pareva assumere l'inclinazione dell'aereo quando decolla, il paesaggio rovesciato da un lato, a filo del volo. *Non c'è nulla di più falso che il proclama di Mussolini secondo cui la Sicilia era fascista fino al midollo. La Sicilia non era per niente fascista. Naturalmente la gente si iscriveva al fascio, andava alle adunate e gridava «Duce! Duce!», ma senza crederci molto. Qui è così per ogni idea. Allo stesso modo si spiega la refrattarietà alla Chiesa cattolica. Si osservano i riti, la messa di mezzogiorno e tutte le regole, ma senza crederci intimamente. *Sai cos'è la nostra vita? La tua e la mia? Un sogno fatto in Sicilia. Forse stiamo ancora lì e stiamo sognando. *Scrittori e artisti, poeti e pittori, attraverso la particolarità e le particolarità della Sicilia, hanno raggiunto l'universalità. *Se la Spagna è, come qualcuno ha detto, più che una nazione un modo di essere, è un modo di essere anche la Sicilia; e il più vicino che si possa immaginare al modo di essere spagnolo. ===[[Toni Servillo]]=== *Con una ovvietà potremmo ricordare che le tre grandi lingue del teatro sono il [[veneto]], il [[napoletano]] e il siciliano. Lingue che consentono di rappresentare comportamenti, allusioni, doppi fondi capaci di alimentarsi nel gesto, come accade nell'inglese di Shakespeare. *La mia origine è schiettamente campana. Ma mia moglie ha radici paterne in una Sicilia rurale, poco raccontata, quella di Roccella Valdemone, quattro case, meno di 700 abitanti, fra paesaggi poco conosciuti. Si vede l'Etna dalla piana di Randazzo. E sembra il Fuji soprattutto quando i pendii sono innevati, ma attraversati da sciare infuocate. Una piana fertilissima, verso Randazzo. La vegetazione, i noccioleti, le gole dell'Alcantara, un incanto. *Quella siciliana sta al centro della amata letteratura speculativa meridionale. Nella mia formazione incidono [[Federico De Roberto|De Roberto]], [[Giuseppe Tomasi di Lampedusa|Tomasi di Lampedusa]], [[Leonardo Sciascia|Sciascia]], [[Vincenzo Consolo|Consolo]], [[Vitaliano Brancati|Brancati]]. E Brancati sta sopra tutti. Il più grande. Anche per la lingua di assoluta bellezza. Cosa che non si può dire di altri. ===[[Manlio Sgalambro]]=== *A me dà fastidio chi parla male della Sicilia, ma ne parla male perché il giudizio non è tale, è mal motivato, è piuttosto un qualcosa di non corrisposto, un risentimento. *E quindi è diventato scrittore. Bravo. Ogni tanto tornerà per le vacanze, magari per vedere i suoi, ci criticherà ferocemente perché lui vive nella civiltà. Ma una cosa non sa, che questa terra come la Ionia di Eraclito e Anassagora è magica, e richiama sempre coloro che gli appartengono, come se esercitasse un diritto. La legge dell'appartenenza. E anche per lui un giorno inevitabile, il ritorno. Sarà il clima, la luce, l'aria...Una granita di mandorle! *Io sono io e la Sicilia. Non posso ignorarlo o escluderlo, sarei colpevole di un'astrazione malfatta. *Là dove domina l'elemento insulare è impossibile salvarsi. Ogni isola attende impaziente di inabissarsi. Una teoria dell'isola è segnata da questa certezza. Un'isola può sempre sparire. Entità talattica, essa si sorregge sui flutti, sull'instabile. Per ogni isola vale la metafora della nave: vi incombe il naufragio. Il sentimento insulare è un oscuro impulso verso l'estinzione. L'angoscia dello stare in un'isola come modo di vivere rivela l'impossibilità di sfuggirvi come sentimento primordiale. La volontà di sparire è l'essenza esoterica della Sicilia. Poiché ogni isolano non avrebbe voluto nascere, egli vive come chi non vorrebbe vivere: la storia gli passa accanto con i suoi odiosi rumori ma dietro il tumulto dell'apparenza si cela una quiete profonda. Vanità delle vanità è ogni storia. La presenza della catastrofe nell'anima siciliana si esprime nei suoi ideali vegetali, nel suo taedium storico, fattispecie del nirvana. La Sicilia esiste solo come fenomeno estetico. Solo nel momento felice dell'arte quest'isola è vera. *{{NDR|Sul rapporto con la Sicilia}} Per quanto ne sono consapevole – e di questo solo rispondo, non delle cose cosiddette inconsce, che non mi picco d'indagare — non ho "rapporti", è piuttosto l'estensione della mia pelle [...] Ho scritto qualcosa sulla Sicilia. Ma quanto al vivere qui, devo dire che mi trovo bene, ho un collegamento immediato, da ragazzino vivevo a Lentini dov'ero nato — non c'erano i giardini che avrebbero sostituito le pensioncine — mio padre era farmacista, mio zio avvocato e aveva delle campagne, dove ogni tanto andavamo. Ricchissima terra, dove poi ci sono stati ritrovamenti archeologici, e così mi sono trovato a giocare con le ossa — dei greci, dei graeculi, di tutti quelli che vi avevano abitato o comunque erano passati da lì (si ritrova in un mio poemetto...); ebbene, mi trovavo bene, mi ci trovo bene in mezzo. ===[[Vittorio Sgarbi]]=== *{{NDR|Annunciando la candidatura alla Presidenza della Regione Siciliana}} Credo che la Sicilia sia nel mio destino. Lo faccio come atto d'amore verso una regione simbolo della bellezza italiana, per una Sicilia libera dai pregiudizi e dai luoghi comuni. E per restituirle la dignità di terra degli Dei. Basta con l'esaltazione della mafia per perpetuare l'antimafia dei privilegi e degli affari, umiliando l'isola e i suoi abitanti: è ora di finirla con quanti, pur di dare un senso alle loro funzioni, chiamano tutto mafia. La Sicilia va rispettata come ogni altra regione: merita attenzione, amore, intelligenza, cultura. E non vecchi e nuovi barbari. L'Isola vuole gli Dei. *Il rumore positivo è quello di cui parlava Goethe: la bellezza vince la mafia e il male. Dovremmo puntare più sulla bellezza della Sicilia che non sui suoi stereotipi negativi, perché non possono essere il biglietto da visita davanti al mondo. È un vizio mentale che purtroppo hanno molti siciliani. Io in passato proposi di mandare in giro per la Calabria i Bronzi di Riace piuttosto che la foto di un carabiniere col bambino in braccio e con una pistola. Dobbiamo promuovere il bello e il positivo, perché è questo che è la Sicilia. *L'idea stessa di turismo nasce da lì. Si scendeva dalle terre più fredde dell'Europa per vedere l'Italia, fino al luogo dove la luce diventa abbagliante e la bellezza infinita, la Sicilia. *La Sicilia fa ignorare al mondo d'avere la prima miniera d'Italia, fa ignorare al mondo di avere i più bei siti archeologici, ma fa sapere al mondo che c'è il "capo dei capi". Non mi piace. Sono contro questa pubblicità che l'antimafia continuamente fa. Non lo accetto. Bisogna vivere in Sicilia come in qualunque altro luogo. C'è criminalità meno che a Milano, stimarne di più è un atto grave di attentato alla dignità della Sicilia. *Un secolo di arte siciliana vuol dire, in larga misura, un secolo di arte italiana. Non è lo stesso per quasi nessun'altra regione, non per l'Emilia Romagna, nonostante Morandi e De Pisis; non per la Toscana, nonostante Soffici e Rosai; non per Roma, nonostante le due scuole romane. La Sicilia del Novecento, sia in letteratura sia nelle arti figurative, ha dato una quantità di artisti e scrittori che hanno contribuito in modo determinante a delineare l'identità prevalente della cultura italiana. Penso a Giovanni Gentile, a Leonardo Sciascia, a Vitaliano Brancati, Tomasi di Lampedusa, Federico De Roberto e Lucio Piccolo, Gesualdo Bufalino e Manlio Sgalambro, con un'intensità e una densità di proposte che non hanno paragone. ===[[Mario Soldati]]=== *Che cos'è il segreto della Sicilia, della sua estrema bellezza, del suo incanto misterioso e onnipresente? Non c'è alcun dubbio: questo segreto è lo spazio, la grandiosità, la grandezza di tutte le sue strutture, che sono ancora feudali, ad ampie linee, a immensi orizzonti: e mai sminuzzate, mai cincischiate, mai piccolo-borghesi! D'altra parte, come siamo indietro, in Sicilia. *Per ora la Sicilia ci sembra il paese più bello del mondo, ma al patto di essere baroni. *Usciamo nella notte tiepida e profumata. Profumi, essenze degli agrumeti intorno, purificatemi voi! O stelle, o cielo, o delizioso clima di Sicilia! Perché, a volte, andiamo a cercare l'Oriente, il Medio oriente, l'Atlante, il Peloponneso, Rodi, Cipro, Acapulco, le Bermude e Trinidad? Giuro: mi sento, mi so, mondo da sciovinismo, parlo per convinzione oggettiva: abbiamo in Sicilia tutto quanto fa al caso e non lo sappiamo e, a volte, per snobismo, andiamo in tutti quegli altri luoghi, ci andiamo forse soltanto per epater chi ci ascolterà, nella cerchia dei navigli, alle riunioni mondane e invernali. ===[[Giuseppe Tomasi di Lampedusa]]=== *Aprí una delle finestre della torretta. Il paesaggio ostentava tutte le proprie bellezze. Sotto il lievito del forte sole ogni cosa sembrava priva di peso: il mare, in fondo, era una macchia di puro colore, le montagne che la notte erano apparse temibilmente piene di agguati, sembravano ammassi di vapori sul punto di dissolversi, e la torva Palermo stessa si stendeva acquetata attorno ai conventi come un gregge al piede dei pastori. Nella rada le navi straniere all'ancora, inviate in previsione di torbidi, non riuscivano ad immettere un senso di timore nella calma maestosa. Il sole, che tuttavia era ben lontano dalla massima sua foga in quella mattina del 13 maggio, si rivelava come l'autentico sovrano della Sicilia: il sole violento e sfacciato, il sole narcotizzante anche, che annullava le volontà singole e manteneva ogni cosa in una immobilità servile, cullata in sogni violenti, in violenze che partecipavano all'arbitrarietà dei sogni. «Ce ne vorranno di Vittorî Emanueli per mutare questa pozione magica che sempre ci viene versata!». *"Cosí rispondo anche a lei, caro Chevalley: i Siciliani non vorranno mai migliorare per la semplice ragione che credono di essere perfetti; la loro vanità è più forte della loro miseria; ogni intromissione di estranei sia per origine sia anche, se Siciliani, per indipendenza di spirito, sconvolge il loro vaneggiare di raggiunta compiutezza, rischia di turbare la loro compiaciuta attesa del nulla; calpestati da una diecina di popoli differenti, essi credono di avere un passato imperiale che dà loro diritto a funerali sontuosi." *"Il sonno, caro Chevalley, il sonno è ciò che i Siciliani vogliono, ed essi odieranno sempre chi li vorrà svegliare, sia pure per portar loro i piú bei regali; e, sia detto fra noi, ho i miei forti dubbi che il nuovo regno abbia molti regali per noi nel bagaglio. Tutte le manifestazioni siciliane sono manifestazioni oniriche, anche le più violente: la nostra sensualità è desiderio di oblio, le schioppettate e le coltellate nostre, desiderio di morte; desiderio di immobilità voluttuosa, cioè ancora di morte, la nostra pigrizia, i nostri sorbetti di scorsonera o di cannella; il nostro aspetto meditativo è quello del nulla che volesse scrutare gli enigmi del nirvana. Da ciò proviene il prepotere da noi di certe persone, di coloro che sono semidesti; da questo il famoso ritardo di un secolo delle manifestazioni artistiche ed intellettuali siciliane: le novità ci attraggono soltanto quando sono defunte, incapaci di dar luogo a correnti vitali; da ciò l'incredibile fenomeno della formazione attuale di miti che sarebbero venerabili se fossero antichi sul serio, ma che non sono altro che sinistri tentativi di rituffarsi in un passato che ci attrae soltanto perché è morto." *"In Sicilia non importa far male o far bene: il peccato che noi [[siciliani]] non perdoniamo mai è semplicemente quello di 'fare'. Siamo vecchi, Chevalley, vecchissimi. Sono venticinque secoli almeno che portiamo sulle spalle il peso di magnifiche civiltà eterogenee, tutte venute da fuori, nessuna germogliata da noi stessi, nessuna a cui noi abbiamo dato il ''la''; noi siamo dei bianchi quanto lo è lei Chevalley, e quanto la regina d'Inghilterra; eppure da duemilacinquecento anni siamo colonia. Non lo dico per lagnarmi: è colpa nostra. Ma siamo stanchi e svuotati lo stesso." *Nel termine "[[campagna]]" è implicito un senso di terra trasformata dal lavoro; la boscaglia invece, aggrappata alle pendici di un colle, si trovava nell'identico stato di intrico aromatico nel quale la avevano trovata Fenici, Dori e Ioni quando sbarcavano in Sicilia, quest'America dell'antichità. *Non nego che alcuni Siciliani trasportati fuori dall'isola possano riuscire a smagarsi: bisogna però farli partire quando sono molto, molto giovani: a vent'anni è già tardi; la crosta è già fatta, dopo: rimarranno convinti che il loro è un paese come tutti gli altri, scelleratamente calunniato; che la normalità civilizzata è qui, la stramberia fuori. *Raccontami della nostra isola; è una bella terra benché popolata da somari. Gli Dei vi hanno soggiornato, forse negli agosti inesauribili vi soggiornano ancora. Così parlammo della Sicilia eterna, di quelle cose di natura. Parlammo dell'incanto di certe notti estive in vista del golfo di Castellammare, quando le stelle si specchiano nel mare che dorme e lo spirito di chi è coricato riverso tra i lentischi si perde nel vortice del cielo mentre il corpo, teso e all'erta, teme l'avvicinarsi dei demoni. *Tutte le manifestazioni siciliane sono manifestazioni oniriche, anche le più violente la nostra sensualità è desiderio di oblio, le schioppettate e le coltellate nostre, desiderio di morte; desiderio di immobilità voluttuosa, cioè ancora di morte, la nostra pigrizia, i nostri sorbetti di scorsonera o di cannella; il nostro aspetto meditativo è quello del nulla che volesse scrutare gli enigmi del nirvana. Da ciò proviene il prepotere da noi di certe persone, di coloro che sono semidesti; da questo il famoso ritardo di un secolo delle manifestazioni artistiche ed intellettuali siciliane. ===[[Giuseppe Tornatore]]=== *Dopo Nuovo cinema Paradiso mi sono sentito chiedere se avrei fatto storie fuori dalla Sicilia. Ho girato spesso fuori dalla Sicilia, ma è un tema [la Sicilia] e una realtà alla quale tornerò sempre. Malèna è un soggetto di Vincenzoni, non era ambientato al sud. L'ho rifatto tutto, avevo bisogno di nutrirmi della mia conoscenza e di ciò che ho chiaro nella memoria. *{{NDR|Cinema e Sicilia}} È un fermento che c'è sempre stato. Solo che lo diciamo noi siciliani e allora può sembrare un vanto, gli altri se ne accorgono ma non lo dicono nel timore di fare un complimento. È un fermento che ora si manifesta nel cinema, altre volte nel teatro o nella letteratura. Il mio ''Schermo a tre punte'', il documentario sul cinema girato in Sicilia, ormai è vecchio perché sono stati fatti tanti altri film: se avessimo avuto la filosofia di dare mezzi opportuni e incentivi, oggi questo fermento sarebbe più forte. Questa è stata la terra più amata dal cinema, e lo siamo tuttora: negli anni Sessanta c'era una troupe ogni due mesi ma era un cinema che arrivava da fuori, girava e andava via, noi davamo solo le comparse. Nessuno ha pensato di costruire una realtà, una scuola di cinema, qualcosa che riducesse i costi delle produzioni, che cogliesse l'opportunità di lavoro. *Io amo pensare alla Sicilia come un luogo dove puoi trovare qualunque tipo di contraddizioni. Troverai sempre che tutto ha un fondamento. Però certamente il fatto che sia un'isola ha influito moltissimo sulla capacità di ragionare, ma anche, forse, sulla capacità di sragionare, se vogliamo sempre citare Pirandello. Quello che a me sempre ha colpito è che, secondo me, l'isola, l'essere nati in un'isola ha accentuato la vena sognatrice dei siciliani. L'essere costretti ad immaginarsi che cosa ci sia dall'altra parte dell'orizzonte ha accentuato molto questa vena visionaria che mi è molto vicina, in qualche modo. *Non esiste in tutto il mondo un'altra regione, altrettanto piccola come la Sicilia, ad avere ispirato tanto cinema quanto quello che ha ispirato la Sicilia. È quasi un caso, ed è stato studiato molte volte. Perché il cinema si innamora sempre della Sicilia e non smette di desiderare di raccontarla? E per quanto l'argomento possa cinicamente sembrare ormai logorato e compiuto, invece si trovano sempre nuovi modi di osservarla, di tornare a narrarla, a raccontarla. Perché? È un interrogativo rispetto al quale sono state tentate diverse risposte, ma nessuna è riuscita a svelare il mistero. Una volta l'ho chiesto a [[Leonardo Sciascia]], che se ne intendeva. Mi disse: "Si è sempre fatto e sempre si farà cinema sulla Sicilia perché la Sicilia è di per sé cinema". È un luogo cinematografico, come in geometria e in matematica si chiamerebbe ''luogo geometrico'' l'insieme di tutte le cose che hanno la stessa caratteristica. In Sicilia trovi tutto ciò che può servire per raccontare qualunque tipo di storia. [...] Il motivo per cui il cinema non ha mai smesso è perché è una terra di grande fantasia, una terra che ti offre storie tragiche, come quella di Salvatore Giuliano, però è anche la regione in cui si può fare un film bellissimo come Kaos dei fratelli Taviani, attiggendo alle novelle di [[Luigi Pirandello|Pirandello]]. Si può fare tutto in Sicilia, si può girare qualunque tipo di storia, e saranno sempre storie universali, che possono essere capite e amate ovunque. Si può scherzare, si può fare la tragedia, si può scherzare sulla tragedia, come ha fatto [[Pietro Germi|Germi]]. Si può fare tutto. Tutto. Questo spiega, secondo me, il caso. *Non smetteremo mai di pensare che sia una terra meravigliosa, dalla quale però, prima o poi, sei costretto a fuggire, e dopo la fuga, come dice Dacia {{NDR|Dacia Maraini}}, sei costretto a non smettere mai di chiederti perché sei fuggito. Che poi non è una fuga. Per me è un ricorrere forse alla condizione ideale per capire la Sicilia, e Bagheria ovviamente, cioè la distanza. È la distanza che ci aiuta a capire bene ciò che vivendo per le vie di questa terra meravigliosa non riesci a mettere a fuoco. La distanza invece aiuta. ===[[Tucidide]]=== *Correva ancora l'inverno, quando si risvegliava in Atene l'impulso d'imbarcarsi con armamenti più massicci di quelli disposti per Lachete ed Eurimedonte, con cui puntare sulla Sicilia e conquistarla, se possibile. Per la folla d'Atene era mistero la grandezza di quest'isola e il numero preciso delle sue genti, Greci o barbari: e s'ignorava d'addossarsi uno sforzo bellico non troppo più lieve di quello spiegato contro il Peloponneso. Ad una nave mercantile occorrono otto giorni, o poco meno, per effettuare il giro completo dell'isola, la quale, benché di perimetro così ampio, è divisa dal continente da un braccio di mare che non si estende per più di venti stadi. *Già in tempi lontani fu sede di popoli, ed ecco il complessivo registro delle genti che ospitò. L'insediamento umano più antico che la tradizione ricordi fu quello dei Ciclopi e dei Lestrigoni, che occuparono una fascia limitata del paese. Ma sul loro ceppo non posso pronunciarmi, né sulla loro terra d'origine o su quale zona del mondo abbiano poi scelto per emigrarvi. Si stia contenti delle memorie poetiche e dell'opinione che ciascuno, chi da una fonte, chi da un'altra, ha concepito su quelle genti. Subito dopo quelli devono essersi stabiliti sull'isola i Sicani. Costoro anzi, a quanto affermano, avrebbero preceduto i Ciclopi e i Lestrigoni in quanto originari della Sicilia. Ma la verità storica fa giustizia di queste fantasie: erano Iberi, e in Iberia avevano dimora, lungo il corso del Sicano, donde i Liguri li costrinsero ad allontanarsi. Per opera loro l'isola finì col mutare il primitivo nome di Trinacria in quello di Sicania. Nel nostro tempo i Sicani sono ancora stanziati nella zona occidentale della Sicilia. Quando Ilio crollò, un drappello di Troiani fuggitivi, sgusciati dalla rete della flotta Achea, approdarono alle spiagge della Sicilia e fissarono il proprio domicilio a fianco dei Sicani. Le due genti furono designate con il nome comune di Elimi, e i loro centri urbani furono noti come Erice e Segesta. S'aggiunse più tardi e prese sede in quei luoghi anche un nucleo di Focesi che rientrando da Troia fu travolto in quell'epoca da una tempesta e, dopo aver toccato le coste della Libia, di là concluse finalmente la sua corsa in terra di Sicilia. *I Siculi, dall'Italia (poiché in quel paese vivevano) compirono la traversata verso la Sicilia, per sottrarsi agli Opici. È probabile (e in questo caso la tradizione ci soccorre) che si tenessero pronti a passare con alcune zattere, quando si levasse da terra la brezza, propizia al tragitto: ma non si esclude che si siano giovati anche di altri espedienti per sbarcare. Nei tempi moderni esiste ancora in Italia una piccola società di Siculi: il nome di questa regione, anzi, si deve proprio ricollegare a Italo, uno dei re Siculi, che così si chiamava. Costoro passarono in Sicilia con un'armata poderosa e piegando al primo urto i Sicani li confinarono a viva forza nella parte a mezzogiorno e ad occidente dell'isola, imponendo al paese un nome nuovo: da Sicania, Sicilia. Effettuato il passaggio, si scelsero i territori migliori e li mantennero per circa i trecento anni che precedettero l'avvento dei Greci in Sicilia: attualmente occupano ancora le fasce centrali e a settentrione dell'isola. *L'intera costa della Sicilia, inoltre, era punteggiata di stazioni fenicie che si attestavano di preferenza sui promontori lambiti dal mare e sugli isolotti prossimi alla riva, punti utili per la rete commerciale fenicia in Sicilia. Ma più tardi, quando a fitte ondate presero a sbarcarvi i Greci da oltre mare, sgomberate quasi tutte le proprie sedi, i Fenici si riservarono Motia, Solunte e Panormo raggruppandosi spalla a spalla con gli Elimi, sulla cui alleanza giuravano completa fiducia. Non solo, ma da quelle località il tragitto dalla Sicilia a Cartagine è il più spedito. Sicché era questa la potenza numerica dei barbari in Sicilia e tale la loro posizione in quella terra. ===[[Paul Yorck von Wartenburg]]=== *Il siciliano è il prodotto di un territorio che non è un pezzo staccato d'Italia, che non ha mai fatto parte di alcuna parte del mondo in epoca storica, che è stato occupato da nord, sud, est, ma mai è stato assimilato, l'isola in cui niente è stabile se non il movimento, il non-stabile, dove un giorno distrugge quanto l'altro giorno ha costruito, dove vulcanismo e nettunismo sono continuamente all'opera, dove un giorno trasforma la storia di secoli. *La specificità interna del siciliano mi sembra l'assoluta astoricità. Egli è il prodotto di un territorio che non ha mai fatto parte di alcuna parte del mondo in epoca storica, che è stato occupato da nord, sud est, ma mai è stato assimilato. *Non appartenere ad alcuna parte del mondo ed essere appetita da ognuno, è il tragico destino di quest'isola. ===[[Roberto Vecchioni]]=== *Credete che sia qua soltanto per sviolinare? No, assolutamente. Arrivo dall'aeroporto, entro in città e praticamente ci sono 400 persone su 200 senza casco e in tutti i posti ci sono tre file di macchine in mezzo alla strada e si passa con fatica. Questo significa che tu non hai capito cos'è il senso dell'esistenza con gli altri. Non lo sai, non lo conosci. È inutile che ti mascheri dietro al fatto che hai il mare più bello del mondo. Non basta, sei un'isola di merda. Non amo la Sicilia che rovina la sua intelligenza e la sua cultura, che quando vado a vedere [[Selinunte]], [[Segesta]] non c'è nessuno. Non amo questa Sicilia che si butta via. *Dovrei dire che siete la culla della Magna Grecia? Ma la storia antica, la poesia antica, la filosofia antica hanno insegnato a tutto il mondo cos'è l'originalità della vita, la bellezza, la verità, la non paura degli altri. In Sicilia questo non c'è. Io non amo la Sicilia che non si difende, che rovina le sue coste, che rovina la sua intelligenza, la sua cultura. Non la amo per una ragione fondamentale: i siciliani sono la razza più intelligente al mondo ma si buttano via così. Non lo sopporto che la Sicilia non sia all'altezza di se stessa. *E io forse ho sognato che tutta l'umanità assomigliasse alla Sicilia. Da vecchio romantico, illuso professore di greco antico, ma non è così oggi la vita. La vita è che se dici merda che significa ti amo, non ti capiscono e soprattutto non ti capiscono i pusillanimi e i mafiosi. *Io ho nonni siciliani, di Messina. Dieci anni fa mi sono detto: adesso vado a vedermela la mia Sicilia. E mi sono commosso davanti al mare, a Selinunte, al monte di Segesta, alle piane immense assolate, al barocco, all'arabo. Tornavo in albergo la sera e strizzavo gli occhi dalla commozione. E poi scendevo sulle spiagge e le vedevo avvilite da alberghi fatiscenti, turismo che non aveva la minima idea di quei paradisi di natura. *Non è mai possibile che la natura più bella del mondo sia lasciata al caso e la cultura, l'intelligenza più alta del mondo si sciolga nella pigrizia, nel mancato rispetto degli altri, nel disordine, nello sconforto: una cultura così immensa come quella siciliana merita una civiltà che sia alla sua pari. Ed ecco il punto: la Sicilia è un'isola di merda se non si ribella. Non la Sicilia è un'isola di merda. Lo è se non si ribella. Da questa professione d'amore i media hanno estrapolato solo il punto di odio più squallido. ===[[Carlo Verdone]]=== *È una terra meravigliosa e i siciliani sono splendidi: di una generosità e ospitalità uniche. E poi è una regione affascinante, è l'incontro di due culture forti: quella araba e quella italica. Non si può non rimanere coinvolti dagli odori, dai colori, dall'architettura, dal mare, dalla frutta. Nel siciliano c'è un grande spirito di osservazione, fondamentale per fare il comico. Per fare ridere è essenziale vivere a contatto con la gente, capirne la gestualità, le espressioni, i pensieri. I siciliani sono, per natura, bravissimi, sia a farsi guardare sia ad osservare. *I colori della Sicilia sono straordinari. E mentre ormai girare un film a Roma e Milano è diventato difficile, qui abbiamo avuto molte agevolazioni e un'ottima accoglienza. Spero di riuscire ad avere la possibilità di conoscere meglio la Sicilia, quella meno turistica e più profonda; tutta l'Isola, d'altronde, è un set estremamente interessante. *In Sicilia mi sono trovato molto bene, ho avuto una grandissima collaborazione da parte di tutti, veramente enorme. Taormina la conoscevo di notte, perché io arrivavo nel pomeriggio, semmai prendevo un David o un Nastro d'Argento, e la mattina me ne andavo via. Però ho avuto modo di girare un po' intorno, Taormina e posti limitrofi. E mi sono reso conto, conoscendo già altre zone della Sicilia, che la Sicilia è veramente una delle più importanti e belle regioni d'Italia. È veramente bella. Ho fatto un giorno una gita a Noto e io sono rimasto a bocca aperta. Noi italiani, e non voglio fare adesso pubblicità alla Sicilia, andiamo sempre nei luoghi turistici canonici, ma ci sono dei gioielli nascosti in Sicilia che andrebbero veramente visti. È una cosa che veramente mi ha lasciato senza fiato, meravigliosa, per eleganza, il sincretismo tra architettura normanna, Magna Grecia, i colori...Poi ero pure in autunno, quindi quei bei colori estivi, forti, rossi, non c'erano. ===[[Giovanni Verga]]=== *Diggià la Sicilia sorgeva come una nuvola in fondo all'orizzonte. Poi l'Etna si accese tutt'a un tratto d'oro e di rubini, e la costa bianchiccia si squarciò qua e là in seni e promontori oscuri. *Per me io voglio morire dove son nato [...] Ringrazia Dio piuttosto, che t'ha fatto nascer qui; e guardati dall'andare a morire lontano dai sassi che ti conoscono. *Solo rimaneva solenne e immutabile, il paesaggio, colle lunghe linee orientali, dai toni caldi e robusti. Sfinge misteriosa, che rappresentava i fantasmi passeggieri, con un carattere di necessità fatale. ===[[Elio Vittorini]]=== *Altri quindici anni erano passati dopo quelli, a mille chilometri di là, dalla Sicilia e dall'infanzia, e avevo quasi trent'anni, ed era come se non avessi avuto nulla, né i primi quindici, né i secondi [...] e cominciai a sentire in me un lamento come un piffero che suonasse lamentoso. [...] e un piffero suonava in me e smuoveva in me topi e topi che non erano precisamente ricordi. Non erano che topi, scuri, informi, trecentosessantacinque e trecentosessantacinque, topi scuri dei miei anni, ma solo dei miei anni in Sicilia, nelle montagne, e li sentivo smuoversi in me, topi e topi fino a quindici volte trecentosessantacinque, e il piffero suonava in me, e cosí mi venne una scura nostalgia come di riavere in me la mia infanzia. *Piccola Sicilia ammonticchiata di nespoli e tegole e rumore di torrente. *Tra i fichidindia e lo zolfo, nelle montagne. ===[[Luca Zingaretti]]=== *La Sicilia è una terra con una cultura molto forte, molto potente, quindi è materia che per un attore diventa quasi una manna dal cielo. *Non posso negare che si forte il richiamo dei paesaggi siciliani. È una regione che ho imparato a conoscere e che amo, ma è stata una coincidenza esplorarla di recente a teatro con la novella di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, ''Lighea'', perché mi ha appassionato questo autentico gioiello. È un racconto magico. E la Sicilia, terra così potente, carnale e spirituale, è capace di evocare sensazioni molto forti. Per un attore è una bella sfida ricreare l'atmosfera del luogo. *Siamo abituati a pensare al mare d'estate ma la stagione più bella per venire in Sicilia è proprio questa, la primavera, oppure l'autunno, che per me, individuo malinconico, è una stagione di grande fascino. La Sicilia è la culla della nostra cultura, qui viene conservato come in un laboratorio il dna del nostro essere un popolo mediterraneo. Una grande terra che racchiude però tantissime anime: non riesco a immaginare niente di più diverso tra loro fra Palermo, Ragusa, Catania, Taormina, Trapani... ==Citazioni in versi== *''Allora incontro ti verran le belle | spiagge della Trinacria isola, dove | pasce il gregge del Sol, pasce l'armento.'' ([[Circe]]: ''[[Odissea]]'') *{{NDR|Les vêpres siciliennes}} ''Coraggio, su coraggio! | Siamo del mare i figli: | Si sprezzino i perigli, | Iddio ci guiderà. | Sì, vendichiam l'offesa, | Spezziamo il rio servaggio; | Osiamo! e l'alta impresa | Il ciel proteggerà!'' ([[Eugène Scribe]]) *''Così or quinci or quindi rimirando, | Vidi in una fiorita e verde piaggia | Gente che d'amor givan ragionando. | Ecco Dante e Beatrice; ecco Selvaggia; | Ecco Cin da Pistoja; Guitton d'Arezzo. | Che di non esser primo par ch'ira aggia. | Ecco i duo Guidi che già furo in prezzo; | Onesto Bolognese; e i Siciliani, | Che fur già primi'' [a scrivere in rima], ''e quivi eran da sezzo''. ([[Francesco Petrarca]]) *''Di fronte m'eri Sicilia, o nuvola di rosa sorta dal mare! E nell'azzurro un monte: l'Etna nevosa. Salve o Sicilia! Ogni aura che qui muove pulsa una cetra od empie una zampogna e canta e passa...Io era giunto dove giunge chi sogna'' ([[Giovanni Pascoli]]) *''Di Mungibeddu tutti figghi semu | terra di focu, di canti e d'amuri | st'aranci sulu nui li pussidemu | e la Sicilia nostra si fà onuri | E di luntanu venunu li furasteri a massa | dicennu la Sicilia chi ciauru ca fà | L'oduri di la zagara si senti | e riturnau la bedda primavera | rosi sbucciati, lu suli cucenti | Sicilia bedda tu si 'na ciurera | Chi ciauru, chi ciauru di balucu e di rosi | evviva la Sicilia e l'abitanti sò''. ([[Gaetano Emanuel Calì]]) *''E la bella Trinacria, che caliga | tra Pachino e Peloro, sopra il golfo | che riceve da Euro maggior briga | non per Tifeo, ma per nascere solfo.'' ([[Dante Alighieri]], ''[[Divina Commedia]]'') *''Giace de la Sicania al golfo avanti | un'isoletta che a Plemmirio ondoso | è posta incontro, e dagli antichi è detta | per nome Ortigia. A quest'isola è fama | che per vie sotto al mare il greco Alfeo | vien da Dòride intatto, infin d'Arcadia | per bocca d'Aretusa a mescolarsi | con l'onde di Sicilia.'' ([[Enea]]: [[Publio Virgilio Marone]], ''[[Eneide]]'') *''La prua della barca taglia in due il mare | ma il mare si riunisce e rimane sempre uguale | e tra un greco, un normanno, un bizantino | io son rimasto comunque siciliano.'' ([[Lucio Dalla]]) *{{NDR|Sulla Controversia liparitana}} ''Lu Santu Patri ni livau la missa, | lu Re conza la furca a li parrini, | la Sicilia è fatta carni di sasizza, | cca c'è la liggi di li saracini.'' ([[Canti popolari]]) *'''N cielu fochi di culuri, | 'n terra aria bruciata, | e tutti appressu o santu 'nda vanedda, | Sicilia bedda mia, Sicilia bedda.'' ([[Franco Battiato]]) *''O fiorenti beltà siciliane, | lunghesse le radure | gaie ridenti come le campane | su le romite alture; | o turgidi papaveri carnosi, | fra l'oro del fromento | sbocciati come steli desiosi | e rosseggianti al vento; | amate, poi che tutto si rinnova | ne la feconda luce; | amate: è maggio ne la veste nova | che la vita conduce''. ([[Gesualdo Manzella Frontini]]) *{{NDR|Les vêpres siciliennes}} ''O patria, o cara patria, alfin ti veggo! | L'esule ti saluta | Dopo sì lunga assenza; | Il tuo fiorente suolo | Bacio, e ripien d'amore | Reco il mio voto a te, col braccio e il core! | O tu, Palermo, terra adorata, | De' miei verdi anni – riso d'amor, | Alza la fronte tanto oltraggiata, | Il tuo ripiglia – primier splendor! | Chiesi aita a straniere nazioni, | Ramingai per castella e città: | Ma, insensibili ai fervidi sproni, | Rispondeano con vana pietà! – | Siciliani! ov'è il prisco valor? | Su, sorgete a vittoria, all'onor!'' ([[Eugène Scribe]]) *''Quinci partito allor che da vicino | scorgerai la Sicilia, e di Peloro | ti si discovrerà l'angusta foce, | tienti a sinistra, e del sinistro mare | solca pur via quanto a di lungo intorno | gira l'isola tutta, e da la destra | fuggi la terra e l'onde. È fama antica | che di questi or due disgiunti lochi | erano in prima uno solo, che per forza | di tempo di tempeste e di ruine | (tanto a cangiar queste terrene cose | può de' secoli il corso), un dismembrato | fu poi da l'altro. Il mar fra mezzo entrando | tanto urtò, tanto ròse, che l'esperio | dal sicolo terreno alfin divise: | e i campi e le città, che in su le rive | restaro, angusto freto or bagna e sparte. | Nel destro lato è Scilla; nel sinistro | è l'ingorda Cariddi.'' ([[Eleno]]: [[Publio Virgilio Marone]], ''[[Eneide]]'') *''Ricordo la Sicilia, e il dolore ne suscita nell'anima il ricordo. | Un luogo di giovanili follìe ora deserto, animato un dì dal fiore dei nobili ingegni. | Se sono stato cacciato da un Paradiso, come posso darne notizia? | Se non fosse l'amarezza delle lacrime, le crederei i fiumi di quel paradiso.'' ([[Ibn Hamdis]]) *''Sai tu l'isola bella, a le cui rive | manda il Ionio i fragranti ultimi baci | nel cui sereno mar Galatea vive | e su' monti Aci?'' ([[Giosuè Carducci]]) *''Seco venga a' lidi tuoi | fe' d'opre alte e leggiadre, | o isola del sole, o tu d'eroi | Sicilia antica madre.'' ([[Giosuè Carducci]]) *''Seguian poi di Rollon l'altera insegna | altri guerrier, non men famosi e pronti | de la Sicilia, a servitute indegna | ritolta già, che tre superbe fronti, | dove la stirpe sua trionfa e regna, | erge su 'l mar de' tre famosi monti: | co' due la Grecia e l'Africa bugiarda | e co 'l terzo l'Italia ella riguarda. | E da tre valli ancora, in cui distinse | il novo abitator la fertil terra, | venian guerrier' ch'alto desio sospinse | d'eterna gloria a perigliosa guerra''. ([[Torquato Tasso]]) *''Un paese a cui la colomba | diede in prestito il suo collare, e il pavone | rivestì dal manto delle sue penne || Par che quei papaveri sian vino | e i piazzali delle case siano i bicchieri''. ([[Ibn Hamdis]]) ===[[Ignazio Buttitta]]=== *''Comu ti chianciu | ora ca ti persi | Sicilia sfurtunata, | ca veniri nun pozzu | a vidiri la genti | di la me' terra; | e li centu paisi, | e li milli jardini, | e l'occhi lustri | di la picciuttanza.''<ref>«''Come ti piango, | ora che ti ho perso, | Sicilia sfortunata, | visto che non posso venire | a vedere la gente | della mia terra; | e i cento paesi, e i mille giardini, e gli occhi lucidi della giovinezza.''»</ref> *''Comu ti chianciu | terra mia luntana: | sbarracu l'occhi | e nun ti vidu mai; | strinciu li vrazza | e nun si cu mia; | chiamu, ti chiamu, | e mi rispunni sulu | l'affannu amaru | di 'stu cori ruttu.''<ref>«''Come ti piango, | terra mia lontana: | sgrano gli occhi, | eppure non ti vedo; | stringo le braccia, | e non sei con me; chiamo, ti chiamo, e mi risponde soltanto l'amaro affanno di questo cuore affranto.''»</ref> *''Cu voli puisia venga 'n Sicilia.''<ref>«''Chi vuole poesia venga in Sicilia.''»</ref> *''E ciuri a li capiddi | e vampi nni lu celu | e Sicilia, Sicilia p'ogni banna. | Comu ti chianciu | Terra mia luntana.''<ref>«''E fiori sui capelli, | e fuochi nel cielo, | e Sicilia, Sicilia dappertutto. | Come ti piango, | terra mia lontana.''»</ref> ===[[Gabriele D'Annunzio]]=== *''"È vero, è vero!" io dissi. "Mi sovviene". | Ed il cuore profondo mi tremò, | tremò della divina poesia. | "Mi sovviene. Era l'Ode trionfale: | Canta Demetra che regna i feraci | campi siciliani, e la sua figlia | cinta di violette! Canto, o Clio, | dispensatrice della dolce fama, | la corsa dei cavalli di Ierone! | Nike ed Aglaia eran con essi quando trasvolavano..."''. *{{NDR|Nel primo centenario della nascita di [[Vincenzo Bellini]]}} ''Nell'isola divina che l'etnèo | Giove alla figlia di Demetra antica | donò ricca di messi e di cavalli, | di lunghe navi e di città potenti, | d'aste corusche e di cerate canne, | di magnanimi eroi e di pastori | melodiosi, | dal santo lido ove apparì l'Alfeo | terribile che tenne la sua brama | immune dentro all'infecondo sale, | da Ortigia ramoscel di Siracusa, | che fu sorella a Delo e abbeverava | nell'orrore notturno la sirena | ai fonti ascosi, [...] Dove il veglio Stesicoro per Ilio | ereditò la cecità di Omero, | dove Pindaro assunse ai cieli il carro | del re Ierone fondatore d'Etna | e Teocrito addusse tra i bifolchi | eloquenti le Càriti dal fresco | fiato silvano, | [...] Egli è morto, l'Orfeo dorico è morto! | Sicelie Muse, incominciate il carme | fùnebre! O rosignoli, annunziate | ad Aretusa ch'egli è morto [...] Inno di gloria, irràggiati dei raggi | più fulgidi recando all'ansiosa | moltitudine, accolta nel Teatro | riconsacrato dalla reverenza, | l'imagine del giovine Cantore. | auspice e i testimonii del fatale | suolo ove nacque.'' *''O Glauco, ti sovvien della Sicilia | bella? Ed io più non vidi la grande Alpe, | il bianco mare. Io dissi: "Andiamo, andiamo! | Ti sovvien della bella Doriese | nomata Siracusa nell'effigie | d'oro cò suoi delfini e i suoi cavalli, | serto del mare?'' ===[[Salvatore Quasimodo]]=== *''Di te amore m'attrista | mia terra, se oscuri profumi | perde la sera d'aranci | o d'oleandri, sereno | cammina con rose il torrente | che quasi ne tocca la foce.'' *''Isole che ho abitato | verdi su mari immobili | D'alghe arse, di fossili marini | e spiagge ove corrono in amore | cavalli di luna e di vulcani.'' *''La mia terra è sui fiumi stretta al [[mare]], | non altro luogo ha voce così lenta | dove i miei piedi vagano | tra giunchi pesanti di lumache''. *''Ma se torno a tue rive | e dolce voce al canto | chiama da strada timorosa | non so se infanzia o amore, | ansia d'altri cieli mi volge, | e mi nascondo nelle perdute cose.'' ==Proverbi== *Dai giudici siciliani, vacci coi polli nelle mani. ([[Proverbi italiani]]) ==Film e documentari== *Ma da questo nostro punto di vista aereo, la Sicilia è innanzitutto una terra che si slarga in pianure, ora aride ora feraci, che si raggruma in dure montagne e altipiani, una terra povera di corsi d'acqua, ma, a volte, repentinamente illuminata da lucenti spazi liquidi di laghi e bacini, cretosa e arida in certe zone o arsa dal vulcano e dalle zolfare e però fertile di messi, rigogliosa d'orti e di giardini, di boschi e pinete.<ref>Testo di [[Leonardo Sciascia]].</ref> (''[[L'Italia vista dal cielo]]'') *Noi siciliani siamo sempre malvisti naturalmente perché abbiamo ingegno da vendere, a loro e a quelli che si sentono meglio di loro. (''[[Il bell'Antonio]]'') *Questa terra, questa sconfinata solitudine schiacciata dal sole è la Sicilia. Che non è soltanto il ridente giardino di aranci, ulivi e fiori che voi conoscete o credete di conoscere. Ma è anche terra nuda e bruciata. Muri calcinati di un biancore accecante, uomini ermetici dagli antichi costumi che il forestiero non comprende. Un mondo misterioso e splendido di una tragica ed aspra bellezza. (''[[In nome della legge]]'') *Saranno pure tutti poveri e ingannati dottore mio, ma io da quando sto qui ho visto solo pazzi come quello, e banditi e fanatici e poliziotti e criminali e spie e rivoluzionari, e che è! E nun stanno mai fermi! No! C'hanno sempre 'na cosa da fare e ne vorrebbero fare n'altra! Ma che cazzo sono venuto a... Scusi se mi esprimo così. Ma che è sta Sicilia?! Ma che è?! Un pentolone che bolle e bolle! E nun se capisce perché, scusi! Me lo dica lei perché! (''[[L'uomo delle stelle]]'') *Vattinni! Chista è terra maligna...<br>Fino a quando ci sei ti senti al centro del mondo, ti sembra che non cambia mai niente. Poi parti. Un anno due, e quanno torni è cambiato tutto: si rompe il filo. Non trovi chi volevi trovare. Le tue cose non ci sono più. Bisogna andare via per molto tempo, per moltissimi anni, per trovare, al ritorno, la tua gente, la terra unni si nato. Ma ora no, non è possibile. Ora tu sei più cieco di me. (''[[Nuovo Cinema Paradiso]]'') *Voi ne capite fimmini? La Sicilia è comu na bedda fimmina. Ha bisogno di essere corteggiata, omaggiata, bei regali. Insomma deve capire se si può fidare oppure no. (''[[In guerra per amore]]'') ==Note== <references /> ==Voci correlate== {{Div col}} *[[Agrigento]] *[[Aidone]] *[[Bagheria]] *[[Caltagirone]] *[[Cannolo siciliano]] *[[Cassata siciliana]] *[[Catania]] *[[Cioccolato di Modica]] *[[Enna]] *[[Etna]] *[[Gela]] *[[Ispica]] *[[Lampedusa]] *[[Lingua siciliana]] *[[Messina]] *[[Milazzo]] *[[Modica]] *[[Monreale]] *[[Nicosia (Italia)|Nicosia]] *[[Novara di Sicilia]] *[[Palermo]] **[[Teatro Massimo Vittorio Emanuele]] *[[Piazza Armerina]] *[[Preghiere siciliane]] *[[Sciacca]] *[[Scioglilingua modicani]] *[[Scicli]] *[[Segesta]] *[[Selinunte]] *[[Siracusa]] **[[Ortigia]] **[[Teatro greco di Siracusa]] *[[Taormina]] *[[Trapani]] **[[Monte Erice]] *[[Ustica]] *[[Modi di dire siciliani]] *[[Proverbi siciliani]] *[[Voci e gridi di venditori siciliani]] {{Div col end}} ==Altri progetti== {{interprogetto|preposizione=sulla|w_preposizione=riguardante la|s=R.D.Lgs._15_maggio_1946%2C_n._455%2C_Approvazione_dello_Statuto_della_Regione_siciliana|s2=:Categoria:Canti_della_Sicilia|s2_oggetto=alcuni canti|s2_preposizione=della|wikt=Sicilia}} [[Categoria:Isole]] [[Categoria:Luoghi della Sicilia| ]] 985uip2pf8ch3jnwtabp5jdgex1949k N. Scott Momaday 0 11153 1420107 1051508 2026-07-12T12:36:16Z Udiki 86035 Deceduto 1420107 wikitext text/x-wiki [[Immagine:N Scott Momaday George W Bush.jpg|thumb|N. Scott Momaday riceve la National Medal of Arts da [[George W. Bush]] nel 2007.]] '''Navarre Scott Momaday''' (1934 – 2024), scrittore statunitense nativo. *Una parola ha potere in se stessa. Dal nulla si fa suono e significato: è origine di tutte le cose. :''A word has power in it of itself. It comes from nothing into sound and meaning; it gives origin to all things''.<ref>Citato in [http://www.azquotes.com/author/10250-N_Scott_Momaday|title=TOP ''25 Quotes by N. Scott Momaday''].</ref> ==Note== <references /> ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{s}} {{DEFAULTSORT:Momaday, Navarre Scott}} [[Categoria:Nativi americani]] [[Categoria:Scrittori statunitensi]] kzhy0zzt3cvath9uhxr5r15g4xoisjg Sergio Marchionne 0 15607 1420181 1415721 2026-07-13T01:38:13Z Danyele 19198 /* Citazioni su Sergio Marchionne */ +1 1420181 wikitext text/x-wiki [[File:Sergio Marchionne.jpg|thumb|right|Sergio Marchionne nel 2007]] '''Sergio Marchionne''' (1952 – 2018), dirigente d'azienda italiano naturalizzato canadese. ==Citazioni di Sergio Marchionne== {{cronologico}} *[...] il costo del lavoro rappresenta il 7-8 per cento e dunque è inutile picchiare su chi sta alla linea di montaggio pensando di risolvere i problemi. Se avessi tagliato metà dei dipendenti, a parità di volumi, non avrei riportato Fiat Auto al pareggio. Quando si perdono 3 milioni di euro al giorno, come succedeva fino a due anni fa, e uno pensa che sia colpa degli operai vuol dire che ha saltato qualche ponte sulla sua strada. Questi sono metodi che forse possono andar bene nel sistema anglosassone, ma che da noi non funzionano.<ref>Dall'intervista di Salvatore Tropea ''[http://www.repubblica.it/2006/09/sezioni/economia/fiat-8/intervista-marchionne/intervista-marchionne.html "Abbiamo risanato la Fiat senza Stato e senza stranieri"]'', ''repubblica.it'', 21 settembre 2006.</ref> *Concentrarsi su se stessi è una così piccola ambizione.<ref>Dalla lectio magistralis per il conferimento della laurea ad honorem in Ingegneria gestionale, Politecnico di Torino, 27 maggio 2008.</ref> *[[Juventus Football Club|Juventus]] e FIAT sono esempi dell'eccellenza italiana nel mondo e, oltre alla popolarità, condividono alcuni valori fondamentali: l'importanza della squadra e delle persone, l'ambizione di puntare a risultati eccellenti, lo spirito competitivo e la coscienza che il successo non è mai permanente, ma va conquistato ogni giorno.<ref>Dalla presentazione dell'accordo di sponsorizzazione tra Juventus e Jeep, 6 aprile 2012; citato in ''[https://web.archive.org/web/20120410043613/http://www.juventus.com/juve/it/news/orgogliosi%20di%20questo%20accordo «Orgogliosi di questo accordo»]'', ''juventus.com''.</ref> *Entrambi, Juventus e Jeep, cominciano con la [[J]]: in America è usata per insegnare ai bambini la lettera, allo stesso modo in cui viene usata la Juventus in italiano.<ref>Dalla presentazione dell'accordo di sponsorizzazione tra Juventus e Jeep, 6 aprile 2012; citato in ''[https://web.archive.org/web/20120410205541/http://www3.lastampa.it/sport/sezioni/quijuve/articolo/lstp/449364/ "Jeep-Juve, matrimonio da 35 milioni"]'', ''lastampa.it'', 7 aprile 2012.</ref> *La Lancia non ha storia né in Europa né negli Usa, non ha nessun valore sul mercato internazionale. Abbiamo provato in tutti i modi, ma non c'è speranza, la Lancia avrà una contrazione di produzione e resterà nel mercato italiano. Mi spiace ma in tempo di crisi bisogna fare delle scelte [...] Senza investire miliardi non riusciamo a darle credibilità che le restituisca sopravvivenza.<ref name="napoletano">Dall'intervista di Roberto Napoletano in occasione del Festival dell'Economia di Trento, 2 giugno 2014; citato in ''[https://www.quattroruote.it/news/industria/2014/06/02/marchionne_a_trento_lancia_senza_valore_all_estero_restera_in_italia_.html Marchionne a Trento "Lancia senza valore all'estero, resterà in Italia"]'', ''quattroruote.it''.</ref> *{{NDR|Sulla rivalità con i tedeschi}} La loro concorrenza sta diventando spietata, anche se alla Fiat ora tutto questo non importa più poiché il nostro gruppo non dipende più dall'Europa. Pensate a tutti i modelli Bmw e pensate anche che tra cinque anni {{NDR|nel 2019}} ci sarà una sorella Alfa che li batterà.<ref name="napoletano"/> {{Int|''[http://www.corriere.it/Primo_Piano/Economia/2007/09_Settembre/23/intervento_marchionne_mercato_welfare.shtml «Una società liberale che vuole durare deve difendere chi è colpito dal cambiamento»]''|Dall'intervento al convegno de ''L'industria'', 22 settembre 2007; citato in ''corriere.it'', 23 settembre 2007.}} *Alcuni economisti sono convinti che il sistema europeo – per migliorare produttività, efficienza e profitti – debba convergere verso il modello americano. Non credo che questo tipo di convergenza sia possibile nel medio termine, ma non credo neppure sia auspicabile. *Qualche ragione c'è se gli investimenti esteri sono ancora così bassi. E queste ragioni si chiamano [[burocrazia]], servizi, infrastrutture, tasse e costi di gestione. Dalla mia esperienza personale, ho visto che i vincoli burocratici alla fine proteggono aziende inefficienti, aziende che non hanno prospettive di sviluppo e nella maggior parte dei casi scaricano i costi sui clienti. *Tutti questi ragionamenti valgono a maggior ragione per il Sud Italia, dove è prioritario colmare il gap nei confronti del resto del Paese. Ma la prospettiva con cui ci si deve muovere non può essere quella assistenziale. La cultura dell'assistenzialismo produce dipendenza e spegne lo spirito di iniziativa e il senso di responsabilità. {{Int|''[https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2010/10/03/marchionne-italia-vergognosa.html Marchionne: l'Italia è vergognosa]''|Dall'intervento alla Federazione dei Cavalieri, Firenze; citato in Massimo Vanni, ''la Repubblica'', 3 ottobre 2010.}} *Il Paese ha perso il senso istituzionale, la bussola è partita, qualcuno ha aperto i cancelli dello zoo e sono usciti tutti. È difficile andare in giro per il mondo a spiegare cosa succede in [[Italia]]. È vergognoso. *In questo clima di incertezza, aspettare la crescita senza fare nulla appare come un atto di fede. *In [[Europa]] si sta esternalizzando il [[welfare]] a carico delle aziende. Guardate il conto dell'Inps e chi sta pagando veramente la Cig. *Investiamo 20 miliardi di euro e prendiamo anche gli schiaffi. E invece stiamo cercando di trasformare una rete produttiva che oggi non può reggere, perché non è facile mantenere qui una fabbrica. *Le logiche economiche e finanziarie ci spingerebbero verso altri paesi che offrono condizioni più vantaggiose e maggiori certezze. Ma credo che la Fiat abbia il dovere di guardare prima di tutto all'[[Italia]], per quello che ha sempre rappresentato e per quello che significa ancora oggi per il Paese. ===Citazioni non datate=== *Il vero problema dei manager è che più piramidi crei e peggio gestisci l'azienda. Se avessi tre vice sotto di me starei tutto il giorno a rompergli le scatole chiedendogli cosa stanno facendo. Più stretto è il controllo e peggio funziona l’azienda. È per questo che io ho 70 o 80 persone con le quali lavoro direttamente e così rompo loro le scatole in maniera più distribuita.<ref>Citato in Diego Catalano, ''[https://www.funoanalisitecnica.com/2023/08/red-bull-newey-orizzontale.html Red Bull: il segreto è "l'orizzontalità" di Newey]'', ''funoanalisitecnica.com'', 21 agosto 2023.</ref> ==Citazioni su Sergio Marchionne== *Alcuni intellettuali e politici hanno etichettato Marchionne come "cattivo manager", che investe poco e punta solo ad abbattere il costo del lavoro. C'è del vero in queste accuse, ma bisogna rendersi conto che esse sono superficiali. In un certo senso potremmo considerarle simmetriche all'affrettato elogio del "capitalista buono" che gli veniva rivolto non moltissimo tempo fa. La verità è che Marchionne non è né buono né cattivo: egli è solo una equazione, è una mera funzione del meccanismo di riproduzione del capitale. Finché a un manager viene concesso, questi minaccerà sempre di effettuare investimenti lì dove le opportunità di sfruttamento del lavoro e i relativi profitti sono maggiori. ([[Emiliano Brancaccio]]) *Devo a Marchionne tantissimo, ebbe il coraggio di dare fiducia ad un giovane di 37 anni, lanciandomi nel mondo dell'alta dirigenza. Assegnarmi la responsabilità del marchio Fiat e della 500 fu una sua scommessa; da lì dipendeva tanto del futuro della Fiat. Non dimenticherò mai la notte, a Torino, in cui avvenne la presentazione della vettura, camminavamo per la strada, la gente ci salutava, batteva le mani a Marchionne, era felice, la Fiat era ripartita. ([[Luca de Meo]]) *Di una levatura incredibile, estremamente esigente e duro, ma con una profondità che veniva dai suoi studi di filosofia. Aveva il dono della sintesi. ([[Flavio Manzoni]]) *È stato un uomo eccezionale, ma di finanza e non di prodotto. Ha salvato la Fiat, bisogna rendere onore al suo temperamento. ([[Giorgetto Giugiaro]]) *Grazie a Marchionne ho imparato moltissimo. Ma è stata altrettanto dura. Sono stato uno dei manager a lui più vicini e un amico. [...] Lui ci teneva che apprezzassi la sua grappa, ma a me non piaceva. Una notte glielo confessai. Il giorno dopo, per dispetto, mi fece arrivare a casa cento bottiglie della migliore grappa Berta. [...] era una persona meravigliosa ma non facile. Aveva il fare e lo stile del pater familias. Era molto premuroso, ma dovevi sempre sorprenderlo. Quando si abituava a te iniziava ad allontanarti. Io ero condannato a stupirlo sempre. ([[Olivier François]]) *Il più grande comunicatore del settore. Se lui decide che produrre automobili in Italia sia meno efficiente che in Canada, allora vanno eliminate le fabbriche italiane. E tutti in coro: "Grande Marchionne!". Lui è una rock star del mondo automobilistico. Non vuol dire pero che la Fiat o la Chrysler ci saranno fra 50 anni (o fra 20 anni...). ([[Mike Robinson (designer)|Mike Robinson]]) *Il suo unico valore era il business, il mercato, la [[Capitalismo|globalizzazione capitalistica]]. Dopo essersi appropriato di qualsiasi tipo di finanziamento pubblico ha trasferito la sede legale e fiscale all'estero, lasciando in Italia stabilimenti vuoti. ([[Marco Rizzo]]) *Il vero problema della Fiat non sono i lavoratori, l'Italia o la crisi (che sicuramente esiste): il vero problema sono i suoi azionisti di riferimento e il suo Amministratore Delegato. ([[Diego Della Valle]]) *{{NDR|Il}} mago Otelma delle 4 ruote, che non fa una macchina, mentre gli imprenditori si misurano dai loro prodotti. ([[Diego Della Valle]]) *È un talento assoluto, bravissimo sul piano operativo. Ma ama essere in charge. Per un sottoposto è difficilissimo avere a che fare con un uomo così forte, e con tutto quel carisma. ([[Bernie Ecclestone]]) *L'esempio che Sergio ci da è il coraggio, il coraggio di non avere paura, ma al contrario affrontare le avversità. E se i problemi, come spesso, in qualunque organizzazione sono legati alle persone, credere nell’abilità e nella capacità delle persone di fare grandi cose è indubbiamente quello che lui ha fatto, in numerose occasioni. ([[John Elkann]]) *{{NDR|Sulle dichiarazioni di Sergio Marchionne sulla scarsa attrattività dell'Italia}} Marchionne mi sembra che ieri abbia dimostrato di essere un po' più canadese che italiano, visto che è italo-canadese. [...] Ha detto una cosa che sarebbe normale se detta da uno che non è un top manager italiano, ma è un po' paradossale che lo dica l'amministratore delegato della Fiat perché, se è ancora un grande colosso, è stato perché c'è stato il contribuente italiano a garantirlo. ([[Gianfranco Fini]]) *Marchionne non nasce dal nulla, Marchionne nasce da decenni nel corso dei quali diritti, legalità e magistratura sono stati oggetto di un attacco violento. Chi parla della [[FIOM]] come di un sindacato aggressivo sbaglia obiettivo: l'aggressività e la violenza sono dall'altra parte. ([[Stefano Rodotà]]) *Marchionne non va demonizzato. [...] Anche se la Fiat ha ricevuto ingenti contributi dallo Stato ha cento ragioni, come quando parla di perdita della competitività in [[Italia]] o degli stranieri che non investono nel nostro Paese. Dice cose sacrosante, non riesco a dargli torto. Bisogna rendersi conto della realtà, altrimenti la Fiat chiude le saracinesche delle fabbriche e va in [[Serbia]]. ([[Pier Ferdinando Casini]]) *Rimbalzano le parole dei comunicati e le frasi sulle condizioni ancora peggiorate, lui che "non potrà riprendere l'attività lavorativa", i ringraziamenti, il commiato inevitabile ormai: tutti frammenti che dall'Italia precipitano fin quassù {{NDR|Ospedale Universitario di Zurigo}}, dove erano partite. Scorrono insieme alle immagini dell'ultima uscita pubblica di Sergio Marchionne, il 26 giugno, lui un po' gonfio che respira a fatica mentre consegna la nuova Jeep alla sua amata [[Arma dei Carabinieri]]. Un altro segno del destino. Così dice addio il figlio del maresciallo maggiore Concezio, in fondo siamo figli per sempre, e insieme dice ciao papà. ([[Maurizio Crosetti]]) *Sia negli Usa che in Europa, è toccato a un professionista multidimensionale, che però non era un ''car guy'' – ma un avvocato, certificatore di aziende, ottimizzatore finanziario, riassicuratore per le imprese – salvare due marchi storici che erano falliti. ([[Oscar Giannino]]) ===[[Alberto Sabbatini]]=== *A Torino Marchionne arrivò praticamente da sconosciuto nel 2004. Era appena morto Umberto Agnelli e la famiglia aveva estromesso brutalmente l'ad Giuseppe Morchio, che aveva avuto l'ardore di chiedere, direttamente al funerale di Umberto, di entrare come socio nell'azienda. Ma chi mettere al suo posto? Montezemolo fu scelto presidente, ma a chi affidare il gravoso compito della gestione quotidiana dell'azienda che deve sorbirsi l'amministratore delegato? Qualcuno si ricordò che Umberto Agnelli, prima di morire, aveva parlato benissimo di un tal Sergio Marchionne, esperto di economia, italiano di Chieti emigrato in Canada e ora cittadino svizzero che dirigeva una piccola compagnia finanziaria satellite del gruppo, la Sgs. Marchionne fu convocato e assunse l'incarico. All'epoca indossava ancora giacca e cravatta. La Fiat a quell'epoca aveva un indebitamento di qualcosa come otto miliardi di euro. Era alle soglie del fallimento. In cassa c'erano soldi per pochi mesi di stipendio delle maestranze. Marchionne all'inizio non diresse direttamente il settore dell'auto, ma l'intero gruppo industriale. C'erano altri manager alla guida di Fiat, Alfa e Lancia. Un ingegnere austriaco e uno tedesco ex BMW. Bastò un anno e mezzo a Marchionne per capire che non facevano al caso suo. [...] quei manager-tecnici erano lenti e troppo esitanti a prendere decisioni per riuscire a rivoluzionare. Erano abituati con calma, alla tedesca, a sperimentare ben bene prima di costruire. Marchionne gli fece capire che non c'era tempo. Mancavano i soldi per sopravvivere così a lungo se non si costruivano in fretta nuove auto da vendere per fare cassa. Li mandò via e assunse in prima persona l'incarico di amministratore delegato di Fiat Auto, Alfa e Lancia. Un finanziere alle prese con la meccanica. Cosa ci avrebbe capito? Qui è uscita fuori la grande dote di Marchionne [...]: saper individuare quelli bravi e sottostimati. E valorizzare il loro coraggio di osare. Così ha dato un impulso formidabile all'azienda e il primo anno nacque la nuova Punto, l'anno dopo la 500. Due boom. Con i soldi guadagnati la Fiat poté risollevare le finanze e investire sul futuro. *Si fa torto a qualcuno dicendo che Sergio Marchionne è stato il più grande manager italiano del dopoguerra? Manager, non imprenditore, capiamoci bene. Marchionne non ha posseduto società, ma le ha gestite, le ha fatte funzionare e ne ha decuplicato il valore ricavando profitti miliardari ai proprietari ma garantendo anche il lavoro a centinaia di migliaia di dipendenti. Basta questo a renderlo il più grande. È l'uomo che nel bene e nel male ha salvato la Fiat, rilanciato la Ferrari e cambiato profondamente la stessa società italiana. Sia a livello industriale che sociale. Non solo Marchionne ha trasformato un'azienda privata italiana in un gruppo industriale globale con radici sparse fra l'Europa e gli Stati Uniti, ma ha anche cambiato le regole del gioco fra impresa e lavoratori. Ha introdotto il concetto di flessibilità cancellando abitudini di accordi sindacali consolidati e uscendo persino da Confindustria per agire più liberamente. Soprattutto, cosa cui non tutti gli rendono sufficiente merito, ha salvato la Fiat dal fallimento. Senza di lui centomila dipendenti non avrebbero più avuto un lavoro dopo il 2004. Quando gli sono state affidate le redini della Fiat, nel 2004, la società era in profonda crisi e capitalizzava poco più di 5 miliardi di euro. Era tecnicamente fallita. Non aveva i soldi per pagare i propri debiti e gli stipendi nei mesi successivi. In quattordici anni Marchionne l'ha portata a un valore complessivo di oltre 65 miliardi facendola diventare la settima industria automobilistica del mondo, scorporando e quotando in borsa la Ferrari che prima era parte del gruppo Fiat mentre poi, da sola, ha capitalizzato quasi 25 miliardi. Marchionne insomma ha creato valore per le aziende che guidava e ha creato lavoro per i dipendenti Fiat salvando l'azienda dal fallimento. Questo merito nessuno, nemmeno il più acerrimo dei suoi nemici come i sindacalisti della Fiom che l'hanno spesso combattuto, potrà mai toglierglielo. *Tre sono stati i grandi meriti di Marchionne che col senno di poi hanno salvato la Fiat dal fallimento. Primo e meno conosciuto, ma basilare per il futuro, è la rinegoziazione del famoso "convertendo" con la General Motors. Nel 2005 Marchionne è riuscito a farsi pagare dagli americani un miliardo e mezzo di euro per svincolarli da un impegno firmato cinque anni prima che non volevano più rispettare. Quei soldi, versati nelle casse torinesi, hanno ridato ossigeno ai conti Fiat. Con quel denaro Marchionne si è pagato lo sviluppo dei nuovi modelli Panda, Punto e 500 prodotti fra il 2006 e il 2007 che hanno portato altri capitali freschi. La terza grande impresa è stata l'aver acquistato nel 2009 la quasi fallita Chrysler a costi ridottissimi grazie alla mediazione di Obama e del governo Usa. Cosa che gli ha portato in dote anche la Jeep che è diventata la vera fabbrica di soldi del gruppo FCA [...]. La Ferrari è un successo a parte. Il suo fiore all'occhiello. La sua passione recente. Che gli piaceva così tanto da tenere sempre sott'occhio, durante le conferenze stampa ai saloni dell'auto invernali, un telefonino dove riceveva gli aggiornamento in tempo reale dei crono durante i test invernali. ==Note== <references/> ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Marchionne, Sergio}} [[Categoria:Dirigenti d'azienda italiani]] dkofyyzwuobj8znj0yllbe4vsm8p6gx Incipit/M 0 17338 1420150 1416981 2026-07-12T14:59:38Z Gaux 18878 /* M */ Giovanni Manna: Le province meridionali del Regno d'Italia 1420150 wikitext text/x-wiki <noinclude>{{incipit|lettera=M}}</noinclude> ==M== <span id="Ma"></span> *'''[[Amin Maalouf]]''' **Il manoscritto di Samarcanda *'''[[Roger MacBride Allen]]''' **L'anello di Caronte *'''[[Stuart MacBride]]''' **Il collezionista di occhi **La casa delle anime morte **La porta dell'inferno **Sangue nero *'''[[Mauro Macchi]]''' **Storia del Consiglio dei Dieci *'''[[Loriano Macchiavelli]]''' **Delitti di gente qualunque **La Balla dalle scarpe di ferro *'''[[Ann-Marie MacDonald]]''' **Chiedi perdono *'''[[John D. MacDonald]]''' **In un piccolo motel *'''[[Ross Macdonald]]''' **Il ghigno d'avorio **L'inferno è in terra *'''[[Rob MacGregor]]''' **Indiana Jones e l'ultima crociata *'''[[Ernst Mach]]''' **Analisi delle sensazioni *'''[[Joaquim Maria Machado de Assis]]''' **Don Casmurro **Memorie postume di Brás Cubas *'''[[D.J. MacHale]]''' **La biblioteca degli incubi. La luce della notte *'''[[Arthur Machen]]''' **La piramide di fuoco **Storia del sigillo nero *'''[[Niccolò Machiavelli]]''' **Clizia **Decennali **Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio **Discorso intorno alla nostra lingua **Favola di Belfagor arcidiavolo **I capitoli ***Di Fortuna ***Dell'Ingratitudine ***Dell'Ambizione ***Dell'Occasione **Il principe **Istorie fiorentine **L'arte della guerra **L'asino **La mandragola **La vita di Castruccio Castracani da Lucca **Legazione al duca Valentino *'''[[Denis Mack Smith]]''' **Garibaldi **Il Risorgimento italiano **Mussolini **Storia d'Italia dal 1861 al 1997 *'''[[Bernard MacLaverty]]''' **Cai *'''[[Norman Maclean]]''' **In mezzo scorre il fiume *'''[[Alistair MacLeod]]''' **Il dono di sangue del sale perduto *'''[[Henry Dunning Macleod]]''' **I principii di filosofia economica *'''[[James Macpherson]]''' **Dartula *'''[[Meenakshi Reddy Madhavan]]''' **Diario segreto di una ragazza indiana *'''[[Maurice Maeterlinck]]''' **La vita delle tèrmiti *'''[[Miriam Mafai]]''' **Il giornalista *'''[[Paolo Maffei]]''' **Al di là della luna *'''[[Scipione Maffei]]''' **Dell'impiego del danaro **Merope *'''[[Lorenzo Magalotti]]''' **Lettere odorose **Relazioni di viaggio in Inghilterra, Francia e Svezia ***Relazione d'Inghilterra dell'anno 1668 ***Diario di Francia dell'anno 1668 ***Relazione del Regno di Svezia dell'anno 1674 **Saggi di naturali esperienze fatte nell'Accademia del Cimento *'''[[Leopoldo Maggi]]''' **Intorno ai depositi lacustro-glaciali ed in particolare di quelli della Valcuvia *'''[[Vincenzo Maggi]]''' **Un brieve trattato dell'eccellentia delle donne *'''[[Maurizio Maggiani]]''' **È stata una vertigine **Il coraggio del pettirosso **Il viaggiatore notturno **La regina disadorna **Vi ho già tutti sognati una volta *'''[[Giambattista Magistrini]]''' **Discorso in lode di Luigi La-Grange *'''[[Ida Magli]]''' **Gesù di Nazareth **La sessualità maschile **La Madonna **Teresa di Lisieux **Contro l'Europa *'''[[Alberto Magnaghi (geografo)]]''' **Amerigo Vespucci **Precursori di Colombo? *'''[[Valerio Magrelli]]''' **Nel condominio di carne *'''[[Claudio Magris]]''' **Danubio **La curva e il cerchio *'''[[Naguib Mahfouz]]''' **Autunno egiziano **Il giorno in cui fu ucciso il Presidente **Il viaggio di Ibn Fattouma **La via dello zucchero **Vicolo del Mortaio *'''[[Norman Mailer]]''' **Il nudo e il morto **Un sogno americano *'''[[Arthur Maimane]]''' **Vittime *'''[[Matteo Mainardi]]''' **Opere mercantili, et economiche *'''[[Charles Eric Maine]]''' **B.E.S.T.I.A. **Il grande contagio **Luna chiama Terra... **Rischio calcolato *'''[[Joseph de Maistre]]''' **Considerazioni sulla Francia **Saggio sul principio generatore delle costituzioni e delle altre istituzioni umane *'''[[Xavier de Maistre]]''' **I prigionieri del Caucaso **Il lebbroso della città di Aosta **Prascovia o La fanciulla siberiana **Spedizione notturna intorno alla mia camera **Viaggio intorno alla mia camera *'''[[Maria Majocchi]]''' **Alle soglie d'eternità **Il libro dei miraggi **Prato fiorito **Superba e bella *'''[[Andreï Makine]]''' **Il testamento francese *'''[[Vincenzo Malacarne]]''' **De' mostri umani *'''[[Bernard Malamud]]''' **L'uomo di Kiev *'''[[Curzio Malaparte]]''' **La pelle **La rivolta dei santi maledetti **Maledetti Toscani **Mamma marcia **Muss Ritratto di un Dittatore *'''[[Errico Malatesta]]''' **Anarchismo e democrazia **Fra contadini **L'anarchia. 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Malzberg]]''' **Ballando il tip-tap per le strade e le traverse della vita **Il ragazzo e il computer **L'elmetto *'''[[Goffredo Mameli]]''' **Inno **Pagine politiche *'''[[Terenzio Mamiani]]''' **Antonio Oroboni alla sua fidanzata **Dell'ottima congregazione umana **D'un nuovo diritto europeo *'''[[Giorgio Manacorda]]''' **Il corridoio di legno *'''[[Giuseppe Manacorda]]''' **Storia della scuola in Italia *'''[[Laura Mancinelli]]''' **Attentato alla sindone **Il fantasma di Mozart **Il miracolo di santa Odilia **Ubaldo, il galletto che amava la musica di Ravel **Vita e opinioni di un polpo chiamato Arturo *'''[[Emily St. John Mandel]]''' **La musica delle parole *'''[[Osip Ėmil'evič Mandel'štam]]''' **Viaggio in Armenia *'''[[Eustachio Manfredi]]''' **Rime *'''[[Valerio Massimo Manfredi]]''' **Aléxandros-Il confine del mondo **Aléxandros-Il figlio del sogno **Aléxandros-Le sabbie di Amon **Chimaira **Idi di marzo **Il faraone delle sabbie **Il tiranno **L'impero dei draghi **L'oracolo **L'ultima legione **La torre della solitudine **Le paludi di Hesperia **Lo scudo di Talos **Palladion *'''[[Giorgio Manganelli]]''' **Agli dèi ulteriori **Centuria **Dall'inferno **Hilarotragoedia **Il rumore sottile della prosa **Pinocchio: un libro parallelo *'''[[Henning Mankell]]''' **Assassino senza volto **Delitto di mezza estate **I cani di Riga **Il cervello di Kennedy **Il cinese **L'uomo che sorrideva **L'uomo inquieto **La falsa pista **La leonessa bianca **Muro di fuoco **Prima del gelo **Scarpe italiane *'''[[Heinrich Mann]]''' **Il suddito **L'angelo azzurro **Maturità e destino di Enrico IV **Una vita difficile *'''[[Thomas Mann]]''' **Altezza reale **Carlotta a Weimar **Confessioni del cavaliere d'industria Felix Krull **Giuseppe il nutritore **I Buddenbrook **L'eletto **L'inganno **La legge **La montagna incantata **La morte a Venezia **Le storie di Giacobbe **Le teste scambiate **Tonio Kröger **Tristano *'''[[Giovanni Manna]]''' **Le province meridionali del Regno d'Italia *'''[[Domenico Maria Manni]]''' **Lezioni di lingua toscana *'''[[Lara Manni]]''' **Sopdet. La stella della morte **Tanit. La bambina nera *'''[[Giuseppe Manno]]''' **Storia di Sardegna *'''[[Erica Joy Mannucci]]''' **La cena di Pitagora *'''[[Katherine Mansfield]]''' **In una pensione tedesca **La festa in giardino *'''[[Paolo Mantegazza]]''' **Commemorazione di Carlo Darwin **Elementi d'igiene **Elogio della vecchiaia **India **L'anno 3000 **L'arte di prender marito **Un giorno a Madera *'''[[Hilary Mantel]]''' **Al di là del nero **Wolf Hall *'''[[Aldo Manuzio]]''' **Supplica alla Signoria di Venezia *'''[[Paolo Manuzio]]''' **De gli elementi, e di molti loro notabili effetti *'''[[Antonio Manzini]]''' **La giostra dei criceti **Orfani bianchi *'''[[Carlo Antonio Manzini]]''' **L'occhiale all'occhio: dioptrica pratica *'''[[Gaia Manzini]]''' **La scomparsa di Lauren Armstrong *'''[[Gianna Manzini]]''' **La sparviera **Ritratto in piedi *'''[[Vincenzo Manzini]]''' **Trattato di diritto penale italiano *'''[[Alessandro Manzoni]]''' **Adelchi **Del romanzo storico e, in genere, de i componimenti misti di storia e d'invenzione **Del trionfo della libertà **[[I promessi sposi]] ***Fermo e Lucia ***Edizione 1827 ***Edizione 1840 **Il cinque maggio **Il conte di Carmagnola **Il nome di Maria **Per una prima comunione **Storia della colonna infame *'''[[Carlo Manzoni]]''' **Che pioggia di sberle, bambola! **Ti svito le tonsille, piccola! **Un colpo in testa e sei più bella, angelo! *'''[[Domenico Manzoni]]''' **Quaderno doppio col suo giornale *'''[[Mao Zedong]]''' **Citazioni del presidente Mao Tse-tung **Combattere il liberalismo **Sulla contraddizione *'''[[Walter Map]]''' **Dissuasio Valerii ad Ruffinum philosophum ne uxorem ducat *'''[[Costante Marabelli]]''' **Medievali & medievisti *'''[[Sándor Márai]]''' **Confessioni di un borghese **I ribelli **Il gabbiano **Il sangue di San Gennaro **L'eredità di Eszter **La donna giusta **‎La recita di Bolzano **La sorella **Le braci **Liberazione *'''[[Dacia Maraini]]''' **Bagheria **Colomba **Il treno dell'ultima notte **La lunga vita di Marianna Ucria **La ragazza di via Maqueda **Memorie di una ladra **Voci *'''[[Matteo Marangoni]]''' **La Basilica di S. Lorenzo in Firenze *'''[[Faustina Maratti]]''' **Rime dell'avvocato Gio. Batt. Felice Zappi e di Faustina Maratti, sua consorte ***Dolce sollievo dell'umane cure ***Che? non credevi forse, anima schiva ***Io porto, ahimè, trafitto il manco lato ***Pensier, che vuoi, che in così torvo aspetto ***Qualora il tempo alla mia mente riede ***Non so per qual ria sorte, o qual mio danno ***Questo è il faggio, o Amarilli, e questo è il rio ***Da poi che il mio bel sol s'è fatto duce ***Allor, che oppressa dal gravoso incarco ***Ahi, che si turba, ahi che s'innalza e cresce ***Bacio l'arco, e lo strale, e bacio il nodo ***Dov'è, dolce mio caro, amato figlio ***Cadder preda di morte, e in pena ria ***Bosco caliginoso, orrido, e cieco ***Se è ver, c'a un cenno del crudel Caronte ***Invido sol che riconduci a noi ***Per non veder del vincitor la sorte ***Se mai degli anni in un col corso andranno ***Quando l'almo mio Sol fra gli altri appare ***Poiché il volo dell'Aquila latina ***Or qual mai darem lode al pregio vostro ***Io non so come a questa età condotte ***Io mi credea la debil navicella ***Prese per vendicar l'onta e l'esiglio ***Chi veder vuol come ferisca Amore ***Questa che in bianco ammanto, e in bianco velo ***Ahi ben me 'l disse in sua favella il core ***Muse, poiché il mio Sol gode e desìa ***Donna che tanto al mio bel Sol piacesti ***Ombrose valli, e solitari orrori ***Ovunque il passo volgo, o il guardo io giro ***Amato figlio, or che la dolce vista ***Poiché narrò la mal sofferta offesa ***Fra cento d'alto sangue illustri e conte ***Ah rio velen delle create cose ***Nuovo al bel Tempio suo crescendo onore ***Donna real che d'Imeneo la legge ***Scrivi, mi dice un valoroso sdegno *'''[[Benedetto Marcello]]''' **Il teatro alla moda *'''[[Joseph Moncure March]]''' **The wild party *'''[[William March]]''' **Compagnia K *'''[[Marchesa Colombi]]''' **Cara speranza **Il tramonto d'un ideale **In risaia **La cartella n. 4 ***Capo d'anno ***Chi lascia la via vecchia per la nova ***I morti parlano ***Riccardo Cuor di Leone ***Storia di una Viola ***Una piccola vendetta **La gente per bene **Prima morire **Senz'amore **Serate d'inverno ***Teste alate ***La prima disgrazia ***Impara l'arte e mettila da parte ***Fiore d'arancio ***In provincia ***Un velo bianco **Tempesta e bonaccia: romanzo senza eroi **Un matrimonio in provincia *'''[[Giovanni Marchelli]]''' **Trattato della sfera celeste *'''[[Concetto Marchesi]]''' **Il libro di Tersite *'''[[Marcello Marchesi]]''' **Diario futile di un signore di mezza età **Il malloppo **Sette zie *'''[[Roberto Marchesini]]''' **Contro i diritti degli animali? *'''[[Alessandro Marchetti (matematico)|Alessandro Marchetti]]''' **Della natura delle comete *'''[[Angelo Marchetti]]''' **Breve introduzione alla cosmografia *'''[[Giovanni Marchetti]]''' **Ave Maris Stella **In morte del conte Giulio Perticari **Una notte di Dante *'''[[Cesare Marchi]]''' **Quando siamo a tavola *'''[[Marco Aurelio]]''' **Pensieri *'''[[Franco Marcoaldi]]''' **Sconcerto *'''[[Gabriele Marconi]]''' **Le stelle danzanti *'''[[Herbert Marcuse]]''' **L'uomo a una dimensione **Ragione e rivoluzione *'''[[Leopoldo Marenco]]''' **Nel tempo d'una volta *'''[[Margherita d'Angoulême]]''' **Heptaméron *'''[[Alessandro Mari]]''' **Troppo umana speranza *'''[[Michele Mari]]''' **Roderick Duddle *'''[[Raffaele Mariano]]''' **Il risorgimento italiano **Papa, clero e chiesa in Italia *'''[[Javier Marías]]''' **Domani nella battaglia pensa a me **Nera schiena del tempo **Un cuore così bianco *'''[[Joseph-François Marie]]''' **Lezioni elementari di calcolo differenziale ed integrale **Lezioni elementari di matematiche *'''[[Filippo Tommaso Marinetti]]''' **A caccia di quaglie e donne arabe con un mezzano arabo **Contro il Papato e la mentalità cattolica, serbatoi di ogni passatismo **Democrazia futurista **Distruzione **Guerra sola igiene del mondo **Il tamburo di fuoco **L'aeroplano del Papa **L'alcòva d'acciaio **L'isola dei baci **Manifesto del futurismo **Manifesto tecnico della letteratura futurista **Teatro futurista sintetico *'''[[Aleksandra Marinina]]''' **Amore di sangue **Facile come uccidere **Giochi di morte **Il Padrone della Città **Il volto della morte **Ipnosi mortale **L'amica di famiglia **L'attrice **La settima vittima **Morte in cambio **Nome della vittima: nessuno **Prede innocenti **Sono morto ieri **Un caso di ricatto *'''[[Giovan Battista Marino]]''' **Adone **Amori **La strage degli innocenti *'''[[Ruggero Marino]]''' **L'uomo che superò i confini del mondo *'''[[Alberto Mario]]''' **La camicia rossa **La schiavitù e il pensiero: annotazioni *'''[[Isaac Marion]]''' **Warm Bodies *'''[[Giovanni Mariotti]]''' **Butroto **Matilde *'''[[Petros Markaris]]''' **Prestiti scaduti, *'''[[Liza Marklund]]''' **Freddo Sud **Studio Sex *'''[[Christopher Marlowe]]''' **L'ebreo di Malta *'''[[Stephen Marlowe]]''' **Il vicerè del Nuovo Mondo *'''[[Francesco Costantino Marmocchi]]''' **Corso di geografia commerciale **Corso di geografia storica antica del medio-evo e moderna *'''[[Leslie Marmon Silko]]''' **Cerimonia *'''[[Auguste Marmont]]''' **Viaggio in Sicilia *'''[[Giuseppe Marotta]]''' **Gli alunni del tempo **L'oro di Napoli **Le milanesi **Mal di Galleria **San Gennaro non dice mai no *'''[[Arturo Marpicati]]''' **Dante e il Foscolo **La proletaria *'''[[John P. Marquand]]''' **Il molto onorevole signor Pulham ** Jim ha poco tempo **L'impossibile ritorno *'''[[Melissa Marr]]''' **Radiant Shadows *'''[[Giovanni Marradi]]''' **Notturno **Voi *'''[[Frederick Marryat]]''' **La botte *'''[[John Marsden]]''' **Il domani che verrà *'''[[Ngaio Marsh]]''' **Delitto a teatro *'''[[Michael Marshall Smith]]''' **Il libro dei numeri irrazionali **Ricambi *'''[[Giovanni Marsili]]''' **Notizie del pubblico giardino de' semplici di Padova compilate intorno l'anno 1771 **Notizie inedite scritte da Giovanni Marsili *'''[[Carmen Martín Gaite]]''' **Lo strano è vivere **Nuvolosità variabile *'''[[Ferdinando Martini]]''' **Donne, salotti e costumi *'''[[Luigi Martini (sacerdote)]]''' **Il Confortatorio di Mantova negli anni 1851, 52, 53 e 55 *'''[[Pietro Martini]]''' **Pergamene, codici e fogli cartacei di Arborea *'''[[Luis Martín-Santos Ribera]]''' **Tempo di silenzio *'''[[Adam Mars-Jones]]''' **Vita e opinioni di John Cromer *'''[[Juan Marsé]]''' **L'amante bilingue *'''[[Yann Martel]]''' **Vita di Pi *'''[[Diego Martelli]]''' **La pittura del 400 a Firenze *'''[[Lodovico Martelli]]''' **Stanze a Vittoria marchesa di Pescara **Tullia *'''[[Pier Jacopo Martello]]''' **Lo starnuto di Ercole *'''[[George R. R. Martin]]''' **I re di sabbia ***La via della croce e del drago ***Il drago di ghiaccio ***Nelle terre perdute ***Re della sabbia ***I passeggeri della Nightflyer ***Il fiore di vetro ***Il cavaliere errante **Il trono di spade **Il regno dei lupi **La Regina di Draghi **Il dominio della regina **Tempesta di spade **I fiumi della guerra **Il Portale delle Tenebre **Il Dominio della Regina **L'ombra della profezia **I guerrieri del ghiaccio **I fuochi di Valyria **La Danza dei Draghi **Il battello del delirio **Fuoco e sangue **Il viaggio di Tuf **La Luce morente **Le torri di cenere **Nella Casa del Verme *'''[[Lee Martin]]''' **Che fine ha fatto Miss Baby? *'''[[Domenico Martinelli]]''' **Horologi elementari *'''[[Piero Martinetti]]''' **L'educazione della volontà *'''[[Guillermo Martínez]]''' **La serie di Oxford *'''[[Carlo Maria Martini]]''' **Il coraggio della passione **Qualcosa di così personale **Sto alla porta **Sulle strade del Signore *'''[[Steve Martini]]''' **Chiamata in giudizio **Doppio bersaglio **Il giudice **Influenza indebita **L'avvocato **L'imputato **La classifica **Prova schiacciante **Punto di fusione *'''[[Nino Martoglio]]''' **'a vilanza **Cappidazzu paga tuttu **Centona **San Giuvanni decullatu **Scuru *'''[[Mario Martone]]''' **Noi credevamo *'''[[Ret Marut]]''' **Il tesoro della Sierra Madre *'''[[Groucho Marx]]''' **Le lettere di Groucho Marx *'''[[Karl Marx]]''' **Il 18 brumaio di Luigi Bonaparte **Il Capitale **Per la critica della filosofia del diritto di Hegel **Tesi su Feuerbach *'''[[Gaetano Marzagaglia]]''' **Del calcolo balistico **Fascetto di pratiche matematiche **Lettera di un matematico italiano *'''[[Marco Valerio Marziale]]''' **Epigrammi *'''[[Lorenzo Mascheroni]]''' **Invito a Lesbia Cidonia **Nuove ricerche sull'equilibrio delle volte *'''[[Gianfranco Maselli]]''' **Il cercadischi *'''[[Ernesto Masi]]''' **Lorenzo il Magnifico **Vincenzo Monti (1754-1828) *'''[[Beatrice Masini]]''' **Solo con un cane *'''[[Pier Carlo Masini]]''' **Cafiero *'''[[Richard Mason]]''' **Anime alla deriva **Il respiro della notte *'''[[Savina Dolores Massa]]''' **Mia figlia follia *'''[[Tullo Massarani]]''' **L'odissea della donna *'''[[Giuseppe Massari]]''' **Cenni biografici di Vincenzo Gioberti **Il Conte di Cavour. Ricordi biografici **Il generale Alfonso La Marmora. Ricordi biografici *'''[[David I. Masson]]''' **Prendere o lasciare *'''[[Jeffrey Moussaieff Masson]]''' **Il gatto che venne dal freddo **Il maiale che cantava alla luna **La vita emotiva dei gatti **Nel regno dell'armonia **Quando gli elefanti piangono *'''[[Edgar Lee Masters]]''' **Antologia di Spoon River *'''[[Ángeles Mastretta]]''' **Donne dagli occhi grandi **Nessuna eternità come la mia *'''[[Francesco Mastriani]]''' **I misteri di Napoli **I vermi **La contessa di Montès **Le ombre *'''[[Raffaele Mastriani]]''' **Storia e descrizione della città di Napoli *'''[[Mastro Titta]]''' **Memorie di un carnefice *'''[[Lucio Mastronardi]]''' **Il maestro di Vigevano *'''[[Antonio Matani]]''' **Ragionamento filosofico istorico sopra la figura della terra *'''[[Hisham Matar]]''' **Il ritorno *'''[[Richard Matheson]]''' **Altri regni **Duel e altri racconti **Fiamma frigida **Ghost **Io sono leggenda **The Box e altri racconti *'''[[Charles-Joseph Mathon de la Cour]]''' **Metodo aritemetico di far molto con poco *'''[[Pellegrino Matteucci]]''' **In Abissinia **La spedizione italiana all'Africa equatoriale *'''[[Andrew Matthews]]''' **Gatti, streghe e cavalieri *'''[[Brice Matthieussent]]''' **La vendetta del traduttore *'''[[Predrag Matvejević]]''' **Breviario mediterraneo *'''[[Enrico Mauceri]]''' **Siracusa e la Valle dell'Anapo *'''[[Paola Maugeri]]''' **Alla salute! **La mia vita a impatto zero **Las vegans *'''[[Guy de Maupassant]]''' **Bel-Ami **Forte come la morte **In famiglia **L'eredità **La casa Tellier **La vita errante **Le Horla **Palla di sego **Una vita *'''[[Paolo Maurensig]]''' **Canone inverso **Gli amanti fiamminghi **L'arcangelo degli scacchi **La variante di Lüneburg **L'ombra e la meridiana **L'ultima traversa **Venere lesa *'''[[François Mauriac]]''' **Destini **Gli angeli neri **Groviglio di vipere **Il bacio al lebbroso **La farisea **La fine della notte **Teresa dal medico **Teresa Desqueyroux **Vita di Gesù *'''[[Marco Maurizi]]''' **Le parole e le cozze *'''[[André Maurois]]''' **L'istinto della felicità **La prima "Lady" stregata da Byron **Storia degli Stati Uniti **Sua figlia *'''[[Tucker Max]]''' **Spero che servano birra all'inferno *'''[[Ann Maxwell]]''' **Gli illusionisti **Il destino di Rheba *'''[[Katarina Mazetti]]''' **Il tizio della tomba accanto **La tomba di famiglia **Taci! Sei morto! *'''[[Angelo Mazza]]''' **Dei dolori di Maria Vergine *'''[[Mauro Mazza]]''' **L'albero del mondo *'''[[Margaret Mazzantini]]''' **Mare al mattino **Nessuno si salva da solo **Non ti muovere **Venuto al mondo *'''[[Giulio Mazzarino]]''' **Breviario dei politici ***Edizione 1698 ***Edizione 2008 *'''[[Mazzeo di Ricco]]''' **Amore, avendo interamente voglia **Chi conoscesse sì la sua fallanza **La ben aventurosa innamoranza **Lo core innamorato **Lo gran valore e lo pregio amoroso **Madonna, de lo meo 'namoramento **Sei anni ò travagliato *'''[[Giovanni Battista Mazzini]]''' **Congetture fisico-meccaniche intorno le figure delle particelle componenti il ferro *'''[[Giuseppe Mazzini]]''' **A Carlo Alberto di Savoja **A parole chiare risposta chiara **D'alcune cause che impedirono finora lo sviluppo della libertà in Italia **D'una letteratura europea **Della Giovine Italia **Doveri dell'uomo **I fratelli Bandiera **Istruzione generale per gli affratellati nella Giovane Italia **Note autobiografiche *'''[[Luigi Mazzocchi]]''' **Il canale della Bevera e i cavi Diotti: notizie storiche e tecniche *'''[[Carlo Mazzoni]]''' **Due amici *'''[[Melania Gaia Mazzucco]]''' **La lunga attesa dell'angelo *'''[[Ridolfo Mazzucconi]]''' **Guida allo scrivere corretto <span id="Mb"></span> <span id="Mc"></span> *'''[[Paul J. McAuley]]''' **La torre aliena *'''[[Ed McBain]]''' **Aria chiusa **Gladly, l'orsacchiotto strabico (come Evan Hunter) **Gli amanti **Grande città violenta **Il rapporto scomparso **La bella e la bestia **La trappola del gatto **Le delusioni di Benjamin Smoke **Misfatti **Money **Nocturne **Piccoli omicidi ***Incensurato ***Pornofilm ***La prima volta ***Ogni mattina ***Una di meno ***Baciami, Dudley ***Un enigma cinese ***L'intervista ***Rapporto su un incidente ***Auto che scottano ***Il testimone oculare ***E dietro il buio ***Natura morta ***Un uomo felice ***Piccolo omicidio ***Caldo ***Noi due soli ***Volo mortale ***La confessione ***La roulette russa **Romance **''Savage'' calibro 300 **Soldi facili (come Evan Hunter) **Traditori **Tre topolini ciechi **Ultima speranza **Un'ombra sulla spiaggia **Una città contro **Uno spacciatore per l'87° **Vedove **Vespri *'''[[James McBride]]''' **Il colore dell'acqua *'''[[Anne McCaffrey]]''' **Gli anni d'oro: rispetta i superiori **I delfini di Pern **Il segno nel cielo **La messaggera di Pern *'''[[Colum McCann]]''' **I {{sic|figlio}} del buio *'''[[Cormac McCarthy]]''' **Cavalli selvaggi **La strada **Meridiano di sangue **Non è un paese per vecchi **Suttree *'''[[Mary McCarthy]]''' **Il gruppo **Uccelli d'America *'''[[Thorp McClusky]]''' **L'evocazione **La marcia degli zombie *'''[[Frank McCourt]]''' **Che paese, l'America! **Ehi, prof! **Le ceneri di Angela *'''[[Carson McCullers]]''' **Invito di nozze **La ballata del caffè triste **Orologio senza lancette *'''[[Tiffany McDaniel]]''' **Il caos da cui veniamo **L'estate che sciolse ogni cosa **Queste voci mi battono viva **Sul lato selvaggio *'''[[Val McDermid]]''' **L'esecuzione *'''[[Alice McDermott]]''' **Dopo tutto questo *'''[[Ian McEwan]]''' **Amsterdam **Bambini nel tempo **Chesil Beach **Espiazione **Il giardino di cemento **L'amore fatale **Lettera a Berlino *'''[[Cody McFadyen]]''' **Io confesso **L'ombra *'''[[William P. McGivern]]''' **La donna rubata *'''[[Anthony McGowan]]''' **Diario di un superciccio *'''[[Kathleen McGowan]]''' **Il vangelo di Maria Maddalena *'''[[Patrick McGrath]]''' **Follia **L'odore *'''[[Vonda McIntyre]]''' **Passaggio alle stelle *'''[[Jay McInerney]]''' **L'ultimo dei Savage **La luce dei giorni *'''[[Gillian McKeith]]''' **Sei quello che mangi *'''[[Richard McKenna]]''' **Cacciatore torna a casa **La San Pablo *'''[[Patricia A. McKillip]]''' **Il principe del mare e del fuoco ***Il maestro degli enigmi di Hed ***L'erede del mare e del fuoco ***L'arpista nel vento **La città di luce e d'ombra **La maga di Eld **Una culla in fondo al mare **Voci dal nulla *'''[[Robin McKinley]]''' **La spada blu **Sunshine *'''[[Brian McLaren]]''' **Le dieci domande che cambieranno la Chiesa *'''[[Kathleen McLuskie]]''' **Teatro e politiche sessuali: Il caso della duchessa di [[John Webster|Webster]] *'''[[Robert McLiam Wilson]]''' **Eureka Street *'''[[Barbara McMahon]]''' **Vecchie gelosie *'''[[Lisa McMann]]''' **Dream *'''[[Andy McNab]]''' **Crisi quattro **Fuoco di copertura **Il ragazzo soldato **Lo sterminatore **Nome in codice Dark Winter **Pattuglia Bravo Two Zero *'''[[Cliff McNish]]''' **Il custode di Freya *'''[[Charles McPhee]]''' **Il gatto sul fico *'''[[Cynthia McQuillin]]''' **L'ombra del suonatore d'arpa <span id="Md"></span> <span id="Me"></span> *'''[[Abdelwahab Meddeb]]''' **Fantasia *'''[[Lorenzino de' Medici]]''' **Apologia **Aridosio *'''[[Lorenzo de' Medici]]''' **La Nencia da Barberino **Simposio o I Beoni *'''[[Pedro de Medina]]''' **L'arte del navegar *'''[[Efraim Medina Reyes]]''' **C'era una volta l'amore ma ho dovuto ammazzarlo **La sessualità della Pantera Rosa *'''[[Zubin Mehta]]''' **La partitura della mia vita *'''[[Eva Meijer]]''' **Il cottage degli uccelli *'''[[Giorgio Meletti]]''' **La paga dei padroni **Nel paese dei Moratti *'''[[Giovanni Meli]]''' **Ditirammu **L'origini di lu munnu *'''[[Andrea Melone]]''' **La verità sulla morte di Carla *'''[[Herman Melville]]''' **Bartleby lo scrivano **Benito Cereno **Galapagos **Moby Dick **Taipi *'''[[Memini]]''' **La marchesa d'Arcello **Mario **Mia **Vita mondana *'''[[Menandro]]''' **Il misantropo *'''[[Eduardo Mendoza]]''' **Nessuna notizia di Gurb *'''[[Luigi Meneghello]]''' **Libera nos a malo *'''[[Francesco Mengotti]]''' **Idraulica fisica e sperimentale *'''[[Giovanni Stefano Menochio]]''' **Le Stuore [di Gio. Corona] tessute di varia eruditione sacra, morale, e profana *'''[[Michel Menu]]''' **Arte e tecnica del capo *'''[[Almerico Meomartini]]''' **Benevento *'''[[Icchokas Meras]]''' **Scacco perpetuo *'''[[Pascal Mercier]]''' **Treno di notte per Lisbona *'''[[George Meredith]]''' **L'egoista *'''[[Richard C. Meredith]]''' **Il cielo era pieno di navi *'''[[Dmitrij Sergeevič Merežkovskij]]''' **Pietro il Grande *'''[[Prosper Mérimée]]''' **Carmen **Colomba **Giuman **La notte di S. Bartolomeo *'''[[Alda Merini]]''' **La volpe e il sipario *'''[[Robert Merle]]''' **Il giardino del serpente **La morte è il mio mestiere *'''[[Francesco Merlino]]''' **L'utopia collettivista *'''[[Fatema Mernissi]]''' **La terrazza proibita. Vita nell'harem *'''[[Abraham Merritt]]''' **Brucia, strega, brucia **Gli abitatori del miraggio **Striscia, ombra! *'''[[Thomas Merton]]''' **Il segno di Giona **La montagna delle sette balze **Presentazione a "Canto all'amore" *'''[[Giuseppe Merzario]]''' **Storia del Collegio Cicognini di Prato *'''[[Angelo Messedaglia]]''' **L'economia politica **L'imperatore Diocleziano e la legge economica del mercato **L'insegnamento politico-amministrativo **La statistica e i suoi metodi **Statistica morale dell'Inghilterra comparata alla statistica morale della Francia di M.A. Guerry *'''[[Annie Messina]]''' **Il mirto e la rosa **La principessa e il wâlî *'''[[Vittorio Messori]]''' **Il mistero di Torino **Inchiesta sul cristianesimo **Ipotesi su Gesù **Scommessa sulla morte *'''[[Grace Metalious]]''' **I peccati di Peyton Place *'''[[Pietro Metastasio]]''' **Achille in Sciro **Adriano in Siria **Alessandro nell'Indie **Antigono **Arie **Artaserse **Attilio Regolo **Catone in Utica **Ciro riconosciuto **Demetrio **Demofoonte **Didone abbandonata **Ezio **Il re pastore **Il sogno di Scipione **Il trionfo di Clelia **Ipermestra **Issipile **L'endimione **L'eroe cinese **L'impresario delle Canarie **L'isola disabitata **L'Olimpiade **La clemenza di Tito **Nitteti **Romolo ed Ersilia **Ruggiero **Semiramide **Siroe **Temistocle **Zenobia *'''[[Izrail' Moiseevič Metter]]''' **Muchtar *'''[[Philipp Meyer]]''' **Il figlio **Ruggine americana *'''[[Renaud Meyer]]''' **Le due morti di Hannah K. *'''[[Stephenie Meyer]]''' **Ballo infernale **Breaking Dawn **Eclipse **L'ospite **La breve seconda vita di Bree Tanner **Twilight **New Moon *'''[[Émile Meyerson]]''' **Identità e realtà *'''[[Gustav Meyrink]]''' **J.H. Obereit visita la regione delle Succhiatempo **Il Golem **La notte di Valpurga <span id="Mf"></span> <span id="Mg"></span> <span id="Mh"></span> <span id="Mi"></span> *'''[[Giuseppe Micali]]''' **Storia degli antichi popoli italiani *'''[[Paolo Miccoli]]''' **La divertente commedia umana *'''[[Judith Michael]]''' **Un certo sorriso **Una sola passione *'''[[Karin Michaëlis]]''' **Bibi. Una bambina del nord *'''[[Anne Michaels]]''' **In fuga *'''[[Joseph-François Michaud]]''' **Storia delle Crociate **Viaggio in Grecia ed a Smirne *'''[[Domenico Michelessi]]''' **Memorie intorno alla vita e agli scritti del conte Francesco Algarotti *'''[[Jules Michelet]]''' **La strega *'''[[Robert Michels]]''' **Corso di sociologia politica *'''[[Carlo Michelstaedter]]''' **Dialogo della salute **La persuasione e la rettorica **Poesie **Volo per altri cieli è la mia vita *'''[[James A. Michener]]''' **Space *'''[[Adam Mickiewicz]]''' **Pan Tadeusz *'''[[China Miéville]]''' **La città & la città **Perdido street station *'''[[Bruno Migliorini]]''' **Storia della lingua italiana *'''[[Pietro Mignosi]]''' **Arte e rivelazione *'''[[Lanfranco Mignoti]]''' *L'vltima parte della geometria *'''[[Massimo Mila]]''' **Lettura del Flauto Magico *'''[[Cesare Milanese]]''' **La tela *'''[[Guido Milanesi]]''' **Mar sanguigno ***Lu Scïò ***1914 ***La traversata della morte ***Una notte di Natale ***Supremo grido ***Sosta di aquilotti ***Il carnevale del siluro ***La Fede ***Come nella tetra leggenda adriatica **Rahatea *'''[[Giovanni Milani]]''' **Dietro quali considerazioni generali si debba determinare **Qual linea seguir debba da Brescia a Milano *'''[[Lorenzo Milani]]''' **L'obbedienza non è più una virtù *'''[[Gianni Milano]]''' **Il maestro e le margherite *'''[[Domenico Milelli]]''' **Bare **Inno delle Colonie Italiane *'''[[Francesco Milizia]]''' **Dizionario delle belle arti del disegno **Principj di architettura civile *'''[[John Stuart Mill]]''' **La libertà **La servitù delle donne *'''[[Margaret Millar]]''' **Cercatemi domani, sarò morto **Chi perde un amico... **Il segreto di Virginia **Inganno per quattro **L'assassinio di Miranda **L'urlo **La porta stretta **La scatola d'argento **Mistero senza fine **Occhi nel buio **Ragnatele **Sapore di paura **Una torre per il profeta **Uno sconosciuto nella mia tomba *'''[[Martin Millar]]''' **Ragazze lupo *'''[[Alice Miller]]''' **Il bambino inascoltato **Il dramma del bambino dotato e la ricerca del vero Sé **L'infanzia rimossa **La persecuzione del bambino *'''[[Andrew Miller (scrittore)|Andrew Miller]]''' **Casanova innamorato *'''[[Henry Miller]]''' **Domenica dopo la guerra **Il colosso di Maroussi **Il mondo del sesso **Il sorriso ai piedi della scala **Il tempo degli assassini **Nexus **Opus pistorum **Paradiso perduto **Plexus **Primavera nera **Tropico del Cancro **Tropico del Capricorno *'''[[Mark Alan Miller]]''' **''Hellraiser: Il tributo'' *'''[[Peter Schuyler Miller]]''' **Oltre il fiume *'''[[Rex Miller]]''' **Slob *'''[[Sue Miller]]''' **Mentre ero via *'''[[Wade Miller]]''' **Donna rubata **Gli spaiati **Il segno del pavone *'''[[Charles-Hubert Millevoye]]''' **La caduta delle foglie *'''[[Dan Millman]]''' **La via del guerriero di pace *'''[[Alan Alexander Milne]]''' **Il mistero di Casa Rossa **Winnie Puh *'''[[John Milton]]''' *Areopagitica **Il Como **Il Licida, l'Allegro, ed il Penseroso ***Licida ***L'allegro ***Il penseroso **Paradiso perduto *'''[[Anchee Min]]''' **Azalea Rossa *'''[[Céline Minard]]''' **Per poco non ci lascio le penne *'''[[Alain Minc]]''' **I dieci giorni che sconvolgeranno il mondo *'''[[Marin Mincu]]''' **Il diario di Dracula *'''[[Octave Mirbeau]]''' **Farse e moralità ***L'epidemia ***Vecchio focolare domestico ***Il portafoglio ***Gli amanti ***Scrupoli ***Intervista **La botte di sidro ***Il merciaiuolo ambulante ***Rabalan ***La bella zoccolaia ***L'ottogenuaria ***La prima emozione ***Il vitalizio ***Aspetto della folla ***Il Polacco ***Il Signor Quarto ***Per ingrandirsi ***Le bocche inutili ***Due amici si amavano ***Il tamburo ***I due viaggi ***Aspetto della folla ***Appunti per un avvocato *'''[[Nicola Misasi]]''' **In Magna Sila: racconti calabresi ***Maria Monaco ***Francesco il mendico ***Capanna di carbonaio ***Leggenda montanara ***Andrea ***In carcere ***Mentre piove ***Vallone di Rovito ***Lo stendardo di S. Rocco ***Un marito che si vendica *'''[[Eraldo Miscia]]''' **Profilo d'uomo *'''[[Yukio Mishima]]''' **Ali **Il padiglione d'oro **Il tempio dell'alba **Lezioni spirituali per giovani Samurai **Morte di mezza estate **Neve di primavera **Stella meravigliosa *'''[[Melchiorre Missirini]]''' **Pericolo di seppellire gli uomini vivi creduti morti *'''[[Marco Missiroli]]''' **Atti osceni in luogo privato *'''[[Jacquelyn Mitchard]]''' **Profondo come il mare *'''[[David Mitchell]]''' **Cloud Atlas *'''[[Margaret Mitchell]]''' **Via col vento *'''[[Saundra Mitchell]]''' **L'estate dei fantasmi *'''[[Shandi Mitchell]]''' **Sotto questo cielo intatto *'''[[Syne Mitchell]]''' **Ambra *'''[[Naomi Mitchison]]''' **Dopo l'incidente *'''[[Anna Mitgutsch]]''' **Straniera ovunque **Tua madre era come te? *'''[[Miyamoto Musashi]]''' **Il libro dei cinque anelli <span id="Mj"></span> <span id="Mk"></span> <span id="Ml"></span> *'''[[Leonard Mlodinow]]''' **La passeggiata dell'ubriaco *'''[[Sarah Mlynowski]]''' **10 cose che abbiamo fatto (e forse non avremmo dovuto) <span id="Mm"></span> <span id="Mn"></span> <span id="Mo"></span> *'''[[Mo Yan]]''' **I quarantuno colpi **I tredici passi **Il paese dell'alcol **Le canzoni dell'aglio **Le rane **Le sei reincarnazioni di Ximen Nao **Sorgo rosso *'''[[Azadeh Moaveni]]''' **Viaggio di nozze a Teheran *'''[[Federico Moccia]]''' **Ho voglia di te **Tre metri sopra il cielo *'''[[Patrick Modiano]]''' **Dora Bruder ** L'orizzonte **Via delle Botteghe Oscure *'''[[Judith Moffett]]''' **Non senza onore *'''[[Thomas Mofolo]]''' **Chaca Zulu *'''[[Rosa Mogliasso]]''' **L'assassino qualcosa lascia *'''[[Malika Mokeddem]]''' **Storia di sogni e di assassini *'''[[Molière]]''' **Don Giovanni *'''[[César Antonio Molina]]''' **La fuga dell'amore *'''[[Antonio Muñoz Molina]]''' **Plenilunio *'''[[Pompeo Gherardo Molmenti]]''' **L'arte veneziana del Rinascimento **La pittura veneziana **Venezia *'''[[Ferenc Molnár]]''' **I ragazzi della via Pál *'''[[Susie Moloney]]''' **Le tredici *'''[[Felice Momigliano]]''' **Religione, filosofia e storia della filosofia **Rinascimento italiano e illuminismo francese *'''[[Theodor Mommsen]]''' **Storia di Roma *'''[[Nicolás Monardes]]''' **Primera y segunda y tercera partes de la Historia medicinal *'''[[Rodolfo Mondolfo]]''' **Il dubbio metodico e la storia della filosofia *'''[[Gianni Monduzzi]]''' **Il manuale della Playgirl *'''[[Paolo Monelli]]''' **Avventura nel primo secolo **Le scarpe al sole **Mussolini piccolo borghese **Roma 1943 *'''[[Ernesto Teodoro Moneta]]''' **L'opera delle società della pace dalla loro origine ad oggi **Le guerre, le insurrezioni e la pace nel secolo decimo nono *'''[[Francesco Moneti]]''' **La Cortona convertita *'''[[Massimo Mongai]]''' **Il gioco degli immortali **Memorie di un cuoco d'astronave *'''[[Antonio Mongitore]]''' **L'atto pubblico di fede solennemente celebrato nella città di Palermo à 6 aprile 1724 dal Tribunale del S. Uffizio di Sicilia *'''[[Karen Marie Moning]]''' **Higlander. Amori nel tempo **Highlander. Torna da me **Il mistero del talismano perduto **Il segreto del libro proibito **La maledizione della luna nera *'''[[Marc Monnier]]''' **La camorra *'''[[Mary Wortley Montagu]]''' **Poesie ***Che comodi bensì, ma non delizie ***Sollecitata da l'istanze vostre ***O mille volte voi felice e mille ***Poco conosci il cor che tu consigli ***Se etade, infermità, dolori, angustie ***I patetici versi a me son sacri? ***Perché vivete voi così solinga ***Colà vedete quelle due colombe ***Della notte secreta argentea Diva ***I nostri padri, nati schiavi, a forza *'''[[Ovidio Montalbani]]''' **Agatochnea *'''[[Eugenio Montale]]''' **L'estetica e la critica *'''[[Bennassù Montanari]]''' **La sciarada, appendice alle antiche poetiche *'''[[Geminiano Montanari]]''' **Discorso sopra la tromba parlante *'''[[Raul Montanari]]''' **Il buio divora la strada **L'esistenza di dio **La verità bugiarda *'''[[Giuseppe Montanelli]]''' **Dello ordinamento nazionale **Memorie sull'Italia e specialmente sulla Toscana dal 1814 al 1850 *'''[[Indro Montanelli]]''' **I conti con me stesso **Dante e il suo secolo **Pantheon minore **Storia di Roma *'''[[Giorgio Montefoschi]]''' **La gioia del racconto **Le due ragazze con gli occhi verdi *'''[[Mayra Montero]]''' **L'ultima notte a letto con te *'''[[Augusto Monterroso]]''' **Il dinosauro *'''[[Montesquieu]]''' **Lettere persiane *'''[[Florence Montgomery]]''' **Incompreso *'''[[Lucy Maud Montgomery]]''' **Anna dai capelli rossi **Anna di Avonlea **Il baule dei sogni *'''[[Henry de Montherlant]]''' **Gli scapoli *'''[[Costanza Monti]]''' **L'origine della Rosa *'''[[Mario Monti (scrittore)|Mario Monti]]''' **Gli esploratori *'''[[Santo Monti]]''' **La signoria in Como *'''[[Vincenzo Monti]]''' **Aristodemo **Cajo Gracco **Elegie I **Galeotto Manfredi **Il bardo della Selva Nera **In morte di Lorenzo Mascheroni **In morte di Ugo Bass-Ville **L'entusiasmo melanconico **La bellezza dell'universo **La musogonia **La pace di Capoformio **Pensieri d'amore *'''[[Anne-Marie-Louise de Montpensier]]''' **Memorie della grande mademoiselle *'''[[Elizabeth Moon]]''' **Gli incidenti non capitano per caso... sono provocati *'''[[Michael Moorcock]]''' **Elric di Melniboné **Gli dei perduti **Il mastino della guerra *'''[[Alan Moore]]''' **La voce del fuoco *'''[[Brian Moore]]''' **La caccia *'''[[C. L. Moore]]''' **Il mattino dell'apocalisse **Northwest Smith il terrestre ***Shambleau ***Sete nera ***Sogno scarlatto ***La polvere del dio ***Julhi ***Il freddo dio grigio ***Yvala ***Paradiso perduto ***L'albero della vita ***La lupa mannara ***La ninfa delle tenebre ***Canto in chiave minore **Sogno scarlatto *'''[[Carlos Moore]]''' **Fela. Questa bastarda di una vita *'''[[Christopher Moore]]''' **Anime di seconda mano **Demoni. Istruzioni per l'uso **Il Vangelo secondo Biff **Razzmatazz **Sacré Bleu **Sesso e lucertole a Melancholy Cove **Tutta colpa dell'angelo *'''[[Lorrie Moore]]''' **Anagrammi *'''[[Margaret Moore]]''' **La sposa normanna *'''[[Michael Moore]]''' **Ma come hai ridotto questo Paese? **Stupid White Men *'''[[Susanna Moore]]''' **Dentro *'''[[Thomas Moore]]''' **Canti e melodie ***Gli amori degli Angeli ***Il Paradiso e la Peri ***La luce dell'Harem ***Gli Adoratori del Fuoco ***Melodia **Il profeta velato *'''[[Ward Moore]]''' **Bellimbusto *'''[[Michele Moramarco]]''' **I mitici Gufi **L'ultimo bagliore e la luna del mattino **La massoneria e l'età delle rivoluzioni *'''[[Michelle Moran]]''' **La regina dell'eternità. Il romanzo di Nefertiti *'''[[Paul Morand]]''' **Buddha Vivente **Campioni del mondo *'''[[Luigi Morandi]]''' **La ritrosa **Origine della lingua italiana *'''[[Elsa Morante]]''' **Aracoeli **L'isola di Arturo **La storia **Lo scialle andaluso **Menzogna e sortilegio *'''[[Mario Morasso]]''' **La nuova arma. (La macchina) **Uomini e idee del domani. L'egoarchia *'''[[Alberto Moravia]]''' **1934 **Agostino **Gli indifferenti **Il conformista **Il viaggio a Roma **Io e lui **L'amore coniugale **L'uomo che guarda **La ciociara **La disubbidienza **La noia **La romana **La villa del venerdì **Le ambizioni sbagliate **Palocco **Racconti romani **Viaggio in Inghilterra *'''[[Bruno Morchio]]''' **Bacci Pagano al ballo a Fontanigorda **Bacci Pagano al Roger Café **Bacci Pagano sul lago **Bacci Pagano. Una storia da carruggi **Colpi di coda **Con la morte non si tratta **Fragili verità **Gli uccelli di Pechino **La crêuza degli ulivi **Le cose che non ti ho detto **Le ombre della sera **Le sigarette del manager **Lo spaventapasseri **Maccaia **Nel tempo sbagliato **Rossoamaro **Un conto aperto con la morte **Un ibrido d'uomo **Uno sporco lavoro **Voci nel silenzio *'''[[Fabrizio Mordente]]''' **Propositioni *'''[[Giampaolo Morelli]]''' **Un bravo ragazzo *'''[[Raffaele Morelli]]''' **Puoi fidarti di te *'''[[Salvatore Morelli]]''' **Brindisi e Ferdinando II, o Il passato, il presente e l'avvenire di Brindisi **La donna e la scienza o la soluzione del problema sociale *'''[[Adriana Moreno]]''' ** La sinfonia del bosco *'''[[Marvel Moreno]]''' **In dicembre tornavano le brezze *'''[[Claudio Moreschini]]''' **Letteratura cristiana delle origini. Greca e latina *'''[[Antonio Moresco]]''' **Gli increati *'''[[Marino Moretti]]''' **Anna degli elefanti *'''[[Mario Moretti]]''' **Brigate rosse *'''[[Giovanni Battista Morgagni]]''' **Delle sedi e cause delle malattie anatomicamente investigate *'''[[Charles Morgan]]''' **Ritratto in uno specchio **La stanza vuota *'''[[Marlo Morgan]]''' **...E venne chiamata due cuori *'''[[Irmtraud Morgner]]''' **Nozze a Costantinopoli *'''[[Carlo Luigi Morichini]]''' **Degl'istituti di pubblica carità ed istruzione primaria e delle prigioni in Roma, volume I *'''[[Eduard Mörike]]''' **Castagnasecca l'omino di Stoccarda **Mozart in viaggio verso Praga *'''[[Gianluca Morini]]''' **Una serena inconsistenza *'''[[Karl Philipp Moritz]]''' **Anton Reiser *'''[[Christopher Morley]]''' **Il cavallo di Troia **Kitty Foyle **La libreria stregata **Tuono a sinistra *'''[[Tommaso Moro]]''' **Secondo Libro di quel parlamento che fece Rafaello Hytlodeo de l'ottimo stato de la republica Utopiense **Utopia *'''[[Davide Morosinotto]]''' **La quercia addormentata *'''[[Ferdinando Morozzi]]''' **Dello stato antico e moderno del fiume Arno e delle cause e de' rimedi delle sue inondazioni *'''[[Gianluca Morozzi]]''' **Bob Dylan spiegato a una fan di Madonna e dei Queen *'''[[Emilio Morpurgo]]''' **La finanza **La statistica e le scienze sociali **Marco Foscarini e Venezia nel secolo XVIII *'''[[Isabella Morra]]''' **Rime *'''[[John Morressy]]''' **Dirigenti & Ascensori *'''[[Desmond Morris]]''' **Il comportamento intimo **L'uomo e i suoi gesti **La scimmia nuda **Lo zoo umano *'''[[William Morris]]''' **Notizie da nessun luogo *'''[[Wright Morris]]''' **Un sonno profondo *'''[[Toni Morrison]]''' **Amatissima **Il dono **Jazz **Paradiso *'''[[Bradford Morrow]]''' **La rabdomante *'''[[James Morrow]]''' **Abaddon **Abraham Lincoln da McDonald *'''[[Anna Morrow Lindberg]]''' **Ascolta, è il vento *'''[[Enrico Morselli]]''' **Carlo Darwin **L'uccisione pietosa **Psicologia e "spiritismo" **Sessualità umana *'''[[Ercole Luigi Morselli]]''' **Acqua sul fuoco **La prigione **Storie da ridere.... e da piangere ***L'osteria degli scampoli ***L'elefante ***La befana di Baciccia ***«Italien, Liebe, Blut...!» ***L'aeroplano ***La donna-ragno ***La vita è allegra! ***Il cavalier allegoria *'''[[Guido Morselli]]''' **Dissipatio H.G. **Il comunista **Un dramma borghese *'''[[Carole Mortimer]]''' **Accordo d'amore *'''[[Gaetano Mosca]]''' **Elementi di scienza politica **La classe politica *'''[[Giovanni Mosca]]''' **Ricordi di scuola *'''[[Chiara Moscardelli]]''' **Volevo essere una gatta morta *'''[[Nicola Moscardelli]]''' **Dostoievski *'''[[Mosco]]''' **Idilli ***Idillio I ***Idillio II ***Idillio III ***Idillio IV ***Idillio V ***Idillio VI ***Idillio VII ***Idillio VIII *'''[[Milena Moser]]''' **L'isola delle cameriere *'''[[Walter Mosley]]''' **Farfalla bianca **Il diavolo in azzurro **La musica del diavolo *'''[[Tara Moss]]''' **Brama oscura **Delitto d'alta moda **La foresta della morte *'''[[George Mosse]]''' **Il razzismo in Europa **La nazionalizzazione delle masse *'''[[Kate Mosse]]''' **L'ottavo arcano *'''[[Angelo Mosso]]''' **La fatica **Mesmer e il magnetismo *'''[[Ottaviano Fabrizio Mossotti]]''' **Lezioni elementari di fisica matematica *'''[[Jacopo Mostacci]]''' **A pena pare ch'io saccia cantare **Amor ben veio che mi fa tenire **Mostrar vorria in parvenza **Sollicitando un poco meo savere **Umile core e fino e amoroso *'''[[Anders de la Motte]]''' **Il gioco *'''[[Kenizé Mourad]]''' **La principessa ribelle *'''[[Jojo Moyes]]''' **L'ultima lettera d'amore *'''[[Anna Maria Mozzoni]]''' **La liberazione della donna <span id="Mp"></span> <span id="Mq"></span> <span id="Mr"></span> <span id="Ms"></span> <span id="Mt"></span> <span id="Mu"></span> *'''[[Marnie Mueller]]''' **L'aria che respiravamo *'''[[Giampiero Mughini]]''' **La collezione *'''[[Zana Muhsen]]''' **Vendute *'''[[Álvaro Mutis]]''' **Abdul Bashur, sognatore di navi *'''[[Dhan Gopal Mukerji]]''' **Citra *'''[[Herta Müller]]''' **In viaggio su una gamba sola *'''[[Harold Warner Munn]]''' **Achsah Young di Windsor *'''[[Antonio Muñoz]]''' **Roma barocca *'''[[Antonio Muñoz Molina]]''' **Beltenebros **Plenilunio *'''[[Alice Munro]]''' **Chi ti credi di essere? **Danza delle ombre felici **Il percorso dell'amore **Il sogno di mia madre **In fuga **La vista da Castle Rock **Nemico, amico, amante... *'''[[Friederich Münter]]''' **Viaggio in Sicilia *'''[[Marie-Aude Murail]]''' **Nodi al pettine **Picnic al cimitero e altre stranezze *'''[[Haruki Murakami]]''' **1Q84 **Kafka sulla spiaggia **L'arte di correre **La ragazza dello Sputnik **La strana biblioteca **Norwegian Wood *'''[[Murasaki Shikibu]]''' **Storia di Genji il principe splendente *'''[[Ludovico Antonio Muratori]]''' **Della forza della fantasia umana **Della pubblica felicità *'''[[Iris Murdoch]]''' **La ragazza italiana **Una testa tagliata *'''[[Henri Murger]]''' **Scene della vita di Bohème *'''[[Michela Murgia]]''' **Accabadora **Ave Mary **Noi siamo tempesta *'''[[Ernesto Murolo]]''' **Lettera critica a Salvatore Baratta *'''[[Robert P. Murphy]]''' **Tutte le balle sul capitalismo *'''[[Romolo Murri]]''' **Fede e fascismo **Il cristianesimo e la religione di domani **Il partito radicale e il radicalismo italiano **L'idea universale di Roma *'''[[Luca Musella]]''' **Mitra & Mandolino *'''[[Robert Musil]]''' **Il compimento dell'amore **Il giovane Törless **L'uomo senza qualità **La casa incantata **La tentazione della silenziosa Veronika **Sulla stupidità *'''[[Guillaume Musso]]''' **Central Park **L'uomo che credeva di non avere più tempo **Perché l'amore qualche volta ha paura <span id="Mv"></span> <span id="Mw"></span> <span id="Mx"></span> <span id="My"></span> <span id="Mz"></span> qxqtx4fz7qd461wvt7vtpbxcd3tbhmy Artaserse I di Persia 0 17460 1420202 1306612 2026-07-13T06:04:46Z Spinoziano 2297 tolgo citazione senza fonte e aggiungo altra 1420202 wikitext text/x-wiki [[File:Artaxerxes I at Naqsh-e Rostam.jpg|thumb|Artaserse I di Persia]] '''Artaserse I Longimano''', in antico persiano '''Artakhšassa''' (V secolo a.C. – 424 a.C.), re persiano della dinastia degli Achemenidi. ==Citazioni di Artaserse I di Persia== *Artaserse, re dei re, al sacerdote Esdra, scriba della legge del Dio del cielo, salute perfetta. Ora: da me è dato questo decreto. Chiunque nel mio regno degli appartenenti al popolo d'Israele, dei sacerdoti e dei leviti ha deciso liberamente di andare a Gerusalemme, può venire con te; infatti da parte del re e dei suoi sette consiglieri tu sei inviato a fare inchiesta in Giudea e a Gerusalemme intorno all'osservanza della legge del tuo Dio, che hai nelle mani, e a portare l'argento e l'oro che il re e i suoi consiglieri inviano come offerta volontaria per devozione al Dio d'Israele che è in Gerusalemme, e tutto l'argento e l'oro che troverai in tutte le province di Babilonia insieme con le offerte volontarie che il popolo e i sacerdoti offriranno per la casa del loro Dio a Gerusalemme. Perciò con questo argento ti prenderai cura di acquistare tori, arieti, agnelli e ciò che occorre per le offerte e libazioni che vi si uniscono e li offrirai sull'altare della casa del vostro Dio che è in Gerusalemme. Quanto al resto dell'argento e dell'oro farete come sembrerà bene a te e ai tuoi fratelli, secondo la volontà del vostro Dio. (''[[Libro di Esdra]]'') ==Citazioni su Artaserse I di Persia== *E giacché siamo nel volerne risapere tutto tragga fuori, e ci mostri le mani e misuriangliele, se per avventura elle fossero come quelle del re Artaserse, cioè d'Assuero marito d'Ester soprannominato Longimano, perciocché l'una mano avea più lunga dell'altra; e intendasi perch'egli ad alcuni dà scarsamente e solo quando è bisogno o gli aiuti della grazia, o i beni che chiamiam di fortuna ad altri si abbondantemente che lor sopravanza e traboccano. ([[Daniello Bartoli]]) ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{s}} [[Categoria:Sovrani di Persia]] 8x4l5l7v7b0h520ocy46ekova92o5sn Catania 0 19111 1420246 1390174 2026-07-13T08:48:55Z Spinoziano (BEIC) 86405 Friederich Münter 1420246 wikitext text/x-wiki {{voce tematica}} [[File:Catania - Piazza Duomo 03.jpg|thumb|Catania]] Citazioni su '''Catania'''. ==Citazioni== *A Catania il barocco è una malattia eruttiva. ([[Alberto Savinio]]) *Catania è il mio luogo di nascita e poi è diventato negli anni, in qualche modo, il luogo dei sogni, del ragazzino che va ad abitare in provincia e che il sabato e la domenica viveva la vita da cittadino a Catania: e allora con gli amici si andava al cinema a Catania, in discoteca a Catania, al negozio più bello a Catania, a comprare i dischi a Catania, a Catania che era la Milano del Sud, e quindi per me rappresentava questo. ([[Rosario Tindaro Fiorello]]) *Catania è una città bella. L'ho appena visitata dall'alto, piazze, chiese, il rapporto con la cultura romana e greca. E subito pensi, in questo teatro, alla cultura e a quanto è grande il nostro Paese. Un paese di straordinarie bellezze. ([[Matteo Renzi]]) *Catania e [[Messina]] sono le città più [[Fascismo|fasciste]] d'[[Italia]]. ([[Gianfranco Miccichè]]) *Girate per la città di Catania, spaventoso, allucinante connubio di sublime barocco e di decomposizione urbana, di natura stupenda e di umanità indecente. ([[Giorgio Bocca]]) *È la città di un paese civile, Catania? [...] E' vita vivere a Catania? Centinaia di bambini di questa infelice città hanno il padre in prigione e la madre prostituta, ottanta minorenni sono stati arrestati in un anno per rapina in una città di 372.000 abitanti, quanti nel resto d' Italia su ventidue milioni. E il mafioso pentito Calderone ci ha confessato di avere ucciso a Catania quattro bambini colpevoli di aver rubato in casa di sua madre. Per dare una lezione. ([[Giorgio Bocca]]) *È una città allegra, vivace, che non dorme mai. Unisce mare e "Muntagna", quell'Etna sempre in fermento. Cinematograficamente è bellissima. La sabbia nera che dà il colore ai palazzi mi ha molto colpito. ([[Giusy Buscemi]]) *Io sono diventato profondamente catanese, i miei figli sono nati e cresciuti a Catania, qui ho i miei pochissimi amici ed i molti nemici, in questa città ho patito tutti i miei dolori di uomo, le ansie, i dubbi, ed anche goduto la mia parte di felicità umana. Io amo questa città con un rapporto sentimentale preciso: quello che può avere un uomo che si è innamorato perdutamente di una puttana, e non può farci niente, è volgare, sporca, traditrice, si concede per denaro a chicchessia, è oscena, menzognera, volgare, prepotente, e però è anche ridente, allegra, violenta, conosce tutti i trucchi e i vizi dell'amore e glieli fa assaporare, poi scappa subito via con un altro; egli dovrebbe prenderla mille volte a calci in faccia, sputarle addosso "al diavolo, zoccola!", ma il solo pensiero di abbandonarla gli riempie l'animo di oscurità. ([[Giuseppe Fava]]) *La fama che a' nostri giorni ha Catania di una molto devota città di chiese e cappelle doviziosamente adorna, l'aveva di già sin dai tempi i più remoti, in cui fu domicilio de' Greci. Molti degli antichi suoi sagri edifizj da scrittori nominati non offrono più menoma traccia di loro superba esistenza, malgrado tutta la pena che vecchi Catanesi si son data di scoprirne gli avanzi, o di fissarne almeno la posizione. Ciò che adesso havvi di antico riducesi ad un teatro, un anfiteatro, un residuo del foro, bagni, acquidotti e sepolture: tutti vetusti monumenti che la sontuosità del paese dimostrano. ([[Friederich Münter]]) *Lo splendido monastero benedettino di San Nicolò d'Arena, costruito in alabastro, assomiglia per la sua forma quadrata a una reggia, e vi si trovano maestosi corridoi e colonne, con in mezzo un ameno giardino a mandaranci e altri alberi deliziosi. L'edificio ha tre piani e una doppia cinta di muri, nel mezzo della quale si trovano le celle dei monaci costruite con molto gusto. All'epoca della visita vivevano nel monastero settantadue monaci, che potevano giovarsi di una doviziosissima biblioteca e di una graziosa cantina piena del miglior vino «fornao». Essi possiedono pure un mulino a mano e a cavallo, e utensili vari per produrre olio come pure tante altre provvigioni. ([[Ferdinando Alberto I di Brunswick-Lüneburg]]) *Quando vado a [[Palermo]], mi sento in un altrove per profumi, per colori, e noto che i palermitani ne sono compiaciuti. I catanesi, invece, ci restano male se gli dici una cosa simile e ti dicono: ma quale altrove, qui siamo in Europa e questa è la porta d’Europa. Sarà un luogo comune parlare di Milano del Sud ma, secondo me, è vero. ([[Aldo Cazzullo]]) *Rinasco dalle (mie) ceneri ancor più bella. :''Melior de cinere surgo.'' (iscrizione sulla Porta Ferdinandea} *Visitò la chiesa principale che è dedicata a [[Sant'Agata]] e nel cui coro si trovano quarantadue immagini splendidamente scolpite della vita della Santa culminanti nella sua incoronazione da parte di Cristo e di Maria. Negli scanni della parte absidale possono sedersi sedici ecclesiastici, che devono essere tutti di sangue nobile e che percepiscono annualmente un introito di centocinquanta scudi. Nella chiesa, la cui forma è lunga e stretta, si trova una cappella nella quale è custodito il corpo di Sant'Agata, chiusa bene da due porte, una ferrea e l'altra cuprea con otto diverse serrature. Il soffitto è decorato con antichi, ma ancora splendidi, dipinti raffiguranti le sofferenze di Cristo. La chiesa è dotata di un bel campanile che ha una campana dal melodioso rintocco, e che è raggiungibile dopo aver fatto duecentoquarantadue scalini.<br>In questo campanile si trova un'altra campana che si suona nottetempo per dare il segnale a tutti di restare in casa, e alle guardie di prepararsi. Se esse s'imbattono in qualcuno che porta un'arma, lo mettono in prigione. Da questo campanile, costruito in forma di triangolo, si gode un bel panorama della città. ([[Ferdinando Alberto I di Brunswick-Lüneburg]]) ===[[Johann Hermann von Riedesel]]=== *Catania possiede due musei bellissimi, ricchissimi e ben degni di essere visitati.<br>L'uno è quello del ricco convento dei Benedettini di cui vi ho parlato; l'altro quello del principe di Biscari. *I grani di Catania, i suoi [[Vino|vini]], i suoi frutti, i suoi legumi, sono di una grandezza, di una qualità e di un'abbondanza straordinaria. Non vi è produzione che contragga il gusto sello zolfo, appunto come succede nelle vicinanze del [[Vesuvio]], imperocché l'[[Etna]] non contiene che pochissima materia solforosa. *La Cattedrale di Catania è la più bella e la più grande della [[Sicilia]], essa non è sovraccarica di molti ornamenti che il pessimo gusto ha introdotto in altre; all'incontro è decorata di una bella cupola, e tutto l'edificio porta l'impronta della maestà. *Non si è conservata cosa dell'antica Catania sopra il suolo attuale, avendo questa città diverse volte sofferto la stessa sorte di [[Ercolano]] e [[Pompei]]. *Se vi è luogo sulla terra, che rappresenti la desolazione, lo sterminio, l'inferno stesso, esso trovasi nelle vicinanze di Catania. ==Altri progetti== {{interprogetto|wikt=Catania}} [[Categoria:Comuni della Sicilia]] 7cylfmxdubwi53ca15cd6vjj9u287ym Guido Celano 0 21199 1420168 1383692 2026-07-12T20:24:53Z ~2026-35655-21 107537 /* Filmografia */ 1420168 wikitext text/x-wiki [[File:Guido Celano.png|thumb|Guido Celano nel 1942]] '''Guido Celano''' (1904 – 1988), attore e regista italiano. ==Citazioni di Guido Celano== *Eh, sì. [[Alessandro Blasetti|Blasetti]] è un grande, per me. Non sarà mai superato, Blasetti. Blasetti ha inventato tutto. Ha inventato il neorealismo, senz'altro. E poi Blasetti è veramente un cervello da cinematografo.<ref>Citato in Francesco Savio, ''Cinecittà Anni Trenta'', Bulzoni 1979.</ref> ==Note== <references /> ==Filmografia== {{div col}} *''[[Amo te sola]]'' (1935) *''[[Ma non è una cosa seria (film 1936)|Ma non è una cosa seria]]'' (1936) *''[[4 passi fra le nuvole]]'' (1942) *''[[Fedora (film 1942)|Fedora]]'' (1942) *''[[La bella addormentata (film 1942)|La bella addormentata]]'' (1942) *''[[Donne e briganti]]'' (1950) *''[[Il brigante Musolino]]'' (1950) *''[[Altri tempi - Zibaldone n. 1]]'' (1952) *''[[La mano dello straniero]]'' (1953) *''[[Attila (film 1954)|Attila]]'' (1954) *''[[Don Camillo e l'onorevole Peppone]]'' (1955) *''[[L'ultimo amante]]'' (1955) *''[[Guerra e pace (film 1956)|Guerra e pace]]'' (1956) *''[[Io, Caterina]]'' (1957) *''[[La grande guerra]]'' (1959) *''[[Il bell'Antonio]]'' (1960) *''[[Tutti a casa]]'' (1960) *''[[Barabba (film 1961)|Barabba]]'' (1961) *''[[Il disco volante]]'' (1964) *''[[Agostino d'Ippona (miniserie televisiva)|Agostino d'Ippona]]'' (1972) *''[[Il padrino]]'' (1972) - voce *''[[Brubaker]]'' (1980) – voce *''[[I due carabinieri]]'' (1984) {{div col end}} ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{stub}} {{DEFAULTSORT:Celano, Guido}} [[Categoria:Attori italiani]] [[Categoria:Doppiatori italiani]] [[Categoria:Registi italiani]] nmsyy72uqwi4yud3ebgaz5ctjjclyee 1420169 1420168 2026-07-12T20:25:18Z ~2026-35655-21 107537 /* Filmografia */ 1420169 wikitext text/x-wiki [[File:Guido Celano.png|thumb|Guido Celano nel 1942]] '''Guido Celano''' (1904 – 1988), attore e regista italiano. ==Citazioni di Guido Celano== *Eh, sì. [[Alessandro Blasetti|Blasetti]] è un grande, per me. Non sarà mai superato, Blasetti. Blasetti ha inventato tutto. Ha inventato il neorealismo, senz'altro. E poi Blasetti è veramente un cervello da cinematografo.<ref>Citato in Francesco Savio, ''Cinecittà Anni Trenta'', Bulzoni 1979.</ref> ==Note== <references /> ==Filmografia== {{div col}} *''[[Amo te sola]]'' (1935) *''[[Ma non è una cosa seria (film 1936)|Ma non è una cosa seria]]'' (1936) *''[[4 passi fra le nuvole]]'' (1942) *''[[Fedora (film 1942)|Fedora]]'' (1942) *''[[La bella addormentata (film 1942)|La bella addormentata]]'' (1942) *''[[Donne e briganti]]'' (1950) *''[[Il brigante Musolino]]'' (1950) *''[[Altri tempi - Zibaldone n. 1]]'' (1952) *''[[La mano dello straniero]]'' (1953) *''[[Attila (film 1954)|Attila]]'' (1954) *''[[Don Camillo e l'onorevole Peppone]]'' (1955) *''[[L'ultimo amante]]'' (1955) *''[[Guerra e pace (film 1956)|Guerra e pace]]'' (1956) *''[[Io, Caterina]]'' (1957) *''[[La grande guerra]]'' (1959) *''[[Il bell'Antonio]]'' (1960) *''[[Tutti a casa]]'' (1960) *''[[Barabba (film 1961)|Barabba]]'' (1961) *''[[Il disco volante]]'' (1964) *''[[Agostino d'Ippona (miniserie televisiva)|Agostino d'Ippona]]'' (1972) *''[[Il padrino]]'' (1972) – voce *''[[Brubaker]]'' (1980) – voce *''[[I due carabinieri]]'' (1984) {{div col end}} ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{stub}} {{DEFAULTSORT:Celano, Guido}} [[Categoria:Attori italiani]] [[Categoria:Doppiatori italiani]] [[Categoria:Registi italiani]] gkttjfx01c8gohymhj4qlfljc4fvdh0 1420171 1420169 2026-07-12T20:26:50Z ~2026-35655-21 107537 /* Filmografia */ 1420171 wikitext text/x-wiki [[File:Guido Celano.png|thumb|Guido Celano nel 1942]] '''Guido Celano''' (1904 – 1988), attore e regista italiano. ==Citazioni di Guido Celano== *Eh, sì. [[Alessandro Blasetti|Blasetti]] è un grande, per me. Non sarà mai superato, Blasetti. Blasetti ha inventato tutto. Ha inventato il neorealismo, senz'altro. E poi Blasetti è veramente un cervello da cinematografo.<ref>Citato in Francesco Savio, ''Cinecittà Anni Trenta'', Bulzoni 1979.</ref> ==Note== <references /> ==Filmografia== {{div col}} *''[[Amo te sola]]'' (1935) *''[[Ma non è una cosa seria (film 1936)|Ma non è una cosa seria]]'' (1936) *''[[4 passi fra le nuvole]]'' (1942) *''[[Fedora (film 1942)|Fedora]]'' (1942) *''[[La bella addormentata (film 1942)|La bella addormentata]]'' (1942) *''[[Donne e briganti]]'' (1950) *''[[Il brigante Musolino]]'' (1950) *''[[Altri tempi - Zibaldone n. 1]]'' (1952) *''[[La mano dello straniero]]'' (1953) *''[[Attila (film 1954)|Attila]]'' (1954) *''[[Don Camillo e l'onorevole Peppone]]'' (1955) *''[[L'ultimo amante]]'' (1955) *''[[Guerra e pace (film 1956)|Guerra e pace]]'' (1956) *''[[Io, Caterina]]'' (1957) *''[[La grande guerra]]'' (1959) *''[[Il bell'Antonio]]'' (1960) *''[[Tutti a casa]]'' (1960) *''[[Barabba (film 1961)|Barabba]]'' (1961) *''[[Il disco volante]]'' (1964) *''[[Agostino d'Ippona (miniserie televisiva)|Agostino d'Ippona]]'' (1972) *''[[Il padrino]]'' (1972) – voce *''[[I due carabinieri]]'' (1984) {{div col end}} ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{stub}} {{DEFAULTSORT:Celano, Guido}} [[Categoria:Attori italiani]] [[Categoria:Doppiatori italiani]] [[Categoria:Registi italiani]] r03ptwq23rm3lhd6m3u8lllnhaq6cv0 George Feifer 0 21827 1420106 220752 2026-07-12T12:35:30Z Udiki 86035 Sistemo 1420106 wikitext text/x-wiki '''George Feifer''' (1934 – 2019), scrittore e giornalista statunitense. ==''Turbine di tulle''== ===[[Incipit]]=== Ciò che non dimenticherò mai del tempo trascorso a Mosca come studente e giornalista è il mio primo incontro con [[Majja Michajlovna Pliseckaja|Maja Pliseckaja]], la più grande ballerina del mondo e probabilmente la donna più famosa dell'Unione Sovietica. Quando si esibisce nelle varie capitali del mondo – a Parigi, a New York, A Tokyo, a Stoccolma, a Milano – i suoi ammiratori fan la coda anche tutta la notte per i biglietti. La Pliseckaja è stata ballerina solista al Bolšoi per quasi 30 anni e sulla sua vita sono stati girati otto film. ===Citazioni=== *Il suo sorriso era proprio come lo aveva descritto una rivista sovietica: «un po' aggressivo, vagamente invitante, con una forte carica magnetica». {{NDR|George Feifer, ''Turbine di tulle'', ''Selezione dal Reader's Digest'', febbraio 1973}} ==Altri progetti== {{interprogetto|w=George Feifer|w_site=en}} {{s}} {{DEFAULTSORT:Feifer, George}} [[Categoria:Giornalisti statunitensi]] [[Categoria:Scrittori statunitensi]] ihdrdimylxihbw1lwb2un389nd216r4 Augusto Blotto 0 23334 1420121 937169 2026-07-12T13:01:05Z Udiki 86035 Deceduto 1420121 wikitext text/x-wiki [[File:Augusto Blotto.jpg|thumb|Augusto Blotto]] '''Augusto Blotto''' (1933 – 2024), poeta italiano. ==Citazioni di Augusto Blotto== *''Da qui partirà il mio azzurro e porterà notizie. | Forse questo pensava il mio raggrinzitivo, | pelaghesco padre, supponendo di avere a [[Busalla]] | un ennesimo compratoio di villa | media, squadrata, bianco-gialla, piacevole''. (da ''Busalla'', Savignone, autunno '89, in ''Inediti'') *''Giacendo sul corvino riposto | che la valletta da cinghiali, tanto presso a abitato – ma florata d'un cuore | dolciastro d'avvenire esile in punto | di salto – umetta eburnea sono drastuoni | assenti e balbi d'astori, sommetto | la stringatezza della decisione a un fatto | che non ho mai notato si compiesse: vedere, | da me, da parte mia: addobbare | le spalle, non importa da quale | punto cardinale, ma situarle, terraz- | zetta d'un attimo opiù, ma quanto infilatora, | ditino, nella verità!'' (da ''Quarantica'', Cassana (Spezia), gennaio-febbraio '96, in ''Inediti'') ==Citazioni su Augusto Blotto== *Blotto a ben guardare, appare collocato nella schiera di coloro che, come [[Robert Musil|Musil]], sono convinti che una vita senza forma sia l'unica forma corrispondente alle molteplici volontà e possibilità della vita. Dovendo scegliere tra l'immersione nelle profondità della coscienza e l'investigazione dei meccanismi del teatro del visibile (o del possibile), il poeta non ha esitazioni. E proprio in questa opzione risiede il compimento della scrittura, e la sua felicità di atto necessitato. ([[Roberto Rossi Precerutti]]) *In Blotto, così come in [[René Char|Char]], l'immagine non è la designazione di una cosa, bensì il modo con cui il possesso di quella cosa si realizza (o potrebbe realizzarsi). ([[Roberto Rossi Precerutti]]) *L'io di Blotto, non si perde, ma s'immilla nelle cose, il cui convulso e indistinto fluire del linguaggio, che ''dice'' tutto perché ''è'' tutto. In altre parole, le "relations entre tout" che secondo [[Stéphane Mallarmé|Mallarmé]], si esprimono nella "circostance fulgurante" dell'opera letteraria, prima ancora di disvelarsi alla vista, al tatto, all'udito, al gusto, all'olfatto, e prima di emblematizzarsi in testo compiuto e concluso, sono come fisiologicamente presenti nel linguaggio-corpo di Blotto. ([[Roberto Rossi Precerutti]]) ==Bibliografia== *Augusto Blotto, ''Inediti'', ''Poesia'', marzo 1999, n. 126, Crocetti Editore. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Blotto, Augusto}} [[Categoria:Poeti italiani]] 9i689hsrrdl75e16r82wbceeutzf79p Rudy De Cadaval 0 27675 1420112 1200973 2026-07-12T12:47:17Z Udiki 86035 Deceduto 1420112 wikitext text/x-wiki [[File:Rudy De Cadaval con Enzo Biagi.jpg|thumb|Rudy De Cadaval (a destra) con [[Enzo Biagi]]]] '''Rudy de Cadaval''' (1933 – 2021), poeta, critico letterario e scrittore italiano. ==''Prezzolini, una vita solitaria''== ===[[Incipit]]=== *Fino agli ultimi mesi della sua vita ci sono stati in [[Italia]] scrittori e giornalisti – anche di fama e di buon livello – che non perdevano occasione di lamentare come l'Italia fosse stata e continuasse ad essere matrigna ingrata di [[Giuseppe Prezzolini|Prezzolini]], una delle maggiori personalità della nostra cultura, uno spirito che tanto aveva contribuito a far grande il nome d'Italia nel mondo e che dall'Italia per meschine invidie di uomini piccini non aveva mai ricevuto nessuno dei riconoscimenti cui aveva diritto più di tanti altri, e via così dicendosi in forma di noiose querimonie e di ingiustificate lamentele. ===Citazioni=== *Dopo la sua vecchia amicizia con [[Benito Mussolini|Mussolini]], del quale fu editore, la storia successiva gli sembrava meschina: «Gli uomini politici italiani, in generale, sono mediocri». *Diceva Prezzolini che la democrazia è la parificazione degli sporcaccioni con i galantuomini, e che le donne quando hanno le mestruazioni sono pericolose per l'ambiente dove lavorano, ufficio o fabbrica o (se sono parlamentari) il [[Parlamento]]. *Prezzolini fu personaggio di molto spicco, di grande ingegno e di cultura varia e vasta. Ma con tutto il rispetto, non fu un eroe né una vittima. ==Bibliografia== *Rudy de Cadaval, ''Prezzolini, una vita solitaria'', La Nuova Tribuna Letteraria, Anno XI, n. 64, Padova, 2001. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:de Cadaval, Rudy}} [[Categoria:Critici italiani]] [[Categoria:Poeti italiani]] [[Categoria:Scrittori italiani]] luqs06a9eqscaw7zgjdhfhfdnum8yqt Brian De Palma 0 34049 1420223 1180278 2026-07-13T07:43:32Z Spinoziano 2297 /* Filmografia */ typo, +1 1420223 wikitext text/x-wiki [[Immagine:BrianDePalma09TIFF.jpg|thumb|right|Brian De Palma nel 2009]] '''Brian Russell De Palma''' (1940 – vivente), regista, sceneggiatore e produttore cinematografico statunitense. ==Citazioni di Brian De Palma== *In ogni forma d'arte crei nel pubblico l'illusione di guardare la realtà attraverso i tuoi occhi. La macchina da presa mente in continuazione, mente ventiquattro volte al secondo. <ref>da ''[[Un secolo di cinema - Viaggio nel cinema americano di Martin Scorsese]]''</ref> *L’America è un grande Paese che si fonda sui flussi migratori e che che ha sempre cercato di includere i migranti. Quello che sta facendo lui {{NDR|Donald Trump}}, come si sa, è tenerli fuori, quando invece il nostro Paese ha sempre accolto chi è diverso, ha sempre cercato di integrarlo. L’errore sta nell’aver creato una struttura che sia escludente, anziché includente.<ref name=Fantasia>Dall' intervista di Giuseppe Fantasia ''[https://www.huffingtonpost.it/entry/brian-de-palma-in-america-abbiamo-un-presidente-pazzo-nei-miei-film-ce-suspence-ma-nel-mondo-di-oggi-ce-da-avere-davvero-paura_it_5d692caae4b02bc6bb388e10 Brian De Palma: "In America abbiamo un presidente pazzo. Nei miei film c'è suspence, ma nel mondo di oggi c'è da avere davvero paura"]'', ''Huffingtonpost.it'', 30 agosto 2019.</ref> *Quando faccio i film, è come se fossero una tela che coinvolge il pubblico e che ha come protagonisti i caratteri e i personaggi con tutte le sue sfaccettature.<ref name=Fantasia/> *Sono un visual storyteller, racconto la storia attraverso le immagini. Il mio obiettivo è sempre quello di creare delle storie che parlino attraverso le immagini e ho imparato a raccontare storie attraverso le immagini anche quando la politica andava a disturbare quello che c’era attorno a me. La vera sfida è stata quella di riuscire a creare quelle immagini nonostante quello che accadeva, spesso anche in maniera pericolosa e ridicola.<ref name=Fantasia/> ==Note== <references /> ==Filmografia== {{div col}} *''[[Le due sorelle (film 1973)|Le due sorelle]]'' (1973) – regista, sceneggiatore *''[[Il fantasma del palcoscenico]]'' (1974) – regista, sceneggiatore *''[[Carrie - Lo sguardo di Satana]]'' (1976) – regista *''[[Scarface]]'' (1983) – regista *''[[Gli intoccabili]]'' (1987) – regista *''[[Carlito's Way]]'' (1993) – regista *''[[Mission: Impossible]]'' (1996) – regista *''[[Omicidio in diretta]]'' (1998) – regista, sceneggiatore, produttore *''[[Mission to Mars]]'' (2000) – regista *''[[Redacted]]'' (2007) – regista, sceneggiatore *''[[Domino (film 2019)|Domino]]'' (2019) – regista {{div col end}} ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:De Palma, Brian}} [[Categoria:Produttori cinematografici statunitensi]] [[Categoria:Registi statunitensi]] [[Categoria:Sceneggiatori statunitensi]] t0rphuuzvn4n1ejogrwuntluocz0b6e Carmine Crocco 0 35181 1420167 1411040 2026-07-12T17:00:51Z AmorInvictus 39448 Ampliate e ordinate per pagina le citazioni da Come divenni brigante, Voci dall’ergastolo e Del Zio; aggiunte pagine e riferimenti bibliografici, corretti refusi e formattazione. 1420167 wikitext text/x-wiki [[File:Carmine Crocco1.jpg|miniatura|Carmine Crocco]] '''Carmine Crocco''', detto '''Donatello''' (1830 – 1905), brigante italiano. ==Citazioni di Carmine Crocco== {{Int|Citato in ''Il brigante Crocco e la sua autobiografia''}} *Quand'io in Roma fui messo in prigione, reclamai più volte contro l'ingiusto trattamento che mi si usava. Una volta feci sapere per mezzo del giudice Pianore al re Francesco II che io gli aveva renduto dei grandi servigi, e che in compruova aveva due lettere che al re medesimo erano spedite da Bari. In risposta mi si fece sapere che il re non poteva ammettermi alla sua presenza per non compromettersi colle Potenze, ma che però mi confortava a stare di buon animo. Lo stesso mi fece ripetere altra volta, per monsignore Matteucci. Le autorità pontificie poi mi fecero sentire che esse non mi potevano mettere in libertà, perché il Governo italiano le avrebbe accusato alle Potenze estere di favoritismo e di protezione verso i briganti. (pp. 91-92) *[[Francesco II]] era più infelice di me, perché soffriva insulti e maltrattamenti nel suo palazzo peggio di me. Vigilato e sorvegliato da tre polizie, la papale, la francese e quella del comitato liberale. (p. 92) *Mai pace con nessun Governo ed in alcuna epoca. Cerchiamo di fare pace adesso, per carità!... Queste quattro ossa mi sono rimaste — Ora se le piglia Tata Vittorio, le divida un pezzo peduno, e se ne fanno bottoni. (pp. 94-95) {{Int|Citato in ''Voci dall'ergastolo''}} *{{NDR|Alla domanda su quale professione facesse}} Quella di Abele, fratello di Caino. [...] Il pastore, insomma... (p. 57) *Perché io ero il capo e davo gli ordini di ammazzare, ma non uccidevo di mia mano. Quando era decisa la vendetta verso qualcuno, si faceva un piccolo consiglio; il tale, per esempio, non ha voluto mandare quel poco che gli chiedevamo: ebbene ammazzatelo, dicevo io! Se poi non potevano uccidere chi era stato condannato, quello non doveva però più uscire di casa! (p. 60) *È una cosa impossibile pensare all'[[anarchia]]; anche Sparta, Tebe, Corinto, Atene furono sotto l'anarchia, e che vantaggi ne ebbero? (p. 61) *{{NDR|Sulla vita del brigante}} È una vita indipendente. (p. 61) *Il brigante è come la serpe, se non la stuzzichi non ti morde. (p. 61) *{{NDR|Su come si potrebbe frenare il brigantaggio}} Colla clemenza. (p. 61) *{{NDR|Sull'utilità del carcere per frenare il brigantaggio}} Eh! ci si rassegna; nessuno si lamenta della sua condizione, ci si rassegna: ho peccato, devo scontare! (p. 62) *Senza dubbio, ho fatto del male alla società, ma io facevo per difendere la mia vita; per essa avrei dato fuoco a tutto il mondo. (p. 62) *{{NDR|Sulla [[camorra]]}} È la cosa più cattiva del mondo; in essa c'è un sacco di mascalzoni, di miserabili; i camorristi sono come gli anarchici, cospirano sempre, ma sono schiacciati. (p. 63) *{{NDR|Sulla [[mafia]]}} La paragono allo spurgo del mio naso: il mafioso è uno sporcaccione. (p. 63) *{{NDR|Alla domanda se il sentimento religioso lo avesse mai frenato nella colpa}} Quando si è nella furia non si rispetta più niente; ma sempre per difendere la propria vita! (p. 63) *{{NDR|Alla domanda se la religione gli fosse giovata in carcere}} Sì, ma senza corona! La mia religione è qui {{NDR|accennando al cuore}}. (p. 63) *{{NDR|Sulla presenza di donne nella sua banda}} No, quando si trovavano si faceva come il beccafico: si beccava e via. (p. 64) *Quando passavo io tutti mi venivano appresso sicuri, io andavo avanti e dicevo: se volete esser sicuri venite dietro di me: perché io ero astuto, con uno strattagemma ero capace di andare in mezzo all'esercito nemico senza farmi riconoscere. (p. 64) *{{NDR|Su [[Giuseppe Garibaldi|Garibaldi]]}} Era un uomo audace. Quello che ha fatto Garibaldi io l'ho tutto qui nel cervello e lo ricordo minutamente. (p. 64) *Io sono vecchio, a momenti morirò; vale più questo onore che mi avete fatto che tutti gli onori del mondo! (p. 65) ==''Come divenni brigante''== ===[[Incipit]]=== Il giorno 27 marzo dei 1889 dal bagno di S. Stefano, ove sconto la mia pena, comincio a scrivere i miei ricordi; da questo mio scritto non aspettare cose che l'anima dell'uomo si rallegri, ma bensì dovrà rattristarsi ed inorridire. <br /> Nel Circondario di Melfi, Provincia di Basilicata, è posto il mio paese detto Rionero in Vulture, desso è fabbricato sul pendio di una collina a levante della montagna detta Monticchio, ed il suo tenimento è coperto di vigne, oliveti, ortaglie, castagneti, campi, boschi e pascoli di meravigliosa vegetazione. Secondo alcuno la sua popolazione è di 12.000 abitanti fra i quali trovasi il vero tipo dei Lucani, di cui fa menzione Telemaco. A mezzogiorno di questo bel paese, distaccato a pochi metri dal corpo del paese stesso, si trovano una ventina di case ad un sol piano collocate al pendio di una ripa che si eleva all'altezza varia tra i 25 e 50 metri. Ognuna di dette casarelle era abitata da una famigliola di poveri pastori e coltivatori di campagna, i quali colla fatica tenevano lontano la miseria e la fame. Non mancava però fra quella gente il calzolaio, spia segreta della polizia borbonica, lo scalpellino, qualche decurione, la comare pettegola il sarto ed il maestro di scuola per chi poteva pagarlo. In fra tutte le sopradette famiglie su per giù vi erano un 200 abitanti; aggiungi ai cristiani un trecento animali fra pecore, capre, buoi, porci e somari, che fanno parte comune coi poveri, ed avrai la cifra di cinquecento esseri animati, tutti abitatori di quei affumicati tuguri. <br /> Eppure colà si trovavano vecchi gloriosi mutilati e veterani di Napoleone, crivellati di ferite prese in Spagna, Prussia, in Austria, o contro i Cosacchi del Don; colà si trovavano uomini che avevano sostenuto le turpitudini Borboniche, Repubblicane, Murattiane, Bonapartiste, e che so io quanti altri malanni. Colà si trovavano vecchie onorate, che avevano mantenuto illibato il proprio onore dalle sozzure francesi, giacobine e spagnole, nei torbidi tempi in cui l'uomo fidava nelle sue forze la propria difesa, poiché i governi, mentre attendevano a macellarsi tra loro, fucilavano uomini inermi per bisogno di sangue, si incarceravano innocenti per bisogno di denari, per sete di vendetta. Quei vecchi nelle lunghe serate d'inverno si raccontavano le meravigliose storie della burrascosa loro vita, le battaglie vinte, gli atti di valore compiuti, il sangue che scorreva a torrenti pei campi di battaglia seminati di morti e feriti, e ciò temprava gli animi nostri ad istinti bellicosi e guerreschi. <br /> In una di quelle case di cui ora vi ho parlato, la prima domenica di giugno dell'anno 1830 nacqui io da Francesco Crocco Donatelli e da Maria Gera di Santo Mauro. (pp. 21-22) ===Citazioni=== *Eppure ho inteso da certi uomini dire: «Eh sono femmine e basta!» quale disprezzo massimo per le donne. Taci fellone: la femmina è la madre dell'uomo, la femmina è la moglie dell'uomo, senza di essa non vi è vita. La femmina è la figlia dell'uomo senza di essa non vi è padre contento; e finalmente la femmina è sorella dell'uomo e senza di essa non vi è fratello contento, né famiglia contenta. (p. 22) *Io sentivo per mia madre un'affezione così potente e così forte, che nei momenti di maggior orgasmo la sua memoria era sprone all'ardire ed all'audacia ed essa mi appariva col suo sguardo fiero e mi fissava vivamente in viso, come per dirmi: «colpisci, vendicami, altri non ebbero pietà di me, di tuo padre, di tua sorella!». (p. 23) *Ed ora dopo tanti anni vi ripeto che quel figlio che ha a sorte di nascere da una virtuosa madre, dessa avendo ricevuto il minimo oltraggio da un uomo prepotente, se non prende vendetta, egli è un codardo, un uomo dappoco. Dunque io che nascendo, ho creduto che sulla terra ero qualche cosa, per un oltraggio fatto alla mia povera madre, mi sono accinto a far scorrere torrenti di sangue, e vi sono riuscito a meraviglia!... (p. 23) *Ma io voglio con ciò conchiudere che i Governi, generalmente parlando, non guardano mai dove nascono i figli della miseria, né come essi fanno a vivere, né si occupano in un modo qualunque onde alleviare in qualche maniere la miseria e toglierli dall'ignoranza. Invece li cercano quando son fatti uomini capaci di vivere da sé e porgere qualche sollievo ai vecchi genitori; allora ecco il signor governatore, senza dimenticarne uno solo, se li prende come sua proprietà e ne fa quello che gli pare e piace. (p. 24) *Il pretesto è bello, la Patria, la Legge, la prima è una puttana, la seconda peggio ancora. E Patria e Legge hanno diritti e non doveri e vogliono il sangue dei figli della miseria. Ma vi è forse una legge eguale per tutti? Non dirmi ciò, non parlare di questo gigante mostruoso, poiché conosco che la legge leale non è mai esistita, nè esisterà fin tanto che Iddio non ci sterminerà tutti. L'innocente mio padre non trovò nè la legge nè la giustizia; la trovò invece Don Vincenzo C..... assassino di mia madre. Riguardo a me non detesto nè la legge nè il governo, anzi sono loro debitore della vita, ma ripeto quello che Mastrogianni e Victor Hugo scrissero: «Lasciatelo vivere nella miseria e nell'infamia!!!». (p. 24) *Dopo aver quasi uccisa una donna incinta di 5 mesi, si chiuse nella sua camera, e incominciò a piangere. Egli piangeva non per paura della legge, per timore della giustizia, di una condanna, che a noi poveri sarebbe toccata di certo; egli ben sapeva che la giustizia abita i milioni e milioni di metri lontana dalle case dei ricchi e dei potenti, ma piangeva per l'onta e per il rimorso. (p. 25) *Disperazione e miseria sono con noi. La morte ed il carcere è serbata ai miseri! Eppure abbiamo un padrone in cielo, Iddio, un signore in terra, il Re: in quei tempi avevamo Francesco II per Re, Maria Cristina per Regina; la santa ed il Re buono dei Napoletani; ma essi pensavano alle feste ed alla gloria, mentre, noi morivamo di fame. (p. 26) *Appena giunto in casa e vista mia madre ridotta uno scheletro, feci atto di correrle incontro per abbracciarla, ma essa mi respinse inorridita ed esclamò: «toglietemi quel serpente dinanzi agli occhi». Oh misericordioso Iddio, come sapeva mia madre che io era il serpente velenoso, che doveva mordere i miei simili, che doveva avvelenare tante famiglie; che doveva perdere la figura di uomo e prendere quella di rettile schifoso! Se avessi ponderata quella profezia, se avessi meditato solo su quel rifiuto di mia madre, forse non mi avrei lordate le mani di sangue. Ma che dico, no; furono le sventure di mia madre che mi spinsero al delitto, che mi resero inumano, talvolta feroce; e quando davo la morte a chi invocava pietà, erano le pene che aveva sofferto mia madre, che mi spingevano ad essere crudele. (p. 28) *Conosco persone che dopo la caduta del potere borbonico si misero a capo della reazione, ebbero nelle loro mani migliaia e migliaia di scudi, segretamente iniziarono con me, pratiche perchè colla mia banda sollevassi le popolazioni, e poscia fingendosi liberali, tradirono Francesco II come prima avevano tradito Vittorio Emanuele. Ed io per non svergognare costoro, e far danno ai figli od ai nipoti di codeste anime dannate, mi tocca di morire senza confessione; e dire che potrei, con una parola, far arrossire di vergogna parenti intimi di gente a me ben nota!!... Ma non si allarmino i compromessi e i loro congiunti, io non parlerò; i loro nomi moriranno con me. (p. 30) *Ed ora che nella solitudine del carcere penso al passato e cerco colla mente scoprire come mai io, nato poverissimo, abbia potuto avere idee da signore sin da piccino, e non abbia di poi, col crescere della ragione, saputo vincere questa smisurata tendenza a voler prevalere, a voler essere qualche cosa, sia pure un grande infame, ne attribuisco la causa a ragioni diverse. (p. 31) *Nei contratti di vendita che si stipulavano quotidianamente vedevo le monete d'oro correre di mano in mano, ed i miei padroni aumentare il già pingue patrimonio, senza una fatica al mondo anzi standosene seduti all'ombra nelle ville loro; e pensavo al perchè fosse a loro riservata tanta fortuna, e miseria per noi che eravamo i soli a lavorare. (p. 32) *Io da quei racconti appresi il bene ed il male; finchè la partita mia si mantenne nel bene fui buono anch'io, quando poi fu urtato dal male, adoperai il cattivo e di peggio divenni il serpente mostruoso. (p. 33) *Non credere però che Carmine Donatelli Crocco sia veramente un ladro ed un assassino, o come taluni credono un funesto soggetto; niente di tutto ciò. La mia ferocia si riduce alla difesa personale ed essendo di complessione forte, di pronta percezione, di acuto intendimento e di lesta mano, un secondo di tempo che l'avversario mi concedeva, egli era cadavere, con qualunque arma, fosse pure a sassate. Del resto, amante della quiete, della pace, dell'ubbidienza, del rispetto dovuto al superiore, alla legge, pronto a soccorrere il mio simile, io non cercai mai litigi, ma... guai a chi mi stuzzicava. (p. 33) *Non la mia povera penna deve descrivere la storia dell'insurrezione della Basilicata, altri che sono dotti e letterati avranno in proposito scritti volumi, che a me non fu e non sarà dato di leggere, posso però con sicura coscienza affermare che in quei giorni non commisi atti disonesti, ho fatto sempre e dovunque il mio dovere, mostrandomi audace ed intrepido nei momenti di maggior pericolo. Fremeva a me riabilitarmi specialmente di fronte ai paesani, e far vedere ch'ero pronto a dare il sangue mio per l'idea liberale, cercavo tutti i mezzi per distinguermi e così avere persone che potessero a tempo opportuno testimoniare in mio favore. (p. 38) *Ma era scritto ch'io non avessi pace mai; mia madre mi aveva profetizzato serpente, ed io da rettile velenoso dovevo avvelenare il mio paese, la mia bella regione e rendermi celebre per atti briganteschi. (p. 38) *Il grido d'onore dei miei satelliti era un evviva pel caduto Francesco II (da me costantemente aborrito), l'emblema una bandiera bianca con nastri azzurri; le armi ci erano fornite segretamente; i cavalli in parte requisiti e in parte avuti in dono. (p. 40) *I moti reazionari soffocati in sul nascere non lasciarono tracce profonde nei vari paesi. La mano ferrea destinata a domare la reazione seppe vincere colla forza e colla clemenza: le poche vittime della controreazione sono da incolparsi alle inimicizie paesane, a basse vendette cittadine, più che al rigore d'una legge che doveva essere marziale. <br /> Molti di coloro che avevano gridato, «Viva Francesco II», «Viva Crocco», all'arrivo delle truppe gridarono «Viva Vittorio», «Viva Cialdini» e passarono per liberali come furono da noi creduti dei reazionari. (p. 46) *Oh, perchè il Borbone non seppe utilizzare tanto valore e tanto eroismo così spontaneo, nei figli di questa forte regione, cosicchè il potente esercito borbonico fu messo in fuga da un pugno di giovanotti e questi furono chiamati eroi, e vili quelli? La verità di quelle facili vittorie, la causa delle fughe, il facile sbandarsi..... e chi nol sa! <br /> Bisognava vedere un quartiere militare borbonico che cosa era; ed io lo vidi e lo conobbi. Ho visto quante infamie si commettevano, e la frusta, il bastone e le fucilazioni sommarie, e le punizioni tremende, di guisachè in noi soldati prevaleva il concetto: «Questo regno è tuo e de' tuoi sbirri, difendili da te e con i tuoi, non io morirò per la gloria tua e per conservare sul tuo capo la corona». <br /> Ma qualcuno mi dirà, e con ragione, come mai tu che conoscevi le infamie del Borbone, dopo la caduta di questi, ti sei rimescolato nel fango ed hai messo tu ed i tuoi compagni alla mercè d'una causa, che aveva destato in te tanto orrore. <br /> Non si parli di me, io allora mi ero già macchiato le mani di sangue, la mia persona era cercata, lottavo per vivere, ero il serpente ricordato dalla povera mia madre, morta pazza nel manicomio di Aversa. (p. 49) *Sapevano ch'io ero ferito, ma non pensavano che la tigre ferita fa tremare il cacciatore. (p. 50) *Non dovete però credere che i miei fossero tutti pastorelli. Avevo un piccolo esercito con quadri completi, un capitano, un luogotenente, un medico, sergenti maggiori, caporali tutti appartenenti al disciolto esercito borbonico. Avevo seicento soldati di tutti i corpi, cioè cacciatori, cavalleria, artiglieria, volteggiatori, zappatori, minatori, granatieri della guardia e che so io. Che importa se costoro erano pastori, contadini, cafoni? Forse che gli eserciti attuali non sono composti tutti di figli della miserabile plebe. Che se poi dovessi io sciegliere fra due reggimenti uno di studenti, l'altro di pastori o di contadini sarei sempre pei secondi, perchè avvezzi al freddo, alla fame, alle fatiche ed al camminare. Non dico che gli studenti siano vili; no, Iddio mi guardi da sì infame calunnia, ma preferisco l'uomo rozzo, il cafone, più facile ad allenarsi, più pronto ad ubbidire, meno esigente nel mangiare, e incapace di criticare gli ordini ricevuti. (p. 52) *Un battaglione di guardia nazionale avanzò di fronte e giunto a portata di tiro aprì il fuoco; noi rispondemmo tosto ed ai primi colpi cadde, come seppi di poi, il figlio di mio zio, Michele Crocco, esattore della fondiaria. La lotta era ingaggiata arditamente da ambo le parti, piovevano le palle ch'era un piacere a vederle smuovere il suolo asciutto, quando due compagnie strisciando al suolo giunsero non viste sulla nostra destra e ci attaccarono alla baionetta. (pp. 54-55) *Ma l'astuzia e l'arte dell'inganno prevalse al valore. Una metà di noi finse ritirarsi e venne inseguita; l'altra metà girando da sinistra a destra, con rapido movimento piombò sul fianco della colonna e, rotto il centro, costrinse la coda a ritirarsi, mentre la testa veniva caricata dai miei, ritornati improvvisamente all'assalto. (p. 55) *Fu qui, nell'ottobre del 1861, ch'io conobbi il [[José Borjes|Borjes]] generale spagnolo venuto per ordine di Francesco II a tentare di sollevare i popoli delle Due Sicilie. <br /> Quell'uomo forestiero che veniva da noi per arruolare proseliti e reclamava in conseguenza l'ausilio della mia banda, destò sin dal primo momento nell'animo mio una forte antipatia poichè compresi subito che a petto suo dovevo spogliarmi del grado di generale comandante la mia banda, per indossare quello di sottoposto. <br /> Egli, un povero illuso venuto dal suo lontano paese per assumere il comando di un'armata, aveva creduto trovar ovunque popoli insorti, e dopo un primo colossale fiasco dalla Calabria alla Basilicata, voleva convincere me ed i miei che non sarebbe stato difficile provocare una vera insurrezione, dato il numero della mia banda, l'ottimo elemento che la costruiva, le buone armi e gli eccellenti cavalli. (p. 62) *Ed in quel momento rappresentavo qualche cosa di grosso ancor io, poichè dopo tutto a questo mondo per non restar piccoli bisogna aver virtù di far macellar uomini. [[Napoleone Bonaparte|Napoleone I]] era figlio di un povero cancelliere, eppure macellando milioni di uomini, compreso mio zio Martino, arrivò ad essere un grand'uomo, ma finalmente, per aver voluto troppo, perdè tutto, e, come me, finì la vita prigioniero, lui a S. Elena, guardato a vista dai soldati inglesi, io nel bagno di S. Stefano, sotto la rigida sorveglianza delle sentinelle dell'esercito italiano. (pp. 69-70) *«Si finiamola, non pensiamo all'infamia del mondo, poichè è appunto, per l'infamia di D. Vincenzo C... che io turberò finchè posso le case di voi signori prepotenti e nobili». (p. 72) *Prima del 1861, quando nel trono di Napoli regnava Franceschiello, molto dell'elemento che costituiva la mia banda, proveniva dalle angherie sbirresche degli sgherri di Del Carretto, da persone che non avevano voluto piegare la fronte dinanzi a soprusi inauditi, che non vollero vendere l'onore delle loro mogli o delle giovane figlie a signorotti prepotenti, e si videro perciò perseguitati, posti all'indice quali malviventi, vagabondi, persone facili a delinquere. <br /> Dopo il governo di Vittorio Emanuele concorsero invece ad aumentare le nostre file i molti perseguitati dall'elemento cosiddetto controreazionario, che con spradoneggiante spavalderia, sotto l'usbergo della legge, commetteva infamie di certo non inferiori a quelle dei briganti, e con vendette basse e vigliacche denunziava padroni e servi alla polizia per sbarazzarsi di nemici personali. (p. 85) *''È teatro per tutta la natura | Ognuno rappresenta la sua scena, | Napoleone con la sua bravura | Nell'isola morì di Sant'Elena | Così Crocco già umile pastore | Dai briganti promosso generale | Dopo lotte di sangue e di terrore | Sconta in galera lo già fatto male'' (p. 92) *Quello che mi sta a cuore il far conoscere, si è che io agii sotto l'impulso d'una forza maggiore, e che se gli uomini non mi avessero bersagliato sarei non dico un personaggio, ma un onesto pastore o contadino, un pò vivo e pronto di mano, magari un pò prepotente ma onesto. (p. 93) *Non è desiderio di trasmettere ai posteri il ricordo delle fatte uccisioni che mi spinge a pregarla di stampare questo mio scritto. Noi oggi leggiamo gli scritti di secoli remoti e dalla narrazione dei fatti avvenuti si traggono ammaestramenti avvenire; chi nol sa che fra mille anni questi miei scarabocchi possano servire a qualche cosa, che ora noi neppure pensiamo. Che sorga qualcuno, fra tanto crescente progresso intellettuale, che comprenda quello che io cercavo, e facendo la storia del duemila e duecento circa uomini scannati per uno solo, trovi un efficace rimedio che valga a rigenerare il genere umano. Nè credo che in questo manoscritto difetti un tema che possa dar soggetto a scrivere molte cose. (pp. 94-95) ===[[Explicit]]=== Io non ho mai potuto comprendere come sia composto il consorzio sociale; so che il disonesto nessuno lo può vedere, tutti lo fuggono, la legge non lo capisce….. e poi si chiama scellerato colui che lo assassina….. e non si vuole affatto comprendere come non tutti gli uomini siano degni di vivere. (p. 95) ==Citazioni su Carmine Crocco== *Alto della persona (1,75), robusto, svelto, con occhio indagatore, sospettoso, attento. Non vi è nel suo corpo di straordinario che la grandezza e la sporgenza dei seni frontali e delle arcate orbitali, e un cranio rispetto alla statura non molto grande (55 cm di circonferenza massima). La circonferenza toracica è di 92 cm, la persona è ancora dritta e resistente, dopo una vita agitata, piena di stenti, di sofferenze, di timori e di pericoli; è una intelligenza non ricca al certo, né libera da superstizioni (porta il rosario al collo, amuleti), ma chiara, ordinata e sicura. Non è andato a scuola, ma nella sua vita di pastore, un po' da sé, un po' aiutato, imparò a leggere e scrivere, in tal modo da poter esprimere i suoi pensieri sulla carta e facendosi comprendere molto bene [...]. Eppure in mezzo a questo apparente deserto di affettività e di sentimenti, in mezzo alle rovine e alle devastazioni che produceva, quanti atti nobili e generosi! Prima che qualcuno si fosse arruolato tra i suoi briganti, ne scrutava la vita, l'animo: lo prendeva se era fermamente deciso e se doveva vendicarsi di qualche ingiustizia, lo mandava via se era un imbelle, non avesse nulla da vendicare o fosse spinto da solo puerile capriccio. Voleva e imponeva che fossero rispettate le donne oneste, maritate o zitelle; che non si facesse male oltre il necessario e non si eccedesse nella misura della vendetta per compiere la quale era inesorabile: a molte giovani che non avevano come maritarsi regalò denaro; a dei poveri contadini comprò armenti ed utensili di lavoro [...]. Furono questi alcuni degli atti nobili compiuti da Crocco, che lo resero tra gli umili ed i poveri popolare e beneamato, che gli crearono un'aureola come a quasi tutti i grandi briganti – e sono questi atti tutti che ce lo rivelano nella sua vera natura di delinquente primitivo, capace in verità di grandi reati, ma anche di generosità, di sentimenti nobili, di belle azioni. ([[Pasquale Penta]]) *Andavo a dire al re Francesco II che non vi hanno che miserabili e scellerati per difenderlo, che Crocco è un sacripante e Langlois un bruto. ([[José Borjes]]) *Appellantesi generale, [...] intento più a rapinare che alla causa regia. ([[Giacinto de' Sivo]]) *Carmine Crocco, che ebbe sotto di sé numerose bande di contadini e di soldati del disciolto esercito, nel 1862 depose ogni maschera politica e continuò a fare alla scoperta quello che in sostanza aveva fatto sempre, puro brigantaggio, e poi dal grosso brigantaggio discese al piccolo, e finalmente abbandonò la sua provincia nativa e l'Italia meridionale, passando il confine e rifugiandosi a Roma nell'agosto del 1864. Le sue posteriori vicende non meritano l'attenzione dello storico. Il governo italiano lo ritrovò a Roma, prigione, nel 1870, e lo sottopose a processo, nel quale egli, pur mentendo quanto poteva, non si atteggiò a campione politico, e disse chiaro che egli era, e non poteva essere, se non un capo di briganti. ([[Benedetto Croce]]) *Carmine Crocco, nato in un mondo di violenze e soprusi, lui stesso violento e ribelle verso l'esistente, vede arrivare con i bersaglieri toscopadani un disordine maggiore, più gravi ingiustizie e soprusi, il delitto elevato a legge. E così diventa capobrigante, un resistente ante litteram, un genio militare fra i più brillanti che l'Italia abbia avuto. ([[Nicola Zitara]]) *Carmine Donatello Crocco fu un bellissimo uomo, alto, slanciato, con ventre magro e torso grande, amplissime le spalle, ladro, assassino, disertore dell'esercito borbonico, lancia spezzata dei liberali nell'insurrezione lucana, garibaldino e poi ancora disertore, assassino ancora, ladro sempre. Fu soprattutto il cafone armato che infuria, il motore e il banditore della rivoluzione contadina, piuttosto che della reazione borbonica. La sua è la rivolta del popolo magro, del "popele bass", contro la durezza dei piemontesi che han portato con loro tristi novità, tasse, sequestri, sfratti e fucilazioni, ma soprattutto contro i loro alleati, i signori, dove si acclama a re Francesco II di Borbone, in quanto anche lui è stato vittima dei galantuomini liberali. ([[Carlo Alianello]]) *Condannato per diserzione a vent'anni di carcere, ne era evaso, si era dato alla macchia, e in poco tempo era diventato il più temuto e rispettato capobanda della [[Basilicata|Lucania]] non soltanto per il suo coraggio, ma anche per la sua intelligenza di guerrigliero.<br />[...] Crocco venne riconosciuto Generalissimo non solo per l'autorità che gli conferivano le sue gesta, ma anche, perché, sebbene mezzo analfabeta, possedeva un'oratoria immaginosa e apocalittica. ([[Indro Montanelli]]) *Delle sue gesta passate non restano che le memorie di un ladro feroce, di un assassino volgare. ([[Basilide Del Zio]]) *Ha una intelligenza non comune, qualità di capo e notevole ascendente sul "basso popolo" e sui contadini con i quali ha sempre diviso privazioni e ingiustizie e nutrito un radicato rancore contro chi si arricchisce ai danni del povero. Poco conta se Crocco non ha mai nascosto i suoi risentimenti nei confronti dei vecchi sovrani [...] Quel che conta per i legittimisti lucani è il risentimento che questo ribelle prova nei confronti di chi non ha mantenuto la promessa fattagli. Come tutti i contadini, anche Crocco guarda con ira chi gli ha fatto un torto. Quegli stessi motivi che, nell'agosto del 1860, lo hanno posto contro il potere costituito, lo pongono ora contro il nuovo regime. Nessuna ideologia politica e tanto meno nessun sentimento di devozione nei confronti dell'antico sovrano lo spingono a trattare con chi, in Basilicata, crede ancora possibile il ritorno dell'antico regime. ([[Tommaso Pedio]]) *Il Crocco a differenza di altri capibanda, che infestarono la Sicilia, le Calabrie e l'Abruzzo, nelle numerose sue escursioni, dà la prova di una logica tattica di un concetto chiaro ed ordinato nel disporre il piano delle operazioni nella piccola guerra. All'opposto degli altri, che sogliono sbandarsi paurosamente all'arrivo della truppa, egli ne accetta spesso il combattimento in aperta campagna e sa trincerarsi in posizioni favorevoli. "Attaccato alla baionetta" resiste all'urto e risponde col "contr'assalto". Qualche volta ricorre allo stratagemma militare; fa' saltare ponti per interrompere la strada, taglia fili telegrafici per interrompere le comunicazioni. Quale capitano della sua masnada, ebbe la potenza di infondere il coraggio nell'animo dei suoi; sopperì con la forza della sua autorità a difetti di armamento; d'istruzione e di disciplina. ([[Eugenio Massa]]) *Lo Zapata italiano, quello che diverrà il generalissimo dei contadini meridionali. ([[Renzo Del Carria]]) *Non era un patriota, bensì un criminale comune feroce e sanguinario. ([[Arrigo Petacco]]) *Omicida e ladrone dianzi uscito dalle galere, che s'intitolò Generale per Francesco II e tolse a luogotenenti due o tre similmente ladroni e micidiali, cui decorò del grado di colonnelli e di maggiori. ([[Luigi Zini]]) *Sanguigno, carnale, irruente l'altro, forte e ben piantato, con i tratti grossi del cafone vero: intelligenza pronta, intuitiva che si traduceva subito in azione, non temeraria, ragionata [...]. Un grandissimo, carismatico trascinatore. ([[Pino Aprile]]) *Un ex sottufficiale borbonico diventato brigante di primissimo rango. ([[Andrea Camilleri]]) *Un tristo, un ladro, un assassino. ([[Vittorio Bersezio]]) *Un uomo che uscito dalla plebe, la signoreggiò; nemico ai notabili, li ebbe a piè; nato ne' campi, penetrò nelle città e per brev'ora vi fu principe; le mani sordide di sangue ebbero strette e baci di riverenza dai sacerdoti fautori suoi; fu condottiero di reazioni civili ei non d'altro ingordo che d'oro; e da cinque e più anni di prede ritrasse tanto da gratificarsi porporati o, se gli dura la vita, da morire in odore d'uomo dabbene: uomo di leggenda, tra genti avvezze a giurare sulla santità delle coltelle o irridere alla virtù del campestro. ([[Enrico Pani Rossi]]) *Uno dei più geniali capibanda che operarono nel sud tra il 1860 e il 1864. [...] La sua banda crebbe rapidamente e resistette vigorosamente agli attacchi dell'esercito italiano. ([[Mario Brunetti]]) ==Bibliografia== *Carmine Crocco, ''Come divenni brigante. Autobiografia'', a cura di Mario Proto, collana «Sul filo della memoria», n. 13, Piero Lacaita Editore, Manduria, 1995. *Basilide Del Zio, ''Il brigante Crocco e la sua autobiografia: memorie e documenti'', Tipografia G. Grieco, Melfi, 1903. *Romolo Ribolla, ''[https://www.eleaml.org/rtfsud/voci_dall_ergastolo_crocco.pdf Voci dall'ergastolo. Documenti psicologici-criminali dal vero]'', con appendice del prof. Salvatore Ottolenghi, Ermanno Loescher & C., Roma, 1903, pp. 55-65. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Crocco, Carmine}} [[Categoria:Briganti italiani]] oixjsfem3reulzzylkofl0bq4dputtv Carr 0 48997 1420116 1138502 2026-07-12T12:52:22Z Udiki 86035 1420116 wikitext text/x-wiki {{disambigua}} Il cognome '''Carr''' può riferirsi a: *'''[[Caleb Carr]]''' (1955 – vivente), scrittore statunitense *'''[[Edward H. Carr|Edward Hallet Carr]]''' (1892 – 1982), scrittore, diplomatico e storico britannico *'''[[Ian Carr]]''' (1933 – 2009), musicista e compositore britannico *'''[[J. L. Carr|Joseph Lloyd Carr]]''' (1912 – 1994), biografo e storico britannico *'''[[Jolyon Carr]]''', pseudonimo di '''Edith Mary Pargeter''' ((1913 – 1995), scrittrice britannica *'''[[Kris Carr]]''' (1971 – vivente), scrittrice e attivista statunitense *'''[[Terry Carr|Terry Gene Carr]]''' (1937 – 1987), scrittore statunitense qoelbwcu2mhrsc4vzsxu73d7j1v5qna Icchokas Meras 0 49201 1420109 1354284 2026-07-12T12:38:29Z Udiki 86035 Deceduto 1420109 wikitext text/x-wiki [[Immagine:Bundesarchiv Bild 183-G0710-0001-014, Rostock, Buchbasar, litauischer Schriftsteller.jpg|thumb|Icchokas Meras (a destra), 1968]] '''Icchokas Meras''' (1934 – 2014), scrittore lituano. ==[[Incipit]] di ''Scacco perpetuo''== Quando tutti i pezzi furono sistemati Schoger socchiuse gli occhi e indugiò per un attimo; poi prese due pedoni, uno bianco e uno nero. Li nascose tra le mani unite e li scosse con forza.<br> «A chi toccherà la prima mossa? A me o a te?» disse.<br> Le sue orecchie e la pelle del cranio fremevano.<br> Era agitato. ==Bibliografia== *Icchokas Meras, ''Scacco perpetuo'', traduzione di Aušra Povilavičiūtė e Vanna Lucattini Vogelmann, Editrice La Giuntina, 2007. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{s}} {{DEFAULTSORT:Meras, Icchokas}} [[Categoria:Scrittori lituani]] 91kbyvxtwpwxn08gx5cii5ipbo33jpk Angelo Brofferio 0 49564 1420136 1420073 2026-07-12T13:59:38Z Gaux 18878 formattazione 1420136 wikitext text/x-wiki {{PDA}} [[File:Angelo Brofferio 1867.jpg|thumb|Angelo Brofferio]] '''Angelo Brofferio''' (1802–1866), poeta e politico italiano. Da non confondere col figlio omonimo [[Angelo Brofferio (1846–1894)]]. ==Citazioni di Angelo Brofferio== *Che [[Carlotta Marchionni]] fosse la muta {{sic|inspiratrice}} di Pellico, e lo sostentasse nei primi passi del difficile aringo col magico prestigio dell'arte in cui già allora era sovrana maestra, nessuno più di me, che tante volte ho udite le particolarità di quella prima rappresentazione {{NDR|della ''Francesca da Rimini''}}<ref>La tragedia del Pellico fu rappresentata per la prima volta al Teatro Re di Milano il 18 agosto 1815 con Carlotta Marchionni nel ruolo della protagonista.</ref>, può affermarlo; ma che Pellico fosse innamorato dalla Carlotta, malgrado la testimonianza di tutti i biografi, è supremamente falso.<ref>Da ''I miei tempi. Memorie di Angelo Brofferio'', Tipografia nazionale di G. Biancardi, Torino, 1859, [https://archive.org/details/imieitempimemori07brof/page/266/mode/1up vol. VII, cap. LXXXV, pp. 266-267].</ref> *Di valle in valle, di monte in monte pugnando sempre con un nemico sei volte maggiore di numero, l'Eresiarca dopo quasi un anno di eroica difesa riducevasi sulle alture del [[monte Rubello]], dove si {{sic|afforzava}} per tal modo contro gli assalitori, che ad ogni scontro dovevano tornarsene colla loro peggio.<br>Ma frattanto andavano scemando al fianco di [[Fra Dolcino|Dolcino]] gli intrepidi suoi propugnatori più dalla fame che dal ferro mietuti; perocché ormai del tutto mancavano le vettovaglie, e i disgraziati Dolciniani erano costretti a sostentarsi di radici e di corteccie di alberi.<ref>Da ''La caverna di Trivero'', in ''Tradizioni Italiane per la prima volta raccolte in ciascuna provincia dell'Italia e mandate alla luce per cura di rinomati scrittori italiani opera diretta da Angelo Brofferio'', vol. III, Stabilimento Tip. di Al. Fontana, Torino, 1849, [https://books.google.it/books?id=pMRKAAAAcAAJ&dq=&pg=PA767#v=onepage&q&f=false p. 767].</ref> *''Guai a col ch'a s'ancaprissia | ëd volèi giusta la giustissia''!<ref>Da ''La pratica legal'' in ''Raccolta completa delle canzoni piemontesi''.</ref> :''Guai a colui che s'incapriccia | a voler giusta la [[giustizia]]!'' *Un attore, nel suo genere, di lui più perfetto io non l'ho mai veduto. Se i naturali svantaggi della persona gli avessero permesso di rappresentare la parte di Alessandro, di Filippo, di Saul come quella di Meneghino, io dico che un Alessandro, un Saul, un Filippo, come [[Giuseppe Moncalvo]], non ci avrebbero fatto veder mai né Morochesi, né {{sic|Demarini}}, né Modena, né Salvini, né alcun altro della sua stirpe.<ref>Da ''I miei tempi. Memorie di Angelo Brofferio'', pp. 138-139.</ref> ==Citazioni su Angelo Brofferio== *''Bianchi-Giovin, Brofferio e compagnia | si dan tra lor del ladro e della spia. | Altro sul conto lor non vi so dire | che li credo incapaci di mentire''. (in ''Epigrammisti dell'Ottocento'', a cura di G. Scognamiglio, Salerno editore, 1988) *Brofferio è stato per lungo tempo il giornalista più ameno e più giocondo, più sarcastico e più vigoroso della stampa italiana. Ma sventuratamente egli è rimasto polemista e poeta anche in politica. Ei sente troppo. Egli subisce l'influenza delle impressioni vivaci e subitanee, lochè toglie a' suoi apprezzamenti, a' suoi giudizi l'autorità cui dà loro l'incontestabile suo ingegno. Brofferio è tribuno anzi tutto, ciò che hanno obliato coloro i quali volendolo giudicare come uomo di Stato, gli rimproverano la mancanza di continuità e di uniformità nella sua carriera politica e lo annegano anche oggidì sotto vili ed ignobili calunnie. ([[Ferdinando Petruccelli della Gattina]]) ==Note== <references /> ==Altri progetti== {{interprogetto|w|s=Autore:Angelo Brofferio|commons=Category:Angelo Brofferio}} {{DEFAULTSORT:Brofferio, Angelo}} [[Categoria:Poeti italiani]] [[Categoria:Politici italiani]] 5quovq4464z9tmyylxun0wlwii6uwgk Leone Carpi 0 49734 1420133 1232193 2026-07-12T13:54:05Z Gaux 18878 /* Il risorgimento italiano */ Giovanni Lanza 1420133 wikitext text/x-wiki {{PDA}} [[File:Del riordinamento amministrativo del Regno (Carpi).djvu|thumb|''Del riordinamento amministrativo del regno e del sistema proposto dal Ministro dell'Interno nel suo discorso inaugurale dei lavori della commissione speciale presso il Consiglio di Stato. Considerazioni di Leone Carpi'', 1860]] '''Leone Carpi''' (1810 – 1898), economista, politico e giornalista italiano. ==''Il risorgimento italiano''== *{{NDR|[[Aurelio Saffi]]}} Mite d'animo e ossequente alle persone nella mutua cortesia dei contatti sociali, insorge e si adira contro chi usa modi insolenti e villani; e quando per impeto momentaneo ha ecceduto dalla sua parte, confessa schiettamente il suo torto. (vol. I, p. 418) *[...] per le doti sublimi di mente e di cuore, e per i travagli da lui durati al riscatto della comune patria, e per i suoi generosi e perseveranti conati intesi alla emancipazione delle infime classi sociali, il Saffi viene considerato come una delle più splendide e nobili figure dell'epoca attuale. (vol. I, p. 418) *Per le sue opinioni, il generale [[Luigi Federico Menabrea|Menabrea]] appartiene al partito monarchico-costituzionale, e considera la monarchia come l'ancora di salute per l'Italia, senza la quale questa cadrebbe nel federalismo e si sfascerebbe. Egli reputa la rivoluzione che costituì l'unità d'Italia come una delle fasi più notevoli della storia dell'umanità. (vol. I, p. 437) *La religione liberamente praticata, e non disgiunta dalla libertà di coscienza, è, pel Generale {{NDR|Menabrea}}, un elemento necessario dell'ordine sociale; ma egli crede che un Governo del Clero sia incompatibile coll'ordine di cose della società moderna, e come fatale al sentimento religioso stesso. (vol. I, p. 437) *{{NDR|[[Giovanni Lanza]]}} Alieno da qualsiasi forma di municipalismo, egli aveva compreso la missione egemonica del Piemonte, che altri chiamò la politica del carciofo, ma racchiudeva l'alto e grandioso concetto della comune Patria Italiana.<br>Fu deputato diligente, assiduo, zelante; senz'essere un oratore eloquente, fu parlatore franco, chiaro, assennato, efficace; debatter alla maniera inglese, di cui Cavour fu il capo-scuola nel Parlamento subalpino, e che è all'altro polo dell'eloquenza tribunizia e talvolta ciceroniana di Angelo Brofferio, e della magniloquenza di Terenzio Mamiani. (vol. II, pp. 315-316) *{{NDR|[[Luigi Luzzatti]]}} Valoroso cultore delle belle lettere, egli sa vestire le austere concezioni dello scienziato di una forma venusta, attraentissima. Però col Petöfi<ref>[[Sándor Petőfi]].</ref> crede, che meglio di un Demostene parli l'azione. (vol. II, p. 398) *Il Luzzatti è per eccellenza un novatore, un riformatore; ma per lui il razionale è il reale, e le riforme utili sono quelle che sono possibili. Egli disposa i baldi entusiasmi della giovinezza col senno dell'uomo già consumato nella {{sic|vecchiaja}}, e la fortuna gli sorride perché è forte e destro. Sortì da natura, e trasse a perfezione col lungo studio e 'l grande amore, quel senso pratico della vita, degli affari, del mondo, col quale, secondando gli avvenimenti, si riesce a dominarli. (vol. II, p. 398) *Cauto ne' suoi magnanimi ardimenti, {{NDR|Luzzatti}} è sicuro del fatto suo; siccome ha previsto tutti gli ostacoli che potrà incontrare per via, e tiene pronti tutti i mezzi per poter superarli. Uomo d'azione, rifugge dai soliloqui sulla casuistica economica o di qualsiasi altra dottrina sociale. A lui si confà la scienza militante; e si compiace a descrivere fondo a' fenomeni attuali; a quelli, in particolar modo, che, se domandano i severi ragionamenti, desiderano anche i palpiti di un affetto generoso. (vol. II, p. 398) ==[[Incipit]] di ''Del riordinamento amministrativo del Regno''== Lo sviluppo dei concetti accennati nel discorso della Corona, concetti con cui preludeva il sig. Ministro dell'interno dinanzi la Commissione presso il Consiglio di Stato, per ciò che ha tratto all'organizzazione politico-amministrativa del Regno, deve essere, a mio avviso, retto e determinato dalle seguenti considerazioni. # Che uno Stato nuovo in contingenze difficili ha mestieri che l'azione governativa sia libera, forte, e di rapido effetto. # Che l'aumentare degli organi che servono al movimento della macchina dello Stato, senza assoluta ed evidente necessità, nuoce alla speditezza ed alla potenza dell'azione. # Che dal governo deve partire ogni grande iniziativa, ogni straordinario impulso in riverbero del genio e della volontà collettiva della nazione, acciò si ecciti, si educhi e vi s'informi la libera azione individuale, cosicché la stessa favilla rigeneratrice sotto mille forme faccia concorrere alla grandezza ed alla potenza dello Stato, la mente, l'opera, il senno e la coscienza di ogni individuo. ==Note== <references /> ==Bibliografia== *Leone Carpi, ''Del riordinamento amministrativo del Regno''. Bologna, Regia Tipografia, 1860. *Leone Carpi, ''[https://archive.org/details/ilrisorgimentoi00carpgoog/page/n18/mode/1up Il risorgimento italiano. Biografie storico-politiche d'illustri italiani contemporanei]'', vol. I, Antica casa editrice dottor Francesco Vallardi, Milano, 1884. *Leone Carpi, ''[https://archive.org/details/ilrisorgimentoi02carpgoog/page/n16/mode/1up Il risorgimento italiano. Biografie storico-politiche d'illustri italiani contemporanei]'', vol. II, Antica casa editrice dottor Francesco Vallardi, Milano, 1886. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Carpi, Leone}} [[Categoria:Giornalisti italiani]] [[Categoria:Economisti italiani]] [[Categoria:Politici italiani]] 3zla7suaz5eypxlf6m9sdfjcj6ynx16 1420134 1420133 2026-07-12T13:54:53Z Gaux 18878 /* Il risorgimento italiano */ corsivo 1420134 wikitext text/x-wiki {{PDA}} [[File:Del riordinamento amministrativo del Regno (Carpi).djvu|thumb|''Del riordinamento amministrativo del regno e del sistema proposto dal Ministro dell'Interno nel suo discorso inaugurale dei lavori della commissione speciale presso il Consiglio di Stato. Considerazioni di Leone Carpi'', 1860]] '''Leone Carpi''' (1810 – 1898), economista, politico e giornalista italiano. ==''Il risorgimento italiano''== *{{NDR|[[Aurelio Saffi]]}} Mite d'animo e ossequente alle persone nella mutua cortesia dei contatti sociali, insorge e si adira contro chi usa modi insolenti e villani; e quando per impeto momentaneo ha ecceduto dalla sua parte, confessa schiettamente il suo torto. (vol. I, p. 418) *[...] per le doti sublimi di mente e di cuore, e per i travagli da lui durati al riscatto della comune patria, e per i suoi generosi e perseveranti conati intesi alla emancipazione delle infime classi sociali, il Saffi viene considerato come una delle più splendide e nobili figure dell'epoca attuale. (vol. I, p. 418) *Per le sue opinioni, il generale [[Luigi Federico Menabrea|Menabrea]] appartiene al partito monarchico-costituzionale, e considera la monarchia come l'ancora di salute per l'Italia, senza la quale questa cadrebbe nel federalismo e si sfascerebbe. Egli reputa la rivoluzione che costituì l'unità d'Italia come una delle fasi più notevoli della storia dell'umanità. (vol. I, p. 437) *La religione liberamente praticata, e non disgiunta dalla libertà di coscienza, è, pel Generale {{NDR|Menabrea}}, un elemento necessario dell'ordine sociale; ma egli crede che un Governo del Clero sia incompatibile coll'ordine di cose della società moderna, e come fatale al sentimento religioso stesso. (vol. I, p. 437) *{{NDR|[[Giovanni Lanza]]}} Alieno da qualsiasi forma di municipalismo, egli aveva compreso la missione egemonica del Piemonte, che altri chiamò la politica del carciofo, ma racchiudeva l'alto e grandioso concetto della comune Patria Italiana.<br>Fu deputato diligente, assiduo, zelante; senz'essere un oratore eloquente, fu parlatore franco, chiaro, assennato, efficace; ''debatter'' alla maniera inglese, di cui Cavour fu il capo-scuola nel Parlamento subalpino, e che è all'altro polo dell'eloquenza tribunizia e talvolta ciceroniana di Angelo Brofferio, e della magniloquenza di Terenzio Mamiani. (vol. II, pp. 315-316) *{{NDR|[[Luigi Luzzatti]]}} Valoroso cultore delle belle lettere, egli sa vestire le austere concezioni dello scienziato di una forma venusta, attraentissima. Però col Petöfi<ref>[[Sándor Petőfi]].</ref> crede, che meglio di un Demostene parli l'azione. (vol. II, p. 398) *Il Luzzatti è per eccellenza un novatore, un riformatore; ma per lui il razionale è il reale, e le riforme utili sono quelle che sono possibili. Egli disposa i baldi entusiasmi della giovinezza col senno dell'uomo già consumato nella {{sic|vecchiaja}}, e la fortuna gli sorride perché è forte e destro. Sortì da natura, e trasse a perfezione col lungo studio e 'l grande amore, quel senso pratico della vita, degli affari, del mondo, col quale, secondando gli avvenimenti, si riesce a dominarli. (vol. II, p. 398) *Cauto ne' suoi magnanimi ardimenti, {{NDR|Luzzatti}} è sicuro del fatto suo; siccome ha previsto tutti gli ostacoli che potrà incontrare per via, e tiene pronti tutti i mezzi per poter superarli. Uomo d'azione, rifugge dai soliloqui sulla casuistica economica o di qualsiasi altra dottrina sociale. A lui si confà la scienza militante; e si compiace a descrivere fondo a' fenomeni attuali; a quelli, in particolar modo, che, se domandano i severi ragionamenti, desiderano anche i palpiti di un affetto generoso. (vol. II, p. 398) ==[[Incipit]] di ''Del riordinamento amministrativo del Regno''== Lo sviluppo dei concetti accennati nel discorso della Corona, concetti con cui preludeva il sig. Ministro dell'interno dinanzi la Commissione presso il Consiglio di Stato, per ciò che ha tratto all'organizzazione politico-amministrativa del Regno, deve essere, a mio avviso, retto e determinato dalle seguenti considerazioni. # Che uno Stato nuovo in contingenze difficili ha mestieri che l'azione governativa sia libera, forte, e di rapido effetto. # Che l'aumentare degli organi che servono al movimento della macchina dello Stato, senza assoluta ed evidente necessità, nuoce alla speditezza ed alla potenza dell'azione. # Che dal governo deve partire ogni grande iniziativa, ogni straordinario impulso in riverbero del genio e della volontà collettiva della nazione, acciò si ecciti, si educhi e vi s'informi la libera azione individuale, cosicché la stessa favilla rigeneratrice sotto mille forme faccia concorrere alla grandezza ed alla potenza dello Stato, la mente, l'opera, il senno e la coscienza di ogni individuo. ==Note== <references /> ==Bibliografia== *Leone Carpi, ''Del riordinamento amministrativo del Regno''. Bologna, Regia Tipografia, 1860. *Leone Carpi, ''[https://archive.org/details/ilrisorgimentoi00carpgoog/page/n18/mode/1up Il risorgimento italiano. Biografie storico-politiche d'illustri italiani contemporanei]'', vol. I, Antica casa editrice dottor Francesco Vallardi, Milano, 1884. *Leone Carpi, ''[https://archive.org/details/ilrisorgimentoi02carpgoog/page/n16/mode/1up Il risorgimento italiano. Biografie storico-politiche d'illustri italiani contemporanei]'', vol. II, Antica casa editrice dottor Francesco Vallardi, Milano, 1886. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Carpi, Leone}} [[Categoria:Giornalisti italiani]] [[Categoria:Economisti italiani]] [[Categoria:Politici italiani]] 6dp9vkr6xcmqyyas3zubwz3z70srsqk 1420135 1420134 2026-07-12T13:56:34Z Gaux 18878 /* Il risorgimento italiano */ wlink 1420135 wikitext text/x-wiki {{PDA}} [[File:Del riordinamento amministrativo del Regno (Carpi).djvu|thumb|''Del riordinamento amministrativo del regno e del sistema proposto dal Ministro dell'Interno nel suo discorso inaugurale dei lavori della commissione speciale presso il Consiglio di Stato. Considerazioni di Leone Carpi'', 1860]] '''Leone Carpi''' (1810 – 1898), economista, politico e giornalista italiano. ==''Il risorgimento italiano''== *{{NDR|[[Aurelio Saffi]]}} Mite d'animo e ossequente alle persone nella mutua cortesia dei contatti sociali, insorge e si adira contro chi usa modi insolenti e villani; e quando per impeto momentaneo ha ecceduto dalla sua parte, confessa schiettamente il suo torto. (vol. I, p. 418) *[...] per le doti sublimi di mente e di cuore, e per i travagli da lui durati al riscatto della comune patria, e per i suoi generosi e perseveranti conati intesi alla emancipazione delle infime classi sociali, il Saffi viene considerato come una delle più splendide e nobili figure dell'epoca attuale. (vol. I, p. 418) *Per le sue opinioni, il generale [[Luigi Federico Menabrea|Menabrea]] appartiene al partito monarchico-costituzionale, e considera la monarchia come l'ancora di salute per l'Italia, senza la quale questa cadrebbe nel federalismo e si sfascerebbe. Egli reputa la rivoluzione che costituì l'unità d'Italia come una delle fasi più notevoli della storia dell'umanità. (vol. I, p. 437) *La religione liberamente praticata, e non disgiunta dalla libertà di coscienza, è, pel Generale {{NDR|Menabrea}}, un elemento necessario dell'ordine sociale; ma egli crede che un Governo del Clero sia incompatibile coll'ordine di cose della società moderna, e come fatale al sentimento religioso stesso. (vol. I, p. 437) *{{NDR|[[Giovanni Lanza]]}} Alieno da qualsiasi forma di municipalismo, egli aveva compreso la missione egemonica del Piemonte, che altri chiamò la politica del carciofo, ma racchiudeva l'alto e grandioso concetto della comune Patria Italiana.<br>Fu deputato diligente, assiduo, zelante; senz'essere un oratore eloquente, fu parlatore franco, chiaro, assennato, efficace; ''debatter'' alla maniera inglese, di cui [[Camillo Benso, conte di Cavour|Cavour]] fu il capo-scuola nel Parlamento subalpino, e che è all'altro polo dell'eloquenza tribunizia e talvolta ciceroniana di [[Angelo Brofferio]], e della magniloquenza di [[Terenzio Mamiani]]. (vol. II, pp. 315-316) *{{NDR|[[Luigi Luzzatti]]}} Valoroso cultore delle belle lettere, egli sa vestire le austere concezioni dello scienziato di una forma venusta, attraentissima. Però col Petöfi<ref>[[Sándor Petőfi]].</ref> crede, che meglio di un Demostene parli l'azione. (vol. II, p. 398) *Il Luzzatti è per eccellenza un novatore, un riformatore; ma per lui il razionale è il reale, e le riforme utili sono quelle che sono possibili. Egli disposa i baldi entusiasmi della giovinezza col senno dell'uomo già consumato nella {{sic|vecchiaja}}, e la fortuna gli sorride perché è forte e destro. Sortì da natura, e trasse a perfezione col lungo studio e 'l grande amore, quel senso pratico della vita, degli affari, del mondo, col quale, secondando gli avvenimenti, si riesce a dominarli. (vol. II, p. 398) *Cauto ne' suoi magnanimi ardimenti, {{NDR|Luzzatti}} è sicuro del fatto suo; siccome ha previsto tutti gli ostacoli che potrà incontrare per via, e tiene pronti tutti i mezzi per poter superarli. Uomo d'azione, rifugge dai soliloqui sulla casuistica economica o di qualsiasi altra dottrina sociale. A lui si confà la scienza militante; e si compiace a descrivere fondo a' fenomeni attuali; a quelli, in particolar modo, che, se domandano i severi ragionamenti, desiderano anche i palpiti di un affetto generoso. (vol. II, p. 398) ==[[Incipit]] di ''Del riordinamento amministrativo del Regno''== Lo sviluppo dei concetti accennati nel discorso della Corona, concetti con cui preludeva il sig. Ministro dell'interno dinanzi la Commissione presso il Consiglio di Stato, per ciò che ha tratto all'organizzazione politico-amministrativa del Regno, deve essere, a mio avviso, retto e determinato dalle seguenti considerazioni. # Che uno Stato nuovo in contingenze difficili ha mestieri che l'azione governativa sia libera, forte, e di rapido effetto. # Che l'aumentare degli organi che servono al movimento della macchina dello Stato, senza assoluta ed evidente necessità, nuoce alla speditezza ed alla potenza dell'azione. # Che dal governo deve partire ogni grande iniziativa, ogni straordinario impulso in riverbero del genio e della volontà collettiva della nazione, acciò si ecciti, si educhi e vi s'informi la libera azione individuale, cosicché la stessa favilla rigeneratrice sotto mille forme faccia concorrere alla grandezza ed alla potenza dello Stato, la mente, l'opera, il senno e la coscienza di ogni individuo. ==Note== <references /> ==Bibliografia== *Leone Carpi, ''Del riordinamento amministrativo del Regno''. Bologna, Regia Tipografia, 1860. *Leone Carpi, ''[https://archive.org/details/ilrisorgimentoi00carpgoog/page/n18/mode/1up Il risorgimento italiano. Biografie storico-politiche d'illustri italiani contemporanei]'', vol. I, Antica casa editrice dottor Francesco Vallardi, Milano, 1884. *Leone Carpi, ''[https://archive.org/details/ilrisorgimentoi02carpgoog/page/n16/mode/1up Il risorgimento italiano. Biografie storico-politiche d'illustri italiani contemporanei]'', vol. II, Antica casa editrice dottor Francesco Vallardi, Milano, 1886. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Carpi, Leone}} [[Categoria:Giornalisti italiani]] [[Categoria:Economisti italiani]] [[Categoria:Politici italiani]] rqpp6isny671bgycmphv35b0ksoal01 1420138 1420135 2026-07-12T14:04:31Z Gaux 18878 /* Il risorgimento italiano */ altra su Lanza 1420138 wikitext text/x-wiki {{PDA}} [[File:Del riordinamento amministrativo del Regno (Carpi).djvu|thumb|''Del riordinamento amministrativo del regno e del sistema proposto dal Ministro dell'Interno nel suo discorso inaugurale dei lavori della commissione speciale presso il Consiglio di Stato. Considerazioni di Leone Carpi'', 1860]] '''Leone Carpi''' (1810 – 1898), economista, politico e giornalista italiano. ==''Il risorgimento italiano''== *{{NDR|[[Aurelio Saffi]]}} Mite d'animo e ossequente alle persone nella mutua cortesia dei contatti sociali, insorge e si adira contro chi usa modi insolenti e villani; e quando per impeto momentaneo ha ecceduto dalla sua parte, confessa schiettamente il suo torto. (vol. I, p. 418) *[...] per le doti sublimi di mente e di cuore, e per i travagli da lui durati al riscatto della comune patria, e per i suoi generosi e perseveranti conati intesi alla emancipazione delle infime classi sociali, il Saffi viene considerato come una delle più splendide e nobili figure dell'epoca attuale. (vol. I, p. 418) *Per le sue opinioni, il generale [[Luigi Federico Menabrea|Menabrea]] appartiene al partito monarchico-costituzionale, e considera la monarchia come l'ancora di salute per l'Italia, senza la quale questa cadrebbe nel federalismo e si sfascerebbe. Egli reputa la rivoluzione che costituì l'unità d'Italia come una delle fasi più notevoli della storia dell'umanità. (vol. I, p. 437) *La religione liberamente praticata, e non disgiunta dalla libertà di coscienza, è, pel Generale {{NDR|Menabrea}}, un elemento necessario dell'ordine sociale; ma egli crede che un Governo del Clero sia incompatibile coll'ordine di cose della società moderna, e come fatale al sentimento religioso stesso. (vol. I, p. 437) *{{NDR|[[Giovanni Lanza]]}} Alieno da qualsiasi forma di municipalismo, egli aveva compreso la missione egemonica del Piemonte, che altri chiamò la politica del carciofo, ma racchiudeva l'alto e grandioso concetto della comune Patria Italiana.<br>Fu deputato diligente, assiduo, zelante; senz'essere un oratore eloquente, fu parlatore franco, chiaro, assennato, efficace; ''debatter'' alla maniera inglese, di cui [[Camillo Benso, conte di Cavour|Cavour]] fu il capo-scuola nel Parlamento subalpino, e che è all'altro polo dell'eloquenza tribunizia e talvolta ciceroniana di [[Angelo Brofferio]], e della magniloquenza di [[Terenzio Mamiani]]. (vol. II, pp. 315-316) *In Lanza la parola nuda e disadorna rispecchiava l'onestà limpida e la convinzione sincera in una coscienza penetrata, che non cerca le grazie femminee, né fiori né fronde nei giardini d'Arcadia, ma stringe fatti maschi e ragioni sode.<br>In lui si poteva dire che il vir probus vinceva il dicendi peritus, sebbene quello non basti talvolta a farsi ascoltare con deferenza da Camere nervose, giovanili, impressionabili, imaginose, distratte. (vol. II, p. 316) *{{NDR|[[Luigi Luzzatti]]}} Valoroso cultore delle belle lettere, egli sa vestire le austere concezioni dello scienziato di una forma venusta, attraentissima. Però col Petöfi<ref>[[Sándor Petőfi]].</ref> crede, che meglio di un Demostene parli l'azione. (vol. II, p. 398) *Il Luzzatti è per eccellenza un novatore, un riformatore; ma per lui il razionale è il reale, e le riforme utili sono quelle che sono possibili. Egli disposa i baldi entusiasmi della giovinezza col senno dell'uomo già consumato nella {{sic|vecchiaja}}, e la fortuna gli sorride perché è forte e destro. Sortì da natura, e trasse a perfezione col lungo studio e 'l grande amore, quel senso pratico della vita, degli affari, del mondo, col quale, secondando gli avvenimenti, si riesce a dominarli. (vol. II, p. 398) *Cauto ne' suoi magnanimi ardimenti, {{NDR|Luzzatti}} è sicuro del fatto suo; siccome ha previsto tutti gli ostacoli che potrà incontrare per via, e tiene pronti tutti i mezzi per poter superarli. Uomo d'azione, rifugge dai soliloqui sulla casuistica economica o di qualsiasi altra dottrina sociale. A lui si confà la scienza militante; e si compiace a descrivere fondo a' fenomeni attuali; a quelli, in particolar modo, che, se domandano i severi ragionamenti, desiderano anche i palpiti di un affetto generoso. (vol. II, p. 398) ==[[Incipit]] di ''Del riordinamento amministrativo del Regno''== Lo sviluppo dei concetti accennati nel discorso della Corona, concetti con cui preludeva il sig. Ministro dell'interno dinanzi la Commissione presso il Consiglio di Stato, per ciò che ha tratto all'organizzazione politico-amministrativa del Regno, deve essere, a mio avviso, retto e determinato dalle seguenti considerazioni. # Che uno Stato nuovo in contingenze difficili ha mestieri che l'azione governativa sia libera, forte, e di rapido effetto. # Che l'aumentare degli organi che servono al movimento della macchina dello Stato, senza assoluta ed evidente necessità, nuoce alla speditezza ed alla potenza dell'azione. # Che dal governo deve partire ogni grande iniziativa, ogni straordinario impulso in riverbero del genio e della volontà collettiva della nazione, acciò si ecciti, si educhi e vi s'informi la libera azione individuale, cosicché la stessa favilla rigeneratrice sotto mille forme faccia concorrere alla grandezza ed alla potenza dello Stato, la mente, l'opera, il senno e la coscienza di ogni individuo. ==Note== <references /> ==Bibliografia== *Leone Carpi, ''Del riordinamento amministrativo del Regno''. Bologna, Regia Tipografia, 1860. *Leone Carpi, ''[https://archive.org/details/ilrisorgimentoi00carpgoog/page/n18/mode/1up Il risorgimento italiano. Biografie storico-politiche d'illustri italiani contemporanei]'', vol. I, Antica casa editrice dottor Francesco Vallardi, Milano, 1884. *Leone Carpi, ''[https://archive.org/details/ilrisorgimentoi02carpgoog/page/n16/mode/1up Il risorgimento italiano. Biografie storico-politiche d'illustri italiani contemporanei]'', vol. II, Antica casa editrice dottor Francesco Vallardi, Milano, 1886. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Carpi, Leone}} [[Categoria:Giornalisti italiani]] [[Categoria:Economisti italiani]] [[Categoria:Politici italiani]] kouufad8lvkvwztdcn4p3ijwowwvhe5 1420139 1420138 2026-07-12T14:06:25Z Gaux 18878 /* Il risorgimento italiano */ divido in volumi 1420139 wikitext text/x-wiki {{PDA}} [[File:Del riordinamento amministrativo del Regno (Carpi).djvu|thumb|''Del riordinamento amministrativo del regno e del sistema proposto dal Ministro dell'Interno nel suo discorso inaugurale dei lavori della commissione speciale presso il Consiglio di Stato. Considerazioni di Leone Carpi'', 1860]] '''Leone Carpi''' (1810 – 1898), economista, politico e giornalista italiano. ==''Il risorgimento italiano''== ===Volume I=== *{{NDR|[[Aurelio Saffi]]}} Mite d'animo e ossequente alle persone nella mutua cortesia dei contatti sociali, insorge e si adira contro chi usa modi insolenti e villani; e quando per impeto momentaneo ha ecceduto dalla sua parte, confessa schiettamente il suo torto. (vol. I, p. 418) *[...] per le doti sublimi di mente e di cuore, e per i travagli da lui durati al riscatto della comune patria, e per i suoi generosi e perseveranti conati intesi alla emancipazione delle infime classi sociali, il Saffi viene considerato come una delle più splendide e nobili figure dell'epoca attuale. (vol. I, p. 418) *Per le sue opinioni, il generale [[Luigi Federico Menabrea|Menabrea]] appartiene al partito monarchico-costituzionale, e considera la monarchia come l'ancora di salute per l'Italia, senza la quale questa cadrebbe nel federalismo e si sfascerebbe. Egli reputa la rivoluzione che costituì l'unità d'Italia come una delle fasi più notevoli della storia dell'umanità. (vol. I, p. 437) *La religione liberamente praticata, e non disgiunta dalla libertà di coscienza, è, pel Generale {{NDR|Menabrea}}, un elemento necessario dell'ordine sociale; ma egli crede che un Governo del Clero sia incompatibile coll'ordine di cose della società moderna, e come fatale al sentimento religioso stesso. (vol. I, p. 437) ===Volume II=== *{{NDR|[[Giovanni Lanza]]}} Alieno da qualsiasi forma di municipalismo, egli aveva compreso la missione egemonica del Piemonte, che altri chiamò la politica del carciofo, ma racchiudeva l'alto e grandioso concetto della comune Patria Italiana.<br>Fu deputato diligente, assiduo, zelante; senz'essere un oratore eloquente, fu parlatore franco, chiaro, assennato, efficace; ''debatter'' alla maniera inglese, di cui [[Camillo Benso, conte di Cavour|Cavour]] fu il capo-scuola nel Parlamento subalpino, e che è all'altro polo dell'eloquenza tribunizia e talvolta ciceroniana di [[Angelo Brofferio]], e della magniloquenza di [[Terenzio Mamiani]]. (vol. II, pp. 315-316) *In Lanza la parola nuda e disadorna rispecchiava l'onestà limpida e la convinzione sincera in una coscienza penetrata, che non cerca le grazie femminee, né fiori né fronde nei giardini d'Arcadia, ma stringe fatti maschi e ragioni sode.<br>In lui si poteva dire che il vir probus vinceva il dicendi peritus, sebbene quello non basti talvolta a farsi ascoltare con deferenza da Camere nervose, giovanili, impressionabili, imaginose, distratte. (vol. II, p. 316) *{{NDR|[[Luigi Luzzatti]]}} Valoroso cultore delle belle lettere, egli sa vestire le austere concezioni dello scienziato di una forma venusta, attraentissima. Però col Petöfi<ref>[[Sándor Petőfi]].</ref> crede, che meglio di un Demostene parli l'azione. (vol. II, p. 398) *Il Luzzatti è per eccellenza un novatore, un riformatore; ma per lui il razionale è il reale, e le riforme utili sono quelle che sono possibili. Egli disposa i baldi entusiasmi della giovinezza col senno dell'uomo già consumato nella {{sic|vecchiaja}}, e la fortuna gli sorride perché è forte e destro. Sortì da natura, e trasse a perfezione col lungo studio e 'l grande amore, quel senso pratico della vita, degli affari, del mondo, col quale, secondando gli avvenimenti, si riesce a dominarli. (vol. II, p. 398) *Cauto ne' suoi magnanimi ardimenti, {{NDR|Luzzatti}} è sicuro del fatto suo; siccome ha previsto tutti gli ostacoli che potrà incontrare per via, e tiene pronti tutti i mezzi per poter superarli. Uomo d'azione, rifugge dai soliloqui sulla casuistica economica o di qualsiasi altra dottrina sociale. A lui si confà la scienza militante; e si compiace a descrivere fondo a' fenomeni attuali; a quelli, in particolar modo, che, se domandano i severi ragionamenti, desiderano anche i palpiti di un affetto generoso. (vol. II, p. 398) ==[[Incipit]] di ''Del riordinamento amministrativo del Regno''== Lo sviluppo dei concetti accennati nel discorso della Corona, concetti con cui preludeva il sig. Ministro dell'interno dinanzi la Commissione presso il Consiglio di Stato, per ciò che ha tratto all'organizzazione politico-amministrativa del Regno, deve essere, a mio avviso, retto e determinato dalle seguenti considerazioni. # Che uno Stato nuovo in contingenze difficili ha mestieri che l'azione governativa sia libera, forte, e di rapido effetto. # Che l'aumentare degli organi che servono al movimento della macchina dello Stato, senza assoluta ed evidente necessità, nuoce alla speditezza ed alla potenza dell'azione. # Che dal governo deve partire ogni grande iniziativa, ogni straordinario impulso in riverbero del genio e della volontà collettiva della nazione, acciò si ecciti, si educhi e vi s'informi la libera azione individuale, cosicché la stessa favilla rigeneratrice sotto mille forme faccia concorrere alla grandezza ed alla potenza dello Stato, la mente, l'opera, il senno e la coscienza di ogni individuo. ==Note== <references /> ==Bibliografia== *Leone Carpi, ''Del riordinamento amministrativo del Regno''. Bologna, Regia Tipografia, 1860. *Leone Carpi, ''[https://archive.org/details/ilrisorgimentoi00carpgoog/page/n18/mode/1up Il risorgimento italiano. Biografie storico-politiche d'illustri italiani contemporanei]'', vol. I, Antica casa editrice dottor Francesco Vallardi, Milano, 1884. *Leone Carpi, ''[https://archive.org/details/ilrisorgimentoi02carpgoog/page/n16/mode/1up Il risorgimento italiano. Biografie storico-politiche d'illustri italiani contemporanei]'', vol. II, Antica casa editrice dottor Francesco Vallardi, Milano, 1886. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Carpi, Leone}} [[Categoria:Giornalisti italiani]] [[Categoria:Economisti italiani]] [[Categoria:Politici italiani]] fnu32n8s9t1j3j4pyie6zs5ytcr0dlz 1420140 1420139 2026-07-12T14:08:21Z Gaux 18878 /* Volume II */ corsivo e sic 1420140 wikitext text/x-wiki {{PDA}} [[File:Del riordinamento amministrativo del Regno (Carpi).djvu|thumb|''Del riordinamento amministrativo del regno e del sistema proposto dal Ministro dell'Interno nel suo discorso inaugurale dei lavori della commissione speciale presso il Consiglio di Stato. Considerazioni di Leone Carpi'', 1860]] '''Leone Carpi''' (1810 – 1898), economista, politico e giornalista italiano. ==''Il risorgimento italiano''== ===Volume I=== *{{NDR|[[Aurelio Saffi]]}} Mite d'animo e ossequente alle persone nella mutua cortesia dei contatti sociali, insorge e si adira contro chi usa modi insolenti e villani; e quando per impeto momentaneo ha ecceduto dalla sua parte, confessa schiettamente il suo torto. (vol. I, p. 418) *[...] per le doti sublimi di mente e di cuore, e per i travagli da lui durati al riscatto della comune patria, e per i suoi generosi e perseveranti conati intesi alla emancipazione delle infime classi sociali, il Saffi viene considerato come una delle più splendide e nobili figure dell'epoca attuale. (vol. I, p. 418) *Per le sue opinioni, il generale [[Luigi Federico Menabrea|Menabrea]] appartiene al partito monarchico-costituzionale, e considera la monarchia come l'ancora di salute per l'Italia, senza la quale questa cadrebbe nel federalismo e si sfascerebbe. Egli reputa la rivoluzione che costituì l'unità d'Italia come una delle fasi più notevoli della storia dell'umanità. (vol. I, p. 437) *La religione liberamente praticata, e non disgiunta dalla libertà di coscienza, è, pel Generale {{NDR|Menabrea}}, un elemento necessario dell'ordine sociale; ma egli crede che un Governo del Clero sia incompatibile coll'ordine di cose della società moderna, e come fatale al sentimento religioso stesso. (vol. I, p. 437) ===Volume II=== *{{NDR|[[Giovanni Lanza]]}} Alieno da qualsiasi forma di municipalismo, egli aveva compreso la missione egemonica del Piemonte, che altri chiamò la politica del carciofo, ma racchiudeva l'alto e grandioso concetto della comune Patria Italiana.<br>Fu deputato diligente, assiduo, zelante; senz'essere un oratore eloquente, fu parlatore franco, chiaro, assennato, efficace; ''debatter'' alla maniera inglese, di cui [[Camillo Benso, conte di Cavour|Cavour]] fu il capo-scuola nel Parlamento subalpino, e che è all'altro polo dell'eloquenza tribunizia e talvolta ciceroniana di [[Angelo Brofferio]], e della magniloquenza di [[Terenzio Mamiani]]. (vol. II, pp. 315-316) *In Lanza la parola nuda e disadorna rispecchiava l'onestà limpida e la convinzione sincera in una coscienza penetrata, che non cerca le grazie femminee, né fiori né fronde nei giardini d'Arcadia, ma stringe fatti maschi e ragioni sode.<br>In lui si poteva dire che il ''vir probus'' vinceva il ''dicendi peritus'', sebbene quello non basti talvolta a farsi ascoltare con deferenza da Camere nervose, giovanili, impressionabili, {{sic|imaginose}}, distratte. (vol. II, p. 316) *{{NDR|[[Luigi Luzzatti]]}} Valoroso cultore delle belle lettere, egli sa vestire le austere concezioni dello scienziato di una forma venusta, attraentissima. Però col Petöfi<ref>[[Sándor Petőfi]].</ref> crede, che meglio di un Demostene parli l'azione. (vol. II, p. 398) *Il Luzzatti è per eccellenza un novatore, un riformatore; ma per lui il razionale è il reale, e le riforme utili sono quelle che sono possibili. Egli disposa i baldi entusiasmi della giovinezza col senno dell'uomo già consumato nella {{sic|vecchiaja}}, e la fortuna gli sorride perché è forte e destro. Sortì da natura, e trasse a perfezione col lungo studio e 'l grande amore, quel senso pratico della vita, degli affari, del mondo, col quale, secondando gli avvenimenti, si riesce a dominarli. (vol. II, p. 398) *Cauto ne' suoi magnanimi ardimenti, {{NDR|Luzzatti}} è sicuro del fatto suo; siccome ha previsto tutti gli ostacoli che potrà incontrare per via, e tiene pronti tutti i mezzi per poter superarli. Uomo d'azione, rifugge dai soliloqui sulla casuistica economica o di qualsiasi altra dottrina sociale. A lui si confà la scienza militante; e si compiace a descrivere fondo a' fenomeni attuali; a quelli, in particolar modo, che, se domandano i severi ragionamenti, desiderano anche i palpiti di un affetto generoso. (vol. II, p. 398) ==[[Incipit]] di ''Del riordinamento amministrativo del Regno''== Lo sviluppo dei concetti accennati nel discorso della Corona, concetti con cui preludeva il sig. Ministro dell'interno dinanzi la Commissione presso il Consiglio di Stato, per ciò che ha tratto all'organizzazione politico-amministrativa del Regno, deve essere, a mio avviso, retto e determinato dalle seguenti considerazioni. # Che uno Stato nuovo in contingenze difficili ha mestieri che l'azione governativa sia libera, forte, e di rapido effetto. # Che l'aumentare degli organi che servono al movimento della macchina dello Stato, senza assoluta ed evidente necessità, nuoce alla speditezza ed alla potenza dell'azione. # Che dal governo deve partire ogni grande iniziativa, ogni straordinario impulso in riverbero del genio e della volontà collettiva della nazione, acciò si ecciti, si educhi e vi s'informi la libera azione individuale, cosicché la stessa favilla rigeneratrice sotto mille forme faccia concorrere alla grandezza ed alla potenza dello Stato, la mente, l'opera, il senno e la coscienza di ogni individuo. ==Note== <references /> ==Bibliografia== *Leone Carpi, ''Del riordinamento amministrativo del Regno''. Bologna, Regia Tipografia, 1860. *Leone Carpi, ''[https://archive.org/details/ilrisorgimentoi00carpgoog/page/n18/mode/1up Il risorgimento italiano. Biografie storico-politiche d'illustri italiani contemporanei]'', vol. I, Antica casa editrice dottor Francesco Vallardi, Milano, 1884. *Leone Carpi, ''[https://archive.org/details/ilrisorgimentoi02carpgoog/page/n16/mode/1up Il risorgimento italiano. Biografie storico-politiche d'illustri italiani contemporanei]'', vol. II, Antica casa editrice dottor Francesco Vallardi, Milano, 1886. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Carpi, Leone}} [[Categoria:Giornalisti italiani]] [[Categoria:Economisti italiani]] [[Categoria:Politici italiani]] t4cz1y9tbuj5vy5isuoiy0f59th3gge 1420142 1420140 2026-07-12T14:23:36Z Gaux 18878 /* Volume II */ Giovanni Manna 1420142 wikitext text/x-wiki {{PDA}} [[File:Del riordinamento amministrativo del Regno (Carpi).djvu|thumb|''Del riordinamento amministrativo del regno e del sistema proposto dal Ministro dell'Interno nel suo discorso inaugurale dei lavori della commissione speciale presso il Consiglio di Stato. Considerazioni di Leone Carpi'', 1860]] '''Leone Carpi''' (1810 – 1898), economista, politico e giornalista italiano. ==''Il risorgimento italiano''== ===Volume I=== *{{NDR|[[Aurelio Saffi]]}} Mite d'animo e ossequente alle persone nella mutua cortesia dei contatti sociali, insorge e si adira contro chi usa modi insolenti e villani; e quando per impeto momentaneo ha ecceduto dalla sua parte, confessa schiettamente il suo torto. (vol. I, p. 418) *[...] per le doti sublimi di mente e di cuore, e per i travagli da lui durati al riscatto della comune patria, e per i suoi generosi e perseveranti conati intesi alla emancipazione delle infime classi sociali, il Saffi viene considerato come una delle più splendide e nobili figure dell'epoca attuale. (vol. I, p. 418) *Per le sue opinioni, il generale [[Luigi Federico Menabrea|Menabrea]] appartiene al partito monarchico-costituzionale, e considera la monarchia come l'ancora di salute per l'Italia, senza la quale questa cadrebbe nel federalismo e si sfascerebbe. Egli reputa la rivoluzione che costituì l'unità d'Italia come una delle fasi più notevoli della storia dell'umanità. (vol. I, p. 437) *La religione liberamente praticata, e non disgiunta dalla libertà di coscienza, è, pel Generale {{NDR|Menabrea}}, un elemento necessario dell'ordine sociale; ma egli crede che un Governo del Clero sia incompatibile coll'ordine di cose della società moderna, e come fatale al sentimento religioso stesso. (vol. I, p. 437) ===Volume II=== *[...] ciò che recò più onore all'ingegno del ministro [[Giovanni Manna|Manna]], fu il progetto di legge per la istituzione della Banca d'Italia, la quale, con la pluralità delle sue sedi e succursali, con la varietà delle sue rappresentanze amministrative, con la vasta diffusione del credito e col biglietto unico, avrebbe creato un ordine di cose da conseguire ad un tempo l'unità di emissione o la pluralità delle Banche nel modo più soddisfacente. Ma nel Senato del Regno il progetto di leggo venne aspramente combattuto, e poscia subì radicali modificazioni da non parere più quello di prima, e questo fu un danno gravissimo, perché l'ordinamento bancario ideato dal Manna avrebbe risparmiato all'Italia i mali che si verificarono in seguito ed evitato la confusione babelica che dura tuttora intorno al regime bancario. (vol. II, p. 179) *{{NDR|[[Giovanni Lanza]]}} Alieno da qualsiasi forma di municipalismo, egli aveva compreso la missione egemonica del Piemonte, che altri chiamò la politica del carciofo, ma racchiudeva l'alto e grandioso concetto della comune Patria Italiana.<br>Fu deputato diligente, assiduo, zelante; senz'essere un oratore eloquente, fu parlatore franco, chiaro, assennato, efficace; ''debatter'' alla maniera inglese, di cui [[Camillo Benso, conte di Cavour|Cavour]] fu il capo-scuola nel Parlamento subalpino, e che è all'altro polo dell'eloquenza tribunizia e talvolta ciceroniana di [[Angelo Brofferio]], e della magniloquenza di [[Terenzio Mamiani]]. (vol. II, pp. 315-316) *In Lanza la parola nuda e disadorna rispecchiava l'onestà limpida e la convinzione sincera in una coscienza penetrata, che non cerca le grazie femminee, né fiori né fronde nei giardini d'Arcadia, ma stringe fatti maschi e ragioni sode.<br>In lui si poteva dire che il ''vir probus'' vinceva il ''dicendi peritus'', sebbene quello non basti talvolta a farsi ascoltare con deferenza da Camere nervose, giovanili, impressionabili, {{sic|imaginose}}, distratte. (vol. II, p. 316) *{{NDR|[[Luigi Luzzatti]]}} Valoroso cultore delle belle lettere, egli sa vestire le austere concezioni dello scienziato di una forma venusta, attraentissima. Però col Petöfi<ref>[[Sándor Petőfi]].</ref> crede, che meglio di un Demostene parli l'azione. (vol. II, p. 398) *Il Luzzatti è per eccellenza un novatore, un riformatore; ma per lui il razionale è il reale, e le riforme utili sono quelle che sono possibili. Egli disposa i baldi entusiasmi della giovinezza col senno dell'uomo già consumato nella {{sic|vecchiaja}}, e la fortuna gli sorride perché è forte e destro. Sortì da natura, e trasse a perfezione col lungo studio e 'l grande amore, quel senso pratico della vita, degli affari, del mondo, col quale, secondando gli avvenimenti, si riesce a dominarli. (vol. II, p. 398) *Cauto ne' suoi magnanimi ardimenti, {{NDR|Luzzatti}} è sicuro del fatto suo; siccome ha previsto tutti gli ostacoli che potrà incontrare per via, e tiene pronti tutti i mezzi per poter superarli. Uomo d'azione, rifugge dai soliloqui sulla casuistica economica o di qualsiasi altra dottrina sociale. A lui si confà la scienza militante; e si compiace a descrivere fondo a' fenomeni attuali; a quelli, in particolar modo, che, se domandano i severi ragionamenti, desiderano anche i palpiti di un affetto generoso. (vol. II, p. 398) ==[[Incipit]] di ''Del riordinamento amministrativo del Regno''== Lo sviluppo dei concetti accennati nel discorso della Corona, concetti con cui preludeva il sig. Ministro dell'interno dinanzi la Commissione presso il Consiglio di Stato, per ciò che ha tratto all'organizzazione politico-amministrativa del Regno, deve essere, a mio avviso, retto e determinato dalle seguenti considerazioni. # Che uno Stato nuovo in contingenze difficili ha mestieri che l'azione governativa sia libera, forte, e di rapido effetto. # Che l'aumentare degli organi che servono al movimento della macchina dello Stato, senza assoluta ed evidente necessità, nuoce alla speditezza ed alla potenza dell'azione. # Che dal governo deve partire ogni grande iniziativa, ogni straordinario impulso in riverbero del genio e della volontà collettiva della nazione, acciò si ecciti, si educhi e vi s'informi la libera azione individuale, cosicché la stessa favilla rigeneratrice sotto mille forme faccia concorrere alla grandezza ed alla potenza dello Stato, la mente, l'opera, il senno e la coscienza di ogni individuo. ==Note== <references /> ==Bibliografia== *Leone Carpi, ''Del riordinamento amministrativo del Regno''. Bologna, Regia Tipografia, 1860. *Leone Carpi, ''[https://archive.org/details/ilrisorgimentoi00carpgoog/page/n18/mode/1up Il risorgimento italiano. Biografie storico-politiche d'illustri italiani contemporanei]'', vol. I, Antica casa editrice dottor Francesco Vallardi, Milano, 1884. *Leone Carpi, ''[https://archive.org/details/ilrisorgimentoi02carpgoog/page/n16/mode/1up Il risorgimento italiano. Biografie storico-politiche d'illustri italiani contemporanei]'', vol. II, Antica casa editrice dottor Francesco Vallardi, Milano, 1886. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Carpi, Leone}} [[Categoria:Giornalisti italiani]] [[Categoria:Economisti italiani]] [[Categoria:Politici italiani]] eitlfi2s3kp3n6fuj7m92e4g1x8z3qh 1420143 1420142 2026-07-12T14:25:05Z Gaux 18878 /* Volume II */ wlink e typo 1420143 wikitext text/x-wiki {{PDA}} [[File:Del riordinamento amministrativo del Regno (Carpi).djvu|thumb|''Del riordinamento amministrativo del regno e del sistema proposto dal Ministro dell'Interno nel suo discorso inaugurale dei lavori della commissione speciale presso il Consiglio di Stato. Considerazioni di Leone Carpi'', 1860]] '''Leone Carpi''' (1810 – 1898), economista, politico e giornalista italiano. ==''Il risorgimento italiano''== ===Volume I=== *{{NDR|[[Aurelio Saffi]]}} Mite d'animo e ossequente alle persone nella mutua cortesia dei contatti sociali, insorge e si adira contro chi usa modi insolenti e villani; e quando per impeto momentaneo ha ecceduto dalla sua parte, confessa schiettamente il suo torto. (vol. I, p. 418) *[...] per le doti sublimi di mente e di cuore, e per i travagli da lui durati al riscatto della comune patria, e per i suoi generosi e perseveranti conati intesi alla emancipazione delle infime classi sociali, il Saffi viene considerato come una delle più splendide e nobili figure dell'epoca attuale. (vol. I, p. 418) *Per le sue opinioni, il generale [[Luigi Federico Menabrea|Menabrea]] appartiene al partito monarchico-costituzionale, e considera la monarchia come l'ancora di salute per l'Italia, senza la quale questa cadrebbe nel federalismo e si sfascerebbe. Egli reputa la rivoluzione che costituì l'unità d'Italia come una delle fasi più notevoli della storia dell'umanità. (vol. I, p. 437) *La religione liberamente praticata, e non disgiunta dalla libertà di coscienza, è, pel Generale {{NDR|Menabrea}}, un elemento necessario dell'ordine sociale; ma egli crede che un Governo del Clero sia incompatibile coll'ordine di cose della società moderna, e come fatale al sentimento religioso stesso. (vol. I, p. 437) ===Volume II=== *[...] ciò che recò più onore all'ingegno del ministro [[Giovanni Manna|Manna]], fu il progetto di legge per la istituzione della [[Banca d'Italia]], la quale, con la pluralità delle sue sedi e succursali, con la varietà delle sue rappresentanze amministrative, con la vasta diffusione del credito e col biglietto unico, avrebbe creato un ordine di cose da conseguire ad un tempo l'unità di emissione e la pluralità delle Banche nel modo più soddisfacente. Ma nel Senato del Regno il progetto di legge venne aspramente combattuto, e poscia subì radicali modificazioni da non parere più quello di prima, e questo fu un danno gravissimo, perché l'ordinamento bancario ideato dal Manna avrebbe risparmiato all'Italia i mali che si verificarono in seguito ed evitato la confusione babelica che dura tuttora intorno al regime bancario. (vol. II, p. 179) *{{NDR|[[Giovanni Lanza]]}} Alieno da qualsiasi forma di municipalismo, egli aveva compreso la missione egemonica del Piemonte, che altri chiamò la politica del carciofo, ma racchiudeva l'alto e grandioso concetto della comune Patria Italiana.<br>Fu deputato diligente, assiduo, zelante; senz'essere un oratore eloquente, fu parlatore franco, chiaro, assennato, efficace; ''debatter'' alla maniera inglese, di cui [[Camillo Benso, conte di Cavour|Cavour]] fu il capo-scuola nel Parlamento subalpino, e che è all'altro polo dell'eloquenza tribunizia e talvolta ciceroniana di [[Angelo Brofferio]], e della magniloquenza di [[Terenzio Mamiani]]. (vol. II, pp. 315-316) *In Lanza la parola nuda e disadorna rispecchiava l'onestà limpida e la convinzione sincera in una coscienza penetrata, che non cerca le grazie femminee, né fiori né fronde nei giardini d'Arcadia, ma stringe fatti maschi e ragioni sode.<br>In lui si poteva dire che il ''vir probus'' vinceva il ''dicendi peritus'', sebbene quello non basti talvolta a farsi ascoltare con deferenza da Camere nervose, giovanili, impressionabili, {{sic|imaginose}}, distratte. (vol. II, p. 316) *{{NDR|[[Luigi Luzzatti]]}} Valoroso cultore delle belle lettere, egli sa vestire le austere concezioni dello scienziato di una forma venusta, attraentissima. Però col Petöfi<ref>[[Sándor Petőfi]].</ref> crede, che meglio di un Demostene parli l'azione. (vol. II, p. 398) *Il Luzzatti è per eccellenza un novatore, un riformatore; ma per lui il razionale è il reale, e le riforme utili sono quelle che sono possibili. Egli disposa i baldi entusiasmi della giovinezza col senno dell'uomo già consumato nella {{sic|vecchiaja}}, e la fortuna gli sorride perché è forte e destro. Sortì da natura, e trasse a perfezione col lungo studio e 'l grande amore, quel senso pratico della vita, degli affari, del mondo, col quale, secondando gli avvenimenti, si riesce a dominarli. (vol. II, p. 398) *Cauto ne' suoi magnanimi ardimenti, {{NDR|Luzzatti}} è sicuro del fatto suo; siccome ha previsto tutti gli ostacoli che potrà incontrare per via, e tiene pronti tutti i mezzi per poter superarli. Uomo d'azione, rifugge dai soliloqui sulla casuistica economica o di qualsiasi altra dottrina sociale. A lui si confà la scienza militante; e si compiace a descrivere fondo a' fenomeni attuali; a quelli, in particolar modo, che, se domandano i severi ragionamenti, desiderano anche i palpiti di un affetto generoso. (vol. II, p. 398) ==[[Incipit]] di ''Del riordinamento amministrativo del Regno''== Lo sviluppo dei concetti accennati nel discorso della Corona, concetti con cui preludeva il sig. Ministro dell'interno dinanzi la Commissione presso il Consiglio di Stato, per ciò che ha tratto all'organizzazione politico-amministrativa del Regno, deve essere, a mio avviso, retto e determinato dalle seguenti considerazioni. # Che uno Stato nuovo in contingenze difficili ha mestieri che l'azione governativa sia libera, forte, e di rapido effetto. # Che l'aumentare degli organi che servono al movimento della macchina dello Stato, senza assoluta ed evidente necessità, nuoce alla speditezza ed alla potenza dell'azione. # Che dal governo deve partire ogni grande iniziativa, ogni straordinario impulso in riverbero del genio e della volontà collettiva della nazione, acciò si ecciti, si educhi e vi s'informi la libera azione individuale, cosicché la stessa favilla rigeneratrice sotto mille forme faccia concorrere alla grandezza ed alla potenza dello Stato, la mente, l'opera, il senno e la coscienza di ogni individuo. ==Note== <references /> ==Bibliografia== *Leone Carpi, ''Del riordinamento amministrativo del Regno''. Bologna, Regia Tipografia, 1860. *Leone Carpi, ''[https://archive.org/details/ilrisorgimentoi00carpgoog/page/n18/mode/1up Il risorgimento italiano. Biografie storico-politiche d'illustri italiani contemporanei]'', vol. I, Antica casa editrice dottor Francesco Vallardi, Milano, 1884. *Leone Carpi, ''[https://archive.org/details/ilrisorgimentoi02carpgoog/page/n16/mode/1up Il risorgimento italiano. Biografie storico-politiche d'illustri italiani contemporanei]'', vol. II, Antica casa editrice dottor Francesco Vallardi, Milano, 1886. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Carpi, Leone}} [[Categoria:Giornalisti italiani]] [[Categoria:Economisti italiani]] [[Categoria:Politici italiani]] 2is8hgyv06bnwtn9q31kmdtjrjzcumz 1420153 1420143 2026-07-12T15:07:47Z Gaux 18878 /* Volume II */ Manna: ingegno bellissimo e cuore affettuoso 1420153 wikitext text/x-wiki {{PDA}} [[File:Del riordinamento amministrativo del Regno (Carpi).djvu|thumb|''Del riordinamento amministrativo del regno e del sistema proposto dal Ministro dell'Interno nel suo discorso inaugurale dei lavori della commissione speciale presso il Consiglio di Stato. Considerazioni di Leone Carpi'', 1860]] '''Leone Carpi''' (1810 – 1898), economista, politico e giornalista italiano. ==''Il risorgimento italiano''== ===Volume I=== *{{NDR|[[Aurelio Saffi]]}} Mite d'animo e ossequente alle persone nella mutua cortesia dei contatti sociali, insorge e si adira contro chi usa modi insolenti e villani; e quando per impeto momentaneo ha ecceduto dalla sua parte, confessa schiettamente il suo torto. (vol. I, p. 418) *[...] per le doti sublimi di mente e di cuore, e per i travagli da lui durati al riscatto della comune patria, e per i suoi generosi e perseveranti conati intesi alla emancipazione delle infime classi sociali, il Saffi viene considerato come una delle più splendide e nobili figure dell'epoca attuale. (vol. I, p. 418) *Per le sue opinioni, il generale [[Luigi Federico Menabrea|Menabrea]] appartiene al partito monarchico-costituzionale, e considera la monarchia come l'ancora di salute per l'Italia, senza la quale questa cadrebbe nel federalismo e si sfascerebbe. Egli reputa la rivoluzione che costituì l'unità d'Italia come una delle fasi più notevoli della storia dell'umanità. (vol. I, p. 437) *La religione liberamente praticata, e non disgiunta dalla libertà di coscienza, è, pel Generale {{NDR|Menabrea}}, un elemento necessario dell'ordine sociale; ma egli crede che un Governo del Clero sia incompatibile coll'ordine di cose della società moderna, e come fatale al sentimento religioso stesso. (vol. I, p. 437) ===Volume II=== *[...] ciò che recò più onore all'ingegno del ministro [[Giovanni Manna|Manna]], fu il progetto di legge per la istituzione della [[Banca d'Italia]], la quale, con la pluralità delle sue sedi e succursali, con la varietà delle sue rappresentanze amministrative, con la vasta diffusione del credito e col biglietto unico, avrebbe creato un ordine di cose da conseguire ad un tempo l'unità di emissione e la pluralità delle Banche nel modo più soddisfacente. Ma nel Senato del Regno il progetto di legge venne aspramente combattuto, e poscia subì radicali modificazioni da non parere più quello di prima, e questo fu un danno gravissimo, perché l'ordinamento bancario ideato dal Manna avrebbe risparmiato all'Italia i mali che si verificarono in seguito ed evitato la confusione babelica che dura tuttora intorno al regime bancario. (vol. II, p. 179) *[...] il Manna ebbe in dono dal cielo non solo l'ingegno bellissimo, ma un cuore affettuoso, l'animo gentile, una natura mite e inclinevole ad ogni virtù, ad ogni opera bella. Sul letto dei suoi dolori spesso guardando in taccia alla moglie, ai figliuoli, agli amici intimi, gli occhi gli si velavano di lagrime, e si adoperava a nasconderle per non affliggere i suoi cari. Non obliò mai la patria, e in quelle estreme e dolorose condizioni spesso diceva agli amici: ''L'unica cosa che può e dee compiere i destini d'Italia è la concordia degli animi; ma per esser concordi dobbiamo tollerare a vicenda le nostre opinioni e i nostri difetti''.<br>E con questi sentimenti addì 23 luglio del 1865 spirò l'anima bella di Giovanni Manna! (vol. II, p. 185) *{{NDR|[[Giovanni Lanza]]}} Alieno da qualsiasi forma di municipalismo, egli aveva compreso la missione egemonica del Piemonte, che altri chiamò la politica del carciofo, ma racchiudeva l'alto e grandioso concetto della comune Patria Italiana.<br>Fu deputato diligente, assiduo, zelante; senz'essere un oratore eloquente, fu parlatore franco, chiaro, assennato, efficace; ''debatter'' alla maniera inglese, di cui [[Camillo Benso, conte di Cavour|Cavour]] fu il capo-scuola nel Parlamento subalpino, e che è all'altro polo dell'eloquenza tribunizia e talvolta ciceroniana di [[Angelo Brofferio]], e della magniloquenza di [[Terenzio Mamiani]]. (vol. II, pp. 315-316) *In Lanza la parola nuda e disadorna rispecchiava l'onestà limpida e la convinzione sincera in una coscienza penetrata, che non cerca le grazie femminee, né fiori né fronde nei giardini d'Arcadia, ma stringe fatti maschi e ragioni sode.<br>In lui si poteva dire che il ''vir probus'' vinceva il ''dicendi peritus'', sebbene quello non basti talvolta a farsi ascoltare con deferenza da Camere nervose, giovanili, impressionabili, {{sic|imaginose}}, distratte. (vol. II, p. 316) *{{NDR|[[Luigi Luzzatti]]}} Valoroso cultore delle belle lettere, egli sa vestire le austere concezioni dello scienziato di una forma venusta, attraentissima. Però col Petöfi<ref>[[Sándor Petőfi]].</ref> crede, che meglio di un Demostene parli l'azione. (vol. II, p. 398) *Il Luzzatti è per eccellenza un novatore, un riformatore; ma per lui il razionale è il reale, e le riforme utili sono quelle che sono possibili. Egli disposa i baldi entusiasmi della giovinezza col senno dell'uomo già consumato nella {{sic|vecchiaja}}, e la fortuna gli sorride perché è forte e destro. Sortì da natura, e trasse a perfezione col lungo studio e 'l grande amore, quel senso pratico della vita, degli affari, del mondo, col quale, secondando gli avvenimenti, si riesce a dominarli. (vol. II, p. 398) *Cauto ne' suoi magnanimi ardimenti, {{NDR|Luzzatti}} è sicuro del fatto suo; siccome ha previsto tutti gli ostacoli che potrà incontrare per via, e tiene pronti tutti i mezzi per poter superarli. Uomo d'azione, rifugge dai soliloqui sulla casuistica economica o di qualsiasi altra dottrina sociale. A lui si confà la scienza militante; e si compiace a descrivere fondo a' fenomeni attuali; a quelli, in particolar modo, che, se domandano i severi ragionamenti, desiderano anche i palpiti di un affetto generoso. (vol. II, p. 398) ==[[Incipit]] di ''Del riordinamento amministrativo del Regno''== Lo sviluppo dei concetti accennati nel discorso della Corona, concetti con cui preludeva il sig. Ministro dell'interno dinanzi la Commissione presso il Consiglio di Stato, per ciò che ha tratto all'organizzazione politico-amministrativa del Regno, deve essere, a mio avviso, retto e determinato dalle seguenti considerazioni. # Che uno Stato nuovo in contingenze difficili ha mestieri che l'azione governativa sia libera, forte, e di rapido effetto. # Che l'aumentare degli organi che servono al movimento della macchina dello Stato, senza assoluta ed evidente necessità, nuoce alla speditezza ed alla potenza dell'azione. # Che dal governo deve partire ogni grande iniziativa, ogni straordinario impulso in riverbero del genio e della volontà collettiva della nazione, acciò si ecciti, si educhi e vi s'informi la libera azione individuale, cosicché la stessa favilla rigeneratrice sotto mille forme faccia concorrere alla grandezza ed alla potenza dello Stato, la mente, l'opera, il senno e la coscienza di ogni individuo. ==Note== <references /> ==Bibliografia== *Leone Carpi, ''Del riordinamento amministrativo del Regno''. Bologna, Regia Tipografia, 1860. *Leone Carpi, ''[https://archive.org/details/ilrisorgimentoi00carpgoog/page/n18/mode/1up Il risorgimento italiano. Biografie storico-politiche d'illustri italiani contemporanei]'', vol. I, Antica casa editrice dottor Francesco Vallardi, Milano, 1884. *Leone Carpi, ''[https://archive.org/details/ilrisorgimentoi02carpgoog/page/n16/mode/1up Il risorgimento italiano. Biografie storico-politiche d'illustri italiani contemporanei]'', vol. II, Antica casa editrice dottor Francesco Vallardi, Milano, 1886. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Carpi, Leone}} [[Categoria:Giornalisti italiani]] [[Categoria:Economisti italiani]] [[Categoria:Politici italiani]] smyl9xv3zxjjazg1igpa0j3tc5hzyl1 Casinò (film) 0 56566 1420173 1384834 2026-07-12T22:15:07Z Gasby2002 107003 /* Dialoghi */ 1420173 wikitext text/x-wiki {{Film |titoloitaliano= Casinò |titolooriginale= Casino |paese = Stati Uniti d'America |anno= 1995 |genere= gangster, drammatico |regista= [[Martin Scorsese]] |soggetto= [[Nicholas Pileggi]] ''(romanzo)'' |sceneggiatore= [[Martin Scorsese]], [[Nicholas Pileggi]] |attori= *[[Robert De Niro]]: Sam "Asso" Rothstein *[[Sharon Stone]]: Ginger McKenna *[[Joe Pesci]]: Nicky Santoro *[[James Woods]]: Lester Diamond *[[Frank Vincent]]: Frank Marino *[[Pasquale Cajano]]: Remo Gaggi *[[Kevin Pollak]]: Phillip Green *[[Don Rickles]]: Billy Sherbert *[[Vinny Vella]]: Artie Piscano *[[Alan King (attore)|Alan King]]: Andy Stone *[[L.Q. Jones]]: Pat Webb *[[Dick Smothers]]: senatore *[[Joseph Rigano]]: Vincent Borelli *[[John Bloom]]: Dan Word *[[Melissa Prophet]]: Jennifer Santoro *[[Catherine Scorsese]]: madre di Artie Piscano *[[Philip Suriano|Phillip Suriano]]: Dominick Santoro *[[Nobu Matsuhisa]]: Ichikawa *[[Ffolliott Le Coque]]: Anna Scott *[[Darla House]]: Amy Rothstein |doppiatoriitaliani= *[[Gigi Proietti]]: Sam "Asso" Rothstein *[[Cristiana Lionello]]: Ginger McKenna *[[Manlio De Angelis]]: Nicky Santoro *[[Massimo Venturiello]]: Lester Diamond *[[Angelo Nicotra]]: Frank Marino *[[Carlo Croccolo]]: Remo Gaggi *[[Edoardo Siravo]]: Phillip Green *[[Gigi Reder]]: Artie Piscano *[[Sandro Pellegrini]]: Andy Stone *[[Gianni Musy]]: Pat Webb |note= *'''Scenografia''': [[Dante Ferretti]], [[James G. Taylor Jr.]], [[James Highgate]], [[Rick Simpson]] }} '''''Casinò''''', film del 1995 con [[Robert De Niro]], [[Sharon Stone]] e [[Joe Pesci]], regia di [[Martin Scorsese]]. ==[[Incipit]]== {{Incipit film}} Quando [[amore|ami]] una persona, devi fidarti di lei. Non c'è altro modo. Devi darle la chiave di tutto quello che è tuo. Altrimenti a che serve? E per un po' ho creduto di avere un amore così. ('''Sam "Asso" Rothstein''') ==Frasi== {{cronologico}} *A quel tempo [[Las Vegas]] era un posto dove milioni di fessi arrivavano ogni anno con le loro monetine e ci lasciavano quasi un miliardo di dollari. ('''Sam "Asso" Rothstein''') *Ci sono un fottìo di buche nel deserto, e in quelle buche ci sono sepolti un fottìo di problemi. Solo che lo devi fare bene. Insomma devi aver già scavato la buca prima di presentarti con un pacco nel porta bagagli, se no si parla di scavare per mezz'ora, quarantacinque minuti, e chi lo sa chi si può presentare nel frattempo. In quattro e quattr'otto ti tocca scavare altre buche e cazzo ci puoi restare tutta la notte. ('''Nicky Santoro''') *In qualunque altro posto ero un allibratore, un giocatore d'azzardo, sempre a guardarmi dietro le spalle, inseguito dagli sbirri giorno e notte, ma qui sono il signor Rothstein, non solo sono regolare ma gestisco un casinò, che è come vendere alla gente sogni in cambio di contanti. ('''Sam "Asso" Rothstein''') *Quelli come me [[Las Vegas]] li ripulisce dai peccati, è come un autolavaggio della moralità, fa per noi quello che Lourdes fa per i gobbi e gli storpi. E, unitamente al fatto che ci rende regolari, arrivano i contanti, a tonnellate. Cosa credete che facciamo qui in mezzo al deserto? Si tratta di tutti questi soldi. E' il risultato finale di tutte le insegne luminose, dei viaggi omaggio, di tutto lo champagne, le suite d'albergo gratuite, tutte le donnine e tutte le bevute: è stato tutto organizzato solo per beccarci i vostri soldi. E' questa la verità su Las Vegas. ('''Sam "Asso" Rothstein''') *E fu così che in quel posto ci infilarono Asso. Volevano lui perché mangiava, dormiva e respirava gioco d'azzardo. Gli trovarono anche una qualifica di lavoro fasulla: direttore pubbliche relazioni del Tangiers, ma la sola cosa che ha mai diretto è stato il casinò. La sua prima scommessa la fece a quindici anni e ha sempre guadagnato soldi. Ma non scommetteva come me o voi, sapete, tanto per divertirsi, stronzate del genere... era preciso come un neurochirurgo del cazzo. Doveva sapere tutto lui, scopriva le cose nascoste che nessun altro sapeva e su quelle ci puntava i soldi. Da noi, a casa, anni fa quando cominciavamo ad andare in giro assieme sapeva se il battitore sniffava la coca, se la ragazza di quello era incinta, si informava sulla velocità del vento per valutare il canestro fatto su azione, sapeva perfino i diversi rimbalzi che si fanno sui diversi tipi di legno dei campi di pallacanestro. Lavorava su queste cazzate giorno e notte, sapeva tutto sulla partita su cui stava per scommettere. Stagione dopo stagione lo stronzetto era il solo vincitore sicuro che conoscessi. La prendeva così sul serio che non si divertiva mai, credo. Ma era fatto così, e basta. ('''Nicky Santoro''') *Non importava quanto uno fosse grosso, Nicky partiva alla carica. Se lo attacchi con i pugni, Nicky torna con una mazza. Se lo attacchi con un coltello, lui torna con una pistola. E se lo attacchi con una pistola, ti conviene ucciderlo, perché continuerà a tornare e tornare fino a quando uno di voi due non è morto. ('''Sam "Asso" Rothstein''') *In un [[casa da gioco|casinò]] la regola fondamentale è di farli continuare a giocare e di farli continuare a tornare. Più giocano e più perdono. Alla fine becchiamo tutto noi. ('''Sam "Asso" Rothstein''') *A Las Vegas ognuno deve controllare gli altri. Siccome i giocatori cercano di battere il [[casa da gioco|casinò]], i croupier controllano i giocatori, i cassieri controllano i croupier, gli addetti alla sala controllano i cassieri, i sovraintendenti controllano gli addetti alla sala, i capiturno controllano i sovraintendenti, il direttore del casinò controlla i capiturno, io controllo il direttore del casinò e l'occhio del cielo controlla tutti noi. ('''Sam "Asso" Rothstein''') *Sì, il sistema era infallibile, altroché. Non era scientifico ma funzionava. Quando vinceva incassava, quando perdeva diceva agli allibratori di andare a prenderlo nel culo. Cosa potevano fare, assumere un Gorilla? Era Nicky il Gorilla. ('''Sam "Asso" Rothstein''') {{NDR|riferito a Nicky e al suo sistema per le scommesse}} *Ci sono tre modi di fare le cose qui: il modo giusto, il modo sbagliato e il modo in cui le faccio io. ('''Sam "Asso" Rothstein''') *Sa, credo che si sia fatto un'impressione sbagliata di me. Credo, in tutta franchezza, che dovrei spiegarle esattamente cos'è che faccio. Per esempio domani mattina mi sveglierò molto presto, farò una passeggiata fino alla banca, verrò a trovarla e se lei non ha pronti i soldi per me io quella testa di cazzo gliela spacco in due davanti a tutti quelli della banca. E quando io starò per uscire di galera, se tutto va bene, lei starà per uscire dal coma. E indovini un po'? Le spacco di nuovo quella testa di cazzo. Perché sono uno stronzo di merda, non me ne frega della galera. Questo è il mio lavoro. È questo che faccio. ('''Nicky Santoro''') *Quelli {{NDR|la polizia}} incolpavano me per qualunque cosa andasse storta, qualunque cosa, perfino le stronzatine. Se un coglione qualsiasi scivolava su una buccia di banana quelli mandavano a chiamare me. I capi non erano meglio: si lamentavano giorno e notte perché le cose non andavano lisce. Be', nel mio campo di lavoro le cose non vanno mai così lisce, mi dispiace. Insomma, io qui ho a che fare con animali degenerati, ma ai capi non gliene frega un cazzo, se ne stanno sul culo sulla sedia a bere anisetta, e intanto in trincea ci sto io. Questi stronzi, qua è tutta una pacchia secondo loro! ('''Nicky Santoro''') *Il vecchio ha detto "''forse il tuo amico dovrebbe rinunciare''", e quando il vecchio dice "''forse''" è come un bolla papale: non solo dovresti lasciare, dovresti scappare! ('''Andy Stone''') *Incontrarlo in mezzo al deserto mi rendeva sempre nervoso, è un posto che fa paura. Sapevo la faccenda delle buche naturalmente e dovunque guardassi poteva esserci una buca. Normalmente le mie probabilità di uscire vivo da un incontro con Nicky erano 99 su 100, ma questa volta, quando lo sentii dire "cento metri più giù", mi diedi 50 e 50. ('''Sam "Asso" Rothstein''') *{{NDR|A Sam in mezzo al deserto}} Ficcatelo bene in testa, brutto figlio di puttana di un ebreo! Se tu esisti in questo posto è grazie a me! Questo è l'unico motivo! Senza di me tu, personalmente, qualunque bravo ragazzo delle nostre parti si prenderebbe un pezzo del tuo merdoso culo di ebreo! E dopo dove te ne andresti?! Guarda che ti ho avvertito! Non cercare di passare più sopra la mia testa, brutto figlio di puttana! ('''Nicky Santoro''') ==Dialoghi== {{cronologico}} *'''Nicky Santoro''': Ah, Asso: il margine sulla partita dei Birds. <br/>'''Sam "Asso" Rothstein''': Otto. <br/>'''Nicky Santoro''' {{NDR|rivolto a Frank Marino}}: Se non lo sa lui non lo sa nessuno, te l'avevo detto! <br/>'''Frank Marino''': Non ci credo. Ah, perché ho scommesso male? <br/>'''Nicky Santoro''': Perché sei un cazzone. <br/>'''Joe''' {{NDR|vedendo una penna sul bancone del Bar, Asso appoggia la mano sulla spalla di Joe}}: Che c'è? <br/>'''Sam "Asso" Rothstein''': è sua questa penna? <br/>'''Joe''': Perché? <br/>'''Sam "Asso" Rothstein''': No, è che è una bella penna, non sapevo di chi fosse, magari era sua, sarebbe un peccato che la perdesse. <br/>'''Joe''' {{NDR|[[Ultime parole dai film|ultime parole]]}}: Be', grazie. Perché non prendi questa cazzo di penna e te la ficchi su per il culo, stronzone di merda? <br/>'''Sam "Asso" Rothstein''': Be', io stavo solo... {{NDR|in quel momento Nicky si avvicina e prende di mano la penna ad Asso}} <br/>'''Avventore del bar''': Attento, Joe! {{NDR|Nicky inizia a pugnalare Joe alla gola con la penna, per poi picchiarlo e tirargli dei calci}} <br/>'''Nicky Santoro''': Che c'è? La senti questa femminuccia, Frankie? La senti questa femminuccia, Asso? La senti la femminuccia del cazzo? Che fine ha fatto il maschione del cazzo che ha detto al mio amico di ficcarsi la penna nel culo? {{NDR|continua a malmenare Joe}} *'''Sam "Asso" Rothstein''': Sono solo curioso: ti ho visto mescolare le fiches con la mano destra, sai farlo con tutte e due le mani?<br/>'''Baro 1''': No.<br/>'''Sam "Asso" Rothstein''': Non con tutte e due le mani. <br/>'''Baro 1''': No, signore...<br/>'''Sam "Asso" Rothstein''': Sai farlo con la mano sinistra?<br/>'''Baro 1''': Non ci ho mai provato...<br/>'''Sam "Asso" Rothstein''': Così sei destrorso.<br/>'''Baro 1''': Sì...<br/>'''Sam "Asso" Rothstein''': Mh. {{NDR|fa un cenno a una delle guardie, che fracassa a martellate la mano destra del baro, che urla di dolore}} Ora dovrai imparare a usare la sinistra. *'''Sam "Asso" Rothstein''': Bene, ti lascio la scelta: puoi avere i soldi e le martellate o puoi andartene da qui, non tutt'e due le cose. Quale scegli? <br/>'''Baro 2''': Voglio andarmene da qui!<br/>'''Sam "Asso" Rothstein''': E non dimenticare di dire ai tuoi amici che succede se vengono a cazzeggiare qui, hai capito?<br/>'''Baro 2''': Mi scusi, ho commesso un grosso sbaglio...<br/>'''Sam "Asso" Rothstein''': Certo, hai ragione, uno sbaglio enorme. Perché se torni, se becchiamo uno di voi due, vi spacchiamo quelle teste di merda e non uscite da qui. La vedi quella sega? La useremo. Non si cazzeggia in questo posto. *'''Nicky Santoro''' {{NDR|durante l'interrogatorio a Tony Dogs}}: Meglio per te se mi da presto un nome o gli darò il tuo, Frank. <br/>'''Frank Marino''': Si, grazie tante. {{NDR|insieme a un altro scagnozzo fa sdraiare Tony un tavolo, con la testa in una morsa}} <br/>'''Nicky Santoro''': Ah, tu avresti già cantato a quest'ora! {{NDR|rivolto al malconcio Dogs}} Dogs? Mi senti Dogs? Stammi a sentire Anthony, guarda che hai la testa ficcata nella morsa. Ti spremo quella cazzo di testa come un pompelmo se non mi dai un nome. Non mi obbligare a farlo, avanti. Non farmi diventare cattivo, avanti! <br/>'''Anthony "Tony" Dogs''': Fanculo... <br/>'''Nicky Santoro''': Che figlio di puttana! Ma ci pensate? Sono passati due giorni, anche! Fanculo a me? {{NDR|inizia a stringere la morsa}} Fanculo a me, brutto figlio di puttana? Devo prenderlo nelle chiappe, è questo che mi stai dicendo? {{NDR|Tony inizia ad urlare e gli salta via un occhio dalla testa}} Eh, figlio di puttana stronzo, eh? Dimmi quel nome, cazzo! <br/>'''Anthony "Tony Dogs''': Charlie... M... Charlie M... <br/>'''Nicky Santoro''': Charlie M? Charlie M?! E tu mi fai sbullonare quel tuo cazzo di occhio dalla testa per proteggere quel pezzo di merda, Charlie M? Stupido figlio di puttana! <br/>'''Anthony "Tony" Dogs''' {{NDR|[[Ultime parole dai film|ultime parole]]}}: Uccidimi... Cazzo, uccidimi! <br/>'''Nicky Santoro''': "Uccidimi"? Sei un figlio di puttana, tu! Frankie, fagli questo favore! Charlie M... {{NDR|Nicky si allontana, e Frank taglia la gola a Dogs}} *'''Sam "Asso" Rothsein''' {{NDR|voce narrante}}: Influenzati dalla cocaina, gli uomini di Nicky cominciarono a fare cose sempre più stupide. Blue era il peggiore. <br/>'''Bernie Blue''': Ehi ragazzi, cosa volete da bere? <br/>'''Poliziotto 1''': Polizia! Torna in macchina! <br/>'''Poliziotto 2''': Resta nella macchina! <br/>'''Sam "Asso" Rothstein''' {{NDR|voce narrante}}: Non sapeva mai quando chiudere quella bocca. <br/>'''Bernie Blue''' {{NDR|[[Ultime parole dai film|ultime parole]]}}: Si, si, andate a fare in culo, sbirri di merda! <br/>'''Poliziotto 1''' {{NDR|vedendo il panino in mano a Lou}}: Attento, ha una pistola! {{NDR|i due crivellano di colpi Lou}} <br/>'''Sam "Asso" Rothstein''': Gli sbirri gli spararono perché pensavano che il suo panino fosse una pistola. Poteva essere, ma vallo a sapere. <br/>'''Poliziotto 2''': Ma quale pistola? Questo è uno sfilatino! <br/>'''Poliziotto 1''': Be', ecco, era buio pesto, sembrava una pistola... <br/>'''Poliziotto 2''': "Buio pesto"? Deficiente! Mi toccherà riempire scartoffie per due mesi per colpa tua e di questo pezzo di merda! <br/>'''Poliziotto 1''': Mi dispiace! <br/>'''Poliziotto 2''': Sei una pippa! *'''Agente dell'FBI''' {{NDR|trovando i registri di Piscano}}: Tombola! Guardate qua! Grazie mille, signor Piscano: è stato gentile da parte sua, le siamo molto grati! <br/>'''Artie Piscano''' {{NDR|[[Ultime parole dai film|ultime parole]]}}: Quelli... Sono i registri di mia madre... <br/>'''Agente dell'FBI''': Si, si. Lei è in arresto. *'''Andy Stone''': Chiama Artie. Digli che non importa come, ma deve trovarsi nel mio ufficio Martedì mattina prima delle undici! <br/>'''Aiutante di Andy''': Sarà fatto. <br/>'''Andy Stone''' {{NDR|[[Ultime parole dai film|ultime parole]]}}: è importantissimo. Ci devo assolutamente fare due chiacchiere. {{NDR|due sicari arrivano alle sue spalle uccidendolo}} ==[[Explicit]]== {{explicit film}} La città non sarà più la stessa. Dopo il Tangiers le grandi società si impossessarono di tutto, oggi assomiglia a Disneyland; e mentre i bambini giocano con i pirati, mamma e papà lasciano le rate per la casa e i soldi per l'Università del piccolo nelle slot machine. Una volta i croupier sapevano il tuo nome, cosa bevevi, a cosa giocavi... oggi è come all'aeroporto; e se chiedi il servizio in camera sei fortunato se ti arriva per giovedì. Oggi è tutto finito. Arriva un pescecane con quattro milioni di dollari e uno studente della scuola alberghiera gli chiede il numero della sua previdenza sociale. Dopo che i trasportatori furono sbattuti fuori, le società rasero al suolo praticamente tutti i vecchi casinò. E da dove sono spuntati i soldi per ricostruire le piramidi? Dalle azioni-truffa. Alla fine mi ritrovai dove avevo cominciato; riuscivo ancora ad azzeccare i vincitori, e riuscivo ancora a dare soldi per tutti quelli da noi a casa. Perché sprecare una cosa buona? E questo è quanto. ('''Sam "Asso" Rothstein''') ==Citazioni su ''Casinò ''== *Dopo averlo visto sono uscito con la sensazione che aveva un materiale romanzesco. Il film non era più racconto ma, appunto, romanzo, con digressioni, fili che non si chiudono. E i personaggi erano il traino della narrazione, non viceversa. Il personaggio di [[Sharon Stone]] era come una belva in gabbia perché lei era più forte della narrazione. ([[Umberto Contarello]]) ==Altri progetti== {{interprogetto}} [[Categoria:Film di gangster]] [[Categoria:Film drammatici]] [[Categoria:Film sulla mafia]] e2o8ocfb9r1joah0dlcsz6mfls3p1aq Jacques Julliard 0 59844 1420115 1361970 2026-07-12T12:51:43Z Udiki 86035 Deceduto 1420115 wikitext text/x-wiki [[File:Jacques Julliard - Janvier 2012.jpg|thumb|Jacques Julliard, 2012]] '''Jacques Julliard''' (1933 – 2023), giornalista e scrittore francese. {{intestazione|Intervista di Fabrizio Rossi, ''Se viene meno la fede vince l'irrazionalità'', ''Tracce'', ottobre 2008}} *In un mondo in cui tutto si frantuma, il carattere universale del [[cattolicesimo]] resta il suo punto di forza. Insieme alla natura del suo messaggio. *Ogni volta che la [[fede]] cristiana viene meno non ne trae vantaggio il razionalismo, ma l'irrazionalismo. *Il cattolicesimo è una religione ben precisa, che non va diluita in un deismo vago. *Fingere d'ignorare, col pretesto della [[laicità]], i fondamenti cristiani dei valori occidentali è contrario alla laicità. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Julliard, Jacques}} [[Categoria:Giornalisti francesi]] [[Categoria:Saggisti francesi]] kuuixf7ex13p7i3ckrfo326bw651zxv Design 0 64646 1420183 1411728 2026-07-13T01:43:03Z Danyele 19198 /* Citazioni */ +3 / sottoparagrafo Robinson 1420183 wikitext text/x-wiki {{Voce tematica}} [[File:Design art work.jpg|thumb|Design]] {{indicedx}} Citazioni sul '''design''' ('''progettazione''') e i '''designer''' ('''progettisti'''). ==Citazioni== *A mio parere, un grande designer è composto per il 99% da sudore e per l'1% da talento! Ciò significa che è necessaria molta disciplina, anche quando si ha la sensazione di aver sbattuto contro il muro o di aver raggiunto il limite. ([[Miguel Galluzzi]]) *{{NDR|Rispondendo alla domanda se disegnare oggetti sia un modo per vincere la paura}} Assolutamente. L'arte è un modo per vincere la paura... Un modo di tentare di finir dentro nell'ignoto, di fermarlo questo ignoto in qualche maniera. ([[Ettore Sottsass]]) *Con quello che creiamo possiamo, anzi dobbiamo, influenzare e indirizzare nuove tendenze di design. In ogni caso, il designer crea soprattutto seguendo l'istinto. Perché il design è tutto meno che razionalità. ([[Pierre Terblanche]]) *Il design grafico è comunicazione; un design di successo trasmette un messaggio al pubblico che le parole da sole non sono in grado di comunicare. Il design è in grado di evocare atmosfere ed emozioni, creare umori e sollecitare risposte. ([[Dave Shea]]) *Il design non riguarda solo l'aspetto del prodotto, o l'effetto che fa tenerlo in mano. Il design è come funziona. ([[Steve Jobs]]) *La definizione di design è semplice: disegnare, dare estetica ad un prodotto riproducibile nel tempo con costi corretti e che dia benefici all'azienda. Il gioco del designer diventa dunque per lo più una dura lotta con gli immensi vincoli strutturali ed economici, riducendo all'osso quella parte di puro gioco di fantasia che tutti si immaginano. ([[Walter de Silva]]) *Noi designer non siamo artisti... il nostro lavoro è di fare soldi per conto della Società. La parte più dura del nostro lavoro è che sappiamo che possiamo fare cose molto più avanzate di quelle che facciamo, ma la gente non ce ne dà l'opportunità. Io credo che potremmo e dovremmo essere molto più coraggiosi. ([[Pierre Terblanche]]) *Per me il design è [[disciplina]] e [[filosofia]]. La sintesi di questi elementi, in particolare nella progettazione di qualcosa che poi si inserirà nel mondo e nella [[società]] influendo sulla vita degli uomini, non può che essere di natura etica. ([[Walter de Silva]]) *Se non siete curiosi, lasciate perdere. Se non vi interessano gli altri, ciò che fanno e come agiscono, allora quello del designer non è un mestiere per voi. ([[Achille Castiglioni]]) *Spesso capita che si acquisisca una sorta di familiarità con oggetti e servizi. O che si radichi l'abitudine a compiere determinati gesti. Ci sono occasioni, tuttavia, in cui è bello cambiare. E, quando si cambia, è quasi sempre per colpa di un designer. ([[Roberto Giolito]]) *Un designer dovrebbe sapere che gli oggetti possono diventare lo strumento di un rito esistenziale. ([[Ettore Sottsass]]) *Uso l'espressione post-design perché penso che oggi siamo ben oltre l’espressione form follows function, la forma che deriva dalla funzione, comandamento del Movimento Moderno, quando negli Venti e Trenta il design prendeva forma e il Bauhaus diceva basta alla licenziosa dittatura degli stili. ([[Mario Bellini]]) ===[[Giorgetto Giugiaro]]=== *Il design non cambia da un campo a un altro, devi sempre creare qualcosa che facilita la vita, la rende più semplice. Il design è logico perché è funzionale [...]. Non bisogna disegnare per stupire. *Il design richiede umiltà e precisione, per certi versi è un po' come fare il manovale. Non è facile trovare questo approccio in chi magari si è laureato in architettura, ha seguito dei corsi di design e si trova a immaginare un prodotto industriale complesso come l'automobile. Fare il designer in modo logico, cioè con cognizione di causa, costa fatica. Il design, del resto, non è soltanto stile, anche se il mondo della comunicazione oggi pone l'accento soprattutto su questo aspetto e chiede prodotti emozionanti. Il rischio, per chi non ha una cultura adeguata, è di disegnare dei prodotti brutti. *Il design svolge una insostituibile funzione di mediazione tra l'uomo e gli oggetti e i servizi che fanno parte del quotidiano: la creatività "applicata" per il designer assolve il bisogno di partire dall'esistente per trasformarlo mediante interventi capaci di procurare un beneficio sostanziale e non soltanto una valenza estetica. *Io dico sempre che un bravo designer deve essere anche un po' ingegnere. Deve cioè possedere un bagaglio minimo di conoscenze che gli permetta di supportare, anche nel processo produttivo, le soluzioni estetiche e progettuali che ha in mente. È una conoscenza che ho potuto apprendere dalla mia esperienza in Fiat e che ho continuato a coltivare negli anni; mi ha consentito di vincere la resistenza di più di un ingegnere soprattutto verso soluzioni inedite, che però poi si sono rivelate vincenti e sono divenute uno standard di produzione. Se non avessi avuto la certezza che la mia idea poteva essere realizzata, probabilmente avrei dovuto abbandonarla e sarebbe stato un peccato. *La mia estetica ha sempre tenuto conto delle tecnologie. Tutto quello che è solo design svincolato dal resto cozza contro esigenze pratiche e non può avere successo. ===[[Flavio Manzoni]]=== *Credo che un design durevole e desiderabile nel tempo debba intanto basare la sua ricerca sull'innovazione tecnica e tecnologica. Allo stesso tempo deve possedere delle caratteristiche intrinseche di bellezza. È quindi necessario partire da un principio fondamentale di progettazione: quello dell'armonia. Quello di un designer non è mai solo un lavoro di stile; alla base di ogni nostro nuovo progetto c'è lo studio delle proporzioni, dell'equilibrio e dell'armonia dei volumi e delle forme. *Il design comincia sempre dalla consapevolezza del prodotto. *Il design è un metalinguaggio e ritengo importante un approccio al design che rifletta ogni intenzione e ogni scelta in modo chiaro e comprensibile, senza retorica o over-styling. Le citazioni sono belle quando sono discrete e non inficiano la modernità dell'oggetto. *Il rischio più importante che un designer deve correre è quello di avere il coraggio di osare. Bisogna saper prefigurare il futuro, anticipare quella che è la naturale evoluzione di un marchio. Ciò vuol dire anche gettare il cuore oltre l'ostacolo, credere nell'ispirazione, nelle intuizioni, saper riconoscere quelle più interessanti ed originali e portare avanti il progetto con determinazione, con la consapevolezza che si tratta della scelta giusta. *Il vero design non è la somma del passato, ma la capacità di generare qualcosa che ancora non c'è. *La forma deve materializzare l'essenza del progetto, avere la capacità di comunicare con il suo linguaggio formale il significato del progetto stesso, le caratteristiche più importanti. A mio modo di vedere, non c'è design se non c'è innovazione. Ma serve grandissimo rigore nel fondere forma e funzione. Dietro ogni scelta c'è sempre un elemento razionale che va interpretato con l'anima artistica. *Per un designer, la capacità di guardare oltre gli schemi è quasi un dovere. ===[[Mike Robinson (designer)|Mike Robinson]]=== *Il potere del designer è incredibile: se è davvero bravo, riesce a lasciare il segno, a influenzare. Certo, oggi è difficile tirare fuori concetti nuovi e lo sarà sempre di più. Quelli che vanno fuori dal seminato sono i geni. *La cosa più importante che deve fare un giovane per diventare un designer è scegliere bene i propri genitori. Il DNA non mente. La scuola non può sostituire una forte dose di creatività generazionale. *Qualsiasi ruolo di design ha un aspetto di creatività, di progettazione, e di problem solving. Ma ogni mestiere ha tante attività specifiche, che rende differente uno dall'altro. Come paragonare un atleta di calcio, di basket, e di Formula Uno. Sono tutti atleti ma non sono intercambiabili. Ho disegnato i vestiti per le modelle per i miei concept car per anni, ma non mi considero un fashion designer. Ho disegnato gli interni di tante automobili, alcuni yacht, treni, jet, e alberghi, ma non mi sento un interior designer. ==Voci correlate== *[[Bauhaus]] *[[Progetto]] ==Altri progetti== {{interprogetto|etichetta=design|w_preposizione=riguardante la|w_etichetta=progettazione|wikt|preposizione=sul}} [[Categoria:Architettura]] [[Categoria:Attività]] [[Categoria:Ingegneria]] 9cjpfzdroi9krrc33i4y3sz0g8trb42 1420186 1420183 2026-07-13T01:50:54Z Danyele 19198 /* Mike Robinson */ +2 1420186 wikitext text/x-wiki {{Voce tematica}} [[File:Design art work.jpg|thumb|Design]] {{indicedx}} Citazioni sul '''design''' ('''progettazione''') e i '''designer''' ('''progettisti'''). ==Citazioni== *A mio parere, un grande designer è composto per il 99% da sudore e per l'1% da talento! Ciò significa che è necessaria molta disciplina, anche quando si ha la sensazione di aver sbattuto contro il muro o di aver raggiunto il limite. ([[Miguel Galluzzi]]) *{{NDR|Rispondendo alla domanda se disegnare oggetti sia un modo per vincere la paura}} Assolutamente. L'arte è un modo per vincere la paura... Un modo di tentare di finir dentro nell'ignoto, di fermarlo questo ignoto in qualche maniera. ([[Ettore Sottsass]]) *Con quello che creiamo possiamo, anzi dobbiamo, influenzare e indirizzare nuove tendenze di design. In ogni caso, il designer crea soprattutto seguendo l'istinto. Perché il design è tutto meno che razionalità. ([[Pierre Terblanche]]) *Il design grafico è comunicazione; un design di successo trasmette un messaggio al pubblico che le parole da sole non sono in grado di comunicare. Il design è in grado di evocare atmosfere ed emozioni, creare umori e sollecitare risposte. ([[Dave Shea]]) *Il design non riguarda solo l'aspetto del prodotto, o l'effetto che fa tenerlo in mano. Il design è come funziona. ([[Steve Jobs]]) *La definizione di design è semplice: disegnare, dare estetica ad un prodotto riproducibile nel tempo con costi corretti e che dia benefici all'azienda. Il gioco del designer diventa dunque per lo più una dura lotta con gli immensi vincoli strutturali ed economici, riducendo all'osso quella parte di puro gioco di fantasia che tutti si immaginano. ([[Walter de Silva]]) *Noi designer non siamo artisti... il nostro lavoro è di fare soldi per conto della Società. La parte più dura del nostro lavoro è che sappiamo che possiamo fare cose molto più avanzate di quelle che facciamo, ma la gente non ce ne dà l'opportunità. Io credo che potremmo e dovremmo essere molto più coraggiosi. ([[Pierre Terblanche]]) *Per me il design è [[disciplina]] e [[filosofia]]. La sintesi di questi elementi, in particolare nella progettazione di qualcosa che poi si inserirà nel mondo e nella [[società]] influendo sulla vita degli uomini, non può che essere di natura etica. ([[Walter de Silva]]) *Se non siete curiosi, lasciate perdere. Se non vi interessano gli altri, ciò che fanno e come agiscono, allora quello del designer non è un mestiere per voi. ([[Achille Castiglioni]]) *Spesso capita che si acquisisca una sorta di familiarità con oggetti e servizi. O che si radichi l'abitudine a compiere determinati gesti. Ci sono occasioni, tuttavia, in cui è bello cambiare. E, quando si cambia, è quasi sempre per colpa di un designer. ([[Roberto Giolito]]) *Un designer dovrebbe sapere che gli oggetti possono diventare lo strumento di un rito esistenziale. ([[Ettore Sottsass]]) *Uso l'espressione post-design perché penso che oggi siamo ben oltre l’espressione form follows function, la forma che deriva dalla funzione, comandamento del Movimento Moderno, quando negli Venti e Trenta il design prendeva forma e il Bauhaus diceva basta alla licenziosa dittatura degli stili. ([[Mario Bellini]]) ===[[Giorgetto Giugiaro]]=== *Il design non cambia da un campo a un altro, devi sempre creare qualcosa che facilita la vita, la rende più semplice. Il design è logico perché è funzionale [...]. Non bisogna disegnare per stupire. *Il design richiede umiltà e precisione, per certi versi è un po' come fare il manovale. Non è facile trovare questo approccio in chi magari si è laureato in architettura, ha seguito dei corsi di design e si trova a immaginare un prodotto industriale complesso come l'automobile. Fare il designer in modo logico, cioè con cognizione di causa, costa fatica. Il design, del resto, non è soltanto stile, anche se il mondo della comunicazione oggi pone l'accento soprattutto su questo aspetto e chiede prodotti emozionanti. Il rischio, per chi non ha una cultura adeguata, è di disegnare dei prodotti brutti. *Il design svolge una insostituibile funzione di mediazione tra l'uomo e gli oggetti e i servizi che fanno parte del quotidiano: la creatività "applicata" per il designer assolve il bisogno di partire dall'esistente per trasformarlo mediante interventi capaci di procurare un beneficio sostanziale e non soltanto una valenza estetica. *Io dico sempre che un bravo designer deve essere anche un po' ingegnere. Deve cioè possedere un bagaglio minimo di conoscenze che gli permetta di supportare, anche nel processo produttivo, le soluzioni estetiche e progettuali che ha in mente. È una conoscenza che ho potuto apprendere dalla mia esperienza in Fiat e che ho continuato a coltivare negli anni; mi ha consentito di vincere la resistenza di più di un ingegnere soprattutto verso soluzioni inedite, che però poi si sono rivelate vincenti e sono divenute uno standard di produzione. Se non avessi avuto la certezza che la mia idea poteva essere realizzata, probabilmente avrei dovuto abbandonarla e sarebbe stato un peccato. *La mia estetica ha sempre tenuto conto delle tecnologie. Tutto quello che è solo design svincolato dal resto cozza contro esigenze pratiche e non può avere successo. ===[[Flavio Manzoni]]=== *Credo che un design durevole e desiderabile nel tempo debba intanto basare la sua ricerca sull'innovazione tecnica e tecnologica. Allo stesso tempo deve possedere delle caratteristiche intrinseche di bellezza. È quindi necessario partire da un principio fondamentale di progettazione: quello dell'armonia. Quello di un designer non è mai solo un lavoro di stile; alla base di ogni nostro nuovo progetto c'è lo studio delle proporzioni, dell'equilibrio e dell'armonia dei volumi e delle forme. *Il design comincia sempre dalla consapevolezza del prodotto. *Il design è un metalinguaggio e ritengo importante un approccio al design che rifletta ogni intenzione e ogni scelta in modo chiaro e comprensibile, senza retorica o over-styling. Le citazioni sono belle quando sono discrete e non inficiano la modernità dell'oggetto. *Il rischio più importante che un designer deve correre è quello di avere il coraggio di osare. Bisogna saper prefigurare il futuro, anticipare quella che è la naturale evoluzione di un marchio. Ciò vuol dire anche gettare il cuore oltre l'ostacolo, credere nell'ispirazione, nelle intuizioni, saper riconoscere quelle più interessanti ed originali e portare avanti il progetto con determinazione, con la consapevolezza che si tratta della scelta giusta. *Il vero design non è la somma del passato, ma la capacità di generare qualcosa che ancora non c'è. *La forma deve materializzare l'essenza del progetto, avere la capacità di comunicare con il suo linguaggio formale il significato del progetto stesso, le caratteristiche più importanti. A mio modo di vedere, non c'è design se non c'è innovazione. Ma serve grandissimo rigore nel fondere forma e funzione. Dietro ogni scelta c'è sempre un elemento razionale che va interpretato con l'anima artistica. *Per un designer, la capacità di guardare oltre gli schemi è quasi un dovere. ===[[Mike Robinson (designer)|Mike Robinson]]=== *Il potere del designer è incredibile: se è davvero bravo, riesce a lasciare il segno, a influenzare. Certo, oggi è difficile tirare fuori concetti nuovi e lo sarà sempre di più. Quelli che vanno fuori dal seminato sono i geni. *La cosa più importante che deve fare un giovane per diventare un designer è scegliere bene i propri genitori. Il DNA non mente. La scuola non può sostituire una forte dose di creatività generazionale. *Qualsiasi ruolo di design ha un aspetto di creatività, di progettazione, e di problem solving. Ma ogni mestiere ha tante attività specifiche, che rende differente uno dall'altro. Come paragonare un atleta di calcio, di basket, e di Formula Uno. Sono tutti atleti ma non sono intercambiabili. Ho disegnato i vestiti per le modelle per i miei concept car per anni, ma non mi considero un fashion designer. Ho disegnato gli interni di tante automobili, alcuni yacht, treni, jet, e alberghi, ma non mi sento un interior designer. *Rompere le regole è diventato la mia regola di design, ma per poterlo fare le devi conoscere. *Un ottimo designer è metà ricercatore e metà artista. Una sete insaziabile di conoscere è il primo segno di un grande designer. Ricercare, sperimentare, sbagliare, riprovare, all'infinito. Ecco dove nasce l'innovazione. Poi, una volta che hai scoperto qualcosa devi spiegarlo/illustrarlo ad altri. Qui subentra l'artista. Meglio riesci a definire il tuo sogno, più probabilità hai di trasformarlo in realtà. ==Voci correlate== *[[Bauhaus]] *[[Progetto]] ==Altri progetti== {{interprogetto|etichetta=design|w_preposizione=riguardante la|w_etichetta=progettazione|wikt|preposizione=sul}} [[Categoria:Architettura]] [[Categoria:Attività]] [[Categoria:Ingegneria]] etjuqb47ie46f7mra8md6nbd962cf1u Jonathan Miller 0 69428 1420110 998383 2026-07-12T12:39:43Z Udiki 86035 Deceduto 1420110 wikitext text/x-wiki [[File:Jonathan Miller appearing on "After Dark", 3 September 1988.jpg|thumb|Jonathan Miller nel 1988]] '''Jonathan Wolfe Miller''' (1934 – 2019), conduttore televisivo, regista, scrittore e umorista britannico. == Citazioni di Jonathan Miller == *{{NDR|[[Margaret Thatcher]]}} Nauseante, ripugnante in quasi ogni modo. :''Loathsome, repulsive in almost every way.'' (da ''The Anatomy of thatcherism'', Shirley Letwin, p. 319) ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{s}} {{DEFAULTSORT:Miller, Jonathan}} [[Categoria:Conduttori televisivi britannici]] [[Categoria:Registi britannici]] [[Categoria:Scrittori britannici]] [[Categoria:Umoristi britannici]] tq0fmcpt0bevoo4zogumhc4vpgp6nga Il Mereghetti 0 81416 1420265 1419265 2026-07-13T10:45:46Z Spinoziano 2297 /* C */ 1420265 wikitext text/x-wiki '''''Il Mereghetti''''', dizionario enciclopedico dei film. ==Citazioni== <!-- SEGUIRE L'ORDINE ALFABETICO PER FILM, COME NEL DIZIONARIO --> ===A=== [[File:Abbasso la ricchezza! (1946) Anna Magnani (2).png|miniatura|[[Anna Magnani]] in ''[[Abbasso la ricchezza!]]'']] *Commedia disincantata e ironica dove il facile populismo della trama [...] viene riscattata da un'interpretazione superlativa della [[Anna Magnani|Magnani]], volgare e insieme vitalissima nel suo ruolo di nuova ricca [...] irresistibile quando balla il boogie o esibisce un'acconciatura con due colombe bianche, ma struggente nell'indimenticabile interpretazione di ''Quanto sei bella Roma''. (''[[Abbasso la ricchezza!]]''; 2003, p. 16) *Melodramma moralistico e lacrimevole [...] recitato ai limiti del dilettantismo. Sprecato anche il gusto tutto napoletano per la truffa. (''[[Accadde tra le sbarre]]''; 2003, p. 22) *[...] [[Howard Hawks|Hawks]] realizza un'opera personale più che una specie di remake di ''[[Casablanca]]'', come probabilmente pensavano i dirigenti della Warner. I temi classici del regista – la lealtà verso gli amici, la ruvidezza con le donne, il senso privato della giustizia, l'attenzione ai perdenti – e il tocco classico e spensierato insieme [...] si fondono coerentemente con il bisogno di far propaganda alla necessità di schierarsi e di rafforzare la fiducia nel successo della lotta antinazista (il film fu girato in piena guerra mondiale). Ma tutto passa decisamente in secondo piano di fronte alle straordinarie scene del corteggiamento tra il rude Harry e la sfrontata Marie [...]. (''[[Acque del sud]]''; 2003, p. 28) *Il primo adattamento cinematografico da [[Ernest Hemingway|Hemingway]] [...] e uno dei migliori. Mai troppo sentimentale, figurativamente raffinato, attraversato da un'atmosfera disillusa e malinconica che ne fa un film antimilitarista di grande misura, accorato e privo di retorica. (''[[Addio alle armi (film 1932)|Addio alle armi]]''; 2003, p. 30) *[...] accuratissima la ricostruzione d'epoca, raffinata e sensuale la regia che, a dispetto dell'accusa di calligrafismo, si dimostrò capace di un'analisi sociale e psicologica di sorprendente maturità. (''[[Addio giovinezza! (film 1940)|Addio giovinezza!]]''; 2003, p. 31) *''[[Blade Runner]]'' e il finale di ''[[2001: Odissea nello spazio]]'', [[David Cronenberg|Cronenberg]] e la saga di [[Godzilla]] vengono allegramente contaminati nel più costoso e delirante film d'animazione mai realizzato in Giappone. Per chi non ha familiarità col fluviale fumetto omonimo, la storia – date le molte ellissi – è difficilmente decifrabile. Innegabile, comunque, il fascino visivo: il tratto è inconfondibilmente nipponico, ma animazione e colori sono spesso stupefacenti. (''[[Akira (film)|Akira]]''; 2003, p. 54) *Il film deve molto del suo fascino un po' misterioso alla grande prova di [[Henry Fonda|Fonda]] [...]. Indimenticabile la prima parte, in cui [[John Ford|Ford]] tratteggia con tenerezza e ironia la vita della provincia americana. (''[[Alba di gloria]]''; 2003, p. 56) *Uno dei primi, insuperati esempi di western realista che distrugge il mito del cowboy coraggioso e virile e dà inizio alla dissoluzione del mito della frontiera. [...] la regia di [[William A. Wellman|Wellman]] scardina ogni drammatizzazione negando dignità all'eroe romantico per rendere la sua cronaca ancora più implacabile, anche perché non trasforma chi dà la caccia agli assassini in una folla assetata di sangue, ma situa con rara esattezza psicologica le reazioni dei contadini e la loro autodifesa in un quadro sociale decisamente innovativo per i tempi. [...] La Fox era contraria al progetto e per risparmiare decise di non girare in esterni, ma la ricostruzione in studio finì per accentuare l'atmosfera claustrofobica del film e aumentarne la forza drammatica. (''[[Alba fatale]]''; 2003, p. 56) *Lento e coinvolgente, è forse il più bello dei dieci western di [[Delmer Daves|Daves]], specie di «parabola antifaustiana» dove la pretesa superiorità del medico – convinto di poter giudicare e «guidare» i comportamenti di tutti – viene messa in crisi prima dall'irrazionalità delle persone (guidata da un esordiente [[George C. Scott]], spettacolare nel ruolo di un predicatore alcolizzato e fanatico) e poi dall'amore sempre respinto di Elizabeth che, barattando il proprio oro con la vita di Frail, costringe l'uomo a rimettersi in discussione in nome dei sentimenti. Senza tradire la propria ispirazione (che predilige storie che tendono al melodramma), Daves fonde perfettamente i temi presenti nella sceneggiatura di Wendell Mayes e Halsted Welles – la crudeltà della frontiera, le aberrazioni del moralismo, l'avidità di oro e di sesso, la violenza della giustizia – senza svelare o spiegare fino in fondo le ragioni dei suoi personaggi e moltiplicando le contraddizioni del protagonista (generoso e autoritario, premuroso e cinico) per mettere in crisi le certezze dello spettatore. Su tutto, trionfa il lirismo delle inquadrature e dei movimenti di macchina [...]. (''[[L'albero degli impiccati]]''; 2003, p. 58) *Quinto dei sei western di [[Budd Boetticher|Boetticher]] interpretati da [[Randolph Scott]] e prodotti (escluso il primo, ''I sette assassini'') dalla Ranown, è una delle punte più alte della sua carriera, indimenticabile riflessione sulla vendetta e le sue ossessioni. (''[[L'albero della vendetta]]''; 2003, p. 58) *Primo e unico film di un abile sceneggiatore che costruisce un film a tesi, rigorosamente antimaccartista in nome, però, della retorica dei valori americani. (''[[Al centro dell'uragano (film 1956)|Al centro dell'uragano]]''; 2003, p. 60) *Magari fosse trash: non riesce a far ridere neanche involontariamente. (''[[Alex l'ariete]]''; 2003, p. 64) *[...] [[Walt Disney|Disney]] creò un'opera anomala, ai limiti della sovversione, dove lo spirito già non ortodosso di [[Lewis Carroll|Carroll]] diventa quasi iconoclasta. (''[[Alice nel Paese delle Meraviglie (film 1951)|Alice nel Paese delle Meraviglie]]''; 2003, p. 67) *Uno dei film hollywoodiani che ha saputo esprimere con maggior forza ed efficacia un messaggio pacifista e antimilitarista: gli anni non hanno tolto forza all'opera e anche i tagli imposti dalla produzione [...] non fanno che accrescere l'impatto visivo delle violentissime e molto realistiche scene di battaglia – riprese con bellissime carrellate laterali – tanto da dar l'impressione che Milestone metta «più energia a far morire i suoi personaggi che a farli vivere» [Lourcelles]. (''[[All'ovest niente di nuovo]]''; 2010, p. 112) *Una commedia piuttosto amara nonostante il prevedibile lieto fine [...]. Femminista ante litteram, il film descrive senza molte reticenze l'aggressività sessuale maschile e offre alla società italiana (la vicenda si svolge a Orta, dove però sembra che il fascismo non esista) un quadro abbastanza desolante, fatto di immoralità, falsità e – da parte delle donne invidiose del fascino di Renata – gelosie e avidità. (''[[L'amante segreta]]''; 2003, p. 90) *Esaltazione forsennata e anarchica, ma di grande potenza suggestiva, dell'individualismo (prima d'essere uccisa Colorado griderà a tutti il suo disprezzo e la sua fierezza) il film amplifica lo stato d'animo dei protagonisti nella natura irreale e nei paesaggi onirici delle montagne del West. (''[[Gli amanti della città sepolta]]''; 2003, p. 91) *Del romanticismo sottile di [[Terence Fisher|Fisher]] qui rimane poco: più sangue e soprattutto molto più sesso, con pesanti incongruenze ideologiche e narrative dal momento che viene a mancare la tradizionale opposizione tra la marcata sessualità del Conte e i repressi costumi vittoriani delle sue vittime. (''[[Le amanti di Dracula]]''; 2003, p. 92) *Vent'anni dopo ''I vitelloni'', Fellini [...] ripensa alle proprie origini, mescolando come sempre amore e odio, distacco e nostalgia, giudizio e complicità. E come sempre, facendo tutto a Cinecittà, passaggio notturno del transatlantico Rex compreso. Film apparentemente in tono minore, ma in realtà tra i più coesi e riusciti. (''[[Amarcord]]''; 2010, p. 138) *Portato a termine da [[William Wyler|Wyler]], dopo che [[Howard Hawks|Hawks]] venne cacciato dal produttore [[Samuel Goldwyn]] a circa un terzo della lavorazione col pretesto che non era fedele al romanzo di Edna Ferber (sceneggiato da Jules Furthman e Jane Murfin), il film mantiene nei titoli la firma di entrambi, oltre a quella di Richard Rosson che ha diretto le scene di disboscamento e quelle dei tronchi che rotolano in acqua. La prima parte, dedicata al tema dell'amicizia virile che una donna rischia di spezzare, è inconfondibilmente hawksiana, chiassosa e con un fondo di malinconia. La mano più estetizzante di Wyler (che, al contrario di Hawks, non considerò mai ''Come and Get It'' come un film che gli appartenesse) si fa sentire invece nella seconda metà, dove i personaggi acquistano ombre oscure e ambigue. Il risultato finale ha troppi scarti di registro per essere sempre convincente, ma rimangono sequenze da antologia, come la rissa nel saloon o il duetto amoroso tra Lotta e Richard che si impiastrano di caramello. (''[[Ambizione (film)|Ambizione]]''; 2003, p. 98) *Commediola rosa che utilizza i modi dei [[Cinema dei telefoni bianchi|film dei telefoni bianchi]] per alzare un inno strapaesano all'amicizia con le truppe americane: [...] il film – neorealisticamente – fa parlare gli americani nella loro lingua [...] e, girato tra le rovine della guerra, conserva ancora oggi un suo valore documentaristico. (''[[Un americano in vacanza]]''; 2003, p. 103) *[[Vincent Sherman|Sherman]] seppe usare a vantaggio del film la tensione che si creava sul set tra le due primedonne, aumentando così l'elettricità dei loro duetti [...], è un film avvincente e agrodolce [...]. (''[[L'amica (film 1943)|L'amica]]''; 2003, p. 106) *Il primo dei quattro film girati da [[René Clair|Clair]] negli Usa, in cui il compromesso raggiunto tra il suo stile e la presenza della diva finisce per scontentare tutti. Firmato dal regista e da [[Norman Krasna]], il meccanismo narrativo tipicamente clairiano, fatto di incastri, mascheramenti, equivoci e doppi, riduce l'attrice a una specie di manichino impacciato, e i troppo frequenti rimandi ad altri film, sia dello stesso regista sia interpretati dalla [[Marlene Dietrich|Dietrich]], concorrono a spersonalizzare ulteriormente la storia. (''[[L'ammaliatrice (film 1941)|L'ammaliatrice]]''; 2003, p. 113) *Forse un po' scontato nella conclusione troppo «positiva», il film ha tuttavia un grande impatto emotivo: l'atmosfera dei quartieri popolari e dei suoi frustrati abitanti è toccante e [[James Cagney|Cagney]] è perfetto nell'interpretare un gangster che sa di aver fallito ma che conserva tutta la sua dignità. (''[[Gli angeli con la faccia sporca]]''; 2003, p. 144) *[...] malinconico e inquietante (nel passato della donna c'è, forse, la presenza in un bordello di lusso), il film si regge tutto sul fascino misterioso della [[Marlene Dietrich|Dietrich]], condannata a scegliere tra due uomini che sono fondamentalmente «uguali». [[Ernst Lubitsch|Lubitsch]] si concede solo pochi tocchi comici (i commenti dei domestici all'inappetenza degli ospiti) e il film al botteghino fu un mezzo fallimento. (''[[Angelo (film 1937)|Angelo]]''; 2003, p. 146) *Indimenticabile quando canta (a cavalcioni di una sedia) ''Ich bin die fesche Lola'', la [[Marlene Dietrich|Dietrich]] è però limitata da un personaggio abbastanza convenzionale che solo la sua sensualità riesce a far dimenticare. Molto più composita la prova di [[Emil Jannings|Jannings]] che nel descrivere il decadimento morale di un uomo tocca, nelle scene finali, i vertici delle sue grandi interpretazioni mute (come ''[[L'ultima risata]]''). (''[[L'angelo azzurro (film 1930)|L'angelo azzurro]]''; 2003, p. 146) *Melodramma tutto giocato sul doppio, che permette alla [[Bette Davis|Davis]] (nell'unico film di cui fu anche produttrice) di interpretare due personaggi opposti (con qualche trucco che lascia ancora stupiti [...]). Peccato che la sceneggiatura di Catherine Turney, dopo un bell'inizio, non sappia liberarsi da una certa artificiosità nello sviluppare l'intreccio, dimenticando per strada il personaggio che forse poteva dare uno sviluppo inaspettato alla storia [...] interpretato da [[Dane Clark]]. [[Curtis Bernhardt|Bernhardt]] non risparmia nessuna delle atmosfere notturne e nebbiose da lui predilette, ma finisce per sottolineare ancora di più l'incredibilità della storia. (''[[L'anima e il volto]]''; 2003, p. 151) *Film di commissione [...] che [[Roberto Rossellini|Rossellini]] [...] accettò di dirigere per pure ragioni alimentari: lo stile naturalistico del testo, a cui non mancano neppure un paio di scene madri, non ha niente a che vedere con l'idea rosselliniana di cinema: e i risultati lo dimostrano. (''[[Anima nera (film 1962)|Anima nera]]''; 2003, p. 153) *Nato come tentativo di ripetere il successo di ''[[Riso amaro]]'' [...], il film [...] non risente della sua origine di commissione. Costruito con una struttura a flashback che incastra le scene nell'ospedale (girate con occhio documentaristico) con quelle dei ricordi, è tutto giocato sulle opposizioni che lacerano il personaggio di Anna [...]: ne esce così un appassionato ritratto femminile nel quale il senso del dovere si scontra con il richiamo dell'erotismo. (''[[Anna (film 1951)|Anna]]''; 2003, p. 154) *[...] è un dramma da camera femminista ''ante litteram'', servito dagli attori come meglio non si potrebbe (la [[Greta Garbo|Garbo]] si guadagnò la sua prima nomination all'Oscar) ma che probabilmente appariva un po' statico già alla sua uscita. (''[[Anna Christie]]''; 2003, p. 155) *Per il suo film d'esordio, [[Gianluigi Calderone|Calderone]] sceglie un torbido ritratto di famiglia con risvolti psicoanalitici ma lo racconta con troppe concessioni alle grazie svestite della [[Ornella Muti|Muti]] e (soprattutto) della [[Eleonora Giorgi|Giorgi]]. La [[Valentina Cortese|Cortese]], nel ruolo della madre, fa la solita scena da «isterica dannunziana». (''[[Appassionata (film 1974)|Appassionata]]''; 2003, p. 168) *Dal romanzo omonimo di [[Erich Maria Remarque|Erich M. Remarque]], un affresco melodrammatico sulla situazione dei rifugiati, tra ideali democratici e folclore. [[Charles Boyer|Boyer]] è troppo elegante per essere un povero perseguitato e la [[Ingrid Bergman|Bergman]] fuma per far capire che non è una donna per bene. Ma [[Charles Laughton|Laughton]] è grande come aguzzino nazi in cerca di piaceri proibiti. (''[[Arco di trionfo (film 1948)|Arco di trionfo]]''; 2003, p. 179) *Per alcuni è il peplum mai realizzato, con dèi e mostri (creati dal celebre Ray Harryhausen) insolitamente infantili e fragili, che rivelano tutta la libertà, l'ironia e l'intelligenza di un adattamento (di Jan Read e Beverley Cross) che rilegge maliziosamente la mitologia greca alla luce del debole contemporaneo. Spettacolare l'uso naturale degli esterni (Palinuro e i templi greci di Paestum), perfetta la cadenza del ritmo, vivace la scelta dei colori: nel suo genere, un film sorprendente e unico. (''[[Gli Argonauti]]''; 2003, p. 180) *Il regista, già sceneggiatore del ''[[Il fuggitivo (film 1993)|Fuggitivo]]'', guarda a ''[[X-Files]]'' e all'''[[L'invasione degli ultracorpi (film)|Invasione degli ultracorpi]]'', con prevedibile corredo di effetti speciali. Buono per una domenica pomeriggio di pioggia. (''[[The Arrival (film 1996)|The Arrival]]''; 2003, p. 187) *Spesso sembra che al regista non interessi raccontare una storia, ma semplicemente giocare con maschere, musiche, pavoni e tappeti: e tuttavia riesce a trasmettere un'allegria contagiosa, infantile e sofisticata. Una festa per gli occhi e le orecchie, che sfida ogni tentativo di etichetta, e ha anche il pregio di non andare per le lunghe. (''[[Asik Kerib - Storia di un ashug innamorato]]''; 2003, p. 194) *Da [[Agatha Christie]], con un cast prestigioso, un'elegante ricostruzione d'epoca e qualche lungaggine di troppo. Il doppiaggio elimina il meglio, cioè il bizzarro inglese parlato dagli stranieri, che porta indirettamente alla soluzione del mistero. Un irriconoscibile [[Albert Finney|Finney]] è [[Hercule Poirot]]. (''[[Assassinio sull'Orient Express (film 1974)|Assassinio sull'Orient Express]]''; 2010, p. 285) *Paragonato a ''[[Rosemary's Baby - Nastro rosso a New York|Rosemary's Baby]]'' (più che altro per il taglio di capelli dell'imbambolata [[Charlize Theron|Theron]]), anche se il complotto ha il fiato corto e le situazioni sono rozze e prevedibili come in film di serie B. Sprecato (o poco accorto) [[Johnny Depp|Depp]], se la cava meglio il figlio di Cassavetes nella parte del collega che dà fuori di testa. Confezione ovattata (la fotografia è di Allen Daviau), pochi e brutti effetti speciali, una scena di sesso che dovrebbe essere torrida. (''[[The Astronaut's Wife - La moglie dell'astronauta|The Astronaut's Wife]]''; 2003, p. 206) *[...] un ottimo esempio di cosa è possibile fare con un budget irrisorio. (''[[L'astronave degli esseri perduti]]''; 2003, p. 206) *Come ''[[Mezzogiorno di fuoco]]'', ma riletto in chiave fantascientifica. Un po' risaputo, però gli effetti speciali e certe astuzie del montaggio regalano alla storia tensione e godibilità. (''[[Atmosfera zero]]''; 2003, p. 208) [[File:Attila il flagello di Dio (1954) Anthony Quinn 10.png|thumb|[[Anthony Quinn]] in ''[[Attila (film 1954)|Attila]]'']] *Ricostruzione kolossal delle invasioni barbariche dell'anno 450: grandi mezzi (è stata impiegata anche la Cavalleria dell'Esercito italiano), contrasti di civiltà (anche se i barbari sono più simpatici della corte romana), intrighi di potere (con la Loren nei panni della sorella dell'imperatore che si offre ad Attila), ma anche la sensazione di un bigino riletto col senno di poi. (''[[Attila (film 1954)|Attila]]''; 2003, p. 212) *Un salutare inno alla rivolta e al ''carpe diem'', significativamente collocato un anno prima dei fatidici anni Sessanta. Un gran successo, nonostante l'eccessiva enfasi melodrammatica di [[Robin Williams]]. O forse proprio in virtù di questa. Oscar alla sceneggiatura di [[Tom Schulman]]. Al di là delle qualità artistiche il film ha comunque un grande merito: aver scatenato l'immaginario pedagogico di tutta una generazione costretta a subire una pedagogia che di immaginario non ha più niente. (''[[L'attimo fuggente]]''; 2010, p. 305) *Partendo da un intreccio semplice e lineare [...] [[Fred Zinnemann|Zinnemann]] elabora una straordinaria psicofenomenologia della vigliaccheria e della vendetta che però, grazie a una profonda sensibilità noir, libera da ogni manicheismo per sprofondare personaggi e spettatori in un incubo visivo e morale senza scampo, dove torto e ragione non hanno più senso e regna solo un ambiguo desiderio di violenza. Teso, denso, disperato, con due protagonisti all'altezza e un'insolita [[Mary Astor]] nel ruolo della prostituta comprensiva. (''[[Atto di violenza]]''; 2003, p. 213) *Curiosa commedia che scherza su temi allora molto concreti (c'è anche il tentativo di costruire una casa in una notte, che cinque anni più tardi sarà al centro di ''[[Il tetto]]'') ma non riesce a sollevarsi dalla farsa goliardica. (''[[Auguri e figli maschi!]]''; 2003, p. 214) *Un progenitore di ''[[Quella sporca dozzina]]'' dichiaratamente sgradevole. (''[[L'avamposto degli uomini perduti]]''; 2003, p. 218) *Curiosa «opera parallela» che aggiorna situazioni e personaggi di [[Giacomo Puccini|Puccini]] in una sorta di rilettura popolare dei temi della resistenza antinazista. Coerentemente con la sua carriera fatta di film-opera e drammi lirici, [[Carmine Gallone|Gallone]] intreccia in maniera indissolubile lirica e vita come a voler rivendicare, anche nei momenti più drammatici della storia nazionale (il film si svolge a cavallo del 4 giugno 1944, quando Roma fu liberata), la centralità della tradizione melodrammatica nazionale (e quindi, indirettamente, di tutta la sua carriera di regista), capace anche di ispirare sentimenti civili e passioni libertarie [...]