Wikisource itwikisource https://it.wikisource.org/wiki/Pagina_principale MediaWiki 1.47.0-wmf.1 first-letter Media Speciale Discussione Utente Discussioni utente Wikisource Discussioni Wikisource File Discussioni file MediaWiki Discussioni MediaWiki Template Discussioni template Aiuto Discussioni aiuto Categoria Discussioni categoria Autore Discussioni autore Progetto Discussioni progetto Portale Discussioni portale Pagina Discussioni pagina Indice Discussioni indice Opera Discussioni opera TimedText TimedText talk Modulo Discussioni modulo Evento Discussioni evento Decameron/Giornata prima/Novella prima 0 1719 3832435 3682715 2026-05-06T13:17:04Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo parametri inutilizzati 3832435 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=28 novembre 2017|arg=Novelle}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=|prec=../Introduzione|succ=../Novella seconda}} <pages index="Boccaccio - Decameron I.djvu" from="31" to="43" fromsection="s2" /> 78fmhw62k424ztq9h5jx3wyh859fduc Decameron/Giornata terza/Conclusione 0 1759 3832427 3682788 2026-05-06T13:16:31Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo parametri inutilizzati 3832427 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=10 febbraio 2024|arg=Novelle}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Chiusa|prec=../Novella decima|succ=../../Giornata quarta}} <pages index="Boccaccio - Decameron I.djvu" from=266 to=269 fromsection="s2" /> pzbc4bf5590wq8jx6vlna5uc0blw83q La via del rifugio/L'analfabeta 0 3852 3832726 3718493 2026-05-07T08:33:34Z Candalua 1675 3832726 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=4 marzo 2022|arg=Poesie}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=L'analfabeta|prec=../La via del rifugio|succ=../Le due strade}} <pages index="Gozzano - La via del rifugio, 1907.djvu" from=25 to=32 /> 4cmtluqw7st51o8egvd8ewn3gqjlnsm Discussioni utente:Carlomorino 3 7123 3832692 3614502 2026-05-07T07:35:21Z Candalua 1675 /* Hangout */ 3832692 wikitext text/x-wiki <!--a {| class="boilerplate" id="pd" style="width:80%; margin: 0 auto; border:2px solid #FFD595; padding:5px; background-color: #FFF0D9;" cellpadding="4" cellspacing="4" |colspan="2"| |- | [[File:Sleep.svg|75px|Wikipausa]] |'''Carlo''' ha preso una '''''wikipausa''''' e tornerà su source dopo il suo 78° compleanno. Ogni tanto passerà per controllare che non facciate troppe ..... Non vi illudete. Non vi siete (ancora) liberati di me. |} --> {{Benvenuto|mionome=OrbiliusMagister|firma='''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]'''}} == [[La morte der zor Meo]] == Ciao Carlomorino. Ho visto che hai pubblicato [[La morte der zor Meo]]. Abbiamo bisogno di conoscere la fonte dalla quale è tratta la versione che hai pubblicato. Ho messo nella pagina di discussione dell'opera la tabella per segnalare tali dati. Se hai domande non esitare a chiedere. Saluti '''--''' [[Utente:IPork|<font color="#1220BA">'''iPork'''</font >]] → [[Discussioni_utente:IPork|<font color="#1220BA">'''scrivimi'''</font>]] 19:03, 12 mar 2006 (UTC) ==Adattamento delle note a piè di pagina== Ecco con un esempio la modalità per [http://it.wikisource.org/w/index.php?title=Pagina%3AMonete_medaglie_e_sigilli_dei_principi_Doria.pdf%2F17&action=historysubmit&diff=678164&oldid=674386 trascrivere le note a piè di pagina]. In tal modo verranno automaticamente gestite anche in fase di transclusione. - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 15:58, 8 ott 2010 (CEST) == Monete e medaglie! == Ho adocchiato il nuovo libro sulle monete e medaglie ecc. Io suggerirei di fare riferimento, come fonte, alla copia del pdf che esiste su Internet Archive (mi pare che sia la stessa di Google): http://www.archive.org/details/monetemedagliee00olivgoog Questo perchè Google, ogni tanto, "ritira" dal web la visualizzazione completa, mentre con IA non è mai successo. Inotre, su IA esiste un OCR molto buono del testo, ma per "acchiapparlo" automaticamente occorrerebbe caricare il file derivato djvu, piuttosto che il pdf... in alternativa, il mio bot può acchiappare dal djvu e caricare lui l'ocr sulle pagine. Insomma, se vuoi una mano sono qua! --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 12:18, 11 ott 2010 (CEST) == Alebot in agguato == Forse ti sei accorto che Alebot (il mio bottolo) ogni giorno "ripassa" tutti i contributi, e fa piccole modifiche. Se diventa importuno avvisami. :-). Una delle cose che fa è quella di creare le pagine discussione delle nuove pagine Pagina e di schiaffarci l'IncludiInfotesto: quindi sei libero di farlo tu stesso, o di lasciare fare a lui! --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 14:46, 12 ott 2010 (CEST) == Google no, Internet Archive sì! == Guarda il txt del libro proveniente da IA: http://www.archive.org/stream/monetemedagliee00olivgoog/monetemedagliee00olivgoog_djvu.txt Il contenuto della tabella c'è, non è gran che, ma meglio di niente. Altrimenti: ci provo con FineReader, forse riconosce la tabella formattandola pure. --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 16:25, 12 ott 2010 (CEST) == Piccoli suggerimenti == Caro Carlomorino, a parte i complimenti per il tuo lavoro, volevo chiederti se non ti dispiaceva mandare direttamente al 75% le pagine che formatti, permettendo quindi la rilettura agli altri utenti. Se di alcune pagine non sei sicuro, metti pure al 50%, e qualcuno passerà a controllare: ma data la linearità e "semplicità" del tuo libro, molte pagine potrebbero tranquillamente passare direttamente dal 25% al 75%, per poi essere rilette. Grazie di tutto! A presto --[[Utente:Aubrey|<span style= "font-family:Palatino Linotype, serif" >Aubrey</span>]] [[Discussioni_utente:Aubrey|<span style= "font-family:Palatino Linotype, serif" >McFato</span>]] 14:12, 15 ott 2010 (CEST) == Una pagina nuova per Zi' Carlo == caro Carlo, ecco una [[Pagina:Repubblica Cisalpina Avviso falsi 3.jpg|pagina fresca fresca per lei]]. Trattandosi di pagina unica non vedo necessità di creare un indice. Semmai resto in imbarazzo per il titolo da dare alla pagina che conterrà tale documento in Ns0. Accetto suggerimenti di alternative a [[Repubblica Cisalpina - Avviso falsi]]... - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 19:21, 15 ott 2010 (CEST) == Numismatica == Caro Carlo, leggo sul giornalino internazionale wikipediano un'[http://en.wikipedia.org/wiki/Wikipedia:Wikipedia_Signpost/2010-10-18/WikiProject_report intervista al progetto numismatica]... Magari le interessa, magari si potrebbero contattare, stiamo inserendo materiale interessante anche per loro. Per la sua richiesta (note che si spezzano in pagina successiva), provi a comunicare con Alex Brollo, è lui il mago della situazione (le parlerà di section e transclusione, parolacce che ahimè ci servono molto qui su Source). Saluti, --[[Speciale:Contributi/93.148.184.108|93.148.184.108]] 10:12, 19 ott 2010 (CEST) Grazie per l'attenzione. Sono già iscritto al wiki:progetto numismatica in inglese, oltre che ovviamente a quello in italiano. Pe ril resto disturberò subitissimissomo Alex. --[[Utente:Carlomorino|Carlo Morino]] ([[w:Discussioni_utente:Carlomorino|disc.]]) 11:04, 19 ott 2010 (CEST) == Tabella == [[Pagina:Monete medaglie e sigilli dei principi Doria.pdf/89|Questa tabella]] mi è costata parecchio tempo... e non è ancora perfetta (ma ci manca poco e comunque l'ho portata al 75% lo stesso!) :-( --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 01:33, 24 ott 2010 (CEST) == Categorizzazione exoterica == Ho sistemato nel nostro "albero degli argomenti" due categorie, [[:categoria:Archeologia]] e [[:categoria:Numismatica]], tenute distinte perchè non sempre la numismatica appartiene a archeologia (appartiene quando le monete sono abbastanza vecchie... quanto non so). Queste categorie hanno due particolarità: # se compariono nel parametro "Argomento" del tl Intestazione, assegnano la pagina sia alla categoria richiamata, che a tutte le categorie a cui la categoria appartiene (es: Numismatica appartiene sia a Storia che a Economia, e queste appartengono a Scienze sociali: tutte queste categorie vengono assegnate). La stessa cosa avviene utlizzando il template {{tl|ArgCat}}, che ho apposto sperimentalmente nell'Indice sulle monete di Luceria. # Sia Argomento=, che {{tl|ArgCat}} accettano un ''unico'' parametro, ma... si può passare un unico parametro che contiene ''dati multipli''; basta separare i vari parametri con un carattere /; quindi, nell'Indice delle monete di Luceria, ho apposto il template <nowiki>{{ArgCat|Numismatica/Archeologia}}</nowiki> che categorizza sia per la "catena" che parte da Numismatica, che per quella che parte da Archeologia. L'argomento è un po' complicato, e la scelta dell'accrocchio è stata fatta "guardando lontano"; deriva da archeologiche discussioni con Aubrey. --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 10:32, 26 ott 2010 (CEST) == stranezze copyright == Caro Carlo, purtroppo siamo impossibilitati a copiare Giannelli qui: le leggi USA basandosi sulla data di edizione del libro (1920) possono considerarlo PD e in fatti su Internet Archive è presente. Ma la legge italiana a cui noi utenti italiani dobbiamo attenerci si basa sulla data di morte dell'autore... e noi dobbiamo ottemperare a entrambe le legislazioni. - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 00:14, 30 ott 2010 (CEST) : :-( : Tuttavia, vediamo di portare a casa qualcosa di buono. Come diceva Xavier, per manipolare un po' i file djvu non è necessario tutto il pacchetto djvuLibre; basta il visualizzatore compreso nel pacchetto: djView. Oltre a visualizzare, infatti, nel menu file c'è un'opzione Salva e un'opzione Esporta; l'opzione Salva dà la possibilità, aperto un djvu, di creare un altro djvu "bundled" (ossia, un file "monoblocco") selezionando un intervallo di pagine da... a.... Un po' limitato volendo intervenire sulle singole pagine interne di una sequenza, ma ampiamente sufficiente per caso come Le figure taurine: sarebbe bastato chiedere Salva->Bundled->da pagina 111 a pagina 147. :: Per Edo un altro quesito. Perchè, operando su un sito, USA, noi siamo tenuti a rispettare le leggi italiane? :: Perchè parliamo italiano? :: Perchè siamo cittadini italiani? :: Perchè ci connettiamo dall'Italia? (NB: io sto a circa 10 km dal confine sloveno) :: Perchè i nostri lettori sono prevalentemente italiani? :: Perchè l'informazione circola anche su server italiani durante il "rimbalzo dei pacchetti"? --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 18:49, 30 ott 2010 (CEST) Mi inserisco nella discussione, visto che anch'io sto riflettendo sull'argomento in vista dell'apertura di vec.source (ormai imminente!). Credo (Edo mi corregga) che la risposta giusta sia che siamo cittadini italiani e dobbiamo rispettare le leggi italiane, anche se il server è negli USA. Quindi mi sorge una domanda: un ipotetico utente che fosse cittadino americano potrebbe quindi caricare lui l'opera su it.source, anche se in Italia è sotto copyright? In teoria le autorità italiane non avrebbero giurisdizione né sull'utente, né sui server. Inoltre la responsabilità per ciò che si carica su wiki è personale, quindi nessun amministratore potrebbe essere accusato di "omessa cancellazione" di materiale sotto copyright caricato da altri. È corretto? In ogni caso da [http://wikisource.org/wiki/Wikisource:Subdomain_coordination questa tabella] mi par di capire che ogni source si sia regolata a modo suo... alcune come en, fr, pt permettono questi testi, altre no. Boh... [[User:Candalua|Candalùa]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 21:37, 30 ott 2010 (CEST) == Vorrei spezzare una ''parola''... == Caro Carlo, grazie per i tuoi inserimenti, mi raccomando però cerca di essere più preciso con i titoli delle pagine indice, guarda [[Indice:Delloreficeriaanticacastellani.djvu|qui]]: per questa volta sorvoliamo ma cerchiamo di dare i giusti spazi alle parole. Se i testi che trovi si presentano così (titolo dell'opera e cognome dell'autore), sentiti pure libero di rinominarli e distinguerli prima di caricare su questa piattaforma. Noi cerchiamo sempre, quando è possibile, di creare un certo allineamento tra i ''titoli'' di Ns0 e NsPagina :) Un saluto e buon lavoro, --'''[[Utente:Xavier121|<span style="color:orange;">X</span><span style="color:black;">avier</span>]][[Discussioni_utente:Xavier121|<span style="color:orange;">1</span><span style="color:black;">21</span>]]''' 17:55, 3 nov 2010 (CET) == Dell'oreficeria == Lo spostamento massiccio è in corso. Beninteso: la minaccia riguardava solo... una grande cefalea che io ho sperimentato quando mi sono perso in un intreccio di redirect... :-) --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 18:38, 4 nov 2010 (CET) : Lo spostamento è andato a buon fine in modo liscio! Bene... purtroppo ho "messo gli occhi sopra il tuo lavoro" e ne ho approfittato per un esperimentuccio; ne parlo al bar. I link al numero pagina generati dal nuovissimo, e non documentato, template LinkNumeroPagina effettivamente crea i giusti riferimenti in tutte le quattro possibili collocazioni della pagina e della sua transclusione. Mi pare carino. Vediamo cosa dice la comunità di questo ulteriore "esperimento". --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 09:00, 5 nov 2010 (CET) == Magnifici edit == Vedo le revisioni di Aes grave. Non essere troppo poco bold! Quelle revisioni sono '''perfette'''. '''SAL 75%''' subito quindi, SAL 50% è una valutazione troppo timida! O è un astuto sistema per fare in modo che un altro utente le porti gratis, senza fatica, al SAL 75% in modo che tu stesso possa dare il colpetto finale al SAL 100%? Non credo proprio... :-) Ma se fosse così dimmelo, che lo faccio volentieri e con poca fatica! --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 16:05, 19 nov 2010 (CET) == Tilde come abbreviazione == Caro Carlo, quello che mi chiedi è stato oggetto di lunga discussione: in effetti le abbreviature con tilde creano un aselva di caratteri difficili o impossibili da riprodurre: leggendo [[Wikisource:Convenzioni di trascrizione#tituli_.28tildi.29|qui]] noterai che la risposta è la seguente: *Se sei sicuro dello scioglimento della abbreviatura, scioglila scrivendo per esteso *Se non sei sicuro astieniti e chiedi (come hai fatto). '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 23:11, 24 nov 2010 (CET) == Risposta al tuo messaggio == Caro Carlo, Ho risposto al tuo quesito [[Discussioni_utente:OrbiliusMagister#Aiuto|qui]]. - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 20:19, 28 nov 2010 (CET) == Rivista di scienza: autori == Ciao, ho visto il tuo lavoro sugli autori di Rivista di scienza. Ottimo linkarli, ma c'è una questione "filosofica": una cosa sono gli ''autori delle opere'', da linkare con un semplice <nowiki>[[Autore:NomeCognome|NomeCognome]]</nowiki>, un'altra sono gli ''autori che vengono citati all'interno dell'opera''. Per questi ultimi ci sono due possibilità: # se c'è la concreta possibilità che prima o poi diventino "autori di source", ossia: che siano caricate loro opere in it.source, allora si usa il tl AutoreCitato; # se questa possibilità è remota, allora o non si linkano, oppure si linkano alla voce wikipedia con un link <nowiki>[[w:NomeCognome|NomeCognome]]</nowiki>. Svista utile comunque, che sggerisce di precisare la cosa nella pagina del progetto! --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 12:43, 30 nov 2010 (CET) == I benefici effetti delle pere cotte == caro Carlo, benvenuto nel paradiso di Wikisource: qui l'argomento o il rapporto tra utente inseritore e testo inserito è assolutamente ininfluente. Il bello di questo progetto come di Wikiquote è che i materiali possono essere radicalmente POV ma non sta a noi giudicarne i contenuti: per noi il NPOV consiste nell'astensione da qualunque manovra di deformazione o travisamento tendenziosi nel trascrivere o presentare i testi. In poche parole: è edito? è PD o compatibile con la CC-BY-SA 3.0? se la risposta ad ambo le domande è sì, è sufficiente. Sicuramente ne attingerà a piene mani chi si occupa di dialetto romanesco su Pedia (e se non sbaglio tu sei ancora un vivace animatore del [[w:Progetto:Roma|Progetto:Roma]], no? - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 15:11, 30 nov 2010 (CET) == L'ora della categorizzazione == E' ora che ti introduca ai misteri della categorizzazione degli argomenti. (misteri... Si fa per dire.... qui non ci sono misteri...). L'elenco degli argomenti "canonici" che sono gestiti con categorizzazione automatica e gerarchica è quello rappresentato in questa pagina: [[Template:ArgCat/Dati]]. Come vedi, è un elenco multilivello e anche multiasse; alcune delle categorie di dettaglio sono "figlie" di più di una diramazione principale. Ilmeccansmo di categorizzazione automatica funziona così: per ognuna dellediramazioni principali, basta assegnare una categoria "di dettaglio" aun oggetto, e l'oggetto viene categorizzato anche per ognuna delle categorie "genitrici". Es: se categorizzo Sonetti, l'oggetto sarà categorizzato anche con Poesie, come Letteratura e come Arti. Perchè tutto ciò? Perchè questo permette facili incroci fra categorie, con poche letture server. Infatti, se io desiderassi estrarre tutte le "poesie del XIV secolo", basterebbe la lettura di due categorie: ''poesie'' e ''opere del XIV secolo''; non dovrei rovistare ognuna delle sottocategorie di poesie! Perchè questo elenco sta nel template ArgCat/Dati? per il semplice motivo che il template "esamina e categorizza" quello che viene passato nel parametro Argomento di Intestazione. Fra l'altro, si tratta di un parametro particolare, perchè può accettare valori multipli separati da un carattere /. Quindi, come Argomento di Georgiche posso benissimo passare Argomento=Poesie/Agricoltura e i due valori genererammo ognuno una "catena" di categorie. Si possono passare fino a 5 diversi valori nel parametro Argomento. Se di andasse di gestire l'albero degli argomenti, non è difficile, bisogna riflettere bene sulle "parentele", sui "genitori", sui "fratelli" e sui "figli" e poi farsi coraggio e aggiungere il codice. Il codice non è semplicissimo (si tratta di section annidate) ma nemmeno impossibile. Mitologia non ce l'abbiamo. :-) --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 18:24, 1 dic 2010 (CET) == Magna bella Persica == Caro Carlo, ti ho risposto [[Discussioni_utente:OrbiliusMagister#Bona_dies|qui]] - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 19:05, 1 dic 2010 (CET) == Autori senza opere... calma. == Caro Carlo, ho notato che ti sei dato alla creazione di pagine autore senza opere per "bluificare" link rossi nelle citazioni. È un argomento dibattuto, in quanto le pagine autore ufficialmente servono più da "snodo verso i testi" che da informazione enciclopedica (per questo esiste una nota enciclopedia online), e per il fatto che in questo progetto trovando un link blu per un autore ci si aspetta di trovare dei testi scritti da lui. Per questi autori senza opere la discussione si è arenata su queste possibilità: *lasciare i link rossi in attesa che arrivino testi di tali autori *bluificare magari indicando risorse esterne (molto pericoloso e POV) Nuovi contributi alla discussione sono ben accetti, ma per il momento non creare altre pagine autore senza opere. Proverò a rianimare la discussione, vediamo se arriviamo a un punto di consenso. - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 21:55, 1 dic 2010 (CET) == Grammatica romanesca == Bello il libriccino! Ma... mi sa che ti sei messo in un guaio. :-) Ti segnalo che noi abbiamo la raccolta completa dei sonetti di Belli. Ipertestualità sourciana vorrebbe che.... i link di cui il libretto è ''abbastanza ricco'' fossero bluificati e ''puntassero ognuno a un'ancora {{tl|§}} appiccicata alla parola citata nel sonetto citato''. Ora, sembra uno scherzo.... ma mica tanto. Facendolo, la piccola opera moltiplicherebbe di 100 volte il suo valore... Te la senti? --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 00:15, 2 dic 2010 (CET) :Sulla proposta di Alex sono molto interessato pur io, ma se mi è concesso un abbassamento di entusiasmo io aspetterei prima di avere una versione proofread di quei sonetti (a me la compresenza di due ''Zibaldoni'' su source non ha mai convinto, e di fatto la versione meglio trattata è quella carducciana). :Carlo, non riesci a mettere le mani sull'edizione di Belli usata come riferimento da tuo nonno e oggi nascosta in qualche scaffale, in qualche bancarella, in qualche ripiano di biblioteca? :Nel frattempo ti faccio una proposta più a breve termine: probabilmente tuo nonno era o un filologo romanzo o un grecista (o magari tutti e due?) e in questo libriccino scrive nel''la mia lingua preferita'' che non è il romanesco :P. Che dici se io mi occupassi di portarti il libretto al 75% e tu ti occupassi dell'ultima rilettura? - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 07:28, 2 dic 2010 (CET) :: Proposta indecente. Se vuoi, posso importare e sistemare indici e orpelli dei sei volumi IA di Morandi su Belli... posso anche prometterti qualche aiuto via bot (in queste grandi opere qualche cosa di ripetitivo c'è sempre da fare... ma aimè, null'altro. Se questo piccolo aiuto di sistemazione, ''rilettura esclusa'', può incoraggiarti a affrontare l'opera, lo faccio volentieri... Non credo sia il caso di fare "transclusioni inverse", l'OCR è buono e gli adattamenti post-transclusione inversa (tenuto conto del peso molto notevole delle note) temo sarebbero più onerosi del lavoro ex novo. Che ne dici? Tieni conto, sono ''vari mesi di lavoro'', a ritmi serrati... --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 16:13, 2 dic 2010 (CET) == Scavi in Via Appia == Caro Carlo, non vedo alcun problema sostanziale per trascrivere il libriccino che mi hai indicato, ma c'è un problema formale: per motivi misteriosi il libro è stato scnasionato ''dall'ultima pagina alla prima'': non che non si possa comunque trascrivere, ma a livello di navigazione crea un discreto sconquasso. Se non hai modo tu di "editarlo" prova a chiedere ad alex se ci riesce. I faccio un tentativo con il mio Anteprima, ma temo di sapere come andrà a finire... - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 15:52, 6 dic 2010 (CET) :QED:con Anteprima ho ridislocato le venti pagine in poco tempo, ma un file originariamente di 3,4 MB una volta salvato mi pesa ora 87,7 MB. Se non sopravvengono altri sistemi questo è quel che ottengo senza installarmi software piratato... - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 16:01, 6 dic 2010 (CET) ::Inizialmente stavo scrivendo CVD, poi ho cominciato a pensare a chi stessi scrivendo: "ammè me piace anche er latino, acCarlo pure, mo' usamo QED." ''Aliter cogitamus'' (We think different) :D - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 16:14, 6 dic 2010 (CET) == Suddivisioni del testo == caro Carlo, solo suddivisioni le più ampie (Classe I, II ecc.). C'è un punto che non mi è chiaro: le tavole prese a riferimento per la descrizione sono linkabili da qualche parte? Noto descrizioni assai precise di oggetti la cui raffigurazione non ho trovato. Evidentemente sono io che non le sto trovando: potresti illuminarmi? - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 17:13, 6 dic 2010 (CET) :intuirai che prevedo una pioggia di link incrociati... - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 17:22, 6 dic 2010 (CET) == L'indicione: tutto tuo! == [[Indice:Memorie della Accademia delle Scienze di Torino, Tomo XXIX.djvu]] è tutto tuo. Nella seconda parte, oltre le medaglie alessandrine troverai un secondo articolo su una medaglia raffigurante Caracalla, se ben ho capito. C'è anche un articolo su un Ippopotamo ;-), e, cosa assai interessante (davvero) un articolo di Avogadro! :-) --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 14:42, 14 dic 2010 (CET) == Memorie della Accademia ... == In [[:Pagina:Memorie della Accademia delle Scienze di Torino, Tomo XXIX.djvu/602|questa pagina]] ti ho cambiato la formattazione usando una tabella. Se non ti sembra adatto, oppure di difficile utilizzo per le pagine successive non hai che da annullarla. --[[User:Luigi62|Luigi62]] ([[User talk:Luigi62|disc.]]) 17:17, 14 dic 2010 (CET) == Autore:Tito Morino == Daresti un'occhiata a [[Autore:Tito Morino]] aggiungendo e precisando tutto ciò che si può aggiungere e precisare? Grazie! --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 11:59, 23 dic 2010 (CET) == Lettere == Caro Carlo, ti ho risposto [[Discussioni_utente:OrbiliusMagister#lettere|da me]]. - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 18:19, 24 dic 2010 (CET) :Sull'Aes grave non azzardo parere: a mio modesto parere il discriminante sarà il collegamento tra testo e immagini al momento mancanti. Non dobbiamo aver paura di disseminare molte micropagine quando queste sono ben motivate. Certo che al momento non ve n'è necessità, ma per l'appunto se tu hai modo di prevedere quale sarà l'uso che si farà di questi testi sei diversi passi davanti a me. - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 18:58, 24 dic 2010 (CET) == Aaaalt!!! == Ehm, fermati un attimo, su Egeria le pagine in tedesco vanno [http://de.wikisource.org/wiki/Index:Egeria.djvu qua] [[User:Candalua|Candalùa]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 13:57, 29 dic 2010 (CET) Ah ok! Come vedi sto mettendo il template <nowiki>{{iwpage|de}}</nowiki> sulle pagine, così viene caricato in automatico il testo di de.source. Volevo essere sicuro che tu non stessi facendo il lavoro due volte, ora riprendi pure se ti va ;-) [[User:Candalua|Candalùa]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 14:05, 29 dic 2010 (CET) Boh, per non impazzire a trascludere un pezzettino di qua e uno di là, direi di tenerle pure qui da noi. La mia idea sarebbe di far tradurre a qualcuno (anche tu, se riesci) i titoletti in modo da mettere come nota la traduzione italiana ("non ufficiale" ovviamente, però almeno permetterebbe di capirci qualcosa...) [[User:Candalua|Candalùa]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 20:01, 29 dic 2010 (CET) Per la verità ci sto ancora riflettendo... proviamo intanto a fare così: su [[Pagina:Egeria.djvu/13]] prova a mettere, vicino ad ogni scritta, un tag <nowiki><ref></ref></nowiki> con dentro il testo italiano. Vediamo come viene. [[User:Candalua|Candalùa]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 00:20, 30 dic 2010 (CET) Non convince molto neanche a me. Ho scritto al Bar per chiedere lumi. [[User:Candalua|Candalùa]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 09:44, 30 dic 2010 (CET) == Tarèno == Caro Carlo, per le correzioni non c'è problema: sono reduce da [[Alessandro Manzoni - studio biografico|un testo]] in cui le note sono fonte di grattacapi pazzeschi: dopo quell'esperienza ormai certe operaizioni mi vengono automatiche. Ti ho sistemato le pagine anche per mostrare quali sono i punti da tener presente nelle tue prossime impaginazioni. Quanto al secondo problema da te postomi (se ho capito bene, come fare perché un link nel nsPagina punti a un altro punto ''nel nsPagina'' e transcluso in ns0 punti al medesimo punto ''nel ns0'') la soluzione si ottiene con il simpatico {{Tl|Pt}} alla cui documentazione ti rinvio. Siccome non sono sicuro di aver capito cosa tu mi abbia chiesto prima di gettarmi in esemplificazioni laboriose con il rischio di crearti più confusione mi fermo qui. - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 15:31, 1 feb 2011 (CET) :Sulla separazione delle tavole in singoli file mi fido della tua sagacia e oculatezza. Non ho elementi né precedenti da addurre. A mio parere svolgeremo un lavoro corretto se i singoli documenti avranno nelle loro pagine descrittive in nsFile un rimando alle scansioni delle tavole da cui sono stati estratti. - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 15:38, 1 feb 2011 (CET) == Dalla talk page di Inductiveload == Eccola là, la discussione sui "blocchi html spezzati in due pagine": [http://en.wikisource.org/wiki/User_talk:Inductiveload#You_are_invited_:-.29 qua]. Sì, sono soddisfazioni che espongono aricschio di montarsi la testa... ;-) --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 12:14, 4 feb 2011 (CET) == Medagie e monete == [[:File:Monete e medaglie degli Spinola.djvu]] è un link blu. Crea l'indice e buon lavoro! --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 02:08, 11 apr 2011 (CEST) : : Ho sistemato i datiPagine per automatizzare RigaIntestazione. Se c'è qualche ''scanno'' ripetitivo e non compreso da postOCR, fammelo sapere che lo inserisco (oppure chiedi a [[Utente:L0ll0]] che mi sembra lo sappia fare: bisogna aggiornare la pag [[Utente:Alex brollo/variabili opera.js]]). Vedo parecchio latino; vuoi provare l'ebbrezza del Iwpage creando anche un Liber in la.source? O hai già esperienza della cosa? --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 15:29, 11 apr 2011 (CEST) == Cancello Indice:malombra.djvu == Scusami Carlo! Cancello Indice:Malombra.djvu, vorrei che Beatrice facesse tutto da sè. Piuttosto, dalle una mano se fa qualche errore o si intoppa! Grazie. --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 00:25, 18 apr 2011 (CEST) no problema --[[Utente:Carlomorino|Carlo Morino]] ([[Discussioni_utente:Carlomorino|disc.]]) 10:02, 18 apr 2011 (CEST) == Un'occhiata al Tareno di Amalfi == Caro Carlo, mi spiace romperti, ma sono costretto a chiederti di dare un'occhiata a un testo da te curato (quello del titolo del post di cui non ho tempo di guardare l'indirizzo esatto). Oggi un niubbo ha passato al 100% ventiepassa pagine di quel testo ''senza trovarvi nessun errore''. Pur convinto della tua fantasmagorica precisione di trascrittore temo che tale utente abbia riletto le pagine con eccessiva leggerezza, e non penso di incrinare il tuo adamantino ego se trovo l'assenza di errori in venti pagine di fila filologicamente impossibile. In pratica, visto che le pagine sono già al 100% ti chiederei, se ti va, di dare una tua rilettura a tali pagine: per i testi di numismatica mi fido assai più del tuo occhio che del mio. Ho già provveduto a rampognare il niubbo (che temo dovremo tenere d'occhio comunitariamente). - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 19:51, 8 mag 2011 (CEST) == Risposta al tuo messaggio == Caro Carlo, ti ho risposto [[Discussioni_utente:OrbiliusMagister#Usi_e_costumi|qui]]. - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 15:43, 12 mag 2011 (CEST) == Test == Su [[Pagina:Monete e medaglie degli Spinola.djvu/186]] ho trovato la soluzione della questione; ma non è semplice. In pratica, per non devastare rtutto e usare un <nowiki><p></nowiki> nell'header, occorre aggiungere un <nowiki><noinclude></p></noinclude></nowiki> alla fine del primo paragrafo della pagina. Se non lo si fa, si dimostra che un tag p aperto e non chiuso sballa completamente il sistema di gestione automatica di conversione riga bianca - > nuovo paragrafo. La gestione dell'aggiunta attomatica del tag paragrafo è uno degli aspetti più oscuri del markup wiki... li possino. --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 16:53, 13 mag 2011 (CEST) == Un testo per te == Caro Carlo, navigando alla ricerca di testi veronesi per il nostro Magister, mi sono imbattuto in [http://www.archive.org/details/ilripostigliode00milagoog questo]; e sapendo del tuo interesse per la numismatica ho pensato di segnalartelo. [[User:Candalua|Candalùa]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 23:49, 18 mag 2011 (CEST) == Pompei! == Caro Carlo, quel libretto è un gioiello! Peccato sia piuttosto ostico per la presenza di grafica e caratteri non propriamente alla portata di tutti, ma ho notato che questo non ti ferma. Scorrendolo ho pensato: *Certi studi ottocenteschi riportano dati e congetture che non sono da scartare solo perché datate *Il repertorio epigrafico e iconografico (la mappa a fine libro è un boccone prelibato) sarebbe utilissimo per chiunque *Se il libro fosse conosciuto e letto su Pedia sarebbe una fonte eccellente... Non scrivo altro. Intuisco che oltre alle ormai arcinote istituzioni e tradizioni romane ti stai dilettando di epigrafia, o sbaglio? - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 16:05, 23 mag 2011 (CEST) ===Annotazioni manoscritte=== Massima libertà, purché non sia in alcuna maniera confondibile con il testo o con alcuna intenzione dell'autore. Piùci penso più in pratica o poni una copia della nota in pagina di discussione o... ''de minimis non curat scriba''. L'inglobamento di glosse a lato manoscritte entro i testi in fase di copiatura è un'altra tipica piaga della critica testuale, per favore non non perpetuiamola. - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 17:45, 24 mag 2011 (CEST) == Graffe == Ciao Carlo,<br /> ho risposto alla tua [[Wikisource:Bar#De minimis|discussione sulle parentesi]] nel Bar. Siccome è già stata eclissata da mille altre lunghe conversazioni ti avviso qua.<br /> Ciao! ;) --[[User:L0ll0|L0ll0]] ([[User talk:L0ll0|disc.]]) 19:12, 23 mag 2011 (CEST) : Prego! Non per grazia ricevuta, ma per i ringraziamenti! Casualmente proprio poco tempo fa ho scoperto e messo mano al template per aggiungere le graffe orizzontali e per questo ero abbastanza preparato sull'argomento... =P --[[User:L0ll0|L0ll0]] ([[User talk:L0ll0|disc.]]) 23:40, 23 mag 2011 (CEST) == Nomi degli autori == Riguardo lo spostamento di Velleio Patercolo, volevo dirti che si era deciso di lasciare i nomi degli autori così come appaiono in it.wiki. In questo caso avevo utilizzato "Velleio Patercolo" e non "Marco Velleio Patercolo" perchè è così che si chiama la voce su wikipedia (che dovrebbe essere il luogo deputato per discutere su come vadano nominate le biografie). Quanto sopra in generale, nel caso particolare di Velleio Patercolo non saprei proprio come è meglio chiamarlo, ti consiglio di sentire il parere di Edo e allineare le voci si it.source e it.wiki, in un senso (ricambiando la voce su it.source) o nell'altro (spostando anche su it.wiki, magari dopo aver discusso anche là la cosa) a secondo della discussione. Per me un nome vale l'altro, basta mantenere il criterio generale che si utilizza lo stesso di it.wiki. Ciao, --[[Utente:Accurimbono|Accurimbono]] <small>([[Discussioni_utente:Accurimbono|disc]])</small> 19:44, 26 mag 2011 (CEST) == Annotazioni funionali == Caro Carlo, per quel che mi chiedi ho ''gli ingredienti'' e ''la ricetta'', ma la realizzazione mi appare improba e non saprei metterla in pratica da solo: se si bold prova a vedere fino a dove arrivi: ;Premessa: i riferimenti numerici non sono "pura e sacrificabile cosmesi" ma sono determinanti per la corretta fruizione del testo ;Richiesta: collegare delle annotazioni a lato a punti precisi di un'immagine grafica ;soluzione: #il [[Template:Annotazione a lato]] fa al caso tuo per gestire questo tipo di &lt;div>nel namespace principale #Per indicare punti precisi di una immagine esiste l'estensione [[mw:Extension:ImageMap|ImageMap]], la cui sintassi ed uso sono però assai esoteriche. #Dalla combinazione di questi due strumenti potrebbe essere possibile creare dei riferimenti incrociati da testo ad immagine. Qui però io mi fermo percependo le mie minime o meglio assenti competenze nell'uso di questi strumenti mi porterebbero a scrivere assurdità. sono certo che alex Brollo ha già lavorato molto con lo strumento imagemap e può essere una guida molto più competente di me. --'''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 22:41, 26 mag 2011 (CEST) == Domande exoteriche: l'enigma della lente scomparsa == caro carlo, sono in una fase concitata.... potrei dimenticarmi di risponderti che non so cosa risponderti. :-) Il mago di queste cose è Candalua: se hai fretta, e vuoi una risposta certa, meglio che chedi a lui... ;-) --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 15:16, 27 mag 2011 (CEST) Ciao Carlo, copio-incollo da questa [[Wikisource:Bar/Archivio/2011.02#aggiornamento_a_1.17|vecchia discussione]]: "Per vedere la barra di edizione sulla scansione in modalità Edit basta '''disattivare''' l'opzione "Mostra la barra degli strumenti per la modifica" in Preferenze->Casella di modifica :-)". Prova a vedere se questo risolve... [[User:Candalua|Candalùa]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 15:28, 27 mag 2011 (CEST) == regex == ahi ahi ahi, le regex... io ho infranto così tante volte il secondo comandamento, nel tentativo di capirci qualcosa, da aver quasi esaurito il pur vasto repertorio di ''eresie'' di cui la mia dolce terra natìa veneta mi ha dotato. Direi che l'unica per imparare è: provare! io ad esempio uso http://www.regextester.com/index2.html. Gli metti la regex, il testo su cui provarla e il testo da usare per la sostituzione. E poi vai di tentativi... [[User:Candalua|Candalùa]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 21:08, 3 giu 2011 (CEST) == Indice divergente dalla sequenza di trattazione == caro Carlo, correttamente noti che non ho tempo per approfondire al questione, ma a una rapida occhiata noto che *numeri di questione e loro ordinamento appare solo nell'indice e non nella trattazione *non vedo una logica inoppugnabile per cui seguire la numerazione e l'elenco dell'indice siam preferibile rispetto alla presentazione sequenziale del testo come appare alla lettura. *Transcludendo in ns0 anche l'indice diamo ai lettori la possibilità di conoscere e seguire l'elencazione proposta in tale indice... *sarebbe un'eccezione non indifferente che non siamo obbligati ad applicare. In pratica *transcludi il testo come una narrazione qualunque **ogni "questione" avrà la sua sottopagina, con titolo uguale al titolo della questione come appare nel libro (non numeri arabi o romani) *Transcludi l'indice prendendolo dal libro, con il suo ordine peculiare che linkerà alle varie questioni in ns0 (scusa la sintesi, se non capisci ti rispiegherò un'altra volta) *In tal modo salvi capra e cavoli - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 17:03, 8 giu 2011 (CEST) == Tetratricotomia == caro Carlo, so bene che quando si tratta di spaccare il capello in quattro non ti tiri indietro, dunque desidererei porre l'attenzione sui sonetti di Pascarella, dove è necessaria una minirevisione delle tue riletture: *Il rientro di default nei versi è ottenuto con ''cinque'' spazi e non ''due'' *Per differenziare intestazione da Piè di pagina quando questo presenta situazioni "da intestazione" si usa [[Template:PieDiPagina]], che è un redirect a RigaIntestazione: all'atto pratico non cambia nulla, ma in caso di modifiche di massa via bot viene utile per differenziare il "sopra" dal "sotto"... Io ho sistemato i primi dieci sonetti, se volessi andare avanti seguendo quello che ho fatto saresti un benemerito della poesia romanesca...- '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 19:51, 10 giu 2011 (CEST) ==pdf-djvu== Ti mando in wikimail il mio mail-indirizzo "extrawiki". Se mi vuoi mandare il pdf da lavorare in djvu posso vedere cosa posso fare. Però ci sarà il problema dell'OCR. Te lo dico subito... :(--[[User:Silvio Gallio|Silvio Gallio]] ([[User talk:Silvio Gallio|disc.]]) 13:47, 13 giu 2011 (CEST) == mi serve un nome adatto == Caro Carlo, alla fine ho deciso che il meccanismo udato su en.source per contrasegnare i linguaggi non latini era troppo macchinoso, così ho ricopiato il modello francocatalano. Non sono invece riuscito a trovare un nome soddisfacente per la categoria: essa dovrebbe raggruppare testo greco *non trascritto *trascritto ma da controllare la denominazione "testo greco da elaborare" non mi convince: accetto proposte più sensate. - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 08:48, 16 giu 2011 (CEST) == Un Bellini fresco per favore. == Caro Carlo, intanto congratulazioni per l'esame. Fai bene a non vantartene, sarebbe un po' come se io mi vantassi perché ho ottenuto due settimane fa la [http://www.aicanet.it/certificazioni/ecdl/core-level/certificazione-ecdl-core-level ECDL core]... <del>giusto per aumentare la dose di entropia, finché decido come strutturare la disambiguazione per gli autori ti faccio notare (e probabilmente lo sai già) che esiste anche un Vincenzo Bellini numismatico: [http://books.google.it/books?id=QLdYAAAAMAAJ Ferrarese] [http://books.google.it/books?id=5bZYAAAAMAAJ erudito] anche in latino...</del> Ooops. Ho rileto il tuo messaggio e capisco che non posso proprio andare di fretta. scusami tanto. sarebbe bello capire se il Bellini citato sia proprio Lorenzo... - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 17:58, 22 giu 2011 (CEST) == Scaricamento iniziato == Ho lanciato uno scriptino di scaricamento dei mostri (i tuoi scans) dal tuo sito. Hai forse già trovato qualcuno più affidabile che ti aiuti? :-) Indifferente.... intanto li scarico, il povero pc avrà un ben da fare, e intanto... vado a dormire. Domani è un altro giorno! Mi spiace di averti fatto aspettare un bel po' prima di avviare la cosa. --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 00:13, 27 giu 2011 (CEST) : Mi alzo, e trovo che non ha ancora finito! Siamo all'immagino 80 e mancano pure le tavole. Va bè, lo lascio lavorare. --[[Utente:Alex_brollo|Alex brollo]] 08:06, 27 giu 2011 (CEST) :: Dopo pochi minuti dal precedente messaggio è passato qualcuno, ha abbassato il coperchio del portatile ed ha staccato l'HD esterno. Speriamo bene... Vedrò stasera. :( --[[Utente:Alex_brollo|Alex brollo]] 08:06, 27 giu 2011 (CEST) == Paravia == caro Carlo, in effetti metti il dito nella piaga. Dato che seguo i traduttori, un paio di ani fa mi ero posto il problema, e girando per GoogleBooks avevo notato che nelle edizioni contemporanee l'autore tendeva a nominarsi ed essere nominato''con'' il trattino (due esempi a caso del [http://books.google.com/books?id=emQpAAAAYAAJ&pg=PR1&img=1&zoom=3&hl=en&sig=ACfU3U2ZFhrknZYkFndc3dgzavSaD7s21g&ci=94%2C60%2C630%2C654&edge=0 1852] o [http://books.google.com/books?id=tukOAAAAYAAJ&pg=PA1&img=1&zoom=3&hl=en&sig=ACfU3U0eIbOd6IPCDOxmgMdqG5o0ea6lCw&ci=34%2C203%2C689%2C658&edge=0 1822]) e l'elenco andrebbe avanti ancora per lungo tratto). Ho scritto all'estensore della voce e sono in attesa di suo feedback. - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 15:36, 27 giu 2011 (CEST) :Ho ottenuto risposta. In effetti la grafia è ottocentesca ed è cambiata nel corso dell'ultimo secolo: se oggi i saggisti e i biografi scrivono senza trattino è giustificato sia il titolo della voce di Wikipedia sia l'adeguamento della nostra pagina autore a tale titolo. Teniamo comunque il redirect dal titolo con trattino. - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 21:27, 27 giu 2011 (CEST) == Scaricamento tiff == Ho terminato il "grande scaricamento" e trovo problemi su tre files: le pagine 56 e 62 e la tabella 1. Potresti controllare? Il link non porta a niente ("pagina inesistente"). --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 22:56, 27 giu 2011 (CEST) == Scaricamento terminato == Benissimo! Lo scaricamento è completato. :-) Sono molto in dubbio su cosa fare: una versione "alla google" in bianco e nero, o una rispettando i colori (e le tante ombre...) delle scansioni originali? nel dubbio, per ora mi astengo; ma nel frattempo "lancio" FineReader per ottenere un buon OCR. --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 01:03, 1 lug 2011 (CEST) : Ci siamo, il djvu è pronto. Alla fine mi sono deciso per un BN: volendo, ci si "caricherà sopra" una vrsione a qualità fotografica con calma. Ho controllato e ricontrollato la sequenza delle pagine: 'na faticaccia. Apro un semplice indice per vedere l'effetto che fa, verifica e correggi i dati, soprattutto il nome dell'autore, mi raccomando! Ho fatto una "copia di lavoro" --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 13:38, 2 lug 2011 (CEST) :: Visto che c'ero, ho caricato djvu, indice e OCR. H scoperto perchè FineReader mi rimescolava i files: i nomi dovrebbero essere "padded with zeros", ossia non scritto 1,2...10,11...100 ma 001,002...010,011... 100 altrimenti tutto s'imbroglia. --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 20:11, 2 lug 2011 (CEST) == Categoria:Testi in cui è citato ... == Queste categorie vanno create SOLO per autori, cioè per personaggi che hanno o avranno la possibilità di essere in NS Autore. Ciao, --[[Utente:Accurimbono|Accurimbono]] <small>([[Discussioni_utente:Accurimbono|disc]])</small> 13:03, 6 lug 2011 (CEST) :Ad esempio [[:Categoria:Testi in cui è citato Giulio Mazzarino|Mazzarino]]... non so se abbia scritto opere in italiano o poi tradotte in italiano... può darsi di sì, o può darsi si no... è l'utente che utilizza il tl e crea la categoria che deve controllare avere in mente questo principio e regolarsi di conseguenza: se ha scritto opere bene, altrimenti utilizzare un wikilink verso la biografia su wikipedia. :Il mio era solo un invito generico a fare attenzione a questo principio. Ciao, --[[Utente:Accurimbono|Accurimbono]] <small>([[Discussioni_utente:Accurimbono|disc]])</small> 14:52, 6 lug 2011 (CEST) ::Ottimo! Allora la mia è stata una premura inutile, ma meglio essere sicuri! :) Grazie per la conferma! Ciao, --[[Utente:Accurimbono|Accurimbono]] <small>([[Discussioni_utente:Accurimbono|disc]])</small> 15:28, 6 lug 2011 (CEST) :::BTW: l'altro giorno pensavo che sarebbe bello, in futuro, organizzare un Portale Numismatica e un Portale Ferrovie che raccolgano i contributi tuoi e di Silvio Gallio. Siete due contributori specialistici e il vostro lavoro andrebbe valorizzato con un Portale. Magari facci un pensiero! --[[Utente:Accurimbono|Accurimbono]] <small>([[Discussioni_utente:Accurimbono|disc]])</small> 15:32, 6 lug 2011 (CEST) :::: Intendevo un [[Portale:Numismatica]] qui su wikisource, cioè un portale ai testi di numismatica. Qui su Wikisource i portali sono [[Portale:Portali|pochi ma ci sono]]! Sarebbero da arricchire, e per i testi che abbiamo la numismatica e le ferrovie sono gli argomenti papabili! --[[Utente:Accurimbono|Accurimbono]] <small>([[Discussioni_utente:Accurimbono|disc]])</small> 16:25, 6 lug 2011 (CEST) == Tl Nota separata == Vedi se {{tl|Nota separata}} (che implementa il geniale trucco di Candalua) ''te gusta''. :-) --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 14:06, 4 ott 2011 (CEST) == Template == Se crei un template che restituisca l'immagine del carattere, magari con un parametro per definirne la grandezza, secondo me la cosa si semplifica per uso futuro. Un tl|Esse orizzontale è più intuitivo e facile da ricordare del nome del file. Una buona categoria: [[:Categoria:Caratteri speciali per numismatica]] e siamo a posto. Ma è un'idea personale, magari per altri è più fzcile maneggiare il codice immagine che richiamare un template. --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 19:28, 10 ott 2011 (CEST) == Aggiornare le ricorrenze con i nuovi autori == Ciao, un breve messagio per sensibilizzare gli utenti come te che inseriscono nuovi autori. Per favore, quando crei una nuova pagina autore ([[Autore:Giovanni Gozzadini|come questa ad esempio]]), ricordati di aggiornare le [[Wikisource:Ricorrenze|ricorrenze]], cioè segnalare l'autore aggiornando la pagina del giorno di nascita e di morte ([https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Wikisource%3ARicorrenze%2F15_ottobre&action=historysubmit&diff=965844&oldid=965468 così] e [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Wikisource%3ARicorrenze%2F25_agosto&action=historysubmit&diff=965845&oldid=965638 così] ad esempio). In questa maniera, nelle date dei loro anniversari, gli autori hanno più visibilità, direttamente dalla prima pagina. Non mi ricordo se ti ho già sollecitato in questo senso, e nel caso mi scuso per la ripetizione. Ciao e buona collaborazione, --[[Utente:Accurimbono|Accurimbono]] <small>([[Discussioni_utente:Accurimbono|disc]])</small> 12:40, 11 ott 2011 (CEST) == Serve il tuo parere == Caro zi' Carlo, scusa se ti rompo, so che non sei particolarmente interessato alle vicende ''burocratiche'', ma rispetto alla [[Wikisource:Bar#È ora di pensare agli amministratori inattivi|questione degli admin inattivi]] prima di muovermi vorrei che tutti gli utenti attivi, tra cui ti considero se non altro per la tua grande esperienza su più progetti, si esprimessero, anche senza aggiungere qualcosa di originale: ribadire quanto già espresso da altri rafforza la presa di consenso, obiettare su qualche punto permette alla discussione di avanzare e di non dare nulla per scontato su un argomento così importante. Ti ringrazio per il tempo che ci dedicherai. - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 23:40, 24 ott 2011 (CEST) ==Eccola!!== So' arivata pur'io, zi' Ca' :) Baci&abbracci --[[User:Lalupa|Lalupa]] ([[User talk:Lalupa|disc.]]) 00:12, 25 ott 2011 (CEST) È successo (mi vergogno, ma tant'è...) che mi sono svegliata alle 9 e mezza.. Certo che m'interessa la cosa degli autori romaneschi. Abbiamo qualche scaletta già pensata? --[[User:Lalupa|Lalupa]] ([[User talk:Lalupa|disc.]]) 06:43, 6 nov 2011 (CET) :Fatta oggi: [[Utente:Carlomorino/romanesco]] --[[Utente:Carlomorino|Carlo Morino]] ([[Discussioni_utente:Carlomorino|disc.]]) 12:59, 6 nov 2011 (CET) Tipo che de Pascarella c'è solo ''La scoperta de l'America''?? Dimmi che ho capito bene e parto! --[[User:Lalupa|Lalupa]] ([[User talk:Lalupa|disc.]]) 21:17, 6 nov 2011 (CET) Pensavo di procedere in una prima fase a individuare gli autori assenti e caricare qualcosa per ognuno. Poi, in una seconda fase, individuare gli N testi più rilevanti e caricarli: Meo Patacca, ma anche altri anche anonimi. Puoi anche dare una guardata a [[Contributo alla storia della letteratura romanesca]], dove sono citati quelli pre-Belli. Penso di proseguire tutta la discussione qui così si possono inserire anche altri. --[[Utente:Carlomorino|Carlo Morino]] ([[Discussioni_utente:Carlomorino|disc.]]) 23:38, 6 nov 2011 (CET) Ecchime! Allora, visto che qui su Source sto proprio a digiuno "me devo da ambienta'". Prima di decidere su "cosa" puntare volevo capire quali sono le fonti a cui pensate di attingere (siti web? Biblioteche? Testi personali? Altro?) e poi, fatta una ricognizione, decidere come (o con cosa) partire. Gli aspetti operativi li possiamo vedere anche in seguito. --[[User:Er Cicero|Er Cicero]] ([[User talk:Er Cicero|disc.]]) 09:30, 11 nov 2011 (CET) == experimentum fecimus in corpore vili == E questo è il risultato del cavolo! [[Wikisource:Pagina_delle_prove]] Sempre se nel frattempo non cancellano tutto :P Il problema è che nella Pagina non funziona e i versi vanno a capo. ciao! --[[User:Silvio Gallio|Silvio Gallio]] ([[User talk:Silvio Gallio|disc.]]) 19:53, 23 nov 2011 (CET) ::Non so il motivo. Forse uno dei geni dell'informatiche che abbiamo in sacoccia può trovare la soluzione. Per le immagini, quella che ho usato è una robaccia fatta alla veloce per provare. Poi si può solo migliorare. Vedi se riesci a farti supportare sul piano elettronico. Per i disegni posso dare una mano. Pian pianino (sono ober-ato). goonite --[[User:Silvio Gallio|Silvio Gallio]] ([[User talk:Silvio Gallio|disc.]]) 21:56, 23 nov 2011 (CET) :::Ho appena scritto a Candalua che ha pistolato nella sandbox. Informo qui il colto e l'inclita che, al massimo, posso dedicarmi alle immagini (mediamente 1 o 2 /settimana). Tutto il resto è fuori dalla mia portata, Specialmente le tabelle e simili ca...ratteristiche. :) bye!--[[User:Silvio Gallio|Silvio Gallio]] ([[User talk:Silvio Gallio|disc.]]) 22:29, 23 nov 2011 (CET) Vabbé, visto che abbiamo il supporto informatico mi metterò all'opera. Mi servirà una decisione sul colore. Sbiancato lo sfondo, il disegno rimane nero e rossastro. Io ho unificato ma preferisci tutto nero, come ho fatto (e che migliorerò-è a bassa risoluzione e lavorato in 5 minuti) oppure il misto? Le immagini le posso lavorare e inserire in Commons (me tocca) però le pagine in Source le dovrà gestire qualcuno di diverso da me. Nel test ho usato una piccola tabella ma ogni volta deve essere diversa, credo, in relazione alla posizione nella pagina, alle dimensioni eccetera.. Non posso impazzire; non devo dare esami ma devo guadagnarmi la bistecca. sai com'è... Bye![[User:Silvio Gallio|Silvio Gallio]] ([[User talk:Silvio Gallio|disc.]]) 09:26, 24 nov 2011 (CET) Se non hai fretta possiamo fare in casa. Se no puoi passare la cosa di là Non mi offrendo mica. Dimenticavo: Dal file di Commons devo trasformare le immagini in TIF. Immagino che tu le abbia già in TIF dalla scansione e che dopo siano diventate pdf. Un giro inutile e leggermente dannoso. Sarebbe meglio partire dall'originale. Se puoi metterle in un angolino del tuo sito me le pescherei direttamente. Ti va? Dopo diventeranno djvu. Poi, via mail, ti mando un esempio (se lo ritrovo) del disegno bicolore così ti fai un'idea. Per certi versi sarebbe un passaggio in meno :). Ma è una questione puramente estetica. Bye![[User:Silvio Gallio|Silvio Gallio]] ([[User talk:Silvio Gallio|disc.]]) 09:41, 24 nov 2011 (CET) : No, non lo trovo, devo averlo cancellato o non salvato come passaggio intermedio. Se ho tempo oggi o domani te ne faccio uno a due colori. ciao![[User:Silvio Gallio|Silvio Gallio]] ([[User talk:Silvio Gallio|disc.]]) 09:44, 24 nov 2011 (CET) PS Ecco fatto un esempio. Guarda la posta. Ciao![[User:Silvio Gallio|Silvio Gallio]] ([[User talk:Silvio Gallio|disc.]]) 10:10, 24 nov 2011 (CET) == Carlo's bug == Sembrerebbe risolto. Ho fatto due modifiche, a suo tempo isolerò quella giusta, per adesso mi basta così.--[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 20:48, 2 dic 2011 (CET) == Font-variant == Per caso ho scoperto il "mondo font-variant". Non ho trovato quello che cercavo, ma a un certo punto ho trovato la trascrizione del testo di una moneta: chissà che tu ne tiri fuori qualcosa di buono. http://www.w3.org/TR/css3-fonts/#font-variant-alternates-prop --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 22:58, 8 dic 2011 (CET) == Riviste == Carlo Carlo, dato che il tuo lavoro con rivista di Numismatica è pioneristico 8e molto utile anche per me, con il progetto Scientia), volevo semplicemente dirti di avvisarmi se trovi una buona modalità (magari automatica o semiautomatica) per tenere traccia di tutti gli autori presenti sulla rivista. Trovo infatti che sarebbe assolutamente interessante avere un elenco di autori: * che hanno scritto nella rivista * che sono citati nella rivista In teoria, a lista fatta, si può poi andare sistematicamente su wikipedia e inserire i template interprogetto, o creare tutti gli auytori direttamente qui su Source. Insomma, lavoro spoerco, ma almeno con una traccia tenuta non a mano, altrimenti si impazzisce. Buon lavoro, e a presto! PS: se non erro, c'è un altro utente/anonimo interessato in Numismatica.. Ebbene, l'ho conosciuto! E' molto bravo, spero possa tornare a lavorare su Source presto, e ovviamente gli dirò di contattare te :-) --[[Utente:Aubrey|<span style= "font-family:Palatino Linotype, serif" >Aubrey</span>]] [[Discussioni_utente:Aubrey|<span style= "font-family:Palatino Linotype, serif" >McFato</span>]] 13:12, 19 dic 2011 (CET) == Combattimento con un cookie... == Non mi meraviglia il tuo combattimento a difesa di datiPagine nel tuo vector.js... era un impari combattimento contro un cookie senza le armi opportune. Come si apre in edit una pagina Pagina, viene creato un oggetto datiPag, con i campi di datiPagine, vuoti. Se esiste un datiPagine per quell'opera, datiPag carica i dati. Ma se esiste un cookie in cui "per fortuna o per caso" (in queste 48 ore se sono successe di tutti i colori, aimè per colpa mia come tu ben sai) sono stati memorizzati dati diversi per la stessa opera, vince il cookie e "rulla" i dati di datiPagine. Io in queste 48 ore ho usato due armi: la console javascript e due istruzioni, una delle quali è un ''killer di cookie''. Appena finisco questo messaggio, monto il killer fra gli strumenti. Ma prima però guarda il nuovo strumento "modifica dati Pagina" e prova a usarlo (da una pagina Pagina dell'opera su cui stai lavorando aperta in edit): ti consente di vedere che cavolo c'è dentro datiPag (e quindi nel cookie), e di modificare il contenuto, aggiustando le cose se c'è qualche monnezza salvata senza accorgersene. Sappimi dire. --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 00:54, 24 dic 2011 (CET) : La tua risposta (che mi tormenta: il mi obiettivo è rendere le cose più facili e non più difficili...) mi costringe a riflettere. Ci sono due strade: # rendere tutto l'accrocchio del cookie opzionale; # creare una funzione di ''reset'', ossia: ricaricare sul cookie i dati di datiPagine (che sta nel proprio vector.js oppure in [[MediaWiki:Variabili.js]]. : La seconda è più facile da fare, ci provo adesso. Appena vedrai apparire, fra gli "Strumenti per la rilettura", un "reset dati Pagina", provala. --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 22:57, 24 dic 2011 (CET) :: Ti vedo procedere spedito. Tutto OK? Spero di sì. --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 16:24, 27 dic 2011 (CET) ::: I pediani erano per me un mistero. Poi mi son reso conto che moltissimi sono ragazzi (eccezionali ma... sempre ragazzi). In ogni caso, il NPOV non fa per me, e quindi nemmeno wikipedia fa per me. ''Hic manebimus optime''. --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 18:00, 27 dic 2011 (CET) ::: OK, tu continua a procedere ''rattamente'', e io (che son sempre un bebè della programmazione...) continuerò a ''gattonare'' fra gli script. --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 18:01, 27 dic 2011 (CET) :::: Francamente mi dispiace per chi usa Mac, ma ben gli sta. ;-) :::: Scherzi a parte: che browser hai usato, dentro Mac? Suppongo che sia possibile "montare" anche Chrome o Firefox in un Mac; se tu provassi, mi faresti una gran cortesia. Io nel frattempo proverò sotto Firefox lanciato in ambiente Linux. Ma la cosa durissima sarà IE; temo che dovrò ripiegare su una semplice "esclusione" di chi usa un IE sotto la versione 8. :-( --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 13:22, 28 dic 2011 (CET) == Auct. chi? == Caro Carlo, mi becchi semimpreparato. Ora ti riporto i miei pensieri: *''Auct.'' così su due piedi non è un autore singolo noto, almeno a me. Se esistesse un fantomatico ''Auctorius'', ''Auctonius'' o simile in qualche modo lo avrei trovato. Propendo per un ''Auctor de Mirabilibus'' cioè per un autore anonimo. *Il libro è un ''De mirabilibus'' e cercando tra i vari ''mirabilia'' anonimi che trattino di Italia (il punto riguardava i colli Marsi e la ''[[w:Specie_di_Crepis#L|crepis lacera]]'') la scelta si limita a pochi casi, dei quali nessuno assomma più di 1156 pagine. Sono all’''impasse''. *vado a naso ed eliminando l'anonimato e concentrandomi su ''Angizia'' scopro che la fonte della genealogia di Angizia citata nel testo è non tanto Strabone quanto [http://books.google.it/books?id=2XYBAAAAQAAJ&pg=PA45&lpg=PA45&dq=Angitia+Solinus&source=bl&ots=E1tWl-Gvhy&sig=N54WbjQHdj7-PaaUwfGdWkwXII8&hl=en&sa=X&ei=aFMMT6HFPKOg4gT5xNn_BQ&sqi=2&redir_esc=y#v=onepage&q=Angitia&f=false C. Giulio Solino autore del ''De memorabilibus mundi'']. Peccato che l'opera di Solino sia piuttosto breve rispetto alle previste 1156 pagine. Conclusione: ''Auct. De Mirab. p. 1156'' indica che all'interno di una raccolta di ''mirabilia'' di diversi autori (probabilmente arcinota all'epoca di Micali) Micali cita Gaio Giulio Solino. Se pensi che sia stato un po' spericolato non ti do torto, ma dagli indizi che ho trovato questo e il mio umile parere. - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 16:15, 10 gen 2012 (CET) == AutoreCitato == Vedo che aggiorni AutoreCitato/Dati (bravo!). Mi sta venendo un'idea: siccome il sistema js collide con AutoreCitato/Dati, e bisognerebbe che lo strumento fosse untico, potrei fare in modo che ciascuno possa inserire nel proprio vector.js, in modo abbastanza semplice, i suoi "autori" personali, permettendogli di agire anche (e un domani, solo) sul meccanismo js. Che ne dici? --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 12:56, 20 gen 2012 (CET) :Alt! Intervengo subito, scusate :-) Non mi pare una grande idea, Alex: il meccanismo per aggiornare AutoreCitato dev'essere il più semplice e faccessibile possibile, e modificare il proprio js non lo è. Già la situazione odierna è al limite, se si cambia io cambierei nella direzione di una pagina unica, e di un meccanismo facile. --[[Utente:Aubrey|<span style= "font-family:Palatino Linotype, serif" >Aubrey</span>]] [[Discussioni_utente:Aubrey|<span style= "font-family:Palatino Linotype, serif" >McFato</span>]] 13:06, 20 gen 2012 (CET) :: Il meccanismo sarebbe lo stesso di datiPagine, che ha resistito, mi pare, alla prova dei fatti. Rendere troppo facile la correzione della raccolta dati AutoreCitato ha i suoi inconvenienti. Più "filosoficamente", mi oriento a preferire le "sostituzioni fisiche", tipo js, a quelle "virtuali", via template: l'utente vede subito cosa js combina, mentre può controllare cosa combina un template solo dopo salvata la pagina (o fatta l'anteprima, cosa che penso sia abbastanza raro). Fra i due meccanismi quindi, considerato anche il carico server, io dovendo scegliere sceglierei il js, con ogni sforzo per rendere facile (ma personale: meglio che i danni siano limitati ai contributi di un solo utente) l'aggiornamento. I pro e contro sono molti, grazie Aubrey, ma bisogna affrontare l'argomento. --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 13:30, 20 gen 2012 (CET) === Ricominciamo....=== # esiste [[Template:AutoreCitato/Dati]], accessibile e modificabile da tutti. Serve ad "agganciare", e visualizzare, il nome completo/link funzionante a un autore citato ma non modifica il testo; l'effetto si vede solo quando salvi la pagina o lanci l'anteprima. Si basa su un meccanismo a section (la solita transclusione selettiva). Impegna molto il server, perchè ogni volta che viene visualizzata una pagina, il server deve caricare e rileggersi daccapo la pagina [[Template:AutoreCitato/Dati]]. # esiste [[MediaWiki:Gadget-normalizza-AutoreCitato.js]], pagina accessibile ai soli sysop, che contiene un secondo, e diverso, elenco di coppie nome breve-nome completo e che viene chiamato da Strimenti per la rilettura->AutoreCitato. Fa una cosa del tutto diversa: modifica il testo e sostituisce nel testo alla forma "breve" di AutoreCitato tipo <nowiki>{{AutoreCitato|Dante}}</nowiki> la forma "lunga" tipo <nowiki>{{AutoreCitato|Dante Alighieri|Dante}}</nowiki>. L'utente vede (e può correggere) la modifica, il server non deve leggere altre pagine, le cose filano molto più lisce. I due elenchi sono indipendenti, l'idea era quella di eliminare il primo dei due. Perchè non fonderli semplicemente in un ''unico'' elenco attivo per tutti gli utenti? Perchè non ha senso. Il primo sistema deve essere ''completo'' perchè dev'essere ''attivo in visualizzazione''; il secondo no, è "usa e getta", una volta che ha fatto il suo, e che ha gestito una certa lista di autori ricorrenti in una determinata opera, durante la fase di trascrizione fatta da un determinato utente o gda un gruppetto di utenti, ''non serve più''. Quindi, se ciascun utente potesse accedere a una lista di autori comuni per tutti, e anche ''a una lista personale di autori inusuali ma ricorrenti nell'opera che sta trascrivendo'', la lista di autori comuni a tutti potrebbe essere sfrondata e semplificata. Stavolta spero di essermi spiegato bene; e spero che anche Aubrey legga. --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 15:30, 20 gen 2012 (CET) :# Ora sei stato chiaro (preoccupati). L'idea non è pessima. Se mi spieghi come fare con un piccolo esempio ti dò (do ?) il mio benestare. Anche se devo ricopiarmi tutti quelli che mi servono. Capisco anche le obiezioni di Aub 'o rey: io ho difficoltà a capire la cosa, ma credo che qualche altro utente avrà problemi simili. BTW esiste comunque un numero rilevante di autori (specialmente quelli classici) che manca dal "Gadget-normalizza" (quanto avevate in italiano?), a partire da Strabone e altri che devono essere messi lì. I numismatici me li posso anche giocare da solo.... :#proseguendo: nella mia "/pagina" che mi controlla il tutto esiste un trucco (o altro) che mi permetta di fare alcuni tipi di cambiamenti a prescindere dal libro che sto correggendo/trasducendo/trascrivendo/compitando ? :::--[[Utente:Carlomorino|Carlo M. (a.k.a. zi' Carlo)]] ([[Discussioni_utente:Carlomorino|disc.]]) 15:49, 20 gen 2012 (CET) :::: Per ora sono bloccato da una questione di "priorità di caricamento degli script" che non capisco. Che ne diresti se l'inserimento di nuovi autori avvenisse attraverso il tool "modifica dati Pagina"? Oppure un qualcosa di similare? Tu hai mai usato modifica dati pagina? --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 16:05, 20 gen 2012 (CET) :::: Per la tua seconda domanda: sono in ebollizione quanto a persomnalizzazioni; da stamattina so come prendere la toolbox (quella con i tastini di edit), svuotarla completamente, e costruire una diversa "scatola" contenente qualsiasi tastino personalizzato si possa immaginare per fare qualsiasi cosa. E' questo che intendi? Se è questo che intendi, dimmi cosa vorresti eliminare dalla tua toolbox, e cosa vorresti aggiungere. In altre parole, ti sto proponendo di essere la mia ''cavia umana''.... :-) --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 16:08, 20 gen 2012 (CET) (rientro) Il problema (per me medesimo stesso) è che il signor Cohen (Henry Cohen per l'anagrafe) lo trovo in tutti i testi che parlano di monete romane imperiali: ergo non dovrebbe andare in "modifica dati Pagina", che serve per dare indicazioni di breve durata, ma in un posto ove possa rimanere per i prossimi quindici mesi e basta. Per tutti i testi cui metto mano io. Altrimenti serve poco. Lo stessto pe il sig. Eckhel (Joseph Hilarius ... tutte lettere che un italianofono trova subito in tastiera... ) e un altro centinaio di autori che in numismatica sono stranoti ma che al di fuori non li cognosce nisciuno. Poi di sono gli Zonata, i Plinio, i classici insomma. Quando hai tempo fammi sapere. Io nell'intanto mi preparo i due esami che devo sostenere. --[[Utente:Carlomorino|Carlo M. (a.k.a. zi' Carlo)]] ([[Discussioni_utente:Carlomorino|disc.]]) 16:16, 20 gen 2012 (CET) :p.s. nel secondo messaggio hai ricominciato a parlare pseudo-informatichese. ты конечно понымаеш : Scusate se mi intrometto, ma ogni utente potrebbe crearsi il proprio autore citato personalizzato, basterebbe inserire l'elenco di autori nel vector oppure far caricare un file javascript, dove c'è l'elenco, nel vector (così da non occupare troppe righe se ci sono altri script). In questo modo si potrebbe ridurre la lista generale e cancellare quella che appesantisce il server. Se questo esiste già mi scusa per l'intromissione, se dite che vi interessa mi metto subito all'opera. [[Utente:Samuele Papa|<span style="color:#ff6600">Samuele</span>]] 16:24, 20 gen 2012 (CET) : Anche tu non scherzi, quanto a linguaggio! Problema: l'inserimento in vector.js dev'essere facilissimo. Ma facilissimo ''per tutti''. : Il problema, Samuele, è: viene caricato prima vector.js (e quindi il gadget rulla il vector) o il gadget (e quindi il vector rulla il gadget)? Purtroppo non è facile ''sommarli'', cosa che sarebbe la più logica... Ho avuto dei problemi nei "conflitti" fra gagdet e vector.js. Forse l'unica è provare.... . --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 17:10, 20 gen 2012 (CET) : @ Carlo: esattamente quello è il problema; è estremamente inefficiente mettere in un'unica lista, che il server deve consultare ''in ogni lettura di ogni pagina, più volte'', un insieme di autori "rari". --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 17:14, 20 gen 2012 (CET) :::Il problema l'ho capito. Non mi hai spiegato '''COSA''' devo scrivere e '''DOVE'''. Fare ESEMPIO per povero vecchio pensionato rincoglionito, altrimenti comincio a scrivere in RUSSO !!!! (o altra lingua poco nota....) ;-))) :::Se ho capito bene ci sarebbe un modo per cui AutoreCitato (il ''gadget'' aka Strumento per la rilettura), quando lo clicco, mi trasforma il <nowiki>{{Ac|Cohen}}</nowiki> in un magnifico <nowiki>{{AutoreCitato|Henry Cohen|Cohen}}</nowiki>, come peraltro già fa per moltissima gente (Dante, Petrarca, Boccaccio etc). Fin qui ho capito bene? :::Se sì credo che sia MOLTO utile. <span style="font-size:3px">managgia a chi ha inventato lingue diverse dal latino, che stavamo così bene...</span> :::--[[Utente:Carlomorino|Carlo M. (a.k.a. zi' Carlo)]] ([[Discussioni_utente:Carlomorino|disc.]]) 18:32, 20 gen 2012 (CET) :::: Meglio: basterà ''selezionare'' Cohen e cliccare. Non solo: se esistesse un immaginario un Dante Lamoneta, famoso numismatico :-D, tu e ''solo tu'', selezionando Dante e cliccando, dovresti ottenere <nowiki>{{AutoreCitato|Dante Lamoneta|Dante}}</nowiki>,mentre tutti gli altri dovrebbero ottenere Dante Alighieri. Questa è l'idea; ma adesso, per non disperdermi e per non lasciarmi prendere dal vortice degli script, lascio sendimentare e faccio un po' di sano lavoro di rilettura, c'è De Sanctis che mi aspetta. Beninteso: stiamo parlando di uno script ''immaginario'', non posso dirti come fare perchè ancora non lo so nemmeno io. --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 22:16, 20 gen 2012 (CET) == AutoreCitato personali == Ti ho aggiunto nel tuo vector.js il nuovo tool (tu sei la cavia..) per aggiungere un numero indeterminato di autori ''tuoi'' che saranno gestiti da Strumenti per la rilettura - AutoreCitato. Attenzione alla punteggiatura. Non occorre che ti dica che gli "autori" Primo, secondo e terzo servono solo come esempio.... :-) Attenzione anche (ma questo non ti dispiacerà) che in caso di omonimia fra un tuo autore e uno già presente, "vincerà" il tuo. Sappimi dire. --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 00:39, 22 gen 2012 (CET) : Bene, il notissimo Cohen è sistemato. E' solo il primo passo; l'importante è l'aspetto ''micologico'' (che ''funga''). Ipotizzo un pulsantino Ac+ da affiancare a Ac. Dovrebbe, cliccato su un nome selezionato: * controllare se l'autore è noto; ** se è noto (ossia: è presente nell'elenco per tutti o nell'elenco personale), completare il template; fine; ** se non è noto: *** chiedere il "nome lungo"; *** tenere in memoria in modo che sia utilizzabile in qualsiasi altra pagina (via cookie); *** a richiesta, fornire il codice per memorizzare stabilmente la lista completa degli autori inseriti nel vector.js con un semplice copia-incolla. == Chessuccede? == Ciao, Carlomorino. Generalmente mi faccio i fatti miei, ma negli ultimi giorni vedo in ''ultime modifiche'' che c'è partecipazione scarsissima e mi domando come mai. Letargo? Serrata? Demotivazione? Influenza epidemica? Non è Natale, non è Ferragosto... Se non ti va di rispondermi, amici come prima. --<span style="font-family:georgia">'''''[[Utente:FranzJosef|1<span style="color:#6a5acd">FranzJosef</span>]] ''''' [[Discussioni utente:FranzJosef1|<small> <span style="color:#cd5c5c">'''''(posta)'''''</span></small>]]</span> 15:52, 28 gen 2012 (CET) :Da me --<span style="font-family:georgia">'''''[[Utente:FranzJosef|1<span style="color:#6a5acd">FranzJosef</span>]] ''''' [[Discussioni utente:FranzJosef1|<small> <span style="color:#cd5c5c">'''''(posta)'''''</span></small>]]</span> 16:04, 28 gen 2012 (CET) :: Fai bene. In bocca al lupo... Potessi anch'io. --<span style="font-family:georgia">'''''[[Utente:FranzJosef|1<span style="color:#6a5acd">FranzJosef</span>]] ''''' [[Discussioni utente:FranzJosef1|<small> <span style="color:#cd5c5c">'''''(posta)'''''</span></small>]]</span> 16:12, 28 gen 2012 (CET) ::: Ti monto nella casellina dei bottoni il pulsante [[File:Button_AC_plus.png]]. Tu selezione il nome dell'autore (es Virgilio) e premi il bottone: se Virgilio esiste nella sua collezione, come esiste, preparerà il template AutoreCitato completo. Se invece non lo trova, si aprirà una finestrella dove tu potrai mettere il nome "ufficiale" che verrà inserito nel template. Se ti penti, e vuoi uscire senza creare il template, premi "annulla" sulla finestrella. Il sistema memorizza i nuovi autori in un cookie (ce ne staranno più di cento). Intanto che lo riempi, troverò il modo di "estrarli" e di salvarli. --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 16:29, 28 gen 2012 (CET) :::: Dammi feedback implacabile, eh.... sei il secondo che usa il pulsante AC_plus, esclusi quelli che forse sanno come acchiapparselo da soli. --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 18:26, 28 gen 2012 (CET) == ferma un attimo == fermati un attimo con gli autori, dato che il meccanismo è ancora giovane (e già abbastanza discusso) non vorrei spingermi troppo in là e dover poi tornare indietro... [[User:Candalua|Candalùa]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 10:39, 8 feb 2012 (CET) == Pulsante maiuscolizzazione-minuscolizzazione == Trovato l'inghippo. Tu, come coraggiosa cavia, mi avevi permesso di montarti in anteprima su vector.js tre script che però erano "invecchiati". Li ho rimossi, perchè adesso la loro versione definitiva è incorporata in Common.js. Dura la vita delle cavie. :-( Con un congruo numero di ''purghe'', prima o poi dovresti riuscire a liberarti dei rottami di script sparsi nel web e nel tuo pc e il tastino dovrebbe funzionare. Sarebbe il colmo che non funzionasse a te che ne sei l'ispiratore, se non ricordo male. --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 16:37, 21 feb 2012 (CET) == emendanda emendavi == Caro Carlo, ho appena finito di svuotare la [[:Categoria:Testo greco da controllare]]. Ti confesso che è un'esperienza interessante e a volte imbarazzante: ora l'autore (o più probabilmente il tipografo) scrive usando uno stesso accento con più funzioni, ora scrive decisamente sbagliato, ora scrive quella che è la versione del testo all'epoca più accreditata: ti assicuro che in diversi casi ho condotto delle ricerche per assicurarmi delle ''lectiones'' più corrette: un ottimo esercizio. Buon proseguimento. - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 09:56, 22 feb 2012 (CET) == Passetto per le riviste == Ho ritoccato {{tl|Raccolta}}. Adesso accetta un parametro tipo=''tipo'' della raccolta, ad esempio ci si può scrivere tipo=rivista; l'effetto lo vedi in [[Di alcune monete di Scio]]. --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 22:10, 24 feb 2012 (CET) == Link diretto al testo transcluso == In [[Pagina:Rivista italiana di numismatica 1891.djvu/425|questa]] pagina ti ho messo un esempio del nuovo sistema di link diretto al testo transcluso che è ora disponibile grazie a [[User:Candalua|Candalùa]], in [[Wikisource:Domande_tecniche#Indici_analitici|questa]] discussione. --[[User:Luigi62|Luigi62]] ([[User talk:Luigi62|disc.]]) 18:27, 29 feb 2012 (CET) == Precancellazione == caro Carlo, ora devo andare a mangaire fuori ma mi permetto con te la piccolissima annotazione: * il "Cancella subito" è meglio metterlo prima del codice di redirect e non dopo, altrimenti non lo si vede: i redirect nascondono tutto quello che viene scritto dopo del codice di redirect * prima di cancellare un redirect sarebbe opera pia [[Speciale:PuntanoQui/Rivista_italiana_di_numismatica_1891/Monete_italiane_inedite_nella_Collezione_Brambilla_a_Pavia|orfanizzarlo]]: cancellandolo infatti prima di tale operazione si creano tanti link rossi in template e pagine di navigazione che potrebbero rimanere rossi anche a lungo... Scusa il disturbo. devo scappare. - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 12:53, 1 mar 2012 (CET) == Numismatico == Ho un quesito per te: in [[Pagina:Storia di Milano I.djvu/69|questa]] pagina Le Blanc è un autore (numismatico)? --[[User:Luigi62|Luigi62]] ([[User talk:Luigi62|disc.]]) 17:35, 21 mar 2012 (CET) :Basta il nome completo, al massimo rimane in rosso. --[[User:Luigi62|Luigi62]] ([[User talk:Luigi62|disc.]]) 17:39, 21 mar 2012 (CET) ::Perfetto! Ti devo un disegno. :-)) --[[User:Luigi62|Luigi62]] ([[User talk:Luigi62|disc.]]) 18:04, 21 mar 2012 (CET) == cavolata? == Forse ho commesso una. Ma non parmi del tutto. Pregoti controllare [[Modifica di Pagina:Lezioni elementari di numismatica antica.djvu/42]] c'è una template Pt di cui non riesco a capire la necessità. Stavo per toglierlo quando ho pensato che magari, invece, serve a un misterioso qualcosa. Viceversa ho tolto un altro template nella pagina precedente che, anch'esso non sembrava templare da nessuna parte. Poi, notata la cosa fermaimi. Decidi e/o raccontami -- @salut! [[User:Silvio Gallio|Silvio Gallio]] ([[User talk:Silvio Gallio|disc.]]) 15:27, 31 mar 2012 (CEST) :Scusate se mi intrometto; dovrebbe trattarsi di [[Pagina:Lezioni elementari di numismatica antica.djvu/42|questa]] dove il Pt è stato usato per correggere in transclusione un errore di stampa. Mi sono permesso di cambiarlo con un Ec.--[[User:Barbaforcuta|Barbaforcuta]] ([[User talk:Barbaforcuta|disc.]]) 19:05, 1 apr 2012 (CEST) Il fatto è che Silvio/ratio non ha messo mano a quella pagina. --[[Utente:Carlomorino|Carlo M. (a.k.a. zi' Carlo)]] ([[Discussioni_utente:Carlomorino|disc.]]) 20:02, 1 apr 2012 (CEST) ::Boh! Non mi ricordo più. MA forse era proprio quella che è stata corretta. O forse credevo di averla corretta. O forse l'ho corretta e il software non se n'è accorto. Se trovi qualche sbaglio nelle pagine da quelle parti è colpa mia. Così stai tranquillo. :PP --[[User:Silvio Gallio|Silvio Gallio]] ([[User talk:Silvio Gallio|disc.]]) 14:03, 2 apr 2012 (CEST) == legenda == Vedo che hai corretto il tuo "legenda". Hai visto come funziona? Puoi farti qualunque bottone che aggiunga "una cosa prima" e "una cosa dopo" alla selezione. In pratica, il 90% dei "tastini" quello fa: aggiungere "qualcosa prima" e "qualcosa dopo". Due sole avvertenze. E' importantissimo che i due parametri dentro le parentesi siano stringhe delimitate da virgolette semplici e non doppie: altrimenti lo script si imbizzarrisce. Men che mai, devono esserci virgolette doppie dentro il testo passato come parametro: si imbizzarrisce ancora di più. Se serve proprio ottenere un carattere virgletta doppia, mettere al suo posto il codice '''<nowiki>&quote;</nowiki>'''. OK? --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 16:25, 3 apr 2012 (CEST) == Segnalazione libro == Ciao, ti segnalo la scansione di un libro che forse ti potrebbe interessare [[Discussioni autore:Angelo Cinagli]]. Probabilmente già la conoscevi ma per sicurezza te la segnalo. Ciao, --[[Utente:Accurimbono|Accurimbono]] <small>([[Discussioni_utente:Accurimbono|disc]])</small> 09:33, 17 apr 2012 (CEST) == Medaglie di Nomi == Mi sono imbattuto nel problema delle medaglie alessandrine. La soluzione che hai usato è astuta, ma ti propongo una soluzione più "pulita": spezzare i due articoli in due pagine ns0 indipendenti, e abbandonare la transclusione delle medaglie alessandrine dalla fonte "buona". Che ne dici? --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 01:09, 25 apr 2012 (CEST) == Con circospezione.... == .... ti annuncio che sto pensando alla "terza rivoluzione di AutoreCitato", semplificando ancora. La sintassi dei dati potrebbe essere questa (eliminando tutto il codice ormai inutile): <pre>Manzoni|Alessandro Manzoni Foscolo|Ugo foscolo ....</pre> Che ne dici? --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 08:53, 18 mag 2012 (CEST) Non ho capito nulla (escluso il fatto che dobbiamo scrivere foscolo con la f minuscola). --[[Utente:Carlomorino|Carlo M. (a.k.a. zi' Carlo)]] ([[Discussioni_utente:Carlomorino|disc.]]) 08:56, 18 mag 2012 (CEST) : No, no, la novità no sta lì.... :-) : La novità per l'utente (che spero apprezzerà) sta nella progressiva semplificazione del codice; da così: <pre>mieiAutori="Appian.:Appiano di Alessandria;Appiano:Appiano di Alessandria;...";</pre> a così: <pre>Appian.|Appiano di Alessandria Appiano|Appiano di Alessandria ...</pre> con il continuo rischio che dimenticare un punto e virgola o una virgoletta blocchi tutto; il secondo vantaggio è che il codice potrà essere messo in una pagina ''qualsiasi'' e non servirà più manipolare il proprio vector.js. Anche l'aggiornamento della pagina "comunitaria" potrà essere fatta più serenamente, e a più mani, in caso di errore non si bloccheranno gli script generali. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 16:06, 18 mag 2012 (CEST) :vedi se ho capito : al posto dei ''':''' (due punti) una '''|''' (barra verticale) :al posto del ''';''' (punto e poi virgola... non ci facciamo riconoscere...) un CR (carriage return, ctl-M, ritorno a capo) :Ho capito? :Che vinco? --[[Utente:Carlomorino|Carlo M. (a.k.a. zi' Carlo)]] ([[Discussioni_utente:Carlomorino|disc.]]) 16:16, 18 mag 2012 (CEST) :: Vinci l'onore e l'onere di farmi, come al solito, da cavia non appena avrò preparato il marchingegno. :-P :: I dati te li metterò sulla pagina [[Utente:Carlomorino/Miei autori]]. Tieni d'occhio la bluificazione di questo link (non avverrà subito... :: Un altro vantaggio sarà che io potrò "rubarti i dati", ossia usare direttamente i tuoi dati come fossero su una "pagina mia", mentre prima ciascuno li teneva per sè nel suo vector.js. :: Userei la barra per adeguare la "forma" dei dati a molte pagine ufficiali (vedi ad esempio [[MediaWiki:Gadgets-definition]] di cui penso di aver indovinato la logica e l'uso)--[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 17:01, 18 mag 2012 (CEST) :Ovviamente poi mi spieghi come faccio a agganciare la pagina. :Non ONORI, ma meringhe, sacher torte, o altro cibo a scelta. :BTW: se ho capito bene ti impicci di cavalli sferrati. In che periodo abbiamo cominciato invece a ferrarli? --[[Utente:Carlomorino|Carlo M. (a.k.a. zi' Carlo)]] ([[Discussioni_utente:Carlomorino|disc.]]) 17:06, 18 mag 2012 (CEST) p.s.:'''"Gellio":""''',!!!!! :::"Gellio":"'''Aulo Gellio'''", !!!! : Hanno cominciato i Celti in periodo romano (ma i romani non hanno imparato). Poi ci sono poche documentazioni della diffusione; mille anni dopo la cosa era diffusa in tutto l'occidente. [[:en:Horse shoes and horse shoeing: their origin, history, uses, and abuses]]: è una delle mie fatiche su en.source, consigliatomi da un vero esperto. Grande PicioPacio.... che bel periodo... ma mi ha rovinato; perchè capito il vero motivo della ferratura, e la sua storia, continuo a tenere i cavali sferrati perchè so di fare la cosa giusta, ma non posso più parlare nè con chi li tiene ferrati, nè con chi li tiene sferrati.... entrambi "non sanno quello che fanno". --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 21:15, 18 mag 2012 (CEST) : Ovviamente, tu non dovrai agganciare un bel niente: il "passaggio di pagina" avverrà a tua insaputa, AcPlus a un certo punto leggerà da una parte invece che da un'altra, e tutto finirà lì. --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 21:17, 18 mag 2012 (CEST) :A mia insaputa? Perché mai? Così mi trovo ''macari'' delle indicazioni "errate"? :A esempio: secondo il tmp attuale Marini è [[autore:Franco Marini]]. In altri contesti ([[:Categoria:Testi_per_autore_citato&from=Marini]] può essere qualcun altro. Come si risolve il conflitto? ::--[[Utente:Carlomorino|Carlo M. (a.k.a. zi' Carlo)]] ([[Discussioni_utente:Carlomorino|disc.]]) 15:41, 20 mag 2012 (CEST) :: A tua insaputa per modo di dire: per dire che resterà identico il funzionamento di autoreCitato e di "AcPlus". Per le omonimie, non c'è soluzione: le abbreviazioni di autori diversi devono essere per forza diverse. Occorre trasformarle in link completi, e poi modificare a mano il nome del link autore. Bello sarebbe se si aprisse un elenchino su cui scegliere quello giusto.... ci penseremo. --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 09:33, 21 mag 2012 (CEST) :::Autori diversi sono trattati nello stesso modo in contesti diversi. Festo è probabilmente Festo Avieno in poesia ma è Sesto Pompeo Festo in un contesto etimologico. :::Non so se si possa fare tecnicamente qualcosa del tipo: *"Carlomorino/Autori" è quello che fa fede per me (e solo per me) *"Storia degli antichi popoli italiani - Vol. II.djvu/Autori" è quello che fa fede per quel testo, cioè le abbreviazioni che il sig. Micali ha usato nel suo testo. *"Per tutti/Autori" va bene per tutti. Il mio controlla dopo e corregge gli eventuali errori precedenti. Se po' ffa'? Qualcuno ha corretto Marini? Qualcuno ha messo Aulo Gellio al posto suo? (AutoreCitato trasforma <nowiki>{{AutoreCitato|Aulo Gellio|Gellio}} in {{AutoreCitato||Gellio}} </nowiki> !!!!) --[[Utente:Carlomorino|Carlo M. (a.k.a. zi' Carlo)]] ([[Discussioni_utente:Carlomorino|disc.]]) 10:51, 21 mag 2012 (CEST) == Trattato small == Scusa, Carlo, ma non capisco l'uso dello '''smaller''' nel Trattato di Archeologia. Vuoi far coincidere pagina (foto) con pagina trascritta? Se è questa la tua preoccupzione, non è necessario: lo smaller serve per quelle porzioni di testo effettivamente piccole; non è il [[Pagina:Trattato di archeologia (Gentile).djvu/164|nostro caso]]! :) --'''[[Utente:Xavier121|<span style="color:orange;">X</span><span style="color:black;">avier</span>]][[Discussioni_utente:Xavier121|<span style="color:orange;">1</span><span style="color:black;">21</span>]]''' 10:59, 27 set 2012 (CEST) == Trattato di Archeologia == Ti sto facendo impazzire con tutti quegli autori vero? Mi dispiace. [[User:Lagrande|Lagrande]] ([[User talk:Lagrande|disc.]]) 11:56, 27 set 2012 (CEST) : Sigh .... E' il primo testo che ho fatto tutto da sola ... mi sembrava che venisse abbastanza bene. Sniff. [[User:Lagrande|Lagrande]] ([[User talk:Lagrande|disc.]]) 18:29, 27 set 2012 (CEST) :: Silenzio che sto lavorando a togliere gli smaller, ed anche a completare l'indice (speriamo bene). [[User:Lagrande|Lagrande]] ([[User talk:Lagrande|disc.]]) 19:28, 27 set 2012 (CEST) Cambiato idea per l'indice, è arrivato ad un punto troppo complicato per me. Chiamerò Alex. [[User:Lagrande|Lagrande]] ([[User talk:Lagrande|disc.]]) 19:34, 27 set 2012 (CEST) == Numismatica == Che ne dici? Ho avuto l'occasione di trovare un'altra cosetta... hai visto che c'è un minimo accenno di formattazione automatica (qualche riga bianca dove serve)? --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 22:59, 8 ott 2012 (CEST) == Questito alll'AutoreCitatologo == Essendo io in rilettura di Zibaldone, che pullula di strani e sconosciuti autori, quindi riusando, dopo parecchio tempo, sia il tool AutoreCitato che ac_plus(), ed essendo tu il massiomo ''autorecitatologo'' del progetto, ti pongo alcuni questiti. # usi entrambi? # se usi ac_plus(), come gestisci gli autori nuovi, quelli in cui compare il prompt? # se usi il prompt per i nuovi autori, questi vengono memorizzati in un cookie e sono destinati a sparire prima o poi. Come li salvi? Ti interesserebbe poter "scaricare il cookie" in modo facile, per salvarli prima che siano perduti? Lo fai già? Se sì: come lo fai? --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 09:56, 17 ott 2012 (CEST) == Francesco Tamassia == [[Discussioni autore:Francesco Tamassia|Ti segnalo questo]]. Ciao, --[[Utente:Accurimbono|Accurimbono]] <small>([[Discussioni_utente:Accurimbono|disc]])</small> 09:52, 30 ott 2012 (CET) == Hangout == {{#section:Discussioni utente:Xavier121/Archivio/5#Hangout|hangout}} == Libro da taggare su Commons == Mi sono accorto che per [https://commons.wikimedia.org/wiki/Image:Importante_scoperta_del_famoso_tar%C3%A8no_di_Amalfi.djvu?uselang=it questo libro] c'è un avviso che dice che manca un tag di (C), e che potrebbero cancellarlo in futuro. Vedi tu come taggarlo, io non saprei su due piedi. ciao, --[[Utente:Accurimbono|Accurimbono]] <small>([[Discussioni_utente:Accurimbono|disc]])</small> 09:43, 20 nov 2012 (CET) == Risposta Prospero Balbo == [[Discussioni_utente:Accurimbono#Prospero_Balbo|Ti ho risposto da me, ciao]] --[[Utente:Accurimbono|Accurimbono]] <small>([[Discussioni_utente:Accurimbono|disc]])</small> 09:22, 7 gen 2013 (CET) == AcData.js == Ho messo quattro righe di istruzioni nella pagina [[Utente:Carlomorino/AcData.js]]. Dovrebbero essere ampiamente sufficienti. --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 22:39, 15 gen 2013 (CET) ==Fonte migliore== Ciao, ho visto che hai caricato un altro volume della rivista di numismatica. Volevo segnalarti che esiste anche un'altra scansione migliore, a colori e con tutte le immagini, [http://archive.org/details/rivistaitalianad06sociuoft qui]. Perchè non trascrivi questa invece di quella BN di Google Books? Ciao,--[[User:Federicor|Federicor]] ([[User talk:Federicor|disc.]]) 15:33, 24 gen 2013 (CET) == Storia degli antichi popoli italiani == Caro Zi' Carlo, sto dando un'occhiata all'indice del III tomo della Storia degli antichi popoli italiani, e prima di costruirne il sommario ho bisogno di capire come verranno utilizzati i testi del volume. Intanto di scivo cosa ho capito, ma desidero avere un'indicazione da te. Il terzo tomo di fatto contiene #Una breve introduzione al volume #Una raccolta di descrizioni e commenti a ciascuna delle 120 tavole sparse per i tre volumi #un indice analitico degli argomenti trattati #le tavole da 81 a 120. ne deduco che *le tavole sono divise in tre gruppi nei tre tomi ma idealmente formano un gruppo unico *Le spiegazioni a ciascuna tavola idealmente andrebbero a descrivere ciascuna tavola Come conseguenza intravedo il seguente scenario: *Una pagina [[Storia degli antichi popoli italiani/Tavole]] conterrà un sommario di *120 sottopagine, una per tavola in ciascuna delle quali **andrà transclusa l'immagine della pagina '''e''' la corrispondente descrizione contenuta nel tomo III (ad esempio in [[Storia degli antichi popoli italiani/Tavole/XLIX]] finirà transclusa [[Pagina:Storia degli antichi popoli italiani - Vol. II.djvu/355]] e [[Pagina:Storia degli antichi popoli italiani - Vol. III.djvu/87]]+[[Pagina:Storia degli antichi popoli italiani - Vol. III.djvu/88|88]] + [[Pagina:Storia degli antichi popoli italiani - Vol. III.djvu/89|89]] + [[Pagina:Storia degli antichi popoli italiani - Vol. III.djvu/90|90]]) In questo caso il sommario dell'ultimo volume uscirebbe molto ridotto e praticamente inutile. Che ne dici? - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 19:19, 18 feb 2013 (CET) == Memoria sullo scavo della via Appia (1851) == Buonasera Carlo, ti informo di aver riletto le pagine djvu/3, djvu/4 e djvu/5 per portarlo a SAL 100%. Buona giornata.[[User:Stefano mariucci|Stefano mariucci]] ([[User talk:Stefano mariucci|disc.]]) 19:06, 6 giu 2013 (CEST) == Consulenza numismatica == Nella [[Pagina:Archimede reintegrato.djvu/38]] nelle ultime righe si parla del valore del doblone. La riga — è corretta oppure deve assumere un particolare carattere? La scrittura dei numeri è corretta (75. 20.) come l'ho scritta oppure è più corretta con uno spazio (7&nbsp;5. 20.)? Se poi sei anche in grado di mettere qualche wikilink meglio ancora. --[[User:Luigi62|Luigi62]] ([[User talk:Luigi62|disc.]]) 19:25, 22 set 2013 (CEST) == Wikimedia per la scuola == Ciao! Pare che tu sia uno degli [[Speciale:UtentiAttivi|utenti più attivi]] di questo progetto. Sarebbe gradita la tua opinione in una [[Wikisource:Bar#Wikimedia per la scuola|discussione al bar]].<br /> Stiamo discutendo su come preparare Wikisource ad una [[b:Utente:Riccardo Rovinetti/Sandbox 26|campagna pubblicitaria]] per attirare nuovi utenti. --[[User:Riccardo Rovinetti|Riccardo Rovinetti]] ([[User talk:Riccardo Rovinetti|disc.]]) 23:53, 16 ott 2014 (CEST) ==Storia della circolazione monetaria ecc== Grazie per l'aiuto. C'è un problema: uno sfasamento di una pagina tra l'indice e la numerazione delle singole pagine. Cosa si fa in questi casi? Si lascia così o si cerca di correggere. Poi non mi ricordo più come si fa il sommario.[[User:Mizardellorsa|Mizar (ζ Ursae Maioris)]] ([[User talk:Mizardellorsa|disc.]]) 18:51, 22 ott 2014 (CEST) ::Graze veramente.[[User:Mizardellorsa|Mizar (ζ Ursae Maioris)]] ([[User talk:Mizardellorsa|disc.]]) 10:45, 23 ott 2014 (CEST) == Xiph == Caro Carlo, ti ho risposto [[Discussioni_utente:OrbiliusMagister#Xiph|da me]]. - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 01:29, 25 ott 2014 (CEST) == Stigma == Caro Carlo, la risposta è la medesima che darei a chi mi chiede se tenere o meno le abbreviature grafiche che troviamo in papiri, pergamene, iscrizioni e monete: non avendo problemi di spazio, dato che si tratta non di variabile fonetica, ma di vera e propria abbreviazione tpografica, così come [[File:ß from Hieronymi Aleandri Mottensis Tabulae utilißimae, Köln 1541.png|36px]] lo trascriviamo ''utilissimae'' piuttosto che ''utilißimæ'', non vedo motivo per non sciogliere tali stigmata in sigma+tau soprattutto quando il caso è inequivocabile. Meglio non invogliare volonterosi grecisti a credere che la trascrizione con il carattere "stigma" sia un errore di trascrizione. Infine, a meno che uno non abbia fornitissimi font unicode con tutti i vari glifi di legature, caratteri come '''''' o '''''' non saranno visti correttamente come legatura di "fl" e "fi" ma come rettangolini o punti di domanda. - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 18:43, 8 feb 2015 (CET) == la.source == Non mi è sfuggito che hai fatto una capatina su la.source. Dimmi: hai attivato il gadget itsourcetools? Ti si sono aperti gli Strumenti e la Bottoniera? --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 17:11, 26 feb 2015 (CET) === Смерть шпионам ;-) === {{ping|Alex brollo}} Ancora no. ''de coeteris'': :Quello che mi chiedevo, più che i classici latini, è sapere se c'è posto per i testi "moderni" in latino. Comunque per il momento finisco Winckelmann qui e poi (fatti anche gli esami) vado che posso fare. Poi mi serve anche un favore per la RIN (Riv. ital. di Numismatica del '93 (1893, ovviamente). Ne ho trovato un'edizione senza pubblicità e quindi pensavo che sarebbe meglio sostituire questa fonte a quella esistente. Cercherò di ricordarmelo tra un po' di tempo per vedere cosa conviene fare. --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 17:17, 26 feb 2015 (CET) :: Perdonami l'audacia: come vedi ho spostato qui la tua risposta.... è estremamente più comodo seguire le discussioni là dove iniziano, se si aggiunge un ping per notificare della risposta (per esemplificarti mi sono ''autopingato''.... :-) ) :: Sei andato in Prefrenze->Accessori, hai attivato gadget-itsourcetools? :: Latino moderno: certo che sì, copyright (ovviamente) permettendo. :: RIN: lo farei solo se l'edizione fosse molto ma molto ma molto migliore come qualità della scansione. --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 17:31, 26 feb 2015 (CET) {{ping|Alex brollo}} Provati: incredibile dictu: funzionano - ;-) --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 18:03, 26 feb 2015 (CET) ::: Hurrà. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 18:51, 26 feb 2015 (CET) {{ping|Alex brollo}} :Hurrà? Per così poco? ;-) :--[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 19:09, 26 feb 2015 (CET) :: L'attivazione prosegue, adesso funzia anche il locale RigaIntestazione automatico esattamente come qui (viene richiamato anche da postOCR, e da Alt+7). Hai mai usato l'accrocchio memoregex? E' vitale usarlo. Nella pagina Discussioni Indice di Columella c'è il primo blocco di sostituzioni pronto. --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 13:02, 27 feb 2015 (CET) :{{ping|Alex brollo}} Chi ha scritto le spiegazioni? Un anglofono, certamente. Nonostante mi stia avvicinando alla terza laurea (a passi di tartaruga, ovviamente) non ho capito una beata m.... == Trattato della neve == Occhio che il file è prossimo a essere sovrascritto! Non ci lavorare ancora. --[[User:Sannita (ICCU)|Sannita (ICCU)]] ([[User talk:Sannita (ICCU)|disc.]]) 17:30, 20 nov 2015 (CET) :{{ping|Sannita (ICCU)}} ok, straniero. --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 17:32, 20 nov 2015 (CET) ::Embargo finito, ogni mano è bene accetta! :) [[User:Sannita (ICCU)|Sannita (ICCU)]] ([[User talk:Sannita (ICCU)|disc.]]) 20:03, 22 nov 2015 (CET) == Re: VIAF == Pure io penso che debba essere automatizzato il più possibile come lavoro: basterebbe avere il VIAF e da lì tirare in automatico via bot tutti i codici correlati, però non so perché non l'abbiano ancora fatto. Forse perché potrebbero esserci dei falsi positivi. --[[User:Sannita (ICCU)|Sannita (ICCU)]] ([[User talk:Sannita (ICCU)|disc.]]) 14:39, 1 dic 2015 (CET) == [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Autore:Ferdinando_Albertolli&curid=380904&diff=1657568&oldid=1657512 :o] == Esattamente, cosa avete modificato tu e [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Autore%3APietro_Ercole_Visconti&type=revision&diff=1653862&oldid=1653844 Accurimbono] per sistemare lo scempio? Guardo le diff e mi rifugio chez Derrida. Anche perché non so come posso averlo causato, lo scempio, ho solo inserito un'intestazione e le opere. Grazie, ça va sans dire. --[[User:Naamar|Naamar]] ([[User talk:Naamar|disc.]]) 13:03, 19 dic 2015 (CET) {{ping|Naamar}}: il "tmplate" autore era ripetuto due volte e combinava lo "scempio" (a Roma si usa altro termine) che avevi notato. --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 18:26, 19 dic 2015 (CET) == Borse Alessio Guidetti per Wikimania 2016 == {|style="width: 100%; border: 2px solid #a3bfb1; padding:10px; margin-bottom:1em; background-color: #cef2e0;" |[[File:Wikimedia Italia-logo.svg|60px|link=]] |<center><big>'''Ciao, un messaggio dalla Commissione Borse Alessio Guidetti'''</big><br /> Ciao, come forse saprai quest'anno Wikimania, il raduno annuale delle comunità Wikimedia, si terrà a Esino Lario (Lecco) dal 22 al 28 giugno. <br /> Come per le scorse edizioni dell'evento, anche per il 2016 l'associazione [http://www.wikimedia.it/ Wikimedia Italia] intende rendere disponibili alcune borse di partecipazione.<br/> Potete trovare il '''bando di partecipazione''' con tutti i dettagli a [http://wiki.wikimedia.it/wiki/Programma_borse_di_partecipazione_%22Alessio_Guidetti%22_per_Wikimania_2016 questo link].<br/> La scadenza è il 30 aprile 2016, ore 23:59 CEST.<br/> Trovate invece tutte le informazioni su Wikimania Esino Lario sul [http://wikimania2016.wikimedia.org sito ufficiale dell'evento] <br /> Grazie, e un sincero augurio di buon lavoro e buon divertimento sull'enciclopedia libera :-) ---- <small>per non ricevere più questa [[:m:MassMessage/it|tipologia di messaggi]] rimuovi il tuo nome da [[:m:User:Alexmar983/MassMessageList|queste liste]]</small> ---- </center> |}--[[User:Alexmar983|Alexmar983]] ([[User talk:Alexmar983|disc.]]) 12:11, 24 apr 2016 (CEST) == Greco da controllare... lo studente mostra indubbi progressi == Caro Carlo, in questo periodo sto rivedendo [[:Categoria:Testo greco da controllare]], per la maggior parte popolata da te e [[Utente:Stefano mariucci|Stefano mariucci]], con l'intento di azzerarne il contenuto. Sto notando che in molti casi il controllo richiesto è proprio puramente oculare, dato che spesso la trascrizione è corretta non solo nel riproporre il testo sulla pagina, ma a volte anche nell'integrare qualche spirito o accento laddove l'OCR non ne dà una lettura scontata. Complimenti! Sarà un lavoro lungo e paziente: una volta sistemato mi annoterò di non lasciar passare troppo tempo prima della sfoltita successiva... - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 21:49, 15 giu 2016 (CEST) :::Ciao {{ping|OrbiliusMagister}}, sappi che fra un pò (al termine della trascrizione che sto seguendo) ritornerò sui miei passi per poter sfoltire la categoria citata inquanto molti <nowiki>{{Greco da controllare}}</nowiki> si riferiscono anche solo ad una o poche parole e per le quali non è richiesta alcuna abilità in particolare. Quelle in questa abilità è prevista le lascio tutte a te. ;) --[[User:Stefano mariucci|Stefano mariucci]] ([[User talk:Stefano mariucci|disc.]]) 13:47, 16 giu 2016 (CEST) {{ping|OrbiliusMagister}}: in alcuni casi ho fatto copia-incolla dai testi originali trovati per lo più su Persuus. Il fatto è che non sempre il testo da trascrivere è corretto e spesso non si riesce a vedere un bel nulla. Le epigrafi in maiuscolo (dove riesco a leggere), specialmente quelle delle monete, non te le metto così non sei costretto a fare notti insonni. ;-) --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 13:54, 16 giu 2016 (CEST) == Antichi popoli.... fatto! == Caro Carlo, Non senza fatica ho terminato di rivedere la storia degli antichi popoli italiani, zeppa di citazioni astruse, scritte sbagliate e a tratti ben imbrogliate. Ho cercato riscontro su quasi tutte e ho lavorato molto su accenti e dialetti: un utilissimo ripasso. Ora mi resta ''solo'' Winckelmann e poi potrai ritenerti soddisfatto. - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 12:24, 28 giu 2016 (CEST) Un grazie grande come l'Islanda ;-) e un bacio alla prole (che oramai farà l'università, o giù di lì). --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 12:28, 28 giu 2016 (CEST) == RE:Lettere dal fronte == Ciao Carlo e grazie mille. Ho guardato al volo i cambiamenti e lentamente sto capendo gli errori. Più che altro mi sfuggono ancora molte cose, a cominciare dal passaggio dalla versione da trascrivere in namespace Indice a quella testuale, oltre a quando e perché va usato ''autoNs0''. Devo studiare un bel po' insomma, quindi ogni aiuto è super-gradito :) A presto --[[User:Uomovariabile|Uomovariabile]] ([[User talk:Uomovariabile|disc.]]) 09:46, 11 lug 2016 (CEST) == Sommario Poe == Evitiamo le dediche ''dirette'' nel sommario. Non è una scelta logica, ma '''estetica''': ns0 permette una soluzione non riproducibile nel sommario senza creare problemi. :) --'''[[Utente:Xavier121|<span style="color:orange;">X</span><span style="color:black;">avier</span>]][[Discussioni_utente:Xavier121|<span style="color:orange;">1</span><span style="color:black;">21</span>]]''' 20:13, 13 ott 2016 (CEST) :{{ping|Xavier121}} OK, se preferite. --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 20:22, 13 ott 2016 (CEST) == Questo forse ti interessa == Su commons mi hanno lasciato un messaggio perché in passato avevo caricato delle immagini di monete. Visto che tu sei un appassionato prova a guardare [[c:User:Fæ/Project list/PAS|qui]] se la cosa è di tuo interesse. --[[User:Luigi62|Luigi62]] ([[User talk:Luigi62|disc.]]) 17:38, 5 feb 2017 (CET) == grazie == Ti ringrazio per tutto il lavoro che hai fatto [[https://it.wikisource.org/wiki/Indice:Isabella_Gabardi-Brocchi_Considerazioni_sui_diritti_delle_donne.djvu qui]]. Io mi ripromettevo di lavorarci piano piano, ma mi hai superato sul tempo. In conpenso cerco di fare qualche intervento in altro libro. Esiste in WIkisource l'opzione grazie come in Wikipedia? Ciao --[[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 09:04, 7 feb 2017 (CET) {{ping|Giaccai}} Rispondo alla domanda. Esiste. Invece ho molte perplessità sul contenuto del libro. Leggermente (giusto per usare un eufemismo) anti-femminista? --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 09:08, 7 feb 2017 (CET) :Fortemente antifemminista!! E' giusto conoscere anche le idee avversarie ;-). Cercherò adesso qualcosa di un po' meglio. Come potrei categorizzare il libro? Scritture di donne? o scritture politiche di donne? diritti delle donne? Ciao--[[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 09:23, 7 feb 2017 (CET) {{ping|Giaccai}} più che avversarie mi sembra decisamente obsoleta. Una serie di luighi comuni, che neanche uno sporco vetero-maschilista come me :-) riuscirebbe più a tirare fuori. Ma neanche Trump. --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 10:01, 7 feb 2017 (CET) ::Ma si tratta di un testo del 1878, cioè 139 anni fa, pochi anni dopo l'unificazione d'Italia. Si tratta di posizioni conservatrici presenti quando il [https://it.wikipedia.org/wiki/Suffragette movimento delle suffragette] era nato da pochi anni (1869). E' un testo che ha valore storico e non contemporaneo. Ciao e grazie di nuovo --[[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 18:38, 10 feb 2017 (CET) == quel che dicevo su Wikipedia == Ciao, come ti dicevo prima, non so come trattare le note a fondo pagina che talvolta ci sono, come qui [[Pagina:Dickens_-_Il_grillo_del_focolare,_1869.djvu/13|a pagina 13]]...questa pagina è già stata riletta, quindi credo che sia giusto ignorarle, però per sicurezza chiedo a te per futuri appunti. Grazie! ps. ho notato anche un'altra cosa: anche se avevo letto che anche errori tipografici devono essere riportati nella trascrizione, ho notato che qui, anche quando il punto interrogativo è distanziato di uno spazio dalla parola che segue, in ogni caso in italiano viene lasciato nella posizione corretta, appena dopo...si fa così? ~~[https://it.wikipedia.org/wiki/Utente:G0lanTr3vize Golan Trevize] == RE: Girolamo Orti Manara == Ciao! Scusami... ho commesso un grave errore, avrei dovuto scriverti. Grazie di aver sistemato e scusa ancora. --[[User:Adert|Adert]] ([[User talk:Adert|disc.]]) 19:58, 4 giu 2017 (CEST) == Ripassino su Modulo:Dati? == Se vuoi... altrimenti fai un fischio quando ti serve. --[[User:Alex brollo bis|Alex brollo bis]] ([[User talk:Alex brollo bis|disc.]]) 12:57, 15 giu 2017 (CEST) : {{ping|Alex brollo bis}} why not (anche se sarebbe meglio scriverlo pubblicamente) --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 12:59, 15 giu 2017 (CEST) :: Giusto... penso che rimetteremo le mani su Modulo:Dati con Candalua, e quella sarà l'occasione giusta per una bella pagina di aiuto. In realtà, non dovrebbe esserci alcun bisogno di "entrare" nella pagina, dovrebbe bastare il click su "Importa dati" e il resto dovrebbe avvenire automaticamente, in modo "trasparente". --[[User:Alex brollo bis|Alex brollo bis]] ([[User talk:Alex brollo bis|disc.]]) 14:36, 15 giu 2017 (CEST) == Contatto == Ciao Carlo, un giornalista che conosco mi ha scritto su Facebook per contattarti (ero l'unico contatto in comune...) Non so neanche il motivo, però vuoi che vi metta in contatto? Vuoi lasciarmi una mail? [[User:Aubrey|Aubrey]] ([[User talk:Aubrey|disc.]]) 19:45, 29 ott 2017 (CET) == Antiche relazioni fra Venezia e Ravenna cap. 1 == Da qui: [[Pagina:Archivio storico italiano, serie 3, volume 12 (1870).djvu/41]] --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 00:21, 17 nov 2017 (CET) Grazie, [[User:Alex brollo|Alex]]. --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 09:52, 17 nov 2017 (CET) == Guerra.djvu == Guerra.djvu ad alta risoluzione è pronto in dropbox - stessa cartella dei tiff. Ti arrangi tu a caricare su Commons e a creare la pagina Indice? --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 23:38, 28 nov 2017 (CET) [[User:Alex brollo|OK, Boss]] e grazie --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 23:40, 28 nov 2017 (CET) == Lapsus freudiano? == [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Pagina%3AArchivio_storico_italiano%2C_serie_3%2C_volume_12_%281870%29.djvu%2F504&type=revision&diff=2050256&oldid=2050244] --[[User:Luigi62|Luigi62]] ([[User talk:Luigi62|disc.]]) 16:56, 18 feb 2018 (CET) {{ping|Luigi62}} No. Volevo vedere se stavi attento :-) --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 17:06, 18 feb 2018 (CET) == Share your experience and feedback as a Wikimedian in this global survey == <div class="mw-parser-output"> <div class="plainlinks mw-content-ltr" lang="it" dir="ltr"> Ciao! La Fondazione Wikimedia chiede il tuo parere con un sondaggio. Vorremmo sapere se stiamo sostenendo efficacemente il tuo lavoro all'interno e all'esterno del mondo wiki, e come possiamo cambiare o migliorare le cose in futuro. Le opinioni che condividi influiranno direttamente sull'attuale e futuro lavoro della Fondazione Wikimedia. Sei stato selezionato in modo casuale per partecipare a questo sondaggio poiché vorremmo ascoltare l'opinione della tua comunità Wikimedia. Il sondaggio è disponibile in diverse lingue e necessita tra i venti e i quaranta minuti per essere completato. <big>'''[https://wikimedia.qualtrics.com/jfe/form/SV_5ABs6WwrDHzAeLr?aud=VAE&prj=ot&edc=6&prjedc=ot6 Inizia il sondaggio adesso!]'''</big> È possibile trovare maggiori informazioni sul progetto in [[m:Special:MyLanguage/Community_Engagement_Insights/About_CE_Insights|questa pagina]]. Il sondaggio è ospitato da un servizio terzo ed è regolamentato dalla seguente [[:foundation:Community_Engagement_Insights_2018_Survey_Privacy_Statement|informativa sulla privacy]] (in inglese). Visita la nostra [[m:Special:MyLanguage/Community_Engagement_Insights/Frequently_asked_questions|pagina delle domande più frequenti]] per avere maggiori informazioni sul sondaggio. Se necessiti ulteriore aiuto o se non vuoi ricevere future comunicazioni su questo sondaggio, invia una email attraverso la funzionalità InviaEmail a [[:m:Special:EmailUser/WMF Surveys|WMF Surveys]] per essere rimosso dalla lista. Grazie! </div> <span class="mw-content-ltr" dir="ltr">[[m:User:WMF Surveys|WMF Surveys]]</span>, 20:36, 29 mar 2018 (CEST) </div> == Reminder: Share your feedback in this Wikimedia survey == <div class="mw-parser-output"> <div class="plainlinks mw-content-ltr" lang="it" dir="ltr"> Ogni risposta in questo sondaggio aiuta la Fondazione Wikimedia a migliorare la tua esperienza sui progetti Wikimedia. Finora, abbiamo ricevuto commenti dal 29% degli utenti Wikimedia. Il sondaggio è disponibile in varie lingue e richiede tra i 20 e i 40 minuti per essere completato. '''[https://wikimedia.qualtrics.com/jfe/form/SV_5ABs6WwrDHzAeLr?aud=VAE&prj=ot&edc=6&prjedc=ot6 Inizia il sondaggio adesso.]''' Se hai già compilato il sondaggio, siamo spiacenti che tu abbia ricevuto questo avviso. Abbiamo progettato il sondaggio in modo che sia impossibile identificare gli utenti che l'hanno già compilato, quindi dobbiamo inviare un avviso a tutti. <span class="mw-translate-fuzzy">Se non vuoi ricevere ulteriori avvisi o non vuoi essere più informato sui futuri sondaggi, invia una mail tramite la funzione InviaEmail a [[:m:Special:EmailUser/WMF Surveys|WMF Surveys]]</span>. Puoi anche inviare qualsiasi domanda tu abbia a questa email. [[m:Community_Engagement_Insights/About_CE_Insights|Maggiori informazioni su questo sondaggio sono disponibili alla pagina del progetto.]] Il sondaggio è ospitato da un servizio terzo ed è regolamentato dalla [[:foundation:Community_Engagement_Insights_2018_Survey_Privacy_Statement|informativa sulla privacy]] della Fondazione Wikimedia. Grazie! </div> <span class="mw-content-ltr" dir="ltr">[[m:User:WMF Surveys|WMF Surveys]]</span>, 03:34, 13 apr 2018 (CEST) </div> == Your feedback matters: Final reminder to take the global Wikimedia survey == <div class="mw-parser-output"> <div class="plainlinks mw-content-ltr" lang="it" dir="ltr"> Ciao! Questo è l'ultimo promemoria sulla scadenza del sondaggio della Fondazione Wikimedia che verrà chiuso il '''23 aprile 2018 (07:00 UTC)'''. Il sondaggio è disponibile in diverse lingue e necessita tra i venti e i quaranta minuti per essere completato. '''[https://wikimedia.qualtrics.com/jfe/form/SV_5ABs6WwrDHzAeLr?aud=VAE&prj=ot&edc=6&prjedc=ot6 Inizia il sondaggio adesso!]''' '''Se hai già compilato il sondaggio - grazie! Non ti disturberemo ulteriormente.''' Abbiamo progettato il sondaggio in modo che sia impossibile identificare gli utenti che l'hanno già compilato, quindi dobbiamo inviare un avviso a tutti. Per non riceve più informazioni su sondaggi futuri, invia una mail attraverso la funzione InviaEmail a [[:m:Special:EmailUser/WMF Surveys|WMF Surveys]]. Puoi anche inviare qualsiasi domanda a questa mail utente. [[m:Community_Engagement_Insights/About_CE_Insights|Maggiori informazioni su questo sondaggio sono disponibili sulla pagina del progetto.]] Il sondaggio è ospitato da un servizio terzo ed è regolamentato dalla [[:foundation:Community_Engagement_Insights_2018_Survey_Privacy_Statement|informativa sulla privacy]] della Fondazione Wikimedia. </div> <span class="mw-content-ltr" dir="ltr">[[m:User:WMF Surveys|WMF Surveys]]</span>, 02:44, 20 apr 2018 (CEST) </div> == Nuovo autore == In [[Pagina:Rivista italiana di numismatica 1892.djvu/537|questa]] e [[Pagina:Rivista italiana di numismatica 1892.djvu/538|quest'altra]] pagina ho inserito un nuovo autore basandomi sul fatto che trattasse di cose lodigiane. Secondo te è corretto? La cosa sarebbe utile perché potrei aggiornare il floruit su wikidata. --[[User:Luigi62|Luigi62]] ([[User talk:Luigi62|disc.]]) 15:17, 22 apr 2018 (CEST) {{ping|Luigi62}} sembrerebbe proprio lui. Oppure un suo parente molto strettissimo assai. Qui dice che nel 92 era ancora attivo: [https://archive.org/stream/notiziedegliscav1892accauoft#page/n195/mode/2up IA] --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 16:04, 22 apr 2018 (CEST) == Ehi tu numismatico.... == .... hai visto passare il testo [[Della moneta]]? se non l'hai notato te lo segnalo, con la numismatica strettamente definita c'entra poco, ma ci giurerei che se non conosci l'opera una scorsa rapida la merita. --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 14:52, 6 giu 2018 (CEST) :{{ping|Alex brollo}} Numismatico a chi? Ma come si permette! :<small>Vista. L'ho vista. È essenzialmente un testo di economia. Ma nei secoli bui monete ed economia andavano a braccetto.