Wikiquote itwikiquote https://it.wikiquote.org/wiki/Pagina_principale MediaWiki 1.47.0-wmf.11 first-letter Media Speciale Discussione Utente Discussioni utente Wikiquote Discussioni Wikiquote File Discussioni file MediaWiki Discussioni MediaWiki Template Discussioni template Aiuto Discussioni aiuto Categoria Discussioni categoria Portale Discussioni portale TimedText TimedText talk Modulo Discussioni modulo Evento Discussioni evento Dante Alighieri 0 162 1420516 1419280 2026-07-15T11:58:31Z Udiki 86035 /* Convivio */ +1 1420516 wikitext text/x-wiki {{PDA}} [[Immagine:Portrait de Dante.jpg|thumb|Dante Alighieri]] {{indicedx}} '''Dante Alighieri''' (1265 – 1321), il ''Sommo poeta'' italiano. ==Citazioni di Dante Alighieri== *Che se in Fiorenza per via onorata non s'entra, io non entrerovvi giammai. E che? non potrò io da qualunque angolo della terra mirare il sole e le stelle? non potrò io sotto ogni plaga del cielo meditare le dolcissime verità, se pria non mi renda uom senza gloria, anzi d'ignominia, in faccia al popolo e alla città di Fiorenza? (dall'[[s:la:Epistulae (Dante Alighieri)#XII.|epistola XII]]; citato in Piero Fraticelli (a cura di), ''La Divina Commedia di Dante Alighieri col comento di Pietro Fraticelli'', G. Barbèra, Firenze, 1881, [http://www.archive.org/stream/ladivinacommedi03fratgoog#page/n35/mode/2up p. 20]) *Il volgare [[Sicilia|siciliano]] si attribuisce fama superiore a tutti gli altri per queste ragioni: che tutto quanto gli Italiani producono in fatto di poesia si chiama siciliano; e che troviamo che molti maestri nativi dell'isola hanno cantato con solennità [...] E in verità quegli uomini grandi e illuminati, Federico Cesare e il suo degno figlio Manfredi, seppero esprimere tutta la nobiltà e dirittura del loro spirito, e finché la fortuna lo permise si comportarono da veri uomini, sdegnando di vivere da bestie. Ed è per questo che quanti avevano in sé nobiltà di cuore e ricchezza di doni divini si sforzarono di rimanere a contatto con la maestà di quei grandi principi, cosicché tutto ciò che a quel tempo producevano gli Italiani più nobili d'animo vedeva dapprima la luce nella reggia di quei sovrani così insigni; e poiché sede del trono regale era la Sicilia, ne è venuto che tutto quanto i nostri predecessori hanno prodotto in volgare si chiama siciliano: ciò che anche noi teniamo per fermo, e che i nostri posteri non potranno mutare. (da ''De vulgari eloquentia'', I libro, XII cap.<ref>Traduzione di Pier Vincenzo Mengaldo in ''[http://www.danteonline.it/italiano/opere2.asp?idcod=000&idope=3&idliv1=1&idliv2=12&idliv3=1&idlang=IT DanteOnline.it]''.</ref>) *Venendo subito al punto, che chiamo lingua volgare quella che i bambini apprendono da chi sta loro intorno dal momento che cominciano ad articolare i suoni; oppure per esser più brevi, la lingua volgare è quella che, senza bisogno di regole, impariamo imitando la nostra nutrice. (da ''De vulgari eloquentia'', Milano, Garzanti, 2009, p. 3) ===Attribuite=== *[[Dio]] è Uno; l'[[Universo]] è un pensiero di Dio; l'Universo è dunque Uno esso pure. Tutte le [[cose]] vengono da Dio. Tutte partecipano, più o meno, della natura divina, a seconda del fine pel quale sono create. L'[[uomo]] è nobilissimo fra tutte le cose: Dio ha versato in lui più della sua natura che non sull'altre. Ogni cosa che viene da Dio tende al [[perfezionamento]] del quale è capace. La capacità di perfezionamento nell'uomo è indefinita. L'Umanità è Una. Dio non ha fatto cosa inutile; e poiché esiste una Umanità, deve esistere uno scopo unico per ''tutti'' gli uomini, un lavoro da compirsi per opera d'essi tutti. Il genere umano dovrebbe dunque lavorare unito sì che tutte le forze intellettuali diffuse in esso ottengano il più alto sviluppo possibile nella sfera del pensiero e dell'azione. Esiste dunque una Religione universale della natura umana.<ref name=maz>Citato in [[Giuseppe Mazzini]], ''Dei doveri dell'uomo'', in ''Dei doveri dell'uomo – Fede e avvenire'', a cura di Paolo Rossi, Mursia, Milano, cap. VII, p. 78.</ref> :Mazzini cita queste parole fra virgolette, come scritte da Dante. Si tratta di «una libera esposizione mazziniana del pensiero dantesco», secondo la nota del curatore.<ref name=maz/> *[[Genova]], aria senza uccelli, mare senza pesci, monti senza legna, uomini senza onore e donne senza pudore.<ref name=martigli>Citato in Carlo A. Martigli, ''[https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2017/05/31/il-papa-genovese-mancato-alla-storiaGenova06.html Il Papa genovese mancato alla storia]'', ''la Repubblica'', 31 maggio 2017.</ref> :{{NDR|[[Citazioni errate|Citazione errata]]}} La paternità di questo proverbio è ignota.<ref name=martigli/> *''Non ti curar di loro, ma guarda e passa.'' :{{NDR|[[Citazioni errate|Citazione errata]]}} La citazione corretta è: «''Non ragioniam di lor, ma guarda e passa.''»<ref>{{Cfr}} ''[http://www.corriere.it/solferino/severgnini/07-01-06/01.spm Ragioniamo di Dante (ma senza sbagliare citazione!)]'', ''Corriere.it'', 7 gennaio 2006.</ref> ==''Divina Commedia''== {{Vedi anche|Divina Commedia}} ==''Vita nuova''== ===[[Incipit]]=== In quella parte del libro de la mia memoria dinanzi a la quale poco si potrebbe leggere, si trova una rubrica la quale dice: ''Incipit''<ref>Questo incipit costituisce anche l'incipit del libro di [[Fruttero & Lucentini]], appunto ''Íncipit'', Mondadori, 1993.</ref>'' vita nova''. Sotto la quale rubrica io trovo scritte le parole le quali è mio intendimento d'assemplare in questo libello; e se non tutte, almeno la loro sentenzia.<br /> Nove fiate già appresso lo mio nascimento era tornato lo cielo de la luce quasi a uno medesimo punto, quanto a la sua propria girazione, quando a li miei occhi apparve prima la gloriosa donna de la mia mente, la quale fu chiamata da molti [[Beatrice Portinari|Beatrice]] li quali non sapeano che si chiamare.<br /> Ella era in questa vita già stata tanto, che ne lo suo tempo lo cielo stellato era mosso verso la parte d'oriente de le dodici parti l'una d'un grado, sì che quasi dal principio del suo anno nono apparve a me, ed io la vidi quasi da la fine del mio nono.<br /> Apparve vestita di nobilissimo colore, umile e onesto, sanguigno, cinta e ornata a la guisa che a la sua giovanissima etade si convenia. ===Citazioni=== *Ecco un iddio più forte di me, che viene a signoreggiarmi. (1857<ref>Traduzione di Pietro Fraticelli, [http://books.google.it/books?id=D80OAAAAIAAJ&pg=PA56 p. 56]. Tale ''iddio'' è [[Amore]].</ref>) :''Ecce deus fortior me, qui veniens dominabitur michi''. (''[[s:Vita nuova/Capitolo II#capitolo 2 versetto4|Capitolo II]]'') *L'anima era tutta data nel pensare di questa gentilissima; onde io divenni in picciolo tempo poi di sì fraile e debole condizione, che a molti amici pesava de la mia vista; e molti pieni d'invidia già si procacciavano di sapere di me quello che io volea del tutto celare ad altrui.<br />Ed io, accorgendomi del malvagio domandare che mi faceano [...] rispondea loro che Amore era quelli che così m'avea governato. [...]<br />E quando mi domandavano "Per cui t'ha così distrutto questo [[Amore]]?", ed io sorridendo li guardava, e nulla dicea loro. (da [[s:Vita nuova/Capitolo IV|''Capitolo IV'']]) *''Lo viso mostra lo color del core.'' (da [[s:Vita nuova/Capitolo XV|''Capitolo XV'']]) *''Ingégnati, se puoi, d'esser palese.'' (da [[s:Vita nuova/Capitolo XIX|''Capitolo XIX'']]) *''Tanto [[gentilezza|gentile]] e tanto onesta pare | la donna mia quand'ella altrui saluta, | ch'ogne lingua deven tremando muta, | e li occhi no l'ardiscon di guardare.'' (da [[s:Vita nuova/Capitolo XXVI|''Capitolo XXVI'']]) ===[[Explicit]]=== Appresso questo sonetto apparve a me una mirabile visione, ne la quale io vidi cose che mi fecero proporre di non dire più di questa benedetta infino a tanto che io potesse più degnamente trattare di lei.<br /> E di venire a ciò io studio quanto posso, sì com'ella sae veracemente. Sì che, se piacere sarà di colui a cui tutte le cose vivono, che la mia vita duri per alquanti anni, io spero di dicer di lei quello che mai non fue detto d'alcuna.<br /> E poi piaccia a colui che è sire de la cortesia, che la mia anima se ne possa gire a vedere la gloria de la sua donna, cioè di quella benedetta Beatrice, la quale gloriosamente mira ne la faccia di colui ''qui est per omnia secula benedictus''. Amen. ===Citazioni sulla ''Vita nuova''=== *Dante dopo la Pasqua del 1300 imprese a scrivere la Vita Nuova a fine di far conoscere le fasi che la sua Musa aveva percorso sino al 1300, e ciò a che ella intendeva: cioè per far conoscere il suo carattere poetico, di poeta lirico erotico, di poeta lirico filosofo e morale, e di poeta epico; cosi però che, mentre gli ultimi due erano soltanto indicati, il primo era perfettamente sviluppato, come quello che, essendo l'espressione della prima età dell'uomo, ''dell'Adolescenza'', doveva essere completamente trattato in questo libro, in cui si conveniva pur indicare come una nobile natura possa essere mediante Amore preparata e condotta alla virtù. Ond'è che la ''Vita Nuova'' sarà la storia di ciò che la nobile sua natura preparò nella prima etade a perfezionamento delle susseguenti: la storia dell'intellettuale e morale perfezionamento di Dante, iniziato dall'Amore suo per Beatrice Portinari, continuato dall'Amore suo per le scienze filosofiche e teologiche; la prima delle quali avevagli dettato il canto della ''Rettitudine'', e la seconda stava preparandolo al Canto della ''Restaurazione sociale'' [...].<br>Ond'è che a ragione potrà anche dirsi, che la Vita Nuova sia l'Introduzione alla Divina Commedia, e in pari tempo il Proemio al Convito; mentre senza di essa non potremmo di certo farci un'idea né dell' essere di Beatrice né della ragione delle due opere. ([[Antonio Lubin]]) *Il libro della V. N. non è una storia degli anni giovanili di Dante, come fu detto da alcuno; e quindi, sebbene presso [[Francesco Petrarca|Petrarca]], [[Giovanni Boccaccio|Boccaccio]] e Dante stesso si trovino le parole ''vita nuova'' nel senso di ''età giovanile'', di ''prima età''; non è per questo a dirsi che queste parole nel titolo di quel libro abbiano lo stesso valore, e {{sic|sieno}} da prendersi nella piena estensione del loro significato comune; mentre e da quelle parole, di già riportate: ''in una parte del libro della mia memoria si trova un rubrica, la quale dice: incipit Vita Nova''; e dall'intendimento espresso di voler assemprare in esso libro quelle delle sue poesie che potessero farne conoscere ''la sentenzia di tutte'' – intendimento che gl'impedì il trattar di proposito in questo libro della morte di Beatrice – e finalmente dal contenuto stesso del libro si vede apertamente che la ''Vita Nuova'' non contiene la storia dell'adolescenza e della prima gioventù di Dante; ma soltanto la storia e il carattere della sua Musa, inspirata da amore nella sua adolescenza. ([[Antonio Lubin]]) ==''Convivio''== ===[[Incipit]]=== Sì come dice lo Filosofo nel principio de la Prima Filosofia, tutti li uomini naturalmente desiderano di sapere. La ragione di che puote essere ed è che ciascuna cosa, da providenza di propria natura impinta è inclinabile a la sua propria perfezione; onde, acciò che la scienza è ultima perfezione de la nostra anima, ne la quale sta la nostra ultima felicitade, tutti naturalmente al suo desiderio semo subietti. ===Citazioni=== *Dispregiar se medesimo è per sè biasimevole, però che a l'amico dee l'uomo lo suo [[difetto]] contare strettamente, e nullo è più amico che l'uomo a sè; onde ne la camera de' suoi pensieri se medesimo riprender dee e piangere li suoi difetti, e non palese. ({{Source|Convivio/Trattato primo|Dispregiar se medesimo|Trattato I, capitolo II, 5}}) *[...] lo consentire è uno confessare, villania fa chi loda o chi biasima dinanzi al viso alcuno, perché né consentire né negare puote lo così estimato sanza cadere in colpa di lodarsi o di biasimare. ({{Source|Convivio/Trattato primo|lo consentire è uno confessare|Trattato I, capitolo II, 11}}) *[...] nulla cosa per legame musaico armonizzata si può de la sua loquela in altra [[Traduzione|transmutare]] sanza rompere tutta sua dolcezza e armonia. ({{Source|Convivio/Trattato primo|transu|Trattato I, capitolo VII, 14}}) *Questi {{NDR|"gli uomini mutevoli e facili a giudicare"}} sono da chiamare pecore, e non uomini; ché se una pecora si gittasse da una ripa di mille passi, tutte l'altre andrebbero dietro; e se una pecora per alcuna cagione al passare d'una strada salta, tutte l'altre saltano, eziandio nulla veggendo da saltare. E io ne vidi già molte in uno pozzo saltare per una che dentro vi saltò, forse credendo saltare uno muro, non ostante che 'l pastore, piangendo e gridando, con le braccia e col petto dinanzi a esse si parava. ({{Source|Convivio/Trattato primo|questi sono da chiamare pecore|Trattato I, capitolo XI, 9}}) *''Voi che 'ntendendo il terzo ciel movete, | udite il ragionar ch'è nel mio core, | ch'io nol so dire altrui, sì mi par novo.'' ({{Source|Convivio/Trattato secondo|Voi che 'ntendendo il terzo ciel movete|Trattato II, canzone prima, 1-3}}<ref name=c1>Presente anche in ''Rime'', LXXIX, ''[[s:Rime (Dante)/LXXIX - Voi che 'ntendendo il terzo ciel movete|Voi che 'ntendendo il terzo ciel movete]]''.</ref>) *''Chi veder vuol la salute, | faccia che li occhi d'esta donna miri, | sed e' non teme angoscia di sospiri''. ({{Source|Convivio/Trattato secondo|Chi veder vuol la salute|Trattato II, canzone prima, 24-26}}<ref name=c1/>) *Ma però che non subitamente nasce amore e fassi grande e viene perfetto, ma vuole tempo alcuno e nutrimento di pensieri, massimamente là dove sono pensieri contrari che lo 'mpediscano, convenne, prima che questo nuovo amore fosse perfetto, molta battaglia intra lo pensiero del suo nutrimento e quello che li era contraro, lo quale per quella gloriosa Beatrice tenea ancora la rocca de la mia mente. ({{Source|Convivio/Trattato secondo|Ma però che non subitamente|Trattato II, capitolo II, 3}}) *Dico che intra tutte le bestialitadi quella è stoltissima, vilissima e dannosissima, chi crede dopo questa vita non essere altra vita; però che, se noi rivolgiamo tutte le scritture, sì de' filosofi come de li altri savi scrittori, tutti concordano in questo, che in noi sia parte alcuna perpetuale. ({{Source|Convivio/Trattato secondo|bestialitadi|Trattato II, capitolo VIII [IX], 8}}) *[...] la [[Cristianesimo|dottrina veracissima]] di Cristo, la quale è via, verità e luce: via, perché per essa sanza impedimento andiamo a la felicitade di quella immortalitade; verità, perché non soffera alcuno errore; luce, perché allumina noi ne la tenebra de la ignoranza mondana. ({{Source|Convivio/Trattato secondo|la dottrina veracissima di Cristo|Trattato II, capitolo VIII [IX], 14}}) *[...] essere suole che l'uomo va cercando argento e fuori de la 'ntenzione truova oro, lo quale occulta cagione presenta, non forse sanza divino imperio [...]. ([[s:Convivio/Trattato secondo|Trattato II]], capitolo XII [XIII], 5) *[...] non dee l'uomo, per maggiore [[amicizia|amico]], dimenticare li servigi ricevuti dal minore. ({{Source|Convivio/Trattato secondo|Non dee l'uomo|Trattato II, capitolo XV [XVI], 6}}) *''[[Amore|Amor]] che ne la mente mi ragiona | de la mia donna disiosamente, | move cose di lei meco sovente, | che lo 'ntelletto sovr'esse disvia.'' ({{Source|Convivio/Trattato terzo|Amor che ne la mente mi ragiona|Trattato III, canzone seconda, 1-4}}<ref name=c2>Presente anche in ''Rime'', LXXXI, ''[[s:Rime (Dante)/LXXXI - Amor che ne la mente mi ragiona|Amor che ne la mente mi ragiona]]''.</ref>) *''Non vede il sol, che tutto 'l mondo gira, | cosa tanto gentil, quanto in quell'ora | che luce ne la parte ove dimora | la donna di cui dire Amor mi face.'' ({{Source|Convivio/Trattato terzo|Non vede il sol|Trattato III, canzone seconda, 19-22}}<ref name=c2/>) *[...] [[Filosofia]] non è altro che amistanza a sapienza. ({{Source|Convivio/Trattato terzo|Filosofia non è|Trattato III, capitolo XI, 6}}) *Nullo sensibile in tutto lo mondo è più degno di farsi essemplo di Dio che 'l [[sole]]. ({{Source|Convivio/Trattato terzo|sole|Trattato III, capitolo XII, 7}}) *[...] la [[moralità|moralitade]] è bellezza de la filosofia. ({{Source|Convivio/Trattato terzo|la moralitade è bellezza de la filosofia|Trattato III, capitolo XV, 11}}) *''Le dolci rime d'amor ch'i' solia | cercar ne' miei pensieri, | convien ch'io lasci; non perch'io non speri | ad esse ritornare, | ma perché li atti [[sdegno|disdegnosi]] e feri | che ne la donna mia | sono appariti m'han chiusa la via | de l'usato parlare.'' ({{Source|Convivio/Trattato quarto|Le dolci rime d'amor ch'i' solia|Trattato IV, canzone terza, 1-8}}<ref name=c3>Presente anche in ''Rime'', LXXXII, ''[[s:Rime (Dante)/LXXXII - Le dolci rime d'amor ch'i' solia|Le dolci rime d'amor ch'i' solia]]''.</ref>) *''[[Federico II di Svevia|Tale imperò]] che gentilezza''<ref>Qui "gentilezza" ha il significato di [[nobiltà]]. Il tale che imperò, a cui è attribuita la convinzione è [[Federico II di Svevia]].</ref>'' volse, | secondo 'l suo parere, | che fosse antica possession d'avere | con reggimenti belli''. ({{Source|Convivio/Trattato quarto|Federico II di Svevia|Trattato IV, canzone terza, 21-24}}<ref name=c3/>) *''È gentilezza dovunqu'è [[virtù|vertute]], | ma non vertute ov'ella; | sì com'è 'l cielo dovunqu'è la stella, | ma ciò non e converso. | E noi in donna e in età novella | vedem questa salute, | in quanto vergognose son tenute, | ch'è da vertù diverso.'' ({{Source|Convivio/Trattato quarto|È gentilezza dovunqu'è vertute|Trattato IV, canzone terza, 101-108}}<ref name=c3/>) *Veramente [[Aristotele|Aristotile]], che Stagirite ebbe sopranome, e [[Senocrate|Zenocrate Calcedonio]], suo compagnone, [e per lo studio loro], e per lo 'ngegno [singulare] e quasi divino che la natura in Aristotile messo avea, questo fine conoscendo per lo modo socratico quasi e academico, limaro e a perfezione la filosofia morale redussero, e massimamente Aristotile. E però che Aristotile cominciò a disputare andando in qua e in lae, chiamati furono – lui dico, e li suoi compagni – [[Scuola peripatetica|Peripatetici]], che tanto vale quanto 'deambulatori'. E però che la perfezione di questa moralitade per Aristotile terminata fue, lo nome de li Academici si spense, e tutti quelli che a questa setta si presero Peripatetici sono chiamati; e tiene questa gente oggi lo reggimento del mondo in dottrina per tutte parti, e puotesi appellare quasi cattolica oppinione. Per che vedere si può, Aristotile essere additatore e conduttore de la gente a questo segno. E questo mostrare si volea. ({{Source|Convivio/Trattato quarto|Veramente Aristotile|Trattato IV, capitolo VI, 15-16}}) *Conviensi adunque essere prudente, cioè [[Saggezza|savio]]: e a ciò essere si richiede buona memoria de le vedute cose, buona conoscenza de le presenti e buona provedenza de le future. ({{Source|Convivio/Trattato quarto|Conviensi adunque essere prudente|Trattato IV, capitolo XXVII, 5}}) ==''Le Rime''== *''[[Guido Cavalcanti|Guido]], i' vorrei che tu [[Lapo Gianni|Lapo]] ed io | fossimo presi per incantamento | e messi in un vasel, ch'ad ogni vento | per mare andasse al voler vostro e mio''. (da ''Guido, i' vorrei che tu Lapo ed io'') *''Se io sarò là dove sia | Fioretta mia bella'' [a sentire], | ''allor dirò la donna mia | che port'in testa i miei sospire. | Ma per crescer disire | mia donna verrà | coronata da Amore''. (da ''Per una ghirlandetta'') *''Tu, Violetta, in forma più che umana, | foco mettesti dentro in la mia mente | col tuo piacer ch'io vidi; | poi con atto di spirito cocente | creasti speme, che in parte mi sana''. (da ''Deh, Violetta, che in ombra d'Amore'') *''«Or ecco leggiadria di gentil core, | per una sì delvaggia dilettanza | lasciar le donne e lor gaia sembianza!» | Allor, temendo non che senta Amore, | prendo vergogna, onde mi ven pesanza''. (da ''Sonar brachetti, e cacciatori aizzare''.) *''Un dì si venne a me [[Malinconia]] | e disse: «Io voglio un poco stare teco»; | e parve a me ch'ella menasse seco | [[Dolore]] e [[Ira]] per sua compagnia''. (da ''Un dì si venne a me Malinconia'') {{NDR|Dante Alighieri, ''Rime'', ''Opere Minori'', in ''Letteratura Italiana'', Fratelli Fabbri Editori, Milano 1965}} ==''De Monarchia''== ===[[Incipit]]=== ====Originale==== Omnium hominum quos ad amorem veritatis natura superior impressit hoc maxime interesse videtur: ut, quemadmodum de labore antiquorum ditati sunt, ita et ipsi posteris prolaborent, quatenus ab eis posteritas habeat quo ditetur. ====Traduzione==== El principale huficio di tutti gli huomini, i quali dalla natura superiore sono tirati ad amare la verità, pare che ·ssia questo: che ·ccome loro sono aricchiti per la fatica degli antichi, così s'affatichino di dare delle medesime riccheze a quelli che dopo loro verranno. ([[s:Monarchia/Libro I/Capitolo I|I, I]]) ===Citazioni=== *Dovunque può essere [[lite|litigio]], ivi debbe essere g[i]udicio. ([[s:Monarchia/Libro I/Capitolo XII|I, XII]]) *L'umana generatione, quando è massime libera, hottimamente vive. ([[s:Monarchia/Libro I/Capitolo XIV|I, XIV]]) {{NDR|''Monarchia'', a cura di Prudence Shaw, traduzione di [[Marsilio Ficino]], in «Studi Danteschi», LI (1978)}} ==[[Incipit]] di alcune opere== ===''De vulgari eloquentia''=== [[File:De vulgari eloquentia.tif|thumb|''De vulgari eloquentia'', 1577]] Cum neminem ante nos de vulgaris eloquentie doctrina quicquam inveniamus tractasse, atque talem scilicet eloquentiam penitus omnibus necessariam videamus, cum ad eam non tantum viri sed etiam mulieres et parvuli nitantur, in quantum natura permictit, volentes discretionem aliqualiter lucidare illorum qui tanquam ceci ambulant per plateas, plerunque anteriora posteriora putantes, – Verbo aspirante de celis – locutioni vulgarium gentium prodesse temptabimus, non solum aquam nostri ingenii ad tantum poculum aurientes, sed, accipiendo vel compilando ab aliis, potiora miscentes, ut exinde potionare possimus dulcissimum ydromellum. ===''Egloghe''=== ====Originale==== <poem>Vidimus in nigris albo patiente lituris Pyerio demulsa sinu modulamina nobis. Forte recensentes pastas de more capellas tunc ego sub quercu meus et Melibeus eramus.</poem> ====Traduzione==== :Sul foglio bianco deturpato dai neri segni ho visto un carme, spremuto per me dal seno delle Muse. Eravamo soli, io e Melibeo, sotto una quercia, intenti come al solito a contare le sazie caprette.<ref name=Ope>da ''Dante Alighieri Opere Minori'', ''Letteratura Italiana'', Fratelli Fabbri Editori, Milano 1965.</ref> ===''Epistole''=== Reverendissimo in Christo patri dominorum suorum carissimo domino Nicholao miseratione celesti Ostiensi et Vallatrensi episcopo, Apostolice Sedis legato, necnon in Tuscia Romaniola et Marchia Tervisina et partibus circum adiacentibus paciario per sacrosanctam Ecclesiam ordinato, devotissimi filii A. capitaneus Consilium et Universitas partis Alborum de Florentia semetipsos devotissime atque promptissime recommendant. ===''Quaestio de aqua et de terra''=== ====Originale==== Universis et singulis presentes litteras inspecturis, Dantes Alagherii de Florentia inter vere phylosophantes minimus, in Eo salutem qui est principium veritatis et lumen. ====Traduzione==== :A tutti, uno per uno, quelli sotto gli occhi dei quali cadrà questo scritto, Dante Alighieri di [[Firenze]], il più insignificante di tutti i filosofi, augura salute in Colui che è principio e luce di verità.<ref name=Ope /> ==Citazioni su Dante Alighieri== *Ai tempi nostri, se lo sono conteso cattolici e protestanti, liberi pensatori e bigotti, demagoghi e codini; e noi tuttora assistiamo al curioso spettacolo dello psichiatra che vi va rintracciando l'equazione del genio e della delinquenza colla follia<ref>Allusione a [[Cesare Lombroso]].</ref>; del clericale, che lo allega a conforto dei diritti papali su Roma; del socialista, che vi scorge adombrati i principi di Marx e di [[August Bebel|Bebel]]. «Giuochi di lanterna magica, per cui Dante si fa servire a tutti i partiti, a tutte le idee»<ref>G. Carducci, ''Studi letterari'', Livorno 1880, p. 241. {{NDR|N.d.A.}}</ref>. ([[Paolo Bellezza]]) *Alle creature sue Dante dava, d'abitudine, con pochi e gagliardi tratti, un'attitudine sintetica; abbozzava con michelangiolesca foga; ma non compiva; lasciava che l'immaginazione, possentemente scossa e ravvivata, facesse per conto proprio il minuto disegno. Uno schizzo fugace rinchiudeva il corpo, l'anima di un mondo determinatissimo. ([[Arturo Farinelli]]) *''Allor che Amore, ne' desiri errante, | portando al cuore il sovvenir di lei, | coronò di martir li occhi di Dante, || ed ei parlava ai pallidi romei | e lo traeva intelligenza nuova | là, dove pura luce, da te sei. || Era il suo canto come di chi trova | nel solo esilio, ed era il suo pensiero | come cielo che in mare immenso piova.'' ([[Giovanni Pascoli]]) *''Amore, e Carità suo fuoco accese | Dante a cantare i tristi, e lieti Regni, | fior di virtù, e fior di tutti ingegni, | che dall'empireo Ciel fra noi discese.'' ([[Burchiello]]) *''Altissimo | signor del sommo canto''. ([[Ugo Foscolo]]) *Che Dante non amasse l'[[Italia]], chi vorrà dirlo? Anch'ei fu costretto, come qualunque altro l'ha mai veracemente amata, o mai l'amerà, a flagellarla a sangue, e mostrarle tutta la sua nudità, sì che ne senta vergogna. ([[Ugo Foscolo]]) *Conoscere e descrivere la mente di Dante sarà mai possibile? Egli eclissa nella profondità del suo pensiero: volontariamente eclissa. ([[Giovanni Pascoli]]) *Conosceva tutte le passioni umane, proprio tutte. Attratto dalle cose bellissime e dalle cose bassissime. Stava attento ma era attratto anche dal fascino del male. [...] Ma a parte tutte le innovazioni si ama Dante, proprio perché parla di noi, di ognuno di noi. Nessuno conosce meglio le passioni umane, il profondo dell'animo umano come lo conosce Dante. ([[Roberto Benigni]]) *Credo che tutti i lettori di Dante siano in qualche modo viziati dalla giovanile lettura parcellare imposta dalla scuola. […] Leggendo la Divina Commedia d'un fiato, mi rendevo conto di contrastare una antica malsana usanza; ma di meglio non potevo fare. […] Dante è un enigmatico, e almeno una volta accettiamolo per quel che è. Ha i suoi motivi per non farsi capire subito, e qualche volta per essere assolutamente impenetrabile. È una corsa stremante tra luci e tenebre, stelle, lune, soli, misteriosi frammenti di edifici regali e sacri, con mutile, occulte scritte. Il percorso è talora nitido, geometrico; talora è paludoso, è uno strisciar tra cunicoli ed antri. Non capire è importante. ([[Giorgio Manganelli]]) *''Dante Alighier, s'i' so' bon begolardo, | tu mi tien' bene la lancia a le reni; | s'eo desno con altrui, e tu vi ceni; | s'eo mordo 'l grasso, tu ne sugi 'l lardo; | s'eo cimo 'l panno, e tu vi freghi 'l cardo.'' ([[Cecco Angiolieri]]) *''Dante Alighieri che sorresse il mondo | in suo pugno ed i fonti | dell'universa vita ebbe in suo cuore''. ([[Gabriele D'Annunzio]]) *''Dante alla porta di Paolo e Francesca | spia chi fa meglio di lui: | lì dietro si racconta un amore normale | ma lui saprà poi renderlo tanto geniale. | E il viaggio all'inferno ora fallo da solo | con l'ultima invidia lasciata là sotto un lenzuolo''. ([[Fabrizio De André]]) *Dante, altiero e ghibellino, ritraeva schifamente l'animo da chiunque non fosse conosciuto per fama o per infamia. Il suo cuore era in Alemagna: officina d'ogni tirannia e d'ogni vassallaggio, che per secoli hanno afflitto tutta Europa. E chi, in quella barbarie di tempi, cercava gli abituri della povera plebe, quando non fosse per manometterla o farnela uscire a parteggiare? Dante pellegrinava da castello a castello; né altro vedeva nel mondo fuorché imperatori, e re, e papi; e Cane, e Meroello, e Guido. I villani «gli puzzavano»; e gli doleva di veder «cambiare e mercare» colui il cui avolo aveva limosinato; né gli sarebbe paruto di mal fare, potendo pur rendere la religione stromento di vendette e di carneficine. ([[Giovita Scalvini]]) *Dante, che è Dante, non ebbe sempre lo stesso culto, stando al numero delle edizioni della sua ''Commedia'', il quale nel sec. XVII fu scarsissimo, a cagione del cattivo gusto predominante.<br />La civiltà italiana si può misurare alla stregua della ''varia fortuna di Dante'', come direbbe il [[Giosuè Carducci|Carducci]], ossia del culto di Dante rivelato principalmente dalle edizioni e dalle illustrazioni del suo poema. ([[Carlo Lozzi]]) *Dante ci invita a guardare in alto, ma ci spinge anche a vedere quanto siamo schifosi. Per questo che nel primo girone ci mette i lussuriosi: io mi ci vedrei bene. ([[Roberto Benigni]]) *Dante, come ogni altro grand'uomo, era pieno di sé – chè senza intima fiducia a nulla di sommo si arriva – e non solo tradisce questo in molte frasi della sua ''Divina Comedia'', ma lo confessa francamente nel C. XIII del ''Purgatorio'' (dal v. 133 al 138) dove dice che non ha tanto paura di passare un po' di tempo nel luogo degli invidiosi, quanto in quello de' superbi. ([[Carlo Dossi]]) *Dante è medioevale per la forma del suo poema (visione), per la struttura ternaria di esso, per il {{sic|sustrato}} teologico e filosofico; ma per l'umanità profonda di alcuni episodi, per lo squisito senso della vita e della natura (chi non ricorda le sue marine, i suoi prati fioriti?) annunzia già luminosamente i tempi nuovi. ([[Domenico Alaleona]]) *Dante è tal poeta che non sarà mai popolare, né potrà mai destare entusiasmo nelle masse. La natura schiva del suo ingegno lo apparta, lo segrega, e se lo rende più caro a chi s'interna nelle latebre del suo carattere, fa sì però che pel volgo rimanga sempre un libro chiuso con sette suggelli. ([[Vittorio Imbriani]]) *''Dante | era molto arrogante. | Di parlare coi santi assumeva il diritto. | Solo col Padre Eterno è stato un poco zitto.'' ([[Guido Almansi]]) *Dante era tutt'altro che mansueto: e non era certo la rassegnazione il suo difetto principale. ([[Raffaele Garofalo]]) *Dante insegna la strada maestra della norma: l'inferno, il paradiso, il limbo, il premio o la punizione. È la grancassa del cattolicesimo, è un poeta funzionale, bravino ma interessato a compiacere, insomma, spera di essere ben presto a busta paga per i servigi resi. È critico ma solo quel tantino che fa birichino e niente più, in effetti è ligio e monolitico. In altre parole, insegna a piegare il capo e a inginocchiarsi. Tutto in lui è funzionale al potere. ([[Aldo Busi]]) *Dante mio, io voglio che tu t'emendi e che tu consideri meglio il parlar Fiorentino, e la tua opera, e vedrai, che se alcuno s'arà da vergognare, sarà piuttosto Firenze, che tu; perché se considererai bene a quel che tu hai detto, tu vedrai come ne' tuoi versi non hai fuggito il goffo, come quello: ''Poi ci partimmo, e n'andavamo introque''<ref>{{cfr}} ''[[Divina Commedia]]'', ''Inferno'', XX canto, v. 130.</ref>; non hai fuggito il porco, com'è quello: ''Che merda fa di quel che si trangugia''<ref>{{cfr}} ''[[Divina Commedia]]'', ''Inferno'', XXVIII canto, v. 27.</ref>; non hai fuggito l'osceno, come è: ''Le mani alzò con ambedue le fiche''<ref>{{cfr}} ''[[Divina Commedia]]'', ''Inferno'', XXV canto, v. 2.</ref>; e non avendo fuggito questo che disonora tutta l'opera tua, tu non puoi aver fuggito infiniti vocaboli patrj, che non s'usano altrove, che in quella, perché l'arte non può mai in tutto repugnare alla natura. ([[Niccolò Machiavelli]]) *Dante non sarebbe forse partito mai da Verona, se il suo costume alquanto aspro e feroce, e il suo parlare troppo libero e franco non l'avessero a poco a poco fatto decadere dalla grazia di Can Grande I, che per un pezzo l'avea avuto carissimo e in sommo onore. [...] Tra la turba d'istrioni e d'altre persone festevoli che lo Scaligero teneva in corte, uno essendone che riusciva a tutti sommamente caro, di lui disse un giorno in presenza di molti Cangrande a Dante: ''Come sta egli mai, che costui, il quale è un balordo, sia grato a tutti, e tu che vieni riputato sapiente, nol sia?'' Al che Dante subito rispose: ''Non è meraviglia, perché la similitudine e l'uniformità de' costumi partorisce grazia e amicizia!'' ([[Gaetano Moroni]]) *Dante [...], pur essendo, come poeta, un grande innovatore, fu, come pensatore, alquanto indietro sui tempi. [...] Il pensiero di Dante è interessante, non solo per sé, ma perché è il pensiero d'un laico; ma non ebbe ripercussioni, ed era inoltre disperatamente fuori moda. ([[Bertrand Russell]]) *Dante sembra il poeta della nostra epoca. ([[Alphonse de Lamartine]]) *Dell'Italiano che più di niun altro raccolse in sé l'ingegno, le virtù, i vizi, le fortune della patria. Egli ad un tempo uomo d'azioni e di lettere, come furono i migliori nostri; egli uomo di parte; egli esule, ramingo, povero, traente dall'avversità nuove forze e nuova gloria; egli portato dalle ardenti passioni meridionali fuori di quella moderazione che era nella sua altissima mente; egli, più che da niun altro pensiero, accompagnato lungo tutta la vita sua dall'amore; egli, insomma, l'Italiano più italiano che sia stato mai. ([[Cesare Balbo]]) *Dopo [[Omero]] nessun poeta, per mio giudicio, può alzarsi a competere con l'Alighieri, salvo [[William Shakespeare|Guglielmo Shakspeare]], gloria massima dell'[[Inghilterra]]. E per fermo, ne' drammi di lui l'animo e la vita umana vengon ritratti così al vero e scandagliati e disaminati così nel profondo, che mai nol saranno di più. Ma le condizioni peculiari della drammatica e l'indole propria degl'ingegni settentrionali impedirono a Shakspeare di raggiungere quella perfetta unione sì delle diverse materie poetiche e sì di tutte l'eccellenze e prerogative onde facciamo discorso. E veramente nelle composizioni sue la religione si mostra sol di lontano e molto di rado; e tra le specie differenti e delicatissime d'amore ivi entro significate, manca quella eccelsa e spiritualissima di cui si scaldò l'amante di Beatrice. ([[Terenzio Mamiani]]) *E Dante, che sviene ogni momento! ([[Jules Renard]]) *È indiscutibile che a Dante spettano i meriti di un demiurgo. Prima di lui alla preponderanza schiacciante del [[Lingua latina|latino]], e all'uso occasionale delle due lingue di [[Francia]] {{NDR|lingua d'oc e lingua d'oïl}}, letterariamente insigni, non si contrapponevano che dialetti in via di dirozzamento, e tentativi sporadici di assurgere all'arte e alla bellezza. Tutta l'opera di Dante ha una «carica» spirituale nuova e potente, che in breve tempo opera un rivolgimento nell'opinione pubblica in [[Toscana]] e fuori, e fa d'un balzo assurgere l'italiano al livello di grande lingua, capace di alta poesia e di speculazioni filosofiche. ([[Bruno Migliorini]]) *E voi, cari ragazzi, di chi è stato il promotore dell'apprendimento sotto la guida del Magistero della Chiesa, continuate come state facendo ad amare e ad interessarvi del nobile poeta, di colui che Noi non esitiamo a chiamare il più eloquente cantante dell'ideale Cristiano. ([[Papa Benedetto XV]]) *Fu adunque questo nostro poeta di mediocre statura, e, poi che alla matura età fu pervenuto, andò alquanto curvetto, e era il suo andare grave e mansueto, d'onestissimi panni sempre vestito in quell'abito che era alla sua maturità convenevole. Il suo volto fu lungo, e il naso aquilino, e gli occhi anzi grossi che piccioli, le mascelle grandi, e dal labbro di sotto era quel di sopra avanzato; e il colore era bruno, e i capelli e la barba spessi, neri e crespi, e sempre nella faccia malinconico e pensoso. ([[Giovanni Boccaccio]]) *Ho sempre provato un segreto rammarico al pensare che Dante non abbia mai visitato la parte meridionale di Italia. La Divina Commedia, considerata sotto questo aspetto, potrebbe forse sembrare opera cui non tutta Italia die' eguale tributo. Ora chi potrebbe dire quali e quante immagini, e motivi, e ispirazioni, egli avrebbe tratte dalla visione di questo mare e di questo cielo, egli che per le descrizioni e cenni, mirabili d'evidenza, dei luoghi da lui visti, ci dà quasi l'itinerario del suo esilio? Chi pensi all'entusiasmo onde Boccaccio e il Petrarca s'accesero al veder questa eletta parte dell'umile Italia, non può se non dolersi che al gran padre Dante non fosse concesso dalle condizioni dei tempi e dall'ira degli uomini di esserne ospite, come i suoi grandi amici Giotto e Cino, e di attinger qui qualcuna delle sue ispirazioni immortali. Forse alla sua fiera anima di Ghibellino la Napoli Angioina sarebbe parsa, come a Cino, terra servile. Ma qual parte o qual città di Italia fu immune dalle sue fiere rampogne? E tutte quelle ch'ei maledisse, non l'hanno forse poi benedetto e salutato padre? ([[Alessandro Chiappelli]]) *I fiorentini amano il vino. Dante medesimo fu altissimo poeta e grande bevitore. ([[Vasco Pratolini]]) *Il Boccaccio {{NDR|nella sua ''La vita di Dante''}} vede in Dante un uomo straordinario per la grandezza dell'ingegno e per la smisurata dottrina acquisita con lunghi, pazienti, profondi studi, per l'altissimo valore poetico; un eroe degno d'una statua monumentale per la glorificazione che fece di Firenze, della sua ingrata patria; un eroe che sarebbe in terra divenuto un Iddio, se quant'ebbe impedimenti avesse avuto favori, se quant'ebbe impedimenti avesse avuto agevolezze. ([[Ciro Trabalza]]) *Il poeta fiorentino è l'inizio dell'Umanesimo; l'arte lascia con lui le nebbie del passato e scende sulla terra a guardare, il poeta fiorentino è l'Uomo, e non l'Uomo-idea o l'Uomo-simbolo, o l'Uomo-astrazione, ma l'Uomo-argilla, l'Uomo-carne, l'Uomo-materia. ([[Alfredo Niceforo]]) *Il poeta nel significato più alto e più nobile del termine non è un facitore di versi, ma un essere ispirato, un veggente: nelle cui parole non è tanto la rappresentazione delle cose visibili, quanto la rivelazione delle invisibili. Tale, e più di ogni altro, è Dante. ([[Sebastiano Arturo Luciani]]) *Il [[poeta]] reinventa la lingua perché reinventa lo sguardo, dandogli la profondità insondabile del senso, che è dono di Dio all’uomo, evento di bellezza, giustizia e verità. Questa passione poetica della parola come specchio profetico del mistero dell'uomo io la trovo in Dante inestinguibilmente accesa. Ogni lettore di poesia ha, presto o tardi, un incontro destinato da sempre con Dante. ([[José Tolentino de Mendonça]]) *Il rapporto di Dante con le donne è molto complesso, perché il ventaglio delle donne reali nella vita di Dante e nella vita immaginata di Dante Alighieri è molto difforme. C’è un’idealizzazione della donna che avviene quando lui ha nove anni. Lui la madre vera l’ha persa quando aveva cinque anni, per cui lui è figlio di un padre e di una madre matrigna. I vicini di casa della famiglia Portinari avevano sei figlie femmine e una di queste è Beatrice, una bambina di nove anni, sua coetanea. Dante incontra lo sguardo di Lei e da quel momento diventa quasi prigioniero di quello sguardo, ecco perché nove è il numero magico di Beatrice, perché la incontra a nove anni. Il Poeta per altri nove anni la segue a Firenze, senza ottenere mai da lei un incoraggiamento, fin quando a diciotto anni, prima di entrare nella chiesa dove la ragazza va tutte le sere a Santa Margherita dei Cerchi che è la chiesa dei Portinari, improvvisamente decide di fermarsi, di guardarlo e di sorridergli e gli dice “vi saluto” che è l’unica frase che Dante sentirà da Beatrice. Dante rimane completamente appagato da questo sorriso e lo considera il suggellarsi di un rapporto che non ha avuto nessun altro tipo di concretizzazione, nient’altro, solo questo sguardo e questo saluto. Lui questa storia la racconta in questo diario meraviglioso che è la ''Vita Nova'', un insieme di poesie e scritti in prosa che scrive all’indomani della morte di Beatrice. ([[Pupi Avati]]) *'''Incipit vita nova'''. Comincia la vita nuova: così, con solenne ed occulto parlare, l'Alighieri comincia l'opera sua "La Vita Nuova". Come molti versi danteschi anche questo diventò popolare, e si usa per significare un mutamento di male in bene nelle operazioni dell'esistenza. ([[Alfredo Panzini]]) *Io cercavo una più profonda esperienza, e pensavo a Dante mistico e sentimentale, innamorato e tremebondo, poeta e uomo politico, piccolo borghese e filosofo, patriota ed esiliato: pensavo a Dante che in esilio dà la scalata al trono di Dio, Dante che tenta di fissare i suoi occhi d'aquila in Dio, Dante che ricrea la beata Beatrice ghermitagli, che plasma il suo mondo morale, che calca il suo piede sulla vanità, che par persona, delle ombre terrene e sotterranee, Dante romantico in una parola, il primo romantico del nostro mondo neolatino. ([[Francesco Piccolo (filologo)|Francesco Piccolo]]) *Io so di poter dire con sicurezza che la grandezza umana si spiega o con la prevalenza delle influenze esterne o sociali o con quella della personalità.<br>Dante è capito con le prime: non lo si pensa senza tutta la storia politica, morale, artistica, religiosa del suo tempo. [[Giacomo Leopardi|Leopardi]] con la seconda. ([[Paolo Orano]]) *La cristianità ha un esempio ammirevole del connaturale connubio tra fede e libertà in Dante Alighieri. Proprio la sua indubitabile adesione alla verità cattolica consente e illumina la sua perfetta autonomia di giudizio, svincolata da ogni timore o condizionamento umano. Dante non teme di criticare l'operato dei papi e le loro scelte operative, fino a collocarne diversi nel profondo dell'inferno. Ma in lui non viene mai meno e mai minimamente s'attenua "la reverenza delle somme chiavi" (Inf. XIX, 101). Quando si tratta di esprimere riserve o biasimi che egli ritiene dovuti, non ci sono sconti né per i laici, né per gli ecclesiastici, né per i monarchi, né per i semplici cittadini... tenuti tutti, senza eccezioni, ad attenersi alla legge evangelica. ([[Giacomo Biffi]]) *La maggior parte degli Italiani conosce Dante attraverso l'episodio del Conte Ugolino e di Francesca da Rimini; e gli stessi dantisti di professione che sanno a memoria la ''Divina Commedia'', conoscono il parallelismo delle opere dantesche e tutta l'immensa letteratura che fiorisce ogni giorno intorno al Poema, si appassionano di più per le piccole questioni filologiche, esegetiche, cronologiche, che per i grandi concetti i quali stanno al centro della concezione dantesca e della vita di Dante. Si potrebbe fare una biblioteca raccogliendo ''questioni disputate'' e non risolte dalla dantologia antica e moderna; ma non così feconda è l'indagine psicologica e teologica della ''Commedia'', non così studiato quello che per il poeta fu sostanziale e sovrano, il concetto di Dio. E tuttavia è indiscutibile che il Poema è tutto un grande sforzo di Dante per salire a Dio attraverso la scienza e la rettitudine, tutto un magistero per condurre a salvezza l'umanità intera, tutto un fuoco di purificazione dagli abissi all'empireo. ([[Mariano Cordovani]]) *La poesia di Dante non è soltanto espressione di passione o d'immaginazione, ma volo di pensiero e onda di amore, poesia di scienza e di fede, che ha solo degno riscontro nella Bibbia; è davvero "quella voce meravigliata e commossa che tramanda l'anima umana" , non già "nella perpetuamente ricorrente creazione del mondo" che noi non possiamo creare nulla; ma nella vampa di una libertà combattente, per assorgere alla somiglianza di Dio nella santità. Comprendo che questa poesia non rientri nelle categorie del moderno idealismo, ma Dante non si è contentato di essere un costruttore di versi e di poesie, piuttosto aspirando a un rinnovamento di anime, facendo della poesia una forza di civiltà. ([[Mariano Cordovani]]) *La provenienza di Dante è aristotelica: scuola, dunque, d'uno che ha prepotentemente creduto nell'uomo animale politico, nella città, nel cittadino... Dire "civis" è lo stesso che dire "civilitas" e difatti su codesti termini punta Dante, assertore della società civile: d'una civiltà ch'è, insieme, ordine giuridico politico religioso, Stato. Viceversa, nel [[Francesco Petrarca|Petrarca]] è l'"homo" che trova la sua celebrazione, l'individuo che, in quanto creatura, prima ancora che farsi membro di consociazione politica, ha in sé la sua possibilità di redenzione e di perfezione, magari al di fuori della società. E quasi contro la "civilitas" dantesca, è l'"humanitas" che viene rivendicata e curata, quella condizione primaria ed ultima che consente, al di fuori delle strutture sociali, la parentela dell'uomo col [[Gesù|Figliuol dell'Uomo]]. ([[Rodolfo De Mattei]]) *Legger Dante è un dovere; rileggerlo è bisogno: sentirlo è presagio di grandezza. ([[Niccolò Tommaseo]]) *L'Omero del medioevo. ([[Abel-François Villemain]]) *Lo stesso Dante, come è ben noto, dimostrò di conoscere perfettamente il [[Scacchi|gioco degli scacchi]], paragonando il moltiplicarsi delle schiere angeliche al «doppiar degli scacchi»:<br><div align=left>Lo incendio lor seguiva ogni scintilla;<br>Ed eran tante, che il numero loro<br>Più che il doppiar degli scacchi si immilla. (''[[Storia degli scacchi in Italia]]'')</div> *Mi fermerò sopra di Dante, il quale in ogni parte mostrò d'essere per ingegno, per dottrina, e per giudizio uomo eccellente, eccettoché dove egli ebbe a ragionar della patria sua, la quale fuori di ogni umanità e filosofico istituto perseguitò con ogni specie d'ingiuria, e non potendo altro fare che infamarla, accusò quella di ogni vizio, dannò gli uomini, biasimò il sito, disse male de' costumi, e delle leggi di lei, e questo fece non solo in una parte della sua Cantica, ma in tutta, e diversamente, e in diversi modi; tanto l'offese l'ingiuria dell'esilio, tanta vendetta ne desiderava, e però ne fece tanta quanta egli poté; e se per sorte de' mali ch'egli le predisse, le ne fosse accaduto alcuno, Firenze arebbe più da dolersi d'aver nutrito quell'uomo, che d'alcuna altra sua rovina. ([[Niccolò Machiavelli]]) *''O gran padre Alighier...'' ([[Vittorio Alfieri]]) *Ognuno ha la sua droga. La droga di Dante è l'Allegoria. ([[Marcello Marchesi]]) *Orma di Dante non si cancella. ([[Achille Pellizzari]]) *Proteo del medioevo che riveste tutte le forme del mondo civilizzato e del mondo barbaro. ([[Abel-François Villemain]]) *Quando si ha una salda [[educazione]] nazionale, e si è radicati nel giusto della nostra letteratura indigena, bisogna sapersi guardare attorno e porre mente all'altro polo, così come faceva Dante per le quattro luci sante, lassù, nel suo bel ''Purgatorio'':<br />''Goder pareva il ciel di lor fiammelle:<br />Oh settentrional vedovo sito,<br />Poi che privato se' di mirar quelle!'' ([[Luigi Russo]]) *''Quel Dante, sai, lo qual «[[Omero|Omer]] toscano» | appellar deggio sempre, come ancora | [[Publio Virgilio Marone|Virgilio]] è detto «Omero mantovano», | per cui la patria mia tanto s'onora; | e chi 'l [[Francesco Petrarca|Petrarca]] fa di lui soprano, | ne l'arte matematica lavora, | ché Dante vola più alto, e questo dico | col testimonio di [[Giovanni Pico della Mirandola|Giovanni Pico]].'' ([[Teofilo Folengo]]) *Sa in quante lingue è tradotto Dante all'interno dell'Urss? In settanta. ([[Michail Gorbačëv]]) *Sfuggire a Dante è impossibile, come sfuggire alla propria coscienza. ([[Ismail Kadare]]) *Solo là dove il bambino e l'uomo coesistono, in forme il più possibile estreme, nella stessa persona, nasce – molte altre circostanze aiutando – il miracolo: nasce Dante. Dante è un piccolo bambino, continuamente stupito di quello che avviene a un uomo grandissimo; sono veramente «due in uno». ([[Umberto Saba]]) *Soltanto l'artista universale, il moralista intransigente attirano il lettore moderno, meravigliato che ci sia stato al mondo un carattere così potente. ([[Giuseppe Prezzolini]]) *Un giovane e intelligente gentiluomo, ammiratore sincero di quella straordinaria figura, non prese per buoni il mio plauso e i miei riconoscimenti e mi disse chiaro e tondo che, secondo lui, uno straniero doveva rinunciare a capire un genio così eccezionale che gli stessi italiani non potevano tenergli dietro fino in fondo. Dopo un po' di botta e risposta finii per seccarmi: dovevo ammettere, gli dissi, d'essere incline a condividere tal giudizio, giacché non ero mai riuscito a comprendere che interesse si trovava in quei poemi: l'''Inferno'' mi pareva repellente, il ''Purgatorio'' ambiguo e il ''Paradiso'' noioso; dichiarazioni che lo soddisfecero pienamente in quanto suffragarono la sua tesi, dimostrando la mia incapacità intellettuale d'afferrare la profondità all'altezza della poesia dantesca. ([[Johann Wolfgang von Goethe]], ''[[Viaggio in Italia (saggio)|Viaggio in Italia]]'') *– Vi piace Dante?<br />– Un inferno assai affollato quello che descrive.<br />– Oppositori politici, gente che gli aveva fatto torto. La sua penna taglia quanto una lama.<br />– Sì. Un modo sottile di ottenere vendetta. (''[[Assassin's Creed: Revelations]]'') *Voi già vi beffate di me; ma vi siete accorti che questa religione dantesca, creata da me solo, giovinetto non filologo, non erudito, io me la reco a non piccola gloria. E avrete anco ragione. Ed io me ne glorio di più ancora, giacché più che i versi, più che la poesia, amava l'anima e il cuore di Dante. Quanto alle sue passioni, erano grandi forti intellettuali e mi piacevano in ragione di queste qualità, fatte omai tanto rare. ([[Ippolito Nievo]]) ===[[Giosuè Carducci]]=== *''Anch'ei, tra 'l dubbio giorno d'un gotico | tempio avvolgendosi, l'Alighier trepido | cercò l'immagine di Dio nel gemmeo | pallore d'una femina''. *''Dante, onde avvien che i vóti e la favella | levo adorando al tuo fier simulacro, | e me sul verso che ti fè già macro | lascia il sol, trova ancor l'alba novella? |'' [...] ''| Son chiesa e impero una ruina mesta | cui sorvola il tuo canto e al ciel risona: | muor Giove, e l'inno del poeta resta''. *''Forti sembianze di novella vita | circondar la tua cuna, | o re del canto che più alto mira. | Gentil virago ardita, | quale non vider mai le argive sponde | né le latine, e d'amor balda e d'ira, | te venìa la bella | Toscana libertade; e il pargoletto | già magnanimo petto | ti confortava de la sua mammella. | Tutta accesa ne' raggi di sua sfera, | mite insieme ed austera, | venne la fede; e per un popoloso | di visioni e d'ombre oscuro lito | la porta ti mostrò dell'infinito''. ===[[Antonio Lubin]]=== *''Dante spiegato con Dante'' per me significa che, in ogni questione dantesca, quella soluzione è la vera, la quale si ottiene da Dante; e che quindi necessariamente cadono a fronte di essa tutte le altre, siano di chi si sia, dal più antico al più moderno degli interpreti, si chiami esso l'Ottimo o Pietro o Iacopo di Dante, della Lana, Boccaccio, Buti, Landino, Vellutello, Lombardi, Foscolo, Rossetti, Filalete, Blanc, Witte, Tommaseo, Giuliani ecc, ecc., non {{sic|monta}}: ove sia Dante spiegato ''veramente'' con Dante, la questione è finita e la controversia cessa. *È ben naturale che Dante da principio esitasse a lasciare, per darsi a nuovi studj, le poesie, nelle quali egli aveva riposto sua beatitudine e che lo avevano già fatto noto tra li poeti; ma è pur naturale che, gustato ch'ebbe Filosofia, questa gli abbia ispirato qualche bella Canzone. Che quindi, inebriato del piacere dei primi saggi, siasi proposto di far un corpo di poesie nello scopo di chiamare gli uomini alla Rettitudine, e che, intendendo a ciò con amore, abbia dimenticato affatto Beatrice. *Invitato {{NDR|Dante}} da un amico alle nozze di una gentildonna per servire alle donne ivi raccolte, come tra quelle vide Beatrice (e il presentimento gliel'aveva di già annunciata) tramortì, usci di sé, fu trasfigurato in modo che fatto scopo dei ragionari e delle risa di quelle donne e di Beatrice stessa, l'amico credette bene di trarlo fuori della sala. Da ciò le doglianze contro Beatrice, i rimproveri a se stesso di volerla vedere, mentre non poteva sostenerne la vista, e le ragioni a propria discolpa, e le riflessioni sul proprio stato. ===[[Giuseppe Mazzini]]=== *Ogni città d'Italia quando l'Italia sarà libera ed una, dovrebbe innalzargli una statua. *Un uomo Italiano, il più grande fra gl'Italiani che io mi conosca. *Volete voi, Operai Italiani, onorare davvero la memoria de' vostri Grandi e dar pace all'anima di Dante Allighieri? Verificate il concetto che lo affaticò nella sua vita terrestre. Fate U<small>NA</small> e potente e libera la vostra contrada. Spegnete fra voi tutte quelle meschinissime divisioni contro le quali Dante predicò tanto, che condannarono lui, l'uomo che più di tutti sentiva ed amava il vostro avvenire, alla sventura e all'esilio, e voi a una impotenza di secoli che ancor dura. Liberate le sepolture de' vostri Grandi, degli uomini che hanno messo una corona di gloria sulla vostra Patria, dall'onta d'essere calpeste dal piede d'un soldato straniero. E quando sarete fatti degni di Dante nell'amore e nell'odio — quando la terra vostra sarà ''vostra'' e non d'altri — quando l'anima di Dante potrà guardare in voi senza dolore e lieta di tutto il santo orgoglio Italiano — noi innalzeremo la statua del Poeta sulla maggiore altezza di Roma, e scriveremo sulla base: A<small>L</small> P<small>ROFETA DELLA</small> N<small>AZIONE</small> I<small>TALIANA</small> <small>GLI</small> I<small>TALIANI DEGNI DI LUI</small>. ===[[Ezra Pound]]=== *[[Geoffrey Chaucer|Chaucer]] aveva una conoscenza della vita più profonda di [[William Shakespeare|Shakespeare]]... Era più comprendioso di Dante. *Ci sono voluti due secoli di [[Provenza]] e uno di [[Toscana]] per sviluppare i mezzi del capolavoro di Dante. *Il Dio di Dante è divinità ineffabile, Il Dio di [[John Milton|Milton]] è un essere pignolo con un ''hobby'', Dante è metafisico, mentre Milton è solamente settario. *La visione di Dante è reale, perché egli la vide; la poesia di [[François Villon|Villon]] è reale, perché egli la visse. ===[[Vittorio Sermonti]]=== *[Dante] addita la letteratura come ruffiana. *Dante che, povero e vagabondo, verosimilmente scriveva su cartaccia, non ci ha lasciato un verso autografo, non una parola, non una lettera, e tanto meno una virgola. *Per quanto costi di tormento a Dante-pellegrino abiurare ai dolci pensieri in rima della propria adolescenza [...], il sacro scrivano della Commedia crede di sapere, sa, che in eterno non si può amare che l'Eterno. E solo una fede così dura gli consente di cantare questo morbido, rapinoso ed estremo canto d'amor profano. *Quanti racconti, invece, condivideva Dante con gli osti e i tintori suoi contemporanei! L'intelligenza psicologica, la moralità, il comune sentimento della storia e della vita si abbeveravano nel Medioevo avanzato ad una inesauribile falda di narrazioni. ==Note== <references/> ==Bibliografia== *Dante Alighieri, ''[https://www.liberliber.it/online/autori/autori-a/dante-alighieri/convivio-g-busnelli-e-g-vandelli/ Convivio]'', (edizione critica di G. Busnelli e G. Vandelli), Le Monnier, 1964. *Dante Alighieri, ''[https://www.liberliber.it/online/autori/autori-a/dante-alighieri/de-vulgari-eloquentia/ De vulgari eloquentia]'', a cura di Aristide Marigo, Le Monnier, 1948. *Dante Alighieri, ''[https://www.liberliber.it/online/autori/autori-a/dante-alighieri/egloghe/ Egloghe]'', in "Tutte le opere" di Dante Alighieri, Newton Compton. *Dante Alighieri, ''[https://www.liberliber.it/online/autori/autori-a/dante-alighieri/epistole/ Epistole]'', in "Dante-Tutte le opere", a cura di Luigi Blasucci, Sansoni editore, 1965. *Dante Alighieri, ''[https://www.liberliber.it/online/autori/autori-a/dante-alighieri/monarchia/ Monarchia]'', tratto da "Enciclopedia Dantesca. Appendice: biografia, lingua e stile, opere", Istituto dell'Enciclopedia Italiana fondato da Giovanni Treccani, Roma, 1978. *Dante Alighieri, ''[https://www.liberliber.it/online/autori/autori-a/dante-alighieri/quaestio-de-aqua-et-de-terra/ Quaestio de aqua et de terra]'', in "Tutte le opere" di Dante Alighieri, Newton Compton. *Dante Alighieri, ''Opere Minori'', ''Letteratura Italiana'', Fratelli Fabbri Editori, Milano 1965. *Dante Alighieri, ''Vita nuova'', in ''Opere minori di Dante Alighieri, volume II'', commento e traduzione di Pietro Fraticelli, Barbèra, Bianchi e comp., Firenze, 1857. ==Voci correlate== *[[Gemma Donati]] *[[Beatrice Portinari]] *[[Ciriatto]] *[[Jacopo Alighieri]] *''[[Dante's Inferno]]'' – videogioco ==Altri progetti== {{Interprogetto}} ===Opere=== {{Pedia|Le Rime||}} {{Pedia|Vita nuova||(1293-1295)}} {{Pedia|De vulgari eloquentia||(1303-1305)}} {{Pedia|Convivio||(1304-1307)}} {{Pedia|Divina Commedia||(1304-1321)}} {{Pedia|De Monarchia||(1312-1313 ca.)}} {{Pedia|Egloghe (Dante Alighieri)|''Egloghe''|(1319-1320)}} {{Pedia|Quaestio de aqua et terra||(1320)}} {{Pedia|Epistole (Dante Alighieri)|''Epistole''|}} {{DEFAULTSORT:Alighieri, Dante}} [[Categoria:Persone del Medioevo]] [[Categoria:Poeti italiani]] [[Categoria:Politici italiani]] [[Categoria:Scrittori italiani]] mqadt8rty9vvqeeihp0j0lkqhjk3se2 Storia 0 1880 1420456 1401225 2026-07-14T13:50:10Z Marcella Medici (BEIC) 84396 1420456 wikitext text/x-wiki {{voce tematica}} [[Immagine:Car of history.jpg|thumb|La musa Clio sul carro della storia]] Citazioni sulla '''storia'''. ==Citazioni== *A chi obietta che finora nella storia non sono stati possibili cambiamenti strutturali con metodi [[non-violenza|nonviolenti]], che non sono esistite rivoluzioni nonviolente, occorre rispondere con nuove sperimentazioni per cui sia evidente che quanto ancora non è esistito in modo compiuto, può esistere. Occorre promuovere una nuova storia. ([[Danilo Dolci]]) *A furia di raccontare le sue storie, un uomo diventa quelle storie. Esse continuano a vivere dopo di lui, e così egli diventa immortale. (''[[Big Fish - Le storie di una vita incredibile]]'') *A guisa di sineddoche, l'uomo dice storia per dire questa forza del moto, questa infinita metamorfosi; sebbene la storia sia per lui, a dir vero, come una parte, e una parte assai piccola, anzi per certi riguardi minima, del moto la cui forza traveste tutte le cose. Comunque, per sineddoche si dice storia e s'intende: divenire, forza del divenire, forza che diviene. ([[Aldo Ferrabino]]) *Alla fine, anche se la storia ha dei pessimi alunni, in qualche modo insegna. ([[Vittorio Arrigoni]]) *Alla storia bastano i pochi eletti fra i tanti chiamati, come in una battaglia si tien conto de' generali e di quei pochi che si segnalarono, non della turba gregaria; vi sarà anzi chi creda doversi citare non coloro che s'hanno a leggere, ma coloro che s'hanno a studiare. ([[Cesare Cantù]]) *Alla storia non si chiede né il numero dei morti né il costo delle grandi imprese! ([[Leo Longanesi]]) *Alle medie e al liceo la storia mi annoiava a morte, ma adesso la divoravo, perché sembrava custodire elementi essenziali per rispondere ai miei interrogativi identitari. Come potevo capire chi ero se ignoravo le origini mie e del mio popolo? Per sapere cosa ''significa'' essere americani dobbiamo scoprire cosa ''significava'' un tempo: solo rispondendo a queste due domande saremo in grado di immaginare cosa ''potrebbe'' significare. ([[Bruce Springsteen]], ''[[Born to Run (autobiografia)|Born to Run]]'') *Amo la Storia, e quando mi trovo in un luogo avverto sempre il desiderio di conoscerne la storia, anche delle persone che lo abitano. Camminiamo in questo mondo e abbiamo con noi tutta la Storia che ci precede. Ma se devi scrivere una storia, allora la cosa da fare è andare alla fine e poi procedere a ritroso. ([[J. R. R. Tolkien]]) *Anche negli annali universali dell'umanità vi sono addirittura molti secoli, che, si direbbe, andrebbero cancellati e annullati, come superflui. Molti errori si sono compiuti a questo mondo, tali che, si direbbe, ora non li farebbe neppure un bambino. Che strade tortuose, cieche, anguste, impraticabili, lontane dal giusto orientamento, ha scelto l'umanità nel suo conato di pervenire alla verità eterna, mentre pure aveva innanzi tutta aperta la retta via, simile a quella che conduce alle splendide stanze, destinate all'imperatore in una reggia! [...] Ora tutto appare chiaro alla generazione che passa, e si meraviglia degli errori, ride della semplicità dei suoi antenati, e non vede che un fuoco celeste irradia tutti questi annali, che grida da essi ogni lettera, e che di là, penetrante, un dito s'appunta proprio su essa, su essa, la generazione che passa. Ma ride la generazione che passa, e sicura di sé, orgogliosa, dà inizio a una nuova serie di errori, sui quali a loro volta rideranno i posteri. ([[Nikolaj Vasil'evič Gogol']]) *Anche per la storia esiste un «principio di indeterminazione» e anche qui, nel definire alcuni fatti, si deve rinunciare a descriverne altri. Sorge l'impressione che di un periodo storico siano possibili tanti racconti in funzione di ciò che si sceglie e conseguentemente si elimina. Ed è impossibile raccontare senza scegliere. ([[Vittorino Andreoli]]) *Benché io non sia nell'opinione di coloro i quali riguardano la Storia come maestra della vita e dispensatrice della civile sapienza; e che anzi mi sembri dessa contraria ai felici progressi della [[Morale]], facendoci veder sempre scarsi gli Annali della virtù in confronto dei voluminosi Giornali del vizio e dell'errore; pure potendo essere, se non d'un'essenziale utilità, almeno di qualche piacevolezza apportatrice, non debb'essere del tutto esclusa dal numero delle occupazioni geniali. ([[Melchiorre Delfico]]) *Cercare di capire la storia è come smontare un pianoforte per vedere dov'è una Sonata di [[Ludwig van Beethoven]]. ([[Vittorio Giovanni Rossi]]) *Chi legge la storia, se non gli storici quando correggono le loro bozze? ([[Alexandre Dumas (padre)|Alexandre Dumas – padre]]) *Clio, la musa della storia, è tutta quanta infetta di menzogne, come una prostituta di sifilide. ([[Arthur Schopenhauer]]) *Come se non fosse evidente, viceversa, che la storia è fatta anche di cose minori, di episodi secondari, marginali, e che ogni monumento, per continuare a vivere, non può essere separato senza danno, spesso irreparabile, dall'ambiente circostante. ([[Giorgio Bassani]]) *Cos'è una storia se non un richiamo a restare? [...] La storia e l'ascoltatore si aprono, si dispiegano l'uno nell'altro e si danno asilo. ([[Priya Basil]]) *Dai grandi drammi della storia, quali la tradizione li affida alla nostra memoria, ci giunge l'eco di un linguaggio che si rivolge immediatamente anche a noi; e l'archivio dei nostri documenti contiene insuperabili risposte al problema di come ci si comporti nella posizione perduta. Ai grandi corsi d'insegnamento che la storia racchiude in sé come un'accademia segreta, appartiene anche quello in cui s'impara l'arte di morire. ([[Ernst Jünger]]) *Di una storia è vero solo quello che l'ascoltatore crede. ([[Hermann Hesse]]) *Dove la storia modella compiutamente, non occorre la mano dell'uomo che l'assecondi, ma soltanto la sua reverente parola che narri. ([[Stefan Zweig]]) *È questa la vera storia, quella che nessuno ricorda. Ma la verità non esce mai fuori, vero? Si sanno le cose da qualcuno, ma è solo la sua versione. Ed ecco che diventa storia. (''[[Hitman (fumetto)|Hitman]]'') *È un errore grandissimo pensare che la storia debba consistere necessariamente in qualcosa di scritto: può consistere benissimo in qualcosa di costruito, e chiese, case, ponti, anfiteatri possono raccontare le loro vicende con la chiarezza di un libro stampato, se si hanno occhi per vedere. ([[Eileen Power]]) *''E vota e gira, 'a storia è sempre chessa''. ([[Salvatore Di Giacomo]]) *Fede e storia non si escludono, ma si integrano e si spiegano a vicenda. ([[Massimo Camisasca]]) *Fino a quando tutte le storie del mondo non si comporranno in un gigantesco, cosmico patchwork a avvolgere la Terra perché possa addormentarsi, la Storia, quel fantasma della realtà, continuerà a lacerare, frammentare, rubare brandelli di universo per ricucirli nel proprio manto sepolcrale. ([[Daša Drndić]]) *Gli anni della storia sembrano lunghi e lontani, ma in realtà non sono che un soffio, e gli avvenimenti apparentemente dispersi in quella dimensione della storia che è il tempo sono in realtà vicini e collegati da quel misterioso robustissimo filo che è la [[memoria]] degli uomini. ([[Andrea Rossi]]) *Gli uomini fanno la propria storia, ma non la fanno in modo arbitrario, in circostanze scelte da loro stessi, bensì nelle circostanze che trovano immediatamente davanti a sé, determinate dai fatti e dalle tradizioni. ([[Karl Marx]]) *Gli uomini si illudono di fare la Storia, ma la Storia fa da sé. ([[Vittorio Emanuele III]]] *I leoni di Traù sono stati distrutti; ma ecco che, distrutti, sono, come non mai, divenuti simbolo vivo e testimonianza certa. Solo uomini arretrati ed incolti possono illudersi che, demolendo le pietre, si cancelli la storia. ([[Benito Mussolini]]) *I nomi nella storia servon più alla vanità di chi è nominato, che all'istruzione di chi legge. ([[Vincenzo Cuoco]]) *I nostri generali, anche i migliori, sono rimasti all'800. Credono ancora che vincere una guerra sia una questione di mezzi. Ignorano l'elemento psicologico e gli effetti di quella super-arma che si chiama fede. I carri armati sono pezzi d'acciaio. Ma la storia non si fa con l'acciaio. Si fa con lo spirito. ([[Benito Mussolini]]) *I singoli particolari erano accessibili anche a uno scolaretto, ma nell'insieme nessuno sapeva che cosa stesse realmente accadendo, a parte poche persone, e nemmeno quelle erano sicure di saperlo. Qualche tempo dopo, se anche tutto fosse accaduto in una sequenza variata o rovesciata, non si sarebbe notata alcuna differenza, tranne certi cambiamenti che permangono nel tempo, non si sa bene perché, e sono le tracce di bava lasciate dalla lumaca della storia. ([[Robert Musil]]) *Il campo della storia era il memorabile, la totalità degli avvenimenti le cui conseguenze si sarebbero manifestate a lungo. Inseparabilmente, la conoscenza avrebbe dovuto durare, e aiutare a comprendere almeno in parte ciò che sarebbe successo di nuovo: «un'acquisizione per sempre», dice Tucidide. In tal modo la storia era la ''misura'' di un'autentica novità; e chi vende la novità ha tutto l'interesse a far sparire il modo di misurarla. ([[Guy Debord]]) *Il corso della storia e la natura reale degli uomini, sono il vero tribunale che decide circa i motivi di ogni sistema filosofico, e però circa lo stesso sistema. La [[scienza]], come il santo della leggenda, deve cercare il padrone più forte. ([[Friedrich Julius Stahl]]) *Il fatto che gli uomini non imparino molto dalla storia è la lezione più importante che la storia ci insegna. ([[Aldous Huxley]]) *Il passato è fruttuoso non quando serve a nutrire il [[risentimento]] o il trionfalismo ma quando il suo gusto amaro ci porta a trasformarci. ([[Tzvetan Todorov]]) *Il problema con le "lezioni della storia" è che di solito le comprendiamo dopo averci sbattuto la faccia contro. ([[Robert Anson Heinlein]]) *Il problema delle storie è che le racconti a giochi fatti. ([[Chuck Palahniuk]], ''[[Ninna nanna (romanzo)|Ninna nanna]]'') *Il senso della storia divenne presto la vera malattia dell'intellettuale moderno, dove moderno vuol dire privo del senso della realtà. Questa consuetudine di considerare gli eventi, consecutivi nel tempo, nel loro ordine cronologico, quasi che formassero una catena logica di cause e di effetti, porta facilmente l'intellettuale ad assumere senza accorgersene un atteggiamento tra i più ridicoli e futili, quale è quello di predire l'avvenire. [...] Ma questa supposta scienza, non ha leggi né necessità né certezza; essa consiste nella scelta piuttosto arbitraria di particolari vistosi, tra una folla infinita di altri particolari, contemporanei ai primi, più o meno arbitrariamente trascurati. ([[Juan Rodolfo Wilcock]]) *Il successo soltanto determina la logica della storia. I movimenti che falliscono sembrano assurdi e logici quelli che riescono. A guardare più da vicino, spesso è l'assurdo che trionfa. ([[Angelo Oliviero Olivetti]]) *{{NDR|Lettera dal carcere al figlioletto Delio}} Io penso che la storia ti piace, come piaceva a me quando avevo la tua età, perché riguarda gli uomini viventi e tutto ciò che riguarda gli uomini, quanti più uomini è possibile, tutti gli uomini del mondo in quanto si uniscono tra loro in società e lavorano e lottano e migliorano se stessi non può non piacerti più di ogni altra cosa. ([[Antonio Gramsci]]) *Io ripeto continuamente ai giovani di studiare la storia se vogliono agganciarsi a qualcosa di vivo e reale che è esistito prima che loro scendessero in campo e che li condiziona, lo vogliano o no. ([[Giorgio Amendola]]) *Io sono fermamente convinto che se la maggior parte delle storie si scrivesse in modo di sostituire ai nomi propri alle lettere dell'alfabeto, l'istruzione che se ne ritrarrebbe sarebbe la medesima. ([[Vincenzo Cuoco]]) *L'aver staccato la storia dalla natura facendone due creazioni indipendenti e governate da leggi distinte, quasi che ciò ch'è vero scientificamente nel giro dei fenomeni fisici, nol sia nel giro dei fenomeni storici, è uno degli errori ereditati dal vecchio dualismo platonico, e che, pur troppo, domina ancora e corrompe gli studi moderni. ([[Gaetano Trezza]]) *L'Historia si può veramente deffinire una guerra illustre contro il Tempo, perché togliendoli di mano gl'anni suoi prigionieri, anzi già fatti cadaueri, li richiama in vita, li passa in rassegna, e li schiera di nuovo in battaglia. ([[Alessandro Manzoni]], ''[[I promessi sposi]]'') *L'interpretazione del passato implicherà sempre una semplificazione, talvolta anche un eccesso di semplificazione (e di conseguenza la distorsione). ([[Denis Mack Smith]]) *L'istoria dell'umanità non è stata che l'istoria della lotta di classe. Uomini liberi e schiavi, patrizi e plebei, baroni e servi, oppressori ed oppressi, in opposizione costante, condussero una guerra, ora aperta, ora dissimulata; una guerra che sempre finì con una trasformazione rivoluzionaria dell'intera società, o con la distruzione delle due classi in lotta. (''[[Manifesto del Partito Comunista]]'') *Là dove terminano le cronologie, in quei tempi di cui non si sa più e di cui ancora non si sa nulla, i lavori storici nascondono il privo di storia e con esso la frattura o il salto qualitativo che lo separa dalla storia. Chi li autorizza a ciò? Ciò che è privo di storia non si trova né prima né dietro la storia: è contemporaneo, è sempre presente. Se non ci fosse, non si potrebbe parlare di storia. ([[Friedrich Georg Jünger]]) *La felice configurazione degli organi della voce, e la segreta corrispondenza di essi coll'interna sensibilità e cogli organi dell'intelletto fecero l'uomo parlante, come l'organizzazione della mano gli diede la possibilità, o la facoltà per essere scrittore: due qualità o condizioni necessarie a poter narrare o far de' racconti, poterli registrare colla penna, e comunicarli ai suoi simili presenti e futuri. L'uomo è dunque formato dalla natura colle disposizioni fisiche ed intellettuali a divenire storico, e direi quasi forzato ad essere tale. ([[Melchiorre Delfico]]) *La "grande" storia non è niente: fredda, impersonale, implausibile, sommaria (falsa per giunta): io voglio solo le "antichità private": lì c'è vita e segreto. ([[Arno Schmidt]]) *La istoria è la maestra delle azioni nostre. ([[Niccolò Machiavelli]]) *La logica della storia è distruttiva come gli uomini che produce: e dovunque tende la sua forza di gravità, riproduce l'equivalente del male passato. Normale è la morte. ([[Theodor W. Adorno]]) *La moralità degli atti interni, i quali nascono nel santuario della coscienza, è un segreto fra l'uomo e Iddio. Ciò che l'istoria può e {{sic|debbe}} apprezzare, si è la natura dell'influenza che i personaggi chiamati al suo tribunale esercitarono sugli altri uomini, sia per superiorità intellettuale, sia per potenza politica. Se questa influenza manifestasi con la degradazione de' nobili sentimenti, o mediante la compressione de' principj nel di cui senso la società dovette svilupparsi, questo è delitto irremissibile. ([[Alphonse Huillard-Bréholles]]) *La paura favorisce i demagoghi, ma la storia è dalla parte dei prudenti. ([[Gary Younge]]) *La ricerca storica moderna non tiene conto d'un possibile intervento di [[Dio]] nel corso della storia poiché pensa che la storia sia un tutto ininterrotto, autonomo in se stesso. ([[Bertold Klappert]]) *La risposta tradizionale alla domanda "Chi possiede la storia?" è sempre stata "i vincitori", sebbene gli [[Stati Uniti|USA]] "possiedano" la storia della guerra [[Vietnam|vietnamita]] nonostante l'abbiano persa. ([[Charles Shaar Murray]]) *La scienza della storia tanto più progredirà, quanto maggiore sarà il numero dei fatti, che si potranno spiegare colle leggi economiche. Finché i fatti storici si spiegano colle idee, non si può essere sicuri di aver dato una spiegazione definitiva: voi mettete in rilievo certe idee, altri ne mettono in rilievo altre; voi guardate le cose da un lato, altri le guarda da un altro. La storia esaminata al solo lume dei principii ideali può ben rassomigliarsi a una scacchiera, in cui le pedine appaiono in serie diverse secondo il punto da cui si fa l'osservazione. ([[Adolfo Faggi]]) *La sola storia vera è quella che noi inventiamo. ([[Libero Bovio]]) *La storia appartiene a chi la scrive e a chi rimane ancora lì, riscrivendola su misura per sé. ([[Tomás Eloy Martínez]]] *La storia cammina e sarebbe stolto pensare di arrestarne il fatale procedere, ma sarebbe anche errato presumere di forzarla. ([[Haile Selassie]]) *La storia che trascura l'[[economia]] è pura sciocchezza; una mostra di ombre, e non più comprensibile di quanto lo sia la lanterna magica per un selvaggio ignaro della causa delle immagini. È una sorta di magia, come il grammofono o il telefono per un beduino che li ascolta per la prima volta. ([[Ezra Pound]]) *La storia ci insegna che gli uomini e le nazioni si comportano più saggiamente una volta che hanno esaurito tutte le alternative. ([[Abba Eban]]) *La storia ci insegna che tutte le volte che un atteggiamento psicologico assume valore collettivo, cominciano a pullulare gli scismi. Il fenomeno assume la massima evidenza nella storia delle religioni. Un atteggiamento collettivo, anche se necessario, rappresenta sempre una minaccia per l'individuo. ([[Carl Gustav Jung]]) *La storia come banco da mattatoio. ([[Georg Wilhelm Friedrich Hegel]]) *La storia come valore sicuro, ortodosso, piantata su basi incrollabili. Nulla di più falso. Ci si è sempre gettati nella improvvisazione, con la bocca piena d'acqua, come cattivi nuotatori lontano dalla riva. ([[Vintilă Horia]]) *La storia considerata come una vicenda di buono e di cattivo tempo, di uragani e di sereni, ecco che cos'è la storia per un [[italia|italiano]]. Per questo scetticismo della storia non si sono prodotti tanti tragici fenomeni in Italia, dove nulla è mai scontato interamente, dove tutti possono avere la loro parte di ragione, o dove tutti hanno torto, dove si ritrovano viventi i residui di tutte le catastrofi e di tutte le esperienze e di tutte le epoche. Ci sono ancora i guelfi, i neoguelfi, i separatisti, i federalisti, i sanfedisti, i baroni, i feudatari, ecc. Questi caratteri italiani sono l'origine delle più strane sorprese e delle più incredibili involuzioni. ([[Corrado Alvaro]]) *La storia dell'umanità è la storia dei suoi traumi, cioè dei suoi viaggi fuori da un ennesimo feto verso la speranza di un'ennesima sopravvivenza. ([[Aldo Busi]]) *La storia del mondo è la storia della lotta delle potenze marittime contro le potenze terrestri e delle potenze terrestri contro le potenze marittime. ([[Carl Schmitt]]) *La storia è così: capisci che la stai vivendo solo quando si è compiuta. ([[Andrew Sullivan]]) *La storia è e resta per me poesia in massima scala; ben inteso, io non la considero, per così dire, in modo romantico-fantastico, cosa che non porterebbe a niente, ma quale meraviglioso processo di metamorfosi e di nuovo, perennemente nuovo svelamento dello spirito. Mi arresto a questo {{sic|liminar}} del mondo e tendo le mie braccia verso l'origine di tutte le cose, e con ciò per me la storia è pura poesia di cui ci si può impadronire con la contemplazione. Voi filosofi, al contrario, procedete oltre: il vostro sistema irrompe nelle profondità del segreto del mondo e la storia è per voi fonte di conoscenza, una scienza, poiché vedete o credete di vedere in essa il ''primum agens'', quando invece per me essa è mistero e poesia. ([[Jacob Burckhardt]]) *La Storia è fatta dal popolo e scritta dal Potere. ([[Glauber Rocha]]) *La storia è forse la più crudele di tutte le divinità, e conduce il suo carro trionfale su cumuli di cadaveri; e ciò non solo in guerra, ma anche durante il "pacifico" sviluppo economico. E noi, uomini e donne, siamo purtroppo così sciocchi da non aver mai il coraggio di introdurre un progresso reale se non vi siamo spinti da sofferenze che ci sembrano quasi insopportabili. ([[Friedrich Engels]]) *La Storia è il prodotto più pericoloso che la chimica dell'intelletto abbia mai elaborato. Le sue proprietà sono ben note. Fa sognare, inebria i popoli, genera in loro falsi ricordi, ne esaspera i riflessi, ne alimenta le antiche piaghe, li tormenta nel riposo li trascina al delirio di grandezza o a quello di persecuzione, e rende le nazioni amare e superbe, insopportabili e vane. La Storia giustifica qualsiasi cosa. Non insegna assolutamente nulla poiché contiene tutto, e di tutto fornisce esempi. ([[Paul Valéry]]) *La storia è la scienza delle cose che non si ripetono ([[Paul Valéry]]) *La storia [...] è lì per dimostrare che nulla ha principio, nulla ha fine, ma tutto invece continua, se pure tutto non ricomincia sempre da capo. ([[Ernesto Masi]]) *La storia è sempre differente da quello che è capitato. ([[Halldór Laxness]]) *La storia è sempre scritta dai vincitori. Quando due culture si scontrano, chi perde viene cancellato e il vincitore scrive i libri di storia, libri che sostengono la sua causa e condannano quella del nemico sconfitto. ([[Dan Brown]]) *La storia è spesso il risultato di una mancanza di riflessione. È il frutto bastardo della stupidità umana, parto dello smarrimento, dell'idiozia e della pazzia. ([[Ryszard Kapuściński]]) *La storia è stata fatta grazie allo sforzo di far conoscere la verità. ([[Ettore Gotti Tedeschi]]) *La Storia è un film dove i Nostri non arrivano quasi mai. E, quando arrivano, sono sempre meno buoni... ([[Bruno Morchio]]) *La storia è un misto di circostanze, coraggio, convinzione e casualità. ([[Andrew Sullivan]]) *La storia è un orologio che ha i suoi metodi per svegliare il mondo: buongiorno, è arrivato il futuro. ([[Augusto Álvarez Rodrich]]) *La storia è una collezione di carta. Qualche ricordo scolorito. Dopo un po' quello che non è scritto non ha mai avuto luogo. ([[Cormac McCarthy]]) *La storia è una galleria di quadri dove ci sono pochi originali e molte copie. ([[Alexis de Tocqueville]]) *La storia è una guida alla ricerca dell'uomo. ([[Enzo Biagi]]) *La Storia è una Maestra della Pratica, facendoci vedere nelle azioni altrui ciò, che la Teorica degli altri c'insegna; cioè quello, che han saputo operar di bene tanti saggi Principi, ed Uomini illustri, o di male tanti altri o imprudenti o cattivi. ([[Ludovico Antonio Muratori]]) *La storia è una scienza che non ammette esperimenti e controprove, ma non deve rinunciare ad arricchire l'orizzonte dell'osservatore, inchiodato sull'accaduto, con l'ipotesi di quello che sarebbe potuto accadere, se essa ci illumina sulle dinamiche e sui caratteri in gioco. ([[Aldo Schiavone]]) *La storia è una Sibilla, che consultata coscienziosamente ha dato fin ora questo responso: – Se voi non foste oppressi sareste oppressori. ([[Carlo Bini]]) *La storia, effettivamente, forse proprio perché non viene mai decisa dai piccoli, dalle persone semplici, ma viene decisa in altri luoghi e in altri modi, viene perpetrata con lo stesso impegno terribile, e non abbiamo probabilmente imparato nulla, o quasi nulla, dal nostro passato. ([[Anna Ferruzzo]]) *La storia: impressione di assistere a una partita di calcio truccata, con spettatori ignari che si sbracciano e urlano e si menano... ([[Gesualdo Bufalino]]) *La storia insegna che l'unico modo di rispondere alla violenza è la violenza. La sola soluzione possibile sarebbe quella di sostituire all'uso delle armi l'uso della parola. ([[Norberto Bobbio]]) *La storia non deve essere presentata come un'accumulazione di risultati conseguiti o come una mera esposizione di avvenimenti, ma come una poderosa realtà in azione. ([[John Dewey]]) *La storia non è altro che una compilazione delle deposizioni fatte dagli assassini circa le loro vittime e se stessi. ([[Simone Weil]]) *La storia non è che il quadro dei delitti e delle disgrazie. ([[Voltaire]]) *La storia non è il terreno della [[felicità]]. I periodi di felicità sono in essa pagine vuote. ([[Georg Wilhelm Friedrich Hegel]]) *La storia non è soltanto difficile capirla, ma anche viverla [...]. ([[Enzo Biagi]]) *La storia non è una raccolta di ricette già collaudate. Essa insegna per analogie, non per massime. ([[Henry Kissinger]]) *La Storia non istruisce soltanto col racconto delle virtù: ella presenta {{sic|esempj}} di ogni {{sic|spezie}}, ma sempre lezioni, quando si sappia approfittarsene. ([[Jean-Baptiste-Louis Crevier]]) *La storia non si ripete mai, ma spesso infligge duri colpi a chi la ignora del tutto. ([[Paul Kennedy]]) *La storia non si risveglia, perché non si è mai assopita. ([[Donatella Di Cesare]]) *La storia oggi sembra un susseguirsi di fenomeni naturali. Gli uomini acquistano la fatalità degli elementi. Tutto sembra preparato da lungo tempo e covato da azioni e reazioni simili a quelle delle acque del sottosuolo della terra. ([[Corrado Alvaro]]) *La storia passata è sempre storia contemporanea. ([[George Mosse]]) *La storia racconta sempre come vanno a finire le cose, ma raramente mostra le sottili svolte del destino. ([[Tomás Eloy Martínez]]) *La storia sarà gentile con me, poiché intendo scriverla. ([[Winston Churchill]]) *La storia si divide in mostri e vittime. O testimoni. ([[Chuck Palahniuk]]) *La storia si scriverà col [[sangue]] e col ferro, ma si [[stampa]] con l'inchiostro. ([[Gustav Hasford]]) *La Storia sono le servitrici pettegole dei sovrani altezzosi, le parole delle spie che io sogno certe notti che non trovo riposo, la Storia è nei forconi del popolo affamato e nella fame che li solleva a minacciare l'infame strozzino, la Storia si può sognare e vedere, la Storia è questo piatto di grano. ([[Flavio Soriga]]) *La storia stende sopra la [[lotta]] delle [[Coscienza|coscienze]] uno strato di eventi. In questo strato vibrano [[Vittoria|vittorie]] e sconfitte. La storia non le ricopre, anzi le fa risaltare.<br>Può andar la storia contro la corrente delle coscienze? ([[Papa Giovanni Paolo II]]) *La storia troppo spesso non è che l'orazione funebre dei popoli morti, e la satira o il panegirico dei popoli vivi. ([[Louis de Bonald]]) *La storia umana è una storia di lacrime e di sangue. Come dissentire dall'immagine di [[Georg Wilhelm Friedrich Hegel|Hegel]] che rappresenta la storia umana come un «immenso mattatoio»? ([[Norberto Bobbio]]) *La storia vera è l'opera di chi si colloca là dove nessuno vorrebbe essere, nell'umiltà del [[servizio]], nell'insignificanza apparente della bontà, nel silenzio degli uomini di buona volontà. ([[Ermes Maria Ronchi]]) *La storia vi sta offrendo un'occasione. Coglietela. ([[Arundhati Roy]]) *La vera guerra è dentro di noi. La storia è un sintomo della nostra malattia. (''[[Gli intrighi del potere - Nixon]]'') *La vera storia di ogni [[paese]] è fatta anche di azioni mediocri, e persino ignominiose. A voler considerare le azioni eroiche come tipiche, finiremmo col farci un quadro falsato della storia, che si presterà facilmente a essere demolito da una rigorosa critica storica. ([[Clive Staples Lewis]]) *Le grandi tendenze della storia, quelle che producono cambiamenti estesi, intensi e duraturi, spesso procedono per lungo tempo sommerse e non avvertite dalla maggior parte di noi, per poi manifestarsi all'improvviso e, non di rado, con violenza. ([[Lorenzo Ornaghi]]) *Le nostre malattie del presente derivano proprio dall'oblio della storia. ([[Alan Duff]]) *Le pagine meno gloriose del nostro passato sarebbero le più istruttive se solo accettassimo di leggerle per intero. ([[Tzvetan Todorov]]) *Le storie migliori sono quelle che vengono tramandate, e accettate per quello che sono. ([[Clive Staples Lewis]]) *Ma anche Nivasio Dolcemare, come tutti gli uomini consapevoli si vergogna della propria storia e vorrebbe nasconderla, cancellarla dall'accusatrice lavagna del passato. Quasi tutte le cose che egli ha fatto, sono cose che non voleva fare. Quelle invece che avrebbe voluto fare non le ha fatte, ma spera di farle un giorno e per questa ragione vive, per questa ragione «continua» a vivere. Anche l'Umanità, anche il Mondo, se fossero come lui capaci di sentire la vergogna di quello che hanno fatto e assieme rimorso di quello che non hanno fatto, si vergognerebbero della loro storia: l'Umanità della storia dell'umanità, il Mondo della storia del mondo. ([[Alberto Savinio]]) *Molte persone leggono nella storia e scrivono sulla storia; troppo poche leggono e scrivono la storia. ([[Louis de Bonald]]) *Nella storia, le sole cause che muoiono sono quelle per le quali gli uomini rifiutano di morire. ([[Fulton J. Sheen]]) *Nella storia nulla è predeterminato; la storia è una traccia lasciata nel tempo da scelte umane molteplici e di diversa origine, quasi mai coordinate. ([[Zygmunt Bauman]]) *Nessuno può prevedere quali astuzie la storia ha messo sul nostro cammino. ([[Giuseppe Saragat]]) *Noi non facciamo la storia. Siamo fatti dalla storia. ([[Martin Luther King Jr.]]) *Noi viviamo nella storia, non nell'eternità. ([[Keith Gessen]]) *Non c'è solo bisogno della storia scritta da re, imperatori, grandi generali, grandi inventori, grandi scienziati. La storia dell'umanità è fatta da noi, da gente come noi. ([[Mino Milani]]) *Non esiste oggettività, non esiste equidistanza, nella storia: esiste solo l'onestà intellettuale – qualcosa di irraggiungibile nella sua totalità, qualcosa a cui tendere. ([[Carlo Greppi]]) *Non esiste propriamente storia, ma solo biografia. ([[Ralph Waldo Emerson]]) *Non essere sicuro di apprendere il passato dalle labbra del presente. Non fidarti neanche del mediatore più onesto. Ricorda che ciò che ti vien detto ha sempre un triplice aspetto: riceve una certa forma da chi racconta, è rimodellato da chi ascolta ed è occultato a entrambi dal morto di cui si narra la storia. ([[Vladimir Vladimirovič Nabokov]]) *Occupati com'eravamo a edificare la storia, vivevamo però alla giornata, della memoria breve del quotidiano. ([[Svjatlana Aleksievič]]) *Parlare di «leggi della storia» vuol dire o fraintendere l'essenza della storia o usare la parola «leggi» in senso improprio, cioè di solito per descrizioni generalizzate piuttosto che per la formulazione di relazioni intrinseche. ([[George Gaylord Simpson]]) *Per distrarsi dalla morte l'uomo inventò la storia, questo ''happening'' da un soldo. ([[Gesualdo Bufalino]]) *Può un uomo collocarsi fuori dalla sua storia [...]? No, non lo può. Questo uscire dalla storia, adottando una falsa e bugiarda ottica di postero o di cherubino, è un atto caro ai reazionari, e i giornali di destra sono pieni di scrittori che si prestano a simili ascesi, atte a soddisfare il bisogno spiritualistico dei piccoli borghesi (che, sia pure inconsapevolmente, son essi i nefandi «materialisti», oggetti del loro odio). ([[Pier Paolo Pasolini]]) *Quando penso alla distorsione che subiscono anche i fatti più recenti, la storia come tale desta solo il mio scetticismo, laddove un'interpretazione poetica consegue l'effetto generale del periodo. Alla fin fine c'è più autenticità storica nelle opere d'arte che nei libri di storia. ([[Charlie Chaplin]]) *Quando sono scesa da Barnes&Noble, in libreria, a cercare una guida di New York. 11 settembre 2001. Gli sguardi delle persone attorno a me che si affacciavano per strada a vedere il fumo e dicevano un incendio, forse. La storia non la capisci mai mentre accade. È raro. Anche Vera, la mamma di David, mi diceva di quando furono portati nei campi: non lo capisci subito, è raro. La storia grande è uno spostamento piccolo nella tua vita. È la storia piccola della tua vita a essere grande. ([[Concita De Gregorio]]) *Riesce a leggere la storia correttamente soltanto colui che, osservando con quale potenza le circostanze influenzino i sentimenti e le opinioni degli uomini, quanto spesso le virtù si trasformino in vizi e i paradossi in assiomi, impari a distinguere ciò che dell'umana natura è accidentale e transitorio da ciò che è essenziale e immutabile. ([[Thomas Babington Macaulay]]) *Se la storia non ha da essere maestra della vita, essa è trastullo indegno di nazione adulta. ([[Francesco Bertinaria]]) *Se vogliamo compiere dei progressi non dobbiamo ripetere la Storia, ma scrivere una Storia nuova. Dobbiamo arricchire l’eredità lasciata dai nostri predecessori. ([[Mahatma Gandhi]]) *Si ritirino i gruppi ed i gruppetti; grondante di sangue e di lacrime, onusta di fato si affaccia e passa la Storia. ([[Filippo Turati]]) *Sono le persone che fanno la loro storia. Anche quelle cattive. ([[Manuel Castells]]) *Storia (''s.f.''). Resoconto per lo più falso di eventi per lo più irrilevanti provocati da sovrani per lo più mascalzoni e da soldati per lo più folli. ([[Ambrose Bierce]]) *Talvolta la storia è determinata dalla forza delle armi, talaltra dal caso. (''[[Age of Empires II]]'') *Togliere agli altri tutto quello che non ti piace, e imporre quello che ti piace: più o meno questo è lo schema secondo cui si è sviluppata la storia nei secoli. ([[Eduard Shevardnadze]]) *''Un dopo l'altro i grandi attori si ritirano, | da quel dramma sublime sull'eterno teatro della storia.'' ([[Walt Whitman]]) *Una burla che i vivi giuocano ai morti. ([[Voltaire]]) *Uno de' più nobili ed opportuni esercizj della penna è sempre la storia. ([[Cesare Cantù]]) *Vi è stato un tempo in cui consideravo il {{sic|giuoco}} della fantasia come il più alto requisito della poesia; da quando però io devo collocare ad un gradino ancora più alto lo sviluppo di stati spirituali od interiori in genere, trovo allora il mio appagamento nella storia, la quale ci presenta tale sviluppo in fasi di due generi diversi, che decorrono parallelamente, si intrecciano senza tregua e sono anche identiche; penso allo sviluppo del singolo e allo sviluppo del tutto; vi aggiungo inoltre la brillante storia ''esteriore'' quale veste dagli splendenti colori dell'autentica guida del mondo e giungo così alla antica, spesso non compresa frase: che nostro Signore Iddio sia il più grande di tutti i poeti. ([[Jacob Burckhardt]]) *Vi fu chi scrisse, tenere la storia l'ultimo luogo della cronologia letteraria delle nazioni; perché ai popoli, finché dura potente la virtù dell'operare, manca il tempo e la voglia di farsi narratori delle proprie {{sic|geste}}; ed il bisogno del raccontare viene dal riposo, come il bisogno di vivere nel passato viene da stanchezza o da vergogna del presente. ([[Marco Tabarrini]]) *Vi sono due storie: la storia ufficiale, menzognera, che ci viene insegnata, la storia ad 'usum delphini', e la storia segreta, dove si trovano le vere cause degli avvenimenti, una storia vergognosa. ([[Honoré de Balzac]]) *Visto attraverso il prisma gelido della storia, il cielo si oscura regolarmente e poi s'illumina di nuovo. ([[David Rieff]]) ===[[Alessandro Barbero]]=== *Dov'è il confine tra immaginario e reale? [...] La storia è sempre fatta da due elementi che bisogna far stare insieme anche se in realtà sono come l'acqua e l'olio. Da una parte i fatti oggettivi che succedono, dall'altra i riflessi che provocano nella testa della gente. *La storia non ha leggi, non ha certezze, la storia è caotica come la vita di ciascuno di noi, è influenzata da mille cose che non possiamo prevedere, va in direzioni che non ci aspettiamo, non si può irrigidire in leggi. Però, secondo me, una legge della storia c'è: non bisogna invadere la Russia. Ebbene, anche questa legge così semplice, evidente, facile da capire, i più potenti politici degli ultimi secoli l'hanno ignorata alla grande! Io per me sarei tentato di aggiungere anche l'Afghanistan, devo confessarvi... *La storia potrebbe anche essere ''magistra vitae'', però bisogna che ci sia qualcuno che vuole imparare. ===[[Carlo Maria Cipolla]]=== *Il fatto è che il processo storico non consiste nella soluzione di un ben definito ''set'' di problemi: nel processo storico la soluzione stessa d'un problema crea altri problemi. *La storia insegna — anche se l'uomo raramente impara — che se Atene piange Sparta non ride. *La storia però non è mai così semplice e lineare come la si racconta: la storia è un gioco dialettico di elementi probabilistici. I disastri non sono solo preceduti da disgrazie, e il successo non fiorisce soltanto da situazioni paradisiache: di più, molti elementi o circostanze possono essere definiti come «positivi» o «negativi» solo dopo che un certo risultato si sia verificato e dopo che a tale risultato non si si sia dato un segno positivo o negativo. ===[[Alessandro Cutolo]]=== *Con i se non si fa mai la storia, e nessuno può dire con serietà quello che sarebbe avvenuto ove la storia non avesse camminato come effettivamente ha camminato. *I grandi delinguenti e i grandi delitti fanno anch'essi parte della storia. *La storia non ha mai insegnato niente a nessuno, altrimenti non ci troveremmo nei guai in cui ci troviamo. ===[[Benedetto Croce]]=== *Il bisogno pratico, che è nel fondo di ogni giudizio storico, conferisce a ogni storia il carattere di "storia contemporanea", perché, per remoti e remotissimi che sembrino cronologicamente i fatti che vi entrano, essa è, in realtà, storia sempre riferita al bisogno e alla situazione presente, nella quale quei fatti propagano le loro vibrazioni. *La storia non è mai giustiziera, ma sempre giustificatrice; e giustiziera non potrebbe farsi se non facendosi ingiusta, ossia confondendo il pensiero con la vita, e assumendo come giudizio del pensiero le attrazioni e le repulsioni del sentimento. *La storia nostra è storia della nostra anima; e storia dell'anima umana è la storia del mondo. *Ogni vera storia è sempre autobiografica. ===[[Frank Herbert]]=== *Non potete conoscere la storia a meno che non sappiate come i capi si muovono con le sue correnti. Ciascun capo richiede che degli estranei perpetuino la sua leadership. Esaminate con attenzione la mia carriera: io ero capo, e straniero. Non supponete che io abbia creato tutto da solo una Chiesa-Stato. Quella era la mia funzione di capo, ed io ho copiato i modelli storici. Le arti barbariche del mio tempo mi rivelano come uno straniero. La poesia favorita: l'epica. L'ideale popolare drammatico: l'eroismo. La danza: selvaggiamente scatenata. Tutte cose stimolanti per far sentire alla gente ciò che gli ho portato via. Di che cosa li ho derubati? Del diritto di scegliere un ruolo nella storia. *Quelli che vogliono ripetere il passato, devono far tesoro dell'insegnamento della storia. *Scrivere la storia è soprattutto parte d'un procedimento di distrazione. La maggior parte dei resoconti storici distolgono l'attenzione dalle influenze segrete che stanno dietro ai grandi eventi. ===[[Arthur Koestler]]=== *La storia ci ha insegnato che spesso la [[menzogna]] la serve meglio della [[verità]]... *Noi tutti abbiamo creduto di poter trattare la Storia come un esperimento di fisica. La differenza è che in fisica si può ripetere l'esperimento migliaia di volte, ma nella Storia si può farlo solo una volta. *Secondo quello che so della Storia, vedo che il genere umano non potrà mai fare a meno di capri espiatori. ===[[Stanisław Jerzy Lec]]=== *La storia insegna come falsificarla. *La storia si ripete perché mancano gli [[storico|storici]] dotati di inventiva. *La storia – un insieme di fatti che non doveva accadere. *Nella storia contano anche i fatti non avvenuti. ===[[Karl Popper]]=== *In [[realtà]] non c'è nessuna storia dell'[[umanità]], c'è soltanto un numero illimitato di storie, che riguardano tutti i possibili aspetti della [[vita]] umana. E uno di questi è il [[potere]] [[Politica|politico]]. *La storia della [[politica]] del potere non è nient'altro che la storia del crimine nazionale e internazionale e dell'assassinio di massa. *Non ci può essere nessuna storia del ''[[passato]]'' così come questo veramente accadde. Ci possono essere solo interpretazioni storiche, e nessuna di questa è definitiva; e ogni generazione ha il [[diritto]] di crearsi le sue proprie interpretazioni. ===[[Lev Tolstoj]]=== *Il movimento dell'umanità, prodotto da una quantità innumerevole di volontà umane, si compie senza interruzione. La comprensione di queste leggi è lo scopo della storia. Ma per capire le leggi del movimento continuo, la ragione umana ammette unità arbitrarie separate. Il primo procedimento storico consiste nel prendere arbitrariamente una serie degli avvenimenti ininterrotti ed esaminarla separatamente dagli altri, quando non c'è e non può esserci inizio di alcun avvenimento. Il secondo procedimento consiste nell'esaminare gli atti di un uomo, imperatore o condottiero, come la risultante delle volizioni degli uomini, mentre questa risultante non si esprime mai nell'attività di un personaggio storico preso isolatamente. La scienza storica, evolvendosi, accetta sempre unità via via più piccole per le sue ricerche e, con questo, cerca di avvicinarsi alla verità. Ma per quanto piccole siano le unità di cui la storia si serve, il fatto di separare l'unità, di ammettere il cominciamento di un fenomeno qualunque, di vedere espresse dell'attività di un solo personaggio le volizioni di tutti gli uomini, questo fatto stesso, dico, lo contamina d'errore. Sotto il minimo sforzo della critica, ogni conclusione della storia cade in polvere e non lascia niente dietro di Sé, e ciò per il solo fatto che la critica sceglie per misura di osservazione un'unità più grande o più piccola – ciò che è suo diritto, poiché l'unità storica è sempre arbitraria. Soltanto prendendo per nostra osservazione l'unità infinitamente piccola – le differenziali della storia, vale a dire le aspirazioni uniformi degli uomini – e acquistando l'arte di integrare (unire le somme di questi infinitamente piccoli) possiamo sperare di comprendere le leggi della storia. (''[[Guerra e pace]]'') *La storia dell'umanità è piena di prove che la violenza fisica non contribuisce al rialzamento morale e che le cattive inclinazioni dell'uomo non possono essere corrette che dall'amore; che il male non può sparire che per mezzo del bene; che non si deve fare assegnamento sulla forza del proprio braccio per difendersi dal male; che la vera forza dell'uomo è nella bontà, la pazienza e la carità; che solo i pacifici erediteranno la terra e che coloro i quali di spada avran ferito di spada periranno. (''[[Il regno di Dio è in voi]]'') *Negli avvenimenti storici si disegna con la più grande chiarezza la proibizione di gustare i frutti del buon albero. Solo l'attività incosciente è fruttuosa, e l'uomo che sostiene una parte negli avvenimenti storici non ne capisce mai l'importanza. (''[[Guerra e pace]]'') ==[[Proverbi italiani]]== *Bisogna apprendere dalla storia non solo quello che fu, ma quel che sarà. *Chi scrive la storia deve avere un cuor da leone. *Con i se e con i ma la storia non si fa. *È meglio far la storia che scriverla. *Il narrare storie vecchie eccita collera nuova. *La storia del mondo è il giudizio del mondo. *La storia è maestra della vita. *La storia è una permanente congiura contro la verità. *Le nuove storie traggono in luce le antiche. *Le storie piacevoli rompono le ginocchia del giovane. *Le teste volgari leggono nella storia il passato, e le savie l'avvenire. *Lo [[specchio]] della storia è il migliore dei profeti. *Ogni giorno nella tua vita è una pagina nella tua storia. *Tre cose sono inconfutabili: storia, logica e necessità. ==Bibliografia== *Annarosa Selene, ''Dizionario dei proverbi'', Pan libri, 2004. ISBN 8872171903 ==Voci correlate== *[[Evento storico]] *[[Storico]] ==Altri progetti== {{Interprogetto|s=:Categoria:Storia|s_preposizione=di|s2=:Categoria:Storici|s2_preposizione=redatte da|s2_etichetta=storici|w|w_preposizione=riguardante la|n=Categoria:Storia|wikt=storia|b=Categoria:Storia|b_preposizione=di|commons=Category:History|etichetta=storia|preposizione=sulla}} [[Categoria:Storia| ]] [[Categoria:Discipline]] ogfw275msu9wur67cbe4ndsut8kbdqu Template:SelezioneNuove 10 4465 1420469 1420421 2026-07-14T16:35:12Z Skekzilla 17056 1420469 wikitext text/x-wiki <noinclude>{{Protetta}}</noinclude> <div style="text-align:justify; margin-right:10px;"><!-- AGGIUNGI UNA NUOVA VOCE IN CIMA ALLA LISTA, CANCELLANDONE UNA DAL FONDO. La lista viene aggiornata periodicamente da un utente registrato qualunque (nessun timore!), per un totale di 30. 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('''Bruce''') *Ma cosa abbiamo veramente sotto gli occhi, è solo un grande biscotto? Oppure questo biscotto rappresenta, simbolicamente, Buffalo? I suoi validi e onesti cittadini sono l'ingrediente essenziale, qualche testa di cocco qui e là...e infine, l'amore delle nostre famiglie, che ci da quel caldo ripieno croccante, rendendo la nostra amata Buffalo il luogo più dolce in cui vivere. La vita è un biscotto, ma se piove si scioglie. Qui Bruce Nolan, Eyewitness News! ('''Bruce''') *Ciao Susan! Sono Bruce Nolan, a bordo della "Maid of the mist" nelle favolose cascate del Niagara nello stato di New York! Vorrei innanzitutto aggiungere anche le mie congratulazioni a Evan Backstorbilo, scusate Backsta... Bastard... Baxter, volevo dire... È bello vedere cosa fa una persona di grande talento quando grandi occasioni vengono date a lui invece che a me ehehe. Comunque sono qui con la mamma di Katharine Hepburn. Mammina! Dimmi, perché hai gettato il diamante blu nel cuore dell'oceano oltre la ringhiera del Titanic? Ti sei sentita in colpa a lasciar affogare Di Caprio mentre tu galleggiavi sana e salva su quella bella porta? Non potevate fare turni? Oppure avevi troppa paura di congelarti quel bel culone grasso!? O forse è così che va la vita, vero? Perché c'è chi è zuppo, congelato a morte, su una stupida barca, con uno stupido cappello, e c'è chi invece se ne sta comodo in uno studio, e si becca tutta la gloria. Vabbè, ma che sarà mai! O, guardate! Il proprietario della Maid of the Mist! Facciamo due chiacchiere con lui, vi va? Vieni qui, Bill. Nonono, nono coraggio, solo due chiacchiere. Bill, tu gestisci la "Maid of The mist" da 23 anni, ormai, dimmi: perché non mi hanno dato il posto di Anchorman? È per i capelli, Bill? O non ho i denti abbastanza bianchi? O forse è come per le cascate, il terrapiano che dovrebbe sostenere la mia vita si sta erodendo sotto di me a mia insaputa... Erodeeendo, erodeeendo, erodeeeeendo, erodendo, erodendo, erodendo heheheh qui Bruce Nolan, da "Witness News", a voi la linea, pezzi di Merda! ('''Bruce''') *Va bene! A mani nude, vecchio mio! Fatti sotto, fammi vedere la tua ira! Puniscimi, o potente punitore! Sei tu che dovresti essere licenziato! L'unico da queste parti che non fa il suo dovere sei tu! Rispondimi! ('''Bruce''') *Un'altra gigantorme enormesca fregatura della mia vita. ('''Bruce''') *Grazie WKBW, che vuol dire... Waffankulo brutti Wacconi! È questa la vostra sigla! ('''Bruce''') *La gente sottovaluta i vantaggi del buon vecchio lavoro manuale, dà un grande senso di libertà. Alcune delle persone più felici del mondo vanno a casa la sera che puzzano di sudore. ('''[[Dio]]''') *Avanti Bruce, tu non sfiderai il Signore Dio tuo. ('''Dio''') *Dai, calmati, non hai incontrato Dio, non hai i suoi poteri. He, se quello era Dio, io sono [[Clint Eastwood]]! ('''Bruce''') *No, no, io sono un essere ragionevole, sano, con la testa sulle spalle!... Una 44 Magnum. La pistola più potente del mon-No! ('''Bruce''') *Ci sono solo due [[Regole dai film|regole]]: non puoi dire a nessuno che sei Dio, meglio che non si sappia, da retta a me. E non puoi importi sul libero arbitrio. ('''[[Dio]]''') *Ehi; scimmietta da deretano che abiti l'antro anale, è ora di tornare a casa, piccolina! ('''Bruce''') *Io sono Bruce l'onnipotente! Sia fatta la mia volontà! ('''Bruce''') *Che c'è di meglio che passare bei momenti con veri amici? ('''[[Dio]]''') *Per quanto sporca possa diventare una cosa, puoi sempre dargli una bella ripulita. ('''[[Dio]]''') *Dio è l'ape, il bene è il miele. ('''Cartello del mendicante''') *Eh sì, dietro ogni grande uomo c'è una donna che alza gli occhi al cielo, gente! ('''Bruce''') ==Dialoghi== *'''Grace''': Grazie a [[Dio]] stai bene. <br> '''Bruce''': [[Dio]] già, ringraziamo [[Dio]] come no, poiché tutte le sue benedizioni cadono a pioggia su di me, non è pioggia è un diluvio!<br>'''Grace''': Bruce non fare così andiamo smettila, lo sai che tutte le cose succedono per un motivo.<br>'''Bruce''': Questo non mi serve. È un luogo comune non mi aiuta neanche un po'. "Meglio un uovo oggi che una gallina domani", ma io non ho l'uovo e nemmeno la gallina. [[Dio]] mi ha preso sia l'uovo che la gallina.<br>'''Grace''': Ah ho capito, allora [[Dio]] ce l'ha con te, è questo che stai dicendo?<br>'''Bruce''': No mi sta ignorando completamente, è troppo occupato a dare a Evan tutto quello che vuole... {{NDR|Il cane Sam, fa pipì sul tappeto}} Oh geniale Sam, ma hai mancato il bersaglio, io sono qui!<br>'''Grace''': Non ti arrabbiare col cane, non è colpa del cane.<br>'''Bruce''': No è colpa di [[Dio]], ha sbagliato le coordinate!<br>'''Grace''': Va bene ora basta, la vuoi smettere di fare il martire?<br>'''Bruce''': Non sto facendo il martire sono una vittima, [[Dio]] è un bambino dispettoso seduto su un formicaio con una lente d'ingrandimento e io sono la formica. Potrebbe risolvermi la vita in 5 minuti se volesse, ma preferisce bruciarmi le antenne e vedermi contorcere. *'''Bruce''': C'è nessuno? Chiunque sia che gestisce questo posto? <br> '''[[Dio]]''': Arrivo subito, sto aggiustando una luce. Dimmi se funziona!<br>'''Bruce''': Sì... pare di sì. È quasi accecante però.<br>'''[[Dio]]''': Sì, lo è per molte persone. Passano la vita nell'oscurità cercando di nascondersi da me. *'''Bruce''': Ma tu chi sei?<br>'''[[Dio]]''': L'Onnipotente.<br>'''Bruce''': Eh?!?<br>'''[[Dio]]''': Il Creatore del cielo e della terra, l'alfa e l'omega... <br>'''Bruce''': Ah, ho capito dove vuoi arrivare...<br>'''[[Dio]]''': Bruce, io sono [[Dio]]. <br>'''Bruce''': Bingo! Yahtzee! È questa la risposta finale? La nostra indagine dice: [[Dio]]! Bing, bing, bing, bing, bing! Be', è stato un piacere Dio. Grazie per il Grand Canyon e buona fortuna per l'apocalisse. Ah a proposito: tu sei un disastro! *'''[[Dio]]''': Tu non picchi qualcuno dalla quinta elementare... e hai steso una ragazzina...<br>'''Bruce''': Sì, ma era gigantesca! Ed era ripetente!<br>'''[[Dio]]''': E avevi anche il sole negli occhi... *'''Bruce''': Le due due dita in più mi hanno fatto sbroccare leggermente ...<br>'''[[Dio]]''': Ero sicuro che avrei attratto la tua attenzione! L'ho fatto anche a [[Gandhi]]: non ha mangiato per tre settimane. *'''Bruce''': Ma dove vai?<br>'''[[Dio]]''': Mi prendo una vacanza.<br>'''Bruce''': Dio non si prende [[vacanza|vacanze]]! Se le prende? Voi... Egli?<br>'''[[Dio]]''': Mai sentito parlare del Medioevo? *'''Grace''': O mio Dio!<br>'''Bruce''': Tu chiamami Bruce. *'''Bruce''': Ma questo è il Paradiso?<br>'''[[Dio]]''': No, questo è il monte [[Everest]]. Dovresti fare un po' di zapping su ''Discovery Channel'' ogni tanto. *'''Bruce''': Erano così tanti, che gli ho solo dato quello che volevano.<br>'''[[Dio]]''': Già... Ma da quando in qua le persone sanno quello che vogliono?<br>'''Bruce''': E allora che faccio?<br>'''[[Dio]]''': Dividere la minestra non è un [[miracolo]], Bruce, è un trucchetto. Una madre sola che deve fare due lavori e che trova ancora il tempo di accompagnare il figlio a scuola di calcio, quello sì che è un vero miracolo. Un adolescente che dice di no alla droga e dice sì all'istruzione, questo è un miracolo. Le persone vogliono che faccia tutto io e non si rendono conto che sono loro ad avere il potere. Vuoi vedere un miracolo, figliolo? Sii il tuo miracolo.<br>'''Bruce''': Aspetta, che fai, vai via?<br>'''[[Dio]]''': Sì, penso che tu sappia cavartela adesso.<br>'''Bruce''': E se ho bisogno di te, se devo farti delle domande?<br>'''[[Dio]]''': È un tuo problema, Bruce, è il problema di tutti quanti. Continua a guardare in alto! *'''Bruce''': Che vuoi che faccia?<br>'''[[Dio]]''': Voglio che preghi figliolo, avanti. Usalo.<br>'''Bruce''': Signore, sazia gli affamati e porta la pace a tutta l'umanità, ti prego. Come vado?<br>'''[[Dio]]''': Perfetto. Se vuoi diventare Miss America. Avanti, dai, a cos'è che tieni veramente?<br>'''Bruce''': A Grace.<br>'''[[Dio]]''': A Grace. E vuoi riaverla?<br>'''Bruce''': No. Voglio che sia felice comunque. Qualsiasi cosa comporti. Voglio che trovi qualcuno che la tratti con tutto l'amore che meritava da me. Voglio che incontri un uomo che la veda sempre come io vedo ora, attraverso i tuoi occhi.<br>'''[[Dio]]''': Questa è una preghiera. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{Una... da Dio}} [[Categoria:Film commedia]] 4ynoumqkbv6t067b77691dwgay85uj0 1420481 1420478 2026-07-14T19:15:43Z Udiki 86035 Annullata la modifica di [[Special:Contributions/~2026-39582-48|~2026-39582-48]] ([[User talk:~2026-39582-48|discussione]]), riportata alla versione precedente di [[User:~2026-37621-30|~2026-37621-30]] 1419087 wikitext text/x-wiki {{Film |titoloalfabetico= Settimana da Dio |titoloitaliano=Una settimana da Dio |titolooriginale=Bruce Almighty |genere=commedia |sceneggiatore=[[Steve Koren]], [[Mark O'Keefe]] e [[Steve Oedekerk]] |attori = *[[Jim Carrey]]: Bruce Nolan *[[Morgan Freeman]]: Dio *[[Jennifer Aniston]]: Grace Connelly *[[Philip Baker Hall]]: Jack Baylor *[[Catherine Bell]]: Susan Ortega *[[Lisa Ann Walter]]: Debbie Connelly *[[Steve Carell]]: Evan Baxter *[[Nora Dunn]]: Ally Loman *[[Noel Gugliemi]]: Capo dei teppisti *[[Lillian Adams]]: Mamma Kowolsky *[[Christopher Darga]]: Vol Kowolsky |doppiatoriitaliani = *[[Tonino Accolla]]: Bruce Nolan *[[Renato Mori]]: Dio *[[Eleonora De Angelis]]: Grace Connelly *[[Bruno Alessandro]]: Jack Baylor *[[Roberta Pellini]]: Susan Ortega *[[Anna Rita Pasanisi]]: Debbie Connelly *[[Massimo De Ambrosis]]: Evan Baxter *[[Stefanella Marrama]]: Ally Loman *[[Roberto Stocchi]]: Capo dei teppisti *[[Miranda Bonansea]]: Mamma Kowolsky }} '''''Una settimana da Dio''''', film del 2003 con [[Jim Carrey]], regia di [[Tom Shadyac]]. {{tagline|Cosa faresti se potessi essere Dio per una settimana?}} ==Frasi== *La vita è un biscotto ma se piove si scioglie. ('''Bruce''') *Ma cosa abbiamo veramente sotto gli occhi, è solo un grande biscotto? Oppure questo biscotto rappresenta, simbolicamente, Buffalo? I suoi validi e onesti cittadini sono l'ingrediente essenziale, qualche testa di cocco qui e là...e infine, l'amore delle nostre famiglie, che ci da quel caldo ripieno croccante, rendendo la nostra amata Buffalo il luogo più dolce in cui vivere. La vita è un biscotto, ma se piove si scioglie. Qui Bruce Nolan, Eyewitness News! ('''Bruce''') *Ciao Susan! Sono Bruce Nolan, a bordo della "Maid of the mist" nelle favolose cascate del Niagara nello stato di New York! Vorrei innanzitutto aggiungere anche le mie congratulazioni a Evan Backstorbilo, scusate Backsta... Bastard... Baxter, volevo dire... È bello vedere cosa fa una persona di grande talento quando grandi occasioni vengono date a lui invece che a me ehehe. Comunque sono qui con la mamma di Katharine Hepburn. Mammina! Dimmi, perché hai gettato il diamante blu nel cuore dell'oceano oltre la ringhiera del Titanic? Ti sei sentita in colpa a lasciar affogare Di Caprio mentre tu galleggiavi sana e salva su quella bella porta? Non potevate fare turni? Oppure avevi troppa paura di congelarti quel bel culone grasso!? O forse è così che va la vita, vero? Perché c'è chi è zuppo, congelato a morte, su una stupida barca, con uno stupido cappello, e c'è chi invece se ne sta comodo in uno studio, e si becca tutta la gloria. Vabbè, ma che sarà mai! O, guardate! Il proprietario della Maid of the Mist! Facciamo due chiacchiere con lui, vi va? Vieni qui, Bill. Nonono, nono coraggio, solo due chiacchiere. Bill, tu gestisci la "Maid of The mist" da 23 anni, ormai, dimmi: perché non mi hanno dato il posto di Anchorman? È per i capelli, Bill? O non ho i denti abbastanza bianchi? O forse è come per le cascate, il terrapiano che dovrebbe sostenere la mia vita si sta erodendo sotto di me a mia insaputa... Erodeeendo, erodeeendo, erodeeendo, erodendo, erodendo, erodendo heheheh qui Bruce Nolan, da "Witness News", a voi la linea, pezzi di Merda! ('''Bruce''') *Va bene! A mani nude, vecchio mio! Fatti sotto, fammi vedere la tua ira! Puniscimi, o potente punitore! Sei tu che dovresti essere licenziato! L'unico da queste parti che non fa il suo dovere sei tu! Rispondimi! ('''Bruce''') *Un'altra gigantorme enormesca fregatura della mia vita. ('''Bruce''') *Grazie WKBW, che vuol dire... Waffankulo brutti Wacconi! È questa la vostra sigla! ('''Bruce''') *La gente sottovaluta i vantaggi del buon vecchio lavoro manuale, dà un grande senso di libertà. Alcune delle persone più felici del mondo vanno a casa la sera che puzzano di sudore. ('''Dio''') *Avanti Bruce, tu non sfiderai il Signore Dio tuo. ('''Dio''') *Dai, calmati, non hai incontrato Dio, non hai i suoi poteri. He, se quello era Dio, io sono [[Clint Eastwood]]! ('''Bruce''') *No, no, io sono un essere ragionevole, sano, con la testa sulle spalle!... Una 44 Magnum. La pistola più potente del mon-No! ('''Bruce''') *Ci sono solo due [[Regole dai film|regole]]: non puoi dire a nessuno che sei Dio, meglio che non si sappia, da retta a me. E non puoi importi sul libero arbitrio. ('''Dio''') *Ehi; scimmietta da deretano che abiti l'antro anale, è ora di tornare a casa, piccolina! ('''Bruce''') *Io sono Bruce l'onnipotente! Sia fatta la mia volontà! ('''Bruce''') *Che c'è di meglio che passare bei momenti con veri amici? ('''Dio''') *Per quanto sporca possa diventare una cosa, puoi sempre dargli una bella ripulita. ('''Dio''') *Dio è l'ape, il bene è il miele. ('''Cartello del mendicante''') *Eh sì, dietro ogni grande uomo c'è una donna che alza gli occhi al cielo, gente! ('''Bruce''') *Sii il tuo miracolo! ('''Dio''') ==Dialoghi== *'''Grace''': Grazie a Dio stai bene. <br> '''Bruce''': Dio già, ringraziamo Dio come no, poiché tutte le sue benedizioni cadono a pioggia su di me, non è pioggia è un diluvio!<br>'''Grace''': Bruce non fare così andiamo smettila, lo sai che tutte le cose succedono per un motivo.<br>'''Bruce''': Questo non mi serve. È un luogo comune non mi aiuta neanche un po'. "Meglio un uovo oggi che una gallina domani", ma io non ho l'uovo e nemmeno la gallina. Dio mi ha preso sia l'uovo che la gallina.<br>'''Grace''': Ah ho capito, allora Dio ce l'ha con te, è questo che stai dicendo?<br>'''Bruce''': No mi sta ignorando completamente, è troppo occupato a dare a Evan tutto quello che vuole... {{NDR|Il cane Sam, fa pipì sul tappeto}} Oh geniale Sam, ma hai mancato il bersaglio, io sono qui!<br>'''Grace''': Non ti arrabbiare col cane, non è colpa del cane.<br>'''Bruce''': No è colpa di Dio, ha sbagliato le coordinate!<br>'''Grace''': Va bene ora basta, la vuoi smettere di fare il martire?<br>'''Bruce''': Non sto facendo il martire sono una vittima, Dio è un bambino dispettoso seduto su un formicaio con una lente d'ingrandimento e io sono la formica. Potrebbe risolvermi la vita in 5 minuti se volesse, ma preferisce bruciarmi le antenne e vedermi contorcere. *'''Bruce''': C'è nessuno? Chiunque sia che gestisce questo posto? <br> '''Dio''': Arrivo subito, sto aggiustando una luce. Dimmi se funziona!<br>'''Bruce''': Sì... pare di sì. È quasi accecante però.<br>'''Dio''': Sì, lo è per molte persone. Passano la vita nell'oscurità cercando di nascondersi da me. *'''Bruce''': Ma tu chi sei?<br>'''Dio''': L'Onnipotente.<br>'''Bruce''': Eh?!?<br>'''Dio''': Il Creatore del cielo e della terra, l'alfa e l'omega... <br>'''Bruce''': Ah, ho capito dove vuoi arrivare...<br>'''Dio''': Bruce, io sono Dio. <br>'''Bruce''': Bingo! Yahtzee! È questa la risposta finale? La nostra indagine dice: [[Dio]]! Bing, bing, bing, bing, bing! Be', è stato un piacere Dio. Grazie per il Grand Canyon e buona fortuna per l'apocalisse. A proposito: tu sei un di... sastro! *'''Dio''': Tu non picchi qualcuno dalla quinta elementare... e hai steso una ragazzina...<br>'''Bruce''': Sì, ma era gigantesca! Ed era ripetente!<br>'''Dio''': E avevi anche il sole negli occhi... *'''Bruce''': Le due due dita in più mi hanno fatto sbroccare leggermente ...<br>'''Dio''': Ero sicuro che avrei attratto la tua attenzione! L'ho fatto anche a [[Gandhi]]: non ha mangiato per tre settimane. *'''Bruce''': Ma dove vai?<br>'''Dio''': Mi prendo una vacanza.<br>'''Bruce''': Dio non si prende [[vacanza|vacanze]]! Se le prende? Voi... Egli?<br>'''Dio''': Mai sentito parlare del Medioevo? *'''Grace''': O mio Dio!<br>'''Bruce''': Tu chiamami Bruce. *'''Bruce''': Ma questo è il Paradiso?<br>'''Dio''': No, questo è il monte [[Everest]]. Dovresti fare un po' di zapping su ''Discovery Channel'' ogni tanto. *'''Bruce''': Erano così tanti, che gli ho solo dato quello che volevano.<br>'''Dio''': Già... Ma da quando in qua le persone sanno quello che vogliono?<br>'''Bruce''': E allora che faccio?<br>'''Dio''': Dividere la minestra non è un [[miracolo]], Bruce, è un trucchetto. Una madre sola che deve fare due lavori e che trova ancora il tempo di accompagnare il figlio a scuola di calcio, quello sì che è un vero miracolo. Un adolescente che dice di no alla droga e dice sì all'istruzione, questo è un miracolo. Le persone vogliono che faccia tutto io e non si rendono conto che sono loro ad avere il potere. Vuoi vedere un miracolo, figliolo? Sii il tuo miracolo.<br>'''Bruce''': Aspetta, che fai, vai via?<br>'''Dio''': Sì, penso che tu sappia cavartela adesso.<br>'''Bruce''': E se ho bisogno di te, se devo farti delle domande?<br>'''Dio''': È un tuo problema, Bruce, è il problema di tutti quanti. Continua a guardare in alto! *'''Bruce''': Che vuoi che faccia?<br>'''Dio''': Voglio che preghi figliolo, avanti. Usalo.<br>'''Bruce''': Signore, sazia gli affamati e porta la pace a tutta l'umanità, ti prego. Come vado?<br>'''Dio''': Perfetto. Se vuoi diventare Miss America. Avanti, dai, a cos'è che tieni veramente?<br>'''Bruce''': A Grace.<br>'''Dio''': A Grace. E vuoi riaverla?<br>'''Bruce''': No. Voglio che sia felice comunque. Qualsiasi cosa comporti. Voglio che trovi qualcuno che la tratti con tutto l'amore che meritava da me. Voglio che incontri un uomo che la veda sempre come io vedo ora, attraverso i tuoi occhi.<br>'''Dio''': Questa è una preghiera. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{Una... da Dio}} [[Categoria:Film commedia]] rqbq3t8wqtw8v1ryumqjoqfhvmbx00d Vincenzo Cerami 0 5632 1420496 1385149 2026-07-15T09:08:42Z Spinoziano 2297 revisione filmografia 1420496 wikitext text/x-wiki '''Vincenzo Cerami''' (1940 – 2013), scrittore, giornalista, sceneggiatore, saggista, drammaturgo e poeta italiano. ==Citazioni di Vincenzo Cerami== *Alcuni anni fa strinsi amicizia con una coppia giovane e felice, marito e moglie. Passammo un'intera giornata in allegria, sulla loro barca. Avevo l'impressione di assistere alla nascita di un sodalizio proficuo e duraturo. La settimana dopo, al sorgere della mattina, prima di spararsi in fronte lei uccise il marito che ancora dormiva. La tragedia era già lì, pronta ad esplodere e io, come loro, non l'avevo visto, non mi ero accorto di niente.<ref>Da ''Fattacci. Il racconto di quattro delitti italiani'', Einaudi, Torino, 1997, prefazione.</ref> *Grazie a [[Bob Dylan|Dylan]] il mio '68 cominciò prima. Lo ascoltai la prima volta a casa di un professore universitario di economia, stalinista; io ero povero, coi pantaloni che non toccavano le scarpe perché erano di mio fratello più grande. C'erano tanti libri in quella casa, odore di incenso e una musica in sottofondo, una voce nasale che finiva in un'armonica... la moglie del prof mi invitò a ballare... Il più grande di tutti, ha messo in scena il common sense della nuova epoca.<ref>Da ''Un mito compie 60 anni: il mondo celebra Bob Dylan'', ''Corriere della Sera'', 22 maggio 2001.</ref> *[[Roma]] è tornata il paesone che era prima dell'arrivo di Rutelli.<ref>Da un'intervista a ''Il Fatto Quotidiano''; citato in ''[http://www.iltuscolo.it/NuoviFile/Notizia%20B03.html ilTuscolo.it]'', 17 gennaio 2011.</ref> *Un pazzo costa allo Stato 4 marchi al giorno. Uno storpio 4,50, un [[epilessia|epilettico]] 3,50. Visto che la quota media è di 4 marchi al giorno e i ricoverati sono 300.000 quanto si risparmierebbe complessivamente se questi individui venissero eliminati? (da ''La vita è bella'', Einaudi) ==''Un borghese piccolo piccolo''== *Alla fine, sempre, prima di chiudersi nei rispettivi uffici, gli impiegati si trovavano d'accordo che l'istituzione di una sana pena di morte avrebbe messo a tacere definitivamente tutta la violenza di questo mondo. *Avanti Giovanni vedeva solo due avvenimenti certi ed erano altrettante disgrazie definitive: il proprio trapasso e quello della moglie, niente più. *Una bara dell'ottavo o nono piano, alle spalle di Giovanni, era scoppiata e dalle spaccature del legno veniva fuori uno strano materiale, un misto di stracci umidi e di melma densa. *Che strano, – pensò. – tutti vecchietti sembrano i morti... di qualsiasi età, tutti vecchietti. *Come sono piccoli gli uomini!... che defecano, mingono, fanno di queste cose e poi vanno all'altro mondo! ==[[Incipit]] di ''La gente''== Iniziando questo viaggio mi volgo a salutare Aulo Persio Flacco, nato a Volterra etrusca nel 34 dopo Cristo e morto a dodici chilometri da Roma, sull'Appia, non lontano dall'odierna Capannelle, nel 62 ai tempi di Nerone.<ref>Citato in Giacomo Papi, Federica Presutto, Riccardo Renzi, Antonio Stella, ''Incipit'', Skira, 2018. ISBN 9788857238937</ref> ==Collaborazioni== {{collaborazioni}} *[[Adriano Celentano]] ==Note== <references /> ==Bibliografia== *Vincenzo Cerami, ''Un borghese piccolo piccolo'', Garzanti. ==Filmografia== {{div col}} *''[[Il pistolero dell'Ave Maria]]'' (1969) – soggetto, sceneggiatura *''[[Casotto (film)|Casotto]]'' (1977) – soggetto, sceneggiatura *''[[Un borghese piccolo piccolo]]'' (1977) – soggetto *''[[I cammelli]]'' (1988) – soggetto, sceneggiatura *''[[Il piccolo diavolo]]'' (1988) – soggetto, sceneggiatura *''[[Il viaggio di Capitan Fracassa]]'' (1990) – sceneggiatura *''[[Johnny Stecchino]]'' (1991) – soggetto, sceneggiatura *''[[Il mostro (film 1994)|Il mostro]]'' (1994) – soggetto, sceneggiatura *''[[Uomo d'acqua dolce]]'' (1996) – soggetto, sceneggiatura *''[[La vita è bella]]'' (1997) – soggetto, sceneggiatura *''[[Pinocchio (film 2002)|Pinocchio]]'' (2002) – sceneggiatura *''[[La tigre e la neve]]'' (2005) – soggetto, sceneggiatura *''[[Manuale d'amore]]'' (2005) – soggetto {{div col end}} ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Cerami, Vincenzo}} [[Categoria:Giornalisti italiani]] [[Categoria:Poeti italiani]] [[Categoria:Sceneggiatori italiani]] [[Categoria:Scrittori italiani]] p1tcibisyepf4t95kd9vcrgkt2keblb Tu la conosci Claudia? 0 10823 1420479 1408707 2026-07-14T19:13:01Z ~2026-39582-48 107779 /* Incipit */ 1420479 wikitext text/x-wiki {{Film |titolooriginale=Tu la conosci Claudia? |paese=Italia |anno=2004 |genere=commedia |regista=[[Massimo Venier]] |soggetto = [[Valerio Bariletti]], [[Walter Fontana]], [[Massimo Venier]] |sceneggiatore = [[Aldo, Giovanni & Giacomo]], [[Valerio Bariletti]], [[Walter Fontana]], [[Massimo Venier]] |attori = *[[Giovanni Storti]]: Giovanni *[[Aldo Baglio]]: Aldo *[[Giacomo Poretti]]: Giacomo *[[Paola Cortellesi]]: Claudia, moglie di Giovanni *[[Sandra Ceccarelli]]: Silvia, l'ex-moglie di Giacomo *[[Ottavia Piccolo]]: analista *[[Rossy de Palma]]: Claudia *[[Marco Messeri]]: Vanni Maceria, il meccanico *[[Daniela Cristofori]]: amica di Claudia *[[Silvana Fallisi]]: Luciana *[[Max Pisu]]: cliente del taxi |note= }} '''''Tu la conosci Claudia?''''', film italiano del 2004 con [[Aldo Baglio]], [[Giacomo Poretti]], [[Giovanni Storti]] e [[Paola Cortellesi]], regia di [[Massimo Venier]]. ==[[Incipit]]== {{Incipit film}} Sì, lo so cosa state per dire: "Che palle, la [[voce fuori campo]]!". Lo penso sempre anche io quando vado al cinema, ma c'è da dire che è comoda. Due frasettine in croce, e hai spiegato tutto quello che c'è da spiegare. Quindi facciamo così, decidete voi: mezz'ora di noia mortale e scene emblematiche che ti spiegano chi sono i personaggi, che lavoro fanno, che problemi hanno, oppure un minuto di voce fuori campo. Perfetto: voce fuori campo! ('''Claudia''') ==Frasi== *Allora... io mi chiamo Claudia. E questo è Giovanni, è mio marito. L'ho sposato sette anni fa, e non chiedetemi perché... non mi ricordo. Non abbiamo avuto figli. All'inizio non li voleva lui, poi non li volevo io, e adesso... insomma, diciamo che abbiamo smesso di parlarne. E... non solo di parlarne...! Una volta al mese, mio marito fa un esame di coscienza... così, giusto per vedere se è tutto a posto, se le cose tra noi vanno bene e se si può fare qualcosa per migliorarle. Uno... due... tre... quattro... cinque secondi. Eh, più del solito! Se c'è un filo di crisi nel nostro matrimonio... forse non è tutta colpa mia. Questo, invece, è Aldo... e Aldo... be', Aldo è un po' un caso a parte. Chi sia Aldo per me è un po' difficile da spiegare... non che mi vergogni, eh, per carità... non fraintendetemi. È che se dovessi spiegarvi come ci siamo conosciuti e come è andata a finire, e tutta una serie di dettagli che stanno in mezzo... insomma, giuro che non è colpa mia! È successo tutto per caso... eh, mi sono messa in un grande casino! ('''Claudia''') *Senta, io mi prendo le mie responsabilità, ma siamo sicuri che il chiosco non sia abusivo? ('''Aldo''') {{NDR|dopo aver investito una bancarella}} *E poi c'è Giacomino. Giacomo è facile: avete presente il luogo comune trito e ritrito dell'uomo che ha superato i [[quarantenne|40 anni]], e comincia a sentire lontano lontano l'odorino della morte? E allora si mette lì a fare un bilancio della sua vita di quello che ha, quello che non ha, di quello che ha fatto, di quello che non ha fatto, e di quello che gli resta da fare? Ecco, quel luogo comune lì... solo un po' più basso... è Giacomo. Ecco, adesso sta facendo una scommessa con se stesso. Ed è davvero convinto che se farà canestro, la sua vita cambierà. Vabbe'... sarà per un'altra volta! E per finire... eccomi qua. Questa sono io. Parlare di me mi ha sempre imbarazzata, divento tutta rossa, mi sudano le ascelle. È uno dei miei problemi, ma... ci sto lavorando. Dietro quella porta che sta per aprirsi, c'è il finale di questa storia. Facciamo così, decidete voi: restiamo qui altri dieci secondi aspettando che si apra, oppure arriva il buio, vi sorbite tutta la storia e ci rivediamo qui fra un'ora e mezza. Mi spiace, stavolta decido io: Buio! ('''Claudia''') *Lo sai che Giulia ha fatto una cura dimagrante a base di [[banana|banane]]? Veramente: è dimagrita? No! Però devi vedere come si arrampica! ('''Voce alla televisione''') {{NDR|[[Barzellette dai film|barzelletta]]}} *Ma proprio adesso che mi stavo innamorando, che ero deciso di fare il passo più lungo della gamba! Io lo so quando è crollato tutto: è stato quel maledetto momento in cui abbiamo visto insieme il marito! ('''Aldo''') *Aldo, quando una donna ti dice che ci deve pensare, vuol dire che ci ha giá pensato! Ti ha mollato! Finito! ('''Taribo''') *Claudia non esiste, suo marito non esiste! Claudia non esiste, suo marito non esiste! ('''Aldo e Taribo''') *Senti, "NonSoloTaxi", ma come guidi? Porca puttana, va' come hai conciato la macchina... Allora, di constatazione amichevole non ne parliamo neanche, eh, tanto nessun giudice ti darebbe ragione! ('''Giovanni''') {{NDR|dopo aver tamponato Aldo}} *C'è un posto dove posso vomitare un attimo? Un posto specifico per il [[vomito]], insomma: un vomituario, anche di modeste proporzioni. ('''Aldo''') *Se queste mura potessero parlare, si dovrebbero confessare! Fuochi! Fiamme! Sodoma! Gamarra! Eh? ('''Aldo''') *Miiii, che bello! Anplagghed! ('''Aldo''') *Se non la smette immediatamente, chiamo i carabinieri. E non sto scherzando. ('''Signorina del GPS''') *Oh, {{NDR|indica l'orologio}} è alta stagione esagerata! Ma lo sapete come si dice dalle mie parti? «Chi per la fretta caca nell'[[ortica]], spesso il culo gli formica». ('''Vanni Maceria''') {{NDR|[[Proverbi dai film|proverbio]]}} *Ma cosa volete stare a girare come la merda nei tubi?! E venite da me, no? Vi ospito io. Crostini toscani, vino toscano, cinghiale toscano, e poi per finire: botta di stornelli toscani improvvisati!! Tutta la notte si schianta dal ridere. Eh? ('''Vanni Maceria''') *Va beh: basta così! Quello che è successo dopo ve lo risparmio, ma se pensate che è stato facile prendere una decisione vi siete sbagliati. Con Aldo e Giacomo qualche volta ci siamo incontrati, e posso dire che siamo diventati quasi amici. Aldo, appena tornato, è andato a vivere con la sua Claudia. È stata una settimana bellissima. Poi, un sabato, si è accorto che non la sopportava più ed è scappato dalla finestra. Lei è ritornata da suo marito e pare che stia bene. Giacomo si è fatto dare un passaggio fino a casa di Silvia. Quello che aveva capito era che voleva rimettersi con la sua ex moglie. Quello che non aveva capito era che lei non ne aveva la minima intenzione. Dopo dieci giorni si sono lasciati di nuovo. Adesso, se non altro, Giacomo e Aldo sono diventati buoni amici, si divertono. Agosto, al mare, l'hanno passato insieme. Quanto a me e Giovanni le cose ora sono molto diverse: abbiamo ripreso a uscire tutte le sere, anche quando c'è la Champions League. Diciamo che per ora le cose vanno bene così. Poi... poi si vedrà... ('''Claudia''') *Allora lo vogliamo far smettere di piangere 'sto bambino o no, eh? Sono le tre di notte! Li vogliamo spendere 'sti due soldi per farlo visitare da uno specialista o no, eh? Ve ne consiglio uno: Dott. Sirchioli. 6832173! Cosa faccio, chiamo i carabinieri, eh??? ('''Giovanni''') ==Dialoghi== *'''Aldo''': Buongiorno! Dove andiamo di bello? <br/> '''Passeggero''': Piazza Wagner. <br/> '''Aldo''': Wagner, complimenti! Wagner! Il grande e irreprensibile Wagner! Compositore austriaco recentemente scomparso, autore del Lohengrin, opera che più o meno fa così... {{NDR|inizia a intonare una melodia}} <br/> '''Passeggero''': Senta... A parte che è il Bolero di Ravel, e poi ho una certa fretta: piazza Wagner, al ventisette. <br/> '''Aldo''': Ah! Questo è il Bolero?! Questo è il Bolero?! Vabbe'... Un attimo che impostiamo il navigatore, perché un conto è chi è Wagner e un conto è dov'è Wagner! Wagner si scrive con la [[G]] di Goethe? *'''Claudia''': Senti, ma perché stasera non andiamo a mangiare fuori? Una cosa semplice eh, una pizza. <br/> '''Giovanni''' {{NDR|guardando Passaparola in TV}}: Eh... Si boh... Dopo vediamo. Passaparola! <br/> '''Claudia''': Magari un cinemino! È tanto che non ci andiamo! <br/> '''Giovanni''': Sì... Magari... Mi son già tolto le scarpe... <br/> '''Claudia''': O sennò restiamo anche a casa... <br/> '''Giovanni''': Eh! <br/> '''Claudia''': Tranquilli... <br/> '''Giovanni''': Ma sì... <br/> '''Claudia''': Ma sì, infatti, stiamo a casa. <br/> '''Giovanni''' {{NDR|contento}}: Dai! *'''Claudia''': Ma scusa, non guardi Passaparola? C'è la ruota finale... {{NDR|Giovanni la interrompe}} <br/> '''Giovanni''': Ma chi se ne frega di Passaparola! Lo sto registrando! *'''Giovanni''' {{NDR|dopo che Claudia chiude una chiamata}}: Chi cazzo era a quest'ora? <br/> '''Claudia''': Che ne so, uno che ha sbagliato. <br/> '''Giovanni''': Uno che ha sbagliato alle [[due di notte]]? <br/> '''Claudia''': Giovanni, non è che dopo le due di notte non si può sbagliare... <br/> '''Giovanni''': Sì ma io voglio sapere chi ha sbagliato...<br/>'''Claudia''' {{NDR|perde la pazienza}}: Senti: è tardi, sono stanca e non ne voglio parlare! Lasciami dormire. Buonanotte. *'''Claudia''': Ma ti rendi conto che {{NDR|si riferisce a Giovanni}} è stronzo!? Io mi spacco la testa per cercare di salvare 'sto cazzo di matrimonio e lui cosa fa??? Che pezzo di merda...<br/>'''Luciana''': E tutte le belle cazzate che avete fatto ultimamente, anche quelle per salvare il matrimonio? Claudia, sono mesi che dici che sei stanca, che dici che sei confusa, che lo vuoi lasciare...<br/>'''Claudia''' {{NDR|inizia a piangere}}: Allora vuol dire che deve finire così... {{NDR|si asciuga una lacrima con la mano}} *'''Giovanni''': E allora sai cosa faccio? Adesso vado lì, e a questa domanda deve rispondere: o lui o me. Capito? <br /> '''Giacomo''': A parte che tecnicamente non sarebbe una domanda... Comunque, ho capito. *'''Aldo''': Allora com'è andata ieri notte?<br/> '''Giovanni''': Mah, niente.<br/> '''Aldo''': È andata male?<br/> '''Giovanni''': Ma no, il discorso non è andata bene o andata male...<br/> '''Aldo''': Insomma, dovete ancora... discutere?<br/> '''Giovanni''': Ma no, il discorso non è discutere...<br/> '''Aldo''' {{NDR|perde la pazienza}}: 'Mariiia, mi stai facendo venire l'herpes! Che cosa vi siete detti? Che è successo???<br/> '''Giovanni''': Se n'è andata, è finita!<br/> '''Aldo''' {{NDR|prima esulta e Giovanni lo squadra di colpo}}: No, niente. Mi è arrivato un SMS che aspettavo...<br/> '''Giovanni''': Solo che adesso cosa faccio, eh? Cosa faccio?<br/> '''Aldo''': Ma sì! Ma che vuoi fare? È la vita, dai! Oggi a te e domani a me, la cosa gira. Felice tu, felice un altro.<br/> '''Giovanni''' {{NDR|sarcastico}}: Grazie! Sto già meglio!<br/> '''Aldo''': Mi sono spiegato male... E adesso lei dov'è?<br/> '''Giovanni''': Eh... Eh, dov'è... Lo so io dov'è: è insieme a quel bastardo, ecco dov'è!<br/> '''Aldo''' {{NDR|si preoccupa}}: Quale bastardo?<br/> '''Giovanni''': Ma perché, non ti ha detto niente il tuo amico? *'''Navigatore''': Percorrere questa strada per settecentonovantanove chilometri. {{NDR|passa un minuto}} Percorrere questa strada per settecentonovantotto chilometri.<br/> '''Giacomo''': Ma questo navigatore è proprio indispensabile? <br/> '''Aldo''': Metti che poi sbagliamo strada. <br/> '''Giovanni''': Ma siamo in autostrada, è sempre dritto! Come cazzo fai a sbagliar strada? <br/> '''Aldo''': Vabbe', non lo so spegnere, contento?! Lo so accendere ma non lo so spegnere. Si spegne solo quando si arriva, è concepito così! Qualche problema?! <br /> '''Giacomo''' {{NDR|sarcastico}}: ...Che bel clima. <br/> '''Giovanni''': Che poi voglio proprio vedere... Me lo deve dire in faccia che il nostro matrimonio è finito per colpa {{NDR|indicando Aldo}} di un tassista terrone e dislessico! <br/> '''Aldo''': Ti comunico che il terrone apoplettico... <br/> '''Giovanni''': Dislessico! <br/> '''Aldo''': Mmmmhhh, come preferisci! Comunque il suddetto terrone dislessico, in due mesi di frequentazione è riuscito a ridargli una voglia di vivere, a Claudia, che tu nemmeno se vivrai con lei diciotto secoli riuscirai a darle, va bene? E comunque se te lo vuoi sentir dire in faccia quanto sei noioso, tra settecentonovantotto km sarai servito. <br/> '''Navigatore''': Percorrere questa strada per settecentonovantasette chilometri. <br/> '''Aldo''': Novantasette! <br/> '''Giovanni''': Che poi io, al limite, una sbandata per un tamarro come te sono anche disposto a capirla. Son quelle cose nella vita che devi fare per forza... Che poi però riponi nel cassetto "cazzate dell'esistenza", dove tu abiti tra l'altro. Ed è finita lì... Ma con questo qui dietro {{NDR|indicando Giacomo}}... Ma cosa cazzo mai ci avrà trovato? Cosa ci avrà visto in questo qua? Mi è inconcepibile! Non riesco a capirlo proprio! È una cosa al di là! Que... Cioè... "Onde del destino"... Ma vai a cagare... <br/> '''Giacomo''': Forse perché io riuscivo a farla parlare, eh? Perché se non te ne sei mai accorto caro mio, le donne han bisogno di parlare... Ma non solo loro, è proprio l'essere umano in se stesso è fatto di linguaggio, se non c'è la parola, tra gli esseri umani, la comunicazione, cioè è... {{NDR|vedendo che Aldo al suo discorso sbadiglia}} E vabbe'... <br/> '''Aldo''': Bravo Giacomino, bravo! Parla, parla! Ma dopo tutto quel gran parlare, una donna deve estrinsecare la sua femminilità selvaggia... E allora... <br/> '''Giovanni''': E allora cosa? <br/> '''Aldo''': E allora... <br/> '''Giovanni''': Hai detto allora, e allora cosa? <br/> '''Aldo''': Quando una donna... <br/> '''Giovanni''': No, non mi interessa quando, mi interessa allora! Hai lasciato allora coi puntini, riempili! <br/> '''Aldo''': Giovanni, non è che posso riempirli tutti io i puntini. Penso di averne già riempiti abbastanza... <br/> '''Giacomo''': Se posso dire... {{NDR|Giovanni lo interrompe furioso}} <br/> '''Giovanni''' {{NDR|gridando}}: Stai zitto! Tu devi stare zitto! Punto!<br/> '''Aldo''': Vuoi che ti riempia anche quello? Di puntino?<br/> {{NDR|Passa qualche ora e si fa notte}}<br/> '''Navigatore''': Percorrere questa strada per 455 chilometri.<br/> '''Giovanni''' {{NDR|vedendo Aldo con gli abbiocchi}}: Ohi! Ohi! Ohi! Vuoi che guidi io?<br/> '''Aldo''': Piuttosto che far guidare a un altro mi ammazzo.<br/> '''Giovanni''': Allora se magari prima mi fai scendere...<br/> '''Aldo''': Vabbè... Visto che non c'è il fisico ci fermiamo a dormire. Conosco un posto qui vicino.<br/> '''Giovanni''' {{NDR|vede ancora Aldo con gli abbiocchi}}: Ma allora! {{NDR|più tardi vede che si fermano in mezzo alla strada}} Ma sei scemo? Ma spiegami perché non possiamo andare in un albergo! <br/> '''Aldo''': [[Regole dai film|Regola]] numero quattro: il [[taxi]] non si abbandona mai, cascasse il mondo, piuttosto mi faccio ammazzare a testate! E comunque, se vuoi un alberghetto usi le tue gambette da rannocchietto gracile e cammini, va bene?<br/> '''Giacomo''': Già ben capito come va a finire: si pernotta in un albergo a quattro stelle, servizio in camera... e anche la compagnia non è male, va. {{NDR|a Giovanni}} Dai ciccio, datti da fare!<br/> '''Giovanni''' {{NDR|ad Aldo}}: E tra l'altro, questa macchina di merda qua ma chi vuoi che te la ciuli? <br />'''Aldo''': Dicevi così anche di tua moglie. *'''Navigatore''': Tra cinquecento metri svoltare a destra. Tra quattrocento metri svolt...<br/>'''Aldo''' {{NDR|dopo averlo preso a pugni}}: Taci, zoccola! {{NDR|a Giovanni}} Complimenti per la scelta della casa, eh? Comoda! Sono due anni che siamo in giro e mancano ancora seimila chilometri. E poi come fai ad esser così sicuro che Claudia è al mare?<br/> '''Giovanni''': Ha preso le chiavi.<br/> '''Aldo''': Magari erano le chiavi del solaio.<br/> '''Giacomo''': Eh beh sì, magari è lì in solaio che riflette.<br/> '''Giovanni''': Ma no, è impossibile: non ce l'abbiamo il solaio. {{NDR|Aldo lo squadra}} Cioè: ce l'abbiamo, però le chiavi ce le ha il vecchio inquilino e quindi... {{NDR|Aldo lo squadra di nuovo}} Oddio... Adesso mi fate venire un dubbio... *'''Giovanni''': Sì ma quando cacchio arriva 'sto carro attrezzi?<br/>'''Giacomo''': Eh, devi star calmo però: dopotutto son passate solo... tre ore.<br/>'''Giovanni''' {{NDR|sente il motore del carro attrezzi}}: Oahhh!<br/>'''Vanni Maceria''': ''Su di noi | l'amore è una favola...''<br/>'''Giovanni''': Sì, però...<br/>'''Vanni Maceria''': ''Su di noi | se tu vuoi volare | ti porto lontano | nei campi di grano | a fare l'amore con me''.<br>'''Giovanni''': Ho capito, però sono anche...<br/>'''Vanni Maceria''': ''Tu dimmi ti amo | e vieni nel grano | nel prato più bello che c'è''... Pupo! Pupone! La più grande ''rocchestarre'' italiana di tutti i tempi! L'eroe di Ponticino, deh!<br/>'''Giovanni''': Si ho capito, ma son tre ore e mezza che la stiamo aspettando!<br/>'''Vanni Maceria''': Oh scusate eh, bimbi... è alta stagione esagerata! È già un miracolo che sia arrivato qui io!<br/>'''Giacomo''': Botta di culo, eh? *'''Vanni Maceria''': Bimbi, c'ho una bella notizia per voi: avete spappolato il carburatore! È tutto "sgarganato"!<br/> '''Aldo''': Che ha detto?<br/> '''Giacomo''': Carburatore.<br/> '''Aldo''': Ha detto carburatore?<br/> '''Giovanni e Giacomo''': Carburatore, carburatore.<br/> '''Aldo''': Carburatore proprio? Le parole erano queste? {{NDR|si preoccupa}} Ma no! Il carburatore no! E gli volevo bene come un figlio!<br/> '''Vanni Maceria''': Ma per te è Natale con le palle! Perché in mezzo alle palle ci sono io, il regalo: Vanni Maceria, il ''Brunelleschi dei Carburatori''!<br/> '''Giovanni''': Però è simpatico.<br/> '''Aldo''': Senta, signor ''Brunelleschi dei Carburatori'', e quando sarebbe pronta la macchina?<br/> '''Vanni Maceria''': ''Ar'' tocco è tutta pronta ''a modino''.<br/> '''Aldo e Giovanni''': Oh, grazie signor Maceria.<br/> '''Giacomo''': Ma che cazzo avete capito? Vuol dire che è pronta domani all'una!<br/> '''Giovanni''': Eh, no... Dottor Maceria, non possiamo aspettare il tocco a modino.<br/> '''Vanni Maceria''': Oh, {{NDR|indica l'orologio}} è alta stagione esagerata! Ma lo sapete come si dice dalle mie parti? «Chi per la fretta caca nell'ortica, spesso il culo gli formica!» {{NDR|[[Proverbi dai film|proverbio]]}} *'''Aldo''' {{NDR|preoccupato}}: Che ci faccio qui? Che ci faccio qui?? Che ci faccio qui? Che ci faccio qui, Giacomino?<br/> '''Giacomo''': Ascolta, adesso tu bevi questo bicchiere d'acqua e vedrai che ti rassereni, vai. {{NDR|Aldo lo beve}} Va'... Oah! Hai visto? {{NDR|Aldo butta dietro il bicchiere riducendolo in mille pezzi}} Il bicchiere... Il bicchiere, del servizio buono!<br/> '''Aldo''' {{NDR|perde la pazienza}}: Che me ne frega a me del tuo servizio di cristallo di Boemia, Giacomino, non fare il piccolo borghese! Sto impazzendo! Ho anche buttato il telefonino nel naviglio... {{NDR|inizia a piangere}} E chissà quante volte m'ha chiamato e non m'ha trovato...<br/> '''Giacomo''' {{NDR|cerca di consolarlo}}: Stai calmo. Stai calmo. Adesso ripeti tutto, aliena in italiano, e senza piangere. Guardami negli occhi. Allora: eravate al fast food tu e Claudia...<br/> '''Aldo''' {{NDR|cerca di smettere di piangere}}: Eravamo al fast food io e Claudia... {{NDR|si rilassa}} Avevamo appena finito di fare l'amore. E tu, Giacomino, mi insegni che dopo aver fatto l'amore niente è meglio di un [[Big Mac]]... *'''Aldo''': Ah! Quasi dimenticavo... per la corsa sarebbero tremilaseicento euro.<br/> '''Giacomo''' {{NDR|strabuzza di colpo gli occhi e lo squadra}}: Come tremilaseicento euro?!?<br/> '''Aldo''': Ah, gia: cappuccio e brioche... Quelli li offro io... Che vuoi? Sono fatto così. Chiamami scemo... chiamami "anplagghed", ma sono fatto così... ==Altri progetti== {{interprogetto}} [[Categoria:Film commedia]] buacvj9r0i7m2kf793cc37ve52fdten Il re leone 0 18722 1420477 1392803 2026-07-14T19:05:26Z ~2026-39582-48 107779 /* Dialoghi */ 1420477 wikitext text/x-wiki {{Film |titoloalfabetico= Re leone 1, Il |titoloitaliano = Il re leone |immagine = The Lion King logo.svg |genere = animazione |regista = [[Roger Alles]], [[Rob Minkoff]] |sceneggiatore = [[Irene Mecchi]], [[Jonathan Roberts]], [[Linda Woolverton]] |doppiatorioriginali= *[[Jonathan Taylor Thomas]]: Simba (giovane) *[[Matthew Broderick]]: Simba (adulto) *[[Nathan Lane]]: Timon *[[Ernie Sabella]]: Pumbaa *[[James Earl Jones]]: Mufasa *[[Niketa Kalame]]: Nala (giovane) *[[Moira Kelly]]: Nala (adulta) *[[Jeremy Irons]]: Scar *[[Robert Guillaume]]: Rafiki *[[Rowan Atkinson]]: Zazu *[[Whoopi Goldberg]]: Shenzi *[[Cheech Marin]]: Banzai *[[Jim Cummings]]: Ed *[[Madge Sinclair]]: Sarabi |doppiatoriitaliani= *[[George Castiglia]]: Simba (giovane) *[[Riccardo Rossi (doppiatore)|Riccardo Rossi]]: Simba (adulto) *[[Tonino Accolla]]: Timon *[[Augusto Giardino]]: Pumbaa *[[Vittorio Gassman]]: Mufasa *[[Perla Liberatori]]: Nala (giovane) *[[Laura Boccanera]]: Nala (adulta) *[[Tullio Solenghi]]: Scar *[[Sergio Fiorentini]]: Rafiki *[[Roberto Del Giudice]]: Zazu *[[Rita Savagnone]]: Shenzi *[[Marco Guadagno]]: Banzai *[[Paola Giannetti]]: Sarabi |note= * Vincitore di 2 '''[[:Categoria:Film premi Oscar|premi Oscar]]''' (1995): ** Miglior colonna sonora ([[Hans Zimmer]]) ** Miglior canzone (''Can You Feel the Love Tonight'', [[Elton John]] e [[Tim Rice]]) }} '''''Il re leone''''', film d'animazione statunitense del 1994, regia di [[Roger Alles]] e [[Rob Minkoff]]. ==[[Incipit]]== {{incipit film}} *''Nants ingonyama bakithi baba | Sithi uhm ingonyama | Nants ingonyama bakithi baba | Sithi uhm ingonyama | Ingonyama siyo nqoba | Ingonyama | Ingonyama nengw' enamabala''' :{{NDR|Tradotto dallo zulu:}} ''Ecco qui un leone, Padre | Oh, sì, è un leone | Ecco qui un leone, Padre | Oh, sì, è un leone | Un leone che conquisteremo | Un leone | Un leone e un leopardo sopraggiungono in questo spazio aperto'' ==Frasi== {{cronologico}} *Ce n'è uno in ogni famiglia, sire... in realtà nella mia due. Riescono sempre a rovinare le occasioni speciali. ('''Zazu''') *La morte di Mufasa è una terribile tragedia... ma perdere Simba, che si era appena affacciato alla vita, per me è una grave perdita personale. Perciò è con la morte nel cuore che quest'oggi salgo al trono. Ma dalle ceneri di questa tragedia, non disperate, perché sorgerà l'alba di una nuova era, nella quale leoni e iene lavoreranno insieme per costruire un grande, glorioso futuro! ('''Scar''') *''Hakuna matata, ma che dolce poesia! | Hakuna matata, tutta frenesia! | Senza pensieri la tua vita sarà | chi vorrà vivrà in libertà | Hakuna matata!'' :''Hakuna matata, what a wonderful phrase! | Hakuna matata, ain't no passing craze! | It means no worries for the rest of your days | It's our problem-free philosophy! | Hakuna matata!'' ('''Timon e Pumbaa''') *Ricordati chi sei. Tu sei mio figlio e l'unico vero re! ('''Mufasa''') *''Busa le lizwe bo | Busa le lizwe bo | Busa lomhlaba wethu | Busa ngo xolo'' :{{NDR|Tradotto dallo zulu:}} ''Regna su questa terra | Regna su questa terra | Regna su questa terra nostra | Regna in pace.'' ==Dialoghi== {{cronologico}} *'''Scar''': Ma guarda! È proprio il mio fratellone disceso dall'Olimpo per mescolarsi coi comuni mortali.<br/>'''Mufasa''': Sarabi e io non ti abbiamo visto alla presentazione di Simba.<br/>'''Scar''': La cerimonia era oggi?! Oh, quanto sono mortificato! {{NDR|si aggrappa al muro con gli artigli, e il suono scricchiolante fa rabbrividire Zazu}} Dev'essermi sfuggito di mente. <br/>'''Zazu''': Sì, be', per quanto la tua mente possa essere sfuggevole, come fratello del re avresti dovuto essere in prima fila.<br/>'''Scar''': Be', ero io il primo della fila finché non è nato quel micio spelacchiato.<br/> '''Mufasa''': Quel "micio spelacchiato" è mio figlio ed il tuo futuro re.<br/>'''Scar''': Oh, dovrò perfezionare la riverenza! <br/>'''Mufasa''': Non voltarmi le spalle, Scar! <br/> '''Scar''': Oh no, Mufasa. Forse sei tu che non dovresti voltarmi le spalle. <br/> '''Mufasa''' {{NDR|si arrabbia e gli balza davanti, ruggendogli contro}}: Mi stai sfidando?!<br/> '''Scar''': Stai calmo, stai calmo, non mi sognerei mai di sfidarti, no. *'''Sarabi''': Tuo figlio è sveglio.<br/>'''Mufasa''': Lo sai che prima dell'alba è tuo figlio, no? *'''Mufasa''': Guarda, Simba. Tutto ciò che è illuminato dal sole è il nostro regno. <br /> '''Simba''': Wow... <br /> '''Mufasa''': Il periodo di reggenza di un re sorge e tramonta come il sole. Un giorno, Simba, il sole tramonterà su tuo padre e sorgerà con te come nuovo re. <br />'''Simba''': E questo sarà tutto mio? <br /> '''Mufasa''': Tutto quanto. <br/ > '''Simba''': Tutto ciò che è illuminato dal sole... ed i posti all'ombra, allora? <br /> '''Mufasa''': Quelli sono oltre i nostri confini. Non ci devi mai andare, Simba! *'''Mufasa''': Tutto ciò che vedi coesiste grazie a un delicato equilibrio. Come re, devi capire questo equilibrio e rispettare tutte le creature, dalla piccola formica alla saltellante antilope. <br> '''Simba''': Ma papà, noi non la mangiamo l'antilope? <br> '''Mufasa''': Sì, Simba, ma lascia che ti spieghi. Quando moriamo i nostri corpi diventano erba e le antilopi mangiano l'erba e così siamo tutti collegati nel grande cerchio della vita. *'''Simba''': Ehi, zio Scar, quando sarò re tu che cosa sarai?<br />'''Scar''': Lo zio di un curioso. *'''Mufasa''': Simba, lascia che ti dica una cosa che mio padre disse a me. Guarda le [[stella|stelle]]. I grandi re del passato ci guardano da quelle stelle. <br /> '''Simba''': Davvero? <br /> '''Mufasa''': Sì. Perciò quando ti senti solo, ricordati che quei re saranno sempre lì per guidarti. E ci sarò anch'io. *'''Shenzi''': Ma vi siete visti? Non mi meraviglio se penzoliamo in fondo alla catena alimentare!<br />'''Banzai''': Odio penzolare!<br />'''Shenzi''': Davvero? Sapete, se non fosse per i leoni, questo posto sarebbe in mano nostra!<br />'''Banzai''': Accidenti, io odio i leoni!<br />'''Shenzi''': Così prepotenti!<br />'''Banzai''': E così pelosi!<br>'''Shenzi''': E brutti!<br />'''Banzai''': E accidenti se sono...<br />'''Shenzi e Banzai''': ... dei gran puzzolenti! *'''Mufasa''' {{NDR|[[Ultime parole dai film d'animazione Disney|ultime parole]]}}: Scar... fratello, aiutami! <br/>'''Scar''' {{NDR|lo afferra per le zampe e lo guarda malvagiamente}}: ''Lunga vita al re!'' {{NDR|lo lascia cadere dal precipizio in mezzo alla mandria di gnu}} *'''Shenzi''' {{NDR|mentre Simba fugge}}: Ehi, sta scappando! Sta scappando!<br />'''Banzai''': Forza, prendetelo!<br />'''Shenzi''': Io lì dentro non ci metto piede! Non ho intenzione di ridurmi come te ed assomigliare ad un cactus!