. (''[[Avanti a lui tremava tutta Roma]]''; 2003, p. 218) *[...] è un affresco solenne e movimentato che tende a riportare il genere alle sue origini storico-cronachistiche, al rapporto intimo con il paesaggio e alla dimensione dell'avventura collettiva, nonostante la presenza del divo [[Errol Flynn|Flynn]]. (''[[Gli avventurieri (film 1939)|Gli avventurieri]]''; 2003, p. 229) *Soliti ingredienti, eppure i risultati sono discretamente spettacolari. (''[[L'avventuriero della Luisiana]]''; 2003, p. 229) *Una storia banale, nobilitata però dallo stile impareggiabile degli interpreti: [[Robert Mitchum|Mitchum]], nel suo abituale ruolo di uomo cinico e fascinosamente insolente, regge perfettamente il confronto con l'aggressività sensuale e disincantata della [[Jane Russell|Russell]]; il broncio indolente di lei e il sorriso ironico di lui duettano a meraviglia, sostenuti dalla regia allusivamente erotica di [[Josef von Sternberg|von Sternberg]] (tra sciarpe e calze gettate e raccolte, il feticismo regna sovrano). (''[[L'avventuriero di Macao]]''; 2003, p. 230) ===B=== *Allevato da una coppia di cani da pastore [...] il maialino Babe impara ad accudire le pecore (da cui riesce a farsi obbedire perché invece di abbaiare gli ordini, li chiede con dolcezza) e, ribaltando il suo destino «naturale» – che è quello di finire in padella – convince il padrone ([[James Cromwell|Cromwell]]) di essere così bravo da farsi iscrivere a una gara per cani da pastore. Una favola moderna (con tanto di morale: anche le regole più secolari si possono infrangere), dove gli animali – veri – conquistano il primo piano lasciando gli umani sullo sfondo. [...] questo «film per bambini» racconta con una naturalezza accattivante e coinvolgente il potere infinito delle buone maniere e l'entusiasmo della sovversione (l'oca che vuole sostituirsi al gallo per annunciare il sole). (''[[Babe - Maialino coraggioso]]''; 2003, p. 233) *[...] si rivelò a distanza un horror da cineteca, tutto giocato sui turbamenti del non-detto e su un raffinato geometrismo delle immagini. Fondamentale l'uso della luce [...] che contribuì a interiorizzare il contenuto del film e a provocare un'identificazione più forte e più profonda dello spettatore con i personaggi. Indimenticabili le scene dell'inseguimento notturno e della minaccia in piscina [...]. [[Simone Simon|Simon]] è perfetta come donna-felino, terrorizzata prima ancora che terrorizzante. (''[[Il bacio della pantera (film 1942)|Il bacio della pantera]]''; 2003, p. 238) [[File:Il bacio di una morta (film 1949) Virginia Belmont.png|miniatura|Virginia Belmont ne ''[[Il bacio di una morta (film 1949)|Il bacio di una morta]]'']] *Dal romanzo di [[Carolina Invernizio]], un «film d'appendice» discreto nel suo genere, e dallo stile più sobrio rispetto a quello della scrittrice. (''[[Il bacio di una morta (film 1949)|Il bacio di una morta]]''; 2003, p. 239) *[...] un giallo poco convincente nella soluzione, ma interessante per i giochi di cinema nel cinema che anticipano quelli di [[Brian De Palma]]. Il piano sequenza iniziale è da applausi, il resto è routine. [[Bela Lugosi|Lugosi]], nei panni di un produttore sospetto, ha un ruolo insignificante. (''[[Bacio mortale (film 1932)|Bacio mortale]]''; 2003, p. 239) *[...] ricordi, gelosie, abitudini, rancori e commovente voglia di (soprav)vivere. Uno splendido trio di vecchie glorie ([[Bette Davis|Davis]], [[Lillian Gish|Gish]] e [[Vincent Price|Price]]) per un film delicato e cinefilo, apparentemente lontano dalle corde del regista di ''[[Se...]]'', ma in realtà così fuori moda da risultare, ancora una volta, controcorrente. (''[[Le balene d'agosto]]''; 2003, p. 244) *Sorprendente e coraggioso esordio nella regia di [[Kevin Costner|Costner]], che rivitalizza un genere dimenticato come il western. Elogi unanimi per le scelte ideologiche (i sioux parlano la loro lingua e vengono sottotitolati). Ma il film è interessante non solo per le prese di posizione a favore dei pellerossa e di una vita in armonia con la natura (sostenute con maggior coerenza in altri film: ''[[Il piccolo grande uomo|Piccolo grande uomo]]'' e ''[[Corvo rosso non avrai il mio scalpo!|Corvo rosso non avrai il mio scalpo]]'') ma soprattutto per la capacità di ridare forza alle immagini, rifiutando molte convenzioni hollywoodiane a favore di un innovativo realismo. (''[[Balla coi lupi]]''; 2003, p. 244) *Insolita commedia favolistica che [[Antonio Leonviola|Leonviola]] (anche sceneggiatore e produttore) dirige alternando momenti fantastici (il sogno «solarizzato» all'inizio o la presenza di [[Vittorio De Sica|De Sica]] come «buon Dio» in quattro ruoli diversi: guardia, vigile, portaceste e tassista) ad altri più decisamente melodrammatici: il mondo infantile non è enfatizzato né edulcorato ma anche quello degli adulti è raccontato con feroce ironia (la famiglia del fornaio [[Mario Carotenuto|Carotenuto]]) o fredda antipatia (il maestro di musica interpretato da [[Gabriele Ferzetti|Ferzetti]], la madre superiora di [[Pina Renzi]]). (''[[Ballerina e Buon Dio]]''; 2003, p. 247) *L'umorismo di [[Mel Brooks|Brooks]] a volte è greve, a volte molto cerebrale: i protagonisti vedono la cassetta di ''Balle spaziali'' per conoscere in anticipo il seguito della storia; il mostriciattolo di ''[[Alien]]'' esce dallo stomaco di John Hurt che si lamenta: «No, ancora!». (''[[Balle spaziali]]''; 2003, p. 248) *Ritmo serrato e suspense (da antologia l'ultimo tentativo di fuga di un bandito che si arrampica su una gomena ma non riesce a superare il disco di metallo che impedisce ai topi di salire sulla nave) ma soprattutto buone osservazioni d'ambiente. (''[[Bandiera gialla (film 1950)|Bandiera gialla]]''; 2003, p. 256) *[...] la non disprezzabile risposta del produttore De Laurentiis ai kolossal hollywoodiani: il gigantismo è utilizzato al meglio da Fleischer per sottolineare le contrapposizioni simboliche che attraversano l'esistenza di Barabba – la luce e le tenebre, la morte e la resurrezione – e che danno al film un autentico spirito religioso, praticamente unico in superproduzioni di questo tipo. (''[[Barabba (film)|Barabba]]''; 2003, p. 259) *Un grandioso affresco umanitarista, pieno di nobile retorica, nel quale si sentono echi di [[Victor Hugo]] e di [[Fëdor Dostoevskij|Dostoevskij]]: al centro c'è la descrizione – mai disperata – del «pozzo senza fine e senza fondo della miseria umana», dalla cui esplorazione i vari personaggi (e il regista con loro) trovano la forza di continuare la loro missione in favore delle miserie altrui. Per inseguire la moltitudine di personaggi che popolano il film, Kurosawa utilizza da maestro il CinemaScope, privilegiando i campi lunghi, anche se rimane in parte schiacciato dalle sue ambizioni e dagli intenti didascalici. (''[[Barbarossa (film 1965)|Barbarossa]]''; 2003, p. 261) *Senza farsi condizionare dalle ristrettezze del budget (è una produzione Republic), il regista concentra tutti i suoi sforzi sugli elementi essenziali che possono servire per analizzare una personalità tormentata e scoprirne la sua più intima verità: l'uso claustrofobico del décor e della luce, i pochi tocchi onirici di un racconto dichiaratamente realistico (le immagini chiave della vasca che si vuota e del pesce argenteo che salta fuori dal fiume), un'atmosfera che sottolinea le pulsioni erotiche del protagonista, servono per materializzare, in maniera ossessiva, le paure [...]. (''[[Bassa marea (film 1950)|Bassa marea]]''; 2003, p. 267) *Una vera tragedia degli equivoci, forse il miglior film di [[Luigi Chiarini|Chiarini]]: l'esigenza di raffinatezza formale tipica del «calligrafismo» (di cui il regista era uno degli esponenti di punta) qui si combina con uno stile vigoroso evidente anche nei personaggi minori (l'acidissima zia del notaio interpretata da [[Teresa Franchini]], piccolo capolavoro di battute e recitazione), capace di creare un'atmosfera incandescente e mortifera con cui alludere agli umori dell'epoca ben oltre la riduzione letteraria. Merito indubbio dell'operazione va alla sceneggiatura [...]. A [[Umberto Barbaro|Barbaro]], in particolare, viene da attribuire la forte connotazione sociale che rende leggibile il film anche in chiave di dramma di classe. Notevole la presenza palpitante della [[Luisa Ferida|Ferida]], attrice di regime generalmente impiegata in ruoli aggressivi e sensuali, che attraversa il film come un fantasma introducendo un clima «fantastico» abbastanza insolito nel cinema del periodo. (''[[La bella addormentata (film 1942)|La bella addormentata]]''; 2003, p. 277) *Sbilanciato dal punto di vista narrativo, soprattutto per la stereotipata recitazione da «cattivo» di [[Francis X. Bushman]], il film ha comunque due momenti indimenticabili, la battaglia navale e la famosa corsa delle bighe, che non ha nulla da invidiare per tensione e perfezione tecnica a quella girata da [[Andrew Marton]] nel 1959, anche per merito delle scenografie di [[Cedric Gibbons]] e degli effetti speciali di Kenneth Gordon MacLean. (''[[Ben-Hur (film 1925)|Ben-Hur]]''; 2003, p. 288) *[...] un film agiografico ma misurato. (''[[Bernadette (film 1943)|Bernadette]]''; 2003, p. 292) *La pellicola che ha segnato una svolta nella carriera di [[John Woo|Woo]] (fino ad allora autore di ''wuxiapian'' e film comici) e nel cinema di Hong Kong, inaugurando il genere del mélo-noir metropolitano in cui le sparatorie iperrealiste sostituiscono i duelli tradizionali. I temi sono quelli classici di Woo: l'elogio dell'amicizia, la difesa anacronistica di un mondo votato all'autodistruzione, la violenza stilizzata dove si mescolano lacrime e sangue. L'impianto da film popolare e certe ingenuità dispiacciono agli occidentali abituati ai successivi lavori del regista, ma il respiro è epico e travolgente. Un trampolino di lancio anche per [[Chow Yun-fat|Chow]], che ruba la scena nella parte dell'ex killer umiliato, con impermeabile e occhiali scuri. (''[[A Better Tomorrow (film 1986)|A Better Tomorrow]]''; 2016, p. 552) *Versione moderna dell'opera di [[William Shakespeare|Shakespeare]] (neppure citato nei titoli, forse perché l'Italia era in guerra con la Gran Bretagna) ambientata nella periferia romana, ma poco aiutata da due attori fuori parte. (''[[La bisbetica domata (film 1942)|La bisbetica domata]]''; 2003, p. 308) *Benché ibrido e sbilanciato [...] è comunque un film-chiave nell'opera del regista perché presenta già molti dei suoi elementi caratteristici: la costruzione della suspense, l'eroina bionda, la labilità del confine tra innocenza e colpa, la caccia all'uomo in un luogo famoso (qui il British Museum) e l'attenzione per le innovazioni tecniche [...]. (''[[Ricatto (film 1929)|Blackmail]]''; 2003, p. 311) *Molti critici vecchi e giovani hanno comunque benedetto l'operazione: i primi lieti di un horror che – per forza di cose – gioca tutto sul fuoricampo e sul mistero non spiegato, i secondi per moda. In definitiva, solo uno scherzo goliardico più interessante per i semiologi e i sociologi che per gli spettatori comuni, anche se in curiosa ed emblematica sintonia con il finto realismo e l'estetica «sporca» dei film del Dogma danese. (''[[The Blair Witch Project - Il mistero della strega di Blair]]''; 2003, p. 313) *Una farsa sfilacciata, dove soggettisti (Age e Scarpelli) e sceneggiatori (Metz, Marchesi, Vecchietti e Amendola) cercano di far sorridere con equivoci e trovatine inoffensive (le assurde penitenze della gara di canasta, i trucchi per non pagare il conto al ristorante). (''[[Una bruna indiavolata!]]''; 2003, p. 345) ===C=== *Una commedia gialla raffinata e piena di ironia, [...] fondata – secondo un meccanismo di «spostamento» narrativo tipicamente hitchcockiano – non tanto sulla scoperta del ladro vero quanto sul tema dell'identità del ladro presunto. (''[[Caccia al ladro]]''; 2003, p. 363) *Per l'esordio come produttore [...] [[Kirk Douglas|Douglas]] sceglie un western non originalissimo [...] ma splendidamente fotografato [...] dove le complicazioni della trama passano in secondo piano di fronte all'esaltazione della natura selvaggia. Indimenticabile la [[Elsa Martinelli|Martinelli]] (al suo esordio a Hollywood) mentre fa il bagno nuda. (''[[Il cacciatore di indiani]]''; 2003, p. 366) *[...] gli stereotipi dei film coi minatori ci sono tutti, ma gli inverosimili abiti della [[Marlene Dietrich|Dietrich]] giustificano da soli la visione e la scazzottata finale è insolitamente violenta. (''[[I cacciatori dell'oro]]''; 2003, p. 366) *Tra comicità e patetismo, un mondo di risorse e umanità che Loy aveva già esplorato nelle sue indagini televisive, affidato all'estro agrodolce di Manfredi. (''[[Café Express]]''; 2010, p. 537) *Ambientazione inusuale, claustrofobica e notturna, e recitazione avvincente fino all'epilogo risolutore. (''[[La campana del convento]]''; 2003, p. 380) [[File:Boratto Campo de' fiori 1.png|miniatura|[[Caterina Boratto]] in ''[[Campo de' fiori (film)|Campo de' Fiori]]'']] *[...] si intravedono elementi pre-neorealisti (le dispute al mercato, la scena con la [[Caterina Boratto|Boratto]] in prigione, quelle della balia in Abruzzo). E i toni della commedia sono abbastanza lontani dagli schemi estetici dell'epoca, con accenni di critica sociale (i «borghesi» che giocano d'azzardo) e qualche divertente notazione sul maschio conquistatore [...]. (''[[Campo de' fiori (film)|Campo de' Fiori]]''; 2003, p. 382) *[...] Camerini abbandona i consueti temi piccolo-borghesi e realizza una genuina commedia d'ambientazione popolaresca. [...] la censura fascista manipolò il film a tal punto da rendere incomprensibile la sua presunta componente eversiva. (''[[Il cappello a tre punte]]''; 2003, p. 395) *[...] si regge tutto sulla bravura degli interpreti. Peccato che [[Alec Guinness|Guinness]] abbia imposto di ridurre (per invidia?) il ruolo di [[Bette Davis]] [...]. (''[[Il capro espiatorio (film 1959)|Il capro espiatorio]]''; 2003, p. 398) *[...] il primo grande successo di [[Brian De Palma|De Palma]], e un trampolino di lancio per la [[Sissy Spacek|Spacek]]. L'innesto dell'horror nella commedia di ambiente studentesco farà scuola: ma ciò che interessa al regista è la poesia del sangue e del voyeurismo. Un cinema cinico e sensuale, che sacrifica i personaggi all'occhio che li riprende, riducendoli a corpi da far morire allegramente. Grandi sfoggi di tecnica (carrellate circolari, piani sequenza acrobatici), anche se lo ''split screen'' nelle scene del massacro finale appare oggi goffo e datato. (''[[Carrie - Lo sguardo di Satana]]''; 2003, p. 410) *Nonostante la presenza di sceneggiatori come Richard Matheson e Robert Bloch (Russ Jones, non accreditato è l'autore del secondo segmento) e un cast di primo piano, è uno dei film a episodi meno riusciti della Amicus. L'umorismo nero, caratteristico di queste produzioni, funziona solo nell'ultimo episodio; e la blanda regia di Duffel si limita a qualche inquadratura sbilenca nei momenti cruciali. (''[[La casa che grondava sangue]]''; 2003, p. 414) *Come [[Robinson Crusoe]] (senza cannibali e con un po' di zen in più), una parabola sulla necessità di perdere tutto per ritrovare se stessi attraverso il confronto con una natura insondabile e indifferente dalle vicende umane. Ma se [[Daniel Defoe|Defoe]] teorizzava la fuga dalla società neoindustriale del capitalismo selvaggio, [[Robert Zemeckis|Zemeckis]]-con le armi della civiltà digitale che finge di ripudiare- non vede l'ora di riportare indietro il suo eroe, anche se (quasi) rinuncia al lieto fine hollywoodiano. Scritto da William Broyles jr. Girato con tempi di lavorazione molto lunghi (sedici mesi: nella pausa tra le riprese, durata un anno, il regista ha diretto ''[[Le verità nascoste]]'') per consentire a [[Tom Hanks]] (meritata la nomination all'Oscar) di dimagrire 22 chili. (''[[Cast Away]]''; 2014, p. 690) *Splendido melodramma gotico sul tema di Barbablù e della sposa-vittima. [[Vincent Price|Price]] è una grandiosa incarnazione del male, [[Gene Tierney]] una succube perfetta. Prodotto da [[Ernst Lubitsch|Lubitsch]] che non poté dirigerlo per una malattia, è il film con cui esordisce [[Joseph L. Mankiewicz|Mankiewicz]] e nel quale è già presente il tema portante di tutta una carriera: la forza della parola, usata come il più forte degli elementi drammatici, della quale ci si serve per affrontarsi, studiarsi, combattersi e annientarsi. (''[[Il castello di Dragonwyck]]''; 2003, p. 427) *Uno dei più alti esempi di noir anni Quaranta, dramma dell'ossessione e della predestinazione, nel quale un tragico fatalismo sottolinea l'impotenza dell'individuo a liberarsi dall'influenza perversa e avvelenata che il passato ha sul presente. Ognuno dà il meglio di sé, e l'acme è raggiunto nella scena in cui [[Robert Mitchum|Mitchum]] aspetta la dark lady in un bar messicano: non accade nulla, ma c'è tutto il senso del film. (''[[Le catene della colpa]]''; 2003, p. 428) *Western antimilitarista dove [[John Ford|Ford]] inizia a riflettere sulla vecchiaia [...]: non a caso la sceneggiatura [...] si «inventa» due colpi di scena finali – la memorabile carica nella tempesta contro il campo indiano e il richiamo di Brittles come responsabile delle guide – per permettere al suo eroe di chiudere il film (e la carriera) in bellezza. Indimenticabile [[John Wayne|Wayne]] mentre monologa sulla tomba della moglie con un cielo da delirio sullo sfondo. (''[[I cavalieri del Nord Ovest]]''; 2003, p. 434) *Tra gli ultimi sussulti del cinema dei telefoni bianchi: l'azione, ovviamente, si svolge in Ungheria, ma non manca qualche cenno ai tempi difficili. (''[[Centomila dollari]]''; 2003, p. 442) *Thriller con la pretesa di elevarsi al di sopra del cinema di genere, ma che risulta solo fiacco e noioso. (''[[Il cervello dei morti viventi]]''; 2003, p. 449) *Dramma eccessivo (anche nella lunghezza) e volutamente sgradevole, con un finale sorprendentemente misurato, malgrado il colpo di scena. Le performance di [[Joan Crawford]] e soprattutto di [[Bette Davis]] hanno un che di masochistico che [[Robert Aldrich|Aldrich]] accentua inserendo spezzoni di film nei quali le due attrici recitavano in gioventù [...]. (''[[Che fine ha fatto Baby Jane?]]''; 2003, p. 458) *Ottima produzione con un grande ritmo e un bel cast: restano memorabili una misteriosa e seducente [[Veronica Lake]] e [[William Bendix]], nel ruolo della brutale guardia del corpo. (''[[La chiave di vetro (film)|La chiave di vetro]]''; 2003, p. 462) *Commediola [[Cesare Zavattini|zavattiniana]] (lo sceneggiatore cullava questo progetto dal 1934) sulle tentazioni della modernità e del successo e sulla conseguente perdita di identità. Ma la sceneggiatura [...] non va molto più in là della giustapposizione dei singoli episodi, troppo diseguali: di una facile melodrammaticità quelli dei due De Filippo, solo sbozzato quello di [[Aldo Fabrizi|Fabrizi]], improbabile quello di [[Walter Chiari|Chiari]]. (''[[Cinque poveri in automobile]]''; 2003, p. 486) *[...] il film colpisce ancora per il suo realismo e il ritratto cupo e disperato del mondo della malavita. Ottima prova della [[Bette Davis|Davis]], e di [[Eduardo Ciannelli]] nella parte del boss, chiaramente ispirato alla figura di [[Lucky Luciano]]. (''[[Le 5 schiave|Le cinque schiave]]''; 2003, p. 486) *Riambientazione, senza molto interesse, dell{{'}}''[[L'uomo di bronzo|Uomo di bronzo]]'' nel mondo del circo che nemmeno un discreto cast riesce a salvare. (''[[Il circo insanguinato]]''; 2003, p. 490) *Ispirato a un fatto reale, il film mescola il melodramma sociale ai toni da commedia, rischiando più di una volta di scivolare in un sentimentalismo eccessivamente sciropposo, riscattato solo dalla recitazione di [[Spencer Tracy]]. (''[[La città dei ragazzi]]''; 2003, p. 493) *Piccolo noir della Rko, prodotto da [[Howard Hughes]] su misura per l'esuberante sex appeal di [[Jane Russell]] (che si esibisce in un paio di canzoni, accompagnata al piano da [[Hoagy Carmichael]]): il tema del passato che ritorna è trattato in maniera pittosto superficiale, ma la lunga caccia all'uomo finale – con un elicottero all'inseguimento di un'auto tra paesaggi desertici – è girata con grande abilità e un ottimo crescendo d'azione. (''[[La città del piacere]]''; 2003, p. 493) *L'ottavo lungometraggio di [[Hayao Miyazaki|Miyazaki]] (unico sceneggiatore) è il suo risultato finora più alto, anche se i temi che lo percorrono (l'infanzia come sogno di cui ritardare la fine, l'armonia animista delle cose, il pittoricismo delle immagini) sono già tutti nei suoi lavori precedenti. Le invenzioni visionarie e poetiche sono incessanti e sempre felici, tra memorie di ''Alice nel paese delle meraviglie'', iconografia shintoista, teatro kabuki e surrealismo. E si fondono per creare un universo sorprendente e a tratti cupissimo, che disattende le leggi della logica e della fisica, e dove non è possibile discernere tra buoni e cattivi. I personaggi si stagliano nella memoria in sequenze di grande durezza (l'iniziale mutazione dei genitori), di delicata poesia (il memorabile viaggio in treno sulla ferrovia sommersa), di indefinibile suspense (l'arrivo notturno del traghetto da cui fuoriescono silenti gli ospiti della «colonia»). Ottima colonna sonora di Joe Hisaishi. (''[[La città incantata]]''; 2003, p. 495) [[File:Clandestino a Trieste (1951) Doris Duranti.jpg|miniatura|[[Doris Duranti]] in ''[[Clandestino a Trieste]]'']] *Un tentativo di ricucire le ferite della guerra con buona volontà e fede nella giustizia: decisamente troppo, anche perché la recitazione è sotto il livello di guardia. Curiosa solo l'ambientazione tra Monfalcone e Trieste e lo squarcio semidocumentario sul potere di comunicazione della radio. Tratto da un racconto di Camillo Del Signore, sceneggiato da [[Diego Fabbri]] e [[Turi Vasile]], che non risparmiano alla [[Doris Duranti|Duranti]] i peggiori stereotipi di mangiauomini e madre senza cuore. (''[[Clandestino a Trieste]]''; 2003, pp. 500-501) *[...] è un thriller raccontato col ritmo della commedia, pieno di colpi di scena, realizzato con eccezionale senso dei caratteri. Il moralismo di fondo di [[Alfred Hitchcock|Hitchcock]], poi, si diverte a complicare la storia [...]. (''[[Il club dei 39]]''; 2003, p. 505) *Western antieroico e antispettacolare, pessimista e realistico fino allo squallore, tutto centrato su una cruda descrizione delle forme di vita e dei rapporti sociali dove la violenza è insieme storica e naturale. (''[[Le colline blu]]''; 2003, p. 513) *Uno degli ultimi western classici [...]. Nessun compiacimento, poesia dei grandi spazi e un tocco di originalità dovuto alla presenza di attori giovanissimi (tendenza di cui i successivi western hollywoodiani s'impadroniranno con accanimento). Notevole il sangue freddo di [[Skip Homeier|Homeier]] e splendida [[Natalie Wood]] nel ruolo di Maria, ragazza ribelle che sgomina praticamente da sola un'intera banda di assassini. Da antologia la resa dei conti tra le rocce. (''[[Le colline bruciano]]''; 2003, p. 513) *Le immagini mostrano ma non raccontano, alludono ma non dicono. Proliferano simboli e visioni inaudite (decine di libri messi ad asciugare sui tetti e sfogliati dal vento, pesci che si dibattono fuor d'acqua, greggi che invadono una chiesa, angeli della morte che scendono dal soffitto): lo spettatore non deve però decifrarli pedantemente, ma immergersi in essi, come in un quadro o in una musica. (''[[Il colore del melograno]]''; 2003, p. 515) *[...] il film racconta, con i toni struggenti dell'epica familiare, la fine di un'epoca che si conclude con la morte del vecchio Morgan ([[Donald Crisp|Crisp]]) nel crollo di un pozzo minerario. Una fine dolorosa, che [[John Ford|Ford]] rievoca con partecipazione ma senza nascondere l'inadeguatezza di quel mondo (e di quei valori) di fronte ai mutamenti sociali: ai suoi eroi non resta che sopportare in silenzio la propria sconfitta, come il reverendo Gruffydd ([[Walter Pidgeon|Pidgeon]]) che non ha il coraggio di accettare il proprio amore per Angharad Morgan ([[Maureen O'Hara|O'Hara]]) e così fallisce come uomo e come ministro di culto. (''[[Com'era verde la mia valle]]''; 2003, p. 528) *L'essenza del genere western come poteva essere pensata negli anni Trenta da [[Cecil B. De Mille|DeMille]]: verosimiglianza assoluta [...], grandissimi mezzi, precisione filologica [...], ritmo incalzante e colpi di scena [...]. ([[La conquista del West (film 1936)|''La conquista del West'', 1936]]; 2003, p. 549) *Primo film girato in cinerama, è un'epopea edulcorata e celebrativa, ma di indubbia presa spettacolare. La parte migliore è la ricostruzione della cruentissima battaglia di Shiloh, unico episodio del film girato da [[John Ford|Ford]]. ([[La conquista del West (film 1936)|''La conquista del West'', 1962]]; 2003, p. 550) *[...] tradimenti, passioni, ragion di Stato e un drammatico epilogo in una spettacolare evocazione storica di grande magnificenza visiva. Certe verbosità del dialogo e le ingenuità della trama si dimenticano facilmente davanti alla straordinaria prova della [[Bette Davis|Davis]], che per interpretare la brutta regina [[Elisabetta I d'Inghilterra|Elisabetta]] (che nei suoi attacchi di furia rompeva gli specchi per non vedersi) si fece rasare di cinque centimetri i capelli, indossò una parrucca rossa e si fece truccare con un fondotinta bianco e gessoso. Al contrasto fra i protagonisti, poi, corrispose fedelmente quello fra gli attori, perché la prima donna Bette Davis mal sopportava la concorrenza di [[Errol Flynn]], al posto del quale avrebbe voluto [[Laurence Olivier]]. (''[[Il conte di Essex]]''; 2003, p. 553) *Un ennesimo remake a basso costo dove il ridicolo prevale sull'horror. (''[[Il conte Dracula (film 1970)|Il conte Dracula]]''; 2003, p. 554) *[...] è un melodramma avventuroso che naturalmente privilegia la storia d'amore rispetto alla Rivoluzione, anche se [[Jacques Feyder|Feyder]], pur non muovendosi dall'Inghilterra, riesce a ricreare piuttosto bene l'atmosfera russa [...]. La [[Marlene Dietrich|Dietrich]], splendida, qui sfodera una sensualità molto più esplicita che nei film di [[Josef von Sternberg|Sternberg]] (basta vedere il bagno nella tinozza dopo essere sfuggita ai bolscevichi). Sontuosamente prodotto da [[Alexander Korda]], l'unico in Gran Bretagna che potesse rivaleggiare con Hollywood. (''[[L'ultimo treno da Mosca|La contessa Alessandra]]''; 2003, p. 554) *Un kolossal made in Italy che cerca di mediare esigenze spettacolari con il rispetto per la verità storica: gran lavoro degli sceneggiatori [...]. (''[[Costantino il Grande (film)|Costantino il Grande]]''; 2003, p. 581) *Basato sui ricordi mendaci di [[Frank Harris]], è un godibile western d'atmosfera, più romantico che realistico, giocato sugli inevitabili contrasti tra un vero cowboy e un impreparato cittadino. Suggestivi i paesaggi, ritratti senza pennellate di maniera dal fotografo Charles Lawton. (''[[Cowboy (film 1958)|Cowboy]]''; 2003, p. 583) *Il modello è ''[[La fiamma del peccato]]'', i risultati sono molto più modesti ma comunque in grado di soddisfare gli amanti del noir. La [[Kim Novak|Novak]] è una dark lady debuttante e convincente. (''[[Criminale di turno]]''; 2003, p. 587) *La sceneggiatura di [[Dudley Nichols]] (e le imposizioni del Codice Hays) semplificano il romanzo di [[Graham Greene]] ''Il potere e la gloria'' (da cui è tratto il film e dove il prete era alcolizzato e viveva con una donna), ridimensionando le implicazioni morali per enfatizzare la dimensione drammatica. Il ritmo è discontinuo e lo schematico simbolismo religioso alla lunga disturba, ma lo stile è quello di un maestro e la fotografia di [[Gabriel Figueroa]] è eccellente. (''[[La croce di fuoco]]''; 2003, p. 591) *Una storia struggente, tratta dal romanzo omonimo di [[Marjorie Kinnan Rawlings]], che ha fatto piangere intere generazioni, splendidamente filmata in technicolor e sostenuta da interpreti impeccabili. (''[[Il cucciolo]]''; 2003, p. 597) *Una vera e propria operazione nostalgia [...] curata nella ricostruzione dell'ambiente e lenta nel ritmo, come prescrive la pagina [[Edmondo De Amicis|deamicisiana]]. (''[[Cuore (film 1948)|Cuore]]''; 2003, p. 599) ===D=== *Melodramma edificante tratto da ''[[Cuore (romanzo)|Cuore]]'' di [[Edmondo De Amicis|De Amicis]], che sfrutta poco gli spunti potenzialmente cinematografici del racconto (le avventurose peripezie del protagonista) per dare la precedenza alla sfera dei nobili e patetici sentimenti filiali. (''[[Dagli Appennini alle Ande (film 1943)|Dagli Appennini alle Ande]]''; 2003, p. 606) *Non un capolavoro del noir (messinscena e regia, per quanto impeccabili, sono piuttosto anonime), e tuttavia un film interessante sul tema della disillusione postbellica e sul trauma psicologico del rientro in una società moralmente alla deriva, preludio alla nascita di quella dark lady che ossessionerà per anni il cinema americano. [...] Bravissimi [[Alan Ladd|Ladd]] nella parte del reduce spaesato e la [[Veronica Lake|Lake]] in quella della salvatrice che, con il suo carico di sensuale ambiguità, arriva ad alterare anche il tradizionale personaggio della «buona». Inizialmente il colpevole doveva essere Buzz, vittima di guerra tanto simpatica quanto inquietante [...]. Indimenticabile la scena in cui la Lake, al volante di notte, «abborda» Ladd a piedi sotto una pioggia torrenziale. (''[[La dalia azzurra]]''; 2003, p. 607) *Una favola fantastica in stile [[J. R. R. Tolkien|Tolkien]], rielaborata dai creatori dei Muppets: l'intreccio è banale, ma i pupazzi sono spettacolari. (''[[Dark Crystal]]''; 2003, p. 618) *Una situazione tipica della commedia [[Mario Camerini|cameriniana]] – lo scambio di persona – diventa lo strumento di una satira raffinata contro la superbia e la beneficenza interessata dell'alta borghesia. (''[[Darò un milione]]''; 2003, p. 619) *Diligente l'ambientazione, compassata la sceneggiatura, complessivamente impacciato il cast. (''[[David e Golia]]''; 2003, p. 622) [[File:Susan Hayward 4.jpg|thumb|[[Gregory Peck]] e [[Susan Hayward]] in ''[[Davide e Betsabea]]'']] *Un'accurata ma noiosa versione cinematografica del celebre episodio biblico (l'amore adulterino del re David per la moglie di un suo ufficiale) che gli attori cercano di vivacizzare come possono. (''[[Davide e Betsabea]]''; 2003, p. 622) *Tipico film catastrofico, che fa propri tutti gli stereotipi del genere. Ha avuto un sensazionale impatto orrorifico sul pubblico, e tale risvolto sociale conta molto di più delle sue qualità artistiche, decisamente scarse. (''[[The Day After - Il giorno dopo]]''; 2003, p. 622) *La sceneggiatura di [[Bill Marsilii|Bill Marsili]] e [[Terry Rossio]] gioca con i soliti paradossi temporali, sorvolando sulla plausibilità dell'elemento fantascientifico e tentando fin che può di arginare facilonerie e incongruenze. Il gioco regge mezz'ora, poi svacca inesorabile nell'''action movie'' bombarolo con storia d'amore e ''happy ending'' di rito. In realtà, [[Tony Scott|Scott]] vorrebbe rappresentare paure contemporanee: e se avalla ambiguamente (come già nel suo precedente ''[[Nemico pubblico (film 1998)|Nemico pubblico]]'') una tecnologia che viola la privacy a fin di bene, azzecca però un paio di sequenze tecnicamente complesse (come l'inseguimento in auto tra passato e presente) e l'ambientazione nella [[Louisiana]] in ricostruzione dopo l'uragano [[Uragano Katrina|Katrina]]. (''[[Déjà vu - Corsa contro il tempo]]''; 2010, p. 905) *Favola sociale impregnata delle idee del Fronte popolare e scritta da [[Jacques Prévert]], questo film non si accontenta di vantare i meriti delle imprese autogestite ma arriva a giustificare l'assassino del cattivo facendolo approvare, per così dire, da una giuria popolare (incarnata simbolicamente dai clienti del bar ai quali Valentine racconta la storia). Ambientato quasi completamente all'interno di un caseggiato parigino, con la sua corte di popolani variopinti (per la maggior parte attori del Groupe Octobre), il film fonde con abilità il messaggio ideologico con la freschezza e l'humour della commedia [...]. (''[[Il delitto del signor Lange]]''; 2003, p. 635) *Ottima l'idea di partenza, quella di ambientare un horror in un cinema dove si proietta un film dell'orrore dagli influssi malefici. Ben presto gli spettatori cominciano a trasformarsi in mostri. Peccato che la sceneggiatura, dopo un'ora, annaspi, e gli attori siano risibili. (''[[Dèmoni (film)|Dèmoni]]''; 2003, p. 640) *Frullato di luoghi comuni dell'horror contemporaneo, con pesanti riferimenti a ''Gremlins'' e a ''Videodrome'', e senza una trama degna di questo nome. (''[[Dèmoni 2... L'incubo ritorna]]''; 2003, p. 640) *[…] è uno dei più bei film sull'amicizia e sul rapporto dell'uomo con la natura, semplice ed emozionante come solo i capolavori sanno essere. Commovente il modo con cui Kurosawa sa raccontare l'ingenuo animismo di Dersu (il suo parlare al fuoco e al vento, all'acqua e alla tigre), ma anche il suo senso di fratellanza universale (quando lascia qualche provvista nella capanna per il prossimo, eventuale occupante). (''[[Dersu Uzala - Il piccolo uomo delle grandi pianure]]''; 2003, p. 643) *Il film [...] risente della sua origine teatrale ma sa far rivivere con emozione e intensità le persecuzioni del clero durante il Terrore. (''[[I dialoghi delle Carmelitane (film 1960)|I dialoghi delle Carmelitane]]''; 2003, p. 653) *Film catastrofico, tedioso e pieno di buoni sentimenti. (''[[Il diavolo alle 4|Il diavolo alle quattro]]''; 2003, p. 658) *Il più originale, il meno conformista, e il più cukoriano di tutti i film di [[George Cukor|Cukor]] [...]. (''[[Il diavolo è femmina]]''; 2003, p. 658) [[File:Yul Brynner in The Ten Commandments film trailer.jpg|thumb|[[Yul Brynner]] ne ''[[I dieci comandamenti (film 1956)|I dieci comandamenti]]'']] *La magniloquenza e il gigantismo non tolgono però al film la sua appassionata carica emotiva e le libertà storiche che DeMille si è preso (per esempio nel personaggio di Nefertiti/Anne Baxter) colorano la storia con alcune sfumature ancor oggi godibili. (''[[I dieci comandamenti (film 1956)|I dieci comandamenti]]''; 2003, p. 664) *Gioco tra gatto e topo con molti capovolgimenti, che sfrutta al meglio l'ambientazione claustrofobica. Tocchi d'ironia, massicce dosi d'azione, effetti visivi strabilianti, una suspense ininterrotta e Bruce Willis che azzecca una delle sue parti migliori: che cosa si può volere di più? (''[[Trappola di cristallo|Die Hard - Trappola di cristallo]]''; 2003, p. 666) *[...] questo film è prima di tutto una dolente parabola sull'intolleranza e la superstizione. Ma anche un'acuta riflessione sull'impossibilità di attribuire schematicamente colpe e assoluzioni: ogni personaggio, e Anne in primo luogo, manifesta una personalità ambigua e contraddittoria, che non permette allo spettatore di dare giudizi certi. Certa è solo la condanna al dolore, unico mezzo possibile per raggiungere purezza e chiarificazione (che [[Carl Theodor Dreyer|Dreyer]] sintetizza nel volto tormentato di [[Lisbeth Movin]]), e il peso dell'orrore, di cui si è insieme vittime e responsabili (come nella scena finale in cui Anne, circondata da chierichetti salmodianti, decide di confessare). (''[[Dies irae (film)|Dies irae]]''; 2003, p. 666) *Curioso ma irrisolto ritratto del disfacimento morale di una classe sociale, troppo «estremo» per non sembrare contraddittorio. La povertà affettiva della ricca famiglia milanese, la non confessata ambiguità di chi ([[Tomas Milian|Milian]]) in fondo non è che un mantenuto, l'ambigua generosità del falso prete non riescono mai a trasformarsi in elementi di analisi di quella disgregazione sociale a cui fa riferimento il titolo, rimanendo episodi fini a se stessi anche per l'oggettiva inconsistenza dell'antagonista proletario ([[Renato Salvatori|Salvatori]]), la cui unica caratteristica sembra essere l'invidia della ricchezza. (''[[Il disordine (film 1962)|Il disordine]]''; 2003, pp. 676-677) *Il miglior ''Frankenstein'' del ciclo [[Hammer Film Productions|Hammer]] e l'ultimo grande film di Fisher che, nella cornice del racconto gotico, inserisce una riflessione sulla diversità solo abbozzata negli episodi precedenti. (''[[Distruggete Frankenstein!]]''; 2003, p. 678) *[...] è una specie di ''[[Viale del tramonto]]'' pieno di cliché [...] ma non privo di fascino negli assoli della [[Bette Davis|Davis]] (specie nella scena del provino, prima quando tenta di fare la giovane sexy e poi quando, riguardandosi, si accorge di quanto sia stata patetica). (''[[La diva]]''; 2003, p. 679) *Un affresco composito di un mondo senza più nessun punto di riferimento [...]. Ben presto divenne un cult movie anche all'estero, diffondendo l'uso di neologismi come «paparazzo». (''[[La dolce vita]]''; 2010, p. 990) *[...] è un film che sa utilizzare a proprio vantaggio le ristrettezze del budget: [[Don Siegel|Siegel]] punta tutto sulle scene d'azione e di violenza, girate e montate con uno stile nervoso e tranciante, e lascia in secondo piano i risvolti psicologici della storia, così da far emergere una «contiguità» fisica ma anche (im)morale tra gangster e poliziotti, in precario equilibrio sul filo che divide il Bene dal Male (come appunto succede a Jack che quasi non s'accorge di essersi trasformato in un bandito). (''[[Dollari che scottano]]''; 2003, p. 688) *[...] è una summa perfetta del genere western e dei temi cari a [[Howard Hawks|Hawks]]: le dinamiche (morali) che si scatenano all'interno del gruppo, il ruolo pedagogico degli anziani, la nostalgia di una passata integrità, l'orgoglio del professionista per il suo lavoro ben fatto, le schermaglie virili. (''[[Un dollaro d'onore]]''; 2003, p. 689) *Western inconsueto su uno sceriffo che sacrifica tutto (affetto della figlia compreso) in nome della giustizia, più interessante per la storia [...] che per il modo con cui la regia – scolastica – ce lo racconta. (''[[Domani m'impiccheranno]]''; 2003, p. 690) *Diretta con professionalità e ben interpretata, una commedia che vale soprattutto per l'affresco dell'America fine Ottocento. (''[[La dominatrice]]''; 2003, p. 693) *[...] un'esangue biografia modello esportazione, girata nel centenario della morte del santo. Perde il confronto con il ''[[Don Bosco (film 1935)|Don Bosco]]'' del '35, diretto da Goffredo Alessandrini. (''[[Don Bosco (film 1988)|Don Bosco]]''; 2003, p. 694) *Un film superficiale ma ben confezionato: l'intrigo funziona, il ritratto della città {{NDR|Torino}} e della società incuriosisce, gli attori sono bravi. (''[[La donna della domenica]]''; 2010, p. 1006) *Di notevole c'è l'atmosfera mortifera che riflette quella di un'epoca (vedi il coevo ''[[Ossessione (film 1943)|Ossessione]]''), splendidamente resa dalla fotografia di [[Massimo Terzano]]: un clima che aleggia sin dalla prima, memorabile sequenza del funerale sotto la pioggia, prosegue con l'ostinato senso di vuoto degli interni, cui fa da contrappunto la solitudine delle cime, e culmina nell'enorme croce commemorativa che staziona per mesi nella casa degli sposi. (''[[La donna della montagna]]''; 2003, p. 701) [[File:Joan Bennett in The Woman in the Window trailer 2.jpg|miniatura|[[Joan Bennett]] ne ''[[La donna del ritratto]]'']] *[...] un noir avvincente che ripropone il tema più caro al regista: il sottile confine tra innocenza e colpevolezza, raccontato con una narrazione minuziosamente realistica ma sviluppato con un andamento potentemente onirico. Uno dei migliori ritratti del grigiore borghese e di quello che può nascondere dietro la sua faccia rispettosa. (''[[La donna del ritratto]]''; 2003, p. 702) *Fantasia e realtà storica si intrecciano in questo film che mescola i generi con leggerezza e humor. [[Mario Soldati|Soldati]] [...] non mitizza la figura del protagonista e ne racconta il lato picaresco [...] più di quello guerresco; così come la corte dei Borboni [...] è descritta con un'ironia contagiosa [...]. A [[Paolo Stoppa|Stoppa]], nei panni di un giuda invidioso e fanfarone, il compito di arricchire la pellicola con il ritratto dell'avidità umana e fare da contrappeso melodrammatico a un primattore che avrebbe potuto scivolare nella maniera di se stesso. (''[[Donne e briganti]]''; 2003, p. 711) *Bellissime le scenografie di Ken Adam, come la sala da guerra del Pentagono. (''[[Il dottor Stranamore, ovvero: come imparai a non preoccuparmi e ad amare la bomba]]''; 2010, p. 1040) *''[[Dracula (romanzo)|Dracula]]'', che non a caso arriva sul finire del secolo, ha il merito di approfondire e sintetizzare a livello popolare i sottintesi ideologici del vampirismo ottocentesco, che - grazie a la cinema - avranno un grande seguito anche nel Novecento. (2003, p. 729) *{{NDR|Sul [[Conte Dracula]]}} Il conte transilvano è in pratica l'ultimo degli eroi romantici: alle prese con l'irrazionale, il magico, il misterioso, in sospeso tra il Bene e il Male, la Vita e la Morte, la Morte e l'Immortalità. Naturalmente è destinato alla sconfitta in una società che si è votata alla Scienza (e più tardi alla tecnologia), ma non prima di aver scosso alle fondamenta il sistema di valori su cui tale società è fondata. (2003, p. 729) *{{NDR|Sul [[Conte Dracula]]}} Ciò che più sorprende in lui è l'assenza di rimorso, la noncuranza delle conseguenze delle sue azioni. Agli occhi degli altri personaggi maschili del romanzo, che sotto la guida del dottor Abraham si schierano a tutela dell'ordine ideologico costituito, Dracula è l'incarnazione di Satana senza senso di colpa, del potere senza limiti, del sesso senza coscienza né controllo. (2003, p. 729) *Interessante rilettura del personaggio inventato da Bram Stoker, di cui Badham (e lo sceneggiatore W. D. Richter) accentua l'aspetto di fascinazione erotica, grazie anche alla scelta di farlo interpretare dall'italoamericano Frank Langella: ne esce il ritratto di un seduttore «byroniano», alla disperata ricerca dell'assoluto, solitario e romantico, che si prende gioco delle convenzioni sociali e combatte i tabù puritani, offrendo alle sue vittime non solo la condivisione del desiderio del sangue ma soprattutto una festa dei sensi e un autentico delirio erotico. (''[[Dracula (film 1979)|Dracula]]''; 2003, p. 732) *Non per tutti i gusti, ma negli anni conserva un suo strano fascino. (''[[Dracula cerca sangue di vergine... e morì di sete!!!]]''; 2003, p. 732) *Coppola (che ha utilizzato la sceneggiatura di James Hart) vede Dracula come Lucifero e angelo caduto, con una lettura che non è delle più abusate, capace di dare al personaggio una statura epica che sorprende chi conosceva la malinconia romantica del ''Nosferatu'' di Herzog. Ma poi lo appesantisce con un immaginario cattolico e sessuofobo, tutto giocato sull'ambivalenza di angelo e bestia, piacere e morte, che lascia freddi. (''[[Dracula di Bram Stoker]]''; 2003, p. 732) [[File:Dracula 1958 c.jpg|thumb|[[Christopher Lee]] nel ruolo del [[Conte Dracula]] in ''[[Dracula il vampiro]]'']] *Molto fedele allo spirito del romanzo di Bram Stoker, questo film definisce l'aspetto moderno di Dracula (i canini sporgenti sono un'invenzione di Fisher e l'interpretazione di Christopher Lee aggiunge un tocco di inquietante perversità al personaggio letterario). (''[[Dracula il vampiro]]''; 2003, p. 732) *Non una parodia come ci ha spesso abituato Brooks, ma uno strano pastiche tra scontato citazionismo (di cui fa le spese soprattutto la versione di Coppola) e un'ormai stanca comicità goliardico-caotica. (''[[Dracula: morto e contento]]''; 2003, p. 732) *Il tocco di Fisher si ritrova nella condanna di ogni moralismo (il Male incarnato da Dracula, ma anche l'eccesso di puderie di una delle due coppie, proprio per questo vittime designate del vampiro) e soprattutto nella lettura parareligiosa del mito di Dracula, visto come un nuovo anti-Cristo. (''[[Dracula, principe delle tenebre]]''; 2003, p. 733) *Quasi un remake non dichiarato di ''[[1972: Dracula colpisce ancora!]]'', prodotto dalla [[Hammer Film Productions|Hammer]]. Ma la formula è quella tipica dell'horror commerciale degli anni '90: humour nero, splatter e colonna sonora ''metal''. [...] Una stupidaggine, voluta e prodotta da Wes Craven. (''[[Dracula's Legacy - Il fascino del male]]''; 2003, p. 733) *Film per ragazzi intelligente e ben diretto la cui uscita nelle sale è passata praticamente inosservata. (''[[Il drago del lago di fuoco]]''; 2003, p. 733) *L'ambizioso tentativo del produttore [[David O. Selznick|Selznick]] di bissare il successo di ''[[Via col vento]]'' e di fare della moglie [[Jennifer Jones]] una superstar: 6 milioni di dollari per la produzione, 2 per il lancio pubblicitario, il fiato sul collo al regista [[King Vidor|Vidor]] (che non terminò neppure il film), musica tonitruante (di [[Dimitri Tiomkin|Dmitri Tiomkin]]) e una fotografia sanguigna di tramonti e fuochi. [...] l'eccesso di titanismo e le esagerazioni melodrammatiche (quasi ridicole) vengono abbondantemente riscattate dalla pulsante carica erotica di Jennifer Jones. (''[[Duello al sole]]''; 2003, p. 746) *Esordio nella regia del premio Oscar per gli effetti speciali di ''[[2001: Odissea nello spazio|2001]]'', che risponde al pessimismo di [[Stanley Kubrick|Kubrick]] con una dichiarazione di ottimismo ecologico. Uno dei pochi film (con il molto posteriore ''[[Alien]]'') dove il peso degli effetti speciali non soffoca la dimensione umana del racconto. Anzi, [[Douglas Trumbull|Trumbull]] arriva a «umanizzare» i simpatici robot che aiutano [[Bruce Dern|Dern]] (bravissimo) nella sua opera. Poetico e affascinante. (''[[2002, la seconda odissea]]''; 2003, p. 749) *Piccolo gioiello della fantascienza inglese, ispirato al romanzo ''La morte dell'erba'' di [[John Christopher]], che teorizza «da destra» la supremazia dell'istinto animale nell'uomo: tesi che il film esemplifica con una chiarezza quasi imbarazzante, soprattutto durante il lungo viaggio. Filmato con bel piglio documentario. (''[[2000: la fine dell'uomo]]''; 2003, p. 749) *La Maggenti, anche autrice della sceneggiatura, mette molta carne al fuoco (i pregiudizi non riguardano solo la sessualità ma anche la razza e il censo), ma fortunatamente rifugge dal ''politically correct'' e si lascia andare con raffinata naturalezza al racconto di una storia d'amore che cresce pian piano e non si dimentica. Notevoli le due attrici protagoniste, praticamente esordienti. (''[[Due ragazze innamorate]]''; 2003, p. 754) *[...] il film punta il suo fascino non sugli scenari futuristici (anzi, è improbabile che nel XXI secolo tutto sia così simile a oggi) ma sulla apocalittica visione del destino dell'uomo e della voracità cannibalesca del potere. Belle le ambientazioni in una New York notturna e decadente, costantemente avvolta in una nebbia inquinante, superbe le interpretazioni di [[Charlton Heston]] e di [[Edward G. Robinson|E.G. Robinson]] nel suo ultimo, commovente, ruolo. (''[[2022: i sopravvissuti]]''; 2003, p. 750) *La principale qualità del film è il suo ritmo serrato, merito del regista che ha al suo attivo oltre mille spot pubblicitari. (''[[Duro da uccidere]]''; 2003, p. 761) ===E=== *La leggenda dell'ebreo errante aggiornata all'olocausto. [...] porta l'impronta del soggettista [[Giovanni Battista Angioletti|Giovan Battista Angioletti]], responsabile dello squilibrio tra le due parti del film, dove dal mitico si passa alla minuziosa descrizione delle brutalità naziste, narrate però con partecipata passione. (''[[L'ebreo errante (film 1948)|L'ebreo errante]]''; 2003, p. 766) *Otto anni dopo avere diretto un classico del western come ''[[Un dollaro d'onore]]'', [[Howard Hawks|Hawks]] si diverte a rifare quasi lo stesso film con una serie di eroi invecchiati, stanchi e malandati, che più che con i nemici devono fare i conti con le stampelle e il tremito da astinenza da whisky. Un piccolo capolavoro di ironia [...] a cui contribuiscono in modo determinante [[John Wayne|Wayne]] e [[Robert Mitchum|Mitchum]], che giocano con intelligenza sulla loro ex immagine di eroi solidali e cocciuti. (''[[El Dorado (film 1966)|El Dorado]]''; 2003, p. 777) *La [[Sylvia Kristel|Kristel]] è bellissima, ma oltre che antivergine è antiattrice. (''[[Emmanuelle l'antivergine]]''; 2003, p. 785) *È un agente delle assicurazioni o una perfetta ladra high-tech la giovane Virginia Baker ([[Catherine Zeta-Jones|Zeta-Jones]]), che si associa col vecchio marpione scozzese Robert MacDougal ([[Sean Connery|Connery]]: dichiara dieci anni in meno) per il furto di fine millennio a Kuala Lampur? E soprattutto, vuole fregarlo o cascherà tra le sue braccia? Quasi tutto come in un giallo-rosa di una volta (niente sesso e violenza), se non che i ladri alla fine scappano col malloppo: ma perché si dovrebbe fare il tifo per loro? Solo perché grondano fascino (almeno nelle intenzioni dei produttori)? Sceneggiatura più arrabbiata di quello che sembra, a firma di [[Ronald Bass|Ron Bass]] e [[William Broyles Jr.|William Broyles]]. Cinema commerciale di vacuità insostenibile, anche se eseguito professionalmente. (''[[Entrapment]]''; 2010, p. 1131) *Dal dramma omonimo di [[Arthur Miller]], una delle più intense interpretazioni di [[Edward G. Robinson|Robinson]], perfetto nel descrivere il dramma di questo capitalista che non vuole ammettere i propri errori e ingannando la legge non potrà evitare lo scontro col figlio. Un eccesso di verbosità nuoce però al progredire della tensione. (''[[Erano tutti miei figli]]''; 2003, p. 793) *Un film sottilmente ipocrita, non solo perché, con scarso coraggio, non fa vedere nulla, ma anche perché {{sic|Lulú}}, alla fine, viene riportata all'ovile dal provvidenziale maritino. L'erotismo dal punto di vista femminile resta una pia intenzione. (''[[Le età di Lulù]]''; 2003, p. 813) *[...] il film vuole essere una rivendicazione dell'onore nazionale, in sintonia con la retorica di quegli anni. Rivisto oggi, si fa ancora apprezzare non per l'ingenua occasione propagandistica (comunque più diretta a difendere l'unione degli italiani che a esaltarne gli slanci espansionistici, più «isolazionista» che «nazionalista») ma per le sue qualità di forte figuratività e per la capacità con cui ne esalta l'epica narrativa [...]. (''[[Ettore Fieramosca (film 1938)|Ettore Fieramosca]]''; 2003, p. 816) *Da sempre interessato alle trasposizioni cinematografiche di opere letterarie, [[Mario Soldati|Soldati]] questa volta ci prova con il romanzo omonimo di [[Honoré de Balzac]], ma semplifica troppo i caratteri, riducendoli quasi a caricature, ed esagera in teatralità, sia nella messinscena che nella direzione degli attori. [[Gualtiero Tumiati|Tumiati]] sembra più simile all{{'}}''Avaro'' di [[Molière]] che a Grandet, la [[Alida Valli|Valli]], la più misurata e convincente di tutti gli interpreti, non sempre appare a suo agio. Notevole, come sempre nei film del regista, la cura formale, soprattutto nel taglio elegante delle inquadrature. (''[[Eugenia Grandet (film 1947)|Eugenia Grandet]]''; 2003, p. 817) *La sceneggiatura di Rospo Pallenberg e Boorman utilizza i miti e le saghe del Graal per raccontare la ricerca di un'armonia perduta e di un giusto rapporto con la Natura, spezzatosi dopo la fine del mondo pagano. Elaborato e costosissimo, il film cade però sotto l'eccesso di effetti kitsch e un accumulo di simboli e «poesia» che il regista non riesce a controllare: così l'eccessiva enfasi e la grandiosità di alcuni passaggi è solo in parte bilanciata da un Merlino (Williamson) ironico e scanzonato, artefice nascosto di tutta la storia. (''[[Excalibur]]''; 2003, p. 822) ===F=== [[File:Fari nella nebbia - Fosco Giachetti.png|miniatura|[[Fosco Giachetti]] in ''[[Fari nella nebbia]]'']] *Un film schietto e istintivo per l'epoca [...] immerso in un'atmosfera popolare torbida, sensuale e aggressiva, solitamente non tollerata dal regime. È il segno che qualcosa sta davvero cambiando nel cinema italiano, sempre più deciso ad allontanarsi dai telefoni bianchi e a mettersi in sintonia con il malessere del cosiddetto «realismo poetico» francese degli anni Trenta. La svolta decisiva avverrà con ''[[Ossessione (film 1943)|Ossessione]]'', ma in ''Fari nella nebbia'' si possono cogliere degli spunti tematici e cinematografici in qualche modo anticipatori. (''[[Fari nella nebbia]]''; 2003, p. 850) *[[Camillo Mastrocinque|Mastrocinque]] dirige con notevole competenza tecnica un film sfarzoso (specie per l'epoca) e corrusco, e indovina alcune sequenze di follia melodrammatica (merito soprattutto della recitazione sovraccarica e quasi [[Max Ophüls|ophulsiana]] della [[Luisa Ferida|Ferida]]). Peccato che non abbia un'idea di regia unitaria, e si perda in ridicoli intermezzi a base di pecorelle e meli fioriti. Il clima dell'epoca non giustifica la squallida macchietta dell'usuraio ebreo. (''[[Fedora (film 1942)|Fedora]]''; 2003, p. 862) *Uno dei melodrammi più neri e tragici di [[John M. Stahl|Stahl]], che utilizza al meglio l'ambigua bellezza della [[Gene Tierney|Tierney]] per scandagliare le contraddizioni di una felicità cercata con tale foga da diventare impossibile. (''[[Femmina folle]]''; 2003, p. 865) *[...] il film sopperisce con un ritmo vertiginoso alle carenze di sceneggiatura [...] e offre uno spettacolo fantasioso e spesso divertente. (''[[Il feroce Saladino]]''; 2003, p. 869) *[...] uno dei film meno personali del grande regista: statico, noioso, involuto. Una sola scena di suspense, quella dell'asta (girata con fulminei carrelli) [...]. (''[[Fiamma d'amore]]''; 2003, p. 872) *Di fronte a questo adattamento (di [[Jim Uhls]]) del romanzo di [[Chuck Palahniuk]], la critica si è divisa: grido di rivolta contro una società post-consumista o pericolosa apologia di un neotribalismo fascista? Smisuratamente ambizioso ma anche autoparodico, il film appare alla fine confuso e impari al compito che si prefigge: sagace nell'individuare certi sintomi (crisi maschile, fuga dalla realtà, scissione della personalità), abile a stordire – soprattutto all'inizio – con una messa in scena visionaria (notevole la fotografia di [[Jeff Cronenweth]]), capace di colpire a fondo con il cinismo (memorabile il culturista cui sono spuntate le tette, interpretato dal cantante [[Meat Loaf]]), ma senza saper riflettere in modo articolato sui problemi evocati. In definitiva americano quanto un talk show un po' esagitato. (''[[Fight Club (film)|Fight Club]]''; 2010, p. 1252) [[File:La figlia del capitano-1947-Amedeo Nazzari.png|miniatura|[[Amedeo Nazzari]] ne ''[[La figlia del capitano (film 1947)|La figlia del capitano]]'']] *[...] fu uno dei film più costosi realizzati in quel periodo in Italia, una specie di risposta classica e disillusa di [[Mario Camerini|Camerini]], attraverso una scelta narrativa fatta di passioni e colpi di scena, all'imperante umanitarismo neorealista. Indimenticabile [[Amedeo Nazzari|Nazzari]], vero protagonista del film che rimane impresso soprattutto nella scena finale, mentre se ne va, di spalle, verso la morte. (''[[La figlia del capitano (film 1947)|La figlia del capitano]]''; 2003, p. 876) *[...] il film è uno straordinario ritratto di una certa America di provincia, puritana e intollerante, su cui il regista innesta, attraverso il personaggio del giornalista ([[Arthur Kennedy|Kennedy]]), una spietata riflessione sui meccanismi del consenso e sul ruolo dei mass media. [...] [[Burt Lancaster|Lancaster]], in una delle sue più dense interpretazioni [...]. (''[[Il figlio di Giuda]]''; 2003, p. 884) *Una soap dagli intenti dichiaratamente pedagogici scritta da [[James R. Webb]], più preoccupato di spiegare le trafile di un'adozione che di costruire una vera tensione melodrammatica. E soprattutto di dimostrare che il male non si trasmette per via ereditaria. (''[[Figlio di ignoti]]''; 2003, p. 884) *Flop commerciale, anche se non tutto è da buttare in questo film ambizioso, vorticoso e sovraccarico. Meglio peccare per eccesso che per difetto. (''[[Il filo del rasoio (film 1984)|Il filo del rasoio]]''; 2003, p. 887) *[[Steven Seagal|Seagal]] si produce da solo, insistendo nella sua risibile svolta ecologista: la sua mancanza di ironia è al di là del comico involontario, e le passabili scene d'azione non bastano. (''[[Fire Down Below - L'inferno sepolto]]''; 2003, p. 897) *Delirio dell'epoca [[Ronald Reagan|reaganiana]], fiacco nel ritmo e mediocre negli effetti speciali. Più di un punto in comune con ''[[Il sipario strappato]]'' (anche Gant commette un omicidio cruento e poco giustificato), malgrado [[Clint Eastwood|Eastwood]] non faccia nulla per rendere gli americani simpatici. (''[[Firefox - Volpe di fuoco]]''; 2003, p. 897) *Mediocre adattamento del romanzo di [[James Hilton]] (nonostante i dialoghi fossero stati scritti da [[Christopher Isherwood]]), il film è un melodramma giallo che solo a tratti riesce a creare un'atmosfera di intenso terrore, soprattutto per merito dell'ottima prova di [[Robert Montgomery]]. (''[[Follia (film 1941)|Follia]]''; 2003, p. 905) *[...] è un horror psicologico che sintetizza magistralmente, sia nei contenuti che nella forma, suggestioni di varia provenienza: espressioniste (il mercante d'arte come il dottor Caligari, la fuga del mostro sui tetti, i forti contrasti chiaroscurali, le angolazioni inclinate); romantiche (il mito del Faust, l'amore passione più volte frustrato, l'idealizzazione della figura femminile e la conseguente disillusione); surrealiste (i quadri dell'ex pittore, ora burattinaio); ma soprattutto il film è un esplicito e raffinatissimo omaggio al cinema tedesco delle origini: [[Edgar G. Ulmer|Ulmer]] infatti era stato allievo di [[Friedrich Wilhelm Murnau|Murnau]] e aveva collaborato, ufficialmente come scenografo, a sette suoi film, tra cui ''[[Faust (film 1926)|Faust]]'', ''[[Aurora (film 1927)|Aurora]]'' e ''[[Tabù (film 1931)|Tabù]]''. (''[[La follia di Barbablù]]''; 2003, p. 906) *Il deserto ricostruito in studio fa da sfondo a un dramma psicologico di origine teatrale [...] che introduce nel noir elementi nuovi e offre a [[Humphrey Bogart|Bogart]] la sua prima interpretazione di successo, nei panni di un gangster antieroe che avrebbe fatto scuola. (''[[La foresta pietrificata]]''; 2003, p. 910) *Fiacca commedia degli equivoci di ambientazione ungherese [...]: solo la [[Anna Magnani|Magnani]] – il cui personaggio non fa mistero della propria ambigua «attività» notturna – riesce a trasmettere un po' di esuberante realismo a una recitazione altrimenti senza grazia. (''[[La fortuna viene dal cielo]]''; 2003, p. 914) *[[Bill Paxton|Paxton]] esordisce alla regia ed esplora l'ambivalenza del sacro e le ossessioni dell'America puritana, con brividi non banali malgrado un ritmo in sordina. La sceneggiatura di Brent Hanley accumula però troppi colpi di scena e non evita pericolose derive: tutti gli uomini uccisi dal padre giustiziere sono infatti colpevoli di delitti efferati e quindi, in qualche modo, «se lo meritano». (''[[Frailty - Nessuno è al sicuro]]''; 2003, p. 920) *[...] è una deliziosa e disincantata commedia dove lo sguardo di [[Ernst Lubitsch|Lubitsch]] (nell'ultimo film che diresse per intero) si fa più nero e sarcastico. La sua disillusa ferocia non risparmia nessuna classe sociale [...]. (''[[Fra le tue braccia]]''; 2003, p. 921) *[...] è un ritratto agiografico piuttosto ordinario, in cui il regista rinuncia a una rilettura personale per soddisfare le esigenze del pubblico medio internazionale. Non male il cast, e commovente a tratti l'interpretazione di [[Bradford Dillman|Dillman]]. (''[[Francesco d'Assisi (film 1961)|Francesco d'Assisi]]''; 2003, p. 922) *Girato con uno stile spoglio e fluido (cosi da lasciare molto spazio alla scenografìa e conseguentemente all'atmosfera opprimente), il film evita gli effetti troppo facili o le scene troppo cruente (anche per non urtare la sensibilità del pubblico di allora), ma riesce a descrivere i pericoli e le tentazioni della scienza e contemporaneamente a fare della creatura una «rappresentazione simbolica e metafisica dell'uomo, tormentato e diviso tra la riconoscenza e l'odio per un creatore che l'ha fatto così imperfetto» [Lourcelles]. (''[[Frankenstein (film 1931)|Frankenstein]]''; 2010, p. 1318) *Ultimo dei cinque film della saga di Frankenstein diretti dal grande regista inglese per la [[Hammer Film Productions|Hammer]]: Cushing è un ''mad doctor'' emblematicamente rifugiatosi in un manicomio, ma l'atmosfera del film limita le invenzioni visive e la fotografia di Brian Probyn fa rimpiangere il sanguinio technicolor di Jack Asher. (''[[Frankenstein e il mostro dell'inferno]]''; 2003, p. 927) [[File:I fratelli Castiglioni (1937) Luisa Ferida.png|miniatura|[[Luisa Ferida]] ne ''[[I fratelli Castiglioni]]'']] *Ritratto amaro dell'avidità umana, che nel passaggio dalla «tragicommedia» di Alberto Colantuoni alla sceneggiatura di Emanuele Caracciolo e del regista accentua i toni farseschi e melodrammatici (con la nipote <nowiki>[</nowiki>[[Luisa Ferida|Ferida]]] scacciata di casa perché ragazza-madre e naturalmente sospettata di aver circuito il morto), evidenziati da una regia troppo espressionista per non sembrare esagerata. (''[[I fratelli Castiglioni]]''; 2003, p. 930) *Dramma processuale con un certo climax che, lontano dai manicheismi patriottici, trova un approccio anticonvenzionale al tema del tradimento. (''[[Il fronte del silenzio]]''; 2003, p. 938) *[...] il film cerca di recuperare le utopie e gli incubi [[George Orwell|orwelliani]], ma dopo un buon inizio scade rapidamente nello schematismo e nella prevedibilità. (''[[La fuga di Logan]]''; 2003, p. 943) *Un piccolo capolavoro del melodramma fantastico [...]. La sceneggiatura di [[John Patrick (drammaturgo)|John Patrick]] si destreggia con grande abilità nel continuo passaggio tra i diversi tempi della narrazione riuscendo a rendere avvincente una storia fatta soprattutto di rimpianti e di azioni mancate: a dare coesione alla trama è una incondizionata dichiarazione di fiducia nella forza dei sentimenti e dell'amore, dimostrata per antifrasi attraverso l'infelice rapporto di Rollo e Lark [...] e rivissuta in parallelo dal legame nascente tra Grizel e Pax. Così, anche il tragico epilogo – legato alla violenza della guerra – finisce per ribadire, con la forza dell'''amour fou'', il messaggio di speranza nella capacità umana di far trionfare i sentimenti sulle paure e gli egoismi. (''[[Fuga nel tempo]]''; 2003, p. 944) *Uno strano melodramma [...] pieno di fraintendimenti e di situazioni-limite per l'epoca (tutte le famiglie possibili nel film sono a pezzi e non si ricompongono, tutti i personaggi femminili sono donne sole e indipendenti), che all'enfasi sentimentale predilige i toni smorzati e termina in modo sorprendentemente aperto. Alla base c'è l'idea che tutti soffrono per la mancanza di amore ma evita con cura soluzioni estreme, optando per un registro quotidiano e verosimile che è una rarità nei film italiani dei primissimi anni Quaranta. (''[[La fuggitiva (film 1941)|La fuggitiva]]''; 2003, p. 945) *Potente e incisiva versione cinematografica del romanzo omonimo [...] dove il regista attenua la violenza contestatrice della denuncia sociale (pur sottolineando con energia la presa di coscienza di Tom che scopre la lotta di classe) mentre racconta con partecipata passione il dramma e il disorientamento di chi, sradicato dalla propria terra, deve attraversare un'America che stenta a riconoscere [...]. Memorabile e struggente la prima parte, più complessa e «[[Franklin Delano Roosevelt|rooseveltiana]]» ma meno toccante la seconda, riscattata da un finale indimenticabile [...]. Perfetta la dura e drammatica fotografia di [[Gregg Toland]] e la recitazione di tutto il cast. (''[[Furore (film)|Furore]]''; 2003, pp. 957-958) *Il film che ha lanciato [[Bruce Lee]] sulla ribalta internazionale imponendo la magistrale padronanza dell'attore nell'eseguire la tecnica del kung-fu. (''[[Il furore della Cina colpisce ancora]]''; 2003, p. 958) ===G=== *Nella lettura della [[Liliana Cavani|Cavani]], [[Galileo Galilei|Galileo]] diventa un campione della Chiesa rinnovata del [[Concilio Vaticano II|Concilio vaticano II]], che si oppone al vecchiume della curia reazionaria. Un atto di accusa contro l'arroganza del potere, didascalico nell'esposizione, televisivo nel ritmo, ma con una buona descrizione dell'universo papalino e un protagonista all'altezza. (''[[Galileo (film 1968)|Galileo]]''; 2003, p. 963) *Un poliziesco teso e cupo con un finale insolito, [...] risente un po' dell'origine teatrale [...]. (''[[La gang]]''; 2003, p. 965) *[...] doveva essere una semplice operazione commerciale, ma [[Fritz Lang|Lang]] seppe farne un piccolo classico del noir: basta vedere come risolve la scena chiave del delitto, tutta giocata sul non mostrato. Manovrando specchi e ombre con uno «stile inesorabile», Lang dà corpo alle tenebre che avvolgono la parte migliore di Hollywood. (''[[Gardenia blu]]''; 2003, p. 970) *Una rivisitazione storica ilare e leggera, che si colora, nel finale, di toni satirici (gli opportunisti che accolgono [[Giuseppe Garibaldi|Garibaldi]] a braccia aperte) che richiamano ''[[La kermesse eroica]]'' di [[Jacques Feyder|Feyder]]. [...] Non banali alcuni richiami alla pittura italiana di soggetto risorgimentale – [[Silvestro Lega|Lega]] e [[Giovanni Fattori|Fattori]] in particolare. Originale, per il cinema italiano del tempo, la costruzione a flashback (è Caterina vecchia che racconta la storia). (''[[Un garibaldino al convento]]''; 2003, p. 970) *La sceneggiatura questa volta attinge addirittura da ''Solaris'' di Tarkovskij, oltre che dal solito ''Ritorno al futuro''. Ma per chi non è già fan della serie, la faccenda è irrimediabilmente noiosa, e gli effetti speciali non bastano. (''[[Generazioni (film)|Generazioni]]''; 2003, p. 978) *[[Mario Camerini|Camerini]] si ispira a una commedia di [[Edgar Wallace]] [...] misurandosi col meno italiano dei generi cinematografici, e difatti ambienta l'azione in un'improbabile Inghilterra italianizzata. Ne è uscito un gioco di equivoci e di coincidenze sempre sul filo dell'ammiccamento e della parodia, insieme innocuo e malizioso. (''[[Giallo (film 1933)|Giallo]]''; 2003, p. 986) *Uno dei più famosi film di guerra italiani, chiaramente dalla parte del regime [...]. La propaganda è però più evidente nella seconda parte, in cui prevalgono i drammi dei personaggi riferiti con abbondanza di retorica. La prima, invece, completamente dedicata all'infuriare della battaglia, rivela un senso dell'azione scopertamente debitore del western americano [...]. (''[[Giarabub (film)|Giarabub]]''; 2003, pp. 988-989) *Girato in Arizona soprattutto per sperimentare il technicolor tricromatico, improbabile nella storia [...] e nella scenografia, il film mantiene però un certo fascino grazie a un esotismo dichiaratamente artificisoso. (''[[Il giardino di Allah]]''; 2003, p. 990) *[...] è una affascinante rivisitazione di un celeberrimo romanzo per bambini tutto costruito sulle magiche atmosfere di quel giardino vittoriano capace di modificare il carattere delle persone. Ingiustamente dimenticato, è un film che andrebbe rivalutato. (''[[Il giardino segreto (film 1949)|Il giardino segreto]]''; 2003, p. 991) *Un western vecchio stile che tenta vanamente di aggiornarsi con qualche tocco realistico e crepuscolare: poco memorabile. (''[[I giganti del West]]''; 2003, p. 993) *Uno degli ultimi film girati da [[Alfred Hitchcock|Hitchcock]] in Inghilterra, prima della grande stagione hollywoodiana, e non dei meno interessanti [...]. Molte sequenze stupiscono per le invenzioni e le trovate, orchestrate con una maestria e un gusto dell'umorismo nero che diventeranno immagini di marca del maestro e che trovano la loro perfetta fusione nell'ultima scena, quella che secondo [[Éric Rohmer|Rohmer]] e [[Claude Chabrol|Chabrol]] contiene il più bel carrello in avanti della storia del cinema: una «panoramica» aerea che attraversa lentamente tutta la sala da ballo per scendere e individuare l'assassino, un batterista truccato da nero che ha un tic agli occhi. Non tutto è memorabile, però sono molti i brani da antologia. (''[[Giovane e innocente]]''; 2003, p. 1013) *Solenne dramma storico-religioso [...] costruito su misura per la diva hollywoodiana più spirituale dell'epoca, che due anni prima aveva interpretato il personaggio a teatro con grande successo. Frutto di lunghe e minuziose ricerche storiche, risulta un po' rigido e pomposo, alla ricerca di un arduo equilibrio tra parola e immagine. (''[[Giovanna d'Arco (film 1948)|Giovanna d'Arco]]''; 2003, p. 1019) *[[Spike Lee]] tenta la commedia sofisticata in chiave pedagogica e autoriflessiva, centrando il bersaglio dell'eleganza formale ma non quello dell'ironia e, perché no, della cattiveria (la sua, una volta, era proverbiale): in ''Girl 6'' funziona lo stile alla [[Woody Allen]], newyorkese con brio, ma la morale della storia – telefono e macchina da presa si specchiano l'uno nell'altra ai danni di artiste giovani, belle e virtuose – fa rimpiangere immediatamente il cinismo di [[Robert Altman|Altman]] in ''[[America oggi]]'' (e anche, sul piano della narrazione, la sua maestria compositiva: qui non si va molto al di là di una serie di episodi cuciti sommariamente). (''[[Girl 6 - Sesso in linea]]''; 2003, p. 1024) *[...] il film è ancora abbastanza gracile nella sua struttura narrativa, ma il montaggio sa dare un buon ritmo alla storia. (''[[Giuditta di Betulia]]''; 2003, p. 1027) *Se [[Steven Seagal|Seagal]] non dovesse mostrare di essere campione di una mezza dozzina di arti marziali sarebbe anche un passabile aggiornamento di un C-movie di quarant'anni fa. [[John Flynn (regista)|Flynn]] ha fatto comunque di meglio. (''[[Giustizia a tutti i costi]]''; 2003, p. 1033) [[File:Godzilla King of the Monsters (1956) Atomic ray.png|thumb|[[Haruo Nakajima]] in ''[[Godzilla (film 1954)|Godzilla]]'' nel ruolo del [[Godzilla|personaggio omonimo]]]] *Nato dall'incubo della bomba (con evidenti sottintesi antiamericani) ma anche dalla paura tipicamente giapponese della «minaccia che viene dal mare», il film oggi può apparire datato per la semplicità degli effetti speciali [...] ma l'occhio con cui Honda guarda a questo mostro veramente cattivo, insensibile e spietato è soffuso di una tristezza e di una malinconia autentica e ancora toccante. (''[[Godzilla (film 1954)|Godzilla]]''; 2003, p. 1039) *Più che un gaio softcore è uno pseudodramma della gelosia, banale e stanco. (''[[Goodbye Emmanuelle]]''; 2003, p. 1043) *Scritto dal regista con [[Bernd Lichtenberg]] (debitrice del racconto ''Rip van Winkle'' di [[Washington Irving]]!), una commedia fondata su un paradosso esile ma accattivante: che il socialismo reale sia stato vissuto dai suoi militanti come una specie di «grande madre», con i difetti e i pregi di un'ingombrante genitrice. Non mancano idee irresistibili, come i falsi telegiornali che millantano una riunificazione alla rovescia, coi berlinesi dell'Ovest in fuga dalle «false certezze» del liberismo; ma le metafore sono eccessive, certe citazioni sono fuori luogo (la testa di Lenin che vola sulla città come il Cristo della ''[[La dolce vita|Dolce vita]]'' di [[Federico Fellini|Fellini]]) e il trono troppo brioso della prima parte – molto ben recitata – stride con la svolta mélo finale. Straordinario successo in patria. (''[[Good Bye, Lenin!]]''; 2016, p. 1913) *Un tipico ''women's picture'' dell'epoca d'oro di Hollywood [...]. La sontuosità della messinscena, la fotografia di [[Tony Gaudio]] e i pezzi di bravura delle due protagoniste fanno dimenticare la macchinosità dell'intreccio. (''[[Il grande amore (film 1939)|Il grande amore]]''; 2003, p. 1050) *I temi sono classici (la frontiera, l'amicizia virile, la donna contesa), ma lo stile è eterogeneo, proprio come l'andamento del fiume che i due protagonisti percorrono (a sequenze epiche si alternano scene comiche e momenti intimisti): ne risulta un western personale e affascinante, anche se non arriva a essere un capolavoro. Adattato da [[Dudley Nichols]] dal libro di [[A. B. Guthrie Jr.|A.B. Guthrie]], è l'unico western di [[Howard Hawks|Hawks]] senza [[John Wayne]]: [[Kirk Douglas|Douglas]] se la cava piuttosto bene al suo posto, nonostante la dichiarata insoddisfazione del regista. (''[[Il grande cielo]]''; 2003, p. 1052) *Vecchie glorie in un western nostalgico che tenta, senza troppa fortuna, toni comici e picareschi. Ma [[Burt Kennedy]] ha la mano pesante. (''[[Il grande giorno di Jim Flagg]]''; 2003, p. 1055) *[...] ''La grande luce'' colloca all'estero il personaggio interpretato da [[Elsa De Giorgi]], donna fatale, simbolo del Vizio e del Male (a cui fa da contraltare, nel paesino, nientemeno che la Vergine Maria), ma – a differenza di altri film dell'epoca – ambienta in Italia l'ingiustizia da cui la storia prende il via e dà prova di un originale impasto linguistico mescolando dialetti meridionali, genovese e spagnolo. (''[[Montevergine (film)|La grande luce]]''; 2003, p. 1057) *Uno straordinario melodramma, l'unico delle sue sette regie in cui [[Ida Lupino]] si mette anche in scena. [...] il film evita da subito il facile moralismo sul comportamento dell'uomo, descritto non come una persona che voglia «un doppio piacere», ma piuttosto come qualcuno che cerca disperatamente una situazione di equilibrio. La critica della regista è invece tutta per il modello femminile ai tempi imperante, quello incarnato dalla moglie «legittima», concentrato di quelle qualità americane (ambizione, successo, indipendenza) che finiscono per destabilizzare l'istituzione del matrimonio e che si rivelano fredde e vuote, come fredda e vuota è la casa in cui abita. Un melò che rifiuta il manicheismo e che, giocando d'ellissi e sottintesi, si sforza di «raffreddare» una materia altrimenti incandescente. (''[[La grande nebbia]]''; 2003, p. 1058) *Il primo film ad alto budget di [[Robert Siodmak|Siodmak]], enfatico e ridondante, ma non privo di trovate di regia degne della sua fama. (''[[Il grande peccatore]]''; 2003, p. 1059) *[[John Ford|Ford]] concepì il suo ultimo western [...] come un atto riparatore nei confronti dei pellerossa [...]. Ma, a parte il fatto che le buone intenzioni non bastano a fare buoni film, il risultato è lento e farraginoso, con un intermezzo comicoparodistico, nelle seconda parte, decisamente stucchevole. [[James Stewart|Stewart]] nel ruolo di Wyatt Earp e [[Arthur Kennedy|Kennedy]] in quella di Doc Holliday sono poco divertenti. (''[[Il grande sentiero (film 1964)|Il grande sentiero]]''; 2003, p. 1061) *Lirismo e realismo sociale spesso fanno a pugni, e sia [[Yves Montand|Montand]] che la [[Alida Valli|Valli]] sono poco credibili come pescatori, ma il tono asciutto costituì comunque una novità nel cinema italiano dell'epoca. (''[[La grande strada azzurra]]''; 2003, p. 1063) *[...] un quadro di vita rurale retto da un ottimismo di fondo ''all american''. Ottima fotografia [...]. (''[[Il grande tormento]]''; 2003, p. 1063) *[[Mario Camerini|Camerini]] adotta ritmi e situazioni della commedia degli equivoci per tracciare uno spaccato della piccola borghesia italiana, con una punta di sentimentalismo e una di perfidia. Gli italiani vi si riconobbero e ne decretarono il successo. (''[[I grandi magazzini]]''; 2003, p. 1065) *[...] elementare e approssimato come ''whodunit'', il film è più interessante per l'immagine che trasmette sulle follie americane [...] e la dichiarata polemica contro la decadenza morale delle classi ricche [...]. (''[[Grattacieli (film)|Grattacieli]]''; 2003, p. 1067) *Uno dei film migliori (e dei meno puerili) di cui Spielberg è stato produttore esecutivo: cinema come divertimento e prodigio, ma nutrito di umorismo nero e di sberleffi alle convenzioni. (''[[Gremlins]]''; 2003, p. 1070) *Meno fiabesco e meno horror del primo del primo capitolo, ha un ritmo ancora più vertiginoso, ed è stracolmo, al solito, di gag e ammiccamenti cinefili [...]. Il pubblico però non ha gradito il gusto dell'assurdo e l'umorismo fin troppo sofisticato. (''[[Gremlins 2 - La nuova stirpe]]''; 2003, p. 1070) *Western standard senza sorprese, con un cast composto da divi della televisione. (''[[La guida indiana]]''; 2003, p. 1083) ===H=== *Estremamente sadico (la censura italiana ha tagliato almeno '7), ottiene solo di incupire e deprimere lo spettatore. (''[[Hellraiser II: Prigionieri dell'inferno|Hellbound: Hellraiser II - Prigionieri dell'inferno]]''; 2003, p. 1102) *La quinta puntata della saga dei Cenobiti (qui meno presenti che nelle precedenti) ha una struttura da thriller pliziesco, mentre le suggestioni horror rimandano ad ''Allucinazione perversa'' e alla serie di ''Nightmare''. Tra ralenti da telefilm e qualche immagine patinata, almeno si cerca un po' di originalità: i fan che non pretendono troppo possono gradire. (''[[Hellraiser 5: Inferno]]''; 2003, p. 1103) *Il quarto capitolo della serie è un pasticcio senza capo né coda, che risente di vicende produttive disastrose: la Miramax cacciò il regista Kevin Yagher (che si rifiutò di firmare il film), chiamò Joe Chappelle a dirigere alcune scene e rimontò il tutto. Le creature dell'inferno non fanno più paura, ma sembrano arteriosclerotiche; il ''gore'' c'è ma è indolore, e l'interesse dei fan è annullato. (''[[Hellraiser 4: La stirpe maledetta|Hellraiser - La stirpe maledetta]]''; 2003, p. 1103) *Opera prima di [[Clive Barker]], lo scrittore inglese troppe volte definito il successore di Stephen King, è una geniale e spregiudicata discesa nell'immaginario infernale, popolato di incubi maestosi e fantasie sadomaso. I temi del sesso e della morte, della carnalità e della dissoluzione della carne sono messi a fuoco lucidamente in un esemplare contesto di torbida visionarietà. (''[[Hellraiser (film)|Hellraiser - Non ci sono limiti]]''; 2003, p. 1103) *Clive Barker si tira da parte e [[Pinhead (personaggio)|Pinhead]] diventa protagonista a tutti gli effetti, aspirando a rimpiazzare Freddy Krueger nell'immaginario horror degli anni Novanta. Effetti speciali ormai stravisti, e noia che regna sovrana. (''[[Hellraiser III - Inferno sulla città|Hellraiser III]]''; 2003, p. 1103) *[...] uno dei capisaldi del filone pornosoft, patinato e assolutamente non erotico ritratto di una donna contenta di essere vittima. (''[[Histoire d'O (film)|Histoire d'O]]''; 2003, p. 1108) *Più che un horror, il secondo film prodotto da [[Val Lewton]] per la Rko (dopo ''[[Il bacio della pantera (film 1942)|Il bacio della pantera]]'') è un dramma psicologico girato come un lungo sogno ininterrotto [...]. Al centro del film il conflitto tra il potere della ragione (qui la scienza della medicina che non riesce a guarire Jessica) e quello delle forze oscure rappresentate dalla cultura vudù, che a turno i protagonisti del film cercano di piegare alle proprie esigenze con risultati incontrollabili. (''[[Ho camminato con uno zombi]]''; 2003, p. 1109) *Storia lacrimosa e moraleggiante sceneggiata da Morrie Ryskind, che il regista e i due protagonisti riescono a tenere sul filo del buon gusto [...]. (''[[Ho sognato un angelo]]''; 2003, p. 1116) [[File:Paul Newman as Hud.png|miniatura|[[Paul Newman]] in ''[[Hud il selvaggio]]'']] *Un western moderno, statico ed eccessivamente melodrammatico [...] che ha costruito la sua fama sull'interpretazione di [[Paul Newman|Newman]], fascinosamente amorale fino al rifiuto del riscatto, ma anche manierato e narcisista fino all'eccesso. (''[[Hud il selvaggio]]''; 2003, p. 1121) ===I=== *Forse il più affascinante film di [[Josef von Sternberg|Sternberg]] (sceneggiato da Manuel Komroff), interamente dominato dalla presenza dell'eros [...]. Le scenografie, espressionistiche, barocche, angoscianti, sono supporto perfetto all'azione del personaggio centrale e toccano punte di una magnificenza visiva ai limiti del delirio (tanto che [[Sergej Michajlovič Ėjzenštejn|Ejzenštejn]] trasse ispirazione da questo lavoro per il suo ''[[Ivan il Terribile (film)|Ivan]]''), così come i costumi disegnati da Travis Banton. (''[[L'imperatrice Caterina]]''; 2003, p. 1135) *Influenzato da un [[Georges Bataille|Bataille]] riletto attraverso le componenti più sadomasochistiche della cultura giapponese, il film rifiuta polemicamente la realtà storica per rinchiudersi in una «minuziosa, insostenibile, affascinante descrizione dei suoi rituali di possesso sessuale» [P. Mayersberg], nuova e ulteriore rappresentazione dell'alienazione sociale da parte del più immoralista e visionario dei registi nipponici {{NDR|[[Nagisa Ōshima]]}}. (''[[Ecco l'impero dei sensi|L'impero dei sensi]]''; 2003, p. 1136) *Una storia di sofferenze e passioni represse (almeno fino a un certo punto, visualizzate nel film dal passaggio dallo cherry al daiquiri) che la [[Joan Crawford|Crawford]] interpreta con grande intensità e [[Clarence Brown]] dirige con raffinatezza. ([[Incatenata (film 1934)|''Incatenata'', 1934]]; 2003, p. 1144) *[...] è una gangster story priva di vera suspense e di colpi di scena, ma con un cast stranamente assortito e un'atmosfera non spregevole. ([[Incatenata (film 1946)|''Incatenata'', 1946]]; 2003, p. 1144) *Le complicatissime premesse dell'ottima sceneggiatura (scritta dal regista) sono mirate a costruire un concitato e appassionante ''action movie'' fantascientifico che vuole riflettere sul nostro presente: un mondo in cui il capitalismo ha ridotto l'uomo a merce e in cui, letteralmente, il tempo è diventato denaro. L'impresa del reietto che si ribella al destino sfidando l'estabilishment rielabora in modo originale sia il mito di Robin Hood sia quello di Bonnie e Clyde, rivendicando una resistenza neo-umanista alle logiche di un Potere che ha amplificato la disuguaglianza sociale. Un film-scommessa molto personale (e coerente con le opere migliori di [[Andrew Niccol|Niccol]]), a cui si perdonano volentieri qualche inverosimiglianza e un paio di scivoloni mélo, ma che non ha purtroppo goduto né del favore della critica né di quello del pubblico. (''[[In Time]]''; 2014{{c|manca l'edizione in bibliografia}}) *Commedia sexy malamente ispirata a ''Le imprese di un giovane dongiovanni'' di [[Guillaume Apollinaire|Apollinaire]]: trine, merletti e cura dell'ambientazione non arricchiscono granché un film svogliatamente erotico. (''[[L'iniziazione (film 1987)|L'iniziazione]]''; 2003, p. 1168) *Melodramma meno convenzionale di quello che la trama faccia immaginare, anche perché il personaggio di [[Otello Toso|Toso]], ''déraciné'' segnato dalla violenza della guerra ed ecologista ante litteram (educa i cani da caccia ma è contro la caccia), è decisamente insolito nel panorama dell'epoca. (''[[Gli innocenti pagano]]''; 2003, p. 1171) *Stanca pellicola sui buoni sentimenti nell'Italia del dopoguerra. (''[[L'intrusa (film 1956)|L'intrusa]]''; 2003, p. 1185) *Magniloquente ricostruzione del primo periodo coloniale americano [...] con un'abbondanza di colpi di scena e capovolgimenti di fronte che finiscono per mascherare abbastanza bene la mancanza di un vero afflato epico. (''[[Gli invincibili (film)|Gli invincibili]]''; 2003, p. 1190) *[...] melodramma tratteggiato con enfasi e approssimazione, su tematiche impervie e delicate che richiederebbero altra padronanza. (''[[Io e Dio]]''; 2003, p. 1194) *Vuota commedia che si vorrebbe di costume, da un soggetto di [[Riccardo Pazzaglia]], sulla fame di sesso frustrata dalle regole del decoro borghese. Tutto però finisce in barzelletta, come l'idea di far recapitare (per un errore dell'anagrafe) la cartolina precetto alla fidanzata, il che permette di far vedere [[Rossella Como]] mentre si spoglia (castamente) per la visita di leva. Meglio i titoli di testa che sintetizzano l'idea del film in pochi minuti, accompagnati dalla canzone di [[Domenico Modugno]]. (''[[Io, mammeta e tu]]''; 2003, p. 1197) *[...] è uno dei più cupi film americani degli anni Trenta, un'allucinata testimonianza di come il sistema carcerario possa stritolare un individuo, privarlo delle forze fisiche, ma soprattutto di quelle morali. [...] racconta con l'intensità e la violenza usate fino ad allora solo per i film di gangster l'odissea di un uomo comune, schiacciato dal disumano cinismo degli anni della Depressione: oggi, mette ancora i brividi. (''[[Io sono un evaso]]''; 2003, p. 1200) ===J=== *Il western che ha creato la leggenda cinematografica di [[Jesse James]]: la casa produttrice (Fox) lo avrebbe voluto idealista, leggendario, mitico. [[Henry King|King]] lo fece umano, legato alla famiglia, perfetta incarnazione dei più profondi ideali americani. (''[[Jess il bandito]]''; 2003, p. 1228) *[...] una coproduzione italo-tedesca dal cast stravagante e dal clima tra il morboso e il risibile: uno dei film che [[Romina Power]] vorrebbe dimenticare, dove si mostrava (semi)nuda. (''[[Justine, ovvero le disavventure della virtù]]''; 2003, p. 1240) ===L=== *Un feroce e lucido melodramma sociale sulle relazioni personali impostate come rapporti di potere [...]. (''[[Le lacrime amare di Petra von Kant]]''; 2003, p. 1262) *Lucida e profonda analisi della dura realtà di quegli anni, è il punto più alto della collaborazione tra [[Vittorio De Sica|De Sica]] e [[Cesare Zavattini|Zavattini]] [...]. De Sica [...] dimostrò quanto fosse vincente la sua scelta di utilizzare attori non professionisti [...]. (''[[Ladri di biciclette]]''; 2003, p. 1264) *[...] è un film insolito per [[Alfred Hitchcock|Hitchcock]], austero nello stile e malinconico nel tono, con un finale lieto solo formalmente [...]. Grazie anche alla splendida interpretazione di [[Henry Fonda|Fonda]] e di [[Vera Miles]] (la moglie che crolla sotto i colpi del destino), ''Il ladro'' si trasforma in un apologo quasi [[Robert Bresson|bressoniano]] sulla paura inconscia di vivere, segnata dal peccato e dalla predestinazione alla colpa. (''[[Il ladro (film 1956)|Il ladro]]''; 2003, p. 1264) *Inconsueta prova di [[Pasquale Festa Campanile|Festa Campanile]], che si ispira a un suo romanzo per affrontare un tema più serio del solito, ma il risultato, anche per alcune indulgenze a una comicità facile e volgare, è inferiore alle attese. (''[[Il ladrone]]''; 2003, p. 1267) *[[Robert Wise|Wise]] racconta la vita di [[Rocky Graziano|Barbella/Graziano]] (sceneggiata da Ernest Lehman) con uno stile aggressivo e quasi melodrammatico, ma non riesce a raggiungere la secca efficacia del suo precedente ''[[Stasera ho vinto anch'io]]''. [[Paul Newman|Newman]], qui al suo terzo film, fu consacrato star di prima grandezza dalla sua prova, ma lo stile di recitazione interiorizzato (come voleva il «metodo» dell'Actors' Studio) oggi sembra molto datato, ai limiti dell'autocaricatura. (''[[Lassù qualcuno mi ama]]''; 2003, p. 1275) *Un thriller originale e appassionante, nel quale la tensione e il dramma toccano momenti molto coinvolgenti. (''[[La lettera accusatrice]]''; 2003, p. 1290) *La [[Hammer Film Productions|Hammer]] si appoggia agli Shaw Brothers in un momento di crisi, ma il connubio tra horror gotico e kung fu non funziona: i combattimenti che punteggiano gratuitamente l'intreccio appaiono forzati, così come le relazioni amorose che sbocciano tra i membri delle due diverse razze. Suggestivi, invece, i vampiri d'oro del titolo (sono i discepoli di cui si serve Dracula per il suo macabro rituale di dissanguamento delle vittime), che appaiono tra fumi e luci colorate. (''[[La leggenda dei 7 vampiri d'oro]]''; 2003, p. 1283) *Trasposizione cinematografica di un'antica leggenda georgiana, dove si mescolano orgoglio nazionalista e mistica del sacrificio, è un'opera visionaria, coloratissima, dove il regista distrugge la struttura lineare del racconto in brevi scene autonome. [...] Sullo schermo si alternano così oggetti simbolici e animali stilizzati, personaggi e panorami che possono sconcertare per la loro «discontinuità», ma che offrono anche momenti di solenne bellezza e di appassionato folclore. (''[[La leggenda della fortezza di Suram]]''; 2003, p. 1283) *[[Vladimir Nabokov]] è riuscito nel difficile compito di adattare il suo romanzo (a cui ha tolto l'annunciata morte-castigo della ragazza), e [[Stanley Kubrick|Kubrick]] ne ha reso bene la mistura di satira e deformazione grottesca con cui insegue una delle linee di forza del proprio cinema: la caparbietà ossessiva con cui i suoi personaggi percorrono le proprie strade. Rispetto al romanzo, Quilty diventa il motore segreto della storia, cinico e mostruoso doppio del professor Humbert [...]. Così [[James Mason|Mason]], per quanto all'altezza del ruolo, si fa spesso rubare la scena dall'ambiguo e prometeico [[Peter Sellers|Sellers]], il cui istrionismo prefigura quello del ''[[Il dottor Stranamore - Ovvero: come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la bomba|Dottor Stranamore]]''. [[Sue Lyon]] col lecca lecca a forma di cuore ha fatto epoca, ma la sua carriera è praticamente finita qui e il film è uno dei meno erotici che si possa immaginare su un tale soggetto. (''[[Lolita (film 1962)|Lolita]]''; 2003, p. 1310) *Uno dei primi grandi successi di [[Erminio Macario|Macario]], che mette a punto il suo personaggio di piccolo-borghese [...] che non si ribella ai potenti, ma cerca di evitarli. La sceneggiatura [...] escogita situazioni brillanti e paradossali che verranno riprese pari pari, più di quarant'anni dopo, in ''[[Chi più spende... più guadagna!|Chi più spende... più guadagna]]'' [...]. (''[[Lo vedi come sei... lo vedi come sei?]]''; 2003, p. 1315) *Tentativo di horror metafisico padano (ma [[Pupi Avati]] aveva fatto di meglio) accolto nella più assoluta indifferenza, dimostrazione di com'è difficile girare in Italia storie fuori dai soliti schemi. (''[[Luci lontane (film 1987)|Luci lontane]]''; 2003, pp. 1320-1321) ===M=== *Al processo [[Gustave Flaubert|Flaubert]] viene assolto perché l'arte ha il diritto di rappresentare la realtà, ma nella rilettura di [[Vincente Minnelli|Minnelli]] è la fantasia che sembra farla davvero da padrona. Programmaticamente infedele allo spirito del romanzo francese, questa versione (adattata da [[Robert Ardrey]]) è tutta dalla parte della protagonista, quintessenza dell'eroina romantica la cui solitudine è raccontata come in un gioco di specchi [...]. (''[[Madame Bovary (film 1949)|Madame Bovary]]''; 2003, p. 1340) *[...] a suscitare dubbi non è la verità di quanto raccontato, bensì la confezione. [[Peter Mullan|Mullan]] [...] usa senza sfumature le armi del grottesco e della caricatura, ed è con i mezzi più plateali che estorce allo spettatore la rabbia e le lacrime. (''[[Magdalene]]''; 2003, p. 1346) *La sceneggiatura di Piero Regnoli copia goffamente l{{'}}''[[L'esorcista|Esorcista]]'' [...]. La sconosciuta Laennec sembra la sosia di [[Leonora Fani]]. Tristissimo sotto-prodotto, girato nel solito castello di Balsorano. Un certo humour, comunque, nella fellatio letale allo zio paralitico. (''[[Malabimba]]''; 2003, p. 1358) [[File:Malacarne (film 1946) Mariella Lotti.jpg|miniatura|[[Mariella Lotti]] nel ruolo di Mariastella in ''[[Malacarne (film 1946)|Malacarne]]'']] *Un curioso e torbido melodramma di ambientazione siciliana che mescola bozzetti veristici (le scommesse degli uomini al bar), squarci documentari (la pesca al tonno), tensioni – e superstizioni – religiose e conflitti di classe. Manca un'idea unificante nella sceneggiatura [...], il personaggio di [[Amedeo Nazzari|Nazzari]] è improbabile come «balio asciutto», mentre quello di Mariastella – prima santarellina, poi mantenuta di lusso e alla fine penitente contrita – è troppo stereotipato. Eppure l'universo di paese, dove povertà e invidia muovono i comportamenti delle persone (e hanno spesso conseguenze tragiche), è raccontato con bella incisività e un «verismo» che non è mai folcloristico. (''[[Malacarne (film 1946)|Malacarne]]''; 2003, p. 1359) *Fisher creca nuovi spunti per ridare interesse all'argomento; i dialoghi tra la ragazza resuscitata e la testa dell'amato sono divertenti, l'erotismo è più esplicito del solito, ma il film è di quelli che interessano solo i fan del genere. (''[[La maledizione dei Frankenstein]]''; 2003, p. 1362) *L'aggettivo «pruriginoso» sembra essere stato inventato per film così, che allora (grazie a un comune senso del pudore diverso e alla relativa fama della piccola e mostruosa [[Eva Ionesco|Ionesco]], già immortalata dalla mamma Irina in una serie di foto osé) aveva un suo pubblico. Pretese quasi alte (tra gli sceneggiatori e dialoghisti spuntano Peter Berling, [[Barbara Alberti]] e Amedeo Pagani) di costruire un mondo crudele e fiabesco senza adulti; svolgimento piatto e inconcludente. Malgrado la presenza del cane lupo Xylot, nessun aggancio zoofilo. (''[[Maladolescenza]]''; 2003, p. 1359) *Ultimo, fallimentare tentativo di ricomporre la coppia principe dei melodrammi di [[Raffaello Matarazzo|Matarazzo]]: nella sceneggiatura [...] c'è uno dei temi forti del mondo matarazziano (la centralità della famiglia – qui in negativo, visto che si comporrà solo alla fine del film – di cui la donna-madre è insieme schiava e vittima) ma tutto sembra stanco e prevedibile e l'ingombrante presenza del bambino squilibra il film verso un melassoso patetismo. (''[[Malinconico autunno]]''; 2003, p. 1364) *Ispirato all'ottavo dipinto della ''Carriera di un libertino'' di [[William Hogarth|Hogarth]], il film di [[Mark Robson|Robson]] è una singolare anticipazione dei temi del ''Marat-Sade'' di [[Peter Weiss]] (portato sugli schermi da [[Peter Brook]]), con la sua polemica contro i rigori della ragione: incarnata nel perverso Sims, la razionalità svela la sua componente cinica e crudele, mentre chi viene identificato con la follia dimostrerà di essere più umano, solidale, spontaneo e caritatevole. Così, lo scontro che altrove (ad esempio nel precedente ''[[La settima vittima]]'') è tra il Bene e il Male qui diventa meno metafisico, più concreto, di ordine morale e politico insieme e l'antitesi tra egoismo e carità ne innesca altri, come quello tra pessimismo e utopismo alla [[Jean-Jacques Rousseau|Rousseau]], tra Tories e Whigs. (''[[Manicomio (film 1946)|Manicomio]]''; 2003, p. 1371) *[...] vi si ritrovano molti dei temi di ''[[Fuga in Francia]]'': la violenza vista dagli occhi di un innocente, il cinismo tragico di chi ha scelto di stare dalla parte sbagliata. [[Eduardo Ciannelli|Ciannelli]] disegna un bel personaggio, che cita [[Blaise Pascal|Pascal]] e [[Oswald Spengler|Spengler]] (memorabile il monologo in cui immagina Venezia nel futuro, sommersa dalle acque); ma i suoi antagonisti sono più scoloriti. Convince la trasformazione di Venezia in una città di confine, notturna e plebea, che ricorda la Vienna del ''[[Il terzo uomo|Terzo uomo]]''. (''[[La mano dello straniero]]''; 2003, p. 1375) *[...] un film edificante che spinge spudoratamente sul pedale della commozione. Un must delle sale parrocchiali di una volta. (''[[Marcellino pane e vino]]''; 2003, p. 1380) *[...] uno dei più riusciti melodrammi di [[George Cukor|Cukor]], e una delle migliori interpretazioni della [[Greta Garbo|Garbo]]. Dietro lo splendore formale (la fotografia, tutta giocata sui contrasti luce-ombra sul volto di Camille, è di William Daniels e Karl Freund) c'è un senso autentico di sofferenza e di amara ironia quasi [[Max Ophüls|ophulsiano]]. (''[[Margherita Gauthier]]''; 2003, p. 1385) *Una commedia in costume nell'èra dei telefoni bianchi [...] dove la scarsissima moralità aristocratica viene messa in riga da un borghese tutto d'un pezzo, dotato di un'incrollabile fiducia in se stesso e nei suoi «nobili» principi di carriera&famiglia. Ma se il personaggio di [[Amedeo Nazzari|Nazzari]] è fin troppo ideologico (e francamente noioso) nella sua eccessiva virtù, per buona parte del film si respira un'insolita atmosfera di disinvolta decadenza che rimanda quasi all'universo di [[Ernst Lubitsch|Lubitsch]] [...]. (''[[I mariti (Tempesta d'anime)]]''; 2003, p. 1389) *Sottilmente morboso ([[Alfred Hitchcock|Hitch]] voleva mostrare una passione feticista) e generalmente sottovalutato (specie dal pubblico), un thriller psicologico [...] dove la suspense – meglio ancora che in ''[[Io ti salverò]]'' – si concentra su un segreto che la protagonista si porta dentro dall'infanzia. Uno dei più riusciti giochi hitchcockiani sull'ambiguità, la reticenza e l'allusione. (''[[Marnie]]''; 2003, p. 1396) *In felice contrasto tra laconicità e barocchismo semionirico, la quintessenza dei film hollywoodiani dell'epoca, antirealistici e stilizzati. La [[Marlene Dietrich|Dietrich]], pur restando ''femme fatale'' e sfinge, per una volta si sottomette al maschio; la scena finale in cui si toglie le scarpe nella sabbia per seguire Tom ha ispirato [[Bernardo Bertolucci|Bertolucci]] per ''[[Il tè nel deserto]]''. (''[[Marocco (film 1930)|Marocco]]''; 2003, p. 1396) *Sopravvalutato ai tempi come un esempio di neorealismo americano (personaggi privi di glamour, dialoghi quotidiani, lunghe inquadrature) è, molto più semplicemente, un'onesta commedia sentimentale, con ottimi attori. (''[[Marty, vita di un timido]]''; 2003, p. 1398) [[File:The Curse Of Frankenstein (1957) trailer - Peter Cushing experimenting 1.png|thumb|[[Peter Cushing]] nel ruolo del [[Victor Frankenstein|barone Frankenstein]] ne ''[[La maschera di Frankenstein]]'']] *[[Peter Cushing|Cushing]] è ottimo, ma la regia di [[Terence Fisher|Fisher]] non è così geniale come vogliono molti cinefili. (''[[La maschera di Frankenstein]]''; 2003, p. 1401) *La sana morale del West, incarnata da [[John Wayne|Wayne]] (burbera e grezza ma sostanzialmente positiva, come dimostra l'eroismo suicida dei sottufficiali ubriaconi), si inchina comunque alla leggenda, come succederà anche in ''[[L'uomo che uccise Liberty Valance]]''. [[John Ford|Ford]] mostra una certa sensibilità, per l'epoca, nel trattamento degli indiani. Ma il suo elogio dello spirito della cavalleria è meno convincente che nei film successivi – causa anche la frammentazione narrativa e l'innesto forzoso di una love story tra [[John Agar]] e l'ex bimba prodigio [[Shirley Temple]]. (''[[Il massacro di Fort Apache]]''; 2003, p. 1405) *Intrigante spy story [...] che all'epoca ottenne poco successo di critica sia per una certa nebulosità dell'intreccio sia per la «non convincente» interpretazione della [[Greta Garbo|Garbo]]. In realtà, proprio grazie all'attrice, ''Mata Hari'' fissò un modello di donna fatale imprescindibile per il cinema a venire. (''[[Mata Hari (film 1931)|Mata Hari]]''; 2003, p. 1406) *I fratelli Wachowski, anche sceneggiatori, attingono alle filosofie orientali e alla fantascienza di [[Philip K. Dick]] (e mettono in mano a Neo ''Simulacri e simulazione'' di [[Jean Baudrillard|Baudrillard]]) per asserire che il mondo è illusione e la realtà virtuale è un incubo. I Wachowski riescono a tenere sotto controllo un intreccio complesso, ma forse non sono all'altezza per costruire una saga che ha l'ambizione di coronare quasi mezzo secolo di fantascienza letteraria e cinematografica; e sono troppi i debiti non dichiarati, da ''[[Zardoz]]'' a ''[[Terminator]]''. Non mancano, però, la suggestione e il divertimento. (''[[Matrix]]''; 2003, p. 1411) *La coppia di interpreti è affiatata, ma [[Andrew V. McLaglen|McLaglen]] ha un'idea molto vaga di cosa sia una commedia. (''[[McLintock!|McLintock]]''; 2003, p. 1415) *Radiografia di un'impasse non solo generazionale (nonostante don Giulio sia con ogni evidenza [[Michele Apicella]] in abito talare), è un film «sgradevole» nel rivendicare il proprio essere nevrotico, moralista, «adolescenziale». Raggelante nella sua lucidità, [...] coglie con precisione il punto di rottura degli anni Ottanta, reso perfettamente nella scena del ballo in chiesa al ritmo sconsolato ma anche sognante di ''Ritornerai''. In televisione l'essenzialità cinematografica del regista viene penalizzata, eppure averne avuti di film così, dove la religione è una questione di «fede» in sospeso, l'amore (individuale e collettivo) è una dichiarazione d'impotenza, la solitudine è l'unica, miserabile conquista e la fuga non è un'arte, bensì una soluzione dopo tante prove. (''[[La messa è finita]]''; 2003, p. 1427) *Drammone romantico vecchio stile ambientato in un'Africa da ''National Geographic'', da cui si esce sapendo poco sia della [[Karen Blixen|Blixen]] che dei luoghi in cui visse. In compenso l'andamento volutamente lento e contemplativo riesce abbastanza a trasmettere l'intensità di un itinerario spirituale raccontato con una economia di mezzi espressivi che contrasta con la magniloquenza della produzione. (''[[La mia Africa]]''; 2003, p. 1433) *[[William Wyler|Wyler]] ricostruisce la realtà al dettaglio (si vantava di aver spedito le sue attrici a vestirsi ai grandi magazzini), privilegia lo scavo psicologico, enfatizza l'impegno civile, ma lo stile è tutt'altro che naturalistico. Visto che il direttore della fotografia è [[Gregg Toland]] (''[[Quarto potere]]''), le invenzioni a base di specchi e riflessi abbondano, anche se sono fuse perfettamente con la narrazione. Celebre la sequenza delle allucinazioni sonore di Fred all'interno dell'aereo abbandonato. Certe impennate melodrammatiche appaiono invecchiate, ma il film attende di essere rivalutato. (''[[I migliori anni della nostra vita (film 1946)|I migliori anni della nostra vita]]''; 2003, p. 1444) *Merita di essere vista quasi esclusivamente per la raggiante presenza della giovanissima [[Alida Valli]]. (''[[Mille lire al mese (film)|Mille lire al mese]]''; 2003, p. 1449) *La sceneggiatura di John Houghton tenta di aggiornare le gesta del vampiro ai tempi della Swinging London e sovrappone Dracula con l'Anticristo: ma l'esperimento non convince. (''[[1972: Dracula colpisce ancora!]]''; 2003, p. 1451) *Al suo primo film parlato, [[Fritz Lang|Lang]] continua a impiegare con maestria le metafore visive e le immagini evocative che avevano fatto grande il muto, e insieme si vale in modo assai moderno delle risorse del sonoro. (''[[M - Il mostro di Düsseldorf]]'', 2010, p. 2089) *Effetti speciali in salsa sentimentale-umanista, senza paura del ridicolo involontario, e con sottintesi sessuali polimorfi. Il regista della ''Storia infinita'' spese un sacco di soldi ma il pubblico non gradì. (''[[Il mio nemico (film)|Il mio nemico]]'', 2003, p. 1458) *È tutta [[Sergio Leone|leoniana]] l'idea di riflettere sul crepuscolo dei miti e insieme sulla loro necessità, omaggiando il western americano (da [[John Ford|Ford]] a [[Sam Peckinpah|Peckinpah]], il cui nome viene letto su una lapide) e il proprio stesso cinema, mentre gli ammiccamenti comici vengono dal successo di ''[[Lo chiamavano Trinità...]]'' Il risultato è ibrido: i toni elegiaci stridono con gli sganassoni e le facezie di [[Terence Hill|Hill]], e certe divagazioni volgarotte (la sequenza dell'orinatoio, aggiunta in corso di riprese) sono discutibili. La confezione è professionale, e lo stile si distacca da quello del maestro (vedi i ralenti alla Peckinpah), anche se [[Tonino Valerii|Valerii]] si limita a fare da esecutore. (''[[Il mio nome è Nessuno]]''; 2016, p. 2753) *[[Yves Allégret|Allégret]] abbandona il cupo pessimismo con cui aveva descritto i rapporti umani nelle sue opere precedenti per aprirsi a un più realistico compromesso di fronte alla necessità di «ricostruire» un nuovo tessuto sociale e umano. La sceneggiatura di Jacques Sigurd (che fonde perfettamente elementi realistici con altri più melodrammatici) e soprattutto l'intensa prova della [[Alida Valli|Valli]] riescono a rendere palpitante un film che rischiava di scivolare nel patetismo. (''[[I miracoli non si ripetono]]''; 2003, p. 1461) *[...] [[Vittorio De Sica|De Sica]] si allontana dalle scelte narrative del neorealismo, procedendo per accumulo di situazioni, abolendo le psicologie e mescolando elementi favolistici (la nascita di Totò sotto un cavolo, i poteri magici di Lolotta) a una visione squisitamente morale (il potere corruttore della proprietà, la forza dirimente della bontà). (''[[Miracolo a Milano]]''; 2003, p. 1461) *Nient'altro che teatro filmato ma con l'interpretazione di alcuni fra i migliori caratteristi comici del periodo. ([[Miseria e nobiltà (film 1940)|''Miseria e nobiltà'', 1940]]; 2003, p. 1465) *[...] la farsa [...] combina i giochi degli equivoci con il tema della fame secolare che fu di Pulcinella. Immortale inno alla pasta è la scena in cui [[Totò]] e compagnia ballano sulla tavola mangiando spaghetti e ficcandoseli in tasca, perché nessuno li porti loro via. ([[Miseria e nobiltà|''Miseria e nobiltà'', 1954]]; 2003, p. 1465) *Uno di quei copioni frivoli che la [[Bette Davis|Davis]] recitava malvolentieri, tenuto in piedi da dialoghi caustici e schermaglie piene di brio. Non certo tra le opere più personali di [[Michael Curtiz|Curtiz]]. (''[[Miss prima pagina]]''; 2003, p. 1471) *Ambientato quasi sempre in una bisca che sembra un girone infernale, dei melodrammi esotici del regista è uno di quelli più vicini al gusto moderno: visionario, estenuato, senza nessuna redenzione, ma non privo di ironia. La perversione dei personaggi e il clima di corruzione (notevoli le prostitute chiuse nelle gabbie, che sembrano uscire da qualche film di [[Federico Fellini|Fellini]]) all'epoca fecero scalpore, tanto che [[Josef von Sternberg|von Sternberg]] non girò più per una decina d'anni. La [[Gene Tierney|Tierney]] splende di luce propria; le acconciature della sfortunata [[Ona Munson|Munson]] avrebbero meritato l'Oscar. (''[[I misteri di Shanghai]]''; 2003, p. 1473) *Penultimo film di [[Carmine Gallone|Gallone]]: un pesante drammone storico, il cui maggiore interesse è il lussuoso cast. (''[[La monaca di Monza (film 1962)|La monaca di Monza]]''; 2003, p. 1489) *Un melodramma complicato e pieno di incongruenze [...]. La storia è francamente irreale [...], la recitazione (specie dell'inebetito [[Massimo Serato|Serato]]) poco più che da filodrammatica, ma la straordinaria fotografia di [[Piero Portalupi]], astratta ed espressionista nello stesso tempo, giustifica da sola la visione del film. (''[[Monastero di Santa Chiara (film)|Monastero di Santa Chiara]]''; 2003, p. 1490) [[File:Il mondo le condanna (1953) Alida Valli.jpg|miniatura|[[Alida Valli]] ne ''[[Il mondo le condanna]]'']] *Molte ingenuità moralistiche annegano qualche spunto interessante, soprattutto sulla pelosa carità dei borghesi. La [[Alida Valli|Valli]], comunque, sia nella versione bionda che in quella bruna, è davvero bellissima e riscatta un film che non sa decidersi tra suggestioni da realismo poetico francese d'anteguerra e banalità da fotoromanzo. (''[[Il mondo le condanna]]''; 2003, p. 1494) *La regia anonima e il soggetto vetusto (firmato da [[Dino Risi]]) tarpano le ali a due protagonisti perfetti nel loro ruolo. (''[[Montecarlo (film 1956)|Montecarlo]]''; 2003, p. 1502) *Un saggio di vera suspense concentrato in un tesissimo week-end, in cui il thriller si confonde con il dramma psicologico. [...] Notevole l'interpretazione di [[Joseph Cotten|Cotten]] [...]. (''[[La morsa d'acciaio]]''; 2003, p. 1506) *Love story tra due reietti in un West scabro e senza eroi sceneggiata da [[Sid Fleischman|A.S. Fleischman]]. Nonostante le manomissioni produttive, si vede, almeno nei temi, la mano di [[Sam Peckinpah|Peckinpah]], all'esordio sul grande schermo. (''[[La morte cavalca a Rio Bravo]]''; 2003, p. 1508) *Sasdy si ispira alla vicenda dell'ungherese Erzsebet Bathory (raccontata anche da Borowczyk in un episodio di ''I racconti immorali'') e prosegue il suo percorso di critica al potere: coloro che condannano la contessa a una fine atroce non sono certo stinchi di santo. Ma dei suoi film per la [[Hammer Film Productions|Hammer]] è il meno efficace: le troppe concessioni al morboso stridono col tentativo di rendere tragica la sorte della contessa, tratteggiata come una donna incapace di accettare la vecchiaia. (''[[La morte va a braccetto con le vergini]]''; 2003, p. 1511) *Non bastano gli attori a dare interesse a un thriller scontato [...]. (''[[Il mostro che uccide]]''; 2003, p. 1515) *L'originalità di Arnold fu di rappresentare il mostro in chiave quasi simpatica, e di accentuare i sottintesi sessuali. (''[[Il mostro della laguna nera]]''; 2003, p. 1515) ===N=== *Un giallo dai risvolti melodrammatici, interessante solo per l'intensità della recitazione di [[Bette Davis]]. (''[[Nebbia a San Francisco]]''; 2003, p. 1545) *[...] è un dramma socialmente impegnato che, sulla scia del successo di ''[[Fronte del porto]]'', segna l'esordio di [[Martin Ritt|Ritt]]. Oggi appare un po' schematico e fatalista, ma ai tempi il messaggio dell'alleanza del bianco col nero era tutt'altro che scontato. (''[[Nel fango della periferia]]''; 2003, p. 1548) *Uno degli archetipi del gangster-movie, teso e vibrante, costruito con sequenze brevi ed ellittiche, capaci di dare il senso di una scelta di vita violenta e insieme romantica. Nonostante gli anni, il film stupisce ancora per la modernità della recitazione di [[James Cagney|Cagney]], implacabile coi nemici e tenero con la mamma, e per i bei dialoghi di Kubec Glasmon e John Bright. La scena in cui schiaccia un pompelmo in faccia alla fidanzata che si lamenta ([[Mae Clarke|Clarke]]) è entrata nella storia del cinema, e quella finale, in cui il suo corpo, ucciso e legato come una mummia, viene messo davanti alla porta di casa per cadere quando il fratello la apre, è ancora sconvolgente. (''[[Nemico pubblico (film 1931)|Nemico pubblico]]''; 2003, p. 1555) *Forse il miglior film di [[Salvatore Samperi|Samperi]] [...], meno pruriginoso del solito. (''[[Nenè (film)|Nenè]]''; 2003, p. 1556) *Film noir senza vero fascino (sceneggiato da Jonathan Latimer), in cui gli scherzi del destino giungono a mettere ordine in un mondo dove regnano immoralità e impunità. Curiosa, comunque, la superficialità sentimentale dell'uomo, alla quale fa da contraltare l'interessato cinismo delle donne (con punte di sessualità esplicita e sfacciata nel personaggio della [[Susan Hayward|Hayward]], abituata a farsi mantenere dagli amanti). (''[[Nessuno mi crederà]]''; 2003, p. 1560) *Occasione mancata secondo lo stesso [[Nicholas Ray|Ray]], il film [...] riesce comunque a rendere efficacemente la specularità fra la violenza dell'uomo di legge e quella dell'emarginato, sullo sfondo di un conflitto città/natura che vede progressivamente la rabbia perdersi nel paesaggio. (''[[Neve rossa (film)|Neve rossa]]''; 2003, p. 1562) *Fumettone a lieto fine che volgarizza temi di [[Ernest Hemingway|Hemingway]], ispirandosi a un suo racconto. Gli elementi migliori sono la musica di [[Bernard Herrmann]] e la fotografia di [[Leon Shamroy]]. (''[[Le nevi del Chilimangiaro]]''; 2003, p. 1562) *Tuttora considerato anticomunista, in realtà condanna non tanto la Rivoluzione quanto la degenerazione stalinista, e proprio l'inquietante ritratto del regime sembra legittimare una lettura della vicenda secondo un'ottica italiana [...]. Si tratta di uno dei primi segnali di insofferenza nei confronti della retorica celebrativa di regime, uno sguardo diverso che qualche mese dopo, con ''[[Ossessione (film 1943)|Ossessione]]'', rimbalzerà definitivamente dagli schermi in tutta la sua potenza espressiva. La [[Alida Valli|Valli]] è indimenticabile nella sua bellezza senza tempo e senza speranza. (''[[Noi vivi|Noi vivi - Addio, Kira]]''; 2003, p. 1576) *Uno dei più allucinanti horror di tutti i tempi: la violenza è più suggerita che mostrata, ma certe situazioni richiedono nervi molto saldi. Tra attori e regista vi era un pessimo rapporto, il che spiega in parte l'atmosfera di tensione che si respira nel film. (''[[Non aprite quella porta (film 1974)|Non aprite quella porta]]''; 2003, p. 1578) *Elegante ma freddo remake del capolavoro di Murnau, attento soprattutto alla creazione di un'atmosfera algida e funerea, dove le sorti dei personaggi sono predestinate sin dal principio. Questa lenta progressione (il film dura 40' in più dell'originale di Murnau pur essendogli molto fedele) verso la tragedia ha il suo punto di forza in Kinski, che rinnova la figura classica del vampiro facendone un personaggio stanco e distante, quasi restio a seguire la propria inclinazione di mostro necrofilo. (''[[Nosferatu, il principe della notte]]''; 2003, p. 1592) *Incauto debutto alla regia di un produttore e sceneggiatore: in una fotografia ricercata, che finisce per produrre cartoline stucchevoli, il cast internazionale barcolla su una storiella male impostata, e Kinski straborda con risultati ben diversi dal film di Herzog, facendo rimpiangere gli eccessi dei suoi innumerevoli B-movie. (''[[Nosferatu a Venezia]]''; 2003, p. 1592) *Un western insolito e intimista scritto da Alvin Sargent (che praticamente comincia dove finisce ''[[Sentieri selvaggi]]'' di [[John Ford|Ford]]) tutto costruito sull'attesa interminabile di una rabbia che continua a rimandare la sua esplosione distruttiva e che utilizza la presenza ossessiva di un personaggio che non si vede quasi mai per far crescere la tensione. (''[[La notte dell'agguato]]''; 2003, p. 1600) *Il film doveva essere un trampolino di lancio per la [[Anna Sten|Sten]], che il produttore [[Samuel Goldwyn|Goldwyn]] voleva trasformare in una nuova [[Greta Garbo|Garbo]]: l'attrice deluse le attese, ma [[King Vidor|Vidor]] – appassionato al tema del confronto città/campagna – riesce a vivificare il racconto descrivendo in modo originale la vita rurale dello scrittore di città. Un finale, per quei tempi, insolitamente cupo e drammatico. (''[[Notte di nozze (film 1935)|Notte di nozze]]''; 2003, p. 1602) *L'ottimo western di serie B, nonostante una vicenda già vista troppe volte, si fa ammirare per l'asciutta regia di [[André De Toth|de Toth]] (che predilige qui i piani fissi ma molto compositi dal punto di vista figurativo, e dove la presenza della neve aggiunge tensione alla storia), il bel bianco e nero di Russell Harlan, le ottime interpretazioni del «buono» [[Robert Ryan|Ryan]] e del «cattivo» [[Burl Ives|Ives]]. (''[[La notte senza legge]]''; 2003, pp. 1605-1606) ===O=== *Primo film americano per [[Fred Zinnemann|Zinnemann]], che se la cava confezionando un giallo decoroso [...] dove gli attori vengono messi in secondo piano dall'intelligentissimo cane del protagonista. (''[[Occhi nella notte (film 1942)|Occhi nella notte]]''; 2003, p. 1622) *Geniale saggio sul cinema come voyeurismo, pulsione necrofila e insieme scopofila (il bisogno morboso di contemplare), capace di legare indissolubilmente Eros e Thanatos, il film, scritto da [[Leo Marks]], è chiaramente una metafora sull'arte della visione (come lo era stato ''[[La finestra sul cortile]]'', ma qui molto più crudele e imbarazzante) [...]. Clamorosamente sottovalutato all'epoca della sua uscita (un critico britannico scrisse che si sarebbe dovuto «prenderlo con la paletta e buttarlo subito nella fogna più vicina»), sprizza in realtà intelligenza da ogni scena, oltre a rappresentare una sorta di punto di partenza per il thriller moderno, da [[Brian De Palma]] in poi. (''[[L'occhio che uccide]]''; 2003, p. 1623) *Ormai un piccolo classico del cinema dell'orrore, grazie soprattutto alla mano di [[Georges Franju|Franju]], che mescola con maestria fantasia e realismo, morbosità e lirismo, in un crescendo che culmina nella straordinaria sequenza finale. (''[[Occhi senza volto]]''; 2003, p. 1625) *Più che un thriller, la storia di un amore impossibile, e il ritratto di un assassino ambiguo ma mai veramente antipatico, indimenticabile rappresentazione di quello che potrebbe essere davvero il diavolo. [[Alfred Hitchcock|Hitchcock]] (che appare come un giocatore di bridge in treno) era fiero della collaborazione di [[Thornton Wilder]] alla sceneggiatura, che però è dispersiva e piena di episodi accessori. Invecchiato e fastidioso il doppiaggio italiano, come anche la musica di [[Dimitri Tiomkin|Tiomkin]]. (''[[L'ombra del dubbio (film 1943)|L'ombra del dubbio]]''; 2003, p. 1638) *Inizia sulla scia di ''Demoni e dèi'', con goffe pretese di ricostruzione storica e stanchi pettegolezzi; poi diventa una specie di horror semiparodico, con Dafoe che sembra una via di mezzo tra Klaus Kinski e lo zio Fester e grufola come Hannibal. Tutto per dimostrare – sai che novità! – che il vero vampiro è la macchina da presa. (''[[L'ombra del vampiro]]''; 2003, p. 1639) *[...] un noir melodrammatico teso e raffinato, con un inizio irresistibile (l'assassinio dell'amante), una messinscena accuratamente sinistra (persino il fogliame umido e frusciante desta sospetti), un cast britannico eccellente e una [[Bette Davis|Davis]] capace di alternare calcolo e isteria con passaggi da brivido. [[Tony Gaudio|Toni Gaudio]] firma una fotografia magnetica, tutta giocata di taglio sulla bianca luce diffusa della luna piena. [[William Wyler|Wyler]] lavora con precisione maniacale (tanto da litigare violentemente con la star) per far emergere il cuore di tenebra nascosto nella colonia tropicale prossima alla dissoluzione. [[Max Steiner]] commenta il tutto con una colonna sonora ossessiva, in cui colpa e destino rimbalzano su due sole note. Peccato per il doppio finale punitivo, conforme alle regole del Codice Hays (la Davis viene uccisa dalla donna cinese, che presumibilmente sarà arrestata mentre il racconto di [[William Somerset Maugham|Maugham]] si chiudeva, con molta più ipocrisia, su un trionfo collettivo del cinismo), che però non compromette un autentico gioiello hollywoodiano, frutto di un talento registico e di una squadra di professionisti fuori dal comune. (''[[Ombre malesi]]''; 2003, p. 1641) *Tradizionale giallo sceneggiato dalla moglie del regista [[Alma Reville]] con sorpresa finale (del genere che [[Alfred Hitchcock|Hitchcock]] non amava troppo), con un paio di elementi molto originali per l'epoca: l'uso della voce fuori campo del personaggio per esprimerne i pensieri, e la presenza di un assassino che si traveste da donna. (''[[Omicidio!|Omicidio]]''; 2003, p. 1643) *Un duro spaccato urbano, insolito nel cinema della Nuova Zelanda. Partendo dalla violenza, dalla miseria e dall'emarginazione che aliena la famiglia (ma senza cadute nel vittimismo), Tamahori gira con l'energia combattiva di Milius e la rabbia di [[Ken Loach|Loach]], alla ricerca della cultura maori perduta da consegnare alle nuove generazioni insieme alla ritrovata dignità femminile. (''[[Once Were Warriors - Una volta erano guerrieri]]''; 2003, p. 1645) *Cinque anni bastano a smarrire le ambizioni socio-etnologiche del prototipo, anche se lo sceneggiatore (e autore del romanzo d'origine) è sempre [[Alan Duff]]. I dilemmi morali sono tranciati con l'accetta, il clou del film sono i pestaggi (belli tosti), ma si respira anche un'aria genuina e simpaticamente dimessa. Film ad alto tasso di testosterone da sale di periferia, come non se ne fanno più. (''[[Once Were Warriors 2 - Cinque anni dopo]]''; 2003, p. 1645) *Aggiornamento melodrammatico sui temi della sceneggiata [...]: al di là della riprova che la sfortuna si abbatte sempre sui poveri, il film stigmatizza con enfasi l'ipocrisia della società e rivendica la funzione positiva delle lettere anonime. (''[[Onore e sangue]]''; 2003, p. 1648) *Connubio di satira sociale e fantascienza [...], è uno dei film chiave degli anni Sessanta per la sua capacità di rompere con i generi tradizionali hollywoodiani e aprire il cinema a nuove forme espressive [...]. (''[[Operazione diabolica]]''; 2003, p. 1650) *Western del periodo in cui il genere declinava: di crepuscolare, tuttavia, c'è solo l'appannato [[James Stewart|Stewart]]. [[Henry Fonda|Fonda]], subito dopo ''[[C'era una volta il West]]'', torna a recitare nel ruolo per lui nuovo del cattivo. (''[[L'ora della furia]]''; 2003, p. 1653) *Banale fumetto pieno di divagazioni turistico-cartolinesche, che scade nel ridicolo involontario. Erotico come una patata lessa, anche se in patria ha avuto problemi di censura specie per l'ultima sequenza, che alcune voci davano per non simulata. La presenza della [[Jacqueline Bisset|Bisset]] è del tutto esornativa. (''[[Orchidea selvaggia (film 1989)|Orchidea selvaggia]]''; 2003, p. 1656) *Commedia piacevole e garbata [...] e un po' osé per i tempi, tutta giocata all'interno del collegio tra ordine e trasgressione, disciplina e pulsioni (moderatamente) sessuali. (''[[Ore 9: lezione di chimica]]''; 2003, p. 1658) *Più che un film, una specie di predica fatta per immagini, secondo una pedagogia che ribadisce il ruolo subalterno di ognuno all'interno di un superiore ordine sociale (come l'organizzazione delle formiche, che il vecchio studia con attenzione). Punitivo e reazionario. (''[[Gli orizzonti del sole]]''; 2003, p. 1661) *Con molto sangue e poca sostanza, segna la fine del grande cinema gotico made in Britain prodotto dalla [[Hammer Film Productions|Hammer]]. (''[[Gli orrori di Frankenstein]]''; 2003, p. 1665) *Il ventinovenne [[Alejandro Amenábar|Amenábar]] – anche sceneggiatore e autore delle musiche – appronta un'algida e funzionale imitazione dell'horror di una volta (con ovvio rimando a ''[[Suspense (film 1961)|Suspense]]'' di Clayton): porte che sbattono, brividi metafisici e neanche una goccia di sangue. Ma il meccanismo narrativo è aggiornato ai tempi e un po' troppo furbetto, sia nella sorpresa (a dire il vero prevedibile) sia nel tema degli «intrusi» che occupano la casa: chi sono i legittimi proprietari, i vivi o i morti? Co-produzione internazionale (ci mette i soldi anche [[Tom Cruise]]) girata con stile impeccabile e anonimo, al servizio del virtuosismo della star. (''[[The Others (film 2001)|The Others]]''; 2003, p. 1671) ===P=== [[File:Humphrey Bogart High Sierra Promotional Still.jpg|miniatura|[[Humphrey Bogart]] in ''[[Una pallottola per Roy]]'']] *Sceneggiato da [[John Huston]] e [[W. R. Burnett]], il film è uno dei punti di congiunzione tra il genere gangsteristico e quello noir: se l'ambientazione e la trama sono ancora da film gangster, con i suoi spazi aperti e il finale tra le montagne, il personaggio di [[Humphrey Bogart|Bogart]] (qui al suo primo ruolo da protagonista) ha tutte le caratteristiche del noir, con la sua figura crepuscolare e solitaria, incapace di adattarsi a un mondo non più in sintonia con i suoi valori. Coerentemente [[Raoul Walsh|walshiani]], invece, il bisogno disperato e ossessivo di libertà che è alla base delle azioni di Roy e la figura angosciata e inconsciamente autodistruttiva di Marie (interpretata da una grande [[Ida Lupino]]). (''[[Una pallottola per Roy]]''; 2003, p. 1685) *Un mito d'amore e di morte trapiantato in una cornice che potrebbe essere quella di un racconto di [[Francis Scott Fitzgerald|Fitzgerald]]: [[Albert Lewin|Lewin]], anche autore della sceneggiatura, gira il suo film più arrischiato, contraddittorio e delirante – in una parola, il suo capolavoro. (''[[Pandora (film)|Pandora]]''; 2003, p. 1687) *Tra gobbi e lesbiche, falli veri e finti, un elogio delle case chiuse approssimativo e ripetitivo, percorso però da un innegabile vitalismo e da sprazzi di humour. (''[[Paprika (film 1991)|Paprika]]''; 2003, p. 1695) *[[Leonardo Pieraccioni|Pieraccioni]] (sceneggiatore con [[Giovanni Veronesi]]) ritorna senza simpatia e senza humour alla formula stantia di ''[[Fuochi d'artificio]]'', tra sentimentalismo annacquato e pretese di sociologia spicciola. Le immagini da cartolina vorrebbero solleticare ancora una volta i sogni dell'italiano medio, ma i tentativi di involgarimento segnalano che si è giunti al fondo del barile. La [[Anna Maria Barbera|Barbera]] ripropone il personaggio televisivo della siciliana Sconsolata, in una serie di pietose scenette che nulla c'entrano con la storia principale: eppure si deve anche a lei il successo del film, vincitore a sorpresa della sfida del Natale 2003. (''[[Il paradiso all'improvviso]]''; 2016, p. 3200) *[...] questo film si scontrò con l'autocensura del Codice Hays che impedì alla Warner di produrre un melodramma dove il rapporto d'amore superasse i limiti di una castissima relazione platonica. Resta comunque un elegante film in costume, ravvivato dall'interpretazione della [[Bette Davis|Davis]], misurata anche nei passaggi più commoventi. (''[[Paradiso proibito]]''; 2003, p. 1696) *Western che associa non sempre felicemente il conflitto fra uomo di legge e malavitosi a elementi comici, melodrammatici e addirittura musical. Spiritoso e divertente, mette in campo accanto a uno [[James Stewart|Stewart]], che anticipa con strana serietà i temi dell'impegno morale e della volontà di riscatto dei suoi futuri film con [[Anthony Mann]], un'inedita [[Marlene Dietrich|Dietrich]], esordiente al western, più brillante che fatale. (''[[Partita d'azzardo]]''; 2003, p. 1704) *Sull'impianto storico risibile e reazionario [[Michael Curtiz|Curtiz]] costruisce un film che punta tutto sull'impatto delle grandi scene d'azione. (''[[I pascoli dell'odio]]''; 2003, p. 1705) [[File:La paura fa 90 (film 1951) Ugo Tognazzi.png|thumb|[[Ugo Tognazzi]] ne ''[[La paura fa 90]]'']] *La storia, improbabile quanto complicata [...] è solo un pretesto per sfruttare la comicità un po' sguaiata di [[Ugo Tognazzi|Tognazzi]] [...]. Qualche sfilata in passerella e un inizio e un epilogo curiosamente fantastici, in un eden che ricorda ''[[Scala al paradiso]]''. (''[[La paura fa 90]]''; 2003, p. 1719) *[...] il motivo di maggior interesse del film sono le lunghe carrellate costruite sull'attrice che con la sua «confessione» fornisce una delle prove più convincenti di tutta la sua carriera. Per il resto si tratta di un melodramma piuttosto convenzionale sceneggiato da [[James Bridie]], privo della necessaria tensione e forzatamente teatrale. Il cast è di ottimo livello, ma a volte pecca di eccessiva enfasi. (''[[Il peccato di Lady Considine]]''; 2003, p. 1725) *Un film politico e poetico allo stesso tempo, che all'inizio adotta i moduli della favola grottesca, con un surrealismo di stampo buñueliano, e poi sfocia via via in un dramma che ricorda le antiche tragedie greche. (''[[Pentimento (film 1984)|Pentimento]]''; 2003, p. 1733) *Anche se assomiglia un po' troppo a ''Suspiria'', è uno dei migliori Argento di quel periodo, al quale si perdona l'abuso di heavy metal nella colonna sonora. (''[[Phenomena]]''; 2003, p. 1754) *Il film più noto di [[Ed Wood|Wood]] ha la fama (immeritata: altri hanno fatto ben di peggio) di essere il più brutto della storia del cinema; negli Usa è stato oggetto di culto molto prima che [[Tim Burton]] dedicasse un biopic al suo autore, dove racconta tutti gli aneddoti sulla lavorazione ([[Bela Lugosi|Lugosi]], morto anzitempo, venne sostituito da un improbabile «sosia» che si tiene il volto coperto). Del film in sé restano memorabili le interpretazioni dilettantistiche di un gruppo di freaks scelti accuratamente (il lottatore [[Tor Johnson|Johnson]], la presentatrice televisiva Vampira, il futurologo Criswell che recita prologo ed epilogo), le incredibili scenografie (un'astronave con tendine al posto delle porte), le incongruenze del racconto. Il pasticcio sarebbe quasi divertente (a cominciare dall'originale commistione di fantascienza e horror), se non andasse per le lunghe e non tentasse di elevarsi con un risibile messaggio pacifista. (''[[Plan 9 from Outer Space]]''; 2016) *Malgrado qualche momento in cui il ritmo cede, il decimo lungometraggio ''anime'' di Miyazaki (anche unico sceneggiatore) costruisce ancora una volta un mondo in cui mistero e irrazionale vengono accettati come eventi naturali, e dove i rapporti di causa ed effetto seguono regole (anche fisiche) insondabili. E in ciò conferma l'unicità della sua arte. Nuovo, questa volta, è l'uso di scenari molto semplificati (colori tenui, sfondi dipinti ad acquerello, scenografie essenziali) che però non ostacolano invenzioni narrative metaforiche (i «pesci-acqua» che gli adulti scambiano per onde e i bambini vedono nella loro reale forma animalesca), o rimandi ai miti fondanti della cultura giapponese (l'ambivalenza del mare, la centralità della figura femminile e la latitanza di quella maschile), encomiabilmente mai sottolineati. Le assurde fattezze di Fujimoto sono un omaggio allo stile di [[Osamu Tezuka]]. Incompreso da buona parte della critica, e snobbato dal pubblico. (''[[Ponyo sulla scogliera]]''; 2018, pp. 2346-2347) *Il risultato non è all'altezza delle ambizioni: [[Farley Granger|Granger]] fa il nevrotico da manuale. [[Mark Robson|Robson]] non ritrova la vena felice di altri suoi film. (''[[La porta dell'inferno (film 1950)|La porta dell'inferno]]''; 2003, p. 1807) *La regia di [[Robert Stevenson|Stevenson]] illustra fedelmente il clima gotico e di persecuzione del romanzo [...] anche se non riesce a trovare una cifra interpretativa originale. Memorabili le scene nel collegio in cui è rinchiusa l'orfanella Jane, dove un direttore sadico fa morire la piccola Elizabeth Taylor sotto la pioggia. Affascinanti la fotografia a lume di candela di George Barnes e la scenografia di Wiard B. Ihnen e James Basevi. Grande partitura di [[Bernard Herrmann]]. (''[[La porta proibita]]''; 2003, p. 1807) *Commedia western che deve tutto a un cast bene assortito e a una sceneggiatura «di ferro», scritta da Sidney Carroll rielaborando un suo telefilm: niente di eccelso, ma uno di quei meccanismi narrativi che non fanno staccare gli occhi dallo schermo nemmeno per un minuto. (''[[Posta grossa a Dodge City]]''; 2003, p. 1810) *Una rilettura «moderna» delle Sacre Scritture: horror e spunti demoniaci, morti inspiegabili, riti ed esorcismi assortiti con sottile gusto morboso. (''[[Il presagio]]''; 2003, p. 1821) *Uno dei noir più cupi ed esasperati del periodo, tratto da un romanzo di [[Libbie Block]] (sceneggiato da [[Arthur Laurents]]) che nasconde dietro la trama un lucido apologo sul denaro e sul possesso. Qua e là lo stile di [[Max Ophüls|Ophuls]] lascia ancora meravigliati, con i suoi carrelli barocchi, ma le riprese erano state iniziate da [[John Berry]] (licenziato perché aveva superato il budget previsto) e il suo stile era tutto costruito sulla profondità di campo e sulle inquadrature disassate, alla [[Orson Welles|Welles]]. Il risultato è un film ibrido, che risente del fatto di essere nato con due teste e che non riesce ad amalgamare bene il ritratto tutto psicologico e interiore di Leonora (probabilmente più dovuto a Ophuls) con quello più cupo e impressionista di Ohlrig (che risente dell'impostazione di Berry). (''[[Presi nella morsa]]''; 2003, p. 1822) *Tre anni dopo ''[[Perdutamente tua]]'', [[Irving Rapper|Rapper]] ritrova lo stesso cast per un film molto diverso e ambizioso: un melodramma cerebrale costruito come un kammerspiel, in cui i personaggi si torturano col sorriso sulle labbra, mentono o sono lieti di comportarsi da vittime. Quasi nessuna figura di contorno, interni barocchi come in [[Orson Welles|Welles]] o [[William Wyler|Wyler]], strade sempre spazzate dalla pioggia: la cornice ideale per due tipi di follia diversa, quella istrionica di [[Claude Rains|Rains]] (forse nella sua interpretazione migliore) e quella compressa e tormentata della [[Bette Davis|Davis]], che si controlla con grande intelligenza. (''[[Il prezzo dell'inganno]]''; 2003, p. 1826) *Esordio nella regia di un cino-americano (autore anche della sceneggiatura) ex funzionario di una major: tracce di misoginia, sadomasochismo, stanca omosessualità e proiezione quasi horror di un sistema malato e contagiato dal virus del potere assoluto. Senza la levità dei ''[[I protagonisti (film 1992)|Protagonisti]]'' di [[Robert Altman|Altman]] e con l'inevitabile livore di chi ha fatto troppa gavetta. (''[[Il prezzo di Hollywood]]''; 2003, p. 1827) *Ambientazione messicana a metà dell'Ottocento per un western sceneggiato da Frank Fenton con uno stile conciso e secco e una bella capacità di far emergere i caratteri dei personaggi anche nelle loro parti d'ombra: soprattutto la [[Susan Hayward|Hayward]], «né vamp né donna verginale», rompe con gli stereotipi del genere e nei rapporti con il marito rivela un insolito fondo di rimpianti e amarezza. Indimenticabile la fine di Mendoza, che muore insultando degli indiani invisibili che lo colpiscono con le loro frecce. (''[[Il prigioniero della miniera]]''; 2003, p. 1830) *Un [[Alfred Hitchcock|Hitchcock]] minore per la convenzionalità della sceneggiatura [...] ma non per l'eccellenza delle soluzioni tecniche [...] a cominciare dalla sequenza senza stacchi dell'aereo che cade in mare, ripresa dall'interno della cabina. Celebre l'idea dei mulini con le pale che girano controvento. (''[[Il prigioniero di Amsterdam]]''; 2003, p. 1831) *Ma chi non è un iniziato, e non coglie tutti i riferimenti alla serie, si addormenta dopo dieci minuti. (''[[Primo contatto]]''; 2003, p. 1839) *Melassosa rivisitazione del mito di Cenerentola [...]. Francamente noiose certe inutili digressioni fantastiche che danno forma ai sogni di Elisabetta; scontato il lieto fine, un po' meno l'odio con cui sono descritti i borghesi che vanno all'orfanotrofio [...]. (''[[La principessa del sogno]]''; 2003, p. 1845) [[File:Profondo Rosso Macha Méril 2.png|thumb|[[Macha Méril]] in ''[[Profondo rosso (film 1975)|Profondo rosso]]'']] *A tutt'oggi il più abile dei film di Argento: un attacco deliberato ai nervi dello spettatore, martellato da un montaggio quasi subliminale, da una musica ipnotica (del jazzista Giorgio Gaslini e dei Goblin) e da esplosioni di violenza rimaste ineguagliate. (''[[Profondo rosso (film 1975)|Profondo rosso]]''; 2003, p. 1852) *[[Frank Capra|Capra]], autore del soggetto, non si disse soddisfatto di questo melodramma, ripromettendosi, in futuro, di commuovere il pubblico con situazioni più realistiche. Resta comunque interessante l'intreccio tra commedia e momenti patetici, e la maestria di alcune sequenze, come quella della festa di Halloween. (''[[Proibito (film 1932)|Proibito]]''; 2003, p. 1855) *Pacifismo all'acqua di rose in un film ingenuo e fiacco. (''[[La protesta del silenzio]]''; 2003, p. 1860) ===Q=== *Da un soggetto di [[James G. Ballard]], un film che ignora la profondità dello scritto per puntare sugli effetti speciali (ottimamente realizzati da Jim Danforth) e sull'ambientazione. Divertente e spettacolare. (''[[Quando i dinosauri si mordevano la coda]]''; 2003, p. 1874) *Un western ben fotografato (da Russell Harlan) ma un po' troppo lento, anche se il soggetto è raccontato con un'insolita delicatezza. (''[[Le quattro facce del West]]''; 2003, p. 1887) *Città contro campagna, corruzione contro onestà: nonostante le apparenze, niente a che vedere con l'esaltazione ruralista di [[Benito Mussolini|Mussolini]]. Qui è lo spirito populista di [[Cesare Zavattini|Zavattini]] [...] a prendere il sopravvento sulla regia solitamente «tirannica» (ma sempre puntuale) di [[Alessandro Blasetti|Blasetti]]. Del resto, la crisi coniugale e la compromissione amorosa non erano certo temi graditi al regime, soprattutto se introdotti da efficaci squarci di degradazione urbana. Un piccolo grande film che contribuì a incrinare irreparabilmente gli edificanti ritratti ufficiali, anticipando umori e caratteri che sarebbero emersi compiutamente nel periodo neorealista. Il cast è particolarmente ispirato, ma i tecnici non sono da meno [...]. (''[[4 passi fra le nuvole]]''; 2003, p. 1889) *[...] il film è sorretto da un buon ritmo e da alcune trovate di regia degne di nota: l'inseguimento di una gallina da parte di [[Peppino De Filippo|Peppino]] è filmato attraverso l'ottica deformata di uno specchio concavo, il litigio tra [[Eduardo De Filippo|Eduardo]] e Peppino è sonorizzato con rumori che nascondono le parole. (''[[Quei due (film 1935)|Quei due]]''; 2003, p. 1892) *[...] è una sdolcinata saga familiare che nemmeno [[Henry Fonda|Fonda]] nel ruolo del capofamiglia riesce a vivacizzare. (''[[Quella nostra estate]]''; 2003, p. 1895) *[...] è uno dei più celebri western psicologici, costruito sul senso dell'attesa che serpeggia dietro ai gesti più quotidiani e sull'ammirazione per due uomini veri, capaci di capirsi e rispettarsi anche se schierati su posizioni opposte. (''[[Quel treno per Yuma (film 1957)|Quel treno per Yuma]]''; 2003, p. 1901) ===R=== *Commedia agrodolce e dai toni moralistici, che si regge tutta sulla bravura di [[Eduardo De Filippo|Eduardo]] grande attore sia comico che drammatico. (''[[Ragazze da marito (film 1952)|Ragazze da marito]]''; 2003, p. 1925) *Una parabola sulla relatività della verità, con un'apertura umanitaria nel finale. Congegnato con grande abilità e un superiore senso di ironia, e girato con uno stile nervoso e molto moderno. Il film che ha reso noti Kurosawa, Mifune e la Kyo in Occidente, Leone d'oro a Venezia e Oscar per il miglior film straniero. Accusato di essere troppo europeizzante dagli occidentali (ma i racconti di Akutagawa da cui è tratto sono degli anni Dieci), e poco amato in patria (i produttori non volevano mandarlo a Venezia perché pensavano fosse poco esportabile): capita anche ai capolavori. (''[[Rashomon]]''; 2003, p. 1943) *Uno dei più singolari tra i film che si ispirano ai Vangeli, sceneggiato da Philip Yordan, rimontato dalla produzione perché considerato troppo violento, agiografico e manierato in certi momenti, ma anche sorprendentemente inventivo in altri (soprattutto la prima parte). Un film irrisolto, ed è un peccato perché molti dei motivi cari a Ray (il rapporto padre-figlio, il peso del passato sulle nostre azioni, il destino delle vittime, il ruolo dell'intercedente) rimandano a temi presenti nei Vangeli. (''[[Il re dei re (film 1961)|Il re dei re]]''; 2003, p. 1949) *[[Allan Dwan|Dwan]] deve fare i conti con una sceneggiatura banale, e si affida ai bei paesaggi. (''[[La regina del Far West]]''; 2003, p. 1954) *Insulso e goffo film in costume di un pioniere del genere. (''[[La regina di Saba]]''; 2003, p. 1954) [[File:Requiescant (1967) Pier Paolo Pasolini.png|miniatura|[[Pier Paolo Pasolini]] in ''[[Requiescant]]'']] *[[Carlo Lizzani|Lizzani]] [...] si tiene in bilico tra impegno rivoluzionario e parodia forse involontaria. [[Lou Castel|Castel]] è immobile, [[Mark Damon|Damon]] è truccato da vampiro; [[Pier Paolo Pasolini|Pasolini]] interpreta il prete dei campesinos, che alla fine accetta l'inevitabilità della violenza per difendere i diritti dei poveri. Il risultato è però impacciato e meno divertente delle singole parti. (''[[Requiescant]]''; 2003, p. 1961) *[[Sergio Sollima|Sollima]] rilegge il western in chiave populista e vagamente anarcoide: anche se ciò non va a detrimento di una presa immediata da vero cinema popolare, capace di costruire personaggi mitici senza per questo diventare discorso di secondo grado sulla mitologia del genere (come succede nel cinema di [[Sergio Leone|Leone]]). (''[[La resa dei conti (film 1966)|La resa dei conti]]''; 2003, p. 1961) *L'intreccio è banale e pretestuoso, utile solo per le sperimentazioni audiovisuali [...] ma colpisce ancora oggi la concezione «totale» del sonoro: invece di dar libero sfogo ai dialoghi, come ci si aspetterebbe dopo tanti anni di muto, [[Alessandro Blasetti|Blasetti]] attua un sapiente mixage di parole, musica e rumori, soprattutto quelli della strada, costruendo situazioni sonore simultanee a cui spesso fanno da contrappunto soluzioni visive di chiara matrice avanguardista (sovrimpressioni, siparietti neri, tagli originali delle inquadrature, in cui si fa fatica a distinguere dov'è piazzata la macchina da presa). Tra i momenti più belli, quello in cui il protagonista, nascosto in un androne di mattina presto, medita di spararsi un colpo di pistola, mentre tutt'intorno la città si risveglia, una macchina corre all'impazzata e gli operai vanno al lavoro. (''[[Resurrectio]]''; 2003, pp. 1962-1963) *[...] il film ha i suoi momenti migliori nell'uso dell'ambiente in funzione narrativa (i prati coi mandorli, la pioggia pasquale) ma cede troppo alle esigenze divistiche di Hollywood. ([[Resurrezione (film 1934)|''Resurrezione'', 1934]]; 2003, p. 1963) *Fedele e imponente versione del romanzo di [[Lev Tolstoj]], che nell'adattamento firmato da [[Renato Castellani]] (con la collaborazione di Juliane Kay) stempera il messaggio evangelico originale a favore di una moralità più laica e pragmatica. Se la struttura del racconto (con i suoi flashback a incastro che fanno scoprire poco alla volta la verità allo spettatore) è compatta e avvincente, così come la capacità di descrivere con poche battute l'ipocrisia e i pregiudizi che condannano Katjuša e portano invece a considerare con indulgenza il comportamento di Dimitrij, il vero punto debole del film è nella scarsa intensità dei due protagonisti, belli ma decisamente inerti. ([[Resurrezione (film 1958)|''Resurrezione'', 1958]]; 2003, p. 1963) *[[Gene Tierney]], al suo secondo film, illumina questo polpettone, aberrante dal punto di vista ideologico. (''[[La ribelle del Sud]]''; 2003, p. 1966) *Una delle opere più originali di [[Alfred Hitchcock|Hitchcock]] [...]: senza sospetti o colpevoli o assassinii [...] raccontata mescolando realismo e onirismo [...]. Magistrale il modo in cui Hitchcock passa nella prima parte dall'espressionismo (la scena nell'ufficio) al burlesco (il viaggio in métro) alla più acida descrizione satirica della crisi di un matrimonio per ribaltare tutto in una seconda parte inaspettata e profondamente umana. (''[[Ricco e strano]]''; 2003, p. 1969) *Voluto da [[Will Smith]] per dirigere la storia vera di [[Chris Gardner|Gardner]] (sceneggiata da [[Steven Conrad]]), l'esordio statunitense di [[Gabriele Muccino|Muccino]] avviene nel migliore dei modi possibili: una nomination per Smith, buoni incassi sia in America che in Italia e una consacrazione professionale nella mecca del cinema. Quella che poteva essere la più scontata e zuccherosa delle storie (un uomo precipita ai gradini più bassi della povertà prima di risalire verso il successo) diventa il ritratto coinvolgente e credibile di un americano alle prese con le tante contraddizioni della vita e della società, che Muccino sceglie di raccontare utilizzando il più possibile ambientazioni dal vero -ricoveri per senzatetto compresi- per imprimere al film un'atmosfera credibilmente realistica (aiutato anche dalla fotografia di [[Phedon Papamichael]]). Frenando ogni facile concessione emotiva (le tante umiliazioni che Chris deve sopportare, la notte trascorsa nella metropolitana, l'egoismo degli amici) e controllando la recitazione di Will Smith, il mito dell'«edonismo reaganiano» finisce per essere letto da un'angolazione meno scontata e superficiale e l'eterna favola del successo a portata di mano diventa qualche cosa di più complesso e credibile. (''[[La ricerca della felicità]]''; 2016, p. 3700) *Il capitolo conclusivo della trilogia fordiana sulla cavalleria, dopo ''[[Il massacro di Fort Apache|Massacro a Fort Apache]]'' e ''[[I cavalieri del Nord Ovest|I cavalieri del Nord-Ovest]]'', ha un tono leggero e ottimistico. Personaggi stereotipati ma amabili, e riuscite caratterizzazioni di contorno. [...] Un classico, anche se non un capolavoro [...]. (''[[Rio Bravo]]''; 2003, pp. 1978-1979) *Capitolo conclusivo (sceneggiato da [[Leigh Brackett]] e [[Burton Wohl]]) della trilogia western di [[Howard Hawks|Hawks]], dopo ''[[Un dollaro d'onore]]'' e ''[[El Dorado (film 1966)|El Dorado]]'', e ultimo film del regista. Considerato a torto un film minore, ha momenti molto belli, specie quando fa l'elogio dell'amicizia e passa bruscamente da toni da commedia a momenti drammatici. Di gran lunga superiore alla media dei western che [[John Wayne|Wayne]] girava in quegli anni. (''[[Rio Lobo]]''; 2003, p. 1979) *[...] è il film più anomalo di [[Raffaello Matarazzo|Matarazzo]] che utilizza al meglio le possibilità offerte dal set all'aperto (fu girato tutto in ambienti naturali) per sfruttare i movimenti di macchina e la mobilità della gru. Nonostante i possibili punti di contatto con ''[[Riso amaro]]'', il film si allontana dal naturalismo di [[Giuseppe De Santis|De Santis]] per scegliere una strada originale e rischiosa (specie per il pubblico di quei tempi): raccontare una storia realistica con uno stile irrealistico (la recitazione della [[Elsa Martinelli|Martinelli]] non è mai naturale, ma ispirata a un ostentato distacco dalla realtà; le scene madri sono fredde e mai emotive) nel quale ribaltare le regole del melodramma (alla fine è il padre che si sacrifica, mentre la figlia non è costretta a sopportare le colpe dei padri). (''[[La risaia]]''; 2003, p. 1980) *Tecnicamente, i risultati sono ancora artigianali, ma il film – che accosta con un certo estro il fantastico e il quotidiano – la dice lunga sulle inquietudini e le paure dell'epoca. (''[[Il risveglio del dinosauro]]''; 2003, p. 1982) *La [[Carole Lombard|Lombard]] ha un insolito ruolo di vestale del focolare in una commedia con svolta melodrammatica da cui, dati regista e interpreti, ci si aspetterebbe qualcosa di più. (''[[Ritorna l'amore]]''; 2003, p. 1983) *Uno degli innumerevoli, e fra i minori, capitoli della saga di Frankenstein diretto da un regista che è anche un eccellente direttore della fotografia, ma che dimostrerà quanto vale in altri film. Décor raffinato come sempre per i prodotti [[Hammer Film Productions|Hammer]]. (''[[La rivolta di Frankenstein]]''; 2003, p. 1997) *Commovente ancora a distanza di anni, il film reagisce con il suo stile semplice e diretto alla retorica di tanti anni di fascismo [...]. (''[[Roma città aperta]]''; 2003, p. 2006) *[...] diretto da un veterano pieno di tatto, mirabile per lo stile secco e rigoroso, antiromantico a dispetto del titolo italiano [...]. [[Gregory Peck|Peck]] qui è davvero mitico. (''[[Romantico avventuriero]]''; 2000, p. 2008) *Non un capolavoro, ma un noir di tutto rispetto [...] dove l'intrigo poliziesco passa in secondo piano di fronte allo studio psicologico di una coppia e dei suoi due caratteri e [[Robert Siodmak|Siodmak]] racconta la storia di questa tragedia a due trasformando un thriller in un'opera intimista. La bella fotografia di [[George Barnes (direttore della fotografia)|George Barnes]] fa da cornice all'ottima prestazione della diva, naturalmente a suo agio nei panni della cinica maliarda [...]. (''[[Il romanzo di Thelma Jordon]]''; 2003, p. 2009) *Un noir ingiustamente sottovalutato, che lo sceneggiatore Charles Bennett riempie di dettagli fisici e clinici (le «ferite» reali e metaforiche di [[Robert Mitchum|Mitchum]], le «bugie» della [[Faith Domergue|Domergue]]) capaci di sottolineare la componente masochista del genere [...]. (''[[Una rosa bianca per Giulia]]''; 2003, p. 2014) *[...] [[Roman Polański|Polanski]] sceneggia con fedeltà e mette in scena con sobrietà, rinunciando del tutto agli effetti speciali consueti per il genere. ''Rosemary's Baby'' è considerato a tutt'oggi il suo film migliore, l'unico completamente in grado di reinterpretare la lezione [[Alfred Hitchcock|hitchcockiana]] in chiave personale e in rapporto al clima della società. Su un realismo descrittivo di fondo (personaggi, ambienti), Polanski innesta progressivamente un'angoscia surreale, tanto fantastica quanto inquietante, resa più intensa dall'umorismo beffardo, dalle acute osservazioni psicologiche e da un senso di ambiguità diffusa e persistente. (''[[Rosemary's Baby - Nastro rosso a New York]]''; 2003, p. 2017) *Per lo scarso successo ottenuto dalla serie in Italia, uscì con una promozione che non faceva alcun riferimento alla saga. (''[[Rotta verso la Terra]]''; 2003, p. 2021) *Per la prima volta invecchiati, i membri dell'equipaggio hanno rughe e capelli bianchi. Piuttosto risibili comunque, gli agganci all'attualità, e noiosi dialoghi. (''[[Rotta verso l'ignoto]]''; 2003, p. 2021) ===S=== *Tardo e lutulento kolossal biblico [...]: l'ultimo film di [[King Vidor|Vidor]]. [...] Grandiose le scene di massa e le scollature della [[Gina Lollobrigida|Lollo]]: il canto del cigno di un colosso di Hollywood, che però non ha mai dato il meglio di sé nelle superproduzioni. (''[[Salomone e la regina di Saba]]''; 2003, p. 2034) *Si ha l'impressione di essere alla fine di un'epoca e di un horror che non sa più stare al passo coi tempi. (''[[I satanici riti di Dracula]]''; 2003, p. 2049) *[[Robert Siodmak|Siodmak]] immagina un serial killer a metà tra i personaggi di [[Edgar Allan Poe|Poe]] e i mostri dell'espressionismo tedesco, ma storicamente cresciuto nell'epoca nazista. Dialoghi ridotti al minimo, contrasti chiaroscurali, deformazioni ottiche (l'allucinazione dell'assassino, che vede Helen senza bocca, o il primissimo piano del suo occhio che riflette la vittima), oggetti usati in modo simbolico: la regia punta sull'evidenza visiva, rielaborando suggestioni letterarie e psicoanalitiche in un incubo sfaccettato che continua a lasciare meravigliati. (''[[La scala a chiocciola (film)|La scala a chiocciola]]''; 2003, p. 2053) *Tipica e ovvia commedia dei «telefoni bianchi», con una sognante Cenerentola italiana, particolarmente apprezzata – si diceva – da [[Benito Mussolini|Mussolini]]. (''[[Scampolo (film 1941)|Scampolo]]''; 2003, p. 2054) *La progressiva débacle della funzionaria tutta d'un pezzo richiama ''[[Ninotchka]]'', di cui [[Billy Wilder|Wilder]] era stato sceneggiatore, ma poi l'intreccio, tra giallo e storia d'amore, imbocca altre strade. Godibile, comunque, la caricatura del personaggio femminile americano, che esalta per contrasto la bellezza inquietante e perniciosa di [[Marlene Dietrich|Marlene]]. (''[[Scandalo internazionale]]''; 2003, p. 2056) *Vorrebbe essere una specie di ''[[Ultimo tango a Parigi|Ultimo tango]]'' anni Ottanta sceneggiato da [[Gabriele Lavia|Lavia]] e [[Riccardo Ghione]], in realtà è un filmaccio pretenzioso, con un erotismo che spinge allo sbadiglio o al riso. Si salva solo il cartone animato di [[Gibba]] [...]. (''[[Scandalosa Gilda]]''; 2003, p. 2057) *Curiosa fusione degli equivoci bonari della commedia all'ungherese [...] con le esigenze propagandistiche del regime: gli spunti comici dello zoticone scaraventato in un mondo di cui ignora le regole sono sviluppati solo in parte per lasciare spazio a un entusiasmo da «battaglia del grano» che privilegia i proclami sociali (con inserti sociali sulle case da costruire per i coloni e la necessità della meccanizzazione) e non si risparmiano nemmeno le inquadrature delle messi ondeggianti al vento, neanche fosse una versione autarchica del ''[[La linea generale|Vecchio e il nuovo]]'' [[Sergej Michajlovič Ėjzenštejn|ejzenstejniano]]. (''[[Scarpe grosse]]''; 2003, p. 2060) *Remake di ''[[Profumo di donna]]'': tutte le gag possibili sui ciechi (compreso Slade al volante di una [[Ferrari]]) e uno spirito dolciastro che vorrebbe ispirarsi all'''[[L'attimo fuggente|Attimo fuggente]]'' ma sa soprattutto di conformismo. La gigioneria di [[Al Pacino|Pacino]] – doppiato in italiano da [[Giancarlo Giannini]] – si è meritata l'Oscar e comunque sa reggere le quasi tre ore del film. (''[[Scent of a Woman - Profumo di donna]]''; 2010, p. 2956) *Un melodramma strappalacrime racchiuso in un lungo flashback con cornice edificante: la summa del cinema [[Raffaello Matarazzo|matarazziano]]. L'unica novità rispetto agli altri film del regista è il ritratto di una donna completamente sola, tanto all'inizio quanto alla fine. L'insopprimibile carica erotica della [[Silvana Pampanini|Pampanini]] viene utilizzata in funzione del senso di colpa e della sofferenza da scontare. (''[[La schiava del peccato]]''; 2003, p. 2067) *Originale noir [...] che innesta uno strano triangolo sentimentale sui classici motivi della fuga e della vendetta. Disperato e romantico, girato con lo stile contrastato e folgorante del [[Anthony Mann|Mann]] migliore. Personaggi imprevedibili e ben delineati: l'unico radicalmente cattivo è il sadico [[Raymond Burr|Burr]]. (''[[Schiavo della furia]]''; 2003, p. 2068) *Ritenuto tradizionalmente il terzo capolavoro del neorealismo (dopo ''[[Roma città aperta]]'', 1945 e ''[[Paisà]]'', 1946 di [[Roberto Rossellini|Rossellini]]), è un brusco film-verità permeato dall'inconfondibile surrealismo fiabesco di [[Cesare Zavattini|Zavattini]] [...]. Nella prima parte la macchina da presa si muove al passo dei personaggi, secondo la poetica zavattiniana del «pedinamento» e della «distrazione», mentre in seguito si concentra più sui dettagli, sull'amicizia tra i due ragazzi e sulla vita nel riformatorio. Quest'ultimo approccio ha suscitato, soprattutto a distanza di anni, forti giudizi negativi sul moralismo [[Vittorio De Sica|desichiano]]. Rivisto oggi, ''Sciuscià '' [...] è una favola dolorosa, ingenua forse, ma piena di vigore ed emozionante nel suo umanesimo dimesso e marginale. (''[[Sciuscià (film)|Sciuscià]]''; 2003, p. 2071) *Gli effetti speciali in stop motion di Ray Harryhausen sono spettacolari, il film no. Le scenografie consentono di fare a gara a chi indovina gli anacronismi. (''[[Scontro di titani]]''; 2003, p. 2074) *Dopo il fallimento di ''[[Psycho (film 1998)|Psycho]]'', [[Gus Van Sant|Van Sant]] accetta la regia di un film su misura per Connery (anche produttore, lo si vede dall'abbondanza di primissimi piani). La sceneggiatura di Mike Rich non eccelle per originalità (lo scontro interclassista rimanda a ''[[Will Hunting - Genio ribelle]]'', il rapporto allievo-maestro a ''[[L'attimo fuggente]]'', il climax finale a ''[[Scent of a Woman - Profumo di donna|Scent of a Woman]]''), la tensione omoerotica tra i due protagonisti cade nel vuoto: ma la confezione non fa una grinza, e la simpatia di Connery fa digerire un prodotto troppo pensato a tavolino. (''[[Scoprendo Forrester]]''; 2010, p. 2971) *La seconda guerra mondiale è iniziata, e [[Ernst Lubitsch|Lubitsch]], il cui stile era sinonimo di lusso e sofisticazione, cerca conforto in una Budapest piccolo-borghese da operetta, coltivando buoni sentimenti quasi [[Charles Dickens|dickensiani]]. L'ironia si fa impalpabile, il gioco degli equivoci aereo, e su tutto aleggia un indefinibile senso di malinconia. Come nei film di [[Frank Capra]], l'ottimismo è sempre l'altra faccia di un pessimismo sul destino di solitudine cui, quasi sempre, è condannato l'individuo. (''[[Scrivimi fermo posta]]''; 2003, p. 2077) *Un omaggio favolistico ai protagonisti del cinema horror classico, in teoria dedicato ai minori di quattordici anni, in realtà troppo mite anche per loro. (''[[Scuola di mostri]]''; 2003, p. 2079) *Il confronto tra i due attori non mantiene tutte le sue promesse per colpa di una sceneggiatura poco originale [...] e di una regia piatta. (''[[La seconda signora Carroll]]''; 2003, p. 2082) *[[Luigi Magni|Magni]] romanizza [[Ponzio Pilato|Pilato]] e, alla fine, lo fa diventare un eroe controvoglia, come molti personaggi della commedia all'italiana. Volenteroso tentativo di un regista colto-popolare di uscire dagli stereotipi e di confrontarsi con temi universali. (''[[Secondo Ponzio Pilato]]''; 2003, p. 2083) *[[Otto Preminger|Preminger]] definì «un incidente interessante» questo film girato scrivendo la sceneggiatura la notte prima delle riprese. Eppure il personaggio al di là del bene e del male di Diane è uno dei più complessi e dei più riusciti della sua filmografia. Tra noir e melodramma, con un senso della fatalità e della sconfitta (esemplare il perdente interpretato da [[Robert Mitchum|Mitchum]]) che lo rende un piccolo classico; misconosciuto in Italia. (''[[Seduzione mortale (film 1953)|Seduzione mortale]]''; 2003, p. 2086) [[File:Charles Laughton in The Sign of the Cross trailer.jpg|miniatura|[[Charles Laughton]] nel ruolo di [[Nerone]] ne ''[[Il segno della croce]]'']] *[[Cecil B. DeMille|DeMille]] ricrea anche col sonoro la monumentalità dei suoi kolossal muti, e mescola furbamente sensualità e misticismo, fascino della decadenza ed eroismo dei martiri: all'epoca fu un trionfo. [[Charles Laughton|Laughton]] è un memorabile [[Nerone]], ma alla storia è passato il bagno della [[Claudette Colbert|Colbert]] nel latte; molte delle sequenze più osé, comunque, sono scomparse dalla versione corrente. (''[[Il segno della croce]]''; 2003, pp. 2087-2088) *Dopo ''[[Vertigine (film 1944)|Vertigine]]'', [[Otto Preminger|Preminger]] pone la [[Gene Tierney|Tierney]] al centro di un altro triangolo inquietante, dove le apparenze celano tormenti segreti. [[José Ferrer|Ferrer]], genio solitario del Male, perdente e masochista (si spinge all'autoipnosi), regge il confronto col cattivo del film precedente. Fotografia contrastata di [[Arthur C. Miller|Arthur Miller]], musica spettrale di [[David Raksin]], scenografie spesso astratte di [[Lyle R. Wheeler]] e [[Thomas Little]]: uno dei più affascinanti noir dell'epoca. (''[[Il segreto di una donna]]''; 2003, p. 2095) *[...] è un film che alla sua uscita fece scandalo per la crudezza con cui descriveva la violenza degli slum, ma rivisto oggi la sua presa di posizione a favore del professore progressista con gli occhi chiari e il cuore d'oro appare un po' facile. (''[[Il seme della violenza]]''; 2003, p. 2099) *[...] è il secondo viaggio infernale compiuto da [[Alberto Lattuada|Lattuada]] (dopo ''[[Il bandito]]'') nell'Italia disintegrata dell'immediato dopoguerra. In un momento in cui il messaggio di speranza è quasi obbligatorio, il regista ritrae un universo livido e senza vie d'uscita, dove la messinscena crudemente realistica assume via via connotazioni simboliche. (''[[Senza pietà]]''; 2003, p. 2107) *Variazione moderna sul tema di Pigmalione e Galatea, ''Settimo velo'' evoca, in maniera lirica e romantica, i conflitti vissuti da due personaggi alla ricerca del loro equilibrio e li descrive (secondo gli stilemi resi popolari dai film di Gainsborough) come due persone malate, il cui fascino tenebroso nasce esplicitamente da legami sessuali, che però la regia tende a lasciare nell'ombra per permettere allo spettatore di esercitare al meglio la sua fantasia. Prodotto indipendente girato con pochi soldi ma molto talento [...]. (''[[Settimo velo]]''; 2003, p. 2127) [[File:Kerwin Mathews in The 7th Voyage of Sinbad.png|thumb|[[Kerwin Matthews]] nel ruolo di [[Sindbad il marinaio|Sinbad]] ne ''[[Il 7º viaggio di Sinbad]]'']] *Unico nel suo genere all'epoca, sorprende ancora oggi per la ricchezza d'invenzione, l'umorismo della sceneggiatura (Kenneth Kolb), la vivacità delle interpretazioni e la raffinatezza visuale. (''[[Il 7º viaggio di Sinbad]]''; 2003, p. 2127) *Uscito in origine come ''Katarsis'' e rieditato dopo due anni, forse il più scassato horror italiano di tutti i tempi. Si cala un velo pietoso sulla storia-cornice, con soubrette grasse e la «stella della canzone argentina» [[Sonia Scotti|Sonia]]. (''[[Sfida al diavolo]]''; 2003, p. 2129) *Al secondo film, [[Sam Peckinpah|Peckinpah]] gira un western crepuscolare e antiretorico molto in anticipo sui tempi sceneggiato da N.B. Stone jr. Siamo all'inizio del Novecento, gli eroi (interpretati da due attempati specialisti dei western di serie B) sono disillusi, e anche la loro morale non è più ferrea. Tipica del regista la vena di crudeltà (con la scena del matrimonio degna di [[Erich von Stroheim|von Stroheim]]), che non rientrava certo nei canoni hollywoodiani. Accorciato di mezz'ora dai produttori, non ne risentì troppo, e fu una rivelazione. (''[[Sfida nell'Alta Sierra]]''; 2003, p. 2131) *Melodramma poliziesco sceneggiato da Henry Garson e R.W. Soderborg che sfrutta bene la cornice di normalità borghese (in cui però latitano le presenze tradizionali del marito e dei poliziotti), tentazione fatale per un cattivo dal cuore tenero. Ottime interpretazioni dei due protagonisti, ma è poco credibile lo strano rapporto che si crea tra di loro e nessun carattere è davvero approfondito. [[Max Ophüls|Ophuls]] è meno barocco del solito, ma appena la macchina da presa carrella si vede il suo genio. (''[[Sgomento (film)|Sgomento]]''; 2003, p. 2132) *Polpettone semiwestern, sceneggiato da James Lee Barrett con ritmi da romanzo-fiume [...]. (''[[Shenandoah - La valle dell'onore]]''; 2003, p. 2137) *Gli episodi hanno diverso valore: il migliore e il più smaliziato è quello di [[Luchino Visconti|Visconti]], ma anche il filmino di famiglia di [[Roberto Rossellini|Rossellini]] è interessante [...]. Altrove si resta a livello del bozzetto e dell'aneddoto: segno che la stagione neorealista ormai era al termine. (''[[Siamo donne]]''; 2003, p. 2144) *Commediola all'acqua di rose [...] che scherza su alcune delle caratteristiche nazionali dell'italiano – la litigiosità condominiale, l'assenteismo assembleare – ma che offre soprattutto l'occasione per un paio di divertenti duetti tra [[Aldo Fabrizi|Fabrizi]] e [[Peppino De Filippo|Peppino]] [...]. (''[[Siamo tutti inquilini]]''; 2003, p. 2145) *[...] è un melodramma freddo e visionario come può esserlo l'allucinazione di una moribonda. I conoscitori di [[Max Ophüls|Ophuls]] vi troveranno espressi compiutamente i temi dei suoi capolavori futuri: lo spettacolo come mondo illusorio e crudele, la mercificazione della diva (l'ultima immagine è quella della rotativa che ferma la stampa dei manifesti di Gaby), il gusto della perdizione. Ma anche i profani saranno colpiti da uno stile stupefacente che, a pochi anni dall'inizio del sonoro, non solo fa ancora tesoro di tutte le risorse del muto (ombre espressioniste, deformazioni, soggettive strabilianti), ma si serve di voci, rumori e musiche in maniera antirealista, a sottolineare l'atmosfera onirica. Deliziosamente ingenua la recitazione della [[Isa Miranda|Miranda]], e oltraggiosamente gigionesca quella di [[Memo Benassi|Benassi]]. Ophuls è un regista che gioca sui contrasti e si serve delle imperfezioni: e, al di là dei toni sopra le righe e del divertimento formalista, sa inserire una nota di amarezza autentica. (''[[La signora di tutti]]''; 2003, p. 2149) *Abile film di propaganda bellica [...] che unisce una vena sentimentale crepuscolare a un efficace discorso antinazista descrivendo con bella intelligenza l'ambiente inglese. (''[[La signora Miniver]]''; 2003, p. 2151) *Interpretato da due attori in vero stato di grazia – con [[Claude Rains]] che tiene perfettamente la scena di fronte a una [[Bette Davis]] straordinaria nell'inventare i gesti e la dizione di una tipica ragazza viziata, che vive solo per l'adulazione degli uomini – il film ha anche alcuni risvolti non banali (come il tema della decadenza fisica) e affronta, per la prima volta in un melò femminile, il tema della discriminazione razziale degli ebrei (l'origine del marito rappresenta una barriera invalicabile nella conformista società newyorchese, di fronte alla quale anche la sua fortuna non può niente). (''[[La signora Skeffington]]''; 2003, p. 2152) *Uno [[Luigi Zampa|Zampa]] minore, che parte con propositi di satira di costume, ma sceglie la strada della scontata commedia degli equivoci. (''[[Signori, in carrozza!]]''; 2003, p. 2156) *Classica commedia dei «telefoni bianchi», basata sull'equivoco sentimentale. [[Mario Camerini|Camerini]] ci mette di suo una sottile schermaglia classista, dove la simpatia va tutta al mondo degli onesti lavoratori, ma dove le gerarchie alla fine restano ben marcate. Impeccabile la fattura, con un ritmo che ha poco da invidiare alle commedie sofisticate d'oltreoceano, e disinvolto il cast. (''[[Il signor Max]]''; 2003, p. 2157) *Da pretenzioso thriller surrealista, il film di Argento si trasforma in uno ''Psyco'' a Trastevere: sempre sopra le righe e sprezzante della verosimiglianza, ma senza invenzioni visive (come ai bei tempi) che non compensano. Non bastano più quattro effetti digitali [...] per tenere in piedi un intreccio imbarazzante sia per la confusione che per i tratti patologici e misogini che ne emergono. E la «sindrome» del titolo – quella che proverebbero i turisti stressati da troppe opere d'arte – è solo un pretesto lasciato subito cadere. (''[[La sindrome di Stendhal]]''; 2003, p. 2162) *Uno dei primi noir di Hollywood, prodotto in economia dalla Fox (non c'è neanche una colonna sonora originale) ma con molti tratti che diventeranno costanti del genere sia nei temi (l'ossessione per una donna morta, l'ambiguità della colpa, la mancanza di protezione di fronte alla legge), sia nella messa in scena (luci contrastate, ombre proiettate sui muri). Il cast, tranne [[Laird Cregar|Cregar]], vale poco; ma come ''whodunit'' il film è ben congegnato, e il finale è notevole. (''[[Situazione pericolosa]]''; 2003, p. 2168) *Discreta suspense e buoni attori in un prodotto di medio artigianato. (''[[So che mi ucciderai]]''; 2003, p. 2174) *Melodramma fantastico e ultraromantico [...] che ottenne all'epoca un buon successo, affascinando anche i surrealisti parigini per l'elogio dell{{'}}''amour fou''. Lo stile visionario dell'ultima parte, tutta giocata sui contrasti tra luce e tenebra, merita a questo film un posto nella storia del cinema. (''[[Sogno di prigioniero]]''; 2003, p. 2178) *L'unico incontro fra [[John Ford|Ford]] e la guerra civile americana è sceneggiato da John Lee Mahin e Martin Rackin: non tra i suoi capolavori, ma nemmeno, come sostengono in molti, un suo film minore. Il confronto tra i due personaggi (tra i quali si mette di mezzo una sudista, l'insolitamente procace – per un film di Ford – [[Constance Towers|Towers]]) è ben orchestrato; non mancano i soliti tocchi bonari e un po' dolciastri, ma il finale è asciutto e antiretorico. (''[[Soldati a cavallo]]''; 2003, p. 2182) *La lost generation degli americani europeizzati in un inaffondabile e avvincente polpettone [...] pieno di esotismo a buon mercato. Una delle migliori (e delle ultime) interpretazioni di [[Errol Flynn|Flynn]]. (''[[Il sole sorgerà ancora]]''; 2003, p. 2186) *Simpatico thriller urbano, realizzato con solido professionismo in tempo quasi reale con ritmi intelligentemente spezzati tra violenta concitazione ed efficaci sospensioni. Il lieto fine è assicurato, ma arriva dopo molti colpi di scena e con quel tanto di ironia che smussa il buonismo del copione di [[Richard Wenk]]. (''[[Solo due ore]]''; 2010, p. 3141) *Nel romanzo ''Before the Fact'' di A.B. Cox, Lina si lasciava uccidere per amore, ma Hitchcock, in parte condizionato dalla produzione, ha scelto un'ambiguità ben più sottile, che lascia salva la sessuofobia di fondo (l'equazione tra matrimonio e pericolo, che fu di ''[[Rebecca, la prima moglie (film 1940)|Rebecca]]'' e sarà di ''[[Marnie]]''). (''[[Il sospetto (film 1941)|Il sospetto]]''; 2003, p. 2199) *La bellezza come presa di coscienza della propria miseria sociale: un tema insolito, affrontato con piglio meno predicatorio del solito da [[André Cayatte|Cayatte]], autore della sceneggiatura con Gérard Oury. Si crede poco alla bruttezza della [[Michèle Morgan|Morgan]], ma in compenso la prova di [[Bourvil]] è davvero notevole, e la descrizione dell'ambiente piccolo-borghese in cui si muovo i personaggi non priva di notazioni felici. (''[[Lo specchio a due facce]]''; 2003, p. 2212) *La prima versione del romanzo di [[Fannie Hurst]] (sceneggiato da [[William Hurlbut]]) è francamente datata, malgrado i pregi della regia di [[John M. Stahl|Stahl]]: e il trattamento del personaggio di Dalila, la governante nera, sfiora il razzismo. (''[[Lo specchio della vita (film 1934)|Lo specchio della vita]]''; 2003, p. 2212) *[...] i luoghi canonici del western, indiani compresi, fanno solo da cornice a uno studio psicologico sul tema dell'avidità umana. Il bandito spietato, ridotto dagli altri personaggi a oggetto prezioso che fa gola sia da vivo che da morto, per contrasto riacquista umanità, e il buono della situazione non agisce certo per idealismo, ma perché spinto dal bisogno. Grande senso del paesaggio, un duello all'ultimo sangue da antologia (e che dà il titolo al film), e attori perfetti. (''[[Lo sperone nudo]]''; 2003, p. 2215) *Ritmo televisivo, dialoghi verbosi e parafilosofici: il film del vecchio Wise non ha mai affascinato chi non fosse già un fan dei personaggi. (''[[Star Trek (film 1979)|Star Trek]]''; 2003, p. 2237) *I fans insorsero per la morte di Spock e pretesero che risuscitasse nel capitolo successivo. (''[[Star Trek II - L'ira di Khan]]''; 2003, p. 2237) *Lloyd, nella parte del capo dei klingoniani, è deludente. L'ineffabile Nimoy esordisce alla regia, fedele al tono di telefilm di lusso della serie. (''[[Star Trek III - Alla ricerca di Spock]]''; 2003, p. 2237) *L'ammiraglio Kirk esordisce alla regia e fa le cose in grande, impantanandosi in improbabili disquisizioni filosofiche e religiose. (''[[Star Trek V - L'ultima frontiera]]''; 2003, p. 2237) *Quasi una metafora dei pasticci dell'Onu e un certo revisionismo anticolonialista nella sceneggiatura di Michael Piller: ma niente paura, la confezione è quella di un episodio televisivo gonfiato per il grande schermo, con pessimi effetti speciali e patetici tentativi di ironia. (''[[Star Trek - L'insurrezione]]''; 2003, p. 2237) *Scenografie ed effetti speciali quasi impresentabili, ritmo catatonico, cast pensionabile. Spettacolare solo il tonfo globale al botteghino. (''[[Star Trek: La nemesi]]''; 2003, p. 2238) *Forse il miglior film di [[Robert Wise|Wise]], e uno dei più amari ed emozionanti spaccati del mondo della boxe. Girato in tempo reale (il film comincia alle 21 e 05 e finisce alle 22 e 17) con grande senso della suspense e intelligenza drammaturgica. La sceneggiatura è di Art Cohn, la fotografia – da noir – di [[Milton R. Krasner|Milton Krasner]]. [[Robert Ryan|Ryan]], nella parte di un perdente individualista, mette la stessa energia che nelle parti, per lui più abituali, di vilain. (''[[Stasera ho vinto anch'io]]''; 2003, p. 2239) *[[Mario Mattoli|Mattòli]] prosegue nella politica (e nell'estetica) dei «film che parlano al vostro cuore», concludendo una tetralogia iniziata con ''[[Luce nelle tenebre]]'' e che aveva lanciato [[Alida Valli]]: la sceneggiatura [...] rispetta gli schemi del melodramma popolare, ma cerca anche di costruire dei personaggi a tutto tondo. (''[[Stasera niente di nuovo]]''; 2003, p. 2239) *Dopo l'insuccesso di ''[[Umberto D.]]'' [[Vittorio De Sica|De Sica]] accettò di dirigere due divi americani coi soldi di [[David O. Selznick|David Selznick]] [...] e tutti gridarono al tradimento del neorealismo. Variazione su ''[[Breve incontro]]'' di [[David Lean|Lean]], il film non è poi quel bidone che si disse, anche se le macchiette di contorno, che vorrebbero fare colore, sono importune, e la storia è assai convenzionale. (''[[Stazione Termini (film)|Stazione Termini]]''; 2003, p. 2241) *Lo sceneggiatore [[John Briley]] recupera il tema centrale del romanzo di [[John Wyndham]] all'origine del ''[[Il villaggio dei dannati (film)|Villaggio dei dannati]]'' e costruisce un fantathriller teso ed efficace, dove la paura inconscia per la malvagità dei bambini trova qualche bella conferma. (''[[La stirpe dei dannati]]''; 2003, p. 2245) *Storia fumettistica ambientata nell'universo piccolo-borghese caro al regista, raccontata senza grandi spostamenti di macchina [...]. (''[[Una storia d'amore (film 1942)|Una storia d'amore]]''; 2003, p. 2246) *Il libro di [[Kathryn Hulme]], sceneggiato da [[Robert Anderson (sceneggiatore)|Robert Anderson]], è portato sullo schermo con la formula [[Fred Zinnemann|Zinnemann]]: grandi temi trattati senza manicheismi, attenta analisi psicologica, serietà assoluta e un professionismo che tende a farsi un po' incolore. La [[Audrey Hepburn|Hepburn]] in versione drammatica all'inizio sembra un po' spaesata, ma diventa man mano più convincente. (''[[La storia di una monaca]]''; 2003, p. 2250) *Influenzato dallo spirito del New Deal, fu la risposta di [[Samuel Goldwyn]] della United Artists ai film di gangster della Warner Bros. Esaltato per i suoi contenuti sociali, rivisto oggi si dimostra un bel noir melodrammatico ma non molto di più. (''[[Strada sbarrata]]''; 2003, p. 2257) *[...] [[Fritz Lang|Lang]] riprende il cast e il triangolo ambiguo di ''[[La donna del ritratto]]'', raccontando senza battere ciglio una storia beffarda di colpa e degradazione. Nessun personaggio si salva, ma il tono non è quello enfatico del melodramma. Libero da condizionamenti produttivi, Lang girò una delle sue migliori opere del periodo americano. [...] [[Edward G. Robinson|Robinson]] grandeggia e non fa rimpiangere [[Michel Simon]], interprete dell'originale di [[Jean Renoir|Renoir]]. (''[[La strada scarlatta]]''; 2003, p. 2258) *Un poliziesco teso e coinvolgente, dove la sceneggiatura di Harry Kleiner riesce a dare ai personaggi sfumature insolite (specie al gangster dalle velate tendenze omosessuali, ossessionato dai germi). [[Lloyd Nolan|Nolan]] aveva già interpretato l'ispettore Briggs in ''[[La casa della 92ª strada]]'' di [[Henry Hathaway|Hathaway]], di cui questo film riprende lo stile semidocumentaristico e gli intenti propagandistici pro-Fbi. Ottimamente fotografato da Joe McDonald. Più brillante, comunque, il remake di [[Samuel Fuller]], ''[[La casa di bambù]]''. (''[[Strada senza nome]]''; 2003, p. 2258) *Un noir angosciante e claustrofobico ma abbastanza convenzionale; molto ammirato dai fans del regista – che, per conto suo, anni dopo disse di non ricordarne nulla. (''[[Sui marciapiedi]]''; 2003, p. 2277) *Piccolo noir dai risvolti quasi parodici, che anticipa il tono del ''[[Il tesoro dell'Africa|Tesoro dell'Africa]]''. (''[[Il suo tipo di donna]]''; 2003, p. 2282) *[...] un film che all'epoca fece scalpore perché ha il coraggio di mettere a confronto la coscienza primaria del Bene e del Male (in Suzanne) contro i moralismi della società. [...] Oggi, caduto ogni motivo di scandalo, il film si fa apprezzare per il rigore formale e l'attento studio dei rapporti tra parola e immagine. (''[[Suzanne Simonin, la religiosa|Susanna Simonin, la religiosa]]''; 2003, pp. 2286-2287) ===T=== *[...] tutto costruito intorno all'eroe con il volto di [[Gary Cooper]]: solitario nella scelta di vita (anche se membro dell'esercito, veste come uno scout), coraggioso ed equilibrato, sa coniugare scelte pratiche e rigore morale (ha scelto di non vendicare l'assassinio della moglie) con la stessa composta eleganza con cui [[Raoul Walsh|Walsh]] racconta le sue avventure, senza fronzoli o inutili compiacimenti. Una grande dimostrazione di classicità espressiva. (''[[Tamburi lontani]]''; 2003, p. 2295) *Portato a termine dopo l'[[Proclama Badoglio dell'8 settembre 1943|8 settembre]], testimonia la fine di un'epoca per il cinema italiano (nel frattempo era uscito ''[[Ossessione (film 1943)|Ossessione]]'') e fa rimpiangere che l'incontro [[Alida Valli|Valli]]-[[Mario Camerini|Camerini]] – sicuramente destinato a interessanti sviluppi – sia avvenuto troppo tardi. (''[[T'amerò sempre (film 1943)|T'amerò sempre]]''; 2003, p. 2295) *[...] un thriller della brughiera con poca suspense e molto melodramma d'atmosfera. È l'ultimo film britannico di [[Alfred Hitchcock|Hitchcock]] (che non appare nel film), evidentemente a disagio nel trattare una storia piuttosto lontana dalle sue corde. [[Charles Laughton]], la cui esuberanza sfugge al controllo del regista, è anche coproduttore. (''[[La taverna della Giamaica]]''; 2003, p. 2308) *[[Luc Besson]] sceneggia un clone del suo cinema in forma di commedia ironizzando sui fantasmi dell'automobilista. Comicità elementare, inseguimenti fracassoni, spirito tamarro: non male per una serata tra amici con birra e pizza. (''[[Taxxi]]''; 2003, p. 2310) *Garbata commedia sentimentale sceneggiata dal regista, a cui [[Vittorio De Sica|De Sica]] – prima con pizzetto alla [[Dino Grandi]], poi glabro – offre la spigliatezza della sua interpretazione. (''[[Tempo massimo]]''; 2003, p. 2319) *Il rigore stilistico e la partecipe aderenza agli eventi sono alla base di un'intensa ed emozionante parabola sul rapporto fra gli uomini e la natura, sul valore di un mondo impermeabile ai sussulti della modernità. Attori non professionisti, presa diretta del suono, in perfetta ottemperanza ai precetti del neorealismo. (''[[Il tempo si è fermato]]''; 2003, p. 2320) *Generalmente sottovalutato, è un vero spasso per gli amanti del genere, che non si dimenticheranno facilmente di scene come quella della mano mozzata (eliminate, attenzione!, nella versione che circola in televisione, perché l'attrice è Veronica Lario, futura signora Berlusconi). (''[[Tenebre (film)|Tenebre]]''; 2003, p. 2321) *Una trama assolutamente inconsistente per un film patinato come una rivista di moda, pieno di corpi nudi ripresi in pose di apollinea classicità, secondo lo stile di un regista che ha fatto fortuna come fotografo di adolescenti senza veli. (''[[Tenere cugine]]''; 2003, p. 2322) *Primo film a colori di [[Riccardo Freda|Freda]] che costruisce una delle sue opere più classiche [...]. Con uno stile che non concede niente ai facili effetti, Freda gioca con i contrasti di luci e ombre [...] per esaltare la fusione tra la sensualità di [[Teodora (moglie di Giustiniano)|Teodora]] e la tenerezza di [[Giustiniano I|Giustiniano]], la fermezza patrizia dell'imperatore e il popolaresco liberalismo della ballerina. (''[[Teodora (film 1954)|Teodora]]''; 2003, p. 2325) *[...] una commediola scontata nell'intreccio, ma sorprendentemente credibile nella scelta d'ambientazione e nella caratterizzazione dei personaggi. Ottimo il cast, intelligente la regia. (''[[Teresa Venerdì]]''; 2003, p. 2327) [[File:Farcountry trailer 2.jpg|miniatura|[[James Stewart]] in ''[[Terra lontana]]'']] *Uno dei capolavori di [[Anthony Mann|Mann]] e del western [...]. Il tema centrale della responsabilità individuale e dell'inevitabile confronto del singolo con la moralità dei propri atti nasce dalla fusione di due storie – quella personale di Jeff (in fuga da un passato di violenza che ne ha fatto un uomo cinico ed egoista) e quella collettiva dei minatori (che di fronte alla «dittatura» della violenza sentono crescere il bisogno di legalità e valori umani) [...]. (''[[Terra lontana]]''; 2003, p. 2331) *Un bel poliziesco di serie B, con alcuni degli inseguimenti più belli nel suo genere. (''[[Il tesoro di Vera Cruz]]''; 2003, pp. 2340-2341) *Se la struttura è piuttosto convenzionale, non altrettanto si può dire della polemica antiborghese e anticittadina [...] e anche – prima dell'inevitabile ma un po' appiccicaticcio lieto fine – del tema della solidarietà femminile e classista come unica difesa dalle durezze della vita [...]. (''[[Ti ho sempre amato!]]''; 2003, pp. 2354-2355) *Nel Giappone contemporaneo il benessere ha cancellato la dignità: e per Ai (Nikaido), prostituta specializzata in prestazioni sado-maso, conservarla è molto difficile. Murakami, noto romanziere, illustra un campionario di perversioni e di umiliazioni in cui, alla fine, cliente e prostituta si salutano sempre educatamente. Molto duro e sul filo dell'hard-core, ma senza compiacimenti pruriginosi: lo sguardo del regista è a un tempo distaccato e partecipe al punto di vista di Ai. La versione italiana, già sforbiciata qua e là (ma quasi mai nelle scene di sesso) taglia quasi 20' dello straordinario finale [[Michelangelo Antonioni|antonioniano]] (eliminando per intero dei personaggi), in cui Ai vaga per una Tokyo deserta alla ricerca del suo primo amore. Il film perde così parte della sua originalità. (''[[Tokyo Decadence]]''; 2003, p. 2363) *Cruento e stralunato, il film vuole applicare la vena surreale e mistica di Jodorowsky al filone western, già filtrato attraverso gli eccessi del sottogenere «all'italiana», ma il delirio è troppo personale per coinvolgere lo spettatore. (''[[El Topo]]''; 2003, p. 2368) *''[[Balla coi lupi]]'' trent'anni prima e in poco meno di un'ora e mezza. Girato completamente in esterni e narrato in prima persona, scandito da dissolvenze molto lunghe e dialoghi-azioni a raffica. ''La tortura della freccia'' è un western splendidamente caotico e rutilante, forse il più barocco e più bello di [[Samuel Fuller|Fuller]] [...]. (''[[La tortura della freccia]]''; 2003, p. 2374) *[...] [[Riccardo Freda|Freda]] costruisce un melodramma anticonformista diretto con mano sicura e con un bel gusto per le provocazioni [...]. (''[[Il tradimento]]''; 2003, p. 2384) *Un'occasione macabra perduta per il maestro [[Terence Fisher|Fisher]], costretto dalle esigenze del copione a fare i conti con la storia d'amore tra la mielosa [[Jean Simmons|Simmons]] e lo sprecato [[Dirk Bogarde|Bogarde]]. Notevole la ricostruzione d'epoca, sottolineata dalla colonna sonora stile [[Jacques Offenbach|Offenbach]]. (''[[Tragica incertezza]]''; 2003, p. 2389) *Uno dei vertici della carriera di [[Bette Davis]], composta ma commovente interprete di un melodramma tratto dalla pièce di George Emerson Brewer e Bertram Bloch e sceneggiato da Casey Robinson, rara eccezione di film che affronta in maniera centrale il tema della morte. La scena finale, con la Davis che sente arrivare la morte e allontana l'amica Ann ([[Geraldine Fitzgerald|Fitzgerald]]) per salire in camera e aspettare la fine, è indimenticabile, uno dei più perfetti esempi della forza espressiva del cinema hollywoodiano. (''[[Tramonto (film 1939)|Tramonto]]''; 2003, p. 2391) *Ottima la sceneggiatura [...] che comincia come una commedia (l'inizio è una specie di parodia del ''[[Il cavaliere della valle solitaria|Cavaliere della valle solitaria]]'') e finisce nella violenza della tragedia perché lo scontro finale non è la conclusione di una vendetta ma l'inevitabile conclusione di una scelta di vita opposta. (''[[I tre banditi]]''; 2003, p. 2398) *Filmetto per famiglie senza sorprese: una certa cura nella direzione degli attori (sprecata, comunque, la [[Mary Elizabeth Mastrantonio|Mastrantonio]]), ma la sceneggiatura di Clifford ed Ellen Green e di Elizabeth Anderson è stiracchiata, e il finale soprannaturale arriva quando si ha perso ogni interesse. (''[[Tre desideri]]''; 2003, p. 2401) *La struttura è quella classica (e un po' scontata) dell'avventura spaziale, il messaggio quello della lotta dell'individuo contro il potere dispotico, ma la novità è che si tratta del primo film che sposta l'azione nel mondo virtuale dell'elettronica, con alcune sequenze rivoluzionarie realizzate completamente in computer graphic. (''[[Tron (film)|Tron]]''; 2003, p. 2417) *Una commedia che combina satira di costume e humor («basso») con una leggerezza al vetriolo e una spudoratezza calcolata, ritrovando il ritmo delle commedie screwball (anche se la protagonista femminile, a differenza di quanto accadeva negli anni Quaranta, è oggetto passivo delle iniziative maschili, inconsapevole di ciò che scatena attorno a sé). Tra un ammiccamento all'anticonformismo dei [[fratelli Marx]] e un altro al «cattivo gusto» di [[John Waters (regista 1946)|John Waters]], molte le gag diventate popolari: da quelle ''politically incorrect'' (i dispetti al fratello handicappato di Mary, il cagnolino fulminato e ricucito come Frankenstein) a quelle esplicitamente sessuali (il membro di Ted impigliato nella lampo dei pantaloni, la retata tra gli omosessuali, lo sperma che l'ignara Mary usa come gel per i capelli). (''[[Tutti pazzi per Mary]]''; 2010, p. 3494) ===U=== *Il famoso uccello del titolo, l'Hornitus Novalis, è una bufala (in verità si tratta di una comune gru), ma poco importa. Ha imposto molte figure e maniere – killer con impermeabile nero, guanti e cappello, soggettive dell'assassino, rantoli e ansimare nella colonna sonora, telefonate del maniaco con voce distora o falsetto, coltelli e rasoi – poi riprese da tutto il thriller italiano del decennio, e non solo. (''[[L'uccello dalle piume di cristallo]]''; 2003, p. 2438) *Parabola sulla sopravvivenza e sul razzismo [...]: la lunga attraversata del deserto da una parte permette di descrivere la lotta per la vita in un universo ostile dove anche la violenza trova una sua parziale giustificazione e dall'altra offre l'occasione di analizzare – grazie anche alla presenza di una meticcia tra i giovani – i pregiudizi razziali che interagiscono con le dinamiche sociali. Meno lirico che in altre opere, [[Delmer Daves|Daves]] dimostra comunque un'assoluta maestria nell'uso del colore e nel filmare i grandi spazi, grazie anche alla fotografia di Wilfrid M. Cline. (''[[L'ultima carovana (film 1956)|L'ultima carovana]]''; 2003, p. 2442) *[...] il film – perfettamente calibrato nelle sue componenti popolaresche e nel suo ritmo da commedia – rompe con la tradizione dei film girati in studio e anticipa (con le sue riprese in Santa Maria in Trastevere, la festa all'osteria interrotta per l'oscuramento) la voglia di realismo che contraddistinguerà il cinema del dopoguerra. (''[[L'ultima carrozzella]]''; 2003, p. 2442) *Primo divo a diventare produttore di se stesso, [[John Wayne|Wayne]] interpreta con partecipazione la storia scritta da James Edward Grant in un western che non rinuncia a mescolare l'azione con la riflessione morale. (''[[L'ultima conquista]]''; 2003, p. 2442) *Un western sorprendente – anche per la carriera sovrastimata di [[Edward Dmytryk|Dmytryk]] – ricco di caratteri originali (come l'amico-guardia del corpo, zoppo e dal comportamento sessuale ambiguo), di seducenti reminescenze (del ''[[Il cavaliere della valle solitaria|Cavaliere della valle solitaria]]''), di sottili referenze al passato (il ruolo di [[Dorothy Malone]]) e anche di idee notevoli (le Colt d'oro di [[Henry Fonda|Fonda]]) dove si confrontano l'individualismo eroico e anarchico dei pionieri con la nascita dell'ordine e il trionfo del «buon senso» dei nuovi coloni. (''[[Ultima notte a Warlock]]''; 2003, p. 2445) *[...] realizzato in anni di incubo atomico, è un monito un po' pomposo ma sincero sui pericoli dell'armamento atomico, che affida la sua suggestione alla luminosa fotografia di [[Giuseppe Rotunno|Rotunno]] e all'inquietante spettralità di una San Francisco deserta. (''[[L'ultima spiaggia (film 1959)|L'ultima spiaggia]]''; 2003, p. 2448) *[[Martin Scorsese|Scorsese]] presenta un Cristo atipico che, lontano dall'agiografia come dalle facili letture rivoluzionarie, vive dei rovelli e della poetica del regista: il retaggio della religiosità italoamericana di Brooklyn, la cultura rock, l'amore per il cinema, la costante – in tutti i suoi precedenti personaggi – di un tormentato rapporto con il proprio destino. Tutto ciò nel contesto di un film visionario che non concede nulla all'allettamento estetico dello spettatore. Ottima la musica dalle sonorità africane di [[Peter Gabriel]]. (''[[L'ultima tentazione di Cristo]]''; 2003, p. 2449) *Melodramma eccessivamente verboso [...] nel quale i classici temi [[Raffaello Matarazzo|matarazziani]] (il sesso e il denaro come origine di tutti i problemi, lo scontro tra il perbenismo delle vecchie generazioni e l'insofferenza delle giovani) sembrano vivificarsi solo nel doppio personaggio della protagonista, figlia e insieme madre, divisa tra aggressività repressa e riservatezza protettrice. (''[[L'ultima violenza]]''; 2003, p. 2449) [[File:Gli ultimi cinque minuti (1955) Vittorio De Sica (2).png|miniatura|[[Vittorio De Sica]] ne ''[[Gli ultimi cinque minuti]]'']] *La commedia omonima di [[Aldo De Benedetti]] (adattata dall'autore) si adattava meglio al cinema dei telefoni bianchi che a quello degli anni Cinquanta, e la solita bravura di [[Vittorio De Sica|De Sica]] – ricco signore prigioniero della sua ironia – non basta a salvare un film senza una vera ragion d'essere. (''[[Gli ultimi cinque minuti]]''; 2003, p. 2451) *Sulla scia dei successi di [[Raffaello Matarazzo|Matarazzo]], [[Mario Mattoli|Mattòli]] rifà [...] ''[[Stasera niente di nuovo]]'': qui però l'atmosfera è più cupa e disillusa (si veda il medico interpretato da [[Nino Besozzi|Besozzi]]), e alla coscienza protofemminista di Matarazzo si sostituisce una rassegnata accettazione del proprio destino di sconfitta [...]. (''[[L'ultimo amante]]''; 2003, p. 2453) *Ambizioni e durata sono da affresco epico, ma l'impostazione spettacolare – per quanto a tratti efficace – è risaputa. Tra echi di ''[[Balla coi lupi]]'', coreografie guerresche stile ''[[Braveheart]]'' e più di un riferimento a ''[[Duello nel Pacifico]]'', la sceneggiatura di [[John Logan]] e [[Marshall Herskovitz]] sembra abbracciare posizioni antiamericaniste e addirittura ''no global'': ma poi affonda nella retorica più inerte (la guerra ha senso solo se a sostenerla ci sono gli ideali e il senso dell'onore; ogni uomo è padrone del suo destino). [[Tom Cruise|Cruise]] mostra i suoi limiti di attore drammatico, sempre oscurato dal carisma di [[Ken Watanabe|Watanabe]]. Grande successo di pubblico, anche in Giappone. (''[[L'ultimo samurai]]''; 2016, p. 4632) *[...] un misconosciuto piccolo capolavoro del fantastico, molto in anticipo sui tempi. Impressionanti, in particolare, le coincidenze con ''[[La notte dei morti viventi]]'' e altri film di [[George A. Romero|Romero]] (l'assedio degli zombi-vampiri, il tema della paura di essere contagiati, ma anche dettagli come le banconote ormai inutili che svolazzano per strada). Nessun cedimento di tensione, uno spirito amaro e pessimista e un grande [[Vincent Price|Price]]. (''[[L'ultimo uomo della Terra]]''; 2003, p. 2463) *[...] il film rimane una testimonianza di un momento di cambiamento e ristrutturazione del capitalismo italiano, soprattutto per le scene alla Fiera campionaria dove Mariuccia lavora in uno stand e Bruno decanta, con un ridicolo megafono, le virtù di uno spruzzatore. Inconfondibile lo stile di [[Mario Camerini|Camerini]] [...]. (''[[Gli uomini, che mascalzoni...]]''; 2003, p. 2476) *Biografia con chiari intenti didattici, che mescola momenti didascalici (la perorazione antidivorzista fatta alla contessa interpretata da [[Isa Miranda]]) ad altri più informativi (la puntigliosa ricostruzione del conclave che portò all'elezione di [[Papa Pio X|Pio X]], documentato in tutti i suoi più minuti momenti), con evidente scapito per l'equilibrio narrativo (e per il successo al botteghino [...]). (''[[Gli uomini non guardano il cielo]]''; 2003, p. 2479) *[...] una commedia «svitata» sul classico tema della bisbetica domata, interpretata da una [[Assia Noris|Noris]] scatenata, sempre sull'orlo dell'isteria ma mai sopra le righe, a cui fa da contrappunto, con aria da gentleman consumato, un [[Vittorio De Sica|De Sica]] sornione ed elegantissimo. Erano i tempi d'oro della commedia italiana, cucinata in studios casalinghi ma con gli ingredienti giusti: le schermaglie tra i sessi ci sono tutte (compreso un rapporto edipico da antologia del comico), [[Mario Mattoli|Mattòli]] dirige quasi come [[Howard Hawks|Hawks]] e la Noris si candidava a diventare la [[Katharine Hepburn]] italiana. (''[[L'uomo che sorride]]''; 2003, p. 2485) *La sceneggiatura [...] mescola momenti melodrammatici ed altri più leggeri [...] ma questo viaggio di formazione attraverso l'Italia riesce comunque ad aprire uno squarcio su un Paese dove l'armonia familiare sembra un'impossibile utopia [...]. (''[[L'uomo dai calzoni corti]]''; 2003, pp. 2488-2489) *Melodramma sportivo [...] dove gli incontri sono filmati con inusuale violenza e [[Edward G. Robinson|Robinson]] sembra preoccuparsi maggiormente della moralità della sorella che della fedeltà dell'amante, una [[Bette Davis]] appassionata nel suo amore impossibile [...]. (''[[L'uomo di bronzo]]''; 2003, pp. 2494-2495) *[...] questo film riassume tutti i grandi temi del regista portandoli alla loro forma più esasperata: in primo luogo la presenza della violenza che tocca punte sadiche [...] e poi l'ossessione della vendetta e l'ineluttabilità del destino, che trova la sua rappresentazione perfetta nel sogno ricorrente di Alec, tragica rilettura in chiave western del dramma di re Lear tradito dai suoi tre figli, quello vero che si pente di avere (Nicol), quello «adottato» in cui ripone le sue speranze (Kennedy) e quello ideale che non avrà mai (Stewart). A sottolineare la dimensione tragica c'è anche la mancanza totale di qualsiasi idea di itinerario [...]. Assolutamente definitivo. (''[[L'uomo di Laramie]]''; 2003, p. 2495) *Ultimo dei tre film diretti da [[Jacques Tourneur|Tourneur]] per il produttore [[Val Lewton]] (dopo ''[[Il bacio della pantera (film 1942)|Il bacio della pantera]]'' e ''[[Ho camminato con uno zombi]]''), è quello dove la sua capacità di raccontare per ellissi raggiunge la perfezione. Il tema centrale del film è sempre quello della paura dell'uomo di fronte alla notte e con la conseguente impotenza davanti alle forze malefiche che il buio può scatenare [...]: la tensione non raggiunge il livello del ''Bacio della pantera'', ma l'economia di mezzi è altrettanto encomiabile e alla fine sembra di aver assistito più a una riflessione metafisica sul male che non a un film horror. (''[[L'uomo leopardo]]''; 2003, p. 2499) *Ottimamente sceneggiato da Borden Chase, è un western che riflette sul mito dell'individualismo, sul gusto per l'avventura e i grandi spazi (alla fine Dempsey riprende il suo vagabondaggio, solo con la sua sella), su un modo di vivere che il progresso e l'avidità stanno soffocando. Grande l'interpretazione di [[Kirk Douglas]] in un personaggio inguaribilmente solitario, capace di aiutare i coloni ma non di vivere come loro. (''[[L'uomo senza paura]]''; 2003, p. 2504) *[...] è un kolossal di fanta-politica cui non basta un cast prestigioso per tener sveglia l'attenzione dello spettatore. (''[[L'uomo venuto dal Kremlino]]''; 2003, p. 2506) ===V=== *Curioso e pacato western sulla rude vita quotidiana dei pionieri, scritto da [[Waldo Salt]] con un tono quasi da commedia, senza avventure e senza pericoli (se si esclude l'attacco finale dei pellerossa). Indimenticabile [[Robert Mitchum|Mitchum]], curioso vagabondo canterino ricco di sottile ironia [...]. (''[[Il vagabondo della foresta]]''; 2003, pp. 2517-2518) *Uno dei grandi western di [[Budd Boetticher|Boetticher]], l'ultimo dei sette interpretati da [[Randolph Scott]]: sceneggiato da [[Burt Kennedy]], è il malinconico e sconsolato elogio di una pace irraggiungibile che vede Jeff coinvolto in una lotta la cui inutilità ne aumenta il grado di tragedia. (''[[La valle dei mohicani]]''; 2003, p. 2520) *Western niente più che curioso per il tema vagamente edipico [...] ma che non ha il coraggio di sviluppare lo spunto più interessante: l'amore represso di Jimmy per la moglie tradita ([[Joanne Dru|Dru]]) di John. Curioso, e giustamente disturbante, l'utilizzo di un attore come [[Robert Walker (attore 1918)|Robert Walker]], più a suo agio nei salotti borghesi che nelle praterie. (''[[La valle della vendetta (film 1951)|La valle della vendetta]]''; 2003, pp. 2520-2521) *[...] è il primo film da protagonista per [[James Dean]], perfetto nella parte dell'adolescente tormentato e ipersensibile, al cui punto di vista aderisce il racconto. [[Elia Kazan|Kazan]] riesce a trovare un equilibrio tra Storia e drammi privati, ritmi solenni da saga e momenti concitati da psicodramma. (''[[La valle dell'Eden]]''; 2003, p. 2521) *Secondo episodio della fortunata serie iniziata con ''[[L'astronave atomica del dottor Quatermass]]'', una delle più avvincenti del cinema di fantascienza europeo. Guest resta un regista mediocre, ma ebbe fiuto, e poté contare su ottimi soggetti di Nigel Kneale, scritti dapprima per la televisione. (''[[I vampiri dello spazio]]''; 2003, p. 2523) *Pasolini restituisce la violenza, lo scandalo e la bellezza della parola di Gesù senza gli orpelli dell'iconografia tradizionale. Sceglie volti di non professionisti, gira tra i Sassi di Matera e gli scabri paesaggi del Sud d'Italia, e riesce a catturare, da laico, il mistero del sacro. Lo stile alterna la macchina da presa a mano che insegue il volto dei personaggi a composizioni memori della pittura quattrocentesca, la brutalità realistica (gli indemoniati, il lebbroso, la crocifissione) all'elegia estatica (il battesimo, l'annuncio finale). Bello ed emozionante come nessun film che sia mai stato tratto dai Vangeli, al di là delle intenzioni d'autore e delle polemiche che l'accompagnarono. (''[[Il Vangelo secondo Matteo]]''; 2003, p. 2525) *Libera rilettura di un momento della diaspora ebraica, 150 anni prima di Cristo: i siriani sembrano nazisti (10 ebrei per ogni siriano ucciso, ordina Apollonio) e gli ebrei mettono in discussione le loro regole (anche di sabato si può combattere). Discreta ricchezza produttiva. (''[[Il vecchio testamento]]''; 2003, p. 2528) *Dal punto di vista formale regge più che bene all'usura del tempo, ed è superiore al precedente. (''[[La vendetta di Frankenstein]]''; 2003, p. 2534) *Sfidando il cinema americano sul suo terreno d'elezione, il regista tedesco – al suo primo film a colori – realizza il seguito di ''[[Jess il bandito]]'' di [[Henry King]], libero però dalle convenzioni del genere. Frank, pur essendo un vendicatore implacabile, è un bandito gentiluomo preso in prestito dal popolo, premuroso nei confronti del ragazzino, disponibile all'innamoramento e alla «sistemazione» mentre la famosa scena in tribunale con il direttore del giornale (Hull) dimostra che la colpa di tutto è dell'azienda ferroviaria, cioè del capitale. La cura dei dettagli contribuisce in modo determinante alla credibilità del risultato, e un pizzico d'umorismo è la firma personale di [[Fritz Lang|Lang]] a un western autentico (sceneggiato da Sam Hellman), perfettamente in grado di reggere il confronto con i classici prodotti made in Usa. (''[[Il vendicatore di Jess il bandito]]''; 2003, p. 2536) *[[Delmer Daves|Daves]] (che firma la sceneggiatura con Russell S. Hughes) ha mascherato con abilità l'''[[William Shakespeare#Otello|Otello]]'' da western, evitando i facili ammiccamenti. Il cast, per quanto composito ([[Rod Steiger|Steiger]] fa lo psicopatico secondo i dettami dell'Actors' Studio), è di prim'ordine, e l'ambientazione molto curata: il tipo di film in cui fa piacere ritrovare stereotipi che, in mano a un altro regista, sembrerebbero usurati. (''[[Vento di terre lontane]]''; 2003, p. 2545) *[...] [[Danny Boyle|Boyle]] cerca nell'horror del passato le metafore per parlare delle paure del presente, i militari sono ancora una volta più pericolosi dei mostri, la famiglia si disgrega e forse si ricompone, i toni sono apocalittici ma la speranza non è cancellata. Senza forzature filosofiche, ma rimanendo all'interno di un sanguigno cinema di intrattenimento che sa raccontare e inchiodare sulla poltrona. Di grande forza visionaria le sequenze iniziali nella Londra svuotata. (''[[28 giorni dopo]]''; 2003, p. 2546) *È il miglior western sonoro del regista e il suo ultimo film in bianco e nero. Ricco di scene spettacolari (come lo scontro tra due treni e l'incontro delle linee nello Utah), contiene anche alcune sequenze d'azione girate da [[John Ford]] e riutilizzate attraverso trasparenti (piuttosto scadenti a livello tecnico e quindi facilmente individuabili). Tratto da ''The Trouble Shooter'' di [[Ernest Haycox]] sceneggiato da Walter de Leon, C. Gardner Sullivan e Jesse Lasky jr.: l'ironia dello scrittore ha contribuito a stemperare le inclinazioni al melodramma del regista. Buoni la caratterizzazione dei personaggi e l'apporto del cast (a parte – dicono – il terribile accento irlandese della [[Barbara Stanwyck|Stanwyck]]). (''[[La via dei giganti]]''; 2003, p. 2559) *Una brutta sceneggiatura del romanzo di [[A. B. Guthrie Jr.|A.B. Guthrie jr]] e una regia inetta che segue troppe piste narrative affondano un western promettente. Esordio di [[Sally Field]] nel ruolo di una banale ninfetta. [[Robert Mitchum|Mitchum]] non muove un muscolo facciale, mentre [[Kirk Douglas|Douglas]] è frenetico fino ad arrivare quasi all'autoparodia. (''[[La via del West]]''; 2003, p. 2561) *Questo film dimostra immediatamente la genialità del suo autore, capace di sfruttare (e inventare) tutte le possibilità tecniche della nascente cinematografia per mescolare precisione meccanica e affabulazione, destrezza tecnica e funambolismo. (''[[Viaggio nella Luna]]''; 2010, p. 3679) *«Ateo per grazia di Dio», [[Luis Buñuel|Buñuel]] mette il sacro alla prova del suo spirito curioso e iconoclasta; il vero bersaglio, comunque, è più la follia dell'uomo che la religione in sé. Il racconto senza nessi logici ricorda quello dei suoi primi film surrealisti: disarticolato e inventivo, continuamente in viaggio tra passato e presente, spezzato da parentesi, digressioni e monologhi ora picareschi ora fantastici, riesce a conquistare l'attenzione dello spettatore su un argomento non certo dei più comuni e contemporaneamente dimostra l'assoluta libertà inventiva del sessantanovenne Buñuel [...]. (''[[La via lattea (film 1969)|La via lattea]]''; 2003, p. 2567) *Piccolo classico della fantascienza [...]. Il tema dei bambini diabolici si mescola qui a reminiscenze bibliche (evidente il riferimento, nella strana fecondazione «astrale» delle donne, al concepimento di Cristo da parte dello Spirito Santo) e al terrore razziale e sessuale dello stupro da parte di un nemico più potente. Ma è lo stile freddo e controllato della messinscena che ne fa ancor oggi un film da non perdere, dove la mancanza quasi totale di effetti orrorifici e di spiegazioni pseudoscientifiche finisce per aumentarne il mistero e la tensione. (''[[Il villaggio dei dannati (film)|Il villaggio dei dannati]]''; 2003, p. 2575) *[...] il film è un'innocua esaltazione della vitalità giovanile (con qualche conseguenza, però, visto che Oliva dovrà allevare un figlio senza padre) che cerca di adattare all'autarchia italiana le storie rese celebri da [[Deanna Durbin]]. (''[[Violette nei capelli]]''; 2003, p. 2580) *[...] accurato, ma di maniera e troppo lungo [...]. (''[[Il violinista sul tetto]]''; 2003, p. 2581) *Una commedia degli equivoci modellata sulla favola di Cenerentola ma ancora legata al cinema dei telefoni bianchi: ultima del genere per [[Mario Mattoli|Mattòli]], che tenta di far maturare la leziosa [[Lilia Silvi]], allora considerata la [[Shirley Temple]] nostrana, circondandola di attori di prim'ordine (da notare [[Tino Scotti|Scotti]], in uno dei suoi primi ruoli di rilievo). Complicato a bella posta nell'intreccio [...] ma sempre scanzonato nel tono e scorrevole nel ritmo [...]. (''[[La vispa Teresa (film 1943)|La vispa Teresa]]''; 2003, p. 2584) *[...] è una svampita commedia degli equivoci, perfetta per distrarre una nazione in guerra: Rabagliati non perde occasione per sfoderare la sua ugola [...] e la [[Anna Magnani|Magnani]] e Campanini si scatenano in una serie di duetti comici (uno, irresistibile, su un'aria dell'''Aida'') da antologia. (''[[La vita è bella (film 1943)|La vita è bella]]''; 2003, p. 2589) *Autentici ''deus ex machina'' dell'operazione (alla regia c'è l'esordiente che diresse la seconda unità dell'intera trilogia di ''[[Matrix]]''), [[Lana e Andy Wachowski|Andy e Larry Wachowsky]] producono e adattano liberamente per lo schermo l'omonima ''graphic novel'' di [[Alan Moore]] (testi) e [[David Lloyd]] (disegni), apparsa – incompiuta – sulla rivista «Warrior» nel 1981 e poi completata nel 1989 per la DC Comics: e fanno convivere l'estetica spettacolare e gli effetti digitali collaudati nei loro ''action movie'' con riferimenti letterali e cinefili (''[[1984]]'' di [[George Orwell|Orwell]], ''[[La maschera di Zorro]]'', ''[[Gaston Leroux#Il fantasma dell'Opera|Il fantasma dell'Opera]]'', ''[[Batman]]'', ''[[Il conte di Montecristo (film 1934)|Il Conte di Montecristo]]''), riflessioni note (i limiti della libertà individuale, i pericoli del totalitarismo), provocazioni meno ovvie (soprattutto dopo l'[[Attentati dell'11 settembre 2001|11/9]]: il terrorismo è giustificabile?) e uno struggente lato romantico. Notevole la performance di [[Hugo Weaving|Weaving]] (doppiato da [[Gabriele Lavia]]), che la maschera fissa e priva di sguardi di [[Guy Fawkes|Fawkes]] costringe a recitare solo con la voce e con il corpo. Moore ha inspiegabilmente disconosciuto il film, e il suo nome non compare nei titoli di testa. (''[[V per Vendetta]]''; 2010, p. 3744) ===Z=== *Uno dei più celebri film di fantascienza degli anni Settanta sceneggiato dallo stesso [[John Boorman|Boorman]], con molti pregi e altrettanti difetti: smisurate ambizioni simboliche, incredibili invenzioni visive, confusione narrativa. (''[[Zardoz]]''; 2003, p. 2640) ==Bibliografia== *Paolo Mereghetti, ''Il Mereghetti: dizionario dei film 2004'', Baldini Castoldi Dalai, Milano, 2003. ISBN 88-8490-419-6 *Paolo Mereghetti, ''Il Mereghetti: dizionario dei film 2011'', Baldini Castoldi Dalai, Milano, 2010. ISBN 978-88-6073-626-0 *Paolo Mereghetti, ''Il Mereghetti: dizionario dei film 2017'', Baldini Castoldi Dalai, Milano, 2016. ISBN 978-88-6852-947-5 *Paolo Mereghetti, ''Il Mereghetti: dizionario dei film 2019'', Baldini Castoldi Dalai, Milano, 2018. ISBN 978-88-9388-138-8 ==Voci correlate== *[[Il Farinotti]] *[[Il Morandini]] ==Altri progetti== {{interprogetto|etichetta=''Il Mereghetti''}} [[Categoria:Enciclopedie del cinema|Mereghetti]] sv2ml7lifxz2rvb988lt8q43gbnq8u1 Il Morandini 0 86658 1420212 1419247 2026-07-13T06:55:54Z Spinoziano 2297 /* C */ 1420212 wikitext text/x-wiki {{Titolo minuscolo}} '''''il Morandini''''', dizionario enciclopedico dei film e (a partire dall'edizione ''2014''<ref>Tale edizione è indicata per le citazioni con l'anno di pubblicazione, il 2013, ed anche per le altre edizioni è indicato tra parentesi tonde, accanto alle citazioni, l'anno di pubblicazione e non del titolo.</ref>) delle serie televisive. {{torna a|Morando Morandini}} ==Citazioni== ===Film=== <!-- SEGUIRE L'ORDINE ALFABETICO PER FILM, COME NEL DIZIONARIO --> ====A==== [[File:Abbasso la miseria! (1945) Anna Magnani.png|miniatura|[[Anna Magnani]] in ''[[Abbasso la miseria!]]'']] *Una delle prime commedie neorealiste in bilico tra il "vecchio" (le commedie anni '30 di [[Gennaro Righelli|Righelli]], anche sceneggiatore con [[Nicola Fausto Neroni|N.F. Neroni]]) e il "nuovo" (la riconoscibilità dell'ambientazione sociale: il quartiere dove tutti si conoscono e litigano alla maniera di [[Carlo Goldoni|Goldoni]]). Film ibrido con qualche gag azzeccata e il personaggio di [[Virgilio Riento|Riento]], modello di futuri tiretti dell'arte di arrangiarsi. [...] La [[Anna Magnani|Magnani]] un po' in ombra. (''[[Abbasso la miseria!|Abbasso la miseria]]''; 2010, p. 11) *Seguito, ma ribaltato, di ''[[Abbasso la miseria!|Abbasso la miseria]]'' con una strepitosa [[Anna Magnani]] che fa una memorabile caricatura dei borsari neri arricchiti durante la guerra e si esibisce, accompagnata dalla chitarra, come cantante nell'esecuzione di ''Quanto sei bella Roma''. (''[[Abbasso la ricchezza!|Abbasso la ricchezza]]''; 2000, p. 11) *Pur tra alti e bassi, invenzioni e stereotipi, rimane uno dei più aguzzi, impietosi (ma anche spiritosi) film di Hollywood su Hollywood. Nel disegno del suo personaggio d'alcolista [[Lowell Sherman|L. Sherman]] tenne d'occhio suo cognato [[John Barrymore]] e la [[Constance Bennett|Bennett]] è assai brava. (''[[A che prezzo Hollywood?]]''; 2000, p. 15) *Più che un adattamento di [[Ernest Hemingway|Hemingway]] (cui pose mano anche [[William Faulkner|W. Faulkner]]), sembra una parafrasi segreta di ''[[Casablanca]]'' anche se, in fondo, la tematica resistenziale interessa poco all'antiretorico [[Howard Hawks|Hawks]]. Qua e là zoppicante, persino confuso, il film s'illumina quando sono in scena [[Humphrey Bogart|Bogart]] e la [[Lauren Bacall|Bacall]] in un personaggio che è una versione più calda di [[Marlene Dietrich]]. (''[[Acque del sud]]''; 2000, p. 16) *Oggi appare molto datato, ma val la pena di vederlo almeno per la presenza della grande [[Helen Hayes|H. Hayes]]. (''[[Addio alle armi (film 1932)|Addio alle armi]]''; 2000, p. 18) *Visibile come documento d'epoca, per il garbo recitativo dell'intero cast, per la finezza della regia. (''[[Addio giovinezza! (film 1940)|Addio, giovinezza!]]''; 2000, p. 18) *Western insolito o, meglio, vicenda psicologico-sentimentale in ambiente western. Originale ma inerte. Brillante come sceneggiatore, [[Burt Kennedy|Kennedy]] lo è meno come regista. (''[[Ad ovest del Montana]]''; 2000, p. 21) *Pur non volendo [[Agostino d'Ippona|Agostino]] come un protagonista tradizionale, [[Roberto Rossellini|Rossellini]] (1908-77) non ha saputo farne il testimone convincente di un'epoca di transizione. Non mancano i momenti eloquenti (la decisione sull'eredità tra i due fratelli Sisto e Papirio; il rifiuto dell'offerta di Siriaco; il discorso finale) né le pagine in cui la disadorna semplicità del suo linguaggio trova le sue illuminazioni (la visita in carcere e l'uccisione di Marcellino). Invece di essere epica (nel senso di [[Bertolt Brecht|Brecht]]), la rappresentazione dei fatti e dei personaggi risulta generica. È probabilmente il meno riuscito tra i suoi film storico-didattici ([[La presa del potere da parte di Luigi XIV|Luigi XIV]], [[Socrate (film)|Socrate]], [[Blaise Pascal (miniserie televisiva)|Pascal]], [[L'età di Cosimo de' Medici|Cosimo]], [[Cartesius (miniserie televisiva)|Cartesio]], ecc.). (''[[Agostino d'Ippona (miniserie televisiva)|Agostino d'Ippona]]''; 2000, p. 28) *1º lungometraggio di animazione violenta e catastrofica per adulti di [[Katsuhiro Otomo|K. Otomo]] che, con la collaborazione di [[Izo Ashimoto]], l'ha tratto da un suo fumetto di grande successo in Giappone, servendosi di un'agguerrita squadra di tecnici tra cui lo scenografo [[Toshiharu Mizutano]] e la pirotecnica fotografia di [[Katsuji Misawa]]. "Un risultato impressionante che spesso suggerisce una bizzarra miscela espressionista di ''[[2001: Odissea nello spazio]]'', ''[[I guerrieri della notte]]'', ''[[Blade Runner]]'' e ''[[Il pianeta proibito]]''" ([[Geoff Andrew]]). Figura al 19º posto in un elenco dei 20 migliori film di ''science fiction'' (con ''Blade Runner'', ''[[Gattaca - La porta dell'universo|Gattaca]]'' e ''[[Matrix]]'') secondo la rivista statunitense ''Wired'' nel 2002. (''[[Akira (film)|Akira]]''; 2013, p. 34) *È il film più mitico di [[John Ford|J. Ford]], regista che spesso si è occupato della creazione del mito e dei suoi valori. [[Abraham Lincoln|Lincoln]] è visto come [...] l'uomo che sa, e non apprende. La sua presenza determina l'azione più che farne parte: è il grande unificatore e mediatore. Col suo passo lento e la puntigliosa rievocazione d'epoca, è un film ammirevolmente stilizzato. Una delle opere che restano. (''[[Alba di gloria]]''; 2010, pp. 34-35) *Scritto da Lamar Trotti e splendidamente fotografato da A. Miller, è uno dei più famosi western sociali con un preciso discorso sul linciaggio. Un po' sopravvalutato, comunque: molto parlato, non poco didattico e moralistico. (''[[Alba fatale]]''; 2000, p. 31) *Western dove conta l'atmosfera più che l'azione, inclinata verso il melodramma. (''[[L'albero degli impiccati]]''; 2000, p. 33) *Solenne e sereno, grave e pur lieve come le musiche di [[Johann Sebastian Bach|Bach]] che l'accompagnano, il 9º di [[Ermanno Olmi|Olmi]] è – con ''[[Novecento]]'' (1976) di [[Bernardo Bertolucci|B. Bertolucci]] che è il suo opposto – il più grande film italiano degli anni '70, e l'unico, forse, in cui si ritrovano i grandi temi [[Publio Virgilio Marone|virgiliani]]: ''labor, pietas, fatum''. Gli sono stati rimproverati, come limiti, una rappresentazione idealizzata, perché troppo lirica, del mondo contadino, la cancellazione della lotta di classe, la rarefazione spiritualistica del contesto sociale. È indubbio che al versante in ombra (grettezza, avidità, violenza, odi feroci) del mondo contadino Olmi ha fatto soltanto qualche accenno, e in cadenze bonarie, ma anche in quest'occultamento è stato fedele a sé stesso e alla sua ''pietas''. (''[[L'albero degli zoccoli]]''; 2000, p. 33) *Tutto in esterni, esaltati dal Cinemascope (fotografia di Charles Lawton Jr.), scritto con asciutta efficacia da [[Burt Kennedy]] che punta sui personaggi e sui loro comportamenti più che sull'azione. Western lineare di classica concisione, ha ritmo quieto e una suspense appena suggerita, interrotta da momenti forti in cui la violenza è indicata più che rappresentata, e segnato in contrappunto dal desiderio di pace e serenità. (''[[L'albero della vendetta]]''; 2010, p. 36) *Unica regia dello stimato sceneggiatore [[Daniel Taradash|Taradash]], è il 1º film esplicitamente antimaccartista di Hollywood. Nobile tesi, pesantezza didattica, macchinoso e troppo simbolico. Un'ottima [[Bette Davis|Davis]] non basta. (''[[Al centro dell'uragano (film 1956)|Al centro dell'uragano]]''; 2010, p. 37) *Dramma carcerario in linea con la migliore tradizione hollywoodiana (claustrofobico, violento, garantista, liberale) con 2 novità: il tema della durata (il tempo che passa) e i connotati sociali del protagonista, direttore di banca, vittima di un errore giudiziario. Le mozartiane ''Nozze di Figaro'' in una sequenza d'antologia. (''[[Le ali della libertà]]''; 2000, p. 39) *È un thriller fantascientifico di spavento con componenti di horror e suspense che conta poco per quel che dice, ma che lo dice benissimo grazie a un apparato scenografico di grande suggestione (dovuto al disegnatore svizzero [[H. R. Giger|H.R. Giger]]) e a un ritmo narrativo infallibile. La sua chiave tematica è la paura dell'ignoto e, perciò, pesca nel profondo dello spettatore. (''[[Alien]]''; 2000, p. 39) *Film insignificante per tutti, anche per la [[Gina Lollobrigida|Lollo]] che, dopo 11 film, era ancora nell'anticamera del successo. (''[[Alina (film)|Alina]]''; 2000, p. 40) *Dal romanzo (1929) di Erich Maria Remarque: nel 1914, istigati da un loro insegnante, alcuni studenti tedeschi si arruolano volontari, ma presto al fronte scoprono che la guerra ha poco da spartire col coraggio, il dovere o l'etica. Nessuno ritornerà. Un classico del cinema pacifista, distribuito in Italia soltanto nel 1956. Fu uno dei primi "colossi" del cinema sonoro. La sua forza e soprattutto la sua fama derivano da una sagace fusione delle sue componenti: il realismo della regia, la spettacolarità delle scene di battaglia, il lirismo dei dialoghi. (''[[All'ovest niente di nuovo]]''; 2010, p. 49) *Il clima del secondo Ottocento è reso con gusto e precisione, il livello professionistico generale è ammirevole. (''[[Altri tempi - Zibaldone n. 1|Altri tempi]]''; 2000, p. 48) *È una gradevole commedia americana del dopoguerra traboccante buoni sentimenti e un ingenuo moralismo. Quello che conta sono la recitazione dei 3 bravi protagonisti e l'ambientazione gustosa. (''[[Al tuo ritorno]]''; 2000, p. 49) *La cornice soffoca il quadro, c'è lo spettacolo, non il sentimento della passione e del desiderio, l'erotismo è verniciato, ma la rievocazione di un'atmosfera è suggestiva, i 2 protagonisti sono ben scelti, le musiche del libanese [[Gabriel Yared]] funzionano. (''[[L'amante (film 1992)|L'amante]]''; 2000, p. 49) *È il western che inaugurò il filone filoindiano negli anni '50. Buon racconto avventuroso, un po' troppo solenne, ma con risvolti teneri e efficaci scene d'azione. (''[[L'amante indiana]]''; 2000, p. 51) *Rifacimento in chiave western di ''[[Una pallottola per Roy]]'' (1941), è un eccellente western a risvolti passionali, firmato da un maestro del cinema americano d'azione. (''[[Gli amanti della città sepolta]]''; 2000, p. 52) *È un potente dramma la cui sceneggiatura ([[Philip Yordan]]) servì di base al western ''[[La lancia che uccide|La lancia spezzata]]'' (1954). [[Edward G. Robinson|Robinson]] è un grande patriarca, ma è ammirevole anche [[Luther Adler]]. (''[[Amaro destino]]''; 2000, p. 55) *Vent'anni dopo ''I vitelloni'' F. Fellini torna in Romagna con un film della memoria e, soltanto parzialmente, della nostalgia. La parte fuori dal tempo è più felice di quella storica. Umorismo, buffoneria, divertimento, finezze, melanconia. (''[[Amarcord]]''; 2010, p. 59) *Supervisionato e diretto in gran parte da [[Howard Hawks|Hawks]] in assenza del dispotico produttore [[Samuel Goldwyn]] in ospedale, ne fu licenziato insieme con l'operatore Gregg Toland e sostituito con [[William Wyler]] (e Rudolph Maté) cui si attribuisce almeno l'ultima mezz'ora. Le potenti immagini del disboscamento sono dell'aiuto Richard Rosson. La polemica ecologica e anticapitalistica della Ferber è smorzata nel film, l'unico in cui Hawks si cimenta direttamente con la politica. Irrisolto, greve, un po' verboso, ma apprezzabile nel disegno dei personaggi (W. Brennan ebbe l'Oscar di non protagonista), anche in quello di F. Farmer che canta in modo struggente ''Aura Lee'', poi rilanciata da [[Elvis Presley|E. Presley]] come ''Love Me Tender''. (''[[Ambizione (film)|Ambizione]]''; 2010, p. 60) *Accurata l'ambientazione di un realismo morbidamente femminile: problemi di psicologia risolti, sia pure attraverso una vicenda un po' convenzionale, con notazioni umane e un'interpretazione degna di rilievo. (''[[L'amica (film 1943)|L'amica]]''; 2000, p. 60) *Il 1º e il più fiacco dei 4 film diretti a Hollywood dal regista francese. Non più di due o tre trovate intelligenti, molte citazioni, una [[Marlene Dietrich|Dietrich]] impacciata. (''[[L'ammaliatrice (film 1941)|L'ammaliatrice]]''; 2000, p. 64) *Sullo sfondo di una Firenze granducale, [[Mario Mattoli|Mattòli]] al suo 2º film ha inserito un [[Primavera dei popoli|1848]] patriottico e romantico, ma antieroico. Le situazioni sono molto teatrali ma risolte con leggerezza di mano. [[Vittorio De Sica|De Sica]] è godibile e la trovata del film è la dolce [[Milly (cantante)|Milly]]. (''[[Amo te sola]]''; 2010, p. 75) *È inevitabile citare [[Edmondo De Amicis|De Amicis]], l'Edmondo de' Languori, e il suo ''Dagli Appennini alle Ande'' che straziò due o tre generazioni. Quando [[Glauco Pellegrini|Pellegrini]] può appoggiarsi al paesaggio e all'ambiente, affiorano le sue qualità liriche e descrittive di buon documentarista. Quando fa agire i personaggi non c'è scampo: o melodramma o bozzettismo. (''[[L'uomo dai calzoni corti|L'amore più bello - L'uomo dai calzoni corti]]''; 2000, p. 72) *Con ''[[Desiderio (film 1936)|Desiderio]]'', ''[[L'ottava moglie di Barbablù (film 1938)|L'ottava moglie di Barbablù]]'' e ''[[Ninotchka]]'' forma un piccolo trattato di economia politica (G. Fink) e un'illustrazione della logica del capitale. È, forse, il più bello dei quattro, certamente il più impalpabile, astratto, misterioso, reticente. La scena del pranzo è un compendio del ''[[Ernst Lubitsch|Lubitsch]] touch''. (''[[Angelo (film 1937)|Angelo]]''; 2000, p. 81) *Capolavoro del primo cinema tedesco sonoro, trasformò in star una poco nota cantante e attrice (che aveva già partecipato a 17 film dal 1923), arricchì l'immaginario collettivo di un nuovo mito di donna fatale, non lontano dalla Lulu di [[Frank Wedekind|Wedekind]], segnò l'inizio del sodalizio [[Josef von Sternberg|Sternberg]]-[[Marlene Dietrich|Dietrich]], durato altri 7 film a Hollywood. Il turgido istrionismo masochistico di [[Emil Jannings|Jannings]] s'oppone alla pura "apparenza" quasi grafica della Dietrich. (''[[L'angelo azzurro (film 1930)|L'angelo azzurro]]''; 2000, p. 81) *''L'angelo bianco'' raggiunge il suo scopo: far versare lacrime. Gli interpreti fanno del loro meglio per dare ai personaggi alquanto inverosimili qualche verosimile accento. Ma c'è anche una dimensione fantastica [...] che gli dà un tono insolito. (''[[L'angelo bianco (film 1955)|L'angelo bianco]]''; 2000, p. 81) *Drammone a lieta fine al servizio di [[Bette Davis|B. Davis]] in versione doppia. Tratto da un romanzo di Karel J. Benes, è un ''mélo'' di bassa lega migliorato dall'esperta regia. (''[[L'anima e il volto]]''; 2000, p. 84) *Umorismo ben mescolato alla tenerezza in un clima di sterilizzata audacia erotica. Bella coppia. C'è uno spogliarello "teologico". (''[[L'anima e la carne]]''; 2000, p. 84) *Diretto senza convinzione, non abbastanza riscattato da una scrittura disadorna e da un bianconero sporco da cinegiornale. (''[[Anima nera (film 1962)|Anima nera]]''; 2000, p. 84) [[File:Annex - Garbo, Greta (Anna Christie) NRFPT 02 (cropped).jpg|miniatura|[[Greta Garbo]] in ''[[Anna Christie]]'']] *L'attrice, unica vera ragione di essere di un film verboso, statico e molto datato, ottenne la 1ª delle 3 nomination al premio Oscar (''[[Margherita Gauthier]]'', ''[[Ninotchka]]'') [...]. (''[[Anna Christie]]''; 2000, p. 86) *L'insegnante di Boston riesce a far passare la ribelle Helen dallo stato ''animale'' a quello ''umano'', e a fare di lei ''sua'' figlia, nel senso più profondo della parola. [...] È la descrizione epica di una battaglia che culmina nella straordinaria scena di 9 minuti tra Annie e Helen intorno al tavolo da pranzo. Pur non trascurando la complessità sentimentale e ideologica del testo di [[William Gibson (commediografo)|Gibson]], mette con furia l'accento sulla dimensione fisica della battaglia. Il suo vero tema non è l'handicap fisico e nemmeno l'insegnamento o la comunicazione, ma il principio stesso della vita e della liberazione: il modo con cui le energie vitali, se abbastanza tenaci, possono vincere barriere od ostacoli. Ingiustamente accusato di teatralismo, dunque sottovalutato. (''[[Anna dei miracoli]]''; 2000, p. 86) *In attesa di affermarsi nel genere mitologico [[Pietro Francisci|Francisci]] si dedica alle vite dei santi, in bilico tra ingenuità e astuzia spettacolare. Consigliabile solo alle anime pie. (''[[Antonio di Padova (film)|Antonio di Padova]]''; 2000, p. 91) *Girato nei giorni bui dell'occupazione tedesca, è una novelletta piacevole, ma anemica, esitante tra il gusto francese e quello più acqua e sapone all'italiana. (''[[Apparizione (film)|Apparizione]]''; 2000, p. 93) *Uscito dal Centro Sperimentale di Cinematografia, [[Gianluigi Calderone|Calderone]] debutta con un film che non manca di eleganza nella sua pruriginosa volontà di far scandalo né di velleità nel descrivere le mediocri nevrosi della media borghesia italiana. Com'è giusto, diventerà uno specialista di porno soft. (''[[Appassionata (film 1974)|Appassionata]]''; 2000, p. 93) *Drammone sentimentale con venature gialle, macchinoso e improbabile. (''[[Appassionatamente (film 1954)|Appassionatamente]]''; 2000, p. 93) *Bella sparatoria finale. Western tradizionale, tratto dal racconto ''Who Rides with Wyatt'' di Will Henry e basato sulla leggendaria amicizia dello sceriffo Wyatt Earp con Billy Clanton. Interessante, ma non speciale. (''[[Appuntamento per una vendetta]]''; 2000, p. 94) *Prodotto dalla Paramount con un budget piuttosto basso, è un film antimilitarista che si avvale di dialoghi insolitamente vivaci e realistici e di un buon cast. (''[[L'aquila e il falco (film 1933)|L'aquila e il falco]]''; 2000, p. 96) *Un gustoso film d'avventure, originale nell'impostazione, nelle trovate e specialmente nel caleidoscopico grafismo. (''[[Arabesque]]''; 2000, p. 97) *Un costoso, ambizioso fallimento artistico e commerciale che, tra l'altro, mandò in rosso e fece chiudere l'Enterprise Studios che lo produsse. Contribuirono anche i vincoli di censura che lasciarono nel vago il mestiere dell'infelice eroina. [[Lewis Milestone|Milestone]] non era il regista adatto, ma aveva diretto ''[[All'ovest niente di nuovo|All'Ovest nulla di nuovo]]''. (''[[Arco di trionfo (film 1948)|Arco di trionfo]]''; 2000, p. 98) *Giallo deduttivo-geometrico di [[Agatha Christie]], un enigma tra un cast di tutte star messo in scena con elegante ironia e raffinata bravura. (''[[Assassinio sull'Orient Express (film 1974)|Assassinio sull'Orient Express]]''; 2010, p. 122) *Poteva esserci qualcosa di originale e intrigante soprattutto nello studio dei caratteri se la sceneggiatura di [[Anthony Shaffer]] non l'avesse complicato con un assassinio misterioso. (''[[L'assoluzione (film 1978)|L'assoluzione]]''; 2000, p. 113) *Questo bizzarro dramma giallo e cattolico ha zeppe, vuoti d'aria, cadute ma l'ambiente è descritto con finezza e intorno ai due fratelli protagonisti c'è un gruppetto di personaggi ben caratterizzati. (''[[L'assoluzione]]''; 2000, p. 113) *[[Rand Ravich|R. Ravich]] esordisce con un fantathriller ammuffito, scopiazzato (quasi inevitabile il rimando a ''[[Rosemary's Baby - Nastro rosso a New York|Rosemary's Baby]]'') senza personaggi né atmosfera né suspense. Un ruzzolone nell'itinerario di [[Johnny Depp|J. Depp]] che – nonostante i dialoghi tremendi, sull'orlo del ridicolo, scritti da Ravich, e la partner inerte – ne cava qua e là qualche sprazzo di brio recitativo. (''[[The Astronaut's Wife - La moglie dell'astronauta|The Astronaut's Wife]]''; 2000, p. 114) [[File:The Quatermass Xperiment (1955) trailer - Brian Donlevy & Margia Dean.png|thumb|Il [[Bernard Quatermass|dott. Quatermass]] interpretato da Brian Donlevy ne ''[[L'astronave atomica del dottor Quatermass]]'']] *1º dei 3 film prodotti dalla Hammer a basso costo (ma con una dose di intelligenza), ispirati a un popolare serial TV (1953) della BBC. [...] Fantascienza a misura d'uomo. (''[[L'astronave atomica del dottor Quatermass]]''; 2000, p. 127) *È il 3º e il migliore del ciclo del [[Bernard Quatermass|dottor Quatermass]]. (''[[L'astronave degli esseri perduti]]''; 2000, p. 127) *Una ''space-opera'' nella cui struttura narrativa si mescolano gli schemi del poliziesco e del western. Bella la sequenza d'inseguimento tra Connery e lo spacciatore di droga. (''[[Atmosfera zero]]''; 2000, p. 129) *Coraggioso nella scelta tematica, discutibile nella sua poco critica esaltazione dell'individualismo e con qualche forzatura retorica, è una macchina narrativa perfettamente oliata che non perde un colpo sino al finale che scalda il cuore, inumidisce gli occhi e strappa l'applauso. Di suo [[Peter Weir|p. Weir]] ci mette l'abituale misticismo e la sapiente guida nella recitazione dei ragazzi inesperti tra cui spicca [[Robert Sean Leonard|R.S. Leonard]] sebbene solo [[Ethan Hawke|E. Hawke]] abbia fatto carriera. (''[[L'attimo fuggente]]''; 2010, p. 130) *Film eccessivo nell'azione, nella violenza, nella grandiosità delle scenografie, negli effetti speciali (Oscar per Eric Brevig), nella visibilità, nell'ideologia. Suggestiva macchina narrativo-spettacolare con una vertiginosa struttura a scatole cinesi, imperniata sull'ambiguità tra realtà e apparenza, con alleggerimenti grotteschi e parentesi erotiche. (''[[Atto di forza]]''; 2000, p. 118) *[...] è un buon film nero con un tema sociale in filigrana che ha al centro la psicologia tormentata del traditore ([[Van Heflin]]) e prepara con ritmo serrato il suo gesto finale d'espiazione. Ma il film conta soprattutto per l'atmosfera di disperata tensione che, con l'apporto del bianconero di [[Robert Surtees]], il regista sa creare. (''[[Atto di violenza]]''; 2000, p. 118) *Superficiale e stentata commedia rivistaiola. (''[[Auguri e figli maschi!]]''; 2000, p. 118) *Western di stampo tradizionale con un buon cast e molti luoghi comuni. (''[[L'avamposto degli uomini perduti]]''; 2000, p. 120) *È una specie di romantico omaggio al "fattorino" dell'autobus con un [[Aldo Fabrizi|Fabrizi]] divertente, genuino, convincente. (''[[Avanti c'è posto...]]''; 2000, p. 120) *È la più divertente commedia di [[Raffaello Matarazzo|Matarazzo]] – sceneggiata con Edoardo Anton – basata su un arguto e piacevole gioco degli equivoci e diretta con leggerezza e ironia. (''[[L'avventuriera del piano di sopra]]''; 2000, pp. 126-127) *Uno dei migliori western di [[Errol Flynn]], 1º dei 3 girati con [[Michael Curtiz|Curtiz]]. Ottima fotografia a colori di Sol Polito. (''[[Gli avventurieri (film 1939)|Gli avventurieri]]''; 2000, p. 127) *La cornice è pittoresca, ma il quadro insipido, i personaggi convenzionali, la storia moscia. (''[[L'avventuriero della Luisiana]]''; 2000, p. 127) *Da un mediocre materiale narrativo di trito esotismo l'austriaco [[Josef von Sternberg|Sternberg]], nel suo penultimo film (l'ultimo per Hollywood) cava un film diseguale dove contano l'erotismo allusivo e le schermaglie della coppia [[Robert Mitchum|Mitchum]]-[[Jane Russell|Russell]]. (''[[L'avventuriero di Macao]]''; 2000, p. 127) *Western di passo quieto in cui, rinunciando all'azione (tolto l'assalto alla caserma francese), [[Don Siegel|Siegel]] se la prende comoda e si gode il paesaggio, spostandosi sul terreno della commedia ironica in cui il ''macho'' Hogan ([[Clint Eastwood|C. Eastwood]]) si trasforma nel secondo mulo della finta sorella Sara. (''[[Gli avvoltoi hanno fame]]''; 2000, p. 128) ====B==== *Uno dei migliori film gangster del dopoguerra, scritto da [[Ben Hecht|B. Hecht]] e C. Lederer, filmato in esterni veri a New York. Memorabile esordio di [[Richard Widmark|R. Widmark]] nella parte del sadico che fa ruzzolare per le scale una vecchia paralitica. (''[[Il bacio della morte (film 1947)|Il bacio della morte]]''; 2000, p. 132) *Citato da celebri scrittori ([[Manuel Puig]]), fonte di ispirazione per nuovi registi, giocato sagacemente sull'ambiguità, a mezza strada tra l'horror e il thriller, con una dimensione fantastica suggerita più che rappresentata, è una chicca per i fans del cinema fantastico, un classico del cinema americano di serie B, un prototipo più volte imitato. (''[[Il bacio della pantera (film 1942)|Il bacio della pantera]]''; 2000, p. 132) *Reduce dal successo di ''[[La sepolta viva (film 1949)|La sepolta viva]]'' [...], [[Guido Brignone|Brignone]] azzeccò anche questo film [...]. (''[[Il bacio di una morta (film 1949)|Il bacio di una morta]]''; 2000, pp. 133) *Come giallo, è un film d'andazzo normale, ma ha almeno un merito: una certa cura nella descrizione dell'ambiente cinematografico. (''[[Bacio mortale (film 1932)|Bacio mortale]]''; 2000, pp. 133) *Garanti in sceneggiatura gli inossidabili toscani [[Leonardo Benvenuti|Benvenuti]] & [[Piero De Bernardi|De Bernardi]], è una galleria di caricature, macchiette e macchiettoni strapaesani con il contorno di ragazze appetitose. Apprezzabile rinuncia alla volgarità con qualche punta crudele nei dialoghi. ("È la foto del nonno. Un po' mossa, ma nonno aveva il Parkinson.") (''[[Bagnomaria (film)|Bagnomaria]]''; 2000, pp. 134-135) *Con un quartetto d'attori che compendia la storia e la memoria dei cinema (il più giovane è [[Vincent Price|Price]], 1911) un film dove la vita scorre piana come in una fotografia sbiadita: non una stecca, non un eccesso, non un attimo di noia anche se, come si dice, non succede niente. (''[[Le balene d'agosto]]''; 2000, p. 135) *Film epico che nasconde una leggenda (il paradiso perduto), racconta un programma (confondersi con la natura invece di distruggerla) e rappresenta un incubo (distruggere i pellerossa, americani nativi). Esordio nella regia di [[Kevin Costner|Costner]] che sa coniugare le attrattive di un cinema popolare d'azione con la semplicità di un racconto epico che lascia spazio ai sentimenti, ai conflitti psicologici, agli intermezzi umoristici. Si schiera dalla parte giusta senza manicheismo; coinvolge e commuove senza demagogia; suggerisce il sogno (l'utopia) e dà conto del dolore, di quel retaggio di odio e di colpa che fecero delle guerre indiane "il più disperato degli inferni". (''[[Balla coi lupi]]''; 2000, p. 136) *È forse – con ''[[I compari]]'' (1971) di [[Robert Altman|R. Altman]] – l'operazione più lucidamente e criticamente dissacratrice che un regista americano abbia compiuto nei confronti dell'epopea western. Impiegando in chiave grottesca gli schemi del western e della mitologia del "self-made man", [[Sam Peckinpah|Peckinpah]] fa la radiografia della loro ossatura capitalistica, facendo emergere l'anima reale del pionierismo e la realtà sottesa alla leggenda. È ancora una volta la storia di un perdente e di una sconfitta. (''[[La ballata di Cable Hogue]]''; 2000, p. 137) *Favola urbana con qualche garbo con risvolti comici, eccesso di zuccheri e un buon cast tecnico tra cui le musiche di [[Piero Piccioni|Piero Morgan]] (Piccioni). (''[[Ballerina e Buon Dio]]''; 2000, p. 138) *Discontinuo fuoco d'artificio di trovate comiche. La sua debolezza deriva dal modello parodiato: ''Guerre stellari'' era già, se pur in modo latente, una parodia. (''[[Balle spaziali]]''; 2000, p. 138) *Il più insulso, insensato e dilettantesco film del catalano [[Bigas Luna]], qui inetto direttore di attori, per giunta. La [[Valeria Marini|Marini]] è una bella statua inespressiva che ha due posizioni, ritta e sdraiata. Filodrammatici gli altri. Al suo confronto ''[[La donna del fiume]]'' (1954) con [[Sophia Loren|S. Loren]] fa figura di capolavoro. (''[[Bambola (film 1996)|Bambola]]''; 2000, p. 139) *Un "nero" di prima classe, di taglio semidocumentaristico. Suspense, atmosfera, azione, e una suggestiva descrizione dell'ambiente portuale nello stupendo bianconero di Joe McDonald. (''[[Bandiera gialla (film 1950)|Bandiera gialla]]''; 2000, p. 142) *Film neorealista ''sui generis'': il suo neorealismo è tutto nella prima, suggestiva sequenza, ma poi si trasforma in una ''gangster story'' di modello americano sulla quale il regista innesta la sua cultura cinematografica, ma anche una robustezza narrativa e una funzionalità espressiva che saranno costanti nei suoi film successivi. È, a modo suo, un film formalista, mentre appaiono incongruenti o approssimativi, nel loro romanticismo, i contenuti etici e sociali. (''[[Il bandito]]''; 2000, p. 142) *Con ''Donzoko'' (''[[I bassifondi]]'', 1957) e ''[[Dodes'ka-den]]'' (1970) forma una sorta di trilogia sociale della miseria nell'itinerario di Kurosawa. Sul tema tradizionale del rapporto tra maestro e allievo, è la storia di una presa di coscienza, un romanzo di educazione. Di grande bellezza plastica nell'uso del grande schermo (Tohoscope), sostenuto da una solenne colonna musicale ([[Franz Joseph Haydn|Haydn]], la ''Nona'' di [[Ludwig van Beethoven|Beethoven]]) e da una varietà di registri narrativi (tenerezza, crudeltà, due gustosi intermezzi comici), affollato di personaggi, risulta un po' programmatico e didattico nel suo assillo di essere un capolavoro umanistico. (''[[Barbarossa (film 1965)|Barbarossa]]''; 2000, p. 145) *Prodotto dalla Republic, è un film teso, angoscioso e serrato con tipici temi alla [[Fritz Lang|Lang]]: l'incerto confine tra colpa e innocenza, l'ambiguità dei legami tra assassino e vittima, una casa in cui si materializzano le ossessioni dei personaggi. (''[[Bassa marea (film 1950)|Bassa marea]]''; 2000, p. 148) *Vicenda, ricostruzione storico-politica e indagine psicologica dei personaggi sono secondarie rispetto alla spettacolare grandiosità delle scene di battaglia, girate con grande abbondanza di mezzi. (''[[La battaglia dei giganti]]''; 2010, p. 165) *Intenzioni: mostrare in luce positiva la cultura latinoamericana basata sulla famiglia. Risultato: un film generosamente didattico e commovente [...]. (''[[Bella (film)|Bella]]''; 2010, p. 170) *Non è soltanto un film di propaganda. Grazie alla sceneggiatura di [[Ugo Betti]] e [[Alessandro De Stefani]], si cerca anche una riflessione sulla guerra e il suo significato. (''[[Bengasi (film)|Bengasi]]''; 2000, p. 158) *Influenzato dai colossi storici del cinema italiano degli anni '10 di cui riprende l'enfasi e le esagerazioni, mescolandole con un misticismo sentimentale di marca anglosassone, è un melodramma storico che conta soprattutto per 2 sequenze (la battaglia delle triremi, la corsa delle bighe) di straordinario dinamismo plastico. (''[[Ben-Hur (film 1925)|Ben-Hur]]''; 2000, p. 158) *Equivoci a non finire, ma lieta fine. Commedia modesta e anemica che si regge sulla simpatia di [[Aldo Fabrizi|Fabrizi]]. (''[[Benvenuto reverendo!]]''; 2000, p. 160) *La religiosità "made in Hollywood", ridotta a merce spettacolare di grande effetto. (''[[Bernadette (film 1943)|Bernadette]]''; 2000, p. 161) *Attivo dal 1973, [[John Woo|J. Woo]] aveva diretto una quindicina di ''Wuxiapian'' (film di cavalieri erranti) quando, grazie al famoso regista-produttore [[Tsui Hark]], con questo film inaugurò nel cinema di Hong Kong il filone dei noir metropolitani iperrealisti e contribuì alla propria trasferta verso Hollywood, dove fu largamente imitato da [[Quentin Tarantino|Tarantino]] e soci. Nonostante i difetti di sceneggiatura il film ebbe un grande successo. Il suo tema centrale è ancora quello romantico dell'amicizia virile all'insegna dell'eroismo. La violenta frenesia ridondante dell'azione non nasconde le influenze occidentali nella poetica di Woo, teso a contaminare la lezione Hollywoodiana di Siegel e [[Sam Peckinpah|Peckinpah]] e quella europea di [[Jean-Pierre Melville|Melville]] e [[Sergio Leone|Leone]]. (''[[A Better Tomorrow (film 1986)|A Better Tomorrow]]''; 2013, p. 191) *Colosso mitico-religioso hollywoodiano in salsa italiana con alcune sequenze di alta suggestione spettacolare (l'arca di Noè, la torre di Babele). Non è difficile per i fan di [[John Huston|Huston]] individuarvi le costanti tematiche e stilistiche dell'agnostico regista americano; agli altri basta lo spettacolo. (''[[La Bibbia (film 1966)|La Bibbia]]''; 2000, p. 164) *Farsa per un pubblico di bocca buona, dal fine [[Ferdinando Maria Poggioli|Poggioli]] si può pretendere di più. Nazzari e la Silvi, insieme, hanno fatto di meglio. (''[[La bisbetica domata (film 1942)|La bisbetica domata]]''; 2000, p. 168) *1º film sonoro di [[Alfred Hitchcock|Hitchcock]] che sperimenta genialmente suoni e rumori, ma non il parlato. Notevoli: la sequenza d'apertura di taglio semidocumentaristico; il delitto; il motivo del coltello; il British Museum. Opera di incipiente maturità, thriller carico di libidine. (''[[Ricatto (film 1929)|Blackmail]]''; 2000, p. 169) *È un rozzo film fondato sulla paura del buio, cioè dell'invisibile. Senza spargimento di sangue, senza un effetto speciale, fa paura a molti, specialmente agli adolescenti in grado di identificarsi con i tre personaggi. È un non-film di radicale inettitudine [...]. (''[[The Blair Witch Project - Il mistero della strega di Blair|The Blair Witch Project]]''; 2010, p. 189) *Ventitré anni nella breve vita di [[Blaise Pascal|Pascal]] [...] da quando, sedicenne, pubblica l'importante ''Saggio sulle coniche'' sino alla morte (una delle sequenze più intense), passando per la "notte di fuoco" [...] in cui, in un momento di estasi mistica, ritrova il senso di Dio. Raccontato con una semplicità di linguaggio che è frutto di lucidità e di umiltà come un "uomo esile, sofferente, che stava sempre male, ma pieno di curiosità, di interessi, di slanci, di timori", diviso tra l'ansia scientifica e la pietà religiosa. L'esordiente [[Pierre Arditi|P. Arditi]], figlio di un fornaio, sarebbe diventato uno degli attori più sensibili del teatro e del cinema d'oltralpe. (''[[Blaise Pascal (miniserie televisiva)|Blaise Pascal]]''; 2000, p. 171) *Uno dei più celebrati e sopravvalutati strappalacrime del cinema mondiale. Impeccabile, comunque, per atmosfera, recitazione, uso del concerto di [[Sergej Vasil'evič Rachmaninov|Rachmaninoff]], nettezza di particolari. (''[[Breve incontro]]''; 2000, p. 182) *Per la 2ª volta all'apice della sua fama (6 film nel 1950!) [[Amedeo Nazzari|Nazzari]] è ottimo in questa variazione sul personaggio del fuorilegge romantico. (''[[Il brigante Musolino]]''; 2000, p. 183) *Nella stesura del raccontino originale, svelto e spiritoso, si sente la mano di [[Marcello Marchesi]] con la coppia [[Age & Scarpelli]]. [[Ugo Tognazzi|Tognazzi]] per la 1ª volta in un ruolo importante. La [[Silvana Pampanini|Pampanini]] tenta di non essere solo bella. (''[[Una bruna indiavolata!]]''; 2000, p. 185) ====C==== *Le premesse erano allettanti: un anziano regista con alle spalle una lunga lista di film decorosi, un divo molto amato, grandi scenari naturali, ma il film manca di vigoria e di ritmo anche perché fu sconciato dalla M-G-M che lo ridusse a 78 minuti. (''[[Il cacciatore del Missouri]]''; 2000, p. 195) *Discreto western, girato in Cinemascope, quasi filoindiano, con un [[Kirk Douglas|K. Douglas]] che fa la parte del leone. (''[[Il cacciatore di indiani]]''; 2000, p. 195) *Commedia ferroviaria, degna del teatro di [[Eduardo De Filippo]], sull'Italia di 3ª classe. Intorno a un grande [[Nino Manfredi|Manfredi]] si muove una colorita folla di macchiette. Fa ridere, ma anche riflettere. (''[[Café Express]]''; 2013, p. 238) *Melodramma a lieto fine, dalle scenografie cariche di significati simbolici che sottolineano le psicologie dei personaggi. (''[[Calafuria (film)|Calafuria]]''; 2000, pp. 198-199) *Censurata versione (le due donne erano accusate di avere un rapporto lesbico) del dramma ''The children's hour'' (1934) di [[Lillian Hellman]] con una lieta fine imposta dal produttore [[Samuel Goldwyn|Samuel Goldwin]], rifatto nel 1962 con la regia dello stesso [[William Wyler|Wyler]]: ''[[Quelle due]]''. Splendida parte centrale, ottima recitazione. (''[[La calunnia]]''; 2000, p. 201) *È il più rischioso dei lavori di [[Ermanno Olmi|Olmi]]. L'episodio dei [[Magi (Bibbia)|Re Magi]] (parola non mai pronunciata nel film) è raccontato solo nel [[Vangelo secondo Matteo|Vangelo di Matteo]] in una pagina, e offre molte domande senza risposta. In base a fragili indizi, supposizioni, ipotesi, Olmi – che ne cura anche fotografia e montaggio, coordinando scene e costumi – ne fa un film profondamente religioso e severamente anticlericale che talvolta ha i toni di una requisitoria contro le istituzioni, il potere e gli intellettuali al loro servizio con inattesi e funzionali spunti comici o dissacranti che gli valsero un assurdo divieto ai minori di 14 anni. Girato a Volterra, Alpi Apuane e Maremma con un forte privilegio alla dialettalità e una metodologia di set rosselliniana con largo spazio all'improvvisazione. Squilibrato e geniale, è forse il suo film più anticonformista. (''[[Camminacammina]]''; 2010, p. 228) *Di ambientazione insolita e di origine teatrale [...], questo giallo d'investigazione si raccomanda per la cura dei particolari, la finezza della recitazione, specialmente femminile, l'eleganza dello stile. (''[[La campana del convento]]''; 2000, p. 204) *[[Luigi Zampa|L. Zampa]], specialista di commedie agre e intrise di succhi civili (''[[Vivere in pace]]'', ''[[L'onorevole Angelina]]'', ''[[Anni difficili]]''), ha fatto di meglio, ma anche qui riesce a divertire con intelligenza. (''[[Campane a martello]]''; 2000, p. 204) *Seguito di ''[[La mia via]]'' (1944), ebbe altrettanto successo [...]. Il tasso di sciroppo sentimentale è ancor più alto. Film natalizio a prova di bomba. (''[[Le campane di Santa Maria]]''; 2000, p. 204) *Tutto giocato sul doppio dei fratelli De Filippo (con il regista a disagio, come il solito, con la fisicità non mediata dell'attore comico), il film è svelto e divertente, con alcune cadute folcloristiche di tono, ma non tra i migliori del Camerini dell'epoca. (''[[Il cappello a tre punte]]''; 2000, p. 213) *Da un romanzo di [[Daphne du Maurier|Daphne Du Maurier]] una storia fosca, venata di acido umorismo. Con una coppia del calibro [[Bette Davis|Davis]]-[[Alec Guinness|Guinness]], comprimari, operatore, scenografo e [[Gore Vidal]] alla sceneggiatura, troppa intelligenza sprecata. (''[[Il capro espiatorio (film 1959)|Il capro espiatorio]]''; 2000, p. 214) *Testo arguto ed effervescente. Ambientazione superba e accurata. [[Gino Cervi|Cervi]] gioca in casa. (''[[Il cardinale Lambertini (film 1954)|Il cardinale Lambertini]]''; 2000, p. 216) *I personaggi umani sono graficamente tra i più inventivi e spiritosi del cinema disneyano, dalla memorabile, rapace, eccessiva Crudelia ai due gaglioffi Gaspare e Orazio e a Rudy, eccentrico compositore. La lunga sequenza della fuga dei cuccioli sulla neve – che ha il ritmo e i passaggi obbligati di un film bellico di evasione – è il pezzo forte del film, ma vanno ricordati anche il tam tam canino e i momenti di satira televisiva. (''[[La carica dei cento e uno|La carica dei 101]]''; 2000, p. 217) *Da non perdere questa vetta del cinema [[John Ford|fordiano]]. Un esodo epico, eppure affettuoso, tenero, divertente. Senza eroi, ma con grande humour. Considerato a torto un film minore per i pochi mezzi a disposizione rispetto ad altri suoi western e per il carattere rapsodico del suo impianto narrativo. (''[[La carovana dei mormoni]]''; 2000, p. 221) *[...] è un western agile e allegro con scene d'azione e intermezzi umoristici che si alternano sapientemente. L'attacco alla diligenza blindata è d'antologia. Buffo [[Howard Keel|H. Keel]] travestito da pellerossa. (''[[Carovana di fuoco]]''; 2000, p. 221) *Il merito principale di questo thriller gotico sul paranormale consiste nel fatto che, prima di arrivare alla sua conclusione luttuosamente mirabolante, fa vivere sullo schermo personaggi attendibili e interessanti. [[Sissy Spacek|S. Spacek]] bravissima. (''[[Carrie - Lo sguardo di Satana]]''; 2000, p. 221) *[...] è un cupo è perverso psicodramma pastorale dai risvolti freudiani, attraversato dall'incerta linea che separa la sessualità sana da quella malata. Un film insolito sia per il 1947 sia nella carriera di [[Delmer Daves|Daves]] e un'ottima occasione per un [[Edward G. Robinson|E.G. Robinson]] in gran forma. (''[[La casa rossa]]''; 2010, p. 254) *Film (cast compreso) voluto dal produttore [[David O. Selznick|D.O. Selznick]] che [[Alfred Hitchcock|Hitchcock]] diresse malvolentieri: sceneggiatura verbosa, prolissa, troppo complicata. Qualche lampo di lancinante perversità. (''[[Il caso Paradine]]''; 2000, p. 230) *[...] è un film di mare e solitudine diviso in 3 parti. Nella 1a c'è la formidabile e paurosa sequenza dell'incidente aereo; nella 2a sull'atollo (80 minuti circa sui 135 complessivi) il momento più poetico è l'incontro notturno con la balena; la 3a è un tiremmolla sentimentale che si può perdere. Più di una inverosimiglianza nella parte centrale (nemmeno un insetto), ma i dialoghi del nuovo Robinson con il pallone (il suo specchio, non il suo servo) e la sua lotta per sopravvivere hanno un accento veritiero. (''[[Cast Away]]''; 2010, p. 258) *Nel filone della narrativa romantica che va da [[Jane Austen]] a [[Daphne du Maurier]] (''[[Daphne du Maurier#Rebecca|Rebecca]]'') l'esordiente [[Joseph L. Mankiewicz|J.L. Mankiewicz]], responsabile anche della sceneggiatura, ha diretto un film d'atmosfera di apprezzabile omogeneità stilistica, appoggiato a un'affiatata squadra di attori. (''[[Il castello di Dragonwyck]]''; 2000, p. 232) *Premiato con il Leone d'oro alla carriera, [[Hayao Miyazaki|H. Miyazaki]] (che avrebbe dovuto limitarsi a produrre il film con il suo studio Ghibli) mescola fiaba nipponica, fantasmi d'Oriente e ambientazione da Mitteleuropa 800 in una delle più affascinanti avventure di animazione degli ultimi tempi, dove non mancano l'eterna lotta tra il Bene e il Male, la minaccia della guerra fuori dal tempo, ma anche la speranza nel futuro e il bisogno di fantasia e immaginazione. (''[[Il castello errante di Howl]]''; 2010, p. 259) *È un film che fece commuovere e piangere le folle all'inizio degli anni '50. Feuilleton popolare, ha anche il merito di una ambientazione e una patina neorealistica assai suggestiva. (''[[Catene (film 1949)|Catene]]''; 2000, p. 232) *Uno dei vertici del cinema noir: fatalismo tragico, impotenza dell'individuo, rapporto avvelenato tra passato e presente, la figura della ''dark lady'' ([[Jane Greer|J. Greer]]). Scritto da Daniel Mainwaring, il labirintico intrigo è messo in immagini da [[Jacques Tourneur|J. Tourneur]] con stringata intensità. (''[[Le catene della colpa]]''; 2000, p. 232) *Difetti? Parecchi, compresi i troppi falsi finali e il triangolo amoroso Agar-Dru-Carey, ma sono i peccati minori di un film delizioso, amabile, ricco di annotazioni, fordiano a 18 carati che invecchia benissimo. L'asso nella manica è la fotografia a colori di Winton C. Hock, premiata con l'Oscar, che nello stile di Frederic Remington cattura le bellezze della Monument Valley. (''[[I cavalieri del Nord Ovest]]''; 2000, p. 236) *Conta per l'elegante ricostruzione della società a cavallo tra l'Ottocento e il Novecento, la preferenza ai toni crepuscolari piuttosto che celebrativi ed eroici, l'esaltazione del militarismo sabaudo che, se non si contrappone, si sovrappone a quello fascista. (''[[Cavalleria (film)|Cavalleria]]''; 2000, p. 236) [[File:La cena delle beffe (1942) Clara Calamai (2).png|thumb|[[Clara Calamai]] ne ''[[La cena delle beffe (film)|La cena delle beffe]]'']] *Versione scattante, veloce, rispettosa del famoso dramma (1909) di [[Sem Benelli]]. Oh, il niveo seno nudo e il corpo velato di [[Clara Calamai|C. Calamai]] che fecero fremere mezza Italia e indussero il Centro Cattolico a bollarlo come intreccio di libidine, brutalità e libertinaggio! C'è da ammirare anche l'insinuante, volpino Giannetto di [[Osvaldo Valenti|O. Valenti]]. (''[[La cena delle beffe (film)|La cena delle beffe]]''; 2000, p. 238) *Non è il migliore dei 5 film che [[Mario Camerini|M. Camerini]], al culmine della sua fama, diresse nel biennio 1939-40. La sceneggiatura è indirizzata sui binari della commedia un po' pazza il cui ritmo non s'addice al regista. Da gustare, comunque, come variazione sulla tematica dei "telefoni bianchi". (''[[Centomila dollari]]''; 2000, p. 240) *[...] è una sorta di antologia del western in negativo in cui si ricorre ai suoi più scalcinati stereotipi. 3 attori americani di scuole diverse e il più famoso dei 3 ([[Henry Fonda|Fonda]]) scelto contro la parte. Il set non è più l'Andalusia, ma la Monument Valley di [[John Ford]]. In un film ricco di trasgressioni, [[Sergio Leone|Leone]] dilata madornalmente i tempi drammaturgici, contravvenendo alla dinamica del genere. Sotto il segno del titanismo si tende al teatro d'opera e alla sua liturgia. Dall'epica del treno, della prima ferrovia transcontinentale, si passa alla trenodia, al canto funebre sulla morte del West e dello spirito della Frontiera. Come in [[Sam Peckinpah]]. (''[[C'era una volta il West]]''; 2000, p. 241) *[[Luigi Comencini|L. Comencini]] ha lavorato con discrezione e pudore, in difficile equilibrio tra patetico e comico, ma il perno del film, e la sua forza, è [[Beppe Grillo]], con la sua recitazione sotto le righe, al risparmio, di una sobrietà tutta genovese. (''[[Cercasi Gesù]]''; 2000, p. 243) *Gioco al massacro tra una vittima che diviene carnefice e un carnefice che si trasforma in vittima, in bilico tra il melodramma e l'horror, è un capolavoro del grand-guignol cinematografico, detestato da molti che lo considerano una vetta del Kitsch violento. È difficile, però, non ammirare il linguaggio rigoroso e stilizzato di [[Robert Aldrich|R. Aldrich]], la sapiente sceneggiatura di [[Lukas Heller]] (da un romanzo di [[Henry Farrell]]), la straordinaria recitazione del trio principale, la dimensione gotica dell'atmosfera narrativa. (''[[Che fine ha fatto Baby Jane?]]''; 2000, p. 248) *Basato su una storia vera, questo thriller è un buon esempio di quel realismo semidocumentaristico che si diffuse a Hollywood nel primo dopoguerra. Oltre all'asciutta ed efficace regia di [[Henry Hathaway|H. Hathaway]], le sue carte vincenti sono la fotografia di Joe McDonald e l'interpretazione di [[James Stewart|J. Stewart]]. Notevole anche K. Orzazewski nella parte di Tillie. (''[[Chiamate Nord 777]]''; 2000, p. 250) *Melodramma missionario che promosse [[Gregory Peck|G. Peck]] al ruolo di star. Tratto da un romanzo di [[A. J. Cronin|Archibald J. Cronin]], è dignitoso, solidamente costruito ma prolisso. (''[[Le chiavi del paradiso]]''; 2000, p. 251) *Ancora in doppio ruolo, [[Bette Davis|B. Davis]] cerca di galvanizzare un dramma (già fatto nel 1946 con Dolores Del Rio) turgido, effettistico e inverosimile, ma, a modo suo, affascinante. (''[[Chi giace nella mia bara?]]''; 2000, p. 253) *2º film di L. Pieraccioni che l'ha scritto, diretto e interpretato: simpatico, spesso salace, quasi mai scurrile, sorretto da un'affiatata recitazione di squadra, da un'intelligente scelta dei tempi comici, girato con garbo da un principiante cha ha visto i film giusti e ha imparato la lezione. [[Alessandro Haber|A. Haber]] si conferma principe dei caratteristi italiani. Campione d'incassi della stagione 1996-97. (''[[Il ciclone]]''; 2010, p. 291) *Neorealismo in chiave cattolica. Il film conta soprattutto per il bianconero del grande [[Aldo Graziati|G.R. Aldo]], la coerenza pittorica delle inquadrature, l'atmosfera delle paludi pontine, il clima affocato che precede lo stupro. (''[[Cielo sulla palude]]''; 2000, p. 260) *[...] è uno dei più fiacchi risultati di [[Anthony Mann|A. Mann]]. Invece che una saga, un greve melodramma senza estro né scatti. (''[[Cimarron (film 1960)|Cimarron]]''; 2000, p. 260) *Tolto quello scoppiettante di [[Walter Chiari|W. Chiari]], in chiave rivistaiola, gli episodi sono all'insegna di una comicità amara. Notevole quello di [[Eduardo De Filippo|Eduardo]] che descrive un borgo agricolo campano senza spolveri idillici. (''[[Cinque poveri in automobile]]''; 2000, p. 263) *Ruvido melodramma, scritto dal futuro regista Robert Rossen, affidato soprattutto all'interpretazione di un'affiatata squadra di attori sotto contratto alla Warner Bros, casa specializzata in drammi sociali e gangsteristici. (''[[Le 5 schiave|Le cinque schiave]]''; 2000, p. 263) *Fiacco e deludente rifacimento di ''[[L'uomo di bronzo]]'' (1937) della stessa Warner. Importante solo perché è il 1º film di [[Humphrey Bogart|H. Bogart]] come protagonista. (''[[Il circo insanguinato]]''; 2000, p. 266) *Vinse 2 Oscar per il soggetto e l'interpretazione di [[Spencer Tracy|S. Tracy]]. Anche [[Mickey Rooney|M. Rooney]] è in forma. Sciropposo ma gradevole. (''[[La città dei ragazzi]]''; 2000, p. 267) *Liberamente tratto da un romanzo di [[John Buchan]], questo film d'inseguimento all'insegna della leggerezza e dell'umorismo è, forse, l'opera più famosa dell'[[Alfred Hitchcock|Hitchcock]] inglese, e uno dei preferiti dallo stesso regista. (''[[Il club dei 39|Il club dei trentanove]]''; 2000, p. 273) *[...] è una sorta di antiwestern, attraversato da un sottile filo di poesia. Poca azione, lenti indugi sugli stati d'animo, rari risvolti divertenti e una fredda eleganza che talvolta sfiora una noia non premeditata. (''[[Le colline blu]]''; 2010, p. 314) *Western trito e ritrito [...]. (''[[Le colline bruciano]]''; 2000, p. 277) *Ermetico, ma abbagliante. Molte noie con la censura sovietica. (''[[Il colore del melograno]]''; 2010, p. 316) *Risente dell'origine teatrale, ma gli attori tengono bene anche se messi in difficoltà da dialoghi retorici. (''[[I colpevoli]]''; 2000, p. 280) [[File:Un colpo di pistola (1942) Assia Noris (2).png|thumb|[[Assia Noris]] in ''[[Un colpo di pistola]]'']] *1º film di [[Renato Castellani|R. Castellani]], è considerato uno degli esempi più rappresentativi di quella tendenza "evocativa-calligrafica" che negli anni '40 cercò di contrapporsi alla sciatta e conformistica mediocrità del cinema italiano di quei fascistici anni come un corrispondente audiovisivo della prosa d'arte in letteratura. Freddo esercizio di stile, ma di buon livello. (''[[Un colpo di pistola]]''; 2000, p. 282) *Tratto da una famosa commedia (1900) di [[Giuseppe Giacosa]] (già filmata nel 1916) è uno dei meno originali, ma dei più compatti e armonici film di [[Mario Camerini|Camerini]]. Riscritto completamente nei dialoghi, è fedele allo spirito. (''[[Come le foglie (film 1934)|Come le foglie]]''; 2000, p. 286) *Tipico melodramma a sfondo sociale nella Hollywood degli anni '40 per il quale [[John Ford|J. Ford]] ebbe a disposizione dalla M-G-M grandi mezzi che gli permisero di ricostruire in studio il villaggio gallese. Grande successo al botteghino, aiutato da 4 premi Oscar [...]: raramente il regista s'era tanto spinto nel territorio turgido del sentimentalismo. Edificante e pomposo, ma impeccabile nel ritmo narrativo e a livello figurativo. (''[[Com'era verde la mia valle]]''; 2000, p. 286) *Uno dei 5 western Republic di serie che [[John Wayne|J. Wayne]] girò nell'anno in cui [[John Ford]] lo chiamò per ''[[Ombre rosse]]'', promuovendolo in serie A. (''[[Nuove frontiere|Il confine della paura]]''; 2000, p. 296) *[[Cecil B. De Mille|C.B. De Mille]] ha una qualità rara, ereditata da [[David Wark Griffith|Griffith]]: sa coniugare l'azione e l'avventura con il lirismo romantico. Western su grande scala, con scene d'azione folgoranti (la cavalcata di un [[Gary Cooper|G. Cooper]] nel fulgore della sua bellezza), storicamente inattendibile. (''[[La conquista del West (film 1936)|La conquista del West]]''; 2000, p. 299) *Western misconosciuto: agile, divertente, piacevole, colorito, con una scelta originale degli esterni. (''[[I conquistatori (film 1946)|I conquistatori]]''; 2000, p. 299) *[...] è un insieme di tableaux senza vita, resi più brillanti, talvolta, da scenografie pittoresche o espressioniste. [[Bette Davis|B. Davis]] trabocca di manierismi. [[Errol Flynn|E. Flynn]] manca di tono e di colore. (''[[Il conte di Essex]]''; 2000, p. 301) *Prodotto dal grande [[Alexander Korda]] e tratto dall'omonimo romanzo di [[James Hilton]], è un dramma non più che elegante, non più che ben fatto con un'attendibile atmosfera d'epoca. Ma c'è [[Marlene Dietrich|Marlene]]. (''[[L'ultimo treno da Mosca|La contessa Alessandra]]''; 2000, p. 302) *Nel suo genere – il melodramma passionale a forti tinte – è un capolavoro. Su una materia trita [[Joseph L. Mankiewicz|J.L. Mankiewicz]] ha costruito una galleria di splendidi personaggi dell{{'}}''international set'' inseriti in una elaborata costruzione drammatica, costituita da 8 flashback, raccontati da 4 personaggi. (''[[La contessa scalza]]''; 2000, p. 302) *Assai fedele al romanzo (1897) di Bram Stoker, è una piccola chicca per gli amanti dei racconti vampireschi in cui l'intelligenza e il gusto sopperiscono alla povertà dei mezzi. C. Lee ammirevole per sobrietà. (''[[Il conte Dracula (film 1970)|Il conte Dracula]]''; 2010, p. 340) *Costruito su due itinerari d'anima, affronta i temi della redenzione e della grazia con sobrio rigore. Una sommessa e dolorosa sinfonia in bianco. (''[[La conversa di Belfort]]''; 2000, p. 304) *Film spionistico di serie con tipici toni da guerra fredda. Ritmo alacre, una certa cura nell'ambientazione, attori efficaci. (''[[Corriere diplomatico (film)|Corriere diplomatico]]''; 2000, p. 309) *Un'orfana del Minnesota fugge in città quando lo zio vuole sposarla a un bruto. Ama, pecca, si vende, si degrada, risorge. 14º film M-G-M di [[Greta Garbo|G. Garbo]], suo 4º parlato e l'unico in coppia con [[Clark Gable|C. Gable]] (senza baffetti). Le prime scene tra i due, in una cornice idillica, sono piacevoli, ma il resto è melodramma di terz'ordine, illuminato soltanto dalla sua presenza. (''[[Cortigiana (film)|La cortigiana]]''; 2000, p. 312) *Prodotto dalla Romana Film di F. Misiano, specializzata in cinema popolare "napoletano", è uno dei 2 film di finzione di A. Petrucci che v'immette la sua inclinazione al documentario sociologico e al racconto pedagogico edificante, un'indubbia pulizia espositiva, una certa cura psicologica. (''[[Cortile (film 1955)|Cortile]]''; 2000, p. 312) *È uno dei western che inaugurarono una nuova tendenza del genere, con gli indigeni amerindi visti come una cultura ostile all'estendersi della civilizzazione, ma non inferiore né negativa. [...] Il conflitto tra la collettività dei legittimi padroni del luogo e la necessità storica del pioniere scatena una dura lotta, ma sfocia nella necessaria pratica della tolleranza. (''[[Corvo rosso non avrai il mio scalpo!|Corvo rosso non avrai il mio scalpo]]''; 2000, p. 312) *È un classico del filone storico in costume di moda in Italia negli anni '60: tra scene spettacolari di battaglia e sontuose scenografie, gli attori, beniamini del pubblico di quei tempi, se la cavano. (''[[Costantino il Grande (film)|Costantino il Grande]]''; 2000, p. 316) *[...] ricco di spunti realistici e di situazioni inedite, vive di frammenti e va gustato a sorsi, ma impone una moralità di estrema amarezza. Si chiude con una doppia fine di insolita allegria. (''[[Cowboy (film 1958)|Cowboy]]''; 2010, p. 358) *Poliziesco ascetico che inclina al noir: più che le scene d'azione, all'inizio e alla fine, contano i personaggi e l'atmosfera. Un buon risultato nella carriera di un regista noto per le sue commedie. (''[[Criminale di turno]]''; 2000, p. 319) *[...] è uno dei migliori [[Don Siegel|Siegel]] degli anni '50 con 3 o 4 sequenze magistrali e un duetto straordinario [[Eli Wallach|Wallach]]-[[Robert Keith|Keith]]. Il cuore di questo film incompreso è nella loro caratterizzazione eccessiva e fiammeggiante. A una lettura di secondo grado i temi di fondo sono il parricidio e l'ossessione del tempo. (''[[Crimine silenzioso]]''; 2000, p. 319) *Data la censura dell'epoca, sarebbe stato difficile per chiunque trarre un film dal romanzo di [[Graham Greene]] ''Il potere e la gloria'' (1940), storia di un prete ubriacone che fa un figlio con una prostituta, ma per [[John Ford|J. Ford]], buon cattolico irlandese, era impossibile. Ne ricavò, infatti, non soltanto un film pio che attribuisce tutta l'onestà al prete e tutta la corruzione all'ufficiale, ma anche pesante, prolisso, artificioso, mal recitato persino da [[Henry Fonda|H. Fonda]] che si trascina ostentando una sonnolenta santimonia, affidato a una serie di quadri statici anche se magnifici nel loro esasperato simbolismo mistico (influenza di [[Sergej Michajlovič Ėjzenštejn|Eisenstein]] e degli espressionisti tedeschi nella fotografia di [[Gabriel Figueroa|G. Figueroa]]). (''[[La croce di fuoco]]''; 2000, p. 321) *[...] Dmytryk s'è cimentato con la vita del leggendario fra' Giuseppe da Copertino, ma i risultati sono ora modesti ora goffi. (''[[Cronache di un convento]]''; 2000, p. 323) *[...] un delicato film per famiglie [...]. Tenere pronti i fazzoletti. (''[[Il cucciolo]]''; 2000, p. 325) [[File:Cuore (film 1948) María Mercader.png|miniatura|[[María Mercader]] in ''[[Cuore (film 1948)|Cuore]]'']] *Coletti, cineasta in sintonia quasi perfetta con i valori patriottici deamicisiani, ha tratto un film lindo, di impettita nostalgia ''rétro'', accurato nella rievocazione d'epoca. L'ha aiutato un'abile sceneggiatura a più mani [...]. (''[[Cuore (film 1948)|Cuore]]''; 2000, pp. 325-326) ====D==== *Forse sopravvalutato dalla critica quando uscì, oggi risulta un po' datato. Rimane, comunque, un'opera rappresentativa della sensibilità del dopoguerra, dei traumi psicologici e delle disillusioni dei reduci. (''[[La dalia azzurra]]''; 2000, p. 331) *La moda di questo genere è finita, ma – superata la balordaggine del soggetto e la rozzezza della regia – i film con [[Bruce Lee]], questo [[Fred Astaire]] del kung-fu, offrono momenti gustosi, ricordando quasi il dinamismo spensierato del cinema muto. (''[[Dalla Cina con furore]]''; 2000, p. 331) *Poliziesco spettacolare e a tratti suggestivo ma [[Walter Hill|Hill]] ha fatto di meglio. È stata la prima troupe americana autorizzata a fare riprese sulla piazza Rossa di Mosca. (''[[Danko]]''; 2000, p. 333) *Sopravvalutato, resta in ogni modo un robusto melodramma di guerra. (''[[Da qui all'eternità]]''; 2000, p. 335) *[...] è sicuramente il più famoso, forse il migliore, ma non il più tipico, film di [[Mario Camerini|Camerini]] negli anni '30. Influenzato più dalla commedia hollywoodiana che da [[René Clair]] e arricchito da piccole trovate quasi surrealistiche di umore [[Cesare Zavattini|zavattiniano]] [...]. (''[[Darò un milione]]''; 2000, p. 336) *La sceneggiatura di [[Gherardo Gherardi|G. Gherardi]] e [[Gaspare Cataldo|G. Cataldo]] fa un po' acqua, ma il robusto mestiere di [[Carmine Gallone|Gallone]], re del cinema popolare dell'epoca, guida la storia sino all'attesa lieta fine. (''[[Avanti a lui tremava tutta Roma|Davanti a lui tremava tutta Roma]]''; 2010, p. 382) *Con l'efficiente organizzazione della M-G-M alle spalle, [[George Cukor|Cukor]] realizza un perfetto film inglese a Hollywood con un'ottima direzione degli attori e una cura maniacale del particolare. Indimenticabile il Micawber di [[W. C. Fields|W.C. Fields]]. (''[[Davide Copperfield (film 1935)|Davide Copperfield]]''; 2000, p. 337) *Ebbe 3 nomination ai premi Oscar: Philip Dunne per la sceneggiatura (insolitamente sobria, anti De Mille), Leon Shamroy per la fotografia (sontuosa, affettata) e per le musiche di Alfred Newman. Potabile. (''[[Davide e Betsabea]]''; 2000, p. 337) *Assenza di introspezione psicologica, di folclore, di motivazioni storiche o sociali. Contano soltanto i fatti e l'ossessione della vendetta. Non c'è conflitto tra il Bene e il Male, ma soltanto tra due individui. (''[[Decisione al tramonto]]''; 2000, p. 340) *Unico frutto della collaborazione tra [[Jean Renoir|Renoir]] e [[Jacques Prévert]], il film porta i segni del Fronte Popolare e del suo clima di appassionato populismo. Nel descrivere il cortile del caseggiato popolare che fa da contenitore (e palcoscenico) dell'azione, Renoir trova gli accenti di un affettuoso realismo, paragonabile alle commedie del lombardo [[Carlo Bertolazzi]] nelle regie strehleriane. L'incarnazione più felice di questo microcosmo è la sensuale Valentine di [[Florelle]], la più dimenticata attrice francese degli anni '30. Ma nel ruolo dello spregevole Batala anche [[Jules Berry|Berry]] è di una simpatia travolgente. (''[[Il delitto del signor Lange]]''; 2000, p. 344) *Commedia romantica che – dall'inizio scintillante di brio sino all'ultima parte dove il motore perde più di un colpo anche per la necessità di arrivare alla lieta fine – è segnata dallo stile inconfondibile di [[Ernst Lubitsch|E. Lubitsch]] che ne fu produttore e supervisore. ([[Desiderio (film 1936)|''Desiderio'', 1936]]; 2000, p. 349) *Impossibile dare un giudizio di un film così martoriato che, distribuito nel luglio 1946, fu ritirato dalla circolazione e drasticamente ridotto dalla censura a 73 minuti. Così com'è, sembra solo una brutta copia di ''[[Ossessione (film 1943)|Ossessione]]'' di [[Luchino Visconti|Visconti]]. ([[Desiderio (film 1946)|''Desiderio'', 1946]]; 2000, p. 350) *Il brivido si alterna al sorriso. (''[[Destinazione... Terra!]]''; 2000, p. 351) *È un poliziesco con un sottofondo intricato di fantascienza metafisica e risvolti da melodramma romantico. (''[[Déjà vu - Corsa contro il tempo]]''; 2010, p. 387) [[File:Dracula (1973) - Jack Palance 5.png|thumb|[[Jack Palance]] nel ruolo del [[Conte Dracula]] ne ''[[Il demone nero]]'']] *Interessante rivisitazione televisiva del ''[[Dracula (romanzo)|Dracula]]'' (1897) di [[Bram Stoker]], che [[Jack Palance]] impersona come una figura quasi patetica, vittima di un destino crudele. Atmosfera gotica sapientemente ricreata, grazie anche alla bella sceneggiatura di [[Richard Matheson]]. (''[[Il demone nero]]''; 2010, p. 392) *[...] è un fantasy orrorifico che, con qualche effettaccio in meno e una maggior cura della storia e dei personaggi, poteva diventare memorabile. (''[[Dèmoni (film)|Demoni]]''; 2010, p. 392) *[...] è un'opera che ricorda [[Robert J. Flaherty|Flaherty]] e [[Aleksandr Petrovič Dovženko|Dovgenko]] per l'intensa, lirica, panteistica rappresentazione del rapporto tra uomo e natura. Dersu Uzala – impersonato con eccezionale mimetismo da un attore non professionista mongolo che nella vita fa il musicologo – vive in armoniosa e religiosa simbiosi con la natura, parla col fuoco e gli animali, ma ha poco da spartire con il mito del "buon selvaggio". (''[[Dersu Uzala - Il piccolo uomo delle grandi pianure]]''; 2000, p. 349) *Zeppa di coincidenze inverosimili, la storia di Martin Goldschmidt avrebbe potuto scivolare nel grottesco o nel ridicolo. In mano a [[Edgar G. Ulmer|E.G. Ulmer]] (1900-72), regista di serie B che fu rivalutato in Europa retrospettivamente, è diventato un piccolo noir di culto, raccontato con la tecnica del monologo interiore: un allucinato apologo sull'assurdo e sul caso. Ma è soltanto il caso che spinge Al Roberts a fare quel "detour" (svolta, deviazione)? (''[[Detour - Deviazione per l'inferno]]''; 2000, p. 353) *Con una prestigiosa compagnia di attori, i due registi ne hanno fatto una trasposizione forte, severa, teatraleggiante. (''[[I dialoghi delle Carmelitane (film 1960)|I dialoghi delle Carmelitane]]''; 2000, p. 355) *[[Spencer Tracy|Tracy]] gigioneggia e [[Frank Sinatra|Sinatra]] gli va dietro in questo drammone quasi catastrofico dove lo zucchero del sentimento prevale sul sale dell'avventura. (''[[Il diavolo alle 4]]''; 2000, p. 358) *Fiasco al botteghino e poco apprezzata dalla critica del suo tempo, è una commedia insolita, pungente e fantasiosa imperniata sul gioco, la finzione, il travestimento, ricca di malizie e volute ambiguità tanto che fu boicottata dalla Legion of Decency, interpretata benissimo da una squadretta di attori tra cui spicca la [[Katharine Hepburn|Hepburn]], magnifica attrice al secondo grado. (''[[Il diavolo è femmina]]''; 2000, p. 358) *1º film sull'Italia del post-terrorismo, è un po' schizofrenicamente diviso tra un inseguimento personale di sogni e ossessioni e il bisogno di fare i conti con la realtà sociale. Avvince e convince di più sul primo versante. Disarmonico, sregolato, ricco di immagini inquietanti, con due interpreti parzialmente attendibili. (''[[Diavolo in corpo]]''; 2000, p. 359) *{{NDR|[[Cecil B. DeMille|DeMille]]}} Spese 13 milioni di dollari (del '56!) per nominare il nome di Dio invano e ne incassò 43. Cocktail di grandiosità spettacolare e prudenti audacie erotiche. (''[[I dieci comandamenti (film 1956)|I dieci comandamenti]]''; 2000, p. 362) *Prodotta da [[Morgan Freeman|M. Freeman]] (è costata pochissimo), uscita in sole 15 sale, ambientata in un sobborgo multietnico, è una deliziosa commedia di dialoghi – accusata in modo troppo semplicistico di retorica e moralismo – dove non succede nulla e si dicono tante cose. È un incontro tra due mondi, due sessi, due razze, due generazioni: due persone che riescono a comunicare per un giorno e si danno una mano, e ognuno dei due, alla fine, qualcosa ha imparato. Un po' melenso? Forse, ma averne! (''[[10 cose di noi]]''; 2010, p. 408) *Di altissima tenuta stilistica nella sua maestosità [...], di grande ricchezza psicologica e sapiente rievocazione storica, è una vetta nell'itinerario di [[Carl Theodor Dreyer|Dreyer]] e nella storia del cinema. Per il regista danese – al di là delle interpretazioni che se ne possono dare – la più terrificante sequenza musicale della liturgia cristiana diventa un inno alla vita e alla libertà contro il fanatismo, l'intolleranza, la cecità spirituale degli uomini. (''[[Dies irae (film)|Dies irae]]''; 2000, p. 363) *Uno dei più misconosciuti film americani di [[Fritz Lang|Lang]] che qui fa la spola tra [[Alfred Hitchcock|Hitchcock]] (la suspense psicologica) e [[Josef von Sternberg|Sternberg]] (la profusione barocca delle scenografie). L'uso della voce ''off'' per esprimere i pensieri dei personaggi, la musica ([[Miklós Rózsa|M. Rosza]]), le scene, la fotografia ([[Stanley Cortez|S. Cortez]]) contribuiscono a creare un'atmosfera affascinante. (''[[Dietro la porta chiusa]]''; 2000, p. 363) *2º film americano della coppia [[Josef von Sternberg|Sternberg]]-[[Marlene Dietrich|Dietrich]], straordinario e incompreso, miniera inesauribile di sorprese del Kitsch più sfrenato dove il ridicolo va a braccetto del sublime, trasgredendone le regole della narrazione, della verosimiglianza, del buon gusto con una anarchica follia che culmina nella sequenza finale della fucilazione. (''[[Disonorata (film 1931)|Disonorata]]''; 2000, p. 369) *Aperto alle influenze culturali più varie del suo tempo, [[Franco Brusati|Brusati]] si discosta volutamente dai canoni e dalle convenzioni del realismo il cui moralismo gli è indifferente ed estraneo. Sceglie i suoi personaggi alle due estremità della scala sociale dove è più facile cogliere i segni della disgregazione, scelta che gli permette una deformazione cara al suo gusto figurativo, ma che limita il significato di quel che racconta. (''[[Il disordine (film 1962)|Il disordine]]''; 2000, p. 369) *Maestro dell'horror, [[Terence Fisher|Fisher]], classe 1904, ha resuscitato i vecchi mostri (Dracula, Frankenstein, l'Uomo Lupo, il dr. Jekyll) rinnovandoli con il colore. Il suo humour ha fatto il resto. Divertente. (''[[Distruggete Frankenstein!]]''; 2000, p. 370) *[...] è una specie di versione economica di ''[[Viale del tramonto]]'' senza finale tragico. (''[[La diva]]''; 2000, p. 371) *Cinema di grande sartoria. Nonostante l'elegante confezione, è una stolida e tragicomica burattinata, sontuosamente arredata, che si prende terribilmente sul serio. [[Laura Antonelli|Antonelli]] inascoltabile. (''[[Divina creatura]]''; 2000, p. 372) *Viaggio attraverso il disgusto, cinegiornale e affresco di una Roma raccontata come una Babilonia precristiana, affascinante e turpe. Una materia da giornale in rotocalco trasfigurata in epica. Uno spartiacque nel cinema italiano, un film-cerniera nell'itinerario felliniano con la sua costruzione ad affresco, a blocchi narrativi e retrospettivamente un film storico che interpreta con acutezza un momento nella storia d'Italia. Dopo lo scandalo ecclesiastico e politico, un successo mondiale. Lanciò, anche a livello internazionale, il termine "paparazzo". (''[[La dolce vita]]''; 2010, p. 424) *Giallo mediocre che ricalca noti schemi. La mano di [[Don Siegel|Siegel]] non è ancora riconoscibile, buona la fotografia. (''[[Dollari che scottano]]''; 2000, p. 376) *Scritto da [[Leigh Brackett|L. Brackett]] e J. Furthman, è un western da camera di leggerezza e profondità mozartiane: non un personaggio sfocato, non un'azione senza precisi motivi tattici. Con un controcanto umoristico degno delle sue migliori commedie, [[Howard Hawks|Hawks]] coniuga l'efficacia con la semplicità. (''[[Un dollaro d'onore]]''; 2000, p. 377) *Tenendo d'occhio la lezione di ''[[Un dollaro d'onore]]'' di [[Howard Hawks|Hawks]], anche [[Nathan Juran|Juran]] cerca di perfezionare, se non di rinnovare, il genere dall'interno: raffinatezza nella composizione figurativa, insolita cura del colore, analisi psicologica. Pur non uscendo dal normale artigianato hollywoodiano, è interessante. (''[[Domani m'impiccheranno]]''; 2000, p. 377) *Con questo film dal taglio umoristico e sentimentale, [[Luciano Emmer|Emmer]] contribuisce a un'importante tappa del cinema italiano: il trasferimento dell'esperienza neorealistica nella commedia di costume. Rivisto oggi, piace di più, forse, come testimonianza d'epoca che per le sue qualità intrinseche: come commedia è sgranato, come film neorealista anemico. [[Marcello Mastroianni|Mastroianni]] doppiato da [[Alberto Sordi]]: allora capitava anche di peggio. (''[[Domenica d'agosto]]''; 2000, p. 378) *Una [[Barbara Stanwyck|Stanwyck]] in gran forma [...]. La regia di [[George Stevens|Stevens]] è elegante e competente, ma il film, tutto girato in "studio", risulta un po' datato. (''[[La dominatrice]]''; 2000, p. 380) *Su un sagace adattamento di Age & Scarpelli un film simpatico, agile nella regia "invisibile", apprezzabile nella descrizione ambientale e nella direzione degli attori [...]. (''[[La donna della domenica]]''; 2000, p. 384) *Splendido bianconero di [[Massimo Terzano]], una bella sequenza di funerale, musiche di [[Nino Rota]]. (''[[La donna della montagna]]''; 2000, p. 384) *Il tema centrale è quello del ''doppelganger'' con la sua problematica del doppio, del bene e del male, dell'Ego e del Superego. Può essere interpretato come un romanzo di apprendimento il cui protagonista ha voluto dare un'occhiata dall'altra parte dell'abisso e ha imparato la lezione. Il labile confine tra innocenza e delitto e la potenziale colpevolezza di chiunque sono due temi tipici di [[Fritz Lang|Lang]]. La continuità con i suoi film tedeschi è palese. (''[[La donna del ritratto]]''; 2000, p. 385) *Film nero con fiocchi e controfiocchi che riesce a coniugare l'espressionismo tedesco e l'ambiente americano. Gli evidenti difetti di sceneggiatura sono riscattati dalla regia. Splendida sequenza di jazz con [[Elisha Cook Jr.]] alla batteria. (''[[La donna fantasma (film)|La donna fantasma]]''; 2000, p. 387) *Ossessivamente attento alla fisicità del corpo umano, il cinema del siciliano [[Aurelio Grimaldi|A. Grimaldi]] approda qui alla sua inevitabile spiaggia: un porno-film ''arty'' dove assembla spogliarelli hard, iniezioni di un sociologismo d'accatto, un pasolinismo di terza mano, lavaggi igienici di organi sessuali, acrobatici congressi carnali subacquei, una misoginia di fondo accanitamente negata a parole. (''[[La donna lupo]]''; 2000, p. 388) [[File:Donne e briganti (film 1950) Amedeo Nazzari.png|miniatura|[[Amedeo Nazzari]] in ''[[Donne e briganti]]'']] *[[Mario Soldati|Soldati]], scrittore e cineasta dalle molteplici risorse, offre a [[Amedeo Nazzari|Nazzari]] l'occasione di rimettere a lucido la sua sorridente baldanza nella parte del celeberrimo Fra' Diavolo. Stringato, elegante. (''[[Donne e briganti]]''; 2000, p. 391) *[...] è uno dei meno noti e dei meno validi film di [[Douglas Sirk|Sirk]], un noir che appartiene al filone del thriller coniugale. Apprezzabile, comunque, per la cura dell'ambientazione, il ritmo e la finezza della suspense psicologica. (''[[Donne e veleni]]''; 2000, p. 392) *Basato su un'idea di [[Frank Capra]], è un western insolito nella massiccia presenza femminile, con accenti quasi sempre autentici e un sobrio realismo. [[Robert Taylor|R. Taylor]] conserva il suo fascino anche come scout pellerossa. (''[[Donne verso l'ignoto]]''; 2000, p. 393) *Adattato e sfrondato dall'inglese Robert Bolt, il film di D. Lean (1908-91), grande accademico della regia, è gonfio, inamidato e inerte, con la neve in Panavision al posto della sabbia di ''[[Lawrence d'Arabia (film)|Lawrence d'Arabia]]''. Da guardare con ammirazione, specialmente nei campi lunghi e lunghissimi e nelle scene di massa, ma non da ascoltare quando la cinepresa si avvicina ai personaggi. L'avere privilegiato in modo quasi svergognato la dimensione sentimentale, a scapito degli altri aspetti del romanzo, è il suo irrimediabile limite, ma spiega perché ha fatto piangere milioni di spettatori, compresi i soci dell'Academy. Famose e sciroppose le musiche del francese Maurice Jarre (più che un leit-motiv, il "tema di Lara" è un tormentone) [...]