</small> :--[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 15:31, 6 giu 2018 (CEST) :: Infatti; ma vedendo menzionare tante monete specifiche, immagino che per un appassionato sia un incontro con "vecchi amici". Che poi che l'idea di monete "concrete" e metalliche sia una roba da ''secoli bui'', mi sta venendo qualche dubbio.... non sarà che la troppa luce ci stia accecando? --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 08:31, 7 giu 2018 (CEST) ::{{ping|Alex brollo}} la storia è lunga. Una volta le monete "concrete" valevano per il metallo (prezioso) che contenevano. Ma 23/24 secoli fa ca. in Sicilia i greci hanno inventato una moneta che valeva per quanto c'era scritto sopra. E da lì è cominciato il casino. ::Appena finisco (o quasi) la RIN del 92 gli darò una bella passata "numismatica". Spero ci sia un po' di spazio per qualche {{Tl|Wl}} == Elena Riccoboni == Nessuna obiezione allo spostamento a Elena Virginia Balletti (o Elena solamente). --[[User:Omino di carta|Omino di carta]] ([[User talk:Omino di carta|disc.]]) 21:39, 17 ott 2018 (CEST) == Gaetano Zappalà medico == Caro Carlomorino, hai cancellato la pagina "Gaetano Zappalà medico" che tsavo per iniziare a redigere. Non sono un esperto ma ho studiato un po' come si fa una pagina Wikipedia. Saluti, Dott. Stefano Monami == Ranco == Ciao anonimo, ;) Io rileggo magari nei prossimi giorni. Però i link così articolati come quelli di Isola del cantone non li so mettere. Ti segnalo per ora che per pag. 551 (o 165 pdf) Culoz è presemnte in 'Pedia e anche la Società Vittorio Emanuele. Magari se trovo altre rognette te le segnalo qui. Così impari a provocare. :D Salum [[User:Silvio Gallio|Silvio Gallio]] ([[User talk:Silvio Gallio|disc.]]) 20:22, 17 giu 2019 (CEST) :Il salame è fatto col porco. Mi ha sempre fatto ridere il fatto che i mussulmani lo dicano. (si lo so che i significati sono diversi). Elecmelsalum --[[User:Silvio Gallio|Silvio Gallio]] ([[User talk:Silvio Gallio|disc.]]) 22:08, 17 giu 2019 (CEST) == Greco: ottimo richiamo == Caro Carlo, in effetti mi hai ricordato che la categoria delle pagine con greco da controllare è di nuovo troppo piena. Al momento mi sono imbarcato nell'impresa di regolarizzare le tragedie di Eschilo ufficialmente al 100% ma di fatto tutte da rivedere, per cui per un po' sarò assorbito da questo lavoro. Avrei in programma anche di collegare ''Merope'' a [[Indice:D'Annunzio - Laudi, IV.djvu]], ma farò un passo alla volta. - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 15:28, 16 lug 2019 (CEST) == Ψομπλιμεντι! ehm... complimenti. == Caro Carlo, dopo tua lunga attesa ho finalmente ricontrollato tutti i tuoi inserimenti in greco nelle pagine delle riviste di numsmatica da te posti con il template ''greco da controllare''. desidero complimentarmi con te per il notevole lavoro di scrostatura del tuo greco antico rispetto all'anno scorso e anche per le ipotesi di correzione degli errori di stampe da te supposti, rivelatesi corrette e correttamente emendate. Rivedere le tue pagine è stato più rapido del previsto: grazie! - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 09:25, 21 lug 2019 (CEST) ==Saluti e domande== Ciao Carlo. Come stai? Grazie alla tua segnalazione ho rimesso le mani qui in source, e la cosa mi sta molto divertendo. Siccome sono 7 anni che non ci lavoro devo ricordarmi un po' di cose, e allora ho pensato di domandare a te: # sono applicabili i link verso itwiki, al testo source? Ci sono istruzioni specifiche in merito? # vedo che stai continuando a lavorare in queste ore qui, e allora mi sono piazzata sulle pagine da 80 a seguire. Va bene? Possiamo continuare così? Fammi sapere, grazie! --[[User:Lalupa|Lalupa]] ([[User talk:Lalupa|disc.]]) 16:43, 5 ott 2019 (CEST) {{ping|Lalupa}}: ciao. # si. Ma in genere si preferisce mettere il collegamento a wikidata. Se manca al momento la voce nella wiki in italiano c'è comunque un collegamento. Vedi ad esempio villa Casali ([[:d:Q61000626]]), citata a pag. [[Pagina:Piano regolatore di Roma 1883 - Relazione.djvu/37|'''33''']]. La voce in italiano manca, ma c'è in portoghese, il che permette comunque d farsi un'idea di ciò che si intende. Appena qualcuno creerà la voce in italiano, il collegamento andrà in automatico a quella versione. C'è un bottone tra quelli disponibili tra "Avanzate" che ti permette di trovate più rapidamente il numero. Se non l'hai che dovresti attivarlo cercandolo tra Preferenze - - >Accessori. Ti consiglio pure di attivare e usare eis (edita in sequenza). Dopo 5 minuti che l'usi, non lo lasci più. Sta sempre tra le preferenze-- >Accessori, verso la fine (ovviamente se non l'hai) # mo' mi riposo un po'. Te fai le decine pari e io quelle dispari. OK? Un abbraccio. --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 16:59, 5 ott 2019 (CEST) :Grazie mio caro. :Allora intanto vado a esplorare Wikidata che mi manca del tutto, salvo inciamparci ogni tanto provenendo da Commons, e le utilities che m'hai suggerito. E ok x le decine pari a me e quelle dispari a te. Bacione, grazie ancora e buona domenica! :) --[[User:Lalupa|Lalupa]] ([[User talk:Lalupa|disc.]]) 17:07, 5 ott 2019 (CEST) {{ping|Lalupa}}: dimenticavo: con il collegamento a wikidata si può creare un collegamento anche a voci che ancora non esistono. Potrei creare un collegamento a via della Lupa, sapendo che un un secondo tempo farò la voce. Serve anche a collegare alle voci degli autori che già ci sono o che verranno create in futuro. Ad esempio [[Pagina:Piano regolatore di Roma 1883 - Relazione.djvu/94|'''qui''']] c'è il collegamento a wdata di piazza in Lucina, anche se nessuno/a si è peritato a scriverne la voce. --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 19:10, 5 ott 2019 (CEST) Sempre + grazie, Carlo! Buona serata :) --[[User:Lalupa|Lalupa]] ([[User talk:Lalupa|disc.]]) 21:22, 5 ott 2019 (CEST) Grazie Carlo, ho prontamente generato il link! avevo cercato foto della vecchia stazione di Trastevere dappertutto su Commons, senza trovarle, non ne avevo nemmeno io anche xché ormai, oltre che murata, è sommersa da una giungla come un tempio azteco. E a proposito, dove si può cercare qualche foto del vecchio Santa Maria della Pietà alla Lungara? Cercandole, fra l'altro, ho trovato un bel saggio dove c'è di tutto tranne le immagini. Te lo segnalo, se ti manca: [https://www.persee.fr/doc/mefr_1123-9891_2004_num_116_2_10163 Vinzia Fiorino, ''Il manicomio di Roma Santa Maria della Pietà : il profilo istituzionale e sociale (1548-1919)''], 2004. Grazie ancora :) --[[User:Lalupa|Lalupa]] ([[User talk:Lalupa|disc.]]) 15:25, 8 ott 2019 (CEST) {{ping|Lalupa}} c'è morta Angela Blondini (Costantinopoli 1820 ca.– Roma 14/12/1877), moglie di un lontano parente del mio bisnonno. Lui viveva in Egitto. (da anagrafe) --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 15:43, 8 ott 2019 (CEST) :E nun te sse po' di' gnente! Essù! :) :) --[[User:Lalupa|Lalupa]] ([[User talk:Lalupa|disc.]]) 16:00, 8 ott 2019 (CEST) == Memoriale == A te: [[Indice:Memoriale di Paolo dello Mastro.djvu]], sistemato con la forza della disperazione. Nota: il testo è l'OCR di Internet Archive, solo un po' ritoccato; le immagini, per forza di cose, sono state fortemente ridimensionate (rimpicciolite), spero che siano sufficienti per la rilettura. Altrimenti, rifaremo meglio. Ho lavorato in fretta: per favore, sistema i metadati su Commons. --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 08:36, 7 dic 2019 (CET) {{ping|Alex brollo}} Grazie. Per le immagini ''no problem''. Ho l'originale. --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 16:18, 7 dic 2019 (CET) == M̃ == [[File:MwithTilde.png|senza_cornice|centro|400px]] Parlavi di questa? Faccio pulsantino? Che serve altro? Buonaserata... --<span style="font-family:Times; color:#219">'''[[Utente:Ruthven|Ruthven]]'''</span> <span style="color:#0070EE"><small>([[User talk:Ruthven|<span style="color:#101090">msg</span>]])</small></span> 18:54, 20 dic 2019 (CET) {{ping|Ruthven}}: esatto (comunque non sono così cieco). Che sso' sti pursantini? Se magneno? --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 19:18, 20 dic 2019 (CET) :Quando fai "modifica", in alto hai una "pulsantiera" con <code>Avanzate Caratteri speciali Aiuto</code>. Lì, fra i vari pulsantini di "Avanzate" posso far apparire una <charinsert>M̃</charinsert> (anche minuscola, se serve). --<span style="font-family:Times; color:#219">'''[[Utente:Ruthven|Ruthven]]'''</span> <span style="color:#0070EE"><small>([[User talk:Ruthven|<span style="color:#101090">msg</span>]])</small></span> 20:03, 20 dic 2019 (CET) {{ping|Ruthven}}: Ho scoperto ora che c'e un pulsante per i diacritici. Me l'hai messo ora te o già ci stava (cellai ficcatu tu o giàce steva?) M̃ m̃ r̃ p̈ (la pi con l'Umlaut! --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 00:09, 21 dic 2019 (CET) :p.s. bona notte ::Già nce steva..... (e m'ero scurdato ca esisteva) Ciao! --<span style="font-family:Times; color:#219">'''[[Utente:Ruthven|Ruthven]]'''</span> <span style="color:#0070EE"><small>([[User talk:Ruthven|<span style="color:#101090">msg</span>]])</small></span> 08:39, 21 dic 2019 (CET) {{ping|Ruthven}}: Visto che nol sapevo e che ora 'l so non è fue un'[[File:Much Ado Quarto.JPG|15px|]]inutilezza. 'n ze finisce mai d'imparà. --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 09:26, 21 dic 2019 (CET) :: Eheheheh.... ''Diacritici'' è MOLTO potente, una di quelle cosette che fanno la differenza, e per quanto ne so è un ''unicum'' di itwikisource :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 18:19, 1 apr 2021 (CEST) == ''En français'' == Caro Carlo, [[:fr:Wikisource:Scriptorium/Février_2020#Collaboration_Italo-française_sur_la_numismatique|ti segnalo]] che ho proposto ai numismatici francesi di rileggere ed ospitare le nostre pagine francofone della ''Rivista di numismatica''. A breve, con la collaborazione degli admin francesi, monterò tutto l'Amba Ardam. Penso che sia una bella occasione di fare un lavoro davvero collegiale. Buonasera --<span style="font-family:Times; color:#219">'''[[Utente:Ruthven|Ruthven]]'''</span> <span style="color:#0070EE"><small>([[User talk:Ruthven|<span style="color:#101090">msg</span>]])</small></span> 18:37, 5 feb 2020 (CET) {{@|Ruthven}} A parte gli errori di trascrizione, c'è il problema dei tmpl che sono ovviamente diversi. --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 19:58, 5 feb 2020 (CET) :Beh, noi vedremo i template francesi e loro quelli nostri. Non vedo dove sia il problema. Il bello è che noi dobbiamo solo trascrivere le pagine in italiano: quelle francesi lo faranno i colleghi francofoni. --<span style="font-family:Times; color:#219">'''[[Utente:Ruthven|Ruthven]]'''</span> <span style="color:#0070EE"><small>([[User talk:Ruthven|<span style="color:#101090">msg</span>]])</small></span> 23:31, 5 feb 2020 (CET) == Re: Attilio Brunialti == [[File:Attilio Brunialti (Pirou Eugène) btv1b8450288g.jpg|miniatura|Attilio Brunialti in tutto il suo splendore.]] Certo. La carichi tu o vuoi che faccia io? --<span style="font-family:Times; color:#219">'''[[Utente:Ruthven|Ruthven]]'''</span> <span style="color:#0070EE"><small>([[User talk:Ruthven|<span style="color:#101090">msg</span>]])</small></span> 14:56, 10 feb 2020 (CET) [[File:Camillo Ravioli - (Tuminello Ludovico) btv1b8450439p.jpg|left|miniatura]] === Re: Ravioli === Ma quanto è bello! --<span style="font-family:Times; color:#219">'''[[Utente:Ruthven|Ruthven]]'''</span> <span style="color:#0070EE"><small>([[User talk:Ruthven|<span style="color:#101090">msg</span>]])</small></span> 18:36, 13 feb 2020 (CET) <br clear="all"> == Novità in Collegi elettorali == # ho scritto una roba molto sincopata per spiegare un minimo la formattazione in [[Discussioni indice:Storia dei collegi elettorali 1848-1897.djvu]] # non serve più il campo CSS in pagina Indici nè il parametro s=si in RigaIntestazione; è lo stesso template che crea la tabellina di intestazione dati che lo carica ogni volta che viene chiamato (e senz'altro viene chiamato almeno una volta in ciascuna pagina; questo mi era inizialmente sfuggito). --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 00:01, 23 feb 2020 (CET) == Interprogetto in categorie di Città == Ciao Carlo, quanto crei una categoria di città [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Categoria%3ACaccamo&type=revision&diff=2580296&oldid=2580033 ricordati di inserire anche l'interprogetto]. Grazie, ciao, --[[Utente:Accurimbono|Accurimbono]] <small>([[Discussioni_utente:Accurimbono|disc]])</small> 09:18, 24 apr 2020 (CEST) :{{ping|Accurimbono}} capita ... In genere lo metto. Credo che (come per i "Nati a..") dovrebbe non essercene bisogno. Dovrebbero tutte avere l'interprogetto. Non solo le città, ma tutto il resto. Ovviamente non ho la benché minima idea di come sia possibile, ma sono convinto che lo sia. :BTW: non sarebbe il caso, visto che la maggior parte dei nostri interventi su nati o collocazione geografica in generale riguarda comuni italiani, di far fare a un bot una passata e creare le actegoria di tutti i comuni italiani, anche perché prima o poi dovremo farla a mano nel 99% dei casi. --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 10:07, 24 apr 2020 (CEST) :: Ciao Carlo, si, si, certo, capita, capita, capita anche a me come a tutti, ci mancherebbe. :: Un trucco che io uso per le categoria di città è copincollare il codice wiki della categoria della città capoluogo di provincia, così non mi sbaglio, ti suggerisco di fare così. :: Per l'automatizzazione non credo che sia un bene, perchè creerebbe centinaia anzi migliaia di categorie vuote e non va bene. Secondo me è meglio continuarle a crearle, mano a mano che ce n'è l'effettiva esigenza. :: Le categorie "Nati/Morti a" possono essere precopilate perché è possibile riconoscerle (iniziano tutte per "Nati/Morti a"...), mentre le categorie di città non possono essere riconosciute automagicamente, almeno credo. :: Ciao, --[[Utente:Accurimbono|Accurimbono]] <small>([[Discussioni_utente:Accurimbono|disc]])</small> 10:26, 24 apr 2020 (CEST) :::{{ping|Accurimbono}} Se un autore ha la corrispondente voce su Pedia allora automaticamente si evidenzia il collegamento (che già esiste su Data, ma non si vede qui). Cosa vieta alle categorie (tutte le categorie) di subire lo stesso trattamento? Se DATA ha il collegamento allora questo viene reso visibile. "Meditate, gente, meditate" (cit.) --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 10:34, 24 apr 2020 (CEST) :::: La pagina autore deve essere '''creata''' e '''connessa''' al relativo elemento in Wikidata. Altrimenti il collegamento verso la bio in it.wiki non appare. :::: Sopra io stavo parlando della precompilazione del wikicodice prima della creazione della categoria stessa. --[[Utente:Accurimbono|Accurimbono]] <small>([[Discussioni_utente:Accurimbono|disc]])</small> 18:27, 24 apr 2020 (CEST) {{ping|Accurimbono}}: io dico che se una categoria è stata '''creata''' e '''connessa''' al relativo elemento in Wikidata non si capisce perché sia necessario mettere il tmpl interprogetto. Non esiste un motivo reale. E non parlo solo di categorie di città. Se preferisci è meglio parlarne al bar (che un caffè fa piacere a tutti :-) ) --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 18:56, 24 apr 2020 (CEST) : Il tl interprogetto serve per indicare "dove" gli interwikilink devono essere mostrati nel riquadro principale della pagina. : Gli interwikilink automatici vengono già mostrati sulla colonna di sinistra ("In altri progetti"), ma sono poco evidenti e leggibili, soprattutto nell'interfaccia mobile. Quelli nel riquadro principale della pagina invece sono più evidenti.--[[Utente:Accurimbono|Accurimbono]] <small>([[Discussioni_utente:Accurimbono|disc]])</small> 09:06, 27 apr 2020 (CEST) {{ping|Accurimbono}}: mi stai dicendo che non è possibile per il NAMESPACE categoria fare in modo che in alto appaiano, se presenti, i collegamenti non altri progetti. Qualsiasi categoria e solo per quello. Visto che di queste cose nonci capisco nulla, la prendo per buona. Mi fido edlle competenze altrui. Se invece FORSE c'è la possibilità, fammelo sapere che apro la discussione all'unico bar aperto in questo periodo. --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 09:32, 27 apr 2020 (CEST) : Penso che sia tecnicamente possibile, ma non so se sia desiderabile: fare apparire automaticamente interprogetto in tutte le categorie potrebbe avere degli effetti collaterali (magari in alcune categorie in alto non ci sta bene e poi non lo possiamo togliere... non saprei). L'esperto di queste cose è {{@|Candalua}}, mi piacerebbe sapere cosa ne pensa. Ciao a tutti --[[Utente:Accurimbono|Accurimbono]] <small>([[Discussioni_utente:Accurimbono|disc]])</small> 09:46, 27 apr 2020 (CEST) {{ping|Accurimbono}}: ne parliamo al bar? Qualcosa in contrario? --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 09:47, 27 apr 2020 (CEST) :: Certo! E' il posto giusto per coinvolgere tutti. :) --[[Utente:Accurimbono|Accurimbono]] <small>([[Discussioni_utente:Accurimbono|disc]])</small> 09:57, 27 apr 2020 (CEST) == Diario == Hop! La Biblioteca Malatestiana di Cesena è più veloce di Guggol. Ieri pomeriggio ho scritto. Prima di mezzogiorno è arrivato il materiale. (io me ne sono accorto da pochi minuti che ero impegnato). Detto materiale è stato inviato ad Alex perché non trovo il tuo indirizzo (se mai l'ho avuto). Ho anche ringraziato la bibliotecaria e l'ho avvisata che "un collega" (Tu?) avrebbe eventualmente portato avanti la chiacchierata. Per dettagli mandami il tuo indirizzo via Wikimail (o una mail se hai il mio). Trullallà --[[User:Silvio Gallio|Silvio Gallio]] ([[User talk:Silvio Gallio|disc.]]) 14:54, 17 nov 2020 (CET) {{ping|Silvio Gallio}} Mi sembra che se mi mandi una mail tramite "invia una mail a questo utente" (qui sula sinistra, sotto a Strumenti, Puntano qui etc, credo che mi arrivi. Altrimenti famme una fischiata (tipo una locomotiva 2C2-anche in Italia si usa questo metodo per indicare il rodiggio?) --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 16:30, 17 nov 2020 (CET) :Non funziona. Se non è cambiato qualcosa, la mail arriva ma gli attachment non li prende. Dobbiamo usare la e-posta normale. Però Alex ha tutto il materiale. Parlatevi. Per il rodiggio devi chiedere a un macchinista, io era al Movimento! Salum --[[User:Silvio Gallio|Silvio Gallio]] ([[User talk:Silvio Gallio|disc.]]) 16:39, 17 nov 2020 (CET) {{ping|Silvio Gallio|Alex brollo}} io non saprei cosa fare con quelle cose che hai scritto te. Spero, per Alex ''o philippos'' , che non non facciano male ai cavalli. --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 16:46, 17 nov 2020 (CET) :::Nè tampoco sollo io! Hai voluto la bicicletta? :D --[[User:Silvio Gallio|Silvio Gallio]] ([[User talk:Silvio Gallio|disc.]]) 17:16, 17 nov 2020 (CET) ::::{{ping|Silvio Gallio}} a dir lo vero io ordinai (e pagai) per un {{Wl|Q16218863|Airone}} e mi hanno appioppato un triciclo senza due ruote. --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 17:39, 17 nov 2020 (CET) :::::{{ping|Silvio Gallio|Carlomorino}} File ricevuti, work in progress. Carlo morino: vero, la mail wiki non accetta allegati; ma può servire per inviare un vero indirizzo email :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 18:13, 17 nov 2020 (CET) ::::::: {{ping|Carlomorino}} {{fatto}} Indice del Principe sistemato, a te! :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 18:38, 17 nov 2020 (CET) == [[Pellegrino Rossi e la rivoluzione romana - Vol. III]] == Buon lavoro! (c'è qualche tabella, ma mi sembra non impegnativa....casomai fammi un fischio). --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 22:17, 28 dic 2020 (CET) == La vispa Teresa == {{ping|Alex brollo}}: riscrivo qui quello che un niubbo ha cancellato dalla tua pag. di discussione: # (allungata da Trilussa): è PD? # a quanti DPI devo scannare le 36 paginette (tenendo presente che il teso è poco ma i disegni costituiscono gran parte della cosa)? Dammi il valore MAX, tanto non lavoro io ma il mio vecchio scanner piano e fretta non c'è.. :e aggiungo: :le paginette sono 20 (comprese le 4 di copertina) e (intanto) le sto scannando a 300 DPI. Ovviamente posso rifarlo, ma credo che il massimo che tiene il mio scannatore sia 2400 DPI. :molto simpatico sia il testo che i disegni. Il testo è italiano e non romanesco. :Grazie per una risposta. --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 13:42, 7 gen 2021 (CET) :: Trilussa è uscito dal copyright. Tuttavia, per essere stra-sicuri riguardo alle norme Commons, bello sarebbe che la pubblicazione fosse precedente al 1923 (norma USA); in caso contrario, metti qui i riferimenti bibliografici completio e evoca Ruthven, :: MAX 600 dpi. --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 14:41, 7 gen 2021 (CET) {{ping|Alex brollo|Ruthven}}L'edizione che sto finendo di scannare è "finito di stampare 25 giugno 1944", due settimane dopo che mamma aveva finalmente rivisto in strada i CC (allora RRCC). "Con permesso del {{Wl|Q3925024|P.W.B.}}" :Quindi ? Carico o no? Oppure, dato che è un po' osé SCV ne chiede cancellazione? --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 15:05, 7 gen 2021 (CET) ::ps Alex, hai bacchettato il cancellatore folle? ::: Ceerto che no. Con tutti i casini che combino io..... :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 17:12, 7 gen 2021 (CET) ::::{{ping|Carlomorino|Alex brollo}} Si può caricare, ma effettivamente è rischioso. Va detto che i file che non sono PD negli USA, ma che lo sono nel paese di origine, non vengono cancellati sistematicamente. Io farei lo gnorri e metterei la licenza <nowiki>{{PD-old-70}}</nowiki>. Mi raccomando di usare il Creator per l'autore (o crearlo se manca), per avere la data di morte nella pagina. --<span style="font-family:Times; color:#219">'''[[Utente:Ruthven|Ruthven]]'''</span> <span style="color:#0070EE"><small>([[User talk:Ruthven|<span style="color:#101090">msg</span>]])</small></span> 17:01, 8 gen 2021 (CET) {{ping|Ruthven}}: caricato e fatto (75%). Spero che "nessuno tocchi Teresa". BTW se ti capita di passare [https://www.senato.it/3107?contenuto=3530 qui] e scariche l'immagine per metterla [[Autore:Giuseppe Leti|qui]] credo che a Giuseppe faccia piacere. --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 20:06, 18 gen 2021 (CET) == denghiu == Grazie per la segnalazione. Magari fra un po' mi allargo dal Lombardo Veneto e arrivo a lavorare su Napoli (sulla Sicilia ho già contribuito) ma anche Napoli ha ricevuto alcune mie attenzioni...10 anni fa :( Anyway, ha dato un'occhiata alla pagina che hai legato e già ho trovato alcune imperfezioni storiche (ovvio, dato che si cerca di celebrare il defunto). Ma soprattutto, quando ho provato a cliccare sulla linguetta con l'accento circonflesso mi è venuto fuori un messaggio di errore che il file non è djvu. Boh Ciao grazie --[[User:Silvio Gallio|Silvio Gallio]] ([[User talk:Silvio Gallio|disc.]]) 10:52, 25 feb 2021 (CET) {{ping|Silvio Gallio}} Non ho capito di quale linguetta trattasi. Ti ho segnalato la paggina (come se dice dalle parte de san Pietro in V'inculis) perché ho visto che quarche nome che me pare rilevante è assente anche su wikidata. Famme sapè che ce deve sta' che magari ce lo metto. Saluti alla signora. --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 12:21, 25 feb 2021 (CET) ::Due cose: Una - quello che ho scritto sopra, ho scoperto dopo, molto dopo, era un problema generato un paio di estensioni di un coso relativo ai file, djvu (inutili,tra l'altro). Tolte quelle tutto è ripartito. Dua: grazie nuovamente per queste segnalazioni. Ho un po'paura a scrivere di cose sul defunto Regno perché andrei contro i neoborbonici che, non solo sono convinti di essere arrivati primi, ma si inca..ano abbestia se gli dici le scomode verità. Se mai avrò un sussulto di voglia di litigare (sono scappato da 'Pedia per non) vedrò di produrre alcunché. Che sarà di certo nuovo e fuori dalle solite tiritere. Ma poi porti i fiori sulla mia tomba, eh. Da Roma sono due ore... :D --[[User:Silvio Gallio|Silvio Gallio]] ([[User talk:Silvio Gallio|disc.]]) 19:16, 26 mar 2021 (CET) ::{{ping|Silvio Gallio}}: due cose: i neo -borbonici sono come i terra-piattisti, i no-vax e personaggi simili. Per capire che i borbonici si Napoli sarebbero caduti come frutta fracica (= andata a male a 2 h da Roma) basta leggere il loro documenti. Non s'erano resi conto di quello che stava succedendo/era già successo nel resto d'Europa. In particolare Ferdinando II. Il figlio forse qualcosa aveva intuito (forse) ma oramai era troppo tardi. Pe' li fiori nun te preoccupà. --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 20:05, 26 mar 2021 (CET) == Cais di Pierlas - I conti di Ventimiglia.pdf == Caricato [[Indice:Cais di Pierlas - I conti di Ventimiglia.pdf]]. Non ho fatto quasi niente: le pagine hanno ancora l'OCR originale Google; non ho caricato su IA. Ho solo eliminato le due pagine warning Google. Te lo affido come caso test: vale la pena ottenere un OCR Internet Archive, o Finereader, o basta l'OCR originale eventualmente sostituito dall'OCR prodotto con il gadget Google OCR? Se ti sembra che non basti, e che sia meglio dare una passata con FineReader o passare da Internet Archive, fammi un fischio. --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 15:15, 1 apr 2021 (CEST) {{ping|Alex brollo}} da pag [[Pagina:Cais di Pierlas - I conti di Ventimiglia.pdf/159]] inizia un testo assolutamente non pertinente (per altro in lingua né italiana, né latina) Di un certo Chanoine Pucis (o Ducis) non meglio identificato. ::--[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 17:23, 1 apr 2021 (CEST) {{ping|Alex brollo}} contrordine: è [[:w:fr:Claude-Antoine Ducis]], canonico. v. anche [https://www.livre-rare-book.com/book/5472273/113265aaf]  credo sia da dividere. La seconda parte non merita a mia attenzione. Imparassero a scrivere in una lingua decente. --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 17:28, 1 apr 2021 (CEST) : Giusto; avevo notato pagine in francese ma non avevo visto che si tratta di un'edizione del tutto separata, con la sua intestazione e la sua numerazione pagine. Divido. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 18:05, 1 apr 2021 (CEST) :: {{fatto}} (nota tecnica: ho usato PDFSAM, "PDF Split and Merge", versione basic free). Bisognerà rassegnarsi a caricare file pdf.... "Come può uno scoglio | arginare il mare?....". Grande Mogol. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 18:15, 1 apr 2021 (CEST) {{ping|Alex brollo}} grazie ma... [[Pagina:Cais di Pierlas - I conti di Ventimiglia.pdf/159]].... --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 18:40, 1 apr 2021 (CEST) == [[Indice:Note sulla Fine di un regno.pdf|Note sulla Fine di un regno]] == Ciao! Ho riletto il testo in oggetto, ma manca una pagina che non posso portare al 100%. A te l'onore di completare l'opera! ;-) --[[User:Paperoastro|Paperoastro]] ([[User talk:Paperoastro|disc.]]) 19:01, 16 lug 2021 (CEST) {{ping|Paperoastro}} io sarei in campagna senza mac, comunque lo faccio immantinente. --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 19:07, 16 lug 2021 (CEST) == Acci! == Ciao! Ho sezionato i file che mi hai mandato e costruito un pdf in sequenza. poi ho mandato tutto al bravo Alex ''dicendogli che la scansione era merito tuo'' Evidentemente il messaggio non è stato chiaro per cui adesso in Commons la situazione è questa: [[https://commons.wikimedia.org/w/index.php?title=File:L%27apparato_per_spari_d%27allarme_Scartazzi_Opessi.pdf&oldid=prev&diff=603623580]].Vedi tu se vuoi/puoi correggere. Sorry! Però adesso mi metto a sistemare l'ocr. Bye! --[[User:Silvio Gallio|Silvio Gallio]] ([[User talk:Silvio Gallio|disc.]]) 09:46, 30 ott 2021 (CEST) :{{ping|Silvio Gallio}} Merito mio? Ho fatto solo un simpatico giro in moto. [[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 15:52, 30 ott 2021 (CEST) ::Come preferisci. Ho visto che ha messo MIT come scansionatore, che ministero era? Comunque, ho messo tutto al 75% (spero) ma non so se la copertina e la tavola finale vanno allo 0% Vedi se puoi chiudere il cerchio. poi speriamo che qualcuno abbia voglia di sistemare davvero. Buonanotte --[[User:Silvio Gallio|Silvio Gallio]] ([[User talk:Silvio Gallio|disc.]]) 20:21, 30 ott 2021 (CEST) :::{{ping|Silvio Gallio}}: Min. infrastruttura e trasporti. --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 20:37, 30 ott 2021 (CEST) == eis == Ho modificato la tua pagina [[Utente:Carlomorino/PersonalButtons.js]]. Fra i tuoi "bottoni personali" dovrebbero essere comparsi due nuovi: img+ e img- (che dovrebbero ingrandire e ridurre l'immagine della pagina, in modifica). Ci sono? Se ci sono, riprova a lanciare eis, e poi premi la combinazione di tasti <code>Ctrl+Alt+i</code>. Apparentemente non succede niente. Ma prova ad andare avanti o indietro di una pagina.... se l'immagine pagina viene caricata, prova anche i due nuovi bottoni, se l'immagine risponde almeno tu sei a posto. --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 23:22, 23 nov 2021 (CET) {{ping|Alex brollo}} Miezzega! Funzionò!! Miracolo!!! <big>'''MIRACOLO'''</big>!!! --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 09:14, 24 nov 2021 (CET) : '''Bene.''' Ho già segnalato a {{ping|Ruthven}} il tentativo, adesso gli segnalo il tuo feedback positivo, che attendevo ansiosamente. Temo che non sia finita, e comunque sono in difficoltà per implementare la brutta toppa per tutti quelli che usano eis (al momento, se non si usa eis, più o meno le cose funzionano senza grossi guai, la prima versione l'hanno migliorata, in particolare gli zoom funziano; noto solo un ulteriore rallentamento del caricamento in edit della pagina). Tiremm innanz. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 09:22, 24 nov 2021 (CET) :: Dal bar vedi che penso di essere riuscito a integrare l'ammazza-dragone in eis. Resta la necessità di attivare l'ammazza-dragone dopo entrati in eis, con ctrl+alt+i. --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 14:32, 25 nov 2021 (CET) == Eis: dai che forse ci siamo.... == Ti ho disattivato gli script che sistemavano eis; adesso dovrebbe funzionare tutto regolarmente, per favore prova appena puoi; ma prima fai la manovra che ho descritto in bar (entrare in preferenze-accessori, disattivare eis, salvare, riattivarlo, salvare di nuovo): facendo così si forza il caricamento della nuova versione, cosa che avverrebbe in automatico ma con un fastidioso ritardo anche di parecchie ore. --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 17:59, 29 nov 2021 (CET) :{{ping|Alex brollo}} Pare che finalmente funzioni tutto come prima. [[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 09:03, 30 nov 2021 (CET) :p.s. sono a letto con febbre. Spero sia solo influenza. == Pingaggio per linkaggio == Ho cominciato a raccogliere le idee in [[Discussione:Il Parlamento del Regno d'Italia]]. Per favore controlla, integra, e elencami tutti i tipi di linkaggi che vorresti. Il problema non è affatto semplice.... e mi raccomando, scrivi cose ''idiot proof''. --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 08:48, 19 gen 2022 (CET) : Sono abbastanza sconfortato.... ma tengo duro. nel difficile accoppiamento fra i nomi riportati nell'indice delle biografie e i nomi usati nelle sottopagine, ho trovato un nome errato, Pasquale Magaldi invece di Pasquale Mazzoldi; mi resta incomprensibile Cotta commendatore Giuseppe Antonio, deputato (segn. 39) e il riferimento al n. pagina non aiuta. cosa significano quei segn. 39 e segn, 40 fra parentesi che figurano qua e là? Maledetti siano compositore e tipografo di questi libracci. --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 08:03, 28 gen 2022 (CET) Il testo è pieno di errori, sia ortografici, che cognomi "plurali" che diventano "singolari" nonché di errori del tipo che il luogo di nascita è errato o altro. Inoltre l'autore ha una visione sua MOLTO personale per cui gli esponenti della sinistra, anche quella moderato, non sono di suo gradimento. Forse avrei dovuto leggerlo prima di scaricarlo. Sul 39 e 40 tra parentesi prima o poi ci arriverò a capirlo. Non ti agitare troppo. Pensa ai cavalli, all'erba o alla neve che forse c'è dalle tue parti. --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 09:27, 28 gen 2022 (CET) {{ping|Alex brollo}} dimenticavo ping. --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 09:29, 28 gen 2022 (CET) :: In [[Discussione:Il Parlamento del Regno d'Italia/Indice delle biografie]] la mia proposta per rendere discretamente, ma non letteralmente, l'indice delle biografie. Non ci sono trucchi, template o altri inganni, tutti i link sono semplici link, il che consente una correzione a mano, se serve. Prima di eliminare l'excel che ho maneggiato per costruire la tabella, aspetto il tuo OK e eventuali suggerimenti di integrazione. Torno al povero Vico. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 13:36, 28 gen 2022 (CET) :::{{ping|Alex brollo}} La tabella va bene. Al massimo si potrebbero eliminare titolo etc. lasciare solo cognome e nome. Non ho però capito che uso proponi di farne. --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 14:28, 28 gen 2022 (CET) ::::La mia proposta è di spostarla in [[Il Parlamento del Regno d'Italia/Indice delle biografie]] al posto della transclusione delle pagine nsPagina, che sono zeppe di errori. Facendolo zitti zitti quatti quatti, forse nessuno protesterebbe. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 17:41, 28 gen 2022 (CET) :::::{{ping|Alex brollo}} OK. La transclusione possiamo obliterarla o spostarla in altra pagina (tipo /Indice delle biografie bis così non scassa la minchia che ci sono pagine non transcluse (ma chi si è inventato sta parola?) --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 19:20, 28 gen 2022 (CET) ::::::Ci sono tante soluzioni; ad esempio, assegnare loro un SAL 0% documentato e spiegato in Discussioni indice. Non è finita, comunque, perchè occorre anche mettere le mani sull'Indice dei ritratti e inserire nella tabella delle biografie un a colonna con il riferimento alla presenza o assenza del ritratto. ''Domani è un altro giorno''. :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 22:29, 28 gen 2022 (CET) == Pagine di Pascarella inesistenti == All'indice dei sonetti del Pascarella (https://it.wikisource.org/wiki/Sonetti_(Pascarella)/Indice) il sistema riporta che molte pagine di poesie sono inesistenti, dandole in rosso. Che si può fare a riguardo?[[User:Shinitas|Shinitas]] ([[User talk:Shinitas|disc.]]) 12:25, 2 feb 2022 (CET) {{ping|Shinitas}} Piccoli errori. Sistemati. Controlla per sicurezza. --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 13:19, 2 feb 2022 (CET) :Mi sembra pulito, ora! [[User:Shinitas|Shinitas]] ([[User talk:Shinitas|disc.]]) 16:27, 2 feb 2022 (CET) ::Errata corrige: qui -> https://it.wikisource.org/wiki/Sonetti_(Pascarella) continua ad esserci pagine rosse, almeno mi pare. [[User:Shinitas|Shinitas]] ([[User talk:Shinitas|disc.]]) 21:48, 2 feb 2022 (CET) :::Scusami, sono sempre io. Forse sbaglio qualcosa, ma a questa pagina https://it.wikisource.org/wiki/Pagina:Pascarella_-_Sonetti.djvu/90 sembra che uno dei versi sia quasi eccedente e crei una riga aggiuntiva. Che fare?[[User:Shinitas|Shinitas]] ([[User talk:Shinitas|disc.]]) 10:31, 7 feb 2022 (CET) ::::{{ping|Shinitas}} Nun te scuso. È er dovere tuo de segnala' li probblemi. Sinnò che stamo a ffa'? :-) ::::Sembra che mmo st'annanno tutto per bbene. Daje 'na guardata e si nun funge chiamamo quarchuno più capace. --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 11:08, 7 feb 2022 (CET) :::::Credo, ultima cosa, che lo stesso pastrocchio sia a tale pagina: https://it.wikisource.org/wiki/Pagina:Pascarella_-_Sonetti.djvu/156 La bruttura è che, usando lo stesso arteficio magico, la riga viene un attimo sfalsata, mi pare [[User:Shinitas|Shinitas]] ([[User talk:Shinitas|disc.]]) 14:50, 7 feb 2022 (CET) :::::::::::Dulcis in fundo: https://it.wikisource.org/wiki/Sonetti_(Pascarella)/Indice altre pagine rosse.[[User:Shinitas|Shinitas]] ([[User talk:Shinitas|disc.]]) 18:32, 7 feb 2022 (CET) {{rientro}} {{ping|Shinitas}} un ragazzo a caso ha fatto un po' di casino.... Ha sostituito tutti gli ''' ' ''' con altro carattere ''' ’ '''.... GRRRR se scopro chi è gli mozzo le falangi.... [[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 19:11, 7 feb 2022 (CET) :{{ping|Shinitas}} già che stavamo avemo sistemato puro questa [[Pagina:Pascarella - Sonetti.djvu/156]], grazzie a li conzigli de chi è più sperto. --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 20:51, 7 feb 2022 (CET) ::Deo gratias, è stato un bel lavoretto e mi son divertito un mondo. Grazie per gli aiuti. [[User:Shinitas|Shinitas]] ([[User talk:Shinitas|disc.]]) 20:52, 7 feb 2022 (CET) == memoregex == Vedo da [[Memorie autobiografiche]] che usi con entusiasmo memoRegex. Io ne faccio un uso più prudente, riservando la memorizzazione solo a correzioni certamente ripetitive e all'applicazione di codice standard (es. quello dei titoli dei capitoli): vedi la laconicità dei memoRegex di [[Clelia]]. Ti trovi bene con questo uso così intenso? Non ti capita che ti faccia sostituzioni sgradite? --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 10:59, 2 giu 2022 (CEST) : Visto comunque che le sostituzioni erano ''poche'', ne ho aggiunta una che annusa il titolo del capitolo (e il suo sottotitolo) e li sistema. basta che sia scritto bene ''Capitolo + numero romano valido + punto''. Prova a lanciare postOCR direttamente sull'OCR, dopo aver aggiustato, se serve, il titolo del capitolo. --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 11:23, 2 giu 2022 (CEST) {{ping|Alex brollo}} per lo più sono errori per le parole "straniere" che spesso sono errate. L'OCR presente è molto buono e faccio pochissime correzioni. La maggio parte degli interventi sono a mettere il link a wdata. ''De coeteris'': facciamo fine-settimana in città e poi torniamo "in villa". --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 13:23, 2 giu 2022 (CEST) {{ping|Alex brollo}} mi sono accorto solo ora che nel memo-regex c'erano le correzioni dei collegi elettorali. Apposta eranocosì tante. Le ho messe nel cestino. --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 19:23, 2 giu 2022 (CEST) == Belli e Vigolo == Caro Carlo, c'è lavoro per te: ti eri offerto e ora ne approfittiamo: Durante il lavoro di Alex per preparare l'indice dei sonetti di Belli sono riemersi due sonetti non proofread: ''[[La riliggione vera (Vigolo)|La riliggione vera]]'' e ''[[Papa Grigorio a li scavi (Vigolo)|Papa Grigorio a li scavi]]'' tratti dall'edizione a cura di G. Vigolo, Milano Mondadori 1952. Dato che hai quell'edizione in tuo possesso, posto che questi due sonetti non andranno eliminati, saresti così gentile da controllarne il testo e formattarli bene come da fonte cartacea in modo da renderli confrontabili rispetto all'edizione proofread in nostro possesso? Ti ringrazio per la disponibilità ^____^ '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 20:43, 4 nov 2022 (CET) :{{Ping|OrbiliusMagister}}, di ritorno dal WE in campagna, faccio "er fisolofo" invece "der villano". Allora ci sono alcuni problemi, alcuni molto piccoli: :# Vigolo differenzia le note proprie apponendo un asterisco, mentre quelle del Belli sono senza (verrà fatto) :# Il testo del Belli (già controllato o corretto) è ok. # Alcune note sono molto diverse da quelle che ho nel testo del Vigolo. :Intanto metto gli asterischi e "ppoi t faccio 'n fischio". :{{Ping|OrbiliusMagister}} :ALT: :Andiamo con ordine. :Sonetto "[[La riliggione vera (Vigolo)]] (cfr: [[La riliggione vera]] :Nella edizione che ho io il Vigolo ha 14 note. Nella "nostra" versione ce ne sono 28. Alcune note sono accorpate altre mancano assolutamente. Ho il sospetto che Vigolo abbia fatto più edizioni e quella che ho io sia un'altra, Non so neanche se la "mia" sia precedente o successiva a quella che ho io. :Serve consijo. --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 10:10, 7 nov 2022 (CET) ::Pronti! ::Il brutto di non avere il testo proofread è questo: la rappresentazione del testo è in ultima analisi un atto di fede che la comunità ammette sulla base di una fonte inattingibile se non da te. ::L'edizione che hai tu è verificabile dalle prime pagine del libro: è la ''Mondadori'' del ''1952''? In caso positivo allora tu ''fai testo'' e chi ha scritto sbagliato è nel torto: nell'arco di uno stesso anno possono pubblicarsi ristampe senza sostanziali cambiamenti, ma non nuove edizioni con rifacimenti rilevanti del testo. Se invece la tua edizione non fosse la Mondadori del 1952 ci muoveremo diversamente. Attendo un tuo feedback. '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 10:28, 7 nov 2022 (CET) :::{{Ping|OrbiliusMagister}} : VI 1978. --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 10:59, 7 nov 2022 (CET) ::::Bene, ora il quadro è completo. Sicuramente mi toglierei grane cancellando la pagina, ma non è questo il contesto né lo permettono le politiche attuali. ::::Facciamo così: tu sei un utente esperto e fidato, dunque modifica i dati del template infotesto in pagina di discussione mettendo quelli del'''la tua fonte''' come riferimento, poi riproducila nel testo con precisione: riga del titolo prima del testo, formattazioni varie, asterischi nelle note, posizione della data, eventuali puntini di reticenza - o loro mancanza ;) ecc. ecc. ::::A quel punto almeno il confronto tra testo e note con Belli e Raimondi sarà molto utile e scientificamente accettabile. '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 11:33, 7 nov 2022 (CET) :::::{{Ping|OrbiliusMagister}} Fatti tutti e du' <ref>entrambi</ref>. Si c'è quarcosa <ref>qualcosa</ref> che nun te<ref>non ti</ref> convince, famme 'n fischio<ref>manda un avvertimento, fammi sapere</ref> ch'aricontrollo <ref>che controllo nuovamente</ref>. <references/> --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 13:25, 7 nov 2022 (CET) == C'è posta per te == C'è bisogno di '''[[Wikisource:Amministratori/Candidati#Carlomorino|un tuo parere qui]]'''. '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 14:43, 7 nov 2022 (CET) == orpo.... == Riguardando (finalmente) alcune pagine che hai trascritto nella prefazione di Belli, innanzitutto mi rimangio il mio giudizio che fossero pagine semplici, dopodichè sono umiliato dalla qualità e accuratezza della trascrizione e formattazione.... cercherò di emularla, a fatica. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 23:08, 14 nov 2022 (CET) {{ping|Alex brollo}} più che altro sono tante. Poi io sono, come al solito, impegnato in quattro cinque cose contemporaneamente: il diario di "nonno" Augusto (a casa per pubblicarlo), il testo di Morandi, la storia dei collegi elettorali, i collegi elettorali su WP, la sistemazione su WP di alcuni parametri dei parlamentari "regnicoli". Dovrei anche interessarmi della RL, cucinare, farmi la doccia. Da quando sono in pensione il tempo non mi basta mai. Meno male che non alleno più. Per fortuna che mia moglie mi sopporta. ;-) --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 00:09, 15 nov 2022 (CET) :{{ping|Alex brollo}} Che brutta notizia! [[La grammatica del dialetto romanesco/Suoni#cite_note-1|Qui]] ci (ti) dicono che il testo fa continui riferimenti al Morandi. Dobbiamo (Devi) usare un bot per indicarli. brrrrrrr --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 10:20, 15 nov 2022 (CET) :p.s. pfui: all'altra edizione, quella del 1896.Meno male. Grazie nonno. --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 10:20, 15 nov 2022 (CET) == [[Legge del 20 novembre 1859, n. 3778]] == Portata (spero non sventatamente) a SAL 75%. A te i ritocchi e il SAL 100%, sempre che tu sia soddisfatto. Ho fatto in modo che le Osservazioni compaiano alla fine della loro tabella. Provo a aumentare un pochino il font-size e a ridurre il line-height. {{fatto}}, a me piace. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 18:29, 15 nov 2022 (CET) == Prefazione Belli == Ho cominciato a lavorare sulla ''Prefazione'' di Belli, trovando vari intoppi. L'alternanza di testo e versi, che apparentemente sono in "blocco centrato" ma in realtà usano un margine definito, anche se variabile a seconda della lunghezza dei versi, e la presenza di sezioni in carattere un po' più piccolo mi infastidiscono, e per ora nelle pagine che ho riletto le ho trascurate. Poi c'è il fastidio delle note lunghissime, comunque gestibili con ref follow. Vado avanti, ma forse è meglio che declassi la mia rilettura a SAL 25% in attesa di migliore ispirazione; ho la sensazione che con il solito styles.css potrebbe venir fuori qualcosa di buono. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 23:46, 15 nov 2022 (CET) {{ping|Alex brollo}} per i versi ho usato blocco centrato e font-size:90% (in percentuale sia nel testo che nelle note). A me la resa pare buona. Buona notte. --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 23:51, 15 nov 2022 (CET) :Ci penso ancora un po', guardando soprattutto come viene in ns0. Ma domani.... non adesso :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 23:57, 15 nov 2022 (CET) ::Dormendoci sopra mi pare di aver scovato un buon compromesso; con il mio stile, ma la differenza con il tuo, usato nelle stesse sezioni, mi pare scarsamente visibile :-). [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 12:41, 16 nov 2022 (CET) == Per noi non cambia nulla, ma per te cambia qualcosa == [[File:Brooms on an open market in Macedonia.jpg|right|thumb|alt=Scope|Scegli quella che più ti aggrada: abbiamo diversi colori in magazzino.]]Caro Zi' Carlo Come era facile immaginare eccoti "tastinato" anche qui: aggiorna il tuo babel in pagina utente con l'aggiunta del badge apposito. A un utente con la tua esperienza non ho granché da spiegare. Mi permetto però di chiedere un minimo di sostegno operativo nelle zone delicate del progetto: accoglienza dei nuovi utenti, soprattutto se stanno provando a caricare testi proofread senza saper caricare un file su commons o impostare una pagina indice; controllo delle ultime modifiche, aggiustamenti quà e là e un po' di animazione del progetto (riletture del mese, candidature o elezioni, lavoro sporco vario), insomma teniamo in ordine la comunità. I tuoi privilegi di amministratore mettono potenzialmente in pericolo l'intero progetto qualora il tuo account venga violato: se non l'hai già fatto, per la pace della comunità dota il tuo account di un sistema di [[w:autenticazione a due fattori|autenticazione a due fattori]]. Ciò detto, comunque siamo qui perché ci piace e ci divertiamo un sacco in questa attività da amanuensi digitali. Buona prosecuzione di attività! '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 08:40, 16 dic 2021 (CET) :@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]] M i intrufolo.... ammetto che non ho mai attivato il sistema di identificazione z due fattori, unica scusante : non avevo smartphone. Adesso ce l'ho, e non ho più scuse. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 13:21, 14 dic 2022 (CET) == Pazza idea == Te la sentiresti di registrare (in audio) la ''tua'' lettura di alcuni sonetti romaneschi? Sarebbe un contributo interessante! Vedi: [[c:Commons:Audio]]. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 23:29, 13 dic 2022 (CET) {{ping|Alex brollo}} MOLTO pazza. Il fatto è che non ho una buona dizione e ho la "r moscia" che spesso mi prendono "pe' foresto", quindi decisamente poco romana. E poi un sonetto è veramente lungo e quelli de Belli so(no) dificili. Ci provo e nel caso te lo faccio sapere. Si potrebbe sentire qualche romano di WP se sela sente: La lupa, er Cicero. Che tte pare? --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 12:51, 14 dic 2022 (CET) :Qualsiasi buon conoscitore del romanesco, che sia disponibile a rilasciare il suo audio in CC-BY-SA, andrebbe benissimo. Strano, dai tuoi scritti non mi sono mai accorto della "r moscia " :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 13:18, 14 dic 2022 (CET) ::{{ping|Alex brollo}} So' bbravo a nasconnela pebbene. E poi er dialetto un po' m'aiuta: anna' invece di andaRe etc. [[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 14:22, 14 dic 2022 (CET) == Rilettura == Ciao Ca', oggi ho riletto [https://it.wikisource.org/wiki/Pagina:Bollettino_delle_leggi_e_disposizioni_della_Repubblica_Romana_(1849).pdf/8 questa pagina] e stavo per portare il SAL a 100, ma mi è venuto un dubbio: l'allineamento mi sembra tutto al contrario rispetto alla fonte. sulla quale la prima riga di ogni voce è normale, le (eventuali) successive rientrano. Invece nel testo preparato dal piccolo amanuense la prima riga è rientrata e le (eventuali) successive sono allineate a sinistra. Ma è uno standard adottato o così non va bene? Insomma sembra tutto al contrario di com'è sul testo originale. --[[User:Er Cicero|Er Cicero]] ([[User talk:Er Cicero|disc.]]) 22:28, 28 mar 2023 (CEST) {{ping|Er Cicero}} corretto allineamento. ;-) --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 13:25, 29 mar 2023 (CEST) :{{ping|Er Cicero}} p.s. negli indici manca i collegamenti alle pagine per cui in ogni caso è prematuro portarli oltre il 75% --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 14:56, 29 mar 2023 (CEST) == Mistero doloroso == Ciao! Preferisco scrivere nella tua talk per non intasare il bar, perché purtroppo, non avendo accesso al tuo computer, devo andare per tentativi. Ho provato a riprodurre il tuo problema e un probabile candidato è la disattivazione del javascript. Sul computer fisso, prova a verificare che Safari abbia javascript attivo. Apri Safari; sul menù in alto a sinistra clicca su "Safari" e seleziona "Impostazioni". Si dovrebbe aprire una finestra con varie opzioni. Vai su "Sicurezza". La spunta "abilita javascript" dovrebbe essere attiva, altrimenti gli strumenti avanzati di it.wikisource non funzionano. Speriamo che il problema sia quello! --[[User:Paperoastro|Paperoastro]] ([[User talk:Paperoastro|disc.]]) 14:12, 12 apr 2023 (CEST) == Cattabeni == Ho cercato di ricostruire l'albero genealogico dei Cattabeni (per quanto possibile ricavare dalle fonti) in Wikitree ([https://www.wikitree.com/wiki/Cattabeni-1] [https://www.wikitree.com/genealogy/Cattabeni]). Se hai altre fonti a riguardo, fammi sapere che integro. Ciao, [[Utente:Accurimbono|Accurimbono]] <small>([[Discussioni_utente:Accurimbono|disc]])</small> 11:52, 27 giu 2023 (CEST) :{{ping| Accurimbono}}: se trovo qualcosa ti fo un fischio [[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 12:55, 27 giu 2023 (CEST) == Historiae Marsorum == Ciao Carlo, ti chiedo se è possibile creare la pagina dedicata alla Historiae Marsorum di Muzio Febonio, ed eventualmente la categoria Avezzano. Ho appena scritto la pagina in it-Wikipedia (è inclusa una fonte pdf con testo latino e traduzione e addirittura con albero genealogico). Qui in Source so che è complicato ed io con il solo cellulare non sarei in grado. Eventualmente puoi segnalare meglio questa mia richiesta. Grazie per l'attenzione. [[User:Marica Massaro|Marica Massaro]] ([[User talk:Marica Massaro|disc.]]) 07:28, 1 ott 2023 (CEST) : Grazie Carlo, ti segnalo la [https://fondazionecarispaq.it/wp-content/uploads/2020/05/R-Historia-Marsorum-Febonio-testi.pdf traduzione in italiano da pagina 63 in poi (attenzione è un PDF)] e [https://books.google.it/books?id=OPQ-AAAAcAAJ&printsec=frontcover&hl=it&source=gbs_ge_summary_r&cad=0#v=onepage&q&f=false/ qui la prima versione latina del 1678]. Se trovo scansioni ti farò sapere, intanto grazie mille per la scheda e l'ascolto.--[[User:Marica Massaro|Marica Massaro]] ([[User talk:Marica Massaro|disc.]]) 11:04, 1 ott 2023 (CEST) ::{{ping|Marica Massaro}} il secondo puoi caricarlo su commons. Il primo credo che sia copyright. Ti consiglio di sottoporre il tutto al bar ([[Wikisource:Bar/Archivio/2023.10]]). <small>Ho il sospetto che dovrai imparare a usare source in latino.</small> --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 11:10, 1 ott 2023 (CEST) :::Oddio Carlo con il cellulare per me è impossibile. Provo a segnalare al bar, grazie ancora. [[User:Marica Massaro|Marica Massaro]] ([[User talk:Marica Massaro|disc.]]) 11:39, 1 ott 2023 (CEST) == Caricamento == [[:File:Raccolta delle Leggi e Disposizioni dello Stato Pontificio - Volume II.djvu]]. Per il caricamento ho usate semplicemente un template Information, da perfezionare o da sostituire con un tl Book. Vediamo [[Indice:Raccolta delle Leggi e Disposizioni dello Stato Pontificio - Volume II.djvu]] come viene... [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 22:18, 23 feb 2024 (CET) :Non ho resistito alla tentazione di creare la pagina Indice, e di compilare pagelist; e fatto questo, di creare alcune pagine per verificare se il template Rl funzionasse nonostante la stranezza di RigaIntestazione. Funziona. :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 07:11, 24 feb 2024 (CET) == Platone Tiburtino == Anche a me è uscito fuori Platone Tiburtino.... e ho capito il motivo: avevo selezionato anche lo spazio dopo Platone, mentre non selezionandolo AC fa scegliere. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 07:20, 28 mag 2024 (CEST) :@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]] C'è del marcio in Danimarca :-) :Ieri avevo chiesto "Cassinis" e mi ha messo '''direttamente''' Autore:César-François Cassini. :: :[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 09:35, 28 mag 2024 (CEST) ::@[[Utente:Carlomorino|Carlomorino]] Che cosa vuoi farci... abbi pazienza... sono algoritmi. ::Ma parlando seriamente: penso che il problema si risolverebbe eliminando la "scelta diretta", ossia proponendo la selezione anche quando c'è un solo autore che corrisponde alla ricerca. Proviamo? [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 09:54, 28 mag 2024 (CEST) @[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]] Condivido. Per fortuna a volte siamo meno cretini della IA. :-))) --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 10:02, 28 mag 2024 (CEST) :Lo metto fra le cose da fare. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 11:25, 28 mag 2024 (CEST) == Immagini crooptool == Prego ;-) Nota che le immagini prodotte con crooptool presentano sistematicamente [https://commons.wikimedia.org/w/index.php?title=File:Meditazioni_di_un_brontolone_-_scritti_d%27arte_e_di_letteratura_(IA_gri_33125010115745)_(page_455_crop).jpg&diff=prev&oldid=1020784414 un bug] nel template {book} che va fixato a mano. Ciao! -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 14:12, 14 apr 2025 (CEST) :Se ce ne sono altre fammi sapere. Vado in giro un po' a caso, quindi... --[[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 19:20, 22 lug 2025 (CEST) 7ly8mo68ezi43if03dzqjfgng04dn2p Piccolo mondo antico/Parte prima/Il gran passo 0 7184 3832724 3743210 2026-05-07T08:26:31Z Candalua 1675 3832724 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=26 novembre 2013|arg=Romanzi}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[Piccolo mondo antico/Parte prima|Parte prima]] - Il gran passo|prec=../Sulla soglia d'un'altra vita|succ=../La lettera del Carlin}} <pages index="Piccolo Mondo Antico (Fogazzaro).djvu" from=57 to=88 /> t5vmz9y709f3t8nkzum0nq7tjeebjau Myricae/Finestra illuminata/Mezzanotte 0 11280 3832734 3731730 2026-05-07T08:42:03Z Candalua 1675 3832734 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=23 giugno 2012|arg=Poesie}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=|prec=../|succ=../Un gatto nero}} <pages index="Myricae.djvu" from=117 to=117 /> 4rzq4cdbniatjelz000d4j851ypoibw Adelchi (1881)/Atto primo 0 11720 3832405 3670083 2026-05-06T13:13:15Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo parametri inutilizzati 3832405 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=11 febbraio 2015|arg=poesie}}{{IncludiIntestazione | Argomento=Poesie | sottotitolo = Atto primo | prec = ../Personaggi | succ = ../Atto secondo }} <pages index="Opere varie (Manzoni).djvu" from=20 to=36 /> {{Sezione note}} 7a048ededas7ok2vehzxvdcww7lrs92 Adelchi (1881)/Atto secondo 0 11721 3832408 3670086 2026-05-06T13:13:20Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo parametri inutilizzati 3832408 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=11 febbraio 2015|arg=poesie}}{{IncludiIntestazione | Argomento=Poesie | sottotitolo = Atto Secondo | prec = ../Atto primo | succ = ../Atto terzo }} <pages index="Opere varie (Manzoni).djvu" from=36 to=47 /> tqhopkeafk54vwfefdew6ss2cqm5570 Adelchi (1881)/Atto terzo 0 11722 3832409 3670087 2026-05-06T13:13:21Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo parametri inutilizzati 3832409 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=11 febbraio 2015|arg=poesie}}{{IncludiIntestazione | Argomento=Poesie | sottotitolo = Atto terzo | prec = ../Atto secondo | succ = ../Atto quarto }} <pages index="Opere varie (Manzoni).djvu" from=47 to=65 /> q5og59ewi14gobjjk9ubq2zan39w704 Adelchi (1881)/Atto quarto 0 11723 3832406 3670084 2026-05-06T13:13:17Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo parametri inutilizzati 3832406 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=11 febbraio 2015|arg=poesie}}{{IncludiIntestazione | Argomento=Poesie | sottotitolo = Atto quarto | prec = ../Atto terzo | succ = ../Atto quinto }} <pages index="Opere varie (Manzoni).djvu" from=66 to=85 /> rpfzglfelsq3tthibtm1xkqqx2yojj8 Adelchi (1881)/Atto quinto 0 11724 3832407 3670085 2026-05-06T13:13:19Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo parametri inutilizzati 3832407 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=11 febbraio 2015|arg=poesie}}{{IncludiIntestazione | Argomento=Poesie | sottotitolo = Atto quinto | prec =../Atto quarto | succ = }} <pages index="Opere varie (Manzoni).djvu" from=85 to=102 /> {{Sezione note}} fevn8ze3ceqgrp4cvfqk7vte6lhzyea Il Canzoniere (Bandello)/Le Rime Estravaganti/XIV - S'amante alcuno gli è, che goda il frutto 0 32740 3832440 3700752 2026-05-06T13:17:22Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo parametri inutilizzati 3832440 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=5 marzo 2024|arg=Poesie}} {{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[Il Canzoniere (Bandello)/Le Rime Estravaganti|Le Rime Estravaganti]]<br/>XIV - S'amante alcuno gli è, che goda il frutto|prec=../XIII - Quella angelica, dolce, ardente vista|succ=../XV - Se Porzia, dopo Bruto, star in vita}} <pages index="Il Canzoniere di Matteo Bandello.djvu" from=309 to=311 fromsection="s2" /> 0k7ocjoxo1n4afstxfq0fczaz8xpvge Dialoghi marini/5 0 39832 3832585 3799871 2026-05-06T19:10:08Z Candalua 1675 3832585 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=6 dicembre 2024|arg=Letteratura}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=5. 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Virginio Cesarini}} <pages index="Opere (Chiabrera).djvu" from="381" to="381" onlysection="1" /> 2ezkdxzlht1x55m33e0lhd4wvrft2pu Pagina:Zibaldone di pensieri I.djvu/398 108 99514 3832778 2492714 2026-05-07T10:45:55Z Candalua 1675 3832778 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Gimilzor" />{{RigaIntestazione|370|{{sc|pensieri}}|('''290-291''')|riga=si}}</noinclude><section begin="1" /><!--{{ZbPagina|290}}-->si potrà dire che l’addormentarsi non è un punto, ma uno spazio progressivo piú o meno breve, un appoco appoco piú o meno rapido; e lo stesso si dovrà dir della morte. Di piú è certo che i momenti i quali precedono immediatamente il sonno, e il punto o lo spazio dell’addormentarsi definitivamente, sebbene impercettibile, sono dilettevoli. Questo, quando anche la cagione del sonno, come il languore, il travaglio, la malattia, la semplice debolezza, non siano dilettevoli, anzi l’opposto; e però i momenti piú lontani dal sonno siano penosi. Anzi anche il letargo proveniente da infermità, anche mortale, è dilettevole. Che il torpore sia dilettevole, l’ho notato già in questi pensieri nella teoria del piacere e assegnatane la ragione. Credo che su questo fondamento il napoletano<section end="1" /><section begin="2" />{{ZbPagina|291}} Cirillo abbia opinato che la morte abbia un non so che di dilettevole. Nel che sono interamente con lui e non dubito che l’uomo (e qualunque animale) non provi un certo conforto e un tal qual piacere nella morte. Non già che le cagioni di lei, e perciò i momenti piú lontani da lei, siano dilettevoli; ma sibbene i momenti che la precedono immediatamente e quello stesso punto o spazio impercettibile e insensibile in cui ella consiste. E ciò in qualunque malattia, anche nelle acutissime, nelle quali il {{AutoreCitato|Georges-Louis Leclerc de Buffon|Buffon}} pare che convenga che la morte possa esser dolorosa. Anzi il torpore della morte dev’esser tanto piú dilettevole, quanto maggiori sono le pene che lo precedono, e da cui esso per conseguenza ci libera. Quanto alle malattie dove l’uomo si estingue appoco appoco e con piena conoscenza fino all’ultimo, è certo che non v’è momento così immediatamente vicino alla morte, dove l’uomo anche il meno illuso non si prometta un’ora almeno di vita, come si dice de’ vecchi ec. E così la morte non è mai troppo vicina al pensiero del moribondo, per la solita misericordia della natura. Vedi p.{{ZbLink|599}}, capoverso 2. E però generalmente e sempre il torpore della morte dev’essere piú <section end="2" /><noinclude> <references/></noinclude> gjs3z896obp4y2fwab3cmm031no4zap Scola della Patienza/Parte seconda/Capitolo IV 0 100055 3832411 3758088 2026-05-06T13:13:27Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo parametri inutilizzati 3832411 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=10 settembre 2022|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=PARTE SECONDA CAPITOLO IV|prec=../Capitolo III|succ=../Capitolo V}} <pages index="Dresselio - Scola della patienza.djvu" from="435" to=438 /> {{Sezione note|tipo=on}} {{Rule|t=3|v=3}} <pages index="Dresselio - Scola della patienza.djvu" from=439 to=445 fromsection="s1" tosection="s1" /> {{Sezione note|tipo=on}} {{Rule|t=3|v=3}} <pages index="Dresselio - Scola della patienza.djvu" from="445" to="452" fromsection="s2" tosection="s1" /> {{Sezione note|tipo=on}} {{Rule|t=3|v=3}} <pages index="Dresselio - Scola della patienza.djvu" from="452" to="459" fromsection="s2" tosection="s1" /> {{Sezione note|tipo=on}} {{Rule|t=3|v=3}} <pages index="Dresselio - Scola della patienza.djvu" from="459" to="466" fromsection="s2" tosection="s1" /> {{Sezione note|tipo=on}} {{Rule|t=3|v=3}} <pages index="Dresselio - Scola della patienza.djvu" from="467" to="472" fromsection="s1" tosection="s1" /> {{Sezione note|tipo=on}} a4s7rxrzdqrlxs26hg2ja8vdybpzjcn Pagina:Zibaldone di pensieri IV.djvu/248 108 120075 3832777 2494023 2026-05-07T10:45:07Z Candalua 1675 3832777 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Cinzia sozi" />{{RigaIntestazione|236|{{sc|pensieri}}|('''2431-2432''')|riga=si}}</noinclude><section begin="1" /><!--{{ZbPagina|2431}}-->Or se contuttociò, tu non crederesti di poter aver con costui nessuna o quasi nessuna società e non ti soddisfaresti né ti compiaceresti in alcun modo del suo commercio, che dovremo dire di quella società che i filosofi tedeschi e romantici vogliono che il poeta supponga, anzi ponga e crei fra l’uomo e il resto della natura? La qual società vogliono che sia tale che tutto per immaginazione si supponga vivo bensí, ma non di vita umana, anzi diversissima secondo ciascun genere di esseri? Non è questa una società peggiore e piú nulla di quella col cieco e sordo? Il quale finalmente è uomo. Ma qui sebben tu creda e poeticamente t’immagini che le cose vivano, non supponendo che questa vita abbia nulla di comune colla tua, che sentimento di te puoi presumere di destare in loro, o qual sentimento della vita loro puoi presumere di ricever da essi, non potendo neppur concepire altra forma di ''vita'' se non la propria? Che giova alla tua immaginazione e alla tua sensibilità il figurarti che la natura viva? Che relazione può la tua fantasia fabbricarsi <section end="1" /><section begin="2" />{{ZbPagina|2432}} colla natura per questo? Ella è cieca e sorda verso te, e tu verso lei. Non basta al sentimento e al desiderio innato di quasi tutti i viventi che li porta verso il loro ''simile'', il figurarsi che le cose vivano, ma solamente che vivano di vita ''simile'' per natura alla propria. Tolta questa non v’é società fra viventi, come non vi può esser società fra cose dissimili, e molto meno fra cose che in nessun modo si possono intendere l’une coll’altre, né comunicarsi alcun sentimento, né farsi scambievolmente verun segno di se, e neppur concepire o formarsi nessuna idea del genere di vita l’una dell’altra. Fra le bestie e l’uomo non è di gran lunga cosí, e perciò qualche società può passare e passa fra questo e quelle, e maggiore, quanto piú la loro vita e il loro spirito è simile al nostro, e quanto piú esse mostrano di concepire le cose nostre, e noi le loro; e maggiore {{pt|ezian-|}}<section end="2" /><noinclude> <references/></noinclude> 1db19rtiwakl4ddbgi2eizrhs3ffvty Pagina:Zibaldone di pensieri V.djvu/80 108 123039 3832775 1761594 2026-05-07T10:44:17Z Candalua 1675 3832775 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Cinzia sozi" />{{RigaIntestazione|('''2912-2913''')|{{sc|pensieri}}|73|riga=si}}</noinclude><section begin="1" /><!--{{ZbPagina|2912}}-->È notabile come da contrarie cause nascano uguali effetti. La lingua ebraica non ammette varietà nello stile per esser troppo antica, la lingua francese nemmeno, per esser troppo moderna; quella per eccesso d’imperfezione e per povertà che nasce dall’antichità, questa per eccesso di perfezione e per povertà che nasce dall’essere squisitamente moderna, sí di tempo come d’indole. Nell’una e nell’altra le parole poco vagliono, le sentenze tutto, lo stile si riduce ai nudi concetti (cosa che non ha luogo in verun’altra lingua letterata). Ma ciò nella ebraica perché le parole non hanno ancor preso vigore, nella francese perché l’hanno perduto; in quella perché i concetti non hanno ancora onde farsi un corpo, in questa perché l’hanno deposto; in quella perché la materia è ancora scarsa a vestir lo spirito, in questa perché lo spirito ha consumato la materia, è ricomparso nudo del corpo di cui s’era vestito, ha prevaluto alla materia, e tutta l’esistenza è spiritualizzata, né si vede o si tocca oramai, o certo non si vuole né vedere né toccare quasi altro che spirito. <section end="1" /><section begin="2" />{{ZbPagina|2913}} Ambedue le lingue dànno nel metafisico e, si può dire, nell’incorporeo per due cagioni e principii direttamente opposti, come il fanciullo per eccessiva semplicità è talvolta cosí sottile nelle sue quistioni, come il filosofo per grande dottrina e sapienza e sagacità (7 luglio 1823). Vedi la pag. seguente. {{ZbPensiero|2913/1}} Alla p. {{ZbLink|2853}}, margine. Veramente la pretesa forza d’imitazione che ha la lingua tedesca non potrebbe perfettamente realizzarsi che sopra una lingua come l’ebraica. Perocché una lingua informe come questa può sola esser bene imitata, anzi contraffatta, copiata e trasportata tutta intera in una lingua informe come è necessario che sia la lingua tedesca se ha la detta forza e facoltà che se le attribuisce. E viceversa, solo una lingua informe, come questa, sarebbe atta a {{pt|con-|}}<section end="2" /><noinclude> <references/></noinclude> 05k5q7nuu9byjis8hfqdm2pdab1s9tr Pagina:Zibaldone di pensieri V.djvu/81 108 123041 3832774 1761595 2026-05-07T10:43:48Z Candalua 1675 3832774 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Cinzia sozi" />{{RigaIntestazione|74|{{sc|pensieri}}|('''2913-2914-2915''')|riga=si}}</noinclude><section begin="1" /><!--{{ZbPagina|2913}}-->{{Pt|traffare |contraffare}} senza far violenza a se stessa e perfettamente, una lingua informe come l’ebraica o come una lingua selvaggia; il che non è possibile alle lingue formate, né fu possibile in greco e in latino contraffar nelle traduzioni letterali la lingua ebraica, senza violentare e snaturare affatto <section end="1" /><section begin="2" />{{ZbPagina|2914}} il greco e il latino, come fu fatto, e come accade altresí nelle lingue moderne che hanno (se alcuna ne ha) traduzioni letterali della scrittura, fatte o sull’ebraico o sul letterale greco o latino o d’altra lingua moderna (7 luglio 1823). {{ZbPensiero|2914/1}} Alla pagina antecedente. Questa spiritualizzazione della società essendo oggidí universale, è altresí universale l’effetto che ho detto esserne seguíto nella lingua francese, cioè che lo stile degli scrittori moderni di qualsivoglia lingua non differisca oramai se non se ne’ sentimenti, e consista tutto nelle cose. E in verità, quanto allo stile propriamente detto, v’é minor divario oggidí fra due scrittori di due lingue disparatissime e in diversissime materie, che non v’era anticamente fra due scrittori contemporanei, compatriotti, d’una stessa lingua e materia (pongasi per esempio {{AutoreCitato|Platone|Platone}} e {{AutoreCitato|Senofonte|Senofonte}}). Lascio poi quanta poca varietà di stile si possa trovare in uno stesso scrittore. Gli stili de’ moderni non si diversificano se non per le sentenze. Anzi tutti gli scrittori e tutte le opere escono, quanto allo stile, da una stessa scuola, vestono d’uno stesso panno, anzi hanno una sola fisonomia, una sola attitudine, gli stessi gesti e movimenti, le stesse fattezze e circostanze esteriori; solo si distinguono l’une dall’altre perché dicono diverse cose, benché collo stesso tuono e modo di recitazione. Sicchè, proporzionatamente, accade oggi nel mondo civile quel medesimo che ho detto accadere in Francia; quasi niuno scrittore ha stile <section end="2" /><section begin="3" />{{ZbPagina|2915}} proprio, non v’é che uno stile per tutti, e questo consiste assai piú nelle sentenze che nelle parole; poco oramai si guarda allo stile nelle opere<section end="3" /><noinclude> <references/></noinclude> k9nap5x00c18qg3uztzr749xkuxtui2 Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/2432 0 126848 3832771 3739366 2026-05-07T10:41:05Z Candalua 1675 3832771 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=7 settembre 2015|arg=Saggi}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Pagina 2432|prec=../2431|succ=../2433}} <pages index="Zibaldone di pensieri IV.djvu" from=248 to=249 fromsection=2 tosection=1 /> 6acw48cmjgastkyrpfsouo1svclxsae Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/202 0 127305 3832772 3738907 2026-05-07T10:42:19Z Candalua 1675 3832772 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=16 settembre 2009|arg=Saggi}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Pagina 202|prec=../201|succ=../203}} <pages index="Zibaldone di pensieri I.djvu" from=332 to=333 fromsection=3 tosection=1 /> esbtuzdhp8qs90z4jdhypafb0a9q7r9 Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/2913 0 127700 3832776 3739901 2026-05-07T10:44:24Z Candalua 1675 3832776 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=3 dicembre 2016|arg=Saggi}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Pagina 2913|prec=../2912|succ=../2914}} <pages index="Zibaldone di pensieri V.djvu" from=80 to=81 fromsection=2 tosection=1 /> 230damgjqqd5hfupz2j6nlpr64i4sxe Sotto il velame/La mirabile visione 0 139673 3832432 3827251 2026-05-06T13:16:54Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo parametri inutilizzati 3832432 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=24 aprile 2022|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=La Mirabile Visione|prec=../L'altro viaggio|succ=}} <pages index="Sotto il velame.djvu" from="469" to="469" /> == Indice del capitolo == <pages index="Sotto il velame.djvu" from=535 to=536 fromsection=2 /> {{sezione note}} tl2xfw2qq23j3kru5u6ctw8ln20amzx Progetto:Trascrizioni/Conversioni 104 157786 3832741 1665850 2026-05-07T08:53:20Z Candalua 1675 3832741 wikitext text/x-wiki Nel periodo pionieristico della procedura proofread, è stato utilizzato l'upload di singole immagini delle pagine in formato jpg. Questo impedisce l'uso delle nuove procedure e dei nuovi tag dell'estensione proofread, che si basa sull'uso sistematico di file multipagina djvu o, più recentemente, pdf, e rende opportuna la conversione delle prime opere proofreas "storiche". I passi della conversione sono: # scaricare le immagini jpg e montarle in un file djvu; # creare un nuove Indice:; # spostare le pagine già trascritte; # correggere ilcampo Sommario del file Indice; # correggere il codice di transclusione pagina nella versione testuale. == Elenco indici da convertire == {{#section:Discussioni progetto:Trascrizioni/Archivio/2|1}} === Tabella delle opere in corso di conversione === {| {{prettytable}} |File indice originale||File djvu||Nuovo file indice||Spostamento pagine||Correzione Sommario||Correzione versione testuale||Cancellazione file indice originale |- |[[Indice:Critone]]||[[:File:Critone.djvu]]||[[Indice:Critone.djvu]]||{{fatto}}||{{fatto}}||{{fatto}}||{{fatto}} |- |[[Indice:Dialoghetti MCL 1831]]||[[:File:Dialoghetti MCL 1831.djvu]]||[[Indice:Dialoghetti MCL 1831.pdf]]||{{fatto}}||{{fatto}}||{{fatto}}||{{fatto}} |- |[[Indice:Cartesio]]||[[:File:Cartesio.djvu]]||[[Indice:Cartesio.djvu]]||{{fatto}}||{{fatto}}||{{fatto}}||{{fatto}} |- |[[Indice:Dalla Terra alla Luna]]||[[:File:Dalla Terra alla Luna.djvu]]||[[Indice:Dalla Terra alla Luna.djvu]]||{{fatto}}||{{fatto}}||{{fatto}}||{{fatto}} |- |[[Indice:Della Santità di Nostro Signore]]||[[:File:Della Santità di Nostro Signore.djvu]]||[[Indice:Della Santità di Nostro Signore.djvu]]||{{fatto}}||{{fatto}}||{{fatto}}||{{fatto}} |- |[[Indice:Le poesie di Catullo]]||{{fatto}}||{{fatto}}||{{fatto}}||{{fatto}}||{{fatto}}||{{fatto}} |} lodqvkle327hk4sl9vvt8aquwumsg7d Alle Pleiadi e ai Fati 0 158197 3832400 3671314 2026-05-06T13:10:09Z Candalua 1675 3832400 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=15 settembre 2017|arg=Da definire}}{{Intestazione | Nome e cognome dell'autore =Gabriele D'Annunzio | Titolo =Alle Pleiadi e ai Fati | Anno di pubblicazione = | Lingua originale del testo = | Nome e cognome del traduttore = | Anno di traduzione = | Progetto =letteratura | Argomento =Poesie | URL della versione cartacea a fronte = Indice:D'Annunzio_-_Laudi,_I.djvu }} {{Raccolta|Laudi}} <pages index="D'Annunzio - Laudi, I.djvu" from=14 to=18 /> 5heh4axz84laa9ig40136gel93j7tut Discussioni utente:Panz Panz 3 172772 3832517 3226919 2026-05-06T15:39:39Z Dr Zimbu 1553 /* Apostrofi */ nuova sezione 3832517 wikitext text/x-wiki {{Benvenuto|firma=|mionome=Aubrey}} == Benvenuto == Ciao Panz Panz, grazie per le tue riletture. Esse sono molto importanti per il progetto in quanto operazioni delicati che possono fare solo occhi umani. Ti avviso che il software mediawiki per creare un "a capo" all'inizio di un nuovo paragrafo, richiede vengano inseriti due "a capo". Lo so, non è razionale, ma purtroppo il software funziona così perchè è stato concepito per Wikipedia che è una enciclopedia e noi ci dobbiamo giocoforza adattare. Per cui quando sei in fase di modifica del testo e vedi due "a capo" invece di uno solo in corrispondenza di un nuovo paragrafo, tieni conto che in realtà sono corretti. Puoi fare la controprova cliccando su "Anteprima" per vedere l'effetto finale. Ciao e grazie di nuovo! --[[Utente:Accurimbono|Accurimbono]] <small>([[Discussioni_utente:Accurimbono|disc]])</small> 17:52, 4 ott 2010 (CEST) == Se ne hai voglia... == Caaro Panz Panz, intanto ancora grazie per la rilettura: è la linfa vitale del progetto. Prova a guardare le ultime modifiche: ho iniziato ad aggiungere le intestazioni in cima ad ogni pagina dove ancora non c'erano. Se ti andasse di aggiungerle tu stesso. eccoti i codici da inserire: *cliccando su sul simbolo [+] nell'angolo superiore sinistro dell'immagine a fronte ti si aprono le due zone dell'intestazione e del piè di pagina che non vengono visualizzate nella versione testuale del libro. *nelle intestazioni eccoti i codici per pagine pari e dispari: {| !p. dispari !! p. pari |- |<pre>{{Ri||{{Sc|dalla terra alla luna}}|123}}</pre>||<pre>{{Ri|123|{{Sc|giulio verne}}|}}</pre> |} dove al posto di "123" porrai il numero di pagina. Questo è comunque un lavoro che posso compiere anch'io in seconda battuta. Quando incontri invece una parola spezzata tra due pagine, la prassi è la seguente: se la parola "Barbicane" è spezzata in "Barbi-cane" tra due pagine *Il troncone "Barbi-" lo circondi con i due tag &lt;noinclude>&lt;/noinclude> (scrivi cioè <samp>&lt;noinclude>Barbi-&lt;/noinclude></samp>) *Il troncone "cane" nella pagina successiva lo circondi con il template {{Tl|Pt}} così: <nowiki>{{Pt|cane|Barbicane}}</nowiki> In tal modo nella versione da rileggere compariranno solo i troncone, mentre nella versione testuale compariranno solo le parole intere. scusa il tecnicismo. Spero di darti una mano e se avrai bisogno non esitare a chiedere. - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 18:46, 4 ott 2010 (CEST) == Senofonte: cavalli? == Ciao e grazie per le rifiniture a Senofonte! Mica interessano anche a te i cavalli...? Visto che lavori sui capilettera, considera la possibilità (opzionale, ma raffinata) di usare il {{tl|Capolettera}}; il grande vantaggio è che un copiancolla del solo testo "estrae" anche la lettera maiuscola "incorporata" dentro il capolettera! Grazie ancora! --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 14:03, 8 ott 2010 (CEST) == Risposta == Ti ho risposto da me (e grazie ancora per l'interesse a Senofonte!) --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 20:16, 9 ott 2010 (CEST) ==Ciao, ma tu...== ...sei veneto? Ho visto le due pagine degli Scherzi poetici che hai trascritto. Le ho spostate su oldwikisource che è il posto giusto per i testi veneti, almeno finché non aprirà vec.wikisource.org ([http://meta.wikimedia.org/wiki/Talk:Language_committee#Please_approve_Wikisource_Venetian forse manca poco...]). Se ti va di proseguire l'opera, la trovi [http://wikisource.org/wiki/Index:Scherzi_poetici_di_vari_celebri_autori_italiani_e_veneziani.djvu di là], intanto grazie e a risentirci! ;-) [[User:Candalua|Candalùa]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 17:35, 17 ott 2010 (CEST) Perfetto! :-) Magari le pagine con iwpage le creo io tramite bot, sensa doverle fare a mano una a una. [[User:Candalua|Candalùa]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 17:42, 17 ott 2010 (CEST) == Senofonte == Fatto! Ma io direi che prima di usare il file djvu occorrerebbe chiedere di rinominarlo... si fa facilmente da Commons,mi pare che ci sia un Template:Rename apposta. --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 22:28, 1 nov 2010 (CET) : Se mi mandi con [[Speciale:EmailUser/Alex brollo]] la tua mail, ti abilito in lettura a una cartella web contenente tutte le jpg di Senofonte (delle intere pagine) da ritagliare per ricavare fregi, capilettera ecc. Visto che le ho prodotte (anche se poi non mi sono servite) è un peccato buttarle. Magari ti risparmiano un po' di tempo! --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 08:36, 2 nov 2010 (CET) ::Ho fatto un paio di prove riguardanti le ''note a lato'', e ho cominciato a discuterne con [[Discussioni utente:Xavier121|Xavier121]]. La questione non è facilissima. Se vuoi seguire test e discussioni, benvenuto! --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 12:30, 5 nov 2010 (CET) ::: Sembra che la questione note a lato sia risolta, grazie al contributo di Candalua. Implementazione funzionante di esempio in [[Dell'arte di cavalcare]]. --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 14:39, 15 nov 2010 (CET) == Invito == Vuoi far parte della pattuglia di audaci che si sono buttati nell'avventura Commedia? Se sì: Benvenuto! Sarà un terreno di sperimentazione, non sappamo ancora bene cosa faremo... ma più siamo meglio è! Punto di riferimento è [[Utente:Xavier121|Xavier121]], ma sono certo che lo sai già (anche per l'episodio del caricamento massiccio su DropBox... :-D) --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 14:38, 15 nov 2010 (CET) ==be bold== Va bene essere boldi. Ma il limite di 30 pagine è in discussione ([[Discussioni_Wikisource:Rilettura_del_mese|qui]]) e non era poi così perentorio. Tranquillo, non voglio verso creare contrasti per così poco. Giusto per tua informazione. Saluti--[[User:Silvio Gallio|Silvio Gallio]] ([[User talk:Silvio Gallio|disc.]]) 19:03, 22 nov 2010 (CET) :Non c'è problema. Finché si è ''bold'' in questo ambito non se la prende nessuno. I limiti ''anglosassoni'' sono quelli, ma non sono scritti sul marmo. L'importante sarebbe trovare una soluzione operativa ragionevole, tenendo prsente che su en.source hanno decine e decine di tali microtesti, mentre noi abbiamo ancora un repertorio di pagine indice relativamente ridotto. - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 11:31, 29 nov 2010 (CET) == C'è Ricci e Ricci == Caro panz Panz, quando creerai la pagina [[autore:Angelo Maria Ricci]] noterai che il nostro poeta ed erudito ha un [[w:Angelo Maria Ricci|omonimo moderno]]: non è quello che ci interessa :D - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 18:54, 29 nov 2010 (CET) : Molte grazie, adesso pochi minuti e la creo. --[[User:Panz Panz|Panz Panz]] ([[User talk:Panz Panz|disc.]]) 18:57, 29 nov 2010 (CET) ==PDF== Ciao, ho visto da Alex che cerchi un programma alternativo ad Adobe. Volevo chiederti se scopri qualcosa di dirmelo, anch'io sarei interessato ma quelli che dice Edo non servono per lavorare i file già fatti; né Open Office e nemmeno Free Editor. Grazie se ce la fai (grazie anche se no) --[[User:Silvio Gallio|Silvio Gallio]] ([[User talk:Silvio Gallio|disc.]]) 17:30, 2 dic 2010 (CET) :Mi sento stupido. Sono appena riuscito a editare un PDF con Draw di Open Office. Il trucco era di usare, appunto Draw (con apposita estensione) e non Writer. Ciao!--[[User:Silvio Gallio|Silvio Gallio]] ([[User talk:Silvio Gallio|disc.]]) 17:53, 2 dic 2010 (CET) == Tedesco == In realtà avevo iniziato a caricarle tempo fa (tanto tempo fa...), poi avevo avuto problemi di scanner e non ero riuscito a completare il caricamento. Volendo, se trovo ancora il libro, potrei caricare le altre pagine (che son molte di più di quelle già caricate). Grazie per avermelo ricordato, vedrò quel che posso fare. --[[User:Broc|Broc]] ([[User talk:Broc|disc.]]) 14:29, 18 dic 2010 (CET) :OK ho caricato su Commons altre scansioni (http://commons.wikimedia.org/wiki/Category:Nuova_edizione_aumentata_e_riveduta_dell%27unico_metodo_accelerato_razionale_per_imparare_a_parlare,_leggere_e_scrivere_la_lingua_tedesca). Il fatto è che non ricordo proprio come funzionasse per i file DjVU, se puoi aiutarmi tu... --[[User:Broc|Broc]] ([[User talk:Broc|disc.]]) 15:12, 18 dic 2010 (CET) ::Prova chiedere ad [[Utente:Alex brollo|Alex brollo]] io non me ne intendo molto. Comunque se trovi il libro fammi sapere. --[[User:Panz Panz|Panz Panz]] ([[User talk:Panz Panz|disc.]]) 20:45, 18 dic 2010 (CET) == Torino e suoi dintorni == Ciao! Ho visto [http://it.wikisource.org/w/index.php?title=Torino_e_suoi_dintorni&curid=104812&diff=736517&oldid=494101 questa] modifica. Grazie! In realtà il lavoro ora si è spostato [[Indice:Torino_e_suoi_dintorni.djvu|qui]] perché ho scannerizzato il testo nel frattempo. Quando la trascrizione sarà completata, mi occuperò di mettere a posto anche il testo nel namespace principale (ma ci andrà ancora mooolto tempo) Buon lavoro e buon Natale, --[[User:Anassagora|Anassagora]] ([[User talk:Anassagora|disc.]]) 19:45, 22 dic 2010 (CET) == labeled sections e transclusione. == Caro Panz Panz, ho raddrizzato un pizzico [[Cristoforo Colombo]]; dato che può esserti assai utile, provo a spiegarti cosa ho fatto: *Ho notato che hai posto i tag &lt;section ... /> in ogni pagina: questo è fuorviante: ** I tag section servono per separare un "pezzo" di pagina e per transcluderlo. quando si transclude l'intera pagina non occorre usare tale tag, anche perché nel namespace principale ogniqualvolta si vuole transcludere una sezione piuttosto che un'intera pagina occorre "istruire" il tag &lt; pages /> perché tenga in considerazione come inizio e fine una sezione piuttosto che l'intera pagina. **L'uso normale del tag section si ha quando un capitolo finisce in una pagina e nella stessa pagina comincia il successivo. **Per convenzione non scritta la prima sezione può essere chiamata "1" (è stata chiamata anche "s1"); la successiva "2" (o s2). *In secondo luogo, quando racchiudi un testo tra i tag section ricordati che se poni subito dopo il tag di paertra o suito prima di quello di chiusura un caporiga... questo ''viene riprodotto in transclusione''! Ecco perché a volte ti capita di vedere nel namespace principale dei caporiga tra pagina e pagina che non avevi previsto. **In ogni caso tra la fine di una sezione e l'inizio della successiva, anche se tu non indicassi nulla, viene comunque inserito ''uno spazio'', ecco perché le parole spezzate tra pagina hanno sempre creato problemi ed è stato usato uno stratagemma per "unirne i tronconi". Spero di esserti stato utile. - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 15:19, 31 dic 2010 (CET) == Hypnerotomachia Poliphili == Caro Panz Panz, in casi come questi abbiamo due fortune: *esiste [[w:Hypnerotomachia Poliphili|Wikipedia]] per occuparsi delle questioni controverse. *Non è compito nostro decidere se non è possibile decidere: abbiamo per questo [[Autore:Anonimo]] come comodo contenitore. Nella pagina di discussione del testo potremmo agiungere due righe sulla questione, ma solo se non si può fare altrimenti: abbiamo il [[Template:Interprogetto]] proprio per dedicarci esclusivamente alla trascrizione senza ulteriori distrazioni. Semmai diventa importante mantenere alta la qualità delle xilografie e prepararsi a un lavoro attento di gestione di abbreviazioni, spazi, accenti, apostrofi, virgolette e altre amenità che nel XVI secolo erano usate ora con allegra confusione, ora con precise convenzioni completamente diverse dalle nostre. Se intendi lanciarti nella trascrizione del libro tieni ben sott'occhio [[Wikisource:Convenzioni di trascrizione]] e in caso di dubbio domanda spesso. '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 17:05, 3 gen 2011 (CET) == Orologio di Flora == Caro Panz Panz, è da tempo che ho messo gli occhi sull'Orologio di Flora, che vorrei rileggere con gusto. Dato che ci hai messo mano e che stai provando a lavorare con la formattazione, volevo farti presente che anch'io ho compiuto lo stesso lavoro nel momento in cui ho passato una pagina a SAL 100%: se volessi risparmiarmi del lavoro prendi a riferimento le formattazioni di [[Pagina:Orologio_di_Flora.pdf/17]], in modo da puntare ad avere una presentazione uniforme del testo. In fondo non si tratta d'altro che di semplice coopincollaggio di codici, il pane quotidiano di questo progetto. Se non ti andasse fa lo stesso, ci penserei io, ma in tal modo potrei concentrarmi più sul testo che sulla formattazione. Grazie. - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 12:02, 4 gen 2011 (CET) == Convenzioni antiche di grafia == Con quell'opera impronunciabile ti sei messo in un bel pasticcio. :-) Prendo [[Pagina:Hypnerotomachia Poliphili.djvu/257|una pagina]] e la ripasso (mi sono fatto le ossa con [[Il cavallarizzo]], di poco posteriore...) perchè suppongo che lavorare "by example" sia l'ideale. Ci sono un sacco di tituli (abbreviazioni con diacritico) da conservare o da espandere; una delle due però: non si possono ignorare! --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 20:18, 4 gen 2011 (CET) : Durante la faticosa decodifica di Il Cavallarizzo, avevo trovato utile questo template: [[Template:?]]. Lo modificherò, per ottenere due effetti: creare un background colorato, e creare una categoria. Utile per ritrovare, a colpo d'occhio, parole di difficile interpretazione. --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 21:38, 4 gen 2011 (CET) :: Sto elaborando,estraendo i jpg, tutte le immagini contenute in [http://www.archive.org/details/cu31924030677326 questo testo] (bei facsimili delle immagini originali), si sa mai che servano.... --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 22:09, 4 gen 2011 (CET) :::Eccomi. Alex ha detto il succo del discorso. La legatura "ct" come la leggi nell'immagine ha carattere puramente estetico, fortunatamente non è necessario alcun scioglimento di abbreviazioni o simili. Mi sono però trovato un pizzico in difficoltà nel riconoscimento di "ĩscripta" per "inscripta" così che immagini a maggior risoluzione potrebbero essere utili per verifica. In infotesto porrei in una nota anche la prima fonte indicata da Panz Panz. - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 22:28, 4 gen 2011 (CET) :::: Adesso, come ho detto al bar, il [[template:?]] crea anche, con un tocco di magia templatesca, un link diretto con la ''pagina giusta'' ad alta risoluzione della Wolfenbütteler Digitale Bibliothek (WDB)... ma poi è facile da far sparire, eh, Edo: è solo un link provvisorio di servizio. --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 21:52, 5 gen 2011 (CET) ::::: PS: seper caso servisse la q con titulus, che non esiste in Unicode, basta copiarlo da qui: q̃. Copiarlo con attenzione però, che è un segno che non esiste. ;-) --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 21:57, 5 gen 2011 (CET) == Ti secca se ... == ... mi dedico anch'io un po' al [[Indice:Hypnerotomachia Poliphili.djvu|Sogno di Polifemo]], o di Panfilio, o come si chiama? Mi piacciono i quiz, e il libro ne è stracolmo. Te lo chiedo perchè tendo a essere un "compagno di opera" un pochetto ingombrante.... per eccesso di inventiva e difetto di semplicità... :-) --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 21:46, 5 gen 2011 (CET) : Non preoccuparti :-). Se ti piacciono i quiz del libro ti consiglio di leggerti il libro ''Il codice dei quattro'' di I. Caldewell e Dustin Thomason. Parla del Hypnerotomachia Poliphili. P. S. [[Pagina:Hypnerotomachia Poliphili.djvu/6|Qui]] è reverndo la parola dubbia? --[[User:Panz Panz|Panz Panz]] ([[User talk:Panz Panz|disc.]]) 09:46, 6 gen 2011 (CET) ::In realtà il dubbio è già risolto: la parola è scritta correttamente e il suo significato è trasparente a chi mastica latino: ''verendo'' è il [[w:gerundivo|gerundivo]] di ''vereor'' come ''reverendo'' lo è di ''revereor'', solo che la prima forma nell'evoluzione della lingua letteraria è stata soppiantata dalla seconda di uso più ampio nel registro formale e cancelleresco; ovvio che in un libro come questo purtroppo si ha a che fare con autori che pensavano in latino, e che anzi spesso scrivendo assai più spesso in latino che in volgare fondevano con naturalezza abitudini mentali di una lingua nell'altra. In effetti non è per nulla scontato sapere quale fosse la ''madrelingua'' di questi autori, e per molti di essi istruiti fin dalla tenera età in monasteri dove la lingua d'uso era il latino è da domandarsi quale sia una ''madrelingua'' probabilmente atrofizzata dal disuso, ''prima lingua'' del contesto familiare o emotivo primario, o la ''seconda lingua'' di uso formalizzato o secondario. - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 10:39, 6 gen 2011 (CET) == Steps ahead, ovvero non torniamo indietro == Caro Panz Panz, scusa se devo dissuaderti dalle tue attività più recenti, ma c'è un punto importante riguardante gli ultimi testi da te inseriti. *È vero che sebbene i tuoi ultimi testi provengano da un sito che riporta <pre>© 1996 - Tutti i diritti sono riservati Biblioteca dei Classici italiani di Giuseppe Bonghi</pre> si suppone che il testo antico ''preso in sé e per sé'' sia di Pubblico Dominio, ma #Per essere totalmente sicuri di non incorrere in possibili rivendicazioni di proprietà intellettuale (leggi "copyright paranoia") è meglio che attingiamo per quanto possibile a edizioni pre-1923 (così anche oltreoceano sono più contenti) #Anche se non abbiamo abbracciato in pieno la logica teutonica "o proofread o niente", puntiamo per quanto possibile o a caricare testi con versione proofread a fronte, o almeno puntiamo a caricare testi con scansioni riscontra online anche se non qui. In pratica il fatto che non ci siamo disfati del retaggio dei primi anni del progetto non implica che allora possiamo permetterci di ignorare la direzione che il progetto ha preso: consideriamo dunque finito il tempo del copincollaggio disinvolto da altri siti in favore della trascrizione di pagine scansionate. Spero di aver chiarito il punto: non cancelliamo i testi che hai caricato, ma se possibile non saccheggiamo testi a cui non possiamo accostare la scansione degli originali. - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 21:52, 22 gen 2011 (CET) == Infotesto please == Caro Panz Panz, scusa se ti rompo, ma devo chiederti una ripassata dei tuoi contributi per un lavoro noiosetto ma necessario: l'inserimento del [[Template:Infotesto]] nelle pagine di discussione degli indici che hai creato (ad esempio [[Indice:I pifferi di montagna.pdf]], [[Indice:Aminta.djvu]] ecc.) Lo so che cliccando sull'immagine di copertina si finisce su commons e si scopre la provenienza di tali file, ma è più corretto mantenere traccia della provenienza del djvu o del pdf anche ''qui'', dato che lo strumento dell'Infotesto è ormai diffuso in tutto il progetto e ci tiene parzialmente affrancati da Commons. Ti ringriazio per il tempo dedicato a questo progetto. - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 18:33, 1 feb 2011 (CET) == prego == è stato un piacere! ;-) Per fortuna questo era proprio un caso-limite... abbiamo dovuto metterci addirittura in 3 (io te Orbilius) per avere un testo come si deve! [[User:Candalua|Candalùa]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 18:53, 2 feb 2011 (CET) == pellicelli == Ho "accorciato" la pagina indice. Spero di esserti stato utile. Se non va bene annulla pure. --[[Utente:Carlomorino|Carlo Morino]] ([[Discussioni_utente:Carlomorino|disc.]]) 23:38, 5 feb 2011 (CET) == scansionare == Dopo periodi di frenesia in source, adesso ho rallentato moltissimo. Scansionare richiede troppo tempo e troppo maneggiare di documenti delicatissimi, per il momento non posso. Saluti--[[User:Pirizz|lucifero]] ([[User talk:Pirizz|disc.]]) 17:10, 15 feb 2011 (CET) == Luigi Ornato == Caro Panz Panz, come puoi notare anche su Source qualche volta ci scappa la ricerca in stile pediano, ed è fantastico. Volevo ringraziarti per lo spunto da te posto in [[Discussione:Ode a Roma]]. Io l'ho portato in fondo, ma a te va il merito di averlo fatto scaturire: complimenti per la ricerca bibliografica. P.S. secondo me potrebbe scapparci una voce per Pedia. - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 11:56, 19 feb 2011 (CET) == Wikisource User Group == Wikisource, la biblioteca digitale libera, sta avanzando velocemente verso un modo di gestione dei libri migliore e più semplice, sia per quanto riguarda la la rilettura che per il caricamento. Tutte le comunità linguistiche sono molto importanti in Wikisource. Noi vogliamo proporvi la creazione di un [[m:Wikisource User Group|Wikisource User Group]], un gruppo libero e informale di volontari che faciliterà il dialogo e la cooperazione fra comunità, associazioni e organizzazioni, assieme all'attenzione all'innovazione tecnologica. Ogni aiuto è benvenuto. Questo ci darà un mezzo per condividere e migliorare gli strumenti nelle Wikisource locali. Siete tutti invitati ad iscrivervi alla mailing list '[https://lists.wikimedia.org/mailman/listinfo/wikisource-l wikisource-l]' (in inglese), o il canale IRC [http://webchat.freenode.net/?channels=#wikisource #wikisource], potete seguire anche la [https://www.facebook.com/Wikisource pagina Facebook] e a seguire il profilo [https://twitter.com/wikisource Wikisource twitter]. Ci sono inoltre 4 progetti legati a Wikisource, nella ''Google Summer of Code'' del 2013. Per ottenere risultati migliori, è importante la vostra opinione e il vostro feedback. I progetti sono descritti nella pagina "[[m:Wikisource across projects|Wikisource across projects]]". Potente infine trovare il report del progetto (''midpoint report'') IEG su Wikisource [[m:Grants:IEG/Elaborate Wikisource strategic vision/Midpoint|qui]]. [[m:Global message delivery|Global message delivery]], 02:51, 25 lug 2013 (CEST) <!-- EdwardsBot 0542 --> == Premio Wikisource == Carissimo Panz Panz, mi rendo ora conto con enorme ritardo che non solo non ti ho contattato per il tuo premio, ma nessuno ti ha ancora fatto le [[Wikisource:Undicesimo_compleanno_di_Wikisource|congratulazioni per il secondo premio]]! Sono mortificato, mi spiace molto.<br/> Ti chiedo dunque di scrivermi ad andrea.zanni ''chiocciola'' wikimedia.it per il tuo regalo, ho bisogno di contattarti via mail. Grazie ancora per il tuo meraviglioso contributo a questo meraviglioso progetto, e scusa ancora la disorganizzazione. --[[User:Aubrey|Aubrey]] ([[User talk:Aubrey|disc.]]) 18:23, 29 dic 2014 (CET) == Richiedi una borsa "[[wmit:Alessio Guidetti|Alessio Guidetti]]" per Wikimania == Ciao Panz Panz, ti segnalo il [[wmit:Programma borse di partecipazione "Alessio Guidetti" per Wikimania 2015|programma borse di partecipazione "Alessio Guidetti" per Wikimania 2015]], che potrebbe esserti utile per partecipare al raduno mondiale degli utenti Wikimedia. Abbiamo prorogato i termini, c'è tempo '''fino alle 23.59 di martedì 28 aprile''' per fare richiesta. Ti scrivo perché ho visto che ti dai da fare da queste parti e non hai ancora fatto richiesta. Perdonami se la segnalazione non è di tuo interesse. [[User:Nemo_bis|Nemo]] 10:09, 26 apr 2015 (CEST) <!-- Messaggio inviato da User:Nemo bis@metawiki usando l'elenco su http://meta.wikimedia.org/w/index.php?title=Meta:Sandbox&oldid=12028809 --> == Borse Alessio Guidetti per Wikimania 2016 == {|style="width: 100%; border: 2px solid #a3bfb1; padding:10px; margin-bottom:1em; background-color: #cef2e0;" |[[File:Wikimedia Italia-logo.svg|60px|link=]] |<center><big>'''Ciao, un messaggio dalla Commissione Borse Alessio Guidetti'''</big><br /> Ciao, come forse saprai quest'anno Wikimania, il raduno annuale delle comunità Wikimedia, si terrà a Esino Lario (Lecco) dal 22 al 28 giugno. <br /> Come per le scorse edizioni dell'evento, anche per il 2016 l'associazione [http://www.wikimedia.it/ Wikimedia Italia] intende rendere disponibili alcune borse di partecipazione.<br/> Potete trovare il '''bando di partecipazione''' con tutti i dettagli a [http://wiki.wikimedia.it/wiki/Programma_borse_di_partecipazione_%22Alessio_Guidetti%22_per_Wikimania_2016 questo link].<br/> La scadenza è il 30 aprile 2016, ore 23:59 CEST.<br/> Trovate invece tutte le informazioni su Wikimania Esino Lario sul [http://wikimania2016.wikimedia.org sito ufficiale dell'evento] <br /> Grazie, e un sincero augurio di buon lavoro e buon divertimento sull'enciclopedia libera :-) ---- <small>per non ricevere più questa [[:m:MassMessage/it|tipologia di messaggi]] rimuovi il tuo nome da [[:m:User:Alexmar983/MassMessageList|queste liste]]</small> ---- </center> |}--[[User:Alexmar983|Alexmar983]] ([[User talk:Alexmar983|disc.]]) 12:02, 24 apr 2016 (CEST) == Bentornato! == Caro {{PAGENAME}}, mi fa piacere rivederti in azione: buona lettura! Se non capissi qualcosa (il progetto si è evoluto a gran velocità) domanda pure a me o al Bar! '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 11:24, 26 ago 2022 (CEST) === un anno dopo === Ciao! Immagino la tua vita reale come molto impegnativa, e noto con piacere che negli utlimi anni trovi una finestrella per fare capolino su source tra fine agosto e settembre: il tuo contributo è sempre gradito e se può esserti utile come momento di passatempo tra compiti molto importanti è comunque un'utilità anche per il progetto: Sappi che non è per noi indifferente! - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 18:38, 10 set 2023 (CEST) == Apostrofi == Ciao, quando correggi gli apostrofi per favore fai attenzione a non modificare quelli che definiscono i corsivi (e i grassetti). Buona continuazione, [[Utente:Dr Zimbu|Dr &zeta;imbu]] ([[Discussioni utente:Dr Zimbu|msg]]) 17:39, 6 mag 2026 (CEST) qvro3xq3cml3o75b7b78iknmvh9y7b5 3832577 3832517 2026-05-06T18:50:20Z Panz Panz 3665 /* Apostrofi */ Risposta 3832577 wikitext text/x-wiki {{Benvenuto|firma=|mionome=Aubrey}} == Benvenuto == Ciao Panz Panz, grazie per le tue riletture. Esse sono molto importanti per il progetto in quanto operazioni delicati che possono fare solo occhi umani. Ti avviso che il software mediawiki per creare un "a capo" all'inizio di un nuovo paragrafo, richiede vengano inseriti due "a capo". Lo so, non è razionale, ma purtroppo il software funziona così perchè è stato concepito per Wikipedia che è una enciclopedia e noi ci dobbiamo giocoforza adattare. Per cui quando sei in fase di modifica del testo e vedi due "a capo" invece di uno solo in corrispondenza di un nuovo paragrafo, tieni conto che in realtà sono corretti. Puoi fare la controprova cliccando su "Anteprima" per vedere l'effetto finale. Ciao e grazie di nuovo! --[[Utente:Accurimbono|Accurimbono]] <small>([[Discussioni_utente:Accurimbono|disc]])</small> 17:52, 4 ott 2010 (CEST) == Se ne hai voglia... == Caaro Panz Panz, intanto ancora grazie per la rilettura: è la linfa vitale del progetto. Prova a guardare le ultime modifiche: ho iniziato ad aggiungere le intestazioni in cima ad ogni pagina dove ancora non c'erano. Se ti andasse di aggiungerle tu stesso. eccoti i codici da inserire: *cliccando su sul simbolo [+] nell'angolo superiore sinistro dell'immagine a fronte ti si aprono le due zone dell'intestazione e del piè di pagina che non vengono visualizzate nella versione testuale del libro. *nelle intestazioni eccoti i codici per pagine pari e dispari: {| !p. dispari !! p. pari |- |<pre>{{Ri||{{Sc|dalla terra alla luna}}|123}}</pre>||<pre>{{Ri|123|{{Sc|giulio verne}}|}}</pre> |} dove al posto di "123" porrai il numero di pagina. Questo è comunque un lavoro che posso compiere anch'io in seconda battuta. Quando incontri invece una parola spezzata tra due pagine, la prassi è la seguente: se la parola "Barbicane" è spezzata in "Barbi-cane" tra due pagine *Il troncone "Barbi-" lo circondi con i due tag &lt;noinclude>&lt;/noinclude> (scrivi cioè <samp>&lt;noinclude>Barbi-&lt;/noinclude></samp>) *Il troncone "cane" nella pagina successiva lo circondi con il template {{Tl|Pt}} così: <nowiki>{{Pt|cane|Barbicane}}</nowiki> In tal modo nella versione da rileggere compariranno solo i troncone, mentre nella versione testuale compariranno solo le parole intere. scusa il tecnicismo. Spero di darti una mano e se avrai bisogno non esitare a chiedere. - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 18:46, 4 ott 2010 (CEST) == Senofonte: cavalli? == Ciao e grazie per le rifiniture a Senofonte! Mica interessano anche a te i cavalli...? Visto che lavori sui capilettera, considera la possibilità (opzionale, ma raffinata) di usare il {{tl|Capolettera}}; il grande vantaggio è che un copiancolla del solo testo "estrae" anche la lettera maiuscola "incorporata" dentro il capolettera! Grazie ancora! --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 14:03, 8 ott 2010 (CEST) == Risposta == Ti ho risposto da me (e grazie ancora per l'interesse a Senofonte!) --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 20:16, 9 ott 2010 (CEST) ==Ciao, ma tu...== ...sei veneto? Ho visto le due pagine degli Scherzi poetici che hai trascritto. Le ho spostate su oldwikisource che è il posto giusto per i testi veneti, almeno finché non aprirà vec.wikisource.org ([http://meta.wikimedia.org/wiki/Talk:Language_committee#Please_approve_Wikisource_Venetian forse manca poco...]). Se ti va di proseguire l'opera, la trovi [http://wikisource.org/wiki/Index:Scherzi_poetici_di_vari_celebri_autori_italiani_e_veneziani.djvu di là], intanto grazie e a risentirci! ;-) [[User:Candalua|Candalùa]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 17:35, 17 ott 2010 (CEST) Perfetto! :-) Magari le pagine con iwpage le creo io tramite bot, sensa doverle fare a mano una a una. [[User:Candalua|Candalùa]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 17:42, 17 ott 2010 (CEST) == Senofonte == Fatto! Ma io direi che prima di usare il file djvu occorrerebbe chiedere di rinominarlo... si fa facilmente da Commons,mi pare che ci sia un Template:Rename apposta. --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 22:28, 1 nov 2010 (CET) : Se mi mandi con [[Speciale:EmailUser/Alex brollo]] la tua mail, ti abilito in lettura a una cartella web contenente tutte le jpg di Senofonte (delle intere pagine) da ritagliare per ricavare fregi, capilettera ecc. Visto che le ho prodotte (anche se poi non mi sono servite) è un peccato buttarle. Magari ti risparmiano un po' di tempo! --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 08:36, 2 nov 2010 (CET) ::Ho fatto un paio di prove riguardanti le ''note a lato'', e ho cominciato a discuterne con [[Discussioni utente:Xavier121|Xavier121]]. La questione non è facilissima. Se vuoi seguire test e discussioni, benvenuto! --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 12:30, 5 nov 2010 (CET) ::: Sembra che la questione note a lato sia risolta, grazie al contributo di Candalua. Implementazione funzionante di esempio in [[Dell'arte di cavalcare]]. --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 14:39, 15 nov 2010 (CET) == Invito == Vuoi far parte della pattuglia di audaci che si sono buttati nell'avventura Commedia? Se sì: Benvenuto! Sarà un terreno di sperimentazione, non sappamo ancora bene cosa faremo... ma più siamo meglio è! Punto di riferimento è [[Utente:Xavier121|Xavier121]], ma sono certo che lo sai già (anche per l'episodio del caricamento massiccio su DropBox... :-D) --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 14:38, 15 nov 2010 (CET) ==be bold== Va bene essere boldi. Ma il limite di 30 pagine è in discussione ([[Discussioni_Wikisource:Rilettura_del_mese|qui]]) e non era poi così perentorio. Tranquillo, non voglio verso creare contrasti per così poco. Giusto per tua informazione. Saluti--[[User:Silvio Gallio|Silvio Gallio]] ([[User talk:Silvio Gallio|disc.]]) 19:03, 22 nov 2010 (CET) :Non c'è problema. Finché si è ''bold'' in questo ambito non se la prende nessuno. I limiti ''anglosassoni'' sono quelli, ma non sono scritti sul marmo. L'importante sarebbe trovare una soluzione operativa ragionevole, tenendo prsente che su en.source hanno decine e decine di tali microtesti, mentre noi abbiamo ancora un repertorio di pagine indice relativamente ridotto. - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 11:31, 29 nov 2010 (CET) == C'è Ricci e Ricci == Caro panz Panz, quando creerai la pagina [[autore:Angelo Maria Ricci]] noterai che il nostro poeta ed erudito ha un [[w:Angelo Maria Ricci|omonimo moderno]]: non è quello che ci interessa :D - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 18:54, 29 nov 2010 (CET) : Molte grazie, adesso pochi minuti e la creo. --[[User:Panz Panz|Panz Panz]] ([[User talk:Panz Panz|disc.]]) 18:57, 29 nov 2010 (CET) ==PDF== Ciao, ho visto da Alex che cerchi un programma alternativo ad Adobe. Volevo chiederti se scopri qualcosa di dirmelo, anch'io sarei interessato ma quelli che dice Edo non servono per lavorare i file già fatti; né Open Office e nemmeno Free Editor. Grazie se ce la fai (grazie anche se no) --[[User:Silvio Gallio|Silvio Gallio]] ([[User talk:Silvio Gallio|disc.]]) 17:30, 2 dic 2010 (CET) :Mi sento stupido. Sono appena riuscito a editare un PDF con Draw di Open Office. Il trucco era di usare, appunto Draw (con apposita estensione) e non Writer. Ciao!--[[User:Silvio Gallio|Silvio Gallio]] ([[User talk:Silvio Gallio|disc.]]) 17:53, 2 dic 2010 (CET) == Tedesco == In realtà avevo iniziato a caricarle tempo fa (tanto tempo fa...), poi avevo avuto problemi di scanner e non ero riuscito a completare il caricamento. Volendo, se trovo ancora il libro, potrei caricare le altre pagine (che son molte di più di quelle già caricate). Grazie per avermelo ricordato, vedrò quel che posso fare. --[[User:Broc|Broc]] ([[User talk:Broc|disc.]]) 14:29, 18 dic 2010 (CET) :OK ho caricato su Commons altre scansioni (http://commons.wikimedia.org/wiki/Category:Nuova_edizione_aumentata_e_riveduta_dell%27unico_metodo_accelerato_razionale_per_imparare_a_parlare,_leggere_e_scrivere_la_lingua_tedesca). Il fatto è che non ricordo proprio come funzionasse per i file DjVU, se puoi aiutarmi tu... --[[User:Broc|Broc]] ([[User talk:Broc|disc.]]) 15:12, 18 dic 2010 (CET) ::Prova chiedere ad [[Utente:Alex brollo|Alex brollo]] io non me ne intendo molto. Comunque se trovi il libro fammi sapere. --[[User:Panz Panz|Panz Panz]] ([[User talk:Panz Panz|disc.]]) 20:45, 18 dic 2010 (CET) == Torino e suoi dintorni == Ciao! Ho visto [http://it.wikisource.org/w/index.php?title=Torino_e_suoi_dintorni&curid=104812&diff=736517&oldid=494101 questa] modifica. Grazie! In realtà il lavoro ora si è spostato [[Indice:Torino_e_suoi_dintorni.djvu|qui]] perché ho scannerizzato il testo nel frattempo. Quando la trascrizione sarà completata, mi occuperò di mettere a posto anche il testo nel namespace principale (ma ci andrà ancora mooolto tempo) Buon lavoro e buon Natale, --[[User:Anassagora|Anassagora]] ([[User talk:Anassagora|disc.]]) 19:45, 22 dic 2010 (CET) == labeled sections e transclusione. == Caro Panz Panz, ho raddrizzato un pizzico [[Cristoforo Colombo]]; dato che può esserti assai utile, provo a spiegarti cosa ho fatto: *Ho notato che hai posto i tag &lt;section ... /> in ogni pagina: questo è fuorviante: ** I tag section servono per separare un "pezzo" di pagina e per transcluderlo. quando si transclude l'intera pagina non occorre usare tale tag, anche perché nel namespace principale ogniqualvolta si vuole transcludere una sezione piuttosto che un'intera pagina occorre "istruire" il tag &lt; pages /> perché tenga in considerazione come inizio e fine una sezione piuttosto che l'intera pagina. **L'uso normale del tag section si ha quando un capitolo finisce in una pagina e nella stessa pagina comincia il successivo. **Per convenzione non scritta la prima sezione può essere chiamata "1" (è stata chiamata anche "s1"); la successiva "2" (o s2). *In secondo luogo, quando racchiudi un testo tra i tag section ricordati che se poni subito dopo il tag di paertra o suito prima di quello di chiusura un caporiga... questo ''viene riprodotto in transclusione''! Ecco perché a volte ti capita di vedere nel namespace principale dei caporiga tra pagina e pagina che non avevi previsto. **In ogni caso tra la fine di una sezione e l'inizio della successiva, anche se tu non indicassi nulla, viene comunque inserito ''uno spazio'', ecco perché le parole spezzate tra pagina hanno sempre creato problemi ed è stato usato uno stratagemma per "unirne i tronconi". Spero di esserti stato utile. - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 15:19, 31 dic 2010 (CET) == Hypnerotomachia Poliphili == Caro Panz Panz, in casi come questi abbiamo due fortune: *esiste [[w:Hypnerotomachia Poliphili|Wikipedia]] per occuparsi delle questioni controverse. *Non è compito nostro decidere se non è possibile decidere: abbiamo per questo [[Autore:Anonimo]] come comodo contenitore. Nella pagina di discussione del testo potremmo agiungere due righe sulla questione, ma solo se non si può fare altrimenti: abbiamo il [[Template:Interprogetto]] proprio per dedicarci esclusivamente alla trascrizione senza ulteriori distrazioni. Semmai diventa importante mantenere alta la qualità delle xilografie e prepararsi a un lavoro attento di gestione di abbreviazioni, spazi, accenti, apostrofi, virgolette e altre amenità che nel XVI secolo erano usate ora con allegra confusione, ora con precise convenzioni completamente diverse dalle nostre. Se intendi lanciarti nella trascrizione del libro tieni ben sott'occhio [[Wikisource:Convenzioni di trascrizione]] e in caso di dubbio domanda spesso. '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 17:05, 3 gen 2011 (CET) == Orologio di Flora == Caro Panz Panz, è da tempo che ho messo gli occhi sull'Orologio di Flora, che vorrei rileggere con gusto. Dato che ci hai messo mano e che stai provando a lavorare con la formattazione, volevo farti presente che anch'io ho compiuto lo stesso lavoro nel momento in cui ho passato una pagina a SAL 100%: se volessi risparmiarmi del lavoro prendi a riferimento le formattazioni di [[Pagina:Orologio_di_Flora.pdf/17]], in modo da puntare ad avere una presentazione uniforme del testo. In fondo non si tratta d'altro che di semplice coopincollaggio di codici, il pane quotidiano di questo progetto. Se non ti andasse fa lo stesso, ci penserei io, ma in tal modo potrei concentrarmi più sul testo che sulla formattazione. Grazie. - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 12:02, 4 gen 2011 (CET) == Convenzioni antiche di grafia == Con quell'opera impronunciabile ti sei messo in un bel pasticcio. :-) Prendo [[Pagina:Hypnerotomachia Poliphili.djvu/257|una pagina]] e la ripasso (mi sono fatto le ossa con [[Il cavallarizzo]], di poco posteriore...) perchè suppongo che lavorare "by example" sia l'ideale. Ci sono un sacco di tituli (abbreviazioni con diacritico) da conservare o da espandere; una delle due però: non si possono ignorare! --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 20:18, 4 gen 2011 (CET) : Durante la faticosa decodifica di Il Cavallarizzo, avevo trovato utile questo template: [[Template:?]]