<br />'''Banzai''': Ma dobbiamo finire il lavoro!<br />'''Shenzi''': Be', tanto lì fuori da solo è come se fosse già morto! E se dovesse tornare lo uccideremo!<br />'''Banzai''' {{NDR|urlando a Simba}}: Sì, hai sentito?! Se mai tornerai, ti uccideremo! *'''Pumbaa''': {{NDR|riferendosi a Simba}} Possiamo tenerlo? <br /> '''Timon''': Pumbaa, ma sei impazzito?! Stiamo parlando di un leone! I leoni mangiano quelli come noi! <br /> '''Pumbaa''': Ma è così piccolo! <br /> '''Timon''': Ma diventerà grande! <br /> '''Pumbaa''': Forse starà dalla nostra parte! <br /> '''Timon''': Ah ah ah! È la cosa più stupida che abbia mai sentito! Forse starà dalla no-ehi! Che idea! E se stesse dalla nostra parte? Sai, non mi dispiacerebbe avere per amico un leone. *'''Timon''': Stai bene, piccolo? <br /> '''Simba''': Credo di sì. <br /> '''Pumbaa''': Sembravi morto. <br /> '''Timon''': Io ti ho salvato. {{NDR|Pumbaa sbuffa}} Be', Pumbaa mi ha aiutato. Un pochino. <br /> '''Simba''': Grazie dell'aiuto. <br /> '''Timon''': Ehi, dove stai andando? <br /> '''Simba''': Da nessuna parte. <br /> '''Timon''': Pumbaa, è proprio nero. <br /> '''Pumbaa''': A me sembra marrone chiaro. <br /> '''Timon''': No, no, no, intendevo depresso. <br /> '''Pumbaa''': Oh. {{NDR|lui e Timon raggiungono a Simba per parlargli}} Cos'è che ti divora? <br /> '''Timon''': Nulla, lui è in testa alla catena alimentare! {{NDR|ride}} La catena alimentare! {{NDR|La sua risata scema in imbarazzo mentre Simba è ancora triste}} Allora, da dove vieni? <br /> '''Simba''': Che importa, visto che non posso tornarci? <br /> '''Timon''': Ah, sei un esiliato. Magnifico, anche noi! <br /> '''Pumbaa''': Che hai combinato? <br /> '''Simba''': Una cosa terribile, ma non ne voglio parlare. <br /> '''Timon''': Bene, noi non lo vogliamo sapere! <br /> '''Pumbaa''': Smettila, Timon. Possiamo fare niente per te? <br /> '''Simba''': Solo se poteste cambiare il passato. <br /> '''Pumbaa''': Sai, piccolo, in momenti simili il mio amico Timon dice: "Devi lasciare il passato nel tuo didietro". <br /> '''Timon''': No, no, no. Dilettante, distenditi prima di farti male. Allora, devi sempre lasciare il passato dietro di te. Senti, ragazzo: le cose brutte accadono e tu non puoi fare nulla per evitarle. Giusto? <br /> '''Simba''': Giusto. <br /> '''Timon''': Sbagliato! Quando vedi che il mondo ti volta le spalle, non devi far altro che voltargli le spalle anche tu. <br /> '''Simba''': Non è ciò che mi hanno insegnato. <br /> '''Timon''': Credo tu debba avere un'altra lezione. Ripeti con me: Hakuna Matata. <br /> '''Simba''': Cosa? <br /> '''Pumbaa''': Hakuna Matata, vuol dire "senza pensieri". *'''Simba''': Hakuna Matata? <br /> '''Pumbaa''': È il nostro [[Motti dai film|motto]]. <br /> '''Simba''': Che cos'è un motto? <br /> '''Timon''': Niente. È un matto col botto. {{NDR|Ride con Pumbaa}} <br /> '''Pumbaa''': Sai, ragazzo? Due magiche parole contro tutti i problemi. *'''Pumbaa''': Timon! <br /> '''Timon''': Sì? <br /> '''Pumbaa''': Ti sei mai domandato cosa siano quei lumicini lassù? <br /> '''Timon''': Pumbaa, io non mi faccio domande. Io le cose le so! <br /> '''Pumbaa''': Oh! E cosa sono? <br /> '''Timon''': Sono delle lucciole. Lucciole che sono rimaste attaccate a quell'enorme cosa nero-bluastra! <br /> '''Pumbaa''': Oh, sì? Io pensavo che fossero masse gassose che bruciavano a miliardi di chilometri di distanza! <br /> '''Timon''': Pumbaa, tutto quello che pensi lo trasformi in gas! <br /> '''Pumbaa''': Simba, tu che cosa pensi? <br /> '''Simba''': Be', ecco... proprio non saprei... <br /> '''Pumbaa''': Su, avanti, Simba, non farti pregare! <br /> '''Simba''': Una volta qualcuno mi ha detto che i grandi re del passato ci guardano e ci proteggono da lassù. <br /> '''Pumbaa''': Davvero? <br /> '''Timon''': Vuoi dire che un mucchio di salme reali ci sta guardando? {{NDR|Scoppia a ridere insieme a Pumbaa}} Ma chi ti ha raccontato una cosa simile?! <br /> '''Simba''': Sì... sì... <br /> '''Timon''': Quell'idiota se l'è inventato?! <br /> '''Simba''': Già, è una scemenza, vero? Già... {{NDR|Simba, sempre più triste mentre riguarda le stelle, e se ne va da solo rialzandosi}} <br /> '''Timon''': {{NDR|rivolgendosi confuso a Pumbaa}} Ho detto qualcosa che non va? *'''Nala''': A casa abbiamo bisogno di te. <br> '''Simba''': Nessuno ha bisogno di me. <br> '''Nala''': Sai che non è vero. Tu sei il re. <br> '''Simba''': Nala, te l'ho già detto: non sono io il re. Scar è il re. <br> '''Nala''': Simba, lui ha permesso alle iene di impossessarsi delle Terre del branco. <br> '''Simba''': Cosa?!<br> '''Nala''': Hanno distrutto ogni cosa! Non c'è più cibo, non c'è più acqua... Simba, se non farai qualcosa moriranno tutti di fame! <br> '''Simba''': Non posso tornare. <br> '''Nala''': Perché? <br> '''Simba''': Non capiresti. *'''Simba''': Orribile scimmietta! La vuoi smettere di seguirmi! Ma chi sei? <br /> '''Rafiki''': La domanda è: chi... sei tu? <br /> '''Simba''': Credevo di saperlo. Ora non ne sono più tanto sicuro. *'''Simba''': {{NDR|osservando il riflesso nell'acqua}} Quello non è mio padre... è solo la mia immagine. <br /> '''Rafiki''': No... guarda con attenzione. Vedi? Lui vive in te. *'''Simba''' {{NDR|Rafiki ha appena colpito Simba con il bastone}}: Ahi! Che male! Perché mi hai colpito? <br> '''Rafiki''': Non ha importanza! Ormai è passato, eh, eh, eh! <br /> '''Simba''': Sì, ma continua a fare male. <br> '''Rafiki''': Oh sì, il passato può fare male. Ma a mio modo di vedere, dal passato puoi scappare oppure... imparare qualcosa. {{NDR|di nuovo fa oscillare il bastone verso Simba, ma si abbassa e schiva il colpo}} Ah! Hai visto?! *'''Timon''' {{NDR|cantando con Pumbaa mentre fanno da esca}}: Se tu vuoi mangiare un po' di ciccia vieni qua, mangia questo amico perché è proprio una bontà, buoni come lui proprio non ce n'è, se ti metti in fila tocca a te.... Hai fame? <br /> '''Pumbaa''': Ya ya ya ya. <br /> '''Timon''': Di pancetta <br /> '''Pumbaa''': Ya ya ya ya. <br /> '''Timon''': È un maiale <br /> '''Pumbaa''': Ya ya ya ya. <br /> '''Timon''': Puoi mangiarlo anche tu. Hu! *'''Scar''' {{NDR|mentre Simba penzola aggrappato alla Rupe dei Re}}: Ma guarda, questo mi ricorda qualcosa... dov'è che ho già visto questa scena? Oh sì, adesso me lo ricordo! Tuo padre aveva la stessa espressione quando è morto! {{NDR|afferra per le zampe Simba}} E adesso ti dirò il mio piccolo segreto... ho ucciso io Mufasa. <br> '''Simba''' {{NDR|salta addosso a Scar}}: Assassino! <br> '''Scar''': No, Simba, ti prego... <br> '''Simba''': Di' a tutti la verità! <br> '''Scar''': La verità? Ma la verità è sempre relativa... {{NDR|Simba lo soffoca per costringerlo a confessare}} Va bene... va bene... sono stato io. <br> '''Simba''': Così non possono sentirti! <br> '''Scar''': Io... ho ucciso Mufasa! *'''Zazu''': Fammi uscire! Fammi uscire! <br /> '''Timon''': Fammi entrare! Fammi entrare! {{NDR|entra nella gabbia in cui è rinchiuso Zazu}} Vi prego, non mi mangiate. <br /> '''Pumbaa''': Lasciatelo! <br /> '''Banzai''': Ehi, chi è quel maiale? <br /> '''Pumbaa''': Ehi, ce l'hai con me? <br /> '''Timon''': Oh-oh. L'ha chiamato maiale! <br /> '''Pumbaa''': Allora, parli con me? <br /> '''Timon''': Te la sei cercata! <br /> '''Pumbaa''': Ho detto: parli con me?!?????! <br /> '''Timon''': Saranno cavoli! <br /> '''Pumbaa''': Dovete chiamarmi Signor Maiale! {{NDR|si lancia alla carica mettendo in fuga le iene}} Ahhhhhhhhhhhhh! *'''Simba''': Assassino. <br /> '''Scar''': Simba, Simba, ti prego: abbi pietà. Ti scongiuro. <br /> '''Simba''': Tu non meriti di vivere. <br /> '''Scar''': Simba, io... faccio parte... della tua famiglia. Sono state le iene! Sono loro il vero nemico! La colpa è loro! Loro hanno avuto l'idea! <br /> '''Simba''': Perché dovrei crederti? Finora non mi hai mai raccontato altro che bugie.<br /> '''Scar''': Che cosa hai intenzione di fare? Non vorrai uccidere il tuo vecchio zio? <br /> '''Simba''': No, Scar. Io non sono come te. <br /> '''Scar''': Oh Simba, grazie! Che nobile gesto. Mi farò perdonare, te lo prometto. Come posso sdebitarmi con te? Dimmi, farò tutto ciò che vuoi. <br /> '''Simba''': Vattene. Vattene, Scar, e non tornare mai più. <br /> '''Scar''': Sì... sarà fatto. Come desiderate... vostra maestà! {{NDR|getta un tizzone ardente sugli occhi di Simba}} *'''Scar''': Amici miei. <br /> '''Shenzi''' {{NDR|ridendo}}: Amici? Io pensavo che c'avesse chiamato nemici! <br />'''Banzai''': Già. Anch'io ho sentito così. {{NDR|Scar è sconvolto dal terrore}} <br /> '''Shenzi e Banzai''': Ed? {{NDR|Ed sghignazza e comincia a leccarsi i baffi, mentre arrivano altre iene}} <br />'''Scar''' {{NDR|[[Ultime parole dai film d'animazione Disney|ultime parole]]}}: No, no, la-lasciatemi spiegare. No, no, non capite... Non, non volevo dire... No, no... credetemi... {{NDR|cerca di giustificarsi, ma le iene gli saltano addosso e lo divorano}} ==Citazioni su ''Il re leone''== *''A volte penso che a quelli come me | il mondo non abbia mai voluto bene, | il cerchio della vita impone che per | un Re Leone vivano almeno tre iene.'' ([[Pinguini Tattici Nucleari]]) ==Voci correlate== *''[[Timon e Pumbaa (serie animata)|Timon e Pumbaa]]'' (1995 – 1999) *''[[Il re leone II - Il regno di Simba]]'' (1998) *''[[Il re leone 3 - Hakuna Matata]]'' (2004) ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{Disney}} [[Categoria:Classici Disney]] [[Categoria:Film premi Oscar]] ogj68f6xronm48a7fa71gtnlwlhxa2k 1420480 1420477 2026-07-14T19:14:20Z Udiki 86035 Annullata la modifica di [[Special:Contributions/~2026-39582-48|~2026-39582-48]] ([[User talk:~2026-39582-48|discussione]]), riportata alla versione precedente di [[User:Udiki|Udiki]] 1384437 wikitext text/x-wiki {{Film |titoloalfabetico= Re leone 1, Il |titoloitaliano = Il re leone |immagine = The Lion King logo.svg |genere = animazione |regista = [[Roger Alles]], [[Rob Minkoff]] |sceneggiatore = [[Irene Mecchi]], [[Jonathan Roberts]], [[Linda Woolverton]] |doppiatorioriginali= *[[Jonathan Taylor Thomas]]: Simba (giovane) *[[Matthew Broderick]]: Simba (adulto) *[[Nathan Lane]]: Timon *[[Ernie Sabella]]: Pumbaa *[[James Earl Jones]]: Mufasa *[[Niketa Kalame]]: Nala (giovane) *[[Moira Kelly]]: Nala (adulta) *[[Jeremy Irons]]: Scar *[[Robert Guillaume]]: Rafiki *[[Rowan Atkinson]]: Zazu *[[Whoopi Goldberg]]: Shenzi *[[Cheech Marin]]: Banzai *[[Jim Cummings]]: Ed *[[Madge Sinclair]]: Sarabi |doppiatoriitaliani= *[[George Castiglia]]: Simba (giovane) *[[Riccardo Rossi (doppiatore)|Riccardo Rossi]]: Simba (adulto) *[[Tonino Accolla]]: Timon *[[Augusto Giardino]]: Pumbaa *[[Vittorio Gassman]]: Mufasa *[[Perla Liberatori]]: Nala (giovane) *[[Laura Boccanera]]: Nala (adulta) *[[Tullio Solenghi]]: Scar *[[Sergio Fiorentini]]: Rafiki *[[Roberto Del Giudice]]: Zazu *[[Rita Savagnone]]: Shenzi *[[Marco Guadagno]]: Banzai *[[Paola Giannetti]]: Sarabi |note= * Vincitore di 2 '''[[:Categoria:Film premi Oscar|premi Oscar]]''' (1995): ** Miglior colonna sonora ([[Hans Zimmer]]) ** Miglior canzone (''Can You Feel the Love Tonight'', [[Elton John]] e [[Tim Rice]]) }} '''''Il re leone''''', film d'animazione statunitense del 1994, regia di [[Roger Alles]] e [[Rob Minkoff]]. ==[[Incipit]]== {{incipit film}} *''Nants ingonyama bakithi baba | Sithi uhm ingonyama | Nants ingonyama bakithi baba | Sithi uhm ingonyama | Ingonyama siyo nqoba | Ingonyama | Ingonyama nengw' enamabala''' :{{NDR|Tradotto dallo zulu:}} ''Ecco qui un leone, Padre | Oh, sì, è un leone | Ecco qui un leone, Padre | Oh, sì, è un leone | Un leone che conquisteremo | Un leone | Un leone e un leopardo sopraggiungono in questo spazio aperto'' ==Frasi== {{cronologico}} *Ce n'è uno in ogni famiglia, sire... in realtà nella mia due. Riescono sempre a rovinare le occasioni speciali. ('''Zazu''') *La morte di Mufasa è una terribile tragedia... ma perdere Simba, che si era appena affacciato alla vita, per me è una grave perdita personale. Perciò è con la morte nel cuore che quest'oggi salgo al trono. Ma dalle ceneri di questa tragedia, non disperate, perché sorgerà l'alba di una nuova era, nella quale leoni e iene lavoreranno insieme per costruire un grande, glorioso futuro! ('''Scar''') *''Hakuna matata, ma che dolce poesia! | Hakuna matata, tutta frenesia! | Senza pensieri la tua vita sarà | chi vorrà vivrà in libertà | Hakuna matata!'' :''Hakuna matata, what a wonderful phrase! | Hakuna matata, ain't no passing craze! | It means no worries for the rest of your days | It's our problem-free philosophy! | Hakuna matata!'' ('''Timon e Pumbaa''') *Ricordati chi sei. Tu sei mio figlio e l'unico vero re! ('''Mufasa''') *''Busa le lizwe bo | Busa le lizwe bo | Busa lomhlaba wethu | Busa ngo xolo'' :{{NDR|Tradotto dallo zulu:}} ''Regna su questa terra | Regna su questa terra | Regna su questa terra nostra | Regna in pace.'' ==Dialoghi== {{cronologico}} *'''Scar''': Ma guarda! È proprio il mio fratellone disceso dall'Olimpo per mescolarsi coi comuni mortali.<br/>'''Mufasa''': Sarabi e io non ti abbiamo visto alla presentazione di Simba.<br/>'''Scar''': La cerimonia era oggi?! Oh, quanto sono mortificato! {{NDR|si aggrappa al muro con gli artigli, e il suono scricchiolante fa rabbrividire Zazu}} Dev'essermi sfuggito di mente. <br/>'''Zazu''': Sì, be', per quanto la tua mente possa essere sfuggevole, come fratello del re avresti dovuto essere in prima fila.<br/>'''Scar''': Be', ero io il primo della fila finché non è nato quel micio spelacchiato.<br/> '''Mufasa''': Quel "micio spelacchiato" è mio figlio ed il tuo futuro re.<br/>'''Scar''': Oh, dovrò perfezionare la riverenza! <br/>'''Mufasa''': Non voltarmi le spalle, Scar! <br/> '''Scar''': Oh no, Mufasa. Forse sei tu che non dovresti voltarmi le spalle. <br/> '''Mufasa''' {{NDR|si arrabbia e gli balza davanti, ruggendogli contro}}: Mi stai sfidando?!<br/> '''Scar''': Stai calmo, stai calmo, non mi sognerei mai di sfidarti, no. *'''Sarabi''': Tuo figlio è sveglio.<br/>'''Mufasa''': Lo sai che prima dell'alba è tuo figlio, no? *'''Mufasa''': Guarda, Simba. Tutto ciò che è illuminato dal sole è il nostro regno. <br /> '''Simba''': Wow... <br /> '''Mufasa''': Il periodo di reggenza di un re sorge e tramonta come il sole. Un giorno, Simba, il sole tramonterà su tuo padre e sorgerà con te come nuovo re. <br />'''Simba''': E questo sarà tutto mio? <br /> '''Mufasa''': Tutto quanto. <br/ > '''Simba''': Tutto ciò che è illuminato dal sole... ed i posti all'ombra, allora? <br /> '''Mufasa''': Quelli sono oltre i nostri confini. Non ci devi mai andare, Simba! *'''Mufasa''': Tutto ciò che vedi coesiste grazie a un delicato equilibrio. Come re, devi capire questo equilibrio e rispettare tutte le creature, dalla piccola formica alla saltellante antilope. <br> '''Simba''': Ma papà, noi non la mangiamo l'antilope? <br> '''Mufasa''': Sì, Simba, ma lascia che ti spieghi. Quando moriamo i nostri corpi diventano erba e le antilopi mangiano l'erba e così siamo tutti collegati nel grande cerchio della vita. *'''Simba''': Ehi, zio Scar, quando sarò re tu che cosa sarai?<br />'''Scar''': Lo zio di un curioso. *'''Mufasa''': Simba, lascia che ti dica una cosa che mio padre disse a me. Guarda le [[stella|stelle]]. I grandi re del passato ci guardano da quelle stelle. <br /> '''Simba''': Davvero? <br /> '''Mufasa''': Sì. Perciò quando ti senti solo, ricordati che quei re saranno sempre lì per guidarti. E ci sarò anch'io. *'''Shenzi''': Ma vi siete visti? Non mi meraviglio se penzoliamo in fondo alla catena alimentare!<br />'''Banzai''': Odio penzolare!<br />'''Shenzi''': Davvero? Sapete, se non fosse per i leoni, questo posto sarebbe in mano nostra!<br />'''Banzai''': Accidenti, io odio i leoni!<br />'''Shenzi''': Così prepotenti!<br />'''Banzai''': E così pelosi!<br>'''Shenzi''': E brutti!<br />'''Banzai''': E accidenti se sono...<br />'''Shenzi e Banzai''': ... dei gran puzzolenti! *'''Mufasa''' {{NDR|[[Ultime parole dai film d'animazione Disney|ultime parole]]}}: Scar... fratello, aiutami! <br/>'''Scar''' {{NDR|lo afferra per le zampe e lo guarda malvagiamente}}: ''Lunga vita al re!'' {{NDR|lo lascia cadere dal precipizio in mezzo alla mandria di gnu}} *'''Shenzi''' {{NDR|mentre Simba fugge}}: Ehi, sta scappando! Sta scappando!<br />'''Banzai''': Forza, prendetelo!<br />'''Shenzi''': Io lì dentro non ci metto piede! Non ho intenzione di ridurmi come te ed assomigliare ad un cactus!<br />'''Banzai''': Ma dobbiamo finire il lavoro!<br />'''Shenzi''': Be', tanto lì fuori da solo è come se fosse già morto! E se dovesse tornare lo uccideremo!<br />'''Banzai''' {{NDR|urlando a Simba}}: Sì, hai sentito?! Se mai tornerai, ti uccideremo! *'''Pumbaa''': {{NDR|riferendosi a Simba}} Possiamo tenerlo? <br /> '''Timon''': Pumbaa, ma sei impazzito?! Stiamo parlando di un leone! I leoni mangiano quelli come noi! <br /> '''Pumbaa''': Ma è così piccolo! <br /> '''Timon''': Ma diventerà grande! <br /> '''Pumbaa''': Forse starà dalla nostra parte! <br /> '''Timon''': Ah ah ah! È la cosa più stupida che abbia mai sentito! Forse starà dalla no-ehi! Che idea! E se stesse dalla nostra parte? Sai, non mi dispiacerebbe avere per amico un leone. *'''Timon''': Stai bene, piccolo? <br /> '''Simba''': Credo di sì. <br /> '''Pumbaa''': Sembravi morto. <br /> '''Timon''': Io ti ho salvato. {{NDR|Pumbaa sbuffa}} Be', Pumbaa mi ha aiutato. Un pochino. <br /> '''Simba''': Grazie dell'aiuto. <br /> '''Timon''': Ehi, dove stai andando? <br /> '''Simba''': Da nessuna parte. <br /> '''Timon''': Pumbaa, è proprio nero. <br /> '''Pumbaa''': A me sembra marrone chiaro. <br /> '''Timon''': No, no, no, intendevo depresso. <br /> '''Pumbaa''': Oh. {{NDR|lui e Timon raggiungono a Simba per parlargli}} Cos'è che ti divora? <br /> '''Timon''': Nulla, lui è in testa alla catena alimentare! {{NDR|ride}} La catena alimentare! {{NDR|La sua risata scema in imbarazzo mentre Simba è ancora triste}} Allora, da dove vieni? <br /> '''Simba''': Che importa, visto che non posso tornarci? <br /> '''Timon''': Ah, sei un esiliato. Magnifico, anche noi! <br /> '''Pumbaa''': Che hai combinato? <br /> '''Simba''': Una cosa terribile, ma non ne voglio parlare. <br /> '''Timon''': Bene, noi non lo vogliamo sapere! <br /> '''Pumbaa''': Smettila, Timon. Possiamo fare niente per te? <br /> '''Simba''': Solo se poteste cambiare il passato. <br /> '''Pumbaa''': Sai, piccolo, in momenti simili il mio amico Timon dice: "Devi lasciare il passato nel tuo didietro". <br /> '''Timon''': No, no, no. Dilettante, distenditi prima di farti male. Allora, devi sempre lasciare il passato dietro di te. Senti, ragazzo: le cose brutte accadono e tu non puoi fare nulla per evitarle. Giusto? <br /> '''Simba''': Giusto. <br /> '''Timon''': Sbagliato! Quando vedi che il mondo ti volta le spalle, non devi far altro che voltargli le spalle anche tu. <br /> '''Simba''': Non è ciò che mi hanno insegnato. <br /> '''Timon''': Credo tu debba avere un'altra lezione. Ripeti con me: Hakuna Matata. <br /> '''Simba''': Cosa? <br /> '''Pumbaa''': Hakuna Matata, vuol dire "senza pensieri". *'''Simba''': Hakuna Matata? <br /> '''Pumbaa''': È il nostro [[Motti dai film|motto]]. <br /> '''Simba''': Che cos'è un motto? <br /> '''Timon''': Niente. È un matto col botto. {{NDR|Ride con Pumbaa}} <br /> '''Pumbaa''': Sai, ragazzo? Due magiche parole contro tutti i problemi. *'''Pumbaa''': Timon! <br /> '''Timon''': Sì? <br /> '''Pumbaa''': Ti sei mai domandato cosa siano quei lumicini lassù? <br /> '''Timon''': Pumbaa, io non mi faccio domande. Io le cose le so! <br /> '''Pumbaa''': Oh! E cosa sono? <br /> '''Timon''': Sono delle lucciole. Lucciole che sono rimaste attaccate a quell'enorme cosa nero-bluastra! <br /> '''Pumbaa''': Oh, sì? Io pensavo che fossero masse gassose che bruciavano a miliardi di chilometri di distanza! <br /> '''Timon''': Pumbaa, tutto quello che pensi lo trasformi in gas! <br /> '''Pumbaa''': Simba, tu che cosa pensi? <br /> '''Simba''': Be', ecco... proprio non saprei... <br /> '''Pumbaa''': Su, avanti, Simba, non farti pregare! <br /> '''Simba''': Una volta qualcuno mi ha detto che i grandi re del passato ci guardano e ci proteggono da lassù. <br /> '''Pumbaa''': Davvero? <br /> '''Timon''': Vuoi dire che un mucchio di salme reali ci sta guardando? {{NDR|Scoppia a ridere insieme a Pumbaa}} Ma chi ti ha raccontato una cosa simile?! <br /> '''Simba''': Sì... sì... <br /> '''Timon''': Quell'idiota se l'è inventato?! <br /> '''Simba''': Già, è una scemenza, vero? Già... {{NDR|Simba, sempre più triste mentre riguarda le stelle, e se ne va da solo rialzandosi}} <br /> '''Timon''': {{NDR|rivolgendosi confuso a Pumbaa}} Ho detto qualcosa che non va? *'''Nala''': A casa abbiamo bisogno di te. <br> '''Simba''': Nessuno ha bisogno di me. <br> '''Nala''': Sai che non è vero. Tu sei il re. <br> '''Simba''': Nala, te l'ho già detto: non sono io il re. Scar è il re. <br> '''Nala''': Simba, lui ha permesso alle iene di impossessarsi delle Terre del branco. <br> '''Simba''': Cosa?!<br> '''Nala''': Hanno distrutto ogni cosa! Non c'è più cibo, non c'è più acqua... Simba, se non farai qualcosa moriranno tutti di fame! <br> '''Simba''': Non posso tornare. <br> '''Nala''': Perché? <br> '''Simba''': Non capiresti. *'''Simba''': Orribile scimmietta! La vuoi smettere di seguirmi! Ma chi sei? <br /> '''Rafiki''': La domanda è: chi... sei tu? <br /> '''Simba''': Credevo di saperlo. Ora non ne sono più tanto sicuro. *'''Simba''': {{NDR|osservando il riflesso nell'acqua}} Quello non è mio padre... è solo la mia immagine. <br /> '''Rafiki''': No... guarda con attenzione. Vedi? Lui vive in te. *'''Simba''' {{NDR|Rafiki ha appena colpito Simba con il bastone}}: Ahi! Che male! Perché mi hai colpito? <br> '''Rafiki''': Non ha importanza! Ormai è passato, eh, eh, eh! <br /> '''Simba''': Sì, ma continua a fare male. <br> '''Rafiki''': Oh sì, il passato può fare male. Ma a mio modo di vedere, dal passato puoi scappare oppure... imparare qualcosa. {{NDR|di nuovo fa oscillare il bastone verso Simba, ma si abbassa e schiva il colpo}} Ah! Hai visto?! *'''Timon''' {{NDR|cantando con Pumbaa mentre fanno da esca}}: Se tu vuoi mangiare un po' di ciccia vieni qua, mangia questo amico perché è proprio una bontà, buoni come lui proprio non ce n'è, se ti metti in fila tocca a te.... Hai fame? <br /> '''Pumbaa''': Ya ya ya ya. <br /> '''Timon''': Di pancetta <br /> '''Pumbaa''': Ya ya ya ya. <br /> '''Timon''': È un maiale <br /> '''Pumbaa''': Ya ya ya ya. <br /> '''Timon''': Puoi mangiarlo anche tu. Hu! *'''Scar''' {{NDR|mentre Simba penzola aggrappato alla Rupe dei Re}}: Ma guarda, questo mi ricorda qualcosa... dov'è che ho già visto questa scena? Oh sì, adesso me lo ricordo! Tuo padre aveva la stessa espressione quando è morto! {{NDR|afferra per le zampe Simba}} E adesso ti dirò il mio piccolo segreto... ho ucciso io Mufasa. <br> '''Simba''' {{NDR|salta addosso a Scar}}: Assassino! <br> '''Scar''': No, Simba, ti prego... <br> '''Simba''': Di' a tutti la verità! <br> '''Scar''': La verità? Ma la verità è sempre relativa... {{NDR|Simba lo soffoca per costringerlo a confessare}} Va bene... va bene... sono stato io. <br> '''Simba''': Così non possono sentirti! <br> '''Scar''': Io... ho ucciso Mufasa! *'''Zazu''': Fammi uscire! Fammi uscire! <br /> '''Timon''': Fammi entrare! Fammi entrare! {{NDR|entra nella gabbia in cui è rinchiuso Zazu}} Vi prego, non mi mangiate. <br /> '''Pumbaa''': Lasciatelo! <br /> '''Banzai''': Ehi, chi è quel maiale? <br /> '''Pumbaa''': Ehi, ce l'hai con me? <br /> '''Timon''': Oh-oh. L'ha chiamato maiale! <br /> '''Pumbaa''': Allora, parli con me? <br /> '''Timon''': Te la sei cercata! <br /> '''Pumbaa''': Ho detto: parli con me?! <br /> '''Timon''': Saranno cavoli! <br /> '''Pumbaa''': Dovete chiamarmi Signor Maiale! {{NDR|si lancia alla carica mettendo in fuga le iene}} *'''Simba''': Assassino. <br /> '''Scar''': Simba, Simba, ti prego: abbi pietà. Ti scongiuro. <br /> '''Simba''': Tu non meriti di vivere. <br /> '''Scar''': Simba, io... faccio parte... della tua famiglia. Sono state le iene! Sono loro il vero nemico! La colpa è loro! Loro hanno avuto l'idea! <br /> '''Simba''': Perché dovrei crederti? Finora non mi hai mai raccontato altro che bugie.<br /> '''Scar''': Che cosa hai intenzione di fare? Non vorrai uccidere il tuo vecchio zio? <br /> '''Simba''': No, Scar. Io non sono come te. <br /> '''Scar''': Oh Simba, grazie! Che nobile gesto. Mi farò perdonare, te lo prometto. Come posso sdebitarmi con te? Dimmi, farò tutto ciò che vuoi. <br /> '''Simba''': Vattene. Vattene, Scar, e non tornare mai più. <br /> '''Scar''': Sì... sarà fatto. Come desiderate... vostra maestà! {{NDR|getta un tizzone ardente sugli occhi di Simba}} *'''Scar''': Amici miei. <br /> '''Shenzi''' {{NDR|ridendo}}: Amici? Io pensavo che c'avesse chiamato nemici! <br />'''Banzai''': Già. Anch'io ho sentito così. {{NDR|Scar è sconvolto dal terrore}} <br /> '''Shenzi e Banzai''': Ed? {{NDR|Ed sghignazza e comincia a leccarsi i baffi, mentre arrivano altre iene}} <br />'''Scar''' {{NDR|[[Ultime parole dai film d'animazione Disney|ultime parole]]}}: No, no, la-lasciatemi spiegare. No, no, non capite... Non, non volevo dire... No, no... credetemi... {{NDR|cerca di giustificarsi, ma le iene gli saltano addosso e lo divorano}} ==Citazioni su ''Il re leone''== *''A volte penso che a quelli come me | il mondo non abbia mai voluto bene, | il cerchio della vita impone che per | un Re Leone vivano almeno tre iene.'' ([[Pinguini Tattici Nucleari]]) ==Voci correlate== *''[[Timon e Pumbaa (serie animata)|Timon e Pumbaa]]'' (1995 – 1999) *''[[Il re leone II - Il regno di Simba]]'' (1998) *''[[Il re leone 3 - Hakuna Matata]]'' (2004) ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{Disney}} [[Categoria:Classici Disney]] [[Categoria:Film premi Oscar]] p9c6lkso33v2zz9m2pehgg0as9fst66 Taormina 0 19117 1420493 1420431 2026-07-15T07:57:18Z Spinoziano (BEIC) 86405 Friederich Münter +1 1420493 wikitext text/x-wiki {{voce tematica}} [[File:Taormina - Jan 2014 - 059.jpg|thumb|Taormina]] Citazioni su '''Taormina'''. ==Citazioni== *Infine Taormina, paradiso terrestre su un mare mormorante, isola di profumi e di fiori tra le rocce, luci sul mare, l'Etna rutilante. – No, adesso pensa alla tua patria! Quand'anche qui fosse cento volte più bello, pensa alla tua patria natia, al paese dei corsi d'acqua e dei boschi mormoranti e dalla grazia modestissima e intima. ([[Karel Čapek]]) *Io fui molto felice per aver passato in Taormina un giorno il più perfettamente sereno, di modo che dall'altura in cui mi trovava gioire potei d'una illimitata prospettiva. Onde verso tramontana dirigere i miei sguardi, dovetti uscire dalla galleria che intorno la parte superiore del teatro girava, e sulla più esterna punta della roccia che sovrasta al mare mi assisi. Da lì la intera montuosa spiaggia di Sicilia tra Taormina e Messina osservai, non meno che la costa di Calabria da Scilla al capo Spartivento e la punta di Geraci, ove un tempo l'antica Locri si ergeva. Reggio giaceva avanti di me come una macchia bianca, mentre l'orizzonte metteva un limite agli alti monti Appennini di Calabria. Sotto i miei piedi sembravano picciole isole nuotare parte nude e parte di cespugli vestite. Sul teatro alto si alzava la piramidale roccia, su della quale il forte di Mola è costruito, e la di cui altezza par che faccia quasi sparire quella di Taormina. Ma assai più eccellente e magnifica era la vista dell'istesso teatro. Tutte le bellezze della natura trovansi qui riunite, ed allo spettatore, onde ad un solo sguardo goderle, ridenti ed amene si presentano. Sotto di me guardai le rovine del proscenio, indi sul tortuoso dorso del monte le case, le chiese e le disperse ville della piccola Taormina; in seguito l'intera strada che dal lido alla città conduce, il casale, i ''Giardini'', la smisurata lava sulla quale era edificata ''Naxos'' e tutta la costa di Sicilia, per quanto lungi poteva l'occhio arrivare. Io notai tre seni di mare; e credo d'aver veduto sin a Siracusa. Esteso alla mia sinistra giaceva nello splendor del sole il mare Jonio, ed alla mia destra il monte Etna in tutta la sua maestà signoreggiava. In nessun luogo, anco in Catania, veduto l'avea in tanta grandiosità. ([[Friederich Münter]]) *Le cisterne di Taormina sono le più belle e le più celebri di tutta la Sicilia, e forse di tutta l'Italia ancora. Ve ne sono esistenti cinque, di cui la più picciola è intatta. Essa è totalmente della struttura medesima della Piscina mirabile di Napoli, è incavata nella rupe ed ha nel suo mezzo una fila di otto pilastri, che la sua covertura sostengono. [...] Lo scopo per il quale siano state a spese eccessive tali opere costruite, sembra essere stato quello di provvedere la naumachia delle necessarie acque. L'idea di edificare una naumachia sopra un ripido ed alpestre monte, e l'acqua per via di smisurate cisterne e lunghi acquidotti recare in un paese che a' suoi piedi il mare Jonio ed un porto a tali esercizj idoneo apprestava, dimostra più che qualunque altra cosa, quanto grande fosse stata la prodigalità de' Romani e de' Greci, quante volte veniva loro in testa di acquistare tutto ciò che a norma del proprio gusto serviva loro di divertimento. Della menzionata naumachia non v'è che un solo muro laterale, che ha 18 archi e 19 nicchie quadrate in mezzo a questi. Quel muro sta nel giardino d'un chiostro; ed il luogo dove si radunava l'acqua è divenuto adesso un giardino d'aranci e limoni; mentre la muraglia stessa che ora è rimasta all'impiedi, e sopra la quale vi erano i sedili per gli spettatori, non è che un terrazzo, il quale per una vigna ed un pometo è destinato. In questa posizione le vedute del castel di Mola e dell'Etna sono belle ed amene oltre qualunque descrizione; ma quali in tutte queste vicinanze non sono tali, e che non sieno cagioni di meritamente accordare a Taormina, come a [[Agrigento|Girgenti]], il nome di Paradiso della Sicilia? ([[Friederich Münter]]) *Non è nient'altro che un paesaggio, ma un paesaggio dove si trova tutto quello che sembra fatto sulla terra per sedurre gli occhi, la mente e l'immaginazione. ([[Guy de Maupassant]]) *Se ci si colloca nel punto più alto occupato dagli antichi spettatori {{NDR|del Teatro antico}}, bisogna riconoscere che mai, probabilmente, un pubblico di teatro si vide davanti qualcosa di simile. Sul lato destro si affacciano castelli dalle rupi sovrastanti; più lontano, sotto di noi, si stende la città e, nonostante le sue case siano d'epoca recente, occupano certo gli stessi luoghi dove in antico ne sorgevano altre. Davanti a noi l'intero, lungo massiccio montuoso dell'[[Etna]]; a sinistra la sponda del mare fino a [[Catania]], anzi a [[Siracusa]]; e il quadro amplissimo è chiuso dal colossale vulcano fumante, che nella dolcezza del cielo appare più lontano e più mansueto, e non incute terrore. ([[Johann Wolfgang von Goethe]], ''[[Viaggio in Italia (saggio)|Viaggio in Italia]]'') *''Sulla via di Taormina | tra uliveti e azzurro pelago | il cammin serpeggia al lito; | scosta Aurora al nevi-candido | [[Etna]] il vel col roseo dito. | Su la via protende il [[mandorlo]] | entro il cocchio i rami in fiore, | scherza al par di lieta driade | da l'amabile rossore. | Sovra il ritmo de l'Oceano, | i suoi miti Grecia invia; | urla immensa, al lido classico | versa il [[Mare|mar]] la melodia, | e sussurra in lingua ionica, | fra il tremor de l'aura etnea, | ondi-fresche, eterno-giovani | rapsodie de l'Odissea.'' ([[Carlo Snoilsky]]) ===[[Enrico Mauceri]]=== *Essa era il luogo di delizia de' ricchissimi patrizi romani che nell'[[Sicilia|Isola]] possedevano immense proprietà, degli alti funzionari dello Stato, di tutti coloro che amavan dimenticare le cure ed i fastidi della vita, e ritemprare lo spirito in un bagno di godimento intellettuale. *Nella strada provinciale, in prossimità del paese, s'incontrano i primi avanzi della [[civiltà romana]] di epoca tarda: qualche rudere di poderosa costruzione civile e lunghe fila di sepolcri disposti come un alveare, e fabbricati con [[Mattone|mattoni]] rossi.<br>E ben possiamo fin d'ora chiamar Taormina la città classica del mattone. I suoi edifici sontuosi, sian teatri, terme, acquedotti, altro non sono che una sapiente composizione di mattoni, messi in opera con maestria somma e murati in modo che han resistito gagliardamente alle ire degli uomini e alle intemperie dei secoli. I Romani, da quei grandi costruttori che erano, compresero la immensa utilità tecnica dell'impiego del mattone nelle fabbriche, e se ne servirono facendo tesoro dell'abbondanza di argilla esistente attorno al paese. *Taormina, così greca come romana, è ancora un mito; nessuno la conosce profondamente, né alcun archeologo finora ne ha scrutato le intime fibre.<br>Noi ignoriamo, quindi, non solo la perimetria vera e precisa della città antica, massime della greca, ma financo l'esatto significato di alcuni suoi monumenti poderosi e mirabili. Nessun dubbio che il vasto [[Teatro antico di Taormina|teatro]], la cosi detta naumachia, gli avanzi degli acquedotti e della necropoli, depongano a favore dell'importanza della città romana, la quale fu forse ancora superiore alla nostra immaginazione; ma come scientificamente stabilirne la topografia? ==Voci correlate== *[[Teatro antico di Taormina]] ==Altri progetti== {{interprogetto}} [[Categoria:Comuni della Sicilia]] 0qnxfmx9madla0tkhwr1chi88bpxgnh Terremoto del 1783 0 62013 1420459 1069776 2026-07-14T14:45:01Z Marcella Medici (BEIC) 84396 1420459 wikitext text/x-wiki {{voce tematica}} [[File:Reggio and Messina earthquake 1783.jpg|thumb|Il terremoto del 1783 a Reggio Calabria e Messina]] Citazioni sul '''terremoto del 1783'''. * [[Cittanova|Casalnuovo]] era uno dei siti più ridenti e più prosperi della Piana prossima all'[[Appenino]]; con le sue strade allineate, le sue case nuove e ben fatte, ciascuna fornita all'entrata di un albero o di una pergola, che dava ombra e frescura, trasformando le strade in viali da giardino, aveva nell'insieme un aspetto leggiadro e grazioso. Per la paura dei terremoti, si eran prese tutte le precauzioni possibili quando venne costruito il borgo: le casse erano bassissime e le vie larghissime. Eppure tutto fu abbattuto e raso al livello del suolo! La marchesa di Gerace, appartenente ad una delle più cospicue famiglie della nobiltà calabrese, venerata colà per le sue virtù e per la sua attiva carità, fu schiacciata con tutti i suoi, sotto le rovine della propria villa. La pianura che circonda Casalnuovo si abbassò completamente; i terreni inclinati contro la montagna scivolarono più giù, lasciando fra la parte sconvolta e quella rimasta immobile, delle fratture da quindici a sedici chilometri di estensione in lunghezza ([[François Lenormant]]) * Casalnuovo terra in "Calabria ultra", in diocesi di "Mileto", distante da "Catanzaro" miglia 70 incirca. Questa terra è situata in una pianura, e i fenomeni, che vi accaddero nel dì 5 febbraio del 1783 cagionati dal terremoto, son incredibili. Presso a poco quanto vi era tutto rimase in un fiato abbattuto. Il territorio si sconvolse, perdé l'antica faccia della sua superficie, e tralle perdite memorande fu quella della principessa di "Gerace", la quale trovasi a diporto in questo feudo. Io rimando il leggitore alla storia del "Sarcone"<ref>Storia del terremoto delle Calabrie, pagg. 185 seg. [''nda''].</ref> chi voglia avesse di compiangere le disavventure di quella infelice popolazione. Il territorio è atto a tutte le buone produzioni. Vi allignano bene i gelsi, e vi si fa qualche industria de' bachi da seta. Si possiede dalla famiglia "Grimaldi" de' principi di Gerace. ([[Lorenzo Giustiniani]]) * Dopo un terribile interno muggito la terra tremando distrusse Casalnuovo [...]. Le strade avea larghe, dritte, le case basse pel timore de' terremoti, ciascuna di essi con un albero, ed una pergola avanti [...]. Non vi rimase pietra sopra pietra, tutto fu pareggiato al suolo, tetti sconvolti, sassi schiantati, alberi infranti. Quasi la metà della popolazione di Casalnuovo perì schiacciata sotto le rovine [...]. ([[Carlo Botta]]) *Fà raccapriccio il ripensare alla rovina cagionatale dal terremuoto del 1783: narra il Sarcone che tutto il territorio si sconvolse, quindi caddero tutti gli edifizj e perfino la superficie della contrada cambiò d'aspetto. ([[Attilio Zuccagni-Orlandini]]) * Il terremoto del 5 febbraio 1783 ebbe per teatro, sul continente italiano e sulla estremità adiacente della [[Sicilia]], la regione situata fra il 38° e il 39° di latitudine. Se si prende per epicentro la piccola città di Oppido, alla base del versante nord-ovest dell'[[Aspromonte]], non lontano dal corso superiore del fiume Marro, e si descrive intorno a questo epicentro un cerchio di 32 chilometri di raggio, lo spazio così determinato comprenderà la superficie del paese, in cui tutte le città e tutti i villaggi furono distrutti. Le scosse telluriche, sebbene diminuite ma sensibili ancora, si propagarono per una direzione fino a [[Otranto]], per un'altra fino a [[Lipari]], e per una terza fino a [[Palermo]]. Non si avvertì che una oscillazione quasi impercettibile in [[Puglia]] ed in [[Terra di Lavoro]]; nulla assolutamente a [[Napoli]] e negli [[Abruzzi]]. ([[François Lenormant]]) * In nessuna parte si vide uno sconvolgimento maggiore di quello di [[Terranova Sappo Minulio|Terranova]]; in nessuna parte avvenne una distruzione più completa, accompagnata da circostante più singolari. […] Questa città era edificata al disopra di tre profonde gole, alla estremità di una pianura dominata da una montagna. Nella prima scossa del 5 febbraio, una parte del suolo della città scivolò sul pendìo di una di queste gole e trascinò le case che vi eran su; gli avanzi di pietre e di travi confusi al terreno dislocatosi, ingombrarono la valle. Su di un altro punto della città il terreno venne diviso per tutta la sua altezza da una fenditura perpendicolare; una delle due metà si distaccò e cadde come un sol masso nella gola che le si aprì al disotto; onde le case furono così precipitate perpendicolarmente in una voragine di cento metri di profondità, che le loro macerie colmarono in parte. Su duemila abitanti che contava Terranova, millequattrocento furono schiacciati o seppelliti sotto le rovine. […] Terranova fu letteralmente capovolta: nelle tre valli in parte colmate dal rovesciamento del suolo e dagli avanzi dei materiali cadutivi sopra, ciò che si trovava in alto sprofondò, e ciò che era in basso, invece, sembrò innalzarsi pel crollo delle colline circostanti. ([[François Lenormant]]) *Per la rovina degli Edificj e per la gran perdita degli Abitanti fu funestissima la sorte di Casalnuovo. Paese edificato dopo il Tremuoto del passato secolo: imperocché tutte le Abitazioni, i Trappeti e le altre Case di campagna furono distrutte in maniera che nemmeno le fondamenta rimasero intatte. ([[Giovanni Vivenzio]]) ==Note== <references /> ==Altri progetti== {{interprogetto|w|w_preposizione=sul|etichetta=terremoto del 1783}} [[Categoria:Eventi degli anni 1780]] [[Categoria:Terremoti]] [[Categoria:Storia della Sicilia]] 094v8l1upuql70kfv1f19v14h6mefht Ferruccio Amendola 0 71058 1420502 1398341 2026-07-15T09:12:30Z Spinoziano 2297 /* Film */ 1420502 wikitext text/x-wiki [[File:Ferruccio Amendola 1985.jpg|thumb|Ferruccio Amendola (1985)]] '''Ferruccio Amendola''' (1930 – 2001), attore, doppiatore e direttore del doppiaggio italiano. ==Citazioni di Ferruccio Amendola== *I doppiatori hanno smesso di parlare fiorentino come qualche tempo fa.<ref>Citato in Mario Paolinelli e Eleonora Di Fortunato, ''Tradurre per il doppiaggio'', Hoepli, 2005, p. [http://books.google.it/books?id=i95yfrKEZCwC&pg=PA19 19]. ISBN 8820333856</ref> *Il buon doppiatore deve rinunciare all'idea di interpretare il ruolo che gli viene affidato, perché è già stato recitato da un altro. Il suo compito è, invece, quello di andare il più vicino possibile all'interpretazione dell'attore cui dà la voce... Obiettivo del doppiatore è capire quello che l'attore ha voluto dire, in qualunque lingua l'abbia fatto. Bisogna porsi al suo servizio.<ref>Citato in ''[https://www.antoniogenna.net/doppiaggio/voci/vocifa.htm Ferruccio Amendola]'', ''antoniogenna.net''.</ref> ==Citazioni su Ferruccio Amendola== *A rendere la sua figura ancora più incisiva concorre, nella versione italiana del film, anche la voce scavata e ruvida di Ferruccio Amendola, che per anni, prima della sua morte avvenuta proprio dopo la lavorazione di Men of Honor, è stato il doppiatore ufficiale dell'attore del Greenwich. ([[Giorgio Nisini]]) *Ero molto legato a Ferruccio [Ferruccio Amendola] e ho la grande responsabilità di sostituirlo nel dare la voce a Sylvester Stallone. Fu lui a dirmi di prendere il suo posto in "Driven" e non lo dimenticherò mai. Era un maestro, amava la semplicità e la spontaneità. Proprio per questo era un grande. ([[Massimo Corvo]]) *Ferruccio Amendola ha segnato l'avvio del doppiaggio moderno. Uno spartiacque tra le sonorità melodiche e vagamente auto compiacenti del cinema fine anni cinquanta e l'avvento delle interpretazioni più naturalistiche nella pellicola a colori. Amendola è il capostipite di un suono più 'buttato via', più 'sporco', non impostato o sofisticato. Con lui è cambiato anche il rapporto voce-microfono. ([[Claudia Catani]]) *Mi ha regalato un mestiere e mi ha salvato la vita perché altrimenti non so cosa avrei fatto. ([[Claudio Amendola]]) ==Note== <references/> ==Filmografia== ===Attore=== *''[[La grande guerra]]'' (1959) ===Doppiatore=== ====Film==== {{div col|strette}} *''[[Piccolo Cesare]]'' (1930) *''[[M - Il mostro di Düsseldorf]]'' (1931) *''[[Roma città aperta]]'' (1945) *''[[I migliori anni della nostra vita (film 1946)|I migliori anni della nostra vita]]'' (1946) *''[[I racconti dello zio Tom]]'' (1946) *''[[I vinti (film 1953)|I vinti]]'' (1953) *''[[Sentieri selvaggi]]'' (1956) *''[[La meteora infernale]]'' (1957) *''[[Intrigo internazionale]]'' (1959) *''[[Angeli con la pistola]]'' (1961) *''[[Il promontorio della paura]]'' (1962) *''[[Il giorno più lungo]]'' (1962) *''[[Lolita (film 1962)|Lolita]]'' (1962) *''[[Sfida nell'Alta Sierra]]'' (1962) *''[[A 007, dalla Russia con amore (film)|A 007, dalla Russia con amore]]'' (1963) *''[[Quella nostra estate]]'' (1963) *''[[Assassinio sul palcoscenico]]'' (1964) *''[[L'uomo del banco dei pegni]]'' (1964) *''[[Per un pugno di dollari]]'' (1964) *''[[Il volo della fenice (film 1965)|Il volo della fenice]]'' (1965) *''[[La battaglia dei giganti]]'' (1965) *''[[La più grande storia mai raccontata]]'' (1965) *''[[Le cinque chiavi del terrore]]'' (1965) *''[[Sherlock Holmes: notti di terrore]]'' (1965) *''[[Arabesque]]'' (1966) *''[[Django]]'' (1966) *''[[Grand Prix]]'' (1966) *''[[Questa ragazza è di tutti]]'' (1966) *''[[La calda notte dell'ispettore Tibbs]]'' (1967) *''[[La via del West]]'' (1967) *''[[Galileo (film 1968)|Galileo]]'' (1968) *''[[Il medico della mutua]]'' (1968) *''[[La strana coppia]]'' (1968) *''[[Preparati la bara!]]'' (1968) *''[[Hello, Dolly!]]'' (1969) *''[[Il pistolero dell'Ave Maria]]'' (1969) *''[[Il prof. dott. Guido Tersilli primario della clinica Villa Celeste convenzionata con le mutue]]'' (1969) *''[[Un uomo da marciapiede]]'' (1969) *''[[Z - L'orgia del potere]]'' (1969) *''[[Il piccolo grande uomo]]'' (1970) *''[[Io e Dio]]'' (1970) *''[[La figlia di Ryan]]'' (1970) *''[[Lo chiamavano Trinità]]'' (1970) *''[[Omicidio al neon per l'ispettore Tibbs]]'' (1970) *''[[Socrate (film)|Socrate]]'' (1970) *''[[La casa che grondava sangue]]'' (1971) *''[[È ricca, la sposo e l'ammazzo]]'' (1971) *''[[Panico a Needle Park]]'' (1971) *''[[Pomi d'ottone e manici di scopa]]'' (1971) *''[[Frenzy]]'' (1972) *''[[Il padrino]]'' (1972) *''[[Anche gli angeli mangiano fagioli]]'' (1973) *''[[Il lungo addio]]'' (1973) *''[[Papillon]]'' (1973) *''[[Piedone lo sbirro]]'' (1973) *''[[Serpico]]'' (1973) *''[[La stangata]]'' (1973) *''[[Il bianco, il giallo, il nero]]'' (1974) *''[[Non toccare la donna bianca]]'' (1974) *''[[Prima pagina (film)|Prima pagina]]'' (1974) *''[[Il padrino - Parte II]]'' (1974) *''[[Flic Story]]'' (1975) *''[[Il messia]]'' (1975) *''[[Liberi armati pericolosi]]'' (1976) *''[[Novecento]]'' (1976) *''[[Tutti gli uomini del presidente]]'' (1976) *''[[Roma a mano armata]]'' (1976) *''[[La banda del trucido]]'' (1977) *''[[Avere vent'anni]]'' (1978) *''[[Squadra antimafia]]'' (1978) *''[[...e giustizia per tutti]]'' (1979) *''[[Kramer contro Kramer]]'' (1979) *''[[Io sto con gli ippopotami]]'' (1979) *''[[Nosferatu, il principe della notte]]'' (1979) *''[[Rocky II]]'' (1979) *''[[Squadra antigangsters]]'' (1979) *''[[Delitto a Porta Romana]]'' (1980) *''[[Toro scatenato]]'' (1980) *''[[Fuga per la vittoria]]'' (1981) *''[[Manolesta]]'' (1981) *''[[Rambo]]'' (1982) *''[[Rocky III]]'' (1982) *''[[Tootsie]]'' (1982) *''[[Re per una notte]]'' (1983) *''[[Scarface]]'' (1983) *''[[C'era una volta in America]]'' (1984) *''[[Non c'è due senza quattro]]'' (1984) *''[[Rocky IV]]'' (1984) *''[[Rambo II - La vendetta]]'' (1985) *''[[Ritorno al futuro]]'' (1985) *''[[Cobra (film 1986)|Cobra]]'' (1986) *''[[The Untouchables - Gli intoccabili]]'' (1987) *''[[Prima di mezzanotte]]'' (1988) *''[[Rambo III]]'' (1988) *''[[Sono affari di famiglia]]'' (1989) *''[[Sorvegliato speciale]]'' (1989) *''[[Tango & Cash]]'' (1989) *''[[Dick Tracy (film 1990)|Dick Tracy]]'' (1990) *''[[Il padrino - Parte III]]'' (1990) *''[[Quei bravi ragazzi]]'' (1990) *''[[Rocky V]]'' (1990) *''[[Fuoco assassino]]'' (1991) *''[[Hook - Capitan Uncino]]'' (1991) *''[[Cape Fear - Il promontorio della paura]]'' (1991) *''[[Cliffhanger - L'ultima sfida]]'' (1993) *''[[Demolition Man]]'' (1993) *''[[Tombstone (film)|Tombstone]]'' (1993) *''[[Assassins (film 1995)|Assassins]]'' (1995) *''[[Dredd - La legge sono io]]'' (1995) *''[[Heat - La sfida]]'' (1995) *''[[Virus letale]]'' (1995) *''[[American Buffalo]]'' (1996) *''[[Daylight - Trappola nel tunnel]]'' (1996) *''[[Sleepers]]'' (1996) *''[[The Fan - Il mito]]'' (1996) *''[[Cop Land]]'' (1997) *''[[Jackie Brown]]'' (1997) *''[[Alice nel Paese delle Meraviglie (film 1999)|Alice nel Paese delle Meraviglie]]'' (1999) *''[[Men of Honor - L'onore degli uomini]]'' (2000) {{div col end}} ====Film d'animazione==== *''[[Z la formica]]'' (1998) ====Serie televisive==== *''[[Zorro (serie televisiva 1957)|Zorro]]'' (1957-1959) *''[[Gesù di Nazareth (sceneggiato televisivo)|Gesù di Nazareth]]'' (1977) *''[[Quo vadis? (miniserie televisiva)|Quo vadis?]]'' (1985) ==Voci correlate== *[[Alessia Amendola]], nipote *[[Claudio Amendola]], figlio *[[Rita Savagnone]], ex moglie ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Amendola, Ferruccio}} [[Categoria:Attori italiani]] [[Categoria:Doppiatori italiani]] f0d2a2aib8rxdjey1ryv8yor0wdmv8w Alberto Angela 0 87025 1420475 1407077 2026-07-14T18:31:45Z Homer 215 /* Citazioni di Alberto Angela */ +1 1420475 wikitext text/x-wiki [[File:Alberto Angela2.jpg|thumb|Alberto Angela nel 2010]] '''Alberto Angela''' (1962 – vivente), paleontologo, divulgatore scientifico, scrittore e giornalista italiano. ==Citazioni di Alberto Angela== *Chi ogni giorno andava a lavorare nel [[World Trade Center]] se ne vantava, era orgoglioso: le torri, al momento della costruzione, erano i grattacieli più alti di New York, 410 metri. Battevano il record dell'Empire State Building, 381 metri, fino a quel momento l'edificio più famoso e ammirato. Avevano letteralmente modificato, stravolto il profilo della città. Per chi arrivava dal mare, in transatlantico, da turista di lusso o sul ferry boat da pendolare, lo sguardo si posava subito con ammirazione sulle due torri. Costruirle, era stata un'impresa titanica, che aveva suscitato anche molte polemiche.<ref>Dalla trasmissione ''Ulisse, il piacere della scoperta'' andata in onda su ''Rai 3'', 21 maggio 2011; ''[https://www.youtube.com/watch?v=2VSe8SXRlq8 video]'' disponibile su ''youtube.com'', min. 6:30.</ref> *Credo che la formica parassitaria sia l'animale più longevo e insieme più debole che esista. La struttura esoscheletrica è del tutto simile a una zanzara in volo, e tuttavia con un bulbo parcellizzato più regolare.<ref>Da ''Focus'', 12 dicembre 1999, p. 31.</ref> *Da quassù si scorge [[Palermo]] al momento del tramonto, con il suo fascino, la sua bellezza, che però si nascondono in questo calcolato disordine, di cupole, resti di moschee, palme che emergono, statue gesticolanti ma anche orti barocchi e persino magnificenze Liberty. Da qui si intravede Monte Pellegrino, un promontorio definito da Goethe “il più bello del mondo” che sembra quasi proteggere la città. Una città che sembra scivolare pigramente verso il mare. Un mare dal quale sono venuti tutti i popoli che hanno desiderato conquistarla. Fenici, romani, bizantini, arabi, normanni, spagnoli, francesi, piemontesi, austriaci. E tutti hanno lasciato delle bellezze immense. E forse proprio dal mare è arrivata quella malinconia che è una delle chiavi per capire la [[Sicilia]]. Insomma, qui nulla è siciliano, ma tutto si fa siciliano.<ref> Citato in ''[https://www.perizona.it/alberto-angela-meraviglie-palermo/amp/ Alberto Angela mostra le bellezze di Palermo: “Qui nulla è siciliano ma tutto si fa siciliano”]'', ''perizona.it'', 12 gennaio 2023. </ref> *Ho una debolezza: il [[tiramisù]]. Casalingo o di pasticceria, non manca mai.<ref name=Lacava /> *Il Tirannosauro univa in sè le dimensioni di un elefante, la violenza di una tigre e la dentatura di uno squalo.<ref>Da Piero e Alberto Angela, ''Il Pianeta dei dinosauri'', Arnoldo Mondadori Editore, ottobre 1993, p. 55.</ref> *Poche città come la [[Firenze]] del Rinascimento sono riuscite, nella storia dell'umanità, a segnare così tanto e in pochi secoli, non solo la storia del proprio Paese, ma quella di un intero continente e del mondo intero.<ref>Da un [https://twitter.com/albertoangela/status/1610761451299344396 post] sul profilo ufficiale ''twitter.com'', 4 gennaio 2023.</ref> *Prima di [[Carlo Azeglio Ciampi|Ciampi]] la [[patria]] era un valore di destra, guerresco. Lui ha convinto gli italiani a fare pace con la bandiera e con l'inno.<ref>Dall'intervista di Francesco Merlo, ''[https://rep.repubblica.it/pwa/intervista/2018/01/16/news/_alberto_angela_ho_successo_perche_racconto_la_bellezza_degli_italiani_-186642629/ Alberto Angela: "Ho successo perché racconto la bellezza degli italiani"]'', ''rep.repubblica.it'', 17 gennaio 2018.</ref> *Quando si entra in un luogo tanto splendido e ricco di tesori come la [[Basilica di San Pietro in Vaticano|basilica di San Pietro]], è naturale che lo sguardo corra verso l'alto, oppure tutto intorno... È molto più difficile che ci si fermi a guardare per terra. Ma è un vero peccato, perché i pavimenti di San Pietro sono un enorme, vastissimo capolavoro unico al mondo.<ref>Da ''San Pietro. Segreti e meraviglie in un racconto lungo duemila anni'', cap. VI, ''Marmi da ogni dove'', Milano, RCS Libri, 2015, ISBN 978-88-58-68291-3</ref> *{{NDR|Su [[Gigi Proietti]]}} Quando ti trovavi davanti a lui, alla sua arte, alla sua persona, ti rendevi conto di essere davanti ad un fuoriclasse, ad un artista unico che sapeva coinvolgerti in modo totale in ogni tipo di rappresentazione. La sua arte non era mai ostentata ed era sempre in grado di mettere a proprio agio le persone con cui aveva a che fare. [...] Con la sua umiltà, la sua umanità e la sua semplicità, Gigi è stato uno degli uomini più veri, rispettosi ed umani che abbia mai incontrato.<ref>Da un [https://www.facebook.com/albertoangelaofficial/posts/3542983685748239 post] sul profilo ufficiale ''facebook.com'', 2 novembre 2020.</ref> *Quarantatremila e seicento finestre; questo è il totale delle due torri. Cioè, poco meno di ventiduemila finestre ciascuna, tutte larghe cinquanta centimetri. Un dato da tener presente, perché ci aiuta a comprendere la struttura delle torri e anche la dinamica del crollo. I grattacieli tradizionali, infatti, hanno una struttura portante all'interno e le pareti sottilissime. Le torri di New York invece, erano sostenute da un'intelaiatura esterna, da sottili nervature d'acciaio distanti tra loro appunto cinquanta centimetri, cioè la larghezza delle finestre. Insomma, erano come dei parallelepipedi vuoti. La maggiore difficoltà per le due torri era il vento: infatti, in questo punto di Manhattan a questa quota, il vento può soffiare fino a duecentoventi chilometri orari e quando questo avveniva le torri si piegavano ed erano in grado di oscillare persino di un metro. Le torri erano diventate un simbolo e proprio per questo, un gruppo di fanatici decise di attaccarle già nel 1993.<ref>Dalla trasmissione ''Ulisse, il piacere della scoperta'' andata in onda su ''Rai 3'', 21 maggio 2011; ''[https://www.youtube.com/watch?v=2VSe8SXRlq8 video]'' disponibile su ''youtube.com'', min. 10:35.</ref> *Sì, effettivamente a prima vista {{NDR|le [[iguana|iguane]]}} possono sembrare dei piccoli [[Dinosauro|dinosauri]], ma non lo sono. Appartengono al grande filone dei rettili, ma non sono parenti stretti dei dinosauri. Diciamo più o meno quanto noi lo potremo essere con una foca.<ref name=pianetadinosauriep1>Dal programma televisivo ''Il Pianeta dei Dinosauri'', episodio 1: I primi dinosauri, Raiuno, 1993.</ref> *Sono di bocca buona: mi piacciono i film che fanno ridere e quelli di azione. Al primo posto, metterei ''[[2001 Odissea nello spazio]]''.<ref name=Lacava>Citato in Cristina Lacava, ''[http://www.iodonna.it/personaggi/interviste/2012/alberto-angela-intervista-cose-della-vita-30628720109.shtml Cose della vita: Alberto Angela]'', ''iodonna.it'', 24 aprile 2012.</ref> *Una generazione che non sa cosa significhi una guerra, per esperienza diretta o per i racconti di chi c'era, è proprio la più vulnerabile a ricascarci e innescare nuove tragedie. E noi, purtroppo, in questo momento ci troviamo a navigare esattamente in queste acque. <ref>Da ''Cesare'', Mondadori, Milano, 2025. ISBN 978-88-04-81099-5</ref> {{Int|''[https://www.raiplay.it/video/2019/04/Meraviglie-La-penisola-dei-tesori-Tra-vette-e-colline-da-Urbino-al-Monte-Bianco-a6d2c9f5-f64f-49fd-93a6-89bba967afca.html Tra vette e colline: da Urbino al Monte Bianco]''|Dal programma televisivo ''Meraviglie - La penisola dei tesori'', Rai 1, 9 aprile 2019; video disponibile su ''raiplay.it''.}} *Il [[Palazzo Ducale (Urbino)|Palazzo Ducale di Urbino]] è davvero una sorta di dedalo, con passaggi, stanze, cortili, ecc. e noi ora ci troviamo in uno dei punti più alti, uno dei due torricini, così chiamati, queste torri a punta molto eleganti. Non avevano [...] una funzione militare, questa non era una fortezza, questo era un palazzo; ed era voluto da Federico da Montefeltro, perché chiunque arrivasse proprio qui [...] si trovava di fronte questa meraviglia dell'architettura, che era un vero e proprio biglietto da visita di questo personaggio straordinario. *La più importante testimonianza di questo periodo d'oro {{NDR|il Rinascimento}} è il Palazzo Ducale, un vero e proprio scrigno che copre ben ventimila metri quadrati su più piani. È davvero un'opera straordinaria. *Pensate che l'UNESCO ha dichiarato il centro storico di Urbino patrimonio dell'umanità; ma in effetti è una città antichissima, una città che ha conosciuto il suo massimo splendore, lo sappiamo, nel '400, quando, come sottolinea l'UNESCO, ha rappresentato uno dei vertici dell'arte e della cultura di tutto il [[Rinascimento]]. E soprattutto, ha lasciato un'impronta indelebile nella storia, grazie anche alla creatività dei suoi abitanti e del Duca di Urbino, personaggio davvero straordinario. *[...] tra questi boschi e querce, incastonata tra le morbide colline marchigiane, si trova una vera meraviglia, non solo di questa regione, ma di tutta la nostra nazione: è una città ricchissima di storia, arte e cultura. Una città che ha lasciato un segno nei secoli: [[Urbino]]. *Urbino e soprattutto questo bellissimo palazzo {{NDR|Ducale}}, erano in quegli anni un luogo di grandissimo fermento, qui avresti incontrato tanti ambasciatori, ospiti, viaggiatori, ma anche nomi entrati nella storia: Papa Giulio II [...], Lucrezia Borgia, tanti altri. *Urbino [...] è un luogo unico, un luogo dove [[Medioevo]] e Rinascimento si fondono con naturalezza: e allora tutti questi bellissimi palazzi, le chiese, i vicoli stretti e i saliscendi così caratteristici, vi fanno ancora oggi ritornare a quell'epoca, al '400, gli inizi del '500. Un'epoca in cui Urbino era una città ricca, in cui vi era fermento culturale e proprio grazie alla passione dei signori della città, erano sorti tantissimi luoghi dove l'arte a sua volta nasceva. ==''I tre giorni di Pompei''== ===[[Incipit]]=== Dall'eruzione che nel 79 d.C. distrusse Pompei, Ercolano, Oplontis, Boscoreale, Terzigno e Stabia si parla sempre attraverso le vittime, cercando di capire come siano andate incontro alla loro fine. Questo libro farà il contrario: racconterà la tragedia attraverso i sopravvissuti. In effetti c'è chi si è salvato. Da una lunga indagine ne sono riemersi almeno sette! ===Citazioni=== *Il mondo dei [[romani]], dai vestiti alle case, è davvero un modo colorato, molto più del nostro che invece è fatto di pareti bianche e abiti scuri. (p. 16) *Riassumendo, quale è la più grande differenza tra le case romane e le nostre? Quella che salta più all’occhio, lo abbiamo visto, sono i colori. I romani rimarrebbero sgomenti dalla povertà di colori delle nostre case ma anche dei vestiti, dell’arredamento e delle statue. (p. 121) *Le [[citazioni]] dotte sono molto frequenti sui muri di [[Pompei]]. Perché? Può sorprendere, ma la cosa è spiegabile con il fatto che non c’erano blocchetti di carta e “quaderni” a portata di mano, e i materiali su cui poter scrivere o scarabocchiare erano comunque rari e costosi. Quindi per lasciare un messaggio alle posterità, si usavano i muri. (p. 241) *La credenza che il [[corallo]] protegga dalla sfortuna e dal malocchio trova riscontro nella mitologia. Medusa pietrificava chiunque con il suo sguardo. Quando Perseo la decapitò, salì su Pegaso, il cavallo alato, tenendo in mano la testa del mostro appena ucciso. Alcune gocce di sangue dalla testa mozzata di Medusa caddero in mare durante il volo e si pietrificarono, trasformandosi in corallo rosso. Il sangue della terribile Medusa è diventato così un'arma da usare a proprio favore, contro la malasorte e le cattivere altrui... (p. 270) *Il [[sale]], lo sappiamo, ha un'importanza fondamentale per il nostro organismo, e fin dall'antichità è sempre tenuto in gran conto, quasi quanto l'oro. Con il sale si pagavano i soldati — da qui il termine "salario" —, e il sale che veniva estratto a Ostia Antica veniva trasportato lungo una strada chiamata non a caso "Salaria". (p. 305) ==[[Incipit]] di ''Viaggio nella Cappella Sistina''== Pochi luoghi al mondo lasciano incantati come la [[Cappella Sistina]]. Ognuna delle ventimila persone che ogni giorno entrano in questo luogo sacro rimane muta di fronte a tanta bellezza e, insieme, prova un senso di smarrimento. In effetti, non si sa dove concentrare lo sguardo, su quali affreschi, su quali volti: ci si sente rapiti dal famoso "contatto" tra le dita di Adamo e di Dio, poi dall'azzurro intenso del Giudizio universale e dalle sue figure dipinte che guizzano come fiamme di un incendio che divampa sulla parete. E, ogni volta che si sceglie un dettaglio, si prova sempre la stessa emozione: il piacere della perfezione... La perfezione dell'Arte, della creatività umana. <!-- (Prima tappa. Una cappella maestosa, p. 11) --> ==Citazioni su Alberto Angela== *{{NDR|Nel 2018}} Ormai Alberto non è più il figlio di Piero Angela, sono io a essere suo padre. ([[Piero Angela]]) *Alberto è un amico che stimo, non lo considero un concorrente. [...] Ci accomuna la scelta di andare nei luoghi dove le cose sono accadute, ci accomuna la voglia di far vivere una storia con una scrittura cinematografica, ci accomuna il fatto che non siamo a caccia della lite televisiva, che non dobbiamo rincorrere l'intervista al personaggio politico del momento. Oltre ad Ulisse e ad Atlantide non mi pare ci sia qualcosa di simile nella tv italiana, gli ascolti suoi sono straordinari, quelli miei sono molto buoni. Questo significa che il pubblico c'è. ([[Andrea Purgatori]]) ==Note== <references /> ==Film== *''[[Minions (film)|Minions]]'' (2015) ==Bibliografia== *Alberto Angela, ''I tre giorni di Pompei'', Rizzoli, Milano, 2018. ISBN 978-88-17-08352-2 *Alberto Angela, ''Viaggio nella Cappella Sistina'', Rizzoli, Milano, 2013. ISBN 978-88-17-07011-9 ==Voci correlate== *[[Piero Angela]], padre ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Angela, Alberto}} [[Categoria:Divulgatori scientifici italiani]] [[Categoria:Giornalisti italiani]] [[Categoria:Paleontologi italiani]] [[Categoria:Personaggi televisivi italiani]] [[Categoria:Scrittori italiani]] a6bx461ixihpnd0i68ywko911izeiv5 Théroigne de Méricourt 0 87341 1420439 997825 2026-07-14T13:14:01Z Gaux 18878 Licurgo Cappelletti 1420439 wikitext text/x-wiki [[File:Portrait de femme, présumé de Théroigne de Méricourt (c 1785).jpg|200px|thumb|Théroigne de Méricourt]] '''Anne-Joseph Terwagne''', detta '''Théroigne de Méricourt''' (1762 – 1817), politica e rivoluzionaria francese. ==Citazioni di Théroigne de Méricourt== *È tempo che le [[donna|donne]] contrastino la vergognosa incompetenza in cui l'ignoranza, l'orgoglio e l'ingiustizia maschili le ha per così lungo tempo tenute prigioniere.<ref>Citato in Anna Rossi-Doria, ''Il primo femminismo (1791-1834)'', Unicopli, 1993, p. 75.</ref> ==Citazioni su Théroigne de Méricourt== *Il 14 luglio 1789, giorno memorando nella storia di Francia, Théroigne si trovò mescolata ai vincitori della [[Presa della Bastiglia|Bastiglia]]. Da quel momento in poi, essa non fu conosciuta dal popolo, che sotto il nome della ''bella straniera'' o della ''bella Liegese''.<br>Nelle famose giornate del 5 e 6 ottobre, essa guidò le donne parigine a [[Versailles]]; e, cavalcando a lato del feroce Jourdan, detto taglia-teste, ricondusse il Re {{NDR|[[Luigi XVI di Francia|Luigi XVI]]}} a Parigi. A' suoi fianchi camminavano alcuni uomini dalla faccia patibolare, i quali portavano infilate sulle picche le teste delle guardie del corpo, trucidate negli appartamenti del Re e della Regina. ([[Licurgo Cappelletti]]) ==Note== <references /> ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{s}} {{DEFAULTSORT:Théroigne de Méricourt}} [[Categoria:Politici francesi]] [[Categoria:Personalità della Rivoluzione francese]] [[Categoria:Rivoluzionari francesi]] l3ll79mu3lxwktn6i2eh554h1faqadi 1420442 1420439 2026-07-14T13:24:45Z Gaux 18878 /* Citazioni su Théroigne de Méricourt */ altra di Cappelletti 1420442 wikitext text/x-wiki [[File:Portrait de femme, présumé de Théroigne de Méricourt (c 1785).jpg|200px|thumb|Théroigne de Méricourt]] '''Anne-Joseph Terwagne''', detta '''Théroigne de Méricourt''' (1762 – 1817), politica e rivoluzionaria francese. ==Citazioni di Théroigne de Méricourt== *È tempo che le [[donna|donne]] contrastino la vergognosa incompetenza in cui l'ignoranza, l'orgoglio e l'ingiustizia maschili le ha per così lungo tempo tenute prigioniere.<ref>Citato in Anna Rossi-Doria, ''Il primo femminismo (1791-1834)'', Unicopli, 1993, p. 75.</ref> ==Citazioni su Théroigne de Méricourt== *Il 14 luglio 1789, giorno memorando nella storia di Francia, Théroigne si trovò mescolata ai vincitori della [[Presa della Bastiglia|Bastiglia]]. Da quel momento in poi, essa non fu conosciuta dal popolo, che sotto il nome della ''bella straniera'' o della ''bella Liegese''.<br>Nelle famose giornate del 5 e 6 ottobre, essa guidò le donne parigine a [[Versailles]]; e, cavalcando a lato del feroce Jourdan, detto taglia-teste, ricondusse il Re {{NDR|[[Luigi XVI di Francia|Luigi XVI]]}} a Parigi. A' suoi fianchi camminavano alcuni uomini dalla faccia patibolare, i quali portavano infilate sulle picche le teste delle guardie del corpo, trucidate negli appartamenti del Re e della Regina. ([[Licurgo Cappelletti]]) *Théroigne de Méricourt non era una bellezza, nel vero senso della parola; ma era attraente, voluttuosa, oltremodo simpatica. Era piuttosto piccola di statura, alquanto gracile, colla tinta color pera ruggine. I suoi lineamenti erano marcatissimì; aveva il naso un po' grosso, il labbro turgido, gli occhi grandi, nerissimi, pieni di fuoco e provocanti.<br>Se avesse vissuto in mezzo a persone di costumi onesti e di opinioni moderate, e, diciamolo anche, in una posizione più agiata, in lei i buoni istinti avrebbero, senza dubbio, prevalso, ed essa sarebbe divenuta una sposa onesta ed una buona madre di famiglia; e le sue opinioni politiche, anche ispirate a principi democratici, l'avrebbero resa più rispettata e famosa; come infatti furono mai sempre rispettate e famose quelle donne, che seppero accoppiare alle domestiche le civili virtù. ([[Licurgo Cappelletti]]) ==Note== <references /> ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{s}} {{DEFAULTSORT:Théroigne de Méricourt}} [[Categoria:Politici francesi]] [[Categoria:Personalità della Rivoluzione francese]] [[Categoria:Rivoluzionari francesi]] lzyirtutm3tgpv536gt4a398skvdu94 1420443 1420442 2026-07-14T13:25:12Z Gaux 18878 /* Citazioni su Théroigne de Méricourt */ typo 1420443 wikitext text/x-wiki [[File:Portrait de femme, présumé de Théroigne de Méricourt (c 1785).jpg|200px|thumb|Théroigne de Méricourt]] '''Anne-Joseph Terwagne''', detta '''Théroigne de Méricourt''' (1762 – 1817), politica e rivoluzionaria francese. ==Citazioni di Théroigne de Méricourt== *È tempo che le [[donna|donne]] contrastino la vergognosa incompetenza in cui l'ignoranza, l'orgoglio e l'ingiustizia maschili le ha per così lungo tempo tenute prigioniere.<ref>Citato in Anna Rossi-Doria, ''Il primo femminismo (1791-1834)'', Unicopli, 1993, p. 75.</ref> ==Citazioni su Théroigne de Méricourt== *Il 14 luglio 1789, giorno memorando nella storia di Francia, Théroigne si trovò mescolata ai vincitori della [[Presa della Bastiglia|Bastiglia]]. Da quel momento in poi, essa non fu conosciuta dal popolo, che sotto il nome della ''bella straniera'' o della ''bella Liegese''.<br>Nelle famose giornate del 5 e 6 ottobre, essa guidò le donne parigine a [[Versailles]]; e, cavalcando a lato del feroce Jourdan, detto taglia-teste, ricondusse il Re {{NDR|[[Luigi XVI di Francia|Luigi XVI]]}} a Parigi. A' suoi fianchi camminavano alcuni uomini dalla faccia patibolare, i quali portavano infilate sulle picche le teste delle guardie del corpo, trucidate negli appartamenti del Re e della Regina. ([[Licurgo Cappelletti]]) *Théroigne de Méricourt non era una bellezza, nel vero senso della parola; ma era attraente, voluttuosa, oltremodo simpatica. Era piuttosto piccola di statura, alquanto gracile, colla tinta color pera ruggine. I suoi lineamenti erano marcatissimi; aveva il naso un po' grosso, il labbro turgido, gli occhi grandi, nerissimi, pieni di fuoco e provocanti.<br>Se avesse vissuto in mezzo a persone di costumi onesti e di opinioni moderate, e, diciamolo anche, in una posizione più agiata, in lei i buoni istinti avrebbero, senza dubbio, prevalso, ed essa sarebbe divenuta una sposa onesta ed una buona madre di famiglia; e le sue opinioni politiche, anche ispirate a principi democratici, l'avrebbero resa più rispettata e famosa; come infatti furono mai sempre rispettate e famose quelle donne, che seppero accoppiare alle domestiche le civili virtù. ([[Licurgo Cappelletti]]) ==Note== <references /> ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{s}} {{DEFAULTSORT:Théroigne de Méricourt}} [[Categoria:Politici francesi]] [[Categoria:Personalità della Rivoluzione francese]] [[Categoria:Rivoluzionari francesi]] 11t1vtl1htukb7cssm5mn7e2qya3r32 1420445 1420443 2026-07-14T13:26:30Z Gaux 18878 no stub 1420445 wikitext text/x-wiki [[File:Portrait de femme, présumé de Théroigne de Méricourt (c 1785).jpg|200px|thumb|Théroigne de Méricourt]] '''Anne-Joseph Terwagne''', detta '''Théroigne de Méricourt''' (1762 – 1817), politica e rivoluzionaria francese. ==Citazioni di Théroigne de Méricourt== *È tempo che le [[donna|donne]] contrastino la vergognosa incompetenza in cui l'ignoranza, l'orgoglio e l'ingiustizia maschili le ha per così lungo tempo tenute prigioniere.<ref>Citato in Anna Rossi-Doria, ''Il primo femminismo (1791-1834)'', Unicopli, 1993, p. 75.</ref> ==Citazioni su Théroigne de Méricourt== *Il 14 luglio 1789, giorno memorando nella storia di Francia, Théroigne si trovò mescolata ai vincitori della [[Presa della Bastiglia|Bastiglia]]. Da quel momento in poi, essa non fu conosciuta dal popolo, che sotto il nome della ''bella straniera'' o della ''bella Liegese''.<br>Nelle famose giornate del 5 e 6 ottobre, essa guidò le donne parigine a [[Versailles]]; e, cavalcando a lato del feroce Jourdan, detto taglia-teste, ricondusse il Re {{NDR|[[Luigi XVI di Francia|Luigi XVI]]}} a Parigi. A' suoi fianchi camminavano alcuni uomini dalla faccia patibolare, i quali portavano infilate sulle picche le teste delle guardie del corpo, trucidate negli appartamenti del Re e della Regina. ([[Licurgo Cappelletti]]) *Théroigne de Méricourt non era una bellezza, nel vero senso della parola; ma era attraente, voluttuosa, oltremodo simpatica. Era piuttosto piccola di statura, alquanto gracile, colla tinta color pera ruggine. I suoi lineamenti erano marcatissimi; aveva il naso un po' grosso, il labbro turgido, gli occhi grandi, nerissimi, pieni di fuoco e provocanti.<br>Se avesse vissuto in mezzo a persone di costumi onesti e di opinioni moderate, e, diciamolo anche, in una posizione più agiata, in lei i buoni istinti avrebbero, senza dubbio, prevalso, ed essa sarebbe divenuta una sposa onesta ed una buona madre di famiglia; e le sue opinioni politiche, anche ispirate a principi democratici, l'avrebbero resa più rispettata e famosa; come infatti furono mai sempre rispettate e famose quelle donne, che seppero accoppiare alle domestiche le civili virtù. ([[Licurgo Cappelletti]]) ==Note== <references /> ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Théroigne de Méricourt}} [[Categoria:Politici francesi]] [[Categoria:Personalità della Rivoluzione francese]] [[Categoria:Rivoluzionari francesi]] b0atzcc79b8d22g4duva0hiyd1bs1z2 Elsa Schiaparelli 0 109686 1420457 1392329 2026-07-14T14:31:28Z IvanScrooge98 45087 /* */ immagine 1420457 wikitext text/x-wiki [[File:Elsa Schiaparelli.png|miniatura|Elsa Schiaparelli]] '''Elsa Luisa Giovanna Maria Schiaparelli''' (1890 – 1973), stilista, costumista e sarta italiana naturalizzata francese. ==Citazioni di Elsa Schiaparelli== *Avevo un pensiero fisso in testa: salvarmi dalla monotonia della vita di salotto e dall’ipocrisia borghese. Per le mie idee d’avanguardia venivo considerata una folle.<ref name=Palumbo>Citato in Valeria Palumbo, ''[https://www.amica.it/2017/11/10/dali-schiaparelli-fashion-stravaganze/ Schiaparelli & Dalì: Fashion stravaganze]'', ''amica.it'', 10 novembre 2017.</ref> *Un abito non è solo stoffa: un abito è un pensiero.<ref name=Palumbo/> *Una buona [[cuoca]] è come una maga che dispensa felicità.<ref>Da ''Shocking Life'', 1954; citato in Roberta Deiana, ''Invito a cena con aforisma'', Il leone verde edizioni, 2011.</ref> ==Note== <references /> ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Schiaparelli, Elsa}} [[Categoria:Costumisti francesi]] [[Categoria:Costumisti italiani]] [[Categoria:Stilisti francesi]] [[Categoria:Stilisti italiani]] emletwcn1qg1jwufxk9zllnskrm3gii 1420458 1420457 2026-07-14T14:32:09Z IvanScrooge98 45087 /* */ 1420458 wikitext text/x-wiki [[File:Elsa Schiaparelli.png|miniatura|upright|Elsa Schiaparelli]] '''Elsa Luisa Giovanna Maria Schiaparelli''' (1890 – 1973), stilista, costumista e sarta italiana naturalizzata francese. ==Citazioni di Elsa Schiaparelli== *Avevo un pensiero fisso in testa: salvarmi dalla monotonia della vita di salotto e dall’ipocrisia borghese. Per le mie idee d’avanguardia venivo considerata una folle.<ref name=Palumbo>Citato in Valeria Palumbo, ''[https://www.amica.it/2017/11/10/dali-schiaparelli-fashion-stravaganze/ Schiaparelli & Dalì: Fashion stravaganze]'', ''amica.it'', 10 novembre 2017.</ref> *Un abito non è solo stoffa: un abito è un pensiero.<ref name=Palumbo/> *Una buona [[cuoca]] è come una maga che dispensa felicità.<ref>Da ''Shocking Life'', 1954; citato in Roberta Deiana, ''Invito a cena con aforisma'', Il leone verde edizioni, 2011.</ref> ==Note== <references /> ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Schiaparelli, Elsa}} [[Categoria:Costumisti francesi]] [[Categoria:Costumisti italiani]] [[Categoria:Stilisti francesi]] [[Categoria:Stilisti italiani]] j9lzyn83guxd7sqakago6983r4qwd4f La collina dei conigli 0 117094 1420476 1317130 2026-07-14T19:01:19Z ~2026-39649-96 107778 /* Dialoghi */ Corretto errori di battitura PESSIMI 1420476 wikitext text/x-wiki {{nota disambigua|il romanzo|[[Richard Adams#La collina dei conigli|La collina dei conigli]]}} {{Film |titoloalfabetico= La collina dei conigli |titoloitaliano=La collina dei conigli |titolooriginale=Watership Down |immagine= |didascalia= |anno=1978 |genere=animazione, drammatico, avventura |regista=Martin Rosen |soggetto=[[Richard Adams]] |sceneggiatore= |attori= *[[John Hurt]]: Moscardo *[[Michael Graham Fox]]: Parruccone *[[Richard Briers]]: Quintilio *[[Simon Cadell]]: Mirtillo *[[Hannah Gordon]]: Kaisentlaia *[[Richard O'Callaghan]]: Dente di leone *[[Harry Andrews]]: Generale Vulneraria *[[Clifton Jones]]: Nerigno *[[Mary Maddox]]: Cedrina *[[Michelle Price]]: Lucy *[[Joss Ackland]]: Coniglio nero della morte *[[Michael Hordem]]: Grande Frits/El-ahrairah/Voce narrante |doppiatoriitaliani= *[[Angelo Nicotra]]: Moscardo *[[Luciano De Ambrosis]]: Parruccone *[[Vittorio Stagni]]: Quintilio *[[Sandro Acerbo]]: Mirtillo *[[Claudia Razzi]]: Kaisentlaia *[[Mauro Gravina]]: Dente di leone *[[Sergio Fiorentini]]: Generale Vulneraria *[[Riccardo Rossi (doppiatore)|Riccardo Rossi]]: Nerigno *[[Michele Gammino]]: Pungitopo *[[Emanuela Rossi]]: Violetta *[[Beatrice Margiotti]]: Cedrina/Lucy *[[Renato Mori]]: Coniglio nero della morte *[[Sergio Rossi]]: El-ahrairah/Voce narrante }} '''''La collina dei conigli''''', film britannico del 1978 con [[John Hurt]] e [[Michael Graham Fox]], regia di [[Martin Rosen]]. ==[[Incipit]]== Tanto, tanto tempo fa il grande Frits creò l'universo. Mise in cielo le stelle, e in mezzo al firmamento mise il mondo. Poi, il Grande Frits creò tutti gli animali della terra e gli uccelli dell'aria, e li fece di principio tutti uguali. Fra gli animali allora c'era El-ahrairah, il principe dei [[Coniglio|conigli]]. Egli aveva molti amici, e insieme pascolavano l'erbetta. Ma con l'andar del tempo, i conigli si misero a vagare e pascolare dappertutto, e si moltiplicavano via a via. Allora, il Grande Frits disse a El-ahrairah:<br/>«Principe Coniglio, se non sei buono tu a tenere buono i tuoi, dovrò cercare io la maniera di farli rigare dritto.»<br/>El-ahrairah non volle dargli retta, e anzi gli rispose: «Il mio popolo è il popolo più forte che ci sia al mondo.»</br>Tanta arroganza mandò in collera il Grande Frits, che decise di fargliela pagare. Allora promise un regalo a ciascun animale per rendere ognuno di loro diverso dagli altri. Venne dunque a lui la [[volpe]], vennero il [[cane]] e il [[gatto]], venne il [[falco]], venne la [[faina]], e a ciascuno il Grande Frits donò un feroce desiderio di cacciare e divorare i figli di El-ahrairah. El-ahrairah si rese conto allora che il Grande Frits era troppo furbo, e ne ebbe paura. Non aveva mai visto finora il Coniglio Nero della Morte.</br>«Amico mio,» disse il Grande Frits,</br>«Non hai visto per caso El-ahrairah il principe dei conigli? Vorrei fargli un regalo.»</br>«No, io non l'ho visto.»</br>Allora il Grande Frits disse:</br>«Vieni fuori che benedico te al posto suo.»</br>«Non posso, io ho da scavare. La volpe e la faina saranno qui a momenti. Se vuoi proprio benedirmi, benedicimi il sedere.»</br>«E va bene. Così sia!»</br>Detto fatto, la coda di El-ahrairah divenne d'un bianco così lucente che sembrava una stella, e le zampe di dietro gli crebbero lunghe e potenti. Sicché, egli si diede a scappare per i monti, più veloce di qualsiasi altro animale della terra.</br>«Tutto il mondo sarà il tuo nemico, o principe dai mille nemici, e come ti prenderanno ti uccideranno. Però prima dovranno prenderti, e tu hai buone zampe e buone orecchie e sopratutto rapidi riflessi. Perciò sii astuto, inventa trucchi e stratagemmi, e il tuo popolo mai sarà distrutto, mai sarà sterminato.» ('''Narratore''') ==Frasi== *Là, guarda quel prato! Sembra coperto di sangue. ('''Quintilio''') *Quello che a noi occorre è la dignità, e sopra tutto saper accettare il proprio destino. ('''Primula Gialla''') *''Dove te ne vai, ruscello? Te che vai lontano lontano? | Portami via con te, ruscello, nel tuo misterioso viaggio. | O grande Frits, nostro Signore, portami via lontano nel cuore della luce e nel silenzio. | Ti do la mia vita in cambio del silenzio.'' ('''Primula Gialla''') *Gattaccio dannato, me saltare addosso! Gatto de fattoria. ('''Keehar''') *Lascia andare! Andare via! Ala non buona, ma io potere camminare. {{NDR|Cade}} Molto lontano? ('''Keehar''') *Voi stupiti conigli! Non avere mogli! Dov'essere figli? Dov'essere madri? ('''Keehar''') *Il Coniglio Nero della Morte compie la volontà del Grande Frits, ma lui non fa altro che il proprio dovere. ('''Mirtillo''') *Ce la fai a scappare sì o no? Mi sa tanto di no. Scommetto che non sei buono a correre, eh? ('''Gatto''') *Il corpo del Generale Vulneraria non fu mai ritrovato. Può anche darsi che egli viva ancora, selvatico e feroce da qualche altra parte. Da quel giorno in poi però, le mamme coniglie avrebbero detto ai loro cuccioli disobbedienti che se non facevano i bravi sarebbe venuto il Generale a portarli via. Questo fu il monumento a Vulneraria, e forse a lui non sarebbe dispiaciuto. ('''Narratore''') ==Dialoghi== *'''Moscardo''': È tutto tranquillo. Vieni, Quintilio.</br>'''Quintilio''': Eppure c'è un non so che di strano qui intorno.</br>'''Moscardo''': Senti un pericolo?</br>'''Quintilio''': No, non esattamente. È come, non saprei, qualcosa di opprimente come l'afa. *'''Parruccone''': Da dov'è che vieni?</br>'''Keehar''': Da krande, krande aqva. Mio nido ficino a krande aqva, krande aqva. Krandi onde. Enormi onde! Io Keehar... Keehar. *'''Moscardo''': Ce l'hai trovata qualche coniglia?</br>'''Keehar''': Da Efrafa.</br>'''Moscardo''': Puoi guidarci fin là?</br>'''Keehar''': Molte coniglie, ma anche molti conigli.</br>'''Pungitopo''': Ne buscheremo anche da una sola pattuglia.</br>'''Parrucchone''': Che intendi dire?</br>'''Pungitopo''': Li vedi questi segni? Ce gli hanno fatti loro. È un marchio di riconoscimento che stabilisce il turno del pascolo.</br>'''Parruccone''': Perché? In Efrafa non si può pascolare quando vuoi?</br>'''Pungitopo''': Anche lì c'è l'Ausla. Il loro capo si chiama Vulneraria, Generale Vulneraria. Neanche tu, Parruccone, gli terresti testa, credo. Sotto di lui ci sono i capitani. Ogni capitano comanda un pattuglione. Se uno esce a pascolare fuori dal turno assegnato lo portano davanti al gran consiglio per punirlo.</br>'''Parruccone''': Qualcuno riuscirà pure a scappare.</br>'''Pungitopo''': Ne presero uno che tentava di scappare mentre io ero la. Si chiamava Nerigno. Quando ebbero finito con lui, aveva le orecchie a brandelli, tutte e due, peggio di questa mia. Gli e andata bene che non ci ha rimesso la pelle. *'''Garofano''': Generale! Quel nuovo ufficiale è scappato.</br>'''Generale Vulneraria''': Parruccone?</br>'''Garofano''': Sì. Ha ferito Cerfoglio, poi è scappato con un gruppo di dissidenti.</br>'''Generale Vulneraria''': Perdonami Grande Frits, io gli cavo gli occhi. Lo voglio vivo o morto! *'''Generale Vulneraria''': Parruccone! Brutto traditore. Garofano, riporta tutti questi miserabili alle loro tane. Quanto a te, ti faccio fuori con le mie zampe. Non ti riporto indietro vivo.</br>'''Parruccone''': Fatti sotto allora, dittatore dal cervello bacato! *'''Moscardo''': Non dovremo combattere tra noi conigli, abbiamo già abbastanza nemici. Meglio metterci insieme, e d'accordo creiamo una unica conigliera libera e indipendente.</br>'''Generale Vulneraria''': Che sciocchezza! Non ho tempo da perdere.</br>'''Garofano''': Devo ucciderlo, capo?</br>'''Generale Vulneraria''': No. Andrà a riferire le mie condizioni. Dirai al tuo capo Parruccone che se lui e Kaisentlaia e tutte le altre non saranno d'aspettarmi quando verrò a prenderle, vi sgozzerò tutti dal primo all'ultimo. *'''Moscardo''': O Grande Frits, lo so che hai fatto tanto per noi, e mi dispiace dover chiederti altro, ma il mio popolo corre grave pericolo questo momento. Quindi vorrei fare un patto con te; la mia vita in cambio della loro.</br>'''Grande Frits''': Non passa giorno ne passa notte senza che la coniglia non tolga la sua vita in cambio di quella dei suoi cuccioli, o che un eroico capitano dell'Ausla non muoia per il suo capo. Ma patti no, patti non se ne fanno. Quello che dev'essere sarà. *'''Garofano''' {{NDR|Vede il cane nella distanza}}: Un cane! Scappiamo! Si salvi chi può!!</br>'''Generale Vulneraria''' {{NDR|Spuntando dopo che il cane ha ucciso numerosi Efrafani}}: Dove andate? Tornate indietro, sciocchi! Vigliacchi! Tornate qui a combattere! Avete paura di un cane?! {{NDR|Il cane lo nota e si scontrano}} *'''Coniglio Nero della Morte''': Mi conosci, vero?</br>'''Moscardo''': Io? No... {{NDR|Si rende conto dell'identità dell'apparizione}} Sì, mio signore. Ti conosco.</br>'''Coniglio Nero della Morte''': Vengo a chiederti se vuoi entrare a far parte della mia Ausla. Noi saremmo felici di averti, e so che piacerebbe anche a te. Da un po ti senti molto stanco, vero? Se sei pronto possiamo anche andare subito. No, non preoccuparti per loro. Se la caveranno, sai? Loro e tanti migliaia come loro. Se tu vieni con me, ti mostrerò quello che intendo dire. ==Altri progetti== {{interprogetto|etichetta=''La collina dei conigli''}} [[Categoria:Film d'avventura]] nanddp35r323ju0x3g65rlky6unpfid 1420482 1420476 2026-07-14T19:26:05Z Udiki 86035 1420482 wikitext text/x-wiki {{nota disambigua|il romanzo|[[Richard Adams#La collina dei conigli|La collina dei conigli]]}} {{Film |titoloalfabetico= Collina dei conigli, La |titoloitaliano=La collina dei conigli |titolooriginale=Watership Down |immagine= |didascalia= |anno=1978 |genere=animazione / drammatico / avventura |regista=Martin Rosen |soggetto=[[Richard Adams]] |sceneggiatore= |attori= *[[John Hurt]]: Moscardo *[[Michael Graham Fox]]: Parruccone *[[Richard Briers]]: Quintilio *[[Simon Cadell]]: Mirtillo *[[Hannah Gordon]]: Kaisentlaia *[[Richard O'Callaghan]]: Dente di leone *[[Harry Andrews]]: Generale Vulneraria *[[Clifton Jones]]: Nerigno *[[Mary Maddox]]: Cedrina *[[Michelle Price]]: Lucy *[[Joss Ackland]]: Coniglio nero della morte *[[Michael Hordem]]: Grande Frits/El-ahrairah/Voce narrante |doppiatoriitaliani= *[[Angelo Nicotra]]: Moscardo *[[Luciano De Ambrosis]]: Parruccone *[[Vittorio Stagni]]: Quintilio *[[Sandro Acerbo]]: Mirtillo *[[Claudia Razzi]]: Kaisentlaia *[[Mauro Gravina]]: Dente di leone *[[Sergio Fiorentini]]: Generale Vulneraria *[[Riccardo Rossi (doppiatore)|Riccardo Rossi]]: Nerigno *[[Michele Gammino]]: Pungitopo *[[Emanuela Rossi]]: Violetta *[[Beatrice Margiotti]]: Cedrina/Lucy *[[Renato Mori]]: Coniglio nero della morte *[[Sergio Rossi]]: El-ahrairah/Voce narrante }} '''''La collina dei conigli''''', film britannico del 1978 con [[John Hurt]] e [[Michael Graham Fox]], regia di [[Martin Rosen]]. ==[[Incipit]]== Tanto, tanto tempo fa il grande Frits creò l'universo. Mise in cielo le stelle, e in mezzo al firmamento mise il mondo. Poi, il Grande Frits creò tutti gli animali della terra e gli uccelli dell'aria, e li fece di principio tutti uguali. Fra gli animali allora c'era El-ahrairah, il principe dei [[Coniglio|conigli]]. Egli aveva molti amici, e insieme pascolavano l'erbetta. Ma con l'andar del tempo, i conigli si misero a vagare e pascolare dappertutto, e si moltiplicavano via a via. Allora, il Grande Frits disse a El-ahrairah:<br/>«Principe Coniglio, se non sei buono tu a tenere buono i tuoi, dovrò cercare io la maniera di farli rigare dritto.»<br/>El-ahrairah non volle dargli retta, e anzi gli rispose: «Il mio popolo è il popolo più forte che ci sia al mondo.»<br />Tanta arroganza mandò in collera il Grande Frits, che decise di fargliela pagare. Allora promise un regalo a ciascun animale per rendere ognuno di loro diverso dagli altri. Venne dunque a lui la [[volpe]], vennero il [[cane]] e il [[gatto]], venne il [[falco]], venne la [[faina]], e a ciascuno il Grande Frits donò un feroce desiderio di cacciare e divorare i figli di El-ahrairah. El-ahrairah si rese conto allora che il Grande Frits era troppo furbo, e ne ebbe paura. Non aveva mai visto finora il Coniglio Nero della Morte.<br />«Amico mio,» disse il Grande Frits,<br />«Non hai visto per caso El-ahrairah il principe dei conigli? Vorrei fargli un regalo.»<br />«No, io non l'ho visto.»<br />Allora il Grande Frits disse:<br />«Vieni fuori che benedico te al posto suo.»<br />«Non posso, io ho da scavare. La volpe e la faina saranno qui a momenti. Se vuoi proprio benedirmi, benedicimi il sedere.»<br />«E va bene. Così sia!»<br />Detto fatto, la coda di El-ahrairah divenne d'un bianco così lucente che sembrava una stella, e le zampe di dietro gli crebbero lunghe e potenti. Sicché, egli si diede a scappare per i monti, più veloce di qualsiasi altro animale della terra.<br />«Tutto il mondo sarà il tuo nemico, o principe dai mille nemici, e come ti prenderanno ti uccideranno. Però prima dovranno prenderti, e tu hai buone zampe e buone orecchie e soprattutto rapidi riflessi. Perciò sii astuto, inventa trucchi e stratagemmi, e il tuo popolo mai sarà distrutto, mai sarà sterminato.» ('''Narratore''') ==Frasi== *Là, guarda quel prato! Sembra coperto di sangue. ('''Quintilio''') *Quello che a noi occorre è la dignità, e soprattutto saper accettare il proprio destino. ('''Primula Gialla''') *''Dove te ne vai, ruscello? Te che vai lontano lontano? | Portami via con te, ruscello, nel tuo misterioso viaggio. | O grande Frits, nostro Signore, portami via lontano nel cuore della luce e nel silenzio. | Ti do la mia vita in cambio del silenzio.'' ('''Primula Gialla''') *Gattaccio dannato, me saltare addosso! Gatto de fattoria. ('''Keehar''') *Lascia andare! Andare via! Ala non buona, ma io potere camminare. {{NDR|cade}} Molto lontano? ('''Keehar''') *Voi stupiti conigli! Non avere mogli! Dov'essere figli? Dov'essere madri? ('''Keehar''') *Il Coniglio Nero della Morte compie la volontà del Grande Frits, ma lui non fa altro che il proprio dovere. ('''Mirtillo''') *Ce la fai a scappare sì o no? Mi sa tanto di no. Scommetto che non sei buono a correre, eh? ('''Gatto''') *Il corpo del Generale Vulneraria non fu mai ritrovato. Può anche darsi che egli viva ancora, selvatico e feroce da qualche altra parte. Da quel giorno in poi però, le mamme coniglie avrebbero detto ai loro cuccioli disobbedienti che se non facevano i bravi sarebbe venuto il Generale a portarli via. Questo fu il monumento a Vulneraria, e forse a lui non sarebbe dispiaciuto. ('''Narratore''') ==Dialoghi== *'''Moscardo''': È tutto tranquillo. Vieni, Quintilio.<br />'''Quintilio''': Eppure c'è un non so che di strano qui intorno.<br />'''Moscardo''': Senti un pericolo?<br />'''Quintilio''': No, non esattamente. È come, non saprei, qualcosa di opprimente come l'afa. *'''Parruccone''': Da dov'è che vieni?<br />'''Keehar''': Da krande, krande aqva. Mio nido ficino a krande aqva, krande aqva. Krandi onde. Enormi onde! Io Keehar... Keehar. *'''Moscardo''': Ce l'hai trovata qualche coniglia?<br />'''Keehar''': Da Efrafa.<br />'''Moscardo''': Puoi guidarci fin là?<br />'''Keehar''': Molte coniglie, ma anche molti conigli.<br />'''Pungitopo''': Ne buscheremo anche da una sola pattuglia.<br />'''Parrucchone''': Che intendi dire?<br />'''Pungitopo''': Li vedi questi segni? Ce li hanno fatti loro. È un marchio di riconoscimento che stabilisce il turno del pascolo.<br />'''Parruccone''': Perché? In Efrafa non si può pascolare quando vuoi?<br />'''Pungitopo''': Anche lì c'è l'Ausla. Il loro capo si chiama Vulneraria, Generale Vulneraria. Neanche tu, Parruccone, gli terresti testa, credo. Sotto di lui ci sono i capitani. Ogni capitano comanda un pattuglione. Se uno esce a pascolare fuori dal turno assegnato lo portano davanti al gran consiglio per punirlo.<br />'''Parruccone''': Qualcuno riuscirà pure a scappare.<br />'''Pungitopo''': Ne presero uno che tentava di scappare mentre io ero là. Si chiamava Nerigno. Quando ebbero finito con lui, aveva le orecchie a brandelli, tutte e due, peggio di questa mia. Gli è andata bene che non ci ha rimesso la pelle. *'''Garofano''': Generale! Quel nuovo ufficiale è scappato.<br />'''Generale Vulneraria''': Parruccone?<br />'''Garofano''': Sì. Ha ferito Cerfoglio, poi è scappato con un gruppo di dissidenti.<br />'''Generale Vulneraria''': Perdonami Grande Frits, io gli cavo gli occhi. Lo voglio vivo o morto! *'''Generale Vulneraria''': Parruccone! Brutto traditore. Garofano, riporta tutti questi miserabili alle loro tane. Quanto a te, ti faccio fuori con le mie zampe. Non ti riporto indietro vivo.<br />'''Parruccone''': Fatti sotto allora, dittatore dal cervello bacato! *'''Moscardo''': Non dovremo combattere tra noi conigli, abbiamo già abbastanza nemici. Meglio metterci insieme, e d'accordo creiamo una unica conigliera libera e indipendente.<br />'''Generale Vulneraria''': Che sciocchezza! Non ho tempo da perdere.<br />'''Garofano''': Devo ucciderlo, capo?<br />'''Generale Vulneraria''': No. Andrà a riferire le mie condizioni. Dirai al tuo capo Parruccone che se lui e Kaisentlaia e tutte le altre non saranno d'aspettarmi quando verrò a prenderle, vi sgozzerò tutti dal primo all'ultimo. *'''Moscardo''': O Grande Frits, lo so che hai fatto tanto per noi, e mi dispiace dover chiederti altro, ma il mio popolo corre grave pericolo questo momento. Quindi vorrei fare un patto con te; la mia vita in cambio della loro.<br />'''Grande Frits''': Non passa giorno ne passa notte senza che la coniglia non tolga la sua vita in cambio di quella dei suoi cuccioli, o che un eroico capitano dell'Ausla non muoia per il suo capo. Ma patti no, patti non se ne fanno. Quello che dev'essere sarà. *'''Garofano''' {{NDR|vede il cane nella distanza}}: Un cane! Scappiamo! Si salvi chi può!!<br />'''Generale Vulneraria''' {{NDR|spuntando dopo che il cane ha ucciso numerosi Efrafani}}: Dove andate? Tornate indietro, sciocchi! Vigliacchi! Tornate qui a combattere! Avete paura di un cane?! {{NDR|il cane lo nota e si scontrano}} *'''Coniglio Nero della Morte''': Mi conosci, vero?<br />'''Moscardo''': Io? No... {{NDR|si rende conto dell'identità dell'apparizione}} Sì, mio signore. Ti conosco.<br />'''Coniglio Nero della Morte''': Vengo a chiederti se vuoi entrare a far parte della mia Ausla. Noi saremmo felici di averti, e so che piacerebbe anche a te. Da un po' ti senti molto stanco, vero? Se sei pronto possiamo anche andare subito. No, non preoccuparti per loro. Se la caveranno, sai? Loro e tanti migliaia come loro. Se tu vieni con me, ti mostrerò quello che intendo dire. ==Altri progetti== {{interprogetto|etichetta=''La collina dei conigli''}} [[Categoria:Film d'avventura]] 1g3swcvh4kmyi9owkufkr25tcswcxme 1420483 1420482 2026-07-14T19:29:52Z Udiki 86035 1420483 wikitext text/x-wiki {{nota disambigua|il romanzo|[[Richard Adams#La collina dei conigli|La collina dei conigli]]}} {{Film |titoloalfabetico= Collina dei conigli, La |titoloitaliano=La collina dei conigli |titolooriginale=Watership Down |immagine= |didascalia= |anno=1978 |genere=animazione / drammatico / avventura |regista=Martin Rosen |soggetto=[[Richard Adams]] |sceneggiatore= |attori= *[[John Hurt]]: Moscardo *[[Michael Graham Fox]]: Parruccone *[[Richard Briers]]: Quintilio *[[Simon Cadell]]: Mirtillo *[[Hannah Gordon]]: Kaisentlaia *[[Richard O'Callaghan]]: Dente di leone *[[Harry Andrews]]: Generale Vulneraria *[[Clifton Jones]]: Nerigno *[[Mary Maddox]]: Cedrina *[[Michelle Price]]: Lucy *[[Joss Ackland]]: Coniglio nero della morte *[[Michael Hordem]]: Grande Frits/El-ahrairah/Voce narrante |doppiatoriitaliani= *[[Angelo Nicotra]]: Moscardo *[[Luciano De Ambrosis]]: Parruccone *[[Vittorio Stagni]]: Quintilio *[[Sandro Acerbo]]: Mirtillo *[[Claudia Razzi]]: Kaisentlaia *[[Mauro Gravina]]: Dente di leone *[[Sergio Fiorentini]]: Generale Vulneraria *[[Riccardo Rossi (doppiatore)|Riccardo Rossi]]: Nerigno *[[Michele Gammino]]: Pungitopo *[[Emanuela Rossi]]: Violetta *[[Beatrice Margiotti]]: Cedrina/Lucy *[[Renato Mori]]: Coniglio nero della morte *[[Sergio Rossi]]: El-ahrairah/Voce narrante }} '''''La collina dei conigli''''', film britannico del 1978 con [[John Hurt]] e [[Michael Graham Fox]], regia di [[Martin Rosen]]. ==[[Incipit]]== {{incipit film}} Tanto, tanto tempo fa il grande Frits creò l'universo. Mise in cielo le stelle, e in mezzo al firmamento mise il mondo. Poi, il Grande Frits creò tutti gli animali della terra e gli uccelli dell'aria, e li fece di principio tutti uguali. Fra gli animali allora c'era El-ahrairah, il principe dei [[Coniglio|conigli]]. Egli aveva molti amici, e insieme pascolavano l'erbetta. Ma con l'andar del tempo, i conigli si misero a vagare e pascolare dappertutto, e si moltiplicavano via a via. Allora, il Grande Frits disse a El-ahrairah:<br/>«Principe Coniglio, se non sei buono tu a tenere buono i tuoi, dovrò cercare io la maniera di farli rigare dritto.»<br/>El-ahrairah non volle dargli retta, e anzi gli rispose: «Il mio popolo è il popolo più forte che ci sia al mondo.»<br />Tanta arroganza mandò in collera il Grande Frits, che decise di fargliela pagare. Allora promise un regalo a ciascun animale per rendere ognuno di loro diverso dagli altri. Venne dunque a lui la [[volpe]], vennero il [[cane]] e il [[gatto]], venne il [[falco]], venne la [[faina]], e a ciascuno il Grande Frits donò un feroce desiderio di cacciare e divorare i figli di El-ahrairah. El-ahrairah si rese conto allora che il Grande Frits era troppo furbo, e ne ebbe paura. Non aveva mai visto finora il Coniglio Nero della Morte.<br />«Amico mio,» disse il Grande Frits,<br />«Non hai visto per caso El-ahrairah il principe dei conigli? Vorrei fargli un regalo.»<br />«No, io non l'ho visto.»<br />Allora il Grande Frits disse:<br />«Vieni fuori che benedico te al posto suo.»<br />«Non posso, io ho da scavare. La volpe e la faina saranno qui a momenti. Se vuoi proprio benedirmi, benedicimi il sedere.»<br />«E va bene. Così sia!»<br />Detto fatto, la coda di El-ahrairah divenne d'un bianco così lucente che sembrava una stella, e le zampe di dietro gli crebbero lunghe e potenti. Sicché, egli si diede a scappare per i monti, più veloce di qualsiasi altro animale della terra.<br />«Tutto il mondo sarà il tuo nemico, o principe dai mille nemici, e come ti prenderanno ti uccideranno. Però prima dovranno prenderti, e tu hai buone zampe e buone orecchie e soprattutto rapidi riflessi. Perciò sii astuto, inventa trucchi e stratagemmi, e il tuo popolo mai sarà distrutto, mai sarà sterminato.» ('''Narratore''') ==Frasi== *Là, guarda quel prato! Sembra coperto di sangue. ('''Quintilio''') *Quello che a noi occorre è la dignità, e soprattutto saper accettare il proprio destino. ('''Primula Gialla''') *''Dove te ne vai, ruscello? Te che vai lontano lontano? | Portami via con te, ruscello, nel tuo misterioso viaggio. | O grande Frits, nostro Signore, portami via lontano nel cuore della luce e nel silenzio. | Ti do la mia vita in cambio del silenzio.'' ('''Primula Gialla''') *Gattaccio dannato, me saltare addosso! Gatto de fattoria. ('''Keehar''') *Lascia andare! Andare via! Ala non buona, ma io potere camminare. {{NDR|cade}} Molto lontano? ('''Keehar''') *Voi stupiti conigli! Non avere mogli! Dov'essere figli? Dov'essere madri? ('''Keehar''') *Il Coniglio Nero della Morte compie la volontà del Grande Frits, ma lui non fa altro che il proprio dovere. ('''Mirtillo''') *Ce la fai a scappare sì o no? Mi sa tanto di no. Scommetto che non sei buono a correre, eh? ('''Gatto''') *Il corpo del Generale Vulneraria non fu mai ritrovato. Può anche darsi che egli viva ancora, selvatico e feroce da qualche altra parte. Da quel giorno in poi però, le mamme coniglie avrebbero detto ai loro cuccioli disobbedienti che se non facevano i bravi sarebbe venuto il Generale a portarli via. Questo fu il monumento a Vulneraria, e forse a lui non sarebbe dispiaciuto. ('''Narratore''') ==Dialoghi== *'''Moscardo''': È tutto tranquillo. Vieni, Quintilio.<br />'''Quintilio''': Eppure c'è un non so che di strano qui intorno.<br />'''Moscardo''': Senti un pericolo?<br />'''Quintilio''': No, non esattamente. È come, non saprei, qualcosa di opprimente come l'afa. *'''Parruccone''': Da dov'è che vieni?<br />'''Keehar''': Da krande, krande aqva. Mio nido ficino a krande aqva, krande aqva. Krandi onde. Enormi onde! Io Keehar... Keehar. *'''Moscardo''': Ce l'hai trovata qualche coniglia?<br />'''Keehar''': Da Efrafa.<br />'''Moscardo''': Puoi guidarci fin là?<br />'''Keehar''': Molte coniglie, ma anche molti conigli.<br />'''Pungitopo''': Ne buscheremo anche da una sola pattuglia.<br />'''Parrucchone''': Che intendi dire?<br />'''Pungitopo''': Li vedi questi segni? Ce li hanno fatti loro. È un marchio di riconoscimento che stabilisce il turno del pascolo.<br />'''Parruccone''': Perché? In Efrafa non si può pascolare quando vuoi?<br />'''Pungitopo''': Anche lì c'è l'Ausla. Il loro capo si chiama Vulneraria, Generale Vulneraria. Neanche tu, Parruccone, gli terresti testa, credo. Sotto di lui ci sono i capitani. Ogni capitano comanda un pattuglione. Se uno esce a pascolare fuori dal turno assegnato lo portano davanti al gran consiglio per punirlo.<br />'''Parruccone''': Qualcuno riuscirà pure a scappare.<br />'''Pungitopo''': Ne presero uno che tentava di scappare mentre io ero là. Si chiamava Nerigno. Quando ebbero finito con lui, aveva le orecchie a brandelli, tutte e due, peggio di questa mia. Gli è andata bene che non ci ha rimesso la pelle. *'''Garofano''': Generale! Quel nuovo ufficiale è scappato.<br />'''Generale Vulneraria''': Parruccone?<br />'''Garofano''': Sì. Ha ferito Cerfoglio, poi è scappato con un gruppo di dissidenti.<br />'''Generale Vulneraria''': Perdonami Grande Frits, io gli cavo gli occhi. Lo voglio vivo o morto! *'''Generale Vulneraria''': Parruccone! Brutto traditore. Garofano, riporta tutti questi miserabili alle loro tane. Quanto a te, ti faccio fuori con le mie zampe. Non ti riporto indietro vivo.<br />'''Parruccone''': Fatti sotto allora, dittatore dal cervello bacato! *'''Moscardo''': Non dovremo combattere tra noi conigli, abbiamo già abbastanza nemici. Meglio metterci insieme, e d'accordo creiamo una unica conigliera libera e indipendente.<br />'''Generale Vulneraria''': Che sciocchezza! Non ho tempo da perdere.<br />'''Garofano''': Devo ucciderlo, capo?<br />'''Generale Vulneraria''': No. Andrà a riferire le mie condizioni. Dirai al tuo capo Parruccone che se lui e Kaisentlaia e tutte le altre non saranno d'aspettarmi quando verrò a prenderle, vi sgozzerò tutti dal primo all'ultimo. *'''Moscardo''': O Grande Frits, lo so che hai fatto tanto per noi, e mi dispiace dover chiederti altro, ma il mio popolo corre grave pericolo questo momento. Quindi vorrei fare un patto con te; la mia vita in cambio della loro.<br />'''Grande Frits''': Non passa giorno né passa notte senza che la coniglia non tolga la sua vita in cambio di quella dei suoi cuccioli, o che un eroico capitano dell'Ausla non muoia per il suo capo. Ma patti no, patti non se ne fanno. Quello che dev'essere sarà. *'''Garofano''' {{NDR|vede il cane nella distanza}}: Un cane! Scappiamo! Si salvi chi può!!<br />'''Generale Vulneraria''' {{NDR|spuntando dopo che il cane ha ucciso numerosi Efrafani}}: Dove andate? Tornate indietro, sciocchi! Vigliacchi! Tornate qui a combattere! Avete paura di un cane?! {{NDR|il cane lo nota e si scontrano}} *'''Coniglio Nero della Morte''': Mi conosci, vero?<br />'''Moscardo''': Io? No... {{NDR|si rende conto dell'identità dell'apparizione}} Sì, mio signore. Ti conosco.<br />'''Coniglio Nero della Morte''': Vengo a chiederti se vuoi entrare a far parte della mia Ausla. Noi saremmo felici di averti, e so che piacerebbe anche a te. Da un po' ti senti molto stanco, vero? Se sei pronto possiamo anche andare subito. No, non preoccuparti per loro. Se la caveranno, sai? Loro e tanti migliaia come loro. 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Mise in cielo le stelle, e in mezzo al firmamento mise il mondo. Poi, il Grande Frits creò tutti gli animali della terra e gli uccelli dell'aria, e li fece da principio tutti uguali. Fra gli animali allora c'era El-ahrairah, il principe dei [[Coniglio|conigli]]. Egli aveva molti amici, e insieme pascolavano l'erbetta. Ma con l'andar del tempo, i conigli si misero a vagare e pascolare dappertutto, e si moltiplicavano via a via. Allora, il Grande Frits disse a El-ahrairah:<br />«Principe Coniglio, se non sei buono tu a tenere buoni i tuoi, dovrò cercare io la maniera di farli rigare dritto.»<br />El-ahrairah non volle dargli retta, e anzi gli rispose: «Il mio popolo è il popolo più forte che ci sia al mondo.»<br />Tanta arroganza mandò in collera il Grande Frits, che decise di fargliela pagare. Allora promise un regalo a ciascun animale per rendere ognuno di loro diverso dagli altri. Venne dunque {{sic|a}} lui la [[volpe]], vennero il [[cane]] e il [[gatto]], venne il [[falco]], venne la [[faina]], e a ciascuno il Grande Frits donò un feroce desiderio di cacciare e divorare i figli di El-ahrairah. El-ahrairah si rese conto allora che il Grande Frits era troppo furbo, e ne ebbe paura. Non aveva mai visto finora il Coniglio Nero della Morte.<br />«Amico mio,» disse il Grande Frits,<br />«Non hai visto per caso El-ahrairah il principe dei conigli? Vorrei fargli un regalo.»<br />«No, io non l'ho visto.»<br />Allora il Grande Frits disse:<br />«Vieni fuori che benedico te al posto suo.»<br />«Non posso, io ho da scavare. La volpe e la faina saranno qui a momenti. Se vuoi proprio benedirmi, benedicimi il sedere.»<br />«E va bene. Così sia!»<br />Detto fatto, la coda di El-ahrairah divenne d'un bianco così lucente che sembrava una stella, e le zampe di dietro gli crebbero lunghe e potenti. Sicché, egli si diede a scappare per i monti, più veloce di qualsiasi altro animale della terra.<br />«Tutto il mondo sarà il tuo nemico, o principe dai mille nemici, e come ti prenderanno ti uccideranno. Però prima dovranno prenderti, e tu hai buone zampe e buone orecchie e soprattutto rapidi riflessi. Perciò sii astuto, inventa trucchi e stratagemmi, e il tuo popolo mai sarà distrutto, mai sarà sterminato.» ('''Narratore''') ==Frasi== *Là, guarda quel prato! Sembra coperto di sangue. ('''Quintilio''') *Quello che a noi occorre è la dignità, e soprattutto saper accettare il proprio destino. ('''Primula Gialla''') *''Dove te ne vai, ruscello? Te che vai lontano lontano? | Portami via con te, ruscello, nel tuo misterioso viaggio. | O grande Frits, nostro Signore, portami via lontano nel cuore della luce e nel silenzio. | Ti do la mia vita in cambio del silenzio.'' ('''Primula Gialla''') *Gattaccio dannato, me saltare addosso! Gatto de fattoria. ('''Keehar''') *Lascia andare! Andare via! Ala non buona, ma io potere camminare. {{NDR|cade}} Molto lontano? ('''Keehar''') *Voi stupiti conigli! Non avere mogli! Dov'essere figli? Dov'essere madri? ('''Keehar''') *Il Coniglio Nero della Morte compie la volontà del Grande Frits, ma lui non fa altro che il proprio dovere. ('''Mirtillo''') *Ce la fai a scappare sì o no? Mi sa tanto di no. Scommetto che non sei buono a correre, eh? ('''Gatto''') *Il corpo del Generale Vulneraria non fu mai ritrovato. Può anche darsi che egli viva ancora, selvatico e feroce da qualche altra parte. Da quel giorno in poi però, le mamme coniglie avrebbero detto ai loro cuccioli disobbedienti che se non facevano i bravi sarebbe venuto il Generale a portarli via. Questo fu il monumento a Vulneraria, e forse a lui non sarebbe dispiaciuto. ('''Narratore''') ==Dialoghi== *'''Moscardo''': È tutto tranquillo. Vieni, Quintilio.<br />'''Quintilio''': Eppure c'è un non so che di strano qui intorno.<br />'''Moscardo''': Senti un pericolo?<br />'''Quintilio''': No, non esattamente. È come, non saprei, qualcosa di opprimente come l'afa. *'''Parruccone''': Da dov'è che vieni?<br />'''Keehar''': Da krande, krande aqva. Mio nido ficino a krande aqva, krande aqva. Krandi onde. Enormi onde! Io Keehar... Keehar. *'''Moscardo''': Ce l'hai trovata qualche coniglia?<br />'''Keehar''': Da Efrafa.<br />'''Moscardo''': Puoi guidarci fin là?<br />'''Keehar''': Molte coniglie, ma anche molti conigli.<br />'''Pungitopo''': Ne buscheremo anche da una sola pattuglia.<br />'''Parrucchone''': Che intendi dire?<br />'''Pungitopo''': Li vedi questi segni? Me li hanno fatti loro. È un marchio di riconoscimento che stabilisce il turno del pascolo.<br />'''Parruccone''': Perché? Efrafa non si può pascolare quando vuoi?<br />'''Pungitopo''': Anche lì c'è l'Ausla. Il loro capo si chiama Vulneraria, Generale Vulneraria. Neanche tu, Parruccone, gli terresti testa, credo. Sotto di lui ci sono i capitani. Ogni capitano comanda un pattuglione. Se uno esce a pascolare fuori dal turno assegnato lo portano davanti al gran consiglio per punirlo.<br />'''Parruccone''': Qualcuno riuscirà pure a scappare.<br />'''Pungitopo''': Ne presero uno che tentava di scappare mentre io ero là. Si chiamava Nerigno. Quando ebbero finito con lui, aveva le orecchie a brandelli, tutte e due, peggio di questa mia. Gli è andata bene che non ci ha rimesso la pelle. *'''Garofano''': Generale! Quel nuovo ufficiale è scappato.<br />'''Generale Vulneraria''': Parruccone?<br />'''Garofano''': Sì. Ha ferito Cerfoglio, poi è scappato con un gruppo di dissidenti.<br />'''Generale Vulneraria''': Perdonami Grande Frits, io gli cavo gli occhi. Lo voglio vivo o morto! *'''Generale Vulneraria''': Parruccone! Brutto traditore. Garofano, riporta tutti questi miserabili alle loro tane. Quanto a te, ti faccio fuori con le mie zampe. Non ti riporto indietro vivo.<br />'''Parruccone''': Fatti sotto allora, dittatore dal cervello bacato! *'''Moscardo''': Non dovremo combattere tra noi conigli, abbiamo già abbastanza nemici. Meglio metterci insieme, e d'accordo creiamo un'unica conigliera libera e indipendente.<br />'''Generale Vulneraria''': Che sciocchezze! Io non ho tempo da perdere.<br />'''Garofano''': Devo ucciderlo, capo?<br />'''Generale Vulneraria''': No. Andrà a riferire le mie condizioni. Dirai al tuo capo Parruccone che se lui e Kaisentlaia e tutte le altre non saranno ad aspettarmi quando verrò a prenderle, vi sgozzerò tutti dal primo all'ultimo. *'''Moscardo''': O Grande Frits, lo so che hai fatto tanto per noi, e mi dispiace dover chiederti altro, ma il mio popolo corre grave pericolo questo momento. Quindi vorrei fare un patto con te; la mia vita in cambio della loro.<br />'''Grande Frits''': Non passa giorno né passa notte senza che una coniglia non doni la sua vita in cambio di quella dei suoi cuccioli, o che un eroico capitano dell'Ausla non si immoli per il suo capo. Ma patti no, patti non se ne fanno. Quello che dev'essere, sarà. *'''Garofano''' {{NDR|vede il cane in lontananza}}: Un cane! Scappiamo! Si salvi chi può!!<br />'''Generale Vulneraria''' {{NDR|spuntando dopo che il cane ha ucciso numerosi Efrafani}}: Dove andate? Tornate indietro, sciocchi! Vigliacchi! Tornate qui a combattere! Avete paura di un cane?! {{NDR|il cane lo nota e si scontrano}} *'''Coniglio Nero della Morte''': Mi conosci, vero?<br />'''Moscardo''': Io? No... {{NDR|si rende conto dell'identità dell'apparizione}} Sì, mio signore. Ti conosco.<br />'''Coniglio Nero della Morte''': Vengo a chiederti se vuoi entrare a far parte della mia Ausla. Noi saremmo felici di averti, e so che piacerebbe anche a te. Da un po' ti senti molto stanco, vero? Se sei pronto possiamo anche andare subito. No, non preoccuparti per loro. Se la caveranno, sai? Loro e tanti migliaia come loro. Se tu vieni con me, ti mostrerò quello che intendo dire. ==Altri progetti== {{interprogetto|etichetta=''La collina dei conigli''}} [[Categoria:Film d'avventura]] 0vnykpa6820uv5edm8wj6so9qr1tpck Graal 0 124593 1420434 1420281 2026-07-14T12:20:14Z Udiki 86035 /* Citazioni */ 1420434 wikitext text/x-wiki {{voce tematica}} [[File:Dante Gabriel Rossetti - The Damsel of the Sanct Grael (The Holy Grail).jpg|thumb|''Il Sacro Graal'', di Dante Gabriel Rossetti]] Citazioni sul '''Graal'''. ==Citazioni== *A [[Pasqua]] deve cominciare a rendersi visibile quella parte oscura, vale a dire che nella falce si deve trovare parte dello Spirito solare che ha trovato la sua forza primaverile. In altre parole: a Pasqua deve apparire nel cielo l'immagine del santo Graal. Così infatti dev'essere. Chiunque può quindi contemplare a Pasqua l'immagine del santo Graal; proprio per questo è stata stabilita in quel dato modo la data della Pasqua, secondo un'antichissima tradizione. ([[Rudolf Steiner]]) *''«Costui, – disse, – è un pagano | e non può dunque pretendere | di vedere ciò che ammira | solo chi è cristiano | in virtù del suo battesimo. | Tra lui e il Graal c'è una barriera».'' ([[Wolfram von Eschenbach]]) *Nella prima leggenda del Graal è detto che il Graal, pietra miracolosa che in virtù dell'ostia consacrata sazia ogni fame, apparterrà a chi per primo dirà al custode della pietra, il re quasi completamente paralizzato dalla più dolorosa ferita: «Qual è il tuo tormento?». ([[Simone Weil]]) *– Ora scegli saggiamente.<br/>– Scelgo questo qui.<br/>– Chi te l'ha detto?<br/>– Be', ho immaginato che una tazza di [[caffè]] con la scritta ''[[Gesù]]'' potesse essere il Graal, via, non era difficile. (''[[La storia segreta di Stewie Griffin]]'') *Sotto l'antica Rosslyn il Santo Graal aspetta. Calice e Lama sorvegliano l'Eletta, adorna d'opre d'artisti incantati, riposa infine sotto cieli stellati. (''[[Il codice da Vinci]]'') ===''[[Excalibur]]''=== *– Dobbiamo trovare ciò che è perso, il Graal. Soltanto il Santo Graal può far rinascere foglia e fiore. Esplorate la terra, i labirinti delle foreste, fino ai confini di ciò che è in noi. Solo il Graal può redimerci. Esplorate... Cercate...<br/>– Cosa ci guiderà?<br/>– Presagi, segni... Seguite... *– Io mi sto consumando, non posso morire e non posso vivere.<br>– Bevi dal calice. Tu rinascerai e la terra con te.<br>– Parsifal... Non sapevo quanto la mia [[anima]] fosse vuota finché non è stata riempita. *Non esiste il Graal, come questi cavalieri hanno scoperto. Loro servono me invece. Ci sono molti piaceri al mondo, molte coppe da cui bere, e saranno tutte tue. *– Parsifal, non abbandonare mai la ricerca!<br/>– Io ho visto il Graal, Uryens. Lo avevo in pugno. Ho fallito. Ho fallito!<br/>– No! Tu sei l'ultimo di noi. Non rinunciare!<br/>– Non sono degno.<br/>– {{NDR|[[Ultime parole dai film|Ultime parole]]}} Tu devi, tu... devi. Ascolta! Seguili. Ti chiamano... ===''[[Indiana Jones e l'ultima crociata]]''=== *"Colui che beve l'acqua che io gli darò, dice il Signore, avrà dentro di sé una sorgente inesauribile dalla quale sgorgherà la vita eterna. Lasciate che mi conducano alla tua montagna sacra nel luogo dove dimori, attraverso il deserto e oltre la montagna, nella gola della luna crescente, al Tempio dove la coppa che contiene il sangue di Gesù Cristo risiede per sempre". {{NDR|leggendo le indicazioni sulla tavoletta del Graal}} *– Elsa non ha mai creduto veramente nel Graal... Si era illusa d'aver trovato un bottino. <br/> – E tu, cos'hai trovato? <br/> – Io? L'illuminazione. *La ricerca del Santo Graal, non è archeologia: è una gara contro le forze del male. Se cadesse nelle mani dei nazisti, le armate delle tenebre marcerebbero su tutta quanta la Terra. Non lo capisci questo? *– Tu credi, Marcus? ... Tu credi che il Santo Graal esista davvero? <br/> – La ricerca della Coppa del Cristo è la ricerca del divino che è in tutti noi... Ma se vuoi delle prove, Indy, non posso dartele. Alla mia età, si è disposti ad accettare alcune cose per fede. ===[[Thomas Malory]]=== *Adesso partirai e con te partirà anche il Sangrail, che questa notte stessa dovrà lasciare il regno di Logris dove nessuno lo vedrà mai più perché le genti di questa terra si sono volte al peccato e non lo servono né lo venerano come dovrebbero; io perciò le spoglio dell'onore che avevo loro concesso. *Ed ecco avvicinarsi il sacro vaso del Sangrail accompagnato da soavità e profumi di ogni sorta. I due cavalieri non poterono distinguere con chiarezza chi lo portava; solo ser Percival intravvide appena sia il vaso sia la vergine purissima che lo recava tra le mani. Immediatamente si trovarono entrambi perfettamente risanati nelle membra e nel corpo, e resero grazie a Dio in grande umiltà.<br>«Gesù» disse ser Percival «cosa significa che siamo guariti, mentre unmomento fa eravamo in punto di morte?»<br>«Lo so io» rispose ser Ector. «È stato il sacro vaso portato da una vergine e contenente il santo sangue di Nostro Signore Gesù Cristo. Solo un uomo di assoluta perfezione può vederlo.» *Entrò, giovane e bellissima, una damigella che recava tra le mani un vaso d'oro. Allora il re e tutti quanti si trovavano nella sala si inginocchiarono devotamente a pregare.<br>«Oh, Gesù!» esclamò ser Lancillotto. «Cosa può significare?»<br>«È il Sangrail, l'oggetto più prezioso che alcun essere vivente possieda» fu la risposta del re. «Quando sarà portato altrove, la Tavola Rotonda si spezzerà.» *Nella ricerca del Sangrail avrei abbandonato le vanità mondane se non fosse stato per l'amore che vi portavo, e se allora lo avessi fatto con tutto il mio cuore, la volontà e il pensiero, avrei superato ogni altro cavaliere a eccezione di ser Galahad mio figlio. *«Non sei forse ser Lancillotto del Lago?» gli chiese il religioso dopo che il cavaliere gli ebbe comunicato che si sarebbe fermato con lui per la notte.<br>«Si, sono io.»<br>«Cosa fai in questa contrada?»<br>«Vado in cerca delle avventure del Sangrail, signore.»<br>«Fa pure» gli disse allora il buon uomo «ma anche se il santo vaso si trovasse qui, il peccato ti impedirebbe di vederlo proprio come non è dato a un cieco di scorgere una spada sfolgorante.» *Rientrati tutti tra le mura di Camelot, il re e i baroni si recarono ad ascoltare i vespri nella cattedrale e poi a cena, dove ciascuno dei cavalieri prese posto, come prima, sul proprio seggio. Ma ecco che, tra improvvisi scoppi e rombi di tuono che fecero temere che il palazzo stesse crollando, nella sala penetrò un raggio di sole sette volte più vivido di quanto si fosse mai visto e tutti furono investiti dalla grazia dello Spirito Santo. Guardandosi intorno, i cavalieri osservarono che gli altri sembravano circonfusi di bellezza, ma non poterono pronunciare una sola parola. Poi, apparve il Santo Graal velato di sciamito bianco, così che nessuno poté vederlo o capire chi lo recasse, e la sala si riempì di profumi mentre davanti ai commensali comparivano i cibi e le bevande che prediligevano. Dopo aver attraversato l'intero ambiente, il sacro vaso scomparve d'un tratto, e solo allora i presenti ritrovarono la voce e il re rese grazie a Dio per la benevolenza che aveva mostrato loro. *Ti sei impegnato insieme a molti altri in una ricerca che non porterai mai a termine perché il Sangrail non si mostra ai peccatori. Non devi quindi meravigliare se non vi sei riuscito. ==Voci correlate== *[[Gesù]] *[[Elisir di lunga vita]] *[[Sacro Catino]] ==Altri progetti== {{Interprogetto|preposizione=sul|w_preposizione=riguardante il}} [[Categoria:Ciclo arturiano]] [[Categoria:Oggetti mitologici]] [[Categoria:Reliquie cristiane]] g1kpxafmfidz8tg9a75t9tipcu30fpb Maurizio Mattioli 0 141766 1420455 1262542 2026-07-14T13:44:59Z Spinoziano 2297 /* Doppiatore */ 1420455 wikitext text/x-wiki [[File:Maurizio Mattioli@Festa del Quarticciolo cropped.jpg|thumb|Maurizio Mattioli (2014)]] '''Maurizio Mattioli''' (1950 – vivente), attore, comico e doppiatore italiano. ==Citazioni di Maurizio Mattioli== {{cronologico}} *{{NDR|Su [[Enrico Maria Salerno]]}} Persona difficile, molto chiuso, restavo delle ore dietro le quinte solo per studiare come muoveva le mani: plasmava l'aria, rendeva visibile l'invisibile, palpabile una struttura eterea. Poi tornavo in camerino e tentavo di imitarlo, senza riuscirci... Molto umorale, era come se nel cervello gli si accavallassero una serie infinita di riflessioni, però proteggeva i suoi attori, e adorava essere circondato dalle donne, oramai conoscevo ogni sua smorfia o inflessione seduttiva. Gran playboy.<ref>Dall'intervista di Alessandro Ferrucci, ''[https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/08/02/maurizio-mattioli-uno-degli-ultimi-veri-caratteristi-italiani-si-racconta-dallarresto-nel-1995-alla-fenech-durante-le-scene-sexy-il-set-era-invivibile/4533726/ Maurizio Mattioli, uno degli ultimi veri caratteristi italiani si racconta. Dall'arresto nel 1995 alla Fenech: "Durante le scene sexy, il set era invivibile"]'', ''ilfattoquotidiano.it'', 2 agosto 2018.</ref> {{Int|''[http://www.intervisteromane.net/Interviste%20pronte%201/maurizio_mattioli.htm Er ciclone de Roma]''|Intervista di Gianfranco Gramola, ''intervisteromane.net'', 22 maggio 2001.}} *{{NDR|Sui cambiamenti che attuerebbe a Roma}} Cercherei di recuperare quel fusto non dico provinciale, ma direi più popolare e popolaresco, contro il fatto che ormai Roma sia diventata una metropoli e quindi un insieme di razze. *I romani hanno il difetto di avere troppi pregi. *Il nome, Roma, senti come suona bene e poi se lo capovolgi diventa Amor. *{{NDR|Sui ricordi della sua città}} La [[Roma]] di allora era una Roma tutta da scoprire, il centro era tutto da scoprire. Ricordo che prendevo l'autobus e venivo spesso in centro per vederlo da vicino. {{Int|''[http://www.lafedequotidiana.it/maurizio-mattioli-la-fede-mi-ha-protetto-dopo-la-morte-di-mia-moglie/ "La fede mi ha protetto dopo la morte di mia moglie"]''|Intervista di Bruno Volpe, ''lafedequotidiana.it'', 13 giugno 2016.}} *Il [[Papa]] si ama, non si discute mai, almeno per chi crede. È stato scelto per noi dallo Spirito Santo e allora non è lecito ribellarsi ad esso. *Noi non possiamo conoscere i disegni e i progetti di [[Dio]] e se accettiamo il bene, dobbiamo fare la stessa cosa per il male. *Non mi piace chi si atteggia o si riempie di boria: che senso ha? ==Note== <references /> ==Filmografia== ===Attore=== {{div col|}} *''[[Occhio, malocchio, prezzemolo e finocchio]]'' (1983) *''[[Due strani papà]]'' (1984) *''[[Fratelli d'Italia (film 1989)|Fratelli d'Italia]]'' (1989) *''[[Anni 90]]'' (1992) *''[[Vacanze di Natale '95]]'' (1995) *''[[Fantozzi - Il ritorno]]'' (1996) *''[[Tifosi]]'' (1999) *''[[La vita è una cosa meravigliosa]]'' (2010) *''[[Box Office 3D - Il film dei film]]'' (2011) *''[[Immaturi]]'' (2011) *''[[Buona giornata]]'' (2012) *''[[Tutta colpa di Freud]]'' (2014) *''[[Non è vero ma ci credo (film 2018)|Non è vero ma ci credo]]'' (2018) {{div col end}} ===Doppiatore=== {{div col}} *''[[I segreti di Twin Peaks]]'' (1990-1991) *''[[A volte ritornano (film)|A volte ritornano]]'' (1991) *''[[Sister Act - Una svitata in abito da suora]]'' (1992) *''[[L'uomo della pioggia]]'' (1997) *''[[Il principe d'Egitto]]'' (1998) *''[[Z la formica]]'' (1998) *''[[La gang del bosco]]'' (2006) {{div col end}} ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Mattioli, Maurizio}} [[Categoria:Attori italiani]] [[Categoria:Comici italiani]] [[Categoria:Doppiatori italiani]] bzcqw2mcud234jb5bq1qgmldnpa83kz Template:Lingue/Dati 10 148341 1420486 1420358 2026-07-14T21:58:16Z ItwikiBot 66727 Bot: aggiornamento dati 1420486 wikitext text/x-wiki {{#switch:{{{1}}} |lingua1 = en |voci1 = 66665 |lingua2 = it |voci2 = 55559 |lingua3 = pl |voci3 = 31801 |lingua4 = ru |voci4 = 17989 |lingua5 = cs |voci5 = 15765 |lingua6 = et |voci6 = 13697 |lingua7 = uk |voci7 = 12333 |lingua8 = pt |voci8 = 12067 }} tss4u6cfkdb8lhrqammc8riw3k18kwj Mago Merlino 0 149723 1420471 1419297 2026-07-14T16:39:22Z Skekzilla 17056 /* Thomas Malory */ 1420471 wikitext text/x-wiki {{nota disambigua||[[Merlino (disambigua)]]|Merlino}} [[File:Nuremberg chronicles f 138r 5.jpg|thumb|Merlino rappresentato sulle ''Cronache di Norimberga'']] '''Mago Merlino''', personaggio del ciclo bretone e delle leggende arturiane. ==Citazioni di Merlino== *I sogni spesso racchiudono i semi della realtà, Denis. Non puoi mai sapere quando metteranno radici e cominceranno a fiorire. I sogni rendono la vita degna di essere vissuta, ragazzo mio, rappresentano il tuo futuro ed è giusto che tu lotti per loro. Ricorda: sono il tuo bene più prezioso. (''[[Principe Valiant]]'') *Il destino degli uomini. Un enigma impenetrabile. Quanto poco conosciamo dei suoi piani misteriosi, dei suoi oscuri percorsi dentro il quale l'uomo nasce e muore, sa odiare ed amare, trionfare e cadere. Ed ogni singolo percorso poi inevitabilmente si lega con un altro, e con un altro ancora, e ancora dipingere insieme l'affresco dell'esistenza, il delirio delle passioni, la meschinità di ogni potere. Desiderio di onori e glorie ed antichi conti insoluti all'ombra del grande ordine, se un fiore sboccia un altro appassisce. (''[[Principe Valiant]]'') ===''[[Excalibur]]''=== {{cronologico}} *Guardate la spada del potere Excalibur! Forgiata quando il mondo era giovane e uccelli e bestie e fiori erano tutt'uno coll'uomo e la morte non era che un sogno. *Ho camminato per la mia strada fin dagli albori del tempo. A volte io do a volte io prendo. Sta a me il sapere cosa e quando. *Così hai di nuovo bisogno di me ora che la mia tregua è infranta? Anni da costruire, attimi per distruggere, e tutto per lussuria. *''Anál nathrach, orth' bháis's bethad, do chél dénmha.'' {{NDR|[[Incantesimi dai film|incantesimo]]}} *Tu devi giurare sul tuo vero diritto sovrano, Uther, di accordare a me ciò che io desidero e sarai appagato. [...] Ciò che è frutto della tua lussuria sarà mio. *Non lo vedi tutto intorno a te l'alito del drago? *La tua lussuria ti sosterrà. Galleggerai sull'alito del drago. *Il futuro ha già messo radici nel presente. *No, casa e focolare, moglie e figlio, non è per te, Uther. [...] Tu hai tradito il duca, gli hai rubato la moglie e hai preso il suo castello. Ora nessuno si fida di te. Tu non sei il predestinato. *Tu sarai la terra e la terra sarà te. Se tu fallisci, la terra non darà più frutto. Se tu riesci, la terra prospererà. *Devo dirti cosa c'è là fuori? [...] Il drago, una bestia di tale potenza che se tu lo vedessi intero e tutto insieme in un solo sguardo ti ridurrebbe in cenere nel tempo di un respiro. *Il drago è ovunque. Il drago è ogni cosa. Le sue squame brillano nella corteccia degli alberi. Il suo ruggire si sente nel vento. E la sua forcuta lingua colpisce come... come... eccolo lì, il fulmine! Proprio così. *{{NDR|[[Uther Pendragon]]}} era forte e molto coraggioso. Era un grande cavaliere. {{NDR|«Era un grande re?»}} Beh, era avventato. Non imparò mai a guardare nel cuore degli uomini, tanto meno nel suo. *Eh, è facile amare la follia in un ragazzo. *Adesso ascolta, una volta restai esposto all'alito del drago perché un uomo giacesse una notte con una donna. Nove lune mi ci sono volute per riavermi, e tutta per questa follia chiamata amore, questo pazzo turbamento che colpisce i mendicanti e i re. Non lo rifarò mai più! *L'amore è sordo oltre che cieco, ecco! Tu hai una terra da acquietare prima di iniziare a perdere tempo con stolte scaramucce d'amore! *Guardare quel biscotto è come guardare il futuro: finché non l'hai assaggiato cosa ne sai in realtà? E allora, ormai è troppo tardi. *C'è sempre qualcuno più furbo di te. *Pensate bene a questo momento. Assaporatelo. Rallegratevene con grande gioia. Grande gioia! Ricordatelo per sempre, poiché da esso siete uniti. Voi siete tutt'uno sotto le stelle. Ricordate bene, dunque, questa notte, questa grande vittoria, così che negli anni a venire possiate dire: «Io ero lì quella notte con Artù il re!». Poiché la maledizione degli uomini è che essi dimenticano. *È una strada lunga e solitaria, sai, la strada del negromante. Sì, conoscere troppo. ''Lacrimae mundi'', le sofferenze del mondo. *Ormai i giorni dei pari nostri sono numerati. Il Dio unico viene a cacciare via i molti dei, gli spiriti dei boschi e dei torrenti cominciano a tacere. È il destino delle cose. Sì, è il tempo degli uomini e dei loro modi. *Il bene e il male, non esiste mai uno senza l'altro. *Un re dovrebbe sempre aver paura, Artù, sempre! Del nemico in agguato dovunque, nei lunghi corridoi nel suo grande castello, in ogni anfratto della sua foresta o in una più intricata foresta qui dentro. {{NDR|indica la testa}} *Quando un uomo mente, assassina una parte del mondo. *Ci sono altri mondi e questo ha finito con me. *Ali di pipistrello, pelle di serpente! È tutto quello che hai imparato, Morgana? A usare pozioni e piccole stregonerie? *Sono esaurito fino all'inverosimile, Morgana. Ho cercato di guidare gli uomini, o intrigare a loro danno come diresti tu, troppo a lungo. È giunto il momento che io me ne vada. *Guarda negli occhi del drago e dispera! Io ti consegno all'oblio! Io ti distruggo! {{NDR|[[Incantesimi dai film|incantesimo]]}} *Tu mi hai riportato qui. Il tuo amore mi ha riportato qui, qui dove tu sei adesso, nella terra dei sogni. {{NDR|«Sei solo un sogno, Merlino?»}} Un sogno per alcuni. Un incubo per altri! *{{NDR|Rivolto a Morgana}} Sono tornato, incantatrice. Sei bellissima. Sì, magnifica. Hai usato tutta la magia che mi hai rubato per mantenerti così giovane? Ti è rimasta un po' di magia per combattere Merlino? Non hai niente da temere da un vecchio mago che hai sconfitto tanto tempo fa che vuole solo vedere quanto sei diventata potente. Vedi, Morgana, tu mi hai trasformato in un'ombra, un sogno. {{NDR|Morgana ride}} Tu devi essere più grande di quanto io sia mai stato. Una volta liberai l'alito del drago perché Uther giacesse con tua madre e concepisse un re. Questo rischiò di distruggermi, ma suppongo che tu possa farlo con facilità. Non è così? Non vedo nebbia. Anche i tuoi poteri stanno svanendo, Morgana? La formula! Sì, ecco, usa la formula magica. Hai dimenticato la magia del fare? Usala! {{NDR|Morgana comincia ad incantare}} Sì, usala! {{NDR|dalla bocca di Morgana fuoriesce una nebbia che avvolge tutto il campo}} Ecco, così! Bene! Eccezionale! Molto meglio di quanto io sia mai stato! Attenta... Può danneggiare la tua bellezza! ===''[[La spada nella roccia]]''=== *Anche il mondo acquatico ha la sue foresta e le sue giungle, e così ha anche le sue tigri e i suoi lupi. E questo il mondo fa girar. Ed anche tu ti accorgerai ''che ogn'or difenderti dovrai | e per non farti conquistar | dovrai il cervello adoperar | perché in natura ben si sa | il forte il debol sopraffà! | Gatto e uccel, | lupo e agnel | questo il mondo fa girar...'' *Grandi notizie, eh? Non posso aspettare di leggerle sul ''Times'', la prima edizione uscirà solo tra... 12 secoli! *Quel ragazzo è uno spiritaccio! Ha molto fegato! Si butta anima e corpo in ogni cosa che fa! E queste doti sono preziose, una volta avviato nella direzione giusta. *Tempi oscuri davvero, e maledettamente scomodi! Niente idraulica, niente elettricità, niente di niente! *{{NDR|Rivolto a Re Artù}} Tu diventerai un eroe leggendario. Scriveranno libri su di te per secoli e secoli. E chissà, magari faranno anche un film su di te. *Vedi, giovanotto, questa faccenda dell'amore... è una cosa potentissima! [...] Io direi che è la forza più grande sulla terra! ===[[Thomas Malory]]=== {{cronologico}} *La prima notte che trascorrerete con [[Igraine]] concepirete in lei un figlio che mi farete consegnare appena sarà venuto alla luce. Io lo alleverò dove più mi piacerà, affinché a voi derivi onore e al bambino i vantaggi che gli spettano. *Signori, è figlio legittimo di [[Uther Pendragon]] e di Igraine, moglie del duca di Tintagel [...]; Artù fu concepito più di tre ore dopo la morte del duca, e tredici giorni più tardi re Uther sposò Igraine. È quindi provato che non è bastardo, e chi lo afferma sappia che Artù sarà re e avrà ragione di tutti i suoi nemici, e che, prima di morire, avrà regnato a lungo su tutta l'Inghilterra e avrà condotto sotto il proprio comando Galles, l'Irlanda, la Scozia e molti altri regni. *È la volontà di Dio che il vostro corpo sia punito per le vostre azioni impure. Io invece dovrei essere triste, perché morirò di una morte vergognosa, sotterrato ancora vivo. Almeno la vostra sarà una fine onorevole. *Vi avevo detto che era un cavaliere forte e coraggioso, e vi avrebbe ucciso se io non fossi intervenuto. Ma da ora in poi egli vi renderà ottimi servigi; il suo nome è Pellinor, e un giorno avrà due figli di valore impareggiabile che si chiameranno Percival e Lamorak il Gallese. E sarà ancora Pellinor a rivelarvi il nome del figlio che avete concepito in vostra sorella e che sarà la rovina del regno. *Vi piace più l'arma o il fodero? {{NDR|«Preferisco la spada.»}} Non siete molto saggio, perché il fodero vale dieci volte di più! Finché lo avrete al fianco, esso impedirà alle vostre ferite di sanguinare, per quanto gravi possano essere. Quindi badate a non abbandonarlo mai. *Badate, sire, di conservare con cura il fodero di Excalibur e ricordate che finché l'avrete con voi le vostre ferite, per quanto gravi, non sanguineranno. *Solo i campioni migliori del mondo potranno maneggiare questa spada, cioè Lancillotto e suo figlio Galahad. E con quest'arma Lancilotto ucciderà ser Galvano, il nipote di re Artù. *Sire, {{NDR|i due seggi della Tavola Rotonda vuoti}} sono destinati a uomini degni del più alto onore, e sul Seggio Periglioso siederà solo un cavaliere senza pari. Chiunque altro sarà tanto ardito da tentare di prendervi posto, sarà annientato. ===[[T. H. White]]=== {{cronologico}} *Terapeutico,<br/>Elefantiaco,<br/>Diagnosi,<br/>Bum!<br/>Pancreatico,<br/>Microstatico,<br/>Antitossico,<br/>Tum!<br/>Con un normale catabolismo,<br/>Farfuglismo e balbettismo,<br/>Snip, Snap, Snorum,<br/>Taglia via il suo addomorum.<br/>Dispepsia,<br/>Anemia,<br/>Tossiemia.<br/>Uno, due, tre,<br/>E Lui sen va,<br/>Con le cinque ghinee,<br/>Cantando trallalà. *Quando si è tristi [...] la cosa migliore è apprendere qualcosa. Questo è l'unico rimedio infallibile. Puoi diventare vecchio e tremante nella persona, puoi restar sveglio la notte prestando attenzione ai disturbi delle tue arterie, puoi sentire la mancanza del tuo unico amore, vedere il mondo circostante devastato da perfidi folli o sapere che il tuo onore viene calpestato e gettato nelle cloache da menti abiette. C'è un unico rimedio, allora, per questo: apprendere. Capire perché il mondo si muove e che cosa lo muove. Questo è l'unico argomento che la mente non può mai esaurire, da cui non può mai essere tormentata, che non può temere e di cui non può diffidare né rammaricarsi. Conoscere è quello che ti ci vuole. Guarda quante cose vi sono da imparare! Scienza pura, l'unica purezza che esista. Puoi apprendere l'astronomia nel corso di una vita, la storia naturale in tre, la letteratura in sei. E poi, dopo aver esaurito un miliardo di vite per medicina, biologia, teocritica, geografia, storia ed economia... ebbene, puoi cominciare a costruire una ruota da carro col legno giusto, oppure trascorrere cinquant'anni imparando a cominciare a imparare come battere il tuo avversario nella scherma. Dopo di che potrai ricominciare da capo con la matematica, fino a che non sarà giunto il momento di imparare ad arare. *Come stai bene con la corona! Non mi fu permesso dirtelo prima, o poi, ma tuo padre era, o sarà, Re Uther Pendragon, e fui io stesso, travestito da mendicante, a portarti al castello di sir Ector, nelle tue fasce dorate. So tutto sulla tua nascita e sui tuoi genitori, e so anche chi ti diede il tuo vero nome. Conosco le pene e le gioie che ti attendono, e so che non ci sarà mai più alcuno che oserà chiamarti col soprannome affettuoso di Wart, ovvero Bitorzolo. Da ora in poi tua sorte gloriosa sarà portare il fardello e godere la nobiltà del titolo che ti spetta: perciò ora chiedo con insistenza il privilegio di essere il primo tra i tuoi sudditi a rivolgertelo, mio caro sovrano, re Artù. ==Citazioni su Merlino== *Indossava un'ampia veste lunga, con quattro stole ricamate con i segni dello zodiaco e vari segni cabalistici, come triangoli con occhi dentro, strane croci, foglie di alberi, ossa di uccelli e altri animali, nonché un planetario con stelle che brillavano come pezzi di uno specchio quando il sole vi batte sopra. Portava un cappello a punta simile a quello che si mette in testa agli scolari negligenti o al copricapo usato dalle dame dell'epoca, solo che le dame avevano anche un pezzo di velo fluttuante alla sommità. Possedeva anche una [[bacchetta magica]] di ''lignum vitae'', che aveva posato sull'erba davanti a sé, e un paio di occhiali con montatura di corno come quelli di re Pellinore. Erano occhiali fuori del comune, perché mancavano delle stanghette, con una forma che ricordava più quella delle forbici o delle antenne della vespa ''Pepsis''. ([[T. H. White]]) *– Merlino mi ha cambiato con la sua magia. È il più potente mago del mondo!<br>– Merlino?! Oh, oh, Merlino! Il più potente ''pasticcione'' del mondo! (''[[La spada nella roccia]]'') ===''[[Excalibur]]''=== *Hai intrappolato te stesso con la stessa stregoneria che usasti per ingannare mia madre. Tu non sei niente! Tu non sei un dio, non sei un uomo! *I tuoi intrighi dove hanno portato il mondo? Sull'orlo della rovina! *Merlino! Tu arrivi non richiesto e m'ignori quando ti chiamo. *Merlino, la tua saggezza ha forgiato questo anello. D'ora in avanti, in modo da rammentarci i nostri vincoli, ci riuniremo sempre in un cerchio, per raccontare e sentire le azioni buone e coraggiose. *Merlino vive. Vive nei nostri sogni ora e parla a noi da lì. *Sta cercando di imporci con la frode un ragazzo senza padre! ===[[Thomas Malory]]=== *La gente dice che Merlino è figlio di un diavolo, ma io posso affermare di essere stato concepito da un demone sulla terra! *«Merlino istituì la [[Tavola Rotonda]] a somiglianza della sfericità del mondo in essa perfettamente rappresentato» proseguì la reclusa. «Nella Tavola Rotonda, infatti, l'intero mondo cristiano e pagano trova ristoro, tanto che coloro che sono scelti a fare parte di quell'eletta compagnia si reputano colmi di grazia e più onorati che se fossero i padroni di metà della terra. Hai potuto vedere anche tu come, pur di appartenervi, i cavalieri siano disposti a perdere padre, madre, famiglie, mogli e figli, come facesti tu stesso che, per unirti a loro, abbandonasti tua madre senza volerla più vedere.<br>«Dunque, quando Merlino istituì la Tavola Rotonda disse che coloro che ne sarebbero stati compagni avrebbero potuto attingere alla verità del Sangrail. Gli fu chiesto chi l'avrebbe conquistata, ed egli rispose che sarebbero stati tre tori bianchi, due vergini e uno casto, e che uno di essi sarebbe stato più forte e più valoroso di suo padre quanto il leone lo è del leopardo. Allora gli fu detto: "Bisognerà che con le tue arti tu dia luogo a un seggio su cio potrà prendere posto solo il cavaliere che eccellerà su ogni altro".<br>«E Merlino istituì il [[Seggio Periglioso]], quello su cui [[Galahad]] sedette al banchetto di Pentecoste.» *Non passò molto che la [[Dama del Lago|Damigella del Lago]] partì e Merlino la seguì tentando più volte di farla sua con le proprie arti sottili, ma poi Nimue gli fece giurare di non fare mai più uso con lei dei suoi incantesimi, perché altrimenti non l'avrebbe mai avuta. [...] Poi Merlino e la damigella ripartirono per la Cornovaglia, e nel corso del viaggio egli le insegnò molti altri prodigi. Ma poiché le stava sempre intorno per cogliere la sua verginità, Nimue lo prese a noia e pensò di liberarsene; tuttavia non sapeva come fare anche perché ne aveva paura, dato che Merlino era figlio di un diavolo.<br>Ora, avvenne che un giorno Merlino le facesse vedere una caverna meravigliosa che si sprofondava sotto una grande pietra che la damigella, mettendo in opera le arti che aveva apprese, lo inducesse ad entrarvi per mostrarle i prodigi che essa nascondeva. Poi fece in modo che egli non ne uscisse mai più di quante arti magiche mettesse in opera, e si allontanò lasciandolo prigioniero. *Poiché [[Baudemago|ser Bagdemagus]] si era adirato perché a ser Tor era stata data la precedenza, si allontanò all'istante dalla corte e, in compagnia del suo scudiero, si inoltrò in una foresta. Dopo molte avventure gli capitò di arrivare davanti alla caverna in cui la Damigella del Lago aveva imprigionato Merlino. Udendolo lamentarsi pietosamente, il cavaliere decise di cercare di aiutarlo e si sforzò di sollevare la pietra che chiudeva l'antro, ma essa era tanto pesante che non vi sarebbero riusciti nemmeno cento uomini.<br>Intanto Merlino, che si era accorto della sua presenza, gli diceva di desistere perché si affaticava invano: egli non avrebbe potuto essere soccorso se non da colei che lo aveva rinchiuso. ==Altri progetti== {{interprogetto}} [[Categoria:Personaggi del ciclo arturiano]] nqlmy51peae9dp71egbcbb4prs5g1x3 Cavaliere 0 162457 1420463 1418934 2026-07-14T16:20:30Z Skekzilla 17056 /* Thomas Malory */ 1420463 wikitext text/x-wiki {{voce tematica}} [[File:Armored Knight with Visor Up Mounted on Horse.JPG|right|thumb|Illustrazione di un cavaliere]] Citazioni sui '''cavalieri'''. ==Citazioni== *Il bastardo è il cane del cavaliere, e questi è il cane del suo [[dio]]. Non è il dio dei papi, né dei teologi né dei chierici saputi che sfogliano libri ingialliti. Il suo dio è semplicissimo, composto dal Buon Dio dalla Madonna e da Nostro Signore Gesù Cristo. Non vi sono discussioni, non vi sono problemi. Dio esiste, categoricamente. Il [[Diavolo]] anche. Il Sole anche. Tutto è vero. ([[Jean Cau]]) *Il cavaliere, non potete immaginarlo, senza ridere, preso in un qualsiasi dialogo. Possiede appena alcune parole e queste non potrebbero essere scambiate con un compagno come leggere palle colpite dalla racchetta. Lui dice, ''sì'', o dice, ''no''. Afferma o rifiuta senza attorcigliare di commenti quel che dice. Non si può discutere con lui, è troppo semplice. Le parole di lui pronunciano l'Universale e formulano il Tutto. Non sa cavillare, ma vivere nel vero e morire per testimoniarlo con la sua morte. Sa che gli [[avvocato|avvocati]] non sono mai così loquaci come quando difendono cause abominevoli. Odia quella setta. Io anche. È vestita di nero. Il cavaliere monologa certezze nette. ([[Jean Cau]]) *Molti sostengono che non ci sia soddisfazione in un cavalierato, ma la maggioranza che lo sostengono non ce l'ha. (''[[House of Cards (miniserie televisiva)#Terza stagione|House of Cards]]'') *Più di tutto, a un cavaliere servono tre cose: un Dio da servire, un re a cui obbedire e una signora da proteggere da tutti quelli che vorrebbero farle del male. A ogni ora del giorno o della notte dev'essere pronto. (''[[Ignazio di Loyola (film)|Ignazio di Loyola]]'') *Procurarsi la droga è così noioso e complicato. È un modo di sprecare la propria vita. Mi chiedo se sarà più facile da cavaliere. (''[[House of Cards (miniserie televisiva)#Prima stagione|House of Cards]]'') *Un cavaliere è votato al coraggio, <br> il suo cuore conosce solo la virtù, <br> la sua spada difende gli inermi, <br> la sua forza sostiene i deboli, <br> le sue parole dicono solo la verità, <br> la sua ira abbatte i malvagi. (''[[Dragonheart - Cuore di drago]]'') *Un vero cavaliere non cede mai neppure davanti alla lancia più aguzza! (''[[Il cavaliere dalla pelle di leopardo]]'') ===''[[Excalibur]]''=== *Non badate a questi cavalieri ladri. Tu, Kay, abbi valore, onestà e misericordia come si addice a un cavaliere. *Per la legge di Dio un cavaliere che dice il falso non può vincere in torneo contro colui che dice il vero. *– Qual è la più grande qualità di un cavaliere? Coraggio? Compassione? Fedeltà? Umiltà? Tu cosa dici, Merlino?<br>– Ehm, la più grande? Beh, si fondono come i metalli che uniamo per fare una buona spada.<br>– Niente poesia! Una risposta diretta! Qual è?<br>– Lo dirò, allora: verità. Ecco! Sì, dev'esserci verità soprattutto. Quando un uomo mente, assassina una parte del mondo. *Questo è un vanto borioso. Un cavaliere deve dimostrare umiltà. ===[[Thomas Malory]]=== *Ahimè, che peccato che un cavaliere debba morire senza le armi in mano! *Ahimè, che vergogna che un cavaliere ne tradisca un altro! [...] Ma c'è un vecchio proverbio che recita: "Il valoroso è davvero in pericolo solo quando si trova in balia di un codardo. *Ebbene, qui si può imparare che nessun cavaliere è tanto forte che non possa essere scavalcato, nessuno tanto saggio che non possa sbagliare, e che cavalca bene colui che non è mai caduto! *I cavalieri che si danno all'adulterio e al libertinaggio non sono felici o fortunati in battaglia, e sono quasi sempre sopraffatti da cavalieri meno abili, oppure per caso e per malasorte uccidono uomini migliori di loro. *Non è certo degno di un cavaliere disprezzare le dame. *Non è da buon cavaliere cogliere un altro in svantaggio. *Soltanto il cavaliere innamorato può essere prode. *Un buon cavaliere deve sempre favorire un altro, giacché i simili sono attratti dai simili. *Un cavaliere così ardito non morrà per mano di un branco di vigliacchi! *Un cavaliere deve tollerare qualunque cosa da parte di una damigella. *Un cavaliere spietato è un cavaliere senza onore. *Una dama tanto superba da non avere misericordia di un valoroso cavaliere non ha diritto alla felicità! ===[[George R. R. Martin]]=== *I cani sono molto meglio dei cavalieri.[...] Un mastino morirà per te, ma non ti mentirà mai. E ti guarderà dritto in faccia. ([[Sandor Clegane]], ''[[George R. R. Martin#Il regno dei lupi|Il regno dei lupi]]'') *Non esistono veri cavalieri, così come non esistono dèi. ([[Sandor Clegane]], ''[[George R. R. Martin#La regina di draghi|La regina di draghi]]'') *Un cavaliere è una spada in sella a un cavallo. Tutto il resto non è altro che un nastro di seta legato alla lama della spada. Può darsi che quella lama sia più bella con un nastro attorno, ma vi uccide nello stesso identico modo. ([[Sandor Clegane]], ''[[George R. R. Martin#I fiumi della guerra|I fiumi della guerra]]'') *Un informatore coraggioso è inutile quanto un cavaliere vigliacco. ([[Varys]], ''[[George R. R. Martin#Il grande inverno|Il grande inverno]]'') ==Voci correlate== *[[Cavalieri della Tavola Rotonda]] *[[Scudiero]] ==Altri progetti== {{interprogetto|preposizione=sul|w_preposizione=riguardante il|wikt}} [[Categoria:Cavallo]] [[Categoria:Storia del cristianesimo]] [[Categoria:Storia medievale]] [[Categoria:Unità militari]] 7ljp88ajkgys86vblscylfeyiyxwilb Thomas Malory 0 163203 1420460 1420320 2026-07-14T16:16:47Z Skekzilla 17056 /* La morte di Artù */ 1420460 wikitext text/x-wiki Sir '''Thomas Malory''', o '''Maillorie''', '''Mallory''', '''Maleore''' (1409 – 1471), scrittore inglese. ==''La morte di Artù''== ===Incipit=== [[File:Morte Darthur incipit (cropped).jpg|thumb|Incipit dell'edizione del 1485 stampata da [[William Caxton]]]] ====Originale==== Hit befel in the dayes of Uther pendragon when he was kynge of all Englond | and so regned that there was a myȝty duke in Cornewaill that helde warre ageynst hym long tyme | And the duke was called the duke of Tyntagil | and so by meanes kynge Uther send for this duk | chargyng hym to brynge his wyf with hym | for she was called a fair lady | and a passynge wyfe | and her name was called Igrayne | So whan the duke and his wyf were comyn unto the kynge by the meanes of grete lordes they were accorded bothe | the kynge lyked and loved this lady wel | and he made them grete chere out of mesure | and desyred to have lyen by her | But she was a passyng good woman | and wold not assente unto the kynge | And thenne she told the duke her husband and said I suppose that we were sente for that I shold be dishonoured Wherfor husband I counceille yow that we departe from hens sodenly that we maye ryde all nyghte unto oure owne castell<br>{{NDR|Thomas Malory, ''[https://archive.org/details/lemortedarthuror00malouoft/page/34/mode/2up Le Morte d'Arthur. The original edition of William Caxton now reprinted and edited with an introduction and glossary]'', a cura di H. Oskar Sommer, Londra, David Nutt, 1889}} ====Traduzione==== Al tempo in cui [[Uther Pendragon]] governava su tutta l'Inghilterra, vi era in Cornovaglia un potente duca, signore di Tintagel, che gli faceva guerra da molti anni. Attraverso degli emissari, un giorno il re lo convocò ordinandogli di portare con sé anche la moglie, che aveva nome [[Igraine]] e fama di essere molto assennata. Quando il duca arrivò alla presenza del sovrano, per intercessione dei più nobili baroni si riconciliò con lui, ma il re si innamorò di sua moglie, la festeggiò oltre misura e desiderò di giacere con lei. Igraine, che era una donna onesta e leale, non solo non vi consentì, ma anzi disse al marito:<br>«Credo che siamo stati chiamati qui perché io vi perdessi il mio onore. Vi consiglio quindi di andare via senza indugio e di raggiungere questa notte stessa il nostro castello.»<br>{{NDR|Thomas Malory, ''Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri'', volume primo, a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Milano, Oscar Classici Mondadori, 1985. ISBN 88-04-41154-6}} ===Citazioni=== ====Libro I==== [[File:Story of Merlin - Arthur's conception.png|thumb|Il concepimento di Artù]] *«Ecco cosa voglio, sire» disse allora Merlino. «La prima notte che trascorrerete con Igraine concepirete in lei un figlio che mi farete consegnare appena sarà venuto alla luce. Io lo alleverò dove più mi piacerà, affinché a voi derivi onore e al bambino i vantaggi che gli spettano.»<br>«Sarà fatto come volete» accondiscese il re.<br>«Ora preparatevi» aggiunse Merlino. «Questa notte stessa vi coricherete al fianco di Igraine nel castello di Tintagel, e avrete le sembianze di suo marito; Ulfius assumerà l'aspetto di ser Brastias e io quello di ser Jordans, due cavalieri del duca. Ma badate di non rivolgere domande né a lei né ai suoi uomini; dite che non vi sentite bene, affrettatevi ad andare a letto, e domani mattina non vi alzate prima del mio arrivo. Il castello non è che a dieci miglia da qui.»<br>Fu dunque fatto come era stato deciso. Ma poiché il duca aveva visto il re lasciare l'assedio di Terrabil, quella stessa notte uscì dal castello attraverso una postierla per attaccare l'esercito regale e rimase ucciso nella sortita prima ancora che il sovrano fosse arrivato a Tintagel. Così re Uther giacque con Igraine più di tre ore dopo la morte del duca e, in quella notte, concepì Artù. Allo spuntare del giorno, dopo che Merlino fu arrivato per dirgli di prepararsi, egli baciò la dama e partì in gran fretta. E quando Igraine sentì dire che, secondo tutte le testimonianze, il marito era morto prima dell'arrivo di Uther, si chiese con grande stupore chi potesse essere l'uomo che si era coricato con lei nelle sembianze del suo signore e ne pianse segretamente senza farne parola ad alcuno. (p. 7) *Non passò molto, quindi, che un mattino Uther e Igraine si sposarono tra la gioia e il tripudio generale, e, per volere del re, nella stessa occasione re Lot di Lothian e di Orkney sposò Morgawse, che sarebbe stata la madre di [[Gawain|Galvano]], e re Nentres della terra di Garlot sposò Elaine. La terza sorella, [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana la Fata]], fu invece messa a studiare in un convento dove divenne molto dotta in negromanzia. In seguito sarebbe stata maritata a re [[Urien|Uriens]] della terra di Gore, padre di [[Ywain|ser Ivano il Biancamano]]. (p. 8) *E quando i mattutini e la prima messa ebbero termine, nel camposanto dietro l'altare maggiore fu vista una grande roccia quadrangolare simile a un blocco di marmo, che sorreggeva nel mezzo una sorta di incudine d'acciaio alta un piede in cui era infitta una bella spada. Intorno all'arma una scritta in lettere d'oro diceva:<br><div class="center">{{maiuscoletto|Colui che estrarrà questa spada dalla roccia e dall'incudine è il legittimo re di tutta l'inghilterra.}} (p. 10) [[File:An island story; a child's history of England (1906) (14801002423).jpg|thumb|Artù estrae la spada dalla roccia]] *Il giorno di Capodanno, terminata la messa, i baroni cavalcarono al campo, alcuni per giostrare, altri per torneare. Tra di essi vi era anche ser Ector accompagnato dal figlio ser Kay e dal giovane [[Re Artù|Artù]], fratello di latte di quest'ultimo. Ser Kay, che era stato fatto cavaliere nel giorno di Ognissanti, accortosi quando era già in cammino di avere dimenticato la spada nell'alloggio del padre, pregò Artù di andargliela a prendere.<br>«Volentieri» rispose il giovane allontanandosi in fretta. Giunto a casa, scoprì però che la dama e tutti gli altri erano usciti per assistere alle giostre. Ne fu addolorato, ma poi si disse:<br>"Andrò al camposanto a prendere la spada che è infitta nella roccia. Mio fratello non deve rimanere senza un'arma in una giornata come questa."<br>Si diresse quindi verso il camposanto; scese di sella, legò il cavallo a un montante e si avvicinò alla tenda che nascondeva la roccia. Non trovandovi i cavalieri che vi erano stati lasciati di guardia e che infatti erano andati alle giostre, afferrò l'impugnatura della spada e la estrasse con un strappo deciso, ma senza sforzo. Poi riprese il cavallo e raggiunse ser Kay per consegnargliela. Appena il fratello la vide, la riconobbe subito. Allora si avvicinò al padre egli disse:<br>«Signore, ecco la spada della roccia. Dunque devo essere io il re di questa terra.»