. (''[[Il dottor Živago]]''; 2000, p. 398) *Gioca sui due tavoli dell'ironia parodistica e dell'erotismo romantico, puntando tutto sul fascino sparviero e l'eleganza alla Byron di F. Langella. (''[[Dracula (film 1979)|Dracula]]''; 2010, p. 449) *È un film senza stile perché ne insegue troppi. (''[[Dracula di Bram Stoker]]''; 2010, p. 449) *Con ''La maschera di Frankenstein'', è il prototipo della società britannica Hammer che influenza il cinema orrorifico degli anni '60, è il film che definisce l'aspetto moderno di Dracula (compresi i canini, invenzione di Fisher) con la sua inquietante dimensione di erotismo perverso, reso benissimo da Lee che pure è presente sullo schermo soltanto 9 minuti, resi intensamente suggestivi dal montaggio creativo e dalla musica di James Bernard. Pur con qualche variazione, la sceneggiatura di Jimmy Sangster è fedele al romanzo di Stoker e al suo spirito. (''[[Dracula il vampiro]]''; 2000, p. 402) *Qualche gag divertente, 2 sequenze di ballo, il fascino grifagno di Nielsen non riscattano un film parodistico che gira a vuoto o va sul facile. (''[[Dracula morto e contento]]''; 2010, p. 449) *Ideologicamente e figurativamente il film è in linea con l'altro, ma gli rimane inferiore. Notevole la sequenza della morte di Dracula nell'acqua gelata. (''[[Dracula, principe delle tenebre]]''; 2010, pp. 449-450) *Dote maggiore del film è la fotografia di Daniel L. Fapp: i paesaggi, il Missouri, le montagne, la Louisiana. Le scene d'azione non male, la storia d'amore inutile. (''[[I due capitani]]''; 2000, p. 405) *In bilico tra sentimentale e comico, il film vince sul secondo versante, grazie soprattutto alla bravura dei suoi due protagonisti. Napoli contro Roma, match pari, ma entrambe hanno dato di meglio. (''[[I due compari]]''; 2000, p. 406) *Per il suo turgore melodrammatico è una sorta di anti-''[[Roma città aperta]]'' in cui uno dei due maggiori registi italiani degli anni '30 cerca di mescolare il pubblico e il privato, adeguandosi all'aria neorealistica che tira. (''[[Due lettere anonime]]''; 2000, p. 409) *È, forse, il superwestern più costoso nella storia di Hollywood: 8 grandi attori, 50 attori medi, 6500 comparse, 6 registi ([[King Vidor|Vidor]] a un certo punto si ritirò per contrasti con il produttore [[David O. Selznick]], il vero autore del film come lo era stato per ''[[Via col vento]]'' [...]). Una massiccia dose di sesso. Un fucile che spara dichiarazioni d'amore. Esaltato dagli uni per il suo barocchismo forsennato, deprecato dagli altri per la sua truculenza e i suoi eccessi che ne fanno un cartoon di passioni. (''[[Duello al sole]]''; 2000, p. 409) *Diretto dal realizzatore degli effetti speciali di ''[[2001: Odissea nello spazio|2001: odissea nello spazio]]'', esordiente nella regia, (sceneggiato, tra gli altri, da [[Michael Cimino]]), è, pur con ingenuità e pesantezze didattiche, un buon esempio di cinema fantaecologico e apocalittico. Quasi un monologo per [[Bruce Dern|Dern]], aiutato nel suo lavoro da simpatici robot. Bella colonna musicale di [[Peter Schickele]]. (''[[2002: la seconda odissea]]''; 2010, p. 461) *Continua a essere il film di SF più inquietante, adulto, stimolante e controverso che sia mai stato fatto, senza contare il suo fascino plastico-figurativo e sonoro-musicale. (''[[2001: Odissea nello spazio]]''; 2000, pp. 411-412) *Più che l'azione, piuttosto confusa e incoerente, conta l'atmosfera splendidamente resa all'insegna di un forte pessimismo ecologico sul Medioevo prossimo venturo. (''[[2022: i sopravvissuti]]''; 2000, p. 412) *[...] è un suspense congegnato con sagacia, calato in una coinvolgente atmosfera, girato quasi interamente in esterni a San Francisco, sostenuto dalla musica di [[Dimitri Tiomkin]]. (''[[Due ore ancora]]''; 2000, p. 412) *Dietro al film, scritto dal regista sulle testimonianze orali di un vero disoccupato e riscritto nei dialoghi in "napoletano universale" da [[Titina De Filippo]], c'è una forte componente letteraria. Con ''[[Umberto D.|Umberto D]]'' rappresenta paradossalmente, da posizioni opposte, il punto terminale della stagione neorealista: all'amaro pessimismo (e al fiasco commerciale) di [[Vittorio De Sica|De Sica]]-[[Cesare Zavattini|Zavattini]] corrispose il trionfo d'incassi e, in parte, di critica (1º premio al Festival di Cannes) del film di [[Renato Castellani|Castellani]] nel quadro di un vivace bozzettismo dialettale, di uno strenuo e accattivante vitalismo mediterraneo, di una protesta sincera e velleitaria e soprattutto di una naturale esuberanza giovanile. Sebbene la storia faccia perno sul personaggio maschile, è la donna che – come in altri film di Castellani – svolge un ruolo emblematico. (''[[Due soldi di speranza]]''; 2000, p. 415) ====E==== *Una delle più classiche commedie di [[Frank Capra|F. Capra]], quella che gli fece vincere il 2º Oscar per la regia e l'unica in cui la lieta fine sembra completamente logica. Grazie a un'impeccabile sceneggiatura di [[Robert Riskin]], questa favola da boy-scout non diventa una predica e non perde mai il suo swing. Una delle più divertenti scene di tribunale di tutto il cinema americano con un [[Gary Cooper|G. Cooper]] perfetto. (''[[È arrivata la felicità (film)|È arrivata la felicità]]''; 2000, p. 419) *Non è né una ripetizione né una parodia, ma semmai un'elegia sui vecchi tempi, sorvegliata dall'angelo custode dell'ironia. Per [[Howard Hawks|Hawks]] anche gli eroi invecchiano, ma lo sanno e non nascondono le proprie infermità dell'anima e del corpo. (''[[El Dorado (film 1966)|El Dorado]]''; 2000, p. 425) *2 le star: il buono [[Matt Damon|Damon]] (bravissimo, da premio) e la cattiva [[Jodie Foster|Foster]], sobria, dura, elegante. Peccato che il film abbondi nel finale di una violenza stereotipata con troppi inverosimili corpo a corpo tra i nostri eroi e i malvagi ossequienti al potere. (''[[Elysium (film 2013)|Elysium]]''<ref>Citato in ''[https://www.mymovies.it/film/2013/elysium/ Elysium]'', ''mymovies.it''.</ref>) *Una delle carte vincenti è la sceneggiatura di [[Ronald Bass|Ronn Bass]] (Oscar per ''[[Rain Man - L'uomo della pioggia|Rain Man]]'') e [[William Broyles Jr.]] Mescola con astuzia il vecchio romanticismo delle commedie giallo-rosa su coppie in conflitto (Tracy-Hepburn, Bogart-Bacall), la strepitosa e acrobatica inverosimiglianza di [[James Bond]] e il dispiego della tecnologia digitale negli effetti speciali. Governa con sagacia, come dice il titolo ("Intrappolamento"), il tema dell'ambiguità (chi dei due imbroglia l'altro?) e amministra con pudore la latente dimensione erotica e la stoica senilità dell'eroe. Connery, anche dei produttori, rivela la sua vera età soltanto nel finale dopo aver impregnato il personaggio di umorismo crepuscolare. Ex ballerina e cantante, [[Catherine Zeta-Jones|C. Zeta-Jones]] non è soltanto bella. Deboli i personaggi di contorno. (''[[Entrapment]]''; 2010, p. 485) *Più neocattolico che neorealista, meno abile di ''[[Il generale Della Rovere]]'' (1959) ma più autentico, il film conferma le qualità di [[Roberto Rossellini|Rossellini]] come poeta civile, ma è un po' prolisso ed edificante, qua e là di una simbologia grossolana. Magistrale l'uso dello zoom e una ottima [[Giovanna Ralli|Ralli]]. (''[[Era notte a Roma]]''; 2000, p. 432) *Tipica commedia degli equivoci con una vena grottesca insolita per l'epoca, almeno al cinema. Impagabile duetto [[Angelo Musco|Musco]]-[[Rosina Anselmi|Anselmi]]. (''[[L'eredità dello zio buonanima (film 1934)|L'eredità dello zio buonanima]]''; 2000, p. 434) *Non manca nessuno dei classici ingredienti del genere biblico-avventuroso: sentimenti con le maiuscole, intrighi, danze lascive, duelli e donne scoperte. C'è anche uno sforzo di analisi psicologica. (''[[Ester e il re]]''; 2000, p. 443) *Pur con la velleità di raccontare l'erotismo con l'ottica femminile, è un film per uomini soli. Ipocrita, fintamente trasgressivo, con qualche immagine indisponente. (''[[Le età di Lulù]]''; 2000, p. 444) [[File:Ettore Fieramosca (1938) Gino Cervi.png|miniatura|[[Gino Cervi]] in ''[[Ettore Fieramosca (film 1938)|Ettore Fieramosca]]'']] *Film storico di indiretta propaganda antifrancese: figurativamente suggestivo (soprattutto nella battaglia finale) e narrativamente debole. (''[[Ettore Fieramosca (film 1938)|Ettore Fieramosca]]''; 2000, p. 446) *Nonostante l'apporto in sceneggiatura di [[Emilio Cecchi|E. Checchi]] e [[Aldo De Benedetti|A. De Benedetti]], è il meno riuscito tra i film letterari di [[Mario Soldati|Soldati]]. Decorativo, elegante, inerte. (''[[Eugenia Grandet (film 1947)|Eugenia Grandet]]''; 2000, p. 446) *La debolezza del film risiede nell'impossibilità di mostrare Evilenko in azione sostituita da immagini allusive o ammiccanti, mediocri, annacquate da dialoghi didattici, soltanto in parte riscattate dall'inquietante istrionismo ben temperato di McDowell. (''[[Evilenko]]''; 2010, p. 505) ====F==== [[File:La famiglia Passaguai (1951) Aldo Fabrizi.png|miniatura|[[Aldo Fabrizi]] ne ''[[La famiglia Passaguai]]'']] *Una macchina comica romanesca che ha le sue ascendenze nel repertorio del teatro dialettale, dell'avanspettacolo e dell'umorismo del settimanale ''Travaso'' degli anni '30 ma anche postbellico, arricchito da trovate più cinematografiche (l'anguria) e da notazioni di costume sulla piccola borghesia. Soprattutto nel primo tempo non mancano le gag azzeccate né le macchiette colorite, appoggiate a caratteristi già affermati ([[Tino Scotti|T. Scotti]]) o in erba ([[Carlo Delle Piane|C. Delle Piane]]). (''[[La famiglia Passaguai]]''; 2000, p. 455) *[...] [[Aldo Fabrizi|A. Fabrizi]] cerca di ripetere il successo del film precedente, ma con minore brio: non gli si addicono né il vecchio schema teatrale della commedia degli equivoci né la combinazione con la comicità di [[Erminio Macario|Macario]]. (''[[La famiglia Passaguai fa fortuna]]''; 2000, p. 456) *Sapientemente adattato da [[Philip Dunne]] da un romanzo di [[Josephine Leslie|R.A. Dick]], è uno dei più bizzarri e teneri film di [[Joseph L. Mankiewicz|J. Mankiewicz]]. L'atmosfera fantastica è sostenuta dalle suggestive musiche di [[Bernard Herrmann|B. Hermann]], compositore preferito di Hitchcock, e dalla fotografia di [[Charles Lang|C. Lang]]. (''[[Il fantasma e la signora Muir]]''; 2000, p. 460) *Traducendo in film una sceneggiatura brillante e spiritosa [[Antonio Pietrangeli|A. Pietrangeli]] ha saputo narrare la sua favola surrealistica con un distacco e un'eleganza inconsueti alla commedia italiana. (''[[Fantasmi a Roma]]''; 2000, p. 460) *Curioso esempio dell'influenza del naturalismo francese su un melodramma italiano della gelosia. Attori efficaci, suggestiva fotografia di Aldo Tonti. (''[[Fari nella nebbia]]''; 2000, p. 462) *Rifacimento non privo di meriti della commedia ''Gloria del mattino'' di Zoe Akins, già filmata nel '33, con [[Susan Strasberg|S. Strasberg]] al posto della fulgida [[Katharine Hepburn]]. Sapiente descrizione dell'ambiente teatrale. Bravi attori, bella fotografia di Franz Planer. (''[[Fascino del palcoscenico]]''; 2000, p. 463) *Rincorre modelli realistici francesi d'anteguerra adattandoli alla Roma minutamente cronistica e piccoloborghese del dopoguerra. (''[[Fatalità (film 1947)|Fatalità]]''; 2000, p. 463) *[...] esordio al cinema di [[Katharine Hepburn|K. Hepburn]] ancora inesperta ma già capace di dimostrare personalità, temperamento e talento. Ruba la scena al bravo [[John Barrymore|J. Barrymore]] in una delle sue migliori interpretazioni. (''[[Febbre di vivere (film 1932)|Febbre di vivere]]''; 2000, p. 468) *Accurata riduzione dell'omonimo dramma (1882) di [[Victorien Sardou]]. [[Camillo Mastrocinque|C. Mastrocinque]], specialista di ricostruzioni ottocentesche, racconta con tempi e snodi plausibili. (''[[Fedora (film 1942)|Fedora]]''; 2000, p. 468) *È un classico mélo hollywoodiano degli anni '40: perverso, affascinante, eccessivo in tutto, persino nelle scenografie. (''[[Femmina folle]]''; 2000, p. 470) *[...] è una commedia farsesca condotta a un ritmo accelerato che diventa precipitoso. I meglio fichi del bigoncio sono i numeri della rivista dove, oltre alla strepitosa buffoneria sicula di [[Angelo Musco|Musco]], emerge la rumba danzata dalla [[Rosina Anselmi|Anselmi]]. (''[[Il feroce Saladino]]''; 2010, p. 534) *Sotto la scorza di un ''action movie'' si cela una commedia cerebrale, un film di idee che è anche un metafilm, una metafora del cinema. Il protagonista non vuole migliorare sé stesso né la realtà che l'ha deluso, ma adattarla ai suoi desideri. Dal romanzo (1996) di [[Chuck Palahniuk]], sceneggiato da [[Jim Uhls|Jim Huhls]], il 4º film del californiano [[David Fincher|Fincher]] conferma la sua perizia narrativa e la padronanza del mezzo, ma anche l'inclinazione a un nichilismo programmatico e a una perversa manipolazione dello spettatore. Dati i tempi, è divenuto, specialmente tra il pubblico giovane, un film di culto. (''[[Fight Club (film)|Fight Club]]''; 2010, p. 538) *[...] un corretto film senza enfasi né inutili decorativismi ambientali. (''[[La figlia del capitano (film 1947)|La figlia del capitano]]''; 2000, p. 476) *Due momenti forti in questo melodramma che fu la risposta (anticipata) della Warner a ''[[Via col vento]]'': la scena del ballo e le sequenze dell'epidemia. [[Bette Davis|B. Davis]] vinse il suo 2º Oscar dopo ''[[Paura d'amare (film 1935)|Paura d'amare]]'' (1935) e [[Fay Bainter|F. Bainter]] quello dell'attrice non protagonista. Soltanto nomination per la regia, la fotografia di [[Ernest Haller|E. Haller]] e le musiche di [[Max Steiner|M. Steiner]], tutte ammirevoli. (''[[Figlia del vento]]''; 2000, p. 477) *Con ''[[Catene (film 1949)|Catene]]'' e ''[[Tormento (film 1950)|Tormento]]'' segnò l'apice del melodramma popolare strappalacrime e della coppia divistica [[Amedeo Nazzari|Nazzari]]-[[Yvonne Sanson|Sanson]]. Solo i cuori di pietra non piansero. (''[[I figli di nessuno (film 1951)|I figli di nessuno]]''; 2000, p. 478) *[...] parla al cuore in triplice modo: abilmente confezionato, efficacemente vivace in alcune scene, sottile in altre, furbo e accattivante. (''[[Figli di un dio minore]]''; 2000, p. 478) *È in assoluto il miglior film USA del 1960, e uno dei migliori di [[Richard Brooks|R. Brooks]], romanziere, sceneggiatore e regista: un saggio inquietante e geniale sulla religiosità dell'''homo americanus''. (''[[Il figlio di Giuda]]''; 2000, p. 480) *Commovente e melodrammatica storia raccontata con solido mestiere. (''[[Figlio di ignoti]]''; 2000, p. 480) *Tratto da un dramma teatrale di Thomas Job, è un melodramma a suspense con risvolti incestuosi al quale, per ragioni di censura, fu imposta una conclusione assurda. Efficacemente fosco, fosforescente con forza. (''[[La fine della famiglia Quincy]]''; 2000, p. 482) *8º film di [[Clint Eastwood|C. Eastwood]] regista, in bilico sulla fantapolitica, ma con le cadenze di un thriller e un'ideologia [[Ronald Reagan|reaganiana]]. [...] Prestigiosa la fotografia di Bruce Surtees. Prolisso. (''[[Firefox - Volpe di fuoco]]''; 2000, p. 487) *Il primo dei 5 western di [[Howard Hawks|H. Hawks]], cineasta sotto il segno dell'evidenza, e il più epico in apparenza anche se strutturato su un forte rapporto edipico tra padre e figlio che, nella sceneggiatura di Borden Chase e Charles Schnee, ne fa una specie di ''Gli ammutinati del Bounty'' in chiave western. Dunson è il solo personaggio di [[John Wayne|J. Wayne]] la cui offuscata moralità non sa distinguere tra la ragione e il torto, mentre [[Montgomery Clift|M. Clift]] vi porta una tenerezza e una sensibilità fino a quel momento inedite negli eroi western. (''[[Il fiume rosso]]''; 2000, p. 488) [[File:Ingrid Bergman and George Sanders in Rage in Heaven (1941).png|miniatura|[[George Sanders]] e [[Ingrid Bergman]] in ''[[Follia (film 1941)|Follia]]'']] *[[W. S. Van Dyke|W.S. Van Dyke]] descrive invece di scavare, diluisce invece di stringere i tempi. [[Ingrid Bergman|I. Bergman]] in un suo tipico ruolo di vittima amorosa. Fiacco. Tratto da un romanzo di [[James Hilton]] e sceneggiato da [[Christopher Isherwood]], avrebbe avuto bisogno di un regista meno superficiale e più personale per trascendere i limiti del genere. Suggestivo commento musicale di [[Bronislau Kaper|B. Kaper]]. (''[[Follia (film 1941)|Follia]]''; 2000, p. 492) *L'origine teatrale ([[Robert E. Sherwood]], 1934) si sente: dialoghi letterari e verbosi, staticità dell'azione, recitazione sopra le righe. Ma c'è un fascino innegabile, specialmente per merito di [[Humphrey Bogart|H. Bogart]] nel suo primo ruolo importante. (''[[La foresta pietrificata]]''; 2000, p. 494) *Peripezie e pericoli a catena. Divertimento di alta classe sotto il segno di una libera e leggera fantasia [[Ludovico Ariosto|ariostesca]]. È l'avventura allo stato puro con episodi di straordinario fascino. (''[[La fortezza nascosta]]''; 2000, p. 496) *Tipica commedia degli equivoci, ma senza sale. (''[[La fortuna viene dal cielo]]''; 2000, p. 497) *Attraverso il guscio del film carcerario [[Jules Dassin|J. Dassin]] e il suo sceneggiatore [[Richard Brooks]] (da non dimenticare, però, i meriti del produttore [[Mark Hellinger]]) riescono non soltanto a rappresentare il conflitto dialettico tra la forza bruta (il capo delle guardie, ma anche il sistema carcerario) e la forza positiva (i carcerati), ma a impostare un tema sociale: quello delle energie che potrebbero essere utili alla comunità e che, invece, sono disperse o convogliate in movimenti distruttivi. Tutto concorre al forte risultato: la fotografia di [[William H. Daniels|W. Daniels]], le musiche di [[Miklós Rózsa|M. Rosza]], gli interpreti tra cui spicca [[Hume Cronyn|H. Cronyn]] nella parte del sadico capo delle guardie. (''[[Forza bruta (film 1947)|Forza bruta]]''; 2000, p. 497) *Più che personaggi i due attori sono funzioni di un programma, serviti da esecrabili e talora ridicoli dialoghi di Edith Bruck, che si muovono su uno sfondo troppo bello di Chioggia, in una villa troppo sontuosa, in un ambiente troppo raffinato, tutto fotografato con luci troppo morbide da Dante Spinotti. (''[[Fotografando Patrizia]]''; 2000, p. 499) *Parodia del romanzo (1897) di Bram Stoker di notevole impegno produttivo con qualche passaggio divertente. Gli autori sono passati in cineteca, le invenzioni buffe non mancano. (''[[Fracchia contro Dracula]]''; 2010, p. 565) *In questo thriller gotico texano, [[Bill Paxton|Paxton]], da tempo bravo attore, si rivela regista classicamente sobrio. Film complesso, ricco di riferimenti biblici, che si presta a diverse letture, anche a quella politica in quest'epoca di integralismi contrapposti. (''[[Frailty - Nessuno è al sicuro]]''; 2010, p. 566) *Romantico, divertente per la moltiplicazione di arrivi e entrate, la finezza delle gag, la garbata ironia sul rigido classismo britannico. (''[[Fra le tue braccia]]''; 2010, p. 566) *È violento e duro già nella cornice ambientale (un'Umbria umida, fosca, ventosa) cui hanno contribuito scene e costumi di D. Donati e la fotografia di G. Lanci e E. Guarnieri. Violento nella rappresentazione di guerra, prigionia, miseria, malattia, nella rievocazione della santità di Francesco, specialmente quando s'interroga, con uno strazio che sfiora la disperazione, sul silenzio di Dio. I suoi difetti sono quasi tutti per eccesso: ridondanza misticheggiante nelle musiche di Vangelis, una certa prolissità, spia di debolezza drammaturgica. (''[[Francesco (film)|Francesco]]''; 2000, p. 500) *Molti mezzi, scarsi risultati. Nonostante tutto, [[Bradford Dillman|B. Dillman]] è un Francesco simpatico. (''[[Francesco d'Assisi (film 1961)|Francesco d'Assisi]]''; 2000, p. 500) *[...] undici episodi [...] alcuni assai belli per la loro autenticità e la fresca ispirazione religiosa, altri un po' forzati e di religiosità troppo ufficiale, ma in sostanza l'adesione del fulmineo linguaggio rossellininiano all'interpretazione del francescanesimo imperniata sulla semplicità dà risultati straordinari. Girato con veri frati francescani e altri attori non professionisti. Il suo pregio maggiore è di aver trattato i [[I fioretti di san Francesco|Fioretti di San Francesco]] come episodi di ''[[Paisà]]''. (''[[Francesco, giullare di Dio]]''; 2000, p. 501) *Prodotto da Carl Laemmle Jr. per la Universal, il film cancella quasi completamente le tracce della mediazione teatrale grazie alla sceneggiatura e soprattutto alla regia inventiva e figurativamente raffinata dell'inglese J. Whale. Oltre a lasciare il suo segno sul copione (è sua l'idea del mulino), scelse il compatriota B. Karloff per la parte del mostro e ne affidò il trucco a Jack Pierce. Il suo modo fluido di far muovere la cinepresa, insolito nel 1931 che valorizza le scenografie e i comportamenti dei personaggi e crea un'atmosfera di morbosa suggestione, impressionò il pubblico e sottrasse il film all'usura del tempo. Le sequenze da citare sono numerose: i funerali d'apertura; la nascita della "creatura" con il suo motivo ascensionale; l'incontro con la bambina; la folla dei contadini con le fiaccole; l'incendio conclusivo. Come nel romanzo di Mary Shelley, la colpa (il peccato) di Frankenstein non è di aver sfidato Dio nel creare la vita, ma nell'emularlo e nel competere con lui come padrone assoluto della "creatura". Lo dimostra la delicata sequenza in cui nella camera dove il suo creatore l'ha rinchiuso penetra un raggio di sole, accolto dal "mostro" con un mezzo sorriso. Immediatamente Frankenstein gli toglie la luce, ossia, simbolicamente, ogni conoscenza che non venga da lui. Il vero crimine di Frankenstein è contro la società. (''[[Frankenstein (film 1931)|Frankenstein]]''; 2010, p. 568) *Tratto da una commedia (1930) di Alberto Colantuoni, risente negativamente della struttura teatrale di origine. Tuttavia in [[Corrado D'Errico|C. D'Errico]] c'è il puntiglio di sviluppare "cinematograficamente" la vicenda. (''[[I fratelli Castiglioni]]''; 2000, p. 505) *2ª regia del trentenne e raffinato [[Alberto Lattuada|A. Lattuada]]. Poco più di un esercizio di stile, ma l'omonimo romanzo (1913) di [[Luciano Zuccoli]] gli dà la prima occasione di esplorare la sessualità infantile e giovanile. (''[[La freccia nel fianco (film)|La freccia nel fianco]]''; 2000, p. 508) *Tratto da un dramma (1956) di Henry Denker e Ralph Berkey, mantiene inalterata la struttura teatrale d'origine riuscendo così pesantemente verboso. Film di propaganda anticomunista? In parte, ma originale, insolito. Unica regia dell'attore [[Karl Malden|K. Malden]]. Peccato. (''[[Il fronte del silenzio]]''; 2000, p. 510) *Uno dei più garbati e spiritosi film di [[Carlo Ludovico Bragaglia|Bragaglia]], autore anche di soggetto e sceneggiatura, in quel periodo attivissimo (17 film dal 1940 al 1943). Intelligente con leggerezza. (''[[Fuga a due voci]]''; 2010, p. 579) *[[Don Siegel|D. Siegel]] riscatta gli stereotipi prosciugandoli con lo stile. Fa economia di tutto, perfino della violenza, con una tensione che arriva alla suspense ma senza cercarne gli effetti. È un film da scuola del cinema, una vetta del genere carcerario. (''[[Fuga da Alcatraz]]''; 2000, p. 512) *Racconto di fantascienza che non lesina sul piano del meraviglioso, aiutato dalla suggestiva fotografia di [[Ernest Laszlo]]. Come dire che la cornice vale più del quadro. C'è, infatti, debolezza logica, confusione, mancanza di stile. (''[[La fuga di Logan]]''; 2000, p. 513) *Lacrime e vecchi merletti. Tipico dramma romantico con targa M-G-M. È uno straripamento di ricordi d'amore e nostalgie. [[David Niven|D. Niven]] poco convincente, attorniato da uno stuolo di garbate interpreti. (''[[Fuga nel tempo]]''; 2000, p. 514) *[...] un film pulito, scorrevole, diretto con mano leggera incline al pastello più che alle forti tinte. (''[[La fuggitiva (film 1941)|La fuggitiva]]''; 2000, p. 514) *In un primo tempo doveva chiamarsi ''Montelepre'' con un preciso riferimento a [[Salvatore Giuliano]] e la sceneggiatura fu rimaneggiata più volte. Il risultato è un film inutile, superficiale e privo di drammaticità. (''[[I fuorilegge]]''; 2000, p. 519) *Solido western tradizionale, tipico prodotto M-G-M, con qualche spunto originale. (''[[I fuorilegge della valle solitaria]]''; 2000, p. 519) *2º, e il migliore, dei 4 film tratti dal celebre giallo (1902) di [[Arthur Conan Doyle]]. Atmosfera suggestiva, suspence e un [[Peter Cushing|P. Cushing]] infalllibile come Sherlock Holmes. (''[[La furia dei Baskerville]]''; 2000, p. 520) *Un poema di solenne pietà, un gran capolavoro dei film su strada. Considerato politicamente un conservatore, [[John Ford|J. Ford]] diresse uno dei film più progressisti mai fatti a Hollywood anche perché riuscì a far coincidere il tema della famiglia, a lui caro, con quello della gente: alla fine i Joad entrano a far parte della famiglia dell'uomo. Lo sceneggiatore [[Nunnally Johnson]] modificò [...] il finale senza speranza di [[John Steinbeck|Steinbeck]], in linea con l'ottimismo del New Deal. Straordinario bianconero di [[Gregg Toland]] (che, come disse Ford, non aveva nulla di bello da fotografare). (''[[Furore (film)|Furore]]''; 2000, p. 521) *È il film che lanciò Bruce Lee a livello internazionale. Benché approssimativo sotto molti punti di vista, è importante perché a) segna una svolta nel cinema d'azione di Hong Kong in direzione del realismo, riportando l'attore e le sue esibizioni atletiche al centro del racconto; b) apre la strada ai film di kung fu degli anni '70 anche se nella maggior parte sono di qualità mediocre o pessima. (''[[Il furore della Cina colpisce ancora]]''; 2000, p. 521) ====G==== *Imperniato sul tema del dialogo e del conflitto (tra uomo di cultura e autorità; tra il credente e la Chiesa o, meglio, gli uomini che la rappresentano; tra la Curia e la chiesa conciliare), nonostante le rigidità didattiche e le secche illustrative, il film brucia quasi completamente gli schemi convenzionali del cinema biografico e trasforma la ricostruzione del passato in azione presente. È, insieme, la tragedia di un uomo in anticipo sui tempi e la storia di una ingenuità. (''[[Galileo (film 1968)|Galileo]]''; 2000, p. 525) *Un film noir abbastanza insolito con due grandi interpretazioni e un finale bizzarro. La vicenda di ''The Racket'' si basa su un precedente film del '28, di [[Lewis Milestone]], ma questo lo supera in atmosfera. (''[[La gang]]''; 2000, p. 526) *L'intreccio è frusto e i personaggi stereotipati nelle loro nevrosi: perciò è il più debole dei film neri del [[Fritz Lang|Lang]] hollywoodiano, ma, grazie anche alla fotografia di Pasquale Musuraca, giocata sui grigi, la firma del regista è leggibile nell'atmosfera, nei particolari, nel modo con cui segue i personaggi. (''[[Gardenia blu]]''; 2000, p. 529) *3ª regia di [[Vittorio De Sica|V. De Sica]] che s'è riservata la piccola parte di [[Nino Bixio]], è un film medio assai piacevole che evita gli scogli del patetismo, raccontato con mano agile e leggera, molto curato tecnicamente e ben recitato. (''[[Un garibaldino al convento]]''; 2000, p. 529) *Tratto da un racconto di [[Indro Montanelli]], è il meno originale degli ultimi film di [[Roberto Rossellini|R. Rossellini]], girato su commissione a basso costo, ma il più efficace e accattivante, di notevole interesse tecnico-stilistico per una serie di espedienti che il regista avrebbe poi usato nel suo lavoro per la TV. [[Vittorio De Sica|V. De Sica]] modula da maestro il suo gigionismo. (''[[Il generale Della Rovere]]''; 2000, p. 533) *Nonostante i rimandi a ''Solaris'' di Stanislaw Lem e a ''Cronache marziane'' di Ray Bradbury, la sceneggiatura è una volta di più l'anello debole della catena. (''[[Generazioni (film)|Generazioni]]''; 2010, p. 600) *[...] è un coerente tentativo di reinventare in Italia i modelli culturali anglosassoni. Eccellente [[Sandro Ruffini|S. Ruffini]]. (''[[Giallo (film 1933)|Giallo]]''; 2000, p. 538) *È l'itinerario alla scoperta di sé stesso che porta a Dio. Il decoro, l'onestà intellettuale e le nobili intenzioni degli autori sono fuori discussione, ma in questo Jeoshua di [[Kim Rossi Stuart|Rossi Stuart]] – che non soccombe al ruolo, e non è poco – si avverte la preoccupazione ecumenica (ed economica) di non sollevare polemiche, non turbare, non offendere, evitare scorrettezze. Ne risulta una rappresentazione senza una vera forza, frenata e prudente. Anche a livello iconografico non c'è una scelta stilistica personale, ma una sintesi del cinema cristologico che sfiora e spesso scade nella galleria del "già visto". (''[[I giardini dell'Eden]]''; 2000, p. 540) *Filmone in Technicolor – uno dei primi – che ebbe non pochi problemi tecnici, tanto che finì per costare il doppio del preventivo. Le scene girate nel deserto dell'Arizona furono rigirate a Hollywood in un finto deserto. Stravagante e un po' delirante anche nella recitazione ([[Basil Rathbone|Rathbone]], [[John Carradine|Carradine]]). (''[[Il giardino di Allah]]''; 2000, p. 541) *Ricco livello produttivo M-G-M. Tratto dal celebre libro per bambini di [[Frances Hodgson Burnett|Frances E.H. Burnett]], è un film semplice e senza pretese, di ritmo posato. Bravi i piccoli attori. (''[[Il giardino segreto (film 1949)|Il giardino segreto]]''; 2010, p. 610) *[...] è un film curioso, con qualche impennata nel fantastico e scarsa padronanza dello spazio. La sequenza del duello nelle onde, però, è un pezzo di cinema d'alto livello. (''[[I giganti del West]]''; 2000, p. 542) *Film di culto per i fan di [[Rita Hayworth|Rita]], corpo d'amore ribelle al suo ruolo di oggetto, che canta meravigliosamente "Put the Blame on Mame" e danza splendidamente "Amado mio". L'assurdità dell'intrigo diventa un difetto secondario in questa miscela di noir e melodramma passionale in cui i dialoghi di Marion Parsonnet sono di un Kitsch che sfiora il sublime. La latente carica omosessuale di questa pietra miliare nella storia del divismo fu scoperta soltanto dalla critica europea. (''[[Gilda (film)|Gilda]]''; 2000, p. 544) *[...] il terz'ultimo film inglese di [[Alfred Hitchcock|Hitch]] è una gustosa miscela di inseguimenti e umorismo, ricca di caustiche invenzioni registiche. Almeno 2 sequenze memorabili: il ricevimento dei bambini e la finale carrellata aerea che scopre in primo piano il tic dell'assassino. Indebolito dai 2 interpreti principali ([[Derrick De Marney|De Marney]], [[Nova Pilbeam|Pilbeam]]) senza carisma. (''[[Giovane e innocente]]''; 2010, p. 623) *La parte telefonica è divertente, induce a pena (per i maschietti) o mette i brividi. Ben doppiata da [[Laura Boccanera]], [[Theresa Randle|T. Randle]] è simpatica, sexy, fin troppo brava. Ma il conflitto interiore che porta la protagonista a confondere finzione e realtà è raccontato in modi stentati. Che sia un'autobiografia camuffata, quella di [[Suzan-Lori Parks]] che l'ha scritta? Ghiotte imitazioni filmiche [...]. (''[[Girl 6 - Sesso in linea]]''; 2000, p. 560) *Visto oggi, suscita reazioni diverse. Inferiore nelle scene di massa ai film in costume italiani di quegli anni, si distingue per il tentativo di dare una misura umana, dolente, quotidiana ad avvenimenti lontani nel tempo. Molti difetti tra cui una goffa Giuditta (B. Sweet) e la ridicola scena dei baccanali, ma almeno due sequenze notevoli: la sortita dei difensori per l'acqua e la caduta di Betulia. (''[[Giuditta di Betulia]]''; 2000, p. 561) *Se non lo si prende troppo sul serio, diverte. (''[[Godzilla (film 1954)|Godzilla]]''; 2000, p. 569) *L'attore [[Ben Affleck|B. Affleck]], anche sceneggiatore con Aaron Stockard, esordisce in regia col romanzo ''La casa buia'' del bostoniano [[Dennis Lehane]], autore di ''Mystic River'', delegando la parte del protagonista al fratello [[Casey Affleck|Casey]], che se la cava. Più adatto, forse, a stare dietro alla macchina da presa che non davanti, non riesce però a fare un film originale, a prescindere da un ingegnoso confronto col grande talento di [[Clint Eastwood]]. Racconto manicheo, personaggi inamidati, più di un finale senza vere sorprese. (''[[Gone Baby Gone]]''; 2013, p. 678) *Conclusione di amaro patetismo retrospettivo, ovvero: come arrivare alla verità attraverso la menzogna. Commedia agrodolce che diverte, commuove e fa pensare, grazie al personaggio della madre, meno comunista di quel che sembra. Il merito è della sceneggiatura di Bernd Lichtenberg che parte da uno spunto simile a quello di ''[[Underground]]'' di [[Emil Kusturica|Kusturica]]. Al suo 3º lungometraggio per il cinema, [[Wolfgang Becker|Becker]], anche cosceneggiatore, controlla il traffico, ma fa poco per evitare o coprire i passaggi cuciti col filo bianco. Grande successo in Germania. (''[[Good Bye, Lenin!]]''; 2013, p. 679) *Lotta di amore e odio tra due cugine sullo sfondo della guerra civile. [...] Uno dei 4 film di [[Bette Davis|B. Davis]] del '39 e una delle sue interpretazioni migliori. Drammone coi fiocchi. (''[[Il grande amore (film 1939)|Il grande amore]]''; 2000, p. 574) *Commedia drammatica tra le più belle e romantiche degli anni '30, recitata con grande sensibilità dal duo [[Irene Dunne|Dunne]]-[[Charles Boyer|Boyer]]. (''[[Un grande amore (film 1939)|Un grande amore]]''; 2000, p. 574) *Nonostante le apparenze, è un nero più che un poliziesco. Uno dei migliori risultati, comunque, del [[Fritz Lang|Lang]] americano, e uno dei suoi film più "politici" in forma di un'amara riflessione sulla corruzione, la vendetta, i limiti della legalità. Eccellente il reparto degli attori tra cui spicca [[Gloria Grahame|G. Grahame]]: è lei la vera eroina della storia, e non soltanto per la famosa scena del caffè bollente. (''[[Il grande caldo]]''; 2000, p. 575) *Uno dei 5 western di [[Howard Hawks|H. Hawks]] e non il migliore anche perché [[Kirk Douglas|K. Douglas]] non è un attore hawksiano. Un po' lasco nel ritmo, è un'avventura fluviale di vasto respiro. Tratto da un romanzo di [[A. B. Guthrie Jr.|A.B. Guthrie]], sceneggiato da [[Dudley Nichols|D. Nichols]], mescola efficacemente i temi dell'itinerario iniziatico e dell'amicizia virile, l'umorismo e l'erotismo, il panteismo lirico e l'avventura. (''[[Il grande cielo]]''; 2000, p. 576) *Un western dal finale veloce dopo una partenza in caccia di commozione. Si fronteggiano due avversari di pelo grigio ([[Robert Mitchum|R. Mitchum]], 1917; [[George Kennedy|G. Kennedy]], 1925). C'è una vena di malinconico umorismo. Un'epoca sta per finire, si vedono già le prime automobili. (''[[Il grande giorno di Jim Flagg]]''; 2000, p. 578) *Robusto romanzo popolare, notevole per la coesione delle sue componenti: recitazione, miscela linguistica (dialetti italiani, il castigliano), valori figurativi (fotografia di Arturo Gallea), attenzione al materiale plastico. È uno dei più interessanti prodotti del cinema del periodo fascista per il modo con cui combina i valori di un cattolicesimo arcaico, dell'ideologia ruralista e del nazionalismo. (''[[Montevergine (film)|La grande luce (Montevergine)]]''; 2000, p. 579) *Superwestern moraleggiante di grandi ambizioni cui corrispondono solo in parte i risultati. Accademico, un po' bolso, spettacolare. (''[[Il grande paese]]''; 2000, p. 580) *[[Robert Siodmak|R. Siodmak]], prigioniero forse del proprio ruolo di regista del brivido, cerca di rinnovarsi con una ricostruzione (sfarzosamente hollywoodiana alla M-G-M) della figura di [[Fëdor Dostoevskij|F.M. Dostoevskij]] e del noto romanzo (''[[Fëdor Dostoevskij#Il giocatore|Il giocatore]]'', 1867). Riconoscibile il suo senso della suspense nelle sequenze della roulette. (''[[Il grande peccatore]]''; 2000, p. 581) *Nonostante il titolo, il personaggio centrale dell'azione (Arabia romana, Galilea, Giudea, Roma) non è il pescatore [[Pietro apostolo|Simone]] ([[Howard Keel|Keel]]), destinato a diventare la ''kepha'' (roccia), dunque Pietro, del cristianesimo. L'epicentro del dramma è l'amore contrastato della principessa meticcia Fara (Kohner) e del principe Voldi (Saxon) e l'influenza che esercita su loro Simon Pietro, dissuadendo Fara dall'uccidere il padre Erode Antipa (Lom), dispotico tetrarca di Galilea, che aveva rinnegato sua madre araba Arnon per sposare la depravata Erodiade (Hyer). Nella sceneggiatura che si discosta nettamente dal mediocre romanzo di [[Lloyd C. Douglas|Douglas]], Fara, costretta a rinunciare, in quanto meticcia, all'amore di Voldi, torna in Giudea al fianco di Simone per aiutarlo nell'opera di riconciliazione tra arabi ed ebrei. Confuso con i numerosi colossi storico-biblici prodotti alla fine degli anni '50, il film ebbe accoglienze critiche tiepide o negative, comunque superficiali. Soltanto pochi recensori francesi – tra cui Jacques Joly sui ''Cahiers du Cinéma'' – seppero coglierne i pregi, non soltanto figurativi, e la diversità. (''[[Il grande pescatore]]''; 2010, p. 649) *Realizzato con grandi mezzi dalla Fox, è un efficace cocktail di spettacolari effetti speciali e dolorosi sentimenti. Bravi caratteristi, un ottimo [[George Brent|G. Brent]] [...] e un [[Tyrone Power|T. Power]] un po' assurdo come medico indiano. (''[[La grande pioggia]]''; 2000, p. 581) *Western autunnale grande nel respiro, nelle ambizioni, nella nobiltà dell'assunto, qua e là appesantito da un ritmo statico. Un affresco più che un dramma. E un ghiotto intermezzo umoristico con [[James Stewart|Stewart]] per alleggerire quella che è, in fondo, la storia di una sconfitta. Terzultimo film di [[John Ford|Ford]] e suo ultimo western. Una battaglia di retroguardia, non priva di grandezza. (''[[Il grande sentiero (film 1964)|Il grande sentiero]]''; 2010, p. 650) *Brutto film, con tre o quattro belle sequenze. Lo riconosce lo stesso regista che avrebbe voluto girarlo con pescatori veri e in bianconero. Ha le incertezze delle opere prime, ma anche l'onestà. (''[[La grande strada azzurra]]''; 2000, p. 584) *1º film a colori per [[John Wayne|J. Wayne]], in un technicolor (fotografia di Charles Lang Jr. e W. Howard Greene) che serve assai bene i paesaggi montagnosi degli Ozark. (''[[Il grande tormento]]''; 2000, p. 584) *Il quoziente di realtà è più ridotto che in ''[[Gli uomini, che mascalzoni...]]'' (1932), ma sulla scorta di una sceneggiatura perfettamente oliata cui contribuirono anche il giovane [[Renato Castellani]] e [[Mario Pannunzio]], [[Mario Camerini|M. Camerini]] mette a punto la sua provetta ingegneria della commedia. (''[[I grandi magazzini]]''; 2000, p. 585) *A metà strada tra l'opera e la fantasia, è un film intelligente, astuto nella confezione, ricco di umorismo eversivo. (''[[Gremlins]]''; 2000, p. 656) *C'è meno horror che nel precedente, ma una maggiore velocità di ritmo: un più alto numero di citazioni dell'immaginario cinetelevisivo (ma a noi garba quella pittorica dell'Arcimboldo): una più intensa esibizione di effetti speciali, soprattutto di metamorfosi, per i quali è stato scritturato anche il geniale Rick Baker; una carica più ricca di satira sui riti collettivi del consumismo, la megalomania tecnologica, il neocapitalismo rampante. C'è chi lo preferisce al primo, mentre ad altri fa un'impressione di sazietà. (''[[Gremlins 2 - La nuova stirpe]]''; 2000, p. 656) *Sullo sfondo di un'America di carta ricostruita a Cinecittà un giallo sciattamente diretto e maldestramente recitato. Se aveva avuto successo a teatro, perché [[Guglielmo Giannini|G. Giannini]] [...] non si è fermato lì? (''[[Grattacieli (film)|Grattacieli]]''; 2000, p. 586) *Verboso, godibile quando schiaccia il pedale al grottesco. (''[[Il Grinta]]''; 2000, p. 589) *Ottenne, senza nomination, un Oscar speciale per gli effetti speciali di George Pal che sono quasi tutto in questo SF tratto da un romanzo (1898) di Herbert G. Wells. Che strazio, però, quando i personaggi parlano. (''[[La guerra dei mondi (film 1953)|La guerra dei mondi]]''; 2000, p. 592) *Nato da una sceneggiatura tormentata (cui posero mano una dozzina di persone di cui solo sei accreditate), è un colossal frutto di due tendenze inconciliabili: l'intenzione dei produttori [[Carlo Ponti|Ponti]]-[[Dino De Laurentiis|De Laurentiis]] di farne un grande e rutilante spettacolo di massa e l'ambizione del regista di rispettare lo spirito del testo (facendo perno sul personaggio di Pierre-[[Henry Fonda|H. Fonda]]) nell'ottica del proprio mondo. Prevalse la prima, rimangono alcune tracce della seconda. (''[[Guerra e pace (film 1956)|Guerra e pace]]''; 2000, p. 593) *Bifronte e ibrido, il film dovrebbe interessare a chi sostiene che nelle belle arti, specialmente audiovisive, il sesso dovrebbe essere comico o tragico, o far ridere o far tremare. Qui sconvolge, disgusta, respinge. (''[[Il gusto dell'anguria]]''; 2010, p. 666) ====H==== *[[Aldo Fabrizi]] – che sostituì [[Mario Bonnard]] alla regia – parte da uno dei suoi più riusciti personaggi teatrali per mettere insieme una commedia piacevole e ricca di spunti comici mescolati a momenti realistici e drammatici. (''[[Hanno rubato un tram]]''; 2000, p. 599) *Film di propaganda anti-americana che quasi diventa un atto d'accusa contro il razzismo dei bianchi. Rozzo, goffo, melodrammatico, ma efficace, col piede sull'acceleratore. Spiccano le sequenze pugilistiche, grazie anche all'apporto di [[Erminio Spalla|Spalla]], [[Primo Carnera|Carnera]], Longo, Venturi, Silvestri. (''[[Harlem (film)|Harlem]]''; 2000, p. 601) *O sta per Obbediente, per Oca o per zero? In Francia, dove ebbe grande successo (in Italia un po' meno), offrì a molti spettatori l'alibi culturale (del "buon gusto") per fare i guardoni a pagamento, ma è un album di immagini patinate animato con uno stile da carosello pubblicitario, un prodotto in linea con l'ideologia capitalistica dominante fondata sull'avere invece che sull'essere. Non a caso la bella O fa la fotografa di moda. (''[[Histoire d'O (film)|Histoire d'O]]''; 2000, p. 607) *Prodotto dal geniale Val Lewton per la RKO e basato su una sceneggiatura di Curt Siodmak e Ardel Wray, vagamente ispirata a ''Jane Eyre'' (1847) di [[Charlotte Brontë]], è un dramma psicologico più che un horror vero e proprio, sebbene la finale sequenza notturna, il climax del film, ispiri autentico spavento. (''[[Ho camminato con uno zombi]]''; 2000, p. 608) [[File:Cary Grant-Irene Dunne in Penny Serenade.jpg|miniatura|[[Cary Grant]] e [[Irene Dunne]] in ''[[Ho sognato un angelo]]'']] *La forza del film sta nella delicatezza del tocco e nell'abilità con cui [[George Stevens|Stevens]] tiene in equilibrio commedia, dramma, umorismo, sentimento. (''[[Ho sognato un angelo]]''; 2000, p. 612) *Profonda sincerità e un'ambientazione perfetta. In questo Texas c'è qualcosa di [[Anton Čechov|Čechov]]. (''[[Hud il selvaggio]]''; 2000, p. 614) ====I==== *[[Josef von Sternberg|J. von Sternberg]] violenta la Storia, ma le fa fare uno straordinario bambino: un film delirante, onirico, eccessivo, ornamentale, dominato dall'Eros, da una visione del potere come esperienza orgiastica e da una [[Marlene Dietrich|M. Dietrich]] inafferrabile ed estatica. Poco compreso quando uscì e liquidato come esercizio formalistico, è stato rivalutato dalla critica negli anni '70. È il più ermetico e complesso dei 7 film di Sternberg con M. Dietrich, e uno dei più bizzarri mai usciti da Hollywood. (''[[L'imperatrice Caterina]]''; 2000, p. 621) *1º grande successo di [[Mario Mattoli|M. Mattòli]] [...], 1º film importante per [[Erminio Macario|E. Macario]], 1º vero film comico del cinema italiano sonoro. [[Ernesto Almirante|E. Almirante]] superlativo come presidente del tribunale. Ritmo incalzante, dialogo scoppiettante. (''[[Imputato, alzatevi!]]''; 2000, p. 624) *[[Claudio Gora|C. Gora]] ha diretto un film leggero che non offende i diritti dell'intelligenza. Ha una spina dorsale, situazioni azzeccate, un dialogo spiritoso e una vena satirica non disprezzabile. (''[[L'incantevole nemica]]''; 2000, p. 626) *Triangolo d'amore tra ricchi nello stile più chic della M-G-M, destinato a un pubblico ancora in preda alla grande depressione economica. [[Joan Crawford|J. Crawford]] soffre le pene dell'inferno, vestita in abiti impeccabili. Tante parole, pochi baci. ([[Incatenata (film 1934)|''Incatenata'', 1934]]; 2000, p. 626) *Bizzarro e, forse, sottovalutato noir [...]. ([[Incatenata (film 1946)|''Incatenata'', 1946]]; 2000, p. 626) *[...] è un film fatto su misura per un pubblico infantile, ma che probabilmente piace più agli adulti ambientalisti (come evasione dallo stress quotidiano) che ai bambini. Troppi messaggi edificanti condensati in un prodotto che è, insieme, racconto di formazione, dramma familiare a lieta fine, apologo animalista ed ecologico, requisitoria contro la civiltà dei consumi e l'onnipotente legge del profitto. Qua e là si sentono la mano e il talento di [[Carroll Ballard|C. Ballard]] (1937), ex documentarista che si è avvalso, come in ''[[Black Stallion]]'', della fotografia di [[Caleb Deschanel]] di uno splendore cromatico incline allo stile del "National Geographic". (''[[L'incredibile volo]]''; 2000, p. 630) *Simpatica commedia di ambiente western dove accadono poche cose, ma divertenti. L'affiatata coppia [[Glenn Ford|Ford]]-[[Henry Fonda|Fonda]] e l'ambientazione fanno passare 85 minuti piacevoli. (''[[Gli indomabili dell'Arizona]]''; 2000, p. 633) *Dramma ben costruito con qualche forzatura. Ben recitato, convenzionale. (''[[Infamia sul mare]]''; 2000, p. 634) *Dal romanzo ''Dodsworth'' di [[Sinclair Lewis]], già adattato per il teatro. In questo film, ammirevolmente recitato, c'è il romanzo, c'è la commedia, c'è soprattutto [[William Wyler|Wyler]]. (''[[Infedeltà (film)|Infedeltà]]''; 2000, p. 635) *Da un materiale ''pulp'', da lui completamente riscritto in meno di un mese, [[Orson Welles|Welles]] (1915-85) ha tratto un capolavoro del cinema nero, componendo un memorabile ritratto di "uno sporco poliziotto, ma, a modo suo, un grand'uomo": personaggio di tragica statura shakespeariana nel contesto di una miserabile cittadina di frontiera (Tijuana, filmata a Venice, California). Straordinario film (bianco e nero di [[Russell Metty]] con focali corte, inquadrature insolite, piani-sequenza vertiginosi tra cui quello celeberrimo d'apertura) per stile, virtuosismo di scrittura, invenzioni e galleria di personaggi tra cui spicca la bruna chiromante di [[Marlene Dietrich|M. Dietrich]]: i personaggi vi contano più dell'azione, l'atmosfera più dei personaggi. [...] È con ''[[Rapporto confidenziale]]'' la vetta del barocchismo wellesiano. (''[[L'infernale Quinlan]]''; 2000, p. 636) *[...] è un film francese (nell'ambientazione e nello spirito) più che italiano, immoralista più che osceno, impregnato con elegante leggerezza di succhi antiborghesi, antimilitaristi, anticlericali. Musiche valzeristiche di Nicola Piovani, luminosa fotografia di Luigi Verga, un protagonista che recita sopra le righe. (''[[L'iniziazione (film 1986)|L'iniziazione]]''; 2000, p. 640) *Film simpatico, spesso didattico, ma anche capace di momenti autenticamente commossi, con cui si chiude una ideale trilogia di [[Luigi Magni|L. Magni]] contro il potere temporale del Papato (''[[Nell'anno del Signore]]'', 1969, e ''[[In nome del Papa Re|In nome del Papa re]]'', 1977, i primi due). (''[[In nome del popolo sovrano]]''; 2000, p. 642) *È un archetipo delle love-story hollywoodiane, apprezzabile per la sua concisione, la fotografia del grande [[Gregg Toland]], la recitazione, i 22 anni radiosi di [[Ingrid Bergman|I. Bergman]]. (''[[Intermezzo (film 1939)|Intermezzo]]''; 2000, p. 646) *Un convento di suore nell'Italia centrale del primo Ottocento si trasforma in una polveriera di sensualità repressa. Le giovani vi apprendono, tra le braccia di maschi gagliardi, tutte le frodi della carne sapiente o si dedicano all'autoerotismo con acconci strumenti o sublimano il desiderio frustrato in mistici deliri. Le anziane sono bigotte avvizzite o, come la badessa, impersonano l'ipocrisia organizzata e autoritaria. Alla fine la polveriera esplode in una sequenza di follia liberatrice che fa il paio con quella iniziale della chiesa trasformata in sala da ballo. Ma il film è monotono e ripetitivo come un esercizio formalistico: alla povertà dei significati fa da pendant un eccesso di scoptofilia. Fotografia raffinata di [[Luciano Tovoli]]. (''[[Interno di un convento]]''; 2000, p. 646) *Rispetto a ''[[Gattaca - La porta dell'universo|Gattaca]]'' (1997), è un efficace esempio di SF d'azione, ricco di inseguimenti e sparatorie. Tra i 2 protagonisti, Bonnie & Clyde del futuro, il più incisivo è [[Justin Timberlake|Timberlake]]. Tra le figure di contorno spicca [[Cillian Murphy|Murphy]] nella parte di uno sbirro traditore delle sue origini sociali. Rarefatto, ossessivo e, a modo suo, dogmatico. Il neozelandese Niccol rimane un cineasta-autore da seguire. (''[[In Time]]''; 2013, p. 780) *Parte benino, il film, con un blando tentativo di critica di costume all'indifferenza dell'uomo moderno, ma s'impantana poi nel ridicolo involontario quando prevalgono inseguimenti, sparatorie, bombe molotov (!). La sontuosa confezione non dà contenuto a un film che perde per strada la metafora e resta solo irrimediabilmente prevedibile. (''[[Invasion (film 2007)|Invasion]]''; 2010, p. 736) *[...] con larghissimi mezzi a disposizione, [[Cecil B. DeMille|C.B. De Mille]] ha realizzato uno dei suoi film più ridicoli, ma ricco di spettacolo e di momenti divertenti. (''[[Gli invincibili (film)|Gli invincibili]]''; 2000, p. 651) *Dal racconto di [[Richard Washburn Child|Richard Washburn]], ''Il soffio dell'Eliotropio'', erano già stati tratti 3 film [...]. Questo è una trasposizione sdolcinata con un buon cast. (''[[Io la difendo]]''; 2000, p. 655) *Da una trama così convenzionale non si poteva pretendere di più. Recitazione spesso noiosa, assediata da dialoghi logorroici. (''[[Io, mammeta e tu]]''; 2000, p. 655) *Tratto da un racconto autobiografico di [[Robert Elliott Burns|Robert E. Burns]], è uno dei più coraggiosi e vigorosi film sociali della Warner, piuttosto spregiudicato anche nella rappresentazione del sesso. Ma il codice Hays non era ancora entrato in funzione. Girato in sobrio stile semidocumentaristico rimane un classico del cinema carcerario. (''[[Io sono un evaso]]''; 2000, p. 657) *Decoroso melodramma per donne con una [[Bette Davis|B. Davis]] sempre registrata come un cronometro svizzero. Qui il suo personaggio è positivo. Brevi, non grandiose ma efficaci le scene del terremoto. (''[[Io ti aspetterò]]''; 2000, p. 657) ====J==== *Suspense che non manca di fascino nel suo ritmo tranquillo. La brava [[Ida Lupino]] recita in coppia con il marito [[Howard Duff]]. Bella fotografia di [[James Wong Howe|J. Wong Howe]]. (''[[Jennifer (film 1953)|Jennifer]]''; 2000, p. 671) *La storia di uno dei più mitici banditi della Frontiera – rivisitata poi parecchie volte in modi diversi – è esposta in questo film Fox in cadenze storicamente improbabili, ma suggestive nel suo impasto di scene d'azione e di sequenze di vita familiare. L'asciutta e tagliente regia di [[Henry King|H. King]], in contraddizione con la moraleggiante sceneggiatura di [[Nunnally Johnson]], ne fa uno dei pochi memorabili western degli anni '30. (''[[Jess il bandito]]''; 2010, p. 763) *[...] è uno stravagante pasticcetto sadomaso. (''[[Justine, ovvero le disavventure della virtù]]''; 2000, p. 679) ====K==== *I lettori che si appassionarono ai fumetti di Ken negli anni '80 sono in giubilo. I detrattori - non pochi - hanno qualche ragione per criticare la linea narrativa troppo arrovellata e arroventata, la dinamica grafica rozza, la fatica di distinguere un fratello dall'altro. (''[[Ken il guerriero - La leggenda di Hokuto]]''; 2011, p. 775) *[...] bizzarra miscela di fantasy, brivido e umorismo macabro che ha il merito di portare le sue premesse sino alle estreme conseguenze. (''[[Killer Klowns from Outer Space]]''; 2011, p. 778) *[...] l'australiano Beresford tenta di staccarsi dai "colossi" storico-religiosi hollywoodiani, riuscendovi soltanto in parte. Esterni in Sardegna esaltati dalla fotografia di Donald McAlpine, pregevoli i contributi di K. Adam (scene) e J. Mollo (costumi). Più che [[Richard Gere|Gere]], attore di medie virtù, spicca [[Edward Woodward|E. Woodward]], re Saul di epico spessore. (''[[King David]]''; 2000, p. 685) ====L==== *Riduzione di un testo teatrale, scritto e messo in scena dallo stesso R.W.F. l'anno prima, è il più autobiografico tra i suoi primi film e un ammirevole esempio di trasposizione dal palcoscenico allo schermo. Attraverso la duplice dialettica servo/padrone e amore/denaro sfocia, con la protagonista che alla fine si ritrova nella situazione di partenza, in un melodramma tipicamente fassbinderiano. (''[[Le lacrime amare di Petra von Kant]]''; 2000, p. 691) *Grandi uomini s'affrontano nei grandi spazi di un grande Paese. Uno dei 10 western di [[Anthony Mann|A. Mann]], un nome, una garanzia. E com'era bravo [[James Stewart|J. Stewart]]. [[Rock Hudson|R. Hudson]] in un piccolo ruolo. Dal romanzo ''Bend of the Snake'' di Bill Gulick e 2º western del trio Mann-Stewart-Borden Chase, sceneggiatore: al posto dei due fratelli-nemici di ''[[Winchester '73|Winchester 73]]'' c'è una coppia di amici che hanno un passato simile, ma aspirazioni divergenti. (''[[Là dove scende il fiume]]''; 2000, p. 691) *[...] è – con ''[[Umberto D.|Umberto D]]'' (1952) – il risultato più alto del sodalizio [[Vittorio De Sica|De Sica]]-[[Cesare Zavattini|Zavattini]] e uno dei capolavori del neorealismo, quello che con ''[[Roma città aperta|Roma, città aperta]]'' (1945) fu più conosciuto all'estero. L'amore per i personaggi diventa vera pietà, la poesia del quotidiano non nasconde la realtà sociale. (''[[Ladri di biciclette]]''; 2000, p. 692) *Poco amato dagli hitchcockiani "puri" – e dallo stesso regista a causa degli errori di costruzione drammatica, dovuti alla deliberata fedeltà ai fatti; inoltre non ebbe successo di pubblico –, è un cupo, austero apologo sui temi del falso colpevole, del doppio e dell'inconscia paura di vivere. Frutto di una visione cristiana del mondo, fondato sul peccato originale [...]. [[Henry Fonda|H. Fonda]], così neutro, è perfetto, ma [[Vera Miles|V. Miles]] non gli è inferiore. (''[[Il ladro (film 1956)|Il ladro]]''; 2000, p. 692) *Abilmente in bilico tra realismo e fantasia, è più interessante che divertente. (''[[Un ladro in paradiso]]''; 2000, p. 694) *Il romanzo di [[Pasquale Festa Campanile|P. Festa Campanile]] (1977) non è senza meriti, ma, trasposto in film, perde in sottigliezza quel che acquista in comicità farsesca. [[Enrico Montesano|E. Montesano]] s'impegna assai, [[Claudio Cassinelli|C. Cassinelli]] fa un Cristo dignitoso. (''[[Il ladrone]]''; 2000, p. 694) *Da un best seller (1903) di Henry De Vere Stacpoole, già portato sullo schermo in Inghilterra nel 1949 con ''[[Incantesimo nei mari del sud|Incantesimo nei Mari del Sud]]''. [[Randal Kleiser|R. Kleiser]], regista buono a poco e capace di tutto, ne ha cavato uno sciropposo fotoromanzo sentimentale, tutto imperniato sull'attesa: quando fornicheranno? Bella fotografia di Nestor Almendros. (''[[Laguna blu]]''; 2000, p. 695) *Con una tipica recitazione da Actors' Studio, [[Paul Newman|Newman]] al suo 3º film fa faville in una parte che era stata prevista per [[James Dean]]. Qualche eccesso romantico – in linea con il marchio M-G-M – e una buona ricostruzione ambientale di Little Italy. Nelle efficaci sequenze di pugilato [[Robert Wise|R. Wise]] sfodera le sue doti di ex montatore. (''[[Lassù qualcuno mi ama]]''; 2000, p. 698) *Fanno da traino a questa commedia toscana di caratteri la mora [[Maria Grazia Cucinotta|M.G. Cucinotta]] e [[Alessandro Haber|A. Haber]], prof. di filosofia e pittore della domenica, che si esibisce in una breve scena di infallibile recitazione spiritata. Commedia simpatica e fluttuante dove si colgono i debiti verso ''[[Amici miei]]'', gli echi dell'umorismo sulfureo dei [[Giancattivi]] e le tracce del naturalismo sociale nel quale si muovono i film-maker toscani con il loro campione [[Giuseppe Ferlito]]. (''[[I laureati]]''; 2000, p. 700) *In questo sontuoso megafilm epico su uno dei più affascinanti avventurieri del primo Novecento il vero protagonista è il deserto. Solida sceneggiatura di Robert Bolt, splendida fotografia, musica sovrabbondante [...]. All'epoca [[Peter O'Toole|P. O'Toole]] fu una rivelazione. (''[[Lawrence d'Arabia (film)|Lawrence d'Arabia]]''; 2000, p. 700) *Western sobrio e robusto che [[Robert Wise|R. Wise]] girò lo stesso anno di ''[[Lassù qualcuno mi ama]]''. Narrativamente sciapo, ma efficace a livello descrittivo. [[James Cagney|J. Cagney]] a disagio. (''[[La legge del capestro]]''; 2000, p. 702) *Uno dei 3 migliori western di [[Glenn Ford|G. Ford]], il più leggero e divertente. (Gli altri 2: ''[[Quel treno per Yuma (film 1957)|Quel treno per Yuma]]'' e ''[[Cowboy (film 1958)|Cowboy]]''.) È un insolito omaggio all'allevatore di montoni, personaggio importante nel West ma non nel western. (''[[La legge del più forte]]''; 2000, p. 702) *Piuttosto ruffiano nel sentimentalismo con cui affronta il tema, accademico nello stile, ricco di carinerie, è soprattutto un film di attori, uno più bravo dell'altro. (''[[La legge del Signore]]''; 2000, p. 702) *Singolare equazione tra l'orripilante occidentale e il sadico orientale, unisce l'horror film di vampiri più classico al genere kung-fu. Un po' gratuito a livello narrativo, ma a modo suo affascinante. (''[[La leggenda dei 7 vampiri d'oro]]''; 2000, p. 703) *Visionario e rarefatto, ermetico e allegorico, incline al manierismo, ma con molti momenti e immagini di solenne bellezza. (''[[La leggenda della fortezza di Suram]]''; 2010, p. 801) *Thriller condotto con efficacia per tenere lo spettatore in tensione fino al finale a sorpresa. (''[[La lettera accusatrice]]''; 2000, p. 709) *Scritto con Franco Bernini e Umberto Contarello, il 7º film di [[Carlo Mazzacurati|Mazzacurati]] è più intelligente che riuscito, ma rimane un paradosso: la più originale commedia italiana della stagione 2000-2001 non ha trovato pubblico forse perché raffinata nella scrittura registica (la dolcezza dei paesaggi veneti nelle luci dell'ottimo A. Pesci), troppo agra e ironica nel tratteggiare il triste benessere e l'arroganza aggressiva del Nordest opulento, troppo intenta nell'esprimere empatia o nel concedere simpatia ai suoi due ''dropout'' (che poi sono due ''mona'' per il loro pessimo rapporto col denaro), ma anche alla vitalità cialtrona del "rom" di [[Toni Bertorelli|Bertorelli]]. Insomma: troppo colto e anomalo per avere successo. Recitato bene da tutti, benissimo da [[Fabrizio Bentivoglio|Bentivoglio]]. (''[[La lingua del santo]]''; 2010, p. 815) *[...] è un film edificante che gronda di buoni sentimenti. Inutilmente [[Mark Robson|M. Robson]] cerca di dargli il taglio di un racconto di azione avventuroso-bellica. [...] Segnò la definitiva riconsacrazione di [[Ingrid Bergman|I. Bergman]] dopo lo scandaloso matrimonio con [[Roberto Rossellini|R. Rossellini]]. (''[[La locanda della sesta felicità]]''; 2000, p. 718) *Poco apprezzato dalla maggior parte dei pedanti critici dell'epoca, il 1º film britannico di [[Stanley Kubrick|S. Kubrick]] migliora ogni anno che passa: anche a livello stilistico e drammaturgico, la scrittura filmica rivela le sue qualità, reggendo il confronto con la capziosa prosa di [[Vladimir Nabokov|Nabokov]]. Più che un dramma, è una inventiva e persino divertente commedia nera in cui si riconoscono diversi temi del successivo cinema kubrickiano. Recitazione ad alto livello con un [[Peter Sellers|P. Sellers]] straordinario nel suo proteiforme istrionismo. (''[[Lolita (film 1962)|Lolita]]''; 2000, p. 720) *2º film di [[Erminio Macario|Macario]], restituito alle sue origini piemontesi, girato a gran velocità dopo ''[[Imputato, alzatevi!]]'', inzeppato di riferimenti di attualità. Le connotazioni piccolo borghesi del comico cominciano ad accentuarsi. (''[[Lo vedi come sei... lo vedi come sei?]]''; 2000, p. 723) *In bilico tra il drammatico e l'umoristico, coniuga sveltezza con efficacia. Potabile. (''[[La luce fantasma]]''; 2000, p. 724) *È il 1º film con [[Alida Valli|A. Valli]]-[[Fosco Giachetti|F. Giachetti]], una coppia che diventerà famosa in quegli anni. Il 1º in cui [[Mario Mattoli|M. Mattòli]] fa tutto da solo. Il 1º presentato con la frase di lancio "i film che parlano al vostro cuore". A. Valli e [[Clara Calamai|C. Calamai]] incredibilmente sorelle. (''[[Luce nelle tenebre]]''; 2000, p. 724) *Abile, commosso, con una drammaticità in crescendo. (''[[Luciano Serra pilota]]''; 2000, p. 725) *[...] l'idea di origine non è male, ma [[Aurelio Chiesa|A. Chiesa]] non ha saputo farne buon uso. Inerte e prolisso. (''[[Luci lontane (film 1987)|Luci lontane]]''; 2000, p. 726) *Si sente la mano di [[Jacques Laurent|Cecil de Saint-Laurent]], autore di ''Caroline Cherie'' e sceneggiatore con Christian-Jaque e con Jacques Sigurd: è storia spudoratamente romanzata. Spettacolo fastoso di cartapesta. Cauto erotismo di lusso sapientemente amministrato. Lucrezia più disgraziata che colpevole. (''[[Lucrezia Borgia (film 1953)|Lucrezia Borgia]]''; 2000, p. 726) *Sullo sfondo (allora quasi inedito per il cinema) dei monti calabresi si svolge un dramma rusticano di passioni e psicologie elementari e schematiche, ma – in coppia con [[Silvana Mangano|S. Mangano]] reduce da ''[[Riso amaro]]'' – [[Amedeo Nazzari|A. Nazzari]] dà una delle sue migliori interpretazioni. (''[[Il lupo della Sila]]''; 2000, p. 733) ====M==== *Irrealista sino all'astrazione, ma con una carica critica verso la rigidità del sistema scolastico. (''[[Maddalena... zero in condotta]]''; 2000, p. 740) *[[Vincente Minnelli|V. Minnelli]] lo diresse dopo aver letto saggi di [[Henry James]], [[William Somerset Maugham|Somerset Maugham]], [[Sigmund Freud]] sul personaggio, concludendo che Emma è una donna che cerca la bellezza, ma la trova soltanto nella sua mente. Ebbe accoglienze contrastate dai critici che, comunque, ne apprezzarono il puntiglio nella rievocazione ambientale, l'eleganza della messinscena e la bella sequenza del ballo. (''[[Madame Bovary (film 1949)|Madame Bovary]]''; 2000, p. 738) *[[Douglas Sirk|D. Sirk]] è un maestro del melodramma stilizzato. Attori, messinscena, fotografia impeccabili. (''[[Magnifica ossessione]]''; 2000, p. 744) *[...] ha le ambizioni di una favola simbolica sul rifiuto di uscire dal mondo incantato dell'infanzia e sul modo con cui si avvelenano i suoi "verdi paradisi". In assenza di un linguaggio pertinente, lo scavalcamento del livello realistico per attingere i cieli alti del lirismo e della metafora si trasforma in comicità involontaria. Volonterosamente filodrammatici i 3 interpreti. (''[[Maladolescenza]]''; 2000, pp. 748-749) *È il 3º Frankenstein, e il peggiore, dell'onorevole Mr. Fisher, mal servito da un copione che sembra scritto in stato di ebbrezza alcolica. (''[[La maledizione dei Frankenstein]]''; 2000, p. 750) [[File:Malinconico autunno (1958) Gil - Sanson - Nazzari.jpg|miniatura|[[Yvonne Sanson]] e [[Amedeo Nazzari]] in ''[[Malinconico autunno]]'']] *[[Raffaello Matarazzo|R. Matarazzo]] (1909-66) ricalca con stanco languore temi, toni e metodi della stagione felice di ''[[Catene (film 1949)|Catene]]'' e ''[[Tormento (film 1950)|Tormento]]'', rimettendo insieme per l'ultima volta la coppia [[Amedeo Nazzari|Nazzari]]-[[Yvonne Sanson|Sanson]]. È un cinema che si ripiega su sé stesso e si affloscia. (''[[Malinconico autunno]]''; 2000, p. 751) *È la stuzzicante commedia erotica – a Catania, anni '50, aria alla [[Vitaliano Brancati|Brancati]] – che lanciò la farinacea [[Laura Antonelli|L. Antonelli]], splendidamente fotografata dal grande [[Vittorio Storaro]]. (''[[Malizia (film)|Malizia]]''; 2000, p. 751) *Curioso film, ricco di possibilità sostanzialmente non realizzate a causa di un intreccio debole e un po' confuso, ma anche di momenti interessanti e di un'ambientazione suggestiva. (''[[La mano dello straniero]]''; 2000, p. 758) *Adattata da [[Ercole Patti]] e [[Mario Soldati]], la commedia stempera il grottesco, si raccomanda per il nitore della confezione, dà filo da torcere ai critici che vorrebbero distinguere quanto in essa c'è di [[Luigi Pirandello|Pirandello]] e quanto di [[Mario Camerini|Camerini]]. (''[[Ma non è una cosa seria (film 1936)|Ma non è una cosa seria]]''; 2000, p. 758) *Un classico del genere strappalacrime-cattolico-edificante ad alto tasso di zuccheri sentimentali. (''[[Marcellino pane e vino]]''; 2000, p. 761) *È, forse, la più grande interpretazione di [[Greta Garbo|G. Garbo]], in perfetto equilibrio tra cuore e cervello. Fredda, ma, sotto, ribelle. Incandescente, ma controllata. Superba capacità di trarre il massimo dal minimo, ma non va trascurata l'eleganza geniale del regista. (''[[Margherita Gauthier]]''; 2000, p. 764) *Realizzato con mano sicura e con una grande ricchezza di mezzi, si avvale del fior fiore degli attori dell'epoca con una galleria di tipi ben caratterizzati, di una cornice decorativa di calibrata eleganza e di un adattamento, curato dal regista col commediografo Alessandro De Stefani, di apprezzabile stringatezza. È, a ritroso, l'elogio della nuova borghesia postrisorgimentale, opposta alla fatua decadenza dell'aristocrazia. Notevoli contributi di Ottavio Scotti scenografo e Maria De Matteis costumista. (''[[I mariti (Tempesta d'anime)|I mariti - Tempesta d'amore]]''; 2000, p. 768) *Come una gassosa sgasata. (''[[Un marito per il mese d'aprile]]''; 2000, p. 769) *Forse il film più psicanalitico di A. Hitchcock, e uno dei più incompresi e sottovalutati, uno dei suoi pochi insuccessi di pubblico. Divise anche la critica: i più lo considerano poco riuscito, nonostante la sua inquietante intensità (vicina a quella di ''Vertigo''), i meno lo tengono per un capolavoro per il modo con cui in questa perversa storia d'amore si alternano fiamme romantiche, misteri contorti della psiche, sospetti polizieschi. Memorabile interpretazione di T. Hedren (1935), mentre quella di S. Connery (1930) soffre dell'irrisolta duplicità con cui è scritto il personaggio: il suo atteggiamento protettivo (anche per autocensura) prevale troppo sul feticismo sadico. (''[[Marnie]]''; 2000, pp. 770-771) [[File:Marlene Dietrich in Morocco trailer.jpg|miniatura|[[Marlene Dietrich]] in ''[[Marocco (film 1930)|Marocco]]'']] *È il 1º dei 6 film Paramount della coppia [[Josef von Sternberg|Sternberg]]-[[Marlene Dietrich|Dietrich]]. È anche il solo dove il mito di [[L'angelo azzurro (film 1930)|Lola-Lola]] è confrontato con un altro mito divistico, quello di un uomo fatale, concupito da tutte e inafferrabile. Tratto da un romanzetto di [[Benno Vigny]], è incantevolmente e perversamente stupido. (''[[Marocco (film 1930)|Marocco]]''; 2000, p. 771) *Scritto da [[Paddy Chayefsky]], ha il respiro narrativo di un racconto e le sue origini televisive sono evidenti. Un film senza grossi drammi, senza psicanalisi, che narra una realtà che diventa verità. È il primo dei teledrammi che verso la metà degli anni '50 furono rifatti a basso costo per il cinema, portando una ventata d'aria fresca nel cinema hollywoodiano. Anche se oggi la sua novità è difficilmente riconoscibile, grande fu la sua importanza storica. (''[[Marty, vita di un timido]]''; 2000, p. 772) *Un western bellico, anzi spionistico, di efficace confezione, ma senza vera personalità com'era il [[André De Toth|suo regista]], un guercio che altri due celebri guerci del West, [[John Ford]] e [[Raoul Walsh]] non tenevano in gran conto. (''[[La maschera di fango]]''; 2000, p. 773) *Attraverso la finzione romanzesca [[John Ford|Ford]] e il suo sceneggiatore Frank S. Nugent alludono a [[George Armstrong Custer|Custer]] e alla disfatta di Little Big Horn. Delizioso nella descrizione della vita in un forte, dialettico nella contrapposizione ideologica dei vari modi di concepire l'onore, la disciplina e gli altri caratteri della vita militare. (''[[Il massacro di Fort Apache]]''; 2000, p. 776) *Inadatta alla parte eppure affascinante, nonostante il contesto che spesso sfiora l'imbecillità o il ridicolo, [[Greta Garbo|G. Garbo]] dà qui un'altra prova del suo potere di irradiazione. (''[[Mata Hari (film 1931)|Mata Hari]]''; 2000, p. 777) *[...] è sicuramente il più costoso, probabilmente il più cupo, forse il più fantasioso ''cyber-action movie'' degli anni '90. Frutto di una disinvolta ibridazione tra il cinema d'arti marziali di Hong Kong, l'ideologia violenta del videogame, la fantascienza alla [[Philip K. Dick|P.K. Dick]] e la grafica dei fumetti, è un giocattolone divertente a livello figurativo e scenografico e sul piano dell'azione: sdoppiamenti, combattimenti, effetti speciali a iosa. Nel resto è un pastrocchio saccente e misticheggiante. I suoi fautori, interessati e non, sostengono che bisogna vederlo tre volte: la prima per l'impatto emotivo, la seconda per capire la storia, la terza per coglierne i significati più profondi. (''[[Matrix]]''; 2000, p. 780) [[File:John Wayne Mclintock 02.jpg|miniatura|[[John Wayne]] in ''[[McLintock!]]'']] *Commedia western verbosa, non priva di echi [[John Ford|fordiani]], che ha per modello ''La bisbetica domata'' di [[William Shakespeare|Shakespeare]], famosa per due scene: la rissa nel fango e quella in cui McLintock sculaccia la moglie in pubblico. Sconsigliato alle femministe. (''[[McLintock!|McLintock]]''; 2000, p. 782) *Guai a catena. Con la regina del melodramma italiano degli anni '50, [[Yvonne Sanson|Y. Sanson]], più infelice e disgraziata che mai. Bisogna avere un cuore di pietra per non divertirsi. (''[[Menzogna (film)|Menzogna]]''; 2000, p. 785) *Il grande impiego di mezzi, la cura per i costumi e l'ambientazione non bilanciano lo scarso approfondimento dei caratteri e il ritmo sonnolento della narrazione. (''[[Le meravigliose avventure di Marco Polo (Lo scacchiere di Dio)|Le meravigliose avventure di Marco Polo]]''; 2000, p. 786) *[...] 5º film di [[Nanni Moretti|N. Moretti]], il più grave e il meno nevrotico: la pena prevale sul sarcasmo, la costernazione sull'indignazione. Pur nel suo lucido laicismo di fondo, è il 1º film italiano sulla condizione sacerdotale. Nonostante una certa invadenza dell'attore a scapito del regista, Moretti ha alzato il tiro e fatto centro. (''[[La messa è finita]]''; 2000, p. 788) *Ispirata ai quattro Vangeli (ma in particolare a [[Vangelo secondo Marco|quello di Marco]]) con una forte componente mariana e una premeditata omissione del contesto storico-politico, questa vita di Cristo si rivolge all'umanità più che alla divinità del personaggio, espungendo gran parte dei miracoli e le profezie sulla fine del mondo e riducendo al minimo i riferimenti al soprannaturale. Esplicitamente popolare nel rispetto della tradizione iconografica, quasi da presepio, è un film tutto rosselliniano nell'illuminata indolenza, nel ritmo incalzante, nella disadorna semplicità della scrittura, nella trasparenza dello stile che può sembrare sciattezza. (''[[Il messia]]''; 2000, pp. 788-789) *Raccontato in tempo reale con una ingegneria narrativa che ha il suo culmine nella sparatoria finale, è una lezione di etica civile in forma di western e soffre di un certo schematismo delle psicologie e della tesi. (''[[Mezzogiorno di fuoco]]''; 2000, p. 791) *[...] il più accademico dei film di [[Sydney Pollack|S. Pollack]]: prolisso, un po' leccato, romanticissimo, quasi fotoromanzo. Ma c'è un lirismo autentico di fondo che lo riscatta. Per chi ha il mal d'Africa. (''[[La mia Africa]]''; 2000, p. 791) *Campione stagionale d'incassi negli USA in guerra, questa commedia sentimentale, imperniata sui buoni sentimenti e su un'idillica visione del mondo, può apparire oggi sdolcinata e svenevole, ma i duetti tra [[Bing Crosby|B. Crosby]] e [[Barry Fitzgerald|B. Fitzgerald]] rimangono deliziosi. (''[[La mia via]]''; 2000, p. 794) *Caposaldo del cinema hollywoodiano sui reduci [...]. Il lavoro del fotografo [[Gregg Toland]] su specchi, plexiglas e altre superfici riflettenti è straordinario. (''[[I migliori anni della nostra vita (film 1946)|I migliori anni della nostra vita]]''; 2000, p. 798) *Elegante e allegra, la commedia lanciò la diciottenne [[Alida Valli|A. Valli]]. È uno dei film più tipici del filone "[[Cinema dei telefoni bianchi|telefoni bianchi]]". (''[[Mille lire al mese (film)|Mille lire al mese]]''; 2000, pp. 800-801) *Teso film di suspense fantapolitica con un gruppo di personaggi ben disegnati e un ruvido stile semidocumentaristico (l'evacuazione della popolazione londinese). Non fa concessioni al sensazionalismo né scantona nella propaganda ideologica. (''[[Minaccia atomica]]'', 2000, p. 804) [[File:The Outlaw.JPG|miniatura|[[Jane Russell]] ne ''[[Il mio corpo ti scalderà]]'']] *C'è la mano di [[Howard Hawks]] in questo bizzarro western del miliardario [[Howard Hughes|H. Hughes]], fondato sul disprezzo della donna, valutata da tutti meno di un cavallo. La storia della lavorazione e delle lotte con la censura (che ne permise la libera circolazione soltanto nel 1950) è quasi più interessante del film stesso [...]. (''[[Il mio corpo ti scalderà]]'', 2000, p. 806) *Diretto dal regista della ''[[La storia infinita (film)|Storia infinita]]'' è un film di fantasia intimista realizzato con grande dispiego di mezzi, sul tema del "diverso". (''[[Il mio nemico (film)|Il mio nemico]]'', 2000, p. 806) *È un proseguimento ideale dei ''Trinità'' (manca [[Bud Spencer]]) e per molti versi è meglio dei suoi "genitori": la contrapposizione [[Terence Hill|Hill]]-[[Henry Fonda|Fonda]] è un'invenzione furbesca che tiene in piedi un western allegro e divertente. Ideato e prodotto da [[Sergio Leone]]. (''[[Il mio nome è nessuno]]'', 2000, p. 807) *Il pessimismo di [[Yves Allégret|Y. Allegret]] e del suo sceneggiatore Jacques Sigurd si stempera qui nella malinconia, in una lucida e rassegnata accettazione della vita com'è. In un'Italia da cartolina illustrata un pessimo [[Jean Marais|J. Marais]] gesticola a vuoto di fronte a una [[Alida Valli|A. Valli]] luminosa e bravina, nel suo 1° film europeo dopo la diseguale parentesi hollywoodiana. (''[[I miracoli non si ripetono]]'', 2000, p. 808) *Tentativo, parzialmente riuscito, di uscire dalla cronaca neorealistica per la via di un surrealismo grottesco e di una tenera buffoneria, minacciati da un poeticismo fumoso. (''[[Miracolo a Milano]]''; 2000, p. 809) *Deliziosa commedia fantastica alla [[Frank Capra]], forse il migliore film natalizio nella storia di Hollywood per la sapiente miscela di sentimento e umorismo; l'esaltazione della fantasia e della buona volontà si accompagna a soffici, ma precise, notazioni satiriche sull'ideologia americana del successo, del dollaro, del carrierismo, del consumismo, di un pragmatismo che appiattisce e deprime la vita e i rapporti sociali. Per bambini, ma anche per adulti. Scritto con garbo e brio, recitato benissimo in tutti i reparti. (''[[Il miracolo della 34ª strada]]''; 2000, p. 809) *Diligente, corretta, colorita. ([[Miseria e nobiltà (film 1940)|''Miseria e nobiltà'', 1940]]; 2000, p. 811) *Teatro filmato sì, ma dichiarato, esplicito. Con le leggere modifiche di Ruggero Maccari e dello stesso regista, la commedia omonima (1888) di Eduardo Scarpetta funziona ancora benissimo. Totò è grande, F. Faldini bella. ([[Miseria e nobiltà|''Miseria e nobiltà'', 1954]]; 2000, p. 811) *Ai limiti del ridicolo e del Kitsch più efferato, il plot serve a [[Josef von Sternberg|J. von Sternberg]] per uno dei suoi film più deliranti per stravagante barocchismo [...] che esalta, sbeffeggiandola, tutta la anarchica mitologia sternberghiana; una galleria di personaggi memorabili nella loro perversa bizzarria, colpi di scena a ripetizione, sequenze di sinistra forza descrittiva: il casinò come girone infernale, il banchetto di Mother Gin Sling, il carnevale del Capodanno cinese. (''[[I misteri di Shanghai]]''; 2000, p. 816) *[...] sfarzoso, accademico e greve [...]. (''[[La monaca di Monza (film 1962)|La monaca di Monza]]''; 2000, p. 826) *Se Turi Vasile, Diego Fabbri, Ennio Flaiano, Antonio Pietrangeli, Jean Ferry, Suso Cecchi D'Amico – responsabili del testo deleterio col regista – meriterebbero una severa condanna, A. Nazzari e A. Valli sono assolti per insufficienza di prove, gli altri attori per non aver commesso il fatto. (''[[Il mondo le condanna]]''; 2000, p. 829) *[...] tante firme per una gradevole commedia con due ottimi protagonisti, musiche efficaci. (''[[Montecarlo (film 1956)|Montecarlo]]''; 2000, p. 832) *Non lo sembra, ma è un film a suspense (psicologica), sorretta dalla musica di [[Dimitri Tiomkin|D. Tiomkin]] e dalla finezza di [[Joseph Cotten|J. Cotten]]. [[Andrew L. Stone|A.L. Stone]] l'ha anche scritto. A modo suo, un piccolo film d'autore. (''[[La morsa d'acciaio]]''; 2000, p. 835) *Esordio nel lungometraggio del trentacinquenne [[Sam Peckinpah|S. Peckinpah]] con un mediocre western su cui il produttore, fratello di [[Maureen O'Hara|M. O'Hara]], è intervenuto continuamente, infierendo poi anche sul montaggio. (''[[La morte cavalca a Rio Bravo]]''; 2000, p. 837) *[...] un giallo vecchiotto e datato con una suggestiva ambientazione e colpi di scena a ripetizione. (''[[Il mostro che uccide]]''; 2000, p. 842) *Spavento e horror in giuste dosi con risvolti di simpatia per la creatura e sottintesi erotici. (''[[Il mostro della laguna nera]]''; 2010, p. 952) ====N==== *77º film di [[Bette Davis|B. Davis]], ancora una volta alle prese con un personaggio sinistro, ma giuocato su un registro "freddo" e frenato. Il merito è della regia, ma anche della sceneggiatura (da un romanzo di Evelyn Piper) di Jimmy Sangster: la partita di gatto e topo tra la governante e il bambino è diretta con un crescendo magistrale. (''[[Nanny, la governante]]''; 2000, p. 852) *Tratto dal romanzo di George Dyer, è un thriller nella migliore tradizione della Warner Bros, condotto a un ritmo veloce fino all'ultimo respiro, fotografato – benissimo – da Tony Gaudio. Personaggi stereotipati ma funzionali. B. Davis intensa. (''[[Nebbia a San Francisco]]''; 2000, p. 858) *Un melodramma teso, duro, ben condotto da [[Martin Ritt|Ritt]] e affidato all'interpretazione di una coppia di attori molto bravi, [[John Cassavetes|Cassavetes]] e [[Sidney Poitier|Poitier]], che si calano magistralmente nella psicologia dei personaggi. (''[[Nel fango della periferia]]''; 2000, p. 860) *Sceneggiato con [[Suso Cecchi D'Amico]], è più un film d'attori (anzi di attrici) che d'autore, ma contraddistinto, come quasi sempre in [[Renato Castellani|Castellani]], da un sapiente ritmo narrativo: una macchina che funziona come un orologio, nonostante l'intelaiatura rapsodica. (''[[Nella città l'inferno]]''; 2000, p. 861) *[[Max Ophüls|Ophüls]] prese in mano il film, iniziato da [[John Berry]], in condizioni disastrose e si districò ammirevolmente. È il suo film più fittamente parlato, ma gli attori sono diretti benissimo. Assai interessante la tematica. (''[[Presi nella morsa|Nella morsa]]''; 2000, p. 862) *Un classico – un po' sopravvalutato – del cinema gangster, in cui [[William A. Wellman|Wellman]] – che inizialmente voleva dare la parte di Powers a [[Edward Woods (attore)|E. Woods]] – sa mescolare con intelligenza violenza e romanticismo per dire che è anche la povertà a generare il crimine. (''[[Nemico pubblico (film 1931)|Nemico pubblico]]''; 2010, p. 979) *Personaggio-guida di questo film sui disinganni e le curiosità erotiche dell'infanzia, cavato da un romanzo di [[Cesare Lanza]], è il piccolo, precoce e sdentato {{sic|Jo}} ([[Sven Valsecchi|S. Valsecchi]]), innamorato della cuginetta Nené ([[Leonora Fani|E. Fani]]), tredicenne sveltina [...]. Pastosa fotografia di [[Pasqualino De Santis|P. De Santis]], garbate musiche di [[Francesco Guccini]] e una galleria di personaggi tra cui [[Rita Savagnone|R. Savagnone]], esimia doppiatrice e brava attrice, un ottimo [[Tino Schirinzi|T. Schirinzi]] [...]. (''[[Nenè (film)|Nenè]]''; 2000, p. 865) *Curioso noir giudiziario, forse sottovalutato, scritto da Johann Latimer da una storia di Gordon McDonell che fornì a Hitchcock il soggetto di ''[[L'ombra del dubbio (film 1943)|L'ombra del dubbio]]''. (''[[Nessuno mi crederà]]''; 2000, p. 866) *È il 1º techno-thriller che fa perno su Internet, in forma di incubo e in cadenze di racconto da inseguimento. Assurdo a livello logico, sul piano emotivo è una sagra del già visto, del banale, del prevedibile. In questo veicolo per la [[Sandra Bullock|Bullock]] che ha grinta, grazia e sessappiglio, soltanto il contesto informatico è interessante. (''[[The Net - Intrappolata nella rete]]''; 2010, p. 983) *2 parti, 2 atmosfere: il nero notturno metropolitano, il bianco innevato del villaggio. E una conversione emotiva. Il tema centrale è tipico di [[Nicholas Ray|Ray]]: la violenza dentro noi tutti, e l'influenza dell'ambiente e della famiglia sul carattere. Un po' schematico (Ray lo considerò riuscito a metà), ma il sobrio lirismo dello stile e la forza dell'interpretazione ([[Robert Ryan|Ryan]] specialmente) sono innegabili. Bianconero di G.E. Dishant e musica suggestiva di [[Bernard Herrmann|B. Herrmann]]. (''[[Neve rossa (film)|Neve rossa]]''; 2010, p. 984) *Del racconto di [[Ernest Hemingway]] (uno dei ''49 racconti'', 1938) da cui è tratto è rimasto poco. La vicenda è stata rimpolpata da [[Casey Robinson]] con un deprecabile gusto di sicuro effetto sui gusti più banalmente romanzeschi del pubblico. Un budino dolce innaffiato di un liquore di cattiva marca. Bella fotografia di [[Leon Shamroy]]. (''[[Le nevi del Chilimangiaro]]''; 2000, p. 868) *{{NDR|Su [[Steven Seagal]]}} Al suo confronto, in termini di recitazione, [[Chuck Norris]] sembra [[Laurence Olivier]]. (''[[Nico (film)|Nico]]''; 2000, p. 870) *Attivo nel muto dal 1915, [[Guido Brignone|Brignone]] (1887-1959) diresse la 27enne [[Yvonne Sanson|Sanson]], nata a Salonicco, regina del melodramma, dall'anatomia vistosa e dal volto addolorato in questo drammone napoletano alla [[Carolina Invernizio]] che non vale quelli di [[Raffaello Matarazzo|Matarazzo]]. (''[[Noi peccatori]]''; 2000, p. 877) [[File:Noivivi giachetti+valli.jpg|miniatura|[[Fosco Giachetti]] e [[Alida Valli]] in ''[[Noi vivi]]'']] *[...] è un melodramma quasi tutto d'interni, cupo, monocorde, affidato al bianconero aspro di Giuseppe Caracciolo che tende a creare un'atmosfera grigia e nebbiosa e punta sui primi piani. Efficace e funzionale la squadra degli interpreti (altro punto a favore della regia) tra cui spiccano un sobrio, intenso [[Fosco Giachetti|Giachetti]] e la malinconica [[Alida Valli|Valli]] nel fulgore dei suoi ventun anni. (''[[Noi vivi|Noi vivi - Addio, Kira]]''; 2000, p. 877) *[...] è uno ''shocker'' di importanza storica che aprì la strada alla profonda metamorfosi del cinema orrorifico tra gli anni '70 e '80, imperniato sull'ossessione fantastica dello smembramento del corpo rappresentato in tutta la sua fisicità. Forsennato e visionario, è leggibile a diversi livelli. (''[[Non aprite quella porta (film 1974)|Non aprite quella porta]]''; 2000, p. 879) *Violenza portata a livelli di truculenza insostenibile che viene poi spinta inutilmente verso un grottesco senza freni. L'itinerario successivo di [[Tobe Hooper|T. Hooper]] (1944) ha dimostrato che aveva poco da dire. Bisogna arrivare fino a ''[[The Mangler - La macchina infernale|The Mangler]]'' (1994) per trovare un film notevole, almeno in parte. (''[[Non aprite quella porta - Parte 2]]''; 2000, p. 879) *È un congegno teatrale [...] che non ha trovato né uno sceneggiatore né un regista adatti: tutto funziona – gli interpreti, il dialogo, l'ambientazione – tranne il racconto che non ha né ritmo né invenzioni. (''[[Non siamo angeli (film 1955)|Non siamo angeli]]''; 2000, p. 883) *Con la cauzione di una scrupolosa fedeltà alla cronaca, è un edificante film di propaganda religiosa, caratteristico del periodo di guerra fredda: quasi più anticomunista che filocattolico. Alla Warner dovevano farsi perdonare di aver prodotto ''[[Mission to Moscow]]'' (1943). (''[[Nostra Signora di Fatima (film)|Nostra Signora di Fatima]]''; 2000, p. 888) *Sulla base di un romantico e spudorato melodramma d'amore (scritto benissimo da [[Ben Hecht]] che, con [[Claude Rains|C. Rains]], fu "nominato" all'Oscar), è un thriller razionalista e crudele che trasmette allo spettatore emozioni e malessere. Il suo leit-motiv è il bere. [[Ingrid Bergman|Bergman]] iperluminosa. A differenza degli altri film hitchcockiani di spionaggio, non c'è spazio per l'umorismo. (''[[Notorious - L'amante perduta]]''; 2000, p. 889) *[...] è forse la migliore versione del romanzo, sicuramente la più fastosa (più di 3000 comparse) e la più suggestiva a livello figurativo (splendido bianconero di Joseph H. August, scene di Van Nest Polglase). L'interpretazione di Laughton fu molto lodata, ma oggi appare schiacciata dal trucco e dal poco spazio che la sceneggiatura gli concede per approfondire la psicologia del personaggio. Ne escono meglio M. O'Hara e C. Hardwicke in una compagnia di attori ben diretti da un Dieterle che mise a frutto la lezione del grande regista teatrale Max Reinhardt. Non sono da trascurare, perché inseriti con accorta leggerezza, gli accenni polemici contro l'oscurantismo, il fanatismo, la violenza, la discriminazione razziale, implicitamente diretti all'ideologia e alla politica del nazionalsocialismo. (''[[Notre Dame (film 1939)|Notre Dame]]''; 2000, p. 889) *Uno dei più teneri film d'amore nella Hollywood degli anni '30. È anche appassionato, ma il fuoco cova sotto le ceneri, grazie a un [[King Vidor|Vidor]] insolitamente misurato che descrive bene l'ambiente di emigrati polacchi. 3º e ultimo tentativo di [[Samuel Goldwyn]] di fare di [[Anna Sten|A. Sten]] una nuova [[Greta Garbo|Garbo]]. (''[[Notte di nozze (film 1935)|Notte di nozze]]''; 2000, p. 894) *[...] è uno dei tanti film di [[Bela Lugosi]] detto "''the king of horror''". Questa volta gli sceneggiatori hanno raschiato il fondo del barile. (''[[Notti di terrore|La notte dei pipistrelli]]''; 2010, p. 1012) *[...] è un discreto western con una storia insolita, ben recitato, sostenuto da un suggestivo bianconero di Russell Harlan e almeno una sequenza da ricordare: lo scontro Ryan/Ives in montagna nella neve. (''[[La notte senza legge]]''; 2000, p. 896) *Girato a ritmo frenetico, immagini ricercate e patinate secondo i canoni della pubblicità postmoderna, colonna sonora accattivante: un interminabile spot pubblicitario che tenta di vendere il prodotto "sesso". (''[[9 settimane e ½]]''; 2000, p. 899) ====O==== *Vi si porta alle estreme conseguenze la riflessione sul cinema come ''voyeurismo'' e atto di immobilizzazione della vita; la sdrammatizzazione del racconto accresce l'efficacia della dimostrazione le cui implicazioni sono multiple e tortuose come in un giuoco di specchi. (''[[L'occhio che uccide]]''; 2000, p. 906) *[...] è un noir a tesi dove la scrittura registica di taglio espressionista, peraltro applicata da [[Edward Dmytryk|E. Dmytryk]] con artificiosità, è subordinata al messaggio antirazzista, indebolendolo per mancanza di approfondimento. Pur non trascurando l'influenza del neorealismo italiano nella produzione RKO di quel periodo di cui fu un'opera di punta (e come tale premiata a Cannes), rimane da constatare l'idoneità del film noir a suggerire il malessere, le frustrazioni, le fobie del primo dopoguerra negli Stati Uniti. (''[[Odio implacabile]]''; 2000, p. 908) *Uno dei migliori film di [[Alfred Hitchcock|Hitchcock]] in assoluto, apprezzato persino dai critici e dagli spettatori più refrattari al suo fascino, dai fautori della verosimiglianza e della psicologia. [...] È il suo thriller più quieto, affabile, inquietante. (''[[L'ombra del dubbio (film 1943)|L'ombra del dubbio]]''; 2000, p. 914) *18º film di [[Nicholas Ray|Ray]], e inizio della sua parabola discendente. 2 temi a lui cari: bellezza e violenza, qui entrambi attributi della natura. Fotografia bellissima. Antropologicamente presuntuoso e schematico. (''[[Ombre bianche]]''; 2000, p. 916) *È forse il migliore dei ''whodunit'' (chi l'ha fatto?) [[Alfred Hitchcock|hitchcockiani]], un genere che il regista non amava. Ma, accettato lo schema, sono parecchie le tragressioni. [[Herbert Marshall|Marshall]] eccellente. (''[[Omicidio!|Omicidio]]''; 2000, p. 917) *Questo ''[[Rocco e i suoi fratelli]]'' degli antipodi, tratto dal romanzo omonimo di Alan Duff, è un melodramma iniziatico, romanzo di formazione, tragedia urbana con eccessi, truculenze, ridondanze, condotto a ritmo incalzante, impregnato di un'energia coinvolgente, illuminato dalla memorabile Madre Courage di [[Rena Owen|R. Owen]]. (''[[Once Were Warriors - Una volta erano guerrieri]]''; 2000, p. 918) *È, in una certa misura, il patto di Faust aggiornato alla moderna tecnologia. L'idea originale è di un romanzo di David Ely, sapientemente sceneggiato da Lewis John Carlino. Come con la fantapolitica di ''[[Va' e uccidi]]'' (1962), [[John Frankenheimer|Frankenheimer]] è a suo agio con la fantasociologia; gli dà una mano con un suggestivo bianconero il vecchio James Wong Howe, operatore di merito. Finale allucinante, attaccare le cinture. (''[[Operazione diabolica]]''; 2000, p. 921) *Western nel quale due opposte psicologie ([[Henry Fonda|Fonda]] nella parte del cattivo, [[James Stewart|Stewart]] nella parte dello sceriffo) si affrontano con sapiente orchestrazione. Lento e stiracchiato. Tra i registi americani l'unico Mc (o Mac) che conta è [[Leo McCarey|McCarey]] (1898-1969). (''[[L'ora della furia]]''; 2000, p. 923) *[...] uno dei più foschi e appenati di [[Ingmar Bergman|Bergman]]. Il ricorso all'espediente dei fantasmi è giocato sulle corde di una ironia romantica che, nelle intenzioni dell'autore, è uno strumento per far sì che lo spettatore non s'identifichi nei personaggi, ma mantenga un distacco critico. (''[[L'ora del lupo]]''; 2000, p. 923) [[File:Orca (1977) trailer - Richard Harris 3.png|thumb|[[Richard Harris]] ne ''[[L'orca assassina]]'']] *Tentativo poco riuscito di mischiare orrore, suspense ed ecologia in un'avventura in cui si passa dalla parte della preda. (''[[L'orca assassina]]''; 2010, p. 1049) *Scritto e diretto dallo sceneggiatore di ''[[9 settimane e ½|Nove settimane e ½]]'', è un PIF (prodotto industriale di finzione) che può essere classificato, secondo i gusti, come un porno soft passabilmente idiota o come una macchina erotica la cui benzina è fornita dal folclore brasiliano. Persone del dramma: 1) enigmatico e abbronzatissimo uomo d'affari con qualche problema sessuale e cerchietto d'oro all'orecchio sinistro; 2) giovane avvocata di strepitosa anatomia, sottoposta a Rio de Janeiro a molteplici tentazioni della carne; 3) dinamica manager ad alta tensione che si assenta dall'azione, spostandosi a Buenos Aires. Erotismo acquatico che spande. Le varie edizioni del film variano di lunghezza secondo gli usi censori locali. (''[[Orchidea selvaggia (film 1989)|Orchidea selvaggia]]''; 2000, p. 925) *Ben confezionato, il prodotto è di una banalità e frivolezza irrecuperabili ma, a modo suo, documento di un'epoca. Componente erotica esplicita. (''[[Ore 9: lezione di chimica]]''; 2000, p. 926) *C'è qualche eco del grande [[David Wark Griffith|Griffith]] in questo melodramma all'aria aperta sullo sfondo dei montagnosi paesaggi canadesi. Personaggi disegnati con l'accetta. (''[[Ossessione di donna]]''; 2000, p. 934) *L'arrivo di tre ambigui domestici e l'apparizione "impossibile" del marito rafforza il clima angoscioso di questa ''ghost story'' di occupazione, risolta con un colpo di scena finale alla [[M. Night Shyamalan|Shyamalan]] che ne ribalta la natura e i significati. Chi sono gli "altri", gli "intrusi" della casa? Il tema del mondo dei morti che si mescola con quello dei vivi innerva questa storia, strutturata a scatole cinesi e fondata su quell'esitazione che, secondo [[Cvetan Todorov|Tzvetan Todorov]], è il principio che dà vita al fantastico: qui l'incertezza è, insieme, dello spettatore e di alcuni personaggi. Il finale che la scioglie riporta al livello realistico (o almeno razionale in chiave psicoanalitica) un film che comincia dove finisce la storia di [[Medea]]. [[Alejandro Amenábar|Amenabar]], anche sceneggiatore, lo governa con astuzia imitativa, virtuosistica compattezza figurativa (fotografia di Javier Aguirresarobe) e innegabile efficacia nel sostenere la suspense. Ben doppiata da [[Chiara Colizzi]], la [[Nicole Kidman|Kidman]] sostiene intrepidamente il confronto con [[Deborah Kerr]] e altre [[Joan Fontaine]] del passato. (''[[The Others (film 2001)|The Others]]''; 2010, p. 1059) *[...] è un [[Ernst Lubitsch|Lubitsch]] con il ritmo veloce e il cinismo di un [[Howard Hawks|Hawks]]. Con ''[[Desiderio (film 1936)|Desiderio]]'' (1936), ''[[Angelo (film 1937)|Angelo]]'' (1937) e ''[[Ninotchka]]'' (1939), costituisce un piccolo trattato lubitschiano di economia politica sul fascino discreto del capitalismo. (''[[L'ottava moglie di Barbablù (film 1938)|L'ottava moglie di Barbablù]]''; 2010, p. 1059) *Un Ben Hur del cinema d'avanguardia. Il tentativo di un autoritratto in forma fantastica. Il diario di bordo di un autore. Il rapporto su un ingorgo esistenziale. Un film sulla confusione e sul disordine della vita. Uno dei massimi contributi a quel rinnovamento dei modi espressivi e alla rottura della drammaturgia tradizionale che ebbero luogo nel cinema a cavallo tra gli anni '50 e '60, rinnovamento che Fellini aveva già cominciato con "La Dolce Vita". Personaggi memorabili e sequenze d'antologia. Il suo vero contenuto è la fitta trama dei rapporti di Guido (Mastroianni, qui più che mai alter ego di Fellini) con la moglie e l'amante, con l'ambiente di lavoro e gli estranei, con i Guru della Chiesa e della Critica, col passato e l'avvenire, con sé stesso. "L'enfer c'est les autres", aveva detto Sartre. Fellini ribalta l'affermazione: la vita – e il cinema – sono gli altri, i vivi e i morti, gli esseri reali e le creature della fantasia. Bisogna accettarli tutti con amore, gratitudine, solidarietà. (''[[8½]]''; 2010, p. 1060) ====P==== *Il film è quasi inguardabile, ma si può ascoltare. (''[[I pagliacci (film 1943)|I pagliacci]]''; 2000, p. 943) *Possiede tutti i requisiti di un buon gangster film: rapidità, eccitazione, suspense e quel tocco di nobiltà che gli dà una patina elegiaca. (''[[Una pallottola per Roy]]''; 2000, p. 945) *Braccato dalla polizia, sulla Sierra Nevada {{NDR|Roy Earle}} trova nella morte la libertà che sognava, in una splendida sequenza finale, esaltata dal BN di Tony Gaudio (1885-1951). Dal romanzo ''High Sierra'' (1940) di [[W. R. Burnett|W.R. Burnett]], da lui sceneggiato con [[John Huston|J. Huston]], fu una svolta nella carriera di [[Humphrey Bogart|H. Bogart]], promosso a protagonista. Possiede tutti i requisiti di un buon ''gangster movie'' con un retrogusto di nobile malinconia che lo fa sconfinare nel noir introspettivo. (''[[Una pallottola per Roy]]''; 2010, p. 1069) *Bistrattato a suo tempo perché giudicato pretenzioso, fu poi rivalutato: è una bella storia d'amore raccontata in modi bizzarramente poetici e illuminata da una fulgida [[Ava Gardner|Gardner]]. Un film che ha il coraggio delle sue idee. (''[[Pandora (film)|Pandora]]''; 2000, p. 946) *Campione d'incassi a sorpresa della stagione 2003-04 davanti a ''[[Natale in India]]'' con grande gaudio di [[Leonardo Pieraccioni|L. Pieraccioni]] (anche produttore e sceneggiatore con [[Giovanni Veronesi]]), della Medusa e degli esercenti tutti. Caso più unico che raro di comico fiorentino alla camomilla, Pieraccioni, minacciato dai 40 anni, raggiunge qui il limite di una tisana calmante ed emolliente. (''[[Il paradiso all'improvviso]]''; 2010, p. 1075) *È un turgido melodramma in costume che appartiene al periodo d'oro (1939-44) della [[Bette Davis|Davis]], qui quasi superata da [[Barbara O'Neil|B. O'Neil]] [...]. (''[[Paradiso proibito]]''; 2000, p. 952) *Liberamente tratto da un romanzo di Bruna Piatti, questo ritratto di un'adolescente sgallettata che accumula esperienze amorose ed errori è l'occasione di una commedia agile, attendibile, lucida, senza cedimenti al moralismo, ma non superficiale nella descrizione della condizione femminile in una città di provincia. Intorno alla [[Catherine Spaak|Spaak]], maturata, una bella galleria di caratteri tra cui spiccano quelli di [[Salvo Randone|Randone]], [[Lando Buzzanca|Buzzanca]], [[Nino Manfredi|Manfredi]]. (''[[La parmigiana]]''; 2000, p. 954) *[...] è una partita a tre in cui la penuria di denaro del trio che fa una vita da bohème corrisponde alla privazione del sesso. [[Ernst Lubitsch|Lubitsch]] e [[Ben Hect|Hecht]] hanno camminato sul filo del rasoio per evitare, data la materia, gli attacchi delle potenti associazioni in difesa della pubblica moralità, ma incorsero ugualmente nella censura del Codice Hays, da poco entrato in vigore. [[Edward Everett Horton|E.E. Horton]], principe dei caratteristi, riesce a sopravanzare le 2 star maschili. (''[[Partita a quattro]]''; 2000, p. 955) *Western piacevole con una giusta dosatura di commedia e di dramma (con una rissa da saloon da antologia), con un [[James Stewart|J. Stewart]] che dietro la semplicità nasconde sicurezza di sé stesso, coraggio nell'azione, e una [[Marlene Dietrich|Marlene]] bella, sguaiata, prorompente che canta in modo indimenticabile ''See What the Boys in the Back Room Will Have''. (''[[Partita d'azzardo]]''; 2010, p. 1082) *Western storico apprezzabile per la rievocazione del tempo e qualche efficace scena d'azione, ma fiacco nella drammaturgia e sbilanciato dal rilievo dato alla figura "demoniaca" di John Brown ([[Raymond Massey|R. Massey]]). (''[[I pascoli dell'odio]]''; 2000, p. 956) *Nella sceneggiatura del regista siciliano e di Nennella Bonaiuto si mescolano racconti popolari, leggende, realtà. Non sempre alle ambiziose intenzioni corrispondono i risultati. Dopo un bel prologo sulla nascita del protagonista, il viaggio appare illustrativo e inerte. La tematica verghiana dei "vinti" si fonde con l'amore per i cantastorie siciliani in un discorso che accomuna la storia secolare del popolo ebraico e la polemica contro il potere delle istituzioni, l'intolleranza dogmatica per il diverso e la chiusura alle novità che vengono dal basso. Uno spiraglio di speranza si appoggia alla consapevolezza rimossa che "siamo tutti figli di Abramo". (''[[La passione di Giosuè l'ebreo]]''; 2010, p. 1086) *Senza pretese, scorrevole. (''[[La paura fa 90]]''; 2000, p. 964) *[...] è un poliziesco di routine, ma vale più della sua fama. Ha il torto di raccontare una storia in cui sono i cattivi che hanno paura e di avere in [[Jane Wyman|J. Wyman]] un'attrice fuori parte, ma l'ambientazione londinese e teatrale è deliziosa: la prima mezz'ora (con la festa di beneficienza in giardino) e il finale sono notevoli e, in bilico tra ambiguità e volgarità, [[Marlene Dietrich|M. Dietrich]] lascia il segno. (''[[Paura in palcoscenico]]''; 2000, p. 964) *Tratto da un romanzo di Stuart Engstrand, è un film sotto il segno dell'eccesso, un noir esasperato, dominato dal chiaroscuro (fotografia di Robert Burks), così oltraggiosamente cattivo da diventare buono. (''[[Peccato (film)|Peccato]]''; 2000, p. 967) *Uno dei pochi insuccessi commerciali di [[Alfred Hitchcock|Hitchcock]], e uno dei suoi rari film in costume. Conta per una [[Ingrid Bergman|I. Bergman]] (con [[Joseph Cotten|J. Cotten]] fuori parte) straordinaria, l'uso del piano-sequenza, l'ambientazione, la fotografia di [[Jack Cardiff|J. Cardiff]]. Verboso. Finale debole. (''[[Il peccato di Lady Considine]]''; 2000, p. 968) [[File:La peccatrice (film 1940) Paola Barbara.png|thumb|[[Paola Barbara]] ne ''[[La peccatrice (film 1940)|La peccatrice]]'']] *Film denso che dà spesso nel tragico. Melodramma con risvolti di critica sociale. Alcuni momenti di grande intensità. La [[Paola Barbara|Barbara]] è di un'espressività penetrante. (''[[La peccatrice (film 1940)|La peccatrice]]''; 2000, p. 969) *È un grottesco poema satirico che osa paragonare la dittatura stalinana a quella hitleriana con un accostamento che a molta parte della sinistra occidentale ripugnava allora e oggi ripugna ancora (un po' meno). (''[[Pentimento (film 1984)|Pentimento]]''); 2010, p. 1099) *Un film che parla al cuore: un dramma "[[Melodramma strappalacrime|d'appendice]]", quel genere che in letteratura ebbe la sua stagione di grazia nel periodo umbertino e che il pubblico popolare italiano continuò ad amare fino agli anni '60. (''[[Perdonami!|Perdonami]]''; 2000, p. 975) *Film così, oggi, non sanno farli più, e non soltanto perché attori con quel carisma non ne esistono più in circolazione. L'assurdo e il sublime vanno a braccetto, la 1ª parte è nettamente superiore alla 2ª, ma perché chiedere la luna quando si hanno le stelle? [...] [[Bette Davis|B. Davis]] era capace di tutto, anche di un personaggio romantico. (''[[Perdutamente tua]]''; 2000, p. 976) *[...] è diventato un film sadiano di forte suggestione e di inquietante atmosfera esotica con la sequenza della caccia splendidamente fotografata e montata. È interessante come predecessore di ''[[King Kong (film 1933)|King Kong]]'' [...]. (''[[Pericolosa partita]]''; 2000, p. 978) *Il programmatico disinteresse per la logica narrativa esplode nel delirio truculento dell'ultima mezz'ora con 4 o 5 finali infilati l'uno nell'altro, ulteriore dimostrazione di un narcisismo esibizionistico quasi disperato. (''[[Phenomena]]''; 2010, p. 1113) *Suspense, bizzarria, sorprese ed effetti speciali primitivi ma efficaci. (''[[Il pianeta proibito]]''; 2000, p. 986) *Scritto da Jonathan Lemkin (''[[L'avvocato del diavolo]]''), è un film di SF spaziale d'andazzo che, nonostante qualche ambizioncella metafisica nell'avvio, s'incanala in schemi narrativi di convenzione, con personaggi stereotipati e sviluppi prevedibili. La corretta regia è del sudafricano A. Hoffman, esordiente nel lungometraggio dopo premiate esperienze incampo pubblicitario. Suggestivi paesaggi desertici, trovati in Giordania e Australia. (''[[Pianeta rosso]]''; 2010, p. 1115) *L'anomala misoginia di [[Robert Aldrich|R. Aldrich]] tocca qui il vertice del barocchismo. (''[[Piano... piano, dolce Carlotta]]''; 2000, p. 986) *Potabile sul versante della commedia, insopportabile quando inclina al sentimentalismo. (''[[Piccole donne (film 1949)|Piccole donne]]''; 2000, p. 989) *Ambientato alla fine dell'Ottocento, è uno dei più perfetti esempi di teatro filmato che paradossalmente diventa cinema proprio nella misura in cui [[William Wyler|Wyler]] è rimasto fedele non solo al dramma (1939) di [[Lillian Hellman]], ma alla scenografia e alla messinscena. Alle luci il grande [[Gregg Toland]]. L'unica riserva che si può fare è, paradossalmente, quella di un eccesso di perfezione. (''[[Piccole volpi]]''; 2000, p. 989) *Tratto da un best seller (1933) di [[Erskine Caldwell]], molto discusso per il suo crudo realismo incline al grottesco, e sceneggiato da [[Philip Yordan]]. Accolto severamente dalla critica, forse a causa dei suoi frequenti cambi di marcia e di tono, è un film molto caro al suo regista, meno al suo sceneggiatore ("Troppo teorico, non abbastanza fisico"). Tutti d'accordo, invece, su [[Robert Ryan|Ryan]], capofamiglia di statura biblica. (''[[Il piccolo campo]]''; 2000, p. 991) *Classico del genere gangsteristico, caratterizzato, oltre che dalla memorabile interpretazione di [[Edward G. Robinson|E.G. Robinson]], dal taglio spedito e asciutto, quasi cronachistico del racconto, tratto da un romanzo di [[W. R. Burnett|W.R. Burnett]]. Datato, ma che forza! (''[[Piccolo Cesare]]''; 2000, p. 991) *Western anomalo e, in un certo senso, unico, ha qualcosa del racconto filosofico francese del Settecento (non lontano dal ''Candide'' di [[Voltaire]]) e del romanzo picaresco spagnolo. La smitizzazione del West e dei suoi miti (bianchi) è radicale nella sua continua (e un po' prolissa) mistura tragicomica; la simpatia per i pellerossa, il rispetto per la loro cultura, la denuncia del loro genocidio non scadono quasi mai nel (melo)dramma didattico. [[Dustin Hoffman|Hoffman]] allo zenith del suo fregolismo istrionico. (''[[Il piccolo grande uomo|Piccolo grande uomo]]''; 2000, pp. 991-992) *Melodramma strappalacrime di basso profilo. Persino [[Amedeo Nazzari|Nazzari]] è meno in parte del solito. Regia anonima. (''[[Pietà per chi cade]]''; 2000, p. 994) *[...] è una commedia rurale che ha le scarpe grosse, ma il cervello poco fino. Contro i suoi bersagli preferiti (la meschinità, la ristrettezza di spirito, il campanilismo abietto, l'avidità, la viltà della provincia francese) [[Claude Autant-Lara|Autant-Lara]] ha la mira sbagliata per mancanza di ispirazione e di grazia. [[Anna Magnani|Magnani]] greve, doppiata tremendamente. (''[[La pila della Peppa]]''; 2000, p. 995) *Alterna momenti di carattere documentaristico nella 1ª parte a quelli avventurosi nella 2ª, rivelando già la mano e l'occhio di [[Roberto Rossellini|Rossellini]]: spiccio, disadorno nella ricerca di autenticità e nel rifiuto della retorica propagandistica. (''[[Un pilota ritorna]]''; 2010, p. 1125) *Qualificato con l'iperbole del "film più brutto della storia del cinema" e, perciò, diventato oggetto di culto. Il che non gli impedisce di essere assai divertente, almeno per chi sa apprezzarne lo spudorato dilettantismo, le strampalate scenografie, i dialoghi tremendi, l'assurda logica narrativa. (''[[Plan 9 from Outer Space]]'', 2000, p. 1003) *Ispirato al romanzo di Robert James Waller, adattato dal talentoso Richard LaGravanese, è il 18° film di [[Clint Eastwood|C. Eastwood]] regista che ha saputo dirigere sé stesso e la strepitosa [[Meryl Streep|M. Streep]] con una sensibilità, una leggerezza profonda e una verosimiglianza ineguagliabili: i personaggi, due "normali" persone di mezza età, acquistano progressivamente spessore ed "eccezionalità" in un contesto di tranquilla quotidianità sottolineata dalla opaca fotografia di Jack Green e dalle canzoni di Johnny Hartman. È il 1° e unico film in cui Eastwood assume il punto di vista della donna. Uno dei più struggenti film d'amore degli anni '90, imperniato, come sempre, su una impossibilità. Un'altra conferma del classicismo di un regista che qui affronta di petto il genere, attraversandolo controcorrente. (''[[I ponti di Madison County]]'', 2000, p. 1011) *Ispirata alla ''[[La sirenetta|Sirenetta]]'' di [[Hans Christian Andersen|Andersen]], l'ultima opera di Miyazaki non ha il fascino assoluto, misterioso e poetico di ''[[La città incantata]]'': è una gradevole favola sull'amore, sulle promesse, sul rispetto degli altri. Miyazaki si oppone ideologicamente – e orgogliosamente- all'animazione computerizzata e mette all'opera 70 artisti con la matita per creare 170000 disegni. Il risultato figurativo è in linea con quello dei contenuti: delicato, piacevole, non aggressivo, per tutti, anche per i più piccoli. (''[[Ponyo sulla scogliera]]''; 2013, p. 1210) *Film di transizione – e di occasione – nell'itinerario di [[Vittorio De Sica|De Sica]] alla sua 6ª prova registica, si fa apprezzare per il gusto dei dettagli realistici, la cura delle inquadrature, il rifiuto della retorica edificante, il suo fondo laico. (''[[La porta del cielo]]''; 2000, p. 1013) *La sceneggiatura di Philip Yordan (da un romanzo di Leo Brady) era ingegnosa, ma sembra che il produttore Sam Goldwin abbia fatto rifare il montaggio di testa sua. F. Granger esagera in istrionismo. Suggestiva la fotografia di Harry Stradling. (''[[La porta dell'inferno (film 1950)|La porta dell'inferno]]''; 2000, p. 1013) *È la migliore delle versioni del romanzo, archetipo romantico, per ritmo narrativo, ragionevole fedeltà al testo, atmosfera, recitazione. (''[[La porta proibita]]''; 2000, p. 1014) *Cook lavora in TV. Ogni tanto si dedica al cinema senza deludere: questa è una commedia da camera ricca di sorprese, di brio e soprattutto di ottimi attori. (''[[Posta grossa a Dodge City]]''; 2000, p. 1015) *[...] un film elegante e un po' leccato che vernicia politamente la rude scorza del romanzo. (''[[Un posto al sole (film)|Un posto al sole]]''; 2000, p. 1016) *È forse il migliore tra i film orrorifici sulla venuta dell'Anticristo. Sulla scia dell'''[[L'esorcista|Esorcista]]'' (1973). Agli amanti del genere: c'è una decapitazione famosa. Suspense e brividi. (''[[Il presagio]]''; 2000, p. 1022) *Da un dramma teatrale a 2 personaggi di [[Louis Verneuil]] un melodramma triangolare con molta musica classica ([[Franz Joseph Haydn|Haydn]], [[Ludwig van Beethoven|Beethoven]], [[Fryderyk Chopin|Chopin]] e un pezzo originale di [[Erich Wolfgang Korngold|E.W. Korngold]]), appartamenti immensi e lo stesso trio d'interpreti di ''[[Perdutamente tua]]'' (1942) dello stesso [[Irving Rapper|Rapper]], dove, forse per l'unica volta, [[Bette Davis|B. Davis]] si fa rubare il film da un partner ([[Claude Rains|C. Rains]]), ma alla fine, smentendo le menzogne, si prende la rivincita. Preceduto da ''Jealousy'' (1929) con Jeanne Eagels e Fredric March. Un classico del gusto ''camp''. (''[[Il prezzo dell'inganno]]''; 2000, p. 1025) *Verboso, schematico, all'insegna di un pessimismo troppo programmatico. Il bravo [[Kevin Spacey|K. Spacey]] la fa da mattatore (con la voce di [[Giancarlo Giannini]]). (''[[Il prezzo di Hollywood]]''; 2000, pp. 1025-1026) *[...] è un western imperniato sulla nozione di attesa, frustrazione e sconfitta, contraddistinto da dialoghi sentenziosi e dall'asciutta scrittura registica di [[Henry Hathaway|H. Hathaway]] che sa scegliere con cura i paesaggi senza indulgere al lirismo e usare bene il Cinemascope ([[Milton R. Krasner|Milton Krasner]]) anche negli interni. Personaggi tradizionali senza essere convenzionali. (''[[Il prigioniero della miniera]]''; 2010, p. 1159) *2º film americano di [[Alfred Hitchcock|Hitchcock]], ma ancora molto britannico per stile e tono. Scattante, ingegnoso, sullo sfondo di un paesaggio quasi più importante dell'intrigo, è un racconto di magica leggerezza. È tipico di Hitchcock affidare, in un film di propaganda antinazista, la parte del malvagio a un raffinato attore inglese come [[Herbert Marshall|H. Marshall]] e al tedesco [[Albert Bassermann]] (nominato all'Oscar) quella di un fisico, combattente per la libertà. (''[[Il prigioniero di Amsterdam]]''; 2000, p. 1029) *Appello alla bontà e alla solidarietà in forma di satira dei vizi borghesi, è una commedia ad alta velocità e a ritmo di balletto. Godibile galleria di caratteristi e frequenti trasgressioni [[Cesare Zavattini|zavattiniane]] alle regole della commedia realistica. (''[[Prima comunione (film)|Prima comunione]]''; 2000, p. 1029) *[...] un lezioso film al glucosio con qualche frecciatina antiborghese, in linea con la politica fascista del tempo. (''[[La principessa del sogno]]''; 2000, p. 1037) *[...] il dramma svolge la sua indagine sul mistero della santità attraverso cinque ritratti di suore di cui con efficace concisione si suggerisce il carattere, i problemi, i tormenti. Dalla dialettica tra questi personaggi e l'invisibile presenza di [[Teresa di Lisieux|Teresa]] esce una testimonianza sulla vita conventuale che [[Vittorio Cottafavi|Cottafavi]] (1914-98) mette in immagini con nitore figurativo, asciutta intensità e sapiente direzione degli interpreti. (''[[Il processo di Santa Teresa del Bambino Gesù]]''; 2000, p. 1039) *Il materiale narrativo è da polpettone strappalacrime, ma il modo con cui è raccontato è spesso ammirevole. ([[Proibito (film 1932)|''Proibito'', 1932]]; 2000, p. 1044) *Nell'impianto figurativo e narrativo del film, nella sua vaga impronta western, favorita dall'intensa bellezza del paesaggio, il personaggio di [[Amedeo Nazzari|Nazzari]] ha, rispetto agli altri un po' sfocati, coerenza e vitalità. ([[Proibito (film 1954)|''Proibito'', 1954]]; 2000, p. 1044) *1º film a Hollywood del britannico M. Newell: un inetto apologo pacifista con encefalogramma piatto. (''[[La protesta del silenzio]]''; 2000, p. 1047) ====Q==== *La denuncia del razzismo e della violenza è un tema costante di [[Richard Brooks|Brooks]], sviluppato qui con sincerità e con coraggio sulla scorta di un romanzo di Robert C. Ruark. Tutta la 1ª parte è ammirevole, ineccepibile. Quando bisogna tirare le conclusioni, la 2ª scricchiola. In un periodo in cui i mass media demonizzavano il movimento indipendentista dei Mau Mau, fu, a modo suo, un film di controinformazione. (''[[Qualcosa che vale]]''; 2000, p. 1054) *Western di normale amministrazione apprezzabile per lo scavo psicologico dei personaggi. (''[[Le quattro facce del West]]''; 2000, p. 1065) [[File:Quattro mosche di velluto grigio (1971) Mimsy Farmer 02.jpg|thumb|[[Mimsy Farmer]] in ''[[4 mosche di velluto grigio]]'']] *Sempre più incurante della logica e della verosomiglianza narrativa, il giovane regista compiace al proprio talento visionario come un alcolista alla sua sete. (''[[4 mosche di velluto grigio]]''; 2011, p. 1198) *[...] è una commedia diseguale e leggera, ma non priva di spunti divertenti. (''[[Quel fantasma di mio marito]]''; 2000, p. 1070) *[...] è una storia rurale che non vale la buona compagnia degli attori. Un misto di ipocrisia e di melassa con un pizzico di pepe. (''[[Quella nostra estate]]''; 2010, p. 1202) *Tentativo parzialmente riuscito di conciliare l'approfondimento psicologico dei caratteri con le esigenze della propaganda patriottica. Il personaggio di [[Amedeo Nazzari|A. Nazzari]], comunque, rimane interessante. (''[[Quelli della montagna]]''; 2000, p. 1073) *Un po' artificiosa e meccanica, è l'ultima delle commedie classiche di [[Ernst Lubitsch|Lubitsch]]. La vicenda è banale, ma il ritmo è scattante e [[Burgess Meredith|B. Meredith]] spiritosissimo. (''[[Quell'incerto sentimento]]''; 2000, p. 1073) *Nonostante il titolo (originale), è un western intimista quasi da camera, affidato ai personaggi più che all'azione. Ricorda le storie in mezzatinta che come sceneggiatore [[Burt Kennedy|B. Kennedy]] scriveva per [[Randolph Scott]]. È il tono che fa la musica. (''[[Quel maledetto colpo al Rio Grande Express]]''; 2000, p. 1074) *Film a basso costo, ma ad alta tensione, in forma di dramma psicologico, è uno dei migliori western degli anni '50 anche perché implica, tra le righe, una semplice e profonda lezione morale. (''[[Quel treno per Yuma (film 1957)|Quel treno per Yuma]]''; 2000, p. 1075) *[...] la sceneggiatura [...] punta su 2 linee narrative: 1) l'amore tra Licia ([[Marie Theres Relin|T. Relin]]) e Marco Vinicio ([[Francesco Quinn|F. Quinn]]) cioè la trascendenza, l'epifania di un mondo nuovo e la cristianità; 2) il rapporto tra Nerone ([[Klaus Maria Brandauer|K.M. Brandauer]]) e Caio Petronio ([[Frederic Forrest|F. Forrest]]), cioè la romanità, la decadenza e la coscienza della decadenza. È la 2ª componente "laica" che, senza schiacciarla, prevale sulla prima "religiosa" e che si risolve in una moderna riflessione sulla nozione di crisi di cui Petronio è l'intellettuale lucido e Nerone l'artista nevrotico. Ma il rapporto tra i 2 personaggi può essere letto anche come quello tra un attore fallito (Nerone) e un autore realizzato (Petronio). Brandauer e Forrest li hanno resi in modo magistrale. Funzionali alle intenzioni di [[Franco Rossi (regista)|Rossi]] e dei suoi sceneggiatori sono le scene di [[Luciano Ricceri]], i costumi di [[Jost Jacob]] (le une e gli altri lontani dal Kitsch e dagli stereotipi dei colossi hollywoodiani) e la fotografia di [[Luigi Kuveiller]]. (''[[Quo vadis? (miniserie televisiva)|Quo vadis?]]''; 2000, p. 1080) ====R==== [[File:Ragazze da marito (film 1952) Eduardo De Filippo.png|miniatura|[[Eduardo De Filippo]] in ''[[Ragazze da marito (film 1952)|Ragazze da marito]]'']] *Come quasi tutti i film diretti da [[Eduardo De Filippo|E. De Filippo]], è una trasposizione cinematografica di una delle sue commedie che nulla toglie ma nulla aggiunge alla sua grandezza di autore e attore. (''[[Ragazze da marito (film 1952)|Ragazze da marito]]''; 2000, p. 1090) *[...] è il 3º film di [[Luciano Emmer|Emmer]], campione (milanese) del neorealismo rosa in salsa romana. Grazioso, garbato, con qualche pungente notazione sociologica, ma già sull'orlo dell'Arcadia neorealistica. (''[[Le ragazze di piazza di Spagna]]''; 2000, p. 1091) *Girato a basso costo, fondali ed esterni di cartapesta esibiti nella loro falsità, rozzo Technicolor RKO, è uno dei più fascinosi film del [[Fritz Lang|Lang]] americano, impregnato di un romanticismo struggente sui temi della ruota, del destino, della colpa, intorno alla figura mitica di [[Marlene Dietrich|Marlene]]. Come western barocco da mettere vicino a ''[[Johnny Guitar]]'' (1953). (''[[Rancho Notorious]]''; 2000, p. 1098) *Macchinoso e stracco thriller che non decolla mai, abitato da personaggi insignificanti. L'elegante accademismo formale del regista non riesce a trasformare in oro la materia prima dell'omonimo romanzo di [[John Grisham]]. (''[[Il rapporto Pelican]]''; 2000, p. 1100) *Scandito dal ritmo ossessivo di un bolero, è un film in cui le diverse componenti letterarie, psicologiche (persino psicanalitiche) e drammatiche si fondono in una superiore unità filmica che rimanda al cinema muto e, insieme, anticipa la tecnica televisiva con un linguaggio febbrilmente barocco nel suo virtuosistico dinamismo. (''[[Rashomon]]''; 2000, p. 1101) *È il più politico tra i colossi hollywoodiani sulla vita del Cristo, quello che più insiste, in parallelo alla vicenda religiosa, sulla presenza romana in Giudea. Barabba e Giuda, per esempio, sono proposti come Zeloti, partigiani nazionalisti in lotta contro gli occupanti. Scritto da Philip Yordan e rimontato dal produttore Samuel Bronston (per la M-G-M), presenta, in fondo, Gesù come un profeta minore. Perciò la cattolica Legion of Decency lo attaccò come "teologicamente, storicamente, evangelicamente trascurato". Privo del senso del sacro, conta per le sue parti più laiche dove N. Ray può meglio far sentire i segni dei temi a lui cari come quello della lotta per comunicare un'idea. Film diseguale e parzialmente risolto, ma le sequenze notevoli non mancano: il dinamismo del Sermone della Montagna, la scena del processo davanti a Pilato. Ribattezzato beffardamente da ''Time'': "I Was a Teenager Jesus". (''[[Il re dei re (film 1961)|Il re dei re]]''; 2000, p. 1105) *Western medio con una 1ª parte che non manca di nerbo. A 47 anni [[Barbara Stanwyck|B. Stanwyck]] ha grinta e salute fisica da vendere ai maschietti che la circondano e sa andare a cavallo meglio di [[Ronald Reagan|Reagan]] [...]. (''[[La regina del Far West]]''; 2000, p. 1108) *Uno dei primi film in costume (e sandaloni) di P. Francisci che pochi anni dopo avrebbe dato inizio al ciclo di Ercole e degli altri uomini forti, meritandosi dalla critica francese l'appellativo di "re del ''peplum''". Basso costo, pochi mezzi, poche comparse, ma un certo mestieraccio. (''[[La regina di Saba]]''; 2000, p. 1108) *Scritto da Franco Solinas, è uno dei non pochi spaghetti-western politicizzati di ambiente messicano. Qua e là qualche traccia di [[Sergio Leone]]. (''[[La resa dei conti (film 1966)|La resa dei conti]]''; 2000, p. 1112) *2º film di [[Alessandro Blasetti|A. Blasetti]] dopo il muto ''Sole'' (1929) e l'unico di cui firma da solo la sceneggiatura, affetta da un banale e zuccheroso provincialismo. Prodotto dalla Cines di Stefano Pittaluga, è il 1º film sonoro italiano, ma, ritenuto non a torto poco commerciale, fu distribuito dopo ''[[La canzone dell'amore]]'' (1930) di Righelli. È interessante a livello stilistico per l'ambizioso mixage di dialoghi, musica (Amedeo Escobar) e rumori in parallelo con invenzioni visive di taglio sperimentale. (''[[Resurrectio]]''; 2000, p. 1113) *[...] un adattamento un po' digestivo ma qua e là scintillante, soprattutto nella 1ª parte: l'apertura, la messa pasquale in rito ortodosso, la sapiente mescolanza di spiritualità ed erotismo. [[Fredric March|F. March]] ha ancora ammiratrici? Qui è bellissimo. L'attrice russa [[Anna Sten|A. Sten]] (vero nome: Anjuschka Stensi Sujatevitch) è stinta, ma fragilmente intensa. Il produttore [[Samuel Goldwyn]] la importò a Hollywood nel 1933 nel vano tentativo di farne una rivale di [[Greta Garbo]]. Suggestiva fotografia del grande [[Gregg Toland|G. Toland]]. ([[Resurrezione (film 1934)|''Resurrezione'', 1934]]; 2010, p. 1248) *Senza pregi. ([[Resurrezione (film 1958)|''Resurrezione'', 1958]]; 2000, p. 1113) *Storico esempio di ''miscasting'' da parte della Fox: che ci sta a fare nel selvaggio West la [[Gene Tierney|Tierney]] che pure aveva esordito sullo schermo l'anno prima proprio in un western? Ma tutto il film è approssimativo e fiacco. (''[[La ribelle del Sud]]''; 2000, pp. 1114-1115) *È un veicolo per la vivace e fiammeggiante [[Maureen O'Hara|M. O'Hara]], fresca reduce dal trionfo di ''[[Un uomo tranquillo (film 1952)|L'uomo tranquillo]]'' di [[John Ford|Ford]]. Dà il pepe a questo western senza infamia, senza lode, senza sorprese. (''[[La ribelle del West]]''; 2000, p. 1115) *Complesso, intrigante, qua e là geniale con un brusco cambiamento di tono e di stile dalla 1ª alla 2ª parte. È uno dei meno noti e più amari film hitchcockiani del periodo inglese. (''[[Ricco e strano]]''; 2000, p. 1116) *Nel filone gangster del colpo grosso, rimane un classico, grazie all'alta ingegneria narrativa che culmina nella celebre sequenza muta di mezz'ora. Dopo 4 anni di purgatorio, [[Jules Dassin|Dassin]], messo sulla lista nera del maccartismo a Hollywood, dirige in Francia uno di quei thriller realistici di cui aveva la specialità in America e segna una svolta nel ''polar'' francese. Tutto concorre alla felicità del risultato: la fonte letteraria ([[Auguste Le Breton]]), la fotografia di Philippe Agostini, le musiche di Georges Auric, gli interpreti tra cui spicca [[Jean Servais|Servais]]. (''[[Rififi]]''; 2000, pp. 1119-1120) *[[Gabriele Muccino|Muccino]] realizza un film sul fascino dell'''american dream'' di cui lui stesso sembra l'incarnazione. Ma nonostante le promesse di mantenere uno sguardo ruvido per fotografare con realismo le due facce di un paese tanto generoso quanto inesorabile, il regista scade nello stucchevole e nel sentimentale in un susseguirsi imperterrito di scene madri verso le lacrime più facili. Forza del film è l'interpretazione concitata del protagonista, nominato all'Oscar. I duetti con il (vero) figlio Jaden riciclano la lezione de ''[[La vita è bella]]'', come nella scena dei bagni in metropolitana. (''[[La ricerca della felicità]]''; 2010, p. 1252) *Sotto l'egida della Dreamworks, i produttori Walter F. Parkes e Laurie MacDonald hanno riunito un'agguerrita squadra di esecutori/collaboratori [...]. Pur mantenendo a livello figurativo componenti esotiche e asiatiche, hanno comodato il racconto nelle categorie riconosciute da Hollywood (un po' di psicologia e qualche spiegazione in più). Almeno nella 1ª ora paura e angoscia sono palpabili, lasciando il posto gradatamente alla ridondanza dei segni, all'eccesso dell'horror rozzo, alla violenza del "troppo visibile". (''[[The Ring (film 2002)|The Ring]]''; 2010, p. 1257) *La sequenza dell'acqua che esce vorticosamente dalla vasca e rimane sospesa sulla stanza da bagno (l'acqua è un motivo conduttore del racconto) è un efficace esempio del modo con cui gli effetti digitali possono diventare narrativamente funzionali. Chi volesse vedere nella scena una metafora del battesimo cristiano, si accomodi. È un film dove l'orrore è subordinato all'angoscia. Come dovrebbe dimostrare anche ''[[Dark Water (film 2002)|Dark Water]]'' (2002), ancora inedito in Italia, [[Hideo Nakata|Nakata]] fa melodrammi camuffati da ''horror''. (''[[The Ring 2]]''; 2010, p. 1257) *Chiude la trilogia militare di [[John Ford|Ford]], e fu il meno apprezzato (forse sottovalutato) dei 3, ma si può leggerlo quasi come un balletto tra un uomo e i suoi due amori, la moglie e la cavalleria. La musica e diverse belle canzoni vi hanno un posto importante. (''[[Rio Bravo]]''; 2000, p. 1121) *5º western e ultimo film di [[Howard Hawks|H. Hawks]], è una variante in minore del precedente ''[[El Dorado (film 1966)|Eldorado]]'' (1967) di cui conserva la raffinata eleganza e il ritmo svagato. (''[[Rio Lobo]]''; 2000, p. 1121) *Melodramma tra le marcite che una sceneggiatura non priva di finezze, una bella fotografia a colori (L. Trasatti) e il fascino di una fulgida e improbabile [[Elsa Martinelli|Martinelli]] rendono appetibile. [[Raffaello Matarazzo|Matarazzo]] serve in tavola con bravura. (''[[La risaia]]''; 2000, p. 1122) *[...] s'affida specialmente agli effetti speciali di [[Ray Harryhausen]], geniale artigiano dei trucchi. Lento e verboso nella 1ª parte, ha i suoi momenti più vispi quando il bestione attacca il faro dove uno scienziato (C. Kellaway) s'immerge nel mare con una batisfera alla sua ricerca e quando, come King Kong, irrompe in Manhattan. Un ''must'' per i patiti della SF. (''[[Il risveglio del dinosauro]]''; 2000, p. 1123) *Film drammatico e pieno di buoni sentimenti molto adatto a [[James Stewart|Stewart]], poco alla [[Carole Lombard|Lombard]]. Lacrime a volontà, per chi ama il genere, anche oggi. (''[[Ritorna l'amore]]''; 2000, p. 1124) *Fatto sulla scia del successo di ''[[I magnifici sette]]'' (1960) funziona come racconto d'azione, ma la regia è di mestiere. Scritto dal futuro regista Larry Cohen, belle musiche di Elmer Bernstein. (''[[Il ritorno dei magnifici sette]]''; 2000, p. 1126) *Uno dei più squisiti film fantastici nella storia di Hollywood. Un po' velleitario come riflessione su grandi temi (vita, morte, amore, arte), ma figurativamente suggestivo. Stupenda fotografia di [[Joseph H. August|Joseph August]] che rischiò di vincere un Oscar. (''[[Il ritratto di Jennie]]''; 2000, p. 1129) *Girato tra difficoltà economiche e organizzative di ogni genere, il film impose in tutto il mondo una visione e rappresentazione delle cose vera e nuova, cui la critica avrebbe dato poco più tardi il nome di [[Neorealismo (cinema)|neorealismo]]. Specchio di una realtà come colta nel suo farsi, appare oggi come un'opera ibrida in cui il nuovo convive col vecchio, i grandi lampi di verità con momenti di maniera romanzesca, in bilico tra lirismo epico e retorica populista. La stessa lotta antifascista è raccontata ponendo l'accento sul piano morale più che su quello politico, il che non gli impedì di essere il film giusto al momento giusto e di indicare attraverso le figure del comunista e del prete di borgata il tema politico centrale dell'Italia nel dopoguerra. (''[[Roma città aperta]]''; 2000, p. 1137) *Un bel valzer di [[Alessandro Cicognini]] fa da leitmotiv di questo romantico e malinconico film, sapientemente costruito (con [[Renato Castellani|Castellani]] e [[Mario Soldati|Soldati]] tra gli sceneggiatori) e impreziosito dal bianconero di [[Arturo Gallea]]. (''[[Una romantica avventura]]''; 2000, p. 1138) [[File:The Gunfighter-02.jpg|miniatura|[[Gregory Peck]] in ''[[Romantico avventuriero]]'']] *Maestro nel raccontare storie di grossi personaggi o nel descrivere la vecchia America, quella dei pionieri e dei grandi spazi, [[Henry King|H. King]] è riuscito a unire entrambe le sue passioni. Non soltanto un buon western: un buon film. (''[[Romantico avventuriero]]''; 2000, p. 1138) *Ha tutte le carte in regola per essere iscritto al noir questo melodramma passionale a forti tinte. La regia è efficace e intelligente nella resa dell'atmosfera e degli ambienti quanto nella direzione degli interpreti tra i quali [[Barbara Stanwyck|B. Stanwyck]] scolpisce il ritratto di una insolita ''femme fatale''. (''[[Il romanzo di Thelma Jordon]]''; 2000, p. 1139) *Ogni paragone con [[Jerry Lewis]] è superficiale: la nevrosi distruttiva sotto la maschera dell'idiozia di [[Jim Carrey|J. Carrey]] non ha niente da spartire con i personaggi infantili e disadattati del primo Lewis. Sconnesso con alcuni numeri comici azzeccati. Attenzione al drammatico finale. (''[[Il rompiscatole]]''; 2000, p. 1141) *Il polacco [[Roman Polański|R. Polanski]] – al suo 1º film made in USA dopo 3 britannici – affascinato dal senso di mistero che serpeggia nel romanzo di [[Ira Levin]], ne cava un memorabile esempio di cinema della minaccia e ripropone il tema dell'ambiguità fino a fame la struttura portante della narrazione. (''[[Rosemary's Baby - Nastro rosso a New York]]''; 2010, p. 1282) *È un film curioso e insensato, suggestivo e inattendibile, ben fatto e poco interessante. Poco importa se il ritratto corrisponda o no a quello del vero [[Jack Ruby|Ruby]]. Il personaggio c'è, [[Danny Aiello|D. Aiello]] gli dà credibilità e spessore fin quando non esce dai binari. Gli sta quasi alla pari il personaggio fittizio della bionda spogliarellista Candy Cane della quale [[Sherilyn Fenn|S. Fenn]] rende bene l'impasto di tenerezza e calcolo, di perversione e ingenuità. (''[[Ruby - Il terzo uomo di Dallas]]''; 2000, p. 1148) ====S==== *Tratto dal romanzo ''L'agente segreto'' (1907) di [[Joseph Conrad]], è uno dei migliori thriller del periodo inglese di [[Alfred Hitchcock|Hitchcock]]. Ricco di invenzioni memorabili (la sequenza del coltello) con una Londra insolita e una [[Sylvia Sidney|Sidney]] di straziante intensità. Il regista confessò uno sbaglio: troppo simpatico il bambino per farlo morire. (''[[Sabotaggio (film)|Sabotaggio]]''; 2000, p. 1151) *[[Tyrone Power]] morì a metà delle riprese e [[Yul Brynner|Y. Brynner]] lo sostituì, sbagliando l'impostazione del personaggio in chiave di forza e di dominio invece che sul conflitto tra dovere e piacere. Qualche scena memorabile (la battaglia finale con la trovata degli scudi dorati) non riscatta la sua natura di "digest" hollywoodiano. (''[[Salomone e la regina di Saba]]''; 2000, p. 1155) *Fatto un colpo grosso, sono braccati dalla polizia, con uno dei finali più romantici e disperati della storia del cinema. Capolavoro del cinema USA di serie B, è un piccolo grande film nero sul tema della coppia criminale, ma anche una storia di "amour fou", contrassegnata da un erotismo insolito per l'epoca ("Siamo inseparabili come un revolver e le sue munizioni"). Notevole anche a livello di scrittura per il taglio espressionistico della fotografia ([[Russel Harlan]]), la precisione delle inquadrature e dei movimenti di macchina (con un bel piano-sequenza), l'uso degli esterni naturali. Dopo un avvio espositivo e un po' didattico, il racconto ha la traiettoria tesa di una fucilata. L'inglese [[Peggy Cummins|P. Cummins]] e [[John Dall|J. Dall]] (visto anche in ''[[Nodo alla gola]]'' di Hitchcock) sono perfetti. (''[[La sanguinaria]]''; 2010, p. 1300) *È, forse, il più assurdo e delirante tra i colossi biblici di Hollywood. Ignorarlo sarebbe stolto quasi quanto prenderlo sul serio. La mano del regista è elegante. (''[[Sansone e Dalila (film 1949)|Sansone e Dalila]]''; 2000, p. 1161) *Dal romanzo ''Some Must Watch'' di Ethel Lina White, sceneggiato da Mel Dinelli, l'archetipo dei thriller ambientati "in un'antica casa buia" in cui la sequenza del delitto principale si svolge durante una "buia notte tempestosa". Era il tempo in cui la locuzione "serial killer" (assassino periodico) non era stata ancora inventata. Un film perfetto nel suo genere. I primissimi piani dell'occhio dell'assassino al momento di aggredire le sue vittime sono diventati un classico. (''[[La scala a chiocciola (film)|La scala a chiocciola]]''; 2000, p. 1166) *Irridente e amara commedia all'acido prussico in cui [[Billy Wilder|B. Wilder]] mette alla berlina il puritanesimo USA alle prese con la Germania sconfitta in rovina. Bisogna ascoltare [[Marlene Dietrich|Marlene]] che canta ''Black Market''. (''[[Scandalo internazionale]]''; 2000, p. 1168) *[...] il lungometraggio soffoca la poesia triste delle cose e il fascino dei paesaggi del delta nel turgore romanzesco di un intreccio di stantia impronta naturalistica. Al suo 2º lungometraggio [[Renato Dall'Ara (regista)|Dall'Ara]] sa descrivere, ma non narrare né dirigere gli attori. (''[[Scano Boa|Scano Boa - Violenza sul fiume]]''; 2000, p. 1169) *Remake del film di [[Dino Risi]] del 1974 alla cui origine c'era il romanzo di [[Giovanni Arpino]] ''Il buio e il miele'' (1969). La differenza fondamentale tra i due film è che il giovane nella commedia amara di Risi era subordinato al protagonista, mentre qui è diventato coprotagonista. Solo nel gran finale le due vicende si mescolano, il che spiega la lunghezza del film, che tra le sue virtù non ha la leggerezza ed eccede nella ruffianeria demagogica degli effetti sentimentali. Due pezzi di bravura: la folle corsa su una [[Ferrari]] rossa guidata dal cieco attraverso un quartiere periferico e il tango che il grande [[Al Pacino|A. Pacino]] (efficacemente doppiato da [[Giancarlo Giannini|G. Giannini]]) danza con una giovane sconosciuta. (''[[Scent of a Woman - Profumo di donna]]''; 2010, p. 1315) *Tranquillo western con amabili risvolti di commedia. Nella parte del protagonista, [[Will Rogers Jr.|W. Rogers Jr.]] è efficace e divertente quasi quanto il famoso padre. Una squadra di bravi caratteristi sorregge il film anche laddove l'azione langue. (''[[Lo sceriffo senza pistola]]''; 2000, p. 1172) *Bella e fedele versione – la 1ª di 3 – del romanzo omonimo (1915) di [[William Somerset Maugham|Somerset Maugham]], notevole specialmente per l'interpretazione ottima anche se un po' sopra le righe. È il film che fece di [[Bette Davis|B. Davis]] una vera star. (''[[Schiavo d'amore (film 1934)|Schiavo d'amore]]''; 2000, p. 1175) *È uno dei film migliori del periodo pre-western di [[Anthony Mann|A. Mann]], con un'ottima interpretazione e una bella fotografia. Indimenticabile il finale. (''[[Schiavo della furia]]''; 2000, p. 1175) *Uno dei film del neorealismo italiano più conosciuti all'estero [...]: la sua polemica sociale non parte da un dato ideologico, ma da un motivo umano. In chiave di elegia populista [[Cesare Zavattini|Zavattini]] e [[Vittorio De Sica|De Sica]] tornano al mondo dell'infanzia che avevano già esplorato con ''[[I bambini ci guardano]]'' (1943). (''[[Sciuscià (film)|Sciuscià]]''; 2000, p. 1177) [[File:Lo scopone scientifico (1972) Sordi e Davis.png|thumb|[[Alberto Sordi]] e [[Bette Davis]] ne ''[[Lo scopone scientifico]]'']] *Scritta da [[Rodolfo Sonego]], è una vetta della commedia italiana, basata sulla dialettica denaro-potere. E la morale è amara: a giocare con i ricchi (con chi tiene il banco o con chi lo rappresenta) si perde sempre. Non c'è divisione tra buoni (poveri) e cattivi (ricchi): la linea di separazione è segnata dalla classe sociale e dall'obbligata scelta di campo. Film appassionante, interpretabile a vari livelli e recitato da attori infallibili. (''[[Lo scopone scientifico]]''; 2000, p. 1179) *[[Gus Van Sant|G. Van Sant]], dopo [[Will Hunting]], dirige su richiesta di [[Sean Connery|S. Connery]] produttore un'altra storia di formazione, scritta da [[Mike Rich]] e vagamente ispirata a [[J. D. Salinger]] e al mito nordamericano del "grande romanzo del secolo", ma anche ai canoni yankee dell'agonismo e della fiducia in sé stessi. In altalena tra stereotipi hollywoodiani e finezza di annotazioni, melodramma e ironia, il film si affida al talento naturale dell'esordiente [[Rob Brown|R. Brown]] e al mestiere collaudato di un Connery sotto le righe. (''[[Scoprendo Forrester]]''; 2010, p. 1322) *[...] un film a cerchi concentrici in cui tenerezza e ironia sono in perfetto equilibrio. Bella coppia romantica. (''[[Scrivimi fermo posta]]''; 2000, p. 1180) *In questa commedia di fantapolitica ambientata in un futuro prossimo, J. Dante e il suo sceneggiatore Martyn Burke non risparmiano niente e nessuno. Si spara a zero sui presidenti imbecilli, governatori in foia, guru delle P.R. (Pubbliche Relazioni), organizzazioni umanitarie, giornalisti a caccia di scoop, interessi economici e calcoli elettorali, nazionalismi esasperati, fanatismi etnici, strapotere della TV. E lo fa con feroce allegria, umorismo e orrore, fantasia e realtà. (''[[La seconda guerra civile americana]]''; 2010, p. 1327) *I due attori, [[Humphrey Bogart|H. Bogart]] e [[Barbara Stanwyck|B. Stanwyck]], pur bravissimi, si affrontano in una tremenda gara di gigionismo. (''[[La seconda signora Carroll]]''; 2000, p. 1183) *Guidato dal vecchio complice, N. Manfredi fa un Pilato ciociaro, scettico e pigro, in un film serio, interessante e persino coraggioso. La parte storica è ineccepibile, il resto meno. (''[[Secondo Ponzio Pilato]]''; 2000, p. 1183) *È un noir inquietante in cui, come in altri film del regista viennese (1906-86), la sessualità ha una valenza distruttiva. [[Otto Preminger|O. Preminger]] smorza il versante melodrammatico della sceneggiatura di F. Nugent e O. Millard con un nitore di scrittura registica cui assai contribuiscono il bianconero di Harry Stradling e le musiche di D. Tiomkin. (''[[Seduzione mortale (film 1953)|Seduzione mortale]]''; 2000, p. 1185) *Prevedibile e poco stringato, non ha personaggi vivi né situazioni inedite. Manca di convinzione: i suoi motivi morali e psicologici non si incarnano nei fatti. Troppo carica di intenzioni simboliche, la sceneggiatura di Dudley Nichols è parzialmente riscattata dalla lucida e rigorosa scrittura registica. (''[[Il segno della legge]]''; 2000, p. 1186) *Un film che rispecchia scrupolosamente la formula narrativa-rappresentativa industriale, cioè un cinema che privilegia la narrazione, il significato, l'attore senza tempi morti. (''[[I segreti di Filadelfia]]''; 2000, p. 1187) *Torbida vicenda da incubo, imperniata sul tema dell'ipnotismo e su quello dell'impossibilità di modellare completamente un altro essere. [[Gene Tierney|G. Tierney]] è brava, ma nella parte del dottor Korvo [[José Ferrer|Ferrer]] è superbo. (''[[Il segreto di una donna]]''; 2000, p. 1190) [[File:Se io fossi onesto (film 1942) Vittorio De Sica e María Mercader (2).png|miniatura|[[María Mercader]] e [[Vittorio De Sica]] in ''[[Se io fossi onesto]]'']] *Una discreta commedia degli equivoci con un [[Vittorio De Sica|V. De Sica]] inaspettato: invecchiato, curvo e con gli occhiali. Bravo. (''[[Se io fossi onesto]]''; 2000, p. 1191) *Costruito con un lungo flashback, il più radicale, pessimista e inventivo film di [[John Carpenter|Carpenter]] è fondato sulla competizione tra realtà e fantasia e diventa un apologo sulla potenza della scrittura. Apocalittico, ma non privo di ambiguità né ironia, ricco di invenzioni registiche, scenografiche, sonore, (colonna musicale curata, come al solito, dal regista), sapiente nel suggerire l'orrore senza mostrarlo, è una metafora allarmante sull'abominio della società dello spettacolo e una riflessione critica sul genere cui appartiene. (''[[Il seme della follia]]''; 2013, p. 1416) *Conta per le qualità morali (sincerità, coraggio, buone intenzioni) più che per quelle estetiche. Difficile dire dove finisca la tenerezza del regista e dove cominci l'irrealismo ingannatore delle sue proposte. (''[[Il seme della violenza]]''; 2000, p. 1193) *È uno dei western più affascinanti di [[John Ford|Ford]] sul piano figurativo: la Monument Valley non è mai stata fotografata – Vistavisione di [[Winton C. Hoch]] e Alfred Ginks – così bene e così in largo. E uno dei più complessi sul piano drammaturgico, incentrato su Ethan, il più ambiguo e tragico personaggio di tutto [[John Wayne]]. Altrettanto significativo, soprattutto sul tema razziale, è quello di [[Jeffrey Hunter|Hunter]]. Ford ha messo a frutto la lezione di [[William Shakespeare|Shakespeare]] nel continuo passaggio dei toni, dal più alto (l'odio razzista di Ethan, la vendetta) al più basso (la commedia che trapassa in farsa) attraverso il gioco dei sentimenti. (''[[Sentieri selvaggi]]''; 2010, p. 1341) *La vicenda e i personaggi suonano falsi perché risentono troppo di schemi letterari. All'attivo alcune sequenze iniziali molto efficaci e la guida degli attori. (''[[Senza pietà]]''; 2000, p. 1197) *Diviso in 2 parti di cui la migliore è la prima, di ambiente rurale. Grazie al suo sobrio classicismo, al rifiuto di ogni formalismo, al rispetto per i personaggi, [[Howard Hawks|Hawks]] trascende gli aspetti propagandistici ed edificanti della storia [...]. (''[[Il sergente York]]''; 2000, p. 1201) *È il 1º dei 7 western con [[Randolph Scott|R. Scott]] di [[Budd Boetticher|B. Boetticher]], l'unico dei ''westerners'' del dopoguerra che si può ricollegare a [[Howard Hawks]] di cui non ricalca i temi, ma ne ritrova lo stile, l'intelligenza critica, la lucidità appassionata [...]. I suoi sono western classici, spesso violenti come questo, ma narrati con un'asciuttezza e una manciata di compiacimenti che ne confermano la moralità profonda. (''[[I sette assassini]]''; 2000, p. 1205) *3 attori eccellenti e una bella colonna musicale per un melodramma che rinnova il "gotico" attraverso la psicanalisi sulla linea che va da ''[[La porta proibita|Jane Eyre]]'' a ''[[Rebecca, la prima moglie (film 1940)|Rebecca]]''. (''[[Settimo velo|Il settimo velo]]''; 2000, p. 1210) *La sequenza del duello tra Sinbad e lo scheletro è un brano d'antologia. (''[[Il 7º viaggio di Sinbad]]''; 2010, p. 1357) *Nessuno come [[John Ford|J. Ford]] ha saputo mettere meglio in immagini la sfida all'OK Corral, nessuno come lui è riuscito a trasformare la nostalgia in poesia. La storia è un pretesto per una documentazione su un'epoca. È il suo 3º western parlato. Comincia ad affiorare quell'arte della digressione di cui diventerà maestro in vecchiaia, ma è altrettanto notevole la dialettica dei contrasti: l'azione violenta (nove cadaveri di personaggi principali) si alterna con le parentesi idilliche, l'aura mitica di cui sono circondati i personaggi si basa sulle loro imprese, ma anche sui particolari familiari e pittoreschi del comportamento. (''[[Sfida infernale]]''; 2000, p. 1211) *Opera n. 2 di [[Sam Peckinpah|S. Peckinpah]] e uno dei migliori western di tutta la storia del cinema che diede a [[Randolph Scott|R. Scott]] e [[Joel McCrea|J. McCrea]] i migliori ruoli della loro carriera. Ha la semplicità e la profondità di un classico. Splendida fotografia di [[Lucien Ballard]]. (''[[Sfida nell'Alta Sierra]]''; 2000, p. 1211) *2º splendido western di S. Peckinpah, di tono crepuscolare, basso costo (M-G-M) e alto livello stilistico, scritto da N.B. Stone Jr. I tradizionali temi dell'onore e dell'amicizia virile sono raccontati in modo nuovo; lo stoicismo dell'alta età si mescola con la nostalgia del passato, il sarcasmo si lega alla disperazione con passaggi di lucido realismo nella descrizione di un'umanità degradata e corrotta. Suggestivi paesaggi autunnali nella fotografia (Cinemascope) di Lucien Ballard, sconciamente mutilato nei passaggi in TV. (''[[Sfida nell'Alta Sierra]]''; 2010, 1359) *Struttura debole, qualche inverosimiglianza, e a [[Max Ophüls|Ophüls]] interessa poco la suspense: quel che gli sta a cuore è la psicologia dei personaggi, il loro comportamento, i particolari rivelatori, le fratture tra attore e personaggio. (''[[Sgomento (film)|Sgomento]]''; 2000, p. 1212) *Nonostante i suoi meriti, commuove ma non coinvolge. [[Raf Vallone|R. Vallone]] ha, specialmente nella 2ª parte, momenti alti. (''[[Uno sguardo dal ponte]]''; 2000, p. 1213) [[File:Marlene Dietrich in Shanghai Express (1932) by Don English (cropped).png|miniatura|[[Marlene Dietrich]] in ''[[Shanghai Express]]'']] *3º dei 6 film [[Josef von Sternberg|Sternberg]]-[[Marlene Dietrich|Dietrich]]-Paramount e il più hollywoodiano, quello che ebbe più successo. Inverosimile melodramma esotico e ferroviario, intriso di sadismo, in funzione della carica erotica di M. Dietrich, idolo enigmatico esaltato oltre misura dai costumi di Travis Banton. (''[[Shanghai Express]]''; 2000, p. 1214) *Un [[James Stewart|J. Stewart]] in ottima forma per un simil-western un po' lento, ma ricco di momenti spettacolari, drammatici e perfino poetici. (''[[Shenandoah - La valle dell'onore]]''; 2000, p. 1215) *L'idea fu di [[Cesare Zavattini|Zavattini]]: far confessare quattro famose attrici, e importa poco sapere in che misura gli episodi narrati siano veri. Bisogna smitizzare il divismo? L'episodio [[Luchino Visconti|Visconti]]-[[Anna Magnani|Magnani]] sottolinea il rapporto tra il vivere e il recitare; gli altri 3 puntano, più o meno pateticamente, sul contrasto tra la donna e l'attrice, fra la scena e la vita. (''[[Siamo donne]]''; 2000, p. 1217) *[...] una commedia dolciastra all'insegna dei buoni sentimenti. Scampoli di neorealismo, scatti comici, bravi caratteristi. (''[[Siamo tutti inquilini]]''; 2000, p. 1217) *La materia è da film noir, a mezza strada tra ''[[Gilda (film)|Gilda]]'' e ''[[Il mistero del falco]]'', ma con bizzarre e sardoniche anticipazioni di ''[[Il tesoro dell'Africa]]'' di [[John Huston|Huston]]. Fecero impressione, comunque, alcune sequenze che lo resero un ''cult movie'': il corteggiamento nell'acquario, il teatro cinese, il taboga, la sparatoria finale nella sala degli specchi. Il barocchismo stilistico di [[Orson Welles|Welles]] conferma quali e quanti fossero i debiti del noir hollywoodiano con l'espressionismo. Ridotta [[Rita Hayworth|R. Hayworth]] a una statua di ghiaccio e piuttosto debole il marinaio O'Hara, l'attore che domina il film è [[Everett Sloane|E. Sloane]]. (''[[La signora di Shanghai]]''; 2000, pp. 1219-1220) *Nonostante l'esasperato romanticismo e la veemente recitazione "all'italiana", è un melodramma raffreddato (con venature pirandelliane) che anticipa i temi di posteriori film di [[Max Ophüls|Ophüls]], specialmente di ''[[Lola Montès]]'' (1955). [[Memo Benassi|M. Benassi]] con foga sopra le righe, e una memorabile [[Isa Miranda|I. Miranda]], in bilico tra [[Greta Garbo]] e [[Marlene Dietrich]]. (''[[La signora di tutti]]''; 2000, p. 1220) *Uno dei personaggi più riusciti della carriera di [[Bette Davis|B. Davis]], affiancata da un [[Claude Rains|C. Rains]] di grande finezza in una melodrammatica saga familiare, ottimamente sceneggiata dai fratelli Julius J. e Philip Epstein sulla base di un romanzo di [[Elizabeth von Arnim]]. (''[[La signora Skeffington]]''; 2000, p. 1221) *Commedia fiacca degli equivoci con una soluzione che non persuade. (''[[Signori, in carrozza!]]''; 2000, p. 1223) *Scritta con [[Mario Soldati]], è una commedia dal ritmo perfetto, tipica dei "[[Cinema dei telefoni bianchi|telefoni bianchi]]", basata com'è sul classico scambio dei ruoli e dei personaggi. Regista dai mezzi toni, [[Mario Camerini|M. Camerini]] riscatta il moralismo della storia (il confronto tra la sana piccola borghesia e la vacua aristocrazia) con una giusta dosatura di ironia e sentimento. (''[[Il signor Max]]''; 2000, p. 1224) *Film significativo della prima fase del cinema nero. Contano specialmente l'atmosfera (fotografia in un suggestivo chiaroscuro) e la bravura dei caratteristi. (''[[Situazione pericolosa]]''; 2000, p. 1231) *Thriller erotico di terz'ordine: drammaturgia sgangherata, personaggi improbabili, sagra degli stereotipi e delle assurdità nelle motivazioni psicologiche. Resta solo il sessappiglio di [[Sharon Stone|S. Stone]]. (''[[Sliver]]''; 2000, p. 1233) *Nero di buon artigianato, con una bella colonna sonora di Elmer Bernstein e una suggestiva fotografia di Charles Lang Jr. Entrambi nominati agli Oscar, [[Joan Crawford|J. Crawford]] e [[Jack Palance|J. Palance]] sono assai efficaci nel rendere con ambiguità la perversità del rapporto tra i loro personaggi, ma anche [[Gloria Grahame|G. Grahame]] scava in profondità nel masochismo del suo. (''[[So che mi ucciderai]]''; 2000, p. 1235) *È il colosso biblico che mandò a picco la Titanus. Costò 6 miliardi contro i 3 stanziati. Squinternato nella struttura, ma con qualche pagina vigorosa. Enfatico, smisurato. [...] Tutte le regole dei colossi biblici, imperniati sul binomio sesso+religione, sono rispettate anche se le audacie erotiche sono più prudenti di quel che il titolo promette, sostituite col surrogato del sadismo la cui oscenità è più contrabbandabile di quella sessuale. Anche qui, comunque, tutto si svolge a Sodoma e nei dintorni. Di Gomorra nemmeno l'ombra. (''[[Sodoma e Gomorra (film)|Sodoma e Gomorra]]''; 2000, p. 1235) *Nel bene e nel male il film è di [[John Ford|J. Ford]] al cento per cento: non manca nulla del suo abituale repertorio. Il ritmo dell'azione prevale sulla psicologia dei personaggi senza schiacciarla e quello che lo rende tra i più significativi film sulla guerra di secessione americana (l'unico che Ford abbia girato sull'argomento, tolto l'episodio per ''[[La conquista del West (film 1962)|La conquista del West]]'') non è soltanto la singolare fusione di epica e lirica, ma la sua ambivalenza che nasce da due profonde contraddizioni: 1) è un film sulla cavalleria (ma con 2 protagonisti che non sono militari di carriera), ma, insieme, un racconto sull'imbecillità della guerra: la carica a piedi dei cadetti sudisti è la denuncia più alta contro la follia bellica che si trovi nella sua opera; 2) i protagonisti maschili sono del Nord ma le simpatie di Ford sono per il Sud e per le sue virtù femminili. (''[[Soldati a cavallo]]''; 2000, p. 1239) *Restituisce in piccola parte la tematica hemingwayana sulla ricerca dell'identità, il ritratto della ''lost generation'', le risonanze simboliche del viaggio. Escluso [[Tyrone Power|Power]] fuori parte, il cast funziona: una [[Ava Gardner|Gardner]] travolgente come Brett Ashley; la [[Juliette Gréco|Gréco]] ruba le scene ai compagni; al suo penultimo film, [[Errol Flynn|Flynn]] si prende in giro con classe. La corsa dei tori a Pamplona è filmata benissimo (Cinemascope di Leo Tover). (''[[Il sole sorgerà ancora]]''; 2010, p. 1395) *Intelligente poliziesco d'azione con stile da western, critica alla polizia corrotta e preciso disegno psicologico dei due personaggi principali, permeato da una vena sentimentale sincera, sceneggiato con cura, diretto da un mestierante del genere (suoi tutti gli ''[[Arma letale]]'') e montato con ritmo e giusta suspense. Ma la cosa migliore è [[Bruce Willis|B. Willis]] nei panni di un poliziotto stanco, malinconico, che si sente un fallito e ritrova dignità e autostima nel difendere a ogni costo un uomo, anche se si tratta "solo" di un delinquentello nero e petulante. (''[[Solo due ore]]''; 2010, p. 1396) *Ottima mistura di romanticismo tragico, espressionismo germanico e malinconia degli anni della Depressione, è uno dei migliori film USA di [[Fritz Lang|F. Lang]]. Intorno alla memorabile coppia, bravi caratteristi. (''[[Sono innocente (film)|Sono innocente]]''; 2000, p. 1246) *Nel quadro del calligrafismo letterario che s'impose nel cinema italiano negli anni di guerra il penultimo film di [[Ferdinando Maria Poggioli|F.M. Poggioli]] (1897-1945) ha un posto d'onore per finezza della recitazione, puntiglio rievocativo, attenzione ai dettagli. Peccato che, probabilmente per ragioni di costo, il regista abbia dovuto omettere il paesaggio, una tela di fondo importante nell'ironico romanzo di [[Aldo Palazzeschi|A. Palazzeschi]] [...]. (''[[Sorelle Materassi (film)|Sorelle Materassi]]''; 2000, p. 1248) *Uno dei capolavori della commedia italiana del "boom". La società di quel periodo è resa con un'euforia rara, un'ammirevole sapienza nel passare dall'agro al dolce, dal comico al grave. Il pubblico lo capì meglio dei critici. (''[[Il sorpasso]]''; 2000, p. 1248) *Carosello tragicomico di amori incrociati. La migliore commedia del regista, un capolavoro. Nelle cadenze frivole di un "invito al castello" con risvolti comici da pochade rivela un retrogusto amarissimo. Grande compagnia d'attori, eleganza suprema. Bergman sostiene di essere negato all'umorismo, al registro leggero. Dopo ''[[Una lezione d'amore]]'', questo film lo smentisce. (''[[Sorrisi di una notte d'estate]]''; 2013, p. 1484) *Melodramma gangster ben fatto, con una bella trama intricata e con un [[Robert Taylor|R. Taylor]] farabutto di "sani e incorruttibili principi". Ma l'Oscar lo prese [[Van Heflin|V. Heflin]], come miglior attore non protagonista. (''[[Sorvegliato speciale (film 1941)|Sorvegliato speciale]]''; 2000, p. 1249) *Investigazione interiore, thriller psicologico. Famosa la scena del bicchiere di latte. Epilogo insoddisfacente (anche per Hitchcock) diverso da quello del romanzo [...]. (''[[Il sospetto (film 1941)|Il sospetto]]''; 2000, p. 1249) *Scurrile, politicamente sfacciato sino all'assurdo (e all'irresponsabilità), è una miscela sgangherata di pulp, Kitsch, satirica trasgressione, simpatia e cattivo gusto. (''[[South Park - Il film: più grosso, più lungo & tutto intero|South Park]]''; 2000, p. 1254) *Sul classico tema della "seconda occasione", cimentandosi in un genere per lui nuovo, il settantenne regista-produttore [[Clint Eastwood|C. Eastwood]] pilota ammirevolmente un altro film con l'abituale ''understatement'', mescolando con sapiente leggerezza i toni, dall'umoristico al drammatico. Coerente con la sua concezione artigianale del cinema, ricorre agli effetti speciali subordinandoli al racconto e rivendicando la centralità delle doti umane (manualità, intuito, libertà di scelta) contro la supremazia della tecnologia. Melanconico e genialmente retorico epilogo lunare nel nome dell'amicizia [...]. (''[[Space Cowboys]]''; 2010, p. 1409) *La chirurgia plastica trasforma una bruttina in bellissima. Il marito non l'accetta, la vita coniugale diventa un inferno, lei se ne va con un corteggiatore, ma quando apprende che il consorte ha ucciso il chirurgo, ritorna. Nonostante l'inverosimiglianza dell'assunto, non manca d'interesse come descrizione di un meschino ambiente piccoloborghese. Ottimo [[Bourvil]]. (''[[Lo specchio a due facce]]''; 2000, p. 1258) *Tratto dal romanzo ''Imitation of Life'' di [[Fannie Hurst]], è uno dei più famosi strappalacrime degli anni '30. Rifatto (migliorato) nel 1959. (''[[Lo specchio della vita (film 1934)|Lo specchio della vita]]''; 2010, p. 1413) [[File:The Naked Spur-Janet Leigh3.JPG|miniatura|[[Janet Leigh]] ne ''[[Lo sperone nudo]]'']] *3º dei 5 western di [[James Stewart|J. Stewart]] con la regia di [[Anthony Mann|A. Mann]] e il 1º non scritto da Borden Chase. Il che purtroppo si sente, anche nel personaggio di Stewart, pur così sfaccettato nel suo impasto di dirittura morale e cinismo amaro. Il ''vilain'' [[Robert Ryan|R. Ryan]] gli ruba più di una volta la scena. La suggestione del paesaggio montagnoso, esplorato nei minimi anfratti dalla cinepresa di William Mellor; il rapporto tra personaggi e natura; l'insolita importanza drammatica del personaggio femminile; uno splendido duello finale ne fanno, comunque, un western da non perdere. (''[[Lo sperone nudo]]''; 2000, p. 1260) *È un film sonoro, ma senza una parola di dialogo. Sul piano formale è tutt'altro che disprezzabile e riesce a raggiungere una innegabile tensione drammatica in più di una sequenza. R. Milland è bravissimo nella sua interpretazione di nevrotico. Scritto da R. Rouse con Clarence Greene, ha i limiti di ogni narrazione imperniata su una scommessa stilistica. Al risultato concorre la suggestiva ambientazione realistica negli esterni di Washington e New York. (''[[La spia]]''; 2000, p. 1261) *Molti effetti speciali, la storia speciale non è, i personaggi nemmeno. Film bovino con poca azione, molte chiachiere, due o tre belle idee di sceneggiatura, un finale ingegnoso. (''[[Star Trek (film 1979)|Star Trek]]''; 2010, p. 1428) *Più vispo del primo. Ridimensionate le ambizioni metafisiche e ridotti gli effetti speciali, si è puntato sull'azione, sulle battaglie, su [[Khan Noonien Singh|Khan]], malvagio galattico di statura scespiriana. Le solenni banalità del dialogo non si contano. (''[[Star Trek II - L'ira di Khan]]''; 2010, p. 1428) *La zuppa è sempre la stessa, ma è cambiato il cuoco. In peggio. Ci si prende troppo sul serio. Contano le scenografie wagneriane, le catastrofi, gli effetti speciali. E i [[Klingon]]s, pirati interstellari, sono pappemolli che fanno la faccia feroce. (''[[Star Trek III - Alla ricerca di Spock]]''; 2010, p. 1428) *Attore, sceneggiatore e regista, L. Nimoy porta le avventure galattiche verso la Terra e verso la commedia con risultati assai divertenti. Pochi effetti speciali ma efficaci. (''[[Rotta verso la Terra|Star Trek IV - Rotta verso la Terra]]''; 2010, p. 1428) *Traballante e fiacco si riprende nell'efficace finale. (''[[Star Trek V - L'ultima frontiera]]''; 2010, p. 1448) *Meglio del precedente, ma tolta la sequenza dell'Alaska è tutto già visto. (''[[Rotta verso l'ignoto|Star Trek VI - Rotta verso l'ignoto]]''; 2010, p. 1429) *Gene Roddenberry, creatore della serie, inorridirebbe se fosse ancora vivo: si è toccato il fondo. (''[[Star Trek: La nemesi]]''; 2010, p. 1429) *Un gioiello del cinema americano a basso costo in cui il tempo narrativo coincide con quello reale. Realizzare ''The Set-Up'' (trucco, imbroglio) "fu per tutti un atto d'amore" ([[Robert Wise|R. Wise]]). Un raro equilibrio di tensione, autenticità, atmosfera, credibilità, verità psicologica. Splendido bianconero di [[Milton R. Krasner|Milton Krasner]]. Premiato a Cannes per la sceneggiatura dell'esordiente Art Cohn, giornalista sportivo, una delle più belle interpretazioni del quarantenne [[Robert Ryan|R. Ryan]] che aveva praticato il pugilato in gioventù. (''[[Stasera ho vinto anch'io]]''; 2000, p. 1275) *Melodramma di successo che resiste al tempo. (''[[Stasera niente di nuovo]]''; 2000, p. 1275) *Con la colta complicità di Bernardino Zapponi, L. Magni privilegia in Neri – canonizzato nel 1622 – lo zelo cristiano, fatto di invidiabile buonumore e disprezzo delle mondanità. Più che film storico, pencola verso la commedia musicale con le canzoni scritte da Angelo Branduardi. Godibili l'Ignazio di Loyola di p. Leroy, Sisto V di M. Adorf, il diavolo calderaro di R. Montagnani, il garbo di J. Dorelli che fa un Neri alla [[Bing Crosby|Crosby]] (''[[La mia via]]''). La sequenza in cui si siedono – tutti stinchi di santo spagnoli – Teresa d'Avila, Giovanni della Croce e Ignazio di Loyola ricorda [[Luis Buñuel|Buñuel]] di ''[[La via lattea (film 1969)|La via lattea]]''. (''[[State buoni se potete]]''; 2000, p. 1275) *Maldestro tentativo di inserire due divi di Hollywood in una struttura neorealistica di taglio semidocumentario. [...] soltanto a sprazzi si coglie la sensibilità di [[Vittorio De Sica|V. De Sica]]. Vale soprattutto per il finale. (''[[Stazione Termini (film)|Stazione Termini]]''; 2000, p. 1276) *Melodramma in sordina che inclina all'intimismo e all'approfondimento del personaggio femminile. (''[[Una storia d'amore (film 1942)|Una storia d'amore]]''; 2000, p. 1280) *Ispirato a fatti realmente accaduti, è in bilico tra uno storico appena credibile e uno pseudo-erotico-conventuale. (''[[Storia di una monaca di clausura]]''; 2000, p. 1283) *Scritto da [[Lillian Hellman]], è un sagace adattamento di un dramma (1935) di [[Sidney Kingsley]] dove, accanto ad attori famosi, c'è da ammirare la banda dei Dead End Kids, la fotografia di [[Gregg Toland|G. Toland]] e la brava [[Claire Trevor|C. Trevor]]. Girato interamente in studio con fondali dipinti. Questa accentuazione della sua dimensione teatrale diventa un espediente quasi [[Bertolt Brecht|brechtiano]] per comunicare che la storia in corso è rappresentativa di una vasta realtà. (''[[Strada sbarrata]]''; 2000, p. 1287) *Rifacimento di ''[[La cagna (film 1931)|La chienne]]'' (1931) di [[Jean Renoir]] [...], ma [[Fritz Lang|F. Lang]], aiutato da un'ottima sceneggiatura di [[Dudley Nichols]], ne ha cavato qualcosa di originale: una storia psicologica con un magico sottofondo da incubo. (''[[La strada scarlatta]]''; 2000, p. 1287) *Intelligente antologia sui moderni metodi di lotta che la polizia USA ha adottato contro il banditismo nel dopoguerra, ha un notevole ritmo, un ottimo montaggio e un gruppo di bravi attori. (''[[Strada senza nome|La strada senza nome]]''; 2000, p. 1287) *È il 3º e il più convenzionale dei film diretti da [[Orson Welles|Welles]], in linea con un personaggio di moda a Hollywood negli anni '40: l'ospite in casa che non è quel che sembra. Prodotto da [[Sam Spiegel]] e scritto da [[Anthony Veiller]] su un soggetto altrui, ha molti punti deboli, ma, oltre a quella finale, vanta almeno 2 sequenze memorabili (l'inizio e l'assassinio nel bosco) e lo straordinario bianconero di [[Russell Metty]]. Interessante la descrizione dell'ambiente di provincia. Pur andando talvolta sopra le righe, Welles sfaccetta con sottile istrionismo il suo nazista. Memorabile la figuretta del farmacista che gioca a scacchi. (''[[Lo straniero (film 1946)|Lo straniero]]''; 2000, p. 1290) *Lo sceneggiatore [[John Briley]] riprende il tema centrale del romanzo di [[John Wyndham]] ''I figli dell'invasione'' (1957) da cui era già stato tratto ''[[Il villaggio dei dannati (film)|Il villaggio dei dannati]]'' (1960). Ne è uscito un insolito film di suspense malinconica sul motivo dei bambini che hanno paura perché gli adulti ne nutrono una ancor più grande della loro malvagità. (''[[La stirpe dei dannati]]''; 2000, p. 1279) *Pretenzioso nel voler essere un'analisi dell'inconscio femminile, è un fantasy adrenalinico, più videogioco che film, che nel giro di meno di mezz'ora diventa ripetitivo, esageratamente estetizzante (scenografie di Rick Carter e costumi di Michael Wilkinson), troppo concentrato sull'erotismo delle giovani interpreti costrette in personaggi privi di spessore, retorico nel finale. (''[[Sucker Punch (film 2011)|Sucker Punch]]''; 2013, p. 1539) *È difficile stabilire in che misura i notevoli meriti di questo film nero che è anche un apologo morale siano di [[Ben Hecht]] sceneggiatore [...] o della regia di [[Otto Preminger|O. Preminger]] e del suo stile visivo di grande precisione. Ancora una volta, dopo ''[[Vertigine (film 1944)|Laura]]'' (1944), la coppia [[Dana Andrews|Andrews]]-[[Gene Tierney|Tierney]] fa faville. (''[[Sui marciapiedi]]''; 2000, p. 1298) *Raccontato sul filo del rasoio del drammatico e dell'umoristico, è un po' verboso e prolisso, ma sostenuto da una sapiente suspense. (''[[Il suo tipo di donna]]''; 2000, pp. 1300-1301) *Stravaganza sgangherata e, infine, stucchevole, ricca di effetti speciali e di citazioni (''[[Blade Runner]]'', ''[[Chi ha incastrato Roger Rabbit|Roger Rabbit]]'', ''[[Atto di forza|Total Recall]]'', ''[[Guerre stellari|Guerre Stellari]]'', ''[[Jurassic Park]]'', ecc.), ma povera di intelligenza e priva di brio. [...] Soltanto per minori di 12 anni videodipendenti. (''[[Super Mario Bros. (film)|Super Mario Bros]]''; 2000, p. 1302) *Al di là delle polemiche contingenti, peraltro ridicole soprattutto in un paese come la Francia che ha tra i suoi principi costituzionali la laicità dello Stato, il film dimostra, nel suo rigore formale e nell'austerità quasi giansenista del suo stile, che [[Jacques Rivette|Rivette]] tutto aveva cercato, ma non lo scandalo. In linea con l'illuminista [[Denis Diderot|Diderot]] si propone soltanto di proclamare la libertà di coscienza e di denunciarne ogni forma di oppressione. Non attacca la fede religiosa, ma le sue deformazioni e le indegnità che si commettono sotto la sua maschera. (''[[Suzanne Simonin, la religiosa|Susanna Simonin, la religiosa]]''; 2000, p. 1303) *Titolo stupido per un elaborato rifacimento del famoso racconto ''Giro di vite'' (1898) di [[Henry James]]. Ma la suspense c'è, e specialmente il clima morboso. Ottima [[Deborah Kerr|D. Kerr]], splendida fotografia di [[Freddie Francis]]. (''[[Suspense (film 1961)|Suspense]]''; 2000, p. 1304) ====T==== *Western atipico per l'ambientazione e per i caratteri della storia che sono quelli di un episodio della guerra ispano-americana, ma anche insolito per [[Raoul Walsh|R. Walsh]]: Quincy Wyatt ([[Gary Cooper|G. Cooper]]) è il solo eroe walshiano definito da una completa serenità interiore e da un perfetto controllo del suo campo d'azione, equidistante tra visipallidi e pellerossa (tra Cultura e Natura). (''[[Tamburi lontani]]''; 2000, p. 1309) *Film d'avventure esotiche che tiene svegli col suo ritmo svelto. La fulgida [[Marlene Dietrich|Marlene]] ha una corona di baldi maschietti. L'ambiente è suggestivo, e c'è una scazzottatura da antologia. (''[[La taverna dei sette peccati]]''; 2000, p. 1316) *Ultimo film inglese di Hitchcock che non riuscì mai ad amarlo. Macchinoso, un po' enfatico, teatraleggiante, un po' stupido, ma è pur sempre un tenebroso incontro con i mostri della mente e del sogno. (''[[La taverna della Giamaica]]''; 2000, p. 1316) *Sceneggiato da [[Luc Besson]], è un film di azione ad alta velocità che assomiglia ai poliziotteschi italiani degli anni '70 più che ai modelli hollywoodiani degli anni '90: inseguimenti, acrobazie su due o quattro ruote, parentesi di umorismo pecoreccio. Basta guardare i primi 20 minuti. Sembrano sentinelle che dicano: non andate avanti. (''[[Taxxi]]''; 2000, p. 1317) *L'argomento era già un po' sdato e anacronistico perché quando il film uscì era già in funzione il telefono automatico. Deriva, infatti, da una novella di Herbert Rosenfeld degli ultimi anni '20, sceneggiata da Ernst Wolff per il film tedesco ''Fräulein-falsch verbunden'' (1932) di E.W. Emo con Magda Schneider. Il rifacimento del casertano N. Malasomma non manca né di brio né di garbo. (''[[La telefonista]]''; 2000, p. 1319) *5º western, e il più anomalo e ambizioso, di [[Burt Kennedy|B. Kennedy]] che l'ha anche scritto, adattando un bizzarro romanzo di [[E. L. Doctorow|E.L. Doctorow]]. Riuscito a livello descrittivo e ricco di una pittoresca galleria di personaggi, lo è meno nell'irrisolto rapporto tra il realismo di fondo e gli intenti metaforici che puntano sulla parabola dell'antico conflitto tra il Bene e il Male. (''[[Tempo di terrore]]''; 2010, p. 1483) *Racconto di comportamenti più e prima ancora che di psicologie, non fa concessioni allo spettacolo o al romanzo: nessun incidente, nemmeno una piccola slavina, tutto concentrato sui gesti, gli oggetti, i piccoli particolari quotidiani con un filo di bonaria ironia. Una piccola musica, un film di grazia. (''[[Il tempo si è fermato]]''; 2000, p. 1323) *Se esistesse l'Oscar della macelleria, questo 8º film di D. Argento se lo aggiudicherebbe facilmente. (''[[Tenebre (film)|Tenebre]]''; 2000, p. 1323) *Il motto è "Non fate la guerra, fate l'amore". In modi meno piccanti, la vicenda rimanda a quella di ''[[L'iniziazione (film 1986)|L'iniziazione]]'' (1986) di [[Gianfranco Mingozzi|Mingozzi]], ma [[David Hamilton|Hamilton]], famoso fotografo di moda, punta sulla calligrafia e il morbosetto. (''[[Tenere cugine]]''; 2000, p. 1324) [[File:Teodora (film 1954) Gianna Maria Canale.png|miniatura|[[Gianna Maria Canale]] in ''[[Teodora (film 1954)|Teodora]]'']] *1º film a colori di [[Riccardo Freda|R. Freda]] [...] e uno dei suoi risultati più armoniosi in cui le ragioni dello spettacolo non prevaricano sulla definizione dei personaggi. (''[[Teodora (film 1954)|Teodora]]''; 2000, p. 1325) *3º film di [[Vittorio De Sica|V. De Sica]] regista [...] e il migliore dei 3 per il garbo della costruzione narrativa, l'esperta guida degli attori, la credibilità dei personaggi. Basterebbe [[Anna Magnani|A. Magnani]] nel personaggio della canzonettista Loletta Prima per raccomandarlo. (''[[Teresa Venerdì]]''; 2000, p. 1327) *Western picaresco, foderato di umorismo e di invenzioni pittoresche. (''[[Terra lontana]]''; 2000, p. 1329) *Discreto western: in giusta dose l'azione, misurato il risvolto sentimentale, interpreti adatti, qualche allusione sociale. (''[[Terra nera]]''; 2000, p. 1329) *Artificioso, ma efficace esercizio di suspense con una palese influenza dell'espressionismo a livello figurativo. Una [[Barbara Stanwyck|B. Stanwyck]] superlativa si guadagnò una candidatura all'Oscar. (''[[Il terrore corre sul filo]]''; 2000, p. 1331) *È un bizzarro film in cui [[John Huston|J. Huston]] prende in giro un po' tutti: sé stesso, il thriller avventuroso, [[Gina Lollobrigida|G. Lollobrigida]] e il pubblico, strizzando l'occhio agli amici. Una vacanza italiana. Quando uscì fu un fiasco, ma poi divenne un film di culto per cinefili sofisticati. Dialoghi spiritosi di [[Truman Capote]]. (''[[Il tesoro dell'Africa]]''; 2000, p. 1334) *"Girato per scommessa e divertimento" ([[Don Siegel|D. Siegel]]). Scommessa vinta, spettatori divertiti. (''[[Il tesoro di Vera Cruz]]''; 2000, p. 1335) *Da un copione teatrale (1953) di [[Agatha Christie]] un dramma giudiziario che diventa un esercizio di alta acrobazia intellettuale. Un meccanismo perfetto. [[Charles Laughton|C. Laughton]] e [[Marlene Dietrich|M. Dietrich]] straordinari, ma anche [[Tyrone Power|T. Power]], in un personaggio per lui insolitamente ambiguo, è OK. (''[[Testimone d'accusa (film 1957)|Testimone d'accusa]]''; 2000, p. 1337) *Inusuale western britannico con toni da commedia in cui il ruolo del vendicatore solitario è girato al femminile, una efficace e prosperosa [[Raquel Welch|R. Welch]]. (''[[La texana e i fratelli Penitenza]]''; 2000, p. 1338) *È il caso raro di un film laico, appoggiato più all'antropologia che alla psicologia, che, attraverso la leggerezza e la concretezza della vita quotidiana, suggerisce il senso del sacro, la religione vissuta come energia dell'amore. (''[[Thérèse]]''; 2000, p. 1339) *Enorme successo di pubblico per questo film d'avventure girato come un lungo spot pubblicitario da Tony Scott (fratello del più celebre Ridley). ''Ad majorem gloriam'' dell'epoca di [[Ronald Reagan]]. E di [[Tom Cruise]]. (''[[Top Gun]]''; 2013, p. 1602) *Lavora bene con la macchina da presa l'attore-regista cileno di origine russa [[Alejandro Jodorowsky|A. Jodorowsky]], traducendo in immagini e suoni i suoi (non sempre chiari) messaggi poetici e filosofici di anarchico narcisista, alchimista manipolatore di simboli. Per qualcuno questo è "il primo western surrealista". (''[[El Topo]]''; 2000, p. 1351) *2º capitolo, tra ''[[Catene (film 1949)|Catene]]'' (1950) e ''[[I figli di nessuno (film 1951)|I figli di nessuno]]'' (1951) della popolare trilogia "lacrimosa" con la coppia A. Nazzari-Y. Sanson. Gli stereotipi del romanzo d'appendice ridotti all'essenziale con due o tre colpi di regia. (''[[Tormento (film 1950)|Tormento]]''; 2000, p. 1352) *Il principio di base è l'accumulazione, come se lo sceneggiatore [[Aldo De Benedetti]] avesse voluto condensare in un film solo due o tre romanzi d'appendice. (''[[Torna! (film 1953)|Torna!]]''; 2000, p. 1352) *Scaldacuore confezionato con garbo e con tutti i buoni sentimenti in ordine. (''[[Torna a casa, Lassie!]]''; 2000, p. 1352) *Il migliore, il più barocco e compiuto dei 4 western di [[Samuel Fuller|S. Fuller]]. A un contesto storico minuziosamente ricostruito si oppone un racconto in prima persona di una soggettività dilaniata e tormentata. (''[[La tortura della freccia]]''; 2000, p. 1354) *Sulla via di [[Raffaello Matarazzo|Matarazzo]], [[Riccardo Freda|R. Freda]], ispiratosi a un fatto di cronaca del 1922, conduce in porto il melodramma passando di scena madre in scena madre. [[Amedeo Nazzari|A. Nazzari]] convince più di [[Vittorio Gassman|V. Gassman]], che si stava specializzando nelle parti di cattivo. (''[[Il tradimento]]''; 2000, p. 1359) *[[Terence Fisher|T. Fisher]] ha saputo coniugare con sagacia azione, ambientazione e atmosfera. (''[[Tragica incertezza]]''; 2000, p. 1361) *[...] il 5º film di [[Mario Soldati|M. Soldati]] regista conta per l'orchestrazione capziosa dei rapporti psicologici, l'impiego drammatico del paesaggio (fotografia di [[Massimo Terzano|M. Terzano]] e O. [[Otello Martelli|Martinelli]]), l'ingegnoso assillo di "fare cinema". (''[[Tragica notte]]''; 2000, p. 1361) *Il titolo originale ''Die Hard'' è meno fuorviante di quello italiano: si riferisce proprio al protagonista, solo contro tutti, e alla feroce lotta che deve intraprendere. Non è un catastrofico, è un memorabile, stringato e avvincente film d'azione. (''[[Trappola di cristallo]]''; 2000, p. 1364) *Stringato, diretto con energia pari alla finezza, quasi un [[Howard Hawks|Hawks]]. (''[[I tre banditi]]''; 2000, p. 1367) *Film divertente e simpatico, gentile e intonato nel ritmo dell'esordiente 23enne [[Raffaello Matarazzo|Matarazzo]], è un film brioso di giovani sui giovani di cui soltanto negli anni '70 la critica scoprì la novità, i segni premonitori del neorealismo postbellico: le riprese nei luoghi reali dell'azione, l'attenzione (come in ''[[Rotaie (film)|Rotaie]]'', 1929) alla classe lavoratrice, gli attori presi dalla strada, la disinvoltura nell'espressione dei sentimenti e dell'erotismo. 1º film per il cinema del 22enne milanese [[Nino Rota]], ''enfant prodige'' della musica. Troppo in anticipo per trovare pubblico. (''[[Treno popolare (film)|Treno popolare]]''; 2010, p. 1540) *È un film che ha in partenza qualche difficoltà di carburazione, ma poi funziona con diversi momenti divertenti. (''[[30 secondi d'amore|Trenta secondi d'amore]]''; 2000, p. 1374) *''[[Tron (film)|Tron]]'' (frammento di elettronica) è una divertente variante pirotecnica di ''[[Guerre stellari]]''. Prodotto dalla Disney. Film-computer, e non soltanto film sul computer, tra riferimenti scientifici che non sono affatto scientifici, ha la sua brava morale americanamente ottimistica. È il 1º film sulla realtà virtuale. (''[[Tron (film)|Tron]]''; 2000, p. 1381) *{{NDR|Nel film}} sono messi in fila tutti gli stereotipi della commedia sentimentale per smontarli e frantumarli con una spudorata buffoneria che sghignazza sulle regole del "politicamente corretto" e del buon costume. Sono passate agli onori della cronaca, se non della storia, le gag del gel e quella antica (ma qui per la prima volta dotata del controcampo in passato sempre negato) del pene chiuso di scatto nella cerniera dei pantaloni. Critici e spettatori divisi in due fazioni: chi lo prende per un umorismo sopra le righe, ma intelligente e liberatorio e chi lo respinge come un esempio di trivialità goliardica [...]. (''[[Tutti pazzi per Mary]]''; 2000, p. 1390) ====U==== *Unico film fantastico nella carriera di Hitchcock, comincia in cadenze di commedia mondana e termina nei toni di un'allegoria apocalittica, basata sulle 3 unità della tragedia classica (luogo, tempo, azione). Inquietante, non soltanto impressionante. (''[[Gli uccelli]]''; 2000, p. 1393) [[File:The Last Wagon 02 Richard Widmark.jpg|miniatura|[[Richard Widmark]] ne ''[[L'ultima carovana (film 1956)|L'ultima carovana]]'']] *Assai ben girato in Cinemascope da [[Delmer Daves|Daves]] che nel western dà il suo meglio. Tutti gli ingredienti giusti al momento giusto. [[Richard Widmark|Widmark]] in forma come meticcio. (''[[L'ultima carovana (film 1956)|L'ultima carovana]]''; 2000, p. 1396) *È un vero film "de noantri", romano e romanesco a 18 carati, degno del [[Giuseppe Gioachino Belli|Belli]]. C'è la firma di [[Federico Fellini|Fellini]] giovanissimo alla sceneggiatura insieme a quella di [[Aldo Fabrizi|A. Fabrizi]]. I duetti Fabrizi-[[Anna Magnani|Magnani]] sono spassosi. (''[[L'ultima carrozzella]]''; 2000, p. 1396) *Western ''old style'' prodotto e interpretato da {{sic|uno}} [[John Wayne|Wayne]] in gran forma. Fresco, simpatico. (''[[L'ultima conquista]]''; 2000, p. 1396) *Pagine di suggestiva intensità alternate a passaggi di astuzia artificiosa. Molti sottofondi nella sceneggiatura un po' verbosa ma sorprendente di R.A. Arthur tratta da un romanzo di Oakley Hall. Interpreti di classe alle prese con personaggi che formalmente riassumono, sublimandoli, gli stereotipi di un genere. (''[[Ultima notte a Warlock]]''; 2010, p. 1569) *[...] [[Martin Scorsese|M. Scorsese]] rifiuta i tre modelli cinematografici a disposizione (il colossal hollywoodiano, [[Roberto Rossellini|Rossellini]], [[Pier Paolo Pasolini|Pasolini]]) e persegue una propria via, discutibile ma sicuramente personale. Recupera la cultura cattolica meridionale di Little Italy di cui s'è alimentato nell'infanzia, la filtra attraverso la sua memoria di ''cinéphile'' onnivoro e la "cristologia" rock degli anni '70 (eloquente la scelta di [[Peter Gabriel]] per le musiche) e tenta persino di rappresentare Cristo in modi "barbarici" come potrebbero vederlo uomini africani o latino-americani, di cultura diversa da quella euro-occidentale. Il suo è un Dio delle debolezze che ha preso sul serio l'incarnazione e che ha uno spessore teologico maggiore di quel che è sembrato alla maggioranza dei critici e dei cattolici scandalizzati. (''[[L'ultima tentazione di Cristo]]''; 2000, p. 1400) *[...] il 35º film di [[Raffaello Matarazzo|Matarazzo]] chiude il ciclo del melodramma matarazziano di cui è in un certo modo il compendio, ma chiude anche, non senza malinconia, il suo itinerario di regista. I 5 film successivi sono soltanto il segno di una sopravvivenza. (''[[L'ultima violenza]]''<ref>Citato in ''[https://www.mymovies.it/film/1957/lultima-violenza/ L'ultima violenza]'', ''mymovies.it''.</ref>) *Un piccolo classico della SF al cinema. Il suo discorso di rispetto per gli alieni lo distingue dall'isteria di quel periodo di guerra fredda. Bravi attori, solida sceneggiatura, pochi trucchi, molta sobrietà. (''[[Ultimatum alla Terra]]''; 2000, p. 1400) *Sceneggiato e dialogato con l'abituale garbo da [[Aldo De Benedetti]] (1892-1970), commediografo di lungo corso e tipico rappresentante del teatro d'evasione tra le due guerre mondiali, qui al lavoro su una sua commedia del 1951. Si avvale dell'istrionismo flautato di [[Vittorio De Sica|V. De Sica]] [...]. (''[[Gli ultimi cinque minuti]]''; 2000, p. 1401) *Nonostante l'apporto di [[Alberto Moravia|Moravia]] alla sceneggiatura, la vicenda, aggiornata agli anni '50, non sta in piedi. La condizione della donna è esaminata con piagnucolosa curiosità, e non basta la bravura della [[Alida Valli|Valli]] a riscattarla. Ambientazione milanese fiacca. (''[[Ultimo incontro]]''; 2000, p. 1406) *Global colossal etno-epico da 140 milioni di dollari con ambizioni storiche, filosofiche e artistiche che all'atto pratico vengono sacrificate sull'altare del dio mercato. Al suo attivo il potente romanticismo della vicenda ([[John Logan|J. Logan]], [[Marshall Herskovitz|M. Herskovitz]], [[Edward Zick|E. Zwick]]), le grandiose scene di battaglia – su tutte l'emozionante carica dei samurai a cavallo che sbucano come fantasmi dalla nebbia in mezzo al bosco –, la documentata ricostruzione degli ambienti ([[Lilly Kilvert]]) e dei costumi ([[Ngila Dickson]]), l'intensa interpretazione di Watanabe nei panni dell' "ultimo samurai", che sprona Cruise a dare il meglio di sé. Infestato, però, da stereotipi hollywoodiani e cadute nella soap opera, come il ridicolo incontro finale con l'imperatore e l'''happy end'' sentimentale. (''[[L'ultimo samurai]]''; 2013, p. 1670) *Tratto da un romanzo di [[Richard Matheson]] e girato a basso costo tra i palazzi romani dell'[[EUR]], è un horror che passò ingiustamente inosservato, nonostante i suoi meriti: un ottimo [[Vincent Price|Price]], alta tensione, intelligenza dei dettagli, alcune anticipazioni – o coincidenze? – con i futuri film di [[George A. Romero]]. (''[[L'ultimo uomo della Terra]]''; 2000, p. 1408) *Uno dei capolavori del cinema neorealista, e il suo canto del cigno. Frutto maturo del sodalizio tra [[Cesare Zavattini|Zavattini]] e [[Vittorio De Sica|De Sica]], sostenuto anche da ricerche, non tutte risolte, sul tempo e la durata (famosa la sequenza del risveglio della servetta), il film tocca una crudeltà lucida senza compromessi sentimentali, fuori dalla drammaturgia tradizionale. Non ha la "perfezione" di ''[[Ladri di biciclette]]'', ma va al di là. (''[[Umberto D.]]''; 2000, p. 1409) *Come [[Mario Camerini|Camerini]] anticipò il neorealismo, facendo di Milano qualcosa di più di una tela di fondo per questa commedia comico-sentimentale profumata di giovinezza e raccontata con garbo. (''[[Gli uomini, che mascalzoni...]]''; 2000, p. 1413) *Un racconto che fila come un TEE senza fermate con personaggi efficaci e stereotipati. (''[[Gli uomini della terra selvaggia]]''; 2000, p. 1414) *Narrato con scioltezza è un dramma razziale intelligente che vale anche per alcune (azzeccate e dure) annotazioni sociologiche e ambientali (la famiglia del medico). Disgraziatamente [[Joseph L. Mankiewicz|J.L. Mankiewicz]] si è abbandonato un po' troppo alla declamazione e agli effetti. Bravi gli interpreti [...]. (''[[Uomo bianco, tu vivrai!]]''; 2000, p. 1417) *Il pretendente [...] doma la bisbetica con disarmata e sorridente pazienza. Commedia agile, festosa e gentile [...]. (''[[L'uomo che sorride]]''; 2000, p. 1420) *Considerato il migliore dei 5 film hollywoodiani di [[Jean Renoir|J. Renoir]], il 1º in cui il conflitto tra uomo e natura ha un'importanza centrale: quasi vi si sente l'odore della terra smossa dall'aratro, battuta dalla pioggia o riscaldata dal sole. Il velato ottimismo dell'epilogo è una speranza più che una certezza. (''[[L'uomo del Sud]]''; 2000, pp. 1425-1426) *Un western intellettuale sul conflitto allevatori-coloni, con risvolti comici che alleggeriscono il tessuto drammatico. (''[[L'uomo del West]]''; 2000, p. 1426) *Pur subordinata ai 3 personaggi maschili, la [[Bette Davis|Davis]] dà alla sua parte calore e umorismo, "rubando" il film a [[Edward G. Robinson|Robinson]] per il quale era stato prodotto dalla Warner. (''[[L'uomo di bronzo]]''; 2000, p. 1426) *5º e ultimo film di [[Anthony Mann|Mann]] con [[James Stewart|Stewart]], scritto da Philip Yordan e Frank Burt che gli hanno dato una struttura da tragedia classica sulla fine di una potente e corrotta famiglia. Una dose di violenza maggiore del solito, dialoghi piccanti, un ottimo uso dei paesaggi del New Mexico. Il sapiente gioco dei conflitti psicologici in un mondo primitivo ha un'insolita attendibilità storica. (''[[L'uomo di Laramie]]''; 2010, p. 1599) *[...] è uno dei migliori thriller prodotti da [[Val Lewton]] per la RKO. La povertà dell'intrigo è riscattata dall'uso sapiente della suspense e degli effetti: l'orrore è solamente suggerito. (''[[L'uomo leopardo]]''; 2000, p. 1429) [[File:L'uomo di paglia (film).JPG|miniatura|La scena finale de ''[[L'uomo di paglia]]'']] *Gli ingredienti narrativi sono più o meno gli stessi di ''[[Il ferroviere]]'' (1955), e la maestria tecnico-stilistica è tale che non si nota quasi più. Per tre quarti il film tiene, avvince e convince (e la Bettoja fu giustamente una rivelazione), ma ancora una volta il finale rovina l'equilibrio a colpi di retorica e di buon senso piccolo borghese. L'apporto alla sceneggiatura di Benvenuti e De Bernardi, collaboratori di A. Giannetti, si sente nei particolari. (''[[L'uomo di paglia]]''; 2000, p. 1427) *Il vecchio [[King Vidor|Vidor]] ritrovò la sua vena in questo western conciso, con una plausibile ambientazione storica, una sobria e colorita caratterizzazione dei personaggi. Una delle interpretazioni più gustose del giovane [[Kirk Douglas|Douglas]]. (''[[L'uomo senza paura]]''; 2000, p. 1432) *[...] [[John Ford|Ford]] ha fatto il suo 1º film in cui la storia d'amore è centrale con una struttura a flashback e voce narrante. Smargiassa e nostalgica, è una commedia armoniosa ricca di passaggi umoristici e di vigore nelle cadenze di un canto d'amore per la nativa Irlanda. Affiatata compagnia d'attori in cui la disinvoltura è pari al brio. (''[[Un uomo tranquillo (film 1952)|Un uomo tranquillo]]''; 2000, p. 1432) *Curioso esempio di fantascienza religiosa da un romanzo di successo di [[Morris West]] che, comunque, previde con un anticipo di più di 10 anni l'elezione (1976) del polacco [[Papa Giovanni Paolo II|Karol Wojtyla]]. Un insuccesso a tutti i livelli. (''[[L'uomo venuto dal Kremlino]]''; 2000, p. 1433) *Interamente girato in Thailandia, è coraggioso, anticonformista e crudele per certi aspetti, soprattutto nella 1ª parte. (''[[Urla del silenzio]]''; 2010, p. 1609) ====V==== *Costato 50 milioni di dollari a [[Joel Silver]] (''[[Matrix]]'') che l'ha prodotto per la Warner, questo colosso di fantapolitica ha i suoi veri autori nei [[Lana e Andy Wachowski|fratelli Wachovski]] (''Matrix'') che l'hanno coprodotto e sceneggiato dal romanzo a fumetti di [[Alan Moore]] e [[David Lloyd]], delegandone la regia all'ex aiuto regista [[James McTeigue|McTeigue]]. [...] È una silloge di [[Robin Hood]], [[Zorro]], [[Gaston Leroux#Il fantasma dell'Opera|Fantasma dell'Opera]], che protegge, ama, rigenera la giovane Evey, trasformandola in complice ed erede sino alla vittoria finale. La componente ideologica non è da prendere troppo sul serio, ma nemmeno da trascurare: le fonti indirette sono britanniche in letteratura (''[[Il mondo nuovo]]'' di [[Aldous Huxley|Huxley]], ''[[1984]]'' di [[George Orwell|Orwell]]) e in musica ([[Sex Pistols]]). Struttura narrativa compatta, ineccepibili i contributi tecnici (fotografia, scene, costumi, colonna sonora, effetti speciali). La maschera del protagonista rimanda alle sembianze di [[Guy Fawkes]] (1570-1606) che doveva essere l'esecutore del cosiddetto ''Gunpowder Plot'' ([[Congiura delle polveri]]) del 5-11-1605, organizzato da un gruppo di altolocati cattolici per distruggere la sede del parlamento e il [[re Giacomo I Stuart]] e fomentare un'insurrezione popolare. Memorabile sequenza finale di Londra invasa da migliaia di insorti con la maschera di V prima dell'ultima esplosione. (''[[V per Vendetta]]''; 2010, p. 1679) *7º e ultimo film di [[Budd Boetticher|B. Boetticher]] con [[Randolph Scott|R. Scott]] protagonista e coproduttore con la sua società Ranown. Scritto da [[Burt Kennedy]], non vale ''[[I sette assassini]]'' (1956) e nemmeno ''[[L'albero della vendetta]]'' (1959), ma è contrassegnato dal medesimo sereno e disteso classicismo, dal rifiuto del folclore, delle tematiche sociali e i loro concreti comportamenti più che l'intrigo o la cornice. (''[[La valle dei mohicani]]''; 2000, p. 1442) *Un western M-G-M che punta sui conflitti psicologici più che sull'azione. (''[[La valle della vendetta (film 1951)|La valle della vendetta]]''; 2000, p. 1442) *[...] è una parafrasi (o un'interpretazione?) in chiave psicanalitica della storia di Caino e Abele dove il primo non è malvagio, ma disperato e cerca di trovare nell'amore la salvezza. [...] È anche il 1º film di [[James Dean|J. Dean]] protagonista e rimane tuttora soprattutto come il suo ritratto. (''[[La valle dell'Eden]]''; 2000, p. 1442) *Scritto da [[Nigel Kneale]] con il regista, è il 2º film della serie Hammer che, nella sua miscela di fantascienza e horror, riflette in modi bizzarri l'isteria allarmistica da guerra fredda (come in USA ''[[L'invasione degli ultracorpi]]'', 1956). (''[[I vampiri dello spazio]]''; 2010, pp. 1618-1619) *La vita del Cristo secondo uno dei tre evangelisti sinottici da cui, però, sono stati espunti tutti i passi escatologici e la maggior parte dei miracoli. È un film laico, rivolto a mettere in luce l'umanità più che la divinità di un Gesù severo, pugnace, medievale, carico di tristezza e di solitudine. Quando il regista riesce a far coincidere il testo di Matteo con l'autobiografia, la passione con l'ideologia, è il film di un poeta. In senso teologico, è un vangelo senza speranza. Con il suo sincretismo formale, i riferimenti pittorici, la scabra luminosità, il richiamo a un Terzo Mondo che non è più solo preistoria, raggiunge una forte tonalità epica e religiosa. (''[[Il Vangelo secondo Matteo]]''; 2000, p. 1445) *Seguito di ''La maschera di Frankenstein'' (1957) cui è superiore: il personaggio del barone, vero protagonista della serie della britannica Hammer (mentre quella hollywoodiana dell'Universal privilegiava la Creatura, cioè Boris Karloff), è di una complessità insolita, grazie alla sceneggiatura articolata di Jimmy Sangster, e T. Fisher non gli nega la comprensione, se non la simpatia. (''[[La vendetta di Frankenstein]]''; 2000, p. 1450) *Il 1º dei 3 western di [[Fritz Lang|Lang]], e non il migliore. Più che sul tema della giustizia, svolto in modo troppo didattico, trova i suoi motivi di interesse in quelli della vendetta e della colpa. [[Gene Tierney|G. Tierney]] esordiente è già fascinosa. (''[[Il vendicatore di Jess il bandito]]''; 2000, p. 1451) *[...] è il 4º e il più discontinuo dei 6 film [[Josef von Sternberg|von Sternberg]]/[[Marlene Dietrich|Dietrich]]. Ingiusto salvare soltanto il famoso ''Hot Voodoo'', memorabile numero musicale con Marlene che esce dalla pelle di un gorilla. C'è [[Herbert Marshall|Marshall]] in gran forma anche nella lunga sequenza in un paesino del Sud con i polli in libertà. E il personaggio di Helen, una delle madri più sexy della storia del cinema, non manca di forza come donna che si sacrifica per la felicità degli altri, anche a costo di prostituirsi, e affronta con fierezza le conseguenze delle sue colpe. Oltre all'esecuzione di ''I Couldn't Be Annoyed'' in un frac bianco da uomo, Dietrich canta in francese e una ninna nanna in tedesco. Splendido bianconero di [[Bert Glennon]]. (''[[Venere bionda]]''; 2010, p. 1628) *[...] la realizzazione è accurata, competente e corretta. (''[[Le 22 spie dell'Unione|22 spie dell'Unione]]''; 2000, p. 1455) *L'amore e il sesso hanno un peso insolito in questo solido western che rimanda addirittura a ''[[William Shakespeare#Otello|Otello]]'' con [[Rod Steiger|R. Steiger]] nella parte di Jago. [[Delmer Daves|Daves]] ha sempre dedicato molta cura ai personaggi femminili. (''[[Vento di terre lontane]]''; 2000, p. 1457) *Sagace drammaturgia nell'alternanza tra sequenze di azione e tensione con momenti di alleggerimento idillico o umoristico. E la giusta dose di antimilitarismo a sorpresa nell'ultima parte, non senza eccessi di gusto truculento: il bene e il male, insomma, del cinema di [[Danny Boyle|Boyle]] che, comunque, lontano dai vincoli hollywoodiani, il cinema lo sa fare. (''[[28 giorni dopo]]''; 2010, p. 1634) *[...] il teatrante [[Raymond Rouleau|R. Rouleau]] (1904-81) ha fatto un film inamidato, accademico, di ritmo stentato che soltanto verso la conclusione ha un colpo d'ala, grazie alla coppia [[Yves Montand|Montand]]-[[Simone Signoret|Signoret]]. Nel puntare sul versante psicologico del testo fa passare in secondo piano la denuncia dell'intolleranza e delle sue radici storiche e sociali per privilegiare la polemica antipuritana. Spicca, comunque, la viperina Abigail della [[Mylène Demongeot|Demongeot]]. (''[[Le vergini di Salem]]''; 2000, p. 1461) *Film di culto per gli amanti del cinema nero: eleganza, decadenza, perversione, crudeltà, umorismo e una forte vena di necrofilia ne fanno un cocktail unico. Il motivo di David Raksin ("Laura") incanta ancora oggi. Uno di quei film felici dove tutto concorre al risultato finale: regia, sceneggiatura, fotografia (J. LaShelle, premio Oscar), scenografia, musica. (''[[Vertigine (film 1944)|Vertigine]]''; 2000, p. 1463) *Western colossale dal ritmo sostenuto e ricco di colpi di scena, è un'astuta e magniloquente macchina propagandistica in gloria del capitalismo americano. Non a caso alla realizzazione contribuì ampiamente la società ferroviaria Union Pacific. (''[[La via dei giganti]]''; 2000, p. 1464) *Un bel romanzo di [[A. B. Guthrie Jr.|A.B. Guthrie Jr.]], 3 star, un ottimo direttore della fotografia come W.H. Clothier per fare un western piatto come un marciapiede. (''[[La via del West]]''; 2000, p. 1465) *Abile cocktail di tensione drammatica e commedia sentimentale, recitato con garbo da [[James Stewart|Stewart]] e la [[Marlene Dietrich|Dietrich]] tra una compagnia di attori inglesi. Purtroppo i personaggi sono convenzionali. Qualche momento divertente. (''[[Il viaggio indimenticabile]]''; 2000, p. 1468) *Il surrealismo del vecchio maestro spagnolo è al massimo della sua forma in questa deliziosa, sarcastica scorribanda attraverso le eresie, da lui prese come segni di una dialettica tra fede e ideologia, potere e libertà. (''[[La via lattea (film 1969)|La via lattea]]''; 2000, p. 1469) *Pochi mezzi, molta intelligenza in questo thriller fantascientifico [...]. Svolgimento avvincente senza effettacci. (''[[Il villaggio dei dannati (film)|Il villaggio dei dannati]]''; 2000, p. 1473) *Film laico sulla stregoneria, poco romantico e ancor meno mistico, fondato sulla visione: le immagini vi contano più delle parole. Alle seconde è affidata la dimensione razionale e discorsiva (diurna), alle prime quella emotiva e fantastica (notturna), ma quanto è feconda la contraddizione dialettica tra le due componenti? Domina la presenza simbolica dell'acqua, anche come parte femminile della libido. (''[[La visione del sabba]]''; 2000, p. 1478) *Commediola melensa, anacronistica e recitata a braccio. (''[[La vispa Teresa (film 1943)|La vispa Teresa]]''; 2000, p. 1479) *[...] è una commedia di carta velina sotto il segno di un ottimismo ingenuo, appena sfiorato da una vena umoristica. Nel '43 quanti italiani andarono a vederlo per constatare com'era bella la vita, almeno al cinema? ([[La vita è bella (film 1943)|''La vita è bella'', 1943]]; 2000, p. 1481) *6º film di [[Roberto Benigni|Benigni]] regista, è il più ambizioso, difficile e rischioso e il migliore: 2 film in 1, o meglio un film in 2 parti, nettamente separate per ambientazione, tono, luce e colori – essenziali i contributi della fotografia – ma complementari: la 1ª spiega e giustifica la 2ª. Una bella storia d'amore, scritta con [[Vincenzo Cerami]]: prima tra un uomo e una donna, poi per un figlio, ma l'una è la continuazione dell'altra. Il frenetico dinamismo di R. Benigni è felicemente sfogato, la sua torrentizia oralità ora debordante ora dimezzata. Un'elegante leggerezza distingue [[Giustino Durano|G. Durano]] nel più riuscito dei personaggi di contorno. ([[La vita è bella (film 1997)|''La vita è bella'', 1997]]; 2000, p. 1481) *È il film di Natale per eccellenza, uno dei capolavori del cinema sentimentale di tutti i tempi. [...] [[James Stewart|Stewart]] dà il meglio in un personaggio che passa dall'ottimismo al pessimismo più nero come la commedia passa dal comico all'incubo, dal documentario alla favola. (''[[La vita è meravigliosa]]''; 2000, pp. 1481-1482) *Melodramma popolare che anticipa la serie [[Amedeo Nazzari|Nazzari]]-[[Yvonne Sanson|Sanson]] degli anni '50 con una risentita descrizione dell'Italia in rovine (borsaneristi e cafoni arricchiti in opposizione agli stenti e alle sofferenze dei più). Una [[Alida Valli|A. Valli]] intensa e un ottimo [[Eduardo De Filippo|E. De Filippo]]. (''[[La vita ricomincia]]''; 2000, p. 1484) *La selvaggia potenza del romanzo della [[Emily Brontë|Brontë]] è un po' troppo addomesticata. Gli sceneggiatori ne hanno impoverito l'intensità e attutito il romanticismo gotico, ma il film rimane egualmente memorabile. Robusta interpretazione di [[Laurence Olivier|Olivier]]. (''[[La voce nella tempesta]]''; 2000, p. 1491) *Melodramma fiammeggiante in puro stile anni '50: società corrotta e la donna, sua vittima, trasformata in eroina con l'aureola. (''[[Vortice (film 1953)|Vortice]]''; 2000, p. 1496) ====W==== *Per più di un'ora è divertente, credibile, vispo come una commedia dei tempi d'oro. Avvince e convince meno quando assume il ritmo di un thriller d'inseguimento. La morale è di un sano pacifismo. (''[[Wargames - Giochi di guerra]]''; 2000, p. 1498) *Farsa macabra mal combinata e mal recitata, con la presunzione di far della critica sociale. Inspiegabile successo di pubblico, tale da generare un [[Weekend con il morto 2|seguito]]. (''[[Weekend con il morto]]''; 2010, p. 1684) *Immedicabile volgarità di fondo a ritmo demenziale e recitazione agitata. Sceneggiatore dell'altro, R. Klane ha fatto la regia. Il cambio di mano è inavvertibile. (''[[Weekend con il morto 2]]''; 2000, p. 1499) *Ritratto di donna in forma di monologo quasi didattico e una traccia d'azione. Per [[Teresa Russell|T. Russell]] è lo spunto per un'esibizione di alto istrionismo gestuale, fonico, recitativo. [[Ken Russell|K. Russell]], autore geniale e visionario sempre in bilico sul kitsch, ha filmato con tono di premeditata e accanita sgradevolezza, cercando di rispecchiare con onestà la materia. (''[[Whore (puttana)]]''; 2000, p. 1501) ====Y==== *Il film parte piano e lascia lo spettatore nella stessa condizione di spaesamento e incredulità vissuta dai 2 protagonisti, derubati della propria identità. La vita semplice di Mitsuha, costruita sul tramandarsi generazionale di costumi e tradizioni andate perdute, si contrappone a quella frenetica di Taki, cameriere e studente in una Tokyo spersonalizzante e superficiale. Un incontro-scontro di 2 anime ben distinte, al di là dello spazio e del tempo, che ricorda alla lontana il coreano ''[[Si-wor-ae|Il mare]]'' (2000) e il suo remake americano ''[[La casa sul lago del tempo]]'' (2006). La cometa, vista e attesa con stati d'animo diversi dai due ragazzi, diventa il simbolo dell'inevitabilità del destino e il tramite che rende indivisibile il loro legame. (''[[Your Name.]]''; 2017, p. 1719) ====Z==== *[[John Boorman|Boorman]] riprende il tema uomo-natura in chiave di favola fantastica più che fantascientifica, immersa nel mito, inneggiante alla Natura sovrana indomabile di fronte al "progresso" destinato alla rovina. C'è un errore di costruzione drammatica: s'impiega troppo tempo a farci sapere chi è Zed. E una altro di atteggiamento narrativo: Boorman, autore del film a pieno titolo, si prende troppo sul serio. (''[[Zardoz]]''; 2010, p. 1700) [[File:Zazà (1944) Isa Miranda.png|miniatura|[[Isa Miranda]] in ''[[Zazà (film 1944)|Zazà]]'']] *Al suo 2º film il giovane [[Renato Castellani|Castellani]] avrebbe voluto [[Luisa Ferida]]: vedeva una Zazà volgare, sensuale, plebea. Costretto dal produttore Renato Gualino della Lux ad accettare [[Isa Miranda|I. Miranda]], riscrisse la sceneggiatura con [[Alberto Moravia]] (che per motivi di antisemitismo ufficiale non compare nei titoli). L'attrice è comunque ottima in un film elegante, decorativamente raffinato, giocato sulle simmetrie, ma anche meno calligrafico e più caldo della sua fama. (''[[Zazà (film 1944)|Zazà]]''; 2010, p. 1701) *Pur girato in esterni canadesi, è il 1° film hollywoodiano di [[David Cronenberg|Cronenberg]] (onore a [[Dino De Laurentiis]] che l'ha prodotto) e, tolto ''[[Shining]]'', il migliore tra i tanti desunti dalla narrativa di [[Stephen King|King]]. È il più conciso, compatto e "classico" del geniale regista canadese a livello narrativo anche se meno originale di altri per la tematica. Memorabile interpretazione del 40enne [[Christopher Walken|Walken]] che rende con dolente intensità l'infelicità del protagonista. (''[[La zona morta]]''; 2010, p. 1706) ===Serie televisive=== *Ideatore della serie è [[J.J. Abrams]], padre del ben più noto ''[[Lost]]'', che anche in questo caso riesce, puntata dopo puntata, a tenere lo spettatore incollato allo schermo, grazie a trame e sottotrame ricche di idee e situazioni. Spiccano nel cast l'ancora semisconosciuta [[Jennifer Garner]] e un ottimo [[Victor Garber]]. (''[[Alias (serie televisiva)|Alias]]'', 2013, p. 1807) *La serie nasce da una costola di ''[[Buffy l'ammazzavampiri]]'', giunta con successo a cavallo del 2000 alla terza stagione. Benché parte del cast e la produzione siano le stesse, è un prodotto televisivo più cupo e dark, cui mancano quei guizzi geniali che caratterizzavano la serie madre, non riuscendo quindi a imporsi come cult dei primi 2000 al pari di quanto è avvenuto per la famosa cacciatrice di vampiri. (''[[Angel (serie televisiva)|Angel]]'', 2013, p. 1808) *Irriverente e scorretto, in pieno stile AMC, una delle reti televisive USA più all'avanguardia di oggi. (''[[Breaking Bad]]'', 2016, p. 1712) *Nato dalla mente televisiva di [[Josh Schwartz]], già ideatore di prodotti di culto tra i giovani come ''[[The O.C.]]'' e ''Gossip Girl'', è un perfetto cocktail di azione e comicità, definizione di personaggi completi e tanta spontaneità per uno dei telefilm più particolari degli ultimi anni. Difficile da catalogare. (''[[Chuck]]''; 2013, p. 1811) *La serie parte da un flashback nell'anno in cui è avvenuto il crimine e si muove poi avanti e indietro nel tempo in maniera quasi totalmente libera. Ottima fotografia dalle luci particolari ma incredibilmente efficaci per le scene del passato, bella colonna musicale con alcune delle canzoni più celebri del periodo. È la prima serie esterna al format ''[[CSI]]'' a comparire in un crossover con ''[[CSI: NY]]''. (''[[Cold Case - Delitti irrisolti]]''; 2013, p. 1812) *La serie è infestata da dialoghi assurdi e situazioni improbabili e mette a dura prova i nervi di uno spettatore normale, eppure resta una pietra miliare dell'evoluzione del teen drama ed è stata ispiratrice di buona parte delle serie per i più giovani. (''[[Dawson's Creek]]''; 2013, p. 1813) *Conclusasi all'8ª stagione, ha conquistato l'America e il mondo con una certa dose di suspense e una comicità un pó cinica. Si vocifera che la fama improvvisa che ha investito le attrici abbia creato una spirale di gelosie e rivalità tra di loro che rendevano il set pressocché invivibile. (''[[Desperate Housewives]]''; 2013, p. 1813) *Liberamente ispirato a Sherlock Holmes, ''Dr. House'' si presenta come il più originale dei telefilm medici, e le vicende ospedaliere riescono a equilibrarsi con le storie personali. (''[[Dr. House - Medical Division]]''; 2013, p. 1815) *Un cast di grandi nomi ([[Michael Crichton]] il creatore, [[George Clooney]] e [[Julianna Margulies]], tra i protagonisti delle prime stagioni) e una regia di ottimo livello hanno saputo soddisfare le aspettative dei fan per tutto il tempo della sua durata, senza cali. (''[[E.R. - Medici in prima linea]]'', 2013, p. 1815) *Accolta inizialmente con grandi critiche, la serie è tra le più longeve e seguite di sempre, imponendosi come un'ottima risposta europea all'egemonia dei serial USA. In patria ha battuto ogni record di longevità (per una serie TV). Unico paese dove la serie non ha spopolato rimangono (stranamente) gli Stati Uniti. (''[[L'ispettore Derrick]]''; 2013, p. 1819) *Ideata e scritta principalmente dall'attore e scrittore [[Julian Fellowes]], andata in onda per la prima volta nel 2010, la serie è riuscita facilmente nella scalata al successo. È sicuramente il prodotto anglo-americano di maggior successo, ha ottenuto nel 2012 il primato di serie con il numero più alto di nomination agli Emmy Awards nella storia del premio. È attualmente uno degli show più diffusi in tutto il mondo. Per la tenuta di Downtown Abbey, vera e propria protagonista, è stato utilizzato l'Highclere Castle, nello Hampshire. [[Maggie Smith]], nei panni della capostipite e tradizionalista Violet, è indimenticabile. (''[[Downton Abbey]]''; 2016, p. 1723) *La CBS propone un genere di difficile gestione e temi che tendono al tragico, ma le sceneggiature coinvolgenti e ben bilanciate rendono la serie piacevole e scorrevole, mantenendola a ottimi livelli fino alla sua conclusione nel 2010. (''[[Ghost Whisperer - Presenze]]''; 2013, p. 1816) *La serie è diventata un vero e proprio cult per i giovani della cosiddetta ''iPod generation'' e, tra segreti, misteri, tormentate storie d'amore e personaggi rigorosamente di bell'aspetto, ha saputo farsi strada nel difficile mondo degli ascolti per ben 6 stagioni ospitando svariate guest star del mondo della TV e della musica. (''[[Gossip Girl]]''; 2013, p. 1817) *Tra gli esordi più felici della storia della TV: i suoi primi episodi la rendono una delle migliori serie fantascientifiche degli ultimi anni. Poi ha perso lo smalto e il decadimento, in termini di ascolti, ne ha determinato la cancellazione improvvisa, senza che gli autori avessero il tempo di scrivere un finale conclusivo e soddisfacente. A nulla sono valse le petizioni dei fans e i tentativi di attori e produttori di portare i personaggi sul grande schermo per un'ultima, definitiva e conclusiva avventura. (''[[Heroes]]''; 2013, p. 1818) *Alla base del progetto e ideatore della serie, [[Carlo Lucarelli]], scrittore italiano di successo specializzato in romanzi gialli e noir. A detta dello stesso Lucarelli, a ispirare la serie sono stati i film dedicati all'ispettore Callaghan. (''[[L'ispettore Coliandro]]''; 2013, p. 1818) *La serie nasce come uno dei 4 ''spin-off'' della serie ''Arcibaldo'' ed è riuscita col tempo a sovrastare il successo dello show d'origine mantenendosi al top della fama per 11 stagioni e segnando la storia della TV a cavallo tra gli anni '70 e '80. Le tematiche politiche sono trattate sempre senza aggressività o pesantezza, anche in episodi il cui tema centrale coinvolge questioni delicate di gravità non indifferente, quali il razzismo, il suicidio o l'analfabetismo. (''[[I Jefferson]]''; 2013, p. 1819) *Tra i più famosi polizieschi degli ultimi anni, seguito da svariati ''spin-off'' ([[Law & Order: LA|l'ultimo]] di questi ambientato a Los Angeles), la serie è in grado di fornire una visione a 360º del sistema giuridico-investigativo USA, senza lasciare nulla di non detto o inconcluso. (''[[Law & Order - I due volti della giustizia]]''; 2013, p. 1819) *Un ottimo soggetto e un grande [[Tim Roth]] purtroppo non hanno salvato questa serie che, dopo 2 anni di successi, è stata cancellata alla sua 3a (un po' più scarsa) stagione. (''[[Lie to Me]]''; 2013, p. 1819) *Forte di una trama avvincente, di una struttura sofisticata in bilico continuo tra presente e passato, di un cast vario e intrigante, può forse essere considerato il più celebre telefilm dei primi anni 2000. Il finale della serie è stato seguito (ufficialmente) da circa 25 milioni di persone nel mondo. (''[[Lost]]''; 2013, p.1819) *La risposta femminile a ''[[Queer as Folk]]'' introduce a un mondo abbastanza sconosciuto, guidando lo spettatore nella vita dei personaggi, con alternanza di comicità e tragedia. Comunque in profondità. (''[[The L Word]]''; 2013, p. 1820) *Nonostante le svariate incongruenze riscontrabili nel corso delle varie stagioni e l'assurdità degli episodi vissuti da MacGyver, le sue imprese, come avvenne anche con [[Chuck Norris]], sono diventate oggetto di innumerevoli battute e freddure, e questa è una delle serie che ha avuto più presa sulla gioventù degli anni '80 in tutto il mondo. (''[[MacGyver]]''; 2013, p. 1820) *Straordinaria ricostruzione di un paese contraddittorio, dalle scene e dai costumi di una perfezione unica, ai dettagli comportamentali, alle abitudini e ai pensieri di personaggi meravigliosamente delineati di questi Stati Uniti ormai perduti. Vincitore di svariati Emmy Award e Golden Globe. (''[[Mad Men]]''; 2016, p. 1740) *I baffi e i magnifici occhiali a goccia di [[Tom Selleck]], cult degli anni '80, sono poi divenuti simbolo dell'intera decade. (''[[Magnum, P.I.]]''; 2013, p. 1820) *Una serie di successo che ha saputo conquistare migliaia di fans nel mondo grazie ai suoi personaggi un po' bizzarri ma indimenticabili e alla genuinità ironica e brillante nel raccontare i rapporti umani più importanti della vita, che spesso sono i più complicati. (''[[Una mamma per amica]]''; 2013, p. 1820) *Un raro esempio di show poliziesco dai risvolti sovrannaturali che, portando sullo schermo un personaggio realmente esistito, ha saputo conquistare una folta parte di audience americana che, normalmente, non si avvicina al poliziesco. Ottimo equilibrio tra le premonizioni, le indagini e la vita famigliare. (''[[Medium (serie televisiva)|Medium]]''; 2013, p. 1821) *Prodotta dai fratelli [[Ridley Scott|Ridley]] e [[Tony Scott]], sempre molto attivi sul versante della produzione televisiva, la serie ha fatto incetta di premi nel tempo, tra cui il Premio Carl Sagan, conferito per "la comprensione pubblica della scienza". Nell'arco di 6 stagioni molti ruoli secondari sono stati affidati a star di successo del mondo televisivo. (''[[Numb3rs]]''; 2013, p. 1823) *Un teen drama incredibilmente longevo che ha saputo trovare la chiave per rinnovarsi costantemente anno dopo anno. In particolare si è rivelata una scelta giusta il salto temporale di 4 anni nel futuro operato nella 5ª stagione, che ha permesso agli autori di mantenere lo stesso cast e gli stessi personaggi cresciuti senza arrampicarsi sui vetri con spiegazioni. (''[[One Tree Hill]]''; 2013, p. 1823) *Un magistrale prodotto TV per un genere che raramente ha trovato realizzazioni di questo livello sul piccolo schermo. Tensione continua. Per onorarla in maniera originale, i produttori decisero di finirla col botto e, anziché sviluppare una conclusione canonica, girarono uno speciale di 2 ore intitolato ''Prison Break: The Final Break''. (''[[Prison Break]]''; 2013, p. 1824) *{{NDR|Addison Montgomery}} Uno dei personaggi più riusciti nati dalla penna di [[Shonda Rhimes]], secondo molti la donna più potente della TV americana, abbandona la serie d'origine ''[[Grey's Anatomy]]'' guadagnandosi uno show tutto suo, dove può mostrare per 6 stagioni le mille sfaccettature di una donna che potrebbe avere tutto, ma alla fine sembra sempre uscire perdente dalla vita. (''[[Private Practice]]''; 2013, p. 1825) *Dopo il successo ottenuto al cinema e sulla carta stampata, ecco la serializzazione del più celebre dei supereroi, Superman, mostratoci qua nella sua vita da adolescente spaventato dai propri poteri, prima di diventare il paladino della giustizia ed eroe dell'umanità che tutti conosciamo. (''[[Smallville]]''; 2013, p. 1828) *Un ottimo prodotto che è stato, giustamente, indicato come l'opera di cultura pop più importante degli ultimi 25 anni. Una curiosità: gli attori che impersonano i mafiosi hanno tutti origine italiana. Singolare e ancora inspiegata la freddezza dell'accoglienza in Italia, unico paese dove gli ascolti della serie non hanno raggiunto i record mirabolanti come nel resto del mondo. (''[[I Soprano]]''; 2013, p. 1828) *Tra le prime e più celebri serie TV italiane che, ispirandosi alle tendenze d'oltreoceano, mostrano un mondo di giovani pensato per i giovani. Nonostante l'alto audience, la maggior parte dei protagonisti non ha avuto fortuna negli anni successivi. (''[[I ragazzi della 3ª C]]''; 2013, p. 1825) *Esilaranti le visioni mentali del simpatico J.D. dal cuore d'oro. L'ultima stagione, nella quale alcuni membri del cast hanno raggiunto il ruolo di mentori di nuove leve dell'ospedale, rappresenta una delle peggiori scelte di mercato televisive che, pur di sfruttare la fama della serie fino all'ultimo, ha gettato al vento 8 anni di grande qualità per un prodotto finale scadente e banale. (''[[Scrubs - Medici ai primi ferri]]''; 2013, p. 1826) *Comicità originale dall'impostazione innovativa (i personaggi sono 30enni single legati da vincoli di amicizia e cinicamente indifferenti alla morale comune), che provoca spesso e volentieri disastri nelle vite altrui senza scomporsi mai troppo. Vincitrice di 10 Emmy Award e 3 Golden Globe. (''[[Seinfeld]]''; 2013, p. 1827) *La serie, i cui episodi sono spesso incentrati su problemi della vita di tutti i giorni e sulle difficoltà che si affrontano crescendo, era molto impostata sull'etica cristiana protestante e oscurata dal bigottismo della società americana. Al punto di aver fatto gradualmente sparire dalla scena una delle sue protagoniste, la sorella maggiore Mary, perché l'interprete [[Jessica Biel]] aveva posato in costume sulla copertina di alcune riviste. Ironia della sorte, la Biel è l'unico membro del cast ad aver avuto fortuna nella sua carriera, divenendo una star di livello internazionale. (''[[Settimo cielo]]''; 2013, p. 1827) *Il successo della serie, seppur poco longeva, ha assicurato ai due protagonisti fama pressoché eterna, rinfrescata da un [[Starsky & Hutch (film)|adattamento cinematografico]] del 2004. Anche grazie alla serie la Ford Gran Torino è diventata una delle automobili più amate e più richieste dai collezionisti. (''[[Starsky & Hutch]]''; 2013, p. 1828) *Con un merchandising paragonabile forse solo a quello di ''[[Guerre stellari]]'', è sicuramente una delle serie di fantascienza più amate di tutti i tempi: prova ne sono gli 11 film per il cinema, la serie animata e gli svariati ''spin-off'' prodotti nel corso degli anni. (''[[Star Trek (serie classica)]]''; 2013, p. 1828) *Serie di punta della Warner Bros che per 8 anni ha stuzzicato l'immaginazione di ragazzine e bambine nei primi anni 2000. (''[[Streghe]]''; 2013, p. 1829) *Nemmeno il terribile e oltraggioso adattamento italiano della serie (nell'originale Francesca Cacace è Fran Fine, giovane ebrea dalla famiglia ingombrante) è stato in grado di rovinare la comicità spontanea e innocente di questa serie, caposaldo tra le sitcom dei dorati anni '90. (''[[La tata]]''; 2013, p. 1829) *La serie, ottima nella riproduzione del passato al pari di quanto lo era stata ''[[Happy days]]'', ha anche lanciato un'intera nuova generazione di attori che è riuscita facilmente a farsi strada al termine delle riprese. (''[[That '70s Show]]''; 2013, p. 1829) *Remake statunitense di ''Yo soy Betty, la fea'', telenovela colombiana di successo. Lo show, che ricorda molto nei primi episodi il film ''[[Il diavolo veste Prada]]'', è leggero e piacevole nel suo guardare con ironia al contraddittorio e un pó perverso mondo della moda, fatto di apparenza e nessuna sostanza. (''[[Ugly Betty]]''; 2013, p. 1830) *Buon prodotto televisivo la cui forza risiede nei 2 protagonisti e nel disegno del rapporto che li unisce, contraddittorio ma incredibilmente genuino e affettuoso. A interpretare il giovane truffatore Neal è uno dei volti considerati più affascinanti dello star system, quello del fino ad allora sconosciuto [[Matt Bomer]]. (''[[White Collar]]''; 2016, p. 1771) *Un cult, capostipite nel suo genere e grande maestro di mistero e tensione. (''[[X-Files]]''; 2013, p. 1832) ==Note== <references/> ==Bibliografia== *Laura, Luisa e Morando Morandini, ''il Morandini: dizionario dei film 2001'', con la collaborazione di Sandro Mogni e Saverio Mauro Tassi, Zanichelli, Bologna, 2000. ISBN 88-08-03105-5 *Laura, Luisa e Morando Morandini, ''il Morandini 2011: dizionario dei film'', con la collaborazione di Mauro Tassi, Zanichelli, Bologna, 2010. ISBN 978-88-08-22722-5 *Laura, Luisa e Morando Morandini, ''il Morandini 2014: dizionario dei film e delle serie televisive'', Zanichelli, Bologna, 2013. ISBN 978-88-08-34476-2 *Laura, Luisa e Morando Morandini, ''il Morandini 2017: dizionario dei film e delle serie televisive'', Zanichelli, Bologna, 2016. ISBN 978-88-08-75703-6 *Laura, Luisa e Morando Morandini, ''il Morandini 2018: dizionario dei film e delle serie televisive'', Zanichelli, Bologna, 2017. ISBN 978-88-08-29119-6 ==Voci correlate== *[[Morando Morandini]] *[[Il Mereghetti]] *[[il Farinotti]] ==Altri progetti== {{interprogetto}} [[Categoria:Enciclopedie del cinema|Morandini]] 20cerykmocr7miodyxatbmg58gjc8e6 Brubaker 0 99909 1420170 1371487 2026-07-12T20:26:32Z ~2026-35655-21 107537 1420170 wikitext text/x-wiki {{Film |titoloitaliano = Brubaker |titolooriginale = Brubaker |immagine = |didascalia = |paese = Stati Uniti d'America |annouscita = 1980 |genere = thriller drammatico |regista = [[Stuart Rosenberg]] |soggetto = [[Joe Hyams]], [[Thomas O. Murton]] |sceneggiatore = [[W.D. Richter]], [[Arthur A. Ross]] |attori = * [[Robert Redford]]: Henry Brubaker * [[Yaphet Kotto]]: Richard 'Dickie' Coombes * [[Jane Alexander (attrice 1939)|Jane Alexander]]: Lillian Gray * [[Murray Hamilton]]: John Deach * [[Joe Spinell]]: Floyd Birdwell * [[David Keith]]: Larry Lee Bullen * [[Everett McGill]]: Eddie Caldwell * [[Morgan Freeman]]: Walter * [[Matt Clark (attore)|Matt Clark]]: Roy Purcell * [[Tim McIntire]]: Huey Rauch * [[Richard Ward]]: Abraham Cook * [[John McMartin]]: Senatore Charles Hite * [[Jon Van Ness]]: Zaranska * [[M. Emmet Walsh]]: C.P. Woodward * [[Albert Salmi]]: Rory Poke * [[Linda Haynes]]: Carol * [[Val Avery]]: Wendell * [[Ron Frazier]]: Burl Willets * [[Nathan George]]: Leon Edwards * [[Lee Richardson]]: Direttore Renfro * [[Brent Jennings]]: Mr. Clarence * [[Harry Groener]]: Dr. Campbell * [[Noble Willingham]]: Dr. Fenster * [[Wilford Brimley]]: Rogers * [[David E. Williams]]: Cuoco del rancio |doppiatoriitaliani = * [[Cesare Barbetti]]: Henry Brubaker * [[Glauco Onorato]]: Richard 'Dickie' Coombes * [[Paila Pavese]]: Lillian Gray * [[Pino Locchi]]: John Deach * [[Arturo Dominici]]: Lee Richardson * [[Mario Milita]]: Abraham Cook * [[Giorgio Piazza (attore)|Giorgio Piazza]]: Senatore Charles Hite * [[Pino Colizzi]]: Larry Lee Bullen * [[Franco Odoardi]]: Walter * [[Sandro Iovino]]: Roy Purcell * [[Luciano De Ambrosis]]: Huey Rauch }} '''''Brubaker''''', film del 1980 con [[Robert Redford]], regia di [[Stuart Rosenberg]]. ==Frasi== *Mettiamo bene una cosa in chiaro. La maggior parte di voi merita di essere qui. Credo che fondamentalmente non abbiate nessun rispetto per il prossimo o per voi stessi. Se ne volete per voi, dovete guadagnarvelo. ('''Brubaker''') *Se non sei dentro un sistema, non puoi cambiarlo. ('''Brubaker''') *Si possono accettare i compromessi per le strategie, non per i principi. ('''Brubaker''') ==Altri progetti== {{interprogetto|w|etichetta=''Brubaker''}} [[Categoria:Film thriller drammatici]] [[Categoria:Film carcerari]] g68enxblvmyczy5x3el8g2itkdtwdk0 Nicolò Amato 0 104249 1420125 1256384 2026-07-12T13:09:21Z Udiki 86035 Deceduto 1420125 wikitext text/x-wiki '''Nicolò Amato''' (1933 – 2021), magistrato italiano. *Sento parlare di trattativa e io non so se qualcuno s'è seduto al tavolo con qualcun altro; so però che c'è stato un cedimento oggettivo dello Stato di fronte alla criminalità organizzata nel momento in cui, con la mia rimozione, si passò da un regime carcerario più duro a un altro, enormemente ammorbidito.<ref>http://www.corriere.it/cronache/14_novembre_12/violante-bombe-93-la-mafia-cercava-dialogo-cea30440-6a44-11e4-bebe-52d388825827.shtml</ref> *A marzo '93, mentre il capo della polizia Parisi manifestava riserve sul [[Articolo 41-bis|"41 bis"]], io proposi registrazioni dei colloqui e videoconferenze per impedire ogni contatto dei mafiosi con l'esterno. Non se ne fece niente, e fui mandato via tre mesi dopo, senza preavviso e senza spiegazioni. Anni dopo ho saputo che c'era una lettera anonima, attribuita alla mafia, che chiedeva al presidente della Repubblica Scalfaro la mia rimozione, Scalfaro chiese al capo dei cappellani carcerari consigli sulla mia sostituzione, e quando questa avvenne il nuovo direttore consigliò di diminuire i "41 bis" per non inasprire il clima e dare un segnale di distensione. Per me resta una macchia istituzionale indelebile.<ref>http://www.corriere.it/cronache/14_novembre_12/violante-bombe-93-la-mafia-cercava-dialogo-cea30440-6a44-11e4-bebe-52d388825827.shtml</ref> ==Note== <references /> ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{s}} {{DEFAULTSORT:Nicolò Amato}} [[Categoria:Magistrati italiani]] ps36wilgs7r4pzbmjmwckeqq1tv624t Libro di Esdra 0 104753 1420201 1419810 2026-07-13T06:03:56Z Spinoziano 2297 revisione e ampliamento 1420201 wikitext text/x-wiki {{Antico Testamento}} '''''Libro di Esdra''''', testo contenuto nella Bibbia ebraica (dove è contato come un testo unico con ''[[Libro di Neemia|Neemia]]'') e cristiana. ==[[Incipit]]== Nell'anno primo del regno di [[Ciro II di Persia|Ciro]], re di Persia, perché si adempisse la parola che il Signore aveva detto per bocca di [[Geremia]], il Signore destò lo spirito di Ciro re di Persia, il quale fece passare quest'ordine in tutto il suo regno, anche con lettera: "Così dice Ciro re di Persia: Il Signore, Dio del cielo, mi ha concesso tutti i regni della terra; egli mi ha incaricato di costruirgli un tempio in [[Gerusalemme]], che è in Giudea. Chi di voi proviene dal popolo di lui? Il suo Dio sia con lui; torni a Gerusalemme, che è in Giudea, e ricostruisca il tempio del Signore Dio d'Israele: egli è il Dio che dimora a Gerusalemme. Ogni superstite in qualsiasi luogo sia immigrato, riceverà dalla gente di quel luogo argento e oro, beni e bestiame con offerte generose per il tempio di Dio che è in Gerusalemme". ==Citazioni== *Quando i costruttori ebbero gettato le fondamenta del tempio, invitarono a presenziare i sacerdoti con i loro paramenti e le trombe e i leviti, figli di Asaf, con i cembali per lodare il Signore con i canti di Davide re d'Israele. Essi cantavano a cori alterni lodi e ringraziamenti al Signore perché è buono, perché la sua grazia dura sempre verso Israele. Tutto il popolo faceva risuonare il grido della grande acclamazione, lodando così il Signore perché erano state gettate le fondamenta del tempio. Tuttavia molti tra i sacerdoti e i leviti e i capifamiglia anziani, che avevano visto il tempio di prima, mentre si gettavano le nuove fondamenta di questo tempio sotto i loro occhi piangevano ad alta voce, ma i più continuavano ad alzare la voce con il grido dell'acclamazione e della gioia. Così non si poteva distinguere il grido dell'acclamazione di gioia dal grido del pianto del popolo [...]. (3, 10 – 13) *Egli {{NDR|[[Esdra]]}} era uno scriba abile nella legge di Mosè, data dal Signore Dio d'Israele e, poiché la mano del Signore suo Dio era su di lui, il re aveva aderito a ogni sua richiesta. Nel settimo anno del re [[Artaserse I di Persia|Artaserse]] anche un gruppo di Israeliti, sacerdoti, leviti, cantori, portieri e oblati partirono per Gerusalemme. Egli arrivò a Gerusalemme nel quinto mese: era l'anno settimo del re. Egli aveva stabilito la partenza da Babilonia per il primo giorno del primo mese e il primo del quinto mese arrivò a Gerusalemme, poiché la mano benevola del suo Dio era con lui. Infatti Esdra si era dedicato con tutto il cuore a studiare la legge del Signore e a praticarla e ad insegnare in Israele la legge e il diritto. (7, 6 – 10) *Artaserse, re dei re, al sacerdote Esdra, scriba della legge del Dio del cielo, salute perfetta. Ora: da me è dato questo decreto. Chiunque nel mio regno degli appartenenti al popolo d'Israele, dei sacerdoti e dei leviti ha deciso liberamente di andare a Gerusalemme, può venire con te; infatti da parte del re e dei suoi sette consiglieri tu sei inviato a fare inchiesta in Giudea e a Gerusalemme intorno all'osservanza della legge del tuo Dio, che hai nelle mani, e a portare l'argento e l'oro che il re e i suoi consiglieri inviano come offerta volontaria per devozione al Dio d'Israele che è in Gerusalemme, e tutto l'argento e l'oro che troverai in tutte le province di Babilonia insieme con le offerte volontarie che il popolo e i sacerdoti offriranno per la casa del loro Dio a Gerusalemme. Perciò con questo argento ti prenderai cura di acquistare tori, arieti, agnelli e ciò che occorre per le offerte e libazioni che vi si uniscono e li offrirai sull'altare della casa del vostro Dio che è in Gerusalemme. Quanto al resto dell'argento e dell'oro farete come sembrerà bene a te e ai tuoi fratelli, secondo la volontà del vostro Dio. (Artaserse: 7, 12 – 18) *Benedetto il Signore, Dio dei padri nostri, che ha disposto il cuore del re a glorificare la casa del Signore che è a Gerusalemme, e ha volto verso di me la benevolenza del re, dei suoi consiglieri e di tutti i potenti principi reali. Allora io mi sono sentito incoraggiato, perché la mano del Signore mio Dio era su di me e ho radunato alcuni capi d'Israele, perché partissero con me. (Esdra: 7, 27 – 28) *Dai giorni dei nostri padri fino ad oggi noi siamo stati molto colpevoli e per le nostre colpe, noi, i nostri re e i nostri sacerdoti, siamo stati dati nelle mani dei re stranieri; siamo stati consegnati alla spada, alla prigionia, alla rapina, all'insulto fino ad oggi. Ora, da poco, il nostro Dio ci ha fatto una grazia: ha liberato un resto di noi, dandoci un asilo nel suo luogo santo, e così il nostro Dio ha fatto brillare i nostri occhi e ci ha dato un po' di sollievo nella nostra schiavitù. Perché noi siamo schiavi; ma nella nostra schiavitù il nostro Dio non ci ha abbandonati: ci ha resi graditi ai re di Persia; ci ha fatti rivivere, perché rialzassimo la casa del nostro Dio e restaurassimo le sue rovine e ci ha concesso di avere un riparo in Giuda e in Gerusalemme. (Esdra: 9, 7 – 9) *Signore, Dio di Israele, per la tua bontà è rimasto di noi oggi un gruppo di superstiti: eccoci davanti a te con la nostra colpevolezza. Ma a causa di essa non possiamo resistere alla tua presenza! (Esdra: 9, 15) ==[[Explicit]]== Tutti questi avevano sposato donne straniere e rimandarono le donne insieme con i figli che avevano avuti da esse. ==Bibliografia== *''[https://www.vatican.va/archive/ITA0001/_INDEX.HTM La sacra Bibbia]'', edizione CEI, 1974. ==Altri progetti== {{interprogetto|preposizione=sul}} [[Categoria:Antico Testamento|Esdra]] 8zkr52vzxwrthg3emfg0twf23bs58c5 Maurice Caillet 0 114254 1420113 849439 2026-07-12T12:48:23Z Udiki 86035 Deceduto 1420113 wikitext text/x-wiki '''Maurice Caillet''' (1933 – 2021), medico e scrittore francese. {{Int|''[http://www.tempi.it/ero-massone-storia-di-maurice-caillet-l-ex-venerabile-convertito-al-cattolicesimo-grazie-a-lourdes#.Vd4vifntmko Ero massone. Storia di Maurice Caillet, l'ex venerabile convertito al cattolicesimo grazie a Lourdes]''|da ''Tempi'', 21 novembre 2014}} *I princìpi [[massoneria|massonici]] "Libertà, Uguaglianza, Fraternità" sono effettivamente scimmiottature degli insegnamenti di Gesù, perché deviati o proprio traditi nella pratica. *Il [[Diavolo|Maligno]] ci tiene a mantenerci sotto la sua dipendenza attraverso l'influenza di false filosofie, il fascino di saperi sedicenti occulti e quella cultura di morte. *L'umanesimo che esclude Dio si ritorce contro l'uomo. *La [[fede]] non esclude la ragione, ma la eleva. *La [[massoneria]] recluta sempre negli ambienti influenti e in particolare negli ambienti della politica e del giornalismo, dell'educazione pubblica e delle professioni liberali. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Caillet, Maurice}} [[Categoria:Medici francesi]] o5nng8gdvv9v93fad9zwagtypzl09w5 Raffaele Nogaro 0 114511 1420120 1192893 2026-07-12T12:59:59Z Udiki 86035 Deceduto 1420120 wikitext text/x-wiki [[File:Nogaro-raffaele-vescovo.jpg|thumb|Raffaele Nogaro]] '''Raffaele Nogaro''' (1933 – 2026), vescovo cattolico italiano. ==''L'impegno dei cattolici per la pace''== *Parlare di nonviolenza oggi non ha significato se a questo nostro parlare non seguono azioni concrete coerenti. *Si sente dire spesso che le guerre sono inevitabili. Queste sono azioni gravissime, sporche, disumane; penso questo anche per il nuovo modello di difesa. *I politici purtroppo intendono un modello di difesa della pace che si identifica nel "gigante buono" che soccorre i più deboli. Ma questo è un modello assurdo. *In Iugoslavia non si è intervenuti. Come mai? *La fede nell'amore è la nonviolenza allo stato puro. *Gli uomini guardano alla Chiesa come portatrice di grazie e luce nella storia. *Noi abbiamo messo tutta la Chiesa nel catechismo e troppo poco nella testimonianza della carità, nel bene verso il fratello, al servizio dell'altro. ==Bibliografia== *Raffaele Nogaro, ''L'impegno dei cattolici per la pace'' in ''Costruire la pace e la nonviolenza'', a cura di Anna Maria Braccini, Edizioni del Cerro, Pisa, 1998. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Nogaro, Raffaele}} [[Categoria:Vescovi italiani]] pvay95eso3s08w2tkuyy6y6zdcw6b9y Massimo Bertarelli 0 122227 1420214 1419153 2026-07-13T07:05:28Z Spinoziano 2297 +1 1420214 wikitext text/x-wiki '''Massimo Bertarelli''' (1943 – 2019), giornalista e critico cinematografico italiano. ==Citazioni di Massimo Bertarelli== *{{NDR|Su ''[[Cuori puri]]''}} Appassionato e intenso dramma sociale nella degradata periferia romana. [...] Un film sincero diretto da un esordiente, con qualche lungaggine e due bravissimi protagonisti.<ref>Da ''il Giornale'', 1º giugno 2017; citato in ''[https://www.cinematografo.it/cinedatabase/film/cuori-puri/62292/ Cuori puri]'', ''cinematografo.it''.</ref> *{{NDR|Su ''[[Dracula 3D]]''}} Argento è sempre Argento. E dire che sono passati quarantadue anni da "[[L'uccello dalle piume di cristallo]]". II suo sarà il centesimo film su "Dracula", ma il personaggio non ha affatto bisogno del dentista. Difatti morde che è una bellezza, con l'aiuto del 3D che fa lievitare il prezzo del biglietto, ma innalza la tensione e valorizza gli sgargianti colori. Con ovvia prevalenza del rosso. La storia è arcinota, inutile riparlarne. C'è anche Asia, che si spoglia con ironica voluttà.<ref>Da ''il Giornale'', 22 novembre 2012; citato in ''[https://www.cinematografo.it/cinedatabase/film/dracula-3d/55282/ Dracula 3D]'', ''cinematografo.it''.</ref> *{{NDR|Su ''[[L'infernale Quinlan]]''}} Avvincente, e sopravvalutato, drammone poliziesco del geniale e dispersivo [[Orson Welles]], che mette in scena una storia nera come il carbone, badando più ai virtuosismi tecnici che alla linearità del racconto. Come dire che non è tutto chiaro, forse a causa del bislacco montaggio. Il Welles attore è un portentoso, terrificante monumento al Male.<ref>Da ''il Giornale'', 6 maggio 2001; citato in ''[https://www.cinematografo.it/film/linfernale-quinlan-nqh8ph0q L'infernale Quinlan]'', ''cinematografo.it''.</ref> *{{NDR|Su ''[[Il cavaliere della valle solitaria]]''}} Bellissimo western di [[George Stevens]], tra i migliori di sempre per la perfetta fusione tra avventura e romanticismo, che racconta con grande finezza psicologica ma senza dimenticare lo spettacolo le identiche cose dette più rozzamente da mille altri. Il misurato [[Alan Ladd]], attore non eccelso, né per talento né per statura, è per una volta straordinariamente bravo.<ref>Da ''il Giornale'', 5 giugno 2003; citato in ''[https://www.cinematografo.it/film/il-cavaliere-della-valle-solitaria-g3wa11rp Il cavaliere della valle solitaria]'', ''cinematografo.it''.</ref> *{{NDR|Su ''[[Il cacciatore del Missouri]]''}} Brevissimo, più che passabile western, in un abbagliante Technicolor, dello specialista [[William A. Wellman|William Wellman]], che non si può definire un fulmine di guerra quanto a ritmo, ma è diretto da uno che conosce come pochi i gusti del pubblico. Difatti anche se si spara pochissimo, non si può dire che manchino le emozioni. L'invecchiato [[Clark Gable]] resta sempre un portento di simpatia.<ref>Da ''il Giornale''; citato in ''[https://www.cinematografo.it/film/il-cacciatore-del-missouri-lqb23pcn Il cacciatore del Missouri]'', ''cinematografo.it''.</ref> *{{NDR|Su ''[[Il grande cielo]]''}} Celebre e altrettanto noioso western del grande e eclettico [[Howard Hawks]], che procede a passo strascicato tra avventura e umorismo. I paesaggi visibilmente di cartone, un bianco e nero di scadente qualità e un doppiaggio da mettere i brividi non rendono giustizia agli sforzi del giovane [[Kirk Douglas]] e dei suoi troppi compagni di viaggio.<ref>Da ''il Giornale'', 26 agosto 2003; citato in ''[https://www.cinematografo.it/film/il-grande-cielo-mvs0bvni Il grande cielo]'', ''cinematografo.it''.</ref> *{{NDR|Su ''[[Intermezzo (film 1939)|Intermezzo]]''}} Celebre e sciropposa love story alla svedese condita da lacrime e buoni sentimenti, ma dotata di indubbia classe oltre che di un'encomiabile concisione. Oggi la storia farà sorridere, specie gli spettatori più giovani: i due pudicissimi amanti non fanno nemmeno in tempo a sfiorarsi le dita che già sono colti da rimorsi. La ventiduenne, sfolgorante [[Ingrid Bergman]] giustifica le pazzie che farà per lei [[Roberto Rossellini]].<ref>Da ''il Giornale'', 26 giugno 2004; citato in ''[https://www.cinematografo.it/film/intermezzo-hk331aep Intermezzo]'', ''cinematografo.it''.</ref> *{{NDR|Su ''[[10 Cloverfield Lane]]''}} Chi soffre di claustrofobia è meglio che stia alla larga. Ma probabilmente anche Dracula si annoierebbe a morte.<ref>Da ''il Giornale'', 28 aprile 2016; citato in ''[https://www.cinematografo.it/film/10-cloverfield-lane-d5pzl1he 10 Cloverfield Lane]'', ''cinematografo.it''.</ref> *{{NDR|Su ''[[Quo vadis (film 1951)|Quo vadis]]''}} Chilometrico e mediocre kolossal in costume, girato da [[Mervyn Le Roy]] a Cinecittà senza, come si dice, badare a spese. Diecimila comparse che al Colosseo urlano neanche fossero al derby e uno zoo ambulante con 63 leoni, 7 tori e 450 cavalli. Il grande gigione [[Peter Ustinov]] si cucina a fuoco lento il luccio [[Robert Taylor]] e la triglia [[Deborah Kerr]].<ref>Da ''il Giornale'', 14 agosto 2000; citato in ''[https://www.cinematografo.it/cinedatabase/film/quo-vadis/6825/ Quo Vadis]'', ''cinematografo.it''.</ref> *{{NDR|Su ''[[Dreamer - La strada per la vittoria|Dreamer]]''}} Come se un tassista in Panda riuscisse a infiltrarsi tra Schumacher e Alonso e poi li superasse sull'ultima curva di Monza. Oppure come se la squadra dei galeotti di Poggioreale, ammessa per miracolo alla Champions league, nella finale di Londra battesse per 3-0 il Barcellona. Nella commediola lacrimosa e ultrabuonista ''Dreamer'', che non stonerebbe nell'album rosa di casa Disney, succedono cose da pazzi, sportivamente parlando.<ref>Da ''il Giornale'', 22 settembre 2006; citato in ''[https://www.mymovies.it/film/2005/dreamerlastradaperlavittoria/rassegnastampa/57272/ Dreamer - La strada per la vittoria]'', ''mymovies.it''.</ref> *{{NDR|Su ''[[Proibito (film 1954)|Proibito]]''}} Cupo, arcaico e poco appassionante melodramma agreste, che [[Mario Monicelli]] ha tratto, con molte libertà e con la collaborazione di [[Suso Cecchi d'Amico]], da un romanzo di [[Grazia Deledda]]. Il bel [[Mel Ferrer]] si fa bagnare naso e tonaca dal baffo di elettrico di [[Amedeo Nazzari]]. L'esordiente [[Lea Massari]] è la migliore in campo. Sotto ogni punto di vista.<ref>Da ''il Giornale'', 5 aprile 2004; citato in ''[https://www.cinematografo.it/film/proibito-ioy3w0lu Proibito]'', ''cinematografo.it''.</ref> *{{NDR|Su ''[[Il grido (film 1957)|Il grido]]''}} Cupo e desolato melodramma social-sentimentale di un [[Michelangelo Antonioni]] già in preda ai primi sintomi dei proverbiali contorcimenti esistenziali. Un film che ai suoi tempi fu stroncato dalla critica e turbò i sonni del Pci: può davvero un operaio arrivare al suicidio? Il titolo potrebbe tranquillamente riferirsi all'urlo liberatorio dello spettatore davanti alla parola fine.<ref>Da ''il Giornale'', 3 giugno 2001; citato in ''[https://www.cinematografo.it/film/il-grido-en3nvufz Il grido]'', ''cinematografo.it''.</ref> *{{NDR|Su ''[[La legge del capestro]]''}} Cupo e originale western del poliedrico [[Robert Wise]] (''[[Lassù qualcuno mi ama]]'' e ''[[Tutti insieme appassionatamente]]'') che trasporta pari pari nel Far West la tragedia di Edipo, al punto da rivestire il personaggio femminile col nome impostole da [[Sofocle]]. Proprio la fiera [[Irene Papas]], ruba la scena al grintoso [[James Cagney]] e allo spento [[Don Dubbins]].<ref>Da ''il Giornale'', 5 ottobre 2001; citato in ''[https://www.cinematografo.it/film/la-legge-del-capestro-bqow0ozl La legge del capestro]'', ''cinematografo.it''.</ref> *{{NDR|Su ''[[Scandalosa Gilda]]''}} Delirante pastrocchio erotico del giovane eretico [[Gabriele Lavia]] che, messi temporaneamente da parte [[Anton Čechov|Checov]] e [[Sofocle]], inventa la filosofia applicata agli slip. Nel senso che per ogni indumento intimo ammainato viene declamato un dogma metafisico. La conturbante [[Monica Guerritore]] si spoglia, ansima, e si contorce con grande voluttà. Forse è un allenamento per [[Luigi Pirandello|Pirandello]].<ref>Da ''il Giornale'', 16 febbraio 2001; citato in ''[https://www.cinematografo.it/film/scandalosa-gilda-so8hptj1 Scandalosa Gilda]'', ''cinematografo.it''.</ref> *{{NDR|Su ''[[Il grande giorno di Jim Flagg]]''}} Discreto western, certamente atipico, per il taglio ironico e le cadenze da commedia, che scorre placidamente a ritmo accelerato per trasformarsi in rapido soltanto nell'ultimo quarto d'ora con un'imprevedibile mattanza. [[Robert Mitchum]], attorniato da un manipolo di eccellenti vecchie glorie, è particolarmente svogliato: gli scappa perfino un sorriso.<ref>Da ''il Giornale'', 28 settembre 2001; citato in ''[https://www.cinematografo.it/film/il-grande-giorno-di-jim-flagg-mp0a1fp0 Il grande giorno di Jim Flagg]'', ''cinematografo.it''.</ref> *{{NDR|Su ''[[Le colline bruciano]]''}} Discreto western di stampo classico, dai paesaggi ariosi e dalle emozioni a catena, che racconta una storia non troppo originale, dato che anche lo sdoganamento dei pellerossa non fa più notizia. Più del tontolone [[Tab Hunter]], a tenere la scena è la magnifica ribelle [[Natalie Wood]], attrice bella, brava e sfortunata, che diede il meglio di sé negli anni verdi.<ref>Da ''il Giornale'', 4 febbraio 2003; citato in ''[https://www.cinematografo.it/film/le-colline-bruciano-koo20xrg Le colline bruciano]'', ''cinematografo.it''.</ref> *{{NDR|Su ''[[Blow-Up]]''}} Dov'è la verità? Mah, nessuno lo sa, a partire da [[Michelangelo Antonioni]] che ha cominciato un avvincente giallo, poi nel timore di essere confuso con [[Alfred Hitchcock|Hitchcock]], [[Fritz Lang]] o altri cinematografari di basso profilo, ha preferito addentrarsi nella nebbia londinese o in quella a lui più familiare e, assai più fitta, dell'incomunicabilità. Come si fa a distinguere tra realtà e finzione? Si chiede, e purtroppo ci chiede l'angosciato regista. Ardua è la risposta, anche per i critici patentati, che pure si sono sperticati negli elogi, come i giurati che gli hanno dato la Palma d'Oro a Cannes.<ref>Da ''il Giornale'', 27 maggio 2001; citato in ''[https://www.cinematografo.it/cinedatabase/film/blow-up/21115/ Blow-Up]'', ''cinematografo.it''.</ref> *{{NDR|Su ''[[Cristiada]]''}} È quasi un western il drammone messicano che rievoca, con spreco di enfasi e retorica, un'ignorata pagina di storia.<ref>Da ''il Giornale'', 23 ottobre 2014; citato in ''[https://www.cinematografo.it/cinedatabase/film/cristiada/59370/ Cristiada]'', ''cinematografo.it''.</ref> *{{NDR|Su ''[[Rio Lobo]]''}} Emozionante e più che dignitoso western, ultimo grande film del grande [[Howard Hawks]] (che non vale certo i suoi tanti capolavori), dopo una carriera durata quasi mezzo secolo. Il rude e implacabile raddrizzatore di torti [[John Wayne]] ripercorre i sentieri gloriosi della prateria strigliando i cattivi. Forse in omaggio all'età, ha il compito facilitato: stavolta mancano gli indiani.<ref>Da ''il Giornale'', 23 dicembre 2000; citato in ''[https://www.cinematografo.it/film/rio-lobo-th05o1z6 Rio Lobo]'', ''cinematografo.it''.</ref> *{{NDR|Su ''[[Il massacro di Fort Apache]]''}} Epico e ancora appassionante western in bianco e nero di [[John Ford]], il primo di una celebre trilogia (seguiranno ''[[I cavalieri del Nord Ovest|I cavalieri del Nord-Ovest]]'' e ''[[Rio Bravo]]''), che monta in sella alla retorica patriottarda, contrapponendo l'eroe buono al soldato testardamente anti-indiano. L'ex bambolina [[Shirley Temple]] è un prodigio di melensaggine.<ref>Da ''il Giornale'', 4 giugno 2001; citato in ''[https://www.cinematografo.it/film/il-massacro-di-fort-apache-c8tbysa6 Il massacro di Fort Apache]'', ''cinematografo.it''.</ref> *{{NDR|Su ''[[El Dorado (film 1966)|El Dorado]]''}} Epico western di [[Howard Hawks]], che non vale il suo precedente capolavoro ''[[Un dollaro d'onore]]'', pur ricalcandone lo schema, al punto da sembrarne la parodia. [[John Wayne]], l'eroe d'un pezzo; [[Robert Mitchum]], lo sceriffo onesto che alza volentieri il gomito; il ragazzo di bottega e il vecchio scorbutico. Avercene, comunque, di film così.<ref>Da ''il Giornale'', 7 ottobre 2002; citato in ''[https://www.cinematografo.it/film/el-dorado-gm6sudfa El Dorado ]'', ''cinematografo.it''.</ref> *{{NDR|Su ''[[Figlia del vento]]''}} Fiammeggiante melodramma social-sentimentale del poliedrico [[William Wyler]], la risposta anche se uscita l'anno prima, della Warner Bros a ''[[Via col vento]]'' della Metro: match tutto impari quanto a successo e incassi. La mattatrice [[Bette Davis]] [...], grazie anche alla generosità degli sceneggiatori, stritola tutti, specialmente gli impauriti colleghi maschi.<ref>Da ''il Giornale'', 4 aprile 2001; citato in ''[https://www.cinematografo.it/film/figlia-del-vento-opc65cne Figlia del vento]'', ''cinematografo.it''.</ref> *{{NDR|Su ''[[Taxxi]]''}} Folle e irresistibile commedia poliziesca scritta e sceneggiata dal genio parzialmente compreso di [[Luc Besson]], e diretta dal riesumato [[Gérard Pirès]], che corre a duecento all'ora (e per una volta non è un modo di dire) sul filo del grottesco. Le frequentissime scene d'inseguimento, su cui si regge tutto il film, sono davvero portentose. Il resto non conta, o quasi.<ref>Da ''il Giornale'', 16 luglio 2003; citato in ''[https://www.cinematografo.it/film/taxxi-jqp1g8u0 Taxxi]'', ''cinematografo.it''.</ref> *{{NDR|Su ''[[Duro da uccidere]]''}} Frenetico quanto risibile poliziesco tutt'azione, dove al crepitio delle mitragliette s'accompagna l'ancor più sinistro scricchiolio di ossa spezzate a micidiali colpi di karate dall'indistruttibile [[Steven Segal]], qui in coppia con l'ex signora in rosso, la sua affascinante moglie nella realtà. Se atleticamente è un portento, come attore dà il meglio di sé durante il coma.<ref>Da ''il Giornale'', 13 ottobre 2000; citato in ''[https://www.cinematografo.it/film/duro-da-uccidere-f6x7muj4 Duro da uccidere]'', ''cinematografo.it''.</ref> *{{NDR|Su ''[[Sfida tra i ghiacci]]''}} Grintoso fumettone a cavallo fra poliziesco e avventura, che strizza l'occhio allo spettacolo facendosi portavoce del ministero dell'Ambiente. L'irritante alone di moralismo che copre botte, pistolettate e ghiacciai non aggiunge un milligrammo di credibilità a una vicenda a dir poco inverosimile. L'esordiente regista [[Steven Seagal]] ha scelto come protagonista il peggiore attore mondiale in circolazione: se stesso.<ref>Da ''il Giornale'', 26 marzo 2001; citato in ''[https://www.cinematografo.it/film/sfida-tra-i-ghiacci-w7cg0uo6 Sfida tra i ghiacci]'', ''cinematografo.it''.</ref> *{{NDR|Su ''[[Matrix]]''}} Incuranti dall'ondata di pernacchie da cui sono stati travolti nella loro opera prima, e tutti invano hanno sperato ultima, l'indecente thriller saffico ''[[Bound - Torbido inganno|Bound]]'', i fratelli [[Lana e Lilly Wachowski|Larry e Andy Wachowski]] hanno virato di parecchi gradi abbracciando il cinema dell'irrealtà. E qui viene il difficile per chi deve raccontare il film ai lettori, anche se il dovere professionale gli ha imposto di restare imperterrito al proprio posto per i 136 minuti (interminabili) del film, tenendo gli occhi e, purtroppo, anche le orecchie, aperti. Con incommensurabile invidia per chi, grazie al favore delle tenebre, se l'è invece svignata già nel primo tempo.<ref>Da ''il Giornale'', 9 maggio 1999; citato in ''[http://www.cinematografo.it/cinedatabase/film/matrix/35893/ Matrix]'', ''cinematografo.it''</ref> *{{NDR|Su ''[[Lucrezia Borgia (film 1953)|Lucrezia Borgia]]''}} Insipido e sgargiante polpettone in costume del francese Christian-Jacque, che non ha molti riguardi per la storia, tanto i Borgia non possono più protestare. In compenso ogni pretesto è buono per mettere in evidenza le doti fisiche della povera (morirà nel '67 a quarantasette anni) Martine Carol. Che fosse anche la consorte del regista è ovviamente un caso.<ref>Da ''il Giornale'', 23 gennaio 2003; citato in ''[https://www.cinematografo.it/cinedatabase/film/lucrezia-borgia/4715/ Lucrezia Borgia]'', ''cinematografo.it''</ref> *{{NDR|Su ''[[La legge del Signore]]''}} Intenso quanto logorroico melodramma anti-bellico, denso di patriottismo (e retorica), diretto dall'eclettico [[William Wyler]] e sceneggiato da Michael Wilson, che non poté firmarlo perché iscritto al partito Comunista. [[Gary Cooper]] ripete il personaggio de ''[[Il sergente York|Il Sergente York]]'', il pacifista a diciotto carati angosciato dal dubbio. Comunque un film troppo lungo e altrettanto barboso: difatti fu Palma d'oro a Cannes.<ref>Da ''il Giornale'', 10 ottobre 2000; citato in ''[https://www.cinematografo.it/film/la-legge-del-signore-nxlnsy88 La legge del Signore]'', ''cinematografo.it''.</ref> *{{NDR|Su ''[[La ballata di Cable Hogue]]''}} L'oriundo pellerossa [[Sam Peckinpah|Peckinpah]], accanito predicatore della violenza, non si sottrae al suo credo pur stemperandolo con l'ironia in un western discontinuo e fuori dai soliti canoni, che sottolinea i guasti provocati dal progresso. In effetti, nonostante il ghigno luciferino del cupo [[Jason Robards]], indiani e frecce sono un'altra cosa.<ref>Da ''il Giornale'', 30 luglio 2000; citato in ''[https://www.cinematografo.it/film/la-ballata-di-cable-hogue-yl7nlypa La ballata di Cable Hogue]'', ''cinematografo.it''.</ref> *{{NDR|Su ''[[Diavolo in corpo]]''}} L'ultrà [[Marco Bellocchio]], ispirato dall'analista di fiducia [[Massimo Fagioli|Fagioli]], filosofeggia e declama, poi, messo alle strette dai produttori, pensa agli incassi. Infatti la sensuale olandesina [[Maruschka Detmers]] nel primo tempo si limita a vellicare il suo ganzo, nel secondo è sempre nuda.<ref>Da ''il Giornale'', 21 giugno 2002; citato in ''[https://www.cinematografo.it/film/il-diavolo-in-corpo-q5rl90z3 Diavolo in corpo]'', ''cinematografo.it''.</ref> *{{NDR|Su ''[[Il rapporto Pelican]]''}} Macchinoso, interminabile e poco elettrizzante giallo che lo sfiatato [[Alan J. Pakula]] ha tratto dal meno riuscito dei tanti bestseller del romanziere miliardario [[John Grisham]]. Troppi personaggi, zone morte in quantità, una suspense che vola basso. [[Julia Roberts]] si rannicchia spaurita tra le robuste braccia di [[Denzel Washington]] chiedendosi quando finirà. Non è l'unica.<ref>Da ''il Giornale'', 6 febbraio 2001; citato in ''[https://www.cinematografo.it/film/il-rapporto-pelican-snocl8ol Il rapporto Pelican]'', ''cinematografo.it''.</ref> *{{NDR|Su ''[[L'anima e la carne]]''}} Noioso e ridicolo polpettone avventuroso-sentimentale, uno dei peggiori film del grande [[John Huston]], che scherza coi fanti e pure coi santi, ma è un'ironia che non riesce a lasciare il segno. Il cinico e ciondolante [[Robert Mitchum]] e la sussieguosa finta mammoletta [[Deborah Kerr]] sono come [[Rosy Bindi]] e lo specchio: inconciliabili.<ref>Da ''il Giornale'', 26 agosto 2000; citato in ''[https://www.cinematografo.it/film/lanima-e-la-carne-umpkjekw L'anima e la carne]'', ''cinematografo.it''.</ref> *{{NDR|Su ''[[Calvario (film)|Calvario]]''}} Originale dramma pseudogiallo, che parte bene, poi si disperde tra i tormenti di un personaggio oppresso da troppi problemi, anche familiari. [...] Bravo [[Brendan Gleeson]], faccia da gangster più che da prete.<ref>Da ''il Giornale'', 14 maggio 2015; citato in ''[https://www.cinematografo.it/cinedatabase/film/calvario/58383/ Calvario]'', ''cinematografo.it''.</ref> *{{NDR|Su ''[[La resa dei conti (film 1966)|La resa dei conti]]''}} Originale e ambizioso spaghetti western diretto da [[Sergio Sollima]], che non si limita, come lascerebbe intendere il titolo, a far cantare le colt nel solito duello conclusivo. Mantenendosi fedele ai sacri canoni dell'avventura, con overdose di violenza e parolacce, sa anche dar rilievo ai caratteri, riuscendo perfino a trarre miracolosamente qualche palpito dal volto immobile di [[Lee Van Cleef]].<ref>Da ''il Giornale'', 17 febbraio 2003; citato in ''[https://www.cinematografo.it/film/la-resa-dei-conti-rpal3zdt La resa dei conti]'', ''cinematografo.it''.</ref> *{{NDR|Su ''[[Gli amanti della città sepolta]]''}} Ottimo western, feroce e malinconico, del grande eclettico [[Raoul Walsh]], che riporta sullo schermo, con qualche variante ancor più drammatica, il suo celebre poliziesco ''[[Una pallottola per Roy]]''. L'alone romantico della vicenda, in cui trova largo spazio la love-story tra i due non eccelsi protagonisti, è ben reso dal pertinente titolo tradotto, per una volta migliore dell'originale (''Colorado Territory'').<ref>Da ''il Giornale'', 10 giugno 2003; citato in ''[https://www.cinematografo.it/film/gli-amanti-della-citta-sepolta-otpsfauo Gli amanti della città sepolta]'', ''cinematografo.it''.</ref> *{{NDR|Su ''[[La dalia azzurra]]''}} Passabile, anche se antiquato, poliziesco in bianco e nero, l'unica sceneggiatura scritta da [[Raymond Chandler]], tratto da un suo romanzo incompiuto in cui il grande giallista dovette modificare il finale, che infatti appare appiccicaticcio, per le pressioni della permalosa Marina americana. [[Alan Ladd]] se la cava con decoro nel ruolo del reduce tutto d'un pezzo afflitto dalle corna.<ref>Da ''il Giornale'', 30 ottobre 2002; citato in ''[https://www.cinematografo.it/film/la-dalia-azzurra-p6v6rp9v La dalia azzurra]'', ''cinematografo.it''.</ref> *{{NDR|Su ''[[L'ultimo amante]]''}} Passabile, nonostante le evidenti rughe, melodramma sentimentale [...]. Un bianco e nero amaro e appassionato in cui [[Amedeo Nazzari]] non fa rimpianger [[Carlo Ninchi]], mentre la bionda, pur bellissima, svedese [[May Britt]] non riesce a scacciare il fantasma di [[Alida Valli]].<ref>Da ''il Giornale'', 31 gennaio 2003; citato in ''[https://www.cinematografo.it/cinedatabase/film/l-ultimo-amante/10107/ L'ultimo amante]'', ''cinematografo.it''</ref> *{{NDR|Su ''[[Il conte di Essex]]''}} Pittoresco e ultraromanzato riassunto della folle storia d'amore che rallegrò (ma non troppo) la vita di [[Elisabetta I d'Inghilterra|Elisabetta I]] e del suo fedele (ma non troppo) servitore, messo in scena con eleganza dall'ungherese [[Michael Curtiz]] (''[[Casablanca]]''). Slendidi costumi ed epiche battaglie fanno da cornice al duello di istrionismo tra l'affascinante bruttona [[Bette Davis]] e il gagliardo faccia di bronzo [[Errol Flynn]].<ref>Da ''il Giornale'', 18 giugno 2002; citato in ''[https://www.cinematografo.it/film/il-conte-di-essex-u4yh3oez Il conte di Essex]'', ''cinematografo.it''</ref> *{{NDR|Su ''[[Carrie - Lo sguardo di Satana]]''}} Raccapricciante giallo in salsa horror e oltre i confini del paranormale che l'emergente [[Brian De Palma]] ha tratto da un romanzo di [[Stephen King]]. Un po' inattendibile, un po' morboso, ampiamente sinistro ma certo trascinante, con un finale da [[Festa di Piedigrotta|Piedigrotta]] del terrore. [[Sissy Spacek]] [...] è mostruosamente brava. All'esordio, l'impomatato [[John Travolta]] fa la fine che si merita. Almeno come attore.<ref>Da ''il Giornale'', 2 luglio 2003; citato in ''[https://www.cinematografo.it/film/carrie-lo-sguardo-di-satana-xur6erva Carrie, lo sguardo di Satana]'', ''cinematografo.it''</ref> *{{NDR|Su ''[[Era notte a Roma]]''}} [[Roberto Rossellini]] si cimenta in uno dei suoi temi prediletti, l'antifascismo, in un dramma resistenziale che non ha però l'impatto emotivo né di ''[[Roma città aperta]]'' né del ''[[Il generale Della Rovere|Generale della Rovere]]''. I borgatari con gli attributi (brava la ruspante maggiorata [[Giovanna Ralli]]) sono più genuini dei tre soldati al semolino.<ref>Da ''il Giornale'', 24 aprile 2001; citato in ''[https://www.cinematografo.it/cinedatabase/film/era-notte-a-roma/11283/ Era notte a Roma]'', ''cinematografo.it''</ref> *{{NDR|Su ''[[Monella]]''}} Sboccata ma non disprezzabile commedia sentimental (20 per cento) erotica (80) del vecchio Satiro [[Tinto Brass]], un autentico genio nella scoperta, nel senso più ampio del termine, di giovani virgulti femminili. La signorina in questione, molto spontanea e davvero bellina, difficilmente avrà modo sui pudibondi schermi televisivi di esibire per intero il proprio talento.<ref>Da ''il Giornale'', 19 aprile 2001; citato in ''[https://www.cinematografo.it/film/monella-ofh6iwl1 Monella]'', ''cinematografo.it''.</ref> *{{NDR|Su ''[[Automata (film)|Automata]]''}} Scombinato giallo fantascientifico spagnolo [...] non si capisce niente. [[Antonio Banderas]] dal testone pelato sgrana di continuo gli occhi. Soprattutto davanti alla stagionatissima [[Melanie Griffith]]: ma quella è davvero mia moglie?<ref>Da ''il Giornale'', 26 febbraio 2015; citato in ''[https://www.cinematografo.it/film/automata-pf9yqxnp Automata]'', ''cinematografo.it''</ref> *{{NDR|Su ''[[La maschera di fango]]''}} Senza infamia e senza lode, per abusare di una frase fatta che però rende l'idea. Il western semispionistico del poliedrico [[André De Toth|André de Toth]], dove l'eroe buono subisce angherie di ogni sorta prima di alzare la cresta e far strage dei cattivi. Niente da obiettare se a impersonarlo è [[Gary Cooper]], l'unico in grado di tener testa a [[John Wayne]].<ref>Da ''il Giornale'', 30 ottobre 2002; citato in ''[https://www.cinematografo.it/film/la-maschera-di-fango-fd71vjxv La maschera di fango]'', ''cinematografo.it''.</ref> *{{NDR|Su ''[[La donna del ritratto]]''}} Splendido, indimenticabile poliziesco del tedesco [[Fritz Lang]], un bianco e nero asciutto e essenziale, esemplare per rigore stilistico e dosaggio della suspense, specie nell'imprevedibile finale. Se magistrale è l'interpretazione del rumeno [[Edward G. Robinson]], il timido docente sconvolto dalla passione, l'affascinante [[Joan Bennett]] resta tra le più belle di sempre.<ref>Da ''il Giornale'', 10 giugno 2001; citato in ''[https://www.cinematografo.it/cinedatabase/film/la-donna-del-ritratto/6711/ La donna del ritratto]'', ''cinematografo.it''</ref> *{{NDR|Su ''[[La legge del più forte]]''}} Tacciono le colt nel western umoristico di [[George Marshall (regista)|George Marshall]], quasi una parodia (la prima in assoluto) di un genere che si è preso sempre tremendamente sul serio. La giovane [[Shirley MacLaine]], adorabile commediante nata, sa stare al gioco come meglio non si potrebbe, ma pure [[Glenn Ford]] si muove con la giusta dose d'ironia. A reggere il moccolo [[Leslie Nielsen]], stella di prima grandezza (e in commedie demenziali) soltanto in vecchiaia, che per decenni è stato costretto a far la parte del cattivo.<ref>Da ''il Giornale'', 1º aprile 2003; citato in ''[https://www.cinematografo.it/film/la-legge-del-piu-forte-k39xikzf La legge del più forte]'', ''cinematografo.it''</ref> *{{NDR|Su ''[[Marie Heurtin - Dal buio alla luce|Marie Heurtin]]''}} Toccante, ma piatto dramma in costume, la storia vera di un'infelice creatura e del suo dolce angelo custode. [...] Un film coraggioso, destinato a perdere il confronto con due giganti in tema, ''[[Il ragazzo selvaggio]]'' e ''[[Anna dei miracoli]]''.<ref>Da ''il Giornale'', 3 marzo 2016; citato in ''[https://www.cinematografo.it/cinedatabase/film/marie-heurtin-dal-buio-alla-luce/59069/ Marie Heurtin - Dal buio alla luce]'', ''cinematografo.it''</ref> *{{NDR|Su ''[[I cavalieri del Nord Ovest]]''}} Un altro celebre western dedicato da [[John Ford|Ford]] alla cavalleria in giacca blu, girato, benissimo (Oscar alla fotografia), tra ''[[Il massacro di Fort Apache]]'' e ''[[Rio Bravo]]'': estenuanti cavalcate, amori di una castità irreale, un commosso e nemmeno troppo retorico omaggio all'esercito. Il quarantaduenne [[John Wayne]], invecchiato a fatica dal truccatore, è una quercia con improvvisi lampi di umanità.<ref>Da ''il Giornale'', 5 giugno 2001; citato in ''[https://www.cinematografo.it/film/i-cavalieri-del-nord-ovest-m9bg23er I cavalieri del Nord Ovest]'', ''cinematografo.it''.</ref> *{{NDR|Su ''[[Dreamland - La terra dei sogni]]''}} Una recitazione da piangere e un protagonista, l'inebetito Ivano De Cristofaro, che strappa al catastrofico [[Alberto Tomba]] (''[[Alex l'ariete]]'') il titolo di peggiore attore italiano di sempre.<ref>Da ''[https://web.archive.org/web/20110711235529/http://www.ilgiornale.it/spettacoli/un_disastro_melo_italia_e_usa/08-07-2011/articolo-id=533835-page=0-comments=1 Un disastro il melò tra Italia e Usa]'', ''ilgiornale.it'', 8 luglio 2011.</ref> ==Note== <references /> ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Bertarelli, Massimo}} [[Categoria:Critici cinematografici italiani]] [[Categoria:Giornalisti italiani]] 679cyngz3g6q5k4ypdtgbgynu8qudhr John Travolta 0 123149 1420226 1222126 2026-07-13T07:56:27Z Spinoziano 2297 /* Filmografia */ 1420226 wikitext text/x-wiki [[File:John Travolta, London, 2013 (derivate).jpg|thumb|John Travolta nel 2013]] '''John Joseph Travolta''' (1954 – vivente), attore, cantante e ballerino statunitense. ==Citazioni di John Travolta== *{{NDR|Messaggio di cordoglio a [[Olivia Newton-John]]}} Ci incontreremo di nuovo, saremo di nuovo insieme. Sono sempre stato tuo dal primo momento che ti ho vista e lo sarò per sempre. Il tuo Danny, il tuo John.<ref>Da Instagram; citato in ''[https://www.fanpage.it/spettacolo/personaggi/john-travolta-ricorda-olivia-newton-john-ci-rivedremo-ancora-saro-sempre-il-tuo-danny/ John Travolta ricorda Olivia Newton-John: «Ci rivedremo ancora, sarò sempre il tuo Danny»]'', ''fanpage.it'', 8 agosto 2022.</ref> *L'esperienza più preziosa è forse stata quella con [[Quentin Tarantino]], che era un regista quasi alle prime armi e aveva una visione chiara di ciò che voleva fare. Non sempre capiva quello che stavo facendo, ma poi montando il film ha capito che c'era un nesso logico, quindi è stato bello che lui si fidasse dei miei istinti. E quando dava dei consigli sul set erano molto validi.<ref name=MaxBorg>Dall'intervista di Max Borg, ''[https://movieplayer.it/articoli/john-travolta-intervista-roma-2019-the-fanatic_21713/ The Fanatic, John Travolta a Roma: "Un ruolo unico tra quelli che ho interpretato"]'', ''MoviePlayer.it'', 23 ottobre 2019.</ref> *Sono uno della vecchia Hollywood, mi piacciono i film dove il ruolo centrale è affidato alla storia, ai personaggi. Non sono mai stato un appassionato della Marvel Comics. Ai miei figli quei film piacciono, a me no, ma va anche detto che io alla loro età guardavo i film di [[Ingmar Bergman|Bergman]] e [[Federico Fellini|Fellini]], quindi è normale che io non sia il pubblico di riferimento.<ref name=MaxBorg /> *Trovo anche molto interessanti le nuove realtà creative legate ad Amazon e [[Netflix]], ma anche alla televisione. Mi è piaciuto tantissimo recitare nella miniserie su O.J. Simpson, perché avevamo a disposizione dieci ore per raccontare quella storia.<ref name=MaxBorg /> ==Citazioni su John Travolta== *– John, vuoi prendere Kelly come legittima sposa?<br/>– Decisamente sì, insomma sì, sì assolutamente, e da stasera con lei farò cose come toccarla, baciarla e toccarle l'affarino, aspetta no, quello no, niente. (''[[I Griffin]]'') *Meglio così, quello è matto, mi hanno detto che tutti i sabati va a ballare, s'imbrièca e poi gli viene la febbre. {{NDR|quando annunciano che Travolta non sarebbe venuto per girare il film}} (''[[Vieni avanti cretino]]'') ==Note== <references /> ==Filmografia== ===Attore=== {{div col}} *''[[Carrie - Lo sguardo di Satana]]'' (1976) *''[[La febbre del sabato sera]]'' (1977) *''[[Staying Alive]]'' (1983) *''[[Pulp Fiction]]'' (1994) *''[[Nome in codice: Broken Arrow]]'' (1996) *''[[Face/Off - Due facce di un assassino]]'' (1997) *''[[La sottile linea rossa]]'' (1998) *''[[Codice: Swordfish]]'' (2001) *''[[The Punisher (film 2004)|The Punisher]]'' (2004) *''[[Una canzone per Bobby Long]]'' (2004) *''[[Lonely Hearts]]'' (2006) *''[[Le belve (film 2012)|Le belve]]'' (2012) *''[[American Crime Story]]'' (2016) {{div col end}} ===Doppiatore=== *''[[Bolt - Un eroe a quattro zampe]]'' (2008) ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Travolta, John}} [[Categoria:Attori statunitensi]] [[Categoria:Cantanti statunitensi]] [[Categoria:Danzatori statunitensi]] 3ot1mmrs77comc6i11uzxzkxul49h7s Miriam Leone 0 126741 1420151 1366132 2026-07-12T15:06:41Z Danyele 19198 fix di stile / citazione semplificata 1420151 wikitext text/x-wiki [[File:Miriam Leone Santoni 2025.png|thumb|Miriam Leone nel 2025]] '''Miriam Leone''' (1985 – vivente), attrice e conduttrice televisiva italiana. ==Citazioni di Miriam Leone== *Ho costruito su altro, nel mio mazzo di carte quella dell’aspetto è stata l'ultima che ho giocato. Una persona si forma anche sulla scala di valori che ha: se la bellezza è al primo posto agirà di conseguenza.<ref name=bell>Citato in Silvia Fumarola ''[http://www.repubblica.it/rclub/persone/2017/06/08/news/miriam_leone_volevo_sposare_piero_angela-167595750/ Miriam Leone: "Nuda in scena, i miei ex hanno reagito peggio di mio padre"]'', ''repubblica.it'', 8 giugno 2017.</ref> *Ho studiato tanto, ero il classico topo da biblioteca. Vengo da una famiglia siciliana tradizionale, con un padre professore cresciuto prima del 68 e la mamma nata dopo il 68. Mi porto le radici antiche con un carattere ribelle. Ho fatto di testa mia, sono sempre partita col pensiero del nostos, il ritorno. Un misto perfetto dei miei genitori. Mamma era giovanissima quando sono nata, ha uno spirito libero, artistico, come me. Siamo cresciute insieme. Papà mi ha sempre messo alla prova, mi regalava i libri e io leggevo tutto, per essere all'altezza. Ma per prima cosa dovevo dimostrare qualcosa a me stessa, fin da bambina. Mi mettevo un velo in testa e facevo gli spettacoli da sola, declamando i libri. Il mio sogno era sposare [[Piero Angela]], perché sapeva tutto.<ref name=bell/> *{{NDR|Sull’[[Etna]]}} Il vulcano che vedevo ogni giorno dalla mia cameretta, con i suoi silenzi e i suoi borbottii. Una presenza costante nella vita di chi vive a Catania, scandita dai momenti di quiete e da quelli in cui il cielo si riempie di lapilli, i rivoli di magma illuminano la notte e il vento si fa cenere. <ref>Citato in Alessandro Paolini, ''[https://www.repubblica.it/moda-e-beauty/2023/06/03/news/miriam_leone_divento_imprenditrice_nel_segno_delletna-402611461/?_gl=1%2Aj25vo1%2A_ga%2AVFMwRE5wZFNsOUZTSEZhUHJJWTNYSWE0OHgya2l1d3NwTlVwUzdGUmNIUk5UMXRuTFpkbnA1dms0QzdmZWluaw..&callback=in&code=ZTMXNZU0MZQTZJI4YI0ZOGQ4LTK5N2ITYWQXYTDKMWQ3ZMUX&ref=pay_amp&state=99d9c1b2fa6949d19a313d95f06c0df7 Miriam Leone: “L'Etna mi ha fatto incontrare mio marito e ora dedico al vulcano la mia linea beauty"]'', ''repubblica.it'', 3 giugno 2023.</ref> *{{NDR|Sulla [[Sicilia]]}} Io vedo l’Isola come una pianta che mi cresce dentro. Vengo qui a innaffiare le radici per poi fiorire altrove. Ma anche non fiorire. In fondo non ci sarebbe la primavera senza l’inverno.<ref>Dall'intervista di Paolo Armelli, ''[https://www.vogue.it/news/article/miriam-leone-protagonista-serie-leoni-di-sicilia Miriam Leone, la sicilianità sotto la pelle]'', ''vogue.it'', 27 luglio 2022.</ref> *La ferita è anche la crepa da cui entra la luce.<ref>Citato in ''[http://www.ilsussidiario.net/News/Cinema-Televisione-e-Media/2016/12/18/MIRIAM-LEONE-Mi-sono-circondata-di-gente-sbagliata-oggi-18-dicembre-2016-/738365/ Miriam Leone/"Mi sono circondata di gente sbagliata"]'', ''ilsussidiario.net'', 18 dicembre 2016.</ref> *La maternità ti rasserena, ti ribalta, ti apre, ti ricuce, scioglie i nodi, ti pettina, ti riempie di amore da dare, di dubbi, di possibilità, di amore e ancora amore, di istinto (che dopo tutte quelle spinte so che posso contare anche su di me), di rispetto per una vita così pura, appena iniziata, di profumo di futuro, di latte, di fragilità, di forza straordinaria, di presente, di passato che si addomestica. Dare alla luce illumina.<ref>Citato in Antonella Rossi, ''[https://www.vanityfair.it/article/miriam-leone-sanremo-2025-matrimonio-paolo-carullo-anno-sabbatico-nascita-figlio-orlando Miriam Leone a Sanremo 2025: il matrimonio con Paolo Carullo e l'anno sabbatico dopo la nascita del figlio Orlando]'', ''vanityfair.it'', 13 febbraio 2025.</ref> *Mi porto dentro la [[Sicilia|sicilitudine]], la nostalgia. Ci sono le mie radici, la mia famiglia, gli amici. Sono nella mia odissea, nel mio viaggio, ma mi godo sempre il ritorno. Quando torno sono a casa.<ref>Citato in ''[http://www.lasicilia.it/news/sicilians/36572/miriam-la-siciliana-piu-cercata.html Miriam, la siciliana più cercata]'', ''lasicilia.it'', 20 ottobre 2016.</ref> *Per cultura e per tradizioni di famiglia, io mi porto dentro ancora certi valori. Un esempio? Il pranzo a tavola... E poi sono cresciuta con una nonna che ha portato il lutto dal 1946 fino alla sua morte avvenuta nel '97. C'è una parte di me, dei miei affetti e dei valori che ho ereditato che conservo gelosamente e un'altra di propulsione verso tutto quello che è nuovo, è futuro.<ref>Citato in ''[http://www.sorrisi.com/cinema/attori-attrici/miriam-leone-giffoni-ruoli-comodi-non-mi-piacciono/ Miriam Leone a Giffoni: «I ruoli comodi non mi piacciono»]'', ''sorrisi.com'', 19 luglio 2016.</ref> ==Citazioni su Miriam Leone== *Una giovane donna che ho seguito e che ammiro per quel tocco di raggiante eleganza che riesce a tirar fuori come poche. Un fiore raro. ([[Giulia Arena]]) ==Note== <references /> ==Filmografia== ===Film=== *''[[I soliti idioti - Il film]]'' (2011) *''[[In guerra per amore]]'' (2016) *''[[Il testimone invisibile]]'' (2018) *''[[War - La guerra desiderata]]'' (2022) ===Serie televisive=== *''[[1992 (serie televisiva)|1992]]'' (2015) *''[[I Medici]]'' (2016 - 2019) *''[[1993 (serie televisiva)|1993]]'' (2017) *''[[1994 (serie televisiva)|1994]]'' (2019) ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Leone, Miriam}} [[Categoria:Attori italiani]] [[Categoria:Conduttori televisivi italiani]] [[Categoria:Modelli italiani]] mtezdzidbkskfztmx10xzaerwgw1itu 1420154 1420151 2026-07-12T15:08:10Z Danyele 19198 /* Citazioni di Miriam Leone */ overlinking 1420154 wikitext text/x-wiki [[File:Miriam Leone Santoni 2025.png|thumb|Miriam Leone nel 2025]] '''Miriam Leone''' (1985 – vivente), attrice e conduttrice televisiva italiana. ==Citazioni di Miriam Leone== *Ho costruito su altro, nel mio mazzo di carte quella dell’aspetto è stata l'ultima che ho giocato. Una persona si forma anche sulla scala di valori che ha: se la bellezza è al primo posto agirà di conseguenza.<ref name=bell>Citato in Silvia Fumarola ''[http://www.repubblica.it/rclub/persone/2017/06/08/news/miriam_leone_volevo_sposare_piero_angela-167595750/ Miriam Leone: "Nuda in scena, i miei ex hanno reagito peggio di mio padre"]'', ''repubblica.it'', 8 giugno 2017.</ref> *Ho studiato tanto, ero il classico topo da biblioteca. Vengo da una famiglia siciliana tradizionale, con un padre professore cresciuto prima del 68 e la mamma nata dopo il 68. Mi porto le radici antiche con un carattere ribelle. Ho fatto di testa mia, sono sempre partita col pensiero del nostos, il ritorno. Un misto perfetto dei miei genitori. Mamma era giovanissima quando sono nata, ha uno spirito libero, artistico, come me. Siamo cresciute insieme. Papà mi ha sempre messo alla prova, mi regalava i libri e io leggevo tutto, per essere all'altezza. Ma per prima cosa dovevo dimostrare qualcosa a me stessa, fin da bambina. Mi mettevo un velo in testa e facevo gli spettacoli da sola, declamando i libri. Il mio sogno era sposare [[Piero Angela]], perché sapeva tutto.<ref name=bell/> *{{NDR|Sull’[[Etna]]}} Il vulcano che vedevo ogni giorno dalla mia cameretta, con i suoi silenzi e i suoi borbottii. Una presenza costante nella vita di chi vive a Catania, scandita dai momenti di quiete e da quelli in cui il cielo si riempie di lapilli, i rivoli di magma illuminano la notte e il vento si fa cenere. <ref>Citato in Alessandro Paolini, ''[https://www.repubblica.it/moda-e-beauty/2023/06/03/news/miriam_leone_divento_imprenditrice_nel_segno_delletna-402611461/?_gl=1%2Aj25vo1%2A_ga%2AVFMwRE5wZFNsOUZTSEZhUHJJWTNYSWE0OHgya2l1d3NwTlVwUzdGUmNIUk5UMXRuTFpkbnA1dms0QzdmZWluaw..&callback=in&code=ZTMXNZU0MZQTZJI4YI0ZOGQ4LTK5N2ITYWQXYTDKMWQ3ZMUX&ref=pay_amp&state=99d9c1b2fa6949d19a313d95f06c0df7 Miriam Leone: “L'Etna mi ha fatto incontrare mio marito e ora dedico al vulcano la mia linea beauty"]'', ''repubblica.it'', 3 giugno 2023.</ref> *{{NDR|Sulla [[Sicilia]]}} Io vedo l’Isola come una pianta che mi cresce dentro. Vengo qui a innaffiare le radici per poi fiorire altrove. Ma anche non fiorire. In fondo non ci sarebbe la primavera senza l’inverno.<ref>Dall'intervista di Paolo Armelli, ''[https://www.vogue.it/news/article/miriam-leone-protagonista-serie-leoni-di-sicilia Miriam Leone, la sicilianità sotto la pelle]'', ''vogue.it'', 27 luglio 2022.</ref> *La ferita è anche la crepa da cui entra la luce.<ref>Citato in ''[http://www.ilsussidiario.net/News/Cinema-Televisione-e-Media/2016/12/18/MIRIAM-LEONE-Mi-sono-circondata-di-gente-sbagliata-oggi-18-dicembre-2016-/738365/ Miriam Leone/"Mi sono circondata di gente sbagliata"]'', ''ilsussidiario.net'', 18 dicembre 2016.</ref> *La maternità ti rasserena, ti ribalta, ti apre, ti ricuce, scioglie i nodi, ti pettina, ti riempie di amore da dare, di dubbi, di possibilità, di amore e ancora amore, di istinto (che dopo tutte quelle spinte so che posso contare anche su di me), di rispetto per una vita così pura, appena iniziata, di profumo di futuro, di latte, di fragilità, di forza straordinaria, di presente, di passato che si addomestica. Dare alla luce illumina.<ref>Citato in Antonella Rossi, ''[https://www.vanityfair.it/article/miriam-leone-sanremo-2025-matrimonio-paolo-carullo-anno-sabbatico-nascita-figlio-orlando Miriam Leone a Sanremo 2025: il matrimonio con Paolo Carullo e l'anno sabbatico dopo la nascita del figlio Orlando]'', ''vanityfair.it'', 13 febbraio 2025.</ref> *Mi porto dentro la sicilitudine, la nostalgia. Ci sono le mie radici, la mia famiglia, gli amici. Sono nella mia odissea, nel mio viaggio, ma mi godo sempre il ritorno. Quando torno sono a casa.<ref>Citato in ''[http://www.lasicilia.it/news/sicilians/36572/miriam-la-siciliana-piu-cercata.html Miriam, la siciliana più cercata]'', ''lasicilia.it'', 20 ottobre 2016.</ref> *Per cultura e per tradizioni di famiglia, io mi porto dentro ancora certi valori. Un esempio? Il pranzo a tavola... E poi sono cresciuta con una nonna che ha portato il lutto dal 1946 fino alla sua morte avvenuta nel '97. C'è una parte di me, dei miei affetti e dei valori che ho ereditato che conservo gelosamente e un'altra di propulsione verso tutto quello che è nuovo, è futuro.<ref>Citato in ''[http://www.sorrisi.com/cinema/attori-attrici/miriam-leone-giffoni-ruoli-comodi-non-mi-piacciono/ Miriam Leone a Giffoni: «I ruoli comodi non mi piacciono»]'', ''sorrisi.com'', 19 luglio 2016.</ref> ==Citazioni su Miriam Leone== *Una giovane donna che ho seguito e che ammiro per quel tocco di raggiante eleganza che riesce a tirar fuori come poche. Un fiore raro. ([[Giulia Arena]]) ==Note== <references /> ==Filmografia== ===Film=== *''[[I soliti idioti - Il film]]'' (2011) *''[[In guerra per amore]]'' (2016) *''[[Il testimone invisibile]]'' (2018) *''[[War - La guerra desiderata]]'' (2022) ===Serie televisive=== *''[[1992 (serie televisiva)|1992]]'' (2015) *''[[I Medici]]'' (2016 - 2019) *''[[1993 (serie televisiva)|1993]]'' (2017) *''[[1994 (serie televisiva)|1994]]'' (2019) ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Leone, Miriam}} [[Categoria:Attori italiani]] [[Categoria:Conduttori televisivi italiani]] [[Categoria:Modelli italiani]] k96jfev105kqvd9wvdjpylwbc5zmhq9 Robert S. Ellwood 0 131675 1420124 840205 2026-07-12T13:08:06Z Udiki 86035 Sistemo 1420124 wikitext text/x-wiki '''Robert S. Ellwood''' (1933 – 2025), storico delle religioni statunitense. *Chi considera la fascinazione di [[Mircea Eliade|Eliade]] per il primordiale un segno delle sue visioni politiche reazionarie non capisce l'Eliade maturo e il suo radicalismo. [...] Ma la tradizione non era per lui un obbligo, come per [[Edmund Burke]], o una sacra verità da tenere in vita di generazione in generazione, perché Eliade era pienamente consapevole che le tradizioni, come gli uomini e le nazioni, vivono solo attraverso il cambiamento e persino l'occultamento. La questione non è tentare infruttuosamente di tenerle immutate, ma scoprire dove si nascondono. :''Those who see Eliade's fascination with the primordial as merely reactionary in the ordinary political or religious sense of the word do not understand the mature Eliade in a sufficiently radical way. [...] But tradition was not for him exactly Burkean "prescription" or sacred trust to be kept alive generation after generation, for Eliade was fully aware that tradition, like men and nations, lives only by changing and even occultation. The tack is not to try fruitlessly to keep it unchanging, but to discover where it is hiding.''<ref>{{en}} Da ''The Politics of Myth: A Study of C. G. Jung, Mircea Eliade, and Joseph Campbell'', State University of New York Press, Albany, 1999. p. 119.</ref> ==Note== <references /> ==Altri progetti== {{interprogetto|w|w_site=en}} {{s}} {{DEFAULTSORT:Ellwood, Robert}} [[Categoria:Storici delle religioni statunitensi]] dnvyp8jhjt4r2uawwpbn438y5igouje Acne 0 133402 1420244 1047374 2026-07-13T08:36:59Z Spinoziano 2297 + voce correl. 1420244 wikitext text/x-wiki {{voce tematica}} [[File:Acne vulgaris on a very oily skin.jpg|thumb|Acne sul viso]] Citazioni sull''''acne''' e sui '''brufoli'''. *Io non so cosa voglio fare dopo la scuola, ma capisco quando sta per spuntarmi un brufolo quindi forse farò l'[[estetista]]. (''[[Sex Education]]'') *L'acne giovanile si cura con la vecchiaia. (''[[Gambe d'oro]]'') *Qui, nella modernissima raffineria di Firebanks, stiamo estraendo ogni giorno più di 2,5 milioni di litri di olio greggio dai brufoli giovanili. (''[[Ridere per ridere]]'') ==Voci correlate== *[[Foruncolo]] ==Altri progetti== {{interprogetto|wikt|preposizione=sull'|w_preposizione=riguardante l'}} [[Categoria:Malattie dell'apparato tegumentario]] n2w6ix3ahwbdp4nnyq3zsilgxrxd3j5 Emanuela Rossi 0 140183 1420228 1419574 2026-07-13T08:03:42Z Spinoziano 2297 /* Film */ 1420228 wikitext text/x-wiki '''Emanuela Rossi''' (1959 – vivente), doppiatrice e attrice italiana. ==Citazioni di Emanuela Rossi== *A volte capita di ritrovare la nostra vita nelle frasi pronunciate in un doppiaggio. A volte mi succede di fare mie le parole di un personaggio che sto doppiando. È come un entrare e uscire continuamente dalle parti. Spesso gli amici mi chiedono: "Ma sei tu, o stai recitando?". Il fatto è che fare questa professione significa assorbire emozioni e sentimenti, e anche doppiando ti rimane qualcosa dell'interpretazione.<ref name="Sgambelluri">Da Daniela Sgambelluri, ''[https://web.archive.org/web/20090623055929/http://guide.supereva.it/doppiaggio_e_doppiatori/interventi/2006/08/264940.shtml Intervista esclusiva ad Emanuela Rossi]'', ''supereva.it''</ref> *{{NDR|"Come ti ha conquistata [[Francesco Pannofino]]?"}} Con la voce. Non l'ho guardato e mi sono detta: ”Ma chi c'è, [[George Clooney]]?" Poi ho visto che era Francesco. I nostri appuntamenti erano sempre al buio, della sala doppiaggio. Perché noi ci siamo conosciuti proprio in sala doppiaggio.<ref>Dall'intervista di Gianfranco Gramola, ''[http://www.intervisteromane.net/interviste%20pronte%203/emanuela_rossi.htm Emanuela Rossi]'', ''intervisteromane.net'', 23 aprile 2012.</ref> *{{NDR|Parla di [[Renzo Montagnani]]}} Ero molto piccola quando lo conobbi, lui era già grande però senza ombra di dubbio posso affermare che doppiò egregiamente il personaggio di Romeo,<ref>Il protagonista de ''[[Gli Aristogatti]]''.</ref> considerando che lui non era neanche di Roma, bensì toscano, quindi a parer mio svolse un lavoro che solo un grande attore come lui sarebbe stato in grado di fare.<ref name=mondo>Da Alessandro Germani, Simone Poletto e Riccardo Sorrentino (a cura di), ''[https://www.antoniogenna.net/doppiaggio/interviste/erossi.htm Intervista ad Emanuela Rossi]'', ''antoniogenna.net'', novembre 2005.</ref> *Il doppiaggio è un mestiere nell'ombra, ma mi rendo conto che suscita molta curiosità e affetto e questo per me è una grande gioia.<ref name="Sgambelluri"/> *{{NDR|Parla di [[Romano Malaspina]]}} Quando lavoravamo a queste serie<ref>''UFO Robot Goldrake'' e ''[[Jeeg robot d'acciaio]]''.</ref> lui si metteva distante dal leggio, dove per l'enfasi che ci metteva sembrava che davvero dal braccio gli uscissero delle lame!<ref name=mondo /> {{Int|''[https://www.eccellenzeitaliane.eu/emanuela-rossi/ Emanuela Rossi]''|''eccellenzeitaliane.eu''.}} *Chi ha il sacro fuoco e vuole approcciarsi a questo lavoro deve mettersi in testa che occorre studiare... Un lavoro molto duro, se vuoi farlo bene; e anche se lo fai meno bene, con meno attitudine e qualità, richiede comunque un approccio serio. *Ho avuto la fortuna di cominciare da bambina, di entrare in questo mondo quando il [[doppiaggio]] era a un altro livello professionale, in un'epoca in cui potevi conoscere professionisti straordinari, molti dei quali provenienti dal teatro; e ho imparato il mestiere da "voci famose", che hanno conferito onore e prestigio a questo lavoro. *Il mio lavoro mi ha sempre molto appassionata, anche quand'ero molto giovane. Uscivo da scuola, entravo dentro casa e chiedevo a mia madre: "Mi hanno chiamato? Oggi devo andare a lavorare?". Da un certo punto di vista è stata un po' una fortuna, perché per me era come un gioco: non ho mai sentito il peso del lavoro; oggi, ripensandoci, so che tutto questo, in qualche modo, ha un po' deviato quello che poteva essere il corso naturale della mia infanzia e dell'adolescenza. ==Note== <references /> ==Filmografia== ===Attrice=== *''[[7 km da Gerusalemme]]'' (2007) ===Doppiatrice=== ====Film==== {{div col|strette}} *''[[Torna a casa, Lassie!]]'' (1943) *''[[I racconti dello zio Tom]]'' (1946) *''[[La morte cavalca a Rio Bravo]]'' (1961) *''[[Il Vangelo secondo Matteo]]'' (1964) *''[[Godzilla - Furia di mostri]]'' (1971) *''[[Pomi d'ottone e manici di scopa]]'' (1971) *''[[Robin Hood (film 1973)|Robin Hood]]'' (1973) *''[[Il fantasma del palcoscenico]]'' (1974) *''[[L'inferno di cristallo]]'' (1974) *''[[Non aprite quella porta (film 1974)|Non aprite quella porta]]'' (1974) *''[[Picnic ad Hanging Rock]]'' (1975) *''[[Profondo rosso (film 1975)|Profondo rosso]]'' (1975) *''[[Carrie - Lo sguardo di Satana]]'' (1976) *''[[Casotto (film)|Casotto]]'' (1977) *''[[Maladolescenza]]'' (1977) *''[[Nenè (film)|Nenè]]'' (1977) *''[[Suspiria]]'' (1977) *''[[Avere vent'anni]]'' (1978) *''[[Halloween, la notte delle streghe]]'' (1978) *''[[All That Jazz - Lo spettacolo continua]]'' (1979) *''[[Cannibal Holocaust]]'' (1979) *''[[Poliziotto superpiù]]'' (1980) *''[[Excalibur]]'' (1981) *''[[Solo per i tuoi occhi (film)|Solo per i tuoi occhi]]'' (1981) *''[[Un lupo mannaro americano a Londra]]'' (1981) *''[[Blade Runner]]'' (1982) *''[[Tootsie]]'' (1982) *''[[Condannato a morte per mancanza di indizi]]'' (1983) *''[[Il grande freddo]]'' (1983) *''[[Mai dire mai (film)|Mai dire mai]]'' (1983) *''[[Re per una notte]]'' (1983) *''[[Scarface]]'' (1983) *''[[Blood Simple - Sangue facile]]'' (1984) *''[[C'era una volta in America]]'' (1984) *''[[Interno berlinese]]'' (1985) *''[[Ritorno al futuro]]'' (1985) *''[[Brivido (film 1986)|Brivido]]'' (1986) *''[[Dèmoni 2... 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(miniserie televisiva)|Quo vadis?]]'' (1985) *''[[Sansone e Dalila (miniserie televisiva)|Sansone e Dalila]]'' (1996) *''[[Davide (miniserie televisiva)|Davide]]'' (1997) *''[[Salomone (miniserie televisiva)|Salomone]]'' (1997) *''[[Jesus (miniserie televisiva)|Jesus]]'' (1999) *''[[I Soprano]]'' (1999 – 2007) *''[[Una mamma per amica]]'' (2000 – 2007; 2016) *''[[Alias (serie televisiva)|Alias]]'' (2001 – 2006) *''[[Paso adelante]]'' (2002 – 2005) *''[[Madre Teresa (miniserie televisiva)|Madre Teresa]]'' (2003) *''[[Elisa di Rivombrosa]]'' (2003 – 2005) *''[[NCIS - Unità anticrimine]]'' (2003 – in produzione) *''[[Desperate Housewives]]'' (2004 – 2012) *''[[The L Word]]'' (2004 – 2009) *''[[Luther (serie televisiva)|Luther]]'' (2010 - 2019) *''[[Il Trono di Spade]]'' (2011 – 2019) *''[[Jessica Jones (serie televisiva)|Jessica Jones]]'' (2015 – 2019) *''[[Supergirl (serie televisiva)|Supergirl]]'' (2015 – 2021) *''[[L'onore e il rispetto]]'' (2015 - 2017) *''[[I Medici]]'' (2016 - 2019) {{div col end}} ==Voci correlate== *[[Fabio Boccanera]], cugino *[[Laura Boccanera]], cugina *[[Emanuela D'Amico]], cugina *[[Francesco Pannofino]], marito *[[Massimo Rossi (doppiatore)|Massimo Rossi]], fratello *[[Riccardo Rossi (doppiatore)|Riccardo Rossi]], fratello ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Rossi, Emanuela}} [[Categoria:Attori italiani]] [[Categoria:Doppiatori italiani]] 36qav6l20ylz6osxa9x1xzmt0rjajcv Juan Marsé 0 140543 1420118 1185910 2026-07-12T12:58:37Z Udiki 86035 Deceduto 1420118 wikitext text/x-wiki [[File:Juan Marse 1.jpg|miniatura|Juan Marsé]] '''Juan Marsé Carbó''' (1933 – 2020), scrittore spagnolo. ==Citazioni di Juan Marsé== *{{NDR|Sul referendum indipendentista della Catalogna del 1° ottobre 2017}} Io avrei lasciato votare senza intervenire, però le violenze della polizia sono state gonfiate dalla propaganda. Pestaggi alla maniera franchista? Non scherziamo. A Parigi, durante le manifestazioni per un'altra indipendenza, quella algerina, io le ho viste le vere cariche dei poliziotti.