. Lo modificherò, per ottenere due effetti: creare un background colorato, e creare una categoria. Utile per ritrovare, a colpo d'occhio, parole di difficile interpretazione. --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 21:38, 4 gen 2011 (CET) :: Sto elaborando,estraendo i jpg, tutte le immagini contenute in [http://www.archive.org/details/cu31924030677326 questo testo] (bei facsimili delle immagini originali), si sa mai che servano.... --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 22:09, 4 gen 2011 (CET) :::Eccomi. Alex ha detto il succo del discorso. La legatura "ct" come la leggi nell'immagine ha carattere puramente estetico, fortunatamente non è necessario alcun scioglimento di abbreviazioni o simili. Mi sono però trovato un pizzico in difficoltà nel riconoscimento di "ĩscripta" per "inscripta" così che immagini a maggior risoluzione potrebbero essere utili per verifica. In infotesto porrei in una nota anche la prima fonte indicata da Panz Panz. - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 22:28, 4 gen 2011 (CET) :::: Adesso, come ho detto al bar, il [[template:?]] crea anche, con un tocco di magia templatesca, un link diretto con la ''pagina giusta'' ad alta risoluzione della Wolfenbütteler Digitale Bibliothek (WDB)... ma poi è facile da far sparire, eh, Edo: è solo un link provvisorio di servizio. --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 21:52, 5 gen 2011 (CET) ::::: PS: seper caso servisse la q con titulus, che non esiste in Unicode, basta copiarlo da qui: q̃. Copiarlo con attenzione però, che è un segno che non esiste. ;-) --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 21:57, 5 gen 2011 (CET) == Ti secca se ... == ... mi dedico anch'io un po' al [[Indice:Hypnerotomachia Poliphili.djvu|Sogno di Polifemo]], o di Panfilio, o come si chiama? Mi piacciono i quiz, e il libro ne è stracolmo. Te lo chiedo perchè tendo a essere un "compagno di opera" un pochetto ingombrante.... per eccesso di inventiva e difetto di semplicità... :-) --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 21:46, 5 gen 2011 (CET) : Non preoccuparti :-). Se ti piacciono i quiz del libro ti consiglio di leggerti il libro ''Il codice dei quattro'' di I. Caldewell e Dustin Thomason. Parla del Hypnerotomachia Poliphili. P. S. [[Pagina:Hypnerotomachia Poliphili.djvu/6|Qui]] è reverndo la parola dubbia? --[[User:Panz Panz|Panz Panz]] ([[User talk:Panz Panz|disc.]]) 09:46, 6 gen 2011 (CET) ::In realtà il dubbio è già risolto: la parola è scritta correttamente e il suo significato è trasparente a chi mastica latino: ''verendo'' è il [[w:gerundivo|gerundivo]] di ''vereor'' come ''reverendo'' lo è di ''revereor'', solo che la prima forma nell'evoluzione della lingua letteraria è stata soppiantata dalla seconda di uso più ampio nel registro formale e cancelleresco; ovvio che in un libro come questo purtroppo si ha a che fare con autori che pensavano in latino, e che anzi spesso scrivendo assai più spesso in latino che in volgare fondevano con naturalezza abitudini mentali di una lingua nell'altra. In effetti non è per nulla scontato sapere quale fosse la ''madrelingua'' di questi autori, e per molti di essi istruiti fin dalla tenera età in monasteri dove la lingua d'uso era il latino è da domandarsi quale sia una ''madrelingua'' probabilmente atrofizzata dal disuso, ''prima lingua'' del contesto familiare o emotivo primario, o la ''seconda lingua'' di uso formalizzato o secondario. - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 10:39, 6 gen 2011 (CET) == Steps ahead, ovvero non torniamo indietro == Caro Panz Panz, scusa se devo dissuaderti dalle tue attività più recenti, ma c'è un punto importante riguardante gli ultimi testi da te inseriti. *È vero che sebbene i tuoi ultimi testi provengano da un sito che riporta <pre>© 1996 - Tutti i diritti sono riservati Biblioteca dei Classici italiani di Giuseppe Bonghi</pre> si suppone che il testo antico ''preso in sé e per sé'' sia di Pubblico Dominio, ma #Per essere totalmente sicuri di non incorrere in possibili rivendicazioni di proprietà intellettuale (leggi "copyright paranoia") è meglio che attingiamo per quanto possibile a edizioni pre-1923 (così anche oltreoceano sono più contenti) #Anche se non abbiamo abbracciato in pieno la logica teutonica "o proofread o niente", puntiamo per quanto possibile o a caricare testi con versione proofread a fronte, o almeno puntiamo a caricare testi con scansioni riscontra online anche se non qui. In pratica il fatto che non ci siamo disfati del retaggio dei primi anni del progetto non implica che allora possiamo permetterci di ignorare la direzione che il progetto ha preso: consideriamo dunque finito il tempo del copincollaggio disinvolto da altri siti in favore della trascrizione di pagine scansionate. Spero di aver chiarito il punto: non cancelliamo i testi che hai caricato, ma se possibile non saccheggiamo testi a cui non possiamo accostare la scansione degli originali. - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 21:52, 22 gen 2011 (CET) == Infotesto please == Caro Panz Panz, scusa se ti rompo, ma devo chiederti una ripassata dei tuoi contributi per un lavoro noiosetto ma necessario: l'inserimento del [[Template:Infotesto]] nelle pagine di discussione degli indici che hai creato (ad esempio [[Indice:I pifferi di montagna.pdf]], [[Indice:Aminta.djvu]] ecc.) Lo so che cliccando sull'immagine di copertina si finisce su commons e si scopre la provenienza di tali file, ma è più corretto mantenere traccia della provenienza del djvu o del pdf anche ''qui'', dato che lo strumento dell'Infotesto è ormai diffuso in tutto il progetto e ci tiene parzialmente affrancati da Commons. Ti ringriazio per il tempo dedicato a questo progetto. - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 18:33, 1 feb 2011 (CET) == prego == è stato un piacere! ;-) Per fortuna questo era proprio un caso-limite... abbiamo dovuto metterci addirittura in 3 (io te Orbilius) per avere un testo come si deve! [[User:Candalua|Candalùa]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 18:53, 2 feb 2011 (CET) == pellicelli == Ho "accorciato" la pagina indice. Spero di esserti stato utile. Se non va bene annulla pure. --[[Utente:Carlomorino|Carlo Morino]] ([[Discussioni_utente:Carlomorino|disc.]]) 23:38, 5 feb 2011 (CET) == scansionare == Dopo periodi di frenesia in source, adesso ho rallentato moltissimo. Scansionare richiede troppo tempo e troppo maneggiare di documenti delicatissimi, per il momento non posso. Saluti--[[User:Pirizz|lucifero]] ([[User talk:Pirizz|disc.]]) 17:10, 15 feb 2011 (CET) == Luigi Ornato == Caro Panz Panz, come puoi notare anche su Source qualche volta ci scappa la ricerca in stile pediano, ed è fantastico. Volevo ringraziarti per lo spunto da te posto in [[Discussione:Ode a Roma]]. Io l'ho portato in fondo, ma a te va il merito di averlo fatto scaturire: complimenti per la ricerca bibliografica. P.S. secondo me potrebbe scapparci una voce per Pedia. - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 11:56, 19 feb 2011 (CET) == Wikisource User Group == Wikisource, la biblioteca digitale libera, sta avanzando velocemente verso un modo di gestione dei libri migliore e più semplice, sia per quanto riguarda la la rilettura che per il caricamento. Tutte le comunità linguistiche sono molto importanti in Wikisource. Noi vogliamo proporvi la creazione di un [[m:Wikisource User Group|Wikisource User Group]], un gruppo libero e informale di volontari che faciliterà il dialogo e la cooperazione fra comunità, associazioni e organizzazioni, assieme all'attenzione all'innovazione tecnologica. Ogni aiuto è benvenuto. Questo ci darà un mezzo per condividere e migliorare gli strumenti nelle Wikisource locali. Siete tutti invitati ad iscrivervi alla mailing list '[https://lists.wikimedia.org/mailman/listinfo/wikisource-l wikisource-l]' (in inglese), o il canale IRC [http://webchat.freenode.net/?channels=#wikisource #wikisource], potete seguire anche la [https://www.facebook.com/Wikisource pagina Facebook] e a seguire il profilo [https://twitter.com/wikisource Wikisource twitter]. Ci sono inoltre 4 progetti legati a Wikisource, nella ''Google Summer of Code'' del 2013. Per ottenere risultati migliori, è importante la vostra opinione e il vostro feedback. I progetti sono descritti nella pagina "[[m:Wikisource across projects|Wikisource across projects]]". Potente infine trovare il report del progetto (''midpoint report'') IEG su Wikisource [[m:Grants:IEG/Elaborate Wikisource strategic vision/Midpoint|qui]]. [[m:Global message delivery|Global message delivery]], 02:51, 25 lug 2013 (CEST) <!-- EdwardsBot 0542 --> == Premio Wikisource == Carissimo Panz Panz, mi rendo ora conto con enorme ritardo che non solo non ti ho contattato per il tuo premio, ma nessuno ti ha ancora fatto le [[Wikisource:Undicesimo_compleanno_di_Wikisource|congratulazioni per il secondo premio]]! Sono mortificato, mi spiace molto.<br/> Ti chiedo dunque di scrivermi ad andrea.zanni ''chiocciola'' wikimedia.it per il tuo regalo, ho bisogno di contattarti via mail. Grazie ancora per il tuo meraviglioso contributo a questo meraviglioso progetto, e scusa ancora la disorganizzazione. --[[User:Aubrey|Aubrey]] ([[User talk:Aubrey|disc.]]) 18:23, 29 dic 2014 (CET) == Richiedi una borsa "[[wmit:Alessio Guidetti|Alessio Guidetti]]" per Wikimania == Ciao Panz Panz, ti segnalo il [[wmit:Programma borse di partecipazione "Alessio Guidetti" per Wikimania 2015|programma borse di partecipazione "Alessio Guidetti" per Wikimania 2015]], che potrebbe esserti utile per partecipare al raduno mondiale degli utenti Wikimedia. Abbiamo prorogato i termini, c'è tempo '''fino alle 23.59 di martedì 28 aprile''' per fare richiesta. Ti scrivo perché ho visto che ti dai da fare da queste parti e non hai ancora fatto richiesta. Perdonami se la segnalazione non è di tuo interesse. [[User:Nemo_bis|Nemo]] 10:09, 26 apr 2015 (CEST) <!-- Messaggio inviato da User:Nemo bis@metawiki usando l'elenco su http://meta.wikimedia.org/w/index.php?title=Meta:Sandbox&oldid=12028809 --> == Borse Alessio Guidetti per Wikimania 2016 == {|style="width: 100%; border: 2px solid #a3bfb1; padding:10px; margin-bottom:1em; background-color: #cef2e0;" |[[File:Wikimedia Italia-logo.svg|60px|link=]] |<center><big>'''Ciao, un messaggio dalla Commissione Borse Alessio Guidetti'''</big><br /> Ciao, come forse saprai quest'anno Wikimania, il raduno annuale delle comunità Wikimedia, si terrà a Esino Lario (Lecco) dal 22 al 28 giugno. <br /> Come per le scorse edizioni dell'evento, anche per il 2016 l'associazione [http://www.wikimedia.it/ Wikimedia Italia] intende rendere disponibili alcune borse di partecipazione.<br/> Potete trovare il '''bando di partecipazione''' con tutti i dettagli a [http://wiki.wikimedia.it/wiki/Programma_borse_di_partecipazione_%22Alessio_Guidetti%22_per_Wikimania_2016 questo link].<br/> La scadenza è il 30 aprile 2016, ore 23:59 CEST.<br/> Trovate invece tutte le informazioni su Wikimania Esino Lario sul [http://wikimania2016.wikimedia.org sito ufficiale dell'evento] <br /> Grazie, e un sincero augurio di buon lavoro e buon divertimento sull'enciclopedia libera :-) ---- <small>per non ricevere più questa [[:m:MassMessage/it|tipologia di messaggi]] rimuovi il tuo nome da [[:m:User:Alexmar983/MassMessageList|queste liste]]</small> ---- </center> |}--[[User:Alexmar983|Alexmar983]] ([[User talk:Alexmar983|disc.]]) 12:02, 24 apr 2016 (CEST) == Bentornato! == Caro {{PAGENAME}}, mi fa piacere rivederti in azione: buona lettura! Se non capissi qualcosa (il progetto si è evoluto a gran velocità) domanda pure a me o al Bar! '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 11:24, 26 ago 2022 (CEST) === un anno dopo === Ciao! Immagino la tua vita reale come molto impegnativa, e noto con piacere che negli utlimi anni trovi una finestrella per fare capolino su source tra fine agosto e settembre: il tuo contributo è sempre gradito e se può esserti utile come momento di passatempo tra compiti molto importanti è comunque un'utilità anche per il progetto: Sappi che non è per noi indifferente! - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 18:38, 10 set 2023 (CEST) == Apostrofi == Ciao, quando correggi gli apostrofi per favore fai attenzione a non modificare quelli che definiscono i corsivi (e i grassetti). Buona continuazione, [[Utente:Dr Zimbu|Dr &zeta;imbu]] ([[Discussioni utente:Dr Zimbu|msg]]) 17:39, 6 mag 2026 (CEST) :Nella furia della sostituzione ho prestato meno attenzione di quella dovuta... me ne ricorderò le prossime volte. Grazie per aver rimesso a posto. [[User:Panz Panz|Panz Panz]] ([[User talk:Panz Panz|disc.]]) 20:50, 6 mag 2026 (CEST) 9ncdnpn9o8h4l7c4pphtfr0gfde48ck 3832578 3832577 2026-05-06T18:51:10Z Panz Panz 3665 /* un anno dopo */ Risposta 3832578 wikitext text/x-wiki {{Benvenuto|firma=|mionome=Aubrey}} == Benvenuto == Ciao Panz Panz, grazie per le tue riletture. Esse sono molto importanti per il progetto in quanto operazioni delicati che possono fare solo occhi umani. Ti avviso che il software mediawiki per creare un "a capo" all'inizio di un nuovo paragrafo, richiede vengano inseriti due "a capo". Lo so, non è razionale, ma purtroppo il software funziona così perchè è stato concepito per Wikipedia che è una enciclopedia e noi ci dobbiamo giocoforza adattare. Per cui quando sei in fase di modifica del testo e vedi due "a capo" invece di uno solo in corrispondenza di un nuovo paragrafo, tieni conto che in realtà sono corretti. Puoi fare la controprova cliccando su "Anteprima" per vedere l'effetto finale. Ciao e grazie di nuovo! --[[Utente:Accurimbono|Accurimbono]] <small>([[Discussioni_utente:Accurimbono|disc]])</small> 17:52, 4 ott 2010 (CEST) == Se ne hai voglia... == Caaro Panz Panz, intanto ancora grazie per la rilettura: è la linfa vitale del progetto. Prova a guardare le ultime modifiche: ho iniziato ad aggiungere le intestazioni in cima ad ogni pagina dove ancora non c'erano. Se ti andasse di aggiungerle tu stesso. eccoti i codici da inserire: *cliccando su sul simbolo [+] nell'angolo superiore sinistro dell'immagine a fronte ti si aprono le due zone dell'intestazione e del piè di pagina che non vengono visualizzate nella versione testuale del libro. *nelle intestazioni eccoti i codici per pagine pari e dispari: {| !p. dispari !! p. pari |- |<pre>{{Ri||{{Sc|dalla terra alla luna}}|123}}</pre>||<pre>{{Ri|123|{{Sc|giulio verne}}|}}</pre> |} dove al posto di "123" porrai il numero di pagina. Questo è comunque un lavoro che posso compiere anch'io in seconda battuta. Quando incontri invece una parola spezzata tra due pagine, la prassi è la seguente: se la parola "Barbicane" è spezzata in "Barbi-cane" tra due pagine *Il troncone "Barbi-" lo circondi con i due tag &lt;noinclude>&lt;/noinclude> (scrivi cioè <samp>&lt;noinclude>Barbi-&lt;/noinclude></samp>) *Il troncone "cane" nella pagina successiva lo circondi con il template {{Tl|Pt}} così: <nowiki>{{Pt|cane|Barbicane}}</nowiki> In tal modo nella versione da rileggere compariranno solo i troncone, mentre nella versione testuale compariranno solo le parole intere. scusa il tecnicismo. Spero di darti una mano e se avrai bisogno non esitare a chiedere. - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 18:46, 4 ott 2010 (CEST) == Senofonte: cavalli? == Ciao e grazie per le rifiniture a Senofonte! Mica interessano anche a te i cavalli...? Visto che lavori sui capilettera, considera la possibilità (opzionale, ma raffinata) di usare il {{tl|Capolettera}}; il grande vantaggio è che un copiancolla del solo testo "estrae" anche la lettera maiuscola "incorporata" dentro il capolettera! Grazie ancora! --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 14:03, 8 ott 2010 (CEST) == Risposta == Ti ho risposto da me (e grazie ancora per l'interesse a Senofonte!) --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 20:16, 9 ott 2010 (CEST) ==Ciao, ma tu...== ...sei veneto? Ho visto le due pagine degli Scherzi poetici che hai trascritto. Le ho spostate su oldwikisource che è il posto giusto per i testi veneti, almeno finché non aprirà vec.wikisource.org ([http://meta.wikimedia.org/wiki/Talk:Language_committee#Please_approve_Wikisource_Venetian forse manca poco...]). Se ti va di proseguire l'opera, la trovi [http://wikisource.org/wiki/Index:Scherzi_poetici_di_vari_celebri_autori_italiani_e_veneziani.djvu di là], intanto grazie e a risentirci! ;-) [[User:Candalua|Candalùa]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 17:35, 17 ott 2010 (CEST) Perfetto! :-) Magari le pagine con iwpage le creo io tramite bot, sensa doverle fare a mano una a una. [[User:Candalua|Candalùa]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 17:42, 17 ott 2010 (CEST) == Senofonte == Fatto! Ma io direi che prima di usare il file djvu occorrerebbe chiedere di rinominarlo... si fa facilmente da Commons,mi pare che ci sia un Template:Rename apposta. --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 22:28, 1 nov 2010 (CET) : Se mi mandi con [[Speciale:EmailUser/Alex brollo]] la tua mail, ti abilito in lettura a una cartella web contenente tutte le jpg di Senofonte (delle intere pagine) da ritagliare per ricavare fregi, capilettera ecc. Visto che le ho prodotte (anche se poi non mi sono servite) è un peccato buttarle. Magari ti risparmiano un po' di tempo! --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 08:36, 2 nov 2010 (CET) ::Ho fatto un paio di prove riguardanti le ''note a lato'', e ho cominciato a discuterne con [[Discussioni utente:Xavier121|Xavier121]]. La questione non è facilissima. Se vuoi seguire test e discussioni, benvenuto! --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 12:30, 5 nov 2010 (CET) ::: Sembra che la questione note a lato sia risolta, grazie al contributo di Candalua. Implementazione funzionante di esempio in [[Dell'arte di cavalcare]]. --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 14:39, 15 nov 2010 (CET) == Invito == Vuoi far parte della pattuglia di audaci che si sono buttati nell'avventura Commedia? Se sì: Benvenuto! Sarà un terreno di sperimentazione, non sappamo ancora bene cosa faremo... ma più siamo meglio è! Punto di riferimento è [[Utente:Xavier121|Xavier121]], ma sono certo che lo sai già (anche per l'episodio del caricamento massiccio su DropBox... :-D) --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 14:38, 15 nov 2010 (CET) ==be bold== Va bene essere boldi. Ma il limite di 30 pagine è in discussione ([[Discussioni_Wikisource:Rilettura_del_mese|qui]]) e non era poi così perentorio. Tranquillo, non voglio verso creare contrasti per così poco. Giusto per tua informazione. Saluti--[[User:Silvio Gallio|Silvio Gallio]] ([[User talk:Silvio Gallio|disc.]]) 19:03, 22 nov 2010 (CET) :Non c'è problema. Finché si è ''bold'' in questo ambito non se la prende nessuno. I limiti ''anglosassoni'' sono quelli, ma non sono scritti sul marmo. L'importante sarebbe trovare una soluzione operativa ragionevole, tenendo prsente che su en.source hanno decine e decine di tali microtesti, mentre noi abbiamo ancora un repertorio di pagine indice relativamente ridotto. - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 11:31, 29 nov 2010 (CET) == C'è Ricci e Ricci == Caro panz Panz, quando creerai la pagina [[autore:Angelo Maria Ricci]] noterai che il nostro poeta ed erudito ha un [[w:Angelo Maria Ricci|omonimo moderno]]: non è quello che ci interessa :D - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 18:54, 29 nov 2010 (CET) : Molte grazie, adesso pochi minuti e la creo. --[[User:Panz Panz|Panz Panz]] ([[User talk:Panz Panz|disc.]]) 18:57, 29 nov 2010 (CET) ==PDF== Ciao, ho visto da Alex che cerchi un programma alternativo ad Adobe. Volevo chiederti se scopri qualcosa di dirmelo, anch'io sarei interessato ma quelli che dice Edo non servono per lavorare i file già fatti; né Open Office e nemmeno Free Editor. Grazie se ce la fai (grazie anche se no) --[[User:Silvio Gallio|Silvio Gallio]] ([[User talk:Silvio Gallio|disc.]]) 17:30, 2 dic 2010 (CET) :Mi sento stupido. Sono appena riuscito a editare un PDF con Draw di Open Office. Il trucco era di usare, appunto Draw (con apposita estensione) e non Writer. Ciao!--[[User:Silvio Gallio|Silvio Gallio]] ([[User talk:Silvio Gallio|disc.]]) 17:53, 2 dic 2010 (CET) == Tedesco == In realtà avevo iniziato a caricarle tempo fa (tanto tempo fa...), poi avevo avuto problemi di scanner e non ero riuscito a completare il caricamento. Volendo, se trovo ancora il libro, potrei caricare le altre pagine (che son molte di più di quelle già caricate). Grazie per avermelo ricordato, vedrò quel che posso fare. --[[User:Broc|Broc]] ([[User talk:Broc|disc.]]) 14:29, 18 dic 2010 (CET) :OK ho caricato su Commons altre scansioni (http://commons.wikimedia.org/wiki/Category:Nuova_edizione_aumentata_e_riveduta_dell%27unico_metodo_accelerato_razionale_per_imparare_a_parlare,_leggere_e_scrivere_la_lingua_tedesca). Il fatto è che non ricordo proprio come funzionasse per i file DjVU, se puoi aiutarmi tu... --[[User:Broc|Broc]] ([[User talk:Broc|disc.]]) 15:12, 18 dic 2010 (CET) ::Prova chiedere ad [[Utente:Alex brollo|Alex brollo]] io non me ne intendo molto. Comunque se trovi il libro fammi sapere. --[[User:Panz Panz|Panz Panz]] ([[User talk:Panz Panz|disc.]]) 20:45, 18 dic 2010 (CET) == Torino e suoi dintorni == Ciao! Ho visto [http://it.wikisource.org/w/index.php?title=Torino_e_suoi_dintorni&curid=104812&diff=736517&oldid=494101 questa] modifica. Grazie! In realtà il lavoro ora si è spostato [[Indice:Torino_e_suoi_dintorni.djvu|qui]] perché ho scannerizzato il testo nel frattempo. Quando la trascrizione sarà completata, mi occuperò di mettere a posto anche il testo nel namespace principale (ma ci andrà ancora mooolto tempo) Buon lavoro e buon Natale, --[[User:Anassagora|Anassagora]] ([[User talk:Anassagora|disc.]]) 19:45, 22 dic 2010 (CET) == labeled sections e transclusione. == Caro Panz Panz, ho raddrizzato un pizzico [[Cristoforo Colombo]]; dato che può esserti assai utile, provo a spiegarti cosa ho fatto: *Ho notato che hai posto i tag &lt;section ... /> in ogni pagina: questo è fuorviante: ** I tag section servono per separare un "pezzo" di pagina e per transcluderlo. quando si transclude l'intera pagina non occorre usare tale tag, anche perché nel namespace principale ogniqualvolta si vuole transcludere una sezione piuttosto che un'intera pagina occorre "istruire" il tag &lt; pages /> perché tenga in considerazione come inizio e fine una sezione piuttosto che l'intera pagina. **L'uso normale del tag section si ha quando un capitolo finisce in una pagina e nella stessa pagina comincia il successivo. **Per convenzione non scritta la prima sezione può essere chiamata "1" (è stata chiamata anche "s1"); la successiva "2" (o s2). *In secondo luogo, quando racchiudi un testo tra i tag section ricordati che se poni subito dopo il tag di paertra o suito prima di quello di chiusura un caporiga... questo ''viene riprodotto in transclusione''! Ecco perché a volte ti capita di vedere nel namespace principale dei caporiga tra pagina e pagina che non avevi previsto. **In ogni caso tra la fine di una sezione e l'inizio della successiva, anche se tu non indicassi nulla, viene comunque inserito ''uno spazio'', ecco perché le parole spezzate tra pagina hanno sempre creato problemi ed è stato usato uno stratagemma per "unirne i tronconi". Spero di esserti stato utile. - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 15:19, 31 dic 2010 (CET) == Hypnerotomachia Poliphili == Caro Panz Panz, in casi come questi abbiamo due fortune: *esiste [[w:Hypnerotomachia Poliphili|Wikipedia]] per occuparsi delle questioni controverse. *Non è compito nostro decidere se non è possibile decidere: abbiamo per questo [[Autore:Anonimo]] come comodo contenitore. Nella pagina di discussione del testo potremmo agiungere due righe sulla questione, ma solo se non si può fare altrimenti: abbiamo il [[Template:Interprogetto]] proprio per dedicarci esclusivamente alla trascrizione senza ulteriori distrazioni. Semmai diventa importante mantenere alta la qualità delle xilografie e prepararsi a un lavoro attento di gestione di abbreviazioni, spazi, accenti, apostrofi, virgolette e altre amenità che nel XVI secolo erano usate ora con allegra confusione, ora con precise convenzioni completamente diverse dalle nostre. Se intendi lanciarti nella trascrizione del libro tieni ben sott'occhio [[Wikisource:Convenzioni di trascrizione]] e in caso di dubbio domanda spesso. '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 17:05, 3 gen 2011 (CET) == Orologio di Flora == Caro Panz Panz, è da tempo che ho messo gli occhi sull'Orologio di Flora, che vorrei rileggere con gusto. Dato che ci hai messo mano e che stai provando a lavorare con la formattazione, volevo farti presente che anch'io ho compiuto lo stesso lavoro nel momento in cui ho passato una pagina a SAL 100%: se volessi risparmiarmi del lavoro prendi a riferimento le formattazioni di [[Pagina:Orologio_di_Flora.pdf/17]], in modo da puntare ad avere una presentazione uniforme del testo. In fondo non si tratta d'altro che di semplice coopincollaggio di codici, il pane quotidiano di questo progetto. Se non ti andasse fa lo stesso, ci penserei io, ma in tal modo potrei concentrarmi più sul testo che sulla formattazione. Grazie. - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 12:02, 4 gen 2011 (CET) == Convenzioni antiche di grafia == Con quell'opera impronunciabile ti sei messo in un bel pasticcio. :-) Prendo [[Pagina:Hypnerotomachia Poliphili.djvu/257|una pagina]] e la ripasso (mi sono fatto le ossa con [[Il cavallarizzo]], di poco posteriore...) perchè suppongo che lavorare "by example" sia l'ideale. Ci sono un sacco di tituli (abbreviazioni con diacritico) da conservare o da espandere; una delle due però: non si possono ignorare! --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 20:18, 4 gen 2011 (CET) : Durante la faticosa decodifica di Il Cavallarizzo, avevo trovato utile questo template: [[Template:?]]. Lo modificherò, per ottenere due effetti: creare un background colorato, e creare una categoria. Utile per ritrovare, a colpo d'occhio, parole di difficile interpretazione. --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 21:38, 4 gen 2011 (CET) :: Sto elaborando,estraendo i jpg, tutte le immagini contenute in [http://www.archive.org/details/cu31924030677326 questo testo] (bei facsimili delle immagini originali), si sa mai che servano.... --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 22:09, 4 gen 2011 (CET) :::Eccomi. Alex ha detto il succo del discorso. La legatura "ct" come la leggi nell'immagine ha carattere puramente estetico, fortunatamente non è necessario alcun scioglimento di abbreviazioni o simili. Mi sono però trovato un pizzico in difficoltà nel riconoscimento di "ĩscripta" per "inscripta" così che immagini a maggior risoluzione potrebbero essere utili per verifica. In infotesto porrei in una nota anche la prima fonte indicata da Panz Panz. - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 22:28, 4 gen 2011 (CET) :::: Adesso, come ho detto al bar, il [[template:?]] crea anche, con un tocco di magia templatesca, un link diretto con la ''pagina giusta'' ad alta risoluzione della Wolfenbütteler Digitale Bibliothek (WDB)... ma poi è facile da far sparire, eh, Edo: è solo un link provvisorio di servizio. --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 21:52, 5 gen 2011 (CET) ::::: PS: seper caso servisse la q con titulus, che non esiste in Unicode, basta copiarlo da qui: q̃. Copiarlo con attenzione però, che è un segno che non esiste. ;-) --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 21:57, 5 gen 2011 (CET) == Ti secca se ... == ... mi dedico anch'io un po' al [[Indice:Hypnerotomachia Poliphili.djvu|Sogno di Polifemo]], o di Panfilio, o come si chiama? Mi piacciono i quiz, e il libro ne è stracolmo. Te lo chiedo perchè tendo a essere un "compagno di opera" un pochetto ingombrante.... per eccesso di inventiva e difetto di semplicità... :-) --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 21:46, 5 gen 2011 (CET) : Non preoccuparti :-). Se ti piacciono i quiz del libro ti consiglio di leggerti il libro ''Il codice dei quattro'' di I. Caldewell e Dustin Thomason. Parla del Hypnerotomachia Poliphili. P. S. [[Pagina:Hypnerotomachia Poliphili.djvu/6|Qui]] è reverndo la parola dubbia? --[[User:Panz Panz|Panz Panz]] ([[User talk:Panz Panz|disc.]]) 09:46, 6 gen 2011 (CET) ::In realtà il dubbio è già risolto: la parola è scritta correttamente e il suo significato è trasparente a chi mastica latino: ''verendo'' è il [[w:gerundivo|gerundivo]] di ''vereor'' come ''reverendo'' lo è di ''revereor'', solo che la prima forma nell'evoluzione della lingua letteraria è stata soppiantata dalla seconda di uso più ampio nel registro formale e cancelleresco; ovvio che in un libro come questo purtroppo si ha a che fare con autori che pensavano in latino, e che anzi spesso scrivendo assai più spesso in latino che in volgare fondevano con naturalezza abitudini mentali di una lingua nell'altra. In effetti non è per nulla scontato sapere quale fosse la ''madrelingua'' di questi autori, e per molti di essi istruiti fin dalla tenera età in monasteri dove la lingua d'uso era il latino è da domandarsi quale sia una ''madrelingua'' probabilmente atrofizzata dal disuso, ''prima lingua'' del contesto familiare o emotivo primario, o la ''seconda lingua'' di uso formalizzato o secondario. - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 10:39, 6 gen 2011 (CET) == Steps ahead, ovvero non torniamo indietro == Caro Panz Panz, scusa se devo dissuaderti dalle tue attività più recenti, ma c'è un punto importante riguardante gli ultimi testi da te inseriti. *È vero che sebbene i tuoi ultimi testi provengano da un sito che riporta <pre>© 1996 - Tutti i diritti sono riservati Biblioteca dei Classici italiani di Giuseppe Bonghi</pre> si suppone che il testo antico ''preso in sé e per sé'' sia di Pubblico Dominio, ma #Per essere totalmente sicuri di non incorrere in possibili rivendicazioni di proprietà intellettuale (leggi "copyright paranoia") è meglio che attingiamo per quanto possibile a edizioni pre-1923 (così anche oltreoceano sono più contenti) #Anche se non abbiamo abbracciato in pieno la logica teutonica "o proofread o niente", puntiamo per quanto possibile o a caricare testi con versione proofread a fronte, o almeno puntiamo a caricare testi con scansioni riscontra online anche se non qui. In pratica il fatto che non ci siamo disfati del retaggio dei primi anni del progetto non implica che allora possiamo permetterci di ignorare la direzione che il progetto ha preso: consideriamo dunque finito il tempo del copincollaggio disinvolto da altri siti in favore della trascrizione di pagine scansionate. Spero di aver chiarito il punto: non cancelliamo i testi che hai caricato, ma se possibile non saccheggiamo testi a cui non possiamo accostare la scansione degli originali. - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 21:52, 22 gen 2011 (CET) == Infotesto please == Caro Panz Panz, scusa se ti rompo, ma devo chiederti una ripassata dei tuoi contributi per un lavoro noiosetto ma necessario: l'inserimento del [[Template:Infotesto]] nelle pagine di discussione degli indici che hai creato (ad esempio [[Indice:I pifferi di montagna.pdf]], [[Indice:Aminta.djvu]] ecc.) Lo so che cliccando sull'immagine di copertina si finisce su commons e si scopre la provenienza di tali file, ma è più corretto mantenere traccia della provenienza del djvu o del pdf anche ''qui'', dato che lo strumento dell'Infotesto è ormai diffuso in tutto il progetto e ci tiene parzialmente affrancati da Commons. Ti ringriazio per il tempo dedicato a questo progetto. - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 18:33, 1 feb 2011 (CET) == prego == è stato un piacere! ;-) Per fortuna questo era proprio un caso-limite... abbiamo dovuto metterci addirittura in 3 (io te Orbilius) per avere un testo come si deve! [[User:Candalua|Candalùa]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 18:53, 2 feb 2011 (CET) == pellicelli == Ho "accorciato" la pagina indice. Spero di esserti stato utile. Se non va bene annulla pure. --[[Utente:Carlomorino|Carlo Morino]] ([[Discussioni_utente:Carlomorino|disc.]]) 23:38, 5 feb 2011 (CET) == scansionare == Dopo periodi di frenesia in source, adesso ho rallentato moltissimo. Scansionare richiede troppo tempo e troppo maneggiare di documenti delicatissimi, per il momento non posso. Saluti--[[User:Pirizz|lucifero]] ([[User talk:Pirizz|disc.]]) 17:10, 15 feb 2011 (CET) == Luigi Ornato == Caro Panz Panz, come puoi notare anche su Source qualche volta ci scappa la ricerca in stile pediano, ed è fantastico. Volevo ringraziarti per lo spunto da te posto in [[Discussione:Ode a Roma]]. Io l'ho portato in fondo, ma a te va il merito di averlo fatto scaturire: complimenti per la ricerca bibliografica. P.S. secondo me potrebbe scapparci una voce per Pedia. - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 11:56, 19 feb 2011 (CET) == Wikisource User Group == Wikisource, la biblioteca digitale libera, sta avanzando velocemente verso un modo di gestione dei libri migliore e più semplice, sia per quanto riguarda la la rilettura che per il caricamento. Tutte le comunità linguistiche sono molto importanti in Wikisource. Noi vogliamo proporvi la creazione di un [[m:Wikisource User Group|Wikisource User Group]], un gruppo libero e informale di volontari che faciliterà il dialogo e la cooperazione fra comunità, associazioni e organizzazioni, assieme all'attenzione all'innovazione tecnologica. Ogni aiuto è benvenuto. Questo ci darà un mezzo per condividere e migliorare gli strumenti nelle Wikisource locali. Siete tutti invitati ad iscrivervi alla mailing list '[https://lists.wikimedia.org/mailman/listinfo/wikisource-l wikisource-l]' (in inglese), o il canale IRC [http://webchat.freenode.net/?channels=#wikisource #wikisource], potete seguire anche la [https://www.facebook.com/Wikisource pagina Facebook] e a seguire il profilo [https://twitter.com/wikisource Wikisource twitter]. Ci sono inoltre 4 progetti legati a Wikisource, nella ''Google Summer of Code'' del 2013. Per ottenere risultati migliori, è importante la vostra opinione e il vostro feedback. I progetti sono descritti nella pagina "[[m:Wikisource across projects|Wikisource across projects]]". Potente infine trovare il report del progetto (''midpoint report'') IEG su Wikisource [[m:Grants:IEG/Elaborate Wikisource strategic vision/Midpoint|qui]]. [[m:Global message delivery|Global message delivery]], 02:51, 25 lug 2013 (CEST) <!-- EdwardsBot 0542 --> == Premio Wikisource == Carissimo Panz Panz, mi rendo ora conto con enorme ritardo che non solo non ti ho contattato per il tuo premio, ma nessuno ti ha ancora fatto le [[Wikisource:Undicesimo_compleanno_di_Wikisource|congratulazioni per il secondo premio]]! Sono mortificato, mi spiace molto.<br/> Ti chiedo dunque di scrivermi ad andrea.zanni ''chiocciola'' wikimedia.it per il tuo regalo, ho bisogno di contattarti via mail. Grazie ancora per il tuo meraviglioso contributo a questo meraviglioso progetto, e scusa ancora la disorganizzazione. --[[User:Aubrey|Aubrey]] ([[User talk:Aubrey|disc.]]) 18:23, 29 dic 2014 (CET) == Richiedi una borsa "[[wmit:Alessio Guidetti|Alessio Guidetti]]" per Wikimania == Ciao Panz Panz, ti segnalo il [[wmit:Programma borse di partecipazione "Alessio Guidetti" per Wikimania 2015|programma borse di partecipazione "Alessio Guidetti" per Wikimania 2015]], che potrebbe esserti utile per partecipare al raduno mondiale degli utenti Wikimedia. Abbiamo prorogato i termini, c'è tempo '''fino alle 23.59 di martedì 28 aprile''' per fare richiesta. Ti scrivo perché ho visto che ti dai da fare da queste parti e non hai ancora fatto richiesta. Perdonami se la segnalazione non è di tuo interesse. [[User:Nemo_bis|Nemo]] 10:09, 26 apr 2015 (CEST) <!-- Messaggio inviato da User:Nemo bis@metawiki usando l'elenco su http://meta.wikimedia.org/w/index.php?title=Meta:Sandbox&oldid=12028809 --> == Borse Alessio Guidetti per Wikimania 2016 == {|style="width: 100%; border: 2px solid #a3bfb1; padding:10px; margin-bottom:1em; background-color: #cef2e0;" |[[File:Wikimedia Italia-logo.svg|60px|link=]] |<center><big>'''Ciao, un messaggio dalla Commissione Borse Alessio Guidetti'''</big><br /> Ciao, come forse saprai quest'anno Wikimania, il raduno annuale delle comunità Wikimedia, si terrà a Esino Lario (Lecco) dal 22 al 28 giugno. <br /> Come per le scorse edizioni dell'evento, anche per il 2016 l'associazione [http://www.wikimedia.it/ Wikimedia Italia] intende rendere disponibili alcune borse di partecipazione.<br/> Potete trovare il '''bando di partecipazione''' con tutti i dettagli a [http://wiki.wikimedia.it/wiki/Programma_borse_di_partecipazione_%22Alessio_Guidetti%22_per_Wikimania_2016 questo link].<br/> La scadenza è il 30 aprile 2016, ore 23:59 CEST.<br/> Trovate invece tutte le informazioni su Wikimania Esino Lario sul [http://wikimania2016.wikimedia.org sito ufficiale dell'evento] <br /> Grazie, e un sincero augurio di buon lavoro e buon divertimento sull'enciclopedia libera :-) ---- <small>per non ricevere più questa [[:m:MassMessage/it|tipologia di messaggi]] rimuovi il tuo nome da [[:m:User:Alexmar983/MassMessageList|queste liste]]</small> ---- </center> |}--[[User:Alexmar983|Alexmar983]] ([[User talk:Alexmar983|disc.]]) 12:02, 24 apr 2016 (CEST) == Bentornato! == Caro {{PAGENAME}}, mi fa piacere rivederti in azione: buona lettura! Se non capissi qualcosa (il progetto si è evoluto a gran velocità) domanda pure a me o al Bar! '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 11:24, 26 ago 2022 (CEST) === un anno dopo === Ciao! Immagino la tua vita reale come molto impegnativa, e noto con piacere che negli utlimi anni trovi una finestrella per fare capolino su source tra fine agosto e settembre: il tuo contributo è sempre gradito e se può esserti utile come momento di passatempo tra compiti molto importanti è comunque un'utilità anche per il progetto: Sappi che non è per noi indifferente! - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 18:38, 10 set 2023 (CEST) :Scusa per l'estremo ritardo nella risposta. Piano pino nei mesi sto cercando di imparare, sicuramente farò affidamento su di te e gli altri utenti esperti per dubbi. [[User:Panz Panz|Panz Panz]] ([[User talk:Panz Panz|disc.]]) 20:51, 6 mag 2026 (CEST) == Apostrofi == Ciao, quando correggi gli apostrofi per favore fai attenzione a non modificare quelli che definiscono i corsivi (e i grassetti). Buona continuazione, [[Utente:Dr Zimbu|Dr &zeta;imbu]] ([[Discussioni utente:Dr Zimbu|msg]]) 17:39, 6 mag 2026 (CEST) :Nella furia della sostituzione ho prestato meno attenzione di quella dovuta... me ne ricorderò le prossime volte. Grazie per aver rimesso a posto. [[User:Panz Panz|Panz Panz]] ([[User talk:Panz Panz|disc.]]) 20:50, 6 mag 2026 (CEST) 4w48ruy6ts6bosl8boo9bh43utnqu90 3832579 3832578 2026-05-06T18:51:26Z Panz Panz 3665 /* Bentornato! */ 3832579 wikitext text/x-wiki {{Benvenuto|firma=|mionome=Aubrey}} == Benvenuto == Ciao Panz Panz, grazie per le tue riletture. Esse sono molto importanti per il progetto in quanto operazioni delicati che possono fare solo occhi umani. Ti avviso che il software mediawiki per creare un "a capo" all'inizio di un nuovo paragrafo, richiede vengano inseriti due "a capo". Lo so, non è razionale, ma purtroppo il software funziona così perchè è stato concepito per Wikipedia che è una enciclopedia e noi ci dobbiamo giocoforza adattare. Per cui quando sei in fase di modifica del testo e vedi due "a capo" invece di uno solo in corrispondenza di un nuovo paragrafo, tieni conto che in realtà sono corretti. Puoi fare la controprova cliccando su "Anteprima" per vedere l'effetto finale. Ciao e grazie di nuovo! --[[Utente:Accurimbono|Accurimbono]] <small>([[Discussioni_utente:Accurimbono|disc]])</small> 17:52, 4 ott 2010 (CEST) == Se ne hai voglia... == Caaro Panz Panz, intanto ancora grazie per la rilettura: è la linfa vitale del progetto. Prova a guardare le ultime modifiche: ho iniziato ad aggiungere le intestazioni in cima ad ogni pagina dove ancora non c'erano. Se ti andasse di aggiungerle tu stesso. eccoti i codici da inserire: *cliccando su sul simbolo [+] nell'angolo superiore sinistro dell'immagine a fronte ti si aprono le due zone dell'intestazione e del piè di pagina che non vengono visualizzate nella versione testuale del libro. *nelle intestazioni eccoti i codici per pagine pari e dispari: {| !p. dispari !! p. pari |- |<pre>{{Ri||{{Sc|dalla terra alla luna}}|123}}</pre>||<pre>{{Ri|123|{{Sc|giulio verne}}|}}</pre> |} dove al posto di "123" porrai il numero di pagina. Questo è comunque un lavoro che posso compiere anch'io in seconda battuta. Quando incontri invece una parola spezzata tra due pagine, la prassi è la seguente: se la parola "Barbicane" è spezzata in "Barbi-cane" tra due pagine *Il troncone "Barbi-" lo circondi con i due tag &lt;noinclude>&lt;/noinclude> (scrivi cioè <samp>&lt;noinclude>Barbi-&lt;/noinclude></samp>) *Il troncone "cane" nella pagina successiva lo circondi con il template {{Tl|Pt}} così: <nowiki>{{Pt|cane|Barbicane}}</nowiki> In tal modo nella versione da rileggere compariranno solo i troncone, mentre nella versione testuale compariranno solo le parole intere. scusa il tecnicismo. Spero di darti una mano e se avrai bisogno non esitare a chiedere. - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 18:46, 4 ott 2010 (CEST) == Senofonte: cavalli? == Ciao e grazie per le rifiniture a Senofonte! Mica interessano anche a te i cavalli...? Visto che lavori sui capilettera, considera la possibilità (opzionale, ma raffinata) di usare il {{tl|Capolettera}}; il grande vantaggio è che un copiancolla del solo testo "estrae" anche la lettera maiuscola "incorporata" dentro il capolettera! Grazie ancora! --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 14:03, 8 ott 2010 (CEST) == Risposta == Ti ho risposto da me (e grazie ancora per l'interesse a Senofonte!) --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 20:16, 9 ott 2010 (CEST) ==Ciao, ma tu...== ...sei veneto? Ho visto le due pagine degli Scherzi poetici che hai trascritto. Le ho spostate su oldwikisource che è il posto giusto per i testi veneti, almeno finché non aprirà vec.wikisource.org ([http://meta.wikimedia.org/wiki/Talk:Language_committee#Please_approve_Wikisource_Venetian forse manca poco...]). Se ti va di proseguire l'opera, la trovi [http://wikisource.org/wiki/Index:Scherzi_poetici_di_vari_celebri_autori_italiani_e_veneziani.djvu di là], intanto grazie e a risentirci! ;-) [[User:Candalua|Candalùa]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 17:35, 17 ott 2010 (CEST) Perfetto! :-) Magari le pagine con iwpage le creo io tramite bot, sensa doverle fare a mano una a una. [[User:Candalua|Candalùa]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 17:42, 17 ott 2010 (CEST) == Senofonte == Fatto! Ma io direi che prima di usare il file djvu occorrerebbe chiedere di rinominarlo... si fa facilmente da Commons,mi pare che ci sia un Template:Rename apposta. --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 22:28, 1 nov 2010 (CET) : Se mi mandi con [[Speciale:EmailUser/Alex brollo]] la tua mail, ti abilito in lettura a una cartella web contenente tutte le jpg di Senofonte (delle intere pagine) da ritagliare per ricavare fregi, capilettera ecc. Visto che le ho prodotte (anche se poi non mi sono servite) è un peccato buttarle. Magari ti risparmiano un po' di tempo! --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 08:36, 2 nov 2010 (CET) ::Ho fatto un paio di prove riguardanti le ''note a lato'', e ho cominciato a discuterne con [[Discussioni utente:Xavier121|Xavier121]]. La questione non è facilissima. Se vuoi seguire test e discussioni, benvenuto! --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 12:30, 5 nov 2010 (CET) ::: Sembra che la questione note a lato sia risolta, grazie al contributo di Candalua. Implementazione funzionante di esempio in [[Dell'arte di cavalcare]]. --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 14:39, 15 nov 2010 (CET) == Invito == Vuoi far parte della pattuglia di audaci che si sono buttati nell'avventura Commedia? Se sì: Benvenuto! Sarà un terreno di sperimentazione, non sappamo ancora bene cosa faremo... ma più siamo meglio è! Punto di riferimento è [[Utente:Xavier121|Xavier121]], ma sono certo che lo sai già (anche per l'episodio del caricamento massiccio su DropBox... :-D) --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 14:38, 15 nov 2010 (CET) ==be bold== Va bene essere boldi. Ma il limite di 30 pagine è in discussione ([[Discussioni_Wikisource:Rilettura_del_mese|qui]]) e non era poi così perentorio. Tranquillo, non voglio verso creare contrasti per così poco. Giusto per tua informazione. Saluti--[[User:Silvio Gallio|Silvio Gallio]] ([[User talk:Silvio Gallio|disc.]]) 19:03, 22 nov 2010 (CET) :Non c'è problema. Finché si è ''bold'' in questo ambito non se la prende nessuno. I limiti ''anglosassoni'' sono quelli, ma non sono scritti sul marmo. L'importante sarebbe trovare una soluzione operativa ragionevole, tenendo prsente che su en.source hanno decine e decine di tali microtesti, mentre noi abbiamo ancora un repertorio di pagine indice relativamente ridotto. - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 11:31, 29 nov 2010 (CET) == C'è Ricci e Ricci == Caro panz Panz, quando creerai la pagina [[autore:Angelo Maria Ricci]] noterai che il nostro poeta ed erudito ha un [[w:Angelo Maria Ricci|omonimo moderno]]: non è quello che ci interessa :D - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 18:54, 29 nov 2010 (CET) : Molte grazie, adesso pochi minuti e la creo. --[[User:Panz Panz|Panz Panz]] ([[User talk:Panz Panz|disc.]]) 18:57, 29 nov 2010 (CET) ==PDF== Ciao, ho visto da Alex che cerchi un programma alternativo ad Adobe. Volevo chiederti se scopri qualcosa di dirmelo, anch'io sarei interessato ma quelli che dice Edo non servono per lavorare i file già fatti; né Open Office e nemmeno Free Editor. Grazie se ce la fai (grazie anche se no) --[[User:Silvio Gallio|Silvio Gallio]] ([[User talk:Silvio Gallio|disc.]]) 17:30, 2 dic 2010 (CET) :Mi sento stupido. Sono appena riuscito a editare un PDF con Draw di Open Office. Il trucco era di usare, appunto Draw (con apposita estensione) e non Writer. Ciao!--[[User:Silvio Gallio|Silvio Gallio]] ([[User talk:Silvio Gallio|disc.]]) 17:53, 2 dic 2010 (CET) == Tedesco == In realtà avevo iniziato a caricarle tempo fa (tanto tempo fa...), poi avevo avuto problemi di scanner e non ero riuscito a completare il caricamento. Volendo, se trovo ancora il libro, potrei caricare le altre pagine (che son molte di più di quelle già caricate). Grazie per avermelo ricordato, vedrò quel che posso fare. --[[User:Broc|Broc]] ([[User talk:Broc|disc.]]) 14:29, 18 dic 2010 (CET) :OK ho caricato su Commons altre scansioni (http://commons.wikimedia.org/wiki/Category:Nuova_edizione_aumentata_e_riveduta_dell%27unico_metodo_accelerato_razionale_per_imparare_a_parlare,_leggere_e_scrivere_la_lingua_tedesca). Il fatto è che non ricordo proprio come funzionasse per i file DjVU, se puoi aiutarmi tu... --[[User:Broc|Broc]] ([[User talk:Broc|disc.]]) 15:12, 18 dic 2010 (CET) ::Prova chiedere ad [[Utente:Alex brollo|Alex brollo]] io non me ne intendo molto. Comunque se trovi il libro fammi sapere. --[[User:Panz Panz|Panz Panz]] ([[User talk:Panz Panz|disc.]]) 20:45, 18 dic 2010 (CET) == Torino e suoi dintorni == Ciao! Ho visto [http://it.wikisource.org/w/index.php?title=Torino_e_suoi_dintorni&curid=104812&diff=736517&oldid=494101 questa] modifica. Grazie! In realtà il lavoro ora si è spostato [[Indice:Torino_e_suoi_dintorni.djvu|qui]] perché ho scannerizzato il testo nel frattempo. Quando la trascrizione sarà completata, mi occuperò di mettere a posto anche il testo nel namespace principale (ma ci andrà ancora mooolto tempo) Buon lavoro e buon Natale, --[[User:Anassagora|Anassagora]] ([[User talk:Anassagora|disc.]]) 19:45, 22 dic 2010 (CET) == labeled sections e transclusione. == Caro Panz Panz, ho raddrizzato un pizzico [[Cristoforo Colombo]]; dato che può esserti assai utile, provo a spiegarti cosa ho fatto: *Ho notato che hai posto i tag &lt;section ... /> in ogni pagina: questo è fuorviante: ** I tag section servono per separare un "pezzo" di pagina e per transcluderlo. quando si transclude l'intera pagina non occorre usare tale tag, anche perché nel namespace principale ogniqualvolta si vuole transcludere una sezione piuttosto che un'intera pagina occorre "istruire" il tag &lt; pages /> perché tenga in considerazione come inizio e fine una sezione piuttosto che l'intera pagina. **L'uso normale del tag section si ha quando un capitolo finisce in una pagina e nella stessa pagina comincia il successivo. **Per convenzione non scritta la prima sezione può essere chiamata "1" (è stata chiamata anche "s1"); la successiva "2" (o s2). *In secondo luogo, quando racchiudi un testo tra i tag section ricordati che se poni subito dopo il tag di paertra o suito prima di quello di chiusura un caporiga... questo ''viene riprodotto in transclusione''! Ecco perché a volte ti capita di vedere nel namespace principale dei caporiga tra pagina e pagina che non avevi previsto. **In ogni caso tra la fine di una sezione e l'inizio della successiva, anche se tu non indicassi nulla, viene comunque inserito ''uno spazio'', ecco perché le parole spezzate tra pagina hanno sempre creato problemi ed è stato usato uno stratagemma per "unirne i tronconi". Spero di esserti stato utile. - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 15:19, 31 dic 2010 (CET) == Hypnerotomachia Poliphili == Caro Panz Panz, in casi come questi abbiamo due fortune: *esiste [[w:Hypnerotomachia Poliphili|Wikipedia]] per occuparsi delle questioni controverse. *Non è compito nostro decidere se non è possibile decidere: abbiamo per questo [[Autore:Anonimo]] come comodo contenitore. Nella pagina di discussione del testo potremmo agiungere due righe sulla questione, ma solo se non si può fare altrimenti: abbiamo il [[Template:Interprogetto]] proprio per dedicarci esclusivamente alla trascrizione senza ulteriori distrazioni. Semmai diventa importante mantenere alta la qualità delle xilografie e prepararsi a un lavoro attento di gestione di abbreviazioni, spazi, accenti, apostrofi, virgolette e altre amenità che nel XVI secolo erano usate ora con allegra confusione, ora con precise convenzioni completamente diverse dalle nostre. Se intendi lanciarti nella trascrizione del libro tieni ben sott'occhio [[Wikisource:Convenzioni di trascrizione]] e in caso di dubbio domanda spesso. '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 17:05, 3 gen 2011 (CET) == Orologio di Flora == Caro Panz Panz, è da tempo che ho messo gli occhi sull'Orologio di Flora, che vorrei rileggere con gusto. Dato che ci hai messo mano e che stai provando a lavorare con la formattazione, volevo farti presente che anch'io ho compiuto lo stesso lavoro nel momento in cui ho passato una pagina a SAL 100%: se volessi risparmiarmi del lavoro prendi a riferimento le formattazioni di [[Pagina:Orologio_di_Flora.pdf/17]], in modo da puntare ad avere una presentazione uniforme del testo. In fondo non si tratta d'altro che di semplice coopincollaggio di codici, il pane quotidiano di questo progetto. Se non ti andasse fa lo stesso, ci penserei io, ma in tal modo potrei concentrarmi più sul testo che sulla formattazione. Grazie. - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 12:02, 4 gen 2011 (CET) == Convenzioni antiche di grafia == Con quell'opera impronunciabile ti sei messo in un bel pasticcio. :-) Prendo [[Pagina:Hypnerotomachia Poliphili.djvu/257|una pagina]] e la ripasso (mi sono fatto le ossa con [[Il cavallarizzo]], di poco posteriore...) perchè suppongo che lavorare "by example" sia l'ideale. Ci sono un sacco di tituli (abbreviazioni con diacritico) da conservare o da espandere; una delle due però: non si possono ignorare! --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 20:18, 4 gen 2011 (CET) : Durante la faticosa decodifica di Il Cavallarizzo, avevo trovato utile questo template: [[Template:?]]. Lo modificherò, per ottenere due effetti: creare un background colorato, e creare una categoria. Utile per ritrovare, a colpo d'occhio, parole di difficile interpretazione. --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 21:38, 4 gen 2011 (CET) :: Sto elaborando,estraendo i jpg, tutte le immagini contenute in [http://www.archive.org/details/cu31924030677326 questo testo] (bei facsimili delle immagini originali), si sa mai che servano.... --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 22:09, 4 gen 2011 (CET) :::Eccomi. Alex ha detto il succo del discorso. La legatura "ct" come la leggi nell'immagine ha carattere puramente estetico, fortunatamente non è necessario alcun scioglimento di abbreviazioni o simili. Mi sono però trovato un pizzico in difficoltà nel riconoscimento di "ĩscripta" per "inscripta" così che immagini a maggior risoluzione potrebbero essere utili per verifica. In infotesto porrei in una nota anche la prima fonte indicata da Panz Panz. - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 22:28, 4 gen 2011 (CET) :::: Adesso, come ho detto al bar, il [[template:?]] crea anche, con un tocco di magia templatesca, un link diretto con la ''pagina giusta'' ad alta risoluzione della Wolfenbütteler Digitale Bibliothek (WDB)... ma poi è facile da far sparire, eh, Edo: è solo un link provvisorio di servizio. --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 21:52, 5 gen 2011 (CET) ::::: PS: seper caso servisse la q con titulus, che non esiste in Unicode, basta copiarlo da qui: q̃. Copiarlo con attenzione però, che è un segno che non esiste. ;-) --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 21:57, 5 gen 2011 (CET) == Ti secca se ... == ... mi dedico anch'io un po' al [[Indice:Hypnerotomachia Poliphili.djvu|Sogno di Polifemo]], o di Panfilio, o come si chiama? Mi piacciono i quiz, e il libro ne è stracolmo. Te lo chiedo perchè tendo a essere un "compagno di opera" un pochetto ingombrante.... per eccesso di inventiva e difetto di semplicità... :-) --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 21:46, 5 gen 2011 (CET) : Non preoccuparti :-). Se ti piacciono i quiz del libro ti consiglio di leggerti il libro ''Il codice dei quattro'' di I. Caldewell e Dustin Thomason. Parla del Hypnerotomachia Poliphili. P. S. [[Pagina:Hypnerotomachia Poliphili.djvu/6|Qui]] è reverndo la parola dubbia? --[[User:Panz Panz|Panz Panz]] ([[User talk:Panz Panz|disc.]]) 09:46, 6 gen 2011 (CET) ::In realtà il dubbio è già risolto: la parola è scritta correttamente e il suo significato è trasparente a chi mastica latino: ''verendo'' è il [[w:gerundivo|gerundivo]] di ''vereor'' come ''reverendo'' lo è di ''revereor'', solo che la prima forma nell'evoluzione della lingua letteraria è stata soppiantata dalla seconda di uso più ampio nel registro formale e cancelleresco; ovvio che in un libro come questo purtroppo si ha a che fare con autori che pensavano in latino, e che anzi spesso scrivendo assai più spesso in latino che in volgare fondevano con naturalezza abitudini mentali di una lingua nell'altra. In effetti non è per nulla scontato sapere quale fosse la ''madrelingua'' di questi autori, e per molti di essi istruiti fin dalla tenera età in monasteri dove la lingua d'uso era il latino è da domandarsi quale sia una ''madrelingua'' probabilmente atrofizzata dal disuso, ''prima lingua'' del contesto familiare o emotivo primario, o la ''seconda lingua'' di uso formalizzato o secondario. - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 10:39, 6 gen 2011 (CET) == Steps ahead, ovvero non torniamo indietro == Caro Panz Panz, scusa se devo dissuaderti dalle tue attività più recenti, ma c'è un punto importante riguardante gli ultimi testi da te inseriti. *È vero che sebbene i tuoi ultimi testi provengano da un sito che riporta <pre>© 1996 - Tutti i diritti sono riservati Biblioteca dei Classici italiani di Giuseppe Bonghi</pre> si suppone che il testo antico ''preso in sé e per sé'' sia di Pubblico Dominio, ma #Per essere totalmente sicuri di non incorrere in possibili rivendicazioni di proprietà intellettuale (leggi "copyright paranoia") è meglio che attingiamo per quanto possibile a edizioni pre-1923 (così anche oltreoceano sono più contenti) #Anche se non abbiamo abbracciato in pieno la logica teutonica "o proofread o niente", puntiamo per quanto possibile o a caricare testi con versione proofread a fronte, o almeno puntiamo a caricare testi con scansioni riscontra online anche se non qui. In pratica il fatto che non ci siamo disfati del retaggio dei primi anni del progetto non implica che allora possiamo permetterci di ignorare la direzione che il progetto ha preso: consideriamo dunque finito il tempo del copincollaggio disinvolto da altri siti in favore della trascrizione di pagine scansionate. Spero di aver chiarito il punto: non cancelliamo i testi che hai caricato, ma se possibile non saccheggiamo testi a cui non possiamo accostare la scansione degli originali. - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 21:52, 22 gen 2011 (CET) == Infotesto please == Caro Panz Panz, scusa se ti rompo, ma devo chiederti una ripassata dei tuoi contributi per un lavoro noiosetto ma necessario: l'inserimento del [[Template:Infotesto]] nelle pagine di discussione degli indici che hai creato (ad esempio [[Indice:I pifferi di montagna.pdf]], [[Indice:Aminta.djvu]] ecc.) Lo so che cliccando sull'immagine di copertina si finisce su commons e si scopre la provenienza di tali file, ma è più corretto mantenere traccia della provenienza del djvu o del pdf anche ''qui'', dato che lo strumento dell'Infotesto è ormai diffuso in tutto il progetto e ci tiene parzialmente affrancati da Commons. Ti ringriazio per il tempo dedicato a questo progetto. - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 18:33, 1 feb 2011 (CET) == prego == è stato un piacere! ;-) Per fortuna questo era proprio un caso-limite... abbiamo dovuto metterci addirittura in 3 (io te Orbilius) per avere un testo come si deve! [[User:Candalua|Candalùa]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 18:53, 2 feb 2011 (CET) == pellicelli == Ho "accorciato" la pagina indice. Spero di esserti stato utile. Se non va bene annulla pure. --[[Utente:Carlomorino|Carlo Morino]] ([[Discussioni_utente:Carlomorino|disc.]]) 23:38, 5 feb 2011 (CET) == scansionare == Dopo periodi di frenesia in source, adesso ho rallentato moltissimo. Scansionare richiede troppo tempo e troppo maneggiare di documenti delicatissimi, per il momento non posso. Saluti--[[User:Pirizz|lucifero]] ([[User talk:Pirizz|disc.]]) 17:10, 15 feb 2011 (CET) == Luigi Ornato == Caro Panz Panz, come puoi notare anche su Source qualche volta ci scappa la ricerca in stile pediano, ed è fantastico. Volevo ringraziarti per lo spunto da te posto in [[Discussione:Ode a Roma]]. Io l'ho portato in fondo, ma a te va il merito di averlo fatto scaturire: complimenti per la ricerca bibliografica. P.S. secondo me potrebbe scapparci una voce per Pedia. - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 11:56, 19 feb 2011 (CET) == Wikisource User Group == Wikisource, la biblioteca digitale libera, sta avanzando velocemente verso un modo di gestione dei libri migliore e più semplice, sia per quanto riguarda la la rilettura che per il caricamento. Tutte le comunità linguistiche sono molto importanti in Wikisource. Noi vogliamo proporvi la creazione di un [[m:Wikisource User Group|Wikisource User Group]], un gruppo libero e informale di volontari che faciliterà il dialogo e la cooperazione fra comunità, associazioni e organizzazioni, assieme all'attenzione all'innovazione tecnologica. Ogni aiuto è benvenuto. Questo ci darà un mezzo per condividere e migliorare gli strumenti nelle Wikisource locali. Siete tutti invitati ad iscrivervi alla mailing list '[https://lists.wikimedia.org/mailman/listinfo/wikisource-l wikisource-l]' (in inglese), o il canale IRC [http://webchat.freenode.net/?channels=#wikisource #wikisource], potete seguire anche la [https://www.facebook.com/Wikisource pagina Facebook] e a seguire il profilo [https://twitter.com/wikisource Wikisource twitter]. Ci sono inoltre 4 progetti legati a Wikisource, nella ''Google Summer of Code'' del 2013. Per ottenere risultati migliori, è importante la vostra opinione e il vostro feedback. I progetti sono descritti nella pagina "[[m:Wikisource across projects|Wikisource across projects]]". Potente infine trovare il report del progetto (''midpoint report'') IEG su Wikisource [[m:Grants:IEG/Elaborate Wikisource strategic vision/Midpoint|qui]]. [[m:Global message delivery|Global message delivery]], 02:51, 25 lug 2013 (CEST) <!-- EdwardsBot 0542 --> == Premio Wikisource == Carissimo Panz Panz, mi rendo ora conto con enorme ritardo che non solo non ti ho contattato per il tuo premio, ma nessuno ti ha ancora fatto le [[Wikisource:Undicesimo_compleanno_di_Wikisource|congratulazioni per il secondo premio]]! Sono mortificato, mi spiace molto.<br/> Ti chiedo dunque di scrivermi ad andrea.zanni ''chiocciola'' wikimedia.it per il tuo regalo, ho bisogno di contattarti via mail. Grazie ancora per il tuo meraviglioso contributo a questo meraviglioso progetto, e scusa ancora la disorganizzazione. --[[User:Aubrey|Aubrey]] ([[User talk:Aubrey|disc.]]) 18:23, 29 dic 2014 (CET) == Richiedi una borsa "[[wmit:Alessio Guidetti|Alessio Guidetti]]" per Wikimania == Ciao Panz Panz, ti segnalo il [[wmit:Programma borse di partecipazione "Alessio Guidetti" per Wikimania 2015|programma borse di partecipazione "Alessio Guidetti" per Wikimania 2015]], che potrebbe esserti utile per partecipare al raduno mondiale degli utenti Wikimedia. Abbiamo prorogato i termini, c'è tempo '''fino alle 23.59 di martedì 28 aprile''' per fare richiesta. Ti scrivo perché ho visto che ti dai da fare da queste parti e non hai ancora fatto richiesta. Perdonami se la segnalazione non è di tuo interesse. [[User:Nemo_bis|Nemo]] 10:09, 26 apr 2015 (CEST) <!-- Messaggio inviato da User:Nemo bis@metawiki usando l'elenco su http://meta.wikimedia.org/w/index.php?title=Meta:Sandbox&oldid=12028809 --> == Borse Alessio Guidetti per Wikimania 2016 == {|style="width: 100%; border: 2px solid #a3bfb1; padding:10px; margin-bottom:1em; background-color: #cef2e0;" |[[File:Wikimedia Italia-logo.svg|60px|link=]] |<center><big>'''Ciao, un messaggio dalla Commissione Borse Alessio Guidetti'''</big><br /> Ciao, come forse saprai quest'anno Wikimania, il raduno annuale delle comunità Wikimedia, si terrà a Esino Lario (Lecco) dal 22 al 28 giugno. <br /> Come per le scorse edizioni dell'evento, anche per il 2016 l'associazione [http://www.wikimedia.it/ Wikimedia Italia] intende rendere disponibili alcune borse di partecipazione.<br/> Potete trovare il '''bando di partecipazione''' con tutti i dettagli a [http://wiki.wikimedia.it/wiki/Programma_borse_di_partecipazione_%22Alessio_Guidetti%22_per_Wikimania_2016 questo link].<br/> La scadenza è il 30 aprile 2016, ore 23:59 CEST.<br/> Trovate invece tutte le informazioni su Wikimania Esino Lario sul [http://wikimania2016.wikimedia.org sito ufficiale dell'evento] <br /> Grazie, e un sincero augurio di buon lavoro e buon divertimento sull'enciclopedia libera :-) ---- <small>per non ricevere più questa [[:m:MassMessage/it|tipologia di messaggi]] rimuovi il tuo nome da [[:m:User:Alexmar983/MassMessageList|queste liste]]</small> ---- </center> |}--[[User:Alexmar983|Alexmar983]] ([[User talk:Alexmar983|disc.]]) 12:02, 24 apr 2016 (CEST) == Bentornato! == Caro {{PAGENAME}}, mi fa piacere rivederti in azione: buona lettura! Se non capissi qualcosa (il progetto si è evoluto a gran velocità) domanda pure a me o al Bar! '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 11:24, 26 ago 2022 (CEST) === un anno dopo === Ciao! Immagino la tua vita reale come molto impegnativa, e noto con piacere che negli utlimi anni trovi una finestrella per fare capolino su source tra fine agosto e settembre: il tuo contributo è sempre gradito e se può esserti utile come momento di passatempo tra compiti molto importanti è comunque un'utilità anche per il progetto: Sappi che non è per noi indifferente! - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 18:38, 10 set 2023 (CEST) :Scusa per l'estremo ritardo nella risposta. Piano piano nei mesi sto cercando di imparare, sicuramente farò affidamento su di te e gli altri utenti esperti per dubbi. [[User:Panz Panz|Panz Panz]] ([[User talk:Panz Panz|disc.]]) 20:51, 6 mag 2026 (CEST) == Apostrofi == Ciao, quando correggi gli apostrofi per favore fai attenzione a non modificare quelli che definiscono i corsivi (e i grassetti). Buona continuazione, [[Utente:Dr Zimbu|Dr &zeta;imbu]] ([[Discussioni utente:Dr Zimbu|msg]]) 17:39, 6 mag 2026 (CEST) :Nella furia della sostituzione ho prestato meno attenzione di quella dovuta... me ne ricorderò le prossime volte. Grazie per aver rimesso a posto. [[User:Panz Panz|Panz Panz]] ([[User talk:Panz Panz|disc.]]) 20:50, 6 mag 2026 (CEST) q77zk7lonxwongwdfk47c9g6k1lcbb8 Pagina:Storia della letteratura italiana II.djvu/244 108 174461 3832369 3139664 2026-05-06T12:44:08Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832369 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Filippo Sorrentino" />{{RigaIntestazione||― 232 ―|}}</noinclude>{{Centrato}}XVIII. LA NUOVA SCIENZA.</div> La letteratura non poteva risorgere che con la risurrezione della coscienza nazionale. Come negazione, ebbe vita splendida, che si chiuse col {{AutoreCitato|Teofilo Folengo|Folengo}} e l’{{AutoreCitato|Pietro Aretino|Aretino}}. Arrestato quel movimento negativo dal Concilio di Trento, nacque un’affermazione ipocrita e rettorica, sotto alla quale senti una delle forme più deleterie della negazione, l’indifferenza. In quella stagnazione della vita pubblica e privata, non rimane alla letteratura altro di vivo che un molle lirismo idillico, il quale si scioglie nel melodramma, e dà luogo alla musica. Ma quel movimento non era puramente negativo. Vi sorgeva dirimpetto l’affermazione del {{AutoreCitato|Niccolò Machiavelli|Machiavelli}}, una prima ricostruzione della coscienza, un mondo nuovo in opposizione dell’ascetismo, trovato e illustrato dalla scienza. È in questo mondo nuovo che la letteratura dovea cercare il suo contenuto, il suo motivo, la sua novità. Accettarlo o combatterlo era lo stesso. Ma bisognava ad ogni costo avere una fede, lottare, poetare, vivere, morire per quella. I principii furono favorevoli. Insieme con la nuova letteratura si era sviluppata un’agitazione filosofica nell’Università e nelle accademie, indipendente dalla teologia cattolica o riformista, o piuttosto in opposizione mascherata alla teologia e all’aristotelismo dominante ancora nelle scuole. I liberi pensatori eran detti filosofi moderni, o i ''nuovi filosofi'', come predicatori di nuove dottrine, e vedemmo come il {{AutoreCitato|Torquato Tasso|Tasso}} nella sua giovinezza soggiacque alla loro autorità. Tra questi nuovi filosofi, che proclamavano l’autonomia della ragione, e la sua indipendenza da ogni autorità di teologo e di filosofo,<noinclude> <references/></noinclude> gz9mrcjk8b9h8hpomkhyyl958z7q87e Pagina:Storia della letteratura italiana II.djvu/246 108 174463 3832370 3139665 2026-05-06T12:44:09Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832370 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Cinzia sozi" />{{RigaIntestazione||― 234 ―|}}</noinclude>le idee religiose, morali e politiche del medio evo erano parte affievolite, parte affatto cancellate nella coscienza degli uomini colti, anche de’ preti, anche de’ papi: l’indifferenza pubblica avea la sua espressione nell’ironia, nel cinismo, nell’umorismo letterario. Ora questa negazione e indifferenza universale non potea produrre un organismo politico e sociale, anzi era indizio più di dissoluzione, che di nuova formazione. La negazione non era effetto di una energica affermazione, come fu per la Riforma, reazione contro il paganesimo e il materialismo della Corte romana prodotta da un vivace sentimento spiritualista, religioso e morale, secondato da passioni e interessi politici. La riforma riuscì, perchè fu limitata nella sua negazione e nelle sue conclusioni, perchè avea a sua base lo spirito religioso e morale delle classi colte, e perchè, combattendo il papa e sostenendo i principi nella loro lotta contro l’imperatore, seppe metter dalla sua gl’interessi e le ambizioni. Presso noi, la negazione era un fatto puramente intellettuale, e quanto più assolute le conclusioni dell’intelletto, tanto più era debole la volontà e la forza di effettuarle. L’ideale stava a troppa distanza dal reale. La stessa utopia ne’ suoi voli rimaneva inferiore a quella posizione così avanzata dell’intelletto. Rimasero dunque conclusioni accademiche, temi rettorici, investigazioni solitarie nell’indifferenza pubblica. Le stesse audacie del {{AutoreCitato|Niccolò Machiavelli|Machiavelli}} passarono inosservate. La libertà del pensiero non era scritta in nessuna legge, ma ci era nel fatto, e si filosofava e si disputava sopra qualsivoglia materia senz’altro pericolo che degli emuli e invidiosi, che talora concitavano contro gli uomini nuovi le ire papali. Se il movimento avesse potuto svilupparsi liberamente, non è dubbio che avrebbe trovato il suo limite nelle applicazioni politiche e sociali, fermandosi in quelle idee medie, che meno sono lontane dalla realtà, e che si trovano già<noinclude> <references/></noinclude> by4zwyn04dgng7uv0mlkwi0kiz39n4l Pagina:Storia della letteratura italiana II.djvu/247 108 174464 3832371 3139666 2026-05-06T12:44:09Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832371 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Cinzia sozi" />{{RigaIntestazione||― 235 ―|}}</noinclude>delineate nel {{AutoreCitato|Niccolò Machiavelli|Machiavelli}}, il più pratico e positivo di quegli uomini nuovi. Avremmo forse avuto la patria del Machiavelli, una chiesa nazionale, una religione purgata di quella parte grottesca e assurda che la rende spregevole agli uomini colti, e una educazione civile dell’animo e del corpo. Ma appunto allora l’Italia perdette la sua indipendenza politica e la sua libertà intellettuale; anzi la vittoria della Riforma in molte parti di Europa rese timidi e sospettosi i governanti, e cominciò feroce persecuzione contro gli uomini nuovi, eretici e filosofi, e più gli eretici, come più pericolosi. Avemmo il Concilio di Trento e l’Inquisizione, e, cosa anco peggiore, l’educazione gesuitica, eunuca e ipocrita. I più arditi esularono; e venne su la nuova generazione, con apparenze più corrette, e con una dottrina ufficiale che non era lecito mettere in discussione. Salvar le apparenze era il motto, e bastava. E ne uscì una società scredente, sensuale, indifferente, rettorica nelle forme, insipida nel fondo, con letteratura conforme. Religione, patria, virtù, educazione, generosità, sono temi poetici e oratorii frequentissimi, con esagerazioni spinte all’ultimo eroismo, perchè in nessuna relazione con la serietà e la pratica della vita. Ma nè l’Inquisizione co’ suoi terrori, nè poi i gesuiti co’ loro vezzi poterono arrestare del tutto quel movimento intellettuale, che avea la sua base nel naturale sviluppo della vita italiana. Poterono bene ritardarlo tanto e impedirlo nel suo cammino, che ci volle più di un secolo, perchè acquistasse importanza sociale. La reazione aveva anche i suoi uomini dotti. Ma la differenza era in questo, che ne’ suoi uomini era stagnata ogni attività intellettuale ed ogni vigore speculativo, volto il lavoro della mente agli accidenti e alle forme, più che alla sostanza, com’era pure de’ letterati; dove negli altri hai un serio progresso intellettuale, {{Pt|vi-|}}<noinclude> <references/></noinclude> iu7edmpqr9mk4r3ub8j3bcgjgtnrpmx Pagina:Storia della letteratura italiana II.djvu/248 108 174465 3832372 3139667 2026-05-06T12:44:10Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832372 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Cinzia sozi" />{{RigaIntestazione||― 236 ―|}}</noinclude>{{Pt|vificato|vivificato}} dalla fede, e stimolato dalla passione. La reazione avea vinto pienamente, avea seco tutte le forze sociali, e l’opposizione cacciata via dalle accademie e dalle scuole, frenata dall’Inquisizione e dalla censura, toltale ogni libertà e forza di espansione, era una infima minoranza appena avvertita nel gran movimento sociale. Perciò alla reazione mancò la lotta, dove si affina l’intelletto e si accendono le passioni, e per difetto di alimento rimase stazionaria e arcadica. L’attività intellettuale e l’ardore della fede rimase privilegio dell’opposizione, sì che dove trovi movimento intellettuale, ivi trovi opposizione più o meno pronunziata, e spesso involontaria e quasi senza saputa dello scrittore. La storia di questa opposizione non è stata ancora fatta in modo degno. Pure là sono i nostri padri, là batteva il core d’Italia, là stavano i germi della vita nuova. Perchè infine la vita italiana mancava per il vuoto della coscienza, e la storia di questa opposizione italiana non è altro se non la storia della lenta ricostituzione della coscienza nazionale. Cosa ci era nella coscienza? Nulla. Non Dio, non patria, non famiglia, non umanità, non civiltà. E non ci era più neppure la negazione, che anch’essa è vita, anzi ci era una pomposa simulazione de’ più nobili sentimenti con la più profonda indifferenza. Se in questa Italia arcadica vogliamo trovare uomini, che abbiano una coscienza, e perciò una vita, cioè a dire che abbiano fede, convinzioni, amore degli uomini e del bene, zelo della verità e del sapere, dobbiamo mirare là, in questi uomini nuovi di {{AutoreCitato|Ruggero Bacone|Bacone}}, in questi primi Santi del mondo moderno, che portavano nel loro seno una nuova Italia e una nuova letteratura. E inchiniamoci prima innanzi a {{AutoreCitato|Giordano Bruno|Giordano Bruno}}. Cominciò poeta, fu grande ammiratore del {{AutoreCitato| Luigi Tansillo|Tansillo}}. Aveva molta immaginazione e molto spirito, due qualità che bastavano allora alla fabbrica di tanti poeti e letterati;<noinclude> <references/></noinclude> sv0h7vgiefidoaazpqj48of9jxzztuu Pagina:Storia della letteratura italiana II.djvu/249 108 174466 3832373 3139668 2026-05-06T12:44:10Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832373 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Cinzia sozi" />{{RigaIntestazione||― 237 ―|}}</noinclude>nè altre ne avea il Tansillo, e più tardi il {{AutoreCitato|Giovan Battista Marino|Marino}} e gli altri lirici del seicento. Ma Bruno avea facoltà più poderose, che trovarono alimento ne’ suoi studii filosofici. Avea la visione intellettiva, o, come dicono, l’intuito, facoltà che può esser negata solo da quelli che ne son senza, e avea sviluppatissima la facoltà sintetica, cioè quel guardar le cose dalle somme altezze e cercare l’uno nel differente. Non era di ugual forza nell’analisi, dove non mostra pazienza e sagacia d’investigazione, ma quell’acutezza sofistica d’ingegno, che fa di lui l’ultimo degli scolastici nelle argomentazioni, e il precursore dei marinisti ne’ colori. Supplisce all’analisi con l’immaginazione, fantasticando, dove non giunge la sua visione, saltando le idee medie, e sforzandosi divinare quello che per lo stato allora della cognizione non può attingere. Spesso le sue idee sono immagini, e le sue speculazioni sono fantasie e allegorie. Ci era nel suo petto un Dio agitatore, che sentono tutt’i grandi ingegni; ed era un Dio filosofico, attraversato e avviluppato di forme poetiche, che gli guastano la visione e lo dispongono più a costruire lui il mondo, che a speculare sulla costruzione di quello. Con queste forze e con queste disposizioni si può immaginare qual viva impressione dovettero fare sul suo spirito gli studii filosofici. La sua cultura è ampia e seria; si mostra dimestico non solo de’ filosofi greci, ma de’ contemporanei. Ha una speciale ammirazione verso il ''divino'' Cusano, e molta riverenza pel {{AutoreCitato|Bernardino Telesio|Telesio}}. Il suo favorito è Pitagora, di cui afferma invidioso {{AutoreCitato|Platone|Platone}}. Alla sua natura contemplativa e poetica dovea riuscire sommamente antipatico {{AutoreCitato|Aristotele|Aristotile}}, e ne parla con odio, quasi nemico. Cosa dovea parere a quel giovine tutto quell’edifizio teologico-scolastico-aristotelico sconquassato dagli uomini nuovi, ma saldo ancora nelle scuole, sul quale s’innestava una società corrotta e ipocrita? Il primo movimento del suo spirito fu negativo e {{Pt|pole-|}}<noinclude> <references/></noinclude> 3ii5jl7ejrhy9nc4tdrpfjzhxq36w9s Progetto:Qualità/Semantizzazione 104 176974 3832479 3614603 2026-05-06T14:14:32Z Candalua 1675 /* Tabelle */ 3832479 wikitext text/x-wiki Da oggi 10.10.10 (bella data!), i contenuti dei parametri dei template Autore e i contenuti dei parametri del template Intestazione (per le opere con testo a fronte) sono "semantizzati", ossia sono richiamabili in qualsiasi spazio di it.source. == Briciole approssimative di teoria == Normalmente, wiki non consente di definire "variabili" (ossia oggetti dotati di un nome e di un contenuto, quest'ultimo richiamabile per nome), con l'unica eccezione della '''pagina''' (infatti, il contenuto di una pagina può essere "richiamato per nome": è la transclusione). Ma tutte le source hanno installata l'estensione #lst, che consente di definire, all'interno di una pagina, un numero indeterminato di "variabili" (le sezioni) dotate di "nome" e di "contenuto", e fornisce uno strumento per richiamarne il contenuto attraverso il nome (nome della pagina+nome della sezione). Esistono, in wiki, delle speciali "variabili", i parametri dei template; ma la loro esistenza è limitata al template; NON possono essere richiamate dall'esterno dello specifico template. == Due strade per la semantizzazione (novembre 2011)== Vi sono due strade possibili per trasformare dati in variabili: # la ''trasclusione'', che permette di utilizzare i dati in qualsiasi pagina, ''tranne che nella stessa pagina che li contiene''; # la ''inclusione di codice html'', che permette di utilizzare i dati ''nella sola pagina che li contiene'' via javascript (senza ricorrere a chiamate AJAX). === Meccanismo della semantizzazione via transclusione === Si tratta semplicemente di un'applicazione del normale meccanismo di transclusione via section (''transclusione selettiva''). Se il dato (un frammento di testo qualsiasi) viene racchiuso fra tag section, il nome della section funziona da ''nome di variabile'' e il contenuto della section diventa il ''valore della variabile''. Per richiamare la variabile, occorre però conoscere il ''nome della pagina che la contiene''; in pratica, il "nome della variabile" è costituito dal ''nome della pagina che contiene la variabile'' + ''nome della section''. Occorre tener conto che la lettura di una di queste ''variabili'' implica, lato server, la lettura di una pagina diversa da quella visualizzata ed è quindi "costosa" in termini di impegno del server. Se una pagina richiama molte variabili di questo tipo, la risposta può diventare molto lenta e il carico del server notevole; occorre moderazione. Da evitare se il numero di variabili utilizzate oltrepassa le 10-20. === Meccanismo della semantizzazione via inclusione di codice html === Se viene scritto, nella pagina, un codice html tipo: * <nowiki><span class="SAL">215,1,Alex_brollo</span></nowiki> allora questo codice sarà transcluso tal quale sia nella pagina dove il testo è contenuto che in eventuali pagine che transcludono la pagina originale. All'apertura della pagina, uno script js può trovare il codice ed interpretarlo, eseguendo ogni tipo di elaborazione immaginabile. E' teoricamente possibile assegnare un nome a questi "contenitori span", utilizzando un attributo del tag span, ad es. l'attributo title: * <nowiki><span class="SAL" title="test">Contenuto della variabile test</span></nowiki> E' quindi teoricamente possibile disporre di variabili, come nel caso della transclusione, dotate di un ''nome'' e di un ''contenuto''. La class SAL ha la caratteristica di avere uno stile display:hidden (vedi [[MediaWiki:Common.css]]), e quindi nulla viene visualizzato nella pagina; il dato è disponibile e utilizzabile solo a un opportuno script js. Questo metodo di semantizzazione è totalmente ''trasparente'' per il server (tutta l'elaborazione si svolge nel browser locale) e quindi non vi sono preoccupazioni di sovraccarico del server. Le routine js necessarie a reperire e elaborare le informazioni sono molto semplici, e quindi non vi è apprezzabile ritardo nella visualizzazione della pagina in caricamento. {{ambox|testo=Le sezioni che seguono sono di molto precedenti al novembre 2011 e vanno '''riviste, semplificate e aggiornate'''. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]])}} == Il metodo di semantizzazione == La "semantizzazione" dei dati contenuti nei parametri di un template può però avvenire creando, per ogni parametro del template, una ''sezione esterna al template'' (le sezioni definite all'interno di un template non funzionano!), con lo ''stesso nome del parametro'', contenente il ''valore del parametro''. Il procedimento sarebbe estremamente tedioso e esporrebbe a molti errori e dimenticanze, se fatto a mano da un utente; è stato quindi preparato uno specifico script python che, ad ogni modifica di una pagina Autore o di una pagina principale Ns0: # legge la pagina e estrae i template Autore o Intestazione; # ottiene l'elenco dei parametri e dei loro valori; # crea il codice delle sezioni e le accoda in un testo unico; # aggiunge in testa e in coda codici tali da impedire la visualizzazione delle sezioni, ma di consentirne la transclusione, e aggiunge un messaggio per invitare l'utente che modifica la pagina a non modificare questa "zona dati"; # aggiunge la "zona dati" alla pagina, previa eliminazione dell'eventuale zona dati preesistente. La "zona dati" di [[Rime (Vittorelli)]] per esempio ha questo aspetto: <pre><!-- Area dati: non modificare da qui: --><onlyinclude><div style="display:none"> <section begin="Nome e cognome dell'autore" />Iacopo Vittorelli<section end="Nome e cognome dell'autore" /> ....... <section begin="nome template" />Intestazione<section end="nome template" /> </div></onlynclude><!-- a qui --></pre> Questo codice rende disponibile il contenuto della pagina Rime (Vittorelli)|section="Nome e cognome dell'autore" che è ilnome dell'autore, esattamente come inserito nel template. La stessa cosa per tutti gli altri parametri. Nel caso di parametri vuoti, non viene scritta alcuna section; questo sfrutta una delle proprietà delle section, che restituiscono "un bel nulla" (una stringa vuota) sia che esistano e contengano una stringa vuota, sia che non esistano affatto. == Usare il tutto: il {{tl|Dato}} == Il template {{tl|Dato}}, come dice il nome, restituisce un dato. ;-) Restituisce cioè il nome di una "variabile", ossia del contenuto di una section in una pagina (qualsiasi section di qualsiasi pagina, ma suggerisco di usarlo solo per i "dati semantici"). Esempio: gli autori hanno un campo Anno di nascita; per recuperare l'anno di nascita di Giacomo Leopardi, scriviamo: <pre>* {{Dato|Autore:Giacomo Leopardi|Anno di nascita}}</pre> e otteniamo: * {{Dato|Autore:Giacomo Leopardi|Anno di nascita}} Oppure, per ottenere un dato di un'opera, scriviamo ad esempio: <pre>* {{Dato|Georgiche|URL della versione cartacea a fronte}}</pre> e otteniamo * {{Dato|Georgiche|URL della versione cartacea a fronte}} Ma possiamo anche annidare le variabili: ad esempio, possiamo chiedere nome, professione e nazionalità dell'autore di Georgiche usando solo Georgiche come dato di partenza (passando il risultato di un template a un secondo template) e "linkeggiare" <pre>* [[Georgiche]] è stato scritto da [[Autore:{{Dato|Georgiche|Nome e cognome dell'autore}}|{{Dato|Georgiche|Nome e cognome dell'autore}}]], {{Dato|Autore:{{Dato|Georgiche|Nome e cognome dell'autore}}|Professione e nazionalità}}.</pre> * [[Georgiche]] è stato scritto da [[Autore:{{Dato|Georgiche|Nome e cognome dell'autore}}|{{Dato|Georgiche|Nome e cognome dell'autore}}]], {{Dato|Autore:{{Dato|Georgiche|Nome e cognome dell'autore}}|Professione e nazionalità}}. == Sviluppi futuri == Niente, ma niente, impedisce di "fondere" della sezione dati i contenuti di diversi template, anche contenuti in diverse pagine. Lo sviluppo più ovvio è quello di incorporare nella sezione dati delle opere anche i dati contenuti nel template Qualità (contenuto nella stessa pagina) e nel template Infotesto dell'opera (contenuto nella pagina di discussione). I dati elementari possono essere "montati" in template derivati, che li inseriscono in frasi a schema fisso, oppure generano righe di tabelle standard (anche "sortable"). === Update === Esiste già una versione "pre-alfa" dello script che raccoglie dentro l'area dati sia i parametri di qualità, che di infotesto, ma c'è un piccolo bug da risolvere. Bug a parte, la cosa non solo è fattibile, ma è dimostrato che funziona. === Un test === Il codice: <pre>* {{testo/Sandbox|Georgiche}}</pre> produce: * {{testo/Sandbox|Georgiche}} Ma se invece viene posto un una pagina o sottopagina qualsiasi di Georgiche, si comporta in maniera differente per dimostrare che non è un template stupido. :-) == Limiti == Creando tabelle occorre considerare il limite di template ammessi in una pagina; è facile lasciarsi prendere dall'entusiasmo e superare il limite ammesso (qualche centinaio). == Tutto chiaro? :) == Non ho questa presunzione.... commenti, critiche, vaffi in [[{{TALKPAGENAME}}]] o nella [[Discussioni utente:Alex brollo|pagina di discussione del primo contributore]]. Test: dove più vi piace: la cosa dovrebbe funzionare ovunque. == Update: area dati contenente variabili da template multipli e pagine multiple == In [[Georgiche]] è caricata la prima "area dati" che contiene una collezione di tuti i dati provenienti da: # template Intestazione, della stessa pagina; # template Qualità, della stessa pagina; # template Infotesto, della pagina di discussione. <!-- Quindi (per ora, per le sole Georgiche) esiste, ad esempio, un campo "avz" contenente il SAL pagina, e un campo "Nome del primo contributore" contenente, appunto, il primo contributore. Pertanto il codice: <pre>* [[Elementi]] [[File:{{Dato|Georgiche|avz}}.png]] di [[Autore:{{Dato|Georgiche|Nome e cognome dell'autore}}|{{Dato|Georgiche|Nome e cognome dell'autore}}]], primo contributore: {{Dato|Georgiche|Nome del primo contributore}}</pre> produce: * [[Rime (Vittorelli)]] [[File:{{Dato|Rime (Vittorelli)|avz}}.png]] di [[Autore:{{Dato|Rime (Vittorelli)|Nome e cognome dell'autore}}|{{Dato|Rime (Vittorelli)|Nome e cognome dell'autore}}]], primo contributore: {{Dato|Rime (Vittorelli)|Nome del primo contributore}} dove i tre dati autore, SAL, primo contributore provengono ciascuno da un template diverso. ::: Problema... per oscuri motivi avz non c'è più. WIP! ... --> == Trick 1 == Esiste un facile metodo per puntare più "nomi di variabile" (=più nomi di section) sullo stesso contenuto. Per farlo basta annidare le section sinonime una dentro l'altra. Il trucco è applicato per far puntare allo stesso dato, il dato logico "autore", due diversi nomi di parametro: "Nome e cognome dell'autore" (la maggioranza dei progetti) e "Organismo emittente" (il progetto Diritto). Il codice che viene usato per estrarre il dato impostando indifferentemente l'uno o l'altro sininimo è: <pre><section begin="Organismo emittente" /><section begin="Nome e cognome dell'autore" />Regno di Sardegna<section end="Nome e cognome dell'autore" /><section end="Organismo emittente" /></pre> Il numero di section annidate non pare avere limiti. Il sistema funziona perchè, durante la lettura per la transclusione, il sistema legge tutto quello che c'è fra le section begin e end chiamate per nome, e poi ''rimuove tutti i tag section dal testo estratto''. == Una prima implementazione pratica == Allo scopo di rendere immediatamente utile la procedura, e di dimostrare la sua versatilità, è stata implementata una variante sperimentale del template Testo. La sintassi del template è rimasta immodificata. L'output del template però si è arricchito, e ha anche comportamenti implicitamente "condizionali". Le regole di comportamento del template sono: # se l'opera è proofread, viene generata una piccola icona-link alla corrispondente pagina Indice; # se il template viene apposto in una pagina diversa dalla pagina dell'autore dell'opera, o in una sottopagina dell'opera, viene visualizzato solo il link + icona SAL; # se il template viene apposto in una pagina diversa dalle precedenti, viene visualizzato anche il nome dell'autore, come link, e la data di pubblicazione fra parentesi. Esempio con [[Georgiche]]: {{Testo|Georgiche}} ==Tabelle== I dati si prestano molto bene alla rappresentazione tabellare. {|{{prettytable}} |Titolo |Autore |Anno di pubblicazione |Progetto |Argomento |URL della versione cartacea a fronte |} Il codice delle righe può essere incorporato in un template;il tempate Riga dati, con parametro tipoRiga=1, fornisce una riga completa della tabella di esempio precedente (la terza e quarta riga della tabella sono richiamate in questo modo). Il template si basa su uno switch, per cui può "montare" diversi set di dati, ognuno con una particolare formattazione, richiamabili singolarmente con tipoRiga=2, tipoRiga=3... fino a esaurimento del numero di alternative ammesse per la funzione #switch. Le tabelle derivate possono anche essere sortable: {| class="wikitable sortable" !Titolo||Autore||Anno di pubblicazione||Progetto||Argomento||URL della versione cartacea a fronte |} === Obiettivi (in ordine di priorità) === # <del>Sistemare il template Testo e farlo diventare lo standard</del> Fatto, no? --[[Utente:Aubrey|<span style= "font-family:Palatino Linotype, serif" >Aubrey</span>]] [[Discussioni_utente:Aubrey|<span style= "font-family:Palatino Linotype, serif" >McFato</span>]] 10:11, 18 ott 2010 (CEST) # Sistemare la sezione Ultimi Arrivi, se possibile, con dati semantici (ci manca ancora la DPL, intanto iniziamo) # Riprodurre la [[Progetto:Qualità/Tabella Autori|tabella autori]] con i dati semantici # Riprodurre le liste di testi e autori ora gestiti da Bimbot con i dati semantici (Indici e Liste) A latere, data la "semantizzazione", sarebbe utile definire nuovamente i template utilizzando Dubln Core e magari riuscendo a costruire dei form per l'inserimento dei Dati. Si potrebbe iniziare dalla pagina autore, prendendo spunto dal namespace Creator di Commons. <small>(Menzione di Creator + Dublin Core=Aubrey sloggato) :-) </small> == Limiti == Va sottolineato che il sistema '''non può produrre liste''', ma solo recuperare un set di informazioni collegate all'opera, o all'autore, con una relazione 1:1 (anche concatenate fra di loro: opera->autore->dato autore). Test dimostrano che purtroppo il sistema viene facilmente "stressato" ed è molto facile raggiungere il numero massimo di template inclusi ammessi (500); va quindi riservato a ''elenchi limitati''. Tuttavia, dovrebbe semplificare (in quanto "standardizza" e mette in luce alcuni errori formali nei template) anche il lavoro di un eventuale bot nel parsing e estrazione dei dati. :Le liste potrebbero essere prodotte con la DPL? Si potrebbero creare categorie ad hoc (magari nascoste)? --[[Utente:Aubrey|<span style= "font-family:Palatino Linotype, serif" >Aubrey</span>]] [[Discussioni_utente:Aubrey|<span style= "font-family:Palatino Linotype, serif" >McFato</span>]] 10:09, 18 ott 2010 (CEST) :: DPL produce solo ''liste di link'', che però sono presenti nel solo html della pagina e non nel codice. In teoria possono essere lette da Alebot se Alebot carica l'html e non il codice; dopodichè dei link Alebot potrebbe fare qualcosa.... ma senza toccare il codice DPL, altrimenti... ;-) :: Comunque, accertato che edit multipli di pagine lista non sono poi così mal visti dal "grandi capi", purchè riflettano vere modifiche dei dati, '''sì''': si può pensare che DPL generi le liste e che Alebot le legga sull'html e con quella lista costruisca un'altra pagina utilizzando (ma non via template Dato: direttamente) i dati semantizzati. --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 10:16, 18 ott 2010 (CEST) == Update 17.10.10 == Girano, sui miei js personali ([[Utente:Alex brollo/ocr_var.js]]) alcune funzioni in fase di test che: # in fase di caricamento pagina eliminano l'area dati dal testo caricato, e memorizzano l'area dati in una variabile globale areaDati, se: ## la pagina è Ns0 o Autore e ## la modalità è modifica pagina # in fase di upload, ricaricano nel testo l'area dati immodificata in testa alla pagina. Al momento, Alebot carica l'area dati in una zona diversa della pagina (sotto Intestazione o Autore) e i prossimi passi sono: # caricare gli script in Common.js; # modificare gli script di Alebot in modo che carichi l'area dati in testa alla pagina Il passo successivo, più impegnativo, è quello di ''aggiornare l'area dati via js'', in base all'edit dell'utente, prima del caricamento. Fatto questo i dati "semantizzati" saranno immediatamente aggiornati all'atto dell'edit (al momento, invece, sono aggiornati nel momento in cui ci passa sopra Alebot, esattamente come oggi avviene per gli script di BimBot). ==Update 19.10.10 == # Il sistema è implementato su Commons.js (routine in fondo alla pagina) e sono stati adeguati gli script di Alebot per la verifica dei dati ad ogni edit intercettato. # E' stato testata positivamente la possibilità di estendere il sistema alle pagine Pagina e nulla impedisce di estenderlo alle pagine Indice. === WIP: qualità delle pagine Pagina === Sono in un dilemma. Da un lato mi piacerebbe inserire un'area dati delle pagine Pagina:, sempre "a scomparsa", dall'altro mi pare più giusto inserire l'area, invece, nella pagina Discussioni pagina:, dove creerebbero disturbo minimo (nessuno ci entra mai...) Opto per la seconda soluzione ma provvisoriamente: inserire il dato nella Pagina consentirebbe a Candalua di scrivere poche righe di js per aggiurnare il SAL semantizzato al volo.... bè, casomai rifaremo tutto daccapo. Già adesso, vedete che le iconcine link alla pagina, in Ns0, hanno spesso il simbolo SAL (grigino).In dettaglio, le regole sono: # se non esiste la pagina di discussione della pagina, il simbolo manca; # se la pagina è SAL 00% oppure se non c'è ancora un'Area dati, il simbolino è grigino; # se l'area dati c'è, e il SAL è 25% o superiore, il simbolo SAL rappresenta il vero SAL pagina, al momento dell'ultima passata di Alebot (che core almeno una volta al giorno). == Attivata procedura per la semantizzazione del pagequality level == La procedura di semantizzazione del pagequality level delle pagine è attivata lato Alebot. Ad ogni edit nel nsPagina, Alebot legge il level nel tag pagequality e lo registra in un'area dati della pagina di discussione della pagina (al momento nascosta in visualizzazione ma non in edit). Si rende quindi disponibile la "variabile" pagequality, richiamabile dovunque con la sintassi <nowiki>{</nowiki>{#section:Discussioni ''nome pagina''|pagequality}}, che contiene i valori SAL 00%, 25%... 100%. La chiamata della variabile è stata montata nel template di sistema [[MediaWiki:Proofreadpage pagenum template ]], che genera il link alla pagina nel ns0, e a cui adesso viene aggiunta l'icona SAL quale risulta dall'aggiornamento della variabile. Siccome l'aggiornamento è fatto via bot, può esserci un certo ritardo nell'aggiornamento. Al momento vengono aggiornate solo le pagine effettivamente editate. Le opere "completamente allineate sono, al momento, [[Storia di una capinera]] e, sperimentalmente, [[Le poesie di Catullo]]. [[Categoria:Progetto qualità]] k9vhy9w9in2ffa1p26bs73poprtmu3b Pagina:Storia della letteratura italiana II.djvu/240 108 178266 3832365 3139660 2026-05-06T12:44:05Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832365 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Filippo Sorrentino" />{{RigaIntestazione||― 228 ―|}}</noinclude>{{Pt|denza|tendenza}} accademica, letteraria e classica, per la poca serietà del suo contenuto e la sua separazione da tutt’i grandi interessi morali, politici e sociali che allora commovevano e ringiovanivano molta parte di Europa. Giunta l’arte a quella perfezione, aveva bisogno di un nuovo contenuto per trasformarsi e rinsanguarsi. E se la reazione tridentina ci avesse dato questo nuovo contenuto, sarebbe stata la ben venuta. Avremmo avuto una seria ristaurazione religiosa e letteraria. Ma fu ristaurazione delle forme, non della coscienza. Agli stessi riformatori mancava nella loro opera la serietà della coscienza, come vedrà chi studii bene la Storia del Concilio di Trento non dico nel {{AutoreCitato|Paolo Sarpi|Sarpi}}, ma nello stesso {{AutoreCitato|Pietro Sforza Pallavicino|Pallavicino}}, voce leziosa e affettata di quei Padri riformatori. Di che nacque l’ultimo pervertimento del carattere nazionale. L’idea che a salvare l’anima bastasse andare a messa e portare addosso uno scapolare, e che l’assoluzione del confessore fosse sufficiente a lavare tutte le macchie, salvo a tornar da capo, diede alle plebi italiane quell’impronta grottesca di bassezza, immoralità e divozione, che anche oggi in molti luoghi non si è cancellata. Quanto alle classi colte, la vita era menzogna, una vita ostentatrice di sentimenti religiosi e morali senza alcuna radice nella coscienza. Tale la vita, tale la letteratura. Quella sua tendenza accademica e letteraria divenne la sua forma definitiva. Fu rettorica, cioè a dire menzogna, espressione pomposa di sentimenti convenzionali. Il pio {{AutoreCitato|Torquato Tasso|Torquato}} prese sul serio quel nuovo contenuto, e vagheggiò un mondo eroico e religioso, che naufragò tra gli elementi che lo accompagnavano idillici e fantastici. Come sotto lo scapolare batteva il core del brigante, sotto a quelle forme pompose viveva invitto il naturalismo lirico, fantastico, idillico del vecchio contenuto. L’{{TestoCitato|Armida}} divenne l’Adone, e l’{{TestoCitato|Aminta}} il Pastor Fido. Fra tante vite di santi e rappresentazioni sacre, fra tante liriche<noinclude> <references/></noinclude> fycccm56h5i4rlsdpp335bpri5tafar Pagina:Storia della letteratura italiana II.djvu/241 108 178267 3832366 3139661 2026-05-06T12:44:06Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832366 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Cinzia sozi" />{{RigaIntestazione||― 229 ―|}}</noinclude>eroiche, morali e patriottiche, ciò che ancor vive, è il naturalismo, una certa ebbrezza musicale de’ sensi, che fa cantare ai marinai napolitani le stanze di Armida e i lubrici versi del {{AutoreCitato|Giovan Battista Marino|Marino}}. Tutti si sentivano innanzi a un mondo poetico invecchiato, e volevano rinnovarlo, e non vedevano che bisognava innanzi tutto rinnovare la coscienza. Aguzzarono l’intelletto, gonfiarono le frasi, e non potendo esser nuovi, furono strani. L’attività si concentrò intorno alla frase, e il mondo letterario segregato dalla vita, e vuoto di ogni scopo serio, divenne un esercizio accademico e rettorico. La parola come parola, fine a sè stessa, è il carattere della forma letteraria o accademica. Nel secolo scorso aveva un aspetto ciceroniano e boccaccevole; ora, divenuta l’essenza stessa della letteratura, vi si aggiunge un’aria preziosa, cioè a dire una ostentazione di peregrinità nella sottigliezza del concetto o nel giro della frase. Citammo già alcuni esempi di {{AutoreCitato|Pietro Aretino|Pietro Aretino}}. Ora ci è in tutti, anche ne’ più semplici, un po’ di Pietro Aretino. E quando questo sforzo dello spirito pareva soverchia fatica, gli scrittori rimanevano senza più semplici parolai o frasaiuoli: ciò che si diceva stile fiorito. Queste sono le due forme della decadenza, di cui si vedono già i vestigi in Pietro Aretino, e che ora tengono il campo nelle accademie letterarie. Gli accademici s’incensano, si batton le mani, e si decretano l’immortalità. Abbiamo gli Ardenti, i Solleciti, gl’Intrepidi, gli Olimpici, i Galeotti, gli Storditi, gl’Insipidi, gli Ottusi, gli Smarriti. Acquistano un’importanza artificiale, molti vi pigliano il battesimo di grandi uomini, come fu del {{AutoreCitato|Anton Maria Salvini|Salvini}}, dotto uomo, ma d’ingegno assai inferiore alla fama. Corona di questa letteratura frivola sono gli acrostici, gli indovinelli, gli anagrammi, e simili giuochi di spiriti oziosi. La parola, come parola, può per qualche tempo {{Pt|ave-|}}<noinclude> <references/></noinclude> ocjheeblxkxiodcdjrjqvir26w636s6 Pagina:Storia della letteratura italiana II.djvu/242 108 178268 3832367 3139662 2026-05-06T12:44:06Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832367 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Cinzia sozi" />{{RigaIntestazione||― 230 ―|}}</noinclude>{{Pt|re|avere}} un’esistenza artificiale nelle accademie, ma non potrà mai formare una letteratura popolare, perchè la parola, se come espressione è potentissima, come semplice sensibile è inferiore a tutti gli altr’istrumenti dell’arte. La parola è potentissima, quando viene dall’anima, e mette in moto tutte le facoltà dell’anima ne’ suoi lettori; ma quando il di dentro è vuoto, e la parola non esprime che sè stessa, riesce insipida e noiosa. Allora la vista materiale, il colore, il suono, il gesto sono ben più efficaci alla rappresentazione che quella morta parola. Si comprende adunque, come i parolai con tutto il loro spirito e la loro eleganza mantennero la loro influenza in un circolo sempre più ristretto di lettori, e come al contrario presero il sopravvento gli attori, i musici e i cantanti, divenuti popolarissimi in Italia e fuori. Le accademiche commedie del {{AutoreCitato|Giovan Battista Fagiuoli|Fagiuoli}} doveano piacer meno che le commedie a soggetto, venute sempre più in voga, dove il fondo monotono e tradizionale era ringiovanito dagli accessorii improvvisati e dall’abile mimica. D’altra parte nella parola si sviluppava sempre più l’elemento cantabile e musicale, già spiccatissimo nel {{AutoreCitato|Torquato Tasso|Tasso}}, nel {{AutoreCitato|Battista Guarini|Guarini}}, nel {{AutoreCitato|Giovan Battista Marino|Marino}}. La sonorità o la melodia era divenuta principal legge del verso o della prosa, e si fabbricavano i periodi a suon di musica: ciascuno aveva nell’orecchio un’onda melodiosa. Parte di rettorica era la declamazione, cioè a dire un modo di recitare solenne e armonioso. La parola non era più una idea, era un suono; e spesso recitavasi a controsenso, per non guastare il suono. Questo movimento musicale della nuova letteratura già visibile nel {{AutoreCitato|Francesco Petrarca|Petrarca}} e nel {{AutoreCitato|Giovanni Boccaccio|Boccaccio}}, pure armonizzato con le idee e le immagini, ora in quella insipidezza di ogni vita interiore diviene esso il principale regolatore di tutti gli elementi della composizione: tutto il solletico è nell’orecchio. E si capisce come, giunte le cose a questo punto, la letteratura muore<noinclude> <references/></noinclude> big3cup1zvzy8swteazpfkpgud02wz1 Pagina:Storia della letteratura italiana II.djvu/243 108 178269 3832368 3139663 2026-05-06T12:44:07Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832368 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Cinzia sozi" />{{RigaIntestazione||― 231 ―|}}</noinclude>d’inanizione, per difetto di sangue e di calore interno, e divenuta parola che suona, si trasforma nella musica e nel canto, che più direttamente ed energicamente conseguono lo scopo. Per ciò fra tanta letteratura accademica il melodramma o il dramma musicale è il genere popolare, dove lo scenario, la mimica, il canto e la musica opera sull’immaginazione ben più potentemente che la parola insipida, vacua sonorità, rimasta semplice accessorio. La letteratura moriva e nasceva la musica. Già la musica non fu mai scompagnata dalla poesia. Liriche sacre e profane erano cantate e musicate, e ancora tutta la varietà delle canzoni popolari. Nel Teatro i cori e gl’intermezzi erano cantati. Ma quando il dramma divenne insulso, e la parola perdette ogni efficacia, si cercò l’interesse nella musica, e tutto il dramma fu cantato. E come la musica non bastasse, si ricorse a tutt’i mezzi più efficaci su’ sensi e sull’immaginativa, magnificenza e varietà di apparati scenici, combinazioni fantastiche di avvenimenti, allegorie e macchine mitologiche. Fu da questa corruzione e dissoluzione letteraria, che uscì il melodramma, o l'''Opera'', serbata a sì grandi destini. Il primo tipo del melodramma è l’Orfeo. Il {{AutoreCitato|Torquato Tasso|Tasso}}, il {{AutoreCitato|Battista Guarini|Guarini}}, il {{AutoreCitato|Giovan Battista Marino|Marino}} sono scrittori melodrammatici. La lirica seicentistica è in gran parte melodrammatica. E quelle canzonette, tutti quei languori di Filli e Amarilli sono i preludi del {{AutoreCitato|Pietro Metastasio|Metastasio}}. I trilli, le cadenze, le variazioni, i parallelismi, le simmetrie, le ripigliate, tutt’i congegni della melodia musicale, appariscono già nella poesia. La parola non essendo altro più che musica, avea perduta la sua ragion d’essere, e cesse il campo alla musica e al canto. {{nop}}<noinclude> <references/></noinclude> 96sks90n7dstkngtr6jn3skmo9fjt1o Template:ArgCat/Dati 10 187711 3832447 3831803 2026-05-06T13:26:18Z Candalua 1675 /* Sezioni vuote */ 3832447 wikitext text/x-wiki == Categorizzazione per parametro Argomento nel tl Intestazione == * Arti<includeonly><section begin="arti" />[[Categoria:Arti|{{PAGENAME}}]]<section end="arti" /></includeonly> ** Arti performative<includeonly><section begin="arti performative" />[[Categoria:Arti performative|{{PAGENAME}}]]<section end="arti performative" /></includeonly> *** Musica<includeonly><section begin="musica" />[[Categoria:Musica|{{PAGENAME}}]]<section end="musica" /></includeonly> **** Canti d'amore<includeonly><section begin="canti d'amore" />[[Categoria:Musica|{{PAGENAME}}]][[Categoria:Canti d'amore|{{PAGENAME}}]]<section end="canti d'amore" /></includeonly> **** Canti 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user="Silvio Gallio" />{{RigaIntestazione|190|{{sc|miranda}}|riga=si}}</noinclude><poem>Strappai con foga amara una selvaggia Tarantella di Napoli dagl’irti Nodi e viluppi di tedesche note. Mi scoppiò dalle man tutta a memoria, Benché a lungo negletta. A poco a poco Si spegneano i bisbigli, si scioglieano I crocchi e, sin dagli usci, intenti volti S’affisavano in me. Poi m’accerchiâro. Le ornate lodi e i lusinghier sorrisi Non mi turbar; mutai vita e natura. Forte voler anche sul male impera; Guarir mi sento. Di vigor crescente Mi ferve il sangue, pur non chiusi ciglio La notte scorsa, né da un giorno intero Le labbra mi varcò cibo o bevanda. </poem> {{nop}}<noinclude> <references/></noinclude> kvw9l83xqg4gw8dm15xggm9e7vqttr5 Discussioni utente:Federicor 3 235186 3832716 3461804 2026-05-07T08:20:30Z Candalua 1675 /* Hangout */ 3832716 wikitext text/x-wiki {{Pagina discussione}} {{benvenuto|firma=[[Utente:Aubrey|<span style= "font-family:Palatino Linotype, serif" >Aubrey</span>]] [[Discussioni_utente:Aubrey|<span style= "font-family:Palatino Linotype, serif" >McFato</span>]]}} ==Memorie storiche della città e marchesato di Ceva== Ciao! Ho visto che hai sistemato alcune cose ed aggiungo due pagine del testo in oggetto: grazie!! Io ho già un file fatto con un ottimo OCR che uso per importare le pagine, finito quello contavo di passare alla formattazione "fine"; se tu volessi invece occuparti della rilettura delle pagine SAL 75% man mano che arrivano te ne sarei davvero grato... --''[[User:Marco Plassio|<span style="color:black">Marco</span>]] [[User talk:Marco Plassio|<span style="color:darkblue"><sup>dimmi!</sup></span>]]'' 16:12, 9 giu 2011 (CEST) :Cebani nei posti più impensati!! A questo punto vedo di andare avanti in modo un po' più celere. Di nuovo grazie! --''[[User:Marco Plassio|<span style="color:black">Marco</span>]] [[User talk:Marco Plassio|<span style="color:darkblue"><sup>dimmi!</sup></span>]]'' 18:35, 9 giu 2011 (CEST) ::Solo una cosa: ho notato che nelle riletture sostituisci l'apostrofo "'''’'''" con "'''<nowiki>'</nowiki>'''". Lo facevo anch'io quando ho iniziato qui, ma invece quello corretto è proprio il primo (esiste infatti un bot che li sostituisce nelle nuove pagine). Sto rimettendoli a mano nelle pagine sal 100, le altre grazie al bot sono già corrette. Grazie, ciao. --''[[User:Marco Plassio|<span style="color:black">Marco</span>]] [[User talk:Marco Plassio|<span style="color:darkblue"><sup>dimmi!</sup></span>]]'' 11:03, 14 giu 2011 (CEST) ==Re:Errore== Fatto (si trattava di uno [[Aiuto:Sposta|spostamento]]), grazie per la segnalazione! Giacché ci sono segnalo che ora tutto il testo è stato caricato, a breve sistemerò anche l'indice e creerò i capitoli in ns0, da cui resta "solo" la doppia rilettura. Buon lavoro, --''[[User:Marco Plassio|<span style="color:black">Marco</span>]] [[User talk:Marco Plassio|<span style="color:darkblue"><sup>dimmi!</sup></span>]]'' 00:03, 24 set 2011 (CEST) == Porto il SAL a SAL 100%... o meglio al 101%, la stella == Ciao, quando tutte le pagine di una testo sono state rilette, il testo (quello in NS0) va portato al 101%, simbolizzata dalla stelletta. Ciao, --[[Utente:Accurimbono|Accurimbono]] <small>([[Discussioni_utente:Accurimbono|disc]])</small> 13:11, 1 ott 2011 (CEST) ==Olivero== Prima di qualsdiasi cosa, grazie davvero per il lavorone che stai svolgendo, vedo che stai andando avanti molto più di me (purtroppo il tempo è tiranno). A questo punto forse urge trovare qualcuno che mi aiuti a svolgere la rilettura rilettura anche fino al SAL 75%, mai vorrei lasciarti senza lavoro!! Voglio solo segnalarti una cosa: in [[Pagina:Memorie storiche della città e marchesato di Ceva.djvu/73]] ho visto che, rileggendo, hai rimosso i due spazi alla fine; sono un espediente per permettere alla pagina, una volta trasclusa in ns0 ([[Memorie storiche della città e marchesato di Ceva/Capo XIV - Statuti.|qui]]) di staccare correttamente dal testo della pagina successiva. Senza spazi, esso apparirebbe come facente parte di un unico paragrafo. Ora, questo non sempre va fatto, il discrimimante è il rientro all'inizio della pagina successiva. Avevo fatto un controllo inserendo gli spazi dove servivano su tutto il testo, ma come mi sono sfuggiti errori nei titoli (che hai già fatto correggere), potrebbe essermi sfuggito anche qualche errore di quel tipo. Siccome vedo che hai cura anche dei capi trasclusi in ns0, ti chiedo di fare attenzione anche a quel dettaglio. Di nuovo grazie infinite, --''[[User:Marco Plassio|<span style="color:black">Marco</span>]] [[User talk:Marco Plassio|<span style="color:darkblue"><sup>dimmi!</sup></span>]]'' 00:44, 5 nov 2011 (CET) ==IncludiInfotesto== Ciao! Ho visto che stai creando tutte le discussioni con il tl in oggetto. Anche io lo facevo, ma alla fine è venuto fuori che [http://it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_utente%3AMarco_Plassio&action=historysubmit&diff=945948&oldid=943362 è una perdita di tempo]! In passato passava un bot ma alla fine si è deciso che è inutile, quindi non disturbarti a creare tutte quelle duscussioni. Grazie, come sempre, --''[[User:Marco Plassio|<span style="color:black">Marco</span>]] [[User talk:Marco Plassio|<span style="color:darkblue"><sup>dimmi!