<br>Ser Ector osservò l'arma; quindi tornò indietro con i due giovani, smontò da cavallo, entrò nella chiesa e ordinò a ser Kay di ripetergli con precisione come l'avesse presa faccendolo giurare sul Libro Sacro.<br>«Me l'ha portata mio fratello Artù, signore» disse allora ser Kay.<br>«E tu, come l'hai avuta?» chiese ser Ector ad Artù.<br>«Ecco, signore, quando sono tornato a casa a prendere la spada di ser Kay, non ho trovato nessuno che me la potesse dare; allora, pensando che mio fratello non dovesse rimanere disarmato, sono venuto qui e ho estratto l'arma dalla roccia senza alcuna fatica.» (pp. 11-12) *Ser Ector e ser Kay si inginocchiarono a terra.<br>«Ahimè, perché vi inginocchiate davanti a me, voi che siete mio padre e mio fratello?» chiese loro Artù.<br>«No, mio signore, non è così. Io non sono vostro padre e non sono nemmeno del vostro stesso sangue. Vedo che discendete da un lignaggio ben più nobile di quanto credessi.»<br>Egli gli raccontò come gli fosse stato affidato, perché lo allevasse, dallo stesso Merlino. Nel sentire che ser Ector non era suo padre, il giovane provò un profondo dolore, ma il cavaliere continuò:<br>«Quando sarete re, vorrete essere il mio buono e grazioso signore?»<br>«In caso contrario sarei da biasimare» fu la risposta di Artù. «Siete l'uomo a cui devo di più insieme alla mia buona signora e madre, vostra moglie, che mi ha nutrito e allevato come figlio suo. Se Dio vorrà ch'io sia re come voi dite, potrete chiedermi tutto quello che sarà in mio potere di concedervi, e io non vi mancherò!» (pp. 12-13) *«Per quale motivo quel ragazzo è divenuto vostro re?»<br>«Signori, è figlio legittimo di Uther Pendragon e di Igraine, moglie del duca di Tintagel» rispose loro Merlino.<br>«Allora è bastardo!» esclamarono tutti.<br>«No; Artù fu concepito più di tre ore dopo la morte del duca, e tredici giorni più tardi re Uther sposò Igraine. È quindi provato che non è bastardo, e chi lo afferma sappia che Artù sarà re e avrà ragione di tutti i suoi nemici, e che, prima di morire, avrà regnato a lungo su tutta l'Inghilterra e avrà condotto sotto il proprio comando Galles, l'Irlanda, la Scozia e molti altri regni.» (p. 15) *Dovremmo forse accettare che un interprete di [[Sogno|sogni]] ci esorti alla viltà? ([[Lot (ciclo arturiano)|Lot]], p. 16) *Ecco allora giungere in campo [[Ban di Benoic|re Ban]], fiero come un leone e con le insegne a bande verdi in campo d'oro.<br>«Ahimè, ora temo davvero che saremo sconfitti!» esclamò re Lot vedendolo. «Quello è il cavaliere più valoroso del mondo e anche l'uomo più rinnomato. Moriremo o saremo costretti a ritirarci, ma se dovremo farlo sarà bene che impieghiamo valore e saggezza, perché altrimenti perderemo ugualmente la vita!» (p. 26) *[...] è preferibile uccidere un vile piuttosto che, a causa di un codardo, perdere tutti la vita. ([[Lot (ciclo arturiano)|Lot]], p. 28) *«Siete un uomo straordinario!» esclamò allora Artù.<br>«Però mi stupisce molto sentirvi dire che morirò in battaglia.»<br>«Non ve ne meravigliate, è la volontà di Dio che il vostro corpo sia punito per le vostre azioni impure. Io invece dovrei essere triste, perché morirò di una morte vergognosa, sotterrato ancora vivo. Almeno la vostra sarà una fine onorevole.» ([[Re Artù]] e [[Mago Merlino]], p. 34) *Merlino è a conoscenza, come del resto voi, ser Ulfius, di come re Uther venne da me nel castello di Tintagel con le sembianze di mio marito che era morto tre ore prima, e di come quella stessa notte mi fece concepire un figlio. Tredici giorni dopo egli mi sposò, e allorché il bambino nacque ordinò che fosse affidato a Merlino e allevato da lui. Da allora io non lo vidi mai più; né seppi quale nome gli era stato dato. ([[Igraine]], p. 35) *«Ora siete in mio potere, e sono libero di decidere se uccidervi o risparmiarvi la vita. Ma se non vi darete per vinto sarò costretto a mettervi a morte» gli disse lo sconosciuto.<br>«Quando vorrà venire, la morte sia la benvenuta! Del resto, preferisco morire che disonorarmi arrendendomi a te» esclamò Artù balzandogli addosso. ([[Pellinore]] e [[Re Artù]], p. 39) *«Ahimè, Merlino, lo avete ucciso!» gli disse Artù. «Era il cavaliere più nobile del mondo, ed io preferirei essere privato delle mie terre piuttosto che saperlo morto.»<br>«Non ve ne date pensiero, è più sano di voi» gli rispose Merlino. «È solo addormentato, ma si risveglierà fra tre ore. Vi avevo detto che era un cavaliere forte e coraggioso, e vi avrebbe ucciso se io non fossi intervenuto. Ma da ora in poi egli vi renderà ottimi servigi; il suo nome è [[Pellinore|Pellinor]], e un giorno avrà due figli di valore impareggiabile che si chiameranno [[Parsifal|Percival]] e [[Lamorak|Lamorak il Gallese]]. E sarà ancora Pellinor a rivelarvi il nome del figlio che avete concepito in vostra sorella e che sarà la rovina del regno.» (p. 40) [[File:Boys King Arthur - N. C. Wyeth - p16.jpg|thumb|Artù riceve Excalibur]] *Proseguirono il cammino finché si trovarono sulla riva di un lago vasto e ameno, dal quale videro emergere un braccio rivestito di sciamito bianco: esso terminava in una mano che stringeva una magnifica spada.<br>«È quella l'arma di cui vi parlavo» disse Merlino ad Artù. E poiché in quel momento una donna passava sul lago, il re chiese chi fosse.<br>«È la [[Dama del Lago]]; sul fondo di questo specchio d'acqua si trova una caverna che ha l'interno decorato con tale ricchezza da renderlo la residenza più piacevole del mondo» gli spiegò Merlino. «Ora la dama si avvicinerà; allora voi dovrete pregarla cortesemente di darvi la spada.»<br>Infatti la dama si diresse verso Artù e lo salutò, e il re, dopo aver ricambiato il saluto, le chiese:<br>«Di chi è la spada che quel braccio tiene alta sull'acqua? Io sono senza armi, e vorrei che fosse mia.»<br>«Essa mi appartiene» gli rispose la dama «ma se mi concederete un dono allorquando ve lo chiederò, sarà vostra.»<br>«Ve lo accorderò, sulla mia parola» le promise Artù.<br>«Allora montate sulla barchetta che vedete laggiù, raggiungete a remi la spada e prendetela insieme al suo fodero. Io reclamerò il mio dono quando lo riterrò opportuno».<br>Artù e Merlino smontarono di sella e legarono i cavalli a due alberi. Poi salirono sulla piccola imbarcazione e, quando ebbero raggiunto la mano e la spada, il re ne afferrò l'impugnatura e la trattenne, mentre mano e braccio scomparivano sott'acqua. (pp. 40-41) *«Vi piace più l'arma o il fodero?» gli chiese Merlino.<br>«Preferisco la spada.»<br>«Non siete molto saggio, perché il fodero vale dieci volte di più! Finché lo avrete al fianco, esso impedirà alle vostre ferite di sanguinare, per quanto gravi possano essere. Quindi badate a non abbandonarlo mai.» (p. 41) *Poi re Artù fece cercare, sotto pena di morte, tutti i bambini che erano nati il primo di maggio concepiti da baroni e da dame, perché Merlino gli aveva detto che proprio in quella data aveva visto la luce di colui che lo avrebbe ucciso. Tra i numerosi figli di signori scovati e mandati a corte, si trovava anche [[Mordred]], il figlio della moglie di re Lot.<br>I fanciulli vennero messi su una nave che fu lasciata alla deriva sul mare, ma il caso volle che essa naufragasse ai piedi di un castello e che tutti i bambini morissero salvo proprio Mordred che ne era stato scagliato fuori e che fu ritrovato da un buon uomo che lo allevò. Quando poi il fanciullo ebbe compiuto i quattordici anni, fu mandato a corte, come narreremo verso la fine del libro della Morte di Artù. Ora diremo che i baroni del regno furono molto addolorati per la morte dei loro figli e ne incolparono più Merlino che Artù, ma poi rimasero in pace sia per timore sia per lealtà nei confronti del sovrano. (p. 43) ====Libro II==== [[File:The Death of Balin and Balan.png|thumb|La morte di Balin e Balan]] *«Ah, bella damigella, dignità, virtù e valore non sono riposti solo nell'[[abbigliamento]]!» esclamò [[Sir Balin|Balin]]. «La virilità e l'onore sono celati nella persona, e vi sono molti insigni cavalieri ignoti a tutti, a riprova che il pregio e l'ardimento non hanno alcun rapporto con le vesti che indossano.» (p. 46) *Non pochi pensano di fare scorno a un [[avversario]], e poi scoprono che il loro intento si è ritorto a loro danno. ([[Sir Balin]], p. 50) *Badate, sire, di conservare con cura il fodero di Excalibur e ricordate che finché l'avrete con voi le vostre ferite, per quanto gravi, non sanguineranno. ([[Mago Merlino]], p. 57) *Rimasto disarmato, {{NDR|[[Sir Balin]]}} si precipitò allora alla ricerca di un'altra arma entrando prima in una stanza poi un'altra e in un'altra ancora, senza riuscire a trovare nulla e sempre incalzato dappresso da [[Re Pescatore|re Pellam]]. Infine varcò la porta di una camera meravigliosamente decorata e vide che vi si trovava un uomo disteso su un letto coperto dai più splendidi drappi d'oro che si possano immaginare. Vicino al letto, su un tavolo d'oro puro sorretto da quattro zampe d'argento, era posata una lancia di singolare fattura. Balin la afferrò, si volse a fronteggiare Pellam e lo colpì con forza, facendolo cadere in terra privo di sensi. Allora il tetto e le mura del castello crollarono e anche Balin fu gettato al suolo, dove rimase senza potersi muovere. [...] Da allora re Pellam rimase infermo per molti anni, e guarì solo quando fu curato da [[Galahad]], il nobile principe, nel corso della ricerca del [[Graal|Sangrail]] – il bacile che conteneva il sangue di Nostro Signore Gesù Cristo portato in Inghilterra da Giuseppe d'Arimatea, cui un tempo era appartenuto anche lo splendido letto. La [[Lancia di Longino|lancia]] che aveva inferto il [[Colpo Doloroso]] era la stessa con cui Longino aveva ferito Nostro Signore al cuore, e poiché re Pellam era affine alla stirpe di Giuseppe e l'uomo più degno di quei tempi, la sua infermità provocò dolore, lutti e pene. (pp. 61-62) *«Fratello, mi hai ucciso e io ho ucciso te. Il mondo intero parlerà di noi» disse poi Balin quando si fu ripreso.<br>«Perché mai non ti ho riconosciuto!» si lamentò Balan. «Avevo notato le due spade, ma dato che portavi uno scudo non tuo ti avevo creduto un altro.»<br>«È colpa di uno sciagurato cavaliere che facendomelo cambiare ci ha dato la morte. Se potessi sopravvivere distruggerei il castello per i malvagi costumi che alberga.»<br>«E sarebbe ben fatto!» approvò Balan. «Da quando vi arrivai non ebbi più la possibilità di ripartirne perché uccisi il cavaliere che era a guardia dell'isola. Lo stesso accadrà anche a te, fratello. Avresti dovuto uccidermi, come del resto hai fatto, ma poi metterti in salvo con la fuga.»<br>In quel mentre sopraggiungeva la signora del castello con quattro cavalieri, sei dame e sei servitori, e sentì le pietose parole che si scambiavano i fratelli.<br>«Uscimmo entrambi da un medesimo sacello, il ventre di nostra madre, e giaceremo insieme in una stessa fossa» dicevano. (p. 66) *Il mattino successivo comparve Merlino e fece incidere in lettere d'oro sulla tomba dei fratelli una scritta che diceva:<br><div class="center">{{maiuscoletto|Qui giace Balin il Selvaggio, che era il cavaliere dalle due spade che inferse il Colpo Doloroso.}}</div><br>Poi, presa la spada di Balin e sostituitone il pomo con un altro, ordinò a un cavaliere di brandirla, ma quello non vi riuscì nonostante i ripetuti sforzi. Allora Merlino scoppiò a ridere.<br>«Perché ridete?» gli chiese il cavaliere.<br>«Solo i campioni migliori del mondo potranno maneggiare questa spada, cioè [[Lancillotto]] e suo figlio Galahad. E con quest'arma Lancilotto ucciderà ser Galvano, il nipote di re Artù» gli rispose Merlino, che fece incidere la profezia sul pomo della spada.<br>Poi operò perché un ponte di ferro e di acciaio collegasse l'isola con la terraferma, e lo fece largo solo mezzo piede perché soltanto l'uomo più eccellente e mondo da malizia e villania potesse avere l'ardire di attraversarlo. Inoltre lasciò sull'isola il fodero della spada di Balin perché Galahad potesse trovarlo, e fece sì che per magia la spada restasse infissa in un blocco di marmo grande come la mola di un mulino, che galleggiò per molti anni nella corrente di un fiume fin sotto le mura di Camelot. Un giorno di Pentecoste Galahad, il nobile principe, che aveva già trovato il fodero, avrebbe estratto la spada così come è narrato nel libro del Sangrail. (p. 67) ====Libro III==== *Che un re tanto illustre per nobiltà e valore voglia prendere in moglie [[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]] è la notizia più bella che abbia mai ricevuto [...]. Gli offrirei volentieri anche le mie terre se pensassi di poterlo compiacere, ma ne ha già tante e sono certo che non ne ha bisogno. Gli farò quindi un dono che gradirà molto di più, perché gli consegnerò la [[Tavola Rotonda]] che mi fu data da Uther Pendragon. Essa può ospitare un massimo di centocinquanta cavalieri; cento li ho io stesso, ma gli altri mi sono stati uccisi. ([[Leodegrance]], p. 69) *«Ma perché vi sono due seggi vuoti alla Tavola Rotonda?» chiese poi Artù a Merlino.<br>«Sire, sono destinati a uomini degni del più alto onore, e sul [[Seggio Periglioso]] siederà solo un cavaliere senza pari. Chiunque altro sarà tanto ardito da tentare di prendervi posto, sarà annientato.» (p. 72) *Devi concedere [[misericordia]] a coloro che t'implorano, perché un [[cavaliere]] spietato è un cavaliere senza onore. ([[Gaheris]], p. 76) *Così, portate a termine le tre ricerche affidate a ser Galvano, a ser Tor e a re Pellinor, re Artù confermò la nomina di tutti i cavalieri, assegnò terre a quelli che non avevano e impose loro di non commettere mai oltraggi o omicidi, di rifuggire sempre dal tradimento, di non comportarsi mai con efferatezza, ma di concedere grazia a chi la implorasse, sotto sanzione di perdere per sempre l'onore e la sua protezione. Inoltre il re ingiunse loro, pena di morte, di soccorrere sempre le dame, le damigelle e le gentildonne e di non ingaggiare combattimenti in contese ingiuste per amore o per beni mondani. Tutti i [[cavalieri della Tavola Rotonda]] giurarono in tal senso, i giovani come i vecchi, e ogni anno rinnovavano il giuramento in occasione della festa solenne della Pentecoste. (p. 87) ====Libro IV==== [[File:The Beguiling of Merlin by Edward Burne-Jones.jpg|thumb|Merlino e la Dama del Lago]] *Non passò molto che la [[Dama del Lago|Damigella del Lago]] partì e Merlino la seguì tentando più volte di farla sua con le proprie arti sottili, ma poi Nimue gli fece giurare di non fare mai più uso con lei dei suoi incantesimi, perché altrimenti non l'avrebbe mai avuta. [...] Poi Merlino e la damigella ripartirono per la Cornovaglia, e nel corso del viaggio egli le insegnò molti altri prodigi. Ma poiché le stava sempre intorno per cogliere la sua verginità, Nimue lo prese a noia e pensò di liberarsene; tuttavia non sapeva come fare anche perché ne aveva paura, dato che Merlino era figlio di un diavolo.<br>Ora, avvenne che un giorno Merlino le facesse vedere una caverna meravigliosa che si sprofondava sotto una grande pietra che la damigella, mettendo in opera le arti che aveva apprese, lo inducesse ad entrarvi per mostrarle i prodigi che essa nascondeva. Poi fece in modo che egli non ne uscisse mai più di quante arti magiche mettesse in opera, e si allontanò lasciandolo prigioniero. (pp. 88-89) *Ahimè, da quando sono stato incoronato non ho avuto un solo mese di riposo! ([[Re Artù]], p. 90) *{{NDR|Su [[Sir Tor]]}} Parla poco e agisce molto di più, e non conosco nessuno qui a corte che sia di nascita più nobile, o che gli sia pari in valore e in possanza. ([[Re Artù]], p. 94) *[...] poiché ser Bagdemagus si era adirato perché a ser Tor era stata data la precedenza, si allontanò all'istante dalla corte e, in compagnia del suo scudiero, si inoltrò in una foresta. Dopo molte avventure gli capitò di arrivare davanti alla caverna in cui la Damigella del Lago aveva imprigionato Merlino. Udendolo lamentarsi pietosamente, il cavaliere decise di cercare di aiutarlo e si sforzò di sollevare la pietra che chiudeva l'antro, ma essa era tanto pesante che non vi sarebbero riusciti nemmeno cento uomini.<br>Intanto Merlino, che si era accorto della sua presenza, gli diceva di desistere perché si affaticava invano: egli non avrebbe potuto essere soccorso se non da colei che lo aveva rinchiuso. Allora Bagdemagus si allontanò e, attraverso molte altre avventure che incontrò per via, si dimostrò un eccellente cavaliere, così che quando tornò a corte fu eletto compagno della [[Tavola Rotonda]]. (p. 94) *[...] mi sono impegnato a battermi ad oltranza e preferisco morire con onore piuttosto che vivere nella vergogna. Se mi fosse possibile perdere la vita cento volte, piuttosto che arrendermi a voi sceglierei lo stesso di morire. Sono senza armi, ma non senza onore, e del resto se ucciderete un uomo inerme, il disonore ricadrà su di voi. ([[Re Artù]], p. 101) *{{NDR|Sulla [[Fata Morgana (mitologia)|Fata Morgana]]}} Mi vendicherò su di lei con tale durezza che tutto il mondo cristiano ne dovrà parlare, perché Dio sa che l'ho onorata e venerata più di ogni altra del mio sangue e che avevo più fiducia in lei che in mia moglie e negli altri miei parenti. ([[Re Artù]], p. 103) *La gente dice che Merlino è figlio di un diavolo, ma io posso affermare di essere stato concepito da un demone sulla terra! ([[Ywain]], p. 105) *Dopo aver trascorso la notte nel monastero e ascoltata la messa, Galvano e Ivano ripresero il cammino. Si addentrarono in un grande bosco e poi sbucarono in una valleta dove videro dodici belle damigelle e due cavalieri armati e montati su grandi cavalli vicino a una piccola torre. Le damigelle correvano avanti e indietro da un albero al quale era appeso uno scudo bianco e, ogni volta che vi passavano accanto, vi sputavano sopra e alcune vi gettavano anche del fango.<br>I due giovani si avvicinarono, salutarono le damigelle e chiesero loro perché spregiassero lo scudo in quel modo.<br>«Ecco, signori, esso appartiene a un cavaliere del paese che è un ottimo combattente, ma ha in odio tutte le dame e le gentildonne. Per questo stiamo recando offesa al suo scudo.»<br>«Non è certo degno di un cavaliere disprezzare le dame» osservò ser Galvano «ma può anche darsi che ne abbia un buon motivo e che, se è vero quanto dite, in qualche altro luogo vi siano donne che egli ama e da cui è ricambiato. Come si chiama?»<br>«[[Morholt|Moroldo]], signore, del sangue del re d'Irlanda.»<br>«Lo conosco» intervenne ser Ivano. «È un cavaliere molto valoroso: una volta lo vidi misurarsi in una giostra con vari avversari e nessuno fu in grado di tenergli testa».<br>«Allora penso che siate voi da biasimare, damigelle!» esclamò ser Galvano. «Suppongo che se ha appeso lo scudo all'albero non si trovi lontano, e quei cavalieri laggiù potrebbero sfidarlo. Sarebbe più onorevole di quello che state facendo voi. Comunque, non intendo permettere che lo scudo di un cavaliere venga disonorato!» (pp. 110-111) *[...] non è cavalleresco che uno resti in arcioni mentre l'altro è a piedi. ([[Morholt|Moroldo]], p. 112) *Si slanciarono gagliardamente l'uno contro l'altro e si assestarono dei fendenti che fecero volare in pezzi gli scudi e ammaccare gli elmi e i giachi, così che ben presto furono entrambi gravemente feriti. Ma erano le nove del mattino, e Moroldo si accorse con stupore che ser Galvano diveniva di momento in momento più forte finché, all'ora di mezzogiorno, la sua forza si trovò triplicata. Quando però il mezzogiorno fu trascorso e cominciò a calare la sera, le forze di ser Galvano presero a scemare ed egli si sentì sempre più debole e cominciò a sospettare che non avrebbe potuto resistere. Sarebbe quindi stato il momento giusto perché ser Moroldo potesse dimostrare tutta la propria possanza; invece quest'ultimo disse:<br>«Ho constatato che siete un ottimo cavaliere e un uomo dotato di una forza prodigiosa, signore, ma finché dura. Del resto, la nostra non è una disputa grave e sarebbe un peccato se dovessi ferirvi, ora che vi vedo indebolito.» (p. 112) *Una dama tanto superba da non avere misericordia di un valoroso [[cavaliere]] non ha diritto alla felicità! ([[Dama del Lago]], p. 121) ====Libro V==== *In pace da lungo tempo, [[re Artù]] aveva indetto una festa sfarzosa. La Tavola Rotonda era al completo di tutti i suoi alleati sovrani, principi e nobili cavalieri quando, mentre egli sedeva sul trono, entrarono nella sala dodici vecchi che recavano rami d'ulivo nelle mani a significare di essere venuti come ambasciatori e messaggeri dell'imperatore Lucio, a quel tempo chiamato Dittatore o Procuratore del Bene Pubblico di Roma. Giunti alla presenza del re, essi gli resero omaggio con un inchino e gli parlarono nel seguente modo:<br>«Il nobile e potente imperatore Lucio saluta il re di Britannia. Vi ordina di riconoscerlo come vostro signore e di inviargli il tributo che questo regno deve all'impero e che, come risulta dai documenti, già pagavano vostro padre e i vostri predecessori. Se agirete da ribelle e non lo riconoscerete come vostro sovrano, deterrete e tratterrete le vostre terre in contrasto con gli statuti e i decreti stabiliti dal nobile e illustre Giulio Cesare, conquistatore di questo paese e primo imperatore di Roma. Sappiate anche se vi opporrete alle sue richieste e ai suoi ordini, Lucio condurrà una guerra implacabile contro la vostra persona, i vostri regni e le vostre terre, e punirà voi e i vostri sudditi come esempio perpetuo per tutti i sovrani e i principi che rifiutano il tributo al nobile impero che domina sull'intero mondo.» (p. 131) *[...] io non pagherò mai il tributo a Roma! A quanto so Belino e Brenio, sovrani di Britannia, hanno tenuto a lungo l'impero nelle proprie mani, come anche Costantino figlio di Elena: vi è quindi la prova palese che non dobbiamo alcun tributo e che anzi, essendo noi i loro discendenti, abbiamo il diritto di reclamare il titolo all'impero. ([[Re Artù]], p. 132) *Artù presiedeva la Tavola Rotonda e appariva l'uomo più gagliardo che esista, capace di conquistare l'intera terra, che è ben poco per lui. (p. 134) *Mentre il re era assopito nella propria cabina ebbe un sogno meraviglioso: gli parve che un [[drago]] terrificante, giunto in volo dalla parte d'Occidente, affogasse molta della sua gente. Esso aveva la testa smaltata d'azzurro e le spalle che brillavano come oro, il ventre simile a maglie di straordinari colori, la coda coperta di scaglie, le zampe di splendido zibellino e gli artigli come oro fino. Dalla bocca gli scaturiva un'orrenda fiamma che faceva apparire di fuoco la terra e il mare. Poi, in una nuvola, giungeva dall'Oriente un feroce cinghiale nero dagli artigli grandi come pilastri. Coperta da pelame irsuto, era la bestia più ripugnante che si fosse mai vista, e ruggiva e muggiva in modo incredibilmente orribile. Il drago allora si sollevava nell'aria come un falco e assaliva con violenza il cinghiale che rispondeva ferendolo al petto con le zanne grigie, e quel sangue bollente faceva rosseggiare il mare. Allora il drago volava a grandi altezze, poi si precipitava fragorosamente a colpire il cinghiale sulla sommità del dorso, lungo dieci piedi dalla testa alla coda, riducendogli in polvere le ossa e la carne, che prendevano a volteggiare per tutta l'ampiezza del mare.<br>Il re si svegliò di colpo e, sconcertato dal sogno, mandò a chiamare un saggio filosofo cui ordinò di spiegarne il significato.<br>«Sire» fu la risposta del sapiente «il drago rappresenta la vostra persona, i colori delle sue ali sono i regni che avete conquistato e le scaglie di cui è irta la coda rappresentano i nobili cavalieri della Tavola Rotonda. Il cinghiale che usciva dalle nuvole e che fu ucciso dal drago simboleggia un tiranno che tormenta il popolo, o forse anche che voi dovrete battervi di persona contro il più orrido e abominevole gigante che avrete mai visto in tutta la vita. Non avete dunque nulla da temere da questo sogno: andate avanti da conquistatore.» (pp. 135-136) *Guardate quanto sono tronfi di orgoglio e di millanteria questi Britanni! [...] Si vantano come se avessero già conquistato il mondo intero! (p. 140) ====Libro VI==== *Poco tempo dopo che [[re Artù]] era tornato in Inghilterra da Roma i [[cavalieri della Tavola Rotonda]] si riunirono a corte per dedicarsi a giostre e a tornei. Non pochi cavalieri novelli compirono onorevoli gesta d'armi e superarono i compagni dando prova di valore e di prodezza, ma tra tutti spiccò [[Lancillotto|ser Lancillotto]] del Lago che fu il migliore nei tornei, nelle giostre e nelle prove d'armi sia al primo sia all'ultimo sangue, e non si fece mai sopraffare se non per tradimento o per incantesimo.<br>Dunque ser Lancillotto si meritò una tale unanime ammirazione che il libro francese dice che era il cavaliere migliore della corte dopo il ritorno del re da Roma. Per tutti questi motivi, la regina Ginevra lo predilesse tra gli altri, e poiché anche egli la ricambiava amandola più di qualunque altra dama o damigella della sua vita, compì per lei molte prodezze d'armi. (p. 157) *[...] non posso impedire alla gente di dire quel che vuole, ma non penso affatto di prendere moglie, perché dovrei restare al suo fianco trascurando le armi, i tornei, le battaglie e le avventure. Quanto poi ad avere delle amiche, rifiuto il piacere che esse potrebbero darmi soprattutto perché sono timorato di Dio. Vedete, i [[Cavaliere|cavalieri]] che si danno all'adulterio e al libertinaggio non sono felici o fortunati in battaglia, e sono quasi sempre sopraffatti da cavalieri meno abili, oppure per caso e per malasorte uccidono uomini migliori di loro. Credo quindi che sarà sempre un infelice l'uomo che ha delle amanti, e che tutto ciò che avrà a che fare con lui sarà perseguitato dalla sorte. ([[Lancillotto]], p. 170) *Ahimè, che peccato che un cavaliere debba morire senza le armi in mano! ([[Lancillotto]], p. 181) ====Libro VII==== *[[Re Artù|Artù]] dunque si era seduto a banchetto con vari altri sovrani e con tutti i [[cavalieri della Tavola Rotonda]], salvo quelli che erano stati fatti prigioniero o uccisi in scontri d'armi, quando i tre uomini fecero il loro ingresso nella sala. Due erano cavalieri di bell'aspetto e riccamente vestiti, e sulle loro spalle si appoggiava il terzo, il giovane più bello del mondo, alto, robusto e prestante, dal viso perfetto e dalle più grandi e splendide mani che si fossero mai viste, ma che si muoveva come se non riuscisse a reggersi senza essere sostenuto. Artù ordinò che si facesse silenzio e si lasciasse spazio per il loro passaggio, e i tre uomini avanzarono fino all'alta predella senza pronunziare una parola; poi il più giovane si trasse un poco indietro e, raddrizzandosi agilmente in tutta la persona, disse:<br>«Re Artù, Dio benedica voi e tutta la vostra bella certe e, in particolare, i compagni della Tavola Rotonda. Sono venuto per pregarvi di accordarmi tre doni, e poiché le mie richieste non sono irragionevoli e non vi causeranno danni o perdite, potrete concedermeli senza tema di essere disonorato. Il primo lo chiederò subito, e gli altri due tra un anno in questo stesso giorno dovunque vi troverete a celebrare la festa solenne.»<br>«Avrai quanto desideri» dichiarò il re.<br>«Allora, sire, questa è la mia prima supplica: datemi da mangiare e da bere a sufficienza per un anno, al termine del quale avanzerò le altre due preghiere.»<br>«Bel figliolo, ti consiglio di domandare di più: quello che hai espresso è un desiderio troppo umile» gli rispose Artù. «Il mio cuore prova grande inclinazione per te perché ritengo che tu discenda da una nobile schiatta: l'opinione che mi sono fatto risulterebbe fallace se non dovessi dimostrarti di altissimo lignaggio.»<br>«Sire, sia come deve essere, ho chiesto esattamente quello che volevo» replicò il giovane.<br>«Non credo che tu non lo conosca!» esclamò il re, che poi affidò il giovane a [[Sir Kay|ser Kay il Siniscalco]], ordinando che gli desse i migliori cibi e le migliori bevande e un corredo degno del figlio di un barone.<br>«Non ci sarà bisogno di spendere tanto per lui» osservò però ser Kay. «Secondo me è nato villano e non diventerà mai un gentiluomo, altrimenti vi avrebbe chiesto un cavallo e un'armatura. I suoi desideri rispecchiano invece la sua condizione. Comunque, dato che non ha nome, lo chiamerò [[Sir Gareth|Bellamano]] e lo porterò in cucina dove potrà mangiare tutti i giorni tanto di quel brodo che tra un anno sembrerà un porcello all'ingrasso.» (pp. 187-188) *Appena i due uomini che avevano accompagnato il giovane furono ripartiti lasciandolo nelle mani di ser Kay, questi cominciò a schernirlo e a farsi beffe di lui. Ma [[Gawain|ser Galvano]] se ne adirò e [[Lancillotto|ser Lancillotto]] ordinò al siniscalco di smetterla, aggiungendo che era pronto a scommettere che si sarebbe dimostrato un cavaliere di grande valore.<br>«Non avete ragioni per ritenerlo» replicò il siniscalco. «Le sue rischieste mostrano la sua vera natura; non vuole che da bere e da mangiare e in fede mia deve essere cresciuto in un'abbazia dove, comunque andassero le cose, gli facevano sempre mancare il vitto! Per questo è venuto a cercarlo qui.» (p. 189) *Così Bellamano fu mandato in cucina, e la notte dormiva con gli altri garzoni, sopportando tutto pazientemente per dodici mesi. Ma nel frattempo era riuscito a incontrare il favore generale, degli uomini come dei ragazzi, per la sua umiltà e la sua dolcezza. E ogni volta che vedeva dei cavalieri intenti alle giostre, se poteva si fermava ad osservarli e cercava in tutti i modi di trovarsi ovunque si svolgesse qualche prova di prodezza, così che accadeva che chiunque si esercitasse nel lancio di sbarre o di pietre si trovava sempre superato da lui di almeno due iarde. (p. 189) *«In nome di Dio, ti assicuro che ho dovuto impegnarmi al massimo per non essere disonorato; perciò non dovrai temere nessun altro» disse Lancillotto a Bellamano.<br>«Credete che un giorno sarò in grado di tenere testa a qualunque provetto cavaliere?» gli chiese allora il giovane.<br>«Certamente, combatti come hai fatto oggi e io te ne sarò garante.»<br>«Adesso, quindi, vi prego di armarmi.»<br>«Però dovrai dirmi il tuo nome e il tuo lignaggio.»<br>«Ve lo dirò, signore, purché non lo riveliate ad alcuno.»<br>«Te ne do la mia parola, finché non sarà universalmente noto.»<br>«Mi chiamo Gareth e sono fratello germano di ser Galvano» gli disse infine Bellamano.<br>«Ah, signore, ne sono molto lieto! Ho pensato fin dal primo momento che doveste essere di sangue nobile e che non foste venuto a corte solo per mangiare e bere!» esclamò ser Lancillotto; dopo di che lo armò cavaliere. (pp. 192-193) *[...] non lasciatemi morire quando una parola [[Cortesia|cortese]] potrebbe salvarmi! (Sir Pertolepe, p. 199) *Un [[cavaliere]] deve tollerare qualunque cosa da parte di una [[damigella]] [...]. Per questo non ho badato alle vostre parole, per quanto ingiuriose fossero; anzi, quanto più mi offendevate e mi facevate montare in collera, tanto più sfogavo la mia ira contro gli avversari che incontravo. Così le vostre ingiurie mi hanno esortato a battermi e mi hanno indotto a cimentarmi per provarvi fino in fondo di cosa sono capace. Se ho cercato accoglienza nelle cucine di Artù, è stato solo per avventura, perché avrei potuto trovare di che sostentarmi in qualunque altro posto. Ma l'ho voluto fare per mettere alla prova i miei amici e perché un giorno si potesse sapere che sono un gentiluomo. ([[Sir Gareth]], p. 203) *{{NDR|Su [[Sir Gareth]]}} Ha sconfitto tutti e quattro i fratelli e ucciso il Cavaliere Nero [...]. Ma prima ancora aveva fatto di più: aveva disarcionato ser Kay lasciandolo a terra mezzo morto e aveva affrontato un duro scontro con ser Lancillotto concludendolo alla pari. È stato allora che ser Lancillotto lo ha armato cavaliere. (p. 206) *{{NDR|Su [[Sir Gareth]]}} Lancillotto era il cavaliere che il giovane amava di più; perciò rimase quasi sempre con lui anche perché, dopo che si fu assicurato della buona salute di ser Galvano, non volle più accompagnarsi a quell'uomo vendicativo che, quando odiava, era pronto anche a commettere omicidi. E a ser Gareth questo ripugnava. (p. 236) ====Libro VIII==== *Al tempo in cui [[Re Artù|Artù]] era re supremo d'Inghilterra, del Galles, della Scozia e di numerosi regni, v'erano altri sovrani che regnavano su molte contrade: un paio nel Galles, altrettanti in Cornovaglia e nell'Occidente, due o tre in Irlanda e un gran numero nel Settentrione, ma tutti costoro gli dovevano obbedienza ed erano suoi vassalli, al pari del re di Francia, del re di Bretagna, e di tutti gli altri baroni fino a Roma. (p. 241) [[File:Arthur Hughes cartoon the Birth of Sir Tristram.jpg|thumb|La nascita di [[Tristano]]]] *Ah, figlioletto mio [...] hai dato la morte a tua madre! Se in così giovane età sai giù uccidere, suppongo che diverrai un uomo gagliardo e, poiché morrò per averti messo al mondo, voglio che la mia ancella preghi il mio signore e Meliodas che al battesimo ti imponga il nome di [[Tristano]], a significare il dolore della tua nascita. (Elisabetta, p. 242) *{{NDR|Su [[Tristano]]}} [...] egli diede inizio alle buone regole del trattare ogni tipo di cacciagione e introdusse i termini appropriati che sono in uso ancor oggi, onde il libro della caccia col falcone, al cervo e a ogni altro animale selvatico, è chiamato il libro di ser Tristano. Mi sembra pertanto che tutti i gentiluomini di antico blasone debbano giustamente onorarlo, perché è proprio da tali termini, che resteranno in uso fino al giorno del Giudizio, che gli uomini d'onore possono distinguere un gentiluomo da un uomo libero e quest'ultimo da un villano. Colui che è [[Gentilezza|gentile]] sarà infatti attratto dalle virtù cortesi e seguirà i nobili costumi degli uomini d'onore! (p. 244) *Ora accadde che re Agwisance d'Irlanda mandasse a chiedere a [[Marco di Cornovaglia|re Marco di Cornovaglia]] il tributo che questi gli aveva corrisposto per molti inverni e che da sette anni aveva smesso di pagare. Il re e i suoi baroni ordinarono ai messaggeri di tornare dal loro signore con questa risposta:<br>«Noi non gli pagheremo alcun tributo e se vorrà esigerlo mandi in Cornovaglia un cavaliere fidato che combatta per il suo diritto, perché noi ne troveremo un altro che difenda il nostro.»<br>I messageri tornarono dunque con quella risposta che accese d'ira re Agwisance. Convocato [[Morholt|ser Moroldo]], un nobile e provato cavaliere, compagno della Tavola Rotonda e fratello della regina d'Irlanda, il sovrano gli disse:<br>«Bel fratello, ti prego di andare per amor mio in Cornovaglia a combattervi per il tributo che ci spetta. Sarai ben risarcito per tutto quello che spenderai e avrai più di quanto ti occorra.»<br>«Sire» rispose ser Moroldo «per il diritto vostro e della vostra terra non esiterò a dare battaglia al miglior cavaliere della Tavola Rotonda, conosco la maggior parte di loro e le imprese che hanno compiuto, e affronterò volentieri questo viaggio che accrescerà la fama delle mie gesta.» (p. 245) *Raccomandami a mio zio re Marco e pregalo, se sarò ucciso in battaglia, di seppellire il mio corpo nel modo che riterrà più opportuno [...]. Sappia che non mi arrenderò per viltà e che mi farò uccidere piuttosto che fuggire: in tal modo il regno non sarà costretto al tributo per causa mia; ma se mi arrendersi dichiarandomi sconfitto o se fuggissi, digli che non dovrà mai seppellirmi in terra consacrata. ([[Tristano]], p. 248) *Appena ser Moroldo ebbe scorto Tristano, gli disse:<br>«Giovane cavaliere, ser Tristano, che fate qui? Sono molto dispiaciuto che abbiate avuto tanto coraggio, perché dovete sapere che mi sono battuto con molti nobili cavalieri, i migliori di questo paese e del mondo intero, e li ho vinti tutti. Seguite dunque il mio consiglio e ripartite.»<br>«Ser Moroldo, cavaliere leale e ben provato» gli rispose ser Tristano «non posso rinunciare alla nostra contesa perché proprio oggi ho ricevuto l'ordine della cavalleria e mi sono impegnato ad acquistarmi onore combattendo contro di voi che avete fama di essere tra i cavalieri più stimati del mondo. Al contrario io non mi sono ancora cimentato con un buon cavaliere, ma confido in Dio che potrò comportarmi onorevolmente liberando per sempre la Cornovaglia da ogni genere di tributo da parte del vostro paese.»<br>Quando ser Moroldo ebbe inteso il suo intento, aggiunse:<br>«Bel cavaliere, poiché siete deciso ad acquistare merito a mio danno, voglio che sappiate che non sarete disonorato se riuscirete a resistere a tre dei miei colpi, perché è proprio per le mie nobili imprese, provate e vedute, che re Artù mi fece cavaliere della Tavola Rotonda.» (p. 249) *Io non sono che un novello cavaliere e al primo cimento, ma piuttosto che tirarmi indietro preferirei essere fatto in cento pezzi! ([[Tristano]], p. 250) *Con grande benevolenza, il re affidò Tamtrist alla custodia e alle cure della figlia [[Isotta|Isotta la Bella]], che era molto esperta di medicina. La fanciulla infatti scoprì che alla base della ferita vi era del veleno, e la guarì in poco tempo. Così il giovane forestiero nutrì per lei un grande amore, tanto più che non v'era al mondo pulzella o dama più bella, e in cambio delle sue cure le insegnò a suonare l'arpa. E anche Isotta cominciò a sentire una grande inclinazione verso di lui.<br>[[Palamede (ciclo arturiano)|Ser Palamede il Saraceno]], beneaccetto al re e alla regina, si trovava a quel tempo nel paese, e ogni giorno si presentava con molti doni a Isotta la Bella, che amava appassionatamente. Di ciò si avvide Tamtrist, cui era nota la fama di nobiltà e di ardimento del cavaliere, e siccome Isotta la Bella gli aveva anche detto che il Saraceno aveva intenzione di farsi battezzare per amor suo, tra i due cavalieri c'era grande gelosia e Tamtrist ne era molto contrariato. (p. 252) [[File:Waterhousem Tristan and Isolde.jpg|thumb|Tristano e Isotta bevono il filtro d'amore]] *Un giorno Isotta la Bella e la regina sua madre prepararono un bagno per Tamtrist. Mentre egli era immerso nell'acqua accudito da Governale e da ser Hebes e le due donne si affaccendavano da una parte all'altra della camera, il caso volle che la regina vedesse la spada del giovane posata sul letto e che malauguratamente la traesse dal fodero. Dopo averla ammirata a lungo, ché era invero un'arma molto bella, le due dame notarono che il filo della lama era rotto a un piede e mezzo dalla punta e che ne mancava un buon pezzo. Quella falla ricordò subito alla regina il frammento di spada trovato nel cranio di ser Moroldo.<br>«Ahimè, figlia mia» esclamò «costui è il cavaliere traditore che uccise mio fratello, tuo zio!»<br>Isotta ne fu amaramente turbata, ché amava profondamente Tamtrist e conosceva appieno la crudeltà della madre.<br>Intanto la regina si era prontamente recata nella propria camera e da un suo cofano aveva preso il framment di spada estratto dalla testa di ser Moroldo dopo la sua morte; quindi si era affrettata a tornare al letto su cui era posata l'arma di Tamtrist e vi aveva inserito il pezzo d'acciaio: esso combaciò con la tacca della lama quasi non se ne fosse mai distaccato.<br>Subito la dama impugnò fieramente la spada e con tutta la sua forza corse addosso a Tamtrist che era ancora nel bagno, sì che lo avrebbe tagliato in due se ser Hebes non l'avesse afferrata per le braccia strappandole l'arma di mano. Non avendo così potuto portare a termine il suo malvagio intento, la regina corse dal marito, re Agwisance, e, gettatasi in ginocchio, gli disse:<br>«Ahimè, mio signore, ospitate in casa vostra il traditore che uccise mio fratello ser Moroldo, nobile combattente e vostro servitore.»<br>«Chi è e dove si trova?» chiese il re.<br>«È Tamtrist, colui che mia figlia ha guarito.» (p. 255) *Mio padre è ser Meliodas re di Liones e mia madre, che si chiamava Elisabetta, era sorella di re Marco di Cornovaglia. Ella morì nel darmi la luce nella foresta e, proprio per questo, prima di spirare ordinò che al battesimo mi fosse imposto il nome di Tristano, ch'io trasformai qui in Tamtrist poiché non volevo essere riconosciuto. Ho combattuto per il tributo della Cornovaglia per amore di mio zio e per il diritto di quella terra che egli possedeva da molti anni, e anche per accrescere il mio onore, perché ero stato fatto cavaliere proprio quel giorno ed ero al mio primo cimento. Solo per questo intrapresi la battaglia, e sappiate inoltre che ser Moroldo si sottrasse a me ancora in vita, abbandonando lo scudo e la spada. ([[Tristano]], p. 256) *Col passare del tempo [...] sorsero dissidi e gelosie tra il re e il nipote a causa di una dama, moglie del nobile conte ser Segwaride, di cui entrambi erano innamorati. La dama amava molto ser Tristano che la ricambiava, poiché era invero bella, e il cavaliere lo aveva ben notato, e re Marco, accesosi anch'egli d'amore per lei, lo aveva saputo e ne era geloso. (p. 258) *[...] benché tra loro vi fossero belle parole, finché visse re Marco non amò più il nipote {{NDR|[[Tristano]]}}, poiché ogni affetto si era spento per sempre. (p. 260) *[...] colui che ha una segreta [[ferita]] è riluttante a mostrare apertamente l'ingiuria subita! (p. 260) *[[Lancillotto|Ser Lancillotto]] non ha pari per gentilezza e cavalleria e, per il grande affetto che nutro per lui, non combatterò più di mia volontà contro di voi. ([[Tristano]], p. 264) *[...] re Marco non smise mai di pensare in cuore suo al modo di far perire Tristano. Infine escogitò di mandarlo come suo messaggero in Irlanda a chiedere in moglie Isotta la Bella, di cui il nipote aveva tanto lodato l'avvenenza e la bontà. Ma tutto ciò era fatto con l'intento di farlo morire. (p. 265) *Ser Tristano prese dunque il mare e, mentre si trovava nella cabina insieme ad Isotta, accadde che avessero sete e che lì accanto vi fosse una piccola fiasca d'oro contenente, a giudicare dal colore e dal sapore, un vino prelibato. Subito il giovane la prese dicendo:<br>«Madama Isotta, ecco la migliore bevanda che abbiate mai gustata e che la vostra ancella dama Brangania e il mio servitore Governale tenevano per sé.»<br>Risero entrambi di cuore e bevettero liberamente, brindando l'uno all'altra, sì che mai vino sembrò loro più dolce e prelibato. Ma appena l'ebbero inghiottito, essi si amarano sì intensamente che quel loro sentimento non li abbandonò mai più, nella buona e nella cattiva sorte. Era infatti quello il principio di un amore che li avrebbe accompagnati per tutti i giorni della vita. (p. 271) *Non è da buon [[cavaliere]] cogliere un altro in svantaggio [...]. ([[Tristano]], p. 284) *Ser Lamorak si allontanò in compagnia di ser Driant, ed essendosi imbattuto in un cavaliere che per ordine di [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana la Fata]] recava a [[re Artù]] un bel corno rifinito in oro, lo costrinse con la forza a rivelargli il motivo della sua missione. Seppe che il corno aveva una virtù – nessuna dama o gentildonna che non fosse fedele al proprio signore vi poteva bere senza versarne il contenuto – e che Morgana la Fata lo inviava in dono al fratello Artù a causa della [[Ginevra (ciclo arturiano)|regina Ginevra]] e per dispetto a ser Lancillotto.<br>«Se non vuoi morire» disse allora ser Lamorak «porterai il corno a re Marco, e gli dirai che glielo mando perché metta alla prova la fedeltà della sua sposa.»<br>Il cavaliere si recò così da re Marco e gli disse che gli inviava quel corno prezioso e qual era la sua qualità. Il re costrinse quindi la regina Isotta a bere, e dopo di lei cento altre dame, ma solo quattro tra esse riuscirono a non versare la bevanda.<br>«Ahimè, è una grave infamia» esclamò il sovrano, giurando poi solennemente che avrebbe condannato al rogo la regina e le altre.<br>Ma i baroni si radunarono e dichiararono apertamente di non essere disposti a tollerare che le dame venissero arse per via di un oggetto fatto con arti magiche dalla strega più fals e incantatrice che vi fosse al mondo e nemica dei veri amanti, e affermarono che quel corno non operava mai niente di buono e causava solo odio e dissidi. Molti cavalieri fecero pertanto voto di usare ben poca cortesia a Morgana la Fata, se ma l'avessero incontrata. (pp. 284-285) *[...] uccisi ser Moroldo liberando la Cornovaglia dal tributo, e sono anche colui che salvò il re d'Irlanda da ser Blamor di Ganis e che vinse ser Palamede. Sono Tristrano di Liones e, con la grazia di Dio, libererò quest'infelice contrada. ([[Tristano]], p. 291) *«[...] In cambio della mia cortesia voi esponeste al biasimo molte dame, inviando a re Marco il corno di Morgana la Fata, per risentimento verso di me.»<br>«Lo rifarei se fosse il caso» affermò ser Lamorak. «Preferivo che la disputa si svolgesse alla corte di re Marco piuttosto che a quella di re Artù, perché non sono di pari onore.»<br>«Questo lo so, ma voi agiste solo per far dispetto a me» replicò Tristano. «Eppure, nonostante il vostro malanimo, ringrazio Dio che non avete fatto grande danno. Lasciate dunque ogni vostro rancore e io farò altrettanto: uniamo invece le nostre forze e acquistiamoci merito uccidendo il gigantesco signore dell'isola, ser Nabon il Nero.»<br>«Signore, ora comprendo la vostra cavalleria!» esclamò ser Lamorak. «Non può essere menzognero ciò che tutti dicono di voi: per nobiltà, generosità e virtù non avete pari e mi pento di avervi mostrato villania.» (p. 292) *[...] molti dicono dietro le spalle di un uomo quello che non gli direbbero mai in faccia. ([[Lamorak]], p. 295) ====Libro IX==== *Un giorno giunse alla corte di [[Re Artù|Artù]] un giovane di robusta costituzione, abbigliato sfarzosamente con una cotta di un ricco tessuto d'oro che tuttavia gli pendeva malamente addosso, a richiedere al re che lo armasse cavaliere.<br>«Come vi chiamate?» gli domandò il sovrano.<br>«[[Sir Breunor|Brunoro il Nero]], sire, e non tarderete a sapere che sono di nobile schiatta.»<br>«Sarà anche così» commentò [[Sir Kay|ser Kay]] «ma a vostro scherno sarete chiamato La Cotta Maltagliata per la pessima foggia del vostro abito.» (p. 299) *Sire [...] chiedo a voi e a tutta la corte che mi chiamate La Cotta Maltagliata: così mi ha soprannominato ser Kay e non voglio altro nome. ([[Sir Breunor]], p. 300) *Se alla tua prima giostra ti inviano un buffone a combatterti, sei davvero tenuto in poco conto alla corte di Artù! (Damigella Maldicente, p. 302) *Ah, bella damigella [...] vi prego di avere pietà e di non insultarmi oltre, perché la mia afflizione è grande abbastanza anche se non ne aggiungete del vostro. Tuttavia non mi considero un cattivo cavaliere per essere stato abbattuto da un compagno della Tavola Rotonda. ([[Sir Breunor]], p. 302) *{{NDR|Su [[Sir Breunor]]}} [...] vi dico apertamente che è un bravo cavaliere, e che si proverà nobile e prode. Se non si tiene ancora saldo in sella è solo perché gliene mancano la pratica e l'esperienza, ma quando è il momento di maneggiare la spada sa colpire con forza e valentia, ed è ciò che hanno compreso ser Bleoberis e [[Palamede (ciclo arturiano)|ser Palamede]] che, da uomini scaltriti dall'uso delle armi, sanno giudicare dal modo di cavalcare di un avversario se saranno in grado di rovesciarlo di sella o di assestagli un buon colpo. Ma per lo più essi non sono disposti a combattere a piedi con i giovani cavalieri, che sono agili e vigorosi. ([[Mordred]], p. 304) *{{NDR|Su [[Glatisant la Bestia]]}} Si trattava della bestia con la testa da serpente, il corpo da leopardo, le natiche da leone e le zampe da cervo; inoltre, ovunque essa andasse, dal suo ventre scaturiva uno strepito quasi vi fossero trenta coppie di veltri latranti. (p. 314) *[...] nessuno è conformato in modo da poter aver [[successo]] in ogni occasione: talvolta si ha la peggio per mala ventura e talaltra colui che è meno meritevole mette in svantaggio chi è migliore di lui. (p. 314) *«Chi vorreste assalire?» chiese [[Lamorak|ser Lamorak]].<br>«[[Lancillotto|Ser Lancillotto del Lago]]: se mai lo incontrassimo non potrebbe sfuggirci e lo metteremo a morte!»<br>«Vi assumete un compito molto arduo, perché è un cavaliere nobile e ben provato» fu la risposta di ser Lamorak.<br>«Non ne dubitiamo, ma ognuno di noi è sufficientemente forte per tenergli testa.»<br>«Non lo credo» replicò ser Lamorak. «In tutta la mia vita non ho mai inteso d'alcun cavaliere che ser Lancillotto non riuscisse a superare.» (p. 315) *[...] ognuno ritiene infatti che la propria dama sia superiore a ogni altra, e voi non dovete adirarvi se io lodo colei che maggiormente amo. Se la mia signora, la regina Ginevra, è ai vostri occhi la più avvenente, sappiate che la regina Morgawse sembra più bella ai miei, ed è ciò che ogni cavaliere pensa della propria dama. ([[Lamorak]], p. 316) *Ho ricevuto una bella ricompensa per aver combattuto contro [[Morholt|ser Moroldo]] e liberato il regno dalla sudditanza; e anche per aver portato in Cornovaglia la [[Isotta|regina Isotta]] sopportando gravi costi e pericoli. Quale compenso mi fu dato per essermi battuto con ser Blamor di Ganis in difesa di re Agwisance padre di Isotta la Bella, e cosa mi venne per aver abbattuto ser Lamorak il Gallese su richiesta di re Marco, o per aver vinto il Re dei Cento Cavalieri e il re del Galles del Nord che minacciavano le sue terre? E ancora, per aver salvato la regina dal buon cavaliere ser Palamede, e per aver ucciso il potente gigante Tawlas? Sappia re Marco, che ora mi dà tale mercede, che fu solo per amor mio che molti nobili cavalieri della Tavola Rotonda hanno finora risparmiato i baroni di questa contrada! ([[Tristano]], p. 326) *Ebbene, qui si può imparare che nessun [[cavaliere]] è tanto forte che non possa essere scavalcato, nessuno tanto saggio che non possa sbagliare, e che cavalca bene colui che non è mai caduto! ([[Dinadan]], p. 332) *{{NDR|Su [[Tristano]]}} Gesù misericordioso! Dacché presi le armi non vidi mai un cavaliere compiere gesta sì stupefacenti! Se lo assalissi ora, recherei onta a me stesso. ([[Lancillotto]], p. 335) *[...] un buon cavaliere deve sempre favorire un altro, giacché i simili sono attratti dai simili. (Re dei Cento Cavalieri, p. 336) *[...] nell'ardore della lotta spesso si colpiscono gli amici al pari dei nemici. ([[Lancillotto]], p. 343) *È difficile staccare la carne che è cresciuta intorno all'osso! ([[Lancillotto]], p. 348) *Anche il [[Pecora e lupo|lupo]] lascerebbe in pace la pecora se si trovassero insieme nella stessa prigione! ([[Dinadan]], p. 348) *Come dice il libro francese, [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana]] preferiva ser Lancillotto a ogni altro, e lo desiderava in ogni momento benché egli non acconsentisse ad amarla né a far nulla su sua richiesta. (p. 351) ====Libro X==== *Un [[cavaliere]] così ardito non morrà per mano di un branco di vigliacchi! ([[Tristano]], p. 357) *Ahimè, [[Isotta|Bella Isotta]] regina di Cornovaglia, perché mai vi amo? [...] Voi non avete colpa di questa mia pena e il biasimo ricade solo sui miei occhi: siete la più bella di tutte, e io da stolto non posso fare a meno di esservi devoto anche se non mi dimostrate né amore né cortesia, e amate riamata ser Tristano di Liones che è il cavaliere migliore del mondo. ([[Palamede (ciclo arturiano)|Palamede]], p. 373) *«Ecco un castello che non potrebbe essere preso o conquistato con alcuna macchina da guerra» disse ser Dinadan indicandolo al compagno. «Vi dimora la regina Morgana la Fata: lo ricevette dal fratello re Artù, che se ne è poi pentito amaramente. Da quel momento non c'è stato più accordo tra loro e la sorella gli ha fatto guerra ogni volta che ha potuto mantenendo proprio in questo maniero un folto gruppo di armati al solo scopo di distruggere quanti sono cari al re. Infatti non vi passa alcun cavaliere che non debba combattere contro uno, due o persino tre avversari. Se poi appartiene ad Artù ed è sconfitto, perde cavallo, armatura e ogni altra cosa che possiede, e persino la libertà qualora non riesca a fuggire.»<br>«Dio mi protegga!» esclamò ser Palamede. «Fare guerra al proprio signore che è chiamato il fiore della cavalleria cristiana e pagana è un costume malvagio e indegno di una regina, e io vi porrò fine di tutto cuore. Morgana non riceverà mai alcun servigio da me, e se come penso mi manderà contro i suoi cavalieri, essi avranno dì che combattere!» (p. 377) *Il racconto torna ora a [[Lamorak|ser Lamorak]] che era lodato e onorato da ogni buon cavaliere all'infuori di [[Gawain|ser Galvano]] e dei suoi fratelli che desideravano solo il suo male e che, meditando di cogliere l'occasione per ucciderlo, fecero venire la madre in un castello vicino a Camelot. La regina di Orkney era infatti giunta da poco allorché ser Lamorak le inviò un messaggero e fissò con lei un convegno di cui venne subito a conoscenza [[Gaheris|ser Gaheris]], che si pose in agguato.<br>A notte, ser Lamorak arrivò tutto armato, legò il cavallo vicino a una postierla segreta ed entrò in una stanza dove si tolse l'armatura; quindi raggiunse il letto della regina dove, amandosi di tutto cuore, essi trassero grande gioia l'uno dall'altra.<br>Quando ser Gaheris giudicò che fosse giunto il momento si accostò al letto e, afferrata bruscamente la madre per i capelli, le mozzò la testa. Ser Lamorak sentì così sprizzare su di sé il sangue caldo di colei che amava e balzò dal letto gridando come uomo aflitto e sgomento:<br>«Ah, ser Gaheris, cavaliere della Tavola Rotonda, avete commesso un'azione malvagia e vile! Perché uccideste la madre che vi generò? Avreste avuto maggior ragione di colpire me!»<br>«Dici il vero, e benché l'uomo sia nato per offrire il proprio servigio alla donna, sei tu che hai commesso l'offesa» replicò ser Gaheris. «Tuo padre uccise il nostro, eppure tu hai giaciuto con nostra madre disonorando me e i miei fratelli: è una vergogna troppo grande perché sia tollerata! Quanto poi a tuo padre re Pellinor, sappi che fu ucciso da me e da mio fratello Galvano.»<br>«Avete commesso un torto ancora più grande e fareste bene a ricordare ce la morte di mio padre non è ancora stata vendicata!»<br>«Non minacciarmi, Lamorak, altrimenti ti ucciderò. È solo perché ora sei disarmato che il mio onore di cavaliere mi vieta di metterti a morte, ma sappi che in qualunque altra occasione ti rincontrerò, non risparmierò la tua vita» ribatté ser Gaheris. «Ormai mia madre è affrancata da te: vai dunque a prendere il cavallo e vattene.» (pp. 385-386) [[File:Boys King Arthur - N. C. Wyeth - p162.jpg|thumb|La morte di Lamorak]] *Ser Lamorak si separò da Lancillotto e ripartì da solo, e fu così che ser Galvano e i suoi tre fratelli [[Agravaine|Agravano]], Gaheris e [[Mordred]] andarono ad attenderlo in un luogo appartato: gli uccisero il cavallo poi lo assalirono tutti insieme, di fronte, alle spalle e ai lati e, dopo più di tre ore di combattimento, ché ser Lamorak si difendeva da valoroso, ser Mordred gli aprì una profonda ferita nella schiena e gli altri lo fecero a pezzi.<br>Così morì il nobilissimo ser Lamorak, cavaliere della Tavola Rotonda; ma sappiate che [[Sir Gareth|ser Gareth]], il quinto fratello di ser Galvano, non ebbe alcuna parte nel vile assassinio. (p. 387) *«Ne ho visti di stolti come voi!» esclamò allora ser Dinadan adirato. «E uno proprio quest'oggi: se ne stava disteso accanto a una fonte con aria trasognata, lo scudo appoggiato al suolo e il cavallo poco distante, e sogghignava come un folle senza dire una parola. Compresi così che si trattava di un [[Innamoramento|innamorato]].»<br>«E voi non lo siete, bel cavaliere?» gli chiese ser Tristano.<br>«Maledetto chi lo è!» proruppe ser Dinadan.<br>«Avete torto, perché soltanto il cavaliere innamorato può essere prode» replicò ser Tristano. (pp. 408-409) *«In guardia, cavaliere» gridò poi a ser Epinogrus. «È abitudine dei cavlieri erranti sfidarsi alla giostra.»<br>«È forse costume di tali cavalieri imporre di combattere che lo si voglia o no?»<br>«È tale per me, e tanto vi basti» replicò ser Dinadan. (p. 409) *«[...] io non so cosa spinga ser Tristano e tanti altri innamorati a perdere la ragione e l'intendimento per delle donne!» commentò ser Dinadan.<br>«Come, siete un cavaliere e non siete innamorato? Vergognatevene: non potete certo essere chiamato prode se non venite a contesa per una dama.»<br>«Dio me ne guardi!» esclamò ser Dinadan. «Le gioie d'amore sono troppo brevi e le pene che ne derivano fin troppo durature.» (p. 412) *«Ma perché siete tanto incollerito?»<br>«Ah, codardo, disonori la cavalleria!» lo ingiuriò ser Dinadan.<br>«Poco importa dal momento che mi metterò al vostro servizio e rimarrò sotto la vostra salvaguardia. Siete così prode che mi proteggerete» replicò ser Tristano.<br>«Il diavolo mi liberi da te! D'aspetto sei il migliore uomo d'armi che abbia mai visto, ma anche il più pusillanime.» (p. 413) *"Date [[potere]] al [[villano]] e questi non ne avrà mai abbastanza". Infatti, laddove il governo è affidato a una persona di bassi natali mentre il signore delle terre è di nascita elevata, avverrà che il [[Plebe|plebeo]] non tollererà al proprio fianco alcun gentiluomo, e ne perseguirà anzi la rovina. (p. 417) *{{NDR|Su [[Palamede (ciclo arturiano)|Palamede]]}} [...] tutti lo lodarono e affermarono che seppure ancora saraceno, era un credente della migliore specie, ben disposto d'animo e assolutamente leale e fedele alla parola data. (p. 420) *Ora oso dire che siete la dama più bella che abbia mai visto, e che ser Tristano è un cavaliere prode e prestante quant'altri mai. Mi sembra perciò che siate fatti l'uno per l'altra! ([[Re Artù]], p. 441) *Ah, Palamede, Palamede [...] perché sei così emaciato, tu che un tempo eri chiamato uno dei più bei cavalieri del mondo? Ah, non voglio più vivere questa vita perché amo colei che non potrò mai avere o conquistare! ([[Palamede (ciclo arturiano)|Palamede]], p. 452) *«Signore, ecco come mi discolpo: in quanto alla regina Isotta, sappiate che l'amo da lungo tempo più di ogni altra, e a lei debbo gli onori che ho conquistato, ché altrimenti sarei rimasto il cavaliere più indegno del mondo. Ovunque andavo, il suo ricordo mi accompagnava e mi spingeva a compiere imprese meritevoli. Tuttavia finora non ebbi mai da lei ricompensa e pur essendo il suo cavaliere non ricevetti alcun guiderdone! Perciò, ser Tristano, non temo la morte perché, sapendo che non possiederò mai la mia regina, mi è indifferente vivere o morire, e se fossi armato come lo siete voi, mi batterei di buon animo.»<br>«La vostra stessa bocca ha rivelato il tradimento!» proruppe ser Tristano.<br>«Non ho commesso alcuna slealtà» protestò l'altro. «Ogni uomo è libero di amare, e benché abbia riposto il cuore nella vostra dama, ella è mia quanto è vostra. Se questo è un torto, allora sono colpevole, ma voi godete di lei e appagate il vostro desiderio, mentre io non ebbi mai nulla né spero di averlo in futuro, e tuttavia l'amerò quanto voi fino all'ultimo istante della mia vita.» (p. 453) ====Libro XI==== *Mentre in un giorno di Pentecoste, i cavalieri sedevano alla [[Tavola Rotonda]], si presentò ad [[Re Artù|Artù]] un eremita che vide il [[Seggio Periglioso]] e chiese al re e ai baroni perché non fosse occupato.<br>«Su quel seggio non siederà che colui che è destinato, ogni altro vi troverà la morte» gli fu risposto.<br>«Sapete chi è?» domandò allora l'eremita.<br>«Non lo sappiamo ancora.»<br>«Lo so io» dichiarò allora il sant'uomo. «Vi prenderà posto un cavaliere che non è stato ancora concepito, ma che nascerà quest'anno e sarà colui che conquisterà il Sangrail.» (p. 456) *[...] entrò, giovane e bellissima, una damigella che recava tra le mani un vaso d'oro. Allora il re e tutti quanti si trovavano nella sala si inginocchiarono devotamente a pregare.<br>«Oh, Gesù!» esclamò ser Lancillotto. «Cosa può significare?»<br>«È il [[Graal|Sangrail]], l'oggetto più prezioso che alcun essere vivente possieda» fu la risposta del re. «Quando sarà portato altrove, la Tavola Rotonda si spezzerà.» (p. 458) *A tempo debito, [[Elaine di Corbenic|Elaine]] partorì un bel bambino che fu allevato con cura e affetto e battezzato [[Galahad]], perché quello era il nome che ser Lancillotto aveva ricevuto al fonte battesimale e che poi la Dama del Lago aveva mutato in Lancillotto. (p. 460) *Sappiate, ser Bors, che questo fanciullo è Galahad; siederà sul Seggio Periglioso e otterrà il Sangrail, e si dimostrerà migliore di suo padre ser Lancillotto. ([[Elaine di Corbenic]], p. 462) *[...] solo gli uomini valorosi e retti che amano e temono Dio possono conquistare onore; altrimenti, per quanto arditi, non vi riescono. ([[Re Pescatore|Re Pelles]], p. 462) *Ser Bors si era appena sdraiato di nuovo per riposare, quando sentì un grande frastuono provenire dalla camera vicina e si vide piovere dentro, non sapeva se dalle porte o dalle finestre, nugoli di frecce e di quadrelli tanto fitti da lasciarlo stupito; molti lo colpirono e lo ferirono nei punti in cui il suo corpo non era protetto.<br>Ed ecco sopraggiungere un orribile leone: ser Bors gli si fece incontro; la fiera gli portò via lo scudo, ma egli riuscì a mozzarle la testa. Non passò molto che nella corte vide un orrendo drago sulla cui fronte sembrava fossero scritte lettere d'oro che ser Bors pensò avessero il significato di "re Artù". Giunse poi un leopardo brutto e vecchio che si batté a lungo e accanitamente con il drago; ma a un certo punto questi sputò fuori dalla bocca qualcosa come un centinaio di piccoli draghi che uccisero e fecero a pezzi il leopardo.<br>Apparve poi nella sala e si mise a sedere su un bel seggio un vecchio che sembrava avere intorno al collo due vipere. Teneva in mano un'arpa e prese a cantare un'antica canzone che narrava come Giuseppe di Aramitea fosse giunto in quel paese. Quando ebbe finito, consigliò a ser Bors di andare via.<br>«Qui non incontrerete altre avventure» gli disse. «Vi siete portato con grande onore, e più ne acquisterete in futuro.»<br>Parve allora a ser Bors che giungesse una colomba candida recante nel becco un incensiere d'oro, e che la tempesta imperversata fino ad allora cessasse e si allontanasse di colpo, mentre la sala si empiva di straordinari profumi. Poi vide quattro fanciulli che portavano quattro bei ceri e in mezzo ad essi un vecchio con un cero in una mano e una lancia nell'altra. Si trattava dell'arma che aveva nome Lancia della Vendetta. (pp. 463-464) *Dite [...] a [[Sir Kay|ser Kay il Siniscalco]] e a [[Mordred|ser Mordred]] che confido in Dio che sarò valoroso quanto loro, e non dimenticherò mai i motteggi e le derisioni che mi indirizzarono il giorno in cui fui investito cavaliere: non comparirò a corte finché tutti non parleranno di me con maggiore rispetto di quanto sia mai stato dimostrato loro. ([[Parsifal]], p. 472) *{{NDR|Su [[Parsifal]]}} [...] era infatti uno dei migliori cavalieri del mondo, e in lui la vera fede era ben salda. (pp. 473-474) *Ed ecco avvicinarsi il sacro vaso del Sangrail accompagnato da soavità e profumi di ogni sorta. I due cavalieri non poterono distinguere con chiarezza chi lo portava; solo ser Percival intravvide appena sia il vaso sia la vergine purissima che lo recava tra le mani. Immediatamente si trovarono entrambi perfettamente risanati nelle membra e nel corpo, e resero grazie a Dio in grande umiltà.<br>«Gesù» disse ser Percival «cosa significa che siamo guariti, mentre unmomento fa eravamo in punto di morte?»<br>«Lo so io» rispose ser Ector. «È stato il sacro vaso portato da una vergine e contenente il santo sangue di Nostro Signore Gesù Cristo. Solo un uomo di assoluta perfezione può vederlo.» (p. 474) ====Libro XII==== *Se la mia morte potesse giovarvi e la mia vita non vi fosse di alcuna utilità, ebbene, sarei pronta a morire per voi! ([[Elaine di Corbenic]], p. 481) *«Ah, [[Tristano|ser Tristano]]» esclamò allora [[Palamede (ciclo arturiano)|ser Palamede]] «sapete bene che non posso battermi senza perdere l'onore. Voi siete allo scoperto e io sono armato: se vi uccidessi l'onta ricadrebbe su di me. Del resto, conosco la vostra forza e la vostra resistenza.»<br>«È vero, e adesso capisco quanto siete prode.»<br>«Vi prego, rispondete a una domanda.»<br>«Volentieri. Con l'aiuto di Dio vi dirò la verità.»<br>«Fate il caso che voi foste armato di tutto punto e io non lo fossi: cosa vi suggerirebbe di farmi l'onore cavalleresco?»<br>«Ora capisco!» esclamò ser Tristano. «Poiché devo dare il mio parere, Dio mi benedica, quel che dirò non sarà dettato dalla paura. Vi risponderò quindi che in tal caso non vorrei battermi e vi lascerei andare.»<br>«E anch'io non voglio. Perciò, prendete la vostra strada!»<br>«Posso sempre scegliere se restare o andar via, invece. Ma c'è una cosa che mi stupisce: perché un cavaliere valoroso come voi non vuole essere battezzato, mentre vostro fratello ser Safer si è fatto cristiano già da tempo?»<br>«Sebbene in cuor mio creda già in Gesù Cristo e nella sua dolce madre Maria, secondo un voto che ho fatto anni fa devo ancora affrontare uno scontro; poi mi farò battezzare, e con grande gioia.»<br>«In fede mia, allora non dovrete cercare a lungo quest'ultima battaglia! Dio non voglia che per colpa mia restiate ancora saraceno!» (p. 488) *«E adesso?» gli chiese Tristano. «Ti ho alla mia mercé come poc'anzi mi avevate voi. Ma i cavalieri di corte non dovranno mai dire che ser Tristano ha ucciso un guerriero disarmato. Quindi, riprendete la vostra arma e portiamo a termine lo scontro.»<br>«Desidererei davvero di finirlo» rispose l'altro «ma non ho molta voglia di battermi ancora, anche perché l'offesa che vi ho arrecata non è tanto grave che non possiamo diventare amici. Osai dire che [[Isotta|Isotta la Bella]] non ha pari tra le dame; non l'ho mai disonorata e, anzi, è grazie a lei che ho ottenuto gran parte dell'onore che mi sono conquistato. Le mie offese non furono mai rivolte alla regina, ma a voi, e oggi mi avete ripagato con un gran numero di colpi. Ad alcuni ho potuto rispondere, ma adesso devo ammettere che non ho mai incontrato un uomo forte e resistente quanto voi, salvo ser Lancillotto del Lago. Perciò, mio signore, vi chiedo di perdonarmi ogni cosa e di condurmi oggi stesso alla chiesa più vicina dove prima vorrei confessarmi e poi essere battezzato. In seguito andremo insieme alla corte di Artù per partecipare alla grande festa.»<br>«Allora prendete il cavallo: faremo come avete detto, e che Dio vi perdoni per tutti i vostri peccati come ho già fatto io! A un miglio da qui il vescovo suffraganeo di Carlisle potrà impartirvi il sacramento del battesimo.»<br>Montarono a cavallo insieme a ser Galleron e, giunti alla presenza del vescovo, gli esposero quanto volevano. Il sant'uomo fece riempire un grande bacile d'acqua, la consacrò, poi confessò e assolse ser Palamede. Ser Tristano e ser Galleron furono i suoi padrini.<br>Poco dopo, ripartirono per Camelot dove trovarono il re, la regina e quasi tutti i cavalieri della Tavola Rotonda, che furono molto lieti di sapere che ser Palamede si era fatto cristiano. (pp. 490-491) ====Libro XIII==== *«Ora sono certo che voi della [[Tavola Rotonda]] partirete alla ricerca del [[Graal|Sangrail]] e che io non vi vedrò mai più tutti insieme» dichiarò allora Artù. «Voglio perciò che vi riuniate per giostrare e torneare nel prato sotto Camelot in modo che, dopo la vostra morte, si possa tramandare che in questo giorno erano qui raccolti tanti valorosi combattenti.» (p. 501) *Rientrati tutti tra le mura di Camelot, il re e i baroni si recarono ad ascoltare i vespri nella cattedrale e poi a cena, dove ciascuno dei cavalieri prese posto, come prima, sul proprio seggio. Ma ecco che, tra improvvisi scoppi e rombi di tuono che fecero temere che il palazzo stesse crollando, nella sala penetrò un raggio di sole sette volte più vivido di quanto si fosse mai visto e tutti furono investiti dalla grazia dello Spirito Santo. Guardandosi intorno, i cavalieri osservarono che gli altri sembravano circonfusi di bellezza, ma non poterono pronunciare una sola parola. Poi, apparve il Santo Graal velato di sciamito bianco, così che nessuno poté vederlo o capire chi lo recasse, e la sala si riempì di profumi mentre davanti ai commensali comparivano i cibi e le bevande che prediligevano. Dopo aver attraversato l'intero ambiente, il sacro vaso scomparve d'un tratto, e solo allora i presenti ritrovarono la voce e il re rese grazie a Dio per la benevolenza che aveva mostrato loro. (p. 502) *Non torneranno più tutti {{NDR|i [[cavalieri della Tavola Rotonda]]}} insieme perché molti moriranno nel corso della ricerca. Io li amo quanto la mia stessa vita, e lo scioglimento di questa compagnia mi provoca un tremendo dolore, poiché la loro presenza alla mia corte era ormai un costume consolidato. ([[Re Artù]], p. 503) *Il mio peccato e la mia malvagità mi hanno sprofondato nel disonore [...]. Finché ho perseguito avventure mondane per soddisfare desideri terreni, le ho sempre compiute in modo impareggiabile e senza mai subire sconfitte nelle giuste come nelle inique contese. Ma ora che ho intrapreso avventure celesti, capisco che il mio antico peccato mi ostacola e mi svergogna al punto che quando mi è apparso il sacro sangue non ho avuto la forza di muovermi e di parlare. ([[Lancillotto]], p. 518) *{{NDR|Su [[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]]}} Tutte le mie gesta d'armi le ho compiute per amor suo [...] e per lei mi sono battuto, a torto o a ragione. Non ho mai fatto nulla solo per amore di Dio, ma sempre anche per conquistarmi onore e farmi andare di più, e ne sono stato poco o nulla grato al Signore. ([[Lancillotto]], p. 519) ====Libro XIV==== *«[[Mago Merlino|Merlino]] istituì la [[Tavola Rotonda]] a somiglianza della sfericità del mondo in essa perfettamente rappresentato» proseguì la reclusa. «Nella Tavola Rotonda, infatti, l'intero mondo cristiano e pagano trova ristoro, tanto che coloro che sono scelti a fare parte di quell'eletta compagnia si reputano colmi di grazia e più onorati che se fossero i padroni di metà della terra. Hai potuto vedere anche tu come, pur di appartenervi, i cavalieri siano disposti a perdere padre, madre, famiglie, mogli e figli, come facesti tu stesso che, per unirti a loro, abbandonasti tua madre senza volerla più vedere.<br>«Dunque, quando Merlino istituì la Tavola Rotonda disse che coloro che ne sarebbero stati compagni avrebbero potuto attingere alla verità del Sangrail. Gli fu chiesto chi l'avrebbe conquistata, ed egli rispose che sarebbero stati tre tori bianchi, due vergini e uno casto, e che uno di essi sarebbe stato più forte e più valoroso di suo padre quanto il leone lo è del leopardo. Allora gli fu detto: "Bisognerà che con le tue arti tu dia luogo a un seggio su cio potrà prendere posto solo il cavaliere che eccellerà su ogni altro".<br>«E Merlino istituì il Seggio Periglioso, quello su cui Galahad sedette al banchetto di Pentecoste.» (p. 522) *La storia dice che [[Parsifal|ser Percival]] era uno degli uomini più religiosi che vi fossero al mondo in quei tempi in cui ben pochi credevano in Dio senza riserve, e i figli non rispettavano i padri e li trattavano come estranei. Egli quindi cercò conforto in Nostro Signore Gesù pregandolo affinché le tentazioni non lo allontanassero dal servizio di Dio ed egli potesse continuare ad essere Suo leale campione. (p. 527) *[...] sono al servizio dell'Uomo migliore del mondo che non permetterà che io muoia, perché chi bussa alla Sua porta potrà entrare, chi chiede potrà ricevere, ed Egli non si nasconde a colui che lo cerca [...]. ([[Parsifal]], p. 529) *Punirò la mia carne, che vuole avere impero su di me! ([[Parsifal]], p. 532) *Quanto sono stato vicino a perdere me stesso [...] e la purezza che non avrei mai più potuto riavere! ([[Parsifal]], p. 532) ====Libro XV==== *«Non sei forse ser Lancillotto del Lago?» gli chiese il religioso dopo che il cavaliere gli ebbe comunicato che si sarebbe fermato con lui per la notte.<br>«Si, sono io.»<br>«Cosa fai in questa contrada?»<br>«Vado in cerca delle avventure del [[Graal|Sangrail]], signore.»<br>«Fa pure» gli disse allora il buon uomo «ma anche se il santo vaso si trovasse qui, il peccato ti impedirebbe di vederlo proprio come non è dato a un cieco di scorgere una spada sfolgorante.» (pp. 534-535) *Quaranta anni dopo la passione di Gesù Cristo, [[Giuseppe d'Arimatea|Giuseppe di Arimatea]] preconizzò che re Evelake avrebbe sconfitto in battaglia i propri nemici. Dei sette re e dei due cavalieri che hai visto, il primo si chiama Nappus, e fu un sant'uomo; il secondo ebbe il nome di Nacien in onore di un suo avo che aveva ospitato Nostro Signore Gesù Cristo. Il terzo fu chiamato Helias il Grosso; il quarto Lisais; il quinto, Jonas, lasciò il proprio paese per rcarsi nel Galles dove sposò la figlia di Manuel ed ottenne la Gallia, che elesse come sua dimora e generò Lancillotto, tuo nonno, che sposò la figlia del re d'Irlanda e fu un uomo insigne quanto te. Suo figlio fu re Ban, tuo padre, l'ultimo dei sette re. Uno dei due cavalieri, invece, rappresenta te, Lancillotto, cui gli angeli dissero che non appartenevi alla compagnia dei sette re, mentre il secondo cavaliere sta a indicare il leone, che è superiore a tutti i re della terra, cioè ser Galahad, da te concepito nella figlia di re Pelles. E tu, che dovresti essere grato a Dio di ogni altro, perché, come peccatore, sei il cavaliere senza pari, non Lo hai ringraziato per tutte le straordinarie virtù che Egli ti ha prestate! (p. 537) *Ah, Lancillotto [...] finché facevi parte della cavalleria terrena, eri l'uomo più straordinario e avventuroso del mondo; ma non devi stupirti se ora che ti trovi tra cavalieri impegnati in imprese celesti la fortuna ti è avversa. (p. 539) ====Libro XVI==== *Ser Lancillotto, poi, se non fosse per una sola pecca sarebbe superiore a ogni altro. Ma così come stanno le cose, è proprio come noi; solo che si assume le fatiche maggiori. ([[Gawain]], p. 541) *La [[Tavola Rotonda]] fu istituita proprio perché gli uomini non svilissero queste due virtù{{NDR|, la pazienza e l'umiltà}}, come la cavalleria, che affonda in esse le sue radici, è sorta perché non possa mai essere sconfitta la fraternità che ne è il fondamento. (p. 545) *{{NDR|Rivolto a [[Gawain]]}} Ti sei impegnato insieme a molti altri in una ricerca che non porterai mai a termine perché il Sangrail non si mostra ai peccatori. Non devi quindi meravigliare se non vi sei riuscito. Tu sei un cavaliere sleale e un grande assassino, mentre per gli uomini buoni questa ricerca è ben altro che una serie di omicidi. Lancillotto, benché abbia commesso gravi colpe, al momento stesso in cui ha intrapreso la ricerca si è impegnato a non peccare più, e infatti non ha mai ucciso né ucciderà un solo uomo fino al suo ritorno a Camelot. Se non fosse per la sua fragilità che probabilmente lo farà ricadere nella colpa con il pensiero, egli sarebbe il primo a compiere l'impresa dopo Galahad. Ma poiché Dio conosce i suoi pensieri e la sua debolezza, gli concederà di morire in santità. (Eremita, pp. 546-547) ====Libro XVII==== [[File:Galaad devant le graal n°3.gif|thumb|Galahad, Bors e Parsifal dinanzi al Graal]] *{{NDR|Su [[Davide]]}} Egli era un dotto che conosceva le virtù delle pietre e delle piante, il corso delle stelle e molte altre cose ancora; ma poiché aveva una moglie malvagia, si era convinto che non esistessero donne buone, tanto che ne parlò con disprezzo anche nei libri che compose. (p. 573) *Non spetta a noi punire chi ha operato contro Dio, ma solo alla Sua potenza. ([[Galahad]], p. 576) *Siete uno sciocco se non sapete che le [[Verginità|vergini]] sono franche ovunque si trovino. ([[Parsifal]], p. 579) *Nessuna lingua potrebbe descrivere e nessun cuore immaginare le meraviglie cui ho assistito. Se non mi fossi macchiato di un antico peccato, avrei potuto vedere molto di più. ([[Lancillotto]], p. 588) *Galahad, servo di Gesù Cristo che attendo da tempo, abbracciami e lascia che riposi sul tuo petto e tra le tue braccia, casto e vergine sopra ogni altro cavaliere, giglio simbolo di purezza, rosa del colore del fuoco, fiore di ogni virtù. Sei tanto intriso della fiamma dello Spirito Santo che la mia carne, consunta dalla vecchiaia, ritrova la giovinezza! (Re Mordrains, p. 591) *[...] rimessosi in viaggio, {{NDR|Galahad}} penetrò in una foresta irta di pericoli dove la storia dice che si imbatté in una sorgente in cui l'acqua ribolliva formando grandi onde. Il cavaliere vi posò una mano, e subito l'acqua si placò e il calore ne disparve, poiché quell'ardore era segno di lussuria, molto diffusa a quei tempi, e non poté durare al contatto con la purezza della sua verginità. Quanto era accaduto fu considerato un miracolo in tutto il paese, e da allora la fonte fu chiamata la Sorgente di Galahad. (p. 591) *«Figliolo» disse poi l'Uomo a Galahad «sai cos'è ciò che stringo tra le mani?»<br>«No, se non me lo dite voi.»<br>«È la sacra scodella in cui mangiai l'agnello pasquale. Ora hai veduto quello che più desideravi, ma con minore chiarezza di come lo potrai ammirare nel Palazzo Spirituale della città di Sarras. Adesso partirai e con te partirà anche il Sangrail, che questa notte stessa dovrà lasciare il regno di Logris dove nessuno lo vedrà mai più perché le genti di questa terra si sono volte al peccato e non lo servono né lo venerano come dovrebbero; io perciò le spoglio dell'onore che avevo loro concesso. Domattina voi tre prenderete la Spada dalla Strana Cintura e scenderete alla riva del mare dove troverete pronta una nave. Ma prima ridonerete la salute al Re Magagnato ungendogli il corpo e le gambe con il sangue che è colato dalla lancia.»<br>«Signore, perché gli altri non possono venire con noi?» chiese Galahad.<br>«Come inviai i miei apostoli in diverse direzioni, così voglio ora che vi separiate. Quanto a voi tre compagni, due moriranno al mio servizio e solo uno tornerà a darne notizia» fu la risposta.<br>Poi l'Uomo li benedì e scomparve. (pp. 594-595) *«Salutate per me ser Lancillotto mio padre e signore, e ricordategli che questo è un mondo incostante.»<br>Infine si inginocchiò a pregare davanti alla tavola e la sua anima lo lasciò, trasportata nel cielo di Gesù Cristo da una moltitudine di angeli. I compagni, che assistettero al prodigio, videro anche una mano scendere sul vaso e sulla lancia, prenderli e portarli nei cieli.<br>Da allora non vi è più stato un uomo che abbia avuto l'ardire di sostenere di aver visto il Sangrail. (p. 598) ====Libro XVIII==== *[...] Lancillotto, dimentico della promessa fatta e della perfezione raggiunta nel corso della ricerca, riprese a frequentare la regina. Del resto, come dice appunto il libro, se egli non le fosse stato intimamente legato nei suoi pensieri più riposti quanto, in superficie, appariva devoto a Dio, nessun cavaliere avrebbe potuto superarlo nella ricerca del Sangrail. Invece, i suoi più segreti sentimenti correvano sempre a lei. Così essi ripresero ad amarsi con maggiore ardore di prima e i loro convegni si fecero tanto frequenti che la corte cominciò a mormorare, e in particolare il loquace ser Agravano fratello di ser Galvano.<br>Ma intanto Lancillotto, continuamente assediato da dame e da damigelle che gli chiedevano di essere loro campione in questioni di diritto, per evitare ulteriori maldicenze e dicerie, decise di impegnarsi con zelo a seguire i dettami di Nostro Signore Gesù Cristo e di sottrarsi per quanto gli era possibile alla familiarità e alla compagnia di Ginevra. (p. 603) *[...] ser Mordred, ser Agravano e molti altri della corte non ci perdono d'occhio e parlano del nostro amore. Li temo più per voi che per me perché, se del caso, io potrei fuggire o sbarazzarmene, mentre voi non potreste che rimanere qui a subire le maldicenze; e se doveste trovarvi in pericolo per aver commesso volontariamente qualche leggerezza, non potreste avere altro aiuto che il mio e quello dei miei parenti. Signora, la nostra imprudenza ci condurrà allo scandalo e alla vergogna, e io non voglio assolutamente che voi siate disonorata. Sono queste le ragioni che mi hanno spinto a dedicarmi il più possibile al servizio delle dame, facendo in modo che tutti pensino che ne traggo gioia, delizia e piacere. ([[Lancillotto]], p. 604) *Lancillotto, ora capisco la vostra falsità e la vostra volgare lussuria! Voi amate altre dame, e per me non provate che disprezzo. Adesso che ho ben chiaro che siete un traditore, state certo che non vi amerò mai più. Non osate comparirmi ancora davanti: da questo momento vi scaccio dalla corte, e per sempre, e vi bandisco dalla mia compagnia. Se tenterete di rivedermi, sarete ucciso. ([[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]], pp. 604-605) *Spesso le donne sono impulsive e compiono azioni di cui poi si pentono amaramente. ([[Bors (ciclo arturiano)|Bors]], p. 605) *Se accetterò di essere il campione della regina mi alienerò molti cavalieri della Tavola Rotonda. Tuttavia, per amore di Lancillotto e vostro, sarò suo difensore a meno che il caso non porti qui un campione meglio di me. ([[Bors (ciclo arturiano)|Bors]], p. 609) *Non ho mai sentito dire che Ginevra abbia rovinato un solo cavaliere. Anzi, a quel che so, ella ci ha sempre magnificato ed è stata la sovrana più generosa e liberale, e la più munifica di doni e di benevolenza. Sarebbe quindi vergognoso se lasciassimo morire nell'ignominia la moglie del nostro nobilissimo re. Sappiate che non lo permetterò, e che sosterrò la sua innocenza nella morte di ser Patrise; del resto, ella non aveva alcun motivo per odiare lui o alcuno dei cavalieri intervenuti al banchetto. Direi anzi che ci abbia invitati per affetto, certo non per un subdolo stratagemma, e sono convinto che comunque andrà, un giorno sarà possibile provare che tra di noi vi è un traditore. ([[Bors (ciclo arturiano)|Bors]], p. 610) *Come dice un antico proverbio, è aspra la battaglia nella quale si scontrano parenti e amici, perché allora non c'è posto per la misericordia, ma solo per la più mortale delle contese. ([[Lancillotto]], p. 629) *[...] non mi piace essere obbligato ad amare; l'amore deve nascere dal cuore, non dalla costrizione [...]. ([[Lancillotto]], p. 636) *L'amore deve essere libero, non imposto, perché un amore forzato finisce con il dissolversi. ([[Re Artù]], p. 636) *All'uomo d'onore non può non ripugnare assistere alla sconfitta di un suo pari, mentre chi non ha onore e si comporta da vile, alla vista di un uomo in pericolo non compirà mai un gesto gentile o generoso. Un codardo, infatti, non darà mai prova di misericordia, mentre chi alberga la bontà nel cuore farà agli altri quello che vorrebbe fosse fatto a lui. ([[Re Artù]], p. 642) *{{NDR|Su [[maggio]]}} Quel mese esuberante infonde coraggio negli amanti e, in vari modi, li induce più di ogni altro a diversi comportamenti, perché è allora che, come erbe e arbusti, gli uomini e le donne si rinnovellano e richiamano alla mente lontane cortesie, servigi e gesti gentili che avevano posto nell'oblio per negligenza.<br>E come il rigore dell'inverno offusca e sfigura la verde estate, così accade all'amore che lega l'uomo alla donna, quando è incostante. Sono numerosi coloro che non albergano la costanza, e non passa giorno senza che vediamo come basti un alito di rigore invernale per cancellare e spezzare col minimo pretesto un vero amore, che pure costa tanto. Questa non è costanza né saggezza, ma debolezza di carattere, disonorevole per coloro che la praticano.<br>Perciò, come il maggio fiorisce e germoglia nei giardini, così ogni uomo d'onore rivesta il proprio cuore di germogli, prima a gloria di Dio, poi per dare gioia a coloro cui ha giurato fedeltà. Infatti, non c'è uomo o donna d'onore che non abbia scelto l'oggetto del proprio amore. E se la fatica delle armi non deve essere mai trascurata, bisogna però che l'onore sia innanzitutto riserbato a Dio, e solo dopo aver contesa con le dame: questo è ciò che io chiamo un amore virtuoso.<br>Oggi, però, gli uomini non sanno amare per sette giorni di seguito senza pretendere di appagare le proprie brame. La ragione ci dice che un tale amore non può durare, perché quanto è subito accordato con troppa prontezza, è ben presto spento dall'ardore stesso. Così è l'amore ai nostri tempi: arde lesto e altrettanto in fretta si raffredda! E questa non si può chiamare costanza. Ai tempi di Artù l'amore soleva essere diverso: uomini e donna si amavano anche per sette interi anni senza che tra loro si insinuasse la lussuria. Quello era amore vero, e fedele!<br>Ho dunque paragonato l'amore di oggi all'estate e all'inverno, perché come la prima è calda e il secondo è freddo, allo stesso modo procede l'amore ai nostri giorni. Tutti voi che siete amanti rammentate quindi il mese di maggio! (pp. 643-644) ====Libro XIX==== *[...] a quel tempo era costume che Ginevra non lasciasse mai la corte senza un seguito di ottimi cavalieri armati, quasi tutti giovani decisi a farsi onore. Erano chiamati i Cavalieri della Regina e in battaglia, ai tornei e alle giostre portavano come insegna uno scudo completamente bianco. Venivano scelti per quel servigio tutti gli anni in occasione della festa della Pentecoste tra i cavalieri che si erano mostrati più valorosi, in sostituzione di quelli che erano morti nel corso dell'anno (e non ne passava uno senza che ne morissero alcuni). Proprio compiendo tale servigio si erano distinti all'inizio ser Lancillotto e tutti gli altri, prima di conquistare rinomanza. (pp. 645-646) *Ahimè, che vergogna che un [[cavaliere]] ne tradisca un altro! [...] Ma c'è un vecchio proverbio che recita: "Il valoroso è davvero in pericolo solo quando si trova in balia di un codardo. ([[Lancillotto]], p. 649) *Gesù mi terrà lontano dal disonore, e poi ben vengano le disgrazie che Dio vuole mandare [...]. ([[Lancillotto]], p. 657) ====Libro XX==== *Nel mese di maggio, quando ogni cuore gagliardo fiorisce e germoglia e, con la bellezza e il rigoglio della stagione, uomini e donne sono pieni di letizia per l'avvicinarsi dell'estate con i suoi fiori novelli, laddove gli aspri venti e le bufere dell'inverno li inducono a raccogliersi al coperto presso il focolare, scoppiarono furore e sventura che ebbero termine solo con la morte e l'estinzione del fiore di tutti i cavalieri del mondo. (p. 663) *Mi meraviglio che nessuno di noi si vergogni di sapere, e di vedere con i propri occhi, che Lancillotto giace giorno e notte con la regina [...]. Ne siamo tutti al corrente, eppure siamo tanto vili da tollerare il disonore di un sovrano nobile quanto Artù. ([[Agravaine]], p. 663) *Se ne dovesse derivare ostilità o guerra tra noi e Lancillotto, sta' certo che molti re e molti potenti signori sceglierebbero di schierarsi con lui. E poi, fratello [...] devi sempre tenere a mente che Lancillotto ha salvato più di una volta il re e la regina, e che anche i migliori tra noi si sarebbero sentiti gelare il cuore in varie occasioni se egli non fosse stato il più valoroso e non lo avesse dimostrato molto spesso. ([[Gawain]], p. 664) *Ser Lancillotto mi ha concesso l'investitura e niente potrà indurmi a parlare male di lui [...]. ([[Sir Gareth]], p. 664) *Appena gli altri furono usciti, il re chiese quale fosse il motivo della disputa.<br>«Ora ve lo dirò, sire; non posso più tenerlo in me» gli rispose ser Agravano. «Io e ser Mordred siamo in disaccordo con i nostri fratelli: sappiamo che ser Lancillotto è da tempo l'amante della regina e, poiché siamo figli di vostra sorella, non possiamo continuare a tollerarlo. Voi siete il suo signore e colui che lo ha investito cavaliere, e intendiamo provare la sua slealtà.»<br>«Se quello che dite è vero, Lancillotto è un traditore!» esclamò Artù. «Ma mi ripugna compiere un passo del genere senza averne le prove; ser Lancillotto è un cavaliere valoroso e, come ben sapete, il migliore di tutti noi. Se non sarà colto sul fatto, vorrà battersi con colui che lo ha denunciato, e nessuno sarà in grado di tenergli testa. Quindi, voglio che sia sorpreso in flagrante.»<br>Il libro francese dice che il re non desiderava affatto che si diffondessero voci su Lancillotto e la regina. A dire il vero, egli ne aveva già il sospetto, ma non voleva sentirne parlare perché amava molto ser Lancillotto per tutto quello che egli aveva fatto in favore suo e di Ginevra. (p. 665) *«Ahimè» si lamentava intanto Lancillotto «non mi è mai capitato di trovarmi a rischiare una morte vergognosa per la mancanza della mia armatura!»<br>Nel frattempo ser Agravano e ser Mordred non cessavano di gridare:<br>«Esci dalla camera della regina, traditore! Sta' certo che non riuscirai a fuggire».<br>«Gesù misericordia, non posso tollerare questo odioso clamore: meglio morire subito che sopportare un simile tormento!» esclamò allora Lancillotto; poi prese Ginevra tra le braccia e la baciò.<br>«Nobilissima tra le regine cristiane aggiunse siete la mia diletta e gentile signora e io, il vostro povero e fedele cavaliere, vi sono stato al fianco nelle cause giuste come in quelle ingiuste dal giorno in cui re Artù mi conferì l'investitura. Se morirò, vi supplico di pregare per la mia anima. Sono sicuro che ser Bors e tutti gli altri miei parenti, e anche ser Lavaine, vi salveranno dal rogo. Confortatevi, perciò, madonna mia amata, e qualunque cosa mi accada, andate con ser Bors e con gli altri che vi tratteranno con ogni onore e vi faranno regina delle mie terre.»<br>«No, Lancillotto, non vi sopravviverò! Se sarete ucciso, per amore di Dio accoglierò la morte con umiltà, come è dovere di una regina cristiana.»<br>«Ebbene, signora, poiché è giunto il giorno in cui dobbiamo separarci, sappiate che venderò la vita al più alto prezzo, e che sono mille volte più addolorato per voi che per me. Ma ora preferirei avere indosso la mia solida armatura piuttosto che regnare su tutto il mondo cristiano: prima di soccombere farei in modo che le mie gesta siano tramandate.»<br>«Piacesse a Dio che uccidessero me e lasciassero libero voi!» esclamò la regina.<br>«Questo non deve accadere, e che Dio mi ripari da una simile vergogna!» replicò Lancillotto. «Gesù Cristo, sii tu il mio scudo e la mia armatura!» (p. 667) *Ora, signora, è chiaro che il nostro amore è giunto al suo epilogo e che da adesso in poi re Artù mi sarà nemico. Ma se vorrete rimanere con me, mi impegno a tenervi al riparo da ogni pericolo. ([[Lancillotto]], p. 669) *Stanotte ho ucciso ser Agravano, fratello di ser Galvano, e almeno altri dodici suoi compagni. Non ho alcun dubbio, pertanto, che vi sarà un conflitto sanguinoso. Quei cavalieri erano stati mandati a sorprendermi su ordine espresso di Artù, e il re deve essere talmente furibondo e colmo di risentimento che condannerà la regina al rogo. Io non posso certo permettere che ella sia arsa per colpa mia. Se riuscissi a farmi ascoltare, mi offrirei di essere fatto prigioniero per potermi poi battere in suo favore e provare che è una sposa fedele, ma temo che il re sia troppo infuriato per accettare questa proposta. ([[Lancillotto]], p. 671) *Miei bei signori, mi ripugna di compiere un'azione che potrebbe disonorare voi e tutto il mio lignaggio. Ma poiché sono altrettanto contrario a permettere che la regina muoia di una morte ignobile, se il vostro consiglio è di sottrarla al supplizio, siate però ben consapevoli che dovrò causare molti lutti. Forse, con mio grande rammarico, sarò costretto a uccidere anche qualcuno dei miei migliori amici e può darsi che alcuni, piuttosto che essere complici di un'azione abietta, preferiscano schierarsi dalla mia parte: non vorrei certo farli soffrire. ([[Lancillotto]], p. 672) *«[...] il caso di Tristano dovrebbe mettermi in guardia. Sapete bene come andò a finire dopo che, presi tutti gli accordi, egli riportò [[Isotta|Isotta la Bella]] a re Marco: quel sovrano lo uccise a tradimento mentre suonava l'arpa davanti alla sua dama, cogliendolo alle spalle e trafiggendogli il cuore con una lancia ben affilata.»<br>«È vero» convenne ser Bors «ma c'è una cosa che dovrebbe incoraggiare te come tutti noi, ed è che re Marco e re Artù sono di indole assai diversa, perché Artù non ha mai mancato alla propria parola.» (pp. 672-673) *Capita spesso che agiamo per quel che crediamo il meglio, e che finisce poi per dimostrarsi il peggio. ([[Gawain]], p. 674) *[...] sappiate che soffro di più per la perdita dei miei buoni cavalieri che per la fuga della mia gentile regina, perché di regine posso averne quante ne voglio, mentre non mi sarà mai più possibile riunire una simile compagnia di valorosi. E che sciagura che io e Lancillotto dobbiamo essere nemici! ([[Re Artù]], p. 677) *[...] da oggi in poi cercherò Lancillotto fino al giorno in cui uno dei due avrà ucciso l'altro. Intendo vendicarmi e vi chiedo di prepararvi alla guerra. Se non volete perdere il mio servigio e il mio affetto, affrettatevi a mettere alla prova i vostri amici. Giuro su Dio che, anche se dovessi inseguire Lancillotto per sette regni, lo ucciderò a costo della vita. ([[Gawain]], p. 679) *«Dio non voglia che io mi scontri con il nobilissimo sovrano che mi armò cavaliere!» replicò Lancillotto.<br>«Alla malora le belle parole!» proruppe il re. «Presta fede a quanto ti dico e non lo dimenticare: sono il tuo mortale nemico e lo sarò fino al giorno della mia morte. Non ti perdonerò mai di avermi ucciso degli ottimi cavalieri e degli uomini nobilissimi appartenenti al mio stesso sangue. Per di più, hai giaciuto per anni con la regina, che alla fine mi hai rapita con la forza.»<br>«Mio nobilissimo signore e re, dite quello che volete, tanto sapete benissimo che non mi batterò mai con voi» gli rispose Lancillotto. «È vero, vi ho ucciso dei cavalieri, e me ne rammarico molto; ma sono stato costretto a farlo per salvarmi la vita. Avrei forse dovuto lasciarmi uccidere? Quanto a madama la regina, non un solo cavaliere al mondo, salvo la persona di vostra altezza e il mio signore ser Galvano, oserebbe provare sul mio corpo che ella vi ha tradito! E se vi fa piacere di dichiarare che sono legato da molti anni a madama la vostra regina, vi darò soddisfazione dimostrando con il mio braccio contro chiunque, salvo voi e ser Galvano, che ella vi è fedele. Tuttavia, alla sua grazia è piaciuto di tenermi in suo favore e di prediligermi tra tutti gli altri, e del resto io ho ben meritato il suo affetto perché, sire, più di una volta il vostro furore avrebbe permesso che ella fosse condotta al supplizio se io non mi fossi battuto per lei inducendo i suoi nemici a confessare la loro menzogna e facendola così assolvere con onore. E tutte quelle volte, voi mi avete dimostrato amore e gratitudine per averla salvata, e mi avete anche promesso di essere per sempre il mio benevolo signore. Ora, invece, mi sembra che ricompensiate male i miei servigi. Del resto, sire, avrei perso gran parte del mio onore cavalleresco se avessi tollerato che madama, la vostra regina, fosse suppliziata per causa mia. In molte occasioni mi sono battuto per lei in contese che non mi riguardavano; non avrei forse avuto il diritto di farlo allorché ero dalla parte del giusto? Perciò, mio generoso e grazioso signore, concedete la vostra benevolenza alla vostra regina, che è buona e fedele!» (pp. 680-681) *Voi, sire, avete dato ascolto a voci menzognere, e questa è stata la causa della guerra che ci oppone. Mio signore, un tempo avevo meritato la vostra compiacenza per essermi battuto in favore della regina vostra moglie, e sapete bene quante volte ella abbia dovuto patire gravi torti. Ora, mio buon signore, mi sembra che in questa circostanza, più che in tutte quelle che pure avete approvato, io avessi un motivo ben valido per strapparla al rogo, dal momento che ella vi era stata condannata a causa mia. Coloro che vi hanno raccontato le fole che sapete erano per certo mentitori, ma le calunnie sono ricadute sul loro capo poiché, se la potenza di Dio non fosse stata dalla mia parte, come avrei potuto io, disarmato e ignaro, far fronte a quattordici avversari armati e decisi? Infatti ero stato convocato dalla regina per non so quale motivo, e avevo appena varcato la porta della sua camera quando ser Agravano e ser Mordred hanno cominciato a chiamarmi traditore e codardo. ([[Lancillotto]], p. 687) *[...] non mi sono mai battuto a oltranza con un cavaliere senza mostrare misericordia, e che benché mi sia misurato con ottimi guerrieri quali ser Tristano e ser Lamorak, ho sempre reso loro l'onore e il rispetto che meritavano. Dio mi è testimone che non mi sono mai adirato al punto da accanirmi contro i buoni cavalieri che ho visto impegnati a farsi onore, e che sono sempre stato lieto di aiutare un avversario in grado di tenermi testa a piedi o a cavallo. ([[Lancillotto]], p. 688) *Ser Galvano, io amavo ser Gareth più di qualunque mio parente, e piangerò per sempre la sua morte non solo per il grande timore che ho di voi, ma anche per altri motivi che mi amareggiano. Prima di tutto, perché fui io a investirlo cavaliere; poi, perché so che mi amava più di ogni altro; il terzo motivo è che era un uomo nobilissimo, leale, cortese, gentile e di buona indole; il quarto è che appena seppi della sua morte capii che da voi non avrei avuto altro che un'inestinguibile guerra. Per di più, ero certo che avreste fatto in modo che il mio nobile signore Artù mi fosse nemico per sempre. Eppure, che Gesù mi perdoni, non ho ucciso ser Gareth e ser Gaheris di proposito. Ah, perché erano disarmati in quel giorno fatale! ([[Lancillotto]], p. 689) *Se non fosse stato per il papa, io mi sarei battuto con te in singolare tenzone e avrei provato sulla tua persona la tua falsità nei confronti di Artù e miei. E lo farò, una volta che avrai lasciato queste terre, dovunque riuscirò a trovarti! ([[Gawain]], p. 690) *Ahimè, così devo abbandonare il più nobile tra i regni cristiani, quello che ho amato di più e in cui ho acquistato il mio onore! Mi rammarico di esserci venuto, se devo esserne vilmente bandito senza colpa e senza motivo! Ma la fortuna è così incostante, e la sua ruota tanto mobile, che nessuno è certo di potervi riposare durevolmente. Ne sono prova molte antiche leggende, come quelle che narrano del nobile Ettore, e di Troilo, e di Alessandro il potente Conquistatore, e di molti altri che precipitarono in basso dal culmine della loro regalità. Così avviene per me, che ero tenuto in grande onore in questo regno nel quale la Tavola Rotonda crebbe in dignità grazie a me stesso e ai miei più che virtù di chiunque altro. ([[Lancillotto]], p. 690) *Mio signore Artù, nobile sovrano che mi fece cavaliere, il mio affetto per voi è tale che i vostri attacchi mi addolorano profondamente, eppure li ho sopportati con pazienza. Se fossi stato vendicativo, avrei potuto scendere in campo e domare i vostri baldi cavalieri, ma ho pazientato per sei mesi lasciando che voi e ser Galvano faceste quel che volevate. Ora però non posso tollerarlo più e devo difendermi, perché ser Galvano mi ha accusato di tradimento. Sono stato sempre contrario a battermi contro un vostro parente, ma adesso non posso più tirarmi indietro, come la preda quando è messa alle strette. ([[Lancillotto]], p. 697) *[...] ser Galvano aveva ricevuto da un sant'uomo un dono miracoloso che gli aveva permesso di farsi molto onore: ogni giorno dell'anno, dalle nove a mezzogiorno, la sua forza cresceva fino ad arrivare a triplicarsi. Per questo re Artù, che era il solo a saperlo, aveva ordinato che tutte le tenzoni che si fossero svolte alla propria presenza, di qualunque genere e per ogni tipo di lite, avessero inizio alle nove del mattino: in tale modo il partito per il quale si fosse battuto il nipote avrebbe avuto sempre il sopravvento nel corso delle tre ore in cui la forza di Galvano raggiungeva il suo culmine. (p. 698) ====Libro XXI==== *A [[Mordred|ser Mordred]] era stato dunque affidato il governo di tutta l'Inghilterra. Egli allora fece vergare delle false lettere fingendo che provenissero dal continente, in cui era scritto che re Artù era stato ucciso nel corso della guerra contro ser Lancillotto; quindi convocò a parlamento tutti i baroni e si fece eleggere re. L'incoronazione avvenne a Canterbury e fu seguita da festeggiamenti che durarono quindici giorni.<br>Dopo di che, ser Mordred si recò a Winchester e dichiarò apertamente alla regina (che però era moglie del re, allo stesso tempo suo zio e padre) che intendeva sposarla e perparò le nozze fissando il giorno del matrimonio. Ginevera, pur profondamente addolorata, gli rispose con cortesia e finse di sottomettersi al suo volere; tuttavia espresse il desiderio di recarsi a Londra per comprare quanto le sarebbe occorso per gli sponsali. (p. 702) *Riflettete, Inglesi, sulla malvagità che tutto ciò palesava! Artù era il re più nobile e il cavaliere più valoroso del mondo e che più amava e sosteneva gli uomini prodi, eppure quelli Inglesi non gli concedevano la propria stima! Ché tale era l'antico costume di questa terra, e c'è chi dice che non l'abbiamo ancora abbandonato. Ahimè, questo è un grave difetto: nulla ci piace se perdura nel tempo.<br>Così si comportavano gli uomini di allora: amavano di più ser Mordred che il nobile Artù e molti andarono a dire all'usurpatore che sarebbero stati con lui nella buona come nella cattiva sorte. Allora ser Mordred, che aveva sentito dire che Artù sarebbe sbarcato a Dover, vi si portò con grande esercito allo scopo di sconfiggerlo e di scacciarlo dalle sue stesse terre. (pp. 703-704) *«Ahimè, ser Galvano, figlio di mia sorella, con l'uomo che amavo di più al mondo se ne va ogni mia gioia!» si dolse {{NDR|Artù}} quando si fu ripreso. «Ora te lo posso dire, caro nipote, solo in te e in ser Lancillotto riposavano la mia letizia e la mia fiducia. Adesso che ho perduto entrambi, tutto il conforto che avevo sulla terra mi abbandona!»<br>«Ah, caro zio» gli rispose ser Galvano «il mio ultimo giorno è arrivato, e ne devo biasimare la mia impulsività e la mia ostinazione, dato che sono stato ferito sulla vecchia piaga che mi aveva inferto ser Lancillotto. So che morirò prima di mezzogiorno e che a causa del mio orgoglio voi dovrete patire tanta vergogna e sventura. Se il nobile Cavaliere del Lago fosse stato al vostro fianco, come fu e avrebbe dovuto essere ancora, questa guerra sciagurata non sarebbe mai scoppiata, perché solo la sua cavalleria e la nobiltà del suo sangue erano riuscite a tenere soggetti e timorosi i vostri infidi nemici. Ora egli vi mancherà. Ahimè, perché non ho voluto trovare un accordo con lui! [...]» (pp. 704-705) *Io, ser Galvano, cavaliere della Tavola Rotonda, voglio che tutto il mondo sappia che mi sono dato la morte non per colpa tua ma mia. Perciò, ser Lancillotto, ti supplico di tornare nel regno per visitare la mia tomba e per recitare su di essa una preghiera, lunga o breve che sia, per la salvezza della mia anima. Oggi, nello stesso giorno in cui scrivo questa lettera, fui ferito a morte là dove la tua mano mi colpì per prima, e non avrei potuto essere ucciso da un braccio più nobile. ([[Gawain]], p. 705) [[File:Battle Between King Arthur and Sir Mordred - William Hatherell.jpg|thumb|La battaglia tra Artù e Mordred]] *{{NDR|Sulla [[battaglia di Camlann]]}} I messaggeri si recarono da Mordred che si era circondato di un temibile esercito di centomila armati e dovettero pregare a lungo prima di riuscire a fargli accettare in contropartita la Cornovaglia e il Kent fino alla morte di Artù e, dopo, tutta l'Inghilterra. Fu anche concordato che il sovrano e l'usurpatore, ciascuno con un seguito di quattordici cavalieri, si incontrassero in una zona franca tra i due eserciti schierati.<br>Artù fu lieto degli accordi raggiunti, ma prima di recarsi al convegno ordinò ai propri uomini di avanzare fieramente e di uccidere ser Mordred, di cui non ci si poteva fidare in alcun modo, se avessero visto sguainare anche una sola spada. E ser Mordred aveva istruito allo stesso modo il proprio esercito:<br>«Se vedrete balenare anche una sola lama mouvete con coraggio all'attacco e uccidete quanti vi si parano innanzi, perché non mi fido affatto di questa tregua e so bene che mio padre vorrà vendicarsi di me.»<br>L'incontro ebbe dunque luogo come era stato stabilito. Fu portato del vino e ne bevvero insieme, ma una [[vipera]] sbucata da un cespuglio d'edera morse il piede di un cavaliere. Questi, senza darsi pensiero del danno che ne sarebbe derivato, sguainò la spada per ucciderla, e quando i due eserciti videro balenare la lama diedero fiato alle trombe e ai corni e si corsero incontro levando terribili grida.<br>Allora re Artù montò a cavallo e raggiunse prontamente i propri uomini esclamando:<br>«Ahimè, che giorno sventurato!»<br>Ser Mordred si unì ai suoi, ed ebbe inizio la battaglia più funesta che si sia mai vista in terra cristiana: vi furono attacchi impetuosi e galoppare di cavalli, affondi e fendenti, colpi mortali e accenti minacciosi da entrambe le parti. Re Artù non cessava di attraversare le formazioni di ser Mordred compiendo molte prodezze degne di un nobile sovrano senza mai venir meno al proprio ruolo, ma anche ser Mordred non si tirava indietro e più volte mise se stesso in grave pericolo.<br>La battaglia infuriò per tutta la giornata senza risparmio di forze, finché molti nobili cavalieri giacquero immobili sulla fredda terra, e quando cadde la notte il terreno era cosparso dei cadaveri di ben centomila uomini. (pp. 707-708) *{{NDR|Sulla battaglia di Camlann}} Il sovrano impugnò la lancia e si gettò in avanti gridando:<br>«Traditore, è giunto il giorno della tua morte!»<br>Ser Mordred si scagliò a sua volta contro di lui brandendo la spada, ma il re già gli affondava la lancia sotto lo scudo e gliela faceva fuoriuscire dal corpo per più di un braccio. E quando l'usurpatore comprese che non sarebbe potuto sfuggire alla morte, si slanciò con tutte le proprie forze in avanti trafiggendosi fino all'impugnatura dell'asta, poi calò la spada tenuta con entrambe le mani sul proprio padre e lo raggiunse a un lato della testa trapassandogli l'elmo e il crano. Subito dopo si accasciava a terra morto. (p. 709) [[File:The Death of King Arthur by John Garrick.jpg|thumb|La morte di Artù]] *«[...] Il tempo passa in fretta; prendete perciò la mia buona spada Excalibur e portatela alla riva del mare: vi ordino di gettarla nell'acqua e di tornare poi a dirmi cosa avete visto.»<br>«Sire, obbediremo al vostro comando» gli rispose [[ser Bedivere|Bedivere]].<br>Ma sulla strada si mise a osservare con attenzione la nobile arma e le pietre preziose che ricoprivano il pomo e l'elsa.<br>"Se la getto nell'acqua, non ne deriveranno che perdite e danno!" pensò.<br>Perciò la nascose sotto un albero e poi si affrettò a tornare dal re e gli disse di averla gettata in mare.<br>«Cosa hai visto?» gli domandò Artù.<br>«Nient'altro che onde e venti.»<br>«Non è vero» replicò il re. «Ora affrettatevi a ubbidire e, se vi sono caro, non esitate a fare quanto vi ho detto.»<br>Allora ser Bedivere tornò a prendere la spada, ma pensando ancora che fosse un peccato e una vergogna gettare via un'arma tanto nobile, la nascose di nuovo, poi raggiunse il re.<br>«Cosa avete visto?» gli domandò per la seconda volta il sovrano.<br>«Nient'altro che flutti e ondate nere.»<br>«Ah, mi hai ingannato ancora, sleale e traditore!» propruppe Artù. «La tua fama di nobile cavaliere e l'amore che ti ho sempre portato non mi avrebbero mai fatto pensare che mi avresti tradito per il valore di una spada! Ora sbrigati: le tue esitazioni stanno mettendo a grave rischio la mia vita. Se non eseguirai adesso i miei ordini ti ucciderò con le mie stesse mani ovunque potrò incontrarti.»<br>Così ser Bedivere tornò là dove aveva nascosto la spada, la raccolse con cautela e si avvicinò alla riva. Poi avvolse la cintura intorno all'elsa e la scagliò più lontano che poté. Allora vide un braccio e una mano sorgere dall'acqua, afferrarla stretta, brandirla tre volte e poi inabissarsi con l'arma.<br>Quando ser Bedivere, tornato vicino al re, gli raccontò quello che aveva visto, il sovrano esclamò:<br>«Ahimè, aiutatemi ad andare via, temo di avere aspettato già troppo.»<br>Il cavaliere se lo caricò sulle spalle e andò verso la riva del mare. Vi erano appena arrivati che una piccola chiatta piena di belle dame prese terra accanto a loro. Tra di esse si trovava una regina, e tutte portavano cappucci neri e gridavano e piangevano alla vista di re Artù.<br>«Fatemi salire a bordo» disse il re.<br>Ser Bedivere eseguì con delicatezza il comando, e tre dame accolserò Artù tra alti lamenti e lo misero a sedere con la testa appoggiata sul grembo di una di loro.<br>«Ah, mio caro fratello!» disse allora la regina. «Perché vi siete trattenuto tanto a lungo lontano da me? La ferita che avete al capo ha preso fin troppo freddo!»<br>Poi le dame si misero ai remi e allontanarono l'imbarcazione dalla terra. E quando se Bedivere le vide prendere il largo, gridò:<br>«Ah, mio signore Artù, cosa sarà di me ora che mi lasciate tra i miei nemici?»<br>«Confortatevi e fate del vostro meglio: su di me non potrete più fare alcun affidamento» gli rispose il sovrano. «Devo andare nell'isola di Avalon per curare la mia grave ferita, e se non sentirete mai più parlare di me, pregate per la mia anima.»<br>Intanto la regina e le dame piangevano e gridavano da fare pietà. Quando ser Bedivere ebbe perso di vista la chiatta, scoppiò anch'egli in pianti e in lamenti, poi si diresse verso la foresta e camminò per tutta la notte. (pp. 710-712) *Di Artù non ho trovato nient'altro nei libri autorizzati, né ho letto con maggiore certezza della sua morte se non che fu portato via in una nave con tre regine, una delle quali era sua sorella [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana la Fata]], l'altra la regina del Galles del Nord e la terza quella delle Terre Desolate. Non conosco altra testimonianza che quella dell'eremita che un tempo era stato arcivescovo di Canterbury e che riferì che le dame avevano portato da lui un corpo perché lo seppellisse. Tuttavia egli non sapeva con certezza se si trattasse davvero del cadavere di artù, perché questa storia la fece mettere per iscritto ser Bedivere, cavaliere della Tavola Rotonda. (pp. 712-713) *In varie parti d'Inghilterra si crede che re Artù non sia morto e che, per volontà di Nostro Signore Gesù, viva in un altro luogo da dove tornerà per conquistare la Santa Croce. Io però non mi sento di affermarlo, e preferisco dire che in questo mondo egli lasciò la sua vita. Molti sostengono anche che sulla sua tomba siano scritte queste parole:<br><div class="center">{{maiuscoletto|Hic iacet Arthurus Rex quondam rexque futurus}}</div> (p. 713) *{{NDR|Su [[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]]}} Quando seppe della morte del re e di tutti i nobili cavalieri compreso ser Mordred, ella riparò in gran segreto con cinque dame ad Almesbury dove si fece monaca indossando la veste bianca e nera, e vivendo in penitenza come se fosse stata la più grande peccatrice di questa terra. Da allora nessuna creatura riuscì più a renderla felice, e visse tra digiuni, preghiere e opere di carità al punto che tutti si stupirono della purezza dei sui nuovi costumi. Con il tempo, come era da aspettarsi, divenne anche badessa e governatrice del monastero. (p. 713) *La guerra che ha portato alla morte i più nobili cavalieri del mondo è divampata a causa mia e di quest'uomo, e l'amore che ci legava ha causato la rovina del sovrano più onorato della terra. Lancillotto [...] ho assunto questo stato per salvare la mia anima e, con la grazia di Dio e per le piaghe della Sua Passione, confido che dopo la mia morte potrò contemplare il volto benedetto di Gesù Cristo e sedere alla Sua destra nel giorno del Giudizio, poiché in cielo vi sono dei santi che furono peccatori in terra. Perciò, ser Lancillotto, vi supplico di cuore per l'amore che ci fu tra noi di non posare mai più lo sguardo su di me. Vi comando anche, in nome di Dio, che lasciate la mia compagnia e torniate nel vostro regno per preservarlo da guerre e distruzioni. Così come vi ho amato fino ad ora, il mio cuore non mi permetterà più di incontrarvi dopo che a causa vostra e mia è stato annientato il fuore dei re e dei cavalieri. Rientrate dunque nelle vostre terre e prendete moglie per vivere con lei in gioia e letizia. L'unica supplica che il mio cuore vi rivolge è che invochiate il Signore Eterno perché mi conceda di fare ammenda dei miei peccati. ([[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]], p. 716) *«[...] Nella ricerca del Sangrail avrei abbandonato le vanità mondane se non fosse stato per l'amore che vi portavo, e se allora lo avessi fatto con tutto il mio cuore, la volontà e il pensiero, avrei superato ogni altro cavaliere a eccezione di ser Galahad mio figlio. Se voi vi siete votata alla perfezione, è giusto che lo faccia anch'io perché, mi sia testimone Iddio, solo in voi ho avuto la mia gioia terrena. Se il vostro cuore fosse stato diversamente disposto, vi avrei portata con me nel mio regno. Ma poiché tale è la vostra volontà, vi giuro che se troverò un eremita che voglia accogliermi, a qualunque ordine appartenga, farò penitenza e pregherò fino al termine della mia vita. Ora, madama, vi prego di baciarmi un'ultima volta.»<br>«Non lo farò mai» si schermì la regina «e astenetevi anche voi da tali atti.» (pp. 716-717) *Supplico Dio Onnipotente che non mi sia mai più possibile vedere ser Lancillotto con i miei occhi mortali. ([[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]], p. 719) *Quando riporto alla mente la bellezza e la nobiltà della regina e del suo re e li vedo ora giacere insieme, il mio cuore non può sostenere il mio corpo afflitto. Quando poi rifletto che per mia colpa, orgoglio e superbia sono entrambi periti, essi che non avevano pari tra le genti cristiane, il ricordo della loro cortesia e della mia gratitudine mi fa mancare il cuore al punto di non potermi reggere in piedi. ([[Lancillotto]], p. 720) *Ah, Lancillotto [...] guida di tutti i cavalieri cristiani, impareggiabile tra i valorosi, ora giaci qui. Eri il più cortese cavaliere che abbia mai portato lo scudo, l'amico più sincero nei confronti di chi ti amava tra quanti hanno mai cavalcato, il più fedele amante tra i peccatori che abbiano mai amato una donna, l'uomo più gentile che abbia mai brandito una spada. La tua bella persona primeggiava sempre tra una folla di cavalieri, e tu eri l'uomo più mansueto e più onorato tra quanti mai si siano intrattenuti a banchetto con le dame. Ma eri anche l'avversario più inflessibile per un nemico mortale che abbia mai posto la lancia in resta. (Hector de Maris, p. 722) ===Explicit=== ====Originale==== Here is the end of the booke book of kyng Arthur & of his noble knyghtes of the rounde table | that whan they were hole togyders there was ever an C and xl | and here is the ende of the deth of Arthur | I praye you all Ientyl men and Ientyl wymmen that redeth this book of Arthur and his knyghtes from the begynnyng to the endyng | praye for me whyle I am on lyve that god sende me good delyveraunce | & whan I am deed I praye you all praye for my soule | for this book was ended the ix yere of the reygne of kyng edward the fourth | by syr Thomas Maleore knyght as Ihesu helpe hym from hys grete myght | as he is servaunt of Ihesu bothe day and nyght |<br>{{NDR|Thomas Malory, ''[https://archive.org/details/lemortedarthuror00malouoft/page/860/mode/2up Le Morte d'Arthur. The original edition of William Caxton now reprinted and edited with an introduction and glossary]'', a cura di H. Oskar Sommer, Londra, David Nutt, 1889}} ====Traduzione==== ''Qui finisce il libro di re Artù e dei suoi nobili cavalieri della Tavola Rotonda, che nel loro insieme raggiungevano il numero di centocinquanta. E questa è anche la fine de'' La morte di Artù. '' Gentiluomini e gentildonne che avete letto il libro di Artù e dei suoi cavalieri dall'inizio alla fine, vi supplico di pregare finché sono in vita perché Dio mi mandi una buona liberazione. Quando poi sarò morto, vi chiedo di pregare tutti per la mia anima. Quest'opera fu terminata nel nono anno di [[Edoardo IV d'Inghilterra|re Edoardo IV]] dal cavaliere sir Thomas Malory che Gesù aiuti con la Sua grande potenza, poiché è servo di Cristo di giorno come di notte.''<br>{{NDR|Thomas Malory, ''Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri'', volume secondo, a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Milano, Oscar Classici Mondadori, 1985. ISBN 88-04-41154-6}} ==Citazioni su Thomas Malory== *Malory fu in realtà il primo scrittore su commissione [...]. Quando [[William Caxton|Caxton]] costruì la sua pressa da stampa, chiese al povero vecchio Malory di scrivere qualcosa, ed egli acconsentì mettendo insieme tutte le storie che conosceva: tutte le storie tramandate dalla tradizione orale. Poi, a poco a poco, con la proliferazione dei libri, la gente dimenticò quelle storie o non si curò di ricordarle. Così, i racconti che Malory ambientò nel XII secolo descrivevano eventi accaduti molto tempo prima [...]. E, come accade per tutti i miti, essi assunsero le tinte dell'epoca in cui vennero scritti. Gli ''Idilli del re'' di [[Alfred Tennyson|Tennyson]], per esempio, oppure le opere di [[Edward Burne-Jones|Burne-Jones]] e dei Preraffaelliti, descrissero e dipinsero le leggende arturiane del XII secolo secondo la sensibilità della propria epoca. Finendo così per rivelare più cose sull'età vittoriana che sulla leggenda stessa. ([[John Boorman]]) *Sì, possiamo immaginarci sir Thomas Malory come un adorabile primitivo, un innamorato di cose nobili e belle e grandi, finché non sappiamo, in base alle moderne ricerche che l'hanno identificato con un personaggio della parrocchia di Monks Kirby nella contea di Warwick, figura più di bandito che di {{sic|compíto}} gentiluomo, che per via delle sue violenze e rapine fu spesso in prigione, e in prigione scrisse appunto le sue storie di cavalleria. ([[Mario Praz]]) ==Bibliografia== *Thomas Malory, ''[https://archive.org/details/lemortedarthuror00malouoft/page/34/mode/2up Le Morte d'Arthur. The original edition of William Caxton now reprinted and edited with an introduction and glossary]'', a cura di H. Oskar Sommer, Londra, David Nutt, 1889. *Thomas Malory, ''Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri'', due volumi, a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Milano, Oscar Classici Mondadori, 1985. ISBN 88-04-41154-6 ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Malory, Thomas}} [[Categoria:Scrittori britannici]] 91ijo6c4i1ckvoupc2d7o09hxy3kdpz 1420472 1420460 2026-07-14T16:39:37Z Skekzilla 17056 /* Libro IV */ 1420472 wikitext text/x-wiki Sir '''Thomas Malory''', o '''Maillorie''', '''Mallory''', '''Maleore''' (1409 – 1471), scrittore inglese. ==''La morte di Artù''== ===Incipit=== [[File:Morte Darthur incipit (cropped).jpg|thumb|Incipit dell'edizione del 1485 stampata da [[William Caxton]]]] ====Originale==== Hit befel in the dayes of Uther pendragon when he was kynge of all Englond | and so regned that there was a myȝty duke in Cornewaill that helde warre ageynst hym long tyme | And the duke was called the duke of Tyntagil | and so by meanes kynge Uther send for this duk | chargyng hym to brynge his wyf with hym | for she was called a fair lady | and a passynge wyfe | and her name was called Igrayne | So whan the duke and his wyf were comyn unto the kynge by the meanes of grete lordes they were accorded bothe | the kynge lyked and loved this lady wel | and he made them grete chere out of mesure | and desyred to have lyen by her | But she was a passyng good woman | and wold not assente unto the kynge | And thenne she told the duke her husband and said I suppose that we were sente for that I shold be dishonoured Wherfor husband I counceille yow that we departe from hens sodenly that we maye ryde all nyghte unto oure owne castell<br>{{NDR|Thomas Malory, ''[https://archive.org/details/lemortedarthuror00malouoft/page/34/mode/2up Le Morte d'Arthur. The original edition of William Caxton now reprinted and edited with an introduction and glossary]'', a cura di H. Oskar Sommer, Londra, David Nutt, 1889}} ====Traduzione==== Al tempo in cui [[Uther Pendragon]] governava su tutta l'Inghilterra, vi era in Cornovaglia un potente duca, signore di Tintagel, che gli faceva guerra da molti anni. Attraverso degli emissari, un giorno il re lo convocò ordinandogli di portare con sé anche la moglie, che aveva nome [[Igraine]] e fama di essere molto assennata. Quando il duca arrivò alla presenza del sovrano, per intercessione dei più nobili baroni si riconciliò con lui, ma il re si innamorò di sua moglie, la festeggiò oltre misura e desiderò di giacere con lei. Igraine, che era una donna onesta e leale, non solo non vi consentì, ma anzi disse al marito:<br>«Credo che siamo stati chiamati qui perché io vi perdessi il mio onore. Vi consiglio quindi di andare via senza indugio e di raggiungere questa notte stessa il nostro castello.»<br>{{NDR|Thomas Malory, ''Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri'', volume primo, a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Milano, Oscar Classici Mondadori, 1985. ISBN 88-04-41154-6}} ===Citazioni=== ====Libro I==== [[File:Story of Merlin - Arthur's conception.png|thumb|Il concepimento di Artù]] *«Ecco cosa voglio, sire» disse allora Merlino. «La prima notte che trascorrerete con Igraine concepirete in lei un figlio che mi farete consegnare appena sarà venuto alla luce. Io lo alleverò dove più mi piacerà, affinché a voi derivi onore e al bambino i vantaggi che gli spettano.»<br>«Sarà fatto come volete» accondiscese il re.<br>«Ora preparatevi» aggiunse Merlino. «Questa notte stessa vi coricherete al fianco di Igraine nel castello di Tintagel, e avrete le sembianze di suo marito; Ulfius assumerà l'aspetto di ser Brastias e io quello di ser Jordans, due cavalieri del duca. Ma badate di non rivolgere domande né a lei né ai suoi uomini; dite che non vi sentite bene, affrettatevi ad andare a letto, e domani mattina non vi alzate prima del mio arrivo. Il castello non è che a dieci miglia da qui.»<br>Fu dunque fatto come era stato deciso. Ma poiché il duca aveva visto il re lasciare l'assedio di Terrabil, quella stessa notte uscì dal castello attraverso una postierla per attaccare l'esercito regale e rimase ucciso nella sortita prima ancora che il sovrano fosse arrivato a Tintagel. Così re Uther giacque con Igraine più di tre ore dopo la morte del duca e, in quella notte, concepì Artù. Allo spuntare del giorno, dopo che Merlino fu arrivato per dirgli di prepararsi, egli baciò la dama e partì in gran fretta. E quando Igraine sentì dire che, secondo tutte le testimonianze, il marito era morto prima dell'arrivo di Uther, si chiese con grande stupore chi potesse essere l'uomo che si era coricato con lei nelle sembianze del suo signore e ne pianse segretamente senza farne parola ad alcuno. (p. 7) *Non passò molto, quindi, che un mattino Uther e Igraine si sposarono tra la gioia e il tripudio generale, e, per volere del re, nella stessa occasione re Lot di Lothian e di Orkney sposò Morgawse, che sarebbe stata la madre di [[Gawain|Galvano]], e re Nentres della terra di Garlot sposò Elaine. La terza sorella, [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana la Fata]], fu invece messa a studiare in un convento dove divenne molto dotta in negromanzia. In seguito sarebbe stata maritata a re [[Urien|Uriens]] della terra di Gore, padre di [[Ywain|ser Ivano il Biancamano]]. (p. 8) *E quando i mattutini e la prima messa ebbero termine, nel camposanto dietro l'altare maggiore fu vista una grande roccia quadrangolare simile a un blocco di marmo, che sorreggeva nel mezzo una sorta di incudine d'acciaio alta un piede in cui era infitta una bella spada. Intorno all'arma una scritta in lettere d'oro diceva:<br><div class="center">{{maiuscoletto|Colui che estrarrà questa spada dalla roccia e dall'incudine è il legittimo re di tutta l'inghilterra.}} (p. 10) [[File:An island story; a child's history of England (1906) (14801002423).jpg|thumb|Artù estrae la spada dalla roccia]] *Il giorno di Capodanno, terminata la messa, i baroni cavalcarono al campo, alcuni per giostrare, altri per torneare. Tra di essi vi era anche ser Ector accompagnato dal figlio ser Kay e dal giovane [[Re Artù|Artù]], fratello di latte di quest'ultimo. Ser Kay, che era stato fatto cavaliere nel giorno di Ognissanti, accortosi quando era già in cammino di avere dimenticato la spada nell'alloggio del padre, pregò Artù di andargliela a prendere.<br>«Volentieri» rispose il giovane allontanandosi in fretta. Giunto a casa, scoprì però che la dama e tutti gli altri erano usciti per assistere alle giostre. Ne fu addolorato, ma poi si disse:<br>"Andrò al camposanto a prendere la spada che è infitta nella roccia. Mio fratello non deve rimanere senza un'arma in una giornata come questa."<br>Si diresse quindi verso il camposanto; scese di sella, legò il cavallo a un montante e si avvicinò alla tenda che nascondeva la roccia. Non trovandovi i cavalieri che vi erano stati lasciati di guardia e che infatti erano andati alle giostre, afferrò l'impugnatura della spada e la estrasse con un strappo deciso, ma senza sforzo. Poi riprese il cavallo e raggiunse ser Kay per consegnargliela. Appena il fratello la vide, la riconobbe subito. Allora si avvicinò al padre egli disse:<br>«Signore, ecco la spada della roccia. Dunque devo essere io il re di questa terra.»<br>Ser Ector osservò l'arma; quindi tornò indietro con i due giovani, smontò da cavallo, entrò nella chiesa e ordinò a ser Kay di ripetergli con precisione come l'avesse presa faccendolo giurare sul Libro Sacro.<br>«Me l'ha portata mio fratello Artù, signore» disse allora ser Kay.<br>«E tu, come l'hai avuta?» chiese ser Ector ad Artù.<br>«Ecco, signore, quando sono tornato a casa a prendere la spada di ser Kay, non ho trovato nessuno che me la potesse dare; allora, pensando che mio fratello non dovesse rimanere disarmato, sono venuto qui e ho estratto l'arma dalla roccia senza alcuna fatica.» (pp. 11-12) *Ser Ector e ser Kay si inginocchiarono a terra.<br>«Ahimè, perché vi inginocchiate davanti a me, voi che siete mio padre e mio fratello?» chiese loro Artù.<br>«No, mio signore, non è così. Io non sono vostro padre e non sono nemmeno del vostro stesso sangue. Vedo che discendete da un lignaggio ben più nobile di quanto credessi.»<br>Egli gli raccontò come gli fosse stato affidato, perché lo allevasse, dallo stesso Merlino. Nel sentire che ser Ector non era suo padre, il giovane provò un profondo dolore, ma il cavaliere continuò:<br>«Quando sarete re, vorrete essere il mio buono e grazioso signore?»<br>«In caso contrario sarei da biasimare» fu la risposta di Artù. «Siete l'uomo a cui devo di più insieme alla mia buona signora e madre, vostra moglie, che mi ha nutrito e allevato come figlio suo. Se Dio vorrà ch'io sia re come voi dite, potrete chiedermi tutto quello che sarà in mio potere di concedervi, e io non vi mancherò!» (pp. 12-13) *«Per quale motivo quel ragazzo è divenuto vostro re?»<br>«Signori, è figlio legittimo di Uther Pendragon e di Igraine, moglie del duca di Tintagel» rispose loro Merlino.<br>«Allora è bastardo!» esclamarono tutti.<br>«No; Artù fu concepito più di tre ore dopo la morte del duca, e tredici giorni più tardi re Uther sposò Igraine. È quindi provato che non è bastardo, e chi lo afferma sappia che Artù sarà re e avrà ragione di tutti i suoi nemici, e che, prima di morire, avrà regnato a lungo su tutta l'Inghilterra e avrà condotto sotto il proprio comando Galles, l'Irlanda, la Scozia e molti altri regni.» (p. 15) *Dovremmo forse accettare che un interprete di [[Sogno|sogni]] ci esorti alla viltà? ([[Lot (ciclo arturiano)|Lot]], p. 16) *Ecco allora giungere in campo [[Ban di Benoic|re Ban]], fiero come un leone e con le insegne a bande verdi in campo d'oro.<br>«Ahimè, ora temo davvero che saremo sconfitti!» esclamò re Lot vedendolo. «Quello è il cavaliere più valoroso del mondo e anche l'uomo più rinnomato. Moriremo o saremo costretti a ritirarci, ma se dovremo farlo sarà bene che impieghiamo valore e saggezza, perché altrimenti perderemo ugualmente la vita!» (p. 26) *[...] è preferibile uccidere un vile piuttosto che, a causa di un codardo, perdere tutti la vita. ([[Lot (ciclo arturiano)|Lot]], p. 28) *«Siete un uomo straordinario!» esclamò allora Artù.<br>«Però mi stupisce molto sentirvi dire che morirò in battaglia.»<br>«Non ve ne meravigliate, è la volontà di Dio che il vostro corpo sia punito per le vostre azioni impure. Io invece dovrei essere triste, perché morirò di una morte vergognosa, sotterrato ancora vivo. Almeno la vostra sarà una fine onorevole.» ([[Re Artù]] e [[Mago Merlino]], p. 34) *Merlino è a conoscenza, come del resto voi, ser Ulfius, di come re Uther venne da me nel castello di Tintagel con le sembianze di mio marito che era morto tre ore prima, e di come quella stessa notte mi fece concepire un figlio. Tredici giorni dopo egli mi sposò, e allorché il bambino nacque ordinò che fosse affidato a Merlino e allevato da lui. Da allora io non lo vidi mai più; né seppi quale nome gli era stato dato. ([[Igraine]], p. 35) *«Ora siete in mio potere, e sono libero di decidere se uccidervi o risparmiarvi la vita. Ma se non vi darete per vinto sarò costretto a mettervi a morte» gli disse lo sconosciuto.<br>«Quando vorrà venire, la morte sia la benvenuta! Del resto, preferisco morire che disonorarmi arrendendomi a te» esclamò Artù balzandogli addosso. ([[Pellinore]] e [[Re Artù]], p. 39) *«Ahimè, Merlino, lo avete ucciso!» gli disse Artù. «Era il cavaliere più nobile del mondo, ed io preferirei essere privato delle mie terre piuttosto che saperlo morto.»<br>«Non ve ne date pensiero, è più sano di voi» gli rispose Merlino. «È solo addormentato, ma si risveglierà fra tre ore. Vi avevo detto che era un cavaliere forte e coraggioso, e vi avrebbe ucciso se io non fossi intervenuto. Ma da ora in poi egli vi renderà ottimi servigi; il suo nome è [[Pellinore|Pellinor]], e un giorno avrà due figli di valore impareggiabile che si chiameranno [[Parsifal|Percival]] e [[Lamorak|Lamorak il Gallese]]. E sarà ancora Pellinor a rivelarvi il nome del figlio che avete concepito in vostra sorella e che sarà la rovina del regno.» (p. 40) [[File:Boys King Arthur - N. C. Wyeth - p16.jpg|thumb|Artù riceve Excalibur]] *Proseguirono il cammino finché si trovarono sulla riva di un lago vasto e ameno, dal quale videro emergere un braccio rivestito di sciamito bianco: esso terminava in una mano che stringeva una magnifica spada.<br>«È quella l'arma di cui vi parlavo» disse Merlino ad Artù. E poiché in quel momento una donna passava sul lago, il re chiese chi fosse.<br>«È la [[Dama del Lago]]; sul fondo di questo specchio d'acqua si trova una caverna che ha l'interno decorato con tale ricchezza da renderlo la residenza più piacevole del mondo» gli spiegò Merlino. «Ora la dama si avvicinerà; allora voi dovrete pregarla cortesemente di darvi la spada.»<br>Infatti la dama si diresse verso Artù e lo salutò, e il re, dopo aver ricambiato il saluto, le chiese:<br>«Di chi è la spada che quel braccio tiene alta sull'acqua? Io sono senza armi, e vorrei che fosse mia.»<br>«Essa mi appartiene» gli rispose la dama «ma se mi concederete un dono allorquando ve lo chiederò, sarà vostra.»<br>«Ve lo accorderò, sulla mia parola» le promise Artù.<br>«Allora montate sulla barchetta che vedete laggiù, raggiungete a remi la spada e prendetela insieme al suo fodero. Io reclamerò il mio dono quando lo riterrò opportuno».<br>Artù e Merlino smontarono di sella e legarono i cavalli a due alberi. Poi salirono sulla piccola imbarcazione e, quando ebbero raggiunto la mano e la spada, il re ne afferrò l'impugnatura e la trattenne, mentre mano e braccio scomparivano sott'acqua. (pp. 40-41) *«Vi piace più l'arma o il fodero?» gli chiese Merlino.<br>«Preferisco la spada.»<br>«Non siete molto saggio, perché il fodero vale dieci volte di più! Finché lo avrete al fianco, esso impedirà alle vostre ferite di sanguinare, per quanto gravi possano essere. Quindi badate a non abbandonarlo mai.» (p. 41) *Poi re Artù fece cercare, sotto pena di morte, tutti i bambini che erano nati il primo di maggio concepiti da baroni e da dame, perché Merlino gli aveva detto che proprio in quella data aveva visto la luce di colui che lo avrebbe ucciso. Tra i numerosi figli di signori scovati e mandati a corte, si trovava anche [[Mordred]], il figlio della moglie di re Lot.<br>I fanciulli vennero messi su una nave che fu lasciata alla deriva sul mare, ma il caso volle che essa naufragasse ai piedi di un castello e che tutti i bambini morissero salvo proprio Mordred che ne era stato scagliato fuori e che fu ritrovato da un buon uomo che lo allevò. Quando poi il fanciullo ebbe compiuto i quattordici anni, fu mandato a corte, come narreremo verso la fine del libro della Morte di Artù. Ora diremo che i baroni del regno furono molto addolorati per la morte dei loro figli e ne incolparono più Merlino che Artù, ma poi rimasero in pace sia per timore sia per lealtà nei confronti del sovrano. (p. 43) ====Libro II==== [[File:The Death of Balin and Balan.png|thumb|La morte di Balin e Balan]] *«Ah, bella damigella, dignità, virtù e valore non sono riposti solo nell'[[abbigliamento]]!» esclamò [[Sir Balin|Balin]]. «La virilità e l'onore sono celati nella persona, e vi sono molti insigni cavalieri ignoti a tutti, a riprova che il pregio e l'ardimento non hanno alcun rapporto con le vesti che indossano.» (p. 46) *Non pochi pensano di fare scorno a un [[avversario]], e poi scoprono che il loro intento si è ritorto a loro danno. ([[Sir Balin]], p. 50) *Badate, sire, di conservare con cura il fodero di Excalibur e ricordate che finché l'avrete con voi le vostre ferite, per quanto gravi, non sanguineranno. ([[Mago Merlino]], p. 57) *Rimasto disarmato, {{NDR|[[Sir Balin]]}} si precipitò allora alla ricerca di un'altra arma entrando prima in una stanza poi un'altra e in un'altra ancora, senza riuscire a trovare nulla e sempre incalzato dappresso da [[Re Pescatore|re Pellam]]. Infine varcò la porta di una camera meravigliosamente decorata e vide che vi si trovava un uomo disteso su un letto coperto dai più splendidi drappi d'oro che si possano immaginare. Vicino al letto, su un tavolo d'oro puro sorretto da quattro zampe d'argento, era posata una lancia di singolare fattura. Balin la afferrò, si volse a fronteggiare Pellam e lo colpì con forza, facendolo cadere in terra privo di sensi. Allora il tetto e le mura del castello crollarono e anche Balin fu gettato al suolo, dove rimase senza potersi muovere. [...] Da allora re Pellam rimase infermo per molti anni, e guarì solo quando fu curato da [[Galahad]], il nobile principe, nel corso della ricerca del [[Graal|Sangrail]] – il bacile che conteneva il sangue di Nostro Signore Gesù Cristo portato in Inghilterra da Giuseppe d'Arimatea, cui un tempo era appartenuto anche lo splendido letto. La [[Lancia di Longino|lancia]] che aveva inferto il [[Colpo Doloroso]] era la stessa con cui Longino aveva ferito Nostro Signore al cuore, e poiché re Pellam era affine alla stirpe di Giuseppe e l'uomo più degno di quei tempi, la sua infermità provocò dolore, lutti e pene. (pp. 61-62) *«Fratello, mi hai ucciso e io ho ucciso te. Il mondo intero parlerà di noi» disse poi Balin quando si fu ripreso.<br>«Perché mai non ti ho riconosciuto!» si lamentò Balan. «Avevo notato le due spade, ma dato che portavi uno scudo non tuo ti avevo creduto un altro.»<br>«È colpa di uno sciagurato cavaliere che facendomelo cambiare ci ha dato la morte. Se potessi sopravvivere distruggerei il castello per i malvagi costumi che alberga.»<br>«E sarebbe ben fatto!» approvò Balan. «Da quando vi arrivai non ebbi più la possibilità di ripartirne perché uccisi il cavaliere che era a guardia dell'isola. Lo stesso accadrà anche a te, fratello. Avresti dovuto uccidermi, come del resto hai fatto, ma poi metterti in salvo con la fuga.»<br>In quel mentre sopraggiungeva la signora del castello con quattro cavalieri, sei dame e sei servitori, e sentì le pietose parole che si scambiavano i fratelli.<br>«Uscimmo entrambi da un medesimo sacello, il ventre di nostra madre, e giaceremo insieme in una stessa fossa» dicevano. (p. 66) *Il mattino successivo comparve Merlino e fece incidere in lettere d'oro sulla tomba dei fratelli una scritta che diceva:<br><div class="center">{{maiuscoletto|Qui giace Balin il Selvaggio, che era il cavaliere dalle due spade che inferse il Colpo Doloroso.}}</div><br>Poi, presa la spada di Balin e sostituitone il pomo con un altro, ordinò a un cavaliere di brandirla, ma quello non vi riuscì nonostante i ripetuti sforzi. Allora Merlino scoppiò a ridere.<br>«Perché ridete?» gli chiese il cavaliere.<br>«Solo i campioni migliori del mondo potranno maneggiare questa spada, cioè [[Lancillotto]] e suo figlio Galahad. E con quest'arma Lancilotto ucciderà ser Galvano, il nipote di re Artù» gli rispose Merlino, che fece incidere la profezia sul pomo della spada.<br>Poi operò perché un ponte di ferro e di acciaio collegasse l'isola con la terraferma, e lo fece largo solo mezzo piede perché soltanto l'uomo più eccellente e mondo da malizia e villania potesse avere l'ardire di attraversarlo. Inoltre lasciò sull'isola il fodero della spada di Balin perché Galahad potesse trovarlo, e fece sì che per magia la spada restasse infissa in un blocco di marmo grande come la mola di un mulino, che galleggiò per molti anni nella corrente di un fiume fin sotto le mura di Camelot. Un giorno di Pentecoste Galahad, il nobile principe, che aveva già trovato il fodero, avrebbe estratto la spada così come è narrato nel libro del Sangrail. (p. 67) ====Libro III==== *Che un re tanto illustre per nobiltà e valore voglia prendere in moglie [[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]] è la notizia più bella che abbia mai ricevuto [...]. Gli offrirei volentieri anche le mie terre se pensassi di poterlo compiacere, ma ne ha già tante e sono certo che non ne ha bisogno. Gli farò quindi un dono che gradirà molto di più, perché gli consegnerò la [[Tavola Rotonda]] che mi fu data da Uther Pendragon. Essa può ospitare un massimo di centocinquanta cavalieri; cento li ho io stesso, ma gli altri mi sono stati uccisi. ([[Leodegrance]], p. 69) *«Ma perché vi sono due seggi vuoti alla Tavola Rotonda?» chiese poi Artù a Merlino.<br>«Sire, sono destinati a uomini degni del più alto onore, e sul [[Seggio Periglioso]] siederà solo un cavaliere senza pari. Chiunque altro sarà tanto ardito da tentare di prendervi posto, sarà annientato.» (p. 72) *Devi concedere [[misericordia]] a coloro che t'implorano, perché un [[cavaliere]] spietato è un cavaliere senza onore. ([[Gaheris]], p. 76) *Così, portate a termine le tre ricerche affidate a ser Galvano, a ser Tor e a re Pellinor, re Artù confermò la nomina di tutti i cavalieri, assegnò terre a quelli che non avevano e impose loro di non commettere mai oltraggi o omicidi, di rifuggire sempre dal tradimento, di non comportarsi mai con efferatezza, ma di concedere grazia a chi la implorasse, sotto sanzione di perdere per sempre l'onore e la sua protezione. Inoltre il re ingiunse loro, pena di morte, di soccorrere sempre le dame, le damigelle e le gentildonne e di non ingaggiare combattimenti in contese ingiuste per amore o per beni mondani. Tutti i [[cavalieri della Tavola Rotonda]] giurarono in tal senso, i giovani come i vecchi, e ogni anno rinnovavano il giuramento in occasione della festa solenne della Pentecoste. (p. 87) ====Libro IV==== [[File:The Beguiling of Merlin by Edward Burne-Jones.jpg|thumb|Merlino e la Dama del Lago]] *Non passò molto che la [[Dama del Lago|Damigella del Lago]] partì e Merlino la seguì tentando più volte di farla sua con le proprie arti sottili, ma poi Nimue gli fece giurare di non fare mai più uso con lei dei suoi incantesimi, perché altrimenti non l'avrebbe mai avuta. [...] Poi Merlino e la damigella ripartirono per la Cornovaglia, e nel corso del viaggio egli le insegnò molti altri prodigi. Ma poiché le stava sempre intorno per cogliere la sua verginità, Nimue lo prese a noia e pensò di liberarsene; tuttavia non sapeva come fare anche perché ne aveva paura, dato che Merlino era figlio di un diavolo.<br>Ora, avvenne che un giorno Merlino le facesse vedere una caverna meravigliosa che si sprofondava sotto una grande pietra che la damigella, mettendo in opera le arti che aveva apprese, lo inducesse ad entrarvi per mostrarle i prodigi che essa nascondeva. Poi fece in modo che egli non ne uscisse mai più di quante arti magiche mettesse in opera, e si allontanò lasciandolo prigioniero. (pp. 88-89) *Ahimè, da quando sono stato incoronato non ho avuto un solo mese di riposo! ([[Re Artù]], p. 90) *{{NDR|Su [[Sir Tor]]}} Parla poco e agisce molto di più, e non conosco nessuno qui a corte che sia di nascita più nobile, o che gli sia pari in valore e in possanza. ([[Re Artù]], p. 94) *[...] poiché [[Baudemago|ser Bagdemagus]] si era adirato perché a ser Tor era stata data la precedenza, si allontanò all'istante dalla corte e, in compagnia del suo scudiero, si inoltrò in una foresta. Dopo molte avventure gli capitò di arrivare davanti alla caverna in cui la Damigella del Lago aveva imprigionato Merlino. Udendolo lamentarsi pietosamente, il cavaliere decise di cercare di aiutarlo e si sforzò di sollevare la pietra che chiudeva l'antro, ma essa era tanto pesante che non vi sarebbero riusciti nemmeno cento uomini.<br>Intanto Merlino, che si era accorto della sua presenza, gli diceva di desistere perché si affaticava invano: egli non avrebbe potuto essere soccorso se non da colei che lo aveva rinchiuso. Allora Bagdemagus si allontanò e, attraverso molte altre avventure che incontrò per via, si dimostrò un eccellente cavaliere, così che quando tornò a corte fu eletto compagno della [[Tavola Rotonda]]. (p. 94) *[...] mi sono impegnato a battermi ad oltranza e preferisco morire con onore piuttosto che vivere nella vergogna. Se mi fosse possibile perdere la vita cento volte, piuttosto che arrendermi a voi sceglierei lo stesso di morire. Sono senza armi, ma non senza onore, e del resto se ucciderete un uomo inerme, il disonore ricadrà su di voi. ([[Re Artù]], p. 101) *{{NDR|Sulla [[Fata Morgana (mitologia)|Fata Morgana]]}} Mi vendicherò su di lei con tale durezza che tutto il mondo cristiano ne dovrà parlare, perché Dio sa che l'ho onorata e venerata più di ogni altra del mio sangue e che avevo più fiducia in lei che in mia moglie e negli altri miei parenti. ([[Re Artù]], p. 103) *La gente dice che Merlino è figlio di un diavolo, ma io posso affermare di essere stato concepito da un demone sulla terra! ([[Ywain]], p. 105) *Dopo aver trascorso la notte nel monastero e ascoltata la messa, Galvano e Ivano ripresero il cammino. Si addentrarono in un grande bosco e poi sbucarono in una valleta dove videro dodici belle damigelle e due cavalieri armati e montati su grandi cavalli vicino a una piccola torre. Le damigelle correvano avanti e indietro da un albero al quale era appeso uno scudo bianco e, ogni volta che vi passavano accanto, vi sputavano sopra e alcune vi gettavano anche del fango.<br>I due giovani si avvicinarono, salutarono le damigelle e chiesero loro perché spregiassero lo scudo in quel modo.<br>«Ecco, signori, esso appartiene a un cavaliere del paese che è un ottimo combattente, ma ha in odio tutte le dame e le gentildonne. Per questo stiamo recando offesa al suo scudo.»<br>«Non è certo degno di un cavaliere disprezzare le dame» osservò ser Galvano «ma può anche darsi che ne abbia un buon motivo e che, se è vero quanto dite, in qualche altro luogo vi siano donne che egli ama e da cui è ricambiato. Come si chiama?»<br>«[[Morholt|Moroldo]], signore, del sangue del re d'Irlanda.»<br>«Lo conosco» intervenne ser Ivano. «È un cavaliere molto valoroso: una volta lo vidi misurarsi in una giostra con vari avversari e nessuno fu in grado di tenergli testa».<br>«Allora penso che siate voi da biasimare, damigelle!» esclamò ser Galvano. «Suppongo che se ha appeso lo scudo all'albero non si trovi lontano, e quei cavalieri laggiù potrebbero sfidarlo. Sarebbe più onorevole di quello che state facendo voi. Comunque, non intendo permettere che lo scudo di un cavaliere venga disonorato!» (pp. 110-111) *[...] non è cavalleresco che uno resti in arcioni mentre l'altro è a piedi. ([[Morholt|Moroldo]], p. 112) *Si slanciarono gagliardamente l'uno contro l'altro e si assestarono dei fendenti che fecero volare in pezzi gli scudi e ammaccare gli elmi e i giachi, così che ben presto furono entrambi gravemente feriti. Ma erano le nove del mattino, e Moroldo si accorse con stupore che ser Galvano diveniva di momento in momento più forte finché, all'ora di mezzogiorno, la sua forza si trovò triplicata. Quando però il mezzogiorno fu trascorso e cominciò a calare la sera, le forze di ser Galvano presero a scemare ed egli si sentì sempre più debole e cominciò a sospettare che non avrebbe potuto resistere. Sarebbe quindi stato il momento giusto perché ser Moroldo potesse dimostrare tutta la propria possanza; invece quest'ultimo disse:<br>«Ho constatato che siete un ottimo cavaliere e un uomo dotato di una forza prodigiosa, signore, ma finché dura. Del resto, la nostra non è una disputa grave e sarebbe un peccato se dovessi ferirvi, ora che vi vedo indebolito.» (p. 112) *Una dama tanto superba da non avere misericordia di un valoroso [[cavaliere]] non ha diritto alla felicità! ([[Dama del Lago]], p. 121) ====Libro V==== *In pace da lungo tempo, [[re Artù]] aveva indetto una festa sfarzosa. La Tavola Rotonda era al completo di tutti i suoi alleati sovrani, principi e nobili cavalieri quando, mentre egli sedeva sul trono, entrarono nella sala dodici vecchi che recavano rami d'ulivo nelle mani a significare di essere venuti come ambasciatori e messaggeri dell'imperatore Lucio, a quel tempo chiamato Dittatore o Procuratore del Bene Pubblico di Roma. Giunti alla presenza del re, essi gli resero omaggio con un inchino e gli parlarono nel seguente modo:<br>«Il nobile e potente imperatore Lucio saluta il re di Britannia. Vi ordina di riconoscerlo come vostro signore e di inviargli il tributo che questo regno deve all'impero e che, come risulta dai documenti, già pagavano vostro padre e i vostri predecessori. Se agirete da ribelle e non lo riconoscerete come vostro sovrano, deterrete e tratterrete le vostre terre in contrasto con gli statuti e i decreti stabiliti dal nobile e illustre Giulio Cesare, conquistatore di questo paese e primo imperatore di Roma. Sappiate anche se vi opporrete alle sue richieste e ai suoi ordini, Lucio condurrà una guerra implacabile contro la vostra persona, i vostri regni e le vostre terre, e punirà voi e i vostri sudditi come esempio perpetuo per tutti i sovrani e i principi che rifiutano il tributo al nobile impero che domina sull'intero mondo.» (p. 131) *[...] io non pagherò mai il tributo a Roma! A quanto so Belino e Brenio, sovrani di Britannia, hanno tenuto a lungo l'impero nelle proprie mani, come anche Costantino figlio di Elena: vi è quindi la prova palese che non dobbiamo alcun tributo e che anzi, essendo noi i loro discendenti, abbiamo il diritto di reclamare il titolo all'impero. ([[Re Artù]], p. 132) *Artù presiedeva la Tavola Rotonda e appariva l'uomo più gagliardo che esista, capace di conquistare l'intera terra, che è ben poco per lui. (p. 134) *Mentre il re era assopito nella propria cabina ebbe un sogno meraviglioso: gli parve che un [[drago]] terrificante, giunto in volo dalla parte d'Occidente, affogasse molta della sua gente. Esso aveva la testa smaltata d'azzurro e le spalle che brillavano come oro, il ventre simile a maglie di straordinari colori, la coda coperta di scaglie, le zampe di splendido zibellino e gli artigli come oro fino. Dalla bocca gli scaturiva un'orrenda fiamma che faceva apparire di fuoco la terra e il mare. Poi, in una nuvola, giungeva dall'Oriente un feroce cinghiale nero dagli artigli grandi come pilastri. Coperta da pelame irsuto, era la bestia più ripugnante che si fosse mai vista, e ruggiva e muggiva in modo incredibilmente orribile. Il drago allora si sollevava nell'aria come un falco e assaliva con violenza il cinghiale che rispondeva ferendolo al petto con le zanne grigie, e quel sangue bollente faceva rosseggiare il mare. Allora il drago volava a grandi altezze, poi si precipitava fragorosamente a colpire il cinghiale sulla sommità del dorso, lungo dieci piedi dalla testa alla coda, riducendogli in polvere le ossa e la carne, che prendevano a volteggiare per tutta l'ampiezza del mare.<br>Il re si svegliò di colpo e, sconcertato dal sogno, mandò a chiamare un saggio filosofo cui ordinò di spiegarne il significato.<br>«Sire» fu la risposta del sapiente «il drago rappresenta la vostra persona, i colori delle sue ali sono i regni che avete conquistato e le scaglie di cui è irta la coda rappresentano i nobili cavalieri della Tavola Rotonda. Il cinghiale che usciva dalle nuvole e che fu ucciso dal drago simboleggia un tiranno che tormenta il popolo, o forse anche che voi dovrete battervi di persona contro il più orrido e abominevole gigante che avrete mai visto in tutta la vita. Non avete dunque nulla da temere da questo sogno: andate avanti da conquistatore.» (pp. 135-136) *Guardate quanto sono tronfi di orgoglio e di millanteria questi Britanni! [...] Si vantano come se avessero già conquistato il mondo intero! (p. 140) ====Libro VI==== *Poco tempo dopo che [[re Artù]] era tornato in Inghilterra da Roma i [[cavalieri della Tavola Rotonda]] si riunirono a corte per dedicarsi a giostre e a tornei. Non pochi cavalieri novelli compirono onorevoli gesta d'armi e superarono i compagni dando prova di valore e di prodezza, ma tra tutti spiccò [[Lancillotto|ser Lancillotto]] del Lago che fu il migliore nei tornei, nelle giostre e nelle prove d'armi sia al primo sia all'ultimo sangue, e non si fece mai sopraffare se non per tradimento o per incantesimo.