<ref name=":0">Citato in Marco Cicala, ''[https://rep.repubblica.it/pwa/venerdi/2017/12/14/news/la_mia_barcellona_terrona_e_diventata_una_borghese_fuori_di_testa-184109086/ Lo scrittore Juan Marsé: "La mia Barcellona terrona è diventata una borghese fuori di testa"]'', ''Rep.repubblica.it'', 15 dicembre 2017.</ref> *Una volta da ragazzino andai a vedere ''Il segno di Zorro''... Sa, il film con [[Tyrone Power]], regia di [[Rouben Mamoulian]]. [...] A un certo punto il cattivo, che era interpretato da [[Basil Rathbone]], viene presentato come "un ex maestro di scherma a [[Barcellona]]". Sentendo la parola "Barcellona" noi mocciosi ci rizzammo tutti sulle poltrone con un brivido. Ci davamo di gomito: ha detto "Barcellona"? Davvero l'ha detto? Non potevamo crederci. Fino a quel momento eravamo convinti di non esistere.<ref name=":0" /> *Vivevano ancora nel mito del grande sciopero generale che avrebbe rovesciato la dittatura. Però a tredici anni io ero andato a lavorare nel laboratorio di un orefice dove c'erano altri trenta operai e sapevo quali erano le loro vere aspirazioni. Non sognavano la rivoluzione, ma di comprarsi un soprabito, un orologio, una Seicento...<ref name=":0" /> ==[[Incipit]] de ''L'amante bilingue''== Una sera piovosa del mese di novembre del 1975, tornando a casa all'improvviso, trovai mia moglie a letto con un altro.<ref>Citato in Giacomo Papi, Federica Presutto, Riccardo Renzi, Antonio Stella, ''Incipit'', Skira, 2018. ISBN 9788857238937</ref> ==Note== <references /> ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Marsé Juan}} [[Categoria:Scrittori spagnoli]] s4s5bt4l7boispwqns6k6ophxk0o5gk Giovanni Lanza 0 140676 1420137 1328447 2026-07-12T14:02:12Z Gaux 18878 /* Citazioni su Giovanni Lanza */ Leone Carpi 1420137 wikitext text/x-wiki [[File:Giovanni Lanza 1859.jpg|thumb|Giovanni Lanza nel 1859]] '''Giovanni Lanza''' (1810 – 1882), politico italiano. ==Citazioni di Giovanni Lanza== {{cronologico}} *{{NDR|Il 9 gennaio 1850, intervenendo nella discussione al Parlamento Subalpino sul trattato di pace con l'Austria, al termine della prima guerra d'indipendenza}} L'onore di una nazione non si sacrifica ad una semplice e nuda asserzione. Dunque, che cosa ci rimane ora a fare? Ci rimane di piegare il capo, non solamente sotto il peso di un trattato così gravoso per gl'interessi politici e materiali che lede, ma anche piegarlo sotto un trattato che disonora la nazione. Per me, o signori, lo dico sinceramente: in questo momento non mi sento la forza di votare questo trattato senza le guarentigie volute; e deporrò il voto nero nell'urna.<ref>Citato in [[Licurgo Cappelletti]], ''Storia di Vittorio Emanuele II e del suo Regno'', Voghera Enrico tipografo, Roma, 1892, [https://archive.org/details/bub_gb_SDiu08XJqSYC/page/n108/mode/1up vol. I, cap. IV, p. 94].</ref> *{{NDR|Sulla scelta di nomina a presidente della Camera}} Dopo matura riflessione io non potrei scorgerla se non nel fatto di essere io stato parte di quel Ministero la cui politica seppe sottrarre il Piemonte dall'isolamento pericoloso in cui languiva, collegandosi colla Francia e coll'Inghilterra nella guerra di Crimea, e dopo questo segnalato servigio reso all'Europa civile, preparare nel Congresso di Parigi la terza riscossa coll'aiuto delle armi francesi, la quale doveva poi rendere gran parte d'Italia signora de'suoi destini, costituire nella penisola un grande regno indipendente e forte sì, che valga a respingere le aggressioni straniere, a compiere l'opera del nostro riscatto, a fare d'Italia una nazione libera e degna di riprendere il seggio che le appartiene fra le grandi potenze d'Europa. Benché lieve sia stato il mio concorso alla riuscita di questo grandioso disegno, che devesi alla specchiata lealtà e all'eroico valore del nostro [[Vittorio Emanuele II di Savoia|Re]], secondato dalla rara sagacia dell'illustre [[Camillo Benso, conte di Cavour|uomo di Stato]] che tuttora presiede il Gabinetto, e dal valente [[Alfonso La Marmora|generale]] che, dopo avere riordinato l'esercito, guidollo alla vittoria sui campi della Crimea e l'apprestò alla terza guerra italiana. [...] {{NDR|sull'Unità d'[[Italia]] e la scelta dei granducati di allearsi al Regno di Sardegna}} Fu tutto un popolo, dall'artigiano allo statista, dal popolano al patrizio, penetrato di questo vero: che solo dalla unione di tutti in una sola famiglia può scaturire la forza e la potenza nostra; essere assicurata la indipendenza e la libertà; redente dalla oppressione quelle provincie consorelle che ancora vi gemono; fondata sopra base incrollabile la nazionalità della patria italiana.<ref>Dal Discorso di insediamento alla Presidenza della Camera del Regno di Sardegna, VII legislatura, 12 aprile 1860; disponibile su ''[http://storia.camera.it/presidenti/lanza-giovanni/vii-legislatura-del-regno-sardegna/discorso:0#nav Camera.it]''.</ref> *Ci sia sempre presente alla mente che solo colla concordia o colla sagacia abbiamo potuto superare immense difficoltà, e raggiungere infine la sospirata indipendenza della diletta nostra patria; non dimentichiamo che per causa d'intestini dissidi molte nazionalità perirorono, e divennero schiave di stranieri potentati.<ref>Dal Discorso di insediamento alla Presidenza della Camera del Regno d'Italia, X legislatura, 9 dicembre 1867; disponibile su ''[http://storia.camera.it/presidenti/lanza-giovanni/x-legislatura-del-regno-d-italia/discorso:0#nav Camera.it]''.</ref> *{{NDR|Dal suo testamento}} Tutti gli atti degli uomini chiamati al governo devono essere improntati alla più scrupolosa moralità. Non distinguo tra moralità pubblica e privata, distinzione ipocrita e falsa. L'esempio cade dall'alto. Col suo esempio il governo può educare o corrompere i popoli.<ref>Citato in Alberto M. Ghisalberti, ''Italia dal 1870 al 1915 (Fatti e figure)'', collana Classe unica n. 20, Edizioni Radio Italiana, Torino, 1954?, cap. 2, pp. 15-16.</ref> ==Citazioni su Giovanni Lanza== *Alieno da qualsiasi forma di municipalismo, egli aveva compreso la missione egemonica del Piemonte, che altri chiamò la politica del carciofo, ma racchiudeva l'alto e grandioso concetto della comune Patria Italiana.<br>Fu deputato diligente, assiduo, zelante; senz'essere un oratore eloquente, fu parlatore franco, chiaro, assennato, efficace; ''debatter'' alla maniera inglese, di cui [[Camillo Benso, conte di Cavour|Cavour]] fu il capo-scuola nel Parlamento subalpino, e che è all'altro polo dell'eloquenza tribunizia e talvolta ciceroniana di [[Angelo Brofferio]], e della magniloquenza di [[Terenzio Mamiani]]. ([[Leone Carpi]]) *Figlio di un fabbro e medico di professione, Lanza incarnava, nella Destra piemontese tradizionalmente formata da nobili, militari e grandi borghesi, un tipo umano del tutto insolito: il nuovo piccolo ceto medio, spartano e puritano, formatosi nelle scuole serali e nell'Università popolare. ([[Indro Montanelli]]) *Il Lanza, [...], si avvicinava di molto alle idee del [[Quintino Sella|Sella]], così per la questione romana, che per la guerra franco-tedesca. La natura lo aveva dotato di un senso pratico molto giusto che la lunga consuetudine dei pubblici negozi aveva affinato, e che gli valse quella influenza politica che altri acquistarono in grazia di qualità più appariscenti. Egli giudicava rettamente delle vere disposizioni dell'opinione pubblica e delle condizioni morali ed economiche del paese, e ciò lo rendeva decisamente avverso ad una politica di avventure. ([[Alessandro Guiccioli]]) *Lanza, ministro dell'istruzione pubblica, è uomo d'animo; dotato di vigore e di fermezza, più che d'accorgimento, si tien forte al proposito, e vince d'ostinazione. Forse gli han dato un portafoglio non di sua vocazione, ma è uomo sincero, coscienzioso, solerte, fermo al dover suo, attento al disimpegno de' doveri altrui. Se non come Ministro, varrà sempre tesori come primo {{sic|uffiziale}}. ([[Antonio Gallenga]]) ===[[Alberto Maria Ghisalberti]]=== *Carattere indipendente, sinceramente devoto al re e al suo grande ministro<ref>Vittorio Emanuele II e Cavour.</ref>, non esitava a dir loro in faccia schiettamente il proprio parere. «Rustico» lo definiva il primo, cui, qualche volta, non andava tanto a genio il fare asciutto e casalingo del Lanza; ma gli voleva bene ugualmente. *Non aveva altro desiderio, se non quello di trascorrere in pace l'ultimo tempo della vita. In pace e assai modestamente, perché anche per lui si poteva dire, come per altri uomini di quella grande generazione di costruttori disinteressati, «il potere in Italia non ha arricchito nessuno». L'uomo politico che pagava il biglietto ferroviario ogni volta che viaggiava per proprio interesse, non aveva mai trovato il denaro necessario per condurre sua moglie a Roma. *Uscito dal governo nel '73<ref>Il 10 luglio 1873 era caduto il governo presieduto da Lanza.</ref>, dirà, caduta la Destra, di sentirsi ormai «una moneta fuori corso». Come la maggior parte degli uomini della Destra stessa, era incapace di rendersi conto del mutamento degli ideali e delle nuove esigenze dei tempi. ==Note== <references /> ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Lanza, Giovanni}} [[Categoria:Politici italiani]] r402d70qgq2bysvmh2avnmbw24p8j5l 1420141 1420137 2026-07-12T14:09:40Z Gaux 18878 /* Citazioni su Giovanni Lanza */ altra di Carpi 1420141 wikitext text/x-wiki [[File:Giovanni Lanza 1859.jpg|thumb|Giovanni Lanza nel 1859]] '''Giovanni Lanza''' (1810 – 1882), politico italiano. ==Citazioni di Giovanni Lanza== {{cronologico}} *{{NDR|Il 9 gennaio 1850, intervenendo nella discussione al Parlamento Subalpino sul trattato di pace con l'Austria, al termine della prima guerra d'indipendenza}} L'onore di una nazione non si sacrifica ad una semplice e nuda asserzione. Dunque, che cosa ci rimane ora a fare? Ci rimane di piegare il capo, non solamente sotto il peso di un trattato così gravoso per gl'interessi politici e materiali che lede, ma anche piegarlo sotto un trattato che disonora la nazione. Per me, o signori, lo dico sinceramente: in questo momento non mi sento la forza di votare questo trattato senza le guarentigie volute; e deporrò il voto nero nell'urna.<ref>Citato in [[Licurgo Cappelletti]], ''Storia di Vittorio Emanuele II e del suo Regno'', Voghera Enrico tipografo, Roma, 1892, [https://archive.org/details/bub_gb_SDiu08XJqSYC/page/n108/mode/1up vol. I, cap. IV, p. 94].</ref> *{{NDR|Sulla scelta di nomina a presidente della Camera}} Dopo matura riflessione io non potrei scorgerla se non nel fatto di essere io stato parte di quel Ministero la cui politica seppe sottrarre il Piemonte dall'isolamento pericoloso in cui languiva, collegandosi colla Francia e coll'Inghilterra nella guerra di Crimea, e dopo questo segnalato servigio reso all'Europa civile, preparare nel Congresso di Parigi la terza riscossa coll'aiuto delle armi francesi, la quale doveva poi rendere gran parte d'Italia signora de'suoi destini, costituire nella penisola un grande regno indipendente e forte sì, che valga a respingere le aggressioni straniere, a compiere l'opera del nostro riscatto, a fare d'Italia una nazione libera e degna di riprendere il seggio che le appartiene fra le grandi potenze d'Europa. Benché lieve sia stato il mio concorso alla riuscita di questo grandioso disegno, che devesi alla specchiata lealtà e all'eroico valore del nostro [[Vittorio Emanuele II di Savoia|Re]], secondato dalla rara sagacia dell'illustre [[Camillo Benso, conte di Cavour|uomo di Stato]] che tuttora presiede il Gabinetto, e dal valente [[Alfonso La Marmora|generale]] che, dopo avere riordinato l'esercito, guidollo alla vittoria sui campi della Crimea e l'apprestò alla terza guerra italiana. [...] {{NDR|sull'Unità d'[[Italia]] e la scelta dei granducati di allearsi al Regno di Sardegna}} Fu tutto un popolo, dall'artigiano allo statista, dal popolano al patrizio, penetrato di questo vero: che solo dalla unione di tutti in una sola famiglia può scaturire la forza e la potenza nostra; essere assicurata la indipendenza e la libertà; redente dalla oppressione quelle provincie consorelle che ancora vi gemono; fondata sopra base incrollabile la nazionalità della patria italiana.<ref>Dal Discorso di insediamento alla Presidenza della Camera del Regno di Sardegna, VII legislatura, 12 aprile 1860; disponibile su ''[http://storia.camera.it/presidenti/lanza-giovanni/vii-legislatura-del-regno-sardegna/discorso:0#nav Camera.it]''.</ref> *Ci sia sempre presente alla mente che solo colla concordia o colla sagacia abbiamo potuto superare immense difficoltà, e raggiungere infine la sospirata indipendenza della diletta nostra patria; non dimentichiamo che per causa d'intestini dissidi molte nazionalità perirorono, e divennero schiave di stranieri potentati.<ref>Dal Discorso di insediamento alla Presidenza della Camera del Regno d'Italia, X legislatura, 9 dicembre 1867; disponibile su ''[http://storia.camera.it/presidenti/lanza-giovanni/x-legislatura-del-regno-d-italia/discorso:0#nav Camera.it]''.</ref> *{{NDR|Dal suo testamento}} Tutti gli atti degli uomini chiamati al governo devono essere improntati alla più scrupolosa moralità. Non distinguo tra moralità pubblica e privata, distinzione ipocrita e falsa. L'esempio cade dall'alto. Col suo esempio il governo può educare o corrompere i popoli.<ref>Citato in Alberto M. Ghisalberti, ''Italia dal 1870 al 1915 (Fatti e figure)'', collana Classe unica n. 20, Edizioni Radio Italiana, Torino, 1954?, cap. 2, pp. 15-16.</ref> ==Citazioni su Giovanni Lanza== *Alieno da qualsiasi forma di municipalismo, egli aveva compreso la missione egemonica del Piemonte, che altri chiamò la politica del carciofo, ma racchiudeva l'alto e grandioso concetto della comune Patria Italiana.<br>Fu deputato diligente, assiduo, zelante; senz'essere un oratore eloquente, fu parlatore franco, chiaro, assennato, efficace; ''debatter'' alla maniera inglese, di cui [[Camillo Benso, conte di Cavour|Cavour]] fu il capo-scuola nel Parlamento subalpino, e che è all'altro polo dell'eloquenza tribunizia e talvolta ciceroniana di [[Angelo Brofferio]], e della magniloquenza di [[Terenzio Mamiani]]. ([[Leone Carpi]]) *Figlio di un fabbro e medico di professione, Lanza incarnava, nella Destra piemontese tradizionalmente formata da nobili, militari e grandi borghesi, un tipo umano del tutto insolito: il nuovo piccolo ceto medio, spartano e puritano, formatosi nelle scuole serali e nell'Università popolare. ([[Indro Montanelli]]) *Il Lanza, [...], si avvicinava di molto alle idee del [[Quintino Sella|Sella]], così per la questione romana, che per la guerra franco-tedesca. La natura lo aveva dotato di un senso pratico molto giusto che la lunga consuetudine dei pubblici negozi aveva affinato, e che gli valse quella influenza politica che altri acquistarono in grazia di qualità più appariscenti. Egli giudicava rettamente delle vere disposizioni dell'opinione pubblica e delle condizioni morali ed economiche del paese, e ciò lo rendeva decisamente avverso ad una politica di avventure. ([[Alessandro Guiccioli]]) *In Lanza la parola nuda e disadorna rispecchiava l'onestà limpida e la convinzione sincera in una coscienza penetrata, che non cerca le grazie femminee, né fiori né fronde nei giardini d'Arcadia, ma stringe fatti maschi e ragioni sode.<br>In lui si poteva dire che il ''vir probus'' vinceva il ''dicendi peritus'', sebbene quello non basti talvolta a farsi ascoltare con deferenza da Camere nervose, giovanili, impressionabili, {{sic|imaginose}}, distratte. ([[Leone Carpi]]) *Lanza, ministro dell'istruzione pubblica, è uomo d'animo; dotato di vigore e di fermezza, più che d'accorgimento, si tien forte al proposito, e vince d'ostinazione. Forse gli han dato un portafoglio non di sua vocazione, ma è uomo sincero, coscienzioso, solerte, fermo al dover suo, attento al disimpegno de' doveri altrui. Se non come Ministro, varrà sempre tesori come primo {{sic|uffiziale}}. ([[Antonio Gallenga]]) ===[[Alberto Maria Ghisalberti]]=== *Carattere indipendente, sinceramente devoto al re e al suo grande ministro<ref>Vittorio Emanuele II e Cavour.</ref>, non esitava a dir loro in faccia schiettamente il proprio parere. «Rustico» lo definiva il primo, cui, qualche volta, non andava tanto a genio il fare asciutto e casalingo del Lanza; ma gli voleva bene ugualmente. *Non aveva altro desiderio, se non quello di trascorrere in pace l'ultimo tempo della vita. In pace e assai modestamente, perché anche per lui si poteva dire, come per altri uomini di quella grande generazione di costruttori disinteressati, «il potere in Italia non ha arricchito nessuno». L'uomo politico che pagava il biglietto ferroviario ogni volta che viaggiava per proprio interesse, non aveva mai trovato il denaro necessario per condurre sua moglie a Roma. *Uscito dal governo nel '73<ref>Il 10 luglio 1873 era caduto il governo presieduto da Lanza.</ref>, dirà, caduta la Destra, di sentirsi ormai «una moneta fuori corso». Come la maggior parte degli uomini della Destra stessa, era incapace di rendersi conto del mutamento degli ideali e delle nuove esigenze dei tempi. ==Note== <references /> ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Lanza, Giovanni}} [[Categoria:Politici italiani]] cg5d11j5f4uiv7eug898seguhq405gn Franco Angioni 0 147696 1420114 937463 2026-07-12T12:50:19Z Udiki 86035 Deceduto 1420114 wikitext text/x-wiki [[File:Franco Angioni deputato.jpg|thumb|Franco Angioni]] '''Franco Angioni''' (1933 – 2025), militare e politico italiano. {{Int|Da ''[https://www.huffingtonpost.it/2017/08/24/dopo-16-anni-di-errori-dallafghanistan-dobbiamo-solo-andare-via-intervista-al-generale-franco-angioni_a_23158658/ "Dopo 16 anni di errori, dall'Afghanistan dobbiamo solo andare via". Intervista al generale Franco Angioni]''|Intervista di Umberto De Giovannangeli, ''Huffingtonpost.it'', 24 agosto 2017.}} *Quando si commette un grave [[errore]], gli errori successivi sono come le onde sussultorie di un terremoto seguito all'onda principale. *L'errore maggiore è conseguente all'[[Attentati dell'11 settembre 2001|attacco alle Torri Gemelle]], quando [[George W. Bush|Bush]], avendo individuato le cause e i colpevoli di quell'attacco, non aveva alcuna necessità di reagire in maniera massiccia, bombardando a tappeto quattro città dell'Afghanistan e uccidendo molti afghani, inconsapevoli del perché di tale tragedia. *L'attuale presidente degli Stati Uniti nella sua campagna elettorale tumultuosa aveva promesso di mettere la parola fine all'avventura afghana. L'opinione pubblica americana era preoccupata non tanto dal fine ma dal "come". Invece, delusione cocente, siamo costretti a constatare che queste promesse elettorali sono state tradite. [[Donald Trump|Trump]] anche in questo è deludente. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Angioni, Franco}} [[Categoria:Militari italiani]] [[Categoria:Politici italiani]] h2s2gcgg2lmpk0ay95wrd64q1514kj0 Template:Lingue/Dati 10 148341 1420172 1420083 2026-07-12T21:58:17Z ItwikiBot 66727 Bot: aggiornamento dati 1420172 wikitext text/x-wiki {{#switch:{{{1}}} |lingua1 = en |voci1 = 66482 |lingua2 = it |voci2 = 55535 |lingua3 = pl |voci3 = 31794 |lingua4 = ru |voci4 = 17986 |lingua5 = cs |voci5 = 15754 |lingua6 = et |voci6 = 13697 |lingua7 = uk |voci7 = 12331 |lingua8 = pt |voci8 = 12067 }} lp6e7vnc5pudvguzuo7krekb7w6p3rq Thomas Malory 0 163203 1420207 1420096 2026-07-13T06:44:42Z Skekzilla 17056 /* Libro III */ 1420207 wikitext text/x-wiki Sir '''Thomas Malory''', o '''Maillorie''', '''Mallory''', '''Maleore''' (1409 – 1471), scrittore inglese. ==''La morte di Artù''== ===Incipit=== [[File:Morte Darthur incipit (cropped).jpg|thumb|Incipit dell'edizione del 1485 stampata da [[William Caxton]]]] ====Originale==== Hit befel in the dayes of Uther pendragon when he was kynge of all Englond | and so regned that there was a myȝty duke in Cornewaill that helde warre ageynst hym long tyme | And the duke was called the duke of Tyntagil | and so by meanes kynge Uther send for this duk | chargyng hym to brynge his wyf with hym | for she was called a fair lady | and a passynge wyfe | and her name was called Igrayne | So whan the duke and his wyf were comyn unto the kynge by the meanes of grete lordes they were accorded bothe | the kynge lyked and loved this lady wel | and he made them grete chere out of mesure | and desyred to have lyen by her | But she was a passyng good woman | and wold not assente unto the kynge | And thenne she told the duke her husband and said I suppose that we were sente for that I shold be dishonoured Wherfor husband I counceille yow that we departe from hens sodenly that we maye ryde all nyghte unto oure owne castell<br>{{NDR|Thomas Malory, ''[https://archive.org/details/lemortedarthuror00malouoft/page/34/mode/2up Le Morte d'Arthur. The original edition of William Caxton now reprinted and edited with an introduction and glossary]'', a cura di H. Oskar Sommer, Londra, David Nutt, 1889}} ====Traduzione==== Al tempo in cui [[Uther Pendragon]] governava su tutta l'Inghilterra, vi era in Cornovaglia un potente duca, signore di Tintagel, che gli faceva guerra da molti anni. Attraverso degli emissari, un giorno il re lo convocò ordinandogli di portare con sé anche la moglie, che aveva nome [[Igraine]] e fama di essere molto assennata. Quando il duca arrivò alla presenza del sovrano, per intercessione dei più nobili baroni si riconciliò con lui, ma il re si innamorò di sua moglie, la festeggiò oltre misura e desiderò di giacere con lei. Igraine, che era una donna onesta e leale, non solo non vi consentì, ma anzi disse al marito:<br>«Credo che siamo stati chiamati qui perché io vi perdessi il mio onore. Vi consiglio quindi di andare via senza indugio e di raggiungere questa notte stessa il nostro castello.»<br>{{NDR|Thomas Malory, ''Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri'', volume primo, a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Milano, Oscar Classici Mondadori, 1985. ISBN 88-04-41154-6}} ===Citazioni=== ====Libro I==== [[File:Story of Merlin - Arthur's conception.png|thumb|Il concepimento di Artù]] *«Ecco cosa voglio, sire» disse allora Merlino. «La prima notte che trascorrerete con Igraine concepirete in lei un figlio che mi farete consegnare appena sarà venuto alla luce. Io lo alleverò dove più mi piacerà, affinché a voi derivi onore e al bambino i vantaggi che gli spettano.»<br>«Sarà fatto come volete» accondiscese il re.<br>«Ora preparatevi» aggiunse Merlino. «Questa notte stessa vi coricherete al fianco di Igraine nel castello di Tintagel, e avrete le sembianze di suo marito; Ulfius assumerà l'aspetto di ser Brastias e io quello di ser Jordans, due cavalieri del duca. Ma badate di non rivolgere domande né a lei né ai suoi uomini; dite che non vi sentite bene, affrettatevi ad andare a letto, e domani mattina non vi alzate prima del mio arrivo. Il castello non è che a dieci miglia da qui.»<br>Fu dunque fatto come era stato deciso. Ma poiché il duca aveva visto il re lasciare l'assedio di Terrabil, quella stessa notte uscì dal castello attraverso una postierla per attaccare l'esercito regale e rimase ucciso nella sortita prima ancora che il sovrano fosse arrivato a Tintagel. Così re Uther giacque con Igraine più di tre ore dopo la morte del duca e, in quella notte, concepì Artù. Allo spuntare del giorno, dopo che Merlino fu arrivato per dirgli di prepararsi, egli baciò la dama e partì in gran fretta. E quando Igraine sentì dire che, secondo tutte le testimonianze, il marito era morto prima dell'arrivo di Uther, si chiese con grande stupore chi potesse essere l'uomo che si era coricato con lei nelle sembianze del suo signore e ne pianse segretamente senza farne parola ad alcuno. (p. 7) *Non passò molto, quindi, che un mattino Uther e Igraine si sposarono tra la gioia e il tripudio generale, e, per volere del re, nella stessa occasione re Lot di Lothian e di Orkney sposò Morgawse, che sarebbe stata la madre di [[Gawain|Galvano]], e re Nentres della terra di Garlot sposò Elaine. La terza sorella, [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana la Fata]], fu invece messa a studiare in un convento dove divenne molto dotta in negromanzia. In seguito sarebbe stata maritata a re [[Urien|Uriens]] della terra di Gore, padre di [[Ywain|ser Ivano il Biancamano]]. (p. 8) *E quando i mattutini e la prima messa ebbero termine, nel camposanto dietro l'altare maggiore fu vista una grande roccia quadrangolare simile a un blocco di marmo, che sorreggeva nel mezzo una sorta di incudine d'acciaio alta un piede in cui era infitta una bella spada. Intorno all'arma una scritta in lettere d'oro diceva:<br><div class="center">{{maiuscoletto|Colui che estrarrà questa spada dalla roccia e dall'incudine è il legittimo re di tutta l'inghilterra.}} (p. 10) [[File:An island story; a child's history of England (1906) (14801002423).jpg|thumb|Artù estrae la spada dalla roccia]] *Il giorno di Capodanno, terminata la messa, i baroni cavalcarono al campo, alcuni per giostrare, altri per torneare. Tra di essi vi era anche ser Ector accompagnato dal figlio ser Kay e dal giovane [[Re Artù|Artù]], fratello di latte di quest'ultimo. Ser Kay, che era stato fatto cavaliere nel giorno di Ognissanti, accortosi quando era già in cammino di avere dimenticato la spada nell'alloggio del padre, pregò Artù di andargliela a prendere.<br>«Volentieri» rispose il giovane allontanandosi in fretta. Giunto a casa, scoprì però che la dama e tutti gli altri erano usciti per assistere alle giostre. Ne fu addolorato, ma poi si disse:<br>"Andrò al camposanto a prendere la spada che è infitta nella roccia. Mio fratello non deve rimanere senza un'arma in una giornata come questa."<br>Si diresse quindi verso il camposanto; scese di sella, legò il cavallo a un montante e si avvicinò alla tenda che nascondeva la roccia. Non trovandovi i cavalieri che vi erano stati lasciati di guardia e che infatti erano andati alle giostre, afferrò l'impugnatura della spada e la estrasse con un strappo deciso, ma senza sforzo. Poi riprese il cavallo e raggiunse ser Kay per consegnargliela. Appena il fratello la vide, la riconobbe subito. Allora si avvicinò al padre egli disse:<br>«Signore, ecco la spada della roccia. Dunque devo essere io il re di questa terra.»<br>Ser Ector osservò l'arma; quindi tornò indietro con i due giovani, smontò da cavallo, entrò nella chiesa e ordinò a ser Kay di ripetergli con precisione come l'avesse presa faccendolo giurare sul Libro Sacro.<br>«Me l'ha portata mio fratello Artù, signore» disse allora ser Kay.<br>«E tu, come l'hai avuta?» chiese ser Ector ad Artù.<br>«Ecco, signore, quando sono tornato a casa a prendere la spada di ser Kay, non ho trovato nessuno che me la potesse dare; allora, pensando che mio fratello non dovesse rimanere disarmato, sono venuto qui e ho estratto l'arma dalla roccia senza alcuna fatica.» (pp. 11-12) *Ser Ector e ser Kay si inginocchiarono a terra.<br>«Ahimè, perché vi inginocchiate davanti a me, voi che siete mio padre e mio fratello?» chiese loro Artù.<br>«No, mio signore, non è così. Io non sono vostro padre e non sono nemmeno del vostro stesso sangue. Vedo che discendete da un lignaggio ben più nobile di quanto credessi.»<br>Egli gli raccontò come gli fosse stato affidato, perché lo allevasse, dallo stesso Merlino. Nel sentire che ser Ector non era suo padre, il giovane provò un profondo dolore, ma il cavaliere continuò:<br>«Quando sarete re, vorrete essere il mio buono e grazioso signore?»<br>«In caso contrario sarei da biasimare» fu la risposta di Artù. «Siete l'uomo a cui devo di più insieme alla mia buona signora e madre, vostra moglie, che mi ha nutrito e allevato come figlio suo. Se Dio vorrà ch'io sia re come voi dite, potrete chiedermi tutto quello che sarà in mio potere di concedervi, e io non vi mancherò!» (pp. 12-13) *«Per quale motivo quel ragazzo è divenuto vostro re?»<br>«Signori, è figlio legittimo di Uther Pendragon e di Igraine, moglie del duca di Tintagel» rispose loro Merlino.<br>«Allora è bastardo!» esclamarono tutti.<br>«No; Artù fu concepito più di tre ore dopo la morte del duca, e tredici giorni più tardi re Uther sposò Igraine. È quindi provato che non è bastardo, e chi lo afferma sappia che Artù sarà re e avrà ragione di tutti i suoi nemici, e che, prima di morire, avrà regnato a lungo su tutta l'Inghilterra e avrà condotto sotto il proprio comando Galles, l'Irlanda, la Scozia e molti altri regni.» (p. 15) *Dovremmo forse accettare che un interprete di [[Sogno|sogni]] ci esorti alla viltà? ([[Lot (ciclo arturiano)|Lot]], p. 16) *Ecco allora giungere in campo [[Ban di Benoic|re Ban]], fiero come un leone e con le insegne a bande verdi in campo d'oro.<br>«Ahimè, ora temo davvero che saremo sconfitti!» esclamò re Lot vedendolo. «Quello è il cavaliere più valoroso del mondo e anche l'uomo più rinnomato. Moriremo o saremo costretti a ritirarci, ma se dovremo farlo sarà bene che impieghiamo valore e saggezza, perché altrimenti perderemo ugualmente la vita!» (p. 26) *[...] è preferibile uccidere un vile piuttosto che, a causa di un codardo, perdere tutti la vita. ([[Lot (ciclo arturiano)|Lot]], p. 28) *«Siete un uomo straordinario!» esclamò allora Artù.<br>«Però mi stupisce molto sentirvi dire che morirò in battaglia.»<br>«Non ve ne meravigliate, è la volontà di Dio che il vostro corpo sia punito per le vostre azioni impure. Io invece dovrei essere triste, perché morirò di una morte vergognosa, sotterrato ancora vivo. Almeno la vostra sarà una fine onorevole.» ([[Re Artù]] e [[Mago Merlino]], p. 34) *Merlino è a conoscenza, come del resto voi, ser Ulfius, di come re Uther venne da me nel castello di Tintagel con le sembianze di mio marito che era morto tre ore prima, e di come quella stessa notte mi fece concepire un figlio. Tredici giorni dopo egli mi sposò, e allorché il bambino nacque ordinò che fosse affidato a Merlino e allevato da lui. Da allora io non lo vidi mai più; né seppi quale nome gli era stato dato. ([[Igraine]], p. 35) *«Ora siete in mio potere, e sono libero di decidere se uccidervi o risparmiarvi la vita. Ma se non vi darete per vinto sarò costretto a mettervi a morte» gli disse lo sconosciuto.<br>«Quando vorrà venire, la morte sia la benvenuta! Del resto, preferisco morire che disonorarmi arrendendomi a te» esclamò Artù balzandogli addosso. ([[Pellinore]] e [[Re Artù]], p. 39) *«Ahimè, Merlino, lo avete ucciso!» gli disse Artù. «Era il cavaliere più nobile del mondo, ed io preferirei essere privato delle mie terre piuttosto che saperlo morto.»<br>«Non ve ne date pensiero, è più sano di voi» gli rispose Merlino. «È solo addormentato, ma si risveglierà fra tre ore. Vi avevo detto che era un cavaliere forte e coraggioso, e vi avrebbe ucciso se io non fossi intervenuto. Ma da ora in poi egli vi renderà ottimi servigi; il suo nome è [[Pellinore|Pellinor]], e un giorno avrà due figli di valore impareggiabile che si chiameranno [[Parsifal|Percival]] e [[Lamorak|Lamorak il Gallese]]. E sarà ancora Pellinor a rivelarvi il nome del figlio che avete concepito in vostra sorella e che sarà la rovina del regno.» (p. 40) [[File:Boys King Arthur - N. C. Wyeth - p16.jpg|thumb|Artù riceve Excalibur]] *Proseguirono il cammino finché si trovarono sulla riva di un lago vasto e ameno, dal quale videro emergere un braccio rivestito di sciamito bianco: esso terminava in una mano che stringeva una magnifica spada.<br>«È quella l'arma di cui vi parlavo» disse Merlino ad Artù. E poiché in quel momento una donna passava sul lago, il re chiese chi fosse.<br>«È la [[Dama del Lago]]; sul fondo di questo specchio d'acqua si trova una caverna che ha l'interno decorato con tale ricchezza da renderlo la residenza più piacevole del mondo» gli spiegò Merlino. «Ora la dama si avvicinerà; allora voi dovrete pregarla cortesemente di darvi la spada.»<br>Infatti la dama si diresse verso Artù e lo salutò, e il re, dopo aver ricambiato il saluto, le chiese:<br>«Di chi è la spada che quel braccio tiene alta sull'acqua? Io sono senza armi, e vorrei che fosse mia.»<br>«Essa mi appartiene» gli rispose la dama «ma se mi concederete un dono allorquando ve lo chiederò, sarà vostra.»<br>«Ve lo accorderò, sulla mia parola» le promise Artù.<br>«Allora montate sulla barchetta che vedete laggiù, raggiungete a remi la spada e prendetela insieme al suo fodero. Io reclamerò il mio dono quando lo riterrò opportuno».<br>Artù e Merlino smontarono di sella e legarono i cavalli a due alberi. Poi salirono sulla piccola imbarcazione e, quando ebbero raggiunto la mano e la spada, il re ne afferrò l'impugnatura e la trattenne, mentre mano e braccio scomparivano sott'acqua. (pp. 40-41) *«Vi piace più l'arma o il fodero?» gli chiese Merlino.<br>«Preferisco la spada.»<br>«Non siete molto saggio, perché il fodero vale dieci volte di più! Finché lo avrete al fianco, esso impedirà alle vostre ferite di sanguinare, per quanto gravi possano essere. Quindi badate a non abbandonarlo mai.» (p. 41) *Poi re Artù fece cercare, sotto pena di morte, tutti i bambini che erano nati il primo di maggio concepiti da baroni e da dame, perché Merlino gli aveva detto che proprio in quella data aveva visto la luce di colui che lo avrebbe ucciso. Tra i numerosi figli di signori scovati e mandati a corte, si trovava anche [[Mordred]], il figlio della moglie di re Lot.<br>I fanciulli vennero messi su una nave che fu lasciata alla deriva sul mare, ma il caso volle che essa naufragasse ai piedi di un castello e che tutti i bambini morissero salvo proprio Mordred che ne era stato scagliato fuori e che fu ritrovato da un buon uomo che lo allevò. Quando poi il fanciullo ebbe compiuto i quattordici anni, fu mandato a corte, come narreremo verso la fine del libro della Morte di Artù. Ora diremo che i baroni del regno furono molto addolorati per la morte dei loro figli e ne incolparono più Merlino che Artù, ma poi rimasero in pace sia per timore sia per lealtà nei confronti del sovrano. (p. 43) ====Libro II==== [[File:The Death of Balin and Balan.png|thumb|La morte di Balin e Balan]] *«Ah, bella damigella, dignità, virtù e valore non sono riposti solo nell'[[abbigliamento]]!» esclamò [[Sir Balin|Balin]]. «La virilità e l'onore sono celati nella persona, e vi sono molti insigni cavalieri ignoti a tutti, a riprova che il pregio e l'ardimento non hanno alcun rapporto con le vesti che indossano.» (p. 46) *Non pochi pensano di fare scorno a un [[avversario]], e poi scoprono che il loro intento si è ritorto a loro danno. ([[Sir Balin]], p. 50) *Badate, sire, di conservare con cura il fodero di Excalibur e ricordate che finché l'avrete con voi le vostre ferite, per quanto gravi, non sanguineranno. ([[Mago Merlino]], p. 57) *Rimasto disarmato, {{NDR|[[Sir Balin]]}} si precipitò allora alla ricerca di un'altra arma entrando prima in una stanza poi un'altra e in un'altra ancora, senza riuscire a trovare nulla e sempre incalzato dappresso da [[Re Pescatore|re Pellam]]. Infine varcò la porta di una camera meravigliosamente decorata e vide che vi si trovava un uomo disteso su un letto coperto dai più splendidi drappi d'oro che si possano immaginare. Vicino al letto, su un tavolo d'oro puro sorretto da quattro zampe d'argento, era posata una lancia di singolare fattura. Balin la afferrò, si volse a fronteggiare Pellam e lo colpì con forza, facendolo cadere in terra privo di sensi. Allora il tetto e le mura del castello crollarono e anche Balin fu gettato al suolo, dove rimase senza potersi muovere. [...] Da allora re Pellam rimase infermo per molti anni, e guarì solo quando fu curato da [[Galahad]], il nobile principe, nel corso della ricerca del [[Graal|Sangrail]] – il bacile che conteneva il sangue di Nostro Signore Gesù Cristo portato in Inghilterra da Giuseppe d'Arimatea, cui un tempo era appartenuto anche lo splendido letto. La [[Lancia di Longino|lancia]] che aveva inferto il [[Colpo Doloroso]] era la stessa con cui Longino aveva ferito Nostro Signore al cuore, e poiché re Pellam era affine alla stirpe di Giuseppe e l'uomo più degno di quei tempi, la sua infermità provocò dolore, lutti e pene. (pp. 61-62) *«Fratello, mi hai ucciso e io ho ucciso te. Il mondo intero parlerà di noi» disse poi Balin quando si fu ripreso.<br>«Perché mai non ti ho riconosciuto!» si lamentò Balan. «Avevo notato le due spade, ma dato che portavi uno scudo non tuo ti avevo creduto un altro.»<br>«È colpa di uno sciagurato cavaliere che facendomelo cambiare ci ha dato la morte. Se potessi sopravvivere distruggerei il castello per i malvagi costumi che alberga.»<br>«E sarebbe ben fatto!» approvò Balan. «Da quando vi arrivai non ebbi più la possibilità di ripartirne perché uccisi il cavaliere che era a guardia dell'isola. Lo stesso accadrà anche a te, fratello. Avresti dovuto uccidermi, come del resto hai fatto, ma poi metterti in salvo con la fuga.»<br>In quel mentre sopraggiungeva la signora del castello con quattro cavalieri, sei dame e sei servitori, e sentì le pietose parole che si scambiavano i fratelli.<br>«Uscimmo entrambi da un medesimo sacello, il ventre di nostra madre, e giaceremo insieme in una stessa fossa» dicevano. (p. 66) *Il mattino successivo comparve Merlino e fece incidere in lettere d'oro sulla tomba dei fratelli una scritta che diceva:<br><div class="center">{{maiuscoletto|Qui giace Balin il Selvaggio, che era il cavaliere dalle due spade che inferse il Colpo Doloroso.}}</div><br>Poi, presa la spada di Balin e sostituitone il pomo con un altro, ordinò a un cavaliere di brandirla, ma quello non vi riuscì nonostante i ripetuti sforzi. Allora Merlino scoppiò a ridere.<br>«Perché ridete?» gli chiese il cavaliere.<br>«Solo i campioni migliori del mondo potranno maneggiare questa spada, cioè [[Lancillotto]] e suo figlio Galahad. E con quest'arma Lancilotto ucciderà ser Galvano, il nipote di re Artù» gli rispose Merlino, che fece incidere la profezia sul pomo della spada.<br>Poi operò perché un ponte di ferro e di acciaio collegasse l'isola con la terraferma, e lo fece largo solo mezzo piede perché soltanto l'uomo più eccellente e mondo da malizia e villania potesse avere l'ardire di attraversarlo. Inoltre lasciò sull'isola il fodero della spada di Balin perché Galahad potesse trovarlo, e fece sì che per magia la spada restasse infissa in un blocco di marmo grande come la mola di un mulino, che galleggiò per molti anni nella corrente di un fiume fin sotto le mura di Camelot. Un giorno di Pentecoste Galahad, il nobile principe, che aveva già trovato il fodero, avrebbe estratto la spada così come è narrato nel libro del Sangrail. (p. 67) ====Libro III==== [[File:The Beguiling of Merlin by Edward Burne-Jones.jpg|thumb|Merlino e la Dama del Lago]] *Che un re tanto illustre per nobiltà e valore voglia prendere in moglie [[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]] è la notizia più bella che abbia mai ricevuto [...]. Gli offrirei volentieri anche le mie terre se pensassi di poterlo compiacere, ma ne ha già tante e sono certo che non ne ha bisogno. Gli farò quindi un dono che gradirà molto di più, perché gli consegnerò la [[Tavola Rotonda]] che mi fu data da Uther Pendragon. Essa può ospitare un massimo di centocinquanta cavalieri; cento li ho io stesso, ma gli altri mi sono stati uccisi. ([[Leodegrance]], p. 69) *«Ma perché vi sono due seggi vuoti alla Tavola Rotonda?» chiese poi Artù a Merlino.<br>«Sire, sono destinati a uomini degni del più alto onore, e sul [[Seggio Periglioso]] siederà solo un cavaliere senza pari. Chiunque altro sarà tanto ardito da tentare di prendervi posto, sarà annientato.» (p. 72) *Devi concedere [[misericordia]] a coloro che t'implorano, perché un [[cavaliere]] spietato è un cavaliere senza onore. ([[Gaheris]], p. 76) *Così, portate a termine le tre ricerche affidate a ser Galvano, a ser Tor e a re Pellinor, re Artù confermò la nomina di tutti i cavalieri, assegnò terre a quelli che non avevano e impose loro di non commettere mai oltraggi o omicidi, di rifuggire sempre dal tradimento, di non comportarsi mai con efferatezza, ma di concedere grazia a chi la implorasse, sotto sanzione di perdere per sempre l'onore e la sua protezione. Inoltre il re ingiunse loro, pena di morte, di soccorrere sempre le dame, le damigelle e le gentildonne e di non ingaggiare combattimenti in contese ingiuste per amore o per beni mondani. Tutti i [[cavalieri della Tavola Rotonda]] giurarono in tal senso, i giovani come i vecchi, e ogni anno rinnovavano il giuramento in occasione della festa solenne della Pentecoste. (p. 87) *Non passò molto che la [[Dama del Lago|Damigella del Lago]] partì e Merlino la seguì tentando più volte di farla sua con le proprie arti sottili, ma poi Nimue gli fece giurare di non fare mai più uso con lei dei suoi incantesimi, perché altrimenti non l'avrebbe mai avuta. [...] Poi Merlino e la damigella ripartirono per la Cornovaglia, e nel corso del viaggio egli le insegnò molti altri prodigi. Ma poiché le stava sempre intorno per cogliere la sua verginità, Nimue lo prese a noia e pensò di liberarsene; tuttavia non sapeva come fare anche perché ne aveva paura, dato che Merlino era figlio di un diavolo.<br>Ora, avvenne che un giorno Merlino le facesse vedere una caverna meravigliosa che si sprofondava sotto una grande pietra che la damigella, mettendo in opera le arti che aveva apprese, lo inducesse ad entrarvi per mostrarle i prodigi che essa nascondeva. Poi fece in modo che egli non ne uscisse mai più di quante arti magiche mettesse in opera, e si allontanò lasciandolo prigioniero. (pp. 88-89) ====Libro IV==== *Ahimè, da quando sono stato incoronato non ho avuto un solo mese di riposo! ([[Re Artù]], p. 90) *{{NDR|Su [[Sir Tor]]}} Parla poco e agisce molto di più, e non conosco nessuno qui a corte che sia di nascita più nobile, o che gli sia pari in valore e in possanza. ([[Re Artù]], p. 94) *[...] mi sono impegnato a battermi ad oltranza e preferisco morire con onore piuttosto che vivere nella vergogna. Se mi fosse possibile perdere la vita cento volte, piuttosto che arrendermi a voi sceglierei lo stesso di morire. Sono senza armi, ma non senza onore, e del resto se ucciderete un uomo inerme, il disonore ricadrà su di voi. ([[Re Artù]], p. 101) *{{NDR|Sulla [[Fata Morgana (mitologia)|Fata Morgana]]}} Mi vendicherò su di lei con tale durezza che tutto il mondo cristiano ne dovrà parlare, perché Dio sa che l'ho onorata e venerata più di ogni altra del mio sangue e che avevo più fiducia in lei che in mia moglie e negli altri miei parenti. ([[Re Artù]], p. 103) *La gente dice che Merlino è figlio di un diavolo, ma io posso affermare di essere stato concepito da un demone sulla terra! ([[Ywain]], p. 105) *[...] non è cavalleresco che uno resti in arcioni mentre l'altro è a piedi. (Moroldo, p. 112) *Una dama tanto superba da non avere misericordia di un valoroso [[cavaliere]] non ha diritto alla felicità! ([[Dama del Lago]], p. 121) ====Libro V==== *In pace da lungo tempo, [[re Artù]] aveva indetto una festa sfarzosa. La Tavola Rotonda era al completo di tutti i suoi alleati sovrani, principi e nobili cavalieri quando, mentre egli sedeva sul trono, entrarono nella sala dodici vecchi che recavano rami d'ulivo nelle mani a significare di essere venuti come ambasciatori e messaggeri dell'imperatore Lucio, a quel tempo chiamato Dittatore o Procuratore del Bene Pubblico di Roma. Giunti alla presenza del re, essi gli resero omaggio con un inchino e gli parlarono nel seguente modo:<br>«Il nobile e potente imperatore Lucio saluta il re di Britannia. Vi ordina di riconoscerlo come vostro signore e di inviargli il tributo che questo regno deve all'impero e che, come risulta dai documenti, già pagavano vostro padre e i vostri predecessori. Se agirete da ribelle e non lo riconoscerete come vostro sovrano, deterrete e tratterrete le vostre terre in contrasto con gli statuti e i decreti stabiliti dal nobile e illustre Giulio Cesare, conquistatore di questo paese e primo imperatore di Roma. Sappiate anche se vi opporrete alle sue richieste e ai suoi ordini, Lucio condurrà una guerra implacabile contro la vostra persona, i vostri regni e le vostre terre, e punirà voi e i vostri sudditi come esempio perpetuo per tutti i sovrani e i principi che rifiutano il tributo al nobile impero che domina sull'intero mondo.» (p. 131) *[...] io non pagherò mai il tributo a Roma! A quanto so Belino e Brenio, sovrani di Britannia, hanno tenuto a lungo l'impero nelle proprie mani, come anche Costantino figlio di Elena: vi è quindi la prova palese che non dobbiamo alcun tributo e che anzi, essendo noi i loro discendenti, abbiamo il diritto di reclamare il titolo all'impero. ([[Re Artù]], p. 132) *Artù presiedeva la Tavola Rotonda e appariva l'uomo più gagliardo che esista, capace di conquistare l'intera terra, che è ben poco per lui. (p. 134) *Mentre il re era assopito nella propria cabina ebbe un sogno meraviglioso: gli parve che un [[drago]] terrificante, giunto in volo dalla parte d'Occidente, affogasse molta della sua gente. Esso aveva la testa smaltata d'azzurro e le spalle che brillavano come oro, il ventre simile a maglie di straordinari colori, la coda coperta di scaglie, le zampe di splendido zibellino e gli artigli come oro fino. Dalla bocca gli scaturiva un'orrenda fiamma che faceva apparire di fuoco la terra e il mare. Poi, in una nuvola, giungeva dall'Oriente un feroce cinghiale nero dagli artigli grandi come pilastri. Coperta da pelame irsuto, era la bestia più ripugnante che si fosse mai vista, e ruggiva e muggiva in modo incredibilmente orribile. Il drago allora si sollevava nell'aria come un falco e assaliva con violenza il cinghiale che rispondeva ferendolo al petto con le zanne grigie, e quel sangue bollente faceva rosseggiare il mare. Allora il drago volava a grandi altezze, poi si precipitava fragorosamente a colpire il cinghiale sulla sommità del dorso, lungo dieci piedi dalla testa alla coda, riducendogli in polvere le ossa e la carne, che prendevano a volteggiare per tutta l'ampiezza del mare.<br>Il re si svegliò di colpo e, sconcertato dal sogno, mandò a chiamare un saggio filosofo cui ordinò di spiegarne il significato.<br>«Sire» fu la risposta del sapiente «il drago rappresenta la vostra persona, i colori delle sue ali sono i regni che avete conquistato e le scaglie di cui è irta la coda rappresentano i nobili cavalieri della Tavola Rotonda. Il cinghiale che usciva dalle nuvole e che fu ucciso dal drago simboleggia un tiranno che tormenta il popolo, o forse anche che voi dovrete battervi di persona contro il più orrido e abominevole gigante che avrete mai visto in tutta la vita. Non avete dunque nulla da temere da questo sogno: andate avanti da conquistatore.» (pp. 135-136) *Guardate quanto sono tronfi di orgoglio e di millanteria questi Britanni! [...] Si vantano come se avessero già conquistato il mondo intero! (p. 140) ====Libro VI==== *Poco tempo dopo che re Artù era tornato in Inghilterra da Roma i [[cavalieri della Tavola Rotonda]] si riunirono a corte per dedicarsi a giostre e a tornei. Non pochi cavalieri novelli compirono onorevoli gesta d'armi e superarono i compagni dando prova di valore e di prodezza, ma tra tutti spiccò [[Lancillotto|ser Lancillotto]] del Lago che fu il migliore nei tornei, nelle giostre e nelle prove d'armi sia al primo sia all'ultimo sangue, e non si fece mai sopraffare se non per tradimento o per incantesimo.<br>Dunque ser Lancillotto si meritò una tale unanime ammirazione che il libro francese dice che era il cavaliere migliore della corte dopo il ritorno del re da Roma. Per tutti questi motivi, la regina Ginevra lo predilesse tra gli altri, e poiché anche egli la ricambiava amandola più di qualunque altra dama o damigella della sua vita, compì per lei molte prodezze d'armi. (p. 157) *[...] non posso impedire alla gente di dire quel che vuole, ma non penso affatto di prendere moglie, perché dovrei restare al suo fianco trascurando le armi, i tornei, le battaglie e le avventure. Quanto poi ad avere delle amiche, rifiuto il piacere che esse potrebbero darmi soprattutto perché sono timorato di Dio. Vedete, i [[Cavaliere|cavalieri]] che si danno all'adulterio e al libertinaggio non sono felici o fortunati in battaglia, e sono quasi sempre sopraffatti da cavalieri meno abili, oppure per caso e per malasorte uccidono uomini migliori di loro. Credo quindi che sarà sempre un infelice l'uomo che ha delle amanti, e che tutto ciò che avrà a che fare con lui sarà perseguitato dalla sorte. ([[Lancillotto]], p. 170) *Ahimè, che peccato che un cavaliere debba morire senza le armi in mano! ([[Lancillotto]], p. 181) ====Libro VII==== *Artù dunque si era seduto a banchetto con vari altri sovrani e con tutti i [[cavalieri della Tavola Rotonda]], salvo quelli che erano stati fatti prigioniero o uccisi in scontri d'armi, quando i tre uomini fecero il loro ingresso nella sala. Due erano cavalieri di bell'aspetto e riccamente vestiti, e sulle loro spalle si appoggiava il terzo, il giovane più bello del mondo, alto, robusto e prestante, dal viso perfetto e dalle più grandi e splendide mani che si fossero mai viste, ma che si muoveva come se non riuscisse a reggersi senza essere sostenuto. Artù ordinò che si facesse silenzio e si lasciasse spazio per il loro passaggio, e i tre uomini avanzarono fino all'alta predella senza pronunziare una parola; poi il più giovane si trasse un poco indietro e, raddrizzandosi agilmente in tutta la persona, disse:<br>«Re Artù, Dio benedica voi e tutta la vostra bella certe e, in particolare, i compagni della Tavola Rotonda. Sono venuto per pregarvi di accordarmi tre doni, e poiché le mie richieste non sono irragionevoli e non vi causeranno danni o perdite, potrete concedermeli senza tema di essere disonorato. Il primo lo chiederò subito, e gli altri due tra un anno in questo stesso giorno dovunque vi troverete a celebrare la festa solenne.»<br>«Avrai quanto desideri» dichiarò il re.<br>«Allora, sire, questa è la mia prima supplica: datemi da mangiare e da bere a sufficienza per un anno, al termine del quale avanzerò le altre due preghiere.»<br>«Bel figliolo, ti consiglio di domandare di più: quello che hai espresso è un desiderio troppo umile» gli rispose Artù. «Il mio cuore prova grande inclinazione per te perché ritengo che tu discenda da una nobile schiatta: l'opinione che mi sono fatto risulterebbe fallace se non dovessi dimostrarti di altissimo lignaggio.»<br>«Sire, sia come deve essere, ho chiesto esattamente quello che volevo» replicò il giovane.<br>«Non credo che tu non lo conosca!» esclamò il re, che poi affidò il giovane a [[Sir Kay|ser Kay il Siniscalco]], ordinando che gli desse i migliori cibi e le migliori bevande e un corredo degno del figlio di un barone.<br>«Non ci sarà bisogno di spendere tanto per lui» osservò però ser Kay. «Secondo me è nato villano e non diventerà mai un gentiluomo, altrimenti vi avrebbe chiesto un cavallo e un'armatura. I suoi desideri rispecchiano invece la sua condizione. Comunque, dato che non ha nome, lo chiamerò [[Sir Gareth|Bellamano]] e lo porterò in cucina dove potrà mangiare tutti i giorni tanto di quel brodo che tra un anno sembrerà un porcello all'ingrasso.» (pp. 187-188) *Appena i due uomini che avevano accompagnato il giovane furono ripartiti lasciandolo nelle mani di ser Kay, questi cominciò a schernirlo e a farsi beffe di lui. Ma [[Gawain|ser Galvano]] se ne adirò e [[Lancillotto|ser Lancillotto]] ordinò al siniscalco di smetterla, aggiungendo che era pronto a scommettere che si sarebbe dimostrato un cavaliere di grande valore.<br>«Non avete ragioni per ritenerlo» replicò il siniscalco. «Le sue rischieste mostrano la sua vera natura; non vuole che da bere e da mangiare e in fede mia deve essere cresciuto in un'abbazia dove, comunque andassero le cose, gli facevano sempre mancare il vitto! Per questo è venuto a cercarlo qui.» (p. 189) *Così Bellamano fu mandato in cucina, e la notte dormiva con gli altri garzoni, sopportando tutto pazientemente per dodici mesi. Ma nel frattempo era riuscito a incontrare il favore generale, degli uomini come dei ragazzi, per la sua umiltà e la sua dolcezza. E ogni volta che vedeva dei cavalieri intenti alle giostre, se poteva si fermava ad osservarli e cercava in tutti i modi di trovarsi ovunque si svolgesse qualche prova di prodezza, così che accadeva che chiunque si esercitasse nel lancio di sbarre o di pietre si trovava sempre superato da lui di almeno due iarde. (p. 189) *«In nome di Dio, ti assicuro che ho dovuto impegnarmi al massimo per non essere disonorato; perciò non dovrai temere nessun altro» disse Lancillotto a Bellamano.<br>«Credete che un giorno sarò in grado di tenere testa a qualunque provetto cavaliere?» gli chiese allora il giovane.<br>«Certamente, combatti come hai fatto oggi e io te ne sarò garante.»<br>«Adesso, quindi, vi prego di armarmi.»<br>«Però dovrai dirmi il tuo nome e il tuo lignaggio.»<br>«Ve lo dirò, signore, purché non lo riveliate ad alcuno.»<br>«Te ne do la mia parola, finché non sarà universalmente noto.»<br>«Mi chiamo Gareth e sono fratello germano di ser Galvano» gli disse infine Bellamano.<br>«Ah, signore, ne sono molto lieto! Ho pensato fin dal primo momento che doveste essere di sangue nobile e che non foste venuto a corte solo per mangiare e bere!» esclamò ser Lancillotto; dopo di che lo armò cavaliere. (pp. 192-193) *[...] non lasciatemi morire quando una parola [[Cortesia|cortese]] potrebbe salvarmi! (Sir Pertolepe, p. 199) *Un [[cavaliere]] deve tollerare qualunque cosa da parte di una [[damigella]] [...]. Per questo non ho badato alle vostre parole, per quanto ingiuriose fossero; anzi, quanto più mi offendevate e mi facevate montare in collera, tanto più sfogavo la mia ira contro gli avversari che incontravo. Così le vostre ingiurie mi hanno esortato a battermi e mi hanno indotto a cimentarmi per provarvi fino in fondo di cosa sono capace. Se ho cercato accoglienza nelle cucine di Artù, è stato solo per avventura, perché avrei potuto trovare di che sostentarmi in qualunque altro posto. Ma l'ho voluto fare per mettere alla prova i miei amici e perché un giorno si potesse sapere che sono un gentiluomo. ([[Sir Gareth]], p. 203) *{{NDR|Su [[Sir Gareth]]}} Ha sconfitto tutti e quattro i fratelli e ucciso il Cavaliere Nero [...]. Ma prima ancora aveva fatto di più: aveva disarcionato ser Kay lasciandolo a terra mezzo morto e aveva affrontato un duro scontro con ser Lancillotto concludendolo alla pari. È stato allora che ser Lancillotto lo ha armato cavaliere. (p. 206) *{{NDR|Su [[Sir Gareth]]}} Lancillotto era il cavaliere che il giovane amava di più; perciò rimase quasi sempre con lui anche perché, dopo che si fu assicurato della buona salute di ser Galvano, non volle più accompagnarsi a quell'uomo vendicativo che, quando odiava, era pronto anche a commettere omicidi. E a ser Gareth questo ripugnava. (p. 236) ====Libro VIII==== *Al tempo in cui Artù era re supremo d'Inghilterra, del Galles, della Scozia e di numerosi regni, v'erano altri sovrani che regnavano su molte contrade: un paio nel Galles, altrettanti in Cornovaglia e nell'Occidente, due o tre in Irlanda e un gran numero nel Settentrione, ma tutti costoro gli dovevano obbedienza ed erano suoi vassalli, al pari del re di Francia, del re di Bretagna, e di tutti gli altri baroni fino a Roma. (p. 241) [[File:Arthur Hughes cartoon the Birth of Sir Tristram.jpg|thumb|La nascita di [[Tristano]]]] *Ah, figlioletto mio [...] hai dato la morte a tua madre! Se in così giovane età sai giù uccidere, suppongo che diverrai un uomo gagliardo e, poiché morrò per averti messo al mondo, voglio che la mia ancella preghi il mio signore e Meliodas che al battesimo ti imponga il nome di [[Tristano]], a significare il dolore della tua nascita. (Elisabetta, p. 242) *{{NDR|Su [[Tristano]]}} [...] egli diede inizio alle buone regole del trattare ogni tipo di cacciagione e introdusse i termini appropriati che sono in uso ancor oggi, onde il libro della caccia col falcone, al cervo e a ogni altro animale selvatico, è chiamato il libro di ser Tristano. Mi sembra pertanto che tutti i gentiluomini di antico blasone debbano giustamente onorarlo, perché è proprio da tali termini, che resteranno in uso fino al giorno del Giudizio, che gli uomini d'onore possono distinguere un gentiluomo da un uomo libero e quest'ultimo da un villano. Colui che è [[Gentilezza|gentile]] sarà infatti attratto dalle virtù cortesi e seguirà i nobili costumi degli uomini d'onore! (p. 244) *Ora accadde che re Agwisance d'Irlanda mandasse a chiedere a [[Marco di Cornovaglia|re Marco di Cornovaglia]] il tributo che questi gli aveva corrisposto per molti inverni e che da sette anni aveva smesso di pagare. Il re e i suoi baroni ordinarono ai messaggeri di tornare dal loro signore con questa risposta:<br>«Noi non gli pagheremo alcun tributo e se vorrà esigerlo mandi in Cornovaglia un cavaliere fidato che combatta per il suo diritto, perché noi ne troveremo un altro che difenda il nostro.»<br>I messageri tornarono dunque con quella risposta che accese d'ira re Agwisance. Convocato ser Moroldo, un nobile e provato cavaliere, compagno della Tavola Rotonda e fratello della regina d'Irlanda, il sovrano gli disse:<br>«Bel fratello, ti prego di andare per amor mio in Cornovaglia a combattervi per il tributo che ci spetta. Sarai ben risarcito per tutto quello che spenderai e avrai più di quanto ti occorra.»<br>«Sire» rispose ser Moroldo «per il diritto vostro e della vostra terra non esiterò a dare battaglia al miglior cavaliere della Tavola Rotonda, conosco la maggior parte di loro e le imprese che hanno compiuto, e affronterò volentieri questo viaggio che accrescerà la fama delle mie gesta.» (p. 245) *Raccomandami a mio zio re Marco e pregalo, se sarò ucciso in battaglia, di seppellire il mio corpo nel modo che riterrà più opportuno [...]. Sappia che non mi arrenderò per viltà e che mi farò uccidere piuttosto che fuggire: in tal modo il regno non sarà costretto al tributo per causa mia; ma se mi arrendersi dichiarandomi sconfitto o se fuggissi, digli che non dovrà mai seppellirmi in terra consacrata. ([[Tristano]], p. 248) *Appena ser Moroldo ebbe scorto Tristano, gli disse:<br>«Giovane cavaliere, ser Tristano, che fate qui? Sono molto dispiaciuto che abbiate avuto tanto coraggio, perché dovete sapere che mi sono battuto con molti nobili cavalieri, i migliori di questo paese e del mondo intero, e li ho vinti tutti. Seguite dunque il mio consiglio e ripartite.»<br>«Ser Moroldo, cavaliere leale e ben provato» gli rispose ser Tristano «non posso rinunciare alla nostra contesa perché proprio oggi ho ricevuto l'ordine della cavalleria e mi sono impegnato ad acquistarmi onore combattendo contro di voi che avete fama di essere tra i cavalieri più stimati del mondo. Al contrario io non mi sono ancora cimentato con un buon cavaliere, ma confido in Dio che potrò comportarmi onorevolmente liberando per sempre la Cornovaglia da ogni genere di tributo da parte del vostro paese.»<br>Quando ser Moroldo ebbe inteso il suo intento, aggiunse:<br>«Bel cavaliere, poiché siete deciso ad acquistare merito a mio danno, voglio che sappiate che non sarete disonorato se riuscirete a resistere a tre dei miei colpi, perché è proprio per le mie nobili imprese, provate e vedute, che re Artù mi fece cavaliere della Tavola Rotonda.» (p. 249) *Io non sono che un novello cavaliere e al primo cimento, ma piuttosto che tirarmi indietro preferirei essere fatto in cento pezzi! ([[Tristano]], p. 250) *Con grande benevolenza, il re affidò Tamtrist alla custodia e alle cure della figlia [[Isotta|Isotta la Bella]], che era molto esperta di medicina. La fanciulla infatti scoprì che alla base della ferita vi era del veleno, e la guarì in poco tempo. Così il giovane forestiero nutrì per lei un grande amore, tanto più che non v'era al mondo pulzella o dama più bella, e in cambio delle sue cure le insegnò a suonare l'arpa. E anche Isotta cominciò a sentire una grande inclinazione verso di lui.<br>[[Palamede (ciclo arturiano)|Ser Palamede il Saraceno]], beneaccetto al re e alla regina, si trovava a quel tempo nel paese, e ogni giorno si presentava con molti doni a Isotta la Bella, che amava appassionatamente. Di ciò si avvide Tamtrist, cui era nota la fama di nobiltà e di ardimento del cavaliere, e siccome Isotta la Bella gli aveva anche detto che il Saraceno aveva intenzione di farsi battezzare per amor suo, tra i due cavalieri c'era grande gelosia e Tamtrist ne era molto contrariato. (p. 252) [[File:Waterhousem Tristan and Isolde.jpg|thumb|Tristano e Isotta bevono il filtro d'amore]] *Un giorno Isotta la Bella e la regina sua madre prepararono un bagno per Tamtrist. Mentre egli era immerso nell'acqua accudito da Governale e da ser Hebes e le due donne si affaccendavano da una parte all'altra della camera, il caso volle che la regina vedesse la spada del giovane posata sul letto e che malauguratamente la traesse dal fodero. Dopo averla ammirata a lungo, ché era invero un'arma molto bella, le due dame notarono che il filo della lama era rotto a un piede e mezzo dalla punta e che ne mancava un buon pezzo. Quella falla ricordò subito alla regina il frammento di spada trovato nel cranio di ser Moroldo.<br>«Ahimè, figlia mia» esclamò «costui è il cavaliere traditore che uccise mio fratello, tuo zio!»<br>Isotta ne fu amaramente turbata, ché amava profondamente Tamtrist e conosceva appieno la crudeltà della madre.<br>Intanto la regina si era prontamente recata nella propria camera e da un suo cofano aveva preso il framment di spada estratto dalla testa di ser Moroldo dopo la sua morte; quindi si era affrettata a tornare al letto su cui era posata l'arma di Tamtrist e vi aveva inserito il pezzo d'acciaio: esso combaciò con la tacca della lama quasi non se ne fosse mai distaccato.<br>Subito la dama impugnò fieramente la spada e con tutta la sua forza corse addosso a Tamtrist che era ancora nel bagno, sì che lo avrebbe tagliato in due se ser Hebes non l'avesse afferrata per le braccia strappandole l'arma di mano. Non avendo così potuto portare a termine il suo malvagio intento, la regina corse dal marito, re Agwisance, e, gettatasi in ginocchio, gli disse:<br>«Ahimè, mio signore, ospitate in casa vostra il traditore che uccise mio fratello ser Moroldo, nobile combattente e vostro servitore.»<br>«Chi è e dove si trova?» chiese il re.<br>«È Tamtrist, colui che mia figlia ha guarito.» (p. 255) *Mio padre è ser Meliodas re di Liones e mia madre, che si chiamava Elisabetta, era sorella di re Marco di Cornovaglia. Ella morì nel darmi la luce nella foresta e, proprio per questo, prima di spirare ordinò che al battesimo mi fosse imposto il nome di Tristano, ch'io trasformai qui in Tamtrist poiché non volevo essere riconosciuto. Ho combattuto per il tributo della Cornovaglia per amore di mio zio e per il diritto di quella terra che egli possedeva da molti anni, e anche per accrescere il mio onore, perché ero stato fatto cavaliere proprio quel giorno ed ero al mio primo cimento. Solo per questo intrapresi la battaglia, e sappiate inoltre che ser Moroldo si sottrasse a me ancora in vita, abbandonando lo scudo e la spada. ([[Tristano]], p. 256) *Col passare del tempo [...] sorsero dissidi e gelosie tra il re e il nipote a causa di una dama, moglie del nobile conte ser Segwaride, di cui entrambi erano innamorati. La dama amava molto ser Tristano che la ricambiava, poiché era invero bella, e il cavaliere lo aveva ben notato, e re Marco, accesosi anch'egli d'amore per lei, lo aveva saputo e ne era geloso. (p. 258) *[...] benché tra loro vi fossero belle parole, finché visse re Marco non amò più il nipote {{NDR|[[Tristano]]}}, poiché ogni affetto si era spento per sempre. (p. 260) *[...] colui che ha una segreta [[ferita]] è riluttante a mostrare apertamente l'ingiuria subita! (p. 260) *[[Lancillotto|Ser Lancillotto]] non ha pari per gentilezza e cavalleria e, per il grande affetto che nutro per lui, non combatterò più di mia volontà contro di voi. ([[Tristano]], p. 264) *[...] re Marco non smise mai di pensare in cuore suo al modo di far perire Tristano. Infine escogitò di mandarlo come suo messaggero in Irlanda a chiedere in moglie Isotta la Bella, di cui il nipote aveva tanto lodato l'avvenenza e la bontà. Ma tutto ciò era fatto con l'intento di farlo morire. (p. 265) *Ser Tristano prese dunque il mare e, mentre si trovava nella cabina insieme ad Isotta, accadde che avessero sete e che lì accanto vi fosse una piccola fiasca d'oro contenente, a giudicare dal colore e dal sapore, un vino prelibato. Subito il giovane la prese dicendo:<br>«Madama Isotta, ecco la migliore bevanda che abbiate mai gustata e che la vostra ancella dama Brangania e il mio servitore Governale tenevano per sé.»<br>Risero entrambi di cuore e bevettero liberamente, brindando l'uno all'altra, sì che mai vino sembrò loro più dolce e prelibato. Ma appena l'ebbero inghiottito, essi si amarano sì intensamente che quel loro sentimento non li abbandonò mai più, nella buona e nella cattiva sorte. Era infatti quello il principio di un amore che li avrebbe accompagnati per tutti i giorni della vita. (p. 271) *Non è da buon [[cavaliere]] cogliere un altro in svantaggio [...]. ([[Tristano]], p. 284) *Ser Lamorak si allontanò in compagnia di ser Driant, ed essendosi imbattuto in un cavaliere che per ordine di [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana la Fata]] recava a [[re Artù]] un bel corno rifinito in oro, lo costrinse con la forza a rivelargli il motivo della sua missione. Seppe che il corno aveva una virtù – nessuna dama o gentildonna che non fosse fedele al proprio signore vi poteva bere senza versarne il contenuto – e che Morgana la Fata lo inviava in dono al fratello Artù a causa della [[Ginevra (ciclo arturiano)|regina Ginevra]] e per dispetto a ser Lancillotto.<br>«Se non vuoi morire» disse allora ser Lamorak «porterai il corno a re Marco, e gli dirai che glielo mando perché metta alla prova la fedeltà della sua sposa.»<br>Il cavaliere si recò così da re Marco e gli disse che gli inviava quel corno prezioso e qual era la sua qualità. Il re costrinse quindi la regina Isotta a bere, e dopo di lei cento altre dame, ma solo quattro tra esse riuscirono a non versare la bevanda.<br>«Ahimè, è una grave infamia» esclamò il sovrano, giurando poi solennemente che avrebbe condannato al rogo la regina e le altre.<br>Ma i baroni si radunarono e dichiararono apertamente di non essere disposti a tollerare che le dame venissero arse per via di un oggetto fatto con arti magiche dalla strega più fals e incantatrice che vi fosse al mondo e nemica dei veri amanti, e affermarono che quel corno non operava mai niente di buono e causava solo odio e dissidi. Molti cavalieri fecero pertanto voto di usare ben poca cortesia a Morgana la Fata, se ma l'avessero incontrata. (pp. 284-285) *[...] uccisi ser Moroldo liberando la Cornovaglia dal tributo, e sono anche colui che salvò il re d'Irlanda da ser Blamor di Ganis e che vinse ser Palamede. Sono Tristrano di Liones e, con la grazia di Dio, libererò quest'infelice contrada. ([[Tristano]], p. 291) *«[...] In cambio della mia cortesia voi esponeste al biasimo molte dame, inviando a re Marco il corno di Morgana la Fata, per risentimento verso di me.»<br>«Lo rifarei se fosse il caso» affermò ser Lamorak. «Preferivo che la disputa si svolgesse alla corte di re Marco piuttosto che a quella di re Artù, perché non sono di pari onore.»<br>«Questo lo so, ma voi agiste solo per far dispetto a me» replicò Tristano. «Eppure, nonostante il vostro malanimo, ringrazio Dio che non avete fatto grande danno. Lasciate dunque ogni vostro rancore e io farò altrettanto: uniamo invece le nostre forze e acquistiamoci merito uccidendo il gigantesco signore dell'isola, ser Nabon il Nero.»<br>«Signore, ora comprendo la vostra cavalleria!» esclamò ser Lamorak. «Non può essere menzognero ciò che tutti dicono di voi: per nobiltà, generosità e virtù non avete pari e mi pento di avervi mostrato villania.» (p. 292) *[...] molti dicono dietro le spalle di un uomo quello che non gli direbbero mai in faccia. ([[Lamorak]], p. 295) ====Libro IX==== *Un giorno giunse alla corte di Artù un giovane di robusta costituzione, abbigliato sfarzosamente con una cotta di un ricco tessuto d'oro che tuttavia gli pendeva malamente addosso, a richiedere al re che lo armasse cavaliere.<br>«Come vi chiamate?» gli domandò il sovrano.<br>«[[Sir Breunor|Brunoro il Nero]], sire, e non tarderete a sapere che sono di nobile schiatta.»<br>«Sarà anche così» commentò [[Sir Kay|ser Kay]] «ma a vostro scherno sarete chiamato La Cotta Maltagliata per la pessima foggia del vostro abito.» (p. 299) *Sire [...] chiedo a voi e a tutta la corte che mi chiamate La Cotta Maltagliata: così mi ha soprannominato ser Kay e non voglio altro nome. ([[Sir Breunor]], p. 300) *Se alla tua prima giostra ti inviano un buffone a combatterti, sei davvero tenuto in poco conto alla corte di Artù! (Damigella Maldicente, p. 302) *Ah, bella damigella [...] vi prego di avere pietà e di non insultarmi oltre, perché la mia afflizione è grande abbastanza anche se non ne aggiungete del vostro. Tuttavia non mi considero un cattivo cavaliere per essere stato abbattuto da un compagno della Tavola Rotonda. ([[Sir Breunor]], p. 302) *{{NDR|Su [[Sir Breunor]]}} [...] vi dico apertamente che è un bravo cavaliere, e che si proverà nobile e prode. Se non si tiene ancora saldo in sella è solo perché gliene mancano la pratica e l'esperienza, ma quando è il momento di maneggiare la spada sa colpire con forza e valentia, ed è ciò che hanno compreso ser Bleoberis e [[Palamede (ciclo arturiano)|ser Palamede]] che, da uomini scaltriti dall'uso delle armi, sanno giudicare dal modo di cavalcare di un avversario se saranno in grado di rovesciarlo di sella o di assestagli un buon colpo. Ma per lo più essi non sono disposti a combattere a piedi con i giovani cavalieri, che sono agili e vigorosi. ([[Mordred]], p. 304) *{{NDR|Su [[Glatisant la Bestia]]}} Si trattava della bestia con la testa da serpente, il corpo da leopardo, le natiche da leone e le zampe da cervo; inoltre, ovunque essa andasse, dal suo ventre scaturiva uno strepito quasi vi fossero trenta coppie di veltri latranti. (p. 314) *[...] nessuno è conformato in modo da poter aver [[successo]] in ogni occasione: talvolta si ha la peggio per mala ventura e talaltra colui che è meno meritevole mette in svantaggio chi è migliore di lui. (p. 314) *«Chi vorreste assalire?» chiese [[Lamorak|ser Lamorak]].<br>«[[Lancillotto|Ser Lancillotto del Lago]]: se mai lo incontrassimo non potrebbe sfuggirci e lo metteremo a morte!»<br>«Vi assumete un compito molto arduo, perché è un cavaliere nobile e ben provato» fu la risposta di ser Lamorak.<br>«Non ne dubitiamo, ma ognuno di noi è sufficientemente forte per tenergli testa.»<br>«Non lo credo» replicò ser Lamorak. «In tutta la mia vita non ho mai inteso d'alcun cavaliere che ser Lancillotto non riuscisse a superare.» (p. 315) *[...] ognuno ritiene infatti che la propria dama sia superiore a ogni altra, e voi non dovete adirarvi se io lodo colei che maggiormente amo. Se la mia signora, la regina Ginevra, è ai vostri occhi la più avvenente, sappiate che la regina Morgawse sembra più bella ai miei, ed è ciò che ogni cavaliere pensa della propria dama. ([[Lamorak]], p. 316) *Ho ricevuto una bella ricompensa per aver combattuto contro ser Moroldo e liberato il regno dalla sudditanza; e anche per aver portato in Cornovaglia la [[Isotta|regina Isotta]] sopportando gravi costi e pericoli. Quale compenso mi fu dato per essermi battuto con ser Blamor di Ganis in difesa di re Agwisance padre di Isotta la Bella, e cosa mi venne per aver abbattuto ser Lamorak il Gallese su richiesta di re Marco, o per aver vinto il Re dei Cento Cavalieri e il re del Galles del Nord che minacciavano le sue terre? E ancora, per aver salvato la regina dal buon cavaliere ser Palamede, e per aver ucciso il potente gigante Tawlas? Sappia re Marco, che ora mi dà tale mercede, che fu solo per amor mio che molti nobili cavalieri della Tavola Rotonda hanno finora risparmiato i baroni di questa contrada! ([[Tristano]], p. 326) *Ebbene, qui si può imparare che nessun [[cavaliere]] è tanto forte che non possa essere scavalcato, nessuno tanto saggio che non possa sbagliare, e che cavalca bene colui che non è mai caduto! ([[Dinadan]], p. 332) *{{NDR|Su [[Tristano]]}} Gesù misericordioso! Dacché presi le armi non vidi mai un cavaliere compiere gesta sì stupefacenti! Se lo assalissi ora, recherei onta a me stesso. ([[Lancillotto]], p. 335) *[...] un buon cavaliere deve sempre favorire un altro, giacché i simili sono attratti dai simili. (Re dei Cento Cavalieri, p. 336) *[...] nell'ardore della lotta spesso si colpiscono gli amici al pari dei nemici. ([[Lancillotto]], p. 343) *È difficile staccare la carne che è cresciuta intorno all'osso! ([[Lancillotto]], p. 348) *Anche il [[Pecora e lupo|lupo]] lascerebbe in pace la pecora se si trovassero insieme nella stessa prigione! ([[Dinadan]], p. 348) *Come dice il libro francese, [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana]] preferiva ser Lancillotto a ogni altro, e lo desiderava in ogni momento benché egli non acconsentisse ad amarla né a far nulla su sua richiesta. (p. 351) ====Libro X==== *Un [[cavaliere]] così ardito non morrà per mano di un branco di vigliacchi! ([[Tristano]], p. 357) *Ahimè, [[Isotta|Bella Isotta]] regina di Cornovaglia, perché mai vi amo? [...] Voi non avete colpa di questa mia pena e il biasimo ricade solo sui miei occhi: siete la più bella di tutte, e io da stolto non posso fare a meno di esservi devoto anche se non mi dimostrate né amore né cortesia, e amate riamata ser Tristano di Liones che è il cavaliere migliore del mondo. ([[Palamede (ciclo arturiano)|Palamede]], p. 373) *«Ecco un castello che non potrebbe essere preso o conquistato con alcuna macchina da guerra» disse ser Dinadan indicandolo al compagno. «Vi dimora la regina Morgana la Fata: lo ricevette dal fratello re Artù, che se ne è poi pentito amaramente. Da quel momento non c'è stato più accordo tra loro e la sorella gli ha fatto guerra ogni volta che ha potuto mantenendo proprio in questo maniero un folto gruppo di armati al solo scopo di distruggere quanti sono cari al re. Infatti non vi passa alcun cavaliere che non debba combattere contro uno, due o persino tre avversari. Se poi appartiene ad Artù ed è sconfitto, perde cavallo, armatura e ogni altra cosa che possiede, e persino la libertà qualora non riesca a fuggire.»<br>«Dio mi protegga!» esclamò ser Palamede. «Fare guerra al proprio signore che è chiamato il fiore della cavalleria cristiana e pagana è un costume malvagio e indegno di una regina, e io vi porrò fine di tutto cuore. Morgana non riceverà mai alcun servigio da me, e se come penso mi manderà contro i suoi cavalieri, essi avranno dì che combattere!» (p. 377) *Il racconto torna ora a [[Lamorak|ser Lamorak]] che era lodato e onorato da ogni buon cavaliere all'infuori di [[Gawain|ser Galvano]] e dei suoi fratelli che desideravano solo il suo male e che, meditando di cogliere l'occasione per ucciderlo, fecero venire la madre in un castello vicino a Camelot. La regina di Orkney era infatti giunta da poco allorché ser Lamorak le inviò un messaggero e fissò con lei un convegno di cui venne subito a conoscenza [[Gaheris|ser Gaheris]], che si pose in agguato.<br>A notte, ser Lamorak arrivò tutto armato, legò il cavallo vicino a una postierla segreta ed entrò in una stanza dove si tolse l'armatura; quindi raggiunse il letto della regina dove, amandosi di tutto cuore, essi trassero grande gioia l'uno dall'altra.<br>Quando ser Gaheris giudicò che fosse giunto il momento si accostò al letto e, afferrata bruscamente la madre per i capelli, le mozzò la testa. Ser Lamorak sentì così sprizzare su di sé il sangue caldo di colei che amava e balzò dal letto gridando come uomo aflitto e sgomento:<br>«Ah, ser Gaheris, cavaliere della Tavola Rotonda, avete commesso un'azione malvagia e vile! Perché uccideste la madre che vi generò? Avreste avuto maggior ragione di colpire me!»<br>«Dici il vero, e benché l'uomo sia nato per offrire il proprio servigio alla donna, sei tu che hai commesso l'offesa» replicò ser Gaheris. «Tuo padre uccise il nostro, eppure tu hai giaciuto con nostra madre disonorando me e i miei fratelli: è una vergogna troppo grande perché sia tollerata! Quanto poi a tuo padre re Pellinor, sappi che fu ucciso da me e da mio fratello Galvano.»<br>«Avete commesso un torto ancora più grande e fareste bene a ricordare ce la morte di mio padre non è ancora stata vendicata!»<br>«Non minacciarmi, Lamorak, altrimenti ti ucciderò. È solo perché ora sei disarmato che il mio onore di cavaliere mi vieta di metterti a morte, ma sappi che in qualunque altra occasione ti rincontrerò, non risparmierò la tua vita» ribatté ser Gaheris. «Ormai mia madre è affrancata da te: vai dunque a prendere il cavallo e vattene.» (pp. 385-386) [[File:Boys King Arthur - N. C. Wyeth - p162.jpg|thumb|La morte di Lamorak]] *Ser Lamorak si separò da Lancillotto e ripartì da solo, e fu così che ser Galvano e i suoi tre fratelli [[Agravaine|Agravano]], Gaheris e [[Mordred]] andarono ad attenderlo in un luogo appartato: gli uccisero il cavallo poi lo assalirono tutti insieme, di fronte, alle spalle e ai lati e, dopo più di tre ore di combattimento, ché ser Lamorak si difendeva da valoroso, ser Mordred gli aprì una profonda ferita nella schiena e gli altri lo fecero a pezzi.<br>Così morì il nobilissimo ser Lamorak, cavaliere della Tavola Rotonda; ma sappiate che [[Sir Gareth|ser Gareth]], il quinto fratello di ser Galvano, non ebbe alcuna parte nel vile assassinio. (p. 387) *«Ne ho visti di stolti come voi!» esclamò allora ser Dinadan adirato. «E uno proprio quest'oggi: se ne stava disteso accanto a una fonte con aria trasognata, lo scudo appoggiato al suolo e il cavallo poco distante, e sogghignava come un folle senza dire una parola. Compresi così che si trattava di un [[Innamoramento|innamorato]].»<br>«E voi non lo siete, bel cavaliere?» gli chiese ser Tristano.<br>«Maledetto chi lo è!» proruppe ser Dinadan.<br>«Avete torto, perché soltanto il cavaliere innamorato può essere prode» replicò ser Tristano. (pp. 408-409) *«In guardia, cavaliere» gridò poi a ser Epinogrus. «È abitudine dei cavlieri erranti sfidarsi alla giostra.»<br>«È forse costume di tali cavalieri imporre di combattere che lo si voglia o no?»<br>«È tale per me, e tanto vi basti» replicò ser Dinadan. (p. 409) *«[...] io non so cosa spinga ser Tristano e tanti altri innamorati a perdere la ragione e l'intendimento per delle donne!» commentò ser Dinadan.<br>«Come, siete un cavaliere e non siete innamorato? Vergognatevene: non potete certo essere chiamato prode se non venite a contesa per una dama.»<br>«Dio me ne guardi!» esclamò ser Dinadan. «Le gioie d'amore sono troppo brevi e le pene che ne derivano fin troppo durature.» (p. 412) *«Ma perché siete tanto incollerito?»<br>«Ah, codardo, disonori la cavalleria!» lo ingiuriò ser Dinadan.<br>«Poco importa dal momento che mi metterò al vostro servizio e rimarrò sotto la vostra salvaguardia. Siete così prode che mi proteggerete» replicò ser Tristano.<br>«Il diavolo mi liberi da te! D'aspetto sei il migliore uomo d'armi che abbia mai visto, ma anche il più pusillanime.» (p. 413) *"Date [[potere]] al [[villano]] e questi non ne avrà mai abbastanza". Infatti, laddove il governo è affidato a una persona di bassi natali mentre il signore delle terre è di nascita elevata, avverrà che il [[Plebe|plebeo]] non tollererà al proprio fianco alcun gentiluomo, e ne perseguirà anzi la rovina. (p. 417) *{{NDR|Su [[Palamede (ciclo arturiano)|Palamede]]}} [...] tutti lo lodarono e affermarono che seppure ancora saraceno, era un credente della migliore specie, ben disposto d'animo e assolutamente leale e fedele alla parola data. (p. 420) *Ora oso dire che siete la dama più bella che abbia mai visto, e che ser Tristano è un cavaliere prode e prestante quant'altri mai. Mi sembra perciò che siate fatti l'uno per l'altra! ([[Re Artù]], p. 441) *Ah, Palamede, Palamede [...] perché sei così emaciato, tu che un tempo eri chiamato uno dei più bei cavalieri del mondo? Ah, non voglio più vivere questa vita perché amo colei che non potrò mai avere o conquistare! ([[Palamede (ciclo arturiano)|Palamede]], p. 452) *«Signore, ecco come mi discolpo: in quanto alla regina Isotta, sappiate che l'amo da lungo tempo più di ogni altra, e a lei debbo gli onori che ho conquistato, ché altrimenti sarei rimasto il cavaliere più indegno del mondo. Ovunque andavo, il suo ricordo mi accompagnava e mi spingeva a compiere imprese meritevoli. Tuttavia finora non ebbi mai da lei ricompensa e pur essendo il suo cavaliere non ricevetti alcun guiderdone! Perciò, ser Tristano, non temo la morte perché, sapendo che non possiederò mai la mia regina, mi è indifferente vivere o morire, e se fossi armato come lo siete voi, mi batterei di buon animo.»<br>«La vostra stessa bocca ha rivelato il tradimento!» proruppe ser Tristano.<br>«Non ho commesso alcuna slealtà» protestò l'altro. «Ogni uomo è libero di amare, e benché abbia riposto il cuore nella vostra dama, ella è mia quanto è vostra. Se questo è un torto, allora sono colpevole, ma voi godete di lei e appagate il vostro desiderio, mentre io non ebbi mai nulla né spero di averlo in futuro, e tuttavia l'amerò quanto voi fino all'ultimo istante della mia vita.» (p. 453) ====Libro XI==== *Mentre in un giorno di Pentecoste, i cavalieri sedevano alla [[Tavola Rotonda]], si presentò ad Artù un eremita che vide il [[Seggio Periglioso]] e chiese al re e ai baroni perché non fosse occupato.<br>«Su quel seggio non siederà che colui che è destinato, ogni altro vi troverà la morte» gli fu risposto.<br>«Sapete chi è?» domandò allora l'eremita.<br>«Non lo sappiamo ancora.»<br>«Lo so io» dichiarò allora il sant'uomo. «Vi prenderà posto un cavaliere che non è stato ancora concepito, ma che nascerà quest'anno e sarà colui che conquisterà il Sangrail.» (p. 456) *[...] entrò, giovane e bellissima, una damigella che recava tra le mani un vaso d'oro. Allora il re e tutti quanti si trovavano nella sala si inginocchiarono devotamente a pregare.<br>«Oh, Gesù!» esclamò ser Lancillotto. «Cosa può significare?»<br>«È il [[Graal|Sangrail]], l'oggetto più prezioso che alcun essere vivente possieda» fu la risposta del re. «Quando sarà portato altrove, la Tavola Rotonda si spezzerà.» (p. 458) *A tempo debito, [[Elaine di Corbenic|Elaine]] partorì un bel bambino che fu allevato con cura e affetto e battezzato [[Galahad]], perché quello era il nome che ser Lancillotto aveva ricevuto al fonte battesimale e che poi la Dama del Lago aveva mutato in Lancillotto. (p. 460) *Sappiate, ser Bors, che questo fanciullo è Galahad; siederà sul Seggio Periglioso e otterrà il Sangrail, e si dimostrerà migliore di suo padre ser Lancillotto. ([[Elaine di Corbenic]], p. 462) *[...] solo gli uomini valorosi e retti che amano e temono Dio possono conquistare onore; altrimenti, per quanto arditi, non vi riescono. ([[Re Pescatore|Re Pelles]], p. 462) *Ser Bors si era appena sdraiato di nuovo per riposare, quando sentì un grande frastuono provenire dalla camera vicina e si vide piovere dentro, non sapeva se dalle porte o dalle finestre, nugoli di frecce e di quadrelli tanto fitti da lasciarlo stupito; molti lo colpirono e lo ferirono nei punti in cui il suo corpo non era protetto.<br>Ed ecco sopraggiungere un orribile leone: ser Bors gli si fece incontro; la fiera gli portò via lo scudo, ma egli riuscì a mozzarle la testa. Non passò molto che nella corte vide un orrendo drago sulla cui fronte sembrava fossero scritte lettere d'oro che ser Bors pensò avessero il significato di "re Artù". Giunse poi un leopardo brutto e vecchio che si batté a lungo e accanitamente con il drago; ma a un certo punto questi sputò fuori dalla bocca qualcosa come un centinaio di piccoli draghi che uccisero e fecero a pezzi il leopardo.<br>Apparve poi nella sala e si mise a sedere su un bel seggio un vecchio che sembrava avere intorno al collo due vipere. Teneva in mano un'arpa e prese a cantare un'antica canzone che narrava come Giuseppe di Aramitea fosse giunto in quel paese. Quando ebbe finito, consigliò a ser Bors di andare via.<br>«Qui non incontrerete altre avventure» gli disse. «Vi siete portato con grande onore, e più ne acquisterete in futuro.»<br>Parve allora a ser Bors che giungesse una colomba candida recante nel becco un incensiere d'oro, e che la tempesta imperversata fino ad allora cessasse e si allontanasse di colpo, mentre la sala si empiva di straordinari profumi. Poi vide quattro fanciulli che portavano quattro bei ceri e in mezzo ad essi un vecchio con un cero in una mano e una lancia nell'altra. Si trattava dell'arma che aveva nome Lancia della Vendetta. (pp. 463-464) *Dite [...] a ser Kay il Siniscalco e a ser Mordred che confido in Dio che sarò valoroso quanto loro, e non dimenticherò mai i motteggi e le derisioni che mi indirizzarono il giorno in cui fui investito cavaliere: non comparirò a corte finché tutti non parleranno di me con maggiore rispetto di quanto sia mai stato dimostrato loro. ([[Parsifal]], p. 472) *{{NDR|Su [[Parsifal]]}} [...] era infatti uno dei migliori cavalieri del mondo, e in lui la vera fede era ben salda. (pp. 473-474) *Ed ecco avvicinarsi il sacro vaso del Sangrail accompagnato da soavità e profumi di ogni sorta. I due cavalieri non poterono distinguere con chiarezza chi lo portava; solo ser Percival intravvide appena sia il vaso sia la vergine purissima che lo recava tra le mani. Immediatamente si trovarono entrambi perfettamente risanati nelle membra e nel corpo, e resero grazie a Dio in grande umiltà.<br>«Gesù» disse ser Percival «cosa significa che siamo guariti, mentre unmomento fa eravamo in punto di morte?»<br>«Lo so io» rispose ser Ector. «È stato il sacro vaso portato da una vergine e contenente il santo sangue di Nostro Signore Gesù Cristo. Solo un uomo di assoluta perfezione può vederlo.» (p. 474) ====Libro XII==== *Se la mia morte potesse giovarvi e la mia vita non vi fosse di alcuna utilità, ebbene, sarei pronta a morire per voi! ([[Elaine di Corbenic]], p. 481) *«Ah, ser Tristano» esclamò allora ser Palamede «sapete bene che non posso battermi senza perdere l'onore. Voi siete allo scoperto e io sono armato: se vi uccidessi l'onta ricadrebbe su di me. Del resto, conosco la vostra forza e la vostra resistenza.»<br>«È vero, e adesso capisco quanto siete prode.»<br>«Vi prego, rispondete a una domanda.»<br>«Volentieri. Con l'aiuto di Dio vi dirò la verità.»<br>«Fate il caso che voi foste armato di tutto punto e io non lo fossi: cosa vi suggerirebbe di farmi l'onore cavalleresco?»<br>«Ora capisco!» esclamò ser Tristano. «Poiché devo dare il mio parere, Dio mi benedica, quel che dirò non sarà dettato dalla paura. Vi risponderò quindi che in tal caso non vorrei battermi e vi lascerei andare.»<br>«E anch'io non voglio. Perciò, prendete la vostra strada!»<br>«Posso sempre scegliere se restare o andar via, invece. Ma c'è una cosa che mi stupisce: perché un cavaliere valoroso come voi non vuole essere battezzato, mentre vostro fratello ser Safer si è fatto cristiano già da tempo?»<br>«Sebbene in cuor mio creda già in Gesù Cristo e nella sua dolce madre Maria, secondo un voto che ho fatto anni fa devo ancora affrontare uno scontro; poi mi farò battezzare, e con grande gioia.»<br>«In fede mia, allora non dovrete cercare a lungo quest'ultima battaglia! Dio non voglia che per colpa mia restiate ancora saraceno!» (p. 488) *«E adesso?» gli chiese Tristano. «Ti ho alla mia mercé come poc'anzi mi avevate voi. Ma i cavalieri di corte non dovranno mai dire che ser Tristano ha ucciso un guerriero disarmato. Quindi, riprendete la vostra arma e portiamo a termine lo scontro.»<br>«Desidererei davvero di finirlo» rispose l'altro «ma non ho molta voglia di battermi ancora, anche perché l'offesa che vi ho arrecata non è tanto grave che non possiamo diventare amici. Osai dire che [[Isotta|Isotta la Bella]] non ha pari tra le dame; non l'ho mai disonorata e, anzi, è grazie a lei che ho ottenuto gran parte dell'onore che mi sono conquistato. Le mie offese non furono mai rivolte alla regina, ma a voi, e oggi mi avete ripagato con un gran numero di colpi. Ad alcuni ho potuto rispondere, ma adesso devo ammettere che non ho mai incontrato un uomo forte e resistente quanto voi, salvo ser Lancillotto del Lago. Perciò, mio signore, vi chiedo di perdonarmi ogni cosa e di condurmi oggi stesso alla chiesa più vicina dove prima vorrei confessarmi e poi essere battezzato. In seguito andremo insieme alla corte di Artù per partecipare alla grande festa.»<br>«Allora prendete il cavallo: faremo come avete detto, e che Dio vi perdoni per tutti i vostri peccati come ho già fatto io! A un miglio da qui il vescovo suffraganeo di Carlisle potrà impartirvi il sacramento del battesimo.»<br>Montarono a cavallo insieme a ser Galleron e, giunti alla presenza del vescovo, gli esposero quanto volevano. Il sant'uomo fece riempire un grande bacile d'acqua, la consacrò, poi confessò e assolse ser Palamede. Ser Tristano e ser Galleron furono i suoi padrini.<br>Poco dopo, ripartirono per Camelot dove trovarono il re, la regina e quasi tutti i cavalieri della Tavola Rotonda, che furono molto lieti di sapere che ser Palamede si era fatto cristiano. (pp. 490-491) ====Libro XIII==== *«Ora sono certo che voi della Tavola Rotonda partirete alla ricerca del Sangrail e che io non vi vedrò mai più tutti insieme» dichiarò allora Artù. «Voglio perciò che vi riuniate per giostrare e torneare nel prato sotto Camelot in modo che, dopo la vostra morte, si possa tramandare che in questo giorno erano qui raccolti tanti valorosi combattenti.» (p. 501) *Rientrati tutti tra le mura di Camelot, il re e i baroni si recarono ad ascoltare i vespri nella cattedrale e poi a cena, dove ciascuno dei cavalieri prese posto, come prima, sul proprio seggio. Ma ecco che, tra improvvisi scoppi e rombi di tuono che fecero temere che il palazzo stesse crollando, nella sala penetrò un raggio di sole sette volte più vivido di quanto si fosse mai visto e tutti furono investiti dalla grazia dello Spirito Santo. Guardandosi intorno, i cavalieri osservarono che gli altri sembravano circonfusi di bellezza, ma non poterono pronunciare una sola parola. Poi, apparve il Santo Graal velato di sciamito bianco, così che nessuno poté vederlo o capire chi lo recasse, e la sala si riempì di profumi mentre davanti ai commensali comparivano i cibi e le bevande che prediligevano. Dopo aver attraversato l'intero ambiente, il sacro vaso scomparve d'un tratto, e solo allora i presenti ritrovarono la voce e il re rese grazie a Dio per la benevolenza che aveva mostrato loro. (p. 502) *Non torneranno più tutti {{NDR|i [[cavalieri della Tavola Rotonda]]}} insieme perché molti moriranno nel corso della ricerca. Io li amo quanto la mia stessa vita, e lo scioglimento di questa compagnia mi provoca un tremendo dolore, poiché la loro presenza alla mia corte era ormai un costume consolidato. ([[Re Artù]], p. 503) *Il mio peccato e la mia malvagità mi hanno sprofondato nel disonore [...]. Finché ho perseguito avventure mondane per soddisfare desideri terreni, le ho sempre compiute in modo impareggiabile e senza mai subire sconfitte nelle giuste come nelle inique contese. Ma ora che ho intrapreso avventure celesti, capisco che il mio antico peccato mi ostacola e mi svergogna al punto che quando mi è apparso il sacro sangue non ho avuto la forza di muovermi e di parlare. ([[Lancillotto]], p. 518) *{{NDR|Su [[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]]}} Tutte le mie gesta d'armi le ho compiute per amor suo [...] e per lei mi sono battuto, a torto o a ragione. Non ho mai fatto nulla solo per amore di Dio, ma sempre anche per conquistarmi onore e farmi andare di più, e ne sono stato poco o nulla grato al Signore. ([[Lancillotto]], p. 519) ====Libro XIV==== *«[[Mago Merlino|Merlino]] istituì la [[Tavola Rotonda]] a somiglianza della sfericità del mondo in essa perfettamente rappresentato» proseguì la reclusa. «Nella Tavola Rotonda, infatti, l'intero mondo cristiano e pagano trova ristoro, tanto che coloro che sono scelti a fare parte di quell'eletta compagnia si reputano colmi di grazia e più onorati che se fossero i padroni di metà della terra. Hai potuto vedere anche tu come, pur di appartenervi, i cavalieri siano disposti a perdere padre, madre, famiglie, mogli e figli, come facesti tu stesso che, per unirti a loro, abbandonasti tua madre senza volerla più vedere.<br>«Dunque, quando Merlino istituì la Tavola Rotonda disse che coloro che ne sarebbero stati compagni avrebbero potuto attingere alla verità del Sangrail. Gli fu chiesto chi l'avrebbe conquistata, ed egli rispose che sarebbero stati tre tori bianchi, due vergini e uno casto, e che uno di essi sarebbe stato più forte e più valoroso di suo padre quanto il leone lo è del leopardo. Allora gli fu detto: "Bisognerà che con le tue arti tu dia luogo a un seggio su cio potrà prendere posto solo il cavaliere che eccellerà su ogni altro".<br>«E Merlino istituì il Seggio Periglioso, quello su cui Galahad sedette al banchetto di Pentecoste.» (p. 522) *La storia dice che [[Parsifal|ser Percival]] era uno degli uomini più religiosi che vi fossero al mondo in quei tempi in cui ben pochi credevano in Dio senza riserve, e i figli non rispettavano i padri e li trattavano come estranei. Egli quindi cercò conforto in Nostro Signore Gesù pregandolo affinché le tentazioni non lo allontanassero dal servizio di Dio ed egli potesse continuare ad essere Suo leale campione. (p. 527) *[...] sono al servizio dell'Uomo migliore del mondo che non permetterà che io muoia, perché chi bussa alla Sua porta potrà entrare, chi chiede potrà ricevere, ed Egli non si nasconde a colui che lo cerca [...]. ([[Parsifal]], p. 529) *Punirò la mia carne, che vuole avere impero su di me! ([[Parsifal]], p. 532) *Quanto sono stato vicino a perdere me stesso [...] e la purezza che non avrei mai più potuto riavere! ([[Parsifal]], p. 532) ====Libro XV==== *«Non sei forse ser Lancillotto del Lago?» gli chiese il religioso dopo che il cavaliere gli ebbe comunicato che si sarebbe fermato con lui per la notte.<br>«Si, sono io.»<br>«Cosa fai in questa contrada?»<br>«Vado in cerca delle avventure del [[Graal|Sangrail]], signore.»<br>«Fa pure» gli disse allora il buon uomo «ma anche se il santo vaso si trovasse qui, il peccato ti impedirebbe di vederlo proprio come non è dato a un cieco di scorgere una spada sfolgorante.» (pp. 534-535) *Quaranta anni dopo la passione di Gesù Cristo, [[Giuseppe d'Arimatea|Giuseppe di Arimatea]] preconizzò che re Evelake avrebbe sconfitto in battaglia i propri nemici. Dei sette re e dei due cavalieri che hai visto, il primo si chiama Nappus, e fu un sant'uomo; il secondo ebbe il nome di Nacien in onore di un suo avo che aveva ospitato Nostro Signore Gesù Cristo. Il terzo fu chiamato Helias il Grosso; il quarto Lisais; il quinto, Jonas, lasciò il proprio paese per rcarsi nel Galles dove sposò la figlia di Manuel ed ottenne la Gallia, che elesse come sua dimora e generò Lancillotto, tuo nonno, che sposò la figlia del re d'Irlanda e fu un uomo insigne quanto te. Suo figlio fu re Ban, tuo padre, l'ultimo dei sette re. Uno dei due cavalieri, invece, rappresenta te, Lancillotto, cui gli angeli dissero che non appartenevi alla compagnia dei sette re, mentre il secondo cavaliere sta a indicare il leone, che è superiore a tutti i re della terra, cioè ser Galahad, da te concepito nella figlia di re Pelles. E tu, che dovresti essere grato a Dio di ogni altro, perché, come peccatore, sei il cavaliere senza pari, non Lo hai ringraziato per tutte le straordinarie virtù che Egli ti ha prestate! (p. 537) *Ah, Lancillotto [...] finché facevi parte della cavalleria terrena, eri l'uomo più straordinario e avventuroso del mondo; ma non devi stupirti se ora che ti trovi tra cavalieri impegnati in imprese celesti la fortuna ti è avversa. (p. 539) ====Libro XVI==== *Ser Lancillotto, poi, se non fosse per una sola pecca sarebbe superiore a ogni altro. Ma così come stanno le cose, è proprio come noi; solo che si assume le fatiche maggiori. ([[Gawain]], p. 541) *La [[Tavola Rotonda]] fu istituita proprio perché gli uomini non svilissero queste due virtù{{NDR|, la pazienza e l'umiltà}}, come la cavalleria, che affonda in esse le sue radici, è sorta perché non possa mai essere sconfitta la fraternità che ne è il fondamento. (p. 545) *{{NDR|Rivolto a [[Gawain]]}} Ti sei impegnato insieme a molti altri in una ricerca che non porterai mai a termine perché il Sangrail non si mostra ai peccatori. Non devi quindi meravigliare se non vi sei riuscito. Tu sei un cavaliere sleale e un grande assassino, mentre per gli uomini buoni questa ricerca è ben altro che una serie di omicidi. Lancillotto, benché abbia commesso gravi colpe, al momento stesso in cui ha intrapreso la ricerca si è impegnato a non peccare più, e infatti non ha mai ucciso né ucciderà un solo uomo fino al suo ritorno a Camelot. Se non fosse per la sua fragilità che probabilmente lo farà ricadere nella colpa con il pensiero, egli sarebbe il primo a compiere l'impresa dopo Galahad. Ma poiché Dio conosce i suoi pensieri e la sua debolezza, gli concederà di morire in santità. (Eremita, pp. 546-547) ====Libro XVII==== [[File:Galaad devant le graal n°3.gif|thumb|Galahad, Bors e Parsifal dinanzi al Graal]] *{{NDR|Su [[Davide]]}} Egli era un dotto che conosceva le virtù delle pietre e delle piante, il corso delle stelle e molte altre cose ancora; ma poiché aveva una moglie malvagia, si era convinto che non esistessero donne buone, tanto che ne parlò con disprezzo anche nei libri che compose. (p. 573) *Non spetta a noi punire chi ha operato contro Dio, ma solo alla Sua potenza. ([[Galahad]], p. 576) *Siete uno sciocco se non sapete che le [[Verginità|vergini]] sono franche ovunque si trovino. ([[Parsifal]], p. 579) *Nessuna lingua potrebbe descrivere e nessun cuore immaginare le meraviglie cui ho assistito. Se non mi fossi macchiato di un antico peccato, avrei potuto vedere molto di più. ([[Lancillotto]], p. 588) *Galahad, servo di Gesù Cristo che attendo da tempo, abbracciami e lascia che riposi sul tuo petto e tra le tue braccia, casto e vergine sopra ogni altro cavaliere, giglio simbolo di purezza, rosa del colore del fuoco, fiore di ogni virtù. Sei tanto intriso della fiamma dello Spirito Santo che la mia carne, consunta dalla vecchiaia, ritrova la giovinezza! (Re Mordrains, p. 591) *[...] rimessosi in viaggio, {{NDR|Galahad}} penetrò in una foresta irta di pericoli dove la storia dice che si imbatté in una sorgente in cui l'acqua ribolliva formando grandi onde. Il cavaliere vi posò una mano, e subito l'acqua si placò e il calore ne disparve, poiché quell'ardore era segno di lussuria, molto diffusa a quei tempi, e non poté durare al contatto con la purezza della sua verginità. Quanto era accaduto fu considerato un miracolo in tutto il paese, e da allora la fonte fu chiamata la Sorgente di Galahad. (p. 591) *«Figliolo» disse poi l'Uomo a Galahad «sai cos'è ciò che stringo tra le mani?»<br>«No, se non me lo dite voi.»<br>«È la sacra scodella in cui mangiai l'agnello pasquale. Ora hai veduto quello che più desideravi, ma con minore chiarezza di come lo potrai ammirare nel Palazzo Spirituale della città di Sarras. Adesso partirai e con te partirà anche il Sangrail, che questa notte stessa dovrà lasciare il regno di Logris dove nessuno lo vedrà mai più perché le genti di questa terra si sono volte al peccato e non lo servono né lo venerano come dovrebbero; io perciò le spoglio dell'onore che avevo loro concesso. Domattina voi tre prenderete la Spada dalla Strana Cintura e scenderete alla riva del mare dove troverete pronta una nave. Ma prima ridonerete la salute al Re Magagnato ungendogli il corpo e le gambe con il sangue che è colato dalla lancia.»<br>«Signore, perché gli altri non possono venire con noi?» chiese Galahad.<br>«Come inviai i miei apostoli in diverse direzioni, così voglio ora che vi separiate. Quanto a voi tre compagni, due moriranno al mio servizio e solo uno tornerà a darne notizia» fu la risposta.<br>Poi l'Uomo li benedì e scomparve. (pp. 594-595) *«Salutate per me ser Lancillotto mio padre e signore, e ricordategli che questo è un mondo incostante.»<br>Infine si inginocchiò a pregare davanti alla tavola e la sua anima lo lasciò, trasportata nel cielo di Gesù Cristo da una moltitudine di angeli. I compagni, che assistettero al prodigio, videro anche una mano scendere sul vaso e sulla lancia, prenderli e portarli nei cieli.<br>Da allora non vi è più stato un uomo che abbia avuto l'ardire di sostenere di aver visto il Sangrail. (p. 598) ====Libro XVIII==== *[...] Lancillotto, dimentico della promessa fatta e della perfezione raggiunta nel corso della ricerca, riprese a frequentare la regina. Del resto, come dice appunto il libro, se egli non le fosse stato intimamente legato nei suoi pensieri più riposti quanto, in superficie, appariva devoto a Dio, nessun cavaliere avrebbe potuto superarlo nella ricerca del Sangrail. Invece, i suoi più segreti sentimenti correvano sempre a lei. Così essi ripresero ad amarsi con maggiore ardore di prima e i loro convegni si fecero tanto frequenti che la corte cominciò a mormorare, e in particolare il loquace ser Agravano fratello di ser Galvano.<br>Ma intanto Lancillotto, continuamente assediato da dame e da damigelle che gli chiedevano di essere loro campione in questioni di diritto, per evitare ulteriori maldicenze e dicerie, decise di impegnarsi con zelo a seguire i dettami di Nostro Signore Gesù Cristo e di sottrarsi per quanto gli era possibile alla familiarità e alla compagnia di Ginevra. (p. 603) *[...] ser Mordred, ser Agravano e molti altri della corte non ci perdono d'occhio e parlano del nostro amore. Li temo più per voi che per me perché, se del caso, io potrei fuggire o sbarazzarmene, mentre voi non potreste che rimanere qui a subire le maldicenze; e se doveste trovarvi in pericolo per aver commesso volontariamente qualche leggerezza, non potreste avere altro aiuto che il mio e quello dei miei parenti. Signora, la nostra imprudenza ci condurrà allo scandalo e alla vergogna, e io non voglio assolutamente che voi siate disonorata. Sono queste le ragioni che mi hanno spinto a dedicarmi il più possibile al servizio delle dame, facendo in modo che tutti pensino che ne traggo gioia, delizia e piacere. ([[Lancillotto]], p. 604) *Lancillotto, ora capisco la vostra falsità e la vostra volgare lussuria! Voi amate altre dame, e per me non provate che disprezzo. Adesso che ho ben chiaro che siete un traditore, state certo che non vi amerò mai più. Non osate comparirmi ancora davanti: da questo momento vi scaccio dalla corte, e per sempre, e vi bandisco dalla mia compagnia. Se tenterete di rivedermi, sarete ucciso. ([[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]], pp. 604-605) *Spesso le donne sono impulsive e compiono azioni di cui poi si pentono amaramente. ([[Bors (ciclo arturiano)|Bors]], p. 605) *Se accetterò di essere il campione della regina mi alienerò molti cavalieri della Tavola Rotonda. Tuttavia, per amore di Lancillotto e vostro, sarò suo difensore a meno che il caso non porti qui un campione meglio di me. ([[Bors (ciclo arturiano)|Bors]], p. 609) *Non ho mai sentito dire che Ginevra abbia rovinato un solo cavaliere. Anzi, a quel che so, ella ci ha sempre magnificato ed è stata la sovrana più generosa e liberale, e la più munifica di doni e di benevolenza. Sarebbe quindi vergognoso se lasciassimo morire nell'ignominia la moglie del nostro nobilissimo re. Sappiate che non lo permetterò, e che sosterrò la sua innocenza nella morte di ser Patrise; del resto, ella non aveva alcun motivo per odiare lui o alcuno dei cavalieri intervenuti al banchetto. Direi anzi che ci abbia invitati per affetto, certo non per un subdolo stratagemma, e sono convinto che comunque andrà, un giorno sarà possibile provare che tra di noi vi è un traditore. ([[Bors (ciclo arturiano)|Bors]], p. 610) *Come dice un antico proverbio, è aspra la battaglia nella quale si scontrano parenti e amici, perché allora non c'è posto per la misericordia, ma solo per la più mortale delle contese. ([[Lancillotto]], p. 629) *[...] non mi piace essere obbligato ad amare; l'amore deve nascere dal cuore, non dalla costrizione [...]. ([[Lancillotto]], p. 636) *L'amore deve essere libero, non imposto, perché un amore forzato finisce con il dissolversi. ([[Re Artù]], p. 636) *All'uomo d'onore non può non ripugnare assistere alla sconfitta di un suo pari, mentre chi non ha onore e si comporta da vile, alla vista di un uomo in pericolo non compirà mai un gesto gentile o generoso. Un codardo, infatti, non darà mai prova di misericordia, mentre chi alberga la bontà nel cuore farà agli altri quello che vorrebbe fosse fatto a lui. ([[Re Artù]], p. 642) *{{NDR|Su [[maggio]]}} Quel mese esuberante infonde coraggio negli amanti e, in vari modi, li induce più di ogni altro a diversi comportamenti, perché è allora che, come erbe e arbusti, gli uomini e le donne si rinnovellano e richiamano alla mente lontane cortesie, servigi e gesti gentili che avevano posto nell'oblio per negligenza.<br>E come il rigore dell'inverno offusca e sfigura la verde estate, così accade all'amore che lega l'uomo alla donna, quando è incostante. Sono numerosi coloro che non albergano la costanza, e non passa giorno senza che vediamo come basti un alito di rigore invernale per cancellare e spezzare col minimo pretesto un vero amore, che pure costa tanto. Questa non è costanza né saggezza, ma debolezza di carattere, disonorevole per coloro che la praticano.<br>Perciò, come il maggio fiorisce e germoglia nei giardini, così ogni uomo d'onore rivesta il proprio cuore di germogli, prima a gloria di Dio, poi per dare gioia a coloro cui ha giurato fedeltà. Infatti, non c'è uomo o donna d'onore che non abbia scelto l'oggetto del proprio amore. E se la fatica delle armi non deve essere mai trascurata, bisogna però che l'onore sia innanzitutto riserbato a Dio, e solo dopo aver contesa con le dame: questo è ciò che io chiamo un amore virtuoso.<br>Oggi, però, gli uomini non sanno amare per sette giorni di seguito senza pretendere di appagare le proprie brame. La ragione ci dice che un tale amore non può durare, perché quanto è subito accordato con troppa prontezza, è ben presto spento dall'ardore stesso. Così è l'amore ai nostri tempi: arde lesto e altrettanto in fretta si raffredda! E questa non si può chiamare costanza. Ai tempi di Artù l'amore soleva essere diverso: uomini e donna si amavano anche per sette interi anni senza che tra loro si insinuasse la lussuria. Quello era amore vero, e fedele!<br>Ho dunque paragonato l'amore di oggi all'estate e all'inverno, perché come la prima è calda e il secondo è freddo, allo stesso modo procede l'amore ai nostri giorni. Tutti voi che siete amanti rammentate quindi il mese di maggio! (pp. 643-644) ====Libro XIX==== *[...] a quel tempo era costume che Ginevra non lasciasse mai la corte senza un seguito di ottimi cavalieri armati, quasi tutti giovani decisi a farsi onore. Erano chiamati i Cavalieri della Regina e in battaglia, ai tornei e alle giostre portavano come insegna uno scudo completamente bianco. Venivano scelti per quel servigio tutti gli anni in occasione della festa della Pentecoste tra i cavalieri che si erano mostrati più valorosi, in sostituzione di quelli che erano morti nel corso dell'anno (e non ne passava uno senza che ne morissero alcuni). Proprio compiendo tale servigio si erano distinti all'inizio ser Lancillotto e tutti gli altri, prima di conquistare rinomanza. (pp. 645-646) *Ahimè, che vergogna che un [[cavaliere]] ne tradisca un altro! [...] Ma c'è un vecchio proverbio che recita: "Il valoroso è davvero in pericolo solo quando si trova in balia di un codardo. ([[Lancillotto]], p. 649) *Gesù mi terrà lontano dal disonore, e poi ben vengano le disgrazie che Dio vuole mandare [...]. ([[Lancillotto]], p. 657) ====Libro XX==== *Nel mese di maggio, quando ogni cuore gagliardo fiorisce e germoglia e, con la bellezza e il rigoglio della stagione, uomini e donne sono pieni di letizia per l'avvicinarsi dell'estate con i suoi fiori novelli, laddove gli aspri venti e le bufere dell'inverno li inducono a raccogliersi al coperto presso il focolare, scoppiarono furore e sventura che ebbero termine solo con la morte e l'estinzione del fiore di tutti i cavalieri del mondo. (p. 663) *Mi meraviglio che nessuno di noi si vergogni di sapere, e di vedere con i propri occhi, che Lancillotto giace giorno e notte con la regina [...]. Ne siamo tutti al corrente, eppure siamo tanto vili da tollerare il disonore di un sovrano nobile quanto Artù. ([[Agravaine]], p. 663) *Se ne dovesse derivare ostilità o guerra tra noi e Lancillotto, sta' certo che molti re e molti potenti signori sceglierebbero di schierarsi con lui. E poi, fratello [...] devi sempre tenere a mente che Lancillotto ha salvato più di una volta il re e la regina, e che anche i migliori tra noi si sarebbero sentiti gelare il cuore in varie occasioni se egli non fosse stato il più valoroso e non lo avesse dimostrato molto spesso. ([[Gawain]], p. 664) *Ser Lancillotto mi ha concesso l'investitura e niente potrà indurmi a parlare male di lui [...]. ([[Sir Gareth]], p. 664) *Appena gli altri furono usciti, il re chiese quale fosse il motivo della disputa.<br>«Ora ve lo dirò, sire; non posso più tenerlo in me» gli rispose ser Agravano. «Io e ser Mordred siamo in disaccordo con i nostri fratelli: sappiamo che ser Lancillotto è da tempo l'amante della regina e, poiché siamo figli di vostra sorella, non possiamo continuare a tollerarlo. Voi siete il suo signore e colui che lo ha investito cavaliere, e intendiamo provare la sua slealtà.»<br>«Se quello che dite è vero, Lancillotto è un traditore!» esclamò Artù. «Ma mi ripugna compiere un passo del genere senza averne le prove; ser Lancillotto è un cavaliere valoroso e, come ben sapete, il migliore di tutti noi. Se non sarà colto sul fatto, vorrà battersi con colui che lo ha denunciato, e nessuno sarà in grado di tenergli testa. Quindi, voglio che sia sorpreso in flagrante.»<br>Il libro francese dice che il re non desiderava affatto che si diffondessero voci su Lancillotto e la regina. A dire il vero, egli ne aveva già il sospetto, ma non voleva sentirne parlare perché amava molto ser Lancillotto per tutto quello che egli aveva fatto in favore suo e di Ginevra. (p. 665) *«Ahimè» si lamentava intanto Lancillotto «non mi è mai capitato di trovarmi a rischiare una morte vergognosa per la mancanza della mia armatura!»<br>Nel frattempo ser Agravano e ser Mordred non cessavano di gridare:<br>«Esci dalla camera della regina, traditore! Sta' certo che non riuscirai a fuggire».<br>«Gesù misericordia, non posso tollerare questo odioso clamore: meglio morire subito che sopportare un simile tormento!» esclamò allora Lancillotto; poi prese Ginevra tra le braccia e la baciò.<br>«Nobilissima tra le regine cristiane aggiunse siete la mia diletta e gentile signora e io, il vostro povero e fedele cavaliere, vi sono stato al fianco nelle cause giuste come in quelle ingiuste dal giorno in cui re Artù mi conferì l'investitura. Se morirò, vi supplico di pregare per la mia anima. Sono sicuro che ser Bors e tutti gli altri miei parenti, e anche ser Lavaine, vi salveranno dal rogo. Confortatevi, perciò, madonna mia amata, e qualunque cosa mi accada, andate con ser Bors e con gli altri che vi tratteranno con ogni onore e vi faranno regina delle mie terre.»<br>«No, Lancillotto, non vi sopravviverò! Se sarete ucciso, per amore di Dio accoglierò la morte con umiltà, come è dovere di una regina cristiana.»<br>«Ebbene, signora, poiché è giunto il giorno in cui dobbiamo separarci, sappiate che venderò la vita al più alto prezzo, e che sono mille volte più addolorato per voi che per me. Ma ora preferirei avere indosso la mia solida armatura piuttosto che regnare su tutto il mondo cristiano: prima di soccombere farei in modo che le mie gesta siano tramandate.»<br>«Piacesse a Dio che uccidessero me e lasciassero libero voi!» esclamò la regina.<br>«Questo non deve accadere, e che Dio mi ripari da una simile vergogna!» replicò Lancillotto. «Gesù Cristo, sii tu il mio scudo e la mia armatura!» (p. 667) *Ora, signora, è chiaro che il nostro amore è giunto al suo epilogo e che da adesso in poi re Artù mi sarà nemico. Ma se vorrete rimanere con me, mi impegno a tenervi al riparo da ogni pericolo. ([[Lancillotto]], p. 669) *Stanotte ho ucciso ser Agravano, fratello di ser Galvano, e almeno altri dodici suoi compagni. Non ho alcun dubbio, pertanto, che vi sarà un conflitto sanguinoso. Quei cavalieri erano stati mandati a sorprendermi su ordine espresso di Artù, e il re deve essere talmente furibondo e colmo di risentimento che condannerà la regina al rogo. Io non posso certo permettere che ella sia arsa per colpa mia. Se riuscissi a farmi ascoltare, mi offrirei di essere fatto prigioniero per potermi poi battere in suo favore e provare che è una sposa fedele, ma temo che il re sia troppo infuriato per accettare questa proposta. ([[Lancillotto]], p. 671) *Miei bei signori, mi ripugna di compiere un'azione che potrebbe disonorare voi e tutto il mio lignaggio. Ma poiché sono altrettanto contrario a permettere che la regina muoia di una morte ignobile, se il vostro consiglio è di sottrarla al supplizio, siate però ben consapevoli che dovrò causare molti lutti. Forse, con mio grande rammarico, sarò costretto a uccidere anche qualcuno dei miei migliori amici e può darsi che alcuni, piuttosto che essere complici di un'azione abietta, preferiscano schierarsi dalla mia parte: non vorrei certo farli soffrire. ([[Lancillotto]], p. 672) *«[...] il caso di Tristano dovrebbe mettermi in guardia. Sapete bene come andò a finire dopo che, presi tutti gli accordi, egli riportò [[Isotta|Isotta la Bella]] a re Marco: quel sovrano lo uccise a tradimento mentre suonava l'arpa davanti alla sua dama, cogliendolo alle spalle e trafiggendogli il cuore con una lancia ben affilata.»<br>«È vero» convenne ser Bors «ma c'è una cosa che dovrebbe incoraggiare te come tutti noi, ed è che re Marco e re Artù sono di indole assai diversa, perché Artù non ha mai mancato alla propria parola.» (pp. 672-673) *Capita spesso che agiamo per quel che crediamo il meglio, e che finisce poi per dimostrarsi il peggio. ([[Gawain]], p. 674) *[...] sappiate che soffro di più per la perdita dei miei buoni cavalieri che per la fuga della mia gentile regina, perché di regine posso averne quante ne voglio, mentre non mi sarà mai più possibile riunire una simile compagnia di valorosi. E che sciagura che io e Lancillotto dobbiamo essere nemici! ([[Re Artù]], p. 677) *[...] da oggi in poi cercherò Lancillotto fino al giorno in cui uno dei due avrà ucciso l'altro. Intendo vendicarmi e vi chiedo di prepararvi alla guerra. Se non volete perdere il mio servigio e il mio affetto, affrettatevi a mettere alla prova i vostri amici. Giuro su Dio che, anche se dovessi inseguire Lancillotto per sette regni, lo ucciderò a costo della vita. ([[Gawain]], p. 679) *«Dio non voglia che io mi scontri con il nobilissimo sovrano che mi armò cavaliere!» replicò Lancillotto.<br>«Alla malora le belle parole!» proruppe il re. «Presta fede a quanto ti dico e non lo dimenticare: sono il tuo mortale nemico e lo sarò fino al giorno della mia morte. Non ti perdonerò mai di avermi ucciso degli ottimi cavalieri e degli uomini nobilissimi appartenenti al mio stesso sangue. Per di più, hai giaciuto per anni con la regina, che alla fine mi hai rapita con la forza.»<br>«Mio nobilissimo signore e re, dite quello che volete, tanto sapete benissimo che non mi batterò mai con voi» gli rispose Lancillotto. «È vero, vi ho ucciso dei cavalieri, e me ne rammarico molto; ma sono stato costretto a farlo per salvarmi la vita. Avrei forse dovuto lasciarmi uccidere? Quanto a madama la regina, non un solo cavaliere al mondo, salvo la persona di vostra altezza e il mio signore ser Galvano, oserebbe provare sul mio corpo che ella vi ha tradito! E se vi fa piacere di dichiarare che sono legato da molti anni a madama la vostra regina, vi darò soddisfazione dimostrando con il mio braccio contro chiunque, salvo voi e ser Galvano, che ella vi è fedele. Tuttavia, alla sua grazia è piaciuto di tenermi in suo favore e di prediligermi tra tutti gli altri, e del resto io ho ben meritato il suo affetto perché, sire, più di una volta il vostro furore avrebbe permesso che ella fosse condotta al supplizio se io non mi fossi battuto per lei inducendo i suoi nemici a confessare la loro menzogna e facendola così assolvere con onore. E tutte quelle volte, voi mi avete dimostrato amore e gratitudine per averla salvata, e mi avete anche promesso di essere per sempre il mio benevolo signore. Ora, invece, mi sembra che ricompensiate male i miei servigi. Del resto, sire, avrei perso gran parte del mio onore cavalleresco se avessi tollerato che madama, la vostra regina, fosse suppliziata per causa mia. In molte occasioni mi sono battuto per lei in contese che non mi riguardavano; non avrei forse avuto il diritto di farlo allorché ero dalla parte del giusto? Perciò, mio generoso e grazioso signore, concedete la vostra benevolenza alla vostra regina, che è buona e fedele!» (pp. 680-681) *Voi, sire, avete dato ascolto a voci menzognere, e questa è stata la causa della guerra che ci oppone. Mio signore, un tempo avevo meritato la vostra compiacenza per essermi battuto in favore della regina vostra moglie, e sapete bene quante volte ella abbia dovuto patire gravi torti. Ora, mio buon signore, mi sembra che in questa circostanza, più che in tutte quelle che pure avete approvato, io avessi un motivo ben valido per strapparla al rogo, dal momento che ella vi era stata condannata a causa mia. Coloro che vi hanno raccontato le fole che sapete erano per certo mentitori, ma le calunnie sono ricadute sul loro capo poiché, se la potenza di Dio non fosse stata dalla mia parte, come avrei potuto io, disarmato e ignaro, far fronte a quattordici avversari armati e decisi? Infatti ero stato convocato dalla regina per non so quale motivo, e avevo appena varcato la porta della sua camera quando ser Agravano e ser Mordred hanno cominciato a chiamarmi traditore e codardo. ([[Lancillotto]], p. 687) *[...] non mi sono mai battuto a oltranza con un cavaliere senza mostrare misericordia, e che benché mi sia misurato con ottimi guerrieri quali ser Tristano e ser Lamorak, ho sempre reso loro l'onore e il rispetto che meritavano. Dio mi è testimone che non mi sono mai adirato al punto da accanirmi contro i buoni cavalieri che ho visto impegnati a farsi onore, e che sono sempre stato lieto di aiutare un avversario in grado di tenermi testa a piedi o a cavallo. ([[Lancillotto]], p. 688) *Ser Galvano, io amavo ser Gareth più di qualunque mio parente, e piangerò per sempre la sua morte non solo per il grande timore che ho di voi, ma anche per altri motivi che mi amareggiano. Prima di tutto, perché fui io a investirlo cavaliere; poi, perché so che mi amava più di ogni altro; il terzo motivo è che era un uomo nobilissimo, leale, cortese, gentile e di buona indole; il quarto è che appena seppi della sua morte capii che da voi non avrei avuto altro che un'inestinguibile guerra. Per di più, ero certo che avreste fatto in modo che il mio nobile signore Artù mi fosse nemico per sempre. Eppure, che Gesù mi perdoni, non ho ucciso ser Gareth e ser Gaheris di proposito. Ah, perché erano disarmati in quel giorno fatale! ([[Lancillotto]], p. 689) *Se non fosse stato per il papa, io mi sarei battuto con te in singolare tenzone e avrei provato sulla tua persona la tua falsità nei confronti di Artù e miei. E lo farò, una volta che avrai lasciato queste terre, dovunque riuscirò a trovarti! ([[Gawain]], p. 690) *Ahimè, così devo abbandonare il più nobile tra i regni cristiani, quello che ho amato di più e in cui ho acquistato il mio onore! Mi rammarico di esserci venuto, se devo esserne vilmente bandito senza colpa e senza motivo! Ma la fortuna è così incostante, e la sua ruota tanto mobile, che nessuno è certo di potervi riposare durevolmente. Ne sono prova molte antiche leggende, come quelle che narrano del nobile Ettore, e di Troilo, e di Alessandro il potente Conquistatore, e di molti altri che precipitarono in basso dal culmine della loro regalità. Così avviene per me, che ero tenuto in grande onore in questo regno nel quale la Tavola Rotonda crebbe in dignità grazie a me stesso e ai miei più che virtù di chiunque altro. ([[Lancillotto]], p. 690) *Mio signore Artù, nobile sovrano che mi fece cavaliere, il mio affetto per voi è tale che i vostri attacchi mi addolorano profondamente, eppure li ho sopportati con pazienza. Se fossi stato vendicativo, avrei potuto scendere in campo e domare i vostri baldi cavalieri, ma ho pazientato per sei mesi lasciando che voi e ser Galvano faceste quel che volevate. Ora però non posso tollerarlo più e devo difendermi, perché ser Galvano mi ha accusato di tradimento. Sono stato sempre contrario a battermi contro un vostro parente, ma adesso non posso più tirarmi indietro, come la preda quando è messa alle strette. ([[Lancillotto]], p. 697) *[...] ser Galvano aveva ricevuto da un sant'uomo un dono miracoloso che gli aveva permesso di farsi molto onore: ogni giorno dell'anno, dalle nove a mezzogiorno, la sua forza cresceva fino ad arrivare a triplicarsi. Per questo re Artù, che era il solo a saperlo, aveva ordinato che tutte le tenzoni che si fossero svolte alla propria presenza, di qualunque genere e per ogni tipo di lite, avessero inizio alle nove del mattino: in tale modo il partito per il quale si fosse battuto il nipote avrebbe avuto sempre il sopravvento nel corso delle tre ore in cui la forza di Galvano raggiungeva il suo culmine. (p. 698) ====Libro XXI==== *A [[Mordred|ser Mordred]] era stato dunque affidato il governo di tutta l'Inghilterra. Egli allora fece vergare delle false lettere fingendo che provenissero dal continente, in cui era scritto che re Artù era stato ucciso nel corso della guerra contro ser Lancillotto; quindi convocò a parlamento tutti i baroni e si fece eleggere re. L'incoronazione avvenne a Canterbury e fu seguita da festeggiamenti che durarono quindici giorni.<br>Dopo di che, ser Mordred si recò a Winchester e dichiarò apertamente alla regina (che però era moglie del re, allo stesso tempo suo zio e padre) che intendeva sposarla e perparò le nozze fissando il giorno del matrimonio. Ginevera, pur profondamente addolorata, gli rispose con cortesia e finse di sottomettersi al suo volere; tuttavia espresse il desiderio di recarsi a Londra per comprare quanto le sarebbe occorso per gli sponsali. (p. 702) *Riflettete, Inglesi, sulla malvagità che tutto ciò palesava! Artù era il re più nobile e il cavaliere più valoroso del mondo e che più amava e sosteneva gli uomini prodi, eppure quelli Inglesi non gli concedevano la propria stima! Ché tale era l'antico costume di questa terra, e c'è chi dice che non l'abbiamo ancora abbandonato. Ahimè, questo è un grave difetto: nulla ci piace se perdura nel tempo.<br>Così si comportavano gli uomini di allora: amavano di più ser Mordred che il nobile Artù e molti andarono a dire all'usurpatore che sarebbero stati con lui nella buona come nella cattiva sorte. Allora ser Mordred, che aveva sentito dire che Artù sarebbe sbarcato a Dover, vi si portò con grande esercito allo scopo di sconfiggerlo e di scacciarlo dalle sue stesse terre. (pp. 703-704) *«Ahimè, ser Galvano, figlio di mia sorella, con l'uomo che amavo di più al mondo se ne va ogni mia gioia!» si dolse {{NDR|Artù}} quando si fu ripreso. «Ora te lo posso dire, caro nipote, solo in te e in ser Lancillotto riposavano la mia letizia e la mia fiducia. Adesso che ho perduto entrambi, tutto il conforto che avevo sulla terra mi abbandona!»<br>«Ah, caro zio» gli rispose ser Galvano «il mio ultimo giorno è arrivato, e ne devo biasimare la mia impulsività e la mia ostinazione, dato che sono stato ferito sulla vecchia piaga che mi aveva inferto ser Lancillotto. So che morirò prima di mezzogiorno e che a causa del mio orgoglio voi dovrete patire tanta vergogna e sventura. Se il nobile Cavaliere del Lago fosse stato al vostro fianco, come fu e avrebbe dovuto essere ancora, questa guerra sciagurata non sarebbe mai scoppiata, perché solo la sua cavalleria e la nobiltà del suo sangue erano riuscite a tenere soggetti e timorosi i vostri infidi nemici. Ora egli vi mancherà. Ahimè, perché non ho voluto trovare un accordo con lui! [...]» (pp. 704-705) *Io, ser Galvano, cavaliere della Tavola Rotonda, voglio che tutto il mondo sappia che mi sono dato la morte non per colpa tua ma mia. Perciò, ser Lancillotto, ti supplico di tornare nel regno per visitare la mia tomba e per recitare su di essa una preghiera, lunga o breve che sia, per la salvezza della mia anima. Oggi, nello stesso giorno in cui scrivo questa lettera, fui ferito a morte là dove la tua mano mi colpì per prima, e non avrei potuto essere ucciso da un braccio più nobile. ([[Gawain]], p. 705) [[File:Battle Between King Arthur and Sir Mordred - William Hatherell.jpg|thumb|La battaglia tra Artù e Mordred]] *{{NDR|Sulla [[battaglia di Camlann]]}} I messaggeri si recarono da Mordred che si era circondato di un temibile esercito di centomila armati e dovettero pregare a lungo prima di riuscire a fargli accettare in contropartita la Cornovaglia e il Kent fino alla morte di Artù e, dopo, tutta l'Inghilterra. Fu anche concordato che il sovrano e l'usurpatore, ciascuno con un seguito di quattordici cavalieri, si incontrassero in una zona franca tra i due eserciti schierati.<br>Artù fu lieto degli accordi raggiunti, ma prima di recarsi al convegno ordinò ai propri uomini di avanzare fieramente e di uccidere ser Mordred, di cui non ci si poteva fidare in alcun modo, se avessero visto sguainare anche una sola spada. E ser Mordred aveva istruito allo stesso modo il proprio esercito:<br>«Se vedrete balenare anche una sola lama mouvete con coraggio all'attacco e uccidete quanti vi si parano innanzi, perché non mi fido affatto di questa tregua e so bene che mio padre vorrà vendicarsi di me.»<br>L'incontro ebbe dunque luogo come era stato stabilito. Fu portato del vino e ne bevvero insieme, ma una [[vipera]] sbucata da un cespuglio d'edera morse il piede di un cavaliere. Questi, senza darsi pensiero del danno che ne sarebbe derivato, sguainò la spada per ucciderla, e quando i due eserciti videro balenare la lama diedero fiato alle trombe e ai corni e si corsero incontro levando terribili grida.<br>Allora re Artù montò a cavallo e raggiunse prontamente i propri uomini esclamando:<br>«Ahimè, che giorno sventurato!»<br>Ser Mordred si unì ai suoi, ed ebbe inizio la battaglia più funesta che si sia mai vista in terra cristiana: vi furono attacchi impetuosi e galoppare di cavalli, affondi e fendenti, colpi mortali e accenti minacciosi da entrambe le parti. Re Artù non cessava di attraversare le formazioni di ser Mordred compiendo molte prodezze degne di un nobile sovrano senza mai venir meno al proprio ruolo, ma anche ser Mordred non si tirava indietro e più volte mise se stesso in grave pericolo.<br>La battaglia infuriò per tutta la giornata senza risparmio di forze, finché molti nobili cavalieri giacquero immobili sulla fredda terra, e quando cadde la notte il terreno era cosparso dei cadaveri di ben centomila uomini. (pp. 707-708) *{{NDR|Sulla battaglia di Camlann}} Il sovrano impugnò la lancia e si gettò in avanti gridando:<br>«Traditore, è giunto il giorno della tua morte!»<br>Ser Mordred si scagliò a sua volta contro di lui brandendo la spada, ma il re già gli affondava la lancia sotto lo scudo e gliela faceva fuoriuscire dal corpo per più di un braccio. E quando l'usurpatore comprese che non sarebbe potuto sfuggire alla morte, si slanciò con tutte le proprie forze in avanti trafiggendosi fino all'impugnatura dell'asta, poi calò la spada tenuta con entrambe le mani sul proprio padre e lo raggiunse a un lato della testa trapassandogli l'elmo e il crano. Subito dopo si accasciava a terra morto. (p. 709) [[File:The Death of King Arthur by John Garrick.jpg|thumb|La morte di Artù]] *«[...] Il tempo passa in fretta; prendete perciò la mia buona spada Excalibur e portatela alla riva del mare: vi ordino di gettarla nell'acqua e di tornare poi a dirmi cosa avete visto.»<br>«Sire, obbediremo al vostro comando» gli rispose [[ser Bedivere|Bedivere]].<br>Ma sulla strada si mise a osservare con attenzione la nobile arma e le pietre preziose che ricoprivano il pomo e l'elsa.<br>"Se la getto nell'acqua, non ne deriveranno che perdite e danno!" pensò.<br>Perciò la nascose sotto un albero e poi si affrettò a tornare dal re e gli disse di averla gettata in mare.<br>«Cosa hai visto?» gli domandò Artù.<br>«Nient'altro che onde e venti.»<br>«Non è vero» replicò il re. «Ora affrettatevi a ubbidire e, se vi sono caro, non esitate a fare quanto vi ho detto.»<br>Allora ser Bedivere tornò a prendere la spada, ma pensando ancora che fosse un peccato e una vergogna gettare via un'arma tanto nobile, la nascose di nuovo, poi raggiunse il re.<br>«Cosa avete visto?» gli domandò per la seconda volta il sovrano.<br>«Nient'altro che flutti e ondate nere.»<br>«Ah, mi hai ingannato ancora, sleale e traditore!» propruppe Artù. «La tua fama di nobile cavaliere e l'amore che ti ho sempre portato non mi avrebbero mai fatto pensare che mi avresti tradito per il valore di una spada! Ora sbrigati: le tue esitazioni stanno mettendo a grave rischio la mia vita. Se non eseguirai adesso i miei ordini ti ucciderò con le mie stesse mani ovunque potrò incontrarti.»<br>Così ser Bedivere tornò là dove aveva nascosto la spada, la raccolse con cautela e si avvicinò alla riva. Poi avvolse la cintura intorno all'elsa e la scagliò più lontano che poté. Allora vide un braccio e una mano sorgere dall'acqua, afferrarla stretta, brandirla tre volte e poi inabissarsi con l'arma.<br>Quando ser Bedivere, tornato vicino al re, gli raccontò quello che aveva visto, il sovrano esclamò:<br>«Ahimè, aiutatemi ad andare via, temo di avere aspettato già troppo.»<br>Il cavaliere se lo caricò sulle spalle e andò verso la riva del mare. Vi erano appena arrivati che una piccola chiatta piena di belle dame prese terra accanto a loro. Tra di esse si trovava una regina, e tutte portavano cappucci neri e gridavano e piangevano alla vista di re Artù.<br>«Fatemi salire a bordo» disse il re.<br>Ser Bedivere eseguì con delicatezza il comando, e tre dame accolserò Artù tra alti lamenti e lo misero a sedere con la testa appoggiata sul grembo di una di loro.<br>«Ah, mio caro fratello!» disse allora la regina. «Perché vi siete trattenuto tanto a lungo lontano da me? La ferita che avete al capo ha preso fin troppo freddo!»<br>Poi le dame si misero ai remi e allontanarono l'imbarcazione dalla terra. E quando se Bedivere le vide prendere il largo, gridò:<br>«Ah, mio signore Artù, cosa sarà di me ora che mi lasciate tra i miei nemici?»<br>«Confortatevi e fate del vostro meglio: su di me non potrete più fare alcun affidamento» gli rispose il sovrano. «Devo andare nell'isola di Avalon per curare la mia grave ferita, e se non sentirete mai più parlare di me, pregate per la mia anima.»<br>Intanto la regina e le dame piangevano e gridavano da fare pietà. Quando ser Bedivere ebbe perso di vista la chiatta, scoppiò anch'egli in pianti e in lamenti, poi si diresse verso la foresta e camminò per tutta la notte. (pp. 710-712) *Di Artù non ho trovato nient'altro nei libri autorizzati, né ho letto con maggiore certezza della sua morte se non che fu portato via in una nave con tre regine, una delle quali era sua sorella [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana la Fata]], l'altra la regina del Galles del Nord e la terza quella delle Terre Desolate. Non conosco altra testimonianza che quella dell'eremita che un tempo era stato arcivescovo di Canterbury e che riferì che le dame avevano portato da lui un corpo perché lo seppellisse. Tuttavia egli non sapeva con certezza se si trattasse davvero del cadavere di artù, perché questa storia la fece mettere per iscritto ser Bedivere, cavaliere della Tavola Rotonda. (pp. 712-713) *In varie parti d'Inghilterra si crede che re Artù non sia morto e che, per volontà di Nostro Signore Gesù, viva in un altro luogo da dove tornerà per conquistare la Santa Croce. Io però non mi sento di affermarlo, e preferisco dire che in questo mondo egli lasciò la sua vita. Molti sostengono anche che sulla sua tomba siano scritte queste parole:<br><div class="center">{{maiuscoletto|Hic iacet Arthurus Rex quondam rexque futurus}}</div> (p. 713) *{{NDR|Su [[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]]}} Quando seppe della morte del re e di tutti i nobili cavalieri compreso ser Mordred, ella riparò in gran segreto con cinque dame ad Almesbury dove si fece monaca indossando la veste bianca e nera, e vivendo in penitenza come se fosse stata la più grande peccatrice di questa terra. Da allora nessuna creatura riuscì più a renderla felice, e visse tra digiuni, preghiere e opere di carità al punto che tutti si stupirono della purezza dei sui nuovi costumi. Con il tempo, come era da aspettarsi, divenne anche badessa e governatrice del monastero. (p. 713) *La guerra che ha portato alla morte i più nobili cavalieri del mondo è divampata a causa mia e di quest'uomo, e l'amore che ci legava ha causato la rovina del sovrano più onorato della terra. Lancillotto [...] ho assunto questo stato per salvare la mia anima e, con la grazia di Dio e per le piaghe della Sua Passione, confido che dopo la mia morte potrò contemplare il volto benedetto di Gesù Cristo e sedere alla Sua destra nel giorno del Giudizio, poiché in cielo vi sono dei santi che furono peccatori in terra. Perciò, ser Lancillotto, vi supplico di cuore per l'amore che ci fu tra noi di non posare mai più lo sguardo su di me. Vi comando anche, in nome di Dio, che lasciate la mia compagnia e torniate nel vostro regno per preservarlo da guerre e distruzioni. Così come vi ho amato fino ad ora, il mio cuore non mi permetterà più di incontrarvi dopo che a causa vostra e mia è stato annientato il fuore dei re e dei cavalieri. Rientrate dunque nelle vostre terre e prendete moglie per vivere con lei in gioia e letizia. L'unica supplica che il mio cuore vi rivolge è che invochiate il Signore Eterno perché mi conceda di fare ammenda dei miei peccati. ([[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]], p. 716) *«[...] Nella ricerca del Sangrail avrei abbandonato le vanità mondane se non fosse stato per l'amore che vi portavo, e se allora lo avessi fatto con tutto il mio cuore, la volontà e il pensiero, avrei superato ogni altro cavaliere a eccezione di ser Galahad mio figlio. Se voi vi siete votata alla perfezione, è giusto che lo faccia anch'io perché, mi sia testimone Iddio, solo in voi ho avuto la mia gioia terrena. Se il vostro cuore fosse stato diversamente disposto, vi avrei portata con me nel mio regno. Ma poiché tale è la vostra volontà, vi giuro che se troverò un eremita che voglia accogliermi, a qualunque ordine appartenga, farò penitenza e pregherò fino al termine della mia vita. Ora, madama, vi prego di baciarmi un'ultima volta.»<br>«Non lo farò mai» si schermì la regina «e astenetevi anche voi da tali atti.» (pp. 716-717) *Supplico Dio Onnipotente che non mi sia mai più possibile vedere ser Lancillotto con i miei occhi mortali. ([[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]], p. 719) *Quando riporto alla mente la bellezza e la nobiltà della regina e del suo re e li vedo ora giacere insieme, il mio cuore non può sostenere il mio corpo afflitto. Quando poi rifletto che per mia colpa, orgoglio e superbia sono entrambi periti, essi che non avevano pari tra le genti cristiane, il ricordo della loro cortesia e della mia gratitudine mi fa mancare il cuore al punto di non potermi reggere in piedi. ([[Lancillotto]], p. 720) *Ah, Lancillotto [...] guida di tutti i cavalieri cristiani, impareggiabile tra i valorosi, ora giaci qui. Eri il più cortese cavaliere che abbia mai portato lo scudo, l'amico più sincero nei confronti di chi ti amava tra quanti hanno mai cavalcato, il più fedele amante tra i peccatori che abbiano mai amato una donna, l'uomo più gentile che abbia mai brandito una spada. La tua bella persona primeggiava sempre tra una folla di cavalieri, e tu eri l'uomo più mansueto e più onorato tra quanti mai si siano intrattenuti a banchetto con le dame. Ma eri anche l'avversario più inflessibile per un nemico mortale che abbia mai posto la lancia in resta. (Hector de Maris, p. 722) ===Explicit=== ====Originale==== Here is the end of the booke book of kyng Arthur & of his noble knyghtes of the rounde table | that whan they were hole togyders there was ever an C and xl | and here is the ende of the deth of Arthur | I praye you all Ientyl men and Ientyl wymmen that redeth this book of Arthur and his knyghtes from the begynnyng to the endyng | praye for me whyle I am on lyve that god sende me good delyveraunce | & whan I am deed I praye you all praye for my soule | for this book was ended the ix yere of the reygne of kyng edward the fourth | by syr Thomas Maleore knyght as Ihesu helpe hym from hys grete myght | as he is servaunt of Ihesu bothe day and nyght |<br>{{NDR|Thomas Malory, ''[https://archive.org/details/lemortedarthuror00malouoft/page/860/mode/2up Le Morte d'Arthur. The original edition of William Caxton now reprinted and edited with an introduction and glossary]'', a cura di H. Oskar Sommer, Londra, David Nutt, 1889}} ====Traduzione==== ''Qui finisce il libro di re Artù e dei suoi nobili cavalieri della Tavola Rotonda, che nel loro insieme raggiungevano il numero di centocinquanta. E questa è anche la fine de'' La morte di Artù. '' Gentiluomini e gentildonne che avete letto il libro di Artù e dei suoi cavalieri dall'inizio alla fine, vi supplico di pregare finché sono in vita perché Dio mi mandi una buona liberazione. Quando poi sarò morto, vi chiedo di pregare tutti per la mia anima. Quest'opera fu terminata nel nono anno di [[Edoardo IV d'Inghilterra|re Edoardo IV]] dal cavaliere sir Thomas Malory che Gesù aiuti con la Sua grande potenza, poiché è servo di Cristo di giorno come di notte.''<br>{{NDR|Thomas Malory, ''Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri'', volume secondo, a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Milano, Oscar Classici Mondadori, 1985. ISBN 88-04-41154-6}} ==Citazioni su Thomas Malory== *Malory fu in realtà il primo scrittore su commissione [...]. Quando [[William Caxton|Caxton]] costruì la sua pressa da stampa, chiese al povero vecchio Malory di scrivere qualcosa, ed egli acconsentì mettendo insieme tutte le storie che conosceva: tutte le storie tramandate dalla tradizione orale. Poi, a poco a poco, con la proliferazione dei libri, la gente dimenticò quelle storie o non si curò di ricordarle. Così, i racconti che Malory ambientò nel XII secolo descrivevano eventi accaduti molto tempo prima [...]. E, come accade per tutti i miti, essi assunsero le tinte dell'epoca in cui vennero scritti. Gli ''Idilli del re'' di [[Alfred Tennyson|Tennyson]], per esempio, oppure le opere di [[Edward Burne-Jones|Burne-Jones]] e dei Preraffaelliti, descrissero e dipinsero le leggende arturiane del XII secolo secondo la sensibilità della propria epoca. Finendo così per rivelare più cose sull'età vittoriana che sulla leggenda stessa. ([[John Boorman]]) *Sì, possiamo immaginarci sir Thomas Malory come un adorabile primitivo, un innamorato di cose nobili e belle e grandi, finché non sappiamo, in base alle moderne ricerche che l'hanno identificato con un personaggio della parrocchia di Monks Kirby nella contea di Warwick, figura più di bandito che di {{sic|compíto}} gentiluomo, che per via delle sue violenze e rapine fu spesso in prigione, e in prigione scrisse appunto le sue storie di cavalleria. ([[Mario Praz]]) ==Bibliografia== *Thomas Malory, ''[https://archive.org/details/lemortedarthuror00malouoft/page/34/mode/2up Le Morte d'Arthur. The original edition of William Caxton now reprinted and edited with an introduction and glossary]'', a cura di H. Oskar Sommer, Londra, David Nutt, 1889. *Thomas Malory, ''Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri'', due volumi, a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Milano, Oscar Classici Mondadori, 1985. ISBN 88-04-41154-6 ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Malory, Thomas}} [[Categoria:Scrittori britannici]] 24271hvldfb004zlaqc5bn7q827lec3 1420208 1420207 2026-07-13T06:47:35Z Skekzilla 17056 1420208 wikitext text/x-wiki Sir '''Thomas Malory''', o '''Maillorie''', '''Mallory''', '''Maleore''' (1409 – 1471), scrittore inglese. ==''La morte di Artù''== ===Incipit=== [[File:Morte Darthur incipit (cropped).jpg|thumb|Incipit dell'edizione del 1485 stampata da [[William Caxton]]]] ====Originale==== Hit befel in the dayes of Uther pendragon when he was kynge of all Englond | and so regned that there was a myȝty duke in Cornewaill that helde warre ageynst hym long tyme | And the duke was called the duke of Tyntagil | and so by meanes kynge Uther send for this duk | chargyng hym to brynge his wyf with hym | for she was called a fair lady | and a passynge wyfe | and her name was called Igrayne | So whan the duke and his wyf were comyn unto the kynge by the meanes of grete lordes they were accorded bothe | the kynge lyked and loved this lady wel | and he made them grete chere out of mesure | and desyred to have lyen by her | But she was a passyng good woman | and wold not assente unto the kynge | And thenne she told the duke her husband and said I suppose that we were sente for that I shold be dishonoured Wherfor husband I counceille yow that we departe from hens sodenly that we maye ryde all nyghte unto oure owne castell<br>{{NDR|Thomas Malory, ''[https://archive.org/details/lemortedarthuror00malouoft/page/34/mode/2up Le Morte d'Arthur. The original edition of William Caxton now reprinted and edited with an introduction and glossary]'', a cura di H. Oskar Sommer, Londra, David Nutt, 1889}} ====Traduzione==== Al tempo in cui [[Uther Pendragon]] governava su tutta l'Inghilterra, vi era in Cornovaglia un potente duca, signore di Tintagel, che gli faceva guerra da molti anni. Attraverso degli emissari, un giorno il re lo convocò ordinandogli di portare con sé anche la moglie, che aveva nome [[Igraine]] e fama di essere molto assennata. Quando il duca arrivò alla presenza del sovrano, per intercessione dei più nobili baroni si riconciliò con lui, ma il re si innamorò di sua moglie, la festeggiò oltre misura e desiderò di giacere con lei. Igraine, che era una donna onesta e leale, non solo non vi consentì, ma anzi disse al marito:<br>«Credo che siamo stati chiamati qui perché io vi perdessi il mio onore. Vi consiglio quindi di andare via senza indugio e di raggiungere questa notte stessa il nostro castello.»<br>{{NDR|Thomas Malory, ''Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri'', volume primo, a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Milano, Oscar Classici Mondadori, 1985. ISBN 88-04-41154-6}} ===Citazioni=== ====Libro I==== [[File:Story of Merlin - Arthur's conception.png|thumb|Il concepimento di Artù]] *«Ecco cosa voglio, sire» disse allora Merlino. «La prima notte che trascorrerete con Igraine concepirete in lei un figlio che mi farete consegnare appena sarà venuto alla luce. Io lo alleverò dove più mi piacerà, affinché a voi derivi onore e al bambino i vantaggi che gli spettano.»<br>«Sarà fatto come volete» accondiscese il re.<br>«Ora preparatevi» aggiunse Merlino. «Questa notte stessa vi coricherete al fianco di Igraine nel castello di Tintagel, e avrete le sembianze di suo marito; Ulfius assumerà l'aspetto di ser Brastias e io quello di ser Jordans, due cavalieri del duca. Ma badate di non rivolgere domande né a lei né ai suoi uomini; dite che non vi sentite bene, affrettatevi ad andare a letto, e domani mattina non vi alzate prima del mio arrivo. Il castello non è che a dieci miglia da qui.»<br>Fu dunque fatto come era stato deciso. Ma poiché il duca aveva visto il re lasciare l'assedio di Terrabil, quella stessa notte uscì dal castello attraverso una postierla per attaccare l'esercito regale e rimase ucciso nella sortita prima ancora che il sovrano fosse arrivato a Tintagel. Così re Uther giacque con Igraine più di tre ore dopo la morte del duca e, in quella notte, concepì Artù. Allo spuntare del giorno, dopo che Merlino fu arrivato per dirgli di prepararsi, egli baciò la dama e partì in gran fretta. E quando Igraine sentì dire che, secondo tutte le testimonianze, il marito era morto prima dell'arrivo di Uther, si chiese con grande stupore chi potesse essere l'uomo che si era coricato con lei nelle sembianze del suo signore e ne pianse segretamente senza farne parola ad alcuno. (p. 7) *Non passò molto, quindi, che un mattino Uther e Igraine si sposarono tra la gioia e il tripudio generale, e, per volere del re, nella stessa occasione re Lot di Lothian e di Orkney sposò Morgawse, che sarebbe stata la madre di [[Gawain|Galvano]], e re Nentres della terra di Garlot sposò Elaine. La terza sorella, [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana la Fata]], fu invece messa a studiare in un convento dove divenne molto dotta in negromanzia. In seguito sarebbe stata maritata a re [[Urien|Uriens]] della terra di Gore, padre di [[Ywain|ser Ivano il Biancamano]]. (p. 8) *E quando i mattutini e la prima messa ebbero termine, nel camposanto dietro l'altare maggiore fu vista una grande roccia quadrangolare simile a un blocco di marmo, che sorreggeva nel mezzo una sorta di incudine d'acciaio alta un piede in cui era infitta una bella spada. Intorno all'arma una scritta in lettere d'oro diceva:<br><div class="center">{{maiuscoletto|Colui che estrarrà questa spada dalla roccia e dall'incudine è il legittimo re di tutta l'inghilterra.}} (p. 10) [[File:An island story; a child's history of England (1906) (14801002423).jpg|thumb|Artù estrae la spada dalla roccia]] *Il giorno di Capodanno, terminata la messa, i baroni cavalcarono al campo, alcuni per giostrare, altri per torneare. Tra di essi vi era anche ser Ector accompagnato dal figlio ser Kay e dal giovane [[Re Artù|Artù]], fratello di latte di quest'ultimo. Ser Kay, che era stato fatto cavaliere nel giorno di Ognissanti, accortosi quando era già in cammino di avere dimenticato la spada nell'alloggio del padre, pregò Artù di andargliela a prendere.<br>«Volentieri» rispose il giovane allontanandosi in fretta. Giunto a casa, scoprì però che la dama e tutti gli altri erano usciti per assistere alle giostre. Ne fu addolorato, ma poi si disse:<br>"Andrò al camposanto a prendere la spada che è infitta nella roccia. Mio fratello non deve rimanere senza un'arma in una giornata come questa."<br>Si diresse quindi verso il camposanto; scese di sella, legò il cavallo a un montante e si avvicinò alla tenda che nascondeva la roccia. Non trovandovi i cavalieri che vi erano stati lasciati di guardia e che infatti erano andati alle giostre, afferrò l'impugnatura della spada e la estrasse con un strappo deciso, ma senza sforzo. Poi riprese il cavallo e raggiunse ser Kay per consegnargliela. Appena il fratello la vide, la riconobbe subito. Allora si avvicinò al padre egli disse:<br>«Signore, ecco la spada della roccia. Dunque devo essere io il re di questa terra.»<br>Ser Ector osservò l'arma; quindi tornò indietro con i due giovani, smontò da cavallo, entrò nella chiesa e ordinò a ser Kay di ripetergli con precisione come l'avesse presa faccendolo giurare sul Libro Sacro.<br>«Me l'ha portata mio fratello Artù, signore» disse allora ser Kay.<br>«E tu, come l'hai avuta?» chiese ser Ector ad Artù.<br>«Ecco, signore, quando sono tornato a casa a prendere la spada di ser Kay, non ho trovato nessuno che me la potesse dare; allora, pensando che mio fratello non dovesse rimanere disarmato, sono venuto qui e ho estratto l'arma dalla roccia senza alcuna fatica.» (pp. 11-12) *Ser Ector e ser Kay si inginocchiarono a terra.<br>«Ahimè, perché vi inginocchiate davanti a me, voi che siete mio padre e mio fratello?» chiese loro Artù.<br>«No, mio signore, non è così. Io non sono vostro padre e non sono nemmeno del vostro stesso sangue. Vedo che discendete da un lignaggio ben più nobile di quanto credessi.»<br>Egli gli raccontò come gli fosse stato affidato, perché lo allevasse, dallo stesso Merlino. Nel sentire che ser Ector non era suo padre, il giovane provò un profondo dolore, ma il cavaliere continuò:<br>«Quando sarete re, vorrete essere il mio buono e grazioso signore?»<br>«In caso contrario sarei da biasimare» fu la risposta di Artù. «Siete l'uomo a cui devo di più insieme alla mia buona signora e madre, vostra moglie, che mi ha nutrito e allevato come figlio suo. Se Dio vorrà ch'io sia re come voi dite, potrete chiedermi tutto quello che sarà in mio potere di concedervi, e io non vi mancherò!» (pp. 12-13) *«Per quale motivo quel ragazzo è divenuto vostro re?»<br>«Signori, è figlio legittimo di Uther Pendragon e di Igraine, moglie del duca di Tintagel» rispose loro Merlino.<br>«Allora è bastardo!» esclamarono tutti.<br>«No; Artù fu concepito più di tre ore dopo la morte del duca, e tredici giorni più tardi re Uther sposò Igraine. È quindi provato che non è bastardo, e chi lo afferma sappia che Artù sarà re e avrà ragione di tutti i suoi nemici, e che, prima di morire, avrà regnato a lungo su tutta l'Inghilterra e avrà condotto sotto il proprio comando Galles, l'Irlanda, la Scozia e molti altri regni.» (p. 15) *Dovremmo forse accettare che un interprete di [[Sogno|sogni]] ci esorti alla viltà? ([[Lot (ciclo arturiano)|Lot]], p. 16) *Ecco allora giungere in campo [[Ban di Benoic|re Ban]], fiero come un leone e con le insegne a bande verdi in campo d'oro.<br>«Ahimè, ora temo davvero che saremo sconfitti!» esclamò re Lot vedendolo. «Quello è il cavaliere più valoroso del mondo e anche l'uomo più rinnomato. Moriremo o saremo costretti a ritirarci, ma se dovremo farlo sarà bene che impieghiamo valore e saggezza, perché altrimenti perderemo ugualmente la vita!» (p. 26) *[...] è preferibile uccidere un vile piuttosto che, a causa di un codardo, perdere tutti la vita. ([[Lot (ciclo arturiano)|Lot]], p. 28) *«Siete un uomo straordinario!» esclamò allora Artù.<br>«Però mi stupisce molto sentirvi dire che morirò in battaglia.»<br>«Non ve ne meravigliate, è la volontà di Dio che il vostro corpo sia punito per le vostre azioni impure. Io invece dovrei essere triste, perché morirò di una morte vergognosa, sotterrato ancora vivo. Almeno la vostra sarà una fine onorevole.» ([[Re Artù]] e [[Mago Merlino]], p. 34) *Merlino è a conoscenza, come del resto voi, ser Ulfius, di come re Uther venne da me nel castello di Tintagel con le sembianze di mio marito che era morto tre ore prima, e di come quella stessa notte mi fece concepire un figlio. Tredici giorni dopo egli mi sposò, e allorché il bambino nacque ordinò che fosse affidato a Merlino e allevato da lui. Da allora io non lo vidi mai più; né seppi quale nome gli era stato dato. ([[Igraine]], p. 35) *«Ora siete in mio potere, e sono libero di decidere se uccidervi o risparmiarvi la vita. Ma se non vi darete per vinto sarò costretto a mettervi a morte» gli disse lo sconosciuto.<br>«Quando vorrà venire, la morte sia la benvenuta! Del resto, preferisco morire che disonorarmi arrendendomi a te» esclamò Artù balzandogli addosso. ([[Pellinore]] e [[Re Artù]], p. 39) *«Ahimè, Merlino, lo avete ucciso!» gli disse Artù. «Era il cavaliere più nobile del mondo, ed io preferirei essere privato delle mie terre piuttosto che saperlo morto.»<br>«Non ve ne date pensiero, è più sano di voi» gli rispose Merlino. «È solo addormentato, ma si risveglierà fra tre ore. Vi avevo detto che era un cavaliere forte e coraggioso, e vi avrebbe ucciso se io non fossi intervenuto. Ma da ora in poi egli vi renderà ottimi servigi; il suo nome è [[Pellinore|Pellinor]], e un giorno avrà due figli di valore impareggiabile che si chiameranno [[Parsifal|Percival]] e [[Lamorak|Lamorak il Gallese]]. E sarà ancora Pellinor a rivelarvi il nome del figlio che avete concepito in vostra sorella e che sarà la rovina del regno.» (p. 40) [[File:Boys King Arthur - N. C. Wyeth - p16.jpg|thumb|Artù riceve Excalibur]] *Proseguirono il cammino finché si trovarono sulla riva di un lago vasto e ameno, dal quale videro emergere un braccio rivestito di sciamito bianco: esso terminava in una mano che stringeva una magnifica spada.<br>«È quella l'arma di cui vi parlavo» disse Merlino ad Artù. E poiché in quel momento una donna passava sul lago, il re chiese chi fosse.<br>«È la [[Dama del Lago]]; sul fondo di questo specchio d'acqua si trova una caverna che ha l'interno decorato con tale ricchezza da renderlo la residenza più piacevole del mondo» gli spiegò Merlino. «Ora la dama si avvicinerà; allora voi dovrete pregarla cortesemente di darvi la spada.»<br>Infatti la dama si diresse verso Artù e lo salutò, e il re, dopo aver ricambiato il saluto, le chiese:<br>«Di chi è la spada che quel braccio tiene alta sull'acqua? Io sono senza armi, e vorrei che fosse mia.»<br>«Essa mi appartiene» gli rispose la dama «ma se mi concederete un dono allorquando ve lo chiederò, sarà vostra.»<br>«Ve lo accorderò, sulla mia parola» le promise Artù.<br>«Allora montate sulla barchetta che vedete laggiù, raggiungete a remi la spada e prendetela insieme al suo fodero. Io reclamerò il mio dono quando lo riterrò opportuno».<br>Artù e Merlino smontarono di sella e legarono i cavalli a due alberi. Poi salirono sulla piccola imbarcazione e, quando ebbero raggiunto la mano e la spada, il re ne afferrò l'impugnatura e la trattenne, mentre mano e braccio scomparivano sott'acqua. (pp. 40-41) *«Vi piace più l'arma o il fodero?» gli chiese Merlino.<br>«Preferisco la spada.»<br>«Non siete molto saggio, perché il fodero vale dieci volte di più! Finché lo avrete al fianco, esso impedirà alle vostre ferite di sanguinare, per quanto gravi possano essere. Quindi badate a non abbandonarlo mai.» (p. 41) *Poi re Artù fece cercare, sotto pena di morte, tutti i bambini che erano nati il primo di maggio concepiti da baroni e da dame, perché Merlino gli aveva detto che proprio in quella data aveva visto la luce di colui che lo avrebbe ucciso. Tra i numerosi figli di signori scovati e mandati a corte, si trovava anche [[Mordred]], il figlio della moglie di re Lot.<br>I fanciulli vennero messi su una nave che fu lasciata alla deriva sul mare, ma il caso volle che essa naufragasse ai piedi di un castello e che tutti i bambini morissero salvo proprio Mordred che ne era stato scagliato fuori e che fu ritrovato da un buon uomo che lo allevò. Quando poi il fanciullo ebbe compiuto i quattordici anni, fu mandato a corte, come narreremo verso la fine del libro della Morte di Artù. Ora diremo che i baroni del regno furono molto addolorati per la morte dei loro figli e ne incolparono più Merlino che Artù, ma poi rimasero in pace sia per timore sia per lealtà nei confronti del sovrano. (p. 43) ====Libro II==== [[File:The Death of Balin and Balan.png|thumb|La morte di Balin e Balan]] *«Ah, bella damigella, dignità, virtù e valore non sono riposti solo nell'[[abbigliamento]]!» esclamò [[Sir Balin|Balin]]. «La virilità e l'onore sono celati nella persona, e vi sono molti insigni cavalieri ignoti a tutti, a riprova che il pregio e l'ardimento non hanno alcun rapporto con le vesti che indossano.» (p. 46) *Non pochi pensano di fare scorno a un [[avversario]], e poi scoprono che il loro intento si è ritorto a loro danno. ([[Sir Balin]], p. 50) *Badate, sire, di conservare con cura il fodero di Excalibur e ricordate che finché l'avrete con voi le vostre ferite, per quanto gravi, non sanguineranno. ([[Mago Merlino]], p. 57) *Rimasto disarmato, {{NDR|[[Sir Balin]]}} si precipitò allora alla ricerca di un'altra arma entrando prima in una stanza poi un'altra e in un'altra ancora, senza riuscire a trovare nulla e sempre incalzato dappresso da [[Re Pescatore|re Pellam]]. Infine varcò la porta di una camera meravigliosamente decorata e vide che vi si trovava un uomo disteso su un letto coperto dai più splendidi drappi d'oro che si possano immaginare. Vicino al letto, su un tavolo d'oro puro sorretto da quattro zampe d'argento, era posata una lancia di singolare fattura. Balin la afferrò, si volse a fronteggiare Pellam e lo colpì con forza, facendolo cadere in terra privo di sensi. Allora il tetto e le mura del castello crollarono e anche Balin fu gettato al suolo, dove rimase senza potersi muovere. [...] Da allora re Pellam rimase infermo per molti anni, e guarì solo quando fu curato da [[Galahad]], il nobile principe, nel corso della ricerca del [[Graal|Sangrail]] – il bacile che conteneva il sangue di Nostro Signore Gesù Cristo portato in Inghilterra da Giuseppe d'Arimatea, cui un tempo era appartenuto anche lo splendido letto. La [[Lancia di Longino|lancia]] che aveva inferto il [[Colpo Doloroso]] era la stessa con cui Longino aveva ferito Nostro Signore al cuore, e poiché re Pellam era affine alla stirpe di Giuseppe e l'uomo più degno di quei tempi, la sua infermità provocò dolore, lutti e pene. (pp. 61-62) *«Fratello, mi hai ucciso e io ho ucciso te. Il mondo intero parlerà di noi» disse poi Balin quando si fu ripreso.<br>«Perché mai non ti ho riconosciuto!» si lamentò Balan. «Avevo notato le due spade, ma dato che portavi uno scudo non tuo ti avevo creduto un altro.»<br>«È colpa di uno sciagurato cavaliere che facendomelo cambiare ci ha dato la morte. Se potessi sopravvivere distruggerei il castello per i malvagi costumi che alberga.»<br>«E sarebbe ben fatto!» approvò Balan. «Da quando vi arrivai non ebbi più la possibilità di ripartirne perché uccisi il cavaliere che era a guardia dell'isola. Lo stesso accadrà anche a te, fratello. Avresti dovuto uccidermi, come del resto hai fatto, ma poi metterti in salvo con la fuga.»<br>In quel mentre sopraggiungeva la signora del castello con quattro cavalieri, sei dame e sei servitori, e sentì le pietose parole che si scambiavano i fratelli.<br>«Uscimmo entrambi da un medesimo sacello, il ventre di nostra madre, e giaceremo insieme in una stessa fossa» dicevano. (p. 66) *Il mattino successivo comparve Merlino e fece incidere in lettere d'oro sulla tomba dei fratelli una scritta che diceva:<br><div class="center">{{maiuscoletto|Qui giace Balin il Selvaggio, che era il cavaliere dalle due spade che inferse il Colpo Doloroso.}}</div><br>Poi, presa la spada di Balin e sostituitone il pomo con un altro, ordinò a un cavaliere di brandirla, ma quello non vi riuscì nonostante i ripetuti sforzi. Allora Merlino scoppiò a ridere.<br>«Perché ridete?» gli chiese il cavaliere.<br>«Solo i campioni migliori del mondo potranno maneggiare questa spada, cioè [[Lancillotto]] e suo figlio Galahad. E con quest'arma Lancilotto ucciderà ser Galvano, il nipote di re Artù» gli rispose Merlino, che fece incidere la profezia sul pomo della spada.<br>Poi operò perché un ponte di ferro e di acciaio collegasse l'isola con la terraferma, e lo fece largo solo mezzo piede perché soltanto l'uomo più eccellente e mondo da malizia e villania potesse avere l'ardire di attraversarlo. Inoltre lasciò sull'isola il fodero della spada di Balin perché Galahad potesse trovarlo, e fece sì che per magia la spada restasse infissa in un blocco di marmo grande come la mola di un mulino, che galleggiò per molti anni nella corrente di un fiume fin sotto le mura di Camelot. Un giorno di Pentecoste Galahad, il nobile principe, che aveva già trovato il fodero, avrebbe estratto la spada così come è narrato nel libro del Sangrail. (p. 67) ====Libro III==== [[File:The Beguiling of Merlin by Edward Burne-Jones.jpg|thumb|Merlino e la Dama del Lago]] *Che un re tanto illustre per nobiltà e valore voglia prendere in moglie [[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]] è la notizia più bella che abbia mai ricevuto [...]. Gli offrirei volentieri anche le mie terre se pensassi di poterlo compiacere, ma ne ha già tante e sono certo che non ne ha bisogno. Gli farò quindi un dono che gradirà molto di più, perché gli consegnerò la [[Tavola Rotonda]] che mi fu data da Uther Pendragon. Essa può ospitare un massimo di centocinquanta cavalieri; cento li ho io stesso, ma gli altri mi sono stati uccisi. ([[Leodegrance]], p. 69) *«Ma perché vi sono due seggi vuoti alla Tavola Rotonda?» chiese poi Artù a Merlino.<br>«Sire, sono destinati a uomini degni del più alto onore, e sul [[Seggio Periglioso]] siederà solo un cavaliere senza pari. Chiunque altro sarà tanto ardito da tentare di prendervi posto, sarà annientato.» (p. 72) *Devi concedere [[misericordia]] a coloro che t'implorano, perché un [[cavaliere]] spietato è un cavaliere senza onore. ([[Gaheris]], p. 76) *Così, portate a termine le tre ricerche affidate a ser Galvano, a ser Tor e a re Pellinor, re Artù confermò la nomina di tutti i cavalieri, assegnò terre a quelli che non avevano e impose loro di non commettere mai oltraggi o omicidi, di rifuggire sempre dal tradimento, di non comportarsi mai con efferatezza, ma di concedere grazia a chi la implorasse, sotto sanzione di perdere per sempre l'onore e la sua protezione. Inoltre il re ingiunse loro, pena di morte, di soccorrere sempre le dame, le damigelle e le gentildonne e di non ingaggiare combattimenti in contese ingiuste per amore o per beni mondani. Tutti i [[cavalieri della Tavola Rotonda]] giurarono in tal senso, i giovani come i vecchi, e ogni anno rinnovavano il giuramento in occasione della festa solenne della Pentecoste. (p. 87) *Non passò molto che la [[Dama del Lago|Damigella del Lago]] partì e Merlino la seguì tentando più volte di farla sua con le proprie arti sottili, ma poi Nimue gli fece giurare di non fare mai più uso con lei dei suoi incantesimi, perché altrimenti non l'avrebbe mai avuta. [...] Poi Merlino e la damigella ripartirono per la Cornovaglia, e nel corso del viaggio egli le insegnò molti altri prodigi. Ma poiché le stava sempre intorno per cogliere la sua verginità, Nimue lo prese a noia e pensò di liberarsene; tuttavia non sapeva come fare anche perché ne aveva paura, dato che Merlino era figlio di un diavolo.<br>Ora, avvenne che un giorno Merlino le facesse vedere una caverna meravigliosa che si sprofondava sotto una grande pietra che la damigella, mettendo in opera le arti che aveva apprese, lo inducesse ad entrarvi per mostrarle i prodigi che essa nascondeva. Poi fece in modo che egli non ne uscisse mai più di quante arti magiche mettesse in opera, e si allontanò lasciandolo prigioniero. (pp. 88-89) ====Libro IV==== *Ahimè, da quando sono stato incoronato non ho avuto un solo mese di riposo! ([[Re Artù]], p. 90) *{{NDR|Su [[Sir Tor]]}} Parla poco e agisce molto di più, e non conosco nessuno qui a corte che sia di nascita più nobile, o che gli sia pari in valore e in possanza. ([[Re Artù]], p. 94) *[...] mi sono impegnato a battermi ad oltranza e preferisco morire con onore piuttosto che vivere nella vergogna. Se mi fosse possibile perdere la vita cento volte, piuttosto che arrendermi a voi sceglierei lo stesso di morire. Sono senza armi, ma non senza onore, e del resto se ucciderete un uomo inerme, il disonore ricadrà su di voi. ([[Re Artù]], p. 101) *{{NDR|Sulla [[Fata Morgana (mitologia)|Fata Morgana]]}} Mi vendicherò su di lei con tale durezza che tutto il mondo cristiano ne dovrà parlare, perché Dio sa che l'ho onorata e venerata più di ogni altra del mio sangue e che avevo più fiducia in lei che in mia moglie e negli altri miei parenti. ([[Re Artù]], p. 103) *La gente dice che Merlino è figlio di un diavolo, ma io posso affermare di essere stato concepito da un demone sulla terra! ([[Ywain]], p. 105) *[...] non è cavalleresco che uno resti in arcioni mentre l'altro è a piedi. ([[Morholt|Moroldo]], p. 112) *Una dama tanto superba da non avere misericordia di un valoroso [[cavaliere]] non ha diritto alla felicità! ([[Dama del Lago]], p. 121) ====Libro V==== *In pace da lungo tempo, [[re Artù]] aveva indetto una festa sfarzosa. La Tavola Rotonda era al completo di tutti i suoi alleati sovrani, principi e nobili cavalieri quando, mentre egli sedeva sul trono, entrarono nella sala dodici vecchi che recavano rami d'ulivo nelle mani a significare di essere venuti come ambasciatori e messaggeri dell'imperatore Lucio, a quel tempo chiamato Dittatore o Procuratore del Bene Pubblico di Roma. Giunti alla presenza del re, essi gli resero omaggio con un inchino e gli parlarono nel seguente modo:<br>«Il nobile e potente imperatore Lucio saluta il re di Britannia. Vi ordina di riconoscerlo come vostro signore e di inviargli il tributo che questo regno deve all'impero e che, come risulta dai documenti, già pagavano vostro padre e i vostri predecessori. Se agirete da ribelle e non lo riconoscerete come vostro sovrano, deterrete e tratterrete le vostre terre in contrasto con gli statuti e i decreti stabiliti dal nobile e illustre Giulio Cesare, conquistatore di questo paese e primo imperatore di Roma. Sappiate anche se vi opporrete alle sue richieste e ai suoi ordini, Lucio condurrà una guerra implacabile contro la vostra persona, i vostri regni e le vostre terre, e punirà voi e i vostri sudditi come esempio perpetuo per tutti i sovrani e i principi che rifiutano il tributo al nobile impero che domina sull'intero mondo.» (p. 131) *[...] io non pagherò mai il tributo a Roma! A quanto so Belino e Brenio, sovrani di Britannia, hanno tenuto a lungo l'impero nelle proprie mani, come anche Costantino figlio di Elena: vi è quindi la prova palese che non dobbiamo alcun tributo e che anzi, essendo noi i loro discendenti, abbiamo il diritto di reclamare il titolo all'impero. ([[Re Artù]], p. 132) *Artù presiedeva la Tavola Rotonda e appariva l'uomo più gagliardo che esista, capace di conquistare l'intera terra, che è ben poco per lui. (p. 134) *Mentre il re era assopito nella propria cabina ebbe un sogno meraviglioso: gli parve che un [[drago]] terrificante, giunto in volo dalla parte d'Occidente, affogasse molta della sua gente. Esso aveva la testa smaltata d'azzurro e le spalle che brillavano come oro, il ventre simile a maglie di straordinari colori, la coda coperta di scaglie, le zampe di splendido zibellino e gli artigli come oro fino. Dalla bocca gli scaturiva un'orrenda fiamma che faceva apparire di fuoco la terra e il mare. Poi, in una nuvola, giungeva dall'Oriente un feroce cinghiale nero dagli artigli grandi come pilastri. Coperta da pelame irsuto, era la bestia più ripugnante che si fosse mai vista, e ruggiva e muggiva in modo incredibilmente orribile. Il drago allora si sollevava nell'aria come un falco e assaliva con violenza il cinghiale che rispondeva ferendolo al petto con le zanne grigie, e quel sangue bollente faceva rosseggiare il mare. Allora il drago volava a grandi altezze, poi si precipitava fragorosamente a colpire il cinghiale sulla sommità del dorso, lungo dieci piedi dalla testa alla coda, riducendogli in polvere le ossa e la carne, che prendevano a volteggiare per tutta l'ampiezza del mare.<br>Il re si svegliò di colpo e, sconcertato dal sogno, mandò a chiamare un saggio filosofo cui ordinò di spiegarne il significato.<br>«Sire» fu la risposta del sapiente «il drago rappresenta la vostra persona, i colori delle sue ali sono i regni che avete conquistato e le scaglie di cui è irta la coda rappresentano i nobili cavalieri della Tavola Rotonda. Il cinghiale che usciva dalle nuvole e che fu ucciso dal drago simboleggia un tiranno che tormenta il popolo, o forse anche che voi dovrete battervi di persona contro il più orrido e abominevole gigante che avrete mai visto in tutta la vita. Non avete dunque nulla da temere da questo sogno: andate avanti da conquistatore.» (pp. 135-136) *Guardate quanto sono tronfi di orgoglio e di millanteria questi Britanni! [...] Si vantano come se avessero già conquistato il mondo intero! (p. 140) ====Libro VI==== *Poco tempo dopo che re Artù era tornato in Inghilterra da Roma i [[cavalieri della Tavola Rotonda]] si riunirono a corte per dedicarsi a giostre e a tornei. Non pochi cavalieri novelli compirono onorevoli gesta d'armi e superarono i compagni dando prova di valore e di prodezza, ma tra tutti spiccò [[Lancillotto|ser Lancillotto]] del Lago che fu il migliore nei tornei, nelle giostre e nelle prove d'armi sia al primo sia all'ultimo sangue, e non si fece mai sopraffare se non per tradimento o per incantesimo.<br>Dunque ser Lancillotto si meritò una tale unanime ammirazione che il libro francese dice che era il cavaliere migliore della corte dopo il ritorno del re da Roma. Per tutti questi motivi, la regina Ginevra lo predilesse tra gli altri, e poiché anche egli la ricambiava amandola più di qualunque altra dama o damigella della sua vita, compì per lei molte prodezze d'armi. (p. 157) *[...] non posso impedire alla gente di dire quel che vuole, ma non penso affatto di prendere moglie, perché dovrei restare al suo fianco trascurando le armi, i tornei, le battaglie e le avventure. Quanto poi ad avere delle amiche, rifiuto il piacere che esse potrebbero darmi soprattutto perché sono timorato di Dio. Vedete, i [[Cavaliere|cavalieri]] che si danno all'adulterio e al libertinaggio non sono felici o fortunati in battaglia, e sono quasi sempre sopraffatti da cavalieri meno abili, oppure per caso e per malasorte uccidono uomini migliori di loro. Credo quindi che sarà sempre un infelice l'uomo che ha delle amanti, e che tutto ciò che avrà a che fare con lui sarà perseguitato dalla sorte. ([[Lancillotto]], p. 170) *Ahimè, che peccato che un cavaliere debba morire senza le armi in mano! ([[Lancillotto]], p. 181) ====Libro VII==== *Artù dunque si era seduto a banchetto con vari altri sovrani e con tutti i [[cavalieri della Tavola Rotonda]], salvo quelli che erano stati fatti prigioniero o uccisi in scontri d'armi, quando i tre uomini fecero il loro ingresso nella sala. Due erano cavalieri di bell'aspetto e riccamente vestiti, e sulle loro spalle si appoggiava il terzo, il giovane più bello del mondo, alto, robusto e prestante, dal viso perfetto e dalle più grandi e splendide mani che si fossero mai viste, ma che si muoveva come se non riuscisse a reggersi senza essere sostenuto. Artù ordinò che si facesse silenzio e si lasciasse spazio per il loro passaggio, e i tre uomini avanzarono fino all'alta predella senza pronunziare una parola; poi il più giovane si trasse un poco indietro e, raddrizzandosi agilmente in tutta la persona, disse:<br>«Re Artù, Dio benedica voi e tutta la vostra bella certe e, in particolare, i compagni della Tavola Rotonda. Sono venuto per pregarvi di accordarmi tre doni, e poiché le mie richieste non sono irragionevoli e non vi causeranno danni o perdite, potrete concedermeli senza tema di essere disonorato. Il primo lo chiederò subito, e gli altri due tra un anno in questo stesso giorno dovunque vi troverete a celebrare la festa solenne.»<br>«Avrai quanto desideri» dichiarò il re.<br>«Allora, sire, questa è la mia prima supplica: datemi da mangiare e da bere a sufficienza per un anno, al termine del quale avanzerò le altre due preghiere.»<br>«Bel figliolo, ti consiglio di domandare di più: quello che hai espresso è un desiderio troppo umile» gli rispose Artù. «Il mio cuore prova grande inclinazione per te perché ritengo che tu discenda da una nobile schiatta: l'opinione che mi sono fatto risulterebbe fallace se non dovessi dimostrarti di altissimo lignaggio.»<br>«Sire, sia come deve essere, ho chiesto esattamente quello che volevo» replicò il giovane.<br>«Non credo che tu non lo conosca!» esclamò il re, che poi affidò il giovane a [[Sir Kay|ser Kay il Siniscalco]], ordinando che gli desse i migliori cibi e le migliori bevande e un corredo degno del figlio di un barone.<br>«Non ci sarà bisogno di spendere tanto per lui» osservò però ser Kay. «Secondo me è nato villano e non diventerà mai un gentiluomo, altrimenti vi avrebbe chiesto un cavallo e un'armatura. I suoi desideri rispecchiano invece la sua condizione. Comunque, dato che non ha nome, lo chiamerò [[Sir Gareth|Bellamano]] e lo porterò in cucina dove potrà mangiare tutti i giorni tanto di quel brodo che tra un anno sembrerà un porcello all'ingrasso.» (pp. 187-188) *Appena i due uomini che avevano accompagnato il giovane furono ripartiti lasciandolo nelle mani di ser Kay, questi cominciò a schernirlo e a farsi beffe di lui. Ma [[Gawain|ser Galvano]] se ne adirò e [[Lancillotto|ser Lancillotto]] ordinò al siniscalco di smetterla, aggiungendo che era pronto a scommettere che si sarebbe dimostrato un cavaliere di grande valore.<br>«Non avete ragioni per ritenerlo» replicò il siniscalco. «Le sue rischieste mostrano la sua vera natura; non vuole che da bere e da mangiare e in fede mia deve essere cresciuto in un'abbazia dove, comunque andassero le cose, gli facevano sempre mancare il vitto! Per questo è venuto a cercarlo qui.» (p. 189) *Così Bellamano fu mandato in cucina, e la notte dormiva con gli altri garzoni, sopportando tutto pazientemente per dodici mesi. Ma nel frattempo era riuscito a incontrare il favore generale, degli uomini come dei ragazzi, per la sua umiltà e la sua dolcezza. E ogni volta che vedeva dei cavalieri intenti alle giostre, se poteva si fermava ad osservarli e cercava in tutti i modi di trovarsi ovunque si svolgesse qualche prova di prodezza, così che accadeva che chiunque si esercitasse nel lancio di sbarre o di pietre si trovava sempre superato da lui di almeno due iarde. (p. 189) *«In nome di Dio, ti assicuro che ho dovuto impegnarmi al massimo per non essere disonorato; perciò non dovrai temere nessun altro» disse Lancillotto a Bellamano.<br>«Credete che un giorno sarò in grado di tenere testa a qualunque provetto cavaliere?» gli chiese allora il giovane.<br>«Certamente, combatti come hai fatto oggi e io te ne sarò garante.»<br>«Adesso, quindi, vi prego di armarmi.»<br>«Però dovrai dirmi il tuo nome e il tuo lignaggio.»<br>«Ve lo dirò, signore, purché non lo riveliate ad alcuno.»<br>«Te ne do la mia parola, finché non sarà universalmente noto.»<br>«Mi chiamo Gareth e sono fratello germano di ser Galvano» gli disse infine Bellamano.<br>«Ah, signore, ne sono molto lieto! Ho pensato fin dal primo momento che doveste essere di sangue nobile e che non foste venuto a corte solo per mangiare e bere!» esclamò ser Lancillotto; dopo di che lo armò cavaliere. (pp. 192-193) *[...] non lasciatemi morire quando una parola [[Cortesia|cortese]] potrebbe salvarmi! (Sir Pertolepe, p. 199) *Un [[cavaliere]] deve tollerare qualunque cosa da parte di una [[damigella]] [...]. Per questo non ho badato alle vostre parole, per quanto ingiuriose fossero; anzi, quanto più mi offendevate e mi facevate montare in collera, tanto più sfogavo la mia ira contro gli avversari che incontravo. Così le vostre ingiurie mi hanno esortato a battermi e mi hanno indotto a cimentarmi per provarvi fino in fondo di cosa sono capace. Se ho cercato accoglienza nelle cucine di Artù, è stato solo per avventura, perché avrei potuto trovare di che sostentarmi in qualunque altro posto. Ma l'ho voluto fare per mettere alla prova i miei amici e perché un giorno si potesse sapere che sono un gentiluomo. ([[Sir Gareth]], p. 203) *{{NDR|Su [[Sir Gareth]]}} Ha sconfitto tutti e quattro i fratelli e ucciso il Cavaliere Nero [...]. Ma prima ancora aveva fatto di più: aveva disarcionato ser Kay lasciandolo a terra mezzo morto e aveva affrontato un duro scontro con ser Lancillotto concludendolo alla pari. È stato allora che ser Lancillotto lo ha armato cavaliere. (p. 206) *{{NDR|Su [[Sir Gareth]]}} Lancillotto era il cavaliere che il giovane amava di più; perciò rimase quasi sempre con lui anche perché, dopo che si fu assicurato della buona salute di ser Galvano, non volle più accompagnarsi a quell'uomo vendicativo che, quando odiava, era pronto anche a commettere omicidi. E a ser Gareth questo ripugnava. (p. 236) ====Libro VIII==== *Al tempo in cui Artù era re supremo d'Inghilterra, del Galles, della Scozia e di numerosi regni, v'erano altri sovrani che regnavano su molte contrade: un paio nel Galles, altrettanti in Cornovaglia e nell'Occidente, due o tre in Irlanda e un gran numero nel Settentrione, ma tutti costoro gli dovevano obbedienza ed erano suoi vassalli, al pari del re di Francia, del re di Bretagna, e di tutti gli altri baroni fino a Roma. (p. 241) [[File:Arthur Hughes cartoon the Birth of Sir Tristram.jpg|thumb|La nascita di [[Tristano]]]] *Ah, figlioletto mio [...] hai dato la morte a tua madre! Se in così giovane età sai giù uccidere, suppongo che diverrai un uomo gagliardo e, poiché morrò per averti messo al mondo, voglio che la mia ancella preghi il mio signore e Meliodas che al battesimo ti imponga il nome di [[Tristano]], a significare il dolore della tua nascita. (Elisabetta, p. 242) *{{NDR|Su [[Tristano]]}} [...] egli diede inizio alle buone regole del trattare ogni tipo di cacciagione e introdusse i termini appropriati che sono in uso ancor oggi, onde il libro della caccia col falcone, al cervo e a ogni altro animale selvatico, è chiamato il libro di ser Tristano. Mi sembra pertanto che tutti i gentiluomini di antico blasone debbano giustamente onorarlo, perché è proprio da tali termini, che resteranno in uso fino al giorno del Giudizio, che gli uomini d'onore possono distinguere un gentiluomo da un uomo libero e quest'ultimo da un villano. Colui che è [[Gentilezza|gentile]] sarà infatti attratto dalle virtù cortesi e seguirà i nobili costumi degli uomini d'onore! (p. 244) *Ora accadde che re Agwisance d'Irlanda mandasse a chiedere a [[Marco di Cornovaglia|re Marco di Cornovaglia]] il tributo che questi gli aveva corrisposto per molti inverni e che da sette anni aveva smesso di pagare. Il re e i suoi baroni ordinarono ai messaggeri di tornare dal loro signore con questa risposta:<br>«Noi non gli pagheremo alcun tributo e se vorrà esigerlo mandi in Cornovaglia un cavaliere fidato che combatta per il suo diritto, perché noi ne troveremo un altro che difenda il nostro.»<br>I messageri tornarono dunque con quella risposta che accese d'ira re Agwisance. Convocato [[Morholt|ser Moroldo]], un nobile e provato cavaliere, compagno della Tavola Rotonda e fratello della regina d'Irlanda, il sovrano gli disse:<br>«Bel fratello, ti prego di andare per amor mio in Cornovaglia a combattervi per il tributo che ci spetta. Sarai ben risarcito per tutto quello che spenderai e avrai più di quanto ti occorra.»<br>«Sire» rispose ser Moroldo «per il diritto vostro e della vostra terra non esiterò a dare battaglia al miglior cavaliere della Tavola Rotonda, conosco la maggior parte di loro e le imprese che hanno compiuto, e affronterò volentieri questo viaggio che accrescerà la fama delle mie gesta.» (p. 245) *Raccomandami a mio zio re Marco e pregalo, se sarò ucciso in battaglia, di seppellire il mio corpo nel modo che riterrà più opportuno [...]. Sappia che non mi arrenderò per viltà e che mi farò uccidere piuttosto che fuggire: in tal modo il regno non sarà costretto al tributo per causa mia; ma se mi arrendersi dichiarandomi sconfitto o se fuggissi, digli che non dovrà mai seppellirmi in terra consacrata. ([[Tristano]], p. 248) *Appena ser Moroldo ebbe scorto Tristano, gli disse:<br>«Giovane cavaliere, ser Tristano, che fate qui? Sono molto dispiaciuto che abbiate avuto tanto coraggio, perché dovete sapere che mi sono battuto con molti nobili cavalieri, i migliori di questo paese e del mondo intero, e li ho vinti tutti. Seguite dunque il mio consiglio e ripartite.»<br>«Ser Moroldo, cavaliere leale e ben provato» gli rispose ser Tristano «non posso rinunciare alla nostra contesa perché proprio oggi ho ricevuto l'ordine della cavalleria e mi sono impegnato ad acquistarmi onore combattendo contro di voi che avete fama di essere tra i cavalieri più stimati del mondo. Al contrario io non mi sono ancora cimentato con un buon cavaliere, ma confido in Dio che potrò comportarmi onorevolmente liberando per sempre la Cornovaglia da ogni genere di tributo da parte del vostro paese.»<br>Quando ser Moroldo ebbe inteso il suo intento, aggiunse:<br>«Bel cavaliere, poiché siete deciso ad acquistare merito a mio danno, voglio che sappiate che non sarete disonorato se riuscirete a resistere a tre dei miei colpi, perché è proprio per le mie nobili imprese, provate e vedute, che re Artù mi fece cavaliere della Tavola Rotonda.» (p. 249) *Io non sono che un novello cavaliere e al primo cimento, ma piuttosto che tirarmi indietro preferirei essere fatto in cento pezzi! ([[Tristano]], p. 250) *Con grande benevolenza, il re affidò Tamtrist alla custodia e alle cure della figlia [[Isotta|Isotta la Bella]], che era molto esperta di medicina. La fanciulla infatti scoprì che alla base della ferita vi era del veleno, e la guarì in poco tempo. Così il giovane forestiero nutrì per lei un grande amore, tanto più che non v'era al mondo pulzella o dama più bella, e in cambio delle sue cure le insegnò a suonare l'arpa. E anche Isotta cominciò a sentire una grande inclinazione verso di lui.<br>[[Palamede (ciclo arturiano)|Ser Palamede il Saraceno]], beneaccetto al re e alla regina, si trovava a quel tempo nel paese, e ogni giorno si presentava con molti doni a Isotta la Bella, che amava appassionatamente. Di ciò si avvide Tamtrist, cui era nota la fama di nobiltà e di ardimento del cavaliere, e siccome Isotta la Bella gli aveva anche detto che il Saraceno aveva intenzione di farsi battezzare per amor suo, tra i due cavalieri c'era grande gelosia e Tamtrist ne era molto contrariato. (p. 252) [[File:Waterhousem Tristan and Isolde.jpg|thumb|Tristano e Isotta bevono il filtro d'amore]] *Un giorno Isotta la Bella e la regina sua madre prepararono un bagno per Tamtrist. Mentre egli era immerso nell'acqua accudito da Governale e da ser Hebes e le due donne si affaccendavano da una parte all'altra della camera, il caso volle che la regina vedesse la spada del giovane posata sul letto e che malauguratamente la traesse dal fodero. Dopo averla ammirata a lungo, ché era invero un'arma molto bella, le due dame notarono che il filo della lama era rotto a un piede e mezzo dalla punta e che ne mancava un buon pezzo. Quella falla ricordò subito alla regina il frammento di spada trovato nel cranio di ser Moroldo.<br>«Ahimè, figlia mia» esclamò «costui è il cavaliere traditore che uccise mio fratello, tuo zio!»<br>Isotta ne fu amaramente turbata, ché amava profondamente Tamtrist e conosceva appieno la crudeltà della madre.<br>Intanto la regina si era prontamente recata nella propria camera e da un suo cofano aveva preso il framment di spada estratto dalla testa di ser Moroldo dopo la sua morte; quindi si era affrettata a tornare al letto su cui era posata l'arma di Tamtrist e vi aveva inserito il pezzo d'acciaio: esso combaciò con la tacca della lama quasi non se ne fosse mai distaccato.<br>Subito la dama impugnò fieramente la spada e con tutta la sua forza corse addosso a Tamtrist che era ancora nel bagno, sì che lo avrebbe tagliato in due se ser Hebes non l'avesse afferrata per le braccia strappandole l'arma di mano. Non avendo così potuto portare a termine il suo malvagio intento, la regina corse dal marito, re Agwisance, e, gettatasi in ginocchio, gli disse:<br>«Ahimè, mio signore, ospitate in casa vostra il traditore che uccise mio fratello ser Moroldo, nobile combattente e vostro servitore.»<br>«Chi è e dove si trova?» chiese il re.<br>«È Tamtrist, colui che mia figlia ha guarito.» (p. 255) *Mio padre è ser Meliodas re di Liones e mia madre, che si chiamava Elisabetta, era sorella di re Marco di Cornovaglia. Ella morì nel darmi la luce nella foresta e, proprio per questo, prima di spirare ordinò che al battesimo mi fosse imposto il nome di Tristano, ch'io trasformai qui in Tamtrist poiché non volevo essere riconosciuto. Ho combattuto per il tributo della Cornovaglia per amore di mio zio e per il diritto di quella terra che egli possedeva da molti anni, e anche per accrescere il mio onore, perché ero stato fatto cavaliere proprio quel giorno ed ero al mio primo cimento. Solo per questo intrapresi la battaglia, e sappiate inoltre che ser Moroldo si sottrasse a me ancora in vita, abbandonando lo scudo e la spada. ([[Tristano]], p. 256) *Col passare del tempo [...] sorsero dissidi e gelosie tra il re e il nipote a causa di una dama, moglie del nobile conte ser Segwaride, di cui entrambi erano innamorati. La dama amava molto ser Tristano che la ricambiava, poiché era invero bella, e il cavaliere lo aveva ben notato, e re Marco, accesosi anch'egli d'amore per lei, lo aveva saputo e ne era geloso. (p. 258) *[...] benché tra loro vi fossero belle parole, finché visse re Marco non amò più il nipote {{NDR|[[Tristano]]}}, poiché ogni affetto si era spento per sempre. (p. 260) *[...] colui che ha una segreta [[ferita]] è riluttante a mostrare apertamente l'ingiuria subita! (p. 260) *[[Lancillotto|Ser Lancillotto]] non ha pari per gentilezza e cavalleria e, per il grande affetto che nutro per lui, non combatterò più di mia volontà contro di voi. ([[Tristano]], p. 264) *[...] re Marco non smise mai di pensare in cuore suo al modo di far perire Tristano. Infine escogitò di mandarlo come suo messaggero in Irlanda a chiedere in moglie Isotta la Bella, di cui il nipote aveva tanto lodato l'avvenenza e la bontà. Ma tutto ciò era fatto con l'intento di farlo morire. (p. 265) *Ser Tristano prese dunque il mare e, mentre si trovava nella cabina insieme ad Isotta, accadde che avessero sete e che lì accanto vi fosse una piccola fiasca d'oro contenente, a giudicare dal colore e dal sapore, un vino prelibato. Subito il giovane la prese dicendo:<br>«Madama Isotta, ecco la migliore bevanda che abbiate mai gustata e che la vostra ancella dama Brangania e il mio servitore Governale tenevano per sé.»<br>Risero entrambi di cuore e bevettero liberamente, brindando l'uno all'altra, sì che mai vino sembrò loro più dolce e prelibato. Ma appena l'ebbero inghiottito, essi si amarano sì intensamente che quel loro sentimento non li abbandonò mai più, nella buona e nella cattiva sorte. Era infatti quello il principio di un amore che li avrebbe accompagnati per tutti i giorni della vita. (p. 271) *Non è da buon [[cavaliere]] cogliere un altro in svantaggio [...]. ([[Tristano]], p. 284) *Ser Lamorak si allontanò in compagnia di ser Driant, ed essendosi imbattuto in un cavaliere che per ordine di [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana la Fata]] recava a [[re Artù]] un bel corno rifinito in oro, lo costrinse con la forza a rivelargli il motivo della sua missione. Seppe che il corno aveva una virtù – nessuna dama o gentildonna che non fosse fedele al proprio signore vi poteva bere senza versarne il contenuto – e che Morgana la Fata lo inviava in dono al fratello Artù a causa della [[Ginevra (ciclo arturiano)|regina Ginevra]] e per dispetto a ser Lancillotto.<br>«Se non vuoi morire» disse allora ser Lamorak «porterai il corno a re Marco, e gli dirai che glielo mando perché metta alla prova la fedeltà della sua sposa.»<br>Il cavaliere si recò così da re Marco e gli disse che gli inviava quel corno prezioso e qual era la sua qualità. Il re costrinse quindi la regina Isotta a bere, e dopo di lei cento altre dame, ma solo quattro tra esse riuscirono a non versare la bevanda.<br>«Ahimè, è una grave infamia» esclamò il sovrano, giurando poi solennemente che avrebbe condannato al rogo la regina e le altre.<br>Ma i baroni si radunarono e dichiararono apertamente di non essere disposti a tollerare che le dame venissero arse per via di un oggetto fatto con arti magiche dalla strega più fals e incantatrice che vi fosse al mondo e nemica dei veri amanti, e affermarono che quel corno non operava mai niente di buono e causava solo odio e dissidi. Molti cavalieri fecero pertanto voto di usare ben poca cortesia a Morgana la Fata, se ma l'avessero incontrata. (pp. 284-285) *[...] uccisi ser Moroldo liberando la Cornovaglia dal tributo, e sono anche colui che salvò il re d'Irlanda da ser Blamor di Ganis e che vinse ser Palamede. Sono Tristrano di Liones e, con la grazia di Dio, libererò quest'infelice contrada. ([[Tristano]], p. 291) *«[...] In cambio della mia cortesia voi esponeste al biasimo molte dame, inviando a re Marco il corno di Morgana la Fata, per risentimento verso di me.»<br>«Lo rifarei se fosse il caso» affermò ser Lamorak. «Preferivo che la disputa si svolgesse alla corte di re Marco piuttosto che a quella di re Artù, perché non sono di pari onore.»<br>«Questo lo so, ma voi agiste solo per far dispetto a me» replicò Tristano. «Eppure, nonostante il vostro malanimo, ringrazio Dio che non avete fatto grande danno. Lasciate dunque ogni vostro rancore e io farò altrettanto: uniamo invece le nostre forze e acquistiamoci merito uccidendo il gigantesco signore dell'isola, ser Nabon il Nero.»<br>«Signore, ora comprendo la vostra cavalleria!» esclamò ser Lamorak. «Non può essere menzognero ciò che tutti dicono di voi: per nobiltà, generosità e virtù non avete pari e mi pento di avervi mostrato villania.» (p. 292) *[...] molti dicono dietro le spalle di un uomo quello che non gli direbbero mai in faccia. ([[Lamorak]], p. 295) ====Libro IX==== *Un giorno giunse alla corte di Artù un giovane di robusta costituzione, abbigliato sfarzosamente con una cotta di un ricco tessuto d'oro che tuttavia gli pendeva malamente addosso, a richiedere al re che lo armasse cavaliere.<br>«Come vi chiamate?» gli domandò il sovrano.<br>«[[Sir Breunor|Brunoro il Nero]], sire, e non tarderete a sapere che sono di nobile schiatta.»<br>«Sarà anche così» commentò [[Sir Kay|ser Kay]] «ma a vostro scherno sarete chiamato La Cotta Maltagliata per la pessima foggia del vostro abito.» (p. 299) *Sire [...] chiedo a voi e a tutta la corte che mi chiamate La Cotta Maltagliata: così mi ha soprannominato ser Kay e non voglio altro nome. ([[Sir Breunor]], p. 300) *Se alla tua prima giostra ti inviano un buffone a combatterti, sei davvero tenuto in poco conto alla corte di Artù! (Damigella Maldicente, p. 302) *Ah, bella damigella [...] vi prego di avere pietà e di non insultarmi oltre, perché la mia afflizione è grande abbastanza anche se non ne aggiungete del vostro. Tuttavia non mi considero un cattivo cavaliere per essere stato abbattuto da un compagno della Tavola Rotonda. ([[Sir Breunor]], p. 302) *{{NDR|Su [[Sir Breunor]]}} [...] vi dico apertamente che è un bravo cavaliere, e che si proverà nobile e prode. Se non si tiene ancora saldo in sella è solo perché gliene mancano la pratica e l'esperienza, ma quando è il momento di maneggiare la spada sa colpire con forza e valentia, ed è ciò che hanno compreso ser Bleoberis e [[Palamede (ciclo arturiano)|ser Palamede]] che, da uomini scaltriti dall'uso delle armi, sanno giudicare dal modo di cavalcare di un avversario se saranno in grado di rovesciarlo di sella o di assestagli un buon colpo. Ma per lo più essi non sono disposti a combattere a piedi con i giovani cavalieri, che sono agili e vigorosi. ([[Mordred]], p. 304) *{{NDR|Su [[Glatisant la Bestia]]}} Si trattava della bestia con la testa da serpente, il corpo da leopardo, le natiche da leone e le zampe da cervo; inoltre, ovunque essa andasse, dal suo ventre scaturiva uno strepito quasi vi fossero trenta coppie di veltri latranti. (p. 314) *[...] nessuno è conformato in modo da poter aver [[successo]] in ogni occasione: talvolta si ha la peggio per mala ventura e talaltra colui che è meno meritevole mette in svantaggio chi è migliore di lui. (p. 314) *«Chi vorreste assalire?» chiese [[Lamorak|ser Lamorak]].<br>«[[Lancillotto|Ser Lancillotto del Lago]]: se mai lo incontrassimo non potrebbe sfuggirci e lo metteremo a morte!»<br>«Vi assumete un compito molto arduo, perché è un cavaliere nobile e ben provato» fu la risposta di ser Lamorak.<br>«Non ne dubitiamo, ma ognuno di noi è sufficientemente forte per tenergli testa.»<br>«Non lo credo» replicò ser Lamorak. «In tutta la mia vita non ho mai inteso d'alcun cavaliere che ser Lancillotto non riuscisse a superare.» (p. 315) *[...] ognuno ritiene infatti che la propria dama sia superiore a ogni altra, e voi non dovete adirarvi se io lodo colei che maggiormente amo. Se la mia signora, la regina Ginevra, è ai vostri occhi la più avvenente, sappiate che la regina Morgawse sembra più bella ai miei, ed è ciò che ogni cavaliere pensa della propria dama. ([[Lamorak]], p. 316) *Ho ricevuto una bella ricompensa per aver combattuto contro [[Morholt|ser Moroldo]] e liberato il regno dalla sudditanza; e anche per aver portato in Cornovaglia la [[Isotta|regina Isotta]] sopportando gravi costi e pericoli. Quale compenso mi fu dato per essermi battuto con ser Blamor di Ganis in difesa di re Agwisance padre di Isotta la Bella, e cosa mi venne per aver abbattuto ser Lamorak il Gallese su richiesta di re Marco, o per aver vinto il Re dei Cento Cavalieri e il re del Galles del Nord che minacciavano le sue terre? E ancora, per aver salvato la regina dal buon cavaliere ser Palamede, e per aver ucciso il potente gigante Tawlas? Sappia re Marco, che ora mi dà tale mercede, che fu solo per amor mio che molti nobili cavalieri della Tavola Rotonda hanno finora risparmiato i baroni di questa contrada! ([[Tristano]], p. 326) *Ebbene, qui si può imparare che nessun [[cavaliere]] è tanto forte che non possa essere scavalcato, nessuno tanto saggio che non possa sbagliare, e che cavalca bene colui che non è mai caduto! ([[Dinadan]], p. 332) *{{NDR|Su [[Tristano]]}} Gesù misericordioso! Dacché presi le armi non vidi mai un cavaliere compiere gesta sì stupefacenti! Se lo assalissi ora, recherei onta a me stesso. ([[Lancillotto]], p. 335) *[...] un buon cavaliere deve sempre favorire un altro, giacché i simili sono attratti dai simili. (Re dei Cento Cavalieri, p. 336) *[...] nell'ardore della lotta spesso si colpiscono gli amici al pari dei nemici. ([[Lancillotto]], p. 343) *È difficile staccare la carne che è cresciuta intorno all'osso! ([[Lancillotto]], p. 348) *Anche il [[Pecora e lupo|lupo]] lascerebbe in pace la pecora se si trovassero insieme nella stessa prigione! ([[Dinadan]], p. 348) *Come dice il libro francese, [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana]] preferiva ser Lancillotto a ogni altro, e lo desiderava in ogni momento benché egli non acconsentisse ad amarla né a far nulla su sua richiesta. (p. 351) ====Libro X==== *Un [[cavaliere]] così ardito non morrà per mano di un branco di vigliacchi! ([[Tristano]], p. 357) *Ahimè, [[Isotta|Bella Isotta]] regina di Cornovaglia, perché mai vi amo? [...] Voi non avete colpa di questa mia pena e il biasimo ricade solo sui miei occhi: siete la più bella di tutte, e io da stolto non posso fare a meno di esservi devoto anche se non mi dimostrate né amore né cortesia, e amate riamata ser Tristano di Liones che è il cavaliere migliore del mondo. ([[Palamede (ciclo arturiano)|Palamede]], p. 373) *«Ecco un castello che non potrebbe essere preso o conquistato con alcuna macchina da guerra» disse ser Dinadan indicandolo al compagno. «Vi dimora la regina Morgana la Fata: lo ricevette dal fratello re Artù, che se ne è poi pentito amaramente. Da quel momento non c'è stato più accordo tra loro e la sorella gli ha fatto guerra ogni volta che ha potuto mantenendo proprio in questo maniero un folto gruppo di armati al solo scopo di distruggere quanti sono cari al re. Infatti non vi passa alcun cavaliere che non debba combattere contro uno, due o persino tre avversari. Se poi appartiene ad Artù ed è sconfitto, perde cavallo, armatura e ogni altra cosa che possiede, e persino la libertà qualora non riesca a fuggire.»<br>«Dio mi protegga!» esclamò ser Palamede. «Fare guerra al proprio signore che è chiamato il fiore della cavalleria cristiana e pagana è un costume malvagio e indegno di una regina, e io vi porrò fine di tutto cuore. Morgana non riceverà mai alcun servigio da me, e se come penso mi manderà contro i suoi cavalieri, essi avranno dì che combattere!» (p. 377) *Il racconto torna ora a [[Lamorak|ser Lamorak]] che era lodato e onorato da ogni buon cavaliere all'infuori di [[Gawain|ser Galvano]] e dei suoi fratelli che desideravano solo il suo male e che, meditando di cogliere l'occasione per ucciderlo, fecero venire la madre in un castello vicino a Camelot. La regina di Orkney era infatti giunta da poco allorché ser Lamorak le inviò un messaggero e fissò con lei un convegno di cui venne subito a conoscenza [[Gaheris|ser Gaheris]], che si pose in agguato.<br>A notte, ser Lamorak arrivò tutto armato, legò il cavallo vicino a una postierla segreta ed entrò in una stanza dove si tolse l'armatura; quindi raggiunse il letto della regina dove, amandosi di tutto cuore, essi trassero grande gioia l'uno dall'altra.<br>Quando ser Gaheris giudicò che fosse giunto il momento si accostò al letto e, afferrata bruscamente la madre per i capelli, le mozzò la testa. Ser Lamorak sentì così sprizzare su di sé il sangue caldo di colei che amava e balzò dal letto gridando come uomo aflitto e sgomento:<br>«Ah, ser Gaheris, cavaliere della Tavola Rotonda, avete commesso un'azione malvagia e vile! Perché uccideste la madre che vi generò? Avreste avuto maggior ragione di colpire me!»<br>«Dici il vero, e benché l'uomo sia nato per offrire il proprio servigio alla donna, sei tu che hai commesso l'offesa» replicò ser Gaheris. «Tuo padre uccise il nostro, eppure tu hai giaciuto con nostra madre disonorando me e i miei fratelli: è una vergogna troppo grande perché sia tollerata! Quanto poi a tuo padre re Pellinor, sappi che fu ucciso da me e da mio fratello Galvano.»<br>«Avete commesso un torto ancora più grande e fareste bene a ricordare ce la morte di mio padre non è ancora stata vendicata!»<br>«Non minacciarmi, Lamorak, altrimenti ti ucciderò. È solo perché ora sei disarmato che il mio onore di cavaliere mi vieta di metterti a morte, ma sappi che in qualunque altra occasione ti rincontrerò, non risparmierò la tua vita» ribatté ser Gaheris. «Ormai mia madre è affrancata da te: vai dunque a prendere il cavallo e vattene.» (pp. 385-386) [[File:Boys King Arthur - N. C. Wyeth - p162.jpg|thumb|La morte di Lamorak]] *Ser Lamorak si separò da Lancillotto e ripartì da solo, e fu così che ser Galvano e i suoi tre fratelli [[Agravaine|Agravano]], Gaheris e [[Mordred]] andarono ad attenderlo in un luogo appartato: gli uccisero il cavallo poi lo assalirono tutti insieme, di fronte, alle spalle e ai lati e, dopo più di tre ore di combattimento, ché ser Lamorak si difendeva da valoroso, ser Mordred gli aprì una profonda ferita nella schiena e gli altri lo fecero a pezzi.<br>Così morì il nobilissimo ser Lamorak, cavaliere della Tavola Rotonda; ma sappiate che [[Sir Gareth|ser Gareth]], il quinto fratello di ser Galvano, non ebbe alcuna parte nel vile assassinio. (p. 387) *«Ne ho visti di stolti come voi!» esclamò allora ser Dinadan adirato. «E uno proprio quest'oggi: se ne stava disteso accanto a una fonte con aria trasognata, lo scudo appoggiato al suolo e il cavallo poco distante, e sogghignava come un folle senza dire una parola. Compresi così che si trattava di un [[Innamoramento|innamorato]].»<br>«E voi non lo siete, bel cavaliere?» gli chiese ser Tristano.<br>«Maledetto chi lo è!» proruppe ser Dinadan.<br>«Avete torto, perché soltanto il cavaliere innamorato può essere prode» replicò ser Tristano. (pp. 408-409) *«In guardia, cavaliere» gridò poi a ser Epinogrus. «È abitudine dei cavlieri erranti sfidarsi alla giostra.»<br>«È forse costume di tali cavalieri imporre di combattere che lo si voglia o no?»<br>«È tale per me, e tanto vi basti» replicò ser Dinadan. (p. 409) *«[...] io non so cosa spinga ser Tristano e tanti altri innamorati a perdere la ragione e l'intendimento per delle donne!» commentò ser Dinadan.<br>«Come, siete un cavaliere e non siete innamorato? Vergognatevene: non potete certo essere chiamato prode se non venite a contesa per una dama.»<br>«Dio me ne guardi!» esclamò ser Dinadan. «Le gioie d'amore sono troppo brevi e le pene che ne derivano fin troppo durature.» (p. 412) *«Ma perché siete tanto incollerito?»<br>«Ah, codardo, disonori la cavalleria!» lo ingiuriò ser Dinadan.<br>«Poco importa dal momento che mi metterò al vostro servizio e rimarrò sotto la vostra salvaguardia. Siete così prode che mi proteggerete» replicò ser Tristano.<br>«Il diavolo mi liberi da te! D'aspetto sei il migliore uomo d'armi che abbia mai visto, ma anche il più pusillanime.» (p. 413) *"Date [[potere]] al [[villano]] e questi non ne avrà mai abbastanza". Infatti, laddove il governo è affidato a una persona di bassi natali mentre il signore delle terre è di nascita elevata, avverrà che il [[Plebe|plebeo]] non tollererà al proprio fianco alcun gentiluomo, e ne perseguirà anzi la rovina. (p. 417) *{{NDR|Su [[Palamede (ciclo arturiano)|Palamede]]}} [...] tutti lo lodarono e affermarono che seppure ancora saraceno, era un credente della migliore specie, ben disposto d'animo e assolutamente leale e fedele alla parola data. (p. 420) *Ora oso dire che siete la dama più bella che abbia mai visto, e che ser Tristano è un cavaliere prode e prestante quant'altri mai. Mi sembra perciò che siate fatti l'uno per l'altra! ([[Re Artù]], p. 441) *Ah, Palamede, Palamede [...] perché sei così emaciato, tu che un tempo eri chiamato uno dei più bei cavalieri del mondo? Ah, non voglio più vivere questa vita perché amo colei che non potrò mai avere o conquistare! ([[Palamede (ciclo arturiano)|Palamede]], p. 452) *«Signore, ecco come mi discolpo: in quanto alla regina Isotta, sappiate che l'amo da lungo tempo più di ogni altra, e a lei debbo gli onori che ho conquistato, ché altrimenti sarei rimasto il cavaliere più indegno del mondo. Ovunque andavo, il suo ricordo mi accompagnava e mi spingeva a compiere imprese meritevoli. Tuttavia finora non ebbi mai da lei ricompensa e pur essendo il suo cavaliere non ricevetti alcun guiderdone! Perciò, ser Tristano, non temo la morte perché, sapendo che non possiederò mai la mia regina, mi è indifferente vivere o morire, e se fossi armato come lo siete voi, mi batterei di buon animo.»<br>«La vostra stessa bocca ha rivelato il tradimento!» proruppe ser Tristano.<br>«Non ho commesso alcuna slealtà» protestò l'altro. «Ogni uomo è libero di amare, e benché abbia riposto il cuore nella vostra dama, ella è mia quanto è vostra. Se questo è un torto, allora sono colpevole, ma voi godete di lei e appagate il vostro desiderio, mentre io non ebbi mai nulla né spero di averlo in futuro, e tuttavia l'amerò quanto voi fino all'ultimo istante della mia vita.» (p. 453) ====Libro XI==== *Mentre in un giorno di Pentecoste, i cavalieri sedevano alla [[Tavola Rotonda]], si presentò ad Artù un eremita che vide il [[Seggio Periglioso]] e chiese al re e ai baroni perché non fosse occupato.<br>«Su quel seggio non siederà che colui che è destinato, ogni altro vi troverà la morte» gli fu risposto.<br>«Sapete chi è?» domandò allora l'eremita.<br>«Non lo sappiamo ancora.»<br>«Lo so io» dichiarò allora il sant'uomo. «Vi prenderà posto un cavaliere che non è stato ancora concepito, ma che nascerà quest'anno e sarà colui che conquisterà il Sangrail.» (p. 456) *[...] entrò, giovane e bellissima, una damigella che recava tra le mani un vaso d'oro. Allora il re e tutti quanti si trovavano nella sala si inginocchiarono devotamente a pregare.<br>«Oh, Gesù!» esclamò ser Lancillotto. «Cosa può significare?»<br>«È il [[Graal|Sangrail]], l'oggetto più prezioso che alcun essere vivente possieda» fu la risposta del re. «Quando sarà portato altrove, la Tavola Rotonda si spezzerà.» (p. 458) *A tempo debito, [[Elaine di Corbenic|Elaine]] partorì un bel bambino che fu allevato con cura e affetto e battezzato [[Galahad]], perché quello era il nome che ser Lancillotto aveva ricevuto al fonte battesimale e che poi la Dama del Lago aveva mutato in Lancillotto. (p. 460) *Sappiate, ser Bors, che questo fanciullo è Galahad; siederà sul Seggio Periglioso e otterrà il Sangrail, e si dimostrerà migliore di suo padre ser Lancillotto. ([[Elaine di Corbenic]], p. 462) *[...] solo gli uomini valorosi e retti che amano e temono Dio possono conquistare onore; altrimenti, per quanto arditi, non vi riescono. ([[Re Pescatore|Re Pelles]], p. 462) *Ser Bors si era appena sdraiato di nuovo per riposare, quando sentì un grande frastuono provenire dalla camera vicina e si vide piovere dentro, non sapeva se dalle porte o dalle finestre, nugoli di frecce e di quadrelli tanto fitti da lasciarlo stupito; molti lo colpirono e lo ferirono nei punti in cui il suo corpo non era protetto.<br>Ed ecco sopraggiungere un orribile leone: ser Bors gli si fece incontro; la fiera gli portò via lo scudo, ma egli riuscì a mozzarle la testa. Non passò molto che nella corte vide un orrendo drago sulla cui fronte sembrava fossero scritte lettere d'oro che ser Bors pensò avessero il significato di "re Artù". Giunse poi un leopardo brutto e vecchio che si batté a lungo e accanitamente con il drago; ma a un certo punto questi sputò fuori dalla bocca qualcosa come un centinaio di piccoli draghi che uccisero e fecero a pezzi il leopardo.<br>Apparve poi nella sala e si mise a sedere su un bel seggio un vecchio che sembrava avere intorno al collo due vipere. Teneva in mano un'arpa e prese a cantare un'antica canzone che narrava come Giuseppe di Aramitea fosse giunto in quel paese. Quando ebbe finito, consigliò a ser Bors di andare via.<br>«Qui non incontrerete altre avventure» gli disse. «Vi siete portato con grande onore, e più ne acquisterete in futuro.»<br>Parve allora a ser Bors che giungesse una colomba candida recante nel becco un incensiere d'oro, e che la tempesta imperversata fino ad allora cessasse e si allontanasse di colpo, mentre la sala si empiva di straordinari profumi. Poi vide quattro fanciulli che portavano quattro bei ceri e in mezzo ad essi un vecchio con un cero in una mano e una lancia nell'altra. Si trattava dell'arma che aveva nome Lancia della Vendetta. (pp. 463-464) *Dite [...] a ser Kay il Siniscalco e a ser Mordred che confido in Dio che sarò valoroso quanto loro, e non dimenticherò mai i motteggi e le derisioni che mi indirizzarono il giorno in cui fui investito cavaliere: non comparirò a corte finché tutti non parleranno di me con maggiore rispetto di quanto sia mai stato dimostrato loro. ([[Parsifal]], p. 472) *{{NDR|Su [[Parsifal]]}} [...] era infatti uno dei migliori cavalieri del mondo, e in lui la vera fede era ben salda. (pp. 473-474) *Ed ecco avvicinarsi il sacro vaso del Sangrail accompagnato da soavità e profumi di ogni sorta. I due cavalieri non poterono distinguere con chiarezza chi lo portava; solo ser Percival intravvide appena sia il vaso sia la vergine purissima che lo recava tra le mani. Immediatamente si trovarono entrambi perfettamente risanati nelle membra e nel corpo, e resero grazie a Dio in grande umiltà.<br>«Gesù» disse ser Percival «cosa significa che siamo guariti, mentre unmomento fa eravamo in punto di morte?»<br>«Lo so io» rispose ser Ector. «È stato il sacro vaso portato da una vergine e contenente il santo sangue di Nostro Signore Gesù Cristo. Solo un uomo di assoluta perfezione può vederlo.» (p. 474) ====Libro XII==== *Se la mia morte potesse giovarvi e la mia vita non vi fosse di alcuna utilità, ebbene, sarei pronta a morire per voi! ([[Elaine di Corbenic]], p. 481) *«Ah, ser Tristano» esclamò allora ser Palamede «sapete bene che non posso battermi senza perdere l'onore. Voi siete allo scoperto e io sono armato: se vi uccidessi l'onta ricadrebbe su di me. Del resto, conosco la vostra forza e la vostra resistenza.»<br>«È vero, e adesso capisco quanto siete prode.»<br>«Vi prego, rispondete a una domanda.»<br>«Volentieri. Con l'aiuto di Dio vi dirò la verità.»<br>«Fate il caso che voi foste armato di tutto punto e io non lo fossi: cosa vi suggerirebbe di farmi l'onore cavalleresco?»<br>«Ora capisco!» esclamò ser Tristano. «Poiché devo dare il mio parere, Dio mi benedica, quel che dirò non sarà dettato dalla paura. Vi risponderò quindi che in tal caso non vorrei battermi e vi lascerei andare.»<br>«E anch'io non voglio. Perciò, prendete la vostra strada!»<br>«Posso sempre scegliere se restare o andar via, invece. Ma c'è una cosa che mi stupisce: perché un cavaliere valoroso come voi non vuole essere battezzato, mentre vostro fratello ser Safer si è fatto cristiano già da tempo?»<br>«Sebbene in cuor mio creda già in Gesù Cristo e nella sua dolce madre Maria, secondo un voto che ho fatto anni fa devo ancora affrontare uno scontro; poi mi farò battezzare, e con grande gioia.»<br>«In fede mia, allora non dovrete cercare a lungo quest'ultima battaglia! Dio non voglia che per colpa mia restiate ancora saraceno!» (p. 488) *«E adesso?» gli chiese Tristano. «Ti ho alla mia mercé come poc'anzi mi avevate voi. Ma i cavalieri di corte non dovranno mai dire che ser Tristano ha ucciso un guerriero disarmato. Quindi, riprendete la vostra arma e portiamo a termine lo scontro.»<br>«Desidererei davvero di finirlo» rispose l'altro «ma non ho molta voglia di battermi ancora, anche perché l'offesa che vi ho arrecata non è tanto grave che non possiamo diventare amici. Osai dire che [[Isotta|Isotta la Bella]] non ha pari tra le dame; non l'ho mai disonorata e, anzi, è grazie a lei che ho ottenuto gran parte dell'onore che mi sono conquistato. Le mie offese non furono mai rivolte alla regina, ma a voi, e oggi mi avete ripagato con un gran numero di colpi. Ad alcuni ho potuto rispondere, ma adesso devo ammettere che non ho mai incontrato un uomo forte e resistente quanto voi, salvo ser Lancillotto del Lago. Perciò, mio signore, vi chiedo di perdonarmi ogni cosa e di condurmi oggi stesso alla chiesa più vicina dove prima vorrei confessarmi e poi essere battezzato. In seguito andremo insieme alla corte di Artù per partecipare alla grande festa.»<br>«Allora prendete il cavallo: faremo come avete detto, e che Dio vi perdoni per tutti i vostri peccati come ho già fatto io! A un miglio da qui il vescovo suffraganeo di Carlisle potrà impartirvi il sacramento del battesimo.»<br>Montarono a cavallo insieme a ser Galleron e, giunti alla presenza del vescovo, gli esposero quanto volevano. Il sant'uomo fece riempire un grande bacile d'acqua, la consacrò, poi confessò e assolse ser Palamede. Ser Tristano e ser Galleron furono i suoi padrini.<br>Poco dopo, ripartirono per Camelot dove trovarono il re, la regina e quasi tutti i cavalieri della Tavola Rotonda, che furono molto lieti di sapere che ser Palamede si era fatto cristiano. (pp. 490-491) ====Libro XIII==== *«Ora sono certo che voi della Tavola Rotonda partirete alla ricerca del Sangrail e che io non vi vedrò mai più tutti insieme» dichiarò allora Artù. «Voglio perciò che vi riuniate per giostrare e torneare nel prato sotto Camelot in modo che, dopo la vostra morte, si possa tramandare che in questo giorno erano qui raccolti tanti valorosi combattenti.» (p. 501) *Rientrati tutti tra le mura di Camelot, il re e i baroni si recarono ad ascoltare i vespri nella cattedrale e poi a cena, dove ciascuno dei cavalieri prese posto, come prima, sul proprio seggio. Ma ecco che, tra improvvisi scoppi e rombi di tuono che fecero temere che il palazzo stesse crollando, nella sala penetrò un raggio di sole sette volte più vivido di quanto si fosse mai visto e tutti furono investiti dalla grazia dello Spirito Santo. Guardandosi intorno, i cavalieri osservarono che gli altri sembravano circonfusi di bellezza, ma non poterono pronunciare una sola parola. Poi, apparve il Santo Graal velato di sciamito bianco, così che nessuno poté vederlo o capire chi lo recasse, e la sala si riempì di profumi mentre davanti ai commensali comparivano i cibi e le bevande che prediligevano. Dopo aver attraversato l'intero ambiente, il sacro vaso scomparve d'un tratto, e solo allora i presenti ritrovarono la voce e il re rese grazie a Dio per la benevolenza che aveva mostrato loro. (p. 502) *Non torneranno più tutti {{NDR|i [[cavalieri della Tavola Rotonda]]}} insieme perché molti moriranno nel corso della ricerca. Io li amo quanto la mia stessa vita, e lo scioglimento di questa compagnia mi provoca un tremendo dolore, poiché la loro presenza alla mia corte era ormai un costume consolidato. ([[Re Artù]], p. 503) *Il mio peccato e la mia malvagità mi hanno sprofondato nel disonore [...]. Finché ho perseguito avventure mondane per soddisfare desideri terreni, le ho sempre compiute in modo impareggiabile e senza mai subire sconfitte nelle giuste come nelle inique contese. Ma ora che ho intrapreso avventure celesti, capisco che il mio antico peccato mi ostacola e mi svergogna al punto che quando mi è apparso il sacro sangue non ho avuto la forza di muovermi e di parlare. ([[Lancillotto]], p. 518) *{{NDR|Su [[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]]}} Tutte le mie gesta d'armi le ho compiute per amor suo [...] e per lei mi sono battuto, a torto o a ragione. Non ho mai fatto nulla solo per amore di Dio, ma sempre anche per conquistarmi onore e farmi andare di più, e ne sono stato poco o nulla grato al Signore. ([[Lancillotto]], p. 519) ====Libro XIV==== *«[[Mago Merlino|Merlino]] istituì la [[Tavola Rotonda]] a somiglianza della sfericità del mondo in essa perfettamente rappresentato» proseguì la reclusa. «Nella Tavola Rotonda, infatti, l'intero mondo cristiano e pagano trova ristoro, tanto che coloro che sono scelti a fare parte di quell'eletta compagnia si reputano colmi di grazia e più onorati che se fossero i padroni di metà della terra. Hai potuto vedere anche tu come, pur di appartenervi, i cavalieri siano disposti a perdere padre, madre, famiglie, mogli e figli, come facesti tu stesso che, per unirti a loro, abbandonasti tua madre senza volerla più vedere.<br>«Dunque, quando Merlino istituì la Tavola Rotonda disse che coloro che ne sarebbero stati compagni avrebbero potuto attingere alla verità del Sangrail. Gli fu chiesto chi l'avrebbe conquistata, ed egli rispose che sarebbero stati tre tori bianchi, due vergini e uno casto, e che uno di essi sarebbe stato più forte e più valoroso di suo padre quanto il leone lo è del leopardo. Allora gli fu detto: "Bisognerà che con le tue arti tu dia luogo a un seggio su cio potrà prendere posto solo il cavaliere che eccellerà su ogni altro".<br>«E Merlino istituì il Seggio Periglioso, quello su cui Galahad sedette al banchetto di Pentecoste.» (p. 522) *La storia dice che [[Parsifal|ser Percival]] era uno degli uomini più religiosi che vi fossero al mondo in quei tempi in cui ben pochi credevano in Dio senza riserve, e i figli non rispettavano i padri e li trattavano come estranei. Egli quindi cercò conforto in Nostro Signore Gesù pregandolo affinché le tentazioni non lo allontanassero dal servizio di Dio ed egli potesse continuare ad essere Suo leale campione. (p. 527) *[...] sono al servizio dell'Uomo migliore del mondo che non permetterà che io muoia, perché chi bussa alla Sua porta potrà entrare, chi chiede potrà ricevere, ed Egli non si nasconde a colui che lo cerca [...]. ([[Parsifal]], p. 529) *Punirò la mia carne, che vuole avere impero su di me! ([[Parsifal]], p. 532) *Quanto sono stato vicino a perdere me stesso [...] e la purezza che non avrei mai più potuto riavere! ([[Parsifal]], p. 532) ====Libro XV==== *«Non sei forse ser Lancillotto del Lago?» gli chiese il religioso dopo che il cavaliere gli ebbe comunicato che si sarebbe fermato con lui per la notte.<br>«Si, sono io.»<br>«Cosa fai in questa contrada?»<br>«Vado in cerca delle avventure del [[Graal|Sangrail]], signore.»<br>«Fa pure» gli disse allora il buon uomo «ma anche se il santo vaso si trovasse qui, il peccato ti impedirebbe di vederlo proprio come non è dato a un cieco di scorgere una spada sfolgorante.» (pp. 534-535) *Quaranta anni dopo la passione di Gesù Cristo, [[Giuseppe d'Arimatea|Giuseppe di Arimatea]] preconizzò che re Evelake avrebbe sconfitto in battaglia i propri nemici. Dei sette re e dei due cavalieri che hai visto, il primo si chiama Nappus, e fu un sant'uomo; il secondo ebbe il nome di Nacien in onore di un suo avo che aveva ospitato Nostro Signore Gesù Cristo. Il terzo fu chiamato Helias il Grosso; il quarto Lisais; il quinto, Jonas, lasciò il proprio paese per rcarsi nel Galles dove sposò la figlia di Manuel ed ottenne la Gallia, che elesse come sua dimora e generò Lancillotto, tuo nonno, che sposò la figlia del re d'Irlanda e fu un uomo insigne quanto te. Suo figlio fu re Ban, tuo padre, l'ultimo dei sette re. Uno dei due cavalieri, invece, rappresenta te, Lancillotto, cui gli angeli dissero che non appartenevi alla compagnia dei sette re, mentre il secondo cavaliere sta a indicare il leone, che è superiore a tutti i re della terra, cioè ser Galahad, da te concepito nella figlia di re Pelles. E tu, che dovresti essere grato a Dio di ogni altro, perché, come peccatore, sei il cavaliere senza pari, non Lo hai ringraziato per tutte le straordinarie virtù che Egli ti ha prestate! (p. 537) *Ah, Lancillotto [...] finché facevi parte della cavalleria terrena, eri l'uomo più straordinario e avventuroso del mondo; ma non devi stupirti se ora che ti trovi tra cavalieri impegnati in imprese celesti la fortuna ti è avversa. (p. 539) ====Libro XVI==== *Ser Lancillotto, poi, se non fosse per una sola pecca sarebbe superiore a ogni altro. Ma così come stanno le cose, è proprio come noi; solo che si assume le fatiche maggiori. ([[Gawain]], p. 541) *La [[Tavola Rotonda]] fu istituita proprio perché gli uomini non svilissero queste due virtù{{NDR|, la pazienza e l'umiltà}}, come la cavalleria, che affonda in esse le sue radici, è sorta perché non possa mai essere sconfitta la fraternità che ne è il fondamento. (p. 545) *{{NDR|Rivolto a [[Gawain]]}} Ti sei impegnato insieme a molti altri in una ricerca che non porterai mai a termine perché il Sangrail non si mostra ai peccatori. Non devi quindi meravigliare se non vi sei riuscito. Tu sei un cavaliere sleale e un grande assassino, mentre per gli uomini buoni questa ricerca è ben altro che una serie di omicidi. Lancillotto, benché abbia commesso gravi colpe, al momento stesso in cui ha intrapreso la ricerca si è impegnato a non peccare più, e infatti non ha mai ucciso né ucciderà un solo uomo fino al suo ritorno a Camelot. Se non fosse per la sua fragilità che probabilmente lo farà ricadere nella colpa con il pensiero, egli sarebbe il primo a compiere l'impresa dopo Galahad. Ma poiché Dio conosce i suoi pensieri e la sua debolezza, gli concederà di morire in santità. (Eremita, pp. 546-547) ====Libro XVII==== [[File:Galaad devant le graal n°3.gif|thumb|Galahad, Bors e Parsifal dinanzi al Graal]] *{{NDR|Su [[Davide]]}} Egli era un dotto che conosceva le virtù delle pietre e delle piante, il corso delle stelle e molte altre cose ancora; ma poiché aveva una moglie malvagia, si era convinto che non esistessero donne buone, tanto che ne parlò con disprezzo anche nei libri che compose. (p. 573) *Non spetta a noi punire chi ha operato contro Dio, ma solo alla Sua potenza. ([[Galahad]], p. 576) *Siete uno sciocco se non sapete che le [[Verginità|vergini]] sono franche ovunque si trovino. ([[Parsifal]], p. 579) *Nessuna lingua potrebbe descrivere e nessun cuore immaginare le meraviglie cui ho assistito. Se non mi fossi macchiato di un antico peccato, avrei potuto vedere molto di più. ([[Lancillotto]], p. 588) *Galahad, servo di Gesù Cristo che attendo da tempo, abbracciami e lascia che riposi sul tuo petto e tra le tue braccia, casto e vergine sopra ogni altro cavaliere, giglio simbolo di purezza, rosa del colore del fuoco, fiore di ogni virtù. Sei tanto intriso della fiamma dello Spirito Santo che la mia carne, consunta dalla vecchiaia, ritrova la giovinezza! (Re Mordrains, p. 591) *[...] rimessosi in viaggio, {{NDR|Galahad}} penetrò in una foresta irta di pericoli dove la storia dice che si imbatté in una sorgente in cui l'acqua ribolliva formando grandi onde. Il cavaliere vi posò una mano, e subito l'acqua si placò e il calore ne disparve, poiché quell'ardore era segno di lussuria, molto diffusa a quei tempi, e non poté durare al contatto con la purezza della sua verginità. Quanto era accaduto fu considerato un miracolo in tutto il paese, e da allora la fonte fu chiamata la Sorgente di Galahad. (p. 591) *«Figliolo» disse poi l'Uomo a Galahad «sai cos'è ciò che stringo tra le mani?»<br>«No, se non me lo dite voi.»<br>«È la sacra scodella in cui mangiai l'agnello pasquale. Ora hai veduto quello che più desideravi, ma con minore chiarezza di come lo potrai ammirare nel Palazzo Spirituale della città di Sarras. Adesso partirai e con te partirà anche il Sangrail, che questa notte stessa dovrà lasciare il regno di Logris dove nessuno lo vedrà mai più perché le genti di questa terra si sono volte al peccato e non lo servono né lo venerano come dovrebbero; io perciò le spoglio dell'onore che avevo loro concesso. Domattina voi tre prenderete la Spada dalla Strana Cintura e scenderete alla riva del mare dove troverete pronta una nave. Ma prima ridonerete la salute al Re Magagnato ungendogli il corpo e le gambe con il sangue che è colato dalla lancia.»<br>«Signore, perché gli altri non possono venire con noi?» chiese Galahad.<br>«Come inviai i miei apostoli in diverse direzioni, così voglio ora che vi separiate. Quanto a voi tre compagni, due moriranno al mio servizio e solo uno tornerà a darne notizia» fu la risposta.<br>Poi l'Uomo li benedì e scomparve. (pp. 594-595) *«Salutate per me ser Lancillotto mio padre e signore, e ricordategli che questo è un mondo incostante.»<br>Infine si inginocchiò a pregare davanti alla tavola e la sua anima lo lasciò, trasportata nel cielo di Gesù Cristo da una moltitudine di angeli. I compagni, che assistettero al prodigio, videro anche una mano scendere sul vaso e sulla lancia, prenderli e portarli nei cieli.<br>Da allora non vi è più stato un uomo che abbia avuto l'ardire di sostenere di aver visto il Sangrail. (p. 598) ====Libro XVIII==== *[...] Lancillotto, dimentico della promessa fatta e della perfezione raggiunta nel corso della ricerca, riprese a frequentare la regina. Del resto, come dice appunto il libro, se egli non le fosse stato intimamente legato nei suoi pensieri più riposti quanto, in superficie, appariva devoto a Dio, nessun cavaliere avrebbe potuto superarlo nella ricerca del Sangrail. Invece, i suoi più segreti sentimenti correvano sempre a lei. Così essi ripresero ad amarsi con maggiore ardore di prima e i loro convegni si fecero tanto frequenti che la corte cominciò a mormorare, e in particolare il loquace ser Agravano fratello di ser Galvano.<br>Ma intanto Lancillotto, continuamente assediato da dame e da damigelle che gli chiedevano di essere loro campione in questioni di diritto, per evitare ulteriori maldicenze e dicerie, decise di impegnarsi con zelo a seguire i dettami di Nostro Signore Gesù Cristo e di sottrarsi per quanto gli era possibile alla familiarità e alla compagnia di Ginevra. (p. 603) *[...] ser Mordred, ser Agravano e molti altri della corte non ci perdono d'occhio e parlano del nostro amore. Li temo più per voi che per me perché, se del caso, io potrei fuggire o sbarazzarmene, mentre voi non potreste che rimanere qui a subire le maldicenze; e se doveste trovarvi in pericolo per aver commesso volontariamente qualche leggerezza, non potreste avere altro aiuto che il mio e quello dei miei parenti. Signora, la nostra imprudenza ci condurrà allo scandalo e alla vergogna, e io non voglio assolutamente che voi siate disonorata. Sono queste le ragioni che mi hanno spinto a dedicarmi il più possibile al servizio delle dame, facendo in modo che tutti pensino che ne traggo gioia, delizia e piacere. ([[Lancillotto]], p. 604) *Lancillotto, ora capisco la vostra falsità e la vostra volgare lussuria! Voi amate altre dame, e per me non provate che disprezzo. Adesso che ho ben chiaro che siete un traditore, state certo che non vi amerò mai più. Non osate comparirmi ancora davanti: da questo momento vi scaccio dalla corte, e per sempre, e vi bandisco dalla mia compagnia. Se tenterete di rivedermi, sarete ucciso. ([[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]], pp. 604-605) *Spesso le donne sono impulsive e compiono azioni di cui poi si pentono amaramente. ([[Bors (ciclo arturiano)|Bors]], p. 605) *Se accetterò di essere il campione della regina mi alienerò molti cavalieri della Tavola Rotonda. Tuttavia, per amore di Lancillotto e vostro, sarò suo difensore a meno che il caso non porti qui un campione meglio di me. ([[Bors (ciclo arturiano)|Bors]], p. 609) *Non ho mai sentito dire che Ginevra abbia rovinato un solo cavaliere. Anzi, a quel che so, ella ci ha sempre magnificato ed è stata la sovrana più generosa e liberale, e la più munifica di doni e di benevolenza. Sarebbe quindi vergognoso se lasciassimo morire nell'ignominia la moglie del nostro nobilissimo re. Sappiate che non lo permetterò, e che sosterrò la sua innocenza nella morte di ser Patrise; del resto, ella non aveva alcun motivo per odiare lui o alcuno dei cavalieri intervenuti al banchetto. Direi anzi che ci abbia invitati per affetto, certo non per un subdolo stratagemma, e sono convinto che comunque andrà, un giorno sarà possibile provare che tra di noi vi è un traditore. ([[Bors (ciclo arturiano)|Bors]], p. 610) *Come dice un antico proverbio, è aspra la battaglia nella quale si scontrano parenti e amici, perché allora non c'è posto per la misericordia, ma solo per la più mortale delle contese. ([[Lancillotto]], p. 629) *[...] non mi piace essere obbligato ad amare; l'amore deve nascere dal cuore, non dalla costrizione [...]. ([[Lancillotto]], p. 636) *L'amore deve essere libero, non imposto, perché un amore forzato finisce con il dissolversi. ([[Re Artù]], p. 636) *All'uomo d'onore non può non ripugnare assistere alla sconfitta di un suo pari, mentre chi non ha onore e si comporta da vile, alla vista di un uomo in pericolo non compirà mai un gesto gentile o generoso. Un codardo, infatti, non darà mai prova di misericordia, mentre chi alberga la bontà nel cuore farà agli altri quello che vorrebbe fosse fatto a lui. ([[Re Artù]], p. 642) *{{NDR|Su [[maggio]]}} Quel mese esuberante infonde coraggio negli amanti e, in vari modi, li induce più di ogni altro a diversi comportamenti, perché è allora che, come erbe e arbusti, gli uomini e le donne si rinnovellano e richiamano alla mente lontane cortesie, servigi e gesti gentili che avevano posto nell'oblio per negligenza.<br>E come il rigore dell'inverno offusca e sfigura la verde estate, così accade all'amore che lega l'uomo alla donna, quando è incostante. Sono numerosi coloro che non albergano la costanza, e non passa giorno senza che vediamo come basti un alito di rigore invernale per cancellare e spezzare col minimo pretesto un vero amore, che pure costa tanto. Questa non è costanza né saggezza, ma debolezza di carattere, disonorevole per coloro che la praticano.<br>Perciò, come il maggio fiorisce e germoglia nei giardini, così ogni uomo d'onore rivesta il proprio cuore di germogli, prima a gloria di Dio, poi per dare gioia a coloro cui ha giurato fedeltà. Infatti, non c'è uomo o donna d'onore che non abbia scelto l'oggetto del proprio amore. E se la fatica delle armi non deve essere mai trascurata, bisogna però che l'onore sia innanzitutto riserbato a Dio, e solo dopo aver contesa con le dame: questo è ciò che io chiamo un amore virtuoso.<br>Oggi, però, gli uomini non sanno amare per sette giorni di seguito senza pretendere di appagare le proprie brame. La ragione ci dice che un tale amore non può durare, perché quanto è subito accordato con troppa prontezza, è ben presto spento dall'ardore stesso. Così è l'amore ai nostri tempi: arde lesto e altrettanto in fretta si raffredda! E questa non si può chiamare costanza. Ai tempi di Artù l'amore soleva essere diverso: uomini e donna si amavano anche per sette interi anni senza che tra loro si insinuasse la lussuria. Quello era amore vero, e fedele!<br>Ho dunque paragonato l'amore di oggi all'estate e all'inverno, perché come la prima è calda e il secondo è freddo, allo stesso modo procede l'amore ai nostri giorni. Tutti voi che siete amanti rammentate quindi il mese di maggio! (pp. 643-644) ====Libro XIX==== *[...] a quel tempo era costume che Ginevra non lasciasse mai la corte senza un seguito di ottimi cavalieri armati, quasi tutti giovani decisi a farsi onore. Erano chiamati i Cavalieri della Regina e in battaglia, ai tornei e alle giostre portavano come insegna uno scudo completamente bianco. Venivano scelti per quel servigio tutti gli anni in occasione della festa della Pentecoste tra i cavalieri che si erano mostrati più valorosi, in sostituzione di quelli che erano morti nel corso dell'anno (e non ne passava uno senza che ne morissero alcuni). Proprio compiendo tale servigio si erano distinti all'inizio ser Lancillotto e tutti gli altri, prima di conquistare rinomanza. (pp. 645-646) *Ahimè, che vergogna che un [[cavaliere]] ne tradisca un altro! [...] Ma c'è un vecchio proverbio che recita: "Il valoroso è davvero in pericolo solo quando si trova in balia di un codardo. ([[Lancillotto]], p. 649) *Gesù mi terrà lontano dal disonore, e poi ben vengano le disgrazie che Dio vuole mandare [...]. ([[Lancillotto]], p. 657) ====Libro XX==== *Nel mese di maggio, quando ogni cuore gagliardo fiorisce e germoglia e, con la bellezza e il rigoglio della stagione, uomini e donne sono pieni di letizia per l'avvicinarsi dell'estate con i suoi fiori novelli, laddove gli aspri venti e le bufere dell'inverno li inducono a raccogliersi al coperto presso il focolare, scoppiarono furore e sventura che ebbero termine solo con la morte e l'estinzione del fiore di tutti i cavalieri del mondo. (p. 663) *Mi meraviglio che nessuno di noi si vergogni di sapere, e di vedere con i propri occhi, che Lancillotto giace giorno e notte con la regina [...]. Ne siamo tutti al corrente, eppure siamo tanto vili da tollerare il disonore di un sovrano nobile quanto Artù. ([[Agravaine]], p. 663) *Se ne dovesse derivare ostilità o guerra tra noi e Lancillotto, sta' certo che molti re e molti potenti signori sceglierebbero di schierarsi con lui. E poi, fratello [...] devi sempre tenere a mente che Lancillotto ha salvato più di una volta il re e la regina, e che anche i migliori tra noi si sarebbero sentiti gelare il cuore in varie occasioni se egli non fosse stato il più valoroso e non lo avesse dimostrato molto spesso. ([[Gawain]], p. 664) *Ser Lancillotto mi ha concesso l'investitura e niente potrà indurmi a parlare male di lui [...]. ([[Sir Gareth]], p. 664) *Appena gli altri furono usciti, il re chiese quale fosse il motivo della disputa.<br>«Ora ve lo dirò, sire; non posso più tenerlo in me» gli rispose ser Agravano. «Io e ser Mordred siamo in disaccordo con i nostri fratelli: sappiamo che ser Lancillotto è da tempo l'amante della regina e, poiché siamo figli di vostra sorella, non possiamo continuare a tollerarlo. Voi siete il suo signore e colui che lo ha investito cavaliere, e intendiamo provare la sua slealtà.»<br>«Se quello che dite è vero, Lancillotto è un traditore!» esclamò Artù. «Ma mi ripugna compiere un passo del genere senza averne le prove; ser Lancillotto è un cavaliere valoroso e, come ben sapete, il migliore di tutti noi. Se non sarà colto sul fatto, vorrà battersi con colui che lo ha denunciato, e nessuno sarà in grado di tenergli testa. Quindi, voglio che sia sorpreso in flagrante.»<br>Il libro francese dice che il re non desiderava affatto che si diffondessero voci su Lancillotto e la regina. A dire il vero, egli ne aveva già il sospetto, ma non voleva sentirne parlare perché amava molto ser Lancillotto per tutto quello che egli aveva fatto in favore suo e di Ginevra. (p. 665) *«Ahimè» si lamentava intanto Lancillotto «non mi è mai capitato di trovarmi a rischiare una morte vergognosa per la mancanza della mia armatura!»<br>Nel frattempo ser Agravano e ser Mordred non cessavano di gridare:<br>«Esci dalla camera della regina, traditore! Sta' certo che non riuscirai a fuggire».<br>«Gesù misericordia, non posso tollerare questo odioso clamore: meglio morire subito che sopportare un simile tormento!» esclamò allora Lancillotto; poi prese Ginevra tra le braccia e la baciò.<br>«Nobilissima tra le regine cristiane aggiunse siete la mia diletta e gentile signora e io, il vostro povero e fedele cavaliere, vi sono stato al fianco nelle cause giuste come in quelle ingiuste dal giorno in cui re Artù mi conferì l'investitura. Se morirò, vi supplico di pregare per la mia anima. Sono sicuro che ser Bors e tutti gli altri miei parenti, e anche ser Lavaine, vi salveranno dal rogo. Confortatevi, perciò, madonna mia amata, e qualunque cosa mi accada, andate con ser Bors e con gli altri che vi tratteranno con ogni onore e vi faranno regina delle mie terre.»<br>«No, Lancillotto, non vi sopravviverò! Se sarete ucciso, per amore di Dio accoglierò la morte con umiltà, come è dovere di una regina cristiana.»<br>«Ebbene, signora, poiché è giunto il giorno in cui dobbiamo separarci, sappiate che venderò la vita al più alto prezzo, e che sono mille volte più addolorato per voi che per me. Ma ora preferirei avere indosso la mia solida armatura piuttosto che regnare su tutto il mondo cristiano: prima di soccombere farei in modo che le mie gesta siano tramandate.»<br>«Piacesse a Dio che uccidessero me e lasciassero libero voi!» esclamò la regina.<br>«Questo non deve accadere, e che Dio mi ripari da una simile vergogna!» replicò Lancillotto. «Gesù Cristo, sii tu il mio scudo e la mia armatura!» (p. 667) *Ora, signora, è chiaro che il nostro amore è giunto al suo epilogo e che da adesso in poi re Artù mi sarà nemico. Ma se vorrete rimanere con me, mi impegno a tenervi al riparo da ogni pericolo. ([[Lancillotto]], p. 669) *Stanotte ho ucciso ser Agravano, fratello di ser Galvano, e almeno altri dodici suoi compagni. Non ho alcun dubbio, pertanto, che vi sarà un conflitto sanguinoso. Quei cavalieri erano stati mandati a sorprendermi su ordine espresso di Artù, e il re deve essere talmente furibondo e colmo di risentimento che condannerà la regina al rogo. Io non posso certo permettere che ella sia arsa per colpa mia. Se riuscissi a farmi ascoltare, mi offrirei di essere fatto prigioniero per potermi poi battere in suo favore e provare che è una sposa fedele, ma temo che il re sia troppo infuriato per accettare questa proposta. ([[Lancillotto]], p. 671) *Miei bei signori, mi ripugna di compiere un'azione che potrebbe disonorare voi e tutto il mio lignaggio. Ma poiché sono altrettanto contrario a permettere che la regina muoia di una morte ignobile, se il vostro consiglio è di sottrarla al supplizio, siate però ben consapevoli che dovrò causare molti lutti. Forse, con mio grande rammarico, sarò costretto a uccidere anche qualcuno dei miei migliori amici e può darsi che alcuni, piuttosto che essere complici di un'azione abietta, preferiscano schierarsi dalla mia parte: non vorrei certo farli soffrire. ([[Lancillotto]], p. 672) *«[...] il caso di Tristano dovrebbe mettermi in guardia. Sapete bene come andò a finire dopo che, presi tutti gli accordi, egli riportò [[Isotta|Isotta la Bella]] a re Marco: quel sovrano lo uccise a tradimento mentre suonava l'arpa davanti alla sua dama, cogliendolo alle spalle e trafiggendogli il cuore con una lancia ben affilata.»<br>«È vero» convenne ser Bors «ma c'è una cosa che dovrebbe incoraggiare te come tutti noi, ed è che re Marco e re Artù sono di indole assai diversa, perché Artù non ha mai mancato alla propria parola.» (pp. 672-673) *Capita spesso che agiamo per quel che crediamo il meglio, e che finisce poi per dimostrarsi il peggio. ([[Gawain]], p. 674) *[...] sappiate che soffro di più per la perdita dei miei buoni cavalieri che per la fuga della mia gentile regina, perché di regine posso averne quante ne voglio, mentre non mi sarà mai più possibile riunire una simile compagnia di valorosi. E che sciagura che io e Lancillotto dobbiamo essere nemici! ([[Re Artù]], p. 677) *[...] da oggi in poi cercherò Lancillotto fino al giorno in cui uno dei due avrà ucciso l'altro. Intendo vendicarmi e vi chiedo di prepararvi alla guerra. Se non volete perdere il mio servigio e il mio affetto, affrettatevi a mettere alla prova i vostri amici. Giuro su Dio che, anche se dovessi inseguire Lancillotto per sette regni, lo ucciderò a costo della vita. ([[Gawain]], p. 679) *«Dio non voglia che io mi scontri con il nobilissimo sovrano che mi armò cavaliere!» replicò Lancillotto.<br>«Alla malora le belle parole!» proruppe il re. «Presta fede a quanto ti dico e non lo dimenticare: sono il tuo mortale nemico e lo sarò fino al giorno della mia morte. Non ti perdonerò mai di avermi ucciso degli ottimi cavalieri e degli uomini nobilissimi appartenenti al mio stesso sangue. Per di più, hai giaciuto per anni con la regina, che alla fine mi hai rapita con la forza.»<br>«Mio nobilissimo signore e re, dite quello che volete, tanto sapete benissimo che non mi batterò mai con voi» gli rispose Lancillotto. «È vero, vi ho ucciso dei cavalieri, e me ne rammarico molto; ma sono stato costretto a farlo per salvarmi la vita. Avrei forse dovuto lasciarmi uccidere? Quanto a madama la regina, non un solo cavaliere al mondo, salvo la persona di vostra altezza e il mio signore ser Galvano, oserebbe provare sul mio corpo che ella vi ha tradito! E se vi fa piacere di dichiarare che sono legato da molti anni a madama la vostra regina, vi darò soddisfazione dimostrando con il mio braccio contro chiunque, salvo voi e ser Galvano, che ella vi è fedele. Tuttavia, alla sua grazia è piaciuto di tenermi in suo favore e di prediligermi tra tutti gli altri, e del resto io ho ben meritato il suo affetto perché, sire, più di una volta il vostro furore avrebbe permesso che ella fosse condotta al supplizio se io non mi fossi battuto per lei inducendo i suoi nemici a confessare la loro menzogna e facendola così assolvere con onore. E tutte quelle volte, voi mi avete dimostrato amore e gratitudine per averla salvata, e mi avete anche promesso di essere per sempre il mio benevolo signore. Ora, invece, mi sembra che ricompensiate male i miei servigi. Del resto, sire, avrei perso gran parte del mio onore cavalleresco se avessi tollerato che madama, la vostra regina, fosse suppliziata per causa mia. In molte occasioni mi sono battuto per lei in contese che non mi riguardavano; non avrei forse avuto il diritto di farlo allorché ero dalla parte del giusto? Perciò, mio generoso e grazioso signore, concedete la vostra benevolenza alla vostra regina, che è buona e fedele!» (pp. 680-681) *Voi, sire, avete dato ascolto a voci menzognere, e questa è stata la causa della guerra che ci oppone. Mio signore, un tempo avevo meritato la vostra compiacenza per essermi battuto in favore della regina vostra moglie, e sapete bene quante volte ella abbia dovuto patire gravi torti. Ora, mio buon signore, mi sembra che in questa circostanza, più che in tutte quelle che pure avete approvato, io avessi un motivo ben valido per strapparla al rogo, dal momento che ella vi era stata condannata a causa mia. Coloro che vi hanno raccontato le fole che sapete erano per certo mentitori, ma le calunnie sono ricadute sul loro capo poiché, se la potenza di Dio non fosse stata dalla mia parte, come avrei potuto io, disarmato e ignaro, far fronte a quattordici avversari armati e decisi? Infatti ero stato convocato dalla regina per non so quale motivo, e avevo appena varcato la porta della sua camera quando ser Agravano e ser Mordred hanno cominciato a chiamarmi traditore e codardo. ([[Lancillotto]], p. 687) *[...] non mi sono mai battuto a oltranza con un cavaliere senza mostrare misericordia, e che benché mi sia misurato con ottimi guerrieri quali ser Tristano e ser Lamorak, ho sempre reso loro l'onore e il rispetto che meritavano. Dio mi è testimone che non mi sono mai adirato al punto da accanirmi contro i buoni cavalieri che ho visto impegnati a farsi onore, e che sono sempre stato lieto di aiutare un avversario in grado di tenermi testa a piedi o a cavallo. ([[Lancillotto]], p. 688) *Ser Galvano, io amavo ser Gareth più di qualunque mio parente, e piangerò per sempre la sua morte non solo per il grande timore che ho di voi, ma anche per altri motivi che mi amareggiano. Prima di tutto, perché fui io a investirlo cavaliere; poi, perché so che mi amava più di ogni altro; il terzo motivo è che era un uomo nobilissimo, leale, cortese, gentile e di buona indole; il quarto è che appena seppi della sua morte capii che da voi non avrei avuto altro che un'inestinguibile guerra. Per di più, ero certo che avreste fatto in modo che il mio nobile signore Artù mi fosse nemico per sempre. Eppure, che Gesù mi perdoni, non ho ucciso ser Gareth e ser Gaheris di proposito. Ah, perché erano disarmati in quel giorno fatale! ([[Lancillotto]], p. 689) *Se non fosse stato per il papa, io mi sarei battuto con te in singolare tenzone e avrei provato sulla tua persona la tua falsità nei confronti di Artù e miei. E lo farò, una volta che avrai lasciato queste terre, dovunque riuscirò a trovarti! ([[Gawain]], p. 690) *Ahimè, così devo abbandonare il più nobile tra i regni cristiani, quello che ho amato di più e in cui ho acquistato il mio onore! Mi rammarico di esserci venuto, se devo esserne vilmente bandito senza colpa e senza motivo! Ma la fortuna è così incostante, e la sua ruota tanto mobile, che nessuno è certo di potervi riposare durevolmente. Ne sono prova molte antiche leggende, come quelle che narrano del nobile Ettore, e di Troilo, e di Alessandro il potente Conquistatore, e di molti altri che precipitarono in basso dal culmine della loro regalità. Così avviene per me, che ero tenuto in grande onore in questo regno nel quale la Tavola Rotonda crebbe in dignità grazie a me stesso e ai miei più che virtù di chiunque altro. ([[Lancillotto]], p. 690) *Mio signore Artù, nobile sovrano che mi fece cavaliere, il mio affetto per voi è tale che i vostri attacchi mi addolorano profondamente, eppure li ho sopportati con pazienza. Se fossi stato vendicativo, avrei potuto scendere in campo e domare i vostri baldi cavalieri, ma ho pazientato per sei mesi lasciando che voi e ser Galvano faceste quel che volevate. Ora però non posso tollerarlo più e devo difendermi, perché ser Galvano mi ha accusato di tradimento. Sono stato sempre contrario a battermi contro un vostro parente, ma adesso non posso più tirarmi indietro, come la preda quando è messa alle strette. ([[Lancillotto]], p. 697) *[...] ser Galvano aveva ricevuto da un sant'uomo un dono miracoloso che gli aveva permesso di farsi molto onore: ogni giorno dell'anno, dalle nove a mezzogiorno, la sua forza cresceva fino ad arrivare a triplicarsi. Per questo re Artù, che era il solo a saperlo, aveva ordinato che tutte le tenzoni che si fossero svolte alla propria presenza, di qualunque genere e per ogni tipo di lite, avessero inizio alle nove del mattino: in tale modo il partito per il quale si fosse battuto il nipote avrebbe avuto sempre il sopravvento nel corso delle tre ore in cui la forza di Galvano raggiungeva il suo culmine. (p. 698) ====Libro XXI==== *A [[Mordred|ser Mordred]] era stato dunque affidato il governo di tutta l'Inghilterra. Egli allora fece vergare delle false lettere fingendo che provenissero dal continente, in cui era scritto che re Artù era stato ucciso nel corso della guerra contro ser Lancillotto; quindi convocò a parlamento tutti i baroni e si fece eleggere re. L'incoronazione avvenne a Canterbury e fu seguita da festeggiamenti che durarono quindici giorni.<br>Dopo di che, ser Mordred si recò a Winchester e dichiarò apertamente alla regina (che però era moglie del re, allo stesso tempo suo zio e padre) che intendeva sposarla e perparò le nozze fissando il giorno del matrimonio. Ginevera, pur profondamente addolorata, gli rispose con cortesia e finse di sottomettersi al suo volere; tuttavia espresse il desiderio di recarsi a Londra per comprare quanto le sarebbe occorso per gli sponsali. (p. 702) *Riflettete, Inglesi, sulla malvagità che tutto ciò palesava! Artù era il re più nobile e il cavaliere più valoroso del mondo e che più amava e sosteneva gli uomini prodi, eppure quelli Inglesi non gli concedevano la propria stima! Ché tale era l'antico costume di questa terra, e c'è chi dice che non l'abbiamo ancora abbandonato. Ahimè, questo è un grave difetto: nulla ci piace se perdura nel tempo.<br>Così si comportavano gli uomini di allora: amavano di più ser Mordred che il nobile Artù e molti andarono a dire all'usurpatore che sarebbero stati con lui nella buona come nella cattiva sorte. Allora ser Mordred, che aveva sentito dire che Artù sarebbe sbarcato a Dover, vi si portò con grande esercito allo scopo di sconfiggerlo e di scacciarlo dalle sue stesse terre. (pp. 703-704) *«Ahimè, ser Galvano, figlio di mia sorella, con l'uomo che amavo di più al mondo se ne va ogni mia gioia!» si dolse {{NDR|Artù}} quando si fu ripreso. «Ora te lo posso dire, caro nipote, solo in te e in ser Lancillotto riposavano la mia letizia e la mia fiducia. Adesso che ho perduto entrambi, tutto il conforto che avevo sulla terra mi abbandona!»<br>«Ah, caro zio» gli rispose ser Galvano «il mio ultimo giorno è arrivato, e ne devo biasimare la mia impulsività e la mia ostinazione, dato che sono stato ferito sulla vecchia piaga che mi aveva inferto ser Lancillotto. So che morirò prima di mezzogiorno e che a causa del mio orgoglio voi dovrete patire tanta vergogna e sventura. Se il nobile Cavaliere del Lago fosse stato al vostro fianco, come fu e avrebbe dovuto essere ancora, questa guerra sciagurata non sarebbe mai scoppiata, perché solo la sua cavalleria e la nobiltà del suo sangue erano riuscite a tenere soggetti e timorosi i vostri infidi nemici. Ora egli vi mancherà. Ahimè, perché non ho voluto trovare un accordo con lui! [...]» (pp. 704-705) *Io, ser Galvano, cavaliere della Tavola Rotonda, voglio che tutto il mondo sappia che mi sono dato la morte non per colpa tua ma mia. Perciò, ser Lancillotto, ti supplico di tornare nel regno per visitare la mia tomba e per recitare su di essa una preghiera, lunga o breve che sia, per la salvezza della mia anima. Oggi, nello stesso giorno in cui scrivo questa lettera, fui ferito a morte là dove la tua mano mi colpì per prima, e non avrei potuto essere ucciso da un braccio più nobile. ([[Gawain]], p. 705) [[File:Battle Between King Arthur and Sir Mordred - William Hatherell.jpg|thumb|La battaglia tra Artù e Mordred]] *{{NDR|Sulla [[battaglia di Camlann]]}} I messaggeri si recarono da Mordred che si era circondato di un temibile esercito di centomila armati e dovettero pregare a lungo prima di riuscire a fargli accettare in contropartita la Cornovaglia e il Kent fino alla morte di Artù e, dopo, tutta l'Inghilterra. Fu anche concordato che il sovrano e l'usurpatore, ciascuno con un seguito di quattordici cavalieri, si incontrassero in una zona franca tra i due eserciti schierati.<br>Artù fu lieto degli accordi raggiunti, ma prima di recarsi al convegno ordinò ai propri uomini di avanzare fieramente e di uccidere ser Mordred, di cui non ci si poteva fidare in alcun modo, se avessero visto sguainare anche una sola spada. E ser Mordred aveva istruito allo stesso modo il proprio esercito:<br>«Se vedrete balenare anche una sola lama mouvete con coraggio all'attacco e uccidete quanti vi si parano innanzi, perché non mi fido affatto di questa tregua e so bene che mio padre vorrà vendicarsi di me.»<br>L'incontro ebbe dunque luogo come era stato stabilito. Fu portato del vino e ne bevvero insieme, ma una [[vipera]] sbucata da un cespuglio d'edera morse il piede di un cavaliere. Questi, senza darsi pensiero del danno che ne sarebbe derivato, sguainò la spada per ucciderla, e quando i due eserciti videro balenare la lama diedero fiato alle trombe e ai corni e si corsero incontro levando terribili grida.<br>Allora re Artù montò a cavallo e raggiunse prontamente i propri uomini esclamando:<br>«Ahimè, che giorno sventurato!»<br>Ser Mordred si unì ai suoi, ed ebbe inizio la battaglia più funesta che si sia mai vista in terra cristiana: vi furono attacchi impetuosi e galoppare di cavalli, affondi e fendenti, colpi mortali e accenti minacciosi da entrambe le parti. Re Artù non cessava di attraversare le formazioni di ser Mordred compiendo molte prodezze degne di un nobile sovrano senza mai venir meno al proprio ruolo, ma anche ser Mordred non si tirava indietro e più volte mise se stesso in grave pericolo.<br>La battaglia infuriò per tutta la giornata senza risparmio di forze, finché molti nobili cavalieri giacquero immobili sulla fredda terra, e quando cadde la notte il terreno era cosparso dei cadaveri di ben centomila uomini. (pp. 707-708) *{{NDR|Sulla battaglia di Camlann}} Il sovrano impugnò la lancia e si gettò in avanti gridando:<br>«Traditore, è giunto il giorno della tua morte!»<br>Ser Mordred si scagliò a sua volta contro di lui brandendo la spada, ma il re già gli affondava la lancia sotto lo scudo e gliela faceva fuoriuscire dal corpo per più di un braccio. E quando l'usurpatore comprese che non sarebbe potuto sfuggire alla morte, si slanciò con tutte le proprie forze in avanti trafiggendosi fino all'impugnatura dell'asta, poi calò la spada tenuta con entrambe le mani sul proprio padre e lo raggiunse a un lato della testa trapassandogli l'elmo e il crano. Subito dopo si accasciava a terra morto. (p. 709) [[File:The Death of King Arthur by John Garrick.jpg|thumb|La morte di Artù]] *«[...] Il tempo passa in fretta; prendete perciò la mia buona spada Excalibur e portatela alla riva del mare: vi ordino di gettarla nell'acqua e di tornare poi a dirmi cosa avete visto.»<br>«Sire, obbediremo al vostro comando» gli rispose [[ser Bedivere|Bedivere]].<br>Ma sulla strada si mise a osservare con attenzione la nobile arma e le pietre preziose che ricoprivano il pomo e l'elsa.<br>"Se la getto nell'acqua, non ne deriveranno che perdite e danno!" pensò.<br>Perciò la nascose sotto un albero e poi si affrettò a tornare dal re e gli disse di averla gettata in mare.<br>«Cosa hai visto?» gli domandò Artù.<br>«Nient'altro che onde e venti.»<br>«Non è vero» replicò il re. «Ora affrettatevi a ubbidire e, se vi sono caro, non esitate a fare quanto vi ho detto.»<br>Allora ser Bedivere tornò a prendere la spada, ma pensando ancora che fosse un peccato e una vergogna gettare via un'arma tanto nobile, la nascose di nuovo, poi raggiunse il re.<br>«Cosa avete visto?» gli domandò per la seconda volta il sovrano.<br>«Nient'altro che flutti e ondate nere.»<br>«Ah, mi hai ingannato ancora, sleale e traditore!» propruppe Artù. «La tua fama di nobile cavaliere e l'amore che ti ho sempre portato non mi avrebbero mai fatto pensare che mi avresti tradito per il valore di una spada! Ora sbrigati: le tue esitazioni stanno mettendo a grave rischio la mia vita. Se non eseguirai adesso i miei ordini ti ucciderò con le mie stesse mani ovunque potrò incontrarti.»<br>Così ser Bedivere tornò là dove aveva nascosto la spada, la raccolse con cautela e si avvicinò alla riva. Poi avvolse la cintura intorno all'elsa e la scagliò più lontano che poté. Allora vide un braccio e una mano sorgere dall'acqua, afferrarla stretta, brandirla tre volte e poi inabissarsi con l'arma.<br>Quando ser Bedivere, tornato vicino al re, gli raccontò quello che aveva visto, il sovrano esclamò:<br>«Ahimè, aiutatemi ad andare via, temo di avere aspettato già troppo.»<br>Il cavaliere se lo caricò sulle spalle e andò verso la riva del mare. Vi erano appena arrivati che una piccola chiatta piena di belle dame prese terra accanto a loro. Tra di esse si trovava una regina, e tutte portavano cappucci neri e gridavano e piangevano alla vista di re Artù.<br>«Fatemi salire a bordo» disse il re.<br>Ser Bedivere eseguì con delicatezza il comando, e tre dame accolserò Artù tra alti lamenti e lo misero a sedere con la testa appoggiata sul grembo di una di loro.<br>«Ah, mio caro fratello!» disse allora la regina. «Perché vi siete trattenuto tanto a lungo lontano da me? La ferita che avete al capo ha preso fin troppo freddo!»<br>Poi le dame si misero ai remi e allontanarono l'imbarcazione dalla terra. E quando se Bedivere le vide prendere il largo, gridò:<br>«Ah, mio signore Artù, cosa sarà di me ora che mi lasciate tra i miei nemici?»<br>«Confortatevi e fate del vostro meglio: su di me non potrete più fare alcun affidamento» gli rispose il sovrano. «Devo andare nell'isola di Avalon per curare la mia grave ferita, e se non sentirete mai più parlare di me, pregate per la mia anima.»<br>Intanto la regina e le dame piangevano e gridavano da fare pietà. Quando ser Bedivere ebbe perso di vista la chiatta, scoppiò anch'egli in pianti e in lamenti, poi si diresse verso la foresta e camminò per tutta la notte. (pp. 710-712) *Di Artù non ho trovato nient'altro nei libri autorizzati, né ho letto con maggiore certezza della sua morte se non che fu portato via in una nave con tre regine, una delle quali era sua sorella [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana la Fata]], l'altra la regina del Galles del Nord e la terza quella delle Terre Desolate. Non conosco altra testimonianza che quella dell'eremita che un tempo era stato arcivescovo di Canterbury e che riferì che le dame avevano portato da lui un corpo perché lo seppellisse. Tuttavia egli non sapeva con certezza se si trattasse davvero del cadavere di artù, perché questa storia la fece mettere per iscritto ser Bedivere, cavaliere della Tavola Rotonda. (pp. 712-713) *In varie parti d'Inghilterra si crede che re Artù non sia morto e che, per volontà di Nostro Signore Gesù, viva in un altro luogo da dove tornerà per conquistare la Santa Croce. Io però non mi sento di affermarlo, e preferisco dire che in questo mondo egli lasciò la sua vita. Molti sostengono anche che sulla sua tomba siano scritte queste parole:<br><div class="center">{{maiuscoletto|Hic iacet Arthurus Rex quondam rexque futurus}}</div> (p. 713) *{{NDR|Su [[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]]}} Quando seppe della morte del re e di tutti i nobili cavalieri compreso ser Mordred, ella riparò in gran segreto con cinque dame ad Almesbury dove si fece monaca indossando la veste bianca e nera, e vivendo in penitenza come se fosse stata la più grande peccatrice di questa terra. Da allora nessuna creatura riuscì più a renderla felice, e visse tra digiuni, preghiere e opere di carità al punto che tutti si stupirono della purezza dei sui nuovi costumi. Con il tempo, come era da aspettarsi, divenne anche badessa e governatrice del monastero. (p. 713) *La guerra che ha portato alla morte i più nobili cavalieri del mondo è divampata a causa mia e di quest'uomo, e l'amore che ci legava ha causato la rovina del sovrano più onorato della terra. Lancillotto [...] ho assunto questo stato per salvare la mia anima e, con la grazia di Dio e per le piaghe della Sua Passione, confido che dopo la mia morte potrò contemplare il volto benedetto di Gesù Cristo e sedere alla Sua destra nel giorno del Giudizio, poiché in cielo vi sono dei santi che furono peccatori in terra. Perciò, ser Lancillotto, vi supplico di cuore per l'amore che ci fu tra noi di non posare mai più lo sguardo su di me. Vi comando anche, in nome di Dio, che lasciate la mia compagnia e torniate nel vostro regno per preservarlo da guerre e distruzioni. Così come vi ho amato fino ad ora, il mio cuore non mi permetterà più di incontrarvi dopo che a causa vostra e mia è stato annientato il fuore dei re e dei cavalieri. Rientrate dunque nelle vostre terre e prendete moglie per vivere con lei in gioia e letizia. L'unica supplica che il mio cuore vi rivolge è che invochiate il Signore Eterno perché mi conceda di fare ammenda dei miei peccati. ([[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]], p. 716) *«[...] Nella ricerca del Sangrail avrei abbandonato le vanità mondane se non fosse stato per l'amore che vi portavo, e se allora lo avessi fatto con tutto il mio cuore, la volontà e il pensiero, avrei superato ogni altro cavaliere a eccezione di ser Galahad mio figlio. Se voi vi siete votata alla perfezione, è giusto che lo faccia anch'io perché, mi sia testimone Iddio, solo in voi ho avuto la mia gioia terrena. Se il vostro cuore fosse stato diversamente disposto, vi avrei portata con me nel mio regno. Ma poiché tale è la vostra volontà, vi giuro che se troverò un eremita che voglia accogliermi, a qualunque ordine appartenga, farò penitenza e pregherò fino al termine della mia vita. Ora, madama, vi prego di baciarmi un'ultima volta.»<br>«Non lo farò mai» si schermì la regina «e astenetevi anche voi da tali atti.» (pp. 716-717) *Supplico Dio Onnipotente che non mi sia mai più possibile vedere ser Lancillotto con i miei occhi mortali. ([[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]], p. 719) *Quando riporto alla mente la bellezza e la nobiltà della regina e del suo re e li vedo ora giacere insieme, il mio cuore non può sostenere il mio corpo afflitto. Quando poi rifletto che per mia colpa, orgoglio e superbia sono entrambi periti, essi che non avevano pari tra le genti cristiane, il ricordo della loro cortesia e della mia gratitudine mi fa mancare il cuore al punto di non potermi reggere in piedi. ([[Lancillotto]], p. 720) *Ah, Lancillotto [...] guida di tutti i cavalieri cristiani, impareggiabile tra i valorosi, ora giaci qui. Eri il più cortese cavaliere che abbia mai portato lo scudo, l'amico più sincero nei confronti di chi ti amava tra quanti hanno mai cavalcato, il più fedele amante tra i peccatori che abbiano mai amato una donna, l'uomo più gentile che abbia mai brandito una spada. La tua bella persona primeggiava sempre tra una folla di cavalieri, e tu eri l'uomo più mansueto e più onorato tra quanti mai si siano intrattenuti a banchetto con le dame. Ma eri anche l'avversario più inflessibile per un nemico mortale che abbia mai posto la lancia in resta. (Hector de Maris, p. 722) ===Explicit=== ====Originale==== Here is the end of the booke book of kyng Arthur & of his noble knyghtes of the rounde table | that whan they were hole togyders there was ever an C and xl | and here is the ende of the deth of Arthur | I praye you all Ientyl men and Ientyl wymmen that redeth this book of Arthur and his knyghtes from the begynnyng to the endyng | praye for me whyle I am on lyve that god sende me good delyveraunce | & whan I am deed I praye you all praye for my soule | for this book was ended the ix yere of the reygne of kyng edward the fourth | by syr Thomas Maleore knyght as Ihesu helpe hym from hys grete myght | as he is servaunt of Ihesu bothe day and nyght |<br>{{NDR|Thomas Malory, ''[https://archive.org/details/lemortedarthuror00malouoft/page/860/mode/2up Le Morte d'Arthur. The original edition of William Caxton now reprinted and edited with an introduction and glossary]'', a cura di H. Oskar Sommer, Londra, David Nutt, 1889}} ====Traduzione==== ''Qui finisce il libro di re Artù e dei suoi nobili cavalieri della Tavola Rotonda, che nel loro insieme raggiungevano il numero di centocinquanta. E questa è anche la fine de'' La morte di Artù. '' Gentiluomini e gentildonne che avete letto il libro di Artù e dei suoi cavalieri dall'inizio alla fine, vi supplico di pregare finché sono in vita perché Dio mi mandi una buona liberazione. Quando poi sarò morto, vi chiedo di pregare tutti per la mia anima. Quest'opera fu terminata nel nono anno di [[Edoardo IV d'Inghilterra|re Edoardo IV]] dal cavaliere sir Thomas Malory che Gesù aiuti con la Sua grande potenza, poiché è servo di Cristo di giorno come di notte.''<br>{{NDR|Thomas Malory, ''Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri'', volume secondo, a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Milano, Oscar Classici Mondadori, 1985. ISBN 88-04-41154-6}} ==Citazioni su Thomas Malory== *Malory fu in realtà il primo scrittore su commissione [...]. Quando [[William Caxton|Caxton]] costruì la sua pressa da stampa, chiese al povero vecchio Malory di scrivere qualcosa, ed egli acconsentì mettendo insieme tutte le storie che conosceva: tutte le storie tramandate dalla tradizione orale. Poi, a poco a poco, con la proliferazione dei libri, la gente dimenticò quelle storie o non si curò di ricordarle. Così, i racconti che Malory ambientò nel XII secolo descrivevano eventi accaduti molto tempo prima [...]. E, come accade per tutti i miti, essi assunsero le tinte dell'epoca in cui vennero scritti. Gli ''Idilli del re'' di [[Alfred Tennyson|Tennyson]], per esempio, oppure le opere di [[Edward Burne-Jones|Burne-Jones]] e dei Preraffaelliti, descrissero e dipinsero le leggende arturiane del XII secolo secondo la sensibilità della propria epoca. Finendo così per rivelare più cose sull'età vittoriana che sulla leggenda stessa. ([[John Boorman]]) *Sì, possiamo immaginarci sir Thomas Malory come un adorabile primitivo, un innamorato di cose nobili e belle e grandi, finché non sappiamo, in base alle moderne ricerche che l'hanno identificato con un personaggio della parrocchia di Monks Kirby nella contea di Warwick, figura più di bandito che di {{sic|compíto}} gentiluomo, che per via delle sue violenze e rapine fu spesso in prigione, e in prigione scrisse appunto le sue storie di cavalleria. ([[Mario Praz]]) ==Bibliografia== *Thomas Malory, ''[https://archive.org/details/lemortedarthuror00malouoft/page/34/mode/2up Le Morte d'Arthur. The original edition of William Caxton now reprinted and edited with an introduction and glossary]'', a cura di H. Oskar Sommer, Londra, David Nutt, 1889. *Thomas Malory, ''Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri'', due volumi, a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Milano, Oscar Classici Mondadori, 1985. ISBN 88-04-41154-6 ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Malory, Thomas}} [[Categoria:Scrittori britannici]] sfr3ogaivhmqh27upsmiep34ncey7i8 1420268 1420208 2026-07-13T11:48:40Z Skekzilla 17056 /* Libro VI */ 1420268 wikitext text/x-wiki Sir '''Thomas Malory''', o '''Maillorie''', '''Mallory''', '''Maleore''' (1409 – 1471), scrittore inglese. ==''La morte di Artù''== ===Incipit=== [[File:Morte Darthur incipit (cropped).jpg|thumb|Incipit dell'edizione del 1485 stampata da [[William Caxton]]]] ====Originale==== Hit befel in the dayes of Uther pendragon when he was kynge of all Englond | and so regned that there was a myȝty duke in Cornewaill that helde warre ageynst hym long tyme | And the duke was called the duke of Tyntagil | and so by meanes kynge Uther send for this duk | chargyng hym to brynge his wyf with hym | for she was called a fair lady | and a passynge wyfe | and her name was called Igrayne | So whan the duke and his wyf were comyn unto the kynge by the meanes of grete lordes they were accorded bothe | the kynge lyked and loved this lady wel | and he made them grete chere out of mesure | and desyred to have lyen by her | But she was a passyng good woman | and wold not assente unto the kynge | And thenne she told the duke her husband and said I suppose that we were sente for that I shold be dishonoured Wherfor husband I counceille yow that we departe from hens sodenly that we maye ryde all nyghte unto oure owne castell<br>{{NDR|Thomas Malory, ''[https://archive.org/details/lemortedarthuror00malouoft/page/34/mode/2up Le Morte d'Arthur. The original edition of William Caxton now reprinted and edited with an introduction and glossary]'', a cura di H. Oskar Sommer, Londra, David Nutt, 1889}} ====Traduzione==== Al tempo in cui [[Uther Pendragon]] governava su tutta l'Inghilterra, vi era in Cornovaglia un potente duca, signore di Tintagel, che gli faceva guerra da molti anni. Attraverso degli emissari, un giorno il re lo convocò ordinandogli di portare con sé anche la moglie, che aveva nome [[Igraine]] e fama di essere molto assennata. Quando il duca arrivò alla presenza del sovrano, per intercessione dei più nobili baroni si riconciliò con lui, ma il re si innamorò di sua moglie, la festeggiò oltre misura e desiderò di giacere con lei. Igraine, che era una donna onesta e leale, non solo non vi consentì, ma anzi disse al marito:<br>«Credo che siamo stati chiamati qui perché io vi perdessi il mio onore. Vi consiglio quindi di andare via senza indugio e di raggiungere questa notte stessa il nostro castello.»<br>{{NDR|Thomas Malory, ''Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri'', volume primo, a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Milano, Oscar Classici Mondadori, 1985. ISBN 88-04-41154-6}} ===Citazioni=== ====Libro I==== [[File:Story of Merlin - Arthur's conception.png|thumb|Il concepimento di Artù]] *«Ecco cosa voglio, sire» disse allora Merlino. «La prima notte che trascorrerete con Igraine concepirete in lei un figlio che mi farete consegnare appena sarà venuto alla luce. Io lo alleverò dove più mi piacerà, affinché a voi derivi onore e al bambino i vantaggi che gli spettano.»<br>«Sarà fatto come volete» accondiscese il re.<br>«Ora preparatevi» aggiunse Merlino. «Questa notte stessa vi coricherete al fianco di Igraine nel castello di Tintagel, e avrete le sembianze di suo marito; Ulfius assumerà l'aspetto di ser Brastias e io quello di ser Jordans, due cavalieri del duca. Ma badate di non rivolgere domande né a lei né ai suoi uomini; dite che non vi sentite bene, affrettatevi ad andare a letto, e domani mattina non vi alzate prima del mio arrivo. Il castello non è che a dieci miglia da qui.»<br>Fu dunque fatto come era stato deciso. Ma poiché il duca aveva visto il re lasciare l'assedio di Terrabil, quella stessa notte uscì dal castello attraverso una postierla per attaccare l'esercito regale e rimase ucciso nella sortita prima ancora che il sovrano fosse arrivato a Tintagel. Così re Uther giacque con Igraine più di tre ore dopo la morte del duca e, in quella notte, concepì Artù. Allo spuntare del giorno, dopo che Merlino fu arrivato per dirgli di prepararsi, egli baciò la dama e partì in gran fretta. E quando Igraine sentì dire che, secondo tutte le testimonianze, il marito era morto prima dell'arrivo di Uther, si chiese con grande stupore chi potesse essere l'uomo che si era coricato con lei nelle sembianze del suo signore e ne pianse segretamente senza farne parola ad alcuno. (p. 7) *Non passò molto, quindi, che un mattino Uther e Igraine si sposarono tra la gioia e il tripudio generale, e, per volere del re, nella stessa occasione re Lot di Lothian e di Orkney sposò Morgawse, che sarebbe stata la madre di [[Gawain|Galvano]], e re Nentres della terra di Garlot sposò Elaine. La terza sorella, [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana la Fata]], fu invece messa a studiare in un convento dove divenne molto dotta in negromanzia. In seguito sarebbe stata maritata a re [[Urien|Uriens]] della terra di Gore, padre di [[Ywain|ser Ivano il Biancamano]]. (p. 8) *E quando i mattutini e la prima messa ebbero termine, nel camposanto dietro l'altare maggiore fu vista una grande roccia quadrangolare simile a un blocco di marmo, che sorreggeva nel mezzo una sorta di incudine d'acciaio alta un piede in cui era infitta una bella spada. Intorno all'arma una scritta in lettere d'oro diceva:<br><div class="center">{{maiuscoletto|Colui che estrarrà questa spada dalla roccia e dall'incudine è il legittimo re di tutta l'inghilterra.}} (p. 10) [[File:An island story; a child's history of England (1906) (14801002423).jpg|thumb|Artù estrae la spada dalla roccia]] *Il giorno di Capodanno, terminata la messa, i baroni cavalcarono al campo, alcuni per giostrare, altri per torneare. Tra di essi vi era anche ser Ector accompagnato dal figlio ser Kay e dal giovane [[Re Artù|Artù]], fratello di latte di quest'ultimo. Ser Kay, che era stato fatto cavaliere nel giorno di Ognissanti, accortosi quando era già in cammino di avere dimenticato la spada nell'alloggio del padre, pregò Artù di andargliela a prendere.<br>«Volentieri» rispose il giovane allontanandosi in fretta. Giunto a casa, scoprì però che la dama e tutti gli altri erano usciti per assistere alle giostre. Ne fu addolorato, ma poi si disse:<br>"Andrò al camposanto a prendere la spada che è infitta nella roccia. Mio fratello non deve rimanere senza un'arma in una giornata come questa."<br>Si diresse quindi verso il camposanto; scese di sella, legò il cavallo a un montante e si avvicinò alla tenda che nascondeva la roccia. Non trovandovi i cavalieri che vi erano stati lasciati di guardia e che infatti erano andati alle giostre, afferrò l'impugnatura della spada e la estrasse con un strappo deciso, ma senza sforzo. Poi riprese il cavallo e raggiunse ser Kay per consegnargliela. Appena il fratello la vide, la riconobbe subito. Allora si avvicinò al padre egli disse:<br>«Signore, ecco la spada della roccia. Dunque devo essere io il re di questa terra.»<br>Ser Ector osservò l'arma; quindi tornò indietro con i due giovani, smontò da cavallo, entrò nella chiesa e ordinò a ser Kay di ripetergli con precisione come l'avesse presa faccendolo giurare sul Libro Sacro.<br>«Me l'ha portata mio fratello Artù, signore» disse allora ser Kay.<br>«E tu, come l'hai avuta?» chiese ser Ector ad Artù.<br>«Ecco, signore, quando sono tornato a casa a prendere la spada di ser Kay, non ho trovato nessuno che me la potesse dare; allora, pensando che mio fratello non dovesse rimanere disarmato, sono venuto qui e ho estratto l'arma dalla roccia senza alcuna fatica.» (pp. 11-12) *Ser Ector e ser Kay si inginocchiarono a terra.<br>«Ahimè, perché vi inginocchiate davanti a me, voi che siete mio padre e mio fratello?» chiese loro Artù.<br>«No, mio signore, non è così. Io non sono vostro padre e non sono nemmeno del vostro stesso sangue. Vedo che discendete da un lignaggio ben più nobile di quanto credessi.»<br>Egli gli raccontò come gli fosse stato affidato, perché lo allevasse, dallo stesso Merlino. Nel sentire che ser Ector non era suo padre, il giovane provò un profondo dolore, ma il cavaliere continuò:<br>«Quando sarete re, vorrete essere il mio buono e grazioso signore?»<br>«In caso contrario sarei da biasimare» fu la risposta di Artù. «Siete l'uomo a cui devo di più insieme alla mia buona signora e madre, vostra moglie, che mi ha nutrito e allevato come figlio suo. Se Dio vorrà ch'io sia re come voi dite, potrete chiedermi tutto quello che sarà in mio potere di concedervi, e io non vi mancherò!» (pp. 12-13) *«Per quale motivo quel ragazzo è divenuto vostro re?»<br>«Signori, è figlio legittimo di Uther Pendragon e di Igraine, moglie del duca di Tintagel» rispose loro Merlino.<br>«Allora è bastardo!» esclamarono tutti.<br>«No; Artù fu concepito più di tre ore dopo la morte del duca, e tredici giorni più tardi re Uther sposò Igraine. È quindi provato che non è bastardo, e chi lo afferma sappia che Artù sarà re e avrà ragione di tutti i suoi nemici, e che, prima di morire, avrà regnato a lungo su tutta l'Inghilterra e avrà condotto sotto il proprio comando Galles, l'Irlanda, la Scozia e molti altri regni.» (p. 15) *Dovremmo forse accettare che un interprete di [[Sogno|sogni]] ci esorti alla viltà? ([[Lot (ciclo arturiano)|Lot]], p. 16) *Ecco allora giungere in campo [[Ban di Benoic|re Ban]], fiero come un leone e con le insegne a bande verdi in campo d'oro.<br>«Ahimè, ora temo davvero che saremo sconfitti!» esclamò re Lot vedendolo. «Quello è il cavaliere più valoroso del mondo e anche l'uomo più rinnomato. Moriremo o saremo costretti a ritirarci, ma se dovremo farlo sarà bene che impieghiamo valore e saggezza, perché altrimenti perderemo ugualmente la vita!» (p. 26) *[...] è preferibile uccidere un vile piuttosto che, a causa di un codardo, perdere tutti la vita. ([[Lot (ciclo arturiano)|Lot]], p. 28) *«Siete un uomo straordinario!» esclamò allora Artù.<br>«Però mi stupisce molto sentirvi dire che morirò in battaglia.»<br>«Non ve ne meravigliate, è la volontà di Dio che il vostro corpo sia punito per le vostre azioni impure. Io invece dovrei essere triste, perché morirò di una morte vergognosa, sotterrato ancora vivo. Almeno la vostra sarà una fine onorevole.» ([[Re Artù]] e [[Mago Merlino]], p. 34) *Merlino è a conoscenza, come del resto voi, ser Ulfius, di come re Uther venne da me nel castello di Tintagel con le sembianze di mio marito che era morto tre ore prima, e di come quella stessa notte mi fece concepire un figlio. Tredici giorni dopo egli mi sposò, e allorché il bambino nacque ordinò che fosse affidato a Merlino e allevato da lui. Da allora io non lo vidi mai più; né seppi quale nome gli era stato dato. ([[Igraine]], p. 35) *«Ora siete in mio potere, e sono libero di decidere se uccidervi o risparmiarvi la vita. Ma se non vi darete per vinto sarò costretto a mettervi a morte» gli disse lo sconosciuto.<br>«Quando vorrà venire, la morte sia la benvenuta! Del resto, preferisco morire che disonorarmi arrendendomi a te» esclamò Artù balzandogli addosso. ([[Pellinore]] e [[Re Artù]], p. 39) *«Ahimè, Merlino, lo avete ucciso!» gli disse Artù. «Era il cavaliere più nobile del mondo, ed io preferirei essere privato delle mie terre piuttosto che saperlo morto.»<br>«Non ve ne date pensiero, è più sano di voi» gli rispose Merlino. «È solo addormentato, ma si risveglierà fra tre ore. Vi avevo detto che era un cavaliere forte e coraggioso, e vi avrebbe ucciso se io non fossi intervenuto. Ma da ora in poi egli vi renderà ottimi servigi; il suo nome è [[Pellinore|Pellinor]], e un giorno avrà due figli di valore impareggiabile che si chiameranno [[Parsifal|Percival]] e [[Lamorak|Lamorak il Gallese]]. E sarà ancora Pellinor a rivelarvi il nome del figlio che avete concepito in vostra sorella e che sarà la rovina del regno.» (p. 40) [[File:Boys King Arthur - N. C. Wyeth - p16.jpg|thumb|Artù riceve Excalibur]] *Proseguirono il cammino finché si trovarono sulla riva di un lago vasto e ameno, dal quale videro emergere un braccio rivestito di sciamito bianco: esso terminava in una mano che stringeva una magnifica spada.<br>«È quella l'arma di cui vi parlavo» disse Merlino ad Artù. E poiché in quel momento una donna passava sul lago, il re chiese chi fosse.<br>«È la [[Dama del Lago]]; sul fondo di questo specchio d'acqua si trova una caverna che ha l'interno decorato con tale ricchezza da renderlo la residenza più piacevole del mondo» gli spiegò Merlino. «Ora la dama si avvicinerà; allora voi dovrete pregarla cortesemente di darvi la spada.»<br>Infatti la dama si diresse verso Artù e lo salutò, e il re, dopo aver ricambiato il saluto, le chiese:<br>«Di chi è la spada che quel braccio tiene alta sull'acqua? Io sono senza armi, e vorrei che fosse mia.»<br>«Essa mi appartiene» gli rispose la dama «ma se mi concederete un dono allorquando ve lo chiederò, sarà vostra.»<br>«Ve lo accorderò, sulla mia parola» le promise Artù.<br>«Allora montate sulla barchetta che vedete laggiù, raggiungete a remi la spada e prendetela insieme al suo fodero. Io reclamerò il mio dono quando lo riterrò opportuno».<br>Artù e Merlino smontarono di sella e legarono i cavalli a due alberi. Poi salirono sulla piccola imbarcazione e, quando ebbero raggiunto la mano e la spada, il re ne afferrò l'impugnatura e la trattenne, mentre mano e braccio scomparivano sott'acqua. (pp. 40-41) *«Vi piace più l'arma o il fodero?» gli chiese Merlino.<br>«Preferisco la spada.»<br>«Non siete molto saggio, perché il fodero vale dieci volte di più! Finché lo avrete al fianco, esso impedirà alle vostre ferite di sanguinare, per quanto gravi possano essere. Quindi badate a non abbandonarlo mai.» (p. 41) *Poi re Artù fece cercare, sotto pena di morte, tutti i bambini che erano nati il primo di maggio concepiti da baroni e da dame, perché Merlino gli aveva detto che proprio in quella data aveva visto la luce di colui che lo avrebbe ucciso. Tra i numerosi figli di signori scovati e mandati a corte, si trovava anche [[Mordred]], il figlio della moglie di re Lot.<br>I fanciulli vennero messi su una nave che fu lasciata alla deriva sul mare, ma il caso volle che essa naufragasse ai piedi di un castello e che tutti i bambini morissero salvo proprio Mordred che ne era stato scagliato fuori e che fu ritrovato da un buon uomo che lo allevò. Quando poi il fanciullo ebbe compiuto i quattordici anni, fu mandato a corte, come narreremo verso la fine del libro della Morte di Artù. Ora diremo che i baroni del regno furono molto addolorati per la morte dei loro figli e ne incolparono più Merlino che Artù, ma poi rimasero in pace sia per timore sia per lealtà nei confronti del sovrano. (p. 43) ====Libro II==== [[File:The Death of Balin and Balan.png|thumb|La morte di Balin e Balan]] *«Ah, bella damigella, dignità, virtù e valore non sono riposti solo nell'[[abbigliamento]]!» esclamò [[Sir Balin|Balin]]. «La virilità e l'onore sono celati nella persona, e vi sono molti insigni cavalieri ignoti a tutti, a riprova che il pregio e l'ardimento non hanno alcun rapporto con le vesti che indossano.» (p. 46) *Non pochi pensano di fare scorno a un [[avversario]], e poi scoprono che il loro intento si è ritorto a loro danno. ([[Sir Balin]], p. 50) *Badate, sire, di conservare con cura il fodero di Excalibur e ricordate che finché l'avrete con voi le vostre ferite, per quanto gravi, non sanguineranno. ([[Mago Merlino]], p. 57) *Rimasto disarmato, {{NDR|[[Sir Balin]]}} si precipitò allora alla ricerca di un'altra arma entrando prima in una stanza poi un'altra e in un'altra ancora, senza riuscire a trovare nulla e sempre incalzato dappresso da [[Re Pescatore|re Pellam]]. Infine varcò la porta di una camera meravigliosamente decorata e vide che vi si trovava un uomo disteso su un letto coperto dai più splendidi drappi d'oro che si possano immaginare. Vicino al letto, su un tavolo d'oro puro sorretto da quattro zampe d'argento, era posata una lancia di singolare fattura. Balin la afferrò, si volse a fronteggiare Pellam e lo colpì con forza, facendolo cadere in terra privo di sensi. Allora il tetto e le mura del castello crollarono e anche Balin fu gettato al suolo, dove rimase senza potersi muovere. [...] Da allora re Pellam rimase infermo per molti anni, e guarì solo quando fu curato da [[Galahad]], il nobile principe, nel corso della ricerca del [[Graal|Sangrail]] – il bacile che conteneva il sangue di Nostro Signore Gesù Cristo portato in Inghilterra da Giuseppe d'Arimatea, cui un tempo era appartenuto anche lo splendido letto. La [[Lancia di Longino|lancia]] che aveva inferto il [[Colpo Doloroso]] era la stessa con cui Longino aveva ferito Nostro Signore al cuore, e poiché re Pellam era affine alla stirpe di Giuseppe e l'uomo più degno di quei tempi, la sua infermità provocò dolore, lutti e pene. (pp. 61-62) *«Fratello, mi hai ucciso e io ho ucciso te. Il mondo intero parlerà di noi» disse poi Balin quando si fu ripreso.<br>«Perché mai non ti ho riconosciuto!» si lamentò Balan. «Avevo notato le due spade, ma dato che portavi uno scudo non tuo ti avevo creduto un altro.»