</sup></span>]]'' 20:32, 25 nov 2011 (CET) == Apostrofi == Ciao, [http://it.wikisource.org/w/index.php?title=Pagina:Prose_e_poesie_(Carrer).djvu/5&diff=next&oldid=939168 questo] è un errore: vedi [[Wikisource:Convenzioni di trascrizione#Apostrofi]] e, in caso, [[w:Apostrofo]]. --[[User:Micione|Micione]] ([[User talk:Micione|disc.]]) 04:34, 27 nov 2011 (CET) == Manzoni == Ho visto che hai corretto un paio di pagine de Il conte di Carmagnola. Ti sarebbero preziosissimi i tool "Strumenti per la rilettura". Hai attivato il gadget? Poi, se ti va, ti dò qualche dritta; la documentazione è scarsa e l'evoluzione così rapida che è impossibile tenerla aggiornata. --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 14:51, 28 dic 2011 (CET) : Bene. Attivalo (da Accessori nel tuo pannello Preferenze) e provalo. Tu stai lavorando sull'atto primo del Conte di Carmagnola; ti suggerisco di provare subito "elimina riga 1" e poi postOcr, chiamato per ''due'' volte. postOCR è molto potente e fa parecchie cose; le scoprirai tu stesso. --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 17:10, 28 dic 2011 (CET) :: Due parole adesso che ho un po' più di tempo. :: Gli strumenti sono utili soprattutto per i primi aggiustamenti di un testo da OCR, non formattato.Ma sono anche collegati a un sistema di memorizzazione di dati utili; ad esempio, alcuni dati sono preimpostati per Il Conte di Carmagnola, quindi non sorprenderti se i tool sembrano "indovini". :-) ::# elimina riga 1: quasi sempre, la prima riga del testo da OCR non è testo della pagina, ma è intestazione della pagina. Queste righe vanno semplicemente cancellate, e elimina riga 1 elimina con un click la prima riga. ::# RigaIntestazione: prepara il codice per l'intestazione della pagina. Un primo click fa comparire il codice in cima al testo, dov'è comodo, eventualmente, correggerlo; un secondo click sposta il codice nell'header, il box piccolo in alto, che è il suo posto. "Magicamente" vedrai che tutto il codice si auto-compilerà; in realtà non c'è nessuna magia, è solo che i dati sono stati predisposti. ::# postOCR: fa un sacco di cose. Innanzitutto, se "sa" che si tratta di poesia, applica il tag poem al testo. Poi corregge piccoli errori ricorrenti nelle scansioni. Infine controlla che sia stato inserito il codice RigaIntestazione, e se non è stato inserito, lo inserisce. Raramente fa danni. C'è un modo - anzi, due o tre - di "insegnare" a postOCR nuovi errori ricorrenti specifici dell'opera; ma per ora mi pare che basti. ::# Nelle opere in poesia un altro tool utilissimo, aggiusta paragrafi, non serve; nelle opere in '''prosa''', in una sequenza di righe, il tool "tira a indovinare" dove stanno i fine paragrafo, e dove va quindi aggiunta una riga vuota; e lo fa. Indovina quasi sempre. --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 18:38, 28 dic 2011 (CET) ==Re:Il castello delle Mollere== Non so come ringraziarti... A questa (curiosa) opera ci sono arrivato per vie traverse cercando altro, mi sono poi deciso a caricarla quando l'ho vista citata dall'Olivero. Siccome le pagine sono di poche righe ciascuna, la sto usando pure come esercizio per migliorare la mia capacità dattilografica. Riguardo le osservazioni: hai perfettamente ragione sulla prima, ho già provveduto; probabilmente hai ragione anche sul secondo punto, come ci si comporta in questi casi? Lo si indica semplicemente nella pagina autore o [[Autore:Mandricardo da Sammichele|questa]] diviene un redirect a [[Autore:Ludovico Sauli d'Igliano]]? Personalmente preferirei la seconda opzione, ma forse è meglio chiedere... --[[User talk:Marco Plassio|<span style="color:black;">''Marco''</span>]] 00:37, 16 gen 2012 (CET) :Ho creato [[Autore:Lodovico Sauli d'Igliano]] (sono indeciso sul creare anche il redirect alla grafia comune, ma errata, ''Ludovico''). Tra l'altro si riuscissero a reperire informazioni da qualche parte si potrebbe destubbare la pagina su WP. Parlando d'altro, ho anche rispostato la nota nelle pagine 118 e 119 dell'Olivero: effetivamente non era un granché in ns0, ma l'idea è di lasciare ogni nota nella relativa pagina ed utilizzare il tag ref in modo "avanzato". Maneggiando un po' il testo comunque direi che ora è accettabile anche in ns0. :A latere, finalmente a Ceva è nata un'associazione che s'occupa di storia. Devo dire che è davvero tutto molto interessante (qualche ora fa avevo fra le mani una di [[:File:Ceva-DenaroMarchionale.jpg|queste]]!) e di cose da conoscere che ne sono moltissime. Siccome ti interessi anche tu della nostra Storia ci tenevo a segnalartelo. A presto, --[[User talk:Marco Plassio|<span style="color:black;">''Marco''</span>]] 18:35, 19 gen 2012 (CET) ::Il Ferro l'avevo pure letto (un po' troppo superficialmente), e non ricordavo parlasse de [[Il Castello delle Mollere]] (per essere fiscali forse dovremmo pure scrivere ''Castello'' con la ''C'' maiuscola, è spesso riportato così e non so se sia solo una maiuscola di rispetto). Della classificazione ho qualche dubbio anch'io, ma sarei più propenso ad indicarlo come ''racconto'', da cui [[:Categoria:Racconti]]. ::Riguardo la questione ''L'''o'''dovico '' o ''L'''u'''dovico'', in effetti mi ero fidato dello stub su Wikipedia, basato con ogni probabilità sulla [http://notes9.senato.it/Web/senregno.NSF/9a9ed8f00e7e7ad6c12570000030610a/77808bba98833ea9c12570690031873a?OpenDocument scheda] da senatore del regno. Quella riporta la grafìa con la ''o'', così come la via a lui dedicata, qui a Ceva (vedi [http://maps.google.it/maps/place?q=Via+Ludovico+Sauli+d%27Igliano,+Ceva&hl=it&ftid=0x12d296649e137377:0xab674411c3dfa9bd qui] e [http://maps.google.it/maps?q=Via+Ludovico+Sauli+d%27Igliano,+Ceva&hl=it&ll=44.385227,8.0339&spn=0.001413,0.002411&hnear=Via+Conte+Ludovico+Sauli+d%27Igliano,+12073+Ceva+Cuneo,+Piemonte&t=h&z=19&layer=c&cbll=44.385126,8.033854&panoid=7QKPJK4SZmzVjAkva2FQ7A&cbp=12,268.95,,2,-4.78 qui]). D'altro canto Olivero e Ferro scrivono L'''u'''dovico. A questo punto potrei chiedere al gruppetto di appassionati di storia di cui ti dicevo se hanno altre fonti od andare direttamente a scavare nell'archivio parrocciale, dove con un po' di fortuna dovrebbe esserci ancora lo ''stato delle anime'' con la registrazione del suo nome all'atto del battesimo. Temo comunque di dover rimandare la cosa per qualche settimana, ad ora ho la priorità degli esami da superare. ::Andando un po' "off topic", l'associazione di cui parlavo è chiamata ''"Ceva nella Storia"'', è nata a novembre e come finalità ha il raccogliere gli sforzi di ricerca in questo ambito, promuovere la conoscenza del passato della città, preservare il partimonio archivistico/materiale, mettere a disposizione detto materiale e così via. Devo dire che di cose da fare ce ne sono parecchie, se si riuscisse a fare anche solo la metà di quanto si è proposto sarebbe davvero un grande risultato. Se ti interessa saperne di più la [[Speciale:InviaEMail/Marco_Plassio|mia mail]] è a disposizione! A presto, --[[User talk:Marco Plassio|<span style="color:black;">''Marco''</span>]] 00:32, 27 gen 2012 (CET) ==Curiosità e dubbi== Ciao! Giusto per curiosità, [[:File:Firma Giovanni Olivero.jpg|questa]] è la firma di Giovanni Olivero (purtroppo la qualità e bassa, ma la rifarò prima o poi), mentre [[:File:Ceva (Mollere)-Castello da Est.jpg|qui]] e [[:File:Ceva (Mollere)-Castello da Ovest.jpg|qui]] puoi vedere ciò che resta del castello delle Mollere (notare il garage costruito da quacluno all'interno del suio perimetro), che ha dato il titolo all'opera di Sauli. Proprio riguardo Sauli il problema del nome s'è complicato a causa di [[:File:Nascita Sauli.jpg|questo]]: è l'unico Sauli nato nel 1787, ma ci sono diversi nomi tranne Lodovico o Ludovico... Per scoprire la grafìa corretta bisognerà quindi ricorrere ad altri documenti, come gli atti di assegnazione delle onoreficienze probabilmente conservati nell'archivio di Stato di Torino. --[[User talk:Marco Plassio|<span style="color:black;">''Marco''</span>]] 21:06, 27 feb 2012 (CET) :Sul fatto che non sia una sia prioritario il problema ''L'''u'''dovico o L'''o'''dovico'' sono d'accordo, anche se il registro è molto interessante visto che Sauli è stato battezzato con altri nomi. La ricerca del nome è stata comunque la scusa per visitare l'archivio e cercare un bel po' d'altra roba, che tempo permettendo caricherò su commons. Riguardo l'inserimento di altre opere legate a Ceva è venuta fuori una buona lista (che dovrò pubblicare sul sito dell'associazione storica e che ti linkerò) e qualche pdf adattabile a Wikisource è scaricabile da Google books o simili. Escluso oggi di norma a quest'ora sono a lavoro ma finesettimana e serate li uso per mandare avanti anche tutto questo, quindi teniamoci aggiornati. Ciao, --[[User talk:Marco Plassio|<span style="color:black;">''Marco''</span>]] 15:42, 6 mar 2012 (CET) == Edizioni Wikisource == Ciao, guarda che per portare un testo a Edizioni Wikisource è necessario che tutte le pagine siano al 100%. [[User:Candalua|Candalùa]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 17:42, 11 mar 2012 (CET) == Aggiornamnto listone 75% == Caro Federicor, ho visto che hai dato uno scossone alle liste in [[discussioni wikisource:Rilettura del mese]]... grazie infinite. Fatto trenta non è che faresti trentuno compiendo un aggiornamento più radicale? Io facevo così: *aperta la [[:Categoria:Pagine indice SAL 75%]] me ne copincollo in un file di testo a parte la lista *Mi apro in modifica sia [[discussioni wikisource:Rilettura del mese]] che [http://it.wikisource.org/w/index.php?title=Wikisource:Rilettura_del_mese/Testi_brevi&action=edit&section=1 l'elenco dei testi brevi]. *Scorro la lista in formato testo eliminando man mano da essa quello che trovo già presente in una delle due liste aperte *Con quello che rimane integro le due liste: se ne so già il numero di pagine bene, altrimenti visito gli indici e integro le liste. In effetti è un po' laborioso, ma in questo modo acquisirai una notevole conoscenza degli indici da rileggere e al momento di decidere la rilettura del mese potrai esprimere la tua preferenza. - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 19:10, 27 mar 2012 (CEST) ===Chi propone le riletture?=== IN effetti non c'è scritto da nessuna parte: è un wiki. Su en.source dato che con le mensilità sono molto più rigidi di noi decidono una lista con ampio anticipo; se la rilettura termina prima del mese fanno subentrare una lista di testi brevi, se la rilettura non termina la troncano con la fine del mese. Noi che siamo italiani non riusciamo ad essere così quadrati. La mia idea iniziale era quella di discutere volta per volta, ma giustamente gli utenti hanno di meglio a cui pensare, e si è pensato di creare la lista dei testi 75% "lunghi" e far scegliere da quella. I criteri sono molteplici: escludiamo quello alfabetico io scelgo secondo questa logica *Testi che un solo utente non si sobbarcherebbe *Testi di dimensioni rilevanti (a seconda del momento del mese in cui siamo, l'ideale sarebbe quello di un libro al mese) *Varietà di argomenti pur sapendo che alcuni argomenti "tirano" altri no *Macroargomenti di lunga durata (l'anno scorso era il Risorgimento, quest'anno abbiamo Wiki Loves Monuments e l'anno Pascoliano) *La necessità ogni tanto di giocare con la sorte inserendo testi poco appetibili (come quello attuale) confidando nell'aiuto dei Wikipediani Insomma, shakera tutto questo e ottieni la scelta della prossima opera da rileggere. Ne deduci che il vero requisito per chi vuole scegliere è una discreta esperienza. Ripeto, a rigore non c'è un personaggio deputato alla scelta, ma si spera che chi scelga una nuova rilettura tenga conto di tali criteri e al limite chieda che non fa mai male ;) - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 20:06, 30 mar 2012 (CEST) ====Postilla apparentemente scontata==== Caro Federicor, mi spiace ma ho dovuto ripristinare la precedente rilettura. Non avevo aggiunto un particolare che ritenevo scontato: :''Una nuova rilettura subentra quando la precedente è terminata''. Ora è in corso la rilettura di [[Indice:Il Principe.djvu]], giusto? Ok, finché questa non è terminata siamo a posto. se nel frattempo hai altre riletture che ti interessa proporre esiste giusto giusto la pagina [[discussioni Wikisource:Rilettura del mese]] dove puoi indicare le tue preferenze. Quando la rilettua del Principe sarà terminata lì, o io o qualcun altro senza troppe questioni può o prendere in considerazione le proposte emerse o proporre (come hai fatto) una nuova rilettura, ''ma al momento giusto''. Immagina cosa succederebbe se chiunque potesse interrompere una rilettura a metà: caos totale. Se poi pensi che [[en:WS:POTM|originariamente]] una rilettura dovrebbe essere tale da richiedere un intero mese di lavoro comunitario capisci dove stia l'errore della tua mossa. --'''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 15:44, 4 apr 2012 (CEST) ::Azz! Mi cospargo il capo sdi cenere, hai ragione. Sto rimediando! - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 15:51, 4 apr 2012 (CEST) == SUL per tutti == Caro Federicor, è vero, sei registrato solo qui ma non sei entrato nel sistema del single User Login (per gli addetti ai lavori ''SUL''). La soluzione è la seguente: *Supponendo che da nessun'altra parte qualcuno abbia già registrato l'utenza ''Federicor'', *vai alla [[Speciale:UnificaUtenze|questa pagina]] e inserisci la tua password nella apposita casella: clicca su ''conferma le informazioni per il login''... *...tadà! fatto. A quel punto i tuoi dati di accesso saranno validi in tutti i progetti Wikimedia. - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 17:33, 4 apr 2012 (CEST) == Elementi di economia pubblica (1821) == Ho visto che ti aggiri in quell'opera. Ti interessa procedere? Se sì, offre un quiz: come fare il M&S di un testo che è già stato sottoposto a M&S. Non sono certo che sia la via migliore (trovo più comodo correggere errori random da OCR, piuttosto che errori sistematici e invisibili da differente edizione) ma volendolo fare ci sono due strade: # recuperare dalla cronologia il testo ns0 pre-match & split, copiarlo nella pagina ns0 collegata alla nuova opera, e fare il M&S; # generare nella pagina ns0 collegata all'opera il testo mediante sostituzione (subst:). Appena ho un po' di tempo, imbastisco un po' di pagine ns0 e in qualcuna ci ficco il testo per provare (e per fare un esempio).--[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 14:55, 30 apr 2012 (CEST) : Ho constatato che l'approccio 2 non è troppo macchinoso ed è efficace; i due testi sono molto simili. Se tu vai avanti con [[Elementi di economia pubblica]], posso occuparmi io di importare i testi nella nuova versione; quindi, sei libero dalla gatta-da-pelare. :-) --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 15:57, 30 apr 2012 (CEST) == Progetto letteratura per tutti? == Caro Federicor, non vorrei spegnere il tuo sacro fuoco, ma da appassionato professionista di letteratura mi chiedevo se il concetto di ''Letteratura'' con cui stai etichettando discorsi politici e trattati filosofici non sia fin troppo ampio. Purtroppo, rendendomi conto che la questione scatenerebbe un vespaio senza risoluzione non posso darti criteri oggettivi e riconosciuti ''ubique'' che definiscano la letteratura dalla ''non letteratura'', ma come piccola provocazione possa bastare questo: si può definire letterario un testo in cui la componente metalinguistica (la riflessione dell'autore sul mezzo espressivo con cui esprime le proprie idee) sia fortemente percepibile. In ogni caso (sempre tenendo conto che dietro lo pseudonimo magari sto facendo il saputello in tecnica letteraria con [[w:Federico Rampini|Federico Rampini]] o [http://fenzi.dssg.unifi.it/dip/detpersonale.php?iddip=0&idper=161 Federico Romero]) prendi le mie parole con grande libertà. - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 18:53, 12 mag 2012 (CEST) == Saturnio == Ho visto "movimento" nell'opera di Saturnio, ti ho aggiunto una voce Sommario nella pagina indice come modello: vedi se ti va bene. --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 15:26, 23 mag 2012 (CEST) == Censimento testi brevi == Caro Federicor, in vista del "mese dei testi brevi", in cui la rilettura comunitaria si concentrerà su quesi testi che nel resto dell'anno non vengono scelti come riletture del mese per la loro brevità (<30 pagine) ti chiederei come un favore grosso per tutta la comunità un aggiornamento dell'elenco presente in [[Wikisource:Rilettura del mese/Testi brevi]]. Ti ringrazio in anticipo. - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 22:06, 25 mag 2012 (CEST) == Bot che dorme... == Mi sono accorso di una vecchia richiesta bot; ma io dormivo, e il bot pure. Dammi la sveglia se la richesta resta inevasa troppo a lungo...--[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 18:28, 16 giu 2012 (CEST) ==Tesoro Ercolano== Occhio! Avevo messo anch'io l'invio sotto [[Pagina:Tesoro letterario di Ercolano, ossia, la reale officina dei papiri ercolanesi.djvu/49|CAP XI.]] ma sballa l'annotazione nel NSO [[Tesoro_letterario_di_Ercolano%2C_ossia%2C_la_reale_officina_dei_papiri_ercolanesi/Tavola_XI#pagename49|Vedi]]. In generale questo template pare crei dei pasticci :( anche per gli e-pub ecc.(chiedi a Luigi62). Ma se sai il greco c'è tutto da rileggere perchè il nostro grechista (Edo) non può controllare se stesso. :)--[[User:Silvio Gallio|Silvio Gallio]] ([[User talk:Silvio Gallio|disc.]]) 10:59, 25 giu 2012 (CEST) :In effetti avevo messo quell'invio proprio per cercare di migliorare l'ns0, ma ho visto che non funziona. Ahimè non conosco il greco, per cui non posso aiutarvi con la rilettura, mi dispiace.--[[User:Federicor|Federicor]] ([[User talk:Federicor|disc.]]) 14:37, 25 giu 2012 (CEST) == Rilettura == Caro Federicor, se mi permetti una piccola considerazione vorrei far notare quanto sia importante controllare il testo ns0 prima di assegnare il SAL Ed. Wikisource. Capisco che per testi lunghi ciò è poco fattibile (si pensa che chi ha riletto abbia già controllato), ma nei testi brevi una sbirciatina andrebbe data. Non ti rubo altro tempo e mi complimento per il tuo già eccellente lavoro.--[[User:Barbaforcuta|Barbaforcuta]] ([[User talk:Barbaforcuta|disc.]]) 14:35, 27 ago 2012 (CEST) ==Olivero== Ciao! Se tu avessi voglia di riprendere la rilettura di [[Memorie storiche della città e marchesato di Ceva]] te ne sarei davvero grato. Ora il SAL è 75%, purtroppo da solo non posso fare di più. Grazie, --[[User talk:Marco Plassio|<span style="color:black;">''Marco''</span>]] 23:33, 18 ott 2012 (CEST) ==Re:Rieccomi== Un lavoro davvero eccellete, complimenti! Buon lavoro, --[[User talk:Marco Plassio|<span style="color:black;">''Marco''</span>]] 23:41, 19 ott 2012 (CEST) == Hangout == {{#section:Discussioni utente:Xavier121/Archivio/5#Hangout|hangout}} == Caccia ai mozziconi == Caro Federicor, avrei un lavoretto per te, la "caccia ai mozziconi". Molto semplicemente: una volta aggiornata la lista dei testi al 75% con più di 30 pagine, si tratta di vedere se ce ne sono alcuni che abbiano uno stato di rilettura avanzato tale o da farli rientrare nel novero di riletture brevi, o che comunque abbiano una proporzione di pagine 75% molto inferiore a quella delle pagine 100% e che quindi siano papabili per un completamento comunitario. [[Discussioni_Wikisource:Rilettura_del_mese/Archivio/2012#separato_a_scopo_aggiornatorio|La tabella che avevo a suo tempo preparato (e per un po' anche aggiornato) è stata archiviata nelle discussioni dell'anno scorso]], ma varrebbe la pena riproporla quest'anno, o addirittura, come pensavamo io e Accurimbono, trasformarla in una section da tenere sempre presente. Te la sentiresti di ricreare tale tabella (solo ricrearla) con dati aggiornati a questi ultimi giorni? Proprio oggi me ne sono servito per scegliere una rilettura "da fine mese". Ti ringrazio in anticipo per tutto quel che fai e farai. - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 18:58, 21 gen 2013 (CET) == Tranquillo == Caro Federicor, non ti preoccupare: tu ti sei iscritto molto dopo l'agosto 2008 e hai un notevole bagaglio di contenuti in confronto all'utenza da te indicatami. Hai provato a visitare la pagina di mergeaccount? Teoricamente il tuo account dovrebbe essere ''già unificato'' e dunque sarà l'utenza di en.wiki (che non ha unificato la sua utenza) ad essere rinominata tra venti giorni. ci sono due strade: #Lasciare tutto come sta ora e attendere che l'utenza di enwiki venga rinominata. Se invece vuoi avere tutte le sicurezze a ogni costo #Andare [[:en:w:Wikipedia:Changing username/Usurpations|alla pagina delle usurpazioni di enwiki]] e informarsi per poi chiedere ai burocrati di usurpare quell'utenza. Se l'utenza è già registrata là... teoricamente non dovresti essere in grado di entrare là con le tue credenziali, dunque o agisci da sloggato o crei un'utenza "fantoccio" con cui stilare la richiesta di usurpazione. Quando scrivevo "o ogni costo" intendo dire che la procedura ha una sua percentuale di burocrazia e delicatezza. CLagrande ha provato a unificare la sua utenza e ha dovuto pazientare parecchio... - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 19:42, 3 mag 2013 (CEST) == Wikisource User Group == Wikisource, la biblioteca digitale libera, sta avanzando velocemente verso un modo di gestione dei libri migliore e più semplice, sia per quanto riguarda la la rilettura che per il caricamento. Tutte le comunità linguistiche sono molto importanti in Wikisource. Noi vogliamo proporvi la creazione di un [[m:Wikisource User Group|Wikisource User Group]], un gruppo libero e informale di volontari che faciliterà il dialogo e la cooperazione fra comunità, associazioni e organizzazioni, assieme all'attenzione all'innovazione tecnologica. Ogni aiuto è benvenuto. Questo ci darà un mezzo per condividere e migliorare gli strumenti nelle Wikisource locali. Siete tutti invitati ad iscrivervi alla mailing list '[https://lists.wikimedia.org/mailman/listinfo/wikisource-l wikisource-l]' (in inglese), o il canale IRC [http://webchat.freenode.net/?channels=#wikisource #wikisource], potete seguire anche la [https://www.facebook.com/Wikisource pagina Facebook] e a seguire il profilo [https://twitter.com/wikisource Wikisource twitter]. Ci sono inoltre 4 progetti legati a Wikisource, nella ''Google Summer of Code'' del 2013. Per ottenere risultati migliori, è importante la vostra opinione e il vostro feedback. I progetti sono descritti nella pagina "[[m:Wikisource across projects|Wikisource across projects]]". Potente infine trovare il report del progetto (''midpoint report'') IEG su Wikisource [[m:Grants:IEG/Elaborate Wikisource strategic vision/Midpoint|qui]]. [[m:Global message delivery|Global message delivery]], 02:50, 25 lug 2013 (CEST) <!-- EdwardsBot 0542 --> == Vincitori del concorso per il Compleanno di Wikisource == Carissimo {{PAGENAME}}, grazie per il tuo contributo a Wikisource. Grazie al tuo lavoro e a quello di tutti gli altri partecipanti, abbiamo riletto 4228 pagine in soli 7 giorni: la comunità ci mette solitamente 7 mesi a rileggere quel numero di pagine! La vostra presenza ha reso questo compleanno di Wikisource una festa fantastica, e speriamo che anche tu ti sia divertito. Grazie anche per aver pazientemente aspettato l'annuncio dei vincitori: è finalmente giunto il momento tanto atteso :-) Vai [[Wikisource:Decimo_compleanno_di_Wikisource|qui per sapere chi ha vinto]]! Ma vogliamo ricordarti che Wikisource non finisce qui: il progetto di una biblioteca digitale libera e collaborativa si nutre di contributi quotidiani, di utenti generosi come te. Per cui sei ufficialmente invitato a rimanere, e a collaborare con noi, quanto vuoi, quando vuoi; non c'è nessun obbligo. Puoi sempre scrivere al [[Wikisource:Bar|Bar]], quando hai un dubbio, o a uno di noi utenti. Infine, ci piacerebbe sapere la tua opinione sul concorso: ti è piaciuto? E' stato semplice partecipare? Pensi verrai su Wikisource a contribuire, di tanto in tanto? Ti piacerebbe se rifacessimo un concorso del genere? Scrivici pure quello che vuoi (critiche e suggerimenti) [[Wikisource:Decimo_compleanno_di_Wikisource/Feedback|qui sotto]]. A presto, e grazie ancora di aver festeggiato con noi! [[Utente:Aubrey|Aubrey]] ([[Discussioni utente:Aubrey|talk]]) 12:31, 15 dic 2013 (CET) <!-- Messaggio inviato da User:Aubrey@itwikisource usando l'elenco su http://it.wikisource.org/w/index.php?title=Wikisource:Decimo_compleanno_di_Wikisource/Lista&oldid=1357296 --> == [[Novella di Dioneo e Lisetta]] == Caro Federicor, potresti spiegarmi le tue modifiche alle pagine de ''Novella di Dioneo e Lisetta''? Avevo lasciato la riga iniziale vuota apposta, per non far indentare la frase iniziale. Mi pare tu l'abbia tolta quasi dappertutto non capisco quindi il perchè (se non erro, in ns0 non si vede nulla, correggimi se sbaglio). --[[User:Aubrey|Aubrey]] ([[User talk:Aubrey|disc.]]) 23:20, 30 dic 2013 (CET) == Wikimedia per la scuola == Ciao! Pare che tu sia uno degli [[Speciale:UtentiAttivi|utenti più attivi]] di questo progetto. Sarebbe gradita la tua opinione in una [[Wikisource:Bar#Wikimedia per la scuola|discussione al bar]].<br /> Stiamo discutendo su come preparare Wikisource ad una [[b:Utente:Riccardo Rovinetti/Sandbox 26|campagna pubblicitaria]] per attirare nuovi utenti. --[[User:Riccardo Rovinetti|Riccardo Rovinetti]] ([[User talk:Riccardo Rovinetti|disc.]]) 23:54, 16 ott 2014 (CEST) == Ancora in azione! == Caro Federicor, sono felice di rivedere il tuo nickname tra le ultime modifiche! Spero che la voglia di divertirti a formattare o a rileggere non ti sia passata! Come vedi qui sti sta crescendo a vista d'occhio e la tua esperienza è molto molto benvenuta. Buon divertimento tra queste pagine! - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 00:28, 21 ott 2016 (CEST) :Ciao Edo, ti ringrazio molto. Purtroppo il mio tempo a disposizione si è ridotto molto, causa impegni vari, per cui non posso, al momento, essere attivo come una volta. Non manco di fare una visitina ogni tanto, sperando sempre di poter dare una mano. Un caro saluto,--[[User:Federicor|Federicor]] ([[User talk:Federicor|disc.]]) 21:01, 21 ott 2016 (CEST) == Share your experience and feedback as a Wikimedian in this global survey == <div class="plainlinks mw-content-ltr" lang="it" dir="ltr"> ¡Ciao! La Fondazione Wikimedia sta richiedendo il tuo parere su una inchiesta. Vogliamo sapere stiamo sostenendo efficacemente il suo lavoro all'interno e all'esterno del wiki, e come possiamo cambiare o migliorare le cose nel futuro.<ref group=survey>Questa inchiesta è sta principalmente pensata per ottenere pareri sull'attuale lavoro della Fondazione Wikimedia, non sulla strategia a lungo termine.</ref> Le opinioni che condividi avranno effetto sull'attuale e futuro lavoro della Fondazione Wikimedia. Sei stato scelto con sorteggio per partecipare a questa ricerca perché vorremmo avere l'opinione della tua comunità Wikimedia. Per ringrazianti del tempi che dedicherai all'indagine, doneremo 20 magliette Wimimedia con un sorteggio tra chi partecipa alla ricerca.<ref group=survey>Problemi legali: Non ci sono acquisti previsti. per partecipare, è necessario essere maggiorenni. Patrocinato dalla Fondazione Wikimedia, ubicata in 149 New Montgomery, San Francisco, CA, USA, 94105.Termine 31 gennaio 2017. Nullo ove proibito [[m:Community Engagement Insights/2016 contest rules|Click here for contest rules]].</ref> L'inchiesta è disponibile in diverse lingue e necessita di 20 minuti per essere completata. <big>'''[https://wikimedia.qualtrics.com/SE/?SID=SV_6mTVlPf6O06r3mt&Aud=AE&Src=19AEOP Inizia l'indagine ora!]'''</big> Può trovare più informazione su [[m:Community_Engagement_Insights/About_CE_Insights|questo progetto]]. Questa inchiesta è ospitata in un servizio terzo e è regolata da questa [[:foundation:Community_Engagement_Insights_2016_Survey_Privacy_Statement|regole di privacy]]. Per favore visita la nostra pagina delle [[m:Community_Engagement_Insights/Frequently_asked_questions|domande frequenti]] [[m:Community_Engagement_Insights/Frequently_asked_questions|Pagina delle domande frequenti]] per avere più informazione su questa inchiesta.. Se hai necessità di altro approfondimento o se vuoi essere ascluso da future comunicazioni su questa inchiesta, per favore manda una mail a: surveys@wikimedia.org. Grazie! --[[:m:User:EGalvez (WMF)|EGalvez (WMF)]] ([[:m:User talk:EGalvez (WMF)|talk]]) 22:26, 13 gen 2017 (CET) </div> <!-- Messaggio inviato da User:EGalvez (WMF)@metawiki usando l'elenco su https://meta.wikimedia.org/w/index.php?title=Community_Engagement_Insights/MassMessages/Lists/2016/19-AEOP&oldid=16205365 --> <references group=survey /> == Effetti collaterali == Caro Federicor, Se l'attuale situazione di quarantena è alla base del tuo rientro in azione tra noi... ecco un lato positivo di questo periodo alrimenti terribile! Mi sono accorto solo da poco del tuo rientro perché io invece posso connettermi a sprazzi dato che in questo periodo sono molto al PC per lavoro e quando stacco... stacco ^_^ Intanto accetta il mio bentornato dopo quasi tre anni di pausa, e sappi che c'è qualcuno che ti aspettava, cioè io! - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 18:52, 14 apr 2020 (CEST) : {{ping|OrbiliusMagister}} Ciao Edo e grazie per il bentornato. In effetti il virus ha cambiato le mie giornate, motivo per cui ho tempo per Wikisource, e mi ha fatto piacere vedere i progressi di questi anni, complimenti! Per il momento sto facendo pulizia tra gli indici SAL 25% “dimenticati”, portando quelli che dovrebbero essere 50 o 75 al loro effettivo livello, ne sto trovando qualcuno. Nei prossimi giorni vorrei finire questo lavoro e poi vedrò su quale testo puntare, se hai qualche suggerimento dimmi pure! Non so ancora con che frequenza potrò contribuire nei prossimi giorni, ma posso sempre dare una mano volentieri. Ciao e grazie, [[User:Federicor|Federicor]] ([[User talk:Federicor|disc.]]) 14:06, 15 apr 2020 (CEST) == Si prega di controllare la tua email == Gentile {{PAGENAME}}: Si prega di controllare la tua email! Oggetto: "The Community Insights survey is coming!" In caso di domande, inviare un'e-mail a surveys@wikimedia.org. (English: Please check your email! Subject: "The Community Insights survey is coming!" If you have questions, email surveys@wikimedia.org.) Really sorry for the inconvenience, [[:it:Wikipedia:Bar/2020 09 25#Heads-up_about_MassMessaging_for_annual_survey|you can read about my explanation here]]. [[User:MediaWiki message delivery|MediaWiki message delivery]] ([[User talk:MediaWiki message delivery|disc.]]) 14:58, 25 set 2020 (CEST) <!-- Messaggio inviato da User:Samuel (WMF)@metawiki usando l'elenco su https://meta.wikimedia.org/w/index.php?title=User:Samuel_(WMF)/Community_Insights_survey/it&oldid=20478158 --> == Bentornato! == Che bello rivedere il tuo nickname nelle ultime modifiche! Spero che tu possa divertirti ancora a lungo qui su Wikisource. '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 11:08, 2 ago 2024 (CEST) :Ciao! Ogni tanto mi faccio sentire per qualche modifica facile facile. Grazie per il messaggio! [[User:Federicor|Federicor]] ([[User talk:Federicor|disc.]]) 11:23, 2 ago 2024 (CEST) ::Ti ho rivisto! Evviva! - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 16:44, 19 gen 2025 (CET) :::Come sempre, grazie per il bentornato! [[User:Federicor|Federicor]] ([[User talk:Federicor|disc.]]) 15:14, 21 gen 2025 (CET) 5afon3eb2jgq9o0yw87y90raipo6lus Core meu 0 245574 3832384 3680447 2026-05-06T12:53:48Z Marinavaleri 80612 /* */ Traduzione 3832384 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=25%|data=18 agosto 2011|arg=canti}}{{Intestazione | Nome e cognome dell'autore = | Nome e cognome dell'autore delle musiche = | Titolo =Core meu | Anno di pubblicazione = | Lingua originale del testo = | Nome e cognome del traduttore = | Anno di traduzione = | Progetto =cantastoria | Argomento =canti | URL della versione cartacea a fronte = }} <poem> {{R|1}} Lu tamburreddhu meu vene te Roma, lu tamburreddhu meu vene te Roma, cù rami e senza rami ca su lu sona, cù rami e senza rami ca su lu sona. :{{R|2}}E ahi e ahi e ahi lu core meu, :meu meu meu lu cavaliere tou. :Na ni na ni na ni na :beddha l'amore e ci la sape fà. {{R|3}}Lu tamburreddhu meu è de cucuzza, lu tamburreddhu meu è de cucuzza, mo iata ci lu sona e ci lu tuzza, mo iata ci lu sona e ci lu tuzza, :{{R|4}}E ahi e ahi e ahi lu core meu, :meu meu meu lu cavaliere tou. :Na ni na ni na ni na :beddha l'amore e ci la sape fà. {{R|5}}Lu tamburreddhu meu è de Lucia, lu tamburreddhu meu è de Lucia, na iata ci lu sona e ci lu pijà, na iata ci lu sona e ci lu pijà, :{{R|6}}E ahi e ahi e ahi lu core meu, :meu meu meu lu cavaliere tou. :Na ni na ni na ni na :beddha l'amore e ci la sape fà. {{R|7}}Lu Santu Paulu meu de le tarante, lu Santu Paulu meu de le tarante, pizzichi le caruse a 'mmenzu ll'anche, pizzichi le caruse a 'mmenzu ll'anche. :{{R|8}}E ahi e ahi e ahi lu core meu, :meu meu meu lu cavaliere tou. :Na ni na ni na ni na :beddha l'amore e ci la sape fà. {{R|9}}Lu Santu Paulu meu de li scurpiuni, lu Santu Paulu meu de li scurpiuni, pizzichi li carusi alli cuiuni, pizzichi li carusi alli cuiuni, :{{R|10}}E ahi e ahi e ahi lu core meu, :meu meu meu lu cavaliere tou. :Na ni na ni na ni na :beddha l'amore e ci la sape fà. </poem> | Titolo =Traduzione : Il mio tamburello viene da Roma :il mio tamburello viene da Roma, :Con rami* e senza rami da solo suona :con rami e senza rami da solo suona. :{{R|2}}E ahi e ahi e ahi il cuore mio, :mio mio il cavaliere mio :Na ni na ni na ni na :bello è l’amore e chi lo sa fare {{R|3}}Il mio tamburello è di zucca, il mio tamburello è di zucca,, :beato chi lo suona e chi lo tocca, :beato chi lo suona e chi lo tocca. :{{R|4}} E ahi e ahi e ahi il cuore mio, :mio mio il cavaliere mio :Na ni na ni na ni na :bello è l’amore e chi lo sa fare {{R|5}}Il mio tamburello è di Nociglia**, :il mio tamburello è di Nociglia, :beato chi lo suona e chi se lo prende, :beato chi lo suona e chi se lo prende. :{{R|6}} E ahi e ahi e ahi il cuore mio, :mio mio il cavaliere mio :Na ni na ni na ni na :bello è l’amore e chi lo sa fare {{R|7}}San Paolo mio delle tarante, :San Paolo mio delle tarante, pizzichi le ragazze in mezzo alle gambe, pizzichi le ragazze in mezzo alle gambe :{{R|8}} E ahi e ahi e ahi il cuore mio, :mio mio il cavaliere mio :Na ni na ni na ni na :bello è l’amore e chi lo sa fare {{R|9}}San Paolo mio degli scorpioni, San Paolo mio degli scorpioni, pizzichi i ragazzi ai coglioni, pizzichi i ragazzi ai coglioni, :{{R|10}} E ahi e ahi e ahi il cuore mio, :mio mio il cavaliere mio :Na ni na ni na ni na :bello è l’amore e chi lo sa fare === Traduzione === <div style="font-style:italic;"> <poem> .... </poem> </div> [[Categoria:Canti della Puglia|Core meu]] [[Categoria:Canti del Salento|Core meu]] 59t803eadr50im8vlph8qov2j1380nr 3832456 3832384 2026-05-06T13:37:32Z Candalua 1675 3832456 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=25%|data=18 agosto 2011|arg=canti}}{{Intestazione | Nome e cognome dell'autore = | Nome e cognome dell'autore delle musiche = | Titolo =Core meu | Anno di pubblicazione = | Lingua originale del testo = | Nome e cognome del traduttore = | Anno di traduzione = | Progetto =cantastoria | Argomento =canti | URL della versione cartacea a fronte = }} <poem> {{R|1}} Lu tamburreddhu meu vene te Roma, lu tamburreddhu meu vene te Roma, cù rami e senza rami ca su lu sona, cù rami e senza rami ca su lu sona. :{{R|2}}E ahi e ahi e ahi lu core meu, :meu meu meu lu cavaliere tou. :Na ni na ni na ni na :beddha l'amore e ci la sape fà. {{R|3}}Lu tamburreddhu meu è de cucuzza, lu tamburreddhu meu è de cucuzza, mo iata ci lu sona e ci lu tuzza, mo iata ci lu sona e ci lu tuzza, :{{R|4}}E ahi e ahi e ahi lu core meu, :meu meu meu lu cavaliere tou. :Na ni na ni na ni na :beddha l'amore e ci la sape fà. {{R|5}}Lu tamburreddhu meu è de Lucia, lu tamburreddhu meu è de Lucia, na iata ci lu sona e ci lu pijà, na iata ci lu sona e ci lu pijà, :{{R|6}}E ahi e ahi e ahi lu core meu, :meu meu meu lu cavaliere tou. :Na ni na ni na ni na :beddha l'amore e ci la sape fà. {{R|7}}Lu Santu Paulu meu de le tarante, lu Santu Paulu meu de le tarante, pizzichi le caruse a 'mmenzu ll'anche, pizzichi le caruse a 'mmenzu ll'anche. :{{R|8}}E ahi e ahi e ahi lu core meu, :meu meu meu lu cavaliere tou. :Na ni na ni na ni na :beddha l'amore e ci la sape fà. {{R|9}}Lu Santu Paulu meu de li scurpiuni, lu Santu Paulu meu de li scurpiuni, pizzichi li carusi alli cuiuni, pizzichi li carusi alli cuiuni, :{{R|10}}E ahi e ahi e ahi lu core meu, :meu meu meu lu cavaliere tou. :Na ni na ni na ni na :beddha l'amore e ci la sape fà. </poem> === Traduzione === <div style="font-style:italic;"> <poem> Il mio tamburello viene da Roma il mio tamburello viene da Roma, Con rami e senza rami da solo suona con rami e senza rami da solo suona. :{{R|2}}E ahi e ahi e ahi il cuore mio, :mio mio il cavaliere mio :Na ni na ni na ni na :bello è l’amore e chi lo sa fare {{R|3}}Il mio tamburello è di zucca, il mio tamburello è di zucca, beato chi lo suona e chi lo tocca, beato chi lo suona e chi lo tocca. :{{R|4}} E ahi e ahi e ahi il cuore mio, :mio mio il cavaliere mio :Na ni na ni na ni na :bello è l’amore e chi lo sa fare {{R|5}}Il mio tamburello è di Nociglia, il mio tamburello è di Nociglia, beato chi lo suona e chi se lo prende, beato chi lo suona e chi se lo prende. :{{R|6}} E ahi e ahi e ahi il cuore mio, :mio mio il cavaliere mio :Na ni na ni na ni na :bello è l’amore e chi lo sa fare {{R|7}}San Paolo mio delle tarante, San Paolo mio delle tarante, pizzichi le ragazze in mezzo alle gambe, pizzichi le ragazze in mezzo alle gambe :{{R|8}} E ahi e ahi e ahi il cuore mio, :mio mio il cavaliere mio :Na ni na ni na ni na :bello è l’amore e chi lo sa fare {{R|9}}San Paolo mio degli scorpioni, San Paolo mio degli scorpioni, pizzichi i ragazzi ai coglioni, pizzichi i ragazzi ai coglioni, :{{R|10}} E ahi e ahi e ahi il cuore mio, :mio mio il cavaliere mio :Na ni na ni na ni na :bello è l’amore e chi lo sa fare </poem> </div> [[Categoria:Canti della Puglia|Core meu]] [[Categoria:Canti del Salento|Core meu]] jrzoxax8q2t24xwfudah4dylhrep4jg 3832561 3832456 2026-05-06T17:46:28Z Marinavaleri 80612 Specificato il significato di un espressione 3832561 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=25%|data=18 agosto 2011|arg=canti}}{{Intestazione | Nome e cognome dell'autore = | Nome e cognome dell'autore delle musiche = | Titolo =Core meu | Anno di pubblicazione = | Lingua originale del testo = | Nome e cognome del traduttore = | Anno di traduzione = | Progetto =cantastoria | Argomento =canti | URL della versione cartacea a fronte = }} <poem> {{R|1}} Lu tamburreddhu meu vene te Roma, lu tamburreddhu meu vene te Roma, cù rami e senza rami ca su lu sona, cù rami e senza rami ca su lu sona. :{{R|2}}E ahi e ahi e ahi lu core meu, :meu meu meu lu cavaliere tou. :Na ni na ni na ni na :beddha l'amore e ci la sape fà. {{R|3}}Lu tamburreddhu meu è de cucuzza, lu tamburreddhu meu è de cucuzza, mo iata ci lu sona e ci lu tuzza, mo iata ci lu sona e ci lu tuzza, :{{R|4}}E ahi e ahi e ahi lu core meu, :meu meu meu lu cavaliere tou. :Na ni na ni na ni na :beddha l'amore e ci la sape fà. {{R|5}}Lu tamburreddhu meu è de Lucia, lu tamburreddhu meu è de Lucia, na iata ci lu sona e ci lu pijà, na iata ci lu sona e 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mio, :mio mio il cavaliere mio :Na ni na ni na ni na :bello è l’amore e chi lo sa fare :*rami= in gergo i rami del tamburello sono i piattini metallici inseriti nella cornice </poem> </div> [[Categoria:Canti della Puglia|Core meu]] [[Categoria:Canti del Salento|Core meu]] hovq1ohx1ofii7sb2nd2cxe047dvtso 3832574 3832561 2026-05-06T18:31:41Z Candalua 1675 3832574 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=25%|data=18 agosto 2011|arg=canti}}{{Intestazione | Nome e cognome dell'autore = | Nome e cognome dell'autore delle musiche = | Titolo =Core meu | Anno di pubblicazione = | Lingua originale del testo = | Nome e cognome del traduttore = | Anno di traduzione = | Progetto =cantastoria | Argomento =canti | URL della versione cartacea a fronte = }} <poem> {{R|1}} Lu tamburreddhu meu vene te Roma, lu tamburreddhu meu vene te Roma, cù rami e senza rami ca su lu sona, cù rami e senza rami ca su lu sona. :{{R|2}}E ahi e ahi e ahi lu core meu, :meu meu meu lu cavaliere tou. :Na ni na ni na ni na :beddha l'amore e ci la sape fà. {{R|3}}Lu tamburreddhu meu è de cucuzza, lu tamburreddhu meu è de cucuzza, mo iata ci lu sona e ci lu tuzza, mo iata ci lu sona e ci lu tuzza, :{{R|4}}E ahi e ahi e ahi lu core meu, :meu meu meu lu cavaliere tou. :Na ni na ni na ni na :beddha l'amore e ci la sape fà. {{R|5}}Lu tamburreddhu meu è de Lucia, lu tamburreddhu meu è de Lucia, na iata ci lu sona e ci lu pijà, na iata ci lu sona e ci lu pijà, :{{R|6}}E ahi e ahi e ahi lu core meu, :meu meu meu lu cavaliere tou. :Na ni na ni na ni na :beddha l'amore e ci la sape fà. {{R|7}}Lu Santu Paulu meu de le tarante, lu Santu Paulu meu de le tarante, pizzichi le caruse a 'mmenzu ll'anche, pizzichi le caruse a 'mmenzu ll'anche. :{{R|8}}E ahi e ahi e ahi lu core meu, :meu meu meu lu cavaliere tou. :Na ni na ni na ni na :beddha l'amore e ci la sape fà. {{R|9}}Lu Santu Paulu meu de li scurpiuni, lu Santu Paulu meu de li scurpiuni, pizzichi li carusi alli cuiuni, pizzichi li carusi alli cuiuni, :{{R|10}}E ahi e ahi e ahi lu core meu, :meu meu meu lu cavaliere tou. :Na ni na ni na ni na :beddha l'amore e ci la sape fà. </poem> === Traduzione === <div style="font-style:italic;"> <poem> :Il mio tamburello viene da Roma :il mio tamburello viene da Roma, :Con rami<ref>rami: in gergo i rami del tamburello sono i piattini metallici inseriti nella cornice </ref> e senza rami da solo suona :con rami e senza rami da solo suona. :{{R|2}}E ahi e ahi e ahi il cuore mio, :mio mio il cavaliere mio :Na ni na ni na ni na :bello è l’amore e chi lo sa fare {{R|3}}Il mio tamburello è di zucca, :il mio tamburello è di zucca, :beato chi lo suona e chi lo tocca, :beato chi lo suona e chi lo tocca. :{{R|4}} E ahi e ahi e ahi il cuore mio, :mio mio il cavaliere mio :Na ni na ni na ni na :bello è l’amore e chi lo sa fare {{R|5}}Il mio tamburello è di Nociglia, :il mio tamburello è di Nociglia, :beato chi lo suona e chi se lo prende, :beato chi lo suona e chi se lo prende. :{{R|6}} E ahi e ahi e ahi il cuore mio, :mio mio il cavaliere mio :Na ni na ni na ni na :bello è l’amore e chi lo sa fare {{R|7}}San Paolo mio delle tarante, :San Paolo mio delle tarante, :pizzichi le ragazze in mezzo alle gambe, :pizzichi le ragazze in mezzo alle gambe :{{R|8}} E ahi e ahi e ahi il cuore mio, :mio mio il cavaliere mio :Na ni na ni na ni na :bello è l’amore e chi lo sa fare {{R|9}}San Paolo mio degli scorpioni, :San Paolo mio degli scorpioni, :pizzichi i ragazzi ai coglioni, :pizzichi i ragazzi ai coglioni, :{{R|10}} E ahi e ahi e ahi il cuore mio, :mio mio il cavaliere mio :Na ni na ni na ni na :bello è l’amore e chi lo sa fare </poem> </div> {{Sezione note}} [[Categoria:Canti della Puglia|Core meu]] [[Categoria:Canti del Salento|Core meu]] o7gl489s2g8k6o22n4qphfap06v4aoj Discussioni utente:Cinzia sozi 3 253946 3832691 3363195 2026-05-07T07:34:21Z Candalua 1675 /* Hangout */ 3832691 wikitext text/x-wiki {{benvenuto|firma=[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]])}} == Medaglietta rilettura == Ciao, benvenuta anche da parte mia, ti ringrazio per le riletture che stai facendo e per i tuoi contributi a Wikisource. Ti ho inserito nella pagina utente un attestato di riletture, come esplicita ma semplice forma di ringraziamento e gratitudine per il tuo wikilavoro. Ciao, --[[Utente:Accurimbono|Accurimbono]] <small>([[Discussioni_utente:Accurimbono|disc]])</small> 13:48, 9 dic 2011 (CET) == Iliade e odissea == Ciao Cinzia, seguendo le ultime modifiche ho visto che hai lavorato su Odissea. Volevo avvisarti che ci passerò sopra con i "mezzi pesanti", come ho fatto su [[Indice:Iliade (Monti).djvu]]; se ti va, il volume I di Iliade è ok, ci sono da fare solo ritocchi a mano (piccolissime cose, tutte strettamente di rilettura: qualche punteggiatura, qualche é da convertire in è e qualche ì da convertire in í) e avrai anche la soddisfazione di portare le pagine a SAL 100%. Domani comunque spero che anche Odissea sia "lavorata". --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 14:56, 13 gen 2012 (CET) === Noterelle di correzione === Cara Cinzia, prova a guardare [http://it.wikisource.org/w/index.php?title=Pagina%3AIliade_%28Monti%29.djvu%2F14&action=historysubmit&diff=1036789&oldid=1036788 il mio passaggio dopo la tua rilettura]: noterai che sarebbe importante * mettere cinque spazi di rientro quando il rientro è anche nel testo * controllare gli accenti delle "e" (nel caso specifico un "né" che andava corretto in "nè") * (facoltativamente) togliere i caporiga subito dopo &lt;poem> e immediatamente prima di &lt;/poem> Grazie per la rilettura. - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 20:08, 14 gen 2012 (CET) === Si va, si va, eh? === '''Brava!''' Vedo che procedi alacremente su Iliade. Edo ti ha già dato dei suggerimenti, io te ne darò alcuni se arriverai alla parte più dura: la Tabella delle cose notabili. Se pensi di farlo, cercami oppure guarda direttamente la doc di [[Template:LinkIliade]], ma potrebbero esserci dei ripensamenti. --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 16:25, 16 gen 2012 (CET) : Sei più veloce della TAV. :-) : Risolto il problema della Tavola: quando e se ci arriverai, ma se tu procedessi a questa velocità non ci metteresti poi molto, basta essere meticolosi nella ''correzione dei riferimenti'' (verifica che i ''numeri'' siano realmente ''numeri'' e non cose come 2ol invece di 201, e che i volumi siano correttamente indicati come I o II. la costruzione dei link, purchè i riferimenti siano stati corretti in modo esatto, è automatizzata (lo faccio con un singolo click per pagina). --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 14:40, 17 gen 2012 (CET) == Mi inchino di fronte a contanto senno == Cara Cinzia, ἡμεῖς δὲ φραζώμεθ' ὅπως ἔσται τάδε ἔργα! <small>[[:el:Ιλιάς/Δ#10|Δ 14]]</small> non posso che ringraziarti con un misto di ammirazione e commozione: sei entrata nel ristrettissimo club di coloro che possono dire in giro "Io ho letto tutta l’''Iliade''" senza spocchia o iperbole. Come disse Paride: πάρα γὰρ θεοί εἰσι καὶ ἡμῖν. ''Tra i numi tutelari del progetto / potrem considerarti d'ora in poi....'' '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 15:52, 20 feb 2012 (CET) == Stufa? == Se no, stasera dovrebbe arrivare la Gerusalemme liberata... :-) --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 14:16, 15 mar 2012 (CET) == Ancora un grazie == Anche il secondo poema è andato, complimenti! Sei una rilettrice vorace; perdona le mie sporadiche intromissioni, spero non ti abbiano distratto nel tuo certosino lavoro. Grazie e... continua così :P --[[User:Barbaforcuta|Barbaforcuta]] ([[User talk:Barbaforcuta|disc.]]) 19:41, 8 apr 2012 (CEST) {{+1}} Mi associo :-) Grazie, [[User:Erasmo Barresi|Erasmo Barresi]] ([[User talk:Erasmo Barresi|disc.]]) 20:54, 8 apr 2012 (CEST) == Gerusalemme liberata == Sei veramente un treno nella rilettura, e sto cercando di starti dietro, e dire che ho corretto la punteggiatura un po' random. Volevo comunque segnalarti che le due righe bianche in fondo, all'interno de <nowiki><poem></poem></nowiki>, vanno lasciate: servono per la corretta spaziatura delle ottave. --[[User:Luigi62|Luigi62]] ([[User talk:Luigi62|disc.]]) 09:30, 11 apr 2012 (CEST) Mi spiace per i molti errori che ti lascio, ma è l'unico modo di starti dietro! --[[User:Luigi62|Luigi62]] ([[User talk:Luigi62|disc.]]) 11:18, 24 apr 2012 (CEST) Chi porta il SAL al 75% non può poi portarlo al 100%, questo per garantire che almeno due persone abbiano letto la pagina. Come puoi vedere ho provveduto io a portare la pagina 29 al 100%, dopo averla riletta. --[[User:Luigi62|Luigi62]] ([[User talk:Luigi62|disc.]]) 10:47, 26 apr 2012 (CEST) == Propostina == Cara Cinzia, se accetti proposte per rilettori da record come sei (e se ami i classici come si dedurrebbe dal tuo curriculum di riletterice) ti andrebbe di dare una sistemazione finale a {{Testo|Storia della letteratura italiana (De Sanctis)|questo testo}}? - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 07:13, 18 mag 2012 (CEST) : Vedo che sei partita con De Sanctis! Benissimo! E' un'opera che ho portato io a SAL 75%, potresti trovare "codici strani" (approfitto di ogni rilettura per un sacco di esperimenti). Se qualcosa non ti è chiaro, chiedimi! ''Forse'' mi ricorderò il motivo di certe scelte... :-) --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 10:17, 21 mag 2012 (CEST) == Maiuscoletto == Cara Cinzia, il maiuscoletto si ottiene mediante con il seguente codice: {|align=center !codice!!risultato |- |<pre>{{Sc|Testo Maiuscoletto}}</pre>||{{Sc|Testo Maiuscoletto}} |} - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 21:24, 24 mag 2012 (CEST) == Pt o noinclude? == Cara Cinzia, mi sono permesso di sistemare un particolare in una delle ultime pagine della tua magnifica rilettura. A fine pagina, quando trovi una parola spezzata, è preferibile l'uso del template ''Pt'' piuttosto del ''noinclude'', perché dà meno problemi. In pratica aggiungi ''<nowiki>{{Pt|parola troncata (anche il trattino)}}</nowiki>'' nella prima e ''<nowiki>{{Pt|l'altra parte della parola|parola intera}}</nowiki>''.<br /> Se usi la bottoniera, puoi trovare un bottone che fa tutto questo: ti basta evidenziare la parte e premerlo in entrambe le pagine. Spero di esserti stato utile. Buona lettura!--[[User:Barbaforcuta|Barbaforcuta]] ([[User talk:Barbaforcuta|disc.]]) 21:27, 17 set 2012 (CEST) Caro Barbaforcuta, prendo l'occasione, oltre che per ringraziare dei suggerimenti, per complimentarmi con te e farti auguri di "buona amministrazione"!!! [[User:Cinzia sozi|Cinzia sozi]] ([[User talk:Cinzia sozi|disc.]]) 08:40, 18 set 2012 (CEST) :Grazie, per qualunque cosa sono a tua disposizione!--[[User:Barbaforcuta|Barbaforcuta]] ([[User talk:Barbaforcuta|disc.]]) 22:48, 18 set 2012 (CEST) == Hangout == {{#section:Discussioni utente:Xavier121/Archivio/5#Hangout|hangout}} == CONGRATULAZIONI! == Cara Cinzia, devo proprio esprimerti le mie più sentite congratulazioni, per l'immane lavoro di rilettura di De Sanctis: cominciato [http://it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:OrbiliusMagister&diff=prev&oldid=1128797 il 18 maggio] è stato da te condotto con costanza e coraggio in tempi decisamente rapidi: si tratta dopotutto di oltre novecento pagine! Ma devo congratularmi con te anche a nome dell'intera comunità: rileggendo la [[Pagina:Una_sfida_al_Polo.djvu/209]] hai portato a {{x-larger|30.000}} il numero delle pagine di it.wikisource rilette da almeno due utenti. È una ricorrenza per cui festeggiare tutti insieme al bar! Grazie ancora per l'affezione al nostro progetto. - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 17:13, 10 gen 2013 (CET) : Congratulazioni anche da parte mia per la quantità e per la qualità del tuo lavoro di rilettura! --[[Utente:Accurimbono|Accurimbono]] <small>([[Discussioni_utente:Accurimbono|disc]])</small> 19:39, 10 gen 2013 (CET) Grazie per i complimenti affettuosi! Rileggere De Sanctis non è stata una "passeggiata", ma sicuramente una più completa collaborazione redazionale: mi sono sentita felicemente coinvolta e liberamente operativa, partecipe delle scelte operate da chi veramente ha imbastito questo enorme lavoro! E che soddisfazione far parte di un record... Ancora grazie! [[User:Cinzia sozi|Cinzia sozi]] ([[User talk:Cinzia sozi|disc.]]) 22:06, 10 gen 2013 (CET) : Complimenti :-) [[Utente:Aubrey|<span style= "font-family:Palatino Linotype, serif" >Aubrey</span>]] [[Discussioni_utente:Aubrey|<span style= "font-family:Palatino Linotype, serif" >McFato</span>]] 23:19, 10 gen 2013 (CET) == Pronta per qualcosa di forte? == Cara Cinzia, se e quando ti andasse di cambiare genere, avrei un'altra proposta non per tutti. Un paio di mesi fa abbiamo messo in rilettura il [[Indice:Zibaldone di pensieri II.djvu|secondo volume di pensieri dello ''Zibaldone'' leopardiano]], ma il lavoro di rilettura si è ben presto fermato ranendo a metà dopo due mesi. Prova a dare un'occhiata a una pagina, curandoti solamente delle convenzioni (abbreviazioni, puntini, corsivi) e lasciando stare quello che sta tra doppie graffe. Sappimi dire se potrebbe interessarti e di quali indicazioni avresti bisogno se volessi continuare la rilettura. - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 15:48, 11 gen 2013 (CET) ::Grazie per la fiducia...credo mi ci voglia una bella tazza di caffè forte....ma come non essere solleticata dall'accettare questa proposta di seguire un'opera così importante? Ho riletto due pagine, ho visto e sicuramente non capito il lavoro dei collegamenti creati per lo Zibaldone; non credo comunque ci saranno problemi: solo rileggendo mi renderò conto di eventuali difficoltà e pertanto credo che ti disturberò! [[User:Cinzia sozi|Cinzia sozi]] ([[User talk:Cinzia sozi|disc.]]) 18:04, 11 gen 2013 (CET) :::Una piccola intromissione: qualsiasi cosa tu voglia sapere sui collegamenti creati appositamente per quest'opera, puoi consultare questa [[Progetto:Letteratura/Zibaldone/Guida per i rilettori|guida]] (dopo un po' dovresti poter ingranare la marcia giusta); se avessi ancora dei dubbi, non esitare a contattare chiunque di noi. Grazie per il tuo ammirevole contributo e per la passione che infondi in questo progetto!--[[User:Barbaforcuta|Barbaforcuta]] ([[User talk:Barbaforcuta|disc.]]) 23:18, 13 gen 2013 (CET) ::::Grazie, non potevo immaginare una guida così dettagliata! [[User:Cinzia sozi|Cinzia sozi]] ([[User talk:Cinzia sozi|disc.]]) 11:25, 14 gen 2013 (CET) == Zibaldone II: il ritorno == Cara Cinzia, puoi interpellarmi tutte le volte che lo riterrai opportuno, anzi ce ne fossero di utenti che seguono con tanta passione questo progetto.<br />Veniamo alle tue richieste: * La storia degli AutoreCitato e TestoCitato, in effetti, non è mai stata definita con precisione, tant'è che lo stesso Alex, che si è occupato della formattazione del testo in questione, ha usato la "citazione multipla" piuttosto che la "citazione singola"; e credo proprio in quel caso sia arrivato alla conclusione che sia migliore l'opzione "citazione singola" per evitare un abuso di template.<br />Personalmente mi sono ormai dato la regola: <u>se trovi un autore nominato più di una volta nella stessa pagina, considera solo la prima citazione.</u><br />Ci sono dei casi in cui potrei aver usato due volte AutoreCitato nella stessa pagina (non sono certo, ma è assai probabile) qualora l'autore fosse indicato, ma non in maniera esplicita. Ti faccio un esempio (avrei potuto linkarti la pagina esemplificativa ma non ricordo più quale sia): "'''il poeta''' scrisse...''[dopo qualche riga/paragrafo]'' '''Virgilio'''... "; in questo caso sarebbe indicato l'uso del template AutoreCitato due volte, qualora si chiaro a chi si riferisce l'appellativo ''"il poeta"'', o tutt'al più solo ne "'''il poeta'''" stesso, così da esplicitare anche lì l'argomento espresso dall'autore del testo.<br />Stesso procedimento si può applicare nel caso del template TestoCitato.<br />Non ti fare scrupoli, pertanto, a eliminarne qualcuno se lo ritenessi di troppo. * Se hai notato segni di interpunzione errati o altre sviste in pagine già al 100%, correggili pure; può capitare che il rilettore che ti ha preceduto non si sia accorto o non abbia avuto la tua stessa attenzione nel rileggere la pagina.<br />Teoricamente non dovrebbero esserci altri passaggi, a meno che non si decida di fare un ricontrollo generale dei testi già riletti: detto con franchezza, mi sembra che questa possibilità sia ancora molto lontana causa mancanza di "manodopera". Manca la mole di utenti occasionali che, invece, altri progetti o altre lingue hanno.<br />In conclusione (ehm, mi sono dilungato un po' troppo) se ti accorgi di palesi strafalcioni o anche solo di piccole inesattezze, correggili senza remore.<br /> Spero di esserti stato d'aiuto; se avessi bisogno di altri chiarimenti, bussa pure alla mia porta. :-) --[[User:Barbaforcuta|Barbaforcuta]] ([[User talk:Barbaforcuta|disc.]]) 19:15, 30 gen 2013 (CET) == Finite le vacanze? == Comunque bentornata :-) [[User:Aubrey|Aubrey]] ([[User talk:Aubrey|disc.]]) 12:15, 6 ago 2016 (CEST) Grazie! Non senza essere passata per Recanati, naturalmente...[[User:Cinzia sozi|Cinzia sozi]] ([[User talk:Cinzia sozi|disc.]]) 12:57, 15 ago 2016 (CEST) == Ziba == Ciao Cinzia, per tramite di {{ping|Xavier121}} mi è giunto un tuo lamento sulla qualità delle immagini di Zibaldone V, VI e VII; sto cercando di rimediare, il volume V è ricaricato, il VI in caricamento e il VII seguirà subito dopo. Avvisami se trovi pagine mancanti/fuori posto o qualsiasi altro errore, la procedura è stata complessa. --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 16:59, 14 ago 2016 (CEST) Grazie mille, a volte si fatica veramente. Avviserò sicuramente se ce ne fosse bisogno! Provato: non c'è paragone, grazie ;) [[User:Cinzia sozi|Cinzia sozi]] ([[User talk:Cinzia sozi|disc.]]) 12:59, 15 ago 2016 (CEST) : :-) --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 15:19, 16 ago 2016 (CEST) == Share your experience and feedback as a Wikimedian in this global survey == <div class="plainlinks mw-content-ltr" lang="it" dir="ltr"> ¡Ciao! La Fondazione Wikimedia sta richiedendo il tuo parere su una inchiesta. Vogliamo sapere stiamo sostenendo efficacemente il suo lavoro all'interno e all'esterno del wiki, e come possiamo cambiare o migliorare le cose nel futuro.<ref group=survey>Questa inchiesta è sta principalmente pensata per ottenere pareri sull'attuale lavoro della Fondazione Wikimedia, non sulla strategia a lungo termine.</ref> Le opinioni che condividi avranno effetto sull'attuale e futuro lavoro della Fondazione Wikimedia. Sei stato scelto con sorteggio per partecipare a questa ricerca perché vorremmo avere l'opinione della tua comunità Wikimedia. Per ringrazianti del tempi che dedicherai all'indagine, doneremo 20 magliette Wimimedia con un sorteggio tra chi partecipa alla ricerca.<ref group=survey>Problemi legali: Non ci sono acquisti previsti. per partecipare, è necessario essere maggiorenni. Patrocinato dalla Fondazione Wikimedia, ubicata in 149 New Montgomery, San Francisco, CA, USA, 94105.Termine 31 gennaio 2017. Nullo ove proibito [[m:Community Engagement Insights/2016 contest rules|Click here for contest rules]].</ref> L'inchiesta è disponibile in diverse lingue e necessita di 20 minuti per essere completata. <big>'''[https://wikimedia.qualtrics.com/SE/?SID=SV_6mTVlPf6O06r3mt&Aud=AE&Src=19AEOP Inizia l'indagine ora!]'''</big> Può trovare più informazione su [[m:Community_Engagement_Insights/About_CE_Insights|questo progetto]]. Questa inchiesta è ospitata in un servizio terzo e è regolata da questa [[:foundation:Community_Engagement_Insights_2016_Survey_Privacy_Statement|regole di privacy]]. Per favore visita la nostra pagina delle [[m:Community_Engagement_Insights/Frequently_asked_questions|domande frequenti]] [[m:Community_Engagement_Insights/Frequently_asked_questions|Pagina delle domande frequenti]] per avere più informazione su questa inchiesta.. Se hai necessità di altro approfondimento o se vuoi essere ascluso da future comunicazioni su questa inchiesta, per favore manda una mail a: surveys@wikimedia.org. Grazie! --[[:m:User:EGalvez (WMF)|EGalvez (WMF)]] ([[:m:User talk:EGalvez (WMF)|talk]]) 22:25, 13 gen 2017 (CET) </div> <!-- Messaggio inviato da User:EGalvez (WMF)@metawiki usando l'elenco su https://meta.wikimedia.org/w/index.php?title=Community_Engagement_Insights/MassMessages/Lists/2016/19-AEOP&oldid=16205365 --> <references group=survey /> == Community Insights Survey == <div class="plainlinks mw-content-ltr" lang="it" dir="ltr"> '''Condividi la tua esperienza con questo sondaggio''' Gentile {{PAGENAME}}, La Wikimedia Foundation chiede il tuo parere in un sondaggio sulla tua esperienza con {{SITENAME}} e Wikimedia. Lo scopo di questo sondaggio è quello di capire come la Foundation sta supportando il tuo lavoro su wiki e come possiamo cambiare o migliorare le cose in futuro. Le tue opinioni condivise influenzeranno direttamente il lavoro attuale e futuro della Wikimedia Foundation. Per favore prenditi circa da 15 a 25 minuti per '''[https://wikimedia.qualtrics.com/jfe/form/SV_0pSrrkJAKVRXPpj?Target=CI2019List(other,act3) fornire il tuo parere tramite questo sondaggio]'''. È disponibile in varie lingue. Il sondaggio è ospitato da una terza parte e [https://foundation.wikimedia.org/wiki/Community_Insights_2019_Survey_Privacy_Statement gestita in base a questa informativa sulla privacy] (in inglese). Per [[m:Community Insights/Frequent questions|saperne di più su questo progetto]]. [mailto:surveys@wikimedia.org Inviaci una mail] se hai delle domande, o se non vuoi ricevere futuri messaggi riguardo a questo sondaggio. Cordialmente, </div> [[User:RMaung (WMF)|RMaung (WMF)]] 16:31, 9 set 2019 (CEST) <!-- Messaggio inviato da User:RMaung (WMF)@metawiki usando l'elenco su https://meta.wikimedia.org/w/index.php?title=CI2019List(other,act3)&oldid=19352826 --> == Reminder: Community Insights Survey == <div class="plainlinks mw-content-ltr" lang="it" dir="ltr"> '''Condividi la tua esperienza con questo sondaggio''' Gentile {{PAGENAME}}, Un paio di settimane fa ti abbiamo invitato a partecipare al Community Insights Survey. È il sondaggio annuale della Wikimedia Foundation sulle nostre comunità globali. Vogliamo capire quanto bene sosteniamo il tuo lavoro su wiki. Siamo al 10% del nostro obiettivo di partecipazione. Se non hai già partecipato al sondaggio, puoi aiutarci a raggiungere il nostro obiettivo! '''La tua opinione è importante per noi.''' Per favore prenditi circa da 15 a 25 minuti per '''[https://wikimedia.qualtrics.com/jfe/form/SV_0pSrrkJAKVRXPpj?Target=CI2019List(other,act3) fornire il tuo parere tramite questo sondaggio]'''. È disponibile in varie lingue. Il sondaggio è ospitato da una terza parte e [https://foundation.wikimedia.org/wiki/Community_Insights_2019_Survey_Privacy_Statement gestita in base a questa informativa sulla privacy] (in inglese). Per [[m:Community Insights/Frequent questions|saperne di più su questo progetto]]. [mailto:surveys@wikimedia.org Inviaci una mail] se hai delle domande, o se non vuoi ricevere futuri messaggi riguardo a questo sondaggio. Cordialmente, </div> [[User:RMaung (WMF)|RMaung (WMF)]] 21:12, 20 set 2019 (CEST) <!-- Messaggio inviato da User:RMaung (WMF)@metawiki usando l'elenco su https://meta.wikimedia.org/w/index.php?title=CI2019List(other,act3)&oldid=19397751 --> == Reminder: Community Insights Survey == <div class="plainlinks mw-content-ltr" lang="it" dir="ltr"> '''Condividi la tua esperienza con questo sondaggio''' Gentile {{PAGENAME}}, Mancano solo poche settimane per partecipare al Community Insights Survey! Siamo al 30% del nostro obiettivo di partecipazione. Se non hai già partecipato al sondaggio, puoi aiutarci a raggiungere il nostro obiettivo! Con questo sondaggio, la Wikimedia Foundation raccoglierà dei pareri su come sosteniamo il tuo lavoro su wiki. Ci vorranno solo 15-25 minuti per completarlo e avrà un impatto diretto sul sostegno che forniamo. Per favore prenditi circa da 15 a 25 minuti per '''[https://wikimedia.qualtrics.com/jfe/form/SV_0pSrrkJAKVRXPpj?Target=CI2019List(other,act3) fornire il tuo parere tramite questo sondaggio]'''. È disponibile in varie lingue. Il sondaggio è ospitato da una terza parte e [https://foundation.wikimedia.org/wiki/Community_Insights_2019_Survey_Privacy_Statement gestita in base a questa informativa sulla privacy] (in inglese). Per [[m:Community Insights/Frequent questions|saperne di più su questo progetto]]. [mailto:surveys@wikimedia.org Inviaci una mail] se hai delle domande, o se non vuoi ricevere futuri messaggi riguardo a questo sondaggio. Cordialmente, </div> [[User:RMaung (WMF)|RMaung (WMF)]] 19:02, 4 ott 2019 (CEST) <!-- Messaggio inviato da User:RMaung (WMF)@metawiki usando l'elenco su https://meta.wikimedia.org/w/index.php?title=CI2019List(other,act3)&oldid=19430537 --> == Ancora bentornata! == Cara Cinzia, fa sempre piacere vederti all'opera nelle ultime modifiche. Mi sei venuta in mente perché sto riguardando l’''Iliade'' tradotta da Ettore Romagnoli e ripensavo a quanto è hai fatto per Wikisource in questi anni. Se hai bisogno di qualunque aiuto non esitare a contattarmi. '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 15:25, 3 gen 2022 (CET) :Grazie infinite!! sto "vagando" un po' qua e là tra varie riletture alla ricerca di un progetto che mi coinvolga... se hai indicazioni sono a disposizione. [[User:Cinzia sozi|Cinzia sozi]] ([[User talk:Cinzia sozi|disc.]]) 12:25, 4 gen 2022 (CET) ::Cara Cinzia, ::Ci leggiamo il pensiero: tra giugno e luglio ho riletto la prima parte e trascritto bene la seconda parte dell’''Odissea'' tradotta da Romagnoli e speravo che qualcuno se la prendesse a cuore per rileggerla (ci sono dieresi, accenti e virgole che possono essermi scappate e Romagnoli ne fa un uso ora razionale ora "estetizzante"): che bello rivederti in azione! - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 10:37, 12 ago 2022 (CEST) :::Innanzitutto grazie per la sempre gradita tua cordialità: spero di trovare più tempo in questo periodo per poter riprendere a rileggere come vorrei. [[User:Cinzia sozi|Cinzia sozi]] ([[User talk:Cinzia sozi|disc.]]) 09:02, 16 ago 2022 (CEST) == 0% == Ciao. Avevi segnato due pagine ([[Pagina:Omero - L'Odissea (Romagnoli) II.djvu/189|1]] e [[Pagina:Omero - L'Odissea (Romagnoli) II.djvu/190|2]]) come "Senza testo" anziché "Riletta". Le ho riportate al 75%. [[Utente:Dr Zimbu|Dr &zeta;imbu]] ([[Discussioni utente:Dr Zimbu|msg]]) 14:12, 20 mag 2024 (CEST) :Grazie mille!!!! [[Speciale:Contributi/151.27.28.158|151.27.28.158]] 16:16, 21 mag 2024 (CEST) :Grazie!!! [[User:Cinzia sozi|Cinzia sozi]] ([[User talk:Cinzia sozi|disc.]]) 13:28, 3 giu 2024 (CEST) osuxkw9v6cwyfvh1tskmupxkddkbzzv Pagina:Piccole storie e grandi ragioni della nostra guerra.djvu/3 108 256492 3832107 2457932 2026-05-06T12:36:23Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832107 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione|||}}</noinclude>{{Centrato|''M. PEZZÈ-PASCOLATO''}} <div style="text-decoration:underline; font-size:2.5em; font-weight:bold"> <poem>Piccole storie e grandi ragioni della nostra guerra</poem> </div> <poem> {{Blocco centrato| 1. - Fra una trincea e l’altra. 2. - Prigionieri. 3. - Bombardamento. 4. - L’ardito. 5. - Nei cieli e sotto i mari. 6. - Come andò. 7. - ...e come non andò. 8. - Perchè facciamo la guerra. 9. - La risposta di Caino. 10. - L’arcobaleno. }} </poem><noinclude>{{Centrato}}MILANO {{Larger|UNIONE DEGLI INSEGNANTI ITALIANI}} COMITATO LOMBARDO — 1918 </div></noinclude> asrx5omngwx43y054ov9sn7vq887svw Pagina:La pastorizia.djvu/57 108 256845 3832062 2429179 2026-05-06T12:34:15Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832062 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione|48|{{Sc|la pastorizia,}}|}}</noinclude><poem>Il fido alano; e sotto ampio coperto D’assi non lunge si raccoglia il fimo, Perchè la piova oltre nol meni e sperda. {{R|120}}Seguan congiunte in più filar le siepi Per diverso sentier, montando in alto, E per le chine discendendo uguali; Onde pel monte il gregge in sua balìa Non si dilunghi dall’ovil pascendo, {{R|125}}Se il pastor non lo guarda e lo corregge. Ma tempo è ben, che ad una ad una io canti L’alme leggi del pascolo e gli avvisi, Onde intatto di morbi e di sventura Vada l’armento e si fecondi e cresca. {{R|130}}Qual nume, o sante Muse, o de’ morti, Chi mai rinvenne arti sì belle, e tutti Gli accorgimenti in chiaro ordine aperse? Sull’alte del Partenio erme pendici Ad Arcade pastor ne la foresta {{R|135}}La miglior dell’agnelle andò perduta; Per cui cercar (poiché ricorso invano Avea dal monte al pian quanto può l’occhio Mirar d’intorno) arditamente il piede Spinse dappoi nell’intentato bosco, {{R|140}}Sacro a Pane Tegéo. Segreto un senso </poem><noinclude> <references/></noinclude> 2785bb1ul3vqhyh9odrcfb6k4y6wkc3 Pagina:La pastorizia.djvu/58 108 256846 3832063 2429180 2026-05-06T12:34:16Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832063 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione||{{Sc|libro terzo.}}|49}}</noinclude><poem>Di riverenza e di timor lo colse Sul primo entrar: così del giorno in tutto L’alma luce vi tace, e ognor più addentro La negra selva in folte ombre si abbuja. {{R|145}}Al fremir delle fronde, all’aure, al canto Di strani augelli, al moversi dell’acque Per que' muti recessi, e a la selvaggia Maestà delle dense antiche piante, Certo, albergo diresti esser d’un nume {{R|150}}Quel loco, e seggio delle Ninfe amico. Come indarno cercato ebbe d’intorno Se gli occorrea l’agnella, oltre si mise Con destro auspicio i chiusi antri spiando Della selva, e la grotta appressò ancora {{R|155}}Dell’Arcadico Dio; che di lucenti Pomici e scabro tufo e facil musco Cingesi, e grata spiranvi fragranza L’odorose ginestre. Ivi per mille Arcane vie che avvolgonsi sotterra {{R|160}}Nelle gelide conche onda si versa Con lungo gemitìo; che percotendo Nel vòto sen delle spelonche, assorda, E mette a chi s’appressa orror del loco. E Pan vide, reggendo il fianco irsuto </poem><noinclude> <references/>{{Pp|{{smaller|''Arici, Pastorizia''}}|4}}</noinclude> gppety2sqjgaav9mqbd27m2rkcxmdng Pagina:La pastorizia.djvu/59 108 256847 3832064 2429181 2026-05-06T12:34:17Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832064 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Luigi62" />{{RigaIntestazione|50|{{Sc|la pastorizia,}}|}}</noinclude><poem> {{R|165}}A immane tronco di selvaggio ulivo, A cui brevi apparian fra le corone Dell’edera fioreole ambo le corna. Cara ed acerba ricordanza ancora, Dell’amata Siringa, a lui dal collo {{R|170}}Pendea l’umil zampogna; onde molcendo L’interno affanno, i gioghi alti e le valli Di Ménalo felice allegrar suole: Quando più il Sol riarde i campi, e l’ombra Grata è all’armento, ed alle Ninfe il bagno {{R|175}}Di freschissimi rivi, e possedute D’alti silenzj tacciono le selve. Quivi descritte in tessere di bianco Faggio vedea del pastoral contegno Le nuove leggi: e i dì felici all’opre {{R|180}}De’ mortali, e gli avversi: e di che forme Più si pregi il monton, che nuovo armento Ricreando da madri abbiette e vili, Di finissimi velli a noi fa dono Per tale avviso a la seconda prole. {{R|185}}Quasi in aurei cancelli entro l’obbliquo Calle vid’egli il sole approssimarsi Ai divisati segni, avvicendando Le veloci stagioni; e notar, come </poem><noinclude> <references/></noinclude> n2ijem1oo92tm7kqnqykpqbun5vbq55 Pagina:La pastorizia.djvu/60 108 256848 3832065 2429183 2026-05-06T12:34:18Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832065 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Luigi62" />{{RigaIntestazione||{{Sc|libro terzo.}}|51}}</noinclude><poem> S’apre al gregge l’ovile, e quando ai paschi {{R|190}}Lo si radduce in primavera e tonde. Mentr’egli a tutto avea la mente e il guardo Cupido inteso, a le divine labbia Pane appressò la fistola pendente; E poichè tutte ne cercò le voci {{R|195}}Divinamente, in Lidio suon compose Soävissime note. Allor fra i rami Tacquer gli augelli, il murmure si tacque De’ rivi, nè spirò vento le fronde; Veduto avresti allor più bella intorno {{R|200}}Rinverdirsi ogni pianta, e Fauni e fere Intrecciar danze, e in fiore uscir le molli Erbe, e chinarsi i lauri, e dalle scorze Delle querce materne i verdi capi Sporger le Ninfe e le plaudenti palme. — {{R|205}}Salve, caro agli Dei, salve, dicea, Fortunato pastor, che a le mie soglie Opportuno condusse un genio amico. Or ben ti loderai della smarrita Agnella, che ti porse animo e destra {{R|210}}Occasïon di penetrar fin dentro A’ miei recessi; perocchè da questi Bene istrutto n’andrai, recando in luce</poem><noinclude> <references/></noinclude> 9br48q9vubf8bsx8y0m68rsyxbcyk3v Pagina:La pastorizia.djvu/61 108 256850 3832066 2429184 2026-05-06T12:34:19Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832066 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Luigi62" />{{RigaIntestazione|52|{{Sc|la pastorizia,}}|}}</noinclude><poem>I miei precetti, onde per nuovo armento Ti dirà Arcadia venturoso e lieto. {{R|215}}Tu quelle che vedesti in mente aduna Rustiche leggi, ed ai pastor le apprendi; Ch’i’ mi son Dio de’ vostri padri, e l’ampie Foreste, e i sacri boschi, e l’erme valli, A me concesse di Saturno il Figlio; {{R|220}}Quindi son mie le greggi, e de’ pastori Nume son fatto e tutelar custode. Poi questa, ch’io medesmo in disuguali Canne distinsi, pastoral zampogna Là di Mènalo in vetta anco ricevi. {{R|225}}Con questa impera a le tue mandrie; e quando Lento le pasci e che fra lor ti assidi, Le vôte ore del giorno e i circostanti Colli e le piagge solitarie allegra; Di questa al suon tu frenerai le pugne {{R|230}}Degli arïeti animosi e de’ giovenchi Quando proterva gelosia li sprona. — Disse; e al pastor, che in umil atto inteso Era a que’ detti, alfin la porse. Ei come Ali avesse, dal sacro orror del bosco {{R|235}}Riuscendo si tolse, e ne fe’ prova; Indi i pastor ne istrusse, e miglior crebbe</poem><noinclude> <references/></noinclude> dmw8dzvacqzoq7cs5grp55p6hhhty2l Pagina:La pastorizia.djvu/62 108 256851 3832068 2429185 2026-05-06T12:34:19Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832068 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Luigi62" />{{RigaIntestazione||{{Sc|libro terzo.}}|53}}</noinclude><poem>Sua greggia ognor pei rivelati avvisi: Che dall’Arcade suol tornando io primo, Per le Italiche ville ad altri insegno. {{R|240}}Sorga dell’alba coll’incerta luce Il mandrïano, e il pecoril rivegga. Se forte il vento per la notte estiva Spirò sereno, o il ciel di nubi avvolto La rugiada contese a la campagna, {{R|245}}Coll’alba esca, ed ai pascoli lontani Guidi l’armento; ma se largo un nembo Di rugiadose stille a cader venne In sull’umida terra, il sole aspetti; Che saettando d’orïente i raggi, {{R|250}}L’erbe prima rasciughi, e béa dall’alto Il vaporoso umor. Condotte al monte Sdegnan le pecorelle aver pastura D’erbe annaffiate; e se da stimol cieco Del notturno digiun tratte si danno {{R|255}}A farne cibo, il freddo umor nemico I visceri ne solve. E però il gregge Quasi dell’erbe immemore, pei colli Brinati errar tu vedi incerto e lento Prima che il Sol levi dall’onde; e come {{R|260}}A traverso le folte ombre crescendo,</poem><noinclude> <references/></noinclude> 4iopcjh39rdl0iidxc6sprw0bdffi3j Pagina:La pastorizia.djvu/63 108 256852 3832069 2429186 2026-05-06T12:34:20Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832069 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Luigi62" />{{RigaIntestazione|54|{{Sc|la pastorizia,}}|}}</noinclude><poem>Velocemente invia da tutte parti Suo dolce raggio, e il cielo e i campi inaura Di tremuli splendori, allor contente Pascer vedi le agnelle a quel divino {{R|265}}Lume del ciel che l’universo allegra. Nè tutto in preda ad un medesmo tratto Lascia quanto si stende il pascol pieno; Ma ben provvedi, e la campagna in molti Scompartimenti assegna, entro cui stanzj {{R|270}}Alternando ogni dì la ben guardata Greggia, se pascol ricco ognor vagheggi; Chè il vital succo onde la terra è lieta Nella verde stagion, giunto a le dolci Fecondatrici piogge e al vivo sole, {{R|275}}Dagli steli recisi indi a non molto Le novellizie crescerà seconde. Ma prima in tuo pensier le venerande Ninfe del loco adora, a cui de’ campi La custodia è commessa e delle selve; {{R|280}}Perchè se mai per avventura il gregge Ne turbasse pascendo i bei riposi Disfiorandone i seggi, aspra vendetta Non ne prendendo, perdonar lor piaccia. Chè spesso irriverente, o della prisca</poem><noinclude> <references/></noinclude> grqeup6gy4wwuwljzwpce81qwgbh3u2 Pagina:La pastorizia.djvu/64 108 256853 3832070 2429187 2026-05-06T12:34:21Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832070 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="BluesBrothers" />{{RigaIntestazione||{{Sc|libro terzo.}}|55}}</noinclude><poem>{{R|285}}Religion dimentico il pastore (Di cui memoria il tempo esser non lassa) Pascea l’are de’ numi, e coll’armento L’onde contaminò, che la rimota Antichitade e la pietà degli avi {{R|290}}Santificâro; e vendicando i numi E la colpa e l’error sull’innocente Stuolo dell’agne, a crudi morbi in preda Le abbandonâro, e disertâr gli ovili. Così fiera d’un nume opra sperdea {{R|295}}Là tra Volaci le gregge, ove impaluda Mescendo le cognate acque l’Astura Col tardissimo Aufente. Ad una diva, Che Giove ebbe diletta, eran que’ boschi Devoti e quelle piagge; e le solenni {{R|300}}Costumanze i pastor dimenticando, Vi cacciâr l’ampie greggi, e guastâr quanta Dall’Anzuro al Circéo monte si stende Bellissima pianura. E allor dai fondi Dolorosa n’uscìo per quelle rive {{R|305}}Una mefite, e fe’ deserto il sito, L’aër corruppe, e gli animali uccise. Se non che d’ogni danno e dell’ingrata Dimenticanza e degli onor perduti</poem><noinclude> <references/></noinclude> 6gt94csdaaoc4natwfg858wpa4r48th Pagina:La pastorizia.djvu/65 108 256854 3832071 2429188 2026-05-06T12:34:21Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832071 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="BluesBrothers" />{{RigaIntestazione|56|{{Sc|la pastorizia,}}|}}</noinclude><poem>Or si rintègra quella Dea; chè in luce {{R|310}}Rivocandone il nome e i sacri riti Nobilissimo Spirto, un nume aggiunge Alla festante degli Dei famiglia. Nè pellegrina ignota infra’ mortali N’andrai, diva Feronia; e dell’avversa {{R|315}}Giuno le furie, e i rovesciati altari, E le pene tue molte in sulla terra Ricordate saranno; ove non sdegni Te sull’ali Dircee levar sublime L’inclito Cigno che l’Italia onora. {{R|320}}Se guardi all’erbe e a lor natura (o verde Lussureggi la càrice e il trifolio, La melica ondeggiante e la gramigna, E il geranio sanguigno; o che ti nasca La pimpinella e l’odorata persa, {{R|325}}La medic’erba, il giunco, o la felice Cedrangola selvaggia) abbiti quelle Prescelte ognor, che in fiore aprono i verdi Calici, e a maturezza il Sol condusse; Ma non però granose e scolorite {{R|330}}Pieghino i gambi inariditi e lassi. La troppo giovin erba i dilicati Stomachi offende di mortal crudezza;</poem><noinclude> <references/></noinclude> qs6nky0rpsvi2x5t3arjqzmc49kwdzc Pagina:La pastorizia.djvu/66 108 256855 3832072 2429189 2026-05-06T12:34:29Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832072 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="BluesBrothers" />{{RigaIntestazione||{{Sc|libro terzo.}}|57}}</noinclude><poem>E troppo il Sol di nutritivi umori E di succo bevea dalle già pronte {{R|335}}A metter frutto, e mal cede lo stelo. — Al monte, poichè il Sol da tutte parti Saettò l’ombre, il mandrian conduca Le fameliche greggi, e lor non vieti Irne sbrancale e spazïar solette, {{R|340}}Secondo che più verde e che più lieto Il pascolo le inviti. In mezzo a queste Ei segga, e non lontan cantando intessa Corbe e fiscelle, o con soavi e chiare Note dalla zampogna il suon risvegli {{R|345}}D’amorose canzoni. I bruti ancora Dolce affrena un bel canto, e lega i sensi. Immote allor le pecorelle dànnosi A pascer liete, gli agnelletti belano Mollemente alle madri e si accarezzano, {{R|350}}E queti i cani dal latrar rimangono. Ma se libero va per li felici Poggi l’armento errando a suo diletto, Non però molto si dilunghi. Acuto Sorge talor di spine irto veprajo {{R|355}}Che di punture insanguina la pelle; E se move il pastor lungo le spesse</poem><noinclude> <references/></noinclude> eoa60pdj09l5kqalljat8ki0cls891t Pagina:La pastorizia.djvu/67 108 256856 3832073 2429190 2026-05-06T12:34:30Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832073 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="BluesBrothers" />{{RigaIntestazione|58|{{Sc|la pastorizia,}}|}}</noinclude><poem>Càrici, e i bronchi di selvagge siepi Che la greggia appressò, tremolar vede Tolti a bei fianchi i bioccoli lanosi; {{R|360}}Come dai fieri triboli si spicca Talor piumoso il già maturo seme Dalle scoppiate bocce, e sul terreno Si disperde e vaneggia. Ai colli in vetta Di precipizj orrendi anco si schiude {{R|365}}Mal notata voragine, e dall’alto, Non la veggendo alcun, l’agna vi cade. Fuggi balze e torrenti; e ognor vicino Tienti all’ovil, perchè vi possa a tempo Riparar, se da lungi romoreggia {{R|370}}La procella oscurissima, e confonde Il puro aperto ciel. Nuoce all’armento La molta piova, e il grandinar frequente Lo stanca e abbatte. Che se orribil tuona Di sopra lui la porta ampia del cielo, {{R|375}}E dalle negre nubi il folgor scroscia, Esterrefatte a quel fragor si danno Le pecorelle a subitane fughe; E cercan gli antri, e pavide si cacciano Tra le selve più folte, onde poi lunga {{R|380}}Opra riman dell’adunarle a sera.</poem><noinclude> <references/></noinclude> oal86kcnpq5unglqj8e3fw97x8zo5fu Pagina:La pastorizia.djvu/68 108 256857 3832074 2429191 2026-05-06T12:34:31Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832074 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione||{{Sc|libro terzo.}}|59}}</noinclude><poem>Quando si addensa la procella oscura, Te non adeschi allor pianta sublime Nella foresta; perocchè, condotta Dal negro ciel la folgore veloce, {{R|385}}Ratta a quella si avvolge, e orribilmente Ne squarcia il tronco, e di radice schianta; E il pastor tramortito all’improviso Fulgor che tutto lo coverse, e vinto Dal forte impulso nelle membra, atterra. {{R|390}}Ma diritte al pedal già scendon l’ombre, E sul caldo merigge in ampia luce Febo diffonde d’ogni parte i raggi. Sulle raccolte spiche affaticato Il mietitor si asside, e il polveroso {{R|395}}Per lunghe strade vïator s’affanna Desideroso omai stanco alle fonti. Te pur la selva al mezzogiorno alberghi Colle tue greggi, poichè il Sol dall’alto Le scalda; nè coperto altro di chiuso {{R|400}}Tu cercherai, stipandovi l’armento. Sulle ignude campagne abbandonato Nell’ora in che più il Sol ferve, si resta Dal pascere agitandosi, nè trova Loco, nè posa; e vedi insiem le agnelle</poem><noinclude> <references/></noinclude> pdd5q4sjp6i89hadlbmsoipylhfjh1d Pagina:La pastorizia.djvu/69 108 256858 3832075 2429192 2026-05-06T12:34:32Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832075 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione|60|{{Sc|la pastorizia,}}|}}</noinclude><poem>{{R|405}}Stringersi semplicette, e in sul terreno, Onde salvar dalla gran ferza i capi, Prone bassarli e farsi ombra del corpo; A quel modo che presso alle nemiche Guardate mura, onde venia di strali {{R|410}}E di macigni orribile ruina, Il Romano guerrier, levando in alto Sulla testa gli scudi, iva coperto Sotto l’aspra testuggine, che stretta Non si smagliava all’urto e a la tempesta. {{R|415}}Ma ognor più verso terra, dal cocente Raggio battuta, l’aëre ribolle, E nelle sparse nari a depor l’uova Van ronzando le mosche; onde costrette Dall’intenso dolor (poichè gran tempo {{R|420}}Vertiginose e stolte andàr correndo) Giù dalle rupi perigliar le vedi Con disperati salti, e fiaccar l’ossa. Tra le foreste adunque a la fresc’ombra D’antichissime piante ti raccogli; {{R|425}}Sotto cui le vaganti aure e i sorgenti Rigagnoletti avvivan l’erbe ancora, E bei cespi verdeggiano coperti. Sorga ivi dritto l’acero, e l’irsuto</poem><noinclude> <references/></noinclude> 10huskrd07d1uze3twcskdnv3y6zq32 Pagina:La pastorizia.djvu/70 108 256859 3832076 2429194 2026-05-06T12:34:33Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832076 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione||{{Sc|libro terzo.}}|61}}</noinclude><poem>Castagno, e il faggio aperto; altera ai venti {{R|430}}Sparga in giro le fronde e il suolo adombri L’antica Erculea quercia, e l’oppio, e il cerro, L’eschio, l’abete resinoso e il tiglio. Finchè non verge in vèr l’occaso il sole, Quindi non esca il gregge: o de’ virgulti {{R|435}}Cercando intorno, o ruminando posi. E posi anco il pastor dalle fatiche Del lungo estivo giorno; e in festa e in gioco Coronando le tazze in fra i compagni, Scopo a rapidi strali un tronco accenni, {{R|440}}O snudi i rozzi corpi a la palestra. Giunto agli altri pastor, che d’ogni banda Nell’alta selva convenîr, cercando In sul merigge refrigerio d’ombra, Ponga ei le mense, e le di vin ricolme {{R|445}}Tazze, e vasi di latte spumeggianti. Da raccolti sarmenti alcun la fiamma Suscita intanto, rosolando i pingui Lombi, e cocendo il cereal tritume; Alcun festeggia i cani, altri in disparte {{R|450}}Tacitamente in cor volge il desio Della patria lontana e sta pensoso; O tal fra lieta e mesta una canzone</poem><noinclude> <references/></noinclude> 1lgl8g5t93cgae10bbapm7tbxa14vu5 Pagina:La pastorizia.djvu/71 108 256860 3832077 3328098 2026-05-06T12:34:33Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832077 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione|62|{{Sc|la pastorizia,}}|}}</noinclude><poem>Gli spira amor, che il ciel ne gode e l’aura E l’Eco de le valli abitatrice. {{R|455}}Chi fia che per cammino aspro e selvaggio Ivi giugnendo alfin, dove la piaggia Tacea da prima solitaria e il monte, Chi fia che non s’allegri, e che non senta A quella vista risvegliarsi in core {{R|460}}Un incognito senso, una dolcezza Che di cari pensier tutto lo ingombra? Nè perchè in tutto di suo seggio uscisse L’uom, cui libero diede esser natura, Non però tace ancora in ben temprate {{R|465}}Alme quel senso che al miglior le inchina. E dove sorge un colle, o tra fioriti Margini fugge un rio, dove riposta Fra monti un’erma valle ampia si stende, O bel lago di pure onde lucenti, {{R|470}}Sè stesso il cor ritrova; e sospirando A libertà, con fremito soave Del piacer della vita si risente. Ma tutte in meriggiar fra’ suoi trastulli Ozïoso il pastor l’ore non passi; {{R|475}}Sorga, e vegga d’intorno ove più belle Crescan l’erbe ne’ pascoli, e disegni</poem><noinclude> <references/></noinclude> 6x4h9e5bcb1a5szorcgnmhjq05jm6xu Pagina:La pastorizia.djvu/72 108 256889 3832078 2429196 2026-05-06T12:34:34Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832078 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione||{{Sc|libro terzo.}}|63}}</noinclude><poem>In suo pensiere a quale il dì venturo De’ siti il gregge condurrà. Cercando Talor le selve, d’una pianta in vetta {{R|480}}Notò bei nidi; e seco tragge e alleva Il selvaggio colombo, e dalle meste Querimonie la tortore pietosa; La domestica pica, e il nero corvo Lui seguirà col gregge: a la famiglia {{R|485}}Nuova cura, e trastullo a’ figli suoi. E corrà pingui ghiande, onde sovvenga Ai famelici verri; e all’aspra sete Refrigerio daran di passo in passo Or minute lambrusche, or dolci pomi; {{R|490}}Chè dallo spino a lui pendon mature Le silvestri corbezzole, e fra i dumi La montanina fragola rosseggia. Nè la cura del ber l’ultima sia. Quando appunto maggior cresce la sete {{R|495}}L’estiva ora del giorno, a puri fonti Abbeverar vuoisi l’armento, e gli arsi Petti irrigar di viva onda lucente. A suo diletto alcun nelle riviere Abbandonollo disattento; e quegli {{R|500}}Seguitando il desio che a ber lo invita,</poem><noinclude> <references/></noinclude> 753ostx5s5nyz179osvkyf01wnbcu2j Pagina:La pastorizia.djvu/73 108 256890 3832079 2429197 2026-05-06T12:34:35Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832079 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione|64|{{Sc|la pastorizia,}}|}}</noinclude><poem>Il soverchio umidor nel sangue indusse Rie di morbo cagioni, enfiando i corpi, E tumide levando acquose bolle. Altri dal ber lo rimovea, negando {{R|505}}Al maggior uopo i desïati rivi; E pareggiò l’agnello al faticoso Lento Camel, che sotto a ingiusti carchi Le fiere solitudini attraversa Fra le sabbie cocenti, e nel deserto {{R|510}}Più dì senza toccar onda sostiene Del cammin la fatica. Il sangue intanto Torpe addensato nell’agnello, e ferve Pel concetto calor; debile spunta Il vello; e mal si cuoce entro a’ riposti {{R|515}}Stomachi l’esca, e se d’umor lo privi, Nell’arse fauci al ruminar non torna. Fuggi i putridi stagni, e le corrotte Acque a lungo sedenti, entro cui ferve Popol diverso di minuti insetti, {{R|520}}E la deforme canna alta dal limo Sporge, e vi galla il musco; e l’insalubre Limacciosa ti additi onda lo rezzo Del salice piangente e del sugoso Crescione, e la palustre alga natante:</poem><noinclude> <references/></noinclude> sjlysus0k684hcy98e7hjeydt1dqikx Pagina:La pastorizia.djvu/74 108 256891 3832080 2429198 2026-05-06T12:34:35Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832080 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione||{{Sc|libro terzo.}}|65}}</noinclude><poem>{{R|525}}Nido a’ rettili schifi ed alle rane; Che del mal tempo garrule presaghe Emergono dai fondi. Ingiusta in vero Ben fu natura, compartendo i dolci Rivi alla terra. E dove ampie dilagano {{R|530}}Le correntìe de’ fiumi, e dove indarno, Se benigna dal ciel pioggia non scende, Muojono in verde i seminati e l’erbe, Perchè l’arso terren non si feconda Di nativi ruscelli. Amare altrove {{R|535}}Di congeniti sali acque, e di pingue Zolfo commiste e di diversa gleba Ritrovi, o male-olenti, o talor fredde Di montana salvatica crudezza. Nè si propizio il cielo ebbe ciascuna {{R|540}}Parte d’Italia mia, quanto la bella Popolosa contrada, a cui fu padre Cidno, e il Mella scendendo adorna e bèa; Nè mai si spose al dì forse più chiara Vena di quella tua, che di rimoto {{R|545}}Seggio versando vai, Najade urbana. Te il muto orror di sterile foresta Non asconde ai mortali occhi, nè scura Esce solinga la tua nobil fonte</poem><noinclude> <references/>{{PieDiPagina|''Arici,Pastorizia''|5}}</noinclude> 7p4o69p3ucjof8mm9fxz7vdsiz31p9p Pagina:La pastorizia.djvu/75 108 256892 3832081 2429199 2026-05-06T12:34:36Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832081 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione|66|{{Sc|la pastorizia,}}|}}</noinclude><poem>Di scosceso dirupo; o in mille rivi {{R|550}}Te medesma partendo, inonorato Piano ti accoglie d’infeconde arene; Ma dell’aperto ciel godi, e il sereno Aere di largo moto a te concede Eterna primavera. Argento è l’acqua {{R|555}}Che purissima volvi, e per lo calle Di rigente macigno, onda perenne, A dissetar la mia patria cammini. Perch’io, se dal cammin lungo che avanza Non ricogliessi omai stanco le vele, {{R|560}}Io canterei di te, fonte gentile; Che togli il vanto a quanti uscian famosi Nelle Sicule piagge, e nella sacra Terra de’ numi un dì, Tempe beata. Ma il lungo tema oltre mi sforza, e reca {{R|565}}A parlar degli armenti; e sì bell’opra Lascerò intatta a qualche egregio spirto, Onde la patria mia gloria n’acquisti. Poichè il merigge declinò, sicuro Fin presso al vespro da molesti assilli {{R|570}}E da tafani, pascerai; poi quando L’occidente rosseggia, e a la sorella Il governo del cielo il Sol concede,</poem><noinclude> <references/></noinclude> fvhlgo27x2jf6m22wv059yfn09jjqr7 Pagina:La pastorizia.djvu/76 108 256893 3832082 3328099 2026-05-06T12:34:37Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832082 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione||{{Sc|libro terzo.}}|67}}</noinclude><poem>Lo sparso gregge d’ogni parte aduna; E lui garrendo, ed incitando i cani {{R|575}}Animosi ti avvia; chè come all’alba, Così alla tarda sera umido scende Su la verzura il vespertino umore. Adunato lo stuol, lento proceda Su per la via, mentre a traverso i campi {{R|580}}E le folte boscaglie e l’alte siepi Vanno correndo i veltri, disnidando L’astuta volpe e il lupo, che s’è posto Nelle insidie notturne. Alta si leva Sovra i monti la luna, e ai campi arride {{R|585}}Di lieta amabil luce e il ciel fa bello; Solo dai nudi tronchi l’importuna Upupa e il gufo con feral lamento Ne accusa il dolce raggio; e all’improviso Romor che sente a la campagna e al lume, {{R|590}}Torna a celarsi. Con alpestri note “Ogni gravezza dal suo petto sgombra„ Il buon pastore; o si ristà dal canto Per udir come dolce intra le siepi Natie si stempri l’usignuol d’amore; {{R|595}}O lo azzuffarsi ode de’ veltri, e il molto Latrar che fanno ai lupi, ed alle vane Ombre de’ tronchi, ed agli augei notturni.</poem><noinclude> <references/></noinclude> ctqxwkm3pzx0qv5sp0mcukf6gh94b5q Pagina:La pastorizia.djvu/77 108 256894 3832083 3144496 2026-05-06T12:34:38Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832083 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione|68|{{Sc|la pastorizia,}}|}}</noinclude><poem>Nè tacerò siccome al discoperto Cielo ristarsi ha per usanza ancora {{R|600}}Talor l’armento e far de’ paschi ovile. L’alpestre Anglia così, fiera d’intorno Di bianchi scogli e in mezzo al mar sicura, Sui mesti campi errar lascia tra il bujo Delle nebbie ingratissime l’armento: {{R|605}}Così senz’altro ovil peregrinando Ne’ piani immensi dell’Arabia vive Il Nomade pastor, nè tetto il copre; Chè gliel consente il ciel sempre di nubi Scarco, e il clima dolcissimo. Fidando {{R|610}}Ne’ vigili mastini, a la campagna Giace la notte, e gli occhi al sonno chiude; Od affisando in ciel su’ acuto sguardo, Andar vede pel queto aere celeste Le stelle scintillanti: e la corona {{R|615}}Di Gnosso, e il Carro, e la divina prole Di Licaòne; e sa quando la luna Rimette in ciel l’inargentate corna, E per quai giri il chiaro Astro Cillenio Si volga, e il rubicondo Espero, e Giove. {{R|620}}Nè armata ancor d’ottico tubo, ai seggi Vòlto de’ numi avea l’occhio e l’ingegno</poem><noinclude><references/></noinclude> ios785g5ognnpjs3a0ulxxrbzmaicnc Pagina:La pastorizia.djvu/78 108 256895 3832084 2429202 2026-05-06T12:34:38Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832084 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione||{{Sc|libro terzo.}}|69}}</noinclude><poem>L’Itala Urania; e sì degli astri in tutto Era il loco palese e la sembianza Agli antichi pastori, a cui la notte {{R|625}}Rivelava dal ciel l’opre segrete Del magno Olimpo e dell’eterne stelle.</poem> {{rule|4em}}<noinclude> <references/></noinclude> o169m2d43r1o62436xdon9mxgwnnrj0 Pagina:La pastorizia.djvu/79 108 256896 3832085 2120078 2026-05-06T12:34:39Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832085 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione}}</noinclude>{{Centrato|{{x-larger|LIBRO QUARTO.}}}} <poem> {{xxx-larger|L’}}{{Sc|età}} che gl’imenei giusti comporta, L’ire gelose, e l’arte onde s’intreccia L’una specie coll’altra e ne ricrea Sempre in meglio le schiatte, a cantar prendo. {{R|5}}Santa madre d’Amor, Venere bella, Del cui vivo piacer prende incremento L’umana vita, e con soave impero Il ciel governi, e sulla terra siedi Adorata regina; alma nodrice {{R|10}}Di quanto il mar profondo e l’aër vago Cape nell’ampio interminabil seno; Se non men che agli umani, ai bruti ancora Tocca il poter de’ tuoi pungenti strali, Onde in bel nodo d’amistà le fere {{R|15}}Aman pe’ boschi anch’esse e i pinti augelli; Tu dell’amor gli alti misteri e l’opre Or mi rivela; ond’io colga alcun fiore Lungo i rivi del néttare celeste, Che tu schiudesti il dì che da le ancelle {{R|20}}Ore guidata, verginella ancora, Di tue bellezze innamorasti il cielo.</poem><noinclude> <references/></noinclude> muj12b9n560naorf2xlf4b3fkzgo4br Pagina:La pastorizia.djvu/80 108 256897 3832086 2429204 2026-05-06T12:34:40Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832086 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione||{{Sc|libro quarto.}}|71}}</noinclude><poem> Se frenato per leggi amor non fosse Ond'è il talento alla ragion sommesso, Tal da natura ebbe poter, che al peggio {{R|25}}L’armi adoprando, un vasto orror solingo Fòra la terra. E qual tra selve orrende Ringhia la tigre immansueta e il pardo, Mescendo ire e battaglie e stragi e morti, Dinanzi al cieco istinto ed al bisogno {{R|30}}N’andrian così gli stupidi mortali Fra lor discordi, in guerra empia condotti Da prepotente gelosia. De’ bruti Al par le razze commischiando, incerta Saria la prole; nè la fè, nè il casto {{R|35}}Pudor servato avrebbe alle famiglie Le crescenti speranze e la dolcezza. Quello che in noi potea splendido lume Di natura e di senno, arte procuri Ne’ bruti ancora, e a miglior fin conduca {{R|40}}Le forze dell’istinto e dell’amore. Molti ritrosi ad ogni culto e schivi Trovi animai per vero, a la foresta Solo aver d’imenei cura e vaghezza; E se dal natio clima in servitude {{R|45}}L’uom li conduce, il natural talento</poem><noinclude> <references/></noinclude> bl6sb8ioarzqagvrry1hevuiktdt708 Pagina:La pastorizia.djvu/81 108 256898 3832087 2429205 2026-05-06T12:34:40Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832087 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione|72|{{Sc|la pastorizia,}}|}}</noinclude><poem>Spesesi in lor dell’accoppiarsi; e mesti Della perduta libertade, a sdegno In poter d’altri hanno sè stessi e i figli. Così il Castoro industre a le maremme {{R|50}}Tolto ed ai patrj fiumi, ed infecondo Lo Elefante così nelle contrade Fassi d’Europa; e questi, ed altri ancora Ch’indole acerba rimovea da noi, Crescan migliori di per sè, chè indarno {{R|55}}Fòra ogni studio se natura hai contra. Ma ben laude è dell’uom, se i nostri campi Pascon validi tauri, esercitando Le dure glebe; e se di coppie altere D’animosi cavalli or lo pulledre {{R|60}}Vanno superbe, e se l’armento è lieto Delle capre e dell’agne. In fra le greggi Schiatta non è che a perfezion non vada Se la soccorri, e a vile anco non scenda Se ti rimetti alla ventura. I maschi, {{R|65}}Cui di vigor difetto e di salute Estenuava il debil corpo offeso, Simili a sè producon figli; e questi Di più misera prole ingenerando Ognor la terra, falsano le razze.</poem><noinclude> <references/></noinclude> ap4wjl7n430mz5kp7zwe9q0v3ec7fu3 Pagina:La pastorizia.djvu/82 108 256899 3832088 3659900 2026-05-06T12:34:41Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832088 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione||{{Sc|libro quarto.}}|73}}</noinclude><poem>{{R|70}}Più infelice così forse la vita Si fè’ dell’uom, dappoichè vizi e morbi Contaminàr la prisca età degli avi; Chè di tempre più vil sortendo i corpi, I venuti da quelli ingeneraro {{R|75}}Peggior la prole; nè la forza antica Più si conobbe delle membra, e corto Più che natura non lo fea, s’afflisse Il viver nostro, e d’infinite prede Innanzi tempo si arricchì la morte. {{R|80}}Nel dì che di viventi alme fea bella Amor la terra, e non per anco uscite Fra gli animali eran contese e risse, La mite pecorella in libertade Pascea l’erbe de’ prati, e nella vista {{R|85}}Tutti accogliea dell’innocenza i vezzi. Ma poichè, orribil pasto, entro gli artigli Delle belve cadea, raminga allora Andò selvaggia nell’orror de’ boschi A ricovrarsi; e i mal sortiti amori {{R|90}}E i pascoli insalubri, il primo aspetto Scambiâr dell’agna, che sì bella apparve. Debil quindi non varca oltre a duo lustri L’inferma, e raro e raggruppato e scuro</poem><noinclude> <references/></noinclude> bbvd2qkjr7uao1rxp5nlm45u02cqvak Pagina:La pastorizia.djvu/83 108 256900 3832089 2429207 2026-05-06T12:34:42Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832089 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione|74|{{Sc|la pastorizia,}}|}}</noinclude><poem>L’avvolge un pel che a vili opre destini. {{R|95}}Tralignando così dall’esser primo, Giacque, qual la veggiam tra le infeconde Glebe errar dell’Orobia, e le propinque Balze, intra cui scendendo il Mella freme. A cento madri allor delle men tristi {{R|100}}(Sceverandone i maschi) di fatticce Membra valenti e in bianca lana avvolti Duo mariti scerrai del gregge Ibero. Come la sesta luna in ciel ripiglia Suo moltiforme aspetto, avrai da quelle {{R|105}}Altrettanto di femine e di maschi, Che la finezza del paterno vello Somiglieranno. A più matura etade Serba l’agne, e sopponi al taglio crudo Pria che all’ottavo mese il maschio aggiunga; {{R|110}}Perchè tra quelle, di natura il nuovo Ordin non turbi con vietati amori. Fatte grandi al secondo anno le agnelle, La metà delle prime esule vada Fuor dell’ovile, e in lor vece si resti {{R|115}}La giovinetta, e già d’amor capace Tenera prole. Cento nati ogn’anno Avrai tra maschi e femine, e scegliendo</poem><noinclude> <references/></noinclude> qrxjr6te6mdna6p0f7rmn4m5hje1qgb Pagina:La pastorizia.djvu/84 108 256901 3832090 2429208 2026-05-06T12:34:43Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832090 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione||{{Sc|libro quarto.}}|75}}</noinclude><poem>Quelli da queste, di novelle madri Accrescerai lo stuolo. Il generoso {{R|120}}Monton, che tutta omai vede rifarsi La soggetta famiglia in sua balìa, Alla dolce d’amore opra condotto, Si fa più lieto, chè se stesso vede Palesemente ripredur ne’ figli. {{R|125}}Questo o non più, se ben ti adopri e vedi, Chiede a te di natura il facil corso; La qual, poichè tu prima a miglior via Ne drizzasti il poter, securamente Oltre procede, e vince ogni speranza. {{R|130}}Già del maschio risponde a la bellezza Ciascuna delle madri, e con più certa E men difficil legge ora le nozze S’adempiranno quando amor le scaldi. L’ottava luna appo le dieci in tutto {{R|135}}Ne confermò le forze; e sovrabbonda Il sangue, e bolle fervido, e le incita All’ignoto piacer. Vigoreggiando L’arïete lussureggia; un inquïeto Tremor lo invade, una dolcezza, un brio {{R|140}}Che a saltellar pe’ campi, e a prender corse Rapidissime il tragge entro ai ricinti:</poem><noinclude> <references/></noinclude> 590ihgan42g3pj0he12twvzi1h4zbxu Pagina:La pastorizia.djvu/85 108 256902 3832091 2429209 2026-05-06T12:34:43Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832091 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione|76|{{Sc|la pastorizia,}}|}}</noinclude><poem>E se dell’agne ode il belar frequente, Immemore de’ paschi e di sè stesso Allor tu il vedi irresoluto, immoto {{R|145}}Starsi mesto, e rispondere belando, O feroce cozzar contro a la sbarra Che dall’agnelle innamorate il parte. Cedi ad amor, chè il contrastar più a lungo Rifinisce l’arïete, e invan consuma. {{R|150}}Strugge della sua vista a poco a poco La femina e le forze al maschio emunge Se conteso è il piacer, come si strugge Tenera neve al Sol. Con tal misura Governa anco i mortali amor tiranno, {{R|155}}E l’uom fa vile, e di ragion lo tragge. Per lui fra l’arme a certa morte incontro Va cieco, o le virili opre obblïando In pigro ozio dimentico si cela. Vigilando alla notte, il mar turbato {{R|160}}Di subite procelle, a nuoto ei passa; L’onda coll’onda invan si mesce, e tuona Il nimbifero Giove, e mugghian l’acque Orribilmente infrante agli ardui scogli. Nè men fa prodi le donzelle amore. {{R|165}}Molte a crudi perigli il petto imbelle</poem><noinclude> <references/></noinclude> 1zdfzos2v8v4pndg72s2pwlaa50g2ko Pagina:La pastorizia.djvu/86 108 256903 3832092 3328100 2026-05-06T12:34:45Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832092 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione||{{Sc|libro quarto.}}|77}}</noinclude><poem>Profferîr per l’amante, e il fato avverso Ne seguitàro generose; e quando Alfin soggiace, e la speranza in tutto Muor di radice nella mente afflitta, {{R|170}}La solitaria vergine si chiude Ad ogni sguardo, e le ghirlande e i panni Lieti e le danze e le compagne obblia, Chè per forza di tempo o di fortuna Mai non si spegne amore in cor gentile. {{R|175}}Tu dalle fiere istrutto opre del nume, Da lui non ti contendi; e se t’incresce Dar l’arïete all’agnella (o che l’etade Non lo ti assenta, o la stagion nemica) Nè la stanza comune abbia, nè il pasco; {{R|180}}Chè il vedersi e il ristar d’entrambi è morte. Ma dagli astri Ledéi partendo il sole Sfolgorando si move invèr gli alberghi Dell’infesto animal che punse Alcide; E già lo scalda, e a desïar lo stringe {{R|185}}Le gelide di Lerna acque fatali. Sciogli i maschi tu allor, chè a mezzo giugno Le pecorelle in amor vanno, e l’aura Seminal nei capaci aditi corra. Più che non pensi, utilitadi assai</poem><noinclude> <references/></noinclude> jvkcr00i3wl2cxmlq4m5gxbrxq011ce Pagina:La pastorizia.djvu/87 108 256904 3832093 2429211 2026-05-06T12:34:45Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832093 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione|78|{{Sc|la pastorizia,}}|}}</noinclude><poem>{{R|190}}Verranti, se a quel tempo i maschi ammetti A fecondar l’armento. Ugual ti nasce La prole; e come al quinto mese i parti Spongon le madri, nel decembre avrai Senza molto indugiar tutti gli agnelli. {{R|195}}Quindi nascendo nell’ovil, che il freddo Verno consiglia, apparecchiar t’è dato Quanto alle madri in partorir si chiede, Ed alla prole pargoletta. A tutti Uno stesso alimento ed una cura {{R|200}}Apparterrà; chè molto ne le stalle Disconviene al pastor norma diversa, Se con varia misura escono i parti Con disagio pe’ monti. Ove le doglie Colgan la pecorella allo scoperto, {{R|205}}E Giuno gli annodati arti disleghi, Sull’ignudo terren molto premendo E dolorando, alfin senza soccorso Depon l’amato peso; e il gregge intanto Dimenticando, il mandrian s’affretta {{R|210}}D’aitar la meschina, e trova scarso Ogni partito, e sè medesmo accusa; Chè la dolente genitrice, stanca Dalla fatica, e il figlio in su le spalle</poem><noinclude> <references/></noinclude> 1gq6uogiksscanh9hqgz6bjy63rwm3e Pagina:La pastorizia.djvu/88 108 256905 3832094 2429212 2026-05-06T12:34:46Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832094 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione||{{Sc|libro quarto.}}|79}}</noinclude><poem>Mal può recarsi, e in salvo al tetto addursi {{R|215}}{{R|215}}Arrogi, che nascendoti nel verno, Nè uscendo che all'april, quando la sposa Di Zeffiro rimena i dì sereni, L’agnello è pingue, e dal materno latte Alla pastura si traduce; e l'agna {{R|220}}{{R|220}}Nuovo assume vigor, che le seconde Nozze fa liete di robusti figli. Ne’ guardati ricinti entri il lascivo Marito a’ giorni estivi, e le consorti Vegga, e innamori, e tragga in sua balia. {{R|225}}{{R|225}}Prima incerto il vedrai moversi lento Con intenti occhi e palpito segreto Fra le compagne; e vezzeggiarsi, e molto Guardar d’intorno, ancor del sito ignaro E della scelta; ed imitar l'altero {{R|230}}{{R|230}}Per bende al capo avvolte e tremolanti Piume, dell'Asia Regnator tiranno, Quando là di Bisanzio entro le soglie Del geloso riserbo a Vener caro Move a diporto, e il guardo intanto e l’alma {{R|235}}{{R|235}}Nelle amale sembianze avido ei pasce. Ma come pria s’arrende alla palese Intelligenza e ne sortì le prove,</poem><noinclude> <references/></noinclude> 2g8nnelvh04u7npen2fe2pikeqywwvj Pagina:La pastorizia.djvu/89 108 256906 3832095 2429213 2026-05-06T12:34:46Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832095 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione|80|{{Sc|la pastorizia,}}|}}</noinclude><poem>Non più frequente a dissetar la terra Scende la pioggia in primavera, e tutti {{R|240}}Del suol ravviva i germi e il verde onore, Di quel che il prode arïete con folta Schiera d’amori e d’imenei si volga A tutte quante, e le fecondi insieme. E Borea imita, che di ghiacci irsuto {{R|245}}Vola, sperdendo i nembi e le procelle; Lieve da pria sorge e il deserto scorre, Aura leggiera; e cresce indi, e piegarsi Primamente e ondeggiar vedi le biade E i sommi rami, e per le quete selve {{R|250}}Moversi intenso un mormorio s’ascolta, E si spingon da lunge i flutti al lido; Poi vïolento ognor più infuria, e l’alte Cime flagella delle querce, e i campi Sgomina e mesce, e cielo e mar confonde. {{R|255}}Nè più d’uno al lavor dolce consenti De’ tuoi Merini; e come stanca il primo L’uso soverchio, dell’agnella, un altro Poderoso ne manda, e quel ritraggi. E permetti che a lui pingui pasture {{R|260}}Ne’ tuoi campi verdeggino, e il fiorente Citiso, e il salcio amaro, e l’aspra avena,</poem><noinclude> <references/></noinclude> smccc3ptagz96ec1w4pfzwhlozzekci Pagina:La pastorizia.djvu/90 108 256907 3832096 2429215 2026-05-06T12:34:47Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832096 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione||{{Sc|libro quarto.}}|81}}</noinclude><poem>Che al ber spesso lo adeschi, e lo ricrei Di nuove forze; e quando egro il combatte Un qualche morbo, o lo travaglia, quella {{R|265}}Che de’ mali è il peggior, morte vicina, Dall’agnelle il rimovi, e al generoso Ozio del prode e al suo invecchiar perdona. Più d’un, diss’io, non vada ad acooppiarsi De’ tuoi Merini; perocchè feroci, {{R|270}}D’umili e queti, gelosia li rende; E a battagliar fra loro orribilmente Amor li porta e in vane ire consuma. Se molti sono i maschi, indarno speri Esser pace tra quelli: allor turbata {{R|275}}Sarà l’opra di amor. Fiero l’un l’altro Guata e incalza, e i rivali abbandonando Le contese consorti, a la battaglia Chinano i duri capi e si van contra Resistendo superbi; e ai disperati {{R|280}}Alterni colpi tremano le selve. Certo al furor che li trasporta, al suono Delle percosse, al sangue atro che gronda, Tu diresti mortale esser la pugna, E che all’urto e agli scontri o l’uno o l’altro {{R|285}}De’ concorrenti arïeti soccomba;</poem><noinclude> <references/>{{PieDiPagina|''Arici, Pastorizia''|6}}</noinclude> j35gg1i4pl9117kqjei0oj6ycureuau Pagina:La pastorizia.djvu/91 108 256908 3832097 2429216 2026-05-06T12:34:48Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832097 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione|82|{{Sc|la pastorizia,}}|}}</noinclude><poem>Questa tanta di posse iuntil mostra E così periglioso aspro conflitto Cansar potrai se d’un monton ti vali. Ma poichè tocca il Sol l’aurate spighe {{R|290}}Della celeste Erigone, dividi L’agne feconde dall’arïete; e vada Questi altrove a cercar novelle spose, Ed invilite greggi a far migliori. Quelle, già madri, e del crescente germe {{R|295}}Teso il candido fianco, a pascer guida In più guardato campo, e le raccogli Con più cura ed amor lungo gli erbosi E tremolanti rivi a dissetarsi. Or qui s’addoppia ogni tuo studio, e nuova {{R|300}}Arte conviensi e provveder più assai; Perchè, invocata all’opera, non manchi Indi Lucina, e di periglio fuore Ciascuna delle madri a fin maturi La concetta sua prole. Anco l’agnella {{R|305}}Con riserbo maggior le vie misura, E dal saltar si tempera, chè vede Già col desio l’agnel che sente il ventre. E poichè al terzo mese i pieni fianchi Si tendono, e più scarse a mezzo autunno</poem><noinclude> <references/></noinclude> lrkjhk8phcxxe0po6068oxhdaa6kzp9 Pagina:La pastorizia.djvu/92 108 256909 3832098 2429217 2026-05-06T12:34:48Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832098 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione||{{Sc|libro quarto.}}|83}}</noinclude><poem>{{R|310}}Appajon l’erbe, la ritrar dai paschi In tutto è meglio; chè perigli assai Schifar t’è dato nell’ovil. La molle Di notturna rugiada e fredde piove Erba le nuoce; subite paure {{R|315}}Le danno i visti lupi, e terror vano Gli augei che di repente escon volando Fuor dalle macchie, e il fiammeggiar de’ lampi, E il correr greve di vicini tuoni Che ne le valli in suon cupo si perdono. {{R|320}}Per non molto cammin soavemente Da te fia scorta; e non t’incresca ir lento Innanzi, e soffermarti ove la via Difficil monti, o fra burroni e sterpi Rapida si disserri e discoscesa. {{R|325}}Quando la sesta luna al moribondo Raggio s’inaura del fratel, che mesto Nel freddo albergo di Chiron s’accoglie, Del prossimo travaglio manifesti Eccoti i segni alle fattrici: e il sangue {{R|330}}Turge, enfiando le poppe, e si fa latte, Che provvidente la natura in serbo Ai nascituri agnelli ivi condensa. Ai figli che verranno e alle nodrici</poem><noinclude> <references/></noinclude> b4f22j2g5yhxopxbsaf26hx0mtt6i45 Pagina:La pastorizia.djvu/93 108 256910 3832099 2429218 2026-05-06T12:34:49Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832099 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Vasco73" />{{RigaIntestazione|84|{{Sc|la pastorizia,}}|}}</noinclude><poem>Madri novello appresterai lo albergo {{R|335}}Nell’ampio ovile; e le ingegnose imita Api che ai figliolin, che il ventre omai Patir non puote, in primavera assestano Lineando lor celle, e fan tesoro D’ogni fior ricogliendo e d’ogni stelo. {{R|340}}Giovi intanto recar dentro ai presepj Col disseccato fien molli farine In tepid’onda, se il dicembre è crudo. Poi le pendenti intorno a le mammelle Sordide lane di ricider pensa; {{R|345}}Che lo stupido agnel spesso, in iscambio De’ capezzoli, afferra avido, e molto Succiando inghiotte, misero! e perisce Di fame; chè i vitali aditi empiendo L’avvolta lana, anéla tosse move {{R|350}}Dai precordj insanabile, e le vie Oppíla e chiude onde tragitto ha il cibo. Veneranda Ilittia, che dell’Amniso Regni la sponda e dell’Asteria Delo: Tu di Giove figliola, a cui le madri {{R|355}}Gravi, condotte nel travaglio, pregano Di soccorso: tu lieta di fanciulle Servatrice prudente, o Dea Lucina,</poem><noinclude> <references/></noinclude> 3vfvqkh1s69b96hcwhmdbz3vwf5d5wa Pagina:La pastorizia.djvu/94 108 256911 3832100 2429219 2026-05-06T12:34:50Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832100 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Vasco73" />{{RigaIntestazione||{{Sc|libro quarto.