<br>Dunque ser Lancillotto si meritò una tale unanime ammirazione che il libro francese dice che era il cavaliere migliore della corte dopo il ritorno del re da Roma. Per tutti questi motivi, la regina Ginevra lo predilesse tra gli altri, e poiché anche egli la ricambiava amandola più di qualunque altra dama o damigella della sua vita, compì per lei molte prodezze d'armi. (p. 157) *[...] non posso impedire alla gente di dire quel che vuole, ma non penso affatto di prendere moglie, perché dovrei restare al suo fianco trascurando le armi, i tornei, le battaglie e le avventure. Quanto poi ad avere delle amiche, rifiuto il piacere che esse potrebbero darmi soprattutto perché sono timorato di Dio. Vedete, i [[Cavaliere|cavalieri]] che si danno all'adulterio e al libertinaggio non sono felici o fortunati in battaglia, e sono quasi sempre sopraffatti da cavalieri meno abili, oppure per caso e per malasorte uccidono uomini migliori di loro. Credo quindi che sarà sempre un infelice l'uomo che ha delle amanti, e che tutto ciò che avrà a che fare con lui sarà perseguitato dalla sorte. ([[Lancillotto]], p. 170) *Ahimè, che peccato che un cavaliere debba morire senza le armi in mano! ([[Lancillotto]], p. 181) ====Libro VII==== *[[Re Artù|Artù]] dunque si era seduto a banchetto con vari altri sovrani e con tutti i [[cavalieri della Tavola Rotonda]], salvo quelli che erano stati fatti prigioniero o uccisi in scontri d'armi, quando i tre uomini fecero il loro ingresso nella sala. Due erano cavalieri di bell'aspetto e riccamente vestiti, e sulle loro spalle si appoggiava il terzo, il giovane più bello del mondo, alto, robusto e prestante, dal viso perfetto e dalle più grandi e splendide mani che si fossero mai viste, ma che si muoveva come se non riuscisse a reggersi senza essere sostenuto. Artù ordinò che si facesse silenzio e si lasciasse spazio per il loro passaggio, e i tre uomini avanzarono fino all'alta predella senza pronunziare una parola; poi il più giovane si trasse un poco indietro e, raddrizzandosi agilmente in tutta la persona, disse:<br>«Re Artù, Dio benedica voi e tutta la vostra bella certe e, in particolare, i compagni della Tavola Rotonda. Sono venuto per pregarvi di accordarmi tre doni, e poiché le mie richieste non sono irragionevoli e non vi causeranno danni o perdite, potrete concedermeli senza tema di essere disonorato. Il primo lo chiederò subito, e gli altri due tra un anno in questo stesso giorno dovunque vi troverete a celebrare la festa solenne.»<br>«Avrai quanto desideri» dichiarò il re.<br>«Allora, sire, questa è la mia prima supplica: datemi da mangiare e da bere a sufficienza per un anno, al termine del quale avanzerò le altre due preghiere.»<br>«Bel figliolo, ti consiglio di domandare di più: quello che hai espresso è un desiderio troppo umile» gli rispose Artù. «Il mio cuore prova grande inclinazione per te perché ritengo che tu discenda da una nobile schiatta: l'opinione che mi sono fatto risulterebbe fallace se non dovessi dimostrarti di altissimo lignaggio.»<br>«Sire, sia come deve essere, ho chiesto esattamente quello che volevo» replicò il giovane.<br>«Non credo che tu non lo conosca!» esclamò il re, che poi affidò il giovane a [[Sir Kay|ser Kay il Siniscalco]], ordinando che gli desse i migliori cibi e le migliori bevande e un corredo degno del figlio di un barone.<br>«Non ci sarà bisogno di spendere tanto per lui» osservò però ser Kay. «Secondo me è nato villano e non diventerà mai un gentiluomo, altrimenti vi avrebbe chiesto un cavallo e un'armatura. I suoi desideri rispecchiano invece la sua condizione. Comunque, dato che non ha nome, lo chiamerò [[Sir Gareth|Bellamano]] e lo porterò in cucina dove potrà mangiare tutti i giorni tanto di quel brodo che tra un anno sembrerà un porcello all'ingrasso.» (pp. 187-188) *Appena i due uomini che avevano accompagnato il giovane furono ripartiti lasciandolo nelle mani di ser Kay, questi cominciò a schernirlo e a farsi beffe di lui. Ma [[Gawain|ser Galvano]] se ne adirò e [[Lancillotto|ser Lancillotto]] ordinò al siniscalco di smetterla, aggiungendo che era pronto a scommettere che si sarebbe dimostrato un cavaliere di grande valore.<br>«Non avete ragioni per ritenerlo» replicò il siniscalco. «Le sue rischieste mostrano la sua vera natura; non vuole che da bere e da mangiare e in fede mia deve essere cresciuto in un'abbazia dove, comunque andassero le cose, gli facevano sempre mancare il vitto! Per questo è venuto a cercarlo qui.» (p. 189) *Così Bellamano fu mandato in cucina, e la notte dormiva con gli altri garzoni, sopportando tutto pazientemente per dodici mesi. Ma nel frattempo era riuscito a incontrare il favore generale, degli uomini come dei ragazzi, per la sua umiltà e la sua dolcezza. E ogni volta che vedeva dei cavalieri intenti alle giostre, se poteva si fermava ad osservarli e cercava in tutti i modi di trovarsi ovunque si svolgesse qualche prova di prodezza, così che accadeva che chiunque si esercitasse nel lancio di sbarre o di pietre si trovava sempre superato da lui di almeno due iarde. (p. 189) *«In nome di Dio, ti assicuro che ho dovuto impegnarmi al massimo per non essere disonorato; perciò non dovrai temere nessun altro» disse Lancillotto a Bellamano.<br>«Credete che un giorno sarò in grado di tenere testa a qualunque provetto cavaliere?» gli chiese allora il giovane.<br>«Certamente, combatti come hai fatto oggi e io te ne sarò garante.»<br>«Adesso, quindi, vi prego di armarmi.»<br>«Però dovrai dirmi il tuo nome e il tuo lignaggio.»<br>«Ve lo dirò, signore, purché non lo riveliate ad alcuno.»<br>«Te ne do la mia parola, finché non sarà universalmente noto.»<br>«Mi chiamo Gareth e sono fratello germano di ser Galvano» gli disse infine Bellamano.<br>«Ah, signore, ne sono molto lieto! Ho pensato fin dal primo momento che doveste essere di sangue nobile e che non foste venuto a corte solo per mangiare e bere!» esclamò ser Lancillotto; dopo di che lo armò cavaliere. (pp. 192-193) *[...] non lasciatemi morire quando una parola [[Cortesia|cortese]] potrebbe salvarmi! (Sir Pertolepe, p. 199) *Un [[cavaliere]] deve tollerare qualunque cosa da parte di una [[damigella]] [...]. Per questo non ho badato alle vostre parole, per quanto ingiuriose fossero; anzi, quanto più mi offendevate e mi facevate montare in collera, tanto più sfogavo la mia ira contro gli avversari che incontravo. Così le vostre ingiurie mi hanno esortato a battermi e mi hanno indotto a cimentarmi per provarvi fino in fondo di cosa sono capace. Se ho cercato accoglienza nelle cucine di Artù, è stato solo per avventura, perché avrei potuto trovare di che sostentarmi in qualunque altro posto. Ma l'ho voluto fare per mettere alla prova i miei amici e perché un giorno si potesse sapere che sono un gentiluomo. ([[Sir Gareth]], p. 203) *{{NDR|Su [[Sir Gareth]]}} Ha sconfitto tutti e quattro i fratelli e ucciso il Cavaliere Nero [...]. Ma prima ancora aveva fatto di più: aveva disarcionato ser Kay lasciandolo a terra mezzo morto e aveva affrontato un duro scontro con ser Lancillotto concludendolo alla pari. È stato allora che ser Lancillotto lo ha armato cavaliere. (p. 206) *{{NDR|Su [[Sir Gareth]]}} Lancillotto era il cavaliere che il giovane amava di più; perciò rimase quasi sempre con lui anche perché, dopo che si fu assicurato della buona salute di ser Galvano, non volle più accompagnarsi a quell'uomo vendicativo che, quando odiava, era pronto anche a commettere omicidi. E a ser Gareth questo ripugnava. (p. 236) ====Libro VIII==== *Al tempo in cui [[Re Artù|Artù]] era re supremo d'Inghilterra, del Galles, della Scozia e di numerosi regni, v'erano altri sovrani che regnavano su molte contrade: un paio nel Galles, altrettanti in Cornovaglia e nell'Occidente, due o tre in Irlanda e un gran numero nel Settentrione, ma tutti costoro gli dovevano obbedienza ed erano suoi vassalli, al pari del re di Francia, del re di Bretagna, e di tutti gli altri baroni fino a Roma. (p. 241) [[File:Arthur Hughes cartoon the Birth of Sir Tristram.jpg|thumb|La nascita di [[Tristano]]]] *Ah, figlioletto mio [...] hai dato la morte a tua madre! Se in così giovane età sai giù uccidere, suppongo che diverrai un uomo gagliardo e, poiché morrò per averti messo al mondo, voglio che la mia ancella preghi il mio signore e Meliodas che al battesimo ti imponga il nome di [[Tristano]], a significare il dolore della tua nascita. (Elisabetta, p. 242) *{{NDR|Su [[Tristano]]}} [...] egli diede inizio alle buone regole del trattare ogni tipo di cacciagione e introdusse i termini appropriati che sono in uso ancor oggi, onde il libro della caccia col falcone, al cervo e a ogni altro animale selvatico, è chiamato il libro di ser Tristano. Mi sembra pertanto che tutti i gentiluomini di antico blasone debbano giustamente onorarlo, perché è proprio da tali termini, che resteranno in uso fino al giorno del Giudizio, che gli uomini d'onore possono distinguere un gentiluomo da un uomo libero e quest'ultimo da un villano. Colui che è [[Gentilezza|gentile]] sarà infatti attratto dalle virtù cortesi e seguirà i nobili costumi degli uomini d'onore! (p. 244) *Ora accadde che re Agwisance d'Irlanda mandasse a chiedere a [[Marco di Cornovaglia|re Marco di Cornovaglia]] il tributo che questi gli aveva corrisposto per molti inverni e che da sette anni aveva smesso di pagare. Il re e i suoi baroni ordinarono ai messaggeri di tornare dal loro signore con questa risposta:<br>«Noi non gli pagheremo alcun tributo e se vorrà esigerlo mandi in Cornovaglia un cavaliere fidato che combatta per il suo diritto, perché noi ne troveremo un altro che difenda il nostro.»<br>I messageri tornarono dunque con quella risposta che accese d'ira re Agwisance. Convocato [[Morholt|ser Moroldo]], un nobile e provato cavaliere, compagno della Tavola Rotonda e fratello della regina d'Irlanda, il sovrano gli disse:<br>«Bel fratello, ti prego di andare per amor mio in Cornovaglia a combattervi per il tributo che ci spetta. Sarai ben risarcito per tutto quello che spenderai e avrai più di quanto ti occorra.»<br>«Sire» rispose ser Moroldo «per il diritto vostro e della vostra terra non esiterò a dare battaglia al miglior cavaliere della Tavola Rotonda, conosco la maggior parte di loro e le imprese che hanno compiuto, e affronterò volentieri questo viaggio che accrescerà la fama delle mie gesta.» (p. 245) *Raccomandami a mio zio re Marco e pregalo, se sarò ucciso in battaglia, di seppellire il mio corpo nel modo che riterrà più opportuno [...]. Sappia che non mi arrenderò per viltà e che mi farò uccidere piuttosto che fuggire: in tal modo il regno non sarà costretto al tributo per causa mia; ma se mi arrendersi dichiarandomi sconfitto o se fuggissi, digli che non dovrà mai seppellirmi in terra consacrata. ([[Tristano]], p. 248) *Appena ser Moroldo ebbe scorto Tristano, gli disse:<br>«Giovane cavaliere, ser Tristano, che fate qui? Sono molto dispiaciuto che abbiate avuto tanto coraggio, perché dovete sapere che mi sono battuto con molti nobili cavalieri, i migliori di questo paese e del mondo intero, e li ho vinti tutti. Seguite dunque il mio consiglio e ripartite.»<br>«Ser Moroldo, cavaliere leale e ben provato» gli rispose ser Tristano «non posso rinunciare alla nostra contesa perché proprio oggi ho ricevuto l'ordine della cavalleria e mi sono impegnato ad acquistarmi onore combattendo contro di voi che avete fama di essere tra i cavalieri più stimati del mondo. Al contrario io non mi sono ancora cimentato con un buon cavaliere, ma confido in Dio che potrò comportarmi onorevolmente liberando per sempre la Cornovaglia da ogni genere di tributo da parte del vostro paese.»<br>Quando ser Moroldo ebbe inteso il suo intento, aggiunse:<br>«Bel cavaliere, poiché siete deciso ad acquistare merito a mio danno, voglio che sappiate che non sarete disonorato se riuscirete a resistere a tre dei miei colpi, perché è proprio per le mie nobili imprese, provate e vedute, che re Artù mi fece cavaliere della Tavola Rotonda.» (p. 249) *Io non sono che un novello cavaliere e al primo cimento, ma piuttosto che tirarmi indietro preferirei essere fatto in cento pezzi! ([[Tristano]], p. 250) *Con grande benevolenza, il re affidò Tamtrist alla custodia e alle cure della figlia [[Isotta|Isotta la Bella]], che era molto esperta di medicina. La fanciulla infatti scoprì che alla base della ferita vi era del veleno, e la guarì in poco tempo. Così il giovane forestiero nutrì per lei un grande amore, tanto più che non v'era al mondo pulzella o dama più bella, e in cambio delle sue cure le insegnò a suonare l'arpa. E anche Isotta cominciò a sentire una grande inclinazione verso di lui.<br>[[Palamede (ciclo arturiano)|Ser Palamede il Saraceno]], beneaccetto al re e alla regina, si trovava a quel tempo nel paese, e ogni giorno si presentava con molti doni a Isotta la Bella, che amava appassionatamente. Di ciò si avvide Tamtrist, cui era nota la fama di nobiltà e di ardimento del cavaliere, e siccome Isotta la Bella gli aveva anche detto che il Saraceno aveva intenzione di farsi battezzare per amor suo, tra i due cavalieri c'era grande gelosia e Tamtrist ne era molto contrariato. (p. 252) [[File:Waterhousem Tristan and Isolde.jpg|thumb|Tristano e Isotta bevono il filtro d'amore]] *Un giorno Isotta la Bella e la regina sua madre prepararono un bagno per Tamtrist. Mentre egli era immerso nell'acqua accudito da Governale e da ser Hebes e le due donne si affaccendavano da una parte all'altra della camera, il caso volle che la regina vedesse la spada del giovane posata sul letto e che malauguratamente la traesse dal fodero. Dopo averla ammirata a lungo, ché era invero un'arma molto bella, le due dame notarono che il filo della lama era rotto a un piede e mezzo dalla punta e che ne mancava un buon pezzo. Quella falla ricordò subito alla regina il frammento di spada trovato nel cranio di ser Moroldo.<br>«Ahimè, figlia mia» esclamò «costui è il cavaliere traditore che uccise mio fratello, tuo zio!»<br>Isotta ne fu amaramente turbata, ché amava profondamente Tamtrist e conosceva appieno la crudeltà della madre.<br>Intanto la regina si era prontamente recata nella propria camera e da un suo cofano aveva preso il framment di spada estratto dalla testa di ser Moroldo dopo la sua morte; quindi si era affrettata a tornare al letto su cui era posata l'arma di Tamtrist e vi aveva inserito il pezzo d'acciaio: esso combaciò con la tacca della lama quasi non se ne fosse mai distaccato.<br>Subito la dama impugnò fieramente la spada e con tutta la sua forza corse addosso a Tamtrist che era ancora nel bagno, sì che lo avrebbe tagliato in due se ser Hebes non l'avesse afferrata per le braccia strappandole l'arma di mano. Non avendo così potuto portare a termine il suo malvagio intento, la regina corse dal marito, re Agwisance, e, gettatasi in ginocchio, gli disse:<br>«Ahimè, mio signore, ospitate in casa vostra il traditore che uccise mio fratello ser Moroldo, nobile combattente e vostro servitore.»<br>«Chi è e dove si trova?» chiese il re.<br>«È Tamtrist, colui che mia figlia ha guarito.» (p. 255) *Mio padre è ser Meliodas re di Liones e mia madre, che si chiamava Elisabetta, era sorella di re Marco di Cornovaglia. Ella morì nel darmi la luce nella foresta e, proprio per questo, prima di spirare ordinò che al battesimo mi fosse imposto il nome di Tristano, ch'io trasformai qui in Tamtrist poiché non volevo essere riconosciuto. Ho combattuto per il tributo della Cornovaglia per amore di mio zio e per il diritto di quella terra che egli possedeva da molti anni, e anche per accrescere il mio onore, perché ero stato fatto cavaliere proprio quel giorno ed ero al mio primo cimento. Solo per questo intrapresi la battaglia, e sappiate inoltre che ser Moroldo si sottrasse a me ancora in vita, abbandonando lo scudo e la spada. ([[Tristano]], p. 256) *Col passare del tempo [...] sorsero dissidi e gelosie tra il re e il nipote a causa di una dama, moglie del nobile conte ser Segwaride, di cui entrambi erano innamorati. La dama amava molto ser Tristano che la ricambiava, poiché era invero bella, e il cavaliere lo aveva ben notato, e re Marco, accesosi anch'egli d'amore per lei, lo aveva saputo e ne era geloso. (p. 258) *[...] benché tra loro vi fossero belle parole, finché visse re Marco non amò più il nipote {{NDR|[[Tristano]]}}, poiché ogni affetto si era spento per sempre. (p. 260) *[...] colui che ha una segreta [[ferita]] è riluttante a mostrare apertamente l'ingiuria subita! (p. 260) *[[Lancillotto|Ser Lancillotto]] non ha pari per gentilezza e cavalleria e, per il grande affetto che nutro per lui, non combatterò più di mia volontà contro di voi. ([[Tristano]], p. 264) *[...] re Marco non smise mai di pensare in cuore suo al modo di far perire Tristano. Infine escogitò di mandarlo come suo messaggero in Irlanda a chiedere in moglie Isotta la Bella, di cui il nipote aveva tanto lodato l'avvenenza e la bontà. Ma tutto ciò era fatto con l'intento di farlo morire. (p. 265) *Ser Tristano prese dunque il mare e, mentre si trovava nella cabina insieme ad Isotta, accadde che avessero sete e che lì accanto vi fosse una piccola fiasca d'oro contenente, a giudicare dal colore e dal sapore, un vino prelibato. Subito il giovane la prese dicendo:<br>«Madama Isotta, ecco la migliore bevanda che abbiate mai gustata e che la vostra ancella dama Brangania e il mio servitore Governale tenevano per sé.»<br>Risero entrambi di cuore e bevettero liberamente, brindando l'uno all'altra, sì che mai vino sembrò loro più dolce e prelibato. Ma appena l'ebbero inghiottito, essi si amarano sì intensamente che quel loro sentimento non li abbandonò mai più, nella buona e nella cattiva sorte. Era infatti quello il principio di un amore che li avrebbe accompagnati per tutti i giorni della vita. (p. 271) *Non è da buon [[cavaliere]] cogliere un altro in svantaggio [...]. ([[Tristano]], p. 284) *Ser Lamorak si allontanò in compagnia di ser Driant, ed essendosi imbattuto in un cavaliere che per ordine di [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana la Fata]] recava a [[re Artù]] un bel corno rifinito in oro, lo costrinse con la forza a rivelargli il motivo della sua missione. Seppe che il corno aveva una virtù – nessuna dama o gentildonna che non fosse fedele al proprio signore vi poteva bere senza versarne il contenuto – e che Morgana la Fata lo inviava in dono al fratello Artù a causa della [[Ginevra (ciclo arturiano)|regina Ginevra]] e per dispetto a ser Lancillotto.<br>«Se non vuoi morire» disse allora ser Lamorak «porterai il corno a re Marco, e gli dirai che glielo mando perché metta alla prova la fedeltà della sua sposa.»<br>Il cavaliere si recò così da re Marco e gli disse che gli inviava quel corno prezioso e qual era la sua qualità. Il re costrinse quindi la regina Isotta a bere, e dopo di lei cento altre dame, ma solo quattro tra esse riuscirono a non versare la bevanda.<br>«Ahimè, è una grave infamia» esclamò il sovrano, giurando poi solennemente che avrebbe condannato al rogo la regina e le altre.<br>Ma i baroni si radunarono e dichiararono apertamente di non essere disposti a tollerare che le dame venissero arse per via di un oggetto fatto con arti magiche dalla strega più fals e incantatrice che vi fosse al mondo e nemica dei veri amanti, e affermarono che quel corno non operava mai niente di buono e causava solo odio e dissidi. Molti cavalieri fecero pertanto voto di usare ben poca cortesia a Morgana la Fata, se ma l'avessero incontrata. (pp. 284-285) *[...] uccisi ser Moroldo liberando la Cornovaglia dal tributo, e sono anche colui che salvò il re d'Irlanda da ser Blamor di Ganis e che vinse ser Palamede. Sono Tristrano di Liones e, con la grazia di Dio, libererò quest'infelice contrada. ([[Tristano]], p. 291) *«[...] In cambio della mia cortesia voi esponeste al biasimo molte dame, inviando a re Marco il corno di Morgana la Fata, per risentimento verso di me.»<br>«Lo rifarei se fosse il caso» affermò ser Lamorak. «Preferivo che la disputa si svolgesse alla corte di re Marco piuttosto che a quella di re Artù, perché non sono di pari onore.»<br>«Questo lo so, ma voi agiste solo per far dispetto a me» replicò Tristano. «Eppure, nonostante il vostro malanimo, ringrazio Dio che non avete fatto grande danno. Lasciate dunque ogni vostro rancore e io farò altrettanto: uniamo invece le nostre forze e acquistiamoci merito uccidendo il gigantesco signore dell'isola, ser Nabon il Nero.»<br>«Signore, ora comprendo la vostra cavalleria!» esclamò ser Lamorak. «Non può essere menzognero ciò che tutti dicono di voi: per nobiltà, generosità e virtù non avete pari e mi pento di avervi mostrato villania.» (p. 292) *[...] molti dicono dietro le spalle di un uomo quello che non gli direbbero mai in faccia. ([[Lamorak]], p. 295) ====Libro IX==== *Un giorno giunse alla corte di [[Re Artù|Artù]] un giovane di robusta costituzione, abbigliato sfarzosamente con una cotta di un ricco tessuto d'oro che tuttavia gli pendeva malamente addosso, a richiedere al re che lo armasse cavaliere.<br>«Come vi chiamate?» gli domandò il sovrano.<br>«[[Sir Breunor|Brunoro il Nero]], sire, e non tarderete a sapere che sono di nobile schiatta.»<br>«Sarà anche così» commentò [[Sir Kay|ser Kay]] «ma a vostro scherno sarete chiamato La Cotta Maltagliata per la pessima foggia del vostro abito.» (p. 299) *Sire [...] chiedo a voi e a tutta la corte che mi chiamate La Cotta Maltagliata: così mi ha soprannominato ser Kay e non voglio altro nome. ([[Sir Breunor]], p. 300) *Se alla tua prima giostra ti inviano un buffone a combatterti, sei davvero tenuto in poco conto alla corte di Artù! (Damigella Maldicente, p. 302) *Ah, bella damigella [...] vi prego di avere pietà e di non insultarmi oltre, perché la mia afflizione è grande abbastanza anche se non ne aggiungete del vostro. Tuttavia non mi considero un cattivo cavaliere per essere stato abbattuto da un compagno della Tavola Rotonda. ([[Sir Breunor]], p. 302) *{{NDR|Su [[Sir Breunor]]}} [...] vi dico apertamente che è un bravo cavaliere, e che si proverà nobile e prode. Se non si tiene ancora saldo in sella è solo perché gliene mancano la pratica e l'esperienza, ma quando è il momento di maneggiare la spada sa colpire con forza e valentia, ed è ciò che hanno compreso ser Bleoberis e [[Palamede (ciclo arturiano)|ser Palamede]] che, da uomini scaltriti dall'uso delle armi, sanno giudicare dal modo di cavalcare di un avversario se saranno in grado di rovesciarlo di sella o di assestagli un buon colpo. Ma per lo più essi non sono disposti a combattere a piedi con i giovani cavalieri, che sono agili e vigorosi. ([[Mordred]], p. 304) *{{NDR|Su [[Glatisant la Bestia]]}} Si trattava della bestia con la testa da serpente, il corpo da leopardo, le natiche da leone e le zampe da cervo; inoltre, ovunque essa andasse, dal suo ventre scaturiva uno strepito quasi vi fossero trenta coppie di veltri latranti. (p. 314) *[...] nessuno è conformato in modo da poter aver [[successo]] in ogni occasione: talvolta si ha la peggio per mala ventura e talaltra colui che è meno meritevole mette in svantaggio chi è migliore di lui. (p. 314) *«Chi vorreste assalire?» chiese [[Lamorak|ser Lamorak]].<br>«[[Lancillotto|Ser Lancillotto del Lago]]: se mai lo incontrassimo non potrebbe sfuggirci e lo metteremo a morte!»<br>«Vi assumete un compito molto arduo, perché è un cavaliere nobile e ben provato» fu la risposta di ser Lamorak.<br>«Non ne dubitiamo, ma ognuno di noi è sufficientemente forte per tenergli testa.»<br>«Non lo credo» replicò ser Lamorak. «In tutta la mia vita non ho mai inteso d'alcun cavaliere che ser Lancillotto non riuscisse a superare.» (p. 315) *[...] ognuno ritiene infatti che la propria dama sia superiore a ogni altra, e voi non dovete adirarvi se io lodo colei che maggiormente amo. Se la mia signora, la regina Ginevra, è ai vostri occhi la più avvenente, sappiate che la regina Morgawse sembra più bella ai miei, ed è ciò che ogni cavaliere pensa della propria dama. ([[Lamorak]], p. 316) *Ho ricevuto una bella ricompensa per aver combattuto contro [[Morholt|ser Moroldo]] e liberato il regno dalla sudditanza; e anche per aver portato in Cornovaglia la [[Isotta|regina Isotta]] sopportando gravi costi e pericoli. Quale compenso mi fu dato per essermi battuto con ser Blamor di Ganis in difesa di re Agwisance padre di Isotta la Bella, e cosa mi venne per aver abbattuto ser Lamorak il Gallese su richiesta di re Marco, o per aver vinto il Re dei Cento Cavalieri e il re del Galles del Nord che minacciavano le sue terre? E ancora, per aver salvato la regina dal buon cavaliere ser Palamede, e per aver ucciso il potente gigante Tawlas? Sappia re Marco, che ora mi dà tale mercede, che fu solo per amor mio che molti nobili cavalieri della Tavola Rotonda hanno finora risparmiato i baroni di questa contrada! ([[Tristano]], p. 326) *Ebbene, qui si può imparare che nessun [[cavaliere]] è tanto forte che non possa essere scavalcato, nessuno tanto saggio che non possa sbagliare, e che cavalca bene colui che non è mai caduto! ([[Dinadan]], p. 332) *{{NDR|Su [[Tristano]]}} Gesù misericordioso! Dacché presi le armi non vidi mai un cavaliere compiere gesta sì stupefacenti! Se lo assalissi ora, recherei onta a me stesso. ([[Lancillotto]], p. 335) *[...] un buon cavaliere deve sempre favorire un altro, giacché i simili sono attratti dai simili. (Re dei Cento Cavalieri, p. 336) *[...] nell'ardore della lotta spesso si colpiscono gli amici al pari dei nemici. ([[Lancillotto]], p. 343) *È difficile staccare la carne che è cresciuta intorno all'osso! ([[Lancillotto]], p. 348) *Anche il [[Pecora e lupo|lupo]] lascerebbe in pace la pecora se si trovassero insieme nella stessa prigione! ([[Dinadan]], p. 348) *Come dice il libro francese, [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana]] preferiva ser Lancillotto a ogni altro, e lo desiderava in ogni momento benché egli non acconsentisse ad amarla né a far nulla su sua richiesta. (p. 351) ====Libro X==== *Un [[cavaliere]] così ardito non morrà per mano di un branco di vigliacchi! ([[Tristano]], p. 357) *Ahimè, [[Isotta|Bella Isotta]] regina di Cornovaglia, perché mai vi amo? [...] Voi non avete colpa di questa mia pena e il biasimo ricade solo sui miei occhi: siete la più bella di tutte, e io da stolto non posso fare a meno di esservi devoto anche se non mi dimostrate né amore né cortesia, e amate riamata ser Tristano di Liones che è il cavaliere migliore del mondo. ([[Palamede (ciclo arturiano)|Palamede]], p. 373) *«Ecco un castello che non potrebbe essere preso o conquistato con alcuna macchina da guerra» disse ser Dinadan indicandolo al compagno. «Vi dimora la regina Morgana la Fata: lo ricevette dal fratello re Artù, che se ne è poi pentito amaramente. Da quel momento non c'è stato più accordo tra loro e la sorella gli ha fatto guerra ogni volta che ha potuto mantenendo proprio in questo maniero un folto gruppo di armati al solo scopo di distruggere quanti sono cari al re. Infatti non vi passa alcun cavaliere che non debba combattere contro uno, due o persino tre avversari. Se poi appartiene ad Artù ed è sconfitto, perde cavallo, armatura e ogni altra cosa che possiede, e persino la libertà qualora non riesca a fuggire.»<br>«Dio mi protegga!» esclamò ser Palamede. «Fare guerra al proprio signore che è chiamato il fiore della cavalleria cristiana e pagana è un costume malvagio e indegno di una regina, e io vi porrò fine di tutto cuore. Morgana non riceverà mai alcun servigio da me, e se come penso mi manderà contro i suoi cavalieri, essi avranno dì che combattere!» (p. 377) *Il racconto torna ora a [[Lamorak|ser Lamorak]] che era lodato e onorato da ogni buon cavaliere all'infuori di [[Gawain|ser Galvano]] e dei suoi fratelli che desideravano solo il suo male e che, meditando di cogliere l'occasione per ucciderlo, fecero venire la madre in un castello vicino a Camelot. La regina di Orkney era infatti giunta da poco allorché ser Lamorak le inviò un messaggero e fissò con lei un convegno di cui venne subito a conoscenza [[Gaheris|ser Gaheris]], che si pose in agguato.<br>A notte, ser Lamorak arrivò tutto armato, legò il cavallo vicino a una postierla segreta ed entrò in una stanza dove si tolse l'armatura; quindi raggiunse il letto della regina dove, amandosi di tutto cuore, essi trassero grande gioia l'uno dall'altra.<br>Quando ser Gaheris giudicò che fosse giunto il momento si accostò al letto e, afferrata bruscamente la madre per i capelli, le mozzò la testa. Ser Lamorak sentì così sprizzare su di sé il sangue caldo di colei che amava e balzò dal letto gridando come uomo aflitto e sgomento:<br>«Ah, ser Gaheris, cavaliere della Tavola Rotonda, avete commesso un'azione malvagia e vile! Perché uccideste la madre che vi generò? Avreste avuto maggior ragione di colpire me!»<br>«Dici il vero, e benché l'uomo sia nato per offrire il proprio servigio alla donna, sei tu che hai commesso l'offesa» replicò ser Gaheris. «Tuo padre uccise il nostro, eppure tu hai giaciuto con nostra madre disonorando me e i miei fratelli: è una vergogna troppo grande perché sia tollerata! Quanto poi a tuo padre re Pellinor, sappi che fu ucciso da me e da mio fratello Galvano.»<br>«Avete commesso un torto ancora più grande e fareste bene a ricordare ce la morte di mio padre non è ancora stata vendicata!»<br>«Non minacciarmi, Lamorak, altrimenti ti ucciderò. È solo perché ora sei disarmato che il mio onore di cavaliere mi vieta di metterti a morte, ma sappi che in qualunque altra occasione ti rincontrerò, non risparmierò la tua vita» ribatté ser Gaheris. «Ormai mia madre è affrancata da te: vai dunque a prendere il cavallo e vattene.» (pp. 385-386) [[File:Boys King Arthur - N. C. Wyeth - p162.jpg|thumb|La morte di Lamorak]] *Ser Lamorak si separò da Lancillotto e ripartì da solo, e fu così che ser Galvano e i suoi tre fratelli [[Agravaine|Agravano]], Gaheris e [[Mordred]] andarono ad attenderlo in un luogo appartato: gli uccisero il cavallo poi lo assalirono tutti insieme, di fronte, alle spalle e ai lati e, dopo più di tre ore di combattimento, ché ser Lamorak si difendeva da valoroso, ser Mordred gli aprì una profonda ferita nella schiena e gli altri lo fecero a pezzi.<br>Così morì il nobilissimo ser Lamorak, cavaliere della Tavola Rotonda; ma sappiate che [[Sir Gareth|ser Gareth]], il quinto fratello di ser Galvano, non ebbe alcuna parte nel vile assassinio. (p. 387) *«Ne ho visti di stolti come voi!» esclamò allora ser Dinadan adirato. «E uno proprio quest'oggi: se ne stava disteso accanto a una fonte con aria trasognata, lo scudo appoggiato al suolo e il cavallo poco distante, e sogghignava come un folle senza dire una parola. Compresi così che si trattava di un [[Innamoramento|innamorato]].»<br>«E voi non lo siete, bel cavaliere?» gli chiese ser Tristano.<br>«Maledetto chi lo è!» proruppe ser Dinadan.<br>«Avete torto, perché soltanto il cavaliere innamorato può essere prode» replicò ser Tristano. (pp. 408-409) *«In guardia, cavaliere» gridò poi a ser Epinogrus. «È abitudine dei cavlieri erranti sfidarsi alla giostra.»<br>«È forse costume di tali cavalieri imporre di combattere che lo si voglia o no?»<br>«È tale per me, e tanto vi basti» replicò ser Dinadan. (p. 409) *«[...] io non so cosa spinga ser Tristano e tanti altri innamorati a perdere la ragione e l'intendimento per delle donne!» commentò ser Dinadan.<br>«Come, siete un cavaliere e non siete innamorato? Vergognatevene: non potete certo essere chiamato prode se non venite a contesa per una dama.»<br>«Dio me ne guardi!» esclamò ser Dinadan. «Le gioie d'amore sono troppo brevi e le pene che ne derivano fin troppo durature.» (p. 412) *«Ma perché siete tanto incollerito?»<br>«Ah, codardo, disonori la cavalleria!» lo ingiuriò ser Dinadan.<br>«Poco importa dal momento che mi metterò al vostro servizio e rimarrò sotto la vostra salvaguardia. Siete così prode che mi proteggerete» replicò ser Tristano.<br>«Il diavolo mi liberi da te! D'aspetto sei il migliore uomo d'armi che abbia mai visto, ma anche il più pusillanime.» (p. 413) *"Date [[potere]] al [[villano]] e questi non ne avrà mai abbastanza". Infatti, laddove il governo è affidato a una persona di bassi natali mentre il signore delle terre è di nascita elevata, avverrà che il [[Plebe|plebeo]] non tollererà al proprio fianco alcun gentiluomo, e ne perseguirà anzi la rovina. (p. 417) *{{NDR|Su [[Palamede (ciclo arturiano)|Palamede]]}} [...] tutti lo lodarono e affermarono che seppure ancora saraceno, era un credente della migliore specie, ben disposto d'animo e assolutamente leale e fedele alla parola data. (p. 420) *Ora oso dire che siete la dama più bella che abbia mai visto, e che ser Tristano è un cavaliere prode e prestante quant'altri mai. Mi sembra perciò che siate fatti l'uno per l'altra! ([[Re Artù]], p. 441) *Ah, Palamede, Palamede [...] perché sei così emaciato, tu che un tempo eri chiamato uno dei più bei cavalieri del mondo? Ah, non voglio più vivere questa vita perché amo colei che non potrò mai avere o conquistare! ([[Palamede (ciclo arturiano)|Palamede]], p. 452) *«Signore, ecco come mi discolpo: in quanto alla regina Isotta, sappiate che l'amo da lungo tempo più di ogni altra, e a lei debbo gli onori che ho conquistato, ché altrimenti sarei rimasto il cavaliere più indegno del mondo. Ovunque andavo, il suo ricordo mi accompagnava e mi spingeva a compiere imprese meritevoli. Tuttavia finora non ebbi mai da lei ricompensa e pur essendo il suo cavaliere non ricevetti alcun guiderdone! Perciò, ser Tristano, non temo la morte perché, sapendo che non possiederò mai la mia regina, mi è indifferente vivere o morire, e se fossi armato come lo siete voi, mi batterei di buon animo.»<br>«La vostra stessa bocca ha rivelato il tradimento!» proruppe ser Tristano.<br>«Non ho commesso alcuna slealtà» protestò l'altro. «Ogni uomo è libero di amare, e benché abbia riposto il cuore nella vostra dama, ella è mia quanto è vostra. Se questo è un torto, allora sono colpevole, ma voi godete di lei e appagate il vostro desiderio, mentre io non ebbi mai nulla né spero di averlo in futuro, e tuttavia l'amerò quanto voi fino all'ultimo istante della mia vita.» (p. 453) ====Libro XI==== *Mentre in un giorno di Pentecoste, i cavalieri sedevano alla [[Tavola Rotonda]], si presentò ad [[Re Artù|Artù]] un eremita che vide il [[Seggio Periglioso]] e chiese al re e ai baroni perché non fosse occupato.<br>«Su quel seggio non siederà che colui che è destinato, ogni altro vi troverà la morte» gli fu risposto.<br>«Sapete chi è?» domandò allora l'eremita.<br>«Non lo sappiamo ancora.»<br>«Lo so io» dichiarò allora il sant'uomo. «Vi prenderà posto un cavaliere che non è stato ancora concepito, ma che nascerà quest'anno e sarà colui che conquisterà il Sangrail.» (p. 456) *[...] entrò, giovane e bellissima, una damigella che recava tra le mani un vaso d'oro. Allora il re e tutti quanti si trovavano nella sala si inginocchiarono devotamente a pregare.<br>«Oh, Gesù!» esclamò ser Lancillotto. «Cosa può significare?»<br>«È il [[Graal|Sangrail]], l'oggetto più prezioso che alcun essere vivente possieda» fu la risposta del re. «Quando sarà portato altrove, la Tavola Rotonda si spezzerà.» (p. 458) *A tempo debito, [[Elaine di Corbenic|Elaine]] partorì un bel bambino che fu allevato con cura e affetto e battezzato [[Galahad]], perché quello era il nome che ser Lancillotto aveva ricevuto al fonte battesimale e che poi la Dama del Lago aveva mutato in Lancillotto. (p. 460) *Sappiate, ser Bors, che questo fanciullo è Galahad; siederà sul Seggio Periglioso e otterrà il Sangrail, e si dimostrerà migliore di suo padre ser Lancillotto. ([[Elaine di Corbenic]], p. 462) *[...] solo gli uomini valorosi e retti che amano e temono Dio possono conquistare onore; altrimenti, per quanto arditi, non vi riescono. ([[Re Pescatore|Re Pelles]], p. 462) *Ser Bors si era appena sdraiato di nuovo per riposare, quando sentì un grande frastuono provenire dalla camera vicina e si vide piovere dentro, non sapeva se dalle porte o dalle finestre, nugoli di frecce e di quadrelli tanto fitti da lasciarlo stupito; molti lo colpirono e lo ferirono nei punti in cui il suo corpo non era protetto.<br>Ed ecco sopraggiungere un orribile leone: ser Bors gli si fece incontro; la fiera gli portò via lo scudo, ma egli riuscì a mozzarle la testa. Non passò molto che nella corte vide un orrendo drago sulla cui fronte sembrava fossero scritte lettere d'oro che ser Bors pensò avessero il significato di "re Artù". Giunse poi un leopardo brutto e vecchio che si batté a lungo e accanitamente con il drago; ma a un certo punto questi sputò fuori dalla bocca qualcosa come un centinaio di piccoli draghi che uccisero e fecero a pezzi il leopardo.<br>Apparve poi nella sala e si mise a sedere su un bel seggio un vecchio che sembrava avere intorno al collo due vipere. Teneva in mano un'arpa e prese a cantare un'antica canzone che narrava come Giuseppe di Aramitea fosse giunto in quel paese. Quando ebbe finito, consigliò a ser Bors di andare via.<br>«Qui non incontrerete altre avventure» gli disse. «Vi siete portato con grande onore, e più ne acquisterete in futuro.»<br>Parve allora a ser Bors che giungesse una colomba candida recante nel becco un incensiere d'oro, e che la tempesta imperversata fino ad allora cessasse e si allontanasse di colpo, mentre la sala si empiva di straordinari profumi. Poi vide quattro fanciulli che portavano quattro bei ceri e in mezzo ad essi un vecchio con un cero in una mano e una lancia nell'altra. Si trattava dell'arma che aveva nome Lancia della Vendetta. (pp. 463-464) *Dite [...] a [[Sir Kay|ser Kay il Siniscalco]] e a [[Mordred|ser Mordred]] che confido in Dio che sarò valoroso quanto loro, e non dimenticherò mai i motteggi e le derisioni che mi indirizzarono il giorno in cui fui investito cavaliere: non comparirò a corte finché tutti non parleranno di me con maggiore rispetto di quanto sia mai stato dimostrato loro. ([[Parsifal]], p. 472) *{{NDR|Su [[Parsifal]]}} [...] era infatti uno dei migliori cavalieri del mondo, e in lui la vera fede era ben salda. (pp. 473-474) *Ed ecco avvicinarsi il sacro vaso del Sangrail accompagnato da soavità e profumi di ogni sorta. I due cavalieri non poterono distinguere con chiarezza chi lo portava; solo ser Percival intravvide appena sia il vaso sia la vergine purissima che lo recava tra le mani. Immediatamente si trovarono entrambi perfettamente risanati nelle membra e nel corpo, e resero grazie a Dio in grande umiltà.<br>«Gesù» disse ser Percival «cosa significa che siamo guariti, mentre unmomento fa eravamo in punto di morte?»<br>«Lo so io» rispose ser Ector. «È stato il sacro vaso portato da una vergine e contenente il santo sangue di Nostro Signore Gesù Cristo. Solo un uomo di assoluta perfezione può vederlo.» (p. 474) ====Libro XII==== *Se la mia morte potesse giovarvi e la mia vita non vi fosse di alcuna utilità, ebbene, sarei pronta a morire per voi! ([[Elaine di Corbenic]], p. 481) *«Ah, [[Tristano|ser Tristano]]» esclamò allora [[Palamede (ciclo arturiano)|ser Palamede]] «sapete bene che non posso battermi senza perdere l'onore. Voi siete allo scoperto e io sono armato: se vi uccidessi l'onta ricadrebbe su di me. Del resto, conosco la vostra forza e la vostra resistenza.»<br>«È vero, e adesso capisco quanto siete prode.»<br>«Vi prego, rispondete a una domanda.»<br>«Volentieri. Con l'aiuto di Dio vi dirò la verità.»<br>«Fate il caso che voi foste armato di tutto punto e io non lo fossi: cosa vi suggerirebbe di farmi l'onore cavalleresco?»<br>«Ora capisco!» esclamò ser Tristano. «Poiché devo dare il mio parere, Dio mi benedica, quel che dirò non sarà dettato dalla paura. Vi risponderò quindi che in tal caso non vorrei battermi e vi lascerei andare.»<br>«E anch'io non voglio. Perciò, prendete la vostra strada!»<br>«Posso sempre scegliere se restare o andar via, invece. Ma c'è una cosa che mi stupisce: perché un cavaliere valoroso come voi non vuole essere battezzato, mentre vostro fratello ser Safer si è fatto cristiano già da tempo?»<br>«Sebbene in cuor mio creda già in Gesù Cristo e nella sua dolce madre Maria, secondo un voto che ho fatto anni fa devo ancora affrontare uno scontro; poi mi farò battezzare, e con grande gioia.»<br>«In fede mia, allora non dovrete cercare a lungo quest'ultima battaglia! Dio non voglia che per colpa mia restiate ancora saraceno!» (p. 488) *«E adesso?» gli chiese Tristano. «Ti ho alla mia mercé come poc'anzi mi avevate voi. Ma i cavalieri di corte non dovranno mai dire che ser Tristano ha ucciso un guerriero disarmato. Quindi, riprendete la vostra arma e portiamo a termine lo scontro.»<br>«Desidererei davvero di finirlo» rispose l'altro «ma non ho molta voglia di battermi ancora, anche perché l'offesa che vi ho arrecata non è tanto grave che non possiamo diventare amici. Osai dire che [[Isotta|Isotta la Bella]] non ha pari tra le dame; non l'ho mai disonorata e, anzi, è grazie a lei che ho ottenuto gran parte dell'onore che mi sono conquistato. Le mie offese non furono mai rivolte alla regina, ma a voi, e oggi mi avete ripagato con un gran numero di colpi. Ad alcuni ho potuto rispondere, ma adesso devo ammettere che non ho mai incontrato un uomo forte e resistente quanto voi, salvo ser Lancillotto del Lago. Perciò, mio signore, vi chiedo di perdonarmi ogni cosa e di condurmi oggi stesso alla chiesa più vicina dove prima vorrei confessarmi e poi essere battezzato. In seguito andremo insieme alla corte di Artù per partecipare alla grande festa.»<br>«Allora prendete il cavallo: faremo come avete detto, e che Dio vi perdoni per tutti i vostri peccati come ho già fatto io! A un miglio da qui il vescovo suffraganeo di Carlisle potrà impartirvi il sacramento del battesimo.»<br>Montarono a cavallo insieme a ser Galleron e, giunti alla presenza del vescovo, gli esposero quanto volevano. Il sant'uomo fece riempire un grande bacile d'acqua, la consacrò, poi confessò e assolse ser Palamede. Ser Tristano e ser Galleron furono i suoi padrini.<br>Poco dopo, ripartirono per Camelot dove trovarono il re, la regina e quasi tutti i cavalieri della Tavola Rotonda, che furono molto lieti di sapere che ser Palamede si era fatto cristiano. (pp. 490-491) ====Libro XIII==== *«Ora sono certo che voi della [[Tavola Rotonda]] partirete alla ricerca del [[Graal|Sangrail]] e che io non vi vedrò mai più tutti insieme» dichiarò allora Artù. «Voglio perciò che vi riuniate per giostrare e torneare nel prato sotto Camelot in modo che, dopo la vostra morte, si possa tramandare che in questo giorno erano qui raccolti tanti valorosi combattenti.» (p. 501) *Rientrati tutti tra le mura di Camelot, il re e i baroni si recarono ad ascoltare i vespri nella cattedrale e poi a cena, dove ciascuno dei cavalieri prese posto, come prima, sul proprio seggio. Ma ecco che, tra improvvisi scoppi e rombi di tuono che fecero temere che il palazzo stesse crollando, nella sala penetrò un raggio di sole sette volte più vivido di quanto si fosse mai visto e tutti furono investiti dalla grazia dello Spirito Santo. Guardandosi intorno, i cavalieri osservarono che gli altri sembravano circonfusi di bellezza, ma non poterono pronunciare una sola parola. Poi, apparve il Santo Graal velato di sciamito bianco, così che nessuno poté vederlo o capire chi lo recasse, e la sala si riempì di profumi mentre davanti ai commensali comparivano i cibi e le bevande che prediligevano. Dopo aver attraversato l'intero ambiente, il sacro vaso scomparve d'un tratto, e solo allora i presenti ritrovarono la voce e il re rese grazie a Dio per la benevolenza che aveva mostrato loro. (p. 502) *Non torneranno più tutti {{NDR|i [[cavalieri della Tavola Rotonda]]}} insieme perché molti moriranno nel corso della ricerca. Io li amo quanto la mia stessa vita, e lo scioglimento di questa compagnia mi provoca un tremendo dolore, poiché la loro presenza alla mia corte era ormai un costume consolidato. ([[Re Artù]], p. 503) *Il mio peccato e la mia malvagità mi hanno sprofondato nel disonore [...]. Finché ho perseguito avventure mondane per soddisfare desideri terreni, le ho sempre compiute in modo impareggiabile e senza mai subire sconfitte nelle giuste come nelle inique contese. Ma ora che ho intrapreso avventure celesti, capisco che il mio antico peccato mi ostacola e mi svergogna al punto che quando mi è apparso il sacro sangue non ho avuto la forza di muovermi e di parlare. ([[Lancillotto]], p. 518) *{{NDR|Su [[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]]}} Tutte le mie gesta d'armi le ho compiute per amor suo [...] e per lei mi sono battuto, a torto o a ragione. Non ho mai fatto nulla solo per amore di Dio, ma sempre anche per conquistarmi onore e farmi andare di più, e ne sono stato poco o nulla grato al Signore. ([[Lancillotto]], p. 519) ====Libro XIV==== *«[[Mago Merlino|Merlino]] istituì la [[Tavola Rotonda]] a somiglianza della sfericità del mondo in essa perfettamente rappresentato» proseguì la reclusa. «Nella Tavola Rotonda, infatti, l'intero mondo cristiano e pagano trova ristoro, tanto che coloro che sono scelti a fare parte di quell'eletta compagnia si reputano colmi di grazia e più onorati che se fossero i padroni di metà della terra. Hai potuto vedere anche tu come, pur di appartenervi, i cavalieri siano disposti a perdere padre, madre, famiglie, mogli e figli, come facesti tu stesso che, per unirti a loro, abbandonasti tua madre senza volerla più vedere.<br>«Dunque, quando Merlino istituì la Tavola Rotonda disse che coloro che ne sarebbero stati compagni avrebbero potuto attingere alla verità del Sangrail. Gli fu chiesto chi l'avrebbe conquistata, ed egli rispose che sarebbero stati tre tori bianchi, due vergini e uno casto, e che uno di essi sarebbe stato più forte e più valoroso di suo padre quanto il leone lo è del leopardo. Allora gli fu detto: "Bisognerà che con le tue arti tu dia luogo a un seggio su cio potrà prendere posto solo il cavaliere che eccellerà su ogni altro".<br>«E Merlino istituì il Seggio Periglioso, quello su cui Galahad sedette al banchetto di Pentecoste.» (p. 522) *La storia dice che [[Parsifal|ser Percival]] era uno degli uomini più religiosi che vi fossero al mondo in quei tempi in cui ben pochi credevano in Dio senza riserve, e i figli non rispettavano i padri e li trattavano come estranei. Egli quindi cercò conforto in Nostro Signore Gesù pregandolo affinché le tentazioni non lo allontanassero dal servizio di Dio ed egli potesse continuare ad essere Suo leale campione. (p. 527) *[...] sono al servizio dell'Uomo migliore del mondo che non permetterà che io muoia, perché chi bussa alla Sua porta potrà entrare, chi chiede potrà ricevere, ed Egli non si nasconde a colui che lo cerca [...]. ([[Parsifal]], p. 529) *Punirò la mia carne, che vuole avere impero su di me! ([[Parsifal]], p. 532) *Quanto sono stato vicino a perdere me stesso [...] e la purezza che non avrei mai più potuto riavere! ([[Parsifal]], p. 532) ====Libro XV==== *«Non sei forse ser Lancillotto del Lago?» gli chiese il religioso dopo che il cavaliere gli ebbe comunicato che si sarebbe fermato con lui per la notte.<br>«Si, sono io.»<br>«Cosa fai in questa contrada?»<br>«Vado in cerca delle avventure del [[Graal|Sangrail]], signore.»<br>«Fa pure» gli disse allora il buon uomo «ma anche se il santo vaso si trovasse qui, il peccato ti impedirebbe di vederlo proprio come non è dato a un cieco di scorgere una spada sfolgorante.» (pp. 534-535) *Quaranta anni dopo la passione di Gesù Cristo, [[Giuseppe d'Arimatea|Giuseppe di Arimatea]] preconizzò che re Evelake avrebbe sconfitto in battaglia i propri nemici. Dei sette re e dei due cavalieri che hai visto, il primo si chiama Nappus, e fu un sant'uomo; il secondo ebbe il nome di Nacien in onore di un suo avo che aveva ospitato Nostro Signore Gesù Cristo. Il terzo fu chiamato Helias il Grosso; il quarto Lisais; il quinto, Jonas, lasciò il proprio paese per rcarsi nel Galles dove sposò la figlia di Manuel ed ottenne la Gallia, che elesse come sua dimora e generò Lancillotto, tuo nonno, che sposò la figlia del re d'Irlanda e fu un uomo insigne quanto te. Suo figlio fu re Ban, tuo padre, l'ultimo dei sette re. Uno dei due cavalieri, invece, rappresenta te, Lancillotto, cui gli angeli dissero che non appartenevi alla compagnia dei sette re, mentre il secondo cavaliere sta a indicare il leone, che è superiore a tutti i re della terra, cioè ser Galahad, da te concepito nella figlia di re Pelles. E tu, che dovresti essere grato a Dio di ogni altro, perché, come peccatore, sei il cavaliere senza pari, non Lo hai ringraziato per tutte le straordinarie virtù che Egli ti ha prestate! (p. 537) *Ah, Lancillotto [...] finché facevi parte della cavalleria terrena, eri l'uomo più straordinario e avventuroso del mondo; ma non devi stupirti se ora che ti trovi tra cavalieri impegnati in imprese celesti la fortuna ti è avversa. (p. 539) ====Libro XVI==== *Ser Lancillotto, poi, se non fosse per una sola pecca sarebbe superiore a ogni altro. Ma così come stanno le cose, è proprio come noi; solo che si assume le fatiche maggiori. ([[Gawain]], p. 541) *La [[Tavola Rotonda]] fu istituita proprio perché gli uomini non svilissero queste due virtù{{NDR|, la pazienza e l'umiltà}}, come la cavalleria, che affonda in esse le sue radici, è sorta perché non possa mai essere sconfitta la fraternità che ne è il fondamento. (p. 545) *{{NDR|Rivolto a [[Gawain]]}} Ti sei impegnato insieme a molti altri in una ricerca che non porterai mai a termine perché il Sangrail non si mostra ai peccatori. Non devi quindi meravigliare se non vi sei riuscito. Tu sei un cavaliere sleale e un grande assassino, mentre per gli uomini buoni questa ricerca è ben altro che una serie di omicidi. Lancillotto, benché abbia commesso gravi colpe, al momento stesso in cui ha intrapreso la ricerca si è impegnato a non peccare più, e infatti non ha mai ucciso né ucciderà un solo uomo fino al suo ritorno a Camelot. Se non fosse per la sua fragilità che probabilmente lo farà ricadere nella colpa con il pensiero, egli sarebbe il primo a compiere l'impresa dopo Galahad. Ma poiché Dio conosce i suoi pensieri e la sua debolezza, gli concederà di morire in santità. (Eremita, pp. 546-547) ====Libro XVII==== [[File:Galaad devant le graal n°3.gif|thumb|Galahad, Bors e Parsifal dinanzi al Graal]] *{{NDR|Su [[Davide]]}} Egli era un dotto che conosceva le virtù delle pietre e delle piante, il corso delle stelle e molte altre cose ancora; ma poiché aveva una moglie malvagia, si era convinto che non esistessero donne buone, tanto che ne parlò con disprezzo anche nei libri che compose. (p. 573) *Non spetta a noi punire chi ha operato contro Dio, ma solo alla Sua potenza. ([[Galahad]], p. 576) *Siete uno sciocco se non sapete che le [[Verginità|vergini]] sono franche ovunque si trovino. ([[Parsifal]], p. 579) *Nessuna lingua potrebbe descrivere e nessun cuore immaginare le meraviglie cui ho assistito. Se non mi fossi macchiato di un antico peccato, avrei potuto vedere molto di più. ([[Lancillotto]], p. 588) *Galahad, servo di Gesù Cristo che attendo da tempo, abbracciami e lascia che riposi sul tuo petto e tra le tue braccia, casto e vergine sopra ogni altro cavaliere, giglio simbolo di purezza, rosa del colore del fuoco, fiore di ogni virtù. Sei tanto intriso della fiamma dello Spirito Santo che la mia carne, consunta dalla vecchiaia, ritrova la giovinezza! (Re Mordrains, p. 591) *[...] rimessosi in viaggio, {{NDR|Galahad}} penetrò in una foresta irta di pericoli dove la storia dice che si imbatté in una sorgente in cui l'acqua ribolliva formando grandi onde. Il cavaliere vi posò una mano, e subito l'acqua si placò e il calore ne disparve, poiché quell'ardore era segno di lussuria, molto diffusa a quei tempi, e non poté durare al contatto con la purezza della sua verginità. Quanto era accaduto fu considerato un miracolo in tutto il paese, e da allora la fonte fu chiamata la Sorgente di Galahad. (p. 591) *«Figliolo» disse poi l'Uomo a Galahad «sai cos'è ciò che stringo tra le mani?»<br>«No, se non me lo dite voi.»<br>«È la sacra scodella in cui mangiai l'agnello pasquale. Ora hai veduto quello che più desideravi, ma con minore chiarezza di come lo potrai ammirare nel Palazzo Spirituale della città di Sarras. Adesso partirai e con te partirà anche il Sangrail, che questa notte stessa dovrà lasciare il regno di Logris dove nessuno lo vedrà mai più perché le genti di questa terra si sono volte al peccato e non lo servono né lo venerano come dovrebbero; io perciò le spoglio dell'onore che avevo loro concesso. Domattina voi tre prenderete la Spada dalla Strana Cintura e scenderete alla riva del mare dove troverete pronta una nave. Ma prima ridonerete la salute al Re Magagnato ungendogli il corpo e le gambe con il sangue che è colato dalla lancia.»<br>«Signore, perché gli altri non possono venire con noi?» chiese Galahad.<br>«Come inviai i miei apostoli in diverse direzioni, così voglio ora che vi separiate. Quanto a voi tre compagni, due moriranno al mio servizio e solo uno tornerà a darne notizia» fu la risposta.<br>Poi l'Uomo li benedì e scomparve. (pp. 594-595) *«Salutate per me ser Lancillotto mio padre e signore, e ricordategli che questo è un mondo incostante.»<br>Infine si inginocchiò a pregare davanti alla tavola e la sua anima lo lasciò, trasportata nel cielo di Gesù Cristo da una moltitudine di angeli. I compagni, che assistettero al prodigio, videro anche una mano scendere sul vaso e sulla lancia, prenderli e portarli nei cieli.<br>Da allora non vi è più stato un uomo che abbia avuto l'ardire di sostenere di aver visto il Sangrail. (p. 598) ====Libro XVIII==== *[...] Lancillotto, dimentico della promessa fatta e della perfezione raggiunta nel corso della ricerca, riprese a frequentare la regina. Del resto, come dice appunto il libro, se egli non le fosse stato intimamente legato nei suoi pensieri più riposti quanto, in superficie, appariva devoto a Dio, nessun cavaliere avrebbe potuto superarlo nella ricerca del Sangrail. Invece, i suoi più segreti sentimenti correvano sempre a lei. Così essi ripresero ad amarsi con maggiore ardore di prima e i loro convegni si fecero tanto frequenti che la corte cominciò a mormorare, e in particolare il loquace ser Agravano fratello di ser Galvano.<br>Ma intanto Lancillotto, continuamente assediato da dame e da damigelle che gli chiedevano di essere loro campione in questioni di diritto, per evitare ulteriori maldicenze e dicerie, decise di impegnarsi con zelo a seguire i dettami di Nostro Signore Gesù Cristo e di sottrarsi per quanto gli era possibile alla familiarità e alla compagnia di Ginevra. (p. 603) *[...] ser Mordred, ser Agravano e molti altri della corte non ci perdono d'occhio e parlano del nostro amore. Li temo più per voi che per me perché, se del caso, io potrei fuggire o sbarazzarmene, mentre voi non potreste che rimanere qui a subire le maldicenze; e se doveste trovarvi in pericolo per aver commesso volontariamente qualche leggerezza, non potreste avere altro aiuto che il mio e quello dei miei parenti. Signora, la nostra imprudenza ci condurrà allo scandalo e alla vergogna, e io non voglio assolutamente che voi siate disonorata. Sono queste le ragioni che mi hanno spinto a dedicarmi il più possibile al servizio delle dame, facendo in modo che tutti pensino che ne traggo gioia, delizia e piacere. ([[Lancillotto]], p. 604) *Lancillotto, ora capisco la vostra falsità e la vostra volgare lussuria! Voi amate altre dame, e per me non provate che disprezzo. Adesso che ho ben chiaro che siete un traditore, state certo che non vi amerò mai più. Non osate comparirmi ancora davanti: da questo momento vi scaccio dalla corte, e per sempre, e vi bandisco dalla mia compagnia. Se tenterete di rivedermi, sarete ucciso. ([[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]], pp. 604-605) *Spesso le donne sono impulsive e compiono azioni di cui poi si pentono amaramente. ([[Bors (ciclo arturiano)|Bors]], p. 605) *Se accetterò di essere il campione della regina mi alienerò molti cavalieri della Tavola Rotonda. Tuttavia, per amore di Lancillotto e vostro, sarò suo difensore a meno che il caso non porti qui un campione meglio di me. ([[Bors (ciclo arturiano)|Bors]], p. 609) *Non ho mai sentito dire che Ginevra abbia rovinato un solo cavaliere. Anzi, a quel che so, ella ci ha sempre magnificato ed è stata la sovrana più generosa e liberale, e la più munifica di doni e di benevolenza. Sarebbe quindi vergognoso se lasciassimo morire nell'ignominia la moglie del nostro nobilissimo re. Sappiate che non lo permetterò, e che sosterrò la sua innocenza nella morte di ser Patrise; del resto, ella non aveva alcun motivo per odiare lui o alcuno dei cavalieri intervenuti al banchetto. Direi anzi che ci abbia invitati per affetto, certo non per un subdolo stratagemma, e sono convinto che comunque andrà, un giorno sarà possibile provare che tra di noi vi è un traditore. ([[Bors (ciclo arturiano)|Bors]], p. 610) *Come dice un antico proverbio, è aspra la battaglia nella quale si scontrano parenti e amici, perché allora non c'è posto per la misericordia, ma solo per la più mortale delle contese. ([[Lancillotto]], p. 629) *[...] non mi piace essere obbligato ad amare; l'amore deve nascere dal cuore, non dalla costrizione [...]. ([[Lancillotto]], p. 636) *L'amore deve essere libero, non imposto, perché un amore forzato finisce con il dissolversi. ([[Re Artù]], p. 636) *All'uomo d'onore non può non ripugnare assistere alla sconfitta di un suo pari, mentre chi non ha onore e si comporta da vile, alla vista di un uomo in pericolo non compirà mai un gesto gentile o generoso. Un codardo, infatti, non darà mai prova di misericordia, mentre chi alberga la bontà nel cuore farà agli altri quello che vorrebbe fosse fatto a lui. ([[Re Artù]], p. 642) *{{NDR|Su [[maggio]]}} Quel mese esuberante infonde coraggio negli amanti e, in vari modi, li induce più di ogni altro a diversi comportamenti, perché è allora che, come erbe e arbusti, gli uomini e le donne si rinnovellano e richiamano alla mente lontane cortesie, servigi e gesti gentili che avevano posto nell'oblio per negligenza.<br>E come il rigore dell'inverno offusca e sfigura la verde estate, così accade all'amore che lega l'uomo alla donna, quando è incostante. Sono numerosi coloro che non albergano la costanza, e non passa giorno senza che vediamo come basti un alito di rigore invernale per cancellare e spezzare col minimo pretesto un vero amore, che pure costa tanto. Questa non è costanza né saggezza, ma debolezza di carattere, disonorevole per coloro che la praticano.<br>Perciò, come il maggio fiorisce e germoglia nei giardini, così ogni uomo d'onore rivesta il proprio cuore di germogli, prima a gloria di Dio, poi per dare gioia a coloro cui ha giurato fedeltà. Infatti, non c'è uomo o donna d'onore che non abbia scelto l'oggetto del proprio amore. E se la fatica delle armi non deve essere mai trascurata, bisogna però che l'onore sia innanzitutto riserbato a Dio, e solo dopo aver contesa con le dame: questo è ciò che io chiamo un amore virtuoso.<br>Oggi, però, gli uomini non sanno amare per sette giorni di seguito senza pretendere di appagare le proprie brame. La ragione ci dice che un tale amore non può durare, perché quanto è subito accordato con troppa prontezza, è ben presto spento dall'ardore stesso. Così è l'amore ai nostri tempi: arde lesto e altrettanto in fretta si raffredda! E questa non si può chiamare costanza. Ai tempi di Artù l'amore soleva essere diverso: uomini e donna si amavano anche per sette interi anni senza che tra loro si insinuasse la lussuria. Quello era amore vero, e fedele!<br>Ho dunque paragonato l'amore di oggi all'estate e all'inverno, perché come la prima è calda e il secondo è freddo, allo stesso modo procede l'amore ai nostri giorni. Tutti voi che siete amanti rammentate quindi il mese di maggio! (pp. 643-644) ====Libro XIX==== *[...] a quel tempo era costume che Ginevra non lasciasse mai la corte senza un seguito di ottimi cavalieri armati, quasi tutti giovani decisi a farsi onore. Erano chiamati i Cavalieri della Regina e in battaglia, ai tornei e alle giostre portavano come insegna uno scudo completamente bianco. Venivano scelti per quel servigio tutti gli anni in occasione della festa della Pentecoste tra i cavalieri che si erano mostrati più valorosi, in sostituzione di quelli che erano morti nel corso dell'anno (e non ne passava uno senza che ne morissero alcuni). Proprio compiendo tale servigio si erano distinti all'inizio ser Lancillotto e tutti gli altri, prima di conquistare rinomanza. (pp. 645-646) *Ahimè, che vergogna che un [[cavaliere]] ne tradisca un altro! [...] Ma c'è un vecchio proverbio che recita: "Il valoroso è davvero in pericolo solo quando si trova in balia di un codardo. ([[Lancillotto]], p. 649) *Gesù mi terrà lontano dal disonore, e poi ben vengano le disgrazie che Dio vuole mandare [...]. ([[Lancillotto]], p. 657) ====Libro XX==== *Nel mese di maggio, quando ogni cuore gagliardo fiorisce e germoglia e, con la bellezza e il rigoglio della stagione, uomini e donne sono pieni di letizia per l'avvicinarsi dell'estate con i suoi fiori novelli, laddove gli aspri venti e le bufere dell'inverno li inducono a raccogliersi al coperto presso il focolare, scoppiarono furore e sventura che ebbero termine solo con la morte e l'estinzione del fiore di tutti i cavalieri del mondo. (p. 663) *Mi meraviglio che nessuno di noi si vergogni di sapere, e di vedere con i propri occhi, che Lancillotto giace giorno e notte con la regina [...]. Ne siamo tutti al corrente, eppure siamo tanto vili da tollerare il disonore di un sovrano nobile quanto Artù. ([[Agravaine]], p. 663) *Se ne dovesse derivare ostilità o guerra tra noi e Lancillotto, sta' certo che molti re e molti potenti signori sceglierebbero di schierarsi con lui. E poi, fratello [...] devi sempre tenere a mente che Lancillotto ha salvato più di una volta il re e la regina, e che anche i migliori tra noi si sarebbero sentiti gelare il cuore in varie occasioni se egli non fosse stato il più valoroso e non lo avesse dimostrato molto spesso. ([[Gawain]], p. 664) *Ser Lancillotto mi ha concesso l'investitura e niente potrà indurmi a parlare male di lui [...]. ([[Sir Gareth]], p. 664) *Appena gli altri furono usciti, il re chiese quale fosse il motivo della disputa.<br>«Ora ve lo dirò, sire; non posso più tenerlo in me» gli rispose ser Agravano. «Io e ser Mordred siamo in disaccordo con i nostri fratelli: sappiamo che ser Lancillotto è da tempo l'amante della regina e, poiché siamo figli di vostra sorella, non possiamo continuare a tollerarlo. Voi siete il suo signore e colui che lo ha investito cavaliere, e intendiamo provare la sua slealtà.»<br>«Se quello che dite è vero, Lancillotto è un traditore!» esclamò Artù. «Ma mi ripugna compiere un passo del genere senza averne le prove; ser Lancillotto è un cavaliere valoroso e, come ben sapete, il migliore di tutti noi. Se non sarà colto sul fatto, vorrà battersi con colui che lo ha denunciato, e nessuno sarà in grado di tenergli testa. Quindi, voglio che sia sorpreso in flagrante.»<br>Il libro francese dice che il re non desiderava affatto che si diffondessero voci su Lancillotto e la regina. A dire il vero, egli ne aveva già il sospetto, ma non voleva sentirne parlare perché amava molto ser Lancillotto per tutto quello che egli aveva fatto in favore suo e di Ginevra. (p. 665) *«Ahimè» si lamentava intanto Lancillotto «non mi è mai capitato di trovarmi a rischiare una morte vergognosa per la mancanza della mia armatura!»<br>Nel frattempo ser Agravano e ser Mordred non cessavano di gridare:<br>«Esci dalla camera della regina, traditore! Sta' certo che non riuscirai a fuggire».<br>«Gesù misericordia, non posso tollerare questo odioso clamore: meglio morire subito che sopportare un simile tormento!» esclamò allora Lancillotto; poi prese Ginevra tra le braccia e la baciò.<br>«Nobilissima tra le regine cristiane aggiunse siete la mia diletta e gentile signora e io, il vostro povero e fedele cavaliere, vi sono stato al fianco nelle cause giuste come in quelle ingiuste dal giorno in cui re Artù mi conferì l'investitura. Se morirò, vi supplico di pregare per la mia anima. Sono sicuro che ser Bors e tutti gli altri miei parenti, e anche ser Lavaine, vi salveranno dal rogo. Confortatevi, perciò, madonna mia amata, e qualunque cosa mi accada, andate con ser Bors e con gli altri che vi tratteranno con ogni onore e vi faranno regina delle mie terre.»<br>«No, Lancillotto, non vi sopravviverò! Se sarete ucciso, per amore di Dio accoglierò la morte con umiltà, come è dovere di una regina cristiana.»<br>«Ebbene, signora, poiché è giunto il giorno in cui dobbiamo separarci, sappiate che venderò la vita al più alto prezzo, e che sono mille volte più addolorato per voi che per me. Ma ora preferirei avere indosso la mia solida armatura piuttosto che regnare su tutto il mondo cristiano: prima di soccombere farei in modo che le mie gesta siano tramandate.»<br>«Piacesse a Dio che uccidessero me e lasciassero libero voi!» esclamò la regina.<br>«Questo non deve accadere, e che Dio mi ripari da una simile vergogna!» replicò Lancillotto. «Gesù Cristo, sii tu il mio scudo e la mia armatura!» (p. 667) *Ora, signora, è chiaro che il nostro amore è giunto al suo epilogo e che da adesso in poi re Artù mi sarà nemico. Ma se vorrete rimanere con me, mi impegno a tenervi al riparo da ogni pericolo. ([[Lancillotto]], p. 669) *Stanotte ho ucciso ser Agravano, fratello di ser Galvano, e almeno altri dodici suoi compagni. Non ho alcun dubbio, pertanto, che vi sarà un conflitto sanguinoso. Quei cavalieri erano stati mandati a sorprendermi su ordine espresso di Artù, e il re deve essere talmente furibondo e colmo di risentimento che condannerà la regina al rogo. Io non posso certo permettere che ella sia arsa per colpa mia. Se riuscissi a farmi ascoltare, mi offrirei di essere fatto prigioniero per potermi poi battere in suo favore e provare che è una sposa fedele, ma temo che il re sia troppo infuriato per accettare questa proposta. ([[Lancillotto]], p. 671) *Miei bei signori, mi ripugna di compiere un'azione che potrebbe disonorare voi e tutto il mio lignaggio. Ma poiché sono altrettanto contrario a permettere che la regina muoia di una morte ignobile, se il vostro consiglio è di sottrarla al supplizio, siate però ben consapevoli che dovrò causare molti lutti. Forse, con mio grande rammarico, sarò costretto a uccidere anche qualcuno dei miei migliori amici e può darsi che alcuni, piuttosto che essere complici di un'azione abietta, preferiscano schierarsi dalla mia parte: non vorrei certo farli soffrire. ([[Lancillotto]], p. 672) *«[...] il caso di Tristano dovrebbe mettermi in guardia. Sapete bene come andò a finire dopo che, presi tutti gli accordi, egli riportò [[Isotta|Isotta la Bella]] a re Marco: quel sovrano lo uccise a tradimento mentre suonava l'arpa davanti alla sua dama, cogliendolo alle spalle e trafiggendogli il cuore con una lancia ben affilata.»<br>«È vero» convenne ser Bors «ma c'è una cosa che dovrebbe incoraggiare te come tutti noi, ed è che re Marco e re Artù sono di indole assai diversa, perché Artù non ha mai mancato alla propria parola.» (pp. 672-673) *Capita spesso che agiamo per quel che crediamo il meglio, e che finisce poi per dimostrarsi il peggio. ([[Gawain]], p. 674) *[...] sappiate che soffro di più per la perdita dei miei buoni cavalieri che per la fuga della mia gentile regina, perché di regine posso averne quante ne voglio, mentre non mi sarà mai più possibile riunire una simile compagnia di valorosi. E che sciagura che io e Lancillotto dobbiamo essere nemici! ([[Re Artù]], p. 677) *[...] da oggi in poi cercherò Lancillotto fino al giorno in cui uno dei due avrà ucciso l'altro. Intendo vendicarmi e vi chiedo di prepararvi alla guerra. Se non volete perdere il mio servigio e il mio affetto, affrettatevi a mettere alla prova i vostri amici. Giuro su Dio che, anche se dovessi inseguire Lancillotto per sette regni, lo ucciderò a costo della vita. ([[Gawain]], p. 679) *«Dio non voglia che io mi scontri con il nobilissimo sovrano che mi armò cavaliere!» replicò Lancillotto.<br>«Alla malora le belle parole!» proruppe il re. «Presta fede a quanto ti dico e non lo dimenticare: sono il tuo mortale nemico e lo sarò fino al giorno della mia morte. Non ti perdonerò mai di avermi ucciso degli ottimi cavalieri e degli uomini nobilissimi appartenenti al mio stesso sangue. Per di più, hai giaciuto per anni con la regina, che alla fine mi hai rapita con la forza.»<br>«Mio nobilissimo signore e re, dite quello che volete, tanto sapete benissimo che non mi batterò mai con voi» gli rispose Lancillotto. «È vero, vi ho ucciso dei cavalieri, e me ne rammarico molto; ma sono stato costretto a farlo per salvarmi la vita. Avrei forse dovuto lasciarmi uccidere? Quanto a madama la regina, non un solo cavaliere al mondo, salvo la persona di vostra altezza e il mio signore ser Galvano, oserebbe provare sul mio corpo che ella vi ha tradito! E se vi fa piacere di dichiarare che sono legato da molti anni a madama la vostra regina, vi darò soddisfazione dimostrando con il mio braccio contro chiunque, salvo voi e ser Galvano, che ella vi è fedele. Tuttavia, alla sua grazia è piaciuto di tenermi in suo favore e di prediligermi tra tutti gli altri, e del resto io ho ben meritato il suo affetto perché, sire, più di una volta il vostro furore avrebbe permesso che ella fosse condotta al supplizio se io non mi fossi battuto per lei inducendo i suoi nemici a confessare la loro menzogna e facendola così assolvere con onore. E tutte quelle volte, voi mi avete dimostrato amore e gratitudine per averla salvata, e mi avete anche promesso di essere per sempre il mio benevolo signore. Ora, invece, mi sembra che ricompensiate male i miei servigi. Del resto, sire, avrei perso gran parte del mio onore cavalleresco se avessi tollerato che madama, la vostra regina, fosse suppliziata per causa mia. In molte occasioni mi sono battuto per lei in contese che non mi riguardavano; non avrei forse avuto il diritto di farlo allorché ero dalla parte del giusto? Perciò, mio generoso e grazioso signore, concedete la vostra benevolenza alla vostra regina, che è buona e fedele!» (pp. 680-681) *Voi, sire, avete dato ascolto a voci menzognere, e questa è stata la causa della guerra che ci oppone. Mio signore, un tempo avevo meritato la vostra compiacenza per essermi battuto in favore della regina vostra moglie, e sapete bene quante volte ella abbia dovuto patire gravi torti. Ora, mio buon signore, mi sembra che in questa circostanza, più che in tutte quelle che pure avete approvato, io avessi un motivo ben valido per strapparla al rogo, dal momento che ella vi era stata condannata a causa mia. Coloro che vi hanno raccontato le fole che sapete erano per certo mentitori, ma le calunnie sono ricadute sul loro capo poiché, se la potenza di Dio non fosse stata dalla mia parte, come avrei potuto io, disarmato e ignaro, far fronte a quattordici avversari armati e decisi? Infatti ero stato convocato dalla regina per non so quale motivo, e avevo appena varcato la porta della sua camera quando ser Agravano e ser Mordred hanno cominciato a chiamarmi traditore e codardo. ([[Lancillotto]], p. 687) *[...] non mi sono mai battuto a oltranza con un cavaliere senza mostrare misericordia, e che benché mi sia misurato con ottimi guerrieri quali ser Tristano e ser Lamorak, ho sempre reso loro l'onore e il rispetto che meritavano. Dio mi è testimone che non mi sono mai adirato al punto da accanirmi contro i buoni cavalieri che ho visto impegnati a farsi onore, e che sono sempre stato lieto di aiutare un avversario in grado di tenermi testa a piedi o a cavallo. ([[Lancillotto]], p. 688) *Ser Galvano, io amavo ser Gareth più di qualunque mio parente, e piangerò per sempre la sua morte non solo per il grande timore che ho di voi, ma anche per altri motivi che mi amareggiano. Prima di tutto, perché fui io a investirlo cavaliere; poi, perché so che mi amava più di ogni altro; il terzo motivo è che era un uomo nobilissimo, leale, cortese, gentile e di buona indole; il quarto è che appena seppi della sua morte capii che da voi non avrei avuto altro che un'inestinguibile guerra. Per di più, ero certo che avreste fatto in modo che il mio nobile signore Artù mi fosse nemico per sempre. Eppure, che Gesù mi perdoni, non ho ucciso ser Gareth e ser Gaheris di proposito. Ah, perché erano disarmati in quel giorno fatale! ([[Lancillotto]], p. 689) *Se non fosse stato per il papa, io mi sarei battuto con te in singolare tenzone e avrei provato sulla tua persona la tua falsità nei confronti di Artù e miei. E lo farò, una volta che avrai lasciato queste terre, dovunque riuscirò a trovarti! ([[Gawain]], p. 690) *Ahimè, così devo abbandonare il più nobile tra i regni cristiani, quello che ho amato di più e in cui ho acquistato il mio onore! Mi rammarico di esserci venuto, se devo esserne vilmente bandito senza colpa e senza motivo! Ma la fortuna è così incostante, e la sua ruota tanto mobile, che nessuno è certo di potervi riposare durevolmente. Ne sono prova molte antiche leggende, come quelle che narrano del nobile Ettore, e di Troilo, e di Alessandro il potente Conquistatore, e di molti altri che precipitarono in basso dal culmine della loro regalità. Così avviene per me, che ero tenuto in grande onore in questo regno nel quale la Tavola Rotonda crebbe in dignità grazie a me stesso e ai miei più che virtù di chiunque altro. ([[Lancillotto]], p. 690) *Mio signore Artù, nobile sovrano che mi fece cavaliere, il mio affetto per voi è tale che i vostri attacchi mi addolorano profondamente, eppure li ho sopportati con pazienza. Se fossi stato vendicativo, avrei potuto scendere in campo e domare i vostri baldi cavalieri, ma ho pazientato per sei mesi lasciando che voi e ser Galvano faceste quel che volevate. Ora però non posso tollerarlo più e devo difendermi, perché ser Galvano mi ha accusato di tradimento. Sono stato sempre contrario a battermi contro un vostro parente, ma adesso non posso più tirarmi indietro, come la preda quando è messa alle strette. ([[Lancillotto]], p. 697) *[...] ser Galvano aveva ricevuto da un sant'uomo un dono miracoloso che gli aveva permesso di farsi molto onore: ogni giorno dell'anno, dalle nove a mezzogiorno, la sua forza cresceva fino ad arrivare a triplicarsi. Per questo re Artù, che era il solo a saperlo, aveva ordinato che tutte le tenzoni che si fossero svolte alla propria presenza, di qualunque genere e per ogni tipo di lite, avessero inizio alle nove del mattino: in tale modo il partito per il quale si fosse battuto il nipote avrebbe avuto sempre il sopravvento nel corso delle tre ore in cui la forza di Galvano raggiungeva il suo culmine. (p. 698) ====Libro XXI==== *A [[Mordred|ser Mordred]] era stato dunque affidato il governo di tutta l'Inghilterra. Egli allora fece vergare delle false lettere fingendo che provenissero dal continente, in cui era scritto che re Artù era stato ucciso nel corso della guerra contro ser Lancillotto; quindi convocò a parlamento tutti i baroni e si fece eleggere re. L'incoronazione avvenne a Canterbury e fu seguita da festeggiamenti che durarono quindici giorni.<br>Dopo di che, ser Mordred si recò a Winchester e dichiarò apertamente alla regina (che però era moglie del re, allo stesso tempo suo zio e padre) che intendeva sposarla e perparò le nozze fissando il giorno del matrimonio. Ginevera, pur profondamente addolorata, gli rispose con cortesia e finse di sottomettersi al suo volere; tuttavia espresse il desiderio di recarsi a Londra per comprare quanto le sarebbe occorso per gli sponsali. (p. 702) *Riflettete, Inglesi, sulla malvagità che tutto ciò palesava! Artù era il re più nobile e il cavaliere più valoroso del mondo e che più amava e sosteneva gli uomini prodi, eppure quelli Inglesi non gli concedevano la propria stima! Ché tale era l'antico costume di questa terra, e c'è chi dice che non l'abbiamo ancora abbandonato. Ahimè, questo è un grave difetto: nulla ci piace se perdura nel tempo.<br>Così si comportavano gli uomini di allora: amavano di più ser Mordred che il nobile Artù e molti andarono a dire all'usurpatore che sarebbero stati con lui nella buona come nella cattiva sorte. Allora ser Mordred, che aveva sentito dire che Artù sarebbe sbarcato a Dover, vi si portò con grande esercito allo scopo di sconfiggerlo e di scacciarlo dalle sue stesse terre. (pp. 703-704) *«Ahimè, ser Galvano, figlio di mia sorella, con l'uomo che amavo di più al mondo se ne va ogni mia gioia!» si dolse {{NDR|Artù}} quando si fu ripreso. «Ora te lo posso dire, caro nipote, solo in te e in ser Lancillotto riposavano la mia letizia e la mia fiducia. Adesso che ho perduto entrambi, tutto il conforto che avevo sulla terra mi abbandona!»<br>«Ah, caro zio» gli rispose ser Galvano «il mio ultimo giorno è arrivato, e ne devo biasimare la mia impulsività e la mia ostinazione, dato che sono stato ferito sulla vecchia piaga che mi aveva inferto ser Lancillotto. So che morirò prima di mezzogiorno e che a causa del mio orgoglio voi dovrete patire tanta vergogna e sventura. Se il nobile Cavaliere del Lago fosse stato al vostro fianco, come fu e avrebbe dovuto essere ancora, questa guerra sciagurata non sarebbe mai scoppiata, perché solo la sua cavalleria e la nobiltà del suo sangue erano riuscite a tenere soggetti e timorosi i vostri infidi nemici. Ora egli vi mancherà. Ahimè, perché non ho voluto trovare un accordo con lui! [...]» (pp. 704-705) *Io, ser Galvano, cavaliere della Tavola Rotonda, voglio che tutto il mondo sappia che mi sono dato la morte non per colpa tua ma mia. Perciò, ser Lancillotto, ti supplico di tornare nel regno per visitare la mia tomba e per recitare su di essa una preghiera, lunga o breve che sia, per la salvezza della mia anima. Oggi, nello stesso giorno in cui scrivo questa lettera, fui ferito a morte là dove la tua mano mi colpì per prima, e non avrei potuto essere ucciso da un braccio più nobile. ([[Gawain]], p. 705) [[File:Battle Between King Arthur and Sir Mordred - William Hatherell.jpg|thumb|La battaglia tra Artù e Mordred]] *{{NDR|Sulla [[battaglia di Camlann]]}} I messaggeri si recarono da Mordred che si era circondato di un temibile esercito di centomila armati e dovettero pregare a lungo prima di riuscire a fargli accettare in contropartita la Cornovaglia e il Kent fino alla morte di Artù e, dopo, tutta l'Inghilterra. Fu anche concordato che il sovrano e l'usurpatore, ciascuno con un seguito di quattordici cavalieri, si incontrassero in una zona franca tra i due eserciti schierati.<br>Artù fu lieto degli accordi raggiunti, ma prima di recarsi al convegno ordinò ai propri uomini di avanzare fieramente e di uccidere ser Mordred, di cui non ci si poteva fidare in alcun modo, se avessero visto sguainare anche una sola spada. E ser Mordred aveva istruito allo stesso modo il proprio esercito:<br>«Se vedrete balenare anche una sola lama mouvete con coraggio all'attacco e uccidete quanti vi si parano innanzi, perché non mi fido affatto di questa tregua e so bene che mio padre vorrà vendicarsi di me.»<br>L'incontro ebbe dunque luogo come era stato stabilito. Fu portato del vino e ne bevvero insieme, ma una [[vipera]] sbucata da un cespuglio d'edera morse il piede di un cavaliere. Questi, senza darsi pensiero del danno che ne sarebbe derivato, sguainò la spada per ucciderla, e quando i due eserciti videro balenare la lama diedero fiato alle trombe e ai corni e si corsero incontro levando terribili grida.<br>Allora re Artù montò a cavallo e raggiunse prontamente i propri uomini esclamando:<br>«Ahimè, che giorno sventurato!»<br>Ser Mordred si unì ai suoi, ed ebbe inizio la battaglia più funesta che si sia mai vista in terra cristiana: vi furono attacchi impetuosi e galoppare di cavalli, affondi e fendenti, colpi mortali e accenti minacciosi da entrambe le parti. Re Artù non cessava di attraversare le formazioni di ser Mordred compiendo molte prodezze degne di un nobile sovrano senza mai venir meno al proprio ruolo, ma anche ser Mordred non si tirava indietro e più volte mise se stesso in grave pericolo.<br>La battaglia infuriò per tutta la giornata senza risparmio di forze, finché molti nobili cavalieri giacquero immobili sulla fredda terra, e quando cadde la notte il terreno era cosparso dei cadaveri di ben centomila uomini. (pp. 707-708) *{{NDR|Sulla battaglia di Camlann}} Il sovrano impugnò la lancia e si gettò in avanti gridando:<br>«Traditore, è giunto il giorno della tua morte!»<br>Ser Mordred si scagliò a sua volta contro di lui brandendo la spada, ma il re già gli affondava la lancia sotto lo scudo e gliela faceva fuoriuscire dal corpo per più di un braccio. E quando l'usurpatore comprese che non sarebbe potuto sfuggire alla morte, si slanciò con tutte le proprie forze in avanti trafiggendosi fino all'impugnatura dell'asta, poi calò la spada tenuta con entrambe le mani sul proprio padre e lo raggiunse a un lato della testa trapassandogli l'elmo e il crano. Subito dopo si accasciava a terra morto. (p. 709) [[File:The Death of King Arthur by John Garrick.jpg|thumb|La morte di Artù]] *«[...] Il tempo passa in fretta; prendete perciò la mia buona spada Excalibur e portatela alla riva del mare: vi ordino di gettarla nell'acqua e di tornare poi a dirmi cosa avete visto.»<br>«Sire, obbediremo al vostro comando» gli rispose [[ser Bedivere|Bedivere]].<br>Ma sulla strada si mise a osservare con attenzione la nobile arma e le pietre preziose che ricoprivano il pomo e l'elsa.<br>"Se la getto nell'acqua, non ne deriveranno che perdite e danno!" pensò.<br>Perciò la nascose sotto un albero e poi si affrettò a tornare dal re e gli disse di averla gettata in mare.<br>«Cosa hai visto?» gli domandò Artù.<br>«Nient'altro che onde e venti.»<br>«Non è vero» replicò il re. «Ora affrettatevi a ubbidire e, se vi sono caro, non esitate a fare quanto vi ho detto.»<br>Allora ser Bedivere tornò a prendere la spada, ma pensando ancora che fosse un peccato e una vergogna gettare via un'arma tanto nobile, la nascose di nuovo, poi raggiunse il re.<br>«Cosa avete visto?» gli domandò per la seconda volta il sovrano.<br>«Nient'altro che flutti e ondate nere.»<br>«Ah, mi hai ingannato ancora, sleale e traditore!» propruppe Artù. «La tua fama di nobile cavaliere e l'amore che ti ho sempre portato non mi avrebbero mai fatto pensare che mi avresti tradito per il valore di una spada! Ora sbrigati: le tue esitazioni stanno mettendo a grave rischio la mia vita. Se non eseguirai adesso i miei ordini ti ucciderò con le mie stesse mani ovunque potrò incontrarti.»<br>Così ser Bedivere tornò là dove aveva nascosto la spada, la raccolse con cautela e si avvicinò alla riva. Poi avvolse la cintura intorno all'elsa e la scagliò più lontano che poté. Allora vide un braccio e una mano sorgere dall'acqua, afferrarla stretta, brandirla tre volte e poi inabissarsi con l'arma.<br>Quando ser Bedivere, tornato vicino al re, gli raccontò quello che aveva visto, il sovrano esclamò:<br>«Ahimè, aiutatemi ad andare via, temo di avere aspettato già troppo.»<br>Il cavaliere se lo caricò sulle spalle e andò verso la riva del mare. Vi erano appena arrivati che una piccola chiatta piena di belle dame prese terra accanto a loro. Tra di esse si trovava una regina, e tutte portavano cappucci neri e gridavano e piangevano alla vista di re Artù.<br>«Fatemi salire a bordo» disse il re.<br>Ser Bedivere eseguì con delicatezza il comando, e tre dame accolserò Artù tra alti lamenti e lo misero a sedere con la testa appoggiata sul grembo di una di loro.<br>«Ah, mio caro fratello!» disse allora la regina. «Perché vi siete trattenuto tanto a lungo lontano da me? La ferita che avete al capo ha preso fin troppo freddo!»<br>Poi le dame si misero ai remi e allontanarono l'imbarcazione dalla terra. E quando se Bedivere le vide prendere il largo, gridò:<br>«Ah, mio signore Artù, cosa sarà di me ora che mi lasciate tra i miei nemici?»<br>«Confortatevi e fate del vostro meglio: su di me non potrete più fare alcun affidamento» gli rispose il sovrano. «Devo andare nell'isola di Avalon per curare la mia grave ferita, e se non sentirete mai più parlare di me, pregate per la mia anima.»<br>Intanto la regina e le dame piangevano e gridavano da fare pietà. Quando ser Bedivere ebbe perso di vista la chiatta, scoppiò anch'egli in pianti e in lamenti, poi si diresse verso la foresta e camminò per tutta la notte. (pp. 710-712) *Di Artù non ho trovato nient'altro nei libri autorizzati, né ho letto con maggiore certezza della sua morte se non che fu portato via in una nave con tre regine, una delle quali era sua sorella [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana la Fata]], l'altra la regina del Galles del Nord e la terza quella delle Terre Desolate. Non conosco altra testimonianza che quella dell'eremita che un tempo era stato arcivescovo di Canterbury e che riferì che le dame avevano portato da lui un corpo perché lo seppellisse. Tuttavia egli non sapeva con certezza se si trattasse davvero del cadavere di artù, perché questa storia la fece mettere per iscritto ser Bedivere, cavaliere della Tavola Rotonda. (pp. 712-713) *In varie parti d'Inghilterra si crede che re Artù non sia morto e che, per volontà di Nostro Signore Gesù, viva in un altro luogo da dove tornerà per conquistare la Santa Croce. Io però non mi sento di affermarlo, e preferisco dire che in questo mondo egli lasciò la sua vita. Molti sostengono anche che sulla sua tomba siano scritte queste parole:<br><div class="center">{{maiuscoletto|Hic iacet Arthurus Rex quondam rexque futurus}}</div> (p. 713) *{{NDR|Su [[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]]}} Quando seppe della morte del re e di tutti i nobili cavalieri compreso ser Mordred, ella riparò in gran segreto con cinque dame ad Almesbury dove si fece monaca indossando la veste bianca e nera, e vivendo in penitenza come se fosse stata la più grande peccatrice di questa terra. Da allora nessuna creatura riuscì più a renderla felice, e visse tra digiuni, preghiere e opere di carità al punto che tutti si stupirono della purezza dei sui nuovi costumi. Con il tempo, come era da aspettarsi, divenne anche badessa e governatrice del monastero. (p. 713) *La guerra che ha portato alla morte i più nobili cavalieri del mondo è divampata a causa mia e di quest'uomo, e l'amore che ci legava ha causato la rovina del sovrano più onorato della terra. Lancillotto [...] ho assunto questo stato per salvare la mia anima e, con la grazia di Dio e per le piaghe della Sua Passione, confido che dopo la mia morte potrò contemplare il volto benedetto di Gesù Cristo e sedere alla Sua destra nel giorno del Giudizio, poiché in cielo vi sono dei santi che furono peccatori in terra. Perciò, ser Lancillotto, vi supplico di cuore per l'amore che ci fu tra noi di non posare mai più lo sguardo su di me. Vi comando anche, in nome di Dio, che lasciate la mia compagnia e torniate nel vostro regno per preservarlo da guerre e distruzioni. Così come vi ho amato fino ad ora, il mio cuore non mi permetterà più di incontrarvi dopo che a causa vostra e mia è stato annientato il fuore dei re e dei cavalieri. Rientrate dunque nelle vostre terre e prendete moglie per vivere con lei in gioia e letizia. L'unica supplica che il mio cuore vi rivolge è che invochiate il Signore Eterno perché mi conceda di fare ammenda dei miei peccati. ([[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]], p. 716) *«[...] Nella ricerca del Sangrail avrei abbandonato le vanità mondane se non fosse stato per l'amore che vi portavo, e se allora lo avessi fatto con tutto il mio cuore, la volontà e il pensiero, avrei superato ogni altro cavaliere a eccezione di ser Galahad mio figlio. Se voi vi siete votata alla perfezione, è giusto che lo faccia anch'io perché, mi sia testimone Iddio, solo in voi ho avuto la mia gioia terrena. Se il vostro cuore fosse stato diversamente disposto, vi avrei portata con me nel mio regno. Ma poiché tale è la vostra volontà, vi giuro che se troverò un eremita che voglia accogliermi, a qualunque ordine appartenga, farò penitenza e pregherò fino al termine della mia vita. Ora, madama, vi prego di baciarmi un'ultima volta.»<br>«Non lo farò mai» si schermì la regina «e astenetevi anche voi da tali atti.» (pp. 716-717) *Supplico Dio Onnipotente che non mi sia mai più possibile vedere ser Lancillotto con i miei occhi mortali. ([[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]], p. 719) *Quando riporto alla mente la bellezza e la nobiltà della regina e del suo re e li vedo ora giacere insieme, il mio cuore non può sostenere il mio corpo afflitto. Quando poi rifletto che per mia colpa, orgoglio e superbia sono entrambi periti, essi che non avevano pari tra le genti cristiane, il ricordo della loro cortesia e della mia gratitudine mi fa mancare il cuore al punto di non potermi reggere in piedi. ([[Lancillotto]], p. 720) *Ah, Lancillotto [...] guida di tutti i cavalieri cristiani, impareggiabile tra i valorosi, ora giaci qui. Eri il più cortese cavaliere che abbia mai portato lo scudo, l'amico più sincero nei confronti di chi ti amava tra quanti hanno mai cavalcato, il più fedele amante tra i peccatori che abbiano mai amato una donna, l'uomo più gentile che abbia mai brandito una spada. La tua bella persona primeggiava sempre tra una folla di cavalieri, e tu eri l'uomo più mansueto e più onorato tra quanti mai si siano intrattenuti a banchetto con le dame. Ma eri anche l'avversario più inflessibile per un nemico mortale che abbia mai posto la lancia in resta. (Hector de Maris, p. 722) ===Explicit=== ====Originale==== Here is the end of the booke book of kyng Arthur & of his noble knyghtes of the rounde table | that whan they were hole togyders there was ever an C and xl | and here is the ende of the deth of Arthur | I praye you all Ientyl men and Ientyl wymmen that redeth this book of Arthur and his knyghtes from the begynnyng to the endyng | praye for me whyle I am on lyve that god sende me good delyveraunce | & whan I am deed I praye you all praye for my soule | for this book was ended the ix yere of the reygne of kyng edward the fourth | by syr Thomas Maleore knyght as Ihesu helpe hym from hys grete myght | as he is servaunt of Ihesu bothe day and nyght |<br>{{NDR|Thomas Malory, ''[https://archive.org/details/lemortedarthuror00malouoft/page/860/mode/2up Le Morte d'Arthur. The original edition of William Caxton now reprinted and edited with an introduction and glossary]'', a cura di H. Oskar Sommer, Londra, David Nutt, 1889}} ====Traduzione==== ''Qui finisce il libro di re Artù e dei suoi nobili cavalieri della Tavola Rotonda, che nel loro insieme raggiungevano il numero di centocinquanta. E questa è anche la fine de'' La morte di Artù. '' Gentiluomini e gentildonne che avete letto il libro di Artù e dei suoi cavalieri dall'inizio alla fine, vi supplico di pregare finché sono in vita perché Dio mi mandi una buona liberazione. Quando poi sarò morto, vi chiedo di pregare tutti per la mia anima. Quest'opera fu terminata nel nono anno di [[Edoardo IV d'Inghilterra|re Edoardo IV]] dal cavaliere sir Thomas Malory che Gesù aiuti con la Sua grande potenza, poiché è servo di Cristo di giorno come di notte.''<br>{{NDR|Thomas Malory, ''Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri'', volume secondo, a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Milano, Oscar Classici Mondadori, 1985. ISBN 88-04-41154-6}} ==Citazioni su Thomas Malory== *Malory fu in realtà il primo scrittore su commissione [...]. Quando [[William Caxton|Caxton]] costruì la sua pressa da stampa, chiese al povero vecchio Malory di scrivere qualcosa, ed egli acconsentì mettendo insieme tutte le storie che conosceva: tutte le storie tramandate dalla tradizione orale. Poi, a poco a poco, con la proliferazione dei libri, la gente dimenticò quelle storie o non si curò di ricordarle. Così, i racconti che Malory ambientò nel XII secolo descrivevano eventi accaduti molto tempo prima [...]. E, come accade per tutti i miti, essi assunsero le tinte dell'epoca in cui vennero scritti. Gli ''Idilli del re'' di [[Alfred Tennyson|Tennyson]], per esempio, oppure le opere di [[Edward Burne-Jones|Burne-Jones]] e dei Preraffaelliti, descrissero e dipinsero le leggende arturiane del XII secolo secondo la sensibilità della propria epoca. Finendo così per rivelare più cose sull'età vittoriana che sulla leggenda stessa. ([[John Boorman]]) *Sì, possiamo immaginarci sir Thomas Malory come un adorabile primitivo, un innamorato di cose nobili e belle e grandi, finché non sappiamo, in base alle moderne ricerche che l'hanno identificato con un personaggio della parrocchia di Monks Kirby nella contea di Warwick, figura più di bandito che di {{sic|compíto}} gentiluomo, che per via delle sue violenze e rapine fu spesso in prigione, e in prigione scrisse appunto le sue storie di cavalleria. ([[Mario Praz]]) ==Bibliografia== *Thomas Malory, ''[https://archive.org/details/lemortedarthuror00malouoft/page/34/mode/2up Le Morte d'Arthur. The original edition of William Caxton now reprinted and edited with an introduction and glossary]'', a cura di H. Oskar Sommer, Londra, David Nutt, 1889. *Thomas Malory, ''Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri'', due volumi, a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Milano, Oscar Classici Mondadori, 1985. ISBN 88-04-41154-6 ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Malory, Thomas}} [[Categoria:Scrittori britannici]] e69vu9xeeg2kxhwuckw1h6zj3xs1eqt 1420474 1420472 2026-07-14T17:40:37Z Skekzilla 17056 /* Libro IV */ 1420474 wikitext text/x-wiki Sir '''Thomas Malory''', o '''Maillorie''', '''Mallory''', '''Maleore''' (1409 – 1471), scrittore inglese. ==''La morte di Artù''== ===Incipit=== [[File:Morte Darthur incipit (cropped).jpg|thumb|Incipit dell'edizione del 1485 stampata da [[William Caxton]]]] ====Originale==== Hit befel in the dayes of Uther pendragon when he was kynge of all Englond | and so regned that there was a myȝty duke in Cornewaill that helde warre ageynst hym long tyme | And the duke was called the duke of Tyntagil | and so by meanes kynge Uther send for this duk | chargyng hym to brynge his wyf with hym | for she was called a fair lady | and a passynge wyfe | and her name was called Igrayne | So whan the duke and his wyf were comyn unto the kynge by the meanes of grete lordes they were accorded bothe | the kynge lyked and loved this lady wel | and he made them grete chere out of mesure | and desyred to have lyen by her | But she was a passyng good woman | and wold not assente unto the kynge | And thenne she told the duke her husband and said I suppose that we were sente for that I shold be dishonoured Wherfor husband I counceille yow that we departe from hens sodenly that we maye ryde all nyghte unto oure owne castell<br>{{NDR|Thomas Malory, ''[https://archive.org/details/lemortedarthuror00malouoft/page/34/mode/2up Le Morte d'Arthur. The original edition of William Caxton now reprinted and edited with an introduction and glossary]'', a cura di H. Oskar Sommer, Londra, David Nutt, 1889}} ====Traduzione==== Al tempo in cui [[Uther Pendragon]] governava su tutta l'Inghilterra, vi era in Cornovaglia un potente duca, signore di Tintagel, che gli faceva guerra da molti anni. Attraverso degli emissari, un giorno il re lo convocò ordinandogli di portare con sé anche la moglie, che aveva nome [[Igraine]] e fama di essere molto assennata. Quando il duca arrivò alla presenza del sovrano, per intercessione dei più nobili baroni si riconciliò con lui, ma il re si innamorò di sua moglie, la festeggiò oltre misura e desiderò di giacere con lei. Igraine, che era una donna onesta e leale, non solo non vi consentì, ma anzi disse al marito:<br>«Credo che siamo stati chiamati qui perché io vi perdessi il mio onore. Vi consiglio quindi di andare via senza indugio e di raggiungere questa notte stessa il nostro castello.»<br>{{NDR|Thomas Malory, ''Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri'', volume primo, a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Milano, Oscar Classici Mondadori, 1985. ISBN 88-04-41154-6}} ===Citazioni=== ====Libro I==== [[File:Story of Merlin - Arthur's conception.png|thumb|Il concepimento di Artù]] *«Ecco cosa voglio, sire» disse allora Merlino. «La prima notte che trascorrerete con Igraine concepirete in lei un figlio che mi farete consegnare appena sarà venuto alla luce. Io lo alleverò dove più mi piacerà, affinché a voi derivi onore e al bambino i vantaggi che gli spettano.»<br>«Sarà fatto come volete» accondiscese il re.<br>«Ora preparatevi» aggiunse Merlino. «Questa notte stessa vi coricherete al fianco di Igraine nel castello di Tintagel, e avrete le sembianze di suo marito; Ulfius assumerà l'aspetto di ser Brastias e io quello di ser Jordans, due cavalieri del duca. Ma badate di non rivolgere domande né a lei né ai suoi uomini; dite che non vi sentite bene, affrettatevi ad andare a letto, e domani mattina non vi alzate prima del mio arrivo. Il castello non è che a dieci miglia da qui.»<br>Fu dunque fatto come era stato deciso. Ma poiché il duca aveva visto il re lasciare l'assedio di Terrabil, quella stessa notte uscì dal castello attraverso una postierla per attaccare l'esercito regale e rimase ucciso nella sortita prima ancora che il sovrano fosse arrivato a Tintagel. Così re Uther giacque con Igraine più di tre ore dopo la morte del duca e, in quella notte, concepì Artù. Allo spuntare del giorno, dopo che Merlino fu arrivato per dirgli di prepararsi, egli baciò la dama e partì in gran fretta. E quando Igraine sentì dire che, secondo tutte le testimonianze, il marito era morto prima dell'arrivo di Uther, si chiese con grande stupore chi potesse essere l'uomo che si era coricato con lei nelle sembianze del suo signore e ne pianse segretamente senza farne parola ad alcuno. (p. 7) *Non passò molto, quindi, che un mattino Uther e Igraine si sposarono tra la gioia e il tripudio generale, e, per volere del re, nella stessa occasione re Lot di Lothian e di Orkney sposò Morgawse, che sarebbe stata la madre di [[Gawain|Galvano]], e re Nentres della terra di Garlot sposò Elaine. La terza sorella, [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana la Fata]], fu invece messa a studiare in un convento dove divenne molto dotta in negromanzia. In seguito sarebbe stata maritata a re [[Urien|Uriens]] della terra di Gore, padre di [[Ywain|ser Ivano il Biancamano]]. (p. 8) *E quando i mattutini e la prima messa ebbero termine, nel camposanto dietro l'altare maggiore fu vista una grande roccia quadrangolare simile a un blocco di marmo, che sorreggeva nel mezzo una sorta di incudine d'acciaio alta un piede in cui era infitta una bella spada. Intorno all'arma una scritta in lettere d'oro diceva:<br><div class="center">{{maiuscoletto|Colui che estrarrà questa spada dalla roccia e dall'incudine è il legittimo re di tutta l'inghilterra.}} (p. 10) [[File:An island story; a child's history of England (1906) (14801002423).jpg|thumb|Artù estrae la spada dalla roccia]] *Il giorno di Capodanno, terminata la messa, i baroni cavalcarono al campo, alcuni per giostrare, altri per torneare. Tra di essi vi era anche ser Ector accompagnato dal figlio ser Kay e dal giovane [[Re Artù|Artù]], fratello di latte di quest'ultimo. Ser Kay, che era stato fatto cavaliere nel giorno di Ognissanti, accortosi quando era già in cammino di avere dimenticato la spada nell'alloggio del padre, pregò Artù di andargliela a prendere.<br>«Volentieri» rispose il giovane allontanandosi in fretta. Giunto a casa, scoprì però che la dama e tutti gli altri erano usciti per assistere alle giostre. Ne fu addolorato, ma poi si disse:<br>"Andrò al camposanto a prendere la spada che è infitta nella roccia. Mio fratello non deve rimanere senza un'arma in una giornata come questa."<br>Si diresse quindi verso il camposanto; scese di sella, legò il cavallo a un montante e si avvicinò alla tenda che nascondeva la roccia. Non trovandovi i cavalieri che vi erano stati lasciati di guardia e che infatti erano andati alle giostre, afferrò l'impugnatura della spada e la estrasse con un strappo deciso, ma senza sforzo. Poi riprese il cavallo e raggiunse ser Kay per consegnargliela. Appena il fratello la vide, la riconobbe subito. Allora si avvicinò al padre egli disse:<br>«Signore, ecco la spada della roccia. Dunque devo essere io il re di questa terra.»<br>Ser Ector osservò l'arma; quindi tornò indietro con i due giovani, smontò da cavallo, entrò nella chiesa e ordinò a ser Kay di ripetergli con precisione come l'avesse presa faccendolo giurare sul Libro Sacro.<br>«Me l'ha portata mio fratello Artù, signore» disse allora ser Kay.<br>«E tu, come l'hai avuta?» chiese ser Ector ad Artù.<br>«Ecco, signore, quando sono tornato a casa a prendere la spada di ser Kay, non ho trovato nessuno che me la potesse dare; allora, pensando che mio fratello non dovesse rimanere disarmato, sono venuto qui e ho estratto l'arma dalla roccia senza alcuna fatica.» (pp. 11-12) *Ser Ector e ser Kay si inginocchiarono a terra.<br>«Ahimè, perché vi inginocchiate davanti a me, voi che siete mio padre e mio fratello?» chiese loro Artù.<br>«No, mio signore, non è così. Io non sono vostro padre e non sono nemmeno del vostro stesso sangue. Vedo che discendete da un lignaggio ben più nobile di quanto credessi.»<br>Egli gli raccontò come gli fosse stato affidato, perché lo allevasse, dallo stesso Merlino. Nel sentire che ser Ector non era suo padre, il giovane provò un profondo dolore, ma il cavaliere continuò:<br>«Quando sarete re, vorrete essere il mio buono e grazioso signore?»<br>«In caso contrario sarei da biasimare» fu la risposta di Artù. «Siete l'uomo a cui devo di più insieme alla mia buona signora e madre, vostra moglie, che mi ha nutrito e allevato come figlio suo. Se Dio vorrà ch'io sia re come voi dite, potrete chiedermi tutto quello che sarà in mio potere di concedervi, e io non vi mancherò!» (pp. 12-13) *«Per quale motivo quel ragazzo è divenuto vostro re?»<br>«Signori, è figlio legittimo di Uther Pendragon e di Igraine, moglie del duca di Tintagel» rispose loro Merlino.<br>«Allora è bastardo!» esclamarono tutti.<br>«No; Artù fu concepito più di tre ore dopo la morte del duca, e tredici giorni più tardi re Uther sposò Igraine. È quindi provato che non è bastardo, e chi lo afferma sappia che Artù sarà re e avrà ragione di tutti i suoi nemici, e che, prima di morire, avrà regnato a lungo su tutta l'Inghilterra e avrà condotto sotto il proprio comando Galles, l'Irlanda, la Scozia e molti altri regni.» (p. 15) *Dovremmo forse accettare che un interprete di [[Sogno|sogni]] ci esorti alla viltà? ([[Lot (ciclo arturiano)|Lot]], p. 16) *Ecco allora giungere in campo [[Ban di Benoic|re Ban]], fiero come un leone e con le insegne a bande verdi in campo d'oro.<br>«Ahimè, ora temo davvero che saremo sconfitti!» esclamò re Lot vedendolo. «Quello è il cavaliere più valoroso del mondo e anche l'uomo più rinnomato. Moriremo o saremo costretti a ritirarci, ma se dovremo farlo sarà bene che impieghiamo valore e saggezza, perché altrimenti perderemo ugualmente la vita!» (p. 26) *[...] è preferibile uccidere un vile piuttosto che, a causa di un codardo, perdere tutti la vita. ([[Lot (ciclo arturiano)|Lot]], p. 28) *«Siete un uomo straordinario!» esclamò allora Artù.<br>«Però mi stupisce molto sentirvi dire che morirò in battaglia.»<br>«Non ve ne meravigliate, è la volontà di Dio che il vostro corpo sia punito per le vostre azioni impure. Io invece dovrei essere triste, perché morirò di una morte vergognosa, sotterrato ancora vivo. Almeno la vostra sarà una fine onorevole.» ([[Re Artù]] e [[Mago Merlino]], p. 34) *Merlino è a conoscenza, come del resto voi, ser Ulfius, di come re Uther venne da me nel castello di Tintagel con le sembianze di mio marito che era morto tre ore prima, e di come quella stessa notte mi fece concepire un figlio. Tredici giorni dopo egli mi sposò, e allorché il bambino nacque ordinò che fosse affidato a Merlino e allevato da lui. Da allora io non lo vidi mai più; né seppi quale nome gli era stato dato. ([[Igraine]], p. 35) *«Ora siete in mio potere, e sono libero di decidere se uccidervi o risparmiarvi la vita. Ma se non vi darete per vinto sarò costretto a mettervi a morte» gli disse lo sconosciuto.<br>«Quando vorrà venire, la morte sia la benvenuta! Del resto, preferisco morire che disonorarmi arrendendomi a te» esclamò Artù balzandogli addosso. ([[Pellinore]] e [[Re Artù]], p. 39) *«Ahimè, Merlino, lo avete ucciso!» gli disse Artù. «Era il cavaliere più nobile del mondo, ed io preferirei essere privato delle mie terre piuttosto che saperlo morto.»<br>«Non ve ne date pensiero, è più sano di voi» gli rispose Merlino. «È solo addormentato, ma si risveglierà fra tre ore. Vi avevo detto che era un cavaliere forte e coraggioso, e vi avrebbe ucciso se io non fossi intervenuto. Ma da ora in poi egli vi renderà ottimi servigi; il suo nome è [[Pellinore|Pellinor]], e un giorno avrà due figli di valore impareggiabile che si chiameranno [[Parsifal|Percival]] e [[Lamorak|Lamorak il Gallese]]. E sarà ancora Pellinor a rivelarvi il nome del figlio che avete concepito in vostra sorella e che sarà la rovina del regno.» (p. 40) [[File:Boys King Arthur - N. C. Wyeth - p16.jpg|thumb|Artù riceve Excalibur]] *Proseguirono il cammino finché si trovarono sulla riva di un lago vasto e ameno, dal quale videro emergere un braccio rivestito di sciamito bianco: esso terminava in una mano che stringeva una magnifica spada.<br>«È quella l'arma di cui vi parlavo» disse Merlino ad Artù. E poiché in quel momento una donna passava sul lago, il re chiese chi fosse.<br>«È la [[Dama del Lago]]; sul fondo di questo specchio d'acqua si trova una caverna che ha l'interno decorato con tale ricchezza da renderlo la residenza più piacevole del mondo» gli spiegò Merlino. «Ora la dama si avvicinerà; allora voi dovrete pregarla cortesemente di darvi la spada.»<br>Infatti la dama si diresse verso Artù e lo salutò, e il re, dopo aver ricambiato il saluto, le chiese:<br>«Di chi è la spada che quel braccio tiene alta sull'acqua? Io sono senza armi, e vorrei che fosse mia.»<br>«Essa mi appartiene» gli rispose la dama «ma se mi concederete un dono allorquando ve lo chiederò, sarà vostra.»<br>«Ve lo accorderò, sulla mia parola» le promise Artù.<br>«Allora montate sulla barchetta che vedete laggiù, raggiungete a remi la spada e prendetela insieme al suo fodero. Io reclamerò il mio dono quando lo riterrò opportuno».<br>Artù e Merlino smontarono di sella e legarono i cavalli a due alberi. Poi salirono sulla piccola imbarcazione e, quando ebbero raggiunto la mano e la spada, il re ne afferrò l'impugnatura e la trattenne, mentre mano e braccio scomparivano sott'acqua. (pp. 40-41) *«Vi piace più l'arma o il fodero?» gli chiese Merlino.<br>«Preferisco la spada.»<br>«Non siete molto saggio, perché il fodero vale dieci volte di più! Finché lo avrete al fianco, esso impedirà alle vostre ferite di sanguinare, per quanto gravi possano essere. Quindi badate a non abbandonarlo mai.» (p. 41) *Poi re Artù fece cercare, sotto pena di morte, tutti i bambini che erano nati il primo di maggio concepiti da baroni e da dame, perché Merlino gli aveva detto che proprio in quella data aveva visto la luce di colui che lo avrebbe ucciso. Tra i numerosi figli di signori scovati e mandati a corte, si trovava anche [[Mordred]], il figlio della moglie di re Lot.<br>I fanciulli vennero messi su una nave che fu lasciata alla deriva sul mare, ma il caso volle che essa naufragasse ai piedi di un castello e che tutti i bambini morissero salvo proprio Mordred che ne era stato scagliato fuori e che fu ritrovato da un buon uomo che lo allevò. Quando poi il fanciullo ebbe compiuto i quattordici anni, fu mandato a corte, come narreremo verso la fine del libro della Morte di Artù. Ora diremo che i baroni del regno furono molto addolorati per la morte dei loro figli e ne incolparono più Merlino che Artù, ma poi rimasero in pace sia per timore sia per lealtà nei confronti del sovrano. (p. 43) ====Libro II==== [[File:The Death of Balin and Balan.png|thumb|La morte di Balin e Balan]] *«Ah, bella damigella, dignità, virtù e valore non sono riposti solo nell'[[abbigliamento]]!» esclamò [[Sir Balin|Balin]]. «La virilità e l'onore sono celati nella persona, e vi sono molti insigni cavalieri ignoti a tutti, a riprova che il pregio e l'ardimento non hanno alcun rapporto con le vesti che indossano.» (p. 46) *Non pochi pensano di fare scorno a un [[avversario]], e poi scoprono che il loro intento si è ritorto a loro danno. ([[Sir Balin]], p. 50) *Badate, sire, di conservare con cura il fodero di Excalibur e ricordate che finché l'avrete con voi le vostre ferite, per quanto gravi, non sanguineranno. ([[Mago Merlino]], p. 57) *Rimasto disarmato, {{NDR|[[Sir Balin]]}} si precipitò allora alla ricerca di un'altra arma entrando prima in una stanza poi un'altra e in un'altra ancora, senza riuscire a trovare nulla e sempre incalzato dappresso da [[Re Pescatore|re Pellam]]. Infine varcò la porta di una camera meravigliosamente decorata e vide che vi si trovava un uomo disteso su un letto coperto dai più splendidi drappi d'oro che si possano immaginare. Vicino al letto, su un tavolo d'oro puro sorretto da quattro zampe d'argento, era posata una lancia di singolare fattura. Balin la afferrò, si volse a fronteggiare Pellam e lo colpì con forza, facendolo cadere in terra privo di sensi. Allora il tetto e le mura del castello crollarono e anche Balin fu gettato al suolo, dove rimase senza potersi muovere. [...] Da allora re Pellam rimase infermo per molti anni, e guarì solo quando fu curato da [[Galahad]], il nobile principe, nel corso della ricerca del [[Graal|Sangrail]] – il bacile che conteneva il sangue di Nostro Signore Gesù Cristo portato in Inghilterra da Giuseppe d'Arimatea, cui un tempo era appartenuto anche lo splendido letto. La [[Lancia di Longino|lancia]] che aveva inferto il [[Colpo Doloroso]] era la stessa con cui Longino aveva ferito Nostro Signore al cuore, e poiché re Pellam era affine alla stirpe di Giuseppe e l'uomo più degno di quei tempi, la sua infermità provocò dolore, lutti e pene. (pp. 61-62) *«Fratello, mi hai ucciso e io ho ucciso te. Il mondo intero parlerà di noi» disse poi Balin quando si fu ripreso.<br>«Perché mai non ti ho riconosciuto!» si lamentò Balan. «Avevo notato le due spade, ma dato che portavi uno scudo non tuo ti avevo creduto un altro.»<br>«È colpa di uno sciagurato cavaliere che facendomelo cambiare ci ha dato la morte. Se potessi sopravvivere distruggerei il castello per i malvagi costumi che alberga.»<br>«E sarebbe ben fatto!» approvò Balan. «Da quando vi arrivai non ebbi più la possibilità di ripartirne perché uccisi il cavaliere che era a guardia dell'isola. Lo stesso accadrà anche a te, fratello. Avresti dovuto uccidermi, come del resto hai fatto, ma poi metterti in salvo con la fuga.»<br>In quel mentre sopraggiungeva la signora del castello con quattro cavalieri, sei dame e sei servitori, e sentì le pietose parole che si scambiavano i fratelli.<br>«Uscimmo entrambi da un medesimo sacello, il ventre di nostra madre, e giaceremo insieme in una stessa fossa» dicevano. (p. 66) *Il mattino successivo comparve Merlino e fece incidere in lettere d'oro sulla tomba dei fratelli una scritta che diceva:<br><div class="center">{{maiuscoletto|Qui giace Balin il Selvaggio, che era il cavaliere dalle due spade che inferse il Colpo Doloroso.}}</div><br>Poi, presa la spada di Balin e sostituitone il pomo con un altro, ordinò a un cavaliere di brandirla, ma quello non vi riuscì nonostante i ripetuti sforzi. Allora Merlino scoppiò a ridere.<br>«Perché ridete?» gli chiese il cavaliere.<br>«Solo i campioni migliori del mondo potranno maneggiare questa spada, cioè [[Lancillotto]] e suo figlio Galahad. E con quest'arma Lancilotto ucciderà ser Galvano, il nipote di re Artù» gli rispose Merlino, che fece incidere la profezia sul pomo della spada.<br>Poi operò perché un ponte di ferro e di acciaio collegasse l'isola con la terraferma, e lo fece largo solo mezzo piede perché soltanto l'uomo più eccellente e mondo da malizia e villania potesse avere l'ardire di attraversarlo. Inoltre lasciò sull'isola il fodero della spada di Balin perché Galahad potesse trovarlo, e fece sì che per magia la spada restasse infissa in un blocco di marmo grande come la mola di un mulino, che galleggiò per molti anni nella corrente di un fiume fin sotto le mura di Camelot. Un giorno di Pentecoste Galahad, il nobile principe, che aveva già trovato il fodero, avrebbe estratto la spada così come è narrato nel libro del Sangrail. (p. 67) ====Libro III==== *Che un re tanto illustre per nobiltà e valore voglia prendere in moglie [[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]] è la notizia più bella che abbia mai ricevuto [...]. Gli offrirei volentieri anche le mie terre se pensassi di poterlo compiacere, ma ne ha già tante e sono certo che non ne ha bisogno. Gli farò quindi un dono che gradirà molto di più, perché gli consegnerò la [[Tavola Rotonda]] che mi fu data da Uther Pendragon. Essa può ospitare un massimo di centocinquanta cavalieri; cento li ho io stesso, ma gli altri mi sono stati uccisi. ([[Leodegrance]], p. 69) *«Ma perché vi sono due seggi vuoti alla Tavola Rotonda?» chiese poi Artù a Merlino.<br>«Sire, sono destinati a uomini degni del più alto onore, e sul [[Seggio Periglioso]] siederà solo un cavaliere senza pari. Chiunque altro sarà tanto ardito da tentare di prendervi posto, sarà annientato.» (p. 72) *Devi concedere [[misericordia]] a coloro che t'implorano, perché un [[cavaliere]] spietato è un cavaliere senza onore. ([[Gaheris]], p. 76) *Così, portate a termine le tre ricerche affidate a ser Galvano, a ser Tor e a re Pellinor, re Artù confermò la nomina di tutti i cavalieri, assegnò terre a quelli che non avevano e impose loro di non commettere mai oltraggi o omicidi, di rifuggire sempre dal tradimento, di non comportarsi mai con efferatezza, ma di concedere grazia a chi la implorasse, sotto sanzione di perdere per sempre l'onore e la sua protezione. Inoltre il re ingiunse loro, pena di morte, di soccorrere sempre le dame, le damigelle e le gentildonne e di non ingaggiare combattimenti in contese ingiuste per amore o per beni mondani. Tutti i [[cavalieri della Tavola Rotonda]] giurarono in tal senso, i giovani come i vecchi, e ogni anno rinnovavano il giuramento in occasione della festa solenne della Pentecoste. (p. 87) ====Libro IV==== [[File:The Beguiling of Merlin by Edward Burne-Jones.jpg|thumb|Merlino e la Dama del Lago]] *Non passò molto che la [[Dama del Lago|Damigella del Lago]] partì e Merlino la seguì tentando più volte di farla sua con le proprie arti sottili, ma poi Nimue gli fece giurare di non fare mai più uso con lei dei suoi incantesimi, perché altrimenti non l'avrebbe mai avuta. [...] Poi Merlino e la damigella ripartirono per la Cornovaglia, e nel corso del viaggio egli le insegnò molti altri prodigi. Ma poiché le stava sempre intorno per cogliere la sua verginità, Nimue lo prese a noia e pensò di liberarsene; tuttavia non sapeva come fare anche perché ne aveva paura, dato che Merlino era figlio di un diavolo.<br>Ora, avvenne che un giorno Merlino le facesse vedere una caverna meravigliosa che si sprofondava sotto una grande pietra che la damigella, mettendo in opera le arti che aveva apprese, lo inducesse ad entrarvi per mostrarle i prodigi che essa nascondeva. Poi fece in modo che egli non ne uscisse mai più di quante arti magiche mettesse in opera, e si allontanò lasciandolo prigioniero. (pp. 88-89) *Ahimè, da quando sono stato incoronato non ho avuto un solo mese di riposo! ([[Re Artù]], p. 90) *{{NDR|Su [[Sir Tor]]}} Parla poco e agisce molto di più, e non conosco nessuno qui a corte che sia di nascita più nobile, o che gli sia pari in valore e in possanza. ([[Re Artù]], p. 94) *[...] poiché [[Baudemago|ser Bagdemagus]] si era adirato perché a ser Tor era stata data la precedenza, si allontanò all'istante dalla corte e, in compagnia del suo scudiero, si inoltrò in una foresta. Dopo molte avventure gli capitò di arrivare davanti alla caverna in cui la Damigella del Lago aveva imprigionato Merlino. Udendolo lamentarsi pietosamente, il cavaliere decise di cercare di aiutarlo e si sforzò di sollevare la pietra che chiudeva l'antro, ma essa era tanto pesante che non vi sarebbero riusciti nemmeno cento uomini.<br>Intanto Merlino, che si era accorto della sua presenza, gli diceva di desistere perché si affaticava invano: egli non avrebbe potuto essere soccorso se non da colei che lo aveva rinchiuso. Allora Bagdemagus si allontanò e, attraverso molte altre avventure che incontrò per via, si dimostrò un eccellente cavaliere, così che quando tornò a corte fu eletto compagno della [[Tavola Rotonda]]. (p. 94) *[...] mi sono impegnato a battermi ad oltranza e preferisco morire con onore piuttosto che vivere nella vergogna. Se mi fosse possibile perdere la vita cento volte, piuttosto che arrendermi a voi sceglierei lo stesso di morire. Sono senza armi, ma non senza onore, e del resto se ucciderete un uomo inerme, il disonore ricadrà su di voi. ([[Re Artù]], p. 101) *{{NDR|Sulla [[Fata Morgana (mitologia)|Fata Morgana]]}} Mi vendicherò su di lei con tale durezza che tutto il mondo cristiano ne dovrà parlare, perché Dio sa che l'ho onorata e venerata più di ogni altra del mio sangue e che avevo più fiducia in lei che in mia moglie e negli altri miei parenti. ([[Re Artù]], p. 103) *La gente dice che Merlino è figlio di un diavolo, ma io posso affermare di essere stato concepito da un demone sulla terra! ([[Ywain]], p. 105) *Dopo aver trascorso la notte nel monastero e ascoltata la messa, Galvano e Ivano ripresero il cammino. Si addentrarono in un grande bosco e poi sbucarono in una valleta dove videro dodici belle damigelle e due cavalieri armati e montati su grandi cavalli vicino a una piccola torre. Le damigelle correvano avanti e indietro da un albero al quale era appeso uno scudo bianco e, ogni volta che vi passavano accanto, vi sputavano sopra e alcune vi gettavano anche del fango.<br>I due giovani si avvicinarono, salutarono le damigelle e chiesero loro perché spregiassero lo scudo in quel modo.<br>«Ecco, signori, esso appartiene a un cavaliere del paese che è un ottimo combattente, ma ha in odio tutte le dame e le gentildonne. Per questo stiamo recando offesa al suo scudo.»<br>«Non è certo degno di un cavaliere disprezzare le dame» osservò ser Galvano «ma può anche darsi che ne abbia un buon motivo e che, se è vero quanto dite, in qualche altro luogo vi siano donne che egli ama e da cui è ricambiato. Come si chiama?»<br>«[[Morholt|Moroldo]], signore, del sangue del re d'Irlanda.»<br>«Lo conosco» intervenne ser Ivano. «È un cavaliere molto valoroso: una volta lo vidi misurarsi in una giostra con vari avversari e nessuno fu in grado di tenergli testa».<br>«Allora penso che siate voi da biasimare, damigelle!» esclamò ser Galvano. «Suppongo che se ha appeso lo scudo all'albero non si trovi lontano, e quei cavalieri laggiù potrebbero sfidarlo. Sarebbe più onorevole di quello che state facendo voi. Comunque, non intendo permettere che lo scudo di un cavaliere venga disonorato!» (pp. 110-111) *[...] non è cavalleresco che uno resti in arcioni mentre l'altro è a piedi. ([[Morholt]], p. 112) *Si slanciarono gagliardamente l'uno contro l'altro e si assestarono dei fendenti che fecero volare in pezzi gli scudi e ammaccare gli elmi e i giachi, così che ben presto furono entrambi gravemente feriti. Ma erano le nove del mattino, e Moroldo si accorse con stupore che ser Galvano diveniva di momento in momento più forte finché, all'ora di mezzogiorno, la sua forza si trovò triplicata. Quando però il mezzogiorno fu trascorso e cominciò a calare la sera, le forze di ser Galvano presero a scemare ed egli si sentì sempre più debole e cominciò a sospettare che non avrebbe potuto resistere. Sarebbe quindi stato il momento giusto perché ser Moroldo potesse dimostrare tutta la propria possanza; invece quest'ultimo disse:<br>«Ho constatato che siete un ottimo cavaliere e un uomo dotato di una forza prodigiosa, signore, ma finché dura. Del resto, la nostra non è una disputa grave e sarebbe un peccato se dovessi ferirvi, ora che vi vedo indebolito.» (p. 112) *Una dama tanto superba da non avere misericordia di un valoroso [[cavaliere]] non ha diritto alla felicità! ([[Dama del Lago]], p. 121) ====Libro V==== *In pace da lungo tempo, [[re Artù]] aveva indetto una festa sfarzosa. La Tavola Rotonda era al completo di tutti i suoi alleati sovrani, principi e nobili cavalieri quando, mentre egli sedeva sul trono, entrarono nella sala dodici vecchi che recavano rami d'ulivo nelle mani a significare di essere venuti come ambasciatori e messaggeri dell'imperatore Lucio, a quel tempo chiamato Dittatore o Procuratore del Bene Pubblico di Roma. Giunti alla presenza del re, essi gli resero omaggio con un inchino e gli parlarono nel seguente modo:<br>«Il nobile e potente imperatore Lucio saluta il re di Britannia. Vi ordina di riconoscerlo come vostro signore e di inviargli il tributo che questo regno deve all'impero e che, come risulta dai documenti, già pagavano vostro padre e i vostri predecessori. Se agirete da ribelle e non lo riconoscerete come vostro sovrano, deterrete e tratterrete le vostre terre in contrasto con gli statuti e i decreti stabiliti dal nobile e illustre Giulio Cesare, conquistatore di questo paese e primo imperatore di Roma. Sappiate anche se vi opporrete alle sue richieste e ai suoi ordini, Lucio condurrà una guerra implacabile contro la vostra persona, i vostri regni e le vostre terre, e punirà voi e i vostri sudditi come esempio perpetuo per tutti i sovrani e i principi che rifiutano il tributo al nobile impero che domina sull'intero mondo.» (p. 131) *[...] io non pagherò mai il tributo a Roma! A quanto so Belino e Brenio, sovrani di Britannia, hanno tenuto a lungo l'impero nelle proprie mani, come anche Costantino figlio di Elena: vi è quindi la prova palese che non dobbiamo alcun tributo e che anzi, essendo noi i loro discendenti, abbiamo il diritto di reclamare il titolo all'impero. ([[Re Artù]], p. 132) *Artù presiedeva la Tavola Rotonda e appariva l'uomo più gagliardo che esista, capace di conquistare l'intera terra, che è ben poco per lui. (p. 134) *Mentre il re era assopito nella propria cabina ebbe un sogno meraviglioso: gli parve che un [[drago]] terrificante, giunto in volo dalla parte d'Occidente, affogasse molta della sua gente. Esso aveva la testa smaltata d'azzurro e le spalle che brillavano come oro, il ventre simile a maglie di straordinari colori, la coda coperta di scaglie, le zampe di splendido zibellino e gli artigli come oro fino. Dalla bocca gli scaturiva un'orrenda fiamma che faceva apparire di fuoco la terra e il mare. Poi, in una nuvola, giungeva dall'Oriente un feroce cinghiale nero dagli artigli grandi come pilastri. Coperta da pelame irsuto, era la bestia più ripugnante che si fosse mai vista, e ruggiva e muggiva in modo incredibilmente orribile. Il drago allora si sollevava nell'aria come un falco e assaliva con violenza il cinghiale che rispondeva ferendolo al petto con le zanne grigie, e quel sangue bollente faceva rosseggiare il mare. Allora il drago volava a grandi altezze, poi si precipitava fragorosamente a colpire il cinghiale sulla sommità del dorso, lungo dieci piedi dalla testa alla coda, riducendogli in polvere le ossa e la carne, che prendevano a volteggiare per tutta l'ampiezza del mare.<br>Il re si svegliò di colpo e, sconcertato dal sogno, mandò a chiamare un saggio filosofo cui ordinò di spiegarne il significato.<br>«Sire» fu la risposta del sapiente «il drago rappresenta la vostra persona, i colori delle sue ali sono i regni che avete conquistato e le scaglie di cui è irta la coda rappresentano i nobili cavalieri della Tavola Rotonda. Il cinghiale che usciva dalle nuvole e che fu ucciso dal drago simboleggia un tiranno che tormenta il popolo, o forse anche che voi dovrete battervi di persona contro il più orrido e abominevole gigante che avrete mai visto in tutta la vita. Non avete dunque nulla da temere da questo sogno: andate avanti da conquistatore.» (pp. 135-136) *Guardate quanto sono tronfi di orgoglio e di millanteria questi Britanni! [...] Si vantano come se avessero già conquistato il mondo intero! (p. 140) ====Libro VI==== *Poco tempo dopo che [[re Artù]] era tornato in Inghilterra da Roma i [[cavalieri della Tavola Rotonda]] si riunirono a corte per dedicarsi a giostre e a tornei. Non pochi cavalieri novelli compirono onorevoli gesta d'armi e superarono i compagni dando prova di valore e di prodezza, ma tra tutti spiccò [[Lancillotto|ser Lancillotto]] del Lago che fu il migliore nei tornei, nelle giostre e nelle prove d'armi sia al primo sia all'ultimo sangue, e non si fece mai sopraffare se non per tradimento o per incantesimo.<br>Dunque ser Lancillotto si meritò una tale unanime ammirazione che il libro francese dice che era il cavaliere migliore della corte dopo il ritorno del re da Roma. Per tutti questi motivi, la regina Ginevra lo predilesse tra gli altri, e poiché anche egli la ricambiava amandola più di qualunque altra dama o damigella della sua vita, compì per lei molte prodezze d'armi. (p. 157) *[...] non posso impedire alla gente di dire quel che vuole, ma non penso affatto di prendere moglie, perché dovrei restare al suo fianco trascurando le armi, i tornei, le battaglie e le avventure. Quanto poi ad avere delle amiche, rifiuto il piacere che esse potrebbero darmi soprattutto perché sono timorato di Dio. Vedete, i [[Cavaliere|cavalieri]] che si danno all'adulterio e al libertinaggio non sono felici o fortunati in battaglia, e sono quasi sempre sopraffatti da cavalieri meno abili, oppure per caso e per malasorte uccidono uomini migliori di loro. Credo quindi che sarà sempre un infelice l'uomo che ha delle amanti, e che tutto ciò che avrà a che fare con lui sarà perseguitato dalla sorte. ([[Lancillotto]], p. 170) *Ahimè, che peccato che un cavaliere debba morire senza le armi in mano! ([[Lancillotto]], p. 181) ====Libro VII==== *[[Re Artù|Artù]] dunque si era seduto a banchetto con vari altri sovrani e con tutti i [[cavalieri della Tavola Rotonda]], salvo quelli che erano stati fatti prigioniero o uccisi in scontri d'armi, quando i tre uomini fecero il loro ingresso nella sala. Due erano cavalieri di bell'aspetto e riccamente vestiti, e sulle loro spalle si appoggiava il terzo, il giovane più bello del mondo, alto, robusto e prestante, dal viso perfetto e dalle più grandi e splendide mani che si fossero mai viste, ma che si muoveva come se non riuscisse a reggersi senza essere sostenuto. Artù ordinò che si facesse silenzio e si lasciasse spazio per il loro passaggio, e i tre uomini avanzarono fino all'alta predella senza pronunziare una parola; poi il più giovane si trasse un poco indietro e, raddrizzandosi agilmente in tutta la persona, disse:<br>«Re Artù, Dio benedica voi e tutta la vostra bella certe e, in particolare, i compagni della Tavola Rotonda. Sono venuto per pregarvi di accordarmi tre doni, e poiché le mie richieste non sono irragionevoli e non vi causeranno danni o perdite, potrete concedermeli senza tema di essere disonorato. Il primo lo chiederò subito, e gli altri due tra un anno in questo stesso giorno dovunque vi troverete a celebrare la festa solenne.»<br>«Avrai quanto desideri» dichiarò il re.<br>«Allora, sire, questa è la mia prima supplica: datemi da mangiare e da bere a sufficienza per un anno, al termine del quale avanzerò le altre due preghiere.»<br>«Bel figliolo, ti consiglio di domandare di più: quello che hai espresso è un desiderio troppo umile» gli rispose Artù. «Il mio cuore prova grande inclinazione per te perché ritengo che tu discenda da una nobile schiatta: l'opinione che mi sono fatto risulterebbe fallace se non dovessi dimostrarti di altissimo lignaggio.»<br>«Sire, sia come deve essere, ho chiesto esattamente quello che volevo» replicò il giovane.<br>«Non credo che tu non lo conosca!» esclamò il re, che poi affidò il giovane a [[Sir Kay|ser Kay il Siniscalco]], ordinando che gli desse i migliori cibi e le migliori bevande e un corredo degno del figlio di un barone.<br>«Non ci sarà bisogno di spendere tanto per lui» osservò però ser Kay. «Secondo me è nato villano e non diventerà mai un gentiluomo, altrimenti vi avrebbe chiesto un cavallo e un'armatura. I suoi desideri rispecchiano invece la sua condizione. Comunque, dato che non ha nome, lo chiamerò [[Sir Gareth|Bellamano]] e lo porterò in cucina dove potrà mangiare tutti i giorni tanto di quel brodo che tra un anno sembrerà un porcello all'ingrasso.» (pp. 187-188) *Appena i due uomini che avevano accompagnato il giovane furono ripartiti lasciandolo nelle mani di ser Kay, questi cominciò a schernirlo e a farsi beffe di lui. Ma [[Gawain|ser Galvano]] se ne adirò e [[Lancillotto|ser Lancillotto]] ordinò al siniscalco di smetterla, aggiungendo che era pronto a scommettere che si sarebbe dimostrato un cavaliere di grande valore.<br>«Non avete ragioni per ritenerlo» replicò il siniscalco. «Le sue rischieste mostrano la sua vera natura; non vuole che da bere e da mangiare e in fede mia deve essere cresciuto in un'abbazia dove, comunque andassero le cose, gli facevano sempre mancare il vitto! Per questo è venuto a cercarlo qui.» (p. 189) *Così Bellamano fu mandato in cucina, e la notte dormiva con gli altri garzoni, sopportando tutto pazientemente per dodici mesi. Ma nel frattempo era riuscito a incontrare il favore generale, degli uomini come dei ragazzi, per la sua umiltà e la sua dolcezza. E ogni volta che vedeva dei cavalieri intenti alle giostre, se poteva si fermava ad osservarli e cercava in tutti i modi di trovarsi ovunque si svolgesse qualche prova di prodezza, così che accadeva che chiunque si esercitasse nel lancio di sbarre o di pietre si trovava sempre superato da lui di almeno due iarde. (p. 189) *«In nome di Dio, ti assicuro che ho dovuto impegnarmi al massimo per non essere disonorato; perciò non dovrai temere nessun altro» disse Lancillotto a Bellamano.<br>«Credete che un giorno sarò in grado di tenere testa a qualunque provetto cavaliere?» gli chiese allora il giovane.<br>«Certamente, combatti come hai fatto oggi e io te ne sarò garante.»<br>«Adesso, quindi, vi prego di armarmi.»<br>«Però dovrai dirmi il tuo nome e il tuo lignaggio.»<br>«Ve lo dirò, signore, purché non lo riveliate ad alcuno.»<br>«Te ne do la mia parola, finché non sarà universalmente noto.»<br>«Mi chiamo Gareth e sono fratello germano di ser Galvano» gli disse infine Bellamano.<br>«Ah, signore, ne sono molto lieto! Ho pensato fin dal primo momento che doveste essere di sangue nobile e che non foste venuto a corte solo per mangiare e bere!» esclamò ser Lancillotto; dopo di che lo armò cavaliere. (pp. 192-193) *[...] non lasciatemi morire quando una parola [[Cortesia|cortese]] potrebbe salvarmi! (Sir Pertolepe, p. 199) *Un [[cavaliere]] deve tollerare qualunque cosa da parte di una [[damigella]] [...]. Per questo non ho badato alle vostre parole, per quanto ingiuriose fossero; anzi, quanto più mi offendevate e mi facevate montare in collera, tanto più sfogavo la mia ira contro gli avversari che incontravo. Così le vostre ingiurie mi hanno esortato a battermi e mi hanno indotto a cimentarmi per provarvi fino in fondo di cosa sono capace. Se ho cercato accoglienza nelle cucine di Artù, è stato solo per avventura, perché avrei potuto trovare di che sostentarmi in qualunque altro posto. Ma l'ho voluto fare per mettere alla prova i miei amici e perché un giorno si potesse sapere che sono un gentiluomo. ([[Sir Gareth]], p. 203) *{{NDR|Su [[Sir Gareth]]}} Ha sconfitto tutti e quattro i fratelli e ucciso il Cavaliere Nero [...]. Ma prima ancora aveva fatto di più: aveva disarcionato ser Kay lasciandolo a terra mezzo morto e aveva affrontato un duro scontro con ser Lancillotto concludendolo alla pari. È stato allora che ser Lancillotto lo ha armato cavaliere. (p. 206) *{{NDR|Su [[Sir Gareth]]}} Lancillotto era il cavaliere che il giovane amava di più; perciò rimase quasi sempre con lui anche perché, dopo che si fu assicurato della buona salute di ser Galvano, non volle più accompagnarsi a quell'uomo vendicativo che, quando odiava, era pronto anche a commettere omicidi. E a ser Gareth questo ripugnava. (p. 236) ====Libro VIII==== *Al tempo in cui [[Re Artù|Artù]] era re supremo d'Inghilterra, del Galles, della Scozia e di numerosi regni, v'erano altri sovrani che regnavano su molte contrade: un paio nel Galles, altrettanti in Cornovaglia e nell'Occidente, due o tre in Irlanda e un gran numero nel Settentrione, ma tutti costoro gli dovevano obbedienza ed erano suoi vassalli, al pari del re di Francia, del re di Bretagna, e di tutti gli altri baroni fino a Roma. (p. 241) [[File:Arthur Hughes cartoon the Birth of Sir Tristram.jpg|thumb|La nascita di [[Tristano]]]] *Ah, figlioletto mio [...] hai dato la morte a tua madre! Se in così giovane età sai giù uccidere, suppongo che diverrai un uomo gagliardo e, poiché morrò per averti messo al mondo, voglio che la mia ancella preghi il mio signore e Meliodas che al battesimo ti imponga il nome di [[Tristano]], a significare il dolore della tua nascita. (Elisabetta, p. 242) *{{NDR|Su [[Tristano]]}} [...] egli diede inizio alle buone regole del trattare ogni tipo di cacciagione e introdusse i termini appropriati che sono in uso ancor oggi, onde il libro della caccia col falcone, al cervo e a ogni altro animale selvatico, è chiamato il libro di ser Tristano. Mi sembra pertanto che tutti i gentiluomini di antico blasone debbano giustamente onorarlo, perché è proprio da tali termini, che resteranno in uso fino al giorno del Giudizio, che gli uomini d'onore possono distinguere un gentiluomo da un uomo libero e quest'ultimo da un villano. Colui che è [[Gentilezza|gentile]] sarà infatti attratto dalle virtù cortesi e seguirà i nobili costumi degli uomini d'onore! (p. 244) *Ora accadde che re Agwisance d'Irlanda mandasse a chiedere a [[Marco di Cornovaglia|re Marco di Cornovaglia]] il tributo che questi gli aveva corrisposto per molti inverni e che da sette anni aveva smesso di pagare. Il re e i suoi baroni ordinarono ai messaggeri di tornare dal loro signore con questa risposta:<br>«Noi non gli pagheremo alcun tributo e se vorrà esigerlo mandi in Cornovaglia un cavaliere fidato che combatta per il suo diritto, perché noi ne troveremo un altro che difenda il nostro.»<br>I messageri tornarono dunque con quella risposta che accese d'ira re Agwisance. Convocato [[Morholt|ser Moroldo]], un nobile e provato cavaliere, compagno della Tavola Rotonda e fratello della regina d'Irlanda, il sovrano gli disse:<br>«Bel fratello, ti prego di andare per amor mio in Cornovaglia a combattervi per il tributo che ci spetta. Sarai ben risarcito per tutto quello che spenderai e avrai più di quanto ti occorra.»<br>«Sire» rispose ser Moroldo «per il diritto vostro e della vostra terra non esiterò a dare battaglia al miglior cavaliere della Tavola Rotonda, conosco la maggior parte di loro e le imprese che hanno compiuto, e affronterò volentieri questo viaggio che accrescerà la fama delle mie gesta.» (p. 245) *Raccomandami a mio zio re Marco e pregalo, se sarò ucciso in battaglia, di seppellire il mio corpo nel modo che riterrà più opportuno [...]. Sappia che non mi arrenderò per viltà e che mi farò uccidere piuttosto che fuggire: in tal modo il regno non sarà costretto al tributo per causa mia; ma se mi arrendersi dichiarandomi sconfitto o se fuggissi, digli che non dovrà mai seppellirmi in terra consacrata. ([[Tristano]], p. 248) *Appena ser Moroldo ebbe scorto Tristano, gli disse:<br>«Giovane cavaliere, ser Tristano, che fate qui? Sono molto dispiaciuto che abbiate avuto tanto coraggio, perché dovete sapere che mi sono battuto con molti nobili cavalieri, i migliori di questo paese e del mondo intero, e li ho vinti tutti. Seguite dunque il mio consiglio e ripartite.»<br>«Ser Moroldo, cavaliere leale e ben provato» gli rispose ser Tristano «non posso rinunciare alla nostra contesa perché proprio oggi ho ricevuto l'ordine della cavalleria e mi sono impegnato ad acquistarmi onore combattendo contro di voi che avete fama di essere tra i cavalieri più stimati del mondo. Al contrario io non mi sono ancora cimentato con un buon cavaliere, ma confido in Dio che potrò comportarmi onorevolmente liberando per sempre la Cornovaglia da ogni genere di tributo da parte del vostro paese.»<br>Quando ser Moroldo ebbe inteso il suo intento, aggiunse:<br>«Bel cavaliere, poiché siete deciso ad acquistare merito a mio danno, voglio che sappiate che non sarete disonorato se riuscirete a resistere a tre dei miei colpi, perché è proprio per le mie nobili imprese, provate e vedute, che re Artù mi fece cavaliere della Tavola Rotonda.» (p. 249) *Io non sono che un novello cavaliere e al primo cimento, ma piuttosto che tirarmi indietro preferirei essere fatto in cento pezzi! ([[Tristano]], p. 250) *Con grande benevolenza, il re affidò Tamtrist alla custodia e alle cure della figlia [[Isotta|Isotta la Bella]], che era molto esperta di medicina. La fanciulla infatti scoprì che alla base della ferita vi era del veleno, e la guarì in poco tempo. Così il giovane forestiero nutrì per lei un grande amore, tanto più che non v'era al mondo pulzella o dama più bella, e in cambio delle sue cure le insegnò a suonare l'arpa. E anche Isotta cominciò a sentire una grande inclinazione verso di lui.<br>[[Palamede (ciclo arturiano)|Ser Palamede il Saraceno]], beneaccetto al re e alla regina, si trovava a quel tempo nel paese, e ogni giorno si presentava con molti doni a Isotta la Bella, che amava appassionatamente. Di ciò si avvide Tamtrist, cui era nota la fama di nobiltà e di ardimento del cavaliere, e siccome Isotta la Bella gli aveva anche detto che il Saraceno aveva intenzione di farsi battezzare per amor suo, tra i due cavalieri c'era grande gelosia e Tamtrist ne era molto contrariato. (p. 252) [[File:Waterhousem Tristan and Isolde.jpg|thumb|Tristano e Isotta bevono il filtro d'amore]] *Un giorno Isotta la Bella e la regina sua madre prepararono un bagno per Tamtrist. Mentre egli era immerso nell'acqua accudito da Governale e da ser Hebes e le due donne si affaccendavano da una parte all'altra della camera, il caso volle che la regina vedesse la spada del giovane posata sul letto e che malauguratamente la traesse dal fodero. Dopo averla ammirata a lungo, ché era invero un'arma molto bella, le due dame notarono che il filo della lama era rotto a un piede e mezzo dalla punta e che ne mancava un buon pezzo. Quella falla ricordò subito alla regina il frammento di spada trovato nel cranio di ser Moroldo.<br>«Ahimè, figlia mia» esclamò «costui è il cavaliere traditore che uccise mio fratello, tuo zio!»<br>Isotta ne fu amaramente turbata, ché amava profondamente Tamtrist e conosceva appieno la crudeltà della madre.<br>Intanto la regina si era prontamente recata nella propria camera e da un suo cofano aveva preso il framment di spada estratto dalla testa di ser Moroldo dopo la sua morte; quindi si era affrettata a tornare al letto su cui era posata l'arma di Tamtrist e vi aveva inserito il pezzo d'acciaio: esso combaciò con la tacca della lama quasi non se ne fosse mai distaccato.<br>Subito la dama impugnò fieramente la spada e con tutta la sua forza corse addosso a Tamtrist che era ancora nel bagno, sì che lo avrebbe tagliato in due se ser Hebes non l'avesse afferrata per le braccia strappandole l'arma di mano. Non avendo così potuto portare a termine il suo malvagio intento, la regina corse dal marito, re Agwisance, e, gettatasi in ginocchio, gli disse:<br>«Ahimè, mio signore, ospitate in casa vostra il traditore che uccise mio fratello ser Moroldo, nobile combattente e vostro servitore.»<br>«Chi è e dove si trova?» chiese il re.<br>«È Tamtrist, colui che mia figlia ha guarito.» (p. 255) *Mio padre è ser Meliodas re di Liones e mia madre, che si chiamava Elisabetta, era sorella di re Marco di Cornovaglia. Ella morì nel darmi la luce nella foresta e, proprio per questo, prima di spirare ordinò che al battesimo mi fosse imposto il nome di Tristano, ch'io trasformai qui in Tamtrist poiché non volevo essere riconosciuto. Ho combattuto per il tributo della Cornovaglia per amore di mio zio e per il diritto di quella terra che egli possedeva da molti anni, e anche per accrescere il mio onore, perché ero stato fatto cavaliere proprio quel giorno ed ero al mio primo cimento. Solo per questo intrapresi la battaglia, e sappiate inoltre che ser Moroldo si sottrasse a me ancora in vita, abbandonando lo scudo e la spada. ([[Tristano]], p. 256) *Col passare del tempo [...] sorsero dissidi e gelosie tra il re e il nipote a causa di una dama, moglie del nobile conte ser Segwaride, di cui entrambi erano innamorati. La dama amava molto ser Tristano che la ricambiava, poiché era invero bella, e il cavaliere lo aveva ben notato, e re Marco, accesosi anch'egli d'amore per lei, lo aveva saputo e ne era geloso. (p. 258) *[...] benché tra loro vi fossero belle parole, finché visse re Marco non amò più il nipote {{NDR|[[Tristano]]}}, poiché ogni affetto si era spento per sempre. (p. 260) *[...] colui che ha una segreta [[ferita]] è riluttante a mostrare apertamente l'ingiuria subita! (p. 260) *[[Lancillotto|Ser Lancillotto]] non ha pari per gentilezza e cavalleria e, per il grande affetto che nutro per lui, non combatterò più di mia volontà contro di voi. ([[Tristano]], p. 264) *[...] re Marco non smise mai di pensare in cuore suo al modo di far perire Tristano. Infine escogitò di mandarlo come suo messaggero in Irlanda a chiedere in moglie Isotta la Bella, di cui il nipote aveva tanto lodato l'avvenenza e la bontà. Ma tutto ciò era fatto con l'intento di farlo morire. (p. 265) *Ser Tristano prese dunque il mare e, mentre si trovava nella cabina insieme ad Isotta, accadde che avessero sete e che lì accanto vi fosse una piccola fiasca d'oro contenente, a giudicare dal colore e dal sapore, un vino prelibato. Subito il giovane la prese dicendo:<br>«Madama Isotta, ecco la migliore bevanda che abbiate mai gustata e che la vostra ancella dama Brangania e il mio servitore Governale tenevano per sé.»<br>Risero entrambi di cuore e bevettero liberamente, brindando l'uno all'altra, sì che mai vino sembrò loro più dolce e prelibato. Ma appena l'ebbero inghiottito, essi si amarano sì intensamente che quel loro sentimento non li abbandonò mai più, nella buona e nella cattiva sorte. Era infatti quello il principio di un amore che li avrebbe accompagnati per tutti i giorni della vita. (p. 271) *Non è da buon [[cavaliere]] cogliere un altro in svantaggio [...]. ([[Tristano]], p. 284) *Ser Lamorak si allontanò in compagnia di ser Driant, ed essendosi imbattuto in un cavaliere che per ordine di [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana la Fata]] recava a [[re Artù]] un bel corno rifinito in oro, lo costrinse con la forza a rivelargli il motivo della sua missione. Seppe che il corno aveva una virtù – nessuna dama o gentildonna che non fosse fedele al proprio signore vi poteva bere senza versarne il contenuto – e che Morgana la Fata lo inviava in dono al fratello Artù a causa della [[Ginevra (ciclo arturiano)|regina Ginevra]] e per dispetto a ser Lancillotto.<br>«Se non vuoi morire» disse allora ser Lamorak «porterai il corno a re Marco, e gli dirai che glielo mando perché metta alla prova la fedeltà della sua sposa.»<br>Il cavaliere si recò così da re Marco e gli disse che gli inviava quel corno prezioso e qual era la sua qualità. Il re costrinse quindi la regina Isotta a bere, e dopo di lei cento altre dame, ma solo quattro tra esse riuscirono a non versare la bevanda.<br>«Ahimè, è una grave infamia» esclamò il sovrano, giurando poi solennemente che avrebbe condannato al rogo la regina e le altre.<br>Ma i baroni si radunarono e dichiararono apertamente di non essere disposti a tollerare che le dame venissero arse per via di un oggetto fatto con arti magiche dalla strega più fals e incantatrice che vi fosse al mondo e nemica dei veri amanti, e affermarono che quel corno non operava mai niente di buono e causava solo odio e dissidi. Molti cavalieri fecero pertanto voto di usare ben poca cortesia a Morgana la Fata, se ma l'avessero incontrata. (pp. 284-285) *[...] uccisi ser Moroldo liberando la Cornovaglia dal tributo, e sono anche colui che salvò il re d'Irlanda da ser Blamor di Ganis e che vinse ser Palamede. Sono Tristrano di Liones e, con la grazia di Dio, libererò quest'infelice contrada. ([[Tristano]], p. 291) *«[...] In cambio della mia cortesia voi esponeste al biasimo molte dame, inviando a re Marco il corno di Morgana la Fata, per risentimento verso di me.»<br>«Lo rifarei se fosse il caso» affermò ser Lamorak. «Preferivo che la disputa si svolgesse alla corte di re Marco piuttosto che a quella di re Artù, perché non sono di pari onore.»<br>«Questo lo so, ma voi agiste solo per far dispetto a me» replicò Tristano. «Eppure, nonostante il vostro malanimo, ringrazio Dio che non avete fatto grande danno. Lasciate dunque ogni vostro rancore e io farò altrettanto: uniamo invece le nostre forze e acquistiamoci merito uccidendo il gigantesco signore dell'isola, ser Nabon il Nero.»<br>«Signore, ora comprendo la vostra cavalleria!» esclamò ser Lamorak. «Non può essere menzognero ciò che tutti dicono di voi: per nobiltà, generosità e virtù non avete pari e mi pento di avervi mostrato villania.» (p. 292) *[...] molti dicono dietro le spalle di un uomo quello che non gli direbbero mai in faccia. ([[Lamorak]], p. 295) ====Libro IX==== *Un giorno giunse alla corte di [[Re Artù|Artù]] un giovane di robusta costituzione, abbigliato sfarzosamente con una cotta di un ricco tessuto d'oro che tuttavia gli pendeva malamente addosso, a richiedere al re che lo armasse cavaliere.<br>«Come vi chiamate?» gli domandò il sovrano.<br>«[[Sir Breunor|Brunoro il Nero]], sire, e non tarderete a sapere che sono di nobile schiatta.»<br>«Sarà anche così» commentò [[Sir Kay|ser Kay]] «ma a vostro scherno sarete chiamato La Cotta Maltagliata per la pessima foggia del vostro abito.» (p. 299) *Sire [...] chiedo a voi e a tutta la corte che mi chiamate La Cotta Maltagliata: così mi ha soprannominato ser Kay e non voglio altro nome. ([[Sir Breunor]], p. 300) *Se alla tua prima giostra ti inviano un buffone a combatterti, sei davvero tenuto in poco conto alla corte di Artù! (Damigella Maldicente, p. 302) *Ah, bella damigella [...] vi prego di avere pietà e di non insultarmi oltre, perché la mia afflizione è grande abbastanza anche se non ne aggiungete del vostro. Tuttavia non mi considero un cattivo cavaliere per essere stato abbattuto da un compagno della Tavola Rotonda. ([[Sir Breunor]], p. 302) *{{NDR|Su [[Sir Breunor]]}} [...] vi dico apertamente che è un bravo cavaliere, e che si proverà nobile e prode. Se non si tiene ancora saldo in sella è solo perché gliene mancano la pratica e l'esperienza, ma quando è il momento di maneggiare la spada sa colpire con forza e valentia, ed è ciò che hanno compreso ser Bleoberis e [[Palamede (ciclo arturiano)|ser Palamede]] che, da uomini scaltriti dall'uso delle armi, sanno giudicare dal modo di cavalcare di un avversario se saranno in grado di rovesciarlo di sella o di assestagli un buon colpo. Ma per lo più essi non sono disposti a combattere a piedi con i giovani cavalieri, che sono agili e vigorosi. ([[Mordred]], p. 304) *{{NDR|Su [[Glatisant la Bestia]]}} Si trattava della bestia con la testa da serpente, il corpo da leopardo, le natiche da leone e le zampe da cervo; inoltre, ovunque essa andasse, dal suo ventre scaturiva uno strepito quasi vi fossero trenta coppie di veltri latranti. (p. 314) *[...] nessuno è conformato in modo da poter aver [[successo]] in ogni occasione: talvolta si ha la peggio per mala ventura e talaltra colui che è meno meritevole mette in svantaggio chi è migliore di lui. (p. 314) *«Chi vorreste assalire?» chiese [[Lamorak|ser Lamorak]].<br>«[[Lancillotto|Ser Lancillotto del Lago]]: se mai lo incontrassimo non potrebbe sfuggirci e lo metteremo a morte!»<br>«Vi assumete un compito molto arduo, perché è un cavaliere nobile e ben provato» fu la risposta di ser Lamorak.<br>«Non ne dubitiamo, ma ognuno di noi è sufficientemente forte per tenergli testa.»