<br>«È colpa di uno sciagurato cavaliere che facendomelo cambiare ci ha dato la morte. Se potessi sopravvivere distruggerei il castello per i malvagi costumi che alberga.»<br>«E sarebbe ben fatto!» approvò Balan. «Da quando vi arrivai non ebbi più la possibilità di ripartirne perché uccisi il cavaliere che era a guardia dell'isola. Lo stesso accadrà anche a te, fratello. Avresti dovuto uccidermi, come del resto hai fatto, ma poi metterti in salvo con la fuga.»<br>In quel mentre sopraggiungeva la signora del castello con quattro cavalieri, sei dame e sei servitori, e sentì le pietose parole che si scambiavano i fratelli.<br>«Uscimmo entrambi da un medesimo sacello, il ventre di nostra madre, e giaceremo insieme in una stessa fossa» dicevano. (p. 66) *Il mattino successivo comparve Merlino e fece incidere in lettere d'oro sulla tomba dei fratelli una scritta che diceva:<br><div class="center">{{maiuscoletto|Qui giace Balin il Selvaggio, che era il cavaliere dalle due spade che inferse il Colpo Doloroso.}}</div><br>Poi, presa la spada di Balin e sostituitone il pomo con un altro, ordinò a un cavaliere di brandirla, ma quello non vi riuscì nonostante i ripetuti sforzi. Allora Merlino scoppiò a ridere.<br>«Perché ridete?» gli chiese il cavaliere.<br>«Solo i campioni migliori del mondo potranno maneggiare questa spada, cioè [[Lancillotto]] e suo figlio Galahad. E con quest'arma Lancilotto ucciderà ser Galvano, il nipote di re Artù» gli rispose Merlino, che fece incidere la profezia sul pomo della spada.<br>Poi operò perché un ponte di ferro e di acciaio collegasse l'isola con la terraferma, e lo fece largo solo mezzo piede perché soltanto l'uomo più eccellente e mondo da malizia e villania potesse avere l'ardire di attraversarlo. Inoltre lasciò sull'isola il fodero della spada di Balin perché Galahad potesse trovarlo, e fece sì che per magia la spada restasse infissa in un blocco di marmo grande come la mola di un mulino, che galleggiò per molti anni nella corrente di un fiume fin sotto le mura di Camelot. Un giorno di Pentecoste Galahad, il nobile principe, che aveva già trovato il fodero, avrebbe estratto la spada così come è narrato nel libro del Sangrail. (p. 67) ====Libro III==== [[File:The Beguiling of Merlin by Edward Burne-Jones.jpg|thumb|Merlino e la Dama del Lago]] *Che un re tanto illustre per nobiltà e valore voglia prendere in moglie [[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]] è la notizia più bella che abbia mai ricevuto [...]. Gli offrirei volentieri anche le mie terre se pensassi di poterlo compiacere, ma ne ha già tante e sono certo che non ne ha bisogno. Gli farò quindi un dono che gradirà molto di più, perché gli consegnerò la [[Tavola Rotonda]] che mi fu data da Uther Pendragon. Essa può ospitare un massimo di centocinquanta cavalieri; cento li ho io stesso, ma gli altri mi sono stati uccisi. ([[Leodegrance]], p. 69) *«Ma perché vi sono due seggi vuoti alla Tavola Rotonda?» chiese poi Artù a Merlino.<br>«Sire, sono destinati a uomini degni del più alto onore, e sul [[Seggio Periglioso]] siederà solo un cavaliere senza pari. Chiunque altro sarà tanto ardito da tentare di prendervi posto, sarà annientato.» (p. 72) *Devi concedere [[misericordia]] a coloro che t'implorano, perché un [[cavaliere]] spietato è un cavaliere senza onore. ([[Gaheris]], p. 76) *Così, portate a termine le tre ricerche affidate a ser Galvano, a ser Tor e a re Pellinor, re Artù confermò la nomina di tutti i cavalieri, assegnò terre a quelli che non avevano e impose loro di non commettere mai oltraggi o omicidi, di rifuggire sempre dal tradimento, di non comportarsi mai con efferatezza, ma di concedere grazia a chi la implorasse, sotto sanzione di perdere per sempre l'onore e la sua protezione. Inoltre il re ingiunse loro, pena di morte, di soccorrere sempre le dame, le damigelle e le gentildonne e di non ingaggiare combattimenti in contese ingiuste per amore o per beni mondani. Tutti i [[cavalieri della Tavola Rotonda]] giurarono in tal senso, i giovani come i vecchi, e ogni anno rinnovavano il giuramento in occasione della festa solenne della Pentecoste. (p. 87) *Non passò molto che la [[Dama del Lago|Damigella del Lago]] partì e Merlino la seguì tentando più volte di farla sua con le proprie arti sottili, ma poi Nimue gli fece giurare di non fare mai più uso con lei dei suoi incantesimi, perché altrimenti non l'avrebbe mai avuta. [...] Poi Merlino e la damigella ripartirono per la Cornovaglia, e nel corso del viaggio egli le insegnò molti altri prodigi. Ma poiché le stava sempre intorno per cogliere la sua verginità, Nimue lo prese a noia e pensò di liberarsene; tuttavia non sapeva come fare anche perché ne aveva paura, dato che Merlino era figlio di un diavolo.<br>Ora, avvenne che un giorno Merlino le facesse vedere una caverna meravigliosa che si sprofondava sotto una grande pietra che la damigella, mettendo in opera le arti che aveva apprese, lo inducesse ad entrarvi per mostrarle i prodigi che essa nascondeva. Poi fece in modo che egli non ne uscisse mai più di quante arti magiche mettesse in opera, e si allontanò lasciandolo prigioniero. (pp. 88-89) ====Libro IV==== *Ahimè, da quando sono stato incoronato non ho avuto un solo mese di riposo! ([[Re Artù]], p. 90) *{{NDR|Su [[Sir Tor]]}} Parla poco e agisce molto di più, e non conosco nessuno qui a corte che sia di nascita più nobile, o che gli sia pari in valore e in possanza. ([[Re Artù]], p. 94) *[...] mi sono impegnato a battermi ad oltranza e preferisco morire con onore piuttosto che vivere nella vergogna. Se mi fosse possibile perdere la vita cento volte, piuttosto che arrendermi a voi sceglierei lo stesso di morire. Sono senza armi, ma non senza onore, e del resto se ucciderete un uomo inerme, il disonore ricadrà su di voi. ([[Re Artù]], p. 101) *{{NDR|Sulla [[Fata Morgana (mitologia)|Fata Morgana]]}} Mi vendicherò su di lei con tale durezza che tutto il mondo cristiano ne dovrà parlare, perché Dio sa che l'ho onorata e venerata più di ogni altra del mio sangue e che avevo più fiducia in lei che in mia moglie e negli altri miei parenti. ([[Re Artù]], p. 103) *La gente dice che Merlino è figlio di un diavolo, ma io posso affermare di essere stato concepito da un demone sulla terra! ([[Ywain]], p. 105) *[...] non è cavalleresco che uno resti in arcioni mentre l'altro è a piedi. ([[Morholt|Moroldo]], p. 112) *Una dama tanto superba da non avere misericordia di un valoroso [[cavaliere]] non ha diritto alla felicità! ([[Dama del Lago]], p. 121) ====Libro V==== *In pace da lungo tempo, [[re Artù]] aveva indetto una festa sfarzosa. La Tavola Rotonda era al completo di tutti i suoi alleati sovrani, principi e nobili cavalieri quando, mentre egli sedeva sul trono, entrarono nella sala dodici vecchi che recavano rami d'ulivo nelle mani a significare di essere venuti come ambasciatori e messaggeri dell'imperatore Lucio, a quel tempo chiamato Dittatore o Procuratore del Bene Pubblico di Roma. Giunti alla presenza del re, essi gli resero omaggio con un inchino e gli parlarono nel seguente modo:<br>«Il nobile e potente imperatore Lucio saluta il re di Britannia. Vi ordina di riconoscerlo come vostro signore e di inviargli il tributo che questo regno deve all'impero e che, come risulta dai documenti, già pagavano vostro padre e i vostri predecessori. Se agirete da ribelle e non lo riconoscerete come vostro sovrano, deterrete e tratterrete le vostre terre in contrasto con gli statuti e i decreti stabiliti dal nobile e illustre Giulio Cesare, conquistatore di questo paese e primo imperatore di Roma. Sappiate anche se vi opporrete alle sue richieste e ai suoi ordini, Lucio condurrà una guerra implacabile contro la vostra persona, i vostri regni e le vostre terre, e punirà voi e i vostri sudditi come esempio perpetuo per tutti i sovrani e i principi che rifiutano il tributo al nobile impero che domina sull'intero mondo.» (p. 131) *[...] io non pagherò mai il tributo a Roma! A quanto so Belino e Brenio, sovrani di Britannia, hanno tenuto a lungo l'impero nelle proprie mani, come anche Costantino figlio di Elena: vi è quindi la prova palese che non dobbiamo alcun tributo e che anzi, essendo noi i loro discendenti, abbiamo il diritto di reclamare il titolo all'impero. ([[Re Artù]], p. 132) *Artù presiedeva la Tavola Rotonda e appariva l'uomo più gagliardo che esista, capace di conquistare l'intera terra, che è ben poco per lui. (p. 134) *Mentre il re era assopito nella propria cabina ebbe un sogno meraviglioso: gli parve che un [[drago]] terrificante, giunto in volo dalla parte d'Occidente, affogasse molta della sua gente. Esso aveva la testa smaltata d'azzurro e le spalle che brillavano come oro, il ventre simile a maglie di straordinari colori, la coda coperta di scaglie, le zampe di splendido zibellino e gli artigli come oro fino. Dalla bocca gli scaturiva un'orrenda fiamma che faceva apparire di fuoco la terra e il mare. Poi, in una nuvola, giungeva dall'Oriente un feroce cinghiale nero dagli artigli grandi come pilastri. Coperta da pelame irsuto, era la bestia più ripugnante che si fosse mai vista, e ruggiva e muggiva in modo incredibilmente orribile. Il drago allora si sollevava nell'aria come un falco e assaliva con violenza il cinghiale che rispondeva ferendolo al petto con le zanne grigie, e quel sangue bollente faceva rosseggiare il mare. Allora il drago volava a grandi altezze, poi si precipitava fragorosamente a colpire il cinghiale sulla sommità del dorso, lungo dieci piedi dalla testa alla coda, riducendogli in polvere le ossa e la carne, che prendevano a volteggiare per tutta l'ampiezza del mare.<br>Il re si svegliò di colpo e, sconcertato dal sogno, mandò a chiamare un saggio filosofo cui ordinò di spiegarne il significato.<br>«Sire» fu la risposta del sapiente «il drago rappresenta la vostra persona, i colori delle sue ali sono i regni che avete conquistato e le scaglie di cui è irta la coda rappresentano i nobili cavalieri della Tavola Rotonda. Il cinghiale che usciva dalle nuvole e che fu ucciso dal drago simboleggia un tiranno che tormenta il popolo, o forse anche che voi dovrete battervi di persona contro il più orrido e abominevole gigante che avrete mai visto in tutta la vita. Non avete dunque nulla da temere da questo sogno: andate avanti da conquistatore.» (pp. 135-136) *Guardate quanto sono tronfi di orgoglio e di millanteria questi Britanni! [...] Si vantano come se avessero già conquistato il mondo intero! (p. 140) ====Libro VI==== *Poco tempo dopo che [[re Artù]] era tornato in Inghilterra da Roma i [[cavalieri della Tavola Rotonda]] si riunirono a corte per dedicarsi a giostre e a tornei. Non pochi cavalieri novelli compirono onorevoli gesta d'armi e superarono i compagni dando prova di valore e di prodezza, ma tra tutti spiccò [[Lancillotto|ser Lancillotto]] del Lago che fu il migliore nei tornei, nelle giostre e nelle prove d'armi sia al primo sia all'ultimo sangue, e non si fece mai sopraffare se non per tradimento o per incantesimo.<br>Dunque ser Lancillotto si meritò una tale unanime ammirazione che il libro francese dice che era il cavaliere migliore della corte dopo il ritorno del re da Roma. Per tutti questi motivi, la regina Ginevra lo predilesse tra gli altri, e poiché anche egli la ricambiava amandola più di qualunque altra dama o damigella della sua vita, compì per lei molte prodezze d'armi. (p. 157) *[...] non posso impedire alla gente di dire quel che vuole, ma non penso affatto di prendere moglie, perché dovrei restare al suo fianco trascurando le armi, i tornei, le battaglie e le avventure. Quanto poi ad avere delle amiche, rifiuto il piacere che esse potrebbero darmi soprattutto perché sono timorato di Dio. Vedete, i [[Cavaliere|cavalieri]] che si danno all'adulterio e al libertinaggio non sono felici o fortunati in battaglia, e sono quasi sempre sopraffatti da cavalieri meno abili, oppure per caso e per malasorte uccidono uomini migliori di loro. Credo quindi che sarà sempre un infelice l'uomo che ha delle amanti, e che tutto ciò che avrà a che fare con lui sarà perseguitato dalla sorte. ([[Lancillotto]], p. 170) *Ahimè, che peccato che un cavaliere debba morire senza le armi in mano! ([[Lancillotto]], p. 181) ====Libro VII==== *Artù dunque si era seduto a banchetto con vari altri sovrani e con tutti i [[cavalieri della Tavola Rotonda]], salvo quelli che erano stati fatti prigioniero o uccisi in scontri d'armi, quando i tre uomini fecero il loro ingresso nella sala. Due erano cavalieri di bell'aspetto e riccamente vestiti, e sulle loro spalle si appoggiava il terzo, il giovane più bello del mondo, alto, robusto e prestante, dal viso perfetto e dalle più grandi e splendide mani che si fossero mai viste, ma che si muoveva come se non riuscisse a reggersi senza essere sostenuto. Artù ordinò che si facesse silenzio e si lasciasse spazio per il loro passaggio, e i tre uomini avanzarono fino all'alta predella senza pronunziare una parola; poi il più giovane si trasse un poco indietro e, raddrizzandosi agilmente in tutta la persona, disse:<br>«Re Artù, Dio benedica voi e tutta la vostra bella certe e, in particolare, i compagni della Tavola Rotonda. Sono venuto per pregarvi di accordarmi tre doni, e poiché le mie richieste non sono irragionevoli e non vi causeranno danni o perdite, potrete concedermeli senza tema di essere disonorato. Il primo lo chiederò subito, e gli altri due tra un anno in questo stesso giorno dovunque vi troverete a celebrare la festa solenne.»<br>«Avrai quanto desideri» dichiarò il re.<br>«Allora, sire, questa è la mia prima supplica: datemi da mangiare e da bere a sufficienza per un anno, al termine del quale avanzerò le altre due preghiere.»<br>«Bel figliolo, ti consiglio di domandare di più: quello che hai espresso è un desiderio troppo umile» gli rispose Artù. «Il mio cuore prova grande inclinazione per te perché ritengo che tu discenda da una nobile schiatta: l'opinione che mi sono fatto risulterebbe fallace se non dovessi dimostrarti di altissimo lignaggio.»<br>«Sire, sia come deve essere, ho chiesto esattamente quello che volevo» replicò il giovane.<br>«Non credo che tu non lo conosca!» esclamò il re, che poi affidò il giovane a [[Sir Kay|ser Kay il Siniscalco]], ordinando che gli desse i migliori cibi e le migliori bevande e un corredo degno del figlio di un barone.<br>«Non ci sarà bisogno di spendere tanto per lui» osservò però ser Kay. «Secondo me è nato villano e non diventerà mai un gentiluomo, altrimenti vi avrebbe chiesto un cavallo e un'armatura. I suoi desideri rispecchiano invece la sua condizione. Comunque, dato che non ha nome, lo chiamerò [[Sir Gareth|Bellamano]] e lo porterò in cucina dove potrà mangiare tutti i giorni tanto di quel brodo che tra un anno sembrerà un porcello all'ingrasso.» (pp. 187-188) *Appena i due uomini che avevano accompagnato il giovane furono ripartiti lasciandolo nelle mani di ser Kay, questi cominciò a schernirlo e a farsi beffe di lui. Ma [[Gawain|ser Galvano]] se ne adirò e [[Lancillotto|ser Lancillotto]] ordinò al siniscalco di smetterla, aggiungendo che era pronto a scommettere che si sarebbe dimostrato un cavaliere di grande valore.<br>«Non avete ragioni per ritenerlo» replicò il siniscalco. «Le sue rischieste mostrano la sua vera natura; non vuole che da bere e da mangiare e in fede mia deve essere cresciuto in un'abbazia dove, comunque andassero le cose, gli facevano sempre mancare il vitto! Per questo è venuto a cercarlo qui.» (p. 189) *Così Bellamano fu mandato in cucina, e la notte dormiva con gli altri garzoni, sopportando tutto pazientemente per dodici mesi. Ma nel frattempo era riuscito a incontrare il favore generale, degli uomini come dei ragazzi, per la sua umiltà e la sua dolcezza. E ogni volta che vedeva dei cavalieri intenti alle giostre, se poteva si fermava ad osservarli e cercava in tutti i modi di trovarsi ovunque si svolgesse qualche prova di prodezza, così che accadeva che chiunque si esercitasse nel lancio di sbarre o di pietre si trovava sempre superato da lui di almeno due iarde. (p. 189) *«In nome di Dio, ti assicuro che ho dovuto impegnarmi al massimo per non essere disonorato; perciò non dovrai temere nessun altro» disse Lancillotto a Bellamano.<br>«Credete che un giorno sarò in grado di tenere testa a qualunque provetto cavaliere?» gli chiese allora il giovane.<br>«Certamente, combatti come hai fatto oggi e io te ne sarò garante.»<br>«Adesso, quindi, vi prego di armarmi.»<br>«Però dovrai dirmi il tuo nome e il tuo lignaggio.»<br>«Ve lo dirò, signore, purché non lo riveliate ad alcuno.»<br>«Te ne do la mia parola, finché non sarà universalmente noto.»<br>«Mi chiamo Gareth e sono fratello germano di ser Galvano» gli disse infine Bellamano.<br>«Ah, signore, ne sono molto lieto! Ho pensato fin dal primo momento che doveste essere di sangue nobile e che non foste venuto a corte solo per mangiare e bere!» esclamò ser Lancillotto; dopo di che lo armò cavaliere. (pp. 192-193) *[...] non lasciatemi morire quando una parola [[Cortesia|cortese]] potrebbe salvarmi! (Sir Pertolepe, p. 199) *Un [[cavaliere]] deve tollerare qualunque cosa da parte di una [[damigella]] [...]. Per questo non ho badato alle vostre parole, per quanto ingiuriose fossero; anzi, quanto più mi offendevate e mi facevate montare in collera, tanto più sfogavo la mia ira contro gli avversari che incontravo. Così le vostre ingiurie mi hanno esortato a battermi e mi hanno indotto a cimentarmi per provarvi fino in fondo di cosa sono capace. Se ho cercato accoglienza nelle cucine di Artù, è stato solo per avventura, perché avrei potuto trovare di che sostentarmi in qualunque altro posto. Ma l'ho voluto fare per mettere alla prova i miei amici e perché un giorno si potesse sapere che sono un gentiluomo. ([[Sir Gareth]], p. 203) *{{NDR|Su [[Sir Gareth]]}} Ha sconfitto tutti e quattro i fratelli e ucciso il Cavaliere Nero [...]. Ma prima ancora aveva fatto di più: aveva disarcionato ser Kay lasciandolo a terra mezzo morto e aveva affrontato un duro scontro con ser Lancillotto concludendolo alla pari. È stato allora che ser Lancillotto lo ha armato cavaliere. (p. 206) *{{NDR|Su [[Sir Gareth]]}} Lancillotto era il cavaliere che il giovane amava di più; perciò rimase quasi sempre con lui anche perché, dopo che si fu assicurato della buona salute di ser Galvano, non volle più accompagnarsi a quell'uomo vendicativo che, quando odiava, era pronto anche a commettere omicidi. E a ser Gareth questo ripugnava. (p. 236) ====Libro VIII==== *Al tempo in cui Artù era re supremo d'Inghilterra, del Galles, della Scozia e di numerosi regni, v'erano altri sovrani che regnavano su molte contrade: un paio nel Galles, altrettanti in Cornovaglia e nell'Occidente, due o tre in Irlanda e un gran numero nel Settentrione, ma tutti costoro gli dovevano obbedienza ed erano suoi vassalli, al pari del re di Francia, del re di Bretagna, e di tutti gli altri baroni fino a Roma. (p. 241) [[File:Arthur Hughes cartoon the Birth of Sir Tristram.jpg|thumb|La nascita di [[Tristano]]]] *Ah, figlioletto mio [...] hai dato la morte a tua madre! Se in così giovane età sai giù uccidere, suppongo che diverrai un uomo gagliardo e, poiché morrò per averti messo al mondo, voglio che la mia ancella preghi il mio signore e Meliodas che al battesimo ti imponga il nome di [[Tristano]], a significare il dolore della tua nascita. (Elisabetta, p. 242) *{{NDR|Su [[Tristano]]}} [...] egli diede inizio alle buone regole del trattare ogni tipo di cacciagione e introdusse i termini appropriati che sono in uso ancor oggi, onde il libro della caccia col falcone, al cervo e a ogni altro animale selvatico, è chiamato il libro di ser Tristano. Mi sembra pertanto che tutti i gentiluomini di antico blasone debbano giustamente onorarlo, perché è proprio da tali termini, che resteranno in uso fino al giorno del Giudizio, che gli uomini d'onore possono distinguere un gentiluomo da un uomo libero e quest'ultimo da un villano. Colui che è [[Gentilezza|gentile]] sarà infatti attratto dalle virtù cortesi e seguirà i nobili costumi degli uomini d'onore! (p. 244) *Ora accadde che re Agwisance d'Irlanda mandasse a chiedere a [[Marco di Cornovaglia|re Marco di Cornovaglia]] il tributo che questi gli aveva corrisposto per molti inverni e che da sette anni aveva smesso di pagare. Il re e i suoi baroni ordinarono ai messaggeri di tornare dal loro signore con questa risposta:<br>«Noi non gli pagheremo alcun tributo e se vorrà esigerlo mandi in Cornovaglia un cavaliere fidato che combatta per il suo diritto, perché noi ne troveremo un altro che difenda il nostro.»<br>I messageri tornarono dunque con quella risposta che accese d'ira re Agwisance. Convocato [[Morholt|ser Moroldo]], un nobile e provato cavaliere, compagno della Tavola Rotonda e fratello della regina d'Irlanda, il sovrano gli disse:<br>«Bel fratello, ti prego di andare per amor mio in Cornovaglia a combattervi per il tributo che ci spetta. Sarai ben risarcito per tutto quello che spenderai e avrai più di quanto ti occorra.»<br>«Sire» rispose ser Moroldo «per il diritto vostro e della vostra terra non esiterò a dare battaglia al miglior cavaliere della Tavola Rotonda, conosco la maggior parte di loro e le imprese che hanno compiuto, e affronterò volentieri questo viaggio che accrescerà la fama delle mie gesta.» (p. 245) *Raccomandami a mio zio re Marco e pregalo, se sarò ucciso in battaglia, di seppellire il mio corpo nel modo che riterrà più opportuno [...]. Sappia che non mi arrenderò per viltà e che mi farò uccidere piuttosto che fuggire: in tal modo il regno non sarà costretto al tributo per causa mia; ma se mi arrendersi dichiarandomi sconfitto o se fuggissi, digli che non dovrà mai seppellirmi in terra consacrata. ([[Tristano]], p. 248) *Appena ser Moroldo ebbe scorto Tristano, gli disse:<br>«Giovane cavaliere, ser Tristano, che fate qui? Sono molto dispiaciuto che abbiate avuto tanto coraggio, perché dovete sapere che mi sono battuto con molti nobili cavalieri, i migliori di questo paese e del mondo intero, e li ho vinti tutti. Seguite dunque il mio consiglio e ripartite.»<br>«Ser Moroldo, cavaliere leale e ben provato» gli rispose ser Tristano «non posso rinunciare alla nostra contesa perché proprio oggi ho ricevuto l'ordine della cavalleria e mi sono impegnato ad acquistarmi onore combattendo contro di voi che avete fama di essere tra i cavalieri più stimati del mondo. Al contrario io non mi sono ancora cimentato con un buon cavaliere, ma confido in Dio che potrò comportarmi onorevolmente liberando per sempre la Cornovaglia da ogni genere di tributo da parte del vostro paese.»<br>Quando ser Moroldo ebbe inteso il suo intento, aggiunse:<br>«Bel cavaliere, poiché siete deciso ad acquistare merito a mio danno, voglio che sappiate che non sarete disonorato se riuscirete a resistere a tre dei miei colpi, perché è proprio per le mie nobili imprese, provate e vedute, che re Artù mi fece cavaliere della Tavola Rotonda.» (p. 249) *Io non sono che un novello cavaliere e al primo cimento, ma piuttosto che tirarmi indietro preferirei essere fatto in cento pezzi! ([[Tristano]], p. 250) *Con grande benevolenza, il re affidò Tamtrist alla custodia e alle cure della figlia [[Isotta|Isotta la Bella]], che era molto esperta di medicina. La fanciulla infatti scoprì che alla base della ferita vi era del veleno, e la guarì in poco tempo. Così il giovane forestiero nutrì per lei un grande amore, tanto più che non v'era al mondo pulzella o dama più bella, e in cambio delle sue cure le insegnò a suonare l'arpa. E anche Isotta cominciò a sentire una grande inclinazione verso di lui.<br>[[Palamede (ciclo arturiano)|Ser Palamede il Saraceno]], beneaccetto al re e alla regina, si trovava a quel tempo nel paese, e ogni giorno si presentava con molti doni a Isotta la Bella, che amava appassionatamente. Di ciò si avvide Tamtrist, cui era nota la fama di nobiltà e di ardimento del cavaliere, e siccome Isotta la Bella gli aveva anche detto che il Saraceno aveva intenzione di farsi battezzare per amor suo, tra i due cavalieri c'era grande gelosia e Tamtrist ne era molto contrariato. (p. 252) [[File:Waterhousem Tristan and Isolde.jpg|thumb|Tristano e Isotta bevono il filtro d'amore]] *Un giorno Isotta la Bella e la regina sua madre prepararono un bagno per Tamtrist. Mentre egli era immerso nell'acqua accudito da Governale e da ser Hebes e le due donne si affaccendavano da una parte all'altra della camera, il caso volle che la regina vedesse la spada del giovane posata sul letto e che malauguratamente la traesse dal fodero. Dopo averla ammirata a lungo, ché era invero un'arma molto bella, le due dame notarono che il filo della lama era rotto a un piede e mezzo dalla punta e che ne mancava un buon pezzo. Quella falla ricordò subito alla regina il frammento di spada trovato nel cranio di ser Moroldo.<br>«Ahimè, figlia mia» esclamò «costui è il cavaliere traditore che uccise mio fratello, tuo zio!»<br>Isotta ne fu amaramente turbata, ché amava profondamente Tamtrist e conosceva appieno la crudeltà della madre.<br>Intanto la regina si era prontamente recata nella propria camera e da un suo cofano aveva preso il framment di spada estratto dalla testa di ser Moroldo dopo la sua morte; quindi si era affrettata a tornare al letto su cui era posata l'arma di Tamtrist e vi aveva inserito il pezzo d'acciaio: esso combaciò con la tacca della lama quasi non se ne fosse mai distaccato.<br>Subito la dama impugnò fieramente la spada e con tutta la sua forza corse addosso a Tamtrist che era ancora nel bagno, sì che lo avrebbe tagliato in due se ser Hebes non l'avesse afferrata per le braccia strappandole l'arma di mano. Non avendo così potuto portare a termine il suo malvagio intento, la regina corse dal marito, re Agwisance, e, gettatasi in ginocchio, gli disse:<br>«Ahimè, mio signore, ospitate in casa vostra il traditore che uccise mio fratello ser Moroldo, nobile combattente e vostro servitore.»<br>«Chi è e dove si trova?» chiese il re.<br>«È Tamtrist, colui che mia figlia ha guarito.» (p. 255) *Mio padre è ser Meliodas re di Liones e mia madre, che si chiamava Elisabetta, era sorella di re Marco di Cornovaglia. Ella morì nel darmi la luce nella foresta e, proprio per questo, prima di spirare ordinò che al battesimo mi fosse imposto il nome di Tristano, ch'io trasformai qui in Tamtrist poiché non volevo essere riconosciuto. Ho combattuto per il tributo della Cornovaglia per amore di mio zio e per il diritto di quella terra che egli possedeva da molti anni, e anche per accrescere il mio onore, perché ero stato fatto cavaliere proprio quel giorno ed ero al mio primo cimento. Solo per questo intrapresi la battaglia, e sappiate inoltre che ser Moroldo si sottrasse a me ancora in vita, abbandonando lo scudo e la spada. ([[Tristano]], p. 256) *Col passare del tempo [...] sorsero dissidi e gelosie tra il re e il nipote a causa di una dama, moglie del nobile conte ser Segwaride, di cui entrambi erano innamorati. La dama amava molto ser Tristano che la ricambiava, poiché era invero bella, e il cavaliere lo aveva ben notato, e re Marco, accesosi anch'egli d'amore per lei, lo aveva saputo e ne era geloso. (p. 258) *[...] benché tra loro vi fossero belle parole, finché visse re Marco non amò più il nipote {{NDR|[[Tristano]]}}, poiché ogni affetto si era spento per sempre. (p. 260) *[...] colui che ha una segreta [[ferita]] è riluttante a mostrare apertamente l'ingiuria subita! (p. 260) *[[Lancillotto|Ser Lancillotto]] non ha pari per gentilezza e cavalleria e, per il grande affetto che nutro per lui, non combatterò più di mia volontà contro di voi. ([[Tristano]], p. 264) *[...] re Marco non smise mai di pensare in cuore suo al modo di far perire Tristano. Infine escogitò di mandarlo come suo messaggero in Irlanda a chiedere in moglie Isotta la Bella, di cui il nipote aveva tanto lodato l'avvenenza e la bontà. Ma tutto ciò era fatto con l'intento di farlo morire. (p. 265) *Ser Tristano prese dunque il mare e, mentre si trovava nella cabina insieme ad Isotta, accadde che avessero sete e che lì accanto vi fosse una piccola fiasca d'oro contenente, a giudicare dal colore e dal sapore, un vino prelibato. Subito il giovane la prese dicendo:<br>«Madama Isotta, ecco la migliore bevanda che abbiate mai gustata e che la vostra ancella dama Brangania e il mio servitore Governale tenevano per sé.»<br>Risero entrambi di cuore e bevettero liberamente, brindando l'uno all'altra, sì che mai vino sembrò loro più dolce e prelibato. Ma appena l'ebbero inghiottito, essi si amarano sì intensamente che quel loro sentimento non li abbandonò mai più, nella buona e nella cattiva sorte. Era infatti quello il principio di un amore che li avrebbe accompagnati per tutti i giorni della vita. (p. 271) *Non è da buon [[cavaliere]] cogliere un altro in svantaggio [...]. ([[Tristano]], p. 284) *Ser Lamorak si allontanò in compagnia di ser Driant, ed essendosi imbattuto in un cavaliere che per ordine di [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana la Fata]] recava a [[re Artù]] un bel corno rifinito in oro, lo costrinse con la forza a rivelargli il motivo della sua missione. Seppe che il corno aveva una virtù – nessuna dama o gentildonna che non fosse fedele al proprio signore vi poteva bere senza versarne il contenuto – e che Morgana la Fata lo inviava in dono al fratello Artù a causa della [[Ginevra (ciclo arturiano)|regina Ginevra]] e per dispetto a ser Lancillotto.<br>«Se non vuoi morire» disse allora ser Lamorak «porterai il corno a re Marco, e gli dirai che glielo mando perché metta alla prova la fedeltà della sua sposa.»<br>Il cavaliere si recò così da re Marco e gli disse che gli inviava quel corno prezioso e qual era la sua qualità. Il re costrinse quindi la regina Isotta a bere, e dopo di lei cento altre dame, ma solo quattro tra esse riuscirono a non versare la bevanda.<br>«Ahimè, è una grave infamia» esclamò il sovrano, giurando poi solennemente che avrebbe condannato al rogo la regina e le altre.<br>Ma i baroni si radunarono e dichiararono apertamente di non essere disposti a tollerare che le dame venissero arse per via di un oggetto fatto con arti magiche dalla strega più fals e incantatrice che vi fosse al mondo e nemica dei veri amanti, e affermarono che quel corno non operava mai niente di buono e causava solo odio e dissidi. Molti cavalieri fecero pertanto voto di usare ben poca cortesia a Morgana la Fata, se ma l'avessero incontrata. (pp. 284-285) *[...] uccisi ser Moroldo liberando la Cornovaglia dal tributo, e sono anche colui che salvò il re d'Irlanda da ser Blamor di Ganis e che vinse ser Palamede. Sono Tristrano di Liones e, con la grazia di Dio, libererò quest'infelice contrada. ([[Tristano]], p. 291) *«[...] In cambio della mia cortesia voi esponeste al biasimo molte dame, inviando a re Marco il corno di Morgana la Fata, per risentimento verso di me.»<br>«Lo rifarei se fosse il caso» affermò ser Lamorak. «Preferivo che la disputa si svolgesse alla corte di re Marco piuttosto che a quella di re Artù, perché non sono di pari onore.»<br>«Questo lo so, ma voi agiste solo per far dispetto a me» replicò Tristano. «Eppure, nonostante il vostro malanimo, ringrazio Dio che non avete fatto grande danno. Lasciate dunque ogni vostro rancore e io farò altrettanto: uniamo invece le nostre forze e acquistiamoci merito uccidendo il gigantesco signore dell'isola, ser Nabon il Nero.»<br>«Signore, ora comprendo la vostra cavalleria!» esclamò ser Lamorak. «Non può essere menzognero ciò che tutti dicono di voi: per nobiltà, generosità e virtù non avete pari e mi pento di avervi mostrato villania.» (p. 292) *[...] molti dicono dietro le spalle di un uomo quello che non gli direbbero mai in faccia. ([[Lamorak]], p. 295) ====Libro IX==== *Un giorno giunse alla corte di Artù un giovane di robusta costituzione, abbigliato sfarzosamente con una cotta di un ricco tessuto d'oro che tuttavia gli pendeva malamente addosso, a richiedere al re che lo armasse cavaliere.<br>«Come vi chiamate?» gli domandò il sovrano.<br>«[[Sir Breunor|Brunoro il Nero]], sire, e non tarderete a sapere che sono di nobile schiatta.»<br>«Sarà anche così» commentò [[Sir Kay|ser Kay]] «ma a vostro scherno sarete chiamato La Cotta Maltagliata per la pessima foggia del vostro abito.» (p. 299) *Sire [...] chiedo a voi e a tutta la corte che mi chiamate La Cotta Maltagliata: così mi ha soprannominato ser Kay e non voglio altro nome. ([[Sir Breunor]], p. 300) *Se alla tua prima giostra ti inviano un buffone a combatterti, sei davvero tenuto in poco conto alla corte di Artù! (Damigella Maldicente, p. 302) *Ah, bella damigella [...] vi prego di avere pietà e di non insultarmi oltre, perché la mia afflizione è grande abbastanza anche se non ne aggiungete del vostro. Tuttavia non mi considero un cattivo cavaliere per essere stato abbattuto da un compagno della Tavola Rotonda. ([[Sir Breunor]], p. 302) *{{NDR|Su [[Sir Breunor]]}} [...] vi dico apertamente che è un bravo cavaliere, e che si proverà nobile e prode. Se non si tiene ancora saldo in sella è solo perché gliene mancano la pratica e l'esperienza, ma quando è il momento di maneggiare la spada sa colpire con forza e valentia, ed è ciò che hanno compreso ser Bleoberis e [[Palamede (ciclo arturiano)|ser Palamede]] che, da uomini scaltriti dall'uso delle armi, sanno giudicare dal modo di cavalcare di un avversario se saranno in grado di rovesciarlo di sella o di assestagli un buon colpo. Ma per lo più essi non sono disposti a combattere a piedi con i giovani cavalieri, che sono agili e vigorosi. ([[Mordred]], p. 304) *{{NDR|Su [[Glatisant la Bestia]]}} Si trattava della bestia con la testa da serpente, il corpo da leopardo, le natiche da leone e le zampe da cervo; inoltre, ovunque essa andasse, dal suo ventre scaturiva uno strepito quasi vi fossero trenta coppie di veltri latranti. (p. 314) *[...] nessuno è conformato in modo da poter aver [[successo]] in ogni occasione: talvolta si ha la peggio per mala ventura e talaltra colui che è meno meritevole mette in svantaggio chi è migliore di lui. (p. 314) *«Chi vorreste assalire?» chiese [[Lamorak|ser Lamorak]].<br>«[[Lancillotto|Ser Lancillotto del Lago]]: se mai lo incontrassimo non potrebbe sfuggirci e lo metteremo a morte!»<br>«Vi assumete un compito molto arduo, perché è un cavaliere nobile e ben provato» fu la risposta di ser Lamorak.<br>«Non ne dubitiamo, ma ognuno di noi è sufficientemente forte per tenergli testa.»<br>«Non lo credo» replicò ser Lamorak. «In tutta la mia vita non ho mai inteso d'alcun cavaliere che ser Lancillotto non riuscisse a superare.» (p. 315) *[...] ognuno ritiene infatti che la propria dama sia superiore a ogni altra, e voi non dovete adirarvi se io lodo colei che maggiormente amo. Se la mia signora, la regina Ginevra, è ai vostri occhi la più avvenente, sappiate che la regina Morgawse sembra più bella ai miei, ed è ciò che ogni cavaliere pensa della propria dama. ([[Lamorak]], p. 316) *Ho ricevuto una bella ricompensa per aver combattuto contro [[Morholt|ser Moroldo]] e liberato il regno dalla sudditanza; e anche per aver portato in Cornovaglia la [[Isotta|regina Isotta]] sopportando gravi costi e pericoli. Quale compenso mi fu dato per essermi battuto con ser Blamor di Ganis in difesa di re Agwisance padre di Isotta la Bella, e cosa mi venne per aver abbattuto ser Lamorak il Gallese su richiesta di re Marco, o per aver vinto il Re dei Cento Cavalieri e il re del Galles del Nord che minacciavano le sue terre? E ancora, per aver salvato la regina dal buon cavaliere ser Palamede, e per aver ucciso il potente gigante Tawlas? Sappia re Marco, che ora mi dà tale mercede, che fu solo per amor mio che molti nobili cavalieri della Tavola Rotonda hanno finora risparmiato i baroni di questa contrada! ([[Tristano]], p. 326) *Ebbene, qui si può imparare che nessun [[cavaliere]] è tanto forte che non possa essere scavalcato, nessuno tanto saggio che non possa sbagliare, e che cavalca bene colui che non è mai caduto! ([[Dinadan]], p. 332) *{{NDR|Su [[Tristano]]}} Gesù misericordioso! Dacché presi le armi non vidi mai un cavaliere compiere gesta sì stupefacenti! Se lo assalissi ora, recherei onta a me stesso. ([[Lancillotto]], p. 335) *[...] un buon cavaliere deve sempre favorire un altro, giacché i simili sono attratti dai simili. (Re dei Cento Cavalieri, p. 336) *[...] nell'ardore della lotta spesso si colpiscono gli amici al pari dei nemici. ([[Lancillotto]], p. 343) *È difficile staccare la carne che è cresciuta intorno all'osso! ([[Lancillotto]], p. 348) *Anche il [[Pecora e lupo|lupo]] lascerebbe in pace la pecora se si trovassero insieme nella stessa prigione! ([[Dinadan]], p. 348) *Come dice il libro francese, [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana]] preferiva ser Lancillotto a ogni altro, e lo desiderava in ogni momento benché egli non acconsentisse ad amarla né a far nulla su sua richiesta. (p. 351) ====Libro X==== *Un [[cavaliere]] così ardito non morrà per mano di un branco di vigliacchi! ([[Tristano]], p. 357) *Ahimè, [[Isotta|Bella Isotta]] regina di Cornovaglia, perché mai vi amo? [...] Voi non avete colpa di questa mia pena e il biasimo ricade solo sui miei occhi: siete la più bella di tutte, e io da stolto non posso fare a meno di esservi devoto anche se non mi dimostrate né amore né cortesia, e amate riamata ser Tristano di Liones che è il cavaliere migliore del mondo. ([[Palamede (ciclo arturiano)|Palamede]], p. 373) *«Ecco un castello che non potrebbe essere preso o conquistato con alcuna macchina da guerra» disse ser Dinadan indicandolo al compagno. «Vi dimora la regina Morgana la Fata: lo ricevette dal fratello re Artù, che se ne è poi pentito amaramente. Da quel momento non c'è stato più accordo tra loro e la sorella gli ha fatto guerra ogni volta che ha potuto mantenendo proprio in questo maniero un folto gruppo di armati al solo scopo di distruggere quanti sono cari al re. Infatti non vi passa alcun cavaliere che non debba combattere contro uno, due o persino tre avversari. Se poi appartiene ad Artù ed è sconfitto, perde cavallo, armatura e ogni altra cosa che possiede, e persino la libertà qualora non riesca a fuggire.»<br>«Dio mi protegga!» esclamò ser Palamede. «Fare guerra al proprio signore che è chiamato il fiore della cavalleria cristiana e pagana è un costume malvagio e indegno di una regina, e io vi porrò fine di tutto cuore. Morgana non riceverà mai alcun servigio da me, e se come penso mi manderà contro i suoi cavalieri, essi avranno dì che combattere!» (p. 377) *Il racconto torna ora a [[Lamorak|ser Lamorak]] che era lodato e onorato da ogni buon cavaliere all'infuori di [[Gawain|ser Galvano]] e dei suoi fratelli che desideravano solo il suo male e che, meditando di cogliere l'occasione per ucciderlo, fecero venire la madre in un castello vicino a Camelot. La regina di Orkney era infatti giunta da poco allorché ser Lamorak le inviò un messaggero e fissò con lei un convegno di cui venne subito a conoscenza [[Gaheris|ser Gaheris]], che si pose in agguato.<br>A notte, ser Lamorak arrivò tutto armato, legò il cavallo vicino a una postierla segreta ed entrò in una stanza dove si tolse l'armatura; quindi raggiunse il letto della regina dove, amandosi di tutto cuore, essi trassero grande gioia l'uno dall'altra.<br>Quando ser Gaheris giudicò che fosse giunto il momento si accostò al letto e, afferrata bruscamente la madre per i capelli, le mozzò la testa. Ser Lamorak sentì così sprizzare su di sé il sangue caldo di colei che amava e balzò dal letto gridando come uomo aflitto e sgomento:<br>«Ah, ser Gaheris, cavaliere della Tavola Rotonda, avete commesso un'azione malvagia e vile! Perché uccideste la madre che vi generò? Avreste avuto maggior ragione di colpire me!»<br>«Dici il vero, e benché l'uomo sia nato per offrire il proprio servigio alla donna, sei tu che hai commesso l'offesa» replicò ser Gaheris. «Tuo padre uccise il nostro, eppure tu hai giaciuto con nostra madre disonorando me e i miei fratelli: è una vergogna troppo grande perché sia tollerata! Quanto poi a tuo padre re Pellinor, sappi che fu ucciso da me e da mio fratello Galvano.»<br>«Avete commesso un torto ancora più grande e fareste bene a ricordare ce la morte di mio padre non è ancora stata vendicata!»<br>«Non minacciarmi, Lamorak, altrimenti ti ucciderò. È solo perché ora sei disarmato che il mio onore di cavaliere mi vieta di metterti a morte, ma sappi che in qualunque altra occasione ti rincontrerò, non risparmierò la tua vita» ribatté ser Gaheris. «Ormai mia madre è affrancata da te: vai dunque a prendere il cavallo e vattene.» (pp. 385-386) [[File:Boys King Arthur - N. C. Wyeth - p162.jpg|thumb|La morte di Lamorak]] *Ser Lamorak si separò da Lancillotto e ripartì da solo, e fu così che ser Galvano e i suoi tre fratelli [[Agravaine|Agravano]], Gaheris e [[Mordred]] andarono ad attenderlo in un luogo appartato: gli uccisero il cavallo poi lo assalirono tutti insieme, di fronte, alle spalle e ai lati e, dopo più di tre ore di combattimento, ché ser Lamorak si difendeva da valoroso, ser Mordred gli aprì una profonda ferita nella schiena e gli altri lo fecero a pezzi.<br>Così morì il nobilissimo ser Lamorak, cavaliere della Tavola Rotonda; ma sappiate che [[Sir Gareth|ser Gareth]], il quinto fratello di ser Galvano, non ebbe alcuna parte nel vile assassinio. (p. 387) *«Ne ho visti di stolti come voi!» esclamò allora ser Dinadan adirato. «E uno proprio quest'oggi: se ne stava disteso accanto a una fonte con aria trasognata, lo scudo appoggiato al suolo e il cavallo poco distante, e sogghignava come un folle senza dire una parola. Compresi così che si trattava di un [[Innamoramento|innamorato]].»<br>«E voi non lo siete, bel cavaliere?» gli chiese ser Tristano.<br>«Maledetto chi lo è!» proruppe ser Dinadan.<br>«Avete torto, perché soltanto il cavaliere innamorato può essere prode» replicò ser Tristano. (pp. 408-409) *«In guardia, cavaliere» gridò poi a ser Epinogrus. «È abitudine dei cavlieri erranti sfidarsi alla giostra.»<br>«È forse costume di tali cavalieri imporre di combattere che lo si voglia o no?»<br>«È tale per me, e tanto vi basti» replicò ser Dinadan. (p. 409) *«[...] io non so cosa spinga ser Tristano e tanti altri innamorati a perdere la ragione e l'intendimento per delle donne!» commentò ser Dinadan.<br>«Come, siete un cavaliere e non siete innamorato? Vergognatevene: non potete certo essere chiamato prode se non venite a contesa per una dama.»<br>«Dio me ne guardi!» esclamò ser Dinadan. «Le gioie d'amore sono troppo brevi e le pene che ne derivano fin troppo durature.» (p. 412) *«Ma perché siete tanto incollerito?»<br>«Ah, codardo, disonori la cavalleria!» lo ingiuriò ser Dinadan.<br>«Poco importa dal momento che mi metterò al vostro servizio e rimarrò sotto la vostra salvaguardia. Siete così prode che mi proteggerete» replicò ser Tristano.<br>«Il diavolo mi liberi da te! D'aspetto sei il migliore uomo d'armi che abbia mai visto, ma anche il più pusillanime.» (p. 413) *"Date [[potere]] al [[villano]] e questi non ne avrà mai abbastanza". Infatti, laddove il governo è affidato a una persona di bassi natali mentre il signore delle terre è di nascita elevata, avverrà che il [[Plebe|plebeo]] non tollererà al proprio fianco alcun gentiluomo, e ne perseguirà anzi la rovina. (p. 417) *{{NDR|Su [[Palamede (ciclo arturiano)|Palamede]]}} [...] tutti lo lodarono e affermarono che seppure ancora saraceno, era un credente della migliore specie, ben disposto d'animo e assolutamente leale e fedele alla parola data. (p. 420) *Ora oso dire che siete la dama più bella che abbia mai visto, e che ser Tristano è un cavaliere prode e prestante quant'altri mai. Mi sembra perciò che siate fatti l'uno per l'altra! ([[Re Artù]], p. 441) *Ah, Palamede, Palamede [...] perché sei così emaciato, tu che un tempo eri chiamato uno dei più bei cavalieri del mondo? Ah, non voglio più vivere questa vita perché amo colei che non potrò mai avere o conquistare! ([[Palamede (ciclo arturiano)|Palamede]], p. 452) *«Signore, ecco come mi discolpo: in quanto alla regina Isotta, sappiate che l'amo da lungo tempo più di ogni altra, e a lei debbo gli onori che ho conquistato, ché altrimenti sarei rimasto il cavaliere più indegno del mondo. Ovunque andavo, il suo ricordo mi accompagnava e mi spingeva a compiere imprese meritevoli. Tuttavia finora non ebbi mai da lei ricompensa e pur essendo il suo cavaliere non ricevetti alcun guiderdone! Perciò, ser Tristano, non temo la morte perché, sapendo che non possiederò mai la mia regina, mi è indifferente vivere o morire, e se fossi armato come lo siete voi, mi batterei di buon animo.»<br>«La vostra stessa bocca ha rivelato il tradimento!» proruppe ser Tristano.<br>«Non ho commesso alcuna slealtà» protestò l'altro. «Ogni uomo è libero di amare, e benché abbia riposto il cuore nella vostra dama, ella è mia quanto è vostra. Se questo è un torto, allora sono colpevole, ma voi godete di lei e appagate il vostro desiderio, mentre io non ebbi mai nulla né spero di averlo in futuro, e tuttavia l'amerò quanto voi fino all'ultimo istante della mia vita.» (p. 453) ====Libro XI==== *Mentre in un giorno di Pentecoste, i cavalieri sedevano alla [[Tavola Rotonda]], si presentò ad Artù un eremita che vide il [[Seggio Periglioso]] e chiese al re e ai baroni perché non fosse occupato.<br>«Su quel seggio non siederà che colui che è destinato, ogni altro vi troverà la morte» gli fu risposto.<br>«Sapete chi è?» domandò allora l'eremita.<br>«Non lo sappiamo ancora.»<br>«Lo so io» dichiarò allora il sant'uomo. «Vi prenderà posto un cavaliere che non è stato ancora concepito, ma che nascerà quest'anno e sarà colui che conquisterà il Sangrail.» (p. 456) *[...] entrò, giovane e bellissima, una damigella che recava tra le mani un vaso d'oro. Allora il re e tutti quanti si trovavano nella sala si inginocchiarono devotamente a pregare.<br>«Oh, Gesù!» esclamò ser Lancillotto. «Cosa può significare?»<br>«È il [[Graal|Sangrail]], l'oggetto più prezioso che alcun essere vivente possieda» fu la risposta del re. «Quando sarà portato altrove, la Tavola Rotonda si spezzerà.» (p. 458) *A tempo debito, [[Elaine di Corbenic|Elaine]] partorì un bel bambino che fu allevato con cura e affetto e battezzato [[Galahad]], perché quello era il nome che ser Lancillotto aveva ricevuto al fonte battesimale e che poi la Dama del Lago aveva mutato in Lancillotto. (p. 460) *Sappiate, ser Bors, che questo fanciullo è Galahad; siederà sul Seggio Periglioso e otterrà il Sangrail, e si dimostrerà migliore di suo padre ser Lancillotto. ([[Elaine di Corbenic]], p. 462) *[...] solo gli uomini valorosi e retti che amano e temono Dio possono conquistare onore; altrimenti, per quanto arditi, non vi riescono. ([[Re Pescatore|Re Pelles]], p. 462) *Ser Bors si era appena sdraiato di nuovo per riposare, quando sentì un grande frastuono provenire dalla camera vicina e si vide piovere dentro, non sapeva se dalle porte o dalle finestre, nugoli di frecce e di quadrelli tanto fitti da lasciarlo stupito; molti lo colpirono e lo ferirono nei punti in cui il suo corpo non era protetto.<br>Ed ecco sopraggiungere un orribile leone: ser Bors gli si fece incontro; la fiera gli portò via lo scudo, ma egli riuscì a mozzarle la testa. Non passò molto che nella corte vide un orrendo drago sulla cui fronte sembrava fossero scritte lettere d'oro che ser Bors pensò avessero il significato di "re Artù". Giunse poi un leopardo brutto e vecchio che si batté a lungo e accanitamente con il drago; ma a un certo punto questi sputò fuori dalla bocca qualcosa come un centinaio di piccoli draghi che uccisero e fecero a pezzi il leopardo.<br>Apparve poi nella sala e si mise a sedere su un bel seggio un vecchio che sembrava avere intorno al collo due vipere. Teneva in mano un'arpa e prese a cantare un'antica canzone che narrava come Giuseppe di Aramitea fosse giunto in quel paese. Quando ebbe finito, consigliò a ser Bors di andare via.<br>«Qui non incontrerete altre avventure» gli disse. «Vi siete portato con grande onore, e più ne acquisterete in futuro.»<br>Parve allora a ser Bors che giungesse una colomba candida recante nel becco un incensiere d'oro, e che la tempesta imperversata fino ad allora cessasse e si allontanasse di colpo, mentre la sala si empiva di straordinari profumi. Poi vide quattro fanciulli che portavano quattro bei ceri e in mezzo ad essi un vecchio con un cero in una mano e una lancia nell'altra. Si trattava dell'arma che aveva nome Lancia della Vendetta. (pp. 463-464) *Dite [...] a ser Kay il Siniscalco e a ser Mordred che confido in Dio che sarò valoroso quanto loro, e non dimenticherò mai i motteggi e le derisioni che mi indirizzarono il giorno in cui fui investito cavaliere: non comparirò a corte finché tutti non parleranno di me con maggiore rispetto di quanto sia mai stato dimostrato loro. ([[Parsifal]], p. 472) *{{NDR|Su [[Parsifal]]}} [...] era infatti uno dei migliori cavalieri del mondo, e in lui la vera fede era ben salda. (pp. 473-474) *Ed ecco avvicinarsi il sacro vaso del Sangrail accompagnato da soavità e profumi di ogni sorta. I due cavalieri non poterono distinguere con chiarezza chi lo portava; solo ser Percival intravvide appena sia il vaso sia la vergine purissima che lo recava tra le mani. Immediatamente si trovarono entrambi perfettamente risanati nelle membra e nel corpo, e resero grazie a Dio in grande umiltà.<br>«Gesù» disse ser Percival «cosa significa che siamo guariti, mentre unmomento fa eravamo in punto di morte?»<br>«Lo so io» rispose ser Ector. «È stato il sacro vaso portato da una vergine e contenente il santo sangue di Nostro Signore Gesù Cristo. Solo un uomo di assoluta perfezione può vederlo.» (p. 474) ====Libro XII==== *Se la mia morte potesse giovarvi e la mia vita non vi fosse di alcuna utilità, ebbene, sarei pronta a morire per voi! ([[Elaine di Corbenic]], p. 481) *«Ah, ser Tristano» esclamò allora ser Palamede «sapete bene che non posso battermi senza perdere l'onore. Voi siete allo scoperto e io sono armato: se vi uccidessi l'onta ricadrebbe su di me. Del resto, conosco la vostra forza e la vostra resistenza.»<br>«È vero, e adesso capisco quanto siete prode.»<br>«Vi prego, rispondete a una domanda.»<br>«Volentieri. Con l'aiuto di Dio vi dirò la verità.»<br>«Fate il caso che voi foste armato di tutto punto e io non lo fossi: cosa vi suggerirebbe di farmi l'onore cavalleresco?»<br>«Ora capisco!» esclamò ser Tristano. «Poiché devo dare il mio parere, Dio mi benedica, quel che dirò non sarà dettato dalla paura. Vi risponderò quindi che in tal caso non vorrei battermi e vi lascerei andare.»<br>«E anch'io non voglio. Perciò, prendete la vostra strada!»<br>«Posso sempre scegliere se restare o andar via, invece. Ma c'è una cosa che mi stupisce: perché un cavaliere valoroso come voi non vuole essere battezzato, mentre vostro fratello ser Safer si è fatto cristiano già da tempo?»<br>«Sebbene in cuor mio creda già in Gesù Cristo e nella sua dolce madre Maria, secondo un voto che ho fatto anni fa devo ancora affrontare uno scontro; poi mi farò battezzare, e con grande gioia.»<br>«In fede mia, allora non dovrete cercare a lungo quest'ultima battaglia! Dio non voglia che per colpa mia restiate ancora saraceno!» (p. 488) *«E adesso?» gli chiese Tristano. «Ti ho alla mia mercé come poc'anzi mi avevate voi. Ma i cavalieri di corte non dovranno mai dire che ser Tristano ha ucciso un guerriero disarmato. Quindi, riprendete la vostra arma e portiamo a termine lo scontro.»<br>«Desidererei davvero di finirlo» rispose l'altro «ma non ho molta voglia di battermi ancora, anche perché l'offesa che vi ho arrecata non è tanto grave che non possiamo diventare amici. Osai dire che [[Isotta|Isotta la Bella]] non ha pari tra le dame; non l'ho mai disonorata e, anzi, è grazie a lei che ho ottenuto gran parte dell'onore che mi sono conquistato. Le mie offese non furono mai rivolte alla regina, ma a voi, e oggi mi avete ripagato con un gran numero di colpi. Ad alcuni ho potuto rispondere, ma adesso devo ammettere che non ho mai incontrato un uomo forte e resistente quanto voi, salvo ser Lancillotto del Lago. Perciò, mio signore, vi chiedo di perdonarmi ogni cosa e di condurmi oggi stesso alla chiesa più vicina dove prima vorrei confessarmi e poi essere battezzato. In seguito andremo insieme alla corte di Artù per partecipare alla grande festa.»<br>«Allora prendete il cavallo: faremo come avete detto, e che Dio vi perdoni per tutti i vostri peccati come ho già fatto io! A un miglio da qui il vescovo suffraganeo di Carlisle potrà impartirvi il sacramento del battesimo.»<br>Montarono a cavallo insieme a ser Galleron e, giunti alla presenza del vescovo, gli esposero quanto volevano. Il sant'uomo fece riempire un grande bacile d'acqua, la consacrò, poi confessò e assolse ser Palamede. Ser Tristano e ser Galleron furono i suoi padrini.<br>Poco dopo, ripartirono per Camelot dove trovarono il re, la regina e quasi tutti i cavalieri della Tavola Rotonda, che furono molto lieti di sapere che ser Palamede si era fatto cristiano. (pp. 490-491) ====Libro XIII==== *«Ora sono certo che voi della Tavola Rotonda partirete alla ricerca del Sangrail e che io non vi vedrò mai più tutti insieme» dichiarò allora Artù. «Voglio perciò che vi riuniate per giostrare e torneare nel prato sotto Camelot in modo che, dopo la vostra morte, si possa tramandare che in questo giorno erano qui raccolti tanti valorosi combattenti.» (p. 501) *Rientrati tutti tra le mura di Camelot, il re e i baroni si recarono ad ascoltare i vespri nella cattedrale e poi a cena, dove ciascuno dei cavalieri prese posto, come prima, sul proprio seggio. Ma ecco che, tra improvvisi scoppi e rombi di tuono che fecero temere che il palazzo stesse crollando, nella sala penetrò un raggio di sole sette volte più vivido di quanto si fosse mai visto e tutti furono investiti dalla grazia dello Spirito Santo. Guardandosi intorno, i cavalieri osservarono che gli altri sembravano circonfusi di bellezza, ma non poterono pronunciare una sola parola. Poi, apparve il Santo Graal velato di sciamito bianco, così che nessuno poté vederlo o capire chi lo recasse, e la sala si riempì di profumi mentre davanti ai commensali comparivano i cibi e le bevande che prediligevano. Dopo aver attraversato l'intero ambiente, il sacro vaso scomparve d'un tratto, e solo allora i presenti ritrovarono la voce e il re rese grazie a Dio per la benevolenza che aveva mostrato loro. (p. 502) *Non torneranno più tutti {{NDR|i [[cavalieri della Tavola Rotonda]]}} insieme perché molti moriranno nel corso della ricerca. Io li amo quanto la mia stessa vita, e lo scioglimento di questa compagnia mi provoca un tremendo dolore, poiché la loro presenza alla mia corte era ormai un costume consolidato. ([[Re Artù]], p. 503) *Il mio peccato e la mia malvagità mi hanno sprofondato nel disonore [...]. Finché ho perseguito avventure mondane per soddisfare desideri terreni, le ho sempre compiute in modo impareggiabile e senza mai subire sconfitte nelle giuste come nelle inique contese. Ma ora che ho intrapreso avventure celesti, capisco che il mio antico peccato mi ostacola e mi svergogna al punto che quando mi è apparso il sacro sangue non ho avuto la forza di muovermi e di parlare. ([[Lancillotto]], p. 518) *{{NDR|Su [[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]]}} Tutte le mie gesta d'armi le ho compiute per amor suo [...] e per lei mi sono battuto, a torto o a ragione. Non ho mai fatto nulla solo per amore di Dio, ma sempre anche per conquistarmi onore e farmi andare di più, e ne sono stato poco o nulla grato al Signore. ([[Lancillotto]], p. 519) ====Libro XIV==== *«[[Mago Merlino|Merlino]] istituì la [[Tavola Rotonda]] a somiglianza della sfericità del mondo in essa perfettamente rappresentato» proseguì la reclusa. «Nella Tavola Rotonda, infatti, l'intero mondo cristiano e pagano trova ristoro, tanto che coloro che sono scelti a fare parte di quell'eletta compagnia si reputano colmi di grazia e più onorati che se fossero i padroni di metà della terra. Hai potuto vedere anche tu come, pur di appartenervi, i cavalieri siano disposti a perdere padre, madre, famiglie, mogli e figli, come facesti tu stesso che, per unirti a loro, abbandonasti tua madre senza volerla più vedere.<br>«Dunque, quando Merlino istituì la Tavola Rotonda disse che coloro che ne sarebbero stati compagni avrebbero potuto attingere alla verità del Sangrail. Gli fu chiesto chi l'avrebbe conquistata, ed egli rispose che sarebbero stati tre tori bianchi, due vergini e uno casto, e che uno di essi sarebbe stato più forte e più valoroso di suo padre quanto il leone lo è del leopardo. Allora gli fu detto: "Bisognerà che con le tue arti tu dia luogo a un seggio su cio potrà prendere posto solo il cavaliere che eccellerà su ogni altro".<br>«E Merlino istituì il Seggio Periglioso, quello su cui Galahad sedette al banchetto di Pentecoste.» (p. 522) *La storia dice che [[Parsifal|ser Percival]] era uno degli uomini più religiosi che vi fossero al mondo in quei tempi in cui ben pochi credevano in Dio senza riserve, e i figli non rispettavano i padri e li trattavano come estranei. Egli quindi cercò conforto in Nostro Signore Gesù pregandolo affinché le tentazioni non lo allontanassero dal servizio di Dio ed egli potesse continuare ad essere Suo leale campione. (p. 527) *[...] sono al servizio dell'Uomo migliore del mondo che non permetterà che io muoia, perché chi bussa alla Sua porta potrà entrare, chi chiede potrà ricevere, ed Egli non si nasconde a colui che lo cerca [...]. ([[Parsifal]], p. 529) *Punirò la mia carne, che vuole avere impero su di me! ([[Parsifal]], p. 532) *Quanto sono stato vicino a perdere me stesso [...] e la purezza che non avrei mai più potuto riavere! ([[Parsifal]], p. 532) ====Libro XV==== *«Non sei forse ser Lancillotto del Lago?» gli chiese il religioso dopo che il cavaliere gli ebbe comunicato che si sarebbe fermato con lui per la notte.<br>«Si, sono io.»<br>«Cosa fai in questa contrada?»<br>«Vado in cerca delle avventure del [[Graal|Sangrail]], signore.»<br>«Fa pure» gli disse allora il buon uomo «ma anche se il santo vaso si trovasse qui, il peccato ti impedirebbe di vederlo proprio come non è dato a un cieco di scorgere una spada sfolgorante.» (pp. 534-535) *Quaranta anni dopo la passione di Gesù Cristo, [[Giuseppe d'Arimatea|Giuseppe di Arimatea]] preconizzò che re Evelake avrebbe sconfitto in battaglia i propri nemici. Dei sette re e dei due cavalieri che hai visto, il primo si chiama Nappus, e fu un sant'uomo; il secondo ebbe il nome di Nacien in onore di un suo avo che aveva ospitato Nostro Signore Gesù Cristo. Il terzo fu chiamato Helias il Grosso; il quarto Lisais; il quinto, Jonas, lasciò il proprio paese per rcarsi nel Galles dove sposò la figlia di Manuel ed ottenne la Gallia, che elesse come sua dimora e generò Lancillotto, tuo nonno, che sposò la figlia del re d'Irlanda e fu un uomo insigne quanto te. Suo figlio fu re Ban, tuo padre, l'ultimo dei sette re. Uno dei due cavalieri, invece, rappresenta te, Lancillotto, cui gli angeli dissero che non appartenevi alla compagnia dei sette re, mentre il secondo cavaliere sta a indicare il leone, che è superiore a tutti i re della terra, cioè ser Galahad, da te concepito nella figlia di re Pelles. E tu, che dovresti essere grato a Dio di ogni altro, perché, come peccatore, sei il cavaliere senza pari, non Lo hai ringraziato per tutte le straordinarie virtù che Egli ti ha prestate! (p. 537) *Ah, Lancillotto [...] finché facevi parte della cavalleria terrena, eri l'uomo più straordinario e avventuroso del mondo; ma non devi stupirti se ora che ti trovi tra cavalieri impegnati in imprese celesti la fortuna ti è avversa. (p. 539) ====Libro XVI==== *Ser Lancillotto, poi, se non fosse per una sola pecca sarebbe superiore a ogni altro. Ma così come stanno le cose, è proprio come noi; solo che si assume le fatiche maggiori. ([[Gawain]], p. 541) *La [[Tavola Rotonda]] fu istituita proprio perché gli uomini non svilissero queste due virtù{{NDR|, la pazienza e l'umiltà}}, come la cavalleria, che affonda in esse le sue radici, è sorta perché non possa mai essere sconfitta la fraternità che ne è il fondamento. (p. 545) *{{NDR|Rivolto a [[Gawain]]}} Ti sei impegnato insieme a molti altri in una ricerca che non porterai mai a termine perché il Sangrail non si mostra ai peccatori. Non devi quindi meravigliare se non vi sei riuscito. Tu sei un cavaliere sleale e un grande assassino, mentre per gli uomini buoni questa ricerca è ben altro che una serie di omicidi. Lancillotto, benché abbia commesso gravi colpe, al momento stesso in cui ha intrapreso la ricerca si è impegnato a non peccare più, e infatti non ha mai ucciso né ucciderà un solo uomo fino al suo ritorno a Camelot. Se non fosse per la sua fragilità che probabilmente lo farà ricadere nella colpa con il pensiero, egli sarebbe il primo a compiere l'impresa dopo Galahad. Ma poiché Dio conosce i suoi pensieri e la sua debolezza, gli concederà di morire in santità. (Eremita, pp. 546-547) ====Libro XVII==== [[File:Galaad devant le graal n°3.gif|thumb|Galahad, Bors e Parsifal dinanzi al Graal]] *{{NDR|Su [[Davide]]}} Egli era un dotto che conosceva le virtù delle pietre e delle piante, il corso delle stelle e molte altre cose ancora; ma poiché aveva una moglie malvagia, si era convinto che non esistessero donne buone, tanto che ne parlò con disprezzo anche nei libri che compose. (p. 573) *Non spetta a noi punire chi ha operato contro Dio, ma solo alla Sua potenza. ([[Galahad]], p. 576) *Siete uno sciocco se non sapete che le [[Verginità|vergini]] sono franche ovunque si trovino. ([[Parsifal]], p. 579) *Nessuna lingua potrebbe descrivere e nessun cuore immaginare le meraviglie cui ho assistito. Se non mi fossi macchiato di un antico peccato, avrei potuto vedere molto di più. ([[Lancillotto]], p. 588) *Galahad, servo di Gesù Cristo che attendo da tempo, abbracciami e lascia che riposi sul tuo petto e tra le tue braccia, casto e vergine sopra ogni altro cavaliere, giglio simbolo di purezza, rosa del colore del fuoco, fiore di ogni virtù. Sei tanto intriso della fiamma dello Spirito Santo che la mia carne, consunta dalla vecchiaia, ritrova la giovinezza! (Re Mordrains, p. 591) *[...] rimessosi in viaggio, {{NDR|Galahad}} penetrò in una foresta irta di pericoli dove la storia dice che si imbatté in una sorgente in cui l'acqua ribolliva formando grandi onde. Il cavaliere vi posò una mano, e subito l'acqua si placò e il calore ne disparve, poiché quell'ardore era segno di lussuria, molto diffusa a quei tempi, e non poté durare al contatto con la purezza della sua verginità. Quanto era accaduto fu considerato un miracolo in tutto il paese, e da allora la fonte fu chiamata la Sorgente di Galahad. (p. 591) *«Figliolo» disse poi l'Uomo a Galahad «sai cos'è ciò che stringo tra le mani?»<br>«No, se non me lo dite voi.»<br>«È la sacra scodella in cui mangiai l'agnello pasquale. Ora hai veduto quello che più desideravi, ma con minore chiarezza di come lo potrai ammirare nel Palazzo Spirituale della città di Sarras. Adesso partirai e con te partirà anche il Sangrail, che questa notte stessa dovrà lasciare il regno di Logris dove nessuno lo vedrà mai più perché le genti di questa terra si sono volte al peccato e non lo servono né lo venerano come dovrebbero; io perciò le spoglio dell'onore che avevo loro concesso. Domattina voi tre prenderete la Spada dalla Strana Cintura e scenderete alla riva del mare dove troverete pronta una nave. Ma prima ridonerete la salute al Re Magagnato ungendogli il corpo e le gambe con il sangue che è colato dalla lancia.»<br>«Signore, perché gli altri non possono venire con noi?» chiese Galahad.<br>«Come inviai i miei apostoli in diverse direzioni, così voglio ora che vi separiate. Quanto a voi tre compagni, due moriranno al mio servizio e solo uno tornerà a darne notizia» fu la risposta.<br>Poi l'Uomo li benedì e scomparve. (pp. 594-595) *«Salutate per me ser Lancillotto mio padre e signore, e ricordategli che questo è un mondo incostante.»<br>Infine si inginocchiò a pregare davanti alla tavola e la sua anima lo lasciò, trasportata nel cielo di Gesù Cristo da una moltitudine di angeli. I compagni, che assistettero al prodigio, videro anche una mano scendere sul vaso e sulla lancia, prenderli e portarli nei cieli.<br>Da allora non vi è più stato un uomo che abbia avuto l'ardire di sostenere di aver visto il Sangrail. (p. 598) ====Libro XVIII==== *[...] Lancillotto, dimentico della promessa fatta e della perfezione raggiunta nel corso della ricerca, riprese a frequentare la regina. Del resto, come dice appunto il libro, se egli non le fosse stato intimamente legato nei suoi pensieri più riposti quanto, in superficie, appariva devoto a Dio, nessun cavaliere avrebbe potuto superarlo nella ricerca del Sangrail. Invece, i suoi più segreti sentimenti correvano sempre a lei. Così essi ripresero ad amarsi con maggiore ardore di prima e i loro convegni si fecero tanto frequenti che la corte cominciò a mormorare, e in particolare il loquace ser Agravano fratello di ser Galvano.<br>Ma intanto Lancillotto, continuamente assediato da dame e da damigelle che gli chiedevano di essere loro campione in questioni di diritto, per evitare ulteriori maldicenze e dicerie, decise di impegnarsi con zelo a seguire i dettami di Nostro Signore Gesù Cristo e di sottrarsi per quanto gli era possibile alla familiarità e alla compagnia di Ginevra. (p. 603) *[...] ser Mordred, ser Agravano e molti altri della corte non ci perdono d'occhio e parlano del nostro amore. Li temo più per voi che per me perché, se del caso, io potrei fuggire o sbarazzarmene, mentre voi non potreste che rimanere qui a subire le maldicenze; e se doveste trovarvi in pericolo per aver commesso volontariamente qualche leggerezza, non potreste avere altro aiuto che il mio e quello dei miei parenti. Signora, la nostra imprudenza ci condurrà allo scandalo e alla vergogna, e io non voglio assolutamente che voi siate disonorata. Sono queste le ragioni che mi hanno spinto a dedicarmi il più possibile al servizio delle dame, facendo in modo che tutti pensino che ne traggo gioia, delizia e piacere. ([[Lancillotto]], p. 604) *Lancillotto, ora capisco la vostra falsità e la vostra volgare lussuria! Voi amate altre dame, e per me non provate che disprezzo. Adesso che ho ben chiaro che siete un traditore, state certo che non vi amerò mai più. Non osate comparirmi ancora davanti: da questo momento vi scaccio dalla corte, e per sempre, e vi bandisco dalla mia compagnia. Se tenterete di rivedermi, sarete ucciso. ([[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]], pp. 604-605) *Spesso le donne sono impulsive e compiono azioni di cui poi si pentono amaramente. ([[Bors (ciclo arturiano)|Bors]], p. 605) *Se accetterò di essere il campione della regina mi alienerò molti cavalieri della Tavola Rotonda. Tuttavia, per amore di Lancillotto e vostro, sarò suo difensore a meno che il caso non porti qui un campione meglio di me. ([[Bors (ciclo arturiano)|Bors]], p. 609) *Non ho mai sentito dire che Ginevra abbia rovinato un solo cavaliere. Anzi, a quel che so, ella ci ha sempre magnificato ed è stata la sovrana più generosa e liberale, e la più munifica di doni e di benevolenza. Sarebbe quindi vergognoso se lasciassimo morire nell'ignominia la moglie del nostro nobilissimo re. Sappiate che non lo permetterò, e che sosterrò la sua innocenza nella morte di ser Patrise; del resto, ella non aveva alcun motivo per odiare lui o alcuno dei cavalieri intervenuti al banchetto. Direi anzi che ci abbia invitati per affetto, certo non per un subdolo stratagemma, e sono convinto che comunque andrà, un giorno sarà possibile provare che tra di noi vi è un traditore. ([[Bors (ciclo arturiano)|Bors]], p. 610) *Come dice un antico proverbio, è aspra la battaglia nella quale si scontrano parenti e amici, perché allora non c'è posto per la misericordia, ma solo per la più mortale delle contese. ([[Lancillotto]], p. 629) *[...] non mi piace essere obbligato ad amare; l'amore deve nascere dal cuore, non dalla costrizione [...]. ([[Lancillotto]], p. 636) *L'amore deve essere libero, non imposto, perché un amore forzato finisce con il dissolversi. ([[Re Artù]], p. 636) *All'uomo d'onore non può non ripugnare assistere alla sconfitta di un suo pari, mentre chi non ha onore e si comporta da vile, alla vista di un uomo in pericolo non compirà mai un gesto gentile o generoso. Un codardo, infatti, non darà mai prova di misericordia, mentre chi alberga la bontà nel cuore farà agli altri quello che vorrebbe fosse fatto a lui. ([[Re Artù]], p. 642) *{{NDR|Su [[maggio]]}} Quel mese esuberante infonde coraggio negli amanti e, in vari modi, li induce più di ogni altro a diversi comportamenti, perché è allora che, come erbe e arbusti, gli uomini e le donne si rinnovellano e richiamano alla mente lontane cortesie, servigi e gesti gentili che avevano posto nell'oblio per negligenza.<br>E come il rigore dell'inverno offusca e sfigura la verde estate, così accade all'amore che lega l'uomo alla donna, quando è incostante. Sono numerosi coloro che non albergano la costanza, e non passa giorno senza che vediamo come basti un alito di rigore invernale per cancellare e spezzare col minimo pretesto un vero amore, che pure costa tanto. Questa non è costanza né saggezza, ma debolezza di carattere, disonorevole per coloro che la praticano.<br>Perciò, come il maggio fiorisce e germoglia nei giardini, così ogni uomo d'onore rivesta il proprio cuore di germogli, prima a gloria di Dio, poi per dare gioia a coloro cui ha giurato fedeltà. Infatti, non c'è uomo o donna d'onore che non abbia scelto l'oggetto del proprio amore. E se la fatica delle armi non deve essere mai trascurata, bisogna però che l'onore sia innanzitutto riserbato a Dio, e solo dopo aver contesa con le dame: questo è ciò che io chiamo un amore virtuoso.<br>Oggi, però, gli uomini non sanno amare per sette giorni di seguito senza pretendere di appagare le proprie brame. La ragione ci dice che un tale amore non può durare, perché quanto è subito accordato con troppa prontezza, è ben presto spento dall'ardore stesso. Così è l'amore ai nostri tempi: arde lesto e altrettanto in fretta si raffredda! E questa non si può chiamare costanza. Ai tempi di Artù l'amore soleva essere diverso: uomini e donna si amavano anche per sette interi anni senza che tra loro si insinuasse la lussuria. Quello era amore vero, e fedele!<br>Ho dunque paragonato l'amore di oggi all'estate e all'inverno, perché come la prima è calda e il secondo è freddo, allo stesso modo procede l'amore ai nostri giorni. Tutti voi che siete amanti rammentate quindi il mese di maggio! (pp. 643-644) ====Libro XIX==== *[...] a quel tempo era costume che Ginevra non lasciasse mai la corte senza un seguito di ottimi cavalieri armati, quasi tutti giovani decisi a farsi onore. Erano chiamati i Cavalieri della Regina e in battaglia, ai tornei e alle giostre portavano come insegna uno scudo completamente bianco. Venivano scelti per quel servigio tutti gli anni in occasione della festa della Pentecoste tra i cavalieri che si erano mostrati più valorosi, in sostituzione di quelli che erano morti nel corso dell'anno (e non ne passava uno senza che ne morissero alcuni). Proprio compiendo tale servigio si erano distinti all'inizio ser Lancillotto e tutti gli altri, prima di conquistare rinomanza. (pp. 645-646) *Ahimè, che vergogna che un [[cavaliere]] ne tradisca un altro! [...] Ma c'è un vecchio proverbio che recita: "Il valoroso è davvero in pericolo solo quando si trova in balia di un codardo. ([[Lancillotto]], p. 649) *Gesù mi terrà lontano dal disonore, e poi ben vengano le disgrazie che Dio vuole mandare [...]. ([[Lancillotto]], p. 657) ====Libro XX==== *Nel mese di maggio, quando ogni cuore gagliardo fiorisce e germoglia e, con la bellezza e il rigoglio della stagione, uomini e donne sono pieni di letizia per l'avvicinarsi dell'estate con i suoi fiori novelli, laddove gli aspri venti e le bufere dell'inverno li inducono a raccogliersi al coperto presso il focolare, scoppiarono furore e sventura che ebbero termine solo con la morte e l'estinzione del fiore di tutti i cavalieri del mondo. (p. 663) *Mi meraviglio che nessuno di noi si vergogni di sapere, e di vedere con i propri occhi, che Lancillotto giace giorno e notte con la regina [...]. Ne siamo tutti al corrente, eppure siamo tanto vili da tollerare il disonore di un sovrano nobile quanto Artù. ([[Agravaine]], p. 663) *Se ne dovesse derivare ostilità o guerra tra noi e Lancillotto, sta' certo che molti re e molti potenti signori sceglierebbero di schierarsi con lui. E poi, fratello [...] devi sempre tenere a mente che Lancillotto ha salvato più di una volta il re e la regina, e che anche i migliori tra noi si sarebbero sentiti gelare il cuore in varie occasioni se egli non fosse stato il più valoroso e non lo avesse dimostrato molto spesso. ([[Gawain]], p. 664) *Ser Lancillotto mi ha concesso l'investitura e niente potrà indurmi a parlare male di lui [...]. ([[Sir Gareth]], p. 664) *Appena gli altri furono usciti, il re chiese quale fosse il motivo della disputa.<br>«Ora ve lo dirò, sire; non posso più tenerlo in me» gli rispose ser Agravano. «Io e ser Mordred siamo in disaccordo con i nostri fratelli: sappiamo che ser Lancillotto è da tempo l'amante della regina e, poiché siamo figli di vostra sorella, non possiamo continuare a tollerarlo. Voi siete il suo signore e colui che lo ha investito cavaliere, e intendiamo provare la sua slealtà.»<br>«Se quello che dite è vero, Lancillotto è un traditore!» esclamò Artù. «Ma mi ripugna compiere un passo del genere senza averne le prove; ser Lancillotto è un cavaliere valoroso e, come ben sapete, il migliore di tutti noi. Se non sarà colto sul fatto, vorrà battersi con colui che lo ha denunciato, e nessuno sarà in grado di tenergli testa. Quindi, voglio che sia sorpreso in flagrante.»<br>Il libro francese dice che il re non desiderava affatto che si diffondessero voci su Lancillotto e la regina. A dire il vero, egli ne aveva già il sospetto, ma non voleva sentirne parlare perché amava molto ser Lancillotto per tutto quello che egli aveva fatto in favore suo e di Ginevra. (p. 665) *«Ahimè» si lamentava intanto Lancillotto «non mi è mai capitato di trovarmi a rischiare una morte vergognosa per la mancanza della mia armatura!»<br>Nel frattempo ser Agravano e ser Mordred non cessavano di gridare:<br>«Esci dalla camera della regina, traditore! Sta' certo che non riuscirai a fuggire».<br>«Gesù misericordia, non posso tollerare questo odioso clamore: meglio morire subito che sopportare un simile tormento!» esclamò allora Lancillotto; poi prese Ginevra tra le braccia e la baciò.<br>«Nobilissima tra le regine cristiane aggiunse siete la mia diletta e gentile signora e io, il vostro povero e fedele cavaliere, vi sono stato al fianco nelle cause giuste come in quelle ingiuste dal giorno in cui re Artù mi conferì l'investitura. Se morirò, vi supplico di pregare per la mia anima. Sono sicuro che ser Bors e tutti gli altri miei parenti, e anche ser Lavaine, vi salveranno dal rogo. Confortatevi, perciò, madonna mia amata, e qualunque cosa mi accada, andate con ser Bors e con gli altri che vi tratteranno con ogni onore e vi faranno regina delle mie terre.»<br>«No, Lancillotto, non vi sopravviverò! Se sarete ucciso, per amore di Dio accoglierò la morte con umiltà, come è dovere di una regina cristiana.»<br>«Ebbene, signora, poiché è giunto il giorno in cui dobbiamo separarci, sappiate che venderò la vita al più alto prezzo, e che sono mille volte più addolorato per voi che per me. Ma ora preferirei avere indosso la mia solida armatura piuttosto che regnare su tutto il mondo cristiano: prima di soccombere farei in modo che le mie gesta siano tramandate.»<br>«Piacesse a Dio che uccidessero me e lasciassero libero voi!» esclamò la regina.<br>«Questo non deve accadere, e che Dio mi ripari da una simile vergogna!» replicò Lancillotto. «Gesù Cristo, sii tu il mio scudo e la mia armatura!» (p. 667) *Ora, signora, è chiaro che il nostro amore è giunto al suo epilogo e che da adesso in poi re Artù mi sarà nemico. Ma se vorrete rimanere con me, mi impegno a tenervi al riparo da ogni pericolo. ([[Lancillotto]], p. 669) *Stanotte ho ucciso ser Agravano, fratello di ser Galvano, e almeno altri dodici suoi compagni. Non ho alcun dubbio, pertanto, che vi sarà un conflitto sanguinoso. Quei cavalieri erano stati mandati a sorprendermi su ordine espresso di Artù, e il re deve essere talmente furibondo e colmo di risentimento che condannerà la regina al rogo. Io non posso certo permettere che ella sia arsa per colpa mia. Se riuscissi a farmi ascoltare, mi offrirei di essere fatto prigioniero per potermi poi battere in suo favore e provare che è una sposa fedele, ma temo che il re sia troppo infuriato per accettare questa proposta. ([[Lancillotto]], p. 671) *Miei bei signori, mi ripugna di compiere un'azione che potrebbe disonorare voi e tutto il mio lignaggio. Ma poiché sono altrettanto contrario a permettere che la regina muoia di una morte ignobile, se il vostro consiglio è di sottrarla al supplizio, siate però ben consapevoli che dovrò causare molti lutti. Forse, con mio grande rammarico, sarò costretto a uccidere anche qualcuno dei miei migliori amici e può darsi che alcuni, piuttosto che essere complici di un'azione abietta, preferiscano schierarsi dalla mia parte: non vorrei certo farli soffrire. ([[Lancillotto]], p. 672) *«[...] il caso di Tristano dovrebbe mettermi in guardia. Sapete bene come andò a finire dopo che, presi tutti gli accordi, egli riportò [[Isotta|Isotta la Bella]] a re Marco: quel sovrano lo uccise a tradimento mentre suonava l'arpa davanti alla sua dama, cogliendolo alle spalle e trafiggendogli il cuore con una lancia ben affilata.»<br>«È vero» convenne ser Bors «ma c'è una cosa che dovrebbe incoraggiare te come tutti noi, ed è che re Marco e re Artù sono di indole assai diversa, perché Artù non ha mai mancato alla propria parola.» (pp. 672-673) *Capita spesso che agiamo per quel che crediamo il meglio, e che finisce poi per dimostrarsi il peggio. ([[Gawain]], p. 674) *[...] sappiate che soffro di più per la perdita dei miei buoni cavalieri che per la fuga della mia gentile regina, perché di regine posso averne quante ne voglio, mentre non mi sarà mai più possibile riunire una simile compagnia di valorosi. E che sciagura che io e Lancillotto dobbiamo essere nemici! ([[Re Artù]], p. 677) *[...] da oggi in poi cercherò Lancillotto fino al giorno in cui uno dei due avrà ucciso l'altro. Intendo vendicarmi e vi chiedo di prepararvi alla guerra. Se non volete perdere il mio servigio e il mio affetto, affrettatevi a mettere alla prova i vostri amici. Giuro su Dio che, anche se dovessi inseguire Lancillotto per sette regni, lo ucciderò a costo della vita. ([[Gawain]], p. 679) *«Dio non voglia che io mi scontri con il nobilissimo sovrano che mi armò cavaliere!» replicò Lancillotto.<br>«Alla malora le belle parole!» proruppe il re. «Presta fede a quanto ti dico e non lo dimenticare: sono il tuo mortale nemico e lo sarò fino al giorno della mia morte. Non ti perdonerò mai di avermi ucciso degli ottimi cavalieri e degli uomini nobilissimi appartenenti al mio stesso sangue. Per di più, hai giaciuto per anni con la regina, che alla fine mi hai rapita con la forza.»<br>«Mio nobilissimo signore e re, dite quello che volete, tanto sapete benissimo che non mi batterò mai con voi» gli rispose Lancillotto. «È vero, vi ho ucciso dei cavalieri, e me ne rammarico molto; ma sono stato costretto a farlo per salvarmi la vita. Avrei forse dovuto lasciarmi uccidere? Quanto a madama la regina, non un solo cavaliere al mondo, salvo la persona di vostra altezza e il mio signore ser Galvano, oserebbe provare sul mio corpo che ella vi ha tradito! E se vi fa piacere di dichiarare che sono legato da molti anni a madama la vostra regina, vi darò soddisfazione dimostrando con il mio braccio contro chiunque, salvo voi e ser Galvano, che ella vi è fedele. Tuttavia, alla sua grazia è piaciuto di tenermi in suo favore e di prediligermi tra tutti gli altri, e del resto io ho ben meritato il suo affetto perché, sire, più di una volta il vostro furore avrebbe permesso che ella fosse condotta al supplizio se io non mi fossi battuto per lei inducendo i suoi nemici a confessare la loro menzogna e facendola così assolvere con onore. E tutte quelle volte, voi mi avete dimostrato amore e gratitudine per averla salvata, e mi avete anche promesso di essere per sempre il mio benevolo signore. Ora, invece, mi sembra che ricompensiate male i miei servigi. Del resto, sire, avrei perso gran parte del mio onore cavalleresco se avessi tollerato che madama, la vostra regina, fosse suppliziata per causa mia. In molte occasioni mi sono battuto per lei in contese che non mi riguardavano; non avrei forse avuto il diritto di farlo allorché ero dalla parte del giusto? Perciò, mio generoso e grazioso signore, concedete la vostra benevolenza alla vostra regina, che è buona e fedele!» (pp. 680-681) *Voi, sire, avete dato ascolto a voci menzognere, e questa è stata la causa della guerra che ci oppone. Mio signore, un tempo avevo meritato la vostra compiacenza per essermi battuto in favore della regina vostra moglie, e sapete bene quante volte ella abbia dovuto patire gravi torti. Ora, mio buon signore, mi sembra che in questa circostanza, più che in tutte quelle che pure avete approvato, io avessi un motivo ben valido per strapparla al rogo, dal momento che ella vi era stata condannata a causa mia. Coloro che vi hanno raccontato le fole che sapete erano per certo mentitori, ma le calunnie sono ricadute sul loro capo poiché, se la potenza di Dio non fosse stata dalla mia parte, come avrei potuto io, disarmato e ignaro, far fronte a quattordici avversari armati e decisi? Infatti ero stato convocato dalla regina per non so quale motivo, e avevo appena varcato la porta della sua camera quando ser Agravano e ser Mordred hanno cominciato a chiamarmi traditore e codardo. ([[Lancillotto]], p. 687) *[...] non mi sono mai battuto a oltranza con un cavaliere senza mostrare misericordia, e che benché mi sia misurato con ottimi guerrieri quali ser Tristano e ser Lamorak, ho sempre reso loro l'onore e il rispetto che meritavano. Dio mi è testimone che non mi sono mai adirato al punto da accanirmi contro i buoni cavalieri che ho visto impegnati a farsi onore, e che sono sempre stato lieto di aiutare un avversario in grado di tenermi testa a piedi o a cavallo. ([[Lancillotto]], p. 688) *Ser Galvano, io amavo ser Gareth più di qualunque mio parente, e piangerò per sempre la sua morte non solo per il grande timore che ho di voi, ma anche per altri motivi che mi amareggiano. Prima di tutto, perché fui io a investirlo cavaliere; poi, perché so che mi amava più di ogni altro; il terzo motivo è che era un uomo nobilissimo, leale, cortese, gentile e di buona indole; il quarto è che appena seppi della sua morte capii che da voi non avrei avuto altro che un'inestinguibile guerra. Per di più, ero certo che avreste fatto in modo che il mio nobile signore Artù mi fosse nemico per sempre. Eppure, che Gesù mi perdoni, non ho ucciso ser Gareth e ser Gaheris di proposito. Ah, perché erano disarmati in quel giorno fatale! ([[Lancillotto]], p. 689) *Se non fosse stato per il papa, io mi sarei battuto con te in singolare tenzone e avrei provato sulla tua persona la tua falsità nei confronti di Artù e miei. E lo farò, una volta che avrai lasciato queste terre, dovunque riuscirò a trovarti! ([[Gawain]], p. 690) *Ahimè, così devo abbandonare il più nobile tra i regni cristiani, quello che ho amato di più e in cui ho acquistato il mio onore! Mi rammarico di esserci venuto, se devo esserne vilmente bandito senza colpa e senza motivo! Ma la fortuna è così incostante, e la sua ruota tanto mobile, che nessuno è certo di potervi riposare durevolmente. Ne sono prova molte antiche leggende, come quelle che narrano del nobile Ettore, e di Troilo, e di Alessandro il potente Conquistatore, e di molti altri che precipitarono in basso dal culmine della loro regalità. Così avviene per me, che ero tenuto in grande onore in questo regno nel quale la Tavola Rotonda crebbe in dignità grazie a me stesso e ai miei più che virtù di chiunque altro. ([[Lancillotto]], p. 690) *Mio signore Artù, nobile sovrano che mi fece cavaliere, il mio affetto per voi è tale che i vostri attacchi mi addolorano profondamente, eppure li ho sopportati con pazienza. Se fossi stato vendicativo, avrei potuto scendere in campo e domare i vostri baldi cavalieri, ma ho pazientato per sei mesi lasciando che voi e ser Galvano faceste quel che volevate. Ora però non posso tollerarlo più e devo difendermi, perché ser Galvano mi ha accusato di tradimento. Sono stato sempre contrario a battermi contro un vostro parente, ma adesso non posso più tirarmi indietro, come la preda quando è messa alle strette. ([[Lancillotto]], p. 697) *[...] ser Galvano aveva ricevuto da un sant'uomo un dono miracoloso che gli aveva permesso di farsi molto onore: ogni giorno dell'anno, dalle nove a mezzogiorno, la sua forza cresceva fino ad arrivare a triplicarsi. Per questo re Artù, che era il solo a saperlo, aveva ordinato che tutte le tenzoni che si fossero svolte alla propria presenza, di qualunque genere e per ogni tipo di lite, avessero inizio alle nove del mattino: in tale modo il partito per il quale si fosse battuto il nipote avrebbe avuto sempre il sopravvento nel corso delle tre ore in cui la forza di Galvano raggiungeva il suo culmine. (p. 698) ====Libro XXI==== *A [[Mordred|ser Mordred]] era stato dunque affidato il governo di tutta l'Inghilterra. Egli allora fece vergare delle false lettere fingendo che provenissero dal continente, in cui era scritto che re Artù era stato ucciso nel corso della guerra contro ser Lancillotto; quindi convocò a parlamento tutti i baroni e si fece eleggere re. L'incoronazione avvenne a Canterbury e fu seguita da festeggiamenti che durarono quindici giorni.<br>Dopo di che, ser Mordred si recò a Winchester e dichiarò apertamente alla regina (che però era moglie del re, allo stesso tempo suo zio e padre) che intendeva sposarla e perparò le nozze fissando il giorno del matrimonio. Ginevera, pur profondamente addolorata, gli rispose con cortesia e finse di sottomettersi al suo volere; tuttavia espresse il desiderio di recarsi a Londra per comprare quanto le sarebbe occorso per gli sponsali. (p. 702) *Riflettete, Inglesi, sulla malvagità che tutto ciò palesava! Artù era il re più nobile e il cavaliere più valoroso del mondo e che più amava e sosteneva gli uomini prodi, eppure quelli Inglesi non gli concedevano la propria stima! Ché tale era l'antico costume di questa terra, e c'è chi dice che non l'abbiamo ancora abbandonato. Ahimè, questo è un grave difetto: nulla ci piace se perdura nel tempo.<br>Così si comportavano gli uomini di allora: amavano di più ser Mordred che il nobile Artù e molti andarono a dire all'usurpatore che sarebbero stati con lui nella buona come nella cattiva sorte. Allora ser Mordred, che aveva sentito dire che Artù sarebbe sbarcato a Dover, vi si portò con grande esercito allo scopo di sconfiggerlo e di scacciarlo dalle sue stesse terre. (pp. 703-704) *«Ahimè, ser Galvano, figlio di mia sorella, con l'uomo che amavo di più al mondo se ne va ogni mia gioia!» si dolse {{NDR|Artù}} quando si fu ripreso. «Ora te lo posso dire, caro nipote, solo in te e in ser Lancillotto riposavano la mia letizia e la mia fiducia. Adesso che ho perduto entrambi, tutto il conforto che avevo sulla terra mi abbandona!»<br>«Ah, caro zio» gli rispose ser Galvano «il mio ultimo giorno è arrivato, e ne devo biasimare la mia impulsività e la mia ostinazione, dato che sono stato ferito sulla vecchia piaga che mi aveva inferto ser Lancillotto. So che morirò prima di mezzogiorno e che a causa del mio orgoglio voi dovrete patire tanta vergogna e sventura. Se il nobile Cavaliere del Lago fosse stato al vostro fianco, come fu e avrebbe dovuto essere ancora, questa guerra sciagurata non sarebbe mai scoppiata, perché solo la sua cavalleria e la nobiltà del suo sangue erano riuscite a tenere soggetti e timorosi i vostri infidi nemici. Ora egli vi mancherà. Ahimè, perché non ho voluto trovare un accordo con lui! [...]» (pp. 704-705) *Io, ser Galvano, cavaliere della Tavola Rotonda, voglio che tutto il mondo sappia che mi sono dato la morte non per colpa tua ma mia. Perciò, ser Lancillotto, ti supplico di tornare nel regno per visitare la mia tomba e per recitare su di essa una preghiera, lunga o breve che sia, per la salvezza della mia anima. Oggi, nello stesso giorno in cui scrivo questa lettera, fui ferito a morte là dove la tua mano mi colpì per prima, e non avrei potuto essere ucciso da un braccio più nobile. ([[Gawain]], p. 705) [[File:Battle Between King Arthur and Sir Mordred - William Hatherell.jpg|thumb|La battaglia tra Artù e Mordred]] *{{NDR|Sulla [[battaglia di Camlann]]}} I messaggeri si recarono da Mordred che si era circondato di un temibile esercito di centomila armati e dovettero pregare a lungo prima di riuscire a fargli accettare in contropartita la Cornovaglia e il Kent fino alla morte di Artù e, dopo, tutta l'Inghilterra. Fu anche concordato che il sovrano e l'usurpatore, ciascuno con un seguito di quattordici cavalieri, si incontrassero in una zona franca tra i due eserciti schierati.<br>Artù fu lieto degli accordi raggiunti, ma prima di recarsi al convegno ordinò ai propri uomini di avanzare fieramente e di uccidere ser Mordred, di cui non ci si poteva fidare in alcun modo, se avessero visto sguainare anche una sola spada. E ser Mordred aveva istruito allo stesso modo il proprio esercito:<br>«Se vedrete balenare anche una sola lama mouvete con coraggio all'attacco e uccidete quanti vi si parano innanzi, perché non mi fido affatto di questa tregua e so bene che mio padre vorrà vendicarsi di me.»<br>L'incontro ebbe dunque luogo come era stato stabilito. Fu portato del vino e ne bevvero insieme, ma una [[vipera]] sbucata da un cespuglio d'edera morse il piede di un cavaliere. Questi, senza darsi pensiero del danno che ne sarebbe derivato, sguainò la spada per ucciderla, e quando i due eserciti videro balenare la lama diedero fiato alle trombe e ai corni e si corsero incontro levando terribili grida.<br>Allora re Artù montò a cavallo e raggiunse prontamente i propri uomini esclamando:<br>«Ahimè, che giorno sventurato!»<br>Ser Mordred si unì ai suoi, ed ebbe inizio la battaglia più funesta che si sia mai vista in terra cristiana: vi furono attacchi impetuosi e galoppare di cavalli, affondi e fendenti, colpi mortali e accenti minacciosi da entrambe le parti. Re Artù non cessava di attraversare le formazioni di ser Mordred compiendo molte prodezze degne di un nobile sovrano senza mai venir meno al proprio ruolo, ma anche ser Mordred non si tirava indietro e più volte mise se stesso in grave pericolo.<br>La battaglia infuriò per tutta la giornata senza risparmio di forze, finché molti nobili cavalieri giacquero immobili sulla fredda terra, e quando cadde la notte il terreno era cosparso dei cadaveri di ben centomila uomini. (pp. 707-708) *{{NDR|Sulla battaglia di Camlann}} Il sovrano impugnò la lancia e si gettò in avanti gridando:<br>«Traditore, è giunto il giorno della tua morte!»<br>Ser Mordred si scagliò a sua volta contro di lui brandendo la spada, ma il re già gli affondava la lancia sotto lo scudo e gliela faceva fuoriuscire dal corpo per più di un braccio. E quando l'usurpatore comprese che non sarebbe potuto sfuggire alla morte, si slanciò con tutte le proprie forze in avanti trafiggendosi fino all'impugnatura dell'asta, poi calò la spada tenuta con entrambe le mani sul proprio padre e lo raggiunse a un lato della testa trapassandogli l'elmo e il crano. Subito dopo si accasciava a terra morto. (p. 709) [[File:The Death of King Arthur by John Garrick.jpg|thumb|La morte di Artù]] *«[...] Il tempo passa in fretta; prendete perciò la mia buona spada Excalibur e portatela alla riva del mare: vi ordino di gettarla nell'acqua e di tornare poi a dirmi cosa avete visto.»<br>«Sire, obbediremo al vostro comando» gli rispose [[ser Bedivere|Bedivere]].<br>Ma sulla strada si mise a osservare con attenzione la nobile arma e le pietre preziose che ricoprivano il pomo e l'elsa.<br>"Se la getto nell'acqua, non ne deriveranno che perdite e danno!" pensò.<br>Perciò la nascose sotto un albero e poi si affrettò a tornare dal re e gli disse di averla gettata in mare.<br>«Cosa hai visto?» gli domandò Artù.<br>«Nient'altro che onde e venti.»<br>«Non è vero» replicò il re. «Ora affrettatevi a ubbidire e, se vi sono caro, non esitate a fare quanto vi ho detto.»<br>Allora ser Bedivere tornò a prendere la spada, ma pensando ancora che fosse un peccato e una vergogna gettare via un'arma tanto nobile, la nascose di nuovo, poi raggiunse il re.<br>«Cosa avete visto?» gli domandò per la seconda volta il sovrano.<br>«Nient'altro che flutti e ondate nere.»<br>«Ah, mi hai ingannato ancora, sleale e traditore!» propruppe Artù. «La tua fama di nobile cavaliere e l'amore che ti ho sempre portato non mi avrebbero mai fatto pensare che mi avresti tradito per il valore di una spada! Ora sbrigati: le tue esitazioni stanno mettendo a grave rischio la mia vita. Se non eseguirai adesso i miei ordini ti ucciderò con le mie stesse mani ovunque potrò incontrarti.»<br>Così ser Bedivere tornò là dove aveva nascosto la spada, la raccolse con cautela e si avvicinò alla riva. Poi avvolse la cintura intorno all'elsa e la scagliò più lontano che poté. Allora vide un braccio e una mano sorgere dall'acqua, afferrarla stretta, brandirla tre volte e poi inabissarsi con l'arma.<br>Quando ser Bedivere, tornato vicino al re, gli raccontò quello che aveva visto, il sovrano esclamò:<br>«Ahimè, aiutatemi ad andare via, temo di avere aspettato già troppo.»<br>Il cavaliere se lo caricò sulle spalle e andò verso la riva del mare. Vi erano appena arrivati che una piccola chiatta piena di belle dame prese terra accanto a loro. Tra di esse si trovava una regina, e tutte portavano cappucci neri e gridavano e piangevano alla vista di re Artù.<br>«Fatemi salire a bordo» disse il re.<br>Ser Bedivere eseguì con delicatezza il comando, e tre dame accolserò Artù tra alti lamenti e lo misero a sedere con la testa appoggiata sul grembo di una di loro.<br>«Ah, mio caro fratello!» disse allora la regina. «Perché vi siete trattenuto tanto a lungo lontano da me? La ferita che avete al capo ha preso fin troppo freddo!»<br>Poi le dame si misero ai remi e allontanarono l'imbarcazione dalla terra. E quando se Bedivere le vide prendere il largo, gridò:<br>«Ah, mio signore Artù, cosa sarà di me ora che mi lasciate tra i miei nemici?»<br>«Confortatevi e fate del vostro meglio: su di me non potrete più fare alcun affidamento» gli rispose il sovrano. «Devo andare nell'isola di Avalon per curare la mia grave ferita, e se non sentirete mai più parlare di me, pregate per la mia anima.»<br>Intanto la regina e le dame piangevano e gridavano da fare pietà. Quando ser Bedivere ebbe perso di vista la chiatta, scoppiò anch'egli in pianti e in lamenti, poi si diresse verso la foresta e camminò per tutta la notte. (pp. 710-712) *Di Artù non ho trovato nient'altro nei libri autorizzati, né ho letto con maggiore certezza della sua morte se non che fu portato via in una nave con tre regine, una delle quali era sua sorella [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana la Fata]], l'altra la regina del Galles del Nord e la terza quella delle Terre Desolate. Non conosco altra testimonianza che quella dell'eremita che un tempo era stato arcivescovo di Canterbury e che riferì che le dame avevano portato da lui un corpo perché lo seppellisse. Tuttavia egli non sapeva con certezza se si trattasse davvero del cadavere di artù, perché questa storia la fece mettere per iscritto ser Bedivere, cavaliere della Tavola Rotonda. (pp. 712-713) *In varie parti d'Inghilterra si crede che re Artù non sia morto e che, per volontà di Nostro Signore Gesù, viva in un altro luogo da dove tornerà per conquistare la Santa Croce. Io però non mi sento di affermarlo, e preferisco dire che in questo mondo egli lasciò la sua vita. Molti sostengono anche che sulla sua tomba siano scritte queste parole:<br><div class="center">{{maiuscoletto|Hic iacet Arthurus Rex quondam rexque futurus}}</div> (p. 713) *{{NDR|Su [[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]]}} Quando seppe della morte del re e di tutti i nobili cavalieri compreso ser Mordred, ella riparò in gran segreto con cinque dame ad Almesbury dove si fece monaca indossando la veste bianca e nera, e vivendo in penitenza come se fosse stata la più grande peccatrice di questa terra. Da allora nessuna creatura riuscì più a renderla felice, e visse tra digiuni, preghiere e opere di carità al punto che tutti si stupirono della purezza dei sui nuovi costumi. Con il tempo, come era da aspettarsi, divenne anche badessa e governatrice del monastero. (p. 713) *La guerra che ha portato alla morte i più nobili cavalieri del mondo è divampata a causa mia e di quest'uomo, e l'amore che ci legava ha causato la rovina del sovrano più onorato della terra. Lancillotto [...] ho assunto questo stato per salvare la mia anima e, con la grazia di Dio e per le piaghe della Sua Passione, confido che dopo la mia morte potrò contemplare il volto benedetto di Gesù Cristo e sedere alla Sua destra nel giorno del Giudizio, poiché in cielo vi sono dei santi che furono peccatori in terra. Perciò, ser Lancillotto, vi supplico di cuore per l'amore che ci fu tra noi di non posare mai più lo sguardo su di me. Vi comando anche, in nome di Dio, che lasciate la mia compagnia e torniate nel vostro regno per preservarlo da guerre e distruzioni. Così come vi ho amato fino ad ora, il mio cuore non mi permetterà più di incontrarvi dopo che a causa vostra e mia è stato annientato il fuore dei re e dei cavalieri. Rientrate dunque nelle vostre terre e prendete moglie per vivere con lei in gioia e letizia. L'unica supplica che il mio cuore vi rivolge è che invochiate il Signore Eterno perché mi conceda di fare ammenda dei miei peccati. ([[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]], p. 716) *«[...] Nella ricerca del Sangrail avrei abbandonato le vanità mondane se non fosse stato per l'amore che vi portavo, e se allora lo avessi fatto con tutto il mio cuore, la volontà e il pensiero, avrei superato ogni altro cavaliere a eccezione di ser Galahad mio figlio. Se voi vi siete votata alla perfezione, è giusto che lo faccia anch'io perché, mi sia testimone Iddio, solo in voi ho avuto la mia gioia terrena. Se il vostro cuore fosse stato diversamente disposto, vi avrei portata con me nel mio regno. Ma poiché tale è la vostra volontà, vi giuro che se troverò un eremita che voglia accogliermi, a qualunque ordine appartenga, farò penitenza e pregherò fino al termine della mia vita. Ora, madama, vi prego di baciarmi un'ultima volta.»<br>«Non lo farò mai» si schermì la regina «e astenetevi anche voi da tali atti.» (pp. 716-717) *Supplico Dio Onnipotente che non mi sia mai più possibile vedere ser Lancillotto con i miei occhi mortali. ([[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]], p. 719) *Quando riporto alla mente la bellezza e la nobiltà della regina e del suo re e li vedo ora giacere insieme, il mio cuore non può sostenere il mio corpo afflitto. Quando poi rifletto che per mia colpa, orgoglio e superbia sono entrambi periti, essi che non avevano pari tra le genti cristiane, il ricordo della loro cortesia e della mia gratitudine mi fa mancare il cuore al punto di non potermi reggere in piedi. ([[Lancillotto]], p. 720) *Ah, Lancillotto [...] guida di tutti i cavalieri cristiani, impareggiabile tra i valorosi, ora giaci qui. Eri il più cortese cavaliere che abbia mai portato lo scudo, l'amico più sincero nei confronti di chi ti amava tra quanti hanno mai cavalcato, il più fedele amante tra i peccatori che abbiano mai amato una donna, l'uomo più gentile che abbia mai brandito una spada. La tua bella persona primeggiava sempre tra una folla di cavalieri, e tu eri l'uomo più mansueto e più onorato tra quanti mai si siano intrattenuti a banchetto con le dame. Ma eri anche l'avversario più inflessibile per un nemico mortale che abbia mai posto la lancia in resta. (Hector de Maris, p. 722) ===Explicit=== ====Originale==== Here is the end of the booke book of kyng Arthur & of his noble knyghtes of the rounde table | that whan they were hole togyders there was ever an C and xl | and here is the ende of the deth of Arthur | I praye you all Ientyl men and Ientyl wymmen that redeth this book of Arthur and his knyghtes from the begynnyng to the endyng | praye for me whyle I am on lyve that god sende me good delyveraunce | & whan I am deed I praye you all praye for my soule | for this book was ended the ix yere of the reygne of kyng edward the fourth | by syr Thomas Maleore knyght as Ihesu helpe hym from hys grete myght | as he is servaunt of Ihesu bothe day and nyght |<br>{{NDR|Thomas Malory, ''[https://archive.org/details/lemortedarthuror00malouoft/page/860/mode/2up Le Morte d'Arthur. The original edition of William Caxton now reprinted and edited with an introduction and glossary]'', a cura di H. Oskar Sommer, Londra, David Nutt, 1889}} ====Traduzione==== ''Qui finisce il libro di re Artù e dei suoi nobili cavalieri della Tavola Rotonda, che nel loro insieme raggiungevano il numero di centocinquanta. E questa è anche la fine de'' La morte di Artù. '' Gentiluomini e gentildonne che avete letto il libro di Artù e dei suoi cavalieri dall'inizio alla fine, vi supplico di pregare finché sono in vita perché Dio mi mandi una buona liberazione. Quando poi sarò morto, vi chiedo di pregare tutti per la mia anima. Quest'opera fu terminata nel nono anno di [[Edoardo IV d'Inghilterra|re Edoardo IV]] dal cavaliere sir Thomas Malory che Gesù aiuti con la Sua grande potenza, poiché è servo di Cristo di giorno come di notte.''<br>{{NDR|Thomas Malory, ''Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri'', volume secondo, a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Milano, Oscar Classici Mondadori, 1985. ISBN 88-04-41154-6}} ==Citazioni su Thomas Malory== *Malory fu in realtà il primo scrittore su commissione [...]. Quando [[William Caxton|Caxton]] costruì la sua pressa da stampa, chiese al povero vecchio Malory di scrivere qualcosa, ed egli acconsentì mettendo insieme tutte le storie che conosceva: tutte le storie tramandate dalla tradizione orale. Poi, a poco a poco, con la proliferazione dei libri, la gente dimenticò quelle storie o non si curò di ricordarle. Così, i racconti che Malory ambientò nel XII secolo descrivevano eventi accaduti molto tempo prima [...]. E, come accade per tutti i miti, essi assunsero le tinte dell'epoca in cui vennero scritti. Gli ''Idilli del re'' di [[Alfred Tennyson|Tennyson]], per esempio, oppure le opere di [[Edward Burne-Jones|Burne-Jones]] e dei Preraffaelliti, descrissero e dipinsero le leggende arturiane del XII secolo secondo la sensibilità della propria epoca. Finendo così per rivelare più cose sull'età vittoriana che sulla leggenda stessa. ([[John Boorman]]) *Sì, possiamo immaginarci sir Thomas Malory come un adorabile primitivo, un innamorato di cose nobili e belle e grandi, finché non sappiamo, in base alle moderne ricerche che l'hanno identificato con un personaggio della parrocchia di Monks Kirby nella contea di Warwick, figura più di bandito che di {{sic|compíto}} gentiluomo, che per via delle sue violenze e rapine fu spesso in prigione, e in prigione scrisse appunto le sue storie di cavalleria. ([[Mario Praz]]) ==Bibliografia== *Thomas Malory, ''[https://archive.org/details/lemortedarthuror00malouoft/page/34/mode/2up Le Morte d'Arthur. The original edition of William Caxton now reprinted and edited with an introduction and glossary]'', a cura di H. Oskar Sommer, Londra, David Nutt, 1889. *Thomas Malory, ''Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri'', due volumi, a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Milano, Oscar Classici Mondadori, 1985. ISBN 88-04-41154-6 ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Malory, Thomas}} [[Categoria:Scrittori britannici]] 5flyebzsxyb8m1bduoyjo66zg1qk5bf 1420269 1420268 2026-07-13T11:48:59Z Skekzilla 17056 /* Libro VII */ 1420269 wikitext text/x-wiki Sir '''Thomas Malory''', o '''Maillorie''', '''Mallory''', '''Maleore''' (1409 – 1471), scrittore inglese. ==''La morte di Artù''== ===Incipit=== [[File:Morte Darthur incipit (cropped).jpg|thumb|Incipit dell'edizione del 1485 stampata da [[William Caxton]]]] ====Originale==== Hit befel in the dayes of Uther pendragon when he was kynge of all Englond | and so regned that there was a myȝty duke in Cornewaill that helde warre ageynst hym long tyme | And the duke was called the duke of Tyntagil | and so by meanes kynge Uther send for this duk | chargyng hym to brynge his wyf with hym | for she was called a fair lady | and a passynge wyfe | and her name was called Igrayne | So whan the duke and his wyf were comyn unto the kynge by the meanes of grete lordes they were accorded bothe | the kynge lyked and loved this lady wel | and he made them grete chere out of mesure | and desyred to have lyen by her | But she was a passyng good woman | and wold not assente unto the kynge | And thenne she told the duke her husband and said I suppose that we were sente for that I shold be dishonoured Wherfor husband I counceille yow that we departe from hens sodenly that we maye ryde all nyghte unto oure owne castell<br>{{NDR|Thomas Malory, ''[https://archive.org/details/lemortedarthuror00malouoft/page/34/mode/2up Le Morte d'Arthur. The original edition of William Caxton now reprinted and edited with an introduction and glossary]'', a cura di H. Oskar Sommer, Londra, David Nutt, 1889}} ====Traduzione==== Al tempo in cui [[Uther Pendragon]] governava su tutta l'Inghilterra, vi era in Cornovaglia un potente duca, signore di Tintagel, che gli faceva guerra da molti anni. Attraverso degli emissari, un giorno il re lo convocò ordinandogli di portare con sé anche la moglie, che aveva nome [[Igraine]] e fama di essere molto assennata. Quando il duca arrivò alla presenza del sovrano, per intercessione dei più nobili baroni si riconciliò con lui, ma il re si innamorò di sua moglie, la festeggiò oltre misura e desiderò di giacere con lei. Igraine, che era una donna onesta e leale, non solo non vi consentì, ma anzi disse al marito:<br>«Credo che siamo stati chiamati qui perché io vi perdessi il mio onore. Vi consiglio quindi di andare via senza indugio e di raggiungere questa notte stessa il nostro castello.»<br>{{NDR|Thomas Malory, ''Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri'', volume primo, a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Milano, Oscar Classici Mondadori, 1985. ISBN 88-04-41154-6}} ===Citazioni=== ====Libro I==== [[File:Story of Merlin - Arthur's conception.png|thumb|Il concepimento di Artù]] *«Ecco cosa voglio, sire» disse allora Merlino. «La prima notte che trascorrerete con Igraine concepirete in lei un figlio che mi farete consegnare appena sarà venuto alla luce. Io lo alleverò dove più mi piacerà, affinché a voi derivi onore e al bambino i vantaggi che gli spettano.»<br>«Sarà fatto come volete» accondiscese il re.<br>«Ora preparatevi» aggiunse Merlino. «Questa notte stessa vi coricherete al fianco di Igraine nel castello di Tintagel, e avrete le sembianze di suo marito; Ulfius assumerà l'aspetto di ser Brastias e io quello di ser Jordans, due cavalieri del duca. Ma badate di non rivolgere domande né a lei né ai suoi uomini; dite che non vi sentite bene, affrettatevi ad andare a letto, e domani mattina non vi alzate prima del mio arrivo. Il castello non è che a dieci miglia da qui.»<br>Fu dunque fatto come era stato deciso. Ma poiché il duca aveva visto il re lasciare l'assedio di Terrabil, quella stessa notte uscì dal castello attraverso una postierla per attaccare l'esercito regale e rimase ucciso nella sortita prima ancora che il sovrano fosse arrivato a Tintagel. Così re Uther giacque con Igraine più di tre ore dopo la morte del duca e, in quella notte, concepì Artù. Allo spuntare del giorno, dopo che Merlino fu arrivato per dirgli di prepararsi, egli baciò la dama e partì in gran fretta. E quando Igraine sentì dire che, secondo tutte le testimonianze, il marito era morto prima dell'arrivo di Uther, si chiese con grande stupore chi potesse essere l'uomo che si era coricato con lei nelle sembianze del suo signore e ne pianse segretamente senza farne parola ad alcuno. (p. 7) *Non passò molto, quindi, che un mattino Uther e Igraine si sposarono tra la gioia e il tripudio generale, e, per volere del re, nella stessa occasione re Lot di Lothian e di Orkney sposò Morgawse, che sarebbe stata la madre di [[Gawain|Galvano]], e re Nentres della terra di Garlot sposò Elaine. La terza sorella, [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana la Fata]], fu invece messa a studiare in un convento dove divenne molto dotta in negromanzia. In seguito sarebbe stata maritata a re [[Urien|Uriens]] della terra di Gore, padre di [[Ywain|ser Ivano il Biancamano]]. (p. 8) *E quando i mattutini e la prima messa ebbero termine, nel camposanto dietro l'altare maggiore fu vista una grande roccia quadrangolare simile a un blocco di marmo, che sorreggeva nel mezzo una sorta di incudine d'acciaio alta un piede in cui era infitta una bella spada. Intorno all'arma una scritta in lettere d'oro diceva:<br><div class="center">{{maiuscoletto|Colui che estrarrà questa spada dalla roccia e dall'incudine è il legittimo re di tutta l'inghilterra.}} (p. 10) [[File:An island story; a child's history of England (1906) (14801002423).jpg|thumb|Artù estrae la spada dalla roccia]] *Il giorno di Capodanno, terminata la messa, i baroni cavalcarono al campo, alcuni per giostrare, altri per torneare. Tra di essi vi era anche ser Ector accompagnato dal figlio ser Kay e dal giovane [[Re Artù|Artù]], fratello di latte di quest'ultimo. Ser Kay, che era stato fatto cavaliere nel giorno di Ognissanti, accortosi quando era già in cammino di avere dimenticato la spada nell'alloggio del padre, pregò Artù di andargliela a prendere.<br>«Volentieri» rispose il giovane allontanandosi in fretta. Giunto a casa, scoprì però che la dama e tutti gli altri erano usciti per assistere alle giostre. Ne fu addolorato, ma poi si disse:<br>"Andrò al camposanto a prendere la spada che è infitta nella roccia. Mio fratello non deve rimanere senza un'arma in una giornata come questa."<br>Si diresse quindi verso il camposanto; scese di sella, legò il cavallo a un montante e si avvicinò alla tenda che nascondeva la roccia. Non trovandovi i cavalieri che vi erano stati lasciati di guardia e che infatti erano andati alle giostre, afferrò l'impugnatura della spada e la estrasse con un strappo deciso, ma senza sforzo. Poi riprese il cavallo e raggiunse ser Kay per consegnargliela. Appena il fratello la vide, la riconobbe subito. Allora si avvicinò al padre egli disse:<br>«Signore, ecco la spada della roccia. Dunque devo essere io il re di questa terra.»<br>Ser Ector osservò l'arma; quindi tornò indietro con i due giovani, smontò da cavallo, entrò nella chiesa e ordinò a ser Kay di ripetergli con precisione come l'avesse presa faccendolo giurare sul Libro Sacro.<br>«Me l'ha portata mio fratello Artù, signore» disse allora ser Kay.<br>«E tu, come l'hai avuta?» chiese ser Ector ad Artù.<br>«Ecco, signore, quando sono tornato a casa a prendere la spada di ser Kay, non ho trovato nessuno che me la potesse dare; allora, pensando che mio fratello non dovesse rimanere disarmato, sono venuto qui e ho estratto l'arma dalla roccia senza alcuna fatica.» (pp. 11-12) *Ser Ector e ser Kay si inginocchiarono a terra.<br>«Ahimè, perché vi inginocchiate davanti a me, voi che siete mio padre e mio fratello?» chiese loro Artù.<br>«No, mio signore, non è così. Io non sono vostro padre e non sono nemmeno del vostro stesso sangue. Vedo che discendete da un lignaggio ben più nobile di quanto credessi.»<br>Egli gli raccontò come gli fosse stato affidato, perché lo allevasse, dallo stesso Merlino. Nel sentire che ser Ector non era suo padre, il giovane provò un profondo dolore, ma il cavaliere continuò:<br>«Quando sarete re, vorrete essere il mio buono e grazioso signore?»<br>«In caso contrario sarei da biasimare» fu la risposta di Artù. «Siete l'uomo a cui devo di più insieme alla mia buona signora e madre, vostra moglie, che mi ha nutrito e allevato come figlio suo. Se Dio vorrà ch'io sia re come voi dite, potrete chiedermi tutto quello che sarà in mio potere di concedervi, e io non vi mancherò!» (pp. 12-13) *«Per quale motivo quel ragazzo è divenuto vostro re?»<br>«Signori, è figlio legittimo di Uther Pendragon e di Igraine, moglie del duca di Tintagel» rispose loro Merlino.<br>«Allora è bastardo!» esclamarono tutti.<br>«No; Artù fu concepito più di tre ore dopo la morte del duca, e tredici giorni più tardi re Uther sposò Igraine. È quindi provato che non è bastardo, e chi lo afferma sappia che Artù sarà re e avrà ragione di tutti i suoi nemici, e che, prima di morire, avrà regnato a lungo su tutta l'Inghilterra e avrà condotto sotto il proprio comando Galles, l'Irlanda, la Scozia e molti altri regni.» (p. 15) *Dovremmo forse accettare che un interprete di [[Sogno|sogni]] ci esorti alla viltà? ([[Lot (ciclo arturiano)|Lot]], p. 16) *Ecco allora giungere in campo [[Ban di Benoic|re Ban]], fiero come un leone e con le insegne a bande verdi in campo d'oro.<br>«Ahimè, ora temo davvero che saremo sconfitti!» esclamò re Lot vedendolo. «Quello è il cavaliere più valoroso del mondo e anche l'uomo più rinnomato. Moriremo o saremo costretti a ritirarci, ma se dovremo farlo sarà bene che impieghiamo valore e saggezza, perché altrimenti perderemo ugualmente la vita!» (p. 26) *[...] è preferibile uccidere un vile piuttosto che, a causa di un codardo, perdere tutti la vita. ([[Lot (ciclo arturiano)|Lot]], p. 28) *«Siete un uomo straordinario!» esclamò allora Artù.<br>«Però mi stupisce molto sentirvi dire che morirò in battaglia.»<br>«Non ve ne meravigliate, è la volontà di Dio che il vostro corpo sia punito per le vostre azioni impure. Io invece dovrei essere triste, perché morirò di una morte vergognosa, sotterrato ancora vivo. Almeno la vostra sarà una fine onorevole.» ([[Re Artù]] e [[Mago Merlino]], p. 34) *Merlino è a conoscenza, come del resto voi, ser Ulfius, di come re Uther venne da me nel castello di Tintagel con le sembianze di mio marito che era morto tre ore prima, e di come quella stessa notte mi fece concepire un figlio. Tredici giorni dopo egli mi sposò, e allorché il bambino nacque ordinò che fosse affidato a Merlino e allevato da lui. Da allora io non lo vidi mai più; né seppi quale nome gli era stato dato. ([[Igraine]], p. 35) *«Ora siete in mio potere, e sono libero di decidere se uccidervi o risparmiarvi la vita. Ma se non vi darete per vinto sarò costretto a mettervi a morte» gli disse lo sconosciuto.<br>«Quando vorrà venire, la morte sia la benvenuta! Del resto, preferisco morire che disonorarmi arrendendomi a te» esclamò Artù balzandogli addosso. ([[Pellinore]] e [[Re Artù]], p. 39) *«Ahimè, Merlino, lo avete ucciso!» gli disse Artù. «Era il cavaliere più nobile del mondo, ed io preferirei essere privato delle mie terre piuttosto che saperlo morto.»<br>«Non ve ne date pensiero, è più sano di voi» gli rispose Merlino. «È solo addormentato, ma si risveglierà fra tre ore. Vi avevo detto che era un cavaliere forte e coraggioso, e vi avrebbe ucciso se io non fossi intervenuto. Ma da ora in poi egli vi renderà ottimi servigi; il suo nome è [[Pellinore|Pellinor]], e un giorno avrà due figli di valore impareggiabile che si chiameranno [[Parsifal|Percival]] e [[Lamorak|Lamorak il Gallese]]. E sarà ancora Pellinor a rivelarvi il nome del figlio che avete concepito in vostra sorella e che sarà la rovina del regno.» (p. 40) [[File:Boys King Arthur - N. C. Wyeth - p16.jpg|thumb|Artù riceve Excalibur]] *Proseguirono il cammino finché si trovarono sulla riva di un lago vasto e ameno, dal quale videro emergere un braccio rivestito di sciamito bianco: esso terminava in una mano che stringeva una magnifica spada.<br>«È quella l'arma di cui vi parlavo» disse Merlino ad Artù. E poiché in quel momento una donna passava sul lago, il re chiese chi fosse.<br>«È la [[Dama del Lago]]; sul fondo di questo specchio d'acqua si trova una caverna che ha l'interno decorato con tale ricchezza da renderlo la residenza più piacevole del mondo» gli spiegò Merlino. «Ora la dama si avvicinerà; allora voi dovrete pregarla cortesemente di darvi la spada.»<br>Infatti la dama si diresse verso Artù e lo salutò, e il re, dopo aver ricambiato il saluto, le chiese:<br>«Di chi è la spada che quel braccio tiene alta sull'acqua? Io sono senza armi, e vorrei che fosse mia.»<br>«Essa mi appartiene» gli rispose la dama «ma se mi concederete un dono allorquando ve lo chiederò, sarà vostra.»<br>«Ve lo accorderò, sulla mia parola» le promise Artù.<br>«Allora montate sulla barchetta che vedete laggiù, raggiungete a remi la spada e prendetela insieme al suo fodero. Io reclamerò il mio dono quando lo riterrò opportuno».<br>Artù e Merlino smontarono di sella e legarono i cavalli a due alberi. Poi salirono sulla piccola imbarcazione e, quando ebbero raggiunto la mano e la spada, il re ne afferrò l'impugnatura e la trattenne, mentre mano e braccio scomparivano sott'acqua. (pp. 40-41) *«Vi piace più l'arma o il fodero?» gli chiese Merlino.<br>«Preferisco la spada.»<br>«Non siete molto saggio, perché il fodero vale dieci volte di più! Finché lo avrete al fianco, esso impedirà alle vostre ferite di sanguinare, per quanto gravi possano essere. Quindi badate a non abbandonarlo mai.» (p. 41) *Poi re Artù fece cercare, sotto pena di morte, tutti i bambini che erano nati il primo di maggio concepiti da baroni e da dame, perché Merlino gli aveva detto che proprio in quella data aveva visto la luce di colui che lo avrebbe ucciso. Tra i numerosi figli di signori scovati e mandati a corte, si trovava anche [[Mordred]], il figlio della moglie di re Lot.<br>I fanciulli vennero messi su una nave che fu lasciata alla deriva sul mare, ma il caso volle che essa naufragasse ai piedi di un castello e che tutti i bambini morissero salvo proprio Mordred che ne era stato scagliato fuori e che fu ritrovato da un buon uomo che lo allevò. Quando poi il fanciullo ebbe compiuto i quattordici anni, fu mandato a corte, come narreremo verso la fine del libro della Morte di Artù. Ora diremo che i baroni del regno furono molto addolorati per la morte dei loro figli e ne incolparono più Merlino che Artù, ma poi rimasero in pace sia per timore sia per lealtà nei confronti del sovrano. (p. 43) ====Libro II==== [[File:The Death of Balin and Balan.png|thumb|La morte di Balin e Balan]] *«Ah, bella damigella, dignità, virtù e valore non sono riposti solo nell'[[abbigliamento]]!» esclamò [[Sir Balin|Balin]]. «La virilità e l'onore sono celati nella persona, e vi sono molti insigni cavalieri ignoti a tutti, a riprova che il pregio e l'ardimento non hanno alcun rapporto con le vesti che indossano.» (p. 46) *Non pochi pensano di fare scorno a un [[avversario]], e poi scoprono che il loro intento si è ritorto a loro danno. ([[Sir Balin]], p. 50) *Badate, sire, di conservare con cura il fodero di Excalibur e ricordate che finché l'avrete con voi le vostre ferite, per quanto gravi, non sanguineranno. ([[Mago Merlino]], p. 57) *Rimasto disarmato, {{NDR|[[Sir Balin]]}} si precipitò allora alla ricerca di un'altra arma entrando prima in una stanza poi un'altra e in un'altra ancora, senza riuscire a trovare nulla e sempre incalzato dappresso da [[Re Pescatore|re Pellam]]. Infine varcò la porta di una camera meravigliosamente decorata e vide che vi si trovava un uomo disteso su un letto coperto dai più splendidi drappi d'oro che si possano immaginare. Vicino al letto, su un tavolo d'oro puro sorretto da quattro zampe d'argento, era posata una lancia di singolare fattura. Balin la afferrò, si volse a fronteggiare Pellam e lo colpì con forza, facendolo cadere in terra privo di sensi. Allora il tetto e le mura del castello crollarono e anche Balin fu gettato al suolo, dove rimase senza potersi muovere. [...] Da allora re Pellam rimase infermo per molti anni, e guarì solo quando fu curato da [[Galahad]], il nobile principe, nel corso della ricerca del [[Graal|Sangrail]] – il bacile che conteneva il sangue di Nostro Signore Gesù Cristo portato in Inghilterra da Giuseppe d'Arimatea, cui un tempo era appartenuto anche lo splendido letto. La [[Lancia di Longino|lancia]] che aveva inferto il [[Colpo Doloroso]] era la stessa con cui Longino aveva ferito Nostro Signore al cuore, e poiché re Pellam era affine alla stirpe di Giuseppe e l'uomo più degno di quei tempi, la sua infermità provocò dolore, lutti e pene. (pp. 61-62) *«Fratello, mi hai ucciso e io ho ucciso te. Il mondo intero parlerà di noi» disse poi Balin quando si fu ripreso.<br>«Perché mai non ti ho riconosciuto!» si lamentò Balan. «Avevo notato le due spade, ma dato che portavi uno scudo non tuo ti avevo creduto un altro.»<br>«È colpa di uno sciagurato cavaliere che facendomelo cambiare ci ha dato la morte. Se potessi sopravvivere distruggerei il castello per i malvagi costumi che alberga.»<br>«E sarebbe ben fatto!» approvò Balan. «Da quando vi arrivai non ebbi più la possibilità di ripartirne perché uccisi il cavaliere che era a guardia dell'isola. Lo stesso accadrà anche a te, fratello. Avresti dovuto uccidermi, come del resto hai fatto, ma poi metterti in salvo con la fuga.»<br>In quel mentre sopraggiungeva la signora del castello con quattro cavalieri, sei dame e sei servitori, e sentì le pietose parole che si scambiavano i fratelli.<br>«Uscimmo entrambi da un medesimo sacello, il ventre di nostra madre, e giaceremo insieme in una stessa fossa» dicevano. (p. 66) *Il mattino successivo comparve Merlino e fece incidere in lettere d'oro sulla tomba dei fratelli una scritta che diceva:<br><div class="center">{{maiuscoletto|Qui giace Balin il Selvaggio, che era il cavaliere dalle due spade che inferse il Colpo Doloroso.}}</div><br>Poi, presa la spada di Balin e sostituitone il pomo con un altro, ordinò a un cavaliere di brandirla, ma quello non vi riuscì nonostante i ripetuti sforzi. Allora Merlino scoppiò a ridere.<br>«Perché ridete?» gli chiese il cavaliere.<br>«Solo i campioni migliori del mondo potranno maneggiare questa spada, cioè [[Lancillotto]] e suo figlio Galahad. E con quest'arma Lancilotto ucciderà ser Galvano, il nipote di re Artù» gli rispose Merlino, che fece incidere la profezia sul pomo della spada.<br>Poi operò perché un ponte di ferro e di acciaio collegasse l'isola con la terraferma, e lo fece largo solo mezzo piede perché soltanto l'uomo più eccellente e mondo da malizia e villania potesse avere l'ardire di attraversarlo. Inoltre lasciò sull'isola il fodero della spada di Balin perché Galahad potesse trovarlo, e fece sì che per magia la spada restasse infissa in un blocco di marmo grande come la mola di un mulino, che galleggiò per molti anni nella corrente di un fiume fin sotto le mura di Camelot. Un giorno di Pentecoste Galahad, il nobile principe, che aveva già trovato il fodero, avrebbe estratto la spada così come è narrato nel libro del Sangrail. (p. 67) ====Libro III==== [[File:The Beguiling of Merlin by Edward Burne-Jones.jpg|thumb|Merlino e la Dama del Lago]] *Che un re tanto illustre per nobiltà e valore voglia prendere in moglie [[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]] è la notizia più bella che abbia mai ricevuto [...]. Gli offrirei volentieri anche le mie terre se pensassi di poterlo compiacere, ma ne ha già tante e sono certo che non ne ha bisogno. Gli farò quindi un dono che gradirà molto di più, perché gli consegnerò la [[Tavola Rotonda]] che mi fu data da Uther Pendragon. Essa può ospitare un massimo di centocinquanta cavalieri; cento li ho io stesso, ma gli altri mi sono stati uccisi. ([[Leodegrance]], p. 69) *«Ma perché vi sono due seggi vuoti alla Tavola Rotonda?» chiese poi Artù a Merlino.<br>«Sire, sono destinati a uomini degni del più alto onore, e sul [[Seggio Periglioso]] siederà solo un cavaliere senza pari. Chiunque altro sarà tanto ardito da tentare di prendervi posto, sarà annientato.» (p. 72) *Devi concedere [[misericordia]] a coloro che t'implorano, perché un [[cavaliere]] spietato è un cavaliere senza onore. ([[Gaheris]], p. 76) *Così, portate a termine le tre ricerche affidate a ser Galvano, a ser Tor e a re Pellinor, re Artù confermò la nomina di tutti i cavalieri, assegnò terre a quelli che non avevano e impose loro di non commettere mai oltraggi o omicidi, di rifuggire sempre dal tradimento, di non comportarsi mai con efferatezza, ma di concedere grazia a chi la implorasse, sotto sanzione di perdere per sempre l'onore e la sua protezione. Inoltre il re ingiunse loro, pena di morte, di soccorrere sempre le dame, le damigelle e le gentildonne e di non ingaggiare combattimenti in contese ingiuste per amore o per beni mondani. Tutti i [[cavalieri della Tavola Rotonda]] giurarono in tal senso, i giovani come i vecchi, e ogni anno rinnovavano il giuramento in occasione della festa solenne della Pentecoste. (p. 87) *Non passò molto che la [[Dama del Lago|Damigella del Lago]] partì e Merlino la seguì tentando più volte di farla sua con le proprie arti sottili, ma poi Nimue gli fece giurare di non fare mai più uso con lei dei suoi incantesimi, perché altrimenti non l'avrebbe mai avuta. [...] Poi Merlino e la damigella ripartirono per la Cornovaglia, e nel corso del viaggio egli le insegnò molti altri prodigi. Ma poiché le stava sempre intorno per cogliere la sua verginità, Nimue lo prese a noia e pensò di liberarsene; tuttavia non sapeva come fare anche perché ne aveva paura, dato che Merlino era figlio di un diavolo.<br>Ora, avvenne che un giorno Merlino le facesse vedere una caverna meravigliosa che si sprofondava sotto una grande pietra che la damigella, mettendo in opera le arti che aveva apprese, lo inducesse ad entrarvi per mostrarle i prodigi che essa nascondeva. Poi fece in modo che egli non ne uscisse mai più di quante arti magiche mettesse in opera, e si allontanò lasciandolo prigioniero. (pp. 88-89) ====Libro IV==== *Ahimè, da quando sono stato incoronato non ho avuto un solo mese di riposo! ([[Re Artù]], p. 90) *{{NDR|Su [[Sir Tor]]}} Parla poco e agisce molto di più, e non conosco nessuno qui a corte che sia di nascita più nobile, o che gli sia pari in valore e in possanza. ([[Re Artù]], p. 94) *[...] mi sono impegnato a battermi ad oltranza e preferisco morire con onore piuttosto che vivere nella vergogna. Se mi fosse possibile perdere la vita cento volte, piuttosto che arrendermi a voi sceglierei lo stesso di morire. Sono senza armi, ma non senza onore, e del resto se ucciderete un uomo inerme, il disonore ricadrà su di voi. ([[Re Artù]], p. 101) *{{NDR|Sulla [[Fata Morgana (mitologia)|Fata Morgana]]}} Mi vendicherò su di lei con tale durezza che tutto il mondo cristiano ne dovrà parlare, perché Dio sa che l'ho onorata e venerata più di ogni altra del mio sangue e che avevo più fiducia in lei che in mia moglie e negli altri miei parenti. ([[Re Artù]], p. 103) *La gente dice che Merlino è figlio di un diavolo, ma io posso affermare di essere stato concepito da un demone sulla terra! ([[Ywain]], p. 105) *[...] non è cavalleresco che uno resti in arcioni mentre l'altro è a piedi. ([[Morholt|Moroldo]], p. 112) *Una dama tanto superba da non avere misericordia di un valoroso [[cavaliere]] non ha diritto alla felicità! ([[Dama del Lago]], p. 121) ====Libro V==== *In pace da lungo tempo, [[re Artù]] aveva indetto una festa sfarzosa. La Tavola Rotonda era al completo di tutti i suoi alleati sovrani, principi e nobili cavalieri quando, mentre egli sedeva sul trono, entrarono nella sala dodici vecchi che recavano rami d'ulivo nelle mani a significare di essere venuti come ambasciatori e messaggeri dell'imperatore Lucio, a quel tempo chiamato Dittatore o Procuratore del Bene Pubblico di Roma. Giunti alla presenza del re, essi gli resero omaggio con un inchino e gli parlarono nel seguente modo:<br>«Il nobile e potente imperatore Lucio saluta il re di Britannia. Vi ordina di riconoscerlo come vostro signore e di inviargli il tributo che questo regno deve all'impero e che, come risulta dai documenti, già pagavano vostro padre e i vostri predecessori. Se agirete da ribelle e non lo riconoscerete come vostro sovrano, deterrete e tratterrete le vostre terre in contrasto con gli statuti e i decreti stabiliti dal nobile e illustre Giulio Cesare, conquistatore di questo paese e primo imperatore di Roma. Sappiate anche se vi opporrete alle sue richieste e ai suoi ordini, Lucio condurrà una guerra implacabile contro la vostra persona, i vostri regni e le vostre terre, e punirà voi e i vostri sudditi come esempio perpetuo per tutti i sovrani e i principi che rifiutano il tributo al nobile impero che domina sull'intero mondo.» (p. 131) *[...] io non pagherò mai il tributo a Roma! A quanto so Belino e Brenio, sovrani di Britannia, hanno tenuto a lungo l'impero nelle proprie mani, come anche Costantino figlio di Elena: vi è quindi la prova palese che non dobbiamo alcun tributo e che anzi, essendo noi i loro discendenti, abbiamo il diritto di reclamare il titolo all'impero. ([[Re Artù]], p. 132) *Artù presiedeva la Tavola Rotonda e appariva l'uomo più gagliardo che esista, capace di conquistare l'intera terra, che è ben poco per lui. (p. 134) *Mentre il re era assopito nella propria cabina ebbe un sogno meraviglioso: gli parve che un [[drago]] terrificante, giunto in volo dalla parte d'Occidente, affogasse molta della sua gente. Esso aveva la testa smaltata d'azzurro e le spalle che brillavano come oro, il ventre simile a maglie di straordinari colori, la coda coperta di scaglie, le zampe di splendido zibellino e gli artigli come oro fino. Dalla bocca gli scaturiva un'orrenda fiamma che faceva apparire di fuoco la terra e il mare. Poi, in una nuvola, giungeva dall'Oriente un feroce cinghiale nero dagli artigli grandi come pilastri. Coperta da pelame irsuto, era la bestia più ripugnante che si fosse mai vista, e ruggiva e muggiva in modo incredibilmente orribile. Il drago allora si sollevava nell'aria come un falco e assaliva con violenza il cinghiale che rispondeva ferendolo al petto con le zanne grigie, e quel sangue bollente faceva rosseggiare il mare. Allora il drago volava a grandi altezze, poi si precipitava fragorosamente a colpire il cinghiale sulla sommità del dorso, lungo dieci piedi dalla testa alla coda, riducendogli in polvere le ossa e la carne, che prendevano a volteggiare per tutta l'ampiezza del mare.<br>Il re si svegliò di colpo e, sconcertato dal sogno, mandò a chiamare un saggio filosofo cui ordinò di spiegarne il significato.<br>«Sire» fu la risposta del sapiente «il drago rappresenta la vostra persona, i colori delle sue ali sono i regni che avete conquistato e le scaglie di cui è irta la coda rappresentano i nobili cavalieri della Tavola Rotonda. Il cinghiale che usciva dalle nuvole e che fu ucciso dal drago simboleggia un tiranno che tormenta il popolo, o forse anche che voi dovrete battervi di persona contro il più orrido e abominevole gigante che avrete mai visto in tutta la vita. Non avete dunque nulla da temere da questo sogno: andate avanti da conquistatore.» (pp. 135-136) *Guardate quanto sono tronfi di orgoglio e di millanteria questi Britanni! [...] Si vantano come se avessero già conquistato il mondo intero! (p. 140) ====Libro VI==== *Poco tempo dopo che [[re Artù]] era tornato in Inghilterra da Roma i [[cavalieri della Tavola Rotonda]] si riunirono a corte per dedicarsi a giostre e a tornei. Non pochi cavalieri novelli compirono onorevoli gesta d'armi e superarono i compagni dando prova di valore e di prodezza, ma tra tutti spiccò [[Lancillotto|ser Lancillotto]] del Lago che fu il migliore nei tornei, nelle giostre e nelle prove d'armi sia al primo sia all'ultimo sangue, e non si fece mai sopraffare se non per tradimento o per incantesimo.<br>Dunque ser Lancillotto si meritò una tale unanime ammirazione che il libro francese dice che era il cavaliere migliore della corte dopo il ritorno del re da Roma. Per tutti questi motivi, la regina Ginevra lo predilesse tra gli altri, e poiché anche egli la ricambiava amandola più di qualunque altra dama o damigella della sua vita, compì per lei molte prodezze d'armi. (p. 157) *[...] non posso impedire alla gente di dire quel che vuole, ma non penso affatto di prendere moglie, perché dovrei restare al suo fianco trascurando le armi, i tornei, le battaglie e le avventure. Quanto poi ad avere delle amiche, rifiuto il piacere che esse potrebbero darmi soprattutto perché sono timorato di Dio. Vedete, i [[Cavaliere|cavalieri]] che si danno all'adulterio e al libertinaggio non sono felici o fortunati in battaglia, e sono quasi sempre sopraffatti da cavalieri meno abili, oppure per caso e per malasorte uccidono uomini migliori di loro. Credo quindi che sarà sempre un infelice l'uomo che ha delle amanti, e che tutto ciò che avrà a che fare con lui sarà perseguitato dalla sorte. ([[Lancillotto]], p. 170) *Ahimè, che peccato che un cavaliere debba morire senza le armi in mano! ([[Lancillotto]], p. 181) ====Libro VII==== *[[Re Artù|Artù]] dunque si era seduto a banchetto con vari altri sovrani e con tutti i [[cavalieri della Tavola Rotonda]], salvo quelli che erano stati fatti prigioniero o uccisi in scontri d'armi, quando i tre uomini fecero il loro ingresso nella sala. Due erano cavalieri di bell'aspetto e riccamente vestiti, e sulle loro spalle si appoggiava il terzo, il giovane più bello del mondo, alto, robusto e prestante, dal viso perfetto e dalle più grandi e splendide mani che si fossero mai viste, ma che si muoveva come se non riuscisse a reggersi senza essere sostenuto. Artù ordinò che si facesse silenzio e si lasciasse spazio per il loro passaggio, e i tre uomini avanzarono fino all'alta predella senza pronunziare una parola; poi il più giovane si trasse un poco indietro e, raddrizzandosi agilmente in tutta la persona, disse:<br>«Re Artù, Dio benedica voi e tutta la vostra bella certe e, in particolare, i compagni della Tavola Rotonda. Sono venuto per pregarvi di accordarmi tre doni, e poiché le mie richieste non sono irragionevoli e non vi causeranno danni o perdite, potrete concedermeli senza tema di essere disonorato. Il primo lo chiederò subito, e gli altri due tra un anno in questo stesso giorno dovunque vi troverete a celebrare la festa solenne.»<br>«Avrai quanto desideri» dichiarò il re.<br>«Allora, sire, questa è la mia prima supplica: datemi da mangiare e da bere a sufficienza per un anno, al termine del quale avanzerò le altre due preghiere.»<br>«Bel figliolo, ti consiglio di domandare di più: quello che hai espresso è un desiderio troppo umile» gli rispose Artù. «Il mio cuore prova grande inclinazione per te perché ritengo che tu discenda da una nobile schiatta: l'opinione che mi sono fatto risulterebbe fallace se non dovessi dimostrarti di altissimo lignaggio.»<br>«Sire, sia come deve essere, ho chiesto esattamente quello che volevo» replicò il giovane.<br>«Non credo che tu non lo conosca!» esclamò il re, che poi affidò il giovane a [[Sir Kay|ser Kay il Siniscalco]], ordinando che gli desse i migliori cibi e le migliori bevande e un corredo degno del figlio di un barone.<br>«Non ci sarà bisogno di spendere tanto per lui» osservò però ser Kay. «Secondo me è nato villano e non diventerà mai un gentiluomo, altrimenti vi avrebbe chiesto un cavallo e un'armatura. I suoi desideri rispecchiano invece la sua condizione. Comunque, dato che non ha nome, lo chiamerò [[Sir Gareth|Bellamano]] e lo porterò in cucina dove potrà mangiare tutti i giorni tanto di quel brodo che tra un anno sembrerà un porcello all'ingrasso.» (pp. 187-188) *Appena i due uomini che avevano accompagnato il giovane furono ripartiti lasciandolo nelle mani di ser Kay, questi cominciò a schernirlo e a farsi beffe di lui. Ma [[Gawain|ser Galvano]] se ne adirò e [[Lancillotto|ser Lancillotto]] ordinò al siniscalco di smetterla, aggiungendo che era pronto a scommettere che si sarebbe dimostrato un cavaliere di grande valore.<br>«Non avete ragioni per ritenerlo» replicò il siniscalco. «Le sue rischieste mostrano la sua vera natura; non vuole che da bere e da mangiare e in fede mia deve essere cresciuto in un'abbazia dove, comunque andassero le cose, gli facevano sempre mancare il vitto! Per questo è venuto a cercarlo qui.» (p. 189) *Così Bellamano fu mandato in cucina, e la notte dormiva con gli altri garzoni, sopportando tutto pazientemente per dodici mesi. Ma nel frattempo era riuscito a incontrare il favore generale, degli uomini come dei ragazzi, per la sua umiltà e la sua dolcezza. E ogni volta che vedeva dei cavalieri intenti alle giostre, se poteva si fermava ad osservarli e cercava in tutti i modi di trovarsi ovunque si svolgesse qualche prova di prodezza, così che accadeva che chiunque si esercitasse nel lancio di sbarre o di pietre si trovava sempre superato da lui di almeno due iarde. (p. 189) *«In nome di Dio, ti assicuro che ho dovuto impegnarmi al massimo per non essere disonorato; perciò non dovrai temere nessun altro» disse Lancillotto a Bellamano.<br>«Credete che un giorno sarò in grado di tenere testa a qualunque provetto cavaliere?» gli chiese allora il giovane.<br>«Certamente, combatti come hai fatto oggi e io te ne sarò garante.»<br>«Adesso, quindi, vi prego di armarmi.»<br>«Però dovrai dirmi il tuo nome e il tuo lignaggio.»<br>«Ve lo dirò, signore, purché non lo riveliate ad alcuno.»<br>«Te ne do la mia parola, finché non sarà universalmente noto.»<br>«Mi chiamo Gareth e sono fratello germano di ser Galvano» gli disse infine Bellamano.<br>«Ah, signore, ne sono molto lieto! Ho pensato fin dal primo momento che doveste essere di sangue nobile e che non foste venuto a corte solo per mangiare e bere!» esclamò ser Lancillotto; dopo di che lo armò cavaliere. (pp. 192-193) *[...] non lasciatemi morire quando una parola [[Cortesia|cortese]] potrebbe salvarmi! (Sir Pertolepe, p. 199) *Un [[cavaliere]] deve tollerare qualunque cosa da parte di una [[damigella]] [...]. Per questo non ho badato alle vostre parole, per quanto ingiuriose fossero; anzi, quanto più mi offendevate e mi facevate montare in collera, tanto più sfogavo la mia ira contro gli avversari che incontravo. Così le vostre ingiurie mi hanno esortato a battermi e mi hanno indotto a cimentarmi per provarvi fino in fondo di cosa sono capace. Se ho cercato accoglienza nelle cucine di Artù, è stato solo per avventura, perché avrei potuto trovare di che sostentarmi in qualunque altro posto. Ma l'ho voluto fare per mettere alla prova i miei amici e perché un giorno si potesse sapere che sono un gentiluomo. ([[Sir Gareth]], p. 203) *{{NDR|Su [[Sir Gareth]]}} Ha sconfitto tutti e quattro i fratelli e ucciso il Cavaliere Nero [...]. Ma prima ancora aveva fatto di più: aveva disarcionato ser Kay lasciandolo a terra mezzo morto e aveva affrontato un duro scontro con ser Lancillotto concludendolo alla pari. È stato allora che ser Lancillotto lo ha armato cavaliere. (p. 206) *{{NDR|Su [[Sir Gareth]]}} Lancillotto era il cavaliere che il giovane amava di più; perciò rimase quasi sempre con lui anche perché, dopo che si fu assicurato della buona salute di ser Galvano, non volle più accompagnarsi a quell'uomo vendicativo che, quando odiava, era pronto anche a commettere omicidi. E a ser Gareth questo ripugnava. (p. 236) ====Libro VIII==== *Al tempo in cui Artù era re supremo d'Inghilterra, del Galles, della Scozia e di numerosi regni, v'erano altri sovrani che regnavano su molte contrade: un paio nel Galles, altrettanti in Cornovaglia e nell'Occidente, due o tre in Irlanda e un gran numero nel Settentrione, ma tutti costoro gli dovevano obbedienza ed erano suoi vassalli, al pari del re di Francia, del re di Bretagna, e di tutti gli altri baroni fino a Roma. (p. 241) [[File:Arthur Hughes cartoon the Birth of Sir Tristram.jpg|thumb|La nascita di [[Tristano]]]] *Ah, figlioletto mio [...] hai dato la morte a tua madre! Se in così giovane età sai giù uccidere, suppongo che diverrai un uomo gagliardo e, poiché morrò per averti messo al mondo, voglio che la mia ancella preghi il mio signore e Meliodas che al battesimo ti imponga il nome di [[Tristano]], a significare il dolore della tua nascita. (Elisabetta, p. 242) *{{NDR|Su [[Tristano]]}} [...] egli diede inizio alle buone regole del trattare ogni tipo di cacciagione e introdusse i termini appropriati che sono in uso ancor oggi, onde il libro della caccia col falcone, al cervo e a ogni altro animale selvatico, è chiamato il libro di ser Tristano. Mi sembra pertanto che tutti i gentiluomini di antico blasone debbano giustamente onorarlo, perché è proprio da tali termini, che resteranno in uso fino al giorno del Giudizio, che gli uomini d'onore possono distinguere un gentiluomo da un uomo libero e quest'ultimo da un villano. Colui che è [[Gentilezza|gentile]] sarà infatti attratto dalle virtù cortesi e seguirà i nobili costumi degli uomini d'onore! (p. 244) *Ora accadde che re Agwisance d'Irlanda mandasse a chiedere a [[Marco di Cornovaglia|re Marco di Cornovaglia]] il tributo che questi gli aveva corrisposto per molti inverni e che da sette anni aveva smesso di pagare. Il re e i suoi baroni ordinarono ai messaggeri di tornare dal loro signore con questa risposta:<br>«Noi non gli pagheremo alcun tributo e se vorrà esigerlo mandi in Cornovaglia un cavaliere fidato che combatta per il suo diritto, perché noi ne troveremo un altro che difenda il nostro.»<br>I messageri tornarono dunque con quella risposta che accese d'ira re Agwisance. Convocato [[Morholt|ser Moroldo]], un nobile e provato cavaliere, compagno della Tavola Rotonda e fratello della regina d'Irlanda, il sovrano gli disse:<br>«Bel fratello, ti prego di andare per amor mio in Cornovaglia a combattervi per il tributo che ci spetta. Sarai ben risarcito per tutto quello che spenderai e avrai più di quanto ti occorra.»<br>«Sire» rispose ser Moroldo «per il diritto vostro e della vostra terra non esiterò a dare battaglia al miglior cavaliere della Tavola Rotonda, conosco la maggior parte di loro e le imprese che hanno compiuto, e affronterò volentieri questo viaggio che accrescerà la fama delle mie gesta.» (p. 245) *Raccomandami a mio zio re Marco e pregalo, se sarò ucciso in battaglia, di seppellire il mio corpo nel modo che riterrà più opportuno [...]. Sappia che non mi arrenderò per viltà e che mi farò uccidere piuttosto che fuggire: in tal modo il regno non sarà costretto al tributo per causa mia; ma se mi arrendersi dichiarandomi sconfitto o se fuggissi, digli che non dovrà mai seppellirmi in terra consacrata. ([[Tristano]], p. 248) *Appena ser Moroldo ebbe scorto Tristano, gli disse:<br>«Giovane cavaliere, ser Tristano, che fate qui? Sono molto dispiaciuto che abbiate avuto tanto coraggio, perché dovete sapere che mi sono battuto con molti nobili cavalieri, i migliori di questo paese e del mondo intero, e li ho vinti tutti. Seguite dunque il mio consiglio e ripartite.»<br>«Ser Moroldo, cavaliere leale e ben provato» gli rispose ser Tristano «non posso rinunciare alla nostra contesa perché proprio oggi ho ricevuto l'ordine della cavalleria e mi sono impegnato ad acquistarmi onore combattendo contro di voi che avete fama di essere tra i cavalieri più stimati del mondo. Al contrario io non mi sono ancora cimentato con un buon cavaliere, ma confido in Dio che potrò comportarmi onorevolmente liberando per sempre la Cornovaglia da ogni genere di tributo da parte del vostro paese.»<br>Quando ser Moroldo ebbe inteso il suo intento, aggiunse:<br>«Bel cavaliere, poiché siete deciso ad acquistare merito a mio danno, voglio che sappiate che non sarete disonorato se riuscirete a resistere a tre dei miei colpi, perché è proprio per le mie nobili imprese, provate e vedute, che re Artù mi fece cavaliere della Tavola Rotonda.» (p. 249) *Io non sono che un novello cavaliere e al primo cimento, ma piuttosto che tirarmi indietro preferirei essere fatto in cento pezzi! ([[Tristano]], p. 250) *Con grande benevolenza, il re affidò Tamtrist alla custodia e alle cure della figlia [[Isotta|Isotta la Bella]], che era molto esperta di medicina. La fanciulla infatti scoprì che alla base della ferita vi era del veleno, e la guarì in poco tempo. Così il giovane forestiero nutrì per lei un grande amore, tanto più che non v'era al mondo pulzella o dama più bella, e in cambio delle sue cure le insegnò a suonare l'arpa. E anche Isotta cominciò a sentire una grande inclinazione verso di lui.<br>[[Palamede (ciclo arturiano)|Ser Palamede il Saraceno]], beneaccetto al re e alla regina, si trovava a quel tempo nel paese, e ogni giorno si presentava con molti doni a Isotta la Bella, che amava appassionatamente. Di ciò si avvide Tamtrist, cui era nota la fama di nobiltà e di ardimento del cavaliere, e siccome Isotta la Bella gli aveva anche detto che il Saraceno aveva intenzione di farsi battezzare per amor suo, tra i due cavalieri c'era grande gelosia e Tamtrist ne era molto contrariato. (p. 252) [[File:Waterhousem Tristan and Isolde.jpg|thumb|Tristano e Isotta bevono il filtro d'amore]] *Un giorno Isotta la Bella e la regina sua madre prepararono un bagno per Tamtrist. Mentre egli era immerso nell'acqua accudito da Governale e da ser Hebes e le due donne si affaccendavano da una parte all'altra della camera, il caso volle che la regina vedesse la spada del giovane posata sul letto e che malauguratamente la traesse dal fodero. Dopo averla ammirata a lungo, ché era invero un'arma molto bella, le due dame notarono che il filo della lama era rotto a un piede e mezzo dalla punta e che ne mancava un buon pezzo. Quella falla ricordò subito alla regina il frammento di spada trovato nel cranio di ser Moroldo.<br>«Ahimè, figlia mia» esclamò «costui è il cavaliere traditore che uccise mio fratello, tuo zio!»<br>Isotta ne fu amaramente turbata, ché amava profondamente Tamtrist e conosceva appieno la crudeltà della madre.<br>Intanto la regina si era prontamente recata nella propria camera e da un suo cofano aveva preso il framment di spada estratto dalla testa di ser Moroldo dopo la sua morte; quindi si era affrettata a tornare al letto su cui era posata l'arma di Tamtrist e vi aveva inserito il pezzo d'acciaio: esso combaciò con la tacca della lama quasi non se ne fosse mai distaccato.<br>Subito la dama impugnò fieramente la spada e con tutta la sua forza corse addosso a Tamtrist che era ancora nel bagno, sì che lo avrebbe tagliato in due se ser Hebes non l'avesse afferrata per le braccia strappandole l'arma di mano. Non avendo così potuto portare a termine il suo malvagio intento, la regina corse dal marito, re Agwisance, e, gettatasi in ginocchio, gli disse:<br>«Ahimè, mio signore, ospitate in casa vostra il traditore che uccise mio fratello ser Moroldo, nobile combattente e vostro servitore.»<br>«Chi è e dove si trova?» chiese il re.<br>«È Tamtrist, colui che mia figlia ha guarito.» (p. 255) *Mio padre è ser Meliodas re di Liones e mia madre, che si chiamava Elisabetta, era sorella di re Marco di Cornovaglia. Ella morì nel darmi la luce nella foresta e, proprio per questo, prima di spirare ordinò che al battesimo mi fosse imposto il nome di Tristano, ch'io trasformai qui in Tamtrist poiché non volevo essere riconosciuto. Ho combattuto per il tributo della Cornovaglia per amore di mio zio e per il diritto di quella terra che egli possedeva da molti anni, e anche per accrescere il mio onore, perché ero stato fatto cavaliere proprio quel giorno ed ero al mio primo cimento. Solo per questo intrapresi la battaglia, e sappiate inoltre che ser Moroldo si sottrasse a me ancora in vita, abbandonando lo scudo e la spada. ([[Tristano]], p. 256) *Col passare del tempo [...] sorsero dissidi e gelosie tra il re e il nipote a causa di una dama, moglie del nobile conte ser Segwaride, di cui entrambi erano innamorati. La dama amava molto ser Tristano che la ricambiava, poiché era invero bella, e il cavaliere lo aveva ben notato, e re Marco, accesosi anch'egli d'amore per lei, lo aveva saputo e ne era geloso. (p. 258) *[...] benché tra loro vi fossero belle parole, finché visse re Marco non amò più il nipote {{NDR|[[Tristano]]}}, poiché ogni affetto si era spento per sempre. (p. 260) *[...] colui che ha una segreta [[ferita]] è riluttante a mostrare apertamente l'ingiuria subita! (p. 260) *[[Lancillotto|Ser Lancillotto]] non ha pari per gentilezza e cavalleria e, per il grande affetto che nutro per lui, non combatterò più di mia volontà contro di voi. ([[Tristano]], p. 264) *[...] re Marco non smise mai di pensare in cuore suo al modo di far perire Tristano. Infine escogitò di mandarlo come suo messaggero in Irlanda a chiedere in moglie Isotta la Bella, di cui il nipote aveva tanto lodato l'avvenenza e la bontà. Ma tutto ciò era fatto con l'intento di farlo morire. (p. 265) *Ser Tristano prese dunque il mare e, mentre si trovava nella cabina insieme ad Isotta, accadde che avessero sete e che lì accanto vi fosse una piccola fiasca d'oro contenente, a giudicare dal colore e dal sapore, un vino prelibato. Subito il giovane la prese dicendo:<br>«Madama Isotta, ecco la migliore bevanda che abbiate mai gustata e che la vostra ancella dama Brangania e il mio servitore Governale tenevano per sé.»<br>Risero entrambi di cuore e bevettero liberamente, brindando l'uno all'altra, sì che mai vino sembrò loro più dolce e prelibato. Ma appena l'ebbero inghiottito, essi si amarano sì intensamente che quel loro sentimento non li abbandonò mai più, nella buona e nella cattiva sorte. Era infatti quello il principio di un amore che li avrebbe accompagnati per tutti i giorni della vita. (p. 271) *Non è da buon [[cavaliere]] cogliere un altro in svantaggio [...]. ([[Tristano]], p. 284) *Ser Lamorak si allontanò in compagnia di ser Driant, ed essendosi imbattuto in un cavaliere che per ordine di [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana la Fata]] recava a [[re Artù]] un bel corno rifinito in oro, lo costrinse con la forza a rivelargli il motivo della sua missione. Seppe che il corno aveva una virtù – nessuna dama o gentildonna che non fosse fedele al proprio signore vi poteva bere senza versarne il contenuto – e che Morgana la Fata lo inviava in dono al fratello Artù a causa della [[Ginevra (ciclo arturiano)|regina Ginevra]] e per dispetto a ser Lancillotto.<br>«Se non vuoi morire» disse allora ser Lamorak «porterai il corno a re Marco, e gli dirai che glielo mando perché metta alla prova la fedeltà della sua sposa.»<br>Il cavaliere si recò così da re Marco e gli disse che gli inviava quel corno prezioso e qual era la sua qualità. Il re costrinse quindi la regina Isotta a bere, e dopo di lei cento altre dame, ma solo quattro tra esse riuscirono a non versare la bevanda.<br>«Ahimè, è una grave infamia» esclamò il sovrano, giurando poi solennemente che avrebbe condannato al rogo la regina e le altre.<br>Ma i baroni si radunarono e dichiararono apertamente di non essere disposti a tollerare che le dame venissero arse per via di un oggetto fatto con arti magiche dalla strega più fals e incantatrice che vi fosse al mondo e nemica dei veri amanti, e affermarono che quel corno non operava mai niente di buono e causava solo odio e dissidi. Molti cavalieri fecero pertanto voto di usare ben poca cortesia a Morgana la Fata, se ma l'avessero incontrata. (pp. 284-285) *[...] uccisi ser Moroldo liberando la Cornovaglia dal tributo, e sono anche colui che salvò il re d'Irlanda da ser Blamor di Ganis e che vinse ser Palamede. Sono Tristrano di Liones e, con la grazia di Dio, libererò quest'infelice contrada. ([[Tristano]], p. 291) *«[...] In cambio della mia cortesia voi esponeste al biasimo molte dame, inviando a re Marco il corno di Morgana la Fata, per risentimento verso di me.»<br>«Lo rifarei se fosse il caso» affermò ser Lamorak. «Preferivo che la disputa si svolgesse alla corte di re Marco piuttosto che a quella di re Artù, perché non sono di pari onore.»<br>«Questo lo so, ma voi agiste solo per far dispetto a me» replicò Tristano. «Eppure, nonostante il vostro malanimo, ringrazio Dio che non avete fatto grande danno. Lasciate dunque ogni vostro rancore e io farò altrettanto: uniamo invece le nostre forze e acquistiamoci merito uccidendo il gigantesco signore dell'isola, ser Nabon il Nero.»<br>«Signore, ora comprendo la vostra cavalleria!» esclamò ser Lamorak. «Non può essere menzognero ciò che tutti dicono di voi: per nobiltà, generosità e virtù non avete pari e mi pento di avervi mostrato villania.» (p. 292) *[...] molti dicono dietro le spalle di un uomo quello che non gli direbbero mai in faccia. ([[Lamorak]], p. 295) ====Libro IX==== *Un giorno giunse alla corte di Artù un giovane di robusta costituzione, abbigliato sfarzosamente con una cotta di un ricco tessuto d'oro che tuttavia gli pendeva malamente addosso, a richiedere al re che lo armasse cavaliere.<br>«Come vi chiamate?» gli domandò il sovrano.<br>«[[Sir Breunor|Brunoro il Nero]], sire, e non tarderete a sapere che sono di nobile schiatta.»<br>«Sarà anche così» commentò [[Sir Kay|ser Kay]] «ma a vostro scherno sarete chiamato La Cotta Maltagliata per la pessima foggia del vostro abito.» (p. 299) *Sire [...] chiedo a voi e a tutta la corte che mi chiamate La Cotta Maltagliata: così mi ha soprannominato ser Kay e non voglio altro nome. ([[Sir Breunor]], p. 300) *Se alla tua prima giostra ti inviano un buffone a combatterti, sei davvero tenuto in poco conto alla corte di Artù! (Damigella Maldicente, p. 302) *Ah, bella damigella [...] vi prego di avere pietà e di non insultarmi oltre, perché la mia afflizione è grande abbastanza anche se non ne aggiungete del vostro. Tuttavia non mi considero un cattivo cavaliere per essere stato abbattuto da un compagno della Tavola Rotonda. ([[Sir Breunor]], p. 302) *{{NDR|Su [[Sir Breunor]]}} [...] vi dico apertamente che è un bravo cavaliere, e che si proverà nobile e prode. Se non si tiene ancora saldo in sella è solo perché gliene mancano la pratica e l'esperienza, ma quando è il momento di maneggiare la spada sa colpire con forza e valentia, ed è ciò che hanno compreso ser Bleoberis e [[Palamede (ciclo arturiano)|ser Palamede]] che, da uomini scaltriti dall'uso delle armi, sanno giudicare dal modo di cavalcare di un avversario se saranno in grado di rovesciarlo di sella o di assestagli un buon colpo. Ma per lo più essi non sono disposti a combattere a piedi con i giovani cavalieri, che sono agili e vigorosi. ([[Mordred]], p. 304) *{{NDR|Su [[Glatisant la Bestia]]}} Si trattava della bestia con la testa da serpente, il corpo da leopardo, le natiche da leone e le zampe da cervo; inoltre, ovunque essa andasse, dal suo ventre scaturiva uno strepito quasi vi fossero trenta coppie di veltri latranti. (p. 314) *[...] nessuno è conformato in modo da poter aver [[successo]] in ogni occasione: talvolta si ha la peggio per mala ventura e talaltra colui che è meno meritevole mette in svantaggio chi è migliore di lui. (p. 314) *«Chi vorreste assalire?» chiese [[Lamorak|ser Lamorak]].<br>«[[Lancillotto|Ser Lancillotto del Lago]]: se mai lo incontrassimo non potrebbe sfuggirci e lo metteremo a morte!»<br>«Vi assumete un compito molto arduo, perché è un cavaliere nobile e ben provato» fu la risposta di ser Lamorak.<br>«Non ne dubitiamo, ma ognuno di noi è sufficientemente forte per tenergli testa.»<br>«Non lo credo» replicò ser Lamorak. «In tutta la mia vita non ho mai inteso d'alcun cavaliere che ser Lancillotto non riuscisse a superare.» (p. 315) *[...] ognuno ritiene infatti che la propria dama sia superiore a ogni altra, e voi non dovete adirarvi se io lodo colei che maggiormente amo. Se la mia signora, la regina Ginevra, è ai vostri occhi la più avvenente, sappiate che la regina Morgawse sembra più bella ai miei, ed è ciò che ogni cavaliere pensa della propria dama. ([[Lamorak]], p. 316) *Ho ricevuto una bella ricompensa per aver combattuto contro [[Morholt|ser Moroldo]] e liberato il regno dalla sudditanza; e anche per aver portato in Cornovaglia la [[Isotta|regina Isotta]] sopportando gravi costi e pericoli. Quale compenso mi fu dato per essermi battuto con ser Blamor di Ganis in difesa di re Agwisance padre di Isotta la Bella, e cosa mi venne per aver abbattuto ser Lamorak il Gallese su richiesta di re Marco, o per aver vinto il Re dei Cento Cavalieri e il re del Galles del Nord che minacciavano le sue terre? E ancora, per aver salvato la regina dal buon cavaliere ser Palamede, e per aver ucciso il potente gigante Tawlas? Sappia re Marco, che ora mi dà tale mercede, che fu solo per amor mio che molti nobili cavalieri della Tavola Rotonda hanno finora risparmiato i baroni di questa contrada! ([[Tristano]], p. 326) *Ebbene, qui si può imparare che nessun [[cavaliere]] è tanto forte che non possa essere scavalcato, nessuno tanto saggio che non possa sbagliare, e che cavalca bene colui che non è mai caduto! ([[Dinadan]], p. 332) *{{NDR|Su [[Tristano]]}} Gesù misericordioso! Dacché presi le armi non vidi mai un cavaliere compiere gesta sì stupefacenti! Se lo assalissi ora, recherei onta a me stesso. ([[Lancillotto]], p. 335) *[...] un buon cavaliere deve sempre favorire un altro, giacché i simili sono attratti dai simili. (Re dei Cento Cavalieri, p. 336) *[...] nell'ardore della lotta spesso si colpiscono gli amici al pari dei nemici. ([[Lancillotto]], p. 343) *È difficile staccare la carne che è cresciuta intorno all'osso! ([[Lancillotto]], p. 348) *Anche il [[Pecora e lupo|lupo]] lascerebbe in pace la pecora se si trovassero insieme nella stessa prigione! ([[Dinadan]], p. 348) *Come dice il libro francese, [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana]] preferiva ser Lancillotto a ogni altro, e lo desiderava in ogni momento benché egli non acconsentisse ad amarla né a far nulla su sua richiesta. (p. 351) ====Libro X==== *Un [[cavaliere]] così ardito non morrà per mano di un branco di vigliacchi! ([[Tristano]], p. 357) *Ahimè, [[Isotta|Bella Isotta]] regina di Cornovaglia, perché mai vi amo? [...] Voi non avete colpa di questa mia pena e il biasimo ricade solo sui miei occhi: siete la più bella di tutte, e io da stolto non posso fare a meno di esservi devoto anche se non mi dimostrate né amore né cortesia, e amate riamata ser Tristano di Liones che è il cavaliere migliore del mondo. ([[Palamede (ciclo arturiano)|Palamede]], p. 373) *«Ecco un castello che non potrebbe essere preso o conquistato con alcuna macchina da guerra» disse ser Dinadan indicandolo al compagno. «Vi dimora la regina Morgana la Fata: lo ricevette dal fratello re Artù, che se ne è poi pentito amaramente. Da quel momento non c'è stato più accordo tra loro e la sorella gli ha fatto guerra ogni volta che ha potuto mantenendo proprio in questo maniero un folto gruppo di armati al solo scopo di distruggere quanti sono cari al re. Infatti non vi passa alcun cavaliere che non debba combattere contro uno, due o persino tre avversari. Se poi appartiene ad Artù ed è sconfitto, perde cavallo, armatura e ogni altra cosa che possiede, e persino la libertà qualora non riesca a fuggire.»<br>«Dio mi protegga!» esclamò ser Palamede. «Fare guerra al proprio signore che è chiamato il fiore della cavalleria cristiana e pagana è un costume malvagio e indegno di una regina, e io vi porrò fine di tutto cuore. Morgana non riceverà mai alcun servigio da me, e se come penso mi manderà contro i suoi cavalieri, essi avranno dì che combattere!» (p. 377) *Il racconto torna ora a [[Lamorak|ser Lamorak]] che era lodato e onorato da ogni buon cavaliere all'infuori di [[Gawain|ser Galvano]] e dei suoi fratelli che desideravano solo il suo male e che, meditando di cogliere l'occasione per ucciderlo, fecero venire la madre in un castello vicino a Camelot. La regina di Orkney era infatti giunta da poco allorché ser Lamorak le inviò un messaggero e fissò con lei un convegno di cui venne subito a conoscenza [[Gaheris|ser Gaheris]], che si pose in agguato.<br>A notte, ser Lamorak arrivò tutto armato, legò il cavallo vicino a una postierla segreta ed entrò in una stanza dove si tolse l'armatura; quindi raggiunse il letto della regina dove, amandosi di tutto cuore, essi trassero grande gioia l'uno dall'altra.<br>Quando ser Gaheris giudicò che fosse giunto il momento si accostò al letto e, afferrata bruscamente la madre per i capelli, le mozzò la testa. Ser Lamorak sentì così sprizzare su di sé il sangue caldo di colei che amava e balzò dal letto gridando come uomo aflitto e sgomento:<br>«Ah, ser Gaheris, cavaliere della Tavola Rotonda, avete commesso un'azione malvagia e vile! Perché uccideste la madre che vi generò? Avreste avuto maggior ragione di colpire me!»<br>«Dici il vero, e benché l'uomo sia nato per offrire il proprio servigio alla donna, sei tu che hai commesso l'offesa» replicò ser Gaheris. «Tuo padre uccise il nostro, eppure tu hai giaciuto con nostra madre disonorando me e i miei fratelli: è una vergogna troppo grande perché sia tollerata! Quanto poi a tuo padre re Pellinor, sappi che fu ucciso da me e da mio fratello Galvano.»<br>«Avete commesso un torto ancora più grande e fareste bene a ricordare ce la morte di mio padre non è ancora stata vendicata!»<br>«Non minacciarmi, Lamorak, altrimenti ti ucciderò. È solo perché ora sei disarmato che il mio onore di cavaliere mi vieta di metterti a morte, ma sappi che in qualunque altra occasione ti rincontrerò, non risparmierò la tua vita» ribatté ser Gaheris. «Ormai mia madre è affrancata da te: vai dunque a prendere il cavallo e vattene.» (pp. 385-386) [[File:Boys King Arthur - N. C. Wyeth - p162.jpg|thumb|La morte di Lamorak]] *Ser Lamorak si separò da Lancillotto e ripartì da solo, e fu così che ser Galvano e i suoi tre fratelli [[Agravaine|Agravano]], Gaheris e [[Mordred]] andarono ad attenderlo in un luogo appartato: gli uccisero il cavallo poi lo assalirono tutti insieme, di fronte, alle spalle e ai lati e, dopo più di tre ore di combattimento, ché ser Lamorak si difendeva da valoroso, ser Mordred gli aprì una profonda ferita nella schiena e gli altri lo fecero a pezzi.<br>Così morì il nobilissimo ser Lamorak, cavaliere della Tavola Rotonda; ma sappiate che [[Sir Gareth|ser Gareth]], il quinto fratello di ser Galvano, non ebbe alcuna parte nel vile assassinio. (p. 387) *«Ne ho visti di stolti come voi!» esclamò allora ser Dinadan adirato. «E uno proprio quest'oggi: se ne stava disteso accanto a una fonte con aria trasognata, lo scudo appoggiato al suolo e il cavallo poco distante, e sogghignava come un folle senza dire una parola. Compresi così che si trattava di un [[Innamoramento|innamorato]].»<br>«E voi non lo siete, bel cavaliere?» gli chiese ser Tristano.<br>«Maledetto chi lo è!» proruppe ser Dinadan.<br>«Avete torto, perché soltanto il cavaliere innamorato può essere prode» replicò ser Tristano. (pp. 408-409) *«In guardia, cavaliere» gridò poi a ser Epinogrus. «È abitudine dei cavlieri erranti sfidarsi alla giostra.»<br>«È forse costume di tali cavalieri imporre di combattere che lo si voglia o no?»<br>«È tale per me, e tanto vi basti» replicò ser Dinadan. (p. 409) *«[...] io non so cosa spinga ser Tristano e tanti altri innamorati a perdere la ragione e l'intendimento per delle donne!» commentò ser Dinadan.<br>«Come, siete un cavaliere e non siete innamorato? Vergognatevene: non potete certo essere chiamato prode se non venite a contesa per una dama.»<br>«Dio me ne guardi!» esclamò ser Dinadan. «Le gioie d'amore sono troppo brevi e le pene che ne derivano fin troppo durature.» (p. 412) *«Ma perché siete tanto incollerito?»<br>«Ah, codardo, disonori la cavalleria!» lo ingiuriò ser Dinadan.<br>«Poco importa dal momento che mi metterò al vostro servizio e rimarrò sotto la vostra salvaguardia. Siete così prode che mi proteggerete» replicò ser Tristano.<br>«Il diavolo mi liberi da te! D'aspetto sei il migliore uomo d'armi che abbia mai visto, ma anche il più pusillanime.» (p. 413) *"Date [[potere]] al [[villano]] e questi non ne avrà mai abbastanza". Infatti, laddove il governo è affidato a una persona di bassi natali mentre il signore delle terre è di nascita elevata, avverrà che il [[Plebe|plebeo]] non tollererà al proprio fianco alcun gentiluomo, e ne perseguirà anzi la rovina. (p. 417) *{{NDR|Su [[Palamede (ciclo arturiano)|Palamede]]}} [...] tutti lo lodarono e affermarono che seppure ancora saraceno, era un credente della migliore specie, ben disposto d'animo e assolutamente leale e fedele alla parola data. (p. 420) *Ora oso dire che siete la dama più bella che abbia mai visto, e che ser Tristano è un cavaliere prode e prestante quant'altri mai. Mi sembra perciò che siate fatti l'uno per l'altra! ([[Re Artù]], p. 441) *Ah, Palamede, Palamede [...] perché sei così emaciato, tu che un tempo eri chiamato uno dei più bei cavalieri del mondo? Ah, non voglio più vivere questa vita perché amo colei che non potrò mai avere o conquistare! ([[Palamede (ciclo arturiano)|Palamede]], p. 452) *«Signore, ecco come mi discolpo: in quanto alla regina Isotta, sappiate che l'amo da lungo tempo più di ogni altra, e a lei debbo gli onori che ho conquistato, ché altrimenti sarei rimasto il cavaliere più indegno del mondo. Ovunque andavo, il suo ricordo mi accompagnava e mi spingeva a compiere imprese meritevoli. Tuttavia finora non ebbi mai da lei ricompensa e pur essendo il suo cavaliere non ricevetti alcun guiderdone! Perciò, ser Tristano, non temo la morte perché, sapendo che non possiederò mai la mia regina, mi è indifferente vivere o morire, e se fossi armato come lo siete voi, mi batterei di buon animo.»<br>«La vostra stessa bocca ha rivelato il tradimento!» proruppe ser Tristano.<br>«Non ho commesso alcuna slealtà» protestò l'altro. «Ogni uomo è libero di amare, e benché abbia riposto il cuore nella vostra dama, ella è mia quanto è vostra. Se questo è un torto, allora sono colpevole, ma voi godete di lei e appagate il vostro desiderio, mentre io non ebbi mai nulla né spero di averlo in futuro, e tuttavia l'amerò quanto voi fino all'ultimo istante della mia vita.» (p. 453) ====Libro XI==== *Mentre in un giorno di Pentecoste, i cavalieri sedevano alla [[Tavola Rotonda]], si presentò ad Artù un eremita che vide il [[Seggio Periglioso]] e chiese al re e ai baroni perché non fosse occupato.<br>«Su quel seggio non siederà che colui che è destinato, ogni altro vi troverà la morte» gli fu risposto.<br>«Sapete chi è?» domandò allora l'eremita.<br>«Non lo sappiamo ancora.»<br>«Lo so io» dichiarò allora il sant'uomo. «Vi prenderà posto un cavaliere che non è stato ancora concepito, ma che nascerà quest'anno e sarà colui che conquisterà il Sangrail.» (p. 456) *[...] entrò, giovane e bellissima, una damigella che recava tra le mani un vaso d'oro. Allora il re e tutti quanti si trovavano nella sala si inginocchiarono devotamente a pregare.<br>«Oh, Gesù!» esclamò ser Lancillotto. «Cosa può significare?»<br>«È il [[Graal|Sangrail]], l'oggetto più prezioso che alcun essere vivente possieda» fu la risposta del re. «Quando sarà portato altrove, la Tavola Rotonda si spezzerà.» (p. 458) *A tempo debito, [[Elaine di Corbenic|Elaine]] partorì un bel bambino che fu allevato con cura e affetto e battezzato [[Galahad]], perché quello era il nome che ser Lancillotto aveva ricevuto al fonte battesimale e che poi la Dama del Lago aveva mutato in Lancillotto. (p. 460) *Sappiate, ser Bors, che questo fanciullo è Galahad; siederà sul Seggio Periglioso e otterrà il Sangrail, e si dimostrerà migliore di suo padre ser Lancillotto. ([[Elaine di Corbenic]], p. 462) *[...] solo gli uomini valorosi e retti che amano e temono Dio possono conquistare onore; altrimenti, per quanto arditi, non vi riescono. ([[Re Pescatore|Re Pelles]], p. 462) *Ser Bors si era appena sdraiato di nuovo per riposare, quando sentì un grande frastuono provenire dalla camera vicina e si vide piovere dentro, non sapeva se dalle porte o dalle finestre, nugoli di frecce e di quadrelli tanto fitti da lasciarlo stupito; molti lo colpirono e lo ferirono nei punti in cui il suo corpo non era protetto.<br>Ed ecco sopraggiungere un orribile leone: ser Bors gli si fece incontro; la fiera gli portò via lo scudo, ma egli riuscì a mozzarle la testa. Non passò molto che nella corte vide un orrendo drago sulla cui fronte sembrava fossero scritte lettere d'oro che ser Bors pensò avessero il significato di "re Artù". Giunse poi un leopardo brutto e vecchio che si batté a lungo e accanitamente con il drago; ma a un certo punto questi sputò fuori dalla bocca qualcosa come un centinaio di piccoli draghi che uccisero e fecero a pezzi il leopardo.<br>Apparve poi nella sala e si mise a sedere su un bel seggio un vecchio che sembrava avere intorno al collo due vipere. Teneva in mano un'arpa e prese a cantare un'antica canzone che narrava come Giuseppe di Aramitea fosse giunto in quel paese. Quando ebbe finito, consigliò a ser Bors di andare via.<br>«Qui non incontrerete altre avventure» gli disse. «Vi siete portato con grande onore, e più ne acquisterete in futuro.»<br>Parve allora a ser Bors che giungesse una colomba candida recante nel becco un incensiere d'oro, e che la tempesta imperversata fino ad allora cessasse e si allontanasse di colpo, mentre la sala si empiva di straordinari profumi. Poi vide quattro fanciulli che portavano quattro bei ceri e in mezzo ad essi un vecchio con un cero in una mano e una lancia nell'altra. Si trattava dell'arma che aveva nome Lancia della Vendetta. (pp. 463-464) *Dite [...] a ser Kay il Siniscalco e a ser Mordred che confido in Dio che sarò valoroso quanto loro, e non dimenticherò mai i motteggi e le derisioni che mi indirizzarono il giorno in cui fui investito cavaliere: non comparirò a corte finché tutti non parleranno di me con maggiore rispetto di quanto sia mai stato dimostrato loro. ([[Parsifal]], p. 472) *{{NDR|Su [[Parsifal]]}} [...] era infatti uno dei migliori cavalieri del mondo, e in lui la vera fede era ben salda. (pp. 473-474) *Ed ecco avvicinarsi il sacro vaso del Sangrail accompagnato da soavità e profumi di ogni sorta. I due cavalieri non poterono distinguere con chiarezza chi lo portava; solo ser Percival intravvide appena sia il vaso sia la vergine purissima che lo recava tra le mani. Immediatamente si trovarono entrambi perfettamente risanati nelle membra e nel corpo, e resero grazie a Dio in grande umiltà.<br>«Gesù» disse ser Percival «cosa significa che siamo guariti, mentre unmomento fa eravamo in punto di morte?»<br>«Lo so io» rispose ser Ector. «È stato il sacro vaso portato da una vergine e contenente il santo sangue di Nostro Signore Gesù Cristo. Solo un uomo di assoluta perfezione può vederlo.» (p. 474) ====Libro XII==== *Se la mia morte potesse giovarvi e la mia vita non vi fosse di alcuna utilità, ebbene, sarei pronta a morire per voi! ([[Elaine di Corbenic]], p. 481) *«Ah, ser Tristano» esclamò allora ser Palamede «sapete bene che non posso battermi senza perdere l'onore. Voi siete allo scoperto e io sono armato: se vi uccidessi l'onta ricadrebbe su di me. Del resto, conosco la vostra forza e la vostra resistenza.»<br>«È vero, e adesso capisco quanto siete prode.»<br>«Vi prego, rispondete a una domanda.»<br>«Volentieri. Con l'aiuto di Dio vi dirò la verità.»<br>«Fate il caso che voi foste armato di tutto punto e io non lo fossi: cosa vi suggerirebbe di farmi l'onore cavalleresco?»<br>«Ora capisco!» esclamò ser Tristano. «Poiché devo dare il mio parere, Dio mi benedica, quel che dirò non sarà dettato dalla paura. Vi risponderò quindi che in tal caso non vorrei battermi e vi lascerei andare.»<br>«E anch'io non voglio. Perciò, prendete la vostra strada!»<br>«Posso sempre scegliere se restare o andar via, invece. Ma c'è una cosa che mi stupisce: perché un cavaliere valoroso come voi non vuole essere battezzato, mentre vostro fratello ser Safer si è fatto cristiano già da tempo?»<br>«Sebbene in cuor mio creda già in Gesù Cristo e nella sua dolce madre Maria, secondo un voto che ho fatto anni fa devo ancora affrontare uno scontro; poi mi farò battezzare, e con grande gioia.»<br>«In fede mia, allora non dovrete cercare a lungo quest'ultima battaglia! Dio non voglia che per colpa mia restiate ancora saraceno!» (p. 488) *«E adesso?» gli chiese Tristano. «Ti ho alla mia mercé come poc'anzi mi avevate voi. Ma i cavalieri di corte non dovranno mai dire che ser Tristano ha ucciso un guerriero disarmato. Quindi, riprendete la vostra arma e portiamo a termine lo scontro.»<br>«Desidererei davvero di finirlo» rispose l'altro «ma non ho molta voglia di battermi ancora, anche perché l'offesa che vi ho arrecata non è tanto grave che non possiamo diventare amici. Osai dire che [[Isotta|Isotta la Bella]] non ha pari tra le dame; non l'ho mai disonorata e, anzi, è grazie a lei che ho ottenuto gran parte dell'onore che mi sono conquistato. Le mie offese non furono mai rivolte alla regina, ma a voi, e oggi mi avete ripagato con un gran numero di colpi. Ad alcuni ho potuto rispondere, ma adesso devo ammettere che non ho mai incontrato un uomo forte e resistente quanto voi, salvo ser Lancillotto del Lago. Perciò, mio signore, vi chiedo di perdonarmi ogni cosa e di condurmi oggi stesso alla chiesa più vicina dove prima vorrei confessarmi e poi essere battezzato. In seguito andremo insieme alla corte di Artù per partecipare alla grande festa.»<br>«Allora prendete il cavallo: faremo come avete detto, e che Dio vi perdoni per tutti i vostri peccati come ho già fatto io! A un miglio da qui il vescovo suffraganeo di Carlisle potrà impartirvi il sacramento del battesimo.»<br>Montarono a cavallo insieme a ser Galleron e, giunti alla presenza del vescovo, gli esposero quanto volevano. Il sant'uomo fece riempire un grande bacile d'acqua, la consacrò, poi confessò e assolse ser Palamede. Ser Tristano e ser Galleron furono i suoi padrini.<br>Poco dopo, ripartirono per Camelot dove trovarono il re, la regina e quasi tutti i cavalieri della Tavola Rotonda, che furono molto lieti di sapere che ser Palamede si era fatto cristiano. (pp. 490-491) ====Libro XIII==== *«Ora sono certo che voi della Tavola Rotonda partirete alla ricerca del Sangrail e che io non vi vedrò mai più tutti insieme» dichiarò allora Artù. «Voglio perciò che vi riuniate per giostrare e torneare nel prato sotto Camelot in modo che, dopo la vostra morte, si possa tramandare che in questo giorno erano qui raccolti tanti valorosi combattenti.» (p. 501) *Rientrati tutti tra le mura di Camelot, il re e i baroni si recarono ad ascoltare i vespri nella cattedrale e poi a cena, dove ciascuno dei cavalieri prese posto, come prima, sul proprio seggio. Ma ecco che, tra improvvisi scoppi e rombi di tuono che fecero temere che il palazzo stesse crollando, nella sala penetrò un raggio di sole sette volte più vivido di quanto si fosse mai visto e tutti furono investiti dalla grazia dello Spirito Santo. Guardandosi intorno, i cavalieri osservarono che gli altri sembravano circonfusi di bellezza, ma non poterono pronunciare una sola parola. Poi, apparve il Santo Graal velato di sciamito bianco, così che nessuno poté vederlo o capire chi lo recasse, e la sala si riempì di profumi mentre davanti ai commensali comparivano i cibi e le bevande che prediligevano. Dopo aver attraversato l'intero ambiente, il sacro vaso scomparve d'un tratto, e solo allora i presenti ritrovarono la voce e il re rese grazie a Dio per la benevolenza che aveva mostrato loro. (p. 502) *Non torneranno più tutti {{NDR|i [[cavalieri della Tavola Rotonda]]}} insieme perché molti moriranno nel corso della ricerca. Io li amo quanto la mia stessa vita, e lo scioglimento di questa compagnia mi provoca un tremendo dolore, poiché la loro presenza alla mia corte era ormai un costume consolidato. ([[Re Artù]], p. 503) *Il mio peccato e la mia malvagità mi hanno sprofondato nel disonore [...]. Finché ho perseguito avventure mondane per soddisfare desideri terreni, le ho sempre compiute in modo impareggiabile e senza mai subire sconfitte nelle giuste come nelle inique contese. Ma ora che ho intrapreso avventure celesti, capisco che il mio antico peccato mi ostacola e mi svergogna al punto che quando mi è apparso il sacro sangue non ho avuto la forza di muovermi e di parlare. ([[Lancillotto]], p. 518) *{{NDR|Su [[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]]}} Tutte le mie gesta d'armi le ho compiute per amor suo [...] e per lei mi sono battuto, a torto o a ragione. Non ho mai fatto nulla solo per amore di Dio, ma sempre anche per conquistarmi onore e farmi andare di più, e ne sono stato poco o nulla grato al Signore. ([[Lancillotto]], p. 519) ====Libro XIV==== *«[[Mago Merlino|Merlino]] istituì la [[Tavola Rotonda]] a somiglianza della sfericità del mondo in essa perfettamente rappresentato» proseguì la reclusa. «Nella Tavola Rotonda, infatti, l'intero mondo cristiano e pagano trova ristoro, tanto che coloro che sono scelti a fare parte di quell'eletta compagnia si reputano colmi di grazia e più onorati che se fossero i padroni di metà della terra. Hai potuto vedere anche tu come, pur di appartenervi, i cavalieri siano disposti a perdere padre, madre, famiglie, mogli e figli, come facesti tu stesso che, per unirti a loro, abbandonasti tua madre senza volerla più vedere.<br>«Dunque, quando Merlino istituì la Tavola Rotonda disse che coloro che ne sarebbero stati compagni avrebbero potuto attingere alla verità del Sangrail. Gli fu chiesto chi l'avrebbe conquistata, ed egli rispose che sarebbero stati tre tori bianchi, due vergini e uno casto, e che uno di essi sarebbe stato più forte e più valoroso di suo padre quanto il leone lo è del leopardo. Allora gli fu detto: "Bisognerà che con le tue arti tu dia luogo a un seggio su cio potrà prendere posto solo il cavaliere che eccellerà su ogni altro".<br>«E Merlino istituì il Seggio Periglioso, quello su cui Galahad sedette al banchetto di Pentecoste.» (p. 522) *La storia dice che [[Parsifal|ser Percival]] era uno degli uomini più religiosi che vi fossero al mondo in quei tempi in cui ben pochi credevano in Dio senza riserve, e i figli non rispettavano i padri e li trattavano come estranei. Egli quindi cercò conforto in Nostro Signore Gesù pregandolo affinché le tentazioni non lo allontanassero dal servizio di Dio ed egli potesse continuare ad essere Suo leale campione. (p. 527) *[...] sono al servizio dell'Uomo migliore del mondo che non permetterà che io muoia, perché chi bussa alla Sua porta potrà entrare, chi chiede potrà ricevere, ed Egli non si nasconde a colui che lo cerca [...]. ([[Parsifal]], p. 529) *Punirò la mia carne, che vuole avere impero su di me! ([[Parsifal]], p. 532) *Quanto sono stato vicino a perdere me stesso [...] e la purezza che non avrei mai più potuto riavere! ([[Parsifal]], p. 532) ====Libro XV==== *«Non sei forse ser Lancillotto del Lago?» gli chiese il religioso dopo che il cavaliere gli ebbe comunicato che si sarebbe fermato con lui per la notte.<br>«Si, sono io.»<br>«Cosa fai in questa contrada?»<br>«Vado in cerca delle avventure del [[Graal|Sangrail]], signore.»<br>«Fa pure» gli disse allora il buon uomo «ma anche se il santo vaso si trovasse qui, il peccato ti impedirebbe di vederlo proprio come non è dato a un cieco di scorgere una spada sfolgorante.» (pp. 534-535) *Quaranta anni dopo la passione di Gesù Cristo, [[Giuseppe d'Arimatea|Giuseppe di Arimatea]] preconizzò che re Evelake avrebbe sconfitto in battaglia i propri nemici. Dei sette re e dei due cavalieri che hai visto, il primo si chiama Nappus, e fu un sant'uomo; il secondo ebbe il nome di Nacien in onore di un suo avo che aveva ospitato Nostro Signore Gesù Cristo. Il terzo fu chiamato Helias il Grosso; il quarto Lisais; il quinto, Jonas, lasciò il proprio paese per rcarsi nel Galles dove sposò la figlia di Manuel ed ottenne la Gallia, che elesse come sua dimora e generò Lancillotto, tuo nonno, che sposò la figlia del re d'Irlanda e fu un uomo insigne quanto te. Suo figlio fu re Ban, tuo padre, l'ultimo dei sette re. Uno dei due cavalieri, invece, rappresenta te, Lancillotto, cui gli angeli dissero che non appartenevi alla compagnia dei sette re, mentre il secondo cavaliere sta a indicare il leone, che è superiore a tutti i re della terra, cioè ser Galahad, da te concepito nella figlia di re Pelles. E tu, che dovresti essere grato a Dio di ogni altro, perché, come peccatore, sei il cavaliere senza pari, non Lo hai ringraziato per tutte le straordinarie virtù che Egli ti ha prestate! (p. 537) *Ah, Lancillotto [...] finché facevi parte della cavalleria terrena, eri l'uomo più straordinario e avventuroso del mondo; ma non devi stupirti se ora che ti trovi tra cavalieri impegnati in imprese celesti la fortuna ti è avversa. (p. 539) ====Libro XVI==== *Ser Lancillotto, poi, se non fosse per una sola pecca sarebbe superiore a ogni altro. Ma così come stanno le cose, è proprio come noi; solo che si assume le fatiche maggiori. ([[Gawain]], p. 541) *La [[Tavola Rotonda]] fu istituita proprio perché gli uomini non svilissero queste due virtù{{NDR|, la pazienza e l'umiltà}}, come la cavalleria, che affonda in esse le sue radici, è sorta perché non possa mai essere sconfitta la fraternità che ne è il fondamento. (p. 545) *{{NDR|Rivolto a [[Gawain]]}} Ti sei impegnato insieme a molti altri in una ricerca che non porterai mai a termine perché il Sangrail non si mostra ai peccatori. Non devi quindi meravigliare se non vi sei riuscito. Tu sei un cavaliere sleale e un grande assassino, mentre per gli uomini buoni questa ricerca è ben altro che una serie di omicidi. Lancillotto, benché abbia commesso gravi colpe, al momento stesso in cui ha intrapreso la ricerca si è impegnato a non peccare più, e infatti non ha mai ucciso né ucciderà un solo uomo fino al suo ritorno a Camelot. Se non fosse per la sua fragilità che probabilmente lo farà ricadere nella colpa con il pensiero, egli sarebbe il primo a compiere l'impresa dopo Galahad. Ma poiché Dio conosce i suoi pensieri e la sua debolezza, gli concederà di morire in santità. (Eremita, pp. 546-547) ====Libro XVII==== [[File:Galaad devant le graal n°3.gif|thumb|Galahad, Bors e Parsifal dinanzi al Graal]] *{{NDR|Su [[Davide]]}} Egli era un dotto che conosceva le virtù delle pietre e delle piante, il corso delle stelle e molte altre cose ancora; ma poiché aveva una moglie malvagia, si era convinto che non esistessero donne buone, tanto che ne parlò con disprezzo anche nei libri che compose. (p. 573) *Non spetta a noi punire chi ha operato contro Dio, ma solo alla Sua potenza. ([[Galahad]], p. 576) *Siete uno sciocco se non sapete che le [[Verginità|vergini]] sono franche ovunque si trovino. ([[Parsifal]], p. 579) *Nessuna lingua potrebbe descrivere e nessun cuore immaginare le meraviglie cui ho assistito. Se non mi fossi macchiato di un antico peccato, avrei potuto vedere molto di più. ([[Lancillotto]], p. 588) *Galahad, servo di Gesù Cristo che attendo da tempo, abbracciami e lascia che riposi sul tuo petto e tra le tue braccia, casto e vergine sopra ogni altro cavaliere, giglio simbolo di purezza, rosa del colore del fuoco, fiore di ogni virtù. Sei tanto intriso della fiamma dello Spirito Santo che la mia carne, consunta dalla vecchiaia, ritrova la giovinezza! (Re Mordrains, p. 591) *[...] rimessosi in viaggio, {{NDR|Galahad}} penetrò in una foresta irta di pericoli dove la storia dice che si imbatté in una sorgente in cui l'acqua ribolliva formando grandi onde. Il cavaliere vi posò una mano, e subito l'acqua si placò e il calore ne disparve, poiché quell'ardore era segno di lussuria, molto diffusa a quei tempi, e non poté durare al contatto con la purezza della sua verginità. Quanto era accaduto fu considerato un miracolo in tutto il paese, e da allora la fonte fu chiamata la Sorgente di Galahad. (p. 591) *«Figliolo» disse poi l'Uomo a Galahad «sai cos'è ciò che stringo tra le mani?»<br>«No, se non me lo dite voi.»<br>«È la sacra scodella in cui mangiai l'agnello pasquale. Ora hai veduto quello che più desideravi, ma con minore chiarezza di come lo potrai ammirare nel Palazzo Spirituale della città di Sarras. Adesso partirai e con te partirà anche il Sangrail, che questa notte stessa dovrà lasciare il regno di Logris dove nessuno lo vedrà mai più perché le genti di questa terra si sono volte al peccato e non lo servono né lo venerano come dovrebbero; io perciò le spoglio dell'onore che avevo loro concesso. Domattina voi tre prenderete la Spada dalla Strana Cintura e scenderete alla riva del mare dove troverete pronta una nave. Ma prima ridonerete la salute al Re Magagnato ungendogli il corpo e le gambe con il sangue che è colato dalla lancia.»<br>«Signore, perché gli altri non possono venire con noi?» chiese Galahad.<br>«Come inviai i miei apostoli in diverse direzioni, così voglio ora che vi separiate. Quanto a voi tre compagni, due moriranno al mio servizio e solo uno tornerà a darne notizia» fu la risposta.<br>Poi l'Uomo li benedì e scomparve. (pp. 594-595) *«Salutate per me ser Lancillotto mio padre e signore, e ricordategli che questo è un mondo incostante.»<br>Infine si inginocchiò a pregare davanti alla tavola e la sua anima lo lasciò, trasportata nel cielo di Gesù Cristo da una moltitudine di angeli. I compagni, che assistettero al prodigio, videro anche una mano scendere sul vaso e sulla lancia, prenderli e portarli nei cieli.<br>Da allora non vi è più stato un uomo che abbia avuto l'ardire di sostenere di aver visto il Sangrail. (p. 598) ====Libro XVIII==== *[...] Lancillotto, dimentico della promessa fatta e della perfezione raggiunta nel corso della ricerca, riprese a frequentare la regina. Del resto, come dice appunto il libro, se egli non le fosse stato intimamente legato nei suoi pensieri più riposti quanto, in superficie, appariva devoto a Dio, nessun cavaliere avrebbe potuto superarlo nella ricerca del Sangrail. Invece, i suoi più segreti sentimenti correvano sempre a lei. Così essi ripresero ad amarsi con maggiore ardore di prima e i loro convegni si fecero tanto frequenti che la corte cominciò a mormorare, e in particolare il loquace ser Agravano fratello di ser Galvano.<br>Ma intanto Lancillotto, continuamente assediato da dame e da damigelle che gli chiedevano di essere loro campione in questioni di diritto, per evitare ulteriori maldicenze e dicerie, decise di impegnarsi con zelo a seguire i dettami di Nostro Signore Gesù Cristo e di sottrarsi per quanto gli era possibile alla familiarità e alla compagnia di Ginevra. (p. 603) *[...] ser Mordred, ser Agravano e molti altri della corte non ci perdono d'occhio e parlano del nostro amore. Li temo più per voi che per me perché, se del caso, io potrei fuggire o sbarazzarmene, mentre voi non potreste che rimanere qui a subire le maldicenze; e se doveste trovarvi in pericolo per aver commesso volontariamente qualche leggerezza, non potreste avere altro aiuto che il mio e quello dei miei parenti. Signora, la nostra imprudenza ci condurrà allo scandalo e alla vergogna, e io non voglio assolutamente che voi siate disonorata. Sono queste le ragioni che mi hanno spinto a dedicarmi il più possibile al servizio delle dame, facendo in modo che tutti pensino che ne traggo gioia, delizia e piacere. ([[Lancillotto]], p. 604) *Lancillotto, ora capisco la vostra falsità e la vostra volgare lussuria! Voi amate altre dame, e per me non provate che disprezzo. Adesso che ho ben chiaro che siete un traditore, state certo che non vi amerò mai più. Non osate comparirmi ancora davanti: da questo momento vi scaccio dalla corte, e per sempre, e vi bandisco dalla mia compagnia. Se tenterete di rivedermi, sarete ucciso. ([[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]], pp. 604-605) *Spesso le donne sono impulsive e compiono azioni di cui poi si pentono amaramente. ([[Bors (ciclo arturiano)|Bors]], p. 605) *Se accetterò di essere il campione della regina mi alienerò molti cavalieri della Tavola Rotonda. Tuttavia, per amore di Lancillotto e vostro, sarò suo difensore a meno che il caso non porti qui un campione meglio di me. ([[Bors (ciclo arturiano)|Bors]], p. 609) *Non ho mai sentito dire che Ginevra abbia rovinato un solo cavaliere. Anzi, a quel che so, ella ci ha sempre magnificato ed è stata la sovrana più generosa e liberale, e la più munifica di doni e di benevolenza. Sarebbe quindi vergognoso se lasciassimo morire nell'ignominia la moglie del nostro nobilissimo re. Sappiate che non lo permetterò, e che sosterrò la sua innocenza nella morte di ser Patrise; del resto, ella non aveva alcun motivo per odiare lui o alcuno dei cavalieri intervenuti al banchetto. Direi anzi che ci abbia invitati per affetto, certo non per un subdolo stratagemma, e sono convinto che comunque andrà, un giorno sarà possibile provare che tra di noi vi è un traditore. ([[Bors (ciclo arturiano)|Bors]], p. 610) *Come dice un antico proverbio, è aspra la battaglia nella quale si scontrano parenti e amici, perché allora non c'è posto per la misericordia, ma solo per la più mortale delle contese. ([[Lancillotto]], p. 629) *[...] non mi piace essere obbligato ad amare; l'amore deve nascere dal cuore, non dalla costrizione [...]. ([[Lancillotto]], p. 636) *L'amore deve essere libero, non imposto, perché un amore forzato finisce con il dissolversi. ([[Re Artù]], p. 636) *All'uomo d'onore non può non ripugnare assistere alla sconfitta di un suo pari, mentre chi non ha onore e si comporta da vile, alla vista di un uomo in pericolo non compirà mai un gesto gentile o generoso. Un codardo, infatti, non darà mai prova di misericordia, mentre chi alberga la bontà nel cuore farà agli altri quello che vorrebbe fosse fatto a lui. ([[Re Artù]], p. 642) *{{NDR|Su [[maggio]]}} Quel mese esuberante infonde coraggio negli amanti e, in vari modi, li induce più di ogni altro a diversi comportamenti, perché è allora che, come erbe e arbusti, gli uomini e le donne si rinnovellano e richiamano alla mente lontane cortesie, servigi e gesti gentili che avevano posto nell'oblio per negligenza.<br>E come il rigore dell'inverno offusca e sfigura la verde estate, così accade all'amore che lega l'uomo alla donna, quando è incostante. Sono numerosi coloro che non albergano la costanza, e non passa giorno senza che vediamo come basti un alito di rigore invernale per cancellare e spezzare col minimo pretesto un vero amore, che pure costa tanto. Questa non è costanza né saggezza, ma debolezza di carattere, disonorevole per coloro che la praticano.<br>Perciò, come il maggio fiorisce e germoglia nei giardini, così ogni uomo d'onore rivesta il proprio cuore di germogli, prima a gloria di Dio, poi per dare gioia a coloro cui ha giurato fedeltà. Infatti, non c'è uomo o donna d'onore che non abbia scelto l'oggetto del proprio amore. E se la fatica delle armi non deve essere mai trascurata, bisogna però che l'onore sia innanzitutto riserbato a Dio, e solo dopo aver contesa con le dame: questo è ciò che io chiamo un amore virtuoso.<br>Oggi, però, gli uomini non sanno amare per sette giorni di seguito senza pretendere di appagare le proprie brame. La ragione ci dice che un tale amore non può durare, perché quanto è subito accordato con troppa prontezza, è ben presto spento dall'ardore stesso. Così è l'amore ai nostri tempi: arde lesto e altrettanto in fretta si raffredda! E questa non si può chiamare costanza. Ai tempi di Artù l'amore soleva essere diverso: uomini e donna si amavano anche per sette interi anni senza che tra loro si insinuasse la lussuria. Quello era amore vero, e fedele!<br>Ho dunque paragonato l'amore di oggi all'estate e all'inverno, perché come la prima è calda e il secondo è freddo, allo stesso modo procede l'amore ai nostri giorni. Tutti voi che siete amanti rammentate quindi il mese di maggio! (pp. 643-644) ====Libro XIX==== *[...] a quel tempo era costume che Ginevra non lasciasse mai la corte senza un seguito di ottimi cavalieri armati, quasi tutti giovani decisi a farsi onore. Erano chiamati i Cavalieri della Regina e in battaglia, ai tornei e alle giostre portavano come insegna uno scudo completamente bianco. Venivano scelti per quel servigio tutti gli anni in occasione della festa della Pentecoste tra i cavalieri che si erano mostrati più valorosi, in sostituzione di quelli che erano morti nel corso dell'anno (e non ne passava uno senza che ne morissero alcuni). Proprio compiendo tale servigio si erano distinti all'inizio ser Lancillotto e tutti gli altri, prima di conquistare rinomanza. (pp. 645-646) *Ahimè, che vergogna che un [[cavaliere]] ne tradisca un altro! [...] Ma c'è un vecchio proverbio che recita: "Il valoroso è davvero in pericolo solo quando si trova in balia di un codardo. ([[Lancillotto]], p. 649) *Gesù mi terrà lontano dal disonore, e poi ben vengano le disgrazie che Dio vuole mandare [...]. ([[Lancillotto]], p. 657) ====Libro XX==== *Nel mese di maggio, quando ogni cuore gagliardo fiorisce e germoglia e, con la bellezza e il rigoglio della stagione, uomini e donne sono pieni di letizia per l'avvicinarsi dell'estate con i suoi fiori novelli, laddove gli aspri venti e le bufere dell'inverno li inducono a raccogliersi al coperto presso il focolare, scoppiarono furore e sventura che ebbero termine solo con la morte e l'estinzione del fiore di tutti i cavalieri del mondo. (p. 663) *Mi meraviglio che nessuno di noi si vergogni di sapere, e di vedere con i propri occhi, che Lancillotto giace giorno e notte con la regina [...]. Ne siamo tutti al corrente, eppure siamo tanto vili da tollerare il disonore di un sovrano nobile quanto Artù. ([[Agravaine]], p. 663) *Se ne dovesse derivare ostilità o guerra tra noi e Lancillotto, sta' certo che molti re e molti potenti signori sceglierebbero di schierarsi con lui. E poi, fratello [...] devi sempre tenere a mente che Lancillotto ha salvato più di una volta il re e la regina, e che anche i migliori tra noi si sarebbero sentiti gelare il cuore in varie occasioni se egli non fosse stato il più valoroso e non lo avesse dimostrato molto spesso. ([[Gawain]], p. 664) *Ser Lancillotto mi ha concesso l'investitura e niente potrà indurmi a parlare male di lui [...]. ([[Sir Gareth]], p. 664) *Appena gli altri furono usciti, il re chiese quale fosse il motivo della disputa.<br>«Ora ve lo dirò, sire; non posso più tenerlo in me» gli rispose ser Agravano. «Io e ser Mordred siamo in disaccordo con i nostri fratelli: sappiamo che ser Lancillotto è da tempo l'amante della regina e, poiché siamo figli di vostra sorella, non possiamo continuare a tollerarlo. Voi siete il suo signore e colui che lo ha investito cavaliere, e intendiamo provare la sua slealtà.»<br>«Se quello che dite è vero, Lancillotto è un traditore!» esclamò Artù. «Ma mi ripugna compiere un passo del genere senza averne le prove; ser Lancillotto è un cavaliere valoroso e, come ben sapete, il migliore di tutti noi. Se non sarà colto sul fatto, vorrà battersi con colui che lo ha denunciato, e nessuno sarà in grado di tenergli testa. Quindi, voglio che sia sorpreso in flagrante.»<br>Il libro francese dice che il re non desiderava affatto che si diffondessero voci su Lancillotto e la regina. A dire il vero, egli ne aveva già il sospetto, ma non voleva sentirne parlare perché amava molto ser Lancillotto per tutto quello che egli aveva fatto in favore suo e di Ginevra. (p. 665) *«Ahimè» si lamentava intanto Lancillotto «non mi è mai capitato di trovarmi a rischiare una morte vergognosa per la mancanza della mia armatura!»<br>Nel frattempo ser Agravano e ser Mordred non cessavano di gridare:<br>«Esci dalla camera della regina, traditore! Sta' certo che non riuscirai a fuggire».<br>«Gesù misericordia, non posso tollerare questo odioso clamore: meglio morire subito che sopportare un simile tormento!» esclamò allora Lancillotto; poi prese Ginevra tra le braccia e la baciò.<br>«Nobilissima tra le regine cristiane aggiunse siete la mia diletta e gentile signora e io, il vostro povero e fedele cavaliere, vi sono stato al fianco nelle cause giuste come in quelle ingiuste dal giorno in cui re Artù mi conferì l'investitura. Se morirò, vi supplico di pregare per la mia anima. Sono sicuro che ser Bors e tutti gli altri miei parenti, e anche ser Lavaine, vi salveranno dal rogo. Confortatevi, perciò, madonna mia amata, e qualunque cosa mi accada, andate con ser Bors e con gli altri che vi tratteranno con ogni onore e vi faranno regina delle mie terre.»<br>«No, Lancillotto, non vi sopravviverò! Se sarete ucciso, per amore di Dio accoglierò la morte con umiltà, come è dovere di una regina cristiana.»<br>«Ebbene, signora, poiché è giunto il giorno in cui dobbiamo separarci, sappiate che venderò la vita al più alto prezzo, e che sono mille volte più addolorato per voi che per me. Ma ora preferirei avere indosso la mia solida armatura piuttosto che regnare su tutto il mondo cristiano: prima di soccombere farei in modo che le mie gesta siano tramandate.»<br>«Piacesse a Dio che uccidessero me e lasciassero libero voi!» esclamò la regina.<br>«Questo non deve accadere, e che Dio mi ripari da una simile vergogna!» replicò Lancillotto. «Gesù Cristo, sii tu il mio scudo e la mia armatura!» (p. 667) *Ora, signora, è chiaro che il nostro amore è giunto al suo epilogo e che da adesso in poi re Artù mi sarà nemico. Ma se vorrete rimanere con me, mi impegno a tenervi al riparo da ogni pericolo. ([[Lancillotto]], p. 669) *Stanotte ho ucciso ser Agravano, fratello di ser Galvano, e almeno altri dodici suoi compagni. Non ho alcun dubbio, pertanto, che vi sarà un conflitto sanguinoso. Quei cavalieri erano stati mandati a sorprendermi su ordine espresso di Artù, e il re deve essere talmente furibondo e colmo di risentimento che condannerà la regina al rogo. Io non posso certo permettere che ella sia arsa per colpa mia. Se riuscissi a farmi ascoltare, mi offrirei di essere fatto prigioniero per potermi poi battere in suo favore e provare che è una sposa fedele, ma temo che il re sia troppo infuriato per accettare questa proposta. ([[Lancillotto]], p. 671) *Miei bei signori, mi ripugna di compiere un'azione che potrebbe disonorare voi e tutto il mio lignaggio. Ma poiché sono altrettanto contrario a permettere che la regina muoia di una morte ignobile, se il vostro consiglio è di sottrarla al supplizio, siate però ben consapevoli che dovrò causare molti lutti. Forse, con mio grande rammarico, sarò costretto a uccidere anche qualcuno dei miei migliori amici e può darsi che alcuni, piuttosto che essere complici di un'azione abietta, preferiscano schierarsi dalla mia parte: non vorrei certo farli soffrire. ([[Lancillotto]], p. 672) *«[...] il caso di Tristano dovrebbe mettermi in guardia. Sapete bene come andò a finire dopo che, presi tutti gli accordi, egli riportò [[Isotta|Isotta la Bella]] a re Marco: quel sovrano lo uccise a tradimento mentre suonava l'arpa davanti alla sua dama, cogliendolo alle spalle e trafiggendogli il cuore con una lancia ben affilata.»<br>«È vero» convenne ser Bors «ma c'è una cosa che dovrebbe incoraggiare te come tutti noi, ed è che re Marco e re Artù sono di indole assai diversa, perché Artù non ha mai mancato alla propria parola.» (pp. 672-673) *Capita spesso che agiamo per quel che crediamo il meglio, e che finisce poi per dimostrarsi il peggio. ([[Gawain]], p. 674) *[...] sappiate che soffro di più per la perdita dei miei buoni cavalieri che per la fuga della mia gentile regina, perché di regine posso averne quante ne voglio, mentre non mi sarà mai più possibile riunire una simile compagnia di valorosi. E che sciagura che io e Lancillotto dobbiamo essere nemici! ([[Re Artù]], p. 677) *[...] da oggi in poi cercherò Lancillotto fino al giorno in cui uno dei due avrà ucciso l'altro. Intendo vendicarmi e vi chiedo di prepararvi alla guerra. Se non volete perdere il mio servigio e il mio affetto, affrettatevi a mettere alla prova i vostri amici. Giuro su Dio che, anche se dovessi inseguire Lancillotto per sette regni, lo ucciderò a costo della vita. ([[Gawain]], p. 679) *«Dio non voglia che io mi scontri con il nobilissimo sovrano che mi armò cavaliere!» replicò Lancillotto.<br>«Alla malora le belle parole!» proruppe il re. «Presta fede a quanto ti dico e non lo dimenticare: sono il tuo mortale nemico e lo sarò fino al giorno della mia morte. Non ti perdonerò mai di avermi ucciso degli ottimi cavalieri e degli uomini nobilissimi appartenenti al mio stesso sangue. Per di più, hai giaciuto per anni con la regina, che alla fine mi hai rapita con la forza.»<br>«Mio nobilissimo signore e re, dite quello che volete, tanto sapete benissimo che non mi batterò mai con voi» gli rispose Lancillotto. «È vero, vi ho ucciso dei cavalieri, e me ne rammarico molto; ma sono stato costretto a farlo per salvarmi la vita. Avrei forse dovuto lasciarmi uccidere? Quanto a madama la regina, non un solo cavaliere al mondo, salvo la persona di vostra altezza e il mio signore ser Galvano, oserebbe provare sul mio corpo che ella vi ha tradito! E se vi fa piacere di dichiarare che sono legato da molti anni a madama la vostra regina, vi darò soddisfazione dimostrando con il mio braccio contro chiunque, salvo voi e ser Galvano, che ella vi è fedele. Tuttavia, alla sua grazia è piaciuto di tenermi in suo favore e di prediligermi tra tutti gli altri, e del resto io ho ben meritato il suo affetto perché, sire, più di una volta il vostro furore avrebbe permesso che ella fosse condotta al supplizio se io non mi fossi battuto per lei inducendo i suoi nemici a confessare la loro menzogna e facendola così assolvere con onore. E tutte quelle volte, voi mi avete dimostrato amore e gratitudine per averla salvata, e mi avete anche promesso di essere per sempre il mio benevolo signore. Ora, invece, mi sembra che ricompensiate male i miei servigi. Del resto, sire, avrei perso gran parte del mio onore cavalleresco se avessi tollerato che madama, la vostra regina, fosse suppliziata per causa mia. In molte occasioni mi sono battuto per lei in contese che non mi riguardavano; non avrei forse avuto il diritto di farlo allorché ero dalla parte del giusto? Perciò, mio generoso e grazioso signore, concedete la vostra benevolenza alla vostra regina, che è buona e fedele!» (pp. 680-681) *Voi, sire, avete dato ascolto a voci menzognere, e questa è stata la causa della guerra che ci oppone. Mio signore, un tempo avevo meritato la vostra compiacenza per essermi battuto in favore della regina vostra moglie, e sapete bene quante volte ella abbia dovuto patire gravi torti. Ora, mio buon signore, mi sembra che in questa circostanza, più che in tutte quelle che pure avete approvato, io avessi un motivo ben valido per strapparla al rogo, dal momento che ella vi era stata condannata a causa mia. Coloro che vi hanno raccontato le fole che sapete erano per certo mentitori, ma le calunnie sono ricadute sul loro capo poiché, se la potenza di Dio non fosse stata dalla mia parte, come avrei potuto io, disarmato e ignaro, far fronte a quattordici avversari armati e decisi? Infatti ero stato convocato dalla regina per non so quale motivo, e avevo appena varcato la porta della sua camera quando ser Agravano e ser Mordred hanno cominciato a chiamarmi traditore e codardo. ([[Lancillotto]], p. 687) *[...] non mi sono mai battuto a oltranza con un cavaliere senza mostrare misericordia, e che benché mi sia misurato con ottimi guerrieri quali ser Tristano e ser Lamorak, ho sempre reso loro l'onore e il rispetto che meritavano. Dio mi è testimone che non mi sono mai adirato al punto da accanirmi contro i buoni cavalieri che ho visto impegnati a farsi onore, e che sono sempre stato lieto di aiutare un avversario in grado di tenermi testa a piedi o a cavallo. ([[Lancillotto]], p. 688) *Ser Galvano, io amavo ser Gareth più di qualunque mio parente, e piangerò per sempre la sua morte non solo per il grande timore che ho di voi, ma anche per altri motivi che mi amareggiano. Prima di tutto, perché fui io a investirlo cavaliere; poi, perché so che mi amava più di ogni altro; il terzo motivo è che era un uomo nobilissimo, leale, cortese, gentile e di buona indole; il quarto è che appena seppi della sua morte capii che da voi non avrei avuto altro che un'inestinguibile guerra. Per di più, ero certo che avreste fatto in modo che il mio nobile signore Artù mi fosse nemico per sempre. Eppure, che Gesù mi perdoni, non ho ucciso ser Gareth e ser Gaheris di proposito. Ah, perché erano disarmati in quel giorno fatale! ([[Lancillotto]], p. 689) *Se non fosse stato per il papa, io mi sarei battuto con te in singolare tenzone e avrei provato sulla tua persona la tua falsità nei confronti di Artù e miei. E lo farò, una volta che avrai lasciato queste terre, dovunque riuscirò a trovarti! ([[Gawain]], p. 690) *Ahimè, così devo abbandonare il più nobile tra i regni cristiani, quello che ho amato di più e in cui ho acquistato il mio onore! Mi rammarico di esserci venuto, se devo esserne vilmente bandito senza colpa e senza motivo! Ma la fortuna è così incostante, e la sua ruota tanto mobile, che nessuno è certo di potervi riposare durevolmente. Ne sono prova molte antiche leggende, come quelle che narrano del nobile Ettore, e di Troilo, e di Alessandro il potente Conquistatore, e di molti altri che precipitarono in basso dal culmine della loro regalità. Così avviene per me, che ero tenuto in grande onore in questo regno nel quale la Tavola Rotonda crebbe in dignità grazie a me stesso e ai miei più che virtù di chiunque altro. ([[Lancillotto]], p. 690) *Mio signore Artù, nobile sovrano che mi fece cavaliere, il mio affetto per voi è tale che i vostri attacchi mi addolorano profondamente, eppure li ho sopportati con pazienza. Se fossi stato vendicativo, avrei potuto scendere in campo e domare i vostri baldi cavalieri, ma ho pazientato per sei mesi lasciando che voi e ser Galvano faceste quel che volevate. Ora però non posso tollerarlo più e devo difendermi, perché ser Galvano mi ha accusato di tradimento. Sono stato sempre contrario a battermi contro un vostro parente, ma adesso non posso più tirarmi indietro, come la preda quando è messa alle strette. ([[Lancillotto]], p. 697) *[...] ser Galvano aveva ricevuto da un sant'uomo un dono miracoloso che gli aveva permesso di farsi molto onore: ogni giorno dell'anno, dalle nove a mezzogiorno, la sua forza cresceva fino ad arrivare a triplicarsi. Per questo re Artù, che era il solo a saperlo, aveva ordinato che tutte le tenzoni che si fossero svolte alla propria presenza, di qualunque genere e per ogni tipo di lite, avessero inizio alle nove del mattino: in tale modo il partito per il quale si fosse battuto il nipote avrebbe avuto sempre il sopravvento nel corso delle tre ore in cui la forza di Galvano raggiungeva il suo culmine. (p. 698) ====Libro XXI==== *A [[Mordred|ser Mordred]] era stato dunque affidato il governo di tutta l'Inghilterra. Egli allora fece vergare delle false lettere fingendo che provenissero dal continente, in cui era scritto che re Artù era stato ucciso nel corso della guerra contro ser Lancillotto; quindi convocò a parlamento tutti i baroni e si fece eleggere re. L'incoronazione avvenne a Canterbury e fu seguita da festeggiamenti che durarono quindici giorni.<br>Dopo di che, ser Mordred si recò a Winchester e dichiarò apertamente alla regina (che però era moglie del re, allo stesso tempo suo zio e padre) che intendeva sposarla e perparò le nozze fissando il giorno del matrimonio. Ginevera, pur profondamente addolorata, gli rispose con cortesia e finse di sottomettersi al suo volere; tuttavia espresse il desiderio di recarsi a Londra per comprare quanto le sarebbe occorso per gli sponsali. (p. 702) *Riflettete, Inglesi, sulla malvagità che tutto ciò palesava! Artù era il re più nobile e il cavaliere più valoroso del mondo e che più amava e sosteneva gli uomini prodi, eppure quelli Inglesi non gli concedevano la propria stima! Ché tale era l'antico costume di questa terra, e c'è chi dice che non l'abbiamo ancora abbandonato. Ahimè, questo è un grave difetto: nulla ci piace se perdura nel tempo.<br>Così si comportavano gli uomini di allora: amavano di più ser Mordred che il nobile Artù e molti andarono a dire all'usurpatore che sarebbero stati con lui nella buona come nella cattiva sorte. Allora ser Mordred, che aveva sentito dire che Artù sarebbe sbarcato a Dover, vi si portò con grande esercito allo scopo di sconfiggerlo e di scacciarlo dalle sue stesse terre. (pp. 703-704) *«Ahimè, ser Galvano, figlio di mia sorella, con l'uomo che amavo di più al mondo se ne va ogni mia gioia!» si dolse {{NDR|Artù}} quando si fu ripreso. «Ora te lo posso dire, caro nipote, solo in te e in ser Lancillotto riposavano la mia letizia e la mia fiducia. Adesso che ho perduto entrambi, tutto il conforto che avevo sulla terra mi abbandona!»<br>«Ah, caro zio» gli rispose ser Galvano «il mio ultimo giorno è arrivato, e ne devo biasimare la mia impulsività e la mia ostinazione, dato che sono stato ferito sulla vecchia piaga che mi aveva inferto ser Lancillotto. So che morirò prima di mezzogiorno e che a causa del mio orgoglio voi dovrete patire tanta vergogna e sventura. Se il nobile Cavaliere del Lago fosse stato al vostro fianco, come fu e avrebbe dovuto essere ancora, questa guerra sciagurata non sarebbe mai scoppiata, perché solo la sua cavalleria e la nobiltà del suo sangue erano riuscite a tenere soggetti e timorosi i vostri infidi nemici. Ora egli vi mancherà. Ahimè, perché non ho voluto trovare un accordo con lui! [...]» (pp. 704-705) *Io, ser Galvano, cavaliere della Tavola Rotonda, voglio che tutto il mondo sappia che mi sono dato la morte non per colpa tua ma mia. Perciò, ser Lancillotto, ti supplico di tornare nel regno per visitare la mia tomba e per recitare su di essa una preghiera, lunga o breve che sia, per la salvezza della mia anima. Oggi, nello stesso giorno in cui scrivo questa lettera, fui ferito a morte là dove la tua mano mi colpì per prima, e non avrei potuto essere ucciso da un braccio più nobile. ([[Gawain]], p. 705) [[File:Battle Between King Arthur and Sir Mordred - William Hatherell.jpg|thumb|La battaglia tra Artù e Mordred]] *{{NDR|Sulla [[battaglia di Camlann]]}} I messaggeri si recarono da Mordred che si era circondato di un temibile esercito di centomila armati e dovettero pregare a lungo prima di riuscire a fargli accettare in contropartita la Cornovaglia e il Kent fino alla morte di Artù e, dopo, tutta l'Inghilterra. Fu anche concordato che il sovrano e l'usurpatore, ciascuno con un seguito di quattordici cavalieri, si incontrassero in una zona franca tra i due eserciti schierati.<br>Artù fu lieto degli accordi raggiunti, ma prima di recarsi al convegno ordinò ai propri uomini di avanzare fieramente e di uccidere ser Mordred, di cui non ci si poteva fidare in alcun modo, se avessero visto sguainare anche una sola spada. E ser Mordred aveva istruito allo stesso modo il proprio esercito:<br>«Se vedrete balenare anche una sola lama mouvete con coraggio all'attacco e uccidete quanti vi si parano innanzi, perché non mi fido affatto di questa tregua e so bene che mio padre vorrà vendicarsi di me.»<br>L'incontro ebbe dunque luogo come era stato stabilito. Fu portato del vino e ne bevvero insieme, ma una [[vipera]] sbucata da un cespuglio d'edera morse il piede di un cavaliere. Questi, senza darsi pensiero del danno che ne sarebbe derivato, sguainò la spada per ucciderla, e quando i due eserciti videro balenare la lama diedero fiato alle trombe e ai corni e si corsero incontro levando terribili grida.<br>Allora re Artù montò a cavallo e raggiunse prontamente i propri uomini esclamando:<br>«Ahimè, che giorno sventurato!»<br>Ser Mordred si unì ai suoi, ed ebbe inizio la battaglia più funesta che si sia mai vista in terra cristiana: vi furono attacchi impetuosi e galoppare di cavalli, affondi e fendenti, colpi mortali e accenti minacciosi da entrambe le parti. Re Artù non cessava di attraversare le formazioni di ser Mordred compiendo molte prodezze degne di un nobile sovrano senza mai venir meno al proprio ruolo, ma anche ser Mordred non si tirava indietro e più volte mise se stesso in grave pericolo.<br>La battaglia infuriò per tutta la giornata senza risparmio di forze, finché molti nobili cavalieri giacquero immobili sulla fredda terra, e quando cadde la notte il terreno era cosparso dei cadaveri di ben centomila uomini. (pp. 707-708) *{{NDR|Sulla battaglia di Camlann}} Il sovrano impugnò la lancia e si gettò in avanti gridando:<br>«Traditore, è giunto il giorno della tua morte!»<br>Ser Mordred si scagliò a sua volta contro di lui brandendo la spada, ma il re già gli affondava la lancia sotto lo scudo e gliela faceva fuoriuscire dal corpo per più di un braccio. E quando l'usurpatore comprese che non sarebbe potuto sfuggire alla morte, si slanciò con tutte le proprie forze in avanti trafiggendosi fino all'impugnatura dell'asta, poi calò la spada tenuta con entrambe le mani sul proprio padre e lo raggiunse a un lato della testa trapassandogli l'elmo e il crano. Subito dopo si accasciava a terra morto. (p. 709) [[File:The Death of King Arthur by John Garrick.jpg|thumb|La morte di Artù]] *«[...] Il tempo passa in fretta; prendete perciò la mia buona spada Excalibur e portatela alla riva del mare: vi ordino di gettarla nell'acqua e di tornare poi a dirmi cosa avete visto.»<br>«Sire, obbediremo al vostro comando» gli rispose [[ser Bedivere|Bedivere]].<br>Ma sulla strada si mise a osservare con attenzione la nobile arma e le pietre preziose che ricoprivano il pomo e l'elsa.<br>"Se la getto nell'acqua, non ne deriveranno che perdite e danno!" pensò.<br>Perciò la nascose sotto un albero e poi si affrettò a tornare dal re e gli disse di averla gettata in mare.<br>«Cosa hai visto?» gli domandò Artù.<br>«Nient'altro che onde e venti.»<br>«Non è vero» replicò il re. «Ora affrettatevi a ubbidire e, se vi sono caro, non esitate a fare quanto vi ho detto.»<br>Allora ser Bedivere tornò a prendere la spada, ma pensando ancora che fosse un peccato e una vergogna gettare via un'arma tanto nobile, la nascose di nuovo, poi raggiunse il re.<br>«Cosa avete visto?» gli domandò per la seconda volta il sovrano.<br>«Nient'altro che flutti e ondate nere.»<br>«Ah, mi hai ingannato ancora, sleale e traditore!» propruppe Artù. «La tua fama di nobile cavaliere e l'amore che ti ho sempre portato non mi avrebbero mai fatto pensare che mi avresti tradito per il valore di una spada! Ora sbrigati: le tue esitazioni stanno mettendo a grave rischio la mia vita. Se non eseguirai adesso i miei ordini ti ucciderò con le mie stesse mani ovunque potrò incontrarti.»<br>Così ser Bedivere tornò là dove aveva nascosto la spada, la raccolse con cautela e si avvicinò alla riva. Poi avvolse la cintura intorno all'elsa e la scagliò più lontano che poté. Allora vide un braccio e una mano sorgere dall'acqua, afferrarla stretta, brandirla tre volte e poi inabissarsi con l'arma.<br>Quando ser Bedivere, tornato vicino al re, gli raccontò quello che aveva visto, il sovrano esclamò:<br>«Ahimè, aiutatemi ad andare via, temo di avere aspettato già troppo.»<br>Il cavaliere se lo caricò sulle spalle e andò verso la riva del mare. Vi erano appena arrivati che una piccola chiatta piena di belle dame prese terra accanto a loro. Tra di esse si trovava una regina, e tutte portavano cappucci neri e gridavano e piangevano alla vista di re Artù.<br>«Fatemi salire a bordo» disse il re.<br>Ser Bedivere eseguì con delicatezza il comando, e tre dame accolserò Artù tra alti lamenti e lo misero a sedere con la testa appoggiata sul grembo di una di loro.<br>«Ah, mio caro fratello!» disse allora la regina. «Perché vi siete trattenuto tanto a lungo lontano da me? La ferita che avete al capo ha preso fin troppo freddo!»<br>Poi le dame si misero ai remi e allontanarono l'imbarcazione dalla terra. E quando se Bedivere le vide prendere il largo, gridò:<br>«Ah, mio signore Artù, cosa sarà di me ora che mi lasciate tra i miei nemici?»<br>«Confortatevi e fate del vostro meglio: su di me non potrete più fare alcun affidamento» gli rispose il sovrano. «Devo andare nell'isola di Avalon per curare la mia grave ferita, e se non sentirete mai più parlare di me, pregate per la mia anima.»<br>Intanto la regina e le dame piangevano e gridavano da fare pietà. Quando ser Bedivere ebbe perso di vista la chiatta, scoppiò anch'egli in pianti e in lamenti, poi si diresse verso la foresta e camminò per tutta la notte. (pp. 710-712) *Di Artù non ho trovato nient'altro nei libri autorizzati, né ho letto con maggiore certezza della sua morte se non che fu portato via in una nave con tre regine, una delle quali era sua sorella [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana la Fata]], l'altra la regina del Galles del Nord e la terza quella delle Terre Desolate. Non conosco altra testimonianza che quella dell'eremita che un tempo era stato arcivescovo di Canterbury e che riferì che le dame avevano portato da lui un corpo perché lo seppellisse. Tuttavia egli non sapeva con certezza se si trattasse davvero del cadavere di artù, perché questa storia la fece mettere per iscritto ser Bedivere, cavaliere della Tavola Rotonda. (pp. 712-713) *In varie parti d'Inghilterra si crede che re Artù non sia morto e che, per volontà di Nostro Signore Gesù, viva in un altro luogo da dove tornerà per conquistare la Santa Croce. Io però non mi sento di affermarlo, e preferisco dire che in questo mondo egli lasciò la sua vita. Molti sostengono anche che sulla sua tomba siano scritte queste parole:<br><div class="center">{{maiuscoletto|Hic iacet Arthurus Rex quondam rexque futurus}}</div> (p. 713) *{{NDR|Su [[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]]}} Quando seppe della morte del re e di tutti i nobili cavalieri compreso ser Mordred, ella riparò in gran segreto con cinque dame ad Almesbury dove si fece monaca indossando la veste bianca e nera, e vivendo in penitenza come se fosse stata la più grande peccatrice di questa terra. Da allora nessuna creatura riuscì più a renderla felice, e visse tra digiuni, preghiere e opere di carità al punto che tutti si stupirono della purezza dei sui nuovi costumi. Con il tempo, come era da aspettarsi, divenne anche badessa e governatrice del monastero. (p. 713) *La guerra che ha portato alla morte i più nobili cavalieri del mondo è divampata a causa mia e di quest'uomo, e l'amore che ci legava ha causato la rovina del sovrano più onorato della terra. Lancillotto [...] ho assunto questo stato per salvare la mia anima e, con la grazia di Dio e per le piaghe della Sua Passione, confido che dopo la mia morte potrò contemplare il volto benedetto di Gesù Cristo e sedere alla Sua destra nel giorno del Giudizio, poiché in cielo vi sono dei santi che furono peccatori in terra. Perciò, ser Lancillotto, vi supplico di cuore per l'amore che ci fu tra noi di non posare mai più lo sguardo su di me. Vi comando anche, in nome di Dio, che lasciate la mia compagnia e torniate nel vostro regno per preservarlo da guerre e distruzioni. Così come vi ho amato fino ad ora, il mio cuore non mi permetterà più di incontrarvi dopo che a causa vostra e mia è stato annientato il fuore dei re e dei cavalieri. Rientrate dunque nelle vostre terre e prendete moglie per vivere con lei in gioia e letizia. L'unica supplica che il mio cuore vi rivolge è che invochiate il Signore Eterno perché mi conceda di fare ammenda dei miei peccati. ([[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]], p. 716) *«[...] Nella ricerca del Sangrail avrei abbandonato le vanità mondane se non fosse stato per l'amore che vi portavo, e se allora lo avessi fatto con tutto il mio cuore, la volontà e il pensiero, avrei superato ogni altro cavaliere a eccezione di ser Galahad mio figlio. Se voi vi siete votata alla perfezione, è giusto che lo faccia anch'io perché, mi sia testimone Iddio, solo in voi ho avuto la mia gioia terrena. Se il vostro cuore fosse stato diversamente disposto, vi avrei portata con me nel mio regno. Ma poiché tale è la vostra volontà, vi giuro che se troverò un eremita che voglia accogliermi, a qualunque ordine appartenga, farò penitenza e pregherò fino al termine della mia vita. Ora, madama, vi prego di baciarmi un'ultima volta.»<br>«Non lo farò mai» si schermì la regina «e astenetevi anche voi da tali atti.» (pp. 716-717) *Supplico Dio Onnipotente che non mi sia mai più possibile vedere ser Lancillotto con i miei occhi mortali. ([[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]], p. 719) *Quando riporto alla mente la bellezza e la nobiltà della regina e del suo re e li vedo ora giacere insieme, il mio cuore non può sostenere il mio corpo afflitto. Quando poi rifletto che per mia colpa, orgoglio e superbia sono entrambi periti, essi che non avevano pari tra le genti cristiane, il ricordo della loro cortesia e della mia gratitudine mi fa mancare il cuore al punto di non potermi reggere in piedi. ([[Lancillotto]], p. 720) *Ah, Lancillotto [...] guida di tutti i cavalieri cristiani, impareggiabile tra i valorosi, ora giaci qui. Eri il più cortese cavaliere che abbia mai portato lo scudo, l'amico più sincero nei confronti di chi ti amava tra quanti hanno mai cavalcato, il più fedele amante tra i peccatori che abbiano mai amato una donna, l'uomo più gentile che abbia mai brandito una spada. La tua bella persona primeggiava sempre tra una folla di cavalieri, e tu eri l'uomo più mansueto e più onorato tra quanti mai si siano intrattenuti a banchetto con le dame. Ma eri anche l'avversario più inflessibile per un nemico mortale che abbia mai posto la lancia in resta. (Hector de Maris, p. 722) ===Explicit=== ====Originale==== Here is the end of the booke book of kyng Arthur & of his noble knyghtes of the rounde table | that whan they were hole togyders there was ever an C and xl | and here is the ende of the deth of Arthur | I praye you all Ientyl men and Ientyl wymmen that redeth this book of Arthur and his knyghtes from the begynnyng to the endyng | praye for me whyle I am on lyve that god sende me good delyveraunce | & whan I am deed I praye you all praye for my soule | for this book was ended the ix yere of the reygne of kyng edward the fourth | by syr Thomas Maleore knyght as Ihesu helpe hym from hys grete myght | as he is servaunt of Ihesu bothe day and nyght |<br>{{NDR|Thomas Malory, ''[https://archive.org/details/lemortedarthuror00malouoft/page/860/mode/2up Le Morte d'Arthur. The original edition of William Caxton now reprinted and edited with an introduction and glossary]'', a cura di H. Oskar Sommer, Londra, David Nutt, 1889}} ====Traduzione==== ''Qui finisce il libro di re Artù e dei suoi nobili cavalieri della Tavola Rotonda, che nel loro insieme raggiungevano il numero di centocinquanta. E questa è anche la fine de'' La morte di Artù. '' Gentiluomini e gentildonne che avete letto il libro di Artù e dei suoi cavalieri dall'inizio alla fine, vi supplico di pregare finché sono in vita perché Dio mi mandi una buona liberazione. Quando poi sarò morto, vi chiedo di pregare tutti per la mia anima. Quest'opera fu terminata nel nono anno di [[Edoardo IV d'Inghilterra|re Edoardo IV]] dal cavaliere sir Thomas Malory che Gesù aiuti con la Sua grande potenza, poiché è servo di Cristo di giorno come di notte.''<br>{{NDR|Thomas Malory, ''Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri'', volume secondo, a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Milano, Oscar Classici Mondadori, 1985. ISBN 88-04-41154-6}} ==Citazioni su Thomas Malory== *Malory fu in realtà il primo scrittore su commissione [...]. Quando [[William Caxton|Caxton]] costruì la sua pressa da stampa, chiese al povero vecchio Malory di scrivere qualcosa, ed egli acconsentì mettendo insieme tutte le storie che conosceva: tutte le storie tramandate dalla tradizione orale. Poi, a poco a poco, con la proliferazione dei libri, la gente dimenticò quelle storie o non si curò di ricordarle. Così, i racconti che Malory ambientò nel XII secolo descrivevano eventi accaduti molto tempo prima [...]. E, come accade per tutti i miti, essi assunsero le tinte dell'epoca in cui vennero scritti. Gli ''Idilli del re'' di [[Alfred Tennyson|Tennyson]], per esempio, oppure le opere di [[Edward Burne-Jones|Burne-Jones]] e dei Preraffaelliti, descrissero e dipinsero le leggende arturiane del XII secolo secondo la sensibilità della propria epoca. Finendo così per rivelare più cose sull'età vittoriana che sulla leggenda stessa. ([[John Boorman]]) *Sì, possiamo immaginarci sir Thomas Malory come un adorabile primitivo, un innamorato di cose nobili e belle e grandi, finché non sappiamo, in base alle moderne ricerche che l'hanno identificato con un personaggio della parrocchia di Monks Kirby nella contea di Warwick, figura più di bandito che di {{sic|compíto}} gentiluomo, che per via delle sue violenze e rapine fu spesso in prigione, e in prigione scrisse appunto le sue storie di cavalleria. ([[Mario Praz]]) ==Bibliografia== *Thomas Malory, ''[https://archive.org/details/lemortedarthuror00malouoft/page/34/mode/2up Le Morte d'Arthur. The original edition of William Caxton now reprinted and edited with an introduction and glossary]'', a cura di H. Oskar Sommer, Londra, David Nutt, 1889. *Thomas Malory, ''Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri'', due volumi, a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Milano, Oscar Classici Mondadori, 1985. ISBN 88-04-41154-6 ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Malory, Thomas}} [[Categoria:Scrittori britannici]] 07wnrwhxs4rizolqolabltx4ul7746n 1420270 1420269 2026-07-13T11:50:56Z Skekzilla 17056 /* Libro XI */ 1420270 wikitext text/x-wiki Sir '''Thomas Malory''', o '''Maillorie''', '''Mallory''', '''Maleore''' (1409 – 1471), scrittore inglese. ==''La morte di Artù''== ===Incipit=== [[File:Morte Darthur incipit (cropped).jpg|thumb|Incipit dell'edizione del 1485 stampata da [[William Caxton]]]] ====Originale==== Hit befel in the dayes of Uther pendragon when he was kynge of all Englond | and so regned that there was a myȝty duke in Cornewaill that helde warre ageynst hym long tyme | And the duke was called the duke of Tyntagil | and so by meanes kynge Uther send for this duk | chargyng hym to brynge his wyf with hym | for she was called a fair lady | and a passynge wyfe | and her name was called Igrayne | So whan the duke and his wyf were comyn unto the kynge by the meanes of grete lordes they were accorded bothe | the kynge lyked and loved this lady wel | and he made them grete chere out of mesure | and desyred to have lyen by her | But she was a passyng good woman | and wold not assente unto the kynge | And thenne she told the duke her husband and said I suppose that we were sente for that I shold be dishonoured Wherfor husband I counceille yow that we departe from hens sodenly that we maye ryde all nyghte unto oure owne castell<br>{{NDR|Thomas Malory, ''[https://archive.org/details/lemortedarthuror00malouoft/page/34/mode/2up Le Morte d'Arthur. The original edition of William Caxton now reprinted and edited with an introduction and glossary]'', a cura di H. Oskar Sommer, Londra, David Nutt, 1889}} ====Traduzione==== Al tempo in cui [[Uther Pendragon]] governava su tutta l'Inghilterra, vi era in Cornovaglia un potente duca, signore di Tintagel, che gli faceva guerra da molti anni. Attraverso degli emissari, un giorno il re lo convocò ordinandogli di portare con sé anche la moglie, che aveva nome [[Igraine]] e fama di essere molto assennata. Quando il duca arrivò alla presenza del sovrano, per intercessione dei più nobili baroni si riconciliò con lui, ma il re si innamorò di sua moglie, la festeggiò oltre misura e desiderò di giacere con lei. Igraine, che era una donna onesta e leale, non solo non vi consentì, ma anzi disse al marito:<br>«Credo che siamo stati chiamati qui perché io vi perdessi il mio onore. Vi consiglio quindi di andare via senza indugio e di raggiungere questa notte stessa il nostro castello.»<br>{{NDR|Thomas Malory, ''Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri'', volume primo, a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Milano, Oscar Classici Mondadori, 1985. ISBN 88-04-41154-6}} ===Citazioni=== ====Libro I==== [[File:Story of Merlin - Arthur's conception.png|thumb|Il concepimento di Artù]] *«Ecco cosa voglio, sire» disse allora Merlino. «La prima notte che trascorrerete con Igraine concepirete in lei un figlio che mi farete consegnare appena sarà venuto alla luce. Io lo alleverò dove più mi piacerà, affinché a voi derivi onore e al bambino i vantaggi che gli spettano.»<br>«Sarà fatto come volete» accondiscese il re.<br>«Ora preparatevi» aggiunse Merlino. «Questa notte stessa vi coricherete al fianco di Igraine nel castello di Tintagel, e avrete le sembianze di suo marito; Ulfius assumerà l'aspetto di ser Brastias e io quello di ser Jordans, due cavalieri del duca. Ma badate di non rivolgere domande né a lei né ai suoi uomini; dite che non vi sentite bene, affrettatevi ad andare a letto, e domani mattina non vi alzate prima del mio arrivo. Il castello non è che a dieci miglia da qui.»<br>Fu dunque fatto come era stato deciso. Ma poiché il duca aveva visto il re lasciare l'assedio di Terrabil, quella stessa notte uscì dal castello attraverso una postierla per attaccare l'esercito regale e rimase ucciso nella sortita prima ancora che il sovrano fosse arrivato a Tintagel. Così re Uther giacque con Igraine più di tre ore dopo la morte del duca e, in quella notte, concepì Artù. Allo spuntare del giorno, dopo che Merlino fu arrivato per dirgli di prepararsi, egli baciò la dama e partì in gran fretta. E quando Igraine sentì dire che, secondo tutte le testimonianze, il marito era morto prima dell'arrivo di Uther, si chiese con grande stupore chi potesse essere l'uomo che si era coricato con lei nelle sembianze del suo signore e ne pianse segretamente senza farne parola ad alcuno. (p. 7) *Non passò molto, quindi, che un mattino Uther e Igraine si sposarono tra la gioia e il tripudio generale, e, per volere del re, nella stessa occasione re Lot di Lothian e di Orkney sposò Morgawse, che sarebbe stata la madre di [[Gawain|Galvano]], e re Nentres della terra di Garlot sposò Elaine. La terza sorella, [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana la Fata]], fu invece messa a studiare in un convento dove divenne molto dotta in negromanzia. In seguito sarebbe stata maritata a re [[Urien|Uriens]] della terra di Gore, padre di [[Ywain|ser Ivano il Biancamano]]. (p. 8) *E quando i mattutini e la prima messa ebbero termine, nel camposanto dietro l'altare maggiore fu vista una grande roccia quadrangolare simile a un blocco di marmo, che sorreggeva nel mezzo una sorta di incudine d'acciaio alta un piede in cui era infitta una bella spada. Intorno all'arma una scritta in lettere d'oro diceva:<br><div class="center">{{maiuscoletto|Colui che estrarrà questa spada dalla roccia e dall'incudine è il legittimo re di tutta l'inghilterra.}} (p. 10) [[File:An island story; a child's history of England (1906) (14801002423).jpg|thumb|Artù estrae la spada dalla roccia]] *Il giorno di Capodanno, terminata la messa, i baroni cavalcarono al campo, alcuni per giostrare, altri per torneare. Tra di essi vi era anche ser Ector accompagnato dal figlio ser Kay e dal giovane [[Re Artù|Artù]], fratello di latte di quest'ultimo. Ser Kay, che era stato fatto cavaliere nel giorno di Ognissanti, accortosi quando era già in cammino di avere dimenticato la spada nell'alloggio del padre, pregò Artù di andargliela a prendere.<br>«Volentieri» rispose il giovane allontanandosi in fretta. Giunto a casa, scoprì però che la dama e tutti gli altri erano usciti per assistere alle giostre. Ne fu addolorato, ma poi si disse:<br>"Andrò al camposanto a prendere la spada che è infitta nella roccia. Mio fratello non deve rimanere senza un'arma in una giornata come questa."<br>Si diresse quindi verso il camposanto; scese di sella, legò il cavallo a un montante e si avvicinò alla tenda che nascondeva la roccia. Non trovandovi i cavalieri che vi erano stati lasciati di guardia e che infatti erano andati alle giostre, afferrò l'impugnatura della spada e la estrasse con un strappo deciso, ma senza sforzo. Poi riprese il cavallo e raggiunse ser Kay per consegnargliela. Appena il fratello la vide, la riconobbe subito. Allora si avvicinò al padre egli disse:<br>«Signore, ecco la spada della roccia. Dunque devo essere io il re di questa terra.»<br>Ser Ector osservò l'arma; quindi tornò indietro con i due giovani, smontò da cavallo, entrò nella chiesa e ordinò a ser Kay di ripetergli con precisione come l'avesse presa faccendolo giurare sul Libro Sacro.<br>«Me l'ha portata mio fratello Artù, signore» disse allora ser Kay.<br>«E tu, come l'hai avuta?» chiese ser Ector ad Artù.<br>«Ecco, signore, quando sono tornato a casa a prendere la spada di ser Kay, non ho trovato nessuno che me la potesse dare; allora, pensando che mio fratello non dovesse rimanere disarmato, sono venuto qui e ho estratto l'arma dalla roccia senza alcuna fatica.» (pp. 11-12) *Ser Ector e ser Kay si inginocchiarono a terra.<br>«Ahimè, perché vi inginocchiate davanti a me, voi che siete mio padre e mio fratello?» chiese loro Artù.<br>«No, mio signore, non è così. Io non sono vostro padre e non sono nemmeno del vostro stesso sangue. Vedo che discendete da un lignaggio ben più nobile di quanto credessi.»<br>Egli gli raccontò come gli fosse stato affidato, perché lo allevasse, dallo stesso Merlino. Nel sentire che ser Ector non era suo padre, il giovane provò un profondo dolore, ma il cavaliere continuò:<br>«Quando sarete re, vorrete essere il mio buono e grazioso signore?»<br>«In caso contrario sarei da biasimare» fu la risposta di Artù. «Siete l'uomo a cui devo di più insieme alla mia buona signora e madre, vostra moglie, che mi ha nutrito e allevato come figlio suo. Se Dio vorrà ch'io sia re come voi dite, potrete chiedermi tutto quello che sarà in mio potere di concedervi, e io non vi mancherò!» (pp. 12-13) *«Per quale motivo quel ragazzo è divenuto vostro re?»<br>«Signori, è figlio legittimo di Uther Pendragon e di Igraine, moglie del duca di Tintagel» rispose loro Merlino.<br>«Allora è bastardo!» esclamarono tutti.<br>«No; Artù fu concepito più di tre ore dopo la morte del duca, e tredici giorni più tardi re Uther sposò Igraine. È quindi provato che non è bastardo, e chi lo afferma sappia che Artù sarà re e avrà ragione di tutti i suoi nemici, e che, prima di morire, avrà regnato a lungo su tutta l'Inghilterra e avrà condotto sotto il proprio comando Galles, l'Irlanda, la Scozia e molti altri regni.» (p. 15) *Dovremmo forse accettare che un interprete di [[Sogno|sogni]] ci esorti alla viltà? ([[Lot (ciclo arturiano)|Lot]], p. 16) *Ecco allora giungere in campo [[Ban di Benoic|re Ban]], fiero come un leone e con le insegne a bande verdi in campo d'oro.<br>«Ahimè, ora temo davvero che saremo sconfitti!» esclamò re Lot vedendolo. «Quello è il cavaliere più valoroso del mondo e anche l'uomo più rinnomato. Moriremo o saremo costretti a ritirarci, ma se dovremo farlo sarà bene che impieghiamo valore e saggezza, perché altrimenti perderemo ugualmente la vita!» (p. 26) *[...] è preferibile uccidere un vile piuttosto che, a causa di un codardo, perdere tutti la vita. ([[Lot (ciclo arturiano)|Lot]], p. 28) *«Siete un uomo straordinario!» esclamò allora Artù.<br>«Però mi stupisce molto sentirvi dire che morirò in battaglia.»<br>«Non ve ne meravigliate, è la volontà di Dio che il vostro corpo sia punito per le vostre azioni impure. Io invece dovrei essere triste, perché morirò di una morte vergognosa, sotterrato ancora vivo. Almeno la vostra sarà una fine onorevole.» ([[Re Artù]] e [[Mago Merlino]], p. 34) *Merlino è a conoscenza, come del resto voi, ser Ulfius, di come re Uther venne da me nel castello di Tintagel con le sembianze di mio marito che era morto tre ore prima, e di come quella stessa notte mi fece concepire un figlio. Tredici giorni dopo egli mi sposò, e allorché il bambino nacque ordinò che fosse affidato a Merlino e allevato da lui. Da allora io non lo vidi mai più; né seppi quale nome gli era stato dato. ([[Igraine]], p. 35) *«Ora siete in mio potere, e sono libero di decidere se uccidervi o risparmiarvi la vita. Ma se non vi darete per vinto sarò costretto a mettervi a morte» gli disse lo sconosciuto.<br>«Quando vorrà venire, la morte sia la benvenuta! Del resto, preferisco morire che disonorarmi arrendendomi a te» esclamò Artù balzandogli addosso. ([[Pellinore]] e [[Re Artù]], p. 39) *«Ahimè, Merlino, lo avete ucciso!» gli disse Artù. «Era il cavaliere più nobile del mondo, ed io preferirei essere privato delle mie terre piuttosto che saperlo morto.»<br>«Non ve ne date pensiero, è più sano di voi» gli rispose Merlino. «È solo addormentato, ma si risveglierà fra tre ore. Vi avevo detto che era un cavaliere forte e coraggioso, e vi avrebbe ucciso se io non fossi intervenuto. Ma da ora in poi egli vi renderà ottimi servigi; il suo nome è [[Pellinore|Pellinor]], e un giorno avrà due figli di valore impareggiabile che si chiameranno [[Parsifal|Percival]] e [[Lamorak|Lamorak il Gallese]]. E sarà ancora Pellinor a rivelarvi il nome del figlio che avete concepito in vostra sorella e che sarà la rovina del regno.» (p. 40) [[File:Boys King Arthur - N. C. Wyeth - p16.jpg|thumb|Artù riceve Excalibur]] *Proseguirono il cammino finché si trovarono sulla riva di un lago vasto e ameno, dal quale videro emergere un braccio rivestito di sciamito bianco: esso terminava in una mano che stringeva una magnifica spada.<br>«È quella l'arma di cui vi parlavo» disse Merlino ad Artù. E poiché in quel momento una donna passava sul lago, il re chiese chi fosse.<br>«È la [[Dama del Lago]]; sul fondo di questo specchio d'acqua si trova una caverna che ha l'interno decorato con tale ricchezza da renderlo la residenza più piacevole del mondo» gli spiegò Merlino. «Ora la dama si avvicinerà; allora voi dovrete pregarla cortesemente di darvi la spada.»<br>Infatti la dama si diresse verso Artù e lo salutò, e il re, dopo aver ricambiato il saluto, le chiese:<br>«Di chi è la spada che quel braccio tiene alta sull'acqua? Io sono senza armi, e vorrei che fosse mia.»<br>«Essa mi appartiene» gli rispose la dama «ma se mi concederete un dono allorquando ve lo chiederò, sarà vostra.»<br>«Ve lo accorderò, sulla mia parola» le promise Artù.<br>«Allora montate sulla barchetta che vedete laggiù, raggiungete a remi la spada e prendetela insieme al suo fodero. Io reclamerò il mio dono quando lo riterrò opportuno».<br>Artù e Merlino smontarono di sella e legarono i cavalli a due alberi. Poi salirono sulla piccola imbarcazione e, quando ebbero raggiunto la mano e la spada, il re ne afferrò l'impugnatura e la trattenne, mentre mano e braccio scomparivano sott'acqua. (pp. 40-41) *«Vi piace più l'arma o il fodero?» gli chiese Merlino.<br>«Preferisco la spada.»<br>«Non siete molto saggio, perché il fodero vale dieci volte di più! Finché lo avrete al fianco, esso impedirà alle vostre ferite di sanguinare, per quanto gravi possano essere. Quindi badate a non abbandonarlo mai.» (p. 41) *Poi re Artù fece cercare, sotto pena di morte, tutti i bambini che erano nati il primo di maggio concepiti da baroni e da dame, perché Merlino gli aveva detto che proprio in quella data aveva visto la luce di colui che lo avrebbe ucciso. Tra i numerosi figli di signori scovati e mandati a corte, si trovava anche [[Mordred]], il figlio della moglie di re Lot.<br>I fanciulli vennero messi su una nave che fu lasciata alla deriva sul mare, ma il caso volle che essa naufragasse ai piedi di un castello e che tutti i bambini morissero salvo proprio Mordred che ne era stato scagliato fuori e che fu ritrovato da un buon uomo che lo allevò. Quando poi il fanciullo ebbe compiuto i quattordici anni, fu mandato a corte, come narreremo verso la fine del libro della Morte di Artù. Ora diremo che i baroni del regno furono molto addolorati per la morte dei loro figli e ne incolparono più Merlino che Artù, ma poi rimasero in pace sia per timore sia per lealtà nei confronti del sovrano. (p. 43) ====Libro II==== [[File:The Death of Balin and Balan.png|thumb|La morte di Balin e Balan]] *«Ah, bella damigella, dignità, virtù e valore non sono riposti solo nell'[[abbigliamento]]!» esclamò [[Sir Balin|Balin]]. «La virilità e l'onore sono celati nella persona, e vi sono molti insigni cavalieri ignoti a tutti, a riprova che il pregio e l'ardimento non hanno alcun rapporto con le vesti che indossano.» (p. 46) *Non pochi pensano di fare scorno a un [[avversario]], e poi scoprono che il loro intento si è ritorto a loro danno. ([[Sir Balin]], p. 50) *Badate, sire, di conservare con cura il fodero di Excalibur e ricordate che finché l'avrete con voi le vostre ferite, per quanto gravi, non sanguineranno. ([[Mago Merlino]], p. 57) *Rimasto disarmato, {{NDR|[[Sir Balin]]}} si precipitò allora alla ricerca di un'altra arma entrando prima in una stanza poi un'altra e in un'altra ancora, senza riuscire a trovare nulla e sempre incalzato dappresso da [[Re Pescatore|re Pellam]]. Infine varcò la porta di una camera meravigliosamente decorata e vide che vi si trovava un uomo disteso su un letto coperto dai più splendidi drappi d'oro che si possano immaginare. Vicino al letto, su un tavolo d'oro puro sorretto da quattro zampe d'argento, era posata una lancia di singolare fattura. Balin la afferrò, si volse a fronteggiare Pellam e lo colpì con forza, facendolo cadere in terra privo di sensi. Allora il tetto e le mura del castello crollarono e anche Balin fu gettato al suolo, dove rimase senza potersi muovere. [...] Da allora re Pellam rimase infermo per molti anni, e guarì solo quando fu curato da [[Galahad]], il nobile principe, nel corso della ricerca del [[Graal|Sangrail]] – il bacile che conteneva il sangue di Nostro Signore Gesù Cristo portato in Inghilterra da Giuseppe d'Arimatea, cui un tempo era appartenuto anche lo splendido letto. La [[Lancia di Longino|lancia]] che aveva inferto il [[Colpo Doloroso]] era la stessa con cui Longino aveva ferito Nostro Signore al cuore, e poiché re Pellam era affine alla stirpe di Giuseppe e l'uomo più degno di quei tempi, la sua infermità provocò dolore, lutti e pene. (pp. 61-62) *«Fratello, mi hai ucciso e io ho ucciso te. Il mondo intero parlerà di noi» disse poi Balin quando si fu ripreso.<br>«Perché mai non ti ho riconosciuto!» si lamentò Balan. «Avevo notato le due spade, ma dato che portavi uno scudo non tuo ti avevo creduto un altro.»<br>«È colpa di uno sciagurato cavaliere che facendomelo cambiare ci ha dato la morte. Se potessi sopravvivere distruggerei il castello per i malvagi costumi che alberga.»<br>«E sarebbe ben fatto!» approvò Balan. «Da quando vi arrivai non ebbi più la possibilità di ripartirne perché uccisi il cavaliere che era a guardia dell'isola. Lo stesso accadrà anche a te, fratello. Avresti dovuto uccidermi, come del resto hai fatto, ma poi metterti in salvo con la fuga.»<br>In quel mentre sopraggiungeva la signora del castello con quattro cavalieri, sei dame e sei servitori, e sentì le pietose parole che si scambiavano i fratelli.<br>«Uscimmo entrambi da un medesimo sacello, il ventre di nostra madre, e giaceremo insieme in una stessa fossa» dicevano. (p. 66) *Il mattino successivo comparve Merlino e fece incidere in lettere d'oro sulla tomba dei fratelli una scritta che diceva:<br><div class="center">{{maiuscoletto|Qui giace Balin il Selvaggio, che era il cavaliere dalle due spade che inferse il Colpo Doloroso.}}</div><br>Poi, presa la spada di Balin e sostituitone il pomo con un altro, ordinò a un cavaliere di brandirla, ma quello non vi riuscì nonostante i ripetuti sforzi. Allora Merlino scoppiò a ridere.<br>«Perché ridete?» gli chiese il cavaliere.<br>«Solo i campioni migliori del mondo potranno maneggiare questa spada, cioè [[Lancillotto]] e suo figlio Galahad. E con quest'arma Lancilotto ucciderà ser Galvano, il nipote di re Artù» gli rispose Merlino, che fece incidere la profezia sul pomo della spada.<br>Poi operò perché un ponte di ferro e di acciaio collegasse l'isola con la terraferma, e lo fece largo solo mezzo piede perché soltanto l'uomo più eccellente e mondo da malizia e villania potesse avere l'ardire di attraversarlo. Inoltre lasciò sull'isola il fodero della spada di Balin perché Galahad potesse trovarlo, e fece sì che per magia la spada restasse infissa in un blocco di marmo grande come la mola di un mulino, che galleggiò per molti anni nella corrente di un fiume fin sotto le mura di Camelot. Un giorno di Pentecoste Galahad, il nobile principe, che aveva già trovato il fodero, avrebbe estratto la spada così come è narrato nel libro del Sangrail. (p. 67) ====Libro III==== [[File:The Beguiling of Merlin by Edward Burne-Jones.jpg|thumb|Merlino e la Dama del Lago]] *Che un re tanto illustre per nobiltà e valore voglia prendere in moglie [[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]] è la notizia più bella che abbia mai ricevuto [...]. Gli offrirei volentieri anche le mie terre se pensassi di poterlo compiacere, ma ne ha già tante e sono certo che non ne ha bisogno. Gli farò quindi un dono che gradirà molto di più, perché gli consegnerò la [[Tavola Rotonda]] che mi fu data da Uther Pendragon. Essa può ospitare un massimo di centocinquanta cavalieri; cento li ho io stesso, ma gli altri mi sono stati uccisi. ([[Leodegrance]], p. 69) *«Ma perché vi sono due seggi vuoti alla Tavola Rotonda?» chiese poi Artù a Merlino.<br>«Sire, sono destinati a uomini degni del più alto onore, e sul [[Seggio Periglioso]] siederà solo un cavaliere senza pari. Chiunque altro sarà tanto ardito da tentare di prendervi posto, sarà annientato.» (p. 72) *Devi concedere [[misericordia]] a coloro che t'implorano, perché un [[cavaliere]] spietato è un cavaliere senza onore. ([[Gaheris]], p. 76) *Così, portate a termine le tre ricerche affidate a ser Galvano, a ser Tor e a re Pellinor, re Artù confermò la nomina di tutti i cavalieri, assegnò terre a quelli che non avevano e impose loro di non commettere mai oltraggi o omicidi, di rifuggire sempre dal tradimento, di non comportarsi mai con efferatezza, ma di concedere grazia a chi la implorasse, sotto sanzione di perdere per sempre l'onore e la sua protezione. Inoltre il re ingiunse loro, pena di morte, di soccorrere sempre le dame, le damigelle e le gentildonne e di non ingaggiare combattimenti in contese ingiuste per amore o per beni mondani. Tutti i [[cavalieri della Tavola Rotonda]] giurarono in tal senso, i giovani come i vecchi, e ogni anno rinnovavano il giuramento in occasione della festa solenne della Pentecoste. (p. 87) *Non passò molto che la [[Dama del Lago|Damigella del Lago]] partì e Merlino la seguì tentando più volte di farla sua con le proprie arti sottili, ma poi Nimue gli fece giurare di non fare mai più uso con lei dei suoi incantesimi, perché altrimenti non l'avrebbe mai avuta. [...] Poi Merlino e la damigella ripartirono per la Cornovaglia, e nel corso del viaggio egli le insegnò molti altri prodigi. Ma poiché le stava sempre intorno per cogliere la sua verginità, Nimue lo prese a noia e pensò di liberarsene; tuttavia non sapeva come fare anche perché ne aveva paura, dato che Merlino era figlio di un diavolo.<br>Ora, avvenne che un giorno Merlino le facesse vedere una caverna meravigliosa che si sprofondava sotto una grande pietra che la damigella, mettendo in opera le arti che aveva apprese, lo inducesse ad entrarvi per mostrarle i prodigi che essa nascondeva. Poi fece in modo che egli non ne uscisse mai più di quante arti magiche mettesse in opera, e si allontanò lasciandolo prigioniero. (pp. 88-89) ====Libro IV==== *Ahimè, da quando sono stato incoronato non ho avuto un solo mese di riposo! ([[Re Artù]], p. 90) *{{NDR|Su [[Sir Tor]]}} Parla poco e agisce molto di più, e non conosco nessuno qui a corte che sia di nascita più nobile, o che gli sia pari in valore e in possanza. ([[Re Artù]], p. 94) *[...] mi sono impegnato a battermi ad oltranza e preferisco morire con onore piuttosto che vivere nella vergogna. Se mi fosse possibile perdere la vita cento volte, piuttosto che arrendermi a voi sceglierei lo stesso di morire. Sono senza armi, ma non senza onore, e del resto se ucciderete un uomo inerme, il disonore ricadrà su di voi. ([[Re Artù]], p. 101) *{{NDR|Sulla [[Fata Morgana (mitologia)|Fata Morgana]]}} Mi vendicherò su di lei con tale durezza che tutto il mondo cristiano ne dovrà parlare, perché Dio sa che l'ho onorata e venerata più di ogni altra del mio sangue e che avevo più fiducia in lei che in mia moglie e negli altri miei parenti. ([[Re Artù]], p. 103) *La gente dice che Merlino è figlio di un diavolo, ma io posso affermare di essere stato concepito da un demone sulla terra! ([[Ywain]], p. 105) *[...] non è cavalleresco che uno resti in arcioni mentre l'altro è a piedi. ([[Morholt|Moroldo]], p. 112) *Una dama tanto superba da non avere misericordia di un valoroso [[cavaliere]] non ha diritto alla felicità! ([[Dama del Lago]], p. 121) ====Libro V==== *In pace da lungo tempo, [[re Artù]] aveva indetto una festa sfarzosa. La Tavola Rotonda era al completo di tutti i suoi alleati sovrani, principi e nobili cavalieri quando, mentre egli sedeva sul trono, entrarono nella sala dodici vecchi che recavano rami d'ulivo nelle mani a significare di essere venuti come ambasciatori e messaggeri dell'imperatore Lucio, a quel tempo chiamato Dittatore o Procuratore del Bene Pubblico di Roma. Giunti alla presenza del re, essi gli resero omaggio con un inchino e gli parlarono nel seguente modo:<br>«Il nobile e potente imperatore Lucio saluta il re di Britannia. Vi ordina di riconoscerlo come vostro signore e di inviargli il tributo che questo regno deve all'impero e che, come risulta dai documenti, già pagavano vostro padre e i vostri predecessori. Se agirete da ribelle e non lo riconoscerete come vostro sovrano, deterrete e tratterrete le vostre terre in contrasto con gli statuti e i decreti stabiliti dal nobile e illustre Giulio Cesare, conquistatore di questo paese e primo imperatore di Roma. Sappiate anche se vi opporrete alle sue richieste e ai suoi ordini, Lucio condurrà una guerra implacabile contro la vostra persona, i vostri regni e le vostre terre, e punirà voi e i vostri sudditi come esempio perpetuo per tutti i sovrani e i principi che rifiutano il tributo al nobile impero che domina sull'intero mondo.» (p. 131) *[...] io non pagherò mai il tributo a Roma! A quanto so Belino e Brenio, sovrani di Britannia, hanno tenuto a lungo l'impero nelle proprie mani, come anche Costantino figlio di Elena: vi è quindi la prova palese che non dobbiamo alcun tributo e che anzi, essendo noi i loro discendenti, abbiamo il diritto di reclamare il titolo all'impero. ([[Re Artù]], p. 132) *Artù presiedeva la Tavola Rotonda e appariva l'uomo più gagliardo che esista, capace di conquistare l'intera terra, che è ben poco per lui. (p. 134) *Mentre il re era assopito nella propria cabina ebbe un sogno meraviglioso: gli parve che un [[drago]] terrificante, giunto in volo dalla parte d'Occidente, affogasse molta della sua gente. Esso aveva la testa smaltata d'azzurro e le spalle che brillavano come oro, il ventre simile a maglie di straordinari colori, la coda coperta di scaglie, le zampe di splendido zibellino e gli artigli come oro fino. Dalla bocca gli scaturiva un'orrenda fiamma che faceva apparire di fuoco la terra e il mare. Poi, in una nuvola, giungeva dall'Oriente un feroce cinghiale nero dagli artigli grandi come pilastri. Coperta da pelame irsuto, era la bestia più ripugnante che si fosse mai vista, e ruggiva e muggiva in modo incredibilmente orribile. Il drago allora si sollevava nell'aria come un falco e assaliva con violenza il cinghiale che rispondeva ferendolo al petto con le zanne grigie, e quel sangue bollente faceva rosseggiare il mare. Allora il drago volava a grandi altezze, poi si precipitava fragorosamente a colpire il cinghiale sulla sommità del dorso, lungo dieci piedi dalla testa alla coda, riducendogli in polvere le ossa e la carne, che prendevano a volteggiare per tutta l'ampiezza del mare.<br>Il re si svegliò di colpo e, sconcertato dal sogno, mandò a chiamare un saggio filosofo cui ordinò di spiegarne il significato.<br>«Sire» fu la risposta del sapiente «il drago rappresenta la vostra persona, i colori delle sue ali sono i regni che avete conquistato e le scaglie di cui è irta la coda rappresentano i nobili cavalieri della Tavola Rotonda. Il cinghiale che usciva dalle nuvole e che fu ucciso dal drago simboleggia un tiranno che tormenta il popolo, o forse anche che voi dovrete battervi di persona contro il più orrido e abominevole gigante che avrete mai visto in tutta la vita. Non avete dunque nulla da temere da questo sogno: andate avanti da conquistatore.» (pp. 135-136) *Guardate quanto sono tronfi di orgoglio e di millanteria questi Britanni! [...] Si vantano come se avessero già conquistato il mondo intero! (p. 140) ====Libro VI==== *Poco tempo dopo che [[re Artù]] era tornato in Inghilterra da Roma i [[cavalieri della Tavola Rotonda]] si riunirono a corte per dedicarsi a giostre e a tornei. Non pochi cavalieri novelli compirono onorevoli gesta d'armi e superarono i compagni dando prova di valore e di prodezza, ma tra tutti spiccò [[Lancillotto|ser Lancillotto]] del Lago che fu il migliore nei tornei, nelle giostre e nelle prove d'armi sia al primo sia all'ultimo sangue, e non si fece mai sopraffare se non per tradimento o per incantesimo.<br>Dunque ser Lancillotto si meritò una tale unanime ammirazione che il libro francese dice che era il cavaliere migliore della corte dopo il ritorno del re da Roma. Per tutti questi motivi, la regina Ginevra lo predilesse tra gli altri, e poiché anche egli la ricambiava amandola più di qualunque altra dama o damigella della sua vita, compì per lei molte prodezze d'armi. (p. 157) *[...] non posso impedire alla gente di dire quel che vuole, ma non penso affatto di prendere moglie, perché dovrei restare al suo fianco trascurando le armi, i tornei, le battaglie e le avventure. Quanto poi ad avere delle amiche, rifiuto il piacere che esse potrebbero darmi soprattutto perché sono timorato di Dio. Vedete, i [[Cavaliere|cavalieri]] che si danno all'adulterio e al libertinaggio non sono felici o fortunati in battaglia, e sono quasi sempre sopraffatti da cavalieri meno abili, oppure per caso e per malasorte uccidono uomini migliori di loro. Credo quindi che sarà sempre un infelice l'uomo che ha delle amanti, e che tutto ciò che avrà a che fare con lui sarà perseguitato dalla sorte. ([[Lancillotto]], p. 170) *Ahimè, che peccato che un cavaliere debba morire senza le armi in mano! ([[Lancillotto]], p. 181) ====Libro VII==== *[[Re Artù|Artù]] dunque si era seduto a banchetto con vari altri sovrani e con tutti i [[cavalieri della Tavola Rotonda]], salvo quelli che erano stati fatti prigioniero o uccisi in scontri d'armi, quando i tre uomini fecero il loro ingresso nella sala. Due erano cavalieri di bell'aspetto e riccamente vestiti, e sulle loro spalle si appoggiava il terzo, il giovane più bello del mondo, alto, robusto e prestante, dal viso perfetto e dalle più grandi e splendide mani che si fossero mai viste, ma che si muoveva come se non riuscisse a reggersi senza essere sostenuto. Artù ordinò che si facesse silenzio e si lasciasse spazio per il loro passaggio, e i tre uomini avanzarono fino all'alta predella senza pronunziare una parola; poi il più giovane si trasse un poco indietro e, raddrizzandosi agilmente in tutta la persona, disse:<br>«Re Artù, Dio benedica voi e tutta la vostra bella certe e, in particolare, i compagni della Tavola Rotonda. Sono venuto per pregarvi di accordarmi tre doni, e poiché le mie richieste non sono irragionevoli e non vi causeranno danni o perdite, potrete concedermeli senza tema di essere disonorato. Il primo lo chiederò subito, e gli altri due tra un anno in questo stesso giorno dovunque vi troverete a celebrare la festa solenne.»<br>«Avrai quanto desideri» dichiarò il re.<br>«Allora, sire, questa è la mia prima supplica: datemi da mangiare e da bere a sufficienza per un anno, al termine del quale avanzerò le altre due preghiere.»<br>«Bel figliolo, ti consiglio di domandare di più: quello che hai espresso è un desiderio troppo umile» gli rispose Artù. «Il mio cuore prova grande inclinazione per te perché ritengo che tu discenda da una nobile schiatta: l'opinione che mi sono fatto risulterebbe fallace se non dovessi dimostrarti di altissimo lignaggio.»<br>«Sire, sia come deve essere, ho chiesto esattamente quello che volevo» replicò il giovane.<br>«Non credo che tu non lo conosca!» esclamò il re, che poi affidò il giovane a [[Sir Kay|ser Kay il Siniscalco]], ordinando che gli desse i migliori cibi e le migliori bevande e un corredo degno del figlio di un barone.<br>«Non ci sarà bisogno di spendere tanto per lui» osservò però ser Kay. «Secondo me è nato villano e non diventerà mai un gentiluomo, altrimenti vi avrebbe chiesto un cavallo e un'armatura. I suoi desideri rispecchiano invece la sua condizione. Comunque, dato che non ha nome, lo chiamerò [[Sir Gareth|Bellamano]] e lo porterò in cucina dove potrà mangiare tutti i giorni tanto di quel brodo che tra un anno sembrerà un porcello all'ingrasso.» (pp. 187-188) *Appena i due uomini che avevano accompagnato il giovane furono ripartiti lasciandolo nelle mani di ser Kay, questi cominciò a schernirlo e a farsi beffe di lui. Ma [[Gawain|ser Galvano]] se ne adirò e [[Lancillotto|ser Lancillotto]] ordinò al siniscalco di smetterla, aggiungendo che era pronto a scommettere che si sarebbe dimostrato un cavaliere di grande valore.<br>«Non avete ragioni per ritenerlo» replicò il siniscalco. «Le sue rischieste mostrano la sua vera natura; non vuole che da bere e da mangiare e in fede mia deve essere cresciuto in un'abbazia dove, comunque andassero le cose, gli facevano sempre mancare il vitto! Per questo è venuto a cercarlo qui.» (p. 189) *Così Bellamano fu mandato in cucina, e la notte dormiva con gli altri garzoni, sopportando tutto pazientemente per dodici mesi. Ma nel frattempo era riuscito a incontrare il favore generale, degli uomini come dei ragazzi, per la sua umiltà e la sua dolcezza. E ogni volta che vedeva dei cavalieri intenti alle giostre, se poteva si fermava ad osservarli e cercava in tutti i modi di trovarsi ovunque si svolgesse qualche prova di prodezza, così che accadeva che chiunque si esercitasse nel lancio di sbarre o di pietre si trovava sempre superato da lui di almeno due iarde. (p. 189) *«In nome di Dio, ti assicuro che ho dovuto impegnarmi al massimo per non essere disonorato; perciò non dovrai temere nessun altro» disse Lancillotto a Bellamano.<br>«Credete che un giorno sarò in grado di tenere testa a qualunque provetto cavaliere?» gli chiese allora il giovane.<br>«Certamente, combatti come hai fatto oggi e io te ne sarò garante.»<br>«Adesso, quindi, vi prego di armarmi.»<br>«Però dovrai dirmi il tuo nome e il tuo lignaggio.»<br>«Ve lo dirò, signore, purché non lo riveliate ad alcuno.»<br>«Te ne do la mia parola, finché non sarà universalmente noto.»<br>«Mi chiamo Gareth e sono fratello germano di ser Galvano» gli disse infine Bellamano.<br>«Ah, signore, ne sono molto lieto! Ho pensato fin dal primo momento che doveste essere di sangue nobile e che non foste venuto a corte solo per mangiare e bere!» esclamò ser Lancillotto; dopo di che lo armò cavaliere. (pp. 192-193) *[...] non lasciatemi morire quando una parola [[Cortesia|cortese]] potrebbe salvarmi! (Sir Pertolepe, p. 199) *Un [[cavaliere]] deve tollerare qualunque cosa da parte di una [[damigella]] [...]. Per questo non ho badato alle vostre parole, per quanto ingiuriose fossero; anzi, quanto più mi offendevate e mi facevate montare in collera, tanto più sfogavo la mia ira contro gli avversari che incontravo. Così le vostre ingiurie mi hanno esortato a battermi e mi hanno indotto a cimentarmi per provarvi fino in fondo di cosa sono capace. Se ho cercato accoglienza nelle cucine di Artù, è stato solo per avventura, perché avrei potuto trovare di che sostentarmi in qualunque altro posto. Ma l'ho voluto fare per mettere alla prova i miei amici e perché un giorno si potesse sapere che sono un gentiluomo. ([[Sir Gareth]], p. 203) *{{NDR|Su [[Sir Gareth]]}} Ha sconfitto tutti e quattro i fratelli e ucciso il Cavaliere Nero [...]. Ma prima ancora aveva fatto di più: aveva disarcionato ser Kay lasciandolo a terra mezzo morto e aveva affrontato un duro scontro con ser Lancillotto concludendolo alla pari. È stato allora che ser Lancillotto lo ha armato cavaliere. (p. 206) *{{NDR|Su [[Sir Gareth]]}} Lancillotto era il cavaliere che il giovane amava di più; perciò rimase quasi sempre con lui anche perché, dopo che si fu assicurato della buona salute di ser Galvano, non volle più accompagnarsi a quell'uomo vendicativo che, quando odiava, era pronto anche a commettere omicidi. E a ser Gareth questo ripugnava. (p. 236) ====Libro VIII==== *Al tempo in cui Artù era re supremo d'Inghilterra, del Galles, della Scozia e di numerosi regni, v'erano altri sovrani che regnavano su molte contrade: un paio nel Galles, altrettanti in Cornovaglia e nell'Occidente, due o tre in Irlanda e un gran numero nel Settentrione, ma tutti costoro gli dovevano obbedienza ed erano suoi vassalli, al pari del re di Francia, del re di Bretagna, e di tutti gli altri baroni fino a Roma. (p. 241) [[File:Arthur Hughes cartoon the Birth of Sir Tristram.jpg|thumb|La nascita di [[Tristano]]]] *Ah, figlioletto mio [...] hai dato la morte a tua madre! Se in così giovane età sai giù uccidere, suppongo che diverrai un uomo gagliardo e, poiché morrò per averti messo al mondo, voglio che la mia ancella preghi il mio signore e Meliodas che al battesimo ti imponga il nome di [[Tristano]], a significare il dolore della tua nascita. (Elisabetta, p. 242) *{{NDR|Su [[Tristano]]}} [...] egli diede inizio alle buone regole del trattare ogni tipo di cacciagione e introdusse i termini appropriati che sono in uso ancor oggi, onde il libro della caccia col falcone, al cervo e a ogni altro animale selvatico, è chiamato il libro di ser Tristano. Mi sembra pertanto che tutti i gentiluomini di antico blasone debbano giustamente onorarlo, perché è proprio da tali termini, che resteranno in uso fino al giorno del Giudizio, che gli uomini d'onore possono distinguere un gentiluomo da un uomo libero e quest'ultimo da un villano. Colui che è [[Gentilezza|gentile]] sarà infatti attratto dalle virtù cortesi e seguirà i nobili costumi degli uomini d'onore! (p. 244) *Ora accadde che re Agwisance d'Irlanda mandasse a chiedere a [[Marco di Cornovaglia|re Marco di Cornovaglia]] il tributo che questi gli aveva corrisposto per molti inverni e che da sette anni aveva smesso di pagare. Il re e i suoi baroni ordinarono ai messaggeri di tornare dal loro signore con questa risposta:<br>«Noi non gli pagheremo alcun tributo e se vorrà esigerlo mandi in Cornovaglia un cavaliere fidato che combatta per il suo diritto, perché noi ne troveremo un altro che difenda il nostro.»<br>I messageri tornarono dunque con quella risposta che accese d'ira re Agwisance. Convocato [[Morholt|ser Moroldo]], un nobile e provato cavaliere, compagno della Tavola Rotonda e fratello della regina d'Irlanda, il sovrano gli disse:<br>«Bel fratello, ti prego di andare per amor mio in Cornovaglia a combattervi per il tributo che ci spetta. Sarai ben risarcito per tutto quello che spenderai e avrai più di quanto ti occorra.»<br>«Sire» rispose ser Moroldo «per il diritto vostro e della vostra terra non esiterò a dare battaglia al miglior cavaliere della Tavola Rotonda, conosco la maggior parte di loro e le imprese che hanno compiuto, e affronterò volentieri questo viaggio che accrescerà la fama delle mie gesta.» (p. 245) *Raccomandami a mio zio re Marco e pregalo, se sarò ucciso in battaglia, di seppellire il mio corpo nel modo che riterrà più opportuno [...]. Sappia che non mi arrenderò per viltà e che mi farò uccidere piuttosto che fuggire: in tal modo il regno non sarà costretto al tributo per causa mia; ma se mi arrendersi dichiarandomi sconfitto o se fuggissi, digli che non dovrà mai seppellirmi in terra consacrata. ([[Tristano]], p. 248) *Appena ser Moroldo ebbe scorto Tristano, gli disse:<br>«Giovane cavaliere, ser Tristano, che fate qui? Sono molto dispiaciuto che abbiate avuto tanto coraggio, perché dovete sapere che mi sono battuto con molti nobili cavalieri, i migliori di questo paese e del mondo intero, e li ho vinti tutti. Seguite dunque il mio consiglio e ripartite.»<br>«Ser Moroldo, cavaliere leale e ben provato» gli rispose ser Tristano «non posso rinunciare alla nostra contesa perché proprio oggi ho ricevuto l'ordine della cavalleria e mi sono impegnato ad acquistarmi onore combattendo contro di voi che avete fama di essere tra i cavalieri più stimati del mondo. Al contrario io non mi sono ancora cimentato con un buon cavaliere, ma confido in Dio che potrò comportarmi onorevolmente liberando per sempre la Cornovaglia da ogni genere di tributo da parte del vostro paese.»<br>Quando ser Moroldo ebbe inteso il suo intento, aggiunse:<br>«Bel cavaliere, poiché siete deciso ad acquistare merito a mio danno, voglio che sappiate che non sarete disonorato se riuscirete a resistere a tre dei miei colpi, perché è proprio per le mie nobili imprese, provate e vedute, che re Artù mi fece cavaliere della Tavola Rotonda.» (p. 249) *Io non sono che un novello cavaliere e al primo cimento, ma piuttosto che tirarmi indietro preferirei essere fatto in cento pezzi! ([[Tristano]], p. 250) *Con grande benevolenza, il re affidò Tamtrist alla custodia e alle cure della figlia [[Isotta|Isotta la Bella]], che era molto esperta di medicina. La fanciulla infatti scoprì che alla base della ferita vi era del veleno, e la guarì in poco tempo. Così il giovane forestiero nutrì per lei un grande amore, tanto più che non v'era al mondo pulzella o dama più bella, e in cambio delle sue cure le insegnò a suonare l'arpa. E anche Isotta cominciò a sentire una grande inclinazione verso di lui.<br>[[Palamede (ciclo arturiano)|Ser Palamede il Saraceno]], beneaccetto al re e alla regina, si trovava a quel tempo nel paese, e ogni giorno si presentava con molti doni a Isotta la Bella, che amava appassionatamente. Di ciò si avvide Tamtrist, cui era nota la fama di nobiltà e di ardimento del cavaliere, e siccome Isotta la Bella gli aveva anche detto che il Saraceno aveva intenzione di farsi battezzare per amor suo, tra i due cavalieri c'era grande gelosia e Tamtrist ne era molto contrariato. (p. 252) [[File:Waterhousem Tristan and Isolde.jpg|thumb|Tristano e Isotta bevono il filtro d'amore]] *Un giorno Isotta la Bella e la regina sua madre prepararono un bagno per Tamtrist. Mentre egli era immerso nell'acqua accudito da Governale e da ser Hebes e le due donne si affaccendavano da una parte all'altra della camera, il caso volle che la regina vedesse la spada del giovane posata sul letto e che malauguratamente la traesse dal fodero. Dopo averla ammirata a lungo, ché era invero un'arma molto bella, le due dame notarono che il filo della lama era rotto a un piede e mezzo dalla punta e che ne mancava un buon pezzo. Quella falla ricordò subito alla regina il frammento di spada trovato nel cranio di ser Moroldo.<br>«Ahimè, figlia mia» esclamò «costui è il cavaliere traditore che uccise mio fratello, tuo zio!»<br>Isotta ne fu amaramente turbata, ché amava profondamente Tamtrist e conosceva appieno la crudeltà della madre.<br>Intanto la regina si era prontamente recata nella propria camera e da un suo cofano aveva preso il framment di spada estratto dalla testa di ser Moroldo dopo la sua morte; quindi si era affrettata a tornare al letto su cui era posata l'arma di Tamtrist e vi aveva inserito il pezzo d'acciaio: esso combaciò con la tacca della lama quasi non se ne fosse mai distaccato.<br>Subito la dama impugnò fieramente la spada e con tutta la sua forza corse addosso a Tamtrist che era ancora nel bagno, sì che lo avrebbe tagliato in due se ser Hebes non l'avesse afferrata per le braccia strappandole l'arma di mano. Non avendo così potuto portare a termine il suo malvagio intento, la regina corse dal marito, re Agwisance, e, gettatasi in ginocchio, gli disse:<br>«Ahimè, mio signore, ospitate in casa vostra il traditore che uccise mio fratello ser Moroldo, nobile combattente e vostro servitore.»<br>«Chi è e dove si trova?» chiese il re.<br>«È Tamtrist, colui che mia figlia ha guarito.» (p. 255) *Mio padre è ser Meliodas re di Liones e mia madre, che si chiamava Elisabetta, era sorella di re Marco di Cornovaglia. Ella morì nel darmi la luce nella foresta e, proprio per questo, prima di spirare ordinò che al battesimo mi fosse imposto il nome di Tristano, ch'io trasformai qui in Tamtrist poiché non volevo essere riconosciuto. Ho combattuto per il tributo della Cornovaglia per amore di mio zio e per il diritto di quella terra che egli possedeva da molti anni, e anche per accrescere il mio onore, perché ero stato fatto cavaliere proprio quel giorno ed ero al mio primo cimento. Solo per questo intrapresi la battaglia, e sappiate inoltre che ser Moroldo si sottrasse a me ancora in vita, abbandonando lo scudo e la spada. ([[Tristano]], p. 256) *Col passare del tempo [...] sorsero dissidi e gelosie tra il re e il nipote a causa di una dama, moglie del nobile conte ser Segwaride, di cui entrambi erano innamorati. La dama amava molto ser Tristano che la ricambiava, poiché era invero bella, e il cavaliere lo aveva ben notato, e re Marco, accesosi anch'egli d'amore per lei, lo aveva saputo e ne era geloso. (p. 258) *[...] benché tra loro vi fossero belle parole, finché visse re Marco non amò più il nipote {{NDR|[[Tristano]]}}, poiché ogni affetto si era spento per sempre. (p. 260) *[...] colui che ha una segreta [[ferita]] è riluttante a mostrare apertamente l'ingiuria subita! (p. 260) *[[Lancillotto|Ser Lancillotto]] non ha pari per gentilezza e cavalleria e, per il grande affetto che nutro per lui, non combatterò più di mia volontà contro di voi. ([[Tristano]], p. 264) *[...] re Marco non smise mai di pensare in cuore suo al modo di far perire Tristano. Infine escogitò di mandarlo come suo messaggero in Irlanda a chiedere in moglie Isotta la Bella, di cui il nipote aveva tanto lodato l'avvenenza e la bontà. Ma tutto ciò era fatto con l'intento di farlo morire. (p. 265) *Ser Tristano prese dunque il mare e, mentre si trovava nella cabina insieme ad Isotta, accadde che avessero sete e che lì accanto vi fosse una piccola fiasca d'oro contenente, a giudicare dal colore e dal sapore, un vino prelibato. Subito il giovane la prese dicendo:<br>«Madama Isotta, ecco la migliore bevanda che abbiate mai gustata e che la vostra ancella dama Brangania e il mio servitore Governale tenevano per sé.»<br>Risero entrambi di cuore e bevettero liberamente, brindando l'uno all'altra, sì che mai vino sembrò loro più dolce e prelibato. Ma appena l'ebbero inghiottito, essi si amarano sì intensamente che quel loro sentimento non li abbandonò mai più, nella buona e nella cattiva sorte. Era infatti quello il principio di un amore che li avrebbe accompagnati per tutti i giorni della vita. (p. 271) *Non è da buon [[cavaliere]] cogliere un altro in svantaggio [...]. ([[Tristano]], p. 284) *Ser Lamorak si allontanò in compagnia di ser Driant, ed essendosi imbattuto in un cavaliere che per ordine di [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana la Fata]] recava a [[re Artù]] un bel corno rifinito in oro, lo costrinse con la forza a rivelargli il motivo della sua missione. Seppe che il corno aveva una virtù – nessuna dama o gentildonna che non fosse fedele al proprio signore vi poteva bere senza versarne il contenuto – e che Morgana la Fata lo inviava in dono al fratello Artù a causa della [[Ginevra (ciclo arturiano)|regina Ginevra]] e per dispetto a ser Lancillotto.<br>«Se non vuoi morire» disse allora ser Lamorak «porterai il corno a re Marco, e gli dirai che glielo mando perché metta alla prova la fedeltà della sua sposa.»<br>Il cavaliere si recò così da re Marco e gli disse che gli inviava quel corno prezioso e qual era la sua qualità. Il re costrinse quindi la regina Isotta a bere, e dopo di lei cento altre dame, ma solo quattro tra esse riuscirono a non versare la bevanda.<br>«Ahimè, è una grave infamia» esclamò il sovrano, giurando poi solennemente che avrebbe condannato al rogo la regina e le altre.<br>Ma i baroni si radunarono e dichiararono apertamente di non essere disposti a tollerare che le dame venissero arse per via di un oggetto fatto con arti magiche dalla strega più fals e incantatrice che vi fosse al mondo e nemica dei veri amanti, e affermarono che quel corno non operava mai niente di buono e causava solo odio e dissidi. Molti cavalieri fecero pertanto voto di usare ben poca cortesia a Morgana la Fata, se ma l'avessero incontrata. (pp. 284-285) *[...] uccisi ser Moroldo liberando la Cornovaglia dal tributo, e sono anche colui che salvò il re d'Irlanda da ser Blamor di Ganis e che vinse ser Palamede. Sono Tristrano di Liones e, con la grazia di Dio, libererò quest'infelice contrada. ([[Tristano]], p. 291) *«[...] In cambio della mia cortesia voi esponeste al biasimo molte dame, inviando a re Marco il corno di Morgana la Fata, per risentimento verso di me.»<br>«Lo rifarei se fosse il caso» affermò ser Lamorak. «Preferivo che la disputa si svolgesse alla corte di re Marco piuttosto che a quella di re Artù, perché non sono di pari onore.»<br>«Questo lo so, ma voi agiste solo per far dispetto a me» replicò Tristano. «Eppure, nonostante il vostro malanimo, ringrazio Dio che non avete fatto grande danno. Lasciate dunque ogni vostro rancore e io farò altrettanto: uniamo invece le nostre forze e acquistiamoci merito uccidendo il gigantesco signore dell'isola, ser Nabon il Nero.»<br>«Signore, ora comprendo la vostra cavalleria!» esclamò ser Lamorak. «Non può essere menzognero ciò che tutti dicono di voi: per nobiltà, generosità e virtù non avete pari e mi pento di avervi mostrato villania.» (p. 292) *[...] molti dicono dietro le spalle di un uomo quello che non gli direbbero mai in faccia. ([[Lamorak]], p. 295) ====Libro IX==== *Un giorno giunse alla corte di Artù un giovane di robusta costituzione, abbigliato sfarzosamente con una cotta di un ricco tessuto d'oro che tuttavia gli pendeva malamente addosso, a richiedere al re che lo armasse cavaliere.<br>«Come vi chiamate?» gli domandò il sovrano.<br>«[[Sir Breunor|Brunoro il Nero]], sire, e non tarderete a sapere che sono di nobile schiatta.»<br>«Sarà anche così» commentò [[Sir Kay|ser Kay]] «ma a vostro scherno sarete chiamato La Cotta Maltagliata per la pessima foggia del vostro abito.» (p. 299) *Sire [...] chiedo a voi e a tutta la corte che mi chiamate La Cotta Maltagliata: così mi ha soprannominato ser Kay e non voglio altro nome. ([[Sir Breunor]], p. 300) *Se alla tua prima giostra ti inviano un buffone a combatterti, sei davvero tenuto in poco conto alla corte di Artù! (Damigella Maldicente, p. 302) *Ah, bella damigella [...] vi prego di avere pietà e di non insultarmi oltre, perché la mia afflizione è grande abbastanza anche se non ne aggiungete del vostro. Tuttavia non mi considero un cattivo cavaliere per essere stato abbattuto da un compagno della Tavola Rotonda. ([[Sir Breunor]], p. 302) *{{NDR|Su [[Sir Breunor]]}} [...] vi dico apertamente che è un bravo cavaliere, e che si proverà nobile e prode. Se non si tiene ancora saldo in sella è solo perché gliene mancano la pratica e l'esperienza, ma quando è il momento di maneggiare la spada sa colpire con forza e valentia, ed è ciò che hanno compreso ser Bleoberis e [[Palamede (ciclo arturiano)|ser Palamede]] che, da uomini scaltriti dall'uso delle armi, sanno giudicare dal modo di cavalcare di un avversario se saranno in grado di rovesciarlo di sella o di assestagli un buon colpo. Ma per lo più essi non sono disposti a combattere a piedi con i giovani cavalieri, che sono agili e vigorosi. ([[Mordred]], p. 304) *{{NDR|Su [[Glatisant la Bestia]]}} Si trattava della bestia con la testa da serpente, il corpo da leopardo, le natiche da leone e le zampe da cervo; inoltre, ovunque essa andasse, dal suo ventre scaturiva uno strepito quasi vi fossero trenta coppie di veltri latranti. (p. 314) *[...] nessuno è conformato in modo da poter aver [[successo]] in ogni occasione: talvolta si ha la peggio per mala ventura e talaltra colui che è meno meritevole mette in svantaggio chi è migliore di lui. (p. 314) *«Chi vorreste assalire?» chiese [[Lamorak|ser Lamorak]].<br>«[[Lancillotto|Ser Lancillotto del Lago]]: se mai lo incontrassimo non potrebbe sfuggirci e lo metteremo a morte!»<br>«Vi assumete un compito molto arduo, perché è un cavaliere nobile e ben provato» fu la risposta di ser Lamorak.<br>«Non ne dubitiamo, ma ognuno di noi è sufficientemente forte per tenergli testa.»<br>«Non lo credo» replicò ser Lamorak. «In tutta la mia vita non ho mai inteso d'alcun cavaliere che ser Lancillotto non riuscisse a superare.» (p. 315) *[...] ognuno ritiene infatti che la propria dama sia superiore a ogni altra, e voi non dovete adirarvi se io lodo colei che maggiormente amo. Se la mia signora, la regina Ginevra, è ai vostri occhi la più avvenente, sappiate che la regina Morgawse sembra più bella ai miei, ed è ciò che ogni cavaliere pensa della propria dama. ([[Lamorak]], p. 316) *Ho ricevuto una bella ricompensa per aver combattuto contro [[Morholt|ser Moroldo]] e liberato il regno dalla sudditanza; e anche per aver portato in Cornovaglia la [[Isotta|regina Isotta]] sopportando gravi costi e pericoli. Quale compenso mi fu dato per essermi battuto con ser Blamor di Ganis in difesa di re Agwisance padre di Isotta la Bella, e cosa mi venne per aver abbattuto ser Lamorak il Gallese su richiesta di re Marco, o per aver vinto il Re dei Cento Cavalieri e il re del Galles del Nord che minacciavano le sue terre? E ancora, per aver salvato la regina dal buon cavaliere ser Palamede, e per aver ucciso il potente gigante Tawlas? Sappia re Marco, che ora mi dà tale mercede, che fu solo per amor mio che molti nobili cavalieri della Tavola Rotonda hanno finora risparmiato i baroni di questa contrada! ([[Tristano]], p. 326) *Ebbene, qui si può imparare che nessun [[cavaliere]] è tanto forte che non possa essere scavalcato, nessuno tanto saggio che non possa sbagliare, e che cavalca bene colui che non è mai caduto! ([[Dinadan]], p. 332) *{{NDR|Su [[Tristano]]}} Gesù misericordioso! Dacché presi le armi non vidi mai un cavaliere compiere gesta sì stupefacenti! Se lo assalissi ora, recherei onta a me stesso. ([[Lancillotto]], p. 335) *[...] un buon cavaliere deve sempre favorire un altro, giacché i simili sono attratti dai simili. (Re dei Cento Cavalieri, p. 336) *[...] nell'ardore della lotta spesso si colpiscono gli amici al pari dei nemici. ([[Lancillotto]], p. 343) *È difficile staccare la carne che è cresciuta intorno all'osso! ([[Lancillotto]], p. 348) *Anche il [[Pecora e lupo|lupo]] lascerebbe in pace la pecora se si trovassero insieme nella stessa prigione! ([[Dinadan]], p. 348) *Come dice il libro francese, [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana]] preferiva ser Lancillotto a ogni altro, e lo desiderava in ogni momento benché egli non acconsentisse ad amarla né a far nulla su sua richiesta. (p. 351) ====Libro X==== *Un [[cavaliere]] così ardito non morrà per mano di un branco di vigliacchi! ([[Tristano]], p. 357) *Ahimè, [[Isotta|Bella Isotta]] regina di Cornovaglia, perché mai vi amo? [...] Voi non avete colpa di questa mia pena e il biasimo ricade solo sui miei occhi: siete la più bella di tutte, e io da stolto non posso fare a meno di esservi devoto anche se non mi dimostrate né amore né cortesia, e amate riamata ser Tristano di Liones che è il cavaliere migliore del mondo. ([[Palamede (ciclo arturiano)|Palamede]], p. 373) *«Ecco un castello che non potrebbe essere preso o conquistato con alcuna macchina da guerra» disse ser Dinadan indicandolo al compagno. «Vi dimora la regina Morgana la Fata: lo ricevette dal fratello re Artù, che se ne è poi pentito amaramente. Da quel momento non c'è stato più accordo tra loro e la sorella gli ha fatto guerra ogni volta che ha potuto mantenendo proprio in questo maniero un folto gruppo di armati al solo scopo di distruggere quanti sono cari al re. Infatti non vi passa alcun cavaliere che non debba combattere contro uno, due o persino tre avversari. Se poi appartiene ad Artù ed è sconfitto, perde cavallo, armatura e ogni altra cosa che possiede, e persino la libertà qualora non riesca a fuggire.»