}}|85}}</noinclude><poem>Non isdegnar d’un tuo sguardo benigno Anco le greggi; e coronando il capo {{R|360}}Dell’odoroso dittamo, t’avvia Visitando le madri ad una ad una, E la prole ad uscir cauta disponi. Quando s’aprono i parti, e notte e giorno Fra le mandrie il pastor vegli, nè all’uopo {{R|365}}Ricusi egli la man, dove il richiegga Necessitade. Imperciocchè non uno, Nè agevol sempre è il modo ond’esce il parto. Agevol fia, se colla punta il muso Ti si presenta, e in un con esso i piedi: {{R|370}}Breve è il travaglio allor, nè indarno affanna Fiera pena di premiti la madre. Ma spesso il sommo della fronte appare, E il volume all’uscir del figlio addoppia; Or mal le gambe anterior s’intrecciano {{R|375}}Sul collo, o vòlte indietro, uguali pontano Co’ ginocchi l’uscita; ora fra quelle Del bellíco la corda s’attortiglia; Or co’ pie deretani inutilmente Si spone, e tra l’ambascia e il premer lungo {{R|380}}La pecorella invano urta e si sforza. Con ostetrica man tornando il parto</poem><noinclude> <references/></noinclude> icckdadhq2w2rllqhq375w3mce8y5ot Pagina:La pastorizia.djvu/95 108 256912 3832101 2429220 2026-05-06T12:34:51Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832101 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Bucciabuccia" />{{RigaIntestazione|86|{{Sc|la pastorizia,}}|}}</noinclude><poem>Al cessar delle doglie entro il capace Seno, lo svolgi lievemente e avvia A miglior modo. Ove all’uscir sia lento, {{R|385}}D’aitarlo è mestieri: e infranger anco Potrai la corda, se raggruppa e stringe Il corpo, o annoda, o intrica. E come tolta Sarà d’impaccio e d’ogni brutto incarco Sgombra la pecorella, ogni sozzura {{R|390}}Ne togli, e in un col figlio a giacer pònla Sopra molli di fieno aridi fasci. Già per lattarlo, in vago atto d’amore Su lui tutta si china, e gli appresenta Le piene poppe; e come dell’informe {{R|395}}Orsa narra la fama, che i suoi crudi Nati figuri colla lingua, anch’ella Tutto il vezzeggia, e l’umidor ne stingue. Che se per nuova a lei materna cura Non avvertisse a questo, e tu lo spargi {{R|400}}Di trito sal, che la vi adeschi; e spremi Da’ capezzoli il latte ancor ristretti, Acciò s’ausi a quel sapor l’agnello. Non però fia che l’agna a la sua prole Disattenta non badi, o le ricusi {{R|405}}Anco le poppe, ed il crudele imiti</poem><noinclude> <references/></noinclude> gvcpg1fgqxm7z4gvudt3cdpufe2j1sw Pagina:La pastorizia.djvu/96 108 256913 3832102 2429221 2026-05-06T12:34:51Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832102 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione||{{Sc|libro quarto.}}|87}}</noinclude><poem>E snaturato delle madri esemplo: Che, perchè intatta a voluttà si serbi Del sen la colma nitidezza, il latte Negano ai figli del materno petto. {{R|410}}Ed è per ciò, se disprezzati e vili Fra poveri tugurj in rozze lane. Crescono avvolti; e il gel li offende, e il sole Arde ne’ solchi abbandonati, e gridano Ne’ penetrali indarno all’indiscreta {{R|415}}Mercenaria nodrice, a cui la messe Preme lungi nel campo, ed alla madre Gridano ancor, che non gli ascolta; e i molli Sonni produce ne’ palagi accolta; E in lieti ozj si vive, e sè medesma {{R|420}}Tenta alle danze libero ed al canto. Ma quel vitale umor, che nodrimento Formò natura ai pargoletti infanti, Costretto a rifluir per li negati Aditi al sangue, vendica l’oltraggio; {{R|425}}E di punture armato e d’aspre doglie, Assidera le membra, e ne scommette E piega l’ossa, o mal protende i nervi. Volonterosa, ogni qual volta il figlio La cerchi, ecco l’agnella a lui si arrende;</poem><noinclude> <references/></noinclude> r4lsavtrywxz3qjvbo1yc361h0qkdvf Pagina:La pastorizia.djvu/97 108 256914 3832103 2429222 2026-05-06T12:34:52Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832103 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione|88|{{Sc|la pastorizia,}}|}}</noinclude><poem>{{R|430}}Lui solo ama e carezza. Il vigilante Fervido amor non somiglianza inganna D’altro agnel che smarrito abbia la madre; E avrai di questo esperienza intera, Quando confusamente entro a l’ovile {{R|435}}Dai pascoli tornando, a nodrir corre Il dolce parto. Da per tutto movesi Un belar misto di pietosi gemiti, Un intenso rispondersi; un subbuglio Per tutto vedi, un ricercarsi, un premere; {{R|440}}Finchè ciascuna delle madri, accortasi Del proprio figlio, a lui tutta abbandonasi. Del pingue latte si fa bella intanto La prole, che al tornar di primavera Ai pascoli uscirà fatta robusta. {{R|445}}Quindi s’addoppia prosperando il gregge, E il falso pel dispogliasi, e sottentra La finissima lana, e così abbonda Col numero il guadagno. A questo modo, Della vil povertade il fiero stato {{R|450}}Schifando e i danni, si fa ricco e lieto Il buon pastore; e le cittadi e i regni Crescono; e Pale ai popoli guidando Per man l’aurea abbondanza, i dì beati</poem><noinclude> <references/></noinclude> 29u46sm9x4jarcbh9cif5aujyfg7byh Pagina:La pastorizia.djvu/98 108 256915 3832104 2429223 2026-05-06T12:34:53Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832104 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione||{{Sc|libro quarto.}}|89}}</noinclude><poem>Di Saturno rimena e il viver dolce. {{R|455}}Di tanto ben, di tal dovizia un nume Privilegia la terra, che l’armento Lieto pasce dell’agne; e così Giove Fermò nel suo consiglio, allorchè Frisso Scampando di sventura, al sacro lido {{R|460}}Venne di Colco, e l’aureo vello appese Nella selva di Marte: alle venture Età fatica e glorïosa meta. Pe’ medicati germi al suol commessi Dall’empia Ino, moriano alle Tebane {{R|465}}Genti ne’ solchi le sperate indarno Fallaci biade: e cruda era la fame D’ogn’intorno, e le ville erano in pianto; Deserti i campi, e stanca de’ cultori La speranza. Feroce allor dall’alta {{R|470}}Cadméa rocca parlò degli adirati Numi la voce; e promettea, che tolta Saria l’orribil fame, ov’Elle e Frisso, I miseri fratelli, al re figlioli, Cadessero alle patrie are trafitti. {{R|475}}Così della madrigna Ino l’acerba Vendetta s’adempìa contro la prole D’Atamante, e l’oracolo bugiardo</poem><noinclude> <references/></noinclude> mxe5hi8x4ule8hrumda1i08yqzz6avl Pagina:La pastorizia.djvu/99 108 256916 3832105 2429224 2026-05-06T12:34:54Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832105 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione|90|{{Sc|la pastorizia,}}|}}</noinclude><poem>De’ compri vati assecondò quell’ira. Fra il compianto di Tebe e gli arsi aromi, {{R|480}}E i singhiozzi e i votivi inni funèbri Io non dirò, come di negre bende Cinti all’ara n’andassero, congiunti Strettamente per mano ambo i fratelli; Nè del padre dirò, che dell’irato {{R|485}}Nume accusando la mortal risposta E la vita soverchia, tutto chiuso Nel manto, e stretto dall’affanno, all’ara Muto scorgea que’ giovanetti; e come Pietà n’avendo il sacerdote, ascoso {{R|490}}Tra i fiori e le corone il sacro ferro Celasse al padre misero e ai fanciulli; Che già chinando le ginocchia, e alzando Le mani supplichevoli, a la scure Porgean le teste. Se non che repente, {{R|495}}Opra d’un Dio, gli avvolse entro al suo cavo Seno candida nube; e levò al cielo, E li sostenne un arïete, a cui D’auro splendeano i velli; e come l’ale Avesse, le sottili aure trattando {{R|500}}Con bifid’unghia, infino al mar che suona Fra il Tracio lido e la Sigea contrada</poem><noinclude> <references/></noinclude> t4n5k7p4aqsy4s9kefdodrhk3ji62tg Pagina:La pastorizia.djvu/100 108 256917 3832018 2429084 2026-05-06T12:33:31Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832018 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione||{{Sc|libro quarto.}}|91}}</noinclude><poem>Salvi li addusse. E qui, degna di molta Pietade, una sventura all’infelice Verginella cogliea; che dal frastuono {{R|505}}Esterrefatta de’ sonanti flutti. Lo sguardo alla soggetta onda converse Palpitando e tremando; e a sè medesma Di mente uscita (nè le valse, ahi lassa! Il favor d’alcun Dio, nè del fratello, {{R|510}}A cui da tergo si stringea, l’aita) Indietro abbandonandosi di tutta La persona, nel mar cadde, che il nome Tolse da lei che vi morì sommersa. Ma ben dappoichè l’onda inghiottì avara {{R|515}}La bella spoglia, dai rimoti seggi Le marittime Ninfe alzâro un pianto Miserabile, e tolto il freddo corpo De la fanciulla ai dispietati mostri Ch’avidi intorno se gli fean danzando, {{R|520}}Non patìr che insepolto il caro spirto Lungo la morta Stige errando andasse, Di pace escluso; e a fior d’acqua recando La vaga Elle, compièro i mesti uffici Sulle piagge Atamantidi, e pietose {{R|525}}Poser la tomba tra i funerei pini.</poem><noinclude> <references/></noinclude> i4lnquqer8hxxadep6j5ks18s30rvmo Pagina:La pastorizia.djvu/101 108 256918 3832019 2429085 2026-05-06T12:33:38Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832019 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione|92|{{Sc|la pastorizia,}}|}}</noinclude><poem>Velocissimo intanto oltre correa L’aureo monton, recandosi sul dorso Il vedovo fratello; e dalla vista Perduto era l’Egèo con le natanti {{R|530}}Sparse isolette, e del sonante Eusino Apriasi il vasto flutto ai mesti sguardi Del volatore. Allor come a secura Stanza ed asilo, la divina belva Primamente calò, lo stranio corso {{R|535}}Dell’etra abbandonando, alle felici Glebe di Colco; e in securtà dall’ire Della cruda madrigna, e di periglio Salvo, il carco depose. E come i numi Dell’ignota adorava ospital terra {{R|540}}Il giovinetto, e pianto ebbe gran tempo La perduta sorella, in sagrificio Menò l’arïete a Giove; e ne le belle Del Fasi onde correnti il vello d’oro Purificando, in voto indi l’appese. {{R|545}}E sì della devota opra si piacque Giove, che in fior d’ogni dovizia pose La terra, che del vello aureo serbava Il sacrato tesoro: armenti e messi Quindi abbondàro a Colco, e mille prodi {{R|550}}Si volser quindi al generoso acquisto.</poem><noinclude> <references/></noinclude> r5jpp4fk9gltqpgejxdv8gcwl6i956o Pagina:La pastorizia.djvu/102 108 256919 3832020 2120076 2026-05-06T12:33:42Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832020 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Luigi62" />{{RigaIntestazione|||}}</noinclude>{{Centrato|{{x-larger|LIBRO QUINTO.}}}} <poem>{{xxx-larger|T}}{{Sc|e}} seguitando, o Febo, alle dilette Del Tessalico Amfriso onde correnti, Amor della tua Dafne e de’ pastori, Dirò, siccome intatto il bianco vello {{R|5}}Serbisi e tonda, e quai colori assuma; Perocchè dolce ancor memoria suona Che a la bell’opra un dì le rosee mani Non isdegnasti, il fatal dì che, tolto Dai convivj celesti e da le stelle {{R|10}}Misero esilio, sulla terra andavi Cercandoti un asilo, onde sottrarti All’ira, che di Giove uscia tremenda Per gli spenti Ciclopi. Ramingando Del buon figlio di Téreo ti accolse {{R|15}}La casa; e tramutando arco e faretra In pastoral verghetta, un gregge avesti A la tua cura; se non che la dolce Arte del canto e la Deliaca lira Manifestava Apollo, e la presenza {{R|20}}Del nume ascoso possedea quel loco.</poem><noinclude> <references/></noinclude> mhob1yu85sgd52f92zz4i0now0pz03l Pagina:La pastorizia.djvu/103 108 256920 3832021 2429086 2026-05-06T12:33:45Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832021 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione|94|{{Sc|la pastorizia,}}|}}</noinclude><poem>Dell’ospite gentile entro gli alberghi, Meraviglia a veder, sotto al tuo ferro Candidissimo il vello ognor cadea: Pari a molle bambagia, ed alle lievi {{R|25}}Nebbie, che Delia nelle notti estive Sorgendo imbianca, e l’aura apre e rigira Per lo vano seren del muto Olimpo. Te, Nomio Iddio, seguendo, i pregi adunque Io canterò delle crescenti lane, {{R|30}}E i begli usi di quelle, e qual convegna Per tonderle benigno astro aspettarsi. Se non che molto ancor prima mi avanza Dell’impreso cammin; chè de’ lattanti Agnelli, e dello studio onde si parte {{R|35}}In duo le greggi e la famiglia accresce Del nuovo anno all’aprirsi, a dir mi resta. Quando più presso il sole a la superna Sfera del Tauro per diritta via Giù volta i raggi, infin dall’alte cime {{R|40}}Sciolta la neve arrendesi e si stilla In rivoletti; e quell’umor che stretto Da prima in ghiacci inorridì la terra, Le glebe arse feconda e le rinverde. Nel maggio al fin lasci la poppa, e vada,</poem><noinclude> <references/></noinclude> cjsflq2rzz5af1a5iidn98n1uavbo4l Pagina:La pastorizia.djvu/104 108 256921 3832022 2429087 2026-05-06T12:33:45Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832022 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione||{{Sc|libro quinto.}}|95}}</noinclude><poem>{{R|45}}Fatto adulto l’agnello a la campagna. Molte crebbe il terren floride erbette, E di tenere scorze e di virgulti Vestì le selve primavera e i monti. Traviasi il latte e volgesi nel sangue {{R|50}}Se non lo mungi al terzo dì; la madre Si rifà dai disagi e si rinfranca Dell’umor ricorrente, onde alla state Vigorosa le nuove opre comporta De’ sortiti imenei. Che se gonfiando {{R|55}}Va le mammelle ancor turgido e crasso, E le punge addensandosi e addolora, Di sottrarlo è mestieri, ove la madre Patir nol possa; ma votarne affatto Non ne dovrai le poppe, onde al capace {{R|60}}Sen non derivi del soverchio umore Altra copia, che altrove esser dee volta. E provveder potrai (perchè fin l’uso Del lattar si dimentichi e il bisogno) Che lungi dalla madre a pascer vada {{R|65}}L’agnello, e lei non vegga e non ascolti Per tutto il corso d’una luna almeno. Ma ben presto all’amor, che dal bisogno E dall’utilità prende fra i bruti</poem><noinclude> <references/></noinclude> 2l5zf9w51vorq9hemsfnf4pvoya7p8y Pagina:La pastorizia.djvu/105 108 256922 3832023 2429088 2026-05-06T12:33:46Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832023 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione|96|{{Sc|la pastorizia,}}|}}</noinclude><poem>Misura o norma, obblio succede, e i volti {{R|70}}E la voce e le forme in un confonde. Degli agnelli partir quindi rimane La schiera, e statuir nuove dimore; Acciocchè forse amor questi non coglia Innanzi tempo, e i semi anco immaturi {{R|75}}Corrano in disugual lotta commisti. E dirò ancor, se la pietà il consente, Come a tempo adoprar vuolsi l’acuto Ferro, e scemarne la soverchia e vana Pendula coda, ed evirarne i maschi. {{R|80}}Nè parer ti dovrà del taglio atroce Ignobil l’opra o ingiusta, ov’io ti mostri L’alta necessità che a ciò ti sforza. Bastan pochi robusti e generosi Mariti ad ampio gregge, e pochi ancora {{R|85}}Fra i molti nati agnelli a te verranno Atti alle nozze. Alcun nel vello accusa Del non perfetto genitor la rozza Ispida lana; alcun debili membra Sortì nascendo (o che natura avversa {{R|90}}Gli fosse infin dal matern’alvo, o il latte Gli sia mancato, o morbo altro il cogliesse.) Spegni in questi il mal seme; e quello eletto</poem><noinclude> <references/></noinclude> jz3ci6vn47e3efix2srkrrzuaeatt00 Pagina:La pastorizia.djvu/106 108 256923 3832024 2429089 2026-05-06T12:33:46Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832024 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione||{{Sc|libro quinto.}}|97}}</noinclude><poem>Alle spose novelle, in un confuso Vada co’ maschi e sue venture apprenda, {{R|95}}Finchè il mese vigesmo in tutto assodi La vigorìa nascente e amor gli spiri. Opra ingrata ad amore, opra nemica Certo all’alma natura or ti consiglia Non diritto o ragion, ma l’util solo. {{R|100}}Perocchè a tutti madre è la natura Ugualmente benigna, e a tutti assente I diletti d’amore: e l’uom turbando Per l’util suo le venerande leggi Di sì gran madre, a suo poter ne strugge {{R|105}}Molte, o ricrea come gli pare: e spegno Ora le schiatte ed or le fa migliori; E il cieco fato imita, a cui non piacque Por le sorti dell’uom nel mondo uguali. E questi fe’ soggetto, e quei signore {{R|110}}Locò sul trono; e tal nascendo, in fasce D’auro e di bisso avvolgesi, e per lieta Splendida via, non per suo merto, il piede Move fra le dovizie e fra i diletti Per man della fortuna; e condannato {{R|115}}Tal altro dall’arcana ira del cielo,</poem><noinclude> <references/>{{PieDiPagina|''Arici, Pastorizia''|7}}</noinclude> h5mrc7icggsogytpisd2pzpv7i1dvng Pagina:La pastorizia.djvu/107 108 256924 3832025 2429090 2026-05-06T12:33:47Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832025 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione|98|{{Sc|la pastorizia,}}|}}</noinclude><poem>Servo ti nasce, e suo retaggio fassi Da prim'anni il disagio e la viltade. L’agnel, che padre al gregge un dì fia scelto, Cresce intero di molli erbe e di vive {{R|120}}Correnti, e in giuochi ogni suo studio è posto; Ma quello a cui non perdonò l’atroce Taglio, in orror della natura è fatto; D’inglorio adipe avvolgesi, e invilisce Immemore pe’ campi. Invan per lui {{R|125}}Tornerà primavera; invan l’agnella Lussureggiante gli si aggira ai fianchi, Vaga pur delle nozze e dell’aspetto; Chè umil la testa reclinando a terra (Quasi sè stesso accusi e sua sventura) {{R|130}}Sta privo di baldanza; e quella intanto, Come l'abbia in dispetto, a lui s’invola E lasciva si mesce entro al drappello. Fra un nodo e l’altro ai nati agnelli or pensa Di ricider la coda, onde pendendo {{R|135}}Poi non insozzi, e gran brutture aduni; Chè dà alle gambe, e stimolando accresce Delle corse la foga. Come quando A men degno destrier, perchè nel corso Altrui prevaglia ed alla meta arrivi,</poem><noinclude> <references/></noinclude> r6ridbddfwhdplnsb2f6cquhuird3kk Pagina:La pastorizia.djvu/108 108 256925 3832026 2429091 2026-05-06T12:33:48Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832026 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione||{{Sc|libro quinto.}}|99}}</noinclude><poem>{{R|140}}Di ciondoli appuntati e ferree nappe Armansi i fianchi; e già salta la sbarra Con impeto, già prende il campo, e sbalza Di sotto alle fuggenti unghie l’arena; Nè mai dal corso si ristà, chè svolto {{R|145}}Pei lombi e per lo petto il fiero ordigno, Tempestando di punte si dibatte; E tuttavia lo insanguina ed incalza. A questo aggiugni ancor, che del soverchio Scemandone la coda, ognor più mondo {{R|150}}Sarà l’agnello; e quell’umor che indarno Deriva a lei dal corpo, i ben tarchiati Fianchi rallarga e le complesse groppe. Talora oltre il confin del dritto eccede L’un corno o l’altro; e questi anco recidi: {{R|155}}Perchè forte non premano crescendo Il capo, o che mortali armi non sièno Cozzando ne’ conflitti. Ho visto ancora Per rintuzzar lor ire, a la radice Trapassar delle corna un ferro acuto, {{R|160}}Come s’arma talor di scabro anello Dell’indomito verro il grifo immondo; Ma il foro ampio addolora, a le percosse Stillando sangue, e dalla testa infrante Cadono agli urti, e il bel capo si sforma.</poem><noinclude> <references/></noinclude> aes8qhrcpttj4vvco1y9w1hb0shrlj3 Pagina:La pastorizia.djvu/109 108 256926 3832027 2429092 2026-05-06T12:33:48Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832027 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione|100|{{Sc|la pastorizia,}}|}}</noinclude><poem> {{R|165}}Nè men grave ti sia ne’ di festivi Notar le pecorelle ad una ad una. Utile è ancor saper qual madre, e quale De’ montoni fia padre ai nati agnelli; Qual più dell’agne in latte abbondi, e cresca {{R|170}}Migliori i figli suoi; onde n’escluda Quel capo o l’altro, o con più amor lo guardi. Del chiuso ovil si asside in sulla soglia Il pastor, rivocando alle sue mani La madre e il figlio, e in sull’orecchie a intrambi {{R|175}}Corrispondente il numero v’incide, Cui nè tempo, nè caso altro potria La stabil nota scancellar più mai. Breve dolor da ciò non ti sconforti; Chè non molto vital senso alla punta {{R|180}}Dell’orecchio si aggiugne, e il sangue espresso Ristagna atra fuliggine e sal trito. Ma tempo or vien, che al genïal lavoro Del tondere ti appresti; ecco sorride, Dalle fecondatrici aure guidata, {{R|185}}Fiorente primavera alle campagne. Tosando al maggio, utilità ti viene Cui spregiar non potresti. Alla nudata Pecorella non è che la propinqua</poem><noinclude> <references/></noinclude> fejfjm6mq2xqvzmxqs88pneead50a9q Pagina:La pastorizia.djvu/110 108 256927 3832028 2429094 2026-05-06T12:33:49Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832028 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione||{{Sc|libro quinto.}}|101}}</noinclude><poem>State più gravi, ed alle fresche aurette {{R|190}}Ricrearsi potrà dall’affannoso Ardere della terra; e quando il verno Le foreste dispoglia e l’aere inaspra, Anco il gregge vestito è nelle membra Di nuove lane, e il suo rigor nol fiede. {{R|195}}Or qui s’inforsa in fra parer contrarj Il dubbio rito. Alcun sui dorsi il vello Di tergere nell’onda ha per usanza; Altri il contrario segue, e sì lo assenna Il timor, che rappreso in su la pelle {{R|200}}L’umidor de’ lavacri, un qualche danno Partorisca alla greggia, e così il tonde Di brutture com’è sordido e crasso. Ma le sucide lane agevol quindi Non è il purgar, che molte fila indarno {{R|205}}Si disperdon ne’ fiumi, e delle ciocche Il complesso si svolve e perde il lustro. Cerca limpido rio, cerca d’apriche Rive bei fonti; e se l’onde van brune Di loto, o periglioso è l’appressarsi {{R|210}}Alle sponde dirotte, o cupo è il fondo, Dentro a tini raccogli e larghe docce L’acqua, e sì la v’immergi entro e costringi;</poem><noinclude> <references/></noinclude> 75bqinrpaev2ffzb6wk6fwnm8jnpe4g Pagina:La pastorizia.djvu/111 108 256928 3832029 2429095 2026-05-06T12:33:50Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832029 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione|102|{{Sc|la pastorizia,}}|}}</noinclude><poem>Lieve quindi con man trattando svolvi Da per tutto le ciocche e le riversa, {{R|215}}E le tergi bagnandole e spremendo. Quando immolli il tuo gregge, il dolce aspetta Dell’aura occidental soffio sereno; Chè per far bello allora e più ridente Sulla terra il soggiorno all’alma Clori, {{R|220}}Zeffiro sgombra di rei nembi il cielo. Per molti indizj, che fallir non sanno Chi ben guarda, ti fia chiaro e palese Quel che il tempo apparecchia al dì venturo; E se non ch’io ti adoro, e i tuoi vestigi {{R|225}}Seguo da lunge riverendo, o dolce Figliol delle Camene, o chiaro spirto, Onor del Mincio; a cui primo, tornando Dai Beotici colli, i sacri giochi D’Alfeo recasti e i trionfali allori: {{R|230}}Io qui tutti direi gli avvisi e i segni Che ne dimostra il ciel, la terra, e il mare, Se la pioggia n’è sopra, onde interrotta Da rio tempo non sia l’opra, che lunga Del tosar ti rimane i bianchi velli; {{R|235}}Ma si sconviene a irondin pellegrina Certar col bianco cigno, a cui diè Febo</poem><noinclude> <references/></noinclude> lrdq0pexezduon1wmlv0zh7mgqqkx25 Pagina:La pastorizia.djvu/112 108 256929 3832030 2429096 2026-05-06T12:33:51Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832030 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione||{{Sc|libro quinto.}}|103}}</noinclude><poem>La fatidica voce e l’ali d’oro. Sol questo aggiungo, se certezza intera Di non mutabil tempo aver ti piace: {{R|240}}Pon mente al vivo argento, che ristretto Nel cavo vetro, or sale alto, or discende Pel lungo della tessera notata. Se in ciel suoi vaporosi atoini aduna L’Austro piovoso, e lieve l’aere incombe {{R|245}}Sulla mobil colonna, si restringe, Ognor più al fondo il liquido metallo; Ma se dal soprastante etere spinto, Alto si leva per li gradi, e monta Verso là dove il vetro si sigilla {{R|250}}D’insuperabil chiuso, indarno temi Che te nell’opra lunga pioggia incolga. Riuscendo dai fiumi, al discoperto Vadan le agnelle a pascolar l’apriche Vette, e i campi disgombri, e del merigge {{R|255}}I caldi raggi accolgano e l’orezzo. Bello è mirarle biancheggiar sui verdi Colli adunate, e al Sol crollare i velli, E liete andar, siccome onor le tocchi Del candido mantel che le ricopre. {{R|260}}Come asciutto sia il vello, rivocando</poem><noinclude> <references/></noinclude> fhsdgfvzj7tlz6kdft26u1eunuvt8oc Pagina:La pastorizia.djvu/113 108 256930 3832031 2429097 2026-05-06T12:33:51Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832031 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione|104|{{Sc|la pastorizia,}}|}}</noinclude><poem>Seco le pecorelle il buon pastore, Le sopponga all’acciaro; e dolcemente Da vincigli mollissimi costrette Nelle gambe e ne’ capi, in su la pelle {{R|265}}La bianca lana di tosar consigli. Ma badi allor che a impaurir non s’abbia La confidente agnella: o con mal piglio L’assesti il mandriano, o la costringa A incomode posture, o mal l’annodi; {{R|270}}Chè nel divincolarsi inutilmente Tenta uscirgli di mano, e nello sforzo Sè offende, e contro al ferro urta e si fiede. Molti vid’io tra il corpo e le scorrenti Forbici eburneo pettine frapporre, {{R|275}}Su cui radendo i velli il timor cessa Di ferirne la cute. Agevol questa S’alza col vello, e l’affilato acciaro Seco la porta; allor del sangue espresso Si fanno atri i bei fiocchi, e mal lo arresti {{R|280}}Con medicata polve; il dolor cuoce La pecorella, e s’agita e si mesce, E a compir l’interrotta opra non vali. Seguitando talun le chiare leggi Del gran Coltivator, che in val di Tebro</poem><noinclude> <references/></noinclude> 8ktxf8dlaq2a78ymi1m4gwxoj8tnu48 Pagina:La pastorizia.djvu/114 108 256931 3832032 2429098 2026-05-06T12:33:52Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832032 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione||{{Sc|libro quinto.}}|105}}</noinclude><poem>{{R|285}}Trasse dai campi Ocnéi le agresti Muse, Sui nudi corpi infonde olio d’amare Bacche ed acerba amurca e trito zolfo; . Perchè dal morso de’ volanti insetti E dagli estri mortiferi li salvi; {{R|290}}Ma purchè intatto sia di tagli, il corpo, Ti basterà che fredda indi nol coglia La pioggia, e che non l’arda il Sol diritto. Dal nuovo esser confusa, a pascer torna La già nudata pecorella, e degna {{R|295}}Qui di riso vedrai scena innocente; Chè non più conosciuta a capo chino Va fra l’altre compagne; e quelle ignare Dello scambiato aspetto, le van contra E dal branco la cacciano cozzando. {{R|300}}Se rimonda non l’hai, se pingue ancora Dell’unto natural sotto all’acciaro Cadea la lana, all’aria aperta e al sole Lasciala, infin ch’ogni umidor sia tolto. Ampia, asciutta la stanza a la tua lana {{R|305}}Scegli capace: nè calor vi passi Stipandosi molesto, o presso terra Non vi morda il cemento umido nitro, Nè di muffa spiacente intorno olezzi.</poem><noinclude> <references/></noinclude> egquy9ahnb6k5rhljuk5uitg8t1bg1n Pagina:La pastorizia.djvu/115 108 256932 3832033 2429099 2026-05-06T12:33:53Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832033 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione|106|{{Sc|la pastorizia,}}|}}</noinclude><poem>Sovr’alzati graticci a giacer ponla {{R|310}}In fasci avvolta, e spesso percotendo Con mangani que’ fiocchi, la rodente Polve ne scevra; e ad esular costringi Alle pareti e al sommo i mal cresciuti Bruchi, che di farfalle hanno sembianza {{R|315}}Pur mò dal baco uscite; e quei volando Dall’intime latèbre al discoperto, Al muro indi si appigliano e agli assíti; Dove meglio parer li fa la calce Di che tutto biancheggia il nuovo albergo. {{R|320}}Con larghe mappe allor li schiaccia e premi, Commettendole ai pali, e così tutta La germogliante ognor peste si uccide. Invan lo zolfo vaporoso incendi E l’atra pece Idéa v’abbruci, e purghi {{R|325}}Con suffumigi amari, e il fummo addensi In ampio sito; al tetro odor s’aúsa Il vile insetto, e non di men vi pasce, E dagli arsi bitumi a’ tuoi boldroni Spiacevole s’apprende il tristo odore. {{R|330}}Schiaccia pur di tue man quanti vedrai Malaugurati vermi, e nella notte Recavi ardenti faci e chiuse lampe</poem><noinclude> <references/></noinclude> 6lp6n5vtgo28yhv4tzgdsl3gef3n4f8 Pagina:La pastorizia.djvu/116 108 256933 3832034 2429100 2026-05-06T12:33:53Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832034 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione||{{Sc|libro quinto.}}|107}}</noinclude><poem>Di raccolti cammini, a cui ronzando Spesso e volando, abbrucian l’ale e i corpi. {{R|335}}Qual se per caso alcun fra le conteste Compagini talor d’armata nave S’apprende il foco nella negra polve, Che di folgore in guisa, il fiammeggiante Incendio scoppia e tuona la ruina: {{R|340}}Nella ciurma infelice, orrendo a dirsi! Cade la strage: e chi, sbarrato il ventre, Fuor dimostra gli entragni; e chi del capo Scemo vi giace, e chi d’un braccio è manco, E chi de’ piedi, e mutilato e guasto {{R|345}}Nelle misere membra: a quella immago Vedrai riarsi quegli insetti e morti. Spettacol miserabile e crudele Al Samio, liberal d’alma e di senso Umano ai bruti; a cui per vie mal note {{R|350}}Tragittava dell’uom la non mortale Anima, e in disugual sede ponea Questa diva fiammella, e dagli Eterni Creata cosa. Ond’empio e disonesto Fu l’innocuo versar sangue dei bruti; {{R|355}}Nè all’apprestate mense, a cui tributo Reca l’ovil di pingui ostie e vivande,</poem><noinclude> <references/></noinclude> 88rqfltm71ikhar0j4gmzb6mwgnonn0 Pagina:La pastorizia.djvu/117 108 256934 3832035 2429101 2026-05-06T12:33:54Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832035 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione|108|{{Sc|la pastorizia,}}|}}</noinclude><poem>Ardito era toccar pietoso il figlio; Chè sospettò negli animai trasfuso De’ suoi cari parenti il sangue e l’alma. {{R|360}}Ma sdegnando brutal forma lo spirto Irrequïeto, e il vile scambio, al cielo Dalla Prima Cagion sorge, chiamato Ad abitar le sfere; e dentro ai campi Della luce si avvolge, e segue il carro {{R|365}}Cogli altri Iddii del sempiterno Giove. Quei che pria di tosar la bianca lana Ne’ lavacri condotto ha la sua greggia, Segua, rasa che l’abbia, a rimondarla. E pria dai groppi la divida, e scevri {{R|370}}Dalle paglie minute, e ben la scuota Dell’ingenita polvere, e da quanto Il lungo uso del gregge la fe’ brutta. Poi tepid’onda in gran vasi apparecchi Ove ammollarla; chè il tepor la solve {{R|375}}D’ogn’unto, in cui la fredda acqua non puote E via sovresso vaneggiar vedrai Rigirandosi il crasso olio, condotto A sommo; e se vi mesci il grave-olente Pe’ congeniti sali umor che fonde {{R|380}}Nelle implicate reni l’uman sangue,</poem><noinclude> <references/></noinclude> b8do702azrbce98lek569fgobdb6gfv Pagina:La pastorizia.djvu/118 108 256935 3832036 2429102 2026-05-06T12:33:55Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832036 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione||{{Sc|libro quinto.}}|109}}</noinclude><poem>Riuscir da’ tini la vedrai, siccome Mai non si fosse d’unto alcun macchiata. Indi in corrente rio dentro a’ graticci Di larghe maglie la porrai divisa; {{R|385}}E sozzopra mescendola, a fior d’acqua Vada gran tempo, nè però s’affondi. Così vedi talor ne’ ben contesti Vimini il pesce a lungo uso serbarsi, Cui fe’ già prigionier rete commessa {{R|390}}E non vista ne’ gorghi ampj del fiume: Vive laggiù, chè ne’ vincigli passa L’onda natia; ma non però da quelli Dato gli è uscir, chè in serbo ivi l’aduna Il pescatore alla città lontana. {{R|395}}Quindi la togli, e a disseccar disponi Dove che sia; purchè rimondo il sito Abbia da prima, e il vago aere vi corra Libero, e più che il Sol, l’ombra l’asciughi. Quindi a tinger la reca entro le gravi {{R|400}}Officine del guado ridolenti, Pria che l’industre artier l’avvolga in fila E all’ordigno versatile accomandi. Tal lana il suo candor serbi intessuta, E tal de’ suoi colori Iri dipinga.</poem><noinclude> <references/></noinclude> ld18ze2h3v4zf3m57wbocdfz5b6fdv8 Pagina:La pastorizia.djvu/119 108 256936 3832037 2429103 2026-05-06T12:33:56Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832037 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione|110|{{Sc|la pastorizia,}}|}}</noinclude><poem>{{R|405}}Bello è certo mirar, come vi splenda Il murice di Tiro, il nitid’ostro, E la rosa vermiglia, e l’odorato Croco, il chiaro lichène, e lo smeraldo. Tal della notte lo stellante azzurro {{R|410}}Copia in sè stessa e in molto guado imbruna; Tal di vivo cilestro almo colore Ride, o imperla festiva, e il latte agguaglia; Or della mammoletta nel pudico Pallor si tinge, a verginelle caro, {{R|415}}Ed ora in vedovil bruno si ammorta; Se non che la natia porpora e il succo Del sanguigno Nopallo a lei prepara Con più vivi color la Messicana Cocciniglia, crescendo in tra le foglie {{R|420}}Del barbarico Cacto. Uscita appena Dall’uovo minutissimo, s'apprende All’indigeno fusto, e sì vi pasce Immobile; e a quel modo, onde tramuta Il polipo nell’onda ogni sostanza {{R|425}}Nel color di che a noi splende il Corallo, Converte ella quel succo. Ogni virgulto, Ogni stelo, ogni foglia di viventi Salme va carca, poichè amor le accoppia</poem><noinclude> <references/></noinclude> 9flv9dt50r538c5oahii338m8ohw77t Pagina:La pastorizia.djvu/120 108 256937 3832038 2429105 2026-05-06T12:33:56Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832038 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione||{{Sc|libro quinto.}}|111}}</noinclude><poem>E ne prospera i parti e li feconda; {{R|430}}E come i figliolin novellamente Uscîro in vita, ecco le madri in breve Trasmutarsi e morir; che poi raccolte Per mano industre dalle frondi, e ai vivi Raggi opposte del sole, aride spoglie {{R|435}}Vengon d’Europa fortunata ai lidi. Di studio altro argomento e di diletto, Resta che vegga dell’ordir la molta Fatica, e l’edifizio: all'arti belle Caro, e al bisogno, ed al commercio, e al lusso {{R|440}}Ritrovatore, che dell’arti è padre. Non senza alto stupor maravigliando N’andrai dove la ricca Anglia, e il rivale Fiamingo, e il Gallo industrïoso aduna Le bianche lane a lavorio diverso. {{R|445}}Mille braccia vedresti affaccendarsi Nel vario ufficio; e svolgere dai nodi Le colorate fila: altri in matasse Addoppiarle, imponendole ai girevoli Rocchetti, e poi da questi, altri ai sonori {{R|450}}Telaj recarle ed intrecciarne al subbio I raggruppati licci; e fra le alterne Mobili tratte scorrere veloce</poem><noinclude> <references/></noinclude> 78s0mrxk22kra48zzgo9t4mwnqa9uow Pagina:La pastorizia.djvu/121 108 256938 3832039 2429106 2026-05-06T12:33:57Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832039 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione|112|{{Sc|la pastorizia, libro quinto.}}|}}</noinclude><poem>La ferrea spola, e il pettine addensarle, Premendole più sempre: e de’ versati {{R|455}}Naspi, e all’intenso fremere de’ perni E delle rote, ed al picchiar frequente De’ bossoli patenti, un indistinto Tumulto, un suono, un murmure si mesce, Qual se pesante e rara in ampio lago {{R|460}}Scenda crosciando, o il duro suol percuota, Senza interruzïon la pioggia estiva.</poem> {{rule|4em}}<noinclude> <references/></noinclude> 8qyziiditkvar8ix9okb3xbsyktzjtt Pagina:La pastorizia.djvu/122 108 256939 3832040 2120077 2026-05-06T12:33:58Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832040 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Luigi62" />{{RigaIntestazione||}}</noinclude>{{Centrato|{{x-larger|LIBRO SESTO.}}}} <poem>{{xxx-larger|Q}}{{Sc|ual}} cura alfin ti salverà l’armento Da’ rei malori, e come il torni in vita Il poter de’ rimedj ov’egro ei giaccia, Io canterò, se le invocate Muse {{R|5}}Risponderanno all’ultima fatica. Difficil opra invero, e alle felici Grazie di Pindo avversa, a seguir resta; Chè duro è il noverar di vario aspetto Rei morbi, e fiere pesti, e orribil danni. {{R|10}}Pur se a verace utilità congiunti Saran miei versi, onde da quelli apprenda Il pastor, come còlto il morbo arresti Ne’ suoi principj antivedendo, e dove Morte era sopra paurosa e cruda, {{R|15}}Speme rifulga: io mi conforto e spero Che tanto mi verrà da quelle dive Favor che basti a compier l’alta impresa. La pecorella che vedrai soletta Cercar spesso fresche ombre, e dello stuolo {{R|20}}Andar l’ultima, o starsi in mezzo al campo</poem><noinclude><references/>{{PieDiPagina|''Arici, Pastorizia''|8}}</noinclude> gaqepr6gdwys4z9o7hesprwprkj3isa Pagina:La pastorizia.djvu/123 108 256940 3832041 2429107 2026-05-06T12:33:59Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832041 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione|114|{{Sc|la pastorizia,}}|}}</noinclude><poem>Pascendo al suol corcata, ed alla tarda Notte venir raminga a le capanne, Quella al certo segreta ira consuma D’occulto morbo; a quella il miglior vitto {{R|25}}{{R|25}}Si studj, a lei converti ogni tua cura. Quando più cresce il mal, stupida fassi La vivace pupilla, e la sanguigna Vena dell’occhio appar languida e smorta, La rosea pelle imbianca, e mal si regge {{R|30}}{{R|30}}Sopra a gli arcati femori e vacilla; Simile a chi da lunghe alterne febbri Riuscito poc’anzi, in su i ginocchi Mal fermo tiensi e cade ad ogni scossa. Se poi la gamba deretana all’agna {{R|35}}{{R|35}}Stringendo, ella con molti a sè la tira Liberi sforzi, e nel divincolarsi Per fuggirti di man tenta ogni via, Di’ ch’è in vigore, e non vi aver sospetto. Il più fiero di quanti infestan morbi, {{R|40}}{{R|40}}Contro cui non varrà di medic’arte Argomento o poter, dalle crudeli Angosce accompagnato e dalla morte, Capostorno lo appella in suo linguaggio L’attonito pastor. L’infermo agnello</poem><noinclude> <references/></noinclude> 8j5z0hkj5f0nwhr7q3f4zusequzpqbz Pagina:La pastorizia.djvu/124 108 256941 3832042 2429108 2026-05-06T12:33:59Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832042 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione||{{Sc|libro sesto.}}|115}}</noinclude><poem>{{R|45}}A cui s’apprende, di stordito in guisa (Quasi che tutta conoscenza in lui Dall’esser primo lo diparta) il vedi Non più seguir la torma, e nell’ovile Ristar quand’esce il gregge, immobil, mesto, {{R|50}}Come non vegga e nulla senta. Il capo Stranamente contorto ognor reclina Ad una parte; irrequïeto e stolto Talor si storce, come angoscia il prenda Subitamente e un pizzicor segreto; {{R|55}}E talor lieto ai pascoli ritorna E festoso si mesce in fra i compagni. Ma desiderio di salvezza, o speme Non ti deluda; chè frequente il move Ognor più spesso un palpito ansïoso {{R|60}}Che intorno lo rigira e a cader sforza Stramazzando; nè dato gli è di terra Se non l’aiti di levarsi; e l’ire Morte addoppiando, d’ogni senso il priva Miseramente e della vita insieme. {{R|65}}Nè lo scambiar giovò, movendo altrove, Pascoli e stanza; e non giovò di pure Onde lavacro, chè il seguia per tutto L’indivisibil morbo ognor più crudo.</poem><noinclude> <references/></noinclude> lx24yq2tqa4my3uydrpgp57tzje27jv Pagina:La pastorizia.djvu/125 108 256942 3832043 2429109 2026-05-06T12:34:00Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832043 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione|116|{{Sc|la pastorizia,}}|}}</noinclude><poem>A quel modo, che ai fianchi un giorno infisso {{R|70}}Il mortifero assillo, opra di Giuno, La flebil Io dell’Inaco paterno Disperata correa le verdi sponde, Fatta giovenca, e le foreste intorno Di pietosi muggiti e d’ululati {{R|75}}Empiea, cozzando misera! ne’ tronchi, Sè ravvolgendo tra la polve e i dumi Irti di sproni; e non però le avvenne Torsi da tergo la volante Erine. Estro più crudo il moribondo agnello {{R|80}}Persegue, e in più vital parte s’accoglie Dell’infelice; perocchè condotto Per le narici all’intimo cerébro Un verme rio che Idatide si appella, Rode gli stami dilicati, e vive {{R|85}}Limando ognor più addentro, e di mortali Punture offende la vìtal midolla. Morto l’agnel, se il cerebro discopri Dell’osseo usbergo, tu vedrai su quello Prominenti apparir più o men profonde {{R|90}}Bianche vesciche, in che notando vive Il mal concetto verme. Indarno estimi D’avvisarne le forme; al redivivo</poem><noinclude> <references/></noinclude> 4w5yey0ej0hzrerhqcamxnratlnxmbq Pagina:La pastorizia.djvu/126 108 256943 3832044 3092282 2026-05-06T12:34:01Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832044 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione||{{Sc|libro sesto.}}|117}}</noinclude><poem>Polipo somigliante, a cui non pare Orma di capo o viscere palese. {{R|95}}Quando per manifesti indizj è noto In alcun degli agnelli il morbo crudo, Tronca la vita misera, e con quella Ogni affanno, cui va morte dappresso; Nè patir che sì lunga e dolorosa {{R|100}}Agonia l’innocente egro travagli. Ma se abbandoni disperato al ferro L’immedicabil pecorella, e spegni La combattuta vita, un più solerte Amor si deve inverso a quella inferma {{R|105}}Che sanarsi potrebbe a le tue cure. E prima il sottil ferro apra la vena Di quella, a cui soverchio il sangue abbonda Concitato dal caldo ai giorni estivi. Quando più ricco il pascolo verdeggia, {{R|110}}Più lieta è l’agna, perocchè dal vitto Prende il sangue incremento, e si disserra Più fervido dal core, e da per tutto Vigoroso soverchia. Allor, se molto Sol la molesta, od agita improvvisa {{R|115}}Di correr foga, o rio vento rapprende Il sudor nella cute, immantinente</poem><noinclude> <references/></noinclude> h67zr1dvqrc0wsgybh9lty9nhfqq1s4 Pagina:La pastorizia.djvu/127 108 256944 3832045 2429111 2026-05-06T12:34:02Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832045 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione|118|{{Sc|la pastorizia,}}|}}</noinclude><poem>Il suo troppo vigor si disquilibra, E segreta una smania urta e combatte La vital forza. Le oppilate nari {{R|120}}Mandan sangue: interrotto dai precordj Move affannoso il respirar: spumeggia La bocca, e in sangue appar l’occhio vermiglio. Al concetto calore apri una via, E gli ardor tempra col ferir le vena {{R|125}}Giù nella bifid’unghia o a le mascelle; Chè se tardi è il soccorso, ognor più denso Torpe il sangue nel gravido cerébro, E il senso istupidisce; o le barriere Dirompendo veloce, in ampio lago {{R|130}}Lo affonda e preme e in rio letargo avvolge. Se campar dal periglio ami il tuo gregge, Di pingui erbe sii parco, e dell’amato Sale; abbondevol sempre onda di fonte Lo disseti alla state; e i ben pasciuti {{R|135}}Agnelli esercitando, ogni dì mena Sovr’aerie colline, ed a lontani Paschi, ’ve più l’erbette appajon rare. Quando ferve la quarta ora del giorno Li ritraggi al coperto, o dove scende {{R|140}}Rimota opaca valle, o dove negra</poem><noinclude> <references/></noinclude> 3dgov3b1wprz6z7115a2ytjet5vx4ri Pagina:La pastorizia.djvu/128 108 256945 3832046 2429112 2026-05-06T12:34:03Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832046 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione||{{Sc|libro sesto.}}|119}}</noinclude><poem>D’elci foresta in queta ombra si giaccia. E chi il muto silenzio e l’orror cupo Sul merigge appressò delle solinghe Selve, non pur scorgea moversi al dolce {{R|145}}Sospir delle incostanti aure le frondi, E limpidi ruscelli in lor vïaggio Mormorando piegar l’erbe sorgenti; Ma spesso vide i rozzi tronchi aprirsi, O ribollendo le chiare acque, uscirne {{R|150}}Dell’imo fondo boscherecce dive Di non mortal bellezza; e discoprendo L’intatto omero e il seno, e le rosate Braccia, ignude posarsi a le bell’ombre, Finchè dagli antri i Satiri procaci {{R|155}}Sopra le Dee correndo, il timor caccia Le vergini ritrose, e qual ne’ tronchi, E qual nelle materne onde si cela. Sebbene esizïal morbo non sia, Tuttavolta crudele e nell'aspetto {{R|160}}Di sconcia lebbra, i mal guardati armenti La scabbia assale e i bei corpi difforma. Dura peste per certo, impazïente Di soccorso e di posa: che dai vivi Il divino {{AutoreCitato|Dante Alighieri|Alighier}} tradusse un giorno</poem><noinclude> <references/></noinclude> g46agts4mnxc85dtniv80iur6urdhc9 Pagina:La pastorizia.djvu/129 108 256946 3832047 2429113 2026-05-06T12:34:03Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832047 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione|120|{{Sc|la pastorizia,}}|}}</noinclude><poem>{{R|165}}Nelle confuse bolge dell’inferno; E in miserabil modo ai falsatori Crucia i putridi membri, e li martira, E incessante dell’unghie a quegli offesi Con immenso dolor basta il travaglio. {{R|170}}Sia, che ingenito rio venen distempre Con pungente acre la corrotta linfa, O la cute rimorsa si pertugi L’Acaro parassito, e a depor l’uova Vi scenda, che il tepor schiude sui dorsi {{R|175}}Inverminando; la contrattil pelle Scolora e ingrossa ruvida, e montando La scaglia ognor, più spesse e più profonde Le pustule si fanno. Intenso allora Il pizzicor si manifesta, e tutta {{R|180}}Si distacca la lana e si disperde, Chè i bulbi ond’esce il vello, il venen rode. L'acre allor del tabacco arida foglia Abbiti cara, e lungamente in serbo A macerar la poni, e l’acqua infondi {{R|185}}Sugli egri corpi; e se restio non parte Il malor che più addentro ognor si mesce, Del mercurio ti vali; il qual, disciolto Agilissimo in atomi, si spinge</poem><noinclude> <references/></noinclude> 0nmkosmcqyg6it5xjjv8q0uq9xafk2z Pagina:La pastorizia.djvu/130 108 256947 3832048 3139209 2026-05-06T12:34:04Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832048 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione||{{Sc|libro sesto.}}|121}}</noinclude><poem>Dove non giunge altro rimedio, e il sangue {{R|190}}Addolcisce appurando, e tutto assorbe L'umor nemico, o lo si assembra e spegne. Infesta segue ai mansueti armenti Peste più rea di quante in su la terra Partorì furie degli Dei lo sdegno. {{R|195}}Questa, condotta in suo poter, la speme Frodò de’ padri un giorno; o i dolci aspetti Disonestando, disfiorar le piacque La pudica bellezza e le serene De’ fanciulli sembianze; infin che tolto {{R|200}}Dall’Asia popolosa e da le belle D’Eusin contrade, a Venere dilette, Trasse il felice innesto e lo diffuse Nella più culta Europa una Donzella, A cui, meglio che ad Ebe e alla fiorente {{R|205}}Igia, sull’are fumano gl’incensi. Poiché tutti una volta il doloroso Morbo coglier ne dee, spontaneo eleggi Del regnante velen qual più si mostri Benigno; e macolando i nati figli, {{R|210}}L’ire ne tempra e i rei dardi {{Pt|nè|ne}} spunta. E agli armenti non men (chè le giovenche Assale e i tauri men feroce e l’agne )</poem><noinclude> <references/></noinclude> 5hjd9fgd2v3e397pktgycqqbssyvxl6 Pagina:La pastorizia.djvu/131 108 256948 3832049 2429116 2026-05-06T12:34:05Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832049 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione|122|{{Sc|la pastorizia,}}|}}</noinclude><poem>Reca l’innesto che li salvi, e sotto Alle morbide ascelle il fatal germe {{R|215}}Poni con ferro del veleno intriso. Prima che l’arte fortunata e l’alto Trovato un nume rivelasse, acerbo N’era il flagello, e molte innanzi tempo Vittime andàro alla magion di Pluto; {{R|220}}E le schiatte periano e le famiglie Fino all’ultimo ceppo, e degli armenti Ne’ campi e nell’ovil morian le torme. E di tal peste un dì la Tarentina Piaggia s’afflisse, a cui (pria che dai sette {{R|225}}Colli sorgesse l’invincibil Roma) Venia Falanto, dalla patria escluso Co’ fuggiaschi Partenj. E chi, movendo Da’ Liburni veniva ai sinüosi, Di Taranto bei lidi, i pingui colti {{R|230}}Vedea scendendo, e il biondeggiar dell’alte Spighe all’aure marine, e la campagna Sparsa esultar di pascoli e di rivi. Felici armenti possedean le sponde Dell’opaco Galeso, e della ricca {{R|235}}Ebalia, amor di Flora e di Pomona; E bionde lane si tondea da quelli</poem><noinclude> <references/></noinclude> bp7mt8ipxl7o6fu7wj1619u9zb8itao Pagina:La pastorizia.djvu/132 108 256949 3832050 2429117 2026-05-06T12:34:05Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832050 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione||{{Sc|libro sesto.}}|123}}</noinclude><poem>Il Lucanio pastor; che tinte in vario Color dalle marittime conchiglie, L’arte imitò di Tiro e di Sidóne. {{R|240}}Deserta or fatta e quella piaggia, e nuda Vi biancheggia del mar la steril rena; Deserti sono i solchi, e de’ pastori Vóti gli ovili e vedove le selve. Nè certo alcun dimenticò de’ padri {{R|245}}Le sacrate ossa, o ricusò devote Vittime addur propizïanti all'are; Nè sagrilego ferro i seggi amati Abbattea delle Dive, o le tranquille Fonti e i puri lavacri, immondi e brutti {{R|250}}Vi fea col piè stupido gregge; e nullo Invid’occhio, per entro a le rimote Ombre spiando, rivelò maligno Le ignude Ninfe. Ma poichè del Tauro Nella spera condotto ebbe il lucente {{R|255}}Carro Febo dall’alto, e in su la terra Per diritto sentier giù volse i raggi, Igniti strali disfrenò dall’arco Mortalissimi, orribile, inusata Siccitade adducendo. A lui ghirlanda {{R|260}}Fean sanguigna le nebbie aride e meste</poem><noinclude> <references/></noinclude> 1sweuzagt2e7qfj6qc2jsg6hyy96bcn Pagina:La pastorizia.djvu/133 108 256950 3832051 2429118 2026-05-06T12:34:06Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832051 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione|124|{{Sc|la pastorizia,}}|}}</noinclude><poem>Per l’Olimpo vaganti, e fosca ed ampia Rutila nube l’accogliea, cadente; Che di sè tutto poi vestendo il cielo, Nella tacita notte agli arsi campi {{R|265}}Contendea la rugiada. In larghi solchi Tutto apriasi il terren, cui lievemente Lambian vampe notturne, e al secco vento Fremean le spiche inaridite e vote. In tanto aspro travaglio, ultimo apparve {{R|270}}Lo sconosciuto morbo, e primo colse All’uomo. E lieve penetrando i corpi, Di lievito mortale alzò le bolle, Cui rossicce da pria, più scure ed adre Fe’ la tabe crescente: allor suffuso {{R|275}}L’occhio di sangue ardea come facella, Ed un acre fervor l’intime sedi Possedea della mente, onde le dure Vigilie erano presso, e del turbato Spirto la tema e le mortali ambasce. {{R|280}}Se non che d’ogni affanno a fin li trasse Invocata la morte; chè di schianze Gli egri corpi coprendosi, disciolte Di cotanta sozzura uscivan l’alme. Gli arsi colli pertanto, e le soggette</poem><noinclude> <references/></noinclude> m4y9x6w9ekzzwp0xf4lkmxgx0nvt4c6 Pagina:La pastorizia.djvu/134 108 256951 3832052 2429119 2026-05-06T12:34:07Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832052 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione||{{Sc|libro sesto.}}|125}}</noinclude><poem>{{R|285}}Valli, e l'ampie capanne, d'ogni parte Sonavano di pianto e d’ululati; Poiché l’orrida furia entro gli armenti Si avvolse, e tutte vi perîr le torme Fino all’ultimo capo; e negli ovili {{R|290}}E disperse pe’ campi orribilmente Corrotte accumulò putride salme, Fiero pasto agli augelli ed alle fere. Molti ancora, che lungo e discortese Tema sarebbe alle Castalie suore, {{R|295}}Infestano malori. Or la contorta Rachitide trafigge i nati agnelli; Aspra or la tosse insulta; or nel capace Alvo molt’aria accogliesi e addolora, E a zoppicar la pecorella sforza {{R|300}}Giù tra la bifid’unghia ulcere ascosa. Ma di tutti il peggior (colpa dell’erbe Di troppa onda satolle e delle piogge) L’acquosa cachessìa, dell’anelante Idrope suora, incrudelisce e spegne {{R|305}}Gli armenti; e la consegue, ove la cruda L'ampie capanne a desolar si volga, Dal nero Averno uscita a’ rai del giorno La tremenda Tesifone, che i morbi</poem><noinclude> <references/></noinclude> bah428k5xxvsv52sqx1yemj635k3bdg Pagina:La pastorizia.djvu/135 108 256952 3832053 2429120 2026-05-06T12:34:08Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832053 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione|126|{{Sc|la pastorizia,}}|}}</noinclude><poem>Si caccia innanzi e le paure e il pianto. {{R|310}}Primamente l’agnella, a cui sovrasta La grave idropisia, tarda commina Dopo dell’altre, e perde il consueto Desio del cibo; pallide le vene Si fan dell’occhio, e pallide le labbia {{R|315}}Visibilmente, e si dimagra e strugge. Mosso da tali indicj, a miglior stanza Guida l'inferma ed a miglior pastura; Spesseggia il sale, e puro zolfo intridi In cereal semente, e l’animosa {{R|320}}Canfora la ravvivi e riconforti. Ma se procede oltre più assai, riparo Non è che la ti salvi incontro a morte. Lieta del suo morir brulica intanto Ria famiglia infinita entro i viventi {{R|325}}Seni riposta, e da per tutto innonda Crudelissima. Invan domandi come Questo di vermi popolo confuso In lei si pose, e come visse e crebbe Senza misura; ed or per l’aer vago {{R|330}}L’uova natanti accusi, che deposte Sovra i beenti pori, il sangue accolse; Or nelle sucid’onde o d’in su l’erbe</poem><noinclude> <references/></noinclude> q9ehox9fzj1elg407xiwt0dyt9lr1ew Pagina:La pastorizia.djvu/136 108 256953 3832054 2429121 2026-05-06T12:34:08Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832054 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione||{{Sc|libro sesto.}}|127}}</noinclude><poem>Della palude le inghiottì non viste La pecora; ma forse al ver più presso {{R|335}}Colse il pastor, che ad un medesmo parto Nati que’ vermi sospettò coll’agna, E fatti adulti a’danni suoi. Natura, Prodiga a un tempo e avara, alternamente Strugge e ricrea la vita: e così forse {{R|340}}Ciascun nascendo dal materno seno I germi della morte seco tragge; E crescendo cogli anni, i passi affretta Per ignota cagion verso la tomba. Ma non sia chi perduta opra stimando {{R|345}}Verso l’inferma ogni sua cura, al fato Cieco s’arrenda; ma sì ben provveda Che per sua colpa non incolga all’agne Un qualche danno. Alla ridente Igia Servatrice di vita alzi le palme {{R|350}}Dai coronati altari, e ne la invochi Ognor benigna; e quella ravvolgendo Il sacro innocuo serpe alle rosate Sue braccia, e in man recandosi la coppa D’infinita virtude e la potente {{R|355}}Verga Epidauria, scenderà d’Olimpo A le sue preci, e purgherà gli ovili,</poem><noinclude> <references/></noinclude> i47xivz2izdtx6ue03crxjd2g9h6gqo Pagina:La pastorizia.djvu/137 108 256954 3832055 2429122 2026-05-06T12:34:09Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832055 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione|128|{{Sc|la pastorizia,}}|}}</noinclude><poem>E farà lieti i pascoli, e salubri Le correntie de’ fiumi. Ov’ella il piede Volga leggiero, e il guardo apra sereno, {{R|360}}Fuggono i morbi e le paure e il pianto; E le malìe disfannosi, e pe’ campi Muor l’aconito freddo e la cicuta Ingannatrice e l’orrido nappello Del mortifero seme; e si dilegua {{R|365}}Dagli agnelletti il fascino letale, Se mai su quelli alcuno invido pose Occhio maligno, o mormorò segrete E piene d’ira e di livor parole. Se dai fertili siti, umidi e bassi {{R|370}}Fuggendo, a pascer guiderai l’armento Sopra lieve terren, cui rara adombri L’erba, e saglia dolcissimo; se parco Dispensier non sarai dell’animoso Amato sale, ove la pioggia il colga {{R|375}}Per lungo tratto, o in vile ozio poltrisca A’ dì piovosi nell’ovil; se monda Ognora acqua gli appresti di corrente Rivo, nè mancheran quando bisogni Temprar del fien l’arsura, o verdi fronde {{R|380}}O commisto alla beva orzo od avena:</poem><noinclude> <references/></noinclude> e0us2wws7aqci33wflj0qu3eyq4obp9 Pagina:La pastorizia.djvu/138 108 256955 3832056 3328101 2026-05-06T12:34:10Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832056 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione||{{Sc|libro sesto.}}|129}}</noinclude><poem>Men ti dorrai che i visceri discioglia Sconcio profluvio al mal guardato armento. Lo stipato ne’ chiusi aere condenso, E il troppo sole i petti affanna, e scalda {{R|385}}Il sangue, e in foco avvampa; e le mortali Febbri adduce, e la pelle arde con larghe Margini e schianze; del supposto fimo Grave è alla lunga e triste il lezzo, ed aspra Scabbie sui corpi fermentando impronta. {{R|390}}Non lo addur dove molta in sul mattino Piovve rugiada, o dove in tra le spesse Ombre adorezza, e bianca appar la brina; Nè per molto viaggio si affatichi, Nè per aspri sentier, quando è satollo, {{R|395}}O quando alle fattrici il ventre ingrossa In sul chiuder de’ mesi. I luoghi alterna Del pascolo ogni dì; non lo percuoti Disonesto, e garrendo non consenti Che paura lo assaglia, e dolcemente {{R|400}}Lo scorgi, e il fischio consueto intenda. Più che il vincastro e il cornïol ferrato, Reggalo il fischio; e le percosse, e il molto Garrir nemico obblia; che a’ miti spirti Vuolsi miti adoprar modi e parole.</poem><noinclude> <references/>{{PieDiPagina|''Arici, Pastorizia''|9}}</noinclude> oxgotenmy28vjde1lx88paxog5cjg26 Pagina:La pastorizia.djvu/139 108 256956 3832057 2429124 2026-05-06T12:34:11Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832057 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione|130|{{Sc|la pastorizia,}}|}}</noinclude><poem>{{R|405}}Bello è veder ne' piani al pasco usato Di sè stessa avviarsi in un ristretta La greggia, a cui dinanzi il pastor move Securamente, e ne prescrive i passi. Obbedienti al consueto sibilo {{R|410}}Lascian le folte macchie, in che si avvolgono Le pecorelle, e l'ime valli e l’ardue Balze, e congiunte d’ogni parte adunarisi. Alto levando i capi oltre procedono Premendosi e belando, e al leggier scalpito {{R|415}}Alzasi e mesce la commossa polvere; E via sovr’esso il guardo erra sui candidi Mobili dorsi, e vi s’arresta e spazia. Solo in andando il generoso arïete Vedi lascivo tra le agnelle emergere {{R|420}}Sui piè levato, e accavallarle e perdersi: Così quando più il mar sotto alla sferza D’avversi venti mormora e ribolle Spumeggiando, e biancheggia il salso flutto, Talor la decumana onda si leva {{R|425}}Su tutte l’altre, e solvesi improvvisa, Le canute mescendo umide spume. Avverrà ancor, che subita magrezza Coglia nel verno all'agna, che dal figlio</poem><noinclude> <references/></noinclude> o1hgmxffo7uyvb24xlgsx2tppy2gjjk Pagina:La pastorizia.djvu/140 108 256957 3832058 2429126 2026-05-06T12:34:11Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832058 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione||{{Sc|libro sesto.}}|131}}</noinclude><poem>Estenuata, a sostener non vale {{R|430}}Più la fatica del cammin, nè il carco Delle nodrici; e il freddo ognor più addentro, L’aggela e istupidisce, e gemebonda Presso all’agnello, inutil pondo giace Di labili ossa, e rio digiun sopporta. {{R|435}}Nel debil corpo allor sorge diverso Di morbi assalto, e in un col figlio a morte Va tosto, se miglior vitto all’inferma Non si studj sollecito, e ritragga Al primo stato. A lei dinanzi appresta {{R|440}}Molli farine in tepid’onda, e molto Mescendole da prima, sì che bianca S'alzi la spuma, e il presso latte agguagli, Liberal le disponi entro l’ovile. Dolce de’ corpi allor nelle segrete {{R|445}}Intime parti il buon tepor si mesce, E gli aggrezzati visceri ristora Di nuova vita: e misto a la bevanda Il glutine disciolto (ond’è la pingue Cereal messe a tutte l’altre innanzi) {{R|450}}Si devolve allattando ogni fibrilla, E irrora i seni dilicati e molce; Nè al digerir d’assiduo lavoro</poem><noinclude> <references/></noinclude> nanflrv86wfxqmfummlvb8jssyzwu7y Pagina:La pastorizia.djvu/141 108 256958 3832059 2429127 2026-05-06T12:34:12Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832059 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione|132|{{Sc|la pastorizia,}}|}}</noinclude><poem>Gli stomachi affatica. E quel, cui forza D’arcani morbi il petto ad altro cibo {{R|455}}Fatto ha ribelle, il sacro beveraggio Abbia, e il travaglio interior s’acqueti; Che di man propria all’abbattuta salma La veneranda Cerere compose, Additandone gli usi, il dì che venne {{R|460}}All’odorata Eleusi ramingando Per cercar della Vergine rapita. Scambiando atti e sembianza, tutta quanta Trascorsa avea la terra, e da per tutto Spegnendo i germi, e le feconde glebe {{R|465}}Disertando la Dea (così la prese Disperato dolor della sua figlia) Nuovo indusse ai mortali anno crudele Di rea fame. Tra via quindi sostando Dal cammin lungo, di nodrice antica {{R|470}}L’abito assunse, e di Celèo la bella Reggia appressò non conosciuta, e tolse A crescergli un figliol, che a’ suoi tardi anni Gli partorio la vaga Metaníra. Del ben costrutto albergo entro le soglie {{R|475}}Tutte levàrsi all’apparir di quella Le giovinette di Celèo figliole,</poem><noinclude> <references/></noinclude> 2fjzchlozpif596mx5sdmafo955gxri Pagina:La pastorizia.djvu/142 108 256959 3832060 2429128 2026-05-06T12:34:13Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832060 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Timoteotimoteo" />{{RigaIntestazione||{{Sc|libro sesto.}}|133}}</noinclude><poem>E le furo d’intorno riverenti Con ospitali uffici in nobil gara. E chi bei lombi in pingue adipe avvolti {{R|480}}Proferiale cortese, e chi ricolme Di buon vino le patere, e le terse Idrie di fresca empiendo e lucid’onda, Porgeva a quella afflitta, onde n’avesse Conforto alcuno. Non però le dapi {{R|485}}Gustar le piacque o rubicondo vino; Ma sibbene di queste alla più vaga, Recami, disse, un’ampia tazza: e quella La rintracciò fra quante in serbo avea Bellissime la madre; ed alla Diva, {{R|490}}Tersa che l’ebbe in molla onda, la porse. Fattasi indietro allor la vesta, e tutte Le d’ambrosia olezzanti discoprendo Rosate braccia, sì che Diva apparve D’incorrotta bellezza, entro la coppa {{R|495}}Di ben cernito riso e farro mise Molli farine, e in calda acqua stemprando Quella mistura, l’odorò di trito Puleggio e d’appio e di selvaggia menta. Di questa ella soccorse al travagliato {{R|500}}Animo, e nuova lena all’ansio petto</poem><noinclude> <references/></noinclude> h7lzj103499jnjm5foejslpyv6e9y4j Pagina:La pastorizia.djvu/143 108 256960 3832061 2429129 2026-05-06T12:34:13Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832061 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione|134|{{Sc|la pastorizia,}}|}}</noinclude><poem>E vigor nuovo al piè Cerere aggiunse. Notàro allor dall’ospite divina Quelle figlie il lavoro; e a quanti appresso La ricca Eleusi cittadini accolse {{R|505}}Ne insegnàr l’uso; che mirabil parve Rimedio agli egri; ed alla Dea libando Le piene tazze, ne adornàr gli altari. Poichè giovenilmente a la mia fronte Cinsi il Tritonio ulivo, e a quel leggiadro {{R|510}}Del Vindelico cielo Astro Sereno Mostrato ebbi, cantando, i porporini Seggi delle Nereidi, e del lucente Corallo i germi e le viventi fronde; Per la chiara amistà che a te mi stringe, {{R|515}}Egregio {{Sc|Tosi}}, e per l’amor che dolce In sen mi parla delle agresti Muse, Così cantai del gregge e de’ pastori. E già nuovo pensier l’irrequïeto Animo volge, e nella mente accolgo {{R|520}}Nuovo Dirceo lavoro; a cui, d’elette Rime porgendo le maestre fila, Erato bella mi verrà. Cantando Della tenera Psiche il pianto amaro, E l’esilio infelice e la sventura</poem><noinclude> <references/></noinclude> anvw6bhsrwhf7bo70w6pdsbll4pbgks Pagina:Rivista di Scienza - Vol. II.djvu/8 108 257061 3832275 2467561 2026-05-06T12:40:35Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832275 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="0" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione|||}}</noinclude><noinclude> <references/></noinclude> ayw3cb9p01edgf8j2kty4avatcfrpud Pagina:Rivista di Scienza - Vol. II.djvu/293 108 258965 3832274 2467404 2026-05-06T12:40:31Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832274 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Cruccone" />{{RigaIntestazione||{{sc|chimica e biologia}}|285}}</noinclude> che forse neppure lontanamente supponiamo, e che non ci hanno mai colpito anche perchè fra esse e noi abbiamo sempre interposto, come schermi opachi ed ingombranti, le nostre prevenzioni semplicistiche, le nostre imposizioni unificatrici. Il mio illustre e caro amico, {{AutoreCitato|Giacomo Luigi Ciamician|Giacomo Ciamician}}, nell’articolo sovra citato, vuole per un istante mettersi in compagnia di quella curiosa e strana figura di sofista e di alchimista che {{AutoreCitato|Johann Wolfgang von Goethe|Goethe}} ha immortalato nella sua tragedia sublime: <small> {{Indent|3|«Was man an der Natur Geheimnissvolles pries}} {{Indent|5|Das wagen wir verständig zu probieren,}} {{Indent|3|Und was Sie sonst organisch liess,}} {{Indent|5|Das lassen wir krystallisieren,}}</small> dice Wagner il famulus di Faust; e chi può sapere se non si potrà arrivare fino all’homunculus?» si chiede il chiarissimo chimico di Bologna. A questa domanda lascio che l’homunculus stesso risponda: <poem> <small> Das ist die Eigenschaft der Dinge: Naturlichem genügt das Weltall kaum; Was künstlich ist, verlangt geschlossnen Raum.</small> </poem> ::{{smaller|''Firenze, Istituto di Studi Superiori.''}} {{A_destra|{{Sc|{{AutoreCitato|Giulio Fano|Giulio Fano}}}}}}<noinclude> <references/></noinclude> noc6741ch7iod97uyj52s22k64vw2fx Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/1 108 259329 3832108 2455396 2026-05-06T12:37:10Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832108 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="0" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione|||}}</noinclude><noinclude> <references/></noinclude> ayw3cb9p01edgf8j2kty4avatcfrpud Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/2 108 259330 3832184 2455474 2026-05-06T12:38:04Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832184 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="0" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione|||}}</noinclude><noinclude> <references/></noinclude> ayw3cb9p01edgf8j2kty4avatcfrpud Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/3 108 259331 3832195 2455485 2026-05-06T12:38:11Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832195 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="0" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione|||}}</noinclude> {{nop}}<noinclude> <references/></noinclude> absogznnax8xs4yggtrseqx1gd5yk52 Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/4 108 259332 3832206 2455496 2026-05-06T12:38:19Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832206 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="0" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione|||}}</noinclude> {{nop}}<noinclude> <references/></noinclude> absogznnax8xs4yggtrseqx1gd5yk52 Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/5 108 259333 3832217 3648880 2026-05-06T12:38:27Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832217 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Luigi62" />{{RigaIntestazione|||}}</noinclude>{{Centrato}}{{xx-larger|OSSERVAZIONI}} {{x-larger|'''SULLO STATO ATTUALE DELL’ITALIA'''}} {{larger|E SUL SUO AVVENIRE}} {{smaller|DI}} {{larger|CRISTINA TRIVULZIO DI BELGIOJOSO}} {{rule|6em}} {{larger|MILANO}} {{smaller|TIPOGRAFIA DEL DOTT. FRANCESCO VALLARDI}} {{rule|1em}} {{smaller|1868.}} {{nop}}<noinclude> <references/></noinclude> 6fhpd6vv4c799rjujl5gjq5a3zz0hxm Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/6 108 259334 3832228 2455518 2026-05-06T12:38:35Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832228 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Luigi62" />{{RigaIntestazione|||}}</noinclude> {{Centrato|{{Sc|proprietà letteraria.}}}} {{nop}}<noinclude> <references/></noinclude> o2azglb73c39ohigkee66a9ztp774md Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/7 108 259335 3832239 2455529 2026-05-06T12:38:44Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832239 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Luigi62" />{{RigaIntestazione|||}}</noinclude>{{Centrato|AL LETTORE}} {{rule|3em}} Queste pagine non sarebbero state, me vivente, pubblicate, se avessi minor fiducia nella indulgenza e nella benevolenza de’ miei lettori. — Se le mie osservazioni sembrassero ad essi senza fondamento, male esposte, inopportune o superflue, essi non sospetteranno almeno la rettitudine delle mie intenzioni; e questa convinzione basta a confortarmi, ed a farmi incontrare con mente serena e con animo saldo qualunque critica, per acerba che sia. Per la prima volta mi dirigo al pubblico nella mia lingua nativa, in un momento in cui essa è l’oggetto di sapienti discussioni e di ardui problemi. Su questo punto ancora debbo confidare nell’indulgenza di chi mi legge. Nell’esporre i miei pensieri mi prefissi soltanto di essere facilmente intesa. <noinclude>L’ele-</noinclude><noinclude> <references/></noinclude> 1aw0iswjrq9nwaldqzvq1rwbhype9r6 Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/8 108 259336 3832250 2455540 2026-05-06T12:38:52Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832250 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Luigi62" />{{RigaIntestazione|||}}</noinclude>{{Pt|ganza|L’eleganza}} dello stile non è dote ch’io possegga, e non ho mai preteso di aspirare a questo vanto. — Scrivo perchè parmi di avere qualche cosa da dire, che possa per avventura riescire non inutile al mio paese. — Se tacessi perchè so di non parlare con linguaggio elegante e forbito, arrossirei di questa mia puerile vanità. — Se chi mi legge m’intende senza durar fatica, mi terrò per pienamente soddisfatta. — Se chi mi ha intesa rende giustizia alla rettitudine delle mie intenzioni, e mi perdona la illimitata ed assoluta schiettezza del mio dire, sarò sempre più convinta della bontà e della cortesia de’ miei compatriotti. {{rule|6em}}<noinclude> <references/></noinclude> 47m4x3pcfx5wyt9wj2emlr6ijn7re7t Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/9 108 259337 3832260 2455551 2026-05-06T12:38:59Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832260 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Luigi62" />{{RigaIntestazione|||}}</noinclude>{{Centrato|CAPITOLO PRIMO}} {{rule|3em}} {{Centrato|{{larger|SITUAZIONE POLITICA E MATERIALE D’ITALIA}}}} {{rule|6em}} L’Italia non è più una semplice astrazione geografica. — L’Italia esiste come nazione, nel modo istesso nel quale esistono le altre nazioni europee o per dir meglio le più potenti e le più incivilite dell’Europa. — Ristretta intorno ad una sola bandiera, retta a monarchia da un re; posta sotto l’egida di uno statuto costituzionale che il governo non tentò mai di frangere, forte e superbo della propria indipendenza, dopo che l’ultimo soldato straniero ne sgombrò, e voltava le spalle ai confini di lei; difesa dagli italiani, da italiani amministrata, governata e rappresentata; solcata in ogni direzione da numerose ferrovie, corredata di una forte marina, proporzionatamente alla estensione del di lei littorale; l’Italia coi suoi 26 milioni d’abitanti e più, guarda con legittima soddisfazione a tuttociò ch’essa compiva nel brevissimo spazio di sei anni, e si prepara ad eseguire nuovi progressi. Questi 26 milioni di abitanti sono ripartiti inegualmente sopra una estensione di circa 24,650,719 ettari quadri. Ognuno conosce la forma<noinclude> <references/></noinclude> 6lefjbx05frlvk5oiaklyck6jq6v5mz Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/11 108 259338 3832120 2455408 2026-05-06T12:37:18Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832120 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|||7}}</noinclude>si intorbidiva, cessava in parte, e l’intero edilizio della pubblica prosperità crollava e rovinava. — Se la Lombardia avesse posseduto in allora un sufficiente numero di stabilimenti industriali e di opificj, le braccia rimaste oziose per la mancanza degli usati lavori agricoli si sarebbero impiegate altrimenti, l’attività popolare si sarebbe rivolta verso quelle vie ad essa aperte, ed i flagelli sopra di noi scatenati non avrebbero avuto i fatali risultati che ebbero. — Nella condizione in cui ci trovavamo, invece nessuna risorsa ne fu presentata. — Tutte le terre situate al settentrione della città di Milano, i colli Euganej, e Brianzej, il Varesotto, l’intera provincia di Bergamo e di Brescia, ecc. ecc., sono come colpite di sterilità; cioè producono i loro soliti frutti, ma questi si corrompono e muojono prima di essere giunti a maturanza. — I possidenti privi con ciò del loro reddito usato, debbono inoltre condonare ai contadini l’affitto delle loro case, e provvederli almeno di grano turco, il che non facendo essi accadrebbe del contadino Lombardo ciò che accade di tratto in tratto del contadino irlandese, cioè di morire d’inedia, e di freddo sulle pubbliche strade o sul limitare delle abbandonate e chiuse loro povere case. — Ciò prevengono i nostri possidenti col prestare ai loro villici il pane ed il tetto; ma così facendo scemano le proprie risorse, per essi v’ha lucro cessante e danno emergente, e la totale loro rovina si fa ogni giorno più verosimile e più prossima. La bassa Lombardia sebbene assai meno estesa dell’alta, poichè non comprende oltre la Lomellina ed il Novarese di cui abbiamo accennato più su, che il Pavese, il Lodigiano e parte del Cremasco è divenuta oggi pressochè la sola fonte del pubblico reddito in Lombardia. — I terreni irrigatorj le case poste nell’interno della città, ed alcuni pochissimi opifici appartenenti a famiglie plebee che lentamente, e copertamente vi si arricchirono anche prima del 59 e che ora vanno comperando tutto ciò che le nostre illustri e cospicue famiglie più non possono conservare, formando così una nuova aristocrazia, più in armonia colle idee e coi bisogni della moderna società: ecco le fonti da cui oggi scaturisce lo scemato e smunto reddito della Lombardia. L’Italia centrale si compone della Toscana e di una grande parte delle provincie che formavano prima del 59 o del 60 gli Stati romani. La Toscana conta presso a due milioni di abitanti; è paese <noinclude>gre-</noinclude><noinclude> <references/></noinclude> h1p1dsuqp7v2s6j5s8ox0ppf8zmq93d Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/12 108 259339 3832132 3170335 2026-05-06T12:37:26Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832132 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|8||}}</noinclude>{{Pt|mito|gremito}} di piccole, ma belle città, variato da colli ameni, da corsi d’acque, da sontuose ville, palazzetti, parchi, giardini, e villaggi che nulla presentano di quello squallore, che disadorna troppo sovente quelli del rimanente d’Italia. — Nessun angolo della toscana possiede un aspetto grandioso e tetro, e le sue campagne fanno tutte presentire la vicinanza di una città. — Per quanto alcune di esse sieno solitarie e silenziose, vi si sente sempre che l’uomo è a pochi passi distante; ed il contadino toscano che vive sobriamente, respira un’aria salubre, lavora moderatamente ed è in frequente contatto cogli abitanti della città, nulla ha di rozzo, e non risveglia in chi lo incontra il doloroso pensiero di una ereditaria ed incurabile miseria. Le donne o intrecciano i cappelli di paglia, o coltivano e vendono fiori; due mestieri che non affaticano le delicate membra, e non abusano delle forze giovanili, cosicchè le contadine toscane rimangono giovani per tutto il corso della loro gioventù, e per nulla rassomigliano quelle altre a cui incombono i più ardui lavori dei campi, e che bellissime a diciotto anni sembrano spesso decrepite appena passati i venti. Tanta gentilezza, vaghezza di forme e di costumi, tanta agiatezza di vita, ed una certa coltura che si estende alle infime classi della popolazione, farebbe naturalmente supporre che la Toscana sia paese ricco, e che i suoi abitanti sieno ampiamente dotati di operosità, di intelligenza di risoluzione e di perseveranza. — Chi formasse una simile conclusione, commetterebbe però un gravissimo errore. L’agiatezza di tutte le classi popolari, la gentilezza dei loro modi e la durevole bellezza delle loro donne, provvengono da tutt’altra cagione, cioè dalla proporzione ed armonia esistente fra i desideri o diciam pure i bisogni, ed i mezzi di cui dispongono i popolani. — Il toscano non è un popolo ardente ed impetuoso come lo sono gli altri popoli d’Italia. Desso riflette alla condizione sua, sa che certe soddisfazioni non si possono ottenere se non col rinunziare a certe altre, e scieglie fra queste, quelle che più gli convengono, abbandonando con animo rassegnato quelle che sarebbero un ostacolo alle prime. — Tutto il sistema economico della Toscana è fondato sopra tale scelta. — Tra i desiderj e i bisogni più urgenti del popolo Toscano; il principale è il riposo; un riposo relativo s’intende e non assoluto. Il popolano ed il contadino Toscano, lavorano quanto è <noinclude>ne-</noinclude><noinclude> <references/></noinclude> ai37hz6r650l5d6cr97y5x11z5s8zp7 Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/13 108 259340 3832143 3139447 2026-05-06T12:37:34Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832143 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|||9}}</noinclude>{{Pt|cessario|necessario}} per guadagnare ogni giorno i pochi bajocchi che bastano al sostentamento di lui e della famiglia perchè tanto l’uno quanto l’altra sanno di ciò accontentarsi. — La scarsità del denaro forma la ricchezza delle imfime classi della popolazione, mantenendo bassi i prezzi degli oggetti di prima necessità. — Se un genio benefico versasse improvvisamente qualche milione di lire sulla Toscana, desso non riceverebbe in ringraziamento altro che maledizioni e busse, e produrrebbe in realtà un funesto equilibrio nella esistenza di quelle popolazioni, poichè gli oggetti di prima necessità aumenterebbero subito di prezzo. — Egli è ben vero che la mano d’opera sarebbe rimunerata più largamente, ma la concorrenza degli operai non toscani, si aggiungerebbe presto alle altre complicazioni, ed il toscano non conserverebbe il suo posto se non lavorando più o meglio che per lo passato. Ora il pensiero di lavorare più e meglio ch’esso non lavora oggidì, è pensiero per lui dolorosissimo, nè lo consolerebbe la prospettiva di un guadagno maggiore poichè ha pesato nella mente sua i vantaggi del riposo e della ricchezza ed ha preferito i primi ai secondi. Con tali sentimenti, e con siffatto carattere i progressi verso la civiltà ch’è quanto dire nella industria non possono essere che assai lenti se pure non sono nulli. Nè vale il dire che la miseria non sentita nè rimpianta non può considerarsi come vera miseria. — Se il contadino ed il popolano toscano non deplorano la propria miseria, ma la accettano come il prezzo del riposo cui godono, le classi più elevate della toscana società, poste in contatto coi pari loro di altre parti d’Italia e di Europa, sentono amaramente la condizione direi quasi subalterna e parassita a cui le condanna la loro povertà. — Firenze ebbe sempre una corte ed un corpo diplomatico che traeva dietro di sè molte famiglie straniere illustri e doviziose. — Queste esercitavano in Firenze la ospitalità, ed i Fiorentini a cui spettava siffatta parte, la abbandonavano a quelli che avrebbero dovuto ospitare, accettando invece per sè medesimi la parte dell’ospitato senza neppur ricambiare le cortesie dagli stranieri ricevute. In nessuna provincia d’Italia il bisogno di aprire nuove vie alla prosperità nazionale è così evidente come in Toscana; ed in nessuna la introduzione di nuovi strumenti per la operosità della popolazione sembra a primo aspetto dover incontrare minori difficoltà. Il gran<noinclude> <references/></noinclude> kfoi3ad2j6fn5qvwwvks3dpevmn0978 Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/14 108 259341 3832154 2455441 2026-05-06T12:37:42Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832154 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|10||}}</noinclude>numero delle città ossia dei centri di popolazione, di operosità e di civiltà, un certo grado di coltura e di modi civili distribuiti in tutte le classi sociali, la circostanza che il popolo parla non già un dialetto non intelligibile per chi nacque una trentina di miglia più in su o più in giù, ma la lingua scritta leggermente alterata, l’intelligenza ed il naturale docile e quieto degli abitanti, sono cose che animar dovrebbero gli speculatori e gli spiriti intraprendenti a tentare qualche nuovo stabilimento commerciale ed industriale. — Il felice successo di un tale tentativo non sarebbe però così certo nè così probabile, come può sembrarlo a prima vista. — Il grande, il formidabile ostacolo stà appunto nel carattere della popolazione che nessun male considera come più intollerabile, della fatica e che resiste passivamente a qualunque sforzo si tenti per vincerne l’inerzia; e vi resiste senza rimorsi perchè la sua resistenza non è accompagnata da moti o da espressioni violenti, anzi direi quasi che il toscano considera quella sua ostinata resistenza come una virtù, detta la moderazione nei desiderj, la rassegnazione, ed il sapersi accontentare di poco. Il governo gran ducale toscano fu sempre il più mite fra i governi dispotici che fecero per tanti secoli strazio dell’Italia. Il sovrano che conosceva personalmente una grandissima parte dei suoi sudditi conosceva e praticava con perfezione quelli artifizj di modi e di espressioni che toccano il cuore dei semplici, e rivestono agli occhi loro l’aspetto della benevolenza e della umiltà. Una passeggiata per le vie della città in abito borghese, e senza seguito apparente; una parola detta familiarmente ad un popolano, un soccorso largito in tempo opportuno ad un bisognoso, erano i mezzi con cui si mascherava agli occhi delle popolazioni il vicerè austriaco, il depositario delle massime imperiali. Una penna toscana gli strappò la maschera e lo presentò al popolo deluso in tutta la laidezza di un ipocrita tiranno, ma il popolo toscano rise della strana figura che gli si mostrava per la prima volta, ritenne nella memoria il mirabile ritratto di quello; ''che non è, nella lista dei tiranni, carne nè pesce''; ma non cavò insegnamento alcuno dallo spettacolo, e forse noverò fra le virtù del sovrano la indulgenza con cui si lasciava dipingere coronato di papaveri e lattughe e permetteva a lui di ridere del dipinto. Le popolazioni degli antichi stati romani, ammontano a circa due<noinclude> <references/></noinclude> izrz64xhk6ki9dy2aisfqe84xmjgi65 Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/15 108 259342 3832165 2455452 2026-05-06T12:37:50Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832165 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|||11}}</noinclude>milioni; sono povere come tutte le popolazioni italiane, non posseggono industria di sorta, non si dedicano al commercio; e vivono su di un suolo quasi interamente incolto. Una gran parte dei poderi rurali, ed il terreno che circonda i villaggi, erano sino al 59 od al 60 posseduti dalle manimorte, ossia dalle corporazioni religiose o dalla chiesa. Tali possidenti non avendo nè molti bisogni, nè aspirazioni ambiziose, ma accontentandosi per lo più di mangiar bene e di essere al coperto dalle intemperie delle stagioni, al che provvedeva d’altronde la pietosa generosità dei fedeli, l’agricoltura era da essi trascurata e negletta, ed il viaggiatore che attraversava dieci anni sono le romagne, le legazioni, ecc. ecc., vedeva con dolore e con raccapriccio i villaggi situati nelle vicinanze degli innumerevoli conventi, o monasterj, squallidi, in rovina, schifosamente sudici, ed abitati da infelici che sembravano piuttosto cadaveri che viventi. — Piaghe di siffatta natura non si medicano in pochi anni, e tutto, meno le strade, è tuttora da farsi in quelle provincie — Il difetto principale dei governi costituzionali, è la debolezza della loro iniziativa. In qualsiasi direzione quei governi intendino di volgere le popolazioni, dessi trovansi ad ogni passo, o possono trovarsi in urto colle individuali volontà e la prospettiva stessa di tali incontri basta a paralizzare le patriotiche intenzioni dei governi costituzionali anco più energici — Non dubito che il nostro il quale non pretende ad una eccessiva energia, avrà risentito i frigidi effetti di simili previsioni; ma forse ch’esso incontrerebbe minori ostacoli fralle popolazioni degli antichi stati Romani che non fra quelle del rimanente d’Italia. I già sudditi della chiesa hanno sofferto assai, non solo moralmente, ma fisicamente eziandio e stanno ora aspettando pazientemente il compenso del lungo passato — Materialmente la sorte loro deve aver peggiorato coll’acquisto della libertà poichè sono ora gravate di forti imposte, e nessuna nuova via fu ad essi aperta per guadagnare il denaro che pagano allo stato — Eppure nessuno sintomo di malcontento apparve mai in quelle provincie — I Romagnuoli non hanno speso nè in puerilità nè in frivolezze la esuberante gioja del loro riscatto — Se ne rallegrarono e se ne rallegrano tuttavia con maschia gravità, come gente che non si crede in diritto di ottenere gratuitamente i due più preziosi doni a cui un popolo possa aspirare, la libertà e la indipendenza ma è preparato<noinclude> <references/></noinclude> oxxlp0ttkrcrcxm724cfvihvkpzobvt Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/16 108 259343 3832176 3088839 2026-05-06T12:37:58Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832176 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|12||}}</noinclude>invece a pagarli a caro prezzo — Tali erano nel 60; tali sono oggi e gli Italiani tutti potrebbero senza derogare prendere esempio dal contegno dei già sudditi della Chiesa. Delle provincie Napoletane e delle loro popolazioni si è parlato assai, e panni, dietro osservazioni troppo superficiali — Il brigante feroce superstizioso e stupido, ed il Lazzarone inerte più che mezzo ignudo, e per tre quarti selvaggio, sono i due tipi dietro i quali ne raffiguriamo generalmente i Napoletani, seppure non vi si aggiunge un Principe o un Duca senza denaro, giuocatore, libertino, duellista e poco amante della guerra — Non nego che tali tipj si incontrino più frequentemente nelle provincie Napoletane che altrove; ma in questi si spiegano ingranditi ed esagerati i difetti di tutti i popoli meridionali, e di quelli in particolar modo che non conobbero mai i vantaggi risultanti dalle virtù a tali difetti opposte — Ma siffatte esagerazioni dei difetti comuni ai popoli meridionali, non sono da imputarsi al popolo Napoletano in massa — Se v’ha una provincia d’Italia in cui la libertà e la indipendenza abbiano già prodotto dei risultati evidenti, oltre la costruzione di nuove strade, di nuovi ponti e di nuovi edifizi, quella è la provincia o per dir meglio lo stato Napoletano. Il tipo Lazzarone che viveva di maccheroni e di angurie, e dormiva in un canestro, è quasi interamente scomparso, trasformandosi e confondendosi nei pescatori — L’immondezza delle pubbliche vie di Napoli degli atrj, dei cortili e persino delle iscale dei più sontuosi palazzi scomparve anch’essa vinta dalle cure della edilità municipale, e del concorso che la immensa maggioranza di ogni classe di popolo gli prestava che se tale concorso non avesse esistito, o nulla o a ben poca cosa avrebbero giovato le misure della edilità. Nel corso dei sei anni passati per Napoli sotto il benefico, ma talora pericoloso regime della libertà, il popolo Napoletano non ha tentato una sola volta di abusarne — Desso ha accettato le leggi, i regolamenti, le istituzioni, i decreti che gli furono imposti, sottomettendosi al peso ed agli inconvenienti degli uni, e cavando vantaggi da altri con una spontanea docilità, ed una costante prudenza che da lui non si aspettava — Si è sempre parlato della innata vigliaccheria del Napoletano, ma qui ancora i vecchi motteggi, ed i rancidi pregiudizii ebbero una solenne mentita — La guerra del 66<noinclude> <references/></noinclude> ao21mdu9kttjvnmhabst6ifpdbrbbt6 Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/17 108 259344 3832181 2455471 2026-05-06T12:38:01Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832181 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|||13}}</noinclude>fu combattuta dai Napoletani quanto da tutte le altre popolazioni Italiane, e nessun episodio fu narrato sin qui che testimoniasse della timidezza imputata ai Napoletani — Le nostre sventure durante quella guerra furono la conseguenza della poca esperienza o della incapacità di alcuni capi, non già del difetto di valore della bassa forza; e fra i generali di una certa età e di un certo grado, quello che forse più d’ogni altro diede di sè, del suo sapere del suo valore prove migliori, si fu un generale Napoletano, il Nunziante, Duca di Mignano — La classe che in Napoli si è mostrata sin qui meno intelligente dei proprii interessi, e meno tenera di quelli del paese, è la così detta aristocrazia — In Napoli si trovano meglio distinte che altrove le tre classi sociali che compongono oggidì le nazioni civili; la aristocrazia cioè; la borghesia, o classe di mezzo, ed il popolo — Sotto il dominio dei Borboni, la prima e l’ultima erano le predilette della corte; quella perchè rassomigliava e conseguentemente simpatizzava di più coi membri della reale famiglia; sì gli uni che gli altri ignoravano presso che tutto ciò che avrebbero dovuto conoscere; consideravano questa loro ignoranza come un privilegio della elevata loro condizione, e guardavano con ischerno e compassione agli sforzi che le classi inferiori facevano per acquistare il sapere ossia come quelli dicevano per guadagnarsi il pane — La famiglia reale e la aristocrazia avevano comuni gli interessi, le speranze, i desiderii, i timori — Il godimento materiale della vita, l’incremento delle loro ricchezze; la soddisfazione della puerile loro vanità componevano lo scopo della loro esistenza — La nobiltà Napoletana stava attaccata alla stirpe Borbonica, come a quella inesausta sorgente di godimenti, e di onori che ne accarezzavano la vanità; mentre il sovrano e la famiglia di lui si specchiavano nella nobiltà, come in quella classe di persone che si divertiva dei divertimenti loro, nulla desiderava di ciò ch’essi temevano, e dalla cui bocca non esciva parola che contrastasse coi loro pensieri. La classe infima della plebe Napoletana occupava il secondo posto nelle reali affezioni. — Romorosa nelle sue dimostrazioni, ma inocua nelle sue azioni, la plebe dei così detti Lazzari fanatica come presso che tutte le ignoranti moltitudini, era assolutamente in balìa del clero e dei frati che la volgevano e rivolgevano a loro capriccio. — Il re sapeva qual uso facesse il clero di tanto dominio, e si maneggiava<noinclude> <references/></noinclude> nnbk7g0hkivof8o8p2qbwimsvxx4q3y Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/18 108 259345 3832182 2455472 2026-05-06T12:38:02Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832182 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|14||}}</noinclude>in modo da tenerselo amico. — I borboni d’altronde superstiziosi anch’essi non meno della plebe, erano pure un docile strumento nelle mani del clero, la cui ignoranza presso che eguale a quella dei principi e dei lazzaroni, gli permetteva di prestar qualche fede ad alcune delle cose ch’esso insegnava come dommi religiosi. — Tutte queste ignoranze erano fra di esse alleate, e dirette ad un medesimo fine il perpetuarsi della società del medio evo, e l’impedire ogni progresso sì intellettuale, come morale o materiale. — Perciò ottenere il clero aveva bisogno dell’appoggio reale; ed il re non poteva sostenersi senza quello del clero. — Consapevoli l’uno e l’altro di tale reciproca dipendenza, non ad altro tendevano che a trarne vantaggio nel miglior modo possibile, per difendersi da quel formidabile progresso che agli occhi loro rappresentava il più orrendo cataclisma la distruzione dell’edifizio sociale, lo scatenamento di tutte le fiere del creato sotto nome di filosofia, di diritto, di civiltà, di libertà, di indipendenza, di eguaglianza, di tolleranza, di filantropia, ecc. ecc; e per catastrofe finale, una guerra accanita contro il sacerdozio, cioè contro Dio e la religione, un macello di frati e di monache, il saccheggio degli altari, e le porte dell’inferno spalancate per inghiottire la moltitudine delie anime feroci ed empie i cui corpi più non potevano contenerle. — Per coloro che di buona fede vedono il moderno incivilimento sotto tale aspetto non è da meravigliarsi se mettono tutto in opera per impedirne il corso. — E non pochi fra i nemici della moderna civiltà, sono di buona fede, o per lo meno credono ciò che venne loro insegnato, e trovando in tale credenza il loro vantaggio non si sforzano di scoprire se riposi quella sul vero o sul falso. Pei borboni, per la nobiltà e pel clero napoletano, il progresso era personificato nel ceto di mezzo ossia nella borghesia. — Una certa somma di coltura intellettuale è necessaria per formare degli avvocati, dei medici, degli ingegneri, e persino dei militari; e sebbene i tre corpi che governavano in Napoli avessero volontieri fatto di meno di tutte quelle dotte professioni, e si fossero contentati di non avere sotto di essi altri che lazzaroni, pure conoscendo che la totale soppressione del ceto medico e della sua coltura intellettuale era cosa impossibile, dessi si limitarono sebbene con rammarico, a combattere questi rappresentanti del sociale progresso, {{Pt|perseguitan-|}}<noinclude> <references/></noinclude> lhq10zcj59mfl9wbe8x35leeuwcbod4 Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/19 108 259346 3832183 3139462 2026-05-06T12:38:03Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832183 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|||15}}</noinclude>{{Pt|doli|perseguitandoli}}, ponendo ogni sorta di ostacoli sulla loro strada, mantenendoli per quanto il potevano nella condizione stessa in cui si erano trovati gli avvocati, i medici, gli ingegneri, ecc. ecc. dei secoli passati, ed aizzando contro di essi i pregiudizii e le passioni indomite della plebe. Sintanto che le cose rimanevano in quello stato, il Re si teneva per certo di trovare, quando ne abbisognasse il popolo armato in sua difesa e nemico dei suoi nemici; e la nobiltà siccome il clero avendo gli interessi comuni colla corte, fidavano anch’essi nelle armi che avrebbero consegnate ai lazzari in un momento di crisi rivoluzionaria e si confortavano pensando che il popolano così affezionato al suo Re e così devoto al clero avrebbe resistito a tutte le seduzioni del partilo liberale. Già sul finire dello scorso secolo, i lazzari si erano mostrati quali li volevano il Re, la nobiltà ed il clero, e se nel Maggio del 48 il sangue cittadino non fu sparso in tanta copia, quanto nei giorni di Championnet, non fu quella parsimonia da attribuirsi alla clemenza del popolo, ma bensì alla debolezza della resistenza che ad esso opposero i liberali, che in picciol numero erano rimasti in Napoli, mentre pressochè tutti correvano verso il Pò ove speravano combattere e vincere l’austriaco. Intanto sì il Re che la nobiltà ed il clero si confortavano colle dimostrazioni popolari che consideravano come sintomi importantissimi dello stato della pubblica opinione. — Quando il Re compariva a Chiaja o a S. Lucia era salutato con acclamazioni frenetiche dei lazzari-pescatori, ed esso rientrava nel suo palazzo convinto che il suo popolo lo adorava, e sicuro di trovar sempre una valida difesa contro il liberalismo ed i liberali, in quei semplici, ma fedelissimi petti. — La nobiltà divideva le illusioni del sovrano, e ben sapendo, che la privilegiata di lei condizione si manterrebbe quanto il potere assoluto del principe, dessa si stimava solidamente stabilita e secura. — Il clero anch’esso vedeva sempre lo stesso concorso di popolo nella chiesa di S. Gennaro il giorno del famoso miracolo; udiva le stesse preghiere, le stesse promesse, improperi ed acclamazioni secondo che il sangue era più o meno pronto a bollire, vedeva la stessa moltitudine seguirlo nelle processioni, la stessa calca nelle chiese, ai confessionali, dinanzi agli altari; vendeva lo stesso<noinclude> <references/></noinclude> l28bkd5xd8v57k1lk23msloux1mix3y Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/20 108 259347 3832185 2455475 2026-05-06T12:38:05Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832185 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|16||}}</noinclude>numero di reliquie, di messe, benedizioni, indulgenze, candele o acqua benedetta, ecc. ecc., e si confortava pensando che la fede non era scemata malgrado i tentativi e gli sforzi dei liberali, e dicendosi che molti secoli passerebbero ancora prima che si riescisse a trasformare il lazzaro napoletano, in un cittadino civile, istruito e spregiudicato. Erravamo tutti. — Nè il re, nè la nobiltà nè il clero distinguevano ciò che vi era di semplicemente drammatico in quelle dimostrazioni popolari, da ciò che vi era di veramente sentito. — Il popolo napoletano era favorevolmente inclinato al suo re perchè ne riceveva qualche parola o qualche tratto famigliare, e perchè il despotismo borbonico non pesava direttamente sopra di lui. — Era disposto verso la nobiltà ad un dipresso come verso il suo re ed il clero gli appariva come una categoria di esseri qualche poco soprannaturali, capaci di operare alcuni miracoli, ed in relazioni segrete ma dirette cogli abitanti del paradiso. Sapeva altresì che le sue acclamazioni, e le sue romorose dimostrazioni riescivano assai gradite a quei tre ordini di persone, la corte cioè, la nobiltà ed il clero, che le rimuneravano con qualche largizione o con altri favori, e siccome il porsi in iscena facendo dimostrazioni, acclamando, urlando e schiamazzando, è cosa che nulla costa al popolo napoletano, così tanto la corte quanto il clero e la nobiltà erano sempre salutati dalla plebe con eguale entusiasmo. Ma le società segrete e gli emissarii di esse non trascuravano allora la educazione politica del lazzarone. — La classe media della popolazione apparteneva quasi per intiero a quelle società segrete, ed andava ispirando al popolo con cui mantenevasi in relazioni strette e famigliari, l’odio dello straniero e dei suoi strumenti, l’amore della libertà e della gloria, e l’entusiasmo per quel Garibaldi il cui valore emulava la potenza del clero nel far miracoli, il che eccitava nel cuore dei lazzaroni un ardente desiderio di vedere e di acclamare qual prodigioso eroe, ed un certo raccapriccio al solo pensiero che il borbone imponesse loro di combatterlo. I progressi delle istruzioni e delle intimazioni date dal ceto medio al basso popolo, apparivano nella agitazione che subentrava alla naturale indolenza del popolo napoletano. — Il governo borbonico confiscava i giornali che trattavano delle cose d’Italia, e credeva con<noinclude> <references/></noinclude> h0hhwfsodptqv7jz5u2a8ghg3ginl9n Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/21 108 259348 3832186 2455476 2026-05-06T12:38:05Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832186 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|||17}}</noinclude>ciò di mantenere il popolo in quella assoluta ignoranza di cui si era fatto uno scudo; ma gli emissarii delle segrete associazioni spargevano a voce le notizie meglio adatte all’umore ed al carattere di quelle plebi; raccontavano i combattimenti e le vittorie conseguite sull’austriaco, la confusione e lo spavento del nemico, le prodezze del re Vittorio e di Garibaldi che apparivano come altrettanti Orlandi, presentavano alla immaginazione di quel popolo, un quadro così seducente che al confronto di questo impallidiva e si oscurava lo splendore delle cerimonie religiose, i miracoli di S. Gennaro ed altri, ed il magico sfarzo delle feste di corte. Ognun sa come Garibaldi entrò a Napoli, accompagnato soltanto dal suo stato maggiore, e come attraversasse le vie ingombre di popolo e di soldati borbonici, salutato dalle entusiastiche acclamazioni di quelli su di cui faceva appunto il re per combatterlo. — Non un colpo di fucile fu tirato quel giorno a Napoli; e fu questo per noi grande ventura, poichè cessato l’incanto che attraeva quelle moltitudini a Garibaldi, troppo facile cosa sarebbe riescita l’impadronirsi di lui e lo annientare tutti gli effetti della spedizione Sicula-Napoletano. Fortunatamente però, l’incantesimo non fu rotto. — I soldati borbonici si ritirarono a Gaeta ove li aspettava il re, ed il popolo lasciato in balia di sè medesimo, si abbandonò all’ebbrezza della sua gioja e della sua ammirazione per quell’eroe ch’era venuto per così dire disarmato a liberarlo. Da quel momento sino ad oggi, Napoli ha subito le varie peripezie che subiva il rimanente d’Italia; ma non ha dato segno di essersi pentito di quella sua rapida trasformazione. — Non camminò con passo veloce sulla via del progresso e della civiltà; ivi, non meno che altrove va deplorata la inerzia delle classi educate e colte; che poco o nulla hanno tentato per riscattare la plebe dalla sua secolare ignoranza. — Pure un certo quale progresso è evidente per chi visita oggi Napoli, e si ricorda come lo aveva lasciato alcuni anni addietro. — Le vie principali della città sono sgombre dalle immondezze e dei rottami che le disonoravano altre volte; alcuni ampj ed eleganti magazzini di stoffe, di ornamenti in oro o in corallo adornano invece la città, e gareggiano già in estensione ed in lusso coi principali magazzeni di Parigi e di Londra, il popolo quasi ignudo che giaceva disteso in terra sulla sponda del mare, e sul lastrico<noinclude> <references/></noinclude> ku3cdmpn7vp679ki8m6fvffbxlu4dsa Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/22 108 259349 3832187 2455477 2026-05-06T12:38:06Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832187 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|18||}}</noinclude>delle contrade, è pressochè interamente scomparso. — I bambini di quei padri non istanno più li interi giorni rotolati ed aggruppati sui marmi delle chiese per godere un poco di fresco, intento favorito dal modo loro di vestire che consisteva nella assenza completa di qualsiasi pezza di tela o di stoffa che ne coprisse il corpo o le membra — Da tutto ciò si vede che il popolo Napoletano, non ignora da qual lato dell’orizzonte spunti il sole del viver civile, e desidera uniformarsi anch’esso alle leggi della civile società. Diciamo ancora che il Napoletano sottoposto per la prima volta a gravose imposte, condotto sul campo di battaglia per difendervi dei principii a lui poco noti ed apparentemente estranei ai suoi interessi, non ha mai dato segno di malcontento; e meno ancora di tendenza alla ribellione. Tutto ciò ne dà liete speranze per l’avvenire, e poichè Napoli si mostra così bene disposta a lasciarsi guidare ed a porre la sua fiducia nel senno altrui, piuttosto che nei suoi naturali istinti, e nelle sue proprie impressioni, tanto più deploriamo la lentezza con cui il nostro governo e le classi più colte e più facoltose della popolazione si occupano di fondare associazioni ed istituzioni dirette alla educazione ed alla istruzione del popolo. Che cosa non siamo noi in diritto di aspettare da un popolo che per tanti secoli corrotto e depravato di proposito da un iniquo ed assurdo governo, acquistata in un giorno la illimitata libertà che si compete soltanto alle più incivilite nazioni, non abusa di così gran dono, e si sottopone di buona voglia a tutti i sacrificii che sono come il prezzo della sua libertà! Non possiamo tributare le medesime lodi alla Sicilia. — Ivi la corruzione si mesce alla naturale ferocia di una popolazione derivata in parte dall’Arabo, e quell’isola che fu un giorno popolare e ricca oltre ogni credere, non ha fatto sin qui uso della acquistata libertà se non per compiere atti che non si possono paragonare che alle carnificine del medio evo, o dei popoli selvaggi. — La camorra che alleata al brigantaggio nel Napoletano, ritardava il progresso di quelle popolazioni verso la civiltà, opprime e disonora la Sicilia con una impudente tirannide che non ha pari. — L’isola che per due terzi della sua estensione è posseduta dalle corporazioni religiose e dalle manimorte, è pressochè deserta, ed è del tutto incolta — La legge si sforza invano di ridurre sotto il suo scettro i Siciliani, che<noinclude> <references/></noinclude> 9cj2sytwqrrag4heno5s5dj2tjiifkf Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/23 108 259350 3832188 2455478 2026-05-06T12:38:07Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832188 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|||19}}</noinclude>vi si sottraggono colla più odiosa violenza, minacciando di morte, e non sono le loro, vane minaccie, i magistrati, ed i testimonii che potrebbero convincerli di innumerevoli delitti. — La missione della polizia non può essere adempita poichè un sistema di falsificazione di tutti gli atti civili, seguito da lunghissimi anni rende vana qualsiasi vigilanza della autorità. — I depositarii degli atti civili di nascita, di morte, di contratto, matrimonio, ecc. ecc. avevano per costume di riempire varii fogli di carta per ogni uomo che temeva la luce del giorno, e l’esame della sua condotta. — Sopra uno di quei fogli l’individuo di cui trattavasi, era presentato come vivo; su di un altro come morto; sopra un terzo figurava come del sesso femminile; e quando le nuove autorità mandavano ispettori a verificare lo stato civile di un sospetto, gli si presentava ora l’uno ora l’altro di quei fogli, secondo lo richiedevano le circostanze. — La colonna mobile che durante gli scorsi anni ebbe per missione di purgare la Sicilia dalle orde di briganti che la infestavano, operò milaottocento catture, ed i catturati erano pressochè tutti assassini di molte vittime, esseri che dell’umana natura conservavano appena l’aspetto, e questo ancora corrotto e degradato. — Non parlerò della strana ostinazione colla quale i Messinesi inviarono per tre volte al Parlamento il contumace Mazzini sebbene dal Parlamento stesso avvertiti della illegalità di tale elezione. — Non parlerò degli ultimi fatti di Palermo in cui un popolo ferocemente fanatico ed istigato dallo spirito di vendetta che disonora pur troppo una gran parte di quel clero ignorante e sensuale, commise delle atrocità che non mi regge il cuore di descrivere; ma osserverò soltanto che un popolo il quale si vale della recentemente acquistata libertà, per assimilarsi alle fiere, ha bisogno di una rigorosa tutela, e di severe repressioni. Pure anche in mezzo a sì luttuose scene, ed a così colpevoli eccessi, il naturale facile al progresso, e l’ingegno aperto agli insegnamenti morali e civili, si scorge chiaramente nel popolo Siciliano. — La vigliaccheria non è un vizio in cui lo trascinano gli altri molti vizii di cui è preda. — Tutti gli uffiziali che ebbero sotto gli ordini loro dei soldati Siciliani, li dichiarano valorosi, e riconoscono altresì che l’indole loro, cupa dissimulata e crudele, si dirada e si emenda sotto l’influenza della militare disciplina. — Dicono essi che il soldato Siciliano tornando alle proprie case vi porta dei germi {{Pt|fe-|}}<noinclude> <references/></noinclude> pvermjlpt7tnpfsjv2xsa40djo59wwn Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/24 108 259351 3832189 2455479 2026-05-06T12:38:08Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832189 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|20||}}</noinclude>{{Pt|condi|fecondi}} di moralità, ed una certa quale inclinazione al bene a cui era affatto estraneo quando rivestiva per la prima volta la divisa militare. I soldati licenziati potranno diventare i primi maestri del vivere civile pei loro concittadini, ma se ad essi è lasciatili esclusivamente la missione di civilizzare la Sicilia, l’ardua impresa non sarà compita in un secolo. — Un uomo si è distinto in Sicilia per l’ingegno, l’operosità, la moralità ed il patriottismo, e quest’uomo è oggi Prefetto di Palermo. — Ciò dimostra che il governo è ansioso di impiegare gli strumenti di civiltà che gli fornisce il paese. — Ma desso non può crearli — Ora spetta a tutti coloro che si sentono superiori alle basse passioni del volgo e capaci di cooperare fosse pure menomamente alla riforma di uno stato sociale così miserabile e vergognoso, il concertarsi fra di essi, ed il dedicarsi a sì nobile e così sacrosanta impresa. Fondare delle scuole non solo pei fanciulli, ma per gli adulti altresì, ed ivi invitarli colla seduzione di insegnamenti variati e dilettevoli a cui non rimarranno a lungo indifferenti quelle nature curiose, e quelle menti accessibili ad ogni raggio di luce. — Stabilire dei piccoli centri di industrie, ove, si gli uomini come le donne, trovino delle occupazioni poco faticose ed un guadagno equamente ripartito. — Aprire dei magazzini così detti cooperativi, in cui il compratore venga messo a parte dei profitti del venditore, e che rendino impossibile le congiure fra questi ultimi per ispogliare i primi, raddoppiando e triplicando il prezzo degli oggetti di prima necessità. — Nè vorrei si trascurasse o si sdegnasse di procurare a quelle popolazioni qualche opportuno divertimento che avesse per effetto di rasserenarne gli animi, e di ammansarne i costumi. — Insegnarci loro un po’ di musica e le addestrerei a cantare dei Cori, che il pubblico si recherebbe volontieri ad udire quando anche non si ammettesse se non pagando una frazione qualunque di franco, che verrebbe poi distribuita ai cantanti. — Questi tentativi, queste misure, debbono essere modificate in modo da adattarle ai variati caratteri delle popolazioni; ma qualunque istituzione avente per iscopo di occupare quelle genti, e di addolcirne i costumi senza aggiungere nuovi vizii agli antichi, sarebbe benefica, è la esperienza indicherebbe presto quali modificazioni convenisse introdurre nel piano primitivo. — {{Pt|Ve-|}}<noinclude> <references/></noinclude> mrewaqu3yeky9dq4i5nd9b1zi6bwf5z Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/25 108 259352 3832190 2455480 2026-05-06T12:38:08Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832190 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|||21}}</noinclude>{{Pt|diamo|vediamo}} ora quali sono i progressi già eseguiti in Italia, dal 60 in poi, e quali mezzi impiegava il nostro governo per realizzarli. I due principali strumenti di civiltà, di cui dispone un governo posto nelle condizioni in cui trovasi il nostro, sono la costruzione di nuove strade e lo stabilimento di scuole popolari. — I governi che lo precedettero, e che avevano per unico oggetto degli atti loro il mantenersi nella autorità di cui facevano così deplorabile uso, trascuravano di proposito quei due elementi del nazionale incivilimento, e perchè avrebbero voluto circondare i loro Stati di un muro inaccessibile come quello della China, e perchè tanto la costruzione di nuove strade come lo stabilimento di nuove scuole popolari costano molto denaro. — Nelle provincie meridionali del Napoletano, siccome nella Sicilia, le strade esistevano soltanto nei conti del Ministero dei lavori pubblici; ma in fatto, il percorrere la pittoresca Calabria, era altrettanto difficile, faticoso e pericoloso, quanto il percorrere il centro dell’Affrica o dell’Asia. — Nelle parti centrali e settentrionali d’Italia la stessa condizione di cose non era possibile, e perchè non poche strade vi erano state costrutte dai precedenti governi, ed in ispecie dal Napoleonico, e perchè l’incessante concorso di forestieri, che visitano ogni anno quelle contrade, avrebbe reso impraticabile l’abbandono dei mezzi di comunicazione dai paesi loro all’Italia, o per lo meno avrebbero trasformato quell’abbandono in uno scandalo europeo. — Fu dunque mestieri che l’Austriaco si rassegnasse a lasciare alle sue provincie d’Italia il benefizio che dalle opere dei suoi predecessori ricavavano; e lo stesso fece per le scuole comunali, ch’erano istituzioni dell’imperatrice Maria Teresa, e che ebbero per effetto di mantenere i contadini lombardi in una condizione morale ed intellettuale assai meschina per vero dire, ma superiore a quella delle popolazioni rurali del rimanente d’Italia, tranne però delle toscane. Le ragioni medesime, che avevano indotto i sovrani assoluti d’Italia a non costruire nuove strade, e a non aprire nuove scuole, traevano il governo nostro a dotare senza frapporre indugio il paese così delle une come delle altre. Una circostanza speciale rendeva vie più importante pel paese nostro, che le lacune lasciate espressamente dall’Austriaco nel sistema delle nostre strade fossero colme. — Voglio dire delle strade {{Pt|fer-|}}<noinclude> <references/></noinclude> ojj6soiq44cdwmcht5jberxsph1dxef Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/26 108 259353 3832191 3139463 2026-05-06T12:38:09Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832191 