<br>«Non lo credo» replicò ser Lamorak. «In tutta la mia vita non ho mai inteso d'alcun cavaliere che ser Lancillotto non riuscisse a superare.» (p. 315) *[...] ognuno ritiene infatti che la propria dama sia superiore a ogni altra, e voi non dovete adirarvi se io lodo colei che maggiormente amo. Se la mia signora, la regina Ginevra, è ai vostri occhi la più avvenente, sappiate che la regina Morgawse sembra più bella ai miei, ed è ciò che ogni cavaliere pensa della propria dama. ([[Lamorak]], p. 316) *Ho ricevuto una bella ricompensa per aver combattuto contro [[Morholt|ser Moroldo]] e liberato il regno dalla sudditanza; e anche per aver portato in Cornovaglia la [[Isotta|regina Isotta]] sopportando gravi costi e pericoli. Quale compenso mi fu dato per essermi battuto con ser Blamor di Ganis in difesa di re Agwisance padre di Isotta la Bella, e cosa mi venne per aver abbattuto ser Lamorak il Gallese su richiesta di re Marco, o per aver vinto il Re dei Cento Cavalieri e il re del Galles del Nord che minacciavano le sue terre? E ancora, per aver salvato la regina dal buon cavaliere ser Palamede, e per aver ucciso il potente gigante Tawlas? Sappia re Marco, che ora mi dà tale mercede, che fu solo per amor mio che molti nobili cavalieri della Tavola Rotonda hanno finora risparmiato i baroni di questa contrada! ([[Tristano]], p. 326) *Ebbene, qui si può imparare che nessun [[cavaliere]] è tanto forte che non possa essere scavalcato, nessuno tanto saggio che non possa sbagliare, e che cavalca bene colui che non è mai caduto! ([[Dinadan]], p. 332) *{{NDR|Su [[Tristano]]}} Gesù misericordioso! Dacché presi le armi non vidi mai un cavaliere compiere gesta sì stupefacenti! Se lo assalissi ora, recherei onta a me stesso. ([[Lancillotto]], p. 335) *[...] un buon cavaliere deve sempre favorire un altro, giacché i simili sono attratti dai simili. (Re dei Cento Cavalieri, p. 336) *[...] nell'ardore della lotta spesso si colpiscono gli amici al pari dei nemici. ([[Lancillotto]], p. 343) *È difficile staccare la carne che è cresciuta intorno all'osso! ([[Lancillotto]], p. 348) *Anche il [[Pecora e lupo|lupo]] lascerebbe in pace la pecora se si trovassero insieme nella stessa prigione! ([[Dinadan]], p. 348) *Come dice il libro francese, [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana]] preferiva ser Lancillotto a ogni altro, e lo desiderava in ogni momento benché egli non acconsentisse ad amarla né a far nulla su sua richiesta. (p. 351) ====Libro X==== *Un [[cavaliere]] così ardito non morrà per mano di un branco di vigliacchi! ([[Tristano]], p. 357) *Ahimè, [[Isotta|Bella Isotta]] regina di Cornovaglia, perché mai vi amo? [...] Voi non avete colpa di questa mia pena e il biasimo ricade solo sui miei occhi: siete la più bella di tutte, e io da stolto non posso fare a meno di esservi devoto anche se non mi dimostrate né amore né cortesia, e amate riamata ser Tristano di Liones che è il cavaliere migliore del mondo. ([[Palamede (ciclo arturiano)|Palamede]], p. 373) *«Ecco un castello che non potrebbe essere preso o conquistato con alcuna macchina da guerra» disse ser Dinadan indicandolo al compagno. «Vi dimora la regina Morgana la Fata: lo ricevette dal fratello re Artù, che se ne è poi pentito amaramente. Da quel momento non c'è stato più accordo tra loro e la sorella gli ha fatto guerra ogni volta che ha potuto mantenendo proprio in questo maniero un folto gruppo di armati al solo scopo di distruggere quanti sono cari al re. Infatti non vi passa alcun cavaliere che non debba combattere contro uno, due o persino tre avversari. Se poi appartiene ad Artù ed è sconfitto, perde cavallo, armatura e ogni altra cosa che possiede, e persino la libertà qualora non riesca a fuggire.»<br>«Dio mi protegga!» esclamò ser Palamede. «Fare guerra al proprio signore che è chiamato il fiore della cavalleria cristiana e pagana è un costume malvagio e indegno di una regina, e io vi porrò fine di tutto cuore. Morgana non riceverà mai alcun servigio da me, e se come penso mi manderà contro i suoi cavalieri, essi avranno dì che combattere!» (p. 377) *Il racconto torna ora a [[Lamorak|ser Lamorak]] che era lodato e onorato da ogni buon cavaliere all'infuori di [[Gawain|ser Galvano]] e dei suoi fratelli che desideravano solo il suo male e che, meditando di cogliere l'occasione per ucciderlo, fecero venire la madre in un castello vicino a Camelot. La regina di Orkney era infatti giunta da poco allorché ser Lamorak le inviò un messaggero e fissò con lei un convegno di cui venne subito a conoscenza [[Gaheris|ser Gaheris]], che si pose in agguato.<br>A notte, ser Lamorak arrivò tutto armato, legò il cavallo vicino a una postierla segreta ed entrò in una stanza dove si tolse l'armatura; quindi raggiunse il letto della regina dove, amandosi di tutto cuore, essi trassero grande gioia l'uno dall'altra.<br>Quando ser Gaheris giudicò che fosse giunto il momento si accostò al letto e, afferrata bruscamente la madre per i capelli, le mozzò la testa. Ser Lamorak sentì così sprizzare su di sé il sangue caldo di colei che amava e balzò dal letto gridando come uomo aflitto e sgomento:<br>«Ah, ser Gaheris, cavaliere della Tavola Rotonda, avete commesso un'azione malvagia e vile! Perché uccideste la madre che vi generò? Avreste avuto maggior ragione di colpire me!»<br>«Dici il vero, e benché l'uomo sia nato per offrire il proprio servigio alla donna, sei tu che hai commesso l'offesa» replicò ser Gaheris. «Tuo padre uccise il nostro, eppure tu hai giaciuto con nostra madre disonorando me e i miei fratelli: è una vergogna troppo grande perché sia tollerata! Quanto poi a tuo padre re Pellinor, sappi che fu ucciso da me e da mio fratello Galvano.»<br>«Avete commesso un torto ancora più grande e fareste bene a ricordare ce la morte di mio padre non è ancora stata vendicata!»<br>«Non minacciarmi, Lamorak, altrimenti ti ucciderò. È solo perché ora sei disarmato che il mio onore di cavaliere mi vieta di metterti a morte, ma sappi che in qualunque altra occasione ti rincontrerò, non risparmierò la tua vita» ribatté ser Gaheris. «Ormai mia madre è affrancata da te: vai dunque a prendere il cavallo e vattene.» (pp. 385-386) [[File:Boys King Arthur - N. C. Wyeth - p162.jpg|thumb|La morte di Lamorak]] *Ser Lamorak si separò da Lancillotto e ripartì da solo, e fu così che ser Galvano e i suoi tre fratelli [[Agravaine|Agravano]], Gaheris e [[Mordred]] andarono ad attenderlo in un luogo appartato: gli uccisero il cavallo poi lo assalirono tutti insieme, di fronte, alle spalle e ai lati e, dopo più di tre ore di combattimento, ché ser Lamorak si difendeva da valoroso, ser Mordred gli aprì una profonda ferita nella schiena e gli altri lo fecero a pezzi.<br>Così morì il nobilissimo ser Lamorak, cavaliere della Tavola Rotonda; ma sappiate che [[Sir Gareth|ser Gareth]], il quinto fratello di ser Galvano, non ebbe alcuna parte nel vile assassinio. (p. 387) *«Ne ho visti di stolti come voi!» esclamò allora ser Dinadan adirato. «E uno proprio quest'oggi: se ne stava disteso accanto a una fonte con aria trasognata, lo scudo appoggiato al suolo e il cavallo poco distante, e sogghignava come un folle senza dire una parola. Compresi così che si trattava di un [[Innamoramento|innamorato]].»<br>«E voi non lo siete, bel cavaliere?» gli chiese ser Tristano.<br>«Maledetto chi lo è!» proruppe ser Dinadan.<br>«Avete torto, perché soltanto il cavaliere innamorato può essere prode» replicò ser Tristano. (pp. 408-409) *«In guardia, cavaliere» gridò poi a ser Epinogrus. «È abitudine dei cavlieri erranti sfidarsi alla giostra.»<br>«È forse costume di tali cavalieri imporre di combattere che lo si voglia o no?»<br>«È tale per me, e tanto vi basti» replicò ser Dinadan. (p. 409) *«[...] io non so cosa spinga ser Tristano e tanti altri innamorati a perdere la ragione e l'intendimento per delle donne!» commentò ser Dinadan.<br>«Come, siete un cavaliere e non siete innamorato? Vergognatevene: non potete certo essere chiamato prode se non venite a contesa per una dama.»<br>«Dio me ne guardi!» esclamò ser Dinadan. «Le gioie d'amore sono troppo brevi e le pene che ne derivano fin troppo durature.» (p. 412) *«Ma perché siete tanto incollerito?»<br>«Ah, codardo, disonori la cavalleria!» lo ingiuriò ser Dinadan.<br>«Poco importa dal momento che mi metterò al vostro servizio e rimarrò sotto la vostra salvaguardia. Siete così prode che mi proteggerete» replicò ser Tristano.<br>«Il diavolo mi liberi da te! D'aspetto sei il migliore uomo d'armi che abbia mai visto, ma anche il più pusillanime.» (p. 413) *"Date [[potere]] al [[villano]] e questi non ne avrà mai abbastanza". Infatti, laddove il governo è affidato a una persona di bassi natali mentre il signore delle terre è di nascita elevata, avverrà che il [[Plebe|plebeo]] non tollererà al proprio fianco alcun gentiluomo, e ne perseguirà anzi la rovina. (p. 417) *{{NDR|Su [[Palamede (ciclo arturiano)|Palamede]]}} [...] tutti lo lodarono e affermarono che seppure ancora saraceno, era un credente della migliore specie, ben disposto d'animo e assolutamente leale e fedele alla parola data. (p. 420) *Ora oso dire che siete la dama più bella che abbia mai visto, e che ser Tristano è un cavaliere prode e prestante quant'altri mai. Mi sembra perciò che siate fatti l'uno per l'altra! ([[Re Artù]], p. 441) *Ah, Palamede, Palamede [...] perché sei così emaciato, tu che un tempo eri chiamato uno dei più bei cavalieri del mondo? Ah, non voglio più vivere questa vita perché amo colei che non potrò mai avere o conquistare! ([[Palamede (ciclo arturiano)|Palamede]], p. 452) *«Signore, ecco come mi discolpo: in quanto alla regina Isotta, sappiate che l'amo da lungo tempo più di ogni altra, e a lei debbo gli onori che ho conquistato, ché altrimenti sarei rimasto il cavaliere più indegno del mondo. Ovunque andavo, il suo ricordo mi accompagnava e mi spingeva a compiere imprese meritevoli. Tuttavia finora non ebbi mai da lei ricompensa e pur essendo il suo cavaliere non ricevetti alcun guiderdone! Perciò, ser Tristano, non temo la morte perché, sapendo che non possiederò mai la mia regina, mi è indifferente vivere o morire, e se fossi armato come lo siete voi, mi batterei di buon animo.»<br>«La vostra stessa bocca ha rivelato il tradimento!» proruppe ser Tristano.<br>«Non ho commesso alcuna slealtà» protestò l'altro. «Ogni uomo è libero di amare, e benché abbia riposto il cuore nella vostra dama, ella è mia quanto è vostra. Se questo è un torto, allora sono colpevole, ma voi godete di lei e appagate il vostro desiderio, mentre io non ebbi mai nulla né spero di averlo in futuro, e tuttavia l'amerò quanto voi fino all'ultimo istante della mia vita.» (p. 453) ====Libro XI==== *Mentre in un giorno di Pentecoste, i cavalieri sedevano alla [[Tavola Rotonda]], si presentò ad [[Re Artù|Artù]] un eremita che vide il [[Seggio Periglioso]] e chiese al re e ai baroni perché non fosse occupato.<br>«Su quel seggio non siederà che colui che è destinato, ogni altro vi troverà la morte» gli fu risposto.<br>«Sapete chi è?» domandò allora l'eremita.<br>«Non lo sappiamo ancora.»<br>«Lo so io» dichiarò allora il sant'uomo. «Vi prenderà posto un cavaliere che non è stato ancora concepito, ma che nascerà quest'anno e sarà colui che conquisterà il Sangrail.» (p. 456) *[...] entrò, giovane e bellissima, una damigella che recava tra le mani un vaso d'oro. Allora il re e tutti quanti si trovavano nella sala si inginocchiarono devotamente a pregare.<br>«Oh, Gesù!» esclamò ser Lancillotto. «Cosa può significare?»<br>«È il [[Graal|Sangrail]], l'oggetto più prezioso che alcun essere vivente possieda» fu la risposta del re. «Quando sarà portato altrove, la Tavola Rotonda si spezzerà.» (p. 458) *A tempo debito, [[Elaine di Corbenic|Elaine]] partorì un bel bambino che fu allevato con cura e affetto e battezzato [[Galahad]], perché quello era il nome che ser Lancillotto aveva ricevuto al fonte battesimale e che poi la Dama del Lago aveva mutato in Lancillotto. (p. 460) *Sappiate, ser Bors, che questo fanciullo è Galahad; siederà sul Seggio Periglioso e otterrà il Sangrail, e si dimostrerà migliore di suo padre ser Lancillotto. ([[Elaine di Corbenic]], p. 462) *[...] solo gli uomini valorosi e retti che amano e temono Dio possono conquistare onore; altrimenti, per quanto arditi, non vi riescono. ([[Re Pescatore|Re Pelles]], p. 462) *Ser Bors si era appena sdraiato di nuovo per riposare, quando sentì un grande frastuono provenire dalla camera vicina e si vide piovere dentro, non sapeva se dalle porte o dalle finestre, nugoli di frecce e di quadrelli tanto fitti da lasciarlo stupito; molti lo colpirono e lo ferirono nei punti in cui il suo corpo non era protetto.<br>Ed ecco sopraggiungere un orribile leone: ser Bors gli si fece incontro; la fiera gli portò via lo scudo, ma egli riuscì a mozzarle la testa. Non passò molto che nella corte vide un orrendo drago sulla cui fronte sembrava fossero scritte lettere d'oro che ser Bors pensò avessero il significato di "re Artù". Giunse poi un leopardo brutto e vecchio che si batté a lungo e accanitamente con il drago; ma a un certo punto questi sputò fuori dalla bocca qualcosa come un centinaio di piccoli draghi che uccisero e fecero a pezzi il leopardo.<br>Apparve poi nella sala e si mise a sedere su un bel seggio un vecchio che sembrava avere intorno al collo due vipere. Teneva in mano un'arpa e prese a cantare un'antica canzone che narrava come Giuseppe di Aramitea fosse giunto in quel paese. Quando ebbe finito, consigliò a ser Bors di andare via.<br>«Qui non incontrerete altre avventure» gli disse. «Vi siete portato con grande onore, e più ne acquisterete in futuro.»<br>Parve allora a ser Bors che giungesse una colomba candida recante nel becco un incensiere d'oro, e che la tempesta imperversata fino ad allora cessasse e si allontanasse di colpo, mentre la sala si empiva di straordinari profumi. Poi vide quattro fanciulli che portavano quattro bei ceri e in mezzo ad essi un vecchio con un cero in una mano e una lancia nell'altra. Si trattava dell'arma che aveva nome Lancia della Vendetta. (pp. 463-464) *Dite [...] a [[Sir Kay|ser Kay il Siniscalco]] e a [[Mordred|ser Mordred]] che confido in Dio che sarò valoroso quanto loro, e non dimenticherò mai i motteggi e le derisioni che mi indirizzarono il giorno in cui fui investito cavaliere: non comparirò a corte finché tutti non parleranno di me con maggiore rispetto di quanto sia mai stato dimostrato loro. ([[Parsifal]], p. 472) *{{NDR|Su [[Parsifal]]}} [...] era infatti uno dei migliori cavalieri del mondo, e in lui la vera fede era ben salda. (pp. 473-474) *Ed ecco avvicinarsi il sacro vaso del Sangrail accompagnato da soavità e profumi di ogni sorta. I due cavalieri non poterono distinguere con chiarezza chi lo portava; solo ser Percival intravvide appena sia il vaso sia la vergine purissima che lo recava tra le mani. Immediatamente si trovarono entrambi perfettamente risanati nelle membra e nel corpo, e resero grazie a Dio in grande umiltà.<br>«Gesù» disse ser Percival «cosa significa che siamo guariti, mentre unmomento fa eravamo in punto di morte?»<br>«Lo so io» rispose ser Ector. «È stato il sacro vaso portato da una vergine e contenente il santo sangue di Nostro Signore Gesù Cristo. Solo un uomo di assoluta perfezione può vederlo.» (p. 474) ====Libro XII==== *Se la mia morte potesse giovarvi e la mia vita non vi fosse di alcuna utilità, ebbene, sarei pronta a morire per voi! ([[Elaine di Corbenic]], p. 481) *«Ah, [[Tristano|ser Tristano]]» esclamò allora [[Palamede (ciclo arturiano)|ser Palamede]] «sapete bene che non posso battermi senza perdere l'onore. Voi siete allo scoperto e io sono armato: se vi uccidessi l'onta ricadrebbe su di me. Del resto, conosco la vostra forza e la vostra resistenza.»<br>«È vero, e adesso capisco quanto siete prode.»<br>«Vi prego, rispondete a una domanda.»<br>«Volentieri. Con l'aiuto di Dio vi dirò la verità.»<br>«Fate il caso che voi foste armato di tutto punto e io non lo fossi: cosa vi suggerirebbe di farmi l'onore cavalleresco?»<br>«Ora capisco!» esclamò ser Tristano. «Poiché devo dare il mio parere, Dio mi benedica, quel che dirò non sarà dettato dalla paura. Vi risponderò quindi che in tal caso non vorrei battermi e vi lascerei andare.»<br>«E anch'io non voglio. Perciò, prendete la vostra strada!»<br>«Posso sempre scegliere se restare o andar via, invece. Ma c'è una cosa che mi stupisce: perché un cavaliere valoroso come voi non vuole essere battezzato, mentre vostro fratello ser Safer si è fatto cristiano già da tempo?»<br>«Sebbene in cuor mio creda già in Gesù Cristo e nella sua dolce madre Maria, secondo un voto che ho fatto anni fa devo ancora affrontare uno scontro; poi mi farò battezzare, e con grande gioia.»<br>«In fede mia, allora non dovrete cercare a lungo quest'ultima battaglia! Dio non voglia che per colpa mia restiate ancora saraceno!» (p. 488) *«E adesso?» gli chiese Tristano. «Ti ho alla mia mercé come poc'anzi mi avevate voi. Ma i cavalieri di corte non dovranno mai dire che ser Tristano ha ucciso un guerriero disarmato. Quindi, riprendete la vostra arma e portiamo a termine lo scontro.»<br>«Desidererei davvero di finirlo» rispose l'altro «ma non ho molta voglia di battermi ancora, anche perché l'offesa che vi ho arrecata non è tanto grave che non possiamo diventare amici. Osai dire che [[Isotta|Isotta la Bella]] non ha pari tra le dame; non l'ho mai disonorata e, anzi, è grazie a lei che ho ottenuto gran parte dell'onore che mi sono conquistato. Le mie offese non furono mai rivolte alla regina, ma a voi, e oggi mi avete ripagato con un gran numero di colpi. Ad alcuni ho potuto rispondere, ma adesso devo ammettere che non ho mai incontrato un uomo forte e resistente quanto voi, salvo ser Lancillotto del Lago. Perciò, mio signore, vi chiedo di perdonarmi ogni cosa e di condurmi oggi stesso alla chiesa più vicina dove prima vorrei confessarmi e poi essere battezzato. In seguito andremo insieme alla corte di Artù per partecipare alla grande festa.»<br>«Allora prendete il cavallo: faremo come avete detto, e che Dio vi perdoni per tutti i vostri peccati come ho già fatto io! A un miglio da qui il vescovo suffraganeo di Carlisle potrà impartirvi il sacramento del battesimo.»<br>Montarono a cavallo insieme a ser Galleron e, giunti alla presenza del vescovo, gli esposero quanto volevano. Il sant'uomo fece riempire un grande bacile d'acqua, la consacrò, poi confessò e assolse ser Palamede. Ser Tristano e ser Galleron furono i suoi padrini.<br>Poco dopo, ripartirono per Camelot dove trovarono il re, la regina e quasi tutti i cavalieri della Tavola Rotonda, che furono molto lieti di sapere che ser Palamede si era fatto cristiano. (pp. 490-491) ====Libro XIII==== *«Ora sono certo che voi della [[Tavola Rotonda]] partirete alla ricerca del [[Graal|Sangrail]] e che io non vi vedrò mai più tutti insieme» dichiarò allora Artù. «Voglio perciò che vi riuniate per giostrare e torneare nel prato sotto Camelot in modo che, dopo la vostra morte, si possa tramandare che in questo giorno erano qui raccolti tanti valorosi combattenti.» (p. 501) *Rientrati tutti tra le mura di Camelot, il re e i baroni si recarono ad ascoltare i vespri nella cattedrale e poi a cena, dove ciascuno dei cavalieri prese posto, come prima, sul proprio seggio. Ma ecco che, tra improvvisi scoppi e rombi di tuono che fecero temere che il palazzo stesse crollando, nella sala penetrò un raggio di sole sette volte più vivido di quanto si fosse mai visto e tutti furono investiti dalla grazia dello Spirito Santo. Guardandosi intorno, i cavalieri osservarono che gli altri sembravano circonfusi di bellezza, ma non poterono pronunciare una sola parola. Poi, apparve il Santo Graal velato di sciamito bianco, così che nessuno poté vederlo o capire chi lo recasse, e la sala si riempì di profumi mentre davanti ai commensali comparivano i cibi e le bevande che prediligevano. Dopo aver attraversato l'intero ambiente, il sacro vaso scomparve d'un tratto, e solo allora i presenti ritrovarono la voce e il re rese grazie a Dio per la benevolenza che aveva mostrato loro. (p. 502) *Non torneranno più tutti {{NDR|i [[cavalieri della Tavola Rotonda]]}} insieme perché molti moriranno nel corso della ricerca. Io li amo quanto la mia stessa vita, e lo scioglimento di questa compagnia mi provoca un tremendo dolore, poiché la loro presenza alla mia corte era ormai un costume consolidato. ([[Re Artù]], p. 503) *Il mio peccato e la mia malvagità mi hanno sprofondato nel disonore [...]. Finché ho perseguito avventure mondane per soddisfare desideri terreni, le ho sempre compiute in modo impareggiabile e senza mai subire sconfitte nelle giuste come nelle inique contese. Ma ora che ho intrapreso avventure celesti, capisco che il mio antico peccato mi ostacola e mi svergogna al punto che quando mi è apparso il sacro sangue non ho avuto la forza di muovermi e di parlare. ([[Lancillotto]], p. 518) *{{NDR|Su [[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]]}} Tutte le mie gesta d'armi le ho compiute per amor suo [...] e per lei mi sono battuto, a torto o a ragione. Non ho mai fatto nulla solo per amore di Dio, ma sempre anche per conquistarmi onore e farmi andare di più, e ne sono stato poco o nulla grato al Signore. ([[Lancillotto]], p. 519) ====Libro XIV==== *«[[Mago Merlino|Merlino]] istituì la [[Tavola Rotonda]] a somiglianza della sfericità del mondo in essa perfettamente rappresentato» proseguì la reclusa. «Nella Tavola Rotonda, infatti, l'intero mondo cristiano e pagano trova ristoro, tanto che coloro che sono scelti a fare parte di quell'eletta compagnia si reputano colmi di grazia e più onorati che se fossero i padroni di metà della terra. Hai potuto vedere anche tu come, pur di appartenervi, i cavalieri siano disposti a perdere padre, madre, famiglie, mogli e figli, come facesti tu stesso che, per unirti a loro, abbandonasti tua madre senza volerla più vedere.<br>«Dunque, quando Merlino istituì la Tavola Rotonda disse che coloro che ne sarebbero stati compagni avrebbero potuto attingere alla verità del Sangrail. Gli fu chiesto chi l'avrebbe conquistata, ed egli rispose che sarebbero stati tre tori bianchi, due vergini e uno casto, e che uno di essi sarebbe stato più forte e più valoroso di suo padre quanto il leone lo è del leopardo. Allora gli fu detto: "Bisognerà che con le tue arti tu dia luogo a un seggio su cio potrà prendere posto solo il cavaliere che eccellerà su ogni altro".<br>«E Merlino istituì il Seggio Periglioso, quello su cui Galahad sedette al banchetto di Pentecoste.» (p. 522) *La storia dice che [[Parsifal|ser Percival]] era uno degli uomini più religiosi che vi fossero al mondo in quei tempi in cui ben pochi credevano in Dio senza riserve, e i figli non rispettavano i padri e li trattavano come estranei. Egli quindi cercò conforto in Nostro Signore Gesù pregandolo affinché le tentazioni non lo allontanassero dal servizio di Dio ed egli potesse continuare ad essere Suo leale campione. (p. 527) *[...] sono al servizio dell'Uomo migliore del mondo che non permetterà che io muoia, perché chi bussa alla Sua porta potrà entrare, chi chiede potrà ricevere, ed Egli non si nasconde a colui che lo cerca [...]. ([[Parsifal]], p. 529) *Punirò la mia carne, che vuole avere impero su di me! ([[Parsifal]], p. 532) *Quanto sono stato vicino a perdere me stesso [...] e la purezza che non avrei mai più potuto riavere! ([[Parsifal]], p. 532) ====Libro XV==== *«Non sei forse ser Lancillotto del Lago?» gli chiese il religioso dopo che il cavaliere gli ebbe comunicato che si sarebbe fermato con lui per la notte.<br>«Si, sono io.»<br>«Cosa fai in questa contrada?»<br>«Vado in cerca delle avventure del [[Graal|Sangrail]], signore.»<br>«Fa pure» gli disse allora il buon uomo «ma anche se il santo vaso si trovasse qui, il peccato ti impedirebbe di vederlo proprio come non è dato a un cieco di scorgere una spada sfolgorante.» (pp. 534-535) *Quaranta anni dopo la passione di Gesù Cristo, [[Giuseppe d'Arimatea|Giuseppe di Arimatea]] preconizzò che re Evelake avrebbe sconfitto in battaglia i propri nemici. Dei sette re e dei due cavalieri che hai visto, il primo si chiama Nappus, e fu un sant'uomo; il secondo ebbe il nome di Nacien in onore di un suo avo che aveva ospitato Nostro Signore Gesù Cristo. Il terzo fu chiamato Helias il Grosso; il quarto Lisais; il quinto, Jonas, lasciò il proprio paese per rcarsi nel Galles dove sposò la figlia di Manuel ed ottenne la Gallia, che elesse come sua dimora e generò Lancillotto, tuo nonno, che sposò la figlia del re d'Irlanda e fu un uomo insigne quanto te. Suo figlio fu re Ban, tuo padre, l'ultimo dei sette re. Uno dei due cavalieri, invece, rappresenta te, Lancillotto, cui gli angeli dissero che non appartenevi alla compagnia dei sette re, mentre il secondo cavaliere sta a indicare il leone, che è superiore a tutti i re della terra, cioè ser Galahad, da te concepito nella figlia di re Pelles. E tu, che dovresti essere grato a Dio di ogni altro, perché, come peccatore, sei il cavaliere senza pari, non Lo hai ringraziato per tutte le straordinarie virtù che Egli ti ha prestate! (p. 537) *Ah, Lancillotto [...] finché facevi parte della cavalleria terrena, eri l'uomo più straordinario e avventuroso del mondo; ma non devi stupirti se ora che ti trovi tra cavalieri impegnati in imprese celesti la fortuna ti è avversa. (p. 539) ====Libro XVI==== *Ser Lancillotto, poi, se non fosse per una sola pecca sarebbe superiore a ogni altro. Ma così come stanno le cose, è proprio come noi; solo che si assume le fatiche maggiori. ([[Gawain]], p. 541) *La [[Tavola Rotonda]] fu istituita proprio perché gli uomini non svilissero queste due virtù{{NDR|, la pazienza e l'umiltà}}, come la cavalleria, che affonda in esse le sue radici, è sorta perché non possa mai essere sconfitta la fraternità che ne è il fondamento. (p. 545) *{{NDR|Rivolto a [[Gawain]]}} Ti sei impegnato insieme a molti altri in una ricerca che non porterai mai a termine perché il Sangrail non si mostra ai peccatori. Non devi quindi meravigliare se non vi sei riuscito. Tu sei un cavaliere sleale e un grande assassino, mentre per gli uomini buoni questa ricerca è ben altro che una serie di omicidi. Lancillotto, benché abbia commesso gravi colpe, al momento stesso in cui ha intrapreso la ricerca si è impegnato a non peccare più, e infatti non ha mai ucciso né ucciderà un solo uomo fino al suo ritorno a Camelot. Se non fosse per la sua fragilità che probabilmente lo farà ricadere nella colpa con il pensiero, egli sarebbe il primo a compiere l'impresa dopo Galahad. Ma poiché Dio conosce i suoi pensieri e la sua debolezza, gli concederà di morire in santità. (Eremita, pp. 546-547) ====Libro XVII==== [[File:Galaad devant le graal n°3.gif|thumb|Galahad, Bors e Parsifal dinanzi al Graal]] *{{NDR|Su [[Davide]]}} Egli era un dotto che conosceva le virtù delle pietre e delle piante, il corso delle stelle e molte altre cose ancora; ma poiché aveva una moglie malvagia, si era convinto che non esistessero donne buone, tanto che ne parlò con disprezzo anche nei libri che compose. (p. 573) *Non spetta a noi punire chi ha operato contro Dio, ma solo alla Sua potenza. ([[Galahad]], p. 576) *Siete uno sciocco se non sapete che le [[Verginità|vergini]] sono franche ovunque si trovino. ([[Parsifal]], p. 579) *Nessuna lingua potrebbe descrivere e nessun cuore immaginare le meraviglie cui ho assistito. Se non mi fossi macchiato di un antico peccato, avrei potuto vedere molto di più. ([[Lancillotto]], p. 588) *Galahad, servo di Gesù Cristo che attendo da tempo, abbracciami e lascia che riposi sul tuo petto e tra le tue braccia, casto e vergine sopra ogni altro cavaliere, giglio simbolo di purezza, rosa del colore del fuoco, fiore di ogni virtù. Sei tanto intriso della fiamma dello Spirito Santo che la mia carne, consunta dalla vecchiaia, ritrova la giovinezza! (Re Mordrains, p. 591) *[...] rimessosi in viaggio, {{NDR|Galahad}} penetrò in una foresta irta di pericoli dove la storia dice che si imbatté in una sorgente in cui l'acqua ribolliva formando grandi onde. Il cavaliere vi posò una mano, e subito l'acqua si placò e il calore ne disparve, poiché quell'ardore era segno di lussuria, molto diffusa a quei tempi, e non poté durare al contatto con la purezza della sua verginità. Quanto era accaduto fu considerato un miracolo in tutto il paese, e da allora la fonte fu chiamata la Sorgente di Galahad. (p. 591) *«Figliolo» disse poi l'Uomo a Galahad «sai cos'è ciò che stringo tra le mani?»<br>«No, se non me lo dite voi.»<br>«È la sacra scodella in cui mangiai l'agnello pasquale. Ora hai veduto quello che più desideravi, ma con minore chiarezza di come lo potrai ammirare nel Palazzo Spirituale della città di Sarras. Adesso partirai e con te partirà anche il Sangrail, che questa notte stessa dovrà lasciare il regno di Logris dove nessuno lo vedrà mai più perché le genti di questa terra si sono volte al peccato e non lo servono né lo venerano come dovrebbero; io perciò le spoglio dell'onore che avevo loro concesso. Domattina voi tre prenderete la Spada dalla Strana Cintura e scenderete alla riva del mare dove troverete pronta una nave. Ma prima ridonerete la salute al Re Magagnato ungendogli il corpo e le gambe con il sangue che è colato dalla lancia.»<br>«Signore, perché gli altri non possono venire con noi?» chiese Galahad.<br>«Come inviai i miei apostoli in diverse direzioni, così voglio ora che vi separiate. Quanto a voi tre compagni, due moriranno al mio servizio e solo uno tornerà a darne notizia» fu la risposta.<br>Poi l'Uomo li benedì e scomparve. (pp. 594-595) *«Salutate per me ser Lancillotto mio padre e signore, e ricordategli che questo è un mondo incostante.»<br>Infine si inginocchiò a pregare davanti alla tavola e la sua anima lo lasciò, trasportata nel cielo di Gesù Cristo da una moltitudine di angeli. I compagni, che assistettero al prodigio, videro anche una mano scendere sul vaso e sulla lancia, prenderli e portarli nei cieli.<br>Da allora non vi è più stato un uomo che abbia avuto l'ardire di sostenere di aver visto il Sangrail. (p. 598) ====Libro XVIII==== *[...] Lancillotto, dimentico della promessa fatta e della perfezione raggiunta nel corso della ricerca, riprese a frequentare la regina. Del resto, come dice appunto il libro, se egli non le fosse stato intimamente legato nei suoi pensieri più riposti quanto, in superficie, appariva devoto a Dio, nessun cavaliere avrebbe potuto superarlo nella ricerca del Sangrail. Invece, i suoi più segreti sentimenti correvano sempre a lei. Così essi ripresero ad amarsi con maggiore ardore di prima e i loro convegni si fecero tanto frequenti che la corte cominciò a mormorare, e in particolare il loquace ser Agravano fratello di ser Galvano.<br>Ma intanto Lancillotto, continuamente assediato da dame e da damigelle che gli chiedevano di essere loro campione in questioni di diritto, per evitare ulteriori maldicenze e dicerie, decise di impegnarsi con zelo a seguire i dettami di Nostro Signore Gesù Cristo e di sottrarsi per quanto gli era possibile alla familiarità e alla compagnia di Ginevra. (p. 603) *[...] ser Mordred, ser Agravano e molti altri della corte non ci perdono d'occhio e parlano del nostro amore. Li temo più per voi che per me perché, se del caso, io potrei fuggire o sbarazzarmene, mentre voi non potreste che rimanere qui a subire le maldicenze; e se doveste trovarvi in pericolo per aver commesso volontariamente qualche leggerezza, non potreste avere altro aiuto che il mio e quello dei miei parenti. Signora, la nostra imprudenza ci condurrà allo scandalo e alla vergogna, e io non voglio assolutamente che voi siate disonorata. Sono queste le ragioni che mi hanno spinto a dedicarmi il più possibile al servizio delle dame, facendo in modo che tutti pensino che ne traggo gioia, delizia e piacere. ([[Lancillotto]], p. 604) *Lancillotto, ora capisco la vostra falsità e la vostra volgare lussuria! Voi amate altre dame, e per me non provate che disprezzo. Adesso che ho ben chiaro che siete un traditore, state certo che non vi amerò mai più. Non osate comparirmi ancora davanti: da questo momento vi scaccio dalla corte, e per sempre, e vi bandisco dalla mia compagnia. Se tenterete di rivedermi, sarete ucciso. ([[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]], pp. 604-605) *Spesso le donne sono impulsive e compiono azioni di cui poi si pentono amaramente. ([[Bors (ciclo arturiano)|Bors]], p. 605) *Se accetterò di essere il campione della regina mi alienerò molti cavalieri della Tavola Rotonda. Tuttavia, per amore di Lancillotto e vostro, sarò suo difensore a meno che il caso non porti qui un campione meglio di me. ([[Bors (ciclo arturiano)|Bors]], p. 609) *Non ho mai sentito dire che Ginevra abbia rovinato un solo cavaliere. Anzi, a quel che so, ella ci ha sempre magnificato ed è stata la sovrana più generosa e liberale, e la più munifica di doni e di benevolenza. Sarebbe quindi vergognoso se lasciassimo morire nell'ignominia la moglie del nostro nobilissimo re. Sappiate che non lo permetterò, e che sosterrò la sua innocenza nella morte di ser Patrise; del resto, ella non aveva alcun motivo per odiare lui o alcuno dei cavalieri intervenuti al banchetto. Direi anzi che ci abbia invitati per affetto, certo non per un subdolo stratagemma, e sono convinto che comunque andrà, un giorno sarà possibile provare che tra di noi vi è un traditore. ([[Bors (ciclo arturiano)|Bors]], p. 610) *Come dice un antico proverbio, è aspra la battaglia nella quale si scontrano parenti e amici, perché allora non c'è posto per la misericordia, ma solo per la più mortale delle contese. ([[Lancillotto]], p. 629) *[...] non mi piace essere obbligato ad amare; l'amore deve nascere dal cuore, non dalla costrizione [...]. ([[Lancillotto]], p. 636) *L'amore deve essere libero, non imposto, perché un amore forzato finisce con il dissolversi. ([[Re Artù]], p. 636) *All'uomo d'onore non può non ripugnare assistere alla sconfitta di un suo pari, mentre chi non ha onore e si comporta da vile, alla vista di un uomo in pericolo non compirà mai un gesto gentile o generoso. Un codardo, infatti, non darà mai prova di misericordia, mentre chi alberga la bontà nel cuore farà agli altri quello che vorrebbe fosse fatto a lui. ([[Re Artù]], p. 642) *{{NDR|Su [[maggio]]}} Quel mese esuberante infonde coraggio negli amanti e, in vari modi, li induce più di ogni altro a diversi comportamenti, perché è allora che, come erbe e arbusti, gli uomini e le donne si rinnovellano e richiamano alla mente lontane cortesie, servigi e gesti gentili che avevano posto nell'oblio per negligenza.<br>E come il rigore dell'inverno offusca e sfigura la verde estate, così accade all'amore che lega l'uomo alla donna, quando è incostante. Sono numerosi coloro che non albergano la costanza, e non passa giorno senza che vediamo come basti un alito di rigore invernale per cancellare e spezzare col minimo pretesto un vero amore, che pure costa tanto. Questa non è costanza né saggezza, ma debolezza di carattere, disonorevole per coloro che la praticano.<br>Perciò, come il maggio fiorisce e germoglia nei giardini, così ogni uomo d'onore rivesta il proprio cuore di germogli, prima a gloria di Dio, poi per dare gioia a coloro cui ha giurato fedeltà. Infatti, non c'è uomo o donna d'onore che non abbia scelto l'oggetto del proprio amore. E se la fatica delle armi non deve essere mai trascurata, bisogna però che l'onore sia innanzitutto riserbato a Dio, e solo dopo aver contesa con le dame: questo è ciò che io chiamo un amore virtuoso.<br>Oggi, però, gli uomini non sanno amare per sette giorni di seguito senza pretendere di appagare le proprie brame. La ragione ci dice che un tale amore non può durare, perché quanto è subito accordato con troppa prontezza, è ben presto spento dall'ardore stesso. Così è l'amore ai nostri tempi: arde lesto e altrettanto in fretta si raffredda! E questa non si può chiamare costanza. Ai tempi di Artù l'amore soleva essere diverso: uomini e donna si amavano anche per sette interi anni senza che tra loro si insinuasse la lussuria. Quello era amore vero, e fedele!<br>Ho dunque paragonato l'amore di oggi all'estate e all'inverno, perché come la prima è calda e il secondo è freddo, allo stesso modo procede l'amore ai nostri giorni. Tutti voi che siete amanti rammentate quindi il mese di maggio! (pp. 643-644) ====Libro XIX==== *[...] a quel tempo era costume che Ginevra non lasciasse mai la corte senza un seguito di ottimi cavalieri armati, quasi tutti giovani decisi a farsi onore. Erano chiamati i Cavalieri della Regina e in battaglia, ai tornei e alle giostre portavano come insegna uno scudo completamente bianco. Venivano scelti per quel servigio tutti gli anni in occasione della festa della Pentecoste tra i cavalieri che si erano mostrati più valorosi, in sostituzione di quelli che erano morti nel corso dell'anno (e non ne passava uno senza che ne morissero alcuni). Proprio compiendo tale servigio si erano distinti all'inizio ser Lancillotto e tutti gli altri, prima di conquistare rinomanza. (pp. 645-646) *Ahimè, che vergogna che un [[cavaliere]] ne tradisca un altro! [...] Ma c'è un vecchio proverbio che recita: "Il valoroso è davvero in pericolo solo quando si trova in balia di un codardo. ([[Lancillotto]], p. 649) *Gesù mi terrà lontano dal disonore, e poi ben vengano le disgrazie che Dio vuole mandare [...]. ([[Lancillotto]], p. 657) ====Libro XX==== *Nel mese di maggio, quando ogni cuore gagliardo fiorisce e germoglia e, con la bellezza e il rigoglio della stagione, uomini e donne sono pieni di letizia per l'avvicinarsi dell'estate con i suoi fiori novelli, laddove gli aspri venti e le bufere dell'inverno li inducono a raccogliersi al coperto presso il focolare, scoppiarono furore e sventura che ebbero termine solo con la morte e l'estinzione del fiore di tutti i cavalieri del mondo. (p. 663) *Mi meraviglio che nessuno di noi si vergogni di sapere, e di vedere con i propri occhi, che Lancillotto giace giorno e notte con la regina [...]. Ne siamo tutti al corrente, eppure siamo tanto vili da tollerare il disonore di un sovrano nobile quanto Artù. ([[Agravaine]], p. 663) *Se ne dovesse derivare ostilità o guerra tra noi e Lancillotto, sta' certo che molti re e molti potenti signori sceglierebbero di schierarsi con lui. E poi, fratello [...] devi sempre tenere a mente che Lancillotto ha salvato più di una volta il re e la regina, e che anche i migliori tra noi si sarebbero sentiti gelare il cuore in varie occasioni se egli non fosse stato il più valoroso e non lo avesse dimostrato molto spesso. ([[Gawain]], p. 664) *Ser Lancillotto mi ha concesso l'investitura e niente potrà indurmi a parlare male di lui [...]. ([[Sir Gareth]], p. 664) *Appena gli altri furono usciti, il re chiese quale fosse il motivo della disputa.<br>«Ora ve lo dirò, sire; non posso più tenerlo in me» gli rispose ser Agravano. «Io e ser Mordred siamo in disaccordo con i nostri fratelli: sappiamo che ser Lancillotto è da tempo l'amante della regina e, poiché siamo figli di vostra sorella, non possiamo continuare a tollerarlo. Voi siete il suo signore e colui che lo ha investito cavaliere, e intendiamo provare la sua slealtà.»<br>«Se quello che dite è vero, Lancillotto è un traditore!» esclamò Artù. «Ma mi ripugna compiere un passo del genere senza averne le prove; ser Lancillotto è un cavaliere valoroso e, come ben sapete, il migliore di tutti noi. Se non sarà colto sul fatto, vorrà battersi con colui che lo ha denunciato, e nessuno sarà in grado di tenergli testa. Quindi, voglio che sia sorpreso in flagrante.»<br>Il libro francese dice che il re non desiderava affatto che si diffondessero voci su Lancillotto e la regina. A dire il vero, egli ne aveva già il sospetto, ma non voleva sentirne parlare perché amava molto ser Lancillotto per tutto quello che egli aveva fatto in favore suo e di Ginevra. (p. 665) *«Ahimè» si lamentava intanto Lancillotto «non mi è mai capitato di trovarmi a rischiare una morte vergognosa per la mancanza della mia armatura!»<br>Nel frattempo ser Agravano e ser Mordred non cessavano di gridare:<br>«Esci dalla camera della regina, traditore! Sta' certo che non riuscirai a fuggire».<br>«Gesù misericordia, non posso tollerare questo odioso clamore: meglio morire subito che sopportare un simile tormento!» esclamò allora Lancillotto; poi prese Ginevra tra le braccia e la baciò.<br>«Nobilissima tra le regine cristiane aggiunse siete la mia diletta e gentile signora e io, il vostro povero e fedele cavaliere, vi sono stato al fianco nelle cause giuste come in quelle ingiuste dal giorno in cui re Artù mi conferì l'investitura. Se morirò, vi supplico di pregare per la mia anima. Sono sicuro che ser Bors e tutti gli altri miei parenti, e anche ser Lavaine, vi salveranno dal rogo. Confortatevi, perciò, madonna mia amata, e qualunque cosa mi accada, andate con ser Bors e con gli altri che vi tratteranno con ogni onore e vi faranno regina delle mie terre.»<br>«No, Lancillotto, non vi sopravviverò! Se sarete ucciso, per amore di Dio accoglierò la morte con umiltà, come è dovere di una regina cristiana.»<br>«Ebbene, signora, poiché è giunto il giorno in cui dobbiamo separarci, sappiate che venderò la vita al più alto prezzo, e che sono mille volte più addolorato per voi che per me. Ma ora preferirei avere indosso la mia solida armatura piuttosto che regnare su tutto il mondo cristiano: prima di soccombere farei in modo che le mie gesta siano tramandate.»<br>«Piacesse a Dio che uccidessero me e lasciassero libero voi!» esclamò la regina.<br>«Questo non deve accadere, e che Dio mi ripari da una simile vergogna!» replicò Lancillotto. «Gesù Cristo, sii tu il mio scudo e la mia armatura!» (p. 667) *Ora, signora, è chiaro che il nostro amore è giunto al suo epilogo e che da adesso in poi re Artù mi sarà nemico. Ma se vorrete rimanere con me, mi impegno a tenervi al riparo da ogni pericolo. ([[Lancillotto]], p. 669) *Stanotte ho ucciso ser Agravano, fratello di ser Galvano, e almeno altri dodici suoi compagni. Non ho alcun dubbio, pertanto, che vi sarà un conflitto sanguinoso. Quei cavalieri erano stati mandati a sorprendermi su ordine espresso di Artù, e il re deve essere talmente furibondo e colmo di risentimento che condannerà la regina al rogo. Io non posso certo permettere che ella sia arsa per colpa mia. Se riuscissi a farmi ascoltare, mi offrirei di essere fatto prigioniero per potermi poi battere in suo favore e provare che è una sposa fedele, ma temo che il re sia troppo infuriato per accettare questa proposta. ([[Lancillotto]], p. 671) *Miei bei signori, mi ripugna di compiere un'azione che potrebbe disonorare voi e tutto il mio lignaggio. Ma poiché sono altrettanto contrario a permettere che la regina muoia di una morte ignobile, se il vostro consiglio è di sottrarla al supplizio, siate però ben consapevoli che dovrò causare molti lutti. Forse, con mio grande rammarico, sarò costretto a uccidere anche qualcuno dei miei migliori amici e può darsi che alcuni, piuttosto che essere complici di un'azione abietta, preferiscano schierarsi dalla mia parte: non vorrei certo farli soffrire. ([[Lancillotto]], p. 672) *«[...] il caso di Tristano dovrebbe mettermi in guardia. Sapete bene come andò a finire dopo che, presi tutti gli accordi, egli riportò [[Isotta|Isotta la Bella]] a re Marco: quel sovrano lo uccise a tradimento mentre suonava l'arpa davanti alla sua dama, cogliendolo alle spalle e trafiggendogli il cuore con una lancia ben affilata.»<br>«È vero» convenne ser Bors «ma c'è una cosa che dovrebbe incoraggiare te come tutti noi, ed è che re Marco e re Artù sono di indole assai diversa, perché Artù non ha mai mancato alla propria parola.» (pp. 672-673) *Capita spesso che agiamo per quel che crediamo il meglio, e che finisce poi per dimostrarsi il peggio. ([[Gawain]], p. 674) *[...] sappiate che soffro di più per la perdita dei miei buoni cavalieri che per la fuga della mia gentile regina, perché di regine posso averne quante ne voglio, mentre non mi sarà mai più possibile riunire una simile compagnia di valorosi. E che sciagura che io e Lancillotto dobbiamo essere nemici! ([[Re Artù]], p. 677) *[...] da oggi in poi cercherò Lancillotto fino al giorno in cui uno dei due avrà ucciso l'altro. Intendo vendicarmi e vi chiedo di prepararvi alla guerra. Se non volete perdere il mio servigio e il mio affetto, affrettatevi a mettere alla prova i vostri amici. Giuro su Dio che, anche se dovessi inseguire Lancillotto per sette regni, lo ucciderò a costo della vita. ([[Gawain]], p. 679) *«Dio non voglia che io mi scontri con il nobilissimo sovrano che mi armò cavaliere!» replicò Lancillotto.<br>«Alla malora le belle parole!» proruppe il re. «Presta fede a quanto ti dico e non lo dimenticare: sono il tuo mortale nemico e lo sarò fino al giorno della mia morte. Non ti perdonerò mai di avermi ucciso degli ottimi cavalieri e degli uomini nobilissimi appartenenti al mio stesso sangue. Per di più, hai giaciuto per anni con la regina, che alla fine mi hai rapita con la forza.»<br>«Mio nobilissimo signore e re, dite quello che volete, tanto sapete benissimo che non mi batterò mai con voi» gli rispose Lancillotto. «È vero, vi ho ucciso dei cavalieri, e me ne rammarico molto; ma sono stato costretto a farlo per salvarmi la vita. Avrei forse dovuto lasciarmi uccidere? Quanto a madama la regina, non un solo cavaliere al mondo, salvo la persona di vostra altezza e il mio signore ser Galvano, oserebbe provare sul mio corpo che ella vi ha tradito! E se vi fa piacere di dichiarare che sono legato da molti anni a madama la vostra regina, vi darò soddisfazione dimostrando con il mio braccio contro chiunque, salvo voi e ser Galvano, che ella vi è fedele. Tuttavia, alla sua grazia è piaciuto di tenermi in suo favore e di prediligermi tra tutti gli altri, e del resto io ho ben meritato il suo affetto perché, sire, più di una volta il vostro furore avrebbe permesso che ella fosse condotta al supplizio se io non mi fossi battuto per lei inducendo i suoi nemici a confessare la loro menzogna e facendola così assolvere con onore. E tutte quelle volte, voi mi avete dimostrato amore e gratitudine per averla salvata, e mi avete anche promesso di essere per sempre il mio benevolo signore. Ora, invece, mi sembra che ricompensiate male i miei servigi. Del resto, sire, avrei perso gran parte del mio onore cavalleresco se avessi tollerato che madama, la vostra regina, fosse suppliziata per causa mia. In molte occasioni mi sono battuto per lei in contese che non mi riguardavano; non avrei forse avuto il diritto di farlo allorché ero dalla parte del giusto? Perciò, mio generoso e grazioso signore, concedete la vostra benevolenza alla vostra regina, che è buona e fedele!» (pp. 680-681) *Voi, sire, avete dato ascolto a voci menzognere, e questa è stata la causa della guerra che ci oppone. Mio signore, un tempo avevo meritato la vostra compiacenza per essermi battuto in favore della regina vostra moglie, e sapete bene quante volte ella abbia dovuto patire gravi torti. Ora, mio buon signore, mi sembra che in questa circostanza, più che in tutte quelle che pure avete approvato, io avessi un motivo ben valido per strapparla al rogo, dal momento che ella vi era stata condannata a causa mia. Coloro che vi hanno raccontato le fole che sapete erano per certo mentitori, ma le calunnie sono ricadute sul loro capo poiché, se la potenza di Dio non fosse stata dalla mia parte, come avrei potuto io, disarmato e ignaro, far fronte a quattordici avversari armati e decisi? Infatti ero stato convocato dalla regina per non so quale motivo, e avevo appena varcato la porta della sua camera quando ser Agravano e ser Mordred hanno cominciato a chiamarmi traditore e codardo. ([[Lancillotto]], p. 687) *[...] non mi sono mai battuto a oltranza con un cavaliere senza mostrare misericordia, e che benché mi sia misurato con ottimi guerrieri quali ser Tristano e ser Lamorak, ho sempre reso loro l'onore e il rispetto che meritavano. Dio mi è testimone che non mi sono mai adirato al punto da accanirmi contro i buoni cavalieri che ho visto impegnati a farsi onore, e che sono sempre stato lieto di aiutare un avversario in grado di tenermi testa a piedi o a cavallo. ([[Lancillotto]], p. 688) *Ser Galvano, io amavo ser Gareth più di qualunque mio parente, e piangerò per sempre la sua morte non solo per il grande timore che ho di voi, ma anche per altri motivi che mi amareggiano. Prima di tutto, perché fui io a investirlo cavaliere; poi, perché so che mi amava più di ogni altro; il terzo motivo è che era un uomo nobilissimo, leale, cortese, gentile e di buona indole; il quarto è che appena seppi della sua morte capii che da voi non avrei avuto altro che un'inestinguibile guerra. Per di più, ero certo che avreste fatto in modo che il mio nobile signore Artù mi fosse nemico per sempre. Eppure, che Gesù mi perdoni, non ho ucciso ser Gareth e ser Gaheris di proposito. Ah, perché erano disarmati in quel giorno fatale! ([[Lancillotto]], p. 689) *Se non fosse stato per il papa, io mi sarei battuto con te in singolare tenzone e avrei provato sulla tua persona la tua falsità nei confronti di Artù e miei. E lo farò, una volta che avrai lasciato queste terre, dovunque riuscirò a trovarti! ([[Gawain]], p. 690) *Ahimè, così devo abbandonare il più nobile tra i regni cristiani, quello che ho amato di più e in cui ho acquistato il mio onore! Mi rammarico di esserci venuto, se devo esserne vilmente bandito senza colpa e senza motivo! Ma la fortuna è così incostante, e la sua ruota tanto mobile, che nessuno è certo di potervi riposare durevolmente. Ne sono prova molte antiche leggende, come quelle che narrano del nobile Ettore, e di Troilo, e di Alessandro il potente Conquistatore, e di molti altri che precipitarono in basso dal culmine della loro regalità. Così avviene per me, che ero tenuto in grande onore in questo regno nel quale la Tavola Rotonda crebbe in dignità grazie a me stesso e ai miei più che virtù di chiunque altro. ([[Lancillotto]], p. 690) *Mio signore Artù, nobile sovrano che mi fece cavaliere, il mio affetto per voi è tale che i vostri attacchi mi addolorano profondamente, eppure li ho sopportati con pazienza. Se fossi stato vendicativo, avrei potuto scendere in campo e domare i vostri baldi cavalieri, ma ho pazientato per sei mesi lasciando che voi e ser Galvano faceste quel che volevate. Ora però non posso tollerarlo più e devo difendermi, perché ser Galvano mi ha accusato di tradimento. Sono stato sempre contrario a battermi contro un vostro parente, ma adesso non posso più tirarmi indietro, come la preda quando è messa alle strette. ([[Lancillotto]], p. 697) *[...] ser Galvano aveva ricevuto da un sant'uomo un dono miracoloso che gli aveva permesso di farsi molto onore: ogni giorno dell'anno, dalle nove a mezzogiorno, la sua forza cresceva fino ad arrivare a triplicarsi. Per questo re Artù, che era il solo a saperlo, aveva ordinato che tutte le tenzoni che si fossero svolte alla propria presenza, di qualunque genere e per ogni tipo di lite, avessero inizio alle nove del mattino: in tale modo il partito per il quale si fosse battuto il nipote avrebbe avuto sempre il sopravvento nel corso delle tre ore in cui la forza di Galvano raggiungeva il suo culmine. (p. 698) ====Libro XXI==== *A [[Mordred|ser Mordred]] era stato dunque affidato il governo di tutta l'Inghilterra. Egli allora fece vergare delle false lettere fingendo che provenissero dal continente, in cui era scritto che re Artù era stato ucciso nel corso della guerra contro ser Lancillotto; quindi convocò a parlamento tutti i baroni e si fece eleggere re. L'incoronazione avvenne a Canterbury e fu seguita da festeggiamenti che durarono quindici giorni.<br>Dopo di che, ser Mordred si recò a Winchester e dichiarò apertamente alla regina (che però era moglie del re, allo stesso tempo suo zio e padre) che intendeva sposarla e perparò le nozze fissando il giorno del matrimonio. Ginevera, pur profondamente addolorata, gli rispose con cortesia e finse di sottomettersi al suo volere; tuttavia espresse il desiderio di recarsi a Londra per comprare quanto le sarebbe occorso per gli sponsali. (p. 702) *Riflettete, Inglesi, sulla malvagità che tutto ciò palesava! Artù era il re più nobile e il cavaliere più valoroso del mondo e che più amava e sosteneva gli uomini prodi, eppure quelli Inglesi non gli concedevano la propria stima! Ché tale era l'antico costume di questa terra, e c'è chi dice che non l'abbiamo ancora abbandonato. Ahimè, questo è un grave difetto: nulla ci piace se perdura nel tempo.<br>Così si comportavano gli uomini di allora: amavano di più ser Mordred che il nobile Artù e molti andarono a dire all'usurpatore che sarebbero stati con lui nella buona come nella cattiva sorte. Allora ser Mordred, che aveva sentito dire che Artù sarebbe sbarcato a Dover, vi si portò con grande esercito allo scopo di sconfiggerlo e di scacciarlo dalle sue stesse terre. (pp. 703-704) *«Ahimè, ser Galvano, figlio di mia sorella, con l'uomo che amavo di più al mondo se ne va ogni mia gioia!» si dolse {{NDR|Artù}} quando si fu ripreso. «Ora te lo posso dire, caro nipote, solo in te e in ser Lancillotto riposavano la mia letizia e la mia fiducia. Adesso che ho perduto entrambi, tutto il conforto che avevo sulla terra mi abbandona!»<br>«Ah, caro zio» gli rispose ser Galvano «il mio ultimo giorno è arrivato, e ne devo biasimare la mia impulsività e la mia ostinazione, dato che sono stato ferito sulla vecchia piaga che mi aveva inferto ser Lancillotto. So che morirò prima di mezzogiorno e che a causa del mio orgoglio voi dovrete patire tanta vergogna e sventura. Se il nobile Cavaliere del Lago fosse stato al vostro fianco, come fu e avrebbe dovuto essere ancora, questa guerra sciagurata non sarebbe mai scoppiata, perché solo la sua cavalleria e la nobiltà del suo sangue erano riuscite a tenere soggetti e timorosi i vostri infidi nemici. Ora egli vi mancherà. Ahimè, perché non ho voluto trovare un accordo con lui! [...]» (pp. 704-705) *Io, ser Galvano, cavaliere della Tavola Rotonda, voglio che tutto il mondo sappia che mi sono dato la morte non per colpa tua ma mia. Perciò, ser Lancillotto, ti supplico di tornare nel regno per visitare la mia tomba e per recitare su di essa una preghiera, lunga o breve che sia, per la salvezza della mia anima. Oggi, nello stesso giorno in cui scrivo questa lettera, fui ferito a morte là dove la tua mano mi colpì per prima, e non avrei potuto essere ucciso da un braccio più nobile. ([[Gawain]], p. 705) [[File:Battle Between King Arthur and Sir Mordred - William Hatherell.jpg|thumb|La battaglia tra Artù e Mordred]] *{{NDR|Sulla [[battaglia di Camlann]]}} I messaggeri si recarono da Mordred che si era circondato di un temibile esercito di centomila armati e dovettero pregare a lungo prima di riuscire a fargli accettare in contropartita la Cornovaglia e il Kent fino alla morte di Artù e, dopo, tutta l'Inghilterra. Fu anche concordato che il sovrano e l'usurpatore, ciascuno con un seguito di quattordici cavalieri, si incontrassero in una zona franca tra i due eserciti schierati.<br>Artù fu lieto degli accordi raggiunti, ma prima di recarsi al convegno ordinò ai propri uomini di avanzare fieramente e di uccidere ser Mordred, di cui non ci si poteva fidare in alcun modo, se avessero visto sguainare anche una sola spada. E ser Mordred aveva istruito allo stesso modo il proprio esercito:<br>«Se vedrete balenare anche una sola lama mouvete con coraggio all'attacco e uccidete quanti vi si parano innanzi, perché non mi fido affatto di questa tregua e so bene che mio padre vorrà vendicarsi di me.»<br>L'incontro ebbe dunque luogo come era stato stabilito. Fu portato del vino e ne bevvero insieme, ma una [[vipera]] sbucata da un cespuglio d'edera morse il piede di un cavaliere. Questi, senza darsi pensiero del danno che ne sarebbe derivato, sguainò la spada per ucciderla, e quando i due eserciti videro balenare la lama diedero fiato alle trombe e ai corni e si corsero incontro levando terribili grida.<br>Allora re Artù montò a cavallo e raggiunse prontamente i propri uomini esclamando:<br>«Ahimè, che giorno sventurato!»<br>Ser Mordred si unì ai suoi, ed ebbe inizio la battaglia più funesta che si sia mai vista in terra cristiana: vi furono attacchi impetuosi e galoppare di cavalli, affondi e fendenti, colpi mortali e accenti minacciosi da entrambe le parti. Re Artù non cessava di attraversare le formazioni di ser Mordred compiendo molte prodezze degne di un nobile sovrano senza mai venir meno al proprio ruolo, ma anche ser Mordred non si tirava indietro e più volte mise se stesso in grave pericolo.<br>La battaglia infuriò per tutta la giornata senza risparmio di forze, finché molti nobili cavalieri giacquero immobili sulla fredda terra, e quando cadde la notte il terreno era cosparso dei cadaveri di ben centomila uomini. (pp. 707-708) *{{NDR|Sulla battaglia di Camlann}} Il sovrano impugnò la lancia e si gettò in avanti gridando:<br>«Traditore, è giunto il giorno della tua morte!»<br>Ser Mordred si scagliò a sua volta contro di lui brandendo la spada, ma il re già gli affondava la lancia sotto lo scudo e gliela faceva fuoriuscire dal corpo per più di un braccio. E quando l'usurpatore comprese che non sarebbe potuto sfuggire alla morte, si slanciò con tutte le proprie forze in avanti trafiggendosi fino all'impugnatura dell'asta, poi calò la spada tenuta con entrambe le mani sul proprio padre e lo raggiunse a un lato della testa trapassandogli l'elmo e il crano. Subito dopo si accasciava a terra morto. (p. 709) [[File:The Death of King Arthur by John Garrick.jpg|thumb|La morte di Artù]] *«[...] Il tempo passa in fretta; prendete perciò la mia buona spada Excalibur e portatela alla riva del mare: vi ordino di gettarla nell'acqua e di tornare poi a dirmi cosa avete visto.»<br>«Sire, obbediremo al vostro comando» gli rispose [[ser Bedivere|Bedivere]].<br>Ma sulla strada si mise a osservare con attenzione la nobile arma e le pietre preziose che ricoprivano il pomo e l'elsa.<br>"Se la getto nell'acqua, non ne deriveranno che perdite e danno!" pensò.<br>Perciò la nascose sotto un albero e poi si affrettò a tornare dal re e gli disse di averla gettata in mare.<br>«Cosa hai visto?» gli domandò Artù.<br>«Nient'altro che onde e venti.»<br>«Non è vero» replicò il re. «Ora affrettatevi a ubbidire e, se vi sono caro, non esitate a fare quanto vi ho detto.»<br>Allora ser Bedivere tornò a prendere la spada, ma pensando ancora che fosse un peccato e una vergogna gettare via un'arma tanto nobile, la nascose di nuovo, poi raggiunse il re.<br>«Cosa avete visto?» gli domandò per la seconda volta il sovrano.<br>«Nient'altro che flutti e ondate nere.»<br>«Ah, mi hai ingannato ancora, sleale e traditore!» propruppe Artù. «La tua fama di nobile cavaliere e l'amore che ti ho sempre portato non mi avrebbero mai fatto pensare che mi avresti tradito per il valore di una spada! Ora sbrigati: le tue esitazioni stanno mettendo a grave rischio la mia vita. Se non eseguirai adesso i miei ordini ti ucciderò con le mie stesse mani ovunque potrò incontrarti.»<br>Così ser Bedivere tornò là dove aveva nascosto la spada, la raccolse con cautela e si avvicinò alla riva. Poi avvolse la cintura intorno all'elsa e la scagliò più lontano che poté. Allora vide un braccio e una mano sorgere dall'acqua, afferrarla stretta, brandirla tre volte e poi inabissarsi con l'arma.<br>Quando ser Bedivere, tornato vicino al re, gli raccontò quello che aveva visto, il sovrano esclamò:<br>«Ahimè, aiutatemi ad andare via, temo di avere aspettato già troppo.»<br>Il cavaliere se lo caricò sulle spalle e andò verso la riva del mare. Vi erano appena arrivati che una piccola chiatta piena di belle dame prese terra accanto a loro. Tra di esse si trovava una regina, e tutte portavano cappucci neri e gridavano e piangevano alla vista di re Artù.<br>«Fatemi salire a bordo» disse il re.<br>Ser Bedivere eseguì con delicatezza il comando, e tre dame accolserò Artù tra alti lamenti e lo misero a sedere con la testa appoggiata sul grembo di una di loro.<br>«Ah, mio caro fratello!» disse allora la regina. «Perché vi siete trattenuto tanto a lungo lontano da me? La ferita che avete al capo ha preso fin troppo freddo!»<br>Poi le dame si misero ai remi e allontanarono l'imbarcazione dalla terra. E quando se Bedivere le vide prendere il largo, gridò:<br>«Ah, mio signore Artù, cosa sarà di me ora che mi lasciate tra i miei nemici?»<br>«Confortatevi e fate del vostro meglio: su di me non potrete più fare alcun affidamento» gli rispose il sovrano. «Devo andare nell'isola di Avalon per curare la mia grave ferita, e se non sentirete mai più parlare di me, pregate per la mia anima.»<br>Intanto la regina e le dame piangevano e gridavano da fare pietà. Quando ser Bedivere ebbe perso di vista la chiatta, scoppiò anch'egli in pianti e in lamenti, poi si diresse verso la foresta e camminò per tutta la notte. (pp. 710-712) *Di Artù non ho trovato nient'altro nei libri autorizzati, né ho letto con maggiore certezza della sua morte se non che fu portato via in una nave con tre regine, una delle quali era sua sorella [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana la Fata]], l'altra la regina del Galles del Nord e la terza quella delle Terre Desolate. Non conosco altra testimonianza che quella dell'eremita che un tempo era stato arcivescovo di Canterbury e che riferì che le dame avevano portato da lui un corpo perché lo seppellisse. Tuttavia egli non sapeva con certezza se si trattasse davvero del cadavere di artù, perché questa storia la fece mettere per iscritto ser Bedivere, cavaliere della Tavola Rotonda. (pp. 712-713) *In varie parti d'Inghilterra si crede che re Artù non sia morto e che, per volontà di Nostro Signore Gesù, viva in un altro luogo da dove tornerà per conquistare la Santa Croce. Io però non mi sento di affermarlo, e preferisco dire che in questo mondo egli lasciò la sua vita. Molti sostengono anche che sulla sua tomba siano scritte queste parole:<br><div class="center">{{maiuscoletto|Hic iacet Arthurus Rex quondam rexque futurus}}</div> (p. 713) *{{NDR|Su [[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]]}} Quando seppe della morte del re e di tutti i nobili cavalieri compreso ser Mordred, ella riparò in gran segreto con cinque dame ad Almesbury dove si fece monaca indossando la veste bianca e nera, e vivendo in penitenza come se fosse stata la più grande peccatrice di questa terra. Da allora nessuna creatura riuscì più a renderla felice, e visse tra digiuni, preghiere e opere di carità al punto che tutti si stupirono della purezza dei sui nuovi costumi. Con il tempo, come era da aspettarsi, divenne anche badessa e governatrice del monastero. (p. 713) *La guerra che ha portato alla morte i più nobili cavalieri del mondo è divampata a causa mia e di quest'uomo, e l'amore che ci legava ha causato la rovina del sovrano più onorato della terra. Lancillotto [...] ho assunto questo stato per salvare la mia anima e, con la grazia di Dio e per le piaghe della Sua Passione, confido che dopo la mia morte potrò contemplare il volto benedetto di Gesù Cristo e sedere alla Sua destra nel giorno del Giudizio, poiché in cielo vi sono dei santi che furono peccatori in terra. Perciò, ser Lancillotto, vi supplico di cuore per l'amore che ci fu tra noi di non posare mai più lo sguardo su di me. Vi comando anche, in nome di Dio, che lasciate la mia compagnia e torniate nel vostro regno per preservarlo da guerre e distruzioni. Così come vi ho amato fino ad ora, il mio cuore non mi permetterà più di incontrarvi dopo che a causa vostra e mia è stato annientato il fuore dei re e dei cavalieri. Rientrate dunque nelle vostre terre e prendete moglie per vivere con lei in gioia e letizia. L'unica supplica che il mio cuore vi rivolge è che invochiate il Signore Eterno perché mi conceda di fare ammenda dei miei peccati. ([[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]], p. 716) *«[...] Nella ricerca del Sangrail avrei abbandonato le vanità mondane se non fosse stato per l'amore che vi portavo, e se allora lo avessi fatto con tutto il mio cuore, la volontà e il pensiero, avrei superato ogni altro cavaliere a eccezione di ser Galahad mio figlio. Se voi vi siete votata alla perfezione, è giusto che lo faccia anch'io perché, mi sia testimone Iddio, solo in voi ho avuto la mia gioia terrena. Se il vostro cuore fosse stato diversamente disposto, vi avrei portata con me nel mio regno. Ma poiché tale è la vostra volontà, vi giuro che se troverò un eremita che voglia accogliermi, a qualunque ordine appartenga, farò penitenza e pregherò fino al termine della mia vita. Ora, madama, vi prego di baciarmi un'ultima volta.»<br>«Non lo farò mai» si schermì la regina «e astenetevi anche voi da tali atti.» (pp. 716-717) *Supplico Dio Onnipotente che non mi sia mai più possibile vedere ser Lancillotto con i miei occhi mortali. ([[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]], p. 719) *Quando riporto alla mente la bellezza e la nobiltà della regina e del suo re e li vedo ora giacere insieme, il mio cuore non può sostenere il mio corpo afflitto. Quando poi rifletto che per mia colpa, orgoglio e superbia sono entrambi periti, essi che non avevano pari tra le genti cristiane, il ricordo della loro cortesia e della mia gratitudine mi fa mancare il cuore al punto di non potermi reggere in piedi. ([[Lancillotto]], p. 720) *Ah, Lancillotto [...] guida di tutti i cavalieri cristiani, impareggiabile tra i valorosi, ora giaci qui. Eri il più cortese cavaliere che abbia mai portato lo scudo, l'amico più sincero nei confronti di chi ti amava tra quanti hanno mai cavalcato, il più fedele amante tra i peccatori che abbiano mai amato una donna, l'uomo più gentile che abbia mai brandito una spada. La tua bella persona primeggiava sempre tra una folla di cavalieri, e tu eri l'uomo più mansueto e più onorato tra quanti mai si siano intrattenuti a banchetto con le dame. Ma eri anche l'avversario più inflessibile per un nemico mortale che abbia mai posto la lancia in resta. (Hector de Maris, p. 722) ===Explicit=== ====Originale==== Here is the end of the booke book of kyng Arthur & of his noble knyghtes of the rounde table | that whan they were hole togyders there was ever an C and xl | and here is the ende of the deth of Arthur | I praye you all Ientyl men and Ientyl wymmen that redeth this book of Arthur and his knyghtes from the begynnyng to the endyng | praye for me whyle I am on lyve that god sende me good delyveraunce | & whan I am deed I praye you all praye for my soule | for this book was ended the ix yere of the reygne of kyng edward the fourth | by syr Thomas Maleore knyght as Ihesu helpe hym from hys grete myght | as he is servaunt of Ihesu bothe day and nyght |<br>{{NDR|Thomas Malory, ''[https://archive.org/details/lemortedarthuror00malouoft/page/860/mode/2up Le Morte d'Arthur. The original edition of William Caxton now reprinted and edited with an introduction and glossary]'', a cura di H. Oskar Sommer, Londra, David Nutt, 1889}} ====Traduzione==== ''Qui finisce il libro di re Artù e dei suoi nobili cavalieri della Tavola Rotonda, che nel loro insieme raggiungevano il numero di centocinquanta. E questa è anche la fine de'' La morte di Artù. '' Gentiluomini e gentildonne che avete letto il libro di Artù e dei suoi cavalieri dall'inizio alla fine, vi supplico di pregare finché sono in vita perché Dio mi mandi una buona liberazione. Quando poi sarò morto, vi chiedo di pregare tutti per la mia anima. Quest'opera fu terminata nel nono anno di [[Edoardo IV d'Inghilterra|re Edoardo IV]] dal cavaliere sir Thomas Malory che Gesù aiuti con la Sua grande potenza, poiché è servo di Cristo di giorno come di notte.''<br>{{NDR|Thomas Malory, ''Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri'', volume secondo, a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Milano, Oscar Classici Mondadori, 1985. ISBN 88-04-41154-6}} ==Citazioni su Thomas Malory== *Malory fu in realtà il primo scrittore su commissione [...]. Quando [[William Caxton|Caxton]] costruì la sua pressa da stampa, chiese al povero vecchio Malory di scrivere qualcosa, ed egli acconsentì mettendo insieme tutte le storie che conosceva: tutte le storie tramandate dalla tradizione orale. Poi, a poco a poco, con la proliferazione dei libri, la gente dimenticò quelle storie o non si curò di ricordarle. Così, i racconti che Malory ambientò nel XII secolo descrivevano eventi accaduti molto tempo prima [...]. E, come accade per tutti i miti, essi assunsero le tinte dell'epoca in cui vennero scritti. Gli ''Idilli del re'' di [[Alfred Tennyson|Tennyson]], per esempio, oppure le opere di [[Edward Burne-Jones|Burne-Jones]] e dei Preraffaelliti, descrissero e dipinsero le leggende arturiane del XII secolo secondo la sensibilità della propria epoca. Finendo così per rivelare più cose sull'età vittoriana che sulla leggenda stessa. ([[John Boorman]]) *Sì, possiamo immaginarci sir Thomas Malory come un adorabile primitivo, un innamorato di cose nobili e belle e grandi, finché non sappiamo, in base alle moderne ricerche che l'hanno identificato con un personaggio della parrocchia di Monks Kirby nella contea di Warwick, figura più di bandito che di {{sic|compíto}} gentiluomo, che per via delle sue violenze e rapine fu spesso in prigione, e in prigione scrisse appunto le sue storie di cavalleria. ([[Mario Praz]]) ==Bibliografia== *Thomas Malory, ''[https://archive.org/details/lemortedarthuror00malouoft/page/34/mode/2up Le Morte d'Arthur. The original edition of William Caxton now reprinted and edited with an introduction and glossary]'', a cura di H. Oskar Sommer, Londra, David Nutt, 1889. *Thomas Malory, ''Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri'', due volumi, a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Milano, Oscar Classici Mondadori, 1985. ISBN 88-04-41154-6 ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Malory, Thomas}} [[Categoria:Scrittori britannici]] kyicjdddkzk4d4wn8umazfywklw8o3x Pino Locchi 0 165888 1420499 1413785 2026-07-15T09:10:04Z Spinoziano 2297 /* Film */ 1420499 wikitext text/x-wiki [[File:Pino Locchi.jpg|thumb|Pino Locchi]] '''Pino Locchi''', all'anagrafe '''Giuseppe Locchi''' (1925 – 1994), attore e doppiatore e direttore di doppiaggio italiano. ==Citazioni di Pino Locchi== *Il doppiatore è un attore che si è dedicato al doppiaggio.<ref name= Fazio/> *Ci sono i miei fratelli: [[Tony Curtis]], [[Jean-Paul Belmondo|Belmondo]], [[Sean Connery]] e l'altro non mi ricordo mai, che è un mio amico carissimo, [[Sidney Poitier]]. [...] Abbiamo fatto la carriera insieme.<ref name= Fazio>Ripresa l'intervista di Fabio Fazio durante il programma radiofonico per RaiStereoUno “Musica ieri e oggi” , ''Enciclopedia del doppiaggio'', 23 giugno 2019. [https://www.youtube.com/watch?v=-_oHpt4KFMc Video] disponibile su ''Youtube.com''.</ref> ==Citazioni su Pino Locchi== *Lui {{NDR|Pino Locchi}} è stato per me un mito e devo confessare che all'inizio della mia carriera cercavo di imitarlo. Poi sono cresciuto e ho capito che dovevo crearmi una mia identità. Ne avevo tanti di miti, come ad esempio {{NDR|[[Giuseppe Rinaldi|Peppino Rinaldi]]}} che forse è stato il più grande di tutti, ma sentivo che ero più simile a Locchi e che poteva essere, per me, un punto di riferimento. ([[Mario Cordova]]) *Pino Locchi è un gigante di questo mestiere. {{NDR|[[Doppiaggio|doppiatore]]}} ([[Francesco De Francesco (doppiatore)|Francesco De Francesco]]) ==Note== <references /> ==Doppiaggio== ===Film=== {{div col|strette}} *''[[Piccolo Cesare]]'' (1930) *''[[La scala musicale]]'' (1932) *''[[Scarface - Lo sfregiato]]'' (1932) *''[[Partita a quattro]]'' (1933) *''[[Giovane e innocente]]'' (1937) *''[[L'ottava moglie di Barbablù (film 1938)|L'ottava moglie di Barbablù]]'' (1938) *''[[Paradiso proibito]]'' (1940) *''[[La signora Miniver]]'' (1942) *''[[La fiamma del peccato]]'' (1944) *''[[Dieci piccoli indiani (film 1945)|Dieci piccoli indiani]]'' (1945) *''[[Le ragazze di Harvey]]'' (1946) *''[[Il peccato di Lady Considine]]'' (1949) *''[[Piccole donne (film 1949)|Piccole donne]]'' (1949) *''[[Tutti gli uomini del re (film 1949)|Tutti gli uomini del re]]'' (1949) *''[[Francesco, giullare di Dio]]'' (1950) *''[[Il viaggio indimenticabile]]'' (1951) *''[[La gang]]'' (1951) *''[[Corriere diplomatico (film)|Corriere diplomatico]]'' (1952) *''[[La diva]]'' (1952) *''[[Mezzogiorno di fuoco]]'' (1952) *''[[Destinazione... Terra!]]'' (1953) *''[[Salomè (film 1953)|Salomè]]'' (1953) *''[[Seduzione mortale (film 1953)|Seduzione mortale]]'' (1953) *''[[Titanic (film 1953)|Titanic]]'' (1953) *''[[Attila (film 1954)|Attila]]'' (1954) *''[[Godzilla (film 1954)|Godzilla]]'' (1954) *''[[Il mostro della laguna nera]]'' (1954) *''[[Il prigioniero della miniera]]'' (1954) *''[[L'uomo e il diavolo]]'' (1954) *''[[La contessa scalza]]'' (1954) *''[[Lo sceriffo senza pistola]]'' (1954) *''[[Teodora (film 1954)|Teodora]]'' (1954) *''[[Ulisse (film)|Ulisse]]'' (1954) *''[[Cittadino dello spazio]]'' (1955) *''[[Il seme della violenza]]'' (1955) *''[[L'uomo senza paura]]'' (1955) *''[[Marty, vita di un timido]]'' (1955) *''[[Rififi]]'' (1955) *''[[Al centro dell'uragano (film 1956)|Al centro dell'uragano]]'' (1956) *''[[I dieci comandamenti (film 1956)|I dieci comandamenti]]'' (1956) *''[[Il ladro (film 1956)|Il ladro]]'' (1956) *''[[La legge del Signore]]'' (1956) *''[[La risaia]]'' (1956) *''[[Le 22 spie dell'Unione]]'' (1956) *''[[Vento di terre lontane]]'' (1956) *''[[Il ponte sul fiume Kwai]]'' (1957) *''[[Il settimo sigillo]]'' (1957) *''[[L'uomo che sapeva troppo (film 1956)|L'uomo che sapeva troppo]]'' (1956) *''[[A 30 milioni di km. dalla Terra]]'' (1957) *''[[Decisione al tramonto]]'' (1957) *''[[La parola ai giurati (film 1957)|La parola ai giurati]]'' (1957) *''[[Nel fango della periferia]]'' (1957) *''[[Quel treno per Yuma (film 1957)|Quel treno per Yuma]]'' (1957) *''[[Totò, Vittorio e la dottoressa]]'' (1957) *''[[Alle soglie della vita]]'' (1958) *''[[Cowboy (film 1958)|Cowboy]]'' (1958) *''[[Fluido mortale]]'' (1958) *''[[Il grande paese]]'' (1958) *''[[A qualcuno piace caldo]]'' (1959) *''[[Assalto alla Terra]]'' (1959) *''[[I 400 colpi]]'' (1959) *''[[I segreti di Filadelfia]]'' (1959) *''[[Il cervello che non voleva morire]]'' (1959) *''[[Il grande pescatore]]'' (1959) *''[[La notte senza legge]]'' (1959) *''[[Operazione sottoveste]]'' (1959) *''[[Ossessione di donna]]'' (1959) *''[[Salomone e la regina di Saba]]'' (1959) *''[[Soldati a cavallo]]'' (1959) *''[[Strategia di una rapina]]'' (1959) *''[[Ultima notte a Warlock]]'' (1959) *''[[David e Golia]]'' (1960) *''[[Estasi (film 1960)|Estasi]]'' (1960) *''[[Ester e il re]]'' (1960) *''[[I magnifici sette]]'' (1960) *''[[La storia di Ruth]]'' (1960) *''[[La valle dei mohicani]]'' (1960) *''[[Psyco]]'' (1960) *''[[Spartacus]]'' (1960) *''[[Barabba (film 1961)|Barabba]]'' (1961) *''[[Francesco d'Assisi (film 1961)|Francesco d'Assisi]]'' (1961) *''[[Il diavolo alle 4]]'' (1961) *''[[Il re dei re (film 1961)|Il re dei re]]'' (1961) *''[[Viridiana]]'' (1961) *''[[Agente 007 - Licenza di uccidere]]'' (1962) *''[[Cronaca familiare (film)|Cronaca familiare]]'' (1962) *''[[Il buio oltre la siepe]]'' (1962) *''[[Il giorno più lungo]]'' (1962) *''[[Il visone sulla pelle]]'' (1962) *''[[La cuccagna (film 1962)|La cuccagna]]'' (1962) *''[[Lawrence d'Arabia (film)|Lawrence d'Arabia]]'' (1962) *''[[Sodoma e Gomorra (film)|Sodoma e Gomorra]]'' (1962) *''[[Totò contro Maciste]]'' (1962) *''[[Uno sguardo dal ponte]]'' (1962) *''[[A 007, dalla Russia con amore (film)|A 007, dalla Russia con amore]]'' (1963) *''[[Gli Argonauti]]'' (1963) *''[[I gigli del campo]]'' (1963) *''[[Il cardinale]]'' (1963) *''[[Il vecchio testamento]]'' (1963) *''[[Irma la dolce]]'' (1963) *''[[La grande fuga]]'' (1963) *''[[Sei donne per l'assassino]]'' (1963) *''[[A prova di errore (film 1964)|A prova di errore]]'' (1964) *''[[Agente 007 - Missione Goldfinger]]'' (1964) *''[[Danza macabra (film 1964)|Danza macabra]]'' (1964) *''[[Il grande sentiero (film 1964)|Il grande sentiero]]'' (1964) *''[[Il Vangelo secondo Matteo]]'' (1964) *''[[Insieme a Parigi]]'' (1964) *''[[Marnie]]'' (1964) *''[[Agente 007 - Thunderball: Operazione tuono]]'' (1965) *''[[I 4 figli di Katie Elder]]'' (1965) *''[[Il volo della fenice (film 1965)|Il volo della fenice]]'' (1965) *''[[Io la conoscevo bene]]'' (1965) *''[[Il bandito delle 11]]'' (1965) *''[[La battaglia dei giganti]]'' (1965) *''[[La nave dei folli]]'' (1965) *''[[La più grande storia mai raccontata]]'' (1965) *''[[La spia che venne dal freddo]]'' (1965) *''[[Le meravigliose avventure di Marco Polo (Lo scacchiere di Dio)|Le meravigliose avventure di Marco Polo]]'' (1965) *''[[Per qualche dollaro in più]]'' (1965) *''[[Shenandoah - La valle dell'onore]]'' (1965) *''[[Tutti insieme appassionatamente]]'' (1965) *''[[1000 dollari sul nero]]'' (1966) *''[[10.000 dollari per un massacro]]'' (1966) *''[[Che fai, rubi?]]'' (1966) *''[[Il buono, il brutto, il cattivo]]'' (1966) *''[[Il ritorno dei magnifici sette]]'' (1966) *''[[La meravigliosa Angelica]]'' (1966) *''[[La resa dei conti (film 1966)|La resa dei conti]]'' (1966) *''[[Nevada Smith]]'' (1966) *''[[Suzanne Simonin, la religiosa]]'' (1966) *''[[Viaggio allucinante]]'' (1966) *''[[Agente 007 - Si vive solo due volte]]'' (1967) *''[[I giorni dell'ira]]'' (1967) *''[[Indovina chi viene a cena?]]'' (1967) *''[[La calda notte dell'ispettore Tibbs]]'' (1967) *''[[La gnomo mobile]]'' (1967) *''[[C'era una volta il West]]'' (1968) *''[[Corri uomo corri]]'' (1968) *''[[Il medico della mutua]]'' (1968) *''[[Lo sbarco di Anzio]]'' (1968) *''[[Preparati la bara!]]'' (1968) *''[[Agente 007 - Al servizio segreto di Sua Maestà]]'' (1969) *''[[Il grande giorno di Jim Flagg]]'' (1969) *''[[Il pistolero dell'Ave Maria]]'' (1969) *''[[La collina degli stivali]]'' (1969) *''[[Z - L'orgia del potere]]'' (1969) *''[[Borsalino (film)|Borsalino]]'' (1970) *''[[Gli avvoltoi hanno fame]]'' (1970) *''[[Il conte Dracula (film 1970)|Il conte Dracula]]'' (1970) *''[[Il piccolo grande uomo]]'' (1970) *''[[Lo chiamavano Trinità]]'' (1970) *''[[Omicidio al neon per l'ispettore Tibbs]]'' (1970) *''[[Socrate (film)|Socrate]]'' (1970) *''[[4 mosche di velluto grigio]]'' (1971) *''[[Agente 007 - Una cascata di diamanti]]'' (1971) *''[[...continuavano a chiamarlo Trinità]]'' (1971) *''[[Giù la testa]]'' (1971) *''[[L'organizzazione sfida l'ispettore Tibbs]]'' (1971) *''[[Pomi d'ottone e manici di scopa]]'' (1971) *''[[Rapina record a New York]]'' (1971) *''[[...Più forte ragazzi!]]'' (1972) *''[[2002: la seconda odissea]]'' (1972) *''[[Agente 007 - 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(miniserie televisiva)|Quo vadis?]]'' (1985) {{div col end}} ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Locchi, Pino}} [[Categoria:Attori italiani]] [[Categoria:Direttori del doppiaggio italiani]] [[Categoria:Doppiatori italiani]] eo7yg5174eosvdmy2usf8y6ap7vno3j Voce fuori campo 0 167936 1420484 1048640 2026-07-14T19:35:06Z Udiki 86035 Allineo 1420484 wikitext text/x-wiki {{voce tematica}} Citazioni sulla '''voce fuori campo'''. *Che cos'è il [[rancore]]? Il rancore è quella cosa... Che quando... Lo so, ti si... Eh la... Cioè il rancore, lo dice la parola stessa: ran-core, che la... Bisogna... Maria, ma proprio io dovevo fare la voce fuori campo! (''[[Chiedimi se sono felice]]'') *Molti dirigenti e produttori hanno paura delle voci fuori campo perché dicono che distanzia il pubblico dall'azione. Io lo percepivo diversamente. Ti ha permesso di entrare nel cuore interiore del narratore. Ti ha permesso di capire i loro sentimenti in un modo che non avrebbe mai potuto fare un dialogo. ([[Ronald Bass]]) *Sì, lo so cosa state per dire: "Che palle, la voce fuori campo!". Lo penso sempre anche io quando vado al cinema, ma c'è da dire che è comoda. Due frasettine in croce, e hai spiegato tutto quello che c'è da spiegare. Quindi facciamo così, decidete voi: mezz'ora di noia mortale e scene emblematiche che ti spiegano chi sono i personaggi, che lavoro fanno, che problemi hanno, oppure un minuto di voce fuori campo. Perfetto: voce fuori campo! (''[[Tu la conosci Claudia?]]'') ==Altri progetti== {{interprogetto|w_preposizione=riguardante la|preposizione=sulla|etichetta=voce fuori campo}} [[Categoria:Terminologia cinematografica]] 813ztl9wcxrgvm1fddpe3qs5hh9s99q Stefano Benassi 0 168770 1420450 1366308 2026-07-14T13:41:23Z Spinoziano 2297 /* Film */ 1420450 wikitext text/x-wiki '''Stefano Benassi''' (1957 – vivente), attore, doppiatore e direttore del doppiaggio italiano. ==Citazioni di Stefano Benassi== *{{NDR|Tre cose fondamentali per diventare [[Doppiaggio|doppiatori]]}} Coraggio, voglia di divertirsi e faccia come il cu...<ref name= Rama /> *Ho avuto la fortuna di incontrare [[Renato Izzo]] che mi ha voluto nel suo gruppo e che mi ha insegnato tutto. Mi ha costruito da zero.<ref name= Rama>Dall'intervista di Pietro Rama, ''Cool Tv '', 15 luglio 2015. [https://www.youtube.com/watch?v=jbeXuL4CrSE Video] disponibile su ''Youtube.com''.</ref> *[[Giuseppe Rinaldi|Peppino Rinaldi]] che per intenderci è la voce di [[Marlon Brando]] e la voce di [[Jack Lemmon]], tu a un primo ascolto, diresti: "No ma queste sono due persone diverse, sono due voci diverse". Quindi diciamo che io rientro nel novero di quelli riesce a cambiare, che si sposa molto l'originale.<ref name= Rama /> ==Note== <references /> ==Doppiaggio== ===Film=== {{div col|strette}} *''[[Rosencrantz e Guildenstern sono morti (film)|Rosencrantz e Guildenstern sono morti]]'' (1990) *''[[Tartarughe Ninja alla riscossa (film)|Tartarughe Ninja alla riscossa]]'' (1990) *''[[A volte ritornano (film)|A volte ritornano]]'' (1991) *''[[L'impero del crimine]]'' (1991) *''[[Point Break - Punto di rottura]]'' (1991) *''[[Batman - Il ritorno]]'' (1992) *''[[Il corvo - The Crow]]'' (1994) *''[[Le ali della libertà]]'' (1994) *''[[French Kiss]]'' (1995) *''[[Il corvo 2]]'' (1996) *''[[Conflitto d'interessi (film)|Conflitto d'interessi]]'' (1998) *''[[La mummia (film 1999)|La mummia]]'' (1999) *''[[Il Grinch]]'' (2000) *''[[Alì (film)|Alì]]'' (2001) *''[[A Beautiful Mind]]'' (2001) *''[[Il diario di Bridget Jones (film)|Il diario di Bridget Jones]]'' (2001) *''[[La mummia - Il ritorno]]'' (2001) *''[[Prova a prendermi]]'' (2002) *''[[Hulk (film)|Hulk]]'' (2003) *''[[Che pasticcio, Bridget Jones!]]'' (2004) *''[[Cinderella Man - Una ragione per lottare]]'' (2005) *''[[Four Brothers - Quattro fratelli]]'' (2005) *''[[Munich]]'' (2005) *''[[Una notte al museo]]'' (2006) *''[[American Gangster]]'' (2007) *''[[Come d'incanto]]'' (2007) *''[[P.S. I Love You]]'' (2007) *''[[Shooter (film)|Shooter]]'' (2007) *''[[Operazione Valchiria (film)|Operazione Valchiria]]'' (2008) *''[[Bastardi senza gloria]]'' (2009) *''[[Una notte al museo 2 - La fuga]]'' (2009) *''[[Alice in Wonderland]]'' (2010) *''[[Robin Hood (film 2010)|Robin Hood]]'' (2010) *''[[The Resident]]'' (2011) *''[[Transformers 3]]'' (2011) *''[[Biancaneve e il cacciatore]]'' (2012) *''[[Django Unchained]]'' (2012) *''[[Hunger Games (film)|Hunger Games]]'' (2012) *''[[Hunger Games: La ragazza di fuoco]]'' (2013) *''[[Storia di una ladra di libri]]'' (2013) *''[[The Zero Theorem - Tutto è vanità]]'' (2013) *''[[Thor: The Dark World]]'' (2013) *''[[Birdman (film)|Birdman]]'' (2014) *''[[Come ammazzare il capo 2]]'' (2014) *''[[Hunger Games: Il canto della rivolta - Parte 1]]'' (2014) *''[[Magic in the Moonlight]]'' (2014) *''[[Noah (film 2014)|Noah]]'' (2014) *''[[Notte al museo - Il segreto del faraone]]'' (2014) *''[[RoboCop (film 2014)|RoboCop]]'' (2014) *''[[Hunger Games: Il canto della rivolta - Parte 2]]'' (2015) *''[[Il ponte delle spie]]'' (2015) *''[[Spectre (film)|Spectre]]'' (2015) *''[[Taj Mahal (film 2015)|Taj Mahal]]'' (2015) *''[[Rogue One: A Star Wars Story]]'' (2016) *''[[L'ora più buia]]'' (2017) *''[[Rosso Istanbul]]'' (2017) *''[[Wonder Woman (film 2017)|Wonder Woman]]'' (2017) *''[[Captain Marvel (film)|Captain Marvel]]'' (2019) *''[[Highwaymen - L'ultima imboscata]]'' (2019) *''[[Il re (film)|Il re]]'' (2019) *''[[Rifkin's Festival]]'' (2020) *''[[The Secret - La forza di sognare]]'' (2020) *''[[Il bar delle grandi speranze]]'' (2021) *''[[The Suicide Squad - Missione suicida]]'' (2021) *''[[Conclave (film)|Conclave]]'' (2024) {{div col end}} ===Film d'animazione=== {{div col|strette}} *''[[A Christmas Carol]]'' (2009) *''[[Madagascar 3 - Ricercati in Europa]]'' (2012) *''[[Frozen - Il regno di ghiaccio]]'' (2013) *''[[Boxtrolls - Le scatole magiche]]'' (2014) *''[[Gli Incredibili 2]]'' (2018) *''[[Frozen II - Il segreto di Arendelle]]'' (2019) *''[[Pinocchio di Guillermo del Toro]]'' (2022) {{div col end}} ===Serie televisive=== {{div col|strette}} *''[[I segreti di Twin Peaks]]'' (1990 - 1991) *''[[Buffy l'ammazzavampiri]]'' (1997 - 2003) *''[[Una mamma per amica]]'' (2000 - 2007) *''[[Miss Marple (serie televisiva 2004)|Miss Marple]]'' (2004 - 2013) *''[[Grey's Anatomy]]'' (2005 - in corso) *''[[Roma (serie televisiva)|Roma]]'' (2005 - 2007) *''[[Miss Marple (sesta stagione)|Miss Marple]]'' (2013 - 2014) *''[[Fargo (serie televisiva)|Fargo]]'' (2014 - in corso) *''[[A.D. - La Bibbia continua]]'' (2015) *''[[Sense8]]'' (2015 - in corso) *''[[I Medici]]'' (2016 - 2019) *''[[La casa di carta]]'' (2017 - in corso) *''[[Mindhunter]]'' (2017 - in corso) *''[[Snowpiercer (serie televisiva)|Snowpiercer]]'' (2020 - in corso) *''[[Moon Knight (serie televisiva)|Moon Knight]]'' (2022) {{div col end}} ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Benassi, Stefano}} [[Categoria:Attori italiani]] [[Categoria:Direttori del doppiaggio italiani]] [[Categoria:Doppiatori italiani]] 01fntzn3og6yertndv101ef1d12m0uk Mio fratello è figlio unico 0 168985 1420507 1333969 2026-07-15T11:28:42Z ~2026-39791-30 107782 /* Frasi */ 1420507 wikitext text/x-wiki {{nota disambigua|l'album di Rino Gaetano|[[Rino Gaetano#Mio fratello è figlio unico|Mio fratello è figlio unico]]}} {{Film |titoloitaliano = Mio fratello è figlio unico |paese = Italia |anno = 2007 |genere = commedia, drammatico |regista = [[Daniele Luchetti]] |soggetto = [[Antonio Pennacchi]] (romanzo) |sceneggiatore = [[Stefano Rulli]], Daniele Luchetti, [[Sandro Petraglia]] |attori = *[[Elio Germano]]: Antonio "Accio" Benassi *[[Riccardo Scamarcio]]: Manrico Benassi *[[Luca Zingaretti]]: Mario Nastri *[[Angela Finocchiaro]]: Amelia Benassi *[[Anna Bonaiuto]]: Bella Nastri *[[Claudio Botosso]]: professor Montagna *[[Ninni Bruschetta]]: segretario Bombacci *[[Ascanio Celestini]]: padre Cavalli *[[Diane Fleri]]: Francesca *[[Massimo Popolizio]]: Ettore Benassi *[[Vittorio Emanuele Propizio]]: Accio a 13 anni *[[Alba Rohrwacher]]: Violetta Benassi *[[Pasquale Sammarco]]: padre Tosi }} '''''Mio fratello è figlio unico''''', film del 2007 con [[Elio Germano]], [[Riccardo Scamarcio]] e [[Luca Zingaretti]], regia di [[Daniele Luchetti]]. ==[[Incipit]]== {{incipit film}} Latina 1962<br/>'''Manrico''': Accio!<br/>'''Accio''': Il giorno che partii per il seminario, solo mio fratello venne a salutarmi... ==Frasi== {{cronologico}} *Gesù era un rivoluzionario che rompeva le palle ai Romani. È per questo che ha fatto la fine che ha fatto. ('''Manrico''') *A casa le decisioni prese da un genitore solo non valgono. La legge dice così. ('''Amelia''') *La prima regola è l'onore. Lo sai che vuol dire, l'onore? Vuol dire: "Non tradire l'amico. Non tradire la patria. Non tradire l'idea". ('''Mario''') *Lo sai perché non si tradisce l'idea? Perché l'idea è l'idea. ('''Mario''') *L'italiano è così. Gli piace dare una mano a chi vince. ('''Mario''') *Nel maggio del '68 la grande onda rivoluzionaria aveva preso Parigi; a luglio, la Cina; ad agosto, la Cecoslovacchia. A Latina non è mai arrivata. Il '68 mi pare di averlo passato in cucina, a mangiare i quadrucci in brodo di mia madre. ('''Accio''') *Sono le contraddizioni in seno al popolo. Gli vuoi bene al popolo anche se sai che ci sono un sacco di stronzi. ('''Manrico''') *Dicono che [[invecchiamento|invecchiando]] si migliora. Io invecchiavo e basta. ('''Accio''') *La vita alla fine va presa un po' per culo. Io invece sempre serio, no? ('''Accio''') ==Dialoghi== *'''Ettore''': Eccolo là. E mo, con te che ce facciamo? Eh?<br/>'''Accio''': Ciao, pa'<br/>'''Ettore''': Eh, "Ciao pa'". Almeno un prete in famiglia ci faceva comodo. *'''Accio''': Ma se lascio star tutto? Il Liceo... E vengo a lavorar con te?<br/>'''Ettore''': In fabbrica? Ma che, ti sei impazzito?<br/>'''Accio''': Così son dalla parte vostra.<br/>'''Ettore''': Ma dalla parte di chi?<br/>'''Accio''': Degli ultimi.<br/>'''Ettore''': Va' un po' da tua madre, eh? Ultimi? *'''Accio''': Mo'che ve credete? Che m'avete messo paura con 'sta notte in galera? Per me è stato solo un merito passare questa notte qui, perché ho servito un'idea!<br/>'''Maresciallo''': Ne ho piene le palle Benassi, non ne bastava uno a rompere i coglioni! Che cazzo di famiglia! Vai!<br/>'''Accio''': "''Ce ne freghiamo | della galera, | camicia nera | trionferà!''". Ah ma', hai visto in che cazzo di nazione vivemo? Uno non può manco urla' "Russia libera", poi dici la democrazia... {{NDR|la madre gli tira una sberla}}. Ahia, oh!<br/>'''Amelia''': Che non ti salti più in testa di fare scioperi a scuola, eh?<br/>'''Accio''': Ma che sei matta? <br/>'''Amelia''': È chiaro? È chiaro?!<br/>'''Accio''': Vabbè, ma allora scusa, gli scioperi che fa Manrico vanno bene, e quelli che faccio io no?!<br/>'''Amelia''': Sì! I suoi sì e i tuoi no!<br/>'''Accio''': Brava! Bella, pure te fai parte della democrazia! ==Altri progetti== {{interprogetto}} [[Categoria:Film commedia drammatica]] 1n5lyvcnbly7t8rg9x5xvsqn9c61d0q Gaetano Varcasia 0 170274 1420454 1329715 2026-07-14T13:44:18Z Spinoziano 2297 /* Film */ 1420454 wikitext text/x-wiki '''Gaetano Varcasia''' (1959 – 2014), attore, doppiatore e regista teatrale italiano. ==Citazioni di Gaetano Varcasia== *C'è chi si chiude, come tutti nella vita, no? Sei un pochino meno, perché magari ha paura. Chi si apre, ed è difficile aprirsi, però quando capita che riesci ad aprirti e diventa libera l'uscita delle cose, c'è una forte probabilità di fare qualcosa di buono. [...] È liberatorio, nel senso della recitazione.<ref name= Doppiaggio>Da Gran Premio Internazionale del Doppiaggio 2011, ''EnciclopediadelDoppiaggio.it'', 2 novembre 2011, [https://www.youtube.com/watch?v=qC75vK-15w4 Video] disponibile su ''Youtube.com''.</ref> *In colonna separata, da solo, tre ore, parlare, parlare, parlare non capisco quello che dico, non mi diverto, faccio il protagonista, sono contento, voglio dire, mi piace. Ho chiesto per carità di Dio di farmi fare mezzo turno per volta, cioè spalmare. Vado a lavorare in quel posto il doppio delle volte, invece di farlo tutto in una, vado due volte, però lavoro la metà e quella metà me la godo. Perdo altro lavoro per questo, perché chiaramente mi si raddoppiano le sedute di lavoro, però non esco distrutto, sono felice di averlo fatto, mi vado a prendere un caffè, nell'ora che mi resta di buco. {{NDR|Voce fuori campo: Sacrifichiamo la quantità per la qualità}} Io ci provo!<ref name=Doppiaggio/> *Trovarmi accanto un assistente che ti aiuta con il syncrono che non lavora contro di te ma per te, tu lo senti. Lo senti subito. Come quando uno ti fa un complimento vero o un complimento falso, ve ne rendete conto. [...] Quando capita che ti trovi accanto qualcuno che sente, senza bisogno di guardarsi in faccia lo senti, lo senti, lo senti, lo senti sulla pelle che la stai sentendo, lei sente te. T'insegue, ti rincorri, ti acchiappi, ti sali sopra, ti lasci andare ... ti ecciti. E però quest'ambiente quando è favorevole, ti garantisco, che ti riconcilia con il mestiere e ti fa dire: "E che meraviglia!".<ref name=Doppiaggio/> ==Note== <references /> ==Doppiaggio== ===Film=== {{div col|strette}} *''[[Urla del silenzio]]'' (1984) *''[[A volte ritornano (film)|A volte ritornano]]'' (1991) *''[[Il paziente inglese]]'' (1996) *''[[Fuori in 60 secondi]]'' (2000) *''[[Hellraiser 5: Inferno]]'' (2000) *''[[Intimacy - Nell'intimità]]'' (2001) *''[[In linea con l'assassino]]'' (2002) *''[[Harry Potter e il calice di fuoco]]'' (2005) *''[[Le mele di Adamo]]'' (2005) *''[[Dopo il matrimonio]]'' (2006) *''[[The Good Shepherd - L'ombra del potere]]'' (2006) *''[[7 km da Gerusalemme]]'' (2007) *''[[Io vi troverò]]'' (2008) *''[[The Millionaire]]'' (2008) *''[[Benvenuti a Zombieland]]'' (2009) *''[[Blindato]]'' (2009) *''[[I Love Radio Rock]]'' (2009) *''[[Transformers - La vendetta del caduto]]'' (2009) *''[[Buried - Sepolto]]'' (2010) *''[[Inception]]'' (2010) *''[[Shutter Island]]'' (2010) *''[[La talpa (film 2011)|La talpa]]'' (2011) *''[[The Iron Lady]]'' (2011) *''[[Argo (film)|Argo]]'' (2012) *''[[Dark Shadows]]'' (2012) *''[[Lawless]]'' (2012) *''[[Lo Hobbit - Un viaggio inaspettato]]'' (2012) *''[[Men in Black 3]]'' (2012) *''[[Skyfall]]'' (2012) {{div col end}} ===Film d'animazione=== *''[[Canto di Natale di Topolino]]'' (1983; riddoppiaggio 1990) ===Serie animate=== *''[[Cowboy Bebop]]'' (1998-1999) ===Serie televisive=== *''[[Willy, il principe di Bel-Air]]'' (1990 - 1996) *''[[Dr. House - Medical Division]]'' (2004) *''[[Prison Break]]'' (2005 - 2009) *''[[Breaking Bad]]'' (2008 - 2013) *''[[Modern Family]]'' (2009 - 2014) *''[[Il Trono di Spade]]'' (2011 - 2014) ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Varcasia, Gaetano}} [[Categoria:Attori italiani]] [[Categoria:Doppiatori italiani]] [[Categoria:Registi teatrali italiani]] jexi5juv0l9yp2ymit17777oi4tanlg Fabrizio Vidale 0 171542 1420452 1413278 2026-07-14T13:43:28Z Spinoziano 2297 /* Film */ 1420452 wikitext text/x-wiki [[File:Fabrizio Vidale - Lucca Comics & Games 2015.JPG|miniatura|Fabrizio Vidale nel 2015]] '''Fabrizio Vidale''' (1970 – vivente), attore, doppiatore e conduttore radiofonico italiano. ==Citazioni di Fabrizio Vidale== *{{NDR|Sul doppiaggio di [[Eddie Murphy]] nel film ''[[Dolemite Is My Name]]''}} Erano circa 7 anni che Eddie Murphy non faceva un film con distribuzione italiana, e gli ultimi due li aveva doppiati [[Sandro Acerbo]]. Quindi mi decisi a fare il provino e alla fine lo vinsi. È stato un grande piacere, anche perché lavoravo con [[Marco Guadagno]], con il quale sono amico da tantissimo. Il film era molto particolare, uno dei primi dove Eddie Murphy non fa sé stesso ma racconta la storia di un personaggio realmente esistito {{NDR|[[Rudy Ray Moore]]}}. Abbiamo cercato di rendere quello che faceva lui. Ogni tanto abbiamo omaggiato [[Tonino Accolla]] con la sua storica risata. Il risultato è stato buono, Netflix è rimasto soddisfatto.<ref name=Francesco>Dall'intervista di Davide di Francesco, ''[https://www.noidegli8090.com/intervista-a-fabrizio-vidale-attore-e-doppiatore-voce-italiana-di-jack-black-e-tanti-altri/ QIntervista a Fabrizio Vidale, attore e doppiatore, voce italiana di Jack Black e tanti altri]'', ''NoiDegli8090.com'', 22 maggio 2020.</ref> *Il padre di [[Roy De Leonardis]] {{NDR|[[Roberto De Leonardis]]}} è stato il primo, personaggio più importante che nel nostro ambiente: ha portato i film della Disney. I rapporti con la Disney. Era l'unico prima a occuparsi di tutte le audizioni Disney.[...] anche perché era successo un fatto molto singolare, che durante la guerra lui aveva salvato il fratello di [[Walt Disney]], che si chiamava proprio Roy.<ref name=Romics>Da Gran Galà del Doppiaggio Romics 2018, ''Luci della ribalta'', 14 aprile 2018, [https://www.youtube.com/watch?v=m8brdGeSTeE Video] disponibile su ''Youtube.com''.</ref> *Ne stiamo vedendo delle belle in questi ultimi anni, di persone che non hanno fatto assolutamente nulla se non una scuola di doppiaggio, ma le persone devono comprendere che la scuola di doppiaggio, se non insegnarti la tecnica, più di quello non possono fare. Invece ognuno di noi è un attore. Quindi richiamo anche lo spettacolo di Angelo Maggi "il doppio attore" appunto perché se tu non sei un attore, non puoi essere un doppiatore perché un doppiatore è prima di tutto un attore.<ref name=Romics/> ==Note== <references/> ==Doppiaggio== ===Film=== {{div col|strette}} *''[[Arma letale 2]]'' (1989) *''[[Tartarughe Ninja alla riscossa (film)|Tartarughe Ninja alla riscossa]]'' (1990) *''[[A volte ritornano (film)|A volte ritornano]]'' (1991) *''[[Point Break - Punto di rottura]]'' (1991) *''[[Nel nome del padre (film 1993)|Nel nome del padre]]'' (1993) *''[[Batman & Robin]]‎'' (1997) *''[[Dogma (film)|Dogma]]'' (1999) *''[[Matrix]]'' (1999) *''[[The Blair Witch Project - Il mistero della strega di Blair]]'' (1999) *''[[100 ragazze]]'' (2000) *''[[Dracula's Legacy - Il fascino del male]]'' (2000) *''[[La leggenda di Bagger Vance]]'' (2000) *''[[Le riserve]]'' (2000) *''[[Scary Movie]]'' (2000) *''[[Scream 3]]'' (2000) *''[[Driven]]'' (2001) *''[[Ferite mortali]]'' (2001) *''[[Jay & Silent Bob... Fermate Hollywood!]]'' (2001) *''[[Scary Movie 2]]'' (2001) *''[[8 Mile]]'' (2002) *''[[In the Cut]]'' (2003) *''[[Looney Tunes: Back in Action]]'' (2003) *''[[Ong-bak: Nato per combattere]]'' (2003) *''[[School of Rock]]'' (2003) *''[[King Arthur]]'' (2004) *''[[Ladykillers]]'' (2004) *''[[Hostel]]'' (2005) *''[[I segreti di Brokeback Mountain]]'' (2005) *''[[King Kong (film 2005)|King Kong]]'' (2005) *''[[The Mask 2]]'' (2005) *''[[Ben-Hur (film 2016)|Ben-Hur]]'' (2006) *''[[Déjà Vu - Corsa contro il tempo]]'' (2006) *''[[L'amore non va in vacanza]]'' (2006) *''[[12 (film)|12]]'' (2007) *''[[Hostel: Part II]]'' (2007) *''[[Hot Fuzz]]'' (2007) *''[[Be Kind Rewind - Gli acchiappafilm]]'' (2008) *''[[Iron Man (film)|Iron Man]]'' (2008) *''[[The Rocker - Il batterista nudo]]'' (2008) *''[[Tropic Thunder]]'' (2008) *''[[Fanboys]]'' (2009) *''[[G.I. Joe - La nascita dei Cobra]]'' (2009) *''[[Una notte da leoni]]'' (2009) *''[[Cani & gatti - La vendetta di Kitty]]'' (2010) *''[[Iron Man 2]]'' (2010) *''[[Saw 3D - Il capitolo finale]]'' (2010) *''[[Scontro tra titani]]'' (2010) *''[[The Town]]'' (2010) *''[[I guardiani del destino]]'' (2011) *''[[L'alba del pianeta delle scimmie]]'' (2011) *''[[La cosa (film 2011)|La cosa]]'' (2011) *''[[Scream 4]]'' (2011) *''[[The Help]]'' (2011) *''[[Biancaneve e il cacciatore]]'' (2012) *''[[Flight (film 2012)|Flight]]'' (2012) *''[[Jack Reacher - La prova decisiva]]'' (2012) *''[[Lo Hobbit - Un viaggio inaspettato]]'' (2012) *''[[Don Jon]]'' (2013) *''[[Iron Man 3]]'' (2013) *''[[La fine del mondo (film 2013)|La fine del mondo]]'' (2013) *''[[Lo Hobbit - La desolazione di Smaug]]'' (2013) *''[[Prisoners (film 2013)|Prisoners]]'' (2013) *''[[Lo Hobbit - La battaglia delle cinque armate]]'' (2014) *''[[Avengers: Age of Ultron]]'' (2015) *''[[Sopravvissuto - The Martian]]'' (2015) *''[[Captain America: Civil War]]'' (2016) *''[[Scappa - Get Out]]'' (2017) *''[[Avengers: Infinity War]]'' (2018) *''[[Operation Finale‎]]'' (2018) *''[[Avengers: Endgame]]'' (2019) *''[[Dolemite Is My Name]]'' (2019) *''[[Rifkin's Festival]]'' (2020) {{div col end}} ===Film d'animazione=== {{div col|strette}} *''[[Robin Hood (film 1973)|Robin Hood]]'' (1973) *''[[Red e Toby - Nemiciamici]]'' (1981) *''[[Dragon Ball Z - Il Super Saiyan della leggenda]]'' (1993) *''[[Anastasia (film 1997)|Anastasia]]'' (1997) *''[[Winnie the Pooh alla ricerca di Christopher Robin]]'' (1997) *''[[La gabbianella e il gatto]]'' (1998) *''[[La spada magica - Alla ricerca di Camelot]]'' (1998) *''[[La sirenetta II: ritorno agli abissi]]'' (2000) *''[[Provaci ancora, Stitch!]]'' (2003) *''[[Cappuccetto Rosso e gli insoliti sospetti]]'' (2006) *''[[Boog & Elliot - A caccia di amici]]'' (2006) *''[[A Christmas Carol]]'' (2009) *''[[L'era glaciale 4 - Continenti alla deriva]]'' (2012) *''[[Ralph Spaccatutto]]'' (2012) *''[[Boxtrolls - Le scatole magiche]]'' (2014) *''[[Angry Birds - Il film]]'' (2016) *''[[Pinocchio di Guillermo del Toro]]'' (2022) {{div col end}} ===Serie animate=== {{div col|strette}} *''[[Remi - Le sue avventure]]'' (1977-1978) *''[[Le avventure del bosco piccolo]]'' (1993) *''[[Teletubbies]]'' (1997) *''[[Kim Possible]]'' (2002) *''[[DuckTales (serie animata 2017)|DuckTales]]'' (2017-2021) *''[[Hazbin Hotel]]'' (2024) {{div col end}} ===Serie televisive=== {{div col|strette}} *''[[Walker Texas Ranger]]'' (1993-2001) *''[[E.R. - Medici in prima linea]]'' (1994-2009) *''[[Law & Order - I due volti della giustizia]]'' (1990-2010) *''[[Law & Order - Unità vittime speciali]]'' (1990-in corso) *''[[I segreti di Twin Peaks]]'' (1990-1991) *''[[NCIS - Unità anticrimine]]'' (2003) *''[[Lost]]'' (2004-2010) *''[[Heroes]]'' (2006-2010) *''[[Zack e Cody sul ponte di comando]]'' (2008-2011) *''[[Spartacus (serie televisiva)|Spartacus]]'' (2010-2013) *''[[New Girl]]'' (2011-2018) *''[[Scandal]]'' (2012-2018) *''[[Fargo (serie televisiva)|Fargo]]'' (2014-2024) *''[[Shadowhunters (serie televisiva)|Shadowhunters]]'' (2016-2019) {{div col end}} ==Voci correlate== *[[Franco Latini]], padre *[[Ilaria Latini]], sorella *[[Laura Latini]], sorella ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Vidale, Fabrizio}} [[Categoria:Attori italiani]] [[Categoria:Conduttori radiofonici italiani]] [[Categoria:Doppiatori italiani]] 07jgph1ugaxud2lz9m4zij93l9zb3s4 Pino Colizzi 0 172276 1420497 1403927 2026-07-15T09:09:10Z Spinoziano 2297 /* Film */ 1420497 wikitext text/x-wiki [[Immagine:Pino Colizzi 1973.png|miniatura|Pino Colizzi nel film ''[[Tutti figli di Mammasantissima]]'' (1973)]] '''Giuseppe Colizzi''' (1937 – 2026), attore, doppiatore e direttore del doppiaggio italiano. ==Citazioni di Pino Colizzi== *Le compagnie non ti prendevano senza qualche garanzia, e l’Accademia di Silvio D’Amico era una buona garanzia. Quindi il novanta per cento degli attori dopo il 1938, è partito da lì.<ref name=Sgambelluri>Dall'intervista di Daniela Sgambelluri, ''[http://guide.supereva.it/doppiaggio_e_doppiatori/interventi/2006/05/255171.shtml Intervista esclusiva a Pino Colizzi]'', ''GuideSuperEva.it'', maggio 2006.</ref> *Ma quello dal quale ho imparato di più, in dieci anni di collaborazione, finché ha deciso di smettere di lavorare, è stato [[Ettore Giannini]]. Da lui non ho ereditato la genialità, che non si trasmette purtroppo, ma la quadratura professionale e il pessimo carattere. Ed è già tanto.<ref name=Sgambelluri /> *Mi fa piacere per chi è ancora in grado di sentire la differenza tra un professionista e un orecchiante. E non parlo di talento. Un concertista può avere meno talento di chi suona a orecchio, ma ha una quadratura che l’altro non avrà mai. Se poi ha tutte e due le cose è Horowitz {{NDR|[[Vladimir Horowitz]]}}.<ref name=Sgambelluri /> ==Note== <references /> ==Voci correlate== *[[Chiara Colizzi]], figlia ==Filmografia== ===Attore=== *''[[Un tè con Mussolini]]'' (1999) ===Doppiatore=== ====Film==== {{div col|strette}} *''[[Partita a quattro]]'' (1933) *''[[La voce nella tempesta]]'' (1939) *''[[Gilda (film)|Gilda]]'' (1946) *''[[I migliori anni della nostra vita (film 1946)|I migliori anni della nostra vita]]'' (1946) *''[[Il mistero del carillon]]'' (1946) *''[[Sodoma e Gomorra (film)|Sodoma e Gomorra]]'' (1962) *''[[Il laureato]]'' (1967) *''[[Un tranquillo posto di campagna]]'' (1968) *''[[Il pistolero dell'Ave Maria]]'' (1969) *''[[Medea (film 1969)|Medea]]'' (1969) *''[[La collina degli stivali]]'' (1969) *''[[Omicidio al neon per l'ispettore Tibbs]]'' (1970) *''[[Il gatto a nove code]]'' (1971) *''[[4 mosche di velluto grigio]]'' (1971) *''[[Frenzy]]'' (1972) *''[[Il padrino]]'' (1972) *''[[Nel nome del padre (film 1972)|Nel nome del padre]]'' (1972) *''[[Non si sevizia un paperino]]'' (1972) *''[[Il mondo dei robot]]'' (1973) *''[[Malizia (film)|Malizia]]'' (1973) *''[[Papillon]]'' (1973) *''[[Il padrino - Parte II]]'' (1974) *''[[La conversazione]]'' (1974) *''[[Flic Story]]'' (1975) *''[[Gli innocenti dalle mani sporche]]'' (1975) *''[[Il messia]]'' (1975) *''[[La donna della domenica]]'' (1975) *''[[Lo squalo (film)|Lo squalo]]'' (1975) *''[[King Kong (film 1976)|King Kong]]'' (1976) *''[[Gesù di Nazareth (sceneggiato televisivo)|Gesù di Nazareth]]'' (1977) *''[[Il cinico, l'infame, il violento]]'' (1977) *''[[Assassinio sul Nilo]]'' (1978) *''[[Capricorn One]]'' (1978) *''[[Il paradiso può attendere]]'' (1978) *''[[Tornando a casa]]'' (1978) *''[[Superman (film)|Superman]]'' (1978) *''[[Apocalypse Now]]'' (1979) *''[[Dracula (film 1979)|Dracula]]'' (1979) *''[[I guerrieri della notte]]'' (1979) *''[[Brubaker]]'' (1980) *''[[Superman II]]'' (1980) *''[[Fuga per la vittoria]]'' (1981) *''[[Superman III]]'' (1983) *''[[King David]]'' (1985) *''[[Attrazione fatale]]'' (1987) *''[[Il giorno prima]]'' (1987) *''[[Beetlejuice - Spiritello porcello]]'' (1988) *''[[Sotto accusa]]'' (1988) *''[[Il duro del Road House]]'' (1989) *''[[Un uomo innocente]]'' (1989) *''[[Revenge - Vendetta]]'' (1990) *''[[Barton Fink - È successo a Hollywood]]'' (1991) *''[[Il proiezionista]]'' (1991) *''[[Rotta verso l'ignoto]]'' (1991) *''[[Mars Attacks!]]'' (1996) *''[[Driven]]'' (2001) *''[[Wonder Boys]]'' (2001) {{div col end}} ====Film d'animazione==== *''[[Robin Hood (film 1973)|Robin Hood]]'' (1973) ====Serie televisive==== *''[[Mosè (miniserie televisiva 1974)|Mosè]]'' (1974) *''[[Ellery Queen (serie televisiva)|Ellery Queen]]'' (1975-1976) *''[[A.D. - Anno Domini]]'' (1985) ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Colizzi, Pino}} [[Categoria:Attori italiani]] [[Categoria:Direttori del doppiaggio italiani]] [[Categoria:Doppiatori italiani]] jnlpevrq3g13lbz5dd7wmt4sd4czcny Vittoria Febbi 0 172292 1420503 1415928 2026-07-15T09:12:56Z Spinoziano 2297 /* Film */ 1420503 wikitext text/x-wiki '''Vittoria Febbi''' (1939 – vivente), attrice, doppiatrice e direttrice del doppiaggio italiana. == Citazioni di Vittoria Febbi == *{{NDR| Su [[Gianni Musy]]}} Era una persona squisita, gentilissimo. Un signore di altri tempi, veramente. Mi emoziona anche parlarne. Con lui doppiai l'ultimo film di [[Ingmar Bergman|Bergman]], prima che morisse Bergman, che è ''Saraband'', ''[[Sarabanda (film)|Sarabanda]]'' credo in italiano. Sì che era un po' il seguito di ''[[Scene da un matrimonio]]''. La coppia che si ritrovava dopo anni e lo ricordo poi come un grandissimo attore, ovviamente.<ref name= Brandi>Dall'intervista di Valerio Brandi, ''Daruma View'', 23 marzo 2018. [https://www.youtube.com/watch?v=WbIm80I9F38 Video] disponibile su ''Youtube.com''.</ref> *La [[Walt Disney Animation Studios|Disney]] mi scelse per questa [[Alice nel Paese delle Meraviglie (film 1951)|Alice]], perché sentì la voce in mezzo a tanti provini e disse che avevo una voce come un trillo di campanello.<ref name= Brandi/> *Noi siamo anche fatti così, noi.. cioè ci siamo po' rinchiusi nelle sale proprio perché non abbiamo questa estroversione [...] e quindi non ricordiamo spesso le cose {{NDR|i doppiaggi che fanno}}, non abbiamo l'ambizione di metterci in vista e alcune cose le dimentichiamo.<ref name= Brandi/> *Ogni volta che si vede [[Ingrid Bergman]] doppiata dalla [[Lydia Simoneschi|Simoneschi]] non si può ascoltare con nessuna altra voce. Proprio le dava, le dava veramente quella magia che la voce appunto deve dare e lei gliela dava.<ref name= Cola>Intervista di Gerardo Di Cola ''enciclopediadeldoppiaggio'', 2017. [https://www.youtube.com/watch?v=-117s7Q-Y7k Video] disponibile su ''Youtube.com''.</ref> ==Note== <references /> ==Doppiaggio== ===Film=== {{div col|strette}} *''[[Mata Hari (film 1931)|Mata Hari]]'' (1931) *''[[Il diavolo è femmina]]'' (1935) *''[[Venere bionda]]'' (1935) *''[[L'ultimo treno da Mosca]]'' (1937) *''[[Paradiso proibito]]'' (1940) *''[[Dieci piccoli indiani (film 1945)|Dieci piccoli indiani]]'' (1945) *''[[Gilda (film)|Gilda]]'' (1946) *''[[Il mistero del carillon]]'' (1946) *''[[Il peccato di Lady Considine]]'' (1949) *''[[Paura in palcoscenico]]'' (1950) *''[[Gli innocenti pagano]]'' (1952) *''[[La legge del Signore]]'' (1956) *''[[Sentieri selvaggi]]'' (1956) *''[[Infamia sul mare]]'' (1958) *''[[La vendetta di Frankenstein]]'' (1958) *''[[Il letto racconta...]]'' (1959) *''[[La storia di una monaca]]'' (1959) *''[[Strategia di una rapina]]'' (1959) *''[[Viridiana]]'' (1961) *''[[La conquista del West (film 1962)|La conquista del West]]'' (1962) *''[[Lolita (film 1962)|Lolita]]'' (1962) *''[[Il vecchio testamento]]'' (1963) *''[[Quella nostra estate]]'' (1963) *''[[Assassinio a bordo]]'' (1964) *''[[Assassinio sul palcoscenico]]'' (1964) *''[[Danza macabra (film 1964)|Danza macabra]]'' (1964) *''[[Shenandoah - La valle dell'onore]]'' (1965) *''[[Tutti insieme appassionatamente]]'' (1965) *''[[10.000 dollari per un massacro]]'' (1966) *''[[Dracula, principe delle tenebre]]'' (1966) *''[[El Dorado (film 1966)|El Dorado]]'' (1966) *''[[La resa dei conti (film 1966)|La resa dei conti]]'' (1966) *''[[Carovana di fuoco]]'' (1967) *''[[I giorni dell'ira]]'' (1967) *''[[Il pianeta delle scimmie (film 1968)|Il pianeta delle scimmie]]'' (1968) *''[[Preparati la bara!]]'' (1968) *''[[Un tranquillo posto di campagna]]'' (1968) *''[[Il pistolero dell'Ave Maria]]'' (1969) *''[[4 mosche di velluto grigio]]'' (1971) *''[[Frenzy]]'' (1972) *''[[Il padrino]]'' (1972) *''[[San Michele aveva un gallo]]'' (1972) *''[[Il lungo addio]]'' (1973) *''[[Scene da un matrimonio]]'' (1973) *''[[Assassinio sull'Orient Express (film 1974)|Assassinio sull'Orient Express]]'' (1974) *''[[Il padrino - Parte II]]'' (1974) *''[[Il portiere di notte]]'' (1974) *''[[Prima pagina (film)|Prima pagina]]'' (1974) *''[[Profumo di donna]]'' (1974) *''[[Gli innocenti dalle mani sporche]]'' (1975) *''[[King Kong (film 1976)|King Kong]]'' (1976) *''[[Liberi armati pericolosi]]'' (1976) *''[[L'orca assassina]]'' (1977) *''[[Il prefetto di ferro]]'' (1977) *''[[La spia che mi amava (film)|La spia che mi amava]]'' (1977) *''[[Nenè (film)|Nenè]]'' (1977) *''[[Suspiria]]'' (1977) *''[[Piedone l'africano]]'' (1978) *''[[Superman (film)|Superman]]'' (1978) *''[[Il giocattolo]]'' (1979) *''[[Mosca non crede alle lacrime]]'' (1979) *''[[Star Trek (film 1979)|Star Trek]]'' (1979) *''[[Il piccolo Lord (film 1980)|Il piccolo Lord]]'' (1980) *''[[Superman II]]'' (1980) *''[[Fantasma d'amore]]'' (1981) *''[[Solo per i tuoi occhi (film)|Solo per i tuoi occhi]]'' (1981) *''[[Fanny e Alexander]]'' (1982) *''[[Rocky III]]'' (1982) *''[[Sballato, gasato, completamente fuso]]'' (1982) *''[[Agente 007 - L'uomo dalla pistola d'oro]]'' (1984) *''[[C'era una volta in America]]'' (1984) *''[[007 - Bersaglio mobile]]'' (1985) *''[[Mad Max - Oltre la sfera del tuono]]'' (1985) *''[[Rocky IV]]'' (1985) *''[[Il segreto del mio successo]]'' (1987) *''[[La famiglia (film 1987)|La famiglia]]'' (1987) *''[[Francesco (film)|Francesco]]'' (1989) *''[[Sono affari di famiglia]]'' (1989) *''[[Havana (film)|Havana]]'' (1990) *''[[Il padrino - Parte III]]'' (1990) *''[[Il tè nel deserto]]'' (1990) *''[[In nome del popolo sovrano]]'' (1990) *''[[Misery non deve morire]]'' (1990) *''[[Rocky V]]'' (1990) *''[[Stanno tutti bene]]'' (1990) *''[[Cape Fear - Il promontorio della paura]]'' (1991) *''[[La notte e la città]]'' (1992) *''[[Super Mario Bros. (film)|Super Mario Bros.]]'' (1993) *''[[Sabrina (film 1995)| Sabrina]]'' (1995) *''[[Primo contatto]]'' (1996) *''[[Jackie Brown]]'' (1997) *''[[Alice nel Paese delle Meraviglie (film 1999)|Alice nel Paese delle Meraviglie]]'' (1999) *''[[Matrix]]'' (1999) *''[[Un tè con Mussolini]]'' (1999) *''[[Billy Elliot]]'' (2000) *''[[Broken Flowers]]'' (2005) *''[[Memorie di una geisha (film)|Memorie di una geisha]]'' (2005) *''[[Stay - Nel labirinto della mente]]'' (2005) *''[[Ultimatum alla Terra (film 2008)|Ultimatum alla Terra]]'' (2008) *''[[Il mio angolo di paradiso]]'' (2011) *''[[Melancholia]]'' (2011) *''[[La religiosa]]'' (2013) *''[[Stoker]]'' (2013) *''[[La grande Gilly Hopkins]]'' (2015) {{div col end}} ===Film d'animazione=== *''[[Alice nel Paese delle Meraviglie (film 1951)|Alice nel Paese delle Meraviglie]]'' (1951) ===Serie televisive=== *''[[Ellery Queen (serie televisiva)|Ellery Queen]]'' (1975-1976) *''[[Quo vadis? (miniserie televisiva)|Quo vadis?]]'' (1985) *''[[Giuseppe (miniserie televisiva)|Giuseppe]]'' (1995) *''[[San Pietro (miniserie televisiva)|San Pietro]]'' (2005) ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Febbi, Vittoria}} [[Categoria:Attori italiani]] [[Categoria:Direttori del doppiaggio italiani]] [[Categoria:Doppiatori italiani]] e6h201xa73ycaca0ob9b0p3opb4snjx Ilaria Stagni 0 172492 1420448 1402582 2026-07-14T13:40:33Z Spinoziano 2297 /* Film */ 1420448 wikitext text/x-wiki '''Ilaria Stagni''' (1967 – vivente), doppiatrice, direttrice del doppiaggio e dialoghista italiana. {{Int|''[https://www.patriziolongo.com/interviste/1573/intervista-ad-ilaria-stagni-larte-del-doppiaggio Intervista ad Ilaria Stagni: "L'arte del doppiaggio"]‎''|Patrizio Longo ''patriziolongo.com'', 17 novembre, 2008.|h=2}} *[…] fondamentalmente, tutti i doppiatori sono anche degli ottimi attori, che hanno uno strumento musicale: le loro corde vocali. Ne fanno tutto quello che vogliono, come un grande violoncellista o un grande pianista con i loro strumenti. La conoscenza di questo strumento musicale permette loro di fare le cose più disparate: dai cartoni animati, ai film più drammatici, ai personaggi più allegri, spensierati. Ed è una tradizione, una scuola - soprattutto quella romana, direi - che non ha uguali al mondo, e questo ci è riconosciuto. *Ormai Bart {{NDR|de ''[[I Simpson]]''}} è parte del mio Dna, in realtà sono io gialla e con i capelli a punta. È molto simile a me, è tutto il lato bambino e maschiaccio che io sono. Per cui è molto facile, nonostante poi la ricerca vocale che è completamente diversa, e le voci si matchano molto bene. Anche in America è una donna a doppiarlo, [[Nancy Cartwright]], ed è una voce molto molto simile alla mia. *Se non amassi questo lavoro, non potresti restare chiuso in sala, al buio, tutto il giorno per tanti anni della tua vita. ==Doppiaggio== ===Film=== {{div col|strette}} *''[[Scandalo a Filadelfia]]'' (1940) *''[[Grand Hotel Excelsior]]'' (1982) *''[[La storia infinita (film)|La storia infinita]]'' (1984) *''[[Mad Max - Oltre la sfera del tuono]]'' (1985) *''[[Phenomena]]'' (1985) *''[[L'ultimo imperatore]]'' (1987) *''[[La storia fantastica]]'' (1987) *''[[Mamma, ho perso l'aereo]]'' (1990) *''[[A volte ritornano (film)|A volte ritornano]]'' (1991) *''[[Pomodori verdi fritti alla fermata del treno]]'' (1991) *''[[Fusi di testa - Wayne's World]]'' (1992) *''[[Mamma, ho riperso l'aereo: mi sono smarrito a New York]]'' (1992) *''[[Jona che visse nella balena]]'' (1993) *''[[Once Were Warriors - Una volta erano guerrieri]]'' (1994) *''[[Santa Clause]]'' (1994) *''[[Due ragazze innamorate]]'' (1995) *''[[Empire Records]]'' (1995) *''[[Farinelli - Voce regina]]'' (1995) *''[[La dea dell'amore]]'' (1995) *''[[Space Jam]]'' (1996) *''[[In cerca di Amy]]'' (1997) *''[[Celebrity]]'' (1998) *''[[100 ragazze]]'' (2000) *''[[Cast Away]]'' (2000) *''[[The Man Who Cried - L'uomo che pianse]]'' (2000) *''[[A.I. - Intelligenza artificiale]]'' (2001) *''[[Don't Say a Word]]'' (2001) *''[[La maledizione dello scorpione di giada]]'' (2001) *''[[Harry Potter e la camera dei segreti]]'' (2002) *''[[Il Signore degli Anelli - Le due torri]]'' (2002) *''[[Moonlight Mile - Voglia di ricominciare]]'' (2002) *''[[S1m0ne]]'' (2002) *''[[C'era una volta in Messico]]'' (2003) *''[[Il Signore degli Anelli - Il ritorno del re]]'' (2003) *''[[Closer]]'' (2004) *''[[Troy]]'' (2004) *''[[Harry Potter e il calice di fuoco]]'' (2005) *''[[Il vento del perdono]]'' (2005) *''[[La guerra dei mondi (film 2005)|La guerra dei mondi]]'' (2005) *''[[Le crociate - Kingdom of Heaven]]'' (2005) *''[[Match Point]]'' (2005) *''[[Memorie di una geisha]]'' (2005) *''[[Quel mostro di suocera]]'' (2005) *''[[The Mask 2]]'' (2005) *''[[L'ultimo inquisitore]]'' (2006) *''[[Scoop (film 2006)|Scoop]]'' (2006) *''[[The Sentinel - Il traditore al tuo fianco]]'' (2006) *''[[La bussola d'oro (film)|La bussola d'oro]]'' (2007) *''[[Le regole del gioco (film 2007)|Le regole del gioco]]'' (2007) *''[[Mr. Magorium e la bottega delle meraviglie]]'' (2007) *''[[Stardust (film)|Stardust]]'' (2007) *''[[Un'impresa da Dio]]'' (2007) *''[[Martyrs (film 2008)|Martyrs]]'' (2008) *''[[The Hurt Locker]]'' (2008) *''[[Un matrimonio all'inglese]]'' (2008) *''[[Vicky Cristina Barcelona]]'' (2008) *''[[Wanted - Scegli il tuo destino]]'' (2008) *''[[Basta che funzioni]]'' (2009) *''[[G.I. Joe - La nascita dei Cobra]]'' (2009) *''[[Star Trek (film 2009)|Star Trek]]'' (2009) *''[[Watchmen (film)|Watchmen]]'' (2009) *''[[The Help]]'' (2011) *''[[Le belve (film 2012)|Le belve]]'' (2012) *''[[Into Darkness - Star Trek]]'' (2013) *''[[Under the Skin (film 2013)|Under the Skin]]'' (2013) *''[[Lucy (film 2014)|Lucy]]'' (2014) *''[[Il ponte delle spie]]'' (2015) *''[[La grande scommessa]]'' (2015) *''[[Star Trek Beyond]]'' (2016) *''[[Foglie al vento]]'' (2023) {{div col end}} ===Film d'animazione=== {{div col|strette}} *''[[Kiki - Consegne a domicilio]]'' (1989) *''[[Pocahontas (film 1995 Disney)|Pocahontas]]'' (1995) *''[[Z la formica]]'' (1998) *''[[Tarzan (film 1999)|Tarzan]]'' (1999) *''[[Toy Story 2 - Woody e Buzz alla riscossa]]'' (1999) *''[[Galline in fuga]]'' (2000) *''[[La strada per El Dorado]]'' (2000) *''[[I Simpson - Il film]]'' (2007) *''[[Toy Story 3 - La grande fuga]]'' (2010) *''[[Zootropolis]]'' (2016) *''[[Gli Incredibili 2]]'' (2018) {{div col end}} ===Serie animate=== *''[[I Simpson]]'' (1989 - in corso) *''[[Darkwing Duck]]'' (1991 - 1992) *''[[Animaniacs]]'' (1993 - 1998) *''[[Inuyasha]]'' (2000 - 2004) ===Serie televisive=== *''[[Desperate Housewives]]'' (2004 - 2012) *''[[Skins]]'' (2007 - 2013) ==Voci correlate== *[[Lorenza Biella]], madre *[[Vittorio Stagni]], padre ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Stagni, Ilaria}} [[Categoria:Dialoghisti italiani]] [[Categoria:Direttori del doppiaggio italiani]] [[Categoria:Doppiatori italiani]] 42p7431okk2hoi5dz7yj9gooehabgz3 Rita Savagnone 0 172624 1420498 1407105 2026-07-15T09:09:34Z Spinoziano 2297 /* Doppiatrice */ 1420498 wikitext text/x-wiki [[Immagine:Rita Savagnone 1973.jpg|miniatura|Rita Savagnone nel 1973 ]] '''Rita Savagnone''' (1939 – vivente), attrice, doppiatrice e direttrice del doppiaggio italiana. ==Citazioni di Rita Savagnone== *Allora era un gruppo molto ristretto che faceva il [[doppiaggio]], che diciamo per quarant'anni almeno, ha dominato, ha avuto questo privilegio di dominare, non passava nessuno dalle maglie della famosa C.D.C..<ref name= Raffo>Intervista di Riccardo Raffo ''SDAC - Scuola D'Arte Cinematografica di Genova'', 16 novembre 2018. [https://www.youtube.com/watch?v=_NSaYtG6OQ4 Video] disponibile su ''Youtube.com''.</ref> *Della Simoneschi è stato detto tutto, sempre troppo poco rispetto a quanto merita, però è stato detto tutto della sua infinita capacità di sviluppare personaggi e attrici anche diversissime tra di loro. Ecco forse in questo senso possono un pochino paragonarmi a lei. Questo, questo mi fa piacere. Un aspetto che mi fa piacere. E quindi in grado di affrontare attrici come [[Vivien Leigh]] di Rossella di ''[[Via col vento]]'' a centomila diverse anche in caratteri che lei copriva perfettamente.<ref name= Cola>Intervista di Gerardo Di Cola ''enciclopediadeldoppiaggio'', 27 febbraio 2020. [https://www.youtube.com/watch?v=KgiF5T6GRXY Video] disponibile su ''Youtube.com''.</ref> *I doppiaggi dei cartoni animati fatti dalla Simoneschi, che sono un'infinità e sono uno più bello dell'altro. Sono lezioni di pura recitazione. Ne citerò in ordine sparso, perché non me li ricordo neanche tutti. I doppiaggi dei primi [[Walt Disney Animation Studios|film]] di [[Walt Disney]] erano dei capolavori dal punto di vista tecnico, dal punto di vista artistico. I dialoghi venivano composti, creati da [[Roberto De Leonardis|De Leonardis]] che era un grande dialoghista. Le canzoni venivano rese in italiano da bravissimi cantanti, ma molte volte quando l'attore era in grado di cantare, come la Simoneschi, erano loro stessi. E allora noi abbiamo quel gioiello per esempio, dico il primo che mi viene in mente, in [[Cenerentola]]: lei è la Fatina Smemorina. Quella era [[Lydia Simoneschi]]. Il famoso ''Bidibi Bodibi Bu'', compresa la canzone era lei che cantava ed era meravigliosa. ''Bidibi Bodibi Bu'' lei era eccezionale. Altra cosa eccezionale, parecchi anni dopo, era Maga Magò. Maga Magò nella ''[[La spada nella roccia|Spada nella roccia]]'' sarebbe da mettere su carta da musica e da studiare per l'infinità di toni e tonalità, che c'erano peraltro nell'originale, che lei è stata capace di riprodurre. Andando dalle note acutissime a quelle scurissime, quasi da basso, con una versatilità con un'inventiva. Un pezzo eccezionale.<ref name= Cola/> *Il doppiaggio è una brutta bestia e quindi io tanti ragazzi che lo fanno, cerco di convincerli a cambiare… a cambiare idea.<ref name= Raffo /> *Oggi forse c'è una piattezza in un certo senso, perché sono tutti molto più bravi. Un tempo erano bravi pochi, poi c'erano quelli un po' meno bravi, ma comunque bravi. E poi c'erano quelli... i [[Attore caratterista|caratteristi]] piccoli, la massa, le piccole cose, per le piccole battute. Adesso questo non c'è più. Adesso c'è una sorta di uniformità di ottimo livello, di buono livello a volte di ottimo, in cui spicca qualcuno molto, molto bravo.<ref name= Raffo/> ==Note== <references /> ==Filmografia== ===Attrice=== *''[[I figli di Medea]]'' (1959) *''[[Nenè (film)|Nenè]]'' (1977) ===Doppiatrice=== {{div col|strette}} *''[[Anna Christie]]'' (1930) *''[[Cortigiana (film)|Cortigiana]]'' (1931) *''[[Mata Hari (film 1931)|Mata Hari]]'' (1931) *''[[Margherita Gauthier]]'' (1936) *''[[La voce nella tempesta]]'' (1939) *''[[Quarto potere]]'' (1941) *''[[I migliori anni della nostra vita (film 1946)|I migliori anni della nostra vita]]'' (1946) *''[[Il peccato di Lady Considine]]'' (1949) *''[[Cenerentola (film 1950)|Cenerentola]]'' (1950) *''[[La legge del Signore]]'' (1956) *''[[L'uomo di paglia]]'' (1958) *''[[La legge del più forte]]'' (1958) *''[[Resurrezione (film 1958)|Resurrezione]]'' (1958) *''[[Il letto racconta...]]'' (1959) *''[[Intrigo internazionale]]'' (1959) *''[[Strategia di una rapina]]'' (1959) *''[[Il bell'Antonio]]'' (1960) *''[[La storia di Ruth]]'' (1960) *''[[Francesco d'Assisi (film 1961)|Francesco d'Assisi]]'' (1961) *''[[La viaccia]]'' (1961) *''[[Anima nera (film 1962)|Anima nera]]'' (1962) *''[[La conquista del West (film 1962)|La conquista del West]]'' (1962) *''[[Lolita (film 1962)|Lolita]]'' (1962) *''[[Sfida nell'Alta Sierra]]'' (1962) *''[[Sodoma e Gomorra (film)|Sodoma e Gomorra]]'' (1962) *''[[Assassinio al galoppatoio]]'' (1963) *''[[Gli uccelli]]'' (1963) *''[[Intrigo a Stoccolma]]'' (1963) *''[[Totò e Cleopatra]]'' (1963) *''[[Il dottor Stranamore - Ovvero: come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la bomba]]'' (1964) *''[[L'ultimo uomo della Terra]]'' (1964) *''[[Per un pugno di dollari]]'' (1964) *''[[Agente 007 - Thunderball: Operazione tuono]]'' (1965) *''[[1000 dollari sul nero]]'' (1966) *''[[10.000 dollari per un massacro]]'' (1966) *''[[Arabesque]]'' (1966) *''[[Django]]'' (1966) *''[[El Dorado (film 1966)|El Dorado]]'' (1966) *''[[Grand Prix]]'' (1966) *''[[La resa dei conti (film 1966)|La resa dei conti]]'' (1966) *''[[Operazione diabolica]]'' (1966) *''[[Quien sabe?]]'' (1966) *''[[Viaggio allucinante]]'' (1966) *''[[Dio perdona... io no!]]'' (1967) *''[[Asterix e Cleopatra]]'' (1968) *''[[C'era una volta il West]]'' (1968) *''[[Il giorno della civetta]]'' (1968) *''[[L'uomo venuto dal Kremlino]]'' (1968) *''[[Preparati la bara!]]'' (1968) *''[[Un tranquillo posto di campagna]]'' (1968) *''[[Agente 007 - Al servizio segreto di Sua Maestà]]'' (1969) *''[[Fellini Satyricon]]'' (1969) *''[[Il pistolero dell'Ave Maria]]'' (1969) *''[[Medea (film 1969)|Medea]]'' (1969) *''[[Un uomo da marciapiede]]'' (1969) *''[[Z - L'orgia del potere]]'' (1969) *''[[Borsalino (film)|Borsalino]]'' (1970) *''[[Il conformista (film)|Il conformista]]'' (1970) *''[[Frenzy]]'' (1972) *''[[Il padrino]]'' (1972) *''[[Non si sevizia un paperino]]'' (1972) *''[[Ultimo tango a Parigi]]'' (1972) *''[[Le monache di Sant'Arcangelo]]'' (1973) *''[[Malizia (film)|Malizia]]'' (1973) *''[[Scene da un matrimonio]]'' (1973) *''[[Storia di una monaca di clausura]]'' (1973) *''[[Assassinio sull'Orient Express (film 1974)|Assassino sull'Orient Express]]'' (1974) *''[[Il padrino - Parte II]]'' (1974) *''[[Prima pagina (film)|Prima pagina]]'' (1974) *''[[Profumo di donna]]'' (1974) *''[[Il messia]]'' (1975) *''[[Il Corsaro Nero (film)|Il Corsaro Nero]]'' (1976) *''[[Gesù di Nazareth (miniserie televisiva)|Gesù di Nazareth]]'' (1977) *''[[Assassinio sul Nilo]]'' (1978) *''[[Capricorn One]]'' (1978) *''[[Il paradiso può attendere]]'' (1978) *''[[I guerrieri della notte]]'' (1979) *''[[Il giocattolo]]'' (1979) *''[[The Blues Brothers]]'' (1980) *''[[Atmosfera zero]]'' (1981) *''[[La casa]]'' (1981) *''[[Scontro di titani]]'' (1981) *''[[C'era una volta in America]]'' (1984) *''[[I bostoniani]]'' (1984) *''[[Sister Act 2 - Più svitata che mai]]'' (1993) *''[[Giacobbe (film)|Giacobbe]]'' (1994) *''[[Il re leone]]'' (1994) *''[[Matilda 6 mitica]]'' (1996) *''[[Riccardo III - Un uomo, un re]]'' (1996) *''[[Romeo + Giulietta di William Shakespeare]]'' (1996) *''[[Il miglio verde]]'' (1999) *''[[Ragazze interrotte]]'' (1999) *''[[What Women Want - Quello che le donne vogliono]]'' (2000) *''[[Chiamatemi Babbo Natale]]'' (2001) *''[[Gosford Park]]'' (2001) *''[[Il mandolino del capitano Corelli]]'' (2001) *''[[Rat Race]]'' (2001) *''[[A proposito di Schmidt]]'' (2002) *''[[Paso adelante]]'' (2002-2005) *''[[Star Trek: La nemesi]]'' (2002) *''[[Dogville]]'' (2003) *''[[Birth - Io sono Sean]]'' (2004) *''[[Il re leone 3 - Hakuna Matata]]'' (2004) *''[[Manderlay]]'' (2005) *''[[Melissa P. (film)|Melissa P.]]'' (2005) *''[[Cambia la tua vita con un click]]'' (2006) *''[[Fringe]]'' (2008-2013) *''[[Il curioso caso di Benjamin Button]]'' (2008) *''[[Killshot]]'' (2008) *''[[Appuntamento con l'amore]]'' (2010) *''[[Hereafter]]'' (2010) *''[[Letters to Juliet]]'' (2010) *''[[Robin Hood (film 2010)|Robin Hood]]'' (2010) *''[[Anonymous]]'' (2011) *''[[I sogni segreti di Walter Mitty]]'' (2013) *''[[La storia della principessa splendente]]'' (2013) *''[[Monsters University]]'' (2013) *''[[Grand Budapest Hotel]]'' (2014) {{div col end}} ==Voci correlate== *[[Claudio Abbado]], cugino *[[Alessia Amendola]], nipote *[[Claudio Amendola]], figlio *[[Ferruccio Amendola]], ex marito ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Savagnone, Rita}} [[Categoria:Attori italiani]] [[Categoria:Direttori del doppiaggio italiani]] [[Categoria:Doppiatori italiani]] nc945a1o8v9k2lnbj1uwua1xqfyxa9j Lino Cascioli 0 172776 1420487 1084747 2026-07-14T23:58:30Z Danyele 19198 /* Citazioni di Lino Cascioli */ wikilink corretto 1420487 wikitext text/x-wiki '''Lino Cascioli''' (1935 – 2011), giornalista, scrittore ed editore italiano. ==Citazioni di Lino Cascioli== *La [[Juventus Football Club e nazionali di calcio|Juventus]] è la squadra madre delle Nazionali campioni del mondo.<ref>Da ''Storia fotografica del calcio italiano: dalle origini al campionato del mondo 1982'', 1982, p. 22.</ref> *Non sappiamo nelle liste di quale partito [[Sergio Brio]] sia stato eletto al parlamento, ma è certo che sui campi di calcio gode di una immunità pari a quella degli onorevoli anche se poi il suo stile di gioco è più quello di un extraparlamentare.<ref>Da ''Il Messaggero''; citato in Elio Domeniconi, ''Diego Amando'', ''Guerin Sportivo'' n. 39 (610), 24-30 settembre 1986, pp. 54-55.</ref> ==Note== <references/> ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{stub}} {{DEFAULTSORT:Cascioli, Lino}} [[Categoria:Editori italiani]] [[Categoria:Giornalisti sportivi italiani]] [[Categoria:Scrittori italiani]] nq9731oow8tva0hzxegr1dw04wlv7go Massimo Lodolo 0 172939 1420447 1419263 2026-07-14T13:40:09Z Spinoziano 2297 /* Film */ 1420447 wikitext text/x-wiki [[Immagine:Massimo lodolo 2018.png|miniatura|Massimo Lodolo nel 2018]] '''Massimo Lodolo''' (1959 – vivente), attore, doppiatore, dialoghista e direttore del doppiaggio italiano. ==Citazioni di Massimo Lodolo== *[...] avendo io stesso percorso personaggi ecco sì, non positivi, cattivi, c'è quella punta di libero arbitrio per interpretare un personaggio cattivo, una piccola punta nella restituzione della nostra lingua che è arduo e al contempo creativo quindi a tutto tondo.<ref name= Bellagamba>Intervista di Alessandro Bellagamba ''SDAC - Scuola D'Arte Cinematografica di Genova'', 16 novembre 2018. [https://www.youtube.com/watch?v=T96zu3yxzz4 Video] disponibile su ''Youtube.com'', min. 1:47-6:52.</ref> *[...] ogni tempo ha la sua esposizione, la sua intensità e quant'altro. D'altronde io penso che sia magnifico sentire i film degli anni '40, anche se ci possono risultare fuori tempo o paradossali, perché rappresentanti del loro tempo. Quindi io penso di essere un rappresentante del mio tempo.<ref name= Bellagamba/> *[..] ritengo che la distribuzione del doppiatore sia relativa al personaggio interpretato dall'attore, non dall'attore in quanto tale [...].<ref name= Bellagamba/> ==Note== <references /> ==Doppiaggio== ===Film=== {{div col|strette}} *''[[Là dove scende il fiume]]'' (1952) *''[[The Wiz]]'' (1978) *''[[Amadeus]]'' (1984) *''[[King David]]'' (1985) *''[[Una pazza giornata di vacanza]]'' (1986) *''[[L'ultimo imperatore]]'' (1987) *''[[Il principe cerca moglie]]'' (1988) *''[[L'ultima tentazione di Cristo]]'' (1988) *''[[Sotto accusa]]'' (1988) *''[[Arma letale 2]]'' (1989) *''[[Drugstore Cowboy]]'' (1989) *''[[Ghost - Fantasma]]'' (1990) *''[[Revenge - Vendetta]]'' (1990) *''[[Rosencrantz e Guildenstern sono morti (film)|Rosencrantz e Guildenstern sono morti]]'' (1990) *''[[A volte ritornano (film)|A volte ritornano]]'' (1991) *''[[Barton Fink - È successo a Hollywood]]'' (1991) *''[[Il proiezionista]]'' (1991) *''[[Point Break - Punto di rottura]]'' (1991) *''[[Thelma & Louise]]'' (1991) *''[[Una vita al massimo]]'' (1993) *''[[Pulp Fiction]]'' (1994) *''[[Braveheart - Cuore impavido]]'' (1995) *''[[Ghost in the Shell (film 1995)|Ghost in the Shell]]'' (1995) *''[[Bound - Torbido inganno]]'' (1996) *''[[Dal tramonto all'alba]]'' (1996) *''[[Independence Day]]'' (1996) *''[[Air Force One (film)|Air Force One]]'' (1997) *''[[Amistad]]'' (1997) *''[[Batman & Robin]]'' (1997) *''[[La seconda guerra civile americana]]'' (1997) *''[[Shakespeare in Love]]'' (1998) *''[[Giovanna d'Arco (film)|Giovanna d'Arco]]'' (1999) *''[[Maria, madre di Gesù (film)|Maria, madre di Gesù]]'' (1999) *''[[Le riserve]]'' (2000) *''[[E morì con un felafel in mano]]'' (2001) *''[[In the Bedroom]]'' (2001) *''[[Jay & Silent Bob... Fermate Hollywood!]]'' (2001) *''[[La vera storia di Jack lo squartatore - From Hell]]'' (2001) *''[[Ocean's Eleven - Fate il vostro gioco]]'' (2001) *''[[Planet of the Apes - Il pianeta delle scimmie]]'' (2001) *''[[Rat Race]]'' (2001) *''[[28 giorni dopo]]'' (2002) *''[[Equilibrium]]'' (2002) *''[[Harry Potter e la camera dei segreti]]'' (2002) *''[[Montecristo (film 2002)|Montecristo]]'' (2002) *''[[San Giovanni - L'apocalisse]]'' (2002) *''[[The Time Machine (film 2002)|The Time Machine]]'' (2002) *''[[xXx]]'' (2002) *''[[Love Actually - L'amore davvero]]'' (2003) *''[[Matrix Reloaded]]'' (2003) *''[[Matrix Revolutions]]'' (2003) *''[[Oldboy]]'' (2003) *''[[2046]]'' (2004) *''[[50 volte il primo bacio]]'' (2004) *''[[Alexander (film)|Alexander]]'' (2004) *''[[Hellboy (film)|Hellboy]]'' (2004) *''[[L'alba dei morti viventi]]'' (2004) *''[[L'esorcista - La genesi]]'' (2004) *''[[Ocean's Twelve]]'' (2004) *''[[Secret Window]]'' (2004) *''[[Spider-Man 2]]'' (2004) *''[[Troy]]'' (2004) *''[[Crash - Contatto fisico]]'' (2005) *''[[Harry Potter e il calice di fuoco]]'' (2005) *''[[I fratelli Grimm e l'incantevole strega]]'' (2005) *''[[Oliver Twist (film 2005)|Oliver Twist]]'' (2005) *''[[V per Vendetta]]'' (2005) *''[[Blood Diamond - Diamanti di sangue]]'' (2006) *''[[DOA: Dead or Alive]]'' (2006) *''[[Il codice da Vinci]]'' (2006) *''[[La Pantera Rosa (film 2006)|La Pantera Rosa]]'' (2006) *''[[Marie Antoinette]]'' (2006) *''[[Ocean's Thirteen]]'' (2007) *''[[Blindness - Cecità]]'' (2008) *''[[La rapina perfetta]]'' (2008) *''[[Saw V - Non crederai ai tuoi occhi]]'' (2008) *''[[Zohan - Tutte le donne vengono al pettine]]'' (2008) *''[[G.I. Joe - La nascita dei Cobra]]'' (2009) *''[[Codice Genesi]]'' (2010) *''[[Harry Potter e i Doni della Morte - Parte 1]]'' (2010) *''[[Machete (film 2010)|Machete]]'' (2010) *''[[Rust - Ruggine]]'' (2010) *''[[The Experiment (film 2010)|The Experiment]]'' (2010) *''[[The Karate Kid - La leggenda continua]]'' (2010) *''[[Anonymous]]'' (2011) *''[[Harry Potter e i Doni della Morte - Parte 2]]'' (2011) *''[[Cristiada]]'' (2012) *''[[La frode]]'' (2012) *''[[The Amazing Spider-Man (film)|The Amazing Spider-Man]]'' (2012) *''[[Parkland (film)|Parkland]]'' (2013) *''[[Guardiani della Galassia (film)|Guardiani della Galassia]]'' (2014) *''[[Una folle passione]]'' (2014) *''[[Le ricette della signora Toku]]'' (2015) *''[[The Invitation (film 2015)|The Invitation]]'' (2015) *''[[Autopsy (film 2016)|Autopsy]]'' (2016) *''[[Alien: Covenant]]'' (2017) *''[[Il filo nascosto]]'' (2017) *''[[It (film 2017)|It]]'' (2017) *''[[The War - Il pianeta delle scimmie]]'' (2017) *''[[Avengers: Infinity War]]'' (2018) *''[[Extinction (film 2018)|Extinction]]'' (2018) *''[[Tau (film)|Tau]]'' (2018) *''[[It - Capitolo due]]'' (2019) *''[[Spider-Man: No Way Home]]'' (2021) *''[[The Piper (film 2023)|The Piper]]'' (2023) {{div col end}} ===Film d'animazione=== {{div col|strette}} *''[[Lilli e il vagabondo]]'' (1955) *''[[Capitan Harlock: L'Arcadia della mia giovinezza]]'' (1982) *''[[La gabbianella e il gatto]]'' (1998) *''[[La spada magica - Alla ricerca di Camelot]]'' (1999) *''[[Giuseppe - Il re dei sogni]]'' (2000) *''[[Waking Life]]'' (2001) *''[[Kung Fu Panda 2]]'' (2011) *''[[Dragon Trainer - Il mondo nascosto]]'' (2019) {{div col end}} ===Serie animate=== *''[[Mawaru-Penguindrum]]'' (2011) *''[[Prison School]]'' (2015) ===Serie televisive=== {{div col|strette}} *''[[House of Cards (miniserie televisiva)|House of Cards]]'' (1990 - 1995) *''[[Jesus (miniserie televisiva)|Jesus]]'' (1999) *''[[I Soprano]]'' (1999 - 2007) *''[[Dark Angel]]'' (2000 - 2002) *''[[Veronica Mars]]'' (2004 - 2007) *''[[Roma (serie televisiva)|Roma]]'' (2005 - 2007) *''[[Sant'Agostino (miniserie televisiva)|Sant'Agostino]]'' (2010) *''[[Luther (serie televisiva)|Luther]]'' (2010 - in corso) *''[[Il Trono di Spade]]'' (2011 - 2019) *''[[Virgin River (serie televisiva)|Virgin River]]'' (2019 - in corso) {{div col end}} ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Lodolo, Massimo}} [[Categoria:Attori italiani]] [[Categoria:Dialoghisti italiani]] [[Categoria:Direttori del doppiaggio italiani]] [[Categoria:Doppiatori italiani]] 95m96nx0aaigroqf5v9hnh8n57w4hiu Eugenio Marinelli 0 173021 1420449 1415394 2026-07-14T13:40:54Z Spinoziano 2297 /* Film */ 1420449 wikitext text/x-wiki '''Eugenio Marinelli''' (1955 – vivente), doppiatore, dialoghista e direttore del doppiaggio italiano. ==Citazioni di Eugenio Marinelli== *Come dico ai miei allievi dei corsi di doppiaggio, l'unico lavoro che c'è da fare è quello di riproporre ciò che ha fatto l'attore di presa diretta, senza aggiungere nulla di personale.<ref name=Tiano> Dall'intervista di Marco Tiano, ''[http://ilgiallista.blogspot.com/2013/04/intervista-eugenio-marinelli-la-voce.html Intervista a EUGENIO MARINELLI, la voce italiana di POIROT]'', ''ilgiallista.blogspot.com'', 6 aprile 2013.</ref> *Come dico sempre a i miei allievi durante i corsi che spesso sostengo per insegnare il mestiere ai neo-doppiatori, bisogna rispettare e seguire pedissequamente il lavoro fatto dall'attore di presa diretta soprattutto se è bravo come Suchet. Non bisogna farsi prendere dalla voglia di fare se stessi ma copiare il suono della voce, il modo di porgere le battute, il ritmo e i respiri dell’attore che si sta doppiando. Insomma, doppiare è un mestiere meraviglioso ma difficile e per farlo bisogna essere prima di tutto attori (anche se ci sono bravi doppiatori che non confermano questa regola).<ref> Dall'intervista di Shanmei, ''[https://liberidiscrivere.com/2020/10/26/un-intervista-con-eugenio-marinelli-la-voce-italiana-del-poirot-di-david-suchet-a-cura-di-giulietta-iannone/ Un’ intervista con Eugenio Marinelli, la voce italiana del Poirot di David Suchet a cura di Giulietta Iannone]'', ''liberidiscrivere.com'', 26 ottobre 2020.</ref> *{{NDR|Consiglio per chi desidera intraprendere il lavoro del doppiatore}} Di fare una buona scuola di recitazione e un corso di doppiaggio, magari con me, non lo dico per niente ma sono uno dei pochi che ama e rispetta i colleghi in erba e penso di poter dare un buon contributo per una crescita artistica, vista i grandi con i quali ho lavorato e ho avuto l'onore di essere diretto.<ref name=Tiano/> ==Note== <references/> ==Doppiaggio== ===Film=== {{div col|strette}} *''[[Palla da golf]]'' (1980) *''[[La signora in rosso]]'' (1984) *''[[Nightmare - Dal profondo della notte]]'' (1984) *''[[Arma letale]]'' (1987) *''[[Predator]]'' (1987) *''[[La storia fantastica]]'' (1987) *''[[Aracnofobia (film)|Aracnofobia]]'' (1990) *''[[Caccia a Ottobre Rosso]]'' (1990) *''[[King of New York]]'' (1990) *''[[A volte ritornano (film)|A volte ritornano]]'' (1991) *''[[Barton Fink - È successo a Hollywood]]'' (1991) *''[[Thelma & Louise]]'' (1991) *''[[Nata ieri (film 1993)|Nata ieri]]'' (1993) *''[[Il corvo - The Crow]]'' (1994) *''[[Le ali della libertà]]'' (1994) *''[[Pulp Fiction]]'' (1994) *''[[The River Wild - Il fiume della paura]]'' (1994) *''[[Die Hard - Duri a morire]]'' (1995) *''[[French Kiss]]'' (1995) *''[[Dal tramonto all'alba]]'' (1996) *''[[Il corvo 2]]'' (1996) *''[[Conflitto d'interessi (film)|Conflitto d'interessi]]'' (1998) *''[[Soldi sporchi]]'' (1998) *''[[Twilight (film 1998)|Twilight]]'' (1998) *''[[La mummia (film 1999)|La mummia]]'' (1999) *''[[Il gladiatore]]'' (2000) *''[[Qui dove batte il cuore]]'' (2000) *''[[Il diario di Bridget Jones (film)|Il diario di Bridget Jones]]'' (2001) *''[[About a Boy - Un ragazzo]]'' (2002) *''[[La morte può attendere]]'' (2002) *''[[Prova a prendermi]]'' (2002) *''[[Love Actually - L'amore davvero]]'' (2003) *''[[X-Men 2]]'' (2003) *''[[Che pasticcio, Bridget Jones!]]'' (2004) *''[[Man on Fire - Il fuoco della vendetta]]'' (2004) *''[[The Manchurian Candidate]]'' (2004) *''[[Van Helsing (film)|Van Helsing]]'' (2004) *''[[Four Brothers - Quattro fratelli]]'' (2005) *''[[Bordertown]]'' (2006) *''[[Halloween - The Beginning]]'' (2007) *''[[Shooter (film)|Shooter]]'' (2007) *''[[Cella 211]]'' (2009) *''[[State of Play]]'' (2009) *''[[I mercenari - The Expendables]]'' (2010) *''[[Cristiada]]'' (2012) *''[[Amsterdam (film 2022)|Amsterdam]]'' (2022) {{div col end}} ===Film d'animazione=== *''[[Cars - Motori ruggenti]]'' (2006) *''[[Cars 2]]'' (2011) ===Serie animate=== *''[[Psycho-Pass]]'' (2012) ===Serie televisive=== *''[[Poirot (serie televisiva)|Poirot]]'' (1989 - 2013) *''[[Il conte di Montecristo (miniserie televisiva 1998)|Il conte di Montecristo]]'' (1998) *''[[Una mamma per amica]]'' (2000 - 2007) * ''[[Detective Monk]]'' (2002 - 2010) *''[[Roma (serie televisiva)|Roma]]'' (2005 - 2007) ==Voci correlate== *[[Vittorio Amandola]], cognato *[[Luca Marinelli]], figlio *[[Sonia Scotti]], sorella ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Marinelli, Eugenio}} [[Categoria:Dialoghisti italiani]] [[Categoria:Direttori del doppiaggio italiani]] [[Categoria:Doppiatori italiani]] i86kesv8w9trexvfkne9vhpziguosox Renato Turi 0 173069 1420501 1416953 2026-07-15T09:11:57Z Spinoziano 2297 /* Film */ 1420501 wikitext text/x-wiki [[File:Renato Turi.jpg|miniatura|Renato Turi nel 1957]] ''' Renato Turi''' (1920 – 1991), attore, doppiatore e direttore del doppiaggio italiano. == Citazioni su Renato Turi == *Renato Turi era il direttore della cooperativa della CVD, nella quale ero entrato agli inizi. Era il nostro padrone, diciamo... padre e padrone. [[Walter Matthau]] l'aveva sempre doppiato lui. Renato era una persona... Renato? Il signor Turi, era una persona come quelli di cui oggi si è perso lo stampo. Molto severo, molto... però persona profondamente onesta. C'è un episodio che io mi ricordo, che una volta quando vinciamo... un periodo di ferie del doppiaggio, io uscivo da casa, lui passava, mi fermò e disse: "Biondi, venga qua". Mi fece un assegno. "Le devo dare un premio per un film che ha doppiato, molto bravo". Mi staccò un assegno, neanche piccolo poi, cosa di cui poteva fare benissimo a meno perché io avevo lavorato a tariffa, insomma. E quindi era un personaggio... E quando morì, e quindi non poteva più doppiare Matthau, si fecero dei provini dove vinsi. Io ero molto intimorito più che da Walter Matthau proprio dal fatto che era appiccicato proprio alla voce di Turi. ([[Pietro Biondi]]) ==Filmografia== ===Attore=== *''[[Petrosino (miniserie televisiva)|Petrosino]]'' (1972) ===Doppiatore=== ====Film==== {{div col|strette}} *''[[A che prezzo Hollywood?]]'' (1932) *''[[Il grande dittatore]]'' (1940) *''[[Quarto potere]]'' (1941) *''[[Alba fatale]]'' (1943) *''[[Le ragazze di Harvey]]'' (1946) *''[[Sfida infernale]]'' (1946) *''[[Donne e veleni]]'' (1948) *''[[I figli della violenza]]'' (1950) *''[[Viale del tramonto]]'' (1950) *''[[Winchester '73]]'' (1950) *''[[Davide e Betsabea]]'' (1951) *''[[La cosa da un altro mondo]]'' (1951) *''[[La paura fa 90]]'' (1951) *''[[La città del piacere]]'' (1952) *''[[La diva]]'' (1952) *''[[La regina di Saba]]'' (1952) *''[[L'avventuriero della Luisiana]]'' (1953) *''[[La tunica]]'' (1953) *''[[Un giorno in pretura (film)|Un giorno in pretura]]'' (1953) *''[[20.000 leghe sotto i mari (film 1954)|20.000 leghe sotto i mari]]'' (1954) *''[[Attila (film 1954)|Attila]]'' (1954) *''[[Fronte del porto]]'' (1954) *''[[L'uomo e il diavolo]]'' (1954) *''[[La meteora infernale]]'' (1954) *''[[Vera Cruz]]'' (1954) *''[[Ulisse (film)|Ulisse]]'' (1954) *''[[Il cacciatore di indiani]]'' (1955) *''[[Il figliuol prodigo (film 1955)|Il figliuol prodigo]]'' (1955) *''[[Il seme della violenza]]'' (1955) *''[[L'uomo senza paura]]'' (1955) *''[[Al centro dell'uragano (film 1956)|Al centro dell'uragano]]'' (1956) *''[[I dieci comandamenti (film 1956)|I dieci comandamenti]]'' (1956) *''[[Il ferroviere]]'' (1956) *''[[L'invasione degli ultracorpi]]'' (1956) *''[[La legge del Signore]]'' (1956) *''[[Le colline bruciano]]'' (1956) *''[[Decisione al tramonto]]'' (1957) *''[[Il ponte sul fiume Kwai]]'' (1957) *''[[Il segno della legge]]'' (1957) *''[[Il vampiro del pianeta rosso]]'' (1957) *''[[La parola ai giurati (film 1957)|La parola ai giurati]]'' (1957) *''[[Nel fango della periferia]]'' (1957) *''[[Qualcosa che vale]]'' (1957) *''[[Quel treno per Yuma (film 1957)|Quel treno per Yuma]]'' (1957) *''[[Cowboy (film 1958)|Cowboy]]'' (1958) *''[[Dracula il vampiro]]'' (1958) *''[[Gli uomini della terra selvaggia]]'' (1958) *''[[La legge del più forte]]'' (1958) *''[[La mina]]'' (1958) *''[[La vendetta di Frankenstein]]'' (1958) *''[[I 400 colpi]]'' (1959) *''[[Il mostro che uccide]]'' (1959) *''[[Intrigo internazionale]]'' (1959) *''[[L'albero degli impiccati]]'' (1959) *''[[La guida indiana]]'' (1959) *''[[Salomone e la regina di Saba]]'' (1959) *''[[Ultima notte a Warlock]]'' (1959) *''[[Un dollaro d'onore]]'' (1959) *''[[David e Golia]]'' (1960) *''[[Ester e il re]]'' (1960) *''[[I magnifici sette]]'' (1960) *''[[Il segreto di Pollyanna]]'' (1960) *''[[La storia di Ruth]]'' (1960) *''[[Psyco]]'' (1960) *''[[Spartacus]]'' (1960) *''[[Barabba (film 1961)|Barabba]]'' (1961) *''[[I fuorilegge della valle solitaria]]'' (1961) *''[[Il re dei re (film 1961)|Il re dei re]]'' (1961) *''[[Agente 007 - Licenza di uccidere]]'' (1962) *''[[Il giorno più lungo]]'' (1962) *''[[Il promontorio della paura]]'' (1962) *''[[L'uomo che uccise Liberty Valance]]'' (1962) *''[[La conquista del West (film 1962)|La conquista del West]]'' (1962) *''[[Lawrence d'Arabia (film)|Lawrence d'Arabia]]'' (1962) *''[[Lo smemorato di Collegno]]'' (1962) *''[[Ponzio Pilato (film)|Ponzio Pilato]]'' (1962) *''[[Sfida nell'Alta Sierra]]'' (1962) *''[[Sodoma e Gomorra (film)|Sodoma e Gomorra]]'' (1962) *''[[Totò contro Maciste]]'' (1962) *''[[A 007, dalla Russia con amore (film)|A 007, dalla Russia con amore]]'' (1963) *''[[Assassinio al galoppatoio]]'' (1963) *''[[Gli Argonauti]]'' (1963) *''[[Gli uccelli]]'' (1963) *''[[Il vecchio testamento]]'' (1963) *''[[Irma la dolce]]'' (1963) *''[[La grande fuga]]'' (1963) *''[[Le folli notti del dottor Jerryll]]'' (1963) *''[[Sciarada (film)|Sciarada]]'' (1963) *''[[A prova di errore (film 1964)|A prova di errore]]'' (1964) *''[[Agente 007 - Missione Goldfinger]]'' (1964) *''[[Angelica (film 1964)|Angelica]]'' (1964) *''[[Assassinio a bordo]]'' (1964) *''[[Assassinio sul palcoscenico]]'' (1964) *''[[I patriarchi]]'' (1964) *''[[Il grande sentiero (film 1964)|Il grande sentiero]]'' (1964) *''[[L'uomo del banco dei pegni]]'' (1964) *''[[Per un pugno di dollari]]'' (1964) *''[[Il volo della fenice (film 1965)|Il volo della fenice]]'' (1965) *''[[La battaglia dei giganti]]'' (1965) *''[[La più grande storia mai raccontata]]'' (1965) *''[[La spia che venne dal freddo]]'' (1965) *''[[Le cinque chiavi del terrore]]'' (1965) *''[[Le meravigliose avventure di Marco Polo (Lo scacchiere di Dio)|Le meravigliose avventure di Marco Polo]]'' (1965) *''[[Per qualche dollaro in più]]'' (1965) *''[[Arabesque]]'' (1966) *''[[Detective's Story]]'' (1966) *''[[Dracula, principe delle tenebre]]'' (1966) *''[[El Dorado (film 1966)|El Dorado]]'' (1966) *''[[Grand Prix]]'' (1966) *''[[Il buono, il brutto, il cattivo]]'' (1966) *''[[Il sipario strappato]]'' (1966) *''[[La resa dei conti (film 1966)|La resa dei conti]]'' (1966) *''[[Nevada Smith]]'' (1966) *''[[Operazione diabolica]]'' (1966) *''[[Quien sabe?]]'' (1966) *''[[Un uomo per tutte le stagioni]]'' (1966) *''[[Agente 007 - Si vive solo due volte]]'' (1967) *''[[Carovana di fuoco]]'' (1967) *''[[Indovina chi viene a cena?]]'' (1967) *''[[Asterix e Cleopatra]]'' (1968) *''[[Il pianeta delle scimmie (film 1968)|Il pianeta delle scimmie]]'' (1968) *''[[L'uomo venuto dal Kremlino]]'' (1968) *''[[La strana coppia]]'' (1968) *''[[L'ora del lupo]]'' (1968) *''[[Agente 007 - Al servizio segreto di Sua Maestà]]'' (1969) *''[[Fellini Satyricon]]'' (1969) *''[[Hello, Dolly!]]'' (1969) *''[[Il grande giorno di Jim Flagg]]'' (1969) *''[[Il pistolero dell'Ave Maria]]'' (1969) *''[[Prendi i soldi e scappa]]'' (1969) *''[[Z - L'orgia del potere]]'' (1969) *''[[Arancia meccanica]]'' (1971) *''[[Il dittatore dello stato libero di Bananas]]'' (1971) *''[[La morte va a braccetto con le vergini]]'' (1971) *''[[Fratello sole, sorella luna]]'' (1972) *''[[Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso* (*ma non avete mai osato chiedere)]]'' (1972) *''[[Il terrore viene dalla pioggia]]'' (1973) *''[[Il colpo della metropolitana (Un ostaggio al minuto)]]'' (1974) *''[[Quinto potere]]'' (1976) *''[[1941: Allarme a Hollywood]]'' (1979) *''[[2 sotto il divano]]'' (1980) *''[[E io mi gioco la bambina]]'' (1980) *''[[Rombo di tuono]]'' (1984) *''[[Il piccolo diavolo]]'' (1988) {{div col end}} ====Film d'animazione==== *''[[Lilli e il vagabondo]]'' (1955) *''[[La carica dei cento e uno]]'' (1961) *''[[Gli Aristogatti]]'' (1970) ====Serie televisive==== *''[[Mork & Mindy]]'' (1978 - 1982) ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{stub}} {{DEFAULTSORT:Turi, Renato}} [[Categoria:Attori italiani]] [[Categoria:Direttori del doppiaggio italiani]] [[Categoria:Doppiatori italiani]] hvpkwlzzigeyqyel8zx846q964aaicf Sergio Graziani 0 173352 1420500 1419229 2026-07-15T09:11:12Z Spinoziano 2297 /* Film */ 1420500 wikitext text/x-wiki [[Immagine:Sergio Graziani 1974.jpg|miniatura|Sergio Graziani nel 1974]] '''Sergio Graziani''' (1930 – 2018), doppiatore, direttore del doppiaggio e attore italiano. ==Citazioni di Sergio Graziani== *Con la [[Lydia Simoneschi|Simoneschi]] ho fatto tanti film ed era bravissima, bravissima e io cercavo di imparare da lei.<ref name= Cinema>Dal Festival Nazionale del doppiaggio “Le Voci Del Cinema” edizione 2018, ''Doppiatori Italiani'', 16 marzo 2018. [https://www.youtube.com/watch?v=PpuSgJiK_A8 Video] disponibile su ''Youtube.com''.</ref> *[[Via col vento]] aveva le voci originali di Lydia Simoneschi ed [[Emilio Cigoli]], nel ridoppiaggio del 1977 la voce di [[Ada Maria Serra Zanetti]] ha sostituito Lydia Simoneschi molto egregiamente, purtroppo Cigoli non ha avuto lo stesso trattamento dalla voce di Luigi Vannucchi.