<br>«Dio mi protegga!» esclamò ser Palamede. «Fare guerra al proprio signore che è chiamato il fiore della cavalleria cristiana e pagana è un costume malvagio e indegno di una regina, e io vi porrò fine di tutto cuore. Morgana non riceverà mai alcun servigio da me, e se come penso mi manderà contro i suoi cavalieri, essi avranno dì che combattere!» (p. 377) *Il racconto torna ora a [[Lamorak|ser Lamorak]] che era lodato e onorato da ogni buon cavaliere all'infuori di [[Gawain|ser Galvano]] e dei suoi fratelli che desideravano solo il suo male e che, meditando di cogliere l'occasione per ucciderlo, fecero venire la madre in un castello vicino a Camelot. La regina di Orkney era infatti giunta da poco allorché ser Lamorak le inviò un messaggero e fissò con lei un convegno di cui venne subito a conoscenza [[Gaheris|ser Gaheris]], che si pose in agguato.<br>A notte, ser Lamorak arrivò tutto armato, legò il cavallo vicino a una postierla segreta ed entrò in una stanza dove si tolse l'armatura; quindi raggiunse il letto della regina dove, amandosi di tutto cuore, essi trassero grande gioia l'uno dall'altra.<br>Quando ser Gaheris giudicò che fosse giunto il momento si accostò al letto e, afferrata bruscamente la madre per i capelli, le mozzò la testa. Ser Lamorak sentì così sprizzare su di sé il sangue caldo di colei che amava e balzò dal letto gridando come uomo aflitto e sgomento:<br>«Ah, ser Gaheris, cavaliere della Tavola Rotonda, avete commesso un'azione malvagia e vile! Perché uccideste la madre che vi generò? Avreste avuto maggior ragione di colpire me!»<br>«Dici il vero, e benché l'uomo sia nato per offrire il proprio servigio alla donna, sei tu che hai commesso l'offesa» replicò ser Gaheris. «Tuo padre uccise il nostro, eppure tu hai giaciuto con nostra madre disonorando me e i miei fratelli: è una vergogna troppo grande perché sia tollerata! Quanto poi a tuo padre re Pellinor, sappi che fu ucciso da me e da mio fratello Galvano.»<br>«Avete commesso un torto ancora più grande e fareste bene a ricordare ce la morte di mio padre non è ancora stata vendicata!»<br>«Non minacciarmi, Lamorak, altrimenti ti ucciderò. È solo perché ora sei disarmato che il mio onore di cavaliere mi vieta di metterti a morte, ma sappi che in qualunque altra occasione ti rincontrerò, non risparmierò la tua vita» ribatté ser Gaheris. «Ormai mia madre è affrancata da te: vai dunque a prendere il cavallo e vattene.» (pp. 385-386) [[File:Boys King Arthur - N. C. Wyeth - p162.jpg|thumb|La morte di Lamorak]] *Ser Lamorak si separò da Lancillotto e ripartì da solo, e fu così che ser Galvano e i suoi tre fratelli [[Agravaine|Agravano]], Gaheris e [[Mordred]] andarono ad attenderlo in un luogo appartato: gli uccisero il cavallo poi lo assalirono tutti insieme, di fronte, alle spalle e ai lati e, dopo più di tre ore di combattimento, ché ser Lamorak si difendeva da valoroso, ser Mordred gli aprì una profonda ferita nella schiena e gli altri lo fecero a pezzi.<br>Così morì il nobilissimo ser Lamorak, cavaliere della Tavola Rotonda; ma sappiate che [[Sir Gareth|ser Gareth]], il quinto fratello di ser Galvano, non ebbe alcuna parte nel vile assassinio. (p. 387) *«Ne ho visti di stolti come voi!» esclamò allora ser Dinadan adirato. «E uno proprio quest'oggi: se ne stava disteso accanto a una fonte con aria trasognata, lo scudo appoggiato al suolo e il cavallo poco distante, e sogghignava come un folle senza dire una parola. Compresi così che si trattava di un [[Innamoramento|innamorato]].»<br>«E voi non lo siete, bel cavaliere?» gli chiese ser Tristano.<br>«Maledetto chi lo è!» proruppe ser Dinadan.<br>«Avete torto, perché soltanto il cavaliere innamorato può essere prode» replicò ser Tristano. (pp. 408-409) *«In guardia, cavaliere» gridò poi a ser Epinogrus. «È abitudine dei cavlieri erranti sfidarsi alla giostra.»<br>«È forse costume di tali cavalieri imporre di combattere che lo si voglia o no?»<br>«È tale per me, e tanto vi basti» replicò ser Dinadan. (p. 409) *«[...] io non so cosa spinga ser Tristano e tanti altri innamorati a perdere la ragione e l'intendimento per delle donne!» commentò ser Dinadan.<br>«Come, siete un cavaliere e non siete innamorato? Vergognatevene: non potete certo essere chiamato prode se non venite a contesa per una dama.»<br>«Dio me ne guardi!» esclamò ser Dinadan. «Le gioie d'amore sono troppo brevi e le pene che ne derivano fin troppo durature.» (p. 412) *«Ma perché siete tanto incollerito?»<br>«Ah, codardo, disonori la cavalleria!» lo ingiuriò ser Dinadan.<br>«Poco importa dal momento che mi metterò al vostro servizio e rimarrò sotto la vostra salvaguardia. Siete così prode che mi proteggerete» replicò ser Tristano.<br>«Il diavolo mi liberi da te! D'aspetto sei il migliore uomo d'armi che abbia mai visto, ma anche il più pusillanime.» (p. 413) *"Date [[potere]] al [[villano]] e questi non ne avrà mai abbastanza". Infatti, laddove il governo è affidato a una persona di bassi natali mentre il signore delle terre è di nascita elevata, avverrà che il [[Plebe|plebeo]] non tollererà al proprio fianco alcun gentiluomo, e ne perseguirà anzi la rovina. (p. 417) *{{NDR|Su [[Palamede (ciclo arturiano)|Palamede]]}} [...] tutti lo lodarono e affermarono che seppure ancora saraceno, era un credente della migliore specie, ben disposto d'animo e assolutamente leale e fedele alla parola data. (p. 420) *Ora oso dire che siete la dama più bella che abbia mai visto, e che ser Tristano è un cavaliere prode e prestante quant'altri mai. Mi sembra perciò che siate fatti l'uno per l'altra! ([[Re Artù]], p. 441) *Ah, Palamede, Palamede [...] perché sei così emaciato, tu che un tempo eri chiamato uno dei più bei cavalieri del mondo? Ah, non voglio più vivere questa vita perché amo colei che non potrò mai avere o conquistare! ([[Palamede (ciclo arturiano)|Palamede]], p. 452) *«Signore, ecco come mi discolpo: in quanto alla regina Isotta, sappiate che l'amo da lungo tempo più di ogni altra, e a lei debbo gli onori che ho conquistato, ché altrimenti sarei rimasto il cavaliere più indegno del mondo. Ovunque andavo, il suo ricordo mi accompagnava e mi spingeva a compiere imprese meritevoli. Tuttavia finora non ebbi mai da lei ricompensa e pur essendo il suo cavaliere non ricevetti alcun guiderdone! Perciò, ser Tristano, non temo la morte perché, sapendo che non possiederò mai la mia regina, mi è indifferente vivere o morire, e se fossi armato come lo siete voi, mi batterei di buon animo.»<br>«La vostra stessa bocca ha rivelato il tradimento!» proruppe ser Tristano.<br>«Non ho commesso alcuna slealtà» protestò l'altro. «Ogni uomo è libero di amare, e benché abbia riposto il cuore nella vostra dama, ella è mia quanto è vostra. Se questo è un torto, allora sono colpevole, ma voi godete di lei e appagate il vostro desiderio, mentre io non ebbi mai nulla né spero di averlo in futuro, e tuttavia l'amerò quanto voi fino all'ultimo istante della mia vita.» (p. 453) ====Libro XI==== *Mentre in un giorno di Pentecoste, i cavalieri sedevano alla [[Tavola Rotonda]], si presentò ad [[Re Artù|Artù]] un eremita che vide il [[Seggio Periglioso]] e chiese al re e ai baroni perché non fosse occupato.<br>«Su quel seggio non siederà che colui che è destinato, ogni altro vi troverà la morte» gli fu risposto.<br>«Sapete chi è?» domandò allora l'eremita.<br>«Non lo sappiamo ancora.»<br>«Lo so io» dichiarò allora il sant'uomo. «Vi prenderà posto un cavaliere che non è stato ancora concepito, ma che nascerà quest'anno e sarà colui che conquisterà il Sangrail.» (p. 456) *[...] entrò, giovane e bellissima, una damigella che recava tra le mani un vaso d'oro. Allora il re e tutti quanti si trovavano nella sala si inginocchiarono devotamente a pregare.<br>«Oh, Gesù!» esclamò ser Lancillotto. «Cosa può significare?»<br>«È il [[Graal|Sangrail]], l'oggetto più prezioso che alcun essere vivente possieda» fu la risposta del re. «Quando sarà portato altrove, la Tavola Rotonda si spezzerà.» (p. 458) *A tempo debito, [[Elaine di Corbenic|Elaine]] partorì un bel bambino che fu allevato con cura e affetto e battezzato [[Galahad]], perché quello era il nome che ser Lancillotto aveva ricevuto al fonte battesimale e che poi la Dama del Lago aveva mutato in Lancillotto. (p. 460) *Sappiate, ser Bors, che questo fanciullo è Galahad; siederà sul Seggio Periglioso e otterrà il Sangrail, e si dimostrerà migliore di suo padre ser Lancillotto. ([[Elaine di Corbenic]], p. 462) *[...] solo gli uomini valorosi e retti che amano e temono Dio possono conquistare onore; altrimenti, per quanto arditi, non vi riescono. ([[Re Pescatore|Re Pelles]], p. 462) *Ser Bors si era appena sdraiato di nuovo per riposare, quando sentì un grande frastuono provenire dalla camera vicina e si vide piovere dentro, non sapeva se dalle porte o dalle finestre, nugoli di frecce e di quadrelli tanto fitti da lasciarlo stupito; molti lo colpirono e lo ferirono nei punti in cui il suo corpo non era protetto.<br>Ed ecco sopraggiungere un orribile leone: ser Bors gli si fece incontro; la fiera gli portò via lo scudo, ma egli riuscì a mozzarle la testa. Non passò molto che nella corte vide un orrendo drago sulla cui fronte sembrava fossero scritte lettere d'oro che ser Bors pensò avessero il significato di "re Artù". Giunse poi un leopardo brutto e vecchio che si batté a lungo e accanitamente con il drago; ma a un certo punto questi sputò fuori dalla bocca qualcosa come un centinaio di piccoli draghi che uccisero e fecero a pezzi il leopardo.<br>Apparve poi nella sala e si mise a sedere su un bel seggio un vecchio che sembrava avere intorno al collo due vipere. Teneva in mano un'arpa e prese a cantare un'antica canzone che narrava come Giuseppe di Aramitea fosse giunto in quel paese. Quando ebbe finito, consigliò a ser Bors di andare via.<br>«Qui non incontrerete altre avventure» gli disse. «Vi siete portato con grande onore, e più ne acquisterete in futuro.»<br>Parve allora a ser Bors che giungesse una colomba candida recante nel becco un incensiere d'oro, e che la tempesta imperversata fino ad allora cessasse e si allontanasse di colpo, mentre la sala si empiva di straordinari profumi. Poi vide quattro fanciulli che portavano quattro bei ceri e in mezzo ad essi un vecchio con un cero in una mano e una lancia nell'altra. Si trattava dell'arma che aveva nome Lancia della Vendetta. (pp. 463-464) *Dite [...] a ser Kay il Siniscalco e a ser Mordred che confido in Dio che sarò valoroso quanto loro, e non dimenticherò mai i motteggi e le derisioni che mi indirizzarono il giorno in cui fui investito cavaliere: non comparirò a corte finché tutti non parleranno di me con maggiore rispetto di quanto sia mai stato dimostrato loro. ([[Parsifal]], p. 472) *{{NDR|Su [[Parsifal]]}} [...] era infatti uno dei migliori cavalieri del mondo, e in lui la vera fede era ben salda. (pp. 473-474) *Ed ecco avvicinarsi il sacro vaso del Sangrail accompagnato da soavità e profumi di ogni sorta. I due cavalieri non poterono distinguere con chiarezza chi lo portava; solo ser Percival intravvide appena sia il vaso sia la vergine purissima che lo recava tra le mani. Immediatamente si trovarono entrambi perfettamente risanati nelle membra e nel corpo, e resero grazie a Dio in grande umiltà.<br>«Gesù» disse ser Percival «cosa significa che siamo guariti, mentre unmomento fa eravamo in punto di morte?»<br>«Lo so io» rispose ser Ector. «È stato il sacro vaso portato da una vergine e contenente il santo sangue di Nostro Signore Gesù Cristo. Solo un uomo di assoluta perfezione può vederlo.» (p. 474) ====Libro XII==== *Se la mia morte potesse giovarvi e la mia vita non vi fosse di alcuna utilità, ebbene, sarei pronta a morire per voi! ([[Elaine di Corbenic]], p. 481) *«Ah, ser Tristano» esclamò allora ser Palamede «sapete bene che non posso battermi senza perdere l'onore. Voi siete allo scoperto e io sono armato: se vi uccidessi l'onta ricadrebbe su di me. Del resto, conosco la vostra forza e la vostra resistenza.»<br>«È vero, e adesso capisco quanto siete prode.»<br>«Vi prego, rispondete a una domanda.»<br>«Volentieri. Con l'aiuto di Dio vi dirò la verità.»<br>«Fate il caso che voi foste armato di tutto punto e io non lo fossi: cosa vi suggerirebbe di farmi l'onore cavalleresco?»<br>«Ora capisco!» esclamò ser Tristano. «Poiché devo dare il mio parere, Dio mi benedica, quel che dirò non sarà dettato dalla paura. Vi risponderò quindi che in tal caso non vorrei battermi e vi lascerei andare.»<br>«E anch'io non voglio. Perciò, prendete la vostra strada!»<br>«Posso sempre scegliere se restare o andar via, invece. Ma c'è una cosa che mi stupisce: perché un cavaliere valoroso come voi non vuole essere battezzato, mentre vostro fratello ser Safer si è fatto cristiano già da tempo?»<br>«Sebbene in cuor mio creda già in Gesù Cristo e nella sua dolce madre Maria, secondo un voto che ho fatto anni fa devo ancora affrontare uno scontro; poi mi farò battezzare, e con grande gioia.»<br>«In fede mia, allora non dovrete cercare a lungo quest'ultima battaglia! Dio non voglia che per colpa mia restiate ancora saraceno!» (p. 488) *«E adesso?» gli chiese Tristano. «Ti ho alla mia mercé come poc'anzi mi avevate voi. Ma i cavalieri di corte non dovranno mai dire che ser Tristano ha ucciso un guerriero disarmato. Quindi, riprendete la vostra arma e portiamo a termine lo scontro.»<br>«Desidererei davvero di finirlo» rispose l'altro «ma non ho molta voglia di battermi ancora, anche perché l'offesa che vi ho arrecata non è tanto grave che non possiamo diventare amici. Osai dire che [[Isotta|Isotta la Bella]] non ha pari tra le dame; non l'ho mai disonorata e, anzi, è grazie a lei che ho ottenuto gran parte dell'onore che mi sono conquistato. Le mie offese non furono mai rivolte alla regina, ma a voi, e oggi mi avete ripagato con un gran numero di colpi. Ad alcuni ho potuto rispondere, ma adesso devo ammettere che non ho mai incontrato un uomo forte e resistente quanto voi, salvo ser Lancillotto del Lago. Perciò, mio signore, vi chiedo di perdonarmi ogni cosa e di condurmi oggi stesso alla chiesa più vicina dove prima vorrei confessarmi e poi essere battezzato. In seguito andremo insieme alla corte di Artù per partecipare alla grande festa.»<br>«Allora prendete il cavallo: faremo come avete detto, e che Dio vi perdoni per tutti i vostri peccati come ho già fatto io! A un miglio da qui il vescovo suffraganeo di Carlisle potrà impartirvi il sacramento del battesimo.»<br>Montarono a cavallo insieme a ser Galleron e, giunti alla presenza del vescovo, gli esposero quanto volevano. Il sant'uomo fece riempire un grande bacile d'acqua, la consacrò, poi confessò e assolse ser Palamede. Ser Tristano e ser Galleron furono i suoi padrini.<br>Poco dopo, ripartirono per Camelot dove trovarono il re, la regina e quasi tutti i cavalieri della Tavola Rotonda, che furono molto lieti di sapere che ser Palamede si era fatto cristiano. (pp. 490-491) ====Libro XIII==== *«Ora sono certo che voi della Tavola Rotonda partirete alla ricerca del Sangrail e che io non vi vedrò mai più tutti insieme» dichiarò allora Artù. «Voglio perciò che vi riuniate per giostrare e torneare nel prato sotto Camelot in modo che, dopo la vostra morte, si possa tramandare che in questo giorno erano qui raccolti tanti valorosi combattenti.» (p. 501) *Rientrati tutti tra le mura di Camelot, il re e i baroni si recarono ad ascoltare i vespri nella cattedrale e poi a cena, dove ciascuno dei cavalieri prese posto, come prima, sul proprio seggio. Ma ecco che, tra improvvisi scoppi e rombi di tuono che fecero temere che il palazzo stesse crollando, nella sala penetrò un raggio di sole sette volte più vivido di quanto si fosse mai visto e tutti furono investiti dalla grazia dello Spirito Santo. Guardandosi intorno, i cavalieri osservarono che gli altri sembravano circonfusi di bellezza, ma non poterono pronunciare una sola parola. Poi, apparve il Santo Graal velato di sciamito bianco, così che nessuno poté vederlo o capire chi lo recasse, e la sala si riempì di profumi mentre davanti ai commensali comparivano i cibi e le bevande che prediligevano. Dopo aver attraversato l'intero ambiente, il sacro vaso scomparve d'un tratto, e solo allora i presenti ritrovarono la voce e il re rese grazie a Dio per la benevolenza che aveva mostrato loro. (p. 502) *Non torneranno più tutti {{NDR|i [[cavalieri della Tavola Rotonda]]}} insieme perché molti moriranno nel corso della ricerca. Io li amo quanto la mia stessa vita, e lo scioglimento di questa compagnia mi provoca un tremendo dolore, poiché la loro presenza alla mia corte era ormai un costume consolidato. ([[Re Artù]], p. 503) *Il mio peccato e la mia malvagità mi hanno sprofondato nel disonore [...]. Finché ho perseguito avventure mondane per soddisfare desideri terreni, le ho sempre compiute in modo impareggiabile e senza mai subire sconfitte nelle giuste come nelle inique contese. Ma ora che ho intrapreso avventure celesti, capisco che il mio antico peccato mi ostacola e mi svergogna al punto che quando mi è apparso il sacro sangue non ho avuto la forza di muovermi e di parlare. ([[Lancillotto]], p. 518) *{{NDR|Su [[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]]}} Tutte le mie gesta d'armi le ho compiute per amor suo [...] e per lei mi sono battuto, a torto o a ragione. Non ho mai fatto nulla solo per amore di Dio, ma sempre anche per conquistarmi onore e farmi andare di più, e ne sono stato poco o nulla grato al Signore. ([[Lancillotto]], p. 519) ====Libro XIV==== *«[[Mago Merlino|Merlino]] istituì la [[Tavola Rotonda]] a somiglianza della sfericità del mondo in essa perfettamente rappresentato» proseguì la reclusa. «Nella Tavola Rotonda, infatti, l'intero mondo cristiano e pagano trova ristoro, tanto che coloro che sono scelti a fare parte di quell'eletta compagnia si reputano colmi di grazia e più onorati che se fossero i padroni di metà della terra. Hai potuto vedere anche tu come, pur di appartenervi, i cavalieri siano disposti a perdere padre, madre, famiglie, mogli e figli, come facesti tu stesso che, per unirti a loro, abbandonasti tua madre senza volerla più vedere.<br>«Dunque, quando Merlino istituì la Tavola Rotonda disse che coloro che ne sarebbero stati compagni avrebbero potuto attingere alla verità del Sangrail. Gli fu chiesto chi l'avrebbe conquistata, ed egli rispose che sarebbero stati tre tori bianchi, due vergini e uno casto, e che uno di essi sarebbe stato più forte e più valoroso di suo padre quanto il leone lo è del leopardo. Allora gli fu detto: "Bisognerà che con le tue arti tu dia luogo a un seggio su cio potrà prendere posto solo il cavaliere che eccellerà su ogni altro".<br>«E Merlino istituì il Seggio Periglioso, quello su cui Galahad sedette al banchetto di Pentecoste.» (p. 522) *La storia dice che [[Parsifal|ser Percival]] era uno degli uomini più religiosi che vi fossero al mondo in quei tempi in cui ben pochi credevano in Dio senza riserve, e i figli non rispettavano i padri e li trattavano come estranei. Egli quindi cercò conforto in Nostro Signore Gesù pregandolo affinché le tentazioni non lo allontanassero dal servizio di Dio ed egli potesse continuare ad essere Suo leale campione. (p. 527) *[...] sono al servizio dell'Uomo migliore del mondo che non permetterà che io muoia, perché chi bussa alla Sua porta potrà entrare, chi chiede potrà ricevere, ed Egli non si nasconde a colui che lo cerca [...]. ([[Parsifal]], p. 529) *Punirò la mia carne, che vuole avere impero su di me! ([[Parsifal]], p. 532) *Quanto sono stato vicino a perdere me stesso [...] e la purezza che non avrei mai più potuto riavere! ([[Parsifal]], p. 532) ====Libro XV==== *«Non sei forse ser Lancillotto del Lago?» gli chiese il religioso dopo che il cavaliere gli ebbe comunicato che si sarebbe fermato con lui per la notte.<br>«Si, sono io.»<br>«Cosa fai in questa contrada?»<br>«Vado in cerca delle avventure del [[Graal|Sangrail]], signore.»<br>«Fa pure» gli disse allora il buon uomo «ma anche se il santo vaso si trovasse qui, il peccato ti impedirebbe di vederlo proprio come non è dato a un cieco di scorgere una spada sfolgorante.» (pp. 534-535) *Quaranta anni dopo la passione di Gesù Cristo, [[Giuseppe d'Arimatea|Giuseppe di Arimatea]] preconizzò che re Evelake avrebbe sconfitto in battaglia i propri nemici. Dei sette re e dei due cavalieri che hai visto, il primo si chiama Nappus, e fu un sant'uomo; il secondo ebbe il nome di Nacien in onore di un suo avo che aveva ospitato Nostro Signore Gesù Cristo. Il terzo fu chiamato Helias il Grosso; il quarto Lisais; il quinto, Jonas, lasciò il proprio paese per rcarsi nel Galles dove sposò la figlia di Manuel ed ottenne la Gallia, che elesse come sua dimora e generò Lancillotto, tuo nonno, che sposò la figlia del re d'Irlanda e fu un uomo insigne quanto te. Suo figlio fu re Ban, tuo padre, l'ultimo dei sette re. Uno dei due cavalieri, invece, rappresenta te, Lancillotto, cui gli angeli dissero che non appartenevi alla compagnia dei sette re, mentre il secondo cavaliere sta a indicare il leone, che è superiore a tutti i re della terra, cioè ser Galahad, da te concepito nella figlia di re Pelles. E tu, che dovresti essere grato a Dio di ogni altro, perché, come peccatore, sei il cavaliere senza pari, non Lo hai ringraziato per tutte le straordinarie virtù che Egli ti ha prestate! (p. 537) *Ah, Lancillotto [...] finché facevi parte della cavalleria terrena, eri l'uomo più straordinario e avventuroso del mondo; ma non devi stupirti se ora che ti trovi tra cavalieri impegnati in imprese celesti la fortuna ti è avversa. (p. 539) ====Libro XVI==== *Ser Lancillotto, poi, se non fosse per una sola pecca sarebbe superiore a ogni altro. Ma così come stanno le cose, è proprio come noi; solo che si assume le fatiche maggiori. ([[Gawain]], p. 541) *La [[Tavola Rotonda]] fu istituita proprio perché gli uomini non svilissero queste due virtù{{NDR|, la pazienza e l'umiltà}}, come la cavalleria, che affonda in esse le sue radici, è sorta perché non possa mai essere sconfitta la fraternità che ne è il fondamento. (p. 545) *{{NDR|Rivolto a [[Gawain]]}} Ti sei impegnato insieme a molti altri in una ricerca che non porterai mai a termine perché il Sangrail non si mostra ai peccatori. Non devi quindi meravigliare se non vi sei riuscito. Tu sei un cavaliere sleale e un grande assassino, mentre per gli uomini buoni questa ricerca è ben altro che una serie di omicidi. Lancillotto, benché abbia commesso gravi colpe, al momento stesso in cui ha intrapreso la ricerca si è impegnato a non peccare più, e infatti non ha mai ucciso né ucciderà un solo uomo fino al suo ritorno a Camelot. Se non fosse per la sua fragilità che probabilmente lo farà ricadere nella colpa con il pensiero, egli sarebbe il primo a compiere l'impresa dopo Galahad. Ma poiché Dio conosce i suoi pensieri e la sua debolezza, gli concederà di morire in santità. (Eremita, pp. 546-547) ====Libro XVII==== [[File:Galaad devant le graal n°3.gif|thumb|Galahad, Bors e Parsifal dinanzi al Graal]] *{{NDR|Su [[Davide]]}} Egli era un dotto che conosceva le virtù delle pietre e delle piante, il corso delle stelle e molte altre cose ancora; ma poiché aveva una moglie malvagia, si era convinto che non esistessero donne buone, tanto che ne parlò con disprezzo anche nei libri che compose. (p. 573) *Non spetta a noi punire chi ha operato contro Dio, ma solo alla Sua potenza. ([[Galahad]], p. 576) *Siete uno sciocco se non sapete che le [[Verginità|vergini]] sono franche ovunque si trovino. ([[Parsifal]], p. 579) *Nessuna lingua potrebbe descrivere e nessun cuore immaginare le meraviglie cui ho assistito. Se non mi fossi macchiato di un antico peccato, avrei potuto vedere molto di più. ([[Lancillotto]], p. 588) *Galahad, servo di Gesù Cristo che attendo da tempo, abbracciami e lascia che riposi sul tuo petto e tra le tue braccia, casto e vergine sopra ogni altro cavaliere, giglio simbolo di purezza, rosa del colore del fuoco, fiore di ogni virtù. Sei tanto intriso della fiamma dello Spirito Santo che la mia carne, consunta dalla vecchiaia, ritrova la giovinezza! (Re Mordrains, p. 591) *[...] rimessosi in viaggio, {{NDR|Galahad}} penetrò in una foresta irta di pericoli dove la storia dice che si imbatté in una sorgente in cui l'acqua ribolliva formando grandi onde. Il cavaliere vi posò una mano, e subito l'acqua si placò e il calore ne disparve, poiché quell'ardore era segno di lussuria, molto diffusa a quei tempi, e non poté durare al contatto con la purezza della sua verginità. Quanto era accaduto fu considerato un miracolo in tutto il paese, e da allora la fonte fu chiamata la Sorgente di Galahad. (p. 591) *«Figliolo» disse poi l'Uomo a Galahad «sai cos'è ciò che stringo tra le mani?»<br>«No, se non me lo dite voi.»<br>«È la sacra scodella in cui mangiai l'agnello pasquale. Ora hai veduto quello che più desideravi, ma con minore chiarezza di come lo potrai ammirare nel Palazzo Spirituale della città di Sarras. Adesso partirai e con te partirà anche il Sangrail, che questa notte stessa dovrà lasciare il regno di Logris dove nessuno lo vedrà mai più perché le genti di questa terra si sono volte al peccato e non lo servono né lo venerano come dovrebbero; io perciò le spoglio dell'onore che avevo loro concesso. Domattina voi tre prenderete la Spada dalla Strana Cintura e scenderete alla riva del mare dove troverete pronta una nave. Ma prima ridonerete la salute al Re Magagnato ungendogli il corpo e le gambe con il sangue che è colato dalla lancia.»<br>«Signore, perché gli altri non possono venire con noi?» chiese Galahad.<br>«Come inviai i miei apostoli in diverse direzioni, così voglio ora che vi separiate. Quanto a voi tre compagni, due moriranno al mio servizio e solo uno tornerà a darne notizia» fu la risposta.<br>Poi l'Uomo li benedì e scomparve. (pp. 594-595) *«Salutate per me ser Lancillotto mio padre e signore, e ricordategli che questo è un mondo incostante.»<br>Infine si inginocchiò a pregare davanti alla tavola e la sua anima lo lasciò, trasportata nel cielo di Gesù Cristo da una moltitudine di angeli. I compagni, che assistettero al prodigio, videro anche una mano scendere sul vaso e sulla lancia, prenderli e portarli nei cieli.<br>Da allora non vi è più stato un uomo che abbia avuto l'ardire di sostenere di aver visto il Sangrail. (p. 598) ====Libro XVIII==== *[...] Lancillotto, dimentico della promessa fatta e della perfezione raggiunta nel corso della ricerca, riprese a frequentare la regina. Del resto, come dice appunto il libro, se egli non le fosse stato intimamente legato nei suoi pensieri più riposti quanto, in superficie, appariva devoto a Dio, nessun cavaliere avrebbe potuto superarlo nella ricerca del Sangrail. Invece, i suoi più segreti sentimenti correvano sempre a lei. Così essi ripresero ad amarsi con maggiore ardore di prima e i loro convegni si fecero tanto frequenti che la corte cominciò a mormorare, e in particolare il loquace ser Agravano fratello di ser Galvano.<br>Ma intanto Lancillotto, continuamente assediato da dame e da damigelle che gli chiedevano di essere loro campione in questioni di diritto, per evitare ulteriori maldicenze e dicerie, decise di impegnarsi con zelo a seguire i dettami di Nostro Signore Gesù Cristo e di sottrarsi per quanto gli era possibile alla familiarità e alla compagnia di Ginevra. (p. 603) *[...] ser Mordred, ser Agravano e molti altri della corte non ci perdono d'occhio e parlano del nostro amore. Li temo più per voi che per me perché, se del caso, io potrei fuggire o sbarazzarmene, mentre voi non potreste che rimanere qui a subire le maldicenze; e se doveste trovarvi in pericolo per aver commesso volontariamente qualche leggerezza, non potreste avere altro aiuto che il mio e quello dei miei parenti. Signora, la nostra imprudenza ci condurrà allo scandalo e alla vergogna, e io non voglio assolutamente che voi siate disonorata. Sono queste le ragioni che mi hanno spinto a dedicarmi il più possibile al servizio delle dame, facendo in modo che tutti pensino che ne traggo gioia, delizia e piacere. ([[Lancillotto]], p. 604) *Lancillotto, ora capisco la vostra falsità e la vostra volgare lussuria! Voi amate altre dame, e per me non provate che disprezzo. Adesso che ho ben chiaro che siete un traditore, state certo che non vi amerò mai più. Non osate comparirmi ancora davanti: da questo momento vi scaccio dalla corte, e per sempre, e vi bandisco dalla mia compagnia. Se tenterete di rivedermi, sarete ucciso. ([[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]], pp. 604-605) *Spesso le donne sono impulsive e compiono azioni di cui poi si pentono amaramente. ([[Bors (ciclo arturiano)|Bors]], p. 605) *Se accetterò di essere il campione della regina mi alienerò molti cavalieri della Tavola Rotonda. Tuttavia, per amore di Lancillotto e vostro, sarò suo difensore a meno che il caso non porti qui un campione meglio di me. ([[Bors (ciclo arturiano)|Bors]], p. 609) *Non ho mai sentito dire che Ginevra abbia rovinato un solo cavaliere. Anzi, a quel che so, ella ci ha sempre magnificato ed è stata la sovrana più generosa e liberale, e la più munifica di doni e di benevolenza. Sarebbe quindi vergognoso se lasciassimo morire nell'ignominia la moglie del nostro nobilissimo re. Sappiate che non lo permetterò, e che sosterrò la sua innocenza nella morte di ser Patrise; del resto, ella non aveva alcun motivo per odiare lui o alcuno dei cavalieri intervenuti al banchetto. Direi anzi che ci abbia invitati per affetto, certo non per un subdolo stratagemma, e sono convinto che comunque andrà, un giorno sarà possibile provare che tra di noi vi è un traditore. ([[Bors (ciclo arturiano)|Bors]], p. 610) *Come dice un antico proverbio, è aspra la battaglia nella quale si scontrano parenti e amici, perché allora non c'è posto per la misericordia, ma solo per la più mortale delle contese. ([[Lancillotto]], p. 629) *[...] non mi piace essere obbligato ad amare; l'amore deve nascere dal cuore, non dalla costrizione [...]. ([[Lancillotto]], p. 636) *L'amore deve essere libero, non imposto, perché un amore forzato finisce con il dissolversi. ([[Re Artù]], p. 636) *All'uomo d'onore non può non ripugnare assistere alla sconfitta di un suo pari, mentre chi non ha onore e si comporta da vile, alla vista di un uomo in pericolo non compirà mai un gesto gentile o generoso. Un codardo, infatti, non darà mai prova di misericordia, mentre chi alberga la bontà nel cuore farà agli altri quello che vorrebbe fosse fatto a lui. ([[Re Artù]], p. 642) *{{NDR|Su [[maggio]]}} Quel mese esuberante infonde coraggio negli amanti e, in vari modi, li induce più di ogni altro a diversi comportamenti, perché è allora che, come erbe e arbusti, gli uomini e le donne si rinnovellano e richiamano alla mente lontane cortesie, servigi e gesti gentili che avevano posto nell'oblio per negligenza.<br>E come il rigore dell'inverno offusca e sfigura la verde estate, così accade all'amore che lega l'uomo alla donna, quando è incostante. Sono numerosi coloro che non albergano la costanza, e non passa giorno senza che vediamo come basti un alito di rigore invernale per cancellare e spezzare col minimo pretesto un vero amore, che pure costa tanto. Questa non è costanza né saggezza, ma debolezza di carattere, disonorevole per coloro che la praticano.<br>Perciò, come il maggio fiorisce e germoglia nei giardini, così ogni uomo d'onore rivesta il proprio cuore di germogli, prima a gloria di Dio, poi per dare gioia a coloro cui ha giurato fedeltà. Infatti, non c'è uomo o donna d'onore che non abbia scelto l'oggetto del proprio amore. E se la fatica delle armi non deve essere mai trascurata, bisogna però che l'onore sia innanzitutto riserbato a Dio, e solo dopo aver contesa con le dame: questo è ciò che io chiamo un amore virtuoso.<br>Oggi, però, gli uomini non sanno amare per sette giorni di seguito senza pretendere di appagare le proprie brame. La ragione ci dice che un tale amore non può durare, perché quanto è subito accordato con troppa prontezza, è ben presto spento dall'ardore stesso. Così è l'amore ai nostri tempi: arde lesto e altrettanto in fretta si raffredda! E questa non si può chiamare costanza. Ai tempi di Artù l'amore soleva essere diverso: uomini e donna si amavano anche per sette interi anni senza che tra loro si insinuasse la lussuria. Quello era amore vero, e fedele!<br>Ho dunque paragonato l'amore di oggi all'estate e all'inverno, perché come la prima è calda e il secondo è freddo, allo stesso modo procede l'amore ai nostri giorni. Tutti voi che siete amanti rammentate quindi il mese di maggio! (pp. 643-644) ====Libro XIX==== *[...] a quel tempo era costume che Ginevra non lasciasse mai la corte senza un seguito di ottimi cavalieri armati, quasi tutti giovani decisi a farsi onore. Erano chiamati i Cavalieri della Regina e in battaglia, ai tornei e alle giostre portavano come insegna uno scudo completamente bianco. Venivano scelti per quel servigio tutti gli anni in occasione della festa della Pentecoste tra i cavalieri che si erano mostrati più valorosi, in sostituzione di quelli che erano morti nel corso dell'anno (e non ne passava uno senza che ne morissero alcuni). Proprio compiendo tale servigio si erano distinti all'inizio ser Lancillotto e tutti gli altri, prima di conquistare rinomanza. (pp. 645-646) *Ahimè, che vergogna che un [[cavaliere]] ne tradisca un altro! [...] Ma c'è un vecchio proverbio che recita: "Il valoroso è davvero in pericolo solo quando si trova in balia di un codardo. ([[Lancillotto]], p. 649) *Gesù mi terrà lontano dal disonore, e poi ben vengano le disgrazie che Dio vuole mandare [...]. ([[Lancillotto]], p. 657) ====Libro XX==== *Nel mese di maggio, quando ogni cuore gagliardo fiorisce e germoglia e, con la bellezza e il rigoglio della stagione, uomini e donne sono pieni di letizia per l'avvicinarsi dell'estate con i suoi fiori novelli, laddove gli aspri venti e le bufere dell'inverno li inducono a raccogliersi al coperto presso il focolare, scoppiarono furore e sventura che ebbero termine solo con la morte e l'estinzione del fiore di tutti i cavalieri del mondo. (p. 663) *Mi meraviglio che nessuno di noi si vergogni di sapere, e di vedere con i propri occhi, che Lancillotto giace giorno e notte con la regina [...]. Ne siamo tutti al corrente, eppure siamo tanto vili da tollerare il disonore di un sovrano nobile quanto Artù. ([[Agravaine]], p. 663) *Se ne dovesse derivare ostilità o guerra tra noi e Lancillotto, sta' certo che molti re e molti potenti signori sceglierebbero di schierarsi con lui. E poi, fratello [...] devi sempre tenere a mente che Lancillotto ha salvato più di una volta il re e la regina, e che anche i migliori tra noi si sarebbero sentiti gelare il cuore in varie occasioni se egli non fosse stato il più valoroso e non lo avesse dimostrato molto spesso. ([[Gawain]], p. 664) *Ser Lancillotto mi ha concesso l'investitura e niente potrà indurmi a parlare male di lui [...]. ([[Sir Gareth]], p. 664) *Appena gli altri furono usciti, il re chiese quale fosse il motivo della disputa.<br>«Ora ve lo dirò, sire; non posso più tenerlo in me» gli rispose ser Agravano. «Io e ser Mordred siamo in disaccordo con i nostri fratelli: sappiamo che ser Lancillotto è da tempo l'amante della regina e, poiché siamo figli di vostra sorella, non possiamo continuare a tollerarlo. Voi siete il suo signore e colui che lo ha investito cavaliere, e intendiamo provare la sua slealtà.»<br>«Se quello che dite è vero, Lancillotto è un traditore!» esclamò Artù. «Ma mi ripugna compiere un passo del genere senza averne le prove; ser Lancillotto è un cavaliere valoroso e, come ben sapete, il migliore di tutti noi. Se non sarà colto sul fatto, vorrà battersi con colui che lo ha denunciato, e nessuno sarà in grado di tenergli testa. Quindi, voglio che sia sorpreso in flagrante.»<br>Il libro francese dice che il re non desiderava affatto che si diffondessero voci su Lancillotto e la regina. A dire il vero, egli ne aveva già il sospetto, ma non voleva sentirne parlare perché amava molto ser Lancillotto per tutto quello che egli aveva fatto in favore suo e di Ginevra. (p. 665) *«Ahimè» si lamentava intanto Lancillotto «non mi è mai capitato di trovarmi a rischiare una morte vergognosa per la mancanza della mia armatura!»<br>Nel frattempo ser Agravano e ser Mordred non cessavano di gridare:<br>«Esci dalla camera della regina, traditore! Sta' certo che non riuscirai a fuggire».<br>«Gesù misericordia, non posso tollerare questo odioso clamore: meglio morire subito che sopportare un simile tormento!» esclamò allora Lancillotto; poi prese Ginevra tra le braccia e la baciò.<br>«Nobilissima tra le regine cristiane aggiunse siete la mia diletta e gentile signora e io, il vostro povero e fedele cavaliere, vi sono stato al fianco nelle cause giuste come in quelle ingiuste dal giorno in cui re Artù mi conferì l'investitura. Se morirò, vi supplico di pregare per la mia anima. Sono sicuro che ser Bors e tutti gli altri miei parenti, e anche ser Lavaine, vi salveranno dal rogo. Confortatevi, perciò, madonna mia amata, e qualunque cosa mi accada, andate con ser Bors e con gli altri che vi tratteranno con ogni onore e vi faranno regina delle mie terre.»<br>«No, Lancillotto, non vi sopravviverò! Se sarete ucciso, per amore di Dio accoglierò la morte con umiltà, come è dovere di una regina cristiana.»<br>«Ebbene, signora, poiché è giunto il giorno in cui dobbiamo separarci, sappiate che venderò la vita al più alto prezzo, e che sono mille volte più addolorato per voi che per me. Ma ora preferirei avere indosso la mia solida armatura piuttosto che regnare su tutto il mondo cristiano: prima di soccombere farei in modo che le mie gesta siano tramandate.»<br>«Piacesse a Dio che uccidessero me e lasciassero libero voi!» esclamò la regina.<br>«Questo non deve accadere, e che Dio mi ripari da una simile vergogna!» replicò Lancillotto. «Gesù Cristo, sii tu il mio scudo e la mia armatura!» (p. 667) *Ora, signora, è chiaro che il nostro amore è giunto al suo epilogo e che da adesso in poi re Artù mi sarà nemico. Ma se vorrete rimanere con me, mi impegno a tenervi al riparo da ogni pericolo. ([[Lancillotto]], p. 669) *Stanotte ho ucciso ser Agravano, fratello di ser Galvano, e almeno altri dodici suoi compagni. Non ho alcun dubbio, pertanto, che vi sarà un conflitto sanguinoso. Quei cavalieri erano stati mandati a sorprendermi su ordine espresso di Artù, e il re deve essere talmente furibondo e colmo di risentimento che condannerà la regina al rogo. Io non posso certo permettere che ella sia arsa per colpa mia. Se riuscissi a farmi ascoltare, mi offrirei di essere fatto prigioniero per potermi poi battere in suo favore e provare che è una sposa fedele, ma temo che il re sia troppo infuriato per accettare questa proposta. ([[Lancillotto]], p. 671) *Miei bei signori, mi ripugna di compiere un'azione che potrebbe disonorare voi e tutto il mio lignaggio. Ma poiché sono altrettanto contrario a permettere che la regina muoia di una morte ignobile, se il vostro consiglio è di sottrarla al supplizio, siate però ben consapevoli che dovrò causare molti lutti. Forse, con mio grande rammarico, sarò costretto a uccidere anche qualcuno dei miei migliori amici e può darsi che alcuni, piuttosto che essere complici di un'azione abietta, preferiscano schierarsi dalla mia parte: non vorrei certo farli soffrire. ([[Lancillotto]], p. 672) *«[...] il caso di Tristano dovrebbe mettermi in guardia. Sapete bene come andò a finire dopo che, presi tutti gli accordi, egli riportò [[Isotta|Isotta la Bella]] a re Marco: quel sovrano lo uccise a tradimento mentre suonava l'arpa davanti alla sua dama, cogliendolo alle spalle e trafiggendogli il cuore con una lancia ben affilata.»<br>«È vero» convenne ser Bors «ma c'è una cosa che dovrebbe incoraggiare te come tutti noi, ed è che re Marco e re Artù sono di indole assai diversa, perché Artù non ha mai mancato alla propria parola.» (pp. 672-673) *Capita spesso che agiamo per quel che crediamo il meglio, e che finisce poi per dimostrarsi il peggio. ([[Gawain]], p. 674) *[...] sappiate che soffro di più per la perdita dei miei buoni cavalieri che per la fuga della mia gentile regina, perché di regine posso averne quante ne voglio, mentre non mi sarà mai più possibile riunire una simile compagnia di valorosi. E che sciagura che io e Lancillotto dobbiamo essere nemici! ([[Re Artù]], p. 677) *[...] da oggi in poi cercherò Lancillotto fino al giorno in cui uno dei due avrà ucciso l'altro. Intendo vendicarmi e vi chiedo di prepararvi alla guerra. Se non volete perdere il mio servigio e il mio affetto, affrettatevi a mettere alla prova i vostri amici. Giuro su Dio che, anche se dovessi inseguire Lancillotto per sette regni, lo ucciderò a costo della vita. ([[Gawain]], p. 679) *«Dio non voglia che io mi scontri con il nobilissimo sovrano che mi armò cavaliere!» replicò Lancillotto.<br>«Alla malora le belle parole!» proruppe il re. «Presta fede a quanto ti dico e non lo dimenticare: sono il tuo mortale nemico e lo sarò fino al giorno della mia morte. Non ti perdonerò mai di avermi ucciso degli ottimi cavalieri e degli uomini nobilissimi appartenenti al mio stesso sangue. Per di più, hai giaciuto per anni con la regina, che alla fine mi hai rapita con la forza.»<br>«Mio nobilissimo signore e re, dite quello che volete, tanto sapete benissimo che non mi batterò mai con voi» gli rispose Lancillotto. «È vero, vi ho ucciso dei cavalieri, e me ne rammarico molto; ma sono stato costretto a farlo per salvarmi la vita. Avrei forse dovuto lasciarmi uccidere? Quanto a madama la regina, non un solo cavaliere al mondo, salvo la persona di vostra altezza e il mio signore ser Galvano, oserebbe provare sul mio corpo che ella vi ha tradito! E se vi fa piacere di dichiarare che sono legato da molti anni a madama la vostra regina, vi darò soddisfazione dimostrando con il mio braccio contro chiunque, salvo voi e ser Galvano, che ella vi è fedele. Tuttavia, alla sua grazia è piaciuto di tenermi in suo favore e di prediligermi tra tutti gli altri, e del resto io ho ben meritato il suo affetto perché, sire, più di una volta il vostro furore avrebbe permesso che ella fosse condotta al supplizio se io non mi fossi battuto per lei inducendo i suoi nemici a confessare la loro menzogna e facendola così assolvere con onore. E tutte quelle volte, voi mi avete dimostrato amore e gratitudine per averla salvata, e mi avete anche promesso di essere per sempre il mio benevolo signore. Ora, invece, mi sembra che ricompensiate male i miei servigi. Del resto, sire, avrei perso gran parte del mio onore cavalleresco se avessi tollerato che madama, la vostra regina, fosse suppliziata per causa mia. In molte occasioni mi sono battuto per lei in contese che non mi riguardavano; non avrei forse avuto il diritto di farlo allorché ero dalla parte del giusto? Perciò, mio generoso e grazioso signore, concedete la vostra benevolenza alla vostra regina, che è buona e fedele!» (pp. 680-681) *Voi, sire, avete dato ascolto a voci menzognere, e questa è stata la causa della guerra che ci oppone. Mio signore, un tempo avevo meritato la vostra compiacenza per essermi battuto in favore della regina vostra moglie, e sapete bene quante volte ella abbia dovuto patire gravi torti. Ora, mio buon signore, mi sembra che in questa circostanza, più che in tutte quelle che pure avete approvato, io avessi un motivo ben valido per strapparla al rogo, dal momento che ella vi era stata condannata a causa mia. Coloro che vi hanno raccontato le fole che sapete erano per certo mentitori, ma le calunnie sono ricadute sul loro capo poiché, se la potenza di Dio non fosse stata dalla mia parte, come avrei potuto io, disarmato e ignaro, far fronte a quattordici avversari armati e decisi? Infatti ero stato convocato dalla regina per non so quale motivo, e avevo appena varcato la porta della sua camera quando ser Agravano e ser Mordred hanno cominciato a chiamarmi traditore e codardo. ([[Lancillotto]], p. 687) *[...] non mi sono mai battuto a oltranza con un cavaliere senza mostrare misericordia, e che benché mi sia misurato con ottimi guerrieri quali ser Tristano e ser Lamorak, ho sempre reso loro l'onore e il rispetto che meritavano. Dio mi è testimone che non mi sono mai adirato al punto da accanirmi contro i buoni cavalieri che ho visto impegnati a farsi onore, e che sono sempre stato lieto di aiutare un avversario in grado di tenermi testa a piedi o a cavallo. ([[Lancillotto]], p. 688) *Ser Galvano, io amavo ser Gareth più di qualunque mio parente, e piangerò per sempre la sua morte non solo per il grande timore che ho di voi, ma anche per altri motivi che mi amareggiano. Prima di tutto, perché fui io a investirlo cavaliere; poi, perché so che mi amava più di ogni altro; il terzo motivo è che era un uomo nobilissimo, leale, cortese, gentile e di buona indole; il quarto è che appena seppi della sua morte capii che da voi non avrei avuto altro che un'inestinguibile guerra. Per di più, ero certo che avreste fatto in modo che il mio nobile signore Artù mi fosse nemico per sempre. Eppure, che Gesù mi perdoni, non ho ucciso ser Gareth e ser Gaheris di proposito. Ah, perché erano disarmati in quel giorno fatale! ([[Lancillotto]], p. 689) *Se non fosse stato per il papa, io mi sarei battuto con te in singolare tenzone e avrei provato sulla tua persona la tua falsità nei confronti di Artù e miei. E lo farò, una volta che avrai lasciato queste terre, dovunque riuscirò a trovarti! ([[Gawain]], p. 690) *Ahimè, così devo abbandonare il più nobile tra i regni cristiani, quello che ho amato di più e in cui ho acquistato il mio onore! Mi rammarico di esserci venuto, se devo esserne vilmente bandito senza colpa e senza motivo! Ma la fortuna è così incostante, e la sua ruota tanto mobile, che nessuno è certo di potervi riposare durevolmente. Ne sono prova molte antiche leggende, come quelle che narrano del nobile Ettore, e di Troilo, e di Alessandro il potente Conquistatore, e di molti altri che precipitarono in basso dal culmine della loro regalità. Così avviene per me, che ero tenuto in grande onore in questo regno nel quale la Tavola Rotonda crebbe in dignità grazie a me stesso e ai miei più che virtù di chiunque altro. ([[Lancillotto]], p. 690) *Mio signore Artù, nobile sovrano che mi fece cavaliere, il mio affetto per voi è tale che i vostri attacchi mi addolorano profondamente, eppure li ho sopportati con pazienza. Se fossi stato vendicativo, avrei potuto scendere in campo e domare i vostri baldi cavalieri, ma ho pazientato per sei mesi lasciando che voi e ser Galvano faceste quel che volevate. Ora però non posso tollerarlo più e devo difendermi, perché ser Galvano mi ha accusato di tradimento. Sono stato sempre contrario a battermi contro un vostro parente, ma adesso non posso più tirarmi indietro, come la preda quando è messa alle strette. ([[Lancillotto]], p. 697) *[...] ser Galvano aveva ricevuto da un sant'uomo un dono miracoloso che gli aveva permesso di farsi molto onore: ogni giorno dell'anno, dalle nove a mezzogiorno, la sua forza cresceva fino ad arrivare a triplicarsi. Per questo re Artù, che era il solo a saperlo, aveva ordinato che tutte le tenzoni che si fossero svolte alla propria presenza, di qualunque genere e per ogni tipo di lite, avessero inizio alle nove del mattino: in tale modo il partito per il quale si fosse battuto il nipote avrebbe avuto sempre il sopravvento nel corso delle tre ore in cui la forza di Galvano raggiungeva il suo culmine. (p. 698) ====Libro XXI==== *A [[Mordred|ser Mordred]] era stato dunque affidato il governo di tutta l'Inghilterra. Egli allora fece vergare delle false lettere fingendo che provenissero dal continente, in cui era scritto che re Artù era stato ucciso nel corso della guerra contro ser Lancillotto; quindi convocò a parlamento tutti i baroni e si fece eleggere re. L'incoronazione avvenne a Canterbury e fu seguita da festeggiamenti che durarono quindici giorni.<br>Dopo di che, ser Mordred si recò a Winchester e dichiarò apertamente alla regina (che però era moglie del re, allo stesso tempo suo zio e padre) che intendeva sposarla e perparò le nozze fissando il giorno del matrimonio. Ginevera, pur profondamente addolorata, gli rispose con cortesia e finse di sottomettersi al suo volere; tuttavia espresse il desiderio di recarsi a Londra per comprare quanto le sarebbe occorso per gli sponsali. (p. 702) *Riflettete, Inglesi, sulla malvagità che tutto ciò palesava! Artù era il re più nobile e il cavaliere più valoroso del mondo e che più amava e sosteneva gli uomini prodi, eppure quelli Inglesi non gli concedevano la propria stima! Ché tale era l'antico costume di questa terra, e c'è chi dice che non l'abbiamo ancora abbandonato. Ahimè, questo è un grave difetto: nulla ci piace se perdura nel tempo.<br>Così si comportavano gli uomini di allora: amavano di più ser Mordred che il nobile Artù e molti andarono a dire all'usurpatore che sarebbero stati con lui nella buona come nella cattiva sorte. Allora ser Mordred, che aveva sentito dire che Artù sarebbe sbarcato a Dover, vi si portò con grande esercito allo scopo di sconfiggerlo e di scacciarlo dalle sue stesse terre. (pp. 703-704) *«Ahimè, ser Galvano, figlio di mia sorella, con l'uomo che amavo di più al mondo se ne va ogni mia gioia!» si dolse {{NDR|Artù}} quando si fu ripreso. «Ora te lo posso dire, caro nipote, solo in te e in ser Lancillotto riposavano la mia letizia e la mia fiducia. Adesso che ho perduto entrambi, tutto il conforto che avevo sulla terra mi abbandona!»<br>«Ah, caro zio» gli rispose ser Galvano «il mio ultimo giorno è arrivato, e ne devo biasimare la mia impulsività e la mia ostinazione, dato che sono stato ferito sulla vecchia piaga che mi aveva inferto ser Lancillotto. So che morirò prima di mezzogiorno e che a causa del mio orgoglio voi dovrete patire tanta vergogna e sventura. Se il nobile Cavaliere del Lago fosse stato al vostro fianco, come fu e avrebbe dovuto essere ancora, questa guerra sciagurata non sarebbe mai scoppiata, perché solo la sua cavalleria e la nobiltà del suo sangue erano riuscite a tenere soggetti e timorosi i vostri infidi nemici. Ora egli vi mancherà. Ahimè, perché non ho voluto trovare un accordo con lui! [...]» (pp. 704-705) *Io, ser Galvano, cavaliere della Tavola Rotonda, voglio che tutto il mondo sappia che mi sono dato la morte non per colpa tua ma mia. Perciò, ser Lancillotto, ti supplico di tornare nel regno per visitare la mia tomba e per recitare su di essa una preghiera, lunga o breve che sia, per la salvezza della mia anima. Oggi, nello stesso giorno in cui scrivo questa lettera, fui ferito a morte là dove la tua mano mi colpì per prima, e non avrei potuto essere ucciso da un braccio più nobile. ([[Gawain]], p. 705) [[File:Battle Between King Arthur and Sir Mordred - William Hatherell.jpg|thumb|La battaglia tra Artù e Mordred]] *{{NDR|Sulla [[battaglia di Camlann]]}} I messaggeri si recarono da Mordred che si era circondato di un temibile esercito di centomila armati e dovettero pregare a lungo prima di riuscire a fargli accettare in contropartita la Cornovaglia e il Kent fino alla morte di Artù e, dopo, tutta l'Inghilterra. Fu anche concordato che il sovrano e l'usurpatore, ciascuno con un seguito di quattordici cavalieri, si incontrassero in una zona franca tra i due eserciti schierati.<br>Artù fu lieto degli accordi raggiunti, ma prima di recarsi al convegno ordinò ai propri uomini di avanzare fieramente e di uccidere ser Mordred, di cui non ci si poteva fidare in alcun modo, se avessero visto sguainare anche una sola spada. E ser Mordred aveva istruito allo stesso modo il proprio esercito:<br>«Se vedrete balenare anche una sola lama mouvete con coraggio all'attacco e uccidete quanti vi si parano innanzi, perché non mi fido affatto di questa tregua e so bene che mio padre vorrà vendicarsi di me.»<br>L'incontro ebbe dunque luogo come era stato stabilito. Fu portato del vino e ne bevvero insieme, ma una [[vipera]] sbucata da un cespuglio d'edera morse il piede di un cavaliere. Questi, senza darsi pensiero del danno che ne sarebbe derivato, sguainò la spada per ucciderla, e quando i due eserciti videro balenare la lama diedero fiato alle trombe e ai corni e si corsero incontro levando terribili grida.<br>Allora re Artù montò a cavallo e raggiunse prontamente i propri uomini esclamando:<br>«Ahimè, che giorno sventurato!»<br>Ser Mordred si unì ai suoi, ed ebbe inizio la battaglia più funesta che si sia mai vista in terra cristiana: vi furono attacchi impetuosi e galoppare di cavalli, affondi e fendenti, colpi mortali e accenti minacciosi da entrambe le parti. Re Artù non cessava di attraversare le formazioni di ser Mordred compiendo molte prodezze degne di un nobile sovrano senza mai venir meno al proprio ruolo, ma anche ser Mordred non si tirava indietro e più volte mise se stesso in grave pericolo.<br>La battaglia infuriò per tutta la giornata senza risparmio di forze, finché molti nobili cavalieri giacquero immobili sulla fredda terra, e quando cadde la notte il terreno era cosparso dei cadaveri di ben centomila uomini. (pp. 707-708) *{{NDR|Sulla battaglia di Camlann}} Il sovrano impugnò la lancia e si gettò in avanti gridando:<br>«Traditore, è giunto il giorno della tua morte!»<br>Ser Mordred si scagliò a sua volta contro di lui brandendo la spada, ma il re già gli affondava la lancia sotto lo scudo e gliela faceva fuoriuscire dal corpo per più di un braccio. E quando l'usurpatore comprese che non sarebbe potuto sfuggire alla morte, si slanciò con tutte le proprie forze in avanti trafiggendosi fino all'impugnatura dell'asta, poi calò la spada tenuta con entrambe le mani sul proprio padre e lo raggiunse a un lato della testa trapassandogli l'elmo e il crano. Subito dopo si accasciava a terra morto. (p. 709) [[File:The Death of King Arthur by John Garrick.jpg|thumb|La morte di Artù]] *«[...] Il tempo passa in fretta; prendete perciò la mia buona spada Excalibur e portatela alla riva del mare: vi ordino di gettarla nell'acqua e di tornare poi a dirmi cosa avete visto.»<br>«Sire, obbediremo al vostro comando» gli rispose [[ser Bedivere|Bedivere]].<br>Ma sulla strada si mise a osservare con attenzione la nobile arma e le pietre preziose che ricoprivano il pomo e l'elsa.<br>"Se la getto nell'acqua, non ne deriveranno che perdite e danno!" pensò.<br>Perciò la nascose sotto un albero e poi si affrettò a tornare dal re e gli disse di averla gettata in mare.<br>«Cosa hai visto?» gli domandò Artù.<br>«Nient'altro che onde e venti.»<br>«Non è vero» replicò il re. «Ora affrettatevi a ubbidire e, se vi sono caro, non esitate a fare quanto vi ho detto.»<br>Allora ser Bedivere tornò a prendere la spada, ma pensando ancora che fosse un peccato e una vergogna gettare via un'arma tanto nobile, la nascose di nuovo, poi raggiunse il re.<br>«Cosa avete visto?» gli domandò per la seconda volta il sovrano.<br>«Nient'altro che flutti e ondate nere.»<br>«Ah, mi hai ingannato ancora, sleale e traditore!» propruppe Artù. «La tua fama di nobile cavaliere e l'amore che ti ho sempre portato non mi avrebbero mai fatto pensare che mi avresti tradito per il valore di una spada! Ora sbrigati: le tue esitazioni stanno mettendo a grave rischio la mia vita. Se non eseguirai adesso i miei ordini ti ucciderò con le mie stesse mani ovunque potrò incontrarti.»<br>Così ser Bedivere tornò là dove aveva nascosto la spada, la raccolse con cautela e si avvicinò alla riva. Poi avvolse la cintura intorno all'elsa e la scagliò più lontano che poté. Allora vide un braccio e una mano sorgere dall'acqua, afferrarla stretta, brandirla tre volte e poi inabissarsi con l'arma.<br>Quando ser Bedivere, tornato vicino al re, gli raccontò quello che aveva visto, il sovrano esclamò:<br>«Ahimè, aiutatemi ad andare via, temo di avere aspettato già troppo.»<br>Il cavaliere se lo caricò sulle spalle e andò verso la riva del mare. Vi erano appena arrivati che una piccola chiatta piena di belle dame prese terra accanto a loro. Tra di esse si trovava una regina, e tutte portavano cappucci neri e gridavano e piangevano alla vista di re Artù.<br>«Fatemi salire a bordo» disse il re.<br>Ser Bedivere eseguì con delicatezza il comando, e tre dame accolserò Artù tra alti lamenti e lo misero a sedere con la testa appoggiata sul grembo di una di loro.<br>«Ah, mio caro fratello!» disse allora la regina. «Perché vi siete trattenuto tanto a lungo lontano da me? La ferita che avete al capo ha preso fin troppo freddo!»<br>Poi le dame si misero ai remi e allontanarono l'imbarcazione dalla terra. E quando se Bedivere le vide prendere il largo, gridò:<br>«Ah, mio signore Artù, cosa sarà di me ora che mi lasciate tra i miei nemici?»<br>«Confortatevi e fate del vostro meglio: su di me non potrete più fare alcun affidamento» gli rispose il sovrano. «Devo andare nell'isola di Avalon per curare la mia grave ferita, e se non sentirete mai più parlare di me, pregate per la mia anima.»<br>Intanto la regina e le dame piangevano e gridavano da fare pietà. Quando ser Bedivere ebbe perso di vista la chiatta, scoppiò anch'egli in pianti e in lamenti, poi si diresse verso la foresta e camminò per tutta la notte. (pp. 710-712) *Di Artù non ho trovato nient'altro nei libri autorizzati, né ho letto con maggiore certezza della sua morte se non che fu portato via in una nave con tre regine, una delle quali era sua sorella [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana la Fata]], l'altra la regina del Galles del Nord e la terza quella delle Terre Desolate. Non conosco altra testimonianza che quella dell'eremita che un tempo era stato arcivescovo di Canterbury e che riferì che le dame avevano portato da lui un corpo perché lo seppellisse. Tuttavia egli non sapeva con certezza se si trattasse davvero del cadavere di artù, perché questa storia la fece mettere per iscritto ser Bedivere, cavaliere della Tavola Rotonda. (pp. 712-713) *In varie parti d'Inghilterra si crede che re Artù non sia morto e che, per volontà di Nostro Signore Gesù, viva in un altro luogo da dove tornerà per conquistare la Santa Croce. Io però non mi sento di affermarlo, e preferisco dire che in questo mondo egli lasciò la sua vita. Molti sostengono anche che sulla sua tomba siano scritte queste parole:<br><div class="center">{{maiuscoletto|Hic iacet Arthurus Rex quondam rexque futurus}}</div> (p. 713) *{{NDR|Su [[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]]}} Quando seppe della morte del re e di tutti i nobili cavalieri compreso ser Mordred, ella riparò in gran segreto con cinque dame ad Almesbury dove si fece monaca indossando la veste bianca e nera, e vivendo in penitenza come se fosse stata la più grande peccatrice di questa terra. Da allora nessuna creatura riuscì più a renderla felice, e visse tra digiuni, preghiere e opere di carità al punto che tutti si stupirono della purezza dei sui nuovi costumi. Con il tempo, come era da aspettarsi, divenne anche badessa e governatrice del monastero. (p. 713) *La guerra che ha portato alla morte i più nobili cavalieri del mondo è divampata a causa mia e di quest'uomo, e l'amore che ci legava ha causato la rovina del sovrano più onorato della terra. Lancillotto [...] ho assunto questo stato per salvare la mia anima e, con la grazia di Dio e per le piaghe della Sua Passione, confido che dopo la mia morte potrò contemplare il volto benedetto di Gesù Cristo e sedere alla Sua destra nel giorno del Giudizio, poiché in cielo vi sono dei santi che furono peccatori in terra. Perciò, ser Lancillotto, vi supplico di cuore per l'amore che ci fu tra noi di non posare mai più lo sguardo su di me. Vi comando anche, in nome di Dio, che lasciate la mia compagnia e torniate nel vostro regno per preservarlo da guerre e distruzioni. Così come vi ho amato fino ad ora, il mio cuore non mi permetterà più di incontrarvi dopo che a causa vostra e mia è stato annientato il fuore dei re e dei cavalieri. Rientrate dunque nelle vostre terre e prendete moglie per vivere con lei in gioia e letizia. L'unica supplica che il mio cuore vi rivolge è che invochiate il Signore Eterno perché mi conceda di fare ammenda dei miei peccati. ([[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]], p. 716) *«[...] Nella ricerca del Sangrail avrei abbandonato le vanità mondane se non fosse stato per l'amore che vi portavo, e se allora lo avessi fatto con tutto il mio cuore, la volontà e il pensiero, avrei superato ogni altro cavaliere a eccezione di ser Galahad mio figlio. Se voi vi siete votata alla perfezione, è giusto che lo faccia anch'io perché, mi sia testimone Iddio, solo in voi ho avuto la mia gioia terrena. Se il vostro cuore fosse stato diversamente disposto, vi avrei portata con me nel mio regno. Ma poiché tale è la vostra volontà, vi giuro che se troverò un eremita che voglia accogliermi, a qualunque ordine appartenga, farò penitenza e pregherò fino al termine della mia vita. Ora, madama, vi prego di baciarmi un'ultima volta.»<br>«Non lo farò mai» si schermì la regina «e astenetevi anche voi da tali atti.» (pp. 716-717) *Supplico Dio Onnipotente che non mi sia mai più possibile vedere ser Lancillotto con i miei occhi mortali. ([[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]], p. 719) *Quando riporto alla mente la bellezza e la nobiltà della regina e del suo re e li vedo ora giacere insieme, il mio cuore non può sostenere il mio corpo afflitto. Quando poi rifletto che per mia colpa, orgoglio e superbia sono entrambi periti, essi che non avevano pari tra le genti cristiane, il ricordo della loro cortesia e della mia gratitudine mi fa mancare il cuore al punto di non potermi reggere in piedi. ([[Lancillotto]], p. 720) *Ah, Lancillotto [...] guida di tutti i cavalieri cristiani, impareggiabile tra i valorosi, ora giaci qui. Eri il più cortese cavaliere che abbia mai portato lo scudo, l'amico più sincero nei confronti di chi ti amava tra quanti hanno mai cavalcato, il più fedele amante tra i peccatori che abbiano mai amato una donna, l'uomo più gentile che abbia mai brandito una spada. La tua bella persona primeggiava sempre tra una folla di cavalieri, e tu eri l'uomo più mansueto e più onorato tra quanti mai si siano intrattenuti a banchetto con le dame. Ma eri anche l'avversario più inflessibile per un nemico mortale che abbia mai posto la lancia in resta. (Hector de Maris, p. 722) ===Explicit=== ====Originale==== Here is the end of the booke book of kyng Arthur & of his noble knyghtes of the rounde table | that whan they were hole togyders there was ever an C and xl | and here is the ende of the deth of Arthur | I praye you all Ientyl men and Ientyl wymmen that redeth this book of Arthur and his knyghtes from the begynnyng to the endyng | praye for me whyle I am on lyve that god sende me good delyveraunce | & whan I am deed I praye you all praye for my soule | for this book was ended the ix yere of the reygne of kyng edward the fourth | by syr Thomas Maleore knyght as Ihesu helpe hym from hys grete myght | as he is servaunt of Ihesu bothe day and nyght |<br>{{NDR|Thomas Malory, ''[https://archive.org/details/lemortedarthuror00malouoft/page/860/mode/2up Le Morte d'Arthur. The original edition of William Caxton now reprinted and edited with an introduction and glossary]'', a cura di H. Oskar Sommer, Londra, David Nutt, 1889}} ====Traduzione==== ''Qui finisce il libro di re Artù e dei suoi nobili cavalieri della Tavola Rotonda, che nel loro insieme raggiungevano il numero di centocinquanta. E questa è anche la fine de'' La morte di Artù. '' Gentiluomini e gentildonne che avete letto il libro di Artù e dei suoi cavalieri dall'inizio alla fine, vi supplico di pregare finché sono in vita perché Dio mi mandi una buona liberazione. Quando poi sarò morto, vi chiedo di pregare tutti per la mia anima. Quest'opera fu terminata nel nono anno di [[Edoardo IV d'Inghilterra|re Edoardo IV]] dal cavaliere sir Thomas Malory che Gesù aiuti con la Sua grande potenza, poiché è servo di Cristo di giorno come di notte.''<br>{{NDR|Thomas Malory, ''Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri'', volume secondo, a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Milano, Oscar Classici Mondadori, 1985. ISBN 88-04-41154-6}} ==Citazioni su Thomas Malory== *Malory fu in realtà il primo scrittore su commissione [...]. Quando [[William Caxton|Caxton]] costruì la sua pressa da stampa, chiese al povero vecchio Malory di scrivere qualcosa, ed egli acconsentì mettendo insieme tutte le storie che conosceva: tutte le storie tramandate dalla tradizione orale. Poi, a poco a poco, con la proliferazione dei libri, la gente dimenticò quelle storie o non si curò di ricordarle. Così, i racconti che Malory ambientò nel XII secolo descrivevano eventi accaduti molto tempo prima [...]. E, come accade per tutti i miti, essi assunsero le tinte dell'epoca in cui vennero scritti. Gli ''Idilli del re'' di [[Alfred Tennyson|Tennyson]], per esempio, oppure le opere di [[Edward Burne-Jones|Burne-Jones]] e dei Preraffaelliti, descrissero e dipinsero le leggende arturiane del XII secolo secondo la sensibilità della propria epoca. Finendo così per rivelare più cose sull'età vittoriana che sulla leggenda stessa. ([[John Boorman]]) *Sì, possiamo immaginarci sir Thomas Malory come un adorabile primitivo, un innamorato di cose nobili e belle e grandi, finché non sappiamo, in base alle moderne ricerche che l'hanno identificato con un personaggio della parrocchia di Monks Kirby nella contea di Warwick, figura più di bandito che di {{sic|compíto}} gentiluomo, che per via delle sue violenze e rapine fu spesso in prigione, e in prigione scrisse appunto le sue storie di cavalleria. ([[Mario Praz]]) ==Bibliografia== *Thomas Malory, ''[https://archive.org/details/lemortedarthuror00malouoft/page/34/mode/2up Le Morte d'Arthur. The original edition of William Caxton now reprinted and edited with an introduction and glossary]'', a cura di H. Oskar Sommer, Londra, David Nutt, 1889. *Thomas Malory, ''Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri'', due volumi, a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Milano, Oscar Classici Mondadori, 1985. ISBN 88-04-41154-6 ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Malory, Thomas}} [[Categoria:Scrittori britannici]] iucq5bdpsh4dsmtfp1q4wurm32zovat 1420271 1420270 2026-07-13T11:51:47Z Skekzilla 17056 /* Libro XI */ 1420271 wikitext text/x-wiki Sir '''Thomas Malory''', o '''Maillorie''', '''Mallory''', '''Maleore''' (1409 – 1471), scrittore inglese. ==''La morte di Artù''== ===Incipit=== [[File:Morte Darthur incipit (cropped).jpg|thumb|Incipit dell'edizione del 1485 stampata da [[William Caxton]]]] ====Originale==== Hit befel in the dayes of Uther pendragon when he was kynge of all Englond | and so regned that there was a myȝty duke in Cornewaill that helde warre ageynst hym long tyme | And the duke was called the duke of Tyntagil | and so by meanes kynge Uther send for this duk | chargyng hym to brynge his wyf with hym | for she was called a fair lady | and a passynge wyfe | and her name was called Igrayne | So whan the duke and his wyf were comyn unto the kynge by the meanes of grete lordes they were accorded bothe | the kynge lyked and loved this lady wel | and he made them grete chere out of mesure | and desyred to have lyen by her | But she was a passyng good woman | and wold not assente unto the kynge | And thenne she told the duke her husband and said I suppose that we were sente for that I shold be dishonoured Wherfor husband I counceille yow that we departe from hens sodenly that we maye ryde all nyghte unto oure owne castell<br>{{NDR|Thomas Malory, ''[https://archive.org/details/lemortedarthuror00malouoft/page/34/mode/2up Le Morte d'Arthur. The original edition of William Caxton now reprinted and edited with an introduction and glossary]'', a cura di H. Oskar Sommer, Londra, David Nutt, 1889}} ====Traduzione==== Al tempo in cui [[Uther Pendragon]] governava su tutta l'Inghilterra, vi era in Cornovaglia un potente duca, signore di Tintagel, che gli faceva guerra da molti anni. Attraverso degli emissari, un giorno il re lo convocò ordinandogli di portare con sé anche la moglie, che aveva nome [[Igraine]] e fama di essere molto assennata. Quando il duca arrivò alla presenza del sovrano, per intercessione dei più nobili baroni si riconciliò con lui, ma il re si innamorò di sua moglie, la festeggiò oltre misura e desiderò di giacere con lei. Igraine, che era una donna onesta e leale, non solo non vi consentì, ma anzi disse al marito:<br>«Credo che siamo stati chiamati qui perché io vi perdessi il mio onore. Vi consiglio quindi di andare via senza indugio e di raggiungere questa notte stessa il nostro castello.»<br>{{NDR|Thomas Malory, ''Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri'', volume primo, a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Milano, Oscar Classici Mondadori, 1985. ISBN 88-04-41154-6}} ===Citazioni=== ====Libro I==== [[File:Story of Merlin - Arthur's conception.png|thumb|Il concepimento di Artù]] *«Ecco cosa voglio, sire» disse allora Merlino. «La prima notte che trascorrerete con Igraine concepirete in lei un figlio che mi farete consegnare appena sarà venuto alla luce. Io lo alleverò dove più mi piacerà, affinché a voi derivi onore e al bambino i vantaggi che gli spettano.»<br>«Sarà fatto come volete» accondiscese il re.<br>«Ora preparatevi» aggiunse Merlino. «Questa notte stessa vi coricherete al fianco di Igraine nel castello di Tintagel, e avrete le sembianze di suo marito; Ulfius assumerà l'aspetto di ser Brastias e io quello di ser Jordans, due cavalieri del duca. Ma badate di non rivolgere domande né a lei né ai suoi uomini; dite che non vi sentite bene, affrettatevi ad andare a letto, e domani mattina non vi alzate prima del mio arrivo. Il castello non è che a dieci miglia da qui.»<br>Fu dunque fatto come era stato deciso. Ma poiché il duca aveva visto il re lasciare l'assedio di Terrabil, quella stessa notte uscì dal castello attraverso una postierla per attaccare l'esercito regale e rimase ucciso nella sortita prima ancora che il sovrano fosse arrivato a Tintagel. Così re Uther giacque con Igraine più di tre ore dopo la morte del duca e, in quella notte, concepì Artù. Allo spuntare del giorno, dopo che Merlino fu arrivato per dirgli di prepararsi, egli baciò la dama e partì in gran fretta. E quando Igraine sentì dire che, secondo tutte le testimonianze, il marito era morto prima dell'arrivo di Uther, si chiese con grande stupore chi potesse essere l'uomo che si era coricato con lei nelle sembianze del suo signore e ne pianse segretamente senza farne parola ad alcuno. (p. 7) *Non passò molto, quindi, che un mattino Uther e Igraine si sposarono tra la gioia e il tripudio generale, e, per volere del re, nella stessa occasione re Lot di Lothian e di Orkney sposò Morgawse, che sarebbe stata la madre di [[Gawain|Galvano]], e re Nentres della terra di Garlot sposò Elaine. La terza sorella, [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana la Fata]], fu invece messa a studiare in un convento dove divenne molto dotta in negromanzia. In seguito sarebbe stata maritata a re [[Urien|Uriens]] della terra di Gore, padre di [[Ywain|ser Ivano il Biancamano]]. (p. 8) *E quando i mattutini e la prima messa ebbero termine, nel camposanto dietro l'altare maggiore fu vista una grande roccia quadrangolare simile a un blocco di marmo, che sorreggeva nel mezzo una sorta di incudine d'acciaio alta un piede in cui era infitta una bella spada. Intorno all'arma una scritta in lettere d'oro diceva:<br><div class="center">{{maiuscoletto|Colui che estrarrà questa spada dalla roccia e dall'incudine è il legittimo re di tutta l'inghilterra.}} (p. 10) [[File:An island story; a child's history of England (1906) (14801002423).jpg|thumb|Artù estrae la spada dalla roccia]] *Il giorno di Capodanno, terminata la messa, i baroni cavalcarono al campo, alcuni per giostrare, altri per torneare. Tra di essi vi era anche ser Ector accompagnato dal figlio ser Kay e dal giovane [[Re Artù|Artù]], fratello di latte di quest'ultimo. Ser Kay, che era stato fatto cavaliere nel giorno di Ognissanti, accortosi quando era già in cammino di avere dimenticato la spada nell'alloggio del padre, pregò Artù di andargliela a prendere.<br>«Volentieri» rispose il giovane allontanandosi in fretta. Giunto a casa, scoprì però che la dama e tutti gli altri erano usciti per assistere alle giostre. Ne fu addolorato, ma poi si disse:<br>"Andrò al camposanto a prendere la spada che è infitta nella roccia. Mio fratello non deve rimanere senza un'arma in una giornata come questa."<br>Si diresse quindi verso il camposanto; scese di sella, legò il cavallo a un montante e si avvicinò alla tenda che nascondeva la roccia. Non trovandovi i cavalieri che vi erano stati lasciati di guardia e che infatti erano andati alle giostre, afferrò l'impugnatura della spada e la estrasse con un strappo deciso, ma senza sforzo. Poi riprese il cavallo e raggiunse ser Kay per consegnargliela. Appena il fratello la vide, la riconobbe subito. Allora si avvicinò al padre egli disse:<br>«Signore, ecco la spada della roccia. Dunque devo essere io il re di questa terra.»<br>Ser Ector osservò l'arma; quindi tornò indietro con i due giovani, smontò da cavallo, entrò nella chiesa e ordinò a ser Kay di ripetergli con precisione come l'avesse presa faccendolo giurare sul Libro Sacro.<br>«Me l'ha portata mio fratello Artù, signore» disse allora ser Kay.<br>«E tu, come l'hai avuta?» chiese ser Ector ad Artù.<br>«Ecco, signore, quando sono tornato a casa a prendere la spada di ser Kay, non ho trovato nessuno che me la potesse dare; allora, pensando che mio fratello non dovesse rimanere disarmato, sono venuto qui e ho estratto l'arma dalla roccia senza alcuna fatica.» (pp. 11-12) *Ser Ector e ser Kay si inginocchiarono a terra.<br>«Ahimè, perché vi inginocchiate davanti a me, voi che siete mio padre e mio fratello?» chiese loro Artù.<br>«No, mio signore, non è così. Io non sono vostro padre e non sono nemmeno del vostro stesso sangue. Vedo che discendete da un lignaggio ben più nobile di quanto credessi.»<br>Egli gli raccontò come gli fosse stato affidato, perché lo allevasse, dallo stesso Merlino. Nel sentire che ser Ector non era suo padre, il giovane provò un profondo dolore, ma il cavaliere continuò:<br>«Quando sarete re, vorrete essere il mio buono e grazioso signore?»<br>«In caso contrario sarei da biasimare» fu la risposta di Artù. «Siete l'uomo a cui devo di più insieme alla mia buona signora e madre, vostra moglie, che mi ha nutrito e allevato come figlio suo. Se Dio vorrà ch'io sia re come voi dite, potrete chiedermi tutto quello che sarà in mio potere di concedervi, e io non vi mancherò!» (pp. 12-13) *«Per quale motivo quel ragazzo è divenuto vostro re?»<br>«Signori, è figlio legittimo di Uther Pendragon e di Igraine, moglie del duca di Tintagel» rispose loro Merlino.<br>«Allora è bastardo!» esclamarono tutti.<br>«No; Artù fu concepito più di tre ore dopo la morte del duca, e tredici giorni più tardi re Uther sposò Igraine. È quindi provato che non è bastardo, e chi lo afferma sappia che Artù sarà re e avrà ragione di tutti i suoi nemici, e che, prima di morire, avrà regnato a lungo su tutta l'Inghilterra e avrà condotto sotto il proprio comando Galles, l'Irlanda, la Scozia e molti altri regni.» (p. 15) *Dovremmo forse accettare che un interprete di [[Sogno|sogni]] ci esorti alla viltà? ([[Lot (ciclo arturiano)|Lot]], p. 16) *Ecco allora giungere in campo [[Ban di Benoic|re Ban]], fiero come un leone e con le insegne a bande verdi in campo d'oro.<br>«Ahimè, ora temo davvero che saremo sconfitti!» esclamò re Lot vedendolo. «Quello è il cavaliere più valoroso del mondo e anche l'uomo più rinnomato. Moriremo o saremo costretti a ritirarci, ma se dovremo farlo sarà bene che impieghiamo valore e saggezza, perché altrimenti perderemo ugualmente la vita!» (p. 26) *[...] è preferibile uccidere un vile piuttosto che, a causa di un codardo, perdere tutti la vita. ([[Lot (ciclo arturiano)|Lot]], p. 28) *«Siete un uomo straordinario!» esclamò allora Artù.<br>«Però mi stupisce molto sentirvi dire che morirò in battaglia.»<br>«Non ve ne meravigliate, è la volontà di Dio che il vostro corpo sia punito per le vostre azioni impure. Io invece dovrei essere triste, perché morirò di una morte vergognosa, sotterrato ancora vivo. Almeno la vostra sarà una fine onorevole.» ([[Re Artù]] e [[Mago Merlino]], p. 34) *Merlino è a conoscenza, come del resto voi, ser Ulfius, di come re Uther venne da me nel castello di Tintagel con le sembianze di mio marito che era morto tre ore prima, e di come quella stessa notte mi fece concepire un figlio. Tredici giorni dopo egli mi sposò, e allorché il bambino nacque ordinò che fosse affidato a Merlino e allevato da lui. Da allora io non lo vidi mai più; né seppi quale nome gli era stato dato. ([[Igraine]], p. 35) *«Ora siete in mio potere, e sono libero di decidere se uccidervi o risparmiarvi la vita. Ma se non vi darete per vinto sarò costretto a mettervi a morte» gli disse lo sconosciuto.<br>«Quando vorrà venire, la morte sia la benvenuta! Del resto, preferisco morire che disonorarmi arrendendomi a te» esclamò Artù balzandogli addosso. ([[Pellinore]] e [[Re Artù]], p. 39) *«Ahimè, Merlino, lo avete ucciso!» gli disse Artù. «Era il cavaliere più nobile del mondo, ed io preferirei essere privato delle mie terre piuttosto che saperlo morto.»<br>«Non ve ne date pensiero, è più sano di voi» gli rispose Merlino. «È solo addormentato, ma si risveglierà fra tre ore. Vi avevo detto che era un cavaliere forte e coraggioso, e vi avrebbe ucciso se io non fossi intervenuto. Ma da ora in poi egli vi renderà ottimi servigi; il suo nome è [[Pellinore|Pellinor]], e un giorno avrà due figli di valore impareggiabile che si chiameranno [[Parsifal|Percival]] e [[Lamorak|Lamorak il Gallese]]. E sarà ancora Pellinor a rivelarvi il nome del figlio che avete concepito in vostra sorella e che sarà la rovina del regno.» (p. 40) [[File:Boys King Arthur - N. C. Wyeth - p16.jpg|thumb|Artù riceve Excalibur]] *Proseguirono il cammino finché si trovarono sulla riva di un lago vasto e ameno, dal quale videro emergere un braccio rivestito di sciamito bianco: esso terminava in una mano che stringeva una magnifica spada.<br>«È quella l'arma di cui vi parlavo» disse Merlino ad Artù. E poiché in quel momento una donna passava sul lago, il re chiese chi fosse.<br>«È la [[Dama del Lago]]; sul fondo di questo specchio d'acqua si trova una caverna che ha l'interno decorato con tale ricchezza da renderlo la residenza più piacevole del mondo» gli spiegò Merlino. «Ora la dama si avvicinerà; allora voi dovrete pregarla cortesemente di darvi la spada.»<br>Infatti la dama si diresse verso Artù e lo salutò, e il re, dopo aver ricambiato il saluto, le chiese:<br>«Di chi è la spada che quel braccio tiene alta sull'acqua? Io sono senza armi, e vorrei che fosse mia.»<br>«Essa mi appartiene» gli rispose la dama «ma se mi concederete un dono allorquando ve lo chiederò, sarà vostra.»<br>«Ve lo accorderò, sulla mia parola» le promise Artù.<br>«Allora montate sulla barchetta che vedete laggiù, raggiungete a remi la spada e prendetela insieme al suo fodero. Io reclamerò il mio dono quando lo riterrò opportuno».<br>Artù e Merlino smontarono di sella e legarono i cavalli a due alberi. Poi salirono sulla piccola imbarcazione e, quando ebbero raggiunto la mano e la spada, il re ne afferrò l'impugnatura e la trattenne, mentre mano e braccio scomparivano sott'acqua. (pp. 40-41) *«Vi piace più l'arma o il fodero?» gli chiese Merlino.<br>«Preferisco la spada.»<br>«Non siete molto saggio, perché il fodero vale dieci volte di più! Finché lo avrete al fianco, esso impedirà alle vostre ferite di sanguinare, per quanto gravi possano essere. Quindi badate a non abbandonarlo mai.» (p. 41) *Poi re Artù fece cercare, sotto pena di morte, tutti i bambini che erano nati il primo di maggio concepiti da baroni e da dame, perché Merlino gli aveva detto che proprio in quella data aveva visto la luce di colui che lo avrebbe ucciso. Tra i numerosi figli di signori scovati e mandati a corte, si trovava anche [[Mordred]], il figlio della moglie di re Lot.<br>I fanciulli vennero messi su una nave che fu lasciata alla deriva sul mare, ma il caso volle che essa naufragasse ai piedi di un castello e che tutti i bambini morissero salvo proprio Mordred che ne era stato scagliato fuori e che fu ritrovato da un buon uomo che lo allevò. Quando poi il fanciullo ebbe compiuto i quattordici anni, fu mandato a corte, come narreremo verso la fine del libro della Morte di Artù. Ora diremo che i baroni del regno furono molto addolorati per la morte dei loro figli e ne incolparono più Merlino che Artù, ma poi rimasero in pace sia per timore sia per lealtà nei confronti del sovrano. (p. 43) ====Libro II==== [[File:The Death of Balin and Balan.png|thumb|La morte di Balin e Balan]] *«Ah, bella damigella, dignità, virtù e valore non sono riposti solo nell'[[abbigliamento]]!» esclamò [[Sir Balin|Balin]]. «La virilità e l'onore sono celati nella persona, e vi sono molti insigni cavalieri ignoti a tutti, a riprova che il pregio e l'ardimento non hanno alcun rapporto con le vesti che indossano.» (p. 46) *Non pochi pensano di fare scorno a un [[avversario]], e poi scoprono che il loro intento si è ritorto a loro danno. ([[Sir Balin]], p. 50) *Badate, sire, di conservare con cura il fodero di Excalibur e ricordate che finché l'avrete con voi le vostre ferite, per quanto gravi, non sanguineranno. ([[Mago Merlino]], p. 57) *Rimasto disarmato, {{NDR|[[Sir Balin]]}} si precipitò allora alla ricerca di un'altra arma entrando prima in una stanza poi un'altra e in un'altra ancora, senza riuscire a trovare nulla e sempre incalzato dappresso da [[Re Pescatore|re Pellam]]. Infine varcò la porta di una camera meravigliosamente decorata e vide che vi si trovava un uomo disteso su un letto coperto dai più splendidi drappi d'oro che si possano immaginare. Vicino al letto, su un tavolo d'oro puro sorretto da quattro zampe d'argento, era posata una lancia di singolare fattura. Balin la afferrò, si volse a fronteggiare Pellam e lo colpì con forza, facendolo cadere in terra privo di sensi. Allora il tetto e le mura del castello crollarono e anche Balin fu gettato al suolo, dove rimase senza potersi muovere. [...] Da allora re Pellam rimase infermo per molti anni, e guarì solo quando fu curato da [[Galahad]], il nobile principe, nel corso della ricerca del [[Graal|Sangrail]] – il bacile che conteneva il sangue di Nostro Signore Gesù Cristo portato in Inghilterra da Giuseppe d'Arimatea, cui un tempo era appartenuto anche lo splendido letto. La [[Lancia di Longino|lancia]] che aveva inferto il [[Colpo Doloroso]] era la stessa con cui Longino aveva ferito Nostro Signore al cuore, e poiché re Pellam era affine alla stirpe di Giuseppe e l'uomo più degno di quei tempi, la sua infermità provocò dolore, lutti e pene. (pp. 61-62) *«Fratello, mi hai ucciso e io ho ucciso te. Il mondo intero parlerà di noi» disse poi Balin quando si fu ripreso.<br>«Perché mai non ti ho riconosciuto!» si lamentò Balan. «Avevo notato le due spade, ma dato che portavi uno scudo non tuo ti avevo creduto un altro.»<br>«È colpa di uno sciagurato cavaliere che facendomelo cambiare ci ha dato la morte. Se potessi sopravvivere distruggerei il castello per i malvagi costumi che alberga.»<br>«E sarebbe ben fatto!» approvò Balan. «Da quando vi arrivai non ebbi più la possibilità di ripartirne perché uccisi il cavaliere che era a guardia dell'isola. Lo stesso accadrà anche a te, fratello. Avresti dovuto uccidermi, come del resto hai fatto, ma poi metterti in salvo con la fuga.»<br>In quel mentre sopraggiungeva la signora del castello con quattro cavalieri, sei dame e sei servitori, e sentì le pietose parole che si scambiavano i fratelli.<br>«Uscimmo entrambi da un medesimo sacello, il ventre di nostra madre, e giaceremo insieme in una stessa fossa» dicevano. (p. 66) *Il mattino successivo comparve Merlino e fece incidere in lettere d'oro sulla tomba dei fratelli una scritta che diceva:<br><div class="center">{{maiuscoletto|Qui giace Balin il Selvaggio, che era il cavaliere dalle due spade che inferse il Colpo Doloroso.}}</div><br>Poi, presa la spada di Balin e sostituitone il pomo con un altro, ordinò a un cavaliere di brandirla, ma quello non vi riuscì nonostante i ripetuti sforzi. Allora Merlino scoppiò a ridere.<br>«Perché ridete?» gli chiese il cavaliere.<br>«Solo i campioni migliori del mondo potranno maneggiare questa spada, cioè [[Lancillotto]] e suo figlio Galahad. E con quest'arma Lancilotto ucciderà ser Galvano, il nipote di re Artù» gli rispose Merlino, che fece incidere la profezia sul pomo della spada.<br>Poi operò perché un ponte di ferro e di acciaio collegasse l'isola con la terraferma, e lo fece largo solo mezzo piede perché soltanto l'uomo più eccellente e mondo da malizia e villania potesse avere l'ardire di attraversarlo. Inoltre lasciò sull'isola il fodero della spada di Balin perché Galahad potesse trovarlo, e fece sì che per magia la spada restasse infissa in un blocco di marmo grande come la mola di un mulino, che galleggiò per molti anni nella corrente di un fiume fin sotto le mura di Camelot. Un giorno di Pentecoste Galahad, il nobile principe, che aveva già trovato il fodero, avrebbe estratto la spada così come è narrato nel libro del Sangrail. (p. 67) ====Libro III==== [[File:The Beguiling of Merlin by Edward Burne-Jones.jpg|thumb|Merlino e la Dama del Lago]] *Che un re tanto illustre per nobiltà e valore voglia prendere in moglie [[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]] è la notizia più bella che abbia mai ricevuto [...]. Gli offrirei volentieri anche le mie terre se pensassi di poterlo compiacere, ma ne ha già tante e sono certo che non ne ha bisogno. Gli farò quindi un dono che gradirà molto di più, perché gli consegnerò la [[Tavola Rotonda]] che mi fu data da Uther Pendragon. Essa può ospitare un massimo di centocinquanta cavalieri; cento li ho io stesso, ma gli altri mi sono stati uccisi. ([[Leodegrance]], p. 69) *«Ma perché vi sono due seggi vuoti alla Tavola Rotonda?» chiese poi Artù a Merlino.<br>«Sire, sono destinati a uomini degni del più alto onore, e sul [[Seggio Periglioso]] siederà solo un cavaliere senza pari. Chiunque altro sarà tanto ardito da tentare di prendervi posto, sarà annientato.» (p. 72) *Devi concedere [[misericordia]] a coloro che t'implorano, perché un [[cavaliere]] spietato è un cavaliere senza onore. ([[Gaheris]], p. 76) *Così, portate a termine le tre ricerche affidate a ser Galvano, a ser Tor e a re Pellinor, re Artù confermò la nomina di tutti i cavalieri, assegnò terre a quelli che non avevano e impose loro di non commettere mai oltraggi o omicidi, di rifuggire sempre dal tradimento, di non comportarsi mai con efferatezza, ma di concedere grazia a chi la implorasse, sotto sanzione di perdere per sempre l'onore e la sua protezione. Inoltre il re ingiunse loro, pena di morte, di soccorrere sempre le dame, le damigelle e le gentildonne e di non ingaggiare combattimenti in contese ingiuste per amore o per beni mondani. Tutti i [[cavalieri della Tavola Rotonda]] giurarono in tal senso, i giovani come i vecchi, e ogni anno rinnovavano il giuramento in occasione della festa solenne della Pentecoste. (p. 87) *Non passò molto che la [[Dama del Lago|Damigella del Lago]] partì e Merlino la seguì tentando più volte di farla sua con le proprie arti sottili, ma poi Nimue gli fece giurare di non fare mai più uso con lei dei suoi incantesimi, perché altrimenti non l'avrebbe mai avuta. [...] Poi Merlino e la damigella ripartirono per la Cornovaglia, e nel corso del viaggio egli le insegnò molti altri prodigi. Ma poiché le stava sempre intorno per cogliere la sua verginità, Nimue lo prese a noia e pensò di liberarsene; tuttavia non sapeva come fare anche perché ne aveva paura, dato che Merlino era figlio di un diavolo.<br>Ora, avvenne che un giorno Merlino le facesse vedere una caverna meravigliosa che si sprofondava sotto una grande pietra che la damigella, mettendo in opera le arti che aveva apprese, lo inducesse ad entrarvi per mostrarle i prodigi che essa nascondeva. Poi fece in modo che egli non ne uscisse mai più di quante arti magiche mettesse in opera, e si allontanò lasciandolo prigioniero. (pp. 88-89) ====Libro IV==== *Ahimè, da quando sono stato incoronato non ho avuto un solo mese di riposo! ([[Re Artù]], p. 90) *{{NDR|Su [[Sir Tor]]}} Parla poco e agisce molto di più, e non conosco nessuno qui a corte che sia di nascita più nobile, o che gli sia pari in valore e in possanza. ([[Re Artù]], p. 94) *[...] mi sono impegnato a battermi ad oltranza e preferisco morire con onore piuttosto che vivere nella vergogna. Se mi fosse possibile perdere la vita cento volte, piuttosto che arrendermi a voi sceglierei lo stesso di morire. Sono senza armi, ma non senza onore, e del resto se ucciderete un uomo inerme, il disonore ricadrà su di voi. ([[Re Artù]], p. 101) *{{NDR|Sulla [[Fata Morgana (mitologia)|Fata Morgana]]}} Mi vendicherò su di lei con tale durezza che tutto il mondo cristiano ne dovrà parlare, perché Dio sa che l'ho onorata e venerata più di ogni altra del mio sangue e che avevo più fiducia in lei che in mia moglie e negli altri miei parenti. ([[Re Artù]], p. 103) *La gente dice che Merlino è figlio di un diavolo, ma io posso affermare di essere stato concepito da un demone sulla terra! ([[Ywain]], p. 105) *[...] non è cavalleresco che uno resti in arcioni mentre l'altro è a piedi. ([[Morholt|Moroldo]], p. 112) *Una dama tanto superba da non avere misericordia di un valoroso [[cavaliere]] non ha diritto alla felicità! ([[Dama del Lago]], p. 121) ====Libro V==== *In pace da lungo tempo, [[re Artù]] aveva indetto una festa sfarzosa. La Tavola Rotonda era al completo di tutti i suoi alleati sovrani, principi e nobili cavalieri quando, mentre egli sedeva sul trono, entrarono nella sala dodici vecchi che recavano rami d'ulivo nelle mani a significare di essere venuti come ambasciatori e messaggeri dell'imperatore Lucio, a quel tempo chiamato Dittatore o Procuratore del Bene Pubblico di Roma. Giunti alla presenza del re, essi gli resero omaggio con un inchino e gli parlarono nel seguente modo:<br>«Il nobile e potente imperatore Lucio saluta il re di Britannia. Vi ordina di riconoscerlo come vostro signore e di inviargli il tributo che questo regno deve all'impero e che, come risulta dai documenti, già pagavano vostro padre e i vostri predecessori. Se agirete da ribelle e non lo riconoscerete come vostro sovrano, deterrete e tratterrete le vostre terre in contrasto con gli statuti e i decreti stabiliti dal nobile e illustre Giulio Cesare, conquistatore di questo paese e primo imperatore di Roma. Sappiate anche se vi opporrete alle sue richieste e ai suoi ordini, Lucio condurrà una guerra implacabile contro la vostra persona, i vostri regni e le vostre terre, e punirà voi e i vostri sudditi come esempio perpetuo per tutti i sovrani e i principi che rifiutano il tributo al nobile impero che domina sull'intero mondo.» (p. 131) *[...] io non pagherò mai il tributo a Roma! A quanto so Belino e Brenio, sovrani di Britannia, hanno tenuto a lungo l'impero nelle proprie mani, come anche Costantino figlio di Elena: vi è quindi la prova palese che non dobbiamo alcun tributo e che anzi, essendo noi i loro discendenti, abbiamo il diritto di reclamare il titolo all'impero. ([[Re Artù]], p. 132) *Artù presiedeva la Tavola Rotonda e appariva l'uomo più gagliardo che esista, capace di conquistare l'intera terra, che è ben poco per lui. (p. 134) *Mentre il re era assopito nella propria cabina ebbe un sogno meraviglioso: gli parve che un [[drago]] terrificante, giunto in volo dalla parte d'Occidente, affogasse molta della sua gente. Esso aveva la testa smaltata d'azzurro e le spalle che brillavano come oro, il ventre simile a maglie di straordinari colori, la coda coperta di scaglie, le zampe di splendido zibellino e gli artigli come oro fino. Dalla bocca gli scaturiva un'orrenda fiamma che faceva apparire di fuoco la terra e il mare. Poi, in una nuvola, giungeva dall'Oriente un feroce cinghiale nero dagli artigli grandi come pilastri. Coperta da pelame irsuto, era la bestia più ripugnante che si fosse mai vista, e ruggiva e muggiva in modo incredibilmente orribile. Il drago allora si sollevava nell'aria come un falco e assaliva con violenza il cinghiale che rispondeva ferendolo al petto con le zanne grigie, e quel sangue bollente faceva rosseggiare il mare. Allora il drago volava a grandi altezze, poi si precipitava fragorosamente a colpire il cinghiale sulla sommità del dorso, lungo dieci piedi dalla testa alla coda, riducendogli in polvere le ossa e la carne, che prendevano a volteggiare per tutta l'ampiezza del mare.<br>Il re si svegliò di colpo e, sconcertato dal sogno, mandò a chiamare un saggio filosofo cui ordinò di spiegarne il significato.<br>«Sire» fu la risposta del sapiente «il drago rappresenta la vostra persona, i colori delle sue ali sono i regni che avete conquistato e le scaglie di cui è irta la coda rappresentano i nobili cavalieri della Tavola Rotonda. Il cinghiale che usciva dalle nuvole e che fu ucciso dal drago simboleggia un tiranno che tormenta il popolo, o forse anche che voi dovrete battervi di persona contro il più orrido e abominevole gigante che avrete mai visto in tutta la vita. Non avete dunque nulla da temere da questo sogno: andate avanti da conquistatore.» (pp. 135-136) *Guardate quanto sono tronfi di orgoglio e di millanteria questi Britanni! [...] Si vantano come se avessero già conquistato il mondo intero! (p. 140) ====Libro VI==== *Poco tempo dopo che [[re Artù]] era tornato in Inghilterra da Roma i [[cavalieri della Tavola Rotonda]] si riunirono a corte per dedicarsi a giostre e a tornei. Non pochi cavalieri novelli compirono onorevoli gesta d'armi e superarono i compagni dando prova di valore e di prodezza, ma tra tutti spiccò [[Lancillotto|ser Lancillotto]] del Lago che fu il migliore nei tornei, nelle giostre e nelle prove d'armi sia al primo sia all'ultimo sangue, e non si fece mai sopraffare se non per tradimento o per incantesimo.<br>Dunque ser Lancillotto si meritò una tale unanime ammirazione che il libro francese dice che era il cavaliere migliore della corte dopo il ritorno del re da Roma. Per tutti questi motivi, la regina Ginevra lo predilesse tra gli altri, e poiché anche egli la ricambiava amandola più di qualunque altra dama o damigella della sua vita, compì per lei molte prodezze d'armi. (p. 157) *[...] non posso impedire alla gente di dire quel che vuole, ma non penso affatto di prendere moglie, perché dovrei restare al suo fianco trascurando le armi, i tornei, le battaglie e le avventure. Quanto poi ad avere delle amiche, rifiuto il piacere che esse potrebbero darmi soprattutto perché sono timorato di Dio. Vedete, i [[Cavaliere|cavalieri]] che si danno all'adulterio e al libertinaggio non sono felici o fortunati in battaglia, e sono quasi sempre sopraffatti da cavalieri meno abili, oppure per caso e per malasorte uccidono uomini migliori di loro. Credo quindi che sarà sempre un infelice l'uomo che ha delle amanti, e che tutto ciò che avrà a che fare con lui sarà perseguitato dalla sorte. ([[Lancillotto]], p. 170) *Ahimè, che peccato che un cavaliere debba morire senza le armi in mano! ([[Lancillotto]], p. 181) ====Libro VII==== *[[Re Artù|Artù]] dunque si era seduto a banchetto con vari altri sovrani e con tutti i [[cavalieri della Tavola Rotonda]], salvo quelli che erano stati fatti prigioniero o uccisi in scontri d'armi, quando i tre uomini fecero il loro ingresso nella sala. Due erano cavalieri di bell'aspetto e riccamente vestiti, e sulle loro spalle si appoggiava il terzo, il giovane più bello del mondo, alto, robusto e prestante, dal viso perfetto e dalle più grandi e splendide mani che si fossero mai viste, ma che si muoveva come se non riuscisse a reggersi senza essere sostenuto. Artù ordinò che si facesse silenzio e si lasciasse spazio per il loro passaggio, e i tre uomini avanzarono fino all'alta predella senza pronunziare una parola; poi il più giovane si trasse un poco indietro e, raddrizzandosi agilmente in tutta la persona, disse:<br>«Re Artù, Dio benedica voi e tutta la vostra bella certe e, in particolare, i compagni della Tavola Rotonda. Sono venuto per pregarvi di accordarmi tre doni, e poiché le mie richieste non sono irragionevoli e non vi causeranno danni o perdite, potrete concedermeli senza tema di essere disonorato. Il primo lo chiederò subito, e gli altri due tra un anno in questo stesso giorno dovunque vi troverete a celebrare la festa solenne.»<br>«Avrai quanto desideri» dichiarò il re.<br>«Allora, sire, questa è la mia prima supplica: datemi da mangiare e da bere a sufficienza per un anno, al termine del quale avanzerò le altre due preghiere.»<br>«Bel figliolo, ti consiglio di domandare di più: quello che hai espresso è un desiderio troppo umile» gli rispose Artù. «Il mio cuore prova grande inclinazione per te perché ritengo che tu discenda da una nobile schiatta: l'opinione che mi sono fatto risulterebbe fallace se non dovessi dimostrarti di altissimo lignaggio.»<br>«Sire, sia come deve essere, ho chiesto esattamente quello che volevo» replicò il giovane.<br>«Non credo che tu non lo conosca!» esclamò il re, che poi affidò il giovane a [[Sir Kay|ser Kay il Siniscalco]], ordinando che gli desse i migliori cibi e le migliori bevande e un corredo degno del figlio di un barone.<br>«Non ci sarà bisogno di spendere tanto per lui» osservò però ser Kay. «Secondo me è nato villano e non diventerà mai un gentiluomo, altrimenti vi avrebbe chiesto un cavallo e un'armatura. I suoi desideri rispecchiano invece la sua condizione. Comunque, dato che non ha nome, lo chiamerò [[Sir Gareth|Bellamano]] e lo porterò in cucina dove potrà mangiare tutti i giorni tanto di quel brodo che tra un anno sembrerà un porcello all'ingrasso.» (pp. 187-188) *Appena i due uomini che avevano accompagnato il giovane furono ripartiti lasciandolo nelle mani di ser Kay, questi cominciò a schernirlo e a farsi beffe di lui. Ma [[Gawain|ser Galvano]] se ne adirò e [[Lancillotto|ser Lancillotto]] ordinò al siniscalco di smetterla, aggiungendo che era pronto a scommettere che si sarebbe dimostrato un cavaliere di grande valore.<br>«Non avete ragioni per ritenerlo» replicò il siniscalco. «Le sue rischieste mostrano la sua vera natura; non vuole che da bere e da mangiare e in fede mia deve essere cresciuto in un'abbazia dove, comunque andassero le cose, gli facevano sempre mancare il vitto! Per questo è venuto a cercarlo qui.» (p. 189) *Così Bellamano fu mandato in cucina, e la notte dormiva con gli altri garzoni, sopportando tutto pazientemente per dodici mesi. Ma nel frattempo era riuscito a incontrare il favore generale, degli uomini come dei ragazzi, per la sua umiltà e la sua dolcezza. E ogni volta che vedeva dei cavalieri intenti alle giostre, se poteva si fermava ad osservarli e cercava in tutti i modi di trovarsi ovunque si svolgesse qualche prova di prodezza, così che accadeva che chiunque si esercitasse nel lancio di sbarre o di pietre si trovava sempre superato da lui di almeno due iarde. (p. 189) *«In nome di Dio, ti assicuro che ho dovuto impegnarmi al massimo per non essere disonorato; perciò non dovrai temere nessun altro» disse Lancillotto a Bellamano.<br>«Credete che un giorno sarò in grado di tenere testa a qualunque provetto cavaliere?» gli chiese allora il giovane.<br>«Certamente, combatti come hai fatto oggi e io te ne sarò garante.»<br>«Adesso, quindi, vi prego di armarmi.»<br>«Però dovrai dirmi il tuo nome e il tuo lignaggio.»<br>«Ve lo dirò, signore, purché non lo riveliate ad alcuno.»<br>«Te ne do la mia parola, finché non sarà universalmente noto.»<br>«Mi chiamo Gareth e sono fratello germano di ser Galvano» gli disse infine Bellamano.<br>«Ah, signore, ne sono molto lieto! Ho pensato fin dal primo momento che doveste essere di sangue nobile e che non foste venuto a corte solo per mangiare e bere!» esclamò ser Lancillotto; dopo di che lo armò cavaliere. (pp. 192-193) *[...] non lasciatemi morire quando una parola [[Cortesia|cortese]] potrebbe salvarmi! (Sir Pertolepe, p. 199) *Un [[cavaliere]] deve tollerare qualunque cosa da parte di una [[damigella]] [...]. Per questo non ho badato alle vostre parole, per quanto ingiuriose fossero; anzi, quanto più mi offendevate e mi facevate montare in collera, tanto più sfogavo la mia ira contro gli avversari che incontravo. Così le vostre ingiurie mi hanno esortato a battermi e mi hanno indotto a cimentarmi per provarvi fino in fondo di cosa sono capace. Se ho cercato accoglienza nelle cucine di Artù, è stato solo per avventura, perché avrei potuto trovare di che sostentarmi in qualunque altro posto. Ma l'ho voluto fare per mettere alla prova i miei amici e perché un giorno si potesse sapere che sono un gentiluomo. ([[Sir Gareth]], p. 203) *{{NDR|Su [[Sir Gareth]]}} Ha sconfitto tutti e quattro i fratelli e ucciso il Cavaliere Nero [...]. Ma prima ancora aveva fatto di più: aveva disarcionato ser Kay lasciandolo a terra mezzo morto e aveva affrontato un duro scontro con ser Lancillotto concludendolo alla pari. È stato allora che ser Lancillotto lo ha armato cavaliere. (p. 206) *{{NDR|Su [[Sir Gareth]]}} Lancillotto era il cavaliere che il giovane amava di più; perciò rimase quasi sempre con lui anche perché, dopo che si fu assicurato della buona salute di ser Galvano, non volle più accompagnarsi a quell'uomo vendicativo che, quando odiava, era pronto anche a commettere omicidi. E a ser Gareth questo ripugnava. (p. 236) ====Libro VIII==== *Al tempo in cui Artù era re supremo d'Inghilterra, del Galles, della Scozia e di numerosi regni, v'erano altri sovrani che regnavano su molte contrade: un paio nel Galles, altrettanti in Cornovaglia e nell'Occidente, due o tre in Irlanda e un gran numero nel Settentrione, ma tutti costoro gli dovevano obbedienza ed erano suoi vassalli, al pari del re di Francia, del re di Bretagna, e di tutti gli altri baroni fino a Roma. (p. 241) [[File:Arthur Hughes cartoon the Birth of Sir Tristram.jpg|thumb|La nascita di [[Tristano]]]] *Ah, figlioletto mio [...] hai dato la morte a tua madre! Se in così giovane età sai giù uccidere, suppongo che diverrai un uomo gagliardo e, poiché morrò per averti messo al mondo, voglio che la mia ancella preghi il mio signore e Meliodas che al battesimo ti imponga il nome di [[Tristano]], a significare il dolore della tua nascita. (Elisabetta, p. 242) *{{NDR|Su [[Tristano]]}} [...] egli diede inizio alle buone regole del trattare ogni tipo di cacciagione e introdusse i termini appropriati che sono in uso ancor oggi, onde il libro della caccia col falcone, al cervo e a ogni altro animale selvatico, è chiamato il libro di ser Tristano. Mi sembra pertanto che tutti i gentiluomini di antico blasone debbano giustamente onorarlo, perché è proprio da tali termini, che resteranno in uso fino al giorno del Giudizio, che gli uomini d'onore possono distinguere un gentiluomo da un uomo libero e quest'ultimo da un villano. Colui che è [[Gentilezza|gentile]] sarà infatti attratto dalle virtù cortesi e seguirà i nobili costumi degli uomini d'onore! (p. 244) *Ora accadde che re Agwisance d'Irlanda mandasse a chiedere a [[Marco di Cornovaglia|re Marco di Cornovaglia]] il tributo che questi gli aveva corrisposto per molti inverni e che da sette anni aveva smesso di pagare. Il re e i suoi baroni ordinarono ai messaggeri di tornare dal loro signore con questa risposta:<br>«Noi non gli pagheremo alcun tributo e se vorrà esigerlo mandi in Cornovaglia un cavaliere fidato che combatta per il suo diritto, perché noi ne troveremo un altro che difenda il nostro.»<br>I messageri tornarono dunque con quella risposta che accese d'ira re Agwisance. Convocato [[Morholt|ser Moroldo]], un nobile e provato cavaliere, compagno della Tavola Rotonda e fratello della regina d'Irlanda, il sovrano gli disse:<br>«Bel fratello, ti prego di andare per amor mio in Cornovaglia a combattervi per il tributo che ci spetta. Sarai ben risarcito per tutto quello che spenderai e avrai più di quanto ti occorra.»<br>«Sire» rispose ser Moroldo «per il diritto vostro e della vostra terra non esiterò a dare battaglia al miglior cavaliere della Tavola Rotonda, conosco la maggior parte di loro e le imprese che hanno compiuto, e affronterò volentieri questo viaggio che accrescerà la fama delle mie gesta.» (p. 245) *Raccomandami a mio zio re Marco e pregalo, se sarò ucciso in battaglia, di seppellire il mio corpo nel modo che riterrà più opportuno [...]. Sappia che non mi arrenderò per viltà e che mi farò uccidere piuttosto che fuggire: in tal modo il regno non sarà costretto al tributo per causa mia; ma se mi arrendersi dichiarandomi sconfitto o se fuggissi, digli che non dovrà mai seppellirmi in terra consacrata. ([[Tristano]], p. 248) *Appena ser Moroldo ebbe scorto Tristano, gli disse:<br>«Giovane cavaliere, ser Tristano, che fate qui? Sono molto dispiaciuto che abbiate avuto tanto coraggio, perché dovete sapere che mi sono battuto con molti nobili cavalieri, i migliori di questo paese e del mondo intero, e li ho vinti tutti. Seguite dunque il mio consiglio e ripartite.»<br>«Ser Moroldo, cavaliere leale e ben provato» gli rispose ser Tristano «non posso rinunciare alla nostra contesa perché proprio oggi ho ricevuto l'ordine della cavalleria e mi sono impegnato ad acquistarmi onore combattendo contro di voi che avete fama di essere tra i cavalieri più stimati del mondo. Al contrario io non mi sono ancora cimentato con un buon cavaliere, ma confido in Dio che potrò comportarmi onorevolmente liberando per sempre la Cornovaglia da ogni genere di tributo da parte del vostro paese.»<br>Quando ser Moroldo ebbe inteso il suo intento, aggiunse:<br>«Bel cavaliere, poiché siete deciso ad acquistare merito a mio danno, voglio che sappiate che non sarete disonorato se riuscirete a resistere a tre dei miei colpi, perché è proprio per le mie nobili imprese, provate e vedute, che re Artù mi fece cavaliere della Tavola Rotonda.» (p. 249) *Io non sono che un novello cavaliere e al primo cimento, ma piuttosto che tirarmi indietro preferirei essere fatto in cento pezzi! ([[Tristano]], p. 250) *Con grande benevolenza, il re affidò Tamtrist alla custodia e alle cure della figlia [[Isotta|Isotta la Bella]], che era molto esperta di medicina. La fanciulla infatti scoprì che alla base della ferita vi era del veleno, e la guarì in poco tempo. Così il giovane forestiero nutrì per lei un grande amore, tanto più che non v'era al mondo pulzella o dama più bella, e in cambio delle sue cure le insegnò a suonare l'arpa. E anche Isotta cominciò a sentire una grande inclinazione verso di lui.<br>[[Palamede (ciclo arturiano)|Ser Palamede il Saraceno]], beneaccetto al re e alla regina, si trovava a quel tempo nel paese, e ogni giorno si presentava con molti doni a Isotta la Bella, che amava appassionatamente. Di ciò si avvide Tamtrist, cui era nota la fama di nobiltà e di ardimento del cavaliere, e siccome Isotta la Bella gli aveva anche detto che il Saraceno aveva intenzione di farsi battezzare per amor suo, tra i due cavalieri c'era grande gelosia e Tamtrist ne era molto contrariato. (p. 252) [[File:Waterhousem Tristan and Isolde.jpg|thumb|Tristano e Isotta bevono il filtro d'amore]] *Un giorno Isotta la Bella e la regina sua madre prepararono un bagno per Tamtrist. Mentre egli era immerso nell'acqua accudito da Governale e da ser Hebes e le due donne si affaccendavano da una parte all'altra della camera, il caso volle che la regina vedesse la spada del giovane posata sul letto e che malauguratamente la traesse dal fodero. Dopo averla ammirata a lungo, ché era invero un'arma molto bella, le due dame notarono che il filo della lama era rotto a un piede e mezzo dalla punta e che ne mancava un buon pezzo. Quella falla ricordò subito alla regina il frammento di spada trovato nel cranio di ser Moroldo.<br>«Ahimè, figlia mia» esclamò «costui è il cavaliere traditore che uccise mio fratello, tuo zio!»<br>Isotta ne fu amaramente turbata, ché amava profondamente Tamtrist e conosceva appieno la crudeltà della madre.<br>Intanto la regina si era prontamente recata nella propria camera e da un suo cofano aveva preso il framment di spada estratto dalla testa di ser Moroldo dopo la sua morte; quindi si era affrettata a tornare al letto su cui era posata l'arma di Tamtrist e vi aveva inserito il pezzo d'acciaio: esso combaciò con la tacca della lama quasi non se ne fosse mai distaccato.<br>Subito la dama impugnò fieramente la spada e con tutta la sua forza corse addosso a Tamtrist che era ancora nel bagno, sì che lo avrebbe tagliato in due se ser Hebes non l'avesse afferrata per le braccia strappandole l'arma di mano. Non avendo così potuto portare a termine il suo malvagio intento, la regina corse dal marito, re Agwisance, e, gettatasi in ginocchio, gli disse:<br>«Ahimè, mio signore, ospitate in casa vostra il traditore che uccise mio fratello ser Moroldo, nobile combattente e vostro servitore.»<br>«Chi è e dove si trova?» chiese il re.<br>«È Tamtrist, colui che mia figlia ha guarito.» (p. 255) *Mio padre è ser Meliodas re di Liones e mia madre, che si chiamava Elisabetta, era sorella di re Marco di Cornovaglia. Ella morì nel darmi la luce nella foresta e, proprio per questo, prima di spirare ordinò che al battesimo mi fosse imposto il nome di Tristano, ch'io trasformai qui in Tamtrist poiché non volevo essere riconosciuto. Ho combattuto per il tributo della Cornovaglia per amore di mio zio e per il diritto di quella terra che egli possedeva da molti anni, e anche per accrescere il mio onore, perché ero stato fatto cavaliere proprio quel giorno ed ero al mio primo cimento. Solo per questo intrapresi la battaglia, e sappiate inoltre che ser Moroldo si sottrasse a me ancora in vita, abbandonando lo scudo e la spada. ([[Tristano]], p. 256) *Col passare del tempo [...] sorsero dissidi e gelosie tra il re e il nipote a causa di una dama, moglie del nobile conte ser Segwaride, di cui entrambi erano innamorati. La dama amava molto ser Tristano che la ricambiava, poiché era invero bella, e il cavaliere lo aveva ben notato, e re Marco, accesosi anch'egli d'amore per lei, lo aveva saputo e ne era geloso. (p. 258) *[...] benché tra loro vi fossero belle parole, finché visse re Marco non amò più il nipote {{NDR|[[Tristano]]}}, poiché ogni affetto si era spento per sempre. (p. 260) *[...] colui che ha una segreta [[ferita]] è riluttante a mostrare apertamente l'ingiuria subita! (p. 260) *[[Lancillotto|Ser Lancillotto]] non ha pari per gentilezza e cavalleria e, per il grande affetto che nutro per lui, non combatterò più di mia volontà contro di voi. ([[Tristano]], p. 264) *[...] re Marco non smise mai di pensare in cuore suo al modo di far perire Tristano. Infine escogitò di mandarlo come suo messaggero in Irlanda a chiedere in moglie Isotta la Bella, di cui il nipote aveva tanto lodato l'avvenenza e la bontà. Ma tutto ciò era fatto con l'intento di farlo morire. (p. 265) *Ser Tristano prese dunque il mare e, mentre si trovava nella cabina insieme ad Isotta, accadde che avessero sete e che lì accanto vi fosse una piccola fiasca d'oro contenente, a giudicare dal colore e dal sapore, un vino prelibato. Subito il giovane la prese dicendo:<br>«Madama Isotta, ecco la migliore bevanda che abbiate mai gustata e che la vostra ancella dama Brangania e il mio servitore Governale tenevano per sé.»<br>Risero entrambi di cuore e bevettero liberamente, brindando l'uno all'altra, sì che mai vino sembrò loro più dolce e prelibato. Ma appena l'ebbero inghiottito, essi si amarano sì intensamente che quel loro sentimento non li abbandonò mai più, nella buona e nella cattiva sorte. Era infatti quello il principio di un amore che li avrebbe accompagnati per tutti i giorni della vita. (p. 271) *Non è da buon [[cavaliere]] cogliere un altro in svantaggio [...]. ([[Tristano]], p. 284) *Ser Lamorak si allontanò in compagnia di ser Driant, ed essendosi imbattuto in un cavaliere che per ordine di [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana la Fata]] recava a [[re Artù]] un bel corno rifinito in oro, lo costrinse con la forza a rivelargli il motivo della sua missione. Seppe che il corno aveva una virtù – nessuna dama o gentildonna che non fosse fedele al proprio signore vi poteva bere senza versarne il contenuto – e che Morgana la Fata lo inviava in dono al fratello Artù a causa della [[Ginevra (ciclo arturiano)|regina Ginevra]] e per dispetto a ser Lancillotto.<br>«Se non vuoi morire» disse allora ser Lamorak «porterai il corno a re Marco, e gli dirai che glielo mando perché metta alla prova la fedeltà della sua sposa.»<br>Il cavaliere si recò così da re Marco e gli disse che gli inviava quel corno prezioso e qual era la sua qualità. Il re costrinse quindi la regina Isotta a bere, e dopo di lei cento altre dame, ma solo quattro tra esse riuscirono a non versare la bevanda.<br>«Ahimè, è una grave infamia» esclamò il sovrano, giurando poi solennemente che avrebbe condannato al rogo la regina e le altre.<br>Ma i baroni si radunarono e dichiararono apertamente di non essere disposti a tollerare che le dame venissero arse per via di un oggetto fatto con arti magiche dalla strega più fals e incantatrice che vi fosse al mondo e nemica dei veri amanti, e affermarono che quel corno non operava mai niente di buono e causava solo odio e dissidi. Molti cavalieri fecero pertanto voto di usare ben poca cortesia a Morgana la Fata, se ma l'avessero incontrata. (pp. 284-285) *[...] uccisi ser Moroldo liberando la Cornovaglia dal tributo, e sono anche colui che salvò il re d'Irlanda da ser Blamor di Ganis e che vinse ser Palamede. Sono Tristrano di Liones e, con la grazia di Dio, libererò quest'infelice contrada. ([[Tristano]], p. 291) *«[...] In cambio della mia cortesia voi esponeste al biasimo molte dame, inviando a re Marco il corno di Morgana la Fata, per risentimento verso di me.»<br>«Lo rifarei se fosse il caso» affermò ser Lamorak. «Preferivo che la disputa si svolgesse alla corte di re Marco piuttosto che a quella di re Artù, perché non sono di pari onore.»<br>«Questo lo so, ma voi agiste solo per far dispetto a me» replicò Tristano. «Eppure, nonostante il vostro malanimo, ringrazio Dio che non avete fatto grande danno. Lasciate dunque ogni vostro rancore e io farò altrettanto: uniamo invece le nostre forze e acquistiamoci merito uccidendo il gigantesco signore dell'isola, ser Nabon il Nero.»<br>«Signore, ora comprendo la vostra cavalleria!» esclamò ser Lamorak. «Non può essere menzognero ciò che tutti dicono di voi: per nobiltà, generosità e virtù non avete pari e mi pento di avervi mostrato villania.» (p. 292) *[...] molti dicono dietro le spalle di un uomo quello che non gli direbbero mai in faccia. ([[Lamorak]], p. 295) ====Libro IX==== *Un giorno giunse alla corte di Artù un giovane di robusta costituzione, abbigliato sfarzosamente con una cotta di un ricco tessuto d'oro che tuttavia gli pendeva malamente addosso, a richiedere al re che lo armasse cavaliere.<br>«Come vi chiamate?» gli domandò il sovrano.<br>«[[Sir Breunor|Brunoro il Nero]], sire, e non tarderete a sapere che sono di nobile schiatta.»<br>«Sarà anche così» commentò [[Sir Kay|ser Kay]] «ma a vostro scherno sarete chiamato La Cotta Maltagliata per la pessima foggia del vostro abito.» (p. 299) *Sire [...] chiedo a voi e a tutta la corte che mi chiamate La Cotta Maltagliata: così mi ha soprannominato ser Kay e non voglio altro nome. ([[Sir Breunor]], p. 300) *Se alla tua prima giostra ti inviano un buffone a combatterti, sei davvero tenuto in poco conto alla corte di Artù! (Damigella Maldicente, p. 302) *Ah, bella damigella [...] vi prego di avere pietà e di non insultarmi oltre, perché la mia afflizione è grande abbastanza anche se non ne aggiungete del vostro. Tuttavia non mi considero un cattivo cavaliere per essere stato abbattuto da un compagno della Tavola Rotonda. ([[Sir Breunor]], p. 302) *{{NDR|Su [[Sir Breunor]]}} [...] vi dico apertamente che è un bravo cavaliere, e che si proverà nobile e prode. Se non si tiene ancora saldo in sella è solo perché gliene mancano la pratica e l'esperienza, ma quando è il momento di maneggiare la spada sa colpire con forza e valentia, ed è ciò che hanno compreso ser Bleoberis e [[Palamede (ciclo arturiano)|ser Palamede]] che, da uomini scaltriti dall'uso delle armi, sanno giudicare dal modo di cavalcare di un avversario se saranno in grado di rovesciarlo di sella o di assestagli un buon colpo. Ma per lo più essi non sono disposti a combattere a piedi con i giovani cavalieri, che sono agili e vigorosi. ([[Mordred]], p. 304) *{{NDR|Su [[Glatisant la Bestia]]}} Si trattava della bestia con la testa da serpente, il corpo da leopardo, le natiche da leone e le zampe da cervo; inoltre, ovunque essa andasse, dal suo ventre scaturiva uno strepito quasi vi fossero trenta coppie di veltri latranti. (p. 314) *[...] nessuno è conformato in modo da poter aver [[successo]] in ogni occasione: talvolta si ha la peggio per mala ventura e talaltra colui che è meno meritevole mette in svantaggio chi è migliore di lui. (p. 314) *«Chi vorreste assalire?» chiese [[Lamorak|ser Lamorak]].<br>«[[Lancillotto|Ser Lancillotto del Lago]]: se mai lo incontrassimo non potrebbe sfuggirci e lo metteremo a morte!»<br>«Vi assumete un compito molto arduo, perché è un cavaliere nobile e ben provato» fu la risposta di ser Lamorak.<br>«Non ne dubitiamo, ma ognuno di noi è sufficientemente forte per tenergli testa.»<br>«Non lo credo» replicò ser Lamorak. «In tutta la mia vita non ho mai inteso d'alcun cavaliere che ser Lancillotto non riuscisse a superare.» (p. 315) *[...] ognuno ritiene infatti che la propria dama sia superiore a ogni altra, e voi non dovete adirarvi se io lodo colei che maggiormente amo. Se la mia signora, la regina Ginevra, è ai vostri occhi la più avvenente, sappiate che la regina Morgawse sembra più bella ai miei, ed è ciò che ogni cavaliere pensa della propria dama. ([[Lamorak]], p. 316) *Ho ricevuto una bella ricompensa per aver combattuto contro [[Morholt|ser Moroldo]] e liberato il regno dalla sudditanza; e anche per aver portato in Cornovaglia la [[Isotta|regina Isotta]] sopportando gravi costi e pericoli. Quale compenso mi fu dato per essermi battuto con ser Blamor di Ganis in difesa di re Agwisance padre di Isotta la Bella, e cosa mi venne per aver abbattuto ser Lamorak il Gallese su richiesta di re Marco, o per aver vinto il Re dei Cento Cavalieri e il re del Galles del Nord che minacciavano le sue terre? E ancora, per aver salvato la regina dal buon cavaliere ser Palamede, e per aver ucciso il potente gigante Tawlas? Sappia re Marco, che ora mi dà tale mercede, che fu solo per amor mio che molti nobili cavalieri della Tavola Rotonda hanno finora risparmiato i baroni di questa contrada! ([[Tristano]], p. 326) *Ebbene, qui si può imparare che nessun [[cavaliere]] è tanto forte che non possa essere scavalcato, nessuno tanto saggio che non possa sbagliare, e che cavalca bene colui che non è mai caduto! ([[Dinadan]], p. 332) *{{NDR|Su [[Tristano]]}} Gesù misericordioso! Dacché presi le armi non vidi mai un cavaliere compiere gesta sì stupefacenti! Se lo assalissi ora, recherei onta a me stesso. ([[Lancillotto]], p. 335) *[...] un buon cavaliere deve sempre favorire un altro, giacché i simili sono attratti dai simili. (Re dei Cento Cavalieri, p. 336) *[...] nell'ardore della lotta spesso si colpiscono gli amici al pari dei nemici. ([[Lancillotto]], p. 343) *È difficile staccare la carne che è cresciuta intorno all'osso! ([[Lancillotto]], p. 348) *Anche il [[Pecora e lupo|lupo]] lascerebbe in pace la pecora se si trovassero insieme nella stessa prigione! ([[Dinadan]], p. 348) *Come dice il libro francese, [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana]] preferiva ser Lancillotto a ogni altro, e lo desiderava in ogni momento benché egli non acconsentisse ad amarla né a far nulla su sua richiesta. (p. 351) ====Libro X==== *Un [[cavaliere]] così ardito non morrà per mano di un branco di vigliacchi! ([[Tristano]], p. 357) *Ahimè, [[Isotta|Bella Isotta]] regina di Cornovaglia, perché mai vi amo? [...] Voi non avete colpa di questa mia pena e il biasimo ricade solo sui miei occhi: siete la più bella di tutte, e io da stolto non posso fare a meno di esservi devoto anche se non mi dimostrate né amore né cortesia, e amate riamata ser Tristano di Liones che è il cavaliere migliore del mondo. ([[Palamede (ciclo arturiano)|Palamede]], p. 373) *«Ecco un castello che non potrebbe essere preso o conquistato con alcuna macchina da guerra» disse ser Dinadan indicandolo al compagno. «Vi dimora la regina Morgana la Fata: lo ricevette dal fratello re Artù, che se ne è poi pentito amaramente. Da quel momento non c'è stato più accordo tra loro e la sorella gli ha fatto guerra ogni volta che ha potuto mantenendo proprio in questo maniero un folto gruppo di armati al solo scopo di distruggere quanti sono cari al re. Infatti non vi passa alcun cavaliere che non debba combattere contro uno, due o persino tre avversari. Se poi appartiene ad Artù ed è sconfitto, perde cavallo, armatura e ogni altra cosa che possiede, e persino la libertà qualora non riesca a fuggire.»<br>«Dio mi protegga!» esclamò ser Palamede. «Fare guerra al proprio signore che è chiamato il fiore della cavalleria cristiana e pagana è un costume malvagio e indegno di una regina, e io vi porrò fine di tutto cuore. Morgana non riceverà mai alcun servigio da me, e se come penso mi manderà contro i suoi cavalieri, essi avranno dì che combattere!» (p. 377) *Il racconto torna ora a [[Lamorak|ser Lamorak]] che era lodato e onorato da ogni buon cavaliere all'infuori di [[Gawain|ser Galvano]] e dei suoi fratelli che desideravano solo il suo male e che, meditando di cogliere l'occasione per ucciderlo, fecero venire la madre in un castello vicino a Camelot. La regina di Orkney era infatti giunta da poco allorché ser Lamorak le inviò un messaggero e fissò con lei un convegno di cui venne subito a conoscenza [[Gaheris|ser Gaheris]], che si pose in agguato.<br>A notte, ser Lamorak arrivò tutto armato, legò il cavallo vicino a una postierla segreta ed entrò in una stanza dove si tolse l'armatura; quindi raggiunse il letto della regina dove, amandosi di tutto cuore, essi trassero grande gioia l'uno dall'altra.<br>Quando ser Gaheris giudicò che fosse giunto il momento si accostò al letto e, afferrata bruscamente la madre per i capelli, le mozzò la testa. Ser Lamorak sentì così sprizzare su di sé il sangue caldo di colei che amava e balzò dal letto gridando come uomo aflitto e sgomento:<br>«Ah, ser Gaheris, cavaliere della Tavola Rotonda, avete commesso un'azione malvagia e vile! Perché uccideste la madre che vi generò? Avreste avuto maggior ragione di colpire me!»<br>«Dici il vero, e benché l'uomo sia nato per offrire il proprio servigio alla donna, sei tu che hai commesso l'offesa» replicò ser Gaheris. «Tuo padre uccise il nostro, eppure tu hai giaciuto con nostra madre disonorando me e i miei fratelli: è una vergogna troppo grande perché sia tollerata! Quanto poi a tuo padre re Pellinor, sappi che fu ucciso da me e da mio fratello Galvano.»<br>«Avete commesso un torto ancora più grande e fareste bene a ricordare ce la morte di mio padre non è ancora stata vendicata!»<br>«Non minacciarmi, Lamorak, altrimenti ti ucciderò. È solo perché ora sei disarmato che il mio onore di cavaliere mi vieta di metterti a morte, ma sappi che in qualunque altra occasione ti rincontrerò, non risparmierò la tua vita» ribatté ser Gaheris. «Ormai mia madre è affrancata da te: vai dunque a prendere il cavallo e vattene.» (pp. 385-386) [[File:Boys King Arthur - N. C. Wyeth - p162.jpg|thumb|La morte di Lamorak]] *Ser Lamorak si separò da Lancillotto e ripartì da solo, e fu così che ser Galvano e i suoi tre fratelli [[Agravaine|Agravano]], Gaheris e [[Mordred]] andarono ad attenderlo in un luogo appartato: gli uccisero il cavallo poi lo assalirono tutti insieme, di fronte, alle spalle e ai lati e, dopo più di tre ore di combattimento, ché ser Lamorak si difendeva da valoroso, ser Mordred gli aprì una profonda ferita nella schiena e gli altri lo fecero a pezzi.<br>Così morì il nobilissimo ser Lamorak, cavaliere della Tavola Rotonda; ma sappiate che [[Sir Gareth|ser Gareth]], il quinto fratello di ser Galvano, non ebbe alcuna parte nel vile assassinio. (p. 387) *«Ne ho visti di stolti come voi!» esclamò allora ser Dinadan adirato. «E uno proprio quest'oggi: se ne stava disteso accanto a una fonte con aria trasognata, lo scudo appoggiato al suolo e il cavallo poco distante, e sogghignava come un folle senza dire una parola. Compresi così che si trattava di un [[Innamoramento|innamorato]].»<br>«E voi non lo siete, bel cavaliere?» gli chiese ser Tristano.<br>«Maledetto chi lo è!» proruppe ser Dinadan.<br>«Avete torto, perché soltanto il cavaliere innamorato può essere prode» replicò ser Tristano. (pp. 408-409) *«In guardia, cavaliere» gridò poi a ser Epinogrus. «È abitudine dei cavlieri erranti sfidarsi alla giostra.»<br>«È forse costume di tali cavalieri imporre di combattere che lo si voglia o no?»<br>«È tale per me, e tanto vi basti» replicò ser Dinadan. (p. 409) *«[...] io non so cosa spinga ser Tristano e tanti altri innamorati a perdere la ragione e l'intendimento per delle donne!» commentò ser Dinadan.<br>«Come, siete un cavaliere e non siete innamorato? Vergognatevene: non potete certo essere chiamato prode se non venite a contesa per una dama.»<br>«Dio me ne guardi!» esclamò ser Dinadan. «Le gioie d'amore sono troppo brevi e le pene che ne derivano fin troppo durature.» (p. 412) *«Ma perché siete tanto incollerito?»<br>«Ah, codardo, disonori la cavalleria!» lo ingiuriò ser Dinadan.<br>«Poco importa dal momento che mi metterò al vostro servizio e rimarrò sotto la vostra salvaguardia. Siete così prode che mi proteggerete» replicò ser Tristano.<br>«Il diavolo mi liberi da te! D'aspetto sei il migliore uomo d'armi che abbia mai visto, ma anche il più pusillanime.» (p. 413) *"Date [[potere]] al [[villano]] e questi non ne avrà mai abbastanza". Infatti, laddove il governo è affidato a una persona di bassi natali mentre il signore delle terre è di nascita elevata, avverrà che il [[Plebe|plebeo]] non tollererà al proprio fianco alcun gentiluomo, e ne perseguirà anzi la rovina. (p. 417) *{{NDR|Su [[Palamede (ciclo arturiano)|Palamede]]}} [...] tutti lo lodarono e affermarono che seppure ancora saraceno, era un credente della migliore specie, ben disposto d'animo e assolutamente leale e fedele alla parola data. (p. 420) *Ora oso dire che siete la dama più bella che abbia mai visto, e che ser Tristano è un cavaliere prode e prestante quant'altri mai. Mi sembra perciò che siate fatti l'uno per l'altra! ([[Re Artù]], p. 441) *Ah, Palamede, Palamede [...] perché sei così emaciato, tu che un tempo eri chiamato uno dei più bei cavalieri del mondo? Ah, non voglio più vivere questa vita perché amo colei che non potrò mai avere o conquistare! ([[Palamede (ciclo arturiano)|Palamede]], p. 452) *«Signore, ecco come mi discolpo: in quanto alla regina Isotta, sappiate che l'amo da lungo tempo più di ogni altra, e a lei debbo gli onori che ho conquistato, ché altrimenti sarei rimasto il cavaliere più indegno del mondo. Ovunque andavo, il suo ricordo mi accompagnava e mi spingeva a compiere imprese meritevoli. Tuttavia finora non ebbi mai da lei ricompensa e pur essendo il suo cavaliere non ricevetti alcun guiderdone! Perciò, ser Tristano, non temo la morte perché, sapendo che non possiederò mai la mia regina, mi è indifferente vivere o morire, e se fossi armato come lo siete voi, mi batterei di buon animo.»<br>«La vostra stessa bocca ha rivelato il tradimento!» proruppe ser Tristano.<br>«Non ho commesso alcuna slealtà» protestò l'altro. «Ogni uomo è libero di amare, e benché abbia riposto il cuore nella vostra dama, ella è mia quanto è vostra. Se questo è un torto, allora sono colpevole, ma voi godete di lei e appagate il vostro desiderio, mentre io non ebbi mai nulla né spero di averlo in futuro, e tuttavia l'amerò quanto voi fino all'ultimo istante della mia vita.» (p. 453) ====Libro XI==== *Mentre in un giorno di Pentecoste, i cavalieri sedevano alla [[Tavola Rotonda]], si presentò ad [[Re Artù|Artù]] un eremita che vide il [[Seggio Periglioso]] e chiese al re e ai baroni perché non fosse occupato.<br>«Su quel seggio non siederà che colui che è destinato, ogni altro vi troverà la morte» gli fu risposto.<br>«Sapete chi è?» domandò allora l'eremita.<br>«Non lo sappiamo ancora.»<br>«Lo so io» dichiarò allora il sant'uomo. «Vi prenderà posto un cavaliere che non è stato ancora concepito, ma che nascerà quest'anno e sarà colui che conquisterà il Sangrail.» (p. 456) *[...] entrò, giovane e bellissima, una damigella che recava tra le mani un vaso d'oro. Allora il re e tutti quanti si trovavano nella sala si inginocchiarono devotamente a pregare.<br>«Oh, Gesù!» esclamò ser Lancillotto. «Cosa può significare?»<br>«È il [[Graal|Sangrail]], l'oggetto più prezioso che alcun essere vivente possieda» fu la risposta del re. «Quando sarà portato altrove, la Tavola Rotonda si spezzerà.» (p. 458) *A tempo debito, [[Elaine di Corbenic|Elaine]] partorì un bel bambino che fu allevato con cura e affetto e battezzato [[Galahad]], perché quello era il nome che ser Lancillotto aveva ricevuto al fonte battesimale e che poi la Dama del Lago aveva mutato in Lancillotto. (p. 460) *Sappiate, ser Bors, che questo fanciullo è Galahad; siederà sul Seggio Periglioso e otterrà il Sangrail, e si dimostrerà migliore di suo padre ser Lancillotto. ([[Elaine di Corbenic]], p. 462) *[...] solo gli uomini valorosi e retti che amano e temono Dio possono conquistare onore; altrimenti, per quanto arditi, non vi riescono. ([[Re Pescatore|Re Pelles]], p. 462) *Ser Bors si era appena sdraiato di nuovo per riposare, quando sentì un grande frastuono provenire dalla camera vicina e si vide piovere dentro, non sapeva se dalle porte o dalle finestre, nugoli di frecce e di quadrelli tanto fitti da lasciarlo stupito; molti lo colpirono e lo ferirono nei punti in cui il suo corpo non era protetto.<br>Ed ecco sopraggiungere un orribile leone: ser Bors gli si fece incontro; la fiera gli portò via lo scudo, ma egli riuscì a mozzarle la testa. Non passò molto che nella corte vide un orrendo drago sulla cui fronte sembrava fossero scritte lettere d'oro che ser Bors pensò avessero il significato di "re Artù". Giunse poi un leopardo brutto e vecchio che si batté a lungo e accanitamente con il drago; ma a un certo punto questi sputò fuori dalla bocca qualcosa come un centinaio di piccoli draghi che uccisero e fecero a pezzi il leopardo.<br>Apparve poi nella sala e si mise a sedere su un bel seggio un vecchio che sembrava avere intorno al collo due vipere. Teneva in mano un'arpa e prese a cantare un'antica canzone che narrava come Giuseppe di Aramitea fosse giunto in quel paese. Quando ebbe finito, consigliò a ser Bors di andare via.<br>«Qui non incontrerete altre avventure» gli disse. «Vi siete portato con grande onore, e più ne acquisterete in futuro.»<br>Parve allora a ser Bors che giungesse una colomba candida recante nel becco un incensiere d'oro, e che la tempesta imperversata fino ad allora cessasse e si allontanasse di colpo, mentre la sala si empiva di straordinari profumi. Poi vide quattro fanciulli che portavano quattro bei ceri e in mezzo ad essi un vecchio con un cero in una mano e una lancia nell'altra. Si trattava dell'arma che aveva nome Lancia della Vendetta. (pp. 463-464) *Dite [...] a [[Sir Kay|ser Kay il Siniscalco]] e a [[Mordred|ser Mordred]] che confido in Dio che sarò valoroso quanto loro, e non dimenticherò mai i motteggi e le derisioni che mi indirizzarono il giorno in cui fui investito cavaliere: non comparirò a corte finché tutti non parleranno di me con maggiore rispetto di quanto sia mai stato dimostrato loro. ([[Parsifal]], p. 472) *{{NDR|Su [[Parsifal]]}} [...] era infatti uno dei migliori cavalieri del mondo, e in lui la vera fede era ben salda. (pp. 473-474) *Ed ecco avvicinarsi il sacro vaso del Sangrail accompagnato da soavità e profumi di ogni sorta. I due cavalieri non poterono distinguere con chiarezza chi lo portava; solo ser Percival intravvide appena sia il vaso sia la vergine purissima che lo recava tra le mani. Immediatamente si trovarono entrambi perfettamente risanati nelle membra e nel corpo, e resero grazie a Dio in grande umiltà.<br>«Gesù» disse ser Percival «cosa significa che siamo guariti, mentre unmomento fa eravamo in punto di morte?»<br>«Lo so io» rispose ser Ector. «È stato il sacro vaso portato da una vergine e contenente il santo sangue di Nostro Signore Gesù Cristo. Solo un uomo di assoluta perfezione può vederlo.» (p. 474) ====Libro XII==== *Se la mia morte potesse giovarvi e la mia vita non vi fosse di alcuna utilità, ebbene, sarei pronta a morire per voi! ([[Elaine di Corbenic]], p. 481) *«Ah, ser Tristano» esclamò allora ser Palamede «sapete bene che non posso battermi senza perdere l'onore. Voi siete allo scoperto e io sono armato: se vi uccidessi l'onta ricadrebbe su di me. Del resto, conosco la vostra forza e la vostra resistenza.»<br>«È vero, e adesso capisco quanto siete prode.»<br>«Vi prego, rispondete a una domanda.»<br>«Volentieri. Con l'aiuto di Dio vi dirò la verità.»<br>«Fate il caso che voi foste armato di tutto punto e io non lo fossi: cosa vi suggerirebbe di farmi l'onore cavalleresco?»<br>«Ora capisco!» esclamò ser Tristano. «Poiché devo dare il mio parere, Dio mi benedica, quel che dirò non sarà dettato dalla paura. Vi risponderò quindi che in tal caso non vorrei battermi e vi lascerei andare.»<br>«E anch'io non voglio. Perciò, prendete la vostra strada!»<br>«Posso sempre scegliere se restare o andar via, invece. Ma c'è una cosa che mi stupisce: perché un cavaliere valoroso come voi non vuole essere battezzato, mentre vostro fratello ser Safer si è fatto cristiano già da tempo?»<br>«Sebbene in cuor mio creda già in Gesù Cristo e nella sua dolce madre Maria, secondo un voto che ho fatto anni fa devo ancora affrontare uno scontro; poi mi farò battezzare, e con grande gioia.»<br>«In fede mia, allora non dovrete cercare a lungo quest'ultima battaglia! Dio non voglia che per colpa mia restiate ancora saraceno!» (p. 488) *«E adesso?» gli chiese Tristano. «Ti ho alla mia mercé come poc'anzi mi avevate voi. Ma i cavalieri di corte non dovranno mai dire che ser Tristano ha ucciso un guerriero disarmato. Quindi, riprendete la vostra arma e portiamo a termine lo scontro.»<br>«Desidererei davvero di finirlo» rispose l'altro «ma non ho molta voglia di battermi ancora, anche perché l'offesa che vi ho arrecata non è tanto grave che non possiamo diventare amici. Osai dire che [[Isotta|Isotta la Bella]] non ha pari tra le dame; non l'ho mai disonorata e, anzi, è grazie a lei che ho ottenuto gran parte dell'onore che mi sono conquistato. Le mie offese non furono mai rivolte alla regina, ma a voi, e oggi mi avete ripagato con un gran numero di colpi. Ad alcuni ho potuto rispondere, ma adesso devo ammettere che non ho mai incontrato un uomo forte e resistente quanto voi, salvo ser Lancillotto del Lago. Perciò, mio signore, vi chiedo di perdonarmi ogni cosa e di condurmi oggi stesso alla chiesa più vicina dove prima vorrei confessarmi e poi essere battezzato. In seguito andremo insieme alla corte di Artù per partecipare alla grande festa.»<br>«Allora prendete il cavallo: faremo come avete detto, e che Dio vi perdoni per tutti i vostri peccati come ho già fatto io! A un miglio da qui il vescovo suffraganeo di Carlisle potrà impartirvi il sacramento del battesimo.»<br>Montarono a cavallo insieme a ser Galleron e, giunti alla presenza del vescovo, gli esposero quanto volevano. Il sant'uomo fece riempire un grande bacile d'acqua, la consacrò, poi confessò e assolse ser Palamede. Ser Tristano e ser Galleron furono i suoi padrini.<br>Poco dopo, ripartirono per Camelot dove trovarono il re, la regina e quasi tutti i cavalieri della Tavola Rotonda, che furono molto lieti di sapere che ser Palamede si era fatto cristiano. (pp. 490-491) ====Libro XIII==== *«Ora sono certo che voi della Tavola Rotonda partirete alla ricerca del Sangrail e che io non vi vedrò mai più tutti insieme» dichiarò allora Artù. «Voglio perciò che vi riuniate per giostrare e torneare nel prato sotto Camelot in modo che, dopo la vostra morte, si possa tramandare che in questo giorno erano qui raccolti tanti valorosi combattenti.» (p. 501) *Rientrati tutti tra le mura di Camelot, il re e i baroni si recarono ad ascoltare i vespri nella cattedrale e poi a cena, dove ciascuno dei cavalieri prese posto, come prima, sul proprio seggio. Ma ecco che, tra improvvisi scoppi e rombi di tuono che fecero temere che il palazzo stesse crollando, nella sala penetrò un raggio di sole sette volte più vivido di quanto si fosse mai visto e tutti furono investiti dalla grazia dello Spirito Santo. Guardandosi intorno, i cavalieri osservarono che gli altri sembravano circonfusi di bellezza, ma non poterono pronunciare una sola parola. Poi, apparve il Santo Graal velato di sciamito bianco, così che nessuno poté vederlo o capire chi lo recasse, e la sala si riempì di profumi mentre davanti ai commensali comparivano i cibi e le bevande che prediligevano. Dopo aver attraversato l'intero ambiente, il sacro vaso scomparve d'un tratto, e solo allora i presenti ritrovarono la voce e il re rese grazie a Dio per la benevolenza che aveva mostrato loro. (p. 502) *Non torneranno più tutti {{NDR|i [[cavalieri della Tavola Rotonda]]}} insieme perché molti moriranno nel corso della ricerca. Io li amo quanto la mia stessa vita, e lo scioglimento di questa compagnia mi provoca un tremendo dolore, poiché la loro presenza alla mia corte era ormai un costume consolidato. ([[Re Artù]], p. 503) *Il mio peccato e la mia malvagità mi hanno sprofondato nel disonore [...]. Finché ho perseguito avventure mondane per soddisfare desideri terreni, le ho sempre compiute in modo impareggiabile e senza mai subire sconfitte nelle giuste come nelle inique contese. Ma ora che ho intrapreso avventure celesti, capisco che il mio antico peccato mi ostacola e mi svergogna al punto che quando mi è apparso il sacro sangue non ho avuto la forza di muovermi e di parlare. ([[Lancillotto]], p. 518) *{{NDR|Su [[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]]}} Tutte le mie gesta d'armi le ho compiute per amor suo [...] e per lei mi sono battuto, a torto o a ragione. Non ho mai fatto nulla solo per amore di Dio, ma sempre anche per conquistarmi onore e farmi andare di più, e ne sono stato poco o nulla grato al Signore. ([[Lancillotto]], p. 519) ====Libro XIV==== *«[[Mago Merlino|Merlino]] istituì la [[Tavola Rotonda]] a somiglianza della sfericità del mondo in essa perfettamente rappresentato» proseguì la reclusa. «Nella Tavola Rotonda, infatti, l'intero mondo cristiano e pagano trova ristoro, tanto che coloro che sono scelti a fare parte di quell'eletta compagnia si reputano colmi di grazia e più onorati che se fossero i padroni di metà della terra. Hai potuto vedere anche tu come, pur di appartenervi, i cavalieri siano disposti a perdere padre, madre, famiglie, mogli e figli, come facesti tu stesso che, per unirti a loro, abbandonasti tua madre senza volerla più vedere.<br>«Dunque, quando Merlino istituì la Tavola Rotonda disse che coloro che ne sarebbero stati compagni avrebbero potuto attingere alla verità del Sangrail. Gli fu chiesto chi l'avrebbe conquistata, ed egli rispose che sarebbero stati tre tori bianchi, due vergini e uno casto, e che uno di essi sarebbe stato più forte e più valoroso di suo padre quanto il leone lo è del leopardo. Allora gli fu detto: "Bisognerà che con le tue arti tu dia luogo a un seggio su cio potrà prendere posto solo il cavaliere che eccellerà su ogni altro".<br>«E Merlino istituì il Seggio Periglioso, quello su cui Galahad sedette al banchetto di Pentecoste.» (p. 522) *La storia dice che [[Parsifal|ser Percival]] era uno degli uomini più religiosi che vi fossero al mondo in quei tempi in cui ben pochi credevano in Dio senza riserve, e i figli non rispettavano i padri e li trattavano come estranei. Egli quindi cercò conforto in Nostro Signore Gesù pregandolo affinché le tentazioni non lo allontanassero dal servizio di Dio ed egli potesse continuare ad essere Suo leale campione. (p. 527) *[...] sono al servizio dell'Uomo migliore del mondo che non permetterà che io muoia, perché chi bussa alla Sua porta potrà entrare, chi chiede potrà ricevere, ed Egli non si nasconde a colui che lo cerca [...]. ([[Parsifal]], p. 529) *Punirò la mia carne, che vuole avere impero su di me! ([[Parsifal]], p. 532) *Quanto sono stato vicino a perdere me stesso [...] e la purezza che non avrei mai più potuto riavere! ([[Parsifal]], p. 532) ====Libro XV==== *«Non sei forse ser Lancillotto del Lago?» gli chiese il religioso dopo che il cavaliere gli ebbe comunicato che si sarebbe fermato con lui per la notte.<br>«Si, sono io.»<br>«Cosa fai in questa contrada?»<br>«Vado in cerca delle avventure del [[Graal|Sangrail]], signore.»<br>«Fa pure» gli disse allora il buon uomo «ma anche se il santo vaso si trovasse qui, il peccato ti impedirebbe di vederlo proprio come non è dato a un cieco di scorgere una spada sfolgorante.» (pp. 534-535) *Quaranta anni dopo la passione di Gesù Cristo, [[Giuseppe d'Arimatea|Giuseppe di Arimatea]] preconizzò che re Evelake avrebbe sconfitto in battaglia i propri nemici. Dei sette re e dei due cavalieri che hai visto, il primo si chiama Nappus, e fu un sant'uomo; il secondo ebbe il nome di Nacien in onore di un suo avo che aveva ospitato Nostro Signore Gesù Cristo. Il terzo fu chiamato Helias il Grosso; il quarto Lisais; il quinto, Jonas, lasciò il proprio paese per rcarsi nel Galles dove sposò la figlia di Manuel ed ottenne la Gallia, che elesse come sua dimora e generò Lancillotto, tuo nonno, che sposò la figlia del re d'Irlanda e fu un uomo insigne quanto te. Suo figlio fu re Ban, tuo padre, l'ultimo dei sette re. Uno dei due cavalieri, invece, rappresenta te, Lancillotto, cui gli angeli dissero che non appartenevi alla compagnia dei sette re, mentre il secondo cavaliere sta a indicare il leone, che è superiore a tutti i re della terra, cioè ser Galahad, da te concepito nella figlia di re Pelles. E tu, che dovresti essere grato a Dio di ogni altro, perché, come peccatore, sei il cavaliere senza pari, non Lo hai ringraziato per tutte le straordinarie virtù che Egli ti ha prestate! (p. 537) *Ah, Lancillotto [...] finché facevi parte della cavalleria terrena, eri l'uomo più straordinario e avventuroso del mondo; ma non devi stupirti se ora che ti trovi tra cavalieri impegnati in imprese celesti la fortuna ti è avversa. (p. 539) ====Libro XVI==== *Ser Lancillotto, poi, se non fosse per una sola pecca sarebbe superiore a ogni altro. Ma così come stanno le cose, è proprio come noi; solo che si assume le fatiche maggiori. ([[Gawain]], p. 541) *La [[Tavola Rotonda]] fu istituita proprio perché gli uomini non svilissero queste due virtù{{NDR|, la pazienza e l'umiltà}}, come la cavalleria, che affonda in esse le sue radici, è sorta perché non possa mai essere sconfitta la fraternità che ne è il fondamento. (p. 545) *{{NDR|Rivolto a [[Gawain]]}} Ti sei impegnato insieme a molti altri in una ricerca che non porterai mai a termine perché il Sangrail non si mostra ai peccatori. Non devi quindi meravigliare se non vi sei riuscito. Tu sei un cavaliere sleale e un grande assassino, mentre per gli uomini buoni questa ricerca è ben altro che una serie di omicidi. Lancillotto, benché abbia commesso gravi colpe, al momento stesso in cui ha intrapreso la ricerca si è impegnato a non peccare più, e infatti non ha mai ucciso né ucciderà un solo uomo fino al suo ritorno a Camelot. Se non fosse per la sua fragilità che probabilmente lo farà ricadere nella colpa con il pensiero, egli sarebbe il primo a compiere l'impresa dopo Galahad. Ma poiché Dio conosce i suoi pensieri e la sua debolezza, gli concederà di morire in santità. (Eremita, pp. 546-547) ====Libro XVII==== [[File:Galaad devant le graal n°3.gif|thumb|Galahad, Bors e Parsifal dinanzi al Graal]] *{{NDR|Su [[Davide]]}} Egli era un dotto che conosceva le virtù delle pietre e delle piante, il corso delle stelle e molte altre cose ancora; ma poiché aveva una moglie malvagia, si era convinto che non esistessero donne buone, tanto che ne parlò con disprezzo anche nei libri che compose. (p. 573) *Non spetta a noi punire chi ha operato contro Dio, ma solo alla Sua potenza. ([[Galahad]], p. 576) *Siete uno sciocco se non sapete che le [[Verginità|vergini]] sono franche ovunque si trovino. ([[Parsifal]], p. 579) *Nessuna lingua potrebbe descrivere e nessun cuore immaginare le meraviglie cui ho assistito. Se non mi fossi macchiato di un antico peccato, avrei potuto vedere molto di più. ([[Lancillotto]], p. 588) *Galahad, servo di Gesù Cristo che attendo da tempo, abbracciami e lascia che riposi sul tuo petto e tra le tue braccia, casto e vergine sopra ogni altro cavaliere, giglio simbolo di purezza, rosa del colore del fuoco, fiore di ogni virtù. Sei tanto intriso della fiamma dello Spirito Santo che la mia carne, consunta dalla vecchiaia, ritrova la giovinezza! (Re Mordrains, p. 591) *[...] rimessosi in viaggio, {{NDR|Galahad}} penetrò in una foresta irta di pericoli dove la storia dice che si imbatté in una sorgente in cui l'acqua ribolliva formando grandi onde. Il cavaliere vi posò una mano, e subito l'acqua si placò e il calore ne disparve, poiché quell'ardore era segno di lussuria, molto diffusa a quei tempi, e non poté durare al contatto con la purezza della sua verginità. Quanto era accaduto fu considerato un miracolo in tutto il paese, e da allora la fonte fu chiamata la Sorgente di Galahad. (p. 591) *«Figliolo» disse poi l'Uomo a Galahad «sai cos'è ciò che stringo tra le mani?»<br>«No, se non me lo dite voi.»<br>«È la sacra scodella in cui mangiai l'agnello pasquale. Ora hai veduto quello che più desideravi, ma con minore chiarezza di come lo potrai ammirare nel Palazzo Spirituale della città di Sarras. Adesso partirai e con te partirà anche il Sangrail, che questa notte stessa dovrà lasciare il regno di Logris dove nessuno lo vedrà mai più perché le genti di questa terra si sono volte al peccato e non lo servono né lo venerano come dovrebbero; io perciò le spoglio dell'onore che avevo loro concesso. Domattina voi tre prenderete la Spada dalla Strana Cintura e scenderete alla riva del mare dove troverete pronta una nave. Ma prima ridonerete la salute al Re Magagnato ungendogli il corpo e le gambe con il sangue che è colato dalla lancia.»<br>«Signore, perché gli altri non possono venire con noi?» chiese Galahad.<br>«Come inviai i miei apostoli in diverse direzioni, così voglio ora che vi separiate. Quanto a voi tre compagni, due moriranno al mio servizio e solo uno tornerà a darne notizia» fu la risposta.<br>Poi l'Uomo li benedì e scomparve. (pp. 594-595) *«Salutate per me ser Lancillotto mio padre e signore, e ricordategli che questo è un mondo incostante.»<br>Infine si inginocchiò a pregare davanti alla tavola e la sua anima lo lasciò, trasportata nel cielo di Gesù Cristo da una moltitudine di angeli. I compagni, che assistettero al prodigio, videro anche una mano scendere sul vaso e sulla lancia, prenderli e portarli nei cieli.<br>Da allora non vi è più stato un uomo che abbia avuto l'ardire di sostenere di aver visto il Sangrail. (p. 598) ====Libro XVIII==== *[...] Lancillotto, dimentico della promessa fatta e della perfezione raggiunta nel corso della ricerca, riprese a frequentare la regina. Del resto, come dice appunto il libro, se egli non le fosse stato intimamente legato nei suoi pensieri più riposti quanto, in superficie, appariva devoto a Dio, nessun cavaliere avrebbe potuto superarlo nella ricerca del Sangrail. Invece, i suoi più segreti sentimenti correvano sempre a lei. Così essi ripresero ad amarsi con maggiore ardore di prima e i loro convegni si fecero tanto frequenti che la corte cominciò a mormorare, e in particolare il loquace ser Agravano fratello di ser Galvano.<br>Ma intanto Lancillotto, continuamente assediato da dame e da damigelle che gli chiedevano di essere loro campione in questioni di diritto, per evitare ulteriori maldicenze e dicerie, decise di impegnarsi con zelo a seguire i dettami di Nostro Signore Gesù Cristo e di sottrarsi per quanto gli era possibile alla familiarità e alla compagnia di Ginevra. (p. 603) *[...] ser Mordred, ser Agravano e molti altri della corte non ci perdono d'occhio e parlano del nostro amore. Li temo più per voi che per me perché, se del caso, io potrei fuggire o sbarazzarmene, mentre voi non potreste che rimanere qui a subire le maldicenze; e se doveste trovarvi in pericolo per aver commesso volontariamente qualche leggerezza, non potreste avere altro aiuto che il mio e quello dei miei parenti. Signora, la nostra imprudenza ci condurrà allo scandalo e alla vergogna, e io non voglio assolutamente che voi siate disonorata. Sono queste le ragioni che mi hanno spinto a dedicarmi il più possibile al servizio delle dame, facendo in modo che tutti pensino che ne traggo gioia, delizia e piacere. ([[Lancillotto]], p. 604) *Lancillotto, ora capisco la vostra falsità e la vostra volgare lussuria! Voi amate altre dame, e per me non provate che disprezzo. Adesso che ho ben chiaro che siete un traditore, state certo che non vi amerò mai più. Non osate comparirmi ancora davanti: da questo momento vi scaccio dalla corte, e per sempre, e vi bandisco dalla mia compagnia. Se tenterete di rivedermi, sarete ucciso. ([[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]], pp. 604-605) *Spesso le donne sono impulsive e compiono azioni di cui poi si pentono amaramente. ([[Bors (ciclo arturiano)|Bors]], p. 605) *Se accetterò di essere il campione della regina mi alienerò molti cavalieri della Tavola Rotonda. Tuttavia, per amore di Lancillotto e vostro, sarò suo difensore a meno che il caso non porti qui un campione meglio di me. ([[Bors (ciclo arturiano)|Bors]], p. 609) *Non ho mai sentito dire che Ginevra abbia rovinato un solo cavaliere. Anzi, a quel che so, ella ci ha sempre magnificato ed è stata la sovrana più generosa e liberale, e la più munifica di doni e di benevolenza. Sarebbe quindi vergognoso se lasciassimo morire nell'ignominia la moglie del nostro nobilissimo re. Sappiate che non lo permetterò, e che sosterrò la sua innocenza nella morte di ser Patrise; del resto, ella non aveva alcun motivo per odiare lui o alcuno dei cavalieri intervenuti al banchetto. Direi anzi che ci abbia invitati per affetto, certo non per un subdolo stratagemma, e sono convinto che comunque andrà, un giorno sarà possibile provare che tra di noi vi è un traditore. ([[Bors (ciclo arturiano)|Bors]], p. 610) *Come dice un antico proverbio, è aspra la battaglia nella quale si scontrano parenti e amici, perché allora non c'è posto per la misericordia, ma solo per la più mortale delle contese. ([[Lancillotto]], p. 629) *[...] non mi piace essere obbligato ad amare; l'amore deve nascere dal cuore, non dalla costrizione [...]. ([[Lancillotto]], p. 636) *L'amore deve essere libero, non imposto, perché un amore forzato finisce con il dissolversi. ([[Re Artù]], p. 636) *All'uomo d'onore non può non ripugnare assistere alla sconfitta di un suo pari, mentre chi non ha onore e si comporta da vile, alla vista di un uomo in pericolo non compirà mai un gesto gentile o generoso. Un codardo, infatti, non darà mai prova di misericordia, mentre chi alberga la bontà nel cuore farà agli altri quello che vorrebbe fosse fatto a lui. ([[Re Artù]], p. 642) *{{NDR|Su [[maggio]]}} Quel mese esuberante infonde coraggio negli amanti e, in vari modi, li induce più di ogni altro a diversi comportamenti, perché è allora che, come erbe e arbusti, gli uomini e le donne si rinnovellano e richiamano alla mente lontane cortesie, servigi e gesti gentili che avevano posto nell'oblio per negligenza.<br>E come il rigore dell'inverno offusca e sfigura la verde estate, così accade all'amore che lega l'uomo alla donna, quando è incostante. Sono numerosi coloro che non albergano la costanza, e non passa giorno senza che vediamo come basti un alito di rigore invernale per cancellare e spezzare col minimo pretesto un vero amore, che pure costa tanto. Questa non è costanza né saggezza, ma debolezza di carattere, disonorevole per coloro che la praticano.<br>Perciò, come il maggio fiorisce e germoglia nei giardini, così ogni uomo d'onore rivesta il proprio cuore di germogli, prima a gloria di Dio, poi per dare gioia a coloro cui ha giurato fedeltà. Infatti, non c'è uomo o donna d'onore che non abbia scelto l'oggetto del proprio amore. E se la fatica delle armi non deve essere mai trascurata, bisogna però che l'onore sia innanzitutto riserbato a Dio, e solo dopo aver contesa con le dame: questo è ciò che io chiamo un amore virtuoso.<br>Oggi, però, gli uomini non sanno amare per sette giorni di seguito senza pretendere di appagare le proprie brame. La ragione ci dice che un tale amore non può durare, perché quanto è subito accordato con troppa prontezza, è ben presto spento dall'ardore stesso. Così è l'amore ai nostri tempi: arde lesto e altrettanto in fretta si raffredda! E questa non si può chiamare costanza. Ai tempi di Artù l'amore soleva essere diverso: uomini e donna si amavano anche per sette interi anni senza che tra loro si insinuasse la lussuria. Quello era amore vero, e fedele!<br>Ho dunque paragonato l'amore di oggi all'estate e all'inverno, perché come la prima è calda e il secondo è freddo, allo stesso modo procede l'amore ai nostri giorni. Tutti voi che siete amanti rammentate quindi il mese di maggio! (pp. 643-644) ====Libro XIX==== *[...] a quel tempo era costume che Ginevra non lasciasse mai la corte senza un seguito di ottimi cavalieri armati, quasi tutti giovani decisi a farsi onore. Erano chiamati i Cavalieri della Regina e in battaglia, ai tornei e alle giostre portavano come insegna uno scudo completamente bianco. Venivano scelti per quel servigio tutti gli anni in occasione della festa della Pentecoste tra i cavalieri che si erano mostrati più valorosi, in sostituzione di quelli che erano morti nel corso dell'anno (e non ne passava uno senza che ne morissero alcuni). Proprio compiendo tale servigio si erano distinti all'inizio ser Lancillotto e tutti gli altri, prima di conquistare rinomanza. (pp. 645-646) *Ahimè, che vergogna che un [[cavaliere]] ne tradisca un altro! [...] Ma c'è un vecchio proverbio che recita: "Il valoroso è davvero in pericolo solo quando si trova in balia di un codardo. ([[Lancillotto]], p. 649) *Gesù mi terrà lontano dal disonore, e poi ben vengano le disgrazie che Dio vuole mandare [...]. ([[Lancillotto]], p. 657) ====Libro XX==== *Nel mese di maggio, quando ogni cuore gagliardo fiorisce e germoglia e, con la bellezza e il rigoglio della stagione, uomini e donne sono pieni di letizia per l'avvicinarsi dell'estate con i suoi fiori novelli, laddove gli aspri venti e le bufere dell'inverno li inducono a raccogliersi al coperto presso il focolare, scoppiarono furore e sventura che ebbero termine solo con la morte e l'estinzione del fiore di tutti i cavalieri del mondo. (p. 663) *Mi meraviglio che nessuno di noi si vergogni di sapere, e di vedere con i propri occhi, che Lancillotto giace giorno e notte con la regina [...]. Ne siamo tutti al corrente, eppure siamo tanto vili da tollerare il disonore di un sovrano nobile quanto Artù. ([[Agravaine]], p. 663) *Se ne dovesse derivare ostilità o guerra tra noi e Lancillotto, sta' certo che molti re e molti potenti signori sceglierebbero di schierarsi con lui. E poi, fratello [...] devi sempre tenere a mente che Lancillotto ha salvato più di una volta il re e la regina, e che anche i migliori tra noi si sarebbero sentiti gelare il cuore in varie occasioni se egli non fosse stato il più valoroso e non lo avesse dimostrato molto spesso. ([[Gawain]], p. 664) *Ser Lancillotto mi ha concesso l'investitura e niente potrà indurmi a parlare male di lui [...]. ([[Sir Gareth]], p. 664) *Appena gli altri furono usciti, il re chiese quale fosse il motivo della disputa.<br>«Ora ve lo dirò, sire; non posso più tenerlo in me» gli rispose ser Agravano. «Io e ser Mordred siamo in disaccordo con i nostri fratelli: sappiamo che ser Lancillotto è da tempo l'amante della regina e, poiché siamo figli di vostra sorella, non possiamo continuare a tollerarlo. Voi siete il suo signore e colui che lo ha investito cavaliere, e intendiamo provare la sua slealtà.»<br>«Se quello che dite è vero, Lancillotto è un traditore!» esclamò Artù. «Ma mi ripugna compiere un passo del genere senza averne le prove; ser Lancillotto è un cavaliere valoroso e, come ben sapete, il migliore di tutti noi. Se non sarà colto sul fatto, vorrà battersi con colui che lo ha denunciato, e nessuno sarà in grado di tenergli testa. Quindi, voglio che sia sorpreso in flagrante.»<br>Il libro francese dice che il re non desiderava affatto che si diffondessero voci su Lancillotto e la regina. A dire il vero, egli ne aveva già il sospetto, ma non voleva sentirne parlare perché amava molto ser Lancillotto per tutto quello che egli aveva fatto in favore suo e di Ginevra. (p. 665) *«Ahimè» si lamentava intanto Lancillotto «non mi è mai capitato di trovarmi a rischiare una morte vergognosa per la mancanza della mia armatura!»<br>Nel frattempo ser Agravano e ser Mordred non cessavano di gridare:<br>«Esci dalla camera della regina, traditore! Sta' certo che non riuscirai a fuggire».<br>«Gesù misericordia, non posso tollerare questo odioso clamore: meglio morire subito che sopportare un simile tormento!» esclamò allora Lancillotto; poi prese Ginevra tra le braccia e la baciò.<br>«Nobilissima tra le regine cristiane aggiunse siete la mia diletta e gentile signora e io, il vostro povero e fedele cavaliere, vi sono stato al fianco nelle cause giuste come in quelle ingiuste dal giorno in cui re Artù mi conferì l'investitura. Se morirò, vi supplico di pregare per la mia anima. Sono sicuro che ser Bors e tutti gli altri miei parenti, e anche ser Lavaine, vi salveranno dal rogo. Confortatevi, perciò, madonna mia amata, e qualunque cosa mi accada, andate con ser Bors e con gli altri che vi tratteranno con ogni onore e vi faranno regina delle mie terre.»<br>«No, Lancillotto, non vi sopravviverò! Se sarete ucciso, per amore di Dio accoglierò la morte con umiltà, come è dovere di una regina cristiana.»<br>«Ebbene, signora, poiché è giunto il giorno in cui dobbiamo separarci, sappiate che venderò la vita al più alto prezzo, e che sono mille volte più addolorato per voi che per me. Ma ora preferirei avere indosso la mia solida armatura piuttosto che regnare su tutto il mondo cristiano: prima di soccombere farei in modo che le mie gesta siano tramandate.»<br>«Piacesse a Dio che uccidessero me e lasciassero libero voi!» esclamò la regina.<br>«Questo non deve accadere, e che Dio mi ripari da una simile vergogna!» replicò Lancillotto. «Gesù Cristo, sii tu il mio scudo e la mia armatura!» (p. 667) *Ora, signora, è chiaro che il nostro amore è giunto al suo epilogo e che da adesso in poi re Artù mi sarà nemico. Ma se vorrete rimanere con me, mi impegno a tenervi al riparo da ogni pericolo. ([[Lancillotto]], p. 669) *Stanotte ho ucciso ser Agravano, fratello di ser Galvano, e almeno altri dodici suoi compagni. Non ho alcun dubbio, pertanto, che vi sarà un conflitto sanguinoso. Quei cavalieri erano stati mandati a sorprendermi su ordine espresso di Artù, e il re deve essere talmente furibondo e colmo di risentimento che condannerà la regina al rogo. Io non posso certo permettere che ella sia arsa per colpa mia. Se riuscissi a farmi ascoltare, mi offrirei di essere fatto prigioniero per potermi poi battere in suo favore e provare che è una sposa fedele, ma temo che il re sia troppo infuriato per accettare questa proposta. ([[Lancillotto]], p. 671) *Miei bei signori, mi ripugna di compiere un'azione che potrebbe disonorare voi e tutto il mio lignaggio. Ma poiché sono altrettanto contrario a permettere che la regina muoia di una morte ignobile, se il vostro consiglio è di sottrarla al supplizio, siate però ben consapevoli che dovrò causare molti lutti. Forse, con mio grande rammarico, sarò costretto a uccidere anche qualcuno dei miei migliori amici e può darsi che alcuni, piuttosto che essere complici di un'azione abietta, preferiscano schierarsi dalla mia parte: non vorrei certo farli soffrire. ([[Lancillotto]], p. 672) *«[...] il caso di Tristano dovrebbe mettermi in guardia. Sapete bene come andò a finire dopo che, presi tutti gli accordi, egli riportò [[Isotta|Isotta la Bella]] a re Marco: quel sovrano lo uccise a tradimento mentre suonava l'arpa davanti alla sua dama, cogliendolo alle spalle e trafiggendogli il cuore con una lancia ben affilata.»<br>«È vero» convenne ser Bors «ma c'è una cosa che dovrebbe incoraggiare te come tutti noi, ed è che re Marco e re Artù sono di indole assai diversa, perché Artù non ha mai mancato alla propria parola.» (pp. 672-673) *Capita spesso che agiamo per quel che crediamo il meglio, e che finisce poi per dimostrarsi il peggio. ([[Gawain]], p. 674) *[...] sappiate che soffro di più per la perdita dei miei buoni cavalieri che per la fuga della mia gentile regina, perché di regine posso averne quante ne voglio, mentre non mi sarà mai più possibile riunire una simile compagnia di valorosi. E che sciagura che io e Lancillotto dobbiamo essere nemici! ([[Re Artù]], p. 677) *[...] da oggi in poi cercherò Lancillotto fino al giorno in cui uno dei due avrà ucciso l'altro. Intendo vendicarmi e vi chiedo di prepararvi alla guerra. Se non volete perdere il mio servigio e il mio affetto, affrettatevi a mettere alla prova i vostri amici. Giuro su Dio che, anche se dovessi inseguire Lancillotto per sette regni, lo ucciderò a costo della vita. ([[Gawain]], p. 679) *«Dio non voglia che io mi scontri con il nobilissimo sovrano che mi armò cavaliere!» replicò Lancillotto.<br>«Alla malora le belle parole!» proruppe il re. «Presta fede a quanto ti dico e non lo dimenticare: sono il tuo mortale nemico e lo sarò fino al giorno della mia morte. Non ti perdonerò mai di avermi ucciso degli ottimi cavalieri e degli uomini nobilissimi appartenenti al mio stesso sangue. Per di più, hai giaciuto per anni con la regina, che alla fine mi hai rapita con la forza.»<br>«Mio nobilissimo signore e re, dite quello che volete, tanto sapete benissimo che non mi batterò mai con voi» gli rispose Lancillotto. «È vero, vi ho ucciso dei cavalieri, e me ne rammarico molto; ma sono stato costretto a farlo per salvarmi la vita. Avrei forse dovuto lasciarmi uccidere? Quanto a madama la regina, non un solo cavaliere al mondo, salvo la persona di vostra altezza e il mio signore ser Galvano, oserebbe provare sul mio corpo che ella vi ha tradito! E se vi fa piacere di dichiarare che sono legato da molti anni a madama la vostra regina, vi darò soddisfazione dimostrando con il mio braccio contro chiunque, salvo voi e ser Galvano, che ella vi è fedele. Tuttavia, alla sua grazia è piaciuto di tenermi in suo favore e di prediligermi tra tutti gli altri, e del resto io ho ben meritato il suo affetto perché, sire, più di una volta il vostro furore avrebbe permesso che ella fosse condotta al supplizio se io non mi fossi battuto per lei inducendo i suoi nemici a confessare la loro menzogna e facendola così assolvere con onore. E tutte quelle volte, voi mi avete dimostrato amore e gratitudine per averla salvata, e mi avete anche promesso di essere per sempre il mio benevolo signore. Ora, invece, mi sembra che ricompensiate male i miei servigi. Del resto, sire, avrei perso gran parte del mio onore cavalleresco se avessi tollerato che madama, la vostra regina, fosse suppliziata per causa mia. In molte occasioni mi sono battuto per lei in contese che non mi riguardavano; non avrei forse avuto il diritto di farlo allorché ero dalla parte del giusto? Perciò, mio generoso e grazioso signore, concedete la vostra benevolenza alla vostra regina, che è buona e fedele!» (pp. 680-681) *Voi, sire, avete dato ascolto a voci menzognere, e questa è stata la causa della guerra che ci oppone. Mio signore, un tempo avevo meritato la vostra compiacenza per essermi battuto in favore della regina vostra moglie, e sapete bene quante volte ella abbia dovuto patire gravi torti. Ora, mio buon signore, mi sembra che in questa circostanza, più che in tutte quelle che pure avete approvato, io avessi un motivo ben valido per strapparla al rogo, dal momento che ella vi era stata condannata a causa mia. Coloro che vi hanno raccontato le fole che sapete erano per certo mentitori, ma le calunnie sono ricadute sul loro capo poiché, se la potenza di Dio non fosse stata dalla mia parte, come avrei potuto io, disarmato e ignaro, far fronte a quattordici avversari armati e decisi? Infatti ero stato convocato dalla regina per non so quale motivo, e avevo appena varcato la porta della sua camera quando ser Agravano e ser Mordred hanno cominciato a chiamarmi traditore e codardo. ([[Lancillotto]], p. 687) *[...] non mi sono mai battuto a oltranza con un cavaliere senza mostrare misericordia, e che benché mi sia misurato con ottimi guerrieri quali ser Tristano e ser Lamorak, ho sempre reso loro l'onore e il rispetto che meritavano. Dio mi è testimone che non mi sono mai adirato al punto da accanirmi contro i buoni cavalieri che ho visto impegnati a farsi onore, e che sono sempre stato lieto di aiutare un avversario in grado di tenermi testa a piedi o a cavallo. ([[Lancillotto]], p. 688) *Ser Galvano, io amavo ser Gareth più di qualunque mio parente, e piangerò per sempre la sua morte non solo per il grande timore che ho di voi, ma anche per altri motivi che mi amareggiano. Prima di tutto, perché fui io a investirlo cavaliere; poi, perché so che mi amava più di ogni altro; il terzo motivo è che era un uomo nobilissimo, leale, cortese, gentile e di buona indole; il quarto è che appena seppi della sua morte capii che da voi non avrei avuto altro che un'inestinguibile guerra. Per di più, ero certo che avreste fatto in modo che il mio nobile signore Artù mi fosse nemico per sempre. Eppure, che Gesù mi perdoni, non ho ucciso ser Gareth e ser Gaheris di proposito. Ah, perché erano disarmati in quel giorno fatale! ([[Lancillotto]], p. 689) *Se non fosse stato per il papa, io mi sarei battuto con te in singolare tenzone e avrei provato sulla tua persona la tua falsità nei confronti di Artù e miei. E lo farò, una volta che avrai lasciato queste terre, dovunque riuscirò a trovarti! ([[Gawain]], p. 690) *Ahimè, così devo abbandonare il più nobile tra i regni cristiani, quello che ho amato di più e in cui ho acquistato il mio onore! Mi rammarico di esserci venuto, se devo esserne vilmente bandito senza colpa e senza motivo! Ma la fortuna è così incostante, e la sua ruota tanto mobile, che nessuno è certo di potervi riposare durevolmente. Ne sono prova molte antiche leggende, come quelle che narrano del nobile Ettore, e di Troilo, e di Alessandro il potente Conquistatore, e di molti altri che precipitarono in basso dal culmine della loro regalità. Così avviene per me, che ero tenuto in grande onore in questo regno nel quale la Tavola Rotonda crebbe in dignità grazie a me stesso e ai miei più che virtù di chiunque altro. ([[Lancillotto]], p. 690) *Mio signore Artù, nobile sovrano che mi fece cavaliere, il mio affetto per voi è tale che i vostri attacchi mi addolorano profondamente, eppure li ho sopportati con pazienza. Se fossi stato vendicativo, avrei potuto scendere in campo e domare i vostri baldi cavalieri, ma ho pazientato per sei mesi lasciando che voi e ser Galvano faceste quel che volevate. Ora però non posso tollerarlo più e devo difendermi, perché ser Galvano mi ha accusato di tradimento. Sono stato sempre contrario a battermi contro un vostro parente, ma adesso non posso più tirarmi indietro, come la preda quando è messa alle strette. ([[Lancillotto]], p. 697) *[...] ser Galvano aveva ricevuto da un sant'uomo un dono miracoloso che gli aveva permesso di farsi molto onore: ogni giorno dell'anno, dalle nove a mezzogiorno, la sua forza cresceva fino ad arrivare a triplicarsi. Per questo re Artù, che era il solo a saperlo, aveva ordinato che tutte le tenzoni che si fossero svolte alla propria presenza, di qualunque genere e per ogni tipo di lite, avessero inizio alle nove del mattino: in tale modo il partito per il quale si fosse battuto il nipote avrebbe avuto sempre il sopravvento nel corso delle tre ore in cui la forza di Galvano raggiungeva il suo culmine. (p. 698) ====Libro XXI==== *A [[Mordred|ser Mordred]] era stato dunque affidato il governo di tutta l'Inghilterra. Egli allora fece vergare delle false lettere fingendo che provenissero dal continente, in cui era scritto che re Artù era stato ucciso nel corso della guerra contro ser Lancillotto; quindi convocò a parlamento tutti i baroni e si fece eleggere re. L'incoronazione avvenne a Canterbury e fu seguita da festeggiamenti che durarono quindici giorni.<br>Dopo di che, ser Mordred si recò a Winchester e dichiarò apertamente alla regina (che però era moglie del re, allo stesso tempo suo zio e padre) che intendeva sposarla e perparò le nozze fissando il giorno del matrimonio. Ginevera, pur profondamente addolorata, gli rispose con cortesia e finse di sottomettersi al suo volere; tuttavia espresse il desiderio di recarsi a Londra per comprare quanto le sarebbe occorso per gli sponsali. (p. 702) *Riflettete, Inglesi, sulla malvagità che tutto ciò palesava! Artù era il re più nobile e il cavaliere più valoroso del mondo e che più amava e sosteneva gli uomini prodi, eppure quelli Inglesi non gli concedevano la propria stima! Ché tale era l'antico costume di questa terra, e c'è chi dice che non l'abbiamo ancora abbandonato. Ahimè, questo è un grave difetto: nulla ci piace se perdura nel tempo.<br>Così si comportavano gli uomini di allora: amavano di più ser Mordred che il nobile Artù e molti andarono a dire all'usurpatore che sarebbero stati con lui nella buona come nella cattiva sorte. Allora ser Mordred, che aveva sentito dire che Artù sarebbe sbarcato a Dover, vi si portò con grande esercito allo scopo di sconfiggerlo e di scacciarlo dalle sue stesse terre. (pp. 703-704) *«Ahimè, ser Galvano, figlio di mia sorella, con l'uomo che amavo di più al mondo se ne va ogni mia gioia!» si dolse {{NDR|Artù}} quando si fu ripreso. «Ora te lo posso dire, caro nipote, solo in te e in ser Lancillotto riposavano la mia letizia e la mia fiducia. Adesso che ho perduto entrambi, tutto il conforto che avevo sulla terra mi abbandona!»<br>«Ah, caro zio» gli rispose ser Galvano «il mio ultimo giorno è arrivato, e ne devo biasimare la mia impulsività e la mia ostinazione, dato che sono stato ferito sulla vecchia piaga che mi aveva inferto ser Lancillotto. So che morirò prima di mezzogiorno e che a causa del mio orgoglio voi dovrete patire tanta vergogna e sventura. Se il nobile Cavaliere del Lago fosse stato al vostro fianco, come fu e avrebbe dovuto essere ancora, questa guerra sciagurata non sarebbe mai scoppiata, perché solo la sua cavalleria e la nobiltà del suo sangue erano riuscite a tenere soggetti e timorosi i vostri infidi nemici. Ora egli vi mancherà. Ahimè, perché non ho voluto trovare un accordo con lui! [...]» (pp. 704-705) *Io, ser Galvano, cavaliere della Tavola Rotonda, voglio che tutto il mondo sappia che mi sono dato la morte non per colpa tua ma mia. Perciò, ser Lancillotto, ti supplico di tornare nel regno per visitare la mia tomba e per recitare su di essa una preghiera, lunga o breve che sia, per la salvezza della mia anima. Oggi, nello stesso giorno in cui scrivo questa lettera, fui ferito a morte là dove la tua mano mi colpì per prima, e non avrei potuto essere ucciso da un braccio più nobile. ([[Gawain]], p. 705) [[File:Battle Between King Arthur and Sir Mordred - William Hatherell.jpg|thumb|La battaglia tra Artù e Mordred]] *{{NDR|Sulla [[battaglia di Camlann]]}} I messaggeri si recarono da Mordred che si era circondato di un temibile esercito di centomila armati e dovettero pregare a lungo prima di riuscire a fargli accettare in contropartita la Cornovaglia e il Kent fino alla morte di Artù e, dopo, tutta l'Inghilterra. Fu anche concordato che il sovrano e l'usurpatore, ciascuno con un seguito di quattordici cavalieri, si incontrassero in una zona franca tra i due eserciti schierati.<br>Artù fu lieto degli accordi raggiunti, ma prima di recarsi al convegno ordinò ai propri uomini di avanzare fieramente e di uccidere ser Mordred, di cui non ci si poteva fidare in alcun modo, se avessero visto sguainare anche una sola spada. E ser Mordred aveva istruito allo stesso modo il proprio esercito:<br>«Se vedrete balenare anche una sola lama mouvete con coraggio all'attacco e uccidete quanti vi si parano innanzi, perché non mi fido affatto di questa tregua e so bene che mio padre vorrà vendicarsi di me.»<br>L'incontro ebbe dunque luogo come era stato stabilito. Fu portato del vino e ne bevvero insieme, ma una [[vipera]] sbucata da un cespuglio d'edera morse il piede di un cavaliere. Questi, senza darsi pensiero del danno che ne sarebbe derivato, sguainò la spada per ucciderla, e quando i due eserciti videro balenare la lama diedero fiato alle trombe e ai corni e si corsero incontro levando terribili grida.<br>Allora re Artù montò a cavallo e raggiunse prontamente i propri uomini esclamando:<br>«Ahimè, che giorno sventurato!»<br>Ser Mordred si unì ai suoi, ed ebbe inizio la battaglia più funesta che si sia mai vista in terra cristiana: vi furono attacchi impetuosi e galoppare di cavalli, affondi e fendenti, colpi mortali e accenti minacciosi da entrambe le parti. Re Artù non cessava di attraversare le formazioni di ser Mordred compiendo molte prodezze degne di un nobile sovrano senza mai venir meno al proprio ruolo, ma anche ser Mordred non si tirava indietro e più volte mise se stesso in grave pericolo.<br>La battaglia infuriò per tutta la giornata senza risparmio di forze, finché molti nobili cavalieri giacquero immobili sulla fredda terra, e quando cadde la notte il terreno era cosparso dei cadaveri di ben centomila uomini. (pp. 707-708) *{{NDR|Sulla battaglia di Camlann}} Il sovrano impugnò la lancia e si gettò in avanti gridando:<br>«Traditore, è giunto il giorno della tua morte!»<br>Ser Mordred si scagliò a sua volta contro di lui brandendo la spada, ma il re già gli affondava la lancia sotto lo scudo e gliela faceva fuoriuscire dal corpo per più di un braccio. E quando l'usurpatore comprese che non sarebbe potuto sfuggire alla morte, si slanciò con tutte le proprie forze in avanti trafiggendosi fino all'impugnatura dell'asta, poi calò la spada tenuta con entrambe le mani sul proprio padre e lo raggiunse a un lato della testa trapassandogli l'elmo e il crano. Subito dopo si accasciava a terra morto. (p. 709) [[File:The Death of King Arthur by John Garrick.jpg|thumb|La morte di Artù]] *«[...] Il tempo passa in fretta; prendete perciò la mia buona spada Excalibur e portatela alla riva del mare: vi ordino di gettarla nell'acqua e di tornare poi a dirmi cosa avete visto.»<br>«Sire, obbediremo al vostro comando» gli rispose [[ser Bedivere|Bedivere]].<br>Ma sulla strada si mise a osservare con attenzione la nobile arma e le pietre preziose che ricoprivano il pomo e l'elsa.<br>"Se la getto nell'acqua, non ne deriveranno che perdite e danno!" pensò.<br>Perciò la nascose sotto un albero e poi si affrettò a tornare dal re e gli disse di averla gettata in mare.<br>«Cosa hai visto?» gli domandò Artù.<br>«Nient'altro che onde e venti.»<br>«Non è vero» replicò il re. «Ora affrettatevi a ubbidire e, se vi sono caro, non esitate a fare quanto vi ho detto.»<br>Allora ser Bedivere tornò a prendere la spada, ma pensando ancora che fosse un peccato e una vergogna gettare via un'arma tanto nobile, la nascose di nuovo, poi raggiunse il re.<br>«Cosa avete visto?» gli domandò per la seconda volta il sovrano.<br>«Nient'altro che flutti e ondate nere.»<br>«Ah, mi hai ingannato ancora, sleale e traditore!» propruppe Artù. «La tua fama di nobile cavaliere e l'amore che ti ho sempre portato non mi avrebbero mai fatto pensare che mi avresti tradito per il valore di una spada! Ora sbrigati: le tue esitazioni stanno mettendo a grave rischio la mia vita. Se non eseguirai adesso i miei ordini ti ucciderò con le mie stesse mani ovunque potrò incontrarti.»<br>Così ser Bedivere tornò là dove aveva nascosto la spada, la raccolse con cautela e si avvicinò alla riva. Poi avvolse la cintura intorno all'elsa e la scagliò più lontano che poté. Allora vide un braccio e una mano sorgere dall'acqua, afferrarla stretta, brandirla tre volte e poi inabissarsi con l'arma.<br>Quando ser Bedivere, tornato vicino al re, gli raccontò quello che aveva visto, il sovrano esclamò:<br>«Ahimè, aiutatemi ad andare via, temo di avere aspettato già troppo.»<br>Il cavaliere se lo caricò sulle spalle e andò verso la riva del mare. Vi erano appena arrivati che una piccola chiatta piena di belle dame prese terra accanto a loro. Tra di esse si trovava una regina, e tutte portavano cappucci neri e gridavano e piangevano alla vista di re Artù.<br>«Fatemi salire a bordo» disse il re.<br>Ser Bedivere eseguì con delicatezza il comando, e tre dame accolserò Artù tra alti lamenti e lo misero a sedere con la testa appoggiata sul grembo di una di loro.<br>«Ah, mio caro fratello!» disse allora la regina. «Perché vi siete trattenuto tanto a lungo lontano da me? La ferita che avete al capo ha preso fin troppo freddo!»<br>Poi le dame si misero ai remi e allontanarono l'imbarcazione dalla terra. E quando se Bedivere le vide prendere il largo, gridò:<br>«Ah, mio signore Artù, cosa sarà di me ora che mi lasciate tra i miei nemici?»<br>«Confortatevi e fate del vostro meglio: su di me non potrete più fare alcun affidamento» gli rispose il sovrano. «Devo andare nell'isola di Avalon per curare la mia grave ferita, e se non sentirete mai più parlare di me, pregate per la mia anima.»<br>Intanto la regina e le dame piangevano e gridavano da fare pietà. Quando ser Bedivere ebbe perso di vista la chiatta, scoppiò anch'egli in pianti e in lamenti, poi si diresse verso la foresta e camminò per tutta la notte. (pp. 710-712) *Di Artù non ho trovato nient'altro nei libri autorizzati, né ho letto con maggiore certezza della sua morte se non che fu portato via in una nave con tre regine, una delle quali era sua sorella [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana la Fata]], l'altra la regina del Galles del Nord e la terza quella delle Terre Desolate. Non conosco altra testimonianza che quella dell'eremita che un tempo era stato arcivescovo di Canterbury e che riferì che le dame avevano portato da lui un corpo perché lo seppellisse. Tuttavia egli non sapeva con certezza se si trattasse davvero del cadavere di artù, perché questa storia la fece mettere per iscritto ser Bedivere, cavaliere della Tavola Rotonda. (pp. 712-713) *In varie parti d'Inghilterra si crede che re Artù non sia morto e che, per volontà di Nostro Signore Gesù, viva in un altro luogo da dove tornerà per conquistare la Santa Croce. Io però non mi sento di affermarlo, e preferisco dire che in questo mondo egli lasciò la sua vita. Molti sostengono anche che sulla sua tomba siano scritte queste parole:<br><div class="center">{{maiuscoletto|Hic iacet Arthurus Rex quondam rexque futurus}}</div> (p. 713) *{{NDR|Su [[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]]}} Quando seppe della morte del re e di tutti i nobili cavalieri compreso ser Mordred, ella riparò in gran segreto con cinque dame ad Almesbury dove si fece monaca indossando la veste bianca e nera, e vivendo in penitenza come se fosse stata la più grande peccatrice di questa terra. Da allora nessuna creatura riuscì più a renderla felice, e visse tra digiuni, preghiere e opere di carità al punto che tutti si stupirono della purezza dei sui nuovi costumi. Con il tempo, come era da aspettarsi, divenne anche badessa e governatrice del monastero. (p. 713) *La guerra che ha portato alla morte i più nobili cavalieri del mondo è divampata a causa mia e di quest'uomo, e l'amore che ci legava ha causato la rovina del sovrano più onorato della terra. Lancillotto [...] ho assunto questo stato per salvare la mia anima e, con la grazia di Dio e per le piaghe della Sua Passione, confido che dopo la mia morte potrò contemplare il volto benedetto di Gesù Cristo e sedere alla Sua destra nel giorno del Giudizio, poiché in cielo vi sono dei santi che furono peccatori in terra. Perciò, ser Lancillotto, vi supplico di cuore per l'amore che ci fu tra noi di non posare mai più lo sguardo su di me. Vi comando anche, in nome di Dio, che lasciate la mia compagnia e torniate nel vostro regno per preservarlo da guerre e distruzioni. Così come vi ho amato fino ad ora, il mio cuore non mi permetterà più di incontrarvi dopo che a causa vostra e mia è stato annientato il fuore dei re e dei cavalieri. Rientrate dunque nelle vostre terre e prendete moglie per vivere con lei in gioia e letizia. L'unica supplica che il mio cuore vi rivolge è che invochiate il Signore Eterno perché mi conceda di fare ammenda dei miei peccati. ([[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]], p. 716) *«[...] Nella ricerca del Sangrail avrei abbandonato le vanità mondane se non fosse stato per l'amore che vi portavo, e se allora lo avessi fatto con tutto il mio cuore, la volontà e il pensiero, avrei superato ogni altro cavaliere a eccezione di ser Galahad mio figlio. Se voi vi siete votata alla perfezione, è giusto che lo faccia anch'io perché, mi sia testimone Iddio, solo in voi ho avuto la mia gioia terrena. Se il vostro cuore fosse stato diversamente disposto, vi avrei portata con me nel mio regno. Ma poiché tale è la vostra volontà, vi giuro che se troverò un eremita che voglia accogliermi, a qualunque ordine appartenga, farò penitenza e pregherò fino al termine della mia vita. Ora, madama, vi prego di baciarmi un'ultima volta.»<br>«Non lo farò mai» si schermì la regina «e astenetevi anche voi da tali atti.» (pp. 716-717) *Supplico Dio Onnipotente che non mi sia mai più possibile vedere ser Lancillotto con i miei occhi mortali. ([[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]], p. 719) *Quando riporto alla mente la bellezza e la nobiltà della regina e del suo re e li vedo ora giacere insieme, il mio cuore non può sostenere il mio corpo afflitto. Quando poi rifletto che per mia colpa, orgoglio e superbia sono entrambi periti, essi che non avevano pari tra le genti cristiane, il ricordo della loro cortesia e della mia gratitudine mi fa mancare il cuore al punto di non potermi reggere in piedi. ([[Lancillotto]], p. 720) *Ah, Lancillotto [...] guida di tutti i cavalieri cristiani, impareggiabile tra i valorosi, ora giaci qui. Eri il più cortese cavaliere che abbia mai portato lo scudo, l'amico più sincero nei confronti di chi ti amava tra quanti hanno mai cavalcato, il più fedele amante tra i peccatori che abbiano mai amato una donna, l'uomo più gentile che abbia mai brandito una spada. La tua bella persona primeggiava sempre tra una folla di cavalieri, e tu eri l'uomo più mansueto e più onorato tra quanti mai si siano intrattenuti a banchetto con le dame. Ma eri anche l'avversario più inflessibile per un nemico mortale che abbia mai posto la lancia in resta. (Hector de Maris, p. 722) ===Explicit=== ====Originale==== Here is the end of the booke book of kyng Arthur & of his noble knyghtes of the rounde table | that whan they were hole togyders there was ever an C and xl | and here is the ende of the deth of Arthur | I praye you all Ientyl men and Ientyl wymmen that redeth this book of Arthur and his knyghtes from the begynnyng to the endyng | praye for me whyle I am on lyve that god sende me good delyveraunce | & whan I am deed I praye you all praye for my soule | for this book was ended the ix yere of the reygne of kyng edward the fourth | by syr Thomas Maleore knyght as Ihesu helpe hym from hys grete myght | as he is servaunt of Ihesu bothe day and nyght |<br>{{NDR|Thomas Malory, ''[https://archive.org/details/lemortedarthuror00malouoft/page/860/mode/2up Le Morte d'Arthur. The original edition of William Caxton now reprinted and edited with an introduction and glossary]'', a cura di H. Oskar Sommer, Londra, David Nutt, 1889}} ====Traduzione==== ''Qui finisce il libro di re Artù e dei suoi nobili cavalieri della Tavola Rotonda, che nel loro insieme raggiungevano il numero di centocinquanta. E questa è anche la fine de'' La morte di Artù. '' Gentiluomini e gentildonne che avete letto il libro di Artù e dei suoi cavalieri dall'inizio alla fine, vi supplico di pregare finché sono in vita perché Dio mi mandi una buona liberazione. Quando poi sarò morto, vi chiedo di pregare tutti per la mia anima. Quest'opera fu terminata nel nono anno di [[Edoardo IV d'Inghilterra|re Edoardo IV]] dal cavaliere sir Thomas Malory che Gesù aiuti con la Sua grande potenza, poiché è servo di Cristo di giorno come di notte.''<br>{{NDR|Thomas Malory, ''Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri'', volume secondo, a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Milano, Oscar Classici Mondadori, 1985. ISBN 88-04-41154-6}} ==Citazioni su Thomas Malory== *Malory fu in realtà il primo scrittore su commissione [...]. Quando [[William Caxton|Caxton]] costruì la sua pressa da stampa, chiese al povero vecchio Malory di scrivere qualcosa, ed egli acconsentì mettendo insieme tutte le storie che conosceva: tutte le storie tramandate dalla tradizione orale. Poi, a poco a poco, con la proliferazione dei libri, la gente dimenticò quelle storie o non si curò di ricordarle. Così, i racconti che Malory ambientò nel XII secolo descrivevano eventi accaduti molto tempo prima [...]. E, come accade per tutti i miti, essi assunsero le tinte dell'epoca in cui vennero scritti. Gli ''Idilli del re'' di [[Alfred Tennyson|Tennyson]], per esempio, oppure le opere di [[Edward Burne-Jones|Burne-Jones]] e dei Preraffaelliti, descrissero e dipinsero le leggende arturiane del XII secolo secondo la sensibilità della propria epoca. Finendo così per rivelare più cose sull'età vittoriana che sulla leggenda stessa. ([[John Boorman]]) *Sì, possiamo immaginarci sir Thomas Malory come un adorabile primitivo, un innamorato di cose nobili e belle e grandi, finché non sappiamo, in base alle moderne ricerche che l'hanno identificato con un personaggio della parrocchia di Monks Kirby nella contea di Warwick, figura più di bandito che di {{sic|compíto}} gentiluomo, che per via delle sue violenze e rapine fu spesso in prigione, e in prigione scrisse appunto le sue storie di cavalleria. ([[Mario Praz]]) ==Bibliografia== *Thomas Malory, ''[https://archive.org/details/lemortedarthuror00malouoft/page/34/mode/2up Le Morte d'Arthur. The original edition of William Caxton now reprinted and edited with an introduction and glossary]'', a cura di H. Oskar Sommer, Londra, David Nutt, 1889. *Thomas Malory, ''Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri'', due volumi, a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Milano, Oscar Classici Mondadori, 1985. ISBN 88-04-41154-6 ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Malory, Thomas}} [[Categoria:Scrittori britannici]] qzuhinccmw5e6n6k59kmkkfqrx32vku 1420272 1420271 2026-07-13T11:52:28Z Skekzilla 17056 /* Libro XII */ 1420272 wikitext text/x-wiki Sir '''Thomas Malory''', o '''Maillorie''', '''Mallory''', '''Maleore''' (1409 – 1471), scrittore inglese. ==''La morte di Artù''== ===Incipit=== [[File:Morte Darthur incipit (cropped).jpg|thumb|Incipit dell'edizione del 1485 stampata da [[William Caxton]]]] ====Originale==== Hit befel in the dayes of Uther pendragon when he was kynge of all Englond | and so regned that there was a myȝty duke in Cornewaill that helde warre ageynst hym long tyme | And the duke was called the duke of Tyntagil | and so by meanes kynge Uther send for this duk | chargyng hym to brynge his wyf with hym | for she was called a fair lady | and a passynge wyfe | and her name was called Igrayne | So whan the duke and his wyf were comyn unto the kynge by the meanes of grete lordes they were accorded bothe | the kynge lyked and loved this lady wel | and he made them grete chere out of mesure | and desyred to have lyen by her | But she was a passyng good woman | and wold not assente unto the kynge | And thenne she told the duke her husband and said I suppose that we were sente for that I shold be dishonoured Wherfor husband I counceille yow that we departe from hens sodenly that we maye ryde all nyghte unto oure owne castell<br>{{NDR|Thomas Malory, ''[https://archive.org/details/lemortedarthuror00malouoft/page/34/mode/2up Le Morte d'Arthur. The original edition of William Caxton now reprinted and edited with an introduction and glossary]'', a cura di H. Oskar Sommer, Londra, David Nutt, 1889}} ====Traduzione==== Al tempo in cui [[Uther Pendragon]] governava su tutta l'Inghilterra, vi era in Cornovaglia un potente duca, signore di Tintagel, che gli faceva guerra da molti anni. Attraverso degli emissari, un giorno il re lo convocò ordinandogli di portare con sé anche la moglie, che aveva nome [[Igraine]] e fama di essere molto assennata. Quando il duca arrivò alla presenza del sovrano, per intercessione dei più nobili baroni si riconciliò con lui, ma il re si innamorò di sua moglie, la festeggiò oltre misura e desiderò di giacere con lei. Igraine, che era una donna onesta e leale, non solo non vi consentì, ma anzi disse al marito:<br>«Credo che siamo stati chiamati qui perché io vi perdessi il mio onore. Vi consiglio quindi di andare via senza indugio e di raggiungere questa notte stessa il nostro castello.»<br>{{NDR|Thomas Malory, ''Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri'', volume primo, a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Milano, Oscar Classici Mondadori, 1985. ISBN 88-04-41154-6}} ===Citazioni=== ====Libro I==== [[File:Story of Merlin - Arthur's conception.png|thumb|Il concepimento di Artù]] *«Ecco cosa voglio, sire» disse allora Merlino. «La prima notte che trascorrerete con Igraine concepirete in lei un figlio che mi farete consegnare appena sarà venuto alla luce. Io lo alleverò dove più mi piacerà, affinché a voi derivi onore e al bambino i vantaggi che gli spettano.»<br>«Sarà fatto come volete» accondiscese il re.<br>«Ora preparatevi» aggiunse Merlino. «Questa notte stessa vi coricherete al fianco di Igraine nel castello di Tintagel, e avrete le sembianze di suo marito; Ulfius assumerà l'aspetto di ser Brastias e io quello di ser Jordans, due cavalieri del duca. Ma badate di non rivolgere domande né a lei né ai suoi uomini; dite che non vi sentite bene, affrettatevi ad andare a letto, e domani mattina non vi alzate prima del mio arrivo. Il castello non è che a dieci miglia da qui.»<br>Fu dunque fatto come era stato deciso. Ma poiché il duca aveva visto il re lasciare l'assedio di Terrabil, quella stessa notte uscì dal castello attraverso una postierla per attaccare l'esercito regale e rimase ucciso nella sortita prima ancora che il sovrano fosse arrivato a Tintagel. Così re Uther giacque con Igraine più di tre ore dopo la morte del duca e, in quella notte, concepì Artù. Allo spuntare del giorno, dopo che Merlino fu arrivato per dirgli di prepararsi, egli baciò la dama e partì in gran fretta. E quando Igraine sentì dire che, secondo tutte le testimonianze, il marito era morto prima dell'arrivo di Uther, si chiese con grande stupore chi potesse essere l'uomo che si era coricato con lei nelle sembianze del suo signore e ne pianse segretamente senza farne parola ad alcuno. (p. 7) *Non passò molto, quindi, che un mattino Uther e Igraine si sposarono tra la gioia e il tripudio generale, e, per volere del re, nella stessa occasione re Lot di Lothian e di Orkney sposò Morgawse, che sarebbe stata la madre di [[Gawain|Galvano]], e re Nentres della terra di Garlot sposò Elaine. La terza sorella, [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana la Fata]], fu invece messa a studiare in un convento dove divenne molto dotta in negromanzia. In seguito sarebbe stata maritata a re [[Urien|Uriens]] della terra di Gore, padre di [[Ywain|ser Ivano il Biancamano]]. (p. 8) *E quando i mattutini e la prima messa ebbero termine, nel camposanto dietro l'altare maggiore fu vista una grande roccia quadrangolare simile a un blocco di marmo, che sorreggeva nel mezzo una sorta di incudine d'acciaio alta un piede in cui era infitta una bella spada. Intorno all'arma una scritta in lettere d'oro diceva:<br><div class="center">{{maiuscoletto|Colui che estrarrà questa spada dalla roccia e dall'incudine è il legittimo re di tutta l'inghilterra.}} (p. 10) [[File:An island story; a child's history of England (1906) (14801002423).jpg|thumb|Artù estrae la spada dalla roccia]] *Il giorno di Capodanno, terminata la messa, i baroni cavalcarono al campo, alcuni per giostrare, altri per torneare. Tra di essi vi era anche ser Ector accompagnato dal figlio ser Kay e dal giovane [[Re Artù|Artù]], fratello di latte di quest'ultimo. Ser Kay, che era stato fatto cavaliere nel giorno di Ognissanti, accortosi quando era già in cammino di avere dimenticato la spada nell'alloggio del padre, pregò Artù di andargliela a prendere.<br>«Volentieri» rispose il giovane allontanandosi in fretta. Giunto a casa, scoprì però che la dama e tutti gli altri erano usciti per assistere alle giostre. Ne fu addolorato, ma poi si disse:<br>"Andrò al camposanto a prendere la spada che è infitta nella roccia. Mio fratello non deve rimanere senza un'arma in una giornata come questa."<br>Si diresse quindi verso il camposanto; scese di sella, legò il cavallo a un montante e si avvicinò alla tenda che nascondeva la roccia. Non trovandovi i cavalieri che vi erano stati lasciati di guardia e che infatti erano andati alle giostre, afferrò l'impugnatura della spada e la estrasse con un strappo deciso, ma senza sforzo. Poi riprese il cavallo e raggiunse ser Kay per consegnargliela. Appena il fratello la vide, la riconobbe subito. Allora si avvicinò al padre egli disse:<br>«Signore, ecco la spada della roccia. Dunque devo essere io il re di questa terra.»<br>Ser Ector osservò l'arma; quindi tornò indietro con i due giovani, smontò da cavallo, entrò nella chiesa e ordinò a ser Kay di ripetergli con precisione come l'avesse presa faccendolo giurare sul Libro Sacro.<br>«Me l'ha portata mio fratello Artù, signore» disse allora ser Kay.<br>«E tu, come l'hai avuta?» chiese ser Ector ad Artù.<br>«Ecco, signore, quando sono tornato a casa a prendere la spada di ser Kay, non ho trovato nessuno che me la potesse dare; allora, pensando che mio fratello non dovesse rimanere disarmato, sono venuto qui e ho estratto l'arma dalla roccia senza alcuna fatica.» (pp. 11-12) *Ser Ector e ser Kay si inginocchiarono a terra.<br>«Ahimè, perché vi inginocchiate davanti a me, voi che siete mio padre e mio fratello?» chiese loro Artù.<br>«No, mio signore, non è così. Io non sono vostro padre e non sono nemmeno del vostro stesso sangue. Vedo che discendete da un lignaggio ben più nobile di quanto credessi.»<br>Egli gli raccontò come gli fosse stato affidato, perché lo allevasse, dallo stesso Merlino. Nel sentire che ser Ector non era suo padre, il giovane provò un profondo dolore, ma il cavaliere continuò:<br>«Quando sarete re, vorrete essere il mio buono e grazioso signore?»<br>«In caso contrario sarei da biasimare» fu la risposta di Artù. «Siete l'uomo a cui devo di più insieme alla mia buona signora e madre, vostra moglie, che mi ha nutrito e allevato come figlio suo. Se Dio vorrà ch'io sia re come voi dite, potrete chiedermi tutto quello che sarà in mio potere di concedervi, e io non vi mancherò!» (pp. 12-13) *«Per quale motivo quel ragazzo è divenuto vostro re?»<br>«Signori, è figlio legittimo di Uther Pendragon e di Igraine, moglie del duca di Tintagel» rispose loro Merlino.<br>«Allora è bastardo!» esclamarono tutti.<br>«No; Artù fu concepito più di tre ore dopo la morte del duca, e tredici giorni più tardi re Uther sposò Igraine. È quindi provato che non è bastardo, e chi lo afferma sappia che Artù sarà re e avrà ragione di tutti i suoi nemici, e che, prima di morire, avrà regnato a lungo su tutta l'Inghilterra e avrà condotto sotto il proprio comando Galles, l'Irlanda, la Scozia e molti altri regni.» (p. 15) *Dovremmo forse accettare che un interprete di [[Sogno|sogni]] ci esorti alla viltà? ([[Lot (ciclo arturiano)|Lot]], p. 16) *Ecco allora giungere in campo [[Ban di Benoic|re Ban]], fiero come un leone e con le insegne a bande verdi in campo d'oro.<br>«Ahimè, ora temo davvero che saremo sconfitti!» esclamò re Lot vedendolo. «Quello è il cavaliere più valoroso del mondo e anche l'uomo più rinnomato. Moriremo o saremo costretti a ritirarci, ma se dovremo farlo sarà bene che impieghiamo valore e saggezza, perché altrimenti perderemo ugualmente la vita!» (p. 26) *[...] è preferibile uccidere un vile piuttosto che, a causa di un codardo, perdere tutti la vita. ([[Lot (ciclo arturiano)|Lot]], p. 28) *«Siete un uomo straordinario!» esclamò allora Artù.<br>«Però mi stupisce molto sentirvi dire che morirò in battaglia.»<br>«Non ve ne meravigliate, è la volontà di Dio che il vostro corpo sia punito per le vostre azioni impure. Io invece dovrei essere triste, perché morirò di una morte vergognosa, sotterrato ancora vivo. Almeno la vostra sarà una fine onorevole.» ([[Re Artù]] e [[Mago Merlino]], p. 34) *Merlino è a conoscenza, come del resto voi, ser Ulfius, di come re Uther venne da me nel castello di Tintagel con le sembianze di mio marito che era morto tre ore prima, e di come quella stessa notte mi fece concepire un figlio. Tredici giorni dopo egli mi sposò, e allorché il bambino nacque ordinò che fosse affidato a Merlino e allevato da lui. Da allora io non lo vidi mai più; né seppi quale nome gli era stato dato. ([[Igraine]], p. 35) *«Ora siete in mio potere, e sono libero di decidere se uccidervi o risparmiarvi la vita. Ma se non vi darete per vinto sarò costretto a mettervi a morte» gli disse lo sconosciuto.<br>«Quando vorrà venire, la morte sia la benvenuta! Del resto, preferisco morire che disonorarmi arrendendomi a te» esclamò Artù balzandogli addosso. ([[Pellinore]] e [[Re Artù]], p. 39) *«Ahimè, Merlino, lo avete ucciso!» gli disse Artù. «Era il cavaliere più nobile del mondo, ed io preferirei essere privato delle mie terre piuttosto che saperlo morto.»<br>«Non ve ne date pensiero, è più sano di voi» gli rispose Merlino. «È solo addormentato, ma si risveglierà fra tre ore. Vi avevo detto che era un cavaliere forte e coraggioso, e vi avrebbe ucciso se io non fossi intervenuto. Ma da ora in poi egli vi renderà ottimi servigi; il suo nome è [[Pellinore|Pellinor]], e un giorno avrà due figli di valore impareggiabile che si chiameranno [[Parsifal|Percival]] e [[Lamorak|Lamorak il Gallese]]. E sarà ancora Pellinor a rivelarvi il nome del figlio che avete concepito in vostra sorella e che sarà la rovina del regno.» (p. 40) [[File:Boys King Arthur - N. C. Wyeth - p16.jpg|thumb|Artù riceve Excalibur]] *Proseguirono il cammino finché si trovarono sulla riva di un lago vasto e ameno, dal quale videro emergere un braccio rivestito di sciamito bianco: esso terminava in una mano che stringeva una magnifica spada.<br>«È quella l'arma di cui vi parlavo» disse Merlino ad Artù. E poiché in quel momento una donna passava sul lago, il re chiese chi fosse.<br>«È la [[Dama del Lago]]; sul fondo di questo specchio d'acqua si trova una caverna che ha l'interno decorato con tale ricchezza da renderlo la residenza più piacevole del mondo» gli spiegò Merlino. «Ora la dama si avvicinerà; allora voi dovrete pregarla cortesemente di darvi la spada.»<br>Infatti la dama si diresse verso Artù e lo salutò, e il re, dopo aver ricambiato il saluto, le chiese:<br>«Di chi è la spada che quel braccio tiene alta sull'acqua? Io sono senza armi, e vorrei che fosse mia.»<br>«Essa mi appartiene» gli rispose la dama «ma se mi concederete un dono allorquando ve lo chiederò, sarà vostra.»<br>«Ve lo accorderò, sulla mia parola» le promise Artù.<br>«Allora montate sulla barchetta che vedete laggiù, raggiungete a remi la spada e prendetela insieme al suo fodero. Io reclamerò il mio dono quando lo riterrò opportuno».<br>Artù e Merlino smontarono di sella e legarono i cavalli a due alberi. Poi salirono sulla piccola imbarcazione e, quando ebbero raggiunto la mano e la spada, il re ne afferrò l'impugnatura e la trattenne, mentre mano e braccio scomparivano sott'acqua. (pp. 40-41) *«Vi piace più l'arma o il fodero?» gli chiese Merlino.<br>«Preferisco la spada.»<br>«Non siete molto saggio, perché il fodero vale dieci volte di più! Finché lo avrete al fianco, esso impedirà alle vostre ferite di sanguinare, per quanto gravi possano essere. Quindi badate a non abbandonarlo mai.» (p. 41) *Poi re Artù fece cercare, sotto pena di morte, tutti i bambini che erano nati il primo di maggio concepiti da baroni e da dame, perché Merlino gli aveva detto che proprio in quella data aveva visto la luce di colui che lo avrebbe ucciso. Tra i numerosi figli di signori scovati e mandati a corte, si trovava anche [[Mordred]], il figlio della moglie di re Lot.<br>I fanciulli vennero messi su una nave che fu lasciata alla deriva sul mare, ma il caso volle che essa naufragasse ai piedi di un castello e che tutti i bambini morissero salvo proprio Mordred che ne era stato scagliato fuori e che fu ritrovato da un buon uomo che lo allevò. Quando poi il fanciullo ebbe compiuto i quattordici anni, fu mandato a corte, come narreremo verso la fine del libro della Morte di Artù. Ora diremo che i baroni del regno furono molto addolorati per la morte dei loro figli e ne incolparono più Merlino che Artù, ma poi rimasero in pace sia per timore sia per lealtà nei confronti del sovrano. (p. 43) ====Libro II==== [[File:The Death of Balin and Balan.png|thumb|La morte di Balin e Balan]] *«Ah, bella damigella, dignità, virtù e valore non sono riposti solo nell'[[abbigliamento]]!» esclamò [[Sir Balin|Balin]]. «La virilità e l'onore sono celati nella persona, e vi sono molti insigni cavalieri ignoti a tutti, a riprova che il pregio e l'ardimento non hanno alcun rapporto con le vesti che indossano.» (p. 46) *Non pochi pensano di fare scorno a un [[avversario]], e poi scoprono che il loro intento si è ritorto a loro danno. ([[Sir Balin]], p. 50) *Badate, sire, di conservare con cura il fodero di Excalibur e ricordate che finché l'avrete con voi le vostre ferite, per quanto gravi, non sanguineranno. ([[Mago Merlino]], p. 57) *Rimasto disarmato, {{NDR|[[Sir Balin]]}} si precipitò allora alla ricerca di un'altra arma entrando prima in una stanza poi un'altra e in un'altra ancora, senza riuscire a trovare nulla e sempre incalzato dappresso da [[Re Pescatore|re Pellam]]. Infine varcò la porta di una camera meravigliosamente decorata e vide che vi si trovava un uomo disteso su un letto coperto dai più splendidi drappi d'oro che si possano immaginare. Vicino al letto, su un tavolo d'oro puro sorretto da quattro zampe d'argento, era posata una lancia di singolare fattura. Balin la afferrò, si volse a fronteggiare Pellam e lo colpì con forza, facendolo cadere in terra privo di sensi. Allora il tetto e le mura del castello crollarono e anche Balin fu gettato al suolo, dove rimase senza potersi muovere. [...] Da allora re Pellam rimase infermo per molti anni, e guarì solo quando fu curato da [[Galahad]], il nobile principe, nel corso della ricerca del [[Graal|Sangrail]] – il bacile che conteneva il sangue di Nostro Signore Gesù Cristo portato in Inghilterra da Giuseppe d'Arimatea, cui un tempo era appartenuto anche lo splendido letto. La [[Lancia di Longino|lancia]] che aveva inferto il [[Colpo Doloroso]] era la stessa con cui Longino aveva ferito Nostro Signore al cuore, e poiché re Pellam era affine alla stirpe di Giuseppe e l'uomo più degno di quei tempi, la sua infermità provocò dolore, lutti e pene. (pp. 61-62) *«Fratello, mi hai ucciso e io ho ucciso te. Il mondo intero parlerà di noi» disse poi Balin quando si fu ripreso.<br>«Perché mai non ti ho riconosciuto!» si lamentò Balan. «Avevo notato le due spade, ma dato che portavi uno scudo non tuo ti avevo creduto un altro.»<br>«È colpa di uno sciagurato cavaliere che facendomelo cambiare ci ha dato la morte. Se potessi sopravvivere distruggerei il castello per i malvagi costumi che alberga.»<br>«E sarebbe ben fatto!» approvò Balan. «Da quando vi arrivai non ebbi più la possibilità di ripartirne perché uccisi il cavaliere che era a guardia dell'isola. Lo stesso accadrà anche a te, fratello. Avresti dovuto uccidermi, come del resto hai fatto, ma poi metterti in salvo con la fuga.»<br>In quel mentre sopraggiungeva la signora del castello con quattro cavalieri, sei dame e sei servitori, e sentì le pietose parole che si scambiavano i fratelli.<br>«Uscimmo entrambi da un medesimo sacello, il ventre di nostra madre, e giaceremo insieme in una stessa fossa» dicevano. (p. 66) *Il mattino successivo comparve Merlino e fece incidere in lettere d'oro sulla tomba dei fratelli una scritta che diceva:<br><div class="center">{{maiuscoletto|Qui giace Balin il Selvaggio, che era il cavaliere dalle due spade che inferse il Colpo Doloroso.}}</div><br>Poi, presa la spada di Balin e sostituitone il pomo con un altro, ordinò a un cavaliere di brandirla, ma quello non vi riuscì nonostante i ripetuti sforzi. Allora Merlino scoppiò a ridere.<br>«Perché ridete?» gli chiese il cavaliere.<br>«Solo i campioni migliori del mondo potranno maneggiare questa spada, cioè [[Lancillotto]] e suo figlio Galahad. E con quest'arma Lancilotto ucciderà ser Galvano, il nipote di re Artù» gli rispose Merlino, che fece incidere la profezia sul pomo della spada.<br>Poi operò perché un ponte di ferro e di acciaio collegasse l'isola con la terraferma, e lo fece largo solo mezzo piede perché soltanto l'uomo più eccellente e mondo da malizia e villania potesse avere l'ardire di attraversarlo. Inoltre lasciò sull'isola il fodero della spada di Balin perché Galahad potesse trovarlo, e fece sì che per magia la spada restasse infissa in un blocco di marmo grande come la mola di un mulino, che galleggiò per molti anni nella corrente di un fiume fin sotto le mura di Camelot. Un giorno di Pentecoste Galahad, il nobile principe, che aveva già trovato il fodero, avrebbe estratto la spada così come è narrato nel libro del Sangrail. (p. 67) ====Libro III==== [[File:The Beguiling of Merlin by Edward Burne-Jones.jpg|thumb|Merlino e la Dama del Lago]] *Che un re tanto illustre per nobiltà e valore voglia prendere in moglie [[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]] è la notizia più bella che abbia mai ricevuto [...]. Gli offrirei volentieri anche le mie terre se pensassi di poterlo compiacere, ma ne ha già tante e sono certo che non ne ha bisogno. Gli farò quindi un dono che gradirà molto di più, perché gli consegnerò la [[Tavola Rotonda]] che mi fu data da Uther Pendragon. Essa può ospitare un massimo di centocinquanta cavalieri; cento li ho io stesso, ma gli altri mi sono stati uccisi. ([[Leodegrance]], p. 69) *«Ma perché vi sono due seggi vuoti alla Tavola Rotonda?» chiese poi Artù a Merlino.<br>«Sire, sono destinati a uomini degni del più alto onore, e sul [[Seggio Periglioso]] siederà solo un cavaliere senza pari. Chiunque altro sarà tanto ardito da tentare di prendervi posto, sarà annientato.» (p. 72) *Devi concedere [[misericordia]] a coloro che t'implorano, perché un [[cavaliere]] spietato è un cavaliere senza onore. ([[Gaheris]], p. 76) *Così, portate a termine le tre ricerche affidate a ser Galvano, a ser Tor e a re Pellinor, re Artù confermò la nomina di tutti i cavalieri, assegnò terre a quelli che non avevano e impose loro di non commettere mai oltraggi o omicidi, di rifuggire sempre dal tradimento, di non comportarsi mai con efferatezza, ma di concedere grazia a chi la implorasse, sotto sanzione di perdere per sempre l'onore e la sua protezione. Inoltre il re ingiunse loro, pena di morte, di soccorrere sempre le dame, le damigelle e le gentildonne e di non ingaggiare combattimenti in contese ingiuste per amore o per beni mondani. Tutti i [[cavalieri della Tavola Rotonda]] giurarono in tal senso, i giovani come i vecchi, e ogni anno rinnovavano il giuramento in occasione della festa solenne della Pentecoste. (p. 87) *Non passò molto che la [[Dama del Lago|Damigella del Lago]] partì e Merlino la seguì tentando più volte di farla sua con le proprie arti sottili, ma poi Nimue gli fece giurare di non fare mai più uso con lei dei suoi incantesimi, perché altrimenti non l'avrebbe mai avuta. [...] Poi Merlino e la damigella ripartirono per la Cornovaglia, e nel corso del viaggio egli le insegnò molti altri prodigi. Ma poiché le stava sempre intorno per cogliere la sua verginità, Nimue lo prese a noia e pensò di liberarsene; tuttavia non sapeva come fare anche perché ne aveva paura, dato che Merlino era figlio di un diavolo.<br>Ora, avvenne che un giorno Merlino le facesse vedere una caverna meravigliosa che si sprofondava sotto una grande pietra che la damigella, mettendo in opera le arti che aveva apprese, lo inducesse ad entrarvi per mostrarle i prodigi che essa nascondeva. Poi fece in modo che egli non ne uscisse mai più di quante arti magiche mettesse in opera, e si allontanò lasciandolo prigioniero. (pp. 88-89) ====Libro IV==== *Ahimè, da quando sono stato incoronato non ho avuto un solo mese di riposo! ([[Re Artù]], p. 90) *{{NDR|Su [[Sir Tor]]}} Parla poco e agisce molto di più, e non conosco nessuno qui a corte che sia di nascita più nobile, o che gli sia pari in valore e in possanza. ([[Re Artù]], p. 94) *[...] mi sono impegnato a battermi ad oltranza e preferisco morire con onore piuttosto che vivere nella vergogna. Se mi fosse possibile perdere la vita cento volte, piuttosto che arrendermi a voi sceglierei lo stesso di morire. Sono senza armi, ma non senza onore, e del resto se ucciderete un uomo inerme, il disonore ricadrà su di voi. ([[Re Artù]], p. 101) *{{NDR|Sulla [[Fata Morgana (mitologia)|Fata Morgana]]}} Mi vendicherò su di lei con tale durezza che tutto il mondo cristiano ne dovrà parlare, perché Dio sa che l'ho onorata e venerata più di ogni altra del mio sangue e che avevo più fiducia in lei che in mia moglie e negli altri miei parenti. ([[Re Artù]], p. 103) *La gente dice che Merlino è figlio di un diavolo, ma io posso affermare di essere stato concepito da un demone sulla terra! ([[Ywain]], p. 105) *[...] non è cavalleresco che uno resti in arcioni mentre l'altro è a piedi. ([[Morholt|Moroldo]], p. 112) *Una dama tanto superba da non avere misericordia di un valoroso [[cavaliere]] non ha diritto alla felicità! ([[Dama del Lago]], p. 121) ====Libro V==== *In pace da lungo tempo, [[re Artù]] aveva indetto una festa sfarzosa. La Tavola Rotonda era al completo di tutti i suoi alleati sovrani, principi e nobili cavalieri quando, mentre egli sedeva sul trono, entrarono nella sala dodici vecchi che recavano rami d'ulivo nelle mani a significare di essere venuti come ambasciatori e messaggeri dell'imperatore Lucio, a quel tempo chiamato Dittatore o Procuratore del Bene Pubblico di Roma. Giunti alla presenza del re, essi gli resero omaggio con un inchino e gli parlarono nel seguente modo:<br>«Il nobile e potente imperatore Lucio saluta il re di Britannia. Vi ordina di riconoscerlo come vostro signore e di inviargli il tributo che questo regno deve all'impero e che, come risulta dai documenti, già pagavano vostro padre e i vostri predecessori. Se agirete da ribelle e non lo riconoscerete come vostro sovrano, deterrete e tratterrete le vostre terre in contrasto con gli statuti e i decreti stabiliti dal nobile e illustre Giulio Cesare, conquistatore di questo paese e primo imperatore di Roma. Sappiate anche se vi opporrete alle sue richieste e ai suoi ordini, Lucio condurrà una guerra implacabile contro la vostra persona, i vostri regni e le vostre terre, e punirà voi e i vostri sudditi come esempio perpetuo per tutti i sovrani e i principi che rifiutano il tributo al nobile impero che domina sull'intero mondo.» (p. 131) *[...] io non pagherò mai il tributo a Roma! A quanto so Belino e Brenio, sovrani di Britannia, hanno tenuto a lungo l'impero nelle proprie mani, come anche Costantino figlio di Elena: vi è quindi la prova palese che non dobbiamo alcun tributo e che anzi, essendo noi i loro discendenti, abbiamo il diritto di reclamare il titolo all'impero. ([[Re Artù]], p. 132) *Artù presiedeva la Tavola Rotonda e appariva l'uomo più gagliardo che esista, capace di conquistare l'intera terra, che è ben poco per lui. (p. 134) *Mentre il re era assopito nella propria cabina ebbe un sogno meraviglioso: gli parve che un [[drago]] terrificante, giunto in volo dalla parte d'Occidente, affogasse molta della sua gente. Esso aveva la testa smaltata d'azzurro e le spalle che brillavano come oro, il ventre simile a maglie di straordinari colori, la coda coperta di scaglie, le zampe di splendido zibellino e gli artigli come oro fino. Dalla bocca gli scaturiva un'orrenda fiamma che faceva apparire di fuoco la terra e il mare. Poi, in una nuvola, giungeva dall'Oriente un feroce cinghiale nero dagli artigli grandi come pilastri. Coperta da pelame irsuto, era la bestia più ripugnante che si fosse mai vista, e ruggiva e muggiva in modo incredibilmente orribile. Il drago allora si sollevava nell'aria come un falco e assaliva con violenza il cinghiale che rispondeva ferendolo al petto con le zanne grigie, e quel sangue bollente faceva rosseggiare il mare. Allora il drago volava a grandi altezze, poi si precipitava fragorosamente a colpire il cinghiale sulla sommità del dorso, lungo dieci piedi dalla testa alla coda, riducendogli in polvere le ossa e la carne, che prendevano a volteggiare per tutta l'ampiezza del mare.<br>Il re si svegliò di colpo e, sconcertato dal sogno, mandò a chiamare un saggio filosofo cui ordinò di spiegarne il significato.<br>«Sire» fu la risposta del sapiente «il drago rappresenta la vostra persona, i colori delle sue ali sono i regni che avete conquistato e le scaglie di cui è irta la coda rappresentano i nobili cavalieri della Tavola Rotonda. Il cinghiale che usciva dalle nuvole e che fu ucciso dal drago simboleggia un tiranno che tormenta il popolo, o forse anche che voi dovrete battervi di persona contro il più orrido e abominevole gigante che avrete mai visto in tutta la vita. Non avete dunque nulla da temere da questo sogno: andate avanti da conquistatore.» (pp. 135-136) *Guardate quanto sono tronfi di orgoglio e di millanteria questi Britanni! [...] Si vantano come se avessero già conquistato il mondo intero! (p. 140) ====Libro VI==== *Poco tempo dopo che [[re Artù]] era tornato in Inghilterra da Roma i [[cavalieri della Tavola Rotonda]] si riunirono a corte per dedicarsi a giostre e a tornei. Non pochi cavalieri novelli compirono onorevoli gesta d'armi e superarono i compagni dando prova di valore e di prodezza, ma tra tutti spiccò [[Lancillotto|ser Lancillotto]] del Lago che fu il migliore nei tornei, nelle giostre e nelle prove d'armi sia al primo sia all'ultimo sangue, e non si fece mai sopraffare se non per tradimento o per incantesimo.<br>Dunque ser Lancillotto si meritò una tale unanime ammirazione che il libro francese dice che era il cavaliere migliore della corte dopo il ritorno del re da Roma. Per tutti questi motivi, la regina Ginevra lo predilesse tra gli altri, e poiché anche egli la ricambiava amandola più di qualunque altra dama o damigella della sua vita, compì per lei molte prodezze d'armi. (p. 157) *[...] non posso impedire alla gente di dire quel che vuole, ma non penso affatto di prendere moglie, perché dovrei restare al suo fianco trascurando le armi, i tornei, le battaglie e le avventure. Quanto poi ad avere delle amiche, rifiuto il piacere che esse potrebbero darmi soprattutto perché sono timorato di Dio. Vedete, i [[Cavaliere|cavalieri]] che si danno all'adulterio e al libertinaggio non sono felici o fortunati in battaglia, e sono quasi sempre sopraffatti da cavalieri meno abili, oppure per caso e per malasorte uccidono uomini migliori di loro. Credo quindi che sarà sempre un infelice l'uomo che ha delle amanti, e che tutto ciò che avrà a che fare con lui sarà perseguitato dalla sorte. ([[Lancillotto]], p. 170) *Ahimè, che peccato che un cavaliere debba morire senza le armi in mano! ([[Lancillotto]], p. 181) ====Libro VII==== *[[Re Artù|Artù]] dunque si era seduto a banchetto con vari altri sovrani e con tutti i [[cavalieri della Tavola Rotonda]], salvo quelli che erano stati fatti prigioniero o uccisi in scontri d'armi, quando i tre uomini fecero il loro ingresso nella sala. Due erano cavalieri di bell'aspetto e riccamente vestiti, e sulle loro spalle si appoggiava il terzo, il giovane più bello del mondo, alto, robusto e prestante, dal viso perfetto e dalle più grandi e splendide mani che si fossero mai viste, ma che si muoveva come se non riuscisse a reggersi senza essere sostenuto. Artù ordinò che si facesse silenzio e si lasciasse spazio per il loro passaggio, e i tre uomini avanzarono fino all'alta predella senza pronunziare una parola; poi il più giovane si trasse un poco indietro e, raddrizzandosi agilmente in tutta la persona, disse:<br>«Re Artù, Dio benedica voi e tutta la vostra bella certe e, in particolare, i compagni della Tavola Rotonda. Sono venuto per pregarvi di accordarmi tre doni, e poiché le mie richieste non sono irragionevoli e non vi causeranno danni o perdite, potrete concedermeli senza tema di essere disonorato. Il primo lo chiederò subito, e gli altri due tra un anno in questo stesso giorno dovunque vi troverete a celebrare la festa solenne.»<br>«Avrai quanto desideri» dichiarò il re.<br>«Allora, sire, questa è la mia prima supplica: datemi da mangiare e da bere a sufficienza per un anno, al termine del quale avanzerò le altre due preghiere.»<br>«Bel figliolo, ti consiglio di domandare di più: quello che hai espresso è un desiderio troppo umile» gli rispose Artù. «Il mio cuore prova grande inclinazione per te perché ritengo che tu discenda da una nobile schiatta: l'opinione che mi sono fatto risulterebbe fallace se non dovessi dimostrarti di altissimo lignaggio.»<br>«Sire, sia come deve essere, ho chiesto esattamente quello che volevo» replicò il giovane.<br>«Non credo che tu non lo conosca!» esclamò il re, che poi affidò il giovane a [[Sir Kay|ser Kay il Siniscalco]], ordinando che gli desse i migliori cibi e le migliori bevande e un corredo degno del figlio di un barone.<br>«Non ci sarà bisogno di spendere tanto per lui» osservò però ser Kay. «Secondo me è nato villano e non diventerà mai un gentiluomo, altrimenti vi avrebbe chiesto un cavallo e un'armatura. I suoi desideri rispecchiano invece la sua condizione. Comunque, dato che non ha nome, lo chiamerò [[Sir Gareth|Bellamano]] e lo porterò in cucina dove potrà mangiare tutti i giorni tanto di quel brodo che tra un anno sembrerà un porcello all'ingrasso.» (pp. 187-188) *Appena i due uomini che avevano accompagnato il giovane furono ripartiti lasciandolo nelle mani di ser Kay, questi cominciò a schernirlo e a farsi beffe di lui. Ma [[Gawain|ser Galvano]] se ne adirò e [[Lancillotto|ser Lancillotto]] ordinò al siniscalco di smetterla, aggiungendo che era pronto a scommettere che si sarebbe dimostrato un cavaliere di grande valore.<br>«Non avete ragioni per ritenerlo» replicò il siniscalco. «Le sue rischieste mostrano la sua vera natura; non vuole che da bere e da mangiare e in fede mia deve essere cresciuto in un'abbazia dove, comunque andassero le cose, gli facevano sempre mancare il vitto! Per questo è venuto a cercarlo qui.» (p. 189) *Così Bellamano fu mandato in cucina, e la notte dormiva con gli altri garzoni, sopportando tutto pazientemente per dodici mesi. Ma nel frattempo era riuscito a incontrare il favore generale, degli uomini come dei ragazzi, per la sua umiltà e la sua dolcezza. E ogni volta che vedeva dei cavalieri intenti alle giostre, se poteva si fermava ad osservarli e cercava in tutti i modi di trovarsi ovunque si svolgesse qualche prova di prodezza, così che accadeva che chiunque si esercitasse nel lancio di sbarre o di pietre si trovava sempre superato da lui di almeno due iarde. (p. 189) *«In nome di Dio, ti assicuro che ho dovuto impegnarmi al massimo per non essere disonorato; perciò non dovrai temere nessun altro» disse Lancillotto a Bellamano.<br>«Credete che un giorno sarò in grado di tenere testa a qualunque provetto cavaliere?» gli chiese allora il giovane.<br>«Certamente, combatti come hai fatto oggi e io te ne sarò garante.»<br>«Adesso, quindi, vi prego di armarmi.»<br>«Però dovrai dirmi il tuo nome e il tuo lignaggio.»<br>«Ve lo dirò, signore, purché non lo riveliate ad alcuno.»<br>«Te ne do la mia parola, finché non sarà universalmente noto.»<br>«Mi chiamo Gareth e sono fratello germano di ser Galvano» gli disse infine Bellamano.<br>«Ah, signore, ne sono molto lieto! Ho pensato fin dal primo momento che doveste essere di sangue nobile e che non foste venuto a corte solo per mangiare e bere!» esclamò ser Lancillotto; dopo di che lo armò cavaliere. (pp. 192-193) *[...] non lasciatemi morire quando una parola [[Cortesia|cortese]] potrebbe salvarmi! (Sir Pertolepe, p. 199) *Un [[cavaliere]] deve tollerare qualunque cosa da parte di una [[damigella]] [...]. Per questo non ho badato alle vostre parole, per quanto ingiuriose fossero; anzi, quanto più mi offendevate e mi facevate montare in collera, tanto più sfogavo la mia ira contro gli avversari che incontravo. Così le vostre ingiurie mi hanno esortato a battermi e mi hanno indotto a cimentarmi per provarvi fino in fondo di cosa sono capace. Se ho cercato accoglienza nelle cucine di Artù, è stato solo per avventura, perché avrei potuto trovare di che sostentarmi in qualunque altro posto. Ma l'ho voluto fare per mettere alla prova i miei amici e perché un giorno si potesse sapere che sono un gentiluomo. ([[Sir Gareth]], p. 203) *{{NDR|Su [[Sir Gareth]]}} Ha sconfitto tutti e quattro i fratelli e ucciso il Cavaliere Nero [...]. Ma prima ancora aveva fatto di più: aveva disarcionato ser Kay lasciandolo a terra mezzo morto e aveva affrontato un duro scontro con ser Lancillotto concludendolo alla pari. È stato allora che ser Lancillotto lo ha armato cavaliere. (p. 206) *{{NDR|Su [[Sir Gareth]]}} Lancillotto era il cavaliere che il giovane amava di più; perciò rimase quasi sempre con lui anche perché, dopo che si fu assicurato della buona salute di ser Galvano, non volle più accompagnarsi a quell'uomo vendicativo che, quando odiava, era pronto anche a commettere omicidi. E a ser Gareth questo ripugnava. (p. 236) ====Libro VIII==== *Al tempo in cui Artù era re supremo d'Inghilterra, del Galles, della Scozia e di numerosi regni, v'erano altri sovrani che regnavano su molte contrade: un paio nel Galles, altrettanti in Cornovaglia e nell'Occidente, due o tre in Irlanda e un gran numero nel Settentrione, ma tutti costoro gli dovevano obbedienza ed erano suoi vassalli, al pari del re di Francia, del re di Bretagna, e di tutti gli altri baroni fino a Roma. (p. 241) [[File:Arthur Hughes cartoon the Birth of Sir Tristram.jpg|thumb|La nascita di [[Tristano]]]] *Ah, figlioletto mio [...] hai dato la morte a tua madre! Se in così giovane età sai giù uccidere, suppongo che diverrai un uomo gagliardo e, poiché morrò per averti messo al mondo, voglio che la mia ancella preghi il mio signore e Meliodas che al battesimo ti imponga il nome di [[Tristano]], a significare il dolore della tua nascita. (Elisabetta, p. 242) *{{NDR|Su [[Tristano]]}} [...] egli diede inizio alle buone regole del trattare ogni tipo di cacciagione e introdusse i termini appropriati che sono in uso ancor oggi, onde il libro della caccia col falcone, al cervo e a ogni altro animale selvatico, è chiamato il libro di ser Tristano. Mi sembra pertanto che tutti i gentiluomini di antico blasone debbano giustamente onorarlo, perché è proprio da tali termini, che resteranno in uso fino al giorno del Giudizio, che gli uomini d'onore possono distinguere un gentiluomo da un uomo libero e quest'ultimo da un villano. Colui che è [[Gentilezza|gentile]] sarà infatti attratto dalle virtù cortesi e seguirà i nobili costumi degli uomini d'onore! (p. 244) *Ora accadde che re Agwisance d'Irlanda mandasse a chiedere a [[Marco di Cornovaglia|re Marco di Cornovaglia]] il tributo che questi gli aveva corrisposto per molti inverni e che da sette anni aveva smesso di pagare. Il re e i suoi baroni ordinarono ai messaggeri di tornare dal loro signore con questa risposta:<br>«Noi non gli pagheremo alcun tributo e se vorrà esigerlo mandi in Cornovaglia un cavaliere fidato che combatta per il suo diritto, perché noi ne troveremo un altro che difenda il nostro.»<br>I messageri tornarono dunque con quella risposta che accese d'ira re Agwisance. Convocato [[Morholt|ser Moroldo]], un nobile e provato cavaliere, compagno della Tavola Rotonda e fratello della regina d'Irlanda, il sovrano gli disse:<br>«Bel fratello, ti prego di andare per amor mio in Cornovaglia a combattervi per il tributo che ci spetta. Sarai ben risarcito per tutto quello che spenderai e avrai più di quanto ti occorra.»<br>«Sire» rispose ser Moroldo «per il diritto vostro e della vostra terra non esiterò a dare battaglia al miglior cavaliere della Tavola Rotonda, conosco la maggior parte di loro e le imprese che hanno compiuto, e affronterò volentieri questo viaggio che accrescerà la fama delle mie gesta.» (p. 245) *Raccomandami a mio zio re Marco e pregalo, se sarò ucciso in battaglia, di seppellire il mio corpo nel modo che riterrà più opportuno [...]. Sappia che non mi arrenderò per viltà e che mi farò uccidere piuttosto che fuggire: in tal modo il regno non sarà costretto al tributo per causa mia; ma se mi arrendersi dichiarandomi sconfitto o se fuggissi, digli che non dovrà mai seppellirmi in terra consacrata. ([[Tristano]], p. 248) *Appena ser Moroldo ebbe scorto Tristano, gli disse:<br>«Giovane cavaliere, ser Tristano, che fate qui? Sono molto dispiaciuto che abbiate avuto tanto coraggio, perché dovete sapere che mi sono battuto con molti nobili cavalieri, i migliori di questo paese e del mondo intero, e li ho vinti tutti. Seguite dunque il mio consiglio e ripartite.»<br>«Ser Moroldo, cavaliere leale e ben provato» gli rispose ser Tristano «non posso rinunciare alla nostra contesa perché proprio oggi ho ricevuto l'ordine della cavalleria e mi sono impegnato ad acquistarmi onore combattendo contro di voi che avete fama di essere tra i cavalieri più stimati del mondo. Al contrario io non mi sono ancora cimentato con un buon cavaliere, ma confido in Dio che potrò comportarmi onorevolmente liberando per sempre la Cornovaglia da ogni genere di tributo da parte del vostro paese.»<br>Quando ser Moroldo ebbe inteso il suo intento, aggiunse:<br>«Bel cavaliere, poiché siete deciso ad acquistare merito a mio danno, voglio che sappiate che non sarete disonorato se riuscirete a resistere a tre dei miei colpi, perché è proprio per le mie nobili imprese, provate e vedute, che re Artù mi fece cavaliere della Tavola Rotonda.» (p. 249) *Io non sono che un novello cavaliere e al primo cimento, ma piuttosto che tirarmi indietro preferirei essere fatto in cento pezzi! ([[Tristano]], p. 250) *Con grande benevolenza, il re affidò Tamtrist alla custodia e alle cure della figlia [[Isotta|Isotta la Bella]], che era molto esperta di medicina. La fanciulla infatti scoprì che alla base della ferita vi era del veleno, e la guarì in poco tempo. Così il giovane forestiero nutrì per lei un grande amore, tanto più che non v'era al mondo pulzella o dama più bella, e in cambio delle sue cure le insegnò a suonare l'arpa. E anche Isotta cominciò a sentire una grande inclinazione verso di lui.<br>[[Palamede (ciclo arturiano)|Ser Palamede il Saraceno]], beneaccetto al re e alla regina, si trovava a quel tempo nel paese, e ogni giorno si presentava con molti doni a Isotta la Bella, che amava appassionatamente. Di ciò si avvide Tamtrist, cui era nota la fama di nobiltà e di ardimento del cavaliere, e siccome Isotta la Bella gli aveva anche detto che il Saraceno aveva intenzione di farsi battezzare per amor suo, tra i due cavalieri c'era grande gelosia e Tamtrist ne era molto contrariato. (p. 252) [[File:Waterhousem Tristan and Isolde.jpg|thumb|Tristano e Isotta bevono il filtro d'amore]] *Un giorno Isotta la Bella e la regina sua madre prepararono un bagno per Tamtrist. Mentre egli era immerso nell'acqua accudito da Governale e da ser Hebes e le due donne si affaccendavano da una parte all'altra della camera, il caso volle che la regina vedesse la spada del giovane posata sul letto e che malauguratamente la traesse dal fodero. Dopo averla ammirata a lungo, ché era invero un'arma molto bella, le due dame notarono che il filo della lama era rotto a un piede e mezzo dalla punta e che ne mancava un buon pezzo. Quella falla ricordò subito alla regina il frammento di spada trovato nel cranio di ser Moroldo.<br>«Ahimè, figlia mia» esclamò «costui è il cavaliere traditore che uccise mio fratello, tuo zio!»<br>Isotta ne fu amaramente turbata, ché amava profondamente Tamtrist e conosceva appieno la crudeltà della madre.<br>Intanto la regina si era prontamente recata nella propria camera e da un suo cofano aveva preso il framment di spada estratto dalla testa di ser Moroldo dopo la sua morte; quindi si era affrettata a tornare al letto su cui era posata l'arma di Tamtrist e vi aveva inserito il pezzo d'acciaio: esso combaciò con la tacca della lama quasi non se ne fosse mai distaccato.<br>Subito la dama impugnò fieramente la spada e con tutta la sua forza corse addosso a Tamtrist che era ancora nel bagno, sì che lo avrebbe tagliato in due se ser Hebes non l'avesse afferrata per le braccia strappandole l'arma di mano. Non avendo così potuto portare a termine il suo malvagio intento, la regina corse dal marito, re Agwisance, e, gettatasi in ginocchio, gli disse:<br>«Ahimè, mio signore, ospitate in casa vostra il traditore che uccise mio fratello ser Moroldo, nobile combattente e vostro servitore.»<br>«Chi è e dove si trova?» chiese il re.<br>«È Tamtrist, colui che mia figlia ha guarito.» (p. 255) *Mio padre è ser Meliodas re di Liones e mia madre, che si chiamava Elisabetta, era sorella di re Marco di Cornovaglia. Ella morì nel darmi la luce nella foresta e, proprio per questo, prima di spirare ordinò che al battesimo mi fosse imposto il nome di Tristano, ch'io trasformai qui in Tamtrist poiché non volevo essere riconosciuto. Ho combattuto per il tributo della Cornovaglia per amore di mio zio e per il diritto di quella terra che egli possedeva da molti anni, e anche per accrescere il mio onore, perché ero stato fatto cavaliere proprio quel giorno ed ero al mio primo cimento. Solo per questo intrapresi la battaglia, e sappiate inoltre che ser Moroldo si sottrasse a me ancora in vita, abbandonando lo scudo e la spada. ([[Tristano]], p. 256) *Col passare del tempo [...] sorsero dissidi e gelosie tra il re e il nipote a causa di una dama, moglie del nobile conte ser Segwaride, di cui entrambi erano innamorati. La dama amava molto ser Tristano che la ricambiava, poiché era invero bella, e il cavaliere lo aveva ben notato, e re Marco, accesosi anch'egli d'amore per lei, lo aveva saputo e ne era geloso. (p. 258) *[...] benché tra loro vi fossero belle parole, finché visse re Marco non amò più il nipote {{NDR|[[Tristano]]}}, poiché ogni affetto si era spento per sempre. (p. 260) *[...] colui che ha una segreta [[ferita]] è riluttante a mostrare apertamente l'ingiuria subita! (p. 260) *[[Lancillotto|Ser Lancillotto]] non ha pari per gentilezza e cavalleria e, per il grande affetto che nutro per lui, non combatterò più di mia volontà contro di voi. ([[Tristano]], p. 264) *[...] re Marco non smise mai di pensare in cuore suo al modo di far perire Tristano. Infine escogitò di mandarlo come suo messaggero in Irlanda a chiedere in moglie Isotta la Bella, di cui il nipote aveva tanto lodato l'avvenenza e la bontà. Ma tutto ciò era fatto con l'intento di farlo morire. (p. 265) *Ser Tristano prese dunque il mare e, mentre si trovava nella cabina insieme ad Isotta, accadde che avessero sete e che lì accanto vi fosse una piccola fiasca d'oro contenente, a giudicare dal colore e dal sapore, un vino prelibato. Subito il giovane la prese dicendo:<br>«Madama Isotta, ecco la migliore bevanda che abbiate mai gustata e che la vostra ancella dama Brangania e il mio servitore Governale tenevano per sé.»<br>Risero entrambi di cuore e bevettero liberamente, brindando l'uno all'altra, sì che mai vino sembrò loro più dolce e prelibato. Ma appena l'ebbero inghiottito, essi si amarano sì intensamente che quel loro sentimento non li abbandonò mai più, nella buona e nella cattiva sorte. Era infatti quello il principio di un amore che li avrebbe accompagnati per tutti i giorni della vita. (p. 271) *Non è da buon [[cavaliere]] cogliere un altro in svantaggio [...]. ([[Tristano]], p. 284) *Ser Lamorak si allontanò in compagnia di ser Driant, ed essendosi imbattuto in un cavaliere che per ordine di [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana la Fata]] recava a [[re Artù]] un bel corno rifinito in oro, lo costrinse con la forza a rivelargli il motivo della sua missione. Seppe che il corno aveva una virtù – nessuna dama o gentildonna che non fosse fedele al proprio signore vi poteva bere senza versarne il contenuto – e che Morgana la Fata lo inviava in dono al fratello Artù a causa della [[Ginevra (ciclo arturiano)|regina Ginevra]] e per dispetto a ser Lancillotto.<br>«Se non vuoi morire» disse allora ser Lamorak «porterai il corno a re Marco, e gli dirai che glielo mando perché metta alla prova la fedeltà della sua sposa.»<br>Il cavaliere si recò così da re Marco e gli disse che gli inviava quel corno prezioso e qual era la sua qualità. Il re costrinse quindi la regina Isotta a bere, e dopo di lei cento altre dame, ma solo quattro tra esse riuscirono a non versare la bevanda.<br>«Ahimè, è una grave infamia» esclamò il sovrano, giurando poi solennemente che avrebbe condannato al rogo la regina e le altre.<br>Ma i baroni si radunarono e dichiararono apertamente di non essere disposti a tollerare che le dame venissero arse per via di un oggetto fatto con arti magiche dalla strega più fals e incantatrice che vi fosse al mondo e nemica dei veri amanti, e affermarono che quel corno non operava mai niente di buono e causava solo odio e dissidi. Molti cavalieri fecero pertanto voto di usare ben poca cortesia a Morgana la Fata, se ma l'avessero incontrata. (pp. 284-285) *[...] uccisi ser Moroldo liberando la Cornovaglia dal tributo, e sono anche colui che salvò il re d'Irlanda da ser Blamor di Ganis e che vinse ser Palamede. Sono Tristrano di Liones e, con la grazia di Dio, libererò quest'infelice contrada. ([[Tristano]], p. 291) *«[...] In cambio della mia cortesia voi esponeste al biasimo molte dame, inviando a re Marco il corno di Morgana la Fata, per risentimento verso di me.»<br>«Lo rifarei se fosse il caso» affermò ser Lamorak. «Preferivo che la disputa si svolgesse alla corte di re Marco piuttosto che a quella di re Artù, perché non sono di pari onore.»<br>«Questo lo so, ma voi agiste solo per far dispetto a me» replicò Tristano. «Eppure, nonostante il vostro malanimo, ringrazio Dio che non avete fatto grande danno. Lasciate dunque ogni vostro rancore e io farò altrettanto: uniamo invece le nostre forze e acquistiamoci merito uccidendo il gigantesco signore dell'isola, ser Nabon il Nero.»<br>«Signore, ora comprendo la vostra cavalleria!» esclamò ser Lamorak. «Non può essere menzognero ciò che tutti dicono di voi: per nobiltà, generosità e virtù non avete pari e mi pento di avervi mostrato villania.» (p. 292) *[...] molti dicono dietro le spalle di un uomo quello che non gli direbbero mai in faccia. ([[Lamorak]], p. 295) ====Libro IX==== *Un giorno giunse alla corte di Artù un giovane di robusta costituzione, abbigliato sfarzosamente con una cotta di un ricco tessuto d'oro che tuttavia gli pendeva malamente addosso, a richiedere al re che lo armasse cavaliere.<br>«Come vi chiamate?» gli domandò il sovrano.<br>«[[Sir Breunor|Brunoro il Nero]], sire, e non tarderete a sapere che sono di nobile schiatta.»<br>«Sarà anche così» commentò [[Sir Kay|ser Kay]] «ma a vostro scherno sarete chiamato La Cotta Maltagliata per la pessima foggia del vostro abito.» (p. 299) *Sire [...] chiedo a voi e a tutta la corte che mi chiamate La Cotta Maltagliata: così mi ha soprannominato ser Kay e non voglio altro nome. ([[Sir Breunor]], p. 300) *Se alla tua prima giostra ti inviano un buffone a combatterti, sei davvero tenuto in poco conto alla corte di Artù! (Damigella Maldicente, p. 302) *Ah, bella damigella [...] vi prego di avere pietà e di non insultarmi oltre, perché la mia afflizione è grande abbastanza anche se non ne aggiungete del vostro. Tuttavia non mi considero un cattivo cavaliere per essere stato abbattuto da un compagno della Tavola Rotonda. ([[Sir Breunor]], p. 302) *{{NDR|Su [[Sir Breunor]]}} [...] vi dico apertamente che è un bravo cavaliere, e che si proverà nobile e prode. Se non si tiene ancora saldo in sella è solo perché gliene mancano la pratica e l'esperienza, ma quando è il momento di maneggiare la spada sa colpire con forza e valentia, ed è ciò che hanno compreso ser Bleoberis e [[Palamede (ciclo arturiano)|ser Palamede]] che, da uomini scaltriti dall'uso delle armi, sanno giudicare dal modo di cavalcare di un avversario se saranno in grado di rovesciarlo di sella o di assestagli un buon colpo. Ma per lo più essi non sono disposti a combattere a piedi con i giovani cavalieri, che sono agili e vigorosi. ([[Mordred]], p. 304) *{{NDR|Su [[Glatisant la Bestia]]}} Si trattava della bestia con la testa da serpente, il corpo da leopardo, le natiche da leone e le zampe da cervo; inoltre, ovunque essa andasse, dal suo ventre scaturiva uno strepito quasi vi fossero trenta coppie di veltri latranti. (p. 314) *[...] nessuno è conformato in modo da poter aver [[successo]] in ogni occasione: talvolta si ha la peggio per mala ventura e talaltra colui che è meno meritevole mette in svantaggio chi è migliore di lui. (p. 314) *«Chi vorreste assalire?» chiese [[Lamorak|ser Lamorak]].<br>«[[Lancillotto|Ser Lancillotto del Lago]]: se mai lo incontrassimo non potrebbe sfuggirci e lo metteremo a morte!»<br>«Vi assumete un compito molto arduo, perché è un cavaliere nobile e ben provato» fu la risposta di ser Lamorak.<br>«Non ne dubitiamo, ma ognuno di noi è sufficientemente forte per tenergli testa.»<br>«Non lo credo» replicò ser Lamorak. «In tutta la mia vita non ho mai inteso d'alcun cavaliere che ser Lancillotto non riuscisse a superare.» (p. 315) *[...] ognuno ritiene infatti che la propria dama sia superiore a ogni altra, e voi non dovete adirarvi se io lodo colei che maggiormente amo. Se la mia signora, la regina Ginevra, è ai vostri occhi la più avvenente, sappiate che la regina Morgawse sembra più bella ai miei, ed è ciò che ogni cavaliere pensa della propria dama. ([[Lamorak]], p. 316) *Ho ricevuto una bella ricompensa per aver combattuto contro [[Morholt|ser Moroldo]] e liberato il regno dalla sudditanza; e anche per aver portato in Cornovaglia la [[Isotta|regina Isotta]] sopportando gravi costi e pericoli. Quale compenso mi fu dato per essermi battuto con ser Blamor di Ganis in difesa di re Agwisance padre di Isotta la Bella, e cosa mi venne per aver abbattuto ser Lamorak il Gallese su richiesta di re Marco, o per aver vinto il Re dei Cento Cavalieri e il re del Galles del Nord che minacciavano le sue terre? E ancora, per aver salvato la regina dal buon cavaliere ser Palamede, e per aver ucciso il potente gigante Tawlas? Sappia re Marco, che ora mi dà tale mercede, che fu solo per amor mio che molti nobili cavalieri della Tavola Rotonda hanno finora risparmiato i baroni di questa contrada! ([[Tristano]], p. 326) *Ebbene, qui si può imparare che nessun [[cavaliere]] è tanto forte che non possa essere scavalcato, nessuno tanto saggio che non possa sbagliare, e che cavalca bene colui che non è mai caduto! ([[Dinadan]], p. 332) *{{NDR|Su [[Tristano]]}} Gesù misericordioso! Dacché presi le armi non vidi mai un cavaliere compiere gesta sì stupefacenti! Se lo assalissi ora, recherei onta a me stesso. ([[Lancillotto]], p. 335) *[...] un buon cavaliere deve sempre favorire un altro, giacché i simili sono attratti dai simili. (Re dei Cento Cavalieri, p. 336) *[...] nell'ardore della lotta spesso si colpiscono gli amici al pari dei nemici. ([[Lancillotto]], p. 343) *È difficile staccare la carne che è cresciuta intorno all'osso! ([[Lancillotto]], p. 348) *Anche il [[Pecora e lupo|lupo]] lascerebbe in pace la pecora se si trovassero insieme nella stessa prigione! ([[Dinadan]], p. 348) *Come dice il libro francese, [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana]] preferiva ser Lancillotto a ogni altro, e lo desiderava in ogni momento benché egli non acconsentisse ad amarla né a far nulla su sua richiesta. (p. 351) ====Libro X==== *Un [[cavaliere]] così ardito non morrà per mano di un branco di vigliacchi! ([[Tristano]], p. 357) *Ahimè, [[Isotta|Bella Isotta]] regina di Cornovaglia, perché mai vi amo? [...] Voi non avete colpa di questa mia pena e il biasimo ricade solo sui miei occhi: siete la più bella di tutte, e io da stolto non posso fare a meno di esservi devoto anche se non mi dimostrate né amore né cortesia, e amate riamata ser Tristano di Liones che è il cavaliere migliore del mondo. ([[Palamede (ciclo arturiano)|Palamede]], p. 373) *«Ecco un castello che non potrebbe essere preso o conquistato con alcuna macchina da guerra» disse ser Dinadan indicandolo al compagno. «Vi dimora la regina Morgana la Fata: lo ricevette dal fratello re Artù, che se ne è poi pentito amaramente. Da quel momento non c'è stato più accordo tra loro e la sorella gli ha fatto guerra ogni volta che ha potuto mantenendo proprio in questo maniero un folto gruppo di armati al solo scopo di distruggere quanti sono cari al re. Infatti non vi passa alcun cavaliere che non debba combattere contro uno, due o persino tre avversari. Se poi appartiene ad Artù ed è sconfitto, perde cavallo, armatura e ogni altra cosa che possiede, e persino la libertà qualora non riesca a fuggire.»<br>«Dio mi protegga!» esclamò ser Palamede. «Fare guerra al proprio signore che è chiamato il fiore della cavalleria cristiana e pagana è un costume malvagio e indegno di una regina, e io vi porrò fine di tutto cuore. Morgana non riceverà mai alcun servigio da me, e se come penso mi manderà contro i suoi cavalieri, essi avranno dì che combattere!» (p. 377) *Il racconto torna ora a [[Lamorak|ser Lamorak]] che era lodato e onorato da ogni buon cavaliere all'infuori di [[Gawain|ser Galvano]] e dei suoi fratelli che desideravano solo il suo male e che, meditando di cogliere l'occasione per ucciderlo, fecero venire la madre in un castello vicino a Camelot. La regina di Orkney era infatti giunta da poco allorché ser Lamorak le inviò un messaggero e fissò con lei un convegno di cui venne subito a conoscenza [[Gaheris|ser Gaheris]], che si pose in agguato.<br>A notte, ser Lamorak arrivò tutto armato, legò il cavallo vicino a una postierla segreta ed entrò in una stanza dove si tolse l'armatura; quindi raggiunse il letto della regina dove, amandosi di tutto cuore, essi trassero grande gioia l'uno dall'altra.<br>Quando ser Gaheris giudicò che fosse giunto il momento si accostò al letto e, afferrata bruscamente la madre per i capelli, le mozzò la testa. Ser Lamorak sentì così sprizzare su di sé il sangue caldo di colei che amava e balzò dal letto gridando come uomo aflitto e sgomento:<br>«Ah, ser Gaheris, cavaliere della Tavola Rotonda, avete commesso un'azione malvagia e vile! Perché uccideste la madre che vi generò? Avreste avuto maggior ragione di colpire me!»<br>«Dici il vero, e benché l'uomo sia nato per offrire il proprio servigio alla donna, sei tu che hai commesso l'offesa» replicò ser Gaheris. «Tuo padre uccise il nostro, eppure tu hai giaciuto con nostra madre disonorando me e i miei fratelli: è una vergogna troppo grande perché sia tollerata! Quanto poi a tuo padre re Pellinor, sappi che fu ucciso da me e da mio fratello Galvano.»<br>«Avete commesso un torto ancora più grande e fareste bene a ricordare ce la morte di mio padre non è ancora stata vendicata!»<br>«Non minacciarmi, Lamorak, altrimenti ti ucciderò. È solo perché ora sei disarmato che il mio onore di cavaliere mi vieta di metterti a morte, ma sappi che in qualunque altra occasione ti rincontrerò, non risparmierò la tua vita» ribatté ser Gaheris. «Ormai mia madre è affrancata da te: vai dunque a prendere il cavallo e vattene.» (pp. 385-386) [[File:Boys King Arthur - N. C. Wyeth - p162.jpg|thumb|La morte di Lamorak]] *Ser Lamorak si separò da Lancillotto e ripartì da solo, e fu così che ser Galvano e i suoi tre fratelli [[Agravaine|Agravano]], Gaheris e [[Mordred]] andarono ad attenderlo in un luogo appartato: gli uccisero il cavallo poi lo assalirono tutti insieme, di fronte, alle spalle e ai lati e, dopo più di tre ore di combattimento, ché ser Lamorak si difendeva da valoroso, ser Mordred gli aprì una profonda ferita nella schiena e gli altri lo fecero a pezzi.<br>Così morì il nobilissimo ser Lamorak, cavaliere della Tavola Rotonda; ma sappiate che [[Sir Gareth|ser Gareth]], il quinto fratello di ser Galvano, non ebbe alcuna parte nel vile assassinio. (p. 387) *«Ne ho visti di stolti come voi!» esclamò allora ser Dinadan adirato. «E uno proprio quest'oggi: se ne stava disteso accanto a una fonte con aria trasognata, lo scudo appoggiato al suolo e il cavallo poco distante, e sogghignava come un folle senza dire una parola. Compresi così che si trattava di un [[Innamoramento|innamorato]].»<br>«E voi non lo siete, bel cavaliere?» gli chiese ser Tristano.<br>«Maledetto chi lo è!» proruppe ser Dinadan.<br>«Avete torto, perché soltanto il cavaliere innamorato può essere prode» replicò ser Tristano. (pp. 408-409) *«In guardia, cavaliere» gridò poi a ser Epinogrus. «È abitudine dei cavlieri erranti sfidarsi alla giostra.»<br>«È forse costume di tali cavalieri imporre di combattere che lo si voglia o no?»<br>«È tale per me, e tanto vi basti» replicò ser Dinadan. (p. 409) *«[...] io non so cosa spinga ser Tristano e tanti altri innamorati a perdere la ragione e l'intendimento per delle donne!» commentò ser Dinadan.<br>«Come, siete un cavaliere e non siete innamorato? Vergognatevene: non potete certo essere chiamato prode se non venite a contesa per una dama.»<br>«Dio me ne guardi!» esclamò ser Dinadan. «Le gioie d'amore sono troppo brevi e le pene che ne derivano fin troppo durature.» (p. 412) *«Ma perché siete tanto incollerito?»<br>«Ah, codardo, disonori la cavalleria!» lo ingiuriò ser Dinadan.<br>«Poco importa dal momento che mi metterò al vostro servizio e rimarrò sotto la vostra salvaguardia. Siete così prode che mi proteggerete» replicò ser Tristano.<br>«Il diavolo mi liberi da te! D'aspetto sei il migliore uomo d'armi che abbia mai visto, ma anche il più pusillanime.» (p. 413) *"Date [[potere]] al [[villano]] e questi non ne avrà mai abbastanza". Infatti, laddove il governo è affidato a una persona di bassi natali mentre il signore delle terre è di nascita elevata, avverrà che il [[Plebe|plebeo]] non tollererà al proprio fianco alcun gentiluomo, e ne perseguirà anzi la rovina. (p. 417) *{{NDR|Su [[Palamede (ciclo arturiano)|Palamede]]}} [...] tutti lo lodarono e affermarono che seppure ancora saraceno, era un credente della migliore specie, ben disposto d'animo e assolutamente leale e fedele alla parola data. (p. 420) *Ora oso dire che siete la dama più bella che abbia mai visto, e che ser Tristano è un cavaliere prode e prestante quant'altri mai. Mi sembra perciò che siate fatti l'uno per l'altra! ([[Re Artù]], p. 441) *Ah, Palamede, Palamede [...] perché sei così emaciato, tu che un tempo eri chiamato uno dei più bei cavalieri del mondo? Ah, non voglio più vivere questa vita perché amo colei che non potrò mai avere o conquistare! ([[Palamede (ciclo arturiano)|Palamede]], p. 452) *«Signore, ecco come mi discolpo: in quanto alla regina Isotta, sappiate che l'amo da lungo tempo più di ogni altra, e a lei debbo gli onori che ho conquistato, ché altrimenti sarei rimasto il cavaliere più indegno del mondo. Ovunque andavo, il suo ricordo mi accompagnava e mi spingeva a compiere imprese meritevoli. Tuttavia finora non ebbi mai da lei ricompensa e pur essendo il suo cavaliere non ricevetti alcun guiderdone! Perciò, ser Tristano, non temo la morte perché, sapendo che non possiederò mai la mia regina, mi è indifferente vivere o morire, e se fossi armato come lo siete voi, mi batterei di buon animo.»<br>«La vostra stessa bocca ha rivelato il tradimento!» proruppe ser Tristano.<br>«Non ho commesso alcuna slealtà» protestò l'altro. «Ogni uomo è libero di amare, e benché abbia riposto il cuore nella vostra dama, ella è mia quanto è vostra. Se questo è un torto, allora sono colpevole, ma voi godete di lei e appagate il vostro desiderio, mentre io non ebbi mai nulla né spero di averlo in futuro, e tuttavia l'amerò quanto voi fino all'ultimo istante della mia vita.» (p. 453) ====Libro XI==== *Mentre in un giorno di Pentecoste, i cavalieri sedevano alla [[Tavola Rotonda]], si presentò ad [[Re Artù|Artù]] un eremita che vide il [[Seggio Periglioso]] e chiese al re e ai baroni perché non fosse occupato.<br>«Su quel seggio non siederà che colui che è destinato, ogni altro vi troverà la morte» gli fu risposto.<br>«Sapete chi è?» domandò allora l'eremita.<br>«Non lo sappiamo ancora.»<br>«Lo so io» dichiarò allora il sant'uomo. «Vi prenderà posto un cavaliere che non è stato ancora concepito, ma che nascerà quest'anno e sarà colui che conquisterà il Sangrail.» (p. 456) *[...] entrò, giovane e bellissima, una damigella che recava tra le mani un vaso d'oro. Allora il re e tutti quanti si trovavano nella sala si inginocchiarono devotamente a pregare.<br>«Oh, Gesù!» esclamò ser Lancillotto. «Cosa può significare?»<br>«È il [[Graal|Sangrail]], l'oggetto più prezioso che alcun essere vivente possieda» fu la risposta del re. «Quando sarà portato altrove, la Tavola Rotonda si spezzerà.» (p. 458) *A tempo debito, [[Elaine di Corbenic|Elaine]] partorì un bel bambino che fu allevato con cura e affetto e battezzato [[Galahad]], perché quello era il nome che ser Lancillotto aveva ricevuto al fonte battesimale e che poi la Dama del Lago aveva mutato in Lancillotto. (p. 460) *Sappiate, ser Bors, che questo fanciullo è Galahad; siederà sul Seggio Periglioso e otterrà il Sangrail, e si dimostrerà migliore di suo padre ser Lancillotto. ([[Elaine di Corbenic]], p. 462) *[...] solo gli uomini valorosi e retti che amano e temono Dio possono conquistare onore; altrimenti, per quanto arditi, non vi riescono. ([[Re Pescatore|Re Pelles]], p. 462) *Ser Bors si era appena sdraiato di nuovo per riposare, quando sentì un grande frastuono provenire dalla camera vicina e si vide piovere dentro, non sapeva se dalle porte o dalle finestre, nugoli di frecce e di quadrelli tanto fitti da lasciarlo stupito; molti lo colpirono e lo ferirono nei punti in cui il suo corpo non era protetto.<br>Ed ecco sopraggiungere un orribile leone: ser Bors gli si fece incontro; la fiera gli portò via lo scudo, ma egli riuscì a mozzarle la testa. Non passò molto che nella corte vide un orrendo drago sulla cui fronte sembrava fossero scritte lettere d'oro che ser Bors pensò avessero il significato di "re Artù". Giunse poi un leopardo brutto e vecchio che si batté a lungo e accanitamente con il drago; ma a un certo punto questi sputò fuori dalla bocca qualcosa come un centinaio di piccoli draghi che uccisero e fecero a pezzi il leopardo.<br>Apparve poi nella sala e si mise a sedere su un bel seggio un vecchio che sembrava avere intorno al collo due vipere. Teneva in mano un'arpa e prese a cantare un'antica canzone che narrava come Giuseppe di Aramitea fosse giunto in quel paese. Quando ebbe finito, consigliò a ser Bors di andare via.<br>«Qui non incontrerete altre avventure» gli disse. «Vi siete portato con grande onore, e più ne acquisterete in futuro.»<br>Parve allora a ser Bors che giungesse una colomba candida recante nel becco un incensiere d'oro, e che la tempesta imperversata fino ad allora cessasse e si allontanasse di colpo, mentre la sala si empiva di straordinari profumi. Poi vide quattro fanciulli che portavano quattro bei ceri e in mezzo ad essi un vecchio con un cero in una mano e una lancia nell'altra. Si trattava dell'arma che aveva nome Lancia della Vendetta. (pp. 463-464) *Dite [...] a [[Sir Kay|ser Kay il Siniscalco]] e a [[Mordred|ser Mordred]] che confido in Dio che sarò valoroso quanto loro, e non dimenticherò mai i motteggi e le derisioni che mi indirizzarono il giorno in cui fui investito cavaliere: non comparirò a corte finché tutti non parleranno di me con maggiore rispetto di quanto sia mai stato dimostrato loro. ([[Parsifal]], p. 472) *{{NDR|Su [[Parsifal]]}} [...] era infatti uno dei migliori cavalieri del mondo, e in lui la vera fede era ben salda. (pp. 473-474) *Ed ecco avvicinarsi il sacro vaso del Sangrail accompagnato da soavità e profumi di ogni sorta. I due cavalieri non poterono distinguere con chiarezza chi lo portava; solo ser Percival intravvide appena sia il vaso sia la vergine purissima che lo recava tra le mani. Immediatamente si trovarono entrambi perfettamente risanati nelle membra e nel corpo, e resero grazie a Dio in grande umiltà.<br>«Gesù» disse ser Percival «cosa significa che siamo guariti, mentre unmomento fa eravamo in punto di morte?»<br>«Lo so io» rispose ser Ector. «È stato il sacro vaso portato da una vergine e contenente il santo sangue di Nostro Signore Gesù Cristo. Solo un uomo di assoluta perfezione può vederlo.» (p. 474) ====Libro XII==== *Se la mia morte potesse giovarvi e la mia vita non vi fosse di alcuna utilità, ebbene, sarei pronta a morire per voi! ([[Elaine di Corbenic]], p. 481) *«Ah, [[Tristano|ser Tristano]]» esclamò allora [[Palamede (ciclo arturiano)|ser Palamede]] «sapete bene che non posso battermi senza perdere l'onore. Voi siete allo scoperto e io sono armato: se vi uccidessi l'onta ricadrebbe su di me. Del resto, conosco la vostra forza e la vostra resistenza.»<br>«È vero, e adesso capisco quanto siete prode.»<br>«Vi prego, rispondete a una domanda.»<br>«Volentieri. Con l'aiuto di Dio vi dirò la verità.»<br>«Fate il caso che voi foste armato di tutto punto e io non lo fossi: cosa vi suggerirebbe di farmi l'onore cavalleresco?»<br>«Ora capisco!» esclamò ser Tristano. «Poiché devo dare il mio parere, Dio mi benedica, quel che dirò non sarà dettato dalla paura. Vi risponderò quindi che in tal caso non vorrei battermi e vi lascerei andare.»<br>«E anch'io non voglio. Perciò, prendete la vostra strada!»<br>«Posso sempre scegliere se restare o andar via, invece. Ma c'è una cosa che mi stupisce: perché un cavaliere valoroso come voi non vuole essere battezzato, mentre vostro fratello ser Safer si è fatto cristiano già da tempo?»<br>«Sebbene in cuor mio creda già in Gesù Cristo e nella sua dolce madre Maria, secondo un voto che ho fatto anni fa devo ancora affrontare uno scontro; poi mi farò battezzare, e con grande gioia.»<br>«In fede mia, allora non dovrete cercare a lungo quest'ultima battaglia! Dio non voglia che per colpa mia restiate ancora saraceno!» (p. 488) *«E adesso?» gli chiese Tristano. «Ti ho alla mia mercé come poc'anzi mi avevate voi. Ma i cavalieri di corte non dovranno mai dire che ser Tristano ha ucciso un guerriero disarmato. Quindi, riprendete la vostra arma e portiamo a termine lo scontro.»<br>«Desidererei davvero di finirlo» rispose l'altro «ma non ho molta voglia di battermi ancora, anche perché l'offesa che vi ho arrecata non è tanto grave che non possiamo diventare amici. Osai dire che [[Isotta|Isotta la Bella]] non ha pari tra le dame; non l'ho mai disonorata e, anzi, è grazie a lei che ho ottenuto gran parte dell'onore che mi sono conquistato. Le mie offese non furono mai rivolte alla regina, ma a voi, e oggi mi avete ripagato con un gran numero di colpi. Ad alcuni ho potuto rispondere, ma adesso devo ammettere che non ho mai incontrato un uomo forte e resistente quanto voi, salvo ser Lancillotto del Lago. Perciò, mio signore, vi chiedo di perdonarmi ogni cosa e di condurmi oggi stesso alla chiesa più vicina dove prima vorrei confessarmi e poi essere battezzato. In seguito andremo insieme alla corte di Artù per partecipare alla grande festa.»<br>«Allora prendete il cavallo: faremo come avete detto, e che Dio vi perdoni per tutti i vostri peccati come ho già fatto io! A un miglio da qui il vescovo suffraganeo di Carlisle potrà impartirvi il sacramento del battesimo.»<br>Montarono a cavallo insieme a ser Galleron e, giunti alla presenza del vescovo, gli esposero quanto volevano. Il sant'uomo fece riempire un grande bacile d'acqua, la consacrò, poi confessò e assolse ser Palamede. Ser Tristano e ser Galleron furono i suoi padrini.<br>Poco dopo, ripartirono per Camelot dove trovarono il re, la regina e quasi tutti i cavalieri della Tavola Rotonda, che furono molto lieti di sapere che ser Palamede si era fatto cristiano. (pp. 490-491) ====Libro XIII==== *«Ora sono certo che voi della Tavola Rotonda partirete alla ricerca del Sangrail e che io non vi vedrò mai più tutti insieme» dichiarò allora Artù. «Voglio perciò che vi riuniate per giostrare e torneare nel prato sotto Camelot in modo che, dopo la vostra morte, si possa tramandare che in questo giorno erano qui raccolti tanti valorosi combattenti.» (p. 501) *Rientrati tutti tra le mura di Camelot, il re e i baroni si recarono ad ascoltare i vespri nella cattedrale e poi a cena, dove ciascuno dei cavalieri prese posto, come prima, sul proprio seggio. Ma ecco che, tra improvvisi scoppi e rombi di tuono che fecero temere che il palazzo stesse crollando, nella sala penetrò un raggio di sole sette volte più vivido di quanto si fosse mai visto e tutti furono investiti dalla grazia dello Spirito Santo. Guardandosi intorno, i cavalieri osservarono che gli altri sembravano circonfusi di bellezza, ma non poterono pronunciare una sola parola. Poi, apparve il Santo Graal velato di sciamito bianco, così che nessuno poté vederlo o capire chi lo recasse, e la sala si riempì di profumi mentre davanti ai commensali comparivano i cibi e le bevande che prediligevano. Dopo aver attraversato l'intero ambiente, il sacro vaso scomparve d'un tratto, e solo allora i presenti ritrovarono la voce e il re rese grazie a Dio per la benevolenza che aveva mostrato loro. (p. 502) *Non torneranno più tutti {{NDR|i [[cavalieri della Tavola Rotonda]]}} insieme perché molti moriranno nel corso della ricerca. Io li amo quanto la mia stessa vita, e lo scioglimento di questa compagnia mi provoca un tremendo dolore, poiché la loro presenza alla mia corte era ormai un costume consolidato. ([[Re Artù]], p. 503) *Il mio peccato e la mia malvagità mi hanno sprofondato nel disonore [...]. Finché ho perseguito avventure mondane per soddisfare desideri terreni, le ho sempre compiute in modo impareggiabile e senza mai subire sconfitte nelle giuste come nelle inique contese. Ma ora che ho intrapreso avventure celesti, capisco che il mio antico peccato mi ostacola e mi svergogna al punto che quando mi è apparso il sacro sangue non ho avuto la forza di muovermi e di parlare. ([[Lancillotto]], p. 518) *{{NDR|Su [[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]]}} Tutte le mie gesta d'armi le ho compiute per amor suo [...] e per lei mi sono battuto, a torto o a ragione. Non ho mai fatto nulla solo per amore di Dio, ma sempre anche per conquistarmi onore e farmi andare di più, e ne sono stato poco o nulla grato al Signore. ([[Lancillotto]], p. 519) ====Libro XIV==== *«[[Mago Merlino|Merlino]] istituì la [[Tavola Rotonda]] a somiglianza della sfericità del mondo in essa perfettamente rappresentato» proseguì la reclusa. «Nella Tavola Rotonda, infatti, l'intero mondo cristiano e pagano trova ristoro, tanto che coloro che sono scelti a fare parte di quell'eletta compagnia si reputano colmi di grazia e più onorati che se fossero i padroni di metà della terra. Hai potuto vedere anche tu come, pur di appartenervi, i cavalieri siano disposti a perdere padre, madre, famiglie, mogli e figli, come facesti tu stesso che, per unirti a loro, abbandonasti tua madre senza volerla più vedere.<br>«Dunque, quando Merlino istituì la Tavola Rotonda disse che coloro che ne sarebbero stati compagni avrebbero potuto attingere alla verità del Sangrail. Gli fu chiesto chi l'avrebbe conquistata, ed egli rispose che sarebbero stati tre tori bianchi, due vergini e uno casto, e che uno di essi sarebbe stato più forte e più valoroso di suo padre quanto il leone lo è del leopardo. Allora gli fu detto: "Bisognerà che con le tue arti tu dia luogo a un seggio su cio potrà prendere posto solo il cavaliere che eccellerà su ogni altro".<br>«E Merlino istituì il Seggio Periglioso, quello su cui Galahad sedette al banchetto di Pentecoste.» (p. 522) *La storia dice che [[Parsifal|ser Percival]] era uno degli uomini più religiosi che vi fossero al mondo in quei tempi in cui ben pochi credevano in Dio senza riserve, e i figli non rispettavano i padri e li trattavano come estranei. Egli quindi cercò conforto in Nostro Signore Gesù pregandolo affinché le tentazioni non lo allontanassero dal servizio di Dio ed egli potesse continuare ad essere Suo leale campione. (p. 527) *[...] sono al servizio dell'Uomo migliore del mondo che non permetterà che io muoia, perché chi bussa alla Sua porta potrà entrare, chi chiede potrà ricevere, ed Egli non si nasconde a colui che lo cerca [...]. ([[Parsifal]], p. 529) *Punirò la mia carne, che vuole avere impero su di me! ([[Parsifal]], p. 532) *Quanto sono stato vicino a perdere me stesso [...] e la purezza che non avrei mai più potuto riavere! ([[Parsifal]], p. 532) ====Libro XV==== *«Non sei forse ser Lancillotto del Lago?» gli chiese il religioso dopo che il cavaliere gli ebbe comunicato che si sarebbe fermato con lui per la notte.<br>«Si, sono io.»<br>«Cosa fai in questa contrada?»<br>«Vado in cerca delle avventure del [[Graal|Sangrail]], signore.»<br>«Fa pure» gli disse allora il buon uomo «ma anche se il santo vaso si trovasse qui, il peccato ti impedirebbe di vederlo proprio come non è dato a un cieco di scorgere una spada sfolgorante.» (pp. 534-535) *Quaranta anni dopo la passione di Gesù Cristo, [[Giuseppe d'Arimatea|Giuseppe di Arimatea]] preconizzò che re Evelake avrebbe sconfitto in battaglia i propri nemici. Dei sette re e dei due cavalieri che hai visto, il primo si chiama Nappus, e fu un sant'uomo; il secondo ebbe il nome di Nacien in onore di un suo avo che aveva ospitato Nostro Signore Gesù Cristo. Il terzo fu chiamato Helias il Grosso; il quarto Lisais; il quinto, Jonas, lasciò il proprio paese per rcarsi nel Galles dove sposò la figlia di Manuel ed ottenne la Gallia, che elesse come sua dimora e generò Lancillotto, tuo nonno, che sposò la figlia del re d'Irlanda e fu un uomo insigne quanto te. Suo figlio fu re Ban, tuo padre, l'ultimo dei sette re. Uno dei due cavalieri, invece, rappresenta te, Lancillotto, cui gli angeli dissero che non appartenevi alla compagnia dei sette re, mentre il secondo cavaliere sta a indicare il leone, che è superiore a tutti i re della terra, cioè ser Galahad, da te concepito nella figlia di re Pelles. E tu, che dovresti essere grato a Dio di ogni altro, perché, come peccatore, sei il cavaliere senza pari, non Lo hai ringraziato per tutte le straordinarie virtù che Egli ti ha prestate! (p. 537) *Ah, Lancillotto [...] finché facevi parte della cavalleria terrena, eri l'uomo più straordinario e avventuroso del mondo; ma non devi stupirti se ora che ti trovi tra cavalieri impegnati in imprese celesti la fortuna ti è avversa. (p. 539) ====Libro XVI==== *Ser Lancillotto, poi, se non fosse per una sola pecca sarebbe superiore a ogni altro. Ma così come stanno le cose, è proprio come noi; solo che si assume le fatiche maggiori. ([[Gawain]], p. 541) *La [[Tavola Rotonda]] fu istituita proprio perché gli uomini non svilissero queste due virtù{{NDR|, la pazienza e l'umiltà}}, come la cavalleria, che affonda in esse le sue radici, è sorta perché non possa mai essere sconfitta la fraternità che ne è il fondamento. (p. 545) *{{NDR|Rivolto a [[Gawain]]}} Ti sei impegnato insieme a molti altri in una ricerca che non porterai mai a termine perché il Sangrail non si mostra ai peccatori. Non devi quindi meravigliare se non vi sei riuscito. Tu sei un cavaliere sleale e un grande assassino, mentre per gli uomini buoni questa ricerca è ben altro che una serie di omicidi. Lancillotto, benché abbia commesso gravi colpe, al momento stesso in cui ha intrapreso la ricerca si è impegnato a non peccare più, e infatti non ha mai ucciso né ucciderà un solo uomo fino al suo ritorno a Camelot. Se non fosse per la sua fragilità che probabilmente lo farà ricadere nella colpa con il pensiero, egli sarebbe il primo a compiere l'impresa dopo Galahad. Ma poiché Dio conosce i suoi pensieri e la sua debolezza, gli concederà di morire in santità. (Eremita, pp. 546-547) ====Libro XVII==== [[File:Galaad devant le graal n°3.gif|thumb|Galahad, Bors e Parsifal dinanzi al Graal]] *{{NDR|Su [[Davide]]}} Egli era un dotto che conosceva le virtù delle pietre e delle piante, il corso delle stelle e molte altre cose ancora; ma poiché aveva una moglie malvagia, si era convinto che non esistessero donne buone, tanto che ne parlò con disprezzo anche nei libri che compose. (p. 573) *Non spetta a noi punire chi ha operato contro Dio, ma solo alla Sua potenza. ([[Galahad]], p. 576) *Siete uno sciocco se non sapete che le [[Verginità|vergini]] sono franche ovunque si trovino. ([[Parsifal]], p. 579) *Nessuna lingua potrebbe descrivere e nessun cuore immaginare le meraviglie cui ho assistito. Se non mi fossi macchiato di un antico peccato, avrei potuto vedere molto di più. ([[Lancillotto]], p. 588) *Galahad, servo di Gesù Cristo che attendo da tempo, abbracciami e lascia che riposi sul tuo petto e tra le tue braccia, casto e vergine sopra ogni altro cavaliere, giglio simbolo di purezza, rosa del colore del fuoco, fiore di ogni virtù. Sei tanto intriso della fiamma dello Spirito Santo che la mia carne, consunta dalla vecchiaia, ritrova la giovinezza! (Re Mordrains, p. 591) *[...] rimessosi in viaggio, {{NDR|Galahad}} penetrò in una foresta irta di pericoli dove la storia dice che si imbatté in una sorgente in cui l'acqua ribolliva formando grandi onde. Il cavaliere vi posò una mano, e subito l'acqua si placò e il calore ne disparve, poiché quell'ardore era segno di lussuria, molto diffusa a quei tempi, e non poté durare al contatto con la purezza della sua verginità. Quanto era accaduto fu considerato un miracolo in tutto il paese, e da allora la fonte fu chiamata la Sorgente di Galahad. (p. 591) *«Figliolo» disse poi l'Uomo a Galahad «sai cos'è ciò che stringo tra le mani?»<br>«No, se non me lo dite voi.»<br>«È la sacra scodella in cui mangiai l'agnello pasquale. Ora hai veduto quello che più desideravi, ma con minore chiarezza di come lo potrai ammirare nel Palazzo Spirituale della città di Sarras. Adesso partirai e con te partirà anche il Sangrail, che questa notte stessa dovrà lasciare il regno di Logris dove nessuno lo vedrà mai più perché le genti di questa terra si sono volte al peccato e non lo servono né lo venerano come dovrebbero; io perciò le spoglio dell'onore che avevo loro concesso. Domattina voi tre prenderete la Spada dalla Strana Cintura e scenderete alla riva del mare dove troverete pronta una nave. Ma prima ridonerete la salute al Re Magagnato ungendogli il corpo e le gambe con il sangue che è colato dalla lancia.»<br>«Signore, perché gli altri non possono venire con noi?» chiese Galahad.<br>«Come inviai i miei apostoli in diverse direzioni, così voglio ora che vi separiate. Quanto a voi tre compagni, due moriranno al mio servizio e solo uno tornerà a darne notizia» fu la risposta.<br>Poi l'Uomo li benedì e scomparve. (pp. 594-595) *«Salutate per me ser Lancillotto mio padre e signore, e ricordategli che questo è un mondo incostante.»<br>Infine si inginocchiò a pregare davanti alla tavola e la sua anima lo lasciò, trasportata nel cielo di Gesù Cristo da una moltitudine di angeli. I compagni, che assistettero al prodigio, videro anche una mano scendere sul vaso e sulla lancia, prenderli e portarli nei cieli.<br>Da allora non vi è più stato un uomo che abbia avuto l'ardire di sostenere di aver visto il Sangrail. (p. 598) ====Libro XVIII==== *[...] Lancillotto, dimentico della promessa fatta e della perfezione raggiunta nel corso della ricerca, riprese a frequentare la regina. Del resto, come dice appunto il libro, se egli non le fosse stato intimamente legato nei suoi pensieri più riposti quanto, in superficie, appariva devoto a Dio, nessun cavaliere avrebbe potuto superarlo nella ricerca del Sangrail. Invece, i suoi più segreti sentimenti correvano sempre a lei. Così essi ripresero ad amarsi con maggiore ardore di prima e i loro convegni si fecero tanto frequenti che la corte cominciò a mormorare, e in particolare il loquace ser Agravano fratello di ser Galvano.<br>Ma intanto Lancillotto, continuamente assediato da dame e da damigelle che gli chiedevano di essere loro campione in questioni di diritto, per evitare ulteriori maldicenze e dicerie, decise di impegnarsi con zelo a seguire i dettami di Nostro Signore Gesù Cristo e di sottrarsi per quanto gli era possibile alla familiarità e alla compagnia di Ginevra. (p. 603) *[...] ser Mordred, ser Agravano e molti altri della corte non ci perdono d'occhio e parlano del nostro amore. Li temo più per voi che per me perché, se del caso, io potrei fuggire o sbarazzarmene, mentre voi non potreste che rimanere qui a subire le maldicenze; e se doveste trovarvi in pericolo per aver commesso volontariamente qualche leggerezza, non potreste avere altro aiuto che il mio e quello dei miei parenti. Signora, la nostra imprudenza ci condurrà allo scandalo e alla vergogna, e io non voglio assolutamente che voi siate disonorata. Sono queste le ragioni che mi hanno spinto a dedicarmi il più possibile al servizio delle dame, facendo in modo che tutti pensino che ne traggo gioia, delizia e piacere. ([[Lancillotto]], p. 604) *Lancillotto, ora capisco la vostra falsità e la vostra volgare lussuria! Voi amate altre dame, e per me non provate che disprezzo. Adesso che ho ben chiaro che siete un traditore, state certo che non vi amerò mai più. Non osate comparirmi ancora davanti: da questo momento vi scaccio dalla corte, e per sempre, e vi bandisco dalla mia compagnia. Se tenterete di rivedermi, sarete ucciso. ([[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]], pp. 604-605) *Spesso le donne sono impulsive e compiono azioni di cui poi si pentono amaramente. ([[Bors (ciclo arturiano)|Bors]], p. 605) *Se accetterò di essere il campione della regina mi alienerò molti cavalieri della Tavola Rotonda. Tuttavia, per amore di Lancillotto e vostro, sarò suo difensore a meno che il caso non porti qui un campione meglio di me. ([[Bors (ciclo arturiano)|Bors]], p. 609) *Non ho mai sentito dire che Ginevra abbia rovinato un solo cavaliere. Anzi, a quel che so, ella ci ha sempre magnificato ed è stata la sovrana più generosa e liberale, e la più munifica di doni e di benevolenza. Sarebbe quindi vergognoso se lasciassimo morire nell'ignominia la moglie del nostro nobilissimo re. Sappiate che non lo permetterò, e che sosterrò la sua innocenza nella morte di ser Patrise; del resto, ella non aveva alcun motivo per odiare lui o alcuno dei cavalieri intervenuti al banchetto. Direi anzi che ci abbia invitati per affetto, certo non per un subdolo stratagemma, e sono convinto che comunque andrà, un giorno sarà possibile provare che tra di noi vi è un traditore. ([[Bors (ciclo arturiano)|Bors]], p. 610) *Come dice un antico proverbio, è aspra la battaglia nella quale si scontrano parenti e amici, perché allora non c'è posto per la misericordia, ma solo per la più mortale delle contese. ([[Lancillotto]], p. 629) *[...] non mi piace essere obbligato ad amare; l'amore deve nascere dal cuore, non dalla costrizione [...]. ([[Lancillotto]], p. 636) *L'amore deve essere libero, non imposto, perché un amore forzato finisce con il dissolversi. ([[Re Artù]], p. 636) *All'uomo d'onore non può non ripugnare assistere alla sconfitta di un suo pari, mentre chi non ha onore e si comporta da vile, alla vista di un uomo in pericolo non compirà mai un gesto gentile o generoso. Un codardo, infatti, non darà mai prova di misericordia, mentre chi alberga la bontà nel cuore farà agli altri quello che vorrebbe fosse fatto a lui. ([[Re Artù]], p. 642) *{{NDR|Su [[maggio]]}} Quel mese esuberante infonde coraggio negli amanti e, in vari modi, li induce più di ogni altro a diversi comportamenti, perché è allora che, come erbe e arbusti, gli uomini e le donne si rinnovellano e richiamano alla mente lontane cortesie, servigi e gesti gentili che avevano posto nell'oblio per negligenza.<br>E come il rigore dell'inverno offusca e sfigura la verde estate, così accade all'amore che lega l'uomo alla donna, quando è incostante. Sono numerosi coloro che non albergano la costanza, e non passa giorno senza che vediamo come basti un alito di rigore invernale per cancellare e spezzare col minimo pretesto un vero amore, che pure costa tanto. Questa non è costanza né saggezza, ma debolezza di carattere, disonorevole per coloro che la praticano.<br>Perciò, come il maggio fiorisce e germoglia nei giardini, così ogni uomo d'onore rivesta il proprio cuore di germogli, prima a gloria di Dio, poi per dare gioia a coloro cui ha giurato fedeltà. Infatti, non c'è uomo o donna d'onore che non abbia scelto l'oggetto del proprio amore. E se la fatica delle armi non deve essere mai trascurata, bisogna però che l'onore sia innanzitutto riserbato a Dio, e solo dopo aver contesa con le dame: questo è ciò che io chiamo un amore virtuoso.<br>Oggi, però, gli uomini non sanno amare per sette giorni di seguito senza pretendere di appagare le proprie brame. La ragione ci dice che un tale amore non può durare, perché quanto è subito accordato con troppa prontezza, è ben presto spento dall'ardore stesso. Così è l'amore ai nostri tempi: arde lesto e altrettanto in fretta si raffredda! E questa non si può chiamare costanza. Ai tempi di Artù l'amore soleva essere diverso: uomini e donna si amavano anche per sette interi anni senza che tra loro si insinuasse la lussuria. Quello era amore vero, e fedele!<br>Ho dunque paragonato l'amore di oggi all'estate e all'inverno, perché come la prima è calda e il secondo è freddo, allo stesso modo procede l'amore ai nostri giorni. Tutti voi che siete amanti rammentate quindi il mese di maggio! (pp. 643-644) ====Libro XIX==== *[...] a quel tempo era costume che Ginevra non lasciasse mai la corte senza un seguito di ottimi cavalieri armati, quasi tutti giovani decisi a farsi onore. Erano chiamati i Cavalieri della Regina e in battaglia, ai tornei e alle giostre portavano come insegna uno scudo completamente bianco. Venivano scelti per quel servigio tutti gli anni in occasione della festa della Pentecoste tra i cavalieri che si erano mostrati più valorosi, in sostituzione di quelli che erano morti nel corso dell'anno (e non ne passava uno senza che ne morissero alcuni). Proprio compiendo tale servigio si erano distinti all'inizio ser Lancillotto e tutti gli altri, prima di conquistare rinomanza. (pp. 645-646) *Ahimè, che vergogna che un [[cavaliere]] ne tradisca un altro! [...] Ma c'è un vecchio proverbio che recita: "Il valoroso è davvero in pericolo solo quando si trova in balia di un codardo. ([[Lancillotto]], p. 649) *Gesù mi terrà lontano dal disonore, e poi ben vengano le disgrazie che Dio vuole mandare [...]. ([[Lancillotto]], p. 657) ====Libro XX==== *Nel mese di maggio, quando ogni cuore gagliardo fiorisce e germoglia e, con la bellezza e il rigoglio della stagione, uomini e donne sono pieni di letizia per l'avvicinarsi dell'estate con i suoi fiori novelli, laddove gli aspri venti e le bufere dell'inverno li inducono a raccogliersi al coperto presso il focolare, scoppiarono furore e sventura che ebbero termine solo con la morte e l'estinzione del fiore di tutti i cavalieri del mondo. (p. 663) *Mi meraviglio che nessuno di noi si vergogni di sapere, e di vedere con i propri occhi, che Lancillotto giace giorno e notte con la regina [...]. Ne siamo tutti al corrente, eppure siamo tanto vili da tollerare il disonore di un sovrano nobile quanto Artù. ([[Agravaine]], p. 663) *Se ne dovesse derivare ostilità o guerra tra noi e Lancillotto, sta' certo che molti re e molti potenti signori sceglierebbero di schierarsi con lui. E poi, fratello [...] devi sempre tenere a mente che Lancillotto ha salvato più di una volta il re e la regina, e che anche i migliori tra noi si sarebbero sentiti gelare il cuore in varie occasioni se egli non fosse stato il più valoroso e non lo avesse dimostrato molto spesso. ([[Gawain]], p. 664) *Ser Lancillotto mi ha concesso l'investitura e niente potrà indurmi a parlare male di lui [...]