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|22||}}</noinclude>{{Pt|rate|ferrate}}, che cangiarono radicalmente la condizione materiale, morale, intellettuale ed economica di tutte le nazioni che le adottarono, e di cui avevano soltanto alcuni stralci, ed alcuni progetti, contro la cui esecuzione tanti ostacoli andavano mano mano sorgendo, che un secolo non sarebbe bastato ad appianarli. — La ferrovia da Milano a Venezia era terminata nel 59, ma eransi impiegati più di venti anni a costruirla. — Del rimanente, alcuni chilometri da Milano a Monza, a cui si erano aggiunti coll’andar del tempo altri non molti chilometri che mettono a Como: ecco in che consistevano in quel tempo le ferrovie lombarde. — Il Piemonte n’era assai meglio fornito; e la toscana, anch’essa, sebbene le sue ferrovie fossero esclusivamente destinate a facilitare le relazioni e le comunicazioni dall’una all’altra città toscana, e non importasse di congiungerle con altre ferrovie delle varie provincie italiane. — Egli è bensì vero che le ferrovie toscane avrebbero potuto congiungersi soltanto con quelle dell’Itàlia settentrionale, o per meglio dire con quelle del Piemonte; poichè nelle provincie situate al mezzodì della Toscana le ferrovie erano tuttora limitate a pochi chilometri, i dintorni di Napoli e gli Stati pontificii serbandosi mondi da quelle abbominevoli invenzioni della scienza moderna. Nel 1859 tutte le provincie che formarono il regno d’Italia possedevano complessivamente 1472 chilometri di strade ferrate, e fra queste erano comprese le ferrovie del Piemonte che ammontavano ad una gran parte di quella intera cifra. — Nel 1863 si erano aggiunti 1287 chilometri di nuove strade ai 1472 del 59; e noverando quelle allora in via di esecuzione, ammontavano a 4,464 chilometri; e quelle che debbono essere terminate nel 1869 non saranno al di sotto di 8,057 chilometri, cioè un terzo di più che non ne possiede la Francia e circa il triplo dell’Austria, proporzionalmente alla estensione del loro e del nostro territorio. Giova poi osservare che la configurazione fisica dell’Italia presenta molti ostacoli alla costruzione di ciò che chiamasi una rete di strade di ferro. — Nelle vaste pianure del Belgio e dell’Olanda, come pure in quelle della Francia, segnate unicamente da leggiere ineguaglianze del terreno, i bisogni e la convenienza delle popolazioni sono le sole circostanze che si debbono prendere in considerazione per volgere in quella o in questa direzione una ferrovia. — Ma nella<noinclude> <references/></noinclude> qz5ht9pio3hxvipr7s3fgeer5x4p70a Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/27 108 259354 3832192 3139464 2026-05-06T12:38:09Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832192 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|||23}}</noinclude>Italia, ossia su quella sterminata catena di monti che si chiamano l’Apennino, e che s’estendono sino a’ suoi tre litorali, difficilissima riesce l’introduzione di una ferrovia fra quelle cime e quelli abissi. — Prova ne siano le strade da Torino e da Milano a Firenze, nella costruzione delle quali, sebbene si arrischiassero salite e discese come nessuna altra ferrovia le aveva prima tentate, si dovette percorrere per lungo tratto il letto di un fiume o torrente che sia, di modo che i costruttori medesimi confessavano, che le riparazioni della ferrovia la toglierebbero per gran parte d’ogni anno alla pubblica circolazione. Per le strade ferrate del Napoletano, per quelle principalmente che debbono estendersi nelle Calabrie ed altre provincia situate al mezzogiorno dì Napoli, le difficoltà saranno fors’anche maggiori; e per parlare soltanto di contrade a tutti ben note, ricorderò quanti ostacoli incontrano i costruttori delle strade che legano a Genova le sue due riviere. Anche in Sicilia le ferrovie in gran parte non sono costrutte; e le strade ordinarie sono in picciol numero, e senza un concetto che le leghi fra di esse e le utilizzi. — Ora però si contano in quell’isola chilometri 114,779 di strade aperte al carreggio, e se ne debbono eseguire altri 166,840. — Quanto alle ferrovie, la Sicilia già ne possiede la lunghezza di 708 chilometri: cioè 160 da Palermo a Trapani, passando per Marsala; 280 da Palermo a Catania; 145 da Messina a Catania e a Siracusa; 76 da Girgenti a Licata; e 46 da Caltanisetta a Girgenti. Anche le provincie napoletane posseggono a quest’ora un ricco tesoro di ferrovie; poichè queste comprendono poco meno di due mila chilometri, che si legano alle ferrovie dell’Italia centrale e settentrionale, per cui può dirsi che il problema di ravvicinare le funeste distanze che si opposero mai sempre all’unificazione d’Italia è stato sciolto nel corso degli ultimi sette anni. — Simili colossali imprese non si eseguiscono senza adeguati sagrifizii; e le strade italiane, le ferrovie in ispecial modo, hanno costato e costano tuttora, in guarentigia d’interessi dei capitali impiegati dalle società, ingenti somme di denaro. V’ha chi biasima il nostro governo perchè si accinse senza frapporre indugio ad opere di tale immensità, ed il cui costo {{Pt|oltrepas-|}}<noinclude> <references/></noinclude> 40knzq1zcupt41loa7xeika4yksszpj Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/28 108 259355 3832193 3139465 2026-05-06T12:38:10Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832193 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|24||}}</noinclude>{{Pt|sava|oltrepassava}} i mezzi dei quali disponeva allora. Ma vi sono delle circostanze in cui la volgare prudenza è più pericolosa della massima temerità, e coloro, che avrebbero consigliato al nostro governo di costruire lentamente ed economicamente le nuove vie di comunicazione fra le varie e distanti provincie italiane, non riflettono che tali opere dovevano necessariamente essere compite prima che si pensasse a combattere l’Austria, e a torle quella parte del nostro suolo ch’essa calpestava tuttora dopo il nostro riscatto. Chi prese parte, o fu soltanto spettatore della guerra del 66, può dire di quale vantaggio riescissero quelle ferrovie, che da una estremità della penisola all’altra portavano, in poche ore, notizie, reggimenti, artiglierie, munizioni da guerra, ecc. ecc. — La guerra fu breve; e sebbene il successo d’ogni particolare fatto d’armi non fosse a noi favorevole, il successo finale della guerra stessa oltrepassò le nostre speranze, cosicchè non esperimentammo grandi rovesci. Ma se le cose fossero andate altrimenti, se fossimo stati costretti a ritirate forzose e rapidissime dal campo di battaglia, a cangiamenti repentini di piani, a cercare rifugio e salvezza dietro le mura delle nostre fortezze, la mancanza di strade avrebbe potuto cagionare la nostra rovina. Un governo posto a fronte di eventualità di così gran momento, deve prevedere ogni possibile accidente e star parato a combatterlo. La guerra dell’Italia contro l’Austria, fatta prima che l’Italia possedesse i mezzi di comunicazione fra le sue diverse parti, sarebbe stata una deplorabile follia, e poteva recarne incalcolabili ed irremediabili pregiudizii. L’Italia, sebbene abbondi di catene di altissimi monti, e possegga conseguentemente molte sorgenti, ed i vasti serbatoi che sono le nevose cime dei monti medesimi, non può comporsi un sistema conveniente di navigazione interna. — Ciò dipende in gran parte dall’altezza de’ suoi monti, e dal poco spazio lasciato al declivio di essi per giungere al mare ove tendono. — Per tal modo i nostri fiumi percorrono dalla sorgente alla foce loro un breve e precipitoso cammino, spinti e risospinti di balza in balza, senza potersi mai distendere nè tranquillare le loro acque attraversando una vasta pianura, come avviene dei fiumi della Francia, dell’Inghilterra, del Belgio e di tante altre contrade; per cui questo utilissimo sostituto delle strade ordinarie e delle ferrovie, per quanto almeno concerne il trasporto delle<noinclude> <references/></noinclude> ao2dw7drbdikwfuyz1ftdby4l3sw21o Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/29 108 259356 3832194 2455484 2026-05-06T12:38:11Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832194 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|||25}}</noinclude>merci, la navigazione interna dei fiumi o di canali che ne derivano, ne manca, e probabilmente ne mancherà in perpetuo. — Un parziale compenso a tanta mancanza possiamo trovarlo nella navigazione marina, detta di cabotaggio, e che ha luogo lungo le coste del nostro litorale; navigazione che presenta pochi pericoli, essendo le coste dei nostri mari piuttosto basse e piane, ed offre grandi vantaggi, per la frequenza dei porti, rade, ecc. seminati lungo le rive, che rendono l’approdo e lo sbarco dei piccoli navigli, percorrenti quei mari, facili e securi. Tutte le cure del nostro governo per far progredire le popolazioni italiane verso la civiltà, non furono assorte dallo stabilimento dei nuovi mezzi di comunicazione. — Le scuole popolari sono un potente istrumento di civiltà, e queste sono ora numerosissime in tutta Italia. — Già nel 1863 ne esistevano circa 30,000; e sebbene buon numero di esse fossero di creazione anteriore al 59, nelle provincie meridionali però, ed in Sicilia particolarmente, quasi tutte le scuole elementari pei due sessi sono dovute al nostro governo; e gli sono dovute in due modi: e perchè istituite da lui, e perchè sostenute quasi per intero a spese dell’erario, mentre nelle altre provincie del regno molte scuole elementari stanno a carico dei Comuni, ed altre non poche sono sostenute da doni o da lasciti privati. Se occorressero prove di fatto per dimostrare che tanta diffusione di luce intellettuale è cosa assai recente, basterebbe il porre a confronto di quelle 30 mila scuole il numero di analfabeti, che offuscano tanto splendore. Fra un 1,397,924 di giovinetti dai 12 ai 19 anni, cioè della età in cui dovrebbero avere terminati gli studi primarii, ed essere in grado di passare alle scuole tecniche o alle scuole secondarie, 938,637 di essi sono tuttora analfabeti, mentre 61,800 sanno leggere soltanto, e 361,725 sanno leggere e scrivere. — Speriamo che questi infelici 938,637 siano fra i nati prima del 50, ed avessero per conseguenza oltrepassata l’età in cui sogliono i fanciulli essere ammessi alle scuole primarie o comunali, quando il benefizio di codeste scuole fu largito al paese; e speriamo altresì che codesta enorme e vergognosa macchia nel nostro sole vada rapidamente impicciolendosi, e venga in breve coperta dai raggi sempre più splendidi che da esso si diffondono. Oltre quel numero di scuole primarie, l’Italia contava già nel 63,<noinclude> <references/></noinclude> 05p0t9twgeyb15395mvdi0qtqfa21gn Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/30 108 259357 3832196 3139466 2026-05-06T12:38:12Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832196 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|26||}}</noinclude>81 corpi scientifici ed accademie di scienze, lettere ed arti; 200 biblioteche; 10 osservatorii astronomici; 26 osservatorii meteorologici; 13 musei di archeologia; 13 società per la conservazione e l’illustrazione dei monumenti; 12 deputazioni di storia patria; 20 istituti speciali di belle arti e di musica; 5 alte scuole di perfezionamento; 19 università col corredo di 123 licei; 452 ginnasii pubblici; 177 scuole tecniche; e 65 scuole magistrali pei due sessi; tralasciando ancora di parlare delle scuole serali e delle festive, aperte recentemente in pressochè tutti i Comuni rurali di Lombardia, alle quali concorrono spontaneamente uomini di ogni età, e dove sono loro gratuitamente insegnate dagli uomini più colti del villaggio, come sarebbero il medico, il sindaco, il maestro ed il segretario comunale, le prime nozioni di storia, di geografia, di storia naturale, ecc. ecc. Giova osservare che alcune delle cifre testè accennate non hanno tutta l’importanza che sembrano avere a primo aspetto. Quel gran numero di università non significa precisamente che il numero degli aspiranti all’insegnamento, che ivi si riceve, sia tale, che non bastino a contenerlo meno di 19 Università. — Questo numero, veramente smisurato, provviene dallo sminuzzamento che fece dell’Italia una agglomerazione di tanti piccoli Stati, gli uni degli altri gelosi e discordi; ognuno dei quali pretendeva di essere completo e perfetto nella sua picciolezza, possedendo ogni forma esterna di istituzioni scientifiche e letterarie, corpi insegnanti, ecc. Il Piemonte, la Liguria, la Lombardia, la Venezia, i due Ducati, il Bolognese, l’Umbria, la Toscana, e se non m’inganno il Principato di Lucca, la Sardegna, il Napoletano, la Sicilia, e non so se la repubblica di S. Marino, avevano ciascuna non meno di una Università; ed i riguardi con che il governo nostro nazionale ha creduto di dover trattare i pregiudizii autonomici delle provincie italiane sono tali, che non si è peranco accinto a ridurre questo superfluo numero di Università. — Lo stesso può dirsi verosimilmente di alcuni degli Osservatorii astronomici e delle accademie letterarie, che erano considerate come un adornamento distintivo di una capitale; ed ora non si tolgono per non far sentire agli abitanti di coteste già capitali ch’essi sono decaduti da ciò che ad essi o ad alcuno di essi può sembrare una situazione assai elevata. Ma tali riguardi eccessivi non possono essere perpetuati, ed il numero degli istituti scientifici o insegnanti sarà messo in armonia coi bisogni del paese, cioè col numero degli studenti di esso. {{nop}}<noinclude> <references/></noinclude> 9ppl7st7saq2lctjq23hldescudzpja Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/31 108 259358 3832197 3170336 2026-05-06T12:38:13Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832197 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|||27}}</noinclude>Certo è però che se quel prodigioso numero di Università non ha tutto il favorevole significato che gli si potrebbe attribuire, ciò non significa per nulla che debba o possa farne arrossire; e se il numero dei nostri corpi insegnanti oltrepassa i nostri bisogni, questo difetto di proporzione non è cagionato dal recente scemarsi del numero degli studenti, bensì dalle cangiate circostanze del paese, dal concentramento nazionale, dalla distruzione di pressochè tutti i confini interni d’Italia, e dal rapido accrescimento delle vie di comunicazione fra le varie provincie. Il numero delle Università italiane sarà indubitatamente ridotto; dubito però che possa mai esserlo nella misura della Francia e dell’Inghilterra, perchè la topografia e la figura stessa della nostra Italia osta ad un sistema troppo assoluto di concentramento. Se le provincie meridionali d’Italia come le Calabrie, gli Abruzzi, Terra di Bari e di Otranto, la Sicilia, ecc. dovessero mandarci i loro studenti a Pavia o a Padova, temo che finirebbero col rinunziare ai vantaggi di una educazione universitaria. Prima di procedere alla soppressione di alcune delle nostre Università, conviene ponderare accuratamente quali fra di esse possono essere impunemente tolte, cioè senza che si interrompano e facciano sosta i progressi della pubblica e nazionale istruzione, che è quanto dire del nazionale incivilimento. Questo rapido esame dell’incremento, ch’ebbero negli ultimi pochissimi anni i mezzi di comunicazione e d’istruzione popolare nel nostro paese, ne presenta in vero molte sorgenti di conforto. Una considerazione però tempra la soddisfazione, che vorremmo ritrarne; ed è questa la influenza, anzi la ingerenza piuttosto accresciuta che scemata del clero negli stabilimenti della pubblica istruzione. Eravamo preparati a codesta preponderanza nelle provincie meridionali; ma i dati statistici, ai quali mi riferisco per questo lavoro, non la mostrano minore nel Piemonte, nella Liguria, nella Lombardia e nella Toscana, che nel Napoletano e nella Sicilia stessa. — Se di tale scoperta non solo mi meraviglio, ma mi rammarico, ciò non proviene da avversione al clero cattolico, e molto meno poi da dispregio per la religione, di cui è detto il ministro; ma soltanto perchè il clero può essere considerato a buon diritto, meno qualche eccezione, irremissibilmente ostile all’ordinamento oggi in vigore in Italia, e perchè tale essendo, i nostri giovanetti a lui affidati<noinclude> <references/></noinclude> akhpgixmba3bh0ju1vu9ujju6ths15i Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/32 108 259359 3832198 3139468 2026-05-06T12:38:13Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832198 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|28||}}</noinclude>non possono ispirarsi ai sentimenti di lealtà, di gratitudine e di rispettosa fiducia verso il nazionale governo, che si richiedono dai cittadini di un paese libero. — Il clero cattolico è naturalmente avverso alle libertà civili, ch’esso confonde talora colla libertà di pensiero e di coscienza, e che in ogni caso esso tiene per indissolubilmente legate fra di loro, e non a torto. Io non discuterò qui se più felice sia il popolo soggiogato civilmente e intellettualmente, ma che non sente il peso del giogo a cui è avvezzo, ed al quale si rassegna confortato da una cieca fede in tutto ciò che gli insegna il suo clero; o il popolo liberale ed indipendente, conquistatore dei proprii diritti e di essi pienamente conscio, ma a cui fu tolto l’intimo conforto, ed il forte sostegno di quella cieca fede. — Sono queste quistioni le mille volte discusse, senza ricevere una soluzione che ponesse fine ad ulteriori dibattimenti. — Ma il nostro popolo ha risoluto il quesito col fatto della sua scelta. Il popolo schiavo ha voluto essere libero ed indipendente a qualsiasi costo; ed ha realizzato diffatti questo suo ardentissimo desiderio. Oggi non si tratta di decidere se a lui convenga di acquistare la libertà, o se sia meglio per lui di rimanere qual era nel medio evo. — Trattasi d’imparare a far buon uso dell’acquistata libertà; di preparare la vegnente generazione al pieno godimento di quei beni che i padri suoi non seppero che imperfettamente sviluppare. Trattasi di riunire, di fondere tutti gli Italiani in un pensiero concorde di gratitudine pei singolari benefizi ricevuti, e nella invariabile risoluzione di sottoporsi ai maggiori sagrifizi, piuttosto che rinunziare alle conquiste fatte, o che mostrarsene poco degni. Tale essendo la parte che spetta all’attuale e alla futura generazione di Italiani, vorrei mi si dicesse che cosa pensano e quale scopo si prefiggono i parenti che affidano la educazione dei loro figli al clero, ed al clero regolare in particolar modo, cioè al nemico delle nostre istituzioni, a quello che vorrebbe ricondurne indietro sino alla servitù materiale ed intelettuale del medio evo, e che ha missione dal suo capo spirituale e temporale, da quel capo riverito e temuto, a cui nessun membro del clero cattolico può sottrarre la menoma parte di sè stesso, ha missione, dico, di non transigere mai coll’attuale ordine di cose in Italia, ma di creargli quanti ostacoli e quanti nemici può. — Molti sono i padri che così pensano e che così parlano del clero; eppure non pochi fra questi affidano i figli loro ai<noinclude> <references/></noinclude> gv2n9vwbu1q0x7azysvc0xeybg5xfz5 Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/33 108 259360 3832199 3139469 2026-05-06T12:38:14Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832199 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|||29}}</noinclude>Barnabiti, o a qualche altra corporazione religiosa, specialmente dedita alla istruzione dei giovani. — Di tale singolarità essi si scusano coll’asserire che i collegi tenuti dai laici sono così male diretti, e la istruzione dispensatavi così meschina, che nulla può aspettarsi da educazioni così condotte. Forse non sono senza fondamento tali critiche, e tali osservazioni: tutto il sistema che ne diresse per tanti secoli, e che era basato sul più rigido assolutismo, cadde in un’ora, e diede luogo ad una illimitata libertà ossia ad una generale rilasciatezza. — I primi effetti di così repentino cangiamento non ponno essere che tristi. — Ma se invece di condannarli come tali, e di volgersi a ciò che rimane dell’antico sistema, come se questo potesse convenire ad una nazione libera, i padri di famiglia delle classi educate si applicassero ad emendare i difetti dei collegi tenuti da laici, essi non andrebbero incontro, e non esporrebbero i figli loro ad una serie d’incalcolabili danni, col risospingerli nel passato; e ciò nel momento appunto che questo passato crollò, e che ad esso subentrava un avvenire interamente opposto a quello. Che che ne sia delle molte imperfezioni ed incapacità nostre, delle nostre impazienze, diffidenze ed inerzia, ecc. abbiamo fondate speranze di un felice e glorioso avvenire. — Mettendo a confronto ciò che abbiamo operato in questi ultimi sette anni, con ciò che operarono durante uno spazio di tempo assai più lungo, cioè dal 1821 e dal 1831 sino ad oggi, altri due popoli meridionali, repentinamente usciti di servitù ed assunti all’onorato seggio di libere nazioni, voglio dire dei Greci e degli Spagnuoli, troviamo occasione di confortarci, e di rinfrancarci nelle nostre speranze. — L’Europa tutta parla dell’Italia come di una nuova potenza di primo ordine, e chi ne avesse predetto dieci anni indietro che di noi si sarebbe oggi portato siffatto giudizio, sarebbe stato tenuto o per pazzo o pel più impudente degli adulatori. Possano realizzarsi così le nostre speranze, come fu di gran lunga superata sin qui la nostra aspettativa. Poche parole aggiungeremo ancora sulla situazione d’Italia in quanto concerne la sua politica esterna, ossia le sue relazioni colle potenze estere. Nata o, per meglio dire, rinata, per opera della Francia, col concorso di questa grande e generosa nazione, le altre potenze potevano considerarla come di lei satellite, e trattarla conseguentemente<noinclude> <references/></noinclude> lcyw2bkxi4q1n69anhhl4mkupkz6os0 Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/34 108 259361 3832200 2455490 2026-05-06T12:38:15Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832200 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|30||}}</noinclude>con poco rispetto e poca benevolenza. Così non accade; e di ciò dobbiamo rendere infinite grazie al nostro governo, e specialmente agli uomini di stato che diressero la nostra rappresentanza diplomatica, e che seppero fare all’Italia un posto nuovo negli annali della storia di Europa, un posto onorevole e degno. Le amicizie politiche sono per lo più di fragile tessitura, mentre le nimicizie, che ad esse corrispondono, hanno profonde e saldissime radici. — Era dunque assai da temere che dopo il 59, o nel corso degli anni che gli succedettero, si allentassero, anzi si rompessero i legami della nostra alleanza colla Francia, e che la vendetta austriaca, trovandoci spogliati delle protezione francese, ne perseguitasse sin che ne avesse ridotto nel pristino stato di suoi schiavi. — Se così fosse accaduto, potevamo lottare, e lottare con gloria, ma presto o tardi avremmo dovuto soccombere. Accadde appunto tutto all’opposto. — Sebbene noi non tenessimo conto alcuno degli impegni assunti in nome nostro dall’imperatore Napoleone nella pace di Villafranca, la protezione di lui non ne venne mai meno, e per conseguenza la nostra alleanza colla Francia non subì alterazione di sorta. — E tale persistenza non ebbe per effetto di indisporre contro di noi le altre potenze poco benevole verso la Francia o di essa gelose. — L’Inghilterra si manteneva nostra amica nei limiti da essa tracciati sino dal 48, vale a dire in tutto ciò che non implicava il di lei concorso a mano armata. — La Russia, che si astenne dal partecipare ad impresa alcuna che avesse per oggetto il danno nostro, non indugiò lungamente a riconoscere la nostra esistenza come nazione indipendente di diritto e di fatto; la Prussia, versando in gravi emergenze, cercava la nostra alleanza; e quell’Austria stessa che, un anno fa, sosteneva colle armi i pretesi o sognati suoi diritti sopra di noi, oggi costretta a rinunziarvi, li confessa non fondati in ragione, ma protesta di volere in avvenire farsi un’amica di quella Italia che pretendeva testè ridurre in ischiavitù. — Forse non si esprimono così apertamente nè l’Imperator d’Austria, nè i suoi ministri; ma se si leggono i vari periodici austriaci, si vedranno tali sentimenti e tali concetti espressi nei modi per noi più lusinghieri. — Insomma l’Europa intera ne porge oggi la mano. — Quell’Italia soggetta sempre ora dell’uno ora dell’altro, sempre discorde fra le varie sue parti, da tutti derisa e {{Pt|scher-|}}<noinclude> <references/></noinclude> 76ppp6xrtlim5r0i06bm44oyv8pzdf9 Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/35 108 259362 3832201 3139470 2026-05-06T12:38:16Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832201 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|||31}}</noinclude>{{Pt|nita|schernita}} per la sua frivolezza, per le sue vane iattanze, e per la sua impotenza a fare ciò che fecero da moltissimi secoli tutte le altre nazioni, quell’Italia dall’Europa perseguitata e tenuta come un semenzaio di rivoluzionarii assassini ciecamente avversi ad ogni idea di ordine e di autorità, superstiziosi ed empii allo stesso tempo, oggi non solo ha acquistato la libertà e l’indipendenza, cioè la vita, ma ha ottenuto la benevolenza di tutte le civili nazioni, che la accolgono nel loro consesso, e con lei si congratulano delle tante sue venture. Non è guari che l’Europa si credeva vicina ad una guerra che sarebbe stata generale, ed alla quale l’Italia avrebbe avuto verosimilmente a prender parte. — In tale occasione non traspirava in alcuna delle nazioni europee un sentimento di odio o di disprezzo verso l’Italia, e da qualsiasi parte si fosse rivolta coll’offerta della propria alleanza, essa non avrebbe certamente incontrata fredda accoglienza. Dobbiamo rendere di ciò infinite grazie alla prudenza, alla lealtà e all’abilità del nostro governo, ed in particolar modo ai nostri ministri degli affari esteri; ma esaminando la cosa accuratamente in tutte le sue particolarità, essa ne sembra così portentosa, da doverla attribuire allo speciale intervento di una benefica Provvidenza che volle, in compenso dei tanti mali sofferti, dotarne di tutti quei beni che non abbiamo mostrato di disconoscere, e che non ci siamo resi incapaci di apprezzare e di serbare. Quanto alla parte che a noi stessi possiamo attribuire nell’acquisto di codeste generali simpatie, essa si riduce ad una sola virtù, colla quale abbiamo sorpreso l’Europa che ce ne supponeva intieramente privi. — Intendo parlare della moderazione. — L’Europa era stanca delle enfatiche esagerazioni di molti fra i nostri rifugiati politici; e credeva che gli Italiani tutti parlassero in quello stile, e dividessero quelle opinioni che non avevano per essa neppure il pregio della novità, mentre per molti anni le aveva lette ed udite dalla bocca o negli scritti dei rivoluzionarii francesi del 89, e poscia da quella di tutti i loro imitatori. Quando le vittorie del 59 resero alle popolazioni italiane la facoltà di esprimere i loro pensieri, e di eseguire le loro volontà, l’Europa vide non senza stupore una nazione sorgere dalle sue stesse ceneri, confessare ed abiurare, aborrendoli, i proprii errori, ripudiare gli odi e le gelosie intestine, le esagerate od impraticabili utopie, e stringersi unanime e concorde sotto una monarchia {{Pt|costi-|}}<noinclude> <references/></noinclude> tsf77usn7xqf4fdcs3mclc7wif1j6lr Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/36 108 259363 3832202 2455492 2026-05-06T12:38:16Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832202 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|32||}}</noinclude>{{Pt|tuzionale|costituzionale}}; e sotto tale monarchia rimanersene costante e soddisfatta per tutto quel tempo che è già caduto nel dominio della storia, cioè per tutto il tempo decorso dal 59 sino ad oggi. — L’Europa conobbe allora che gli emigrati italiani non erano tutta la nazione italiana; che l’Italia poteva godere di una saggia libertà, ed assumere l’importanza a cui il numero delle sue popolazioni, l’antica sua storia, ed il carattere de’ suoi abitanti le danno diritto, senza che perciò un’orda di rossi sovvertitori si scatenasse sulle vicine contrade e togliesse loro la pace e la civiltà; conobbe che l’Italia riscattata ad un tempo dalla schiavitù, e dalle viete e funeste assurdità rivoluzionarie, doveva sorgere rapidamente al livello delle più colte ed incivilite nazioni; e ciascuna delle nazioni europee pensò di farsela amica, per poi trovarla tale quando il bisogno se ne facesse sentire. Oggi l’Italia è senza nemici, e possiamo sperare che così rimanga per lungo tempo, imperocchè non v’ha occasione per essa di lottare o di competere colle altre potenze europee. — La nazione italiana non avendo esistito, come nazione, nel passato, non ha assunto impegni nè con sè stessa, nè con altre, che oggi le sieno d’inciampo al consolidamento della pace con l’Europa tutta. — La sola Inghilterra potrebbe vedere in un lontano avvenire l’Italia sua emula e sua rivale sul mediterraneo; ma la potenza marittima dell’Inghilterra è talmente superiore a quella che noi potremmo acquistare, diciam pure, in un secolo, quand’anche nostra unica cura fosse appunto l’emularla nel mediterraneo, ch’essa può senza imprudenza aspettare almeno un mezzo secolo ad ingelosirsi di noi. — Quanto alle altre potenze europee, l’Italia non scenderà nell’arena per competere con esse. — Non contesterà alla Russia la signoria sopra l’Asia, nè alla Francia la signoria sopra l’Africa settentrionale, nè quella sul Belgio o sulle provincie situate sulla sponda sinistra del Reno, nè alla Prussia il progressivo assorbimento degli Stati germanici; nè all’Austria finalmente contesterà il compenso ch’essa tenterà di ottenere alle molte sue perdite, all’epoca dello smembramento dell’impero d’Oriente, in alcuna delle provincie più occidentali di questo. E neppure al gran Signore si presenta minacciosa ed ansiosa di affrettare quello smembramento, dal quale nulla spera e nulla ambisce. Solo la Corte di Roma ne considera con timore, sospetto ed avversione; e n’ha ben d’onde, poichè essa e il Regno d’Italia non possono convivere pacificamente sul suolo italiano.<noinclude> <references/></noinclude> opqkvobd6ognyo82htyckyb80al1waa Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/37 108 259364 3832203 2455493 2026-05-06T12:38:17Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832203 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Luigi62" />{{RigaIntestazione|||33}}</noinclude>Quindi la Spagna ciecamente divota, non dirò solo alla Chiesa di Roma, al suo pontefice ed alla religione cattolica, ma al potere temporale altresì, ne guarda anch’essa di mal occhio, e vorrebbe ricacciarne nel nulla. — Noi non affrettiamo con atti la caduta del potere temporale, ma lo prevediamo non molto distante, e non cospireremo certamente per prolungarne l’agonia. Da ogni lato vediamo segni di futura pace per la patria nostra; nessun pericolo sembra minacciarla per parte dell’Europa. — Se non fabbrichiamo a noi stessi pericoli, nemici e catastrofi, abbiamo davanti a noi molti anni di tranquillità, nel corso dei quali possiamo procedere al nostro sviluppo e a quello delle nostre libertà. {{rule|6em}}<noinclude> <references/></noinclude> j11pawq45l80091rc83y9ar5xcwygek Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/38 108 259365 3832204 2455494 2026-05-06T12:38:17Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832204 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="0" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione|||}}</noinclude> {{nop}}<noinclude> <references/></noinclude> absogznnax8xs4yggtrseqx1gd5yk52 Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/39 108 259366 3832205 2455495 2026-05-06T12:38:18Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832205 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|||}}</noinclude>{{Centrato|CAPITOLO SECONDO}} {{rule|3em}} {{Centrato|{{larger|INFLUENZA DEL PASSATO}}}} {{rule|6em}} Pressochè tutti gli Stati, e tutte le nazioni europee camminarono sopra linee parallele, e durante un numero quasi identico di secoli, dalla barbarie cioè dei bassi tempi alla odierna civiltà. — Alcune camminarono con più celere passo di altre, aiutate o dalla propria loro indole, o da circostanze favorevoli, alcune rimasero e tuttora rimangono qualche poco addietro: ma tutte hanno la faccia volta verso la stessa meta; tutte incontrarono ostacoli pressochè identici e della medesima natura, li combatterono con armi simili, e ne trionfarono in modo più o meno completo, a prezzo di maggiori o minori sacrifizi. Quelle nazioni o quelli Stati, che ancora non raggiunsero il punto in cui trovasi il più gran numero delle nazioni e degli stati di Europa, sono però assicurate di raggiungerlo esse pure in breve, seguendo i passi delle prime, cioè delle più celeri. Le tappe sono per così dire segnate dalla storia, che ne addita come i popoli si aggrupparono componendo gli Stati, e tendendo per prima cosa ad ingrandirsi a dispendio dei vicini; i piccoli gruppi, essendo come<noinclude> <references/></noinclude> c2brg21fy8lgu7xtn9nxb71r2pfa5yu Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/40 108 259367 3832207 2455497 2026-05-06T12:38:19Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832207 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|36||}}</noinclude>stati assorbiti e trangugiati dai maggiori, scomparvero dalla scena, e come i capi delle nazioni deposero di quando in quando la spada per assestare i loro possessi ed afforzare la loro autorità. Tutti ebbero a combattere il medesimo avversario, il feudalismo. — Quei potenti baroni dell’età media, che avevano aiutato uno dei loro ad accumulare armati e ricchezze sufficienti per mantenersi al di sopra delle altre picciole nazioni, o per incorporarsele, diventarono ben presto rivali del capo da essi scelto e creato. — Allora cominciò la interna lotta delle monarchie contro i feudatarii, lotta lunghissima e tremenda, nella quale le monarchie trionfarono mediante l’abuso della forza unita alla perfidia e alla crudeltà, e di cui, se non tutte, buon numero almeno delle Case regnanti di Europa, porta la pena, nella diffidenza e nella secreta avversione che la loro autorità, e qualche volta il solo nome di Re desta nei popoli che loro obbediscono. L’Italia sola ha tenuto altre vie; l’Italia sola ha una storia tutta propria. — Mentre le altre nazioni europee, formate di elementi barbarici e di pochi avanzi degli antichi popoli soggetti dell’Impero Romano, muovevano i primi passi verso la civiltà, l’Italia, già signora del mondo allora conosciuto, decadeva e deperiva. — Culla di quel popolo straordinario, che si era fatto una civiltà anzi tempo e prematura, ma grande e bella, l’Italia fu sempre una eccezione nella storia. — Essa non ha mai nè dimenticata nè intieramente abbandonata la romana civiltà; anzi ne serba tuttora quei brani che non contrastano al cristianesimo e alle moderne nozioni del diritto e della morale. Le arti e le scienze, che le nazioni barbare versate dal Nord e dall’Oriente sulla intera Europa ignoravano assolutamente, furono sempre onorate e coltivate dagli Italiani. — I popoli della nostra penisola non caddero mai in quel profondo abisso d’ignoranza e di servitù necessario alla formazione di un potere assoluto ed iniquo nell’esercizio suo, ma che solo poteva farsi rispettare ed obbedire dalle orde germaniche, elemento predominante delle moderne nazioni. — Agli Italiani mancò la barbarie e le sue sfrenatezze, ma loro fecero difetto altresì la cieca obbedienza a capi avveduti ed ambiziosi, la brutale energia degli odi e della rapacità, la ignoranza dei propri diritti, tutte quelle passioni e quei vizi insomma che la Provvidenza<noinclude> <references/></noinclude> 7ajdy0yeu8r5c2nj55z4zd8uxoh1i4r Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/41 108 259368 3832208 3139471 2026-05-06T12:38:20Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832208 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|||37}}</noinclude>volgeva ad uno scopo benefico, e di cui oggi vediamo e conosciamo i definitivi risultati. Mentre le nazioni europee si sdegnavano e spogliavano di tutto ciò che non era virtù guerriera, e guerriere come erano divenute, tremavano sotto il giogo dei loro capi, più esperti, più accorti, più crudeli e snaturati delle nazioni stesse; gli Italiani, superbi della loro civiltà e della loro supremazia intellettuale e civile, guardavano ai barbari con disprezzo, e credevano annichilarli con beffe e motteggi. Più tardi, quando impararono a temerli, impararono altresì a volgerli ai loro fini; e il sentimento nazionale, ai nostri dì sì possente, non essendo ancora svegliato, accadde che gli abitanti di una città italiana invocarono le armi dei nuovi popoli europei, per castigare un’altra delle città italiane, o per trarne vendetta, o per ridurla a non potersi sostenere da sè. — Quella civiltà così generalmente sparsa ed egualmente ripartita in tutta la nostra penisola, e in tutte le classi de’ suoi abitanti, si oppose sino da quei primi tempi all’ingrandimento di una parte di esse a prezzo della indipendenza delle altre parti; ed appena un cittadino predominava nella città sua e minacciava le città rivali, queste si riunivano per debellare l’ambizioso; e se a ciò non bastavano da sole, chiamavano le nazioni guerriere dal di là delle Alpi, adescandole con promesse di ricca paga o speranze di bottino e di accresciuto potere. — Il feudalismo stesso, che ebbe sulle prime una così gran parte nella formazione della nuova società politica dell’Europa, non potè svilupparsi in Italia fra quelle numerosissime città, che assorbivano ogni prosperità ed ogni operosità popolare, e riducevano ad inferiori condizioni i comuni rurali, vera e natural sede del potere feudale. Le campagne italiane ebbero sempre poca parte nella vita politica, e quei signori stessi che dominarono in alcune città, e che corrispondono fra noi ai feudatari del Nord, erano cittadini, vivevano nelle città, dovevano assicurarsi il favore de’ loro concittadini; e se fallivano in ciò, erano quasi sempre rovesciati e distrutti, i loro beni confiscati, e le loro famiglie e i loro aderenti mandati in esilio. Dalla dissoluzione dell’Impero d’Occidente sino ai giorni nostri l’Italia tenne sempre le stesse vie, e non ebbe mai pace. — I suoi popoli vissero costantemente stimolati ed accecati da passioni cupide o ambiziose, rivaleggiando fra di essi, e vendendo la propria {{Pt|indi-|}}<noinclude> <references/></noinclude> b93oa5qsk9gbca8fijuvyl8o0333e9f Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/42 108 259369 3832209 3139472 2026-05-06T12:38:21Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832209 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|38||}}</noinclude>{{Pt|pendenza|indipendenza}} a chi distruggeva quella dei loro vicini. — L’Italia possedeva ricchezze, energia, operosità, intelligenza, genio per le arti e le scienze, monumenti, biblioteche, cognizioni, tesori insomma, quanto e forse più che il rimanente dell’Europa presa in massa a quei tempi. — Ciò di che difettava l’Italia, non era solo l’elemento di barbara vigoria, ma lo spazio. — Gli Stati, che in essa si formavano, non potevano svilupparsi ed estendersi a seconda dei loro bisogni; perchè a poche miglia del centro loro incontravano altri Stati, altre popolazioni egualmente ambiziose, egualmente operose ed intelligenti, spinte dalle stesse passioni e dagli stessi interessi, che disponevano dei mezzi medesimi, contro le quali si accendevano d’ira. — Tali infausti e ripetuti o, per dir meglio, perenni scontri e contatti, erano la cosa più opposta alla formazione e allo sviluppo di quel naturale istinto di nazionalità, che sì di buon’ora animò e fra di esse strinse le popolazioni provenienti da un tronco comune, ricoverate sotto il medesimo capo; e sebbene non distruggessero quell’altro sentimento ch’è l’amor di patria, e che si compone di tanti diversi elementi, lo falsavano, e lo diminuivano, riducendolo a ciò che ora chiamasi patriotismo di campanile, o municipalismo. Queste disgraziate tendenze furono da noi seguite sino al principio del presente secolo. — Il popolo italiano, dotato d’intelligenza così pronta e così estesa, attraversò l’età di mezzo e l’era moderna, senza comprendere ciò che accadeva in ogni dove, e senza scoprire il motivo delle proprie sventure. — Maestro della intiera Europa in tutto ciò che si riferisce alle arti ed alle scienze, esso era rimasto ingolfato nella più profonda ignoranza di tutto ciò che compone la scienza politica. — Il carattere italiano aveva subito poche modificazioni. — In esso si ritrovava tuttora, nei primi anni del secolo decimottavo, quella pigrizia effeminata ch’è propria delle classi privilegiate, e di quelle nazioni che si sono innalzate al dominio delle altre, non colla sola violenza, ma con l’aiuto di una superiore civiltà. I mirabili fatti dei Romani e del Romano Impero non erano da noi dimenticati, e li opponevamo con alterigia ai fatti moderni delle altre nazioni. — L’orgoglio umano è sempre destro nell’accomodarsi agli istinti ed alle circostanze di chi lo nutre e ad esso si appoggia. — Avvezzi da tanti secoli ad affidare alle altre nazioni tutta quella parte dei nostri interessi che richiedeva energia guerriera e {{Pt|ma-|}}<noinclude> <references/></noinclude> o1dlljbfocrwze140frr8l5l7fruks3 Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/43 108 259370 3832210 3139473 2026-05-06T12:38:21Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832210 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|||39}}</noinclude>{{Pt|teriale|materiale}} operosità, avevamo serbato il vecchio abito di considerare i fasti militari e la forza materiale come cose troppo basse e grossolane per noi, ed andavamo illudendoci col supporre che gli armati, da noi chiamati a vincere i nostri nemici, fossero tuttora le squadre mercenarie dei condottieri che ne servivano mediante rimunerazione pecuniaria, e di cui disponevamo a nostro capriccio, e secondo ne dettava la nostra avvedutezza e il nostro superiore ingegno. Gli effetti di una troppo prolungata civiltà pesavano sopra di noi. La giovine vigoria delle nazioni germaniche non ci aveva rinnovata la tempra qualche poco sdruscita. — Verso il finire dello scorso secolo, la coltura italiana abbondava nelle classi superiori della società, ma la qualità di essa non ne eguagliava la quantità. Le arti e le lettere non brillavano nè per originalità, nè per profondità o gravità. Si credeva supplire a questi esausti pregi coll’imitazione degli stranieri, e con puerilità. — La fede religiosa aveva subito molti assalti, e non li aveva sostenuti degnamente, almeno fra la gente colta. — Ma la superstizione popolare nulla aveva deposto della sua intrinseca fierezza, nè della proverbiale sua cecità. — Insomma gli effetti di tanti secoli, vissuti senza che gli Italiani si proponessero un oggetto degno dell’operosità e dei sacrifizi di una nazione, cominciavano ad essere sentiti dagli Italiani stessi, che si erano insensibilmente ridotti ad occupare una situazione inferiore fra le nazioni dell’Europa, e questa situazione andava sempre più declinando. — Il legame che stringeva assieme gli abitanti di uno Stato e li costituiva in nazioni non era mai stato stretto da noi. — I Veneziani vedevano nei Genovesi i loro più fieri nemici e i loro più in tollerabili rivali. — I Lombardi temevano la rapacità dei Savoiardi e Piemontesi; ed il famoso detto dell’articiocco li spingeva a cercare ora nel Tedesco ed ora nel Francese un difensore contro il temuto conquistatore. — La piccola Toscana, lungamente spezzata in tanti Stati quante erano le sue città, non aveva cominciato a fondersi in uno Stato solo se non dopo l’installazione di un arciduca austriaco come suo sovrano. — Il papa aveva in ogni tempo dato agli Italiani il letale esempio di chiamare lo straniero a sostenere le sue pretensioni e a difenderlo dai signori romagnuoli. — Il regno di Napoli, invaso dai Normanni e dagli Angiovini, non aveva mai conosciuto indipendenze, e non sapeva ancora di far parte d’Italia. — La Sicilia, greca<noinclude> <references/></noinclude> qmej23wjrz1gkeuff9lsd7wt73nws0o Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/44 108 259371 3832211 3139474 2026-05-06T12:38:22Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832211 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|40||}}</noinclude>sulle prime poi saracena, aveva avuto una monarchia normanna separata dalla napoletana, ed adottava le memorie di quell’epoca come monumenti della propria indipendenza, ribellandosi costantemente contro la nuova Corte borbonica che imperava a Napoli. — Le abitudini e le virtù guerriere non erano mai state nè onorate nè seguite in Italia; e a poco a poco la molle influenza del nostro clima aggiungendosi alla effeminatezza che naturalmente risulta dal viver sempre negli agi, negli ozii, nel lusso, e lunge da ogni pericolo, la società italiana era diventata oggetto di sarcasmi e di motteggi per gli stranieri, e per quei pochi virili ingegni che di quando in quando sorgevano ancora fra noi. — Le gare letterarie e gli intrighi domestici, che sono i frutti della scostumatezza e della immoralità, simulavano tuttora in noi come un fantasma di energia, e davano alcune scintille di passione. Ma l’osservatore avveduto, che avesse percorso l’Italia nella seconda metà del secolo decimottavo, per conoscere il carattere de’ suoi abitanti e prevederne le future sorti, ne avrebbe fatto i più sinistri pronostici. — La società italiana sembrava giunta all’ultimo stadio della decrepitezza; e si poteva crederla destinata a presto scomparire dalla scena delle moderne società, abbandonando il ferace suolo e i tesori dei monumenti e delle memorie storiche, accumulati da tanti secoli, alle nazioni conquistatrici e vigorose che la circondavano. — Il nome d’italiano sarebbe diventato pei posteri ciò che sono per noi i nomi dei Celti, degli Etruschi, degli Armeni, e di tanti popoli un dì forti e civili, ma che non seppero rinnovarsi e rattemprarsi, accettando le nuove circostanze che richiedevano nuove doti e nuove facoltà. A tal punto trovavasi l’Italia quando le prime idee di libertà civile e politica spuntarono in Europa. Gli abusi del potere assoluto, e gli eccessi delle aristocrazie, che persistevano a trattare i cittadini ed i villici come i feudatarii dell’età media avevano trattato i servi della gleba, vantando impudentemente gli stessi diritti e la stessa superiorità di natura, avevano, col lungo andare del tempo e il costante ripetere delle offese, acceso nel cuore delle classi oppresse un profondo ed indomabile sdegno. — I cittadini ed i popoli delle campagne non possedevano diritti confessati e riconosciuti nè dalla legge nè dall’aristocrazia. — La coltura di alcune arti ed industrie avevano sparso nei cittadini un certo grado di civiltà, che più non {{Pt|tol-|}}<noinclude> <references/></noinclude> p1kaebxgzgwdltk7jzuo2ei1qhym0kx Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/45 108 259372 3832212 3139475 2026-05-06T12:38:23Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832212 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|||41}}</noinclude>{{Pt|lerava|tollerava}} un trattamento adattato soltanto alle nature brutali ed incolte degli antichi servi. La riforma religiosa, già da qualche tempo vittoriosa in Germania, in Inghilterra e nella Svizzera, aveva combattuto e trionfato della ignoranza dei popolani, e sosteneva la santità dei loro diritti, promettendo ad essi una completa vittoria sui loro tiranni. — In Francia, la terra delle novità, la riforma religiosa non aveva goduto che di un momentaneo favore, e la mano pesante, spietata e mal destra di Luigi XIV aveva schiacciato i novatori, e condannate le loro dottrine. — Questo re, che fu chiamato grande perchè il suo regno durò lungamente, credeva di acquistare la divina indulgenza alla sua scostumatezza, vendicando il Signore delle pretese offese che gli facevano i riformisti, e costringendoli, coi supplizi e le torture, a fingere delle credenze che ad essi ripugnavano. — Ma quando la luce ha penetrato nelle menti umane, non v’ha nè forza nè violenza che valga a spegnerla. — La Francia sembrava tranquilla e sommessa; ma quella non fu che una breve tregua, e la resistenza, che si credeva soffocata per sempre, ricomparve a suo tempo e fu invincibile. I governi della Germania non erano molto avversi alle nuove dottrine, per le quali speravano trovare nelle moltitudini un elemento di difesa contro i discendenti e gli eredi dei feudatarii e della loro autorità. — Giuseppe secondo e Leopoldo, furono certamente i più liberali fra gli uomini che sedettero sopra di un trono. — L’Italia ricevette regolarmente da essi le prime nozioni della civile libertà, e dei comuni diritti; e li ricevette come vanno ricevute le idee perchè producano i loro salutari e legittimi effetti, cioè senza il miscuglio di violenti e brutali passioni, senza lo sprone della vendetta, dell’ira e della crudeltà, che spingevano quasi in pari tempo i popoli della Francia ad adottare, o realizzare ed esagerare quelle nuove dottrine. — E credo sia stata nostra somma ventura che le idee, dette poi rivoluzionarie, ne giungessero per quella regolare e pacifica via; poichè non so se la sempre crescente dissolutezza dei costumi, lo scetticismo dei culti e la superstizione degli ignoranti, se la smunta e paralizzata energia, che andava vieppiù spegnendosi negli animi nostri, ne avrebbero concesso di conquistarle, come fecero i Francesi, e se, supposta pure tale nostra conquista, non saremmo divenuti preda di una breve frenesia di libertà, che ne avrebbe lasciato, dopo il febbrile suo eccitamento, più prostrati ed impotenti di prima. {{nop}}<noinclude> <references/></noinclude> d7o47x2ja5xls5xgelq4e90gb2y4c6b Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/46 108 259373 3832213 3139476 2026-05-06T12:38:24Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832213 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|42||}}</noinclude>Che che ne sia, la Provvidenza volle risparmiarci questo pericolo. Quando l’eco della rivoluzione francese, e delle dottrine che ne decisero lo scoppio, ebbe varcato le Alpi, esse non portarono a noi, sudditi di Giuseppe primo, di Leopoldo e di Carlo Borbone, gran che di nuovo nè d’ignoto. — La parità delle nature e dei diritti, i doveri dei sovrani verso i popoli, la santità e la inviolabilità della legge, quando accettata e non imposta, la libertà religiosa e l’assurda tirannide di chi pretende comandare alle coscienze, i nuovi e svariati sistemi di pubblica economia e di finanze, tutte queste dottrine e gli innumerevoli loro corollarii, che piombarono come irresistibili proiettili sulla società europea, schiacciando e scompigliando e riducendo al nulla le antiche massime, le viete leggi e le guaste credenze, eransi gradatamente introdotte in Italia, ed avevano passo passo educato le classi colte. Il popolo poco vi badava, e rimaneva all’incirca quale era stato per l’addietro; ma la maggior parte di esso abitando le città, e le popolazioni della campagna essendo sempre rimaste al di fuori dei moti politici, nessuno si opponeva, e nessuno abbracciava impetuosamente le dottrine del secolo decimottavo. Le passioni rivoluzionarie, che mettevano tutto a soqquadro in Francia, trassero su quel paese l’ira dei sovrani d’Europa, che consentivano bensì ad illuminare lentamente le classi più elevate dei sudditi loro, dalle quali non temevano eccessi rovinosi pel loro potere, ma che temevano il contagio della ribellione per le classi inferiori sempre inclinate alla violenza. — Le potenze del nord, del mezzodì e dell’oriente di Europa si allearono contro il popolo regicida, che dava agli altri popoli così terribili e così seducenti esempi; ed allora incominciò la importazione delle dottrine rivoluzionarie in tutta l’Europa, mediante le armi francesi. — Stretti e minacciati da ogni banda i Francesi, che tutto stavano distruggendo della loro secolare società, furono repentemente chiamati alla difesa del loro suolo, minacciato di pronta invasione da forze infinitamente superiori alle loro, da nemici collegati con tutte le vittime della rivoluzione dell’89. A quella notizia, a quell’appello alle armi, raddoppiarono le crudeltà contro i cittadini sospetti di non applaudire alla rivoluzione, e giunse al colmo il regno del così detto terrorismo. — Ma al tempo stesso, ed in pochi giorni, corsero sotto le armi moltitudini di ogni età e di ogni classe, risolute d’impedire ad ogni costo che la patria<noinclude> <references/></noinclude> 5afvbj3r98brt9aobsavshfogxr5hn4 Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/47 108 259374 3832214 2455504 2026-05-06T12:38:24Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832214 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|||43}}</noinclude>loro diventasse ciò che era divenuta l’Italia, preda dello straniero ed appannaggio di principi stranieri. — Il popolo francese era a quell’epoca in tale eccitamento di spirito e di passione, da tentare ed eseguire prodigi. — Legioni di cittadini mal vestiti ed in parte scalzi, quasi senza paga, perchè le finanze della rivoluzione francese erano per così dire rovinate, marciavano piene di entusiasmo e di ardore verso il confine, ne cacciavano i nemici, sbaragliavano e distruggevano interi eserciti di Austriaci, di Prussiani, di Inglesi, di Spagnuoli, ecc. e li inseguivano furibondi nei loro Stati. I soldati della repubblica francese erano consci di due missioni: vincere le armate della coalizione, assicurando con ciò la indipendenza, che è quanto dire la esistenza della patria loro; e chiamare alla riscossa colla sola loro presenza, colle loro parole e coll’esempio loro i popoli tuttora servi ed acciecati, che riempivano e componevano le schiere nemiche. — Tale duplice missione i Francesi la compirono, se non intieramente, in gran parte almeno. — I combattimenti si succedettero per molti anni, e le armi francesi trionfarono da per tutto e costantemente. — E sembrò propriamente che la Provvidenza considerasse allora la Francia come suo strumento pe’ suoi fini futuri, poichè in quel momento appunto vi suscitò un giovane dell’isola di Corsica, che fu posto al comando di un esercito e che diventò in breve un colosso di gloria e di potenza. — Napoleone Bonaparte tornava dall’Egitto, dove avea conquistato i primi allori, e ne tornava al rimbombo delle prime vittorie delle truppe rivoluzionarie sull’Europa coalizzata; si tratteneva pochi giorni a Parigi, e quei pochi giorni gli bastavano per distruggere gli ultimi avanzi di un governo odiato e sprezzato dagli onesti cittadini, e a stabilire in sua vece un’autorità regolare che servisse ai bisogni della guerra e lasciasse respirare il paese; indi si partiva acclamato freneticamente dai popoli, ed andava ad incominciare contro l’Europa la sua meravigliosa epopea. Durante il primo Impero francese, l’Italia fu conquistata e tolta alle potenze che ne avevano fatto una provincia loro; ma nessuno pensò, nè l’imperatore dei Francesi, nè l’Italia stessa, ch’essa potesse o volesse far altro che cangiar padrone un’altra volta, come già tante volte aveva fatto. — La parte più illuminata della nostra penisola oscillava da qualche tempo fra il dominio francese e l’austriaco, mentre il mezzodì seguiva tuttora le sorti della Spagna, cioè formava<noinclude> <references/></noinclude> lbhb39nii7sq008bdz2ontytv4h2umz Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/48 108 259375 3832215 3139477 2026-05-06T12:38:25Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832215 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|44||}}</noinclude>come l’appannaggio del principe ereditario della Casa borbonica seduto sul trono spagnuolo. — La rivoluzione francese non ebbe in Italia grandi effetti, e non vi produsse quella commozione che si vide in altre contrade. — Gli ingegni più svegliati, arditi, ed amanti di cose nuove ripetevano enfaticamente gli assiomi e le massime rivoluzionarie, ch’erano state messe in così terribile pratica dai Francesi; ma le accettavano come dottrine filosofiche o legali, e non con quella entusiastica e robusta fede con cui le avevano concepite, confessate ed insegnate i Francesi. — Gli ingegni elevati, colti e profondi avevano scoperte e formulate quelle stesse verità prima ancora che la Francia le proclamasse; ma le consideravano come superiori alla intelligenza dei popoli, e pericolose alla salute sociale. — Le idee rivoluzionarie insomma, che formavano in Francia la regola imprescrittibile del vivere di ognuno, degli atti quotidiani, e di ogni umano sentimento, erano pei liberali italiani idee giuste, vere, ma astratte. — Il Francese voleva praticarle tutte, sempre e ad ogni costo; gli Italiani le credevano impraticabili. Per gli Italiani (mi si perdoni il ripeterlo) la principale conseguenza della rivoluzione e dell’Impero francese era il cangiamento di dominio, la ritirata dell’Austria, e la occupazione francese; e questi fatti già si erano prodotti altre volte. Quando ebbero luogo le prime vittorie dei Francesi in Italia, la repubblica non si era per anco trasformata in Impero, e i conquistatori vestivano tuttora la foggia e parlavano il linguaggio di liberatori. — I liberali italiani composero dunque il partito francese, e gli amici delle viete cose, quelli che oggi chiameremmo conservatori, si strinsero intorno all’austriaco vessillo. Tale divisione degli animi durò sino al 1814 e 15, non per altra cagione, se non perchè era nata sotto l’impressione delle massime rivoluzionarie, che proferivano i conquistatori dell’anno primo e secondo di questo secolo. In breve però tacquero quelle massime: cessarono le dimostrazioni repubblicane; i nomi, gli abbigliamenti, e le mobiglie che i Francesi avevano raccolto nelle memorie greche, latine, fenicie, frigie, galliche, ecc. fecero nuovamente luogo a nomi ed oggetti che meglio convenivano ai costumi moderni. L’Italia non assistette se non al tramonto di quella rivoluzione, che sembrava dovere svellere dalle radici il vecchio universo per sostituirvi un altro universo da essa creato. Le cose condannate come vecchie a scomparire dalla {{Pt|super-|}}<noinclude> <references/></noinclude> 5r4qbo0hlhggpf1zlbv747aa7huvbtq Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/49 108 259376 3832216 2455506 2026-05-06T12:38:26Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832216 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|||45}}</noinclude>{{Pt|ficie|superficie}} del nostro globo rientrarono in breve sulla scena sociale, e nei luoghi da esse anteriormente occupati. L’osservatore superficiale che fosse giunto dal 5 al 15 di questo secolo in Europa, e l’avesse percorsa senza conoscerne la recente storia, altro non avrebbe veduto ed inteso, se non che una nazione belligera e potente si provava a conquistare le altre nazioni tutte, e sembrava vicina a raggiungerne l’intento. — Non avrebbe esso certamente sognato che quella nazione conquistatrice aveva giurato poc’anzi di distruggere il culto, la nobiltà, l’eredità delle ricchezze, la ineguaglianza delle condizioni sociali, la guerra stessa, e proclamata la legge agraria, e versata a torrenti il proprio sangue per raggiungere quell’intento. Egli è fuor di dubbio che nè la Francia dell’impero, nè i paesi da essa conquistati e ad essa incorporati, nulla godevano di quella libertà, che pochi anni innanzi i Francesi tenevano come altrettanto necessaria alla loro esistenza, quanto lo era l’aria che respiravano. — I trionfi delle armi loro li distraevano dalle perdite fatte, ed erano il loro solo compenso. — Gli Italiani poi, che non avevano partecipato alla febbre rivoluzionaria dei Francesi, nè divise le loro infinite speranze, non erano caduti dalla medesima altezza. Quando erano diventati Francesi, essi avevano inteso soltanto che più non erano Austriaci, e non avevano prestata molta fede alle promesse di libertà illimitata che ad essi portavano i conquistatori. — Perciò accettavano il potere imperiale francese a un dipresso come avevano accettato l’austriaco. — I novatori o liberali e i conservatori non erano però più così precisamente ripartiti fra la Francia e l’Austria, come lo erano stati al primo apparire dei tre colori francesi. Partigiani dei Francesi erano quelli che amavano le novità, gli ambiziosi di titoli, di autorità e di fama, le imaginazioni fervide, che inclinano al lusso, allo sfarzo e a tutto ciò che abbaglia il volgo; gli amatori di conversazioni, di piaceri e di eleganze, fra i quali si possono noverare un gran numero di giovani e colte donne; gli animi guerrieri e le menti affette di scetticismo che vedevano con dolore la superstizione popolare e la suprema influenza posseduta da un clero ignorante e scostumato; infine tutti coloro che amavano veramente lo studio e le scienze, e che rifuggivano al tutto da quello spirito di aristocrazia austriaca, il quale non tiene in alcun conto il valore morale ed intellettuale dell’uomo, e non gli permette di contendere<noinclude> <references/></noinclude> nfuiw008m3blzt7v50mes671ntmmtcn Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/50 108 259377 3832218 2455508 2026-05-06T12:38:27Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832218 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|46||}}</noinclude>coll’antichità della prosapia, nè di pretendere ai privilegi a quella concessi. Erano Austriaci i timidi che vedevano nella plebe un serraglio di belve pronte a divorarli, per poco si allegerisse il giogo che su di essa pesava. Codesto giogo essendo assestato sul collo mediante il chiodo della ignoranza, quei paurosi abborrivano dalle nuove dottrine, che insegnavano essere la istruzione primaria un bene a cui tutti i popoli avevano un imprescrittibile diritto, ed il distribuirlo un sacrosanto dovere delle classi educate e colte; i superstiziosi, che attribuivano alle scienze ed ai scienziati la funesta azione di accendere l'ira divina, la quale poi non meno cieca a parer loro della collera umana, si riverserebbe per certo anche sugli innocenti, confondendoli tutti nella sodisfazione di una barbara vendetta. — Partigiani degli Austriaci altresì erano coloro che, ricolmi essendo di titoli e di onori, non sofferivano il pensiero di rinunziare ad essi, o di vederli ottenuti da chi non li aveva ricevuti nascendo. — Certa classe di ambiziosi, che adoravano il potere assoluto perchè ne avevano esercitata qualche frazione, o speravano di esercitarla un giorno. — Gli animi chiusi ad ogni dolcezza come ad ogni altezza di sentimenti, insensibili alle altrui sofferenze; duri, egoisti, intolleranti d’ogni verità, e principalmente di quelle che hanno per oggetto il sollievo e il lento perfezionamento delle plebi. — E per ultimo ai partigiani degli Austriaci ora annoverati si unirono a poco a poco tutti quelli ambiziosi della opposta parte, la cui ambizione non era stata sufficientemente accarezzata e soddisfatta. Questi furono in gran numero. Ad essi si strinsero pure tutti i malcontenti del governo francese. I parenti di tante vittime che avevano versato il sangue loro per gonfiar maggiormente la insaziabile ambizione di un uomo. I cittadini smunti dalle ingenti e sempre crescenti tasse; gli artigiani respinti in una umiliante e rovinosa inferiorità dai rivali artigiani di Francia; i capi delle famiglie che attribuivano la rilasciatezza dei costumi della giovane generazione al cattivo esempio e alla comoda moralità dei Francesi. Per dirla in breve tutti quei malcontenti che ogni governo, ogni regime produce inevitabilmente, per la semplicissima ragione che è impossibile contentar tutti, e che tutti vogliono e pretendono essere contentati. Questo accumularsi del malcontento italiano contro il {{Pt|go-|}}<noinclude> <references/></noinclude> lw1y5nnvntdmmu3wb8ppaqzq1fkzkjp Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/51 108 259378 3832219 3139478 2026-05-06T12:38:28Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832219 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|||47}}</noinclude>{{Pt|verno|governo}} francese, era un continuo rinforzo al partito austriaco. Al primo apparire dei Francesi, molti li avevano accolti con entusiasmo e favore, perchè la pesante monotonia del governo austriaco li aveva stancati. Ma tutti, o pressochè tutti coloro che non si erano accostati ai Francesi per altra più seria e più degna ragione, erano di nuovo arruolati fra i partigiani dell’Austria, e più non aspettavano se non un’occasione propizia per dichiararsi tali, e per ricondurre al di quà delle Alpi gli antichi padroni. Se io scrivessi la storia degli anni 1814 e 15, mostrerei quali e quante misere passioni, quanti stolidi interessi, e quanti bassi intrighi contribuirono a procurarci quell’ultima rovina. La guerra di Russia portò all’estremo il malcontento degli Italiani. E la infausta campagna, che terminò colla quasi intera disfatta delle armate francesi e con una leva in massa dell’Europa contro l’esausta Francia, offriva agli Italiani la sospirata occasione di rientrare sotto il dominio austriaco. La situazione politica dell’Italia non era però esattamente la medesima di quelle tante altre volte, in cui l’Italia era passata da un dominio straniero ad un altro, durante i molti secoli scorsi dalla caduta dell’Impero di Occidente ai di nostri. — Le nuove dottrine inoculate nelle popolazioni dai principi della Casa d’Austria, e da Carlo di Borbone, non erano rimaste assolutamente sterili ed inoperose. Molti ingegni studiosi, ed inclinati alle speculazioni astratte, le avevano ricevute come dottrine filosofiche, di cui cominciavano a travedere la possibile applicazione. — Nelle file del nostro esercito non pochi erano saliti a condizione elevata, e dubitavano che l’Austria li conservasse in quella. Tutti riconoscevano che le promesse di libertà, portate in Italia dalle legioni repubblicane francesi, non erano state mantenute: ma le promesse medesime, fatte al popolo francese dal successore del governo repubblicano, avevano avuto la stessa sorte; e di ciò tanto gli Italiani quanto i Francesi davano la colpa alla smisurata ambizione dell’imperatore Napoleone. — Nacque da tale convinzione l’episodio dei cento giorni in Francia, e in Italia diversi tentativi per sottrarsi alla tirannide imperiale, mediante la conquista di alcune istituzioni liberali, e senza ricadere sotto la tirannide austriaca. — Si voleva ringiovanire e vivificare il governo napoleonico e quello dei suoi congiunti in Italia coll’introdurvi l’elemento animatore della libertà. — Questo desiderio, da pochi {{Pt|di-|}}<noinclude> <references/></noinclude> lwv5o7umnzdw0x2cyjo7m05q4pxcdzh Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/52 108 259379 3832220 3139479 2026-05-06T12:38:29Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832220 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|48||}}</noinclude>{{Pt|viso|diviso}} perchè da pochi inteso, diede origine alle imprese di Gioachino Murat, e del vicerè Eugenio Beauharnais, siccome aveva dato origine in Francia alle esigenze liberali di Beniamino Cousbaut, Lafayette ed altri, che si sforzarono di conservare Napoleone togliendogli la illimitata autorità, mentre in Italia cercavasi di mantenere i luogotenenti dell’Imperatore, ma separandoli da lui e ponendoli alla testa di un governo costituzionale, altrettanto nuovo o sconosciuto ai proposti principi, quanto ai sudditi loro. — Ma nessuno, tranne l’imperatore stesso, intendeva che il regime imperiale era una cosa sola colla persona dell’Imperatore, e che togliendogli l’assoluto potere il Napoleone degli anni trascorsi più non esisteva. — Non si sapeva neppure quanto fossero piccoli i luogotenenti imperiali, e che a nulla potrebbero giovare quando diventassero dall’Imperatore indipendenti. — Ciò apparve troppo chiaramente dopo la battaglia di Waterloo, in cui Napoleone, spogliato di ogni assoluta autorità, si trovò per la prima volta diffidare di sè stesso e de’ suoi, e fu vinto dall’Europa coalizzata a vendetta. In quel mentre l’Italia ricadeva sotto l’antico giogo. Ma qui pure debbo notare una circostanza che non si era manifestata in altre simili situazioni. Gli Austriaci avevano ripetute le promesse di libertà fatte dai Francesi agli Italiani nei primi anni di questo secolo. — Le libertà promesse nel 14 e nel 15 dagli Austriaci non erano le libertà rivoluzionarie dei Francesi, ma erano tuttavia libertà, libertà moderate, e perciò appunto dovevano essere più salutari e più durevoli. — Ebbimo promessa di un governo separato, e fino ad un certo punto indipendente da quello di Vienna: la Lombardia e la Venezia non sarebbero più provincie dell’impero austriaco, ma un regno (il regno Lombardo-Veneto) annesso all’Impero. — Le nostre imposte dovevano essere misurate secondo i bisogni del regno e non secondo quelli dell’Impero. Il nostro esercito difenderebbe i nostri confini, e manterrebbe l’ordine e la tranquillità interna. Queste promesse fatte dalla Casa di Absburgo ai deputati dell’alta Italia, ch’eransi recati tanto a Vienna quanto a Parigi al tempo dei celebri congressi radunati per dare un conveniente assetto alle cose di Europa, furono proclamate in Italia dai partigiani del dominio austriaco, non già come parole e lusinghe che potevano essere {{Pt|rea-|}}<noinclude> <references/></noinclude> tm3zziw5xiqx3q10zq7eomyx655l0r8 Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/53 108 259380 3832221 2455511 2026-05-06T12:38:30Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832221 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|||49}}</noinclude>{{Pt|lizzate|realizzate}} e potevano altresì non esserlo, ma come benefizi già ricevuti, sicuri, impossibili a distruggersi, che stabilivano sopra salde basi quella libertà vanamente promessa dai Francesi. — Nulla si farebbe nell’alta Italia senza il consenso degli Italiani, e gli Italiani esausti di ricchezze e di sangue, che facilmente si stancano di ogni giogo, e che non conoscevano ancora altra forma di reggimento se non il giogo, accettavano volonterosi un giogo nuovo, purchè fosse loro levato il vecchio, di cui sentivano il peso e le ammaccature. Nel rimanente d’Italia, i principi ch’erano stati cacciati dai Francesi mandavano le stesse promesse, ed ottenevano il medesimo facile successo. — In breve tutto fu combinato; e l’anno 1815, che vedeva Napoleone a sant’Elena, lasciava l’Italia nella identica condizione politica in cui trovavasi prima delle invasioni francesi. La Casa di Savoja, signora assoluta del Piemonte, del Genovesato, e dell’isola di Sardegna, il cui nome diventava quello dell’intero regno. — La Lombardia e la Venezia sotto il diretto dominio dell’imperator d’Austria, che vi teneva un arciduca col titolo di vicerè. Parma e Piacenza composte a ducato, per dare una corona alla figlia dell’imperatore d’Austria, che aveva tradito il marito quando lo tradirono la fortuna e gli alleati. — Modena e Reggio formarono un altro ducato, che fu presentato in dono ad un arciduca del ramo d’Este. — La Toscana rientrò sotto il comando de’ suoi antichi padroni, anch’essi austriaci. — Roma cessava di essere un dipartimento francese, e si ritrovava nuovamente l’ovile del sacerdote re, del successore di s. Pietro, e di tanti sovrani che nulla avevano avuto di santo. — Napoli dopo di avere barbaramente ucciso il re napoleonico, che tentava difendere il suo trono contro i Borboni, aveva tese le insanguinate sue mani alla real coppia di Ferdinando e Carolina; coppia degnissima in vero di quel lurido omaggio. — L’Italia era ridiscesa nel sepolcro. Fra tutte le promesse fatte agli Italiani dai loro antichi padroni, non una fu mantenuta. — Non so se gl’ingannati partigiani dell’Austria reclamarono e protestarono; ma suppongo il facessero sulle prime, poichè non andò guari che diventarono sospetti ed odiosi a quei principi ch’essi avevano riposti in seggio. — Dopo pochi mesi di assoluto dominio dall’una parte, e di simulata e cupa obbedienza dall’altra, ricominciarono i così detti liberali, ossia i malcontenti del francese dominio, a tramar congiure contro gli Austriaci.<noinclude> <references/></noinclude> 0u8080x0lqd6hlbgkgofyw5vskkureb Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/54 108 259381 3832222 2455512 2026-05-06T12:38:30Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832222 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|50||}}</noinclude>— Le prime congiure ebbero per autori alcuni soldati e generali del disciolto esercito italiano, che non potevano tollerare la vista dei reggimenti austriaci (da essi posti tante volte in fuga,) e si vedevano delusi nella speranza di comandare di nuovo a truppe italiane. — Queste più non esistevano, nè si vedeva nell’alta Italia altro uniforme che il bianco. — I generali Lecchi, Demeester ed altri furono scoperti, ed espiarono nelle carceri di Mantova il fallo di avere prestato fede alle parole della Casa di Asburgo. — E da quel punto in poi, la storia d’Italia non ebbe più da raccogliere altri fatti che congiure e supplizi. La libertà civile e politica è tal bene, che basta averlo traveduto nell’avvenire o sperato soltanto, perchè non sia possibile il dimenticarlo e il rinunziarvi. — Di quella libertà gli Italiani non avevano provato che la speranza; il solo parlarne era stato loro qualche volta concesso; e perciò quando i regnanti austriaci e i borbonici ne proscrissero il magico nome, e si mostrarono gli incurabili despoti che erano, sono e saranno mai sempre, gli Italiani sentirono forse per la prima volta l’intollerabile peso delle catene, le maledirono, e si trovarono pronti ai più fieri sacrifici, purchè fosse loro dato di spezzarle. Un pensiero balenò allora nella mente di quelli Italiani ch’erano stati traditi dall’Austria e dalle proprie loro passioni. La Casa di Savoia nulla aveva di comune nè coll’Austria, nè coi Borboni. — I tre fratelli che si succedettero rapidamente sul trono sardo non avevano prole maschile, ed il presuntivo loro erede era un giovane principe del ramo di Carignano, cresciuto lungi dalle Corti, educato in Francia come un semplice cittadino ed in mezzo ai figli dei cittadini, colto, di mente elevata, ed imbevuto delle moderne dottrine civili e politiche. — Se gli Italiani liberali di quell’epoca fossero stati meno impazienti, avrebbero aspettato per accostarsi a lui e spingerlo ad alte imprese, che il corso naturale degli avvenimenti lo avesse portato sul trono di Savoja. — Ma i cospiratori credono sempre che il tempo sia loro nemico, che il momento in cui cospirano sia il solo propizio alla realizzazione dei loro progetti, e che chi non opera presto, non opera bene. — Coloro che avevano prestato fede alle menzogne dell’Austria, e che mal celavano l’ira da cui si sentivano divorati contro i menzogneri, fissarono l’anno ventesimo primo di questo secolo per {{Pt|l’e-|}}<noinclude> <references/></noinclude> advm0ostvyqlwx76x09a2m5icwvhapx Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/55 108 259382 3832223 3139480 2026-05-06T12:38:31Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832223 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|||51}}</noinclude>poca del nostro risorgimento e della loro vendetta. — Napoli, ch’era stata tradita non meno di noi, aveva aderito al loro divisamento, e promesso d’insorgere un dato giorno. — Il principe di Carignano esitava. — I suoi principii politici erano saldi e retti; ma la condizione sua era dilicata di troppo, e il suo carattere irresoluto. I suoi migliori amici, gli uomini per ogni conto più considerevoli del Piemonte, l’illustre Santa Rosa, il principe della Cisterna, il marchese di S. Marsano, ed altri molti, insistevano perchè egli si dichiarasse apertamente il protettore delle libertà italiane; e incapace di resistere a tali istanze ed al suo proprio cuore, il principe di Carignano si arrendeva, e valendosi dell’assenza del re suo zio che avevagli affidato in parte il potere governativo, diede il segnale della insurrezione, e concesse agli insorti una costituzione; vale a dire promise loro che l’avrebbero. — Io non iscrivo la storia delle nostre congiure e delle nostre rivoluzioni dal 14 sino al 59. Faccio solo un cenno di questa, perchè fu il primo accordo stretto fra i liberali italiani, e la Casa di Savoja, e perchè dal 1821 in poi tutti gli Italiani che si sforzarono di dare al nostro paese la libertà e la vita si volsero con maggiore o minore insistenza, con maggiore o minor fiducia e successo ai rappresentanti di quella antica e reale stirpe. La rivoluzione del 21 fu vinta come tutte le altre, perchè erano frutto di congiure, e perchè le congiure che debbono per natura essere limitate fra pochi individui, non hanno il carattere che le rivoluzioni debbono avere per trionfare; cioè la pubblicità e la universalità. — Le congiure ebbero felice ventura quando i popoli e le passioni loro obbedivano al comando di pochi, ed erano disposti a servire le cause che non intendevano. — Ai nostri giorni i popoli non si interessano e non si muovono se non per idee che essi intendono e per cose che evidentemente li concernano. — Ma una lunga e crudele esperienza poteva solo convincere i cospiratori della verità di questa sentenza; e sino a tanto che tale convincimento non ebbe penetrato tutti gli animi, si volle imputare ad alcuno la colpa dell’infelice esito di ciascuna di esse. — La rivoluzione del 21 fallì, e la colpa ne fu data al principe di Carignano. — Forse difatto egli fu cagione ch’essa fallisse in quel giorno ed in quel modo. — Egli si era arreso alle istanze de’ suoi amici, ben sapendo che con ciò<noinclude> <references/></noinclude> jz14z5ctyvjohi00rhsizvro3vqdvyw Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/56 108 259383 3832224 3139481 2026-05-06T12:38:32Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832224 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|52||}}</noinclude>giuocava la sua corona e l’avvenire d’Italia, che egli si proponeva di liberare quando fosse assunto al potere. — Appena scoppiata la rivoluzione, chiaro gli apparve ch’essa sarebbe repressa. — Due vie gli erano aperte. — Persistere nella condannata impresa, e cadere, perdendo ogni speranza di succedere allo zio, e di redimere l’Italia col potere che da quello egli doveva ereditare; oppure ritirarsi prontamente, abbandonando gli amici e maneggiandosi in modo che lo zio rimanesse incerto s’egli era stato con cognizione di causa ribelle, o s’era stato invece vittima della naturale debolezza del suo carattere e dell’audacia dei liberali. — Quest’ultimo partito poteva mantenerlo nel posto ch’egli occupava e gli lasciava qualche speranza di succedere al trono de’ suoi avi; ed a questo egli si attenne, traendo sopra di sè medesimo la diffidenza universale, cioè la diffidenza dei conservatori, della Corte, dell’Austria, e dei liberali. — Carlo Felice non gli perdonò mai il suo contegno nel 21, e lo trattò da quel tempo in poi come un uomo ch’ei tollerava per ragioni sue proprie, ma pel quale non aveva nè affezione nè rispetto. — La sua avversione al nipote era così evidente, che nessuno ardiva mostrargli quella considerazione ch’è dovuta ad un principe ereditario. Sarebbe esso escluso dalla reale successione? Tutti ne dubitavano, e molti ne erano convinti. — Ma Carlo Felice era anch’esso della Casa di Savoja. — Avverso alle nuove dottrine, superstizioso, bigotto e ligio al Papa ed al clero cattolico, di cuor duro e vendicativo, quasi sempre sordo alle voci della pietà, Carlo Felice abborriva l’Austria, e il dominio di essa in Italia. — L’Austria non risparmiò nè lusinghe nè promesse per indurlo a diseredare il nepote, ed a far suo erede il duca di Modena; un arciduca austriaco. Essa ottenne ancora, per quanto si è detto, che il Papa unisse le proprie istanze alle sue; ma quanto più si mostrava ansiosa di escludere il principe di Carignano dalla successione dello zio, tanto più questo rifuggiva dal pensiero di dare all’Austria quella soddisfazione. — La lotta non fu lunga, ma accanitissima. — Pochi anni dopo il tentativo infelice del 21, Carlo Felice fu colpito da morbo letale. — Prevedendo il prossimo suo fine, egli chiamava intorno al suo letto gli uomini più rispettati della sua Corte e del Piemonte, e loro dichiarava che il principe di Carignano doveva succedergli, e che tale era l’ultima, la irremovibile sua volontà. —<noinclude> <references/></noinclude> 7yqayp57emtwf1feuvpbki72jvz8fja Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/57 108 259384 3832225 2455515 2026-05-06T12:38:32Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832225 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|||53}}</noinclude>Carlo Felice morendo, compì un atto che doveva col tempo mutare le sorti d’Italia. Un nuovo elemento, che contribuir doveva al risorgimento d’Italia, comparve in quel tempo sulla scena politica di questa nazione. Verso la Casa di Savoja cominciavano a volgersi gli sguardi dei liberali delle classi elevate e colte, che anelavano alla libertà e alla indipendenza del loro paese, ma che non avrebbero voluto comperarla a prezzo del disordine, del pazzo furore, e delle miserie che oscurarono il primo splendore della rivoluzione francese dell’89 e del 93. — In Italia non erano a temersi gli eccessi di furor popolare che la sete di libertà aveva svegliato in Francia. — La nostra plebe era pressochè indifferente alle generose nozioni della libertà e del patriottismo, e le classi educate, che avevano assistito alle sanguinose scene della repubblica francese, non ardivano scuotere dal suo letargo il nostro popolo, e preferivano vederlo indifferente, piuttosto che feroce o frenetico. — Ma all’epoca nostra non si compiono grandi rivolgimenti politici senza il popolare concorso. — Sebbene indifferenti alle idee di libertà, di diritto, di dignità e di onor nazionale, le nostre plebi conoscevano i loro materiali bisogni, e non si abbandonavano ciecamente fiduciose a chi non si mostrava capace e volonteroso di soddisfarli. — Chi prometteva ad esse l’alleviamento delle imposte e della coscrizione, e l’allargamento delle vie di lucro, ne disponeva a piacer suo; e i liberali italiani nulla potevano operare senza involgere il paese in momentanee, ma gravi difficoltà.— Erano dunque, per così dire, certi di non trovar favore nelle plebi, e di accendere la guerra civile insorgendo contro gli ultramontani oppressori, che avrebbero trascinate nelle fila dei loro armati le infime classi delle popolazioni. — Non so come i liberali italiani di quel tempo avrebbero trionfato di tale ostacolo, se il nuovo elemento di cui feci testè cenno non fosse felicemente intervenuto. Primo a scoprirlo ed a valersene fu un avvocato genovese chiamato {{AutoreCitato|Giuseppe Mazzini|Giuseppe Mazzini}}. — Chi gli insegnasse il linguaggio del popolo, nol so; ma certo si è ch’egli seppe farsi intendere dalle masse popolari, e svegliare in esse sentimenti e passioni ch’erano rimaste intorpidite sino a lui. — Egli cominciò col volgere le sue parole al solo popolo, come alla sola classe degna della libertà, e capace di energici sforzi per ottenerla, lusingando così le passioni popolari, sempre pronte ad accendersi {{Pt|con-|}}<noinclude> <references/></noinclude> tqqw140o06lvvlydd0u6ij0k25zvddl Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/58 108 259385 3832226 3139482 2026-05-06T12:38:33Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832226 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|54||}}</noinclude>{{Pt|tro|contro}} tutti quelli che per ricchezze e per natali stanno in una sfera più elevata, e godono piaceri ad esso inaccessibili. — I suoi scritti, che il {{AutoreCitato|Giuseppe Mazzini|Mazzini}} seppe spargere fra le plebi, contenevano poche idee, ma chiare, ed espresse con enfasi e calore. — Lo stile n’era talvolta ampolloso e poetico, troppo poetico per essere pienamente inteso dai suoi lettori; ma vi è un linguaggio che anche imperfettamente inteso possiede direi quasi un magico potere, e si fa accettare da uditori già accesi di entusiasmo. — Codesto linguaggio è cosparso di parole, il cui suono basta a svegliare le appassionate simpatie del popolo; e questo linguaggio era quello di {{AutoreCitato|Giuseppe Mazzini|Mazzini}}. — Egli parlava al popolo ch’ei chiamava gli oppressi; sebbene a quel tempo le classi popolari fossero quelle appunto sulle quali pesava meno ruvidamente l’oppressione straniera. — Egli parlava altresì ai giovani, agli ambiziosi, accertandoli che mediante un solo atto di coraggio o di audacia potevano acquistar fama, autorità, ed emergere dalla folla agli onori ed al potere; condannava tutto il passato, e chi al passato apparteneva o il passato studiava. — Egli chiamava la prudenza viltà, la moderazione debolezza. — Il titolo di Re costituiva un tiranno, e la sola forma di governo che convenisse ad un popolo degno della libertà era la repubblica. — Le imposte erano un furto legale mediante il quale si empivano le tasche dei re e dei cortigiani, alle spese e colla rovina dei popoli. — I nobili erano altrettanti piccioli tiranni, servilmente divoti al Sovrano, ed erano oltrecciò ridicoli, ignoranti, boriosi, deboli di corpo e crudeli. — E così mischiando e confondendo quelle cose e quelli uomini che il popolo abborriva, con quelle altre cose e quelli altri uomini su di cui voleva egli rivolgere lo sdegno e l’avversione popolare, faceva un gran fascio di ogni cosa e buona e pessima purchè avesse le radici nel passato. — L’universo secondo il {{AutoreCitato|Giuseppe Mazzini|Mazzini}} di quel tempo aveva sempre camminato per empie vie, progredendo di iniquità in iniquità. — Nel 89 e nel 93 dello scorso secolo, la nazione francese erasi ribellata contro l’universo e lo aveva vinto, dando per la prima volta alla umana famiglia insegnamenti ed esempi salutari e conformi alla giustizia ed alla verità. — Seguire le orme dei rivoluzionarii francesi era d’ora in poi il solo dovere che avessero i popoli. {{AutoreCitato|Giuseppe Mazzini|Mazzini}} al suo primo apparire cercava di farsi un alleato di Dio; ma il suo Dio era quello dei rivoluzionarii francesi, e non quello<noinclude> <references/></noinclude> so1ez7adr42fo8ndquae6r1dccojq17 Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/59 108 259386 3832227 3139483 2026-05-06T12:38:34Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832227 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|||55}}</noinclude>che adorano i popoli d’Italia; era un Dio senza culto, senza ministri, senza tempii, e quasi senza leggi. Tutto il rimanente era una stupida e perfida superstizione, gettata sui popoli per accecarli, e renderli obbedienti ad un clero che si era fatto il primo strumento della tirannide dei re. Mi si farà osservar forse che tali dottrine nulla hanno di pellegrino nè di squisito; e sottoscrivo pienamente a tale giudizio. {{AutoreCitato|Giuseppe Mazzini|Mazzini}} però sapeva con chi parlava, e quale scopo egli si proponeva di raggiungere. Si è parlato molto di {{AutoreCitato|Giuseppe Mazzini|Giuseppe Mazzini}}, e di lui furono portati i più opposti ed esagerati giudizi. Fu portato alle stelle come il salvatore e il liberatore d’Italia; come lo scopritore o l’inventore di nuove dottrine politiche atte a produrre la rigenerazione italiana; come un’eroe capace e pronto a tutti i sagrifici di cui potesse abbisognare il suo paese; un uomo dotato di tale potenza di azione sovra i popoli, che la sola sua presenza, e una sola parola ch’egli ad essi volgesse dovea bastare a trasformarli, infondendo in essi il suo meraviglioso coraggio e la sua energica risoluzione. Altri non videro in {{AutoreCitato|Giuseppe Mazzini|Giuseppe Mazzini}} che un fanatico ambizioso e di limitato ingegno. Dissero le sue dottrine politiche false e viete, e lo accusarono di lusingare i popoli per renderli a sè stesso ligi, e per farli docili e ciechi strumenti della sua ambizione. Alcuni arrivarono sino a pensare, se pure nol dissero, che qualora il popolo italiano s’imbevesse realmente delle idee mazziniane, e imprendesse di realizzarle, minor male sarebbe per le classi colte e civili stringersi intorno al dominatore straniero, piuttosto che lasciarsi trascinare da una furibonda plebe in tutte le follie sanguinose che la rivoluzione francese non seppe evitare. A me non ispetta di pronunziare fra così variali giudizi. Credo che le intenzioni di {{AutoreCitato|Giuseppe Mazzini|Giuseppe Mazzini}} fossero pure e rette, principalmente in quei primi tempi di ciò ch’esso chiama il suo apostolato. E credo altresì che le sue dottrine altro non sieno che un’eco delle dottrine rivoluzionarie francesi, ridotte a semplice teoria, e spoglie di quella violenza che l’azione e la resistenza degli oppositori sono atte a generare. Ma con queste dottrine false e viete, ma con questo suo parlare enfatico, ampolloso ed intralciato, {{AutoreCitato|Giuseppe Mazzini|Giuseppe Mazzini}} riescì nel corso di pochissimi anni a trasformare il popolo italiano, e ad ispirargli l’odio del dominio straniero, e l’amore della libertà e della indipendenza e quello della patria. Non so se {{AutoreCitato|Giuseppe Mazzini|Mazzini}} avesse la {{Pt|co-|}}<noinclude> <references/></noinclude> tvb6wazvo8uhcutmlhgooa5xl7ky3wn Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/60 108 259387 3832229 3139484 2026-05-06T12:38:35Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832229 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|56||}}</noinclude>scienza dell’opera sua; ma quest’opera fu da esso condotta al suo fine con mirabile rapidità ed ordinamento. Quelle popolazioni, che per tanti secoli non avevano avuto altro oggetto che di procurarsi i comodi della vita, nè altro furore, se non contro coloro ch’erano favoriti dalla sorte, abiurarono repentinamente gli odi antichi e le antiche aspirazioni, per confondersi tutte in un solo amore ed un solo odio: amor di patria ed abborrimento dello straniero dominatore. Chi avesse visitata l’Italia negli anni che seguirono dal 40 al 48 avrebbe creduto di sognare. Quelle popolazioni, sepolte nella secolare ignoranza, che è il più prezioso strumento di qualsiasi tirannide, quelle popolazioni indifferenti a tutto ciò che non toccava direttamente i loro materiali e ristrettissimi bisogni o interessi, quelle popolazioni molli ed effeminate, amanti dei loro comodi, dei loro ozi, e dei loro personali piaceri o passioni, sorde ad ogni voce che tentasse ispirar loro l’amore di un bene non tangibile, quali sarebbero la libertà, l’indipendenza, la gloria; quelle popolazioni erano trasformate. Un non so che di fiero nobilitava quelle fisionomie pur sempre belle, ma per lo addietro troppo sensuali e piuttosto accorte che intelligenti. Gli ozi e gli amori più non assorbivano tutti i desideri della gioventù. Le proscritte parole di patria e di libertà, erano sopra tutte le labbra, e si vedeva che ivi erano spinte dai cuori. L’ignoranza, quella piaga letale imposta dal dispotismo agli schiavi, e così poco conforme al naturale degli Italiani, l’ignoranza, non era stata nè combattuta nè vinta regolarmente e scolasticamente; ma alcune idee fondamentali e chiaramente espresse dai discepoli del Mazzini erano bastate a distruggerne i più perniciosi effetti e a mettere questa stessa ignoranza in sospetto di mala cosa. Quasi in tutte le provincie italiane, e da tutte le classi sociali, si sapeva oramai quali erano a un dipresso i confini naturali d’Italia, e quali i diritti ed i doveri di tutti coloro ch’erano nati fra codesti confini. Si sapeva che il mondo abitato si divide in nazioni; che i popoli componenti queste nazioni sono fra di loro stretti da comuni interessi, diritti e doveri; che la sventura d’Italia era stata la ignoranza di queste verità, e l’aver sempre scambiato l’amore del luogo natio per l’amore di patria, nutrendo come legittimi e doverosi sentimenti la gelosia e la rivalità fra Italiani di diverse provincie, e una rispettosa fiducia negli stranieri che opprimevano una parte qual si fosse d’Italia. — Si {{Pt|sa-|}}<noinclude> <references/></noinclude> 64n2omr7os3nofi6p4gx4a1d4suh60j Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/61 108 259388 3832230 3170337 2026-05-06T12:38:36Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832230 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|||57}}</noinclude>{{Pt|peva|sapeva}} che la ignoranza di codesti fatti era stata imposta e rigorosamente mantenuta dallo straniero, onde impedire all’Italia di vivere la vita delle nazioni indipendenti, e frazionarla in diverse greggie di schiavi.— Si sapeva che a cangiare simile stato di cose erano mestieri sagrifizi numerossissimi di ogni genere, e si sapeva che il rimanere nella condizione presente, piuttosto che esporsi a maggiori sventure o sottoporsi a costosi sagrifizi era vergogna e disonore. — Si sapeva che il maggior bene a cui debba aspirare un popolo è l’onore; la maggiore sciagura che a lui sovrasta, la perdita di quello. — Tutto ciò si sapeva e si teneva religiosamente per vero; e tali nozioni avevano siffattamente accese le passioni popolari, che ogni altro eccitamento era diventato inefficace e vano. Il pensiero del poco conto in cui il carattere degli Italiani era tenuto all’estero, era come una sferza che lacerava costantemente i nostri cuori, e il bisogno di riscattare il nostro buon nome riscattando la nostra libertà, diveniva di giorno in giorno più imperioso, e non ne lasciava più posa. Tutto ciò era stato operato da alcune parole di {{AutoreCitato|Giuseppe Mazzini|Giuseppe Mazzini}}; e quando l’Italia avrà veramente riconquistato il seggio cui ha diritto fra le grandi nazioni europee, i nostri posteri dovranno scrivere quel nome sopra tavole di marmo, e ricordarsi sempre di quanto a lui si deve. Quelle nozioni erano accompagnate, come già dissi, da non poche idee esagerate o radicalmente false. — L’odio o il disprezzo per tutto ciò che altre volte era tenuto in grande onore, siccome la nobiltà, la religione, e la monarchia. — Nessun governo tranne il repubblicano poteva rispettare la libertà dei popoli, ed ogni re era naturalmente e necessariamente un tiranno. — A chi si provava di richiamare al vero questi fervorosi ed inesorabili repubblicani, si rispondeva con degli squarci di {{AutoreCitato|Vittorio Alfieri|Alfieri}} o delle strofe di {{AutoreCitato|Giovanni Berchet|Berchet}}. — L’idea dominante sopra tutte le altre in quell’epoca era la necessità della espiazione ed il valore del sacrifizio, sicchè se uno spirito benefico fosse venuto ad offrirci in grazioso dono la libertà e la indipendenza, senza chiedere da noi altro concorso che la nostra accettazione, credo che avremmo respinto il dono, e certamente avremmo sentito rancore verso il donatore. — Volevamo la indipendenza e la libertà, ma volevamo più ancora mostrarcene degni. Un’altra scuola di liberalismo italiano era sorta {{Pt|contemporanea-|}}<noinclude> <references/></noinclude> 8coifzvkju74sa9gpfnd0j3p8x5rg6u Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/62 108 259389 3832231 3139485 2026-05-06T12:38:37Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832231 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|58||}}</noinclude>{{Pt|mente|contemporaneamente}} a quella di {{AutoreCitato|Giuseppe Mazzini|Giuseppe Mazzini}}. I fondatori, e le dottrine di essa in nulla rassomigliavano nè a Mazzini, nè a’ suoi insegnamenti, se non se nel concetto fondamentale e generale di tutti, ch’era la liberazione d’Italia, la di lei concentrazione in un solo Stato, e la imprescrittibile legittimità de’ suoi diritti alla indipendenza e alla libertà. — La scuola di cui parlo non si volgeva al popolo, e non sarebbe stata da questo ascoltata nè intesa. — Era una scuola di filosofia applicata alla speciale condizione d’Italia ed al suo avvenire. — Nata in Piemonte, da piemontesi, dispiegava essa quella saggia moderazione, quel rispetto per le cose del passato, che non impedisce di sostituire ad esse le cose del presente e del futuro, che sono più conformi agli attuali bisogni, quella fermezza e quel patriottismo che distinsero per tanti anni il liberalismo piemontese da quello di quasi tutto il rimanente d’Italia. Capi di questa scuola erano {{AutoreCitato|Vincenzo Gioberti|Gioberti}}, {{AutoreCitato|Antonio Rosmini|Rosmini}}, {{AutoreCitato|Cesare Balbo|Balbo}}, e molti altri di minor fama, ma forse di non minore ingegno e di non minore virtù. Non so quali frutti avrebbe prodotto quella scuola, se fosse stata sola a scuotere gli Italiani dal loro letargo; ma contemporanea e per così dire parallela a quella di Mazzini, essa si trovò riempire un vuoto che il Mazzini non poteva colmare, e che al momento dell’azione non sarebbe stato trascurato senza gravi danni del paese. — La scuola filosofica liberale di cui parlo ebbe d’altronde per effetto di persuadere alla gente colta e prudente d’Italia, che la liberazione della patria non era un sogno di fanatici repubblicani, ai quali nulla si poteva togliere perchè nulla possedevano; bensì l’oggetto delle speranze, delle aspirazioni, degli sforzi di uomini che meritavano il titolo di maestri di color che sanno. — Così si riconciliava colle idee rivoluzionarie quella classe di Italiani che vi era stata sino allora invincibilmente avversa, ossia i timidi, che avevano sempre tenuto come impossibile il buon successo di una sollevazione popolare a mano armata contro l’esercito regolare e la tirrannide dell’Austria, e di amici quasi esclusivi dell’ordine e della pace. Con ciò cessava l’ultimo ostacolo alla perfetta concordia e alla unanimità delle volontà italiane. Così disposti ci avvicinavamo al 48. — Le nostre classi elevate non avevano piena conoscenza della trasformazione accaduta nelle classi inferiori, o per dir meglio ne ignoravano tutta la estensione<noinclude> <references/></noinclude> gfqvm31541lhv4o01xi61o44w3ezazr Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/63 108 259390 3832232 2455522 2026-05-06T12:38:38Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832232 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|||59}}</noinclude>e la importanza. — I più giovani rampolli delle nobili famiglie italiane erano in gran parte scritti nei ruoli della ''Giovane Italia''; ma, siccome accader doveva, essi erano alieni da quelle esagerazioni che esercitano una irresistibile azione sulle immaginazioni non assistite da un’intelligenza coltivata. — Questi membri del nostro patriziato e della ''Giovane Italia'' ad un tempo erano come l’anello che univa quelle due frazioni dei liberali italiani. — Il loro concorso però non era dubbio in tutto ciò che i loro congiunti volessero intraprendere in favore della patria. — Da un capo all’altro della nostra penisola si sognava un sogno solo: l’indipendenza e la libertà. Dal 31 al 48 si erano tentate molte insurrezioni, parziali e popolari, alle quali avevano cooperato varii dei giovani discendenti delle nostre più nobili famiglie. — Tutte queste insurrezioni, figlie di congiure ordite all’estero dai nostri profughi, il cui capo era sempre {{AutoreCitato|Giuseppe Mazzini|Giuseppe Mazzini}}, avevano avuto il più infelice successo, e il sangue dei nostri patrioti aveva cosperso tutti i patiboli d’Italia. — I primi rivi versati avevano accresciuto l’ira dei popoli contro i principi, e reso più che mai inaccessibile l’abisso che divideva questi da quelli. — Ma passo passo la disperata natura di quei tentativi apparve ai cospiratori ed agli insorgenti, e il buon senso degli Italiani insegnò loro che persistendo su quella via essi servivano le inique mire dei loro padroni, camminando ad una completa ed assoluta distruzione, che lascerebbe quelli nell’incontestato esercizio del loro odiato potere. — Era necessario trovare altri mezzi, altre vie, era necessario giungere allo scopo. In quel frattempo i liberali che accostavano le Corti, si sforzavano di eccitare nel cuore dei principi una generosa ambizione, che trovasse alimento nell’operare o per lo meno nel contribuire al risorgimento ed alla esaltazione della comune patria. — Si diceva ad essi: che cosa è un trono di secondo o di terzo ordine mantenuto colla forza straniera, e sul quale siete costretti ad obbedire i comandi di chi dispone di quella forza, a fronte della gloria di essere veramente il liberatore, il salvatore, il padre insomma della vostra patria? — Se bene vi riflettete vi sentirete preso dalla nobile ambizione di abdicare una corona che non portate se non a prezzo dell’onore del paese, e non consentirete a conservarla, a riprenderla, se non quando vi sarà presentata dagli Italiani rinati alla {{Pt|indi-|}}<noinclude> <references/></noinclude> 1nj7qxu7v3z5841gepsrf07ybggzvtu Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/64 108 259391 3832233 2455523 2026-05-06T12:38:39Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832233 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|60||}}</noinclude>{{Pt|pendenza|indipendenza}} ed alla libertà, e che sapranno essere a voi dovuto questo loro risorgimento. Così per certo due lombardi, {{AutoreCitato|Ciro Menotti|Menotti|}} ed il Misley, avevano parlato al duca di Modena nel 1830 e nel 31. — Il duca era ambizioso, crudele, e di nulla curante tranne degli interessi suoi. — Esso aveva creduto scorgere nella via additatagli dai due imprudenti giovani un mezzo di allargare i suoi confini e di accrescere la propria importanza. — D’altronde, mostrandosi inclinato ai consigli di quei due, il duca era quasi certo di conoscere le trame che ordivano i liberali; e siccome la finzione non gli costava, finse, e trasse nell’agguato i nuovi suoi amici. — Ognuno conosce il risultato di quelle mene. — {{AutoreCitato|Ciro Menotti|Menotti|}} espiò sul patibolo il fallo di aver prestato fede ad una creatura dell’Austria; e Misley con molti altri andarono ad ingrossare le fila di quelli emigrati, a cui la Francia e l’Inghilterra furono per tanti anni larghe di ospitalità. — Ma all’avvicinarsi del 48, l’aspetto delle cose era qualche poco emendato. — Nel prender possesso delle sacre chiavi, Pio IX aveva pronunziato parole che risuonarono in tutti i cuori italiani e li scossero profondamente. Pio IX si dichiarava italiano, amico della libertà e della indipendenza di tutti i popoli, ed alieno da ogni violenza. — Ciò bastò perchè gli Italiani vedessero in lui un nuovo Messia da Dio mandato pel loro riscatto. — Vi fu chi pensò a dargli su l’Italia intera il poter temporale ch’egli esercitava sovra picciola parte di essa. — Alcuni membri del clero, chiari per ingegno e per dottrina, scrissero libri di filosofia e di politica, in cui splendeva il più puro e il più razionale liberalismo. — Il solo difetto di quei libri era il non essere scritti in modo da farsi leggere da molti. — Carlo Alberto era tuttora sul trono di Piemonte, e già da vari anni aveva manifestato l’animo suo tutto italiano e liberale. — Leopoldo regnava in Toscana, mentre Lucca era tuttora sotto il dominio del giovanetto che ivi aspettava la morte della arciduchessa Maria Luisa alla quale doveva succedere, lasciando Lucca a Leopoldo. A Napoli Ferdinando di Borbone, assorto dagli amori della famiglia, dai piaceri della tavola, e dagli scrupoli religiosi, sembrava incapace di partecipare attivamente in nessuna intrapresa, sia per coadiuvarla, sia per opporvisi, e lasciava supporre che la naturale indolenza, ed il peso degli anni avessero spento in lui quella innata crudeltà e<noinclude> <references/></noinclude> 7d3e6q02snlz58fgaie81w1h3a3bbb4 Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/65 108 259392 3832234 2455524 2026-05-06T12:38:40Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832234 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|||61}}</noinclude>scelleraggine, che mai non aveva abbandonato nessun membro della iniqua sua razza. I liberali si divisero gli animi di quei sovrani, e si accinsero a muoverli verso la nobile passione del patriotismo. — Il popolo italiano poca parte poteva prendere a tali tentativi, e vi sarebbe rimasto completamente indifferente qualora fosse stato tuttora ciò ch’era al principio di questo secolo. — Ma Mazzini lo aveva destato, e i liberali delle classi colte lo sapevano desto, sicchè non dubitavano che il primo grido di ''fuori lo straniero'' metterebbe a tutti in mano le armi. E così si andava innanzi, lavorando ed aspettando una occasione per operare. A persuadere Carlo Alberto di consacrarsi alla salute ed alla liberazione d’Italia, non era mestieri nè degli sforzi, nè delle istanze dei liberali. — Il re di Piemonte non aveva avuto durante la vita sua altro desiderio, altro scopo alla sua ambizione. — Appena gli fu svelato l’accordo stretto fra i liberali delle varie provincie d’Italia, ch’egli abbracciò con trasporto le loro viste, le loro speranze, e pose sè stesso, la sua famiglia, la sua casa e la sua corona, al servigio dell’indipendenza italiana. Dinanzi a lui si apriva un nuovo orizzonte; ed era quello stesso dei sogni di sua gioventù. — Egli vi si precipitò baldanzoso, senza dare al passato un ultimo sguardo. Gli Austriaci, sempre pronti a chiamare su di essi i colpi della avversa fortuna, nulla avevano imparato di quanto si leggeva a chiare note nel contegno degli Italiani. — Gli Italiani gemevano da più di 30 anni sotto il ferreo giogo della Casa di Absburgo; vi obbedivano perchè non era loro possibile la resistenza. — Dunque sin tanto che il giogo della Casa di Absburgo non scemerebbe nè di peso, nè di rigore, la obbedienza degli Italiani non poteva venir meno. — E per accertarsi che il giogo della Casa di Absburgo non diventava più leggiero, l’Imperatore ed i suoi ministri vi aggiunsero nuove catene. I pieni poteri delle polizie e dei loro agenti, i tribunali militari, dinanzi a cui erano condotte persino le donne, la esorbitanza delle imposte, tasse, multe, prestiti volontarii o forzosi, che in nulla differivano gli uni dagli altri, i sequestri, le prigionie, gli ostacoli sempre crescenti allo sviluppo del commercio e della industria in Italia, quel trattar sempre l’Italia come paese conquistato, cioè come<noinclude> <references/></noinclude> fc574dl423l13hgdr5hdyllrqy88cpy Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/66 108 259393 3832235 3139486 2026-05-06T12:38:41Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832235 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|62||}}</noinclude>si trattavano i paesi conquistati quando la Casa di Absburgo era salita sul trono imperiale, senza riconoscere nè rispettare in essi alcuno dei diritti da Dio concessi a tutte le umane incivilite creature: componeva ciò che chiamavasi il sistema del governo imperiale, e gli Italiani tutti intendevano omai quanto era odioso, iniquo, inumano quel sistema. — Ma gli Austriaci si ridevano delle nozioni che gli Italiani avevano sì di recente acquistate. — I nostri argomenti sono le palle dei nostri cannoni, dicevano a chi tentava far loro intendere che gli Italiani del 40 non erano più quelli del 15 e del 20; e con questi argomenti metteremo in iscompiglio tutto il sapere di questi nuovi dottrinarii, rivoluzionarii, ecc. E così andarono diffatti calcando sempre la via che conduce gli oppressori al precipizio, sino all’anno 47, quando l’iniquità della tirannide austriaca aveva raggiunto il culmine della sfacciata sua forza, e non poteva andare più in là. — I liberali sparsi nelle varie contrade d’Italia, sicuri del concorso popolare, fiduciosi nella simpatia e nell’appoggio del Pontefice, soddisfatti delle disposizioni in cui credevano che l’esempio di Pio IX avesse posto gli animi del gran duca di Toscana e del re di Napoli, istrutti della prontezza e dello zelo con cui Carlo Alberto risponderebbe al primo appello degli Italiani, i nostri liberali, dico, decisero di tentare la sorte senza aspettare nuovi insulti e nuovi danni. Le cinque giornate del marzo 1848 in Milano furono il primo colpo portato alla grandezza della Casa di Absburgo, e ad esse rispose l’Italia tutta con applausi, con offerte di aiuto, e con dichiarazioni energiche in favore della libertà e della indipendenza italiana. — Leopoldo di Toscana e Ferdinando di Napoli proclamarono subito una costituzione, che solennemente giurarono di conservare e di rispettare in ogni caso; e Carlo Alberto, che già da qualche tempo li avea preceduti su quella via, si accinse a compire l’opera gloriosa dei Milanesi, cacciando colle armi sue, e come si sperava con quelle di tutta Italia, l’Austriaco dalla intera penisola. — Carlo Alberto soleva dire: ''l’Italia farà da se''; e noi tutti ripetevamo quelle nobili parole, senza esaminare se esse fossero l’espressione di un patriottico desiderio, o di una ben fondata convinzione. Ognuno conosce la dolorosa storia del 48 e del 49; ma pochi la giudicano con mente posata e scevra da pregiudizii, come da spirito<noinclude> <references/></noinclude> 696zpxsc11p9grsth8r3j0zihzxa7tr Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/67 108 259394 3832236 3490445 2026-05-06T12:38:42Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832236 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|||63}}</noinclude>di parte. — V’ha chi imputa i nostri rovesci alla perfidia e al tradimento dei principi; chi, più moderato, li incolpa soltanto di imperizia e di stoltezza. — I soli Milanesi, disarmati e senza capi, avevano trionfato degli Austriaci; come mai si può concepire che gli Austriaci vincessero, pochi mesi più tardi, l’intera Italia? Con questa domanda si credette di aver provato la esistenza di almeno un tradimento, e molti ripeterono quella domanda come irrefragabile prova di questo. Ma le catastrofi pari a quella del 48 e del 49 non accadono mai, se non per un numeroso concorso di circostanze le quali tendono tutte ad un medesimo risultato. In questo nostro particolar caso le circostanze che ne procacciarono la rovina sono evidenti; ma perchè numerose e richiedenti, da chi le considera, certa quale tensione dell’intelletto, riescono poco gradite alle moltitudini, che preferiscono attribuire le sventure nazionali al tradimento di chi le regge; appunto come vedono ciò accadere sulle scene teatrali. Gli Italiani non avevano in comune che una sola passione o due al più: l’odio dello straniero dominio, e l’amore ossia il desiderio della libertà. — Ma non erano punto fissati intorno alla condotta da tenersi per assicurarsi il possesso di un tanto bene, quando lo avessero ottenuto. — Sembrava difatti che lo avessero afferrato, e con quella inclinazione alle illusioni, che forma gran parte del carattere italiano, noi tutti credemmo di aver conquistata l’indipendenza e la libertà, quando vedemmo i soldati austriaci abbandonare umiliati ed impauriti la città di Milano, ed i principi satelliti dell’Austria prodigarne le costituzioni ed i parlamenti, mentre stavano pronti alla fuga per poco che i sudditi loro non si mostrassero soddisfatti delle concedute istituzioni. — Gli Italiani si tennero sicuri della loro libertà, ma si sentivano disorganizzati, e desideravano di costituirsi nel modo migliore. — Non si pensava allora a contentarsi del possibile, dell’eseguibile, del praticabile; si voleva giungere col primo passo alla costituzione più perfetta, a quella cioè che presentava maggiori garanzie di libertà, di uguaglianza civile e sociale, di prosperità, di gloria, e di una vita comoda. — Si voleva una costituzione che trasformasse questa nostra terra in un paradiso, non riflettendo che il paradiso è la patria degli angeli, e che non v’hanno molti<noinclude> <references/></noinclude> n9677ihmwtwzjdmi4geilk6ioyo3a5h Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/68 108 259395 3832237 3139487 2026-05-06T12:38:42Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832237 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|64||}}</noinclude>di questi sul nostro globo. — Chi voleva una federazione, e fra i federalisti, chi voleva una federazione sul modello della germanica, chi la voleva a modo della elvetica. — Nel settentrione d’Italia una imponente maggioranza voleva mantenere la Casa di Savoja e Carlo Alberto sul trono, che si ambiva soltanto di far più grande. — Altri ricordavano il 21, o ciò che ne avevano udito raccontare; e dando le loro interpretazioni di quei fatti misteriosi, come verità storiche documentate ed accettate dal mondo intero, sognavano tradimenti e gridavano: non vi fidate dei traditori. — V’era chi ripeteva le viete massime del Mazzini, e credeva di vincere il mondo e la sorte con poche parolone alto-sonanti, e vuote di significato; v’era chi sognava l’Italia del medio evo, le repubbliche di Venezia e di Genova, il vestire alla foggia del 500, e le parlate degli eroi di {{AutoreCitato|Vittorio Alfieri|Alfieri}}. — V’era chi sognava la repubblica francese del 93, e protestava che nulla di grande si fonderebbe in Italia, se non si aprivano certe arterie, dalle quali doveva sgorgare molto sangue corrotto. V’era chi sognava il primato di Gioberti, ed un papato universale politico sotto Pio IX. — Insomma varii ed innumerevoli erano in quel tempo i pensieri e i voleri degli Italiani; ma fra tanti e sì svariati pensieri e sistemi nulla vi era di eseguibile, e sembrava che gli Italiani si fossero spogliati di ogni senso pratico. Se loro si additavano gli ostacoli, che dovevano necessariamente opporsi alla realizzazione delle loro utopie, vi rispondevano che la parola ostacolo era per essi vuota di senso, che non vi era cosa impossibile per chi voleva fortemente, ecc. — Se loro si chiedeva che cosa avrebbero fatto quando l’Europa tutta si fosse dichiarata risoluta a finirla con una nazione che si suppone sempre intenta ad introdurre novità pericolose per la civile società, essi stringevansi nelle spalle, e dicevano in tuono di compatimento, che la nazione italiana si componeva di circa 26 milioni di esseri, che si alzerebbero come un sol uomo quando fosse mestieri dare all’Europa una salutare lezioncina, e che ad un popolo così unanime, così valoroso e risoluto in favore di una idea, non v’era esercito, nè assocciazione di eserciti che potesse resistere. — Si pronunziavano sentenze in tuono cattedratico ed entusiastico, e si credeva aver profferito verità sacrosante, argomenti irresistibili. — Ai pericoli che ne circondavano, alla rovina che stava per piombare su di noi, nessuno<noinclude> <references/></noinclude> 68anx3wo17sg11cdj48pbw7pvd8m4ok Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/69 108 259396 3832238 3139488 2026-05-06T12:38:43Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832238 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|||65}}</noinclude>pensava. — Gli Austriaci avevano abbandonate quasi tutte le città dell’alta Italia, e quelli fra i principi delle altre parti d’Italia che non li avevano seguiti sembravano trasformati in altrettanti liberali, smaniosi di sagrificare sè stessi e le loro dinastie per eontribuire al risorgimento d’Italia. — Tutto ciò era stato operato dagli Italiani, dalla loro risolutezza o dal loro valore.