<ref name= Cinema/> ==Citazioni su Sergio Graziani== *Graziani era ed è tuttora un attore. Io ho avuto la possibilità di lavorare con lui per la prima volta credo pochi anni fa , quindi insomma avevo già una trentina d'anni di carriera sulle spalle ... a me mi tremavano le gambe stare a leggere con lui, perché mi sentivo proprio sotto schiaffo, un mostro sacro. Sapevo che dovevo dare il 100% per tentare di arrivare alla sua altezza. Lui era un grandissimo. ([[Francesco Prando]]) ==Note== <references /> ==Filmografia== ===Attore=== *''[[Il sogno della farfalla]]'' (1994) *''[[Francesco (miniserie televisiva 2002)|Francesco]]'' (2002) *''[[Bakhita - La santa africana]]'' (2009) ===Doppiatore=== ====Film==== {{div col|strette}} *''[[Piccolo Cesare]]'' (1931) *''[[Febbre di vivere (film 1932)|Febbre di vivere]]'' (1932) *''[[La mummia (film 1932)|La mummia]]'' (1932) *''[[I migliori anni della nostra vita (film 1946)|I migliori anni della nostra vita]]'' (1946) *''[[Paura in palcoscenico]]'' (1950) *''[[Il posto delle fragole]]'' (1957) *''[[Strategia di una rapina]]'' ‎(1959) *''[[I magnifici sette]]'' (1960) *''[[Il villaggio dei dannati (film)|Il villaggio dei dannati]]'' (1960) *''[[L'uomo che uccise Liberty Valance]]'' (1962) *''[[Lawrence d'Arabia (film)|Lawrence d'Arabia]]'' (1962) *''[[Ponzio Pilato (film)|Ponzio Pilato]]'' (1962) *''[[Sodoma e Gomorra (film)|Sodoma e Gomorra]]'' (1962) *''[[A 007, dalla Russia con amore (film)|A 007, dalla Russia con amore]]'' (1963) *''[[Assassinio al galoppatoio]]'' (1963) *''[[Irma la dolce]]'' (1963) *''[[La grande fuga]]'' (1963) *''[[Le folli notti del dottor Jerryll]]'' (1963) *''[[A prova di errore (film 1964)|A prova di errore]]'' (1964) *''[[Agente 007 - Missione Goldfinger]]'' (1964) *''[[Angelica (film 1964)|Angelica]]'' (1964) *''[[Assassinio sul palcoscenico]]'' (1964) *''[[I patriarchi]]'' (1964) *''[[La stirpe dei dannati]]'' (1964) *''[[My Fair Lady (film)|My Fair Lady]]'' (1964) *''[[Per un pugno di dollari]]'' (1964) *''[[Il volo della fenice (film 1965)|Il volo della fenice]]'' (1965) *''[[Io la conoscevo bene]]'' (1965) *''[[La più grande storia mai raccontata]]'' (1965) *''[[La spia che venne dal freddo (film)|La spia che venne dal freddo]]'' (1965) *''[[Le cinque chiavi del terrore]]'' (1965) *''[[Saul e David]]'' (1965) *''[[Sherlock Holmes: notti di terrore]]'' (1965) *''[[1000 dollari sul nero]]'' (1966) *''[[10.000 dollari per un massacro]]'' (1966) *''[[Detective's Story]]'' (1966) *''[[Il ritorno dei magnifici sette]]'' (1966) *''[[La meravigliosa Angelica]]'' (1966) *''[[Nevada Smith]]'' (1966) *''[[Quién sabe?]]'' (1966) *''[[Un uomo, una donna]]'' (1966) *''[[Dio perdona... io no!]]'' (1967) *''[[La via del West]]'' (1967) *''[[Il giorno della civetta]]'' (1968) *''[[L'ora del lupo]]'' (1968) *''[[L'uomo venuto dal Kremlino]]'' (1968) *''[[Lo sbarco di Anzio]]'' (1968) *''[[Preparati la bara!]]'' (1968) *''[[Fellini Satyricon]]'' (1969) *''[[Il pistolero dell'Ave Maria]]'' (1969) *''[[L'albero di Natale]]'' (1969) *''[[La collina degli stivali]]'' (1969) *''[[Z - L'orgia del potere]]'' (1969) *''[[Il conformista (film)|Il conformista]]'' (1970) *''[[Il piccolo grande uomo]]'' (1970) *''[[Lo chiamavano Trinità]]'' (1970) *''[[Socrate (film)|Socrate]]'' (1970) *''[[Agente 007 - Una cascata di diamanti]]'' (1971) *''[[Il gatto a nove code]]'' (1971) *''[[4 mosche di velluto grigio]]'' (1971) *''[[Rapina record a New York]]'' (1971) *''[[Sacco e Vanzetti (film 1971)|Sacco e Vanzetti]]'' (1971) *''[[Dalla Cina con furore]]'' (1972) *''[[Frenzy]]'' (1972) *''[[Il padrino]]'' (1972) *''[[Le cinque giornate]]'' (1973) *''[[Le monache di Sant'Arcangelo]]'' (1973) *''[[Storia di una monaca di clausura]]'' (1973) *''[[Il bianco, il giallo, il nero]]'' (1974) *''[[Non toccare la donna bianca]]'' (1974) *''[[Emanuelle nera]]'' (1975) *''[[Flic Story]]'' (1975) *''[[Il Corsaro Nero (film)|Il Corsaro Nero]]'' (1976) *''[[Signore e signori, buonanotte]]'' (1976) *''[[L'orca assassina]]'' (1977) *''[[Quell'oscuro oggetto del desiderio]]'' (1977) *''[[Capricorn One]]'' (1978) *''[[Superman (film)|Superman]]'' (1978) *''[[Terrore dallo spazio profondo]]'' (1978) *''[[Caligola (film)|Caligola]]'' (1979) *''[[Giallo napoletano]]'' (1979) *''[[Nosferatu, il principe della notte]]'' (1979) *''[[007 - Bersaglio mobile]]'' (1985) *''[[Phenomena]]'' (1985) *''[[Dèmoni 2... L'incubo ritorna]]'' (1986) *''[[Lo squalo 4 - La vendetta]]'' (1987) *''[[Secondo Ponzio Pilato]]'' (1987) *''[[Don Bosco (film 1988)|Don Bosco]]'' (1988) *''[[Cape Fear - Il promontorio della paura]]'' (1991) *''[[JFK - Un caso ancora aperto]]'' (1991) *''[[La notte e la città]]'' (1992) *''[[Trappola in alto mare]]'' (1992) *''[[Cronisti d'assalto]]'' (1994) *''[[Giacobbe (film)|Giacobbe]]'' (1994) *''[[I ricordi di Abbey]]'' (1994) *''[[Dredd - La legge sono io]]'' (1995) *''[[Gli intrighi del potere - Nixon]]'' (1995) *''[[Virus letale]]'' (1995) *''[[Daylight - Trappola nel tunnel]]'' (1996) *''[[Larry Flynt - Oltre lo scandalo]]'' (1996) *''[[Spy (film 1996)|Spy]]'' (1996) *''[[Gattaca - La porta dell'universo]]'' (1997) *''[[Il cavaliere di Lagardère (film 1997)|Il cavaliere di Lagardère]]'' (1997) *''[[La maschera di Zorro]]'' (1998) *''[[Vampires]]'' (1998) *''[[Ester (film)|Ester]]'' (1999) *''[[Giovanna d'Arco (film)|Giovanna d'Arco]]'' (1999) *''[[Il miglio verde]]'' (1999) *''[[Return to Me]]'' (2000) *''[[Chiamatemi Babbo Natale]]'' (2001) *''[[Blade II]]'' (2002) *''[[Luther - Genio, ribelle, liberatore]]'' (2003) *''[[Blade: Trinity]]'' (2004) *''[[Evilenko]]'' (2004) *''[[Troy]]'' (2004) *''[[Oliver Twist (film 2005)|Oliver Twist]]'' (2005) *''[[L'ultimo regalo]]'' (2006) *''[[Stardust (film)|Stardust]]'' (2007) *''[[Stargate: L'arca della verità]]'' (2008) *''[[A Serious Man]]'' (2009) *''[[Harry Potter e i Doni della Morte - Parte 1]]'' (2010) *''[[Wall Street - Il denaro non dorme mai]]'' (2010) *''[[Into Darkness - Star Trek]]'' (2013) {{div col end}} ====Film d'animazione==== *''[[South Park - Il film: più grosso, più lungo & tutto intero]]'' (1999) ====Serie televisive==== {{div col|strette}} *''[[Zorro (serie televisiva 1957)|Zorro]]'' (1957 - 1959) *''[[Sandokan (miniserie televisiva)|Sandokan ]]'' (1976) *''[[Gesù di Nazareth (sceneggiato televisivo)|Gesù di Nazareth]]'' (1977) *''[[Olocausto (miniserie televisiva)|Olocausto]]'' (1978) *''[[Quo vadis? (miniserie televisiva)|Quo vadis?]]'' (1985) *''[[Giuseppe (miniserie televisiva)|Giuseppe]]'' (1995) *''[[Mosè (miniserie televisiva 1995)|Mosè]]'' (1995) *''[[Sansone e Dalila (miniserie televisiva)|Sansone e Dalila]]'' (1996) *''[[Salomone (miniserie televisiva)|Salomone]]'' (1997) *''[[Jesus (miniserie televisiva)|Jesus]]'' (1999) {{div col end}} ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Graziani, Sergio}} [[Categoria:Attori italiani]] [[Categoria:Direttori del doppiaggio italiani]] [[Categoria:Doppiatori italiani]] q4i7qtlq238sgk83j7wkk8gvsy08rqz Antonella Rinaldi 0 174664 1420453 1391260 2026-07-14T13:43:56Z Spinoziano 2297 /* Film */ 1420453 wikitext text/x-wiki '''Antonella Rinaldi''' (1954 – vivente), doppiatrice italiana. ==Citazioni di Antonella Rinaldi== *Mio padre {{NDR|[[Giuseppe Rinaldi]]}}, che era un grande doppiatore, mi ha sempre detto: "Devi guardare gli occhi di chi doppi. Devi guardare le espressioni che fa." Quindi è, diciamo, è un doppio lavoro perché ovviamente sei tu ma sei anche l'altro. Cioè sei tu e il tuo doppio.<ref name= Cagnazzo/> *Prima di tutto bisogna essere attori e poi secondariamente si può fare doppiaggio. Cioè chi oggi pensa di poter fare il doppiaggio senza una preparazione recitativa non trova strada.<ref name= Cagnazzo/> *Ti capita di doppiare il carattere. Quando ho fatto [[Sister Act]], ho doppiato [[Kathy Najimy]] che era la suora cicciona e facendo una caratteristica, una caratterizzazione della voce un po' grossa per rendere la grossezza di questa attrice.<ref name= Cagnazzo>Dall'intervista di Alvise Cagnazzo, 16 giugno 2015. [https://www.youtube.com/watch?v=P7e4IQp14zM Video] disponibile su ''Youtube.com''.</ref> ==Note== <references /> ==Doppiaggio== ===Film=== {{div col}} *''[[La piccola bottega degli orrori (film 1960)|La piccola bottega degli orrori]]'' (1960) *''[[McLintock!]]'' (1963) *''[[La zona morta]]'' (1983) *''[[Amadeus]]'' (1984) *''[[Dune (film)|Dune]]'' (1984) *''[[Il codice del silenzio]]'' (1985) *''[[Voglia di vincere]]'' (1985) *''[[Beetlejuice - Spiritello porcello]]'' (1986) *''[[Arma letale]]'' (1987) *''[[Arma letale 2]]'' (1989) *''[[A volte ritornano (film)|A volte ritornano]]'' (1991) *''[[Sister Act - Una svitata in abito da suora]]'' (1992) *''[[Hocus Pocus (film)|Hocus Pocus]]'' (1993) *''[[Pulp Fiction]]'' (1994) *''[[Una cena quasi perfetta]]'' (1995) *''[[Anna Karenina (film 1997)|Anna Karenina]]'' (1997) *''[[L'avvocato del diavolo]]'' (1997) *''[[Mr. Bean - L'ultima catastrofe]]'' (1997) *''[[Starship Troopers - Fanteria dello spazio]]'' (1997) *''[[Wonder Boys]]'' (2000) *''[[Matrimonio impossibile]]'' (2003) *''[[7 km da Gerusalemme]]'' (2007) *''[[Sette anime]]'' (2008) *''[[40 carati]]'' (2012) *''[[Lo sciacallo - Nightcrawler]]'' (2014) *''[[Atto di fede (film)|Atto di fede]]'' (2019) {{div col end}} ===Film d'animazione=== *''[[La storia segreta di Stewie Griffin]]'' (2005) *''[[Blue Harvest]]'' (2007) *''[[Wolf Children - Ame e Yuki i bambini lupo]]'' (2012) ===Serie animate=== *''[[Animaniacs]]'' (1993 - 1998) *''[[Teletubbies]]'' (1997) *''[[I Griffin]]'' (1999 - in corso) ===Serie televisive=== *''[[I segreti di Twin Peaks]]'' (1990 - 1991) *''[[Dawson's Creek]]'' (1998 - 2003) *''[[Lizzie McGuire]]'' (2001 - 2004) *''[[Teen Angels]]'' (2007 - 2010) ==Voci correlate== *[[Mauro Gravina]], marito *[[Giuseppe Rinaldi]], padre *[[Massimo Rinaldi (doppiatore)| Massimo Rinaldi]], fratello ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Rinaldi, Antonella}} [[Categoria:Doppiatori italiani]] cvmhdoftpi8ii6nbdtjvkgmmiwmeq4a Licurgo Cappelletti 0 175790 1420436 1420413 2026-07-14T13:06:39Z Gaux 18878 /* Citazioni */ Théroigne de Méricourt 1420436 wikitext text/x-wiki '''Licurgo Cappelletti''' (1842 – 1921), insegnante, storico e scrittore italiano. ==''Della civiltà e della sua storia''== ===[[Incipit]]=== L'[[uomo]] è un essere morale, vale a dire un essere intelligente e libero. Egli non può conservare la sua esistenza che in riconoscere gli esseri coi quali è in rapporto, e in osservare questi rapporti medesimi. La conoscenza degli esseri forma la sua scienza: l'osservazione dei rapporti costituisce la sua giustizia. La sapienza è all'uomo necessaria per procedere moralmente, quanto il lume per dirigere sicuramente i suoi passi; e perché egli è libero, la vera regola delle azioni gli è necessaria per non fare una falsa elezione. <!-- (cap. I, p. 7) --> ===Citazioni=== *Il [[Cristianesimo]] procede dall'antichità tutta intiera, ma più specialmente dal Mosaismo. Nel pensiero di [[Gesù|Gesù Cristo]] la sua dottrina non è una innovazione, è lo sviluppo di una dottrina anteriore: egli non venne ad abolire la legge e i profeti, ma a darle compimento. Il Mosaismo era degno di dar nascita al Cristo. (cap. VI, p. 16) *[...] tutti sanno che la predicazione del Vangelo si riassume nella [[carità]]. Il mondo antico non aveva conoscenza alcuna della carità, la forza sola era quella che dominava fra i pagani. (cap. VII, p. 18) *La [[Divina Commedia|{{sic|divina}} Commedia]] è con ragione chiamata la Bibbia nazionale, è il vero poema cosmopolitico insieme ed italiano. (cap. XIII, p. 31) *L'uomo è insaziabile; non potendo misurare l'eternità, egli misura i secoli. (cap. XIV, p. 32) *La [[Riforma protestante|riforma {{NDR|protestante}}]], in generale, è una rivoluzione religiosa insieme e politica: ella però non intese di fare alcun cangiamento alla religione Cristiana: ella accetta la rivelazione e i dogmi formulati dai {{sic|concilii}} dei primi secoli. La decadenza del Cristianesimo e la corruzione del Papato provocarono la riforma. (cap. XIV, p. 33) *L'[[individualismo]] entrò in seguito nella religione, e {{sic|surse}} Calvino. Entrato ancora nella politica vennero fuori i pubblicisti protestanti. L'individualismo nella filosofia tenne fra i suoi seguaci Montaigne; e in ultimo arrivò a combattere contro l'autorità. Tutte queste cose altro non furono che cause indirette della famosa rivoluzione francese del 1789. (cap. XV, p. 34) ==''Le donne della rivoluzione''== ===[[Incipit]]=== *Uno scrittore contemporaneo ha detto che "il regno di [[Maria Antonietta d'Asburgo-Lorena|Maria Antonietta]] riassume tutti i contrasti della vita umana<ref>F. De Vyré, ''Marie-Antoinette, sa vie, sa mort''. Paris, Plon, 1889; pag. 1. {{NDR|N.d.A.}}</ref>." Infatti, quest'infelice principessa provò tutto ciò che un'umana creatura può provare: l'amore de' parenti, l'affetto del marito, la tenerezza de' figli, il rispetto de' sudditi, l'adulazione dei cortigiani, l'odio delle fazioni, i sarcasmi e la maldicenza dei nobili, la diffidenza della Corte, le ingiurie della plebe, le umiliazioni della monarchia atterrata, vilipesa, insultata; quindi, bevendo il calice sino alla feccia, soffrì la prigionia più atroce; vide il suo sposo e sovrano immolato sopra un patibolo; strappati dal seno i propri figli; e finalmente, trascinata dinanzi a un tribunale di sangue, e fatta segno alle più infami e calunniose accuse, fu condannata a morte ed uccisa. <!--(pp. 1-2)--> ===Citazioni=== *Il conte [[Jean-Baptiste du Barry|Giovanni du Barry]] era soprannominato ''Jean le roué''; egli cercava di guadagnare anche sulle sue amanti (ne aveva una collezione completa: alte, basse, nere, bionde, castagne, ecc.); ma, nel secolo passato ciò non era una vergogna; certi scrupoli non esistevano; ognuno faceva il comodo suo; tant'è vero che la Polizia se ne ingeriva pochissimo, perché l'immoralità non aveva nulla a che fare colla politica. Un uomo immorale era chiamato un uomo di spirito; ed un uomo onesto, che avesse gridato contro tale immoralità, sarebbe stato arrestato senza tanti complimenti, e poi chiuso nella Bastiglia. (p. 48) *La giovinetta [[Marie-Jeanne Roland de la Platière|Phlipon]] veniva da tutti chiamata in casa col nomignolo di ''Manon'': essa aveva un carattere dolce, un'anima forte, un'intelligenza solida, un cuore affettuoso. Fin dalla prima età, si sviluppò in lei spontaneamente una brama ardente d'imparare; e fu un suo zio prete, fratello di sua madre, che le cominciò ad insegnare il latino. Essa studiava con passione; la mattina all'alba si alzava e (lo racconta ella medesima] andava adagio adagio con un piccolo vestitino, e a piedi nudi, in un angolo della camera, nella quale era il suo lavoro, e copiava e ripeteva le sue lezioni con ardore tanto maggiore, quanto i suoi successi divenivano rapidi. (pp. 70-71) *Il 14 luglio 1789, giorno memorando nella storia di Francia, [[Théroigne de Méricourt|Théroigne]] si trovò mescolata ai vincitori della Bastiglia. Da quel momento in poi, essa non fu conosciuta dal popolo, che sotto il nome della ''bella straniera'' o della ''bella Liegese''. (p. 108) *[[Teresa Cabarrus|Teresa {{NDR|Cabarrus}}]] giunse a Parigi in tutto lo splendore della sua bellezza spagnuola: la sua apparizione fu come uno sprazzo di vivida luce nelle sale aristocratiche della superba metropoli. Ella aveva sedici anni; possedeva moltissimo spirito; parlava molto, e parlava bene, con quell'accento colorito che è una proprietà esclusiva delle donne meridionali: ella cantava con quella soave noncuranza di chi nasconde il proprio sapere. Alessandro Lameth<ref>Alexandre de Lameth (1760-1829), politico e generale francese.</ref> diceva: "La natura le ha detto: canta! ed ella ha cantato; le ha detto: balla! ed ella ha ballato". Infatti danzava come cantava, cioè con quella grazia innata, e con quella gaiezza di cuore delle creature predilette dal cielo. (p. 269) ==''Letteratura spagnuola''== *Fra i più illustri scrittori di questo secolo {{NDR|XVI}} devesi annoverare don [[Diego Hurtado de Mendoza y Pacheco|Diego Hurtado de Mendoza]], il quale appartiene a quella categoria d'uomini insigni che sapevano maneggiare bene la spada come la penna, e di cui la Spagna ci ha dato tanti splendidi esempî. (cap. V, p. 30) *Erudito e letterato, Mendoza è il primo storico spagnuolo che abbia saputo unire l'eloquenza alla politica; egli ha saputo altresì riprodurre naturalmente la maniera dei grandi storici dell'antichità. [...]. Lo scrittore che Mendoza ha scelto a modello, è lo storico latino Sallustio. Egli ne imita felicemente le sentenze, e qualche volta la concisione e l'oscurità. (cap. V, pp. 31-32) *[[Fernando de Herrera|{{sic|Ferdinando}} de Herrera]], detto il ''divino'', fu uomo di focosa immaginazione, di alti pensamenti e di erudizione vastissima. [...]. Fu poeta d'ingegno vigoroso, pieno di ardore per aprire una nuova via e per affrontare le critiche: ma il nuovo stile, che egli volle introdurre nella poesia spagnuola, lo aveva già prima maturato nella sua mente: le sue espressioni non venivano dal cuore, e in mezzo alle sue più grandi bellezze si manifesta sempre l'artifizio. (cap. V, p. 34) *Herrera, quantunque grande poeta, aprì la via alle stravaganze dei ''cultisti'', che esagerarono la sua maniera, senza possedere le sue profonde e svariate cognizioni, né l'elevatezza naturale del suo talento. Egli, come ben dice il Baret, merita di essere studiato dai giovani poeti, come Michelangelo dai disegnatori. (cap. V, p. 34) *Le produzioni religiose di [[Lope de Vega]] sono le più estranee al nostro gusto ed alle nostre abitudini. Bisogna essere spagnuolo, ovvero entrare nello spirito, nelle credenze forti e sincere, nelle abitudini di questo paese per non essere urtato da quel miscuglio di sacro e di profano, da quelle allegorie bizzarre, da quell'apparecchio assai simile alla pompa delle opere in musica, che s'incontrano in quei drammi sacri. (cap. IX, pp. 62-63) *Malgrado le sue tendenze teologiche, malgrado una certa affettazione, malgrado una certa oscurità nello stile, [[Pedro Calderón de la Barca|Calderon]] non è uno scrittore nojoso come credono taluni, ma invece è un autore sublime. (cap. X, p. 76) *I lavori drammatici di [[Antonio de Solís|Solis]] sono abbastanza regolari, condotti con vivacità, e notevoli per intreccio. Egli varia, assai più che Calderon, i caratteri de' suoi personaggi, ma è ben {{sic|lunge}} dal possederne la la forza non che la ricchezza d'immaginazione. [...] Ma egli gode fama nella repubblica delle lettere più come storico che come commediografo. (cap. XI, p. 80) *Il merito di [[Tirso de Molina|Molina]] consiste soprattutto nello stile, ov'egli spiega una straordinaria ricchezza di poesia, ed una profonda conoscenza della lingua castigliana, specialmente della lingua popolare. Ed ivi sta tutta la sua arte. (cap. XI, p. 82) *Rivale felice di Molière, Tirso de Molina ha imprestato il tipo del suo don Giovanni a Goethe e a Byron, ed ha ispirato una delle più belle opere di Mozart; e questa non è al certo una piccola gloria per il suo nome. (cap. XI, p. 82) *Uno degli autori comici che goderono maggior riputazione nel secolo XVII, fu don [[Francisco de Rojas Zorrilla|Francesco de Rojas {{sic|Zorilla}}]] [...] i suoi lavori drammatici gli hanno creato una fama durevole, e specialmente la bellissima commedia che ha per titolo: ''Garcia del Casteñar'', la quale anche ai giorni nostri gode di una straordinaria popolarità. Essa ci offre delle situazioni veramente energiche, condotte con naturalezza, e sviluppate con talento. Però Rojas non raggiunge sempre la medesima altezza in tutti i suoi lavori: negli uni, egli tocca il ridicolo per la bizzarria del soggetto come per l'affettazione dello stile; negli altri, al contrario, si manifesta gran pittore di caratteri ed eccellente scrittore. (cap. XI, pp. 84-85) *Formatosi sugli antichi modelli, [[Francisco Manuel de Melo|Melo]] è un pensatore ed uno scrittore di prim'ordine: supera perfino Mendoza<ref>[[Diego Hurtado de Mendoza y Pacheco]].</ref> per l'insieme delle qualità che costituiscono il vero storico, cioè: l'elevatezza del carattere, l'equità dei giudizi, la bellezza energica dello stile. I discorsi introdotti nel racconto, secondo la maniera degli antichi, sono notevoli per la loro eloquenza. Lungamente dimenticata, l'opera di Melo non rivide la luce che al cominciamento del secolo attuale. (cap. XIII, p. 110-111) *[[Fray Luis de Granada|Luigi di {{sic|Granata}}]], che il Baret stima degno di essere paragonato a Bousset<ref>Jacques Bénigne Bossuet (1627 – 1704).</ref> ed a Massillon<ref>Jean-Baptiste Massillon (1663 – 1742).</ref>, fu il primo scrittore religioso ed il miglior predicatore dei tempi suoi. [...]. Il suo stile è un modello di eleganza, d'energia e di grandezza; ed essendo egli profondamente versato negli studi classici dell'antichità, il suo periodare somiglia molto a quello di Cicerone; tanto è vero che gli Spagnuoli lo riguardano come il primo prosatore del loro gran secolo. (cap. XIV, pp. 116-117) *[[Modesto Lafuente]] è quegli a cui spetta incontestabilmente il primo posto in questo ramo {{NDR|la storia}} della letteratura spagnuola contemporanea. Egli è autore d'una ''Storia generale di Spagna'' in ventotto volumi. È questa un'opera grande, intorno a cui Lafuente ha lavorato per ventidue anni consecutivi, senza che abbia mai palesato la benché menoma fatica, la più lieve esitazione. (cap. XVIII, p. 164) *{{sic|Patriotta}} sincero, Lafuente non è per nulla accecato dall'amor proprio nazionale: egli conosce il lato debole del suo paese, e gli dice la verità con una franchezza ed un coraggio altamente ammirabili. (cap. XVIII, p. 164) *[[Emilio Castelar]] non appartiene menomamente a questa categoria di repubblicani {{NDR|che abbiamo qui in Italia}}; egli, quantunque invochi di sovente le conclusioni della scienza e le esigenze della ragione umana, non trascura mai l'ideale, l'infinito, il sentimento. I suoi principi democratici nulla contengono di antireligioso, di materialista. (cap. XIX, p. 172) *Castelar ha scritto molto, e intorno a soggetti svariati. Quantunque egli abbia l'anima ardente d'un poeta, non ha mai scritto un verso, e possiede una mediocre facoltà inventiva. (cap. XIX, p. 173) *[...] in tutte le opere dei filosofi spagnuoli si manifesta una generale tendenza verso lo spiritualismo. Il sensualismo di Locke e di {{sic|Condilac}}, lo scetticismo di Hume, il positivismo d'Augusto Comte, non sono in Ispagna seriamente discussi; o, per dire il vero, non sono compresi<ref>Infatti le fredde teorie dei filosofi della Germania e dell'Inghilterra non possono allignare presso una nazione attiva, entusiasta, che sente vivamente, e solo verso il cielo rivolge tutte le sue aspirazioni ideali. {{NDR|N.d.A.}}</reF>. (cap. XIX, p. 174) *Don [[Jaime Balmes|Giacomo Balmes]] [...] fu sacerdote di gran talento, e quantunque abbia vissuto soli 38 anni, pure esercitò una grande influenza {{sic|su'}} suoi contemporanei. Egli impiegò tutte le facoltà di una natura ardente, vigorosa, appassionata, severa, a difendere la sua fede contro i colpi terribili, che continuamente le scagliavano gli {{sic|avversarî}} del cristianesimo. (cap. XIX, p. 175) *Fondatore della lingua classica {{NDR|portoghese}}, insieme a Miranda<ref>Francisco de Sá de Miranda (1481 – 1558), poeta e drammaturgo portoghese.</ref>, e suo emulo nell'agone poetico, fu [[António Ferreira|Antonio Ferreira]] [...]. I suoi {{sic|compatriotti}} lo hanno chiamato l'''Orazio portoghese''. Ed infatti egli aveva preso a modello il grande poeta venosino<ref>[[Quinto Orazio Flacco|Orazio]] nacque a Venosa, comune dell'attuale provincia di Potenza.</ref>. Adottò esclusivamente i metri italiani, e non compose giammai né ''redondilhas'', né versi d'altra specie nell'antico stile nazionale. (''La letteratura portoghese'', cap. III, pp. 183-184) *Ferreira, oltre le sue opere drammatiche, ci ha lasciato una quantità di epistole, di odi, di sonetti, di elegie, nelle quali, per vero dire, l'immaginazione lascia qualche cosa a desiderare. Questo illustre scrittore ha però dato prova di un alto talento drammatico nella sua ''Ines de Castro'', soggetto tentato da molti scrittori d'ogni paese. (''La letteratura portoghese'', cap. III, p. 184) *Nella tragedia di Ferreira si ammirano soprattutto i Cori, il cui lirismo elevato ricorda sovente le poetiche ispirazioni del dramma antico. Lo spirito cavalleresco aggiunge a questa tragedia l'elevatezza del sentimento moderno, e quantunque vi difetti l'azione, pure in alcune scene non si {{sic|può a meno}} di provare una profonda emozione. (''Cenno storico sulla letteratura portoghese'', cap. III, p. 184) *La letteratura portoghese, che non è certo ricca di uomini insigni, come lo sono quelle delle principali nazioni d'Europa, ha però un poeta che essa può {{sic|altieramente}} contrapporre ai poeti i più grandi, i più gloriosi degli altri paesi. Questi è [[Luís de Camões|{{sic|Luigi de Camoens}}]] [...]. (''Cenno storico sulla letteratura portoghese'', cap. IV, p. 186) *[[Manuel de Faria e Sousa|Manuel de Faria e {{sic|Souza}}]] (1590–1649) fu un poeta il quale, a' suoi tempi, si creò una grande reputazione, che però la posterità non gli ha conservata. Scrisse parecchie ''Egloghe'' erotiche, rustiche, critiche, marittime, funebri, venatorie, monastiche, fantastiche, ecc. È un vero assedio che confina col ridicolo. (''Cenno storico sulla letteratura portoghese'', cap. VI, p. 196) *{{sic|Souza}} ha scritto in lingua castigliana la ''Europa portoghese'', la quale non è che una storia generale del Portogallo, che comincia dalle origini de mondo. In questo lavoro l'autore si occupa più dello stile e della pompa della narrazione che dell'esattezza storica: il gongorismo<ref>Estetica letteraria del barocco spagnolo (dal poeta [[Luis de Góngora]]).</ref> prevale in ogni pagina del libro, e nuoce singolarmente alle qualità che debbono primeggiare in uno storico. (''Cenno storico sulla letteratura portoghese'', cap. VI, p. 196) ==''Storia di Vittorio Emanuele II e del suo Regno''== ===[[Incipit]]=== La battaglia di Novara e l'abdicazione del re Carlo Alberto avevano reso assai tristi le condizioni de Piemonte. La sera stessa del fatale 23 marzo, il re abdicatario, accompagnato da due sole persone di servizio, s'incamminò alla volta del suo lontano e solitario esilio. Il duca di Savoia, suo figlio primogenito, saliva al trono, assumendo il nome di Vittorio Emanuele II. <!--(vol. I, cap. I, p. 1)--> ===Citazioni=== *Era il [[Giuseppe Siccardi|Siccardi]] {{sic|maleviso}} ai clericali ed ai reazionari, perché lo si sapeva tenero delle libertà statutarie ed avverso alle pretese della curia romana. [[Massimo d'Azeglio|Massimo {{sic|D'Azeglio}}]], il quale voleva frenare il partito clericale, credé bene di affidare al Siccardi il ministero della giustizia e dei culti, sapendolo uomo energico e risoluto, e, meglio d'ogni altro, atto a combattere e a vincere, nelle riforme legislative, la lotta con Roma. (vol. I, cap. IV, pp. 92-93) *La nomina di [[Luigi Cibrario|Cibrario]] {{NDR|al ministero delle Finanze nel governo di Massimo d'Azeglio}} fu soggetto di severi commenti: tutti si meravigliavano, e giustamente, che a un dicastero così importante fosse proposto un uomo, perito nelle storiche e nelle letterarie discipline, ma di cose amministrative e finanziarie totalmente digiuno. (vol. I, cap. VII, p. 170) *Il marchese [[Cosimo Ridolfi]], già aio degli arciduchi Ferdinando e Carlo<ref>Ferdinando IV d'Asburgo-Lorena (1835 – 1908) ultimo Granduca di Toscana e il fratello Carlo Salvatore d'Asburgo-Lorena (1839 – 1892).</ref>, per antica dimestichezza affezionato alla dinastia, scrisse una lettera al granduca {{NDR|[[Leopoldo II di Toscana]]}}, nella quale gli mostrò come fosse giunto il momento di decidersi, abbracciando una politica nazionale e abbandonando quella reazionaria e anti-italiana, fino allora seguita. La lettera terminava col consigliare il sovrano ad abdicare in favore dell'arciduca Ferdinando, principe ereditario. Lo scritto del marchese Ridolfi pervenne a Leopoldo II alle 9 ant. del giorno 27 aprile; pochi minuti dopo, al latore della medesima fu data la seguente laconica risposta: «Sua Altezza ringrazia». (vol. II, cap. II, p. 31) *L'incontro fra i due sovrani {{NDR|Napoleone III di Francia e Francesco Giuseppe I d'Austria}}, scortati ciascuno da un brillante e numeroso seguito, avvenne a circa due chilometri da [[Armistizio di Villafranca|Villafranca]]. Si strinsero la mano, come fossero stati due vecchi amici; e dopo essersi presentati reciprocamente il proprio seguito, presero la via che conduceva al villaggio. Ivi giunti, si fermarono dinanzi ad una casa di modesta apparenza; e saliti al primo piano, entrarono in un salotto, dove stettero chiusi per circa un'ora e mezzo. Nessuna traccia scritta, nessun processo verbale rimase degli accordi stati combinati fra loro. Soltanto si seppe che essi, separandosi con grandi dimostrazioni di scambievole cortesia, avevan preso l'impegno di riassumere entro brevissimo tempo, in una convenzione scritta, i patti verbalmente fra loro stabiliti. (vol. II, cap. IV, p. 82) *{{NDR|[[Francesco II delle Due Sicilie]]}} [...] giovine d'indole buona, ma guasto dalla educazione ricevuta. Tenuto sempre lontano dal governo, di cui gli facevano soltanto appurare i formulari ed i regolamenti intramezzati dalle massime di puro dispotismo, e sottoposto alla matrigna Maria Teresa d'Austria<ref>Maria Teresa d'Asburgo-Teschen (1816 – 1867), arciduchessa austriaca, seconda moglie di Ferdinando II di Borbone.</ref>, che voleva farne un imbecille per sostituirgli sul trono Luigi conte di Trani, figlio di lei primogenito; questo principe infelice prendeva le redini dello Stato in un momento, in cui l'idea dell'unità nazionale si faceva gigante, e si presentava agli oppressi popoli del mezzogiorno, come unico mezzo per redimerli da un governo divenuto insopportabile ad un popolo civile. (vol. II, cap. VIII, p. 175) ==''Storie e leggende''== *Il padre di [[Nerone]] chiamossi [[Gneo Domizio Enobarbo (console 32)|Cneo Domizio Enobarbo]], uomo bruttato d'infami delitti, e degno compagno di [[Agrippina minore|Agrippina]], come confessava egli stesso, quando agli amici, congratulantisi per la nascita di un figliuolo, rispose che "da Agrippina e da lui non poteva nascer cosa che non fosse detestabile e dannosa al genere umano". E questo figliuolo, chiamato Domizio da prima, fu più tardi Nerone. (Un imperatore artista, II, p. 5) *[[Lollia Paolina]], dalla madre di Nerone {{NDR|Agrippina minore}} temuta come rivale, fu esiliata, e poco tempo dopo uccisa. Costei possedeva circa otto milioni in pietre preziose: era anche bella, e lo spirito superstizioso dei Romani considerava come un presagio di suprema felicità un doppio dente canino, che non deturpava affatto la sua bocca. E allorché il centurione le presentò la testa della sua rivale, Agrippina volle passare il dito tra le labbra già decomposte e toccare i due denti che l'avevano tanto impensierita. (Un imperatore artista, III, p. 7) *Nerone era un giovinetto intelligente, e quasi timido: dinanzi a sua madre tremava come una foglia; la sua giovine età, la sua inesperienza, l'ebbrezza degli onori supremi a lui tributati, non gli permisero di sottrarsi all'impero della genitrice, verso la quale sentivasi avvinto dal timore e dalla riconoscenza. (Un imperatore artista, III, p. 8) *Le argomentazioni favorevoli e contrarie alla esistenza della [[Papessa Giovanna]] hanno dato motivo a qualche scrittore di affermare che il papato di questa donna venne considerato tanto vergognoso per la Chiesa romana, che fu proibito di parlarne a coloro, che ne furono testimonî; cosicché degli storici contemporanei all'avvenimento, alcuni ne tacquero per rispetto, altri per timore.<br>Questa affermazione non regge affatto alla critica, come adesso dimostreremo. Ammesso che il fatto sia realmente successo, io non trovo ragione alcuna di averlo taciuto, perché la Chiesa Cattolica Romana non può riceverne né danno né disdoro. Non vi sono stati forse dei Papi, che hanno tenuta una condotta tutt'altro che lodevole, senza che la suprema autorità della Chiesa vi abbia scapitato nella sua essenza divina? Gli storici, anche i più ossequenti alla ortodossia romana, non hanno negato né attenuato i difetti, gli errori e anche i delitti commessi dai pontefici; e i nomi di Giovanni XII, di Urbano VI, di Alessandro VI, ecc. sono stati tramandati alla posterità nella loro vera luce, senza scuse e senza attenuanti. (La Papessa Giovanna, XV, p. 92) *Sembra davvero impossibile come una storiella, oggi riconosciuta universalmente per falsa, abbia, per alcuni secoli, tenuta desta l'immaginazione popolare; e come poeti, storici, critici e romanzieri (non esclusi i pittori e gli scultori) si {{sic|sieno}} occupati di essa. Ma ciò non deve affatto meravigliarci. Basta che una sola persona sparga una notizia, sia pur essa inverosimile, la quale alletti l'immaginazione del pubblico con qualcosa di strano e di meraviglioso, perché tutti se ne impadroniscano, la propalino colle relative aggiunte e la diano a credere come vera. Cosi è accaduto della Papessa Giovanna. (La Papessa Giovanna, XXII, p. 109) *Un orribile fatto avveniva in Ferrara nel 1508. La mattina del 6 di giugno, [[Ercole Strozzi]], il più amabile cavalier di Ferrara, l'amico dell'Ariosto e del Bembo, fu trovato morto, avvolto nel suo mantello, sulla via presso la chiesa di S. Francesco: aveva segate le canne della gola, e ventidue ferite per tutto il corpo: ciocche di capelli, ch'ei portava lunghi e ondeggianti, strappate dal cranio, erano sparse intorno per terra. Né sì seppe mai, dice un cronografo ferrarese, chi avesse commesso quest'omicidio; il podestà, notò il [[Paolo Giovio|Giovio]]<ref>''Elogia virorum liter. ill.'' Basileae, 1577. {{NDR|N.d.A}}</ref>, non ne istruì il processo: e il duca Alfonso<ref>Alfonso I d'Este (1476 – 1534), terzo duca di Ferrara, Modena e Reggio e terzo marito di Lucrezia Borgia.</ref>, che era, ed amava apparire, mantenitor severissimo delle leggi, lasciò questa volta che la giustizia tacesse. (Lucrezia Borgia, VII, p. 149) *{{NDR|[[Filippo II di Spagna]]}} [...] vecchio tiranno cupo e severo, talmenteché il carattere stesso degli Spagnuoli fu alterato dal suo regno lugubre; anzi per lungo tempo la nazione portò l'impronta del proprio signore. (Filippo II e Don Carlos, I, p. 169) *L'imperturbabilità di Filippo {{NDR|II}} nelle azioni più vergognose e più inique confonde talmente le idee, che non possiamo non chiedere a noi stessi se un uomo, capace di commettere simili nefandezze, meriti di essere perseguitato come una bestia feroce col ferro e col fuoco, oppure chiuso in una cella da matti. Certamente la sua coscienza non era eguale a quella degli altri uomini. (Filippo II e Don Carlos, VI, p. 188) *La tranquillità dell'animo suo può paragonarsi soltanto a quella del carnefice, che versa il sangue umano e non ha punti rimorsi, sapendo di essere lo strumento della legge. Filippo {{NDR|II}} era – almeno egli lo credeva – {{sic|l'istrumento}} della Divina Provvidenza; e le sue passioni, anche le più odiose, gli sembravano una voce venuta dall'alto. (Filippo II e Don Carlos, VI, p. 188) *Gli ambasciatori veneti, i quali, come ognun sa, avevano incarico dal proprio governo di studiare il carattere dei principi e di riferirne al Gran Consiglio, scrivevano ai reggitori della Repubblica che "l'Infante {{NDR|[[Don Carlos (principe)|Don Carlos]]}}<ref>Don Carlos era il figlio primogenito del re Filippo II di Spagna.</ref> annunziava una crudeltà precoce"; e fra le altre prove, che ne davano, c'era questa: "''uno de' suoi maggiori divertimenti è quello di fare arrostire delle piccole lepri vive''". (Filippo II e Don Carlos, VI, p. 189) *Tutti gli scrittori del tempo, gli oratori veneti, le persone che bazzicavano, a corte, sono unanimi nel dire che {{NDR|Don Carlos}} era bruttissimo. L'ambasciatore austriaco, barone di Dietrichstein, il quale gli voleva molto bene, ce lo descrive "con una gobba in mezzo al dorso, una spalla più alta dell'altra, il petto incavato, la gamba destra {{sic|insensibilmente}} più corta della sinistra, la bocca sempre aperta, la lingua balbuziente, la voce debole e acuta, la faccia giallognola, gli occhi senza espressione". (Filippo II e Don Carlos, VI, p. 191) *{{NDR|Don Carlos}} [...] l'ambasciatore francese Fourquevaulx, che lo conosceva ben da vicino, lo chiamava: ''contraffatto nella persona e nei costumi''; e dire che questo aborto di natura era un mangiatore prodigioso! Egli divorava un cappone intero, e poi s'ingoiava parecchie libbre di frutta. Odiava il vino; ma era capace di bere, durante il giorno, una quantità enorme di acqua diacciata<ref>Toscanismo per "ghiacciata".</ref>. (Filippo II e Don Carlos, VI, p. 192) ==Note== <references /> ==Bibliografia== *Licurgo Cappelletti, ''[https://archive.org/details/bub_gb_2z4dNZFO6Y8C/page/n3/mode/1up Della civiltà e della sua storia]'', Tipografia Vannucchi, Pisa, 1863. *Licurgo Cappelletti, ''[https://archive.org/details/ledonnedellariv00cappgoog/page/n7/mode/1up Le donne della rivoluzione]'', Tipografia di Raff. Giusti, Livorno, 1890<sup>2</sup>. *Licurgo Cappelletti, ''[https://archive.org/details/CappellettiLetteraturaSpagnuola/mode/1up Letteratura spagnuola. {{small|Aggiuntovi un cenno storico sulla letteratura portoghese}}]'', Ulrico Hoepli, Milano, 1882. *Licurgo Cappelletti, ''[https://archive.org/details/bub_gb_SDiu08XJqSYC/page/n4/mode/1up Storia di Vittorio Emanuele II e del suo Regno]'', vol. I, Voghera Enrico tipografo, Roma, 1892. *Licurgo Cappelletti, ''[https://archive.org/details/bub_gb_ItEWYAoQvmQC/page/n4/mode/1up Storia di Vittorio Emanuele II e del suo Regno]'', vol. II, Voghera Enrico tipografo, Roma, 1892. *Licurgo Cappelletti, ''[https://archive.org/details/storieeleggende00cappgoog/page/n9/mode/1up Storie e leggende]'', Fratelli Bocca, Torino, 1905. ==Altri progetti== {{interprogetto|w=Каппеллетти, Ликурго|w_site=ru}} {{DEFAULTSORT:Cappelletti, Licurgo}} [[Categoria:Insegnanti italiani]] [[Categoria:Scrittori italiani]] [[Categoria:Storici italiani]] 4ygxpabww3289ffem0rhvoy2ctglp6y 1420437 1420436 2026-07-14T13:07:53Z Gaux 18878 /* Citazioni */ Presa della Bastiglia 1420437 wikitext text/x-wiki '''Licurgo Cappelletti''' (1842 – 1921), insegnante, storico e scrittore italiano. ==''Della civiltà e della sua storia''== ===[[Incipit]]=== L'[[uomo]] è un essere morale, vale a dire un essere intelligente e libero. Egli non può conservare la sua esistenza che in riconoscere gli esseri coi quali è in rapporto, e in osservare questi rapporti medesimi. La conoscenza degli esseri forma la sua scienza: l'osservazione dei rapporti costituisce la sua giustizia. La sapienza è all'uomo necessaria per procedere moralmente, quanto il lume per dirigere sicuramente i suoi passi; e perché egli è libero, la vera regola delle azioni gli è necessaria per non fare una falsa elezione. <!-- (cap. I, p. 7) --> ===Citazioni=== *Il [[Cristianesimo]] procede dall'antichità tutta intiera, ma più specialmente dal Mosaismo. Nel pensiero di [[Gesù|Gesù Cristo]] la sua dottrina non è una innovazione, è lo sviluppo di una dottrina anteriore: egli non venne ad abolire la legge e i profeti, ma a darle compimento. Il Mosaismo era degno di dar nascita al Cristo. (cap. VI, p. 16) *[...] tutti sanno che la predicazione del Vangelo si riassume nella [[carità]]. Il mondo antico non aveva conoscenza alcuna della carità, la forza sola era quella che dominava fra i pagani. (cap. VII, p. 18) *La [[Divina Commedia|{{sic|divina}} Commedia]] è con ragione chiamata la Bibbia nazionale, è il vero poema cosmopolitico insieme ed italiano. (cap. XIII, p. 31) *L'uomo è insaziabile; non potendo misurare l'eternità, egli misura i secoli. (cap. XIV, p. 32) *La [[Riforma protestante|riforma {{NDR|protestante}}]], in generale, è una rivoluzione religiosa insieme e politica: ella però non intese di fare alcun cangiamento alla religione Cristiana: ella accetta la rivelazione e i dogmi formulati dai {{sic|concilii}} dei primi secoli. La decadenza del Cristianesimo e la corruzione del Papato provocarono la riforma. (cap. XIV, p. 33) *L'[[individualismo]] entrò in seguito nella religione, e {{sic|surse}} Calvino. Entrato ancora nella politica vennero fuori i pubblicisti protestanti. L'individualismo nella filosofia tenne fra i suoi seguaci Montaigne; e in ultimo arrivò a combattere contro l'autorità. Tutte queste cose altro non furono che cause indirette della famosa rivoluzione francese del 1789. (cap. XV, p. 34) ==''Le donne della rivoluzione''== ===[[Incipit]]=== *Uno scrittore contemporaneo ha detto che "il regno di [[Maria Antonietta d'Asburgo-Lorena|Maria Antonietta]] riassume tutti i contrasti della vita umana<ref>F. De Vyré, ''Marie-Antoinette, sa vie, sa mort''. Paris, Plon, 1889; pag. 1. {{NDR|N.d.A.}}</ref>." Infatti, quest'infelice principessa provò tutto ciò che un'umana creatura può provare: l'amore de' parenti, l'affetto del marito, la tenerezza de' figli, il rispetto de' sudditi, l'adulazione dei cortigiani, l'odio delle fazioni, i sarcasmi e la maldicenza dei nobili, la diffidenza della Corte, le ingiurie della plebe, le umiliazioni della monarchia atterrata, vilipesa, insultata; quindi, bevendo il calice sino alla feccia, soffrì la prigionia più atroce; vide il suo sposo e sovrano immolato sopra un patibolo; strappati dal seno i propri figli; e finalmente, trascinata dinanzi a un tribunale di sangue, e fatta segno alle più infami e calunniose accuse, fu condannata a morte ed uccisa. <!--(pp. 1-2)--> ===Citazioni=== *Il conte [[Jean-Baptiste du Barry|Giovanni du Barry]] era soprannominato ''Jean le roué''; egli cercava di guadagnare anche sulle sue amanti (ne aveva una collezione completa: alte, basse, nere, bionde, castagne, ecc.); ma, nel secolo passato ciò non era una vergogna; certi scrupoli non esistevano; ognuno faceva il comodo suo; tant'è vero che la Polizia se ne ingeriva pochissimo, perché l'immoralità non aveva nulla a che fare colla politica. Un uomo immorale era chiamato un uomo di spirito; ed un uomo onesto, che avesse gridato contro tale immoralità, sarebbe stato arrestato senza tanti complimenti, e poi chiuso nella Bastiglia. (p. 48) *La giovinetta [[Marie-Jeanne Roland de la Platière|Phlipon]] veniva da tutti chiamata in casa col nomignolo di ''Manon'': essa aveva un carattere dolce, un'anima forte, un'intelligenza solida, un cuore affettuoso. Fin dalla prima età, si sviluppò in lei spontaneamente una brama ardente d'imparare; e fu un suo zio prete, fratello di sua madre, che le cominciò ad insegnare il latino. Essa studiava con passione; la mattina all'alba si alzava e (lo racconta ella medesima] andava adagio adagio con un piccolo vestitino, e a piedi nudi, in un angolo della camera, nella quale era il suo lavoro, e copiava e ripeteva le sue lezioni con ardore tanto maggiore, quanto i suoi successi divenivano rapidi. (pp. 70-71) *Il 14 luglio 1789, giorno memorando nella storia di Francia, [[Théroigne de Méricourt|Théroigne]] si trovò mescolata ai vincitori della [[Presa della Bastiglia|Bastiglia]]. Da quel momento in poi, essa non fu conosciuta dal popolo, che sotto il nome della ''bella straniera'' o della ''bella Liegese''. (p. 108) *[[Teresa Cabarrus|Teresa {{NDR|Cabarrus}}]] giunse a Parigi in tutto lo splendore della sua bellezza spagnuola: la sua apparizione fu come uno sprazzo di vivida luce nelle sale aristocratiche della superba metropoli. Ella aveva sedici anni; possedeva moltissimo spirito; parlava molto, e parlava bene, con quell'accento colorito che è una proprietà esclusiva delle donne meridionali: ella cantava con quella soave noncuranza di chi nasconde il proprio sapere. Alessandro Lameth<ref>Alexandre de Lameth (1760-1829), politico e generale francese.</ref> diceva: "La natura le ha detto: canta! ed ella ha cantato; le ha detto: balla! ed ella ha ballato". Infatti danzava come cantava, cioè con quella grazia innata, e con quella gaiezza di cuore delle creature predilette dal cielo. (p. 269) ==''Letteratura spagnuola''== *Fra i più illustri scrittori di questo secolo {{NDR|XVI}} devesi annoverare don [[Diego Hurtado de Mendoza y Pacheco|Diego Hurtado de Mendoza]], il quale appartiene a quella categoria d'uomini insigni che sapevano maneggiare bene la spada come la penna, e di cui la Spagna ci ha dato tanti splendidi esempî. (cap. V, p. 30) *Erudito e letterato, Mendoza è il primo storico spagnuolo che abbia saputo unire l'eloquenza alla politica; egli ha saputo altresì riprodurre naturalmente la maniera dei grandi storici dell'antichità. [...]. Lo scrittore che Mendoza ha scelto a modello, è lo storico latino Sallustio. Egli ne imita felicemente le sentenze, e qualche volta la concisione e l'oscurità. (cap. V, pp. 31-32) *[[Fernando de Herrera|{{sic|Ferdinando}} de Herrera]], detto il ''divino'', fu uomo di focosa immaginazione, di alti pensamenti e di erudizione vastissima. [...]. Fu poeta d'ingegno vigoroso, pieno di ardore per aprire una nuova via e per affrontare le critiche: ma il nuovo stile, che egli volle introdurre nella poesia spagnuola, lo aveva già prima maturato nella sua mente: le sue espressioni non venivano dal cuore, e in mezzo alle sue più grandi bellezze si manifesta sempre l'artifizio. (cap. V, p. 34) *Herrera, quantunque grande poeta, aprì la via alle stravaganze dei ''cultisti'', che esagerarono la sua maniera, senza possedere le sue profonde e svariate cognizioni, né l'elevatezza naturale del suo talento. Egli, come ben dice il Baret, merita di essere studiato dai giovani poeti, come Michelangelo dai disegnatori. (cap. V, p. 34) *Le produzioni religiose di [[Lope de Vega]] sono le più estranee al nostro gusto ed alle nostre abitudini. Bisogna essere spagnuolo, ovvero entrare nello spirito, nelle credenze forti e sincere, nelle abitudini di questo paese per non essere urtato da quel miscuglio di sacro e di profano, da quelle allegorie bizzarre, da quell'apparecchio assai simile alla pompa delle opere in musica, che s'incontrano in quei drammi sacri. (cap. IX, pp. 62-63) *Malgrado le sue tendenze teologiche, malgrado una certa affettazione, malgrado una certa oscurità nello stile, [[Pedro Calderón de la Barca|Calderon]] non è uno scrittore nojoso come credono taluni, ma invece è un autore sublime. (cap. X, p. 76) *I lavori drammatici di [[Antonio de Solís|Solis]] sono abbastanza regolari, condotti con vivacità, e notevoli per intreccio. Egli varia, assai più che Calderon, i caratteri de' suoi personaggi, ma è ben {{sic|lunge}} dal possederne la la forza non che la ricchezza d'immaginazione. [...] Ma egli gode fama nella repubblica delle lettere più come storico che come commediografo. (cap. XI, p. 80) *Il merito di [[Tirso de Molina|Molina]] consiste soprattutto nello stile, ov'egli spiega una straordinaria ricchezza di poesia, ed una profonda conoscenza della lingua castigliana, specialmente della lingua popolare. Ed ivi sta tutta la sua arte. (cap. XI, p. 82) *Rivale felice di Molière, Tirso de Molina ha imprestato il tipo del suo don Giovanni a Goethe e a Byron, ed ha ispirato una delle più belle opere di Mozart; e questa non è al certo una piccola gloria per il suo nome. (cap. XI, p. 82) *Uno degli autori comici che goderono maggior riputazione nel secolo XVII, fu don [[Francisco de Rojas Zorrilla|Francesco de Rojas {{sic|Zorilla}}]] [...] i suoi lavori drammatici gli hanno creato una fama durevole, e specialmente la bellissima commedia che ha per titolo: ''Garcia del Casteñar'', la quale anche ai giorni nostri gode di una straordinaria popolarità. Essa ci offre delle situazioni veramente energiche, condotte con naturalezza, e sviluppate con talento. Però Rojas non raggiunge sempre la medesima altezza in tutti i suoi lavori: negli uni, egli tocca il ridicolo per la bizzarria del soggetto come per l'affettazione dello stile; negli altri, al contrario, si manifesta gran pittore di caratteri ed eccellente scrittore. (cap. XI, pp. 84-85) *Formatosi sugli antichi modelli, [[Francisco Manuel de Melo|Melo]] è un pensatore ed uno scrittore di prim'ordine: supera perfino Mendoza<ref>[[Diego Hurtado de Mendoza y Pacheco]].</ref> per l'insieme delle qualità che costituiscono il vero storico, cioè: l'elevatezza del carattere, l'equità dei giudizi, la bellezza energica dello stile. I discorsi introdotti nel racconto, secondo la maniera degli antichi, sono notevoli per la loro eloquenza. Lungamente dimenticata, l'opera di Melo non rivide la luce che al cominciamento del secolo attuale. (cap. XIII, p. 110-111) *[[Fray Luis de Granada|Luigi di {{sic|Granata}}]], che il Baret stima degno di essere paragonato a Bousset<ref>Jacques Bénigne Bossuet (1627 – 1704).</ref> ed a Massillon<ref>Jean-Baptiste Massillon (1663 – 1742).</ref>, fu il primo scrittore religioso ed il miglior predicatore dei tempi suoi. [...]. Il suo stile è un modello di eleganza, d'energia e di grandezza; ed essendo egli profondamente versato negli studi classici dell'antichità, il suo periodare somiglia molto a quello di Cicerone; tanto è vero che gli Spagnuoli lo riguardano come il primo prosatore del loro gran secolo. (cap. XIV, pp. 116-117) *[[Modesto Lafuente]] è quegli a cui spetta incontestabilmente il primo posto in questo ramo {{NDR|la storia}} della letteratura spagnuola contemporanea. Egli è autore d'una ''Storia generale di Spagna'' in ventotto volumi. È questa un'opera grande, intorno a cui Lafuente ha lavorato per ventidue anni consecutivi, senza che abbia mai palesato la benché menoma fatica, la più lieve esitazione. (cap. XVIII, p. 164) *{{sic|Patriotta}} sincero, Lafuente non è per nulla accecato dall'amor proprio nazionale: egli conosce il lato debole del suo paese, e gli dice la verità con una franchezza ed un coraggio altamente ammirabili. (cap. XVIII, p. 164) *[[Emilio Castelar]] non appartiene menomamente a questa categoria di repubblicani {{NDR|che abbiamo qui in Italia}}; egli, quantunque invochi di sovente le conclusioni della scienza e le esigenze della ragione umana, non trascura mai l'ideale, l'infinito, il sentimento. I suoi principi democratici nulla contengono di antireligioso, di materialista. (cap. XIX, p. 172) *Castelar ha scritto molto, e intorno a soggetti svariati. Quantunque egli abbia l'anima ardente d'un poeta, non ha mai scritto un verso, e possiede una mediocre facoltà inventiva. (cap. XIX, p. 173) *[...] in tutte le opere dei filosofi spagnuoli si manifesta una generale tendenza verso lo spiritualismo. Il sensualismo di Locke e di {{sic|Condilac}}, lo scetticismo di Hume, il positivismo d'Augusto Comte, non sono in Ispagna seriamente discussi; o, per dire il vero, non sono compresi<ref>Infatti le fredde teorie dei filosofi della Germania e dell'Inghilterra non possono allignare presso una nazione attiva, entusiasta, che sente vivamente, e solo verso il cielo rivolge tutte le sue aspirazioni ideali. {{NDR|N.d.A.}}</reF>. (cap. XIX, p. 174) *Don [[Jaime Balmes|Giacomo Balmes]] [...] fu sacerdote di gran talento, e quantunque abbia vissuto soli 38 anni, pure esercitò una grande influenza {{sic|su'}} suoi contemporanei. Egli impiegò tutte le facoltà di una natura ardente, vigorosa, appassionata, severa, a difendere la sua fede contro i colpi terribili, che continuamente le scagliavano gli {{sic|avversarî}} del cristianesimo. (cap. XIX, p. 175) *Fondatore della lingua classica {{NDR|portoghese}}, insieme a Miranda<ref>Francisco de Sá de Miranda (1481 – 1558), poeta e drammaturgo portoghese.</ref>, e suo emulo nell'agone poetico, fu [[António Ferreira|Antonio Ferreira]] [...]. I suoi {{sic|compatriotti}} lo hanno chiamato l'''Orazio portoghese''. Ed infatti egli aveva preso a modello il grande poeta venosino<ref>[[Quinto Orazio Flacco|Orazio]] nacque a Venosa, comune dell'attuale provincia di Potenza.</ref>. Adottò esclusivamente i metri italiani, e non compose giammai né ''redondilhas'', né versi d'altra specie nell'antico stile nazionale. (''La letteratura portoghese'', cap. III, pp. 183-184) *Ferreira, oltre le sue opere drammatiche, ci ha lasciato una quantità di epistole, di odi, di sonetti, di elegie, nelle quali, per vero dire, l'immaginazione lascia qualche cosa a desiderare. Questo illustre scrittore ha però dato prova di un alto talento drammatico nella sua ''Ines de Castro'', soggetto tentato da molti scrittori d'ogni paese. (''La letteratura portoghese'', cap. III, p. 184) *Nella tragedia di Ferreira si ammirano soprattutto i Cori, il cui lirismo elevato ricorda sovente le poetiche ispirazioni del dramma antico. Lo spirito cavalleresco aggiunge a questa tragedia l'elevatezza del sentimento moderno, e quantunque vi difetti l'azione, pure in alcune scene non si {{sic|può a meno}} di provare una profonda emozione. (''Cenno storico sulla letteratura portoghese'', cap. III, p. 184) *La letteratura portoghese, che non è certo ricca di uomini insigni, come lo sono quelle delle principali nazioni d'Europa, ha però un poeta che essa può {{sic|altieramente}} contrapporre ai poeti i più grandi, i più gloriosi degli altri paesi. Questi è [[Luís de Camões|{{sic|Luigi de Camoens}}]] [...]. (''Cenno storico sulla letteratura portoghese'', cap. IV, p. 186) *[[Manuel de Faria e Sousa|Manuel de Faria e {{sic|Souza}}]] (1590–1649) fu un poeta il quale, a' suoi tempi, si creò una grande reputazione, che però la posterità non gli ha conservata. Scrisse parecchie ''Egloghe'' erotiche, rustiche, critiche, marittime, funebri, venatorie, monastiche, fantastiche, ecc. È un vero assedio che confina col ridicolo. (''Cenno storico sulla letteratura portoghese'', cap. VI, p. 196) *{{sic|Souza}} ha scritto in lingua castigliana la ''Europa portoghese'', la quale non è che una storia generale del Portogallo, che comincia dalle origini de mondo. In questo lavoro l'autore si occupa più dello stile e della pompa della narrazione che dell'esattezza storica: il gongorismo<ref>Estetica letteraria del barocco spagnolo (dal poeta [[Luis de Góngora]]).</ref> prevale in ogni pagina del libro, e nuoce singolarmente alle qualità che debbono primeggiare in uno storico. (''Cenno storico sulla letteratura portoghese'', cap. VI, p. 196) ==''Storia di Vittorio Emanuele II e del suo Regno''== ===[[Incipit]]=== La battaglia di Novara e l'abdicazione del re Carlo Alberto avevano reso assai tristi le condizioni de Piemonte. La sera stessa del fatale 23 marzo, il re abdicatario, accompagnato da due sole persone di servizio, s'incamminò alla volta del suo lontano e solitario esilio. Il duca di Savoia, suo figlio primogenito, saliva al trono, assumendo il nome di Vittorio Emanuele II. <!--(vol. I, cap. I, p. 1)--> ===Citazioni=== *Era il [[Giuseppe Siccardi|Siccardi]] {{sic|maleviso}} ai clericali ed ai reazionari, perché lo si sapeva tenero delle libertà statutarie ed avverso alle pretese della curia romana. [[Massimo d'Azeglio|Massimo {{sic|D'Azeglio}}]], il quale voleva frenare il partito clericale, credé bene di affidare al Siccardi il ministero della giustizia e dei culti, sapendolo uomo energico e risoluto, e, meglio d'ogni altro, atto a combattere e a vincere, nelle riforme legislative, la lotta con Roma. (vol. I, cap. IV, pp. 92-93) *La nomina di [[Luigi Cibrario|Cibrario]] {{NDR|al ministero delle Finanze nel governo di Massimo d'Azeglio}} fu soggetto di severi commenti: tutti si meravigliavano, e giustamente, che a un dicastero così importante fosse proposto un uomo, perito nelle storiche e nelle letterarie discipline, ma di cose amministrative e finanziarie totalmente digiuno. (vol. I, cap. VII, p. 170) *Il marchese [[Cosimo Ridolfi]], già aio degli arciduchi Ferdinando e Carlo<ref>Ferdinando IV d'Asburgo-Lorena (1835 – 1908) ultimo Granduca di Toscana e il fratello Carlo Salvatore d'Asburgo-Lorena (1839 – 1892).</ref>, per antica dimestichezza affezionato alla dinastia, scrisse una lettera al granduca {{NDR|[[Leopoldo II di Toscana]]}}, nella quale gli mostrò come fosse giunto il momento di decidersi, abbracciando una politica nazionale e abbandonando quella reazionaria e anti-italiana, fino allora seguita. La lettera terminava col consigliare il sovrano ad abdicare in favore dell'arciduca Ferdinando, principe ereditario. Lo scritto del marchese Ridolfi pervenne a Leopoldo II alle 9 ant. del giorno 27 aprile; pochi minuti dopo, al latore della medesima fu data la seguente laconica risposta: «Sua Altezza ringrazia». (vol. II, cap. II, p. 31) *L'incontro fra i due sovrani {{NDR|Napoleone III di Francia e Francesco Giuseppe I d'Austria}}, scortati ciascuno da un brillante e numeroso seguito, avvenne a circa due chilometri da [[Armistizio di Villafranca|Villafranca]]. Si strinsero la mano, come fossero stati due vecchi amici; e dopo essersi presentati reciprocamente il proprio seguito, presero la via che conduceva al villaggio. Ivi giunti, si fermarono dinanzi ad una casa di modesta apparenza; e saliti al primo piano, entrarono in un salotto, dove stettero chiusi per circa un'ora e mezzo. Nessuna traccia scritta, nessun processo verbale rimase degli accordi stati combinati fra loro. Soltanto si seppe che essi, separandosi con grandi dimostrazioni di scambievole cortesia, avevan preso l'impegno di riassumere entro brevissimo tempo, in una convenzione scritta, i patti verbalmente fra loro stabiliti. (vol. II, cap. IV, p. 82) *{{NDR|[[Francesco II delle Due Sicilie]]}} [...] giovine d'indole buona, ma guasto dalla educazione ricevuta. Tenuto sempre lontano dal governo, di cui gli facevano soltanto appurare i formulari ed i regolamenti intramezzati dalle massime di puro dispotismo, e sottoposto alla matrigna Maria Teresa d'Austria<ref>Maria Teresa d'Asburgo-Teschen (1816 – 1867), arciduchessa austriaca, seconda moglie di Ferdinando II di Borbone.</ref>, che voleva farne un imbecille per sostituirgli sul trono Luigi conte di Trani, figlio di lei primogenito; questo principe infelice prendeva le redini dello Stato in un momento, in cui l'idea dell'unità nazionale si faceva gigante, e si presentava agli oppressi popoli del mezzogiorno, come unico mezzo per redimerli da un governo divenuto insopportabile ad un popolo civile. (vol. II, cap. VIII, p. 175) ==''Storie e leggende''== *Il padre di [[Nerone]] chiamossi [[Gneo Domizio Enobarbo (console 32)|Cneo Domizio Enobarbo]], uomo bruttato d'infami delitti, e degno compagno di [[Agrippina minore|Agrippina]], come confessava egli stesso, quando agli amici, congratulantisi per la nascita di un figliuolo, rispose che "da Agrippina e da lui non poteva nascer cosa che non fosse detestabile e dannosa al genere umano". E questo figliuolo, chiamato Domizio da prima, fu più tardi Nerone. (Un imperatore artista, II, p. 5) *[[Lollia Paolina]], dalla madre di Nerone {{NDR|Agrippina minore}} temuta come rivale, fu esiliata, e poco tempo dopo uccisa. Costei possedeva circa otto milioni in pietre preziose: era anche bella, e lo spirito superstizioso dei Romani considerava come un presagio di suprema felicità un doppio dente canino, che non deturpava affatto la sua bocca. E allorché il centurione le presentò la testa della sua rivale, Agrippina volle passare il dito tra le labbra già decomposte e toccare i due denti che l'avevano tanto impensierita. (Un imperatore artista, III, p. 7) *Nerone era un giovinetto intelligente, e quasi timido: dinanzi a sua madre tremava come una foglia; la sua giovine età, la sua inesperienza, l'ebbrezza degli onori supremi a lui tributati, non gli permisero di sottrarsi all'impero della genitrice, verso la quale sentivasi avvinto dal timore e dalla riconoscenza. (Un imperatore artista, III, p. 8) *Le argomentazioni favorevoli e contrarie alla esistenza della [[Papessa Giovanna]] hanno dato motivo a qualche scrittore di affermare che il papato di questa donna venne considerato tanto vergognoso per la Chiesa romana, che fu proibito di parlarne a coloro, che ne furono testimonî; cosicché degli storici contemporanei all'avvenimento, alcuni ne tacquero per rispetto, altri per timore.<br>Questa affermazione non regge affatto alla critica, come adesso dimostreremo. Ammesso che il fatto sia realmente successo, io non trovo ragione alcuna di averlo taciuto, perché la Chiesa Cattolica Romana non può riceverne né danno né disdoro. Non vi sono stati forse dei Papi, che hanno tenuta una condotta tutt'altro che lodevole, senza che la suprema autorità della Chiesa vi abbia scapitato nella sua essenza divina? Gli storici, anche i più ossequenti alla ortodossia romana, non hanno negato né attenuato i difetti, gli errori e anche i delitti commessi dai pontefici; e i nomi di Giovanni XII, di Urbano VI, di Alessandro VI, ecc. sono stati tramandati alla posterità nella loro vera luce, senza scuse e senza attenuanti. (La Papessa Giovanna, XV, p. 92) *Sembra davvero impossibile come una storiella, oggi riconosciuta universalmente per falsa, abbia, per alcuni secoli, tenuta desta l'immaginazione popolare; e come poeti, storici, critici e romanzieri (non esclusi i pittori e gli scultori) si {{sic|sieno}} occupati di essa. Ma ciò non deve affatto meravigliarci. Basta che una sola persona sparga una notizia, sia pur essa inverosimile, la quale alletti l'immaginazione del pubblico con qualcosa di strano e di meraviglioso, perché tutti se ne impadroniscano, la propalino colle relative aggiunte e la diano a credere come vera. Cosi è accaduto della Papessa Giovanna. (La Papessa Giovanna, XXII, p. 109) *Un orribile fatto avveniva in Ferrara nel 1508. La mattina del 6 di giugno, [[Ercole Strozzi]], il più amabile cavalier di Ferrara, l'amico dell'Ariosto e del Bembo, fu trovato morto, avvolto nel suo mantello, sulla via presso la chiesa di S. Francesco: aveva segate le canne della gola, e ventidue ferite per tutto il corpo: ciocche di capelli, ch'ei portava lunghi e ondeggianti, strappate dal cranio, erano sparse intorno per terra. Né sì seppe mai, dice un cronografo ferrarese, chi avesse commesso quest'omicidio; il podestà, notò il [[Paolo Giovio|Giovio]]<ref>''Elogia virorum liter. ill.'' Basileae, 1577. {{NDR|N.d.A}}</ref>, non ne istruì il processo: e il duca Alfonso<ref>Alfonso I d'Este (1476 – 1534), terzo duca di Ferrara, Modena e Reggio e terzo marito di Lucrezia Borgia.</ref>, che era, ed amava apparire, mantenitor severissimo delle leggi, lasciò questa volta che la giustizia tacesse. (Lucrezia Borgia, VII, p. 149) *{{NDR|[[Filippo II di Spagna]]}} [...] vecchio tiranno cupo e severo, talmenteché il carattere stesso degli Spagnuoli fu alterato dal suo regno lugubre; anzi per lungo tempo la nazione portò l'impronta del proprio signore. (Filippo II e Don Carlos, I, p. 169) *L'imperturbabilità di Filippo {{NDR|II}} nelle azioni più vergognose e più inique confonde talmente le idee, che non possiamo non chiedere a noi stessi se un uomo, capace di commettere simili nefandezze, meriti di essere perseguitato come una bestia feroce col ferro e col fuoco, oppure chiuso in una cella da matti. Certamente la sua coscienza non era eguale a quella degli altri uomini. (Filippo II e Don Carlos, VI, p. 188) *La tranquillità dell'animo suo può paragonarsi soltanto a quella del carnefice, che versa il sangue umano e non ha punti rimorsi, sapendo di essere lo strumento della legge. Filippo {{NDR|II}} era – almeno egli lo credeva – {{sic|l'istrumento}} della Divina Provvidenza; e le sue passioni, anche le più odiose, gli sembravano una voce venuta dall'alto. (Filippo II e Don Carlos, VI, p. 188) *Gli ambasciatori veneti, i quali, come ognun sa, avevano incarico dal proprio governo di studiare il carattere dei principi e di riferirne al Gran Consiglio, scrivevano ai reggitori della Repubblica che "l'Infante {{NDR|[[Don Carlos (principe)|Don Carlos]]}}<ref>Don Carlos era il figlio primogenito del re Filippo II di Spagna.</ref> annunziava una crudeltà precoce"; e fra le altre prove, che ne davano, c'era questa: "''uno de' suoi maggiori divertimenti è quello di fare arrostire delle piccole lepri vive''". (Filippo II e Don Carlos, VI, p. 189) *Tutti gli scrittori del tempo, gli oratori veneti, le persone che bazzicavano, a corte, sono unanimi nel dire che {{NDR|Don Carlos}} era bruttissimo. L'ambasciatore austriaco, barone di Dietrichstein, il quale gli voleva molto bene, ce lo descrive "con una gobba in mezzo al dorso, una spalla più alta dell'altra, il petto incavato, la gamba destra {{sic|insensibilmente}} più corta della sinistra, la bocca sempre aperta, la lingua balbuziente, la voce debole e acuta, la faccia giallognola, gli occhi senza espressione". (Filippo II e Don Carlos, VI, p. 191) *{{NDR|Don Carlos}} [...] l'ambasciatore francese Fourquevaulx, che lo conosceva ben da vicino, lo chiamava: ''contraffatto nella persona e nei costumi''; e dire che questo aborto di natura era un mangiatore prodigioso! Egli divorava un cappone intero, e poi s'ingoiava parecchie libbre di frutta. Odiava il vino; ma era capace di bere, durante il giorno, una quantità enorme di acqua diacciata<ref>Toscanismo per "ghiacciata".</ref>. (Filippo II e Don Carlos, VI, p. 192) ==Note== <references /> ==Bibliografia== *Licurgo Cappelletti, ''[https://archive.org/details/bub_gb_2z4dNZFO6Y8C/page/n3/mode/1up Della civiltà e della sua storia]'', Tipografia Vannucchi, Pisa, 1863. *Licurgo Cappelletti, ''[https://archive.org/details/ledonnedellariv00cappgoog/page/n7/mode/1up Le donne della rivoluzione]'', Tipografia di Raff. Giusti, Livorno, 1890<sup>2</sup>. *Licurgo Cappelletti, ''[https://archive.org/details/CappellettiLetteraturaSpagnuola/mode/1up Letteratura spagnuola. {{small|Aggiuntovi un cenno storico sulla letteratura portoghese}}]'', Ulrico Hoepli, Milano, 1882. *Licurgo Cappelletti, ''[https://archive.org/details/bub_gb_SDiu08XJqSYC/page/n4/mode/1up Storia di Vittorio Emanuele II e del suo Regno]'', vol. I, Voghera Enrico tipografo, Roma, 1892. *Licurgo Cappelletti, ''[https://archive.org/details/bub_gb_ItEWYAoQvmQC/page/n4/mode/1up Storia di Vittorio Emanuele II e del suo Regno]'', vol. II, Voghera Enrico tipografo, Roma, 1892. *Licurgo Cappelletti, ''[https://archive.org/details/storieeleggende00cappgoog/page/n9/mode/1up Storie e leggende]'', Fratelli Bocca, Torino, 1905. ==Altri progetti== {{interprogetto|w=Каппеллетти, Ликурго|w_site=ru}} {{DEFAULTSORT:Cappelletti, Licurgo}} [[Categoria:Insegnanti italiani]] [[Categoria:Scrittori italiani]] [[Categoria:Storici italiani]] q648rtgpm52esqg010704w4jol4810l 1420438 1420437 2026-07-14T13:12:05Z Gaux 18878 /* Citazioni */ ampliamento Théroigne de Méricourt 1420438 wikitext text/x-wiki '''Licurgo Cappelletti''' (1842 – 1921), insegnante, storico e scrittore italiano. ==''Della civiltà e della sua storia''== ===[[Incipit]]=== L'[[uomo]] è un essere morale, vale a dire un essere intelligente e libero. Egli non può conservare la sua esistenza che in riconoscere gli esseri coi quali è in rapporto, e in osservare questi rapporti medesimi. La conoscenza degli esseri forma la sua scienza: l'osservazione dei rapporti costituisce la sua giustizia. La sapienza è all'uomo necessaria per procedere moralmente, quanto il lume per dirigere sicuramente i suoi passi; e perché egli è libero, la vera regola delle azioni gli è necessaria per non fare una falsa elezione. <!-- (cap. I, p. 7) --> ===Citazioni=== *Il [[Cristianesimo]] procede dall'antichità tutta intiera, ma più specialmente dal Mosaismo. Nel pensiero di [[Gesù|Gesù Cristo]] la sua dottrina non è una innovazione, è lo sviluppo di una dottrina anteriore: egli non venne ad abolire la legge e i profeti, ma a darle compimento. Il Mosaismo era degno di dar nascita al Cristo. (cap. VI, p. 16) *[...] tutti sanno che la predicazione del Vangelo si riassume nella [[carità]]. Il mondo antico non aveva conoscenza alcuna della carità, la forza sola era quella che dominava fra i pagani. (cap. VII, p. 18) *La [[Divina Commedia|{{sic|divina}} Commedia]] è con ragione chiamata la Bibbia nazionale, è il vero poema cosmopolitico insieme ed italiano. (cap. XIII, p. 31) *L'uomo è insaziabile; non potendo misurare l'eternità, egli misura i secoli. (cap. XIV, p. 32) *La [[Riforma protestante|riforma {{NDR|protestante}}]], in generale, è una rivoluzione religiosa insieme e politica: ella però non intese di fare alcun cangiamento alla religione Cristiana: ella accetta la rivelazione e i dogmi formulati dai {{sic|concilii}} dei primi secoli. La decadenza del Cristianesimo e la corruzione del Papato provocarono la riforma. (cap. XIV, p. 33) *L'[[individualismo]] entrò in seguito nella religione, e {{sic|surse}} Calvino. Entrato ancora nella politica vennero fuori i pubblicisti protestanti. L'individualismo nella filosofia tenne fra i suoi seguaci Montaigne; e in ultimo arrivò a combattere contro l'autorità. Tutte queste cose altro non furono che cause indirette della famosa rivoluzione francese del 1789. (cap. XV, p. 34) ==''Le donne della rivoluzione''== ===[[Incipit]]=== *Uno scrittore contemporaneo ha detto che "il regno di [[Maria Antonietta d'Asburgo-Lorena|Maria Antonietta]] riassume tutti i contrasti della vita umana<ref>F. De Vyré, ''Marie-Antoinette, sa vie, sa mort''. Paris, Plon, 1889; pag. 1. {{NDR|N.d.A.}}</ref>." Infatti, quest'infelice principessa provò tutto ciò che un'umana creatura può provare: l'amore de' parenti, l'affetto del marito, la tenerezza de' figli, il rispetto de' sudditi, l'adulazione dei cortigiani, l'odio delle fazioni, i sarcasmi e la maldicenza dei nobili, la diffidenza della Corte, le ingiurie della plebe, le umiliazioni della monarchia atterrata, vilipesa, insultata; quindi, bevendo il calice sino alla feccia, soffrì la prigionia più atroce; vide il suo sposo e sovrano immolato sopra un patibolo; strappati dal seno i propri figli; e finalmente, trascinata dinanzi a un tribunale di sangue, e fatta segno alle più infami e calunniose accuse, fu condannata a morte ed uccisa. <!--(pp. 1-2)--> ===Citazioni=== *Il conte [[Jean-Baptiste du Barry|Giovanni du Barry]] era soprannominato ''Jean le roué''; egli cercava di guadagnare anche sulle sue amanti (ne aveva una collezione completa: alte, basse, nere, bionde, castagne, ecc.); ma, nel secolo passato ciò non era una vergogna; certi scrupoli non esistevano; ognuno faceva il comodo suo; tant'è vero che la Polizia se ne ingeriva pochissimo, perché l'immoralità non aveva nulla a che fare colla politica. Un uomo immorale era chiamato un uomo di spirito; ed un uomo onesto, che avesse gridato contro tale immoralità, sarebbe stato arrestato senza tanti complimenti, e poi chiuso nella Bastiglia. (p. 48) *La giovinetta [[Marie-Jeanne Roland de la Platière|Phlipon]] veniva da tutti chiamata in casa col nomignolo di ''Manon'': essa aveva un carattere dolce, un'anima forte, un'intelligenza solida, un cuore affettuoso. Fin dalla prima età, si sviluppò in lei spontaneamente una brama ardente d'imparare; e fu un suo zio prete, fratello di sua madre, che le cominciò ad insegnare il latino. Essa studiava con passione; la mattina all'alba si alzava e (lo racconta ella medesima] andava adagio adagio con un piccolo vestitino, e a piedi nudi, in un angolo della camera, nella quale era il suo lavoro, e copiava e ripeteva le sue lezioni con ardore tanto maggiore, quanto i suoi successi divenivano rapidi. (pp. 70-71) *Il 14 luglio 1789, giorno memorando nella storia di Francia, [[Théroigne de Méricourt|Théroigne]] si trovò mescolata ai vincitori della [[Presa della Bastiglia|Bastiglia]]. Da quel momento in poi, essa non fu conosciuta dal popolo, che sotto il nome della ''bella straniera'' o della ''bella Liegese''.<br>Nelle famose giornate del 5 e 6 ottobre, essa guidò le donne parigine a [[Versailles]]; e, cavalcando a lato del feroce Jourdan, detto taglia-teste, ricondusse il Re {{NDR|[[Luigi XVI di Francia|Luigi XVI]]}} a Parigi. A' suoi fianchi camminavano alcuni uomini dalla faccia patibolare, i quali portavano infilate sulle picche le teste delle guardie del corpo, trucidate negli appartamenti del Re e della Regina. (p. 108) *[[Teresa Cabarrus|Teresa {{NDR|Cabarrus}}]] giunse a Parigi in tutto lo splendore della sua bellezza spagnuola: la sua apparizione fu come uno sprazzo di vivida luce nelle sale aristocratiche della superba metropoli. Ella aveva sedici anni; possedeva moltissimo spirito; parlava molto, e parlava bene, con quell'accento colorito che è una proprietà esclusiva delle donne meridionali: ella cantava con quella soave noncuranza di chi nasconde il proprio sapere. Alessandro Lameth<ref>Alexandre de Lameth (1760-1829), politico e generale francese.</ref> diceva: "La natura le ha detto: canta! ed ella ha cantato; le ha detto: balla! ed ella ha ballato". Infatti danzava come cantava, cioè con quella grazia innata, e con quella gaiezza di cuore delle creature predilette dal cielo. (p. 269) ==''Letteratura spagnuola''== *Fra i più illustri scrittori di questo secolo {{NDR|XVI}} devesi annoverare don [[Diego Hurtado de Mendoza y Pacheco|Diego Hurtado de Mendoza]], il quale appartiene a quella categoria d'uomini insigni che sapevano maneggiare bene la spada come la penna, e di cui la Spagna ci ha dato tanti splendidi esempî. (cap. V, p. 30) *Erudito e letterato, Mendoza è il primo storico spagnuolo che abbia saputo unire l'eloquenza alla politica; egli ha saputo altresì riprodurre naturalmente la maniera dei grandi storici dell'antichità. [...]. Lo scrittore che Mendoza ha scelto a modello, è lo storico latino Sallustio. Egli ne imita felicemente le sentenze, e qualche volta la concisione e l'oscurità. (cap. V, pp. 31-32) *[[Fernando de Herrera|{{sic|Ferdinando}} de Herrera]], detto il ''divino'', fu uomo di focosa immaginazione, di alti pensamenti e di erudizione vastissima. [...]. Fu poeta d'ingegno vigoroso, pieno di ardore per aprire una nuova via e per affrontare le critiche: ma il nuovo stile, che egli volle introdurre nella poesia spagnuola, lo aveva già prima maturato nella sua mente: le sue espressioni non venivano dal cuore, e in mezzo alle sue più grandi bellezze si manifesta sempre l'artifizio. (cap. V, p. 34) *Herrera, quantunque grande poeta, aprì la via alle stravaganze dei ''cultisti'', che esagerarono la sua maniera, senza possedere le sue profonde e svariate cognizioni, né l'elevatezza naturale del suo talento. Egli, come ben dice il Baret, merita di essere studiato dai giovani poeti, come Michelangelo dai disegnatori. (cap. V, p. 34) *Le produzioni religiose di [[Lope de Vega]] sono le più estranee al nostro gusto ed alle nostre abitudini. Bisogna essere spagnuolo, ovvero entrare nello spirito, nelle credenze forti e sincere, nelle abitudini di questo paese per non essere urtato da quel miscuglio di sacro e di profano, da quelle allegorie bizzarre, da quell'apparecchio assai simile alla pompa delle opere in musica, che s'incontrano in quei drammi sacri. (cap. IX, pp. 62-63) *Malgrado le sue tendenze teologiche, malgrado una certa affettazione, malgrado una certa oscurità nello stile, [[Pedro Calderón de la Barca|Calderon]] non è uno scrittore nojoso come credono taluni, ma invece è un autore sublime. (cap. X, p. 76) *I lavori drammatici di [[Antonio de Solís|Solis]] sono abbastanza regolari, condotti con vivacità, e notevoli per intreccio. Egli varia, assai più che Calderon, i caratteri de' suoi personaggi, ma è ben {{sic|lunge}} dal possederne la la forza non che la ricchezza d'immaginazione. [...] Ma egli gode fama nella repubblica delle lettere più come storico che come commediografo. (cap. XI, p. 80) *Il merito di [[Tirso de Molina|Molina]] consiste soprattutto nello stile, ov'egli spiega una straordinaria ricchezza di poesia, ed una profonda conoscenza della lingua castigliana, specialmente della lingua popolare. Ed ivi sta tutta la sua arte. (cap. XI, p. 82) *Rivale felice di Molière, Tirso de Molina ha imprestato il tipo del suo don Giovanni a Goethe e a Byron, ed ha ispirato una delle più belle opere di Mozart; e questa non è al certo una piccola gloria per il suo nome. (cap. XI, p. 82) *Uno degli autori comici che goderono maggior riputazione nel secolo XVII, fu don [[Francisco de Rojas Zorrilla|Francesco de Rojas {{sic|Zorilla}}]] [...] i suoi lavori drammatici gli hanno creato una fama durevole, e specialmente la bellissima commedia che ha per titolo: ''Garcia del Casteñar'', la quale anche ai giorni nostri gode di una straordinaria popolarità. Essa ci offre delle situazioni veramente energiche, condotte con naturalezza, e sviluppate con talento. Però Rojas non raggiunge sempre la medesima altezza in tutti i suoi lavori: negli uni, egli tocca il ridicolo per la bizzarria del soggetto come per l'affettazione dello stile; negli altri, al contrario, si manifesta gran pittore di caratteri ed eccellente scrittore. (cap. XI, pp. 84-85) *Formatosi sugli antichi modelli, [[Francisco Manuel de Melo|Melo]] è un pensatore ed uno scrittore di prim'ordine: supera perfino Mendoza<ref>[[Diego Hurtado de Mendoza y Pacheco]].</ref> per l'insieme delle qualità che costituiscono il vero storico, cioè: l'elevatezza del carattere, l'equità dei giudizi, la bellezza energica dello stile. I discorsi introdotti nel racconto, secondo la maniera degli antichi, sono notevoli per la loro eloquenza. Lungamente dimenticata, l'opera di Melo non rivide la luce che al cominciamento del secolo attuale. (cap. XIII, p. 110-111) *[[Fray Luis de Granada|Luigi di {{sic|Granata}}]], che il Baret stima degno di essere paragonato a Bousset<ref>Jacques Bénigne Bossuet (1627 – 1704).</ref> ed a Massillon<ref>Jean-Baptiste Massillon (1663 – 1742).</ref>, fu il primo scrittore religioso ed il miglior predicatore dei tempi suoi. [...]. Il suo stile è un modello di eleganza, d'energia e di grandezza; ed essendo egli profondamente versato negli studi classici dell'antichità, il suo periodare somiglia molto a quello di Cicerone; tanto è vero che gli Spagnuoli lo riguardano come il primo prosatore del loro gran secolo. (cap. XIV, pp. 116-117) *[[Modesto Lafuente]] è quegli a cui spetta incontestabilmente il primo posto in questo ramo {{NDR|la storia}} della letteratura spagnuola contemporanea. Egli è autore d'una ''Storia generale di Spagna'' in ventotto volumi. È questa un'opera grande, intorno a cui Lafuente ha lavorato per ventidue anni consecutivi, senza che abbia mai palesato la benché menoma fatica, la più lieve esitazione. (cap. XVIII, p. 164) *{{sic|Patriotta}} sincero, Lafuente non è per nulla accecato dall'amor proprio nazionale: egli conosce il lato debole del suo paese, e gli dice la verità con una franchezza ed un coraggio altamente ammirabili. (cap. XVIII, p. 164) *[[Emilio Castelar]] non appartiene menomamente a questa categoria di repubblicani {{NDR|che abbiamo qui in Italia}}; egli, quantunque invochi di sovente le conclusioni della scienza e le esigenze della ragione umana, non trascura mai l'ideale, l'infinito, il sentimento. I suoi principi democratici nulla contengono di antireligioso, di materialista. (cap. XIX, p. 172) *Castelar ha scritto molto, e intorno a soggetti svariati. Quantunque egli abbia l'anima ardente d'un poeta, non ha mai scritto un verso, e possiede una mediocre facoltà inventiva. (cap. XIX, p. 173) *[...] in tutte le opere dei filosofi spagnuoli si manifesta una generale tendenza verso lo spiritualismo. Il sensualismo di Locke e di {{sic|Condilac}}, lo scetticismo di Hume, il positivismo d'Augusto Comte, non sono in Ispagna seriamente discussi; o, per dire il vero, non sono compresi<ref>Infatti le fredde teorie dei filosofi della Germania e dell'Inghilterra non possono allignare presso una nazione attiva, entusiasta, che sente vivamente, e solo verso il cielo rivolge tutte le sue aspirazioni ideali. {{NDR|N.d.A.}}</reF>. (cap. XIX, p. 174) *Don [[Jaime Balmes|Giacomo Balmes]] [...] fu sacerdote di gran talento, e quantunque abbia vissuto soli 38 anni, pure esercitò una grande influenza {{sic|su'}} suoi contemporanei. Egli impiegò tutte le facoltà di una natura ardente, vigorosa, appassionata, severa, a difendere la sua fede contro i colpi terribili, che continuamente le scagliavano gli {{sic|avversarî}} del cristianesimo. (cap. XIX, p. 175) *Fondatore della lingua classica {{NDR|portoghese}}, insieme a Miranda<ref>Francisco de Sá de Miranda (1481 – 1558), poeta e drammaturgo portoghese.</ref>, e suo emulo nell'agone poetico, fu [[António Ferreira|Antonio Ferreira]] [...]. I suoi {{sic|compatriotti}} lo hanno chiamato l'''Orazio portoghese''. Ed infatti egli aveva preso a modello il grande poeta venosino<ref>[[Quinto Orazio Flacco|Orazio]] nacque a Venosa, comune dell'attuale provincia di Potenza.</ref>. Adottò esclusivamente i metri italiani, e non compose giammai né ''redondilhas'', né versi d'altra specie nell'antico stile nazionale. (''La letteratura portoghese'', cap. III, pp. 183-184) *Ferreira, oltre le sue opere drammatiche, ci ha lasciato una quantità di epistole, di odi, di sonetti, di elegie, nelle quali, per vero dire, l'immaginazione lascia qualche cosa a desiderare. Questo illustre scrittore ha però dato prova di un alto talento drammatico nella sua ''Ines de Castro'', soggetto tentato da molti scrittori d'ogni paese. (''La letteratura portoghese'', cap. III, p. 184) *Nella tragedia di Ferreira si ammirano soprattutto i Cori, il cui lirismo elevato ricorda sovente le poetiche ispirazioni del dramma antico. Lo spirito cavalleresco aggiunge a questa tragedia l'elevatezza del sentimento moderno, e quantunque vi difetti l'azione, pure in alcune scene non si {{sic|può a meno}} di provare una profonda emozione. (''Cenno storico sulla letteratura portoghese'', cap. III, p. 184) *La letteratura portoghese, che non è certo ricca di uomini insigni, come lo sono quelle delle principali nazioni d'Europa, ha però un poeta che essa può {{sic|altieramente}} contrapporre ai poeti i più grandi, i più gloriosi degli altri paesi. Questi è [[Luís de Camões|{{sic|Luigi de Camoens}}]] [...]. (''Cenno storico sulla letteratura portoghese'', cap. IV, p. 186) *[[Manuel de Faria e Sousa|Manuel de Faria e {{sic|Souza}}]] (1590–1649) fu un poeta il quale, a' suoi tempi, si creò una grande reputazione, che però la posterità non gli ha conservata. Scrisse parecchie ''Egloghe'' erotiche, rustiche, critiche, marittime, funebri, venatorie, monastiche, fantastiche, ecc. È un vero assedio che confina col ridicolo. (''Cenno storico sulla letteratura portoghese'', cap. VI, p. 196) *{{sic|Souza}} ha scritto in lingua castigliana la ''Europa portoghese'', la quale non è che una storia generale del Portogallo, che comincia dalle origini de mondo. In questo lavoro l'autore si occupa più dello stile e della pompa della narrazione che dell'esattezza storica: il gongorismo<ref>Estetica letteraria del barocco spagnolo (dal poeta [[Luis de Góngora]]).</ref> prevale in ogni pagina del libro, e nuoce singolarmente alle qualità che debbono primeggiare in uno storico. (''Cenno storico sulla letteratura portoghese'', cap. VI, p. 196) ==''Storia di Vittorio Emanuele II e del suo Regno''== ===[[Incipit]]=== La battaglia di Novara e l'abdicazione del re Carlo Alberto avevano reso assai tristi le condizioni de Piemonte. La sera stessa del fatale 23 marzo, il re abdicatario, accompagnato da due sole persone di servizio, s'incamminò alla volta del suo lontano e solitario esilio. Il duca di Savoia, suo figlio primogenito, saliva al trono, assumendo il nome di Vittorio Emanuele II. <!--(vol. I, cap. I, p. 1)--> ===Citazioni=== *Era il [[Giuseppe Siccardi|Siccardi]] {{sic|maleviso}} ai clericali ed ai reazionari, perché lo si sapeva tenero delle libertà statutarie ed avverso alle pretese della curia romana. [[Massimo d'Azeglio|Massimo {{sic|D'Azeglio}}]], il quale voleva frenare il partito clericale, credé bene di affidare al Siccardi il ministero della giustizia e dei culti, sapendolo uomo energico e risoluto, e, meglio d'ogni altro, atto a combattere e a vincere, nelle riforme legislative, la lotta con Roma. (vol. I, cap. IV, pp. 92-93) *La nomina di [[Luigi Cibrario|Cibrario]] {{NDR|al ministero delle Finanze nel governo di Massimo d'Azeglio}} fu soggetto di severi commenti: tutti si meravigliavano, e giustamente, che a un dicastero così importante fosse proposto un uomo, perito nelle storiche e nelle letterarie discipline, ma di cose amministrative e finanziarie totalmente digiuno. (vol. I, cap. VII, p. 170) *Il marchese [[Cosimo Ridolfi]], già aio degli arciduchi Ferdinando e Carlo<ref>Ferdinando IV d'Asburgo-Lorena (1835 – 1908) ultimo Granduca di Toscana e il fratello Carlo Salvatore d'Asburgo-Lorena (1839 – 1892).</ref>, per antica dimestichezza affezionato alla dinastia, scrisse una lettera al granduca {{NDR|[[Leopoldo II di Toscana]]}}, nella quale gli mostrò come fosse giunto il momento di decidersi, abbracciando una politica nazionale e abbandonando quella reazionaria e anti-italiana, fino allora seguita. La lettera terminava col consigliare il sovrano ad abdicare in favore dell'arciduca Ferdinando, principe ereditario. Lo scritto del marchese Ridolfi pervenne a Leopoldo II alle 9 ant. del giorno 27 aprile; pochi minuti dopo, al latore della medesima fu data la seguente laconica risposta: «Sua Altezza ringrazia». (vol. II, cap. II, p. 31) *L'incontro fra i due sovrani {{NDR|Napoleone III di Francia e Francesco Giuseppe I d'Austria}}, scortati ciascuno da un brillante e numeroso seguito, avvenne a circa due chilometri da [[Armistizio di Villafranca|Villafranca]]. Si strinsero la mano, come fossero stati due vecchi amici; e dopo essersi presentati reciprocamente il proprio seguito, presero la via che conduceva al villaggio. Ivi giunti, si fermarono dinanzi ad una casa di modesta apparenza; e saliti al primo piano, entrarono in un salotto, dove stettero chiusi per circa un'ora e mezzo. Nessuna traccia scritta, nessun processo verbale rimase degli accordi stati combinati fra loro. Soltanto si seppe che essi, separandosi con grandi dimostrazioni di scambievole cortesia, avevan preso l'impegno di riassumere entro brevissimo tempo, in una convenzione scritta, i patti verbalmente fra loro stabiliti. (vol. II, cap. IV, p. 82) *{{NDR|[[Francesco II delle Due Sicilie]]}} [...] giovine d'indole buona, ma guasto dalla educazione ricevuta. Tenuto sempre lontano dal governo, di cui gli facevano soltanto appurare i formulari ed i regolamenti intramezzati dalle massime di puro dispotismo, e sottoposto alla matrigna Maria Teresa d'Austria<ref>Maria Teresa d'Asburgo-Teschen (1816 – 1867), arciduchessa austriaca, seconda moglie di Ferdinando II di Borbone.</ref>, che voleva farne un imbecille per sostituirgli sul trono Luigi conte di Trani, figlio di lei primogenito; questo principe infelice prendeva le redini dello Stato in un momento, in cui l'idea dell'unità nazionale si faceva gigante, e si presentava agli oppressi popoli del mezzogiorno, come unico mezzo per redimerli da un governo divenuto insopportabile ad un popolo civile. (vol. II, cap. VIII, p. 175) ==''Storie e leggende''== *Il padre di [[Nerone]] chiamossi [[Gneo Domizio Enobarbo (console 32)|Cneo Domizio Enobarbo]], uomo bruttato d'infami delitti, e degno compagno di [[Agrippina minore|Agrippina]], come confessava egli stesso, quando agli amici, congratulantisi per la nascita di un figliuolo, rispose che "da Agrippina e da lui non poteva nascer cosa che non fosse detestabile e dannosa al genere umano". E questo figliuolo, chiamato Domizio da prima, fu più tardi Nerone. (Un imperatore artista, II, p. 5) *[[Lollia Paolina]], dalla madre di Nerone {{NDR|Agrippina minore}} temuta come rivale, fu esiliata, e poco tempo dopo uccisa. Costei possedeva circa otto milioni in pietre preziose: era anche bella, e lo spirito superstizioso dei Romani considerava come un presagio di suprema felicità un doppio dente canino, che non deturpava affatto la sua bocca. E allorché il centurione le presentò la testa della sua rivale, Agrippina volle passare il dito tra le labbra già decomposte e toccare i due denti che l'avevano tanto impensierita. (Un imperatore artista, III, p. 7) *Nerone era un giovinetto intelligente, e quasi timido: dinanzi a sua madre tremava come una foglia; la sua giovine età, la sua inesperienza, l'ebbrezza degli onori supremi a lui tributati, non gli permisero di sottrarsi all'impero della genitrice, verso la quale sentivasi avvinto dal timore e dalla riconoscenza. (Un imperatore artista, III, p. 8) *Le argomentazioni favorevoli e contrarie alla esistenza della [[Papessa Giovanna]] hanno dato motivo a qualche scrittore di affermare che il papato di questa donna venne considerato tanto vergognoso per la Chiesa romana, che fu proibito di parlarne a coloro, che ne furono testimonî; cosicché degli storici contemporanei all'avvenimento, alcuni ne tacquero per rispetto, altri per timore.<br>Questa affermazione non regge affatto alla critica, come adesso dimostreremo. Ammesso che il fatto sia realmente successo, io non trovo ragione alcuna di averlo taciuto, perché la Chiesa Cattolica Romana non può riceverne né danno né disdoro. Non vi sono stati forse dei Papi, che hanno tenuta una condotta tutt'altro che lodevole, senza che la suprema autorità della Chiesa vi abbia scapitato nella sua essenza divina? Gli storici, anche i più ossequenti alla ortodossia romana, non hanno negato né attenuato i difetti, gli errori e anche i delitti commessi dai pontefici; e i nomi di Giovanni XII, di Urbano VI, di Alessandro VI, ecc. sono stati tramandati alla posterità nella loro vera luce, senza scuse e senza attenuanti. (La Papessa Giovanna, XV, p. 92) *Sembra davvero impossibile come una storiella, oggi riconosciuta universalmente per falsa, abbia, per alcuni secoli, tenuta desta l'immaginazione popolare; e come poeti, storici, critici e romanzieri (non esclusi i pittori e gli scultori) si {{sic|sieno}} occupati di essa. Ma ciò non deve affatto meravigliarci. Basta che una sola persona sparga una notizia, sia pur essa inverosimile, la quale alletti l'immaginazione del pubblico con qualcosa di strano e di meraviglioso, perché tutti se ne impadroniscano, la propalino colle relative aggiunte e la diano a credere come vera. Cosi è accaduto della Papessa Giovanna. (La Papessa Giovanna, XXII, p. 109) *Un orribile fatto avveniva in Ferrara nel 1508. La mattina del 6 di giugno, [[Ercole Strozzi]], il più amabile cavalier di Ferrara, l'amico dell'Ariosto e del Bembo, fu trovato morto, avvolto nel suo mantello, sulla via presso la chiesa di S. Francesco: aveva segate le canne della gola, e ventidue ferite per tutto il corpo: ciocche di capelli, ch'ei portava lunghi e ondeggianti, strappate dal cranio, erano sparse intorno per terra. Né sì seppe mai, dice un cronografo ferrarese, chi avesse commesso quest'omicidio; il podestà, notò il [[Paolo Giovio|Giovio]]<ref>''Elogia virorum liter. ill.'' Basileae, 1577. {{NDR|N.d.A}}</ref>, non ne istruì il processo: e il duca Alfonso<ref>Alfonso I d'Este (1476 – 1534), terzo duca di Ferrara, Modena e Reggio e terzo marito di Lucrezia Borgia.</ref>, che era, ed amava apparire, mantenitor severissimo delle leggi, lasciò questa volta che la giustizia tacesse. (Lucrezia Borgia, VII, p. 149) *{{NDR|[[Filippo II di Spagna]]}} [...] vecchio tiranno cupo e severo, talmenteché il carattere stesso degli Spagnuoli fu alterato dal suo regno lugubre; anzi per lungo tempo la nazione portò l'impronta del proprio signore. (Filippo II e Don Carlos, I, p. 169) *L'imperturbabilità di Filippo {{NDR|II}} nelle azioni più vergognose e più inique confonde talmente le idee, che non possiamo non chiedere a noi stessi se un uomo, capace di commettere simili nefandezze, meriti di essere perseguitato come una bestia feroce col ferro e col fuoco, oppure chiuso in una cella da matti. Certamente la sua coscienza non era eguale a quella degli altri uomini. (Filippo II e Don Carlos, VI, p. 188) *La tranquillità dell'animo suo può paragonarsi soltanto a quella del carnefice, che versa il sangue umano e non ha punti rimorsi, sapendo di essere lo strumento della legge. Filippo {{NDR|II}} era – almeno egli lo credeva – {{sic|l'istrumento}} della Divina Provvidenza; e le sue passioni, anche le più odiose, gli sembravano una voce venuta dall'alto. (Filippo II e Don Carlos, VI, p. 188) *Gli ambasciatori veneti, i quali, come ognun sa, avevano incarico dal proprio governo di studiare il carattere dei principi e di riferirne al Gran Consiglio, scrivevano ai reggitori della Repubblica che "l'Infante {{NDR|[[Don Carlos (principe)|Don Carlos]]}}<ref>Don Carlos era il figlio primogenito del re Filippo II di Spagna.</ref> annunziava una crudeltà precoce"; e fra le altre prove, che ne davano, c'era questa: "''uno de' suoi maggiori divertimenti è quello di fare arrostire delle piccole lepri vive''". (Filippo II e Don Carlos, VI, p. 189) *Tutti gli scrittori del tempo, gli oratori veneti, le persone che bazzicavano, a corte, sono unanimi nel dire che {{NDR|Don Carlos}} era bruttissimo. L'ambasciatore austriaco, barone di Dietrichstein, il quale gli voleva molto bene, ce lo descrive "con una gobba in mezzo al dorso, una spalla più alta dell'altra, il petto incavato, la gamba destra {{sic|insensibilmente}} più corta della sinistra, la bocca sempre aperta, la lingua balbuziente, la voce debole e acuta, la faccia giallognola, gli occhi senza espressione". (Filippo II e Don Carlos, VI, p. 191) *{{NDR|Don Carlos}} [...] l'ambasciatore francese Fourquevaulx, che lo conosceva ben da vicino, lo chiamava: ''contraffatto nella persona e nei costumi''; e dire che questo aborto di natura era un mangiatore prodigioso! Egli divorava un cappone intero, e poi s'ingoiava parecchie libbre di frutta. Odiava il vino; ma era capace di bere, durante il giorno, una quantità enorme di acqua diacciata<ref>Toscanismo per "ghiacciata".</ref>. (Filippo II e Don Carlos, VI, p. 192) ==Note== <references /> ==Bibliografia== *Licurgo Cappelletti, ''[https://archive.org/details/bub_gb_2z4dNZFO6Y8C/page/n3/mode/1up Della civiltà e della sua storia]'', Tipografia Vannucchi, Pisa, 1863. *Licurgo Cappelletti, ''[https://archive.org/details/ledonnedellariv00cappgoog/page/n7/mode/1up Le donne della rivoluzione]'', Tipografia di Raff. Giusti, Livorno, 1890<sup>2</sup>. *Licurgo Cappelletti, ''[https://archive.org/details/CappellettiLetteraturaSpagnuola/mode/1up Letteratura spagnuola. {{small|Aggiuntovi un cenno storico sulla letteratura portoghese}}]'', Ulrico Hoepli, Milano, 1882. *Licurgo Cappelletti, ''[https://archive.org/details/bub_gb_SDiu08XJqSYC/page/n4/mode/1up Storia di Vittorio Emanuele II e del suo Regno]'', vol. I, Voghera Enrico tipografo, Roma, 1892. *Licurgo Cappelletti, ''[https://archive.org/details/bub_gb_ItEWYAoQvmQC/page/n4/mode/1up Storia di Vittorio Emanuele II e del suo Regno]'', vol. II, Voghera Enrico tipografo, Roma, 1892. *Licurgo Cappelletti, ''[https://archive.org/details/storieeleggende00cappgoog/page/n9/mode/1up Storie e leggende]'', Fratelli Bocca, Torino, 1905. ==Altri progetti== {{interprogetto|w=Каппеллетти, Ликурго|w_site=ru}} {{DEFAULTSORT:Cappelletti, Licurgo}} [[Categoria:Insegnanti italiani]] [[Categoria:Scrittori italiani]] [[Categoria:Storici italiani]] 1ej63kpy26b8qr8d0i6ojykyhgs9mxs 1420440 1420438 2026-07-14T13:21:21Z Gaux 18878 /* Citazioni */ Théroigne de Méricourt non era una bellezza 1420440 wikitext text/x-wiki '''Licurgo Cappelletti''' (1842 – 1921), insegnante, storico e scrittore italiano. ==''Della civiltà e della sua storia''== ===[[Incipit]]=== L'[[uomo]] è un essere morale, vale a dire un essere intelligente e libero. Egli non può conservare la sua esistenza che in riconoscere gli esseri coi quali è in rapporto, e in osservare questi rapporti medesimi. La conoscenza degli esseri forma la sua scienza: l'osservazione dei rapporti costituisce la sua giustizia. La sapienza è all'uomo necessaria per procedere moralmente, quanto il lume per dirigere sicuramente i suoi passi; e perché egli è libero, la vera regola delle azioni gli è necessaria per non fare una falsa elezione. <!-- (cap. I, p. 7) --> ===Citazioni=== *Il [[Cristianesimo]] procede dall'antichità tutta intiera, ma più specialmente dal Mosaismo. Nel pensiero di [[Gesù|Gesù Cristo]] la sua dottrina non è una innovazione, è lo sviluppo di una dottrina anteriore: egli non venne ad abolire la legge e i profeti, ma a darle compimento. Il Mosaismo era degno di dar nascita al Cristo. (cap. VI, p. 16) *[...] tutti sanno che la predicazione del Vangelo si riassume nella [[carità]]. Il mondo antico non aveva conoscenza alcuna della carità, la forza sola era quella che dominava fra i pagani. (cap. VII, p. 18) *La [[Divina Commedia|{{sic|divina}} Commedia]] è con ragione chiamata la Bibbia nazionale, è il vero poema cosmopolitico insieme ed italiano. (cap. XIII, p. 31) *L'uomo è insaziabile; non potendo misurare l'eternità, egli misura i secoli. (cap. XIV, p. 32) *La [[Riforma protestante|riforma {{NDR|protestante}}]], in generale, è una rivoluzione religiosa insieme e politica: ella però non intese di fare alcun cangiamento alla religione Cristiana: ella accetta la rivelazione e i dogmi formulati dai {{sic|concilii}} dei primi secoli. La decadenza del Cristianesimo e la corruzione del Papato provocarono la riforma. (cap. XIV, p. 33) *L'[[individualismo]] entrò in seguito nella religione, e {{sic|surse}} Calvino. Entrato ancora nella politica vennero fuori i pubblicisti protestanti. L'individualismo nella filosofia tenne fra i suoi seguaci Montaigne; e in ultimo arrivò a combattere contro l'autorità. Tutte queste cose altro non furono che cause indirette della famosa rivoluzione francese del 1789. (cap. XV, p. 34) ==''Le donne della rivoluzione''== ===[[Incipit]]=== *Uno scrittore contemporaneo ha detto che "il regno di [[Maria Antonietta d'Asburgo-Lorena|Maria Antonietta]] riassume tutti i contrasti della vita umana<ref>F. De Vyré, ''Marie-Antoinette, sa vie, sa mort''. Paris, Plon, 1889; pag. 1. {{NDR|N.d.A.}}</ref>." Infatti, quest'infelice principessa provò tutto ciò che un'umana creatura può provare: l'amore de' parenti, l'affetto del marito, la tenerezza de' figli, il rispetto de' sudditi, l'adulazione dei cortigiani, l'odio delle fazioni, i sarcasmi e la maldicenza dei nobili, la diffidenza della Corte, le ingiurie della plebe, le umiliazioni della monarchia atterrata, vilipesa, insultata; quindi, bevendo il calice sino alla feccia, soffrì la prigionia più atroce; vide il suo sposo e sovrano immolato sopra un patibolo; strappati dal seno i propri figli; e finalmente, trascinata dinanzi a un tribunale di sangue, e fatta segno alle più infami e calunniose accuse, fu condannata a morte ed uccisa. <!--(pp. 1-2)--> ===Citazioni=== *Il conte [[Jean-Baptiste du Barry|Giovanni du Barry]] era soprannominato ''Jean le roué''; egli cercava di guadagnare anche sulle sue amanti (ne aveva una collezione completa: alte, basse, nere, bionde, castagne, ecc.); ma, nel secolo passato ciò non era una vergogna; certi scrupoli non esistevano; ognuno faceva il comodo suo; tant'è vero che la Polizia se ne ingeriva pochissimo, perché l'immoralità non aveva nulla a che fare colla politica. Un uomo immorale era chiamato un uomo di spirito; ed un uomo onesto, che avesse gridato contro tale immoralità, sarebbe stato arrestato senza tanti complimenti, e poi chiuso nella Bastiglia. (p. 48) *La giovinetta [[Marie-Jeanne Roland de la Platière|Phlipon]] veniva da tutti chiamata in casa col nomignolo di ''Manon'': essa aveva un carattere dolce, un'anima forte, un'intelligenza solida, un cuore affettuoso. Fin dalla prima età, si sviluppò in lei spontaneamente una brama ardente d'imparare; e fu un suo zio prete, fratello di sua madre, che le cominciò ad insegnare il latino. Essa studiava con passione; la mattina all'alba si alzava e (lo racconta ella medesima] andava adagio adagio con un piccolo vestitino, e a piedi nudi, in un angolo della camera, nella quale era il suo lavoro, e copiava e ripeteva le sue lezioni con ardore tanto maggiore, quanto i suoi successi divenivano rapidi. (pp. 70-71) *Il 14 luglio 1789, giorno memorando nella storia di Francia, [[Théroigne de Méricourt|Théroigne]] si trovò mescolata ai vincitori della [[Presa della Bastiglia|Bastiglia]]. Da quel momento in poi, essa non fu conosciuta dal popolo, che sotto il nome della ''bella straniera'' o della ''bella Liegese''.<br>Nelle famose giornate del 5 e 6 ottobre, essa guidò le donne parigine a [[Versailles]]; e, cavalcando a lato del feroce Jourdan, detto taglia-teste, ricondusse il Re {{NDR|[[Luigi XVI di Francia|Luigi XVI]]}} a Parigi. A' suoi fianchi camminavano alcuni uomini dalla faccia patibolare, i quali portavano infilate sulle picche le teste delle guardie del corpo, trucidate negli appartamenti del Re e della Regina. (p. 108) *Théroigne de Méricourt non era una bellezza, nel vero senso della parola; ma era attraente, voluttuosa, oltremodo simpatica. Era piuttosto piccola di statura, alquanto gracile, colla tinta color pera ruggine. I suoi lineamenti erano marcatissimì; aveva il naso un po' grosso, il labbro turgido, gli occhi grandi, nerissimi, pieni di fuoco e provocanti. (p. 120) *[[Teresa Cabarrus|Teresa {{NDR|Cabarrus}}]] giunse a Parigi in tutto lo splendore della sua bellezza spagnuola: la sua apparizione fu come uno sprazzo di vivida luce nelle sale aristocratiche della superba metropoli. Ella aveva sedici anni; possedeva moltissimo spirito; parlava molto, e parlava bene, con quell'accento colorito che è una proprietà esclusiva delle donne meridionali: ella cantava con quella soave noncuranza di chi nasconde il proprio sapere. Alessandro Lameth<ref>Alexandre de Lameth (1760-1829), politico e generale francese.</ref> diceva: "La natura le ha detto: canta! ed ella ha cantato; le ha detto: balla! ed ella ha ballato". Infatti danzava come cantava, cioè con quella grazia innata, e con quella gaiezza di cuore delle creature predilette dal cielo. (p. 269) ==''Letteratura spagnuola''== *Fra i più illustri scrittori di questo secolo {{NDR|XVI}} devesi annoverare don [[Diego Hurtado de Mendoza y Pacheco|Diego Hurtado de Mendoza]], il quale appartiene a quella categoria d'uomini insigni che sapevano maneggiare bene la spada come la penna, e di cui la Spagna ci ha dato tanti splendidi esempî. (cap. V, p. 30) *Erudito e letterato, Mendoza è il primo storico spagnuolo che abbia saputo unire l'eloquenza alla politica; egli ha saputo altresì riprodurre naturalmente la maniera dei grandi storici dell'antichità. [...]. Lo scrittore che Mendoza ha scelto a modello, è lo storico latino Sallustio. Egli ne imita felicemente le sentenze, e qualche volta la concisione e l'oscurità. (cap. V, pp. 31-32) *[[Fernando de Herrera|{{sic|Ferdinando}} de Herrera]], detto il ''divino'', fu uomo di focosa immaginazione, di alti pensamenti e di erudizione vastissima. [...]. Fu poeta d'ingegno vigoroso, pieno di ardore per aprire una nuova via e per affrontare le critiche: ma il nuovo stile, che egli volle introdurre nella poesia spagnuola, lo aveva già prima maturato nella sua mente: le sue espressioni non venivano dal cuore, e in mezzo alle sue più grandi bellezze si manifesta sempre l'artifizio. (cap. V, p. 34) *Herrera, quantunque grande poeta, aprì la via alle stravaganze dei ''cultisti'', che esagerarono la sua maniera, senza possedere le sue profonde e svariate cognizioni, né l'elevatezza naturale del suo talento. Egli, come ben dice il Baret, merita di essere studiato dai giovani poeti, come Michelangelo dai disegnatori. (cap. V, p. 34) *Le produzioni religiose di [[Lope de Vega]] sono le più estranee al nostro gusto ed alle nostre abitudini. Bisogna essere spagnuolo, ovvero entrare nello spirito, nelle credenze forti e sincere, nelle abitudini di questo paese per non essere urtato da quel miscuglio di sacro e di profano, da quelle allegorie bizzarre, da quell'apparecchio assai simile alla pompa delle opere in musica, che s'incontrano in quei drammi sacri. (cap. IX, pp. 62-63) *Malgrado le sue tendenze teologiche, malgrado una certa affettazione, malgrado una certa oscurità nello stile, [[Pedro Calderón de la Barca|Calderon]] non è uno scrittore nojoso come credono taluni, ma invece è un autore sublime. (cap. X, p. 76) *I lavori drammatici di [[Antonio de Solís|Solis]] sono abbastanza regolari, condotti con vivacità, e notevoli per intreccio. Egli varia, assai più che Calderon, i caratteri de' suoi personaggi, ma è ben {{sic|lunge}} dal possederne la la forza non che la ricchezza d'immaginazione. [...] Ma egli gode fama nella repubblica delle lettere più come storico che come commediografo. (cap. XI, p. 80) *Il merito di [[Tirso de Molina|Molina]] consiste soprattutto nello stile, ov'egli spiega una straordinaria ricchezza di poesia, ed una profonda conoscenza della lingua castigliana, specialmente della lingua popolare. Ed ivi sta tutta la sua arte. (cap. XI, p. 82) *Rivale felice di Molière, Tirso de Molina ha imprestato il tipo del suo don Giovanni a Goethe e a Byron, ed ha ispirato una delle più belle opere di Mozart; e questa non è al certo una piccola gloria per il suo nome. (cap. XI, p. 82) *Uno degli autori comici che goderono maggior riputazione nel secolo XVII, fu don [[Francisco de Rojas Zorrilla|Francesco de Rojas {{sic|Zorilla}}]] [...] i suoi lavori drammatici gli hanno creato una fama durevole, e specialmente la bellissima commedia che ha per titolo: ''Garcia del Casteñar'', la quale anche ai giorni nostri gode di una straordinaria popolarità. Essa ci offre delle situazioni veramente energiche, condotte con naturalezza, e sviluppate con talento. Però Rojas non raggiunge sempre la medesima altezza in tutti i suoi lavori: negli uni, egli tocca il ridicolo per la bizzarria del soggetto come per l'affettazione dello stile; negli altri, al contrario, si manifesta gran pittore di caratteri ed eccellente scrittore. (cap. XI, pp. 84-85) *Formatosi sugli antichi modelli, [[Francisco Manuel de Melo|Melo]] è un pensatore ed uno scrittore di prim'ordine: supera perfino Mendoza<ref>[[Diego Hurtado de Mendoza y Pacheco]].</ref> per l'insieme delle qualità che costituiscono il vero storico, cioè: l'elevatezza del carattere, l'equità dei giudizi, la bellezza energica dello stile. I discorsi introdotti nel racconto, secondo la maniera degli antichi, sono notevoli per la loro eloquenza. Lungamente dimenticata, l'opera di Melo non rivide la luce che al cominciamento del secolo attuale. (cap. XIII, p. 110-111) *[[Fray Luis de Granada|Luigi di {{sic|Granata}}]], che il Baret stima degno di essere paragonato a Bousset<ref>Jacques Bénigne Bossuet (1627 – 1704).</ref> ed a Massillon<ref>Jean-Baptiste Massillon (1663 – 1742).</ref>, fu il primo scrittore religioso ed il miglior predicatore dei tempi suoi. [...]. Il suo stile è un modello di eleganza, d'energia e di grandezza; ed essendo egli profondamente versato negli studi classici dell'antichità, il suo periodare somiglia molto a quello di Cicerone; tanto è vero che gli Spagnuoli lo riguardano come il primo prosatore del loro gran secolo. (cap. XIV, pp. 116-117) *[[Modesto Lafuente]] è quegli a cui spetta incontestabilmente il primo posto in questo ramo {{NDR|la storia}} della letteratura spagnuola contemporanea. Egli è autore d'una ''Storia generale di Spagna'' in ventotto volumi. È questa un'opera grande, intorno a cui Lafuente ha lavorato per ventidue anni consecutivi, senza che abbia mai palesato la benché menoma fatica, la più lieve esitazione. (cap. XVIII, p. 164) *{{sic|Patriotta}} sincero, Lafuente non è per nulla accecato dall'amor proprio nazionale: egli conosce il lato debole del suo paese, e gli dice la verità con una franchezza ed un coraggio altamente ammirabili. (cap. XVIII, p. 164) *[[Emilio Castelar]] non appartiene menomamente a questa categoria di repubblicani {{NDR|che abbiamo qui in Italia}}; egli, quantunque invochi di sovente le conclusioni della scienza e le esigenze della ragione umana, non trascura mai l'ideale, l'infinito, il sentimento. I suoi principi democratici nulla contengono di antireligioso, di materialista. (cap. XIX, p. 172) *Castelar ha scritto molto, e intorno a soggetti svariati. Quantunque egli abbia l'anima ardente d'un poeta, non ha mai scritto un verso, e possiede una mediocre facoltà inventiva. (cap. XIX, p. 173) *[...] in tutte le opere dei filosofi spagnuoli si manifesta una generale tendenza verso lo spiritualismo. Il sensualismo di Locke e di {{sic|Condilac}}, lo scetticismo di Hume, il positivismo d'Augusto Comte, non sono in Ispagna seriamente discussi; o, per dire il vero, non sono compresi<ref>Infatti le fredde teorie dei filosofi della Germania e dell'Inghilterra non possono allignare presso una nazione attiva, entusiasta, che sente vivamente, e solo verso il cielo rivolge tutte le sue aspirazioni ideali. {{NDR|N.d.A.}}</reF>. (cap. XIX, p. 174) *Don [[Jaime Balmes|Giacomo Balmes]] [...] fu sacerdote di gran talento, e quantunque abbia vissuto soli 38 anni, pure esercitò una grande influenza {{sic|su'}} suoi contemporanei. Egli impiegò tutte le facoltà di una natura ardente, vigorosa, appassionata, severa, a difendere la sua fede contro i colpi terribili, che continuamente le scagliavano gli {{sic|avversarî}} del cristianesimo. (cap. XIX, p. 175) *Fondatore della lingua classica {{NDR|portoghese}}, insieme a Miranda<ref>Francisco de Sá de Miranda (1481 – 1558), poeta e drammaturgo portoghese.</ref>, e suo emulo nell'agone poetico, fu [[António Ferreira|Antonio Ferreira]] [...]. I suoi {{sic|compatriotti}} lo hanno chiamato l'''Orazio portoghese''. Ed infatti egli aveva preso a modello il grande poeta venosino<ref>[[Quinto Orazio Flacco|Orazio]] nacque a Venosa, comune dell'attuale provincia di Potenza.</ref>. Adottò esclusivamente i metri italiani, e non compose giammai né ''redondilhas'', né versi d'altra specie nell'antico stile nazionale. (''La letteratura portoghese'', cap. III, pp. 183-184) *Ferreira, oltre le sue opere drammatiche, ci ha lasciato una quantità di epistole, di odi, di sonetti, di elegie, nelle quali, per vero dire, l'immaginazione lascia qualche cosa a desiderare. Questo illustre scrittore ha però dato prova di un alto talento drammatico nella sua ''Ines de Castro'', soggetto tentato da molti scrittori d'ogni paese. (''La letteratura portoghese'', cap. III, p. 184) *Nella tragedia di Ferreira si ammirano soprattutto i Cori, il cui lirismo elevato ricorda sovente le poetiche ispirazioni del dramma antico. Lo spirito cavalleresco aggiunge a questa tragedia l'elevatezza del sentimento moderno, e quantunque vi difetti l'azione, pure in alcune scene non si {{sic|può a meno}} di provare una profonda emozione. (''Cenno storico sulla letteratura portoghese'', cap. III, p. 184) *La letteratura portoghese, che non è certo ricca di uomini insigni, come lo sono quelle delle principali nazioni d'Europa, ha però un poeta che essa può {{sic|altieramente}} contrapporre ai poeti i più grandi, i più gloriosi degli altri paesi. Questi è [[Luís de Camões|{{sic|Luigi de Camoens}}]] [...]. (''Cenno storico sulla letteratura portoghese'', cap. IV, p. 186) *[[Manuel de Faria e Sousa|Manuel de Faria e {{sic|Souza}}]] (1590–1649) fu un poeta il quale, a' suoi tempi, si creò una grande reputazione, che però la posterità non gli ha conservata. Scrisse parecchie ''Egloghe'' erotiche, rustiche, critiche, marittime, funebri, venatorie, monastiche, fantastiche, ecc. È un vero assedio che confina col ridicolo. (''Cenno storico sulla letteratura portoghese'', cap. VI, p. 196) *{{sic|Souza}} ha scritto in lingua castigliana la ''Europa portoghese'', la quale non è che una storia generale del Portogallo, che comincia dalle origini de mondo. In questo lavoro l'autore si occupa più dello stile e della pompa della narrazione che dell'esattezza storica: il gongorismo<ref>Estetica letteraria del barocco spagnolo (dal poeta [[Luis de Góngora]]).</ref> prevale in ogni pagina del libro, e nuoce singolarmente alle qualità che debbono primeggiare in uno storico. (''Cenno storico sulla letteratura portoghese'', cap. VI, p. 196) ==''Storia di Vittorio Emanuele II e del suo Regno''== ===[[Incipit]]=== La battaglia di Novara e l'abdicazione del re Carlo Alberto avevano reso assai tristi le condizioni de Piemonte. La sera stessa del fatale 23 marzo, il re abdicatario, accompagnato da due sole persone di servizio, s'incamminò alla volta del suo lontano e solitario esilio. Il duca di Savoia, suo figlio primogenito, saliva al trono, assumendo il nome di Vittorio Emanuele II. <!--(vol. I, cap. I, p. 1)--> ===Citazioni=== *Era il [[Giuseppe Siccardi|Siccardi]] {{sic|maleviso}} ai clericali ed ai reazionari, perché lo si sapeva tenero delle libertà statutarie ed avverso alle pretese della curia romana. [[Massimo d'Azeglio|Massimo {{sic|D'Azeglio}}]], il quale voleva frenare il partito clericale, credé bene di affidare al Siccardi il ministero della giustizia e dei culti, sapendolo uomo energico e risoluto, e, meglio d'ogni altro, atto a combattere e a vincere, nelle riforme legislative, la lotta con Roma. (vol. I, cap. IV, pp. 92-93) *La nomina di [[Luigi Cibrario|Cibrario]] {{NDR|al ministero delle Finanze nel governo di Massimo d'Azeglio}} fu soggetto di severi commenti: tutti si meravigliavano, e giustamente, che a un dicastero così importante fosse proposto un uomo, perito nelle storiche e nelle letterarie discipline, ma di cose amministrative e finanziarie totalmente digiuno. (vol. I, cap. VII, p. 170) *Il marchese [[Cosimo Ridolfi]], già aio degli arciduchi Ferdinando e Carlo<ref>Ferdinando IV d'Asburgo-Lorena (1835 – 1908) ultimo Granduca di Toscana e il fratello Carlo Salvatore d'Asburgo-Lorena (1839 – 1892).</ref>, per antica dimestichezza affezionato alla dinastia, scrisse una lettera al granduca {{NDR|[[Leopoldo II di Toscana]]}}, nella quale gli mostrò come fosse giunto il momento di decidersi, abbracciando una politica nazionale e abbandonando quella reazionaria e anti-italiana, fino allora seguita. La lettera terminava col consigliare il sovrano ad abdicare in favore dell'arciduca Ferdinando, principe ereditario. Lo scritto del marchese Ridolfi pervenne a Leopoldo II alle 9 ant. del giorno 27 aprile; pochi minuti dopo, al latore della medesima fu data la seguente laconica risposta: «Sua Altezza ringrazia». (vol. II, cap. II, p. 31) *L'incontro fra i due sovrani {{NDR|Napoleone III di Francia e Francesco Giuseppe I d'Austria}}, scortati ciascuno da un brillante e numeroso seguito, avvenne a circa due chilometri da [[Armistizio di Villafranca|Villafranca]]. Si strinsero la mano, come fossero stati due vecchi amici; e dopo essersi presentati reciprocamente il proprio seguito, presero la via che conduceva al villaggio. Ivi giunti, si fermarono dinanzi ad una casa di modesta apparenza; e saliti al primo piano, entrarono in un salotto, dove stettero chiusi per circa un'ora e mezzo. Nessuna traccia scritta, nessun processo verbale rimase degli accordi stati combinati fra loro. Soltanto si seppe che essi, separandosi con grandi dimostrazioni di scambievole cortesia, avevan preso l'impegno di riassumere entro brevissimo tempo, in una convenzione scritta, i patti verbalmente fra loro stabiliti. (vol. II, cap. IV, p. 82) *{{NDR|[[Francesco II delle Due Sicilie]]}} [...] giovine d'indole buona, ma guasto dalla educazione ricevuta. Tenuto sempre lontano dal governo, di cui gli facevano soltanto appurare i formulari ed i regolamenti intramezzati dalle massime di puro dispotismo, e sottoposto alla matrigna Maria Teresa d'Austria<ref>Maria Teresa d'Asburgo-Teschen (1816 – 1867), arciduchessa austriaca, seconda moglie di Ferdinando II di Borbone.</ref>, che voleva farne un imbecille per sostituirgli sul trono Luigi conte di Trani, figlio di lei primogenito; questo principe infelice prendeva le redini dello Stato in un momento, in cui l'idea dell'unità nazionale si faceva gigante, e si presentava agli oppressi popoli del mezzogiorno, come unico mezzo per redimerli da un governo divenuto insopportabile ad un popolo civile. (vol. II, cap. VIII, p. 175) ==''Storie e leggende''== *Il padre di [[Nerone]] chiamossi [[Gneo Domizio Enobarbo (console 32)|Cneo Domizio Enobarbo]], uomo bruttato d'infami delitti, e degno compagno di [[Agrippina minore|Agrippina]], come confessava egli stesso, quando agli amici, congratulantisi per la nascita di un figliuolo, rispose che "da Agrippina e da lui non poteva nascer cosa che non fosse detestabile e dannosa al genere umano". E questo figliuolo, chiamato Domizio da prima, fu più tardi Nerone. (Un imperatore artista, II, p. 5) *[[Lollia Paolina]], dalla madre di Nerone {{NDR|Agrippina minore}} temuta come rivale, fu esiliata, e poco tempo dopo uccisa. Costei possedeva circa otto milioni in pietre preziose: era anche bella, e lo spirito superstizioso dei Romani considerava come un presagio di suprema felicità un doppio dente canino, che non deturpava affatto la sua bocca. E allorché il centurione le presentò la testa della sua rivale, Agrippina volle passare il dito tra le labbra già decomposte e toccare i due denti che l'avevano tanto impensierita. (Un imperatore artista, III, p. 7) *Nerone era un giovinetto intelligente, e quasi timido: dinanzi a sua madre tremava come una foglia; la sua giovine età, la sua inesperienza, l'ebbrezza degli onori supremi a lui tributati, non gli permisero di sottrarsi all'impero della genitrice, verso la quale sentivasi avvinto dal timore e dalla riconoscenza. (Un imperatore artista, III, p. 8) *Le argomentazioni favorevoli e contrarie alla esistenza della [[Papessa Giovanna]] hanno dato motivo a qualche scrittore di affermare che il papato di questa donna venne considerato tanto vergognoso per la Chiesa romana, che fu proibito di parlarne a coloro, che ne furono testimonî; cosicché degli storici contemporanei all'avvenimento, alcuni ne tacquero per rispetto, altri per timore.<br>Questa affermazione non regge affatto alla critica, come adesso dimostreremo. Ammesso che il fatto sia realmente successo, io non trovo ragione alcuna di averlo taciuto, perché la Chiesa Cattolica Romana non può riceverne né danno né disdoro. Non vi sono stati forse dei Papi, che hanno tenuta una condotta tutt'altro che lodevole, senza che la suprema autorità della Chiesa vi abbia scapitato nella sua essenza divina? Gli storici, anche i più ossequenti alla ortodossia romana, non hanno negato né attenuato i difetti, gli errori e anche i delitti commessi dai pontefici; e i nomi di Giovanni XII, di Urbano VI, di Alessandro VI, ecc. sono stati tramandati alla posterità nella loro vera luce, senza scuse e senza attenuanti. (La Papessa Giovanna, XV, p. 92) *Sembra davvero impossibile come una storiella, oggi riconosciuta universalmente per falsa, abbia, per alcuni secoli, tenuta desta l'immaginazione popolare; e come poeti, storici, critici e romanzieri (non esclusi i pittori e gli scultori) si {{sic|sieno}} occupati di essa. Ma ciò non deve affatto meravigliarci. Basta che una sola persona sparga una notizia, sia pur essa inverosimile, la quale alletti l'immaginazione del pubblico con qualcosa di strano e di meraviglioso, perché tutti se ne impadroniscano, la propalino colle relative aggiunte e la diano a credere come vera. Cosi è accaduto della Papessa Giovanna. (La Papessa Giovanna, XXII, p. 109) *Un orribile fatto avveniva in Ferrara nel 1508. La mattina del 6 di giugno, [[Ercole Strozzi]], il più amabile cavalier di Ferrara, l'amico dell'Ariosto e del Bembo, fu trovato morto, avvolto nel suo mantello, sulla via presso la chiesa di S. Francesco: aveva segate le canne della gola, e ventidue ferite per tutto il corpo: ciocche di capelli, ch'ei portava lunghi e ondeggianti, strappate dal cranio, erano sparse intorno per terra. Né sì seppe mai, dice un cronografo ferrarese, chi avesse commesso quest'omicidio; il podestà, notò il [[Paolo Giovio|Giovio]]<ref>''Elogia virorum liter. ill.'' Basileae, 1577. {{NDR|N.d.A}}</ref>, non ne istruì il processo: e il duca Alfonso<ref>Alfonso I d'Este (1476 – 1534), terzo duca di Ferrara, Modena e Reggio e terzo marito di Lucrezia Borgia.</ref>, che era, ed amava apparire, mantenitor severissimo delle leggi, lasciò questa volta che la giustizia tacesse. (Lucrezia Borgia, VII, p. 149) *{{NDR|[[Filippo II di Spagna]]}} [...] vecchio tiranno cupo e severo, talmenteché il carattere stesso degli Spagnuoli fu alterato dal suo regno lugubre; anzi per lungo tempo la nazione portò l'impronta del proprio signore. (Filippo II e Don Carlos, I, p. 169) *L'imperturbabilità di Filippo {{NDR|II}} nelle azioni più vergognose e più inique confonde talmente le idee, che non possiamo non chiedere a noi stessi se un uomo, capace di commettere simili nefandezze, meriti di essere perseguitato come una bestia feroce col ferro e col fuoco, oppure chiuso in una cella da matti. Certamente la sua coscienza non era eguale a quella degli altri uomini. (Filippo II e Don Carlos, VI, p. 188) *La tranquillità dell'animo suo può paragonarsi soltanto a quella del carnefice, che versa il sangue umano e non ha punti rimorsi, sapendo di essere lo strumento della legge. Filippo {{NDR|II}} era – almeno egli lo credeva – {{sic|l'istrumento}} della Divina Provvidenza; e le sue passioni, anche le più odiose, gli sembravano una voce venuta dall'alto. (Filippo II e Don Carlos, VI, p. 188) *Gli ambasciatori veneti, i quali, come ognun sa, avevano incarico dal proprio governo di studiare il carattere dei principi e di riferirne al Gran Consiglio, scrivevano ai reggitori della Repubblica che "l'Infante {{NDR|[[Don Carlos (principe)|Don Carlos]]}}<ref>Don Carlos era il figlio primogenito del re Filippo II di Spagna.</ref> annunziava una crudeltà precoce"; e fra le altre prove, che ne davano, c'era questa: "''uno de' suoi maggiori divertimenti è quello di fare arrostire delle piccole lepri vive''". (Filippo II e Don Carlos, VI, p. 189) *Tutti gli scrittori del tempo, gli oratori veneti, le persone che bazzicavano, a corte, sono unanimi nel dire che {{NDR|Don Carlos}} era bruttissimo. L'ambasciatore austriaco, barone di Dietrichstein, il quale gli voleva molto bene, ce lo descrive "con una gobba in mezzo al dorso, una spalla più alta dell'altra, il petto incavato, la gamba destra {{sic|insensibilmente}} più corta della sinistra, la bocca sempre aperta, la lingua balbuziente, la voce debole e acuta, la faccia giallognola, gli occhi senza espressione". (Filippo II e Don Carlos, VI, p. 191) *{{NDR|Don Carlos}} [...] l'ambasciatore francese Fourquevaulx, che lo conosceva ben da vicino, lo chiamava: ''contraffatto nella persona e nei costumi''; e dire che questo aborto di natura era un mangiatore prodigioso! Egli divorava un cappone intero, e poi s'ingoiava parecchie libbre di frutta. Odiava il vino; ma era capace di bere, durante il giorno, una quantità enorme di acqua diacciata<ref>Toscanismo per "ghiacciata".</ref>. (Filippo II e Don Carlos, VI, p. 192) ==Note== <references /> ==Bibliografia== *Licurgo Cappelletti, ''[https://archive.org/details/bub_gb_2z4dNZFO6Y8C/page/n3/mode/1up Della civiltà e della sua storia]'', Tipografia Vannucchi, Pisa, 1863. *Licurgo Cappelletti, ''[https://archive.org/details/ledonnedellariv00cappgoog/page/n7/mode/1up Le donne della rivoluzione]'', Tipografia di Raff. Giusti, Livorno, 1890<sup>2</sup>. *Licurgo Cappelletti, ''[https://archive.org/details/CappellettiLetteraturaSpagnuola/mode/1up Letteratura spagnuola. {{small|Aggiuntovi un cenno storico sulla letteratura portoghese}}]'', Ulrico Hoepli, Milano, 1882. *Licurgo Cappelletti, ''[https://archive.org/details/bub_gb_SDiu08XJqSYC/page/n4/mode/1up Storia di Vittorio Emanuele II e del suo Regno]'', vol. I, Voghera Enrico tipografo, Roma, 1892. *Licurgo Cappelletti, ''[https://archive.org/details/bub_gb_ItEWYAoQvmQC/page/n4/mode/1up Storia di Vittorio Emanuele II e del suo Regno]'', vol. II, Voghera Enrico tipografo, Roma, 1892. *Licurgo Cappelletti, ''[https://archive.org/details/storieeleggende00cappgoog/page/n9/mode/1up Storie e leggende]'', Fratelli Bocca, Torino, 1905. ==Altri progetti== {{interprogetto|w=Каппеллетти, Ликурго|w_site=ru}} {{DEFAULTSORT:Cappelletti, Licurgo}} [[Categoria:Insegnanti italiani]] [[Categoria:Scrittori italiani]] [[Categoria:Storici italiani]] 0xbfvdzci0w2fye6eakr7jmfp5wq26z 1420441 1420440 2026-07-14T13:23:23Z Gaux 18878 /* Citazioni */ ampliamento Méricourt 1420441 wikitext text/x-wiki '''Licurgo Cappelletti''' (1842 – 1921), insegnante, storico e scrittore italiano. ==''Della civiltà e della sua storia''== ===[[Incipit]]=== L'[[uomo]] è un essere morale, vale a dire un essere intelligente e libero. Egli non può conservare la sua esistenza che in riconoscere gli esseri coi quali è in rapporto, e in osservare questi rapporti medesimi. La conoscenza degli esseri forma la sua scienza: l'osservazione dei rapporti costituisce la sua giustizia. La sapienza è all'uomo necessaria per procedere moralmente, quanto il lume per dirigere sicuramente i suoi passi; e perché egli è libero, la vera regola delle azioni gli è necessaria per non fare una falsa elezione. <!-- (cap. I, p. 7) --> ===Citazioni=== *Il [[Cristianesimo]] procede dall'antichità tutta intiera, ma più specialmente dal Mosaismo. Nel pensiero di [[Gesù|Gesù Cristo]] la sua dottrina non è una innovazione, è lo sviluppo di una dottrina anteriore: egli non venne ad abolire la legge e i profeti, ma a darle compimento. Il Mosaismo era degno di dar nascita al Cristo. (cap. VI, p. 16) *[...] tutti sanno che la predicazione del Vangelo si riassume nella [[carità]]. Il mondo antico non aveva conoscenza alcuna della carità, la forza sola era quella che dominava fra i pagani. (cap. VII, p. 18) *La [[Divina Commedia|{{sic|divina}} Commedia]] è con ragione chiamata la Bibbia nazionale, è il vero poema cosmopolitico insieme ed italiano. (cap. XIII, p. 31) *L'uomo è insaziabile; non potendo misurare l'eternità, egli misura i secoli. (cap. XIV, p. 32) *La [[Riforma protestante|riforma {{NDR|protestante}}]], in generale, è una rivoluzione religiosa insieme e politica: ella però non intese di fare alcun cangiamento alla religione Cristiana: ella accetta la rivelazione e i dogmi formulati dai {{sic|concilii}} dei primi secoli. La decadenza del Cristianesimo e la corruzione del Papato provocarono la riforma. (cap. XIV, p. 33) *L'[[individualismo]] entrò in seguito nella religione, e {{sic|surse}} Calvino. Entrato ancora nella politica vennero fuori i pubblicisti protestanti. L'individualismo nella filosofia tenne fra i suoi seguaci Montaigne; e in ultimo arrivò a combattere contro l'autorità. Tutte queste cose altro non furono che cause indirette della famosa rivoluzione francese del 1789. (cap. XV, p. 34) ==''Le donne della rivoluzione''== ===[[Incipit]]=== *Uno scrittore contemporaneo ha detto che "il regno di [[Maria Antonietta d'Asburgo-Lorena|Maria Antonietta]] riassume tutti i contrasti della vita umana<ref>F. De Vyré, ''Marie-Antoinette, sa vie, sa mort''. Paris, Plon, 1889; pag. 1. {{NDR|N.d.A.}}</ref>." Infatti, quest'infelice principessa provò tutto ciò che un'umana creatura può provare: l'amore de' parenti, l'affetto del marito, la tenerezza de' figli, il rispetto de' sudditi, l'adulazione dei cortigiani, l'odio delle fazioni, i sarcasmi e la maldicenza dei nobili, la diffidenza della Corte, le ingiurie della plebe, le umiliazioni della monarchia atterrata, vilipesa, insultata; quindi, bevendo il calice sino alla feccia, soffrì la prigionia più atroce; vide il suo sposo e sovrano immolato sopra un patibolo; strappati dal seno i propri figli; e finalmente, trascinata dinanzi a un tribunale di sangue, e fatta segno alle più infami e calunniose accuse, fu condannata a morte ed uccisa. <!--(pp. 1-2)--> ===Citazioni=== *Il conte [[Jean-Baptiste du Barry|Giovanni du Barry]] era soprannominato ''Jean le roué''; egli cercava di guadagnare anche sulle sue amanti (ne aveva una collezione completa: alte, basse, nere, bionde, castagne, ecc.); ma, nel secolo passato ciò non era una vergogna; certi scrupoli non esistevano; ognuno faceva il comodo suo; tant'è vero che la Polizia se ne ingeriva pochissimo, perché l'immoralità non aveva nulla a che fare colla politica. Un uomo immorale era chiamato un uomo di spirito; ed un uomo onesto, che avesse gridato contro tale immoralità, sarebbe stato arrestato senza tanti complimenti, e poi chiuso nella Bastiglia. (p. 48) *La giovinetta [[Marie-Jeanne Roland de la Platière|Phlipon]] veniva da tutti chiamata in casa col nomignolo di ''Manon'': essa aveva un carattere dolce, un'anima forte, un'intelligenza solida, un cuore affettuoso. Fin dalla prima età, si sviluppò in lei spontaneamente una brama ardente d'imparare; e fu un suo zio prete, fratello di sua madre, che le cominciò ad insegnare il latino. Essa studiava con passione; la mattina all'alba si alzava e (lo racconta ella medesima] andava adagio adagio con un piccolo vestitino, e a piedi nudi, in un angolo della camera, nella quale era il suo lavoro, e copiava e ripeteva le sue lezioni con ardore tanto maggiore, quanto i suoi successi divenivano rapidi. (pp. 70-71) *Il 14 luglio 1789, giorno memorando nella storia di Francia, [[Théroigne de Méricourt|Théroigne]] si trovò mescolata ai vincitori della [[Presa della Bastiglia|Bastiglia]]. Da quel momento in poi, essa non fu conosciuta dal popolo, che sotto il nome della ''bella straniera'' o della ''bella Liegese''.<br>Nelle famose giornate del 5 e 6 ottobre, essa guidò le donne parigine a [[Versailles]]; e, cavalcando a lato del feroce Jourdan, detto taglia-teste, ricondusse il Re {{NDR|[[Luigi XVI di Francia|Luigi XVI]]}} a Parigi. A' suoi fianchi camminavano alcuni uomini dalla faccia patibolare, i quali portavano infilate sulle picche le teste delle guardie del corpo, trucidate negli appartamenti del Re e della Regina. (p. 108) *Théroigne de Méricourt non era una bellezza, nel vero senso della parola; ma era attraente, voluttuosa, oltremodo simpatica. Era piuttosto piccola di statura, alquanto gracile, colla tinta color pera ruggine. I suoi lineamenti erano marcatissimì; aveva il naso un po' grosso, il labbro turgido, gli occhi grandi, nerissimi, pieni di fuoco e provocanti.<br>Se avesse vissuto in mezzo a persone di costumi onesti e di opinioni moderate, e, diciamolo anche, in una posizione più agiata, in lei i buoni istinti avrebbero, senza dubbio, prevalso, ed essa sarebbe divenuta una sposa onesta ed una buona madre di famiglia; e le sue opinioni politiche, anche ispirate a principi democratici, l'avrebbero resa più rispettata e famosa; come infatti furono mai sempre rispettate e famose quelle donne, che seppero accoppiare alle domestiche le civili virtù. (p. 120) *[[Teresa Cabarrus|Teresa {{NDR|Cabarrus}}]] giunse a Parigi in tutto lo splendore della sua bellezza spagnuola: la sua apparizione fu come uno sprazzo di vivida luce nelle sale aristocratiche della superba metropoli. Ella aveva sedici anni; possedeva moltissimo spirito; parlava molto, e parlava bene, con quell'accento colorito che è una proprietà esclusiva delle donne meridionali: ella cantava con quella soave noncuranza di chi nasconde il proprio sapere. Alessandro Lameth<ref>Alexandre de Lameth (1760-1829), politico e generale francese.</ref> diceva: "La natura le ha detto: canta! ed ella ha cantato; le ha detto: balla! ed ella ha ballato". Infatti danzava come cantava, cioè con quella grazia innata, e con quella gaiezza di cuore delle creature predilette dal cielo. (p. 269) ==''Letteratura spagnuola''== *Fra i più illustri scrittori di questo secolo {{NDR|XVI}} devesi annoverare don [[Diego Hurtado de Mendoza y Pacheco|Diego Hurtado de Mendoza]], il quale appartiene a quella categoria d'uomini insigni che sapevano maneggiare bene la spada come la penna, e di cui la Spagna ci ha dato tanti splendidi esempî. (cap. V, p. 30) *Erudito e letterato, Mendoza è il primo storico spagnuolo che abbia saputo unire l'eloquenza alla politica; egli ha saputo altresì riprodurre naturalmente la maniera dei grandi storici dell'antichità. [...]. Lo scrittore che Mendoza ha scelto a modello, è lo storico latino Sallustio. Egli ne imita felicemente le sentenze, e qualche volta la concisione e l'oscurità. (cap. V, pp. 31-32) *[[Fernando de Herrera|{{sic|Ferdinando}} de Herrera]], detto il ''divino'', fu uomo di focosa immaginazione, di alti pensamenti e di erudizione vastissima. [...]. Fu poeta d'ingegno vigoroso, pieno di ardore per aprire una nuova via e per affrontare le critiche: ma il nuovo stile, che egli volle introdurre nella poesia spagnuola, lo aveva già prima maturato nella sua mente: le sue espressioni non venivano dal cuore, e in mezzo alle sue più grandi bellezze si manifesta sempre l'artifizio. (cap. V, p. 34) *Herrera, quantunque grande poeta, aprì la via alle stravaganze dei ''cultisti'', che esagerarono la sua maniera, senza possedere le sue profonde e svariate cognizioni, né l'elevatezza naturale del suo talento. Egli, come ben dice il Baret, merita di essere studiato dai giovani poeti, come Michelangelo dai disegnatori. (cap. V, p. 34) *Le produzioni religiose di [[Lope de Vega]] sono le più estranee al nostro gusto ed alle nostre abitudini. Bisogna essere spagnuolo, ovvero entrare nello spirito, nelle credenze forti e sincere, nelle abitudini di questo paese per non essere urtato da quel miscuglio di sacro e di profano, da quelle allegorie bizzarre, da quell'apparecchio assai simile alla pompa delle opere in musica, che s'incontrano in quei drammi sacri. (cap. IX, pp. 62-63) *Malgrado le sue tendenze teologiche, malgrado una certa affettazione, malgrado una certa oscurità nello stile, [[Pedro Calderón de la Barca|Calderon]] non è uno scrittore nojoso come credono taluni, ma invece è un autore sublime. (cap. X, p. 76) *I lavori drammatici di [[Antonio de Solís|Solis]] sono abbastanza regolari, condotti con vivacità, e notevoli per intreccio. Egli varia, assai più che Calderon, i caratteri de' suoi personaggi, ma è ben {{sic|lunge}} dal possederne la la forza non che la ricchezza d'immaginazione. [...] Ma egli gode fama nella repubblica delle lettere più come storico che come commediografo. (cap. XI, p. 80) *Il merito di [[Tirso de Molina|Molina]] consiste soprattutto nello stile, ov'egli spiega una straordinaria ricchezza di poesia, ed una profonda conoscenza della lingua castigliana, specialmente della lingua popolare. Ed ivi sta tutta la sua arte. (cap. XI, p. 82) *Rivale felice di Molière, Tirso de Molina ha imprestato il tipo del suo don Giovanni a Goethe e a Byron, ed ha ispirato una delle più belle opere di Mozart; e questa non è al certo una piccola gloria per il suo nome. (cap. XI, p. 82) *Uno degli autori comici che goderono maggior riputazione nel secolo XVII, fu don [[Francisco de Rojas Zorrilla|Francesco de Rojas {{sic|Zorilla}}]] [...] i suoi lavori drammatici gli hanno creato una fama durevole, e specialmente la bellissima commedia che ha per titolo: ''Garcia del Casteñar'', la quale anche ai giorni nostri gode di una straordinaria popolarità. Essa ci offre delle situazioni veramente energiche, condotte con naturalezza, e sviluppate con talento. Però Rojas non raggiunge sempre la medesima altezza in tutti i suoi lavori: negli uni, egli tocca il ridicolo per la bizzarria del soggetto come per l'affettazione dello stile; negli altri, al contrario, si manifesta gran pittore di caratteri ed eccellente scrittore. (cap. XI, pp. 84-85) *Formatosi sugli antichi modelli, [[Francisco Manuel de Melo|Melo]] è un pensatore ed uno scrittore di prim'ordine: supera perfino Mendoza<ref>[[Diego Hurtado de Mendoza y Pacheco]].</ref> per l'insieme delle qualità che costituiscono il vero storico, cioè: l'elevatezza del carattere, l'equità dei giudizi, la bellezza energica dello stile. I discorsi introdotti nel racconto, secondo la maniera degli antichi, sono notevoli per la loro eloquenza. Lungamente dimenticata, l'opera di Melo non rivide la luce che al cominciamento del secolo attuale. (cap. XIII, p. 110-111) *[[Fray Luis de Granada|Luigi di {{sic|Granata}}]], che il Baret stima degno di essere paragonato a Bousset<ref>Jacques Bénigne Bossuet (1627 – 1704).</ref> ed a Massillon<ref>Jean-Baptiste Massillon (1663 – 1742).</ref>, fu il primo scrittore religioso ed il miglior predicatore dei tempi suoi. [...]. Il suo stile è un modello di eleganza, d'energia e di grandezza; ed essendo egli profondamente versato negli studi classici dell'antichità, il suo periodare somiglia molto a quello di Cicerone; tanto è vero che gli Spagnuoli lo riguardano come il primo prosatore del loro gran secolo. (cap. XIV, pp. 116-117) *[[Modesto Lafuente]] è quegli a cui spetta incontestabilmente il primo posto in questo ramo {{NDR|la storia}} della letteratura spagnuola contemporanea. Egli è autore d'una ''Storia generale di Spagna'' in ventotto volumi. È questa un'opera grande, intorno a cui Lafuente ha lavorato per ventidue anni consecutivi, senza che abbia mai palesato la benché menoma fatica, la più lieve esitazione. (cap. XVIII, p. 164) *{{sic|Patriotta}} sincero, Lafuente non è per nulla accecato dall'amor proprio nazionale: egli conosce il lato debole del suo paese, e gli dice la verità con una franchezza ed un coraggio altamente ammirabili. (cap. XVIII, p. 164) *[[Emilio Castelar]] non appartiene menomamente a questa categoria di repubblicani {{NDR|che abbiamo qui in Italia}}; egli, quantunque invochi di sovente le conclusioni della scienza e le esigenze della ragione umana, non trascura mai l'ideale, l'infinito, il sentimento. I suoi principi democratici nulla contengono di antireligioso, di materialista. (cap. XIX, p. 172) *Castelar ha scritto molto, e intorno a soggetti svariati. Quantunque egli abbia l'anima ardente d'un poeta, non ha mai scritto un verso, e possiede una mediocre facoltà inventiva. (cap. XIX, p. 173) *[...] in tutte le opere dei filosofi spagnuoli si manifesta una generale tendenza verso lo spiritualismo. Il sensualismo di Locke e di {{sic|Condilac}}, lo scetticismo di Hume, il positivismo d'Augusto Comte, non sono in Ispagna seriamente discussi; o, per dire il vero, non sono compresi<ref>Infatti le fredde teorie dei filosofi della Germania e dell'Inghilterra non possono allignare presso una nazione attiva, entusiasta, che sente vivamente, e solo verso il cielo rivolge tutte le sue aspirazioni ideali. {{NDR|N.d.A.}}</reF>. (cap. XIX, p. 174) *Don [[Jaime Balmes|Giacomo Balmes]] [...] fu sacerdote di gran talento, e quantunque abbia vissuto soli 38 anni, pure esercitò una grande influenza {{sic|su'}} suoi contemporanei. Egli impiegò tutte le facoltà di una natura ardente, vigorosa, appassionata, severa, a difendere la sua fede contro i colpi terribili, che continuamente le scagliavano gli {{sic|avversarî}} del cristianesimo. (cap. XIX, p. 175) *Fondatore della lingua classica {{NDR|portoghese}}, insieme a Miranda<ref>Francisco de Sá de Miranda (1481 – 1558), poeta e drammaturgo portoghese.</ref>, e suo emulo nell'agone poetico, fu [[António Ferreira|Antonio Ferreira]] [...]. I suoi {{sic|compatriotti}} lo hanno chiamato l'''Orazio portoghese''. Ed infatti egli aveva preso a modello il grande poeta venosino<ref>[[Quinto Orazio Flacco|Orazio]] nacque a Venosa, comune dell'attuale provincia di Potenza.</ref>. Adottò esclusivamente i metri italiani, e non compose giammai né ''redondilhas'', né versi d'altra specie nell'antico stile nazionale. (''La letteratura portoghese'', cap. III, pp. 183-184) *Ferreira, oltre le sue opere drammatiche, ci ha lasciato una quantità di epistole, di odi, di sonetti, di elegie, nelle quali, per vero dire, l'immaginazione lascia qualche cosa a desiderare. Questo illustre scrittore ha però dato prova di un alto talento drammatico nella sua ''Ines de Castro'', soggetto tentato da molti scrittori d'ogni paese. (''La letteratura portoghese'', cap. III, p. 184) *Nella tragedia di Ferreira si ammirano soprattutto i Cori, il cui lirismo elevato ricorda sovente le poetiche ispirazioni del dramma antico. Lo spirito cavalleresco aggiunge a questa tragedia l'elevatezza del sentimento moderno, e quantunque vi difetti l'azione, pure in alcune scene non si {{sic|può a meno}} di provare una profonda emozione. (''Cenno storico sulla letteratura portoghese'', cap. III, p. 184) *La letteratura portoghese, che non è certo ricca di uomini insigni, come lo sono quelle delle principali nazioni d'Europa, ha però un poeta che essa può {{sic|altieramente}} contrapporre ai poeti i più grandi, i più gloriosi degli altri paesi. Questi è [[Luís de Camões|{{sic|Luigi de Camoens}}]] [...]. (''Cenno storico sulla letteratura portoghese'', cap. IV, p. 186) *[[Manuel de Faria e Sousa|Manuel de Faria e {{sic|Souza}}]] (1590–1649) fu un poeta il quale, a' suoi tempi, si creò una grande reputazione, che però la posterità non gli ha conservata. Scrisse parecchie ''Egloghe'' erotiche, rustiche, critiche, marittime, funebri, venatorie, monastiche, fantastiche, ecc. È un vero assedio che confina col ridicolo. (''Cenno storico sulla letteratura portoghese'', cap. VI, p. 196) *{{sic|Souza}} ha scritto in lingua castigliana la ''Europa portoghese'', la quale non è che una storia generale del Portogallo, che comincia dalle origini de mondo. In questo lavoro l'autore si occupa più dello stile e della pompa della narrazione che dell'esattezza storica: il gongorismo<ref>Estetica letteraria del barocco spagnolo (dal poeta [[Luis de Góngora]]).</ref> prevale in ogni pagina del libro, e nuoce singolarmente alle qualità che debbono primeggiare in uno storico. (''Cenno storico sulla letteratura portoghese'', cap. VI, p. 196) ==''Storia di Vittorio Emanuele II e del suo Regno''== ===[[Incipit]]=== La battaglia di Novara e l'abdicazione del re Carlo Alberto avevano reso assai tristi le condizioni de Piemonte. La sera stessa del fatale 23 marzo, il re abdicatario, accompagnato da due sole persone di servizio, s'incamminò alla volta del suo lontano e solitario esilio. Il duca di Savoia, suo figlio primogenito, saliva al trono, assumendo il nome di Vittorio Emanuele II. <!--(vol. I, cap. I, p. 1)--> ===Citazioni=== *Era il [[Giuseppe Siccardi|Siccardi]] {{sic|maleviso}} ai clericali ed ai reazionari, perché lo si sapeva tenero delle libertà statutarie ed avverso alle pretese della curia romana. [[Massimo d'Azeglio|Massimo {{sic|D'Azeglio}}]], il quale voleva frenare il partito clericale, credé bene di affidare al Siccardi il ministero della giustizia e dei culti, sapendolo uomo energico e risoluto, e, meglio d'ogni altro, atto a combattere e a vincere, nelle riforme legislative, la lotta con Roma. (vol. I, cap. IV, pp. 92-93) *La nomina di [[Luigi Cibrario|Cibrario]] {{NDR|al ministero delle Finanze nel governo di Massimo d'Azeglio}} fu soggetto di severi commenti: tutti si meravigliavano, e giustamente, che a un dicastero così importante fosse proposto un uomo, perito nelle storiche e nelle letterarie discipline, ma di cose amministrative e finanziarie totalmente digiuno. (vol. I, cap. VII, p. 170) *Il marchese [[Cosimo Ridolfi]], già aio degli arciduchi Ferdinando e Carlo<ref>Ferdinando IV d'Asburgo-Lorena (1835 – 1908) ultimo Granduca di Toscana e il fratello Carlo Salvatore d'Asburgo-Lorena (1839 – 1892).</ref>, per antica dimestichezza affezionato alla dinastia, scrisse una lettera al granduca {{NDR|[[Leopoldo II di Toscana]]}}, nella quale gli mostrò come fosse giunto il momento di decidersi, abbracciando una politica nazionale e abbandonando quella reazionaria e anti-italiana, fino allora seguita. La lettera terminava col consigliare il sovrano ad abdicare in favore dell'arciduca Ferdinando, principe ereditario. Lo scritto del marchese Ridolfi pervenne a Leopoldo II alle 9 ant. del giorno 27 aprile; pochi minuti dopo, al latore della medesima fu data la seguente laconica risposta: «Sua Altezza ringrazia». (vol. II, cap. II, p. 31) *L'incontro fra i due sovrani {{NDR|Napoleone III di Francia e Francesco Giuseppe I d'Austria}}, scortati ciascuno da un brillante e numeroso seguito, avvenne a circa due chilometri da [[Armistizio di Villafranca|Villafranca]]. Si strinsero la mano, come fossero stati due vecchi amici; e dopo essersi presentati reciprocamente il proprio seguito, presero la via che conduceva al villaggio. Ivi giunti, si fermarono dinanzi ad una casa di modesta apparenza; e saliti al primo piano, entrarono in un salotto, dove stettero chiusi per circa un'ora e mezzo. Nessuna traccia scritta, nessun processo verbale rimase degli accordi stati combinati fra loro. Soltanto si seppe che essi, separandosi con grandi dimostrazioni di scambievole cortesia, avevan preso l'impegno di riassumere entro brevissimo tempo, in una convenzione scritta, i patti verbalmente fra loro stabiliti. (vol. II, cap. IV, p. 82) *{{NDR|[[Francesco II delle Due Sicilie]]}} [...] giovine d'indole buona, ma guasto dalla educazione ricevuta. Tenuto sempre lontano dal governo, di cui gli facevano soltanto appurare i formulari ed i regolamenti intramezzati dalle massime di puro dispotismo, e sottoposto alla matrigna Maria Teresa d'Austria<ref>Maria Teresa d'Asburgo-Teschen (1816 – 1867), arciduchessa austriaca, seconda moglie di Ferdinando II di Borbone.</ref>, che voleva farne un imbecille per sostituirgli sul trono Luigi conte di Trani, figlio di lei primogenito; questo principe infelice prendeva le redini dello Stato in un momento, in cui l'idea dell'unità nazionale si faceva gigante, e si presentava agli oppressi popoli del mezzogiorno, come unico mezzo per redimerli da un governo divenuto insopportabile ad un popolo civile. (vol. II, cap. VIII, p. 175) ==''Storie e leggende''== *Il padre di [[Nerone]] chiamossi [[Gneo Domizio Enobarbo (console 32)|Cneo Domizio Enobarbo]], uomo bruttato d'infami delitti, e degno compagno di [[Agrippina minore|Agrippina]], come confessava egli stesso, quando agli amici, congratulantisi per la nascita di un figliuolo, rispose che "da Agrippina e da lui non poteva nascer cosa che non fosse detestabile e dannosa al genere umano". E questo figliuolo, chiamato Domizio da prima, fu più tardi Nerone. (Un imperatore artista, II, p. 5) *[[Lollia Paolina]], dalla madre di Nerone {{NDR|Agrippina minore}} temuta come rivale, fu esiliata, e poco tempo dopo uccisa. Costei possedeva circa otto milioni in pietre preziose: era anche bella, e lo spirito superstizioso dei Romani considerava come un presagio di suprema felicità un doppio dente canino, che non deturpava affatto la sua bocca. E allorché il centurione le presentò la testa della sua rivale, Agrippina volle passare il dito tra le labbra già decomposte e toccare i due denti che l'avevano tanto impensierita. (Un imperatore artista, III, p. 7) *Nerone era un giovinetto intelligente, e quasi timido: dinanzi a sua madre tremava come una foglia; la sua giovine età, la sua inesperienza, l'ebbrezza degli onori supremi a lui tributati, non gli permisero di sottrarsi all'impero della genitrice, verso la quale sentivasi avvinto dal timore e dalla riconoscenza. (Un imperatore artista, III, p. 8) *Le argomentazioni favorevoli e contrarie alla esistenza della [[Papessa Giovanna]] hanno dato motivo a qualche scrittore di affermare che il papato di questa donna venne considerato tanto vergognoso per la Chiesa romana, che fu proibito di parlarne a coloro, che ne furono testimonî; cosicché degli storici contemporanei all'avvenimento, alcuni ne tacquero per rispetto, altri per timore.<br>Questa affermazione non regge affatto alla critica, come adesso dimostreremo. Ammesso che il fatto sia realmente successo, io non trovo ragione alcuna di averlo taciuto, perché la Chiesa Cattolica Romana non può riceverne né danno né disdoro. Non vi sono stati forse dei Papi, che hanno tenuta una condotta tutt'altro che lodevole, senza che la suprema autorità della Chiesa vi abbia scapitato nella sua essenza divina? Gli storici, anche i più ossequenti alla ortodossia romana, non hanno negato né attenuato i difetti, gli errori e anche i delitti commessi dai pontefici; e i nomi di Giovanni XII, di Urbano VI, di Alessandro VI, ecc. sono stati tramandati alla posterità nella loro vera luce, senza scuse e senza attenuanti. (La Papessa Giovanna, XV, p. 92) *Sembra davvero impossibile come una storiella, oggi riconosciuta universalmente per falsa, abbia, per alcuni secoli, tenuta desta l'immaginazione popolare; e come poeti, storici, critici e romanzieri (non esclusi i pittori e gli scultori) si {{sic|sieno}} occupati di essa. Ma ciò non deve affatto meravigliarci. Basta che una sola persona sparga una notizia, sia pur essa inverosimile, la quale alletti l'immaginazione del pubblico con qualcosa di strano e di meraviglioso, perché tutti se ne impadroniscano, la propalino colle relative aggiunte e la diano a credere come vera. Cosi è accaduto della Papessa Giovanna. (La Papessa Giovanna, XXII, p. 109) *Un orribile fatto avveniva in Ferrara nel 1508. La mattina del 6 di giugno, [[Ercole Strozzi]], il più amabile cavalier di Ferrara, l'amico dell'Ariosto e del Bembo, fu trovato morto, avvolto nel suo mantello, sulla via presso la chiesa di S. Francesco: aveva segate le canne della gola, e ventidue ferite per tutto il corpo: ciocche di capelli, ch'ei portava lunghi e ondeggianti, strappate dal cranio, erano sparse intorno per terra. Né sì seppe mai, dice un cronografo ferrarese, chi avesse commesso quest'omicidio; il podestà, notò il [[Paolo Giovio|Giovio]]<ref>''Elogia virorum liter. ill.'' Basileae, 1577. {{NDR|N.d.A}}</ref>, non ne istruì il processo: e il duca Alfonso<ref>Alfonso I d'Este (1476 – 1534), terzo duca di Ferrara, Modena e Reggio e terzo marito di Lucrezia Borgia.</ref>, che era, ed amava apparire, mantenitor severissimo delle leggi, lasciò questa volta che la giustizia tacesse. (Lucrezia Borgia, VII, p. 149) *{{NDR|[[Filippo II di Spagna]]}} [...] vecchio tiranno cupo e severo, talmenteché il carattere stesso degli Spagnuoli fu alterato dal suo regno lugubre; anzi per lungo tempo la nazione portò l'impronta del proprio signore. (Filippo II e Don Carlos, I, p. 169) *L'imperturbabilità di Filippo {{NDR|II}} nelle azioni più vergognose e più inique confonde talmente le idee, che non possiamo non chiedere a noi stessi se un uomo, capace di commettere simili nefandezze, meriti di essere perseguitato come una bestia feroce col ferro e col fuoco, oppure chiuso in una cella da matti. Certamente la sua coscienza non era eguale a quella degli altri uomini. (Filippo II e Don Carlos, VI, p. 188) *La tranquillità dell'animo suo può paragonarsi soltanto a quella del carnefice, che versa il sangue umano e non ha punti rimorsi, sapendo di essere lo strumento della legge. Filippo {{NDR|II}} era – almeno egli lo credeva – {{sic|l'istrumento}} della Divina Provvidenza; e le sue passioni, anche le più odiose, gli sembravano una voce venuta dall'alto. (Filippo II e Don Carlos, VI, p. 188) *Gli ambasciatori veneti, i quali, come ognun sa, avevano incarico dal proprio governo di studiare il carattere dei principi e di riferirne al Gran Consiglio, scrivevano ai reggitori della Repubblica che "l'Infante {{NDR|[[Don Carlos (principe)|Don Carlos]]}}<ref>Don Carlos era il figlio primogenito del re Filippo II di Spagna.