. ([[Sir Gareth]], p. 664) *Appena gli altri furono usciti, il re chiese quale fosse il motivo della disputa.<br>«Ora ve lo dirò, sire; non posso più tenerlo in me» gli rispose ser Agravano. «Io e ser Mordred siamo in disaccordo con i nostri fratelli: sappiamo che ser Lancillotto è da tempo l'amante della regina e, poiché siamo figli di vostra sorella, non possiamo continuare a tollerarlo. Voi siete il suo signore e colui che lo ha investito cavaliere, e intendiamo provare la sua slealtà.»<br>«Se quello che dite è vero, Lancillotto è un traditore!» esclamò Artù. «Ma mi ripugna compiere un passo del genere senza averne le prove; ser Lancillotto è un cavaliere valoroso e, come ben sapete, il migliore di tutti noi. Se non sarà colto sul fatto, vorrà battersi con colui che lo ha denunciato, e nessuno sarà in grado di tenergli testa. Quindi, voglio che sia sorpreso in flagrante.»<br>Il libro francese dice che il re non desiderava affatto che si diffondessero voci su Lancillotto e la regina. A dire il vero, egli ne aveva già il sospetto, ma non voleva sentirne parlare perché amava molto ser Lancillotto per tutto quello che egli aveva fatto in favore suo e di Ginevra. (p. 665) *«Ahimè» si lamentava intanto Lancillotto «non mi è mai capitato di trovarmi a rischiare una morte vergognosa per la mancanza della mia armatura!»<br>Nel frattempo ser Agravano e ser Mordred non cessavano di gridare:<br>«Esci dalla camera della regina, traditore! Sta' certo che non riuscirai a fuggire».<br>«Gesù misericordia, non posso tollerare questo odioso clamore: meglio morire subito che sopportare un simile tormento!» esclamò allora Lancillotto; poi prese Ginevra tra le braccia e la baciò.<br>«Nobilissima tra le regine cristiane aggiunse siete la mia diletta e gentile signora e io, il vostro povero e fedele cavaliere, vi sono stato al fianco nelle cause giuste come in quelle ingiuste dal giorno in cui re Artù mi conferì l'investitura. Se morirò, vi supplico di pregare per la mia anima. Sono sicuro che ser Bors e tutti gli altri miei parenti, e anche ser Lavaine, vi salveranno dal rogo. Confortatevi, perciò, madonna mia amata, e qualunque cosa mi accada, andate con ser Bors e con gli altri che vi tratteranno con ogni onore e vi faranno regina delle mie terre.»<br>«No, Lancillotto, non vi sopravviverò! Se sarete ucciso, per amore di Dio accoglierò la morte con umiltà, come è dovere di una regina cristiana.»<br>«Ebbene, signora, poiché è giunto il giorno in cui dobbiamo separarci, sappiate che venderò la vita al più alto prezzo, e che sono mille volte più addolorato per voi che per me. Ma ora preferirei avere indosso la mia solida armatura piuttosto che regnare su tutto il mondo cristiano: prima di soccombere farei in modo che le mie gesta siano tramandate.»<br>«Piacesse a Dio che uccidessero me e lasciassero libero voi!» esclamò la regina.<br>«Questo non deve accadere, e che Dio mi ripari da una simile vergogna!» replicò Lancillotto. «Gesù Cristo, sii tu il mio scudo e la mia armatura!» (p. 667) *Ora, signora, è chiaro che il nostro amore è giunto al suo epilogo e che da adesso in poi re Artù mi sarà nemico. Ma se vorrete rimanere con me, mi impegno a tenervi al riparo da ogni pericolo. ([[Lancillotto]], p. 669) *Stanotte ho ucciso ser Agravano, fratello di ser Galvano, e almeno altri dodici suoi compagni. Non ho alcun dubbio, pertanto, che vi sarà un conflitto sanguinoso. Quei cavalieri erano stati mandati a sorprendermi su ordine espresso di Artù, e il re deve essere talmente furibondo e colmo di risentimento che condannerà la regina al rogo. Io non posso certo permettere che ella sia arsa per colpa mia. Se riuscissi a farmi ascoltare, mi offrirei di essere fatto prigioniero per potermi poi battere in suo favore e provare che è una sposa fedele, ma temo che il re sia troppo infuriato per accettare questa proposta. ([[Lancillotto]], p. 671) *Miei bei signori, mi ripugna di compiere un'azione che potrebbe disonorare voi e tutto il mio lignaggio. Ma poiché sono altrettanto contrario a permettere che la regina muoia di una morte ignobile, se il vostro consiglio è di sottrarla al supplizio, siate però ben consapevoli che dovrò causare molti lutti. Forse, con mio grande rammarico, sarò costretto a uccidere anche qualcuno dei miei migliori amici e può darsi che alcuni, piuttosto che essere complici di un'azione abietta, preferiscano schierarsi dalla mia parte: non vorrei certo farli soffrire. ([[Lancillotto]], p. 672) *«[...] il caso di Tristano dovrebbe mettermi in guardia. Sapete bene come andò a finire dopo che, presi tutti gli accordi, egli riportò [[Isotta|Isotta la Bella]] a re Marco: quel sovrano lo uccise a tradimento mentre suonava l'arpa davanti alla sua dama, cogliendolo alle spalle e trafiggendogli il cuore con una lancia ben affilata.»<br>«È vero» convenne ser Bors «ma c'è una cosa che dovrebbe incoraggiare te come tutti noi, ed è che re Marco e re Artù sono di indole assai diversa, perché Artù non ha mai mancato alla propria parola.» (pp. 672-673) *Capita spesso che agiamo per quel che crediamo il meglio, e che finisce poi per dimostrarsi il peggio. ([[Gawain]], p. 674) *[...] sappiate che soffro di più per la perdita dei miei buoni cavalieri che per la fuga della mia gentile regina, perché di regine posso averne quante ne voglio, mentre non mi sarà mai più possibile riunire una simile compagnia di valorosi. E che sciagura che io e Lancillotto dobbiamo essere nemici! ([[Re Artù]], p. 677) *[...] da oggi in poi cercherò Lancillotto fino al giorno in cui uno dei due avrà ucciso l'altro. Intendo vendicarmi e vi chiedo di prepararvi alla guerra. Se non volete perdere il mio servigio e il mio affetto, affrettatevi a mettere alla prova i vostri amici. Giuro su Dio che, anche se dovessi inseguire Lancillotto per sette regni, lo ucciderò a costo della vita. ([[Gawain]], p. 679) *«Dio non voglia che io mi scontri con il nobilissimo sovrano che mi armò cavaliere!» replicò Lancillotto.<br>«Alla malora le belle parole!» proruppe il re. «Presta fede a quanto ti dico e non lo dimenticare: sono il tuo mortale nemico e lo sarò fino al giorno della mia morte. Non ti perdonerò mai di avermi ucciso degli ottimi cavalieri e degli uomini nobilissimi appartenenti al mio stesso sangue. Per di più, hai giaciuto per anni con la regina, che alla fine mi hai rapita con la forza.»<br>«Mio nobilissimo signore e re, dite quello che volete, tanto sapete benissimo che non mi batterò mai con voi» gli rispose Lancillotto. «È vero, vi ho ucciso dei cavalieri, e me ne rammarico molto; ma sono stato costretto a farlo per salvarmi la vita. Avrei forse dovuto lasciarmi uccidere? Quanto a madama la regina, non un solo cavaliere al mondo, salvo la persona di vostra altezza e il mio signore ser Galvano, oserebbe provare sul mio corpo che ella vi ha tradito! E se vi fa piacere di dichiarare che sono legato da molti anni a madama la vostra regina, vi darò soddisfazione dimostrando con il mio braccio contro chiunque, salvo voi e ser Galvano, che ella vi è fedele. Tuttavia, alla sua grazia è piaciuto di tenermi in suo favore e di prediligermi tra tutti gli altri, e del resto io ho ben meritato il suo affetto perché, sire, più di una volta il vostro furore avrebbe permesso che ella fosse condotta al supplizio se io non mi fossi battuto per lei inducendo i suoi nemici a confessare la loro menzogna e facendola così assolvere con onore. E tutte quelle volte, voi mi avete dimostrato amore e gratitudine per averla salvata, e mi avete anche promesso di essere per sempre il mio benevolo signore. Ora, invece, mi sembra che ricompensiate male i miei servigi. Del resto, sire, avrei perso gran parte del mio onore cavalleresco se avessi tollerato che madama, la vostra regina, fosse suppliziata per causa mia. In molte occasioni mi sono battuto per lei in contese che non mi riguardavano; non avrei forse avuto il diritto di farlo allorché ero dalla parte del giusto? Perciò, mio generoso e grazioso signore, concedete la vostra benevolenza alla vostra regina, che è buona e fedele!» (pp. 680-681) *Voi, sire, avete dato ascolto a voci menzognere, e questa è stata la causa della guerra che ci oppone. Mio signore, un tempo avevo meritato la vostra compiacenza per essermi battuto in favore della regina vostra moglie, e sapete bene quante volte ella abbia dovuto patire gravi torti. Ora, mio buon signore, mi sembra che in questa circostanza, più che in tutte quelle che pure avete approvato, io avessi un motivo ben valido per strapparla al rogo, dal momento che ella vi era stata condannata a causa mia. Coloro che vi hanno raccontato le fole che sapete erano per certo mentitori, ma le calunnie sono ricadute sul loro capo poiché, se la potenza di Dio non fosse stata dalla mia parte, come avrei potuto io, disarmato e ignaro, far fronte a quattordici avversari armati e decisi? Infatti ero stato convocato dalla regina per non so quale motivo, e avevo appena varcato la porta della sua camera quando ser Agravano e ser Mordred hanno cominciato a chiamarmi traditore e codardo. ([[Lancillotto]], p. 687) *[...] non mi sono mai battuto a oltranza con un cavaliere senza mostrare misericordia, e che benché mi sia misurato con ottimi guerrieri quali ser Tristano e ser Lamorak, ho sempre reso loro l'onore e il rispetto che meritavano. Dio mi è testimone che non mi sono mai adirato al punto da accanirmi contro i buoni cavalieri che ho visto impegnati a farsi onore, e che sono sempre stato lieto di aiutare un avversario in grado di tenermi testa a piedi o a cavallo. ([[Lancillotto]], p. 688) *Ser Galvano, io amavo ser Gareth più di qualunque mio parente, e piangerò per sempre la sua morte non solo per il grande timore che ho di voi, ma anche per altri motivi che mi amareggiano. Prima di tutto, perché fui io a investirlo cavaliere; poi, perché so che mi amava più di ogni altro; il terzo motivo è che era un uomo nobilissimo, leale, cortese, gentile e di buona indole; il quarto è che appena seppi della sua morte capii che da voi non avrei avuto altro che un'inestinguibile guerra. Per di più, ero certo che avreste fatto in modo che il mio nobile signore Artù mi fosse nemico per sempre. Eppure, che Gesù mi perdoni, non ho ucciso ser Gareth e ser Gaheris di proposito. Ah, perché erano disarmati in quel giorno fatale! ([[Lancillotto]], p. 689) *Se non fosse stato per il papa, io mi sarei battuto con te in singolare tenzone e avrei provato sulla tua persona la tua falsità nei confronti di Artù e miei. E lo farò, una volta che avrai lasciato queste terre, dovunque riuscirò a trovarti! ([[Gawain]], p. 690) *Ahimè, così devo abbandonare il più nobile tra i regni cristiani, quello che ho amato di più e in cui ho acquistato il mio onore! Mi rammarico di esserci venuto, se devo esserne vilmente bandito senza colpa e senza motivo! Ma la fortuna è così incostante, e la sua ruota tanto mobile, che nessuno è certo di potervi riposare durevolmente. Ne sono prova molte antiche leggende, come quelle che narrano del nobile Ettore, e di Troilo, e di Alessandro il potente Conquistatore, e di molti altri che precipitarono in basso dal culmine della loro regalità. Così avviene per me, che ero tenuto in grande onore in questo regno nel quale la Tavola Rotonda crebbe in dignità grazie a me stesso e ai miei più che virtù di chiunque altro. ([[Lancillotto]], p. 690) *Mio signore Artù, nobile sovrano che mi fece cavaliere, il mio affetto per voi è tale che i vostri attacchi mi addolorano profondamente, eppure li ho sopportati con pazienza. Se fossi stato vendicativo, avrei potuto scendere in campo e domare i vostri baldi cavalieri, ma ho pazientato per sei mesi lasciando che voi e ser Galvano faceste quel che volevate. Ora però non posso tollerarlo più e devo difendermi, perché ser Galvano mi ha accusato di tradimento. Sono stato sempre contrario a battermi contro un vostro parente, ma adesso non posso più tirarmi indietro, come la preda quando è messa alle strette. ([[Lancillotto]], p. 697) *[...] ser Galvano aveva ricevuto da un sant'uomo un dono miracoloso che gli aveva permesso di farsi molto onore: ogni giorno dell'anno, dalle nove a mezzogiorno, la sua forza cresceva fino ad arrivare a triplicarsi. Per questo re Artù, che era il solo a saperlo, aveva ordinato che tutte le tenzoni che si fossero svolte alla propria presenza, di qualunque genere e per ogni tipo di lite, avessero inizio alle nove del mattino: in tale modo il partito per il quale si fosse battuto il nipote avrebbe avuto sempre il sopravvento nel corso delle tre ore in cui la forza di Galvano raggiungeva il suo culmine. (p. 698) ====Libro XXI==== *A [[Mordred|ser Mordred]] era stato dunque affidato il governo di tutta l'Inghilterra. Egli allora fece vergare delle false lettere fingendo che provenissero dal continente, in cui era scritto che re Artù era stato ucciso nel corso della guerra contro ser Lancillotto; quindi convocò a parlamento tutti i baroni e si fece eleggere re. L'incoronazione avvenne a Canterbury e fu seguita da festeggiamenti che durarono quindici giorni.<br>Dopo di che, ser Mordred si recò a Winchester e dichiarò apertamente alla regina (che però era moglie del re, allo stesso tempo suo zio e padre) che intendeva sposarla e perparò le nozze fissando il giorno del matrimonio. Ginevera, pur profondamente addolorata, gli rispose con cortesia e finse di sottomettersi al suo volere; tuttavia espresse il desiderio di recarsi a Londra per comprare quanto le sarebbe occorso per gli sponsali. (p. 702) *Riflettete, Inglesi, sulla malvagità che tutto ciò palesava! Artù era il re più nobile e il cavaliere più valoroso del mondo e che più amava e sosteneva gli uomini prodi, eppure quelli Inglesi non gli concedevano la propria stima! Ché tale era l'antico costume di questa terra, e c'è chi dice che non l'abbiamo ancora abbandonato. Ahimè, questo è un grave difetto: nulla ci piace se perdura nel tempo.<br>Così si comportavano gli uomini di allora: amavano di più ser Mordred che il nobile Artù e molti andarono a dire all'usurpatore che sarebbero stati con lui nella buona come nella cattiva sorte. Allora ser Mordred, che aveva sentito dire che Artù sarebbe sbarcato a Dover, vi si portò con grande esercito allo scopo di sconfiggerlo e di scacciarlo dalle sue stesse terre. (pp. 703-704) *«Ahimè, ser Galvano, figlio di mia sorella, con l'uomo che amavo di più al mondo se ne va ogni mia gioia!» si dolse {{NDR|Artù}} quando si fu ripreso. «Ora te lo posso dire, caro nipote, solo in te e in ser Lancillotto riposavano la mia letizia e la mia fiducia. Adesso che ho perduto entrambi, tutto il conforto che avevo sulla terra mi abbandona!»<br>«Ah, caro zio» gli rispose ser Galvano «il mio ultimo giorno è arrivato, e ne devo biasimare la mia impulsività e la mia ostinazione, dato che sono stato ferito sulla vecchia piaga che mi aveva inferto ser Lancillotto. So che morirò prima di mezzogiorno e che a causa del mio orgoglio voi dovrete patire tanta vergogna e sventura. Se il nobile Cavaliere del Lago fosse stato al vostro fianco, come fu e avrebbe dovuto essere ancora, questa guerra sciagurata non sarebbe mai scoppiata, perché solo la sua cavalleria e la nobiltà del suo sangue erano riuscite a tenere soggetti e timorosi i vostri infidi nemici. Ora egli vi mancherà. Ahimè, perché non ho voluto trovare un accordo con lui! [...]» (pp. 704-705) *Io, ser Galvano, cavaliere della Tavola Rotonda, voglio che tutto il mondo sappia che mi sono dato la morte non per colpa tua ma mia. Perciò, ser Lancillotto, ti supplico di tornare nel regno per visitare la mia tomba e per recitare su di essa una preghiera, lunga o breve che sia, per la salvezza della mia anima. Oggi, nello stesso giorno in cui scrivo questa lettera, fui ferito a morte là dove la tua mano mi colpì per prima, e non avrei potuto essere ucciso da un braccio più nobile. ([[Gawain]], p. 705) [[File:Battle Between King Arthur and Sir Mordred - William Hatherell.jpg|thumb|La battaglia tra Artù e Mordred]] *{{NDR|Sulla [[battaglia di Camlann]]}} I messaggeri si recarono da Mordred che si era circondato di un temibile esercito di centomila armati e dovettero pregare a lungo prima di riuscire a fargli accettare in contropartita la Cornovaglia e il Kent fino alla morte di Artù e, dopo, tutta l'Inghilterra. Fu anche concordato che il sovrano e l'usurpatore, ciascuno con un seguito di quattordici cavalieri, si incontrassero in una zona franca tra i due eserciti schierati.<br>Artù fu lieto degli accordi raggiunti, ma prima di recarsi al convegno ordinò ai propri uomini di avanzare fieramente e di uccidere ser Mordred, di cui non ci si poteva fidare in alcun modo, se avessero visto sguainare anche una sola spada. E ser Mordred aveva istruito allo stesso modo il proprio esercito:<br>«Se vedrete balenare anche una sola lama mouvete con coraggio all'attacco e uccidete quanti vi si parano innanzi, perché non mi fido affatto di questa tregua e so bene che mio padre vorrà vendicarsi di me.»<br>L'incontro ebbe dunque luogo come era stato stabilito. Fu portato del vino e ne bevvero insieme, ma una [[vipera]] sbucata da un cespuglio d'edera morse il piede di un cavaliere. Questi, senza darsi pensiero del danno che ne sarebbe derivato, sguainò la spada per ucciderla, e quando i due eserciti videro balenare la lama diedero fiato alle trombe e ai corni e si corsero incontro levando terribili grida.<br>Allora re Artù montò a cavallo e raggiunse prontamente i propri uomini esclamando:<br>«Ahimè, che giorno sventurato!»<br>Ser Mordred si unì ai suoi, ed ebbe inizio la battaglia più funesta che si sia mai vista in terra cristiana: vi furono attacchi impetuosi e galoppare di cavalli, affondi e fendenti, colpi mortali e accenti minacciosi da entrambe le parti. Re Artù non cessava di attraversare le formazioni di ser Mordred compiendo molte prodezze degne di un nobile sovrano senza mai venir meno al proprio ruolo, ma anche ser Mordred non si tirava indietro e più volte mise se stesso in grave pericolo.<br>La battaglia infuriò per tutta la giornata senza risparmio di forze, finché molti nobili cavalieri giacquero immobili sulla fredda terra, e quando cadde la notte il terreno era cosparso dei cadaveri di ben centomila uomini. (pp. 707-708) *{{NDR|Sulla battaglia di Camlann}} Il sovrano impugnò la lancia e si gettò in avanti gridando:<br>«Traditore, è giunto il giorno della tua morte!»<br>Ser Mordred si scagliò a sua volta contro di lui brandendo la spada, ma il re già gli affondava la lancia sotto lo scudo e gliela faceva fuoriuscire dal corpo per più di un braccio. E quando l'usurpatore comprese che non sarebbe potuto sfuggire alla morte, si slanciò con tutte le proprie forze in avanti trafiggendosi fino all'impugnatura dell'asta, poi calò la spada tenuta con entrambe le mani sul proprio padre e lo raggiunse a un lato della testa trapassandogli l'elmo e il crano. Subito dopo si accasciava a terra morto. (p. 709) [[File:The Death of King Arthur by John Garrick.jpg|thumb|La morte di Artù]] *«[...] Il tempo passa in fretta; prendete perciò la mia buona spada Excalibur e portatela alla riva del mare: vi ordino di gettarla nell'acqua e di tornare poi a dirmi cosa avete visto.»<br>«Sire, obbediremo al vostro comando» gli rispose [[ser Bedivere|Bedivere]].<br>Ma sulla strada si mise a osservare con attenzione la nobile arma e le pietre preziose che ricoprivano il pomo e l'elsa.<br>"Se la getto nell'acqua, non ne deriveranno che perdite e danno!" pensò.<br>Perciò la nascose sotto un albero e poi si affrettò a tornare dal re e gli disse di averla gettata in mare.<br>«Cosa hai visto?» gli domandò Artù.<br>«Nient'altro che onde e venti.»<br>«Non è vero» replicò il re. «Ora affrettatevi a ubbidire e, se vi sono caro, non esitate a fare quanto vi ho detto.»<br>Allora ser Bedivere tornò a prendere la spada, ma pensando ancora che fosse un peccato e una vergogna gettare via un'arma tanto nobile, la nascose di nuovo, poi raggiunse il re.<br>«Cosa avete visto?» gli domandò per la seconda volta il sovrano.<br>«Nient'altro che flutti e ondate nere.»<br>«Ah, mi hai ingannato ancora, sleale e traditore!» propruppe Artù. «La tua fama di nobile cavaliere e l'amore che ti ho sempre portato non mi avrebbero mai fatto pensare che mi avresti tradito per il valore di una spada! Ora sbrigati: le tue esitazioni stanno mettendo a grave rischio la mia vita. Se non eseguirai adesso i miei ordini ti ucciderò con le mie stesse mani ovunque potrò incontrarti.»<br>Così ser Bedivere tornò là dove aveva nascosto la spada, la raccolse con cautela e si avvicinò alla riva. Poi avvolse la cintura intorno all'elsa e la scagliò più lontano che poté. Allora vide un braccio e una mano sorgere dall'acqua, afferrarla stretta, brandirla tre volte e poi inabissarsi con l'arma.<br>Quando ser Bedivere, tornato vicino al re, gli raccontò quello che aveva visto, il sovrano esclamò:<br>«Ahimè, aiutatemi ad andare via, temo di avere aspettato già troppo.»<br>Il cavaliere se lo caricò sulle spalle e andò verso la riva del mare. Vi erano appena arrivati che una piccola chiatta piena di belle dame prese terra accanto a loro. Tra di esse si trovava una regina, e tutte portavano cappucci neri e gridavano e piangevano alla vista di re Artù.<br>«Fatemi salire a bordo» disse il re.<br>Ser Bedivere eseguì con delicatezza il comando, e tre dame accolserò Artù tra alti lamenti e lo misero a sedere con la testa appoggiata sul grembo di una di loro.<br>«Ah, mio caro fratello!» disse allora la regina. «Perché vi siete trattenuto tanto a lungo lontano da me? La ferita che avete al capo ha preso fin troppo freddo!»<br>Poi le dame si misero ai remi e allontanarono l'imbarcazione dalla terra. E quando se Bedivere le vide prendere il largo, gridò:<br>«Ah, mio signore Artù, cosa sarà di me ora che mi lasciate tra i miei nemici?»<br>«Confortatevi e fate del vostro meglio: su di me non potrete più fare alcun affidamento» gli rispose il sovrano. «Devo andare nell'isola di Avalon per curare la mia grave ferita, e se non sentirete mai più parlare di me, pregate per la mia anima.»<br>Intanto la regina e le dame piangevano e gridavano da fare pietà. Quando ser Bedivere ebbe perso di vista la chiatta, scoppiò anch'egli in pianti e in lamenti, poi si diresse verso la foresta e camminò per tutta la notte. (pp. 710-712) *Di Artù non ho trovato nient'altro nei libri autorizzati, né ho letto con maggiore certezza della sua morte se non che fu portato via in una nave con tre regine, una delle quali era sua sorella [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana la Fata]], l'altra la regina del Galles del Nord e la terza quella delle Terre Desolate. Non conosco altra testimonianza che quella dell'eremita che un tempo era stato arcivescovo di Canterbury e che riferì che le dame avevano portato da lui un corpo perché lo seppellisse. Tuttavia egli non sapeva con certezza se si trattasse davvero del cadavere di artù, perché questa storia la fece mettere per iscritto ser Bedivere, cavaliere della Tavola Rotonda. (pp. 712-713) *In varie parti d'Inghilterra si crede che re Artù non sia morto e che, per volontà di Nostro Signore Gesù, viva in un altro luogo da dove tornerà per conquistare la Santa Croce. Io però non mi sento di affermarlo, e preferisco dire che in questo mondo egli lasciò la sua vita. Molti sostengono anche che sulla sua tomba siano scritte queste parole:<br><div class="center">{{maiuscoletto|Hic iacet Arthurus Rex quondam rexque futurus}}</div> (p. 713) *{{NDR|Su [[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]]}} Quando seppe della morte del re e di tutti i nobili cavalieri compreso ser Mordred, ella riparò in gran segreto con cinque dame ad Almesbury dove si fece monaca indossando la veste bianca e nera, e vivendo in penitenza come se fosse stata la più grande peccatrice di questa terra. Da allora nessuna creatura riuscì più a renderla felice, e visse tra digiuni, preghiere e opere di carità al punto che tutti si stupirono della purezza dei sui nuovi costumi. Con il tempo, come era da aspettarsi, divenne anche badessa e governatrice del monastero. (p. 713) *La guerra che ha portato alla morte i più nobili cavalieri del mondo è divampata a causa mia e di quest'uomo, e l'amore che ci legava ha causato la rovina del sovrano più onorato della terra. Lancillotto [...] ho assunto questo stato per salvare la mia anima e, con la grazia di Dio e per le piaghe della Sua Passione, confido che dopo la mia morte potrò contemplare il volto benedetto di Gesù Cristo e sedere alla Sua destra nel giorno del Giudizio, poiché in cielo vi sono dei santi che furono peccatori in terra. Perciò, ser Lancillotto, vi supplico di cuore per l'amore che ci fu tra noi di non posare mai più lo sguardo su di me. Vi comando anche, in nome di Dio, che lasciate la mia compagnia e torniate nel vostro regno per preservarlo da guerre e distruzioni. Così come vi ho amato fino ad ora, il mio cuore non mi permetterà più di incontrarvi dopo che a causa vostra e mia è stato annientato il fuore dei re e dei cavalieri. Rientrate dunque nelle vostre terre e prendete moglie per vivere con lei in gioia e letizia. L'unica supplica che il mio cuore vi rivolge è che invochiate il Signore Eterno perché mi conceda di fare ammenda dei miei peccati. ([[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]], p. 716) *«[...] Nella ricerca del Sangrail avrei abbandonato le vanità mondane se non fosse stato per l'amore che vi portavo, e se allora lo avessi fatto con tutto il mio cuore, la volontà e il pensiero, avrei superato ogni altro cavaliere a eccezione di ser Galahad mio figlio. Se voi vi siete votata alla perfezione, è giusto che lo faccia anch'io perché, mi sia testimone Iddio, solo in voi ho avuto la mia gioia terrena. Se il vostro cuore fosse stato diversamente disposto, vi avrei portata con me nel mio regno. Ma poiché tale è la vostra volontà, vi giuro che se troverò un eremita che voglia accogliermi, a qualunque ordine appartenga, farò penitenza e pregherò fino al termine della mia vita. Ora, madama, vi prego di baciarmi un'ultima volta.»<br>«Non lo farò mai» si schermì la regina «e astenetevi anche voi da tali atti.» (pp. 716-717) *Supplico Dio Onnipotente che non mi sia mai più possibile vedere ser Lancillotto con i miei occhi mortali. ([[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]], p. 719) *Quando riporto alla mente la bellezza e la nobiltà della regina e del suo re e li vedo ora giacere insieme, il mio cuore non può sostenere il mio corpo afflitto. Quando poi rifletto che per mia colpa, orgoglio e superbia sono entrambi periti, essi che non avevano pari tra le genti cristiane, il ricordo della loro cortesia e della mia gratitudine mi fa mancare il cuore al punto di non potermi reggere in piedi. ([[Lancillotto]], p. 720) *Ah, Lancillotto [...] guida di tutti i cavalieri cristiani, impareggiabile tra i valorosi, ora giaci qui. Eri il più cortese cavaliere che abbia mai portato lo scudo, l'amico più sincero nei confronti di chi ti amava tra quanti hanno mai cavalcato, il più fedele amante tra i peccatori che abbiano mai amato una donna, l'uomo più gentile che abbia mai brandito una spada. La tua bella persona primeggiava sempre tra una folla di cavalieri, e tu eri l'uomo più mansueto e più onorato tra quanti mai si siano intrattenuti a banchetto con le dame. Ma eri anche l'avversario più inflessibile per un nemico mortale che abbia mai posto la lancia in resta. (Hector de Maris, p. 722) ===Explicit=== ====Originale==== Here is the end of the booke book of kyng Arthur & of his noble knyghtes of the rounde table | that whan they were hole togyders there was ever an C and xl | and here is the ende of the deth of Arthur | I praye you all Ientyl men and Ientyl wymmen that redeth this book of Arthur and his knyghtes from the begynnyng to the endyng | praye for me whyle I am on lyve that god sende me good delyveraunce | & whan I am deed I praye you all praye for my soule | for this book was ended the ix yere of the reygne of kyng edward the fourth | by syr Thomas Maleore knyght as Ihesu helpe hym from hys grete myght | as he is servaunt of Ihesu bothe day and nyght |<br>{{NDR|Thomas Malory, ''[https://archive.org/details/lemortedarthuror00malouoft/page/860/mode/2up Le Morte d'Arthur. The original edition of William Caxton now reprinted and edited with an introduction and glossary]'', a cura di H. Oskar Sommer, Londra, David Nutt, 1889}} ====Traduzione==== ''Qui finisce il libro di re Artù e dei suoi nobili cavalieri della Tavola Rotonda, che nel loro insieme raggiungevano il numero di centocinquanta. E questa è anche la fine de'' La morte di Artù. '' Gentiluomini e gentildonne che avete letto il libro di Artù e dei suoi cavalieri dall'inizio alla fine, vi supplico di pregare finché sono in vita perché Dio mi mandi una buona liberazione. Quando poi sarò morto, vi chiedo di pregare tutti per la mia anima. Quest'opera fu terminata nel nono anno di [[Edoardo IV d'Inghilterra|re Edoardo IV]] dal cavaliere sir Thomas Malory che Gesù aiuti con la Sua grande potenza, poiché è servo di Cristo di giorno come di notte.''<br>{{NDR|Thomas Malory, ''Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri'', volume secondo, a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Milano, Oscar Classici Mondadori, 1985. ISBN 88-04-41154-6}} ==Citazioni su Thomas Malory== *Malory fu in realtà il primo scrittore su commissione [...]. Quando [[William Caxton|Caxton]] costruì la sua pressa da stampa, chiese al povero vecchio Malory di scrivere qualcosa, ed egli acconsentì mettendo insieme tutte le storie che conosceva: tutte le storie tramandate dalla tradizione orale. Poi, a poco a poco, con la proliferazione dei libri, la gente dimenticò quelle storie o non si curò di ricordarle. Così, i racconti che Malory ambientò nel XII secolo descrivevano eventi accaduti molto tempo prima [...]. E, come accade per tutti i miti, essi assunsero le tinte dell'epoca in cui vennero scritti. Gli ''Idilli del re'' di [[Alfred Tennyson|Tennyson]], per esempio, oppure le opere di [[Edward Burne-Jones|Burne-Jones]] e dei Preraffaelliti, descrissero e dipinsero le leggende arturiane del XII secolo secondo la sensibilità della propria epoca. Finendo così per rivelare più cose sull'età vittoriana che sulla leggenda stessa. ([[John Boorman]]) *Sì, possiamo immaginarci sir Thomas Malory come un adorabile primitivo, un innamorato di cose nobili e belle e grandi, finché non sappiamo, in base alle moderne ricerche che l'hanno identificato con un personaggio della parrocchia di Monks Kirby nella contea di Warwick, figura più di bandito che di {{sic|compíto}} gentiluomo, che per via delle sue violenze e rapine fu spesso in prigione, e in prigione scrisse appunto le sue storie di cavalleria. ([[Mario Praz]]) ==Bibliografia== *Thomas Malory, ''[https://archive.org/details/lemortedarthuror00malouoft/page/34/mode/2up Le Morte d'Arthur. The original edition of William Caxton now reprinted and edited with an introduction and glossary]'', a cura di H. Oskar Sommer, Londra, David Nutt, 1889. *Thomas Malory, ''Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri'', due volumi, a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Milano, Oscar Classici Mondadori, 1985. ISBN 88-04-41154-6 ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Malory, Thomas}} [[Categoria:Scrittori britannici]] bb97jucssjyc5ghj53lrp9veuz84yjf Sedia Plia (Piretti) 0 169444 1420132 1081257 2026-07-12T13:40:24Z Udiki 86035 1420132 wikitext text/x-wiki {{voce tematica}} [[File:Giancarlo_pretti,_sedia_pieghevole,_1970.JPG|thumb|Sedia Plia di Piretti]] Citazioni sulla '''sedia Plia'''. *Quando la Castelli decise di affrontare il mercato americano, gli addetti al marketing mi chiesero: "Perché la sedia è trasparente se sul mercato non c'è nessuna sedia trasparente?" Proprio per questo la voglio trasparente – risposi io –. Perché la trasparenza dà leggerezza alla sedia, è nuova e "rompe" con le sedie esistenti. ([[Giancarlo Piretti]]) *Si tratta di un pezzo destinato a diventare l'immagine di un'epoca. ([[Isa Tutino Vercelloni]]) ==Altri progetti== {{interprogetto|preposizione=sulla|w_preposizione=riguardante la}} {{s}} [[Categoria:Prodotti di disegno industriale]] [[Categoria:Sedute]] 6xsvrb0r2xu3u7iq73blzurj6n8vamk Isa Tutino Vercelloni 0 169445 1420108 1081259 2026-07-12T12:37:26Z Udiki 86035 +ip 1420108 wikitext text/x-wiki '''Isa Tutino Vercelloni''' (1934 – vivente), giornalista e scrittrice italiana. ==Citazioni di Isa Tutino Vercelloni== *{{NDR|Riferendosi alla [[Sedia Plia (Piretti)|sedia Plia]] nel 1967}} Si tratta di un pezzo destinato a diventare l'immagine di un'epoca.<ref>Citato in ''[https://www.linkiesta.it/2013/04/quando-il-design-creo-unindustria-dal-nulla/ Quando il design creò un'industria dal nulla]'', ''linkiesta.it'', 8 aprile 2013.</ref> ==Note== <references /> ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{s}} {{DEFAULTSORT:Tutino Vercelloni, Isa}} [[Categoria:Giornalisti italiani]] [[Categoria:Scrittori italiani]] h2b01tduudsv0k8i2ytef6n9i61jurj Giancarlo Piretti 0 169449 1420130 1077080 2026-07-12T13:39:42Z Udiki 86035 Errore di trascrizione surreale 1420130 wikitext text/x-wiki [[File:Dorsal Chair-Giancarlo Piretti-IMG 9798-black.jpg|thumb|Sedia dorsale disegnata da Giancarlo Piretti]] '''Giancarlo Piretti''' (1940 – vivente), docente e designer italiano. ==Citazioni di Giancarlo Piretti== *{{NDR|Sulla [[Sedia Plia (Piretti)|sedia Plia]]}} Quando la Castelli decise di affrontare il mercato americano, gli addetti al marketing mi chiesero: "Perché la sedia è trasparente se sul mercato non c'è nessuna sedia trasparente?" Proprio per questo la voglio trasparente – risposi io –. Perché la trasparenza dà leggerezza alla sedia, è nuova e "rompe" con le sedie esistenti.<ref>Dall'intervista di Pierluigi Masini, ''[http://www.pirettidesign.it/web/pdf/interviste/Giancarlo%20Piretti%20-%20Il%20Resto%20del%20Carlino%2005.01.2019.pdf «Dopo 50 anni, ecco l'erede della Plia»]'', ''Quotidiano Nazionale'', 5 gennaio 2019, p. 33.</ref> {{Int|1=Da ''[http://www.pirettidesign.it/web/pdf/interviste/Intervista%20di%20Giancarlo%20Piretti%20-%20%20Il%20Resto%20del%20Carlino%2020.07.2008.pdf «Sogno un oggetto perfetto ed eterno»]''|2=Intervista di Cesare Sughi, ''il Resto del Carlino'', 20 luglio 2008, p. XIII.}} *Il nemico giurato del designer è il marketing, perché castra tutte le novità sostenendo che non avrebbero mercato. *Il diavolo per un designer, si nasconde nelle giunzioni, nelle attaccature, negli snodi tra le varie parti della sua creazione, sedia o tavolo che sia. *Quello che conta, per me, è che ogni oggetto, anche i miei tavoli che invento, abbia un movimento, un'articolazione nello spazio. ==Note== <references /> ==Voci correlate== *''[[Sedia Plia (Piretti)|Sedia Plia]]'' ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Piretti, Giancarlo}} [[Categoria:Designer italiani]] jptl6uw5rkerryspj89u88rebukl6w4 Sam Neill 0 170165 1420240 1335376 2026-07-13T08:34:15Z ~2026-39643-53 107763 /* */ RIP 1420240 wikitext text/x-wiki [[File:Sam Neill 2010.jpg|miniatura|Sam Neill nel 2010]] '''Nigel John Dermot "Sam" Neill''' (1947 – 2026), attore neozelandese. ==Citazioni di Sam Neill== *Mi sono iscritto a Facebook, ma non mi è piaciuto per niente. Mi ha riempito di terrore esistenziale. :''I started Facebook, but I didn’t like it at all. It filled me with existential dread.''<ref name=Campion /> *Non è che ora sia meno politico. In questo momento sono disperato della leadership politica di tutti - con l'unica eccezione della Nuova Zelanda. Penso solo che ci siano già abbastanza persone che urlano. :''It’s not that I’m any less political. I despair about political leadership everywhere right now — with the noble exception of New Zealand. I just think there’s enough shouting people already.'''<ref name=Campion>Dall'intervista di Freddie Campion, ''[https://www.thecut.com/2019/05/sam-neill-interview-about-twitter.html Sam Neill Is Not Sure Why He Tweets]'', ''The Cut'', 16 maggio 2019.</ref> *Non sono ancora del tutto sicuro del ''perché'' twitto esattamente, tranne per il fatto che è un buon modo per essere in contatto con le persone che siano interessate al nostro vino o se ho un progetto cinematografico. Non sono ancora sicuro sul ''perché'' qualcuno mi segua. :''I’m still not quite sure why I tweet exactly, except it’s a good way to be in touch with people about our wine, or if I have a film project. I’m still not sure why anyone follows me.''<ref name=Campion /> ==Citazioni su Sam Neill== *Sam Neill interpreta un tipico eroe [[John Carpenter|carpenteriano]] {{NDR|in [[Il seme della follia]] }}, tormentato dal sospetto che tutto possa essere frutto di una sua allucinazione. (''[[il Farinotti]]'') ==Note== <references /> ==Filmografia== {{div col|strette}} *''[[Caccia a Ottobre Rosso]]'' (1990) *''[[Jurassic Park (film)|Jurassic Park]]'' (1993) *''[[Mowgli - Il libro della giungla]]'' (1994) *''[[Il seme della follia]]'' (1995) *''[[Punto di non ritorno (film)|Punto di non ritorno]]'' (1997) *''[[Ore 10: calma piatta]]'' (1998) *''[[L'uomo bicentenario]]'' (1999) *''[[Jurassic Park III]]'' (2001) *''[[Perfect Strangers]]'' (2003) *''[[Escape Plan - Fuga dall'inferno]]'' (2013) *''[[Peaky Blinders‎]]'' (2013-2014) – serie TV *''[[La grande passione (film 2014)|La grande passione]]'' (2014) *''[[Non buttiamoci giù (film)|Non buttiamoci giù]]'' (2014) *''[[Dieci piccoli indiani (miniserie televisiva)|Dieci piccoli indiani]]'' (2015) – serie TV *''[[L'uomo sul treno - The Commuter]]'' (2018) {{div col end}} ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Neill, Sam}} [[Categoria:Attori neozelandesi]] jv95oqcse083tusljk53wg3lg5p8fp3 Isabella Pasanisi 0 171994 1420231 1412408 2026-07-13T08:08:23Z Spinoziano 2297 /* Doppiaggio */ +1, semplifico struttura 1420231 wikitext text/x-wiki '''Isabella Pasanisi''' (1955 – vivente), doppiatrice e direttrice del doppiaggio italiana. ==Citazioni di Isabella Pasanisi== *Non ho una mia preferita {{NDR|attrice}}, mi sono divertita a doppiarle tutte, perché ognuna di loro ha qualcosa di diverso e una diversa sfaccettaura, ognuna mi da emozioni, ognuna mi gratifica e sono tutte molto brave.<ref name=Palazzo>Dall'intervista di Antonio Palazzo, ''[https://web.archive.org/web/20200625194759/https://www.extratrek.com/news?post=69416 Quattro Chiacchiere con Isabella Pasanisi, Doppiatrice di Tasha Yar e dell'ammiraglio Kirsten Clancy]‎'', ''extratrek.com'', 26 aprile 2020.</ref> *Ogni Film (o serie) può essere bello a chi piace fare questo mestiere, perché tira fuori da noi, come lo chiamo io, il nostro lato oscuro. Molti di noi si vergognano a fare le cose in presa diretta, perché al buio esce fuori quello che siamo veramente. Molti attori sono proprio aiutati dal buio, mentre altri preferiscono sia la presa diretta che il doppiaggio.<ref name=Palazzo/> *[...] quando avevo 3 anni, venni scelta per doppiare ''[[La carica dei 101]]''. Dovevo doppiare un cagnolino. Non sapevo leggere e non volevo farlo, il direttore del doppiaggio, [[Giulio Panicali]], mi convinse regalandomi una scatola di cioccolatini.<ref name=Palazzo/> ==Note== <references /> ==Doppiaggio== {{div col|strette}} *''[[Il bacio della pantera (film 1942)|Il bacio della pantera]]'' (1942) *''[[Fuga nel tempo]]'' (1948) *''[[Carrie - Lo sguardo di Satana]]'' (1976) *''[[Dynasty]]'' (1981-1991) *''[[Gandhi (film)|Gandhi]]'' (1982) *''[[Dèmoni 2... L'incubo ritorna]]'' (1986) *''[[Top Gun]]'' (1986) *''[[Getta la mamma dal treno]]'' (1987) *''[[Lo squalo 4 - La vendetta]]'' (1987) *''[[Star Trek: The Next Generation]]'' (1987-1994) *''[[Il presidio - Scena di un crimine]]'' (1988) *''[[Indiana Jones e l'ultima crociata]]'' (1989) *''[[Atto di forza]]'' (1990) *''[[Ti amerò... fino ad ammazzarti]]'' (1990) *''[[Ritorno alla laguna blu]]'' (1991) *''[[Terminator 2 - Il giorno del giudizio]]'' (1991) *''[[Codice d'onore]]'' (1992) *''[[Jurassic Park (film)|Jurassic Park]]'' (1993) *''[[Proposta indecente]]'' (1993) *''[[Schindler's List - La lista di Schindler]]'' (1993) *''[[Tombstone (film)|Tombstone]]'' (1993) *''[[Un mondo perfetto]]'' (1993) *''[[Voglia di ricominciare]]'' (1993) *''[[Sfida tra i ghiacci]]'' (1994) *''[[Dredd - La legge sono io]]'' (1995) *''[[Jumanji]]'' (1995) *''[[Sabrina (film 1995)|Sabrina]]'' (1995) *''[[Matilda 6 mitica]]'' (1996) *''[[The Fan - Il mito]]'' (1996) *''[[Air Force One (film)|Air Force One]]'' (1997) *''[[Dante's Peak - La furia della montagna]]'' (1997) *''[[Mezzanotte nel giardino del bene e del male]]'' (1997) *''[[Punto di non ritorno (film)|Punto di non ritorno]]'' (1997) *''[[Qualcosa è cambiato]]'' (1997) *''[[Blade (film)|Blade]]'' (1998) *''[[Cielo d'ottobre]]'' (1999) *''[[Fratello, dove sei?]]'' (2000) *''[[L'ombra del vampiro]]'' (2000) *''[[Gosford Park]]'' (2001) *''[[Jurassic Park III]]'' (2001) *''[[CSI: Miami]]'' (2002-2012) *''[[Il ladro di orchidee]]'' (2002) *''[[Moonlight Mile - Voglia di ricominciare]]'' (2002) *''[[Panic Room (film)|Panic Room]]'' (2002) *''[[The Ring (film 2002)|The Ring]]'' (2002) *''[[The Punisher (film 2004)|The Punisher]]'' (2004) *''[[Inland Empire - L'impero della mente]]'' (2006) *''[[I Love Shopping]]'' (2009) *''[[The Plagues of Breslau|I flagelli di Breslavia]]'' (2018) *''[[Terminator - Destino oscuro]]'' (2019) {{div col end}} ==Voci correlate== *[[Anna Rita Pasanisi]], sorella ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Pasanisi, Isabella}} [[Categoria:Direttori del doppiaggio italiani]] [[Categoria:Doppiatori italiani]] 44gi7q6xpv59uux8z8v7rlv8kokst7r Rossella Izzo 0 172467 1420233 1371640 2026-07-13T08:12:55Z Spinoziano 2297 /* Doppiaggio */ +1, semplifico struttura 1420233 wikitext text/x-wiki '''Rossella Izzo''' (1953 – vivente), doppiatrice, direttrice del doppiaggio, sceneggiatrice e regista italiana. ==Citazioni su Rossella Izzo Izzo== *Io affronto tutti i miei lavori con una grande felicità, con una grande tranquillità, con una grande felicità, con una grande dedizione... e come se accompagnassi un figlio da qualche parte e poi a un certo punto lo lasciassi camminare con le sue gambe.<ref name= Pigliacelli>Dall'intervista di Davide Pigliacelli, ''Doppiatori Italiani'', 11 settembre 2019. [https://www.youtube.com/watch?v=bQWMeFg_LU8 Video] disponibile su ''Youtube.com''.</ref> *Quando doppio un film, tu entri nel ruolo, entri in quel mood, diventi quella persona. Mi è capitato per esempio quando ho fatto [[Meryl Streep]] in ''[[Heartburn - Affari di cuore|Affari di cuore]]'', per me è stato proprio entrare nel personaggio, entrarci fortemente, soffrivo insieme a lei di questo tradimento del marito […] sono entrata nel ruolo con tutta la mia forza, con tutta la mia sensibilità, con tutto il mio dolore, se vuoi.<ref name= Pigliacelli/> *Questo lavoro d'altra parte sai è fatto anche di soddisfazioni. Non si può... Visto che dal momento nel doppiaggio, non c'è l'applauso del pubblico, non si può poi fare a meno almeno di soddisfazioni verbali o scritte.<ref name= Pigliacelli/> ==Note== <references/> ==Doppiaggio== {{div col|strette}} *''[[Le avventure di Peter Pan]]'' (1953) *''[[Appassionata (film 1974)|Appassionata]]'' (1974) *''[[Carrie - Lo sguardo di Satana]]'' (1976) *''[[Missouri (film)|Missouri]]'' (1976) *''[[Nosferatu, il principe della notte]]'' (1979) *''[[Laguna blu]]'' (1980) *''[[Brivido caldo]]'' (1981) *''[[Dune (film)|Dune]]'' (1984) *''[[Indiana Jones e il tempio maledetto]]'' (1984) *''[[A.D. - Anno Domini]]'' (1985) *''[[King David]]'' (1985) *''[[Witness - Il testimone]]'' (1985) *''[[Il commissario Lo Gatto]]'' (1986) *''[[Arma letale]]'' (1987) *''[[L'ultimo imperatore]]'' (1987) *''[[L'ultima tentazione di Cristo]]'' (1988) *''[[Sotto accusa]]'' (1988) *''[[Arma letale 2]]'' (1989) *''[[Drugstore Cowboy]]'' (1989) *''[[I segreti di Twin Peaks]]'' (1990-1991) *''[[Tartarughe Ninja alla riscossa (film)|Tartarughe Ninja alla riscossa]]'' (1990) *''[[Barton Fink - È successo a Hollywood]]'' (1991) *''[[Thelma & Louise]]'' (1991) *''[[Batman - Il ritorno]]'' (1992) *''[[Storia di una capinera (film)|Storia di una capinera]]'' (1993) *''[[Miracolo nella 34ª strada]]'' (1994) *''[[The River Wild - Il fiume della paura]]'' (1994) *''[[Twilight (film 1998)|Twilight]]'' (1998) *''[[Laws of Attraction - Matrimonio in appello]]'' (2004) *''[[The Manchurian Candidate]]'' (2004) *''[[Come d'incanto]]'' (2007) *''[[Ocean's Thirteen]]'' (2007) *''[[Amabili resti (film)|Amabili resti]]'' (2009) *''[[Cloud Atlas]]'' (2012) *''[[Miss Marple (sesta stagione)|Miss Marple]]'' (2013-2014) *''[[A.D. - La Bibbia continua]]'' (2015) *''[[Joy (film)|Joy]]'' (2015) *''[[Unsane (film)|Unsane]]'' (2018) *''[[Frozen II - Il segreto di Arendelle]]'' (2019) {{div col end}} ==Voci correlate== *[[Myriam Catania]], figlia *[[Rossa Caputo]], nipote *[[Fiamma Izzo]], sorella *[[Giuppy Izzo]], sorella *[[Renato Izzo]], padre *[[Simona Izzo]], sorella *[[Ricky Tognazzi]], cognato *[[Francesco Venditti]], nipote ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Izzo, Rossella}} [[Categoria:Direttori del doppiaggio italiani]] [[Categoria:Doppiatori italiani]] [[Categoria:Registi italiani]] [[Categoria:Sceneggiatori italiani]] fgkrqzqjiv7uuiaks221d6f072xkswr Ada Maria Serra Zanetti 0 173353 1420229 1389016 2026-07-13T08:04:23Z Spinoziano 2297 /* Doppiaggio */ 1420229 wikitext text/x-wiki '''Ada Maria Serra Zanetti''' (1941 – vivente), doppiatrice e direttrice del doppiaggio italiana. ==Citazioni di Ada Maria Serra Zanetti== *Capita anche che un personaggio non mi piaccia, ma la professionalità sta nella capacità di raggiungere comunque il risultato. A doppiare si riesce sempre, certo gli attori sono la forza trainante.<ref name=Ghedini> Dall'intervista di Camilla Ghedini, ''[http://www.ufficiostampacomunicazione.com/intervista-a-ada-maria-serra-zanetti-112010.html Intervista a Ada Maria Serra Zanetti]'', ''Studio Camilla Ghedini'', 9 novembre 2010.</ref> *La [[Lydia Simoneschi|Simoneschi]] è stata il mio idolo. Da ragazzina vedevo tutti i film doppiati da lei. Erano tutti doppiati da lei in un modo splendido perché aveva quella voce che come si dice ''s'incolla'', s'incollava in tutte le attrici, tutte le attrici Ma oltre ad essere una voce era una grande attrice e quindi era bravissima.<ref name= Cinema>Dal Festival Nazionale del doppiaggio “Le Voci Del Cinema” edizione 2018, ''Doppiatori Italiani'', 16 marzo 2018. [https://www.youtube.com/watch?v=PpuSgJiK_A8 Video] disponibile su ''Youtube.com''.</ref> *Questa forma d’arte, un tempo di nicchia, si è oggi un po’ imbastardita. Continuano a fiorire scuole per doppiatori. Io credo che doppiatori si diventi con un cursus honorum fatto di cultura, passione personale, studio. E credo che non si possa essere doppiatori senza essere stati prima attori. La recitazione è un passo obbligato.<ref name= Ghedini/> *Si è grandi doppiatrici quando si presta la propria voce a grandi attrici, come lo sono la [[Helen Mirren|Mirren]] e la [[Sigourney Weaver|Weaver]]. Con loro diventa tutto più semplice e immediato. Entrambe mi danno grandi soddisfazioni e di entrambe mi piace la versatilità e non ritengo un caso il fatto che provengano dal teatro. Recitare ‘con’ loro è naturale, mi trasmettono emozioni che io trasmetto a mia volta.<ref name= Ghedini/> ==Note== <references /> ==Doppiaggio== {{div col|strette}} *''[[L'uomo invisibile (film)|L'uomo invisibile]]'' (1933) *''[[La dominatrice]]'' (1935) *''[[Il conte di Essex]]'' (1939) *''[[Acque del sud]]'' (1944) *''[[Manicomio (film 1946)|Manicomio]]'' (1946) *''[[La notte dei morti viventi]]'' (1968) *''[[Appuntamento per una vendetta]]'' (1969) *''[[1972: Dracula colpisce ancora!]]'' (1972) *''[[Il fascino discreto della borghesia]]'' (1972) *''[[La fabbrica delle mogli (film)|La fabbrica delle mogli]]'' (1975) *''[[Carrie - Lo sguardo di Satana]]'' (1976) *''[[Complotto di famiglia]]'' (1976) *''[[Quinto potere]]'' (1976) *''[[Le avventure di Bianca e Bernie]]'' (1977) *''[[Alien]]'' (1979) *''[[Manhattan (film)|Manhattan]]'' (1979) *''[[E io mi gioco la bambina]]'' (1980) *''[[Aliens - Scontro finale]]'' (1986) *''[[Una donna in carriera]]'' (1988) *''[[Orchidea selvaggia (film 1989)|Orchidea selvaggia]]'' (1989) *''[[Misery non deve morire]]'' (1990) *''[[1492 - La conquista del paradiso]]'' (1992) *''[[Alien3]]'' (1992) *''[[Don Juan DeMarco maestro d'amore]]'' (1995) *''[[Il profumo del mosto selvatico]]'' (1995) *''[[Riccardo III - Un uomo, un re]]'' (1996) *''[[Alien - La clonazione]]'' (1997) *''[[Deep Impact (film)|Deep Impact]]'' (1998) *''[[Pleasantville]]'' (1998) *''[[Gosford Park]]'' (2001) *''[[Identità violate]]'' (2004) *''[[The Village]]'' (2004) *''[[Partnerperfetto.com]]'' (2005) *''[[L'ultimo regalo]]'' (2006) *''[[Babylon A.D.]]'' (2008) *''[[Valérie - Diario di una ninfomane]]'' (2008) *''[[Avatar (film 2009)|Avatar]]'' (2009) *''[[The Last Station]]'' (2009) *''[[Red (film 2010)|Red]]'' (2010) *''[[The Whistleblower]]'' (2010) *''[[Cappuccetto rosso sangue]]'' (2011) *''[[La fredda luce del giorno]]'' (2012) *''[[Suor Pascalina - Nel cuore della fede]]'' (2012) *''[[Red 2]]'' (2013) *''[[La teoria del tutto]]'' (2014) *''[[Barbie (film)|Barbie]]'' (2023) {{div col end}} ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Serra Zanetti, Ada Maria}} [[Categoria:Direttori del doppiaggio italiani]] [[Categoria:Doppiatori italiani]] i0ims9sqqkamcfebqnx8ji0l1wun20x Mauro Gravina 0 174665 1420232 1414418 2026-07-13T08:10:09Z Spinoziano 2297 /* Doppiaggio */ 1420232 wikitext text/x-wiki '''Mauro Gravina''' (1957 – vivente), attore e doppiatore italiano. ==Citazioni di Mauro Gravina== *I cartoni animati sono una cosa totalmente diversa, ti puoi un po’ sbizzarrire con le caratterizzazioni, eccetera. […] anche se devo dire che per i cartoni si fatica parecchio, bisogna stare sempre molto su di tono, è abbastanza impegnativo, ma è divertente farli effettivamente.<ref name= CineFarm /> *[…] il nostro lavoro è molto alla giornata, o si fanno provini al volo e poi si va in sala o si viene direttamente scelti per una serie e si comincia, non c’è modo di aggiornarsi o sapere queste cose molto prima, tranne che per cose come il ''[[Il Trono di Spade|Trono]]'', in cui sai che ogni anno arriveranno quelle puntate e se il tuo personaggio c’è ancora chiaramente sarai tu a farlo. <ref name= CineFarm /> *[[Peter Dinklage]] {{NDR|in [[Tyrion Lannister]] ne Il Trono di Spade}} è straordinario, bisogna seguirlo, ha una mimica facciale pazzesca. Infatti, è un grandissimo attore che ha vinto tantissimi premi.<ref name= CineFarm >Dall'intervista della Redazione CineFarm , ''[http://www.cinefarm.it/intervista-al-doppiatore-mauro-gravina/ Intervista al doppiatore Mauro Gravina]'', ''cinefarm.it'', 18 marzo 2017.</ref> ==Note== <references /> ==Doppiaggio== ===Film=== {{div col|strette}} *''[[Le lacrime amare di Petra von Kant]]'' (1972) *''[[L'inferno di cristallo]]'' (1974) *''[[Carrie - Lo sguardo di Satana]]'' (1976) *''[[I guerrieri della notte]]'' (1979) *''[[I predatori dell'Arca perduta]]'' (1981) *''[[La cosa (film 1982)|La cosa]]'' (1982) *''[[Star Trek II - L'ira di Khan]]'' (1982) *''[[Una poltrona per due]]'' (1983) *''[[2010 - L'anno del contatto]]'' (1984) *''[[Dune (film)|Dune]]'' (1984) *''[[Ipotesi sopravvivenza]]'' (1984) *''[[Star Trek III - Alla ricerca di Spock]]'' (1984) *''[[Top Secret!]]'' (1984) *''[[Brazil]]'' (1985) *''[[Breakfast Club]]'' (1985) *''[[Fuori orario]]'' (1985) *''[[Voglia di vincere]]'' (1985) *''[[Beetlejuice - Spiritello porcello]]'' (1986) *''[[Il colore dei soldi]]'' (1986) *''[[L'ultima tentazione di Cristo]]'' (1986) *''[[Una pazza giornata di vacanza]]'' (1986) *''[[Arma letale]]'' (1987) *''[[Arma letale 2]]'' (1989) *''[[Drugstore Cowboy]]'' (1989) *''[[Sotto accusa]]'' (1989) *''[[Il duro del Road House]]'' (1989) *''[[Ghost - Fantasma]]'' (1990) *''[[Tartarughe Ninja alla riscossa (film)|Tartarughe Ninja alla riscossa]]'' (1990) *''[[Doppio inganno (film 1991)|Doppio inganno]]'' (1991) *''[[L'impero del crimine]]'' (1991) *''[[Point Break - Punto di rottura]]'' (1991) *''[[Rotta verso l'ignoto]]'' (1991) *''[[Sister Act - Una svitata in abito da suora]]'' (1992) *''[[Pulp Fiction]]'' (1994) *''[[Copycat - Omicidi in serie]]'' (1995) *''[[Una cena quasi perfetta]]'' (1995) *''[[L.A. Confidential (film)|L.A. Confidential]]'' (1997) *''[[Le onde del destino]]'' (1996) *''[[Paradiso perduto (film 1998)|Paradiso perduto]]'' (1998) *''[[The Spiral]]'' (1998) *''[[Appuntamento a tre]]'' (1999) *''[[Daredevil]]'' (2003) *''[[After the Sunset]]'' (2004) *''[[The Libertine]]'' (2004) *''[[Charlie Bartlett]]'' (2007) *''[[Nemico pubblico - Public Enemies]]'' (2009) *''[[Sola nel buio (film 2013)|Sola nel buio]]'' (2013) *''[[Io vengo ogni giorno]]'' (2014) *''[[Lo sciacallo - Nightcrawler]]'' (2014) *''[[Il caso Spotlight]]'' (2015) *''[[Atto di fede (film)|Atto di fede]]'' (2019) *''[[Dolemite Is My Name]]'' (2019) *''[[Panama Papers (film)|Panama Papers]]'' (2019) {{div col end}} ===Film d'animazione=== {{div col|strette}} *''[[La collina dei conigli]]'' (1978) *''[[Canto di Natale di Topolino]]'' (1983) *''[[Taron e la pentola magica]]'' (1985) *''[[Kiki - Consegne a domicilio]]'' (1989) *''[[Lilli e il vagabondo II - Il cucciolo ribelle]]'' (2001) *''[[Dragon Ball Z: La battaglia degli dei]]'' (2013) *''[[Inside Out (film 2015)|Inside Out]]'' (2015) *''[[Coco]]'' (2017) {{div col end}} ===Serie televisive=== {{div col|strette}} *''[[Snorky]]'' (1984 - 1988) *''[[A.D. - Anno Domini]]'' (1985) *''[[I segreti di Twin Peaks]]'' (1990 - 1991) *''[[Law & Order - I due volti della giustizia]]'' (1999 - in corso) *''[[I mondi infiniti di H.G. Wells]]'' (2001) *''[[Medium (serie televisiva)|Medium]]'' (2005 - 2011) *''[[Mad Men]]'' (2007 - 2015) *''[[La Bibbia (miniserie televisiva)|La Bibbia]]'' (2013) *''[[Agent Carter]]'' (2015 - 2016) *''[[Il Trono di Spade]]'' (2015 - 2019) *''[[WandaVision]]'' (2021) {{div col end}} ==Voci correlate== *[[Antonella Rinaldi]], moglie *[[Giuseppe Rinaldi]], suocero *[[Massimo Rinaldi (doppiatore)| Massimo Rinaldi]], cognato ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Gravina, Mauro}} [[Categoria:Attori italiani]] [[Categoria:Doppiatori italiani]] kua35ktir2oz8s0z2eu0bsdtadl8tlc Questa è la vita 0 183624 1420126 1420085 2026-07-12T13:10:30Z ~2026-35655-21 107537 /* Incipit */ 1420126 wikitext text/x-wiki {{Film |titolo=Questa è la vita |immagine=La_patente.jpg |didascalia=[[Totò]] ne "La patente" |linguaoriginale=italiano |paese=Italia |annouscita=1954 |genere=commedia |regista=[[Giorgio Pàstina]] (''La giara'')<br />[[Mario Soldati]] (''Il ventaglino'')<br />[[Luigi Zampa]] (''La patente'')<br />[[Aldo Fabrizi]] (''Marsina stretta'') |soggetto = [[Luigi Pirandello]] (novelle) |sceneggiatore = [[Giorgio Bassani]], [[Vitaliano Brancati]], [[Aldo Fabrizi]], [[Mario Soldati]], [[Luigi Zampa]], [[Giorgio Pàstina]] |produttore = [[Felice Zappulla]] |attori= *[[Emilio Cigoli]]: narratore ;La giara *[[Turi Pandolfini]]: zi' Dima, mastro del paese *[[Natale Cirino]]: Don Lolò Zirafa *[[Antonio Nicotra]]: compare Peppe *[[Domenico Modugno]]: 'Ntoni *[[Franca Gandolfi]]: Trisuzza *[[Salvo Libassi]]: avvocato Scimè *[[Agostino Manna]]: Fillicò *[[Carmelo Di Giovanni]]: Tararà ;Il ventaglino *[[Myriam Bru]]: Tuta *[[Andreina Paul]]: donna benestante *[[Giorgio Costantini (attore)|Giorgio Costantini]]: venditore di ventagli *[[Pina Piovani]]: popolana ai giardinetti *[[Mario Corte]]: uomo che legge il giornale *[[Antonio La Raina]]: corazziere *[[Giovanna Cigoli]]: anziana ai giardinetti ;La patente *[[Totò]]: Rosario Chiarchiaro *[[Armenia Balducci]]: Rosinella Chiarchiaro *[[Mario Castellani]]: giudice istruttore D'Andrea *[[Nino Vingelli]]: venditore di fuochi artificiali *[[Anita Durante]]: moglie di Rosario *[[Fiorella Marcon]]: figlia di Rosario *[[Isabella Nobili]]: figlia di Rosario *[[Attilio Rapisarda]]: l'usciere *[[Carlo Giuffrè]]: il professore ;Marsina stretta *[[Aldo Fabrizi]]: professor Fabio Gori *[[Walter Chiari]]: Andrea Migri, lo sposo *[[Lucia Bosé]]: Angela Reis, la sposa *[[Carlo Romano]]: Carlo Migri *[[Ada Dondini]]: Gina Migri *[[Luigi Pavese]]: colonnello Franco Alonzo *[[Zoe Incrocci]]: sorella di Andrea *[[Lauro Gazzolo]]: l'amministratore *[[Jone Morino]]: moglie dell'amministratore *[[Paolo Ferrara (attore)|Paolo Ferrara]]: testimone di Andrea *[[Gorella Gori]]: moglie del testimone *[[Amalia Pellegrini]]: Adele *[[Amina Pirani Maggi]]: madre di Ofelia *[[Giovanni Grasso (1888-1963)|Giovanni Grasso]]: il portiere |doppiatoriitaliani= *[[Mario Besesti]]: Don Lolò Zirafa (''La giara'') *[[Amilcare Pettinelli]]: avvocato Scimè (''La giara'') *[[Dhia Cristiani]]: Tuta (''Il ventaglino'') *[[Rosetta Calavetta]]: Angela Reis (''Marsina stretta'') *[[Emilio Cigoli]]: voce narrante |titoliepisodi = *''La giara'' di [[Giorgio Pàstina]] *''Il ventaglino'' di [[Mario Soldati]] *''La patente'' di [[Luigi Zampa]] *''Marsina stretta'' di [[Aldo Fabrizi]] |note = '''Musiche''': [[Carlo Innocenzi]], [[Armando Trovajoli]] }} '''''Questa è la vita''''', film del 1954, diviso in quattro episodi, ''La giara'', ''Il ventaglino'', ''La patente'' e ''Marsina stretta'', rispettivamente diretti da [[Giorgio Pàstina]], [[Mario Soldati]], [[Luigi Zampa]] e [[Aldo Fabrizi]]. ==[[Incipit]]== {{incipit film}} '''Direttore del doppiaggio''': Allora, vogliamo andare?<br />'''Fonico''': Ma io sono pronto da mezz'ora, non apetto che voi.<br />'''Direttore del doppiaggio''': Parti con il sonoro, molto positivo.<br />'''Fonico''': Va bene.<br />'''Direttore del doppiaggio''': Ecco, allora come nelle prove, oramai le pause le conosci.<br />'''Fonico''': Partito!<br />'''Emilio Cigoli''': Il [[cinema]] a una delle sue svolte più caratteristiche prese dalla vita elementi veri per rappresentare delle finzioni. Avemmo così sullo schermo operai, pescatori, professori eccetera, che seppero rendere a volte, con notevole verità e autorità, i loro personaggi, rappresentarono cioè se stessi. La ''Fortunia Film'' ha voluto invertire i termini e ha dato, a registi e ad attori professionisti, un autore che ha scritto dalla vita e per la vita, soprattutto forse per l'insegnamento che da essa può venire. ''Questa è la vita'' è un film con le sue luci, le sue ombre, i suoi insegnamenti, tratto da quattro novelle di Luigi Pirandello. ''La giara''. Si dice che il buon senso è da preferire alla litigiosità. ''Il ventaglino''... eh, ''Il ventaglino'' è un inno alla vita che è fatta anche di adorabili, inutili, fatue cose. ''La patente''. ''La patente'' ci conferma che la superstizione, quando è portata agli eccessi, è una vera peste. Ho detto quando è portata agli eccessi. ''Marsina stretta''... be', la vedrete e le conclusioni ognuno le trarrà da solo... convincendosi che questa è la vita. ==''La giara''== [[File:La giara.jpg|miniatura|sinistra|[[Turi Pandolfini]]]] *Raccogli i panni, sta per venire il teporale! E il raccolto? E mo' chi lo sente il padrone! Se piove, ci puoi giurare che se la piglia con me. E chi è che canta!? State zitte, fate presto, non vedete che viene a piovere? ('''Compare Peppe''') *Quattro once! Quattro once l'ho pagata! Ma causa gli voglio fare a quel fornaciaio maledetto! Il pretura, in Appello, in Cassazione! Gli voglio mangiare tutto! ('''Don Lolò''') *'''Don Lolò''': E non usate neanche salutare quando vi presentate davanti a qualcuno?<br />'''Compare Peppe''': Salutate, salutate! È il padrone.<br />'''Zi' Dima''': ''Abbisogna'' della mia opera o del mio saluto? Della mia opera, credo. Mi dica quello che ho da fare e lo farò.<br />'''Don Lolò''': Se le parole vi costano care, perché non le risparmiate? *'''Compare Peppe''': Zi' Dima, sentite, sanate questa bella giara con il vostro mastice. Non lo fa vedere a nessuno il suo mastice.<br />'''Don Lolò''': E che è? Ostia consacrata? *'''Don Lolò''': Voglio sapere se la mia giara accomodata verrà bene.<br />'''Zi' Dima''': Così? Subito? Io credo quando vedo. Mi dia tempo. *'''Contadina''': Zi' Dima, sto pregando la buonanima di mia nonna per voi!<br />'''Zi' Dima''': Impiccati! Fammi uscire, piuttosto! *Un'oncia e trentatré a lui? ''Pazzia'', Signor Avvocato? Io ci faccio i vermi qua dentro. ('''Zi' Dima''') *Non ci sto per mio piacere qua dentro. Mi faccia uscire e me ne andrò ballando, ballando. ('''Zi' Dima''') *'''Don Lolò''': Non potrei citarlo per alloggio abusivo?<br />'''Avvocato Scimè''': Eccome no! Mandate l'usciere con lo sfratto! *Avete visto come ci si perde ad essere permalosi e colerici? Buon senso nella vita, insegna la vita. ('''voce narrante''') ==''Il ventaglino''== *'''Popolana''': Quanto tempo ''c'ha''?<br />'''Tuta''': Un anno e mezzo.<br />'''Popolana''': Marito vero?<br />'''Tuta''': Siamo sposati con la Chiesa.<br />'''Popolana''': Ah, con la Chiesa...<br />'''Tuta''': ''E che dé''? Non è marito?<br />'''Popolana''': E no ''fija nun serve''<br />'''Tuta''': Come non serve?<br />'''Popolana''': Ma, no. ''Ce'' lo sai pure tu ''ce vole'' il matrimonio in Municipio.<br />'''Tuta''': E lo so, sì... figuratevi se non ce lo so. Per questo ''me so dovuta addatà a venì'' a Roma.<br />'''Popolana''': Eh, l'omo è cacciatore, se sa. Prima se fa i comodacci sui, poi te fanno fa un fijo e tanti saluti. Ma pure tu fija bella ce potevi pensa', te potevi far da' un po' di sordi. Invece, scommetto che è un morto de fame, vero?<br />'''Tuta''': Lui dice che i sordi ce li ho nel petto. *Dio non fa le cose giuste... e se non le fa lui figurati noi. Tiriamo a campa'. ('''Tuta''') *Er pupo dorme. Tiramo a campa'. Dio provvede. ('''Tuta''') ==''La patente''== *'''Figlia di Rosario 3''': Ma perché ti vuoi vestire a lutto? Chi è morto?<br />'''Rosario''': Io, vostro padre. Non lo sapete? Lo hanno ammazzato. Lo hanno assassinato. Un povero lavoratore che lavorava onestamente, cacciato via, messo in mezzo a una strada, con tre figlie da mantenere e una moglie paralitica... *'''Figlia di Rosario 1''': Ma tu vedi nemici dappertutto, papà. C'è anche la gente buona in questo mondo.<br />'''Rosario''': Ah, sì? E chi sarebbe la gente buona? Il tuo fidanzato? Il professore. L'uomo colto. L'uomo superiore. Colui che non crede alla superstizione... e ti ha piantato. ('''Rosario''') *Ma se tutte queste cose vengono dette in tribunale, la calunnia che hai addosso non te la levano nemmeno con il coltello. ('''moglie''') *Voglio che sia riconosciuta questa mia potenza terribile che oramai è l'unico capitale che mi è rimasto. ('''Rosario''') *'''Rosario''': Lei, Signor Giudice, per esercitare questa professione, anche se l'esercita così male, ha dovuto pigliarsi una laurea?<br />'''Giudice istruttore D'Andrea''': Sì, certo.<br />'''Rosario''': E dunque voglio la mia patente. La patente di jettatore, con tanto di bollo legale. Jettatore patentato dal Regio Tribunale. *Ma io devo avere giustizia. devo avere la patente. La patente che darà il pane a me e ai miei figli. È chiaro? Pane e giustizia! ('''Rosario''') *Anch'io credo alla jettatura ma quella degli altri di coloro che mi hanno rovinato, capisci? ('''Rosario''') *Scrivi: Gioielleria: lire 100. Spostamento alla gioielleria rivale: lire 150 […] Caffè gelateria: lire 30 anzi no 35 […] Casa con ammalato: SC Cioè vale a dire: "Secondo le condizioni economiche familiari". Oratore in piazza: lire 100. Se è del Governo: lire 200. Corsa automobilistica: rettilineo lire 300, appostamento in curva 500. ('''Rosario''') ==''Marsina stretta''== [[File:Questa_e_la_vita.jpg|miniatura|sinistra|[[Aldo Fabrizi]]]] *'''Colonnello Franco Alonzo''': È la stoffa che conta, non c'è un tarlo. Professore, la naftalina fa dei miracoli.<br />'''Professor Fabio Gori''': Oh, be' certo. Se avessero dato la naftalina al Colosseo, penso che sarebbero intatti anche i leoni. *Me la sento proprio stretta, ma che faccio? La ginnastica svedese? ('''Professor Fabio Gori''') *'''Colonnello Franco Alonzo''': Vede che si sente più sciolto?<br />'''Professor Fabio Gori''': Sì, come un salame. *Si può dire anche bella. Una bellezza alla quale il dolore le ha dato una certa grazia, una certa nobiltà. ('''Professor Fabio Gori''') **'''Ospite''': Ah, che profumo snervante. Scusi Signora, che fiori sono?<br />'''Gina Migri''': Sono tutti soldi sprecati. *Coraggio Angela, qua ci sono io. Lascia a me la responsabilità di quello che fai. Vai a prepararti adesso, cara. E senza perdere tempo. ('''Professor Fabio Gori''') *Come vede tante volte il destino e la felicità di una persona dipendono da una marsina stretta. ('''Professor Fabio Gori''') ==Altri progetti== {{interprogetto}} [[Categoria:Film commedia]] 8o6vamhucnmdijdd1l9efsiffzyub8x 1420128 1420126 2026-07-12T13:12:55Z ~2026-35655-21 107537 /* Incipit */ 1420128 wikitext text/x-wiki {{Film |titolo=Questa è la vita |immagine=La_patente.jpg |didascalia=[[Totò]] ne "La patente" |linguaoriginale=italiano |paese=Italia |annouscita=1954 |genere=commedia |regista=[[Giorgio Pàstina]] (''La giara'')<br />[[Mario Soldati]] (''Il ventaglino'')<br />[[Luigi Zampa]] (''La patente'')<br />[[Aldo Fabrizi]] (''Marsina stretta'') |soggetto = [[Luigi Pirandello]] (novelle) |sceneggiatore = [[Giorgio Bassani]], [[Vitaliano Brancati]], [[Aldo Fabrizi]], [[Mario Soldati]], [[Luigi Zampa]], [[Giorgio Pàstina]] |produttore = [[Felice Zappulla]] |attori= *[[Emilio Cigoli]]: narratore ;La giara *[[Turi Pandolfini]]: zi' Dima, mastro del paese *[[Natale Cirino]]: Don Lolò Zirafa *[[Antonio Nicotra]]: compare Peppe *[[Domenico Modugno]]: 'Ntoni *[[Franca Gandolfi]]: Trisuzza *[[Salvo Libassi]]: avvocato Scimè *[[Agostino Manna]]: Fillicò *[[Carmelo Di Giovanni]]: Tararà ;Il ventaglino *[[Myriam Bru]]: Tuta *[[Andreina Paul]]: donna benestante *[[Giorgio Costantini (attore)|Giorgio Costantini]]: venditore di ventagli *[[Pina Piovani]]: popolana ai giardinetti *[[Mario Corte]]: uomo che legge il giornale *[[Antonio La Raina]]: corazziere *[[Giovanna Cigoli]]: anziana ai giardinetti ;La patente *[[Totò]]: Rosario Chiarchiaro *[[Armenia Balducci]]: Rosinella Chiarchiaro *[[Mario Castellani]]: giudice istruttore D'Andrea *[[Nino Vingelli]]: venditore di fuochi artificiali *[[Anita Durante]]: moglie di Rosario *[[Fiorella Marcon]]: figlia di Rosario *[[Isabella Nobili]]: figlia di Rosario *[[Attilio Rapisarda]]: l'usciere *[[Carlo Giuffrè]]: il professore ;Marsina stretta *[[Aldo Fabrizi]]: professor Fabio Gori *[[Walter Chiari]]: Andrea Migri, lo sposo *[[Lucia Bosé]]: Angela Reis, la sposa *[[Carlo Romano]]: Carlo Migri *[[Ada Dondini]]: Gina Migri *[[Luigi Pavese]]: colonnello Franco Alonzo *[[Zoe Incrocci]]: sorella di Andrea *[[Lauro Gazzolo]]: l'amministratore *[[Jone Morino]]: moglie dell'amministratore *[[Paolo Ferrara (attore)|Paolo Ferrara]]: testimone di Andrea *[[Gorella Gori]]: moglie del testimone *[[Amalia Pellegrini]]: Adele *[[Amina Pirani Maggi]]: madre di Ofelia *[[Giovanni Grasso (1888-1963)|Giovanni Grasso]]: il portiere |doppiatoriitaliani= *[[Mario Besesti]]: Don Lolò Zirafa (''La giara'') *[[Amilcare Pettinelli]]: avvocato Scimè (''La giara'') *[[Dhia Cristiani]]: Tuta (''Il ventaglino'') *[[Rosetta Calavetta]]: Angela Reis (''Marsina stretta'') *[[Emilio Cigoli]]: voce narrante |titoliepisodi = *''La giara'' di [[Giorgio Pàstina]] *''Il ventaglino'' di [[Mario Soldati]] *''La patente'' di [[Luigi Zampa]] *''Marsina stretta'' di [[Aldo Fabrizi]] |note = '''Musiche''': [[Carlo Innocenzi]], [[Armando Trovajoli]] }} '''''Questa è la vita''''', film del 1954, diviso in quattro episodi, ''La giara'', ''Il ventaglino'', ''La patente'' e ''Marsina stretta'', rispettivamente diretti da [[Giorgio Pàstina]], [[Mario Soldati]], [[Luigi Zampa]] e [[Aldo Fabrizi]]. ==[[Incipit]]== {{incipit film}} '''Direttore del doppiaggio''': Allora, vogliamo andare?<br />'''Fonico''': Ma io sono pronto da mezz'ora, non apetto che voi.<br />'''Direttore del doppiaggio''': Parti col sonoro, molto positivo.<br />'''Fonico''': Va bene.<br />'''Direttore del doppiaggio''': Ecco, allora come nelle prove, oramai le pause le conosci.<br />'''Fonico''': Partito!<br />'''Emilio Cigoli''': Il [[cinema]] a una delle sue svolte più caratteristiche prese dalla vita elementi veri per rappresentare delle finzioni. Avemmo così sullo schermo operai, pescatori, professori eccetera, che seppero rendere a volte, con notevole verità e autorità, i loro personaggi, rappresentarono cioè se stessi. La ''Fortunia Film'' ha voluto invertire i termini e ha dato, a registi e ad attori professionisti, un autore che ha scritto dalla vita e per la vita, soprattutto forse per l'insegnamento che da essa può venire. ''Questa è la vita'' è un film con le sue luci, le sue ombre, i suoi insegnamenti, tratto da quattro novelle di Luigi Pirandello. ''La giara''. Si dice che il buon senso è da preferire alla litigiosità. ''Il ventaglino''... eh, ''Il ventaglino'' è un inno alla vita che è fatta anche di adorabili, inutili, fatue cose. ''La patente''. ''La patente'' ci conferma che la superstizione, quando è portata agli eccessi, è una vera peste. Ho detto quando è portata agli eccessi. ''Marsina stretta''... be', la vedrete e le conclusioni ognuno le trarrà da solo... convincendosi che questa è la vita. ==''La giara''== [[File:La giara.jpg|miniatura|sinistra|[[Turi Pandolfini]]]] *Raccogli i panni, sta per venire il teporale! E il raccolto? E mo' chi lo sente il padrone! Se piove, ci puoi giurare che se la piglia con me. E chi è che canta!? State zitte, fate presto, non vedete che viene a piovere? ('''Compare Peppe''') *Quattro once! Quattro once l'ho pagata! Ma causa gli voglio fare a quel fornaciaio maledetto! Il pretura, in Appello, in Cassazione! Gli voglio mangiare tutto! ('''Don Lolò''') *'''Don Lolò''': E non usate neanche salutare quando vi presentate davanti a qualcuno?<br />'''Compare Peppe''': Salutate, salutate! È il padrone.<br />'''Zi' Dima''': ''Abbisogna'' della mia opera o del mio saluto? Della mia opera, credo. Mi dica quello che ho da fare e lo farò.<br />'''Don Lolò''': Se le parole vi costano care, perché non le risparmiate? *'''Compare Peppe''': Zi' Dima, sentite, sanate questa bella giara con il vostro mastice. Non lo fa vedere a nessuno il suo mastice.<br />'''Don Lolò''': E che è? Ostia consacrata? *'''Don Lolò''': Voglio sapere se la mia giara accomodata verrà bene.<br />'''Zi' Dima''': Così? Subito? Io credo quando vedo. Mi dia tempo. *'''Contadina''': Zi' Dima, sto pregando la buonanima di mia nonna per voi!<br />'''Zi' Dima''': Impiccati! Fammi uscire, piuttosto! *Un'oncia e trentatré a lui? ''Pazzia'', Signor Avvocato? Io ci faccio i vermi qua dentro. ('''Zi' Dima''') *Non ci sto per mio piacere qua dentro. Mi faccia uscire e me ne andrò ballando, ballando. ('''Zi' Dima''') *'''Don Lolò''': Non potrei citarlo per alloggio abusivo?<br />'''Avvocato Scimè''': Eccome no! Mandate l'usciere con lo sfratto! *Avete visto come ci si perde ad essere permalosi e colerici? Buon senso nella vita, insegna la vita. ('''voce narrante''') ==''Il ventaglino''== *'''Popolana''': Quanto tempo ''c'ha''?<br />'''Tuta''': Un anno e mezzo.<br />'''Popolana''': Marito vero?<br />'''Tuta''': Siamo sposati con la Chiesa.<br />'''Popolana''': Ah, con la Chiesa...<br />'''Tuta''': ''E che dé''? Non è marito?<br />'''Popolana''': E no ''fija nun serve''<br />'''Tuta''': Come non serve?<br />'''Popolana''': Ma, no. ''Ce'' lo sai pure tu ''ce vole'' il matrimonio in Municipio.<br />'''Tuta''': E lo so, sì... figuratevi se non ce lo so. Per questo ''me so dovuta addatà a venì'' a Roma.<br />'''Popolana''': Eh, l'omo è cacciatore, se sa. Prima se fa i comodacci sui, poi te fanno fa un fijo e tanti saluti. Ma pure tu fija bella ce potevi pensa', te potevi far da' un po' di sordi. Invece, scommetto che è un morto de fame, vero?<br />'''Tuta''': Lui dice che i sordi ce li ho nel petto. *Dio non fa le cose giuste... e se non le fa lui figurati noi. Tiriamo a campa'. ('''Tuta''') *Er pupo dorme. Tiramo a campa'. Dio provvede. ('''Tuta''') ==''La patente''== *'''Figlia di Rosario 3''': Ma perché ti vuoi vestire a lutto? Chi è morto?<br />'''Rosario''': Io, vostro padre. Non lo sapete? Lo hanno ammazzato. Lo hanno assassinato. Un povero lavoratore che lavorava onestamente, cacciato via, messo in mezzo a una strada, con tre figlie da mantenere e una moglie paralitica... *'''Figlia di Rosario 1''': Ma tu vedi nemici dappertutto, papà. C'è anche la gente buona in questo mondo.<br />'''Rosario''': Ah, sì? E chi sarebbe la gente buona? Il tuo fidanzato? Il professore. L'uomo colto. L'uomo superiore. Colui che non crede alla superstizione... e ti ha piantato. ('''Rosario''') *Ma se tutte queste cose vengono dette in tribunale, la calunnia che hai addosso non te la levano nemmeno con il coltello. ('''moglie''') *Voglio che sia riconosciuta questa mia potenza terribile che oramai è l'unico capitale che mi è rimasto. ('''Rosario''') *'''Rosario''': Lei, Signor Giudice, per esercitare questa professione, anche se l'esercita così male, ha dovuto pigliarsi una laurea?<br />'''Giudice istruttore D'Andrea''': Sì, certo.<br />'''Rosario''': E dunque voglio la mia patente. La patente di jettatore, con tanto di bollo legale. Jettatore patentato dal Regio Tribunale. *Ma io devo avere giustizia. devo avere la patente. La patente che darà il pane a me e ai miei figli. È chiaro? Pane e giustizia! ('''Rosario''') *Anch'io credo alla jettatura ma quella degli altri di coloro che mi hanno rovinato, capisci? ('''Rosario''') *Scrivi: Gioielleria: lire 100. Spostamento alla gioielleria rivale: lire 150 […] Caffè gelateria: lire 30 anzi no 35 […] Casa con ammalato: SC Cioè vale a dire: "Secondo le condizioni economiche familiari". Oratore in piazza: lire 100. Se è del Governo: lire 200. Corsa automobilistica: rettilineo lire 300, appostamento in curva 500. ('''Rosario''') ==''Marsina stretta''== [[File:Questa_e_la_vita.jpg|miniatura|sinistra|[[Aldo Fabrizi]]]] *'''Colonnello Franco Alonzo''': È la stoffa che conta, non c'è un tarlo. Professore, la naftalina fa dei miracoli.<br />'''Professor Fabio Gori''': Oh, be' certo. Se avessero dato la naftalina al Colosseo, penso che sarebbero intatti anche i leoni. *Me la sento proprio stretta, ma che faccio? La ginnastica svedese? ('''Professor Fabio Gori''') *'''Colonnello Franco Alonzo''': Vede che si sente più sciolto?<br />'''Professor Fabio Gori''': Sì, come un salame. *Si può dire anche bella. Una bellezza alla quale il dolore le ha dato una certa grazia, una certa nobiltà. ('''Professor Fabio Gori''') **'''Ospite''': Ah, che profumo snervante. Scusi Signora, che fiori sono?<br />'''Gina Migri''': Sono tutti soldi sprecati. *Coraggio Angela, qua ci sono io. Lascia a me la responsabilità di quello che fai. Vai a prepararti adesso, cara. E senza perdere tempo. ('''Professor Fabio Gori''') *Come vede tante volte il destino e la felicità di una persona dipendono da una marsina stretta. ('''Professor Fabio Gori''') ==Altri progetti== {{interprogetto}} [[Categoria:Film commedia]] b0vpyldgvw9ar1su6p9h2scsv83n7ku Wikiquote:GLAM/BEIC/Voci 4 185964 1420263 1419900 2026-07-13T09:56:25Z Marcella Medici (BEIC) 84396 1420263 wikitext text/x-wiki ==Voci create nell'ambito del progetto BEIC== {{vedi anche|w:Progetto:GLAM/BEIC}} Elenco delle voci create su Wikiquote nell'ambito del [[w:Progetto:GLAM/BEIC|progetto BEIC]], a partire da materiale messo a disposizione dalla [[w:Biblioteca europea di informazione e cultura|Fondazione BEIC]]. Totali: '''1001 voci'''<!--, di cui 1 in inglese, 1 in spagnolo, 1 in francese e 1 in latino-->. {{div col}} ===Persone=== #[[Paolo Monti]] - <small>2014-09-30</small> #[[Giambattista Vasco]] - <small>2021-08-18</small> #[[Stefano da San Gregorio]] - <small>2021-08-29</small> #[[Christoph Scheiner]] - <small>2021-08-30</small> #[[Gian Rinaldo Carli]] - <small>2021-09-01</small> #[[Vittorio Saraceno]] - <small>2021-09-05</small> #[[Federico Sanvitale]] - <small>2021-09-06</small> #[[Antonio Sangiovanni]] - <small>2021-09-09</small> #[[Francesco Ricci (matematico)]] - <small>2021-09-11</small> #[[Charles-Joseph Mathon de la Cour]] - <small>2021-09-11</small> #[[Filippo Antonio Revelli]] - <small>2021-09-14</small> #[[Onofrio Puglisi]] - <small>2021-09-22</small> #[[Bartolomeo Pollastri]] - <small>2021-09-23</small> #[[Giovanni Battista Pisani]] - <small>2021-09-27</small> #[[Giovanni Giacomo Pierantoni]] - <small>2021-09-27</small> #[[Italo Zannier]] - <small>2021-09-29</small> #[[Auguste Marmont‎]] - <small>2021-10-11</small> #[[Giovanni Biagio Amico‎]] - <small>2021-10-11</small> #[[Stefano degli Angeli]] - <small>2021-10-12</small> #[[Benedetto degli Alessandri]] - <small>2021-10-14</small> #[[Angelo da Vallombrosa]] - <small>2021-10-14</small> #[[Domenico Benivieni]] - <small>2021-10-14</small> #[[Pietro di Fabrizio Accolti]] - <small>2021-10-15</small> #[[Antonio Adamucci]] - <small>2021-10-15</small> #[[Bernardino Baldi]] - <small>2021-10-15</small> #[[Cosimo Bartoli]] - <small>2021-10-15</small> #[[Giusto Bellavitis]] - <small>2021-10-15</small> #[[Silvio Belli]] - <small>2021-10-15</small> #[[Abū-Ṭālib Ḫān]] - <small>2021-10-15</small> #[[Antonio Maria Bordoni]] - <small>2021-10-18</small> #[[Francesco Saverio Brunetti]] - <small>2021-10-18</small> #[[Filippo Calandri]] - <small>2021-10-18</small> #[[Stanislao Canovai]] - <small>2021-10-18</small> #[[Sigismondo Alberghetti]] - <small>2021-10-18</small> #[[Giuseppe Antonio Alberti]] - <small>2021-10-18</small> #[[Giuseppe Averani]] - 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<small>2021-10-25</small> #[[Girolamo Manfredi]] - <small>2021-10-25</small> #[[Gabriele Capodilista]] - <small>2021-10-25</small> #[[Lorenzo Spirito Gualtieri]] - <small>2021-10-26</small> #[[Guglielmo da Saliceto]] - <small>2021-10-26</small> #[[Jacopo da Cessole]] - <small>2021-10-26</small> #[[Antonio Matani]] - <small>2021-10-26</small> #[[Carlo Matteucci]] - <small>2021-10-26</small> #[[Pedro de Medina]] - <small>2021-10-26</small> #[[Friedrich Accum]] - <small>2021-10-27</small> #[[George Biddell Airy]] - <small>2021-10-27</small> #[[Joachim d'Alencé]] - <small>2021-10-27</small> #[[Carlo Amoretti]] - <small>2021-10-27</small> #[[Giovanni Antonelli (astronomo)]] - <small>2021-10-27</small> #[[Torbern Olof Bergman]] - <small>2021-10-27</small> #[[Belsazar Hacquet]] - <small>2021-10-27</small> #[[George Atwood]] - <small>2021-10-27</small> #[[Friederich Münter]] - <small>2021-10-27</small> #[[Franz Schott]] - <small>2021-10-28</small> #[[Lazzaro Spallanzani]] - <small>2021-10-28</small> #[[Isaac Abrabanel]] - <small>2021-10-28</small> #[[Giason Denores]] - <small>2021-10-29</small> #[[Juan de Jarava]] - <small>2021-10-29</small> #[[Alessandro Pascoli]] - <small>2021-10-29</small> #[[Euforbo]] - <small>2021-11-02</small> #[[Zaccaria Scolastico]] - <small>2021-11-02</small> #[[Battista Fregoso (1450-1505)]] - <small>2021-11-02</small> #[[Ugo Benci]] - <small>2021-11-04</small> #[[Jacopo Filippo Foresti]] - <small>2021-11-04</small> #[[Feo Belcari]] - <small>2021-11-08</small> #[[Pompeo Baldasseroni]] - <small>2021-11-08</small> #[[Sallustio Bandini]] - <small>2021-11-08</small> #[[Lodovico Bianchini]] - <small>2021-11-09</small> #[[Vladislav Iosifovič Bortkevič]] - <small>2021-11-09</small> #[[Richard Cantillon]] - <small>2021-11-09</small> #[[John Bates Clark]] - <small>2021-11-09</small> #[[Salvatore Cognetti de Martiis]] - <small>2021-11-09</small> #[[Girolamo Francesco Cristiani]] - <small>2021-11-10</small> #[[Alfons Dopsch]] - <small>2021-11-10</small> #[[Ruggero Giuseppe Boscovich]] - <small>2021-11-10</small> #[[Pietro Antonio Cataldi]] - <small>2021-11-10</small> #[[Ambrogio Contarini]] - <small>2021-11-10</small> #[[Giovanni Tavelli]] - <small>2021-11-10</small> #[[Giovanni Colombini]] - <small>2021-11-10</small> #[[Giovanni Pagnini]] - <small>2021-11-10</small> #[[Rhazes]] - <small>2021-11-15</small> #[[Antonio Pace]] - <small>2021-11-19</small> #[[Joseph-François Marie]] - <small>2021-11-29</small> #[[Alessandro Marchetti (matematico)]] - <small>2021-12-01</small> #[[Giambattista Magistrini]] - <small>2021-12-01</small> #[[Agostino Maccari]] - <small>2021-12-10</small> #[[Antonio Ludeña]] - <small>2021-12-12</small> #[[Doroteo Alimari]] - <small>2022-01-13</small> #[[Alessandro Canobbio]] - <small>2022-01-13</small> #[[Camillo Leonardi]] - <small>2022-01-21</small> #[[Ascanio Centorio Degli Ortensi]] - <small>2022-01-28</small> #[[Domenico Griminelli]] - <small>2022-02-02</small> #[[Guglielmo Gargiolli]] - <small>2022-02-03</small> #[[Giovanni Battista Gallicciolli]] - <small>2022-02-04</small> #[[Guglielmo Grataroli]] - <small>2022-02-04</small> #[[Donato Calvi]] - <small>2022-02-04</small> #[[Flegomene]] - <small>2022-02-07</small> #[[Francesco Fuoco]] - <small>2022-02-19</small> #[[Francesco dal Sole]] - <small>2022-03-03</small> #[[Nicolao Colletti]] - <small>2022-03-12</small> #[[Cristoforo Clavio]] - <small>2022-03-17</small> #[[Jacques Peletier du Mans]] - <small>2022-03-17</small> #[[Pietro Apiano]] - <small>2022-03-18</small> #[[Francesco Cigalini]] - <small>2022-03-18</small> #[[Scipione Chiaramonti]] - <small>2022-03-23</small> #[[Antonio Brognoli]] - <small>2022-03-26</small> #[[Giuseppe Davia]] - <small>2022-03-30</small> #[[Francesco Vandelli (astronomo)]] - <small>2022-03-30</small> #[[Giuseppe Vergani]] - <small>2022-04-01</small> #[[Giovanni Camilla]] - <small>2022-04-04</small> #[[Pompeo Colonna (scrittore)]] - <small>2022-04-07</small> #[[Luigi Castiglioni (botanico)]] - <small>2022-04-07</small> #[[Guidobaldo Del Monte]] - <small>2022-04-08</small> #[[Federico Commandino]] - <small>2022-04-08</small> #[[Teone di Alessandria]] - <small>2022-04-09</small> #[[Francesco Maria II Della Rovere]] - <small>2022-04-11</small> #[[Pappo di Alessandria]] - <small>2022-04-12</small> #[[Sereno di Antinopoli]] - <small>2022-04-13</small> #[[Eutocio]] - <small>2022-04-13</small> #[[Alonso de Fuentes]] - <small>2022-04-15</small> #[[Francesco Zantedeschi]] - <small>2022-04-19</small> #[[Famiano Michelini]] - <small>2022-04-26</small> #[[Gregorio Bressani]] - <small>2022-05-02</small> #[[Francesco Eschinardi]] - <small>2022-05-13</small> #[[Andrea Zambelli (economista)]] - <small>2022-05-27</small> #[[Francesco Ginanni]] - <small>2022-07-25</small> #[[Elia Lombardini]] - <small>2022-08-22</small> #[[Leone Ebreo]] - <small>2022-11-18</small> #[[Jacopo Belgrado]] - <small>2022-12-29</small> #[[Jean-Baptiste Biot]] - <small>2022-12-29</small> #[[Vannoccio Biringuccio]] - <small>2022-12-29</small> #[[Luigi Valentino Brugnatelli]] - <small>2022-12-29</small> #[[Giovanni Nicolò Doglioni]] - <small>2022-12-29</small> #[[Paolo Silvio Boccone]] - <small>2022-12-30</small> #[[Bernardino Zendrini]] - <small>2023-01-10</small> #[[Eustachio Zanotti]] - <small>2023-01-10</small> #[[Leonardo Ximenes]] - <small>2023-01-10</small> #[[Jacques Charles François Sturm]] - <small>2023-01-10</small> #[[Sebastiano Serlio]] - <small>2023-01-10</small> #[[Lorenzo Selva]] - <small>2023-01-12</small> #[[Alexandre Savérien]] - <small>2023-01-12</small> #[[Girolamo Saladini]] - <small>2023-01-12</small> #[[Giovenale Sacchi]] - <small>2023-01-17</small> #[[Orazio Ricasoli Rucellai]] - <small>2023-01-18</small> #[[Guglielmo Libri Carucci dalla Sommaja]] - <small>2023-01-19</small> #[[John Claudius Loudon]] - <small>2023-01-19</small> #[[Antonio Dragoni]] - <small>2023-03-16</small> #[[Ugo Panziera]] - <small>2023-03-25</small> #[[Pacifico da Cerano]] - <small>2023-04-03</small> #[[Giuseppe Maria Figatelli]] - <small>2023-04-14</small> #[[Santo Brasca]] - <small>2023-06-19</small> #[[Pietro Martini]] - <small>2023-06-23</small> #[[Anselm Desing]] - <small>2023-06-26</small> #[[Gaspare Luigi Cassola]] - <small>2023-06-27</small> #[[Luigi Abello]] - <small>2023-07-03</small> #[[Giovanni Bracesco]] - <small>2023-07-06</small> #[[Domenico Michelessi]] - <small>2023-07-12</small> #[[Jabir ibn Hayyan]] - <small>2023-07-13</small> #[[Alessandro Capra]] - <small>2023-07-20</small> #[[Francesco Bruni (giurista medievale)]] - <small>2023-07-27</small> #[[Bartolomeo Dusi]] - <small>2023-08-01</small> #[[Giovanni Battista Venturi]] - <small>2023-09-14</small> #[[Vera Zamagni]] - <small>2023-10-01</small> #[[Isabella Moro]] - <small>2023-10-01</small> #[[Mary Boddington]] - <small>2023-10-07</small> #[[Paola Malanotte Rizzoli]] - <small>2023-10-10</small> #[[Giuseppe Unicorno]] - <small>2023-10-18</small> #[[Antonio Berga]] - <small>2023-11-06</small> #[[Gabriella Uluhogian]] - <small>2023-11-20</small> #[[Giovanni Paolo Gallucci]] - <small>2023-12-01</small> #[[Angelo Felice Capelli]] - <small>2023-12-05</small> #[[Giuseppe Del Papa]] - <small>2024-01-16</small> #[[Sébastien Leclerc]] - <small>2024-01-17</small> #[[Henry Dunning Macleod]] - <small>2024-01-23</small> #[[Niccolò Carletti]] - <small>2024-01-23</small> #[[Antonio Vassalli Eandi]] - <small>2024-01-23</small> #[[Ludovico degli Arrighi]] - <small>2024-01-24</small> #[[Giuseppe Asclepi]] - <small>2024-01-24</small> #[[Giuseppe Cassella]] - <small>2024-01-24</small> #[[Paolo Orsi]] - <small>2024-01-24</small> #[[Luigi Ferri (filosofo)]] - <small>2024-01-24</small> #[[Scipione Capece]] - <small>2024-02-06</small> #[[Cherubino da Spoleto]] - <small>2024-02-19</small> #[[Antonia Giannotti]] - <small>2024-02-26</small> #[[Antonio Abetti]] - <small>2024-02-27</small> #[[Giovan Battista Nani]] - <small>2024-02-28</small> #[[Nicolò di Nale]] - <small>2024-02-28</small> #[[Tolomeo I]] - <small>2024-03-04</small> #[[Erofilo]] - <small>2024-03-04</small> #[[Giuseppe Grippa]] - <small>2024-03-05</small> #[[Giovanni Battista Zanchi]] - <small>2024-03-06</small> #[[Cosimo de' Medici]] - <small>2024-03-18</small> #[[Piero il Gottoso]] - <small>2024-03-18</small> #[[Giovanni Drei]] - <small>2024-03-25</small> #[[Galasso Alghisi]] - <small>2024-03-29</small> #[[Domenico Cocoli]] - <small>2024-04-08</small> #[[Ercole Corazzi]] - <small>2024-04-15</small> #[[Carlo Lambardi]] - <small>2024-04-15</small> #[[Domenico Manzoni]] - <small>2024-04-18</small> #[[Giuseppe Maria Bonomi]] - <small>2024-04-30</small> #[[Benedetto Di Falco]] - <small>2024-05-30</small> #[[Giovanni Fantuzzi (storico)]] - <small>2024-06-03</small> #[[Antonio Lupicini]] - <small>2024-06-10</small> #[[Luigi Lilio]] - <small>2024-06-10</small> #[[Tommaso Maria Gabrini]] - <small>2024-06-13</small> #[[Bernardo Giambullari]] - <small>2024-06-18</small> #[[Gaetano Marzagaglia]] - <small>2024-06-19</small> #[[Giorgio Gemisto Pletone]] - <small>2024-06-24</small> #[[Elena Dragaš]] - <small>2024-06-24</small> #[[Giuseppe Gatti (archeologo)]] - <small>2024-07-30</small> #[[Luigi Melegari]] - <small>2024-08-01</small> #[[Girolamo Borro]] - <small>2024-08-27</small> #[[Luis Collado de Lebrija]] - <small>2024-09-02</small> #[[Francesco Paolo Bozzelli]] - <small>2024-09-04</small> #[[Raffaele Ala]] - <small>2024-09-09</small> #[[Francesco Barberino Benici]] - <small>2024-09-27</small> #[[Antonio Lepschy]] - <small>2024-10-01</small> #[[Guglielmo Cavallo]] - <small>2024-10-01</small> #[[Oddone Longo]] - <small>2024-10-02</small> #[[Giovanni Aldini]] - <small>2024-10-02</small> #[[Jacopo Riccati]] - <small>2024-10-09</small> #[[Giovanni Maria Della Torre]] - <small>2024-10-10</small> #[[Giovanni Brunetti]] - <small>2024-10-11</small> #[[Iacopo Cicognini]] - <small>2024-10-14</small> #[[Domenico Guglielmini]] - <small>2024-10-15</small> #[[Gaspare Capone]] - <small>2024-10-29</small> #[[Teofilo Bruni]] - <small>2024-10-29</small> #[[Gaetano Gaspare Uttini]] - <small>2024-10-29</small> #[[Angelo Pietra]] - <small>2024-11-11</small> #[[Giuseppe Ricca Salerno]] - <small>2024-11-13</small> #[[Giovanni Battista Mazzini]] - <small>2024-11-14</small> #[[Leopoldo Maggi]] - <small>2024-11-14</small> #[[Lorenzo Bellini]] - <small>2024-11-14</small> #[[Giovanni Battista De Toni]] - <small>2024-11-29</small> #[[Generoso Calenzio]] - <small>2024-12-03</small> #[[Girolamo Seripando]] - <small>2024-12-03</small> #[[Giacomo Venturoli]] - <small>2025-01-02</small> #[[Lodovico delle Colombe]] - <small>2025-01-03</small> #[[Cornelio Ghirardelli]] - <small>2025-01-07</small> #[[Pacifico Barilari]] - <small>2025-01-10</small> #[[Francesco Feliciano]] - <small>2025-01-10</small> #[[Angelo Salmoiraghi]] - <small>2025-01-14</small> #[[Ottaviano Fabrizio Mossotti]] - <small>2025-01-14</small> #[[Michele Araldi]] - <small>2025-01-14</small> #[[Cornelio Malvasia]] - <small>2025-01-21</small> #[[Paolo Beni (gesuita)]] - <small>2025-01-28</small> #[[Luca Danesi]] - <small>2025-01-28</small> #[[Onorio Longhi]] - <small>2025-01-28</small> #[[Antonio Cermisone]] - <small>2025-01-29</small> #[[Alessandro Papacino D'Antoni]] - <small>2025-02-13</small> #[[Angelo Querini]] - <small>2025-02-18</small> #[[Tommaso Temanza]] - <small>2025-02-18</small> #[[William Kingdon Clifford]] - <small>2025-02-25</small> #[[Girolamo Cortinovis]] - <small>2025-02-25</small> #[[William Watson (scienziato)]] - <small>2025-02-25</small> #[[Jean Antoine Nollet]] - <small>2025-02-26</small> #[[Jan Palfijn]] - <small>2025-02-26</small> #[[Michele de Jorio]] - <small>2025-03-11</small> #[[Cesare Cipolletti]] - <small>2025-03-12</small> #[[Giovanni Carmignani]] - <small>2025-03-12</small> #[[Saverio Mattei]] - <small>2025-03-12</small> #[[Salvatore Barzilai]] - <small>2025-03-12</small> #[[Francesco Baglietto]] - <small>2025-03-12</small> #[[Giovanni Ambrogio Bertrandi]] - <small>2025-03-13</small> #[[Ersilia Caetani Lovatelli]] - <small>2025-03-13</small> #[[Giuseppe Palmieri (economista)]] - <small>2025-03-18</small> #[[Marsilio Cagnati]] - <small>2025-03-21</small> #[[Enrico Cimbali]] - <small>2025-03-25</small> #[[Enea Arnaldi]] - <small>2025-03-26</small> #[[Ferdinando Arrivabene]] - <small>2025-03-26</small> #[[Andrea Balletti]] - <small>2025-03-26</small> #[[Filippo Cavolini]] - <small>2025-03-26</small> #[[Amedeo Avogadro]] - <small>2025-03-28</small> #[[Gabriele Rosa]] - <small>2025-04-08</small> #[[Umberto D'Ancona]] - <small>2025-04-10</small> #[[Carlo Fea]] - <small>2025-04-11</small> #[[Pietro Quaroni]] - <small>2025-04-29</small> #[[Apollinare Calderini]] - <small>2025-05-05</small> #[[Giovanni Simonetta]] - <small>2025-05-07</small> #[[Felice Barnabei]] - <small>2025-05-07</small> #[[Gabriele Busca]] - <small>2025-05-21</small> #[[Gaetano Emanuele Bava di San Paolo]] - <small>2025-05-21</small> #[[Giuseppe Avanzini]] - <small>2025-05-21</small> #[[Francesco Soave]] - <small>2025-05-21</small> #[[Simone Stratico]] - <small>2025-05-21</small> #[[Jacopo Durandi]] - <small>2025-05-21</small> #[[Giovanni Antonio Giobert]] - <small>2025-05-21</small> #[[Pietro Moscati]] - <small>2025-05-22</small> #[[Aldo Ferrabino]] - <small>2025-05-22</small> #[[Piero Giacosa]] - <small>2025-05-27</small> #[[Abramo Massalongo]] - <small>2025-05-27</small> #[[Benjamin Martin]] - <small>2025-06-03</small> #[[Johann Heinrich Lambert]] - <small>2025-06-03</small> #[[Nicolaus de Béguelin]] - <small>2025-06-03</small> #[[John Hunter]] - <small>2025-06-03</small> #[[Louis-Bernard Guyton-Morveau]] - <small>2025-06-03</small> #[[Johann Georg Sulzer]] - <small>2025-06-03</small> #[[Maurizio Roffredi]] - <small>2025-06-04</small> #[[Giovanni Pietro Maria Dana]] - <small>2025-06-04</small> #[[William Hewson]] - <small>2025-06-04</small> #[[Antoine Portal]] - <small>2025-06-04</small> #[[Giovanni Battista Palletta]] - <small>2025-06-04</small> #[[Vincenzo Malacarne]] - <small>2025-06-05</small> #[[Giovanni Andrea Dalla Croce]] - <small>2025-06-05</small> #[[Samuel-Auguste Tissot]] - <small>2025-06-05</small> #[[Conrad Gessner]] - <small>2025-06-05</small> #[[Willem 's Gravesande]] - <small>2025-06-05</small> #[[Gioacchino Pessuti]] - <small>2025-06-17</small> #[[Federigo Sclopis di Salerano]] - <small>2025-06-18</small> #[[Costanzo Gazzera]] - <small>2025-06-18</small> #[[Domenico Capellina]] - <small>2025-06-18</small> #[[Domenico Casimiro Promis]] - <small>2025-06-18</small> #[[Carlo Merkel]] - <small>2025-06-18</small> #[[Giacinto Carena]] - <small>2025-06-18</small> #[[Giovanni Claudio Fromond]] - <small>2025-07-01</small> #[[Serafino Ricci]] - <small>2025-07-01</small> #[[Alberto Ablondi]] - <small>2025-07-02</small> #[[Mario Morcone]] - <small>2025-07-02</small> #[[Bartolomeo Gastaldi]] - <small>2025-07-02</small> #[[Enrico Narducci]] - <small>2025-07-02</small> #[[Torquato Taramelli]] - <small>2025-07-02</small> #[[Lorenzo Respighi]] - <small>2025-07-02</small> #[[Enrico Besta]] - <small>2025-07-03</small> #[[Francesco Mengotti]] - <small>2025-07-03</small> #[[Ignazio Danti]] - <small>2025-07-04</small> #[[Alessandro Cialdi]] - <small>2025-07-04</small> #[[Pietro Aldobrandini]] - <small>2025-07-04</small> #[[Andrea Bina]] - <small>2025-07-08</small> #[[Pietro Luigi Albini]] - <small>2025-07-08</small> #[[Giuseppe Basso]] - <small>2025-07-08</small> #[[Carlo Baudi di Vesme]] - <small>2025-07-08</small> #[[Luigi Bellardi]] - <small>2025-07-08</small> #[[Giuseppina Cattani]] - <small>2025-07-08</small> #[[Alessandro Barca]] - <small>2025-07-08</small> #[[Paolo Ballada di Saint Robert]] - <small>2025-07-10</small> #[[Angelo Battelli]] - <small>2025-07-10</small> #[[Giuseppe Domenico Botto]] - <small>2025-07-10</small> #[[Giuseppe Carle]] - <small>2025-07-10</small> #[[Giovanni Cavalli]] - <small>2025-07-10</small> #[[Antonio Zannoni]] - <small>2025-07-14</small> #[[Antonio Tadini]] - <small>2025-07-14</small> #[[Geminiano Montanari]] - <small>2025-07-14</small> #[[Antonio Salvagnoli Marchetti]] - <small>2025-07-15</small> #[[Giovanni Antonio Lecchi]] - <small>2025-07-15</small> #[[Antonio Cavalieri Ducati]] - <small>2025-07-15</small> #[[Vittorio Zonca]] - <small>2025-07-16</small> #[[Vincenzo De Grazia]] - <small>2025-07-16</small> #[[Pietro Maria Cavina]] - <small>2025-07-16</small> #[[Carlo Fontana]] - <small>2025-07-16</small> #[[Ferdinando d'Adda]] - <small>2025-07-16</small> #[[Giovanni Ceva]] - <small>2025-07-16</small> #[[Domenico Corradi d'Austria]] - <small>2025-07-16</small> #[[Raffaele Canevari]] - <small>2025-07-21</small> #[[Alfonso Sanseverino Vimercati]] - <small>2025-07-21</small> #[[Luigi Tatti]] - <small>2025-07-21</small> #[[Claudio Datei]] - <small>2025-07-21</small> #[[Ferdinando Morozzi]] - <small>2025-07-21</small> #[[Giovanni Marchelli]] - <small>2025-07-22</small> #[[Fulco Tosti di Valminuta]] - <small>2025-07-22</small> #[[Luigi Mazzocchi]] - <small>2025-07-22</small> #[[Emilio Bignami]] - <small>2025-07-22</small> #[[Jean de Thévenot]] - <small>2025-07-23</small> #[[Luigi Pacinotti]] - <small>2025-07-23</small> #[[Joseph Pitton de Tournefort]] - <small>2025-07-23</small> #[[Luigi De Marchi]] - <small>2025-07-23</small> #[[Paolo Frisi]] - <small>2025-07-23</small> #[[Pietro Paleocapa]] - <small>2025-07-23</small> #[[Barthélemy Faujas de Saint-Fond]] - <small>2025-07-23</small> #[[Pietro Vacchelli]] - <small>2025-07-23</small> #[[Lelio Bonsi]] - <small>2025-07-24</small> #[[Teodoro da Sovico]] - <small>2025-07-24</small> #[[Michele Carcano]] - <small>2025-07-24</small> #[[Carlo Ilarione Petitti di Roreto]] - <small>2025-07-25</small> #[[Sebastiano Tessitore]] - <small>2025-07-25</small> #[[Ermes Visconti]] - <small>2025-07-29</small> #[[Domenico Guerri]] - <small>2025-07-29</small> #[[Girolamo Parabosco]] - <small>2025-07-29</small> #[[Antonio Schinella Conti]] - <small>2025-07-30</small> #[[Francesco Rapolla]] - <small>2025-07-30</small> #[[Giuliano Barbolini]] - <small>2025-07-31</small> #[[Domenico Battaglia (cardinale)]] - <small>2025-07-31</small> #[[Gerardo Bianco]] - <small>2025-07-31</small> #[[Luigi Biggeri]] - <small>2025-07-31</small> #[[Franco Bile]] - <small>2025-07-31</small> #[[Antonio Bruno (politico)]] - <small>2025-07-31</small> #[[Francesco Cascio]] - <small>2025-07-31</small> #[[Antonio Catricalà]] - <small>2025-07-31</small> #[[Giacomo Micalori]] - <small>2025-07-31</small> #[[Giovanni Antonio Magini]] - <small>2025-08-01</small> #[[François Boissier de Sauvages de Lacroix]] - <small>2025-08-01</small> #[[Giulio Fagnano dei Toschi]] - <small>2025-08-04</small> #[[Domenico Cerato]] - <small>2025-08-05</small> #[[Bartolomeo Corte]] - <small>2025-08-05</small> #[[Andrea Gloria]] - <small>2025-08-06</small> #[[Alfredo Ascoli]] - <small>2025-08-06</small> #[[Scipione Barbò Soncino]] - <small>2025-08-07</small> #[[Gian Galeazzo Visconti]] - <small>2025-08-07</small> #[[Francesco Bellati]] - <small>2025-08-25</small> #[[Vincenzo Riccati]] - <small>2025-08-25</small> #[[Angelo Maria Bandini]] - <small>2025-08-25</small> #[[Giovanni Ciampoli]] - <small>2025-08-25</small> #[[Loris D'Ambrosio]] - <small>2025-08-25</small> #[[Giuseppe Ballo]] - <small>2025-08-25</small> #[[Luciano Banchi]] - <small>2025-08-26</small> #[[Marco Formentini (storico)]] - <small>2025-08-27</small> #[[Ferdinando Gabotto]] - <small>2025-08-27</small> #[[Camillo Corsanego]] - <small>2025-08-28</small> #[[Francesco Foggi]] - <small>2025-08-28</small> #[[Pasquale Maria Liberatore]] - <small>2025-08-28</small> #[[Argisto Giuffredi]] - <small>2025-08-28</small> #[[Davide Carazzi]] - <small>2025-09-01</small> #[[Wladimiro Dorigo]] - <small>2025-09-01</small> #[[Giovanni Sercambi]] - <small>2025-09-01</small> #[[Marisa Dalai Emiliani]] - <small>2025-09-01</small> #[[Carlo de' Dottori]] - <small>2025-09-02</small> #[[Niccolò II da Correggio]] - <small>2025-09-02</small> #[[Giovanni Bordiga]] - <small>2025-09-02</small> #[[Camillo Manfroni]] - <small>2025-09-02</small> #[[Giuseppe Gerola]] - <small>2025-09-02</small> #[[Giannino Ferrari dalle Spade]] - <small>2025-09-02</small> #[[Ugo Mazzola]] - <small>2025-09-08</small> #[[Pasquale Jannaccone]] - <small>2025-09-08</small> #[[William Stanley Jevons]] - <small>2025-09-09</small> #[[Giovanni Domenico Peri]] - <small>2025-09-09</small> #[[Girolamo Cattaneo]] - <small>2025-09-09</small> #[[Leone VI il Saggio]] - <small>2025-09-09</small> #[[Bonaiuto Lorini]] - <small>2025-09-10</small> #[[Pietro Mengoli]] - <small>2025-09-10</small> #[[Giovan Battista Nelli]] - <small>2025-09-10</small> #[[Domenico Turazza]] - <small>2025-09-11</small> #[[Benedetto Baudi di Vesme]] - <small>2025-09-11</small> #[[Giorgio Giorgi]] - <small>2025-09-11</small> #[[Nino Bazzetta de Vemenia]] - <small>2025-09-11</small> #[[Giovanni Battista Benedetti (matematico)]] - <small>2025-09-12</small> #[[Giovanni Abignente]] - <small>2025-09-16</small> #[[Eugenio Cais di Pierlas]] - <small>2025-09-16</small> #[[Raffaele Ciasca]] - <small>2025-09-16</small> #[[Enrico Costa (scrittore)]] - <small>2025-09-16</small> #[[Lando Ferretti]] - <small>2025-09-17</small> #[[Pier Silverio Leicht]] - <small>2025-09-17</small> #[[Giovanni Battista Castiglioni]] - <small>2025-09-18</small> #[[Ferruccio Mosetti]] - <small>2025-09-18</small> #[[Giacinto Sigismondo Gerdil]] - <small>2025-09-18</small> #[[Giulio Claro]] - <small>2025-09-18</small> #[[Mario Lessona]] - <small>2025-09-18</small> #[[Edoardo Perroncito]] - <small>2025-09-18</small> #[[Gian Antonio Danieli]] - <small>2025-09-22</small> #[[Giuseppe Albertotti]] - <small>2025-09-23</small> #[[Gherardo Freschi]] - <small>2025-09-23</small> #[[Angelo Fumagalli]] - <small>2025-09-23</small> #[[Luigi Sante Da Rios]] - <small>2025-09-24</small> #[[Giuseppe Balsamo Crivelli]] - <small>2025-09-24</small> #[[Annibale Comessatti]] - <small>2025-09-24</small> #[[Ciro Andreatta]] - <small>2025-09-24</small> #[[Carlo Cappelletti]] - <small>2025-09-24</small> #[[Mauro Rusconi]] - <small>2025-09-25</small> #[[Francesco Carlini]] - <small>2025-09-25</small> #[[Giuseppe Belli]] - <small>2025-09-25</small> #[[Tommaso Nani]] - <small>2025-09-25</small> #[[Antonio Caccianino]] - <small>2025-09-25</small> #[[Angelo Zendrini]] - <small>2025-09-25</small> #[[Giuseppe Bossi]] - <small>2025-09-25</small> #[[Pietro Cossali]] - <small>2025-09-25</small> #[[Agostino Reale]] - <small>2025-09-29</small> #[[Frederick Mario Fales]] - <small>2025-09-30</small> #[[Paolo Attavanti]] - <small>2025-09-30</small> #[[Francesco Ghiretti]] - <small>2025-09-30</small> #[[Alessandro Minelli]] - <small>2025-09-30</small> #[[Giorgio Ravegnani]] - <small>2025-09-30</small> #[[Gherardo Ortalli]] - <small>2025-09-30</small> #[[Bartolomeo Bizio]] - <small>2025-09-30</small> #[[Alfonso Scirocco]] - <small>2025-10-01</small> #[[Carlo Ghisalberti]] - <small>2025-10-01</small> #[[Angelo Ventura]] - <small>2025-10-01</small> #[[Maria Francesca Tiepolo]] - <small>2025-10-02</small> #[[Manlio Cortelazzo]] - <small>2025-10-02</small> #[[Manlio Pastore Stocchi]] - <small>2025-10-02</small> #[[Odoardo Corsini]] - <small>2025-10-03</small> #[[Tommaso Perelli]] - <small>2025-10-06</small> #[[Lelio Stragiotti]] - <small>2025-10-06</small> #[[Augusto Ghetti]] - <small>2025-10-06</small> #[[Mariano Fontana]] - <small>2025-10-06</small> #[[Charles Bossut]] - <small>2025-10-06</small> #[[Adeodato Ressi]] - <small>2025-10-06</small> #[[Angelo Clareno]] - <small>2025-10-06</small> #[[Leopoldo Mazzarolli]] - <small>2025-10-09</small> #[[Sandro Ruffo]] - <small>2025-10-09</small> #[[Ercole Vidari]] - <small>2025-10-09</small> #[[Bernardino Ramazzini]] - <small>2025-10-10</small> #[[Luigi Genuardi]] - <small>2025-10-10</small> #[[Paolo Volpicelli]] - <small>2025-10-13</small> #[[Federico Sacco]] - <small>2025-10-13</small> #[[Tomaso Catullo]] - <small>2025-10-14</small> #[[Claudio D'Amato Guerrieri]] - <small>2025-10-15</small> #[[Vincenzo Brunacci]] - <small>2025-10-15</small> #[[Pietro Derossi]] - <small>2025-10-15</small> #[[Francesco Gesualdi]] - <small>2025-10-15</small> #[[Fulvio Irace]] - <small>2025-10-15</small> #[[Giacomo Marramao]] - <small>2025-10-15</small> #[[Maurizio Pallante]] - <small>2025-10-15</small> #[[Franco Purini]] - <small>2025-10-15</small> #[[Paolo Antonio Foscarini]] - <small>2025-10-16</small> #[[Angelo Sismonda]] - <small>2025-10-16</small> #[[Pietro Savi]] - <small>2025-10-16</small> #[[Stefano Borson]] - <small>2025-10-16</small> #[[Cesare Razzaboni]] - <small>2025-10-20</small> #[[Guido Bentivoglio]] - <small>2025-10-20</small> #[[Guido Fusinato]] - <small>2025-10-20</small> #[[Giulio Alessio]] - <small>2025-10-21</small> #[[Carlo Anti]] - <small>2025-10-21</small> #[[Enrico Catellani]] - <small>2025-10-21</small> #[[Arnaldo Segarizzi]] - <small>2025-10-21</small> #[[Achille Forti]] - <small>2025-10-21</small> #[[Vittorio Polacco]] - <small>2025-10-21</small> #[[Giorgio Bidone]] - <small>2025-10-22</small> #[[Alberto de' Stefani]] - <small>2025-10-22</small> #[[Vincenzo Crescini]] - <small>2025-10-22</small> #[[Biagio Brugi]] - <small>2025-10-22</small> #[[Orazio Comes]] - <small>2025-10-23</small> #[[Giovanni Celoria]] - <small>2025-10-23</small> #[[Arnaldo Angelucci]] - <small>2025-10-23</small> #[[Gregorio Fontana (matematico)]] - <small>2025-10-24</small> #[[Pietro Configliachi]] - <small>2025-10-28</small> #[[Scipione Breislak]] - <small>2025-10-28</small> #[[Luigi Porta]] - <small>2025-10-28</small> #[[Bartolomeo Panizza]] - <small>2025-10-28</small> #[[Paolo Frisiani]] - <small>2025-10-28</small> #[[Giovanni Codazza]] - <small>2025-10-28</small> #[[Emilio Cornalia]] - <small>2025-10-28</small> #[[Luigi Magrini]] - <small>2025-10-29</small> #[[Giulio Curioni]] - <small>2025-10-29</small> #[[Roberto Caracciolo (vescovo)]] - <small>2025-10-30</small> #[[Paolo Marzolo]] - <small>2025-10-30</small> #[[Massimiliano Pavan]] - <small>2025-10-30</small> #[[Erminio Troilo]] - <small>2025-10-30</small> #[[Francesco Brandileone]] - <small>2025-10-30</small> #[[Carlo Francesco Gabba]] - <small>2025-10-30</small> #[[Luigi Pernier]] - <small>2025-10-30</small> #[[Serafino Biffi]] - <small>2025-11-04</small> #[[Giovanni Labus]] - <small>2025-11-04</small> #[[Bartolomeo Catena]] - <small>2025-11-04</small> #[[Adriano Balbi]] - <small>2025-11-04</small> #[[Italo Mario Sacco]] - <small>2025-11-07</small> #[[Carlo Calisse]] - <small>2025-11-10</small> #[[Sebastiano Canterzani]] - <small>2025-11-11</small> #[[Carlo Possenti]] - <small>2025-11-13</small> #[[Piero Borgi]] - <small>2025-11-14</small> #[[Francesco Carnelutti]] - <small>2025-11-14</small> #[[Pio Fantoni]] - <small>2025-11-17</small> #[[Felice Casorati (matematico)]] - <small>2025-11-17</small> #[[Marco Galli (matematico)]] - <small>2025-11-18</small> #[[Luigi Pepe (matematico)]] - <small>2025-11-18</small> #[[Umberto Bottazzini]] - <small>2025-11-18</small> #[[Karl Georg Christian von Staudt]] - <small>2025-11-18</small> #[[Richard Baltzer]] - <small>2025-11-18</small> #[[Paolo Ruffini (matematico)]] - <small>2025-11-18</small> #[[Enrico Betti]] - <small>2025-11-19</small> #[[Giorgio Lapazaya]] - <small>2025-11-19</small> #[[Elia Del Re]] - <small>2025-11-20</small> #[[Giovanni Giacomo Lando]] - <small>2025-11-20</small> #[[Gemma Frisio]] - <small>2025-11-20</small> #[[David Veronese]] - <small>2025-11-20</small> #[[Stefano Ghebelino]] - <small>2025-11-24</small> #[[Giacomo Gorrini]] - <small>2025-11-24</small> #[[Giovanni Battista Balbis]] - <small>2025-11-24</small> #[[Giovanni Battista De Luca]] - <small>2025-11-25</small> #[[Vincenzo Manzini]] - <small>2025-11-25</small> #[[Pasquale Fiore (giurista)]] - <small>2025-11-25</small> #[[Oreste Ranelletti]] - <small>2025-11-25</small> #[[Giacomo Venezian]] - <small>2025-11-25</small> #[[Giuseppe Resti Ferrari]] - <small>2025-11-25</small> #[[Giuseppe Raffaelli]] - <small>2025-11-25</small> #[[Eduardo Piola Caselli]] - <small>2025-11-25</small> #[[Domenico Moro (giurista)]] - <small>2025-11-25</small> #[[Donato Donati]] - <small>2025-11-25</small> #[[Sebastian Jenull]] - <small>2025-11-26</small> #[[Carlo Lessona]] - <small>2025-11-26</small> #[[Vincenzo Simoncelli]] - <small>2025-11-26</small> #[[Ilario Alibrandi]] - <small>2025-11-26</small> #[[Pier Maria Campi]] - <small>2025-11-26</small> #[[Giorgio Orsoni]] - <small>2025-11-27</small> #[[Adriano Franceschini]] - <small>2025-11-27</small> #[[Pietro Vaccari]] - <small>2025-11-27</small> #[[Gaspare Bugati]] - <small>2025-11-27</small> #[[Filippo Carmagnini]] - <small>2025-12-02</small> #[[Giuliano Gosellini]] - <small>2025-12-05</small> #[[Rosa Russo Iervolino]] - <small>2025-12-09</small> #[[Michele Salvati]] - <small>2025-12-09</small> #[[Carlo Scognamiglio]] - <small>2025-12-09</small> #[[Sabato Malinconico]] - <small>2025-12-09</small> #[[Andrea Monorchio]] - <small>2025-12-09</small> #[[Rolando Mosca Moschini]] - <small>2025-12-09</small> #[[Francesco Cognasso]] - <small>2025-12-12</small> #[[Guido Melis]] - <small>2025-12-12</small> #[[Renato Moro]] - <small>2025-12-12</small> #[[Adriano Ciaffi]] - <small>2025-12-12</small> #[[Abramo Colorni]] - <small>2025-12-15</small> #[[Antonio Tarlazzi]] - <small>2025-12-16</small> #[[Carlo Conti (matematico)]] - <small>2025-12-17</small> #[[Guido Bustico]] - <small>2025-12-18</small> #[[Santo Monti]] - <small>2025-12-18</small> #[[Giuseppe Amorelli]] - <small>2026-01-09</small> #[[Domenico Lo Faso Pietrasanta]] - <small>2026-01-14</small> #[[Francesco Giuntini]] - <small>2026-01-22</small> #[[Agnese di Montepulciano]] - <small>2026-01-26</small> #[[James Ferguson (1710-1776)]] - <small>2026-01-29</small> #[[Jacob Christian Schäffer]] - <small>2026-01-29</small> #[[William Heberden]] - <small>2026-01-30</small> #[[Carlo Lodovico Morozzo]] - <small>2026-01-30</small> #[[John Hill (botanico)]] - <small>2026-01-30</small> #[[Jean Sénébier]] - <small>2026-01-30</small> #[[Jean-Baptiste de La Chapelle]] - <small>2026-01-30</small> #[[Carlo Barletti]] - <small>2026-02-02</small> #[[Marsilio Landriani (chimico)]] - <small>2026-02-02</small> #[[Bonaventura Corti]] - <small>2026-02-02</small> #[[Pierre Bertholon de Saint-Lazare]] - <small>2026-02-02</small> #[[Félix Vicq d'Azyr]] - <small>2026-02-03</small> #[[Charles Bonnet]] - <small>2026-02-03</small> #[[Johann Beckmann]] - <small>2026-02-03</small> #[[Benjamin Wilson (pittore)]] - <small>2026-02-03</small> #[[Filadelfo Fichera]] - <small>2026-02-03</small> #[[Élie Bertrand]] - <small>2026-02-03</small> #[[Francesco Forti]] - <small>2026-02-04</small> #[[Pietro da Verona]] - <small>2026-02-05</small> #[[Mauro (abate)]] - <small>2026-02-06</small> #[[Louis Agassiz]] - <small>2026-02-06</small> #[[Pier Vittorio Aldini]] - <small>2026-02-06</small> #[[Giovanni Alessio]] - <small>2026-02-06</small> #[[Joseph Hilarius Eckhel]] - <small>2026-02-06</small> #[[Giovanni Capodistria]] - <small>2026-02-09</small> #[[Edward Daniel Clarke]] - <small>2026-02-09</small> #[[Achille Breda]] - <small>2026-02-10</small> #[[Raffaello Nasini]] - <small>2026-02-10</small> #[[Ulisse Gobbi]] - <small>2026-02-11</small> #[[Francesco Ardissone]] - <small>2026-02-11</small> #[[Giulio Cordero di San Quintino]] - <small>2026-02-11</small> #[[Ugo Morin]] - <small>2026-02-12</small> #[[Serafino Rafaele Minich]] - <small>2026-02-12</small> #[[Giovanni Casoni]] - <small>2026-02-12</small> #[[Francesco Cortese]] - <small>2026-02-12</small> #[[Giovanni Santini (scienziato)]] - <small>2026-02-12</small> #[[Giovanni Francesco Fiammelli]] - <small>2026-02-13</small> #[[Marco Folin]] - <small>2026-02-18</small> #[[Alberto Giovanni Biuso]] - <small>2026-02-18</small> #[[Giovanni Felice Azzone]] - <small>2026-02-18</small> #[[Pierre Rosenberg]] - <small>2026-02-18</small> #[[Thomas Bruce, VII conte di Elgin]] - <small>2026-02-19</small> #[[Louis-François-Sébastien Fauvel]] - <small>2026-02-25</small> #[[Alexandre Blacque]] - <small>2026-02-25</small> #[[John Canton]] - <small>2026-02-26</small> #[[Felice Fontana]] - <small>2026-02-26</small> #[[Jean Baptiste Christophore Fusée Aublet]] - <small>2026-02-26</small> #[[Johann Hieronymus Chemnitz]] - <small>2026-02-26</small> #[[Antonio da Vercelli]] - <small>2026-02-27</small> #[[Bernardino da Feltre]] - <small>2026-02-27</small> #[[Domenico Buonvicini]] - <small>2026-02-27</small> #[[François-Xavier de Feller]] - <small>2026-03-04</small> #[[Lorenzo Forestani]] - <small>2026-03-09</small> #[[Matteo Mainardi]] - <small>2026-03-13</small> #[[Gabriele Lancillotto Castello]] - <small>2026-03-16</small> #[[Juan de Ortega]] - <small>2026-03-23</small> #[[Giovanni Sfortunati]] - <small>2026-03-23</small> #[[Diego Orlando]] - <small>2026-03-24</small> #[[Francesco Galigai]] - <small>2026-03-25</small> #[[Pietro Cataneo]] - <small>2026-03-25</small> #[[Latino di Camillo Orsini]] - <small>2026-03-25</small> #[[Oronzio Fineo]] - <small>2026-03-25</small> #[[Francesco Patrizi (filosofo)]] - <small>2026-03-25</small> #[[Nicola Fergola]] - <small>2026-03-26</small> #[[Baldassarre Orsini]] - <small>2026-03-26</small> #[[Francesco Maria Franceschinis]] - <small>2026-03-26</small> #[[Girolamo Pico Fonticulano]] - <small>2026-03-31</small> #[[Fabrizio Mordente]] - <small>2026-03-31</small> #[[Oberto Cantone]] - <small>2026-03-31</small> #[[Ottavio Fabri]] - <small>2026-03-31</small> #[[Lanfranco Mignoti]] - <small>2026-03-31</small> #[[Ferdinando di Diano]] - <small>2026-03-31</small> #[[Bartolomeo Ferrari (economista)]] - <small>2026-04-01</small> #[[Lodovico Flori]] - <small>2026-04-01</small> #[[Giuseppe Ciacchi]] - <small>2026-04-01</small> #[[Vitale Giordano]] - <small>2026-04-01</small> #[[Luigi Amedeo di Savoia-Aosta]] - <small>2026-04-08</small> #[[Filippo De Filippi (1869-1938)]] - <small>2026-04-13</small> #[[Giulio Ferrari (scrittore)]] - <small>2026-04-22</small> #[[Luigi Simeoni (storico)]] - <small>2026-04-24</small> #[[Franz Stuhlmann]] - <small>2026-04-28</small> #[[George Francis Scott Elliot]] - <small>2026-04-28</small> #[[Angelo Angelucci]] - <small>2026-04-29</small> #[[Franz Babinger]] - <small>2026-04-29</small> #[[Ruggero di Puglia (vescovo)]] - <small>2026-04-29</small> #[[Tito Bassetti]] - <small>2026-04-29</small> #[[Giovanni Andrea Barotti]] - <small>2026-04-29</small> #[[Jacopo Bartolomeo Beccari]] - <small>2026-04-29</small> #[[Bartolomeo Nogara]] - <small>2026-05-04</small> #[[Piero Leonardi]] - <small>2026-05-04</small> #[[Dionisio Andrea Sancassani]] - <small>2026-05-05</small> #[[Gabriele Manfredi]] - <small>2026-05-05</small> #[[Francesco Maria De Regi]] - <small>2026-05-05</small> #[[Giovanni Bujovich]] - <small>2026-05-05</small> #[[Ermenegildo Pini]] - <small>2026-05-05</small> #[[Pietro Zuliani]] - <small>2026-05-05</small> #[[Augusto Pierantoni]] - <small>2026-05-07</small> #[[Robert Dudley, conte di Warwick]] - <small>2026-05-15</small> #[[Francesco Ventretti]] - <small>2026-05-18</small> #[[Harry Johnston (esploratore)]] - <small>2026-05-20</small> #[[Giuseppe Pisanelli]] - <small>2026-05-29</small> #[[Umberto Cagni di Bu Meliana]] - <small>2026-06-03</small> #[[Eugenio Villoresi]] - <small>2026-06-05</small> #[[Nicolaas Hartsoeker]] - <small>2026-06-08</small> #[[George Cheyne]] - <small>2026-06-08</small> #[[Jean Le Clerc (teologo)]] - <small>2026-06-09</small> #[[Caterina Santoro]] - <small>2026-06-09</small> #[[Carlo Errera]] - <small>2026-06-09</small> #[[Giacomo Carlo Bascapè]] - <small>2026-06-09</small> #[[Ginevra Zanetti]] - <small>2026-06-09</small> #[[Carlo Cipolla (1854-1916)]] - <small>2026-06-11</small> #[[Giuseppe Toaldo]] - <small>2026-06-11</small> #[[Giuseppe Biancani]] - <small>2026-06-12</small> #[[Aldo Cerlini]] - <small>2026-06-16</small> #[[Enrico Carli]] - <small>2026-06-16</small> #[[Bartolomeo Borghi]] - <small>2026-06-16</small> #[[Giovan Battista Nicolosi]] - <small>2026-06-16</small> #[[Laurence Echard]] - <small>2026-06-16</small> #[[Pomponio Mela]] - <small>2026-06-16</small> #[[Carlo Alfonso Nallino]] - <small>2026-06-17</small> #[[Rina Monti]] - <small>2026-06-17</small> #[[Ermanno Giglio-Tos]] - <small>2026-06-17</small> #[[Giandomenico Nardo]] - <small>2026-06-17</small> #[[Galeazzo Gualdo Priorato]] - <small>2026-06-17</small> #[[Ferdinando Cavalli]] - <small>2026-06-17</small> #[[Sandro Spinsanti]] - <small>2026-06-23</small> #[[Tullio Seppilli]] - <small>2026-06-23</small> #[[Adriano Bompiani]] - <small>2026-06-23</small> #[[Jean-François Malherbe]] - <small>2026-06-23</small> #[[Loris Premuda]] - <small>2026-06-23</small> #[[Sebastiano Maffettone]] - <small>2026-06-24</small> #[[Gennaro Sasso]] - <small>2026-06-24</small> #[[Bernardo Colombo]] - <small>2026-06-24</small> #[[Christoph Wilhelm Hufeland]] - <small>2026-06-24</small> #[[Antoine Louis]] - <small>2026-06-24</small> #[[Noris Siliprandi]] - <small>2026-06-25</small> #[[Gabriele Falloppio]] - <small>2026-06-25</small> #[[Mariano Santo]] - <small>2026-06-25</small> #[[Giulio di Orta]] - <small>2026-06-26</small> #[[Giovanni Battista Manzini]] - <small>2026-06-29</small> #[[Salvatore Ventimiglia]] - <small>2026-07-07</small> #[[Urbano Tosetti]] - <small>2026-07-10</small> #[[Tolomeo da Lucca]] - <small>2026-07-10</small> #[[Sebastiano Ziani]] - <small>2026-07-10</small> #[[Raffaele Maffei]] - <small>2026-07-10</small> #[[Filippo Beroaldo il Vecchio]] - <small>2026-07-10</small> ===Tematiche=== #[[Moneta]] - <small>2021-08-18</small> #[[Proposizione (logica)]] - <small>2021-09-14</small> #[[Mercurio (astrologia)]] - <small>2021-09-23</small> #[[Pellicola per negativi]] - <small>2021-10-01</small> #[[Fotografo]] - <small>2021-10-04</small> #[[Palma]] - <small>2021-10-21</small> #[[Casuario]] - <small>2021-10-21</small> #[[Sferoide]] - <small>2021-10-28</small> #[[Teoria e pratica]] - <small>2021-10-28</small> #[[Scienza delle finanze]] - <small>2021-11-08</small> #[[Ragion di Stato]] - <small>2021-11-09</small> #[[Economia monetaria]] - <small>2021-11-10</small> #[[Numero perfetto]] - <small>2021-11-10</small> #[[Oggetto celeste]] - <small>2021-11-10</small> #[[Stelle fisse]] - <small>2021-11-15</small> #[[Sfericità della Terra]] - <small>2021-11-15</small> #[[Sfere celesti]] - <small>2021-11-15</small> #[[Seno di Abramo]] - <small>2021-12-10</small> #[[Regola del tre (matematica)]] - <small>2022-04-01</small> #[[Cosmografia]] - <small>2022-04-04</small> #[[Pineta di Ravenna]] - <small>2022-07-25</small> #[[Canale di Suez]] - <small>2022-08-22</small> #[[Ottica]] - <small>2023-01-16</small> #[[Simonia]] - <small>2023-05-02</small> #[[Eclettismo]] - <small>2023-05-02</small> #[[Maccabei]] - <small>2023-05-04</small> #[[Palla (sport)]] - <small>2023-05-12</small> #[[Solfeggio]] - <small>2023-08-02</small> #[[Tarantismo]] - <small>2023-08-08</small> #[[Tarantola]] - <small>2023-08-08</small> #[[Lenticchia d'acqua]] - <small>2023-10-01</small> #[[Lenticchia di palude]] - <small>2023-10-01</small> #[[Oceanografia]] - <small>2023-10-10</small> #[[Associazione (psicologia)]] - <small>2024-01-30</small> #[[Museo (Alessandria)]] - <small>2024-03-04</small> #[[Fortezza]] - <small>2024-03-08</small> #[[Animosità]] - <small>2024-03-13</small> #[[Traci]] - <small>2024-06-25</small> #[[Finanza pubblica]] - <small>2024-11-14</small> #[[Tufo]] - <small>2024-11-14</small> #[[Seghedino]] - <small>2025-01-10</small> #[[Nervo]] - <small>2025-02-28</small> #[[Valore (economia)]] - <small>2025-03-13</small> #[[Induzione elettrostatica]] - <small>2025-04-08</small> #[[Salmonide]] - <small>2025-04-11</small> #[[Basalto]] - <small>2025-04-23</small> #[[Pomice]] - <small>2025-04-24</small> #[[Feldspato]] - <small>2025-04-24</small> #[[Grotta del Cane]] - <small>2025-04-28</small> #[[Pisciarelli (area idrotermale)]] - <small>2025-04-28</small> #[[Zeolite]] - <small>2025-05-15</small> #[[Vulcano (vulcano)]] - <small>2025-06-12</small> #[[Vulcanello]] - <small>2025-06-12</small> #[[Isola di Panarea]] - <small>2025-06-12</small> #[[Isola di Basiluzzo]] - <small>2025-06-12</small> #[[Isola di Salina]] - <small>2025-06-17</small> #[[Isola di Stromboli]] - <small>2025-06-17</small> #[[Stromboli (vulcano)]] - <small>2025-06-17</small> #[[Canneto (Lipari)]] - <small>2025-06-19</small> #[[Teatro romano di Verona]] - <small>2025-07-01</small> #[[Agro romano]] - <small>2025-07-15</small> #[[Isola Filicudi]] - <small>2025-07-16</small> #[[Isola Alicudi]] - <small>2025-07-16</small> #[[Reno (Italia)]] - <small>2025-07-17</small> #[[Cerchia dei Navigli]] - <small>2025-07-23</small> #[[Bevera (affluente dell'Olona)]] - <small>2025-07-23</small> #[[Santorini]] - <small>2025-07-23</small> #[[Cremasco]] - <small>2025-07-24</small> #[[Quattro elementi]] - <small>2025-07-31</small> #[[Candia]] - <small>2025-09-02</small> #[[Malvasia]] - <small>2025-09-09</small> #[[Cocciniglia]] - <small>2025-09-09</small> #[[Rondine riparia]] - <small>2025-09-09</small> #[[Domodossola]] - <small>2025-09-11</small> #[[Scilla (Italia)]] - <small>2025-09-11</small> #[[Medusa luminosa]] - <small>2025-09-18</small> #[[Ascidie]] - <small>2025-09-23</small> #[[Polipo (zoologia)]] - <small>2025-09-23</small> #[[Flora]] - <small>2025-09-24</small> #[[Vegetazione]] - <small>2025-09-24</small> #[[Legge del taglione]] - <small>2025-09-25</small> #[[Grazia (diritto)]] - <small>2025-09-25</small> #[[Fanano]] - <small>2025-10-03</small> #[[Val di Chiana]] - <small>2025-10-03</small> #[[Pila di Volta]] - <small>2025-10-28</small> #[[Lampreda]] - <small>2025-10-30</small> #[[Carcere minorile]] - <small>2025-11-05</small> #[[Enfiteusi]] - <small>2025-11-26</small> #[[Duomo di Como]] - <small>2025-12-18</small> #[[Ambra]] - <small>2026-01-08</small> #[[Papiro]] - <small>2026-01-12</small> #[[Regalbuto]] - <small>2026-01-12</small> #[[Tempio di Segesta]] - <small>2026-01-13</small> #[[Marsala]] - <small>2026-01-13</small> #[[Cella (convento)]] - <small>2026-01-20</small> #[[Sfacteria]] - <small>2026-01-28</small> #[[Navarino (Grecia)]] - <small>2026-01-28</small> #[[Calamata]] - <small>2026-01-29</small> #[[Taigeto]] - <small>2026-01-29</small> #[[Modone]] - <small>2026-01-29</small> #[[Teoria del flogisto]] - <small>2026-01-30</small> #[[Epizoozia]] - <small>2026-02-03</small> #[[Marna (roccia)]] - <small>2026-02-03</small> #[[Nauplia]] - <small>2026-02-05</small> #[[Tiepidezza]] - <small>2026-02-06</small> #[[Tirinto]] - <small>2026-02-09</small> #[[Argo (città antica)]] - <small>2026-02-11</small> #[[Spetses]] - <small>2026-02-12</small> #[[Idra (isola)]] - <small>2026-02-12</small> #[[Porto di Malamocco]] - <small>2026-02-12</small> #[[Eubea]] - <small>2026-02-18</small> #[[Monumento di Filopappo]] - <small>2026-02-18</small> #[[Psara]] - <small>2026-02-24</small> #[[Smirne]] - <small>2026-02-24</small> #[[Ezani]] - <small>2026-02-24</small> #[[Abuta rufescens]] - <small>2026-02-27</small> #[[Alcamo]] - <small>2026-03-16</small> #[[Aloe (botanica)]] - <small>2026-03-16</small> #[[Erice]] - <small>2026-03-16</small> #[[Mazara del Vallo]] - <small>2026-03-17</small> #[[Castelvetrano]] - <small>2026-03-18</small> #[[Eraclea Minoa]] - <small>2026-03-18</small> #[[Platani]] - <small>2026-03-19</small> #[[Siculiana]] - <small>2026-03-19</small> #[[Abbazia di San Martino delle Scale]] - <small>2026-03-23</small> #[[Livella]] - <small>2026-03-26</small> #[[Ruwenzori]] - <small>2026-04-09</small> #[[Monti della Luna]] - <small>2026-04-09</small> #[[Tempio della Concordia (Agrigento)]] - <small>2026-04-16</small> #[[Tempio di Giunone (Agrigento)]] - <small>2026-04-16</small> #[[Riserva naturale integrale Macalube di Aragona]] - <small>2026-04-20</small> #[[Licata]] - <small>2026-04-21</small> #[[Palma di Montechiaro]] - <small>2026-04-21</small> #[[Kamarina]] - <small>2026-04-21</small> #[[Acradina]] - <small>2026-04-22</small> #[[Epipoli]] - <small>2026-04-22</small> #[[Mombasa]] - <small>2026-04-29</small> #[[Lago Vittoria]] - <small>2026-04-29</small> #[[Kavirondo]] - <small>2026-04-29</small> #[[Kisumu]] - <small>2026-04-29</small> #[[Tripanosomiasi africana umana]] - <small>2026-04-29</small> #[[Entebbe]] - <small>2026-04-29</small> #[[Acqua alta]] - <small>2026-05-04</small> #[[Carbonifero]] - <small>2026-05-08</small> #[[Isole Ssese]] - <small>2026-05-19</small> #[[Kampala]] - <small>2026-05-20</small> #[[Erba elefante]] - <small>2026-05-21</small> #[[Fort Portal]] - <small>2026-05-21</small> #[[Bahima]] - <small>2026-05-22</small> #[[Konjo]] - <small>2026-06-03</small> #[[Monte Speke]] - <small>2026-06-03</small> #[[Monte Baker (Uganda)]] - <small>2026-06-03</small> #[[Canale artificiale]] - <small>2026-06-05</small> #[[Senecio]] - <small>2026-06-08</small> #[[Masera]] - <small>2026-06-09</small> #[[Bagolino]] - <small>2026-06-09</small> #[[Ornavasso]] - <small>2026-06-09</small> #[[Toce]] - <small>2026-06-09</small> #[[Marmo di Candoglia]] - <small>2026-06-09</small> #[[Varallo]] - <small>2026-06-09</small> #[[Pallanza]] - <small>2026-06-09</small> #[[Val Divedro]] - <small>2026-06-09</small> #[[Valle Cannobina]] - <small>2026-06-09</small> #[[Valle Leventina]] - <small>2026-06-09</small> #[[Valle Antigorio]] - <small>2026-06-10</small> #[[Rift Albertino]] - <small>2026-06-10</small> #[[Abbazia di Novalesa]] - <small>2026-06-11</small> #[[Valle Antrona]] - <small>2026-06-11</small> #[[Formazza]] - <small>2026-06-11</small> #[[Naviglio Grande]] - <small>2026-06-11</small> #[[Valganna]] - <small>2026-06-11</small> #[[Cannero Riviera]] - <small>2026-06-11</small> #[[Massiccio del San Gottardo]] - <small>2026-06-11</small> #[[Bullicame]] - <small>2026-06-11</small> #[[Fitoliti]] - <small>2026-06-11</small> #[[Anfibolite]] - <small>2026-06-11</small> #[[Acquamarina (minerale)]] - <small>2026-06-11</small> #[[Alabastro]] - <small>2026-06-11</small> #[[Amianto]] - <small>2026-06-11</small> #[[Lazulite]] - <small>2026-06-11</small> #[[Lago Bujuku]] - <small>2026-06-16</small> #[[Belemnite]] - <small>2026-06-16</small> #[[Diaspro]] - <small>2026-06-16</small> #[[Quarzo]] - <small>2026-06-16</small> #[[Via Aurelia]] - <small>2026-06-16</small> #[[Isola Bisentina]] - <small>2026-06-16</small> #[[Cortona]] - <small>2026-06-16</small> #[[Narni]] - <small>2026-06-16</small> #[[Andro (Grecia)]] - <small>2026-06-18</small> #[[Albenga]] - <small>2026-06-18</small> #[[Damietta]] - 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Il solo fatto di avere uno o due figli rispetto a quando se ne avevano tanti modifica i rapporti, cambia gli equilibri. I metodi 'tradizionali' certo non sono adeguati. Vedo in molti genitori disponibilità al confronto e capacità di cogliere i cambiamenti; dunque potenzialità, una varietà di possibili risorse. Ci sono esperienze nuove che possono portare a ridefinire, a sperimentare, a cambiare.<ref name=Balbo>Dall'intervista di Tiziana Bartolini, ''[https://www.noidonne.org/articoli/lo-sguardo-oltre-i-confini-05621.php Lo sguardo oltre i confini]'', ''noidonne.org'', 3 agosto 2016.</ref> *La scuola dovrebbe attrezzarsi per dare strumenti per vivere quello che viene definito come il ''lifelong learning'', cioè l’imparare continuamente nel corso della vita. Non si impara solo nel percorso scolastico, tutto ci cambia intorno in modo rapido. Occorre apertura mentale per dare strumenti, stimolare la curiosità, avere la capacità di andare a vedere cosa avviene, come ci si organizza in altri contesti. Andare a vedere come gli altri li fronteggiano, e non solo in Europa, non può che essere positivo. Si dovrebbe tenere presente che siamo un "piccolo frammento" in un mondo che si muove, sperimenta, trova soluzioni; e che i grandi cambiamenti ci riguardano tutti.<ref name=Balbo/> *Occorre capire che la società non cambia perché arriva una formula, o un’idea che risolve tutto (o quasi). Bisogna essere consapevoli della complessità della fase attuale, ma anche di risorse e aperture.<ref name=Balbo/> *{{NDR|Sulla necessità di riformare la scuola}} Qualche tentativo c’è stato, ma è stato sovrastato dalle resistenze al cambiamento, dagli interessi a non modificare la situazione. Le eccellenze e le buone esperienze ci sono, ma non bastano e rimangono confinate, minoritarie, poco visibili. Per cambiare ci vuole coraggio. Il sistema scolastico tende alla conservazione esattamente come altri settori della società italiana. Considerata la realtà del nostro paese, sarebbe stato eccezionale, per un apparato consolidato e non facilmente modificabile, adeguarsi ai cambiamenti. Siamo un paese complicato, con profonde diversità, nei contesti e nelle risorse disponibili. Bisogna continuare a riflettere su quel che si potrebbe fare, evitando errori.<ref name=Balbo/> ==Note== <references /> ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Balbo, Laura}} [[Categoria:Politici italiani]] [[Categoria:Sociologi italiani]] e1fmqcrs2xdxwwce6zv7ostes47792j Friederich Münter 0 187625 1420245 1419827 2026-07-13T08:48:49Z Spinoziano (BEIC) 86405 1420245 wikitext text/x-wiki [[File:Friederich Münter.jpg|miniatura|Friederich Münter]] '''Friederich Münter''' (1761 – 1830), vescovo luterano, archeologo e filologo tedesco naturalizzato danese. ==''Viaggio in Sicilia''== ===[[Incipit]]=== La città di [[Palermo]] e le intere sue contrade non possono gloriarsi di verun considerevole avanzo d'antichità. I tremuoti ed il dominio de' Saraceni annientarono tutto ciò che avrebbe potuto restarvi; e quanto forse qua e là potrebbe rinvenirsi, non sarebbe da mettersi in confronto certamente con quei superstiti antichi monumenti delle altre parti della Sicilia. È noto soltanto che vi siano stati due rinomati tempj, uno consagrato a Giove, e ad Ercole l'altro, de' quali non evvi più traccia veruna: ed oltre a questi un teatro, che nel 16.° secolo fu gettato a terra ad oggetto d'ingrandire il piano del palazzo. <!--(vol. 1, p. 9)--> ===Citazioni=== *S'erge la città {{NDR|di Palermo}} in una pianura, che stendendosi verso mare circondata resta da ripide ed alte montagne. È verisimile che queste ne' più remoti tempi siano state come baloardi contro l'effetto del mare; e che simile pianura non sia che il fondo di esso lasciato scoverto dopo che le sue acque si ritirarono, come sembra, in questa parte del Mediterraneo. (vol. 1, p. 11) *Paese molto grande, ed assai regolarmente costruito, Palermo è diviso in quattro parti principali da due strade che nel centro loro ad angoli retti si tagliano. Queste sono larghe, luminose e perfettamente in linea retta, di modo che ove si sta situato nell'ottagono formato da quattro palazzi, giusto dove quelle due strade s'intersecano, si ha il piacere di vedere tutte le quattro primarie porte della città. (vol. 1, p. 12) *I più celebri di tutti li dotti palermitani è il [[Gabriele Lancillotto Castello|Principe di Torremuzza]], che per le sue antiquarie, ed in particolar maniera numismatiche opere merito grandissimo si è acquistato. (vol. 1, p. 32) *Finalmente bisogna che io faccia ancora menzione d'un celebre poeta di Sicilia, [[Giovanni Meli]], uomo di vero e grande poetico talento. Egli è autore di molte piccole poesie in dialetto siciliano, che sono lette in tutta l'Italia con meraviglia; e sta travagliando ad una comica eroica composizione, che dev'essere una continuazione, o piuttosto Paralipomena di D. Quichotte, della quale mi ha egli fatto leggere alcuni canti, che secondo il mio giudizio sono in grado eminente eccellenti. È un male che questo illustre personaggio non può dedicarsi interamente alla poesia, per essere un medico il qual è costretto per vivere, esercitarne la professione, che non gli darebbe più profitto, se fosse comunemente noto ch'egli sia un poeta. (vol. 1, pp. 33-34) *A' più ricchi monasteri Benedettini di tutta l'Italia appartiene quello di [[Abbazia di San Martino delle Scale|S. Martino]] nel circondario di Palermo. Situato è questo su di un alto e scosceso monte, che difende la capitale dalla parte di ponente in una spaventevole nuda valle circondata d'alpestri e sterili rocce, ed un clima che ha più del nostro del nord che del temperato di Sicilia. La strada dalla città al chiostro non è più di quattro miglia e mezzo. Questa si dirige da bel principio in una folla di ville e cascine, ed ove non si vedono che feraci giardini, piante d'olivi e vigneti. A poco a poco comincia la strada a divenire montuosa, e tantosto le vedute molto selvagge. Si arriva in una valle circondata da enormi rocce, sulle quali vegetano soltanto alcune macchie d'erba, molta aloè, ''ficus opuntia'', e qua e là alcuni alberi d'olivo. La medesima si estende serpeggiando fra le balze, le quali di quando in quando si aprono; ed offrono bella veduta sulla fertile valle della città, sul porto e sul mare; ma si torna sempre più fra le rocce conforme si va in alto, finché si giunge alla sommità della montagna per via d'una strada assolutamente deserta, che conduce ad una più trista e malinconica valle, ove il monastero stassi infossato. Questo all'opposto è costruito con signorile magnificenza, di grande estensione, ed adorno di singolari lavori di marmo. Sì le camere de' frati, che de' forestieri sono belle e comode; i corridori larghi, alti e lunghi in modo che vi si perde quasi la vista. La scala maestra, sebbene poco più stretta, uguaglia quella di Caserta. Essa è intrecciata di marmo siciliano, interrotto negli estremi da grosse pietre cavate da possessioni appartenenti al convento. La chiesa è abbellita da nobile semplicità. (vol. 1, pp. 35-37) *Questa città {{NDR|di [[Monreale]]}} è sita sopra una ben formata altura, la quale è il termine de' monti che a traverso l'isola tutta si stendono sino al piè dell'Etna. La medesima ha una bellissima veduta sulla ubertosa pianura di Palermo, sul monte Pellegrino e sopra il porto e mare Mediterraneo, che tanto lungi si estende quanto l'occhio può giungervi. Monreale è piccolo e brutto; ed ha molto perduto dopo l'abolizione dell'arcivescovo. I proprietarj che vi dimorano sono gentiluomini Siciliani, le cui circostanze non permettono loro di vivere con lusso come in Palermo. (vol. 1, pp. 39-40) *[[Aloe (botanica)|Aloè]] ed una specie d'alberi con larghe foglie ripiene di pungoli innumerevoli (''[[Fico d'India|cactus opuntia]], Lin.'') nascono soprattutto in quantità incredibile ancora sulle più dure rocce. Il tronco dell'aloe, che porta fiore e frutto, s'innalza sino a cinque, o sei braccia, le di cui foglie ne sono spesso lunghe da due sino a tre. Di queste se ne fanno corde, ma non so se vi sia in Sicilia qualche ordinaria fabbrica, dove si lavorino. Con le due suespresse piante formano i contadini delle siepi, che impunemente non si possono attraversare. (vol. 1, p. 45) *La prima città nella parte occidentale della Sicilia è [[Alcamo]], situata e fortificata da' Saraceni in un piccolo monte, che verso il mare si stende, ed in conseguenza assai moderna, per potere contenere qualche cosa di osservabile per un viaggiatore antiquario. Pur non di meno è questa una delle più considerabili città municipali; ha tredici mila abitanti, e paga quattro mila once annue al re, e cinquecento al duca d'Alba grande di Spagna [...]. (vol. 1, pp. 46-47) *[[Segesta]] bisognò che fosse abbastanza potente, perché fu una volta in guerra, saccheggiata e conquistata da' Cartaginesi durante la medesima. La più remota sua istoria è interamente incognita. Si sa che aveva un porto nelle coste occidentali dell'isola chiamato l'Emporio degli Egestani. La distruzione di essa città ebbe probabilmente luogo nelle guerre de' Saraceni. Tra le sue rovine alcuni avanzi si osservano di antiche muraglie costruite con grosse pietre; alcuni resti d'un teatro ancora più estesamente scoverto a' tempi nostri dalle cure del dotto Principe di Torremuzza, il quale con toglier via la terra ha ritrovato molti sedili e diverse porte, per le quali gli spettatori entravano per sedersi. Degno particolarmente di osservazione è un tempio d'antico dorico stile assolutamente intatto, giacché nell'anno 1781 ciò che sembrava volersene cadere fu ristaurato. (vol. 1, pp. 48-49) *La città {{NDR|di [[Trapani]]}}, quantunque picciola, è una delle più ricche di Sicilia, giacché oltre il vantaggio che ella ha di molti facoltosi nobili che vi dimorano, gode d'un gran commercio di sale, che si ricava dalle vicine spiagge del mare, e niente vi abbisogna che il solo calore del sole per la necessaria evaporazione e per l'imbiancamento.<br>Pesche di tonni e fabbriche di coralli ne accrescono la floridità. Questi si ricavano dagli scogli che sono nel porto e nella spiaggia intorno, e se ne servono per diversi domestici usi, come per corone e per picciole statue di Santi, le quali riescono buone. Uguali travagli si fanno ancora nell'avorio e nell'ambra, la quale si trova sopra quelle coste, ed in marmo siciliano a diverse macchie, ed in bellissimo e bianco alabastro. (vol. 1, pp. 55-56) *Sei miglia distante da Trapani giacciono le rovine dell'antica [[Erice]] sul monte d'ugual nome, ora chiamato di [[Monte Erice|S. Giuliano]]. Questa grande montagna s'alza immediatamente al mare, ed è dopo l'Etna la più elevata in Sicilia. Dalla sommità sua distintamente si vede l'isola di Lampedusa, che sta fra Tunisi e Trapani, dalla cui spiaggia si osserva la notte il fuoco sulle coste africane. (vol. 1, p. 58) *L'istoria della città di Erice è molto sconosciuta. Sappiamo solamente che Amilcare nella prima guerra punica la sorprese, ne ammazzò, o vendé la maggior parte degli abitanti, e mandò il restante in Trapani. Probabilmente dopo la conchiusione della pace gli antichi abitatori d'Erice ritornarono al loro paese, e restarono in pacifico e non molestato possesso del medesimo. La picciola città, che ora è situata nella sommità di quel monte, sembra essere sorta dall'antica. Alquanto al di sopra di essa giaceva uno de' più celebri tempj dell'antichità consagrato a Venere Ericina. (vol. 1, p. 61) *Dopo due giorni di dimora in Trapani partii a 24 novembre per [[Mazara del Vallo|Mazzara]], città vescovile nella costa meridionale di Sicilia, da cui l'intera provincia o valle di Mazzara ha derivato il suo nome. La strada correva costantemente in vicinanza del lido in una piacevole pianura, la quale era meglio coltivata della contrada tra Alcamo e Trapani; e benché non passassi per mezzo alcun casale, pure molto spesso incontrai delle case sparse intorno le alture. La veduta di quelle campagne era la più mirabilmente deliziosa, perché verso la dritta, ed avanti di me scorgeva il mare africano con alcune sue picciole isole, e dalla sinistra mi si presentava la catena de' monti che attraversa l'intera Sicilia; mentre alle spalle restava Trapani ed il monte Erice, che con la maestosa sua grandiosità tutto l'orizzonte chiudeva. Il giorno era piacevole e bello come di primavera, a segno che io potei pranzare in aperta campagna vicino ad una solitaria fontana, che serviva per abbeverare le mandre. Ma ciò che più mi diede diletto, fu di mirare tante di queste greggi seminate sopra i pascoli, e dalle alture intorno i corni e le sampogne de' pastori ascoltare. (vol. 1, pp. 70-71) *Nel primo giorno giunsi a [[Castelvetrano]], grande, ben costruito paese, posto in una deliziosissima, fertile e ben coltivata pianura. Il suo particolar articolo di commercio è l'olio che si raccoglie da estesi vicini oliveti in quantità assai straordinaria. Ancora molto grano vi si produce; ed il vino che somministra questa contrada, è uno de' più squisiti e forti dell'isola tutta, per lo che la città deve avere assai di che nudrirsi. (vol. 1, p. 76) *Questa città {{NDR|[[Selinunte]]}}, secondo la testimonianza di [[Strabone]] e di [[Tucidide]], fu eretta nella 35.ª olimpiade, ossia 640 anni prima di G. C., da una colonia che dalla loro città sotto un capo di nome Pamilio vi aveano spedito i Megaresi, i quali un secolo prima erano in Sicilia dalla Grecia venuti. Essa tanto crebbe in potere ed in magnificenza, che nella 50.ª olimpiade, ossia anni sessanta dopo la sua fondazione, potè portare la guerra a' Segestani, una delle più forti nazioni siciliane d'allora. Sembra che questi due Stati siano vissuti in costante inimicizia, almeno come [[Diodoro Siculo|Diodoro]] e Tucidide rapportano. (vol. 1, p. 77) *Nella sera stessa giunsi in [[Sciacca|Isciacca]], ossia Xiacca, le antiche ''Thermae selinuntinae''. Questa città in forma di anfiteatro su d'una elevata roccia s'innalza, ed è mediocremente popolata da 8 sino a 9 mila persone. Non ha vetusti monumenti da fare ammirare, e molto meno fabbriche moderne può vantare, sebbene diverse chiese portino l'aspetto della ricchezza, per essere adornate, secondo l'uso siciliano, di diversi eccellenti lavori in marmo. (vol. 1, p. 85) *Io arrivai al fiume [[Platani|Platano]], l{{'}}''Alico'' degli antichi, il più grande tra quelli di Sicilia, difficile ad attraversarsi in tempo d'inverno, per essere assolutamente privo di ponti. L'acqua però essendo più bassa di quanto me l'avevano fatto le mie guide supporre, lo passai senza alcuno impedimento. Questo fiume è assai famoso nell'antichità. [[Minosse|Minos]] perseguitava [[Dedalo]], come seppe che questi si era rifugiato in Sicilia, per cui sbarcò con quantità grande di gente alla foce del medesimo, ove un tempo la città di [[Eraclea Minoa|Maccara]] trovavasi elevata. Questa, dopo che Minos dalla figlia del re Cocalo fu ucciso, ebbe il nome di Minoa, che le diedero i Cretesi in commemorazione di quello eroe, i quali rimasero nel paese, dopo che i Sicani posero in fiamme i loro bastimenti. In seguito la stessa fu chiamata Eraclea, perché Dorieo, uno degli Eraclidi, si stabilì in quel luogo in vigore del trattato ch'[[Eracle|Ercole]] dopo la morte di Erice conchiuso avea con i Siculi, i quali dovevano rimanere padroni dell'intera contrada, finché uno de' suoi discendenti fosse tra loro sbarcato. (vol. 1, pp. 88-89) *Non lungi da Girgenti, su d'una eminente roccia vicino al mare, s'erge la città di [[Siculiana|Sicoliana]], che ha un buon porto, e fa gran commercio di grani. Credono alcuni antiquarj che questa ed il fiume vicino siano stati chiamati ''Camico'', residenza un tempo di Cocalo re de' Sicani, presso del quale venne Dedalo fuggito da Creta. Questo architetto dové costruire le mura della città sul vertice della roccia, e condurvi una ripida ed incomoda strada. Gran contesa però tra gli antiquari si è destata, se bisogna cercare Camico in Sicoliana oppure nell'attuale Girgenti. (vol. 1, p. 90) *La città di [[Agrigento]] fu costruita in una amena e fertile contrada, che dalla spiaggia si estendeva sino alla rocca, ove giace la nuova città di Girgenti. In mezzo della medesima passava il fiume Acrago, da cui la città ebbe il suo nome, giacché si chiamava essa dal greco Ἀκράγας secondo il costume di molte popolazioni greche di nominare le loro città con il nome de' vicini fiumi e mari. (vol. 1, pp. 94-95) *Le strade {{NDR|di Agrigento}} sono assai incomode, alcune sono dritte, ma nella maggior parte scoscese ed anguste. Non vi sono belle fabbriche; le case si trovano troppo ristrette, e quasi tutte costruite senza calce e con una specie di pietra rossa che si ricava dal monte stesso e dal luogo medesimo ove queste s'innalzano. Solamente le case del vescovo, della libreria e del seminario costruite sono in gusto migliore, e adornano una bella piazza. All'opposto la veduta sopra l'intera contrada tra l'attuale Girgenti ed il mare e sulle sparse rovine è una delle più belle che io abbia giammai veduto. Pur non di meno io non l'osservai in tutta la sua magnificenza, perché mi trovava per disgrazia in Girgenti in tempo d'inverno, il quale defraudava al paese una gran parte della sua bellezza. (vol. 1, pp. 96-97) *Il luogo della propria città d'Agrigento, ora ripieno di giardini e vigne, è una delle più incantevoli contrade che la natura possa offrire. Si vedono intorno dispersi avanzi dell'antica città. I recinti che dividono i giardini l'uno dall'altro, o che segregano la strada, sono formati da vetuste pietre d'ornamenti architettonici e da rotte colonne in parte d'un bellissimo marmo. (vol. 1, p. 111) *{{NDR|Sul [[Tempio di Giunone (Agrigento)|tempio di Giunone]]}} Tutta questa rovina è inesplicabilmente bella e pittoresca; ed io oso sostenere di averne vedute molto poche che facciano una sì forte impressione, dove la maestosa contrada, gli odorosi giardini, gli alberi crescenti in mezzo ad architettonici frantumi, le antiche sontuose colonne metà alzate e metà stese a terra, le masse delle pietre che stanno l'una sopra l'altra, e la bella veduta al limite del colle, si uniscono tutti per riempire l'anima di grata e dolce sensazione. (vol. 1, p. 112) *{{NDR|Sul [[Tempio della Concordia (Agrigento)|tempio della Concordia]]}} Trecento passi dal tempio di Giunone ve n'è un altro, il quale sinora è interamente illeso. La sua base, i corrispondenti gradini, tutte le sue scanalate colonne, l'architrave, il frontespizio, la cella, ed in una parola il tutto nel più perfetto stato si vede. Questo presenta la più distinta idea che possa aversi del modo, in cui un vetustissimo tempio compariva. Il suo colore è di un rosso gialliccio, dacché la pietra della quale è costruito, è di qualità sabbiosa, rossiccia, mischiata con calcinate chiocciole; il quale colorito spande uno straordinario piacevole incanto. In questo edifizio regna l'antica dorica maestà ad una grande decorazione unita; ed il suo effetto, per qualunque parte si possa riguardare, è grande oltre misura, perché l'armonia dell'opera tutta, l'occhio totalmente alletta e sorprende. (vol. 1, p. 115) *Quattro miglia in distanza dalla città verso il nord vi è un monte chiamato [[Riserva naturale integrale Macalube di Aragona|Macaluba]], che merita farsene menzione, perché questo da una quantità di piccoli crateri che si trovano sulla piana sua sommità, vomita sempre acqua fredda mischiata con creta, come le montagne vulcaniche gettano fuoco e lava. Qualche volta fa delle grandi gonfiagioni, si sentono de' gagliardi sotterranei tuoni, e finalmente formandosi de' buchi, getta da questi acqua fredda e creta. La superficie del monte sembra essere vuota, giacché, quando vi si cammina, il suolo si piega come ghiaccio sottile. (vol. 1, pp. 131-132) *Io lasciai Girgenti li 6 dicembre 1785, ma soddisfar non potei il mio desiderio di vedere [[Enna|Castrogiovanni]], l'antica Enna dalla favola, e da' poeti tanto altamente celebrata, la quale, situata nel mezzo del paese, fu chiamata l'umbilico di Sicilia, come Delfo il centro della terra, per lo che [[Pindaro]] ed altri le diedero il nome di ''ὀμϕαλός τῆς γῆς''. Nel mese d'inverno possibil non è di viaggiare per l'interno dell'isola, ove le strade sulle montagne coverte sono di profonda neve, e irrigate da molti torrenti le valli, sopra de' quali né ponti, né altri mezzi di passaggio vi sono, per cui i viaggiatori sono spesso trattenuti, oppure un più lungo giro costretti di fare. (vol. 1, pp. 133-134) *Miniere siffatte {{NDR|di zolfo}} si estendono nelle vicinanze di [[Palma di Montechiaro|Palma]], città di mediocre grandezza situata miglia dodici italiane da Girgenti.<br>Ivi mi trattenni mezza giornata, e niente osservai di particolare se non un [[Palma da datteri|albero di palma]] in mezzo del mercato. Questo fu il secondo che io vidi in tutta la Sicilia, e produce fiori e datteri, i quali sono ugualmente gustosi che gli africani. Da qui è da convincersi che tali alberi prosperar possono in tutta l'isola e forse ancora nella bassa Italia, e divenirvi indigeni; e quindi dovrebbe l'agricoltore acquistare quest'altro ramo di nutritura, perché pochi di questi alimentar potrebbero una picciola famiglia, mentre i loro frutti, come assai piacevoli, sarebbero generalmente ricercati. (vol. 1, pp. 134-135) *Dopo un breve cammino da Palma nella città di [[Licata]] arrivai. Giace la medesima alle falde d'un alto monte, e immediatamente al mare. Il di lei porto è assai pericoloso, e precisamente quando soffia forte vento di scirocco che vi è rimpetto. Io vi giunsi dopo poche settimane che un bastimento d'Olstein aveva naufragato nel porto stesso. Osservai il luogo ove questo disastro successe, il quale soltanto pochi passi era dalla spiaggia distante. Gran contesa tra gli antiquarj è insorta, se Licata sia la famosa Gela o Phintia, fabbricata da Phintia dopo aver distrutta Gela, i di cui abitanti popolarono quella città. Forse i due partiti hanno in certo modo ragione, perché quando Licata non fosse l'antica Phintia, pur non di meno ha potuto portare il nome di Gela in memoria di essa, dalle cui rovine fu quella fabbricata e da' suoi abitatori popolata. (vol. 1, pp. 135-136) *La presente città di [[Gela|Terranova]] fa commercio grande di canape, e particolarmente di soda e cotone, che si producono nella contrada. Essa contiene 10 mila anime, e la sua prosperità si lascia rilevare da' dazj che la medesima con il suo territorio paga annualmente al duca di Monteleone suo attuale barone, che montar si fanno a 40 mila scudi. (vol. 1, p. 139) *Attraversai Biscari [...]. Ivi giacea la celebre ed antica [[Kamarina|Camarina]], di cui non altro più rimane che un pezzo di muraglia che apparteneva alla cella d'un tempio. [...] Divenuti i Camarinesi da bel principio ricchi e potenti, e quindi superbi, una ribellione contro i Siracusani suscitarono, i quali sembra che mantenuto avessero sopra di coloro un certo dominio. Furono in conseguenza i Siracusani costretti di rivolgere le armi contro la loro propria colonia, che la molestarono per l'intero corso di anni sedici. (vol. 1, pp. 139-140) *Camarina ebbe in seguito nuovi abitatori di Gela; ma sembrava che lo spirito di rivolta diretto si fosse in questo paese; giacché per la seconda volta esternossi; per lo che [[Gelone]], tiranno di Gela e poi di Siracusa, distrusse Camarina che fu poscia dai di lui abitanti di nuovo provveduta. Essa andò crescendo in potere e considerazione, perché [[Pindaro]] ce lo fa conoscere [...]. Nelle guerre puniche Camarino si gettò sempre nel partito de' Cartaginesi; fu vinta da' Romani e probabilmente per la terza volta devastata, perché costoro vi mandarono una nuova colonia. Questa è l'ultima notizia che noi abbiamo di questa città, la qual ebbe uguale sorte con tutte le altre grandi che fiorirono un tempo sopra di quel littorale. Non vi è forse luogo in Europa ove tanto apparentemente possa l'uomo persuadersi della vanità di tutte le grandezze terrestri quanto in [[Sicilia]], in cui si osservano gli avanzi di vetustissime opulente città, e i siti su de' quali esse si ergevano [...]. (vol. 1, pp. 141-142) *Presso Camarina esiste un lago già dagli antichi menzionato, per mezzo del quale scorre il fiume ''[[Ippari|Hypparis]]'' che alla nazione dava il comodo di poter trasportare nella città gli alberi che si tagliavano sul monte. I suoi vapori erano assai malefici, come lo erano quelli di [[Selinunte|Selino]]. I Camarinesi consultarono un oracolo che probabilmente nelle vicinanze si venerava, e fu loro risposto, esser meglio lasciarlo come si trovava. Pur non di meno fu da quei paesani fatto disseccare, e da questo lato si avvicinò il nemico che distrusse la città. Questo lago al presente è nella maggior parte di terra coverto.<br>Molti vasi greci d'un bellissimo disegno con una quantità d'altri lavori in creta ritrovati si sono nelle adjacenze di questa città. (vol. 1, p. 142) *Tra le più grandi e rinomate città greche dell'antichità, a riserva di Atene, non ve n'è altra che meritar possa di uguagliarsi con [[Siracusa]]. Offre non piccola idea della potenza di questa repubblica l'osservare che la medesima fu nello stato di acquistare il dominio sulla metà di tutta l'isola; di mettere ostacolo a' progressi de' Cartaginesi in questo paese; di bravare gli attacchi degli Ateniesi in un tempo in cui questa nazione era temuta da tutta la Grecia, distruggendole due grandi flotte ed altrettante potenti armate; e ch'essa finalmente poté resistere al potere di Roma sotto il vincitore di Annibale, Marcello; e non sarebbe stata detta città ad ubbidienza forzata, quando interne dissenzioni, ch'erano state causa di tutta la guerra coi Romani, non avessero dato a quel comandante l'occasione di mettersi d'accordo con alcuni distinti cittadini, che lo ajutarono a prendere possesso d'una porzione di essa. (vol. 1, pp. 148-149) *La prima parte della città, [[Isola di Ortigia|Ortigia]], ossia l'isola, era ben anco distintamente fortificata. Essa difendeva il piccolo porto e comunemente credeasi che ivi esistessero il palazzo de' più antichi Sovrani, la sepoltura del primo [[Dionisio I di Siracusa|Dionisio]] e forse quelle di molti altri Principi. Tutto questo però fu demolito da [[Timoleonte|Timoleone]], dopo di aver discacciato [[Dionisio II di Siracusa|Dionisio il Giovane]]. (vol. 1, p. 157) *Vengo adesso all'[[Acradina]], la quale, posta in terra ferma, è vicinissima all'isola. Questa, la più antica delle altre parti dopo Ortigia, si estendeva da entrambi i porti, presentando a coloro che la vedevano dalla parte di mare nell'epoca di sua magnificenza, un aspetto tale da uguagliarsi con quello di Napoli e Genova. [...] dappoiché non solamente Acradina, ma sì bene [[Tempio di Zeus (Siracusa)|Olimpo]] nel porto esistevano; e da lì sino alla punta più estrema del suolo, ove si alzava la fortezza Plemmirio, era tutto fabbricato e considerarsi poteva come la madre patria di Siracusa. (vol. 1, p. 173) *L'intero terreno su di cui tutto il resto di Siracusa stava situato, non era che una roccia, la quale dal mare ad una mediocre sommità si alzava, ove [[Epipoli]] una volta giaceva. In Acradina questa rupe è coverta di terra e praterie, essendovi ancora sparsi qua e là vigneti e campi; ma in Tico, Neapoli ed Epipoli, eccettuati alcuni luoghi per pascoli, non vi sono che nude pietre e smisurati cumoli di disordinate ammontichiate rovine. Acradina non ha che pochi resti di antichità. Si vede un anfiteatro che per la metà è coverto di terra, e pare che una valle elittica uguagli, in cui non si scuoprono che alcuni pochi gradini ed i così chiamati ''vomitorj'', ossia porte, per mezzo delle quali gli spettatori da sì interno corridore dell'anfiteatro salivano a' loro posti. La forma sua elittica si è pienamente conservata. Molti gradini, che servivano da sedili, sono intagliati nella pietra stessa. Si osserva ancora una parte del corridore costruito con pietre da taglio, ma così pieno di terra e di rottami di fabbrica che appena vi si può penetrare. (vol. 1, p. 174) *Epipoli cominciava da Labdalo, e fu considerata propriamente attaccata a Siracusa a tempo dei Romani. Non si trova vestigio alcuno di antichi edifizj che dimostrar possa che una parte della città in queste nude rocce abbia esistito. Noi sappiamo che ivi piantò il campo Marcello come ancora che sanguinose battaglie vi ebbero luogo tra gli Ateniesi e i Siracusani. Una latomia che in Epipoli è assai presso a Labdalo, ha ben anco servito per carcere degli Ateniesi, dove il poeta Filosseno scrisse il suo Ciclope. Sopra il più alto e scosceso orlo della rupe sta elevato il castello Eurielo costruito da [[Nicia]], nell'aver preso Labdalo, per potere meglio difendere questo posto importante, ma fu egli in seguito, tanto da qui, come da Siracusa, discacciato. Il principio che conduce ad Eurielo, chiamato ancora ''Arx summa'', è straordinariamente alpestre. Ha la forma triangolare, la cui sommità gira quasi cento passi. Niente è rimasto delle fortificazioni, se non che un pezzo di muro, il qual era costruito là dove la rupe che da per tutto è quasi perpendicolare, non era ivi tanto scoscesa. Nel mezzo di questo piccolo castello vi sono alcune cisterne. La veduta da quest'altura è internamente bella. Si vede tutta Siracusa, la campagna adjacente, i porti, il mare ed una gran parte delle coste meridionali della Sicilia. (vol. 1, pp. 208-209) *L'[[Fiume Anapo|Anapo]] è il solo fiume in tutta la Sicilia in un certo modo navigabile da piccole barche; ma si è perduto questo vantaggio a causa dei giunchi e del fango da' quali all'estremo è ingombrato. Detto fiume scaturisce ad una distanza da Siracusa di quattordici miglia italiane, quasi miglia tre alemanne; si perde in seguito sotto terra e ricomparisce a quattro, o cinque miglia dal porto. (vol. 1, pp. 210-211) *Ercole, nell'attraversare la Sicilia, stabilì in quel luogo una festa che si celebrava da' Siracusani con una grande e giuliva adunanza. Gli animali per il sagrifizio erano gettati in quell'acqua. Questo stesso fonte è per altra ragione interessante: cioè che il medesimo è ripieno della pianta ''[[papiro]]'' tanto nota nell'antichità, la quale richiede un'acqua assai placida, e che si è creduta sinora trovarsi soltanto nel Nilo. Quasi in tutta la sponda prospera tale giunco, il quale sino da tempo fa non era usato in Siracusa che per legare i covoni nelle messi, e parte ancora per versarlo sui pavimenti delle chiese in occasioni festive, per cui se n'era di molto diminuita la quantità. (vol. 1, p. 212) *L'attuale Vescovo è apprezzabile per il suo carattere, ma lo è di gran lunga inferiore a monsignor [[Salvatore Ventimiglia|Ventimiglia]]. L'università ha sentito con dolore la perdita di quest'ultimo che trasse seco quello zelo e fervore ch'egli sapeva ispirare per gli studj. Intanto i tempi hanno molto acquistato in cognizioni. Il giogo dell'inquisizione è spezzato in guisa che non vi è da temere che distrutti esser possano i buoni principj sparsi da monsignor Ventimiglia, e che si riconduca nelle alte scuole di Catania l'antica barbarie. (vol. 2, p. 14) *La fama che a' nostri giorni ha [[Catania]] di una molto devota città di chiese e cappelle doviziosamente adorna, l'aveva di già sin dai tempi i più remoti, in cui fu domicilio de' Greci. Molti degli antichi suoi sagri edifizj da scrittori nominati non offrono più menoma traccia di loro superba esistenza, malgrado tutta la pena che vecchi Catanesi si son data di scoprirne gli avanzi, o di fissarne almeno la posizione. Ciò che adesso havvi di antico riducesi ad un teatro, un anfiteatro, un residuo del foro, bagni, acquidotti e sepolture: tutti vetusti monumenti che la sontuosità del paese dimostrano. (vol. 2, p. 16) *In una sua terra, di nome Ragona, {{NDR|[[Ignazio Paternò Castello|Ignazio Paternò Castello, Principe di Biscari]]}} fece costruire un ponte con 31 archi sopra il fiume [[Simeto]], e portò per via di acquidotti in quel ponte architettati l'acqua d'un altro fiume ad una sua risiera; e con questo mezzo tolse via una quantità d'acqua che le strade assai difficili e l'aria insalubre in questa contrada rendeva. Tale opera sembrava dover durare più di un secolo, quando una forte inondazione accompagnata da un oragano la gettò tutta al suolo; ma il Principe riedificar la fece, non curando gli 80 mila scudi che la prima costato gli aveva. Essendo stata Messina dal tremuoto distrutta, comprò l'uomo benefico grande provvisione di grano che mandò egli in dono a' più bisognosi uomini di quella disgraziata città. Per questa sua nobile e generosa maniera di trattare godé questo eccellente personaggio la più lusinghiera felicità, a cui un mortale può aspirare. Era egli adorato da tutta la sua nazione, e come un padre amato; tutt'i Siciliani eran superbi di avere siffatto concittadino. Per quanto grande benefattore si mostrò nella sua vita pubblica, altrettanto amabile fu il medesimo nel piccolo recinto di coloro che avevano in di lui casa libero accesso. Felicissimo in mezzo all'amata sua famiglia, non cessò mai di esser ilare e sensibile a tutte le gioje dell'amicizia. (vol. 2, pp. 34-35) *L'ultimo casale che io passai fu [[Nicolosi]], ch'è il più alto sopra la montagna; e qui le umane abitazioni han fine. La strada andava sempre più in alto, ed io non vedea avanti di me che il [[Monti Rossi|monte Rosso]], ossia il vulcano donde nel 1669 uscì la lava, il bosco e la nevosa regione dell'Etna, che piano del frumento si appella (nome strano, per non crescervi mai un filo d'erba), su del quale particolarmente poggia il cratere che scuoprir non si può finché al suo piede non si arriva, per essere quella pianura tre miglia italiane. Sulla punta più elevata del monte vidi un incavo, dal quale una piccola bianca nuvola di fumo s'innalzava, che da lì sventolava verso il mare, lasciando nel sereno turchino del cielo una lunga e bianca striscia.<br>Sino a Nicolosi le vicinanze dell'Etna sono belle e deliziose. Le lave stesse, non forzate ancora dalla natura e dall'arte, conservano piacevole aspetto, perché scaricano le medesime i loro oscuri torrenti nelle amene praterie, e presso boschetti di aranci e giardini. La veduta del monte abbasso è molto estesa, pria che si venga a Nicolosi. (vol. 2, p. 54) *Altro in quel giorno non vidi d'interessante che il di già nominato monte Rosso, che sorse nell'[[Eruzione dell'Etna del 1669|eruzione del 1669]], che totale distruzione minacciò alla città {{NDR|di Catania}}, ma che rovinò la maggior parte delle case. L'eruzione fu la più terribile di quante ce ne ha dato contezza la storia, e può uguagliarsi soltanto con quella dell'Ecla del 1782. Quindi è molto importante di leggerne qui appresso una breve narrazione.<br>Nell'anno 1669 si cominciò ad aver sospetti di tremuoti più forti che le solite scosse; spaventevoli sotterranei tuoni nelle cavità del monte tantosto si succederono, quando questi in diversi luoghi spaccossi, formando particolarmente una fessura di tre miglia e mezzo di lunghezza e di cinque in sei piedi di larghezza. Immediatamente cinque nuovi abissi aprironsi, di cui il più grande, della circonferenza di 500 passi, vomitò con incredibile forza ad una grande altezza nuvole di fumo, lampi, masse roventi, infiammate rocce, zolfo, ceneri vulcaniche, ed il tutto con ispaventevoli tuoni e sotterranei muggiti accompagnato. La copia delle pietre e ceneri gettate fu tanto enorme, che formò due nuovi monti. (vol. 2, pp. 56-57) *Finalmente alla metà di luglio 1669 quelle terribili esplosioni terminarono dopo una durata di quattro mesi.<br>Lo sbocco della lava fu nel monte Rosso, che nell'esterna sua figura è simile al Vesuvio, perché in due rotondi monti su d'una base stessa consiste. Intanto l'altezza di esso dal livello del mare sorpassa senza dubbio quella dell'altro, facendosi ascendere sino a 4500 braccia. L'intera porzione del suolo tra il convento de' Benedettini ed il monte Rosso è coverta di nera vulcanica arena; ma sembra che questa cominci a sciogliersi, perché l'erba superficialmente vi cresce, e qui è il luogo dove il gustoso e forte vino ricavasi. È ancora probabile che la situazione stessa del chiostro non sia che quella di un cratere rovesciato giacché, oltre una quantità grande delle ceneri che intorno a quell'edifizio si trova, l'intero circuito ha una forma concava nel di cui mezzo il medesimo chiostro è edificato.<br>Nel giunger che io feci al monte Rosso esaminai il cratere, da cui le ceneri e le lave del 1669 uscirono, il quale è un rotondo precipite buco a forma d'imbuto, i cui lati consistono in nere rocce di lava e nere e profonde arene. Nel mezzo di esso vi sono due altre profondità fra loro da un'alta e scabrosa rupe divise, e che rassomigliano ad una saliera. (vol. 2, pp. 58-59) *[...] [[Déodat de Dolomieu|Dolomieu]], ch'è avvezzo a disprezzare qualunque pericolo, quando esaminar vuole le segrete vie della natura [...]. (vol. 2, p. 60) *E qui è giusto che io faccia riflettere che [[Lazzaro Spallanzani|Spallanzani]], uno de' più grandi e coraggiosi osservatori della natura, è stato nel 1788 in Sicilia, ha studiato l'Etna, ed ora è occupato a radunare ed a porre in ordine le sue osservazioni. Tutto ciò che scrive questo autore porta l'impronta infallibile di un grande uomo e della conoscenza fedelissima della natura e delle sue operazioni. Con quale occhio non avrà egli considerato quelle del fuoco e de' vulcani, e quante altre nuove scoverte non ha egli alle già fatte saputo aggiungere? (vol. 2, pp. 66-67) *Centorbi, dagli antichi chiamata ''[[Centuripe]]'', è rappresentata da [[Tucidide]] come un castello da' Siculi edificato. Si scorge da una descrizione di [[Marco Tullio Cicerone|Cicerone]], che questa sia stata una delle più grandi città della Sicilia, e che appartenesse alla medesima la più gran porzione dei fertili campi dell'Etna, che furono dall'antichità tanto rinomati, e che come i più fecondi dell'isola tutta furon tenuti. Era dunque naturale che quei nazionali gran commercio di grani facessero, e che in seguito una molto ricca popolazione divenissero. La loro coltura stava in proporzione colla ricchezza loro, perché amavano le scienze, mentre al tempo stesso erano coraggiosi, e nell'arte della guerra molto esercitati. Per molti secoli la floridità di costoro fu nel pieno suo vigore, giacché la vera caduta di quella città convien che si ascriva alla sua ribellione contro l'imperatore [[Federico II di Svevia|Federico II]], che dalle sue rovine la città di [[Augusta (Italia)|Augusta]] nel 1233 fece costruire. *Vi sono in essa {{NDR|Centuripe}} alcuni muri antichi, una cisterna ed alcune sotterranee camere a volta, che sembrano essere state stalle, e in cui si vedono ancora residui di qualche mangiatoja. Molti avanzi di antiche colonne, rottami di statue colossali e frantumi di architettura giacciono nella città seminati. Fuori di essa vi sono le rovine d'un bel bagno e di un ponte sul fiume Simeto, che l'antica direzione della strada consolare tra Catania e Centorbi dimostrano. (vol. 2, p. 73) *Non lungi da Centorbi, sopra scoscesa ed alta rupe, s'erge la città di S. Filippo d'Argirò, l'antica ''[[Agira|Agyrium]],'' patria di [[Diodoro Siculo]]. Questa fu riguardata come una delle più vetuste città, perché da Ercole visitata; ed era già ricca e splendida, quando i Greci per la prima volta penetrarono in Sicilia. I Romani grande considerazione e stima le dimostrarono. [[Marco Tullio Cicerone|Cicerone]] ne loda i suoi abitanti chiamandoli ''Agyrenensem populum fidelem, et illustrem'', e la città stessa ''in primis honestam civitatem Siciliae''. Parla egli ancora del grande famoso teatro, di cui non si trova la menoma traccia, né si sa ove fosse situato. I soli resti di questa così celebrata città riduconsi ad antichi fondamenti di vaste fabbriche sotto terra sepolti, e ad alcuni sotterranei acquidotti nella roccia, incavati. (vol. 2, p. 74) ==Bibliografia== *Friederich Münter, ''[https://preserver.beic.it/delivery/DeliveryManagerServlet?dps_pid=IE4742922 Viaggio in Sicilia]'', vol. 1, traduzione di Francesco Peranni, Sonzogno, Milano, 1831. *Friederich Münter, ''[https://preserver.beic.it/delivery/DeliveryManagerServlet?dps_pid=IE4635291 Viaggio in Sicilia]'', vol. 2, traduzione di Francesco Peranni, Sonzogno, Milano, 1831. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Munter, Friederich}} [[Categoria:Archeologi]] [[Categoria:Filologi]] [[Categoria:Vescovi danesi]] [[Categoria:Vescovi tedeschi]] fd2ztan6dl89ajnfn7psg7abvx32vpy 1420261 1420245 2026-07-13T09:55:11Z Marcella Medici (BEIC) 84396 1420261 wikitext text/x-wiki [[File:Friederich Münter.jpg|miniatura|Friederich Münter]] '''Friederich Münter''' (1761 – 1830), vescovo luterano, archeologo e filologo tedesco naturalizzato danese. ==''Viaggio in Sicilia''== ===[[Incipit]]=== La città di [[Palermo]] e le intere sue contrade non possono gloriarsi di verun considerevole avanzo d'antichità. I tremuoti ed il dominio de' Saraceni annientarono tutto ciò che avrebbe potuto restarvi; e quanto forse qua e là potrebbe rinvenirsi, non sarebbe da mettersi in confronto certamente con quei superstiti antichi monumenti delle altre parti della Sicilia. È noto soltanto che vi siano stati due rinomati tempj, uno consagrato a Giove, e ad Ercole l'altro, de' quali non evvi più traccia veruna: ed oltre a questi un teatro, che nel 16.° secolo fu gettato a terra ad oggetto d'ingrandire il piano del palazzo. <!--(vol. 1, p. 9)--> ===Citazioni=== *S'erge la città {{NDR|di Palermo}} in una pianura, che stendendosi verso mare circondata resta da ripide ed alte montagne. È verisimile che queste ne' più remoti tempi siano state come baloardi contro l'effetto del mare; e che simile pianura non sia che il fondo di esso lasciato scoverto dopo che le sue acque si ritirarono, come sembra, in questa parte del Mediterraneo. (vol. 1, p. 11) *Paese molto grande, ed assai regolarmente costruito, Palermo è diviso in quattro parti principali da due strade che nel centro loro ad angoli retti si tagliano. Queste sono larghe, luminose e perfettamente in linea retta, di modo che ove si sta situato nell'ottagono formato da quattro palazzi, giusto dove quelle due strade s'intersecano, si ha il piacere di vedere tutte le quattro primarie porte della città. (vol. 1, p. 12) *I più celebri di tutti li dotti palermitani è il [[Gabriele Lancillotto Castello|Principe di Torremuzza]], che per le sue antiquarie, ed in particolar maniera numismatiche opere merito grandissimo si è acquistato. (vol. 1, p. 32) *Finalmente bisogna che io faccia ancora menzione d'un celebre poeta di Sicilia, [[Giovanni Meli]], uomo di vero e grande poetico talento. Egli è autore di molte piccole poesie in dialetto siciliano, che sono lette in tutta l'Italia con meraviglia; e sta travagliando ad una comica eroica composizione, che dev'essere una continuazione, o piuttosto Paralipomena di D. Quichotte, della quale mi ha egli fatto leggere alcuni canti, che secondo il mio giudizio sono in grado eminente eccellenti. È un male che questo illustre personaggio non può dedicarsi interamente alla poesia, per essere un medico il qual è costretto per vivere, esercitarne la professione, che non gli darebbe più profitto, se fosse comunemente noto ch'egli sia un poeta. (vol. 1, pp. 33-34) *A' più ricchi monasteri Benedettini di tutta l'Italia appartiene quello di [[Abbazia di San Martino delle Scale|S. Martino]] nel circondario di Palermo. Situato è questo su di un alto e scosceso monte, che difende la capitale dalla parte di ponente in una spaventevole nuda valle circondata d'alpestri e sterili rocce, ed un clima che ha più del nostro del nord che del temperato di Sicilia. La strada dalla città al chiostro non è più di quattro miglia e mezzo. Questa si dirige da bel principio in una folla di ville e cascine, ed ove non si vedono che feraci giardini, piante d'olivi e vigneti. A poco a poco comincia la strada a divenire montuosa, e tantosto le vedute molto selvagge. Si arriva in una valle circondata da enormi rocce, sulle quali vegetano soltanto alcune macchie d'erba, molta aloè, ''ficus opuntia'', e qua e là alcuni alberi d'olivo. La medesima si estende serpeggiando fra le balze, le quali di quando in quando si aprono; ed offrono bella veduta sulla fertile valle della città, sul porto e sul mare; ma si torna sempre più fra le rocce conforme si va in alto, finché si giunge alla sommità della montagna per via d'una strada assolutamente deserta, che conduce ad una più trista e malinconica valle, ove il monastero stassi infossato. Questo all'opposto è costruito con signorile magnificenza, di grande estensione, ed adorno di singolari lavori di marmo. Sì le camere de' frati, che de' forestieri sono belle e comode; i corridori larghi, alti e lunghi in modo che vi si perde quasi la vista. La scala maestra, sebbene poco più stretta, uguaglia quella di Caserta. Essa è intrecciata di marmo siciliano, interrotto negli estremi da grosse pietre cavate da possessioni appartenenti al convento. La chiesa è abbellita da nobile semplicità. (vol. 1, pp. 35-37) *Questa città {{NDR|di [[Monreale]]}} è sita sopra una ben formata altura, la quale è il termine de' monti che a traverso l'isola tutta si stendono sino al piè dell'Etna. La medesima ha una bellissima veduta sulla ubertosa pianura di Palermo, sul monte Pellegrino e sopra il porto e mare Mediterraneo, che tanto lungi si estende quanto l'occhio può giungervi. Monreale è piccolo e brutto; ed ha molto perduto dopo l'abolizione dell'arcivescovo. I proprietarj che vi dimorano sono gentiluomini Siciliani, le cui circostanze non permettono loro di vivere con lusso come in Palermo. (vol. 1, pp. 39-40) *[[Aloe (botanica)|Aloè]] ed una specie d'alberi con larghe foglie ripiene di pungoli innumerevoli (''[[Fico d'India|cactus opuntia]], Lin.'') nascono soprattutto in quantità incredibile ancora sulle più dure rocce. Il tronco dell'aloe, che porta fiore e frutto, s'innalza sino a cinque, o sei braccia, le di cui foglie ne sono spesso lunghe da due sino a tre. Di queste se ne fanno corde, ma non so se vi sia in Sicilia qualche ordinaria fabbrica, dove si lavorino. Con le due suespresse piante formano i contadini delle siepi, che impunemente non si possono attraversare. (vol. 1, p. 45) *La prima città nella parte occidentale della Sicilia è [[Alcamo]], situata e fortificata da' Saraceni in un piccolo monte, che verso il mare si stende, ed in conseguenza assai moderna, per potere contenere qualche cosa di osservabile per un viaggiatore antiquario. Pur non di meno è questa una delle più considerabili città municipali; ha tredici mila abitanti, e paga quattro mila once annue al re, e cinquecento al duca d'Alba grande di Spagna [...]. (vol. 1, pp. 46-47) *[[Segesta]] bisognò che fosse abbastanza potente, perché fu una volta in guerra, saccheggiata e conquistata da' Cartaginesi durante la medesima. La più remota sua istoria è interamente incognita. Si sa che aveva un porto nelle coste occidentali dell'isola chiamato l'Emporio degli Egestani. La distruzione di essa città ebbe probabilmente luogo nelle guerre de' Saraceni. Tra le sue rovine alcuni avanzi si osservano di antiche muraglie costruite con grosse pietre; alcuni resti d'un teatro ancora più estesamente scoverto a' tempi nostri dalle cure del dotto Principe di Torremuzza, il quale con toglier via la terra ha ritrovato molti sedili e diverse porte, per le quali gli spettatori entravano per sedersi. Degno particolarmente di osservazione è un tempio d'antico dorico stile assolutamente intatto, giacché nell'anno 1781 ciò che sembrava volersene cadere fu ristaurato. (vol. 1, pp. 48-49) *La città {{NDR|di [[Trapani]]}}, quantunque picciola, è una delle più ricche di Sicilia, giacché oltre il vantaggio che ella ha di molti facoltosi nobili che vi dimorano, gode d'un gran commercio di sale, che si ricava dalle vicine spiagge del mare, e niente vi abbisogna che il solo calore del sole per la necessaria evaporazione e per l'imbiancamento.<br>Pesche di tonni e fabbriche di coralli ne accrescono la floridità. Questi si ricavano dagli scogli che sono nel porto e nella spiaggia intorno, e se ne servono per diversi domestici usi, come per corone e per picciole statue di Santi, le quali riescono buone. Uguali travagli si fanno ancora nell'avorio e nell'ambra, la quale si trova sopra quelle coste, ed in marmo siciliano a diverse macchie, ed in bellissimo e bianco alabastro. (vol. 1, pp. 55-56) *Sei miglia distante da Trapani giacciono le rovine dell'antica [[Erice]] sul monte d'ugual nome, ora chiamato di [[Monte Erice|S. Giuliano]]. Questa grande montagna s'alza immediatamente al mare, ed è dopo l'Etna la più elevata in Sicilia. Dalla sommità sua distintamente si vede l'isola di Lampedusa, che sta fra Tunisi e Trapani, dalla cui spiaggia si osserva la notte il fuoco sulle coste africane. (vol. 1, p. 58) *L'istoria della città di Erice è molto sconosciuta. Sappiamo solamente che Amilcare nella prima guerra punica la sorprese, ne ammazzò, o vendé la maggior parte degli abitanti, e mandò il restante in Trapani. Probabilmente dopo la conchiusione della pace gli antichi abitatori d'Erice ritornarono al loro paese, e restarono in pacifico e non molestato possesso del medesimo. La picciola città, che ora è situata nella sommità di quel monte, sembra essere sorta dall'antica. Alquanto al di sopra di essa giaceva uno de' più celebri tempj dell'antichità consagrato a Venere Ericina. (vol. 1, p. 61) *Dopo due giorni di dimora in Trapani partii a 24 novembre per [[Mazara del Vallo|Mazzara]], città vescovile nella costa meridionale di Sicilia, da cui l'intera provincia o valle di Mazzara ha derivato il suo nome. La strada correva costantemente in vicinanza del lido in una piacevole pianura, la quale era meglio coltivata della contrada tra Alcamo e Trapani; e benché non passassi per mezzo alcun casale, pure molto spesso incontrai delle case sparse intorno le alture. La veduta di quelle campagne era la più mirabilmente deliziosa, perché verso la dritta, ed avanti di me scorgeva il mare africano con alcune sue picciole isole, e dalla sinistra mi si presentava la catena de' monti che attraversa l'intera Sicilia; mentre alle spalle restava Trapani ed il monte Erice, che con la maestosa sua grandiosità tutto l'orizzonte chiudeva. Il giorno era piacevole e bello come di primavera, a segno che io potei pranzare in aperta campagna vicino ad una solitaria fontana, che serviva per abbeverare le mandre. Ma ciò che più mi diede diletto, fu di mirare tante di queste greggi seminate sopra i pascoli, e dalle alture intorno i corni e le sampogne de' pastori ascoltare. (vol. 1, pp. 70-71) *Nel primo giorno giunsi a [[Castelvetrano]], grande, ben costruito paese, posto in una deliziosissima, fertile e ben coltivata pianura. Il suo particolar articolo di commercio è l'olio che si raccoglie da estesi vicini oliveti in quantità assai straordinaria. Ancora molto grano vi si produce; ed il vino che somministra questa contrada, è uno de' più squisiti e forti dell'isola tutta, per lo che la città deve avere assai di che nudrirsi. (vol. 1, p. 76) *Questa città {{NDR|[[Selinunte]]}}, secondo la testimonianza di [[Strabone]] e di [[Tucidide]], fu eretta nella 35.ª olimpiade, ossia 640 anni prima di G. C., da una colonia che dalla loro città sotto un capo di nome Pamilio vi aveano spedito i Megaresi, i quali un secolo prima erano in Sicilia dalla Grecia venuti. Essa tanto crebbe in potere ed in magnificenza, che nella 50.ª olimpiade, ossia anni sessanta dopo la sua fondazione, potè portare la guerra a' Segestani, una delle più forti nazioni siciliane d'allora. Sembra che questi due Stati siano vissuti in costante inimicizia, almeno come [[Diodoro Siculo|Diodoro]] e Tucidide rapportano. (vol. 1, p. 77) *Nella sera stessa giunsi in [[Sciacca|Isciacca]], ossia Xiacca, le antiche ''Thermae selinuntinae''. Questa città in forma di anfiteatro su d'una elevata roccia s'innalza, ed è mediocremente popolata da 8 sino a 9 mila persone. Non ha vetusti monumenti da fare ammirare, e molto meno fabbriche moderne può vantare, sebbene diverse chiese portino l'aspetto della ricchezza, per essere adornate, secondo l'uso siciliano, di diversi eccellenti lavori in marmo. (vol. 1, p. 85) *Io arrivai al fiume [[Platani|Platano]], l{{'}}''Alico'' degli antichi, il più grande tra quelli di Sicilia, difficile ad attraversarsi in tempo d'inverno, per essere assolutamente privo di ponti. L'acqua però essendo più bassa di quanto me l'avevano fatto le mie guide supporre, lo passai senza alcuno impedimento. Questo fiume è assai famoso nell'antichità. [[Minosse|Minos]] perseguitava [[Dedalo]], come seppe che questi si era rifugiato in Sicilia, per cui sbarcò con quantità grande di gente alla foce del medesimo, ove un tempo la città di [[Eraclea Minoa|Maccara]] trovavasi elevata. Questa, dopo che Minos dalla figlia del re Cocalo fu ucciso, ebbe il nome di Minoa, che le diedero i Cretesi in commemorazione di quello eroe, i quali rimasero nel paese, dopo che i Sicani posero in fiamme i loro bastimenti. In seguito la stessa fu chiamata Eraclea, perché Dorieo, uno degli Eraclidi, si stabilì in quel luogo in vigore del trattato ch'[[Eracle|Ercole]] dopo la morte di Erice conchiuso avea con i Siculi, i quali dovevano rimanere padroni dell'intera contrada, finché uno de' suoi discendenti fosse tra loro sbarcato. (vol. 1, pp. 88-89) *Non lungi da Girgenti, su d'una eminente roccia vicino al mare, s'erge la città di [[Siculiana|Sicoliana]], che ha un buon porto, e fa gran commercio di grani. Credono alcuni antiquarj che questa ed il fiume vicino siano stati chiamati ''Camico'', residenza un tempo di Cocalo re de' Sicani, presso del quale venne Dedalo fuggito da Creta. Questo architetto dové costruire le mura della città sul vertice della roccia, e condurvi una ripida ed incomoda strada. Gran contesa però tra gli antiquari si è destata, se bisogna cercare Camico in Sicoliana oppure nell'attuale Girgenti. (vol. 1, p. 90) *La città di [[Agrigento]] fu costruita in una amena e fertile contrada, che dalla spiaggia si estendeva sino alla rocca, ove giace la nuova città di Girgenti. In mezzo della medesima passava il fiume Acrago, da cui la città ebbe il suo nome, giacché si chiamava essa dal greco Ἀκράγας secondo il costume di molte popolazioni greche di nominare le loro città con il nome de' vicini fiumi e mari. (vol. 1, pp. 94-95) *Le strade {{NDR|di Agrigento}} sono assai incomode, alcune sono dritte, ma nella maggior parte scoscese ed anguste. Non vi sono belle fabbriche; le case si trovano troppo ristrette, e quasi tutte costruite senza calce e con una specie di pietra rossa che si ricava dal monte stesso e dal luogo medesimo ove queste s'innalzano. Solamente le case del vescovo, della libreria e del seminario costruite sono in gusto migliore, e adornano una bella piazza. All'opposto la veduta sopra l'intera contrada tra l'attuale Girgenti ed il mare e sulle sparse rovine è una delle più belle che io abbia giammai veduto. Pur non di meno io non l'osservai in tutta la sua magnificenza, perché mi trovava per disgrazia in Girgenti in tempo d'inverno, il quale defraudava al paese una gran parte della sua bellezza. (vol. 1, pp. 96-97) *Il luogo della propria città d'Agrigento, ora ripieno di giardini e vigne, è una delle più incantevoli contrade che la natura possa offrire. Si vedono intorno dispersi avanzi dell'antica città. I recinti che dividono i giardini l'uno dall'altro, o che segregano la strada, sono formati da vetuste pietre d'ornamenti architettonici e da rotte colonne in parte d'un bellissimo marmo. (vol. 1, p. 111) *{{NDR|Sul [[Tempio di Giunone (Agrigento)|tempio di Giunone]]}} Tutta questa rovina è inesplicabilmente bella e pittoresca; ed io oso sostenere di averne vedute molto poche che facciano una sì forte impressione, dove la maestosa contrada, gli odorosi giardini, gli alberi crescenti in mezzo ad architettonici frantumi, le antiche sontuose colonne metà alzate e metà stese a terra, le masse delle pietre che stanno l'una sopra l'altra, e la bella veduta al limite del colle, si uniscono tutti per riempire l'anima di grata e dolce sensazione. (vol. 1, p. 112) *{{NDR|Sul [[Tempio della Concordia (Agrigento)|tempio della Concordia]]}} Trecento passi dal tempio di Giunone ve n'è un altro, il quale sinora è interamente illeso. La sua base, i corrispondenti gradini, tutte le sue scanalate colonne, l'architrave, il frontespizio, la cella, ed in una parola il tutto nel più perfetto stato si vede. Questo presenta la più distinta idea che possa aversi del modo, in cui un vetustissimo tempio compariva. Il suo colore è di un rosso gialliccio, dacché la pietra della quale è costruito, è di qualità sabbiosa, rossiccia, mischiata con calcinate chiocciole; il quale colorito spande uno straordinario piacevole incanto. In questo edifizio regna l'antica dorica maestà ad una grande decorazione unita; ed il suo effetto, per qualunque parte si possa riguardare, è grande oltre misura, perché l'armonia dell'opera tutta, l'occhio totalmente alletta e sorprende. (vol. 1, p. 115) *Quattro miglia in distanza dalla città verso il nord vi è un monte chiamato [[Riserva naturale integrale Macalube di Aragona|Macaluba]], che merita farsene menzione, perché questo da una quantità di piccoli crateri che si trovano sulla piana sua sommità, vomita sempre acqua fredda mischiata con creta, come le montagne vulcaniche gettano fuoco e lava. Qualche volta fa delle grandi gonfiagioni, si sentono de' gagliardi sotterranei tuoni, e finalmente formandosi de' buchi, getta da questi acqua fredda e creta. La superficie del monte sembra essere vuota, giacché, quando vi si cammina, il suolo si piega come ghiaccio sottile. (vol. 1, pp. 131-132) *Io lasciai Girgenti li 6 dicembre 1785, ma soddisfar non potei il mio desiderio di vedere [[Enna|Castrogiovanni]], l'antica Enna dalla favola, e da' poeti tanto altamente celebrata, la quale, situata nel mezzo del paese, fu chiamata l'umbilico di Sicilia, come Delfo il centro della terra, per lo che [[Pindaro]] ed altri le diedero il nome di ''ὀμϕαλός τῆς γῆς''. Nel mese d'inverno possibil non è di viaggiare per l'interno dell'isola, ove le strade sulle montagne coverte sono di profonda neve, e irrigate da molti torrenti le valli, sopra de' quali né ponti, né altri mezzi di passaggio vi sono, per cui i viaggiatori sono spesso trattenuti, oppure un più lungo giro costretti di fare. (vol. 1, pp. 133-134) *Miniere siffatte {{NDR|di zolfo}} si estendono nelle vicinanze di [[Palma di Montechiaro|Palma]], città di mediocre grandezza situata miglia dodici italiane da Girgenti.<br>Ivi mi trattenni mezza giornata, e niente osservai di particolare se non un [[Palma da datteri|albero di palma]] in mezzo del mercato. Questo fu il secondo che io vidi in tutta la Sicilia, e produce fiori e datteri, i quali sono ugualmente gustosi che gli africani. Da qui è da convincersi che tali alberi prosperar possono in tutta l'isola e forse ancora nella bassa Italia, e divenirvi indigeni; e quindi dovrebbe l'agricoltore acquistare quest'altro ramo di nutritura, perché pochi di questi alimentar potrebbero una picciola famiglia, mentre i loro frutti, come assai piacevoli, sarebbero generalmente ricercati. (vol. 1, pp. 134-135) *Dopo un breve cammino da Palma nella città di [[Licata]] arrivai. Giace la medesima alle falde d'un alto monte, e immediatamente al mare. Il di lei porto è assai pericoloso, e precisamente quando soffia forte vento di scirocco che vi è rimpetto. Io vi giunsi dopo poche settimane che un bastimento d'Olstein aveva naufragato nel porto stesso. Osservai il luogo ove questo disastro successe, il quale soltanto pochi passi era dalla spiaggia distante. Gran contesa tra gli antiquarj è insorta, se Licata sia la famosa Gela o Phintia, fabbricata da Phintia dopo aver distrutta Gela, i di cui abitanti popolarono quella città. Forse i due partiti hanno in certo modo ragione, perché quando Licata non fosse l'antica Phintia, pur non di meno ha potuto portare il nome di Gela in memoria di essa, dalle cui rovine fu quella fabbricata e da' suoi abitatori popolata. (vol. 1, pp. 135-136) *La presente città di [[Gela|Terranova]] fa commercio grande di canape, e particolarmente di soda e cotone, che si producono nella contrada. Essa contiene 10 mila anime, e la sua prosperità si lascia rilevare da' dazj che la medesima con il suo territorio paga annualmente al duca di Monteleone suo attuale barone, che montar si fanno a 40 mila scudi. (vol. 1, p. 139) *Attraversai Biscari [...]. Ivi giacea la celebre ed antica [[Kamarina|Camarina]], di cui non altro più rimane che un pezzo di muraglia che apparteneva alla cella d'un tempio. [...] Divenuti i Camarinesi da bel principio ricchi e potenti, e quindi superbi, una ribellione contro i Siracusani suscitarono, i quali sembra che mantenuto avessero sopra di coloro un certo dominio. Furono in conseguenza i Siracusani costretti di rivolgere le armi contro la loro propria colonia, che la molestarono per l'intero corso di anni sedici. (vol. 1, pp. 139-140) *Camarina ebbe in seguito nuovi abitatori di Gela; ma sembrava che lo spirito di rivolta diretto si fosse in questo paese; giacché per la seconda volta esternossi; per lo che [[Gelone]], tiranno di Gela e poi di Siracusa, distrusse Camarina che fu poscia dai di lui abitanti di nuovo provveduta. Essa andò crescendo in potere e considerazione, perché [[Pindaro]] ce lo fa conoscere [...]. Nelle guerre puniche Camarino si gettò sempre nel partito de' Cartaginesi; fu vinta da' Romani e probabilmente per la terza volta devastata, perché costoro vi mandarono una nuova colonia. Questa è l'ultima notizia che noi abbiamo di questa città, la qual ebbe uguale sorte con tutte le altre grandi che fiorirono un tempo sopra di quel littorale. Non vi è forse luogo in Europa ove tanto apparentemente possa l'uomo persuadersi della vanità di tutte le grandezze terrestri quanto in [[Sicilia]], in cui si osservano gli avanzi di vetustissime opulente città, e i siti su de' quali esse si ergevano [...]. (vol. 1, pp. 141-142) *Presso Camarina esiste un lago già dagli antichi menzionato, per mezzo del quale scorre il fiume ''[[Ippari|Hypparis]]'' che alla nazione dava il comodo di poter trasportare nella città gli alberi che si tagliavano sul monte. I suoi vapori erano assai malefici, come lo erano quelli di [[Selinunte|Selino]]. I Camarinesi consultarono un oracolo che probabilmente nelle vicinanze si venerava, e fu loro risposto, esser meglio lasciarlo come si trovava. Pur non di meno fu da quei paesani fatto disseccare, e da questo lato si avvicinò il nemico che distrusse la città. Questo lago al presente è nella maggior parte di terra coverto.<br>Molti vasi greci d'un bellissimo disegno con una quantità d'altri lavori in creta ritrovati si sono nelle adjacenze di questa città. (vol. 1, p. 142) *Tra le più grandi e rinomate città greche dell'antichità, a riserva di Atene, non ve n'è altra che meritar possa di uguagliarsi con [[Siracusa]]. Offre non piccola idea della potenza di questa repubblica l'osservare che la medesima fu nello stato di acquistare il dominio sulla metà di tutta l'isola; di mettere ostacolo a' progressi de' Cartaginesi in questo paese; di bravare gli attacchi degli Ateniesi in un tempo in cui questa nazione era temuta da tutta la Grecia, distruggendole due grandi flotte ed altrettante potenti armate; e ch'essa finalmente poté resistere al potere di Roma sotto il vincitore di Annibale, Marcello; e non sarebbe stata detta città ad ubbidienza forzata, quando interne dissenzioni, ch'erano state causa di tutta la guerra coi Romani, non avessero dato a quel comandante l'occasione di mettersi d'accordo con alcuni distinti cittadini, che lo ajutarono a prendere possesso d'una porzione di essa. (vol. 1, pp. 148-149) *La prima parte della città, [[Isola di Ortigia|Ortigia]], ossia l'isola, era ben anco distintamente fortificata. Essa difendeva il piccolo porto e comunemente credeasi che ivi esistessero il palazzo de' più antichi Sovrani, la sepoltura del primo [[Dionisio I di Siracusa|Dionisio]] e forse quelle di molti altri Principi. Tutto questo però fu demolito da [[Timoleonte|Timoleone]], dopo di aver discacciato [[Dionisio II di Siracusa|Dionisio il Giovane]]. (vol. 1, p. 157) *Vengo adesso all'[[Acradina]], la quale, posta in terra ferma, è vicinissima all'isola. Questa, la più antica delle altre parti dopo Ortigia, si estendeva da entrambi i porti, presentando a coloro che la vedevano dalla parte di mare nell'epoca di sua magnificenza, un aspetto tale da uguagliarsi con quello di Napoli e Genova. [...] dappoiché non solamente Acradina, ma sì bene [[Tempio di Zeus (Siracusa)|Olimpo]] nel porto esistevano; e da lì sino alla punta più estrema del suolo, ove si alzava la fortezza Plemmirio, era tutto fabbricato e considerarsi poteva come la madre patria di Siracusa. (vol. 1, p. 173) *L'intero terreno su di cui tutto il resto di Siracusa stava situato, non era che una roccia, la quale dal mare ad una mediocre sommità si alzava, ove [[Epipoli]] una volta giaceva. In Acradina questa rupe è coverta di terra e praterie, essendovi ancora sparsi qua e là vigneti e campi; ma in Tico, Neapoli ed Epipoli, eccettuati alcuni luoghi per pascoli, non vi sono che nude pietre e smisurati cumoli di disordinate ammontichiate rovine. Acradina non ha che pochi resti di antichità. Si vede un anfiteatro che per la metà è coverto di terra, e pare che una valle elittica uguagli, in cui non si scuoprono che alcuni pochi gradini ed i così chiamati ''vomitorj'', ossia porte, per mezzo delle quali gli spettatori da sì interno corridore dell'anfiteatro salivano a' loro posti. La forma sua elittica si è pienamente conservata. Molti gradini, che servivano da sedili, sono intagliati nella pietra stessa. Si osserva ancora una parte del corridore costruito con pietre da taglio, ma così pieno di terra e di rottami di fabbrica che appena vi si può penetrare. (vol. 1, p. 174) *Epipoli cominciava da Labdalo, e fu considerata propriamente attaccata a Siracusa a tempo dei Romani. Non si trova vestigio alcuno di antichi edifizj che dimostrar possa che una parte della città in queste nude rocce abbia esistito. Noi sappiamo che ivi piantò il campo Marcello come ancora che sanguinose battaglie vi ebbero luogo tra gli Ateniesi e i Siracusani. Una latomia che in Epipoli è assai presso a Labdalo, ha ben anco servito per carcere degli Ateniesi, dove il poeta Filosseno scrisse il suo Ciclope. Sopra il più alto e scosceso orlo della rupe sta elevato il castello Eurielo costruito da [[Nicia]], nell'aver preso Labdalo, per potere meglio difendere questo posto importante, ma fu egli in seguito, tanto da qui, come da Siracusa, discacciato. Il principio che conduce ad Eurielo, chiamato ancora ''Arx summa'', è straordinariamente alpestre. Ha la forma triangolare, la cui sommità gira quasi cento passi. Niente è rimasto delle fortificazioni, se non che un pezzo di muro, il qual era costruito là dove la rupe che da per tutto è quasi perpendicolare, non era ivi tanto scoscesa. Nel mezzo di questo piccolo castello vi sono alcune cisterne. La veduta da quest'altura è internamente bella. Si vede tutta Siracusa, la campagna adjacente, i porti, il mare ed una gran parte delle coste meridionali della Sicilia. (vol. 1, pp. 208-209) *L'[[Fiume Anapo|Anapo]] è il solo fiume in tutta la Sicilia in un certo modo navigabile da piccole barche; ma si è perduto questo vantaggio a causa dei giunchi e del fango da' quali all'estremo è ingombrato. Detto fiume scaturisce ad una distanza da Siracusa di quattordici miglia italiane, quasi miglia tre alemanne; si perde in seguito sotto terra e ricomparisce a quattro, o cinque miglia dal porto. (vol. 1, pp. 210-211) *Ercole, nell'attraversare la Sicilia, stabilì in quel luogo una festa che si celebrava da' Siracusani con una grande e giuliva adunanza. Gli animali per il sagrifizio erano gettati in quell'acqua. Questo stesso fonte è per altra ragione interessante: cioè che il medesimo è ripieno della pianta ''[[papiro]]'' tanto nota nell'antichità, la quale richiede un'acqua assai placida, e che si è creduta sinora trovarsi soltanto nel Nilo. Quasi in tutta la sponda prospera tale giunco, il quale sino da tempo fa non era usato in Siracusa che per legare i covoni nelle messi, e parte ancora per versarlo sui pavimenti delle chiese in occasioni festive, per cui se n'era di molto diminuita la quantità. (vol. 1, p. 212) *L'attuale Vescovo è apprezzabile per il suo carattere, ma lo è di gran lunga inferiore a monsignor [[Salvatore Ventimiglia|Ventimiglia]]. L'università ha sentito con dolore la perdita di quest'ultimo che trasse seco quello zelo e fervore ch'egli sapeva ispirare per gli studj. Intanto i tempi hanno molto acquistato in cognizioni. Il giogo dell'inquisizione è spezzato in guisa che non vi è da temere che distrutti esser possano i buoni principj sparsi da monsignor Ventimiglia, e che si riconduca nelle alte scuole di Catania l'antica barbarie. (vol. 2, p. 14) *La fama che a' nostri giorni ha [[Catania]] di una molto devota città di chiese e cappelle doviziosamente adorna, l'aveva di già sin dai tempi i più remoti, in cui fu domicilio de' Greci. Molti degli antichi suoi sagri edifizj da scrittori nominati non offrono più menoma traccia di loro superba esistenza, malgrado tutta la pena che vecchi Catanesi si son data di scoprirne gli avanzi, o di fissarne almeno la posizione. Ciò che adesso havvi di antico riducesi ad un teatro, un anfiteatro, un residuo del foro, bagni, acquidotti e sepolture: tutti vetusti monumenti che la sontuosità del paese dimostrano. (vol. 2, p. 16) *In una sua terra, di nome Ragona, {{NDR|[[Ignazio Paternò Castello|Ignazio Paternò Castello, Principe di Biscari]]}} fece costruire un ponte con 31 archi sopra il fiume [[Simeto]], e portò per via di acquidotti in quel ponte architettati l'acqua d'un altro fiume ad una sua risiera; e con questo mezzo tolse via una quantità d'acqua che le strade assai difficili e l'aria insalubre in questa contrada rendeva. Tale opera sembrava dover durare più di un secolo, quando una forte inondazione accompagnata da un oragano la gettò tutta al suolo; ma il Principe riedificar la fece, non curando gli 80 mila scudi che la prima costato gli aveva. Essendo stata Messina dal tremuoto distrutta, comprò l'uomo benefico grande provvisione di grano che mandò egli in dono a' più bisognosi uomini di quella disgraziata città. Per questa sua nobile e generosa maniera di trattare godé questo eccellente personaggio la più lusinghiera felicità, a cui un mortale può aspirare. Era egli adorato da tutta la sua nazione, e come un padre amato; tutt'i Siciliani eran superbi di avere siffatto concittadino. Per quanto grande benefattore si mostrò nella sua vita pubblica, altrettanto amabile fu il medesimo nel piccolo recinto di coloro che avevano in di lui casa libero accesso. Felicissimo in mezzo all'amata sua famiglia, non cessò mai di esser ilare e sensibile a tutte le gioje dell'amicizia. (vol. 2, pp. 34-35) *L'ultimo casale che io passai fu [[Nicolosi]], ch'è il più alto sopra la montagna; e qui le umane abitazioni han fine. La strada andava sempre più in alto, ed io non vedea avanti di me che il [[Monti Rossi|monte Rosso]], ossia il vulcano donde nel 1669 uscì la lava, il bosco e la nevosa regione dell'Etna, che piano del frumento si appella (nome strano, per non crescervi mai un filo d'erba), su del quale particolarmente poggia il cratere che scuoprir non si può finché al suo piede non si arriva, per essere quella pianura tre miglia italiane. Sulla punta più elevata del monte vidi un incavo, dal quale una piccola bianca nuvola di fumo s'innalzava, che da lì sventolava verso il mare, lasciando nel sereno turchino del cielo una lunga e bianca striscia.<br>Sino a Nicolosi le vicinanze dell'Etna sono belle e deliziose. Le lave stesse, non forzate ancora dalla natura e dall'arte, conservano piacevole aspetto, perché scaricano le medesime i loro oscuri torrenti nelle amene praterie, e presso boschetti di aranci e giardini. La veduta del monte abbasso è molto estesa, pria che si venga a Nicolosi. (vol. 2, p. 54) *Altro in quel giorno non vidi d'interessante che il di già nominato monte Rosso, che sorse nell'[[Eruzione dell'Etna del 1669|eruzione del 1669]], che totale distruzione minacciò alla città {{NDR|di Catania}}, ma che rovinò la maggior parte delle case. L'eruzione fu la più terribile di quante ce ne ha dato contezza la storia, e può uguagliarsi soltanto con quella dell'Ecla del 1782. Quindi è molto importante di leggerne qui appresso una breve narrazione.<br>Nell'anno 1669 si cominciò ad aver sospetti di tremuoti più forti che le solite scosse; spaventevoli sotterranei tuoni nelle cavità del monte tantosto si succederono, quando questi in diversi luoghi spaccossi, formando particolarmente una fessura di tre miglia e mezzo di lunghezza e di cinque in sei piedi di larghezza. Immediatamente cinque nuovi abissi aprironsi, di cui il più grande, della circonferenza di 500 passi, vomitò con incredibile forza ad una grande altezza nuvole di fumo, lampi, masse roventi, infiammate rocce, zolfo, ceneri vulcaniche, ed il tutto con ispaventevoli tuoni e sotterranei muggiti accompagnato. La copia delle pietre e ceneri gettate fu tanto enorme, che formò due nuovi monti. (vol. 2, pp. 56-57) *Finalmente alla metà di luglio 1669 quelle terribili esplosioni terminarono dopo una durata di quattro mesi.<br>Lo sbocco della lava fu nel monte Rosso, che nell'esterna sua figura è simile al Vesuvio, perché in due rotondi monti su d'una base stessa consiste. Intanto l'altezza di esso dal livello del mare sorpassa senza dubbio quella dell'altro, facendosi ascendere sino a 4500 braccia. L'intera porzione del suolo tra il convento de' Benedettini ed il monte Rosso è coverta di nera vulcanica arena; ma sembra che questa cominci a sciogliersi, perché l'erba superficialmente vi cresce, e qui è il luogo dove il gustoso e forte vino ricavasi. È ancora probabile che la situazione stessa del chiostro non sia che quella di un cratere rovesciato giacché, oltre una quantità grande delle ceneri che intorno a quell'edifizio si trova, l'intero circuito ha una forma concava nel di cui mezzo il medesimo chiostro è edificato.<br>Nel giunger che io feci al monte Rosso esaminai il cratere, da cui le ceneri e le lave del 1669 uscirono, il quale è un rotondo precipite buco a forma d'imbuto, i cui lati consistono in nere rocce di lava e nere e profonde arene. Nel mezzo di esso vi sono due altre profondità fra loro da un'alta e scabrosa rupe divise, e che rassomigliano ad una saliera. (vol. 2, pp. 58-59) *[...] [[Déodat de Dolomieu|Dolomieu]], ch'è avvezzo a disprezzare qualunque pericolo, quando esaminar vuole le segrete vie della natura [...]. (vol. 2, p. 60) *E qui è giusto che io faccia riflettere che [[Lazzaro Spallanzani|Spallanzani]], uno de' più grandi e coraggiosi osservatori della natura, è stato nel 1788 in Sicilia, ha studiato l'Etna, ed ora è occupato a radunare ed a porre in ordine le sue osservazioni. Tutto ciò che scrive questo autore porta l'impronta infallibile di un grande uomo e della conoscenza fedelissima della natura e delle sue operazioni. Con quale occhio non avrà egli considerato quelle del fuoco e de' vulcani, e quante altre nuove scoverte non ha egli alle già fatte saputo aggiungere? (vol. 2, pp. 66-67) *Centorbi, dagli antichi chiamata ''[[Centuripe]]'', è rappresentata da [[Tucidide]] come un castello da' Siculi edificato. Si scorge da una descrizione di [[Marco Tullio Cicerone|Cicerone]], che questa sia stata una delle più grandi città della Sicilia, e che appartenesse alla medesima la più gran porzione dei fertili campi dell'Etna, che furono dall'antichità tanto rinomati, e che come i più fecondi dell'isola tutta furon tenuti. Era dunque naturale che quei nazionali gran commercio di grani facessero, e che in seguito una molto ricca popolazione divenissero. La loro coltura stava in proporzione colla ricchezza loro, perché amavano le scienze, mentre al tempo stesso erano coraggiosi, e nell'arte della guerra molto esercitati. Per molti secoli la floridità di costoro fu nel pieno suo vigore, giacché la vera caduta di quella città convien che si ascriva alla sua ribellione contro l'imperatore [[Federico II di Svevia|Federico II]], che dalle sue rovine la città di [[Augusta (Italia)|Augusta]] nel 1233 fece costruire. *Vi sono in essa {{NDR|Centuripe}} alcuni muri antichi, una cisterna ed alcune sotterranee camere a volta, che sembrano essere state stalle, e in cui si vedono ancora residui di qualche mangiatoja. Molti avanzi di antiche colonne, rottami di statue colossali e frantumi di architettura giacciono nella città seminati. Fuori di essa vi sono le rovine d'un bel bagno e di un ponte sul fiume Simeto, che l'antica direzione della strada consolare tra Catania e Centorbi dimostrano. (vol. 2, p. 73) *Non lungi da Centorbi, sopra scoscesa ed alta rupe, s'erge la città di S. Filippo d'Argirò, l'antica ''[[Agira|Agyrium]],'' patria di [[Diodoro Siculo]]. Questa fu riguardata come una delle più vetuste città, perché da Ercole visitata; ed era già ricca e splendida, quando i Greci per la prima volta penetrarono in Sicilia. I Romani grande considerazione e stima le dimostrarono. [[Marco Tullio Cicerone|Cicerone]] ne loda i suoi abitanti chiamandoli ''Agyrenensem populum fidelem, et illustrem'', e la città stessa ''in primis honestam civitatem Siciliae''. Parla egli ancora del grande famoso teatro, di cui non si trova la menoma traccia, né si sa ove fosse situato. I soli resti di questa così celebrata città riduconsi ad antichi fondamenti di vaste fabbriche sotto terra sepolti, e ad alcuni sotterranei acquidotti nella roccia, incavati. (vol. 2, p. 74) *Otto miglia distante da qui s'erge [[Acireale|Jaci reale]], uno de' più bei luoghi di cui ho nel mio viaggio in Sicilia goduto. Esso è mantenuto straordinariamente pulito, e con larghe pietre di lava soprattutto coverto. Le case e le chiese sono di un bello stile e con molta regolarità fabbricate. Giace la città in elevata posizione a' piè dell'Etna, e su di nove strati di diverse lave, ciascuna delle quali da una crosta terriccia è coverta, per cui potrà a ragione conchiudersi della lontana età dell'eruzione di quel vulcano. (vol. 2, p. 83) ==Bibliografia== *Friederich Münter, ''[https://preserver.beic.it/delivery/DeliveryManagerServlet?dps_pid=IE4742922 Viaggio in Sicilia]'', vol. 1, traduzione di Francesco Peranni, Sonzogno, Milano, 1831. *Friederich Münter, ''[https://preserver.beic.it/delivery/DeliveryManagerServlet?dps_pid=IE4635291 Viaggio in Sicilia]'', vol. 2, traduzione di Francesco Peranni, Sonzogno, Milano, 1831. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Munter, Friederich}} [[Categoria:Archeologi]] [[Categoria:Filologi]] [[Categoria:Vescovi danesi]] [[Categoria:Vescovi tedeschi]] 18e60h3n2cbhw9is0dqz0kn102rvxod Arno Penzias 0 189460 1420119 1184944 2026-07-12T12:59:33Z Udiki 86035 Deceduto 1420119 wikitext text/x-wiki [[File:Arno Penzias.jpg|thumb|Arno Penzias]] {{Premio|Nobel|la fisica '''(1978)'''}} '''Arno Allan Penzias''' (1933 ― 2024), fisico statunitense. *{{NDR|Sul "rumore" della radiazione cosmica}} Solo quando esaurimmo tutte le possibili spiegazioni dell'origine di quel rumore ci rendemmo conto di esserci imbattuti in qualcosa di grosso.<ref>Citato in AA.VV., ''Il libro della fisica'', traduzione di Roberto Sorgo, Gribaudo, 2021, p. 301. ISBN 9788858029589</ref> ==Note== <references /> ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{s}} {{DEFAULTSORT:Penzias, Arno}} [[Categoria:Fisici statunitensi]] 0i2n9cm2aqube5718inhaodxkqib3qy Il processo di Norimberga 0 190074 1420117 1396241 2026-07-12T12:57:41Z Sofocle77 42956 /* Dialoghi */ 1420117 wikitext text/x-wiki {{FictionTV |titoloitaliano = Il processo di Norimberga |titoloalfabetico = Processo di Norimberga, Il |tipofiction = miniserie TV |genere = drammatico / storico / guerra |regista = [[Yves Simoneau]] |soggetto = Joseph E. Persico ''(romanzo)'' |sceneggiatore = David W. Rintels |attori = *[[Alec Baldwin]]: [[Robert Houghwout Jackson]] *[[Brian Cox]]: [[Hermann Göring]] *[[Christopher Plummer]]: [[David Maxwell Fyfe|Sir David Maxwell Fyfe]] *[[Jill Hennessy]]: Elsie Douglas *[[Michael Ironside]]: col. Burton C. Andrus *[[Matt Craven]]: capitano Gustav Gilbert *[[Len Cariou]]: [[Francis Biddle]] *[[Herbert Knaup]]: [[Albert Speer]] *[[Charlotte Gainsbourg]]: Marie Claude Vaillant-Couturier *[[Colm Feore]]: [[Rudolf Höss]] *[[Robert Joy]]: Anton Pachelogg *[[Christopher Heyerdahl]]: [[Ernst Kaltenbrunner]] *[[Max von Sydow]]: Samuel Rosenman *[[Frank Moore]]: [[Hans Frank]] *[[Frank Fontaine]]: Feldmaresciallo [[Wilhelm Keitel]] *[[Raymond Cloutier]]: Ammiraglio [[Karl Dönitz]] *[[Bill Corday]]: Gen. [[Alfred Jodl]] *[[Ken Kramer]]: [[Fritz Sauckel]] *[[Mark Walker]]: Gen. [[Carl Spaatz]] *[[Sam Stone]]: [[Julius Streicher]] *[[Douglas O'Keeffe]]: [[Baldur von Schirach]] *[[Benoit Girard]]: [[Joachim von Ribbentrop]] *[[James Bradford]]: [[Hjalmar Schacht]] *[[Frank Burns]]: [[Wilhelm Frick]] *[[Erwin Potitt]]: [[Walther Funk]] *[[Tom Rack]]: [[Hans Fritzsche]] *[[Roc LaFortune]]: [[Rudolf Hess]] |doppiatori italiani = *[[Roberto Pedicini]]: Robert H. Jackson *[[Michele Kalamera]]: Hermann Göring *[[Rino Bolognesi]]: Sir David Maxwell Fyfe *[[Laura Romano]]: Elsie Douglas *[[Saverio Indrio]]: col. Burton C. Andrus *[[Oliviero Dinelli]]: capitano Gustav Gilbert *[[Antonio Colonnello]]: Francis Biddle *[[Angelo Maggi]]: Albert Speer *[[Maurizio Reti]]: Anton Pachelogg *Edoardo Nordio: Ernst Kaltenbrunner *[[Romano Malaspina]]: Samuel Rosenman }} '''''Il processo di Norimberga''''', miniserie TV del 2000 con [[Alec Baldwin]] e [[Brian Cox]], regia di [[Yves Simoneau]]. ==Frasi== {{cronologico}} *'''Jackson''': Con il permesso della corte, il privilegio di aprire il primo processo della storia per crimini contro la pace nel mondo impone una grave responsabilità. Le azioni che vogliamo condannare e punire sono state così deliberate, così malvagie, così devastanti che la civiltà non può tollerare che vengano ignorate perché non potrebbe sopravvivere se fossero ripetute. Che quattro grandi Nazioni, eccitate dalla vittoria e inasprite dalle ferite subite abbiano rinunciato alla vendetta e spontaneamente consegnato i loro prigionieri al giudizio della legge, è uno dei più significativi tributi che il potere abbia mai pagato alla ragione. Se questi sono i primi uomini leader di una nazione sconfitta a venire processati in nome della legge, noi condividiamo che debba venir loro concessa la presunzione di innocenza e accettiamo l'onore di provare gli atti criminosi e la responsabilità di questi imputati nel compimento degli stessi. Il nostro scopo non è quello di incriminare tutto il popolo tedesco: [[Adolf Hitler|Hitler]] non ottenne questo potere dalla maggioranza ma fu scelto da una malefica coalizione di rivoluzionari, reazionari e militaristi. Voi sentirete oggi e nei giorni che verranno le enormità e l'orrore dei loro atti. L'accusa vi fornirà irrefutabili prove di eventi che hanno dell'incredibile. Io facevo parte degli uomini che durante la guerra ascoltavano molte storie di atrocità con sospetto, con scetticismo. Ora non più. L'elenco dei crimini contempla tutto quello che è stato concepito dal loro patologico orgoglio, dalla loro crudeltà ed ossessione per il potere. Sentirete della repressione nei campi di lavoro, la vessazione della Chiesa, la persecuzione degli ebrei, la conversione del mero antisemitismo in un deliberato progetto di sterminio degli ebrei di Europa. Sentirete la lunga serie di aggressioni, invasioni, violazioni di trattati, del terrore che dominava la Germania, della devastazione perpetrata nei territori occupati. E allora voi comprenderete che la vera parte civile in questo processo è la civiltà. La civiltà che vi chiede per quanto tempo ancora la legge dovrà rimanere impotente verso crimini di tale ampiezza e criminali di tale ordine di importanza. La civiltà non si aspetta che dichiariate le guerre imprese impossibili. Quello che si aspetta è un'azione giuridica che metta la forza del diritto internazionale, i suoi precetti, le sue proibizioni, e soprattutto le sue sanzioni al servizio della pace così che uomini e donne di buona volontà e di ogni Paese possano vivere la loro vita non sotto l'egida di un uomo, ma sotto quella della legge. ('''Jackson''') {{NDR|[[Arringhe dalle serie televisive|arringa]]}} ==Dialoghi== {{cronologico}} *'''Goering''': Reichmaresciallo Hermann Goering al suo servizio signore.<br />'''Col. Burton C. Andrus''': Lei è in una base dell'esercito americano a Bad Mondorf. Le hanno detto perché è qui?<br />'''Goering''': Abbiamo perso la guerra. Per fucilarmi o impiccarmi.<br />'''Col. Burton C. Andrus''': Deciderà il tribunale.<br />'''Goering''': L'opinione del tribunale non mi interessa. Le opinioni del popolo tedesco. Quelle sì mi interessano.<br />'''Col. Burton C. Andrus''': Davvero?<br />'''Goering''': Certo, la storia dimostrerà che ho agito nell'esclusivo interesse del Reich. Ci saranno statue di Hermann Goering in tutta la Germania tra cinquant'anni. Statuine probabilmente, ma in ogni casa. *'''Goering''' {{NDR|in fureria rivolgendosi agli altri condannati}}: Camerati, camerati, quando domani comincerà questa farsa grottesca, non dimenticatevi che siamo qui per una ragione. Una ragione soltanto. Siamo stati sconfitti. Ma molto presto la generosa nazione tedesca renderà onore alla nostra eredità. Dottore {{NDR|rivolgendosi a Gilbert}} che cosa fa un tedesco da solo? Un uomo onesto. Due tedeschi? Un partito. Tre tedeschi? Una guerra.<br />'''Gilbert''': Herr Goering, il suo è davvero buonumore o tiene sotto controllo la paura?<br />'''Goering''': Paura? Di che dovrei avere paura? Ho mandato in battaglia migliaia di uomini sapendo che ben pochi sarebbero tornati. E io, il loro comandante, ora dovrei tremare perché affronto il nemico? So di essere un uomo condannato, ma è una cosa priva di conseguenze. C'è ancora molto lavoro da fare, e ricordi le mie parole: verrà fatto. Un inglese? Un idiota. Due inglesi? Un club. Tre inglesi? Un impero. *'''Gilbert''' {{NDR|in cortile rivolgendosi a Goering}}: Un gatto che deve catturare topi. Era questa la filosofia che giustificava lo sterminio di massa? Non la cieca obbedienza ma il presupposto che le vittime non fossero umane.<br />'''Goering''' {{NDR|dopo una pausa}}: Voglio farle una domanda. Che cosa fu Hiroshima? Non è stato un vostro esperimento medico? Forse che l'America avrebbe bombardato la Germania così come fece in Giappone? Uccidendo migliaia di civili? È possibile? Io dico di no. Per la sensibilità americana un bambino caucasico è senz'altro più umano di uno giapponese.<br />'''Gilbert''': L'America era in guerra con il Giappone, Paese che l'aveva attaccata senza alcuna motivazione. Voi avete ucciso milioni di vostri connazionali.<br />'''Goering''': E i cittadini americani di razza giapponese allora? Che furono messi in custodia protettiva nei vostri campi di concentramento?<br />'''Gilbert''': Fu uno sbaglio.<br />'''Goering''' E perché non venne fatto ai cittadini americana di ascendenza tedesca o italiana?<br />'''Gilbert''': Ho detto che fu uno sbaglio.<br />'''Goering''' E cosa mi dice degli ufficiali negri dell'Esercito Americano? Hanno mai avuto il comando di truppe in combattimento? Usano gli stessi autobus dei bianchi? Le leggi segregazioniste del suo Paese e quelle antisemite del mio sono di grado diverso. Capitano, fin dai primi anni del secolo attraverso la Grande Guerra fino all'ascesa di Hitler, la libera massoneria dei mercanti ebrei ha consistentemente minato l'economia tedesca e l'unità nazionale della Patria, per questo abbiamo emesso le leggi antisemite. E sa perché lei, amico mio, non potrà mai capire le leggi antisemite? Sa perché? Perché lei è uno di loro. *'''Goering''' {{NDR|in aula alla fine del processo}}: È stata una ben povera scusa per un processo, ma innanzitutto voglio riaffermare di non aver mai saputo degli omicidi di massa, qualcosa che non riesco assolutamente a capire e che per di più, io condanno con tutto me stesso. Quanto al processo le nostre deposizioni erano credibili solo se supportate dalla pubblica accusa. Se respingevamo i capi di accusa eravamo trattati da spergiuri. Non è questo l'onere della prova. Perché mi trovo qui? Perché vengo trattato come un criminale comune? Io dico ai miei giudici che non mi faccio illusioni: quando le tre più grandi potenze della Terra si coalizzarono contro di noi, venimmo inevitabilmente sopraffatti da quella superiorità numerica. La giustizia non ha assolutamente niente a che fare con questo processo. ('''Goering''') {{NDR|[[Arringhe dalle serie televisive|arringa]]}} *'''Goering''' {{NDR|in cella dopo aver appreso della condanna}}: Tex, mio caro tenente, perché quel viso triste? Non le ho detto che c'è un posto speciale nel Walhalla che mi sta aspettando?<br />'''Tex''' {{NDR|dopo una pausa}}: Non lo so. Io credevo sarebbe andata in modo diverso.<br />'''Goering''': Oh, sì, avrebbe potuto. Se non ci fosse stato un dettaglio sfavorevole: gli omicidi di massa. Devo dirle che a tutt'oggi non ne capisco il motivo. Non erano assolutamente necessari. E dal punto di vista nazionalista non avevano senso. Ciò che resta di noi è macchiato per sempre. Ma non pensi male. Quello che Hitler ha fatto prima della guerra era giusto, lo sapevano tutti. Un giorno questo popolo ricorderà, come dovrà ricordarlo lei, mio caro Tex, quando penserà a me, ricordi questo. ==Altri progetti== {{interprogetto}} [[Categoria:Film sull'Olocausto]] [[Categoria:Film sulla seconda guerra mondiale]] [[Categoria:Serie televisive storiche]] lqqy16m37ksx6zlcrxrizaq2l2c2nm6 1420127 1420117 2026-07-12T13:11:18Z Udiki 86035 Annullata la modifica di [[Special:Contributions/Sofocle77|Sofocle77]] ([[User talk:Sofocle77|discussione]]), riportata alla versione precedente di [[User:Udiki|Udiki]] 1396241 wikitext text/x-wiki {{FictionTV |titoloitaliano = Il processo di Norimberga |titoloalfabetico = Processo di Norimberga, Il |tipofiction = miniserie TV |genere = drammatico / storico / guerra |regista = [[Yves Simoneau]] |soggetto = Joseph E. Persico ''(romanzo)'' |sceneggiatore = David W. Rintels |attori = *[[Alec Baldwin]]: [[Robert Houghwout Jackson]] *[[Brian Cox]]: [[Hermann Göring]] *[[Christopher Plummer]]: [[David Maxwell Fyfe|Sir David Maxwell Fyfe]] *[[Jill Hennessy]]: Elsie Douglas *[[Michael Ironside]]: col. Burton C. Andrus *[[Matt Craven]]: capitano Gustav Gilbert *[[Len Cariou]]: [[Francis Biddle]] *[[Herbert Knaup]]: [[Albert Speer]] *[[Charlotte Gainsbourg]]: Marie Claude Vaillant-Couturier *[[Colm Feore]]: [[Rudolf Höss]] *[[Robert Joy]]: Anton Pachelogg *[[Christopher Heyerdahl]]: [[Ernst Kaltenbrunner]] *[[Max von Sydow]]: Samuel Rosenman *[[Frank Moore]]: [[Hans Frank]] *[[Frank Fontaine]]: Feldmaresciallo [[Wilhelm Keitel]] *[[Raymond Cloutier]]: Ammiraglio [[Karl Dönitz]] *[[Bill Corday]]: Gen. [[Alfred Jodl]] *[[Ken Kramer]]: [[Fritz Sauckel]] *[[Mark Walker]]: Gen. [[Carl Spaatz]] *[[Sam Stone]]: [[Julius Streicher]] *[[Douglas O'Keeffe]]: [[Baldur von Schirach]] *[[Benoit Girard]]: [[Joachim von Ribbentrop]] *[[James Bradford]]: [[Hjalmar Schacht]] *[[Frank Burns]]: [[Wilhelm Frick]] *[[Erwin Potitt]]: [[Walther Funk]] *[[Tom Rack]]: [[Hans Fritzsche]] *[[Roc LaFortune]]: [[Rudolf Hess]] |doppiatori italiani = *[[Roberto Pedicini]]: Robert H. Jackson *[[Michele Kalamera]]: Hermann Göring *[[Rino Bolognesi]]: Sir David Maxwell Fyfe *[[Laura Romano]]: Elsie Douglas *[[Saverio Indrio]]: col. Burton C. Andrus *[[Oliviero Dinelli]]: capitano Gustav Gilbert *[[Antonio Colonnello]]: Francis Biddle *[[Angelo Maggi]]: Albert Speer *[[Maurizio Reti]]: Anton Pachelogg *Edoardo Nordio: Ernst Kaltenbrunner *[[Romano Malaspina]]: Samuel Rosenman }} '''''Il processo di Norimberga''''', miniserie TV del 2000 con [[Alec Baldwin]] e [[Brian Cox]], regia di [[Yves Simoneau]]. ==Frasi== {{cronologico}} *'''Jackson''': Con il permesso della corte, il privilegio di aprire il primo processo della storia per crimini contro la pace nel mondo impone una grave responsabilità. Le azioni che vogliamo condannare e punire sono state così deliberate, così malvagie, così devastanti che la civiltà non può tollerare che vengano ignorate perché non potrebbe sopravvivere se fossero ripetute. Che quattro grandi Nazioni, eccitate dalla vittoria e inasprite dalle ferite subite abbiano rinunciato alla vendetta e spontaneamente consegnato i loro prigionieri al giudizio della legge, è uno dei più significativi tributi che il potere abbia mai pagato alla ragione. Se questi sono i primi uomini leader di una nazione sconfitta a venire processati in nome della legge, noi condividiamo che debba venir loro concessa la presunzione di innocenza e accettiamo l'onore di provare gli atti criminosi e la responsabilità di questi imputati nel compimento degli stessi. Il nostro scopo non è quello di incriminare tutto il popolo tedesco: [[Adolf Hitler|Hitler]] non ottenne questo potere dalla maggioranza ma fu scelto da una malefica coalizione di rivoluzionari, reazionari e militaristi. Voi sentirete oggi e nei giorni che verranno le enormità e l'orrore dei loro atti. L'accusa vi fornirà irrefutabili prove di eventi che hanno dell'incredibile. Io facevo parte degli uomini che durante la guerra ascoltavano molte storie di atrocità con sospetto, con scetticismo. Ora non più. L'elenco dei crimini contempla tutto quello che è stato concepito dal loro patologico orgoglio, dalla loro crudeltà ed ossessione per il potere. Sentirete della repressione nei campi di lavoro, la vessazione della Chiesa, la persecuzione degli ebrei, la conversione del mero antisemitismo in un deliberato progetto di sterminio degli ebrei di Europa. Sentirete la lunga serie di aggressioni, invasioni, violazioni di trattati, del terrore che dominava la Germania, della devastazione perpetrata nei territori occupati. E allora voi comprenderete che la vera parte civile in questo processo è la civiltà. La civiltà che vi chiede per quanto tempo ancora la legge dovrà rimanere impotente verso crimini di tale ampiezza e criminali di tale ordine di importanza. La civiltà non si aspetta che dichiariate le guerre imprese impossibili. Quello che si aspetta è un'azione giuridica che metta la forza del diritto internazionale, i suoi precetti, le sue proibizioni, e soprattutto le sue sanzioni al servizio della pace così che uomini e donne di buona volontà e di ogni Paese possano vivere la loro vita non sotto l'egida di un uomo, ma sotto quella della legge. ('''Jackson''') {{NDR|[[Arringhe dalle serie televisive|arringa]]}} ==Dialoghi== {{cronologico}} *'''Goering''': Reichmaresciallo Hermann Goering al suo servizio signore.<br />'''Col. Burton C. Andrus''': Lei è in una base dell'esercito americano a Bad Mondorf. Le hanno detto perché è qui?<br />'''Goering''': Abbiamo perso la guerra. Per fucilarmi o impiccarmi.<br />'''Col. Burton C. Andrus''': Deciderà il tribunale.<br />'''Goering''': L'opinione del tribunale non mi interessa. Le opinioni del popolo tedesco. Quelle sì mi interessano.<br />'''Col. Burton C. Andrus''': Davvero?<br />'''Goering''': Certo, la storia dimostrerà che ho agito nell'esclusivo interesse del Reich. Ci saranno statue di Hermann Goering in tutta la Germania tra cinquant'anni. Statuine probabilmente, ma in ogni casa. *'''Goering''' {{NDR|in fureria rivolgendosi agli altri condannati}}: Camerati, camerati, quando domani comincerà questa farsa grottesca, non dimenticatevi che siamo qui per una ragione. Una ragione soltanto. Siamo stati sconfitti. Ma molto presto la generosa nazione tedesca renderà onore alla nostra eredità. Dottore {{NDR|rivolgendosi a Gilbert}} che cosa fa un tedesco da solo? Un uomo onesto. Due tedeschi? Un partito. Tre tedeschi? Una guerra.<br />'''Gilbert''': Herr Goering, il suo è davvero buonumore o tiene sotto controllo la paura?<br />'''Goering''': Paura? Di che dovrei avere paura? Ho mandato in battaglia migliaia di uomini sapendo che ben pochi sarebbero tornati. E io, il loro comandante, ora dovrei tremare perché affronto il nemico? So di essere un uomo condannato, ma è una cosa priva di conseguenze. C'è ancora molto lavoro da fare, e ricordi le mie parole: verrà fatto. Un inglese? Un idiota. Due inglesi? Un club. Tre inglesi? Un impero. *'''Gilbert''' {{NDR|in cortile rivolgendosi a Goering}}: Un gatto che deve catturare topi. Era questa la filosofia che giustificava lo sterminio di massa? Non la cieca obbedienza ma il presupposto che le vittime non fossero umane.<br />'''Goering''' {{NDR|dopo una pausa}}: Voglio farle una domanda. Che cosa fu Hiroshima? Non è stato un vostro esperimento medico? Forse che l'America avrebbe bombardato la Germania così come fece in Giappone? Uccidendo migliaia di civili? È possibile? Io dico di no. Per la sensibilità americana un bambino caucasico è senz'altro più umano di uno giapponese.<br />'''Gilbert''': L'America era in guerra con il Giappone, Paese che l'aveva attaccata senza alcuna motivazione. Voi avete ucciso milioni di vostri connazionali.<br />'''Goering''': E i cittadini americani di razza giapponese allora? Che furono messi in custodia protettiva nei vostri campi di concentramento?<br />'''Gilbert''': Fu uno sbaglio.<br />'''Goering''' E perché non venne fatto ai cittadini americana di ascendenza tedesca o italiana?<br />'''Gilbert''': Ho detto che fu uno sbaglio.<br />'''Goering''' E cosa mi dice degli ufficiali negri dell'Esercito Americano? Hanno mai avuto il comando di truppe in combattimento? Usano gli stessi autobus dei bianchi? Le leggi segregazioniste del suo Paese e quelle antisemite del mio sono di grado diverso. Capitano, fin dai primi anni del secolo attraverso la Grande Guerra fino all'ascesa di Hitler, la libera massoneria dei mercanti ebrei ha consistentemente minato l'economia tedesca e l'unità nazionale della Patria, per questo abbiamo emesso le leggi antisemite. E sa perché lei, amico mio, non potrà mai capire le leggi antisemite? Sa perché? Perché lei è uno di loro. *'''Goering''' {{NDR|in aula alla fine del processo}}: È stata una ben povera scusa per un processo, ma innanzitutto voglio riaffermare di non aver mai saputo degli omicidi di massa, qualcosa che non riesco assolutamente a capire e che per di più, io condanno con tutto me stesso. Quanto al processo le nostre deposizioni erano credibili solo se supportate dalla pubblica accusa. Se respingevamo i capi di accusa eravamo trattati da spergiuri. Non è questo l'onere della prova. Perché mi trovo qui? Perché vengo trattato come un criminale comune? Io dico ai miei giudici che non mi faccio illusioni: quando le tre più grandi potenze della Terra si coalizzarono contro di noi, venimmo inevitabilmente sopraffatti da quella superiorità numerica. La giustizia non ha assolutamente niente a che fare con questo processo. ('''Goering''') {{NDR|[[Arringhe dalle serie televisive|arringa]]}} *'''Goering''' {{NDR|in cella dopo aver appreso della condanna}}: Tex, mio caro tenente, perché quel viso triste? Non le ho detto che c'è un posto speciale nel Walhalla che mi sta aspettando?<br />'''Tex''' {{NDR|dopo una pausa}}: Non lo so. Io credevo sarebbe andata in modo diverso.<br />'''Goering''': Oh, sì, avrebbe potuto. Se non ci fosse stato un dettaglio sfavorevole: gli omicidi di massa. Devo dirle che a tutt'oggi non ne capisco il motivo. Non erano assolutamente necessari. E dal punto di vista nazionalista non avevano senso. Ciò che resta di noi è macchiato per sempre. Ma non pensi male. Quello che Hitler ha fatto prima della guerra era giusto, lo sapevano tutti. Un giorno questo popolo ricorderà, come dovrà ricordarlo lei, mio caro Tex, quando penserà a me, ricordi questo. ==Altri progetti== {{interprogetto}} [[Categoria:Film sull'Olocausto]] [[Categoria:Film sulla seconda guerra mondiale]] [[Categoria:Serie televisive storiche]] i69dz7ms4rsxxefl1mqrt4w3chmkz33 Lancia Stratos 0 190946 1420189 1415892 2026-07-13T02:04:17Z Danyele 19198 fix minori 1420189 wikitext text/x-wiki {{voce tematica}} [[File:Lancia Stratos Retro Classics 2020 IMG 0195.jpg|thumb|upright=1.2|Lancia Stratos]] Citazioni sulla '''Lancia Stratos'''. ==Citazioni== *Calza il pilota e il navigatore come una tuta con un atleta, mettendone quasi in mostra la muscolatura. ([[Nuccio Bertone]]) *La belva nata per vincere, che cambia letteralmente la storia delle competizioni a note navigate, esplodendo in faccia e nel cuore ai race fans di tutto il mondo con la sua eterna linea ininvecchiabile, innamorante e vasocostrittrice: perché da inizio Anni '70 a oggi, quando vedi una Stratos in Tv, sul telefono, o, rarissimamente per strada, se hai almeno un bicchiere di sangue nelle vene, si alza la pressione, il cuore ti manca un colpo e provi emozione, punto. ([[Mario Donnini]]) *La Stratos è un'auto nata in anticipo sui tempi e vi ricordo che la Lancia ha chiesto alla Pirelli un pneumatico specifico e più stabile dei precedenti. Così hanno creato il P7. Era un'auto splendida e coloro che ne disponevano all'epoca avevano una seria possibilità di vincere. Tre titoli mondiali, tre titoli europei e avrebbe potuto vincerne molti di più se la Fiat non avesse ordinato di metterla da parte per favorire la 131 Abarth. ([[Érik Comas]]) *La Stratos ha sempre corso nei miei sogni di ragazzino, con Munari e Pinto mi ha fatto innamorare dei rally. È eccezionale [...]. Bisogna guidarla molto di rilascio cercando di sfruttare al massimo l'uscita di curva, per non far pattinare le ruote. È più da traiettoria che da spettacolo [...]. La larghezza degli pneumatici posteriori è enorme. Con tanta differenza fra anteriore e posteriore, non è che permetta chissà quali derapate. Però questa signora dà ancora tanto gusto nel farti ascoltare il suono bellissimo del 6 cilindri, nella cambiata manuale vera. [...] se pensi che le vetture di grande produzione negli anni della Stratos erano la Fiat 127 e 128, immagina che stupore poteva suscitare una Stratos al suo arrivo! ([[Miki Biasion]]) *Quando abbiamo fatto la Stratòs – avevamo da poco presentato la Countach a Ginevra – non avevamo indicazioni da parte della Lancia così andavo avanti di testa mia. Insieme ai due collaboratori, abbiamo iniziato a fare un prototipo a grandezza naturale... uno dei due aveva fatto anche i disegni e si era basato molto su quello che avevo fatto con la Countach. In questo caso il tema era completamente diverso, ma l'ho lasciato fare perché se uno continua a dire "no", non si stimola. Quando il modello è stato abbozzato, non era proprio quello che avrei voluto, ma sono certo che se ne siano resi conto anche loro. Avevamo l'impegno di presentare l'auto al Salone di Torino, ad agosto andarono tutti in vacanza mentre restammo io e tre modellatori, i migliori che avevo. Ogni tanto andavo a farmi un giro con la Guzzi... in ogni caso in tre settimane abbiamo realizzato la Stratòs senza disegni, non sono mai esistiti. Tratteggiavo i pezzi che venivano ritagliati direttamente dal compensato. Al ritorno dalle ferie vennero tutti quelli della Lancia a vedere la macchina, che aveva una sola spennellata di ducatone e dei cartoni al posto dei vetri... chiaramente non era il massimo e questi avevano dei musi lunghi. Personalmente non ero preoccupato perché sapevo benissimo come sarebbe venuta. Quando abbiamo presentato il prototipo... i musi lunghi sono diventati dei sorrisi. La macchina da rally non aveva bisogno di essere bella, ma se non avesse vinto sarebbe rimasto almeno il bello! ([[Marcello Gandini]]) *Questa è un'auto iconica, è un vero e proprio monumento su ruote. Emozioni, vibrazioni, suoni, rumori: tutto questo fa parte della Stratos. Guidare quest'auto [...] non implica solo passione, ma anche senso di responsabilità. ([[Carlos Tavares]]) ===[[Cesare Fiorio]]=== *È la mia Lancia da rally preferita. Era una vettura nata e concepita per dominare i rally. Negli anni Settanta avevamo la Fulvia, ma vincevano solamente gare particolari o con meteo avverso. Io invece volevo un mezzo che potesse vincere in qualunque condizione di meteo o di strada, e per quello avevo concepito di costruire una vettura come la Stratos. Lancia non aveva un motore adatto per questa vettura, perciò andai a Maranello da Enzo Ferrari per chiedere e ricevere un motore. Rimasi sorpreso: Enzo Ferrari sapeva tutto di noi e ci diede i motori. Ad Enzo entusiasmava il fatto che vincevamo le competizioni con pochi soldi. *Gli oppositori, tanti, della Stratos dovettero assistere al suo grandissimo potenziale che le consentì di vincere i successivi tre Mondiali, il primo dei quali, vinto solo omologando per le gare la Stratos il primo di ottobre di quell'anno. Ma le gare mondiali erano ancora cinque, dopo quella gara, e la Stratos in queste poche gare si aggiudicò il primo dei Campionati del Mondo Rally. *{{NDR|Nel 1974}} La qualità vincente della Stratos è l'essere una macchina che è stata costruita sei-sette-otto anni le altre che le corrono insieme. Per cui innanzitutto è più moderna, in secondo luogo ancora tutta da sviluppare, mentre le altre sono secondo me abbastanza stagionate. [...] Poi c'è l'adattabilità della macchina che può passare dall'Inghilterra, cioè da uno sconnesso, improvvisato, sterrato ecc., a una Corsica asfalto, stretto, tortuosissimo, pieno di buche e di sassi, a un Giro d'Italia cioè circuiti veloci e compagnia bella. È una macchina polivalente adattabile proprio per la sua condizione, proprio per come è stata studiata per tutti i tipi di gare e nelle quali si possono evolvere i rallies. Cioè i rallies si evolvono domani solo sul tipo di sterrati da Inghilterra? Benissimo la macchina è competitiva lì. Domani i rallies vengono vietati sulle strade e si andrà ai soli circuiti? Va bene, l'adatteremo ai circuiti: non è una macchina che sui circuiti fa brutta figura. Domani i rallies si faranno solo in Corsica, cioè si faranno solo su strada di asfalto perché strade su terra non se ne trovano più o perché le asfaltano tutte o che so io? Benissimo va sull'asfalto. La Stratos è una macchina che può essere impegnata indifferentemente nei tipi di gare più diverse e sempre al massimo livello. *La Stratos aveva vinto tre Campionati del Mondo Rally, terrorizzando molti avversari che avevano poi abbandonato il WRC. A quel punto la Fiat, di cui nel frattempo ero diventato, insieme a Lancia, responsabile, mi chiese se avremmo potuto vincere anche con la 131. A quel punto dovetti dire di sì, anche perché sapevo che unendo le squadre Lancia e Fiat, avevamo la migliore squadra sul campo: in effetti, pur con qualche difficoltà vincemmo con la 131, anche se le Stratos, in mano a privati, vinsero ancora nel Campionato del Mondo, come fece Tony Fassina a Sanremo e Bernard Darniche a Monte Carlo. *Una macchina mia, voluta da me, concepita da me, per la quale andai a chiedere il motore 6 cilindri Dino a Enzo Ferrari. E me lo diede. Nacque così la più grande vettura da rally. ===[[Sandro Munari]]=== *Eravamo nel 1970, quando al reparto Corse Lancia, ci siamo resi conto che con la Fulvia HF diventava sempre più difficile contrastare l'agguerrita concorrenza. Così si è incominciato a pensare a come sostituirla. Ovviamente la nuova nata doveva avere caratteristiche molto più "bellicose". Il compito era ancora più arduo, perché le risorse aziendali da destinare ad un progetto così importante erano molto limitate. Era necessario raggruppare quante più informazioni possibili, per intraprendere un percorso che ci portasse direttamente all'obiettivo finale, tenendo sotto controllo i costi. Per questo si era puntato il nostro interesse sulla Dino Ferrari 246. Questo per vari motivi; il primo perché in quel periodo la Lancia era stata assorbita dal gruppo Fiat. Questo ovviamente ci avrebbe facilitato ad avere dei contatti diretti con la Ferrari. L'obiettivo era il motore che la casa del cavallino montava sul Dino 246. Però dal momento che non avevamo una conoscenza approfondita di questo propulsore, {{NDR|Cesare}} Fiorio decise di effettuare una prova. Previa disponibilità della Ferrari, l'idea era di partecipare al Tour de France con la Dino di serie. Idea al quanto impegnativa. Ma lo scopo era di ottenere delle informazioni, relative alle effettive prestazioni che una vettura con caratteristiche simili a quelle che si avrebbe voluto realizzare, (motore posteriore centrale) potesse fornire. Una volta ottenuta la vettura dalla Ferrari; Fiorio mi chiama per dirmi che avrei dovuto occuparmi io dei test. Neanche farlo a posta, tutto ciò accadeva in Agosto, era l'unico periodo, per me di riposo, perché non c'erano corse. Risultato, le "vacanze" le feci sulle strade delle montagne francesi e sui tracciati incandescenti delle piste transalpine. Il rapporto che feci al mio rientro non fu molto positivo in quanto una vettura di "serie" per quanto sportiva fosse, non ha mai quel "carattere" corsaiolo, elemento indispensabile per diventare interessante sotto il profilo prestazionale. [...] In conclusione non partecipammo al Tour de France, ma il test fu comunque valido perché ci aveva dato informazioni sufficienti per capire meglio come avrebbe dovuto essere la nuova Lancia: motore Dino 246 montato posteriormente in posizione centrale, rivisto e potenziato; carrozzeria due posti disegnata da Bertone, ingombri limitati, peso al limite della fiche d'omologazione. Era nata la Stratos! *La Stratos è stata la prima vettura apparsa sulla scena rallystica, ad essere concepita per questa disciplina. Quando in Lancia ci si accorse che la Fulvia stentava sempre più a contrastare lo strapotere delle avversarie, si decise di costruire una nuova vettura. In sostanza si voleva mettere in cantiere una macchina che potesse essere il massimo su tutti i terreni ed in qualsiasi condizione climatica. Per far questo {{NDR|Cesare}} Fiorio diede il "compito" a tutta la squadra. Ognuno di noi in funzione del ruolo che copriva nell'ambito del reparto corse: ingegneri, tecnici, meccanici, piloti, navigatori ecc... Tutti dovevamo fare una relazione e descrivere come doveva essere, nel proprio ambito, la vettura ideale. Una volta messo insieme il meglio del puzzle, ne uscì la Stratos. Devo dire che la bellezza estetica, opera di Bertone, stupì il mondo intero. Mancava il motore, infatti in Lancia non c'era un motore che avesse le caratteristiche per essere montato in posizione posteriore e centrale. Così si cominciò una trattativa serrata con la Ferrari per ottenere il 2.400 a 6 cilindri che equipaggiava la Dino 246GT. [...] io fui "adoperato" come "merce" di scambio: infatti, tra le clausole dell'accordo era previsto il mio prestito alla Ferrari in cambio del motore per correre la Targa Florio con la 312P. Tutti erano contenti perché finalmente potevamo avere la vettura che desideravamo. Ma quando cominciammo lo sviluppo della Stratos, io ero il pilota di riferimento, quindi tutto il lavoro di "sgrezzatura" lo portai avanti io, compreso il battesimo in gara al Tour de Corse del 1973. Mi resi conto che la vettura non era così "bella", e infatti le cose non andarono bene subito. Tanto affascinante dal punto di vista del design, quantoscorbutica ed imprevedibile da guidare. [...] Passavamo giorni e notti sulle strade per cercare di capire da dove arrivasse il "malessere" che affliggeva la neonata. I problemi maggiori di tenuta di strada emergevano sull'asfalto con le gomme slick. [...] In entrata in curva soffriva di un forte sottosterzo e quindi in uscita era sovrasterzante, ma non sempre era così, quindi era anche difficile capire il perché. Era come se le geometrie fossero sballate, anche se ai controlli statici era tutto ok. Quando si provava sulla terra con gomme ovviamente da sterrato, la vettura era assolutamente magnifica. Da qui nacque il sospetto che ci portò ad individuare il "male oscuro" sui porta mozzi delle ruote posteriori. Infatti alla nascita, la vettura montava dei porta mozzi in lamiera scatolata, ma si rilevarono inadatti perché con il forte attrito che le larghe slick posteriori esercitavano a terra, questi flettevano mandando in tilt le geometriche, ritornando in posizione normale quando la vettura era ferma. Quando furono sostituiti con dei porta mozzi presso-fusi, la Stratos diventò quella che tutti conoscono. *La Stratos ha rivoluzionato un po' l'ambiente rallistico [...]. La "rivoluzione" portata dalla Stratos è stata innanzitutto tecnica: fino all'inizio degli anni '70, le vetture che venivano adoperate per correre nei rally di solito provenivano dalla produzione di serie. Venivano un po' arrangiate, irrobustite in qualche parte, poi si andava a correre. [...] La Stratos è stata invece concepita per le competizioni [...] e, per la prima volta nei rally, con uno studio di aerodinamica, di cui fino a quel momento non si era mai parlato. Richiedeva una certa assistenza e controlli, ma si adattava benissimo a qualsiasi situazione e condizione stradale. Secondo me, e l'ha dimostrato anche con le sue vittorie, è stata la macchina più polivalente, perché ha corso in tutte le condizioni e ha vinto in tutte le condizioni, tranne il Safari... ==Voci correlate== *[[Bertone]] *[[Lancia (automobilismo)]] *[[Lancia nei rally]] *[[Lancia Stratos Zero]] ==Altri progetti== {{interprogetto|w_preposizione=riguardante la|preposizione=sulla}} [[Categoria:Automobili]] jbgiuach1wloakydht90w0ufdg24sh0 Progettazione di automobili 0 191442 1420182 1415878 2026-07-13T01:40:58Z Danyele 19198 /* Citazioni */ +3 / sottoparagrafo Robinson 1420182 wikitext text/x-wiki {{voce tematica}} [[File:1961 AMC PRfoto Designers.jpg|thumb|upright=1.5|Designer della American Motors al lavoro (1961)]] Citazioni sulla '''progettazione di automobili''' o '''''automotive design'''''. ==Citazioni== *A quell'epoca non esisteva [...] la figura dello stilista puro, oggi chiamato designer. Stilista era il disegnatore di scocca, addirittura scocca senza parafanghi, che venivano applicati dopo e non erano parte integrante della carrozzeria. La scocca era ancora di legno, quindi facilissima da cambiare e adattare. Del resto il lavoro era tutto manuale, non esisteva produzione ma solo il soddisfare le esigenze del singolo cliente. Il tal Conte arrivava qui dicendo "ho visto una vettura con questo che mi piace e quest'altro no" e come in sartoria, con gli schizzi e l'intuizione, si cercava di dar forma ai suoi desideri. ([[Nuccio Bertone]]) *{{NDR|«Come nasce un macchina: testa, matita, computer?»}} Diciamo tutto insieme. Partire dal foglio bianco come molti pensano, in realtà significa poco o nulla. All'inizio si è sempre un po' visionari, per carità, perchè non si può dimenticare il fascino della dimensione del sogno. Ma, allo stesso tempo, bisogna essere anche un po' pragmatici perché se poi quel sogno rimane solo un sogno... La forma deve materializzare l'essenza del progetto, avere la capacità di comunicare con il suo linguaggio formale il significato del progetto stesso, le caratteristiche più importanti. A mio modo di vedere, non c'è design se non c'è innovazione. Ma serve grandissimo rigore nel fondere forma e funzione. Dietro ogni scelta c'è sempre un elemento razionale che va interpretato con l'anima artistica. Qualsiasi progetto [...] parte da obiettivi precisi, che siano performance, peso, efficienza aerodinamica, consumi... ([[Flavio Manzoni]]) *{{NDR|Nel 2023}} È importante stabilire una definizione chiara del termine "designer" e in particolare di "car designer". Da anni ricordo che "design" in inglese significa "progetto" o "disegno" inteso come progetto piuttosto che come opera d'arte. Questo perché a partire dagli anni '70 il termine "design" è stato sostituito intenzionalmente (per non dire astutamente) con "stile", soprattutto nel settore automobilistico, tanto che tutti sono diventati "designer", mentre molti non possono essere paragonati agli stilisti di un tempo, capaci di "misurare lo stile", il primo passo per qualificarsi come designer. Ciò che è estremamente raro oggi nei cosiddetti "designer" è la capacità di creare, ovvero di concepire, filtrare e realizzare la propria creatività. Invece, molti sanno solo schizzare e dipingere, ma non sanno creare. Non voglio essere riduttivo con la parola "solo", ma sarebbe onesto ammetterlo. ([[Enrico Fumia]]) *I designer di automobili amano antropomorfizzare le loro opere. Tigri, ghepardi, squali e persino velocisti olimpici ai blocchi di partenza vengono spesso citati come fonte di ispirazione nel linguaggio stilistico del settore. A quanto pare, abbiamo bisogno di queste pietre di paragone visive per dare un senso a ciò che stiamo guardando. Il che rende interessante il concetto di "volto" di un'auto e in particolare il ruolo svolto dai gruppi ottici. Sono gli equivalenti degli occhi? Sono qualcosa che tendiamo a dare per scontato, ma senza di loro saremmo persi, a prescindere dal ruolo che svolgono nel plasmare la nostra risposta emotiva. ([[Jason Barlow]]) *Il progetto non è cosa che nasce dal­la mente del progettista come Ate­na è scaturita dal cervello di Giove. Il progettista è una pedina nel grande gioco dell'evoluzione scientifica e tec­nica che determina il progresso. Le sue idee non sorgono dal nulla; si allacciano sempre a studi, o progetti, o realizza­zioni compiute in precedenza da altri, o da lui stesso. Perciò ogni nuovo model­lo racchiude in sé qualcosa di affine, o comune, a modelli precedenti. Li colle­ga un filo talvolta tanto esile da essere impercettibile, talvolta molto evidente. ([[Dante Giacosa]]) *L'auto come macchina ideata dall'uomo per spostarsi più rapidamente si è tanto perfezionata da trasformarsi in una casa mobile. Il progettista di automobili è para­gonabile a un architetto. È quindi naturale che in fatto di automobili si parli spesso di estetica e di stile. [...] Lo stile è per l'automobile un mezzo efficace per suscitare secondo la moda una reazione estetica favorevole in un contesto di concorrenza commerciale. Un'auto­mobile può anche essere brutta, ma esteticamente valida nel momento in cui vie­ne presentata al pubblico e lanciata sul mercato. La sua vita non sarà però di lunga durata, perché la reazione estetica cambia nel tempo. Molti ricorderanno le grosse vetture americane del 1960 che si ornavano di grandi pinne sui parafanghi poste­riori, tanto brutte quanto inutili, caricature di ispirazione aeronautica, espressione di una estetica decadente. Ancora oggi c'è chi ha gusto per il rombo provocato dallo scarico dei motori, e chi si entusiasma per forme da fantascienza, ma si tratta di reazioni estetiche di breve durata. Solo la bellezza è immutabile. [...] Nell'automobile come in tutte le opere dell'ingegneria e della scienza la si ottiene con l'ostinato perfezionamento di ogni parte, armonicamente con il tutto, secondo il principio supremo dell'economia. Economia come scienza, come arte di giusta distribuzione delle parti nel tutto, del giusto rapporto fra i valori energetici come fra i valori intrinseci ed estetici. ([[Dante Giacosa]]) *Per quanto riguarda il mio gusto, la mia sensibilità, trovo che le vetture degli anni '60 abbiano rappresentato degli archetipi di stile impareggiabili. Sono vetture dalle forme sensuali, di una bellezza quasi romantica, ma anche prorompente, molto morbida; vetture che hanno trovato nella semplicità e nella plasticità delle forme la loro cifra stilistica principale. Un altro periodo che mi ha molto affascinato è quello degli anni '70, che ha visto la nascita delle cosiddette "Dream Car". Queste macchine, che traggono ispirazione dalla fantascienza, più utopie che auto vere e proprie, prefiguravano il futuro. Molte di esse erano ispirate all'aerospace, durante la cosiddetta "Space Age". [...] sembrano delle astronavi, oggetti fortemente ispirati anche al product design dell'epoca. ([[Flavio Manzoni]]) *Purtroppo ho sempre disegnato automobili che non posso permettermi. ([[Pietro Camardella]]) *{{NDR|Nel 2003, sul futuro dello stile automobilistico}} Sembra che la traccia sia già netta: le auto di domani in gran parte saranno dolci da guidare e rotonde da ammirare. Tranne poche eccezioni, i più suggeriscono il rifiuto degli spigoli salvo che per una loro presenza furbetta proprio per accentuare l'armonia morbida dell'insieme. La ruga come il neo, insomma, per attirare l'attenzione e far apprezzare tutto il resto. ([[Carlo Cavicchi]]) *{{NDR|«Come ci si può distinguere nel mondo dell'auto e del design [...]?»}} Sicuramente allontanandosi dalla costa. Navigare sotto costa è facile, non è rischioso, ma quando vuoi scoprire delle cose nuove ti devi allontanare. Nel mio piccolo, il suggerimento che posso dare è cercare di fare qualcosa di originale, di unico, anche di sbagliato, ma provando a fare qualcosa che abbia una sua unicità. Tutto questo senza fare una banalità ovviamente. Bisogna studiare, disegnare, creare qualcosa e metterla in dubbio una, due tre o anche quattro volte. Occorre studiare la cultura dell'automobile, del design. {{NDR|«Bisogna coltivare la cultura del dubbio quindi...»}} Assolutamente. Noi {{NDR|in Pagani}} lo facciamo con tutti i progetti. Quando ne completiamo uno ed è pronto per andare in produzione, noi lo mettiamo interamente in dubbio. Ci dedichiamo un anno in più di lavoro [...] {{NDR|«Non si fa l'approvazione del progetto, ma la messa in dubbio...»}} Sì. Quando hai fatto due progetti, dopo aver analizzato bene quello più fresco ed essere ritornato al primo, solo allora puoi sentirti più tranquillo. ([[Horacio Pagani]]) *Uno dei miei pallini è accertarmi che il design dell'auto sia identico al concept iniziale. Secondo me, è l'unico modo per vendere un sogno diventato realtà. ([[Luca de Meo]]) ===[[Leonardo Fioravanti (designer)|Leonardo Fioravanti]]=== *{{NDR|«Qual è, se c'è, il periodo automobilistico che più le piace e perché, dal punto di vista del design?»}} Direi senza dubbio gli anni Sessanta e anche i decenni seguenti. Per i progettisti quegli anni rappresentarono una specie di rivincita della Bellezza, con la B maiuscola, dopo gli orrori della guerra. Non penso sia un caso che le auto di maggior valore, sul mercato delle "storiche", appartengano a quel periodo. *{{NDR|Nel 2023, «le piace la strada che ha preso il design automobilistico nella grande produzione negli ultimi dieci anni?»}} La risposta si ha esaminando attentamente le parti frontali di tutte le marche: tutte hanno tre buchi, con i due laterali spesso finti! *Le automobili sono delle belle cose tridimensionali e, quindi, almeno per noi disegnatori di automobili, la prima cosa da cui partiamo sono le posizioni delle parti meccaniche e delle persone a bordo. Ma, siccome questi oggetti si muovono longitudinalmente lungo delle strade, la prima cosa che vediamo, spesso, è la vista laterale. Questo profilo laterale non è solo una questione estetica ma ha un impatto significativo anche sul design funzionale. È qui che entrano in gioco considerazioni di ergonomia, sicurezza e, soprattutto, aerodinamica. Come appassionato di aerodinamica, trovo che la forma laterale di un'automobile sia cruciale. L'aerodinamica, o la scienza che studia il movimento dell'aria attorno ai corpi in movimento, incide profondamente sull'efficienza del veicolo, sul consumo di carburante, sulla stabilità ad alta velocità e sul rumore prodotto. La vista laterale di un'auto rappresenta come l'aria interagisce con la carrozzeria, creando resistenza o facilitando il flusso. *{{NDR|Nel 2025}} Molte automobili sembrano tutte uguali, spesso brutte e senza funzioni vere. Un esempio lampante sono le griglie frontali [...]: spesso sono fintamente aperte, con dietro nulla, solo per dare l'illusione di un design sportivo o aerodinamico. Poi ci sono gli "scavi" nelle portiere che imitano i prototipi da corsa... Quelle scanalature non hanno una funzione reale; sono solo estetiche, scimmiottano i veri elementi funzionali delle auto da corsa. E poi, c'è l'aspetto ancora più tremendo nei paraurti posteriori: spesso si vedono due piccole alette nere che pretendono di creare un effetto suolo, mentre chi conosce bene l'aerodinamica sa che l'effetto suolo inizia dalla parte anteriore e si estende fino al posteriore. È il contrario della bellezza, dove l'estetica non parte da una funzione vera ma da un'illusione. ===[[Marcello Gandini]]=== *Adesso i prototipi presentati sono tutti finti, non sono neppure prodotti nei materiali giusti. Talvolta fatti in vetroresina, sono semplicemente dei modelli, perfettamente fatti, ben finiti, ma trovo inutile spendere dei soldi così. Invece una volta erano delle automobili e bisognava che funzionassero. *{{NDR|«Dicono che sei più interessato all'architettura, alla costruzione e alla sostanza meccanica dei veicoli. Puoi separare il design dalla sostanza meccanica?»}} Credo non si possa. In effetti, è forse uno degli aspetti più importanti del design. La forma più eccitante segue sempre la funzione. *Ho avuto un certo successo facendo un progettino, relativo alla riduzione della superficie degli stabilimenti per la costruzione di automobili. Lo scopo dello studio era quello di ridurre il numero degli operai, degli orari di lavoro, del costo degli stabilimenti, sia di costruzione che di gestione: in breve vuol dire ridurre le dimensioni. [...] Per fare tutto ciò bisogna, principalmente, cambiare l'automobile. In certi stabilimenti si cerca, con i robot, di migliorare la produzione e di ridurre i costi... e qualcosa si ottiene. La mia visione era più drastica. L'ambizione del mio progetto era di ridurre tantissimo la dimensione degli stabilimenti. Per costruire un'automobile bisogna: comprare un terreno, costruire uno stabilimento, si deve attrezzare all'interno con tutti gli impianti... poi ci sono i costi di gestione... la somma di tutte le spese deve essere suddivisa per il numero delle automobili prodotte dall'impianto. Se si dimezza lo stabilimento, da subito si dimezzano le spese. *Ho costruito la mia identità di designer, in particolare per ciò che riguarda l'ambito delle supercar che ho creato per Lamborghini, su un concetto unico: ogni nuovo modello doveva essere completamente diverso rispetto al precedente. Il coraggio, la capacità di creare rottura senza attaccarsi al successo dell'auto precedente, la sicurezza nel non voler cedere all'abitudine sono stati l'essenza stessa del mio lavoro. È chiaro che mercati e marketing sono cambiati molto da allora, ma per quanto mi riguarda me stesso ripetere un modello del passato rappresenta, secondo me, la negazione dei principi fondanti del mio DNA di car designer. *Io l'automobile l'ho vissuta marginalmente fin da bambino. È stata un sogno come lo era il tappeto volante, o come potrebbe essere la possibilità di spostamenti volando come l'Araba Fenice, ritrovandosi in qualunque posto senza fatica. *L'automobile ferma è un'altra cosa. Le vetture vanno viste in movimento. Nella mia vita ho fatto una quantità enorme di modelli, di studi, per alcune case produttrici come la Renault o la Volkswagen, e ricordo che tutte le volte, per ciascuno di questi modelli, il giorno che la dovevamo caricare sul camion, anche spinta a mano, faceva subito un'altra impressione: nel bene e a volte anche nel male. {{NDR|«Il movimento cambia la visuale?»}} Il movimento, anche se lentissimo cambia il punto di visuale. Il moto cambia la forma della macchina, contemporaneamente si vedono le parti nascoste e le parti visibili cambiano forma. Si percepisce completamente il volume della vettura, come in un ologramma. Certe volte anche in peggio! La fotografia di una vettura è ben difficile che dia l'idea della linea, perché è un'immagine fissa e può ingannare. La macchina ha bisogno di essere vista nel suo volume. *L'automobile non è una cosa artistica, ma è comunque un'attività della mente... anche della mente inconscia del bambino. Da piccolo sognavo le macchine e c'è qualcosa che mi ha accompagnato negli anni. Personalmente non mi sono mai spaventato nel fare una cosa nuova o diversa, la paura del foglio bianco non l'ho mai avuta, anzi ho sempre amato il foglio bianco. Potrei partire integralmente da zero, meccanica, carrozzeria, metodo di costruzione. Il foglio bianco è stimolante. *{{NDR|«Non considera l'auto un'opera d’arte?»}} Personalmente no, però ha in comune con l'arte quella di generare emozioni, come si diceva prima sulla bellezza. A mio avviso, in ogni caso, è una cosa molto diversa. Ha qualche parentela con la scultura. Le automobili hanno le stesse esigenze di una scultura, quella di dare delle emozioni e poi il fatto di essere tridimensionale. Anche la scultura, se lei prende, il David e gli gira intorno, ha la sensazione di un qualcosa di vivo, di una persona. *{{NDR|«Lei vive nei dintorni di Torino, una regione che forse più di qualsiasi altra al mondo ha plasmato la storia dello styling automobilistico. Cosa [...] hanno reso il torinese epicentro d'innovazione progettuale e industriale in Italia e nel mondo?»}} Sembra un paradosso ma quest'innovazione industriale dipendeva in gran parte dalla presenza di tradizioni artigianali altamente qualificate. Nell'ambito dell'automobilismo, in particolare, si è beneficiato del gran numero di scoccai e battilastra bravissimi, gente che per tradizione lavorava le scocche in legno delle carrozze, e che nel dopoguerra si è trovata senza lavoro. A Torino c'era questa grandissima facilità di fare modelli di prototipi, e con la facilità d'esecuzione viene fuori la domanda. Di conseguenza c'è stata per molti la possibilità d'inserirsi nel settore come stilisti, come disegnatori; specialmente qui a Torino, fino a dopo la guerra, lo stilista vero e proprio non c'era. Fino a quel momento, stilista era il cliente stesso, nel senso che il tizio che voleva la Ferrari carrozzata fuoriserie, o la Lancia carrozzata in modo particolare andava dallo scoccaio e cercava di spiegare cosa voleva. [...] Erano artigiani abilissimi, prendevano il telaio e poi tiravano su il filo di ferro che simulava le linee della carrozzeria. A quel punto il cliente diceva: "Mah, la vorrei un po' più lunga". Questo, allora, era lo stilista. La mia prima auto è stata fatta così, tirando su questi fili di ferro da un carrozziere oscuro, uno che più che altro faceva riparazioni. Si batteva l'alluminio e, servendosi solo di questi fili di ferro, si formavano le lamiere. Dopodiché venivano tolti e si facevano strutture per reggere i pannelli della carrozzeria. [...] Allora non c'era disegno. Al massimo un bozzetto. *{{NDR|«Un'auto economica può essere attraente quanto una costosa?»}} Sì, può essere. L'aspetto o il design devono essere relativi a ciò che rappresenta un'auto. ===[[Roberto Giolito]]=== *I concetti chiave da cui partire quando si parla, oggi, di design automobilistico (e non solo), sono: innovazione, identità e usabilità. Il primo perché le automobili rappresentano da sempre la possibilità di rendere l'innovazione tecnologica alla portata di tutti. Ad esse è connessa un'aspettativa di progresso e modernità. Nel corso della mia carriera, in particolare, mi sono sempre occupato di vetture che coniugassero la sperimentazione con il concetto di ''work cars''. Poi c'è l'identità, qualunque essa sia, che dà corpo e sostanza alla riconoscibilità di un prodotto, lasciando intravedere il "ceppo" di origine: altrimenti si corre il rischio di perdersi ed essere costretti a fare marcia indietro. Infine, è diventato sempre più centrale il concetto di usabilità, che significa studiare i comportamenti delle persone e creare prodotti che, meglio di quelli esistenti, si adattino alla vita in continua evoluzione. In quest'ottica, si potrebbe estendere al campo delle automobili la pratica di generare "versioni beta", nell'accezione utilizzata dagli sviluppatori di software, per sondare i mix giusti e tarare i contenuti sulle esigenze reali delle persone. *Il mio approccio al design è stato sempre basato sulla decostruzione: mi piaceva esplodere il disegno e capire cosa c'era sotto la superficie, con l'obiettivo di rappresentare la vera essenza dell'auto, fino alle ossature. Mi interessava capire come funzionasse la vettura e come sarebbe stato possibile realizzarla. Guardavo con interesse ai diversi approcci nel disegno, come quelli basati sulla scultura, ma alla fine ho trovato la mia strada nella realizzazione pratica di maquette abitabili essenziali e facili da costruire, fatte di tondino di ferro, spinto dalla voglia di creare qualcosa di concreto e sperimentabile. Durante il mio lavoro, ho adottato un approccio basato sulla destrutturazione riverente. La mia idea è sempre stata quella di fare di più con meno. Ma questo lo puoi fare solo quando il contesto te lo consente. *Il progetto di un nuovo modello di automobile è il risultato di un lavoro complesso che vede coinvolte professionalità diverse. Un iter metodologico articolato che ha inizio sin dalle prime fasi di impostazione e non si esaurisce nemmeno nell'assemblaggio finale sulle linee di produzione. *Il successo di un'automobile è il risultato di una scommessa vinta, di un lampo d'intuizione stilistica mediato dagli studi sulle nuove tendenze del gusto e sulle emergenti necessità della clientela. Nasce, insomma, da una ricetta che viene messa alla prova dal giudice più severo: il tempo. *Non si disegna un'auto solo con i dati di mercato, ci vogliono confronti e passi indietro. *{{NDR|Nel 2019}} Trovandomi spesso coinvolto nello studio dei trend del momento e nell'analisi degli scenari futuri, ritengo che la tendenza che ha maggiormente condizionato il design automobilistico negli ultimi vent'anni sia stata la valorizzazione dell'identità del marchio. Non sto parlando di un fenomeno retrò, a cui attribuisco poco valore, in quanto riutilizza stilemi già visti. Parlo invece della creazione di un vero e proprio linguaggio stilistico, capace di donare un'identità alle vetture di una determinata casa automobilistica. Negli ultimi vent'anni si è coltivato sempre di più il Dna aziendale; e se prima questo fenomeno riguardava quasi esclusivamente le mascherine delle auto, ora coinvolge l'intero design degli esterni e, soprattutto, degli interni. *Una volta era prassi comune andare in galleria del vento e definire i dettagli della carrozzeria, utilizzando dei fili di lana attaccati a una canna da pesca. Se il filo di lana esposto al getto d'aria rimaneva "sdraiato" sul tetto puntado verso la zona posteriore della vettura, significava che i flussi filavano lisci e aderenti alla carrozzeria. Al contrario, se "impazziva" e puntava verso l'altro rivelava delle turbolenze. Senza le tecnologie moderne era impossibile disegnare le forme complesse e gli "scalini" che tanto aiutano ad "addomesticare" i flussi d'aria, come invece avviene oggi. Ma c'è un rovescio della medaglia; il disegno della vettura dipende molto dai software di simulazione ed è lasciato ai progettisti e ai designer l'arduo compito di riproporre questi risultati aerodinamici con linee più semplici e pulite, un po' come quelle di un tempo che a volte rimpiangiamo. Forse in un futuro prossimo lo sviluppo della meccatronica permetterà alle superfici della carrozzeria di modificarsi in base alle velocità; a quel punto sarà possibile tornare a linee più semplici, ma allo stesso tempo efficaci anche ad andature elevate. ===[[Giorgetto Giugiaro]]=== *{{NDR|«Come si progetta un'automobile?»}} È un processo graduale e articolato. Il punto di partenza è il posizionamento dell'auto: occorre comprendere e condividere l'architettura e il target a cui si riferisce, per poi analizzare tutti gli aspetti di packaging, abitabilità, telaio, ingombri meccanici. Lo spazio e la funzione vengono prima della forma e dello stile. *I giapponesi e gli europei hanno stuzzicato la creatività degli statunitensi, che si sono evoluti sia come qualità sia come forme. Tuttavia nel gusto europeo c'è la storia, che deriva da una lontana attività artigianale. La cultura dominante, più calma e riflessiva, resta la nostra: trasmettere tecnologia con la forma. L'ideale è una miscela ben equilibrata. *Io dico sempre che un bravo designer deve essere anche un po' ingegnere. Deve cioè possedere un bagaglio minimo di conoscenze che gli permetta di supportare, anche nel processo produttivo, le soluzioni estetiche e progettuali che ha in mente. È una conoscenza che ho potuto apprendere dalla mia esperienza in Fiat e che ho continuato a coltivare negli anni; mi ha consentito di vincere la resistenza di più di un ingegnere soprattutto verso soluzioni inedite, che però poi si sono rivelate vincenti e sono divenute uno standard di produzione. Se non avessi avuto la certezza che la mia idea poteva essere realizzata, probabilmente avrei dovuto abbandonarla e sarebbe stato un peccato. *{{NDR|«Quanto contano la forma, il tatto e l'utilizzo dei materiali nella progettazione di una macchina?»}} La forma incide moltissimo nella scelta di un prodotto. L'elemento visivo è il più immediato e deve appagare attraverso proporzioni e linee che ne caratterizzano l'esterno. I materiali e quindi gli interni devono saper comunicare il più possibile i valori del brand o del modello: pensiamo per esempio alle pelli, ai tessuti, alle superfici in cui entriamo in relazione quando utilizziamo questo prodotto. *{{NDR|«Quanto incidono sul design le nuove leggi votate alla sicurezza?»}} Le norme [...] mirano, giustamente, a tutelare non soltanto gli occupanti della vettura, ma anche i pedoni, ciclisti e motociclisti. Si pretende massima sicurezza in caso d'impatto. Tutto questo incide ovviamente sul modo di concepire all'origine un modello: c'è la necessità di studiare frontali diversi, con paraurti alti e predisposti per assorbire il più possibile l'urto e soprattutto non proiettare il pedone contro il parabrezza. Non è difficile fare queste modifiche, però bisogna renderle belle: la difficoltà è proprio conservare l'equilibrio dell'armonia d'insieme. Del resto [...] le norme sulla sicurezza hanno già imposto altri mille vincoli agli stilisti. Bisogna adeguarsi, le vetture di oggi sono certamente molto più sicure. *[...] nel processo di concezione, sempre più attento e volto al raggiungimento di un alto standard di qualità del prodotto, non si può trascurare la parte forse meno "nobile" di un'autovettura ma senza dubbio la parte anche più "visibile". Quando siamo incolonnati, bloccati nel traffico cittadino, è la linea del posteriore e non quella dell'anteriore dell'auto che abbiamo tempo e modo di valutare. Certo, al momento dell'acquisto continuano ad essere il segno grafico del "muso" e la marca ad avere una maggiore forza attraente, ma è giusto investire tempo, energie e risorse da dedicare a ricerche per la personalizzazione anche della parte retrostante in egual misura rispetto a quanto normalmente e tradizionalmente si faccia per il frontale. *Non è l'uomo che si deve adattare alla vettura, ma la macchina. Tenendo ovviamente conto dei problemi tecnici, economici e commerciali, penso sia soprattutto importante considerare i movimenti strutturali dell'uomo: salire, scendere, sedersi. Vorrei cambiare le misure dell'auto, un oggetto la cui forma non è fissa ma in evoluzione. *Se si esagera nella ricerca di soluzioni avveniristiche, talvolta si perde la misura del buon gusto. Qualcuno può restarne incantato, ad altri può non piacere. L'avanguardismo esagerato divide. ===[[Alejandro Mesonero-Romanos]]=== *L'unica cosa che io dico ai designer è di non essere ossessionati dall'idea di lavorare su un'[[auto elettrica]]. È una vettura con una struttura diversa, nient'altro. Dobbiamo ancora trasmettere emozioni, doppiamo ancora veicolare gli stessi valori, tutto quello che ci fa amare il design. *Nel design, tutto il nostro lavoro inizia da una semplice idea, un'intuizione su cui è poi necessario lavorare in profondità per "addomesticarla" e renderla realtà, con la forma di un'auto di successo. *Oggi disegnare macchine sta diventando sempre più difficile per gli aspetti legislativi, per le regolamentazioni, per le omologazioni, per i vincoli finanziari e tecnici. E quindi diventa un po' come la Formula 1 dove ogni anno si ha una regolamentazione più dura e ogni anno le auto vanno un po' più veloci. Questa per me è la vera sfida, il vero stimolo. *Se mostriamo un'auto e non c'è quell'effetto "wow", vuol dire che abbiamo sbagliato qualcosa. ===[[Mike Robinson (designer)|Mike Robinson]]=== *Durante lo sviluppo di una vettura, se non c'è il sangue sul pavimento dopo le battaglie fra designer ed ingegneri, allora si può essere certi che l'auto sarà brutta e/o poco interessante. *Le automobili sono come i film: devono raccontare una storia per conquistare le persone. I migliori disegnatori di automobili sono per forza anche ottimi narratori, e i loro prodotti, siano concept car o modelli destinati alla produzione, rispecchiano la loro abilità di raccogliere idee affascinanti da ogni settore, in tutto il mondo, e poi riunirle e reinterpretarle in grandi storie inedite. *{{NDR|«Cosa serve per essere un buon car designer?»}} Un tocco di pazzia, di incoscienza, di masochismo e soprattutto un grande ego. Bel quadro, no? Sì, i designer sono abbastanza odiati nell'industria: dagli ingegneri, dalla Direzione, dai contafagioli, ecc. Perché? Perché sono indisciplinati, pensano out-of-the-box e raggiungono risultati inimmaginabili di conseguenza. Provano ad obbligarli e restare in gabbia e non producono più. Fanno solo più soluzioni noiose, banali, invendibili. Liberali, invitali a fare pazzia, et voilà, ecco che incominciano ad arrivare dei capolavori che fanno record di vendite. Poi, solo il 2% del lavoro di un designer è utilizzabile. Il resto è solo riscaldamento. Quindi servono 100 disegni per averne 2 belli. ==Voci correlate== *[[Automobile]] *[[Automobile in stile rétro]] *[[Design]] ==Altri progetti== {{interprogetto|preposizione=sulla}} [[Categoria:Automobili| ]] [[Categoria:Disegno industriale| ]] t82x8fjgsv3qtu7yboinzzpvqe94333 Lancia Fulvia Concept 0 197002 1420176 1370553 2026-07-13T00:54:19Z Danyele 19198 immagine di qualità migliore 1420176 wikitext text/x-wiki {{voce tematica}} [[File:2003 Lancia Fulvia Concept HH.jpg|thumb|upright=1.2|Lancia Fulvia Concept (2003)]] Citazioni sulla '''Lancia Fulvia Concept'''. *{{NDR|Nel 2003}} Dovevate essere al Salone di Francoforte nelle giornate riservate agli addetti ai lavori, cioè a quella gente che con le auto ci ha a che fare tutti i giorni e oramai non si emoziona più per nulla. O quasi per nulla, perché erano tutti allo stand italiano dove faceva bella mostra il prototipo Fulvia Coupé, una stupenda rivisitazione dell'auto che ha emozionato la generazione che ha fatto prima il '68 e poi il diavolo a quattro per potersela permettere. Non si impazzisce per una vettura di trenta anni fa, per quanto ottimamente attualizzata, se dietro non c'è una storia con tanto di anima annessa. ([[Carlo Cavicchi]]) *{{NDR|Nel 2003}} Mi ha colpito favorevolmente, per la sua linea armoniosa ma decisa, dove traspaiono nitide somiglianze con la sua antenata. [...] La sensazione che ho avuto appena mossi i primi passi con la nuova Fulvia, è stato di sentirmi tutt'uno con lei. Poche volte ho provato questa sensazione, pur avendo guidato centinaia di vetture diverse. Questo significa che la vettura ha delle caratteristiche innate, che opportunamente riviste, potrebbero diventare interessanti anche sotto il profilo "corsaiolo". L'impressione di guida che ho avuto è in sostanza molto buona, se pensiamo che si tratta di un prototipo e soprattutto che è alle prime armi. [...] questa Fulvia ha tutte le carte in regola per diventare una vettura dal grande futuro commerciale ed anche sportivo; in questo ultimo caso la trazione integrale è d'obbligo. Si sente però dire che ai vertici Lancia non abbiano ancora deciso se produrla o meno. A questo punto mi sbilancio del tutto, perché francamente non ne capisco i motivi, anche se fossero di natura economica. Da anni in Lancia non nasceva una vettura con questo potenziale. Non voglio polemizzare o criticare nessuno. Ma se la Lancia non investe in questo modello, che è valido sotto tutti i profili, tecnici, estetici, e con passato storico invidiabile, con che cosa pensa di recuperare il terreno perduto? Clin-Clon... Ultimo avviso! Il treno Torino - Montecarlo passa una sola volta. Affrettatevi a costruirla e a farla correre! Il successo è assicurato, parola del Drago. ([[Sandro Munari]]) *{{NDR|Nel 2015}} Quella concept resta un grande rimpianto: difficoltà interne in Lancia impedirono il passaggio dalla concept al modello stradale. Ma se guardate ancora oggi il prototipo potete scorgere grandi segnali di modernità. La mia idea era quella di rispettare le forme iconiche di quella coupé, mito degli anni '60 e '70, ma con un metalinguaggio delle forme di grande attualità. Non sarebbe stata un'operazione di remake della storica Fulvia Coupé, tra l'altro io non amo la tendenza del retrò-design per un'automobile... ([[Flavio Manzoni]]) *{{NDR|Nel 2010}} Uno dei miei più grandi rimpianti professionali. ([[Luca de Meo]]) ==Voci correlate== *[[Automobile in stile rétro]] *[[Lancia Fulvia Coupé HF]] ==Altri progetti== {{interprogetto|w|w_site=fr|w_preposizione=riguardante la|preposizione=sulla}} [[Categoria:Automobili]] e7286fve5i7ajg4smlwc6wsr7ze143c Jean Ziegler 0 197658 1420111 1238183 2026-07-12T12:41:33Z Udiki 86035 Deceduto 1420111 wikitext text/x-wiki [[File:Jean Ziegler, 2009 (cropped).jpg|thumb|Jean Ziegler, 2009]] '''Jean Ziegler''' (1934 ― 2026), sociologo e politico svizzero. *L'essenza stessa del [[capitalismo]] è avere il massimo beneficio, la minima trasparenza e nessun controllo pubblico.<ref>Dall'intervista in Soledad Alameda, ''Contro il capitale'', ''Internazionale'', n. 220, 20 febbraio 1998, p. 36.</ref> ==Note== <references /> ==Altri progetti== {{Interprogetto}} {{s}} {{DEFAULTSORT:Ziegler, Jean}} [[Categoria:Politici svizzeri]] [[Categoria:Sociologi]] 6gh4w0ljvkk5c0g8nt5ja0s9iid932i Marcello Gandini 0 200900 1420175 1381514 2026-07-13T00:24:18Z Danyele 19198 recupero dead link 1420175 wikitext text/x-wiki [[File:1976 Bertone Gandini Ferrari Rainbow.jpg|thumb|Marcello Gandini (a destra) e [[Nuccio Bertone]] nel 1976]] '''Marcello Gandini''' (1938 – 2024), designer italiano. ==Citazioni di Marcello Gandini== {{cronologico}} *{{NDR|Sulla [[progettazione di automobili]]}} Ho costruito la mia identità di designer, in particolare per ciò che riguarda l'ambito delle supercar che ho creato per Lamborghini, su un concetto unico: ogni nuovo modello doveva essere completamente diverso rispetto al precedente. Il coraggio, la capacità di creare rottura senza attaccarsi al successo dell'auto precedente, la sicurezza nel non voler cedere all'abitudine sono stati l'essenza stessa del mio lavoro. È chiaro che mercati e marketing sono cambiati molto da allora, ma per quanto mi riguarda me stesso ripetere un modello del passato rappresenta, secondo me, la negazione dei principi fondanti del mio DNA di car designer.<ref>Citato in ''[https://www.evomagazine.it/marcello-gandini-prende-netta-distanza-dalloperazione-commerciale-64481 Marcello Gandini prende netta distanza dall’operazione commerciale]'', ''evomagazine.it'', 28 ottobre 2021.</ref> *Io l'automobile l'ho vissuta marginalmente fin da bambino. È stata un sogno come lo era il tappeto volante, o come potrebbe essere la possibilità di spostamenti volando come l'Araba Fenice, ritrovandosi in qualunque posto senza fatica.<ref name="Confaloni"/> *{{NDR|«Designer per vocazione o per caso?»}} Per vocazione, perché fin da piccolissimo disegnavo macchinette sulla sabbia, invece di altre cose.<ref name="Confaloni">Dall'intervista di Savina Confaloni, ''[https://www.gazzetta.it/motori/la-mia-auto/04-12-2021/autovelox-intervista-tre-maestri-design-fioravanti-gandini-giugiaro-430285908866.shtml A lezione da tre leggende del design: Fioravanti, Gandini e Giugiaro]'', ''gazzetta.it'', 4 dicembre 2021.</ref> {{Int|''[https://www.domusweb.it/it/dall-archivio/gallery/2019/10/30/marcello-gandini-per-ottenere-la-vera-innovazione-serve-una-mente.html Marcello Gandini, "per innovare bisogna dare spazio all'individualità"]''|Dall'intervista di Clemens Weisshaar e Joseph Grima a ''Domus'' nº 947, maggio 2011; citato in ''domusweb.it'', 30 ottobre 2019.}} *{{NDR|«Lei vive nei dintorni di Torino, una regione che forse più di qualsiasi altra al mondo ha plasmato la storia dello styling automobilistico. Cosa [...] hanno reso il torinese epicentro d'innovazione progettuale e industriale in Italia e nel mondo?»}} Sembra un paradosso ma quest'innovazione industriale dipendeva in gran parte dalla presenza di tradizioni artigianali altamente qualificate. Nell'ambito dell'automobilismo, in particolare, si è beneficiato del gran numero di scoccai e battilastra bravissimi, gente che per tradizione lavorava le scocche in legno delle carrozze, e che nel dopoguerra si è trovata senza lavoro. A Torino c'era questa grandissima facilità di fare modelli di prototipi, e con la facilità d'esecuzione viene fuori la domanda. Di conseguenza c'è stata per molti la possibilità d'inserirsi nel settore come stilisti, come disegnatori; specialmente qui a Torino, fino a dopo la guerra, lo stilista vero e proprio non c'era. Fino a quel momento, stilista era il cliente stesso, nel senso che il tizio che voleva la Ferrari carrozzata fuoriserie, o la Lancia carrozzata in modo particolare andava dallo scoccaio e cercava di spiegare cosa voleva. [...] Erano artigiani abilissimi, prendevano il telaio e poi tiravano su il filo di ferro che simulava le linee della carrozzeria. A quel punto il cliente diceva: "Mah, la vorrei un po' più lunga". Questo, allora, era lo stilista. La mia prima auto è stata fatta così, tirando su questi fili di ferro da un carrozziere oscuro, uno che più che altro faceva riparazioni. Si batteva l'alluminio e, servendosi solo di questi fili di ferro, si formavano le lamiere. Dopodiché venivano tolti e si facevano strutture per reggere i pannelli della carrozzeria. [...] Allora non c'era disegno. Al massimo un bozzetto. *La vera innovazione è quasi sempre conseguenza della presenza in un'azienda di un personaggio con un grande carisma, più la volontà da parte dell'azienda mettere in atto la visione di questo individuo, persino le sue fantasie. L'esempio più lampante è la [[Citroën DS|DS19]], di [[Flaminio Bertoni]], il quale era un genio ma anche un autocrate assoluto: riusciva a condizionare le scelte di un'azienda a tal punto da attuare progetti assurdi secondo le logiche dell'industria, ma che quasi senza eccezione si sono rivelate geniali. [...] {{NDR|La DS19}} ha influenzato moltissimi settori nell'ambito del design. Quello che salta fuori con chiarezza dalla vicenda della DS19 è che per l'innovazione ci vuole una mente: non ci può essere una collaborazione tra 100 o 200 persone. Quelle possono subentrare dopo, quando ci sono grane da risolvere, ma il concetto iniziale deve essere frutto di una visione fortemente personale. *[...] la Countach rappresentava l'abbandono di alcune abitudini ormai consolidate dell'industria automobilistica. Non faceva nessun riferimento ad auto passate, e non era nell'occhio della gente. Il gusto non era educato ad apprezzarla. All'inizio era una forma culturalmente aliena ma nel giro di qualche anno è diventata un oggetto simbolo. *{{NDR|«Quanto è stato lungo lo studio del progetto Miura?»}} Un mese o due. Nell'autunno del 1965, Ferruccio Lamborghini, Paolo Stanzani e Gianpaolo Dallara sono venuti da me e mi hanno proposto una collaborazione. Io non ho iniziato subito perché c'erano alcuni progetti da finire, per cui i primi schizzi li ho prodotti alla fine di novembre. Mi ricordo la vigilia di Natale, alle 10 di sera del 24 dicembre 1965, avevamo il modello in legno ed ecowood pressoché finito, abbiamo battuto Bambino Gesù per un paio d'ore. Poi la macchina è stata costruita tra gennaio-febbraio e presentata a marzo. *Il mio archivio in genere è il cestino della carta straccia, che ho qui sotto. Preferisco l'archivio della memoria: cancella facilmente le cose sgradevoli. {{Int|''[https://www.storiedirally.it/marcello-gandini-papa-di-stratos-miura-e-countach/ Marcello Gandini: papà di Stratos, Miura e Countach]''|Dall'intervista di John Pearley Huffman a ''Car and Drive'', dicembre 2016; citato in Marco Cariati, ''storiedirally.it'', 5 maggio 2022.}} *{{NDR|«Qual è la parte più difficile del tuo lavoro?»}} Rispondere alle domande dei giornalisti! *{{NDR|«Quanto è difficile tradurre disegni bidimensionali in modelli tridimensionali soddisfacenti e, in definitiva, automobili?»}} Il bidimensionale è solo la rappresentazione di un'immagine nella tua mente che è già tridimensionale. È forse più difficile rappresentare ciò che immagini su carta. *{{NDR|«Dicono che sei più interessato all'architettura, alla costruzione e alla sostanza meccanica dei veicoli. Puoi separare il design dalla sostanza meccanica?»}} Credo non si possa. In effetti, è forse uno degli aspetti più importanti del design. La forma più eccitante segue sempre la funzione. *{{NDR|«Un'auto economica può essere attraente quanto una costosa?»}} Sì, può essere. L'aspetto o il design devono essere relativi a ciò che rappresenta un'auto. ===Citazioni non datate=== {{Int|''[https://web.archive.org/web/20210121004617/https://www.internationalclassic.com/marcello-gandini-designer-del-futuro-capitolo-1/ Marcello Gandini: Il designer del futuro – Capitolo 1]''|''internationalclassic.com''.|h=4}} *Il [[silenzio]] ha una forza incredibile e anche a fare cose a terra terra come disegnare un'automobile. Il silenzio è un qualcosa che coinvolge un po' tutto. Un modo di pensare, di comportarsi, di concentrarsi, ci si mette in un atteggiamento nei confronti del mondo particolare per cui qualche ideuzza la tiri fuori. *Ho una mia teoria sui [[roma]]ni, un romano: simpaticissimo. Due romani: insopportabili. *Per un certo periodo della mia vita ho gestito un'azienda e bisognava essere in ufficio alle 8. Nonostante fosse un'aziendina piccola, circa cinquanta persone, per farla funzionare bisognava curare ogni persona. Quando si lavorava la domenica oppure la notte, c'ero sempre anch'io, anche per rispetto verso i miei collaboratori. Se volevamo portare a casa dei risultati bisognava prestare molta attenzione a consegnare un prodotto fatto bene e in tempi utili. Avevo instaurato – non proprio con tutti, quando hai a che fare con 50 personalità non è possibile – con alcuni un rapporto di stima e fiducia reciproca. Ricordo un'occasione, dovevamo fare circa dodici prototipi della {{NDR|Innocenti Nuova}} Mini, quelli che si fanno prima di avviare la produzione. Era circa il 1972, mi ero preso l'impegno di consegnarne uno ogni 20 giorni. A memoria i primi due furono consegnati senza nessun problema. Con il terzo, invece, eravamo in ritardo. Alle 22, ho visto che era praticamente impossibile rispettare la consegna. Ho ringraziato tutti, ho detto "va bene ragazzi, pazienza per domani, sgarreremo di un giorno". Mi sono avviato verso l'uscita e uno dei collaboratori mi rincorse e disse "se permette, noi vorremmo comunque provare". Si erano consultati tra di loro e volevano provarci. Personalmente ero scettico, ma se loro avevano deciso così, allora era giusto farlo. E così che al mattino il prototipo fu consegnato. L'aiuto è venuto spontaneamente, non ho chiesto niente. Penso che se si imposta il lavoro in un certo modo, si possono avere delle soddisfazioni. [...] se si vuole creare un bel gruppo bisogna farne parte e non soltanto comandarlo. Sono cose che fanno parte della vita da baracca. *Quando ci si accinge a lavorare, bisogna prepararsi un po' all'idea per questo detestavo iniziare alle otto. Quando mi sono messo in proprio [...] invece di svegliarmi presto per essere puntuale al lavoro, iniziavo facendo una corsa in montagna e per le 11 iniziavo a lavorare. Era un'abitudine molto piacevole e produttiva, penso che sia molto civile incominciare a lavorare verso le 11. {{Int|''[https://web.archive.org/web/20210121011150/https://www.internationalclassic.com/marcello-gandini-il-designer-del-futuro-capitolo-2/ Marcello Gandini: Il designer del futuro – Capitolo 2]''|''internationalclassic.com''.