— Che più v’era da gemere? Come avevano già vinto, vincerebbero ogni volta che il bisogno della vittoria fosse loro dimostrato. Intanto gli Austriaci si concertavano coi principi loro satelliti, si riavvicinavano al Pontefice, e ne guadagnavano l’animo incerto e titubante; ed intanto l’Europa assisteva al nostro dramma senza neppure fingere di interessarsi in favor nostro, e simulava ne’ suoi fogli periodici di considerarne come impazziti per l’inaspettato apparente trionfo, ch’essa non avrebbe permesso qualora lo avesse considerato come vero e reale. — Presto si vedrebbe a che cosa si ridurrebbero questi nostri trionfi; ma qualora gli Italiani acquistassero veramente la libertà e la indipendenza, toccherebbe alle savie e bene ordinate nazioni dell’Europa il porli in tutela, e l’impedire che le loro pazze teorie e la loro tracotanza ponessero a soqquadro la civiltà e la quiete di questa parte del mondo. Nessuno pensava di prestarci aiuto; nessuno desiderava vederci liberi e contenti; ma forse meritavamo questa generale malevolenza, poichè ne andavamo superbi e soddisfatti. — Non abbiamo bisogno nè di amici nè di alleati. — Bastiamo a noi stessi; ed insegneremo all’Europa ciò che siamo e ciò che possiamo. — Così parlavamo; e mi ricordo di un tempo in cui la maggiore nostra paura era quella di essere aiutati a nostro dispetto da qualche potenza educata alla scuola di Don Quisciotte. Suonava l’ora dei rovesci. — Con mirabile valore e con deplorabile spensieratezza, la piccola armata piemontese ed alcune improvvisate legioni di volontarii, a cui si unirono i corpi universitarii, si cimentavano contro l’intera forza dell’impero austriaco, accresciuta ancora da non pochi Russi, che vestivano per obbedienza al loro Czar l’uniforme bianco. — Già il Borbone aveva deposto la maschera, e richiamate le truppe, che la paura di una rivoluzione lo aveva costretto a mandare nell’alta Italia. Già il Pontefice aveva fatto riflessione che gli Austriaci essendo cattolici erano suoi figli<noinclude> <references/></noinclude> 60xdizigj4l079jnliu3yofl3zjswlc Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/70 108 259397 3832240 2455530 2026-05-06T12:38:45Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832240 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|66||}}</noinclude>non meno degli Italiani, e che la nostra guerra essendo per conseguenza una guerra fratricida, egli non poteva parteciparvi, e richiamava pure le sue truppe. — Il gran duca di Toscana o non ne mandava, o ne mandava così parcamente, che non potevano recare gran danno al nemico nostro. — Attoniti e scorati per sì sfacciato ed inaspettato abbandono, i difensori che ne rimanevano, combattevano eroicamente, ma sentendosi già vinti. — In pochi giorni l’Austriaco toccava le porte di Milano, e dinanzi a lui andavano ritirandosi i nostri soldati umiliati ed impotenti. I Lombardi fremevano, ed avrebbero preferito seppellirsi sotto le rovine delle loro città, piuttosto che vederle nuovamente occupate dall’odiato oppressore. — L’Italia tutta fremeva; ma i suoi fremiti erano vani. — I popoli non improvvisano le grandi risoluzioni. — Di nulla erano convenuti gli Italiani, se non di combattere e di vincere per prima cosa, e di pensar poi al modo di mettere la vittoria a profitto. La sorte delle armi ne era stata avversa, e non sapevamo far altro che fremere, sognare tradimenti, e maledire i traditori. — Chi voleva cacciare il Borbone, il Pontefice, il gran Duca, e persino Carlo Alberto, e costituirsi in republica. — Chi voleva ricondurre o per amore o per forza i principi sulla via del dovere; e rifuggivano dal pensiero della repubblica. — Mazzini imputava le nostre sventure alla fiducia che avevamo riposta nei Principi, e li dichiarava tutti, o traditori, o condannati ad incessanti disfatte per le colpe loro e per quelle dei padri. L’ira contro le potenze europee, che ci vedevano cadere sotto la insanguinata scure dell’Austria senza stenderci la mano e salvarci; l’ira contro Carlo Alberto, al quale si attribuiva in quei giorni di avere pel primo profferite le mal augurate parole, ''l’Italia farà da sè'', era generale, e si sarebbe potuto credere che il paese non avesse mai divisa l’erronea credenza nelle proprie sue forze. Poniamo fine a queste dolorose ricordanze. — L’Italia non compianta ricadde sotto gli antichi ed abborriti dominatori, che si prefissero di opprimerla con sì pesante giogo, che più non potesse neppur sognare nuove rivoluzioni. L’Italia non cadeva tutta in un giorno stesso. Due città resistettero più a lungo delle altre, e in queste due città, che Mazzini o i suoi discepoli reggevano con forma popolare, la diplomazia esercitava poca influenza, e forse non ambiva di {{Pt|eserci-|}}<noinclude> <references/></noinclude> p9ga14sr324o4xpwwz95l93z7gs7riv Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/71 108 259398 3832241 3139489 2026-05-06T12:38:45Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832241 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|||67}}</noinclude>{{Pt|tarne|esercitarne}} una più grande. Voglio parlare di Roma e di Venezia: esse non caddero nel 48, ma bensì nel 49; ed in esse l’Italia diede per quella volta almeno gli ultimi aneliti di vita civile e libera. Anche Brescia, lasciata in balìa del suo municipio, che è quanto dire di sè stessa, chiuse le sue porte agli Austriaci, armò tutti i suoi cittadini, senza eccezione di sesso o di età, e si preparò ad una eroica ma disperata resistenza. Per ben tre giorni gli Austriaci irrompevano dalle porte nelle strade della città, ed appena impegnati in queste le ingombravano dei loro cadaveri, da tutte le case, da tutte le finestre, dai tetti rovinando su di loro micidiali proiettili d’ogni sorta. Ma Brescia dovette cessare dalla pugna quando non ebbe più munizioni con cui tenere a distanza il nemico, e quando non ebbe più difensori che non grondassero del proprio sangue. Gli Italiani diedero cospicua prova di animo valoroso e divoto alla patria; ma ciò non basta a costituire ed a fondare una nazione. — I Polacchi furono sempre ammirati pel singolare loro valore, ma non col solo valor militare si acquista un seggio fra le nazioni civili, libere ed indipendenti; e la storia del popolo polacco basterebbe a convincerne di ciò quando noi fossimo già a sufficienza. Per undici anni ancora gli Italiani furono trattati come gli Iloti dell’antichità. — Derisa e non curata dall’Europa, martoriata, oppressa, straziata, e munta da’ suoi padroni, l’Italia sembrava oramai condannata ad eterna ed ignominiosa servitù; e gli stranieri così opinavano — Deve esservi, dicevano essi, qualche nascosto difetto, qualche pecca originale nel carattere degli Italiani; poichè ogni loro sforzo per diventare indipendenti e per ricostituirsi in nazione riesce vano; e sappiamo oggidì che non si cade se non perchè si difetta della forza necessaria per reggersi. È inutile tentar nuove prove, soggiungevano talvolta, e dovete rassegnarvi ad uno stato di cose ch’è evidentemente il solo cui siate propri. L’Italia sola non aveva accettata la crudele sentenza; e protestava contro di essa con parole e con atti ogni qual volta le se ne presentava la opportunità. In quelli undici anni l’odio dell’oppresso per l’oppressore, e viceversa, giunse all’apice della violenza. Ma se a ciò si fossero limitati i nostri progressi, saremmo tuttora schiavi. Un genio benefico sorse presso ad un principe veramente liberale e patriota, nel tempo stesso che un amico d’Italia saliva al supremo {{Pt|po-|}}<noinclude> <references/></noinclude> bdf433cgvpq64eel5rpz8as1s56nclg Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/72 108 259399 3832242 3139490 2026-05-06T12:38:46Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832242 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|68||}}</noinclude>tere e prendeva a reggere la più possente e la più energica fra le nazioni europee. — Una segreta alleanza fu giurata fra l’imperatore dei Francesi, e il re Vittorio Emanuele, sotto la ispirazione del conte Camillo di Cavour. — Ma ciò non sarebbe bastato, se una radicale alleanza non avesse composto in un sol corpo e in una sola volontà gli Italiani tutti. — Cavour si fece capo di una nuova scuola politica in Italia. — Egli fece brillare agli occhi degli Italiani queste verità semplici ed incontestabili: per conquistare la indipendenza e la libertà è necessario esser forti; e la unione può solo creare la forza. Questa così ovvia verità fu prontamente afferrata dagli Italiani, che l’accettarono e la confessarono da quel momento in poi come un dogma, cioè con fede religiosa. — Tutto il passato apparve allora agli occhi nostri sotto un aspetto tutto nuovo. Le nostre sventure più non furono da noi imputate nè ad una sorte avversa e capricciosa, nè al tradimento di chi doveva guidarci. — La vera e patente origine delle nostre incessanti sciagure era appunto il difetto di unione e di unità di vedute, di scopo e di azione. — Sembrava che la segreta cagione dei nostri rovesci ne fosse stata tutto ad un tratto rivelata; e da quel momento in poi ogni gara, ogni rivalità, ogni differenza di opinioni, di tendenze, di gare politiche, fu condannata come delitto verso la comune patria. — Nessuno tentò più di volgere a suo talento gli avvenimenti che si succedevano, e una cosa sola si volle considerare: quale fosse la volontà della maggioranza degli Italiani. — Questa volontà non trovò più oppositori. — Anche i partigiani dell’assolutismo repubblicano di Mazzini sospesero la crociata bandita dal loro maestro contro ogni forma di governo che non fosse repubblicana. — La forma di governo che sarebbe più accetta al maggior numero degli Italiani, quella che sembrerebbe più atta a tenerli tutti uniti, e a crear loro interessi comuni, quella che all’Italia susciterebbe il minor numero di nemici possibile: quella sarebbe la forma di governo contro cui nessuno ardirebbe protestare. — E quando si parlava in tal modo, già si sapeva che la forma di governo necessaria al dì d’oggi era la monarchica. — Alcune città delle Romagne e della Lombardia avrebbero accettata la repubblica di buona voglia, quando questa fosse stata l’oggetto della preferenza di tutta Italia; ma i due principali Stati italiani, quelli che disponevano di<noinclude> <references/></noinclude> rgvqnca7idfpqhcx0zhl86jb97otjez Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/73 108 259400 3832243 2455533 2026-05-06T12:38:47Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832243 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|||69}}</noinclude>eserciti, senza i quali sarebbe stata follia l’intraprendere cosa alcuna contro la dominazione straniera, il napoletano ed il sardo erano affezionatissimi alla forma monarchica, e non l’avrebbero scambiata colla repubblicana, se non vi fossero stati costretti. — L’Europa d’altronde non lo avrebbe concesso; e gli italiani cominciarono a travedere, che le dichiarazioni e le proteste repubblicane dei nostri emigrati politici erano in gran parte la cagione della diffidenza che l’Europa manifestava verso di noi, e del poco conto in cui ne teneva. L’unico scopo a cui tendevano tutti gli italiani, era il costituirsi in nazione indipendente; e tutto ciò che facilitava il compimento di questo voto era da tutti accettato senza discussione e con trasporto. Un fortunatissimo concorso di circostanze contribuì alla nostra salvezza. — L’avere sul trono di Francia un amico fedele, che conosceva l’Italia, e sapeva che cosa si poteva sperare, anzi aspettarsi da essa quando fosse pervenuta a rompere le sue catene e a costituirsi in nazione. — Questo amico sapeva altresì che l’Italia, ridotta al misero stato in cui l’avevano precipitata, e la mantenevano i suoi dominatori, non poteva muovere il primo passo verso l’indipendenza senza l’aiuto di una nazione già costituita, sviluppata e forte. — Questo aiuto iniziatore egli era in grado di darnelo, ed avea deciso che non ne mancherebbe. — L’avere alla testa di buona parte dell’alta Italia un re liberale, irremovibilmente schiavo della propria parola, animoso, risoluto ed onesto. — L’avere questo re alla direzione de’ suoi consigli un ministro come il conte dì Cavour, sagace e destro maneggiatore delle cose politiche, divoto alla salute della patria italiana, che seppe apprezzare le generose intenzioni ed il genio politico dell’imperatore Napoleone, come aveva saputo apprezzare il sincero amor patrio del re Vittorio Emanuele, e come egli medesimo era apprezzato da quei due; che sapeva persuadere e dirigere gli italiani di tutte le provincie d’Italia e di tutti i partiti. Intorno a Cavour si stendeva un’atmosfera di fiducia, tutta nuova per gli italiani, che da tanti secoli erano avvezzi a diffidare e a sospettare di ognuno. — Cavour fu l’anello che legò vicendevolmente Napoleone e Vittorio Emanuele, e questo all’Italia; Cavour fu l’iniziatore della spedizione sarda in Crimea, l’inspiratore del congresso di Parigi, ove per la prima volta i diritti degli italiani furono discussi seriamente, e finalmente riconosciuti. — Cavour aveva fuso gli {{Pt|ita-|}}<noinclude> <references/></noinclude> 42r8yuljclgir6ng0abjykctf8wvo5u Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/74 108 259401 3832244 3139491 2026-05-06T12:38:47Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832244 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|70||}}</noinclude>{{Pt|liani|l'Italiani}} in un solo pensiero: quello di cacciare al di là delle Alpi lo straniero, e di costituirsi in nazione; e quando l’Austria, insospettita di quanto macchinavasi contro di essa tra la Francia e l’Italia, si accinse a distruggere, cioè a conquistare quel piccolo Piemonte che aveva l’audacia di dichiararsi protettore dell’Italia tutta, e suo nemico, Cavour, che aspettava una occasione propizia, si volse ad un tratto a Napoleone e all’Italia. — Tutti risposero alla sua voce. Napoleone condusse immediatamente i suoi eserciti nell’alta Italia, e gli italiani tutti insorsero contro i loro signori, e protestarono di voler essere italiani liberi ed indipendenti sotto il governo della Casa di Savoja. — Mentre ancora si combattevano gli austriaci, le principali città d’Italia, e gli stati italiani, mandavano deputazioni al re Vittorio Emanuele e al suo ministro, per chiedere di essere annessi al regno dell’alta Italia. La pace di Villafranca sembrò sulle prime porsi come insuperabile ostacolo all’adempimento dei voti degli italiani; ma in breve quella infausta illusione si dissipava. — Mentre la diplomazia stabiliva a Villafranca e a Zurigo, che l’Italia rimarrebbe a un dipresso qual era prima del 59, che la Lombardia sola sarebbe annessa al Piemonte, che la Venezia sarebbe lasciata all’Austria, che i duchi e i principi scacciati rientrerebbero al possesso dei loro stati, e che tutti i sovrani d’Italia compreso l’imperatore d’Austria, formerebbero una confederazione sotto la presidenza del romano Pontefice; mentre Napoleone dettava tali condizioni, ed il nuovo ministero di Vittorio Emmanuele le accettava, le annessioni dei ducati, della Toscana, delle legazioni si compivano, e si rendeva impossibile il ritorno dei principi. — Si temeva che l’imperatore dei Francesi si adirasse contro questa audace resistenza a’ suoi voleri; ma tale resistenza sanzionata dai plebesciti delle provincie, che volevano l’annessione, fu giudicata legittima e giusta. Più tardi l’Umbria, la Sicilia e il napoletano invocarono l’annessione; e Garibaldi co’ suoi mille andò a mettere in fuga i soldati borbonici, che impedivano l’aperta manifestazione della volontà popolare. L’imperatore Napoleone aveva proclamato due principii, ch’egli imponeva all’Europa di rispettare. Eran questi, la onnipotenza del suffragio universale, ed il non intervento. — Tutto ciò ch’erasi operato in Italia era stato sancito dai plebisciti, ossia dal suffragio {{Pt|uni-|}}<noinclude> <references/></noinclude> miu20vh3mclt3eeeq8lazjuwr8i96yb Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/75 108 259402 3832245 3139492 2026-05-06T12:38:48Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832245 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|||71}}</noinclude>versale, ed il principio del non intervento non permetteva all’Europa di opporvisi. — Questi principii, che furono la nostra egida, Napoleone li proclamò in favor nostro; e ciò solo dovrebbe bastare ad assicurargli la nostra indelebile riconoscenza. Ma la cessione della Savoja e del contado di Nizza fu per gli italiani un seme di discordia e di malcontento. — Col tempo impareremo a benedire quel sacrifizio come il vero fondamento della nostra indipendenza. Gli italiani vogliono innanzi tutto, ed è ben naturale che così sia, vogliono, dico, ottenere l’intento loro; ma le loro forze non essendo sempre adequate alla grandezza dei loro concetti, essi o implorano o accettano l’aiuto di chi si dice loro amico; e questo aiuto gli italiani sognano sempre che abbia ad essere gratuito. — Se loro si chiede schiettamente un compenso, essi si sdegnano, e si tengono per sciolti da qualsiasi obbligo di gratitudine. — Essi non vedono essere il puntuale pagamento del compenso richiesto e convenuto la sola via per raggiungere e per conservare la loro indipendenza. — Dio ne liberi dal peso di un debito non definito e non pagato! Quel peso è come un fantasma minaccioso, che si frappone in perpetuo fra il beneficato e ogni atto di indipendenza ch’egli sta per compiere. Benedetto invece quel benefattore che fissa il prezzo dell’opera sua, e che ricevutolo, si tiene per soddisfatto, e dichiara il beneficato sciolto da ogni debito verso di lui! Ciò pattuiva il conte di Cavour coll’imperatore Napoleone, perchè l’imperatore doveva alla Francia di non sottoporla a sacrifizi senza compenso, e perchè il conte di Cavour voleva che l’indipendenza italiana non fosse più illusoria, ma vera e durevole, non quale era stata tante volte, il passaggio da una ad un’altra dominazione. — Abbiamo saldato il nostro debito verso la Francia; e sebbene dobbiamo ad essa i più sinceri sentimenti di gratitudine, non dobbiamo nè ad essa, nè ad altra potenza non italiana, il sacrifizio della benchè menoma frazione della nostra indipendenza. La nostra nazionalità conta oggi sette anni di vita; e questi sette anni di goduta libertà, di pubblica tranquillità e di moderazione ne hanno fruttato il riconoscimento di tutte le potenze europee. — Ne hanno fruttato un bellissimo esercito, una marina considerevole, un sistema di ferrovie che rilega fra loro tutte le parti d’Italia, e facilita<noinclude> <references/></noinclude> rsp4qwil6w4d36jdjvj0s2ys5gsfrt4 Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/76 108 259403 3832246 3139493 2026-05-06T12:38:49Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832246 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|72||}}</noinclude>l’accomunarsi delle varie popolazioni e dei loro interessi: cospicui abbellimenti nelle principali città, e la universale simpatia dell’Europa, a tal segno che quando all’aprirsi della penultima stagione estiva chiedevamo all’Austria di cederne quella parte della patria nostra ch’essa teneva tuttora schiava, l’Europa tutta sciamò essere la nostra domanda giusta e legittima, e dovere la Venezia esser ceduta all’Italia. Chi ne avrebbe detto dieci anni sono, che i nostri diritti sarebbero oggi così spontaneamente confessati e sostenuti da quelle potenze, che per lo addietro dileggiavano le nostre pretese, i nostri sforzi sempre vani? La sorte delle armi non ne fu, quanto lo avevamo sperato, propizia, e l’imperizia e l’inesperienza dei grandi comandi, e delle grandi battaglie, tanto dei capi militari di terra, quanto di quelli di mare, nè costò molto sangue, e ne fruttò poca gloria. — Ma nessuno si ingannò sulle cagioni di cotesti nostri problematici successi; e il valore dell’esercito intero, l’eroismo dei nostri soldati di marina, risplendettero così straordinariamente durante la guerra, che gli stranieri ne rispettarono dopo questa assai più che noi facevano per lo passato, e ne tributarono meritate, ma non aspettate lodi. — La Venezia è omai nostra col consenso dell’Austria stessa; e quel formidabile quadrilatero, perenne minaccia alla nostra libertà ed indipendenza, diventa ora per noi un baluardo quasi inespugnabile contro qualsiasi futuro tentativo d’invasione. Tale è il passato che ne condusse, attraverso tante catastrofi e peripezie, al felice e glorioso nostro presente. — Ma il carattere dei popoli si compone delle passioni e dei costumi acquistati sotto l’influenza del loro passato. — Il passato può essere completamente distrutto, e trasformato in un presente tutto opposto a quello; ma le traccie del passato esistono nel carattere e nelle abitudini popolari che in esso si formarono. — Quando il passato più non esiste, ed ha dato luogo ad un presente che in nulla gli somiglia, le tendenze morali ed intellettuali create da quello più non convengono a questo. — Per noi del resto la necessità di spogliarci di quegli avanzi del passato è singolarmente evidente, in quanto che siamo stati educati dai nostri dominatori per compiacerci negli ozi della schiavitù, e per essere indegni della libertà. — Siamo stati educati a diffidare e a sospettare di tutto e di tutti; a stancarci di tutto ciò che dura da {{Pt|qual-|}}<noinclude> <references/></noinclude> gslm84il81tyzk1nupjs0toucg7vc79 Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/77 108 259404 3832247 3139494 2026-05-06T12:38:49Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832247 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|||73}}</noinclude>{{Pt|che|qualche}} tempo, a biasimare e criticare ogni cosa, a giudicare degli uomini e delle cose colla nostra imaginazione piuttosto che col freddo criterio; ad esaltarci fuor di misura per tutto ciò che riveste un aspetto drammatico di sublimità e di eroismo, senza esaminare se la sostanza corrisponde all’apparenza. — Siamo stati educati ad impiegare parole ampollose ed enfatiche, e a prenderle per l’espressione di sublimi concetti, a confondere l’enfiagione della vanità colla coscienza della nostra irresistibile forza, e non dubitare della nostra superiorità, e dei trionfi ch’essa ne assicura; e quando invece di trionfi raccogliamo rovesci, ad esagerarli, a darci in preda all’abbattimento e alla disperazione, e ad imputare altrui le sventure che la nostra imperizia e la nostra inesperienza ne hanno procurato. — Siamo stati educati a disprezzare la scienza e gli studi necessari ad acquistarla, e a vantarci del nostro ingegno svegliato, che conosce ogni cosa per intuizione, senza condannarsi alla noia dell’imparare. — Siamo stati educati da chi voleva mantenerci schiavi, in modo tale da renderne incapaci di costituirci in nazione libera ed indipendente; incapaci compiere i doveri del cittadino, come di sacrificare le private ambizioni e i privati interessi alla salvezza e alla prosperità della comune patria. Il nostro principale studio deve essere omai di spogliarci di tutte le letali influenze del passato. Ricordiamoci che il nostro passato fu un’era di schiavitù, e che il popolo educato alla schiavitù deve trasformare sè stesso, se vuol diventare atto a godere della libertà e della indipendenza. {{rule|6em}}<noinclude> <references/></noinclude> fz9roop73szhhi399pqgwv6hfwjqq6o Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/78 108 259405 3832248 2455538 2026-05-06T12:38:50Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832248 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="0" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione|||}}</noinclude> {{nop}}<noinclude> <references/></noinclude> absogznnax8xs4yggtrseqx1gd5yk52 Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/79 108 259406 3832249 2455539 2026-05-06T12:38:51Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832249 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|||}}</noinclude> {{Centrato|CAPITOLO TERZO}} {{rule|3em}} {{Centrato|{{larger|CARATTERE DELL’ITALIANO}}}} {{Centrato|SUE VARIETÀ E SUE CONSEGUENZE}} {{rule|6em}} L’Italia può oggidì considerarsi come fatta e compiuta. Lo scopo di tanti sforzi, di tanti sacrifizi, l’oggetto di tante aspirazioni e speranze, può dirsi raggiunto. — L’Italia ha veduto l’ultimo di quei soldati stranieri che la tennero sì a lungo soggetta rivarcare le Alpi, lasciandola erede dell’inespugnabile quadrilatero; e l’Europa tutta proclama la santità de’ suoi diritti, e si dichiara stanca di vederli conculcati. Un certo sentimento di orgoglio può essere scusato in noi, quando pensiamo alle cangiate nostre sorti, alla simpatia acquistata, al nostro rapido innalzamento al grado di potenza di primo ordine; in noi che otto anni indietro eravamo considerati come una mandra di servi austriaci. Ma l’ebbrezza della gioia e dell’ambizione soddisfatta riesce pericolosa a chi troppo vi si abbandona. — Abbiamo altro da fare che congratularci vicendevolmente per le conquiste ultimate. — Dobbiamo costituirci fortemente, e vincere quelle abitudini e quelle tendenze del nostro carattere, che si oppongono al nostro sviluppo morale, intellettuale e nazionale. L’Italia fu sempre riputata ricchissimo paese, e fu questo un equivoco. Il suolo italiano è certamente il più ferace di Europa, e l’agricoltura vi è giunta, parzialmente almeno, ad un certo grado di perfezione che mal si accorda col limitato sviluppo delle scienze e dell’industria — Il motivo di tale difetto di armonia è evidente.<noinclude> <references/></noinclude> 2ybo54iyia46p2lhbiy1mt8us1c8lq3 Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/80 108 259407 3832251 2455541 2026-05-06T12:38:52Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832251 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|76||}}</noinclude>L’Italia non ha vissuto sin qui di sua vita propria, nè conformemente ai propri bisogni, ai propri interessi; ma fu diretta da’ suoi padroni, secondo ad essi conveniva, e secondo risultava più confacente all’insieme di quei corpi politici mostruosi e diformi, di cui le provincie italiane erano parte. La frazione d’Italia che dipendeva direttamente dall’Austria (e l’Italia presso che tutta ne dipendeva indirettamente) fu detta paese agricolo, e tale è difatto; ma i tempi in cui la ricchezza pubblica delle nazioni si misurava dalla fecondità del terreno, e dalla salubrità del clima, sono lungi da noi. La ricchezza degli Stati è oramai la conseguenza dello sviluppo dell’umana operosità nell’industria e nel commercio, non meno che dello sviluppo dell’agricoltura. L’impero austriaco, che si componeva di tante provincie e di popolazioni fra loro eterogenee ed avverse, considerava le sue provincie italiane come il suo giardino e il suo granaio. E di fatti nè la Boemia, nè l’Ungheria, nè la Gallizia, nè la Stiria, nè alcuna di quelle nordiche contrade possono competere coll’Italia per la feracità del suolo e per la mitezza del clima. L’Italia fu dunque dall’Austria destinata, o per dir meglio condannata a fornire all’impero i prodotti agricoli, e a consumare i prodotti dell’industria delle altre provincie. L’industria fu interdetta all’Italia, perchè all’impero conveniva di averla inoperosa ed incapace di sovvenire ai propri bisogni. Nel lungo corso del dominio austriaco in Italia, più d’una prova fu tentata da capitalisti italiani, per introdurre nel paese qualche industria che valesse ad arrestarne il rapido impoverimento. — Il governo austriaco conosceva la iniquità del suo procedere, e sentiva la necessità di mascherarlo. Per ciò non si opponeva apertamente a tali esperimenti; ma ben sapeva renderli vani, ed ottenerne l’abbandono. I capitalisti autori di quelle prove si vedevano subitamente decaduti dal favore del governo; incontravano non preveduti ostacoli ad ogni loro mossa; il prezzo degli oggetti necessari al progredire della industria loro cresceva ad un tratto smisuratamente. Se ad essi occorrevano macchine che non si potessero avere che dall’Inghilterra o dalla Francia, l’importazione di tali macchine era sottoposta a tasse e a difficoltà siffatte, che la nascente industria non poteva sostenerle, e il tentativo andava fallito. Certo che un simile procedere non avrebbe ottenuto in Inghilterra il successo che ottenne in Italia; ma gli {{Pt|ita-|}}<noinclude> <references/></noinclude> g66ivqwvply8m7l2fdtbvb8cp2ayjsw Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/81 108 259409 3832252 3139495 2026-05-06T12:38:53Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832252 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|||77}}</noinclude>{{Pt|liani|italiani}} sono per natura poco inclinati al lavoro, e la fredda e pacata resistenza ad una mascherata persecuzione li stanca. — Essi resistono a qualsiasi costo quando l’ira li sprona; e in tal caso sdegnano i consigli della prudenza, si slanciano ad aperto combattimento, e spesse volte sono vinti dall’avveduto nemico che si era da lungo tempo preparato alla lotta. — Ma la costante e misurata resistenza ad una coperta persecuzione, il combattere nascostamente, nelle tenebre, e lungi da ogni spettatore, lascia l’italiano freddo, e gli toglie coll’ardore della pugna in campo aperto la forza materiale e l’energia morale. — Gli italiani accettarono dunque la parte che il governo austriaco loro destinava nella commedia politica di un impero, e questa parte era quella del compratore di oggetti manufatturati nelle provincie germaniche e slave. — Gli italiani ricuperarono in compenso la facoltà di abbandonarsi all’ozio; compenso fatale, perchè troppo conforme all’indole nostra e dei popoli meridionali in generale, cosicchè abbandonandosi all’ozio per necessità, vi si adagiarono senza rimorso, nè vergogna, e ne contrassero rapidamente l’abito. — Che la parte imposta agli italiani nella costituzione economica dell’impero dovesse condurli in breve ad una inevitabile rovina, era cosa preveduta da chiunque rifletteva alle condizioni finanziarie dell’Italia, e a quelle che i moderni progressi delle scienze e dell’industria hanno creato in Europa. — Non è da supporsi neppure che gli uomini di Stato austriaci ignorassero ove conduceva la via imposta agli italiani; ma al governo austriaco, come a tutti i governi dispotici, poco importa de’ suoi amministrati, e se un sistema di governo o di amministrazione gli sembra conveniente, esso lo addotta, quand’anche lo sappia ingiusto, rovinoso e mortale per una parte qualunque de’ suoi sudditi. L’Italia possedeva tesori in oggetti di belle arti e di antichità, come sarebbero intagli, avori, smalti, cesellature in metalli, ecc. Le sue principali città vantavano famiglie nobili di smisurata ricchezza. Le repubbliche di Genova e di Venezia avevano creato, mediante il commercio, delle ricchezze private come non se ne conoscevano altrove in quei tempi, cioè sul principiare del secolo decimonono. Ma tutte queste dovizie, erano tesori accumulati da lungo tempo, e nessuna nuova sorgente erasi aperta per riacquistare il denaro che si spendeva con prodigalità più pazza che altro. — I tesori italiani {{Pt|dove-|}}<noinclude> <references/></noinclude> 1il7crvbrok3unsoi2pmz0e3z9yf9j9 Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/82 108 259410 3832253 3306962 2026-05-06T12:38:54Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832253 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|78||}}</noinclude>{{Pt|vano|dovevano}} dunque esaurirsi in un dato tempo; ma varie circostanze concorsero ad abbreviare quel tempo e ad affrettare il compimento della inevitabile rovina. — La rendita che rimaneva agli italiani traevasi, come ho già detto, dall’agricoltura; ed era prodotta in gran parte dai bachi da seta e dalle viti. Ognuno conosce la dolorosa storia di questi due prodotti agricoli, durante gli ultimi dodici anni. — Un morbo speciale e misterioso in quanto alla sua origine piombava sui bachi e sulle viti, nè ha per anco ceduto ad alcuno dei rimedi tentati. E non si vede nè come nè quando nell’avvenire l’industria sericola riprenderà il suo corso, e ridonerà qualche valore al suolo, da cui si traeva. — Parecchi possidenti, che godevano di un’annua rendita di circa cento mila franchi, cavati dalla coltura dei bachi, si sono trovati subitamente ridotti ad una pressochè assoluta povertà. — I bachi prosperavano e sembravano promettere un abbondante raccolto, quando tutto ad un tratto, mentre stavano avviandosi al bosco, o disponendosi a formare la loro buccia, cadevano morti, quasi colpiti da morbo pestilenziale. Da dodici anni queste scene si ripetono ogni primavera, ad onta dei lunghi e pericolosi viaggi intrapresi da giovani avventurosi nelle più remote e barbare contrade dell’estremo oriente, per procurare agli allevatori di bachi da seta, una semente più sana, e non ancora tocca dal morbo europeo. — Nulla valgono questi generosi tentativi; chè dopo due o tre anni di mediocre raccolto, e di cure indefesse, la semente straniera risente l’azione della morbosa influenza, ed i bachi che ne nascono muoiono, come morivano dapprima gl’indigeni. — Si sono fatti studi variati ed estesi per conoscere la cagione del male, e per trovarvi un rimedio; ma dopo tanti anni, ancora non si giunse a stabilire con certezza se il germe infetto sia quello del baco, ovvero quello del gelso. La crittogama della vite non è così misteriosa come la malattia dei bachi; ma è tenace non meno di quella, e la distruzione di quei due prodotti della nostra industria agricola sembra farsi di giorno in giorno più probabile. E quei due generi erano veramente e considerevolmente i due più ricchi prodotti della nostra agricoltura; quelli che le davano una certa importanza come sorgente della pubblica ricchezza, ed una certa superiorità sull’agricoltura delle altre contrade d’Europa. — A noi lombardi rimangono i terreni inaffiati o<noinclude> <references/></noinclude> nwxttxgnr1bhoq9kdb2a63z3n4w5hqf Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/83 108 259411 3832254 3139496 2026-05-06T12:38:54Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832254 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione|||79}}</noinclude>paludosi, le praterie a marcite, le risaie, ecc.; ma questi terreni sono necessariamente assai ristretti, e tutto il rimanente del suolo italiano è limitato attualmente alla produzione dei cereali, cioè alla produzione medesima delle altre parti d’Europa; alla produzione di cereali che possono bene bastare al nutrimento del contadino, ma che a nulla montano come oggetti commerciabili, destinati ad impedire che il tesoro pubblico si esaurisca intieramente. Altre cagioni di rapido impoverimento si sono aggiunte a quelle già accennate. Il mostruoso incremento del lusso, e il disgraziato abito, contratto dalla gioventù d’ogni classe, di fuggire qualsiasi occupazione che non sia di puro divertimento. E siccome il vigore giovanile vuole uno sfogo, i giovani che hanno imparato a considerare le occupazioni dello studio o di un impiego, in una parola quelle occupazioni che compongono una professione, ossia una carriera amministrativa, militare, magistrale, scientifica o artistica, come un mezzo per guadagnar denaro, come una necessità per chi non ne ereditava dalla propria famiglia; i giovani, dico, disgraziatamente imbevuti di tali falsissimi concetti, non trovano altro pascolo alla loro operosità che nell’imitare servilmente i costumi dei giovani della aristocrazia inglese, francese e russa, i quali disponendo di beni di fortuna assai superiori ai nostri, ne porgono rovinosi esempi. I nostri giovani, i quali ereditarono dai padri loro una rendita che i padri non riescivano a spendere, la ricevettero già ridotta dalla parte che la legge garantisce ai fratelli e dalla dote delle sorelle, gravata inoltre d’imposte che non pesavano sui padri loro; e si credono tenuti di far onore alla nobiltà della stirpe coll’eseguire in Italia tutto ciò che i loro pari inglesi, francesi e russi, eseguiscono a Londra, a Parigi e a Pietroburgo. I nostri giovani rappresentanti le antiche famiglie della nostra storia, non sono contenti di possedere dei buoni e bei cavalli, delle carrozze comode ed eleganti, e tutto ciò che costituisce dei ricchi e convenienti equipaggi; ma vogliono essere ammirati come gli esatti fac simili dei giovani inglesi di alto grado; e siccome tanto le importazioni quanto le imitazioni inglesi non si ottengono in Italia se non si pagano a peso d’oro, così la soddisfazione degli innocenti e puerili desideri dei nostri giovani basta talora a mandarli in rovina. Non uno forse degli eredi delle nostre più cospicue e più doviziose famiglie ha saputo conservare intatti i suoi beni<noinclude><references/></noinclude> butfco8ofarwl3x00c1jx5t3tbt0uea Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/84 108 259412 3832255 3139497 2026-05-06T12:38:55Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832255 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione|80||}}</noinclude>è la condizione elevata che essi gli procuravano. Con una rendita ridotta e frazionata, i nostri giovani, a nulla intenti se non all’esatta riproduzione dei costumi oltramontani, spendono assai più che non spendevano i loro padri. Nel secolo passato l’anglomania spuntava appena, e gli uomini di qualche valore morale, intellettuale o anche soltanto sociale, avrebbero arrossito di scendere dalla loro elevata condizione per cambiarla con quella d’imitatori delle straniere singolarità. — Quando gli animali o gli oggetti qualsifossero, che servivano ai loro comodi o ai loro divertimenti, riempivano di fatto la missione loro imposta, i nostri antenati non si tormentavano lo spirito a ricercare se i lord inglesi non avrebbero richiesto di più: possedevano dei magnifici palazzi, delle ville pressochè reali; ma non trasformavano queste loro sontuose dimore in una perenne occasione d’ingenti spese. L’addobbamento dei loro palazzi era in armonia coi palazzi medesimi, e si componeva in gran parte di oggetti d’arte, pitture, sculture, bronzi, porcellane e sete; ma nessuno pensava a rinnovarli prima che il tempo li avesse contaminati e distrutti, perchè in altri paesi le case dei ricchi si ammobigliano in diverso modo. Non mi tratterrei così lungamente sopra queste apparenti inezie, se non si traessero dietro gravi e tristissime conseguenze. Non credo, ripeterò, siavi nell’Italia del nord un solo dei rappresentanti delle nostre famiglie illustri, che non abbia più o meno sciupato l'ereditato patrimonio, e che non sia avviato verso una maggiore rovina; e ciò senza aver imparato cosa alcuna, senza avere acquistato nè oggetti preziosi, nè introdotto o tentato d’introdurre nel proprio paese altre novità, fuorchè le stranezze di oziosi stranieri, che non formano nei paesi loro che una derisa minoranza. Poichè nè in Inghilterra, nè in Francia, nè tampoco in Russia prevale quella assurda opinione, che lo studio o la scelta di una professione o di una pubblica carriera sieno cose riservate ai poveri, che hanno bisogno di lavorare per guadagnarsi il vitto. Fatale errore! Il lavoro non è soltanto il mezzo più onesto di guadagnar denaro, è il dovere di ogni cittadino, o, diciam meglio, di ogni essere dotato di ragione, che possiede un’anima intelligente, di cui dovrà un giorno render conto al creatore. Lo studio e il lavoro sono il mezzo che una benefica provvidenza ne largisce per sviluppare e perfezionare l’intelletto nostro;<noinclude><references/></noinclude> ssbbhh8o9800nnyyxu2ypyrkubphpby Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/85 108 259413 3832256 3170338 2026-05-06T12:38:56Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832256 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|||81}}</noinclude>sono il mezzo col quale ciascuno può servire il proprio paese; sono la scala per cui la creatura umana sale dalla terra al cielo, dalla vita materiale, che ha comune coi bruti, alla vita spirituale a cui può sola aspirare. L’avversione al lavoro, e il disprezzo per chi è costretto a dedicarvisi, sono una inesauribile sorgente di danni pel paese nostro — il popolo, e particolarmente gli abitanti della campagna, inclinano per la naturale loro pigrizia all’ozio, e non potendo abbandonarvisi interamente (chè ad essi lo vieta la necessità di procurarsi vitto, casa e vestimenta), si contentano del puro necessario; e, questo ottenuto, nessuno al mondo li saprebbe indurre a prolungare di un’ora l’opera loro. Perciò avviene che ogni nuova imposta, o tassa, per poco gravosa e per equa che siasi, pare al nostro contadino una misura vessatoria, iniqua ed intollerabile; solo perchè essa lo toglie momentaneamente a quell’ozio ch’egli considera come suo privilegio e suo diritto. Come potrebb’egli giudicare altrimenti, circondato qual è da altri contadini che la pensano come lui, da un clero che si studia di mantenerlo nell’ignoranza, e quindi nella soggezione e nella dipendenza de’ suoi voleri, ed alla presenza di un padrone, che lungi dall’inspirargli l’energia e l’amore al lavoro, come alla unica fonte di ogni prosperità, gli dà il deplorabile esempio di sprezzare il lavoro e di astenersene ogni qual volta lo può? D’altra parte nè l’abilità al lavoro, nè l’attitudine all’applicazione, non s’acquistano in un giorno. — Un’intera generazione non basta a formare una nazione laboriosa ed energica, nè ad imprimerle quel carattere di creatrice, che distingue così eminentemente fra tutte le altre la inglese, e fa si che un’impresa industriale da essa tentata, è giustamente considerata dalle altre nazioni, come una impresa felicemente compita. — Io pure vorrei che gli italiani prendessero gli inglesi per modelli; ma non per imitare le puerili stravaganze di alcuni ricchissimi oziosi, bensì per emulare la maravigliosa operosità delle moltitudini. E si osservi altresì che quegli stessi ricchissimi oziosi cui la nostra gioventù tributa tanta ammirazione, non sono poi così oziosi come lo crediamo, e lo sono in tutt’altro modo di noi. I loro passatempi, i viaggi, le caccie, le corse e gli esercizi equestri, nulla hanno per certo di effeminato; anzi allo sviluppo delle forze intellettuali unendosi così lo sviluppo delle forze fisiche, come a<noinclude> <references/></noinclude> j6xygpfsvgc6eg20ebhq3yh8l4g4m91 Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/86 108 259414 3832257 3139498 2026-05-06T12:38:57Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832257 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|82||}}</noinclude>concepire essi riescono atti a compiere le più ardue imprese. I viaggi più pericolosi di questo secolo, le scoperte di nuove terre, e di nuovi passi per recarvisi, sono dovuti in gran parte ai rampolli della inglese aristocrazia; e quelli poi che non hanno acquistato fama di grandi viaggiatori, non si sono però addormentati nell’ozio e nell'effeminatezza; ma o proseguono nei maschi diporti della caccia e del cavalcare, o si dedicano all’agricoltura, all’industria, al commercio, o a qualche dotta professione, impiegando così nell’età matura quell’eccesso di energia che li aveva traviati nella primissima gioventù. In Inghilterra gli uomini che non si consacrano ad una occupazione, o ad uno studio, o ad uno scopo di pubblica beneficenza, insomma che non impieghino la esistenza loro al servizio del loro paese, formano una impercettibile minoranza; mentre da noi, i giovani forniti di beni di fortuna, che si dedicano ad un proposito patriottico, formano la volta loro rarissime eccezioni. Abbiamo veduto che il numero dei rappresentanti delle nostre più illustri e più ricche famiglie i quali abbiano conservato intatto il patrimonio loro, non è superiore a quello dei giovani che si dedicano ad una virile occupazione; e di ciò siamo oltremodo dolenti, perchè il rapido deperimento di una classe di cittadini così importante come la nobiltà italiana, in cui erano concentrate le maggiori ricchezze del paese e tutta l’autorità e l’influenza che sono come i corollari delle ricchezze, non può decadere senza produrre un adequato e funesto squilibrio in ogni classe della società. Parlerò meno diffusamente del carattere e dei costumi delle popolazioni dell’Italia centrale e meridionale, perchè non sono spettatrice costante dei fatti loro, come lo sono dei nostri. Pure quel poco che ne so non mi mostra gli italiani di quelle provincie più esperti e più intelligenti di noi in materia di libertà e di governo costituzionale. Il fatto, per citarne uno a tutti noto, che la città di Messina, la seconda città della Sicilia e in realtà eguale alla prima in estensione, in ricchezza, in coltura e in civiltà, deputò ripetutamente a rappresentarla al parlamento l’esule Mazzini, prova sufficientemente che i suoi elettori nulla intendono del sistema di governo detto costituzionale. Se la Sicilia avesse inteso di protestare contro il governo attuale, doveva mandare al parlamento insieme con Giuseppe Mazzini altri uomini di fama repubblicana;<noinclude> <references/></noinclude> oiawrv7j8q5txmnxf027lvy68za4c9c Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/88 108 259416 3832258 2455549 2026-05-06T12:38:57Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832258 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|84||}}</noinclude>incontrano per le strade, sulle piazze e nelle chiese; le scuole normali e popolari sono frequentate dai figli di padri e di madri analfabetici. I napolitani non si mostrano avversi alle leggi della vita civile <ref>Vedi Nota, pag. {{LinkPagineIndice|149|153#n1|Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia e sul suo avvenire/Note#n1}}.</ref>. Ma tutto ciò non significa ch’essi sieno in grado d’intendere e di apprezzare i benefizi di un governo costituzionale, nè di compierne i corrispondenti doveri: ed in varie occorrenze gli antichi sudditi dei Borboni mostrarono invece di avere inteso soltanto che la dinastia dei loro re era mutata. Si ricordino i miei lettori certe elezioni avvenute nel 65, e confesseranno meco che i napolitani anch’essi hanno bisogno di essere educati alla libertà. Le doti che la natura ha loro compartito serviranno a rendere la educazione loro più facile e più pronta; ma converrebbe invero supporre ch’essi possedessero la così detta scienza infusa, per ammettere che i diritti ed i doveri dei popoli liberi e civili potessero essere noti a chi non ha mai goduto gli uni, nè avuto chi gli insegnasse gli altri, ad un popolo che fu sempre retto da un despota e da un clero fomentatore della superstizione e della ignoranza, che non conosce insomma via di mezzo fra una cieca obbedienza ed una sfrenata libertà. Questa educazione civile e politica, chi pensa a darla ai napoletani? Si pubblicano giornali, o quotidiani o settimanali o mensili, accessibili per ogni conto al povero, e in cui si esponga il significato delle nuove istituzioni ad esso largite? Si sono aperti corsi pubblici e gratuiti in convenienti locali, ove il povero possa ricoverarsi, imparando a benedire la Provvidenza per la libertà acquistata ed intesa? Io non avrei scritte queste pagine, se avessi udito che una sola delle tante cose da farsi fosse stata fatta. Ma vedo gli anni succedersi rapidamente; vedo gli effetti della generale ignoranza rallentare e talvolta impedire il progresso del nostro nazionale sviluppo; e non vedo che si tenti rimediare a tale ignoranza dell’attuale generazione. Si insegna a leggere alla generazione futura, e si spera forse che questi nuovi letterati faranno buon uso della scienza acquisita per istruirsi in ciò che loro spetta di sapere. Ma parmi questa una vana speranza. I contadini lombardi hanno tutti, o pressochè tutti, frequentato, nell’infanzia loro, le scuole comunali; ma sino a che in codeste scuole non si acquista altro che uno strumento per imparare ciò che veramente è necessario sapersi, non si può sperare<noinclude> <references/></noinclude> 0b81h2ytuch28mqxm2ptx9t5iw3li7i Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/89 108 259417 3832259 3170339 2026-05-06T12:38:58Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832259 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|||85}}</noinclude>che il giovanetto, licenziato dalla scuola perchè ha raggiunto il duodecimo anno di sua vita, e rimandato alle fatiche ed alle sofferenze domestiche col solo vantaggio di poter leggere, scarabocchiare il proprio nome, ed eseguire le due prime operazioni dell’aritmetica; non si può sperare, dico, ch’esso impieghi utilmente il suo magro corredo di cognizioni per acquistarne altre indispensabili ad un popolo che vuol essere libero. Ciò che deve invece accadere, e che accade diffatto, si è che il giovinetto stesso che sapeva leggere a dodici anni più non lo sappia passati i venti. Della Toscana, e delle provincie che componevano prima del 59 e del 60 gli stati romani, non posso parlare in modo assai diverso da quello con cui ho parlato sin qui delle altre parti d’Italia. Il toscano ad altro non aspira che ad un dolce ed innocente riposo. Si accontenta di una mediocre agiatezza; si accontenta ben anco del puro necessario, purchè gli si conceda di goderne pacificamente e senza sforzi nè fatiche. Così ci figuriamo ad un dipresso la vita dei pastori arcadici; ma nulla v’ha al mondo di meno arcadico dell’attuale società. Già lo dissi più sopra: chi non lavora, chi non tende ad uno scopo che non può raggiungere senza sudori, chi si compiace nell’ozio, e soltanto nell’ozio, non trova spazio ove adagiarsi nel trambusto del perpetuo progresso, e viene schiacciato sotto il pesante carro di ''Zaggernaught'' delle scienze, dell’industria, del commercio, della civiltà e della ricchezza. La Toscana è un piccolo e povero paese, abitato da un popolo gentile ed intelligente, ma pigro, inerte, che non mosse mai passo sulla via che percorrono oggidì le nazioni libere e civili. — Tutto rimanevagli a fare quando fu annessa all’Italia, che si veniva allora costituendo. Sono ora due anni, se non più, che una combinazione per essa fortunata trasportò sul suo territorio la sede del governo italiano. Firenze fu prescelta per succedere a Torino; e siccome Torino erasi amaramente risentita di ciò ch’essa considerava come una sciagura, era naturale che Firenze se ne rallegrasse come di un acquisto. Ma Firenze prese la cosa in tutt’altro modo. — Che la sua popolazione si raddoppiasse numericamente in pochi giorni, che molti nuovi edifizi s’innalzassero nelle sue mura, che il denaro circolasse in quantità e con rapidità assai maggiore che per lo passato, che nessun forastiere distinto e ricco che visitasse l’Italia potesse d’ora in poi trascurare di<noinclude> <references/></noinclude> 8xuwuz7ohsww4q2hm70eooqyc6cs0lf Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/90 108 259418 3832261 3139501 2026-05-06T12:39:00Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832261 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Alex brollo bis" />{{RigaIntestazione|86||}}</noinclude>visitare anche Firenze; tutto ciò poco ad essa importava, anzi le cagionava rammarico ed inquietudine. E perchè? Perchè una cosa sola le apparve fra tutte le altre; e fu che tanta affluenza di nuovi abitanti farebbe crescere il prezzo degli affitti, ed il prezzo corrente altresì degli oggetti indispensabili alla vita di ognuno. Egli è pur vero che se le case di Firenze crescevano di valore, queste essendo proprietà dei fiorentini, il vantaggio era loro altresì; e lo stesso poteva dirsi degli oggetti necessari alla vita di tutti, come le farine, le carni, gli ortaggi, i latticinii, ecc., ecc. I fiorentini non sono punto gonzi, e intendono tutto ciò come lo intederebbe l’uomo più versato negli studi economici. Ma un’altra cosa intendevano pure; ed era, che il cresciuto consumo dei viveri, ed il cresciuto bisogno di abitazioni, sola cagione dell’aumento dei prezzi, renderebbe necessario un accrescimento di produzione, e per conseguenza di lavoro e di fatica. Nè valse far loro osservare, che insieme coi consumatori verrebbero dal di fuori, cioè dalle altre parti d’Italia e dallo stesso toscano contado, dei produttori, cioè degli operai, che si assumerebbero con lieto animo quell’eccesso di lavoro, che essi fiorentini non potrebbero o non vorrebbero eseguire. — In tal caso, rispondevano i fiorentini, nascerà la concorrenza: dovremo contendere coi nuovi arrivati per ottenere quel poco di lavoro che ne bastava sin qui; l’opera nostra non sarà più così gradita a chi la riceve; i nuovi arrivati faranno altrimenti, e si dirà che fanno meglio di noi; dovremo studiare, esercitarci, ecc. E piuttosto che esporsi ad un accrescimento di occupazione, che produrrebbe loro un sicuro aumento di guadagno, i fiorentini hanno in gran numero emigrato dalla capitale, per ritirarsi sui territorii di Pescia, di Prato, di Pistoia, di Lucca, ecc., come in oasi non ancora invase dalla moltitudine e dalla civiltà, e dove si può tuttora vegetare placidamente in un ozio decente e dolcissimo. Il sagrifizio costò loro assai, e non poche maledizioni salutarono l’arrivo di quelli irrequieti, cupidi ed ambiziosi che nulla rispettano, e che sconvolgono senza rimorsi il placido andamento degli affari in Toscana. Ma per amaro ch’ei fosse, il sagrifizio si compì, ed oggi un certo numero degli opifici più prosperosi della capitale sono nelle mani di piemontesi o di lombardi; chè a fronte dei fiorentini noi lombardi siamo prodigi di energia e di ambizione. Io non mi maraviglio punto che ciò accada in Italia; e saremmo<noinclude><references/></noinclude> sevmuorhyjtw35y2zip90e7nybyzd98 Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/91 108 259419 3832262 2455553 2026-05-06T12:39:00Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832262 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|||87}}</noinclude>invero esseri di una tempra più che umana, se la perpetua servitù in cui vivemmo non avesse lasciato traccia alcuna nel nostro carattere. Nè suppongo un solo istante che tale nostra piaga sia incurabile. Anzi sono convinta ch’essa cederà tosto ad una cura conveniente, e che la seguente generazione sarà fors’anco perfettamente sana e robusta. Ciò che mi accora si è il non vedere che alcuno si accinga a medicare quella piaga; e neppure in Toscana, ove la capitale raduna in se le forze vive della nazione, ove tanta coltura fu sempre onorata, nessun farmaco fu ancora proposto e discusso. Di ciò mi lagno, e non del bisogno che abbiamo del farmaco; il quale bisogno è la cosa più naturale del mondo. Le provincie che componevano prima del 59 e del 60 gli stati romani, come le Legazioni, l’Umbria, ecc., ecc. non hanno dato sin qui segni manifesti di non intendere i diritti e i doveri di un popolo libero, o le leggi della moderna civile società. Quelle popolazioni, rette e tiranneggiate dal clero, non diedero sin qui un solo indizio di fanatismo o di superstizione: hanno accettato ed eseguito tutti i sacrifici richiesti, senza dare mai segno di malcontento, e vanno gradatamente migliorando le loro condizioni coll’apertura di nuove strade e ferrovie, colla applicazione di un discreto governo comunale, collo stabilimento di nuove scuole e di nuovi tribunali rispettabili, e coll’esercitarsi nelle cose della guerra. Quelle popolazioni dovrebbero in vero servire a tutte le altre di esempio e di modello; ma v’hanno alcuni passi che i popoli non possono dare, se l’iniziativa non è presa da qualche individuo o da qualche associazione più di loro esperti e più ricchi. Le popolazioni degli antichi stati romani sono ad un tempo maschie e prudenti. — Sanno soffrire, sanno tacere, sanno combattere; e credo che saprebbero anche studiare ed imparare. — Ma non furono mai ciò che volgarmente si chiama popolazioni industriali, ossia dedite alla industria ed al commercio. Debbono però diventar tali e diventarlo in breve tempo, poichè l’agricoltura non vi si può sviluppare in vaste proporzioni, per la natura del suolo. Sino al 59 e al 60 quelle popolazioni vivevano in gran parte della elemosina degli innumerevoli conventi d’ambo i sessi; ma ora quella è una fonte disseccata ed esausta. Se alcuno tentasse di fondare stabilimenti industriali, opifici, ecc., non vedo quali ostacoli incontrerebbe, e sono convinta che la popolazione andrebbe a gara per {{Pt|pre-|}}<noinclude> <references/></noinclude> qthc2j68txmxdn701shrqw38zr4914e Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/92 108 259420 3832263 2455554 2026-05-06T12:39:01Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832263 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|88||}}</noinclude>{{Pt|starvi|prestarvi}} l’opera sua. Nulla si ottiene senza lavoro e senza fatica. Ma la buona volontà e l’attitudine non bastano quando manca la direzione; e la direzione non appartiene alle moltitudini, bensì all’individuo. L’Italia può dirsi materialmente fatta, in quanto che la intera o pressochè intiera penisola è raccolta sotto un unico reggimento, e più non vi sono padroni stranieri. L’Europa tutta ha riconosciuto il diritto che noi abbiamo di esistere come nazione indipendente. Nel corso dei sette anni, che compongono l’età nostra come nazione, abbiamo ottenuto dei mirabili risultati: la distruzione del brigantaggio; l’abolizione dei conventi; il nuovo assesto che sta per darsi all’asse ecclesiastico; il traslocamento del governo e della rappresentanza nazionale da Torino a Firenze; la riunione delle provincie venete al rimanente d’Italia; e la probabilità di trovarci fra poco in condizione di trattare direttamente col Santo Padre; la cessione del potere temporale, e i compensi che può meritare simile cessione. E l’avere ottenuto tutto ciò senza attraversare quelle tristissime e sanguinose crisi di rivoluzioni, di reazioni e di guerre civili, che lasciano indelebili tracce e dolorose memorie nelle popolazioni che vi soggiacquero, sono benefizi di cui non possiamo mai essere abbastanza grati alla Provvidenza ed agli uomini che la Provvidenza scelse per suoi strumenti. Ma appunto perchè siamo stati così evidentemente e gratuitamente protetti sin qui, dobbiamo mostrarci degni di tale protezione, porci arditamente e devotamente all’opera, e nulla lasciare intentato, nè stancarci, nè disgustarci od annoiarci di ciò che può contribuire a porre il nostro paese fra i più inciviliti e i più rispettati del mondo. Quali sono gli ostacoli che si oppongono al nostro progresso? Due sono i principali. 1.° La depravazione lasciata nel carattere delle popolazioni da una tirannide di tanti secoli, astuta ed iniqua, che non contenta di ridurci colla violenza e coi mali trattamenti ad una cieca obbedienza, lavorava a renderci incapaci di usare, senza però abusarne, di una saggia libertà. 2° La scarsezza del denaro, mentre avremmo così ingente bisogno di abbondanti ricchezze, per dotare il nostro paese di tutte quelle conquiste della scienza e della industria moderna, strade ferrate, canali navigabili, opifici, macchine, ponti, per mantenere un poderoso esercito, una forte marina: cose tutte che i nostri antichi padroni non si curarono di procurarci. {{nop}}<noinclude> <references/></noinclude> 8qs4h46o9vrf1wbrz8hetmvewpw7f5c Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/93 108 259421 3832264 3139502 2026-05-06T12:39:02Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832264 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|||89}}</noinclude>Il primo di questi due ostacoli, è certamente il più grave e il più difficile a superarsi; potendo il secondo considerarsi come conseguenza del primo. Ma per trovare la via di vincere questi ostacoli è primieramente necessario di studiarne attentamente la natura, il carattere, la potenza e l’azione sull’indole e sui costumi delle popolazioni italiane. Abbiamo veduto come la secolare oppressione, sotto cui visse l’Italia sino al 59, ne ha spogliati della energica operosità, che è forse la prima delle condizioni indispensabili alla vita di una nazione, ed è propriamente ciò che corrisponde alla forza vitale dell’individuo. Ma questo difetto di vitalità si strascina dietro di sè una deplorabile sequela d’infiniti danni. Il despotismo ha fra gli altri effetti quello di offuscare e di traviare il sano giudizio delle sue vittime. I fatti e gli avvenimenti non portano più con essi le naturali loro conseguenze, che sono altri fatti ed altri avvenimenti. L’uomo ignorante non aspetta di veder succedersi i futuri eventi, a seconda della tendenza degli eventi anteriori. Le nozioni di causa e di effetto si confondono nella mente di lui, poichè a sconvolgere il corso regolare delle cose, sempre interviene la capricciosa volontà del despota, che di nulla tien conto, fuorchè della soddisfazione delle private sue mire. Un uomo tenta una pazza speculazione, e la tenta senza possedere alcuni di quei mezzi che potrebbero renderla meno rovinosa; ed il pubblico argomenta accuratamente che una terribile catastrofe sta per piombare sul temerario speculatore. Ma questi gode la protezione di qualche oscuro membro della casa del padrone; il quale conosce le vie ingannevoli e tenebrose che conducono all’orecchio di quello, e se ne vale in favore del pericolante amico. — Ed ecco che all’ultima ora, quando il precipizio si apre sotto i piedi dell’imprudente, quando la sua caduta è certa, la mano onnipotente del despota lo afferra, lo solleva, e lo depone sovra un solido terreno; e di ciò non contento, impedisce talvolta a' suoi creditori di costringerlo al rimborso del danaro che loro è dovuto. Il principale insegnamento che i popoli traggono da tali fatti è questo: che il favore del principe è la sola ancora di salvezza su cui è ragionevole di affidarsi. La quotidiana esperienza nulla insegna oltre ciò. La imprudenza non è più una sorgente di disastri, la sapienza, l’avvedutezza, la moderazione, la precisione delle vedute, la fecondità degli spedienti, la {{Pt|puntua-|}}<noinclude> <references/></noinclude> hwwbc2kfc5w9uzoxr43023rtzw9q7kr Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/94 108 259422 3832265 3288755 2026-05-06T12:39:02Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832265 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|90||}}</noinclude>{{Pt|lità|puntualità}} nell’adempire gli assunti impegni, non sono più una garanzia di felice successo. Il favore del sovrano tien luogo di qualsiasi dote, e senza di quello nulla si ottiene. Quando viene repentinamente a cessare la onnipotenza di tal favore, o quando una costituzione vieta ad esso d’intervenire negli affari dei cittadini, a chi si rivolge per ottenere una direzione o un appoggio il popolo educato da più secoli a non fare assegnamento che sulla protezione del padrone? Così avviene di noi. — Dal 59 in poi si sono tentate molte cose; ma si sono tentate come se il felice o l’infelice successo di esse fossero accidenti di nessun conto, indipendenti dal modo con cui si dirigono e si conducono gli affari. Si suol dire che gli speculatori italiani si affidano nella stella d’Italia; ma il fatto è questo, che la immensa maggioranza dei nostri speculatori non ha mai studiato le condizioni in cui deve esser posta una speculazione perchè se ne possa sperare un favorevole risultato. V’ha di peggio. Benchè nulla attendano dal sovrano favore, gli speculatori che soggiacciono a qualche sventura, ne incolpano nel segreto de’ loro cuori la poca benevolenza del governo, il ministro non ha mai veduto di buon occhio questa infelice impresa, dicono a chi li interroga sulla loro sventura; non so che cosa il segretario generale abbia contro di me, ma egli non mi ha mai dimostrato nè interessamento, nè simpatia; e se la mia impresa andò fallita, ciò accadde perchè il governo nulla fece per salvarmi, mentre egli poteva facilissimamente impedire la mia caduta. E mentre lo speculatore fallito parla con tale apparente moderazione, esso accusa sovente in suo cuore il governo di mala fede, di animo vendicativo, di venalità, di corruzione, ecc., ecc.; perpetuandosi in tal modo fra i cittadini e i membri del governo quella diffidenza e quel malumore, che sono di sì grande impedimento al regolare sviluppo della nostra prosperità. Lo speculatore non si inganna però sempre, quando dice che il governo avrebbe potuto salvarlo se lo avesse voluto. Ma il governo avrebbe allora oltrepassato i limiti della sfera di azione a lui prescritta. Il governo di un paese libero non deve intervenire nelle faccende dei privati, se non per far eseguire le leggi che possono riferirsi ad essi. Un governo costituzionale non deve assumere il carattere paterno: il governo è il delegato della nazione, non ne è il tutore, e molto meno il padrone. Questo è quello che non sappiamo ancora intendere.<noinclude> <references/></noinclude> 8u7dnlf7rb10hfj93q8yqsaenny60w3 Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/95 108 259423 3832266 2455557 2026-05-06T12:39:03Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832266 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|||91}}</noinclude>Dai precedenti governi, tanto dall’austriaco pretto, quanto dagli altri più o meno indirettamente austriaci, non aspettavamo che persecuzioni, vessazioni, ingiustizie, violenze, ecc. e la nostra aspettativa era sovente superata dal fatto. Ora aspettiamo dal nostro governo tutto l’opposto di ciò che aspettavamo dall’Austria, e ci troviamo necessariamente delusi nelle nostre speranze; perchè non abbiamo imparato ancora che da un governo costituzionale si richiede principalmente che esso si astenga da qualsiasi intervento negli affari dei privati, almeno sino a tanto che le leggi non sono da questi violate. Quel costante bisogno di appoggio, di protezione, di favore e di direzione, è la più profonda piaga che ci abbiano lasciato le nostre infrante catene. È questo un sintomo troppo evidente della debolezza del nostro carattere, del nostro criterio e della nostra volontà; è una tentazione pel governo, il quale vedendosi implorato dai cittadini perchè intervenga negli affari loro, e sentendo che il suo rifiuto eccita mali umori e risentimento, è necessario che conosca perfettamente i propri impegni, e sia fornito di singolare onestà per non cedere, e per non trasformarsi insensibilmente in ciò che chiamasi governo paterno ossia dispotico. L’ignoranza in cui vegetiamo e in cui ci mantennero scientemente i nostri padroni, combinata colla naturale indolenza, propria a tutti i popoli meridionali, ci rese sin qui incapaci di competere colle nazioni vicine nelle industrie e nel commercio, e ne lascia senza difesa contro la superstizione, l’assoluto, il tirannico e talvolta immorale dominio del clero, non meno ignorante, è vero, e non meno inerte dei laici, ma che riceve le sue istruzioni e la sua parola d’ordine da Roma. L’Italia meridionale è per così dire esclusivamente ligia al suo clero, e a quelle torme di frati e di monache che la divorano. L’Italia settentrionale non è così acciecata, o almeno gli abitanti delle sue città si sono sottratti alla tutela clericale; ma le popolazioni delle nostre campagne sono nelle mani del clero tanto quanto le popolazioni del mezzodì. Il clero delle provincie settentrionali d’Italia è meno sensuale e meno ignorante del clero napoletano e siciliano, e della moltitudine di frati che occupavano tutte quelle contrade; ma in compenso esso è forse meno sincero. Obbediente ad alcune sommità clericali, le quali sono in perenne ribellione contro il governo italiano, e sempre intento a macchinare congiure contro il medesimo, il clero<noinclude> <references/></noinclude> gxorcvd06m1qln9hl8ekx7in5qehoyc Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/96 108 259424 3832267 2455558 2026-05-06T12:39:04Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832267 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|92||}}</noinclude>delle nostre campagne dispone come gli piace de’ suoi popolani, e mentre finge tendenze liberali, mentre deplora di essere impotente a fare il bene, si oppone copertamente a tutto ciò che potrebbe sollevare il contadino dalla sua secolare ignoranza, e illuminarlo sui veri suoi interessi, e lo mantiene in uno stato di stolida ostilità contro i naturali suoi protettori. I possidenti delle campagne dell’Italia settentrionale avrebbero cento mezzi per combattere l’influenza del clero e per sostituirvi la loro. Ma nulla si ottiene senza qualche sforzo e senza qualche fatica. Ora la fatica è la cosa che più ripugna all’attuale generazione italiana. Le terre più produttive, quelle che danno tuttora qualche valore alla possidenza fondiaria, sono situate in quella parte che chiamasi la bassa Lombardia, e che comprende il Lodigiano, il Pavese, il Cremasco, il Piacentino, il basso Novarese e la Lomellina: paese tutto di pianura, e spoglio di quelle attrattive di cui abbondano i paesi di montagna. Oltre a ciò l'aria di quei fertilissimi luoghi è sovente impregnata di miasmi palustri, e gli abitanti vi sono esposti a ricorrenti febbri intermittenti, che degenerano talvolta in perniciose, e forniscono ai possidenti di quelle terre un plausibile pretesto per non visitarli. Tali poderi, che formano ora tutta la ricchezza effettiva dei signori dell’Italia settentrionale, poderi assai più estesi di quelli situati sulle sponde dei nostri laghi, o sui colli della Brianza o del Varesotto, sono affittati ad una classe di cittadini che non esiste forse altrove che in Lombardia ed in alcuni stati dell’America. Parte della classe degli affittaiuoli della bassa Lombardia trae la sua origine dalla classe dei contadini, ed ha tuttora comune con questi la profonda ignoranza e un eccessivo amore del lucro. Alcuni affittaiuoli emergono dalla moltitudine degli uomini di contado, quando uno di essi, o più fortunato o più accorto o meno tenero di coscienza de’ suoi compagni, è riuscito a mettere insieme qualche migliaio di lire. — Esso prende un piccolo podere in affitto, e vi si stabilisce colla sua famiglia, incominciando una nuova esistenza. Ogni legame di consanguineità o di amicizia cogli antichi suoi pari è da lui spezzato. Da quel momento in poi il contadino diviene il renitente, l’infedel servo dell’affittaiuolo; e questi assume il carattere di tiranno volgare, brutale, e talvolta crudele. Il contadino che riesce a salire in più elevata sfera e a prendere<noinclude> <references/></noinclude> jzhrgbosub5jsug2s7q0n66al7sd8i3 Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/97 108 259425 3832268 3139504 2026-05-06T12:39:04Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832268 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|||93}}</noinclude>posto tra gli affittaiuoli, deve necessariamente possedere qualche dote naturale di cui sieno privi i compagni de’ suoi primi anni. Queste doti sono per lo più l’accortezza, la dissimulazione, l'avidità di lucro, ed un certo istinto che lo strascina verso alcune speculazioni piuttosto che verso certe altre. Convien pure ch’egli non sia nè trattenuto nè incomodato da delicatezze o da scrupoli di coscienza, nè da pietosi riguardi per le sofferenze de’ suoi dipendenti, o pel danno ch’ei cagiona altrui affine di giovare a sè medesimo. Queste facoltà naturali non sono già quelle che formano e che distinguono l'onesto uomo ed il cristiano; e le ricchezze, che vanno cumulandosi nelle mani di siffatti uomini, sono e rimangono sterili pel paese. A quelle facoltà, che meglio sarebbero chiamate vizi, si aggiunge a poco a poco l'orgoglio e la vanità generale del successo; poi l’ambizione di ulteriori successi ed un odio acerbissimo contro tutto ciò che gli si oppone, o che giova ad altrui piuttosto che a sè stesso. Avvezzo dalla più tenera infanzia alle privazioni dell’estrema povertà, il contadino arricchito tratta col massimo disprezzo i lamenti che gli fanno i contadini rimasti poveri; ma ritiene di avere acquistato il diritto di compensare a sè medesimo le sofferenze antiche colla più ampia soddisfazione di tutti gli istinti materiali. Siccome però le delicatezze, e le ricercatezze del lusso elegante, sono ad esso sconosciute, gli istinti ch’ei vuol soddisfatti sono limitati al mangiare, al bere, al fumare, all’annasare tabacco. I contadini che da essi dipendono non hanno agli occhi suoi diritto alcuno di voler migliorata la loro sorte. Perchè non seguono essi il suo esempio? Perchè non seppero arricchirsi? Il povero deve patire; tale è la moralità del contadino arricchito. Un’esistenza così spoglia di aspirazioni elevate, di tenere affezioni e di onesti propositi, deve necessariamente corrompere e degradare la condizione morale di chi se ne accontenta; ed è cosa veramente deplorabile che la sola industria in cui l'italiano abbia progredito con qualche successo anche sotto il dominio straniero, la sola industria che produce qualche vantaggio al paese, sia in parte almeno affidata ad una classe d’uomini sì poco degna della sua missione. Nè v’ha speranza che quel senso di religiosa fede, che regna generalmente negli animi dei poveri abitanti delle campagne italiane e li mantiene entro certi limiti, possa produrre simili effetti anco sui contadini {{Pt|ar-|}}<noinclude> <references/></noinclude> prz0gw7gskezkzsdqi1wghugehzr1ix Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/98 108 259426 3832269 2455560 2026-05-06T12:39:05Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832269 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|94||}}</noinclude>{{Pt|ricchiti|arricchiti}}. Questi ultimi si credono superiori alla semplice legge di Cristo, e si assicurano della tolleranza e della condiscendenza del loro curato con qualche dono o qualche invito alla loro mensa. Ma se il contadino arricchito è il naturale nemico del contadino rimasto povero, cotale inimicizia non è la sola che turbi ed avveleni l’animo del primo; anzi è questa notevolmente superata dal timore e dall’odio che l’affittaiuolo nutre verso il possidente del fondo da lui coltivato, o come esso lo chiama, verso il padrone. Il povero contadino è considerato dall’affittaiuolo come uno strumento, di cui si vale per arricchirsi, ed al quale concederà qualche frazione delle ricchezze acquistate per mantenerlo in istato di servirlo con eguale efficacia ed alacrità. Ma il così detto padrone è il possessore delle ricchezze da lui ambite, e di cui esso pretende spogliarlo. Al cospetto del padrone il contadino arricchito si maschera e simula principii e sentimenti di cui ride nel cuor suo. Col povero contadino il ricco non si cura di sembrare diverso dal vero; e questa libertà di cui gode col povero, posta a confronto della dissimulazione che gli è forza usare verso il ricco, fa sì che esso abborre l’ultimo assai più del primo. Questo è d’altronde compiutamente in sua balìa, mentre il padrone può interrompere ad ogni momento il corso de’ suoi guadagni. Dunque il contadino arricchito teme il padrone, ed è temuto dal povero; per cui ella è cosa naturalissima che il padrone sia l’oggetto dell’odio più acerbo di cui è capace il cuore dell’affittaiuolo. Non dovrebbe essere necessario di notare, che codesta pittura del carattere di alcuni fra i nostri ricchi agricoltori non va applicata ad ognuno di essi. Non solo v'hanno delle eccezioni, ma ve n’hanno molte; ed eccezioni sarebbero forse meglio dette quei primi. Gli agricoltori che prendono in affitto dei grossi tenimenti, non sono contadini arricchiti, e non pochi fra questi appartengono a famiglie benestanti e civili, poichè debbono necessariamente essere forniti di grossi capitali per procacciarsi le così dette scorie del fondo, ossia le mandre, e il bestiame da tiro e da soma, oltre il denaro occorrente per l'anticipazione di un anno d’affitto, e per far fronte alle eventualità di uno o di più falliti raccolti. Questi agricoltori ebbero naturalmente un’educazione non inferiore a quella dei cittadini che si dedicano alle professioni dell'ingegnere, dell'avvocato e del medico; e di tale educazione le leggi ed i principii morali di onestà e<noinclude> <references/></noinclude> lnf56cm6pwmqe82dminwh2g0ey2rxob Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/99 108 259427 3832270 2455561 2026-05-06T12:39:06Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832270 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|||95}}</noinclude>di onore formano parte integrante. Questi non ambiscono disonesti guadagni, e per ciò non considerano il padrone del fondo come il nemico loro. Tali eccezioni però non sono numerose abbastanza, perchè pochi sono gli uomini, che cresciuti fra la gente colta, e le agiatezze della vita civile, scelgano di rinunziare a queste e a quelle, per condurre una vita faticosa, scevra d’ogni dolcezza civile, fra gente rozza, ignorante, e più propensa al male che al bene. Alcuni, spinti da circostanze speciali o da inclinazioni possenti, abbracciano la professione dell’affittaiuolo. Avviene allora non di rado una trasformazione, che vale sempre più a provare come la classe sociale degli affittaiuoli non sia in armonia coi bisogni e coi progressi della nostra vita civile. Accade sovente che l’uomo colto, educato per esser membro di una società colta, trovandosi tutto ad un tratto fuori di essa, lasciato digiuno di ogni alimento intellettuale, costretto ad applicarsi esclusivamente della realizzazione del maggior lucro che ottenere ei possa, non va guari che si vede rapidamente cadere negli andamenti dei rozzi suoi compagni, cercarsi delle distrazioni nei piaceri più volgari, e dimenticare a poco a poco l’abito più elevato e spirituale de' suoi primi anni. Altre eccezioni e più numerose s’incontrano in una categoria di ricchi agricoltori, degni dell’universale rispetto. Evvi delle famiglie di affittuavoli che rimasero tali per più e più generazioni, il padre morente affidando al primogenito l’incarico di proteggere e di reggere l’orbata famiglia, questi assumendo l’autorità paterna, e i minori fratelli sottomettendosi di buon animo alla sua autorità. Codeste famiglie si sono serbate quasi intatte per più generazioni; ed ebbero l’origine al tempo stesso in cui la stretta osservanza della morale cristiana e cattolica, e il vivere al di fuori del turbine cittadino una vita operosa e tranquilla, bastava a preservarle da ogni corruzione di costumi e di principii. Esse rimangono tuttora come monumenti di una età che lasciammo lungi dietro di noi; le rispettiamo perchè rispettabili; non temiamo da esse raggiri, nè perfidie, nè atti crudeli verso i poveri giornalieri; ma sappiamo che la esistenza loro è oramai vicina al suo termine. Tali esistenze patriarcali non ponno riprodursi nell’età nostra. Nessuna campagna, per remota che sia, può difendersi ormai dalla invasione della vita cittadina. Altre volte la società progrediva a lentissimi<noinclude> <references/></noinclude> nm79233jeznl1u8y1qb07mxjld3wojq Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/100 108 259428 3832110 3139426 2026-05-06T12:37:11Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832110 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|96||}}</noinclude>passi, e le generazioni si sviluppavano a seconda della educazione ricevuta nella infanzia, quando questa educazione fosse onesta e comprendesse gli acquisti già compiuti della civiltà. Il padre poteva servire di esempio e di modello al figlio. Oggi tutto è cangiato: l’educazione anche la più completa non basta alla vita naturale dell’uomo, se questi non la perpetua, ma commette l’errore di crederla sufficiente e di chiuderla. I progressi delle scienze a cui si appoggia la civiltà sono ora così rapidi, incessanti ed infiniti, che la vita di un uomo basta appena a seguirli e a registrarli. L’età del riposo era aspettata dai nostri padri, e giungeva per essi colla vecchiaia; oggi chi vuol riposare deve isolarsi assolutamente dalla società, chiudere gli occhi, turarsi le orecchie, ed ignorare le sorti de’ suoi simili, perchè in tutto il consorzio umano non v’ha più un angolo dedicato al riposo. Siamo entrati nella sfera del progresso continuo, del moto perpetuo e sempre più rapido. — Colui che dopo un decenne riposo rientrasse nella società umana, troverebbe ogni cosa così cangiata, che gli sembrerebbe di stare fra gente che non ha comune con lui neppure la origine. L’era delle famiglie e dei costumi patriarcali è chiusa. Me ne duole perchè erano monumenti di moralità, di doveroso affetto, e di pietà sincera. Ma la società, che tende a’ suoi fini, ha bisogno di altri strumenti. Non mi estenderò più lungamente a parlare di questa categoria di ricchi agricoltori italiani, sebbene sia oggidì non poco numerosa, perchè la credo destinata a scomparire in breve dal nostro suolo. Non vedo per essa nè posto, nè missione nella moderna società industriale. Un problema che tutti i nostri ricchi agricoltori sono chiamati a risolvere, e che dà loro molto da pensare, si è quello della educazione dei figli. Alcuni fra i padri di famiglia vogliono arricchire i figli del bene di una educazione cittadina, e si preparano dei successori dottori in legge o in medicina, che hanno imparato molte cose, ma nessuna di quelle a cui sono destinati ad attendere. Altri padri al contrario si sdegnano al solo pensiero che i figli loro abbiano da sapere ciò ch’essi ignorano, e trasmettono loro esattamente la somma di cognizioni che ricèvettero dai padri loro. {{nop}}<noinclude> <references/></noinclude> tfmy009fx2cg58135ykw1ot3gldlp7d Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/101 108 259429 3832111 3139427 2026-05-06T12:37:12Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832111 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|||97}}</noinclude>Codeste educazioni hanno i peggiori risultati. L’ignoranza ch’era pressochè innocua nei padri, perchè posti in un’atmosfera in armonia con quella, diviene deplorabile e direi quasi mostruosa nel figlio, quando esso trovasi in contatto con cose e con individui di troppo a lui superiori. Ogni passo ch’esso muove, ogni via ch’esso tenta, lo rende l'oggetto del pubblico scherno. Esso non sa difendere sè medesimo, nè i propri interessi, se non coll’astuzia, colla bugia; e non potendo misurare la propria inferiorità, nè giudicare accuratamente il valore delle sue risorse, le adopera tutte, persuaso che danneggiando altrui, giova a sè stesso. Mi sono trattenuta così a lungo sulla classe dei nostri ricchi agricoltori, perchè essa forma realmente uno degli strumenti principali della nazionale prosperità; l’industria agricola essendo la sola che possa sostenere il confronto colle industrie straniere, e trovandosi essa assolutamente abbandonata alla classe dei ricchi agricoltori. Non è superfluo che il paese, e la classe dei possidenti in particolare, sappia su chi riposa la ricchezza della nazione. Quando la nuova legge comunale italiana fu promulgata ed attivata nelle nostre campagne, alcuni dei nostri affittaiuoli si accinsero ad una ambiziosa intrapresa. Un certo numero di essi concepì il pensiero di impadronirsi delle autorità che lo Statuto concedeva alle classi popolari rurali. In molte località i voti dei contadini furono o comperati o strappati con minaccie, ed andarono a favorire affittaiuolo più ardito, più ambizioso del luogo. Volevano gli affittaiuoli occupare tutti i sindacati, riempire i consigli comunali di creature ad essi ligie e divote, imporre a loro capriccio i comuni, impedire le riforme e i progressi della pubblica istruzione, la costruzione di nuove strade che favoriscono le relazioni fra le varie provincie italiane, farsi eleggere deputati, nutrire ed invigorire il goffo malcontento dei contadini, mantenendoli oppressi sotto il triplice flagello della miseria, della ignoranza e della superstizione, e preparare il ritorno della dominazione straniera, ch’essi desiderano, non per altro se non perchè considerano gli austriaci come i nemici della classe dei possidenti. Queste avare, ambiziose, e poco oneste mire non ebbero sin qui effetto per varie ragioni. In qualche località furono tacitamente combattute da alcuni uomini dabbene, che svelarono al popolo le trame ordite, e li protessero contro le minacciate conseguenze della<noinclude> <references/></noinclude> i9kszfw456oxjse8wr6sws4n5avsruv Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/102 108 259430 3832112 3139428 2026-05-06T12:37:13Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832112 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|98||}}</noinclude>loro ribellione. Ma nel maggior numero dei casi le congiure andarono a vuoto, perchè concepite senza prudenza nè abilità di sorta. Il più vivo desiderio degli agricoltori ambiziosi era il farsi eleggere deputati. Ciò credevano di conseguire trascinando al collegio elettorale la maggioranza dei voti del loro comune, maggioranza che si trasformava in una impercettibile minoranza quando trovavasi a fronte dei votanti dell’intero collegio. Il perno dell’ambizione del nostro contadino arricchito essendo appunto la deputazione, lo scacco toccatogli nelle elezioni gli tarpò le ali. Ma questo sgomento non si perpetuerà; ed il ricco agricoltore, risoluto di rappresentare al parlamento gli interessi agricoli, tesserà nuove trame per rendersi gradito agli elettori. Se un certo numero di codesti ambiziosi si fa strada nel parlamento, gli interessi agricoli della nazione (interessi interamente estranei ai possidenti fondiari) verranno presentati sotto falsi colori al pubblico e all’assemblea; i pretesi rappresentanti di questi interessi acquisteranno una notevole influenza sui loro colleghi, perchè saranno da essi considerali a priori come i soli che bene li conoscano, e che abbiano ragione di volerli protetti. Nessuno sognerà che l’agricoltore voglia arricchirsi rovinando l’agricoltura e il paese; e ciò non accadrebbe diffatto, se la ignoranza e la malignità del contadino arricchito non fossero del pari grandissime, e se la noncuranza dei possidenti non le uguagliasse. Importa assai che mentre le cose sono ancora in questo stato, i possidenti prendano cognizione della condizione delle loro terre e dell’agricoltura, dei trattamenti a cui soggiacciono i loro contadini, delle conquiste operate nelle scienze naturali dalle vicine nazioni e dei loro effetti sull’agricoltura, delle leggi economiche e finanziarie, alle quali deve uniformarsi una nazione che voglia prosperare e non sentirsi inferiore alle altre. In una parola il possidente deve assumere per conto proprio quella parte della società agricola che l’agricoltore tenta di usurpare per fini suoi privati e dannosi. Perchè permettere che fra il contadino ed il signore, fra il popolo e la classe dei cittadini colti, direi volontieri tra il padre e il figlio, sorga un intruso, il cui intento è di seminar zizzania fra questo e quello, di presentare l’uno all’altro sotto falsi e calunniosi colori, per rovinare il ricco e per dominare il povero, e ciò perchè vittime anch’essi della più profonda ignoranza e delle perverse passioni generate da<noinclude> <references/></noinclude> p1fdhbn0xs4ylimzwe77ppmpfsec4fe Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/103 108 259431 3832113 2455401 2026-05-06T12:37:13Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832113 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|||99}}</noinclude>questa, credono (ed a torto il credono), di potersi innalzare sulle universali rovine? Facciamo tutti ed ognuno di noi il nostro dovere. Ricordiamoci che in un paese libero, governato dalla nazione stessa per mezzo de’ suoi rappresentanti, ogni uomo, per grande o per infima che sia la condizione sua propria, è un servitore del pubblico, e non v’ha colpa o sciagura nazionale di cui non debba sentire anch’esso rimorso e danno. L’oppressione, sotto cui abbiamo troppo a lungo trascinata la vita, ne ha insegnato a considerare il riposo come il degno oggetto delle nostre legittime aspirazioni. Fatale errore è quello che trova nella nostra costituzione fisica, come popoli meridionali, un deplorabile ausiliario. Nessuno ha il diritto di riposare, mentre la nazione sta componendosi ed ha bisogno di aiuto. Gli infingardi sogliono giustificare la infingardaggine loro dicendo, che v’hanno braccia sufficienti per compiere le opere incominciate, e per portare il peso delle pubbliche faccende. Tale asserzione è falsa. Il cittadino che non deve alla patria una parte delle sue facoltà, non può essere che un uomo privo affatto di facoltà; ma colui che è capace di operare qualche bene, non può rifiutare alla sua patria una parte de’ suoi talenti, della sua operosità, delle sue forze. Nè la nazione, nè il governo non sono esseri distinti e divisi dal singolo cittadino, chè il cittadino forma parte integrante dell’una e dell’altro. I governi despotici hanno un’esistenza indipendente da quella della nazione governata, e per conseguenza da quella degli individui di cui questa si compone. Vi è quasi sempre un latente antagonismo fra il governo despotico e la nazione governata dispoticamente; ma tale antagonismo non si manifesta se non per accessi intermittenti; e negli intervalli di calma l’osservatore superficiale può figurarsi che il governo e la nazione altra relazione non abbiano oltre quella del padrone col servo. — Ma in un paese libero, che si governa da sè medesimo, mediante i suoi rappresentanti, non vi è atto governativo, non vi è vicenda nazionale a cui un cittadino possa rimanere estraneo ed indifferente. Ognuno porta la parte sua della responsabilità delle risoluzioni governative, siccome ognuno divide e risente le conseguenze delle sciagure nazionali e dei nazionali vantaggi. Questo è quello che molti fra gli italiani ignorano, o fingono d’ignorare, per non essere costretti dalla loro stessa coscienza ad abbandonare le dolcezze dell’ozio ed arruolarsi fra gli operosi. {{nop}}<noinclude> <references/></noinclude> 58dt8tddootiwd89ytco4td4ulzehso Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/104 108 259432 3832114 2455402 2026-05-06T12:37:14Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832114 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|100||}}</noinclude>Pur troppo v’hanno fra noi molti giovani nati da illustri e cospicue famiglie, educati a tutte le eleganti delicatezze della vita civile, che menano vanto della loro inerzia e della loro indifferenza per le pubbliche cose, che si dichiarano spettatori neutri dello svolgimento nazionale, e credono di dar prova della superiore natura dell’ingegno loro, criticando e deridendo tutto ciò che nel paese e dal paese si opera. Non sanno essi forse che deridendo l’Italia e chi la rappresenta, deridono sè stessi? E come possono essere rispettati dallo straniero, se gli insegnano a sprezzare l’Italia? Se ad essi sembra che i rappresentanti del paese nostro non lo rappresentano degnamente, lo dichiarino schiettamente, ed espongano ad un tempo come dovrebbe essere rappresentato, si dispongano a rappresentarlo, e facciano ogni sforzo per mostrarsi più saggi e più benefici di chi li precedeva. Ma starsene colle mani alla cintola, pavoneggiandosi della propria inerzia, e contenti di versare biasimo, sospetto e ridicolo sopra coloro che alla patria e al dovere hanno consacrato la vita e le facoltà, è questo un contegno così odioso, che la innata generosità della giovinezza dovrebbe bastare a preservarne la crescente generazione. Quella tendenza al biasimare e al volgere in ridicolo qualsiasi cosa o persona che a noi si presenti con aspetto grave, è una delle piaghe d’Italia. L’uomo educato e colto non sa frenare la vena sarcastica, e crede far prova d’ingegno fino ed accorto, lasciandole libero il corso. Il popolano che vede il nobile, il ricco, il potente trattare ogni cosa con ischerno e leggerezza, impara a tenere in poco o nessun conto le cose così derise. Quando venne pubblicato il nuovo codice italiano, non vi fu legge o capitolo di esso che potesse sottrarsi alla sferza, non dirò dei giureconsulti, ma di tutti coloro che sanno o che non sanno che cosa sia un codice. I giornali criticavano ogni espressione del nuovo libro, e la critica loro non era già la critica grave e ragionata che si conveniva al soggetto; era la critica esagerata e contorta del Pasquino e Marforio, ed era ripetuta da gran parte dei lettori, non perchè giusta, vera e coraggiosa, ma perchè atta a promuovere le risa. Che cosa ne risultò? Ne risultò questa deplorabile conseguenza, che una gran parte del popolo non ha per la legge del suo paese quel rispetto, nè quella cieca obbedienza, senza la quale<noinclude> <references/></noinclude> emzjsq96d2jthrcze226bpeanigvy0i Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/105 108 259433 3832115 3144885 2026-05-06T12:37:15Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832115 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|||101}}</noinclude>il buon ordine e la moralità pubblica sono impossibili. Mi si dirà forse, che se il popolo non rispetta la legge, ciò avviene perchè gli esecutori della stessa non sanno farla rispettare, o perchè la legge medesima non è rispettabile. — Vane asserzioni. Il popolo non è in grado di giudicare del merito della legge, e non dovrebbe creder lecito il tentarlo. Quanto alla taccia che si appone agli esecutori di essa, l’accusa è facilmente rintuzzata; poichè se gli esecutori della legge non la impongono con sufficiente autorità e fermezza, ciò proviene dal disprezzo con cui la vedono accolta da coloro che dovrebbero ciecamente seguirla. Se gli esecutori della nostra legge meritano la taccia di debolezza, nessuno sapeva che essi la meriterebbero, quando appunto fu pubblicato il codice, e la derisione della legge non aspettò per manifestarsi che tale debolezza fosse conosciuta. Se il popolo non si cura della legge, si è perchè vide i suoi maggiori deriderla e farne soggetto dei loro motteggi. Se il buon senso nazionale non pone rimedio a questa malaugurata condizione di cose, verrà un giorno che il disprezzo popolare della legge produrrà delitti e disordini infiniti; e la colpa di questi peserà sul cuore e sulla coscienza dei beffeggiatori spensierati e frivoli, che non sanno por freno alla sbrigliata loro lingua. — Lo stesso accadde per le nuove imposte. Ella era cosa generalmente intesa e conosciuta che il peso delle imposte, cadendo tutto intero ed esclusivamente sulla possidenza fondiaria, era un’enorme ingiustizia, e rendeva impossibile il progresso dell’agricoltura. La tassa sulla ricchezza mobile, cioè sui capitali e sulle professioni, era desiderata e acclamata da tutti coloro che possedevano le prime nozioni della pubblica economia, e considerata come un futuro sollievo per la possidenza fondiaria, che è quanto dire per l’agricoltura. Eppure non appena fu promulgata la legge che imponeva la ricchezza mobile, ecco levarsi da ogni banda un coro di lamenti e d’invettive, come se la nuova tassa fosse destinata a rovinare l’intero paese, e giungesse improvvisa ed a tutti inaspettata. Egli è vero che la legge era male concepita in alcune sue parti, e che il regolamento per l’applicazione di essa, aggiungeva altri errori a quelli contenuti nella legge stessa. Egli è vero, a cagion d’esempio, che il minimun della rendita tassabile, fu stabilito troppo basso, poichè colui che guadagna col lavoro delle sue mani 400 franchi all’anno, ed ha una famiglia da mantenère, non può sottrarre una parte anche minima<noinclude> <references/></noinclude> orvdel467d45t8okjpggfqbm0b49hfg Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/106 108 259434 3832116 3139430 2026-05-06T12:37:15Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832116 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|102||}}</noinclude>dal suo meschino guadagno per soddisfare l’esattore, senza risentirne un grave danno. Egli è vero altresì che i poveri non sono mai stati esonerati dal pagamento delle imposte; che ogni capo di famiglia, per povero ch’ei fosse, pagava altre volte il così detto testatico, ossia tassa personale, dalla quale erano esclusi i soli mendicanti, e che il testatico ammontava ad una somma pressochè tripla della tassa sul minimum della rendita, tassa che non giunge a due franchi annui. — Ma chi riflette a queste cose? La tassa sulla ricchezza mobile era nuovamente imposta; e d’altra parte nessuno ama di spendere il suo denaro altrimenti che per l’uso suo proprio. Dunque la nuova tassa spiacque a tutti quelli che vi soggiacquero; e perchè spiaceva loro, non si volle riconoscerne nè la giustizia nè la necessità, e si gridò contro il governo come tiranno e spogliatore. La tassa era stata stanziata dai rappresentanti della nazione; che importa? al solo governo fu imputata, e chi avesse giudicato secondo quanto si vociferava nelle conversazioni, sulle piazze e nei caffè, avrebbe concluso che il governo aveva ordinata arbitrariamente questa nuova imposta per arricchire sè stesso; e non per mettere il paese in condizioni tali che si potesse mantenere libero ed indipendente. — La nazione italiana attraversa ora una difficile prova, per acquistare e consolidare la sua libertà. Questa libertà, essa la possiede, e ne gode così pienamente, che non potrebbe oltrepassarla, senza cadere nel disordine e nell’anarchia. Ma l’acquisto di tanta libertà le costò caro, ed ora essa ne sta pagando il prezzo. — Nulla v’ha di più naturale, di più inevitabile. In sei anni abbiamo dovuto raggiungere sulla via della civiltà tutte le nazioni che vi camminavano da secoli, mentre noi eravamo rimasti immobili nelle tenebre dell’ignoranza e della servitù, in cui ci tenne il dispotismo straniero. Se gli italiani riflettessero freddamente, intenderebbero senza fatica che le conquiste operate debbono costare sagrifizi ingenti, ed avendo risoluto di operare tali conquiste, ne pagherebbero il costo senza lagnarsi e senza accusare alcuno. Ma gli italiani, per quanto appare, non sanno riflettere freddamente, e si consolano delle loro angustie, imputandole ora a questo ed ora a quello. Somigliano in ciò i bambini, che urtando in qualche mobile, si adirano contro lo stesso, e lo battono fieramente, o per castigarlo o per dare sfogo all’ira loro e al loro dispetto. Si direbbe che {{Pt|nes-|}}<noinclude> <references/></noinclude> 5mgpuqldeqgp9zh2phzgr7e3cr4s97a Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/107 108 259435 3832117 3139431 2026-05-06T12:37:16Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832117 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|||103}}</noinclude>{{Pt|suno|nessuno}} o quasi nessuno in Italia avesse preveduto di dover comperare e pagare la sospirata libertà e l’indipendenza, altrimenti che con pochi giorni di combattimento e di entusiasmo. Occorrono invece lunghi e numerosi sacrifizi; e chi non sa incontrarli con animo sereno e tranquillo, non è degno di quei sommi beni, che sono la libertà e l’indipendenza. Ed è appunto la perpetua ribellione contro la necessità di tali sacrifizi che li rende più gravi e meno fecondi. La tassa sulla ricchezza mobile non era soltanto un atto di giustizia e di convenienza; era altresì e principalmente un atto di necessità, poichè senza un aumento determinato della rendita pubblica, il paese era esposto ad un disonorevole fallimento. La commissione pel riparto dell’imposta doveva raccogliere la somma voluta; ma essa non poteva regolarne la distribuzione se non fondandosi sulle dichiarazioni dei possessori di ricchezze mobili. Se questi avessero tutti operato onestamente, dichiarando senza menzogna i capitali da essi posseduti, o la rendita prodotta tanto dai capitali quanto dall’industria loro, la tassa sarebbe caduta su quelli ch’erano atti a portarla, e che appena ne avrebbero sentito il peso. Ma, cosa dolorosa e vergognosa a dirsi, pochi furono quelli che non ricorsero alla menzogna. Persone che spendono una grossa rendita, ne dichiarano la terza o la quarta parte. Molti possessori di carte pubbliche si astennero dal dichiararle, e menarono vanto di questa loro simulazione. Eppure la somma totale prefissa doveva trovarsi, perchè necessaria alla conservazione del credito pubblico; e molti di coloro ch’erano in grado e in obbligo di pagarla, essendosi disonestamente sottratti all’adempimento del loro dovere, i poveri si trovarono naturalmente assai più gravati che non dovevano esserlo. Quindi lagnanze, malcontento ed accuse contro il governo spogliatore, che levava il pane di bocca ai miseri. Chi diceva loro che il governo non avea parte nella distribuzione della tassa, che le menzogne dei ricchi e non la crudeltà del governo, erano la cagione dei loro patimenti, non era ascoltato, e taluni cadevano in sospetto di intendersela col governo, per ingannarli e spogliarli impunemente. Nelle campagne abbandonate all’influenza dei contadini arricchiti, vi fu di peggio. Gli affittaiuoli riescirono facilmente a farsi nominare membri delle commissioni di riparto, dai consigli comunali che loro obbediscono ciecamente; ed una volta in possesso della tassa, essi trattarono sè medesimi e gli amici loro con tale indulgenza e {{Pt|pre-|}}<noinclude> <references/></noinclude> md49npsmq3mwjyg3cetr0qn12tfot85 Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/108 108 259436 3832118 3139432 2026-05-06T12:37:17Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832118 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|104||}}</noinclude>{{Pt|dilezione|predilezione}}, che non pochi fra i poveri artigiani o mercantucci di contado, infelici che non arriverebbero a mantenere le loro famiglie, se la carità del padrone non venisse loro in aiuto, si videro tassati di maggior somma che gli stessi ricchi agricoltori membri della commissione. La nequizia di tale distribuzione era evidente, e doveva essere imputata agli autori di essa, cioè ai membri delle commissioni; ma questi insinuarono ai contadini che le vessazioni di cui erano le vittime emanavano dal governo; e siccome il contadino sa di poter maledire il governo impunemente, e teme di porsi in ostilità colla classe degli affittaiuoli, perciò credette o finse di credere alle menzogne dei commissari, e proruppe contro il governo in improperi e in minacce, sapendo altresi che così facendo otteneva il favore del suo clero. Il governo italiano rispetta la libertà del cittadino, direi quasi con troppo scrupoloso rigore, e non si prende la libertà d’intervenire nelle faccende che la costituzione ha riservate al cittadino, e che al cittadino spetterebbero giustamente, quando esso fosse onesto, sensato ed illuminato. Ma simili cittadini sono in picciol numero fra di noi. Il cittadino, a cui viene affidata tanta parte del governo nazionale, commette errori o colpe, o è vittima di accorti raggiratori; e quando ha rovinato, sè stesso e le cose a lui affidate, accusa il governo dell’universale rovina, e biasimando amaramente quello, si dispensa dal biasimare e dal correggere sè stesso. Così accadde pure in proposito della emissione dei biglietti di banca a corso forzoso. Simili misure, che pur troppo sono talvolta necessarie, traggono sempre dietro di sè molti guai e molti disastri. Spetta ad ogni cittadino di scemare la gravità di quelle tristi conseguenze, accettando la propria parte nel danno comune, ed evitando di far pesare sugli altri più di quanto deve agli altri toccare. Se tutti sentissero la necessità di tal dovere, il danno prodotto dall’emissione della carta moneta non sarebbe intollerabile per nessuno. Ciò che costituisce la ricchezza dei facoltosi, non è il valore intrinseco del denaro ch’essi posseggono; bensì il valore convenzionale che al denaro viene attribuito. Sì fatto valore può essere trasportato ed applicato ad altri oggetti, senza cagionare direttamente un gran turbamento nella condizione finanziaria degli individui. Ciò che rende codeste misure pericolose, si è il discredito che nasce dalle medesime, mentre tutti sanno che nessun governo si appiglia ad esse se<noinclude> <references/></noinclude> hed9r3wqpzwkco3olasrtvlb00oqke8 Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/109 108 259437 3832119 3659050 2026-05-06T12:37:17Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832119 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|||105}}</noinclude>non per mancanza di altre risorse. E questo gli nuoce ne’ suoi negozi colle banche straniere, e conseguentemente può arenare il commercio e l’industria. Ma quanto agli effetti immediati della carta moneta sul ben essere dell’individuo cittadino, questi sarebbero appena sensibili, se tutti vi si rassegnassero onestamente. Ma così non accade. Non solo v’hanno molti che non vogliono soggiacere nè a danni nè ad incomodi, ma v’hanno pure di quelli che non esitano a trar profitto della sventura altrui, e che speculano su di essa. Quanti comperarono immediatamente tutto il denaro coniato già in circolazione, e negarono di cangiarlo coi biglietti di banca se non ricavavano una somma assai maggiore dalla somma che davano, attribuendo così alla carta un valore arbitrario assai al di sotto di quello che le dava la legge! Allora incominciarono gli imbarazzi, i danni reali, la confusione dei valori e dei loro surrogati. Il corso forzoso della carta non valse a mantenerne il valore, poichè i mercanti quasi tutti ricusavano di rimborsare, sia in denaro sia in carta, il di più del valore degli oggetti che si pagavano colla carta. Voglio dire che se uno voleva comperare un oggetto stimato cinquanta franchi, dando un biglietto di cento franchi, e ricevendone indietro cinquanta, questi incontrava un’invincibile resistenza nel mercante, e si vedeva costretto o a pagare cento ciò che valeva cinquanta, o a comperare un supplemento di mercanzia che lo addebitasse di cento franchi, o a costituirsi debitore per l’oggetto di cinquanta, o a rinunziare all’acquisto di esso. Sulle prime s’imputavano questi inconvenienti all’inavvertenza del governo, che aveva emessi soltanto dei biglietti di cento franchi, invece di emetterne di venti, di dieci, di cinque, e persino di un franco. Il governo si decise dunque di aderire al pubblico voto e di emettere biglietti di minor valore. Ma appena questi comparvero, che di bel nuovo sparirono: gli speculatori se n’erano impadroniti, e l’illecito mercato, che li aveva arricchiti col cambio della carta contro il denaro, ricominciò sul cambio dei grossi biglietti contro i piccoli. Ed il pubblico, poco intelligente delle vere cagioni de’ suoi danni, si adirava contro il governo, che sebbene avesse promesso di emettere gl’indicati biglietti, li emetteva in così piccola quantità che diventava quasi impossibile di ottenerne. Certo che il governo avrebbe potuto farne una nuova emissione; ma a che pro? Gli speculatori<noinclude> <references/></noinclude> smikobtq6qbbm9833heh10c0klmhgpl Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/110 108 259438 3832121 3175365 2026-05-06T12:37:19Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832121 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|106||}}</noinclude>che avevano fatto monopolio dei primi, lo avrebbero fatto anche dei secondi, e la condizione del popolo non sarebbe punto migliorata. Poscia fu promulgato il prestito forzoso. La somma chiesta dal governo fu assai minore di quella generalmente aspettata. Le condizioni fatte ai fornitori del denaro erano così favorevoli, che un capitalista avrebbe trovato difficilmente un migliore impiego de’ suoi capitali. I capitalisti non hanno durato fatica ad intendere il loro interesse; ma non soddisfatti del lecito profitto ad essi riservato dalla legge, alcuni di essi, sotto il manto di una lodevole sollecitudine pel pubblico bene, hanno come preso ad appalto il debito di certe località, anticipando i capitali a chi ne difettava (e questi disgraziatamente sono molti), vendendo il loro denaro a caro prezzo, ed usurpando con ciò il profitto che la legge aveva destinato a tutti. Quando i ricchi, e generalmente parlando le persone poste in condizione eminente, danno l’esempio della cupidità e della rilasciatezza nei principii di moralità, tale esempio è seguito con ardore da ogni classe di persone. Ella è cosa dolorosa e vergognosa ad un tempo il vedere i pubblici impiegati, sia delle ferrovie, sia d’altre pubbliche aziende, rifiutare la carta che vien loro presentata, e rispondere ai meritati rimproveri che loro si fanno con un ghigno malizioso ed insolente, che tali sono gli ordini del governo, che al governo debbono rivolgersi per ottenere giustizia, risarcimento, ecc. ecc. E le vittime della disonestà cittadina maledicono il governo, che altra parte non ebbe nei loro danni, se non col forse soverchio rispetto dell’individuale libertà, e coll’astenersi d’intervenire nelle private convenzioni quando non ne era richiesto da alcuna delle parti. Il nostro governo, il ripeto, rispetta la cittadina libertà, come va rispettata da un governo costituzionale, in un paese libero, le cui popolazioni apprezzano il benefizio della libertà, e se ne mantengono degne, seguendo i dettami di una rigorosa moralità. Disgraziatamente il paese nostro non corrisponde al rispetto che a lui mostra il governo. Questo tratta il paese come degno e capace di una libertà pressochè illimitata; ma il paese non è per anco nè degno nè capace di esercitare senza tutela i privilegi di tanta libertà. In certe classi cittadine l’amore del lucro domina ogni altro sentimento, e la libertà è impiegata ad ottenerne gli intenti con qualsiasi mezzo. In altre l’amore dell’ozio si è impadronito dei cittadini, riducendoli alla indecorosa condizione di spettatori dei {{Pt|pub-|}}<noinclude> <references/></noinclude> qeotwzpm1mqfszx8k5g5cslac8fchvz Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/111 108 259439 3832122 3139435 2026-05-06T12:37:20Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832122 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|||107}}</noinclude>{{Pt|blici|pubblici}} eventi, mentre dovrebbero prendere in essi la loro parte. Tutte le istituzioni che assicurano la patria libertà, cadono in disuso e sono neglette per la pigrizia di chi dovrebbe difenderle. Vedete la guardia nazionale, che arma il paese contro qualsiasi usurpazione, sia del governo, sia delle fazioni; che mette l’ordine e la sicurezza pubblica sotto la salvaguardia dei cittadini, e li avvezza al maneggio delle armi, sicchè possano, quando ne nasca il bisogno, trasformarsi prontamente in soldati. Gli amatori dell’ozio, fanno le beffe di così bella istituzione, per iscusarsi di non assumerne i pesi; e le file della milizia nazionale vanno di giorno in giorno diradandosi. — Vedete l’istituzione dei giurati. Le liste dei cittadini, destinati a sentenziare sulla colpabilità degli accusati, si compongono in gran parte di persone ignoranti, o svogliate, che considerano questo privilegio e questo diritto cittadino come un attentato contro i loro comodi e quell’altro loro diritto di starsene colle mani alla cintola. — Vedete il più importante, il più prezioso di tutti i diritti cittadini; quello cioè che concede alle popolazioni di mandare al parlamento i loro deputati, ch’è quanto dire di esercitare mediante i loro rappresentanti la sovrana autorità. Tale istituzione anch’essa fu prima beffeggiata e poi negletta; per modo che ai collegi elettorali non interviene ormai che una piccola frazione degli elettori iscritti, e la deputazione forse nulla più rappresenta, che i maneggi di alcuni ambiziosi e la colpevole indifferenza dei più. Ed anche di ciò si scusano i pigri, trattando con disprezzo quell’istituzione, prima colonna della nazionale libertà. Udite con che scherno parlano gli oziosi della rappresentanza nazionale! I deputati altro non fanno che ciarlare ed attendere ai privati loro interessi. Se si risponde loro che, ciò supposto vero, tanto più corre ad essi l’obbligo di scegliere con maggior accuratezza i nuovi deputati, alzano le spalle, affermando che tutti gli aspiranti alla deputazione sono della medesima tempra, che l’occuparsi di elezioni altro non è che un perditempo, ecc. ecc. Sembra a vederli e ad udirli che in questi sei anni essi abbiano penetrato nelle profondità del governo costituzionale, e ne abbiano riconosciuta tutta la inanità. Le istituzioni che l’Inghilterra difende e mantiene con gelosa cura da tanti secoli; le istituzioni che la Francia ha comperato con tante rivoluzioni e tanto sangue, che non seppe conservare, e dietro le quali sospira con rammarico e dolore; le istituzioni<noinclude> <references/></noinclude> 0qy2eb29mbwcv7xoolqsohyo469qgu4 Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/112 108 259440 3832123 2455411 2026-05-06T12:37:20Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832123 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|108||}}</noinclude>che l’Europa intera si sforza di ottenere, e che ottenute soddisfano le aspirazioni liberali dei popoli più civili; le istituzioni che nel corso di due secoli crearono l’America, e la resero l’oggetto dell’universale meraviglia; queste benefiche, queste nobili istituzioni, noi, nati ieri, le abbiamo giudicate nello spazio di sette anni, e le abbiamo condannate come cose puerili, vane ed indegne del nostro rispetto. Mi perdonino i miei compatrioti, se dico loro che un tale giudizio è indegno di una nazione che rispetta sè medesima, e che vuol essere libera ed indipendente. La guerra del 66 ha messo in chiaro una verità importantissima, ed è che la scienza, l’intelletto e la coltura intellettuale valgono più del numero, della forza e del coraggio anche sui campi di battaglia. A qual cagione si attribuiscono i mirabili trionfi della Prussia? Alla scienza de’ suoi generali, e al fatto che nessun cittadino è ammesso nelle file dei difensori del paese, se non ha seduto pel corso di sei anni sulle panche delle pubbliche scuole. Questa verità, questa superiorità del sapere sovra la forza materiale fu confessata da tutti; e si confessava altresi che il poco successo delle nostre armi deve essere imputato alla nostra ignoranza. Ne gioverà essa questa lezione? L’avvenire risponderà; ma quanto al passato fa d’uopo avvertire che in questi ultimi sei anni l’ignoranza nostra andò sempre crescendo. Gli studenti disertano le università, i professori, stanchi di professare nelle aule vuote, disertano le cattedre; e l’ultimo ostacolo posto alla prepotenza dell’ignoranza, il rigore dei pubblici esami, è rovesciato dagli studenti, che tratto tratto si ribellano, si rifiutano agli esami, ed esigono che il governo abbandoni il sistema che li costringe ad aprire qualche libro. E il governo cede a tali deplorabili esigenze, per evitare il disordine, gli scandali e la taccia di pedantesca tirannide. Il governo dovrebbe resistere, punire i rivoltosi, e mantenere la regola stabilita; ma egli è pur troppo vero che l’intolleranza degli oziosi è giunta a tale estremo, che la resistenza e la fermezza del governo darebbe luogo sulle prime ad ogni sorta di calunniose imputazioni e forse anco a scene scandalose. Il governo in questa occasione, come in tante altre, si comporta come dovrebbe comportarsi verso una nazione civile e degna della libertà: lascia che la nazione si governi da sè, seguendo i proprii lumi, le proprie facoltà. Ma si è egli assicurato che noi siamo in grado di governarci da noi?