</ref> annunziava una crudeltà precoce"; e fra le altre prove, che ne davano, c'era questa: "''uno de' suoi maggiori divertimenti è quello di fare arrostire delle piccole lepri vive''". (Filippo II e Don Carlos, VI, p. 189) *Tutti gli scrittori del tempo, gli oratori veneti, le persone che bazzicavano, a corte, sono unanimi nel dire che {{NDR|Don Carlos}} era bruttissimo. L'ambasciatore austriaco, barone di Dietrichstein, il quale gli voleva molto bene, ce lo descrive "con una gobba in mezzo al dorso, una spalla più alta dell'altra, il petto incavato, la gamba destra {{sic|insensibilmente}} più corta della sinistra, la bocca sempre aperta, la lingua balbuziente, la voce debole e acuta, la faccia giallognola, gli occhi senza espressione". (Filippo II e Don Carlos, VI, p. 191) *{{NDR|Don Carlos}} [...] l'ambasciatore francese Fourquevaulx, che lo conosceva ben da vicino, lo chiamava: ''contraffatto nella persona e nei costumi''; e dire che questo aborto di natura era un mangiatore prodigioso! Egli divorava un cappone intero, e poi s'ingoiava parecchie libbre di frutta. Odiava il vino; ma era capace di bere, durante il giorno, una quantità enorme di acqua diacciata<ref>Toscanismo per "ghiacciata".</ref>. (Filippo II e Don Carlos, VI, p. 192) ==Note== <references /> ==Bibliografia== *Licurgo Cappelletti, ''[https://archive.org/details/bub_gb_2z4dNZFO6Y8C/page/n3/mode/1up Della civiltà e della sua storia]'', Tipografia Vannucchi, Pisa, 1863. *Licurgo Cappelletti, ''[https://archive.org/details/ledonnedellariv00cappgoog/page/n7/mode/1up Le donne della rivoluzione]'', Tipografia di Raff. Giusti, Livorno, 1890<sup>2</sup>. *Licurgo Cappelletti, ''[https://archive.org/details/CappellettiLetteraturaSpagnuola/mode/1up Letteratura spagnuola. {{small|Aggiuntovi un cenno storico sulla letteratura portoghese}}]'', Ulrico Hoepli, Milano, 1882. *Licurgo Cappelletti, ''[https://archive.org/details/bub_gb_SDiu08XJqSYC/page/n4/mode/1up Storia di Vittorio Emanuele II e del suo Regno]'', vol. I, Voghera Enrico tipografo, Roma, 1892. *Licurgo Cappelletti, ''[https://archive.org/details/bub_gb_ItEWYAoQvmQC/page/n4/mode/1up Storia di Vittorio Emanuele II e del suo Regno]'', vol. II, Voghera Enrico tipografo, Roma, 1892. *Licurgo Cappelletti, ''[https://archive.org/details/storieeleggende00cappgoog/page/n9/mode/1up Storie e leggende]'', Fratelli Bocca, Torino, 1905. ==Altri progetti== {{interprogetto|w=Каппеллетти, Ликурго|w_site=ru}} {{DEFAULTSORT:Cappelletti, Licurgo}} [[Categoria:Insegnanti italiani]] [[Categoria:Scrittori italiani]] [[Categoria:Storici italiani]] m7lt25fm8pscf1ih2yiy9fr9qr6ize6 1420444 1420441 2026-07-14T13:25:47Z Gaux 18878 /* Citazioni */ typo 1420444 wikitext text/x-wiki '''Licurgo Cappelletti''' (1842 – 1921), insegnante, storico e scrittore italiano. ==''Della civiltà e della sua storia''== ===[[Incipit]]=== L'[[uomo]] è un essere morale, vale a dire un essere intelligente e libero. Egli non può conservare la sua esistenza che in riconoscere gli esseri coi quali è in rapporto, e in osservare questi rapporti medesimi. La conoscenza degli esseri forma la sua scienza: l'osservazione dei rapporti costituisce la sua giustizia. La sapienza è all'uomo necessaria per procedere moralmente, quanto il lume per dirigere sicuramente i suoi passi; e perché egli è libero, la vera regola delle azioni gli è necessaria per non fare una falsa elezione. <!-- (cap. I, p. 7) --> ===Citazioni=== *Il [[Cristianesimo]] procede dall'antichità tutta intiera, ma più specialmente dal Mosaismo. Nel pensiero di [[Gesù|Gesù Cristo]] la sua dottrina non è una innovazione, è lo sviluppo di una dottrina anteriore: egli non venne ad abolire la legge e i profeti, ma a darle compimento. Il Mosaismo era degno di dar nascita al Cristo. (cap. VI, p. 16) *[...] tutti sanno che la predicazione del Vangelo si riassume nella [[carità]]. Il mondo antico non aveva conoscenza alcuna della carità, la forza sola era quella che dominava fra i pagani. (cap. VII, p. 18) *La [[Divina Commedia|{{sic|divina}} Commedia]] è con ragione chiamata la Bibbia nazionale, è il vero poema cosmopolitico insieme ed italiano. (cap. XIII, p. 31) *L'uomo è insaziabile; non potendo misurare l'eternità, egli misura i secoli. (cap. XIV, p. 32) *La [[Riforma protestante|riforma {{NDR|protestante}}]], in generale, è una rivoluzione religiosa insieme e politica: ella però non intese di fare alcun cangiamento alla religione Cristiana: ella accetta la rivelazione e i dogmi formulati dai {{sic|concilii}} dei primi secoli. La decadenza del Cristianesimo e la corruzione del Papato provocarono la riforma. (cap. XIV, p. 33) *L'[[individualismo]] entrò in seguito nella religione, e {{sic|surse}} Calvino. Entrato ancora nella politica vennero fuori i pubblicisti protestanti. L'individualismo nella filosofia tenne fra i suoi seguaci Montaigne; e in ultimo arrivò a combattere contro l'autorità. Tutte queste cose altro non furono che cause indirette della famosa rivoluzione francese del 1789. (cap. XV, p. 34) ==''Le donne della rivoluzione''== ===[[Incipit]]=== *Uno scrittore contemporaneo ha detto che "il regno di [[Maria Antonietta d'Asburgo-Lorena|Maria Antonietta]] riassume tutti i contrasti della vita umana<ref>F. De Vyré, ''Marie-Antoinette, sa vie, sa mort''. Paris, Plon, 1889; pag. 1. {{NDR|N.d.A.}}</ref>." Infatti, quest'infelice principessa provò tutto ciò che un'umana creatura può provare: l'amore de' parenti, l'affetto del marito, la tenerezza de' figli, il rispetto de' sudditi, l'adulazione dei cortigiani, l'odio delle fazioni, i sarcasmi e la maldicenza dei nobili, la diffidenza della Corte, le ingiurie della plebe, le umiliazioni della monarchia atterrata, vilipesa, insultata; quindi, bevendo il calice sino alla feccia, soffrì la prigionia più atroce; vide il suo sposo e sovrano immolato sopra un patibolo; strappati dal seno i propri figli; e finalmente, trascinata dinanzi a un tribunale di sangue, e fatta segno alle più infami e calunniose accuse, fu condannata a morte ed uccisa. <!--(pp. 1-2)--> ===Citazioni=== *Il conte [[Jean-Baptiste du Barry|Giovanni du Barry]] era soprannominato ''Jean le roué''; egli cercava di guadagnare anche sulle sue amanti (ne aveva una collezione completa: alte, basse, nere, bionde, castagne, ecc.); ma, nel secolo passato ciò non era una vergogna; certi scrupoli non esistevano; ognuno faceva il comodo suo; tant'è vero che la Polizia se ne ingeriva pochissimo, perché l'immoralità non aveva nulla a che fare colla politica. Un uomo immorale era chiamato un uomo di spirito; ed un uomo onesto, che avesse gridato contro tale immoralità, sarebbe stato arrestato senza tanti complimenti, e poi chiuso nella Bastiglia. (p. 48) *La giovinetta [[Marie-Jeanne Roland de la Platière|Phlipon]] veniva da tutti chiamata in casa col nomignolo di ''Manon'': essa aveva un carattere dolce, un'anima forte, un'intelligenza solida, un cuore affettuoso. Fin dalla prima età, si sviluppò in lei spontaneamente una brama ardente d'imparare; e fu un suo zio prete, fratello di sua madre, che le cominciò ad insegnare il latino. Essa studiava con passione; la mattina all'alba si alzava e (lo racconta ella medesima] andava adagio adagio con un piccolo vestitino, e a piedi nudi, in un angolo della camera, nella quale era il suo lavoro, e copiava e ripeteva le sue lezioni con ardore tanto maggiore, quanto i suoi successi divenivano rapidi. (pp. 70-71) *Il 14 luglio 1789, giorno memorando nella storia di Francia, [[Théroigne de Méricourt|Théroigne]] si trovò mescolata ai vincitori della [[Presa della Bastiglia|Bastiglia]]. Da quel momento in poi, essa non fu conosciuta dal popolo, che sotto il nome della ''bella straniera'' o della ''bella Liegese''.<br>Nelle famose giornate del 5 e 6 ottobre, essa guidò le donne parigine a [[Versailles]]; e, cavalcando a lato del feroce Jourdan, detto taglia-teste, ricondusse il Re {{NDR|[[Luigi XVI di Francia|Luigi XVI]]}} a Parigi. A' suoi fianchi camminavano alcuni uomini dalla faccia patibolare, i quali portavano infilate sulle picche le teste delle guardie del corpo, trucidate negli appartamenti del Re e della Regina. (p. 108) *Théroigne de Méricourt non era una bellezza, nel vero senso della parola; ma era attraente, voluttuosa, oltremodo simpatica. Era piuttosto piccola di statura, alquanto gracile, colla tinta color pera ruggine. I suoi lineamenti erano marcatissimi; aveva il naso un po' grosso, il labbro turgido, gli occhi grandi, nerissimi, pieni di fuoco e provocanti.<br>Se avesse vissuto in mezzo a persone di costumi onesti e di opinioni moderate, e, diciamolo anche, in una posizione più agiata, in lei i buoni istinti avrebbero, senza dubbio, prevalso, ed essa sarebbe divenuta una sposa onesta ed una buona madre di famiglia; e le sue opinioni politiche, anche ispirate a principi democratici, l'avrebbero resa più rispettata e famosa; come infatti furono mai sempre rispettate e famose quelle donne, che seppero accoppiare alle domestiche le civili virtù. (p. 120) *[[Teresa Cabarrus|Teresa {{NDR|Cabarrus}}]] giunse a Parigi in tutto lo splendore della sua bellezza spagnuola: la sua apparizione fu come uno sprazzo di vivida luce nelle sale aristocratiche della superba metropoli. Ella aveva sedici anni; possedeva moltissimo spirito; parlava molto, e parlava bene, con quell'accento colorito che è una proprietà esclusiva delle donne meridionali: ella cantava con quella soave noncuranza di chi nasconde il proprio sapere. Alessandro Lameth<ref>Alexandre de Lameth (1760-1829), politico e generale francese.</ref> diceva: "La natura le ha detto: canta! ed ella ha cantato; le ha detto: balla! ed ella ha ballato". Infatti danzava come cantava, cioè con quella grazia innata, e con quella gaiezza di cuore delle creature predilette dal cielo. (p. 269) ==''Letteratura spagnuola''== *Fra i più illustri scrittori di questo secolo {{NDR|XVI}} devesi annoverare don [[Diego Hurtado de Mendoza y Pacheco|Diego Hurtado de Mendoza]], il quale appartiene a quella categoria d'uomini insigni che sapevano maneggiare bene la spada come la penna, e di cui la Spagna ci ha dato tanti splendidi esempî. (cap. V, p. 30) *Erudito e letterato, Mendoza è il primo storico spagnuolo che abbia saputo unire l'eloquenza alla politica; egli ha saputo altresì riprodurre naturalmente la maniera dei grandi storici dell'antichità. [...]. Lo scrittore che Mendoza ha scelto a modello, è lo storico latino Sallustio. Egli ne imita felicemente le sentenze, e qualche volta la concisione e l'oscurità. (cap. V, pp. 31-32) *[[Fernando de Herrera|{{sic|Ferdinando}} de Herrera]], detto il ''divino'', fu uomo di focosa immaginazione, di alti pensamenti e di erudizione vastissima. [...]. Fu poeta d'ingegno vigoroso, pieno di ardore per aprire una nuova via e per affrontare le critiche: ma il nuovo stile, che egli volle introdurre nella poesia spagnuola, lo aveva già prima maturato nella sua mente: le sue espressioni non venivano dal cuore, e in mezzo alle sue più grandi bellezze si manifesta sempre l'artifizio. (cap. V, p. 34) *Herrera, quantunque grande poeta, aprì la via alle stravaganze dei ''cultisti'', che esagerarono la sua maniera, senza possedere le sue profonde e svariate cognizioni, né l'elevatezza naturale del suo talento. Egli, come ben dice il Baret, merita di essere studiato dai giovani poeti, come Michelangelo dai disegnatori. (cap. V, p. 34) *Le produzioni religiose di [[Lope de Vega]] sono le più estranee al nostro gusto ed alle nostre abitudini. Bisogna essere spagnuolo, ovvero entrare nello spirito, nelle credenze forti e sincere, nelle abitudini di questo paese per non essere urtato da quel miscuglio di sacro e di profano, da quelle allegorie bizzarre, da quell'apparecchio assai simile alla pompa delle opere in musica, che s'incontrano in quei drammi sacri. (cap. IX, pp. 62-63) *Malgrado le sue tendenze teologiche, malgrado una certa affettazione, malgrado una certa oscurità nello stile, [[Pedro Calderón de la Barca|Calderon]] non è uno scrittore nojoso come credono taluni, ma invece è un autore sublime. (cap. X, p. 76) *I lavori drammatici di [[Antonio de Solís|Solis]] sono abbastanza regolari, condotti con vivacità, e notevoli per intreccio. Egli varia, assai più che Calderon, i caratteri de' suoi personaggi, ma è ben {{sic|lunge}} dal possederne la la forza non che la ricchezza d'immaginazione. [...] Ma egli gode fama nella repubblica delle lettere più come storico che come commediografo. (cap. XI, p. 80) *Il merito di [[Tirso de Molina|Molina]] consiste soprattutto nello stile, ov'egli spiega una straordinaria ricchezza di poesia, ed una profonda conoscenza della lingua castigliana, specialmente della lingua popolare. Ed ivi sta tutta la sua arte. (cap. XI, p. 82) *Rivale felice di Molière, Tirso de Molina ha imprestato il tipo del suo don Giovanni a Goethe e a Byron, ed ha ispirato una delle più belle opere di Mozart; e questa non è al certo una piccola gloria per il suo nome. (cap. XI, p. 82) *Uno degli autori comici che goderono maggior riputazione nel secolo XVII, fu don [[Francisco de Rojas Zorrilla|Francesco de Rojas {{sic|Zorilla}}]] [...] i suoi lavori drammatici gli hanno creato una fama durevole, e specialmente la bellissima commedia che ha per titolo: ''Garcia del Casteñar'', la quale anche ai giorni nostri gode di una straordinaria popolarità. Essa ci offre delle situazioni veramente energiche, condotte con naturalezza, e sviluppate con talento. Però Rojas non raggiunge sempre la medesima altezza in tutti i suoi lavori: negli uni, egli tocca il ridicolo per la bizzarria del soggetto come per l'affettazione dello stile; negli altri, al contrario, si manifesta gran pittore di caratteri ed eccellente scrittore. (cap. XI, pp. 84-85) *Formatosi sugli antichi modelli, [[Francisco Manuel de Melo|Melo]] è un pensatore ed uno scrittore di prim'ordine: supera perfino Mendoza<ref>[[Diego Hurtado de Mendoza y Pacheco]].</ref> per l'insieme delle qualità che costituiscono il vero storico, cioè: l'elevatezza del carattere, l'equità dei giudizi, la bellezza energica dello stile. I discorsi introdotti nel racconto, secondo la maniera degli antichi, sono notevoli per la loro eloquenza. Lungamente dimenticata, l'opera di Melo non rivide la luce che al cominciamento del secolo attuale. (cap. XIII, p. 110-111) *[[Fray Luis de Granada|Luigi di {{sic|Granata}}]], che il Baret stima degno di essere paragonato a Bousset<ref>Jacques Bénigne Bossuet (1627 – 1704).</ref> ed a Massillon<ref>Jean-Baptiste Massillon (1663 – 1742).</ref>, fu il primo scrittore religioso ed il miglior predicatore dei tempi suoi. [...]. Il suo stile è un modello di eleganza, d'energia e di grandezza; ed essendo egli profondamente versato negli studi classici dell'antichità, il suo periodare somiglia molto a quello di Cicerone; tanto è vero che gli Spagnuoli lo riguardano come il primo prosatore del loro gran secolo. (cap. XIV, pp. 116-117) *[[Modesto Lafuente]] è quegli a cui spetta incontestabilmente il primo posto in questo ramo {{NDR|la storia}} della letteratura spagnuola contemporanea. Egli è autore d'una ''Storia generale di Spagna'' in ventotto volumi. È questa un'opera grande, intorno a cui Lafuente ha lavorato per ventidue anni consecutivi, senza che abbia mai palesato la benché menoma fatica, la più lieve esitazione. (cap. XVIII, p. 164) *{{sic|Patriotta}} sincero, Lafuente non è per nulla accecato dall'amor proprio nazionale: egli conosce il lato debole del suo paese, e gli dice la verità con una franchezza ed un coraggio altamente ammirabili. (cap. XVIII, p. 164) *[[Emilio Castelar]] non appartiene menomamente a questa categoria di repubblicani {{NDR|che abbiamo qui in Italia}}; egli, quantunque invochi di sovente le conclusioni della scienza e le esigenze della ragione umana, non trascura mai l'ideale, l'infinito, il sentimento. I suoi principi democratici nulla contengono di antireligioso, di materialista. (cap. XIX, p. 172) *Castelar ha scritto molto, e intorno a soggetti svariati. Quantunque egli abbia l'anima ardente d'un poeta, non ha mai scritto un verso, e possiede una mediocre facoltà inventiva. (cap. XIX, p. 173) *[...] in tutte le opere dei filosofi spagnuoli si manifesta una generale tendenza verso lo spiritualismo. Il sensualismo di Locke e di {{sic|Condilac}}, lo scetticismo di Hume, il positivismo d'Augusto Comte, non sono in Ispagna seriamente discussi; o, per dire il vero, non sono compresi<ref>Infatti le fredde teorie dei filosofi della Germania e dell'Inghilterra non possono allignare presso una nazione attiva, entusiasta, che sente vivamente, e solo verso il cielo rivolge tutte le sue aspirazioni ideali. {{NDR|N.d.A.}}</reF>. (cap. XIX, p. 174) *Don [[Jaime Balmes|Giacomo Balmes]] [...] fu sacerdote di gran talento, e quantunque abbia vissuto soli 38 anni, pure esercitò una grande influenza {{sic|su'}} suoi contemporanei. Egli impiegò tutte le facoltà di una natura ardente, vigorosa, appassionata, severa, a difendere la sua fede contro i colpi terribili, che continuamente le scagliavano gli {{sic|avversarî}} del cristianesimo. (cap. XIX, p. 175) *Fondatore della lingua classica {{NDR|portoghese}}, insieme a Miranda<ref>Francisco de Sá de Miranda (1481 – 1558), poeta e drammaturgo portoghese.</ref>, e suo emulo nell'agone poetico, fu [[António Ferreira|Antonio Ferreira]] [...]. I suoi {{sic|compatriotti}} lo hanno chiamato l'''Orazio portoghese''. Ed infatti egli aveva preso a modello il grande poeta venosino<ref>[[Quinto Orazio Flacco|Orazio]] nacque a Venosa, comune dell'attuale provincia di Potenza.</ref>. Adottò esclusivamente i metri italiani, e non compose giammai né ''redondilhas'', né versi d'altra specie nell'antico stile nazionale. (''La letteratura portoghese'', cap. III, pp. 183-184) *Ferreira, oltre le sue opere drammatiche, ci ha lasciato una quantità di epistole, di odi, di sonetti, di elegie, nelle quali, per vero dire, l'immaginazione lascia qualche cosa a desiderare. Questo illustre scrittore ha però dato prova di un alto talento drammatico nella sua ''Ines de Castro'', soggetto tentato da molti scrittori d'ogni paese. (''La letteratura portoghese'', cap. III, p. 184) *Nella tragedia di Ferreira si ammirano soprattutto i Cori, il cui lirismo elevato ricorda sovente le poetiche ispirazioni del dramma antico. Lo spirito cavalleresco aggiunge a questa tragedia l'elevatezza del sentimento moderno, e quantunque vi difetti l'azione, pure in alcune scene non si {{sic|può a meno}} di provare una profonda emozione. (''Cenno storico sulla letteratura portoghese'', cap. III, p. 184) *La letteratura portoghese, che non è certo ricca di uomini insigni, come lo sono quelle delle principali nazioni d'Europa, ha però un poeta che essa può {{sic|altieramente}} contrapporre ai poeti i più grandi, i più gloriosi degli altri paesi. Questi è [[Luís de Camões|{{sic|Luigi de Camoens}}]] [...]. (''Cenno storico sulla letteratura portoghese'', cap. IV, p. 186) *[[Manuel de Faria e Sousa|Manuel de Faria e {{sic|Souza}}]] (1590–1649) fu un poeta il quale, a' suoi tempi, si creò una grande reputazione, che però la posterità non gli ha conservata. Scrisse parecchie ''Egloghe'' erotiche, rustiche, critiche, marittime, funebri, venatorie, monastiche, fantastiche, ecc. È un vero assedio che confina col ridicolo. (''Cenno storico sulla letteratura portoghese'', cap. VI, p. 196) *{{sic|Souza}} ha scritto in lingua castigliana la ''Europa portoghese'', la quale non è che una storia generale del Portogallo, che comincia dalle origini de mondo. In questo lavoro l'autore si occupa più dello stile e della pompa della narrazione che dell'esattezza storica: il gongorismo<ref>Estetica letteraria del barocco spagnolo (dal poeta [[Luis de Góngora]]).</ref> prevale in ogni pagina del libro, e nuoce singolarmente alle qualità che debbono primeggiare in uno storico. (''Cenno storico sulla letteratura portoghese'', cap. VI, p. 196) ==''Storia di Vittorio Emanuele II e del suo Regno''== ===[[Incipit]]=== La battaglia di Novara e l'abdicazione del re Carlo Alberto avevano reso assai tristi le condizioni de Piemonte. La sera stessa del fatale 23 marzo, il re abdicatario, accompagnato da due sole persone di servizio, s'incamminò alla volta del suo lontano e solitario esilio. Il duca di Savoia, suo figlio primogenito, saliva al trono, assumendo il nome di Vittorio Emanuele II. <!--(vol. I, cap. I, p. 1)--> ===Citazioni=== *Era il [[Giuseppe Siccardi|Siccardi]] {{sic|maleviso}} ai clericali ed ai reazionari, perché lo si sapeva tenero delle libertà statutarie ed avverso alle pretese della curia romana. [[Massimo d'Azeglio|Massimo {{sic|D'Azeglio}}]], il quale voleva frenare il partito clericale, credé bene di affidare al Siccardi il ministero della giustizia e dei culti, sapendolo uomo energico e risoluto, e, meglio d'ogni altro, atto a combattere e a vincere, nelle riforme legislative, la lotta con Roma. (vol. I, cap. IV, pp. 92-93) *La nomina di [[Luigi Cibrario|Cibrario]] {{NDR|al ministero delle Finanze nel governo di Massimo d'Azeglio}} fu soggetto di severi commenti: tutti si meravigliavano, e giustamente, che a un dicastero così importante fosse proposto un uomo, perito nelle storiche e nelle letterarie discipline, ma di cose amministrative e finanziarie totalmente digiuno. (vol. I, cap. VII, p. 170) *Il marchese [[Cosimo Ridolfi]], già aio degli arciduchi Ferdinando e Carlo<ref>Ferdinando IV d'Asburgo-Lorena (1835 – 1908) ultimo Granduca di Toscana e il fratello Carlo Salvatore d'Asburgo-Lorena (1839 – 1892).</ref>, per antica dimestichezza affezionato alla dinastia, scrisse una lettera al granduca {{NDR|[[Leopoldo II di Toscana]]}}, nella quale gli mostrò come fosse giunto il momento di decidersi, abbracciando una politica nazionale e abbandonando quella reazionaria e anti-italiana, fino allora seguita. La lettera terminava col consigliare il sovrano ad abdicare in favore dell'arciduca Ferdinando, principe ereditario. Lo scritto del marchese Ridolfi pervenne a Leopoldo II alle 9 ant. del giorno 27 aprile; pochi minuti dopo, al latore della medesima fu data la seguente laconica risposta: «Sua Altezza ringrazia». (vol. II, cap. II, p. 31) *L'incontro fra i due sovrani {{NDR|Napoleone III di Francia e Francesco Giuseppe I d'Austria}}, scortati ciascuno da un brillante e numeroso seguito, avvenne a circa due chilometri da [[Armistizio di Villafranca|Villafranca]]. Si strinsero la mano, come fossero stati due vecchi amici; e dopo essersi presentati reciprocamente il proprio seguito, presero la via che conduceva al villaggio. Ivi giunti, si fermarono dinanzi ad una casa di modesta apparenza; e saliti al primo piano, entrarono in un salotto, dove stettero chiusi per circa un'ora e mezzo. Nessuna traccia scritta, nessun processo verbale rimase degli accordi stati combinati fra loro. Soltanto si seppe che essi, separandosi con grandi dimostrazioni di scambievole cortesia, avevan preso l'impegno di riassumere entro brevissimo tempo, in una convenzione scritta, i patti verbalmente fra loro stabiliti. (vol. II, cap. IV, p. 82) *{{NDR|[[Francesco II delle Due Sicilie]]}} [...] giovine d'indole buona, ma guasto dalla educazione ricevuta. Tenuto sempre lontano dal governo, di cui gli facevano soltanto appurare i formulari ed i regolamenti intramezzati dalle massime di puro dispotismo, e sottoposto alla matrigna Maria Teresa d'Austria<ref>Maria Teresa d'Asburgo-Teschen (1816 – 1867), arciduchessa austriaca, seconda moglie di Ferdinando II di Borbone.</ref>, che voleva farne un imbecille per sostituirgli sul trono Luigi conte di Trani, figlio di lei primogenito; questo principe infelice prendeva le redini dello Stato in un momento, in cui l'idea dell'unità nazionale si faceva gigante, e si presentava agli oppressi popoli del mezzogiorno, come unico mezzo per redimerli da un governo divenuto insopportabile ad un popolo civile. (vol. II, cap. VIII, p. 175) ==''Storie e leggende''== *Il padre di [[Nerone]] chiamossi [[Gneo Domizio Enobarbo (console 32)|Cneo Domizio Enobarbo]], uomo bruttato d'infami delitti, e degno compagno di [[Agrippina minore|Agrippina]], come confessava egli stesso, quando agli amici, congratulantisi per la nascita di un figliuolo, rispose che "da Agrippina e da lui non poteva nascer cosa che non fosse detestabile e dannosa al genere umano". E questo figliuolo, chiamato Domizio da prima, fu più tardi Nerone. (Un imperatore artista, II, p. 5) *[[Lollia Paolina]], dalla madre di Nerone {{NDR|Agrippina minore}} temuta come rivale, fu esiliata, e poco tempo dopo uccisa. Costei possedeva circa otto milioni in pietre preziose: era anche bella, e lo spirito superstizioso dei Romani considerava come un presagio di suprema felicità un doppio dente canino, che non deturpava affatto la sua bocca. E allorché il centurione le presentò la testa della sua rivale, Agrippina volle passare il dito tra le labbra già decomposte e toccare i due denti che l'avevano tanto impensierita. (Un imperatore artista, III, p. 7) *Nerone era un giovinetto intelligente, e quasi timido: dinanzi a sua madre tremava come una foglia; la sua giovine età, la sua inesperienza, l'ebbrezza degli onori supremi a lui tributati, non gli permisero di sottrarsi all'impero della genitrice, verso la quale sentivasi avvinto dal timore e dalla riconoscenza. (Un imperatore artista, III, p. 8) *Le argomentazioni favorevoli e contrarie alla esistenza della [[Papessa Giovanna]] hanno dato motivo a qualche scrittore di affermare che il papato di questa donna venne considerato tanto vergognoso per la Chiesa romana, che fu proibito di parlarne a coloro, che ne furono testimonî; cosicché degli storici contemporanei all'avvenimento, alcuni ne tacquero per rispetto, altri per timore.<br>Questa affermazione non regge affatto alla critica, come adesso dimostreremo. Ammesso che il fatto sia realmente successo, io non trovo ragione alcuna di averlo taciuto, perché la Chiesa Cattolica Romana non può riceverne né danno né disdoro. Non vi sono stati forse dei Papi, che hanno tenuta una condotta tutt'altro che lodevole, senza che la suprema autorità della Chiesa vi abbia scapitato nella sua essenza divina? Gli storici, anche i più ossequenti alla ortodossia romana, non hanno negato né attenuato i difetti, gli errori e anche i delitti commessi dai pontefici; e i nomi di Giovanni XII, di Urbano VI, di Alessandro VI, ecc. sono stati tramandati alla posterità nella loro vera luce, senza scuse e senza attenuanti. (La Papessa Giovanna, XV, p. 92) *Sembra davvero impossibile come una storiella, oggi riconosciuta universalmente per falsa, abbia, per alcuni secoli, tenuta desta l'immaginazione popolare; e come poeti, storici, critici e romanzieri (non esclusi i pittori e gli scultori) si {{sic|sieno}} occupati di essa. Ma ciò non deve affatto meravigliarci. Basta che una sola persona sparga una notizia, sia pur essa inverosimile, la quale alletti l'immaginazione del pubblico con qualcosa di strano e di meraviglioso, perché tutti se ne impadroniscano, la propalino colle relative aggiunte e la diano a credere come vera. Cosi è accaduto della Papessa Giovanna. (La Papessa Giovanna, XXII, p. 109) *Un orribile fatto avveniva in Ferrara nel 1508. La mattina del 6 di giugno, [[Ercole Strozzi]], il più amabile cavalier di Ferrara, l'amico dell'Ariosto e del Bembo, fu trovato morto, avvolto nel suo mantello, sulla via presso la chiesa di S. Francesco: aveva segate le canne della gola, e ventidue ferite per tutto il corpo: ciocche di capelli, ch'ei portava lunghi e ondeggianti, strappate dal cranio, erano sparse intorno per terra. Né sì seppe mai, dice un cronografo ferrarese, chi avesse commesso quest'omicidio; il podestà, notò il [[Paolo Giovio|Giovio]]<ref>''Elogia virorum liter. ill.'' Basileae, 1577. {{NDR|N.d.A}}</ref>, non ne istruì il processo: e il duca Alfonso<ref>Alfonso I d'Este (1476 – 1534), terzo duca di Ferrara, Modena e Reggio e terzo marito di Lucrezia Borgia.</ref>, che era, ed amava apparire, mantenitor severissimo delle leggi, lasciò questa volta che la giustizia tacesse. (Lucrezia Borgia, VII, p. 149) *{{NDR|[[Filippo II di Spagna]]}} [...] vecchio tiranno cupo e severo, talmenteché il carattere stesso degli Spagnuoli fu alterato dal suo regno lugubre; anzi per lungo tempo la nazione portò l'impronta del proprio signore. (Filippo II e Don Carlos, I, p. 169) *L'imperturbabilità di Filippo {{NDR|II}} nelle azioni più vergognose e più inique confonde talmente le idee, che non possiamo non chiedere a noi stessi se un uomo, capace di commettere simili nefandezze, meriti di essere perseguitato come una bestia feroce col ferro e col fuoco, oppure chiuso in una cella da matti. Certamente la sua coscienza non era eguale a quella degli altri uomini. (Filippo II e Don Carlos, VI, p. 188) *La tranquillità dell'animo suo può paragonarsi soltanto a quella del carnefice, che versa il sangue umano e non ha punti rimorsi, sapendo di essere lo strumento della legge. Filippo {{NDR|II}} era – almeno egli lo credeva – {{sic|l'istrumento}} della Divina Provvidenza; e le sue passioni, anche le più odiose, gli sembravano una voce venuta dall'alto. (Filippo II e Don Carlos, VI, p. 188) *Gli ambasciatori veneti, i quali, come ognun sa, avevano incarico dal proprio governo di studiare il carattere dei principi e di riferirne al Gran Consiglio, scrivevano ai reggitori della Repubblica che "l'Infante {{NDR|[[Don Carlos (principe)|Don Carlos]]}}<ref>Don Carlos era il figlio primogenito del re Filippo II di Spagna.</ref> annunziava una crudeltà precoce"; e fra le altre prove, che ne davano, c'era questa: "''uno de' suoi maggiori divertimenti è quello di fare arrostire delle piccole lepri vive''". (Filippo II e Don Carlos, VI, p. 189) *Tutti gli scrittori del tempo, gli oratori veneti, le persone che bazzicavano, a corte, sono unanimi nel dire che {{NDR|Don Carlos}} era bruttissimo. L'ambasciatore austriaco, barone di Dietrichstein, il quale gli voleva molto bene, ce lo descrive "con una gobba in mezzo al dorso, una spalla più alta dell'altra, il petto incavato, la gamba destra {{sic|insensibilmente}} più corta della sinistra, la bocca sempre aperta, la lingua balbuziente, la voce debole e acuta, la faccia giallognola, gli occhi senza espressione". (Filippo II e Don Carlos, VI, p. 191) *{{NDR|Don Carlos}} [...] l'ambasciatore francese Fourquevaulx, che lo conosceva ben da vicino, lo chiamava: ''contraffatto nella persona e nei costumi''; e dire che questo aborto di natura era un mangiatore prodigioso! Egli divorava un cappone intero, e poi s'ingoiava parecchie libbre di frutta. Odiava il vino; ma era capace di bere, durante il giorno, una quantità enorme di acqua diacciata<ref>Toscanismo per "ghiacciata".</ref>. (Filippo II e Don Carlos, VI, p. 192) ==Note== <references /> ==Bibliografia== *Licurgo Cappelletti, ''[https://archive.org/details/bub_gb_2z4dNZFO6Y8C/page/n3/mode/1up Della civiltà e della sua storia]'', Tipografia Vannucchi, Pisa, 1863. *Licurgo Cappelletti, ''[https://archive.org/details/ledonnedellariv00cappgoog/page/n7/mode/1up Le donne della rivoluzione]'', Tipografia di Raff. Giusti, Livorno, 1890<sup>2</sup>. *Licurgo Cappelletti, ''[https://archive.org/details/CappellettiLetteraturaSpagnuola/mode/1up Letteratura spagnuola. {{small|Aggiuntovi un cenno storico sulla letteratura portoghese}}]'', Ulrico Hoepli, Milano, 1882. *Licurgo Cappelletti, ''[https://archive.org/details/bub_gb_SDiu08XJqSYC/page/n4/mode/1up Storia di Vittorio Emanuele II e del suo Regno]'', vol. I, Voghera Enrico tipografo, Roma, 1892. *Licurgo Cappelletti, ''[https://archive.org/details/bub_gb_ItEWYAoQvmQC/page/n4/mode/1up Storia di Vittorio Emanuele II e del suo Regno]'', vol. II, Voghera Enrico tipografo, Roma, 1892. *Licurgo Cappelletti, ''[https://archive.org/details/storieeleggende00cappgoog/page/n9/mode/1up Storie e leggende]'', Fratelli Bocca, Torino, 1905. ==Altri progetti== {{interprogetto|w=Каппеллетти, Ликурго|w_site=ru}} {{DEFAULTSORT:Cappelletti, Licurgo}} [[Categoria:Insegnanti italiani]] [[Categoria:Scrittori italiani]] [[Categoria:Storici italiani]] pekjjnop5v007b9wqdg4b4ckr5e615f Danilo De Girolamo 0 176058 1420451 1329681 2026-07-14T13:43:01Z Spinoziano 2297 /* Doppiaggio */ standard, +1 1420451 wikitext text/x-wiki '''Danilo De Girolamo''' (1956 – 2012), attore, doppiatore, direttore del doppiaggio e dialoghista italiano. ==Citazioni di Danilo De Girolamo== *Di [[Vittorio Gassman]] io ricordo […] questa sorta di massima che secondo me è una regola veramente aurea per il mestiere dell'attore e di conseguenza anche quella del doppiatore perché io credo che il doppiaggio sia una specializzazione, e lui diceva sempre: "Massimo controllo, massimo abbandono." È una sorta di dichiarazione, bella anche, ma è proprio la codificazione di quello che è la condizione schizofrenica, parlo sul serio, quasi una condizione patologica, che è quella tipica dell'attore che sceglie appunto di calarsi in quella condizione e che è anche quella del doppiatore. Noi teniamo conto di tante cose, e qui entro magari un po' più nello specifico del doppiaggio, facciamo uno sforzo che in un certo senso che è innaturale perché […] noi respiriamo addirittura in una maniera diversa dalla nostra, perché dobbiamo respirare per forza con il ritmo e con la cadenza dell'attore che stiamo doppiando. Quindi ci poniamo in una condizione che è totalmente innaturale, però quello che dobbiamo poi realizzare è una assoluta naturalezza di quella frase, di quel verso, di quel grido. Quindi è effettivamente una condizione dissociata, però il mestiere è questo.<ref name= Razza>Dall'intervista di Andrea Razza, ''EnciclopediadelDoppiaggio.it '', 28 ottobre 2011. [https://www.youtube.com/watch?v=-xL3Gs4S7Zw Video] disponibile su ''Youtube.com''.</ref> *Non ti puoi riposare, devi spendere tutto quello che hai, che non ti puoi fermare a quello che sai e a quello che sei. Se vuoi fare bene questo lavoro devi accettare sia la condizione appunto dissociata che una fame continua di capire com'è la vita perché a questo serve l'attore.<ref name= Razza /> *Un attore serve a capire di più quello che è proprio la vita perché in tutti i suoi aspetti, in tutti i suoi aspetti serve a questo. È un compito immane e sulle spalle di un individuo insomma, è terribile anche soltanto immaginarlo. Ci facciamo carico di questo perché vogliamo che delle storie (tutte le storie sono importanti, non soltanto quegli degli eroi o soltanto quelli dei Santi) tutte quante sono importanti se alla fine dello spettacolo (al teatro, al cinema, per radio, dopo aver visto un film doppiato) se la vita di ogni spettatore cambia di un millimetro, ma cambia. Quella è la nostra missione.<ref name= Razza /> ==Note== <references /> ==Doppiaggio== ===Film=== {{div col|strette}} *''[[Dracula (film 1931 Browning)|Dracula]]'' (1931) *''[[Rosencrantz e Guildenstern sono morti (film)|Rosencrantz e Guildenstern sono morti]]'' (1990) *''[[Tartarughe Ninja alla riscossa (film)|Tartarughe Ninja alla riscossa]]'' (1990) *''[[A volte ritornano (film)|A volte ritornano]]'' (1991) *''[[Thelma & Louise]]'' (1991) *''[[Nata ieri (film 1993)|Nata ieri]]'' (1993) *''[[Il corvo - The Crow]]'' (1994) *''[[Le ali della libertà]]'' (1994) *''[[The River Wild - Il fiume della paura]]'' (1994) *''[[French Kiss]]'' (1995) *''[[Independence Day]]'' (1996) *''[[Reazione a catena]]'' (1996) *''[[Un tipo imprevedibile]]'' (1996) *''[[Febbre a 90°]]'' (1997) *''[[Lolita (film 1997)|Lolita]]'' (1997) *''[[In cerca di Amy]]'' (1997) *''[[Mr. Bean - L'ultima catastrofe]]'' (1997) *''[[Armageddon - Giudizio finale]]'' (1998) *''[[Buffalo '66]]'' (1998) *''[[Fuori di cresta]]'' (1998) *''[[Patch Adams (film)|Patch Adams]]'' (1998) *''[[Il talento di Mr. Ripley]]'' (1999) *''[[Notting Hill (film)|Notting Hill]]'' (1999) *''[[Ogni maledetta domenica - Any Given Sunday]]'' (1999) *''[[Dracula's Legacy - Il fascino del male]]'' (2000) *''[[Prima che sia notte (film)|Prima che sia notte]]'' (2000) *''[[Scream 3]]'' (2000) *''[[A.I. - Intelligenza artificiale]]'' (2001) *''[[Il mandolino del capitano Corelli]]'' (2001) *''[[Jay & Silent Bob... 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<small>2024-01-16</small> #[[Sébastien Leclerc]] - <small>2024-01-17</small> #[[Henry Dunning Macleod]] - <small>2024-01-23</small> #[[Niccolò Carletti]] - <small>2024-01-23</small> #[[Antonio Vassalli Eandi]] - <small>2024-01-23</small> #[[Ludovico degli Arrighi]] - <small>2024-01-24</small> #[[Giuseppe Asclepi]] - <small>2024-01-24</small> #[[Giuseppe Cassella]] - <small>2024-01-24</small> #[[Paolo Orsi]] - <small>2024-01-24</small> #[[Luigi Ferri (filosofo)]] - <small>2024-01-24</small> #[[Scipione Capece]] - <small>2024-02-06</small> #[[Cherubino da Spoleto]] - <small>2024-02-19</small> #[[Antonia Giannotti]] - <small>2024-02-26</small> #[[Antonio Abetti]] - <small>2024-02-27</small> #[[Giovan Battista Nani]] - <small>2024-02-28</small> #[[Nicolò di Nale]] - <small>2024-02-28</small> #[[Tolomeo I]] - <small>2024-03-04</small> #[[Erofilo]] - <small>2024-03-04</small> #[[Giuseppe Grippa]] - <small>2024-03-05</small> #[[Giovanni Battista Zanchi]] - <small>2024-03-06</small> #[[Cosimo de' Medici]] - <small>2024-03-18</small> #[[Piero il Gottoso]] - <small>2024-03-18</small> #[[Giovanni Drei]] - <small>2024-03-25</small> #[[Galasso Alghisi]] - <small>2024-03-29</small> #[[Domenico Cocoli]] - <small>2024-04-08</small> #[[Ercole Corazzi]] - <small>2024-04-15</small> #[[Carlo Lambardi]] - <small>2024-04-15</small> #[[Domenico Manzoni]] - <small>2024-04-18</small> #[[Giuseppe Maria Bonomi]] - <small>2024-04-30</small> #[[Benedetto Di Falco]] - <small>2024-05-30</small> #[[Giovanni Fantuzzi (storico)]] - <small>2024-06-03</small> #[[Antonio Lupicini]] - <small>2024-06-10</small> #[[Luigi Lilio]] - <small>2024-06-10</small> #[[Tommaso Maria Gabrini]] - <small>2024-06-13</small> #[[Bernardo Giambullari]] - <small>2024-06-18</small> #[[Gaetano Marzagaglia]] - <small>2024-06-19</small> #[[Giorgio Gemisto Pletone]] - <small>2024-06-24</small> #[[Elena Dragaš]] - <small>2024-06-24</small> #[[Giuseppe Gatti (archeologo)]] - <small>2024-07-30</small> #[[Luigi Melegari]] - <small>2024-08-01</small> #[[Girolamo Borro]] - <small>2024-08-27</small> #[[Luis Collado de Lebrija]] - <small>2024-09-02</small> #[[Francesco Paolo Bozzelli]] - <small>2024-09-04</small> #[[Raffaele Ala]] - <small>2024-09-09</small> #[[Francesco Barberino Benici]] - <small>2024-09-27</small> #[[Antonio Lepschy]] - <small>2024-10-01</small> #[[Guglielmo Cavallo]] - <small>2024-10-01</small> #[[Oddone Longo]] - <small>2024-10-02</small> #[[Giovanni Aldini]] - <small>2024-10-02</small> #[[Jacopo Riccati]] - <small>2024-10-09</small> #[[Giovanni Maria Della Torre]] - <small>2024-10-10</small> #[[Giovanni Brunetti]] - <small>2024-10-11</small> #[[Iacopo Cicognini]] - <small>2024-10-14</small> #[[Domenico Guglielmini]] - <small>2024-10-15</small> #[[Gaspare Capone]] - <small>2024-10-29</small> #[[Teofilo Bruni]] - <small>2024-10-29</small> #[[Gaetano Gaspare Uttini]] - <small>2024-10-29</small> #[[Angelo Pietra]] - <small>2024-11-11</small> #[[Giuseppe Ricca Salerno]] - <small>2024-11-13</small> #[[Giovanni Battista Mazzini]] - <small>2024-11-14</small> #[[Leopoldo Maggi]] - <small>2024-11-14</small> #[[Lorenzo Bellini]] - <small>2024-11-14</small> #[[Giovanni Battista De Toni]] - <small>2024-11-29</small> #[[Generoso Calenzio]] - <small>2024-12-03</small> #[[Girolamo Seripando]] - <small>2024-12-03</small> #[[Giacomo Venturoli]] - <small>2025-01-02</small> #[[Lodovico delle Colombe]] - <small>2025-01-03</small> #[[Cornelio Ghirardelli]] - <small>2025-01-07</small> #[[Pacifico Barilari]] - <small>2025-01-10</small> #[[Francesco Feliciano]] - <small>2025-01-10</small> #[[Angelo Salmoiraghi]] - <small>2025-01-14</small> #[[Ottaviano Fabrizio Mossotti]] - <small>2025-01-14</small> #[[Michele Araldi]] - <small>2025-01-14</small> #[[Cornelio Malvasia]] - <small>2025-01-21</small> #[[Paolo Beni (gesuita)]] - <small>2025-01-28</small> #[[Luca Danesi]] - <small>2025-01-28</small> #[[Onorio Longhi]] - <small>2025-01-28</small> #[[Antonio Cermisone]] - <small>2025-01-29</small> #[[Alessandro Papacino D'Antoni]] - <small>2025-02-13</small> #[[Angelo Querini]] - <small>2025-02-18</small> #[[Tommaso Temanza]] - <small>2025-02-18</small> #[[William Kingdon Clifford]] - <small>2025-02-25</small> #[[Girolamo Cortinovis]] - <small>2025-02-25</small> #[[William Watson (scienziato)]] - <small>2025-02-25</small> #[[Jean Antoine Nollet]] - <small>2025-02-26</small> #[[Jan Palfijn]] - <small>2025-02-26</small> #[[Michele de Jorio]] - <small>2025-03-11</small> #[[Cesare Cipolletti]] - <small>2025-03-12</small> #[[Giovanni Carmignani]] - <small>2025-03-12</small> #[[Saverio Mattei]] - <small>2025-03-12</small> #[[Salvatore Barzilai]] - <small>2025-03-12</small> #[[Francesco Baglietto]] - <small>2025-03-12</small> #[[Giovanni Ambrogio Bertrandi]] - <small>2025-03-13</small> #[[Ersilia Caetani Lovatelli]] - <small>2025-03-13</small> #[[Giuseppe Palmieri (economista)]] - <small>2025-03-18</small> #[[Marsilio Cagnati]] - <small>2025-03-21</small> #[[Enrico Cimbali]] - <small>2025-03-25</small> #[[Enea Arnaldi]] - <small>2025-03-26</small> #[[Ferdinando Arrivabene]] - <small>2025-03-26</small> #[[Andrea Balletti]] - <small>2025-03-26</small> #[[Filippo Cavolini]] - <small>2025-03-26</small> #[[Amedeo Avogadro]] - <small>2025-03-28</small> #[[Gabriele Rosa]] - <small>2025-04-08</small> #[[Umberto D'Ancona]] - <small>2025-04-10</small> #[[Carlo Fea]] - <small>2025-04-11</small> #[[Pietro Quaroni]] - <small>2025-04-29</small> #[[Apollinare Calderini]] - <small>2025-05-05</small> #[[Giovanni Simonetta]] - <small>2025-05-07</small> #[[Felice Barnabei]] - <small>2025-05-07</small> #[[Gabriele Busca]] - <small>2025-05-21</small> #[[Gaetano Emanuele Bava di San Paolo]] - <small>2025-05-21</small> #[[Giuseppe Avanzini]] - <small>2025-05-21</small> #[[Francesco Soave]] - <small>2025-05-21</small> #[[Simone Stratico]] - <small>2025-05-21</small> #[[Jacopo Durandi]] - <small>2025-05-21</small> #[[Giovanni Antonio Giobert]] - <small>2025-05-21</small> #[[Pietro Moscati]] - <small>2025-05-22</small> #[[Aldo Ferrabino]] - <small>2025-05-22</small> #[[Piero Giacosa]] - <small>2025-05-27</small> #[[Abramo Massalongo]] - <small>2025-05-27</small> #[[Benjamin Martin]] - <small>2025-06-03</small> #[[Johann Heinrich Lambert]] - <small>2025-06-03</small> #[[Nicolaus de Béguelin]] - <small>2025-06-03</small> #[[John Hunter]] - <small>2025-06-03</small> #[[Louis-Bernard Guyton-Morveau]] - <small>2025-06-03</small> #[[Johann Georg Sulzer]] - <small>2025-06-03</small> #[[Maurizio Roffredi]] - <small>2025-06-04</small> #[[Giovanni Pietro Maria Dana]] - <small>2025-06-04</small> #[[William Hewson]] - <small>2025-06-04</small> #[[Antoine Portal]] - <small>2025-06-04</small> #[[Giovanni Battista Palletta]] - <small>2025-06-04</small> #[[Vincenzo Malacarne]] - <small>2025-06-05</small> #[[Giovanni Andrea Dalla Croce]] - <small>2025-06-05</small> #[[Samuel-Auguste Tissot]] - <small>2025-06-05</small> #[[Conrad Gessner]] - <small>2025-06-05</small> #[[Willem 's Gravesande]] - <small>2025-06-05</small> #[[Gioacchino Pessuti]] - <small>2025-06-17</small> #[[Federigo Sclopis di Salerano]] - <small>2025-06-18</small> #[[Costanzo Gazzera]] - <small>2025-06-18</small> #[[Domenico Capellina]] - <small>2025-06-18</small> #[[Domenico Casimiro Promis]] - <small>2025-06-18</small> #[[Carlo Merkel]] - <small>2025-06-18</small> #[[Giacinto Carena]] - <small>2025-06-18</small> #[[Giovanni Claudio Fromond]] - <small>2025-07-01</small> #[[Serafino Ricci]] - <small>2025-07-01</small> #[[Alberto Ablondi]] - <small>2025-07-02</small> #[[Mario Morcone]] - <small>2025-07-02</small> #[[Bartolomeo Gastaldi]] - <small>2025-07-02</small> #[[Enrico Narducci]] - <small>2025-07-02</small> #[[Torquato Taramelli]] - <small>2025-07-02</small> #[[Lorenzo Respighi]] - <small>2025-07-02</small> #[[Enrico Besta]] - <small>2025-07-03</small> #[[Francesco Mengotti]] - <small>2025-07-03</small> #[[Ignazio Danti]] - <small>2025-07-04</small> #[[Alessandro Cialdi]] - <small>2025-07-04</small> #[[Pietro Aldobrandini]] - <small>2025-07-04</small> #[[Andrea Bina]] - <small>2025-07-08</small> #[[Pietro Luigi Albini]] - <small>2025-07-08</small> #[[Giuseppe Basso]] - <small>2025-07-08</small> #[[Carlo Baudi di Vesme]] - <small>2025-07-08</small> #[[Luigi Bellardi]] - <small>2025-07-08</small> #[[Giuseppina Cattani]] - <small>2025-07-08</small> #[[Alessandro Barca]] - <small>2025-07-08</small> #[[Paolo Ballada di Saint Robert]] - <small>2025-07-10</small> #[[Angelo Battelli]] - <small>2025-07-10</small> #[[Giuseppe Domenico Botto]] - <small>2025-07-10</small> #[[Giuseppe Carle]] - <small>2025-07-10</small> #[[Giovanni Cavalli]] - <small>2025-07-10</small> #[[Antonio Zannoni]] - <small>2025-07-14</small> #[[Antonio Tadini]] - <small>2025-07-14</small> #[[Geminiano Montanari]] - <small>2025-07-14</small> #[[Antonio Salvagnoli Marchetti]] - <small>2025-07-15</small> #[[Giovanni Antonio Lecchi]] - <small>2025-07-15</small> #[[Antonio Cavalieri Ducati]] - <small>2025-07-15</small> #[[Vittorio Zonca]] - <small>2025-07-16</small> #[[Vincenzo De Grazia]] - <small>2025-07-16</small> #[[Pietro Maria Cavina]] - <small>2025-07-16</small> #[[Carlo Fontana]] - <small>2025-07-16</small> #[[Ferdinando d'Adda]] - <small>2025-07-16</small> #[[Giovanni Ceva]] - <small>2025-07-16</small> #[[Domenico Corradi d'Austria]] - <small>2025-07-16</small> #[[Raffaele Canevari]] - <small>2025-07-21</small> #[[Alfonso Sanseverino Vimercati]] - <small>2025-07-21</small> #[[Luigi Tatti]] - <small>2025-07-21</small> #[[Claudio Datei]] - <small>2025-07-21</small> #[[Ferdinando Morozzi]] - <small>2025-07-21</small> #[[Giovanni Marchelli]] - <small>2025-07-22</small> #[[Fulco Tosti di Valminuta]] - <small>2025-07-22</small> #[[Luigi Mazzocchi]] - <small>2025-07-22</small> #[[Emilio Bignami]] - <small>2025-07-22</small> #[[Jean de Thévenot]] - <small>2025-07-23</small> #[[Luigi Pacinotti]] - <small>2025-07-23</small> #[[Joseph Pitton de Tournefort]] - <small>2025-07-23</small> #[[Luigi De Marchi]] - <small>2025-07-23</small> #[[Paolo Frisi]] - <small>2025-07-23</small> #[[Pietro Paleocapa]] - <small>2025-07-23</small> #[[Barthélemy Faujas de Saint-Fond]] - <small>2025-07-23</small> #[[Pietro Vacchelli]] - <small>2025-07-23</small> #[[Lelio Bonsi]] - <small>2025-07-24</small> #[[Teodoro da Sovico]] - <small>2025-07-24</small> #[[Michele Carcano]] - <small>2025-07-24</small> #[[Carlo Ilarione Petitti di Roreto]] - <small>2025-07-25</small> #[[Sebastiano Tessitore]] - <small>2025-07-25</small> #[[Ermes Visconti]] - <small>2025-07-29</small> #[[Domenico Guerri]] - <small>2025-07-29</small> #[[Girolamo Parabosco]] - <small>2025-07-29</small> #[[Antonio Schinella Conti]] - <small>2025-07-30</small> #[[Francesco Rapolla]] - <small>2025-07-30</small> #[[Giuliano Barbolini]] - <small>2025-07-31</small> #[[Domenico Battaglia (cardinale)]] - <small>2025-07-31</small> #[[Gerardo Bianco]] - <small>2025-07-31</small> #[[Luigi Biggeri]] - <small>2025-07-31</small> #[[Franco Bile]] - <small>2025-07-31</small> #[[Antonio Bruno (politico)]] - <small>2025-07-31</small> #[[Francesco Cascio]] - <small>2025-07-31</small> #[[Antonio Catricalà]] - <small>2025-07-31</small> #[[Giacomo Micalori]] - <small>2025-07-31</small> #[[Giovanni Antonio Magini]] - <small>2025-08-01</small> #[[François Boissier de Sauvages de Lacroix]] - <small>2025-08-01</small> #[[Giulio Fagnano dei Toschi]] - <small>2025-08-04</small> #[[Domenico Cerato]] - <small>2025-08-05</small> #[[Bartolomeo Corte]] - <small>2025-08-05</small> #[[Andrea Gloria]] - <small>2025-08-06</small> #[[Alfredo Ascoli]] - <small>2025-08-06</small> #[[Scipione Barbò Soncino]] - <small>2025-08-07</small> #[[Gian Galeazzo Visconti]] - <small>2025-08-07</small> #[[Francesco Bellati]] - <small>2025-08-25</small> #[[Vincenzo Riccati]] - <small>2025-08-25</small> #[[Angelo Maria Bandini]] - <small>2025-08-25</small> #[[Giovanni Ciampoli]] - <small>2025-08-25</small> #[[Loris D'Ambrosio]] - <small>2025-08-25</small> #[[Giuseppe Ballo]] - <small>2025-08-25</small> #[[Luciano Banchi]] - <small>2025-08-26</small> #[[Marco Formentini (storico)]] - <small>2025-08-27</small> #[[Ferdinando Gabotto]] - <small>2025-08-27</small> #[[Camillo Corsanego]] - <small>2025-08-28</small> #[[Francesco Foggi]] - <small>2025-08-28</small> #[[Pasquale Maria Liberatore]] - <small>2025-08-28</small> #[[Argisto Giuffredi]] - <small>2025-08-28</small> #[[Davide Carazzi]] - <small>2025-09-01</small> #[[Wladimiro Dorigo]] - <small>2025-09-01</small> #[[Giovanni Sercambi]] - <small>2025-09-01</small> #[[Marisa Dalai Emiliani]] - <small>2025-09-01</small> #[[Carlo de' Dottori]] - <small>2025-09-02</small> #[[Niccolò II da Correggio]] - <small>2025-09-02</small> #[[Giovanni Bordiga]] - <small>2025-09-02</small> #[[Camillo Manfroni]] - <small>2025-09-02</small> #[[Giuseppe Gerola]] - <small>2025-09-02</small> #[[Giannino Ferrari dalle Spade]] - <small>2025-09-02</small> #[[Ugo Mazzola]] - <small>2025-09-08</small> #[[Pasquale Jannaccone]] - <small>2025-09-08</small> #[[William Stanley Jevons]] - <small>2025-09-09</small> #[[Giovanni Domenico Peri]] - <small>2025-09-09</small> #[[Girolamo Cattaneo]] - <small>2025-09-09</small> #[[Leone VI il Saggio]] - <small>2025-09-09</small> #[[Bonaiuto Lorini]] - <small>2025-09-10</small> #[[Pietro Mengoli]] - <small>2025-09-10</small> #[[Giovan Battista Nelli]] - <small>2025-09-10</small> #[[Domenico Turazza]] - <small>2025-09-11</small> #[[Benedetto Baudi di Vesme]] - <small>2025-09-11</small> #[[Giorgio Giorgi]] - <small>2025-09-11</small> #[[Nino Bazzetta de Vemenia]] - <small>2025-09-11</small> #[[Giovanni Battista Benedetti (matematico)]] - <small>2025-09-12</small> #[[Giovanni Abignente]] - <small>2025-09-16</small> #[[Eugenio Cais di Pierlas]] - <small>2025-09-16</small> #[[Raffaele Ciasca]] - <small>2025-09-16</small> #[[Enrico Costa (scrittore)]] - <small>2025-09-16</small> #[[Lando Ferretti]] - <small>2025-09-17</small> #[[Pier Silverio Leicht]] - <small>2025-09-17</small> #[[Giovanni Battista Castiglioni]] - <small>2025-09-18</small> #[[Ferruccio Mosetti]] - <small>2025-09-18</small> #[[Giacinto Sigismondo Gerdil]] - <small>2025-09-18</small> #[[Giulio Claro]] - <small>2025-09-18</small> #[[Mario Lessona]] - <small>2025-09-18</small> #[[Edoardo Perroncito]] - <small>2025-09-18</small> #[[Gian Antonio Danieli]] - <small>2025-09-22</small> #[[Giuseppe Albertotti]] - <small>2025-09-23</small> #[[Gherardo Freschi]] - <small>2025-09-23</small> #[[Angelo Fumagalli]] - <small>2025-09-23</small> #[[Luigi Sante Da Rios]] - <small>2025-09-24</small> #[[Giuseppe Balsamo Crivelli]] - <small>2025-09-24</small> #[[Annibale Comessatti]] - <small>2025-09-24</small> #[[Ciro Andreatta]] - <small>2025-09-24</small> #[[Carlo Cappelletti]] - <small>2025-09-24</small> #[[Mauro Rusconi]] - <small>2025-09-25</small> #[[Francesco Carlini]] - <small>2025-09-25</small> #[[Giuseppe Belli]] - <small>2025-09-25</small> #[[Tommaso Nani]] - <small>2025-09-25</small> #[[Antonio Caccianino]] - <small>2025-09-25</small> #[[Angelo Zendrini]] - <small>2025-09-25</small> #[[Giuseppe Bossi]] - <small>2025-09-25</small> #[[Pietro Cossali]] - <small>2025-09-25</small> #[[Agostino Reale]] - <small>2025-09-29</small> #[[Frederick Mario Fales]] - <small>2025-09-30</small> #[[Paolo Attavanti]] - <small>2025-09-30</small> #[[Francesco Ghiretti]] - <small>2025-09-30</small> #[[Alessandro Minelli]] - <small>2025-09-30</small> #[[Giorgio Ravegnani]] - <small>2025-09-30</small> #[[Gherardo Ortalli]] - <small>2025-09-30</small> #[[Bartolomeo Bizio]] - <small>2025-09-30</small> #[[Alfonso Scirocco]] - <small>2025-10-01</small> #[[Carlo Ghisalberti]] - <small>2025-10-01</small> #[[Angelo Ventura]] - <small>2025-10-01</small> #[[Maria Francesca Tiepolo]] - <small>2025-10-02</small> #[[Manlio Cortelazzo]] - <small>2025-10-02</small> #[[Manlio Pastore Stocchi]] - <small>2025-10-02</small> #[[Odoardo Corsini]] - <small>2025-10-03</small> #[[Tommaso Perelli]] - <small>2025-10-06</small> #[[Lelio Stragiotti]] - <small>2025-10-06</small> #[[Augusto Ghetti]] - <small>2025-10-06</small> #[[Mariano Fontana]] - <small>2025-10-06</small> #[[Charles Bossut]] - <small>2025-10-06</small> #[[Adeodato Ressi]] - <small>2025-10-06</small> #[[Angelo Clareno]] - <small>2025-10-06</small> #[[Leopoldo Mazzarolli]] - <small>2025-10-09</small> #[[Sandro Ruffo]] - <small>2025-10-09</small> #[[Ercole Vidari]] - <small>2025-10-09</small> #[[Bernardino Ramazzini]] - <small>2025-10-10</small> #[[Luigi Genuardi]] - <small>2025-10-10</small> #[[Paolo Volpicelli]] - <small>2025-10-13</small> #[[Federico Sacco]] - <small>2025-10-13</small> #[[Tomaso Catullo]] - <small>2025-10-14</small> #[[Claudio D'Amato Guerrieri]] - <small>2025-10-15</small> #[[Vincenzo Brunacci]] - <small>2025-10-15</small> #[[Pietro Derossi]] - <small>2025-10-15</small> #[[Francesco Gesualdi]] - <small>2025-10-15</small> #[[Fulvio Irace]] - <small>2025-10-15</small> #[[Giacomo Marramao]] - <small>2025-10-15</small> #[[Maurizio Pallante]] - <small>2025-10-15</small> #[[Franco Purini]] - <small>2025-10-15</small> #[[Paolo Antonio Foscarini]] - <small>2025-10-16</small> #[[Angelo Sismonda]] - <small>2025-10-16</small> #[[Pietro Savi]] - <small>2025-10-16</small> #[[Stefano Borson]] - <small>2025-10-16</small> #[[Cesare Razzaboni]] - <small>2025-10-20</small> #[[Guido Bentivoglio]] - <small>2025-10-20</small> #[[Guido Fusinato]] - <small>2025-10-20</small> #[[Giulio Alessio]] - <small>2025-10-21</small> #[[Carlo Anti]] - <small>2025-10-21</small> #[[Enrico Catellani]] - <small>2025-10-21</small> #[[Arnaldo Segarizzi]] - <small>2025-10-21</small> #[[Achille Forti]] - <small>2025-10-21</small> #[[Vittorio Polacco]] - <small>2025-10-21</small> #[[Giorgio Bidone]] - <small>2025-10-22</small> #[[Alberto de' Stefani]] - <small>2025-10-22</small> #[[Vincenzo Crescini]] - <small>2025-10-22</small> #[[Biagio Brugi]] - <small>2025-10-22</small> #[[Orazio Comes]] - <small>2025-10-23</small> #[[Giovanni Celoria]] - <small>2025-10-23</small> #[[Arnaldo Angelucci]] - <small>2025-10-23</small> #[[Gregorio Fontana (matematico)]] - <small>2025-10-24</small> #[[Pietro Configliachi]] - <small>2025-10-28</small> #[[Scipione Breislak]] - <small>2025-10-28</small> #[[Luigi Porta]] - <small>2025-10-28</small> #[[Bartolomeo Panizza]] - <small>2025-10-28</small> #[[Paolo Frisiani]] - <small>2025-10-28</small> #[[Giovanni Codazza]] - <small>2025-10-28</small> #[[Emilio Cornalia]] - <small>2025-10-28</small> #[[Luigi Magrini]] - <small>2025-10-29</small> #[[Giulio Curioni]] - <small>2025-10-29</small> #[[Roberto Caracciolo (vescovo)]] - <small>2025-10-30</small> #[[Paolo Marzolo]] - <small>2025-10-30</small> #[[Massimiliano Pavan]] - <small>2025-10-30</small> #[[Erminio Troilo]] - <small>2025-10-30</small> #[[Francesco Brandileone]] - <small>2025-10-30</small> #[[Carlo Francesco Gabba]] - <small>2025-10-30</small> #[[Luigi Pernier]] - <small>2025-10-30</small> #[[Serafino Biffi]] - <small>2025-11-04</small> #[[Giovanni Labus]] - <small>2025-11-04</small> #[[Bartolomeo Catena]] - <small>2025-11-04</small> #[[Adriano Balbi]] - <small>2025-11-04</small> #[[Italo Mario Sacco]] - <small>2025-11-07</small> #[[Carlo Calisse]] - <small>2025-11-10</small> #[[Sebastiano Canterzani]] - <small>2025-11-11</small> #[[Carlo Possenti]] - <small>2025-11-13</small> #[[Piero Borgi]] - <small>2025-11-14</small> #[[Francesco Carnelutti]] - <small>2025-11-14</small> #[[Pio Fantoni]] - <small>2025-11-17</small> #[[Felice Casorati (matematico)]] - <small>2025-11-17</small> #[[Marco Galli (matematico)]] - <small>2025-11-18</small> #[[Luigi Pepe (matematico)]] - <small>2025-11-18</small> #[[Umberto Bottazzini]] - <small>2025-11-18</small> #[[Karl Georg Christian von Staudt]] - <small>2025-11-18</small> #[[Richard Baltzer]] - <small>2025-11-18</small> #[[Paolo Ruffini (matematico)]] - <small>2025-11-18</small> #[[Enrico Betti]] - <small>2025-11-19</small> #[[Giorgio Lapazaya]] - <small>2025-11-19</small> #[[Elia Del Re]] - <small>2025-11-20</small> #[[Giovanni Giacomo Lando]] - <small>2025-11-20</small> #[[Gemma Frisio]] - <small>2025-11-20</small> #[[David Veronese]] - <small>2025-11-20</small> #[[Stefano Ghebelino]] - <small>2025-11-24</small> #[[Giacomo Gorrini]] - <small>2025-11-24</small> #[[Giovanni Battista Balbis]] - <small>2025-11-24</small> #[[Giovanni Battista De Luca]] - <small>2025-11-25</small> #[[Vincenzo Manzini]] - <small>2025-11-25</small> #[[Pasquale Fiore (giurista)]] - <small>2025-11-25</small> #[[Oreste Ranelletti]] - <small>2025-11-25</small> #[[Giacomo Venezian]] - <small>2025-11-25</small> #[[Giuseppe Resti Ferrari]] - <small>2025-11-25</small> #[[Giuseppe Raffaelli]] - <small>2025-11-25</small> #[[Eduardo Piola Caselli]] - <small>2025-11-25</small> #[[Domenico Moro (giurista)]] - <small>2025-11-25</small> #[[Donato Donati]] - <small>2025-11-25</small> #[[Sebastian Jenull]] - <small>2025-11-26</small> #[[Carlo Lessona]] - <small>2025-11-26</small> #[[Vincenzo Simoncelli]] - <small>2025-11-26</small> #[[Ilario Alibrandi]] - <small>2025-11-26</small> #[[Pier Maria Campi]] - <small>2025-11-26</small> #[[Giorgio Orsoni]] - <small>2025-11-27</small> #[[Adriano Franceschini]] - <small>2025-11-27</small> #[[Pietro Vaccari]] - <small>2025-11-27</small> #[[Gaspare Bugati]] - <small>2025-11-27</small> #[[Filippo Carmagnini]] - <small>2025-12-02</small> #[[Giuliano Gosellini]] - <small>2025-12-05</small> #[[Rosa Russo Iervolino]] - <small>2025-12-09</small> #[[Michele Salvati]] - <small>2025-12-09</small> #[[Carlo Scognamiglio]] - <small>2025-12-09</small> #[[Sabato Malinconico]] - <small>2025-12-09</small> #[[Andrea Monorchio]] - <small>2025-12-09</small> #[[Rolando Mosca Moschini]] - <small>2025-12-09</small> #[[Francesco Cognasso]] - <small>2025-12-12</small> #[[Guido Melis]] - <small>2025-12-12</small> #[[Renato Moro]] - <small>2025-12-12</small> #[[Adriano Ciaffi]] - <small>2025-12-12</small> #[[Abramo Colorni]] - <small>2025-12-15</small> #[[Antonio Tarlazzi]] - <small>2025-12-16</small> #[[Carlo Conti (matematico)]] - <small>2025-12-17</small> #[[Guido Bustico]] - <small>2025-12-18</small> #[[Santo Monti]] - <small>2025-12-18</small> #[[Giuseppe Amorelli]] - <small>2026-01-09</small> #[[Domenico Lo Faso Pietrasanta]] - <small>2026-01-14</small> #[[Francesco Giuntini]] - <small>2026-01-22</small> #[[Agnese di Montepulciano]] - <small>2026-01-26</small> #[[James Ferguson (1710-1776)]] - <small>2026-01-29</small> #[[Jacob Christian Schäffer]] - <small>2026-01-29</small> #[[William Heberden]] - <small>2026-01-30</small> #[[Carlo Lodovico Morozzo]] - <small>2026-01-30</small> #[[John Hill (botanico)]] - <small>2026-01-30</small> #[[Jean Sénébier]] - <small>2026-01-30</small> #[[Jean-Baptiste de La Chapelle]] - <small>2026-01-30</small> #[[Carlo Barletti]] - <small>2026-02-02</small> #[[Marsilio Landriani (chimico)]] - <small>2026-02-02</small> #[[Bonaventura Corti]] - <small>2026-02-02</small> #[[Pierre Bertholon de Saint-Lazare]] - <small>2026-02-02</small> #[[Félix Vicq d'Azyr]] - <small>2026-02-03</small> #[[Charles Bonnet]] - <small>2026-02-03</small> #[[Johann Beckmann]] - <small>2026-02-03</small> #[[Benjamin Wilson (pittore)]] - <small>2026-02-03</small> #[[Filadelfo Fichera]] - <small>2026-02-03</small> #[[Élie Bertrand]] - <small>2026-02-03</small> #[[Francesco Forti]] - <small>2026-02-04</small> #[[Pietro da Verona]] - <small>2026-02-05</small> #[[Mauro (abate)]] - <small>2026-02-06</small> #[[Louis Agassiz]] - <small>2026-02-06</small> #[[Pier Vittorio Aldini]] - <small>2026-02-06</small> #[[Giovanni Alessio]] - <small>2026-02-06</small> #[[Joseph Hilarius Eckhel]] - <small>2026-02-06</small> #[[Giovanni Capodistria]] - <small>2026-02-09</small> #[[Edward Daniel Clarke]] - <small>2026-02-09</small> #[[Achille Breda]] - <small>2026-02-10</small> #[[Raffaello Nasini]] - <small>2026-02-10</small> #[[Ulisse Gobbi]] - <small>2026-02-11</small> #[[Francesco Ardissone]] - <small>2026-02-11</small> #[[Giulio Cordero di San Quintino]] - <small>2026-02-11</small> #[[Ugo Morin]] - <small>2026-02-12</small> #[[Serafino Rafaele Minich]] - <small>2026-02-12</small> #[[Giovanni Casoni]] - <small>2026-02-12</small> #[[Francesco Cortese]] - <small>2026-02-12</small> #[[Giovanni Santini (scienziato)]] - <small>2026-02-12</small> #[[Giovanni Francesco Fiammelli]] - <small>2026-02-13</small> #[[Marco Folin]] - <small>2026-02-18</small> #[[Alberto Giovanni Biuso]] - <small>2026-02-18</small> #[[Giovanni Felice Azzone]] - <small>2026-02-18</small> #[[Pierre Rosenberg]] - <small>2026-02-18</small> #[[Thomas Bruce, VII conte di Elgin]] - <small>2026-02-19</small> #[[Louis-François-Sébastien Fauvel]] - <small>2026-02-25</small> #[[Alexandre Blacque]] - <small>2026-02-25</small> #[[John Canton]] - <small>2026-02-26</small> #[[Felice Fontana]] - <small>2026-02-26</small> #[[Jean Baptiste Christophore Fusée Aublet]] - <small>2026-02-26</small> #[[Johann Hieronymus Chemnitz]] - <small>2026-02-26</small> #[[Antonio da Vercelli]] - <small>2026-02-27</small> #[[Bernardino da Feltre]] - <small>2026-02-27</small> #[[Domenico Buonvicini]] - <small>2026-02-27</small> #[[François-Xavier de Feller]] - <small>2026-03-04</small> #[[Lorenzo Forestani]] - <small>2026-03-09</small> #[[Matteo Mainardi]] - <small>2026-03-13</small> #[[Gabriele Lancillotto Castello]] - <small>2026-03-16</small> #[[Juan de Ortega]] - <small>2026-03-23</small> #[[Giovanni Sfortunati]] - <small>2026-03-23</small> #[[Diego Orlando]] - <small>2026-03-24</small> #[[Francesco Galigai]] - <small>2026-03-25</small> #[[Pietro Cataneo]] - <small>2026-03-25</small> #[[Latino di Camillo Orsini]] - <small>2026-03-25</small> #[[Oronzio Fineo]] - <small>2026-03-25</small> #[[Francesco Patrizi (filosofo)]] - <small>2026-03-25</small> #[[Nicola Fergola]] - <small>2026-03-26</small> #[[Baldassarre Orsini]] - <small>2026-03-26</small> #[[Francesco Maria Franceschinis]] - <small>2026-03-26</small> #[[Girolamo Pico Fonticulano]] - <small>2026-03-31</small> #[[Fabrizio Mordente]] - <small>2026-03-31</small> #[[Oberto Cantone]] - <small>2026-03-31</small> #[[Ottavio Fabri]] - <small>2026-03-31</small> #[[Lanfranco Mignoti]] - <small>2026-03-31</small> #[[Ferdinando di Diano]] - <small>2026-03-31</small> #[[Bartolomeo Ferrari (economista)]] - <small>2026-04-01</small> #[[Lodovico Flori]] - <small>2026-04-01</small> #[[Giuseppe Ciacchi]] - <small>2026-04-01</small> #[[Vitale Giordano]] - <small>2026-04-01</small> #[[Luigi Amedeo di Savoia-Aosta]] - <small>2026-04-08</small> #[[Filippo De Filippi (1869-1938)]] - <small>2026-04-13</small> #[[Giulio Ferrari (scrittore)]] - <small>2026-04-22</small> #[[Luigi Simeoni (storico)]] - <small>2026-04-24</small> #[[Franz Stuhlmann]] - <small>2026-04-28</small> #[[George Francis Scott Elliot]] - <small>2026-04-28</small> #[[Angelo Angelucci]] - <small>2026-04-29</small> #[[Franz Babinger]] - <small>2026-04-29</small> #[[Ruggero di Puglia (vescovo)]] - <small>2026-04-29</small> #[[Tito Bassetti]] - <small>2026-04-29</small> #[[Giovanni Andrea Barotti]] - <small>2026-04-29</small> #[[Jacopo Bartolomeo Beccari]] - <small>2026-04-29</small> #[[Bartolomeo Nogara]] - <small>2026-05-04</small> #[[Piero Leonardi]] - <small>2026-05-04</small> #[[Dionisio Andrea Sancassani]] - <small>2026-05-05</small> #[[Gabriele Manfredi]] - <small>2026-05-05</small> #[[Francesco Maria De Regi]] - <small>2026-05-05</small> #[[Giovanni Bujovich]] - <small>2026-05-05</small> #[[Ermenegildo Pini]] - <small>2026-05-05</small> #[[Pietro Zuliani]] - <small>2026-05-05</small> #[[Augusto Pierantoni]] - <small>2026-05-07</small> #[[Robert Dudley, conte di Warwick]] - <small>2026-05-15</small> #[[Francesco Ventretti]] - <small>2026-05-18</small> #[[Harry Johnston (esploratore)]] - <small>2026-05-20</small> #[[Giuseppe Pisanelli]] - <small>2026-05-29</small> #[[Umberto Cagni di Bu Meliana]] - <small>2026-06-03</small> #[[Eugenio Villoresi]] - <small>2026-06-05</small> #[[Nicolaas Hartsoeker]] - <small>2026-06-08</small> #[[George Cheyne]] - <small>2026-06-08</small> #[[Jean Le Clerc (teologo)]] - <small>2026-06-09</small> #[[Caterina Santoro]] - <small>2026-06-09</small> #[[Carlo Errera]] - <small>2026-06-09</small> #[[Giacomo Carlo Bascapè]] - <small>2026-06-09</small> #[[Ginevra Zanetti]] - <small>2026-06-09</small> #[[Carlo Cipolla (1854-1916)]] - <small>2026-06-11</small> #[[Giuseppe Toaldo]] - <small>2026-06-11</small> #[[Giuseppe Biancani]] - <small>2026-06-12</small> #[[Aldo Cerlini]] - <small>2026-06-16</small> #[[Enrico Carli]] - <small>2026-06-16</small> #[[Bartolomeo Borghi]] - <small>2026-06-16</small> #[[Giovan Battista Nicolosi]] - <small>2026-06-16</small> #[[Laurence Echard]] - <small>2026-06-16</small> #[[Pomponio Mela]] - <small>2026-06-16</small> #[[Carlo Alfonso Nallino]] - <small>2026-06-17</small> #[[Rina Monti]] - <small>2026-06-17</small> #[[Ermanno Giglio-Tos]] - <small>2026-06-17</small> #[[Giandomenico Nardo]] - <small>2026-06-17</small> #[[Galeazzo Gualdo Priorato]] - <small>2026-06-17</small> #[[Ferdinando Cavalli]] - <small>2026-06-17</small> #[[Sandro Spinsanti]] - <small>2026-06-23</small> #[[Tullio Seppilli]] - <small>2026-06-23</small> #[[Adriano Bompiani]] - <small>2026-06-23</small> #[[Jean-François Malherbe]] - <small>2026-06-23</small> #[[Loris Premuda]] - <small>2026-06-23</small> #[[Sebastiano Maffettone]] - <small>2026-06-24</small> #[[Gennaro Sasso]] - <small>2026-06-24</small> #[[Bernardo Colombo]] - <small>2026-06-24</small> #[[Christoph Wilhelm Hufeland]] - <small>2026-06-24</small> #[[Antoine Louis]] - <small>2026-06-24</small> #[[Noris Siliprandi]] - <small>2026-06-25</small> #[[Gabriele Falloppio]] - <small>2026-06-25</small> #[[Mariano Santo]] - <small>2026-06-25</small> #[[Giulio di Orta]] - <small>2026-06-26</small> #[[Giovanni Battista Manzini]] - <small>2026-06-29</small> #[[Salvatore Ventimiglia]] - <small>2026-07-07</small> #[[Urbano Tosetti]] - <small>2026-07-10</small> #[[Tolomeo da Lucca]] - <small>2026-07-10</small> #[[Sebastiano Ziani]] - <small>2026-07-10</small> #[[Raffaele Maffei]] - <small>2026-07-10</small> #[[Filippo Beroaldo il Vecchio]] - <small>2026-07-10</small> ===Tematiche=== #[[Moneta]] - <small>2021-08-18</small> #[[Proposizione (logica)]] - <small>2021-09-14</small> #[[Mercurio (astrologia)]] - <small>2021-09-23</small> #[[Pellicola per negativi]] - <small>2021-10-01</small> #[[Fotografo]] - <small>2021-10-04</small> #[[Palma]] - <small>2021-10-21</small> #[[Casuario]] - <small>2021-10-21</small> #[[Sferoide]] - <small>2021-10-28</small> #[[Teoria e pratica]] - <small>2021-10-28</small> #[[Scienza delle finanze]] - <small>2021-11-08</small> #[[Ragion di Stato]] - <small>2021-11-09</small> #[[Economia monetaria]] - <small>2021-11-10</small> #[[Numero perfetto]] - <small>2021-11-10</small> #[[Oggetto celeste]] - <small>2021-11-10</small> #[[Stelle fisse]] - <small>2021-11-15</small> #[[Sfericità della Terra]] - <small>2021-11-15</small> #[[Sfere celesti]] - <small>2021-11-15</small> #[[Seno di Abramo]] - <small>2021-12-10</small> #[[Regola del tre (matematica)]] - <small>2022-04-01</small> #[[Cosmografia]] - <small>2022-04-04</small> #[[Pineta di Ravenna]] - <small>2022-07-25</small> #[[Canale di Suez]] - <small>2022-08-22</small> #[[Ottica]] - <small>2023-01-16</small> #[[Simonia]] - <small>2023-05-02</small> #[[Eclettismo]] - <small>2023-05-02</small> #[[Maccabei]] - <small>2023-05-04</small> #[[Palla (sport)]] - <small>2023-05-12</small> #[[Solfeggio]] - <small>2023-08-02</small> #[[Tarantismo]] - <small>2023-08-08</small> #[[Tarantola]] - <small>2023-08-08</small> #[[Lenticchia d'acqua]] - <small>2023-10-01</small> #[[Lenticchia di palude]] - <small>2023-10-01</small> #[[Oceanografia]] - <small>2023-10-10</small> #[[Associazione (psicologia)]] - <small>2024-01-30</small> #[[Museo (Alessandria)]] - <small>2024-03-04</small> #[[Fortezza]] - <small>2024-03-08</small> #[[Animosità]] - <small>2024-03-13</small> #[[Traci]] - <small>2024-06-25</small> #[[Finanza pubblica]] - <small>2024-11-14</small> #[[Tufo]] - <small>2024-11-14</small> #[[Seghedino]] - <small>2025-01-10</small> #[[Nervo]] - <small>2025-02-28</small> #[[Valore (economia)]] - <small>2025-03-13</small> #[[Induzione elettrostatica]] - <small>2025-04-08</small> #[[Salmonide]] - <small>2025-04-11</small> #[[Basalto]] - <small>2025-04-23</small> #[[Pomice]] - <small>2025-04-24</small> #[[Feldspato]] - <small>2025-04-24</small> #[[Grotta del Cane]] - <small>2025-04-28</small> #[[Pisciarelli (area idrotermale)]] - <small>2025-04-28</small> #[[Zeolite]] - <small>2025-05-15</small> #[[Vulcano (vulcano)]] - <small>2025-06-12</small> #[[Vulcanello]] - <small>2025-06-12</small> #[[Isola di Panarea]] - <small>2025-06-12</small> #[[Isola di Basiluzzo]] - <small>2025-06-12</small> #[[Isola di Salina]] - <small>2025-06-17</small> #[[Isola di Stromboli]] - <small>2025-06-17</small> #[[Stromboli (vulcano)]] - <small>2025-06-17</small> #[[Canneto (Lipari)]] - <small>2025-06-19</small> #[[Teatro romano di Verona]] - <small>2025-07-01</small> #[[Agro romano]] - <small>2025-07-15</small> #[[Isola Filicudi]] - <small>2025-07-16</small> #[[Isola Alicudi]] - <small>2025-07-16</small> #[[Reno (Italia)]] - <small>2025-07-17</small> #[[Cerchia dei Navigli]] - <small>2025-07-23</small> #[[Bevera (affluente dell'Olona)]] - <small>2025-07-23</small> #[[Santorini]] - <small>2025-07-23</small> #[[Cremasco]] - <small>2025-07-24</small> #[[Quattro elementi]] - <small>2025-07-31</small> #[[Candia]] - <small>2025-09-02</small> #[[Malvasia]] - <small>2025-09-09</small> #[[Cocciniglia]] - <small>2025-09-09</small> #[[Rondine riparia]] - <small>2025-09-09</small> #[[Domodossola]] - <small>2025-09-11</small> #[[Scilla (Italia)]] - <small>2025-09-11</small> #[[Medusa luminosa]] - <small>2025-09-18</small> #[[Ascidie]] - <small>2025-09-23</small> #[[Polipo (zoologia)]] - <small>2025-09-23</small> #[[Flora]] - <small>2025-09-24</small> #[[Vegetazione]] - <small>2025-09-24</small> #[[Legge del taglione]] - <small>2025-09-25</small> #[[Grazia (diritto)]] - <small>2025-09-25</small> #[[Fanano]] - <small>2025-10-03</small> #[[Val di Chiana]] - <small>2025-10-03</small> #[[Pila di Volta]] - <small>2025-10-28</small> #[[Lampreda]] - <small>2025-10-30</small> #[[Carcere minorile]] - <small>2025-11-05</small> #[[Enfiteusi]] - <small>2025-11-26</small> #[[Duomo di Como]] - <small>2025-12-18</small> #[[Ambra]] - <small>2026-01-08</small> #[[Papiro]] - <small>2026-01-12</small> #[[Regalbuto]] - <small>2026-01-12</small> #[[Tempio di Segesta]] - <small>2026-01-13</small> #[[Marsala]] - <small>2026-01-13</small> #[[Cella (convento)]] - <small>2026-01-20</small> #[[Sfacteria]] - <small>2026-01-28</small> #[[Navarino (Grecia)]] - <small>2026-01-28</small> #[[Calamata]] - <small>2026-01-29</small> #[[Taigeto]] - <small>2026-01-29</small> #[[Modone]] - <small>2026-01-29</small> #[[Teoria del flogisto]] - <small>2026-01-30</small> #[[Epizoozia]] - <small>2026-02-03</small> #[[Marna (roccia)]] - <small>2026-02-03</small> #[[Nauplia]] - <small>2026-02-05</small> #[[Tiepidezza]] - <small>2026-02-06</small> #[[Tirinto]] - <small>2026-02-09</small> #[[Argo (città antica)]] - <small>2026-02-11</small> #[[Spetses]] - <small>2026-02-12</small> #[[Idra (isola)]] - <small>2026-02-12</small> #[[Porto di Malamocco]] - <small>2026-02-12</small> #[[Eubea]] - <small>2026-02-18</small> #[[Monumento di Filopappo]] - <small>2026-02-18</small> #[[Psara]] - <small>2026-02-24</small> #[[Smirne]] - <small>2026-02-24</small> #[[Ezani]] - <small>2026-02-24</small> #[[Abuta rufescens]] - <small>2026-02-27</small> #[[Alcamo]] - <small>2026-03-16</small> #[[Aloe (botanica)]] - <small>2026-03-16</small> #[[Erice]] - <small>2026-03-16</small> #[[Mazara del Vallo]] - <small>2026-03-17</small> #[[Castelvetrano]] - <small>2026-03-18</small> #[[Eraclea Minoa]] - <small>2026-03-18</small> #[[Platani]] - <small>2026-03-19</small> #[[Siculiana]] - <small>2026-03-19</small> #[[Abbazia di San Martino delle Scale]] - <small>2026-03-23</small> #[[Livella]] - <small>2026-03-26</small> #[[Ruwenzori]] - <small>2026-04-09</small> #[[Monti della Luna]] - <small>2026-04-09</small> #[[Tempio della Concordia (Agrigento)]] - <small>2026-04-16</small> #[[Tempio di Giunone (Agrigento)]] - <small>2026-04-16</small> #[[Riserva naturale integrale Macalube di Aragona]] - <small>2026-04-20</small> #[[Licata]] - <small>2026-04-21</small> #[[Palma di Montechiaro]] - <small>2026-04-21</small> #[[Kamarina]] - <small>2026-04-21</small> #[[Acradina]] - <small>2026-04-22</small> #[[Epipoli]] - <small>2026-04-22</small> #[[Mombasa]] - <small>2026-04-29</small> #[[Lago Vittoria]] - <small>2026-04-29</small> #[[Kavirondo]] - <small>2026-04-29</small> #[[Kisumu]] - <small>2026-04-29</small> #[[Tripanosomiasi africana umana]] - <small>2026-04-29</small> #[[Entebbe]] - <small>2026-04-29</small> #[[Acqua alta]] - <small>2026-05-04</small> #[[Carbonifero]] - <small>2026-05-08</small> #[[Isole Ssese]] - <small>2026-05-19</small> #[[Kampala]] - <small>2026-05-20</small> #[[Erba elefante]] - <small>2026-05-21</small> #[[Fort Portal]] - <small>2026-05-21</small> #[[Bahima]] - <small>2026-05-22</small> #[[Konjo]] - <small>2026-06-03</small> #[[Monte Speke]] - <small>2026-06-03</small> #[[Monte Baker (Uganda)]] - <small>2026-06-03</small> #[[Canale artificiale]] - <small>2026-06-05</small> #[[Senecio]] - <small>2026-06-08</small> #[[Masera]] - <small>2026-06-09</small> #[[Bagolino]] - <small>2026-06-09</small> #[[Ornavasso]] - <small>2026-06-09</small> #[[Toce]] - <small>2026-06-09</small> #[[Marmo di Candoglia]] - <small>2026-06-09</small> #[[Varallo]] - <small>2026-06-09</small> #[[Pallanza]] - <small>2026-06-09</small> #[[Val Divedro]] - <small>2026-06-09</small> #[[Valle Cannobina]] - <small>2026-06-09</small> #[[Valle Leventina]] - <small>2026-06-09</small> #[[Valle Antigorio]] - <small>2026-06-10</small> #[[Rift Albertino]] - <small>2026-06-10</small> #[[Abbazia di Novalesa]] - <small>2026-06-11</small> #[[Valle Antrona]] - <small>2026-06-11</small> #[[Formazza]] - <small>2026-06-11</small> #[[Naviglio Grande]] - <small>2026-06-11</small> #[[Valganna]] - <small>2026-06-11</small> #[[Cannero Riviera]] - <small>2026-06-11</small> #[[Massiccio del San Gottardo]] - <small>2026-06-11</small> #[[Bullicame]] - <small>2026-06-11</small> #[[Fitoliti]] - <small>2026-06-11</small> #[[Anfibolite]] - <small>2026-06-11</small> #[[Acquamarina (minerale)]] - <small>2026-06-11</small> #[[Alabastro]] - <small>2026-06-11</small> #[[Amianto]] - <small>2026-06-11</small> #[[Lazulite]] - <small>2026-06-11</small> #[[Lago Bujuku]] - <small>2026-06-16</small> #[[Belemnite]] - <small>2026-06-16</small> #[[Diaspro]] - <small>2026-06-16</small> #[[Quarzo]] - <small>2026-06-16</small> #[[Via Aurelia]] - <small>2026-06-16</small> #[[Isola Bisentina]] - <small>2026-06-16</small> #[[Cortona]] - <small>2026-06-16</small> #[[Narni]] - <small>2026-06-16</small> #[[Andro (Grecia)]] - <small>2026-06-18</small> #[[Albenga]] - <small>2026-06-18</small> #[[Damietta]] - <small>2026-06-18</small> #[[Quarzo rutilato]] - <small>2026-06-18</small> #[[Aleppo]] - <small>2026-06-23</small> #[[Ivrea]] - <small>2026-06-23</small> #[[Gozo]] - <small>2026-06-23</small> #[[Atacamite]] - <small>2026-06-23</small> #[[Istituto veneto di scienze, lettere ed arti]] - <small>2026-06-24</small> #[[Castello di Buccione]] - <small>2026-06-26</small> #[[Omegna]] - <small>2026-06-26</small> #[[Gravellona Toce]] - <small>2026-06-26</small> #[[Valle Strona]] - <small>2026-06-26</small> #[[Quarna Sotto]] - <small>2026-06-26</small> #[[Santuario della Madonna del Sasso (Madonna del Sasso)]] - <small>2026-06-26</small> #[[Ossido arsenioso]] - <small>2026-07-01</small> #[[Sciroppo]] - <small>2026-07-01</small> #[[Cinchona]] - <small>2026-07-01</small> #[[Cobalto]] - <small>2026-07-01</small> #[[Bismuto]] - <small>2026-07-01</small> #[[Simeto]] - <small>2026-07-07</small> #[[Nicolosi]] - <small>2026-07-08</small> #[[Monti Rossi]] - <small>2026-07-09</small> #[[Eruzione dell'Etna del 1669]] - <small>2026-07-09</small> #[[Centuripe]] - <small>2026-07-10</small> #[[Agira]] - <small>2026-07-10</small> #[[Nichel]] - <small>2026-07-10</small> #[[Allume]] - <small>2026-07-10</small> #[[Nefelina]] - <small>2026-07-10</small> #[[Borace]] - <small>2026-07-10</small> #[[Tellurio]] - <small>2026-07-10</small> #[[Torba]] - <small>2026-07-10</small> #[[Zinco]] - <small>2026-07-10</small> #[[Acireale]] - <small>2026-07-13</small> #[[Paternò]] - <small>2026-07-14</small> #[[Collegio dei gesuiti (Messina)]] - <small>2026-07-15</small> ===Raccolte=== #[[So di non sapere]] - <small>2022-05-04</small> #[[Credi dalle poesie]] - <small>2022-09-13</small> #[[Voti dalle poesie]] - <small>2022-09-13</small> ===Opere=== #[[I viaggi di Mandeville]] - <small>2021-11-08</small> #[[Algurisimo]] - <small>2021-11-10</small> ===In altre lingue=== #[[:en:Paolo Monti]] - <small>2021-09-29</small> #[[:es:Paolo Monti]] - <small>2021-09-30</small> #[[:fr:Paolo Monti]] - <small>2021-09-30</small> #[[:la:Athanasius Kircherus]] - <small>2021-10-13</small> {{div col end}} p1c4ln38gljt213wihb7r0gujc87nya Stefania Spampinato 0 186787 1420488 1170800 2026-07-15T00:58:19Z Danyele 19198 +immagine 1420488 wikitext text/x-wiki [[File:Stefania Spampinato en 2022.jpg|thumb|Stefania Spampinato nel 2022]] '''Stefania Spampinato''' (1982 – vivente), attrice italiana. ==Citazioni di Stefania Spampinato== *Papà è di Racalmuto, guidava gli autobus, mamma era di Catania e faceva la sarta, ci siamo tarsferiti a Belpasso, 20 mila anime, quando avevo due anni. Mi sono diplomata al liceo classico, ero destinata a giurisprudenza ma senza nemmeno aspettare il voto della maturità sono salita su un volo per il continente, direzione Milano.<ref name=Spampinato>Dall'intervista di Gaia Piccardi, ''Dall'Etna a Grey's Anatomy: «Ho sfruttato la resilienza che ti insegna la povertà» <small>Stefania Spampinato, star della serie Usa: sto sul set 12 ore filate</small>'', ''Corriere della Sera'', 26 settembre 2021.</ref> *{{NDR|Sul provino per la serie TV ''[[Grey's Anatomy]]''}} Per sei anni una fatica pazzesca, però non volevo diventare la macchietta italiana che gesticola molto, parla ad alta voce e ha un accento pesantissimo. Il giorno prima dell'audizione per ''Grey's Anatomy'' piangevo disperata ma l'esperienza americana ero determinata a farla funzionare. [...] Avevo sentito di molte attrici licenziate già dopo la lettura del copione. Immaginati con quale spirito ci sono arrivata.<ref name=Spampinato/> *{{NDR|In riferimento al corto autobiografico girato in Sicilia}} Spero che la regia possa crearmi nuovi spazi.<ref name=Spampinato/> ==Note== <references /> ==Filmografia== ====Serie televisive==== *''[[Grey's Anatomy]]'' (2017 – in corso) ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Spampinato, Stefania}} [[Categoria:Attori italiani]] 57wflk795vw26q804t49nbc5nqpn8dd Friederich Münter 0 187625 1420492 1420430 2026-07-15T07:56:49Z Spinoziano (BEIC) 86405 /* Viaggio in Sicilia */ 1420492 wikitext text/x-wiki [[File:Friederich Münter.jpg|miniatura|Friederich Münter]] '''Friederich Münter''' (1761 – 1830), vescovo luterano, archeologo e filologo tedesco naturalizzato danese. ==''Viaggio in Sicilia''== ===[[Incipit]]=== La città di [[Palermo]] e le intere sue contrade non possono gloriarsi di verun considerevole avanzo d'antichità. I tremuoti ed il dominio de' Saraceni annientarono tutto ciò che avrebbe potuto restarvi; e quanto forse qua e là potrebbe rinvenirsi, non sarebbe da mettersi in confronto certamente con quei superstiti antichi monumenti delle altre parti della Sicilia. È noto soltanto che vi siano stati due rinomati tempj, uno consagrato a Giove, e ad Ercole l'altro, de' quali non evvi più traccia veruna: ed oltre a questi un teatro, che nel 16.° secolo fu gettato a terra ad oggetto d'ingrandire il piano del palazzo. <!--(vol. 1, p. 9)--> ===Citazioni=== *S'erge la città {{NDR|di Palermo}} in una pianura, che stendendosi verso mare circondata resta da ripide ed alte montagne. È verisimile che queste ne' più remoti tempi siano state come baloardi contro l'effetto del mare; e che simile pianura non sia che il fondo di esso lasciato scoverto dopo che le sue acque si ritirarono, come sembra, in questa parte del Mediterraneo. (vol. 1, p. 11) *Paese molto grande, ed assai regolarmente costruito, Palermo è diviso in quattro parti principali da due strade che nel centro loro ad angoli retti si tagliano. Queste sono larghe, luminose e perfettamente in linea retta, di modo che ove si sta situato nell'ottagono formato da quattro palazzi, giusto dove quelle due strade s'intersecano, si ha il piacere di vedere tutte le quattro primarie porte della città. (vol. 1, p. 12) *I più celebri di tutti li dotti palermitani è il [[Gabriele Lancillotto Castello|Principe di Torremuzza]], che per le sue antiquarie, ed in particolar maniera numismatiche opere merito grandissimo si è acquistato. (vol. 1, p. 32) *Finalmente bisogna che io faccia ancora menzione d'un celebre poeta di Sicilia, [[Giovanni Meli]], uomo di vero e grande poetico talento. Egli è autore di molte piccole poesie in dialetto siciliano, che sono lette in tutta l'Italia con meraviglia; e sta travagliando ad una comica eroica composizione, che dev'essere una continuazione, o piuttosto Paralipomena di D. Quichotte, della quale mi ha egli fatto leggere alcuni canti, che secondo il mio giudizio sono in grado eminente eccellenti. È un male che questo illustre personaggio non può dedicarsi interamente alla poesia, per essere un medico il qual è costretto per vivere, esercitarne la professione, che non gli darebbe più profitto, se fosse comunemente noto ch'egli sia un poeta. (vol. 1, pp. 33-34) *A' più ricchi monasteri Benedettini di tutta l'Italia appartiene quello di [[Abbazia di San Martino delle Scale|S. Martino]] nel circondario di Palermo. Situato è questo su di un alto e scosceso monte, che difende la capitale dalla parte di ponente in una spaventevole nuda valle circondata d'alpestri e sterili rocce, ed un clima che ha più del nostro del nord che del temperato di Sicilia. La strada dalla città al chiostro non è più di quattro miglia e mezzo. Questa si dirige da bel principio in una folla di ville e cascine, ed ove non si vedono che feraci giardini, piante d'olivi e vigneti. A poco a poco comincia la strada a divenire montuosa, e tantosto le vedute molto selvagge. Si arriva in una valle circondata da enormi rocce, sulle quali vegetano soltanto alcune macchie d'erba, molta aloè, ''ficus opuntia'', e qua e là alcuni alberi d'olivo. La medesima si estende serpeggiando fra le balze, le quali di quando in quando si aprono; ed offrono bella veduta sulla fertile valle della città, sul porto e sul mare; ma si torna sempre più fra le rocce conforme si va in alto, finché si giunge alla sommità della montagna per via d'una strada assolutamente deserta, che conduce ad una più trista e malinconica valle, ove il monastero stassi infossato. Questo all'opposto è costruito con signorile magnificenza, di grande estensione, ed adorno di singolari lavori di marmo. Sì le camere de' frati, che de' forestieri sono belle e comode; i corridori larghi, alti e lunghi in modo che vi si perde quasi la vista. La scala maestra, sebbene poco più stretta, uguaglia quella di Caserta. Essa è intrecciata di marmo siciliano, interrotto negli estremi da grosse pietre cavate da possessioni appartenenti al convento. La chiesa è abbellita da nobile semplicità. (vol. 1, pp. 35-37) *Questa città {{NDR|di [[Monreale]]}} è sita sopra una ben formata altura, la quale è il termine de' monti che a traverso l'isola tutta si stendono sino al piè dell'Etna. La medesima ha una bellissima veduta sulla ubertosa pianura di Palermo, sul monte Pellegrino e sopra il porto e mare Mediterraneo, che tanto lungi si estende quanto l'occhio può giungervi. Monreale è piccolo e brutto; ed ha molto perduto dopo l'abolizione dell'arcivescovo. I proprietarj che vi dimorano sono gentiluomini Siciliani, le cui circostanze non permettono loro di vivere con lusso come in Palermo. (vol. 1, pp. 39-40) *[[Aloe (botanica)|Aloè]] ed una specie d'alberi con larghe foglie ripiene di pungoli innumerevoli (''[[Fico d'India|cactus opuntia]], Lin.'') nascono soprattutto in quantità incredibile ancora sulle più dure rocce. Il tronco dell'aloe, che porta fiore e frutto, s'innalza sino a cinque, o sei braccia, le di cui foglie ne sono spesso lunghe da due sino a tre. Di queste se ne fanno corde, ma non so se vi sia in Sicilia qualche ordinaria fabbrica, dove si lavorino. Con le due suespresse piante formano i contadini delle siepi, che impunemente non si possono attraversare. (vol. 1, p. 45) *La prima città nella parte occidentale della Sicilia è [[Alcamo]], situata e fortificata da' Saraceni in un piccolo monte, che verso il mare si stende, ed in conseguenza assai moderna, per potere contenere qualche cosa di osservabile per un viaggiatore antiquario. Pur non di meno è questa una delle più considerabili città municipali; ha tredici mila abitanti, e paga quattro mila once annue al re, e cinquecento al duca d'Alba grande di Spagna [...]. (vol. 1, pp. 46-47) *[[Segesta]] bisognò che fosse abbastanza potente, perché fu una volta in guerra, saccheggiata e conquistata da' Cartaginesi durante la medesima. La più remota sua istoria è interamente incognita. Si sa che aveva un porto nelle coste occidentali dell'isola chiamato l'Emporio degli Egestani. La distruzione di essa città ebbe probabilmente luogo nelle guerre de' Saraceni. Tra le sue rovine alcuni avanzi si osservano di antiche muraglie costruite con grosse pietre; alcuni resti d'un teatro ancora più estesamente scoverto a' tempi nostri dalle cure del dotto Principe di Torremuzza, il quale con toglier via la terra ha ritrovato molti sedili e diverse porte, per le quali gli spettatori entravano per sedersi. Degno particolarmente di osservazione è un tempio d'antico dorico stile assolutamente intatto, giacché nell'anno 1781 ciò che sembrava volersene cadere fu ristaurato. (vol. 1, pp. 48-49) *La città {{NDR|di [[Trapani]]}}, quantunque picciola, è una delle più ricche di Sicilia, giacché oltre il vantaggio che ella ha di molti facoltosi nobili che vi dimorano, gode d'un gran commercio di sale, che si ricava dalle vicine spiagge del mare, e niente vi abbisogna che il solo calore del sole per la necessaria evaporazione e per l'imbiancamento.<br>Pesche di tonni e fabbriche di coralli ne accrescono la floridità. Questi si ricavano dagli scogli che sono nel porto e nella spiaggia intorno, e se ne servono per diversi domestici usi, come per corone e per picciole statue di Santi, le quali riescono buone. Uguali travagli si fanno ancora nell'avorio e nell'ambra, la quale si trova sopra quelle coste, ed in marmo siciliano a diverse macchie, ed in bellissimo e bianco alabastro. (vol. 1, pp. 55-56) *Sei miglia distante da Trapani giacciono le rovine dell'antica [[Erice]] sul monte d'ugual nome, ora chiamato di [[Monte Erice|S. Giuliano]]. Questa grande montagna s'alza immediatamente al mare, ed è dopo l'Etna la più elevata in Sicilia. Dalla sommità sua distintamente si vede l'isola di Lampedusa, che sta fra Tunisi e Trapani, dalla cui spiaggia si osserva la notte il fuoco sulle coste africane. (vol. 1, p. 58) *L'istoria della città di Erice è molto sconosciuta. Sappiamo solamente che Amilcare nella prima guerra punica la sorprese, ne ammazzò, o vendé la maggior parte degli abitanti, e mandò il restante in Trapani. Probabilmente dopo la conchiusione della pace gli antichi abitatori d'Erice ritornarono al loro paese, e restarono in pacifico e non molestato possesso del medesimo. La picciola città, che ora è situata nella sommità di quel monte, sembra essere sorta dall'antica. Alquanto al di sopra di essa giaceva uno de' più celebri tempj dell'antichità consagrato a Venere Ericina. (vol. 1, p. 61) *Dopo due giorni di dimora in Trapani partii a 24 novembre per [[Mazara del Vallo|Mazzara]], città vescovile nella costa meridionale di Sicilia, da cui l'intera provincia o valle di Mazzara ha derivato il suo nome. La strada correva costantemente in vicinanza del lido in una piacevole pianura, la quale era meglio coltivata della contrada tra Alcamo e Trapani; e benché non passassi per mezzo alcun casale, pure molto spesso incontrai delle case sparse intorno le alture. La veduta di quelle campagne era la più mirabilmente deliziosa, perché verso la dritta, ed avanti di me scorgeva il mare africano con alcune sue picciole isole, e dalla sinistra mi si presentava la catena de' monti che attraversa l'intera Sicilia; mentre alle spalle restava Trapani ed il monte Erice, che con la maestosa sua grandiosità tutto l'orizzonte chiudeva. Il giorno era piacevole e bello come di primavera, a segno che io potei pranzare in aperta campagna vicino ad una solitaria fontana, che serviva per abbeverare le mandre. Ma ciò che più mi diede diletto, fu di mirare tante di queste greggi seminate sopra i pascoli, e dalle alture intorno i corni e le sampogne de' pastori ascoltare. (vol. 1, pp. 70-71) *Nel primo giorno giunsi a [[Castelvetrano]], grande, ben costruito paese, posto in una deliziosissima, fertile e ben coltivata pianura. Il suo particolar articolo di commercio è l'olio che si raccoglie da estesi vicini oliveti in quantità assai straordinaria. Ancora molto grano vi si produce; ed il vino che somministra questa contrada, è uno de' più squisiti e forti dell'isola tutta, per lo che la città deve avere assai di che nudrirsi. (vol. 1, p. 76) *Questa città {{NDR|[[Selinunte]]}}, secondo la testimonianza di [[Strabone]] e di [[Tucidide]], fu eretta nella 35.ª olimpiade, ossia 640 anni prima di G. C., da una colonia che dalla loro città sotto un capo di nome Pamilio vi aveano spedito i Megaresi, i quali un secolo prima erano in Sicilia dalla Grecia venuti. Essa tanto crebbe in potere ed in magnificenza, che nella 50.ª olimpiade, ossia anni sessanta dopo la sua fondazione, potè portare la guerra a' Segestani, una delle più forti nazioni siciliane d'allora. Sembra che questi due Stati siano vissuti in costante inimicizia, almeno come [[Diodoro Siculo|Diodoro]] e Tucidide rapportano. (vol. 1, p. 77) *Nella sera stessa giunsi in [[Sciacca|Isciacca]], ossia Xiacca, le antiche ''Thermae selinuntinae''. Questa città in forma di anfiteatro su d'una elevata roccia s'innalza, ed è mediocremente popolata da 8 sino a 9 mila persone. Non ha vetusti monumenti da fare ammirare, e molto meno fabbriche moderne può vantare, sebbene diverse chiese portino l'aspetto della ricchezza, per essere adornate, secondo l'uso siciliano, di diversi eccellenti lavori in marmo. (vol. 1, p. 85) *Io arrivai al fiume [[Platani|Platano]], l{{'}}''Alico'' degli antichi, il più grande tra quelli di Sicilia, difficile ad attraversarsi in tempo d'inverno, per essere assolutamente privo di ponti. L'acqua però essendo più bassa di quanto me l'avevano fatto le mie guide supporre, lo passai senza alcuno impedimento. Questo fiume è assai famoso nell'antichità. [[Minosse|Minos]] perseguitava [[Dedalo]], come seppe che questi si era rifugiato in Sicilia, per cui sbarcò con quantità grande di gente alla foce del medesimo, ove un tempo la città di [[Eraclea Minoa|Maccara]] trovavasi elevata. Questa, dopo che Minos dalla figlia del re Cocalo fu ucciso, ebbe il nome di Minoa, che le diedero i Cretesi in commemorazione di quello eroe, i quali rimasero nel paese, dopo che i Sicani posero in fiamme i loro bastimenti. In seguito la stessa fu chiamata Eraclea, perché Dorieo, uno degli Eraclidi, si stabilì in quel luogo in vigore del trattato ch'[[Eracle|Ercole]] dopo la morte di Erice conchiuso avea con i Siculi, i quali dovevano rimanere padroni dell'intera contrada, finché uno de' suoi discendenti fosse tra loro sbarcato. (vol. 1, pp. 88-89) *Non lungi da Girgenti, su d'una eminente roccia vicino al mare, s'erge la città di [[Siculiana|Sicoliana]], che ha un buon porto, e fa gran commercio di grani. Credono alcuni antiquarj che questa ed il fiume vicino siano stati chiamati ''Camico'', residenza un tempo di Cocalo re de' Sicani, presso del quale venne Dedalo fuggito da Creta. Questo architetto dové costruire le mura della città sul vertice della roccia, e condurvi una ripida ed incomoda strada. Gran contesa però tra gli antiquari si è destata, se bisogna cercare Camico in Sicoliana oppure nell'attuale Girgenti. (vol. 1, p. 90) *La città di [[Agrigento]] fu costruita in una amena e fertile contrada, che dalla spiaggia si estendeva sino alla rocca, ove giace la nuova città di Girgenti. In mezzo della medesima passava il fiume Acrago, da cui la città ebbe il suo nome, giacché si chiamava essa dal greco Ἀκράγας secondo il costume di molte popolazioni greche di nominare le loro città con il nome de' vicini fiumi e mari. (vol. 1, pp. 94-95) *Le strade {{NDR|di Agrigento}} sono assai incomode, alcune sono dritte, ma nella maggior parte scoscese ed anguste. Non vi sono belle fabbriche; le case si trovano troppo ristrette, e quasi tutte costruite senza calce e con una specie di pietra rossa che si ricava dal monte stesso e dal luogo medesimo ove queste s'innalzano. Solamente le case del vescovo, della libreria e del seminario costruite sono in gusto migliore, e adornano una bella piazza. All'opposto la veduta sopra l'intera contrada tra l'attuale Girgenti ed il mare e sulle sparse rovine è una delle più belle che io abbia giammai veduto. Pur non di meno io non l'osservai in tutta la sua magnificenza, perché mi trovava per disgrazia in Girgenti in tempo d'inverno, il quale defraudava al paese una gran parte della sua bellezza. (vol. 1, pp. 96-97) *Il luogo della propria città d'Agrigento, ora ripieno di giardini e vigne, è una delle più incantevoli contrade che la natura possa offrire. Si vedono intorno dispersi avanzi dell'antica città. I recinti che dividono i giardini l'uno dall'altro, o che segregano la strada, sono formati da vetuste pietre d'ornamenti architettonici e da rotte colonne in parte d'un bellissimo marmo. (vol. 1, p. 111) *{{NDR|Sul [[Tempio di Giunone (Agrigento)|tempio di Giunone]]}} Tutta questa rovina è inesplicabilmente bella e pittoresca; ed io oso sostenere di averne vedute molto poche che facciano una sì forte impressione, dove la maestosa contrada, gli odorosi giardini, gli alberi crescenti in mezzo ad architettonici frantumi, le antiche sontuose colonne metà alzate e metà stese a terra, le masse delle pietre che stanno l'una sopra l'altra, e la bella veduta al limite del colle, si uniscono tutti per riempire l'anima di grata e dolce sensazione. (vol. 1, p. 112) *{{NDR|Sul [[Tempio della Concordia (Agrigento)|tempio della Concordia]]}} Trecento passi dal tempio di Giunone ve n'è un altro, il quale sinora è interamente illeso. La sua base, i corrispondenti gradini, tutte le sue scanalate colonne, l'architrave, il frontespizio, la cella, ed in una parola il tutto nel più perfetto stato si vede. Questo presenta la più distinta idea che possa aversi del modo, in cui un vetustissimo tempio compariva. Il suo colore è di un rosso gialliccio, dacché la pietra della quale è costruito, è di qualità sabbiosa, rossiccia, mischiata con calcinate chiocciole; il quale colorito spande uno straordinario piacevole incanto. In questo edifizio regna l'antica dorica maestà ad una grande decorazione unita; ed il suo effetto, per qualunque parte si possa riguardare, è grande oltre misura, perché l'armonia dell'opera tutta, l'occhio totalmente alletta e sorprende. (vol. 1, p. 115) *Quattro miglia in distanza dalla città verso il nord vi è un monte chiamato [[Riserva naturale integrale Macalube di Aragona|Macaluba]], che merita farsene menzione, perché questo da una quantità di piccoli crateri che si trovano sulla piana sua sommità, vomita sempre acqua fredda mischiata con creta, come le montagne vulcaniche gettano fuoco e lava. Qualche volta fa delle grandi gonfiagioni, si sentono de' gagliardi sotterranei tuoni, e finalmente formandosi de' buchi, getta da questi acqua fredda e creta. La superficie del monte sembra essere vuota, giacché, quando vi si cammina, il suolo si piega come ghiaccio sottile. (vol. 1, pp. 131-132) *Io lasciai Girgenti li 6 dicembre 1785, ma soddisfar non potei il mio desiderio di vedere [[Enna|Castrogiovanni]], l'antica Enna dalla favola, e da' poeti tanto altamente celebrata, la quale, situata nel mezzo del paese, fu chiamata l'umbilico di Sicilia, come Delfo il centro della terra, per lo che [[Pindaro]] ed altri le diedero il nome di ''ὀμϕαλός τῆς γῆς''. Nel mese d'inverno possibil non è di viaggiare per l'interno dell'isola, ove le strade sulle montagne coverte sono di profonda neve, e irrigate da molti torrenti le valli, sopra de' quali né ponti, né altri mezzi di passaggio vi sono, per cui i viaggiatori sono spesso trattenuti, oppure un più lungo giro costretti di fare. (vol. 1, pp. 133-134) *Miniere siffatte {{NDR|di zolfo}} si estendono nelle vicinanze di [[Palma di Montechiaro|Palma]], città di mediocre grandezza situata miglia dodici italiane da Girgenti.<br>Ivi mi trattenni mezza giornata, e niente osservai di particolare se non un [[Palma da datteri|albero di palma]] in mezzo del mercato. Questo fu il secondo che io vidi in tutta la Sicilia, e produce fiori e datteri, i quali sono ugualmente gustosi che gli africani. Da qui è da convincersi che tali alberi prosperar possono in tutta l'isola e forse ancora nella bassa Italia, e divenirvi indigeni; e quindi dovrebbe l'agricoltore acquistare quest'altro ramo di nutritura, perché pochi di questi alimentar potrebbero una picciola famiglia, mentre i loro frutti, come assai piacevoli, sarebbero generalmente ricercati. (vol. 1, pp. 134-135) *Dopo un breve cammino da Palma nella città di [[Licata]] arrivai. Giace la medesima alle falde d'un alto monte, e immediatamente al mare. Il di lei porto è assai pericoloso, e precisamente quando soffia forte vento di scirocco che vi è rimpetto. Io vi giunsi dopo poche settimane che un bastimento d'Olstein aveva naufragato nel porto stesso. Osservai il luogo ove questo disastro successe, il quale soltanto pochi passi era dalla spiaggia distante. Gran contesa tra gli antiquarj è insorta, se Licata sia la famosa Gela o Phintia, fabbricata da Phintia dopo aver distrutta Gela, i di cui abitanti popolarono quella città. Forse i due partiti hanno in certo modo ragione, perché quando Licata non fosse l'antica Phintia, pur non di meno ha potuto portare il nome di Gela in memoria di essa, dalle cui rovine fu quella fabbricata e da' suoi abitatori popolata. (vol. 1, pp. 135-136) *La presente città di [[Gela|Terranova]] fa commercio grande di canape, e particolarmente di soda e cotone, che si producono nella contrada. Essa contiene 10 mila anime, e la sua prosperità si lascia rilevare da' dazj che la medesima con il suo territorio paga annualmente al duca di Monteleone suo attuale barone, che montar si fanno a 40 mila scudi. (vol. 1, p. 139) *Attraversai Biscari [...]. Ivi giacea la celebre ed antica [[Kamarina|Camarina]], di cui non altro più rimane che un pezzo di muraglia che apparteneva alla cella d'un tempio. [...] Divenuti i Camarinesi da bel principio ricchi e potenti, e quindi superbi, una ribellione contro i Siracusani suscitarono, i quali sembra che mantenuto avessero sopra di coloro un certo dominio. Furono in conseguenza i Siracusani costretti di rivolgere le armi contro la loro propria colonia, che la molestarono per l'intero corso di anni sedici. (vol. 1, pp. 139-140) *Camarina ebbe in seguito nuovi abitatori di Gela; ma sembrava che lo spirito di rivolta diretto si fosse in questo paese; giacché per la seconda volta esternossi; per lo che [[Gelone]], tiranno di Gela e poi di Siracusa, distrusse Camarina che fu poscia dai di lui abitanti di nuovo provveduta. Essa andò crescendo in potere e considerazione, perché [[Pindaro]] ce lo fa conoscere [...]. Nelle guerre puniche Camarino si gettò sempre nel partito de' Cartaginesi; fu vinta da' Romani e probabilmente per la terza volta devastata, perché costoro vi mandarono una nuova colonia. Questa è l'ultima notizia che noi abbiamo di questa città, la qual ebbe uguale sorte con tutte le altre grandi che fiorirono un tempo sopra di quel littorale. Non vi è forse luogo in Europa ove tanto apparentemente possa l'uomo persuadersi della vanità di tutte le grandezze terrestri quanto in [[Sicilia]], in cui si osservano gli avanzi di vetustissime opulente città, e i siti su de' quali esse si ergevano [...]. (vol. 1, pp. 141-142) *Presso Camarina esiste un lago già dagli antichi menzionato, per mezzo del quale scorre il fiume ''[[Ippari|Hypparis]]'' che alla nazione dava il comodo di poter trasportare nella città gli alberi che si tagliavano sul monte. I suoi vapori erano assai malefici, come lo erano quelli di [[Selinunte|Selino]]. I Camarinesi consultarono un oracolo che probabilmente nelle vicinanze si venerava, e fu loro risposto, esser meglio lasciarlo come si trovava. Pur non di meno fu da quei paesani fatto disseccare, e da questo lato si avvicinò il nemico che distrusse la città. Questo lago al presente è nella maggior parte di terra coverto.<br>Molti vasi greci d'un bellissimo disegno con una quantità d'altri lavori in creta ritrovati si sono nelle adjacenze di questa città. (vol. 1, p. 142) *Tra le più grandi e rinomate città greche dell'antichità, a riserva di Atene, non ve n'è altra che meritar possa di uguagliarsi con [[Siracusa]]. Offre non piccola idea della potenza di questa repubblica l'osservare che la medesima fu nello stato di acquistare il dominio sulla metà di tutta l'isola; di mettere ostacolo a' progressi de' Cartaginesi in questo paese; di bravare gli attacchi degli Ateniesi in un tempo in cui questa nazione era temuta da tutta la Grecia, distruggendole due grandi flotte ed altrettante potenti armate; e ch'essa finalmente poté resistere al potere di Roma sotto il vincitore di Annibale, Marcello; e non sarebbe stata detta città ad ubbidienza forzata, quando interne dissenzioni, ch'erano state causa di tutta la guerra coi Romani, non avessero dato a quel comandante l'occasione di mettersi d'accordo con alcuni distinti cittadini, che lo ajutarono a prendere possesso d'una porzione di essa. (vol. 1, pp. 148-149) *La prima parte della città, [[Isola di Ortigia|Ortigia]], ossia l'isola, era ben anco distintamente fortificata. Essa difendeva il piccolo porto e comunemente credeasi che ivi esistessero il palazzo de' più antichi Sovrani, la sepoltura del primo [[Dionisio I di Siracusa|Dionisio]] e forse quelle di molti altri Principi. Tutto questo però fu demolito da [[Timoleonte|Timoleone]], dopo di aver discacciato [[Dionisio II di Siracusa|Dionisio il Giovane]]. (vol. 1, p. 157) *Vengo adesso all'[[Acradina]], la quale, posta in terra ferma, è vicinissima all'isola. Questa, la più antica delle altre parti dopo Ortigia, si estendeva da entrambi i porti, presentando a coloro che la vedevano dalla parte di mare nell'epoca di sua magnificenza, un aspetto tale da uguagliarsi con quello di Napoli e Genova. [...] dappoiché non solamente Acradina, ma sì bene [[Tempio di Zeus (Siracusa)|Olimpo]] nel porto esistevano; e da lì sino alla punta più estrema del suolo, ove si alzava la fortezza Plemmirio, era tutto fabbricato e considerarsi poteva come la madre patria di Siracusa. (vol. 1, p. 173) *L'intero terreno su di cui tutto il resto di Siracusa stava situato, non era che una roccia, la quale dal mare ad una mediocre sommità si alzava, ove [[Epipoli]] una volta giaceva. In Acradina questa rupe è coverta di terra e praterie, essendovi ancora sparsi qua e là vigneti e campi; ma in Tico, Neapoli ed Epipoli, eccettuati alcuni luoghi per pascoli, non vi sono che nude pietre e smisurati cumoli di disordinate ammontichiate rovine. Acradina non ha che pochi resti di antichità. Si vede un anfiteatro che per la metà è coverto di terra, e pare che una valle elittica uguagli, in cui non si scuoprono che alcuni pochi gradini ed i così chiamati ''vomitorj'', ossia porte, per mezzo delle quali gli spettatori da sì interno corridore dell'anfiteatro salivano a' loro posti. La forma sua elittica si è pienamente conservata. Molti gradini, che servivano da sedili, sono intagliati nella pietra stessa. Si osserva ancora una parte del corridore costruito con pietre da taglio, ma così pieno di terra e di rottami di fabbrica che appena vi si può penetrare. (vol. 1, p. 174) *Epipoli cominciava da Labdalo, e fu considerata propriamente attaccata a Siracusa a tempo dei Romani. Non si trova vestigio alcuno di antichi edifizj che dimostrar possa che una parte della città in queste nude rocce abbia esistito. Noi sappiamo che ivi piantò il campo Marcello come ancora che sanguinose battaglie vi ebbero luogo tra gli Ateniesi e i Siracusani. Una latomia che in Epipoli è assai presso a Labdalo, ha ben anco servito per carcere degli Ateniesi, dove il poeta Filosseno scrisse il suo Ciclope. Sopra il più alto e scosceso orlo della rupe sta elevato il castello Eurielo costruito da [[Nicia]], nell'aver preso Labdalo, per potere meglio difendere questo posto importante, ma fu egli in seguito, tanto da qui, come da Siracusa, discacciato. Il principio che conduce ad Eurielo, chiamato ancora ''Arx summa'', è straordinariamente alpestre. Ha la forma triangolare, la cui sommità gira quasi cento passi. Niente è rimasto delle fortificazioni, se non che un pezzo di muro, il qual era costruito là dove la rupe che da per tutto è quasi perpendicolare, non era ivi tanto scoscesa. Nel mezzo di questo piccolo castello vi sono alcune cisterne. La veduta da quest'altura è internamente bella. Si vede tutta Siracusa, la campagna adjacente, i porti, il mare ed una gran parte delle coste meridionali della Sicilia. (vol. 1, pp. 208-209) *L'[[Fiume Anapo|Anapo]] è il solo fiume in tutta la Sicilia in un certo modo navigabile da piccole barche; ma si è perduto questo vantaggio a causa dei giunchi e del fango da' quali all'estremo è ingombrato. Detto fiume scaturisce ad una distanza da Siracusa di quattordici miglia italiane, quasi miglia tre alemanne; si perde in seguito sotto terra e ricomparisce a quattro, o cinque miglia dal porto. (vol. 1, pp. 210-211) *Ercole, nell'attraversare la Sicilia, stabilì in quel luogo una festa che si celebrava da' Siracusani con una grande e giuliva adunanza. Gli animali per il sagrifizio erano gettati in quell'acqua. Questo stesso fonte è per altra ragione interessante: cioè che il medesimo è ripieno della pianta ''[[papiro]]'' tanto nota nell'antichità, la quale richiede un'acqua assai placida, e che si è creduta sinora trovarsi soltanto nel Nilo. Quasi in tutta la sponda prospera tale giunco, il quale sino da tempo fa non era usato in Siracusa che per legare i covoni nelle messi, e parte ancora per versarlo sui pavimenti delle chiese in occasioni festive, per cui se n'era di molto diminuita la quantità. (vol. 1, p. 212) *L'attuale Vescovo è apprezzabile per il suo carattere, ma lo è di gran lunga inferiore a monsignor [[Salvatore Ventimiglia|Ventimiglia]]. L'università ha sentito con dolore la perdita di quest'ultimo che trasse seco quello zelo e fervore ch'egli sapeva ispirare per gli studj. Intanto i tempi hanno molto acquistato in cognizioni. Il giogo dell'inquisizione è spezzato in guisa che non vi è da temere che distrutti esser possano i buoni principj sparsi da monsignor Ventimiglia, e che si riconduca nelle alte scuole di Catania l'antica barbarie. (vol. 2, p. 14) *La fama che a' nostri giorni ha [[Catania]] di una molto devota città di chiese e cappelle doviziosamente adorna, l'aveva di già sin dai tempi i più remoti, in cui fu domicilio de' Greci. Molti degli antichi suoi sagri edifizj da scrittori nominati non offrono più menoma traccia di loro superba esistenza, malgrado tutta la pena che vecchi Catanesi si son data di scoprirne gli avanzi, o di fissarne almeno la posizione. Ciò che adesso havvi di antico riducesi ad un teatro, un anfiteatro, un residuo del foro, bagni, acquidotti e sepolture: tutti vetusti monumenti che la sontuosità del paese dimostrano. (vol. 2, p. 16) *In una sua terra, di nome Ragona, {{NDR|[[Ignazio Paternò Castello|Ignazio Paternò Castello, Principe di Biscari]]}} fece costruire un ponte con 31 archi sopra il fiume [[Simeto]], e portò per via di acquidotti in quel ponte architettati l'acqua d'un altro fiume ad una sua risiera; e con questo mezzo tolse via una quantità d'acqua che le strade assai difficili e l'aria insalubre in questa contrada rendeva. Tale opera sembrava dover durare più di un secolo, quando una forte inondazione accompagnata da un oragano la gettò tutta al suolo; ma il Principe riedificar la fece, non curando gli 80 mila scudi che la prima costato gli aveva. Essendo stata Messina dal tremuoto distrutta, comprò l'uomo benefico grande provvisione di grano che mandò egli in dono a' più bisognosi uomini di quella disgraziata città. Per questa sua nobile e generosa maniera di trattare godé questo eccellente personaggio la più lusinghiera felicità, a cui un mortale può aspirare. Era egli adorato da tutta la sua nazione, e come un padre amato; tutt'i Siciliani eran superbi di avere siffatto concittadino. Per quanto grande benefattore si mostrò nella sua vita pubblica, altrettanto amabile fu il medesimo nel piccolo recinto di coloro che avevano in di lui casa libero accesso. Felicissimo in mezzo all'amata sua famiglia, non cessò mai di esser ilare e sensibile a tutte le gioje dell'amicizia. (vol. 2, pp. 34-35) *L'ultimo casale che io passai fu [[Nicolosi]], ch'è il più alto sopra la montagna; e qui le umane abitazioni han fine. La strada andava sempre più in alto, ed io non vedea avanti di me che il [[Monti Rossi|monte Rosso]], ossia il vulcano donde nel 1669 uscì la lava, il bosco e la nevosa regione dell'Etna, che piano del frumento si appella (nome strano, per non crescervi mai un filo d'erba), su del quale particolarmente poggia il cratere che scuoprir non si può finché al suo piede non si arriva, per essere quella pianura tre miglia italiane. Sulla punta più elevata del monte vidi un incavo, dal quale una piccola bianca nuvola di fumo s'innalzava, che da lì sventolava verso il mare, lasciando nel sereno turchino del cielo una lunga e bianca striscia.<br>Sino a Nicolosi le vicinanze dell'Etna sono belle e deliziose. Le lave stesse, non forzate ancora dalla natura e dall'arte, conservano piacevole aspetto, perché scaricano le medesime i loro oscuri torrenti nelle amene praterie, e presso boschetti di aranci e giardini. La veduta del monte abbasso è molto estesa, pria che si venga a Nicolosi. (vol. 2, p. 54) *Altro in quel giorno non vidi d'interessante che il di già nominato monte Rosso, che sorse nell'[[Eruzione dell'Etna del 1669|eruzione del 1669]], che totale distruzione minacciò alla città {{NDR|di Catania}}, ma che rovinò la maggior parte delle case. L'eruzione fu la più terribile di quante ce ne ha dato contezza la storia, e può uguagliarsi soltanto con quella dell'Ecla del 1782. Quindi è molto importante di leggerne qui appresso una breve narrazione.<br>Nell'anno 1669 si cominciò ad aver sospetti di tremuoti più forti che le solite scosse; spaventevoli sotterranei tuoni nelle cavità del monte tantosto si succederono, quando questi in diversi luoghi spaccossi, formando particolarmente una fessura di tre miglia e mezzo di lunghezza e di cinque in sei piedi di larghezza. Immediatamente cinque nuovi abissi aprironsi, di cui il più grande, della circonferenza di 500 passi, vomitò con incredibile forza ad una grande altezza nuvole di fumo, lampi, masse roventi, infiammate rocce, zolfo, ceneri vulcaniche, ed il tutto con ispaventevoli tuoni e sotterranei muggiti accompagnato. La copia delle pietre e ceneri gettate fu tanto enorme, che formò due nuovi monti. (vol. 2, pp. 56-57) *Finalmente alla metà di luglio 1669 quelle terribili esplosioni terminarono dopo una durata di quattro mesi.<br>Lo sbocco della lava fu nel monte Rosso, che nell'esterna sua figura è simile al Vesuvio, perché in due rotondi monti su d'una base stessa consiste. Intanto l'altezza di esso dal livello del mare sorpassa senza dubbio quella dell'altro, facendosi ascendere sino a 4500 braccia. L'intera porzione del suolo tra il convento de' Benedettini ed il monte Rosso è coverta di nera vulcanica arena; ma sembra che questa cominci a sciogliersi, perché l'erba superficialmente vi cresce, e qui è il luogo dove il gustoso e forte vino ricavasi. È ancora probabile che la situazione stessa del chiostro non sia che quella di un cratere rovesciato giacché, oltre una quantità grande delle ceneri che intorno a quell'edifizio si trova, l'intero circuito ha una forma concava nel di cui mezzo il medesimo chiostro è edificato.<br>Nel giunger che io feci al monte Rosso esaminai il cratere, da cui le ceneri e le lave del 1669 uscirono, il quale è un rotondo precipite buco a forma d'imbuto, i cui lati consistono in nere rocce di lava e nere e profonde arene. Nel mezzo di esso vi sono due altre profondità fra loro da un'alta e scabrosa rupe divise, e che rassomigliano ad una saliera. (vol. 2, pp. 58-59) *[...] [[Déodat de Dolomieu|Dolomieu]], ch'è avvezzo a disprezzare qualunque pericolo, quando esaminar vuole le segrete vie della natura [...]. (vol. 2, p. 60) *E qui è giusto che io faccia riflettere che [[Lazzaro Spallanzani|Spallanzani]], uno de' più grandi e coraggiosi osservatori della natura, è stato nel 1788 in Sicilia, ha studiato l'Etna, ed ora è occupato a radunare ed a porre in ordine le sue osservazioni. Tutto ciò che scrive questo autore porta l'impronta infallibile di un grande uomo e della conoscenza fedelissima della natura e delle sue operazioni. Con quale occhio non avrà egli considerato quelle del fuoco e de' vulcani, e quante altre nuove scoverte non ha egli alle già fatte saputo aggiungere? (vol. 2, pp. 66-67) *Centorbi, dagli antichi chiamata ''[[Centuripe]]'', è rappresentata da [[Tucidide]] come un castello da' Siculi edificato. Si scorge da una descrizione di [[Marco Tullio Cicerone|Cicerone]], che questa sia stata una delle più grandi città della Sicilia, e che appartenesse alla medesima la più gran porzione dei fertili campi dell'Etna, che furono dall'antichità tanto rinomati, e che come i più fecondi dell'isola tutta furon tenuti. Era dunque naturale che quei nazionali gran commercio di grani facessero, e che in seguito una molto ricca popolazione divenissero. La loro coltura stava in proporzione colla ricchezza loro, perché amavano le scienze, mentre al tempo stesso erano coraggiosi, e nell'arte della guerra molto esercitati. Per molti secoli la floridità di costoro fu nel pieno suo vigore, giacché la vera caduta di quella città convien che si ascriva alla sua ribellione contro l'imperatore [[Federico II di Svevia|Federico II]], che dalle sue rovine la città di [[Augusta (Italia)|Augusta]] nel 1233 fece costruire. *Vi sono in essa {{NDR|Centuripe}} alcuni muri antichi, una cisterna ed alcune sotterranee camere a volta, che sembrano essere state stalle, e in cui si vedono ancora residui di qualche mangiatoja. Molti avanzi di antiche colonne, rottami di statue colossali e frantumi di architettura giacciono nella città seminati. Fuori di essa vi sono le rovine d'un bel bagno e di un ponte sul fiume Simeto, che l'antica direzione della strada consolare tra Catania e Centorbi dimostrano. (vol. 2, p. 73) *Non lungi da Centorbi, sopra scoscesa ed alta rupe, s'erge la città di S. Filippo d'Argirò, l'antica ''[[Agira|Agyrium]],'' patria di [[Diodoro Siculo]]. Questa fu riguardata come una delle più vetuste città, perché da Ercole visitata; ed era già ricca e splendida, quando i Greci per la prima volta penetrarono in Sicilia. I Romani grande considerazione e stima le dimostrarono. [[Marco Tullio Cicerone|Cicerone]] ne loda i suoi abitanti chiamandoli ''Agyrenensem populum fidelem, et illustrem'', e la città stessa ''in primis honestam civitatem Siciliae''. Parla egli ancora del grande famoso teatro, di cui non si trova la menoma traccia, né si sa ove fosse situato. I soli resti di questa così celebrata città riduconsi ad antichi fondamenti di vaste fabbriche sotto terra sepolti, e ad alcuni sotterranei acquidotti nella roccia, incavati. (vol. 2, p. 74) *Nelle vicinanze di [[Paternò]], città eretta dai Normanni alle radici dell'Etna, vi è una caverna, la di cui entrata è quasi chiusa da cespugli e da antiche muraglie. In questa cava si sente un continuo fremito derivante dalle acque perenni prodotte dallo scioglimento delle nevi del monte, e che, unendosi, formano un fiumicello che in questa caverna si precipita, la quale ''Grotta del Fracasso'' a cagion di quel rumorìo è chiamata. L'acqua si perde da principio sotto terra, ma sgorga fuori cento passi distante da quella, nel qual luogo forma il primo bacino, e più lungi un secondo. Da questi due bacini scorre l'acqua per iscaricarsi in un pantano che ha comunicazione col fiume Simeto. [...] Del resto niente vi è degno d'osservazione in Paternò, a riserva di alcuni pezzi di antichi acquidotti e delle rovine d'un ponte a due archi sopra quel fiume. (vol. 2, pp. 75-77) *Otto miglia distante da qui s'erge [[Acireale|Jaci reale]], uno de' più bei luoghi di cui ho nel mio viaggio in Sicilia goduto. Esso è mantenuto straordinariamente pulito, e con larghe pietre di lava soprattutto coverto. Le case e le chiese sono di un bello stile e con molta regolarità fabbricate. Giace la città in elevata posizione a' piè dell'Etna, e su di nove strati di diverse lave, ciascuna delle quali da una crosta terriccia è coverta, per cui potrà a ragione conchiudersi della lontana età dell'eruzione di quel vulcano. (vol. 2, p. 83) *Le cisterne di [[Taormina]] sono le più belle e le più celebri di tutta la Sicilia, e forse di tutta l'Italia ancora. Ve ne sono esistenti cinque, di cui la più picciola è intatta. Essa è totalmente della struttura medesima della Piscina mirabile di Napoli, è incavata nella rupe ed ha nel suo mezzo una fila di otto pilastri, che la sua covertura sostengono. [...] Lo scopo per il quale siano state a spese eccessive tali opere costruite, sembra essere stato quello di provvedere la naumachia delle necessarie acque. L'idea di edificare una naumachia sopra un ripido ed alpestre monte, e l'acqua per via di smisurate cisterne e lunghi acquidotti recare in un paese che a' suoi piedi il mare Jonio ed un porto a tali esercizj idoneo apprestava, dimostra più che qualunque altra cosa, quanto grande fosse stata la prodigalità de' Romani e de' Greci, quante volte veniva loro in testa di acquistare tutto ciò che a norma del proprio gusto serviva loro di divertimento. Della menzionata naumachia non v'è che un solo muro laterale, che ha 18 archi e 19 nicchie quadrate in mezzo a questi. Quel muro sta nel giardino d'un chiostro; ed il luogo dove si radunava l'acqua è divenuto adesso un giardino d'aranci e limoni; mentre la muraglia stessa che ora è rimasta all'impiedi, e sopra la quale vi erano i sedili per gli spettatori, non è che un terrazzo, il quale per una vigna ed un pometo è destinato. In questa posizione le vedute del castel di Mola e dell'Etna sono belle ed amene oltre qualunque descrizione; ma quali in tutte queste vicinanze non sono tali, e che non sieno cagioni di meritamente accordare a Taormina, come a Girgenti, il nome di Paradiso della Sicilia? (vol. 2, pp. 88-90) *Io fui molto felice per aver passato in Taormina un giorno il più perfettamente sereno, di modo che dall'altura in cui mi trovava gioire potei d'una illimitata prospettiva. Onde verso tramontana dirigere i miei sguardi, dovetti uscire dalla galleria che intorno la parte superiore del teatro girava, e sulla più esterna punta della roccia che sovrasta al mare mi assisi. Da lì la intera montuosa spiaggia di Sicilia tra Taormina e Messina osservai, non meno che la costa di Calabria da Scilla al capo Spartivento e la punta di Geraci, ove un tempo l'antica Locri si ergeva. Reggio giaceva avanti di me come una macchia bianca, mentre l'orizzonte metteva un limite agli alti monti Appennini di Calabria. Sotto i miei piedi sembravano picciole isole nuotare parte nude e parte di cespugli vestite. Sul teatro alto si alzava la piramidale roccia, su della quale il forte di Mola è costruito, e la di cui altezza par che faccia quasi sparire quella di Taormina. Ma assai più eccellente e magnifica era la vista dell'istesso teatro. Tutte le bellezze della natura trovansi qui riunite, ed allo spettatore, onde ad un solo sguardo goderle, ridenti ed amene si presentano. Sotto di me guardai le rovine del proscenio, indi sul tortuoso dorso del monte le case, le chiese e le disperse ville della piccola Taormina; in seguito l'intera strada che dal lido alla città conduce, il casale, i ''Giardini'', la smisurata lava sulla quale era edificata ''Naxos'' e tutta la costa di Sicilia, per quanto lungi poteva l'occhio arrivare. Io notai tre seni di mare; e credo d'aver veduto sin a Siracusa. Esteso alla mia sinistra giaceva nello splendor del sole il mare Jonio, ed alla mia destra il monte Etna in tutta la sua maestà signoreggiava. In nessun luogo, anco in Catania, veduto l'avea in tanta grandiosità [...]. (vol. 2, pp. 96-97) ==Bibliografia== *Friederich Münter, ''[https://preserver.beic.it/delivery/DeliveryManagerServlet?dps_pid=IE4742922 Viaggio in Sicilia]'', vol. 1, traduzione di Francesco Peranni, Sonzogno, Milano, 1831. *Friederich Münter, ''[https://preserver.beic.it/delivery/DeliveryManagerServlet?dps_pid=IE4635291 Viaggio in Sicilia]'', vol. 2, traduzione di Francesco Peranni, Sonzogno, Milano, 1831. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Munter, Friederich}} [[Categoria:Archeologi]] [[Categoria:Filologi]] [[Categoria:Vescovi danesi]] [[Categoria:Vescovi tedeschi]] 1ix89n0ozkjyeybblrhbdla9pzsvfqr 1420509 1420492 2026-07-15T11:45:02Z Marcella Medici (BEIC) 84396 1420509 wikitext text/x-wiki [[File:Friederich Münter.jpg|miniatura|Friederich Münter]] '''Friederich Münter''' (1761 – 1830), vescovo luterano, archeologo e filologo tedesco naturalizzato danese. ==''Viaggio in Sicilia''== ===[[Incipit]]=== La città di [[Palermo]] e le intere sue contrade non possono gloriarsi di verun considerevole avanzo d'antichità. I tremuoti ed il dominio de' Saraceni annientarono tutto ciò che avrebbe potuto restarvi; e quanto forse qua e là potrebbe rinvenirsi, non sarebbe da mettersi in confronto certamente con quei superstiti antichi monumenti delle altre parti della Sicilia. È noto soltanto che vi siano stati due rinomati tempj, uno consagrato a Giove, e ad Ercole l'altro, de' quali non evvi più traccia veruna: ed oltre a questi un teatro, che nel 16.° secolo fu gettato a terra ad oggetto d'ingrandire il piano del palazzo. <!--(vol. 1, p. 9)--> ===Citazioni=== *S'erge la città {{NDR|di Palermo}} in una pianura, che stendendosi verso mare circondata resta da ripide ed alte montagne. È verisimile che queste ne' più remoti tempi siano state come baloardi contro l'effetto del mare; e che simile pianura non sia che il fondo di esso lasciato scoverto dopo che le sue acque si ritirarono, come sembra, in questa parte del Mediterraneo. (vol. 1, p. 11) *Paese molto grande, ed assai regolarmente costruito, Palermo è diviso in quattro parti principali da due strade che nel centro loro ad angoli retti si tagliano. Queste sono larghe, luminose e perfettamente in linea retta, di modo che ove si sta situato nell'ottagono formato da quattro palazzi, giusto dove quelle due strade s'intersecano, si ha il piacere di vedere tutte le quattro primarie porte della città. (vol. 1, p. 12) *I più celebri di tutti li dotti palermitani è il [[Gabriele Lancillotto Castello|Principe di Torremuzza]], che per le sue antiquarie, ed in particolar maniera numismatiche opere merito grandissimo si è acquistato. (vol. 1, p. 32) *Finalmente bisogna che io faccia ancora menzione d'un celebre poeta di Sicilia, [[Giovanni Meli]], uomo di vero e grande poetico talento. Egli è autore di molte piccole poesie in dialetto siciliano, che sono lette in tutta l'Italia con meraviglia; e sta travagliando ad una comica eroica composizione, che dev'essere una continuazione, o piuttosto Paralipomena di D. Quichotte, della quale mi ha egli fatto leggere alcuni canti, che secondo il mio giudizio sono in grado eminente eccellenti. È un male che questo illustre personaggio non può dedicarsi interamente alla poesia, per essere un medico il qual è costretto per vivere, esercitarne la professione, che non gli darebbe più profitto, se fosse comunemente noto ch'egli sia un poeta. (vol. 1, pp. 33-34) *A' più ricchi monasteri Benedettini di tutta l'Italia appartiene quello di [[Abbazia di San Martino delle Scale|S. Martino]] nel circondario di Palermo. Situato è questo su di un alto e scosceso monte, che difende la capitale dalla parte di ponente in una spaventevole nuda valle circondata d'alpestri e sterili rocce, ed un clima che ha più del nostro del nord che del temperato di Sicilia. La strada dalla città al chiostro non è più di quattro miglia e mezzo. Questa si dirige da bel principio in una folla di ville e cascine, ed ove non si vedono che feraci giardini, piante d'olivi e vigneti. A poco a poco comincia la strada a divenire montuosa, e tantosto le vedute molto selvagge. Si arriva in una valle circondata da enormi rocce, sulle quali vegetano soltanto alcune macchie d'erba, molta aloè, ''ficus opuntia'', e qua e là alcuni alberi d'olivo. La medesima si estende serpeggiando fra le balze, le quali di quando in quando si aprono; ed offrono bella veduta sulla fertile valle della città, sul porto e sul mare; ma si torna sempre più fra le rocce conforme si va in alto, finché si giunge alla sommità della montagna per via d'una strada assolutamente deserta, che conduce ad una più trista e malinconica valle, ove il monastero stassi infossato. Questo all'opposto è costruito con signorile magnificenza, di grande estensione, ed adorno di singolari lavori di marmo. Sì le camere de' frati, che de' forestieri sono belle e comode; i corridori larghi, alti e lunghi in modo che vi si perde quasi la vista. La scala maestra, sebbene poco più stretta, uguaglia quella di Caserta. Essa è intrecciata di marmo siciliano, interrotto negli estremi da grosse pietre cavate da possessioni appartenenti al convento. La chiesa è abbellita da nobile semplicità. (vol. 1, pp. 35-37) *Questa città {{NDR|di [[Monreale]]}} è sita sopra una ben formata altura, la quale è il termine de' monti che a traverso l'isola tutta si stendono sino al piè dell'Etna. La medesima ha una bellissima veduta sulla ubertosa pianura di Palermo, sul monte Pellegrino e sopra il porto e mare Mediterraneo, che tanto lungi si estende quanto l'occhio può giungervi. Monreale è piccolo e brutto; ed ha molto perduto dopo l'abolizione dell'arcivescovo. I proprietarj che vi dimorano sono gentiluomini Siciliani, le cui circostanze non permettono loro di vivere con lusso come in Palermo. (vol. 1, pp. 39-40) *[[Aloe (botanica)|Aloè]] ed una specie d'alberi con larghe foglie ripiene di pungoli innumerevoli (''[[Fico d'India|cactus opuntia]], Lin.'') nascono soprattutto in quantità incredibile ancora sulle più dure rocce. Il tronco dell'aloe, che porta fiore e frutto, s'innalza sino a cinque, o sei braccia, le di cui foglie ne sono spesso lunghe da due sino a tre. Di queste se ne fanno corde, ma non so se vi sia in Sicilia qualche ordinaria fabbrica, dove si lavorino. Con le due suespresse piante formano i contadini delle siepi, che impunemente non si possono attraversare. (vol. 1, p. 45) *La prima città nella parte occidentale della Sicilia è [[Alcamo]], situata e fortificata da' Saraceni in un piccolo monte, che verso il mare si stende, ed in conseguenza assai moderna, per potere contenere qualche cosa di osservabile per un viaggiatore antiquario. Pur non di meno è questa una delle più considerabili città municipali; ha tredici mila abitanti, e paga quattro mila once annue al re, e cinquecento al duca d'Alba grande di Spagna [...]. (vol. 1, pp. 46-47) *[[Segesta]] bisognò che fosse abbastanza potente, perché fu una volta in guerra, saccheggiata e conquistata da' Cartaginesi durante la medesima. La più remota sua istoria è interamente incognita. Si sa che aveva un porto nelle coste occidentali dell'isola chiamato l'Emporio degli Egestani. La distruzione di essa città ebbe probabilmente luogo nelle guerre de' Saraceni. Tra le sue rovine alcuni avanzi si osservano di antiche muraglie costruite con grosse pietre; alcuni resti d'un teatro ancora più estesamente scoverto a' tempi nostri dalle cure del dotto Principe di Torremuzza, il quale con toglier via la terra ha ritrovato molti sedili e diverse porte, per le quali gli spettatori entravano per sedersi. Degno particolarmente di osservazione è un tempio d'antico dorico stile assolutamente intatto, giacché nell'anno 1781 ciò che sembrava volersene cadere fu ristaurato. (vol. 1, pp. 48-49) *La città {{NDR|di [[Trapani]]}}, quantunque picciola, è una delle più ricche di Sicilia, giacché oltre il vantaggio che ella ha di molti facoltosi nobili che vi dimorano, gode d'un gran commercio di sale, che si ricava dalle vicine spiagge del mare, e niente vi abbisogna che il solo calore del sole per la necessaria evaporazione e per l'imbiancamento.<br>Pesche di tonni e fabbriche di coralli ne accrescono la floridità. Questi si ricavano dagli scogli che sono nel porto e nella spiaggia intorno, e se ne servono per diversi domestici usi, come per corone e per picciole statue di Santi, le quali riescono buone. Uguali travagli si fanno ancora nell'avorio e nell'ambra, la quale si trova sopra quelle coste, ed in marmo siciliano a diverse macchie, ed in bellissimo e bianco alabastro. (vol. 1, pp. 55-56) *Sei miglia distante da Trapani giacciono le rovine dell'antica [[Erice]] sul monte d'ugual nome, ora chiamato di [[Monte Erice|S. Giuliano]]. Questa grande montagna s'alza immediatamente al mare, ed è dopo l'Etna la più elevata in Sicilia. Dalla sommità sua distintamente si vede l'isola di Lampedusa, che sta fra Tunisi e Trapani, dalla cui spiaggia si osserva la notte il fuoco sulle coste africane. (vol. 1, p. 58) *L'istoria della città di Erice è molto sconosciuta. Sappiamo solamente che Amilcare nella prima guerra punica la sorprese, ne ammazzò, o vendé la maggior parte degli abitanti, e mandò il restante in Trapani. Probabilmente dopo la conchiusione della pace gli antichi abitatori d'Erice ritornarono al loro paese, e restarono in pacifico e non molestato possesso del medesimo. La picciola città, che ora è situata nella sommità di quel monte, sembra essere sorta dall'antica. Alquanto al di sopra di essa giaceva uno de' più celebri tempj dell'antichità consagrato a Venere Ericina. (vol. 1, p. 61) *Dopo due giorni di dimora in Trapani partii a 24 novembre per [[Mazara del Vallo|Mazzara]], città vescovile nella costa meridionale di Sicilia, da cui l'intera provincia o valle di Mazzara ha derivato il suo nome. La strada correva costantemente in vicinanza del lido in una piacevole pianura, la quale era meglio coltivata della contrada tra Alcamo e Trapani; e benché non passassi per mezzo alcun casale, pure molto spesso incontrai delle case sparse intorno le alture. La veduta di quelle campagne era la più mirabilmente deliziosa, perché verso la dritta, ed avanti di me scorgeva il mare africano con alcune sue picciole isole, e dalla sinistra mi si presentava la catena de' monti che attraversa l'intera Sicilia; mentre alle spalle restava Trapani ed il monte Erice, che con la maestosa sua grandiosità tutto l'orizzonte chiudeva. Il giorno era piacevole e bello come di primavera, a segno che io potei pranzare in aperta campagna vicino ad una solitaria fontana, che serviva per abbeverare le mandre. Ma ciò che più mi diede diletto, fu di mirare tante di queste greggi seminate sopra i pascoli, e dalle alture intorno i corni e le sampogne de' pastori ascoltare. (vol. 1, pp. 70-71) *Nel primo giorno giunsi a [[Castelvetrano]], grande, ben costruito paese, posto in una deliziosissima, fertile e ben coltivata pianura. Il suo particolar articolo di commercio è l'olio che si raccoglie da estesi vicini oliveti in quantità assai straordinaria. Ancora molto grano vi si produce; ed il vino che somministra questa contrada, è uno de' più squisiti e forti dell'isola tutta, per lo che la città deve avere assai di che nudrirsi. (vol. 1, p. 76) *Questa città {{NDR|[[Selinunte]]}}, secondo la testimonianza di [[Strabone]] e di [[Tucidide]], fu eretta nella 35.ª olimpiade, ossia 640 anni prima di G. C., da una colonia che dalla loro città sotto un capo di nome Pamilio vi aveano spedito i Megaresi, i quali un secolo prima erano in Sicilia dalla Grecia venuti. Essa tanto crebbe in potere ed in magnificenza, che nella 50.ª olimpiade, ossia anni sessanta dopo la sua fondazione, potè portare la guerra a' Segestani, una delle più forti nazioni siciliane d'allora. Sembra che questi due Stati siano vissuti in costante inimicizia, almeno come [[Diodoro Siculo|Diodoro]] e Tucidide rapportano. (vol. 1, p. 77) *Nella sera stessa giunsi in [[Sciacca|Isciacca]], ossia Xiacca, le antiche ''Thermae selinuntinae''. Questa città in forma di anfiteatro su d'una elevata roccia s'innalza, ed è mediocremente popolata da 8 sino a 9 mila persone. Non ha vetusti monumenti da fare ammirare, e molto meno fabbriche moderne può vantare, sebbene diverse chiese portino l'aspetto della ricchezza, per essere adornate, secondo l'uso siciliano, di diversi eccellenti lavori in marmo. (vol. 1, p. 85) *Io arrivai al fiume [[Platani|Platano]], l{{'}}''Alico'' degli antichi, il più grande tra quelli di Sicilia, difficile ad attraversarsi in tempo d'inverno, per essere assolutamente privo di ponti. L'acqua però essendo più bassa di quanto me l'avevano fatto le mie guide supporre, lo passai senza alcuno impedimento. Questo fiume è assai famoso nell'antichità. [[Minosse|Minos]] perseguitava [[Dedalo]], come seppe che questi si era rifugiato in Sicilia, per cui sbarcò con quantità grande di gente alla foce del medesimo, ove un tempo la città di [[Eraclea Minoa|Maccara]] trovavasi elevata. Questa, dopo che Minos dalla figlia del re Cocalo fu ucciso, ebbe il nome di Minoa, che le diedero i Cretesi in commemorazione di quello eroe, i quali rimasero nel paese, dopo che i Sicani posero in fiamme i loro bastimenti. In seguito la stessa fu chiamata Eraclea, perché Dorieo, uno degli Eraclidi, si stabilì in quel luogo in vigore del trattato ch'[[Eracle|Ercole]] dopo la morte di Erice conchiuso avea con i Siculi, i quali dovevano rimanere padroni dell'intera contrada, finché uno de' suoi discendenti fosse tra loro sbarcato. (vol. 1, pp. 88-89) *Non lungi da Girgenti, su d'una eminente roccia vicino al mare, s'erge la città di [[Siculiana|Sicoliana]], che ha un buon porto, e fa gran commercio di grani. Credono alcuni antiquarj che questa ed il fiume vicino siano stati chiamati ''Camico'', residenza un tempo di Cocalo re de' Sicani, presso del quale venne Dedalo fuggito da Creta. Questo architetto dové costruire le mura della città sul vertice della roccia, e condurvi una ripida ed incomoda strada. Gran contesa però tra gli antiquari si è destata, se bisogna cercare Camico in Sicoliana oppure nell'attuale Girgenti. (vol. 1, p. 90) *La città di [[Agrigento]] fu costruita in una amena e fertile contrada, che dalla spiaggia si estendeva sino alla rocca, ove giace la nuova città di Girgenti. In mezzo della medesima passava il fiume Acrago, da cui la città ebbe il suo nome, giacché si chiamava essa dal greco Ἀκράγας secondo il costume di molte popolazioni greche di nominare le loro città con il nome de' vicini fiumi e mari. (vol. 1, pp. 94-95) *Le strade {{NDR|di Agrigento}} sono assai incomode, alcune sono dritte, ma nella maggior parte scoscese ed anguste. Non vi sono belle fabbriche; le case si trovano troppo ristrette, e quasi tutte costruite senza calce e con una specie di pietra rossa che si ricava dal monte stesso e dal luogo medesimo ove queste s'innalzano. Solamente le case del vescovo, della libreria e del seminario costruite sono in gusto migliore, e adornano una bella piazza. All'opposto la veduta sopra l'intera contrada tra l'attuale Girgenti ed il mare e sulle sparse rovine è una delle più belle che io abbia giammai veduto. Pur non di meno io non l'osservai in tutta la sua magnificenza, perché mi trovava per disgrazia in Girgenti in tempo d'inverno, il quale defraudava al paese una gran parte della sua bellezza. (vol. 1, pp. 96-97) *Il luogo della propria città d'Agrigento, ora ripieno di giardini e vigne, è una delle più incantevoli contrade che la natura possa offrire. Si vedono intorno dispersi avanzi dell'antica città. I recinti che dividono i giardini l'uno dall'altro, o che segregano la strada, sono formati da vetuste pietre d'ornamenti architettonici e da rotte colonne in parte d'un bellissimo marmo. (vol. 1, p. 111) *{{NDR|Sul [[Tempio di Giunone (Agrigento)|tempio di Giunone]]}} Tutta questa rovina è inesplicabilmente bella e pittoresca; ed io oso sostenere di averne vedute molto poche che facciano una sì forte impressione, dove la maestosa contrada, gli odorosi giardini, gli alberi crescenti in mezzo ad architettonici frantumi, le antiche sontuose colonne metà alzate e metà stese a terra, le masse delle pietre che stanno l'una sopra l'altra, e la bella veduta al limite del colle, si uniscono tutti per riempire l'anima di grata e dolce sensazione. (vol. 1, p. 112) *{{NDR|Sul [[Tempio della Concordia (Agrigento)|tempio della Concordia]]}} Trecento passi dal tempio di Giunone ve n'è un altro, il quale sinora è interamente illeso. La sua base, i corrispondenti gradini, tutte le sue scanalate colonne, l'architrave, il frontespizio, la cella, ed in una parola il tutto nel più perfetto stato si vede. Questo presenta la più distinta idea che possa aversi del modo, in cui un vetustissimo tempio compariva. Il suo colore è di un rosso gialliccio, dacché la pietra della quale è costruito, è di qualità sabbiosa, rossiccia, mischiata con calcinate chiocciole; il quale colorito spande uno straordinario piacevole incanto. In questo edifizio regna l'antica dorica maestà ad una grande decorazione unita; ed il suo effetto, per qualunque parte si possa riguardare, è grande oltre misura, perché l'armonia dell'opera tutta, l'occhio totalmente alletta e sorprende. (vol. 1, p. 115) *Quattro miglia in distanza dalla città verso il nord vi è un monte chiamato [[Riserva naturale integrale Macalube di Aragona|Macaluba]], che merita farsene menzione, perché questo da una quantità di piccoli crateri che si trovano sulla piana sua sommità, vomita sempre acqua fredda mischiata con creta, come le montagne vulcaniche gettano fuoco e lava. Qualche volta fa delle grandi gonfiagioni, si sentono de' gagliardi sotterranei tuoni, e finalmente formandosi de' buchi, getta da questi acqua fredda e creta. La superficie del monte sembra essere vuota, giacché, quando vi si cammina, il suolo si piega come ghiaccio sottile. (vol. 1, pp. 131-132) *Io lasciai Girgenti li 6 dicembre 1785, ma soddisfar non potei il mio desiderio di vedere [[Enna|Castrogiovanni]], l'antica Enna dalla favola, e da' poeti tanto altamente celebrata, la quale, situata nel mezzo del paese, fu chiamata l'umbilico di Sicilia, come Delfo il centro della terra, per lo che [[Pindaro]] ed altri le diedero il nome di ''ὀμϕαλός τῆς γῆς''. Nel mese d'inverno possibil non è di viaggiare per l'interno dell'isola, ove le strade sulle montagne coverte sono di profonda neve, e irrigate da molti torrenti le valli, sopra de' quali né ponti, né altri mezzi di passaggio vi sono, per cui i viaggiatori sono spesso trattenuti, oppure un più lungo giro costretti di fare. (vol. 1, pp. 133-134) *Miniere siffatte {{NDR|di zolfo}} si estendono nelle vicinanze di [[Palma di Montechiaro|Palma]], città di mediocre grandezza situata miglia dodici italiane da Girgenti.<br>Ivi mi trattenni mezza giornata, e niente osservai di particolare se non un [[Palma da datteri|albero di palma]] in mezzo del mercato. Questo fu il secondo che io vidi in tutta la Sicilia, e produce fiori e datteri, i quali sono ugualmente gustosi che gli africani. Da qui è da convincersi che tali alberi prosperar possono in tutta l'isola e forse ancora nella bassa Italia, e divenirvi indigeni; e quindi dovrebbe l'agricoltore acquistare quest'altro ramo di nutritura, perché pochi di questi alimentar potrebbero una picciola famiglia, mentre i loro frutti, come assai piacevoli, sarebbero generalmente ricercati. (vol. 1, pp. 134-135) *Dopo un breve cammino da Palma nella città di [[Licata]] arrivai. Giace la medesima alle falde d'un alto monte, e immediatamente al mare. Il di lei porto è assai pericoloso, e precisamente quando soffia forte vento di scirocco che vi è rimpetto. Io vi giunsi dopo poche settimane che un bastimento d'Olstein aveva naufragato nel porto stesso. Osservai il luogo ove questo disastro successe, il quale soltanto pochi passi era dalla spiaggia distante. Gran contesa tra gli antiquarj è insorta, se Licata sia la famosa Gela o Phintia, fabbricata da Phintia dopo aver distrutta Gela, i di cui abitanti popolarono quella città. Forse i due partiti hanno in certo modo ragione, perché quando Licata non fosse l'antica Phintia, pur non di meno ha potuto portare il nome di Gela in memoria di essa, dalle cui rovine fu quella fabbricata e da' suoi abitatori popolata. (vol. 1, pp. 135-136) *La presente città di [[Gela|Terranova]] fa commercio grande di canape, e particolarmente di soda e cotone, che si producono nella contrada. Essa contiene 10 mila anime, e la sua prosperità si lascia rilevare da' dazj che la medesima con il suo territorio paga annualmente al duca di Monteleone suo attuale barone, che montar si fanno a 40 mila scudi. (vol. 1, p. 139) *Attraversai Biscari [...]. Ivi giacea la celebre ed antica [[Kamarina|Camarina]], di cui non altro più rimane che un pezzo di muraglia che apparteneva alla cella d'un tempio. [...] Divenuti i Camarinesi da bel principio ricchi e potenti, e quindi superbi, una ribellione contro i Siracusani suscitarono, i quali sembra che mantenuto avessero sopra di coloro un certo dominio. Furono in conseguenza i Siracusani costretti di rivolgere le armi contro la loro propria colonia, che la molestarono per l'intero corso di anni sedici. (vol. 1, pp. 139-140) *Camarina ebbe in seguito nuovi abitatori di Gela; ma sembrava che lo spirito di rivolta diretto si fosse in questo paese; giacché per la seconda volta esternossi; per lo che [[Gelone]], tiranno di Gela e poi di Siracusa, distrusse Camarina che fu poscia dai di lui abitanti di nuovo provveduta. Essa andò crescendo in potere e considerazione, perché [[Pindaro]] ce lo fa conoscere [...]. Nelle guerre puniche Camarino si gettò sempre nel partito de' Cartaginesi; fu vinta da' Romani e probabilmente per la terza volta devastata, perché costoro vi mandarono una nuova colonia. Questa è l'ultima notizia che noi abbiamo di questa città, la qual ebbe uguale sorte con tutte le altre grandi che fiorirono un tempo sopra di quel littorale. Non vi è forse luogo in Europa ove tanto apparentemente possa l'uomo persuadersi della vanità di tutte le grandezze terrestri quanto in [[Sicilia]], in cui si osservano gli avanzi di vetustissime opulente città, e i siti su de' quali esse si ergevano [...]. (vol. 1, pp. 141-142) *Presso Camarina esiste un lago già dagli antichi menzionato, per mezzo del quale scorre il fiume ''[[Ippari|Hypparis]]'' che alla nazione dava il comodo di poter trasportare nella città gli alberi che si tagliavano sul monte. I suoi vapori erano assai malefici, come lo erano quelli di [[Selinunte|Selino]]. I Camarinesi consultarono un oracolo che probabilmente nelle vicinanze si venerava, e fu loro risposto, esser meglio lasciarlo come si trovava. Pur non di meno fu da quei paesani fatto disseccare, e da questo lato si avvicinò il nemico che distrusse la città. Questo lago al presente è nella maggior parte di terra coverto.<br>Molti vasi greci d'un bellissimo disegno con una quantità d'altri lavori in creta ritrovati si sono nelle adjacenze di questa città. (vol. 1, p. 142) *Tra le più grandi e rinomate città greche dell'antichità, a riserva di Atene, non ve n'è altra che meritar possa di uguagliarsi con [[Siracusa]]. Offre non piccola idea della potenza di questa repubblica l'osservare che la medesima fu nello stato di acquistare il dominio sulla metà di tutta l'isola; di mettere ostacolo a' progressi de' Cartaginesi in questo paese; di bravare gli attacchi degli Ateniesi in un tempo in cui questa nazione era temuta da tutta la Grecia, distruggendole due grandi flotte ed altrettante potenti armate; e ch'essa finalmente poté resistere al potere di Roma sotto il vincitore di Annibale, Marcello; e non sarebbe stata detta città ad ubbidienza forzata, quando interne dissenzioni, ch'erano state causa di tutta la guerra coi Romani, non avessero dato a quel comandante l'occasione di mettersi d'accordo con alcuni distinti cittadini, che lo ajutarono a prendere possesso d'una porzione di essa. (vol. 1, pp. 148-149) *La prima parte della città, [[Isola di Ortigia|Ortigia]], ossia l'isola, era ben anco distintamente fortificata. Essa difendeva il piccolo porto e comunemente credeasi che ivi esistessero il palazzo de' più antichi Sovrani, la sepoltura del primo [[Dionisio I di Siracusa|Dionisio]] e forse quelle di molti altri Principi. Tutto questo però fu demolito da [[Timoleonte|Timoleone]], dopo di aver discacciato [[Dionisio II di Siracusa|Dionisio il Giovane]]. (vol. 1, p. 157) *Vengo adesso all'[[Acradina]], la quale, posta in terra ferma, è vicinissima all'isola. Questa, la più antica delle altre parti dopo Ortigia, si estendeva da entrambi i porti, presentando a coloro che la vedevano dalla parte di mare nell'epoca di sua magnificenza, un aspetto tale da uguagliarsi con quello di Napoli e Genova. [...] dappoiché non solamente Acradina, ma sì bene [[Tempio di Zeus (Siracusa)|Olimpo]] nel porto esistevano; e da lì sino alla punta più estrema del suolo, ove si alzava la fortezza Plemmirio, era tutto fabbricato e considerarsi poteva come la madre patria di Siracusa. (vol. 1, p. 173) *L'intero terreno su di cui tutto il resto di Siracusa stava situato, non era che una roccia, la quale dal mare ad una mediocre sommità si alzava, ove [[Epipoli]] una volta giaceva. In Acradina questa rupe è coverta di terra e praterie, essendovi ancora sparsi qua e là vigneti e campi; ma in Tico, Neapoli ed Epipoli, eccettuati alcuni luoghi per pascoli, non vi sono che nude pietre e smisurati cumoli di disordinate ammontichiate rovine. Acradina non ha che pochi resti di antichità. Si vede un anfiteatro che per la metà è coverto di terra, e pare che una valle elittica uguagli, in cui non si scuoprono che alcuni pochi gradini ed i così chiamati ''vomitorj'', ossia porte, per mezzo delle quali gli spettatori da sì interno corridore dell'anfiteatro salivano a' loro posti. La forma sua elittica si è pienamente conservata. Molti gradini, che servivano da sedili, sono intagliati nella pietra stessa. Si osserva ancora una parte del corridore costruito con pietre da taglio, ma così pieno di terra e di rottami di fabbrica che appena vi si può penetrare. (vol. 1, p. 174) *Epipoli cominciava da Labdalo, e fu considerata propriamente attaccata a Siracusa a tempo dei Romani. Non si trova vestigio alcuno di antichi edifizj che dimostrar possa che una parte della città in queste nude rocce abbia esistito. Noi sappiamo che ivi piantò il campo Marcello come ancora che sanguinose battaglie vi ebbero luogo tra gli Ateniesi e i Siracusani. Una latomia che in Epipoli è assai presso a Labdalo, ha ben anco servito per carcere degli Ateniesi, dove il poeta Filosseno scrisse il suo Ciclope. Sopra il più alto e scosceso orlo della rupe sta elevato il castello Eurielo costruito da [[Nicia]], nell'aver preso Labdalo, per potere meglio difendere questo posto importante, ma fu egli in seguito, tanto da qui, come da Siracusa, discacciato. Il principio che conduce ad Eurielo, chiamato ancora ''Arx summa'', è straordinariamente alpestre. Ha la forma triangolare, la cui sommità gira quasi cento passi. Niente è rimasto delle fortificazioni, se non che un pezzo di muro, il qual era costruito là dove la rupe che da per tutto è quasi perpendicolare, non era ivi tanto scoscesa. Nel mezzo di questo piccolo castello vi sono alcune cisterne. La veduta da quest'altura è internamente bella. Si vede tutta Siracusa, la campagna adjacente, i porti, il mare ed una gran parte delle coste meridionali della Sicilia. (vol. 1, pp. 208-209) *L'[[Fiume Anapo|Anapo]] è il solo fiume in tutta la Sicilia in un certo modo navigabile da piccole barche; ma si è perduto questo vantaggio a causa dei giunchi e del fango da' quali all'estremo è ingombrato. Detto fiume scaturisce ad una distanza da Siracusa di quattordici miglia italiane, quasi miglia tre alemanne; si perde in seguito sotto terra e ricomparisce a quattro, o cinque miglia dal porto. (vol. 1, pp. 210-211) *Ercole, nell'attraversare la Sicilia, stabilì in quel luogo una festa che si celebrava da' Siracusani con una grande e giuliva adunanza. Gli animali per il sagrifizio erano gettati in quell'acqua. Questo stesso fonte è per altra ragione interessante: cioè che il medesimo è ripieno della pianta ''[[papiro]]'' tanto nota nell'antichità, la quale richiede un'acqua assai placida, e che si è creduta sinora trovarsi soltanto nel Nilo. Quasi in tutta la sponda prospera tale giunco, il quale sino da tempo fa non era usato in Siracusa che per legare i covoni nelle messi, e parte ancora per versarlo sui pavimenti delle chiese in occasioni festive, per cui se n'era di molto diminuita la quantità. (vol. 1, p. 212) *L'attuale Vescovo è apprezzabile per il suo carattere, ma lo è di gran lunga inferiore a monsignor [[Salvatore Ventimiglia|Ventimiglia]]. L'università ha sentito con dolore la perdita di quest'ultimo che trasse seco quello zelo e fervore ch'egli sapeva ispirare per gli studj. Intanto i tempi hanno molto acquistato in cognizioni. Il giogo dell'inquisizione è spezzato in guisa che non vi è da temere che distrutti esser possano i buoni principj sparsi da monsignor Ventimiglia, e che si riconduca nelle alte scuole di Catania l'antica barbarie. (vol. 2, p. 14) *La fama che a' nostri giorni ha [[Catania]] di una molto devota città di chiese e cappelle doviziosamente adorna, l'aveva di già sin dai tempi i più remoti, in cui fu domicilio de' Greci. Molti degli antichi suoi sagri edifizj da scrittori nominati non offrono più menoma traccia di loro superba esistenza, malgrado tutta la pena che vecchi Catanesi si son data di scoprirne gli avanzi, o di fissarne almeno la posizione. Ciò che adesso havvi di antico riducesi ad un teatro, un anfiteatro, un residuo del foro, bagni, acquidotti e sepolture: tutti vetusti monumenti che la sontuosità del paese dimostrano. (vol. 2, p. 16) *In una sua terra, di nome Ragona, {{NDR|[[Ignazio Paternò Castello|Ignazio Paternò Castello, Principe di Biscari]]}} fece costruire un ponte con 31 archi sopra il fiume [[Simeto]], e portò per via di acquidotti in quel ponte architettati l'acqua d'un altro fiume ad una sua risiera; e con questo mezzo tolse via una quantità d'acqua che le strade assai difficili e l'aria insalubre in questa contrada rendeva. Tale opera sembrava dover durare più di un secolo, quando una forte inondazione accompagnata da un oragano la gettò tutta al suolo; ma il Principe riedificar la fece, non curando gli 80 mila scudi che la prima costato gli aveva. Essendo stata Messina dal tremuoto distrutta, comprò l'uomo benefico grande provvisione di grano che mandò egli in dono a' più bisognosi uomini di quella disgraziata città. Per questa sua nobile e generosa maniera di trattare godé questo eccellente personaggio la più lusinghiera felicità, a cui un mortale può aspirare. Era egli adorato da tutta la sua nazione, e come un padre amato; tutt'i Siciliani eran superbi di avere siffatto concittadino. Per quanto grande benefattore si mostrò nella sua vita pubblica, altrettanto amabile fu il medesimo nel piccolo recinto di coloro che avevano in di lui casa libero accesso. Felicissimo in mezzo all'amata sua famiglia, non cessò mai di esser ilare e sensibile a tutte le gioje dell'amicizia. (vol. 2, pp. 34-35) *L'ultimo casale che io passai fu [[Nicolosi]], ch'è il più alto sopra la montagna; e qui le umane abitazioni han fine. La strada andava sempre più in alto, ed io non vedea avanti di me che il [[Monti Rossi|monte Rosso]], ossia il vulcano donde nel 1669 uscì la lava, il bosco e la nevosa regione dell'Etna, che piano del frumento si appella (nome strano, per non crescervi mai un filo d'erba), su del quale particolarmente poggia il cratere che scuoprir non si può finché al suo piede non si arriva, per essere quella pianura tre miglia italiane. Sulla punta più elevata del monte vidi un incavo, dal quale una piccola bianca nuvola di fumo s'innalzava, che da lì sventolava verso il mare, lasciando nel sereno turchino del cielo una lunga e bianca striscia.