|h=4}} *Con la [[Lamborghini Miura]] ero agli inizi del mio lavoro e non avevo un'autonomia tale da poter fare proprio quello che volevo. Mi ero affidato un po' al gusto della grande macchina sportiva 50/60 e poi dal fatto di fare qualcosa che fosse diverso, ma che, allo stesso tempo, fosse già nell'occhio della gente. Quindi aggressiva, ma con qualche dolcezza, un misto. Il disegno della Miura era un compromesso tra il desiderio di fare qualcosa di nuovo, e qualcosa di diverso, ma di non dispiacere il pubblico. *Quando feci la [[Lamborghini Countach|Countach]] ci vollero anni prima che fosse totalmente accettata. A qualcuno è piaciuta subito, però alla maggior parte, anche dei giornalisti, ci sono voluti anni. Tanto è vero che è rimasta in produzione per 17 anni. *[...] nella Miura quel poco di audacia che c'era era reso accettabile dalla dolcezza, dall'andamento del disegno. Nessuno rifiutò la Miura, ci fu un consenso immediato. Anche di più di quel che meritasse. *{{NDR|«Ho letto in più interviste che lei ritiene la Lamborghini Miura "inguardabile"»}} Per me sì, ma me ne rendevo conto. {{NDR|«Personalmente trovo la Miura bellissima e il dettaglio delle branchie è il mio preferito»}} Quelle fanno parte di quel tocco di originalità necessario, che bisogna metterci perché sennò non c'è novità. Come le ciglia nei fari, disegnate semplicemente per mascherare il faro della [[Fiat 850]]. Per fare i prototipi si utilizzavano prodotti di serie di altre vetture, cercando poi di mimetizzarli il più possibile. C'era un motivo pratico in alcuni casi. Le prese d'aria ci volevano, potevano essere disegnate diversamente, oppure messe in un altro posto, ma c'era una funzione pratica perché bisognava sostenere il vetro a giorno, senza cornice, e c’era bisogno di una guida in qualche modo. Anche le griglie con gli esagoni, servivano a diversificare un qualcosa che era già di serie. *La [[Lamborghini Marzal|Marzal]] va vista dal vivo perché cambia moltissimo rispetto alla fotografia. La Lamborghini Marzal doveva andare negli Stati Uniti ma, per motivi doganali, è stata abbandonata alle intemperie stagionali al porto di Genova, per un anno! Una storia disastrosa. L'acquistò un collezionista svizzero, Albert Spiess, che la restaurò esattamente com'era, mantenendo l'originalità del prototipo. [...] {{NDR|«Troppo futuristica per i tempi? Era il 1967»}} Sì, era un po' come andare sulla luna, appunto, era fantascientifica. Quando ho rivisto questa cinquantenne e più, al Concorso d’Eleganza Villa D'Este del 2019, sono rimasto colpito. *[...] l'automobile ferma è un'altra cosa. Le vetture vanno viste in movimento. Nella mia vita ho fatto una quantità enorme di modelli, di studi, per alcune case produttrici come la Renault o la Volkswagen, e ricordo che tutte le volte, per ciascuno di questi modelli, il giorno che la dovevamo caricare sul camion, anche spinta a mano, faceva subito un'altra impressione: nel bene e a volte anche nel male. {{NDR|«Il movimento cambia la visuale?»}} Il movimento, anche se lentissimo cambia il punto di visuale. Il moto cambia la forma della macchina, contemporaneamente si vedono le parti nascoste e le parti visibili cambiano forma. Si percepisce completamente il volume della vettura, come in un ologramma. Certe volte anche in peggio! La fotografia di una vettura è ben difficile che dia l'idea della linea, perché è un'immagine fissa e può ingannare. La macchina ha bisogno di essere vista nel suo volume. *Adesso i prototipi presentati sono tutti finti, non sono neppure prodotti nei materiali giusti. Talvolta fatti in vetroresina, sono semplicemente dei modelli, perfettamente fatti, ben finiti, ma trovo inutile spendere dei soldi così. Invece una volta erano delle automobili e bisognava che funzionassero. *{{NDR|«È molto critico nei confronti del suo lavoro»}} Sono capace di vedere quando una cosa è brutta, diciamo che ho la mia teoria, se uno è riuscito a fare decentemente metà delle cose che ha fatto è già un bel successo. *Personalmente penso che la [[bellezza]] sia la possibilità di creare emozioni. Se vedo una vettura e dico "bella", lo dico tanto per dire qualcosa. In realtà dovrei dire "mi emoziona", oppure che "stimola certe sensazioni". {{Int|''[https://web.archive.org/web/20210121015652/https://www.internationalclassic.com/marcello-gandini-il-designer-del-futuro-capitolo-3/ Marcello Gandini: Il designer del futuro – Capitolo 3]''|''internationalclassic.com''.|h=4}} *{{NDR|Su [[Alejandro de Tomaso]]}} [...] io spezzo sempre una lancia a suo favore, anche se ha avuto una pessima fama di "mal pagatore". De Tomaso mi ha corteggiato per tanti anni perché l'ho conosciuto quando era appena arrivato in Italia, aveva l'ambizione di fare le auto da corsa e non aveva una lira. Arrivò a Modena, chiese quale fosse il miglior albergo della città, gli risposero il Canal Grande e lui ci si insediò. Dopo un certo periodo l'albergo esigeva il saldo del conto, che lui non era in grado di pagare, quindi lo cacciarono con qualche nomignolo. Quando ebbe la possibilità finanziaria cosa fece? Comprò il Canal Grande, questo fatto mi ha sempre divertito molto. *{{NDR|«Non considera l'auto un'opera d’arte?»}} Personalmente no, però ha in comune con l'arte quella di generare emozioni, come si diceva prima sulla bellezza. A mio avviso, in ogni caso, è una cosa molto diversa. Ha qualche parentela con la scultura. Le automobili hanno le stesse esigenze di una scultura, quella di dare delle emozioni e poi il fatto di essere tridimensionale. Anche la scultura, se lei prende, il David e gli gira intorno, ha la sensazione di un qualcosa di vivo, di una persona. *[[Nuccio Bertone]] faceva l'industriale, ed era bravo a fare il suo mestiere. Le automobili dovevo farle io e devo dire che lui non si intrometteva mai. *Le portiere a forbice, introdotte con la Alfa Romeo Carabo e poi adottate dalla Countach, le feci perché davano una sensazione diversa... con molte titubanze, perché non ritenevo una cosa logica le porte fatte così. Come responsabile della costruzione dei prototipi, dovetti studiare qualcosa. Avevo il problema, che mi facevo solo io, che se una macchina si fosse ribaltata, il pilota e il conducente non sarebbero più usciti. Allora avevo studiato un artificio: erano delle porte a forbice fissate con dei coni, erano bloccate da una levetta che sganciava la porta nel caso di cappottamento. La portiera veniva espulsa, quindi i passeggeri potevano uscire. Per il secondo prototipo ci avevo lavorato veramente un mucchio per mettere a punto la porta sganciabile e poi la casa madre mi disse "ma no", non l'ha voluta. Poi ci sono state tantissime imitazioni e tutte quante in caso di ribaltamento non si esce più. *{{NDR|«Uno dei pochi nomi, per Lamborghini, che si allontana dal mondo dei tori: Countàch»}} È un intercalare piemontese che letteralmente vuol dire "contagio, peste", intesa come "dannazione". Un operaio ogni tre parole diceva Countàch! Aver tirato fuori questo nome nasce da uno spirito di gruppo... e in quella notte, c'era anche Bob Wallace, abbiamo detto chiamiamola Countàch. Quando si lavora di notte, anzi più notti consecutive, si crea uno spirito di fronda, un modo di ricompensarsi dalla fatica notturna, si ride un po'. Countàch non è una bella parola, ma viene usata anche come affermazione di ammirazione, sorpresa, stupore... "Perbacco"! {{Int|''[https://web.archive.org/web/20210121023927/https://www.internationalclassic.com/marcello-gandini-designer-del-futuro-capitolo-4/ Marcello Gandini: Il designer del futuro – Capitolo 4]''|''internationalclassic.com''.|h=4}} *L'automobile non è una cosa artistica, ma è comunque un'attività della mente... anche della mente inconscia del bambino. Da piccolo sognavo le macchine e c'è qualcosa che mi ha accompagnato negli anni. Personalmente non mi sono mai spaventato nel fare una cosa nuova o diversa, la paura del foglio bianco non l'ho mai avuta, anzi ho sempre amato il foglio bianco. Potrei partire integralmente da zero, meccanica, carrozzeria, metodo di costruzione. Il foglio bianco è stimolante. *Ho avuto un certo successo facendo un progettino, relativo alla riduzione della superficie degli stabilimenti per la costruzione di automobili. Lo scopo dello studio era quello di ridurre il numero degli operai, degli orari di lavoro, del costo degli stabilimenti, sia di costruzione che di gestione: in breve vuol dire ridurre le dimensioni. [...] Per fare tutto ciò bisogna, principalmente, cambiare l'automobile. In certi stabilimenti si cerca, con i robot, di migliorare la produzione e di ridurre i costi... e qualcosa si ottiene. La mia visione era più drastica. L'ambizione del mio progetto era di ridurre tantissimo la dimensione degli stabilimenti. Per costruire un'automobile bisogna: comprare un terreno, costruire uno stabilimento, si deve attrezzare all'interno con tutti gli impianti... poi ci sono i costi di gestione... la somma di tutte le spese deve essere suddivisa per il numero delle automobili prodotte dall'impianto. Se si dimezza lo stabilimento, da subito si dimezzano le spese. *Quando abbiamo fatto la [[Lancia Stratos|Stratòs]] – avevamo da poco presentato la Countach a Ginevra – non avevamo indicazioni da parte della Lancia così andavo avanti di testa mia. Insieme ai due collaboratori, abbiamo iniziato a fare un prototipo a grandezza naturale... uno dei due aveva fatto anche i disegni e si era basato molto su quello che avevo fatto con la Countach. In questo caso il tema era completamente diverso, ma l'ho lasciato fare perché se uno continua a dire "no", non si stimola. Quando il modello è stato abbozzato, non era proprio quello che avrei voluto, ma sono certo che se ne siano resi conto anche loro. Avevamo l'impegno di presentare l'auto al Salone di Torino, ad agosto andarono tutti in vacanza mentre restammo io e tre modellatori, i migliori che avevo. Ogni tanto andavo a farmi un giro con la Guzzi... in ogni caso in tre settimane abbiamo realizzato la Stratòs senza disegni, non sono mai esistiti. Tratteggiavo i pezzi che venivano ritagliati direttamente dal compensato. Al ritorno dalle ferie vennero tutti quelli della Lancia a vedere la macchina, che aveva una sola spennellata di ducatone e dei cartoni al posto dei vetri... chiaramente non era il massimo e questi avevano dei musi lunghi. Personalmente non ero preoccupato perché sapevo benissimo come sarebbe venuta. Quando abbiamo presentato il prototipo... i musi lunghi sono diventati dei sorrisi. La macchina da rally non aveva bisogno di essere bella, ma se non avesse vinto sarebbe rimasto almeno il bello! ==Citazioni su Marcello Gandini== *Non mi piace lo stile di Gandini, che è sempre lo stesso. Molto squadrato e spigoloso. Ci può essere armonia in quello che fa ed è un amico, ma non siamo d'accordo su questo. ([[Robert Opron]]) *{{NDR|«Se tu potessi scegliere una vita totalmente diversa, chi vorresti essere?»}} Un designer di automobili, ''alla'' Marcello Gandini, un uomo curioso che nei disegni metteva le sue esperienze di vita. Dico ''alla'' Marcello Gandini, e non come, perché lui è un maestro, irraggiungibile. ([[Michele Lupi]]) ==Note== <references /> ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Gandini, Marcello}} [[Categoria:Designer italiani]] 2w7lmkzwi45tndply68ogomr6pis6vg Sergio Limone 0 202669 1420195 1412731 2026-07-13T02:20:43Z Danyele 19198 /* Citazioni di Sergio Limone */ limature 1420195 wikitext text/x-wiki '''Sergio Limone''' (1948 – vivente), ingegnere italiano. ==Citazioni di Sergio Limone== {{cronologico}} *{{NDR|Sul [[motore V6 PRV]] dell'[[Alfa Romeo 155 V6 TI]] '96}} Il V6 del DTM è nato con la clausola che il motore doveva derivare dalla serie e, con un po' di magnanimità, l'interpretazione che i tedeschi dettero [...] era: lo stesso angolo di "V" del motore di serie e lo stesso interasse dei cilindri. [...] per i primi tre anni abbiamo usato il motore derivato dal V6 Alfa Romeo, quello di normale produzione. Poi i motoristi si sono accorti che la configurazione a 60 gradi non era ottimale, sarebbe stato meglio trovare un 90 gradi. Nella produzione [...] c'era solo un motore a 90 gradi [...] che era quello della Montreal, però aveva i cilindri molto vicini tra di loro, per cui non avrebbe permesso di avere dei pistoni di alesaggio adeguato [...]. E scartabellando [...] mi sono accorto che l'Alfa Romeo, a un certo punto, ha cessato di esistere come "Alfa Romeo" ed è confluita nell'"Alfa Lancia Industriale" – per pochi anni, due anni, tre anni... Quindi nella sua storia l'Alfa Romeo ha "prodotto" anche vetture Lancia. Quindi sono andato a pescare l'unico "V" 90 gradi che è esistito in Europa, che è il PRV (Peugeot Volvo Renault) montato anche sull'alto di gamma della [[Lancia Thema|Thema]]. Quindi quella macchina lì ha il motore derivato geometricamente dalla Thema. Poi [...] ho omologato anche quello della Montreal che [...] era solo un paravento; in realtà [...] se uno prende i documenti di omologazione del DTM [...] si vede chiaramente che il motore base è il PRV della Lancia Thema – tenuto chiaramente nascosto per motivi di marketing [...]. Motore che è stato anche osteggiato parecchio dalla direzione Fiat perché [...] ormai il DTM aveva la sorte segnata... [...] paradossalmente, non si voleva neanche che la macchina vincesse "troppo"... portare avanti troppi sviluppi, cioè "gonfiare" troppo una cosa che, comunque si sapeva che, dopo l'ultima gara, si sarebbe chiuso l'attività e si sarebbe orientata su altri obiettivi [...]<ref>Dall'intervista di Davide Cironi, ''[https://www.youtube.com/watch?v=DRcFpmQL3bc Limone Racconta: La verità sul motore Alfa 155 V6 Ti + 156 e Fulvia Concept]'', Drive Experience, 8 aprile 2018, da 00 min 06 sec a 03 min 09 sec.</ref> *{{NDR|Sulla [[Lancia (azienda)|Lancia]]}} Il marchio di Chivasso è quello che ho più nel cuore. Nella sua storia ci sono innovazione tecnologica e raffinatezza tecnica: tutto ciò è entusiasmante per un progettista.<ref>Dall'intervista ''[https://ruoteclassiche.quattroruote.it/quattro-chiacchiere-con-sergio-limone-video-esclusivo/ Quattro chiacchiere con Sergio Limone]'', ''ruoteclassiche.quattroruote.it'', 18 aprile 2018.</ref> *Non si può dire che la [[Lancia Lambda|Lambda]] sia stata una macchina particolarmente vincente, ma con le sue innovazioni intelligenti ha originato il Dna da cui sono scaturite l'Aprilia, l'Aurelia, le sport prototipo, la D50 di Formula 1 e tutti i modelli, dalla Fulvia alla Delta, passando per la Stratos e la 037, che hanno fatto la storia dei rally.<ref>Dal convegno al Museo Nazionale dell'Automobile di Torino per il centenario della Lancia Lambda, 4 settembre 2021; citato in Alberto Amedeo Isidoro, ''[https://www.alvolante.it/news/lancia-100-anni-fa-rivoluzione-lambda-375044 Lancia: 100 anni fa la rivoluzione Lambda]'', ''alvolante.it'', 8 settembre 2021.</ref> *Da ingegnere, nutro una profonda ammirazione nei confronti di quest'auto. All'epoca la Lambda rappresentò una sintesi di novità senza precedenti: scocca portante, sospensioni anteriori a ruote indipendenti, motore a V stretto, freni su tutt'e quattro le ruote. [...] Il layout con struttura portante consentì ai progettisti di abbassare il baricentro della vettura e creare una carrozzeria più bassa, con una sezione frontale molto stretta, riducendo notevolmente la resistenza aerodinamica e aumentando quindi la velocità massima.<ref>Dal convegno al Museo Nazionale dell'Automobile di Torino per il centenario della Lancia Lambda, 4 settembre 2021; citato in Alberto Amedeo Isidoro, ''[https://www.veloce.it/storie/lancia-lambda-la-sportiva-che-non-taspetti-98816 Lancia Lambda, la sportiva che non t'aspetti]'', ''veloce.it'', 9 settembre 2021.</ref> *La [[Lancia Rally 037|Lancia Rally]] è stato il mio primo grosso lavoro, bisogna dire che nel fine 1978 c'è stata una rivoluzione, Colucci ha avuto uno scontro piuttosto vivace con il presidente che era l'Ing. Lampredi e ha dato le dimissioni, ed io mi sono trovato promosso sul campo, da assistente a responsabile della progettazione e sperimentazione veicoli. Tanto male non devo essere andato, perché sono rimasto lì fino al 2005. [...] si trattava di fare l'impostazione per il gruppo Fiat di una macchina vincente. C'erano diverse scuole di pensiero, l'idea che mi è sembrata più competitiva è stata di prendere una [[Lancia Montecarlo|Montecarlo]], prenderne la cellula e trasformarla in una vera e propria macchina da corsa sfruttando quello che sapevamo fare: l'Abarth era specializzata nella realizzazione di telai in traliccio di tubi, ho abbinato il motore {{NDR|Fiat}} 131 sovralimentato con compressore volumetrico, fortemente voluto dall'Ing. Lampredi che assolutamente non credeva al turbo. Un cambio preso sul mercato che era quello della De Tomaso Pantera, della {{NDR|Ford}} GT 40... un cambio robustissimo, tirate la prime righe a luglio, girava alla vigilia di Natale, quindi ci siamo dati da fare molto. Ho fatto una macchina, un muletto di prova, prendendo una Montecarlo, rivestendola, allargandola, allungandola ed ho scoperto [...] che non ero in grado assolutamente di fare lo stilista. M'è venuta una roba un po' così. [...] la macchina ha avuto delle vicissitudini, un '82 terribile per problemi di affidabilità, c'è stato l'incidente di Bettega {{NDR|al Tour de Corse}}, è stato veramente un anno orribile. Seguito da un meraviglioso 1983, iniziato con la vittoria con Walter Rohrl a Montecarlo, fino a portare a Casa quello che è stato poi l'ultimo mondiale delle due ruote motrici.<ref name="Bonarrigo">Da un'intervista del 2018; citato in Giovanni Bonarrigo, ''[https://www.fogliodisicilia.it/2022/sport/motori/sergio-limone-il-papa-della-lancia-rally/ Sergio Limone, il "papà" della Lancia Rally]'', ''fogliodisicilia.it'', 5 maggio 2022.</ref> *L'[[Lancia Delta S4|S4]] non è una macchina mia, è una macchina concepita dall'Ing. Messori con delle idee completamente diverse dalla mia, siamo entrati in rotta di collisione, ha vinto lui e col senno di poi bisogna dire menomale che ha vinto lui. Io avrei fatto una macchina molto 037 con una presa di forza ed un po' di trazione davanti. {{NDR|«Cosa ha lasciato di negativo e di positivo l'S4?»}} Fortunatamente è durata poco, perché è costata tante lacrime per la tragedia di Toivonen, è stato un brutto anno. Di positivo [...] ha lasciato una grossa esperienza nel team, nella squadra. Quando abbiamo dovuto lasciare l'S4 per passare alla 4WD, che fortunatamente la Lancia aveva pensato di fare senza pensare alle corse, ci siam trovati con una macchina con un'ottima base. Abbiamo unito un'ottima base alla nostra esperienza nelle macchine da corsa.<ref name="Bonarrigo"/> *{{NDR|Sulla [[Lancia nei rally]]}} Gli altri costruttori non stavano certo con le mani in mano, ma noi avevamo un'altra determinazione. Reagivamo alle difficoltà più rapidamente e, soprattutto, non avevamo paura di rischiare.<ref>Da un evento del Gruppo Dirigenti Fiat al Museo dell'Automobile di Torino, 14 novembre 2019; citato in Piero Bianco, ''[https://www.veloce.it/news/lancia-delta-quarantanni-da-star-97541 Lancia Delta, quarant'anni da star]'', ''veloce.it'', 27 dicembre 2019.</ref> *Senza le Lancia, il Rally sicuramente non sarebbe mai stato lo sport di milioni di appassionati e non avrebbe conquistato cosi tante prime pagine di giornali. Lancia non ha dominato il mondo delle competizioni solo tecnicamente, ma lo ha fatto anche dal punto di vista sportivo. Auto innovative, ma anche soluzioni innovative in termini di gestione della gara: la Squadra Corse Lancia fu la prima ad adottare il cambio gomme in prova speciale, per ottimizzare l'uso degli pneumatici in funzione del tipo di fondo stradale. Un altro primato: questa fu la Lancia così tanto amata in tutto il mondo.<ref name="Prosino">Dall'intervista a ''[https://www.youtube.com/watch?v=_eIHbk2BDzU&t=1s Elegance in motion since 1906 – Chapter 3, "Dust & Stars", feat. Luca Napolitano]'', Lancia, ''youtube.com'', 14 ottobre 2021; citato in Samuele Prosino, ''[https://www.formulapassion.it/automoto/classiche/sergio-limone-lancia-037-sospetti-audi-trazione-anteriore Sergio Limone: “Quando la Lancia 037 insospettì Audi"]'', ''formulapassion.it''.</ref> *Era già cominciata l'epoca della trazione integrale ma la 037 – a trazione posteriore – era l'auto da battere, anche sullo sterrato, ed era l'unica a contrastare la temuta [[Audi quattro|Audi Quattro]]. La 037 era tecnicamente superiore, tanto da insospettire il team Audi, che durante il Rally di Sanremo inviò un suo tecnico a un nostro punto di assistenza. Arrivò in elicottero, per verificare che la Lancia Rally non montasse una trazione anteriore supplementare. E in effetti non la montava. Parliamo, ancora una volta, di primati: la 037 è stata l'ultima vettura a 2 ruote motrici a vincere un campionato del mondo.<ref name="Prosino"/> *{{NDR|«Come si diventa progettisti, per passione o per caso?»}} Nel mio caso per passione, sono nato a Torino immerso nel mondo dell'auto, mio padre operaio in Fiat, mio zio titolare di una officina di carrozzeria, tutto ruotava attorno all'auto, e non si poteva non restare affascinati da quell'oggetto, che allora era soprattutto sinonimo di grande libertà!<ref name="Mussa">Dall'intervista di Eraldo Mussa, ''[https://autologia.net/sette-domande-tre-allingenier-sergio-limone/ Sette domande (per tre) all'ingegner Sergio Limone]'', ''autologia.net'', 27 ottobre 2021.</ref> *{{NDR|Su [[Miki Biasion]]}} Costante ed efficace sempre, peccato che in Ford i loro tecnici non lo abbiano apprezzato... avrebbero vinto molto di più!<ref name="Mussa"/> *{{NDR|Sulla Lancia Rally 037}} Per sostituire la {{NDR|Fiat}} 131 Abarth valutammo varie opzioni, a cominciare da una simil [[Lancia Stratos|Stratos]] con telaio tubolare e motore della Ferrari 308. Successivamente quella di una [[Fiat Ritmo|Ritmo]] a motore centrale che seguisse la filosofia della [[Renault 5 Turbo|Renault 5 turbo]] e quella di una [[Lancia Delta (1979)|Delta]] con motore anteriore e cambio posteriore. Alla fine, la scelta fu di partire dalla [[Lancia Montecarlo|Beta Montecarlo]] già campione del mondo sportprototipi in Gruppo 5. Avevamo fretta, e questa soluzione ci consentì di avere una vettura sportiva e filante di cui disponevamo già della carrozzeria e di tutti gli interni. Il programma Montecarlo iniziò ad aprile 1980, e all'antivigilia di Natale già uscimmo per il primo test al Campo Volo, l'aeroporto di fronte all'Abarth usato per i collaudi. Impiegammo il 1981 per definire e costruire le 200 vetture "stradali" e le 20 evoluzione, che omologammo il primo aprile 1982.<ref name="Pavanello">Dall'intervista di Claudio Pavanello, ''[https://www.gazzetta.it/Auto/rally/20-07-2022/mondiale-rally-limone-cosi-nacque-leggenda-lancia-037.shtml Mondiale Rally, Limone: "Così nacque la leggenda Lancia 037"]'', ''gazzetta.it'', 20 luglio 2022.</ref> *{{NDR|Sulla Lancia Rally 037}} Mi ero laureato nel 1972, trovandomi così giovane a progettare una vettura di tale importanza. Scelsi pertanto di essere cauto, cercando di realizzare una macchina robusta e affidabile. La struttura era quella della [[Lancia Montecarlo|Montecarlo]], con abbinati anteriormente e posteriormente dei telai in traliccio tubolare facili da realizzare e senza necessità di stampo sui quali in Abarth avevamo sviluppato una grande esperienza correndo con gli sport prototipi. Scelsi un cambio della ZF già utilizzato da modelli molto potenti come {{NDR|Ford}} GT 40 e {{NDR|Maserati}} Bora, in grado di resistere a stress elevati. Inoltre, come già fatto sulla {{NDR|Fiat}} 131, puntammo molto sulla facilità e velocità di assistenza, grazie anche ai grandi cofani prima in vetroresina e poi in kevlar. Rispetto alla 131 migliorammo le sospensioni, passando da uno schema McPherson che ci aveva causato vari problemi, al parallelogramma, che ci dava oltretutto ampia possibilità di regolare la geometria. Il difetto della 037 era essenzialmente nelle sole due ruote motrici. Quando iniziamo a progettarla, l'Audi aveva già debuttato con la Quattro, che sembrava promettente. Tuttavia, ritenemmo di non avere adeguata conoscenza della trazione integrale, ed inoltre sull'asfalto una architettura tradizionale sembrava ancora vincente. Sapevamo però di avere solo un paio di anni, perché era prevedibile che sarebbero presto arrivate vetture a motore centrale molto più prestazionali dell'Audi, che era comunque una berlina a motore anteriore. Cosa che puntualmente avvenne con la [[Peugeot 205 Turbo 16]], cui noi rispondemmo con la [[Lancia Delta S4|Delta S4]].<ref name="Pavanello"/> *{{NDR|Sull'Audi quattro}} La ricordo come una grossa berlinona, alla quale, fondamentalmente, aggiunsero un turbocompressore al motore a cinque cilindri.<ref>Da una conferenza nell'ambito della rassegna "The Golden Age of Rally" al Museo dell'Automobile di Torino, 25 gennaio 2023; citato in Alberto Amedeo Isidoro, ''[https://www.alvolante.it/news/lancia-037-vs-audi-quattro-rally-1983-parlano-protagonisti-381494 Lancia 037 vs Audi Quattro: parlano i protagonisti]'', ''alvolante.it'', 26 gennaio 2023.</ref> {{Int|''Progettare per la Vittoria''|Da ''Lancia - Uomini, tecnica, vittorie'', Associazione Italiana per la Storia dell'Automobile, monografia 108, aprile 2015, pp. 10-13; [https://www.aisastoryauto.it/monografie/lancia-uomini-tecnica-vittorie/ disponibile] su ''aisastoryauto.it''.}} *{{NDR|Sulla [[Lancia (automobilismo)|Lancia nell'automobilismo]]}} In Lancia non vi era una tradizione di partecipazione alle competizioni, e questo per l'impostazione data fin dall'inizio dal suo fondatore, [[Vincenzo Lancia]], che nacque sì come pilota [...] ma che si dimostrò subito consapevole di quanto le corse potessero dissanguare le aziende [...]. E che per questo motivo si oppose sempre ad una attività sportiva ufficiale. [...] La svolta arrivò nel secondo dopoguerra, quando le tante vittorie di categoria della [...] Aurelia convinsero Gianni Lancia, succeduto al padre nella conduzione dell'azienda, a partecipare alle gare sport e di F1. Le successive vicende, tragiche e sfortunate, sembrarono invece dar ragione alla prudenza del capostipite [...]. Così negli anni Sessanta vi fu un ritorno alle origini, con un'attività sportiva svolta da clienti privati, prima con la Flavia, e il successivo prototipo derivato dalla Flavia Sport, per gare su strada come il Mugello o la [[Targa Florio]], primi esempi di vetture da competizione a trazione anteriore di elevata potenza. In un secondo tempo con la Fulvia HF, a cui seguì la macchina da corsa concepita per vincere e voluta da [[Cesare Fiorio]]: la Stratos! L'arrivo di una macchina così competitiva innescò una feroce rivalità con la Fiat [...]. Si trattava di una situazione paradossale, di cui la dirigenza Fiat Auto si rese conto presto [...]: "perché [...] due squadre corse [...]? Impieghiamo il budget per pubblicizzare una vettura di grande serie". Fu quindi presa la decisione di relegare la Stratos ai campionati nazionali e di preparare una versione Rally della [...] [[Fiat 131 Abarth Rally|131, affidata ad Abarth]] [...], per battersi nel campionato del mondo [...]. E cosi arriviamo al 1980 [...]. La riorganizzazione del settore sportivo di Fiat Auto stava proseguendo con l'unificazione delle due squadre [...]: gli uomini Abarth si occupavano delle Lancia da rally, il gruppo storico della Lancia Corse capitanato da Tonti invece delle Lancia da pista. Una riprova del fatto che la Fiat credeva fermamente nel ruolo della Lancia, tanto da volerne rinsaldare l'immagine di vettura sportiva su tutti i campi di gara. *{{NDR|Sulla [[Lancia Lambda]]}} [...] esprime tutta la genialità di Vincenzo Lancia, ha delle caratteristiche che la rendono una base eccellente per una macchina da corsa. *La vettura a due ruote motrici ormai aveva fatto il suo tempo {{NDR|nei rally}}, per vincere occorreva presentare una vettura a quattro ruote motrici. Anche stavolta a realizzarla sarà l'Abarth, ma avrà un nome diverso – [[Lancia Delta S4]] – in modo da evocare una vettura di serie. Esteticamente non venne tanto bene: quando [[Vittorio Ghidella|Ghidella]] la vide disse che assomigliava ad una suora, le suore vincenziane che portavano quei grandi copricapi con i due risvolti verso l'alto. Una "somiglianza" dovuta al fatto che i tecnici avevano chiesto delle grandi prese d'aria per raffreddare l'intercooler collocato posteriormente. *{{NDR|Sulla [[Lancia ECV]]}} L'incidente, verificatosi il 2 maggio 1986 durante il Tour de Corse, nel quale perirono Henri Toivonen ed il navigatore Sergio Cresto, causò la decisione della FIA di escludere dai rally le vetture di Gruppo B. Avrebbero d'ora in poi potuto partecipare soltanto vetture del Gruppo A, con potenza limitata a soli 300 cavalli. [...] Avevamo comunque pronta l'evoluzione della S4, qualcosa di eccezionale, la ECV1. La [[Lancia Delta S4|S4]] era infatti stata impostata fin dall'inizio per permettere ottime evoluzioni, e così fu. La ECV ha il telaio in carbonio e motore a doppia sovralimentazione. È, infatti, un biturbo con un turbo a destra ed uno a sinistra, una oluzione a flusso incrociato utilizzata per prima dalla BMW per gare in salita. La stessa ECV1 avrà un ulteriore sviluppo, la ECV2. *{{NDR|Sulla [[Lancia Delta HF 4WD]]}} L'obbligo di utilizzare nei rally le vetture del Gruppo A ci impose di scegliere la Delta berlina, nata nel 1979 [...]. Dimostrazione che questi sono anni in cui l'Ingegneria Lancia fa molte cose innovative, e gode di una certa libertà in seno alla Direzione Tecnica Fiat. Fu infatti realizzata nel 1981 una Delta Turbo 4x4 in due o tre prototipi, fatti provare ai giornalisti con buon esito. Allora iniziavano ad apparire sul mercato vetture 4x4 e la Lancia ebbe il coraggio di iniziare con una serie di mille vetture derivate da questi prototipi. Ma con i nuovi regolamenti decisi dalla FIA, la Lancia decise di produrne cinquemila esemplari e non più mille: questa, implicitamente, fu una grande affermazione di fiducia nelle capacità del reparto corse. Se infatti non fossero arrivate le vittorie, le vetture sarebbero risultate invendibili! E le vittorie arrivarono, perché Abarth si tuffò letteralmente sul progetto, e partendo da una vettura di produzione cominciò a sviluppare di gran carriera la versione da corsa. Debutto vittorioso a Montecarlo 1987: la Delta diventa il sesto modello vincente della Lancia in quella gara. Da quel momento sembrò iniziare un ciclo virtuoso perché la macchina vinceva, vincendo otteneva ottimi risultati anche di vendite, e noi cominciammo ad essere ascoltati in tutte le nostre richieste pur di rafforzare l'immagine del modello. Le richieste non mancarono, perché la 4WD era stata pensata per tutto tranne che per vincere le corse [...] ===Citazioni non datate=== *{{NDR|Sull'[[Alfa Romeo 155 V6 TI]]}} Tra le particolarità della 155, concesse da regolamento, c'era anche la carenatura degli specchietti laterali. In realtà serviva a pulire dei flussi d'aria che rovinavano l'aerodinamica dell'alettone posteriore.<ref>Citato in Massimo Campi, ''[https://www.motoremotion.it/2021/02/03/alfa-romeo-155-v6-ti-quando-il-biscione-vinceva-in-germania/ Alfa Romeo 155 V6 TI, quando il biscione vinceva in Germania]'', ''motoremotion.it'', 3 febbraio 2021.</ref> {{Int|1=''[https://web.archive.org/web/20100712223603/http://www.alfasport.net/webPage/View.asp?id=432 Intervista all'Ing. Sergio Limone]''|2=''alfasport.net''.|h=4}} *La vettura nel cuore è la [[Lancia Rally 037|037]], un progetto completo, un collage sapiente di parti e tecnologie provate. *{{NDR|Sull'[[Alfa Romeo Sport Prototipo]]}} La vettura è nata in Abarth per il campionato FIA Sport Prototipi nell'88, con motore prima Alfa 10 cilindri, poi Ferrari 12 cilindri interpretato da Abarth per Alfa. Scocca in carbonio, cambio Abarth, aerodinamica studiata in Galleria Fiat: il progetto è stato bloccato a settembre del 1990. {{NDR|«Quindi un'Abarth poi "marchiata" Alfa Romeo?»}} Direi una Alfa progettata a Torino con personale misto Abarth-Alfa Corse: la vettura ha una sigla di progetto Abarth SE..., è stata disegnata a Torino da fornitori Abarth. [...] Il motore era un Ferrari V12 con basamento in ghisa, ridisegnato per le gare di durata: le fusioni erano siglate Abarth, il progetto era Ferrari, il coperchio punterie aveva la sigla Alfa Romeo... {{NDR|«Chi e perché bloccò il progetto?»}} Non ricordo, ma ad un certo punto la Peugeot si trovò sola nel campionato... forse si volle far correre una vettura, la [[Alfa Romeo 155 V6 TI|155]], che aveva estremo bisogno di sportività per cancellare i suoi natali umili... pianale [[Fiat Tipo|Tipo]]! *Se si dispone di una vettura poco adatta alle corse, bisogna saper lavorare sul regolamento per compensare i lati deboli del veicolo su cui si lavora. ==Note== <references /> ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Limone, Sergio}} [[Categoria:Ingegneri italiani]] dzalxoqa5ax8qsp5dr2dn7ac9phyobw Alfa Romeo 155 V6 TI 0 202727 1420192 1412727 2026-07-13T02:15:36Z Danyele 19198 fix di stile 1420192 wikitext text/x-wiki {{voce tematica}} [[File:1993 Alfa Romeo 155 V6 TI DTM ARM.jpg|thumb|upright=1.2|Alfa Romeo 155 V6 TI (1993)]] Citazioni sull{{'}}'''Alfa Romeo 155 V6 TI'''. *{{NDR|Sul [[motore V6 PRV]] della 155 V6 TI '96}} Il V6 del DTM è nato con la clausola che il motore doveva derivare dalla {{NDR|produzione di}} serie e, con un po' di magnanimità, l'interpretazione che i tedeschi dettero alla derivazione dalla serie era: lo stesso angolo di "V" del motore di serie e lo stesso interasse dei cilindri. Questo ha fatto sì che per i primi tre anni abbiamo usato il motore derivato dal V6 Alfa Romeo, quello di normale produzione. Poi i motoristi si sono accorti che la configurazione a 60 gradi non era ottimale, sarebbe stato meglio trovare un 90 gradi. Nella produzione [...] c'era solo un motore a 90 gradi [...] che era quello della Montreal, però aveva i cilindri molto vicini tra di loro, per cui non avrebbe permesso di avere dei pistoni di alesaggio adeguato [...]. E scartabellando nelle varie cose io mi sono accorto che l'Alfa Romeo, a un certo punto, ha cessato di esistere come "Alfa Romeo" ed è confluita nell'"Alfa Lancia Industriale" – per pochi anni, due anni, tre anni... Quindi nella sua storia l'Alfa Romeo ha "prodotto" anche vetture Lancia. Quindi sono andato a pescare l'unico "V" 90 gradi che è esistito in Europa, che è il PRV (Peugeot Volvo Renault) montato anche sull'alto di gamma della Thema. Quindi quella macchina lì ha il motore derivato geometricamente dalla Thema. Poi [...] ho omologato anche quello della Montreal che non ha mai servito a nulla... ma era solo un paravento; in realtà [...] se uno prende i documenti di omologazione del DTM [...] si vede chiaramente che il motore base è il PRV della Lancia Thema – tenuto chiaramente nascosto per motivi di marketing [...]. Motore che è stato anche osteggiato parecchio dalla direzione Fiat perché [...] ormai il DTM aveva la sorte segnata... [...] paradossalmente, non si voleva neanche che la macchina vincesse "troppo"... portare avanti troppi sviluppi, cioè "gonfiare" troppo una cosa che, comunque si sapeva che, dopo l'ultima gara, si sarebbe chiuso l'attività e si sarebbe orientata su altri obiettivi. ([[Sergio Limone]]) *Tra le particolarità della 155, concesse da regolamento, c'era anche la carenatura degli specchietti laterali. In realtà serviva a pulire dei flussi d'aria che rovinavano l'aerodinamica dell'alettone posteriore. ([[Sergio Limone]]) ==Voci correlate== *[[Alfa Romeo (automobilismo)]] *[[Motore V6 PRV]] ==Altri progetti== {{interprogetto|w_preposizione=riguardante l'|preposizione=sull'}} {{S}} [[Categoria:Automobili]] 28f42q3ll804dncxrcuw5wkzdwm8wcc 1420194 1420192 2026-07-13T02:20:15Z Danyele 19198 limature 1420194 wikitext text/x-wiki {{voce tematica}} [[File:1993 Alfa Romeo 155 V6 TI DTM ARM.jpg|thumb|upright=1.2|Alfa Romeo 155 V6 TI (1993)]] Citazioni sull{{'}}'''Alfa Romeo 155 V6 TI'''. *{{NDR|Sul [[motore V6 PRV]] della 155 V6 TI '96}} Il V6 del DTM è nato con la clausola che il motore doveva derivare dalla serie e, con un po' di magnanimità, l'interpretazione che i tedeschi dettero [...] era: lo stesso angolo di "V" del motore di serie e lo stesso interasse dei cilindri. [...] per i primi tre anni abbiamo usato il motore derivato dal V6 Alfa Romeo, quello di normale produzione. Poi i motoristi si sono accorti che la configurazione a 60 gradi non era ottimale, sarebbe stato meglio trovare un 90 gradi. Nella produzione [...] c'era solo un motore a 90 gradi [...] che era quello della Montreal, però aveva i cilindri molto vicini tra di loro, per cui non avrebbe permesso di avere dei pistoni di alesaggio adeguato [...]. E scartabellando [...] mi sono accorto che l'Alfa Romeo, a un certo punto, ha cessato di esistere come "Alfa Romeo" ed è confluita nell'"Alfa Lancia Industriale" – per pochi anni, due anni, tre anni... Quindi nella sua storia l'Alfa Romeo ha "prodotto" anche vetture Lancia. Quindi sono andato a pescare l'unico "V" 90 gradi che è esistito in Europa, che è il PRV (Peugeot Volvo Renault) montato anche sull'alto di gamma della [[Lancia Thema|Thema]]. Quindi quella macchina lì ha il motore derivato geometricamente dalla Thema. Poi [...] ho omologato anche quello della Montreal che [...] era solo un paravento; in realtà [...] se uno prende i documenti di omologazione del DTM [...] si vede chiaramente che il motore base è il PRV della Lancia Thema – tenuto chiaramente nascosto per motivi di marketing [...]. Motore che è stato anche osteggiato parecchio dalla direzione Fiat perché [...] ormai il DTM aveva la sorte segnata... [...] paradossalmente, non si voleva neanche che la macchina vincesse "troppo"... portare avanti troppi sviluppi, cioè "gonfiare" troppo una cosa che, comunque si sapeva che, dopo l'ultima gara, si sarebbe chiuso l'attività e si sarebbe orientata su altri obiettivi. ([[Sergio Limone]]) *Tra le particolarità della 155, concesse da regolamento, c'era anche la carenatura degli specchietti laterali. In realtà serviva a pulire dei flussi d'aria che rovinavano l'aerodinamica dell'alettone posteriore. ([[Sergio Limone]]) ==Voci correlate== *[[Alfa Romeo (automobilismo)]] *[[Motore V6 PRV]] ==Altri progetti== {{interprogetto|w_preposizione=riguardante l'|preposizione=sull'}} {{S}} [[Categoria:Automobili]] q14zqdrb408bv1v3f00koritylx82qv Sport Utility Vehicle 0 205124 1420184 1380520 2026-07-13T01:45:00Z Danyele 19198 +2 1420184 wikitext text/x-wiki {{voce tematica}} [[File:1947WillysWagon.jpg|thumb|Una Jeep Wagon del 1947, modello dal quale si svilupperanno i moderni SUV]] Citazioni sullo '''Sport Utility Vehicle''' o '''SUV'''. *C'è una curiosa schizofrenia delle Suv: nascono per la campagna, ma si usano in città e quasi mai se ne sfruttano le caratteristiche. ([[Mike Robinson (designer)|Mike Robinson]]) *{{NDR|Nel 2023}} L'attuale tendenza dei SUV sembra avere poco a che fare con la loro definizione di Sport Utility Vehicle. Questi veicoli non sembrano offrire molta praticità per il trasporto, e la loro ergonomia spesso lascia a desiderare. ([[Enrico Fumia]]) *{{NDR|Nel 2022}} L'era delle Suv durerà a lungo. Gli automobilisti le amano per la posizione di guida rialzata, che dà sicurezza, e per la modularità. Però le restrizioni sulla CO2 non le rendono ottimali, in termini di efficienza. ([[Linda Jackson]]) *Le Suv per me sono state fantastiche, perché hanno dato dignità alle due volumi, auto che nessuno sognava. Poi, è arrivato qualcuno che ha detto: «Alziamole da terra, mettiamole delle gomme grosse, facciamole più grintose». E sono diventate di moda. ([[Mike Robinson (designer)|Mike Robinson]]) *Peccato che sono sempre più grandi e costose. E non entrano nei garage. A volte le guardo e penso che servano solo a salire sulle aiuole dei parcheggi dei supermercati. ([[Paolo Martin]]) *{{NDR|Nel 2013}} Se oggi si vendono soltanto SUV [...] significa che a vincere sono esigenze pratiche. L'acquisto di un'auto comporta un impegnativo investimento di denaro ed è finita l'epoca del piacere emozionale che non è più la prima motivazione d'acquisto e nemmeno la seconda e probabilmente nemmeno la terza. ([[Carlo Cavicchi]]) ==Voci correlate== *[[Familiare]] *[[Monovolume]] ==Altri progetti== {{interprogetto|wikt=SUV|w_preposizione=riguardante lo|preposizione=sullo}} [[Categoria:Tipi di automobili]] 8t7ypwsbuqizkpbo0loji6j2ykwjwqr Piper Laurie 0 207985 1420224 1391991 2026-07-13T07:50:48Z Spinoziano 2297 /* Filmografia */ 1420224 wikitext text/x-wiki [[File:Piper Laurie, August 1954.jpg|thumb|Piper Laurie nel 1954]] '''Piper Laurie''', pseudonimo di '''Rosetta Jacobs''' (1932 – 2023), attrice statunitense. ==Citazioni su Piper Laurie== *Scelta spesso negli anni Cinquanta per i ruoli dell'ingenua, anche a causa del suo aspetto fisico ‒ capelli rossi, lineamenti minuti e spiritosi ‒, ha saputo imporre successivamente con tenacia il suo talento drammatico. ([[Francesco Costa (scrittore)|Francesco Costa]]) ==Filmografia== {{div col}} *''[[L'avventuriero della Luisiana]]'' (1953) *''[[Lo spaccone]]'' (1961) *''[[Carrie - Lo sguardo di Satana]]'' (1976) *''[[Uccelli di rovo]]'' – miniserie TV (1983) *''[[Ai confini della realtà (serie televisiva 1985)|Ai confini della realtà]]'' – serie TV, 1 episodio (1985) *''[[La signora in giallo]]'' – serie TV, 1 episodio (1985) *''[[Figli di un dio minore]]'' (1986) *''[[I segreti di Twin Peaks (film)|I segreti di Twin Peaks]]'' (1990) *''[[I segreti di Twin Peaks]]'' – serie TV, 27 episodi (1990-1991) *''[[E.R. - Medici in prima linea]]'' – serie TV, 2 episodi (1995-1996) *''[[Will & Grace]]'' – serie TV, 1 episodio (2000) *''[[Law & Order - Unità vittime speciali]]'' – serie TV, 1 episodio (2001) *''[[Dead Like Me]]'' – serie TV, 1 episodio (2004) *''[[Cold Case - Delitti irrisolti]]'' – serie TV, 1 episodio (2005) {{div col end}} ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{s}} {{DEFAULTSORT:Laurie, Piper}} [[Categoria:Attori statunitensi]] objtkvreyxw4rkvgvtdnwtaujms3udq Motore V6 PRV 0 211421 1420193 1370079 2026-07-13T02:19:57Z Danyele 19198 limature 1420193 wikitext text/x-wiki {{Voce tematica}} [[File:PRVenginevolvo.jpg|thumb|Motore V6 PRV]] Citazioni sul '''motore V6 PRV''' ('''P'''eugeot, '''R'''enault, '''V'''olvo). *{{NDR|Sul V6 PRV dell'[[Alfa Romeo 155 V6 TI]] '96}} Il V6 del DTM è nato con la clausola che il motore doveva derivare dalla serie e, con un po' di magnanimità, l'interpretazione che i tedeschi dettero [...] era: lo stesso angolo di "V" del motore di serie e lo stesso interasse dei cilindri. [...] per i primi tre anni abbiamo usato il motore derivato dal V6 Alfa Romeo, quello di normale produzione. Poi i motoristi si sono accorti che la configurazione a 60 gradi non era ottimale, sarebbe stato meglio trovare un 90 gradi. Nella produzione [...] c'era solo un motore a 90 gradi [...] che era quello della Montreal, però aveva i cilindri molto vicini tra di loro, per cui non avrebbe permesso di avere dei pistoni di alesaggio adeguato [...]. E scartabellando [...] mi sono accorto che l'Alfa Romeo, a un certo punto, ha cessato di esistere come "Alfa Romeo" ed è confluita nell'"Alfa Lancia Industriale" – per pochi anni, due anni, tre anni... Quindi nella sua storia l'Alfa Romeo ha "prodotto" anche vetture Lancia. Quindi sono andato a pescare l'unico "V" 90 gradi che è esistito in Europa, che è il PRV (Peugeot Volvo Renault) montato anche sull'alto di gamma della [[Lancia Thema|Thema]]. Quindi quella macchina lì ha il motore derivato geometricamente dalla Thema. Poi [...] ho omologato anche quello della Montreal che [...] era solo un paravento; in realtà [...] se uno prende i documenti di omologazione del DTM [...] si vede chiaramente che il motore base è il PRV della Lancia Thema – tenuto chiaramente nascosto per motivi di marketing [...]. Motore che è stato anche osteggiato parecchio dalla direzione Fiat perché [...] ormai il DTM aveva la sorte segnata... [...] paradossalmente, non si voleva neanche che la macchina vincesse "troppo"... portare avanti troppi sviluppi, cioè "gonfiare" troppo una cosa che, comunque si sapeva che, dopo l'ultima gara, si sarebbe chiuso l'attività e si sarebbe orientata su altri obiettivi. ([[Sergio Limone]]) ==Voci correlate== *[[Peugeot]] *[[Renault]] ==Altri progetti== {{interprogetto|w_preposizione=riguardante il|preposizione=sul}} {{S}} [[Categoria:Motori]] ih3l2itp0fxv737f7hhrpuf4530yfwk Alfa Romeo Junior 0 211563 1420196 1347120 2026-07-13T02:22:34Z Danyele 19198 fix di stile 1420196 wikitext text/x-wiki {{voce tematica}} [[File:Alfa Romeo Junior Leonberg 2024 IMG 0970.jpg|thumb|upright=1.2|Alfa Romeo Junior (2024)]] Citazioni sull{{'}}'''Alfa Romeo Junior''', nota inizialmente come '''Alfa Romeo Milano'''. ==Citazioni== *La cosa più importante era fare una macchina che fosse fedele all'aspetto sportivo, ma anche elegante. Non volevamo prendere elementi fuori contesto perché quello sarebbe stato un errore. La domanda che ci siamo fatti era: come facciamo a creare un'Alfa Romeo con un buon livello di sportività, che sembra agile e snella e che abbia qualche elemento effettivamente caratterizzante, come per esempio la coda tronca, e che unisca il bisogno di un'ottima dinamica alla bellezza? ([[Alejandro Mesonero-Romanos]]) *{{NDR|Sul nome "Milano"}} La creazione del prodotto avviene in Italia. Il design è fatto in Italia. L'ingegnerizzazione è fatta in Italia. Il fatto che l'auto venga assemblata in un altro Paese non significa che non sia italiana. ([[Carlos Tavares]]) *La mia prima auto è stata un'Alfa Sprint. Quando l'abbiamo comprata, se fosse stata del 15% o del 20% più costosa, la conclusione sarebbe stata che la mia prima auto non sarebbe stata un'Alfa Romeo. La risposta è semplice: possiamo produrre tutte le Alfa Romeo in Italia, ma non avrete una Milano a 30.000 euro. Forse l'avreste a 40.000 euro. [...] il punto è che se dovete finanziare il vostro futuro con la vostra redditività, per garantire la sostenibilità del marchio, se dovete allargare la vostra base di clienti e conquistare i più giovani affinché acquistino varie Alfa Romeo nella loro vita, dovete essere in grado, a un certo punto, di conquistarli partendo dal prezzo che possono pagare. In questo caso, la Milano è un esercizio molto intelligente perché fa soldi a 30.000 euro. ([[Carlos Tavares]]) *{{NDR|Sul nome "Milano"}} Un'auto chiamata Milano non si può produrre in Polonia. [...] non bisogna dare indicazioni che inducano in errore il consumatore. Sarebbero indicazioni fallaci legate in maniera esplicita alle indicazioni geografiche. Quindi un'auto chiamata Milano si deve produrre in Italia, altrimenti si dà un'indicazione fallace che non è consentita dalla legge italiana. ([[Adolfo Urso]]) ===[[Alberto Sabbatini]]=== {{cronologico}} *Contrordine, ci siamo sbagliati! L'improvviso cambio di nome della nuova compatta sportiva Alfa Romeo da "Milano" a "Junior" ha del clamoroso. E farà discutere non poco. Non era mai successo nella storia dell'automotive che un'auto cambiasse improvvisamente nome appena dopo il lancio. Nell'imminenza sì, ma a presentazione già avvenuta mai. Mercoledi sera 10 aprile l'auto era stata lanciata in pompa magna con il nome Milano, con una frizzante world premiere proprio nella capitale lombarda. Appena cinque giorni dopo i vertici Alfa [...] hanno deciso di cancellare quel nome che aveva suscitato tante polemiche e ribattezzarla "Junior". Come la mitica Giulia GT Sprint del 1966 con motore 1.3 litri il cui nomignolo ne sottolineava proprio la cilindrata inferiore rispetto alla sorella maggiore 1600. *Il motivo del cambio di nome lo sappiamo [...]: spezzare la tensione politica che si era creata con le dichiarazioni del ministro del made in Italy, Adolfo Urso, che aveva più o meno apertamente accusato l'Alfa Milano di "illegalità". [...] La tesi [...] era che battezzando la piccola Alfa Romeo col nome della città lombarda, si faceva credere alla gente che fosse un'auto costruita in Italia quando invece è assemblata in Polonia. Un'accusa grave. Ma anche una forzatura esagerata. Perché se [...] si fosse andati verso un contenzioso legale, Alfa Romeo avrebbe vinto a mani basse un'eventuale causa. Perché Urso ha preso a pretesto una legge, quella dell'Italian Sounding, che è stata creata [...] per tutelare la falsificazione dei prodotti italiani con nomi storpiati che per assonanza richiamano l'italianità quando sotto non c'è niente di italiano. Ma che è esagerato abbinare alla faccenda Alfa Milano. Quella legge è stata scritta per salvaguardare i prodotti italiani dal fake, dalle imitazioni [...]. Ma l'Alfa Romeo Milano non è come il parmesan: è veramente italiana. È un'auto pensata, disegnata e progettata in Italia. Da stilisti italiani e ingegneri del nostro Paese. Sviluppata e messa a punto da esperti tecnici italiani sulla pista di Balocco [...]. E soprattutto porta sul cofano un Marchio italiano che appartiene a un'azienda di proprietà almeno per metà di azionisti italiani. Insomma, caro Ministro, la Milano non è proprio la stessa cosa del parmesan cheese proveniente dai Paesi dell'est. *Alfa Romeo ci guadagna di sicuro tanta pubblicità extra e un nome bellissimo per la sua piccola compatta sportiva. Junior era la seconda scelta nella rosa dei nomi dopo Milano, ma le era stato preferito l'altro perché evocava le origini lombarde di Alfa. Invece non c'è dubbio che Junior sia un nome azzeccatissimo: perfetto come simbologia, tradizione e significato per un'Alfa sportiva di piccole dimensioni. ==Altri progetti== {{interprogetto|preposizione=sull'|w_preposizione=riguardante l'}} [[Categoria:Automobili]] g9xzda1attq4y6vmafx427ztgin3nxe Peccato (film) 0 211762 1420243 1328133 2026-07-13T08:35:32Z Spinoziano 2297 wlink 1420243 wikitext text/x-wiki {{Film |titolo italiano = Peccato |immagine = Bette davis beyond the forest.jpg |didascalia = [[Bette Davis]] in una scena del film |genere = noir |regista = [[King Vidor]] |soggetto = [[Stuart Engstrand]] ''(romanzo)'' |sceneggiatore = [[Lenore J. Coffee]] |attori = *[[Bette Davis]]: Rosa Moline *[[Joseph Cotten]]: Louis Moline *[[David Brian]]: Neil Latimer *[[Ruth Roman]]: Carol Lawson *[[Minor Watson]]: Moose Lawson *[[Dona Drake]]: Jenny *[[Regis Toomey]]: Sorren *[[Sarah Selby]]: Mildred Sorren |doppiatori originali = *[[Olan Soule]]: narratore |doppiatori italiani = *[[Lydia Simoneschi]]: Rosa Moline *[[Emilio Cigoli]]: Louis Moline *[[Mario Pisu]]: Neil Latimer *[[Rosetta Calavetta]]: Carol Lawson *[[Mario Besesti]]: Moose Lawson *[[Rina Morelli]]: Jenny *[[Lauro Gazzolo]]: Sorren *[[Marcella Rovena]]: Mildred Sorren *[[Manlio Busoni]]: narratore }} '''''Peccato''''', film statunitense del 1949 con [[Bette Davis]] e [[Joseph Cotten]], regia di [[King Vidor]]. ==Frasi== {{cronologico}} *Ecco la via principale di una cittadina nordamericana: Loyalton. Le strade sono deserte, ogni attività è sospesa, tranne quella dell'unico stabilimento: la segheria. La segheria è il cuore di Loyalton, e ne segna il ritmo. La gente si sveglia all'urlo della sua sirena, va a lavorare, pranza e torna a casa sempre al comando di quella sirena. E chi ha la camera da letto di fronte alla segheria, deve dormire con le imposte serrate per impedire alla fiamma della fornace, che brucia la segatura e che avvampa il cielo, di farsi strada attraverso le ciglia, attraverso i sogni. ('''Narratore''') *Vivere a Loyalton è come stare in una casa col morto aspettando che cominci il funerale. O peggio ancora, è come star distesi nella bara in attesa che ti portino via. ('''Rosa''') *Avrei potuto cambiare la vita di tutti noi, avrei potuto salvare la mia. Ma che sono le [[Parola|parole]]? Nient'altro che suoni. Non quello che io sento. ('''Sorren''') *C'è solo una persona in questa città che fa qualche cosa di utile: è il [[Necroforo|beccamorti]]. La ripulisce. ('''Rosa''') *È bello fare il [[medico]] condotto. In principio volevo specializzarmi, essere quel genere di medici che dicono: «No, no no no, non tutta la gola, tonsille esclusivamente. E solo la sinistra». Poi ci assegnarono un vecchio professore per un corso, credo di ricordare parola per parola ciò che disse: «Figlioli, non disprezzate il medico generico: è un coltivatore che cura il seme, la terra e il raccolto, il cibo dell'uomo. Lo specialista è come un giardiniere che cura i fiori di serra per ornare il seno delle dame». Allora decisi di fare il coltivatore. ('''Louis''') *Sai cos'è l'[[attesa]], Jenny? È come un fuoco che brucia le vene. Andiamo a [[Chicago]], città di vita, città di gioia. ('''Rosa''') ==Dialoghi== {{cronologico}} *'''Rosa''': Che stamberga.<ref>In lingua originale: "''What a dump''". Dopo un sondaggio tenuto negli USA nel 2005 dall'[[w:American Film Institute|American Film Institute]], che è andato a comporre l'''[[w:AFI's 100 Years... 100 Movie Quotes|AFI's 100 Years... 100 Movie Quotes]]'', questa citazione è stata inserita al 62° posto nella classifica AFI delle cento battute più celebri della storia del cinema.</ref><br>'''Louis''': Aspetta a odiarla che l'abbia pagata. *'''Louis''': È per questo che fa piacere abitare in un posticino come Loyalton: non si è soltanto un numero sulla porta, la gente si interessa a noi, ci vuol bene.<br>'''Rosa''': Che bella soddisfazione, sei di facile contentatura tu. Io più sono odiosa a questa gente, più mi rallegro di essere diversa da loro. *'''Carol''': Ci si rende conto che il vecchio medico di famiglia sa sempre condire la medicina con un po' di psicologia.<br>'''Louis''': Giusto. Non solo deve riconoscere la malattia, ma anche la causa. Come l'altro giorno, quando vidi la signora Reynolds con un'eruzione in faccia, dissi fra me: «Scommetto che sua suocera è venuta a farle visita. Non può sfogarsi a parolacce e allora sfoga a [[Foruncolo|foruncoli]]». *'''Rosa''': Quando penso a tutto quello che mi occorre, mi sembra d'essere uno stomaco vuoto che non sente ragioni.<br>'''Louis''': Rosa, senti cara, non devi angustiarti così. Ieri sera a cena riparlavo di quel mio vecchio professore, ricordi? Come il medico è un coltivatore, il [[malato]] dovrebbe esserlo anche lui. Sapere cosa distruggere e cosa coltivare. E tu fai tutto alla rovescia: spazzi via le buone piante e i fiori, e coltivi le erbacce. Non ti tormentare, Rosa. Se un uomo frustasse un cane come tu frusti te stessa, andrebbe in prigione. ==Citazioni su ''Peccato''== *Nessuno è buono come [[Bette Davis|Bette]] quando fa la cattiva! (frase di lancio<ref>Citato in Laura, Luisa e Morando Morandini, ''il Morandini: dizionario dei film 2001'', Zanichelli, Bologna, 2000, p. 967. ISBN 88-08-03105-5</ref>) *Tratto da un romanzo di Stuart Engstrand, è un film sotto il segno dell'eccesso, un noir esasperato, dominato dal chiaroscuro (fotografia di Robert Burks), così oltraggiosamente cattivo da diventare buono. (''[[il Morandini]]'') ==Note== <references /> ==Altri progetti== {{interprogetto}} [[Categoria:Film noir]] iyv4a2pu85m55jsmxshrefpyf81v5jm Sissy Spacek 0 216465 1420222 1357949 2026-07-13T07:40:02Z Spinoziano 2297 typo, + film 1420222 wikitext text/x-wiki [[File:Sissy Spacek by David Shankbone (cropped).jpg|thumb|Sissy Spacek nel 2010]] {{Premio|Oscar| '''''[[La ragazza di Nashville]]''''' *Miglior attrice (1981) }} '''Sissy Spacek''', nata '''Mary Elizabeth Spacek''' (1949 – vivente), attrice e cantante statunitense. ==Citazioni su Sissy Spacek== *Ciò che resta del passato sono le carriere che hanno avuto grandi picchi magari con momenti di down. Delle carriere medie, anche se appartengono ad attori bravissimi, la gente si scorda. Penso a Sissy Spacek. Quando lavorava, ogni anno arrivava un Oscar o una nomination, ma non la vediamo e non la sentiamo più. Avrà avuto motivazioni personali, figli, si sarà scocciata di invecchiare e di andare ai provini per sentirsi dire "no no no" e si sarà detta sai cosa c'è, me ne vado e faccio un altro mestiere. Fatto sta che nessuno ce l'ha più in testa. ([[Isabella Rossellini]]) ==Filmografia== {{div col}} *''[[Carrie - Lo sguardo di Satana]]'' (1976) *''[[JFK - Un caso ancora aperto]]'' (1991) *''[[Una storia vera]]'' (1999) *''[[In the Bedroom]]'' (2001) *''[[The Ring 2]]'' (2005) *''[[The Help]]'' (2011) {{div col end}} ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{s}} {{DEFAULTSORT:Spacek, Sissy}} [[Categoria:Attori statunitensi]] [[Categoria:Cantanti statunitensi]] 20nbd7biqghsq1ea6k9y2w1mo4gtr48 Festival di Sanremo 2010 0 217259 1420179 1391158 2026-07-13T01:34:06Z Danyele 19198 wikilink 1420179 wikitext text/x-wiki {{voce tematica}} [[File:ValerioScanuLaMaddalena1.JPG|thumb|[[Valerio Scanu]], vincitore del Festival di Sanremo 2010]] Citazioni sul '''Festival di Sanremo 2010'''. *Il Sanremo del 2010? Sì, è stato un successo ma so che molti cantanti non sono voluti venire proprio perché lo presentavo io, perché ero troppo pop, "sapevo troppo di sugo". ([[Antonella Clerici]]) *La mia partecipazione a Sanremo? Una barzelletta, parte come una barzelletta. [...] Uscivamo da un grande successo tv, io da ''Ballando con le stelle'' e con Pupo avevo co-condotto ''I raccomandati''. Ci chiamarono e ci dissero: "abbiamo un po' paura, questa è un'edizione un po' debole. Dobbiamo trovare qualcosa per fare un po' di casino". E chi chiamare per fare casino? Ghinazzi e Savoia. [...] Enzo ha scritto la melodia della canzone, io ho scritto le parole. Siamo andati a Sanremo e abbiamo quasi vinto. Era la prima volta che cantavo. ([[Emanuele Filiberto di Savoia (1972)|Emanuele Filiberto di Savoia]]) ==Altri progetti== {{interprogetto|w_preposizione=riguardante il|preposizione=sul}} {{S}} [[Categoria:Edizioni del Festival di Sanremo| 2010]] [[Categoria:Eventi degli anni 2010]] 5xjdvbxxo7p7zqqvn5i53vwn2ifk97e Gawain 0 225608 1420218 1420059 2026-07-13T07:28:51Z Skekzilla 17056 /* Voci correlate */ 1420218 wikitext text/x-wiki [[File:Arthur-Pyle Sir Gawaine the Son of Lot, King of Orkney.JPG|thumb|Illustrazione di Gawain]] '''Gawain''', noto anche come '''Galvano''', personaggio del ciclo bretone e delle leggende arturiane. ==Citazioni di Gawain== *{{NDR|Su [[Lancillotto]]}} Lui è il più bravo ed il più coraggioso. Perché, dunque, non è mai qui? Senza Lancillotto, questa tavola è niente. C'è qualcuno qui che non lo consideri un dio? Ed ora è allontanato da noi dalla bramosia di una donna. (''[[Excalibur]]'') ===[[Thomas Malory]]=== {{cronologico}} *Ser Lancillotto, poi, se non fosse per una sola pecca sarebbe superiore a ogni altro. Ma così come stanno le cose, è proprio come noi; solo che si assume le fatiche maggiori. *Se ne dovesse derivare ostilità o guerra tra noi e Lancillotto, sta' certo che molti re e molti potenti signori sceglierebbero di schierarsi con lui. E poi, fratello [...] devi sempre tenere a mente che Lancillotto ha salvato più di una volta il re e la regina, e che anche i migliori tra noi si sarebbero sentiti gelare il cuore in varie occasioni se egli non fosse stato il più valoroso e non lo avesse dimostrato molto spesso. *Capita spesso che agiamo per quel che crediamo il meglio, e che finisce poi per dimostrarsi il peggio. *Da oggi in poi cercherò Lancillotto fino al giorno in cui uno dei due avrà ucciso l'altro. Intendo vendicarmi e vi chiedo di prepararvi alla guerra. Se non volete perdere il mio servigio e il mio affetto, affrettatevi a mettere alla prova i vostri amici. Giuro su Dio che, anche se dovessi inseguire Lancillotto per sette regni, lo ucciderò a costo della vita. *Se non fosse stato per il papa, io mi sarei battuto con te in singolare tenzone e avrei provato sulla tua persona la tua falsità nei confronti di Artù e miei. E lo farò, una volta che avrai lasciato queste terre, dovunque riuscirò a trovarti! *Io, ser Galvano, cavaliere della Tavola Rotonda, voglio che tutto il mondo sappia che mi sono dato la morte non per colpa tua ma mia. Perciò, ser Lancillotto, ti supplico di tornare nel regno per visitare la mia tomba e per recitare su di essa una preghiera, lunga o breve che sia, per la salvezza della mia anima. Oggi, nello stesso giorno in cui scrivo questa lettera, fui ferito a morte là dove la tua mano mi colpì per prima, e non avrei potuto essere ucciso da un braccio più nobile. ==Citazioni su Gawain== ===[[Thomas Malory]]=== {{cronologico}} *Solo i campioni migliori del mondo potranno maneggiare questa spada, cioè Lancillotto e suo figlio Galahad. E con quest'arma Lancilotto ucciderà ser Galvano, il nipote di re Artù. ([[Mago Merlino]]) *{{NDR|[[Sir Gareth]]}} non volle più accompagnarsi a quell'uomo vendicativo che, quando odiava, era pronto anche a commettere omicidi. E a ser Gareth questo ripugnava. *Quanto a madama la regina, non un solo cavaliere al mondo, salvo la persona di vostra altezza e il mio signore ser Galvano, oserebbe provare sul mio corpo che ella vi ha tradito! ([[Lancillotto]]) *Ser Galvano aveva ricevuto da un sant'uomo un dono miracoloso che gli aveva permesso di farsi molto onore: ogni giorno dell'anno, dalle nove a mezzogiorno, la sua forza cresceva fino ad arrivare a triplicarsi. Per questo re Artù, che era il solo a saperlo, aveva ordinato che tutte le tenzoni che si fossero svolte alla propria presenza, di qualunque genere e per ogni tipo di lite, avessero inizio alle nove del mattino: in tale modo il partito per il quale si fosse battuto il nipote avrebbe avuto sempre il sopravvento nel corso delle tre ore in cui la forza di Galvano raggiungeva il suo culmine. *Solo in te e in ser Lancillotto riposavano la mia letizia e la mia fiducia. Adesso che ho perduto entrambi, tutto il conforto che avevo sulla terra mi abbandona! ([[Re Artù]]) ==Voci correlate== *[[Re Artù]], zio *[[Cavalieri della Tavola Rotonda]] *[[Sir Gareth]], fratello *[[Igraine]], nonna ==Altri progetti== {{interprogetto}} [[Categoria:Cavalieri della Tavola Rotonda]] a7t8svnlozc08pwekdzwv3yezxvrpx7 Mordred 0 225612 1420219 1420039 2026-07-13T07:29:19Z Skekzilla 17056 /* Voci correlate */ 1420219 wikitext text/x-wiki [[File:Sir Mordred by H. J. Ford.png|thumb|Illustrazione di Mordred]] '''Mordred''', personaggio del ciclo bretone e delle leggende arturiane. ==Citazioni di Mordred== ===''[[Excalibur]]''=== *{{NDR|«Non posso darti la terra, solo il mio amore.»}} Quella è la sola cosa di te che non voglio! *I cavalieri della ricerca hanno fallito. Sono morti tutti, e morto lo sei anche tu! Tornerò e prenderò la tua Camelot con la forza. *{{NDR|[[Ultime parole dai film|Ultime parole]]}} Vieni, padre. E ora di abbracciarci, finalmente! ===[[Thomas Malory]]=== {{cronologico}} *Vi dico apertamente che {{NDR|[[Sir Breunor]]}} è un bravo cavaliere, e che si proverà nobile e prode. Se non si tiene ancora saldo in sella è solo perché gliene mancano la pratica e l'esperienza, ma quando è il momento di maneggiare la spada sa colpire con forza e valentia, ed è ciò che hanno compreso ser Bleoberis e ser Palamede che, da uomini scaltriti dall'uso delle armi, sanno giudicare dal modo di cavalcare di un avversario se saranno in grado di rovesciarlo di sella o di assestagli un buon colpo. Ma per lo più essi non sono disposti a combattere a piedi con i giovani cavalieri, che sono agili e vigorosi. *Se vedrete balenare anche una sola lama mouvete con coraggio all'attacco e uccidete quanti vi si parano innanzi, perché non mi fido affatto di questa tregua e so bene che mio padre vorrà vendicarsi di me. ==Citazioni su Mordred== *Il messaggio di odio che Mordred ha portato apparirà con un nome diverso, un volto diverso, ma finchè riusciremo a mantenere in vita il sogno e gli ideali di Camelot nei nostri cuori saremo sempre vincitori. ([[Re Artù]], ''[[Principe Valiant]]'') *Io troverò un uomo e darò vita a un dio. ([[Fata Morgana (mitologia)|Fata Morgana]], ''[[Excalibur]]'') *Ora potrei anche ucciderti, fratello. Ma voglio che tu viva per vedere nostro figlio divenire re. ([[Fata Morgana (mitologia)|Fata Morgana]], ''[[Excalibur]]'') ===[[Thomas Malory]]=== {{cronologico}} *Poi re Artù fece cercare, sotto pena di morte, tutti i bambini che erano nati il primo di maggio concepiti da baroni e da dame, perché Merlino gli aveva detto che proprio in quella data aveva visto la luce di colui che lo avrebbe ucciso. Tra i numerosi figli di signori scovati e mandati a corte, si trovava anche Mordred, il figlio della moglie di re Lot.<br>I fanciulli vennero messi su una nave che fu lasciata alla deriva sul mare, ma il caso volle che essa naufragasse ai piedi di un castello e che tutti i bambini morissero salvo proprio Mordred che ne era stato scagliato fuori e che fu ritrovato da un buon uomo che lo allevò. Quando poi il fanciullo ebbe compiuto i quattordici anni, fu mandato a corte, come narreremo verso la fine del libro della Morte di Artù. Ora diremo che i baroni del regno furono molto addolorati per la morte dei loro figli e ne incolparono più Merlino che Artù, ma poi rimasero in pace sia per timore sia per lealtà nei confronti del sovrano. *[[Lamorak|Ser Lamorak]] si separò da Lancillotto e ripartì da solo, e fu così che [[Gawain|ser Galvano]] e i suoi tre fratelli [[Agravaine|Agravano]], [[Gaheris]] e Mordred andarono ad attenderlo in un luogo appartato: gli uccisero il cavallo poi lo assalirono tutti insieme, di fronte, alle spalle e ai lati e, dopo più di tre ore di combattimento, ché ser Lamorak si difendeva da valoroso, ser Mordred gli aprì una profonda ferita nella schiena e gli altri lo fecero a pezzi. *Ser Mordred, ser Agravano e molti altri della corte non ci perdono d'occhio e parlano del nostro amore. Li temo più per voi che per me perché, se del caso, io potrei fuggire o sbarazzarmene, mentre voi non potreste che rimanere qui a subire le maldicenze; e se doveste trovarvi in pericolo per aver commesso volontariamente qualche leggerezza, non potreste avere altro aiuto che il mio e quello dei miei parenti. ([[Lancillotto]]) *A ser Mordred era stato dunque affidato il governo di tutta l'Inghilterra. Egli allora fece vergare delle false lettere fingendo che provenissero dal continente, in cui era scritto che re Artù era stato ucciso nel corso della guerra contro ser Lancillotto; quindi convocò a parlamento tutti i baroni e si fece eleggere re. L'incoronazione avvenne a Canterbury e fu seguita da festeggiamenti che durarono quindici giorni.<br>Dopo di che, ser Mordred si recò a Winchester e dichiarò apertamente alla regina (che però era moglie del re, allo stesso tempo suo zio e padre) che intendeva sposarla e perparò le nozze fissando il giorno del matrimonio. Ginevera, pur profondamente addolorata, gli rispose con cortesia e finse di sottomettersi al suo volere; tuttavia espresse il desiderio di recarsi a Londra per comprare quanto le sarebbe occorso per gli sponsali. *Così si comportavano gli uomini di allora: amavano di più ser Mordred che il nobile Artù e molti andarono a dire all'usurpatore che sarebbero stati con lui nella buona come nella cattiva sorte. Allora ser Mordred, che aveva sentito dire che Artù sarebbe sbarcato a Dover, vi si portò con grande esercito allo scopo di sconfiggerlo e di scacciarlo dalle sue stesse terre. *Ser Mordred si unì ai suoi, ed ebbe inizio la battaglia più funesta che si sia mai vista in terra cristiana: vi furono attacchi impetuosi e galoppare di cavalli, affondi e fendenti, colpi mortali e accenti minacciosi da entrambe le parti. Re Artù non cessava di attraversare le formazioni di ser Mordred compiendo molte prodezze degne di un nobile sovrano senza mai venir meno al proprio ruolo, ma anche ser Mordred non si tirava indietro e più volte mise se stesso in grave pericolo. *Ser Mordred si scagliò a sua volta contro di lui brandendo la spada, ma il re già gli affondava la lancia sotto lo scudo e gliela faceva fuoriuscire dal corpo per più di un braccio. E quando l'usurpatore comprese che non sarebbe potuto sfuggire alla morte, si slanciò con tutte le proprie forze in avanti trafiggendosi fino all'impugnatura dell'asta, poi calò la spada tenuta con entrambe le mani sul proprio padre e lo raggiunse a un lato della testa trapassandogli l'elmo e il crano. Subito dopo si accasciava a terra morto. ==Voci correlate== *[[Re Artù]], padre o zio *[[Cavalieri della Tavola Rotonda]] *[[Sir Gareth]], fratello *[[Gawain]], fratello *[[Igraine]], nonna ==Altri progetti== {{interprogetto}} [[Categoria:Cavalieri della Tavola Rotonda]] [[Categoria:Sovrani mitologici]] r1qzswy9rm9eeqkcgkfykryqgwoagr0 Tristano e Isotta (opera) 0 225713 1420209 1419883 2026-07-13T06:48:08Z Skekzilla 17056 1420209 wikitext text/x-wiki [[File:Joseph Albert - Ludwig und Malwine Schnorr von Carolsfeld - Tristan und Isolde, 1865f.jpg|thumb|Ludwig e Malwine Schnorr von Carolsfeld interpretando i protagonisti durante la produzione originale dell'opera nel 1865.]] '''''Tristano e Isotta''''' ('''''Tristan und Isolde'''''), opera lirica in tre atti del 1865, composta da [[Richard Wagner]]. ==[[Incipit]]== ===Originale=== {{maiuscoletto|'''STIMME EINES JUNGEN SEEMANNS'''}}<br>(''aus der Höhe, wie vom Mast her, vernehmbar'')<br>Westwärts<br>schweift der Blick;<br>ostwärts<br>streicht das Schiff.<br>Frisch weht der Wind<br>der Heimat zu:<br>mein irisch Kind,<br>wo weilest du?<br>Sind's deiner Seufzer Wehen,<br>die mir die Segel blähen?<br>Wehe, wehe, du Wind!<br>Weh, ach wehe, mein Kind!<br>Irische Maid,<br>du wilde, minnige Maid! ===Guido Manacorda=== {{maiuscoletto|'''VOCE DI UN GIOVANE MARINAIO'''}}<br>(''si sente come se venisse dall’alto dell'albero'')<br>Verso occidente<br>erra lo sguardo;<br>verso oriente<br>scivola il naviglio.<br>Fresco soffia il vento<br>verso la patria:<br>mia fanciulla d'Irlanda,<br>dove te ne stai?<br>Sono gli aliti dei tuoi sospiri,<br>che mi gonfiano le vele?<br>Ve', ve', o vento!...<br>Ve', ah ve', mia bimba!...<br>o fanciulla d'Irlanda,<br>o selvaggia, amorosa fanciulla! ==Citazioni== *Un dominatore del mondo | è l'eroe [[Tristano]]! ('''Kurwenal''': atto I, scena II) *Il "Tantris" | con inquieta astuzia ei si nomò; | come Tristan | Isolda subito lo riconobbe, | che nella spada del languente | una tacca ella scorse, | entro la quale esattamente | s'adattava una scheggia, | cui un giorno nel capo | del cavaliere irlandese | per smacco a lei inviato, | con esperta mano ella aveva trovato. | Allora un grido mi si levò | dal mio più profondo! | Con la lucente spada | io stetti a lui dinnanzi; | su di lui, il temerario, | per vendicare la morte di [[Morholt|Sire Morold]]. | Dal suo giaciglio | egli volse lo sguardo... | non sulla spada, | non sulla mano,... | mi guardò negli occhi. | Della sua miseria | mi dolse;... | la spada... la lasciai cadere! ('''Isotta''': atto I, scena III) *La spada della vendetta. | invece di vibrarla, | impotente la lasciai cadere! | Ora io servo al vassallo! ('''Isotta''': atto I, scena III) *Dove vivrebbe mai un uomo, | che non t'amasse? | che vedesse Isolda, | ed in Isolda | beatamente tutto non si perdesse? ('''Brangania''': atto I, scena III) *A me fidanzato era | il nobile eroe d'Irlanda; | le sue armi io avevo consacrato; | per me egli traeva a battaglia. | Com'egli cadde | cadde il mio onore; | nell'angoscia del mio cuore | giurai il giuramento: | se nessun uomo avesse vendicato quella | morte, | io, fanciulla, l'avrei osato. ('''Isotta''': atto I, scena V) *'''Isotta''': Altissimo celeste | rapimento dal mondo! | Mio! Tristano! mio! | Mio e tuo! | Eternamente, eternamente uno!<br>'''Tristano''': Altissimo celeste | rapimento dal mondo! | Mio! Isolda! mio! | Mio e tuo! | Eternamente, eternamente uno! (Atto II, scena II) *'''Isotta''': O nemica degli amici | maligna lontananza! | Di pigri tempi | indugiante lentezza!<br>'''Tristano''': O lontananza e vicinanza! | Duramente separate! | Grata vicinanza! | Desolata lontananza! (Atto II, scena II) *Tramontato era il sole | e scomparso il giorno; | pure la propria invidia | egli non soffocava: | il suo segnale che allontana | egli accende; | e lo infigge presso la porta dell'amata, | perché io non possa recarmi da lei. ('''Tristano''': atto II, scena II) *Quel che a me l'occhio | così estasiava, | il mio cuore profondamente | a terra abbatteva: | nella chiara luce del giorno, | come poteva Isolda essere mia? ('''Tristano''': atto II, scena II) *Quella luce che traditore | mi ti mostrava, | a quella luce del giorno | volli sfuggire; | e laggiù in quella notte | te con me trarre, | dove la fine dell'illusione | il mio cuore mi prometteva; | dove dell'inganno il presagito | errore si sperdesse; | per libare a te colà | eterno amore, | te insieme con me | volli io consacrare alla morte. ('''Isotta''': atto II, scena II) *'''Isotta''': Pure, ahimè, t'illuse | il perfido filtro, | così che a te nuovamente | s'affondò la notte: | colui, che solo pensava alla morte, | il filtro donò nuovamente al giorno!<br>'''Tristano''': Oh! benedetto quel filtro! | Benedetto il suo succo! | Benedetto della sua magia | il nobile potere! | Attraverso la porta della morte, | là dove per me fu versato, | ampio ed aperto | esso mi schiuse | quello che io non avevo ancora visto che in | sogno: | il reame meraviglioso della morte. (Atto II, scena II) *Il frodolento giorno, | pronto all'invidia, | ci poteva separare col suo inganno, | ma non più illudere con la sua menzogna! | La sua vana magnificenza, | il suo vanitoso bagliore | deride, colui al quale la notte | ha consacrato la vista! ('''Tristano''': atto II, scena II) *Chi la notte della morte | ha visto in amore; | colui al quale ella il suo profondo | segreto ha affidato, | le menzogne del giorno, | la gloria e l'onore, | la potenza e la ricchezza, | per quanto splendidi e nobili, | come vana polvere solare | davanti a lui si sono dissipati! ('''Tristano''': atto II, scena II) *Morissi anche io d'amore, | onde così volentieri io muoio, |come potrebbe l'amore |con me morire, | l'eterno vivente | con me finire? ('''Tristano''': atto II, scena II) *Che cosa soccomberebbe alla morte, | se non quel che ci disturba, | se non quel che impedisce a Tristano | di amare sempre Isolda, | e di vivere eternamente per lei? ('''Tristano''': atto II, scena II) *Così siamo morti: | per inseparati, | eternamente congiunti, | senza fine, | senza risveglio, | senza sospetto, | ineffabilmente | presi in amore, | a noi soli intenti, | vivere d'amore! ('''Tristano''': atto II, scena II) *Se mi tradiva Tristano | dovevo io sperare, | che il male dal sua tradimento | a me fatto, | dal consiglio di Melot | mi fosse riparato? ('''Marco''': atto II, scena III) *Dove, dunque, la fede, | se m'è Tristano infedele? | Dove, dunque, l'onore, | ed il puro costume, | poiché il fiore di ogni onore, | Tristano, l'ha perduto? | Quella che a sé Tristano | scelse per scudo, | dov’è quella virtù | ora fuggita, | poiché ella fugge il mio amico, | e m’ha tradito Tristano? ('''Marco''': atto II, scena III) *Questo miracolo di donna | che il tuo coraggio a me conquistò, | chi la potrebbe vedere, | chi conoscere, | chi con orgoglio | chiamarla sua, | senza ritenersi beato? ('''Marco''': atto II, scena III) *Dove Tristano ora se n'andrà, | vuoi tu seguirlo, Isolda? | Alla terra, a cui pensa Tristano, | non splende luce di sole: | è dessa l'oscura | notturna terra, | onde mia madre | mi invitò, | quando, me che in morte | aveva concepito, | in morte ella fece | ch'io guadagnassi la luce. | Quel che, quando mi partorì | era il suo asilo d'amore, | il mirabile regno della notte, | ond'io un giorno mi svegliai; | quello a te offre Tristano, | colà egli ti precede: se lo seguirà | dolce e fedele,... | questo ora gli dica Isolda. ('''Tristano''': atto II, scena III) *Io non vidi il sole, | né vidi io terra né popolo: | pure quel ch'io vidi | non te lo posso dire. | Io ero | dove sono sempre stato, | dove per sempre tornerò: | nell'ampio reame | della notte dei mondi. | Solo un sapere | colà è nostro: | il divino eterno | originario oblio! ('''Tristano''': atto III, scena I) *Questa spaventevole brama | che mi corrode; | questo spasimante ardore | che mi consuma, | se io te lo dicessi, | se tu lo potessi comprendere, | non qui tu indugeresti, | ma t'affretteresti in vedetta... | con tutti i sensi | bramoso di qui dentro | al di fuori ti protenderesti e spieresti | là dove le sue vele si gonfiano; | dove, precedendo i venti. | per trovarmi, | infiammata dal fuoco d'amore, | Isolda verso di me naviga! ('''Tristano''': atto III, scena I) *Il filtro! Il filtro! | Il terribile filtro! | Come dal cuore al cervello | infuriando mi penetrò! | Nessun rimedio ora può, | nessuna dolce morte | mai liberarmi | dal tormento della brama; | in nessun luogo, ah! in nessun luogo | troverò pace: | mi rigetta la notte | nuovamente al giorno, | per eternamente del mio patire | gli occhi del sole pascere. ('''Tristano''': atto III, scena I) *Contro di questi tormenti | la terribile pena, | quale balsamo potrebbe | mai portarmi sollievo? | Quel terribile filtro, | che m'ha consegnato alla sofferenza, | io stesso... io stesso | l'ho preparato! ('''Tristano''': atto III, scena I) *Con sanguinosa ferita | io mi battei un giorno contro Morold: | con sanguinosa ferita | oggi io conquisto Isolda! ('''Tristano''': atto III, scena II) *Uomo sdegnoso! | Così dunque tu mi punisci | col più duro dei decreti? | Senza alcuna pietà | per la colpa del mio soffrire? | I miei lamenti | non posso io dire? ('''Isotta''': atto III, scena II) *Mio eroe, mio Tristano! | Caro fra tutti gli amici, | anche oggi | devi tradire il tuo amico? | Oggi, mentr'egli viene | a provarti la sua più alta fede? ('''Marco''': atto III, scena III) *Perché Isolda, | perché a me questo? | Poiché chiaro mi fu svelato | quel ch'io dapprima non potevo capire, | come fui felice, che l'amico | libero trovassi d'ogni colpa! | Al valoroso | per sposarti, | a vele gonfie, | io volai dietro di te. | Ma della sventura | l'impeto | come può mai raggiungere colui che porta la pace? | La raccolta io crebbi alla morte: | l'illusione accumulò le sventure! ('''Marco''': atto III, scena III) ==[[Explicit]]== ===Originale=== In dem wogenden Schwall,<br>in dem tönenden Schall,<br>in des Weltatems<br>wehendem All,<br>ertrinken,<br>versinken,<br>unbewusst,<br>höchste Lust!<br>(''Isolde sinkt, wie verklärt, in Brangänes Armen sanft auf Tristans Leiche. Rührung und Entrücktheit unter den Umstehenden. Marke segnet die Leichen. Der Vorhang fällt langsam.'') ===Guido Manacorda=== Nell'ondeggiante oceano<br>nell'armonia sonora,<br>del respiro del mondo<br>nell'alitante Tutto...<br>naufragare,<br>affondare...<br>inconsapevolmente...<br>suprema letizia!<br>(''Isolda, come trasfigurata, cade dolcemente, tra le braccia di Brangania, sul cadavere di Tristano. Grande commozione e rapimento tra gli astanti. Marco benedice i cadaveri. - La tela cala lentamente'') ==Bibliografia== *Richard Wagner, ''[https://www.dicoseunpo.it/W_files/Tristan.pdf Tristan und Isolde]'', traduzione italiana di Guido Manacorda, ''dicoseunpo.it'' == Voci correlate == *[[Marco di Cornovaglia]] *[[Tristano]] == Altri progetti == {{interprogetto}} [[Categoria:Ciclo arturiano]] [[Categoria:Opere liriche]] mwcbyhj0fu54rn8ab4iaptqzpgjrhtg 1420211 1420209 2026-07-13T06:55:49Z Skekzilla 17056 /* Citazioni */ 1420211 wikitext text/x-wiki [[File:Joseph Albert - Ludwig und Malwine Schnorr von Carolsfeld - Tristan und Isolde, 1865f.jpg|thumb|Ludwig e Malwine Schnorr von Carolsfeld interpretando i protagonisti durante la produzione originale dell'opera nel 1865.]] '''''Tristano e Isotta''''' ('''''Tristan und Isolde'''''), opera lirica in tre atti del 1865, composta da [[Richard Wagner]]. ==[[Incipit]]== ===Originale=== {{maiuscoletto|'''STIMME EINES JUNGEN SEEMANNS'''}}<br>(''aus der Höhe, wie vom Mast her, vernehmbar'')<br>Westwärts<br>schweift der Blick;<br>ostwärts<br>streicht das Schiff.<br>Frisch weht der Wind<br>der Heimat zu:<br>mein irisch Kind,<br>wo weilest du?<br>Sind's deiner Seufzer Wehen,<br>die mir die Segel blähen?<br>Wehe, wehe, du Wind!<br>Weh, ach wehe, mein Kind!<br>Irische Maid,<br>du wilde, minnige Maid! ===Guido Manacorda=== {{maiuscoletto|'''VOCE DI UN GIOVANE MARINAIO'''}}<br>(''si sente come se venisse dall’alto dell'albero'')<br>Verso occidente<br>erra lo sguardo;<br>verso oriente<br>scivola il naviglio.<br>Fresco soffia il vento<br>verso la patria:<br>mia fanciulla d'Irlanda,<br>dove te ne stai?<br>Sono gli aliti dei tuoi sospiri,<br>che mi gonfiano le vele?<br>Ve', ve', o vento!...<br>Ve', ah ve', mia bimba!...<br>o fanciulla d'Irlanda,<br>o selvaggia, amorosa fanciulla! ==Citazioni== *Un dominatore del mondo | è l'eroe [[Tristano]]! ('''Kurwenal''': atto I, scena II) *[[Morholt|Sire Morold]] se ne venne | per mare | in Cornovaglia, per aver tributo; | un'isola galleggia | sul mare deserto. | Colà egli ora giace sepolto! | Il suo capo tuttavia è appeso | in Irlanda | come tributo pagato | dall'Inghilterra: | viva l'eroe nostro Tristano, | come ei può pagare tributo! ('''Kurwenal''': atto I, scena II) *Il "Tantris" | con inquieta astuzia ei si nomò; | come Tristan | Isolda subito lo riconobbe, | che nella spada del languente | una tacca ella scorse, | entro la quale esattamente | s'adattava una scheggia, | cui un giorno nel capo | del cavaliere irlandese | per smacco a lei inviato, | con esperta mano ella aveva trovato. | Allora un grido mi si levò | dal mio più profondo! | Con la lucente spada | io stetti a lui dinnanzi; | su di lui, il temerario, | per vendicare la morte di Sire Morold. | Dal suo giaciglio | egli volse lo sguardo... | non sulla spada, | non sulla mano,... | mi guardò negli occhi. | Della sua miseria | mi dolse;... | la spada... la lasciai cadere! ('''Isotta''': atto I, scena III) *Colui che come Tantris | sconosciuto io congedai, | come Tristano | indietro tornò arditamente | su un superbo vascello | d'alto bordo; | l'erede d'Irlanda | egli chiedeva in nozze, | per lo stanco re di Cornovaglia, | per [[Marco di Cornovaglia|Marco]] suo zio. | Quando Morold viveva, | chi avrebbe osato | mai proporci un'onta simile? ('''Isotta''': atto I, scena III) *La spada della vendetta. | invece di vibrarla, | impotente la lasciai cadere! | Ora io servo al vassallo! ('''Isotta''': atto I, scena III) *Dove vivrebbe mai un uomo, | che non t'amasse? | che vedesse Isolda, | ed in Isolda | beatamente tutto non si perdesse? ('''Brangania''': atto I, scena III) *A me fidanzato era | il nobile eroe d'Irlanda; | le sue armi io avevo consacrato; | per me egli traeva a battaglia. | Com'egli cadde | cadde il mio onore; | nell'angoscia del mio cuore | giurai il giuramento: | se nessun uomo avesse vendicato quella | morte, | io, fanciulla, l'avrei osato. ('''Isotta''': atto I, scena V) *'''Isotta''': Altissimo celeste | rapimento dal mondo! | Mio! Tristano! mio! | Mio e tuo! | Eternamente, eternamente uno!<br>'''Tristano''': Altissimo celeste | rapimento dal mondo! | Mio! Isolda! mio! | Mio e tuo! | Eternamente, eternamente uno! (Atto II, scena II) *'''Isotta''': O nemica degli amici | maligna lontananza! | Di pigri tempi | indugiante lentezza!<br>'''Tristano''': O lontananza e vicinanza! | Duramente separate! | Grata vicinanza! | Desolata lontananza! (Atto II, scena II) *Tramontato era il sole | e scomparso il giorno; | pure la propria invidia | egli non soffocava: | il suo segnale che allontana | egli accende; | e lo infigge presso la porta dell'amata, | perché io non possa recarmi da lei. ('''Tristano''': atto II, scena II) *Quel che a me l'occhio | così estasiava, | il mio cuore profondamente | a terra abbatteva: | nella chiara luce del giorno, | come poteva Isolda essere mia? ('''Tristano''': atto II, scena II) *Quella luce che traditore | mi ti mostrava, | a quella luce del giorno | volli sfuggire; | e laggiù in quella notte | te con me trarre, | dove la fine dell'illusione | il mio cuore mi prometteva; | dove dell'inganno il presagito | errore si sperdesse; | per libare a te colà | eterno amore, | te insieme con me | volli io consacrare alla morte. ('''Isotta''': atto II, scena II) *'''Isotta''': Pure, ahimè, t'illuse | il perfido filtro, | così che a te nuovamente | s'affondò la notte: | colui, che solo pensava alla morte, | il filtro donò nuovamente al giorno!<br>'''Tristano''': Oh! benedetto quel filtro! | Benedetto il suo succo! | Benedetto della sua magia | il nobile potere! | Attraverso la porta della morte, | là dove per me fu versato, | ampio ed aperto | esso mi schiuse | quello che io non avevo ancora visto che in | sogno: | il reame meraviglioso della morte. (Atto II, scena II) *Il frodolento giorno, | pronto all'invidia, | ci poteva separare col suo inganno, | ma non più illudere con la sua menzogna! | La sua vana magnificenza, | il suo vanitoso bagliore | deride, colui al quale la notte | ha consacrato la vista! ('''Tristano''': atto II, scena II) *Chi la notte della morte | ha visto in amore; | colui al quale ella il suo profondo | segreto ha affidato, | le menzogne del giorno, | la gloria e l'onore, | la potenza e la ricchezza, | per quanto splendidi e nobili, | come vana polvere solare | davanti a lui si sono dissipati! ('''Tristano''': atto II, scena II) *Morissi anche io d'amore, | onde così volentieri io muoio, |come potrebbe l'amore |con me morire, | l'eterno vivente | con me finire? ('''Tristano''': atto II, scena II) *Che cosa soccomberebbe alla morte, | se non quel che ci disturba, | se non quel che impedisce a Tristano | di amare sempre Isolda, | e di vivere eternamente per lei? ('''Tristano''': atto II, scena II) *Così siamo morti: | per inseparati, | eternamente congiunti, | senza fine, | senza risveglio, | senza sospetto, | ineffabilmente | presi in amore, | a noi soli intenti, | vivere d'amore! ('''Tristano''': atto II, scena II) *Se mi tradiva Tristano | dovevo io sperare, | che il male dal sua tradimento | a me fatto, | dal consiglio di Melot | mi fosse riparato? ('''Marco''': atto II, scena III) *Dove, dunque, la fede, | se m'è Tristano infedele? | Dove, dunque, l'onore, | ed il puro costume, | poiché il fiore di ogni onore, | Tristano, l'ha perduto? | Quella che a sé Tristano | scelse per scudo, | dov’è quella virtù | ora fuggita, | poiché ella fugge il mio amico, | e m’ha tradito Tristano? ('''Marco''': atto II, scena III) *Questo miracolo di donna | che il tuo coraggio a me conquistò, | chi la potrebbe vedere, | chi conoscere, | chi con orgoglio | chiamarla sua, | senza ritenersi beato? ('''Marco''': atto II, scena III) *Dove Tristano ora se n'andrà, | vuoi tu seguirlo, Isolda? | Alla terra, a cui pensa Tristano, | non splende luce di sole: | è dessa l'oscura | notturna terra, | onde mia madre | mi invitò, | quando, me che in morte | aveva concepito, | in morte ella fece | ch'io guadagnassi la luce. | Quel che, quando mi partorì | era il suo asilo d'amore, | il mirabile regno della notte, | ond'io un giorno mi svegliai; | quello a te offre Tristano, | colà egli ti precede: se lo seguirà | dolce e fedele,... | questo ora gli dica Isolda. ('''Tristano''': atto II, scena III) *Io non vidi il sole, | né vidi io terra né popolo: | pure quel ch'io vidi | non te lo posso dire. | Io ero | dove sono sempre stato, | dove per sempre tornerò: | nell'ampio reame | della notte dei mondi. | Solo un sapere | colà è nostro: | il divino eterno | originario oblio! ('''Tristano''': atto III, scena I) *Questa spaventevole brama | che mi corrode; | questo spasimante ardore | che mi consuma, | se io te lo dicessi, | se tu lo potessi comprendere, | non qui tu indugeresti, | ma t'affretteresti in vedetta... | con tutti i sensi | bramoso di qui dentro | al di fuori ti protenderesti e spieresti | là dove le sue vele si gonfiano; | dove, precedendo i venti. | per trovarmi, | infiammata dal fuoco d'amore, | Isolda verso di me naviga! ('''Tristano''': atto III, scena I) *Il filtro! Il filtro! | Il terribile filtro! | Come dal cuore al cervello | infuriando mi penetrò! | Nessun rimedio ora può, | nessuna dolce morte | mai liberarmi | dal tormento della brama; | in nessun luogo, ah! in nessun luogo | troverò pace: | mi rigetta la notte | nuovamente al giorno, | per eternamente del mio patire | gli occhi del sole pascere. ('''Tristano''': atto III, scena I) *Contro di questi tormenti | la terribile pena, | quale balsamo potrebbe | mai portarmi sollievo? | Quel terribile filtro, | che m'ha consegnato alla sofferenza, | io stesso... io stesso | l'ho preparato! ('''Tristano''': atto III, scena I) *Con sanguinosa ferita | io mi battei un giorno contro Morold: | con sanguinosa ferita | oggi io conquisto Isolda! ('''Tristano''': atto III, scena II) *Uomo sdegnoso! | Così dunque tu mi punisci | col più duro dei decreti? | Senza alcuna pietà | per la colpa del mio soffrire? | I miei lamenti | non posso io dire? ('''Isotta''': atto III, scena II) *Mio eroe, mio Tristano! | Caro fra tutti gli amici, | anche oggi | devi tradire il tuo amico? | Oggi, mentr'egli viene | a provarti la sua più alta fede? ('''Marco''': atto III, scena III) *Perché Isolda, | perché a me questo? | Poiché chiaro mi fu svelato | quel ch'io dapprima non potevo capire, | come fui felice, che l'amico | libero trovassi d'ogni colpa! | Al valoroso | per sposarti, | a vele gonfie, | io volai dietro di te. | Ma della sventura | l'impeto | come può mai raggiungere colui che porta la pace? | La raccolta io crebbi alla morte: | l'illusione accumulò le sventure! ('''Marco''': atto III, scena III) ==[[Explicit]]== ===Originale=== In dem wogenden Schwall,<br>in dem tönenden Schall,<br>in des Weltatems<br>wehendem All,<br>ertrinken,<br>versinken,<br>unbewusst,<br>höchste Lust!<br>(''Isolde sinkt, wie verklärt, in Brangänes Armen sanft auf Tristans Leiche. Rührung und Entrücktheit unter den Umstehenden. Marke segnet die Leichen. Der Vorhang fällt langsam.'') ===Guido Manacorda=== Nell'ondeggiante oceano<br>nell'armonia sonora,<br>del respiro del mondo<br>nell'alitante Tutto...<br>naufragare,<br>affondare...<br>inconsapevolmente...<br>suprema letizia!<br>(''Isolda, come trasfigurata, cade dolcemente, tra le braccia di Brangania, sul cadavere di Tristano. Grande commozione e rapimento tra gli astanti. Marco benedice i cadaveri. - La tela cala lentamente'') ==Bibliografia== *Richard Wagner, ''[https://www.dicoseunpo.it/W_files/Tristan.pdf Tristan und Isolde]'', traduzione italiana di Guido Manacorda, ''dicoseunpo.it'' == Voci correlate == *[[Marco di Cornovaglia]] *[[Tristano]] == Altri progetti == {{interprogetto}} [[Categoria:Ciclo arturiano]] [[Categoria:Opere liriche]] ap5nghtjb9it4dodf19k2ey96zt7qm9 1420213 1420211 2026-07-13T06:56:49Z Skekzilla 17056 /* Citazioni */ 1420213 wikitext text/x-wiki [[File:Joseph Albert - Ludwig und Malwine Schnorr von Carolsfeld - Tristan und Isolde, 1865f.jpg|thumb|Ludwig e Malwine Schnorr von Carolsfeld interpretando i protagonisti durante la produzione originale dell'opera nel 1865.]] '''''Tristano e Isotta''''' ('''''Tristan und Isolde'''''), opera lirica in tre atti del 1865, composta da [[Richard Wagner]]. ==[[Incipit]]== ===Originale=== {{maiuscoletto|'''STIMME EINES JUNGEN SEEMANNS'''}}<br>(''aus der Höhe, wie vom Mast her, vernehmbar'')<br>Westwärts<br>schweift der Blick;<br>ostwärts<br>streicht das Schiff.<br>Frisch weht der Wind<br>der Heimat zu:<br>mein irisch Kind,<br>wo weilest du?<br>Sind's deiner Seufzer Wehen,<br>die mir die Segel blähen?<br>Wehe, wehe, du Wind!<br>Weh, ach wehe, mein Kind!<br>Irische Maid,<br>du wilde, minnige Maid! ===Guido Manacorda=== {{maiuscoletto|'''VOCE DI UN GIOVANE MARINAIO'''}}<br>(''si sente come se venisse dall’alto dell'albero'')<br>Verso occidente<br>erra lo sguardo;<br>verso oriente<br>scivola il naviglio.<br>Fresco soffia il vento<br>verso la patria:<br>mia fanciulla d'Irlanda,<br>dove te ne stai?<br>Sono gli aliti dei tuoi sospiri,<br>che mi gonfiano le vele?<br>Ve', ve', o vento!...<br>Ve', ah ve', mia bimba!...<br>o fanciulla d'Irlanda,<br>o selvaggia, amorosa fanciulla! ==Citazioni== *Un dominatore del mondo | è l'eroe [[Tristano]]! ('''Kurwenal''': atto I, scena II) *[[Morholt|Sire Morold]] se ne venne | per mare | in Cornovaglia, per aver tributo; | un'isola galleggia | sul mare deserto. | Colà egli ora giace sepolto! | Il suo capo tuttavia è appeso | in Irlanda | come tributo pagato | dall'Inghilterra: | viva l'eroe nostro Tristano, | come ei può pagare tributo! ('''Kurwenal''': atto I, scena II) *Il "Tantris" | con inquieta astuzia ei si nomò; | come Tristan | Isolda subito lo riconobbe, | che nella spada del languente | una tacca ella scorse, | entro la quale esattamente | s'adattava una scheggia, | cui un giorno nel capo | del cavaliere irlandese | per smacco a lei inviato, | con esperta mano ella aveva trovato. | Allora un grido mi si levò | dal mio più profondo! | Con la lucente spada | io stetti a lui dinnanzi; | su di lui, il temerario, | per vendicare la morte di Sire Morold. | Dal suo giaciglio | egli volse lo sguardo... | non sulla spada, | non sulla mano,... | mi guardò negli occhi. | Della sua miseria | mi dolse;... | la spada... la lasciai cadere! ('''Isotta''': atto I, scena III) *Colui che come Tantris | sconosciuto io congedai, | come Tristano | indietro tornò arditamente | su un superbo vascello | d'alto bordo; | l'erede d'Irlanda | egli chiedeva in nozze, | per lo stanco re di Cornovaglia, | per [[Marco di Cornovaglia|Marco]] suo zio. | Quando Morold viveva, | chi avrebbe osato | mai proporci un'onta simile? ('''Isotta''': atto I, scena III) *La spada della vendetta. | invece di vibrarla, | impotente la lasciai cadere! | Ora io servo al vassallo! ('''Isotta''': atto I, scena III) *Dove vivrebbe mai un uomo, | che non t'amasse? | che vedesse Isolda, | ed in Isolda | beatamente tutto non si perdesse? ('''Brangania''': atto I, scena III) *{{NDR|Su [[Morholt]]}} A me fidanzato era | il nobile eroe d'Irlanda; | le sue armi io avevo consacrato; | per me egli traeva a battaglia. | Com'egli cadde | cadde il mio onore; | nell'angoscia del mio cuore | giurai il giuramento: | se nessun uomo avesse vendicato quella | morte, | io, fanciulla, l'avrei osato. ('''Isotta''': atto I, scena V) *'''Isotta''': Altissimo celeste | rapimento dal mondo! | Mio! Tristano! mio! | Mio e tuo! | Eternamente, eternamente uno!<br>'''Tristano''': Altissimo celeste | rapimento dal mondo! | Mio! Isolda! mio! | Mio e tuo! | Eternamente, eternamente uno! (Atto II, scena II) *'''Isotta''': O nemica degli amici | maligna lontananza! | Di pigri tempi | indugiante lentezza!<br>'''Tristano''': O lontananza e vicinanza! | Duramente separate! | Grata vicinanza! | Desolata lontananza! (Atto II, scena II) *Tramontato era il sole | e scomparso il giorno; | pure la propria invidia | egli non soffocava: | il suo segnale che allontana | egli accende; | e lo infigge presso la porta dell'amata, | perché io non possa recarmi da lei. ('''Tristano''': atto II, scena II) *Quel che a me l'occhio | così estasiava, | il mio cuore profondamente | a terra abbatteva: | nella chiara luce del giorno, | come poteva Isolda essere mia? ('''Tristano''': atto II, scena II) *Quella luce che traditore | mi ti mostrava, | a quella luce del giorno | volli sfuggire; | e laggiù in quella notte | te con me trarre, | dove la fine dell'illusione | il mio cuore mi prometteva; | dove dell'inganno il presagito | errore si sperdesse; | per libare a te colà | eterno amore, | te insieme con me | volli io consacrare alla morte. ('''Isotta''': atto II, scena II) *'''Isotta''': Pure, ahimè, t'illuse | il perfido filtro, | così che a te nuovamente | s'affondò la notte: | colui, che solo pensava alla morte, | il filtro donò nuovamente al giorno!<br>'''Tristano''': Oh! benedetto quel filtro! | Benedetto il suo succo! | Benedetto della sua magia | il nobile potere! | Attraverso la porta della morte, | là dove per me fu versato, | ampio ed aperto | esso mi schiuse | quello che io non avevo ancora visto che in | sogno: | il reame meraviglioso della morte. (Atto II, scena II) *Il frodolento giorno, | pronto all'invidia, | ci poteva separare col suo inganno, | ma non più illudere con la sua menzogna! | La sua vana magnificenza, | il suo vanitoso bagliore | deride, colui al quale la notte | ha consacrato la vista! ('''Tristano''': atto II, scena II) *Chi la notte della morte | ha visto in amore; | colui al quale ella il suo profondo | segreto ha affidato, | le menzogne del giorno, | la gloria e l'onore, | la potenza e la ricchezza, | per quanto splendidi e nobili, | come vana polvere solare | davanti a lui si sono dissipati! ('''Tristano''': atto II, scena II) *Morissi anche io d'amore, | onde così volentieri io muoio, |come potrebbe l'amore |con me morire, | l'eterno vivente | con me finire? ('''Tristano''': atto II, scena II) *Che cosa soccomberebbe alla morte, | se non quel che ci disturba, | se non quel che impedisce a Tristano | di amare sempre Isolda, | e di vivere eternamente per lei? ('''Tristano''': atto II, scena II) *Così siamo morti: | per inseparati, | eternamente congiunti, | senza fine, | senza risveglio, | senza sospetto, | ineffabilmente | presi in amore, | a noi soli intenti, | vivere d'amore! ('''Tristano''': atto II, scena II) *Se mi tradiva Tristano | dovevo io sperare, | che il male dal sua tradimento | a me fatto, | dal consiglio di Melot | mi fosse riparato? ('''Marco''': atto II, scena III) *Dove, dunque, la fede, | se m'è Tristano infedele? | Dove, dunque, l'onore, | ed il puro costume, | poiché il fiore di ogni onore, | Tristano, l'ha perduto? | Quella che a sé Tristano | scelse per scudo, | dov’è quella virtù | ora fuggita, | poiché ella fugge il mio amico, | e m’ha tradito Tristano? ('''Marco''': atto II, scena III) *Questo miracolo di donna | che il tuo coraggio a me conquistò, | chi la potrebbe vedere, | chi conoscere, | chi con orgoglio | chiamarla sua, | senza ritenersi beato? ('''Marco''': atto II, scena III) *Dove Tristano ora se n'andrà, | vuoi tu seguirlo, Isolda? | Alla terra, a cui pensa Tristano, | non splende luce di sole: | è dessa l'oscura | notturna terra, | onde mia madre | mi invitò, | quando, me che in morte | aveva concepito, | in morte ella fece | ch'io guadagnassi la luce. | Quel che, quando mi partorì | era il suo asilo d'amore, | il mirabile regno della notte, | ond'io un giorno mi svegliai; | quello a te offre Tristano, | colà egli ti precede: se lo seguirà | dolce e fedele,... | questo ora gli dica Isolda. ('''Tristano''': atto II, scena III) *Io non vidi il sole, | né vidi io terra né popolo: | pure quel ch'io vidi | non te lo posso dire. | Io ero | dove sono sempre stato, | dove per sempre tornerò: | nell'ampio reame | della notte dei mondi. | Solo un sapere | colà è nostro: | il divino eterno | originario oblio! ('''Tristano''': atto III, scena I) *Questa spaventevole brama | che mi corrode; | questo spasimante ardore | che mi consuma, | se io te lo dicessi, | se tu lo potessi comprendere, | non qui tu indugeresti, | ma t'affretteresti in vedetta... | con tutti i sensi | bramoso di qui dentro | al di fuori ti protenderesti e spieresti | là dove le sue vele si gonfiano; | dove, precedendo i venti. | per trovarmi, | infiammata dal fuoco d'amore, | Isolda verso di me naviga! ('''Tristano''': atto III, scena I) *Il filtro! Il filtro! | Il terribile filtro! | Come dal cuore al cervello | infuriando mi penetrò! | Nessun rimedio ora può, | nessuna dolce morte | mai liberarmi | dal tormento della brama; | in nessun luogo, ah! in nessun luogo | troverò pace: | mi rigetta la notte | nuovamente al giorno, | per eternamente del mio patire | gli occhi del sole pascere. ('''Tristano''': atto III, scena I) *Contro di questi tormenti | la terribile pena, | quale balsamo potrebbe | mai portarmi sollievo? | Quel terribile filtro, | che m'ha consegnato alla sofferenza, | io stesso... io stesso | l'ho preparato! ('''Tristano''': atto III, scena I) *Con sanguinosa ferita | io mi battei un giorno contro Morold: | con sanguinosa ferita | oggi io conquisto Isolda! ('''Tristano''': atto III, scena II) *Uomo sdegnoso! | Così dunque tu mi punisci | col più duro dei decreti? | Senza alcuna pietà | per la colpa del mio soffrire? | I miei lamenti | non posso io dire? ('''Isotta''': atto III, scena II) *Mio eroe, mio Tristano! | Caro fra tutti gli amici, | anche oggi | devi tradire il tuo amico? | Oggi, mentr'egli viene | a provarti la sua più alta fede? ('''Marco''': atto III, scena III) *Perché Isolda, | perché a me questo? | Poiché chiaro mi fu svelato | quel ch'io dapprima non potevo capire, | come fui felice, che l'amico | libero trovassi d'ogni colpa! | Al valoroso | per sposarti, | a vele gonfie, | io volai dietro di te. | Ma della sventura | l'impeto | come può mai raggiungere colui che porta la pace? | La raccolta io crebbi alla morte: | l'illusione accumulò le sventure! ('''Marco''': atto III, scena III) ==[[Explicit]]== ===Originale=== In dem wogenden Schwall,<br>in dem tönenden Schall,<br>in des Weltatems<br>wehendem All,<br>ertrinken,<br>versinken,<br>unbewusst,<br>höchste Lust!<br>(''Isolde sinkt, wie verklärt, in Brangänes Armen sanft auf Tristans Leiche. Rührung und Entrücktheit unter den Umstehenden. Marke segnet die Leichen. Der Vorhang fällt langsam.'') ===Guido Manacorda=== Nell'ondeggiante oceano<br>nell'armonia sonora,<br>del respiro del mondo<br>nell'alitante Tutto...<br>naufragare,<br>affondare...<br>inconsapevolmente...<br>suprema letizia!<br>(''Isolda, come trasfigurata, cade dolcemente, tra le braccia di Brangania, sul cadavere di Tristano. Grande commozione e rapimento tra gli astanti. Marco benedice i cadaveri. - La tela cala lentamente'') ==Bibliografia== *Richard Wagner, ''[https://www.dicoseunpo.it/W_files/Tristan.pdf Tristan und Isolde]'', traduzione italiana di Guido Manacorda, ''dicoseunpo.it'' == Voci correlate == *[[Marco di Cornovaglia]] *[[Tristano]] == Altri progetti == {{interprogetto}} [[Categoria:Ciclo arturiano]] [[Categoria:Opere liriche]] q7wq73sjmxnf32y5f7jvtlzdjywcy2w Tristano 0 225714 1420210 1420058 2026-07-13T06:50:57Z Skekzilla 17056 /* Thomas Malory */ 1420210 wikitext text/x-wiki [[File:Sir Tristram of Lyonesse (cropped).jpg|thumb|Illustrazione di Tristano]] '''Tristano''', personaggio del ciclo bretone e delle leggende arturiane. ==Citazioni di Tristano== ===[[Thomas Malory]]=== {{cronologico}} *Raccomandami a mio zio [[Marco di Cornovaglia|re Marco]] e pregalo, se sarò ucciso in battaglia, di seppellire il mio corpo nel modo che riterrà più opportuno [...]. Sappia che non mi arrenderò per viltà e che mi farò uccidere piuttosto che fuggire: in tal modo il regno non sarà costretto al tributo per causa mia; ma se mi arrendersi dichiarandomi sconfitto o se fuggissi, digli che non dovrà mai seppellirmi in terra consacrata. *[[Morholt|Ser Moroldo]], cavaliere leale e ben provato [...] non posso rinunciare alla nostra contesa perché proprio oggi ho ricevuto l'ordine della cavalleria e mi sono impegnato ad acquistarmi onore combattendo contro di voi che avete fama di essere tra i cavalieri più stimati del mondo. Al contrario io non mi sono ancora cimentato con un buon cavaliere, ma confido in Dio che potrò comportarmi onorevolmente liberando per sempre la Cornovaglia da ogni genere di tributo da parte del vostro paese. *Io non sono che un novello [[cavaliere]] e al primo cimento, ma piuttosto che tirarmi indietro preferirei essere fatto in cento pezzi! *Mio padre è ser Meliodas re di Liones e mia madre, che si chiamava Elisabetta, era sorella di re Marco di Cornovaglia. Ella morì nel darmi la luce nella foresta e, proprio per questo, prima di spirare ordinò che al battesimo mi fosse imposto il nome di Tristano, ch'io trasformai qui in Tamtrist poiché non volevo essere riconosciuto. Ho combattuto per il tributo della Cornovaglia per amore di mio zio e per il diritto di quella terra che egli possedeva da molti anni, e anche per accrescere il mio onore, perché ero stato fatto cavaliere proprio quel giorno ed ero al mio primo cimento. Solo per questo intrapresi la battaglia, e sappiate inoltre che ser Moroldo si sottrasse a me ancora in vita, abbandonando lo scudo e la spada. *[[Lancillotto|Ser Lancillotto]] non ha pari per gentilezza e cavalleria e, per il grande affetto che nutro per lui, non combatterò più di mia volontà contro di voi. *Non è da buon cavaliere cogliere un altro in svantaggio. *Uccisi ser Moroldo liberando la Cornovaglia dal tributo, e sono anche colui che salvò il re d'Irlanda da ser Blamor di Ganis e che vinse ser Palamede. Sono Tristrano di Liones e, con la grazia di Dio, libererò quest'infelice contrada. *Ho ricevuto una bella ricompensa per aver combattuto contro ser Moroldo e liberato il regno dalla sudditanza; e anche per aver portato in Cornovaglia la regina Isotta sopportando gravi costi e pericoli. Quale compenso mi fu dato per essermi battuto con ser Blamor di Ganis in difesa di re Agwisance padre di Isotta la Bella, e cosa mi venne per aver abbattuto ser Lamorak il Gallese su richiesta di re Marco, o per aver vinto il Re dei Cento Cavalieri e il re del Galles del Nord che minacciavano le sue terre? E ancora, per aver salvato la regina dal buon cavaliere ser Palamede, e per aver ucciso il potente gigante Tawlas? Sappia re Marco, che ora mi dà tale mercede, che fu solo per amor mio che molti nobili [[cavalieri della Tavola Rotonda]] hanno finora risparmiato i baroni di questa contrada! *Un cavaliere così ardito non morrà per mano di un branco di vigliacchi! *Soltanto il cavaliere innamorato può essere prode. *Ti ho alla mia mercé come poc'anzi mi avevate voi. Ma i cavalieri di corte non dovranno mai dire che ser Tristano ha ucciso un guerriero disarmato. Quindi, riprendete la vostra arma e portiamo a termine lo scontro. ===''[[Tristano e Isotta (opera)|Tristano e Isotta]]''=== {{cronologico}} *Altissimo celeste | rapimento dal mondo! | Mio! Isolda! mio! | Mio e tuo! | Eternamente, eternamente uno! *O lontananza e vicinanza! | Duramente separate! | Grata vicinanza! | Desolata lontananza! *Tramontato era il sole | e scomparso il giorno; | pure la propria invidia | egli non soffocava: | il suo segnale che allontana | egli accende; | e lo infigge presso la porta dell'amata, | perché io non possa recarmi da lei. *Quel che a me l'occhio | così estasiava, | il mio cuore profondamente | a terra abbatteva: | nella chiara luce del giorno, | come poteva Isolda essere mia? *Oh! benedetto quel filtro! | Benedetto il suo succo! | Benedetto della sua magia | il nobile potere! | Attraverso la porta della morte, | là dove per me fu versato, | ampio ed aperto | esso mi schiuse | quello che io non avevo ancora visto che in | sogno: | il reame meraviglioso della morte. *Il frodolento giorno, | pronto all'invidia, | ci poteva separare col suo inganno, | ma non più illudere con la sua menzogna! | La sua vana magnificenza, | il suo vanitoso bagliore | deride, colui al quale la notte | ha consacrato la vista! *Chi la notte della morte | ha visto in amore; | colui al quale ella il suo profondo | segreto ha affidato, | le menzogne del giorno, | la gloria e l'onore, | la potenza e la ricchezza, | per quanto splendidi e nobili, | come vana polvere solare | davanti a lui si sono dissipati! *Morissi anche io d'amore, | onde così volentieri io muoio, |come potrebbe l'amore |con me morire, | l'eterno vivente | con me finire? *Che cosa soccomberebbe alla morte, | se non quel che ci disturba, | se non quel che impedisce a Tristano | di amare sempre Isolda, | e di vivere eternamente per lei? *Così siamo morti: | per inseparati, | eternamente congiunti, | senza fine, | senza risveglio, | senza sospetto, | ineffabilmente | presi in amore, | a noi soli intenti, | vivere d'amore! *Dove Tristano ora se n'andrà, | vuoi tu seguirlo, Isolda? | Alla terra, a cui pensa Tristano, | non splende luce di sole: | è dessa l'oscura | notturna terra, | onde mia madre | mi invitò, | quando, me che in morte | aveva concepito, | in morte ella fece | ch'io guadagnassi la luce. | Quel che, quando mi partorì | era il suo asilo d'amore, | il mirabile regno della notte, | ond'io un giorno mi svegliai; | quello a te offre Tristano, | colà egli ti precede: se lo seguirà | dolce e fedele,... | questo ora gli dica Isolda. *Io non vidi il sole, | né vidi io terra né popolo: | pure quel ch'io vidi | non te lo posso dire. | Io ero | dove sono sempre stato, | dove per sempre tornerò: | nell'ampio reame | della notte dei mondi. | Solo un sapere | colà è nostro: | il divino eterno | originario oblio! *Questa spaventevole brama | che mi corrode; | questo spasimante ardore | che mi consuma, | se io te lo dicessi, | se tu lo potessi comprendere, | non qui tu indugeresti, | ma t'affretteresti in vedetta... | con tutti i sensi | bramoso di qui dentro | al di fuori ti protenderesti e spieresti | là dove le sue vele si gonfiano; | dove, precedendo i venti. | per trovarmi, | infiammata dal fuoco d'amore, | Isolda verso di me naviga! *Il filtro! Il filtro! | Il terribile filtro! | Come dal cuore al cervello | infuriando mi penetrò! | Nessun rimedio ora può, | nessuna dolce morte | mai liberarmi | dal tormento della brama; | in nessun luogo, ah! in nessun luogo | troverò pace: | mi rigetta la notte | nuovamente al giorno, | per eternamente del mio patire | gli occhi del sole pascere. *Contro di questi tormenti | la terribile pena, | quale balsamo potrebbe | mai portarmi sollievo? | Quel terribile filtro, | che m'ha consegnato alla sofferenza, | io stesso... io stesso | l'ho preparato! *Con sanguinosa ferita | io mi battei un giorno contro Morold: | con sanguinosa ferita | oggi io conquisto Isolda! ==Citazioni su Tristano== ===[[Thomas Malory]]=== {{cronologico}} *Ah, figlioletto mio [...] hai dato la morte a tua madre! Se in così giovane età sai giù uccidere, suppongo che diverrai un uomo gagliardo e, poiché morrò per averti messo al mondo, voglio che la mia ancella preghi il mio signore e Meliodas che al battesimo ti imponga il nome di Tristano, a significare il dolore della tua nascita. *Egli diede inizio alle buone regole del trattare ogni tipo di cacciagione e introdusse i termini appropriati che sono in uso ancor oggi, onde il libro della caccia col falcone, al cervo e a ogni altro animale selvatico, è chiamato il libro di ser Tristano. Mi sembra pertanto che tutti i gentiluomini di antico blasone debbano giustamente onorarlo, perché è proprio da tali termini, che resteranno in uso fino al giorno del Giudizio, che gli uomini d'onore possono distinguere un gentiluomo da un uomo libero e quest'ultimo da un villano. Colui che è gentile sarà infatti attratto dalle virtù cortesi e seguirà i nobili costumi degli uomini d'onore! *Con grande benevolenza, il re affidò Tamtrist alla custodia e alle cure della figlia Isotta la Bella, che era molto esperta di medicina. La fanciulla infatti scoprì che alla base della ferita vi era del veleno, e la guarì in poco tempo. Così il giovane forestiero nutrì per lei un grande amore, tanto più che non v'era al mondo pulzella o dama più bella, e in cambio delle sue cure le insegnò a suonare l'arpa. E anche Isotta cominciò a sentire una grande inclinazione verso di lui.<br>[[Palamede (ciclo arturiano)|Ser Palamede il Saraceno]], beneaccetto al re e alla regina, si trovava a quel tempo nel paese, e ogni giorno si presentava con molti doni a Isotta la Bella, che amava appassionatamente. Di ciò si avvide Tamtrist, cui era nota la fama di nobiltà e di ardimento del cavaliere, e siccome Isotta la Bella gli aveva anche detto che il Saraceno aveva intenzione di farsi battezzare per amor suo, tra i due cavalieri c'era grande gelosia e Tamtrist ne era molto contrariato. *Un giorno Isotta la Bella e la regina sua madre prepararono un bagno per Tamtrist. Mentre egli era immerso nell'acqua accudito da Governale e da ser Hebes e le due donne si affaccendavano da una parte all'altra della camera, il caso volle che la regina vedesse la spada del giovane posata sul letto e che malauguratamente la traesse dal fodero. Dopo averla ammirata a lungo, ché era invero un'arma molto bella, le due dame notarono che il filo della lama era rotto a un piede e mezzo dalla punta e che ne mancava un buon pezzo. Quella falla ricordò subito alla regina il frammento di spada trovato nel cranio di ser Moroldo.<br>«Ahimè, figlia mia» esclamò «costui è il cavaliere traditore che uccise mio fratello, tuo zio!»<br>Isotta ne fu amaramente turbata, ché amava profondamente Tamtrist e conosceva appieno la crudeltà della madre.<br>Intanto la regina si era prontamente recata nella propria camera e da un suo cofano aveva preso il framment di spada estratto dalla testa di ser Moroldo dopo la sua morte; quindi si era affrettata a tornare al letto su cui era posata l'arma di Tamtrist e vi aveva inserito il pezzo d'acciaio: esso combaciò con la tacca della lama quasi non se ne fosse mai distaccato.<br>Subito la dama impugnò fieramente la spada e con tutta la sua forza corse addosso a Tamtrist che era ancora nel bagno, sì che lo avrebbe tagliato in due se ser Hebes non l'avesse afferrata per le braccia strappandole l'arma di mano. Non avendo così potuto portare a termine il suo malvagio intento, la regina corse dal marito, re Agwisance, e, gettatasi in ginocchio, gli disse:<br>«Ahimè, mio signore, ospitate in casa vostra il traditore che uccise mio fratello ser Moroldo, nobile combattente e vostro servitore.»<br>«Chi è e dove si trova?» chiese il re.<br>«È Tamtrist, colui che mia figlia ha guarito.» *Col passare del tempo [...] sorsero dissidi e gelosie tra il re e il nipote a causa di una dama, moglie del nobile conte ser Segwaride, di cui entrambi erano innamorati. La dama amava molto ser Tristano che la ricambiava, poiché era invero bella, e il cavaliere lo aveva ben notato, e re Marco, accesosi anch'egli d'amore per lei, lo aveva saputo e ne era geloso. *Non può essere menzognero ciò che tutti dicono di voi: per nobiltà, generosità e virtù non avete pari e mi pento di avervi mostrato villania. ([[Lamorak]]) *Gesù misericordioso! Dacché presi le armi non vidi mai un cavaliere compiere gesta sì stupefacenti! Se lo assalissi ora, recherei onta a me stesso. ([[Lancillotto]]) *Io non so cosa spinga ser Tristano e tanti altri innamorati a perdere la ragione e l'intendimento per delle donne! ([[Dinadan]]) *Ser Tristano è un cavaliere prode e prestante quant'altri mai. ([[Re Artù]]) *Il caso di Tristano dovrebbe mettermi in guardia. Sapete bene come andò a finire dopo che, presi tutti gli accordi, egli riportò Isotta la Bella a re Marco: quel sovrano lo uccise a tradimento mentre suonava l'arpa davanti alla sua dama, cogliendolo alle spalle e trafiggendogli il cuore con una lancia ben affilata. ([[Lancillotto]]) ==Voci correlate== *[[Cavalieri della Tavola Rotonda]] *[[Marco di Cornovaglia]], zio ==Altri progetti== {{interprogetto|w=Tristram|w_site=en|w_preposizione=riguardante|preposizione=su}} [[Categoria:Cavalieri della Tavola Rotonda]] 4w6vqgra1wa7l00huslhnay9cve89o6 Marco di Cornovaglia 0 225715 1420215 1419779 2026-07-13T07:20:49Z Skekzilla 17056 /* Thomas Malory */ 1420215 wikitext text/x-wiki [[File:King Mark of Cornwall 11400.jpg|thumb|Illustrazione di Marco]] '''Marco di Cornovaglia''', personaggio del ciclo bretone e delle leggende arturiane. ==Citazioni di Marco di Cornovaglia== *Noi non gli pagheremo alcun tributo e se vorrà esigerlo mandi in Cornovaglia un cavaliere fidato che combatta per il suo diritto, perché noi ne troveremo un altro che difenda il nostro. ([[Thomas Malory]]) ===''[[Tristano e Isotta (opera)|Tristano e Isotta]]''=== {{cronologico}} *Se mi tradiva Tristano | dovevo io sperare, | che il male dal sua tradimento | a me fatto, | dal consiglio di Melot | mi fosse riparato? *Dove, dunque, la fede, | se m'è Tristano infedele? | Dove, dunque, l'onore, | ed il puro costume, | poiché il fiore di ogni onore, | Tristano, l'ha perduto? | Quella che a sé Tristano | scelse per scudo, | dov'è quella virtù | ora fuggita, | poiché ella fugge il mio amico, | e m'ha tradito Tristano? *Questo miracolo di donna | che il tuo coraggio a me conquistò, | chi la potrebbe vedere, | chi conoscere, | chi con orgoglio | chiamarla sua, | senza ritenersi beato? *Mio eroe, mio Tristano! | Caro fra tutti gli amici, | anche oggi | devi tradire il tuo amico? | Oggi, mentr'egli viene | a provarti la sua più alta fede? *Perché Isolda, | perché a me questo? | Poiché chiaro mi fu svelato | quel ch'io dapprima non potevo capire, | come fui felice, che l'amico | libero trovassi d'ogni colpa! | Al valoroso | per sposarti, | a vele gonfie, | io volai dietro di te. | Ma della sventura | l'impeto | come può mai raggiungere colui che porta la pace? | La raccolta io crebbi alla morte: | l'illusione accumulò le sventure! ==Citazioni su Marco di Cornovaglia== ===[[Thomas Malory]]=== {{cronologico}} *Col passare del tempo [...] sorsero dissidi e gelosie tra il re e il nipote a causa di una dama, moglie del nobile conte ser Segwaride, di cui entrambi erano innamorati. La dama amava molto ser Tristano che la ricambiava, poiché era invero bella, e il cavaliere lo aveva ben notato, e re Marco, accesosi anch'egli d'amore per lei, lo aveva saputo e ne era geloso. *Benché tra loro vi fossero belle parole, finché visse re Marco non amò più il nipote, poiché ogni affetto si era spento per sempre. *Re Marco non smise mai di pensare in cuore suo al modo di far perire Tristano. Infine escogitò di mandarlo come suo messaggero in Irlanda a chiedere in moglie Isotta la Bella, di cui il nipote aveva tanto lodato l'avvenenza e la bontà. Ma tutto ciò era fatto con l'intento di farlo morire. *«Il caso di Tristano dovrebbe mettermi in guardia. Sapete bene come andò a finire dopo che, presi tutti gli accordi, egli riportò Isotta la Bella a re Marco: quel sovrano lo uccise a tradimento mentre suonava l'arpa davanti alla sua dama, cogliendolo alle spalle e trafiggendogli il cuore con una lancia ben affilata.»<br>«È vero» convenne ser Bors «ma c'è una cosa che dovrebbe incoraggiare te come tutti noi, ed è che re Marco e re Artù sono di indole assai diversa, perché Artù non ha mai mancato alla propria parola.» ==Voci correlate== *[[Tristano]], nipote ==Altri progetti== {{interprogetto}} [[Categoria:Personaggi del ciclo arturiano]] [[Categoria:Sovrani mitologici]] dkovbb9wyi5xfwl50bhgupa1enahp7z Bernardo Rossellino 0 225738 1420129 1420018 2026-07-12T13:39:09Z Gaux 18878 wlink 1420129 wikitext text/x-wiki [[File:2894FirenzeSCroce.JPG|thumb|Il chiostro del Rossellino nella basilica di Santa Croce di Firenze]] '''Bernardo Rossellino''', pseudonimo di '''Bernardo Gamberelli''' (1409 – 1464), architetto e scultore italiano, fratello dello scultore [[Antonio Rossellino|Antonio]]. ==[[Adolfo Venturi (storico dell'arte)|Adolfo Venturi]]== {{cronologico}} *Per la prima volta, Bernardo ci appare nella sopraelevazione della [[Palazzo della Fraternita dei Laici|Fraternità dei Laici]] in Arezzo, ove lo scultore architetto segue, con l'entusiasmo dei giovani per il nuovo l'arte di [[Donatello]] e di [[Michelozzo]]. A crear un appoggio alla decorazione superiore e romper il vuoto tra le arcate, gotiche sui lati dell'ordine inferiore, e precedentemente costruite (1375-1377), Bernardo Rossellino disegna leggiere lunghe nicchiette, sopraccariche da trabeazione e da frontoncini triangolari; e su questi ripiega brevemente la lunga cornice, separando la sua parte nuova dall'antica. *Il [[Giorgio Vasari|Vasari]] assegna al Rossellino grandi idee, grandi propositi per il rinnovamento di Roma, ma forse egli si fece bello delle penne del pavone, cioè delle idee del grande umanista e architetto [[Leon Battista Alberti]], che a Roma viveva ed era da Bernardo Rossellino ammirato e seguito. *Imitatore di Leon Battista Alberti, Bernardo Rossellino non ne ebbe la preparazione umanistica, e non ne intese quindi lo spirito animatore, non il fondamento delle architetture. Portato a forme piccole, intagliate, perdette, necessariamente, nello slargarsi secondo il prototipo, la propria finezza. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Rossellino, Bernardo}} [[Categoria:Architetti italiani]] [[Categoria:Scultori italiani]] fyzfd7h8qmi5bhsxp9m1zx5tr8tbugv Mike Robinson (designer) 0 225742 1420177 1419944 2026-07-13T01:31:41Z Danyele 19198 ampliamento 1420177 wikitext text/x-wiki '''Michael Vernon Robinson''' (1956 – vivente), designer statunitense. ==Citazioni di Mike Robinson== {{cronologico}} *{{NDR|Su [[Sergio Marchionne]]}} [...] il più grande comunicatore del settore. Se lui decide che produrre automobili in Italia sia meno efficiente che in Canada, allora vanno eliminate le fabbriche italiane. E tutti in coro: "Grande Marchionne!". Lui è una rock star del mondo automobilistico. Non vuol dire pero che la Fiat o la Chrysler ci saranno fra 50 anni (o fra 20 anni...).<ref name="Bega">Da Artemisa Bega (a cura di), ''[https://www.automotivespace.it/mike-robinson-intervista-ad-un-designer-poliedrico-1-parte/ Mike Robinson: intervista ad un designer poliedrico (1^ parte)]'', ''automotivespace.it'', 8 maggio 2012.</ref> *Uno dei dilemmi che affliggono i brand che desiderano crescere è proprio la differenza tra essere noti fra i clienti veri ed essere noti nell'immaginario comune. [...] non serve molto avere tanti fans super informati se non comprano i nostri servizi.<ref name="Bega"/> *[...] io ho iniziato a lavorare su un progetto di vettura autonoma nel 1996, quando operavo nel centro stile Lancia. Il primissimo modello, denominato [[Lancia Dialogos]], rappresentava una particolare concept car con il sedile anteriore che ruotava di 180° gradi, con configurazione "vis a vis". È stato un grandissimo successo nella veste di Concept car, meno sotto l'aspetto commerciale; dal prototipo nacque la Lancia Thesis.<ref name="sicurauto">Da ''[https://www.sicurauto.it/news/mike-robinson-intervista-ad-un-car-designer-innovatore/ Mike Robinson: intervista ad un car designer innovatore]'', ''sicurauto.it'', 8 aprile 2015.</ref> *Quando avevo 16 anni e frequentavo il Liceo a Seattle [...] il mio sogno era quello di iscrivermi ad architettura, perché amavo disegnare. In realtà amavo anche le automobili, ma non sapevo dell'esistenza dei centri stile creati per disegnare le auto. Un mio compagno di classe cambiò per sempre la mia vita, portando a scuola un poster che ritraeva le linee mozzafiato della [[Lancia Stratos Zero]]. Un'auto affascinante alta 80 cm, con un inedito abitacolo il cui accesso avveniva dal parabrezza, tramite l'apertura dello stesso verso l'alto, come la bocca di un coccodrillo. Vidi questa macchina per la prima volta e rimasi scioccato per la bellezza e per l'innovazione, non sapevo di chi fosse, ma avevo solo un indizio, il suo nome: Stratos! Quindi, mi organizzai e cercai in diverse biblioteche (all'epoca non cerano i motori di ricerca) e finalmente trovai tutta la sua incantevole storia. Proprio lì decisi il mio futuro, di fare non solo il Car Designer, ma di trasferirmi a Torino [...] a casa di Bertone, Pininfarina e Giugiaro. Quella macchina ha cambiato la mia vita [...]<ref name="sicurauto"/> *La [[Ferrari Luce|Luce]] non ha alcuna radice nel Dna Ferrari. [...] portava già in sé un concetto fortemente ''disruptive'', quello dell'alimentazione elettrica. Secondo me, per convincere i ferraristi che abbracciare l'elettrico fosse giusto, ci sarebbe voluta un'auto fortemente emozionale, con riferimenti storici forti. [...] E non è vero che la propulsione elettrica non è prestazionale e quindi non si adatti a una interpretazione estrema.<ref>Citato in Roberto Lo Vecchio, ''[https://www.quattroruote.it/news/nuovi-modelli/2026/05/29/ferrari_luce_cosa_dicono_grandi_designer.html La Ferrari Luce vista da quattro grandi designer: giudizi durissimi e un'eccezione]'', ''quattroruote.it'', 3 giugno 2026.</ref> {{Int|''[https://www.motorbox.com/auto/magazine/auto-novita/mike-robinson-racconta-la-bertone-pandion Mike Robinson racconta la Bertone Pandion]''|''motorbox.com'', 20 marzo 2010.}} {{NDR|Sull'[[Alfa Romeo 8C Competizione Bertone Pandion]]}} *Le automobili sono come i film: devono raccontare una storia per conquistare le persone. I migliori [[Progettazione di automobili|disegnatori di automobili]] sono per forza anche ottimi narratori, e i loro prodotti, siano concept car o modelli destinati alla produzione, rispecchiano la loro abilità di raccogliere idee affascinanti da ogni settore, in tutto il mondo, e poi riunirle e reinterpretarle in grandi storie inedite. *Per sviluppare questo progetto siamo partiti dal logo della Casa del Biscione, unico riferimento storico da cui abbiamo preso spunto. [...] Dalla contrapposizione dei due elementi del logo Alfa Romeo è nato così il concetto dello "Skin and Frame": skin, cioè la pelle della carrozzeria che si riconduce al serpente sinuoso, sensuale, organico... e poi frame, ovvero la struttura della vettura rappresentata dalla croce araldica del logo, con la sua durezza, la sua rigidità, la sua tecnicità... Due elementi che sono stati pienamente trasferiti [...] con l'accostamento di superfici morbide a strutture spigolose, che paiono esplodere dal cuore dell'auto slanciandosi verso l'esterno. Una struttura portante che assume forme organiche, andando a pescare proprio nel mondo dei viventi gli spunti principali: negli interni il frame è sinuoso, con strutture che ricordano i rami di un albero. Le schegge che si intrecciano all'esterno [...] invece [...] vogliono ricreare l'immagine della coda di una cometa, andando come a smaterializzarsi per trasmettere un forte senso di movimento, anche a vettura ferma. *Le porte derivano dal secondo grande elemento ispiratore che ha poi anche dato il nome alla nostra concept: Pandion, ovvero la denominazione scientifica del falco pescatore. L'apertura delle portiere riprende proprio la forma del volatile ad ali spiegate, effetto che risulta ancor più coerente grazie al corretto rapporto delle proporzioni. [...] la mascherina del frontale riprende lo stesso taglio degli occhi, e i colori, con il contrasto nero-bianco, si rifanno all'abbinamento cromatico del suo piumaggio. Anche il classico scudo Alfa Romeo si rifà al becco del falco e, allo stesso tempo, segna un ulteriore distacco dalla tradizione Alfa Romeo: non più una forma chiusa bensì aperta nella parte inferiore, così da avere un profilo nuovo ma ben riconoscibile già al primo sguardo. *[...] non volevamo un'auto che fosse realmente fattibile, altrimenti non avremmo potuto ottenere un effetto così sorprendente, ed il nostro lavoro si sarebbe confuso tra gli altri. {{Int|''[https://www.automotivespace.it/mike-robinson-intervista-ad-un-designer-poliedrico-2-parte/ Mike Robinson: intervista ad un designer poliedrico (2^ parte)]''|Artemisa Bega (a cura di), ''automotivespace.it'', 15 maggio 2012.}} *[...] ogni volta che metto matita su carta (a meno che si tratti di una concept car), l'oggetto che risulta sarà ancora in vendita fra 9, 10 anni. Ecco perché si dice che i designers vivono nel futuro. Per potersi muovere con autorevolezza nel futuro bisogna avere riferimenti ben diversi dall'uomo della strada. Lui confronta qualsiasi cosa che vede con ciò che ha nel suo garage. Io invece confronto le cose attorno a me con ciò che vedremo fra 10 o 20 anni. *{{NDR|«Cosa serve per essere un buon [[Progettazione di automobili|car designer]]?»}} Un tocco di pazzia, di incoscienza, di masochismo e soprattutto un grande ego. Bel quadro, no? Sì, i designer sono abbastanza odiati nell'industria: dagli ingegneri, dalla Direzione, dai contafagioli, ecc. Perché? Perché sono indisciplinati, pensano out-of-the-box e raggiungono risultati inimmaginabili di conseguenza. Provano ad obbligarli e restare in gabbia e non producono più. Fanno solo più soluzioni noiose, banali, invendibili. Liberali, invitali a fare pazzia, et voilà, ecco che incominciano ad arrivare dei capolavori che fanno record di vendite. Poi, solo il 2% del lavoro di un designer è utilizzabile. Il resto è solo riscaldamento. Quindi servono 100 disegni per averne 2 belli. *La cosa più importante che deve fare un giovane per diventare un [[design]]er è scegliere bene i propri genitori. Il DNA non mente. La scuola non può sostituire una forte dose di creatività generazionale. *Un ottimo designer è metà ricercatore e metà artista. Una sete insaziabile di conoscere è il primo segno di un grande designer. Ricercare, sperimentare, sbagliare, riprovare, all'infinito. Ecco dove nasce l'innovazione. Poi, una volta che hai scoperto qualcosa devi spiegarlo/illustrarlo ad altri. Qui subentra l’artista. Meglio riesci a definire il tuo sogno, più probabilità hai di trasformarlo in realtà. {{Int|''[https://www.ilprimatonazionale.it/approfondimenti/senza-sangue-designer-ingegneri-brutta-auto-intervista-mike-robinson-92192/ "Senza sangue fra designer e ingegneri è una brutta auto": intervista a Mike Robinson]''|Cristiano Bergoglio, ''ilprimatonazionale.it'', 1º settembre 2018.}} *Durante lo [[Progettazione di automobili|sviluppo di una vettura]], se non c'è il sangue sul pavimento dopo le battaglie fra designer ed ingegneri, allora si può essere certi che l'auto sarà brutta e/o poco interessante. *[...] un concept car da salone, per esplorare il benessere a bordo delle vetture di lusso del futuro. Fu così che nacque la [[Lancia Dialogos]], dopo 24 mesi di ricerca a 360°, con analisi sociali, psicologiche, tecnologiche, fantascientifiche, persino automobilistiche. [...] La prima vettura da sostituire in quel tempo era [...] la Lancia K e [...] si optò per mettere in produzione la Dialogos; purtroppo si dovette adattare la [...] meccanica della vecchia K, con enormi problematiche perché erano due vetture stilisticamente diverse e la piattaforma della K era anche ormai arretrata (passo troppo corto, sbalzi anteriori e posteriori troppo lunghi, carreggiate troppo strette, ecc.). Poi la nuova elettronica era in netto conflitto con i vecchi sistemi elettrici e così si iniziarono le vendite con due anni di ritardo. Tutti motivi che spiegano l'insuccesso della [[Lancia Thesis]], anche se sono convinto che con una stella a tre punte invece dello scudetto Lancia la stessa vettura avrebbe fatto grandi numeri: esistono nel mondo ancora oggi vari club di collezionisti incentrati solo sulla Thesis, uno addirittura in Giappone dove non è mai stata importata ufficialmente! *L'auto del futuro dovrà sempre di più emozionare, bella la guida autonoma ma quando verrà eliminato il volante questo dovrà essere sostituito con qualcosa ancora più affascinante, altrimenti il piacere sarà perso. {{Int|''[https://www.quattroruote.it/news/industria-finanza/2020/04/10/le_grandi_interviste_mike_robinson.html Mike Robinson, da designer a imprenditore]''|Intervsta di Laura Confalonieri, ''Quattroruote'', 2016; ripubblicato in ''quattroruote.it'', 10 aprile 2020.}} *[...] il potere del [[design]]er è incredibile: se è davvero bravo, riesce a lasciare il segno, a influenzare. Certo, oggi è difficile tirare fuori concetti nuovi e lo sarà sempre di più. Quelli che vanno fuori dal seminato sono i geni [...] *La [[Lancia Dialogos|Dialogos]], nel '98, è stata la prima berlina senza paraurti. Poi, con le nuove regole per la protezione dei pedoni, quello è divenuto uno standard e tutti hanno dovuto fare il frontale così. *Le [[Sport Utility Vehicle|Suv]] per me sono state fantastiche, perché hanno dato dignità alle due volumi, auto che nessuno sognava. Poi, è arrivato qualcuno che ha detto: «Alziamole da terra, mettiamole delle gomme grosse, facciamole più grintose». E sono diventate di moda. *C'è una curiosa schizofrenia delle Suv: nascono per la campagna, ma si usano in città e quasi mai se ne sfruttano le caratteristiche. *[...] l'auto elettrica toglierà il problema dell'inquinamento, quella autonoma quello delle morti per incidenti. Se sarà sexy, meglio. {{Int|''[https://autologia.net/piu-di-sette-domande-a-mike-robinson-designer/ (Più di) sette domande a Mike Robinson, designer]''|Intervista di Eraldo Mussa, ''autologia.net'', 18 giugno 2024.}} *Rompere le regole è diventato la mia regola di design, ma per poterlo fare le devi conoscere. *Qualsiasi ruolo di [[design]] ha un aspetto di creatività, di progettazione, e di problem solving. Ma ogni mestiere ha tante attività specifiche, che rende differente uno dall'altro. Come paragonare un atleta di calcio, di basket, e di Formula Uno. Sono tutti atleti ma non sono intercambiabili. Ho disegnato i vestiti per le modelle per i miei concept car per anni, ma non mi considero un fashion designer. Ho disegnato gli interni di tante automobili, alcuni yacht, treni, jet, e alberghi, ma non mi sento un interior designer. *La [[Lancia Dialogos|Dialogos]] fu progetto meraviglioso [...]. Il briefing diceva: "un'auto biodinamica per creare benessere a bordo". Wow! Un invito a nozze per un matto come me assettato di innovazioni. [...] La cosa più strana era il tempo. Avevamo 24 mesi per realizzare il prototipo. Oggi mi danno due mesi! Quindi, abbiamo potuto fare tantissima ricerca, e lo si vedeva. 14 innovazioni mai viste nel settore automobilistico. La Dialogos fu la star del Salone di Torino del 1998. *{{NDR|Sulla [[Lancia Thesis]]}} Certo che aveva un design molto diverso dagli altri concorrenti. L'ho fatto apposta [...]. Si vede che Fiat non era l'azienda giusta per una simile ammiraglia. *[[Lancia Nea|Nea]] fu presentata nel 2000, una concept car autonoma, perfettamente guidabile senza mani! Tutto progettato all'interno di Fiat [...]. Eravamo uno dei primi al mondo ad avere un prototipo autonomo funzionante, 12 anni prima di Google. Ma la Direzione in Fiat all'epoca ha deciso di proibire qualsiasi ulteriore attività di sviluppo per le auto autonome. Punto. Eravamo leader mondiale all'epoca! Così è la vita. ==Note== <references /> ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Robinson, Mike}} [[Categoria:Designer statunitensi]] fl4fkpq5otbwnyzcw0m0x0hzr0gfg52 1420185 1420177 2026-07-13T01:50:51Z Danyele 19198 /* Citazioni di Mike Robinson */ fix 1420185 wikitext text/x-wiki '''Michael Vernon Robinson''' (1956 – vivente), designer statunitense. ==Citazioni di Mike Robinson== {{cronologico}} *{{NDR|Su [[Sergio Marchionne]]}} [...] il più grande comunicatore del settore. Se lui decide che produrre automobili in Italia sia meno efficiente che in Canada, allora vanno eliminate le fabbriche italiane. E tutti in coro: "Grande Marchionne!". Lui è una rock star del mondo automobilistico. Non vuol dire pero che la Fiat o la Chrysler ci saranno fra 50 anni (o fra 20 anni...).<ref name="Bega">Da Artemisa Bega (a cura di), ''[https://www.automotivespace.it/mike-robinson-intervista-ad-un-designer-poliedrico-1-parte/ Mike Robinson: intervista ad un designer poliedrico (1^ parte)]'', ''automotivespace.it'', 8 maggio 2012.</ref> *Uno dei dilemmi che affliggono i brand che desiderano crescere è proprio la differenza tra essere noti fra i clienti veri ed essere noti nell'immaginario comune. [...] non serve molto avere tanti fans super informati se non comprano i nostri servizi.<ref name="Bega"/> *[...] io ho iniziato a lavorare su un progetto di vettura autonoma nel 1996, quando operavo nel centro stile Lancia. Il primissimo modello, denominato [[Lancia Dialogos]], rappresentava una particolare concept car con il sedile anteriore che ruotava di 180° gradi, con configurazione "vis a vis". È stato un grandissimo successo nella veste di Concept car, meno sotto l'aspetto commerciale; dal prototipo nacque la Lancia Thesis.<ref name="sicurauto">Da ''[https://www.sicurauto.it/news/mike-robinson-intervista-ad-un-car-designer-innovatore/ Mike Robinson: intervista ad un car designer innovatore]'', ''sicurauto.it'', 8 aprile 2015.</ref> *Quando avevo 16 anni e frequentavo il Liceo a Seattle [...] il mio sogno era quello di iscrivermi ad architettura, perché amavo disegnare. In realtà amavo anche le automobili, ma non sapevo dell'esistenza dei centri stile creati per disegnare le auto. Un mio compagno di classe cambiò per sempre la mia vita, portando a scuola un poster che ritraeva le linee mozzafiato della [[Lancia Stratos Zero]]. Un'auto affascinante alta 80 cm, con un inedito abitacolo il cui accesso avveniva dal parabrezza, tramite l'apertura dello stesso verso l'alto, come la bocca di un coccodrillo. Vidi questa macchina per la prima volta e rimasi scioccato per la bellezza e per l'innovazione, non sapevo di chi fosse, ma avevo solo un indizio, il suo nome: Stratos! Quindi, mi organizzai e cercai in diverse biblioteche (all'epoca non cerano i motori di ricerca) e finalmente trovai tutta la sua incantevole storia. Proprio lì decisi il mio futuro, di fare non solo il Car Designer, ma di trasferirmi a Torino [...] a casa di Bertone, Pininfarina e Giugiaro. Quella macchina ha cambiato la mia vita [...]<ref name="sicurauto"/> *La [[Ferrari Luce|Luce]] non ha alcuna radice nel Dna Ferrari. [...] portava già in sé un concetto fortemente ''disruptive'', quello dell'alimentazione elettrica. Secondo me, per convincere i ferraristi che abbracciare l'elettrico fosse giusto, ci sarebbe voluta un'auto fortemente emozionale, con riferimenti storici forti. [...] E non è vero che la propulsione elettrica non è prestazionale e quindi non si adatti a una interpretazione estrema.<ref>Citato in Roberto Lo Vecchio, ''[https://www.quattroruote.it/news/nuovi-modelli/2026/05/29/ferrari_luce_cosa_dicono_grandi_designer.html La Ferrari Luce vista da quattro grandi designer: giudizi durissimi e un'eccezione]'', ''quattroruote.it'', 3 giugno 2026.</ref> {{Int|''[https://www.motorbox.com/auto/magazine/auto-novita/mike-robinson-racconta-la-bertone-pandion Mike Robinson racconta la Bertone Pandion]''|''motorbox.com'', 20 marzo 2010.}} {{NDR|Sull'[[Alfa Romeo 8C Competizione Bertone Pandion]]}} *Le automobili sono come i film: devono raccontare una storia per conquistare le persone. I migliori [[Progettazione di automobili|disegnatori di automobili]] sono per forza anche ottimi narratori, e i loro prodotti, siano concept car o modelli destinati alla produzione, rispecchiano la loro abilità di raccogliere idee affascinanti da ogni settore, in tutto il mondo, e poi riunirle e reinterpretarle in grandi storie inedite. *Per sviluppare questo progetto siamo partiti dal logo della Casa del Biscione, unico riferimento storico da cui abbiamo preso spunto. [...] Dalla contrapposizione dei due elementi del logo Alfa Romeo è nato così il concetto dello "Skin and Frame": skin, cioè la pelle della carrozzeria che si riconduce al serpente sinuoso, sensuale, organico... e poi frame, ovvero la struttura della vettura rappresentata dalla croce araldica del logo, con la sua durezza, la sua rigidità, la sua tecnicità... Due elementi che sono stati pienamente trasferiti [...] con l'accostamento di superfici morbide a strutture spigolose, che paiono esplodere dal cuore dell'auto slanciandosi verso l'esterno. Una struttura portante che assume forme organiche, andando a pescare proprio nel mondo dei viventi gli spunti principali: negli interni il frame è sinuoso, con strutture che ricordano i rami di un albero. Le schegge che si intrecciano all'esterno [...] invece [...] vogliono ricreare l'immagine della coda di una cometa, andando come a smaterializzarsi per trasmettere un forte senso di movimento, anche a vettura ferma. *Le porte derivano dal secondo grande elemento ispiratore che ha poi anche dato il nome alla nostra concept: Pandion, ovvero la denominazione scientifica del falco pescatore. L'apertura delle portiere riprende proprio la forma del volatile ad ali spiegate, effetto che risulta ancor più coerente grazie al corretto rapporto delle proporzioni. [...] la mascherina del frontale riprende lo stesso taglio degli occhi, e i colori, con il contrasto nero-bianco, si rifanno all'abbinamento cromatico del suo piumaggio. Anche il classico scudo Alfa Romeo si rifà al becco del falco e, allo stesso tempo, segna un ulteriore distacco dalla tradizione Alfa Romeo: non più una forma chiusa bensì aperta nella parte inferiore, così da avere un profilo nuovo ma ben riconoscibile già al primo sguardo. *[...] non volevamo un'auto che fosse realmente fattibile, altrimenti non avremmo potuto ottenere un effetto così sorprendente, ed il nostro lavoro si sarebbe confuso tra gli altri. {{Int|''[https://www.automotivespace.it/mike-robinson-intervista-ad-un-designer-poliedrico-2-parte/ Mike Robinson: intervista ad un designer poliedrico (2^ parte)]''|Artemisa Bega (a cura di), ''automotivespace.it'', 15 maggio 2012.}} *[...] ogni volta che metto matita su carta (a meno che si tratti di una concept car), l'oggetto che risulta sarà ancora in vendita fra 9, 10 anni. Ecco perché si dice che i designers vivono nel futuro. Per potersi muovere con autorevolezza nel futuro bisogna avere riferimenti ben diversi dall'uomo della strada. Lui confronta qualsiasi cosa che vede con ciò che ha nel suo garage. Io invece confronto le cose attorno a me con ciò che vedremo fra 10 o 20 anni. *{{NDR|«Cosa serve per essere un buon [[Progettazione di automobili|car designer]]?»}} Un tocco di pazzia, di incoscienza, di masochismo e soprattutto un grande ego. Bel quadro, no? Sì, i designer sono abbastanza odiati nell'industria: dagli ingegneri, dalla Direzione, dai contafagioli, ecc. Perché? Perché sono indisciplinati, pensano out-of-the-box e raggiungono risultati inimmaginabili di conseguenza. Provano ad obbligarli e restare in gabbia e non producono più. Fanno solo più soluzioni noiose, banali, invendibili. Liberali, invitali a fare pazzia, et voilà, ecco che incominciano ad arrivare dei capolavori che fanno record di vendite. Poi, solo il 2% del lavoro di un designer è utilizzabile. Il resto è solo riscaldamento. Quindi servono 100 disegni per averne 2 belli. *La cosa più importante che deve fare un giovane per diventare un [[design]]er è scegliere bene i propri genitori. Il DNA non mente. La scuola non può sostituire una forte dose di creatività generazionale. *Un ottimo designer è metà ricercatore e metà artista. Una sete insaziabile di conoscere è il primo segno di un grande designer. Ricercare, sperimentare, sbagliare, riprovare, all'infinito. Ecco dove nasce l'innovazione. Poi, una volta che hai scoperto qualcosa devi spiegarlo/illustrarlo ad altri. Qui subentra l'artista. Meglio riesci a definire il tuo sogno, più probabilità hai di trasformarlo in realtà. {{Int|''[https://www.ilprimatonazionale.it/approfondimenti/senza-sangue-designer-ingegneri-brutta-auto-intervista-mike-robinson-92192/ "Senza sangue fra designer e ingegneri è una brutta auto": intervista a Mike Robinson]''|Cristiano Bergoglio, ''ilprimatonazionale.it'', 1º settembre 2018.}} *Durante lo [[Progettazione di automobili|sviluppo di una vettura]], se non c'è il sangue sul pavimento dopo le battaglie fra designer ed ingegneri, allora si può essere certi che l'auto sarà brutta e/o poco interessante. *[...] un concept car da salone, per esplorare il benessere a bordo delle vetture di lusso del futuro. Fu così che nacque la [[Lancia Dialogos]], dopo 24 mesi di ricerca a 360°, con analisi sociali, psicologiche, tecnologiche, fantascientifiche, persino automobilistiche. [...] La prima vettura da sostituire in quel tempo era [...] la Lancia K e [...] si optò per mettere in produzione la Dialogos; purtroppo si dovette adattare la [...] meccanica della vecchia K, con enormi problematiche perché erano due vetture stilisticamente diverse e la piattaforma della K era anche ormai arretrata (passo troppo corto, sbalzi anteriori e posteriori troppo lunghi, carreggiate troppo strette, ecc.). Poi la nuova elettronica era in netto conflitto con i vecchi sistemi elettrici e così si iniziarono le vendite con due anni di ritardo. Tutti motivi che spiegano l'insuccesso della [[Lancia Thesis]], anche se sono convinto che con una stella a tre punte invece dello scudetto Lancia la stessa vettura avrebbe fatto grandi numeri: esistono nel mondo ancora oggi vari club di collezionisti incentrati solo sulla Thesis, uno addirittura in Giappone dove non è mai stata importata ufficialmente! *L'auto del futuro dovrà sempre di più emozionare, bella la guida autonoma ma quando verrà eliminato il volante questo dovrà essere sostituito con qualcosa ancora più affascinante, altrimenti il piacere sarà perso. {{Int|''[https://www.quattroruote.it/news/industria-finanza/2020/04/10/le_grandi_interviste_mike_robinson.html Mike Robinson, da designer a imprenditore]''|Intervsta di Laura Confalonieri, ''Quattroruote'', 2016; ripubblicato in ''quattroruote.it'', 10 aprile 2020.}} *[...] il potere del [[design]]er è incredibile: se è davvero bravo, riesce a lasciare il segno, a influenzare. Certo, oggi è difficile tirare fuori concetti nuovi e lo sarà sempre di più. Quelli che vanno fuori dal seminato sono i geni [...] *La [[Lancia Dialogos|Dialogos]], nel '98, è stata la prima berlina senza paraurti. Poi, con le nuove regole per la protezione dei pedoni, quello è divenuto uno standard e tutti hanno dovuto fare il frontale così. *Le [[Sport Utility Vehicle|Suv]] per me sono state fantastiche, perché hanno dato dignità alle due volumi, auto che nessuno sognava. Poi, è arrivato qualcuno che ha detto: «Alziamole da terra, mettiamole delle gomme grosse, facciamole più grintose». E sono diventate di moda. *C'è una curiosa schizofrenia delle Suv: nascono per la campagna, ma si usano in città e quasi mai se ne sfruttano le caratteristiche. *[...] l'auto elettrica toglierà il problema dell'inquinamento, quella autonoma quello delle morti per incidenti. Se sarà sexy, meglio. {{Int|''[https://autologia.net/piu-di-sette-domande-a-mike-robinson-designer/ (Più di) sette domande a Mike Robinson, designer]''|Intervista di Eraldo Mussa, ''autologia.net'', 18 giugno 2024.}} *Rompere le regole è diventato la mia regola di [[design]], ma per poterlo fare le devi conoscere. *Qualsiasi ruolo di design ha un aspetto di creatività, di progettazione, e di problem solving. Ma ogni mestiere ha tante attività specifiche, che rende differente uno dall'altro. Come paragonare un atleta di calcio, di basket, e di Formula Uno. Sono tutti atleti ma non sono intercambiabili. Ho disegnato i vestiti per le modelle per i miei concept car per anni, ma non mi considero un fashion designer. Ho disegnato gli interni di tante automobili, alcuni yacht, treni, jet, e alberghi, ma non mi sento un interior designer. *La [[Lancia Dialogos|Dialogos]] fu progetto meraviglioso [...]. Il briefing diceva: "un'auto biodinamica per creare benessere a bordo". Wow! Un invito a nozze per un matto come me assettato di innovazioni. [...] La cosa più strana era il tempo. Avevamo 24 mesi per realizzare il prototipo. Oggi mi danno due mesi! Quindi, abbiamo potuto fare tantissima ricerca, e lo si vedeva. 14 innovazioni mai viste nel settore automobilistico. La Dialogos fu la star del Salone di Torino del 1998. *{{NDR|Sulla [[Lancia Thesis]]}} Certo che aveva un design molto diverso dagli altri concorrenti. L'ho fatto apposta [...]. Si vede che Fiat non era l'azienda giusta per una simile ammiraglia. *[[Lancia Nea|Nea]] fu presentata nel 2000, una concept car autonoma, perfettamente guidabile senza mani! Tutto progettato all'interno di Fiat [...]. Eravamo uno dei primi al mondo ad avere un prototipo autonomo funzionante, 12 anni prima di Google. Ma la Direzione in Fiat all'epoca ha deciso di proibire qualsiasi ulteriore attività di sviluppo per le auto autonome. Punto. Eravamo leader mondiale all'epoca! Così è la vita. ==Note== <references /> ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Robinson, Mike}} [[Categoria:Designer statunitensi]] fhcftlhvhyrjlzgzt6u20kfl9l4xg1s 1420198 1420185 2026-07-13T02:45:06Z Danyele 19198 +immagine 1420198 wikitext text/x-wiki [[File:Flickr - plushev - Geneva2010 527.jpg|thumb|upright=1.2|Mike Robinson nel 2010 accanto alla sua [[Alfa Romeo 8C Competizione Bertone Pandion]]]] '''Michael Vernon Robinson''' (1956 – vivente), designer statunitense. ==Citazioni di Mike Robinson== {{cronologico}} *{{NDR|Su [[Sergio Marchionne]]}} [...] il più grande comunicatore del settore. Se lui decide che produrre automobili in Italia sia meno efficiente che in Canada, allora vanno eliminate le fabbriche italiane. E tutti in coro: "Grande Marchionne!". Lui è una rock star del mondo automobilistico. Non vuol dire pero che la Fiat o la Chrysler ci saranno fra 50 anni (o fra 20 anni...).<ref name="Bega">Da Artemisa Bega (a cura di), ''[https://www.automotivespace.it/mike-robinson-intervista-ad-un-designer-poliedrico-1-parte/ Mike Robinson: intervista ad un designer poliedrico (1^ parte)]'', ''automotivespace.it'', 8 maggio 2012.</ref> *Uno dei dilemmi che affliggono i brand che desiderano crescere è proprio la differenza tra essere noti fra i clienti veri ed essere noti nell'immaginario comune. [...] non serve molto avere tanti fans super informati se non comprano i nostri servizi.<ref name="Bega"/> *[...] io ho iniziato a lavorare su un progetto di vettura autonoma nel 1996, quando operavo nel centro stile Lancia. Il primissimo modello, denominato [[Lancia Dialogos]], rappresentava una particolare concept car con il sedile anteriore che ruotava di 180° gradi, con configurazione "vis a vis". È stato un grandissimo successo nella veste di Concept car, meno sotto l'aspetto commerciale; dal prototipo nacque la Lancia Thesis.<ref name="sicurauto">Da ''[https://www.sicurauto.it/news/mike-robinson-intervista-ad-un-car-designer-innovatore/ Mike Robinson: intervista ad un car designer innovatore]'', ''sicurauto.it'', 8 aprile 2015.</ref> *Quando avevo 16 anni e frequentavo il Liceo a Seattle [...] il mio sogno era quello di iscrivermi ad architettura, perché amavo disegnare. In realtà amavo anche le automobili, ma non sapevo dell'esistenza dei centri stile creati per disegnare le auto. Un mio compagno di classe cambiò per sempre la mia vita, portando a scuola un poster che ritraeva le linee mozzafiato della [[Lancia Stratos Zero]]. Un'auto affascinante alta 80 cm, con un inedito abitacolo il cui accesso avveniva dal parabrezza, tramite l'apertura dello stesso verso l'alto, come la bocca di un coccodrillo. Vidi questa macchina per la prima volta e rimasi scioccato per la bellezza e per l'innovazione, non sapevo di chi fosse, ma avevo solo un indizio, il suo nome: Stratos! Quindi, mi organizzai e cercai in diverse biblioteche (all'epoca non cerano i motori di ricerca) e finalmente trovai tutta la sua incantevole storia. Proprio lì decisi il mio futuro, di fare non solo il Car Designer, ma di trasferirmi a Torino [...] a casa di Bertone, Pininfarina e Giugiaro. Quella macchina ha cambiato la mia vita [...]<ref name="sicurauto"/> *La [[Ferrari Luce|Luce]] non ha alcuna radice nel Dna Ferrari. [...] portava già in sé un concetto fortemente ''disruptive'', quello dell'alimentazione elettrica. Secondo me, per convincere i ferraristi che abbracciare l'elettrico fosse giusto, ci sarebbe voluta un'auto fortemente emozionale, con riferimenti storici forti. [...] E non è vero che la propulsione elettrica non è prestazionale e quindi non si adatti a una interpretazione estrema.<ref>Citato in Roberto Lo Vecchio, ''[https://www.quattroruote.it/news/nuovi-modelli/2026/05/29/ferrari_luce_cosa_dicono_grandi_designer.html La Ferrari Luce vista da quattro grandi designer: giudizi durissimi e un'eccezione]'', ''quattroruote.it'', 3 giugno 2026.</ref> {{Int|''[https://www.motorbox.com/auto/magazine/auto-novita/mike-robinson-racconta-la-bertone-pandion Mike Robinson racconta la Bertone Pandion]''|''motorbox.com'', 20 marzo 2010.}} {{NDR|Sull'[[Alfa Romeo 8C Competizione Bertone Pandion]]}} *Le automobili sono come i film: devono raccontare una storia per conquistare le persone. I migliori [[Progettazione di automobili|disegnatori di automobili]] sono per forza anche ottimi narratori, e i loro prodotti, siano concept car o modelli destinati alla produzione, rispecchiano la loro abilità di raccogliere idee affascinanti da ogni settore, in tutto il mondo, e poi riunirle e reinterpretarle in grandi storie inedite. *Per sviluppare questo progetto siamo partiti dal logo della Casa del Biscione, unico riferimento storico da cui abbiamo preso spunto. [...] Dalla contrapposizione dei due elementi del logo Alfa Romeo è nato così il concetto dello "Skin and Frame": skin, cioè la pelle della carrozzeria che si riconduce al serpente sinuoso, sensuale, organico... e poi frame, ovvero la struttura della vettura rappresentata dalla croce araldica del logo, con la sua durezza, la sua rigidità, la sua tecnicità... Due elementi che sono stati pienamente trasferiti [...] con l'accostamento di superfici morbide a strutture spigolose, che paiono esplodere dal cuore dell'auto slanciandosi verso l'esterno. Una struttura portante che assume forme organiche, andando a pescare proprio nel mondo dei viventi gli spunti principali: negli interni il frame è sinuoso, con strutture che ricordano i rami di un albero. Le schegge che si intrecciano all'esterno [...] invece [...] vogliono ricreare l'immagine della coda di una cometa, andando come a smaterializzarsi per trasmettere un forte senso di movimento, anche a vettura ferma. *Le porte derivano dal secondo grande elemento ispiratore che ha poi anche dato il nome alla nostra concept: Pandion, ovvero la denominazione scientifica del falco pescatore. L'apertura delle portiere riprende proprio la forma del volatile ad ali spiegate, effetto che risulta ancor più coerente grazie al corretto rapporto delle proporzioni. [...] la mascherina del frontale riprende lo stesso taglio degli occhi, e i colori, con il contrasto nero-bianco, si rifanno all'abbinamento cromatico del suo piumaggio. Anche il classico scudo Alfa Romeo si rifà al becco del falco e, allo stesso tempo, segna un ulteriore distacco dalla tradizione Alfa Romeo: non più una forma chiusa bensì aperta nella parte inferiore, così da avere un profilo nuovo ma ben riconoscibile già al primo sguardo. *[...] non volevamo un'auto che fosse realmente fattibile, altrimenti non avremmo potuto ottenere un effetto così sorprendente, ed il nostro lavoro si sarebbe confuso tra gli altri. {{Int|''[https://www.automotivespace.it/mike-robinson-intervista-ad-un-designer-poliedrico-2-parte/ Mike Robinson: intervista ad un designer poliedrico (2^ parte)]''|Artemisa Bega (a cura di), ''automotivespace.it'', 15 maggio 2012.}} *[...] ogni volta che metto matita su carta (a meno che si tratti di una concept car), l'oggetto che risulta sarà ancora in vendita fra 9, 10 anni. Ecco perché si dice che i designers vivono nel futuro. Per potersi muovere con autorevolezza nel futuro bisogna avere riferimenti ben diversi dall'uomo della strada. Lui confronta qualsiasi cosa che vede con ciò che ha nel suo garage. Io invece confronto le cose attorno a me con ciò che vedremo fra 10 o 20 anni. *{{NDR|«Cosa serve per essere un buon [[Progettazione di automobili|car designer]]?»}} Un tocco di pazzia, di incoscienza, di masochismo e soprattutto un grande ego. Bel quadro, no? Sì, i designer sono abbastanza odiati nell'industria: dagli ingegneri, dalla Direzione, dai contafagioli, ecc. Perché? Perché sono indisciplinati, pensano out-of-the-box e raggiungono risultati inimmaginabili di conseguenza. Provano ad obbligarli e restare in gabbia e non producono più. Fanno solo più soluzioni noiose, banali, invendibili. Liberali, invitali a fare pazzia, et voilà, ecco che incominciano ad arrivare dei capolavori che fanno record di vendite. Poi, solo il 2% del lavoro di un designer è utilizzabile. Il resto è solo riscaldamento. Quindi servono 100 disegni per averne 2 belli. *La cosa più importante che deve fare un giovane per diventare un [[design]]er è scegliere bene i propri genitori. Il DNA non mente. La scuola non può sostituire una forte dose di creatività generazionale. *Un ottimo designer è metà ricercatore e metà artista. Una sete insaziabile di conoscere è il primo segno di un grande designer. Ricercare, sperimentare, sbagliare, riprovare, all'infinito. Ecco dove nasce l'innovazione. Poi, una volta che hai scoperto qualcosa devi spiegarlo/illustrarlo ad altri. Qui subentra l'artista. Meglio riesci a definire il tuo sogno, più probabilità hai di trasformarlo in realtà. {{Int|''[https://www.ilprimatonazionale.it/approfondimenti/senza-sangue-designer-ingegneri-brutta-auto-intervista-mike-robinson-92192/ "Senza sangue fra designer e ingegneri è una brutta auto": intervista a Mike Robinson]''|Cristiano Bergoglio, ''ilprimatonazionale.it'', 1º settembre 2018.}} *Durante lo [[Progettazione di automobili|sviluppo di una vettura]], se non c'è il sangue sul pavimento dopo le battaglie fra designer ed ingegneri, allora si può essere certi che l'auto sarà brutta e/o poco interessante. *[...] un concept car da salone, per esplorare il benessere a bordo delle vetture di lusso del futuro. Fu così che nacque la [[Lancia Dialogos]], dopo 24 mesi di ricerca a 360°, con analisi sociali, psicologiche, tecnologiche, fantascientifiche, persino automobilistiche. [...] La prima vettura da sostituire in quel tempo era [...] la Lancia K e [...] si optò per mettere in produzione la Dialogos; purtroppo si dovette adattare la [...] meccanica della vecchia K, con enormi problematiche perché erano due vetture stilisticamente diverse e la piattaforma della K era anche ormai arretrata (passo troppo corto, sbalzi anteriori e posteriori troppo lunghi, carreggiate troppo strette, ecc.). Poi la nuova elettronica era in netto conflitto con i vecchi sistemi elettrici e così si iniziarono le vendite con due anni di ritardo. Tutti motivi che spiegano l'insuccesso della [[Lancia Thesis]], anche se sono convinto che con una stella a tre punte invece dello scudetto Lancia la stessa vettura avrebbe fatto grandi numeri: esistono nel mondo ancora oggi vari club di collezionisti incentrati solo sulla Thesis, uno addirittura in Giappone dove non è mai stata importata ufficialmente! *L'auto del futuro dovrà sempre di più emozionare, bella la guida autonoma ma quando verrà eliminato il volante questo dovrà essere sostituito con qualcosa ancora più affascinante, altrimenti il piacere sarà perso. {{Int|''[https://www.quattroruote.it/news/industria-finanza/2020/04/10/le_grandi_interviste_mike_robinson.html Mike Robinson, da designer a imprenditore]''|Intervsta di Laura Confalonieri, ''Quattroruote'', 2016; ripubblicato in ''quattroruote.it'', 10 aprile 2020.}} *[...] il potere del [[design]]er è incredibile: se è davvero bravo, riesce a lasciare il segno, a influenzare. Certo, oggi è difficile tirare fuori concetti nuovi e lo sarà sempre di più. Quelli che vanno fuori dal seminato sono i geni [...] *La [[Lancia Dialogos|Dialogos]], nel '98, è stata la prima berlina senza paraurti. Poi, con le nuove regole per la protezione dei pedoni, quello è divenuto uno standard e tutti hanno dovuto fare il frontale così. *Le [[Sport Utility Vehicle|Suv]] per me sono state fantastiche, perché hanno dato dignità alle due volumi, auto che nessuno sognava. Poi, è arrivato qualcuno che ha detto: «Alziamole da terra, mettiamole delle gomme grosse, facciamole più grintose». E sono diventate di moda. *C'è una curiosa schizofrenia delle Suv: nascono per la campagna, ma si usano in città e quasi mai se ne sfruttano le caratteristiche. *[...] l'auto elettrica toglierà il problema dell'inquinamento, quella autonoma quello delle morti per incidenti. Se sarà sexy, meglio. {{Int|''[https://autologia.net/piu-di-sette-domande-a-mike-robinson-designer/ (Più di) sette domande a Mike Robinson, designer]''|Intervista di Eraldo Mussa, ''autologia.net'', 18 giugno 2024.}} *Rompere le regole è diventato la mia regola di [[design]], ma per poterlo fare le devi conoscere. *Qualsiasi ruolo di design ha un aspetto di creatività, di progettazione, e di problem solving. Ma ogni mestiere ha tante attività specifiche, che rende differente uno dall'altro. Come paragonare un atleta di calcio, di basket, e di Formula Uno. Sono tutti atleti ma non sono intercambiabili. Ho disegnato i vestiti per le modelle per i miei concept car per anni, ma non mi considero un fashion designer. Ho disegnato gli interni di tante automobili, alcuni yacht, treni, jet, e alberghi, ma non mi sento un interior designer. *La [[Lancia Dialogos|Dialogos]] fu progetto meraviglioso [...]. Il briefing diceva: "un'auto biodinamica per creare benessere a bordo". Wow! Un invito a nozze per un matto come me assettato di innovazioni. [...] La cosa più strana era il tempo. Avevamo 24 mesi per realizzare il prototipo. Oggi mi danno due mesi! Quindi, abbiamo potuto fare tantissima ricerca, e lo si vedeva. 14 innovazioni mai viste nel settore automobilistico. La Dialogos fu la star del Salone di Torino del 1998. *{{NDR|Sulla [[Lancia Thesis]]}} Certo che aveva un design molto diverso dagli altri concorrenti. L'ho fatto apposta [...]. Si vede che Fiat non era l'azienda giusta per una simile ammiraglia. *[[Lancia Nea|Nea]] fu presentata nel 2000, una concept car autonoma, perfettamente guidabile senza mani! Tutto progettato all'interno di Fiat [...]. Eravamo uno dei primi al mondo ad avere un prototipo autonomo funzionante, 12 anni prima di Google. Ma la Direzione in Fiat all'epoca ha deciso di proibire qualsiasi ulteriore attività di sviluppo per le auto autonome. Punto. Eravamo leader mondiale all'epoca! Così è la vita. ==Note== <references /> ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Robinson, Mike}} [[Categoria:Designer statunitensi]] 25yokjzkd1e53vf3iin4q5ywchabq7b 1420199 1420198 2026-07-13T02:46:01Z Danyele 19198 /* Citazioni di Mike Robinson */ ordine cronologico corretto 1420199 wikitext text/x-wiki [[File:Flickr - plushev - Geneva2010 527.jpg|thumb|upright=1.2|Mike Robinson nel 2010 accanto alla sua [[Alfa Romeo 8C Competizione Bertone Pandion]]]] '''Michael Vernon Robinson''' (1956 – vivente), designer statunitense. ==Citazioni di Mike Robinson== {{cronologico}} *{{NDR|Su [[Sergio Marchionne]]}} [...] il più grande comunicatore del settore. Se lui decide che produrre automobili in Italia sia meno efficiente che in Canada, allora vanno eliminate le fabbriche italiane. E tutti in coro: "Grande Marchionne!". Lui è una rock star del mondo automobilistico. Non vuol dire pero che la Fiat o la Chrysler ci saranno fra 50 anni (o fra 20 anni...).<ref name="Bega">Da Artemisa Bega (a cura di), ''[https://www.automotivespace.it/mike-robinson-intervista-ad-un-designer-poliedrico-1-parte/ Mike Robinson: intervista ad un designer poliedrico (1^ parte)]'', ''automotivespace.it'', 8 maggio 2012.</ref> *Uno dei dilemmi che affliggono i brand che desiderano crescere è proprio la differenza tra essere noti fra i clienti veri ed essere noti nell'immaginario comune. [...] non serve molto avere tanti fans super informati se non comprano i nostri servizi.<ref name="Bega"/> *[...] io ho iniziato a lavorare su un progetto di vettura autonoma nel 1996, quando operavo nel centro stile Lancia. Il primissimo modello, denominato [[Lancia Dialogos]], rappresentava una particolare concept car con il sedile anteriore che ruotava di 180° gradi, con configurazione "vis a vis". È stato un grandissimo successo nella veste di Concept car, meno sotto l'aspetto commerciale; dal prototipo nacque la Lancia Thesis.<ref name="sicurauto">Da ''[https://www.sicurauto.it/news/mike-robinson-intervista-ad-un-car-designer-innovatore/ Mike Robinson: intervista ad un car designer innovatore]'', ''sicurauto.it'', 8 aprile 2015.</ref> *Quando avevo 16 anni e frequentavo il Liceo a Seattle [...] il mio sogno era quello di iscrivermi ad architettura, perché amavo disegnare. In realtà amavo anche le automobili, ma non sapevo dell'esistenza dei centri stile creati per disegnare le auto. Un mio compagno di classe cambiò per sempre la mia vita, portando a scuola un poster che ritraeva le linee mozzafiato della [[Lancia Stratos Zero]]. Un'auto affascinante alta 80 cm, con un inedito abitacolo il cui accesso avveniva dal parabrezza, tramite l'apertura dello stesso verso l'alto, come la bocca di un coccodrillo. Vidi questa macchina per la prima volta e rimasi scioccato per la bellezza e per l'innovazione, non sapevo di chi fosse, ma avevo solo un indizio, il suo nome: Stratos! Quindi, mi organizzai e cercai in diverse biblioteche (all'epoca non cerano i motori di ricerca) e finalmente trovai tutta la sua incantevole storia. Proprio lì decisi il mio futuro, di fare non solo il Car Designer, ma di trasferirmi a Torino [...] a casa di Bertone, Pininfarina e Giugiaro. Quella macchina ha cambiato la mia vita [...]<ref name="sicurauto"/> *La [[Ferrari Luce|Luce]] non ha alcuna radice nel Dna Ferrari. [...] portava già in sé un concetto fortemente ''disruptive'', quello dell'alimentazione elettrica. Secondo me, per convincere i ferraristi che abbracciare l'elettrico fosse giusto, ci sarebbe voluta un'auto fortemente emozionale, con riferimenti storici forti. [...] E non è vero che la propulsione elettrica non è prestazionale e quindi non si adatti a una interpretazione estrema.<ref>Citato in Roberto Lo Vecchio, ''[https://www.quattroruote.it/news/nuovi-modelli/2026/05/29/ferrari_luce_cosa_dicono_grandi_designer.html La Ferrari Luce vista da quattro grandi designer: giudizi durissimi e un'eccezione]'', ''quattroruote.it'', 3 giugno 2026.</ref> {{Int|''[https://www.motorbox.com/auto/magazine/auto-novita/mike-robinson-racconta-la-bertone-pandion Mike Robinson racconta la Bertone Pandion]''|''motorbox.com'', 20 marzo 2010.}} {{NDR|Sull'[[Alfa Romeo 8C Competizione Bertone Pandion]]}} *Le automobili sono come i film: devono raccontare una storia per conquistare le persone. I migliori [[Progettazione di automobili|disegnatori di automobili]] sono per forza anche ottimi narratori, e i loro prodotti, siano concept car o modelli destinati alla produzione, rispecchiano la loro abilità di raccogliere idee affascinanti da ogni settore, in tutto il mondo, e poi riunirle e reinterpretarle in grandi storie inedite. *Per sviluppare questo progetto siamo partiti dal logo della Casa del Biscione, unico riferimento storico da cui abbiamo preso spunto. [...] Dalla contrapposizione dei due elementi del logo Alfa Romeo è nato così il concetto dello "Skin and Frame": skin, cioè la pelle della carrozzeria che si riconduce al serpente sinuoso, sensuale, organico... e poi frame, ovvero la struttura della vettura rappresentata dalla croce araldica del logo, con la sua durezza, la sua rigidità, la sua tecnicità... Due elementi che sono stati pienamente trasferiti [...] con l'accostamento di superfici morbide a strutture spigolose, che paiono esplodere dal cuore dell'auto slanciandosi verso l'esterno. Una struttura portante che assume forme organiche, andando a pescare proprio nel mondo dei viventi gli spunti principali: negli interni il frame è sinuoso, con strutture che ricordano i rami di un albero. Le schegge che si intrecciano all'esterno [...] invece [...] vogliono ricreare l'immagine della coda di una cometa, andando come a smaterializzarsi per trasmettere un forte senso di movimento, anche a vettura ferma. *Le porte derivano dal secondo grande elemento ispiratore che ha poi anche dato il nome alla nostra concept: Pandion, ovvero la denominazione scientifica del falco pescatore. L'apertura delle portiere riprende proprio la forma del volatile ad ali spiegate, effetto che risulta ancor più coerente grazie al corretto rapporto delle proporzioni. [...] la mascherina del frontale riprende lo stesso taglio degli occhi, e i colori, con il contrasto nero-bianco, si rifanno all'abbinamento cromatico del suo piumaggio. Anche il classico scudo Alfa Romeo si rifà al becco del falco e, allo stesso tempo, segna un ulteriore distacco dalla tradizione Alfa Romeo: non più una forma chiusa bensì aperta nella parte inferiore, così da avere un profilo nuovo ma ben riconoscibile già al primo sguardo. *[...] non volevamo un'auto che fosse realmente fattibile, altrimenti non avremmo potuto ottenere un effetto così sorprendente, ed il nostro lavoro si sarebbe confuso tra gli altri. {{Int|''[https://www.automotivespace.it/mike-robinson-intervista-ad-un-designer-poliedrico-2-parte/ Mike Robinson: intervista ad un designer poliedrico (2^ parte)]''|Artemisa Bega (a cura di), ''automotivespace.it'', 15 maggio 2012.}} *[...] ogni volta che metto matita su carta (a meno che si tratti di una concept car), l'oggetto che risulta sarà ancora in vendita fra 9, 10 anni. Ecco perché si dice che i designers vivono nel futuro. Per potersi muovere con autorevolezza nel futuro bisogna avere riferimenti ben diversi dall'uomo della strada. Lui confronta qualsiasi cosa che vede con ciò che ha nel suo garage. Io invece confronto le cose attorno a me con ciò che vedremo fra 10 o 20 anni. *{{NDR|«Cosa serve per essere un buon [[Progettazione di automobili|car designer]]?»}} Un tocco di pazzia, di incoscienza, di masochismo e soprattutto un grande ego. Bel quadro, no? Sì, i designer sono abbastanza odiati nell'industria: dagli ingegneri, dalla Direzione, dai contafagioli, ecc. Perché? Perché sono indisciplinati, pensano out-of-the-box e raggiungono risultati inimmaginabili di conseguenza. Provano ad obbligarli e restare in gabbia e non producono più. Fanno solo più soluzioni noiose, banali, invendibili. Liberali, invitali a fare pazzia, et voilà, ecco che incominciano ad arrivare dei capolavori che fanno record di vendite. Poi, solo il 2% del lavoro di un designer è utilizzabile. Il resto è solo riscaldamento. Quindi servono 100 disegni per averne 2 belli. *La cosa più importante che deve fare un giovane per diventare un [[design]]er è scegliere bene i propri genitori. Il DNA non mente. La scuola non può sostituire una forte dose di creatività generazionale. *Un ottimo designer è metà ricercatore e metà artista. Una sete insaziabile di conoscere è il primo segno di un grande designer. Ricercare, sperimentare, sbagliare, riprovare, all'infinito. Ecco dove nasce l'innovazione. Poi, una volta che hai scoperto qualcosa devi spiegarlo/illustrarlo ad altri. Qui subentra l'artista. Meglio riesci a definire il tuo sogno, più probabilità hai di trasformarlo in realtà. {{Int|''[https://www.quattroruote.it/news/industria-finanza/2020/04/10/le_grandi_interviste_mike_robinson.html Mike Robinson, da designer a imprenditore]''|Intervsta di Laura Confalonieri, ''Quattroruote'', 2016; ripubblicato in ''quattroruote.it'', 10 aprile 2020.}} *[...] il potere del [[design]]er è incredibile: se è davvero bravo, riesce a lasciare il segno, a influenzare. Certo, oggi è difficile tirare fuori concetti nuovi e lo sarà sempre di più. Quelli che vanno fuori dal seminato sono i geni [...] *La [[Lancia Dialogos|Dialogos]], nel '98, è stata la prima berlina senza paraurti. Poi, con le nuove regole per la protezione dei pedoni, quello è divenuto uno standard e tutti hanno dovuto fare il frontale così. *Le [[Sport Utility Vehicle|Suv]] per me sono state fantastiche, perché hanno dato dignità alle due volumi, auto che nessuno sognava. Poi, è arrivato qualcuno che ha detto: «Alziamole da terra, mettiamole delle gomme grosse, facciamole più grintose». E sono diventate di moda. *C'è una curiosa schizofrenia delle Suv: nascono per la campagna, ma si usano in città e quasi mai se ne sfruttano le caratteristiche. *[...] l'auto elettrica toglierà il problema dell'inquinamento, quella autonoma quello delle morti per incidenti. Se sarà sexy, meglio. {{Int|''[https://www.ilprimatonazionale.it/approfondimenti/senza-sangue-designer-ingegneri-brutta-auto-intervista-mike-robinson-92192/ "Senza sangue fra designer e ingegneri è una brutta auto": intervista a Mike Robinson]''|Cristiano Bergoglio, ''ilprimatonazionale.it'', 1º settembre 2018.}} *Durante lo [[Progettazione di automobili|sviluppo di una vettura]], se non c'è il sangue sul pavimento dopo le battaglie fra designer ed ingegneri, allora si può essere certi che l'auto sarà brutta e/o poco interessante. *[...] un concept car da salone, per esplorare il benessere a bordo delle vetture di lusso del futuro. Fu così che nacque la [[Lancia Dialogos]], dopo 24 mesi di ricerca a 360°, con analisi sociali, psicologiche, tecnologiche, fantascientifiche, persino automobilistiche. [...] La prima vettura da sostituire in quel tempo era [...] la Lancia K e [...] si optò per mettere in produzione la Dialogos; purtroppo si dovette adattare la [...] meccanica della vecchia K, con enormi problematiche perché erano due vetture stilisticamente diverse e la piattaforma della K era anche ormai arretrata (passo troppo corto, sbalzi anteriori e posteriori troppo lunghi, carreggiate troppo strette, ecc.). Poi la nuova elettronica era in netto conflitto con i vecchi sistemi elettrici e così si iniziarono le vendite con due anni di ritardo. Tutti motivi che spiegano l'insuccesso della [[Lancia Thesis]], anche se sono convinto che con una stella a tre punte invece dello scudetto Lancia la stessa vettura avrebbe fatto grandi numeri: esistono nel mondo ancora oggi vari club di collezionisti incentrati solo sulla Thesis, uno addirittura in Giappone dove non è mai stata importata ufficialmente! *L'auto del futuro dovrà sempre di più emozionare, bella la guida autonoma ma quando verrà eliminato il volante questo dovrà essere sostituito con qualcosa ancora più affascinante, altrimenti il piacere sarà perso. {{Int|''[https://autologia.net/piu-di-sette-domande-a-mike-robinson-designer/ (Più di) sette domande a Mike Robinson, designer]''|Intervista di Eraldo Mussa, ''autologia.net'', 18 giugno 2024.}} *Rompere le regole è diventato la mia regola di [[design]], ma per poterlo fare le devi conoscere. *Qualsiasi ruolo di design ha un aspetto di creatività, di progettazione, e di problem solving. Ma ogni mestiere ha tante attività specifiche, che rende differente uno dall'altro. Come paragonare un atleta di calcio, di basket, e di Formula Uno. Sono tutti atleti ma non sono intercambiabili. Ho disegnato i vestiti per le modelle per i miei concept car per anni, ma non mi considero un fashion designer. Ho disegnato gli interni di tante automobili, alcuni yacht, treni, jet, e alberghi, ma non mi sento un interior designer. *La [[Lancia Dialogos|Dialogos]] fu progetto meraviglioso [...]. Il briefing diceva: "un'auto biodinamica per creare benessere a bordo". Wow! Un invito a nozze per un matto come me assettato di innovazioni. [...] La cosa più strana era il tempo. Avevamo 24 mesi per realizzare il prototipo. Oggi mi danno due mesi! Quindi, abbiamo potuto fare tantissima ricerca, e lo si vedeva. 14 innovazioni mai viste nel settore automobilistico. La Dialogos fu la star del Salone di Torino del 1998. *{{NDR|Sulla [[Lancia Thesis]]}} Certo che aveva un design molto diverso dagli altri concorrenti. L'ho fatto apposta [...]. Si vede che Fiat non era l'azienda giusta per una simile ammiraglia. *[[Lancia Nea|Nea]] fu presentata nel 2000, una concept car autonoma, perfettamente guidabile senza mani! Tutto progettato all'interno di Fiat [...]. Eravamo uno dei primi al mondo ad avere un prototipo autonomo funzionante, 12 anni prima di Google. Ma la Direzione in Fiat all'epoca ha deciso di proibire qualsiasi ulteriore attività di sviluppo per le auto autonome. Punto. Eravamo leader mondiale all'epoca! Così è la vita. ==Note== <references /> ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Robinson, Mike}} [[Categoria:Designer statunitensi]] iax3adhhlsueaqidk6ui54suf4abffi Antonio Rossellino 0 225750 1420131 1420015 2026-07-12T13:39:45Z Gaux 18878 wlink 1420131 wikitext text/x-wiki [[File:Ritratto di Antonio Rossellino.jpg|thumb|]] '''Antonio Rossellino''', pseudonimo di '''Antonio Gamberelli''' (1427 – 1479), scultore italiano, fratello dell'architetto e scultore [[Bernardo Rossellino|Bernardo]]. ==Citazioni su Antonio Rossellino== *Una delle opere classificate tra le prime di Antonio è il ''San Sebastiano di marmo'', nella [[Collegiata di Sant'Andrea|Pieve d'Empoli]], bella, forte, nutrita figura di giovane, che fu certamente eseguita dopo l'anno 1457 indicato dagli scrittori, tanta è la scienza nella modellatura delle morbide carni, tanta la perfezione nel tutto tondo. Nulla della timidezza, della esilità dei maestri contemporanei; qui il [[San Sebastiano|Martire]] dal bel corpo ignudo e stretto al tronco d'un albero non teme le saette, non si ritrae per il dolore delle ferite, e solo volge in alto la bella testa apollinea cercando la luce. La scultura fiorentina tornava così al sentimento antico dell'arte cristiana, rifuggente dall'espressione de' tormenti e della morte; le figure sante tornavano floride e belle, solenni per grandezza morale. ([[Adolfo Venturi (storico dell'arte)|Adolfo Venturi]]) ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{stub}} {{DEFAULTSORT:Rossellino, Antonio}} [[Categoria:Scultori italiani]] piikiep7gqf66qf9ehr1jp228b0xtry Angelo Brofferio (1846–1894) 0 225764 1420160 1420084 2026-07-12T15:29:50Z Salnitrum 97664 1420160 wikitext text/x-wiki {{PDA}} [[File:Angelo Brofferio junior.png|thumb|Angelo Brofferio]] '''Angelo Brofferio''' (1846–1894), scienziato e parapsicologo italiano, figlio dell'omonimo [[Angelo Brofferio]]. ==Citazioni di Angelo Brofferio== *Io credo adunque che lo [[spiritismo]] sarà la religione del secolo venturo, come il [[socialismo]] sarà la sua politica. Per limitare più esattamente le mie speranze, dirò che io spero che fra due generazioni al più le classi colte invece di essere indifferenti, o non creder nulla, o credere al Papa, avranno non la [[fede]], ma la cognizione [[scienza|scientifica]] di una vita futura in un mondo spirituale.<ref>Dalla Prefazione a [[Carl Du Prel]], ''[https://archive.org/details/DuPrelLEnigmaUmano/page/n41/mode/2up L'Enigma Umano]'', traduzione di Angelo Brofferio, Galli di C. Chiesa e F. Guindani, Milano, 1894, p. XLVI.</ref> ==''Per lo spiritismo''== ===[[Incipit]]=== Soltanto dieci anni sono, io sapevo appena cosa fosse lo [[spiritismo]]; lo compativo anch'io con sorriso indulgente, come fosse ''la grande superstizione del secolo XIX'', una nevrosi epidemica ma passeggiera, prodotta da un lievito di antichi errori, che fermentava nell'ignoranza delle leggi scientifiche, nella paura di morire, e nella passione del maraviglioso, che toglie il senso comune, il così detto senso della realtà. ===Citazioni=== *Alcuni fenomeni medianici sono facili ad imitare; altri difficilissimi; non voglio dire che ve ne siano di inimitabili, perché non sono prestigiatore, e perché non devo dire a priori che la loro imitazione sia impossibile. Ma posso dire a posteriori, cioè considerando le imitazioni fatte sin qui, che se i prestigiatori possono imitarli, non possono però riprodurli; possono farne di simili, ma non far quelli, a meno che oltre ad esser prestigiatori siano anche {{sic|medii}}. (p. 45) *[...] mentre il signor Torelli<ref>Eugenio Torelli Viollier (1842 – 1900), giornalista italiano.</ref> garantisce l'assoluta falsità di tutti i miracoli dell'[[Eusapia Palladino|Eusapia]], io confesso che non oso garantire l'assoluta sincerità di tutti i fenomeni che essa produce, e specialmente devo confessare che qualche indizio mi ha fatto sospettare qualche volta di inganno, sebbene io non possa attribuirlo alla sua volontà cosciente. Ma il supporre che essa faccia tutto ciò che fa, con una mano abilmente sottratta alla nostra vigilanza, non è dire soltanto che essa è abile e che noi abbiamo osservato male, ma che essa è propriamente il diavolo dell'impostura e che noi siamo tutti completamente imbecilli. (p. 358) *Quanto all'asserzione che tutti i [[medium|medii]] furono smascherati, contiene di vero soltanto questo: che delle scenate e dei processi se ne sono fatti a tutti i medii; che alcuni devono esser stati colti realmente in flagrante, per esempio quelli a cui hanno trovato le barbe e le parrucche; che il decidere quanti siano stati realmente convinti di ciurmeria è un po' difficile per chi non è stato presente ai fatti; ma che certo molti di questi smascheramenti sono pure fandonie. […] I più vogliono sperimentare i fenomeni spiritici senza essere menomamente informati della teoria o almeno della fenomenologia spiritica. Gli esperimenti si fanno per verificare le teorie, e le teorie non possono essere verificate che da quelli che le conoscono. Gli sperimentatori sono il più delle volte tanto competenti a giudicar di fenomeni psichici o spiritici, come io a giudicar di un esperimento di chimica. (p. 50) ==Note== <references /> ==Bibliografia== *Angelo Brofferio, ''[https://archive.org/details/perlospiritismo00brofgoog/page/n7/mode/2up Per lo spiritismo]'', Domenico Briola Editore, Milano, 1893. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Brofferio, Angelo}} [[Categoria:Parapsicologi italiani]] [[Categoria:Scienziati italiani]] psggc5cryp37gp5mjnvzve2hadqbmxi Igraine 0 225768 1420159 1420099 2026-07-12T15:28:35Z Skekzilla 17056 1420159 wikitext text/x-wiki [[File:Uther and Igraine.jpg|thumb|Uther e Igraine]] '''Igraine''', personaggio del ciclo bretone e delle leggende arturiane. ==Citazioni di Igraine== *Merlino è a conoscenza, come del resto voi, ser Ulfius, di come re Uther venne da me nel castello di Tintagel con le sembianze di mio marito che era morto tre ore prima, e di come quella stessa notte mi fece concepire un figlio. Tredici giorni dopo egli mi sposò, e allorché il bambino nacque ordinò che fosse affidato a Merlino e allevato da lui. Da allora io non lo vidi mai più; né seppi quale nome gli era stato dato. ([[Thomas Malory]]) ==Citazioni su Igraine== ===''[[Excalibur]]''=== *– Così hai di nuovo bisogno di me ora che la mia tregua è infranta? Anni da costruire, attimi per distruggere, e tutto per lussuria.<br>– Per Igraine. Una notte con lei... Tu non comprendi, non sei un uomo. *Credevi di intrappolarmi. Hai intrappolato te stesso con la stessa stregoneria che usasti per ingannare mia madre. ([[Fata Morgana (mitologia)|Fata Morgana]]) *Una volta liberai l'alito del drago perché Uther giacesse con tua madre e concepisse un re. ([[Mago Merlino]]) ===[[Thomas Malory]]=== {{cronologico}} *Al tempo in cui Uther Pendragon governava su tutta l'Inghilterra, vi era in Cornovaglia un potente duca, signore di Tintagel, che gli faceva guerra da molti anni. Attraverso degli emissari, un giorno il re lo convocò ordinandogli di portare con sé anche la moglie, che aveva nome Igraine e fama di essere molto assennata. Quando il duca arrivò alla presenza del sovrano, per intercessione dei più nobili baroni si riconciliò con lui, ma il re si innamorò di sua moglie, la festeggiò oltre misura e desiderò di giacere con lei. Igraine, che era una donna onesta e leale, non solo non vi consentì, ma anzi disse al marito:<br>«Credo che siamo stati chiamati qui perché io vi perdessi il mio onore. Vi consiglio quindi di andare via senza indugio e di raggiungere questa notte stessa il nostro castello.» *La prima notte che trascorrerete con Igraine concepirete in lei un figlio che mi farete consegnare appena sarà venuto alla luce. Io lo alleverò dove più mi piacerà, affinché a voi derivi onore e al bambino i vantaggi che gli spettano. ([[Mago Merlino]]) *Così re Uther giacque con Igraine più di tre ore dopo la morte del duca e, in quella notte, concepì Artù. Allo spuntare del giorno, dopo che Merlino fu arrivato per dirgli di prepararsi, egli baciò la dama e partì in gran fretta. E quando Igraine sentì dire che, secondo tutte le testimonianze, il marito era morto prima dell'arrivo di Uther, si chiese con grande stupore chi potesse essere l'uomo che si era coricato con lei nelle sembianze del suo signore e ne pianse segretamente senza farne parola ad alcuno. *Non passò molto, quindi, che un mattino Uther e Igraine si sposarono tra la gioia e il tripudio generale, e, per volere del re, nella stessa occasione re Lot di Lothian e di Orkney sposò Morgawse, che sarebbe stata la madre di [[Gawain|Galvano]], e re Nentres della terra di Garlot sposò Elaine. La terza sorella, [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana la Fata]], fu invece messa a studiare in un convento dove divenne molto dotta in negromanzia. In seguito sarebbe stata maritata a re Uriens della terra di Gore, padre di ser Ivano il Biancamano. ==Voci correlate== *[[Re Artù]], figlio *[[Fata Morgana (mitologia)|Fata Morgana]], figlia *[[Uther Pendragon]], marito ==Altri progetti== {{interprogetto}} [[Categoria:Personaggi del ciclo arturiano]] [[Categoria:Sovrani mitologici]] rrorhvgar7pwm2kodlcnjr5ryxugz02 1420216 1420159 2026-07-13T07:26:01Z Skekzilla 17056 /* Thomas Malory */ 1420216 wikitext text/x-wiki [[File:Uther and Igraine.jpg|thumb|Uther e Igraine]] '''Igraine''', personaggio del ciclo bretone e delle leggende arturiane. ==Citazioni di Igraine== *Merlino è a conoscenza, come del resto voi, ser Ulfius, di come re Uther venne da me nel castello di Tintagel con le sembianze di mio marito che era morto tre ore prima, e di come quella stessa notte mi fece concepire un figlio. Tredici giorni dopo egli mi sposò, e allorché il bambino nacque ordinò che fosse affidato a Merlino e allevato da lui. Da allora io non lo vidi mai più; né seppi quale nome gli era stato dato. ([[Thomas Malory]]) ==Citazioni su Igraine== ===''[[Excalibur]]''=== *– Così hai di nuovo bisogno di me ora che la mia tregua è infranta? Anni da costruire, attimi per distruggere, e tutto per lussuria.<br>– Per Igraine. Una notte con lei... Tu non comprendi, non sei un uomo. *Credevi di intrappolarmi. Hai intrappolato te stesso con la stessa stregoneria che usasti per ingannare mia madre. ([[Fata Morgana (mitologia)|Fata Morgana]]) *Una volta liberai l'alito del drago perché Uther giacesse con tua madre e concepisse un re. ([[Mago Merlino]]) ===[[Thomas Malory]]=== {{cronologico}} *Al tempo in cui Uther Pendragon governava su tutta l'Inghilterra, vi era in Cornovaglia un potente duca, signore di Tintagel, che gli faceva guerra da molti anni. Attraverso degli emissari, un giorno il re lo convocò ordinandogli di portare con sé anche la moglie, che aveva nome Igraine e fama di essere molto assennata. Quando il duca arrivò alla presenza del sovrano, per intercessione dei più nobili baroni si riconciliò con lui, ma il re si innamorò di sua moglie, la festeggiò oltre misura e desiderò di giacere con lei. Igraine, che era una donna onesta e leale, non solo non vi consentì, ma anzi disse al marito:<br>«Credo che siamo stati chiamati qui perché io vi perdessi il mio onore. Vi consiglio quindi di andare via senza indugio e di raggiungere questa notte stessa il nostro castello.» *La prima notte che trascorrerete con Igraine concepirete in lei un figlio che mi farete consegnare appena sarà venuto alla luce. Io lo alleverò dove più mi piacerà, affinché a voi derivi onore e al bambino i vantaggi che gli spettano. ([[Mago Merlino]]) *Così re Uther giacque con Igraine più di tre ore dopo la morte del duca e, in quella notte, concepì Artù. Allo spuntare del giorno, dopo che Merlino fu arrivato per dirgli di prepararsi, egli baciò la dama e partì in gran fretta. E quando Igraine sentì dire che, secondo tutte le testimonianze, il marito era morto prima dell'arrivo di Uther, si chiese con grande stupore chi potesse essere l'uomo che si era coricato con lei nelle sembianze del suo signore e ne pianse segretamente senza farne parola ad alcuno. *Non passò molto, quindi, che un mattino Uther e Igraine si sposarono tra la gioia e il tripudio generale, e, per volere del re, nella stessa occasione re Lot di Lothian e di Orkney sposò [[Morgause|Morgawse]], che sarebbe stata la madre di [[Gawain|Galvano]], e re Nentres della terra di Garlot sposò Elaine. La terza sorella, [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana la Fata]], fu invece messa a studiare in un convento dove divenne molto dotta in negromanzia. In seguito sarebbe stata maritata a re Uriens della terra di Gore, padre di ser [[Ywain|Ivano il Biancamano]]. ==Voci correlate== *[[Re Artù]], figlio *[[Fata Morgana (mitologia)|Fata Morgana]], figlia *[[Uther Pendragon]], marito ==Altri progetti== {{interprogetto}} [[Categoria:Personaggi del ciclo arturiano]] [[Categoria:Sovrani mitologici]] ou9h8ezujlm312yjil1od8tjcoo3fwm 1420217 1420216 2026-07-13T07:28:01Z Skekzilla 17056 /* Voci correlate */ 1420217 wikitext text/x-wiki [[File:Uther and Igraine.jpg|thumb|Uther e Igraine]] '''Igraine''', personaggio del ciclo bretone e delle leggende arturiane. ==Citazioni di Igraine== *Merlino è a conoscenza, come del resto voi, ser Ulfius, di come re Uther venne da me nel castello di Tintagel con le sembianze di mio marito che era morto tre ore prima, e di come quella stessa notte mi fece concepire un figlio. Tredici giorni dopo egli mi sposò, e allorché il bambino nacque ordinò che fosse affidato a Merlino e allevato da lui. Da allora io non lo vidi mai più; né seppi quale nome gli era stato dato. ([[Thomas Malory]]) ==Citazioni su Igraine== ===''[[Excalibur]]''=== *– Così hai di nuovo bisogno di me ora che la mia tregua è infranta? Anni da costruire, attimi per distruggere, e tutto per lussuria.<br>– Per Igraine. Una notte con lei... Tu non comprendi, non sei un uomo. *Credevi di intrappolarmi. Hai intrappolato te stesso con la stessa stregoneria che usasti per ingannare mia madre. ([[Fata Morgana (mitologia)|Fata Morgana]]) *Una volta liberai l'alito del drago perché Uther giacesse con tua madre e concepisse un re. ([[Mago Merlino]]) ===[[Thomas Malory]]=== {{cronologico}} *Al tempo in cui Uther Pendragon governava su tutta l'Inghilterra, vi era in Cornovaglia un potente duca, signore di Tintagel, che gli faceva guerra da molti anni. Attraverso degli emissari, un giorno il re lo convocò ordinandogli di portare con sé anche la moglie, che aveva nome Igraine e fama di essere molto assennata. Quando il duca arrivò alla presenza del sovrano, per intercessione dei più nobili baroni si riconciliò con lui, ma il re si innamorò di sua moglie, la festeggiò oltre misura e desiderò di giacere con lei. Igraine, che era una donna onesta e leale, non solo non vi consentì, ma anzi disse al marito:<br>«Credo che siamo stati chiamati qui perché io vi perdessi il mio onore. Vi consiglio quindi di andare via senza indugio e di raggiungere questa notte stessa il nostro castello.» *La prima notte che trascorrerete con Igraine concepirete in lei un figlio che mi farete consegnare appena sarà venuto alla luce. Io lo alleverò dove più mi piacerà, affinché a voi derivi onore e al bambino i vantaggi che gli spettano. ([[Mago Merlino]]) *Così re Uther giacque con Igraine più di tre ore dopo la morte del duca e, in quella notte, concepì Artù. Allo spuntare del giorno, dopo che Merlino fu arrivato per dirgli di prepararsi, egli baciò la dama e partì in gran fretta. E quando Igraine sentì dire che, secondo tutte le testimonianze, il marito era morto prima dell'arrivo di Uther, si chiese con grande stupore chi potesse essere l'uomo che si era coricato con lei nelle sembianze del suo signore e ne pianse segretamente senza farne parola ad alcuno. *Non passò molto, quindi, che un mattino Uther e Igraine si sposarono tra la gioia e il tripudio generale, e, per volere del re, nella stessa occasione re Lot di Lothian e di Orkney sposò [[Morgause|Morgawse]], che sarebbe stata la madre di [[Gawain|Galvano]], e re Nentres della terra di Garlot sposò Elaine. La terza sorella, [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana la Fata]], fu invece messa a studiare in un convento dove divenne molto dotta in negromanzia. In seguito sarebbe stata maritata a re Uriens della terra di Gore, padre di ser [[Ywain|Ivano il Biancamano]]. ==Voci correlate== *[[Re Artù]], figlio *[[Fata Morgana (mitologia)|Fata Morgana]], figlia *[[Gawain]], nipote *[[Mordred]], nipote *[[Uther Pendragon]], marito ==Altri progetti== {{interprogetto}} [[Categoria:Personaggi del ciclo arturiano]] [[Categoria:Sovrani mitologici]] gm5f6s23702lj8ga9x12vb4lgwtogta Giovanni Manna 0 225769 1420144 2026-07-12T14:32:16Z Gaux 18878 Giovanni Manna 1420144 wikitext text/x-wiki '''Giovanni Manna''' (1813 – 1865), giurista e politico italiano. ==Citazioni su Giovanni Manna== *Ciò che recò più onore all'ingegno del ministro Manna, fu il progetto di legge per la istituzione della [[Banca d'Italia]], la quale, con la pluralità delle sue sedi e succursali, con la varietà delle sue rappresentanze amministrative, con la vasta diffusione del credito e col biglietto unico, avrebbe creato un ordine di cose da conseguire ad un tempo l'unità di emissione e la pluralità delle Banche nel modo più soddisfacente. Ma nel Senato del Regno il progetto di legge venne aspramente combattuto, e poscia subì radicali modificazioni da non parere più quello di prima, e questo fu un danno gravissimo, perché l'ordinamento bancario ideato dal Manna avrebbe risparmiato all'Italia i mali che si verificarono in seguito ed evitato la confusione babelica che dura tuttora intorno al regime bancario. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{stub}} {{DEFAULTSORT:Rossellino, Antonio}} [[Categoria:Giuristi italiani]] [[Categoria:Politici italiani]] mkqt9ntr4aupzbgjsamm9g0jzzkzccu 1420145 1420144 2026-07-12T14:34:12Z Gaux 18878 immagine 1420145 wikitext text/x-wiki [[File:Giovanni Manna.jpg|thumb|Giovanni Manna]] '''Giovanni Manna''' (1813 – 1865), giurista e politico italiano. ==Citazioni su Giovanni Manna== *Ciò che recò più onore all'ingegno del ministro Manna, fu il progetto di legge per la istituzione della [[Banca d'Italia]], la quale, con la pluralità delle sue sedi e succursali, con la varietà delle sue rappresentanze amministrative, con la vasta diffusione del credito e col biglietto unico, avrebbe creato un ordine di cose da conseguire ad un tempo l'unità di emissione e la pluralità delle Banche nel modo più soddisfacente. Ma nel Senato del Regno il progetto di legge venne aspramente combattuto, e poscia subì radicali modificazioni da non parere più quello di prima, e questo fu un danno gravissimo, perché l'ordinamento bancario ideato dal Manna avrebbe risparmiato all'Italia i mali che si verificarono in seguito ed evitato la confusione babelica che dura tuttora intorno al regime bancario. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{stub}} {{DEFAULTSORT:Rossellino, Antonio}} [[Categoria:Giuristi italiani]] [[Categoria:Politici italiani]] rz3sunu2nyofn6xwm6k8g7ufff7vkkx 1420146 1420145 2026-07-12T14:36:47Z Gaux 18878 /* Citazioni su Giovanni Manna */ autore della citazione 1420146 wikitext text/x-wiki [[File:Giovanni Manna.jpg|thumb|Giovanni Manna]] '''Giovanni Manna''' (1813 – 1865), giurista e politico italiano. ==Citazioni su Giovanni Manna== *Ciò che recò più onore all'ingegno del ministro Manna, fu il progetto di legge per la istituzione della [[Banca d'Italia]], la quale, con la pluralità delle sue sedi e succursali, con la varietà delle sue rappresentanze amministrative, con la vasta diffusione del credito e col biglietto unico, avrebbe creato un ordine di cose da conseguire ad un tempo l'unità di emissione e la pluralità delle Banche nel modo più soddisfacente. Ma nel Senato del Regno il progetto di legge venne aspramente combattuto, e poscia subì radicali modificazioni da non parere più quello di prima, e questo fu un danno gravissimo, perché l'ordinamento bancario ideato dal Manna avrebbe risparmiato all'Italia i mali che si verificarono in seguito ed evitato la confusione babelica che dura tuttora intorno al regime bancario. ([[Leone Carpi]]) ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{stub}} {{DEFAULTSORT:Rossellino, Antonio}} [[Categoria:Giuristi italiani]] [[Categoria:Politici italiani]] c810fhu57qatpcgws57x67ks3d15ptp 1420147 1420146 2026-07-12T14:50:17Z Gaux 18878 Incipit di Le province meridionali del Regno d'Italia 1420147 wikitext text/x-wiki [[File:Giovanni Manna.jpg|thumb|Giovanni Manna]] '''Giovanni Manna''' (1813 – 1865), giurista e politico italiano. ==[[Incipit]] di ''Le province meridionali del Regno d'Italia''== Chi più ama l'Italia più deve desiderare che si mediti e si studi sul modo da ravvicinare e fondere perfettamente tra loro le province superiori colle meridionali del regno. Imperocché questo ravvicinamento e fusione é opera sommamente difficile, che quanto più pare esser prossima al compimento, tanto si trova essere meno avvanzata e meno assicurata: é opera di molti anni e molte fatiche, né giova rimuover l'attenzione della gente da questo argomento come da cosa fastidiosa e importuna, se non si vuol preparare all'Italia un grave disinganno. Ben é vero che in certi momenti l'impresa potrà parere compiuta, perché certi sentimenti nobili e benevoli, si svegliano talvolta con ardenza e danno un'aria di concordia e di affratellamento perfetto. Ma quei momenti passano , l'entusiasmo cessa, e riapparisce bentosto il vero delle cose. Si scorge allora che le due parti della gran famiglia si erano incontrate e si erano abbracciate come per impeto di affetto, ma che legami veri e solidi non erano ancora formati, né il gran concetto dell'unità e della solidarietà nazionale era ancora ben entrato negli spiriti. Si scorge allora che sebbene i grandi caratteri di nazionalità sieno impressi da natura e formino il principio e il fondamento della futura unità, la fusione e unificazione vera é invece opera d'ingegno, di virtù e di pazienza straordinaria. ==Citazioni su Giovanni Manna== *Ciò che recò più onore all'ingegno del ministro Manna, fu il progetto di legge per la istituzione della [[Banca d'Italia]], la quale, con la pluralità delle sue sedi e succursali, con la varietà delle sue rappresentanze amministrative, con la vasta diffusione del credito e col biglietto unico, avrebbe creato un ordine di cose da conseguire ad un tempo l'unità di emissione e la pluralità delle Banche nel modo più soddisfacente. Ma nel Senato del Regno il progetto di legge venne aspramente combattuto, e poscia subì radicali modificazioni da non parere più quello di prima, e questo fu un danno gravissimo, perché l'ordinamento bancario ideato dal Manna avrebbe risparmiato all'Italia i mali che si verificarono in seguito ed evitato la confusione babelica che dura tuttora intorno al regime bancario. ([[Leone Carpi]]) ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{stub}} {{DEFAULTSORT:Rossellino, Antonio}} [[Categoria:Giuristi italiani]] [[Categoria:Politici italiani]] o6o9f7gvk6cp7tle7uesnmjfg7n1bqv 1420148 1420147 2026-07-12T14:53:02Z Gaux 18878 sic e typo 1420148 wikitext text/x-wiki [[File:Giovanni Manna.jpg|thumb|Giovanni Manna]] '''Giovanni Manna''' (1813 – 1865), giurista e politico italiano. ==[[Incipit]] di ''Le province meridionali del Regno d'Italia''== Chi più ama l'[[Italia]] più deve desiderare che si mediti e si studi sul modo da ravvicinare e fondere perfettamente tra loro le province superiori colle meridionali del regno. Imperocché questo ravvicinamento e fusione é opera sommamente difficile, che quanto più pare esser prossima al compimento, tanto si trova essere meno {{sic|avvanzata}} e meno assicurata: é opera di molti anni e molte fatiche, né giova rimuover l'attenzione della gente da questo argomento come da cosa fastidiosa e importuna, se non si vuol preparare all'Italia un grave disinganno. Ben é vero che in certi momenti l'impresa potrà parere compiuta, perché certi sentimenti nobili e benevoli, si svegliano talvolta con ardenza e danno un'aria di concordia e di affratellamento perfetto. Ma quei momenti passano, l'entusiasmo cessa, e riapparisce bentosto il vero delle cose. Si scorge allora che le due parti della gran famiglia si erano incontrate e si erano abbracciate come per impeto di affetto, ma che legami veri e solidi non erano ancora formati, né il gran concetto dell'unità e della solidarietà nazionale era ancora ben entrato negli spiriti. Si scorge allora che sebbene i grandi caratteri di nazionalità {{sic|sieno}} impressi da natura e formino il principio e il fondamento della futura unità, la fusione e unificazione vera é invece opera d'ingegno, di virtù e di pazienza straordinaria. ==Citazioni su Giovanni Manna== *Ciò che recò più onore all'ingegno del ministro Manna, fu il progetto di legge per la istituzione della [[Banca d'Italia]], la quale, con la pluralità delle sue sedi e succursali, con la varietà delle sue rappresentanze amministrative, con la vasta diffusione del credito e col biglietto unico, avrebbe creato un ordine di cose da conseguire ad un tempo l'unità di emissione e la pluralità delle Banche nel modo più soddisfacente. Ma nel Senato del Regno il progetto di legge venne aspramente combattuto, e poscia subì radicali modificazioni da non parere più quello di prima, e questo fu un danno gravissimo, perché l'ordinamento bancario ideato dal Manna avrebbe risparmiato all'Italia i mali che si verificarono in seguito ed evitato la confusione babelica che dura tuttora intorno al regime bancario. ([[Leone Carpi]]) ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{stub}} {{DEFAULTSORT:Rossellino, Antonio}} [[Categoria:Giuristi italiani]] [[Categoria:Politici italiani]] jy4251fvrcnqkgeyyjqk4nhw5n7rdnv 1420149 1420148 2026-07-12T14:56:02Z Gaux 18878 bibliografia 1420149 wikitext text/x-wiki [[File:Giovanni Manna.jpg|thumb|Giovanni Manna]] '''Giovanni Manna''' (1813 – 1865), giurista e politico italiano. ==[[Incipit]] di ''Le province meridionali del Regno d'Italia''== Chi più ama l'[[Italia]] più deve desiderare che si mediti e si studi sul modo da ravvicinare e fondere perfettamente tra loro le province superiori colle meridionali del regno. Imperocché questo ravvicinamento e fusione é opera sommamente difficile, che quanto più pare esser prossima al compimento, tanto si trova essere meno {{sic|avvanzata}} e meno assicurata: é opera di molti anni e molte fatiche, né giova rimuover l'attenzione della gente da questo argomento come da cosa fastidiosa e importuna, se non si vuol preparare all'Italia un grave disinganno. Ben é vero che in certi momenti l'impresa potrà parere compiuta, perché certi sentimenti nobili e benevoli, si svegliano talvolta con ardenza e danno un'aria di concordia e di affratellamento perfetto. Ma quei momenti passano, l'entusiasmo cessa, e riapparisce bentosto il vero delle cose. Si scorge allora che le due parti della gran famiglia si erano incontrate e si erano abbracciate come per impeto di affetto, ma che legami veri e solidi non erano ancora formati, né il gran concetto dell'unità e della solidarietà nazionale era ancora ben entrato negli spiriti. Si scorge allora che sebbene i grandi caratteri di nazionalità {{sic|sieno}} impressi da natura e formino il principio e il fondamento della futura unità, la fusione e unificazione vera é invece opera d'ingegno, di virtù e di pazienza straordinaria. ==Citazioni su Giovanni Manna== *Ciò che recò più onore all'ingegno del ministro Manna, fu il progetto di legge per la istituzione della [[Banca d'Italia]], la quale, con la pluralità delle sue sedi e succursali, con la varietà delle sue rappresentanze amministrative, con la vasta diffusione del credito e col biglietto unico, avrebbe creato un ordine di cose da conseguire ad un tempo l'unità di emissione e la pluralità delle Banche nel modo più soddisfacente. Ma nel Senato del Regno il progetto di legge venne aspramente combattuto, e poscia subì radicali modificazioni da non parere più quello di prima, e questo fu un danno gravissimo, perché l'ordinamento bancario ideato dal Manna avrebbe risparmiato all'Italia i mali che si verificarono in seguito ed evitato la confusione babelica che dura tuttora intorno al regime bancario. ([[Leone Carpi]]) ==Bibliografia== *Giovanni Manna, ''[https://archive.org/details/leprovincemerid00manngoog/page/n3/mode/1up Le province meridionali del Regno d'Italia]'', Stabilimento tipografico del cav. G. Nobile, Napoli, 1862. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{stub}} {{DEFAULTSORT:Rossellino, Antonio}} [[Categoria:Giuristi italiani]] [[Categoria:Politici italiani]] cmcjwlvnro8362dze2c12h9v29va7pe 1420155 1420149 2026-07-12T15:09:59Z Gaux 18878 /* Citazioni su Giovanni Manna */ Leone Carpi 1420155 wikitext text/x-wiki [[File:Giovanni Manna.jpg|thumb|Giovanni Manna]] '''Giovanni Manna''' (1813 – 1865), giurista e politico italiano. ==[[Incipit]] di ''Le province meridionali del Regno d'Italia''== Chi più ama l'[[Italia]] più deve desiderare che si mediti e si studi sul modo da ravvicinare e fondere perfettamente tra loro le province superiori colle meridionali del regno. Imperocché questo ravvicinamento e fusione é opera sommamente difficile, che quanto più pare esser prossima al compimento, tanto si trova essere meno {{sic|avvanzata}} e meno assicurata: é opera di molti anni e molte fatiche, né giova rimuover l'attenzione della gente da questo argomento come da cosa fastidiosa e importuna, se non si vuol preparare all'Italia un grave disinganno. Ben é vero che in certi momenti l'impresa potrà parere compiuta, perché certi sentimenti nobili e benevoli, si svegliano talvolta con ardenza e danno un'aria di concordia e di affratellamento perfetto. Ma quei momenti passano, l'entusiasmo cessa, e riapparisce bentosto il vero delle cose. Si scorge allora che le due parti della gran famiglia si erano incontrate e si erano abbracciate come per impeto di affetto, ma che legami veri e solidi non erano ancora formati, né il gran concetto dell'unità e della solidarietà nazionale era ancora ben entrato negli spiriti. Si scorge allora che sebbene i grandi caratteri di nazionalità {{sic|sieno}} impressi da natura e formino il principio e il fondamento della futura unità, la fusione e unificazione vera é invece opera d'ingegno, di virtù e di pazienza straordinaria. ==Citazioni su Giovanni Manna== *Ciò che recò più onore all'ingegno del ministro Manna, fu il progetto di legge per la istituzione della [[Banca d'Italia]], la quale, con la pluralità delle sue sedi e succursali, con la varietà delle sue rappresentanze amministrative, con la vasta diffusione del credito e col biglietto unico, avrebbe creato un ordine di cose da conseguire ad un tempo l'unità di emissione e la pluralità delle Banche nel modo più soddisfacente. Ma nel Senato del Regno il progetto di legge venne aspramente combattuto, e poscia subì radicali modificazioni da non parere più quello di prima, e questo fu un danno gravissimo, perché l'ordinamento bancario ideato dal Manna avrebbe risparmiato all'Italia i mali che si verificarono in seguito ed evitato la confusione babelica che dura tuttora intorno al regime bancario. ([[Leone Carpi]]) *Il Manna ebbe in dono dal cielo non solo l'ingegno bellissimo, ma un cuore affettuoso, l'animo gentile, una natura mite e inclinevole ad ogni virtù, ad ogni opera bella. Sul letto dei suoi dolori spesso guardando in taccia alla moglie, ai figliuoli, agli amici intimi, gli occhi gli si velavano di lagrime, e si adoperava a nasconderle per non affliggere i suoi cari. Non obliò mai la patria, e in quelle estreme e dolorose condizioni spesso diceva agli amici: ''L'unica cosa che può e dee compiere i destini d'Italia è la concordia degli animi; ma per esser concordi dobbiamo tollerare a vicenda le nostre opinioni e i nostri difetti''.<br>E con questi sentimenti addì 23 luglio del 1865 spirò l'anima bella di Giovanni Manna! ([[Leone Carpi]]) ==Bibliografia== *Giovanni Manna, ''[https://archive.org/details/leprovincemerid00manngoog/page/n3/mode/1up Le province meridionali del Regno d'Italia]'', Stabilimento tipografico del cav. G. Nobile, Napoli, 1862. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{stub}} {{DEFAULTSORT:Rossellino, Antonio}} [[Categoria:Giuristi italiani]] [[Categoria:Politici italiani]] 3mj7y8teoklxhhzsm3i10oc31c5bww8 1420156 1420155 2026-07-12T15:10:25Z Gaux 18878 no stub 1420156 wikitext text/x-wiki [[File:Giovanni Manna.jpg|thumb|Giovanni Manna]] '''Giovanni Manna''' (1813 – 1865), giurista e politico italiano. ==[[Incipit]] di ''Le province meridionali del Regno d'Italia''== Chi più ama l'[[Italia]] più deve desiderare che si mediti e si studi sul modo da ravvicinare e fondere perfettamente tra loro le province superiori colle meridionali del regno. Imperocché questo ravvicinamento e fusione é opera sommamente difficile, che quanto più pare esser prossima al compimento, tanto si trova essere meno {{sic|avvanzata}} e meno assicurata: é opera di molti anni e molte fatiche, né giova rimuover l'attenzione della gente da questo argomento come da cosa fastidiosa e importuna, se non si vuol preparare all'Italia un grave disinganno. Ben é vero che in certi momenti l'impresa potrà parere compiuta, perché certi sentimenti nobili e benevoli, si svegliano talvolta con ardenza e danno un'aria di concordia e di affratellamento perfetto. Ma quei momenti passano, l'entusiasmo cessa, e riapparisce bentosto il vero delle cose. Si scorge allora che le due parti della gran famiglia si erano incontrate e si erano abbracciate come per impeto di affetto, ma che legami veri e solidi non erano ancora formati, né il gran concetto dell'unità e della solidarietà nazionale era ancora ben entrato negli spiriti. Si scorge allora che sebbene i grandi caratteri di nazionalità {{sic|sieno}} impressi da natura e formino il principio e il fondamento della futura unità, la fusione e unificazione vera é invece opera d'ingegno, di virtù e di pazienza straordinaria. ==Citazioni su Giovanni Manna== *Ciò che recò più onore all'ingegno del ministro Manna, fu il progetto di legge per la istituzione della [[Banca d'Italia]], la quale, con la pluralità delle sue sedi e succursali, con la varietà delle sue rappresentanze amministrative, con la vasta diffusione del credito e col biglietto unico, avrebbe creato un ordine di cose da conseguire ad un tempo l'unità di emissione e la pluralità delle Banche nel modo più soddisfacente. Ma nel Senato del Regno il progetto di legge venne aspramente combattuto, e poscia subì radicali modificazioni da non parere più quello di prima, e questo fu un danno gravissimo, perché l'ordinamento bancario ideato dal Manna avrebbe risparmiato all'Italia i mali che si verificarono in seguito ed evitato la confusione babelica che dura tuttora intorno al regime bancario. ([[Leone Carpi]]) *Il Manna ebbe in dono dal cielo non solo l'ingegno bellissimo, ma un cuore affettuoso, l'animo gentile, una natura mite e inclinevole ad ogni virtù, ad ogni opera bella. Sul letto dei suoi dolori spesso guardando in taccia alla moglie, ai figliuoli, agli amici intimi, gli occhi gli si velavano di lagrime, e si adoperava a nasconderle per non affliggere i suoi cari. Non obliò mai la patria, e in quelle estreme e dolorose condizioni spesso diceva agli amici: ''L'unica cosa che può e dee compiere i destini d'Italia è la concordia degli animi; ma per esser concordi dobbiamo tollerare a vicenda le nostre opinioni e i nostri difetti''.<br>E con questi sentimenti addì 23 luglio del 1865 spirò l'anima bella di Giovanni Manna! ([[Leone Carpi]]) ==Bibliografia== *Giovanni Manna, ''[https://archive.org/details/leprovincemerid00manngoog/page/n3/mode/1up Le province meridionali del Regno d'Italia]'', Stabilimento tipografico del cav. G. Nobile, Napoli, 1862. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Rossellino, Antonio}} [[Categoria:Giuristi italiani]] [[Categoria:Politici italiani]] 5bcxbz710fiapqq7h1wubh0169w7t2c Antonio Bruers 0 225770 1420161 2026-07-12T15:31:34Z Salnitrum 97664 Creata pagina con "{{PDA}} '''Antonio Bruers''' (1887–1954), saggista, parapsicologo e musicologo. ==''La ricerca psichica''== *La [[parapsicologia|psicologia sovranormale]] è, di tutte le scienze, quella che più intimamente e gravemente si connette al mistero primo del nostro essere e di conseguenza interferisce, più di ogni altra, nel campo della [[fede]] religiosa e filosofica, toccando quindi il tema nel quale più sensibili sono le preoccupazioni, i timori, e, diciamolo pure, le..." 1420161 wikitext text/x-wiki {{PDA}} '''Antonio Bruers''' (1887–1954), saggista, parapsicologo e musicologo. ==''La ricerca psichica''== *La [[parapsicologia|psicologia sovranormale]] è, di tutte le scienze, quella che più intimamente e gravemente si connette al mistero primo del nostro essere e di conseguenza interferisce, più di ogni altra, nel campo della [[fede]] religiosa e filosofica, toccando quindi il tema nel quale più sensibili sono le preoccupazioni, i timori, e, diciamolo pure, le suscettibilità intellettuali e morali degli uomini. Se la storia [[eliocentrismo|eliocentrica]] sollevò contro i copernicani tutte le preoccupazioni e i rigori dei teologi, immaginiamo quale evoluzione storica doveva occorrere perchè fosse possibile trattare, come oggetto di esperienza e di controllo scientifico, le manifestazioni sovranormali del pensiero. ==Bibliografia== * Antonio Bruers, ''[https://books.google.it/books?id=Foy4EVmpkSAC&newbks=0&printsec=frontcover&hl=it#v=onepage&q&f=false La ricerca psichica]'', Bologna, 1941. ==Altri progetti== {{interprogetto|w}} {{s}} {{DEFAULTSORT:Bruers, Antonio}} [[Categoria:Parapsicologi italiani]] 9jwngzgw1f5srfj6o5rv4o0wmnnqn7u 1420162 1420161 2026-07-12T15:32:21Z Salnitrum 97664 1420162 wikitext text/x-wiki {{PDA}} '''Antonio Bruers''' (1887–1954), saggista, parapsicologo e musicologo. ==''La ricerca psichica''== *La [[parapsicologia|psicologia sovranormale]] è, di tutte le scienze, quella che più intimamente e gravemente si connette al mistero primo del nostro essere e di conseguenza interferisce, più di ogni altra, nel campo della [[fede]] religiosa e filosofica, toccando quindi il tema nel quale più sensibili sono le preoccupazioni, i timori, e, diciamolo pure, le suscettibilità intellettuali e morali degli uomini. Se la storia [[eliocentrismo|eliocentrica]] sollevò contro i copernicani tutte le preoccupazioni e i rigori dei teologi, immaginiamo quale evoluzione storica doveva occorrere perchè fosse possibile trattare, come oggetto di esperienza e di controllo scientifico, le manifestazioni sovranormali del pensiero. (p. 44) ==Bibliografia== * Antonio Bruers, ''[https://books.google.it/books?id=Foy4EVmpkSAC&newbks=0&printsec=frontcover&hl=it#v=onepage&q&f=false La ricerca psichica]'', Bologna, Zanichelli, 1941. ==Altri progetti== {{interprogetto|w}} {{s}} {{DEFAULTSORT:Bruers, Antonio}} [[Categoria:Parapsicologi italiani]] pqfyxip4weibhfcm29nta9ow72oblvb 1420163 1420162 2026-07-12T15:33:02Z Salnitrum 97664 1420163 wikitext text/x-wiki {{PDA}} '''Antonio Bruers''' (1887–1954), saggista, parapsicologo e musicologo. ==''La ricerca psichica''== *La [[parapsicologia|psicologia sovranormale]] è, di tutte le scienze, quella che più intimamente e gravemente si connette al mistero primo del nostro essere e di conseguenza interferisce, più di ogni altra, nel campo della [[fede]] religiosa e filosofica, toccando quindi il tema nel quale più sensibili sono le preoccupazioni, i timori, e, diciamolo pure, le suscettibilità intellettuali e morali degli uomini. Se la storia [[sistema eliocentrico|eliocentrica]] sollevò contro i copernicani tutte le preoccupazioni e i rigori dei teologi, immaginiamo quale evoluzione storica doveva occorrere perchè fosse possibile trattare, come oggetto di esperienza e di controllo scientifico, le manifestazioni sovranormali del pensiero. (p. 44) ==Bibliografia== * Antonio Bruers, ''[https://books.google.it/books?id=Foy4EVmpkSAC&newbks=0&printsec=frontcover&hl=it#v=onepage&q&f=false La ricerca psichica]'', Bologna, Zanichelli, 1941. ==Altri progetti== {{interprogetto|w}} {{s}} {{DEFAULTSORT:Bruers, Antonio}} [[Categoria:Parapsicologi italiani]] g20n7crri0tbtyqkg1r4p664rjetsgc Donatella Rettore 0 225771 1420164 2026-07-12T15:41:23Z ~2026-39423-07 107758 Creata pagina con "[[File:Donatella Rettore al Festival di Sanremo 2026 03.jpg|thumb|upright=1.2|Donatella Rettore nel 2026]] '''Donatella Rettore''', nota anche semplicemente come '''Rettore''' (1955 – vivente), cantautrice e attrice italiana. ==Citazioni di Donatella Rettore== {{cronologico}} *Non sono un personaggio accomodante, non fa parte di me scendere a compromessi, se ho un idea in cui credo la dico senza pormi particolari problemi. Questo però non significa che non sia una pe..." 1420164 wikitext text/x-wiki [[File:Donatella Rettore al Festival di Sanremo 2026 03.jpg|thumb|upright=1.2|Donatella Rettore nel 2026]] '''Donatella Rettore''', nota anche semplicemente come '''Rettore''' (1955 – vivente), cantautrice e attrice italiana. ==Citazioni di Donatella Rettore== {{cronologico}} *Non sono un personaggio accomodante, non fa parte di me scendere a compromessi, se ho un idea in cui credo la dico senza pormi particolari problemi. Questo però non significa che non sia una persona tollerante, ma mi piace il confronto, quello vero. Non sono per i favoritismi e gli atteggiamenti servili è il prezzo da pagare per essere veri.<ref>Dall'intervista di Simone Intermite, ''[https://www.domanipress.it/intervista-donatella-rettore-ve-lo-rivelo-marilin-monroe-e-stata-la-musa-ispiratrice-di-splendido-splendente/ Donatella Rettore: "Ve lo rivelo, Marilyn Monroe è stata la musa ispiratrice di Splendido splendente"]'', ''domanipress.it'', 30 maggio 2019.</ref> *Sono una spendacciona. Non sono mai stata una formica, ma una perfetta cicala. Ho preso tante fregature per questo.<ref>Dall'intervista di Mario Manca, ''[https://www.vanityfair.it/article/donatella-rettore-intervista-madre Donatella Rettore: "Quando mia madre stava morendo, i discografici mi dicevano che dovevo comunque fare le serate"]'', ''vanityfair.it'', 18 luglio 2023.</ref> *La vita è a colori, non è in bianco e nero, non è [[Greta Garbo]] ed [[Eleonora Duse]], ma è un film a colori, dove la tinta del sangue si vede benissimo, così come il colore della polvere da sparo, purtroppo.<ref>Dall'intervista di Nico Donvito, ''[https://recensiamomusica.com/rettore-la-musica-ti-sfama-in-maniera-piu-nobile-intervista/ Rettore: "La musica ti sfama in maniera più nobile"]'', ''recensiamomusica.com'', 10 gennaio 2025.</ref> ==Note== <references/> ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Rettore, Donatella}} [[Categoria:Attori italiani]] [[Categoria:Cantautori italiani]] bcah6osk2pstjlxixklkm2kpyubvlxd 1420165 1420164 2026-07-12T15:52:43Z Udiki 86035 Si mette fuffa come questa e nemmeno una citazione tratta da una canzone... È evidente che l'interesse non è a confezionare una voce adatta allo scopo, ma a creare una voce purché sia 1420165 wikitext text/x-wiki [[File:Donatella Rettore al Festival di Sanremo 2026 03.jpg|thumb|upright=1.2|Donatella Rettore nel 2026]] '''Donatella Rettore''', nota anche semplicemente come '''Rettore''' (1955 – vivente), cantautrice e attrice italiana. ==Citazioni di Donatella Rettore== {{cronologico}} *Non sono un personaggio accomodante, non fa parte di me scendere a compromessi, se ho un idea in cui credo la dico senza pormi particolari problemi. Questo però non significa che non sia una persona tollerante, ma mi piace il confronto, quello vero. Non sono per i favoritismi e gli atteggiamenti servili è il prezzo da pagare per essere veri.<ref>Dall'intervista di Simone Intermite, ''[https://www.domanipress.it/intervista-donatella-rettore-ve-lo-rivelo-marilin-monroe-e-stata-la-musa-ispiratrice-di-splendido-splendente/ Donatella Rettore: "Ve lo rivelo, Marilyn Monroe è stata la musa ispiratrice di Splendido splendente"]'', ''domanipress.it'', 30 maggio 2019.</ref> *La vita è a colori, non è in bianco e nero, non è [[Greta Garbo]] ed [[Eleonora Duse]], ma è un film a colori, dove la tinta del sangue si vede benissimo, così come il colore della polvere da sparo, purtroppo.<ref>Dall'intervista di Nico Donvito, ''[https://recensiamomusica.com/rettore-la-musica-ti-sfama-in-maniera-piu-nobile-intervista/ Rettore: "La musica ti sfama in maniera più nobile"]'', ''recensiamomusica.com'', 10 gennaio 2025.</ref> ==Note== <references/> {{s}} ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Rettore, Donatella}} [[Categoria:Attori italiani]] [[Categoria:Cantautori italiani]] c57w3pxt262dfzuf2cw9kajd81j18yn 1420166 1420165 2026-07-12T15:53:15Z Udiki 86035 1420166 wikitext text/x-wiki [[File:Donatella Rettore al Festival di Sanremo 2026 03.jpg|thumb|upright=1.2|Donatella Rettore nel 2026]] '''Donatella Rettore''', nota anche semplicemente come '''Rettore''' (1955 – vivente), cantautrice e attrice italiana. ==Citazioni di Donatella Rettore== {{cronologico}} *Non sono un personaggio accomodante, non fa parte di me scendere a compromessi, se ho un idea in cui credo la dico senza pormi particolari problemi. Questo però non significa che non sia una persona tollerante, ma mi piace il confronto, quello vero. Non sono per i favoritismi e gli atteggiamenti servili è il prezzo da pagare per essere veri.<ref>Dall'intervista di Simone Intermite, ''[https://www.domanipress.it/intervista-donatella-rettore-ve-lo-rivelo-marilin-monroe-e-stata-la-musa-ispiratrice-di-splendido-splendente/ Donatella Rettore: "Ve lo rivelo, Marilyn Monroe è stata la musa ispiratrice di Splendido splendente"]'', ''domanipress.it'', 30 maggio 2019.</ref> *La vita è a colori, non è in bianco e nero, non è [[Greta Garbo]] ed [[Eleonora Duse]], ma è un film a colori, dove la tinta del sangue si vede benissimo, così come il colore della polvere da sparo, purtroppo.<ref>Dall'intervista di Nico Donvito, ''[https://recensiamomusica.com/rettore-la-musica-ti-sfama-in-maniera-piu-nobile-intervista/ Rettore: "La musica ti sfama in maniera più nobile"]'', ''recensiamomusica.com'', 10 gennaio 2025.</ref> ==Note== <references/> ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{s}} {{DEFAULTSORT:Rettore, Donatella}} [[Categoria:Attori italiani]] [[Categoria:Cantautori italiani]] 9m369du357zxhu0qhsjw03wfeb3xegc 1420174 1420166 2026-07-12T22:43:28Z ~2026-39620-95 107761 1420174 wikitext text/x-wiki [[File:Donatella Rettore al Festival di Sanremo 2026 03.jpg|thumb|upright=1.2|Donatella Rettore nel 2026]] '''Donatella Rettore''', nota anche semplicemente come '''Rettore''' (1955 – vivente), cantautrice e attrice italiana. ==Citazioni di Donatella Rettore== {{cronologico}} *In [[Germania]] ero diventata famosa solo come Donatella, in [[Italia]] ancora mi snobbavano. Quando sono tornata qui ho deciso che per tutto il resto del mondo sarei diventata famosa come Rettore. E il successo è arrivato, una cosa abbastanza strana.<ref>Dall'intervista ''[https://www.varesenews.it/2013/05/donatella-rettore-la-mia-carriera-e-iniziata-da-legnano/62045/ Donatella Rettore: "La mia carriera è iniziata da Legnano"]'', ''varesenews.it'', 2 maggio 2013.</ref> *Non sono un personaggio accomodante, non fa parte di me scendere a compromessi, se ho un idea in cui credo la dico senza pormi particolari problemi. Questo però non significa che non sia una persona tollerante, ma mi piace il confronto, quello vero. Non sono per i favoritismi e gli atteggiamenti servili è il prezzo da pagare per essere veri.<ref>Dall'intervista di Simone Intermite, ''[https://www.domanipress.it/intervista-donatella-rettore-ve-lo-rivelo-marilin-monroe-e-stata-la-musa-ispiratrice-di-splendido-splendente/ Donatella Rettore: "Ve lo rivelo, Marilyn Monroe è stata la musa ispiratrice di Splendido splendente"]'', ''domanipress.it'', 30 maggio 2019.</ref> *La vita è a colori, non è in bianco e nero, non è [[Greta Garbo]] ed [[Eleonora Duse]], ma è un film a colori, dove la tinta del sangue si vede benissimo, così come il colore della polvere da sparo, purtroppo.<ref>Dall'intervista di Nico Donvito, ''[https://recensiamomusica.com/rettore-la-musica-ti-sfama-in-maniera-piu-nobile-intervista/ Rettore: "La musica ti sfama in maniera più nobile"]'', ''recensiamomusica.com'', 10 gennaio 2025.</ref> ==Note== <references/> ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Rettore, Donatella}} [[Categoria:Attori italiani]] [[Categoria:Cantautori italiani]] 9doz3s3n3o5cfv3yg16zx1zuuo3jjdg Lancia Dialogos 0 225772 1420187 2026-07-13T01:56:28Z Danyele 19198 Creata pagina con "{{voce tematica}} [[File:LanciaDialogos.jpg|thumb|Lancia Dialogos (1998)]] Citazioni sulla '''Lancia Dialogos'''. ===[[Mike Robinson (designer)|Mike Robinson]]=== *Io ho iniziato a lavorare su un progetto di vettura autonoma nel 1996, quando operavo nel centro stile Lancia. Il primissimo modello, denominato Lancia Dialogos, rappresentava una particolare concept car con il sedile anteriore che ruotava di 180° gradi, con configurazione "vis a vis". È stato un grandissim..." 1420187 wikitext text/x-wiki {{voce tematica}} [[File:LanciaDialogos.jpg|thumb|Lancia Dialogos (1998)]] Citazioni sulla '''Lancia Dialogos'''. ===[[Mike Robinson (designer)|Mike Robinson]]=== *Io ho iniziato a lavorare su un progetto di vettura autonoma nel 1996, quando operavo nel centro stile Lancia. Il primissimo modello, denominato Lancia Dialogos, rappresentava una particolare concept car con il sedile anteriore che ruotava di 180° gradi, con configurazione "vis a vis". È stato un grandissimo successo nella veste di Concept car, meno sotto l'aspetto commerciale; dal prototipo nacque la [[Lancia Thesis]]. *La Dialogos, nel '98, è stata la prima berlina senza paraurti. Poi, con le nuove regole per la protezione dei pedoni, quello è divenuto uno standard e tutti hanno dovuto fare il frontale così. *La Dialogos fu progetto meraviglioso [...]. Il briefing diceva: "un'auto biodinamica per creare benessere a bordo". Wow! Un invito a nozze per un matto come me assettato di innovazioni. [...] La cosa più strana era il tempo. Avevamo 24 mesi per realizzare il prototipo. Oggi mi danno due mesi! Quindi, abbiamo potuto fare tantissima ricerca, e lo si vedeva. 14 innovazioni mai viste nel settore automobilistico. La Dialogos fu la star del Salone di Torino del 1998. *Un concept car da salone, per esplorare il benessere a bordo delle vetture di lusso del futuro. Fu così che nacque la Lancia Dialogos, dopo 24 mesi di ricerca a 360°, con analisi sociali, psicologiche, tecnologiche, fantascientifiche, persino automobilistiche. ==Voci correlate== *[[Lancia Thesis]] ==Altri progetti== {{interprogetto|w_preposizione=riguardante la|preposizione=sulla}} [[Categoria:Automobili]] kpkt8p2qlqb8z78r8654owuldm5e449 Lancia Thesis 0 225773 1420188 2026-07-13T02:01:52Z Danyele 19198 Creata pagina con "{{voce tematica}} [[File:Lancia Thesis front 20071211.jpg|thumb|Lancia Thesis (2002)]] Citazioni sulla '''Lancia Thesis'''. *Certo che aveva un design molto diverso dagli altri concorrenti. L'ho fatto apposta [...]. Si vede che Fiat non era l'azienda giusta per una simile ammiraglia. ([[Mike Robinson (designer)|Mike Robinson]]) *La prima vettura da sostituire in quel tempo era [...] la Lancia K e [...] si optò per mettere in produzione la [[Lancia Dialogos|Dialogos]];..." 1420188 wikitext text/x-wiki {{voce tematica}} [[File:Lancia Thesis front 20071211.jpg|thumb|Lancia Thesis (2002)]] Citazioni sulla '''Lancia Thesis'''. *Certo che aveva un design molto diverso dagli altri concorrenti. L'ho fatto apposta [...]. Si vede che Fiat non era l'azienda giusta per una simile ammiraglia. ([[Mike Robinson (designer)|Mike Robinson]]) *La prima vettura da sostituire in quel tempo era [...] la Lancia K e [...] si optò per mettere in produzione la [[Lancia Dialogos|Dialogos]]; purtroppo si dovette adattare la [...] meccanica della vecchia K, con enormi problematiche perché erano due vetture stilisticamente diverse e la piattaforma della K era anche ormai arretrata (passo troppo corto, sbalzi anteriori e posteriori troppo lunghi, carreggiate troppo strette, ecc.). Poi la nuova elettronica era in netto conflitto con i vecchi sistemi elettrici e così si iniziarono le vendite con due anni di ritardo. Tutti motivi che spiegano l'insuccesso della Lancia Thesis, anche se sono convinto che con una stella a tre punte invece dello scudetto Lancia la stessa vettura avrebbe fatto grandi numeri: esistono nel mondo ancora oggi vari club di collezionisti incentrati solo sulla Thesis, uno addirittura in Giappone dove non è mai stata importata ufficialmente! ([[Mike Robinson (designer)|Mike Robinson]]) ==Voci correlate== *[[Lancia Dialogos]] ==Altri progetti== {{interprogetto|w_preposizione=riguardante la|preposizione=sulla}} {{S}} [[Categoria:Automobili]] rl2uvduagn099oc1y244sex65jalnxz Lancia Stratos Zero 0 225774 1420190 2026-07-13T02:07:20Z Danyele 19198 Creata pagina con "{{voce tematica}} [[File:Lancia Stratos Zero (7522598642).jpg|thumb|Lancia Stratos Zero (1970)]] Citazioni sulla '''Lancia Stratos Zero'''. *Quando avevo 16 anni e frequentavo il Liceo a Seattle [...] il mio sogno era quello di iscrivermi ad architettura, perché amavo disegnare. In realtà amavo anche le automobili, ma non sapevo dell'esistenza dei centri stile creati per disegnare le auto. Un mio compagno di classe cambiò per sempre la mia vita, portando a scuola un..." 1420190 wikitext text/x-wiki {{voce tematica}} [[File:Lancia Stratos Zero (7522598642).jpg|thumb|Lancia Stratos Zero (1970)]] Citazioni sulla '''Lancia Stratos Zero'''. *Quando avevo 16 anni e frequentavo il Liceo a Seattle [...] il mio sogno era quello di iscrivermi ad architettura, perché amavo disegnare. In realtà amavo anche le automobili, ma non sapevo dell'esistenza dei centri stile creati per disegnare le auto. Un mio compagno di classe cambiò per sempre la mia vita, portando a scuola un poster che ritraeva le linee mozzafiato della Lancia Stratos Zero. Un'auto affascinante alta 80 cm, con un inedito abitacolo il cui accesso avveniva dal parabrezza, tramite l'apertura dello stesso verso l'alto, come la bocca di un coccodrillo. Vidi questa macchina per la prima volta e rimasi scioccato per la bellezza e per l'innovazione, non sapevo di chi fosse, ma avevo solo un indizio, il suo nome: Stratos! Quindi, mi organizzai e cercai in diverse biblioteche (all'epoca non cerano i motori di ricerca) e finalmente trovai tutta la sua incantevole storia. Proprio lì decisi il mio futuro, di fare non solo il Car Designer, ma di trasferirmi a Torino [...] a casa di Bertone, Pininfarina e Giugiaro. Quella macchina ha cambiato la mia vita. ([[Mike Robinson (designer)|Mike Robinson]]) ==Voci correlate== *[[Bertone]] *[[Lancia Stratos]] ==Altri progetti== {{interprogetto|w=Lancia Stratos Zero|w_site=en|w_preposizione=riguardante la|preposizione=sulla}} {{S}} [[Categoria:Automobili]] s4uuju1oynil3x05j7meaq0hejulvcd Lancia Nea 0 225775 1420191 2026-07-13T02:13:51Z Danyele 19198 Creata pagina con "{{voce tematica}} Citazioni sulla '''Lancia Nea'''. *Nea fu presentata nel 2000, una concept car autonoma, perfettamente guidabile senza mani! Tutto progettato all'interno di Fiat [...]. Eravamo uno dei primi al mondo ad avere un prototipo autonomo funzionante, 12 anni prima di Google. Ma la Direzione in Fiat all'epoca ha deciso di proibire qualsiasi ulteriore attività di sviluppo per le auto autonome. Punto. Eravamo leader mondiale all'epoca! Così è la vita. (Mike..." 1420191 wikitext text/x-wiki {{voce tematica}} Citazioni sulla '''Lancia Nea'''. *Nea fu presentata nel 2000, una concept car autonoma, perfettamente guidabile senza mani! Tutto progettato all'interno di Fiat [...]. Eravamo uno dei primi al mondo ad avere un prototipo autonomo funzionante, 12 anni prima di Google. Ma la Direzione in Fiat all'epoca ha deciso di proibire qualsiasi ulteriore attività di sviluppo per le auto autonome. Punto. Eravamo leader mondiale all'epoca! Così è la vita. ([[Mike Robinson (designer)|Mike Robinson]]) ==Voci correlate== *[[Lancia (azienda)]] ==Altri progetti== {{interprogetto|w=Lancia Nea|w_site=es|w_preposizione=riguardante la}} {{S}} [[Categoria:Automobili]] setkwte44qo5gci26i4nnyczwhunvob Alfa Romeo 8C Competizione Bertone Pandion 0 225776 1420197 2026-07-13T02:35:51Z Danyele 19198 Creata pagina con "{{voce tematica}} [[File:Bertone - Alfa Romeo Pandion (84).JPG|thumb|Alfa Romeo 8C Competizione Bertone Pandion (2010)]] Citazioni sull{{'}}'''Alfa Romeo 8C Competizione Bertone Pandion'''. ===[[Mike Robinson (designer)|Mike Robinson]]=== {{cronologico}} *Per sviluppare questo progetto siamo partiti dal logo della Casa del Biscione, unico riferimento storico da cui abbiamo preso spunto. [...] Dalla contrapposizione dei due elementi del logo Alfa Romeo è nato così il c..." 1420197 wikitext text/x-wiki {{voce tematica}} [[File:Bertone - Alfa Romeo Pandion (84).JPG|thumb|Alfa Romeo 8C Competizione Bertone Pandion (2010)]] Citazioni sull{{'}}'''Alfa Romeo 8C Competizione Bertone Pandion'''. ===[[Mike Robinson (designer)|Mike Robinson]]=== {{cronologico}} *Per sviluppare questo progetto siamo partiti dal logo della Casa del Biscione, unico riferimento storico da cui abbiamo preso spunto. [...] Dalla contrapposizione dei due elementi del logo Alfa Romeo è nato così il concetto dello "Skin and Frame": skin, cioè la pelle della carrozzeria che si riconduce al serpente sinuoso, sensuale, organico... e poi frame, ovvero la struttura della vettura rappresentata dalla croce araldica del logo, con la sua durezza, la sua rigidità, la sua tecnicità... Due elementi che sono stati pienamente trasferiti [...] con l'accostamento di superfici morbide a strutture spigolose, che paiono esplodere dal cuore dell'auto slanciandosi verso l'esterno. Una struttura portante che assume forme organiche, andando a pescare proprio nel mondo dei viventi gli spunti principali: negli interni il frame è sinuoso, con strutture che ricordano i rami di un albero. Le schegge che si intrecciano all'esterno [...] invece [...] vogliono ricreare l'immagine della coda di una cometa, andando come a smaterializzarsi per trasmettere un forte senso di movimento, anche a vettura ferma. *Le porte derivano dal secondo grande elemento ispiratore che ha poi anche dato il nome alla nostra concept: Pandion, ovvero la denominazione scientifica del falco pescatore. L'apertura delle portiere riprende proprio la forma del volatile ad ali spiegate, effetto che risulta ancor più coerente grazie al corretto rapporto delle proporzioni. [...] la mascherina del frontale riprende lo stesso taglio degli occhi, e i colori, con il contrasto nero-bianco, si rifanno all'abbinamento cromatico del suo piumaggio. Anche il classico scudo Alfa Romeo si rifà al becco del falco e, allo stesso tempo, segna un ulteriore distacco dalla tradizione Alfa Romeo: non più una forma chiusa bensì aperta nella parte inferiore, così da avere un profilo nuovo ma ben riconoscibile già al primo sguardo. *Non volevamo un'auto che fosse realmente fattibile, altrimenti non avremmo potuto ottenere un effetto così sorprendente, ed il nostro lavoro si sarebbe confuso tra gli altri. ==Voci correlate== *[[Alfa Romeo]] *[[Bertone]] ==Altri progetti== {{interprogetto|w_preposizione=riguardante l'|preposizione=sull'}} [[Categoria:Automobili]] qkjza8w6xyyq6h85thnmp57gkhbsfai Discussione:Artaserse I di Persia 1 225777 1420204 2026-07-13T06:10:08Z Spinoziano 2297 sfid 1420204 wikitext text/x-wiki {{sfid}} ==Senza fonte== *Colui che offre al proprio [[cane]] cibi non adatti o troppo caldi, sia punito con cento sferzate. l0tfpq4112gkep9elgo1e0dsc3alfki Esdra 0 225778 1420205 2026-07-13T06:26:21Z Spinoziano 2297 Creata pagina con "[[File:Esdras-Ezra.jpg|miniatura|Esdra]] '''Esdra''', personaggio biblico, sacerdote. ==Citazioni di Esdra== *Benedetto il Signore, Dio dei padri nostri, che ha disposto il cuore del re a glorificare la casa del Signore che è a Gerusalemme, e ha volto verso di me la benevolenza del re, dei suoi consiglieri e di tutti i potenti principi reali. Allora io mi sono sentito incoraggiato, perché la mano del Signore mio Dio era su di me e ho radunato alcuni capi d'Israele, pe..." 1420205 wikitext text/x-wiki [[File:Esdras-Ezra.jpg|miniatura|Esdra]] '''Esdra''', personaggio biblico, sacerdote. ==Citazioni di Esdra== *Benedetto il Signore, Dio dei padri nostri, che ha disposto il cuore del re a glorificare la casa del Signore che è a Gerusalemme, e ha volto verso di me la benevolenza del re, dei suoi consiglieri e di tutti i potenti principi reali. Allora io mi sono sentito incoraggiato, perché la mano del Signore mio Dio era su di me e ho radunato alcuni capi d'Israele, perché partissero con me. (''[[Libro di Esdra]]'') *Dai giorni dei nostri padri fino ad oggi noi siamo stati molto colpevoli e per le nostre colpe, noi, i nostri re e i nostri sacerdoti, siamo stati dati nelle mani dei re stranieri; siamo stati consegnati alla spada, alla prigionia, alla rapina, all'insulto fino ad oggi. Ora, da poco, il nostro Dio ci ha fatto una grazia: ha liberato un resto di noi, dandoci un asilo nel suo luogo santo, e così il nostro Dio ha fatto brillare i nostri occhi e ci ha dato un po' di sollievo nella nostra schiavitù. Perché noi siamo schiavi; ma nella nostra schiavitù il nostro Dio non ci ha abbandonati: ci ha resi graditi ai re di Persia; ci ha fatti rivivere, perché rialzassimo la casa del nostro Dio e restaurassimo le sue rovine e ci ha concesso di avere un riparo in Giuda e in Gerusalemme. (''[[Libro di Esdra]]'') ==Citazioni su Esdra== *Egli era uno scriba abile nella legge di Mosè, data dal Signore Dio d'Israele e, poiché la mano del Signore suo Dio era su di lui, il re aveva aderito a ogni sua richiesta. Nel settimo anno del re [[Artaserse I di Persia|Artaserse]] anche un gruppo di Israeliti, sacerdoti, leviti, cantori, portieri e oblati partirono per Gerusalemme. Egli arrivò a Gerusalemme nel quinto mese: era l'anno settimo del re. Egli aveva stabilito la partenza da Babilonia per il primo giorno del primo mese e il primo del quinto mese arrivò a Gerusalemme, poiché la mano benevola del suo Dio era con lui. Infatti Esdra si era dedicato con tutto il cuore a studiare la legge del Signore e a praticarla e ad insegnare in Israele la legge e il diritto. (''[[Libro di Esdra]]'') ==Altri progetti== {{interprogetto}} [[Categoria:Personaggi biblici]] [[Categoria:Santi dell'Antico Testamento]] 2yi0c7b2up8oa4m3w7l77nkrsfxk0m9 Discussioni utente:26agcp 3 225779 1420206 2026-07-13T06:37:00Z Homer 215 Benvenuto/a su Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà! 1420206 wikitext text/x-wiki {{Benvenuto2|nome={{PAGENAME}}|firma=[[Utente:Homer|Homer]] ([[Discussioni utente:Homer|scrivimi]]) 08:36, 13 lug 2026 (CEST)}} 3hhs79bzl0v1otwaw5ruiwd89c88sof Carrie - Lo sguardo di Satana 0 225780 1420220 2026-07-13T07:34:21Z Spinoziano 2297 Creata pagina con "{{Film |titolo italiano = Carrie - Lo sguardo di Satana |immagine = Carrie.jpg |dimensioneimmagine = 170 |genere = horror |regista = [[Brian De Palma]] |soggetto = [[Stephen King]] (''[[Stephen King#Carrie|Carrie]]'') |sceneggiatore = [[Lawrence D. Cohen]] |attori = *[[Sissy Spacek]]: Carrie White *[[Piper Laurie]]: Margaret White *[[Amy Irving]]: Susy Snell *[[William Katt]]: Tommy Ross *[[Betty Buckley]]: Miss Collins *[[Nancy Allen]]: Chris Hargensen *John Travolta..." 1420220 wikitext text/x-wiki {{Film |titolo italiano = Carrie - Lo sguardo di Satana |immagine = Carrie.jpg |dimensioneimmagine = 170 |genere = horror |regista = [[Brian De Palma]] |soggetto = [[Stephen King]] (''[[Stephen King#Carrie|Carrie]]'') |sceneggiatore = [[Lawrence D. Cohen]] |attori = *[[Sissy Spacek]]: Carrie White *[[Piper Laurie]]: Margaret White *[[Amy Irving]]: Susy Snell *[[William Katt]]: Tommy Ross *[[Betty Buckley]]: Miss Collins *[[Nancy Allen]]: Chris Hargensen *[[John Travolta]]: Billy Nolan *[[P.J. Soles]]: Norma Watson *[[Edie McClurg]]: Helen Shyres *[[Priscilla Pointer]]: signora Snell *[[Stefan Gierasch]]: signor Morton *[[Sydney Lassick]]: signor Fromm *[[Michael Talbott]]: Freddy |doppiatori italiani = *[[Emanuela Rossi]]: Carrie White *[[Ada Maria Serra Zanetti]]: Margaret White *[[Isabella Pasanisi]]: Susy Snell *[[Claudio Capone]]: Tommy Ross *[[Angiolina Quinterno]]: Miss Collins *[[Rossella Izzo]]: Chris Hargensen *[[Mauro Gravina]]: Billy Nolan *[[Roberta Paladini]]: Norma Watson *[[Benita Martini]]: signora Snell *[[Rodolfo Traversa]]: signor Morton *[[Gianni Bonagura]]: signor Fromm }} '''''Carrie - Lo sguardo di Satana''''', film statunitense del 1976 con [[Sissy Spacek]], regia di [[Brian De Palma]]. ==Dialoghi== *'''Margaret''': Carrie, non hai mangiato la torta di mele.<br>'''Carrie''': Mi fa venire i [[Foruncolo|foruncoli]].<br>'''Margaret''': È un modo del Signore per renderti casta. ==Citazioni su ''Carrie - Lo sguardo di Satana''== *Il merito principale di questo thriller gotico sul paranormale consiste nel fatto che, prima di arrivare alla sua conclusione luttuosamente mirabolante, fa vivere sullo schermo personaggi attendibili e interessanti. [[Sissy Spacek|S. Spacek]] bravissima. (''[[il Morandini]]'') *Raccapricciante giallo in salsa horror e oltre i confini del paranormale che l'emergente [[Brian De Palma]] ha tratto da un romanzo di [[Stephen King]]. Un po' inattendibile, un po' morboso, ampiamente sinistro ma certo trascinante, con un finale da [[Festa di Piedigrotta|Piedigrotta]] del terrore. [[Sissy Spacek]] [...] è mostruosamente brava. All'esordio, l'impomatato [[John Travolta]] fa la fine che si merita. Almeno come attore. ([[Massimo Bertarelli]]) ==Altri progetti== {{interprogetto}} [[Categoria:Film horror]] t8267k6vjsoav9bjix8dow6asyk8dav 1420225 1420220 2026-07-13T07:54:26Z Spinoziano 2297 1420225 wikitext text/x-wiki {{Film |titolo italiano = Carrie - Lo sguardo di Satana |immagine = Carrie.jpg |dimensioneimmagine = 180 |genere = horror |regista = [[Brian De Palma]] |soggetto = [[Stephen King]] (''[[Stephen King#Carrie|Carrie]]'') |sceneggiatore = [[Lawrence D. Cohen]] |produttore = [[Paul Monash]] |attori = *[[Sissy Spacek]]: Carrie White *[[Piper Laurie]]: Margaret White *[[Amy Irving]]: Susy Snell *[[William Katt]]: Tommy Ross *[[Betty Buckley]]: Miss Collins *[[Nancy Allen]]: Chris Hargensen *[[John Travolta]]: Billy Nolan *[[P.J. Soles]]: Norma Watson *[[Edie McClurg]]: Helen Shyres *[[Priscilla Pointer]]: signora Snell *[[Stefan Gierasch]]: signor Morton *[[Sydney Lassick]]: signor Fromm *[[Michael Talbott]]: Freddy |doppiatori italiani = *[[Emanuela Rossi]]: Carrie White *[[Ada Maria Serra Zanetti]]: Margaret White *[[Isabella Pasanisi]]: Susy Snell *[[Claudio Capone]]: Tommy Ross *[[Angiolina Quinterno]]: Miss Collins *[[Rossella Izzo]]: Chris Hargensen *[[Mauro Gravina]]: Billy Nolan *[[Roberta Paladini]]: Norma Watson *[[Benita Martini]]: signora Snell *[[Rodolfo Traversa]]: signor Morton *[[Gianni Bonagura]]: signor Fromm }} '''''Carrie - Lo sguardo di Satana''''', film statunitense del 1976 con [[Sissy Spacek]], regia di [[Brian De Palma]]. ==Dialoghi== *'''Margaret''': Carrie, non hai mangiato la torta di mele.<br>'''Carrie''': Mi fa venire i [[Foruncolo|foruncoli]].<br>'''Margaret''': È un modo del Signore per renderti casta. ==Citazioni su ''Carrie - Lo sguardo di Satana''== *Il merito principale di questo thriller gotico sul paranormale consiste nel fatto che, prima di arrivare alla sua conclusione luttuosamente mirabolante, fa vivere sullo schermo personaggi attendibili e interessanti. [[Sissy Spacek|S. Spacek]] bravissima. (''[[il Morandini]]'') *Raccapricciante giallo in salsa horror e oltre i confini del paranormale che l'emergente [[Brian De Palma]] ha tratto da un romanzo di [[Stephen King]]. Un po' inattendibile, un po' morboso, ampiamente sinistro ma certo trascinante, con un finale da [[Festa di Piedigrotta|Piedigrotta]] del terrore. [[Sissy Spacek]] [...] è mostruosamente brava. All'esordio, l'impomatato [[John Travolta]] fa la fine che si merita. Almeno come attore. ([[Massimo Bertarelli]]) ==Altri progetti== {{interprogetto}} [[Categoria:Film horror]] s4ll4g1tga0j69bet31cjxnzudqsbti 1420266 1420225 2026-07-13T10:46:46Z Spinoziano 2297 1420266 wikitext text/x-wiki {{Film |titolo italiano = Carrie - Lo sguardo di Satana |immagine = Carrie.jpg |dimensioneimmagine = 180 |genere = horror |regista = [[Brian De Palma]] |soggetto = [[Stephen King]] (''[[Stephen King#Carrie|Carrie]]'') |sceneggiatore = [[Lawrence D. Cohen]] |produttore = [[Paul Monash]] |attori = *[[Sissy Spacek]]: Carrie White *[[Piper Laurie]]: Margaret White *[[Amy Irving]]: Susy Snell *[[William Katt]]: Tommy Ross *[[Betty Buckley]]: Miss Collins *[[Nancy Allen]]: Chris Hargensen *[[John Travolta]]: Billy Nolan *[[P.J. Soles]]: Norma Watson *[[Edie McClurg]]: Helen Shyres *[[Priscilla Pointer]]: signora Snell *[[Stefan Gierasch]]: signor Morton *[[Sydney Lassick]]: signor Fromm *[[Michael Talbott]]: Freddy |doppiatori italiani = *[[Emanuela Rossi]]: Carrie White *[[Ada Maria Serra Zanetti]]: Margaret White *[[Isabella Pasanisi]]: Susy Snell *[[Claudio Capone]]: Tommy Ross *[[Angiolina Quinterno]]: Miss Collins *[[Rossella Izzo]]: Chris Hargensen *[[Mauro Gravina]]: Billy Nolan *[[Roberta Paladini]]: Norma Watson *[[Benita Martini]]: signora Snell *[[Rodolfo Traversa]]: signor Morton *[[Gianni Bonagura]]: signor Fromm }} '''''Carrie - Lo sguardo di Satana''''', film statunitense del 1976 con [[Sissy Spacek]], regia di [[Brian De Palma]]. ==Dialoghi== *'''Margaret''': Carrie, non hai mangiato la torta di mele.<br>'''Carrie''': Mi fa venire i [[Foruncolo|foruncoli]].<br>'''Margaret''': È un modo del Signore per renderti casta. ==Citazioni su ''Carrie - Lo sguardo di Satana''== *Il merito principale di questo thriller gotico sul paranormale consiste nel fatto che, prima di arrivare alla sua conclusione luttuosamente mirabolante, fa vivere sullo schermo personaggi attendibili e interessanti. [[Sissy Spacek|S. Spacek]] bravissima. (''[[il Morandini]]'') *Il primo grande successo di [[Brian De Palma|De Palma]], e un trampolino di lancio per la Spacek. L'innesto dell'horror nella commedia di ambiente studentesco farà scuola: ma ciò che interessa al regista è la poesia del sangue e del voyeurismo. Un cinema cinico e sensuale, che sacrifica i personaggi all'occhio che li riprende, riducendoli a corpi da far morire allegramente. Grandi sfoggi di tecnica (carrellate circolari, piani sequenza acrobatici), anche se lo ''split screen'' nelle scene del massacro finale appare oggi goffo e datato. (''[[Il Mereghetti]]'') *Raccapricciante giallo in salsa horror e oltre i confini del paranormale che l'emergente Brian De Palma ha tratto da un romanzo di [[Stephen King]]. Un po' inattendibile, un po' morboso, ampiamente sinistro ma certo trascinante, con un finale da [[Festa di Piedigrotta|Piedigrotta]] del terrore. Sissy Spacek [...] è mostruosamente brava. All'esordio, l'impomatato [[John Travolta]] fa la fine che si merita. Almeno come attore. ([[Massimo Bertarelli]]) ==Altri progetti== {{interprogetto}} [[Categoria:Film horror]] k1z57jld2eq1a7oq8ecueuszjn69khw Discussioni utente:Edymessina 3 225781 1420230 2026-07-13T08:04:59Z Homer 215 Benvenuto/a su Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà! 1420230 wikitext text/x-wiki {{Benvenuto2|nome={{PAGENAME}}|firma=[[Utente:Homer|Homer]] ([[Discussioni utente:Homer|scrivimi]]) 10:04, 13 lug 2026 (CEST)}} hr1k78kwvrz6cmek9bjcx72mgk39bzm Giorgio Galli 0 225782 1420234 2026-07-13T08:20:59Z Gaux 18878 Giorgio Galli 1420234 wikitext text/x-wiki '''Giorgio Galli''' (1928 – 2020), politologo e storico italiano. ==Citazioni di Giorgio Galli== *[[Palmiro Togliatti|Togliatti]] era un leader di alta cultura e di raffinata abilità, ma si avvertiva che queste doti erano gestite con un certo grado di cinismo, che rievocava in Italia la tradizione da un lato gesuitica e dall'altro machiavellica.<ref>Da ''Gli anni di Berlinger'', in ''Storia illustrata'', giugno 1987, n. 355, p. 38.</ref> ==Note== <references /> ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{s}} {{DEFAULTSORT:Galli, Giorgio}} [[Categoria:Politologi italiani]] [[Categoria:Storici italiani]] rscztbvcoto3xk1x5lh0hpbvbtv6j5i 1420235 1420234 2026-07-13T08:24:00Z Gaux 18878 immagine 1420235 wikitext text/x-wiki [[File:Giorgiogalli.jpg|thumb|Giorgio Galli]] '''Giorgio Galli''' (1928 – 2020), politologo e storico italiano. ==Citazioni di Giorgio Galli== *[[Palmiro Togliatti|Togliatti]] era un leader di alta cultura e di raffinata abilità, ma si avvertiva che queste doti erano gestite con un certo grado di cinismo, che rievocava in Italia la tradizione da un lato gesuitica e dall'altro machiavellica.<ref>Da ''Gli anni di Berlinguer'', in ''Storia illustrata'', giugno 1987, n. 355, p. 38.</ref> ==Note== <references /> ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{s}} {{DEFAULTSORT:Galli, Giorgio}} [[Categoria:Politologi italiani]] [[Categoria:Storici italiani]] j8ht6vrn6uazls485s1fcr29ywocmrn 1420236 1420235 2026-07-13T08:25:28Z Gaux 18878 riferimenti 1420236 wikitext text/x-wiki [[File:Giorgiogalli.jpg|thumb|Giorgio Galli]] '''Giorgio Galli''' (1928 – 2020), politologo e storico italiano. ==Citazioni di Giorgio Galli== *[[Palmiro Togliatti|Togliatti]] era un leader di alta cultura e di raffinata abilità, ma si avvertiva che queste doti erano gestite con un certo grado di cinismo, che rievocava in Italia la tradizione da un lato gesuitica e dall'altro machiavellica.<ref>Da ''Gli anni di Berlinguer'', in ''Storia illustrata'', Arnoldo Mondadori Editore, Milano, giugno 1987, n. 355, p. 38.</ref> ==Note== <references /> ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{s}} {{DEFAULTSORT:Galli, Giorgio}} [[Categoria:Politologi italiani]] [[Categoria:Storici italiani]] 3nnxmiin41n1ic8vo5exgd48y9jzcq4 1420237 1420236 2026-07-13T08:26:35Z Gaux 18878 /* Citazioni di Giorgio Galli */ wlink 1420237 wikitext text/x-wiki [[File:Giorgiogalli.jpg|thumb|Giorgio Galli]] '''Giorgio Galli''' (1928 – 2020), politologo e storico italiano. ==Citazioni di Giorgio Galli== *[[Palmiro Togliatti|Togliatti]] era un leader di alta cultura e di raffinata abilità, ma si avvertiva che queste doti erano gestite con un certo grado di [[cinismo]], che rievocava in Italia la tradizione da un lato [[Compagnia di Gesù|gesuitica]] e dall'altro [[Niccolò Machiavelli|machiavellica]].<ref>Da ''Gli anni di Berlinguer'', in ''Storia illustrata'', Arnoldo Mondadori Editore, Milano, giugno 1987, n. 355, p. 38.</ref> ==Note== <references /> ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{s}} {{DEFAULTSORT:Galli, Giorgio}} [[Categoria:Politologi italiani]] [[Categoria:Storici italiani]] nr1fd8p5r336gvdqo9u34hgt0xj8bw9 1420238 1420237 2026-07-13T08:30:55Z Gaux 18878 /* Citazioni di Giorgio Galli */ ampliamento 1420238 wikitext text/x-wiki [[File:Giorgiogalli.jpg|thumb|Giorgio Galli]] '''Giorgio Galli''' (1928 – 2020), politologo e storico italiano. ==Citazioni di Giorgio Galli== *[[Palmiro Togliatti|Togliatti]] era un leader di alta cultura e di raffinata abilità, ma si avvertiva che queste doti erano gestite con un certo grado di [[cinismo]], che rievocava in Italia la tradizione da un lato [[Compagnia di Gesù|gesuitica]] e dall'altro [[Niccolò Machiavelli|machiavellica]]. Vi era sempre una sorta di ambiguità nella sua bravura: quella doppiezza che egli attribuiva a chi nel partito degli anni quaranta e cinquanta si richiamava al marxismo rivoluzionario, era in realtà proprio una caratteristica della sua personalità, percepibile anche all'esterno.<ref>Da ''Gli anni di Berlinguer'', in ''Storia illustrata'', Arnoldo Mondadori Editore, Milano, giugno 1987, n. 355, p. 38.</ref> ==Note== <references /> ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{s}} {{DEFAULTSORT:Galli, Giorgio}} [[Categoria:Politologi italiani]] [[Categoria:Storici italiani]] sp36kg9eymeu1e5931hqlexf6dess3c 1420247 1420238 2026-07-13T09:02:58Z Gaux 18878 /* Citazioni di Giorgio Galli */ i limiti di Berlinguer 1420247 wikitext text/x-wiki [[File:Giorgiogalli.jpg|thumb|Giorgio Galli]] '''Giorgio Galli''' (1928 – 2020), politologo e storico italiano. ==Citazioni di Giorgio Galli== *La mia tesi è che [[Enrico Berlinguer|Berlinguer]] non abbia saputo utilizzare appieno quel periodo di eccezionale fortuna del Pci e che non lo abbia saputo fare per precisi limiti culturali, suoi e del partito nel suo insieme.<ref>Da ''Gli anni di Berlinguer'', in ''Storia illustrata'', Arnoldo Mondadori Editore, Milano, giugno 1987, n. 355, p. 28.</ref> *[[Palmiro Togliatti|Togliatti]] era un leader di alta cultura e di raffinata abilità, ma si avvertiva che queste doti erano gestite con un certo grado di [[cinismo]], che rievocava in Italia la tradizione da un lato [[Compagnia di Gesù|gesuitica]] e dall'altro [[Niccolò Machiavelli|machiavellica]]. Vi era sempre una sorta di ambiguità nella sua bravura: quella doppiezza che egli attribuiva a chi nel partito degli anni quaranta e cinquanta si richiamava al marxismo rivoluzionario, era in realtà proprio una caratteristica della sua personalità, percepibile anche all'esterno.<ref>Da ''Gli anni di Berlinguer'', in ''Storia illustrata'', Arnoldo Mondadori Editore, Milano, giugno 1987, n. 355, p. 38.</ref> ==Note== <references /> ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{s}} {{DEFAULTSORT:Galli, Giorgio}} [[Categoria:Politologi italiani]] [[Categoria:Storici italiani]] meaq8z7hh28e8frzmvrhkjz4kb3r9fw 1420248 1420247 2026-07-13T09:04:19Z Gaux 18878 /* Citazioni di Giorgio Galli */ NDR e wlink 1420248 wikitext text/x-wiki [[File:Giorgiogalli.jpg|thumb|Giorgio Galli]] '''Giorgio Galli''' (1928 – 2020), politologo e storico italiano. ==Citazioni di Giorgio Galli== *La mia tesi è che [[Enrico Berlinguer|Berlinguer]] non abbia saputo utilizzare appieno quel periodo {{NDR|dal 1974 al 1978}} di eccezionale fortuna del [[Partito Comunista Italiano|Pci]] e che non lo abbia saputo fare per precisi limiti culturali, suoi e del partito nel suo insieme.<ref>Da ''Gli anni di Berlinguer'', in ''Storia illustrata'', Arnoldo Mondadori Editore, Milano, giugno 1987, n. 355, p. 28.</ref> *[[Palmiro Togliatti|Togliatti]] era un leader di alta cultura e di raffinata abilità, ma si avvertiva che queste doti erano gestite con un certo grado di [[cinismo]], che rievocava in Italia la tradizione da un lato [[Compagnia di Gesù|gesuitica]] e dall'altro [[Niccolò Machiavelli|machiavellica]]. Vi era sempre una sorta di ambiguità nella sua bravura: quella doppiezza che egli attribuiva a chi nel partito degli anni quaranta e cinquanta si richiamava al marxismo rivoluzionario, era in realtà proprio una caratteristica della sua personalità, percepibile anche all'esterno.<ref>Da ''Gli anni di Berlinguer'', in ''Storia illustrata'', Arnoldo Mondadori Editore, Milano, giugno 1987, n. 355, p. 38.</ref> ==Note== <references /> ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{s}} {{DEFAULTSORT:Galli, Giorgio}} [[Categoria:Politologi italiani]] [[Categoria:Storici italiani]] j7j8rv58vki97fh01ljwxpfdfq8tfuo 1420249 1420248 2026-07-13T09:11:40Z Gaux 18878 /* Citazioni di Giorgio Galli */ ampliamento Berlinguer 1420249 wikitext text/x-wiki [[File:Giorgiogalli.jpg|thumb|Giorgio Galli]] '''Giorgio Galli''' (1928 – 2020), politologo e storico italiano. ==Citazioni di Giorgio Galli== *La mia tesi è che [[Enrico Berlinguer|Berlinguer]] non abbia saputo utilizzare appieno quel periodo {{NDR|dal 1974 al 1978}} di eccezionale fortuna del [[Partito Comunista Italiano|Pci]] e che non lo abbia saputo fare per precisi limiti culturali, suoi e del partito nel suo insieme. Un utile punto di partenza è la considerazione che raramente un leader politico ha avuto occasione di poter applicare e sperimentare a breve scadenza una sua impostazione teorica di fondo: è quanto accaduto al segretario del Pci, che enunciò la sua tesi del «compromesso storico» (la teorizzazione che sintetizza il suo apporto al patrimonio ideologico del partito) alla fine del 1973 e che si trovò nella condizione di poterne tentare l'applicazione già dal maggio '74, allorché il voto referendario sul divorzio mise in crisi l'egemonia della DC nel nostro sistema politico.<ref>Da ''Gli anni di Berlinguer'', in ''Storia illustrata'', Arnoldo Mondadori Editore, Milano, giugno 1987, n. 355, pp. 28-30.</ref> *[[Palmiro Togliatti|Togliatti]] era un leader di alta cultura e di raffinata abilità, ma si avvertiva che queste doti erano gestite con un certo grado di [[cinismo]], che rievocava in Italia la tradizione da un lato [[Compagnia di Gesù|gesuitica]] e dall'altro [[Niccolò Machiavelli|machiavellica]]. Vi era sempre una sorta di ambiguità nella sua bravura: quella doppiezza che egli attribuiva a chi nel partito degli anni quaranta e cinquanta si richiamava al marxismo rivoluzionario, era in realtà proprio una caratteristica della sua personalità, percepibile anche all'esterno.<ref>Da ''Gli anni di Berlinguer'', in ''Storia illustrata'', Arnoldo Mondadori Editore, Milano, giugno 1987, n. 355, p. 38.</ref> ==Note== <references /> ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{s}} {{DEFAULTSORT:Galli, Giorgio}} [[Categoria:Politologi italiani]] [[Categoria:Storici italiani]] tj8hgf2brrvchprvt8m5b8m2biycojd 1420250 1420249 2026-07-13T09:14:47Z Gaux 18878 /* Citazioni di Giorgio Galli */ wlink 1420250 wikitext text/x-wiki [[File:Giorgiogalli.jpg|thumb|Giorgio Galli]] '''Giorgio Galli''' (1928 – 2020), politologo e storico italiano. ==Citazioni di Giorgio Galli== *La mia tesi è che [[Enrico Berlinguer|Berlinguer]] non abbia saputo utilizzare appieno quel periodo {{NDR|dal 1974 al 1978}} di eccezionale fortuna del [[Partito Comunista Italiano|Pci]] e che non lo abbia saputo fare per precisi limiti culturali, suoi e del partito nel suo insieme. Un utile punto di partenza è la considerazione che raramente un leader politico ha avuto occasione di poter applicare e sperimentare a breve scadenza una sua impostazione teorica di fondo: è quanto accaduto al segretario del Pci, che enunciò la sua tesi del «[[compromesso storico]]» (la teorizzazione che sintetizza il suo apporto al patrimonio ideologico del partito) alla fine del 1973 e che si trovò nella condizione di poterne tentare l'applicazione già dal maggio '74, allorché il [[Referendum abrogativo in Italia del 1974|voto referendario sul divorzio]] mise in crisi l'egemonia della [[Democrazia Cristiana|DC]] nel nostro sistema politico.<ref>Da ''Gli anni di Berlinguer'', in ''Storia illustrata'', Arnoldo Mondadori Editore, Milano, giugno 1987, n. 355, pp. 28-30.</ref> *[[Palmiro Togliatti|Togliatti]] era un leader di alta cultura e di raffinata abilità, ma si avvertiva che queste doti erano gestite con un certo grado di [[cinismo]], che rievocava in Italia la tradizione da un lato [[Compagnia di Gesù|gesuitica]] e dall'altro [[Niccolò Machiavelli|machiavellica]]. Vi era sempre una sorta di ambiguità nella sua bravura: quella doppiezza che egli attribuiva a chi nel partito degli anni quaranta e cinquanta si richiamava al marxismo rivoluzionario, era in realtà proprio una caratteristica della sua personalità, percepibile anche all'esterno.<ref>Da ''Gli anni di Berlinguer'', in ''Storia illustrata'', Arnoldo Mondadori Editore, Milano, giugno 1987, n. 355, p. 38.</ref> ==Note== <references /> ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{s}} {{DEFAULTSORT:Galli, Giorgio}} [[Categoria:Politologi italiani]] [[Categoria:Storici italiani]] m63dr3c8xkg375t7i5vk0fts6u27sus 1420252 1420250 2026-07-13T09:29:52Z Gaux 18878 /* Citazioni di Giorgio Galli */ altra su Berlinguer 1420252 wikitext text/x-wiki [[File:Giorgiogalli.jpg|thumb|Giorgio Galli]] '''Giorgio Galli''' (1928 – 2020), politologo e storico italiano. ==Citazioni di Giorgio Galli== *La mia tesi è che [[Enrico Berlinguer|Berlinguer]] non abbia saputo utilizzare appieno quel periodo {{NDR|dal 1974 al 1978}} di eccezionale fortuna del [[Partito Comunista Italiano|Pci]] e che non lo abbia saputo fare per precisi limiti culturali, suoi e del partito nel suo insieme. Un utile punto di partenza è la considerazione che raramente un leader politico ha avuto occasione di poter applicare e sperimentare a breve scadenza una sua impostazione teorica di fondo: è quanto accaduto al segretario del Pci, che enunciò la sua tesi del «[[compromesso storico]]» (la teorizzazione che sintetizza il suo apporto al patrimonio ideologico del partito) alla fine del 1973 e che si trovò nella condizione di poterne tentare l'applicazione già dal maggio '74, allorché il [[Referendum abrogativo in Italia del 1974|voto referendario sul divorzio]] mise in crisi l'egemonia della [[Democrazia Cristiana|DC]] nel nostro sistema politico.<ref>Da ''Gli anni di Berlinguer'', in ''Storia illustrata'', Arnoldo Mondadori Editore, Milano, giugno 1987, n. 355, pp. 28-30.</ref> *{{NDR|Enrico Berlinguer}} Il segretario del Pci rimase sempre convinto che la fase capitalistica della storia umana in Occidente sarebbe stata seguita da una fase socialista, da un sistema sociale e politico diverso sia dalla democrazia rappresentativa delle società capitalistiche, sia dai regimi autoritari dell'Est, fondati sulla proprietà collettiva [...].<ref>Da ''Gli anni di Berlinguer'', in ''Storia illustrata'', Arnoldo Mondadori Editore, Milano, giugno 1987, n. 355, p. 37.</ref> *[[Palmiro Togliatti|Togliatti]] era un leader di alta cultura e di raffinata abilità, ma si avvertiva che queste doti erano gestite con un certo grado di [[cinismo]], che rievocava in Italia la tradizione da un lato [[Compagnia di Gesù|gesuitica]] e dall'altro [[Niccolò Machiavelli|machiavellica]]. Vi era sempre una sorta di ambiguità nella sua bravura: quella doppiezza che egli attribuiva a chi nel partito degli anni quaranta e cinquanta si richiamava al marxismo rivoluzionario, era in realtà proprio una caratteristica della sua personalità, percepibile anche all'esterno.<ref>Da ''Gli anni di Berlinguer'', in ''Storia illustrata'', Arnoldo Mondadori Editore, Milano, giugno 1987, n. 355, p. 38.</ref> ==Note== <references /> ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{s}} {{DEFAULTSORT:Galli, Giorgio}} [[Categoria:Politologi italiani]] [[Categoria:Storici italiani]] 1t03rgsj41i0u12ef1hcf38nau4dj6x 1420253 1420252 2026-07-13T09:34:15Z Gaux 18878 sistemo e tolgo stub 1420253 wikitext text/x-wiki [[File:Giorgiogalli.jpg|thumb|Giorgio Galli]] '''Giorgio Galli''' (1928 – 2020), politologo e storico italiano. ==''Gli anni di Berlinguer''== *La mia tesi è che [[Enrico Berlinguer|Berlinguer]] non abbia saputo utilizzare appieno quel periodo {{NDR|dal 1974 al 1978}} di eccezionale fortuna del [[Partito Comunista Italiano|Pci]] e che non lo abbia saputo fare per precisi limiti culturali, suoi e del partito nel suo insieme. Un utile punto di partenza è la considerazione che raramente un leader politico ha avuto occasione di poter applicare e sperimentare a breve scadenza una sua impostazione teorica di fondo: è quanto accaduto al segretario del Pci, che enunciò la sua tesi del «[[compromesso storico]]» (la teorizzazione che sintetizza il suo apporto al patrimonio ideologico del partito) alla fine del 1973 e che si trovò nella condizione di poterne tentare l'applicazione già dal maggio '74, allorché il [[Referendum abrogativo in Italia del 1974|voto referendario sul divorzio]] mise in crisi l'egemonia della [[Democrazia Cristiana|DC]] nel nostro sistema politico. (pp. 28-30) *{{NDR|Enrico Berlinguer}} Il segretario del Pci rimase sempre convinto che la fase capitalistica della storia umana in Occidente sarebbe stata seguita da una fase socialista, da un sistema sociale e politico diverso sia dalla democrazia rappresentativa delle società capitalistiche, sia dai regimi autoritari dell'Est, fondati sulla proprietà collettiva [...]. (p. 37) *[[Palmiro Togliatti|Togliatti]] era un leader di alta cultura e di raffinata abilità, ma si avvertiva che queste doti erano gestite con un certo grado di [[cinismo]], che rievocava in Italia la tradizione da un lato [[Compagnia di Gesù|gesuitica]] e dall'altro [[Niccolò Machiavelli|machiavellica]]. Vi era sempre una sorta di ambiguità nella sua bravura: quella doppiezza che egli attribuiva a chi nel partito degli anni quaranta e cinquanta si richiamava al marxismo rivoluzionario, era in realtà proprio una caratteristica della sua personalità, percepibile anche all'esterno. (p. 38) ==Bibliografia== *Giorgio Galli, ''Gli anni di Berlinguer'', in ''Storia illustrata'', Arnoldo Mondadori Editore, Milano, giugno 1987, n. 355, pp. 28-38. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Galli, Giorgio}} [[Categoria:Politologi italiani]] [[Categoria:Storici italiani]] hrrlwcmmoy0nqna0ib5ywc2h4nxu3d6 1420255 1420253 2026-07-13T09:40:59Z Gaux 18878 /* Gli anni di Berlinguer */ ampliamento Berlinguer 1420255 wikitext text/x-wiki [[File:Giorgiogalli.jpg|thumb|Giorgio Galli]] '''Giorgio Galli''' (1928 – 2020), politologo e storico italiano. ==''Gli anni di Berlinguer''== *La mia tesi è che [[Enrico Berlinguer|Berlinguer]] non abbia saputo utilizzare appieno quel periodo {{NDR|dal 1974 al 1978}} di eccezionale fortuna del [[Partito Comunista Italiano|Pci]] e che non lo abbia saputo fare per precisi limiti culturali, suoi e del partito nel suo insieme. Un utile punto di partenza è la considerazione che raramente un leader politico ha avuto occasione di poter applicare e sperimentare a breve scadenza una sua impostazione teorica di fondo: è quanto accaduto al segretario del Pci, che enunciò la sua tesi del «[[compromesso storico]]» (la teorizzazione che sintetizza il suo apporto al patrimonio ideologico del partito) alla fine del 1973 e che si trovò nella condizione di poterne tentare l'applicazione già dal maggio '74, allorché il [[Referendum abrogativo in Italia del 1974|voto referendario sul divorzio]] mise in crisi l'egemonia della [[Democrazia Cristiana|DC]] nel nostro sistema politico. (pp. 28-30) *{{NDR|Enrico Berlinguer}} Il segretario del Pci rimase sempre convinto che la fase capitalistica della storia umana in Occidente sarebbe stata seguita da una fase socialista, da un sistema sociale e politico diverso sia dalla democrazia rappresentativa delle società capitalistiche, sia dai regimi autoritari dell'Est, fondati sulla proprietà collettiva, un sistema con tratti più marcati di [[egualitarismo]], che egli non definì, ma per il quale adottò negli anni ottanta, la definizione di una «terza via» diversa, originale, la cui proposta avrebbe dovuto caratterizzare l'«[[eurocomunismo]]» [...]. (p. 37) *[[Palmiro Togliatti|Togliatti]] era un leader di alta cultura e di raffinata abilità, ma si avvertiva che queste doti erano gestite con un certo grado di [[cinismo]], che rievocava in Italia la tradizione da un lato [[Compagnia di Gesù|gesuitica]] e dall'altro [[Niccolò Machiavelli|machiavellica]]. Vi era sempre una sorta di ambiguità nella sua bravura: quella doppiezza che egli attribuiva a chi nel partito degli anni quaranta e cinquanta si richiamava al marxismo rivoluzionario, era in realtà proprio una caratteristica della sua personalità, percepibile anche all'esterno. (p. 38) ==Bibliografia== *Giorgio Galli, ''Gli anni di Berlinguer'', in ''Storia illustrata'', Arnoldo Mondadori Editore, Milano, giugno 1987, n. 355, pp. 28-38. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Galli, Giorgio}} [[Categoria:Politologi italiani]] [[Categoria:Storici italiani]] 5jrvsvmt5m2me5b14dty809wjor784s 1420256 1420255 2026-07-13T09:44:54Z Gaux 18878 /* Gli anni di Berlinguer */ ampliamento 1420256 wikitext text/x-wiki [[File:Giorgiogalli.jpg|thumb|Giorgio Galli]] '''Giorgio Galli''' (1928 – 2020), politologo e storico italiano. ==''Gli anni di Berlinguer''== *La mia tesi è che [[Enrico Berlinguer|Berlinguer]] non abbia saputo utilizzare appieno quel periodo {{NDR|dal 1974 al 1978}} di eccezionale fortuna del [[Partito Comunista Italiano|Pci]] e che non lo abbia saputo fare per precisi limiti culturali, suoi e del partito nel suo insieme. Un utile punto di partenza è la considerazione che raramente un leader politico ha avuto occasione di poter applicare e sperimentare a breve scadenza una sua impostazione teorica di fondo: è quanto accaduto al segretario del Pci, che enunciò la sua tesi del «[[compromesso storico]]» (la teorizzazione che sintetizza il suo apporto al patrimonio ideologico del partito) alla fine del 1973 e che si trovò nella condizione di poterne tentare l'applicazione già dal maggio '74, allorché il [[Referendum abrogativo in Italia del 1974|voto referendario sul divorzio]] mise in crisi l'egemonia della [[Democrazia Cristiana|DC]] nel nostro sistema politico. (pp. 28-30) *{{NDR|Enrico Berlinguer}} Il segretario del Pci rimase sempre convinto che la fase [[Capitalismo|capitalistica]] della storia umana in Occidente sarebbe stata seguita da una fase socialista, da un sistema sociale e politico diverso sia dalla democrazia rappresentativa delle società capitalistiche, sia dai regimi autoritari dell'Est, fondati sulla proprietà collettiva, un sistema con tratti più marcati di [[egualitarismo]], che egli non definì, ma per il quale adottò negli anni ottanta, la definizione di una «terza via» diversa, originale, la cui proposta avrebbe dovuto caratterizzare l'«[[eurocomunismo]]», una particolare esperienza, comune del Pci, del Pcf (durante la fase dell'unione delle sinistre in Francia) e del partito comunista spagnolo (nella fase di ripresa democratica dopo la scomparsa di Franco. (pp. 37-38) *[[Palmiro Togliatti|Togliatti]] era un leader di alta cultura e di raffinata abilità, ma si avvertiva che queste doti erano gestite con un certo grado di [[cinismo]], che rievocava in Italia la tradizione da un lato [[Compagnia di Gesù|gesuitica]] e dall'altro [[Niccolò Machiavelli|machiavellica]]. Vi era sempre una sorta di ambiguità nella sua bravura: quella doppiezza che egli attribuiva a chi nel partito degli anni quaranta e cinquanta si richiamava al marxismo rivoluzionario, era in realtà proprio una caratteristica della sua personalità, percepibile anche all'esterno. (p. 38) ==Bibliografia== *Giorgio Galli, ''Gli anni di Berlinguer'', in ''Storia illustrata'', Arnoldo Mondadori Editore, Milano, giugno 1987, n. 355, pp. 28-38. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Galli, Giorgio}} [[Categoria:Politologi italiani]] [[Categoria:Storici italiani]] ch4dz5cmk8sdwf25k8333e4nyj3kt8h 1420257 1420256 2026-07-13T09:48:59Z Gaux 18878 /* Gli anni di Berlinguer */ wlink 1420257 wikitext text/x-wiki [[File:Giorgiogalli.jpg|thumb|Giorgio Galli]] '''Giorgio Galli''' (1928 – 2020), politologo e storico italiano. ==''Gli anni di Berlinguer''== *La mia tesi è che [[Enrico Berlinguer|Berlinguer]] non abbia saputo utilizzare appieno quel periodo {{NDR|dal 1974 al 1978}} di eccezionale fortuna del [[Partito Comunista Italiano|Pci]] e che non lo abbia saputo fare per precisi limiti culturali, suoi e del partito nel suo insieme. Un utile punto di partenza è la considerazione che raramente un leader politico ha avuto occasione di poter applicare e sperimentare a breve scadenza una sua impostazione teorica di fondo: è quanto accaduto al segretario del Pci, che enunciò la sua tesi del «[[compromesso storico]]» (la teorizzazione che sintetizza il suo apporto al patrimonio ideologico del partito) alla fine del 1973 e che si trovò nella condizione di poterne tentare l'applicazione già dal maggio '74, allorché il [[Referendum abrogativo in Italia del 1974|voto referendario sul divorzio]] mise in crisi l'egemonia della [[Democrazia Cristiana|DC]] nel nostro sistema politico. (pp. 28-30) *{{NDR|Enrico Berlinguer}} Il segretario del Pci rimase sempre convinto che la fase [[Capitalismo|capitalistica]] della storia umana in Occidente sarebbe stata seguita da una fase socialista, da un sistema sociale e politico diverso sia dalla democrazia rappresentativa delle società capitalistiche, sia dai regimi autoritari dell'Est, fondati sulla proprietà collettiva, un sistema con tratti più marcati di [[egualitarismo]], che egli non definì, ma per il quale adottò negli anni ottanta, la definizione di una «terza via» diversa, originale, la cui proposta avrebbe dovuto caratterizzare l'«[[eurocomunismo]]», una particolare esperienza, comune del Pci, del [[Partito Comunista Francese|Pcf]] (durante la fase dell'unione delle sinistre in Francia) e del [[Partito Comunista di Spagna|partito comunista spagnolo]] (nella fase di ripresa democratica dopo la scomparsa di Franco. (pp. 37-38) *[[Palmiro Togliatti|Togliatti]] era un leader di alta cultura e di raffinata abilità, ma si avvertiva che queste doti erano gestite con un certo grado di [[cinismo]], che rievocava in Italia la tradizione da un lato [[Compagnia di Gesù|gesuitica]] e dall'altro [[Niccolò Machiavelli|machiavellica]]. Vi era sempre una sorta di ambiguità nella sua bravura: quella doppiezza che egli attribuiva a chi nel partito degli anni quaranta e cinquanta si richiamava al marxismo rivoluzionario, era in realtà proprio una caratteristica della sua personalità, percepibile anche all'esterno. (p. 38) ==Bibliografia== *Giorgio Galli, ''Gli anni di Berlinguer'', in ''Storia illustrata'', Arnoldo Mondadori Editore, Milano, giugno 1987, n. 355, pp. 28-38. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Galli, Giorgio}} [[Categoria:Politologi italiani]] [[Categoria:Storici italiani]] i0cn49kyfnk2bwp951vgatxngn98cen 1420258 1420257 2026-07-13T09:51:44Z Gaux 18878 /* Gli anni di Berlinguer */ Francisco Franco 1420258 wikitext text/x-wiki [[File:Giorgiogalli.jpg|thumb|Giorgio Galli]] '''Giorgio Galli''' (1928 – 2020), politologo e storico italiano. ==''Gli anni di Berlinguer''== *La mia tesi è che [[Enrico Berlinguer|Berlinguer]] non abbia saputo utilizzare appieno quel periodo {{NDR|dal 1974 al 1978}} di eccezionale fortuna del [[Partito Comunista Italiano|Pci]] e che non lo abbia saputo fare per precisi limiti culturali, suoi e del partito nel suo insieme. Un utile punto di partenza è la considerazione che raramente un leader politico ha avuto occasione di poter applicare e sperimentare a breve scadenza una sua impostazione teorica di fondo: è quanto accaduto al segretario del Pci, che enunciò la sua tesi del «[[compromesso storico]]» (la teorizzazione che sintetizza il suo apporto al patrimonio ideologico del partito) alla fine del 1973 e che si trovò nella condizione di poterne tentare l'applicazione già dal maggio '74, allorché il [[Referendum abrogativo in Italia del 1974|voto referendario sul divorzio]] mise in crisi l'egemonia della [[Democrazia Cristiana|DC]] nel nostro sistema politico. (pp. 28-30) *{{NDR|Enrico Berlinguer}} Il segretario del Pci rimase sempre convinto che la fase [[Capitalismo|capitalistica]] della storia umana in Occidente sarebbe stata seguita da una fase socialista, da un sistema sociale e politico diverso sia dalla democrazia rappresentativa delle società capitalistiche, sia dai regimi autoritari dell'Est, fondati sulla proprietà collettiva, un sistema con tratti più marcati di [[egualitarismo]], che egli non definì, ma per il quale adottò negli anni ottanta, la definizione di una «terza via» diversa, originale, la cui proposta avrebbe dovuto caratterizzare l'«[[eurocomunismo]]», una particolare esperienza, comune del Pci, del [[Partito Comunista Francese|Pcf]] (durante la fase dell'unione delle sinistre in Francia) e del [[Partito Comunista di Spagna|partito comunista spagnolo]] (nella fase di ripresa democratica dopo la scomparsa di [[Francisco Franco|Franco]]. (pp. 37-38) *[[Palmiro Togliatti|Togliatti]] era un leader di alta cultura e di raffinata abilità, ma si avvertiva che queste doti erano gestite con un certo grado di [[cinismo]], che rievocava in Italia la tradizione da un lato [[Compagnia di Gesù|gesuitica]] e dall'altro [[Niccolò Machiavelli|machiavellica]]. Vi era sempre una sorta di ambiguità nella sua bravura: quella doppiezza che egli attribuiva a chi nel partito degli anni quaranta e cinquanta si richiamava al marxismo rivoluzionario, era in realtà proprio una caratteristica della sua personalità, percepibile anche all'esterno. (p. 38) ==Bibliografia== *Giorgio Galli, ''Gli anni di Berlinguer'', in ''Storia illustrata'', Arnoldo Mondadori Editore, Milano, giugno 1987, n. 355, pp. 28-38. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Galli, Giorgio}} [[Categoria:Politologi italiani]] [[Categoria:Storici italiani]] rimz1rqgvzmsbka3kn581p6ni9l8u14 Foruncolo 0 225783 1420239 2026-07-13T08:33:55Z Spinoziano 2297 Creata pagina con "{{voce tematica}} Citazioni sui '''foruncoli'''. *– Carrie, non hai mangiato la torta di mele.<br>– Mi fa venire i foruncoli.<br>– È un modo del Signore per renderti casta. (''[[Carrie - Lo sguardo di Satana]]'') *– Ci si rende conto che il vecchio medico di famiglia sa sempre condire la medicina con un po' di psicologia.<br>– Giusto. Non solo deve riconoscere la malattia, ma anche la causa. Come l'altro giorno, quando vidi la signora Reynolds con un'eruzione..." 1420239 wikitext text/x-wiki {{voce tematica}} Citazioni sui '''foruncoli'''. *– Carrie, non hai mangiato la torta di mele.<br>– Mi fa venire i foruncoli.<br>– È un modo del Signore per renderti casta. (''[[Carrie - Lo sguardo di Satana]]'') *– Ci si rende conto che il vecchio medico di famiglia sa sempre condire la medicina con un po' di psicologia.<br>– Giusto. Non solo deve riconoscere la malattia, ma anche la causa. Come l'altro giorno, quando vidi la signora Reynolds con un'eruzione in faccia, dissi fra me: «Scommetto che sua suocera è venuta a farle visita. Non può sfogarsi a parolacce e allora sfoga a foruncoli». (''[[Peccato (film)|Peccato]]'') ==Voci correlate== *[[Acne]] ==Altri progetti== {{interprogetto|wikt|preposizione=sul|w_preposizione=riguardante il}} {{s}} [[Categoria:Malattie dell'apparato tegumentario]] hkieym1ofqwaebtn28jmzopvr8oh2h6 Foruncoli 0 225784 1420242 2026-07-13T08:34:47Z Spinoziano 2297 Redirect alla pagina [[Foruncolo]] 1420242 wikitext text/x-wiki #RINVIA [[Foruncolo]] ded0k0b24g285k68hmqv9cb6894qn9d Acireale 0 225785 1420260 2026-07-13T09:55:07Z Marcella Medici (BEIC) 84396 creazione voce 1420260 wikitext text/x-wiki {{voce tematica}} [[File:Panorama di Acireale, coll’Etna (xilografia).jpg|thumb|Panorama di Acireale, coll’Etna (xilografia)]] Citazioni su '''Acireale'''. *Otto miglia distante da qui s'erge Jaci reale, uno de' più bei luoghi di cui ho nel mio viaggio in Sicilia goduto. Esso è mantenuto straordinariamente pulito, e con larghe pietre di lava soprattutto coverto. Le case e le chiese sono di un bello stile e con molta regolarità fabbricate. Giace la città in elevata posizione a' piè dell'Etna, e su di nove strati di diverse lave, ciascuna delle quali da una crosta terriccia è coverta, per cui potrà a ragione conchiudersi della lontana età dell'eruzione di quel vulcano. ([[Friederich Münter]]) ==Altri progetti== {{interprogetto|preposizione=su|w_preposizione=riguardante}} {{s}} [[Categoria:Luoghi della Sicilia]] ay35cn04fswvl9sdyfbi8sp0ij8gxou 1420264 1420260 2026-07-13T10:16:10Z Spinoziano (BEIC) 86405 1420264 wikitext text/x-wiki {{voce tematica}} [[File:Panorama di Acireale, coll’Etna (xilografia).jpg|thumb|Panorama di Acireale, coll'Etna (xilografia)]] Citazioni su '''Acireale'''. *Otto miglia distante da qui s'erge Jaci reale, uno de' più bei luoghi di cui ho nel mio viaggio in Sicilia goduto. Esso è mantenuto straordinariamente pulito, e con larghe pietre di lava soprattutto coverto. Le case e le chiese sono di un bello stile e con molta regolarità fabbricate. Giace la città in elevata posizione a' piè dell'Etna, e su di nove strati di diverse lave, ciascuna delle quali da una crosta terriccia è coverta, per cui potrà a ragione conchiudersi della lontana età dell'eruzione di quel vulcano. ([[Friederich Münter]]) ==Voci correlate== *[[Catania]] *[[Etna]] ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{s}} [[Categoria:Comuni della Sicilia]] g269cljinyfv65kfveotlf52b2qq2a8 Discussioni utente:Fabe56 3 225786 1420267 2026-07-13T11:34:48Z Homer 215 Benvenuto/a su Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà! 1420267 wikitext text/x-wiki {{Benvenuto2|nome={{PAGENAME}}|firma=[[Utente:Homer|Homer]] ([[Discussioni utente:Homer|scrivimi]]) 13:34, 13 lug 2026 (CEST)}} iwji2yro7z0r12gwrdf0aq20v25n0oe