<br>Sino a Nicolosi le vicinanze dell'Etna sono belle e deliziose. Le lave stesse, non forzate ancora dalla natura e dall'arte, conservano piacevole aspetto, perché scaricano le medesime i loro oscuri torrenti nelle amene praterie, e presso boschetti di aranci e giardini. La veduta del monte abbasso è molto estesa, pria che si venga a Nicolosi. (vol. 2, p. 54) *Altro in quel giorno non vidi d'interessante che il di già nominato monte Rosso, che sorse nell'[[Eruzione dell'Etna del 1669|eruzione del 1669]], che totale distruzione minacciò alla città {{NDR|di Catania}}, ma che rovinò la maggior parte delle case. L'eruzione fu la più terribile di quante ce ne ha dato contezza la storia, e può uguagliarsi soltanto con quella dell'Ecla del 1782. Quindi è molto importante di leggerne qui appresso una breve narrazione.<br>Nell'anno 1669 si cominciò ad aver sospetti di tremuoti più forti che le solite scosse; spaventevoli sotterranei tuoni nelle cavità del monte tantosto si succederono, quando questi in diversi luoghi spaccossi, formando particolarmente una fessura di tre miglia e mezzo di lunghezza e di cinque in sei piedi di larghezza. Immediatamente cinque nuovi abissi aprironsi, di cui il più grande, della circonferenza di 500 passi, vomitò con incredibile forza ad una grande altezza nuvole di fumo, lampi, masse roventi, infiammate rocce, zolfo, ceneri vulcaniche, ed il tutto con ispaventevoli tuoni e sotterranei muggiti accompagnato. La copia delle pietre e ceneri gettate fu tanto enorme, che formò due nuovi monti. (vol. 2, pp. 56-57) *Finalmente alla metà di luglio 1669 quelle terribili esplosioni terminarono dopo una durata di quattro mesi.<br>Lo sbocco della lava fu nel monte Rosso, che nell'esterna sua figura è simile al Vesuvio, perché in due rotondi monti su d'una base stessa consiste. Intanto l'altezza di esso dal livello del mare sorpassa senza dubbio quella dell'altro, facendosi ascendere sino a 4500 braccia. L'intera porzione del suolo tra il convento de' Benedettini ed il monte Rosso è coverta di nera vulcanica arena; ma sembra che questa cominci a sciogliersi, perché l'erba superficialmente vi cresce, e qui è il luogo dove il gustoso e forte vino ricavasi. È ancora probabile che la situazione stessa del chiostro non sia che quella di un cratere rovesciato giacché, oltre una quantità grande delle ceneri che intorno a quell'edifizio si trova, l'intero circuito ha una forma concava nel di cui mezzo il medesimo chiostro è edificato.<br>Nel giunger che io feci al monte Rosso esaminai il cratere, da cui le ceneri e le lave del 1669 uscirono, il quale è un rotondo precipite buco a forma d'imbuto, i cui lati consistono in nere rocce di lava e nere e profonde arene. Nel mezzo di esso vi sono due altre profondità fra loro da un'alta e scabrosa rupe divise, e che rassomigliano ad una saliera. (vol. 2, pp. 58-59) *[...] [[Déodat de Dolomieu|Dolomieu]], ch'è avvezzo a disprezzare qualunque pericolo, quando esaminar vuole le segrete vie della natura [...]. (vol. 2, p. 60) *E qui è giusto che io faccia riflettere che [[Lazzaro Spallanzani|Spallanzani]], uno de' più grandi e coraggiosi osservatori della natura, è stato nel 1788 in Sicilia, ha studiato l'Etna, ed ora è occupato a radunare ed a porre in ordine le sue osservazioni. Tutto ciò che scrive questo autore porta l'impronta infallibile di un grande uomo e della conoscenza fedelissima della natura e delle sue operazioni. Con quale occhio non avrà egli considerato quelle del fuoco e de' vulcani, e quante altre nuove scoverte non ha egli alle già fatte saputo aggiungere? (vol. 2, pp. 66-67) *Centorbi, dagli antichi chiamata ''[[Centuripe]]'', è rappresentata da [[Tucidide]] come un castello da' Siculi edificato. Si scorge da una descrizione di [[Marco Tullio Cicerone|Cicerone]], che questa sia stata una delle più grandi città della Sicilia, e che appartenesse alla medesima la più gran porzione dei fertili campi dell'Etna, che furono dall'antichità tanto rinomati, e che come i più fecondi dell'isola tutta furon tenuti. Era dunque naturale che quei nazionali gran commercio di grani facessero, e che in seguito una molto ricca popolazione divenissero. La loro coltura stava in proporzione colla ricchezza loro, perché amavano le scienze, mentre al tempo stesso erano coraggiosi, e nell'arte della guerra molto esercitati. Per molti secoli la floridità di costoro fu nel pieno suo vigore, giacché la vera caduta di quella città convien che si ascriva alla sua ribellione contro l'imperatore [[Federico II di Svevia|Federico II]], che dalle sue rovine la città di [[Augusta (Italia)|Augusta]] nel 1233 fece costruire. *Vi sono in essa {{NDR|Centuripe}} alcuni muri antichi, una cisterna ed alcune sotterranee camere a volta, che sembrano essere state stalle, e in cui si vedono ancora residui di qualche mangiatoja. Molti avanzi di antiche colonne, rottami di statue colossali e frantumi di architettura giacciono nella città seminati. Fuori di essa vi sono le rovine d'un bel bagno e di un ponte sul fiume Simeto, che l'antica direzione della strada consolare tra Catania e Centorbi dimostrano. (vol. 2, p. 73) *Non lungi da Centorbi, sopra scoscesa ed alta rupe, s'erge la città di S. Filippo d'Argirò, l'antica ''[[Agira|Agyrium]],'' patria di [[Diodoro Siculo]]. Questa fu riguardata come una delle più vetuste città, perché da Ercole visitata; ed era già ricca e splendida, quando i Greci per la prima volta penetrarono in Sicilia. I Romani grande considerazione e stima le dimostrarono. [[Marco Tullio Cicerone|Cicerone]] ne loda i suoi abitanti chiamandoli ''Agyrenensem populum fidelem, et illustrem'', e la città stessa ''in primis honestam civitatem Siciliae''. Parla egli ancora del grande famoso teatro, di cui non si trova la menoma traccia, né si sa ove fosse situato. I soli resti di questa così celebrata città riduconsi ad antichi fondamenti di vaste fabbriche sotto terra sepolti, e ad alcuni sotterranei acquidotti nella roccia, incavati. (vol. 2, p. 74) *Nelle vicinanze di [[Paternò]], città eretta dai Normanni alle radici dell'Etna, vi è una caverna, la di cui entrata è quasi chiusa da cespugli e da antiche muraglie. In questa cava si sente un continuo fremito derivante dalle acque perenni prodotte dallo scioglimento delle nevi del monte, e che, unendosi, formano un fiumicello che in questa caverna si precipita, la quale ''Grotta del Fracasso'' a cagion di quel rumorìo è chiamata. L'acqua si perde da principio sotto terra, ma sgorga fuori cento passi distante da quella, nel qual luogo forma il primo bacino, e più lungi un secondo. Da questi due bacini scorre l'acqua per iscaricarsi in un pantano che ha comunicazione col fiume Simeto. [...] Del resto niente vi è degno d'osservazione in Paternò, a riserva di alcuni pezzi di antichi acquidotti e delle rovine d'un ponte a due archi sopra quel fiume. (vol. 2, pp. 75-77) *Otto miglia distante da qui s'erge [[Acireale|Jaci reale]], uno de' più bei luoghi di cui ho nel mio viaggio in Sicilia goduto. Esso è mantenuto straordinariamente pulito, e con larghe pietre di lava soprattutto coverto. Le case e le chiese sono di un bello stile e con molta regolarità fabbricate. Giace la città in elevata posizione a' piè dell'Etna, e su di nove strati di diverse lave, ciascuna delle quali da una crosta terriccia è coverta, per cui potrà a ragione conchiudersi della lontana età dell'eruzione di quel vulcano. (vol. 2, p. 83) *Le cisterne di [[Taormina]] sono le più belle e le più celebri di tutta la Sicilia, e forse di tutta l'Italia ancora. Ve ne sono esistenti cinque, di cui la più picciola è intatta. Essa è totalmente della struttura medesima della Piscina mirabile di Napoli, è incavata nella rupe ed ha nel suo mezzo una fila di otto pilastri, che la sua covertura sostengono. [...] Lo scopo per il quale siano state a spese eccessive tali opere costruite, sembra essere stato quello di provvedere la naumachia delle necessarie acque. L'idea di edificare una naumachia sopra un ripido ed alpestre monte, e l'acqua per via di smisurate cisterne e lunghi acquidotti recare in un paese che a' suoi piedi il mare Jonio ed un porto a tali esercizj idoneo apprestava, dimostra più che qualunque altra cosa, quanto grande fosse stata la prodigalità de' Romani e de' Greci, quante volte veniva loro in testa di acquistare tutto ciò che a norma del proprio gusto serviva loro di divertimento. Della menzionata naumachia non v'è che un solo muro laterale, che ha 18 archi e 19 nicchie quadrate in mezzo a questi. Quel muro sta nel giardino d'un chiostro; ed il luogo dove si radunava l'acqua è divenuto adesso un giardino d'aranci e limoni; mentre la muraglia stessa che ora è rimasta all'impiedi, e sopra la quale vi erano i sedili per gli spettatori, non è che un terrazzo, il quale per una vigna ed un pometo è destinato. In questa posizione le vedute del castel di Mola e dell'Etna sono belle ed amene oltre qualunque descrizione; ma quali in tutte queste vicinanze non sono tali, e che non sieno cagioni di meritamente accordare a Taormina, come a Girgenti, il nome di Paradiso della Sicilia? (vol. 2, pp. 88-90) *Io fui molto felice per aver passato in Taormina un giorno il più perfettamente sereno, di modo che dall'altura in cui mi trovava gioire potei d'una illimitata prospettiva. Onde verso tramontana dirigere i miei sguardi, dovetti uscire dalla galleria che intorno la parte superiore del teatro girava, e sulla più esterna punta della roccia che sovrasta al mare mi assisi. Da lì la intera montuosa spiaggia di Sicilia tra Taormina e Messina osservai, non meno che la costa di Calabria da Scilla al capo Spartivento e la punta di Geraci, ove un tempo l'antica Locri si ergeva. Reggio giaceva avanti di me come una macchia bianca, mentre l'orizzonte metteva un limite agli alti monti Appennini di Calabria. Sotto i miei piedi sembravano picciole isole nuotare parte nude e parte di cespugli vestite. Sul teatro alto si alzava la piramidale roccia, su della quale il forte di Mola è costruito, e la di cui altezza par che faccia quasi sparire quella di Taormina. Ma assai più eccellente e magnifica era la vista dell'istesso teatro. Tutte le bellezze della natura trovansi qui riunite, ed allo spettatore, onde ad un solo sguardo goderle, ridenti ed amene si presentano. Sotto di me guardai le rovine del proscenio, indi sul tortuoso dorso del monte le case, le chiese e le disperse ville della piccola Taormina; in seguito l'intera strada che dal lido alla città conduce, il casale, i ''Giardini'', la smisurata lava sulla quale era edificata ''Naxos'' e tutta la costa di Sicilia, per quanto lungi poteva l'occhio arrivare. Io notai tre seni di mare; e credo d'aver veduto sin a Siracusa. Esteso alla mia sinistra giaceva nello splendor del sole il mare Jonio, ed alla mia destra il monte Etna in tutta la sua maestà signoreggiava. In nessun luogo, anco in Catania, veduto l'avea in tanta grandiosità [...]. (vol. 2, pp. 96-97) *Messina ha un collegio che porta il nome di [[Collegio dei gesuiti (Messina)|''Carolino'']], il quale probabilmente fu eretto dal gran benefattore di questa città Carlo II di Spagna. Questa casa fu devastata dal tremuoto, ma ben tosto vi si sostituì una baracca, finchè l'edifizio, per altro uno de' meno danneggiati, potè ristaurarsi. Da questa scuola passano gli studenti nell'università di Catania. I Gesuiti ne avevano la direzione, che dopo la loro abolizione a' Preti ne fu affidata. (vol. 2, pp. 116) ==Bibliografia== *Friederich Münter, ''[https://preserver.beic.it/delivery/DeliveryManagerServlet?dps_pid=IE4742922 Viaggio in Sicilia]'', vol. 1, traduzione di Francesco Peranni, Sonzogno, Milano, 1831. *Friederich Münter, ''[https://preserver.beic.it/delivery/DeliveryManagerServlet?dps_pid=IE4635291 Viaggio in Sicilia]'', vol. 2, traduzione di Francesco Peranni, Sonzogno, Milano, 1831. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Munter, Friederich}} [[Categoria:Archeologi]] [[Categoria:Filologi]] [[Categoria:Vescovi danesi]] [[Categoria:Vescovi tedeschi]] 7ocpvpjzkaf32vc6vit91lsohhb4qg7 1420515 1420509 2026-07-15T11:56:43Z Spinoziano (BEIC) 86405 /* Viaggio in Sicilia */ 1420515 wikitext text/x-wiki [[File:Friederich Münter.jpg|miniatura|Friederich Münter]] '''Friederich Münter''' (1761 – 1830), vescovo luterano, archeologo e filologo tedesco naturalizzato danese. ==''Viaggio in Sicilia''== ===[[Incipit]]=== La città di [[Palermo]] e le intere sue contrade non possono gloriarsi di verun considerevole avanzo d'antichità. I tremuoti ed il dominio de' Saraceni annientarono tutto ciò che avrebbe potuto restarvi; e quanto forse qua e là potrebbe rinvenirsi, non sarebbe da mettersi in confronto certamente con quei superstiti antichi monumenti delle altre parti della Sicilia. È noto soltanto che vi siano stati due rinomati tempj, uno consagrato a Giove, e ad Ercole l'altro, de' quali non evvi più traccia veruna: ed oltre a questi un teatro, che nel 16.° secolo fu gettato a terra ad oggetto d'ingrandire il piano del palazzo. <!--(vol. 1, p. 9)--> ===Citazioni=== *S'erge la città {{NDR|di Palermo}} in una pianura, che stendendosi verso mare circondata resta da ripide ed alte montagne. È verisimile che queste ne' più remoti tempi siano state come baloardi contro l'effetto del mare; e che simile pianura non sia che il fondo di esso lasciato scoverto dopo che le sue acque si ritirarono, come sembra, in questa parte del Mediterraneo. (vol. 1, p. 11) *Paese molto grande, ed assai regolarmente costruito, Palermo è diviso in quattro parti principali da due strade che nel centro loro ad angoli retti si tagliano. Queste sono larghe, luminose e perfettamente in linea retta, di modo che ove si sta situato nell'ottagono formato da quattro palazzi, giusto dove quelle due strade s'intersecano, si ha il piacere di vedere tutte le quattro primarie porte della città. (vol. 1, p. 12) *I più celebri di tutti li dotti palermitani è il [[Gabriele Lancillotto Castello|Principe di Torremuzza]], che per le sue antiquarie, ed in particolar maniera numismatiche opere merito grandissimo si è acquistato. (vol. 1, p. 32) *Finalmente bisogna che io faccia ancora menzione d'un celebre poeta di Sicilia, [[Giovanni Meli]], uomo di vero e grande poetico talento. Egli è autore di molte piccole poesie in dialetto siciliano, che sono lette in tutta l'Italia con meraviglia; e sta travagliando ad una comica eroica composizione, che dev'essere una continuazione, o piuttosto Paralipomena di D. Quichotte, della quale mi ha egli fatto leggere alcuni canti, che secondo il mio giudizio sono in grado eminente eccellenti. È un male che questo illustre personaggio non può dedicarsi interamente alla poesia, per essere un medico il qual è costretto per vivere, esercitarne la professione, che non gli darebbe più profitto, se fosse comunemente noto ch'egli sia un poeta. (vol. 1, pp. 33-34) *A' più ricchi monasteri Benedettini di tutta l'Italia appartiene quello di [[Abbazia di San Martino delle Scale|S. Martino]] nel circondario di Palermo. Situato è questo su di un alto e scosceso monte, che difende la capitale dalla parte di ponente in una spaventevole nuda valle circondata d'alpestri e sterili rocce, ed un clima che ha più del nostro del nord che del temperato di Sicilia. La strada dalla città al chiostro non è più di quattro miglia e mezzo. Questa si dirige da bel principio in una folla di ville e cascine, ed ove non si vedono che feraci giardini, piante d'olivi e vigneti. A poco a poco comincia la strada a divenire montuosa, e tantosto le vedute molto selvagge. Si arriva in una valle circondata da enormi rocce, sulle quali vegetano soltanto alcune macchie d'erba, molta aloè, ''ficus opuntia'', e qua e là alcuni alberi d'olivo. La medesima si estende serpeggiando fra le balze, le quali di quando in quando si aprono; ed offrono bella veduta sulla fertile valle della città, sul porto e sul mare; ma si torna sempre più fra le rocce conforme si va in alto, finché si giunge alla sommità della montagna per via d'una strada assolutamente deserta, che conduce ad una più trista e malinconica valle, ove il monastero stassi infossato. Questo all'opposto è costruito con signorile magnificenza, di grande estensione, ed adorno di singolari lavori di marmo. Sì le camere de' frati, che de' forestieri sono belle e comode; i corridori larghi, alti e lunghi in modo che vi si perde quasi la vista. La scala maestra, sebbene poco più stretta, uguaglia quella di Caserta. Essa è intrecciata di marmo siciliano, interrotto negli estremi da grosse pietre cavate da possessioni appartenenti al convento. La chiesa è abbellita da nobile semplicità. (vol. 1, pp. 35-37) *Questa città {{NDR|di [[Monreale]]}} è sita sopra una ben formata altura, la quale è il termine de' monti che a traverso l'isola tutta si stendono sino al piè dell'Etna. La medesima ha una bellissima veduta sulla ubertosa pianura di Palermo, sul monte Pellegrino e sopra il porto e mare Mediterraneo, che tanto lungi si estende quanto l'occhio può giungervi. Monreale è piccolo e brutto; ed ha molto perduto dopo l'abolizione dell'arcivescovo. I proprietarj che vi dimorano sono gentiluomini Siciliani, le cui circostanze non permettono loro di vivere con lusso come in Palermo. (vol. 1, pp. 39-40) *[[Aloe (botanica)|Aloè]] ed una specie d'alberi con larghe foglie ripiene di pungoli innumerevoli (''[[Fico d'India|cactus opuntia]], Lin.'') nascono soprattutto in quantità incredibile ancora sulle più dure rocce. Il tronco dell'aloe, che porta fiore e frutto, s'innalza sino a cinque, o sei braccia, le di cui foglie ne sono spesso lunghe da due sino a tre. Di queste se ne fanno corde, ma non so se vi sia in Sicilia qualche ordinaria fabbrica, dove si lavorino. Con le due suespresse piante formano i contadini delle siepi, che impunemente non si possono attraversare. (vol. 1, p. 45) *La prima città nella parte occidentale della Sicilia è [[Alcamo]], situata e fortificata da' Saraceni in un piccolo monte, che verso il mare si stende, ed in conseguenza assai moderna, per potere contenere qualche cosa di osservabile per un viaggiatore antiquario. Pur non di meno è questa una delle più considerabili città municipali; ha tredici mila abitanti, e paga quattro mila once annue al re, e cinquecento al duca d'Alba grande di Spagna [...]. (vol. 1, pp. 46-47) *[[Segesta]] bisognò che fosse abbastanza potente, perché fu una volta in guerra, saccheggiata e conquistata da' Cartaginesi durante la medesima. La più remota sua istoria è interamente incognita. Si sa che aveva un porto nelle coste occidentali dell'isola chiamato l'Emporio degli Egestani. La distruzione di essa città ebbe probabilmente luogo nelle guerre de' Saraceni. Tra le sue rovine alcuni avanzi si osservano di antiche muraglie costruite con grosse pietre; alcuni resti d'un teatro ancora più estesamente scoverto a' tempi nostri dalle cure del dotto Principe di Torremuzza, il quale con toglier via la terra ha ritrovato molti sedili e diverse porte, per le quali gli spettatori entravano per sedersi. Degno particolarmente di osservazione è un tempio d'antico dorico stile assolutamente intatto, giacché nell'anno 1781 ciò che sembrava volersene cadere fu ristaurato. (vol. 1, pp. 48-49) *La città {{NDR|di [[Trapani]]}}, quantunque picciola, è una delle più ricche di Sicilia, giacché oltre il vantaggio che ella ha di molti facoltosi nobili che vi dimorano, gode d'un gran commercio di sale, che si ricava dalle vicine spiagge del mare, e niente vi abbisogna che il solo calore del sole per la necessaria evaporazione e per l'imbiancamento.<br>Pesche di tonni e fabbriche di coralli ne accrescono la floridità. Questi si ricavano dagli scogli che sono nel porto e nella spiaggia intorno, e se ne servono per diversi domestici usi, come per corone e per picciole statue di Santi, le quali riescono buone. Uguali travagli si fanno ancora nell'avorio e nell'ambra, la quale si trova sopra quelle coste, ed in marmo siciliano a diverse macchie, ed in bellissimo e bianco alabastro. (vol. 1, pp. 55-56) *Sei miglia distante da Trapani giacciono le rovine dell'antica [[Erice]] sul monte d'ugual nome, ora chiamato di [[Monte Erice|S. Giuliano]]. Questa grande montagna s'alza immediatamente al mare, ed è dopo l'Etna la più elevata in Sicilia. Dalla sommità sua distintamente si vede l'isola di Lampedusa, che sta fra Tunisi e Trapani, dalla cui spiaggia si osserva la notte il fuoco sulle coste africane. (vol. 1, p. 58) *L'istoria della città di Erice è molto sconosciuta. Sappiamo solamente che Amilcare nella prima guerra punica la sorprese, ne ammazzò, o vendé la maggior parte degli abitanti, e mandò il restante in Trapani. Probabilmente dopo la conchiusione della pace gli antichi abitatori d'Erice ritornarono al loro paese, e restarono in pacifico e non molestato possesso del medesimo. La picciola città, che ora è situata nella sommità di quel monte, sembra essere sorta dall'antica. Alquanto al di sopra di essa giaceva uno de' più celebri tempj dell'antichità consagrato a Venere Ericina. (vol. 1, p. 61) *Dopo due giorni di dimora in Trapani partii a 24 novembre per [[Mazara del Vallo|Mazzara]], città vescovile nella costa meridionale di Sicilia, da cui l'intera provincia o valle di Mazzara ha derivato il suo nome. La strada correva costantemente in vicinanza del lido in una piacevole pianura, la quale era meglio coltivata della contrada tra Alcamo e Trapani; e benché non passassi per mezzo alcun casale, pure molto spesso incontrai delle case sparse intorno le alture. La veduta di quelle campagne era la più mirabilmente deliziosa, perché verso la dritta, ed avanti di me scorgeva il mare africano con alcune sue picciole isole, e dalla sinistra mi si presentava la catena de' monti che attraversa l'intera Sicilia; mentre alle spalle restava Trapani ed il monte Erice, che con la maestosa sua grandiosità tutto l'orizzonte chiudeva. Il giorno era piacevole e bello come di primavera, a segno che io potei pranzare in aperta campagna vicino ad una solitaria fontana, che serviva per abbeverare le mandre. Ma ciò che più mi diede diletto, fu di mirare tante di queste greggi seminate sopra i pascoli, e dalle alture intorno i corni e le sampogne de' pastori ascoltare. (vol. 1, pp. 70-71) *Nel primo giorno giunsi a [[Castelvetrano]], grande, ben costruito paese, posto in una deliziosissima, fertile e ben coltivata pianura. Il suo particolar articolo di commercio è l'olio che si raccoglie da estesi vicini oliveti in quantità assai straordinaria. Ancora molto grano vi si produce; ed il vino che somministra questa contrada, è uno de' più squisiti e forti dell'isola tutta, per lo che la città deve avere assai di che nudrirsi. (vol. 1, p. 76) *Questa città {{NDR|[[Selinunte]]}}, secondo la testimonianza di [[Strabone]] e di [[Tucidide]], fu eretta nella 35.ª olimpiade, ossia 640 anni prima di G. C., da una colonia che dalla loro città sotto un capo di nome Pamilio vi aveano spedito i Megaresi, i quali un secolo prima erano in Sicilia dalla Grecia venuti. Essa tanto crebbe in potere ed in magnificenza, che nella 50.ª olimpiade, ossia anni sessanta dopo la sua fondazione, potè portare la guerra a' Segestani, una delle più forti nazioni siciliane d'allora. Sembra che questi due Stati siano vissuti in costante inimicizia, almeno come [[Diodoro Siculo|Diodoro]] e Tucidide rapportano. (vol. 1, p. 77) *Nella sera stessa giunsi in [[Sciacca|Isciacca]], ossia Xiacca, le antiche ''Thermae selinuntinae''. Questa città in forma di anfiteatro su d'una elevata roccia s'innalza, ed è mediocremente popolata da 8 sino a 9 mila persone. Non ha vetusti monumenti da fare ammirare, e molto meno fabbriche moderne può vantare, sebbene diverse chiese portino l'aspetto della ricchezza, per essere adornate, secondo l'uso siciliano, di diversi eccellenti lavori in marmo. (vol. 1, p. 85) *Io arrivai al fiume [[Platani|Platano]], l{{'}}''Alico'' degli antichi, il più grande tra quelli di Sicilia, difficile ad attraversarsi in tempo d'inverno, per essere assolutamente privo di ponti. L'acqua però essendo più bassa di quanto me l'avevano fatto le mie guide supporre, lo passai senza alcuno impedimento. Questo fiume è assai famoso nell'antichità. [[Minosse|Minos]] perseguitava [[Dedalo]], come seppe che questi si era rifugiato in Sicilia, per cui sbarcò con quantità grande di gente alla foce del medesimo, ove un tempo la città di [[Eraclea Minoa|Maccara]] trovavasi elevata. Questa, dopo che Minos dalla figlia del re Cocalo fu ucciso, ebbe il nome di Minoa, che le diedero i Cretesi in commemorazione di quello eroe, i quali rimasero nel paese, dopo che i Sicani posero in fiamme i loro bastimenti. In seguito la stessa fu chiamata Eraclea, perché Dorieo, uno degli Eraclidi, si stabilì in quel luogo in vigore del trattato ch'[[Eracle|Ercole]] dopo la morte di Erice conchiuso avea con i Siculi, i quali dovevano rimanere padroni dell'intera contrada, finché uno de' suoi discendenti fosse tra loro sbarcato. (vol. 1, pp. 88-89) *Non lungi da Girgenti, su d'una eminente roccia vicino al mare, s'erge la città di [[Siculiana|Sicoliana]], che ha un buon porto, e fa gran commercio di grani. Credono alcuni antiquarj che questa ed il fiume vicino siano stati chiamati ''Camico'', residenza un tempo di Cocalo re de' Sicani, presso del quale venne Dedalo fuggito da Creta. Questo architetto dové costruire le mura della città sul vertice della roccia, e condurvi una ripida ed incomoda strada. Gran contesa però tra gli antiquari si è destata, se bisogna cercare Camico in Sicoliana oppure nell'attuale Girgenti. (vol. 1, p. 90) *La città di [[Agrigento]] fu costruita in una amena e fertile contrada, che dalla spiaggia si estendeva sino alla rocca, ove giace la nuova città di Girgenti. In mezzo della medesima passava il fiume Acrago, da cui la città ebbe il suo nome, giacché si chiamava essa dal greco Ἀκράγας secondo il costume di molte popolazioni greche di nominare le loro città con il nome de' vicini fiumi e mari. (vol. 1, pp. 94-95) *Le strade {{NDR|di Agrigento}} sono assai incomode, alcune sono dritte, ma nella maggior parte scoscese ed anguste. Non vi sono belle fabbriche; le case si trovano troppo ristrette, e quasi tutte costruite senza calce e con una specie di pietra rossa che si ricava dal monte stesso e dal luogo medesimo ove queste s'innalzano. Solamente le case del vescovo, della libreria e del seminario costruite sono in gusto migliore, e adornano una bella piazza. All'opposto la veduta sopra l'intera contrada tra l'attuale Girgenti ed il mare e sulle sparse rovine è una delle più belle che io abbia giammai veduto. Pur non di meno io non l'osservai in tutta la sua magnificenza, perché mi trovava per disgrazia in Girgenti in tempo d'inverno, il quale defraudava al paese una gran parte della sua bellezza. (vol. 1, pp. 96-97) *Il luogo della propria città d'Agrigento, ora ripieno di giardini e vigne, è una delle più incantevoli contrade che la natura possa offrire. Si vedono intorno dispersi avanzi dell'antica città. I recinti che dividono i giardini l'uno dall'altro, o che segregano la strada, sono formati da vetuste pietre d'ornamenti architettonici e da rotte colonne in parte d'un bellissimo marmo. (vol. 1, p. 111) *{{NDR|Sul [[Tempio di Giunone (Agrigento)|tempio di Giunone]]}} Tutta questa rovina è inesplicabilmente bella e pittoresca; ed io oso sostenere di averne vedute molto poche che facciano una sì forte impressione, dove la maestosa contrada, gli odorosi giardini, gli alberi crescenti in mezzo ad architettonici frantumi, le antiche sontuose colonne metà alzate e metà stese a terra, le masse delle pietre che stanno l'una sopra l'altra, e la bella veduta al limite del colle, si uniscono tutti per riempire l'anima di grata e dolce sensazione. (vol. 1, p. 112) *{{NDR|Sul [[Tempio della Concordia (Agrigento)|tempio della Concordia]]}} Trecento passi dal tempio di Giunone ve n'è un altro, il quale sinora è interamente illeso. La sua base, i corrispondenti gradini, tutte le sue scanalate colonne, l'architrave, il frontespizio, la cella, ed in una parola il tutto nel più perfetto stato si vede. Questo presenta la più distinta idea che possa aversi del modo, in cui un vetustissimo tempio compariva. Il suo colore è di un rosso gialliccio, dacché la pietra della quale è costruito, è di qualità sabbiosa, rossiccia, mischiata con calcinate chiocciole; il quale colorito spande uno straordinario piacevole incanto. In questo edifizio regna l'antica dorica maestà ad una grande decorazione unita; ed il suo effetto, per qualunque parte si possa riguardare, è grande oltre misura, perché l'armonia dell'opera tutta, l'occhio totalmente alletta e sorprende. (vol. 1, p. 115) *Quattro miglia in distanza dalla città verso il nord vi è un monte chiamato [[Riserva naturale integrale Macalube di Aragona|Macaluba]], che merita farsene menzione, perché questo da una quantità di piccoli crateri che si trovano sulla piana sua sommità, vomita sempre acqua fredda mischiata con creta, come le montagne vulcaniche gettano fuoco e lava. Qualche volta fa delle grandi gonfiagioni, si sentono de' gagliardi sotterranei tuoni, e finalmente formandosi de' buchi, getta da questi acqua fredda e creta. La superficie del monte sembra essere vuota, giacché, quando vi si cammina, il suolo si piega come ghiaccio sottile. (vol. 1, pp. 131-132) *Io lasciai Girgenti li 6 dicembre 1785, ma soddisfar non potei il mio desiderio di vedere [[Enna|Castrogiovanni]], l'antica Enna dalla favola, e da' poeti tanto altamente celebrata, la quale, situata nel mezzo del paese, fu chiamata l'umbilico di Sicilia, come Delfo il centro della terra, per lo che [[Pindaro]] ed altri le diedero il nome di ''ὀμϕαλός τῆς γῆς''. Nel mese d'inverno possibil non è di viaggiare per l'interno dell'isola, ove le strade sulle montagne coverte sono di profonda neve, e irrigate da molti torrenti le valli, sopra de' quali né ponti, né altri mezzi di passaggio vi sono, per cui i viaggiatori sono spesso trattenuti, oppure un più lungo giro costretti di fare. (vol. 1, pp. 133-134) *Miniere siffatte {{NDR|di zolfo}} si estendono nelle vicinanze di [[Palma di Montechiaro|Palma]], città di mediocre grandezza situata miglia dodici italiane da Girgenti.<br>Ivi mi trattenni mezza giornata, e niente osservai di particolare se non un [[Palma da datteri|albero di palma]] in mezzo del mercato. Questo fu il secondo che io vidi in tutta la Sicilia, e produce fiori e datteri, i quali sono ugualmente gustosi che gli africani. Da qui è da convincersi che tali alberi prosperar possono in tutta l'isola e forse ancora nella bassa Italia, e divenirvi indigeni; e quindi dovrebbe l'agricoltore acquistare quest'altro ramo di nutritura, perché pochi di questi alimentar potrebbero una picciola famiglia, mentre i loro frutti, come assai piacevoli, sarebbero generalmente ricercati. (vol. 1, pp. 134-135) *Dopo un breve cammino da Palma nella città di [[Licata]] arrivai. Giace la medesima alle falde d'un alto monte, e immediatamente al mare. Il di lei porto è assai pericoloso, e precisamente quando soffia forte vento di scirocco che vi è rimpetto. Io vi giunsi dopo poche settimane che un bastimento d'Olstein aveva naufragato nel porto stesso. Osservai il luogo ove questo disastro successe, il quale soltanto pochi passi era dalla spiaggia distante. Gran contesa tra gli antiquarj è insorta, se Licata sia la famosa Gela o Phintia, fabbricata da Phintia dopo aver distrutta Gela, i di cui abitanti popolarono quella città. Forse i due partiti hanno in certo modo ragione, perché quando Licata non fosse l'antica Phintia, pur non di meno ha potuto portare il nome di Gela in memoria di essa, dalle cui rovine fu quella fabbricata e da' suoi abitatori popolata. (vol. 1, pp. 135-136) *La presente città di [[Gela|Terranova]] fa commercio grande di canape, e particolarmente di soda e cotone, che si producono nella contrada. Essa contiene 10 mila anime, e la sua prosperità si lascia rilevare da' dazj che la medesima con il suo territorio paga annualmente al duca di Monteleone suo attuale barone, che montar si fanno a 40 mila scudi. (vol. 1, p. 139) *Attraversai Biscari [...]. Ivi giacea la celebre ed antica [[Kamarina|Camarina]], di cui non altro più rimane che un pezzo di muraglia che apparteneva alla cella d'un tempio. [...] Divenuti i Camarinesi da bel principio ricchi e potenti, e quindi superbi, una ribellione contro i Siracusani suscitarono, i quali sembra che mantenuto avessero sopra di coloro un certo dominio. Furono in conseguenza i Siracusani costretti di rivolgere le armi contro la loro propria colonia, che la molestarono per l'intero corso di anni sedici. (vol. 1, pp. 139-140) *Camarina ebbe in seguito nuovi abitatori di Gela; ma sembrava che lo spirito di rivolta diretto si fosse in questo paese; giacché per la seconda volta esternossi; per lo che [[Gelone]], tiranno di Gela e poi di Siracusa, distrusse Camarina che fu poscia dai di lui abitanti di nuovo provveduta. Essa andò crescendo in potere e considerazione, perché [[Pindaro]] ce lo fa conoscere [...]. Nelle guerre puniche Camarino si gettò sempre nel partito de' Cartaginesi; fu vinta da' Romani e probabilmente per la terza volta devastata, perché costoro vi mandarono una nuova colonia. Questa è l'ultima notizia che noi abbiamo di questa città, la qual ebbe uguale sorte con tutte le altre grandi che fiorirono un tempo sopra di quel littorale. Non vi è forse luogo in Europa ove tanto apparentemente possa l'uomo persuadersi della vanità di tutte le grandezze terrestri quanto in [[Sicilia]], in cui si osservano gli avanzi di vetustissime opulente città, e i siti su de' quali esse si ergevano [...]. (vol. 1, pp. 141-142) *Presso Camarina esiste un lago già dagli antichi menzionato, per mezzo del quale scorre il fiume ''[[Ippari|Hypparis]]'' che alla nazione dava il comodo di poter trasportare nella città gli alberi che si tagliavano sul monte. I suoi vapori erano assai malefici, come lo erano quelli di [[Selinunte|Selino]]. I Camarinesi consultarono un oracolo che probabilmente nelle vicinanze si venerava, e fu loro risposto, esser meglio lasciarlo come si trovava. Pur non di meno fu da quei paesani fatto disseccare, e da questo lato si avvicinò il nemico che distrusse la città. Questo lago al presente è nella maggior parte di terra coverto.<br>Molti vasi greci d'un bellissimo disegno con una quantità d'altri lavori in creta ritrovati si sono nelle adjacenze di questa città. (vol. 1, p. 142) *Tra le più grandi e rinomate città greche dell'antichità, a riserva di Atene, non ve n'è altra che meritar possa di uguagliarsi con [[Siracusa]]. Offre non piccola idea della potenza di questa repubblica l'osservare che la medesima fu nello stato di acquistare il dominio sulla metà di tutta l'isola; di mettere ostacolo a' progressi de' Cartaginesi in questo paese; di bravare gli attacchi degli Ateniesi in un tempo in cui questa nazione era temuta da tutta la Grecia, distruggendole due grandi flotte ed altrettante potenti armate; e ch'essa finalmente poté resistere al potere di Roma sotto il vincitore di Annibale, Marcello; e non sarebbe stata detta città ad ubbidienza forzata, quando interne dissenzioni, ch'erano state causa di tutta la guerra coi Romani, non avessero dato a quel comandante l'occasione di mettersi d'accordo con alcuni distinti cittadini, che lo ajutarono a prendere possesso d'una porzione di essa. (vol. 1, pp. 148-149) *La prima parte della città, [[Isola di Ortigia|Ortigia]], ossia l'isola, era ben anco distintamente fortificata. Essa difendeva il piccolo porto e comunemente credeasi che ivi esistessero il palazzo de' più antichi Sovrani, la sepoltura del primo [[Dionisio I di Siracusa|Dionisio]] e forse quelle di molti altri Principi. Tutto questo però fu demolito da [[Timoleonte|Timoleone]], dopo di aver discacciato [[Dionisio II di Siracusa|Dionisio il Giovane]]. (vol. 1, p. 157) *Vengo adesso all'[[Acradina]], la quale, posta in terra ferma, è vicinissima all'isola. Questa, la più antica delle altre parti dopo Ortigia, si estendeva da entrambi i porti, presentando a coloro che la vedevano dalla parte di mare nell'epoca di sua magnificenza, un aspetto tale da uguagliarsi con quello di Napoli e Genova. [...] dappoiché non solamente Acradina, ma sì bene [[Tempio di Zeus (Siracusa)|Olimpo]] nel porto esistevano; e da lì sino alla punta più estrema del suolo, ove si alzava la fortezza Plemmirio, era tutto fabbricato e considerarsi poteva come la madre patria di Siracusa. (vol. 1, p. 173) *L'intero terreno su di cui tutto il resto di Siracusa stava situato, non era che una roccia, la quale dal mare ad una mediocre sommità si alzava, ove [[Epipoli]] una volta giaceva. In Acradina questa rupe è coverta di terra e praterie, essendovi ancora sparsi qua e là vigneti e campi; ma in Tico, Neapoli ed Epipoli, eccettuati alcuni luoghi per pascoli, non vi sono che nude pietre e smisurati cumoli di disordinate ammontichiate rovine. Acradina non ha che pochi resti di antichità. Si vede un anfiteatro che per la metà è coverto di terra, e pare che una valle elittica uguagli, in cui non si scuoprono che alcuni pochi gradini ed i così chiamati ''vomitorj'', ossia porte, per mezzo delle quali gli spettatori da sì interno corridore dell'anfiteatro salivano a' loro posti. La forma sua elittica si è pienamente conservata. Molti gradini, che servivano da sedili, sono intagliati nella pietra stessa. Si osserva ancora una parte del corridore costruito con pietre da taglio, ma così pieno di terra e di rottami di fabbrica che appena vi si può penetrare. (vol. 1, p. 174) *Epipoli cominciava da Labdalo, e fu considerata propriamente attaccata a Siracusa a tempo dei Romani. Non si trova vestigio alcuno di antichi edifizj che dimostrar possa che una parte della città in queste nude rocce abbia esistito. Noi sappiamo che ivi piantò il campo Marcello come ancora che sanguinose battaglie vi ebbero luogo tra gli Ateniesi e i Siracusani. Una latomia che in Epipoli è assai presso a Labdalo, ha ben anco servito per carcere degli Ateniesi, dove il poeta Filosseno scrisse il suo Ciclope. Sopra il più alto e scosceso orlo della rupe sta elevato il castello Eurielo costruito da [[Nicia]], nell'aver preso Labdalo, per potere meglio difendere questo posto importante, ma fu egli in seguito, tanto da qui, come da Siracusa, discacciato. Il principio che conduce ad Eurielo, chiamato ancora ''Arx summa'', è straordinariamente alpestre. Ha la forma triangolare, la cui sommità gira quasi cento passi. Niente è rimasto delle fortificazioni, se non che un pezzo di muro, il qual era costruito là dove la rupe che da per tutto è quasi perpendicolare, non era ivi tanto scoscesa. Nel mezzo di questo piccolo castello vi sono alcune cisterne. La veduta da quest'altura è internamente bella. Si vede tutta Siracusa, la campagna adjacente, i porti, il mare ed una gran parte delle coste meridionali della Sicilia. (vol. 1, pp. 208-209) *L'[[Fiume Anapo|Anapo]] è il solo fiume in tutta la Sicilia in un certo modo navigabile da piccole barche; ma si è perduto questo vantaggio a causa dei giunchi e del fango da' quali all'estremo è ingombrato. Detto fiume scaturisce ad una distanza da Siracusa di quattordici miglia italiane, quasi miglia tre alemanne; si perde in seguito sotto terra e ricomparisce a quattro, o cinque miglia dal porto. (vol. 1, pp. 210-211) *Ercole, nell'attraversare la Sicilia, stabilì in quel luogo una festa che si celebrava da' Siracusani con una grande e giuliva adunanza. Gli animali per il sagrifizio erano gettati in quell'acqua. Questo stesso fonte è per altra ragione interessante: cioè che il medesimo è ripieno della pianta ''[[papiro]]'' tanto nota nell'antichità, la quale richiede un'acqua assai placida, e che si è creduta sinora trovarsi soltanto nel Nilo. Quasi in tutta la sponda prospera tale giunco, il quale sino da tempo fa non era usato in Siracusa che per legare i covoni nelle messi, e parte ancora per versarlo sui pavimenti delle chiese in occasioni festive, per cui se n'era di molto diminuita la quantità. (vol. 1, p. 212) *L'attuale Vescovo è apprezzabile per il suo carattere, ma lo è di gran lunga inferiore a monsignor [[Salvatore Ventimiglia|Ventimiglia]]. L'università ha sentito con dolore la perdita di quest'ultimo che trasse seco quello zelo e fervore ch'egli sapeva ispirare per gli studj. Intanto i tempi hanno molto acquistato in cognizioni. Il giogo dell'inquisizione è spezzato in guisa che non vi è da temere che distrutti esser possano i buoni principj sparsi da monsignor Ventimiglia, e che si riconduca nelle alte scuole di Catania l'antica barbarie. (vol. 2, p. 14) *La fama che a' nostri giorni ha [[Catania]] di una molto devota città di chiese e cappelle doviziosamente adorna, l'aveva di già sin dai tempi i più remoti, in cui fu domicilio de' Greci. Molti degli antichi suoi sagri edifizj da scrittori nominati non offrono più menoma traccia di loro superba esistenza, malgrado tutta la pena che vecchi Catanesi si son data di scoprirne gli avanzi, o di fissarne almeno la posizione. Ciò che adesso havvi di antico riducesi ad un teatro, un anfiteatro, un residuo del foro, bagni, acquidotti e sepolture: tutti vetusti monumenti che la sontuosità del paese dimostrano. (vol. 2, p. 16) *In una sua terra, di nome Ragona, {{NDR|[[Ignazio Paternò Castello|Ignazio Paternò Castello, Principe di Biscari]]}} fece costruire un ponte con 31 archi sopra il fiume [[Simeto]], e portò per via di acquidotti in quel ponte architettati l'acqua d'un altro fiume ad una sua risiera; e con questo mezzo tolse via una quantità d'acqua che le strade assai difficili e l'aria insalubre in questa contrada rendeva. Tale opera sembrava dover durare più di un secolo, quando una forte inondazione accompagnata da un oragano la gettò tutta al suolo; ma il Principe riedificar la fece, non curando gli 80 mila scudi che la prima costato gli aveva. Essendo stata Messina dal tremuoto distrutta, comprò l'uomo benefico grande provvisione di grano che mandò egli in dono a' più bisognosi uomini di quella disgraziata città. Per questa sua nobile e generosa maniera di trattare godé questo eccellente personaggio la più lusinghiera felicità, a cui un mortale può aspirare. Era egli adorato da tutta la sua nazione, e come un padre amato; tutt'i Siciliani eran superbi di avere siffatto concittadino. Per quanto grande benefattore si mostrò nella sua vita pubblica, altrettanto amabile fu il medesimo nel piccolo recinto di coloro che avevano in di lui casa libero accesso. Felicissimo in mezzo all'amata sua famiglia, non cessò mai di esser ilare e sensibile a tutte le gioje dell'amicizia. (vol. 2, pp. 34-35) *L'ultimo casale che io passai fu [[Nicolosi]], ch'è il più alto sopra la montagna; e qui le umane abitazioni han fine. La strada andava sempre più in alto, ed io non vedea avanti di me che il [[Monti Rossi|monte Rosso]], ossia il vulcano donde nel 1669 uscì la lava, il bosco e la nevosa regione dell'Etna, che piano del frumento si appella (nome strano, per non crescervi mai un filo d'erba), su del quale particolarmente poggia il cratere che scuoprir non si può finché al suo piede non si arriva, per essere quella pianura tre miglia italiane. Sulla punta più elevata del monte vidi un incavo, dal quale una piccola bianca nuvola di fumo s'innalzava, che da lì sventolava verso il mare, lasciando nel sereno turchino del cielo una lunga e bianca striscia.<br>Sino a Nicolosi le vicinanze dell'Etna sono belle e deliziose. Le lave stesse, non forzate ancora dalla natura e dall'arte, conservano piacevole aspetto, perché scaricano le medesime i loro oscuri torrenti nelle amene praterie, e presso boschetti di aranci e giardini. La veduta del monte abbasso è molto estesa, pria che si venga a Nicolosi. (vol. 2, p. 54) *Altro in quel giorno non vidi d'interessante che il di già nominato monte Rosso, che sorse nell'[[Eruzione dell'Etna del 1669|eruzione del 1669]], che totale distruzione minacciò alla città {{NDR|di Catania}}, ma che rovinò la maggior parte delle case. L'eruzione fu la più terribile di quante ce ne ha dato contezza la storia, e può uguagliarsi soltanto con quella dell'Ecla del 1782. Quindi è molto importante di leggerne qui appresso una breve narrazione.<br>Nell'anno 1669 si cominciò ad aver sospetti di tremuoti più forti che le solite scosse; spaventevoli sotterranei tuoni nelle cavità del monte tantosto si succederono, quando questi in diversi luoghi spaccossi, formando particolarmente una fessura di tre miglia e mezzo di lunghezza e di cinque in sei piedi di larghezza. Immediatamente cinque nuovi abissi aprironsi, di cui il più grande, della circonferenza di 500 passi, vomitò con incredibile forza ad una grande altezza nuvole di fumo, lampi, masse roventi, infiammate rocce, zolfo, ceneri vulcaniche, ed il tutto con ispaventevoli tuoni e sotterranei muggiti accompagnato. La copia delle pietre e ceneri gettate fu tanto enorme, che formò due nuovi monti. (vol. 2, pp. 56-57) *Finalmente alla metà di luglio 1669 quelle terribili esplosioni terminarono dopo una durata di quattro mesi.<br>Lo sbocco della lava fu nel monte Rosso, che nell'esterna sua figura è simile al Vesuvio, perché in due rotondi monti su d'una base stessa consiste. Intanto l'altezza di esso dal livello del mare sorpassa senza dubbio quella dell'altro, facendosi ascendere sino a 4500 braccia. L'intera porzione del suolo tra il convento de' Benedettini ed il monte Rosso è coverta di nera vulcanica arena; ma sembra che questa cominci a sciogliersi, perché l'erba superficialmente vi cresce, e qui è il luogo dove il gustoso e forte vino ricavasi. È ancora probabile che la situazione stessa del chiostro non sia che quella di un cratere rovesciato giacché, oltre una quantità grande delle ceneri che intorno a quell'edifizio si trova, l'intero circuito ha una forma concava nel di cui mezzo il medesimo chiostro è edificato.<br>Nel giunger che io feci al monte Rosso esaminai il cratere, da cui le ceneri e le lave del 1669 uscirono, il quale è un rotondo precipite buco a forma d'imbuto, i cui lati consistono in nere rocce di lava e nere e profonde arene. Nel mezzo di esso vi sono due altre profondità fra loro da un'alta e scabrosa rupe divise, e che rassomigliano ad una saliera. (vol. 2, pp. 58-59) *[...] [[Déodat de Dolomieu|Dolomieu]], ch'è avvezzo a disprezzare qualunque pericolo, quando esaminar vuole le segrete vie della natura [...]. (vol. 2, p. 60) *E qui è giusto che io faccia riflettere che [[Lazzaro Spallanzani|Spallanzani]], uno de' più grandi e coraggiosi osservatori della natura, è stato nel 1788 in Sicilia, ha studiato l'Etna, ed ora è occupato a radunare ed a porre in ordine le sue osservazioni. Tutto ciò che scrive questo autore porta l'impronta infallibile di un grande uomo e della conoscenza fedelissima della natura e delle sue operazioni. Con quale occhio non avrà egli considerato quelle del fuoco e de' vulcani, e quante altre nuove scoverte non ha egli alle già fatte saputo aggiungere? (vol. 2, pp. 66-67) *Centorbi, dagli antichi chiamata ''[[Centuripe]]'', è rappresentata da [[Tucidide]] come un castello da' Siculi edificato. Si scorge da una descrizione di [[Marco Tullio Cicerone|Cicerone]], che questa sia stata una delle più grandi città della Sicilia, e che appartenesse alla medesima la più gran porzione dei fertili campi dell'Etna, che furono dall'antichità tanto rinomati, e che come i più fecondi dell'isola tutta furon tenuti. Era dunque naturale che quei nazionali gran commercio di grani facessero, e che in seguito una molto ricca popolazione divenissero. La loro coltura stava in proporzione colla ricchezza loro, perché amavano le scienze, mentre al tempo stesso erano coraggiosi, e nell'arte della guerra molto esercitati. Per molti secoli la floridità di costoro fu nel pieno suo vigore, giacché la vera caduta di quella città convien che si ascriva alla sua ribellione contro l'imperatore [[Federico II di Svevia|Federico II]], che dalle sue rovine la città di [[Augusta (Italia)|Augusta]] nel 1233 fece costruire. *Vi sono in essa {{NDR|Centuripe}} alcuni muri antichi, una cisterna ed alcune sotterranee camere a volta, che sembrano essere state stalle, e in cui si vedono ancora residui di qualche mangiatoja. Molti avanzi di antiche colonne, rottami di statue colossali e frantumi di architettura giacciono nella città seminati. Fuori di essa vi sono le rovine d'un bel bagno e di un ponte sul fiume Simeto, che l'antica direzione della strada consolare tra Catania e Centorbi dimostrano. (vol. 2, p. 73) *Non lungi da Centorbi, sopra scoscesa ed alta rupe, s'erge la città di S. Filippo d'Argirò, l'antica ''[[Agira|Agyrium]],'' patria di [[Diodoro Siculo]]. Questa fu riguardata come una delle più vetuste città, perché da Ercole visitata; ed era già ricca e splendida, quando i Greci per la prima volta penetrarono in Sicilia. I Romani grande considerazione e stima le dimostrarono. [[Marco Tullio Cicerone|Cicerone]] ne loda i suoi abitanti chiamandoli ''Agyrenensem populum fidelem, et illustrem'', e la città stessa ''in primis honestam civitatem Siciliae''. Parla egli ancora del grande famoso teatro, di cui non si trova la menoma traccia, né si sa ove fosse situato. I soli resti di questa così celebrata città riduconsi ad antichi fondamenti di vaste fabbriche sotto terra sepolti, e ad alcuni sotterranei acquidotti nella roccia, incavati. (vol. 2, p. 74) *Nelle vicinanze di [[Paternò]], città eretta dai Normanni alle radici dell'Etna, vi è una caverna, la di cui entrata è quasi chiusa da cespugli e da antiche muraglie. In questa cava si sente un continuo fremito derivante dalle acque perenni prodotte dallo scioglimento delle nevi del monte, e che, unendosi, formano un fiumicello che in questa caverna si precipita, la quale ''Grotta del Fracasso'' a cagion di quel rumorìo è chiamata. L'acqua si perde da principio sotto terra, ma sgorga fuori cento passi distante da quella, nel qual luogo forma il primo bacino, e più lungi un secondo. Da questi due bacini scorre l'acqua per iscaricarsi in un pantano che ha comunicazione col fiume Simeto. [...] Del resto niente vi è degno d'osservazione in Paternò, a riserva di alcuni pezzi di antichi acquidotti e delle rovine d'un ponte a due archi sopra quel fiume. (vol. 2, pp. 75-77) *Otto miglia distante da qui s'erge [[Acireale|Jaci reale]], uno de' più bei luoghi di cui ho nel mio viaggio in Sicilia goduto. Esso è mantenuto straordinariamente pulito, e con larghe pietre di lava soprattutto coverto. Le case e le chiese sono di un bello stile e con molta regolarità fabbricate. Giace la città in elevata posizione a' piè dell'Etna, e su di nove strati di diverse lave, ciascuna delle quali da una crosta terriccia è coverta, per cui potrà a ragione conchiudersi della lontana età dell'eruzione di quel vulcano. (vol. 2, p. 83) *Le cisterne di [[Taormina]] sono le più belle e le più celebri di tutta la Sicilia, e forse di tutta l'Italia ancora. Ve ne sono esistenti cinque, di cui la più picciola è intatta. Essa è totalmente della struttura medesima della Piscina mirabile di Napoli, è incavata nella rupe ed ha nel suo mezzo una fila di otto pilastri, che la sua covertura sostengono. [...] Lo scopo per il quale siano state a spese eccessive tali opere costruite, sembra essere stato quello di provvedere la naumachia delle necessarie acque. L'idea di edificare una naumachia sopra un ripido ed alpestre monte, e l'acqua per via di smisurate cisterne e lunghi acquidotti recare in un paese che a' suoi piedi il mare Jonio ed un porto a tali esercizj idoneo apprestava, dimostra più che qualunque altra cosa, quanto grande fosse stata la prodigalità de' Romani e de' Greci, quante volte veniva loro in testa di acquistare tutto ciò che a norma del proprio gusto serviva loro di divertimento. Della menzionata naumachia non v'è che un solo muro laterale, che ha 18 archi e 19 nicchie quadrate in mezzo a questi. Quel muro sta nel giardino d'un chiostro; ed il luogo dove si radunava l'acqua è divenuto adesso un giardino d'aranci e limoni; mentre la muraglia stessa che ora è rimasta all'impiedi, e sopra la quale vi erano i sedili per gli spettatori, non è che un terrazzo, il quale per una vigna ed un pometo è destinato. In questa posizione le vedute del castel di Mola e dell'Etna sono belle ed amene oltre qualunque descrizione; ma quali in tutte queste vicinanze non sono tali, e che non sieno cagioni di meritamente accordare a Taormina, come a Girgenti, il nome di Paradiso della Sicilia? (vol. 2, pp. 88-90) *Io fui molto felice per aver passato in Taormina un giorno il più perfettamente sereno, di modo che dall'altura in cui mi trovava gioire potei d'una illimitata prospettiva. Onde verso tramontana dirigere i miei sguardi, dovetti uscire dalla galleria che intorno la parte superiore del teatro girava, e sulla più esterna punta della roccia che sovrasta al mare mi assisi. Da lì la intera montuosa spiaggia di Sicilia tra Taormina e Messina osservai, non meno che la costa di Calabria da Scilla al capo Spartivento e la punta di Geraci, ove un tempo l'antica Locri si ergeva. Reggio giaceva avanti di me come una macchia bianca, mentre l'orizzonte metteva un limite agli alti monti Appennini di Calabria. Sotto i miei piedi sembravano picciole isole nuotare parte nude e parte di cespugli vestite. Sul teatro alto si alzava la piramidale roccia, su della quale il forte di Mola è costruito, e la di cui altezza par che faccia quasi sparire quella di Taormina. Ma assai più eccellente e magnifica era la vista dell'istesso teatro. Tutte le bellezze della natura trovansi qui riunite, ed allo spettatore, onde ad un solo sguardo goderle, ridenti ed amene si presentano. Sotto di me guardai le rovine del proscenio, indi sul tortuoso dorso del monte le case, le chiese e le disperse ville della piccola Taormina; in seguito l'intera strada che dal lido alla città conduce, il casale, i ''Giardini'', la smisurata lava sulla quale era edificata ''Naxos'' e tutta la costa di Sicilia, per quanto lungi poteva l'occhio arrivare. Io notai tre seni di mare; e credo d'aver veduto sin a Siracusa. Esteso alla mia sinistra giaceva nello splendor del sole il mare Jonio, ed alla mia destra il monte Etna in tutta la sua maestà signoreggiava. In nessun luogo, anco in Catania, veduto l'avea in tanta grandiosità [...]. (vol. 2, pp. 96-97) *Messina ha un collegio che porta il nome di ''[[Collegio dei gesuiti (Messina)|Carolino]]'', il quale probabilmente fu eretto dal gran benefattore di questa città Carlo II di Spagna. Questa casa fu devastata dal tremuoto, ma ben tosto vi si sostituì una baracca, finché l'edifizio, per altro uno de' meno danneggiati, poté ristaurarsi. Da questa scuola passano gli studenti nell'università di Catania. I Gesuiti ne avevano la direzione, che dopo la loro abolizione a' Preti ne fu affidata. (vol. 2, p. 116) ==Bibliografia== *Friederich Münter, ''[https://preserver.beic.it/delivery/DeliveryManagerServlet?dps_pid=IE4742922 Viaggio in Sicilia]'', vol. 1, traduzione di Francesco Peranni, Sonzogno, Milano, 1831. *Friederich Münter, ''[https://preserver.beic.it/delivery/DeliveryManagerServlet?dps_pid=IE4635291 Viaggio in Sicilia]'', vol. 2, traduzione di Francesco Peranni, Sonzogno, Milano, 1831. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Munter, Friederich}} [[Categoria:Archeologi]] [[Categoria:Filologi]] [[Categoria:Vescovi danesi]] [[Categoria:Vescovi tedeschi]] hk7humfsw8dqtgp2unn5z7s03qiw49x Il ritorno di Godzilla (film 1984) 0 199324 1420466 1376182 2026-07-14T16:32:58Z Udiki 86035 1420466 wikitext text/x-wiki {{Film |titolo italiano = Il ritorno di Godzilla |titolo alfabetico = Ritorno di Godzilla |immagine = 84gojira1.png |titolo originale = ゴジラ, Gojira |paese = Giappone |anno uscita = 1984 |genere = Fantascienza |regista = [[Koji Hashimoto (regista)|Koji Hashimoto]] |sceneggiatore = [[Shuichi Nagahara]] |produttore = [[Tomoyuki Tanaka]] |attori = *[[Kenpachiro Satsuma]]: Godzilla *[[Ken Tanaka]]: Goro Maki *[[Yasuko Sawaguchi]]: Naoko Okumura *[[Yosuke Natsuki]]: Professor Makoto Hayashida *[[Keiju Kobayashi]]: Primo ministro Seiki Mitabura *[[Shin Takuma]]: Hiroshi Okumura *[[Raymond Burr]]: Steve Martin (''Godzilla 1985'') |doppiatori italiani= *[[Marco Balzarotti]]: Hiroshi Okumura *[[Sergio Masieri]]: Professor Makoto Hayashida *[[Claudio Moneta]]: Goro Maki *[[Luca Semeraro]]: Sho Kuroki *[[Orlando Mezzabotta]]: Primo ministro Seiki Mitabura *[[Antonio Paiola]]: Takegami *[[Aldo Stella]]: Isomura *[[Monica Mantegazza]]: Naoko Okumura *[[Luca Catanzaro]]: Minami *[[Alberto Sette]]: Hirotaka Kitagawa *[[Massimiliano Lotti]]: Kakurai *[[Sergio Romanò]]: Godo *[[Pietro Ubaldi]]: Barbone *[[Maurizio Scattorin]]: Emori *[[Marco Pagani]]: Capitano }} '''''Il ritorno di Godzilla''''', film giapponese del 1984, sedicesimo sequel di ''[[Godzilla (film 1954)|Godzilla]]'' del 1954. ==Citazioni== *Secondo le agenzia stampa dell'Est, l'[[Unione Sovietica]] e i paesi del [[Patto di Varsavia]] sono pronti a passare all'attacco in qualsiasi momento. Le forze militari attendono solo il segnale da Mosca. In risposta, gli [[Stati Uniti d'America]] e i paesi della [[Organizzazione del Trattato dell'Atlantico del Nord|Nato]] hanno dichiarato lo stato di allerta militare. La tensione cresce di minuto in minuto. Entrambe le parti cercano in ogni modo di evitare uno scontro nucleare che porterebbe alla completa distruzione del mondo. ('''Telecronista''') ==Dialoghi== *'''Hiroshi Okumura''': Era un mostro. L'isola si è sollevata dal mare come un'enorme roccia. Era vivo.<br>'''Goro Maki''': Vuoi dire come quel mostruoso pidocchio marino che mi ha attaccato?<br>'''Hiroshi Okumura''': No, era diverso.<br>'''Goro Maki''': Cosa?<br>'''Hiroshi Okumura''': Dalla sua bocca uscivano fiamme, con dei versi strani.<br>'''Goro Maki''': Sei riuscito a vederlo bene? Sei sicuro?<br>'''Hiroshi Okumura''': Era enorme. Non sono riuscito a vederlo tutto. *'''Primo ministro Seiki Mitabura''': [[Godzilla]]? Speravo di poter terminare il mio mandato in pace.<br>'''Capo di Gabinetto Hirotaka Takegami''': Signore, è presto per preoccuparsi. E poi, non è detto che Godzilla attacchi il Giappone.<br>'''Primo ministro Seiki Mitabura''': Spero che lei abbia ragione. Takegami...<br>'''Capo di Gabinetto Hirotaka Takegami''': Sì?<br>'''Primo ministro Seiki Mitabura''': Tenga a bada la stampa finché non ne sappiamo di più. *'''Capo redattore Godo''': Dalla versione della polizia e da quella dell'agenzia della sicurezza marittima, risulta tuttoggi che Okumura e gli altri dieci uomini della ''Yahata-Maru'' risultano ufficialmente dispersi.<br>'''Goro Maki''': Ma non è vero!<br>'''Capo redattore Godo''': Lo so bene, ma non possiamo pubblicare la sua notizia.<br>'''Goro Maki''': Ma perché tenerla segreta?<br>'''Capo redattore Godo''': Perché quel mostro è Godzilla.<br>'''Goro Maki''': Godzilla?! Non ci credo.<br>'''Capo redattore Godo''': Invece è così. Se pubblicassimo la sua notizia, creeremo il panico tra la gente e sarebbe un disastro per tutto il paese. E anche noi giornalisti abbiamo delle responsabilità. *'''Goro Maki''': Quando Godzilla attaccò Tokyo trent'anni fa lei perse i suoi genitori, esatto? Beh, immagino che sia stato un grande dolore per lei. Sta studiando questo argomento per vendetta. Vuole ucciderlo.<br>'''Prof. Makoto Hayashida''': All'inizio. Ora non più.<br>'''Goro Maki''': Si dice che la mutazione di Godzilla sia avvenuta per un'intensa radioattività. È così, Professore?<br>'''Prof. Makoto Hayashida''': È un prodotto della civilizzazione. Gli uomini sono i veri mostri. Godzilla è come un'arma nucleare.<br>'''Goro Maki''': Nucleare?<br>'''Prof. Makoto Hayashida''': Un'arma nucleare vivente, capace di provocare grandi catastrofi. È indistruttibile. È una vittima dell'era nucleare.<br>'''Goro Maki''': È davvero indistruttibile?<br>'''Prof. Makoto Hayashida''': Spero di no. Godzilla, dopo tutto, è sempre un animale. *'''Goro Maki''': Se non ho capito male, Professore, intendete attirare Godzilla verso il vulcano e ucciderlo facendolo esplodere.<br>'''Prof. Makoto Hayashida''': Non è esatto. Non morirà.<br>'''Hiroshi Okumura''': Dice sul serio? Ci spieghi cosa vuol fare?<br>'''Prof. Makoto Hayashida''': Non hai provato niente quando è apparso? Trent'anni fa, quando apparve per la prima volta, terrorizzò l'intera popolazione. [...] La gente pensava che Godzilla fosse una leggenda tornata in vita. Ci sono altre storie che riguardano le apparizioni dei mostri nei periodi di calamità. Godzilla è un ammonimento. Cerco solo di riportarlo da dove è venuto. Tutto qui. *{{NDR|Alla Dieta nazionale del Giappone}}<br>'''Ambasciatore americano Rosenberg''': Signor Primo Ministro, il nostro Consiglio di Sicurezza ha già deciso. L'unico modo certo per distruggere Godzilla è utilizzare armi nucleari.<br>'''Ambasciatore sovietico Čevskij''': Anche l'URSS ha preso la stessa decisione.<br>'''Ambasciatore americano Rosenberg''': Se Godzilla ricomparisse in territorio giapponese lei deve consertirci l'utilizzo delle armi nucleari! È una richiesta formale del nostro Presidente al Primo Ministro del Giappone.<br>'''Ambasciatore sovietico Čevskij''': Signor Primo Ministro, per eliminare Godzilla non c'è che l'uso di armi nucleari tattiche. Chiediamo il vostro benestare!<br>'''Ambasciatore americano Rosenberg''': Ha ragione!<br>'''Ambasciatore sovietico Čevskij''': Mi ascolti. L'esplosione sarà circoscritta in un'area molto limitata e Godzilla vi sarà portato grazie a un congegno di guida. Lei sa bene che una volta che Godzilla attaccasse il Giappone, poi sarebbe il turno delle nostre basi a Vladivostok. Signor Ministro, attendo la vostra risposta! *'''Capo di Gabinetto Hirotaka Takegami''': Signor Ministro della difesa, a quali armi nucleari si stavano riferendo i russi e gli americani?<br>'''Ministro della difesa Mōri''': Ha una potenza nucleare limitata, all'incirca un chilotone. La metà di quella di Hiroshima.<br>'''Capo di Gabinetto Hirotaka Takegami''': Signor Ministro degli interni, se Godzilla raggiungesse il centro di Tokyo, che danni subirebbe la città usando un'arma nucleare?<br>'''Ministro degli interni''': Non saprei dirglielo.<br>'''Capo di Gabinetto Hirotaka Takegami''': E lei, Signor Ministro? Lei saprebbe rispondermi?<br>'''Professor Minami''': Un miglio quadrato di territorio sarà raso al suolo. Evacuando la popolazione, il danno nucleare sembrerebbe minimo.<br>'''Ministro della finanza Taizo Kanzaki''': Sono d'accordo con lei. Signori, credo che dovremmo dare il consenso. Purtroppo non abbiamo alternative.<br>'''Ministro del commercio''': Signor Ministro, non salti subito alle conclusioni! Non è il caso. Ha dimenticato i problemi che ci saranno con tutta quella radioattività che verrà sprigionata? E poi, siamo veramente sicuri che così facendo riusciremo a distruggere Godzilla?<br>'''Ministro della finanza Taizo Kanzaki''': A quanto pare, lei sta perdendo di vista il punto della questione. Se Tokyo viene distrutto da Godzilla, lo sarà anche la nostra economia.<br>'''Ministro del commercio''': Però non siamo certi che l'arma nucleare distruggerà Godzilla. Se non dovesse funzionare, la città sarebbe—<br>'''Ministro Isomura''': Signori, finché non proviamo non possiamo saperlo.<br>'''Generale''': Posso avere la parola?<br>'''Capo di Gabinetto Hirotaka Takegami''': Certo, Generale.<br>'''Generale''': Le armi nucleari, signori, sono certamente molto efficaci soprattutto in un raggio d'azione ridotto come il nostro. Ma i danni che possono provocare sono difficili da quantificare. I russi e gli americani hanno esitato a usarle finora.<br>'''Capo di Gabinetto Hirotaka Takegami''': E vogliono sperimentarlo con noi!<br>'''Generale''': Esatto.<br>'''Ministro Isomura''': Adesso capisco perché si trovano così d'accordo.<br>'''Ministro degli esteri Seiichi Emori''': Signore, se rifiutiamo la loro richiesta, saremo isolati da ogni azione diplomatica.<br>'''Primo ministro Seiki Mitabura''': Grazie signori per le vostre opinioni. *'''Primo ministro Seiki Mitabura''': Il nostro paese ha delle regole ben precise sul nucleare. Noi non possediamo né usiamo armi nucleari e, di conseguenza, non possiamo permetterne l'uso sul nostro territorio.<br>'''Ambasciatore sovietico Čevskij''': Questo è solo l'egoismo del vostro Paese! Un nostro sommergibile è già stato affondato da Godzilla. Abbiamo il diritto di rivalerci!<br>'''Ambasciatore americano Rosenberg''': Non è il momento di discutere di principi.<br>'''Primo ministro Seiki Mitabura''': È proprio in momenti come questo che contano i principi. Non possiamo permetterci di usarle. Mi dispiace. Le armi nucleari fanno un certo effetto, ma chi ci dice che non verranno più usate? Il vero significato delle armi nucleari è quello di mantenere la pace. Voi ci accusate di agire in questo modo perché vogliamo salvare l'orgoglio nazionale. Sì, è vero. Forse è così, ma che diritto avete voi di accusarci? È forse egoismo amare il proprio paese? *'''Capo di Gabinetto Hirotaka Takegami''': Signore, che cosa ha detto ai capi di Stato americano e sovietico?<br>'''Primo ministro Seiki Mitabura''': Ho detto che se un giorno Godzilla apparisse nei loro paesi, se attaccasse le loro città, userebbero le armi nucleari su città come Washington e Mosca sapendo che la maggior parte della popolazione sarebbe distrutta? Tutti e due mi hanno compreso. ==Altri progetti== {{interprogetto}} [[Categoria:Film di Godzilla]] efn6z5cv8gnyzfu08imndrd397yvbdm Wolfram von Eschenbach 0 199388 1420432 1247683 2026-07-14T12:15:12Z Udiki 86035 1420432 wikitext text/x-wiki [[File:Codex Manesse 149v Wolfram von Eschenbach.jpg|miniatura|Miniatura tratta dal Codex Manesse]] '''Wolfram von Eschenbach''' (1170 – 1220) è stato un cavaliere e scrittore tedesco. ===''Parzival''=== *''Governava un re in [[Sicilia]], | il suo nome era Ibert. | Si chiamò sua moglie Iblis, | nessun altra donna ebbe un bel corpo come il suo. | La servì il prode Clinschor finché lei gli offri il suo amore, | perciò il re lo mutilò.'' (XIII, 656, 25-30) *''Lassù a [[Caltabellotta|Kalot enbolot]], | una solida fortezza, | trovò il duca scherno infame. | Lo sorprese il re: dormiva | tra le braccia di sua moglie.'' (XIII, 657, 13-17) *''Clinschor regna sugli spiriti | sia benigni e maligni | che risiedono e si spostano | tra la terra e il firmamento, | fuorché quelli che Dio ama.'' (XIII, 658, 26-30) *''Disse Anfortas a Parzival: | «Penso che vostro fratello, | sire, qui non veda il [[Graal]]». | Feirefiz confidò a Parzival | di non scorgere là il Graal. | Sembrò a tutti ciò un prodigio. | La notizia arrivò a Titurel, | il vegliardo infermo a letto. | «Costui, — disse, — è un pagano | e non può dunque pretendere | di vedere ciò che ammira | solo chi è cristiano | in virtù del suo battesimo. | Tra lui e il Graal c'è una barriera».'' (XVI, 831, 11-22) *''È una vita spesa bene | quella per cui Dio non perde | poi un'anima lassù, | e che in terra già conquista | lode e onore senza fine. | Ogni nobile signora | che abbia senno dovrà amarmi | se mai c'è chi vuole amarmi. | Qui finisce questa storia: | se narrai per una donna, | lei sarà con me gentile.'' (XVI, 827, 20-30) ==Bibliografia== *Wolfram von Eschenbach, ''Parzival'', a cura di Laura Mancinelli, traduzione di Cristina Gamba, Einaudi Editore, 1983. ISBN 978-88-06-13177-7 ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Eschenbach, Wolfram von}} [[Categoria:Cavalieri]] [[Categoria:Scrittori tedeschi]] 9fohem8t5gnojdaibzx1u5oynj1w4w7 1420435 1420432 2026-07-14T12:21:14Z Udiki 86035 1420435 wikitext text/x-wiki [[File:Codex Manesse 149v Wolfram von Eschenbach.jpg|miniatura|Miniatura tratta dal Codex Manesse]] '''Wolfram von Eschenbach''' (1170 – 1220), cavaliere e scrittore tedesco. ===''Parzival''=== *''Governava un re in [[Sicilia]], | il suo nome era Ibert. | Si chiamò sua moglie Iblis, | nessun altra donna ebbe un bel corpo come il suo. | La servì il prode Clinschor finché lei gli offri il suo amore, | perciò il re lo mutilò.'' (XIII, 656, 25-30) *''Lassù a [[Caltabellotta|Kalot enbolot]], | una solida fortezza, | trovò il duca scherno infame. | Lo sorprese il re: dormiva | tra le braccia di sua moglie.'' (XIII, 657, 13-17) *''Clinschor regna sugli spiriti | sia benigni e maligni | che risiedono e si spostano | tra la terra e il firmamento, | fuorché quelli che Dio ama.'' (XIII, 658, 26-30) *''Disse Anfortas a Parzival: | «Penso che vostro fratello, | sire, qui non veda il [[Graal]]». | Feirefiz confidò a Parzival | di non scorgere là il Graal. | Sembrò a tutti ciò un prodigio. | La notizia arrivò a Titurel, | il vegliardo infermo a letto. | «Costui, – disse, – è un pagano | e non può dunque pretendere | di vedere ciò che ammira | solo chi è cristiano | in virtù del suo battesimo. | Tra lui e il Graal c'è una barriera».'' (XVI, 831, 11-22) *''È una vita spesa bene | quella per cui Dio non perde | poi un'anima lassù, | e che in terra già conquista | lode e onore senza fine. | Ogni nobile signora | che abbia senno dovrà amarmi | se mai c'è chi vuole amarmi. | Qui finisce questa storia: | se narrai per una donna, | lei sarà con me gentile.'' (XVI, 827, 20-30) ==Bibliografia== *Wolfram von Eschenbach, ''Parzival'', a cura di Laura Mancinelli, traduzione di Cristina Gamba, Einaudi Editore, 1983. ISBN 978-88-06-13177-7 ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Eschenbach, Wolfram von}} [[Categoria:Cavalieri]] [[Categoria:Scrittori tedeschi]] 2bb17fknqpyzfogz5reo6s0rncnka6d Caltabellotta 0 199390 1420433 1243396 2026-07-14T12:18:14Z Udiki 86035 1420433 wikitext text/x-wiki {{Voce tematica}} Citazioni su '''Caltabellotta'''. ==Citazioni== *''Lassù a Kalot enbolot, | una solida fortezza, | trovò il duca scherno infame. | Lo sorprese il re: dormiva | tra le braccia di sua moglie.'' ([[Wolfram von Eschenbach]]) ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{s}} [[Categoria:Comuni della Sicilia]] b3yec8g96m1h7r01p4vghmauds3nnqz Lauro Gazzolo 0 200603 1420504 1412220 2026-07-15T09:13:20Z Spinoziano 2297 /* Doppiatore */ 1420504 wikitext text/x-wiki [[File:LauroGazzolo.jpg|thumb|Lauro Gazzolo nel 1940]] '''Lauro Gazzolo''', all'anagrafe '''Ilario Gazzolo''' (1900 – 1970), attore e doppiatore italiano. ==Citazioni su Lauro Gazzolo== *Il suo ingresso nel cinema è dapprima come doppiatore, e Gazzolo presta la sua personale intonazione vocale a caratteristi stranieri come [[Fernandel]], [[Walter Brennan]], [[Peter Lorre]], [[Roland Young]], [[Barry Fitzgerald]], [[Millard Mitchell]], [[Bud Abbott]] e altri, tra cui anche primi attori come [[Louis Jouvet]] e [[Charlie Chaplin]], fino ai tipici vecchietti invadenti dei film western, uno fra tutti [[Gabby Hayes|George "Gabby" Hayes]]. È poi utilizzato come eccellente attore di carattere dal 1938, creando invariabilmente tipi molto indovinati. (''[[Dizionario del cinema italiano]]'') ==Filmografia== ===Attore=== {{div col|strette}} *''[[Montevergine (film)|Montevergine]]'' (1939) *''[[Centomila dollari]]'' (1940) *''[[Scarpe grosse]]'' (1940) *''[[La bisbetica domata (film 1942)|La bisbetica domata]]'' (1942) *''[[La cena delle beffe (film)|La cena delle beffe]]'' (1942) *''[[4 passi fra le nuvole]]'' (1942) *''[[Fari nella nebbia]]'' (1942) *''[[L'ultima carrozzella]]'' (1943) *''[[Abbasso la miseria!]]'' (1945) *''[[Abbasso la ricchezza!]]'' (1946) *''[[Biraghin]]'' (1946) *''[[Alina (film)|Alina]]'' (1950) *''[[Prima comunione (film)|Prima comunione]]'' (1950) *''[[Questa è la vita]]'' (1954) *''[[La banda degli onesti]]'' (1956) *''[[Costantino il Grande (film)|Costantino il Grande]]'' (1961) {{div col end}} ===Doppiatore=== {{div col|strette}} *''[[M - Il mostro di Düsseldorf]]'' (1931) *''[[Io sono un evaso]]'' (1932) *''[[Il giardino di Allah]]'' (1936) *''[[La conquista del West (film 1936)|La conquista del West]]'' (1936) *''[[Angelo (film 1937)|Angelo]]'' (1937) *''[[Sono innocente (film)|Sono innocente]]'' (1937) *''[[Intermezzo (film 1939)|Intermezzo]]'' (1939) *''[[La via dei giganti]]'' (1939) *''[[Ninotchka]]'' (1939) *''[[Ombre rosse]]'' (1939) *''[[Furore (film)|Furore]]'' (1940) *''[[Dumbo - L'elefante volante]]'' (1941) *''[[Follia (film 1941)|Follia]]'' (1941) *''[[La ribelle del Sud]]'' (1941) *''[[Una pallottola per Roy]]'' (1941) *''[[Bambi]]'' (1942) *''[[Casablanca]]'' (1942) *''[[La signora Miniver]]'' (1942) *''[[Alba fatale]]'' (1943) *''[[Dagli Appennini alle Ande (film 1943)|Dagli Appennini alle Ande]]'' (1943) *''[[Dies irae (film)|Dies irae]]'' (1943) *''[[Terra nera]]'' (1943) *''[[Torna a casa, Lassie!]]'' (1943) *''[[Fiori d'arancio]]'' (1944) *''[[Prigionieri dell'oceano]]'' (1944) *''[[Io ti salverò]]'' (1945) *''[[L'uomo del Sud]]'' (1945) *''[[Il cucciolo]]'' (1946) *''[[Incatenata (film 1946)|Incatenata]]'' (1946) *''[[La dalia azzurra]]'' (1946) *''[[La scala a chiocciola (film)|La scala a chiocciola]]'' (1946) *''[[La vita è meravigliosa]]'' (1946) *''[[Notorious - L'amante perduta]]'' (1946) *''[[La croce di fuoco]]'' (1947) *''[[La signora di Shanghai]]'' (1947) *''[[Il fiume rosso]]'' (1948) *''[[Peccato (film)|Peccato]]'' (1949) *''[[Il romanzo di Thelma Jordon]]'' (1950) *''[[Romantico avventuriero]]'' (1950) *''[[Winchester '73]]'' (1950) *''[[Alice nel Paese delle Meraviglie (film 1951)|Alice nel Paese delle Meraviglie]]'' (1951) *''[[Il cacciatore del Missouri]]'' (1951) *''[[Ultimatum alla Terra]]'' (1951) *''[[Là dove scende il fiume]]'' (1952) *''[[So che mi ucciderai]]'' (1952) *''[[Un uomo tranquillo (film 1952)|Un uomo tranquillo]]'' (1952) *''[[Il cavaliere della valle solitaria]]'' (1953) *''[[Il tesoro dell'Africa]]'' (1953) *''[[La tunica]]'' (1953) *''[[Vacanze romane]]'' (1953) *''[[Attila (film 1954)|Attila]]'' (1954) *''[[I sette samurai]]'' (1954) *''[[Il delitto perfetto]]'' (1954) *''[[Johnny Guitar]]'' (1954) *''[[Magnifica ossessione]]'' (1954) *''[[Sabrina (film 1954)|Sabrina]]'' (1954) *''[[Ulisse (film)|Ulisse]]'' (1954) *''[[Vera Cruz]]'' (1954) *''[[Caccia al ladro]]'' (1955) *''[[I due capitani]]'' (1955) *''[[L'uomo senza paura]]'' (1955) *''[[La valle dell'Eden]]'' (1955) *''[[Lilli e il vagabondo]]'' (1955) *''[[Quando la moglie è in vacanza]]'' (1955) *''[[L'amore più grande del mondo]]'' (1956) *''[[L'uomo che sapeva troppo (film 1956)|L'uomo che sapeva troppo]]'' (1956) *''[[Lassù qualcuno mi ama]]'' (1956) *''[[Il segno della legge]]'' (1957) *''[[Testimone d'accusa (film 1957)|Testimone d'accusa]]'' (1957) *''[[Totò, Vittorio e la dottoressa]]'' (1957) *''[[L'infernale Quinlan]]'' (1958) *''[[Ben-Hur (film 1959)|Ben-Hur]]'' (1959) *''[[Il mostro che uccide]]'' (1959) *''[[Soldati a cavallo]]'' (1959) *''[[Un dollaro d'onore]]'' (1959) *''[[Cimarron (film 1960)|Cimarron]]'' (1960) *''[[Angeli con la pistola]]'' (1961) *''[[La carica dei cento e uno]]'' (1961) *''[[Il giorno più lungo]]'' (1962) *''[[La conquista del West (film 1962)|La conquista del West]]'' (1962) *''[[Mary Poppins (film)|Mary Poppins]]'' (1964) *''[[La spada nella roccia]]'' (1963) *''[[Il grande sentiero (film 1964)|Il grande sentiero]]'' (1964) *''[[Per un pugno di dollari]]'' (1964) *''[[Il ponte sul fiume Kwai]]'' (1965) *''[[Per qualche dollaro in più]]'' (1965) *''[[Operazione diabolica]]'' (1966) *''[[10.000 dollari per un massacro]]'' (1966) *''[[Il buono, il brutto, il cattivo]]'' (1966) *''[[C'era una volta il West]]'' (1968) *''[[Il pistolero dell'Ave Maria]]'' (1969) {{div col end}} ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{s}} {{DEFAULTSORT:Gazzolo, Lauro}} [[Categoria:Attori italiani]] [[Categoria:Doppiatori italiani]] kdbab9t45p8vx7appxtschsd6v168x8 Orio Caldiron 0 203701 1420510 1393714 2026-07-15T11:46:23Z Spinoziano 2297 +1 1420510 wikitext text/x-wiki '''Orio Caldiron''' (1938 – 2025), critico cinematografico e storico del cinema italiano. ==Citazioni di Orio Caldiron== *{{NDR|[[Camillo Mastrocinque]]}} Abile artigiano dalle sicure capacità tecniche, con sessanta film circa realizzati nel corso di una carriera eclettica e discontinua, diede il meglio di sé nelle puntigliose ricostruzioni ambientali degli anni Quaranta e nella serie di film interpretati da [[Totò]] negli anni Cinquanta, bistrattati dalla critica dell'epoca ma premiati dal consenso del pubblico per la singolare efficacia dei meccanismi comici.<ref name="Mastrocinque">Da ''[https://www.treccani.it/enciclopedia/camillo-mastrocinque_(Enciclopedia-del-Cinema) MASTROCINQUE, Camillo]'', in ''Enciclopedia del Cinema'', Istituto della Enciclopedia Italiana, 2004.</ref> *{{NDR|''[[Totò, Peppino e la... malafemmina]]'' è}} diventato ormai un film di culto, ricordato soprattutto per la scena della dettatura della lettera, in cui Totò e Peppino toccano vertici inarrivabili sul piano della sintonia scenica e dei tempi comici.<ref name="Mastrocinque" /> *{{NDR|[[Nunzio Malasomma]]}} Dopo un significativo apprendistato nel cinema muto, fu uno dei più prolifici registi della commedia, soprattutto quella di matrice teatrale degli anni Trenta e Quaranta, che vide impegnati come protagonisti attori brillanti di grande successo. Si è anche cimentato con perizia nel cinema di genere. [...] Ritornato in Italia con l'avvento del sonoro, divenne nel giro di pochi anni uno dei più attivi artigiani del cinema popolare, alternando il giallo (''L'uomo dall'artiglio'', 1931) alla commedia, che si sarebbe rivelata il genere a lui più congeniale consentendogli di ottenere i maggiori successi. [...] Realizzò quindi una garbata parodia del film carcerario ambientato in una prigione-modello statunitense (''Cose dell'altro mondo'', 1939), e ''[[Dopo divorzieremo]]'' (1940), dall'omonima commedia di A. De Stefani, singolare esempio di film appartenente al filone dei "[[Cinema dei telefoni bianchi|telefoni bianchi]]" caratterizzato da interni patinati e coreografici e vivacemente interpretato da [[Amedeo Nazzari]] e [[Lilia Silvi]], che si ritrovarono di nuovo insieme in ''[[Scampolo (film 1941)|Scampolo]]'' [...].<ref>Da ''[https://www.treccani.it/enciclopedia/nunzio-malasomma_(Enciclopedia-del-Cinema) MALASOMMA, Nunzio]'', in ''Enciclopedia del Cinema'', Istituto della Enciclopedia Italiana, 2003.</ref> *{{NDR|Su ''[[I giorni dell'ira]]''}} Il regista [...] vede nel film il conflitto tra due diverse concezioni della vita, l'una fondata sulla sopraffazione e l'altra sulla ricerca del giusto e dell'onesto. Sono dichiarazioni che rimangono circoscritte al terreno scivoloso delle buone intenzioni [...]. Ma oltre la stessa vicenda ciò che prevale nella pellicola è il meccanismo delle sparatorie e delle scazzottature. Alla fine il protagonista ha un bel gettar via la colt... chi gli può credere?<ref>Da ''Cinema Sud'', n. 44, 1968; citato in ''[https://www.cinematografo.it/film/i-giorni-dellira-sm188of2 I giorni dell'ira]'', ''cinematografo.it''.</ref> ==Note== <references /> ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Caldiron, Orio}} [[Categoria:Critici cinematografici italiani]] [[Categoria:Storici del cinema italiani]] 7dkrkr2llhki95os8rgmovefmur2o3m I giorni dell'ira 0 207280 1420512 1298931 2026-07-15T11:46:58Z Spinoziano 2297 immagine migliore; piccole sistemazioni; + citazione su 1420512 wikitext text/x-wiki {{Film |titolo italiano= I giorni dell'ira |titolo alfabetico= Giorni dell'ira, I |immagine= Gemma scott.jpg |didascalia= [[Giuliano Gemma]] in una scena del film |soggetto = [[Ron Barker]] ''(romanzo)'' |sceneggiatore = Tonino Valerii, [[Renzo Genta]], [[Ernesto Gastaldi]] |attori= *[[Giuliano Gemma]]: Scott "Mary" *[[Lee Van Cleef]]: Frank Talby *[[Walter Rilla]]: Murph Allan "il saggio" *[[Yvonne Sanson]]: Vivien Skill *[[Christa Linder]]: Gwen *[[Ennio Balbo]]: Turner *[[Lukas Ammann]]: giudice Cutchell *[[Andrea Bosic]]: Abel Murray *[[José Calvo]]: Bill "il cieco" *Giorgio Gargiullo: Nigel Swanson |doppiatoriitaliani= *[[Pino Locchi]]: Scott "Mary" *[[Emilio Cigoli]]: Frank Talby *[[Gualtiero De Angelis]]: Murph Allan "il saggio" *[[Adriana De Roberto]]: Vivien Skill *[[Vittoria Febbi]]: Gwen *[[Bruno Persa]]: giudice Cutchell *[[Luigi Pavese]]: Bill "Il cieco" *[[Carlo Romano]]: Nigel Swanson }} '''''I giorni dell'ira''''', film italiano del 1967 con [[Giuliano Gemma]] e [[Lee Van Cleef]], regia di [[Tonino Valerii]]. ==Frasi== {{cronologico}} *Ciò che la legge non vede non può punire. ('''Giudice Cutchell''') *I [[Pugno|pugni]] sono come i colpi di pistola: se sbagli il primo sei già bello e spacciato. ('''Talby''') *Quando [[Sparare|spari]] a un uomo devi ucciderlo, o prima o poi lui ucciderà te. ('''Talby''') *Chi non accetta una [[sfida]] l'ha già perduta; e l'ha perduta nel modo peggiore. ('''Talby''') *Talby avrà circa [[Quarantacinquenne|quarantacinque anni]]: è una brutta età per un pistolero. Ogni giorno ti accorgi che diventi più lento: i muscoli scattano ancora ma i riflessi sono meno pronti. ('''Murph''') *Quando un uomo comincia ad uccidere non può più smettere. ('''Talby''') ==Dialoghi== {{cronologico}} *'''Murph''': I giorni delle pistole facili sono finiti. Allora una buona pistola valeva più di un grosso conto in banca e quando Dock Holliday, quello dell'O.K. Corral, morì, ci fu un vero massacro per impossessarsi della sua pistola.<br>'''Scott''': Ma Dock Holliday era il più veloce tiratore del West. Lui, non la sua pistola.<br>'''Murph''': Lui ''con'' la sua pistola! Ci si può mettere l'esperienza di una vita in una [[pistola]]. Non basta essere capace di estrarla prima di un altro se l'altro conosce qualche trucco che tu non sai. Ai miei tempi, o un uomo imparava tutti i trucchi o serviva solo a dar lavoro ai becchini. *'''Medico''' {{NDR|parlando di Scott}}: Ma che gli avete fatto? Ha gli occhi di un lupo idrofobo.<br>'''Talby''': Un lupo lo è per nascita, idrofobo lo avete reso voi. ==Citazioni su ''I giorni dell'ira''== *Il regista [...] vede nel film il conflitto tra due diverse concezioni della vita, l'una fondata sulla sopraffazione e l'altra sulla ricerca del giusto e dell'onesto. Sono dichiarazioni che rimangono circoscritte al terreno scivoloso delle buone intenzioni [...]. Ma oltre la stessa vicenda ciò che prevale nella pellicola è il meccanismo delle sparatorie e delle scazzottature. Alla fine il protagonista ha un bel gettar via la colt... chi gli può credere? ([[Orio Caldiron]]) ==Altri progetti== {{interprogetto}} [[Categoria:Film western]] e1jcls2uive5hfhhifp3gl2n02ks4h8 Boris Nadeždin 0 210740 1420513 1322515 2026-07-15T11:49:41Z Skekzilla 17056 1420513 wikitext text/x-wiki [[File:Boris Nadezhdin.jpg|thumb|Nadeždin nel 2017]] '''Boris Borisovič Nadeždin''' (1963 – vivente), politico russo. {{Int|''[https://www.corriere.it/esteri/24_marzo_08/nadezhdin-oppositore-putin-intervista-30dc054c-dd92-11ee-a6b7-58b42c5bfc2b.shtml?refresh_ce Nadezhdin: «Io escluso dal voto in Russia perché faccio paura a Putin»]''|Intervista di Federico Fubini, ''corriere.it'', 8 marzo 2024.|h=2}} *{{NDR|Sulle [[elezioni presidenziali in Russia del 2024]]}} Quando ho deciso di partecipare valevo l'uno o due per cento, non ero una minaccia. Ma in gennaio avevamo già sedi in 60 città, migliaia di persone accorrevano a firmare e a dare contributi in denaro. A quel punto la situazione è drasticamente cambiata. *Chi si è permesso o ha avuto il coraggio di parlare di guerra ha subito conseguenze pesanti. Quindi mi attengo alla denominazione ufficiale. *Putin voleva l'unione in un solo grande Paese, sotto la bandiera russa, con l'Ucraina e la Bielorussia. Il suo errore fatale è stato credere che la popolazione ucraina sarebbe andata incontro all'esercito russo come a un esercito che la liberava dal nazismo. Ma soprattutto non pensava che l'Occidente non solo avrebbe appoggiato l'Ucraina, ma avrebbe imposto sanzioni. Ora l'economia russa è in stallo. Non c'è stata grande crescita, ma nemmeno una crisi. Di sicuro, non fosse stato per la politica di Putin, oggi saremmo venti volte più ricchi. *Io vivo in Russia, faccio il mio lavoro, intendo partecipare di nuovo alle elezioni e vivere la mia vita politica qui. Non capisco come si possa fare politica in Russia abitando fuori. Credo che [[Julija Naval'naja|Yulia Navalnaya]] e [[Michail Borisovič Chodorkovskij|Khodorkovsky]] abbiano scarse possibilità di successo. Penso che ad appoggiarli non siano più di uno o due milioni di persone: tante, ma non bastano. Io ritengo di poter contare su 15 milioni di voti. *Sono vent'anni che io mi oppongo alla politica di Putin e so bene dov'è la linea rossa da non varcare. E posso dire con esattezza che cosa hanno fatto, per esempio Navalny o Khodorkovsky o [[Vladimir Kara-Murza]], per oltrepassare quella linea rossa. Cose che io non farò mai. [...] Non ho mai ricevuto appoggi dall'estero, non ho mai contattato personaggi importanti in Occidente a fini personali o per discutere della Russia. E non ho mai criticato direttamente Putin né usato nei suoi confronti delle espressioni forti o offensive. Critico ciò che Putin fa al Paese, mai lui come persona. {{Int|''[https://www.repubblica.it/esteri/2024/03/16/news/presidenziali_russia_nadezhdin_putin-422320803/ Nadezhdin: "Pronto a rilanciare la mia sfida. Putin non durerà"]''|Intervista di Rosalba Castelletti, ''repubblica.it'', 16 marzo 2024.|h=2}} *Sono una persona normale, non sono di certo un messia. Ma mi occupo di politica da trent’anni e conosco i bisogni del Paese. Ho una mia strategia. E per portarla avanti, devo rimanere qui e in libertà. Non penso sia possibile far politica in Russia senza stare qui. Per questo mi astengo da azioni radicali. *Navalny è stato un grande politico e la sua morte è stata una tragedia per me. Ma i suoi sostenitori non sono abbastanza per vincere alle parlamentari e presidenziali. I miei potenziali elettori sono molti di più e non amano l’opposizione radicale. Di conseguenza non ho interesse a coordinarmi con Navalnaya. Il suo sostegno può farmi perdere, più che guadagnare. Lo dico con tutto il rispetto per la sua attività e per il suo lutto. *Adesso non mi resta che invitare i miei sostenitori a boicottare Putin. Ma la mia strategia non si ferma al 17 marzo. È proiettata nel futuro. Sono convinto che Putin non resterà al potere per altri sei anni. *È chiaro che sempre più gente non sostiene né Putin né la sua Operazione militare speciale. Lo vediamo dai sondaggi e dalle code che si sono create per sostenere la mia candidatura o per rendere omaggio alla tomba di Navalny. In più élite e imprenditori iniziano a pensare che i problemi si aggraveranno se al potere resterà Putin. Questa crisi può avere diversi sbocchi. La migliore via d’uscita per Putin e per il Paese è che sia egli stesso a nominare un erede. E io mi sto preparando. *Secondo i sondaggi, oltre il 50 percento della popolazione è favorevole alla pace. E l’unico candidato pacifista finora sono stato io. *Nessuno riesce a immaginare che in Russia ci sia qualcuno che possa decidere liberamente di candidarsi alle presidenziali. La decisione di candidarmi l’ho presa qui, a questo tavolo, con mia moglie e i miei figli. Non ne ho parlato con nessuno al potere. Forse è proprio per questo che ho raccolto così tanti consensi tra la gente. Perché non rientro in nessuna casella politica russa. Non faccio parte né dell’opposizione sistemica che siede dentro alla Duma, né di quella non sistemica che sta all’estero o in carcere. Non faccio parte del regime, ma non sono neppure così radicale da far temere che sostenermi sia un rischio. {{Int|''[https://www.repubblica.it/esteri/2026/07/15/news/l_oppositore_nadezdin_i_russi_stanchi_della_guerra_e_di_putin_gli_elettori_sono_con_me-425470947/ L’oppositore Nadeždin: “I russi stanchi della guerra e di Putin, gli elettori sono con me”]''|Intervista di Giovanni Pigni, ''repubblica.it'', 15 luglio 2026.|h=2}} *Sono l’unico candidato dell’opposizione che sta raccogliendo firme per candidarsi alla Duma, e la raccolta continua. Al Cremlino sanno che sono in grado di mobilitare la gente a favore della pace e contro Putin. *I vertici pensavano che inserirmi nel registro degli “agenti stranieri” sarebbe bastato a fermare la mia attività politica. Ma migliaia di sostenitori continuavano a mobilitarsi nelle città del mio collegio con magliette con la scritta “Nadeždin per la pace” e distribuendo materiale elettorale. A quel punto hanno deciso di cambiare approccio: contestarmi un reato legato all’estremismo e arrestarmi. *Molti pensano che Putin sia come Stalin. Non è affatto così. Certo, in larga misura il sistema si regge anche sulla paura, ma per lui la legittimità popolare resta fondamentale. Poiché Putin identifica se stesso con Russia Unita, i risultati del partito sono essenziali. E un mio ingresso nella Duma significherebbe una cosa molto semplice: che un numero enorme di cittadini non sostiene né Putin né la guerra. *[...] sta aumentando la quota di persone che comprende come molti dei problemi del Paese siano la conseguenza diretta delle politiche di Putin. È proprio una delle ragioni per cui mi hanno estromesso dalla competizione elettorale: sono una delle poche persone che riescono a spiegare in modo convincente ai cittadini qual è la vera causa dei loro problemi. *Nelle mie condizioni non posso permettermi di finire in prigione. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Nadeždin, Boris}} [[Categoria:Politici russi]] cfm3h2ouv2qhzrtmu2y1itv733b7koz Automobilismo 0 212081 1420489 1417360 2026-07-15T00:59:49Z Danyele 19198 +1 1420489 wikitext text/x-wiki {{Voce tematica}} [[File:Auto sport montage.jpg|thumb|Diversi tipi di competizioni automobilistiche]] Citazioni sull{{'}}'''automobilismo''' *C'era una volta un automobilismo diverso, in cui i piloti potevano provare varie esperienze per il gusto della sfida. ([[Alex Zanardi]]) *I momenti peggiori, per me, nell'automobilismo sono quando la mia auto non riesce ad apparire dal box direttamente sul tabellone. Per qualche secondo o minuto non sai se ha rallentato e sta venendo ai box, se ha avuto un incidente meccanico, o se c'è stata una grande disgrazia. ([[Ken Tyrrell]]) *L'attrazione suprema dell'automobilismo per me è guidare l'auto il più vicino possibile al limite fisico senza superarlo. ([[Jim Clark]]) *L'automobilismo da corsa resta un fenomeno diversificato, multiforme, assai complesso e da godersi ben oltre le estremizzazioni, le massificazioni, le spettacolarizzazioni finte, le paperonate e le peperonate su Netflix, in ossequio alla tradizione dei marchi e dei luoghi in cui essi stessi si sfidano. ([[Mario Donnini]]) *L'automobilismo [...] è uno dei rari sport che non separi in due categorie uomini e donne. Le classifiche le stila il cronometro, che non fa distinzioni tra il sesso di chi arriva primo o secondo. ([[Tamara Vidali]]) *– L'automobilismo non è un vero sport.<br />– Che cosa? Invece è lo sport più grandioso che ci sia e io intendo dimostrarlo a tutti iscrivendomi a quella corsa e vincendola! (''[[Kirby (anime)|Kirby]]'') *Nel calcio chiunque, fin da bambino, può provare a dimostrare quanto vale. Nell'automobilismo non è mica così. Per cimentarsi bisogna superare grandi ostacoli economici e non solo: pure barriere politiche, fatte di rare opportunità. Per questo io dico che per certi versi il nostro sport resta un mistero. Magari il più grande pilota di tutti i tempi ora è un giovane che vive nella foresta amazzonica e non ha neanche i soldi per permettersi la patente. ([[Henri Pescarolo]]) *Nel Motorsport, la presenza di un Costruttore nasce come strumento di marketing, ovvero dare la possibilità al marchio di evidenziare quali sono i prodotti che ha in mano e le tecnologie ad essi correlate. Il tutto, attraverso un'immagine sportiva, anche se sappiamo benissimo che le soluzioni tecniche utilizzate nelle competizioni possono anche essere lontane da quelle che vengono adottate dalla normale produzione. In ogni caso, è chiaro l'endorsement che si dà a livello di immagine. Quindi, il compito è di far sì che venga capito dal grande pubblico il perché un Costruttore spenda milioni di euro per prendere parte al campionato del mondo. Questo messaggio deve "passare", cioè essere recepito dalle persone. Il nostro lavoro consiste anche nel far capire che cosa si utilizza nel Mondiale per poter vincere le gare e il Campionato stesso. ([[Andrea Adamo]]) *Non esiste al mondo uno sport in cui "i fondamentali" sono cambiati così tanto. [...] Io ho imparato una disciplina che si praticava con tre pedali, una leva del cambio e un volante. Oggi il cambio delle marce è quasi automatico, ed è sparito il pedale della frizione, di conseguenza non c'è più bisogno di fare il tacco-punta. È venuto meno il merito del pilota nell'eseguire la sequenza perfettamente, scalando le marce e frenando contemporaneamente. ([[Érik Comas]]) *Purtroppo ho visto morire tanti amici e ho corso in anni in cui macchine e circuiti erano pericolosissimi senza vie di fuga. Però a costo di esser preso per pazzo vi dirò che il pericolo è stato quello che ha reso grande e affascinante l'automobilismo. ([[Bruno Giacomelli]]) *Quando ti metti il casco accetti il fatto che il motorsport possa essere pericoloso, accetti i rischi e anche l'ipotesi di poterti fare male. Questo è il motorsport. ([[Andrea Kimi Antonelli]]) *Voi guardate soltanto i morti che succedono nell'automobilismo, allora aboliamo gli aerei, aboliamo le macchine, aboliamo tutti, stiamo chiusi in casa così siamo sicuri che non si muore e torniamo come una volta, con il somaro, l'asino e i cavalli e così è sicuro che siamo meno morti! ([[Lorenzo Bandini]]) ==Voci correlate== *[[Automobile]] *[[Casco da corsa]] *[[Sport motoristici]] ==Altri progetti== {{interprogetto|wikt=automobilismo|w_preposizione=riguardante l'|preposizione=sull'}} [[Categoria:Sport]] abzkaux25rwkf6zwqt87p3sxxp8v2d6 Érik Comas 0 217249 1420467 1364073 2026-07-14T16:33:41Z Danyele 19198 /* Citazioni di Érik Comas */ +1 1420467 wikitext text/x-wiki [[File:Comas lm2005.jpg|thumb|Érik Comas (2005)]] '''Érik Gilbert Comas''' (1963 – vivente), ex pilota automobilistico francese. ==Citazioni di Érik Comas== *{{NDR|Sul [[Gran Premio di San Marino 1994]]}} Il weekend più brutto della mia vita. Il sabato era morto Roland Ratzenberger. La domenica mattina avevamo il briefing [...]. Tutti scossi per quanto era accaduto. Da De Angelis, nel 1986, non era morto più nessuno [...]. Ci illudevamo forse, non Ayrton. Mi trovo seduto [...] al suo fianco, e mi dice: "Érik [...], dobbiamo fare qualcosa sulla sicurezza prima di Montecarlo". Sono state le ultime parole che ci siamo detti. [...] Poi la gara, subito un contatto alla partenza [...]. Durante la Safety [...] la macchina che mi seguiva mi dà una botta. Riparte la gara e sento una vibrazione, mi fermo [...]. Durante il pit stop avviene l'incidente, mi cambiano l'alettone e mi fanno ripartire. I mezzi di comunicazione erano pochi allora, il team magari sapeva già del semaforo rosso, ma la gara era appena iniziata e se mi fossi trovato in pista, mi sarei potuto ripresentare alla partenza. Insomma, sono andato [...]. Vedo subito l'elicottero [...], l'ambulanza, la macchina di Ayrton e lì capisco. Mi avvicino di fretta e lui è sdraiato sull'erba. Mi bloccano tre medici, è meglio che io non mi avvicini, dicono... [...] Non sono mai stato un buon credente, ma quel giorno ho sentito una radiazione, l'anima di Ayrton andarsene. Sono tornato ai box, ho detto ai miei che per me era finita e sono scappato all'aeroporto. [...] non volevo più correre in F1. [...] non credo di essere più stato lo stesso uomo dopo quel 1º maggio.<ref name="Arcidiacono"/> *La [[Lancia Stratos|Stratos]] è un'auto nata in anticipo sui tempi e vi ricordo che la Lancia ha chiesto alla Pirelli un pneumatico specifico e più stabile dei precedenti. Così hanno creato il P7. Era un'auto splendida e coloro che ne disponevano all'epoca avevano una seria possibilità di vincere. Tre titoli mondiali, tre titoli europei e avrebbe potuto vincerne molti di più se la Fiat non avesse ordinato di metterla da parte per favorire la 131 Abarth.<ref>Da Andrea Ettori, ''[https://www.p300.it/intervista-a-erik-comas-una-vita-dedicata-al-motorsport/ Intervista a Erik Comas: una vita dedicata al motorsport]'', ''p300.it'', 5 maggio 2020.</ref> *{{NDR|Sul [[Gran Premio del Belgio 1992]]}} Libere del venerdì mattina. Si andava col pieno per valutare meglio l'assetto: 175 litri di benzina. Tantissimi. Terzo giro, curva cieca a sinistra, cioè a oltre 300 all'ora, e sulla pista trovo ghiaia dappertutto. La mia Ligier va dritta, picchia sul guardrail, riattraversa la via di fuga per immobilizzarsi sulla pista distrutta... [...] di quel giorno non ricordo nulla, ciò che dico me lo hanno raccontato. Avevo perso i sensi, colpito dalla ruota anteriore che si era staccata nell'impatto, con il piede sull'acceleratore a 13 mila giri. È lì che arriva Ayrton: vede la mia testa inclinata sulla sinistra, il rumore del motore e capisce subito. I commissari sono intervenuti ma Senna, invece, scende dalla sua McLaren, corre verso di me, cerca l'interruttore generale e mi salva la vita. Sapeva del pieno di benzina, l'auto sarebbe potuta esplodere da lì a poco.<ref name="Arcidiacono">Dall'intervista di Massimo Arcidiacono, ''[https://www.gazzetta.it/Formula-1/01-05-2024/senna-mi-salvo-la-vita-cosi-erik-comas-racconta-gli-ultimi-giorni-con-ayrton.shtml Erik Comas: "Così Senna mi salvò la vita. E ho sempre in testa quelle sue ultime parole..."]'', ''gazzetta.it'', 1º maggio 2024.</ref> *{{NDR|Sull'[[automobilismo]]}} Non esiste al mondo uno sport in cui "i fondamentali" sono cambiati così tanto. [...] Io ho imparato una disciplina che si praticava con tre pedali, una leva del cambio e un volante. Oggi il cambio delle marce è quasi automatico, ed è sparito il pedale della frizione, di conseguenza non c'è più bisogno di fare il tacco-punta. È venuto meno il merito del pilota nell'eseguire la sequenza perfettamente, scalando le marce e frenando contemporaneamente.<ref>Dall'intervista ''[https://www.stellantisheritage.com/it-it/heritage/storie/erik-comas Erik Comas: il pilota con la Stratos nel cuore]'', ''stellantisheritage.com''.</ref> ==Note== <references /> ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Comas, Erik}} [[Categoria:Piloti di Formula 1 francesi]] 1nhbtywexdawhrdo89iasohprfhurj3 Template:SelezioneAmpliate 10 223803 1420446 1419740 2026-07-14T13:28:24Z Gaux 18878 Théroigne de Méricourt: destub con altre due citazioni 1420446 wikitext text/x-wiki <noinclude>{{Protetta}}</noinclude> <div style="text-align:justify; margin-right:10px;"><!-- AGGIUNGI UNA NUOVA VOCE IN CIMA ALLA LISTA, CANCELLANDONE UNA DAL FONDO. La lista viene aggiornata periodicamente da un utente registrato qualunque (nessun timore!), per un totale di 25 (magari col tempo lo aumenteremo). Le voci ammesse sono: - recenti destub con aggiunta di almeno due citazioni, nel caso di voci create recentemente la voce può rientrare in [[Template:SelezioneNuove]]; - voci recentemente wikificate; - voci recentemente ampliate mediante aggiunte di ricche sezioni (dedicate ad esempio a libri specifici) AGGIUNGI QUI UNA NUOVA VOCE: NON DIMENTICARE IL SEPARATORE "{{,}}" --> [[Théroigne de Méricourt]]{{,}} [[Paolo Arcari]]{{,}} [[Ernesto Buonaiuti]]{{,}} [[Portoferraio]]{{,}} [[Isola d'Elba]]{{,}} [[Pietro Thouar]]{{,}} [[Thomas Malory]]{{,}} [[Emilio Pasquini]]{{,}} [[Renato Serra]]{{,}} [[Enrico Lucherini]]{{,}} [[Enrico Vanzina]]{{,}} [[Excalibur]]{{,}} [[Bernard de Mandeville]]{{,}} [[Francesco Olgiati]]{{,}} [[Lea Ypi]]{{,}} [[Francesco Torraca]]{{,}} [[Tomás de Torquemada]]{{,}} [[Enzo Collotti]]{{,}} [[Sturm und Drang]]{{,}} [[Barbara Allason]]{{,}} [[Novalis]]{{,}} [[Vitalismo]]{{,}} [[Papa Giovanni XXII]]{{,}} [[Riccardo Patrese]]{{,}} [[Mario Pratesi]] <!-- NON DIMENTICARE DI TOGLIERE L'ULTIMO SEPARATORE "{{,}}" --></div><noinclude> [[Categoria:Template selezione]] </noinclude> kzhroxx1vo3s4s7443btfti1iw89qcn Gawain 0 225608 1420461 1420279 2026-07-14T16:18:58Z Skekzilla 17056 /* Thomas Malory */ 1420461 wikitext text/x-wiki [[File:Arthur-Pyle Sir Gawaine the Son of Lot, King of Orkney.JPG|thumb|Illustrazione di Gawain]] '''Gawain''', noto anche come '''Galvano''', personaggio del ciclo bretone e delle leggende arturiane. ==Citazioni di Gawain== *{{NDR|Su [[Lancillotto]]}} Lui è il più bravo ed il più coraggioso. Perché, dunque, non è mai qui? Senza Lancillotto, questa [[Tavola Rotonda|tavola]] è niente. C'è qualcuno qui che non lo consideri un dio? Ed ora è allontanato da noi dalla bramosia di una donna. (''[[Excalibur]]'') ===[[Thomas Malory]]=== {{cronologico}} *Ser Lancillotto, poi, se non fosse per una sola pecca sarebbe superiore a ogni altro. Ma così come stanno le cose, è proprio come noi; solo che si assume le fatiche maggiori. *Se ne dovesse derivare ostilità o guerra tra noi e Lancillotto, sta' certo che molti re e molti potenti signori sceglierebbero di schierarsi con lui. E poi, fratello [...] devi sempre tenere a mente che Lancillotto ha salvato più di una volta il re e la regina, e che anche i migliori tra noi si sarebbero sentiti gelare il cuore in varie occasioni se egli non fosse stato il più valoroso e non lo avesse dimostrato molto spesso. *Capita spesso che agiamo per quel che crediamo il meglio, e che finisce poi per dimostrarsi il peggio. *Da oggi in poi cercherò Lancillotto fino al giorno in cui uno dei due avrà ucciso l'altro. Intendo vendicarmi e vi chiedo di prepararvi alla guerra. Se non volete perdere il mio servigio e il mio affetto, affrettatevi a mettere alla prova i vostri amici. Giuro su Dio che, anche se dovessi inseguire Lancillotto per sette regni, lo ucciderò a costo della vita. *Se non fosse stato per il papa, io mi sarei battuto con te in singolare tenzone e avrei provato sulla tua persona la tua falsità nei confronti di Artù e miei. E lo farò, una volta che avrai lasciato queste terre, dovunque riuscirò a trovarti! *Io, ser Galvano, cavaliere della Tavola Rotonda, voglio che tutto il mondo sappia che mi sono dato la morte non per colpa tua ma mia. Perciò, ser Lancillotto, ti supplico di tornare nel regno per visitare la mia tomba e per recitare su di essa una preghiera, lunga o breve che sia, per la salvezza della mia anima. Oggi, nello stesso giorno in cui scrivo questa lettera, fui ferito a morte là dove la tua mano mi colpì per prima, e non avrei potuto essere ucciso da un braccio più nobile. ==Citazioni su Gawain== ===[[Thomas Malory]]=== {{cronologico}} *Solo i campioni migliori del mondo potranno maneggiare questa spada, cioè Lancillotto e suo figlio Galahad. E con quest'arma Lancilotto ucciderà ser Galvano, il nipote di re Artù. ([[Mago Merlino]]) *Si slanciarono gagliardamente l'uno contro l'altro e si assestarono dei fendenti che fecero volare in pezzi gli scudi e ammaccare gli elmi e i giachi, così che ben presto furono entrambi gravemente feriti. Ma erano le nove del mattino, e [[Morholt|Moroldo]] si accorse con stupore che ser Galvano diveniva di momento in momento più forte finché, all'ora di mezzogiorno, la sua forza si trovò triplicata. Quando però il mezzogiorno fu trascorso e cominciò a calare la sera, le forze di ser Galvano presero a scemare ed egli si sentì sempre più debole e cominciò a sospettare che non avrebbe potuto resistere. Sarebbe quindi stato il momento giusto perché ser Moroldo potesse dimostrare tutta la propria possanza; invece quest'ultimo disse:<br>«Ho constatato che siete un ottimo cavaliere e un uomo dotato di una forza prodigiosa, signore, ma finché dura. Del resto, la nostra non è una disputa grave e sarebbe un peccato se dovessi ferirvi, ora che vi vedo indebolito.» *{{NDR|[[Sir Gareth]]}} non volle più accompagnarsi a quell'uomo vendicativo che, quando odiava, era pronto anche a commettere omicidi. E a ser Gareth questo ripugnava. *Ti sei impegnato insieme a molti altri in una ricerca che non porterai mai a termine perché il [[Graal|Sangrail]] non si mostra ai peccatori. Non devi quindi meravigliare se non vi sei riuscito. Tu sei un cavaliere sleale e un grande assassino, mentre per gli uomini buoni questa ricerca è ben altro che una serie di omicidi. *Quanto a madama la regina, non un solo cavaliere al mondo, salvo la persona di vostra altezza e il mio signore ser Galvano, oserebbe provare sul mio corpo che ella vi ha tradito! ([[Lancillotto]]) *Ser Galvano aveva ricevuto da un sant'uomo un dono miracoloso che gli aveva permesso di farsi molto onore: ogni giorno dell'anno, dalle nove a mezzogiorno, la sua forza cresceva fino ad arrivare a triplicarsi. Per questo re Artù, che era il solo a saperlo, aveva ordinato che tutte le tenzoni che si fossero svolte alla propria presenza, di qualunque genere e per ogni tipo di lite, avessero inizio alle nove del mattino: in tale modo il partito per il quale si fosse battuto il nipote avrebbe avuto sempre il sopravvento nel corso delle tre ore in cui la forza di Galvano raggiungeva il suo culmine. *Solo in te e in ser Lancillotto riposavano la mia letizia e la mia fiducia. Adesso che ho perduto entrambi, tutto il conforto che avevo sulla terra mi abbandona! ([[Re Artù]]) ==Voci correlate== *[[Re Artù]], zio *[[Cavalieri della Tavola Rotonda]] *[[Sir Gareth]], fratello *[[Igraine]], nonna ==Altri progetti== {{interprogetto}} [[Categoria:Cavalieri della Tavola Rotonda]] nxe4jarfpngsyp3t9v0fnzed288yjb3 1420462 1420461 2026-07-14T16:20:12Z Skekzilla 17056 /* Thomas Malory */ 1420462 wikitext text/x-wiki [[File:Arthur-Pyle Sir Gawaine the Son of Lot, King of Orkney.JPG|thumb|Illustrazione di Gawain]] '''Gawain''', noto anche come '''Galvano''', personaggio del ciclo bretone e delle leggende arturiane. ==Citazioni di Gawain== *{{NDR|Su [[Lancillotto]]}} Lui è il più bravo ed il più coraggioso. Perché, dunque, non è mai qui? Senza Lancillotto, questa [[Tavola Rotonda|tavola]] è niente. C'è qualcuno qui che non lo consideri un dio? Ed ora è allontanato da noi dalla bramosia di una donna. (''[[Excalibur]]'') ===[[Thomas Malory]]=== {{cronologico}} *Non è certo degno di un [[cavaliere]] disprezzare le dame. *[[Lancillotto|Ser Lancillotto]], poi, se non fosse per una sola pecca sarebbe superiore a ogni altro. Ma così come stanno le cose, è proprio come noi; solo che si assume le fatiche maggiori. *Se ne dovesse derivare ostilità o guerra tra noi e Lancillotto, sta' certo che molti re e molti potenti signori sceglierebbero di schierarsi con lui. E poi, fratello [...] devi sempre tenere a mente che Lancillotto ha salvato più di una volta il re e la regina, e che anche i migliori tra noi si sarebbero sentiti gelare il cuore in varie occasioni se egli non fosse stato il più valoroso e non lo avesse dimostrato molto spesso. *Capita spesso che agiamo per quel che crediamo il meglio, e che finisce poi per dimostrarsi il peggio. *Da oggi in poi cercherò Lancillotto fino al giorno in cui uno dei due avrà ucciso l'altro. Intendo vendicarmi e vi chiedo di prepararvi alla guerra. Se non volete perdere il mio servigio e il mio affetto, affrettatevi a mettere alla prova i vostri amici. Giuro su Dio che, anche se dovessi inseguire Lancillotto per sette regni, lo ucciderò a costo della vita. *Se non fosse stato per il papa, io mi sarei battuto con te in singolare tenzone e avrei provato sulla tua persona la tua falsità nei confronti di Artù e miei. E lo farò, una volta che avrai lasciato queste terre, dovunque riuscirò a trovarti! *Io, ser Galvano, cavaliere della Tavola Rotonda, voglio che tutto il mondo sappia che mi sono dato la morte non per colpa tua ma mia. Perciò, ser Lancillotto, ti supplico di tornare nel regno per visitare la mia tomba e per recitare su di essa una preghiera, lunga o breve che sia, per la salvezza della mia anima. Oggi, nello stesso giorno in cui scrivo questa lettera, fui ferito a morte là dove la tua mano mi colpì per prima, e non avrei potuto essere ucciso da un braccio più nobile. ==Citazioni su Gawain== ===[[Thomas Malory]]=== {{cronologico}} *Solo i campioni migliori del mondo potranno maneggiare questa spada, cioè Lancillotto e suo figlio Galahad. E con quest'arma Lancilotto ucciderà ser Galvano, il nipote di re Artù. ([[Mago Merlino]]) *Si slanciarono gagliardamente l'uno contro l'altro e si assestarono dei fendenti che fecero volare in pezzi gli scudi e ammaccare gli elmi e i giachi, così che ben presto furono entrambi gravemente feriti. Ma erano le nove del mattino, e [[Morholt|Moroldo]] si accorse con stupore che ser Galvano diveniva di momento in momento più forte finché, all'ora di mezzogiorno, la sua forza si trovò triplicata. Quando però il mezzogiorno fu trascorso e cominciò a calare la sera, le forze di ser Galvano presero a scemare ed egli si sentì sempre più debole e cominciò a sospettare che non avrebbe potuto resistere. Sarebbe quindi stato il momento giusto perché ser Moroldo potesse dimostrare tutta la propria possanza; invece quest'ultimo disse:<br>«Ho constatato che siete un ottimo cavaliere e un uomo dotato di una forza prodigiosa, signore, ma finché dura. Del resto, la nostra non è una disputa grave e sarebbe un peccato se dovessi ferirvi, ora che vi vedo indebolito.» *{{NDR|[[Sir Gareth]]}} non volle più accompagnarsi a quell'uomo vendicativo che, quando odiava, era pronto anche a commettere omicidi. E a ser Gareth questo ripugnava. *Ti sei impegnato insieme a molti altri in una ricerca che non porterai mai a termine perché il [[Graal|Sangrail]] non si mostra ai peccatori. Non devi quindi meravigliare se non vi sei riuscito. Tu sei un cavaliere sleale e un grande assassino, mentre per gli uomini buoni questa ricerca è ben altro che una serie di omicidi. *Quanto a madama la regina, non un solo cavaliere al mondo, salvo la persona di vostra altezza e il mio signore ser Galvano, oserebbe provare sul mio corpo che ella vi ha tradito! ([[Lancillotto]]) *Ser Galvano aveva ricevuto da un sant'uomo un dono miracoloso che gli aveva permesso di farsi molto onore: ogni giorno dell'anno, dalle nove a mezzogiorno, la sua forza cresceva fino ad arrivare a triplicarsi. Per questo re Artù, che era il solo a saperlo, aveva ordinato che tutte le tenzoni che si fossero svolte alla propria presenza, di qualunque genere e per ogni tipo di lite, avessero inizio alle nove del mattino: in tale modo il partito per il quale si fosse battuto il nipote avrebbe avuto sempre il sopravvento nel corso delle tre ore in cui la forza di Galvano raggiungeva il suo culmine. *Solo in te e in ser Lancillotto riposavano la mia letizia e la mia fiducia. Adesso che ho perduto entrambi, tutto il conforto che avevo sulla terra mi abbandona! ([[Re Artù]]) ==Voci correlate== *[[Re Artù]], zio *[[Cavalieri della Tavola Rotonda]] *[[Sir Gareth]], fratello *[[Igraine]], nonna ==Altri progetti== {{interprogetto}} [[Categoria:Cavalieri della Tavola Rotonda]] guy030ibv8warbp5j66gmne3ba5g4ci Cavalieri della Tavola Rotonda 0 225617 1420473 1420043 2026-07-14T16:47:43Z Skekzilla 17056 /* Voci correlate */ 1420473 wikitext text/x-wiki {{voce tematica}} [[File:Knights of the Round Table (La Quête du Saint Graal BNF Français 343).png|thumb|Re Artù e i suoi cavalieri, in un manoscritto italiano del XIV secolo del ''[[Lancillotto in prosa|Ciclo della Vulgata]]''.]] Citazioni sui '''Cavalieri della Tavola Rotonda'''. ==Citazioni== *Come cavalieri della Tavola Rotonda abbiamo obblighi verso il popolo, non verso noi stessi. Le terre verranno divise in base ai bisogni di ciascuno. ([[Re Artù]], ''[[La spada magica - Alla ricerca di Camelot]]'') *Il dotto Bedevere, detto dal popolo a-dotto, fu primo al seguito di re Artù, come risulta dalla tabella del fotofilmish. Secondo, [[Lancillotto]] il Coraggioso. Terzo, [[Galahad]] il Puro. Quarto, Sir Robin, molto meno coraggioso di Lancillotto, che a momenti affrontava il drago di Angnor, che quasi sfidava il pollo di Bristol, che alla battaglia di Badon Hill andò così di corpo che di lui ne rimase appena da mettere insieme un neonato. Malgrado le diverse prestazioni segnarono tutti un buon tempo. Anzi, più che un tempo, un'epoca, quella dei Cavalieri della Tavola Rotonda. (''[[Monty Python e il Sacro Graal]]'') *La mia intenzione è morire cavaliere della Tavola Rotonda. ([[Lancillotto]], ''[[Excalibur]]'') *– Non siamo più gli stessi, Artù.<br>– Non è facile esserlo senza il duro impegno della guerra e della giustizia. È solo il tuo esempio, Lancillotto, che li tiene uniti ora. ([[Lancillotto]], ''[[Excalibur]]'') ===[[Thomas Malory]]=== {{cronologico}} *Così, portate a termine le tre ricerche affidate a ser Galvano, a ser Tor e a re Pellinor, re Artù confermò la nomina di tutti i cavalieri, assegnò terre a quelli che non avevano e impose loro di non commettere mai oltraggi o omicidi, di rifuggire sempre dal tradimento, di non comportarsi mai con efferatezza, ma di concedere grazia a chi la implorasse, sotto sanzione di perdere per sempre l'onore e la sua protezione. Inoltre il re ingiunse loro, pena di morte, di soccorrere sempre le dame, le damigelle e le gentildonne e di non ingaggiare combattimenti in contese ingiuste per amore o per beni mondani. Tutti i cavalieri della Tavola Rotonda giurarono in tal senso, i giovani come i vecchi, e ogni anno rinnovavano il giuramento in occasione della festa solenne della Pentecoste. *Non torneranno più tutti insieme perché molti moriranno nel corso della ricerca {{NDR|del [[Graal]]}}. Io li amo quanto la mia stessa vita, e lo scioglimento di questa compagnia mi provoca un tremendo dolore, poiché la loro presenza alla mia corte era ormai un costume consolidato. ([[Re Artù]]) *Nella Tavola Rotonda, infatti, l'intero mondo cristiano e pagano trova ristoro, tanto che coloro che sono scelti a fare parte di quell'eletta compagnia si reputano colmi di grazia e più onorati che se fossero i padroni di metà della terra. Hai potuto vedere anche tu come, pur di appartenervi, i cavalieri siano disposti a perdere padre, madre, famiglie, mogli e figli, come facesti tu stesso che, per unirti a loro, abbandonasti tua madre senza volerla più vedere. *Sappiate che soffro di più per la perdita dei miei buoni cavalieri che per la fuga della mia gentile regina, perché di regine posso averne quante ne voglio, mentre non mi sarà mai più possibile riunire una simile compagnia di valorosi. ([[Re Artù]]) ==Voci correlate== *[[Cavaliere]] *[[Re Artù]] *[[Galahad]] *[[Sir Gareth]] *[[Gawain]] *[[Lamorak]] *[[Lancillotto]] *[[Mordred]] *[[Morholt]] *[[Palamede (ciclo arturiano)|Palamede]] *[[Parsifal]] *[[Tristano]] *[[Tavola Rotonda]] ==Altri progetti== {{interprogetto}} [[Categoria:Cavalieri della Tavola Rotonda| ]] 59x9h1lt7haablh0035e2hrah59669w Chris Bangle 0 225743 1420464 1420398 2026-07-14T16:25:45Z Danyele 19198 /* Citazioni di Chris Bangle */ fix ndr 1420464 wikitext text/x-wiki [[File:Chris Bangle in 2009.jpg|thumb|upright=1.2|Chris Bangle nel 2009]] '''Christopher Edward Bangle''' (1956 – vivente), designer statunitense. ==Citazioni di Chris Bangle== {{cronologico}} *Un [[design]] di successo si caratterizza non tanto per le sensazioni immediate che è in grado di offrire, quanto per l'influenza che esercita sui progetti degli anni a venire.<ref>Citato in ''[https://www.press.bmwgroup.com/italy/article/detail/T0019921IT/chris-bangle-incontra-la-stampa-italiana-per-parlare-delle-ragioni-dello-stile-e-del-ruolo-dell-auto-nella-societ%C3%A0-di-ieri-oggi-e-domani?language=it Chris Bangle incontra la stampa italiana per parlare delle "ragioni dello stile" e del ruolo dell'auto nella società di ieri, oggi e domani]'', ''press.bmwgroup.com'', 6 giugno 2000.</ref> *Mettetevi alla scrivania e provate a fare una mappa del [[Progettazione di automobili|car design]] su un foglio bianco. Scoprirete che esistono principi che oggi assumiamo come regole fondamentali, che in realtà possono essere cambiati. Ad esempio siamo perseguitati dalle simmetrie e dalle proporzioni.<ref>Dalla conferenza ''Car Design. Past, Present and future'', Torino, Istituto d'Arte Applicata e Design, 10 ottobre 2017; citato in Edoardo Nastri, ''[https://autodesignmagazine.com/2017/10/la-forma-deve-seguire-il-significato-la-rivoluzione-secondo-chris-bangle/ "La forma deve seguire il significato", la rivoluzione secondo Chris Bangle]'', ''autodesignmagazine.com'', 19 ottobre 2017.</ref> *La vera difficoltà è sposare l'innovazione con un'estetica che piaccia alla gente. [...] Negli Anni 70-80 il futuro era argento. Poi [[Apple]] ha conquistato il mondo con il bianco: oggi se vuoi fare apparire una forma più moderna la colori di bianco.<ref name="Nastri">Da ''Auto&Design'' n. 230; citato in Edoardo Nastri, ''[https://autodesignmagazine.com/2018/05/chris-bangle-fuori-dagli-schemi/ Chris Bangle, fuori dagli schemi]'', ''autodesignmagazine.com'', 14 maggio 2018.</ref> *Cosa cambia dal punto di vista di un passeggero se oggi a condurre il mezzo è una persona [[Autovettura autonoma|o un computer]]? C'è una differenza fondamentale: tra gli umani ci sono una serie di interazioni continue che fanno parte del viaggio. [...] Chi vorrà occupare i posti anteriori? Forse saranno quelli meno desiderati, perché spaventano. Perché allora non provare a studiare degli interni dove gli occupanti viaggiano lateralmente? A questo punto bisogna chiedersi: come vuole interagire il passeggero con l'entità che lo sta trasportando? Con la voce? Con un tasto? Quale sarebbe la differenza con l'esperienza di un viaggio in ascensore? Chi di noi vorrebbe rimanere per ore in un ascensore? Bisogna portare il discorso dell'autonomia delle vetture a livello umano, guardandolo dal lato pratico delle persone e non da quello delle macchine. Perché potremmo scoprire che non ci piace per nulla.<ref name="Nastri"/> *Tutti dicono che «le macchine sono tutte uguali»: invece, non è così. Ho imparato [...] che «la natura è inaspettata, ma plausibile». Se vuoi dipingere un sasso o un albero, puoi fare qualsiasi cosa, ma dev'essere plausibile. Le auto sono proprio questo: inaspettate, perché sono una diversa dall'altra, ma talmente plausibili che per la tua mente risultano uguali. È come per gli alberi: un esperto sa che sono diversi ed è in grado di riconoscerli, ma per l'uomo comune sono tutti alberi, percepiti indistintamente come tali. Il trucco sarà capire come rompere questo cerchio di plausibilità. Le auto che hanno fatto la storia sono proprio quelle che ci sono riuscite.<ref name="Deleidi">Dall'intervista di Emilio Deleidi, ''[https://www.gazzetta.it/motori/la-mia-auto/13-04-2025/chris-bangle-intervista-al-designer-di-fiat-coupe-e-bmw.shtml Chris Bangle: "Il cambiamento nell'auto non ha a che fare con il motore"]'', ''gazzetta.it'', 13 aprile 2025.</ref> *Se si ha paura del futuro, allora ci si rivolge al passato. C'è il timore di rischiare: meglio una cosa già conosciuta, che è già piaciuta. La storia, però, non è stata fatta dalle ripetizioni del passato, ma da cose nuove, inaspettate [...]. Il [[Automobile in stile rétro|rétro]] è molto collegato alla fine del secolo, quando tutti avevano paura del nuovo millennio e guardavano nel retrovisore: Beetle, Mini e anche la 500 sono figlie di quel momento. Ora basta, però: abbiamo varcato la soglia e dobbiamo cercare di andare avanti.<ref name="Deleidi"/> *La [[Ferrari Luce|Luce]] è una Ferrari semplicemente perché la Ferrari l'ha fatta. Punto. Non dico che mi piace, ma difendo il loro diritto a farla e a farla così. Questione di scelte, basta essere consapevoli che questo è il frutto di un team di product designer che hanno fatto un'auto-mobile, cioè un "mezzo che si muove da sé". Il car design è qualcosa di diverso. Dove sta la differenza? Personalità, carattere, la capacità di riflettere l’io di chi la possiede. [...] Difficile pensare che un marchio emozionale come Ferrari si risolva in un "parallelepipedo con gli angoli smussati" [...]. Ma forse a noi osservatori manca un pezzetto della storia [...]. Forse per inquadrare nel modo giusto la Ferrari Luce dovremmo sapere che cosa verrà dopo la Luce.<ref name="Lo Vecchio">Citato in Roberto Lo Vecchio, ''[https://www.quattroruote.it/news/nuovi-modelli/2026/05/29/ferrari_luce_cosa_dicono_grandi_designer.html La Ferrari Luce vista da quattro grandi designer: giudizi durissimi e un'eccezione]'', ''quattroruote.it'', 3 giugno 2026.</ref> *La [[Lamborghini Countach]] ha segnato l'inizio dell'era delle supercar non perché esprimesse centinaia di cavalli ma perché usava ogni centimetro quadrato del suo oltraggioso corpo vettura per fare una solenne dichiarazione estetica, per gridare la negazione del politically correct.<ref name="Lo Vecchio"/> {{Int|''[https://ilmanifesto.it/archivio/2003174465 Il design di Chris Bangle]''|Intervista di Manuel Orazi, ''il manifesto'', 26 novembre 2010.}} *[...] [[Eric Gill|Gill]] per me è fondamentale. Non è soltanto l'autore di alcuni stupendi caratteri tipografici, alcuni dei quali ancora in uso in ogni computer [...], ma è stato anche scultore, incisore ed editore. Ma soprattutto ammiro Gill e ritengo che sia ancora attualissimo per via di un suo piccolo libro, ''Sulla tipografia'', scritto nel 1931 [...] dove descriveva in maniera profetica il conflitto fra l'industrializzazione e le tecniche tradizionali della stampa: la sua lungimiranza consisteva nell'avvertirci tutti di un processo del quale stiamo ancora pagando le conseguenze, vale a dire la profonda scissione fra umanesimo e industria, fra manodopera e design, che è la vera premessa culturale all'attuale fenomeno della delocalizzazione industriale. Proprio perché, al di là della disoccupazione che ne deriva, ritengo concettualmente errata e controproducente l'idea di disegnare un prodotto in Europa e poi produrlo altrove, ritengo che le idee di Gill siano la base per puntare a un inedito modello di sviluppo, quello che chiamo un «nuovo umanesimo industriale» e che [...] terrà conto delle nuove esigenze ecologiche. *Nessuno sa dire cosa sia esattamente una funzione, è un concetto ambiguo; per questo credo che il [[design]], più che studiare la funzionalità degli oggetti, deve incaricarsi di dare un significato al loro uso all'interno di una specifica società [...]. Naturalmente, è ovvio che se la funzione non viene rispettata è finita: una lampada deve pur sempre fare luce. Ma alla fin fine, forse, la funzione è un criterio che ci aiuta solo a distinguere gli oggetti d'uso dalle opere d'arte. Oggi molti designer producono oggetti non funzionali e, a pensarci bene, i parametri propri dell'arte contemporanea possono essere trasferiti al design: la produzione in serie, il lavoro con uno studio allargato, la circolazione nei musei, il divismo dei suoi protagonisti. *[...] sono cresciuto a [[Wausau]], un piccolo centro del Wisconsin che è uno stato molto particolare, da sempre a maggioranza democratica, uno stato «socialist» [...]. È tanto patriottico, questo stato che, negli anni Sessanta, la mia città domandò che le venisse concesso di ospitare i profughi asiatici scappati dopo la guerre in Cambogia e Vietnam. Wausau era una città dove, in linea di massima, non venivano compiuti reati, interamente bianca, per metà cattolica e per metà protestante: agli immigrati diedero casa, lavoro, per farli sentire a casa costruirono persino un piccolo altare buddista dentro la chiesa metodista. Quelle poche famiglie arrivate si trovarono talmente bene che sparsero la voce e oggi è altissima la percentuale di immigrati di origine asiatica, perfettamente integrati, che hanno certamente contribuito a vivacizzare e sprovincializzare Wausau, ormai uno dei principali centri di studio e di collegamento, anche commerciale, con il Far East. {{Int|''[https://www.repubblica.it/economia/affari-e-finanza/2013/05/20/news/la_versione_di_bangle_non_c_pi_visione_colpa_del_management-59188308/ La versione di Bangle "Non c'è più visione, colpa del management"]''|Intervista di Francesco Paternò, ''repubblica.it'', 20 maggio 2013.}} *{{NDR|Sulla [[Fiat Multipla (1998)|Fiat Multipla]]}} Se fosse nata sotto un concetto di sharing e non di proprietà avrebbe potuto avere un altro tipo di successo. Come utilità è favolosa. A New York ci sono state tante proposte per il nuovo taxi, la Multipla sarebbe stata molto più iconica invece del solito minivan dipinto di giallo. È stata un'opportunità persa. *L'ultima auto di grande impatto è stata la [[Mini (2001)|Mini]], che tutti hanno cercato di seguire. Ma la differenza tra lei e le imitazioni è che la Mini sta in una categoria chiamata [...] delle "vere icone". Per le gente normale, un'icona è ciò che tutti conoscono. Per un'azienda, un'icona vuol dire che è conosciuta ma anche che cambia il business. La Mini è stata la prima auto che ha risolto il problema, ecco perché gli altri hanno copiato. [...] è stata la prima piccola macchina costosa. *La domanda da farsi per [[Progettazione di automobili|creare]] un'auto di successo è: quale è il problema? Non è tanto ovvio. Ci vogliono ricerca, coraggio, una grande forza. *{{NDR|«Non si parla d'altro che di auto premium. Che cosa è, secondo lei?»}} È qualcosa che la gente paga molto di più del suo valore. [...] L'importante è la percezione: se c'è, la gente è disponibile a pagare. Se poi dietro il prodotto c'è vera autenticità, questo è un primo passo per il premium. Un prodotto che deve non solo parlare, ma anche fare. Tanti prodotti splendono, ma in verità non sono davvero brillanti. {{Int|''[https://www.artwort.com/2015/12/15/design/il-design-e-il-coraggio-di-una-visione-senza-confini-intervista-a-chris-bangle/ Il design e il coraggio di una visione senza confini – Intervista a Chris Bangle]''|Mimma Rapicano, ''artwort.com'', 15 dicembre 2015.}} *Ho sempre pensato che un termine tanto derivante dall'esperienza umana come la [[bellezza]] debba essere trattata per segmenti, non in generalizzazioni onnicomprensive che alla fine non significano nulla. Bisognerebbe separare il consciamente costruito – il design di un'automobile o un quadro – dalla coincidenza straordinaria – un tramonto o un panorama – così come bisognerebbe stare attenti a non confondere tutte le tipologie di bellezza che esistono nella loro perfezione come indipendenti l'una dall'altra. Si può veramente confrontare la vigorosa bellezza esotica di una donna con quella fragile e innocente di un'altra? È difficilissimo con donne e macchine, e probabilmente anche con tutto il resto. *La "bellezza tragica" è una delle mie preferite; la trovo spesso nel design di carrozzeria degli anni '30, che rifiuta di lasciarmi partecipare se non come osservatore. È un tipo di bellezza in un mondo creativo che esiste dall'altro lato dello specchio, a me negato per sempre. *[...] non credo che la [[BMW E60|BMW E-60 Serie 5]] sia di per sé un canone di bellezza, ma è ''canonica'' per il nostro cambio di gusto rispetto alla "superficie negativa". *Il [[design]] può essere "arte" ma un designer non è sempre "artista" – e certamente non lo è nel momento in cui qualcun altro dice quando iniziare e finire in un progetto. Gli artisti lo fanno per loro stessi. Quando il processo è ben fatto i designer esistono per il prodotto, non il contrario. In maniera molto concreta, non "creiamo" ciò che progettiamo; è ciò che progettiamo che viene al mondo attraverso noi. {{Int|''[https://www.domusweb.it/it/design/gallery/2021/05/17/le-auto-di-chris-bangle-raccontate-da-lui-.html Le auto di Chris Bangle, raccontate da lui]''|Alessio Lana, ''domusweb.it'', 18 maggio 2021.}} *{{NDR|Sulla [[Opel Junior]]}} Era un'auto giovane e l'idea era che arrivasse nuda al cliente, praticamente vuota e poi ognuno poteva riempirne gli interni come voleva, per poi acquistare, come in Ikea, i vari pezzi come l'autoradio, il contagiri, gli indicatori della temperatura dell'olio o dell'acqua e aggiungerli man mano secondo i propri gusti. *{{NDR|Sulla genesi del tappo della benzina della [[Fiat Coupé]]}} Stavo vedendo un film con Peter Fonda, ''Zozza Mary, pazzo Gary'', quando a un certo punto si vede una ripresa dall'altro della Dodge Charger che è quasi una coprotagonista del film. La telecamera sorvola la vettura andando avanti e indietro e io ho bloccato il videoregistratore e riguardato quella scena non so quante volte per vedere bene quell'enorme tappo della benzina ben evidente sulla carrozzeria. *{{NDR|Sui fari anteriori "a doppia bolla" della Fiat Coupé}} Ricordo che quando Ermanno Cressoni, allora direttore del Centro Stile Fiat, aveva presentato l'auto, un ingegnere gli aveva chiesto: "Come si lavano questi fari?" e la sua risposta fu "Con amore, ingegnere. Con amore". *{{NDR|Sulla [[BMW E53]]}} La soluzione geniale è stata far sedere le persone in alto ma mantenere i componenti pesanti in basso. Così il peso è tutto giù, la tenuta di strada è eccellente e il comfort è garantito. La prova del nove è arrivata durante un test drive. Una giornalista mi aveva raccontato di essere entrata e di non aver trovato nulla di particolare mentre guidava ma poi, scendendo, era caduta per terra, perché non si era resa conto di quanto fosse seduta in alto. Non se n'era proprio accorta. *{{NDR|Sulla [[BMW E60]]}} In quel periodo avevamo creato una nuova strategia di design chiamata ''bookends'', fermalibri. Immaginatevi una libreria con tanti volumi, ognuno una diversa BMW. Da una parte c'è un fermalibro improntato alle superfici pure come Gina e Z4, dall'altro il corrispettivo per il volume puro, come la Z9 GT. Nel mezzo c'è proprio la Serie 5 E60, un'auto che doveva essere bilanciata sia in termini di innovazione, sia di superfici, che di volume. *{{NDR|Sulla BMW E60}} Avevamo deciso di eliminare dalla competizione il modello di Davide Arcangeli ma nella notte lui aveva modificato tutto, rifacendo le forme con dei fogli di alluminio da cucina perché era tardi e non aveva altri materiali a disposizione. Quando rivedemmo il modello, lo rimettemmo subito in gara. Il modello alla fine fu vincente e divenne la E60, ma la storia finì tragicamente perché Davide prese una brutta malattia e morì pochi giorni dopo che lo avevo informato di essere il padre di una nuova BMW. Da quel momento nessuno ha voluto più cambiare nulla nella vettura e ancora oggi ricevo email che [...] definiscono la Serie 5 ancora come un'auto d'avanguardia. {{Int|''[https://lespresso.it/c/-/2025/4/22/bellissima-quasi-come-una-auto-intervista-designer-chris-bangle/53787 Bellissima, quasi come un'auto]''|Intervista di Valerio Berruti, ''lespresso.it'', 22 aprile 2025.}} *[...] solo per il fatto di essere desiderato ti senti sexy. Avviene per le persone e anche per le [[Automobile|auto]]. È proprio questo che mi attrae nelle macchine, perché si collocano in quel particolare punto di incontro tra sesso e potere. *Le supercar di oggi sono troppo prevedibili, troppo educate e troppo prêt-à-porter per essere allo stesso livello della [[Lamborghini Countach|Countach]], esageratamente osé, spudorata e sensuale (azzarderei erotica). *{{NDR|Sulla [[Lamborghini Miura]]}} [...] allettante e sexy come un poster di Sophia Loren nei suoi stivali nel film ''Arabesque'', un sex appeal sicuro e in dosi perfette. *{{NDR|«[...] qual è la sua idea di bellezza?»}} Quella delle Tragic Beauty che ti strappano il cuore perché vorresti stare con loro, abbracciarle ma sai che non puoi farlo. Sono le auto degli anni Trenta, l'età d'oro della carrozzeria. L'unica soddisfazione è vedersi riflessi nelle cromature della loro carrozzeria. È questa la vera tragedia della loro bellezza. ===Citazioni non datate=== *[[Progettazione di automobili|Disegnare un'automobile]], non vuol dire soltanto mettere una forma attorno alle ruote, ma anche darle personalità e carattere per far sì che chi la acquista si identifichi in lei.<ref>Dall'intervista di Roberta Pasero, ''[https://motori.ilgiornale.it/chris-bangle-designer-e-artista-io-dalle-bmw-agli-inanimatti/ Chris Bangle (designer e artista): "Io, dalle Bmw agli Inanimatti"]'', ''motori.ilgiornale.it''.</ref> ==Note== <references /> ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Bangle, Chris}} [[Categoria:Designer statunitensi]] tb43in7fab7w7pt4qaxglx052wgls49 Fiat Coupé 0 225808 1420465 1420385 2026-07-14T16:26:08Z Danyele 19198 fix ndr 1420465 wikitext text/x-wiki {{voce tematica}} [[File:Fiat Coupé front 20090604.jpg|thumb|Fiat Coupé (1994)]] Citazioni sulla '''Fiat Coupé'''. *{{NDR|Sui fari anteriori "a doppia bolla"}} Ricordo che quando Ermanno Cressoni, allora direttore del Centro Stile Fiat, aveva presentato l'auto, un ingegnere gli aveva chiesto: "Come si lavano questi fari?" e la sua risposta fu "Con amore, ingegnere. Con amore". ([[Chris Bangle]]) *{{NDR|Sulla genesi del tappo della benzina}} Stavo vedendo un film con Peter Fonda, ''Zozza Mary, pazzo Gary'', quando a un certo punto si vede una ripresa dall'altro della Dodge Charger che è quasi una coprotagonista del film. La telecamera sorvola la vettura andando avanti e indietro e io ho bloccato il videoregistratore e riguardato quella scena non so quante volte per vedere bene quell'enorme tappo della benzina ben evidente sulla carrozzeria. ([[Chris Bangle]]) ==Voci correlate== *[[Coupé]] *[[Fiat]] ==Altri progetti== {{interprogetto|w_preposizione=riguardante la|preposizione=sulla}} {{S}} [[Categoria:Automobili]] evpfhs0kpsilc51qj6cy5bsj11yiws6 Morholt 0 225816 1420468 2026-07-14T16:34:46Z Skekzilla 17056 Creata pagina con "[[File:Dante Gabriel Rossetti The Fight between Tristram and Sir Marhaus stained glass.png|thumb|Morholt, sconfitto da Tristano]] '''Morholt''', noto anche come '''Moroldo''', personaggio del ciclo bretone e delle leggende arturiane. ==Citazioni di Morholt== ===[[Thomas Malory]]=== {{cronologico}} *Non è cavalleresco che uno resti in arcioni mentre l'altro è a piedi. *{{NDR|Rivolto a [[Gawain]]}} Ho constatato che siete un ottimo cavaliere e un uomo dotato di una forz..." 1420468 wikitext text/x-wiki [[File:Dante Gabriel Rossetti The Fight between Tristram and Sir Marhaus stained glass.png|thumb|Morholt, sconfitto da Tristano]] '''Morholt''', noto anche come '''Moroldo''', personaggio del ciclo bretone e delle leggende arturiane. ==Citazioni di Morholt== ===[[Thomas Malory]]=== {{cronologico}} *Non è cavalleresco che uno resti in arcioni mentre l'altro è a piedi. *{{NDR|Rivolto a [[Gawain]]}} Ho constatato che siete un ottimo cavaliere e un uomo dotato di una forza prodigiosa, signore, ma finché dura. Del resto, la nostra non è una disputa grave e sarebbe un peccato se dovessi ferirvi, ora che vi vedo indebolito. *Per il diritto vostro e della vostra terra non esiterò a dare battaglia al miglior cavaliere della Tavola Rotonda, conosco la maggior parte di loro e le imprese che hanno compiuto, e affronterò volentieri questo viaggio che accrescerà la fama delle mie gesta. *Giovane cavaliere, [[Tristano|ser Tristano]], che fate qui? Sono molto dispiaciuto che abbiate avuto tanto coraggio, perché dovete sapere che mi sono battuto con molti nobili cavalieri, i migliori di questo paese e del mondo intero, e li ho vinti tutti. Seguite dunque il mio consiglio e ripartite. *{{NDR|Rivolto a [[Tristano]]}} Bel cavaliere, poiché siete deciso ad acquistare merito a mio danno, voglio che sappiate che non sarete disonorato se riuscirete a resistere a tre dei miei colpi, perché è proprio per le mie nobili imprese, provate e vedute, che [[re Artù]] mi fece cavaliere della Tavola Rotonda. ==Citazioni su Morholt== ===[[Thomas Malory]]=== {{cronologico}} *Dopo aver trascorso la notte nel monastero e ascoltata la messa, Galvano e Ivano ripresero il cammino. Si addentrarono in un grande bosco e poi sbucarono in una valleta dove videro dodici belle damigelle e due cavalieri armati e montati su grandi cavalli vicino a una piccola torre. Le damigelle correvano avanti e indietro da un albero al quale era appeso uno scudo bianco e, ogni volta che vi passavano accanto, vi sputavano sopra e alcune vi gettavano anche del fango.<br>I due giovani si avvicinarono, salutarono le damigelle e chiesero loro perché spregiassero lo scudo in quel modo.<br>«Ecco, signori, esso appartiene a un cavaliere del paese che è un ottimo combattente, ma ha in odio tutte le dame e le gentildonne. Per questo stiamo recando offesa al suo scudo.»<br>«Non è certo degno di un cavaliere disprezzare le dame» osservò ser Galvano «ma può anche darsi che ne abbia un buon motivo e che, se è vero quanto dite, in qualche altro luogo vi siano donne che egli ama e da cui è ricambiato. Come si chiama?»<br>«Moroldo, signore, del sangue del re d'Irlanda.»<br>«Lo conosco» intervenne ser Ivano. «È un cavaliere molto valoroso: una volta lo vidi misurarsi in una giostra con vari avversari e nessuno fu in grado di tenergli testa». *Un giorno Isotta la Bella e la regina sua madre prepararono un bagno per Tamtrist. Mentre egli era immerso nell'acqua accudito da Governale e da ser Hebes e le due donne si affaccendavano da una parte all'altra della camera, il caso volle che la regina vedesse la spada del giovane posata sul letto e che malauguratamente la traesse dal fodero. Dopo averla ammirata a lungo, ché era invero un'arma molto bella, le due dame notarono che il filo della lama era rotto a un piede e mezzo dalla punta e che ne mancava un buon pezzo. Quella falla ricordò subito alla regina il frammento di spada trovato nel cranio di ser Moroldo.<br>«Ahimè, figlia mia» esclamò «costui è il cavaliere traditore che uccise mio fratello, tuo zio!»<br>Isotta ne fu amaramente turbata, ché amava profondamente Tamtrist e conosceva appieno la crudeltà della madre.<br>Intanto la regina si era prontamente recata nella propria camera e da un suo cofano aveva preso il framment di spada estratto dalla testa di ser Moroldo dopo la sua morte; quindi si era affrettata a tornare al letto su cui era posata l'arma di Tamtrist e vi aveva inserito il pezzo d'acciaio: esso combaciò con la tacca della lama quasi non se ne fosse mai distaccato.<br>Subito la dama impugnò fieramente la spada e con tutta la sua forza corse addosso a Tamtrist che era ancora nel bagno, sì che lo avrebbe tagliato in due se ser Hebes non l'avesse afferrata per le braccia strappandole l'arma di mano. Non avendo così potuto portare a termine il suo malvagio intento, la regina corse dal marito, re Agwisance, e, gettatasi in ginocchio, gli disse:<br>«Ahimè, mio signore, ospitate in casa vostra il traditore che uccise mio fratello ser Moroldo, nobile combattente e vostro servitore.» *Ho combattuto per il tributo della Cornovaglia per amore di mio zio e per il diritto di quella terra che egli possedeva da molti anni [...] e sappiate inoltre che ser Moroldo si sottrasse a me ancora in vita, abbandonando lo scudo e la spada. ([[Tristano]]) ===''[[Tristano e Isotta (opera)|Tristano e Isotta]]''=== {{cronologico}} *Sire Morold se ne venne | per mare | in Cornovaglia, per aver tributo; | un'isola galleggia | sul mare deserto. | Colà egli ora giace sepolto! | Il suo capo tuttavia è appeso | in Irlanda | come tributo pagato | dall'Inghilterra: | viva l'eroe nostro Tristano, | come ei può pagare tributo! *Il "Tantris" | con inquieta astuzia ei si nomò; | come Tristan | Isolda subito lo riconobbe, | che nella spada del languente | una tacca ella scorse, | entro la quale esattamente | s'adattava una scheggia, | cui un giorno nel capo | del cavaliere irlandese | per smacco a lei inviato, | con esperta mano ella aveva trovato. | Allora un grido mi si levò | dal mio più profondo! | Con la lucente spada | io stetti a lui dinnanzi; | su di lui, il temerario, | per vendicare la morte di Sire Morold. | Dal suo giaciglio | egli volse lo sguardo... | non sulla spada, | non sulla mano,... | mi guardò negli occhi. | Della sua miseria | mi dolse;... | la spada... la lasciai cadere! ([[Isotta]]) *Colui che come Tantris | sconosciuto io congedai, | come Tristano | indietro tornò arditamente | su un superbo vascello | d'alto bordo; | l'erede d'Irlanda | egli chiedeva in nozze, | per lo stanco re di Cornovaglia, | per Marco suo zio. | Quando Morold viveva, | chi avrebbe osato | mai proporci un'onta simile? ([[Isotta]]) *A me fidanzato era | il nobile eroe d'Irlanda; | le sue armi io avevo consacrato; | per me egli traeva a battaglia. | Com'egli cadde | cadde il mio onore; | nell'angoscia del mio cuore | giurai il giuramento: | se nessun uomo avesse vendicato quella | morte, | io, fanciulla, l'avrei osato. ([[Isotta]]) *Con sanguinosa ferita | io mi battei un giorno contro Morold: | con sanguinosa ferita | oggi io conquisto Isolda! ([[Tristano]]) ==Voci correlate== *[[Cavalieri della Tavola Rotonda]] ==Altri progetti== {{interprogetto|w=Morholt|w_site=fr|w_preposizione=riguardante|preposizione=su}} [[Categoria:Cavalieri della Tavola Rotonda]] 1dv2bbwapbl3q54xhl368g0vfnwipg2 Moroldo 0 225817 1420470 2026-07-14T16:36:34Z Skekzilla 17056 Redirect alla pagina [[Morholt]] 1420470 wikitext text/x-wiki #RINVIA [[Morholt]] dwa531iuth8mgkl8injb9jqv0a90dyt Discussioni utente:Sapiensvia 3 225818 1420490 2026-07-15T06:26:39Z Homer 215 Benvenuto/a su Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà! 1420490 wikitext text/x-wiki {{Benvenuto2|nome={{PAGENAME}}|firma=[[Utente:Homer|Homer]] ([[Discussioni utente:Homer|scrivimi]]) 08:26, 15 lug 2026 (CEST)}} gg8dda8vg932wb298t6o0f2j99hewyu Discussioni utente:Juni Zwillinge 3 225819 1420491 2026-07-15T07:20:16Z Homer 215 Benvenuto/a su Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà! 1420491 wikitext text/x-wiki {{Benvenuto2|nome={{PAGENAME}}|firma=[[Utente:Homer|Homer]] ([[Discussioni utente:Homer|scrivimi]]) 09:20, 15 lug 2026 (CEST)}} 682ra4xfnkel8rpep7kbwlwqffkm3j3 Discussioni utente:Frxxtloop 3 225820 1420494 2026-07-15T08:50:00Z Homer 215 Benvenuto/a su Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà! 1420494 wikitext text/x-wiki {{Benvenuto2|nome={{PAGENAME}}|firma=[[Utente:Homer|Homer]] ([[Discussioni utente:Homer|scrivimi]]) 10:50, 15 lug 2026 (CEST)}} 5b6vqxlk0cq3ecgxhbo0b4mb0cu8d6g Il pistolero dell'Ave Maria 0 225821 1420495 2026-07-15T08:57:20Z Spinoziano 2297 Creata pagina con "{{Film |titolo italiano= Il pistolero dell'Ave Maria |titolo alfabetico= Pistolero dell'Ave Maria |immagine= Il pistolero dell Ave Maria - 1969 Mann.png |didascalia= Leonard Mann in una scena del film |anno uscita= 1969 |genere= western |regista= [[Ferdinando Baldi]] |sceneggiatore= [[Pier Giovanni Anchisi|Piero Anchisi]], Ferdinando Baldi, [[Vincenzo Cerami]], [[Federico De Urrutia]], [[Mario di Nardo]] |attori= *[[Leonard Mann]]: Sebastian Carrasco *[[Luciana Paluzzi]..." 1420495 wikitext text/x-wiki {{Film |titolo italiano= Il pistolero dell'Ave Maria |titolo alfabetico= Pistolero dell'Ave Maria |immagine= Il pistolero dell Ave Maria - 1969 Mann.png |didascalia= Leonard Mann in una scena del film |anno uscita= 1969 |genere= western |regista= [[Ferdinando Baldi]] |sceneggiatore= [[Pier Giovanni Anchisi|Piero Anchisi]], Ferdinando Baldi, [[Vincenzo Cerami]], [[Federico De Urrutia]], [[Mario di Nardo]] |attori= *[[Leonard Mann]]: Sebastian Carrasco *[[Luciana Paluzzi]]: Anna Carrasco *[[Peter Martell]]: Rafael Garcia *[[Alberto de Mendoza]]: Tomas *[[Pilar Velázquez]]: Isabella Carrasco *[[Piero Lulli]]: Francisco *[[José Suárez]]: Juan Carrasco *[[Luciano Rossi (attore)|Luciano Rossi]]: Juanito *[[Barbara Nelli|Barbara Nelly]]: Conchita *[[Franco Pesce]]: Tequila *[[Mirella Pamphili|Mirella Pompili]]: Inez *[[Enzo Fiermonte]]: frate *[[Silvana Bacci]]: Maria, la "Bruja" *[[Franco Gulà|Francesco Gula]]: vecchio nella prateria *[[José Manuel Martín]]: Miguel |doppiatori italiani= *[[Pino Colizzi]]: Sebastian Carrasco *[[Rita Savagnone]]: Anna Carrasco *[[Pino Locchi]]: Rafael Garcia *[[Sergio Graziani]]: Tomas *[[Micaela Esdra]]: Isabella Carrasco *[[Renato Turi]]: Francisco *[[Luigi Vannucchi]]: Juan Carrasco *[[Ferruccio Amendola]]: Juanito *[[Vittoria Febbi]]: Conchita *[[Bruno Persa]]: frate *[[Lauro Gazzolo]]: vecchio nella prateria *[[Arturo Dominici]]: Miguel }} '''''Il pistolero dell'Ave Maria''''', film italo-spagnolo del 1969 con [[Leonard Mann]], regia di [[Ferdinando Baldi]]. ==Frasi== *L'odio, la vanità e la sete del danaro spengono la luce negli occhi dell'anima: solo l'amore li illumina. Così è stato e così sempre sarà, fino alla fine dei secoli. ('''Vecchio nella prateria''') ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{s}} [[Categoria:Film western]] aoys1n9fokvue0augroklnnvdq5u2yo Discussioni utente:Shinichikusamoto 3 225822 1420505 2026-07-15T10:15:29Z Homer 215 Benvenuto/a su Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà! 1420505 wikitext text/x-wiki {{Benvenuto2|nome={{PAGENAME}}|firma=[[Utente:Homer|Homer]] ([[Discussioni utente:Homer|scrivimi]]) 12:15, 15 lug 2026 (CEST)}} bc1ffwoynfobu3jo3ek8l9fvxm47czo Discussioni utente:UnrottenFlesh 3 225823 1420506 2026-07-15T11:27:37Z Homer 215 Benvenuto/a su Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà! 1420506 wikitext text/x-wiki {{Benvenuto2|nome={{PAGENAME}}|firma=[[Utente:Homer|Homer]] ([[Discussioni utente:Homer|scrivimi]]) 13:27, 15 lug 2026 (CEST)}} 37ogi0lsjqcwh7pw46j7m7x6psnfrkq Collegio dei gesuiti (Messina) 0 225824 1420508 2026-07-15T11:44:58Z Marcella Medici (BEIC) 84396 creazione voce 1420508 wikitext text/x-wiki {{voce tematica}} [[File:Francesco Sicuro The college of the jesuits.jpg|200px|thumb|Il collegio dei Gesuiti di Messina in una stampa settecentesca]] Citazioni sul '''Collegio dei gesuiti'''. *Messina ha un collegio che porta il nome di ''Carolino'', il quale probabilmente fu eretto dal gran benefattore di questa città Carlo II di Spagna. Questa casa fu devastata dal tremuoto, ma ben tosto vi si sostituì una baracca, finchè l'edifizio, per altro uno de' meno danneggiati, potè ristaurarsi. Da questa scuola passano gli studenti nell'università di Catania. I Gesuiti ne avevano la direzione, che dopo la loro abolizione a' Preti ne fu affidata. ([[Friederich Münter]]) ==Altri progetti== {{interprogetto|preposizione=sul|w_preposizione=riguardante il}} {{s}} [[Categoria:Luoghi della Sicilia]] qfixzljzyihcv4yabgzf1x05oprkkmq 1420514 1420508 2026-07-15T11:55:28Z Spinoziano (BEIC) 86405 1420514 wikitext text/x-wiki {{voce tematica}} [[File:Francesco Sicuro The college of the jesuits.jpg|thumb|Il collegio dei Gesuiti di Messina in una stampa settecentesca]] Citazioni sul '''Collegio dei gesuiti''' di [[Messina]]. *Messina ha un collegio che porta il nome di ''Carolino'', il quale probabilmente fu eretto dal gran benefattore di questa città Carlo II di Spagna. Questa casa fu devastata dal tremuoto, ma ben tosto vi si sostituì una baracca, finché l'edifizio, per altro uno de' meno danneggiati, poté ristaurarsi. Da questa scuola passano gli studenti nell'università di Catania. I Gesuiti ne avevano la direzione, che dopo la loro abolizione a' Preti ne fu affidata. ([[Friederich Münter]]) ==Altri progetti== {{interprogetto|preposizione=sul|w_preposizione=riguardante il}} {{s}} [[Categoria:Architetture religiose d'Italia]] [[Categoria:Luoghi della Sicilia]] 3212zqrkj7hk915bjfc9scy7fpgzz41