<noinclude> <references/></noinclude> 8966cm6n6jmva3vu9w283udp5zhhzjo Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/113 108 259441 3832124 3139436 2026-05-06T12:37:21Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832124 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|||109}}</noinclude>Se il governo volesse sciogliere questo problema, scoprirebbe tosto la nostra insufficienza; ma esso non si crede in diritto di varcare i confini stabiliti dallo statuto. Lo statuto costituzionale suppone una nazione civile, intelligente ed onesta; perciò ha fissato al governo certi limiti, oltre i quali esso non si è mai spinto. Esso si mantiene scrupolosamente fedele al giuramento prestato, e nessuno può di ciò biasimarlo: la nostra disgrazia consiste nell’avere uno statuto forse troppo largamente liberale; ma quando questo fu promulgato doveva reggere una sola provincia italiana, una delle più incivilite ed illuminate, se non la più civile e colta. La libertà di cui questa non avrebbe abusato, diventa eccessiva quando concessa all’intera nazione. Noi non pretendiamo che i componenti il nostro governo non abbiano commesso errori, ed errori gravi. Ne abbiamo notati parecchi, e li abbiamo amaramente deplorati. — Ma ciò che vorremmo chiarire agli occhi della nazione si è il fatto, che codesti errori non furono commessi da un ente morale da essa distinto e ad essa estraneo. Il governo italiano altro non essendo se non una rappresentanza della nazione italiana, da questa stessa emanata, i difetti che si osservano nel nostro governo, sono i difetti nostri; i suoi errori, gli errori nostri, ai quali esso partecipa come partecipa alle nostre virtù. La più cospicua di queste ultime, quella però da cui sorgono per noi e pel governo nostro molti danni, si è l’immaculato rispetto delle nazionali libertà, e dello statuto che a noi le assicura e le garantisce. — Vi è chi parla ancora del governo repubblicano come del solo sotto cui sieno sicure codeste libertà; ma nessuno che non sia traviato ed illuso dal vano rimbombo di sonore parole, nessuno che non abbia interamente perduto il senso comune, non vede che le libertà nostre sono piuttosto eccessive che imperfette. — La prova ne sta appunto nell’abuso che di esse facciamo, e nella costanza con cui il governo si astiene dall’approfittare dei nostri falli per abolirle. Chi può dire che vi sia maggior libertà nei cantoni elvetici (la sola repubblica esistente in Europa), o che si godessero maggiori libertà in Francia, quando questa reggevasi a repubblica, e i suoi cittadini espiavano col sangue la terribile colpa di chiamare i loro figli coi nomi dei padri loro, o di pregare Iddio nel modo che<noinclude> <references/></noinclude> 2x4x2xs0y96f47khupurwovcnjiaetm Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/114 108 259442 3832125 2455413 2026-05-06T12:37:22Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832125 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|110||}}</noinclude>ad essi era stato insegnato dalle loro madri? La stampa non è forse piuttosto licenziosa che libera? Il diritto di riunione non fu esso sempre rispettato, sino a che non divenne sinonimo di disordine? Ed oggi ancora, dopo tanti sfortunati esperimenti, un tal diritto non è forse mantenuto, e ristretto soltanto in particolari circostanze, in casi affatto eccezionali? Le elezioni dei deputati al parlamento non sono esse così libere, che vediamo poi la camera stessa, formata da quelle, cassarne un gran numero? Non parlerò della stranezza delle opinioni così rappresentate nel parlamento: ricorderò solo che vi fu una elezione cassata dalla camera, perchè l’eletto aveva subito condanne infamanti, non già per delitti politici, ma per delitti ordinari, e che il governo italiano non era intervenuto ad impedirla, fidando pazientemente nella revisione parlamentare. Credo che così facendo il governo seguisse religiosamente la via che gli tracciava lo statuto e la legge elettorale; ma, io ripeto per la centesima volta, vi sono dei paesi e dei tempi in cui la stretta legalità può essere fonte di gravi danni. Una gran parte degli uomini che ne governano, e la real famiglia intorno alla quale va stringendosi l’Italia, governarono sino al 59 un picciol paese, una picciola, ma forte e saggia popolazione: quindi si trovarono quasi magicamente trasportati alla testa di una nazione di oltre venti milioni di anime, sparse lungo la penisola italica, colla missione di formare uno stato compatto di tanti stati divisi, e spesso stati nemici fra di loro; di comporli a nazione; di correggere, o, diciamo meglio, di distruggere i letali effetti di tanti secoli di servitù e di pessimo reggimento; di dotare le provincie annesse dei benefizi di una civiltà, da cui i loro governi assoluti e tirannici le avevano tenute deliberatamente lontane, e al tempo stesso di difendersi dai nemici che tuttora rimanevano sul nostro territorio, e di metterci in grado di scacciarnelo al più presto. Tutto ciò richiedeva ingenti somme di danaro; attività straordinaria; acutezza d’intelletto, prudenza instancabile, impero assoluto sulle proprie passioni, che mai non debbono dominare l’uomo di stato; coraggio a tutta prova, sì morale che fisico, sagacità, perspicacia, prontezza e sicurezza di concetto, fermezza e precisione nell’esecuzione dei ponderati disegni, disinteresse personale, probità riconosciuta, onoratezza, lealtà, veracità, ossia avversione invincibile alla menzogna. Tali sono,<noinclude> <references/></noinclude> g2mnkdgc3w0m59yooyxs8njwp6p0bgc Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/115 108 259443 3832126 3139437 2026-05-06T12:37:23Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832126 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|||111}}</noinclude>(e ne ho tralasciate altre molte) le doti, in parte naturali ed in parte acquisite, che debbono distinguere i ministri di uno stato retto costituzionalmente. Uomini siffatti sono poco numerosi in qualsiasi contrada: rarissimi tra noi, così di recente nati alla vita sociale e politica. — Uno ne avevamo, che sarebbe stato il primo fra i sommi delle nazioni più incivilite e colte, come la Francia e la stessa Inghilterra. Si sarebbe detto in vero che la Provvidenza ne aveva fatto dono di uno di questi, per sottrarci a quella secolare servitù, che ci disonorava, e minacciava di perpetuarsi a nostro danno. Ma se la Provvidenza ce lo aveva dato, convien dire ch’essa ce lo ha ritolto; e lo ritolse prima ch’egli provasse nella sua piena amarezza l’ingratitudine di una nazione che da lui teneva l’esistenza, ossia l’indipendenza e la libertà. Forse che la Provvidenza volle farne conoscere, e toccare con mano, quanto era per noi malagevole il guidarci nei torbidi mari della politica, della diplomazia, e dello spirito di parte. — Fra tanti ministri che si sono succeduti al nostro governo dopo la morte del conte Cavour, non credo che si possa senza ingiustizia condannarne un solo come assolutamente inetto, o come disleale e traditore. E difatto nessuno fra i più accaniti oppositori che alcuni collegi elettorali mandarono al parlamento colla espressa missione di rovesciare almeno un gabinetto, nessuno fra quegli stessi deputati che ricevono da Giuseppe Mazzini le loro inspirazioni, si provò d’intentare una formale accusa contro un ministro. Se i nostri ministri commisero errori, chi non ne avrebbe commessi al loro posto? Gli errori di coloro che reggono uno stato, vanno annoverati fra le piaghe inerenti alla natura degli uomini e delle cose, che nessuna umana prudenza e previdenza potrà mai cicatrizzare o evitare. Al governo italiano spettava il dovere di fare un’Italia, dotandola di libertà e d’indipendenza. L’Italia è fatta, libera ed indipendente. Si dovrebbe condurre il nostro governo al Campidoglio, piuttosto che alla Rupe Tarpea. {{rule|6em}}<noinclude> <references/></noinclude> ddcocwb3j4fgl465gy6ohakyc66ynlu Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/116 108 259444 3832127 2455415 2026-05-06T12:37:23Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832127 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="0" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione|||}}</noinclude> {{nop}}<noinclude> <references/></noinclude> absogznnax8xs4yggtrseqx1gd5yk52 Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/117 108 259445 3832128 2455416 2026-05-06T12:37:24Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832128 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|||}}</noinclude>{{Centrato|CAPITOLO QUARTO}} {{rule|3em}} {{Centrato|{{larger|SPIRITO DI PARTE}}}} {{rule|6em}} Con questa locuzione, ''Spirito di parte'', intendo accennare ad un sentimento che lega fra loro i partigiani di una dottrina, o i seguaci di un uomo qualunque egli siasi, quando questo sentimento abbia raggiunto l’esaltamento della passione, a tal segno da acciecare chi da esso è dominato, da offuscarne l’intelletto, e far sì che la dottrina, o l’uomo oggetto di quella idolatria, si anteponga ad ogni altra cosa, e che il sostenere questo o quella sembri il primo, anzi l’unico dovere imposto al partigiano. Una fazione composta di uomini così fatti è sempre pericolosa pel paese dove si è formata. I cittadini che ad essa appartengono non conoscono più nè patria, nè patriottismo, e più non si curano nè di libertà, nè di nazionalità, nè d’indipendenza; o, per dir meglio, confondono tutte queste cose, le credono concentrate nella loro stessa fazione, e pretendono che adoperandosi al suo trionfo, adempiono ai loro più imperiosi doveri verso la patria, e le procurino ogni sorta di beni, libertà cioè, nazionalità, indipendenza, prosperità, fama, ecc. ecc. Convincere dell’error suo un uomo invaso dallo spirito di parte, è cosa pressochè impossibile; ed è perciò che, non solo gli uomini di opinioni moderate, i patriotti, e gli amici dell’ordine nell’amministrazione delle pubbliche cose, rifuggono da tutto ciò che riveste l’aspetto di fazione, ma che i faziosi stessi, i meno accecati ad ogni evento, si mostrano bene spesso desiderosi di non essere confusi con<noinclude> <references/></noinclude> 8bk33s180ahvkjpse9a1nim0r1kx0zk Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/118 108 259446 3832130 3139438 2026-05-06T12:37:25Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832130 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|114||}}</noinclude>quelli che accettano il titolo di faziosi; e vanno ripetendo: che non appartengono a fazione veruna; che sono indipendenti da qualsiasi legame di parte; che parlano per convinzione loro propria, e non perchè così parlano i loro amici, ecc. ecc.; e tali proteste hanno per iscopo di ottenere l’attenzione di chi li ascolta o li legge, essendo a tutti noto che le opinioni dettate dallo spirito di parte non sono generalmente tenute in alcun conto. — Il che solo dovrebbe bastare ad emancipare dallo spirito di parte ogni uomo di sano intelletto e di buona volontà. Ma appunto perchè dallo spirito di parte si ripetono molti scandali, disordini e sciagure, non di rado avviene che ad un fantasma di fazione o di spirito di parte s’imputino i poco fondati malcontenti, le assurde pretese, le esagerate opinioni, la intolleranza di ogni salutare disciplina, il negato rispetto alla legge, e tutte quelle pecche civili e politiche, a fronte delle quali riesce troppo difficile il governare, e diventa pericolosa la libertà, mentre l’accusato spirito di parte non esiste di fatto. Ciò si verifica sovente in Italia, e ne vediamo ogni giorno gli esempi. Molti sono da noi i malcontenti. — Ambiziosi, delusi nelle loro speranze, animi poco generosi e poco divoti alla patria, feriti nei loro interessi, e costretti a pagare le sempre crescenti imposte, senza le quali non sussisterebbe l’Italia; oziosi, turbati nel pacifico godimento degli agi loro; timidi, che sentono per la prima volta rossore della loro codardia; impazienti, che vorrebbero seminare e raccogliere nello stesso giorno; stolti, che non intendono perchè occorra di aver seminato per raccogliere; fanatici, che sognavano la creazione spontanea di un nuovo paradiso terrestre. Tutti questi e molti altri ancora, che tralascio di nominare per amore di brevità, sono e si dichiarano malcontenti del modo con cui siamo governati, perchè al governo s’imputano sempre gli errori dei governati. Codesti malcontenti, che malcontenti sarebbero sotto qualunque reggimento o forma di reggimento, si sforzano di dare al malcontento loro un certo aspetto di disinteresse, che lo nobiliti e lo innalzi al di sopra delle puerili loro lagnanze. Essi cercano inoltre di appoggiarsi ad altri malcontenti, che sappiano farsi un’arma del loro malcontento, e collegarlo a certe dottrine politiche, imputando le sventure di cui si lagnano al poco {{Pt|gra-|}}<noinclude> <references/></noinclude> plg5e92h8z0r3piz1sevnpyc8kzfe2a Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/119 108 259447 3832131 3144886 2026-05-06T12:37:25Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832131 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|||115}}</noinclude>{{Pt|dimento|gradimento}} che codeste dottrine incontrarono nel maggior numero degli italiani. — In tal modo quei pochi repubblicani, che si mantengono ostili al nostro governo e all’Italia, perchè sono divoti alla forma di reggimento repubblicana più che all’Italia stessa, si vedono sovente seguiti, ascoltati, invocati, e portati alle stelle, da una turba di malcontenti, che loro si stringono intorno, perchè da essi sperano udire parole di conforto, in armonia coi loro sentimenti; e per parlare schiettamente e senza velo, perchè sono certi di udirsi dire che hanno ragione di maledire l’attuale ordinamento di cose, e gli uomini posti al governo del paese. Così si compongono le moltitudini che assistono ai così detti meetings, tenuti da qualche famigerato repubblicano che trovasi di passaggio nelle nostre città. Così si fanno le elezioni, quando gli amici delle agitazioni politiche affiggono sulle mura delle città o dei borghi cartelloni, su cui sta scritto il nome di un agitatore con simili raccomandazioni: Elettori! se volete por fine agli abusi, alle illegalità, alle malversazioni, ecc. ecc. di cui a ragione vi lagnate, scegliete per vostro rappresentante il cittadino N. N. Così acquistano abbonati e lettori i fogli periodici, qualunque ne sia il valore ed il merito, che si diedero la missione di biasimare e di condannare ogni atto governativo. Ma se alcuno da questi fatti credesse di concludere che la moltitudine accorsa ad udire le parole di un ben noto repubblicano, o gli elettori che lo scelsero a loro rappresentante, o tutti quelli che leggono avidamente le sue quotidiane diatribe contro il governo, ne approvano, e ne dividono le opinioni e le dottrine; egli commetterebbe un madornale errore, e mostrerebbe di non conoscere ha natura di quelle genti. — Credo che da per tutto i malcontenti tendano ad associarsi ad altri malcontenti, senza indagare se la cagione del comune malcontento sia la stessa per gli uni come per gli altri; ma nel nostro paese questa tendenza deve essere più diffusa ancora che altrove, perchè le passioni vi sono più ardenti, impetuose e spensierate, che nei paesi più freddi e meglio assestati. — Se ai partigiani delle dottrine repubblicane non si unissero i partigiani di ciò che non esiste, ossia gli oppositori di tutto ciò che esiste, si vedrebbe a che si riduce da noi la fazione repubblicana. — E lo vedrebbero ben tosto i pochi repubblicani che tuttora si mantengono tali, e sono per così dire, monumenti dell’epoca dei lunghi esilii {{Pt|po-|}}<noinclude> <references/></noinclude> jbwg94uzdprryyv75ksfa7pwinvl0cx Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/120 108 259448 3832133 3139440 2026-05-06T12:37:27Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832133 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|116||}}</noinclude>{{Pt|litici|politici}}, e della patria servitù, se per uno di quelli accidenti, impossibili a prevedersi, si trovassero un giorno assunti al potere: vedrebbero ben tosto, con qual fondamento supposero che i malcontenti di un governo monarchico dovessero essere partigiani divoti di un governo repubblicano. E siccome i repubblicani, che ora suppungo assunti al potere, non potrebbero nè prodigare gli onori e gli impieghi agli oziosi, nè contentarsi delle spontanee largizioni di coloro che si sdegnano contro il regolare sistema delle imposte, nè pesare ed apprezzare il valore di ogni singolo cittadino colla bilancia della sua individuale ambizione; i repubblicani saliti in seggio si vedrebbero tosto abbandonati da coloro che li seguivano un tempo, non perchè ne dividessero le opinioni, ma perchè li consideravano come malcontenti di ciò che non era di loro soddisfazione. A parer mio lo ''spirito di parte'' propriamente detto non esiste in Italia, per quanto si riferisce alla fazione repubblicana. In tutti i paesi che furono subitamente sconvolti da rivoluzioni politiche, e che mutarono rapidamente un reggimento in un altro affatto opposto, rimangono certe memorie, certe abitudini, certe tendenze a vedere e a giudicare ogni cosa sotto l’aspetto in cui si sarebbero vedute e giudicate altre volte, certa facilità di obliare gli inconvenienti del distrutto governo, e di anteporlo a quello che gli è subentrato, i cui difetti, perchè presenti, appaiono assai più odiosi di quelli di cui più non esiste che la memoria; e da tutte queste abitudini, da queste tendenze, da queste memorie nasce una fazione politica, che ha per oggetto il ritorno al passato, e da cui si dà nome di retrograda, o di partito della reazione, perchè i suoi seguaci reagiscono difatti contro il primo e forse esagerato amore dei mutamenti e delle novità che producono le rivoluzioni. — Questo ritorno alle idee e al modo di sentire del passato, fu quasi sempre la vera cagione degli eccessi a cui si portarono troppo sovente i novatori, o rivoluzionari, perchè il pensiero di ricadere nell’abisso, da cui con tanti sacrifizi, e con tanti sforzi riescirono di recente ad uscire, sembra ad essi la maggiore sventura e la più vergognosa catastrofe che mai possa loro accadere; cosicchè i retrogradi sono dai novatori considerati come propri nemici e nemici della pubblica salvezza, e fra gli uni e gli altri si accendono le ire più implacabili e violenti. Da noi non esiste la fazione politicamente retrograda, e perciò<noinclude> <references/></noinclude> 67nzhfdo3ecru4fqvjlq9xwcwn92fk0 Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/121 108 259449 3832134 3139441 2026-05-06T12:37:27Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832134 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|||117}}</noinclude>non sono neppure da temersi gli eccessi dei novatori. — V’hanno bensì taluni che confrontando l’amministrazione dei cessati governi, o il regolare andamento della procedura civile, o tale altra frazione del vecchio ordinamento, con ciò che fu loro sostituito, giudicano le prime superiori alle seconde; e se tale confronto è fatto da chi abbia appartenuto all’antica e non appartenga all’attuale amministrazione, può darsi che la inferiorità di quest’ultima non sia da lui riconosciuta senza un segreto contento. Ma nessuno fra gli italiani, neppure fra coloro che hanno perduto, per gli avvenimenti del 59 e del 60, potere e ricchezze, rimpiange il cessato dominio, ed ardisce desiderarne il ristabilimento, foss’anco nel più segreto del cuor suo. — Dicesi che fra i principi e i duchi della corte Borbonica si trovano dei dolenti per quella antica casa reale, e degli invincibili renitenti all’ordine attuale delle cose nostre. — Di ciò sono ignara; ma ciò di cui sono convinta si è, che quei renitenti (supposto che ve ne sieno di fatto) non sanno precisamente nè che cosa rimpiangono, nè che cosa desiderano. E se stesse nelle mani di uno di essi l’avvenire del regno d’Italia, dubito assai che gli reggesse l’animo di distruggerlo. Molte cose si dicono, che non si direbbero se le parole avessero l’importanza dei fatti. — Il piangere sulle sventure di una casa caduta dal trono nel nulla, ha un non so che di poetico e d’innocuo, che può sedurre chi non ha mai veduto oltre l’esterno delle cose, e non ha mai pensato alla parità dei diritti concessi da Dio a tutte le sue creature, e per conseguenza alla somma di benefizi necessari perchè il potere assoluto dei sovrani sia legittimo o per lo meno giustificato. Ma chi parla senza riflettere, non opererebbe sempre colla egual leggerezza ed inconsideratezza. D’altra parte questi divoti agli antichi padroni non saranno mai in numero sufficiente per formare neppure un nucleo di fazione politica. Il passato non ha lasciato fra noi che amarissime memorie, dolorosissime cicatrici; e se a quei malcontenti, che più aspramente si lagnano del governo italiano, venisse dimostrato che colle loro lagnanze essi rendono possibile il ritorno del passato, tutti farebbero silenzio, ed in questo persisterebbero quanto lo permetterebbe il loro naturale, oltremodo inclinato alla critica ed al biasimo. — Il solo partito che potrebbe far valere alcun titolo al nome di fazione politica, ed i cui membri siano veramente sostenuti, animati, e condotti dallo spirito di parte, si è il<noinclude> <references/>{{PieDiPagina|||8}}</noinclude> 09f19k9uuaienmnd1b0ogd1r0n42918 Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/122 108 259450 3832135 3460897 2026-05-06T12:37:28Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832135 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|118||}}</noinclude>partito così detto clericale. Questo sa che cosa vuole, e perchè lo vuole, riconosce dei capi, e da questi si lascia guidare. Ogni fazione politica si divide in due categorie: l’una comprende gli uomini di buona fede, che si sforzano di conseguire un risultato, perchè lo credono giusto e salutare; l’altro si compone di ambiziosi o di cupidi, che dal trionfo della loro fazione aspettano il privato loro vantaggio. — Di questi ultimi non occorre parlare, poichè sono in ogni tempo e in ogni condizione i medesimi; ma i primi hanno un carattere proprio, che li distingue dai clericali politici di qualsiasi altro paese, e di questi parlerò con qualche estensione. La ''fazione clericale'' è naturalmente e in ogni dove la più formidabile delle fazioni politiche: non solo perchè ne è la più compatta, la meglio disciplinata, la più docile ai comandi de’ suoi capì, e quella i cui capi sono più prudenti, più accorti e più illuminati di tutti; ma altresì perchè i faziosi che ad essa appartengono credono, mantenendosi tali ed operando come tali, di compiere un sacrosanto dovere, e sono convinti di riceverne quindi una rimunerazione che di gran lunga avanza ogni terrena, ogni mondana prosperità o ventura. La superiorità di tale fazione sopra qualsiasi altra è dovuta inoltre alla sua tendenza ad unirsi e ad associarsi a tutti coloro che piangono altri beni perduti, e che per un motivo o per l’altro sono a buon diritto annoverati fra i retrogradi. — Questo nome di retrogradi si applica generalmente ai clericali, che vorrebbero ricondurre le moderne società ai tempi in cui il clero primeggiava per la sua superiore istruzione e coltura, e gli venivano attribuite autorità e virtù speciali, come suoi esclusivi privilegi. Questa tendenza della fazione clericale ad impossessarsi e ad inscrivere su’ suoi roli tutti i retrogradi, non si verifica nei clericali italiani del secolo decimonono. — In primo luogo il rinforzo, che i retrogradi fornirebbero alla fazione clericale coll’unirsi ad essa, sarebbe di pochissimo momento; ma il discredito in cui sono fra noi caduti i retrogradi è tale, che la loro alleanza colla suddetta fazione potrebbe riescirle dannosa ed indebolirla, distaccando da essa molti de’ suoi partigiani, i quali essendo di buona fede vogliono conservare i beni politici acquistati nel 59, cioè la libertà e l’indipendenza, segnando loro per limite le prerogative e le immunità ecclesiastiche o clericali; quelli insomma che sottoscrivono alla massima del Cavour, ''libera Chiesa in libero Stato'',<noinclude><references/></noinclude> io2skjf6geakucup09h3dnwz376ma06 Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/123 108 259451 3832136 2455423 2026-05-06T12:37:29Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832136 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Filippo Sorrentino" />{{RigaIntestazione|||119}}</noinclude>dando però a quelle parole un significato assai diverso da quello che loro dava lo stesso Cavour, cioè confondendo la libertà della Chiesa coll’autorità e col potere de’ suoi ministri. — Cavour intendeva dire, che il capo dello Stato non doveva considerarsi come capo della Chiesa, nè seguire in ciò l’esempio di Enrico VIII d’Inghilterra, nè quello degli Czar della Russia, nè di alcuni altri sovrani di nazioni che professano la religione cristiana riformata; ma che la Chiesa italiana doveva essere indipendente nelle sue relazioni colle coscienze dei fedeli, e in tutte quelle cose che non cadono sotto il dominio della legge civile; mentre i clericali che sottoscrivono al detto, ''libera Chiesa in libero Stato'', intendono che la Chiesa, ossia il clero sia libero di modificare l’ordinamento politico e civile, opponendosi ad esso quando ciò gli sembra opportuno, e debba conservare nella sua qualità di clero quelle immunità e privilegi, di cui godeva nel passato, ed a cui nessun laico pretende. — Ognun vede quale differenza passi fra codesti clericali ed i retrogradi, i quali vorrebbero richiamare il passato con tutte le sue sciagure e le sue vergogne. Ed i nostri clericali sentono così fortemente il bisogno di appoggiarsi a tale differenza, loro salvaguardia rispetto alla pubblica opinione, che ne menano gran vanto; e quand’anco i retrogradi fossero assai più numerosi che non lo sono di fatto fra noi, credo che i clericali ne respingerebbero l’alleanza, piuttosto che correre il pericolo di essere confusi con loro. La rivoluzione, o per meglio dire il risorgimento della nazione italiana, ha creato un inevitabile antagonismo fra il clero e la parte laica di essa. — La più apparente origine di tale antagonismo si fu la quistione romana, cioè la pretesa (giusta a parer nostro) di considerar Roma come qualunque altra città italiana, di lasciare ai romani la facoltà di disporre di sè stessi, e di scegliere se vogliono rimanere sudditi del Pontefice, o unirsi a tutto il rimanente d’Italia, di cui la città loro sarebbe necessariamente, perchè naturalmente, la capitale. — Contro sì fatta pretesa insorgeva e protestava la Corte romana, asserendo esserle il potere temporale affidato dallo stesso Supremo ordinatore delle cose create, non altrimenti che le affidava l’autorità spirituale come capo della Chiesa, per gli stessi fini, e per tutto il tempo che si manterrà questo nostro pianeta e questa nostra razza di esseri organizzati. {{nop}}<noinclude> <references/></noinclude> 5yllddupkrkdg1j0ep5fwklricu2uhk Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/124 108 259452 3832137 3170340 2026-05-06T12:37:30Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832137 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|120||}}</noinclude>Di tale asserzione si sdegnava alla sua volta l’Italia, e più fervorosamente sosteneva i diritti dei romani a disporre di sè medesimi come tutti gli altri popoli inciviliti, a cui la moderna società riconosce gli eguali diritti. — Così nacque l’antagonismo che tuttora esiste fra il clero ed i laici d’Italia; e nel suo nascere poteva trascinarci ad atti violenti, se la Francia non fosse intervenuta a porre il Pontefice sotto l’egida della propria bandiera. — Ed ora, sebbene gli abbia levata una tale protezione, la suppliva mediante una convenzione che ci preclude ogni via di fatto in favore dei diritti del popolo romano. — Ma questi diritti sussistono, sebbene non sieno apertamente confessati dalla maggioranza delle nazioni cattoliche, alle quali conviene verosimilmente che il capo della chiesa cattolica sia in una condizione elevata e in apparenza indipendente, e non le richiegga di protezione o di sussidio ogni qual volta l’esigessero le sue circostanze. — Tale convenienza può essere discussa e sostenuta con argomenti che hanno certo il loro valore, e si può mettere in bilancia coi diritti della popolazione romana e cogli interessi dell’Italia tutta, senza suscitare fra i difensori di quella e dell’altra opinione nè atti, nè sentimenti di nimicizia. — Ma ciò che eccita lo sdegno degli italiani, è appunto quel confondere la convenienza politica degli uni e degli altri coi doveri del cristiano, e quel far intervenire la santità della religione, e tutto ciò che ad essa ne lega, in una quistione tutta mondana e politica, benchè interessi il ben essere del clero, e le prerogative a cui esso non vuol rinunziare. — Di ciò appunto si sdegnano gli italiani; e se la quistione politica non è degenerata in quistione dommatica, in uno scisma o in una eresia, dobbiamo renderne grazia al profondo senso religioso della nazione italiana, che si mantenne sin qui non meno salda nella convinzione e nella difesa de’ suoi diritti civili, e politici, che nella integrità della sua fede. La religione cattolica è tuttora professata e rispettata dagli italiani, ma il clero è da essi veduto con diffidenza e sospetto. — Da ciò risulta che la fazione clericale, sebbene comprenda nelle sue file pressochè tutto il clero, non conta molti partigiani nella parte laica della nazione, ed ha poca probabilità di farsi mai più numerosa. — Ora, sino a tanto che il clero solo propugna i propri interessi, la fazione clericale non può dirsi veramente fazione politica, o per lo meno non può essere come tale di molta importanza e gravità. — Il clero {{Pt|su-|}}<noinclude> <references/></noinclude> 2xcqlebahez05kjhgdyh0nig0zfc2vp Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/125 108 259453 3832138 3139443 2026-05-06T12:37:31Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832138 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|||121}}</noinclude>{{Pt|periore|superiore}}, che guida e regge il basso clero, non manca di prudenza nè di destrezza nella condotta degli affari di questo mondo; e giudica con bastevole accorgimento lo stato suo, e le conseguenze che potrebbero avere le mosse avventurate che alcuni gli consigliano. — Esso intende benissimo che non può tentare alcun passo sulla via della resistenza aperta, se non ha ottenuto in prima il concorso di buona porte della società laica; e tale concorso si sforza di ottenerlo operando sulle coscienze più timorose, ed in particolare sulle coscienze femminili, e su quelle dei giovanetti, la cui educazione è ad esso affidata. Ma tali sforzi, sebbene sostenuti con zelo indefesso, non sono però confortati dalla speranza di un prossimo e felice successo. — I capi della fazione clericale, e molti dei loro militi altresì, giudicano assennatamente la condizione loro, e vedono che l’opinione pubblica, sebbene oscillante e malferma in molte quistioni che si riferiscono alla nuova vita civile e politica a cui testè rinacquero gli italiani, non si volge però mai verso di essi con fiducia e favore. Coloro, i quali difendono i propri privilegi dicendoli a loro concessi da Dio stesso e per tutti i secoli avvenire, non possono ispirare confidenza alle nostre popolazioni, tutte intente ad affrancarsi o rinforzarsi nel possesso dei loro diritti, contro ogni potere che vanta per sua origine il diritto divino. — Le pretensioni pontificie ad una teocrazia senza limite e senza fine, suonano agli orecchi degli italiani come l’ultima e la più esagerata espressione di quelle consimili pretensioni, sostenute sino ai giorni nostri da tutti i sovrani assoluti, la cui caduta fu la nostra salvezza. La fazione clericale ha dunque poche eventualità di felice successo; ed i suoi capi, saggi ed avveduti, sentono come vacilla il suolo su cui posano, ed agiscono quindi con somma prudenza e cautela. Noi dobbiamo aspettarci dai clericali una guerra coperta, mascherata, senza tregua; ma nulla abbiamo a temere da essi che sappia di violenza, e che ad essi soltanto imputare si possa. — In una parola, l’ora del risorgimento d’Italia fu per essi l’ora della decadenza come corpo civile e politico; al che non si rassegneranno, se non quando alla rassegnazione si vedranno costretti dalla necessità. Sino a quel momento essi saranno irreconciliabili nostri nemici; ma nemici prudenti, nemici non per passione di nimicizia, ma soltanto in quella misura che richieggono gli interessi loro come classe privilegiata della società e della nazione. {{nop}}<noinclude> <references/></noinclude> awojfgx7y74ze8untmubgl3ay8750cm Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/126 108 259454 3832139 3139444 2026-05-06T12:37:32Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832139 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|122||}}</noinclude>Prima di chiudere questo esame delle fazioni politiche contro cui l’Italia deve stare in guardia, è necessario ch’io dica alcune parole in proposito di una di esse, nata recentemente, inaspettatamente, laddove appunto sembrava che nessuna fazione potesse germogliare; fazione che nel breve corso di sua esistenza è già stata di grave danno all’Italia, creando nuovi ostacoli alla libera azione del suo governo, e risvegliando nelle estere nazioni una certa diffidenza del carattere italiano, di cui avevano salutato la trasformazione con favore e simpatia. Voglio parlare della fazione conosciuta sotto il nome della ''Permanente'', e che si compose sulle prime di un gran numero di cittadini torinesi, sdegnati sino al delirio dall’inaspettato annunzio della convenzione stabilita fra i governi d’Italia e di Francia, per la quale la sede del nostro governo si trasferiva da Torino a Firenze. — Gli animi inaspriti, le menti offuscate e forviate dall’ira, non ascoltarono che la voce della passione, e giunsero sino a sospettare, che dico? ad affermare come cosa provata e certa, che il Piemonte era ceduto alla Francia, e che la partenza di Vittorio Emmanuele da Torino altro non era che il prologo alla entrata che vi farebbe in breve Napoleone. — Lodi sieno rese al Piemonte, che non seguiva l’impulso dato dalla sua capitale, ma rimaneva freddo e dolente spettatore delle lugubri, sebbene puerili scene, che insanguinarono Torino nel settembre del 1865. Il grosso della popolazione torinese però non durò lungo tempo in quel delirio, e riparò degnamente i suoi errori di un giorno, facendo ciò che avrebbe dovuto far subito, e che avrebbe fatto se non lo avessero trascinato i direttori del movimento; cioè esaminò coraggiosamente i danni che ad esso poteva produrre il trasferimento della capitale, e ricercò le vie aperte alla notevole sua energia, per rimediarvi, bilanciarli e compensarli. — Le burrascose discussioni, che seguirono in quegli stessi giorni nel parlamento, e dalle quali i malevoli speravano nuove provocazioni e nuove catastrofi, non eccitarono la minima agitazione popolare; e il popolo torinese col suo contegno dignitoso diede il più sicuro indizio che il pentimento era stato in lui piuttosto contemporaneo che posteriore all’offesa, e che sulla sua sagacità come sul suo patriottismo l’Italia poteva tuttora e doveva fidare. E di tanta moderazione e virtù ricevette {{Pt|pronta-|}}<noinclude> <references/></noinclude> 3ge5ubneugdppxvw2m0qx3dm11k3mmz Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/127 108 259455 3832140 3139445 2026-05-06T12:37:32Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832140 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|||123}}</noinclude>{{Pt|mente|prontamente}} la meritata mercede; imperocchè chi vuol essere veritiero e di buona fede riconosce, che la città di Torino non ha sofferto dal trasferimento della sede governativa tutti quei danni che la minacciavano sulle prime; che essa non è rovinata ad un tratto dalla condizione di capitale di uno stato di primo ordine a quella di città di provincia, come sono le città francesi; ma che la energica ed intelligente operosità della sua popolazione le ha creato parecchie fonti di prosperità, parecchi centri d’industria, che tirando a sè i forestieri coi loro capitali formano un abbondante compenso al movimento ed alle ricchezze piuttosto apparenti che reali e sostanziali che circondano le Corti. — La fazione detta la Permanente non si compone dunque più che di pochi signori torinesi, fra i quali v’hanno dei partigiani del passato, dei così detti retrogradi, che dissimularono sulle prime il loro rammarico e il loro dispetto, perchè temevano appunto di essere additati come retrogradi, e che oggi credono di aver trovata una maschera sotto la quale possano dare sfogo ai loro odi e alle loro avversioni, senza che alcuno sospetti la vera origine degli uni e delle altre. Come in ogni fazione, v’hanno anche in questa degli uomini forviati, accecati, ma di buona fede, che credono o che si sforzano di credere che avversano il trasferimento della capitale per motivi patriottici; perchè il trasferimento della capitale a Firenze ne ritarda il trasferimento definitivo a Roma, perchè l’allontanamento della sede governativa dal Piemonte abbandona questa parte importante d’Italia alle ambiziose mire della Francia, ecc. Ma tali pretesti non possono illudere lungamente chi li adopera per giustificare i propri errori; e la sola conclusione che possiamo da essi cavare si riduce a questo: che se col trasferimento della capitale a Firenze il nostro governo si è esposto a qualche imbarazzo o qualche pericolo, spetta a’ suoi veri amici, agli amici cioè del paese ch’esso rappresenta, di stringersi vie più a lui d’intorno, di prestargli vieppiù valido aiuto; mentre il creare nuovi ostacoli alla sua libera azione, per fargli sentire che alienandosi l’animo di alcuni suoi vecchi amici, esso si è spogliato di gran parte della sua forza, altro non è che una puerile ed ingiusta soddisfazione, procurata all’amor proprio di alcuni pochi, a spese dello stesso governo, ossia del paese. La fazione detta la Permanente, nata dal dispetto di un certo numero di cittadini torinesi, è condannata dalla stessa sua origine e<noinclude> <references/></noinclude> nf70a7lf6or7ftyodzpctz8qu9reff3 Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/128 108 259456 3832141 3144888 2026-05-06T12:37:33Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832141 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|124||}}</noinclude>natura alla sterilità, cioè a non estendersi mai al di là del piccol centro che le diede la vita; e se la opposizione piemontese nel parlamento spiega talvolta proporzioni ragguardevoli, ciò accade per circostanze fortuite, e non già perchè s’ingrossi il numero dei Permanenti. Il numero di questi andrà anzi sempre più scemando, secondochè si stancheranno dell’isolamento in cui si sono posti, e dell’obblio in cui vanno cadendo. Un pronto ed aperto ritorno a sentimenti migliori, un abbandono esplicito delle loro indebite pretese, e dell’aria minacciosa che presero in faccia al governo, possono solo redimere ancora quelli che persistono a presentarsi come i direttori e i capi della Permanente. Da questo rapido esame dello stato delle fazioni politiche in Italia parmi si possa concludere, che lo spirito di parte non vi giunse ad un grado di sviluppo e di forza tale da svegliare i timori dei veri amici d’Italia.— Il fatto è che gli italiani si lasciano trasportare dalla vivacità del loro carattere e delle loro passioni, e dalla naturale loro disposizione a criticare e censurare tutto ciò che viene presentato al giudizio loro; a proferire delle parole spesse volte violenti ed amare, che fanno supporre in essi sentimenti ostili al governo ed all’ordine di cose esistenti: sentimenti che in verità non esistono, o che si spengono nelle parole stesse che li esprimono. — Ciò che distingue gli italiani dagli altri popoli meridionali è questo, che alla vivacità della fantasia e delle passioni, comune ad essi tutti, gli italiani accoppiano una forte dose di buon senso pratico, come si suol dire, che non appare sempre nei loro discorsi, ma fa sentire il suo impero quando si vuol passare dalla sfera delle parole a quella degli atti. Nonostante i lamenti degli uni, e le declamazioni degli altri, non v’ha per così dire italiano, che non sappia che tutte le piaghe di cui soffre oggi il paese, non sono imputabili al governo, e nulla hanno che fare con questa o quella forma di costituzione. Un paese che si regge e si governa coi propri rappresentanti, non può accusare de’ suoi danni che sè stesso, o le circostanze a sè stesso avverse. Gli italiani ben sanno che se il numero degli uomini di stato a cui si possa affidare la direzione degli affari nazionali è ristretto, esso non si accrescerebbe perchè alla monarchia subentrasse la repubblica, e perchè un presidente occupasse il seggio ora riserbato al re. Gli italiani ben sanno che la composizione delle camere, in cui nessuno riesce a formare una maggioranza {{Pt|dure-|}}<noinclude> <references/></noinclude> erzzbk1o7wdv3kc30ccm1oej1n6ibsm Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/129 108 259457 3832142 3139446 2026-05-06T12:37:33Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832142 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|||125}}</noinclude>{{Pt|vole|durevole}}, è l’effetto dell’ignoranza e della indifferenza degli elettori, e non già dell’azione governativa. Gli italiani sanno inoltre che la virtù ad essi negata sin qui dall’Europa tutta, quella che per la prima volta fu in essi riconosciuta dopo il 59, e che ottenne loro la simpatia e la benevolenza delle estere potenze, è la costanza, e la moderazione nella costanza; e che quand’anco fosse per noi evidente, il che non è, che i plebisciti di quell’epoca erano basati sopra una erronea nozione di ciò che all’Italia occorreva e conveniva, il confessarlo oggi, ed il mostrarci disposti ad un nuovo cangiamento di stato, sarebbe poco onorevole per noi, e ne toglierebbe ad un tratto tutto ciò che abbiamo acquistato dal 59 in poi nella pubblica opinione. — Tutte queste riflessioni, che riescirebbero forse impotenti a combattere uno spirito di parte quale lo abbiamo veduto in altri tempi ed in altri paesi, hanno bastato sin qui, e spero che basteranno ancora nell’avvenire, a trattenere gli italiani da qualsiasi atto, che potesse scuotere nelle sue basi il nostro governo, il governo da tutti acclamato or sono sette anni, o che solamente facesse credere ai nostri vicini che tale sarebbe il nostro desiderio. Il governo rappresentativo ossia parlamentare lascia un vasto e libero campo alla diversità delle opinioni. — Le dottrine più svariate e contradditorie possono manifestarsi e conquistare il primato sopra le altre, purchè coloro che le sostengono giungano a renderle accette alla maggioranza dei cittadini, senza che l’edificio supremo governativo nè crolli, nè minacci di crollare. Il più eminente fra i pregi della monarchia costituzionale è questo appunto, che essa non è il frutto del trionfo di una fazione, e non è necessariamente legata ad un assieme di dottrine politiche, ma le domina tutte coll’accettarle alla prova, senza dare alle estere potenze il temuto scandalo di ripetuti sconvolgimenti. Se le opinioni del partito che dicesi d’azione non furono sinora applicate dal nostro governo, ciò non dipende da incompatibilità nessuna di quelle colla forma monarchica di questo; ma soltanto dal fatto, che nessuno fra i rappresentanti di tali opinioni si è sentito sin qui abbastanza forte e sicuro di una maggioranza nel parlamento come nel paese, da indurlo ad accettare il potere che ad alcuni di essi fu più di una volta offerto. Gli italiani o la immensa maggioranza degli italiani sanno tutte queste cose; e se la scienza loro non li trattiene dal proferire {{Pt|pa-|}}<noinclude> <references/></noinclude> lp6zxqx6d8fb679wlkv6z1okksfdu4i Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/130 108 259458 3832144 2455431 2026-05-06T12:37:35Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832144 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|126||}}</noinclude>{{Pt|role|parole}} poco assennate e per nulla in armonia coi loro serii pensieri, essa ha però un’azione sufficiente per impedire che dalle parole si passi ai fatti. Riflettiamo altresì, che la sola fazione che meriti veramente un tal nome, e che potrebbe suscitare ne’ suoi membri il pericoloso spirito di parte, è così specialmente costituita, che il suo desiderio più ardente è quello di nascondere sè stessa, di farsi dimenticare dal pubblico, e di non accrescere di troppo il numero dei suoi partigiani, per timore di venire da essi compromessa. La fazione clericale aspetta il suo trionfo dal tempo, da scaltri maneggi diplomatici e segreti, non da lotte materiali e violenti. — Noi crediamo al contrario che il tempo impiegato da essa in intrighi, dissimulazioni e maneggi, sarà il suo più fiero nemico. — Ma in ogni caso, e qualunque sia l’esito che l’avvenire serbi alle nostre dissensioni, vero è però che oggidì quella fazione non ne minaccia imminenti pericoli; ed è totalmente assorta nella conservazione di sè medesima. Ricordiamo ora a qual segno di acciecamento e di passione erano giunte le popolazioni della Francia, dell’Inghilterra, dell’America e di tutti i paesi che attraversarono le burrascose regioni di un politico sconvolgimento, e renderemo grazie a Dio che maggiori sciagure non abbia chiamato sul nostro paese lo ''Spirito di Parte''. <ref>Vedi Nota, pag. {{LinkPagineIndice|150|154#n2|Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia e sul suo avvenire/Note#n2}}.</ref> {{rule|6em}} {{nop}}<noinclude> <references/></noinclude> l1r6pt8uhlehn729qy532yz48sn2o9q Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/131 108 259459 3832145 2455432 2026-05-06T12:37:35Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832145 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|||127}}</noinclude>{{Centrato|CAPITOLO QUINTO}} {{rule|3em}} {{Centrato|{{larger|NOSTRI DOVERI}}}} {{rule|6em}} Nel descrivere il carattere dei popoli d’Italia, accennando alle cause che lo hanno prodotto, ed agli effetti che ne derivano, ho spesse volte ragionato dai doveri che ne spettano; per cui temo di cadere nel corso di questo capitolo in frequenti ripetizioni dello stesso pensiero. Per sottrarmi in parte almeno a simile inconveniente, altro non mi rimane che di ristringermi quanto più posso, e compendiare ciò che dovrò pure ripetere. — Ho detto, e parmi di averlo dimostrato, che una parte considerevole delle popolazioni italiane, non è abbastanza educata ad un libero e civile reggimento; anzi, che essa è tuttora ingolfata nei vizi che risultano da una lunga servitù ad un potere straniero e nemico, che le tolse o paralizzò a bello studio in essa ogni nazionale e patriottica virtù, nella scellerata speranza di renderla cieca ed insensibile al proprio avvilimento, pervertendola a tal punto che fosse incapace di vivere libera e civile. Se non riescì interamente nel suo proposito il dispotismo che dall’Austria si diffuse sull’Italia, vi riesci però in parte; e questo infelice risultato è appunto ciò che oggi fieramente ne travaglia, e che dobbiamo distruggere. — Non riescì il dispotismo a farci amare la schiavitù, la quale al contrario ci divenne di giorno in giorno più {{Pt|abbor-|}}<noinclude> <references/></noinclude> sf0uhyxk1cqgs6auwibckgdthgrpmp2 Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/132 108 259460 3832146 3139448 2026-05-06T12:37:36Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832146 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|128||}}</noinclude>{{Pt|rita|aborrita}}, in modo che primo nostro pensiero, nostro sogno, nostro impaziente desiderio, era l’infrangere le secolari catene, e cacciare al di là delle Alpi ogni satellite del dominio straniero. — Non vi era sagrifizio che a noi sembrasse tale quando avesse per iscopo la fine della nostra cattività; e cotesta nostra accanita e costante resistenza che ci opprimeva, questo nostro inveterato abborrimento del giogo, fu appunto ciò che ne tenne luogo per molto tempo di ogni altra civile virtù, che ne ottenne finalmente la simpatia dei generosi, e ne diede la forza di combattere e di vincere i nostri tiranni. Riescì in parte nell’iniquo suo intento il dispotismo; poichè partendo ci lasciò molte piaghe, che le sue catene e le sue sferzate ne avevano aperte. — Ci lasciò un criterio confuso di ciò che merita il nostro rispetto o il nostro disprezzo, cosicchè ci fidiamo e diffidiamo di tutti, secondo il capriccio del momento; un folle amore dell’ozio, che sotto il dispotismo straniero vestiva agli stessi occhi nostri l’aspetto di resistenza passiva al non legittimo Signore, d’invincibile ripugnanza all’idea di servire l’odiato governo, ma che oggi dovremmo gettare lungi da noi. — Ed invece di ciò, questo sciagurato amore dell’ozio lo conserviamo gelosamente; e, ciò ch’è peggio ancora, tentiamo di onestarlo col medesimo pretesto che nei tempi passati poteva essere giusta ragione per astenerci da ogni ufficio. — E diciamo tuttora, che siam mal governati, che non abbiamo tutta la libertà che eravamo in diritto di aspettare; oppure diciamo (ciò che più si avvicina al vero), che abbiamo troppa libertà, che il governo difetta di forza, di fermezza, di coraggio, di sagacia, di risolutezza, d’ogni dote insomma necessaria a ben reggere una nazione; e ne concludiamo, che il nostro concorso, che l’opera nostra a nulla rimedierebbe, e che non dobbiamo consumarci senza frutto pel paese. — Pretesti miserabili, pretesti creati al solo scopo di non ispogliarci di un abito che lusinga il nostro istinto, nel quale si compiace l’indole nostra. Altra piaga lasciataci dal dispotismo straniero, come già dissi, è l’inclinazione ad imputare ogni nostro danno, ogni sventura, ogni calamità al governo. — Durante la dominazione straniera, il governo portava l’azione sua in ogni direzione e sopra ogni cosa che gli sembrasse di tale azione meritevole o bisognosa, senza essere trattenuto dal rispetto dei diritti altrui nè delle altrui libertà, in una parola senza essere<noinclude> <references/></noinclude> pfg330qppouc6zrvzbtrcd2dxl249ge Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/133 108 259461 3832147 3139449 2026-05-06T12:37:37Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832147 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|||129}}</noinclude>frenato da legge, da istituzione o costituzione di sorta. — Un individuo che al governo diventasse sospetto, era tosto o arrestato ed indefinitamente tenuto prigione, o esiliato, o confinato in qualche povera borgata di una remota provincia. — Un opificio industriale che potesse giovare al paese, ma che poteva recare eziandio qualche danno ad un’altra provincia dell’impero, era dichiarato pericoloso e soppresso. — Un libro, un dramma destinato a risvegliar nelle popolazioni qualche scintilla di amor patrio, erano proibiti, e l’autore spietatamente perseguitato. — In quei tempi si poteva, senza pericolo di errare, vedere difatto la mano del governo in tutte le sventure che ne toccava di subire. Ma ora le cose camminano in modo al tutto diverso. — Il governo non interviene nelle faccende dei privati individui, se non quando le leggi sono da questi violate; e d’altra parte il governo costituzionale non è un essere a sè, un essere ''sui generis'', diviso dalla nazione: egli è il rappresentante della nazione, eletto in modo più o meno diretto da essa; mutabile di giorno in giorno, non si regge e non esiste se non col concorso e l’appoggio della maggioranza dei rappresentanti del paese. — Che cosa significano dunque queste incessanti accuse che si muovono al governo, come s’egli esistesse a nostro dispetto o per nostra sventura? Significano una cosa sola: cioè che noi non intendiamo ciò che sia un governo nazionale, costituzionale e rappresentativo. Queste sono le piaghe più profonde e d’indole più maligna che ne lasciò il passato, rimettendo per brevità di parlare della ignoranza, della superstizione, e di altri malanni, che ereditammo dai nostri padri, i quali vissero e morirono schiavi. Non però tutti gli italiani sono infetti di cotai morbi. — Ve n’hanno molti, che dalla natura favoriti d’ingegno singolarmente docile e sano, o di una educazione eletta, o di fortuite e fortunate circostanze, pensano, sanno e sentono, come pensano, come sanno e come sentono gli uomini rispettabili dei paesi più inciviliti e più liberi. — Che di tali uomini non difetta l’Italia, chiaro risulta da tutto ciò che abbiamo tentato e condotto a buon fine nel corso degli ultimi sette anni. — A questi uomini spettano ora doveri immensi: ad essi spetta il salvare la patria dai molti pericoli che le sovrastano, ed a cui la espongono gli ignoranti, gli oziosi ed i malevoli, funesti prodotti del dispotismo straniero. — Non v’ha uomo dotato di {{Pt|qual-|}}<noinclude> <references/></noinclude> 52jxxbg8x5y2d07gnzkqgd92kr9zcbt Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/134 108 259462 3832148 2455435 2026-05-06T12:37:37Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832148 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|130||}}</noinclude>{{Pt|che|qualche}} criterio e di una dose qualunque di senso comune, che non sia sino ad un certo punto responsabile dei pericoli che minacciano la patria, e dei danni che a lei ne possono risultare. Quando gli italiani decisero di strappare l’Italia allo straniero, e di rimaner padroni della loro terra natia, assunsero il dovere di guidare il paese in modo tale, che esso potesse mantenersi indipendente, e prosperare nella sua libertà. — Altrimenti, cioè se gli italiani assennati ed amanti della patria, che tanto sacrificarono per dare ad essa l’indipendenza, avessero pensato di rimanere poi inoperosi e di lavarsi le mani dell’uso che le moltitudini starebbero per fare della acquistata indipendenza, essi sarebbero colpevoli non solo, ma positivamente indegni di perdono. Essi avrebbero esposto scientemente la patria a pericoli maggiori di quelli che le sovrastavano nel passato, e le avrebbero preparato un avvenire funesto, che chiamerebbe su essa ad un tempo il disprezzo dei contemporanei, la pietà dei posteri, e servirebbe di esempio alle future generazioni. Mi si risponderà forse che singoli individui, per operosi e desiderosi del bene che sieno, nulla possono sulle moltitudini — Io credo invece che chiunque, per debole che naturalmente sia, acquista una ragguardevole autorità sulle masse, quando cammini a faccia scoperta ed a fronte alzata sulla retta via. — Del resto non vedo perchè gli individui che hanno opinioni, volontà e sentimenti comuni, debbono rimanere isolati gli uni dagli altri. — Riuniscano le loro forze, si associno, come già si associarono segretamente quando intrapresero di liberare la patria. — Quella era una impresa in cui l’individuo era pressochè impotente, poichè non poteva essere condotta a buon termine se non colla forza. Allora le associazioni erano interdette; e cionullameno una trama nascosta ordivasi in tutta Italia, e non so se un solo fra i patriotti italiani possa dire di non avere appartenuto ad una delle tante società che avevano per oggetto la liberazione del paese. — Oggi le associazioni fra i cittadini sono permesse non solo, ma raccomandate e protette; per cui nessun individuo può scusare la propria inazione col pretesto che gli sia vietato di operare. Non registrerò qui per minuto i vari oggetti che tali associazioni potrebbero e dovrebbero proporsi, variando essi ad ogni passo, perchè<noinclude> <references/></noinclude> 98ujw8lvydkpeo68hgmewhi6uqvl7c3 Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/135 108 259463 3832149 3139450 2026-05-06T12:37:38Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832149 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|||131}}</noinclude>in ogni città, in ogni provincia d’Italia, vi sono dei bisogni speciali. Dirò soltanto che i popoli sono suscettibili di progresso; e che con quella medesima facilità con cui gli italiani furono corrotti e pervertiti dal dispotismo, possono essere emendali ed illuminati dalla libertà e dalle istituzioni a cui questa serve di base. Osservino gli uomini assennati di ogni città, di ogni provincia italiana, quali più funesti effetti produsse nei loro concittadini il dispotismo straniero; e quindi riuniti, stretti fra loro da patriottico nodo, si accingano a combatterli, chiamando in loro sussidio il buon senso popolare, che in Italia così facilmente si risveglia, e dimostrino a tutti la falsità delle loro credenze, la vanità dei loro sospetti e dei loro pregiudizi, l’assurdità delle loro esigenze e delle loro pretese, le conseguenze inevitabili e funestissime della loro condotta, la necessità delle civili virtù, fra le quali la più cospicua è forse la tolleranza dei mali individuali, quando questi abbiano per risultato il maggior bene del maggior numero. — Facciano noto a chi lo ignora, che la libertà e l’indipendenza di una nazione, già schiava dalla caduta del romano impero sino ai giorni nostri, non sono beni che si acquistano con poca spesa e con poca fatica; e che il perdersi d’animo perchè pagandoli si scema il nostro avere, è un condursi da vile o da spensierato. — E mentre insegnano a chi le ignora le prime e più semplici verità fondamentali della vita nazionale e civile, si applichino a rimediare in qualche parte almeno ai danni reali che cagionano il malcontento delle moltitudini. — Si aprano dei negozi cooperativi, delle banche popolari, ed altre simili istituzioni, atte a combattere gli intrighi di certi capitalisti, che si arricchiscono speculando sulla miseria e sulla ignoranza del volgo, e mentre l’erario o i varii municipi sono costretti a gravare di qualche imposta gli oggetti di prima necessità, ne esagerano pel proprio loro illecito guadagno i prezzi correnti, e fanno credere al popolo che tale aumento rovinoso per lui sia opera del governo. Insomma io vorrei che si formasse in Italia una vastissima associazione, nella quale s’inscrivessero tutti gli uomini dotati di buon senso, di patriottismo e di onestà, allo scopo di mettere in comune le loro facoltà, i loro mezzi ed i loro pensieri, per sollevare il povero dalla sua miseria, l’ignorante dalle sue tenebre, e per procurare a tutti l’opportunità di lavorare e di fruire dei vantaggi del<noinclude> <references/></noinclude> 0vw4u6xtjt34ps4t69zpg6v8tfhkym5 Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/136 108 259464 3832150 2455437 2026-05-06T12:37:39Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832150 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|132||}}</noinclude>l’industria e del commercio. — E finchè tale immensa associazione sia formata ed eserciti l’opera sua, vorrei che gli uomini più operosi, più esperti e più colti delle varie città d’Italia, si unissero e formassero delle associazioni parziali, tendenti tutte a quel medesimo fine, non tralasciando al tempo stesso di adoperarsi, anche come semplici individui, a persuader gli ignoranti ed i forviati dei loro errori, e del danno che ad essi e al paese tutto risulta dai pregiudizi loro. — Quando ogni uomo di senno ed amico del proprio paese abbia scolpito nella mente l’idea de’ suoi doveri verso il paese stesso, quando questa idea gli sia sempre presente, avrò ottenuto il fine ch’io mi prefissi scrivendo questi fogli; chè i mezzi non verranno meno a chi persiste nel cercarli, ed è risoluto di adoperarli quando ad esso si presentino. — Ciò di cui difettiamo è la costanza della volontà e della risoluzione. {{rule|6em}}<noinclude> <references/></noinclude> pzh3c27dtiul60xv1ubdu152uhpzwh8 Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/137 108 259465 3832151 3139451 2026-05-06T12:37:39Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832151 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|||}}</noinclude>{{Centrato|CAPITOLO SESTO ED ULTIMO}} {{rule|3em}} {{Centrato|{{larger|RISULTATI VERSO I QUALI TUTTI DOBBIAMO TENDERE}}}} {{rule|6em}} Lo scopo che ogni italiano deve prefiggersi, è la conservazione e la consolidazione della nostra indipendenza, insieme collo sviluppo delle nostre libertà, le quali produr debbono la nazionale prosperità. Queste però sono nozioni troppo generali, e su di cui ognuno conviene, differendo poi sul significato dei vocaboli libertà, indipendenza e prosperità nazionale, come pure sui mezzi più atti a procurarne lo sviluppo. — Credo perciò di dover definire che cosa intendo di raccomandare a’ miei compatriotti, quando li esorto a consolidare la nostra indipendenza e le nostre libertà, sviluppando queste ultime in modo da produrre alla nazione il ben essere e la prosperità. Una nazione può dirsi indipendente, quando nessuna parte del suo territorio è occupato e soggetto allo straniero, e quando essa possiede forze e volontà sufficienti per difendersi efficacemente contro chiunque tentasse invaderne i confini. Perchè una nazione possa dirsi a buon dritto indipendente, non occorre ch’essa ripudii qualunque influenza straniera: il che la porrebbe tosto o tardi in ostilità con questo o con quell’altro de’ suoi vicini, ed avrebbe per<noinclude> <references/>{{PieDiPagina|||9}}</noinclude> p9g3ckurp2n1z8nwmkf3d6g0a05sg3y Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/138 108 259466 3832152 3139452 2026-05-06T12:37:40Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832152 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|134||}}</noinclude>conseguenza più o meno remota, di esporre a gravi pericoli la stessa di lei indipendenza. — Ciò osservo, perchè v’ha in Italia una scuola politica di fierissima indipendenza, la quale considera ogni atto di condiscendenza verso gli alleati come un principio di soggezione, e lo biasima come intolletabile viltà. — Codesti fanatici della indipendenza, vorrebbero che la nazione camminasse sempre nella direzione che più spiace, più offende, o più minaccia le nazioni vicine; e se l’una di esse ne fu un giorno benefica, veggono nella nazionale gratitudine un pericolo per la patria indipendenza, ed appunto verso quella benefica potenza si volgono con sospetto e con avversione maggiore, e sono più ansiosi di mostrarsele nemici. Le pacifiche relazioni fra le potenze, che si dividono questa parte del mondo chiamata Europa, sono necessarie alla generale prosperità, e si alimentano e si mantengono mediante reciproche concessioni, sagrifici e buoni uffizi. — L’urtarsi di proposito contro chi non ha provocato l’offesa, non è atto d’indipendenza, bensì di assurda jattanza, e di non giustificata prepotenza. — L’esagerazione di qualsiasi virtù, così delle politiche e civili, come delle famigliari o domestiche, si avvicina al vizio opposto, piuttosto che alla stessa esagerata virtù. — Virtù significa forza, e non vi è vera forza senza moderazione e giustizia. Una nazione può dirsi a buon dritto libera, quando non è richiesta di obbedire ad altri che alla legge, e quando nessun comando abbia forza di legge sinchè non sia stato dichiarato tale ed approvato dalla maggioranza dei rappresentanti la nazione. — Queste sono le basi di una bene ordinata libertà, e possono trovarsi parimenti sotto qualsiasi forma di governo, cioè monarchico o repubblicano. Se ci scostiamo da codesta massima, se oltrepassiamo questa linea di confine tra il vero ed il falso, cadiamo nella confusione e nella contraddizione di noi stessi e delle nostre dottrine. — Qualunque resistenza incontrino i desideri di un cittadino, sarà da questo dichiarata tirannica, e gli sembrerà tanto più intollerabile, quanto è più ardente (non già più legittimo) il desiderio combattuto. — Si chiamerà dispotica e tirannica la volontà dei rappresentanti della nazione, che è quanto dire la volontà della nazione stessa, dimenticando così che l’indelebile carattere del dispotismo, ciò che distingue l’arbitrario comando dalla legge, è appunto il non essere quello sancito dalla {{Pt|na-|}}<noinclude> <references/></noinclude> duvpu3jpr3nwvg0v2ly4yi1joa0x241 Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/139 108 259467 3832153 2455440 2026-05-06T12:37:41Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832153 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|||135}}</noinclude>{{Pt|zione|nazione}}. — Una legge emanata dal parlamento può essere improvvida, mal concepita, diciam pure ingiusta, chè non vi ha modo quaggiù di prevenire radicalmente e sicuramente gli errori o i vizi degli uomini; ma una legge così fatta non sarà mai, ed in nessun caso, arbitraria o dispotica. — Gli ultra liberali, che non si accontentano della libertà come l’ho testè definita, non hanno peranco scoperto il rimedio specifico contro la umana fallibilità, nè credo sieno avviati verso tale mirabile scoperta. — Il criterio del giusto e dell’ingiusto considerati in modo assoluto non esiste quaggiù; esiste bensì quello del legittimo e dell’illegittimo, ossia arbitrario comando, e ciò è appunto, come già dissi, l’essere il primo sancito dalla volontà nazionale, e il non esserlo il secondo. E di ciò dobbiamo contentarci, per una semplicissima ragione; cioè perchè è impossibile l’ottenere di più. — Non già perchè la libertà, quale la sognano gli ultra liberali, sia circondata da tali ostacoli, difesa e gelosamente custodita da chi vorrebbe defraudarne i popoli, che impossibile ci riesca l’impadronircene; ma non possiamo ottenerla perchè non esiste; e ciò che da lungi ne simula l’aspetto, altro non è veramente che un fantasma, una illusione, che si trasforma in confusione, in nebbia, nella peggiore delle tirannidi, l’anarchia, ossia nel libero esercizio di ogni individuale volontà. Di ciò fecero memorabile esperimento i Francesi quando nell’89 e nel 95 stabilirono, come criterio e misura della nazionale libertà, la libertà di ogni singolo individuo. La libertà come io la intendo sagrifica in una certa misura l’individuo alla nazione, e non considera quello se non come parte integrale o come rappresentante di questa. — La libertà come la intendono gli ultra liberali, la libertà non definita e non definibile, non confessa la necessità di sagrificare nè l’individuo alla nazione, nè la nazione all’individuo, ma di fatto li sagrifica ambedue ad una illusione, ad una falsa dottrina. — L’esercizio dell’assoluta libertà dell’individuo, e di tutte quelle individuali libertà radunate come in un fascio che comporrebbero la nazionale libertà, è una di quelle teorie belle e seducenti per sè stesse, ma che non reggono alla pratica, perchè la libertà sfrenata di un individuo si urta necessariamente colla libertà sfrenata di un altro individuo, e tutte queste libertà osteggianti fra loro, formano non già la nazionale e universale libertà,<noinclude> <references/></noinclude> c7qv1nfqnmmp8j1ag2362zu5ddc64ej Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/140 108 259468 3832155 3139453 2026-05-06T12:37:42Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832155 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|136||}}</noinclude>ma un caos tenebroso, ove si combatte ciecamente, e si perdono in breve persino le nozioni del bene e del male, del giusto e dell’ingiusto, del diritto e del dovere. Dio ne salvi da una siffatta libertà! — La libertà come io la intendo è oggi rispettata e stabilita fra noi in tutta la sua pienezza, e direi anche con troppo rigore per parte del nostro governo, che ha accettato lealmente la missione affidatagli nello Statuto; e segue la via che questo gli ha tracciata, senza dipartirsene mai di una linea. — Lo Statuto, che fu sulle prime accordato al solo Piemonte, ammette come fatto incontestabile ch’esso debba reggere una popolazione civile, ordinata, e discretamente istruita, una popolazione insomma degna delle più liberali istituzioni. — Parmi avere dimostrato nel corso di questo volumetto, che alcune parti dell’Italia meridionale non sono ancora giunte a quel grado medesimo di civiltà, che già da molti anni si osservava nel Piemonte. — Vorrei dunque che le istituzioni, le quali debbono reggere il Piemonte non solo, ma tutta Italia, fossero leggermente modificate in guisa da potersi adattare ai vari stadii di civiltà a cui sono giunte le varie popolazioni. — Nè vorrei che tale riforma fosse operata dall’autorità governativa; bensì dal parlamento, che riconoscesse il bisogno di proteggere le popolazioni contro i proprii loro errori, mentre si stanno educando al governo di sè medesime e del paese nostro. Nè vorrei che codeste leggieri modificazioni rivestissero un aspetto di stabilità, ma quello soltanto di misure provvisorie, e destinate a brevissima vita. — E ciò vorrei, perchè temo, che le nostre popolazioni agricole, non comprendendo il significato e lo scopo delle nostre istituzioni, si stanchino della parte che ne venne ad esse affidata, e considerandola come l’effetto di un capriccio dell’autorità, si astengano affatto dal concorrervi, rompendo così il buon accordo che risultar doveva dalla esatta osservanza delle istituzioni nostre. L’Italia, abbiam detto, deve aver cura di mantenersi libera, e deve far uso di questa sua libertà come di uno strumento per attivare lo sviluppo delle sue facoltà, o disposizioni naturali, che spingere la debbono a successi commerciali ed industriali non minori di quelli che compiono ogni giorno le nazioni più civili e più ricche del mondo. Di molti elementi di prosperità difetta però l’Italia. La mancanza considerata sin qui come incurabile di carbon fossile, ed il caro prezzo a cui dobbiamo procurarcelo da lontane contrade, è un grave ostacolo<noinclude> <references/></noinclude> dmh26swtu5m0ttvw7x9jfpo07hs60us Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/141 108 259469 3832156 2455443 2026-05-06T12:37:43Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832156 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|||137}}</noinclude>allo sviluppo di ogni industria, e specialmente delle industrie metallurgiche, le quali richiedono un eccesso di calore, che non si ottiene se non dal carbon fossile. E questo ostacolo al progresso delle industrie metallurgiche è una sorgente di danni per tutte le altre industrie, perchè ne costringe ad acquistare all’estero le varie ed innumerevoli macchine, che sono il principale elemento della industriale prosperità di ogn paese. — Altro ostacolo alla nostra commerciale prosperità, è la circostanza dell’aver noi respinto il sistema commerciale protettore, come tirannico e vessatorio, e adottato in sua vece il principio del libero scambio: principio che fruttò all’Inghilterra vantaggi infiniti, perchè le nazionali sue industrie essendo già pervenute ad un alto grado di perfezione e di superiorità, rispetto alle corrispondenti industrie dei continenti europeo ed americano, essa non teme da queste nè concorrenze nè rivalità. E di fatto la facoltà concessa alle nazioni tutte, di mandare i loro prodotti industriali in Inghilterra, senza sottoporli a tassa alcuna, implicando naturalmente per l’Inghilterra un diritto reciproco, essa si trovò ad un tratto signora e padrona di tutti i mercati esteri, che invase co’ suoi superiori prodotti industriali. Per tal modo il principio del libero scambio diventò per l’Inghilterra una ricchissima fonte di lucro e d’influenza. — Ma la condizione intrinseca dell’Italia essendo appunto tutto all’opposto di quella dell’Inghilterra, gli effetti che risultare debbono per essa dall’attuazione del principio della illimitata libertà di commercio, sarebbero dei più funesti, imperocchè nessuno fra gli italiani stessi si accontenterebbe dei proprii prodotti, imperfetti, poco durevoli, costosissimi, quando sapesse di potersi procurare i più eccellenti prodotti esteri, senza perdere nè più tempo, nè più denaro. — Quando i prodotti delle industrie straniere ingombrassero le nostre piazze ed i nostri mercati, le industrie nazionali d’Italia sarebbero condannate a certa ed imminente rovina, nè potrebbero prolungare d’alcun poco la loro agonia, se non imitando e falsificando i prodotti degli altri paesi, cioè vendendo i proprii prodotti come fossero prodotti stranieri. Ma simili mezzi non valgono ad assicurare la prosperità di una nazione, nè quella tampoco di una provincia o di una singola industria. Perchè un popolo sia veramente soddisfatto della sua condizione politica e civile, conviene ch’esso si accorga di progredire sulla via della prosperità materiale, come su quella dello sviluppo intellettuale.<noinclude> <references/></noinclude> ihji6xpohrqb1rxmotli00myezg3zs2 Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/142 108 259470 3832157 3139454 2026-05-06T12:37:44Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832157 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|138||}}</noinclude>Se malgrado le compiute conquiste della libertà, della indipendenza e di un seggio onorevole fra le altre potenze, il popolo riscattato conosce di scendere di giorno in giorno più rapidamente il funesto pendio della povertà; se si avvede della inutilità dei mal diretti e mal concepiti suoi sforzi per migliorare la sua sorte; quando pure questo popolo non avesse contratto sotto il già franto giogo il malaugurato vizio della intolleranza, e la tendenza ad imputare tutte le sue sventure al governo, ed a’ suoi maggiori in generale; quando pure fosse libero da ogni pregiudizio e da ogni preconcetto errore, non saprebbe obbliare i suoi patimenti per godere degli acquistati beni. E qualora il possesso di quelli stessi beni gli venisse contestato, esso non ne risentirebbe nè quel dolore, nè quello sdegno, che avrebbe risentito se i patimenti suoi proprii non ne avessero assorbito pressochè tutta la sensibilità. — L’eroismo che ne fa dimenticare noi stessi e gli attuali nostri dolori, per godere della prospettiva delle gioie e dei trionfi che l’avvenire serba in premio ai pazienti, non è tal cosa che si possa chiedere alle moltitudini; e perchè queste non sono dotate della facoltà dell’astrazione, e perchè difficilmente sanno imaginare ciò che ad esse prepara l’avvenire. Se dunque vogliamo vedere le popolazioni italiane affezionarsi alle istituzioni che le reggono, ed alla nobile, alla splendida esistenza che le aspetta, dobbiamo applicarci senza indugio a medicare ed a cicatrizzare le loro piaghe, ed a guidarle verso uno stato materiale meno penoso di quello in cui si trovino oggidì. Quando avremo fatto qualche passo su questa nuova via, quando avremo condotto le moltitudini in luoghi da cui sia ad esse dato di scorgere il ridente aspetto delle contrade ad esse destinate, le vedremo prender lena e coraggio; come fece un tempo il popolo ebreo, quando stanco e scorato del suo lungo pellegrinaggio attraverso il deserto, fu da Mosè condotto sulle alture in vista della terra promessa, ed ammirò schierate fra le sue tende i maravigliosi prodotti del paese di Canaan. — Che facciamo noi? Perchè non seguiamo l’esempio del legislatore ebreo? Noi tentiamo di condurre le nostre popolazioni attraverso il deserto che circonda la terra fertilissima della libertà e della moderna civiltà; ma siamo guide silenziose e maestri intolleranti; facciamo le meraviglie perchè l’ardore dì chi ne segue non si sostiene al pari del nostro, dimenticando che l’aspettativa del futuro, la quale alimenta la nostra costanza, non conforta le moltitudini. — Noi tolleriamo di buon animo le {{Pt|priva-|}}<noinclude> <references/></noinclude> surm4pwu2lkdeg09oyj301o2qbil7i9 Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/143 108 259471 3832158 3139455 2026-05-06T12:37:45Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832158 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|||139}}</noinclude>{{Pt|zioni|privazioni}} e i sacrifizi, perchè ne vediamo il termine, e sappiamo che cosa ne debbono fruttare; ma il popolo lo ignora, e quando esso ci vede camminare innanzi, ed invitarlo a seguirci per le balze e dirupi sotto la sferza del cocente sole, che asciuga i ruscelli e le fontane, quando ci vede innoltrarci nel deserto con fronte serena e con passo animato, esso ne sospetta di pazzia, o talvolta ancora di tradimento. Perchè non lo confortiamo? perchè non cerchiamo di rianimare le sue forze con quel farmaco stesso che sostiene le nostre? Noi gli abbiamo detto: siete liberi, e la libertà è la bella cosa che vedete. Perchè non dirgli invece: queste sono le vie che conducono al libero ordinamento della civile società, questi sono i confini che dividono le schiavitù dell’età di mezzo dalla bene regolata libertà dell’età nostra e dell’avvenire? Varchiamoli animosi, con passo veloce, senza cedere nè agli stenti, nè alla stanchezza, sicuri di trovare conforti e compensi non appena saremo giunti al termine del nostro viaggio. — Se così gli parleremo, lo vedremo tosto rasserenarsi; e forse fra non molto troveremo in lui, nelle sue forze, naturalmente superiori alle nostre, quell’appoggio che ora siamo in debito di prestargli, e di cui per avventura potremmo quando che sia alla nostra volta abbisognare. Ricordiamoci dunque, che le moltitudini non possono mantenersi costantemente affezionate ad un ordine di cose da cui non traggono alcun benefizio materiale, nè qualche fondata speranza di futuri e prossimi vantaggi. — Sforziamoci di migliorare la sorte delle classi più povere delle nostre popolazioni; e sino a tanto che tale miglioramento non sia da esse effettuato e conosciuto, mostriamo loro le conseguenze che risultar debbono dalle istituzioni nostre, e come fra non molti anni possiamo sperare di porre in fuga gli ultimi avanzi della popolare miseria, della popolare ignoranza e barbarie. — Presentiamo al nostro popolo una imagine succinta e fedele della società a cui lo vorremmo guidare; mostriamogli nell’avvenire l’unione delle varie classi sociali, ossia l’associazione loro all’intento di sollevare il povero dal peso della sua miseria e della sua ignoranza: non già col vieto e limitatissimo mezzo dell’elemosina, che operata largamente, come dovrebbe esserlo per ottenere un sensibile cangiamento nelle condizioni del povero, avrebbe per effetto d’impoverire il ricco, con che si porrebbe fine all’intero sistema dell’elemosina; ma con ciò che a quel sistema deve sostituirsi nell’avvenire, ossia {{Pt|coll’asso-|}}<noinclude> <references/></noinclude> kjbnuaqrmi66sfn1gqd3g5v4nwf26jb Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/144 108 259472 3832159 3139456 2026-05-06T12:37:45Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832159 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|140||}}</noinclude>{{Pt|ciazione|coll’associazione}} dei capitali, degli elementi industriali, e degli artigiani che forniscono al commercio i prodotti dell’industria loro. Il principale oggetto di sì fatta associazione sarebbe di sopprimere le spese superflue, e i disonesti guadagni di coloro che oggi dispongono dei capitali, e che diriggono l’industria al solo fine di arricchire sè medesimi, ingannando i compratori, a cui dispensano mercanzie guaste o scadenti, non concedendo al povero artigiano che quella minima paga che basti a sostenergli miseramente la vita, per abbandonarlo poi alla carità degli ospedali e dei luoghi di ricovero, tosto che la gioventù e la forza ne sono esaurite. L’Inghilterra maestra di tutto ciò che tende al perfezionamento dell’industria, ed allo sviluppo della carità bene intesa, (non già della elemosina), possiede un gran numero di tali associazioni; ed il concetto loro è così penetrato nella intelligenza di ogni classe di persone, che la miseria non vi si trova quasi mai, se non unita ad un eccesso d’immoralità, di perversità e di corruzione, che ne spiegano abbastanza la torbida sorgente. — Un artigiano laborioso ed onesto, la cui famiglia, per quanto possa essere numerosa, segua l’esempio dal suo capo, è sicuro di non trovarsi mai al disotto di una modesta agiatezza; e per poco che la sua intelligenza si apra e si eserciti, o che le circostanze gli sieno favorevoli, egli può sperare di giungere in breve tempo ad un certo grado di ricchezza, al quale pervenuto ch’ei sia, nulla osta al suo innalzamento fra quei Cresi della industria britannica che destano la meraviglia del mondo intero. Imitando le associazioni filantropiche dell’Inghilterra, ed adattandole al carattere ed alle speciali condizioni nostre, noi otterremo i medesimi effetti, senza sagrificare altro che i disonesti speculatori e i loro illeciti guadagni. — E partecipando sin d’ora alle nostre popolazioni l’intento nostro, le nostre mire e le nostra speranze, infonderemo loro il coraggio di seguirne attraverso gli sterpi e le spine, che ingombrano tuttora la nostra e loro via. Quando il popolo sia convinto che il risultato finale dei nostri sforzi e l’oggetto delle nostre istituzioni, è il suo maggior bene, cesserà senza alcun dubbio dal mostrarsi indifferente e dal mettere in dileggio quelle istituzioni e tutto ciò che noi difendiamo, sosteniamo e comprendiamo sotto il nome di libertà. Egli si affretterà al contrario di studiare il significato delle parole da noi usate e delle<noinclude> <references/></noinclude> n2hccb25ztfbf0su1fhl5as36xel540 Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/145 108 259473 3832160 2455447 2026-05-06T12:37:46Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832160 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|||141}}</noinclude>cose da noi commendate, per conoscere in qual modo gli è concesso di prendervi parte, affine di agevolare il compimento dei nostri disegni, e gli elettori si recheranno puntualmente ai loro collegi, per dare a sè medesimi dei rappresentanti atti ad ordinare delle buone e provvide leggi, che assicurino il destino della nazione. — L’istituzione della Guardia Nazionale, invece di essere considerata come una vessazione governativa, sarà giustamente considerata come una garanzia pel paese, e cesseranno dal maledirla. E così di tutti i funesti pregiudizi, che ora offuscano la mente delle nostre popolazioni, e le rendono intolleranti di un civile reggimento. Quando il nostro popolo abbia imparato a giudicare sanamente le intenzioni degli speculatori disonesti, che vorrebbero trasformare il nostro nazionale riscatto in una illimitata prerogativa che li autorizzi a spogliare impunemente altrui di ogni cosa che risvegli la loro cupidigia, non si lascerà più ingannare da essi come al presente, e più non crederà che le vessazioni e le spogliazioni, di cui è vittima, sieno combinate e ordinate dai ministri del re per arricchire sè stessi. — Quando gli occhi delle popolazioni italiane fossero bene aperti sopra i raggiri e le menzogne di siffatti speculatori, i loro trionfi avrebbero fine; e quando essi tentassero di prolungarli, il popolo, conscio dei loro inganni, potrebbe dar loro una lezione che li disgutasse da nuovi colpevoli tentativi. Allora, cessando quelli illeciti ed immensi guadagni, la sorte del povero, alle cui spese si fanno per la massima parte, sarebbe mirabilmente migliorata. Per riassumermi dirò, che lo scopo a cui dobbiamo tendere innanzi tutto, si è lo spargere luce nelle menti delle povere classi delle nostre popolazioni, onde renderle consapevoli dei loro diritti e dei loro doveri, e dar loro i mezzi di sfuggire ai sanguinosi artigli degli spogliatori di ogni genere, che oggi le fanno loro preda. — Le nostre popolazioni ricevettero dalla natura una intelligenza tanto pronta quanto retta, che le sforza a seguire il giusto, tosto che lo hanno veduto e conosciuto. — Con questi due doni della natura, che formano la parte più elevata del carattere del popolo italiano, come si spiega l’infinita serie di errori e di pregiudizi, che lo dominano oggi ancora, e che lo fanno traviare ad ogni passo? Non è questa una irrefragabile prova che nessuno si è accinto a dir loro la verità? Andiamo sempre ripetendo, che le nostre popolazioni agricole ed {{Pt|arti-|}}<noinclude> <references/></noinclude> 5ff1krg409kn4564bpsrrc7heafdmfj Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/146 108 259474 3832161 3139457 2026-05-06T12:37:47Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832161 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|142||}}</noinclude>{{Pt|giane|argigiane}} sono nelle mani del clero, che le istruisce a modo suo, ed a cui credono ciecamente; sappiamo che la maggioranzà del clero vede di mal occhio, anzi biasima e condanna tutto ciò che fu fatto in Italia dal 59 in poi, e nulla tentiamo per togliere al clero le menti ed i cuori delle nostre popolazioni, e per sostituirci ad esso nella loto confidenza. Di chi dunque è la colpa, se il nostro popolo è così poco informato delle massime fondamentali del vivere civile? Un piccol numero dei nostri possidenti fondiarii incomincia a sospettare che nessuno possa avete tanto a cuore l’interesse loro quanto essi stessi. — E perciò, e perchè inoltre il vivere in città è più dispendioso che il vivere in campagna, questo picciol numero dei nostri signori abbandona per tempo i conforti e i diletti dei teatri, delle conversazioni, dei ritrovi, ecc., e si ritira in mezzo a’ suoi campi, nelle sue ville, e fra i suoi villici, per accudire ai lavori che procurare gli debbono un aumento di entrata. È questo un progresso compito da questi nostri possidenti; ma il profitto che ne trarrebbero e i possidenti ed il paese intero, sarebbe di gran lunga maggiore, se un altro intento aggiungessero a quello di dirigere la coltura dei terreni. — I contadini di un paese libero non sono unicamente gli strumenti dell’agricoltura, come gli aratri, le vanghe, i mulini, i trebbiatoi, ecc. Essi sono le membra del corpo sociale e politico, i possessori di ogni diritto civile, i produttori della pubblica prosperità, i difensori della indipendenza nazionale e del buon ordinamento civile, e possono diventare i rappresentanti della nazione e gli amministratori delle sue ricchezze. Queste moltitudini, destinate a così nobile e così splendida missione, sono quelle appunto che più si lagnano, direi quasi che più abborrono i rivolgimenti accaduti dal 59 sino ad oggi, e che oppongono una ostinata, una disperata forza d’inerzia al conseguimento delle nostre mire. — È egli possibile di attribuire tale stranezza ad altra cagione, se non ad un equivoco, ad un difetto d’intelligenza in quelle moltitudini pregiudicate e sdegnate contro chi vuoi farsi loro benefattori, e contro gli stessi benefizi ad esse offerti? Ora poichè tale equivoco, oltre all’essere evidente, è pure singolarmente assurdo, e minaccia di diventare funesto alla patria ed alla nazione stessa, non è forse un preciso, un assoluto dovere per quelli, a cui spetta d’illuminare le moltitudini perchè istrutti ed in grado<noinclude> <references/></noinclude> 9sb0aoecd5z44iax5b3zu0u0rgiqh9w Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/147 108 259475 3832162 2455449 2026-05-06T12:37:48Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832162 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|||143}}</noinclude>di guidarle rettamente, non è forse loro sacrosanto dovere di tutto porre in opera affinchè cessi l’equivoco, e cessi al più presto? Si suol dire, per iscusare la inerzia delle classi educate, nulla esservi di più difficile, che il mostrare la luce ai ciechi, di sottomettere alla ragione i zotici, d’insegnare agli ignoranti. L’impresa può essere ardua, e deve apparire doppiamente tale a chi non ha mai tentato passo alcuno in quella direzione. Ma le difficoltà non sono però tali da disanimare la buona volontà di un vero filantropo, di un vero patriotta, di un vero cristiano. — Ricordiamoci che acquistando la libertà e l’indipendenza, costituendoci in nazione, ed ottenendo come tale un posto onorato fra le potenti e civili nazioni europee, abbiamo acquistato dei diritti non solo, ma abbiamo contratto altresì dei doveri verso le vicine potenze, e verso noi medesimi. — Siamo stati rispettati sin qui, dobbiamo mostrarci degni di rispetto. Dobbiamo tollerare con forte pazienza i mali inseparabili da ogni sociale rivolgimento; non perdere il tempo e la lena in vani lamenti, in puerili ed irate recriminazioni, in urti ed assalti reciproci, in garruli od inutili dibattimenti; ma prefiggerci per iscopo d’ogni nostro atto la consolidazione di quanto abbiamo fatto, e perchè non potevamo far cosa migliore, e perchè ciò che abbiamo fatto liberamente non possiamo ripudiarlo senza confessarci inetti e bisognosi di severa tutela: confessione che sarebbe troppo umiliante per una nazione come la nostra, che per tanti anni aspirava ai beni di cui gode oggidì, e che acquistati appena non ha il diritto di sprezzarli, o di dichiararsene stanca. — Ricordiamoci che il pentimento nelle nazioni non è virtù, ma debolezza, leggierezza, o indizio dell’una e dell’altra. Sforziamoci d’inspirare ai nostri compatriotti, a qualunque classe di persone appartengano, la tolleranza, la costanza e l’energia. — Scacciamo le tenebre della ignoranza, che tolgono al povero delle campagne, come a quello delle città, la necessaria luce; ma mentre ammaestriamo il povero, non trascuriamo di ammaestrare noi medesimi. Chi semina la discordia fra i cittadini non è il povero. — Chi sparge sospetti, proteste e calunnie sui nomi sin qui più onorati del paese nostro, sì che più non si trovi un uomo meritevole di stima e di rispetto che assumere si voglia di succedere a chi sottostava alle ingiuste ed alle assurde accuse de’ suoi concittadini; chi operava<noinclude> <references/></noinclude> khqurhoau4addh1dnvp1fo2adpdmvqz Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/148 108 259476 3832163 3139458 2026-05-06T12:37:48Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832163 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|144||}}</noinclude>simili nefandità non è il povero nè l’incolto. — Chi consiglia agli elettori di scegliersi a loro rappresentante un avversario dell’attuale ordine di cose, che non accetta l’incarico affidatogli, o lo accetta per aggiungere nuovi ostacoli a quelli che già ingombrano la via ove camminar debbono il governo e ’il paese, non è nè il povero nè l’ignorante. — Chi biasima gli operosi, senza additar mai ciò che sarebbe da farsi, e senza por mano ad opra alcuna, non è il povero, che si accontenta di ripetere le insulse diatribe de’ suoi maggiori. Chi profetizza, ed annunzia come imminenti, rovinose catastrofi, senza dir mai come si potrebbero evitare, eccitando così il terrore, lo scoraggiamento e la diffidenza nell’animo delle moltitudini, non è il povero. — Dobbiamo farci maestri del popolo, ma dobbiamo altresì correggere noi stessi, sicchè egli possa vedere in noi il modello di ciò che esser deve il cittadino di un paese libero. Mi si potrebbe opporre ch’io raccomando ad un tempo due cose che non possono camminare dì pari passo; cioè che raccomando alle classi più elevate della nostra società di farsi educatrici delle più povere e più rozze, mentre dichiaro che le prime abbisognano non meno che le seconde di una educazione politica, e si potrebbe ancora soggiungere che codesta educazione io non accenno chi debba ad esse compartirla. Poche parole basteranno a chiarirmi su tale apparente contraddizione. Se le modificazioni, ch’io vorrei suggerire alle classi più colte ed illuminate de’ miei concittadini, richiedessero lungo tempo ed ardui studii per essere effettuate, meriterei invero la taccia di proporre degli scolari per maestri delle classi più povere e più ignoranti. — Ma le modificazioni di cui parlo dipendono unicamente dalla volontà di coloro che dovrebbero eseguirle. — Gli italiani educati e colti sanno benissimo, che un paese non può governarsi costituzionalmente, se i cittadini di questo non partecipano al maneggio degli affari suoi; che non v’ha linea stabile di confine tra i governati e i governanti, ma che l’autorità passa dagli uni negli altri, secondo le varie circostanze, secondo pure che si scoprono nuovi cittadini atti ad assumerla e ad esercitarla. E se gli italiani capaci di partecipare al governo del loro paese, se ne stanno inoperosi, fuori della sfera in cui si trattano gli affari, contenti di biasimare chi assunse l’incarico di governare, non è già perchè essi non sappiano che quando tutti i cittadini se<noinclude> <references/></noinclude> du4fu5b99nlwq6pfigzkd2jieegzbvp Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/149 108 259477 3832164 2455451 2026-05-06T12:37:49Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832164 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|||145}}</noinclude>ne stessero come essi stanno colle mani alla cintola, il governo parlamentare o rappresentativo sarebbe pel nostro paese una utopia. Non è neppure che ad essi poco o nulla importi che esista o non esista il governo parlamentare: ma perchè vanno dicendo a sè medesimi, che gli aspiranti all’esercizio del potere non sono mai in numero troppo ristretto; che la loro propria cooperazione non sarebbe di vantaggio alcuno al paese, e che a loro è concesso di starsene oziosi, sicuri essendo che l’autorità non difetterà mai di esercenti.— Se v’ha un solo fra i nostri censori inoperosi, che rimproverato da qualche amico per la sua inerzia, non abbia tentato di giustificarsi adducendo per argomento la propria incapacità, e la certezza che non mancano cittadini disposti ad accettare la responsabilità del governo ed atti a sostenerla degnamente, si faccia innanzi, e mi dimostri la falsità del mio supposto. Quando fosse vinta l’inerzia che opprime e domina una gran parte degli italiani più colti ed illuminati, sarebbero sanate molte delle piaghe che ne lasciarono i nostri antichi padroni. — Il cittadino, assorto negli affari dello stato o in quelli dell’amministrazione, non avrebbe nè il tempo, nè la volontà di volgere in ridicolo e di biasimare tutto ciò ch’egli vede; e quando avesse contratta l’abitudine di occuparsi di cose serie, non crederebbe più che gli manchi il tempo di applicarsi alla educazione delle classi povere ed incolte. Insomma le nostre classi illuminate ed istrutte sono atte a reggere lo stato, ed a guidare la pubblica opinione, che abbandonata a sè medesima, troppo spesso è soggetta ad errare; sono atte in una parola ad educare il popolo ed a perfezionare sè medesime, purchè così vogliano. — Così risolva la volontà loro, e le sorti del nostro paese seguiranno un corso regolare e placido, nè inciamperanno ad ogni passo negli ostacoli che loro suscitano pochi spensierati o maligni oppositori. Sia vinta l’inerzia che ne tiene prostrati, e tosto vedremo chiarirsi il nostro orizzonte. Gli elettori si recheranno ai rispettivi loro collegi, e manderanno al parlamento, non già dei nomi in qualsiasi guisa famosi, ma degli uomini assennati, versati nel maneggio degli affari, onesti e prudenti. — Allora il parlamento si dividerà in una maggioranza compatta, e in una minoranza che servirà a mantenere la maggioranza sulla retta via. — Allora i ministeri sapranno<noinclude> <references/></noinclude> ki6n81qg3s241wsxtr7vt13i6xnjpul Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/150 108 259478 3832166 2455453 2026-05-06T12:37:50Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832166 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|146||}}</noinclude>su chi possono appoggiarsi, e formeranno progetti che spereranno di condurre a buon fine. — Allora cesseranno le deplorabili scene di violenza e di disordine, che alcuni degli attuali nostri deputati suscitano a bello studio, perchè le considerano come una incontestabile prova del loro ascendente. — Furono eletti perchè avevano fatto parlare di sè, ed ora mettono sottosopra il parlamento per mostrarsi non inferiori a sè stessi. — E gli uomini assennati di cui abbonda l’Italia permettono tali scandali! Sia vinta l’inerzia che ne tiene prostrati, ed il popolo imparerà a fidare ne’ suoi rappresentanti, e nei maestri che a lui spontaneamente si offriranno per renderlo atto a trarre dalla libertà la materiale prosperità a cui ha diritto. — Allora saremo veramente liberi ed indipendenti, quando pure Roma dovesse rimanere, per qualche tempo ancora, in balìa del Pontefice. — Allora saremo ricchi, perchè non avremo bisogno di spendere ingenti somme per combattere la noia compagna dell’ozio, e perchè la ricchezza dello stato ci consolerà delle scemate nostre ricchezze. — Allora avremo degli speculatori onesti, e delle speculazioni che arricchiranno i singoli leali speculatori, e con essi il paese. — Allora progrediranno le nazionali industrie, perchè i capitalisti le sosteranno, e gli artigiani vi lavoreranno con zelo indefesso. Gli stranieri conosceranno quali tesori di forza, di costanza e di patriottismo serbi tuttora questa povera terra, tanto culunniata e derisa, e che sembra talvolta voler giustificare le accuse di cui è fatta bersaglio. Vere ed incalcolabili sarebbero le conseguenze di questo primo passo sulla via della pubblica salvezza. — Faccia ognuno ciò che sa e sente di poter fare, e nel giudicare della propria attitudine non si lasci ingannare dall’amore dell’ozio, ma faccia di sè uno scrupoloso e serio esame. Questi sono i risultati verso i quali tutti dobbiamo tendere, nella misura delle nostre forze e della nostra capacità. — Abbiamo creduto troppo ingenuamente che, dopo le vittorie del 59 e del 60, le cose nostre avessero a progredire da sè sole, senza forviarsi mai, e senza che alcuno si prendesse la briga di guidarle. — Da quell’epoca in poi abbiamo deviato non poco; e se non vi si pone pronto rimedio, potremo trovarci in breve smarriti nel deserto. Per buona sorte però non abbiamo ancora perso di vista la diritta via. — {{Pt|Tor-|}}<noinclude> <references/></noinclude> l5v9lcyidhdhoxbi29xemvj8t8cozab Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/151 108 259479 3832167 2455454 2026-05-06T12:37:51Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832167 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|||147}}</noinclude>{{Pt|niamo|Torniamo}} senz’altro indugio ad essa, e non consentiamo mai più che vizio o passione ce ne allontani. — Cessiamo una volta dallo scambiare fra di noi accuse, sospetti e rimproveri; ma risolviamo invece unanimi e concordi di conservare i beni conquistati, educando noi stessi ed il popolo ad accrescerli sempre più, e a trarne quei vantaggi materiali e morali, che simili beni producono alle nazioni che già da molti anni ne godono, e che sanno giustamente apprezzarli. {{rule|6em}}<noinclude> <references/></noinclude> 4awdmrrhom9k9evui4izdc70gh8bv4s Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/152 108 259480 3832168 2455455 2026-05-06T12:37:52Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832168 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="0" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione|||}}</noinclude> {{nop}}<noinclude> <references/></noinclude> absogznnax8xs4yggtrseqx1gd5yk52 Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/153 108 259481 3832169 3139459 2026-05-06T12:37:53Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832169 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Ciampix" />{{RigaIntestazione|||}}</noinclude> {{Centrato|{{larger|NOTE}}}} {{rule|2em}} {{§|n1|(1)}} Quando io scriveva quelle righe, già si sussurrava di una tacita resistenza al pagamento delle nuove imposte; ma si sperava che in essa non vorrebbero persistere ed ostinarsi i napoletani. — Si cercavano ad essi scuse, e si trovavano facilmente nel fatto, che sino al 59 i sudditi dei Borboni non sapevano per così dire che cosa fossero le imposte, nè perchè si decretassero, nè a qual uso servissero. Tanta ignoranza doveva diradarsi rapidamente, ed era o sembrava impossibile che una popolazione intelligente e svegliata come la napoletana non intendesse che le strade non si aprono, che le scuole non si creano, che la sicurezza e la tranquillità pubblica non si ottengono senza denaro, e che il denaro a ciò impiegato deve essere fornito dal popolo che fruisce di siffatte opere ed istituzioni. Forse che la indulgenza usata verso i primi che si astennero dal pagare le nuove imposte persuase ai napoletani che, persistendo essi nella loro resistenza, si manterrebbero immuni da ogni disturbo fiscale. — Il fatto si è che le nostre provincie meridionali pagano in effetto circa il 20 per cento della quota che ad esse spetterebbe di pagare. — I deputati napoletani sono però fra i più accaniti detrattori del governo italiano, perchè esso non propone un mezzo facile ed economico di ragguagliare l’avere ed il dare dell’annuo bilancio. — Nè è da supporre ch’essi ignorino la principale cagione di quella pretesa incapacità del nostro governo; ed un bambino non durerebbe fatica a convincersi che quando il consuntivo non giunge al 50 per cento del preventivo, il deficit non può essere evitato. {{nop}}<noinclude> <references/></noinclude> m8du1muajft8tmqcijcd8znjqb1o8i7 Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/154 108 259482 3832170 2455457 2026-05-06T12:37:53Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832170 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Luigi62" />{{RigaIntestazione|150||}}</noinclude>La conseguenza necessaria di tale dissesto è la creazione incessante di nuove imposte, le quali non rendendo allo stato nemmeno la metà della somma aspettata, e ciò perchè circa una metà degli abitanti del regno non paga la parte sua, rimangono e rimarranno in perpetuo insufficienti. Intanto l’Italia settentrionale che, di mala voglia sì ed imperfettamente paga, ma pure paga, va impoverendosi di giorno in giorno, e potrà fors’anco cadere in rovina, se le cose continuano su questo piede. Chi ha pagato i molti milioni impiegati a costruire strade carreggiabili e ferrovie, a stabilire telegrafi elettrici, a fondare nuove scuole primarie in tutti i comuni delle provincie meridionali? chi, se le provincie meridionali stesse non li hanno pagati, e non li pagano? — Noi non siamo fra quelli che si figurano il governo come un essere ''sui generis'', possedente beni suoi propri e tesori inesauribili, indipendenti dalle imposte e dalle somme che ne ritrae. — Se dunque i napoletani fruiscono gratuitamente dei lavori eseguiti nelle loro provincie, siccome il denaro che costarono non può provenire da altra fonte che dal pagamento delle imposte, dobbiamo concludere, che i benefizi largiti ai napoletani furono pagati dall’Italia settentrionale in gran parte, e dall’Italia centrale nella misura delle sue forze. Noi non avremmo desiderato che il governo sospendesse i lavori intrapresi nell’Italia meridionale, ed aspettasse per condurli a buon fine che i suoi abitanti si adattassero a pagare le imposte. — Le opere eseguite e le istituzioni attivate erano necessarie alla fusione delle varie popolazioni, che è quanto dire al consolidamento della nostra unità politica, ed è questo uno scopo che deve essere raggiunto a qualunque costo. Nè ci rifiuteremmo di pagare i conti dei napoletani anche nell’avvenire, se credessimo la cosa possibile; ma camminando di questo passo, andremo in rovina, senza vantaggio alcuno pel paese. Ciò che a noi sembra urgente si è di ristabilire l’equilibrio tra le finanze delle varie provincie, insieme con quello degli annui bilanci, costringendo i napoletani a pagare la quota che ad essi spetta. — Tosto o tardi sarà necessario adottare tale partito; e le dilazioni altro effetto non hanno se non di persuadere ai napoletani che, durando nella loro resistenza, rimarranno vincitori. (2) Mentre io stava scrivendo queste pagine, gli avvenimenti sembravano disposti a darmi una solenne e decisiva mentita. — Un pugno di giovani imprudenti, sedotti da irreconciliabili nemici dell’attuale ordinamento delle cose nostre, e guidati da un uomo il cui nome esercita un fascino<noinclude> <references/></noinclude> i2rkfzm3hbkdnesxesi0ozza11lpgmg Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/155 108 259483 3832171 3139460 2026-05-06T12:37:54Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832171 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Luigi62" />{{RigaIntestazione|||151}}</noinclude>singolare sulle giovanili imaginazioni, fidando sul fatto che la Presidenza del Consiglio dei Ministri era caduta nelle mani di chi sa persuadere a tutti i partiti di essere cosa loro, e la cui presenza al Ministero fu sempre seguita da una sciagura nazionale, levavano lo stendardo della ribellione, ed irrompevano sul territorio pontificio. — Confesso che i partigiani del generale Garibaldi formano una fazione politica, che si appoggia, non già ad un corpo di dottrine politiche, ma ad un uomo di cui si sono fatti un idolo, quantunque lo riconoscano scevro di criterio politico, di prudenza, di sagacità, di tutte le doti infine che costituiscono l’uomo di stato, e ne lodano soltanto il coraggio, la lealtà ed il patriottismo: virtù che bastano a meritargli la erezione di una statua sulla pubblica piazza, ma non ad ottenergli il titolo ed i diritti di un dittatore. — Il generale Garibaldi ed i suoi partigiani pretendevano impadronirsi di Roma, cacciarne il Pontefice, stabilirvi verosimilmente la dittatura repubblicana, e sostenere quindi la guerra contro la Francia. — L’impresa era così disperata, così rovinosa, che i romani stessi lo conobbero, e si astennero dal parteciparvi. — Il successo non era dubbio; ma i pericoli che tanta caparbietà minacciava alla patria erano grandi e numerosi. — Il governo nostro trovavasi nella più critica situazione. — Legato dai trattati, e costretto dalla più volgare prudenza a non partecipare a tentativi violenti contro il governo pontificio, esso non poteva nè attaccarlo nè difenderlo, e perchè la pubblica opinione si sarebbe opposta così all’uno come all’altro partito, e perchè i trattati non lo autorizzavano ad intervenire negli stati romani, nè in favore del Pontefice nè in favore dei suoi avversarii. — D’altra parte, se le nostre truppe avessero occupato il territorio pontificio, e più ancora se si fossero portate dentro le mura di Roma, un tal passo ci avrebbe condotto alla guerra civile, ed alla guerra contro la Francia, che avrebbe considerato la nostra occupazione a mano armata di Roma come una sfacciata infrazione ai trattati testè conclusi, e come un atto di violenza contro il Papa, in una parola come una conquista; mentre dall’altro lato il nostro governo non poteva accettare e sanzionare la dittatura del generale Garibaldi, nè tutti gli atti e le illegalità che da tale dittatura sarebbero derivati. Le due armate trovandosi a fronte l’una dell’altra, e le volontà, dei rispettivi capi essendo fra loro discordi, non vedo come si sarebbe evitata la guerra civile, o forse anche lo smembramento d’Italia. A tali estremi pericoli ne esponeva la ostinazione e la singolare imprudenza del generale Garibaldi; e la sagacità che giunse ad allontanarli non fu per certo volgare prudenza. Anche questa volta però il grandissimo numero degli italiani, ed i romani pressochè tutti, diedero nuova testimonianza del buon senso che predomina nelle nostre popolazioni; poichè nessuno, tranne<noinclude> <references/></noinclude> 68ufwq82388wgh4sgku7ia45btpygla Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/156 108 259484 3832172 3139461 2026-05-06T12:37:55Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832172 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Luigi62" />{{RigaIntestazione|152||}}</noinclude>gli agitatori incorreggibili cresciuti ed educati nelle lunghe e ripetute emigrazioni politiche, tranne pochi giovani la cui fantasia si accende in guisa che ne offusca totalmente il criterio, ed alcuno forse di quei sciagurati che non si sentono al sicuro se non nel disordine e nella illegalità; nessuno, dico, approvava l’impresa del generale Garibaldi e ne desiderava il successo, sebbene lo scopo di essa, cioè la riunione di Roma al rimanente d’Italia, sia oramai il principale oggetto dei voti degli italiani. Questa crisi per buona sorte giunse al suo fine, senza avere cagionato la rovina che sembrava ne minacciasse; del che devesi render grazie alla moderazione dell’Imperatore dei francesi, e al sincero desiderio, anzi al bisogno di pace, che predomina tanto in Italia quanto in Francia. — Che il governo italiano non potesse operare come ausiliario di un branco di giovani indisciplinati, inspirati dai meetings di Ginevra, di Milano e di altre città d’Italia, di poche bande di volontari le quali portavano inscritti sulle loro bandiere principii e sentimenti rivoluzionari, e si dichiaravano seguaci di Mazzini e de’ suoi luogotenenti, creando nelle borgate da essi occupate dei governi provvisorii, che sapevano di repubblica assai più che di monarchia costituzionale, ed operando come avrebbero operato prima del 59, cioè come se la nazione italiana ed il regno d’Italia non esistessero, o ne ignorassero la esistenza; che il governo acclamato dalla intera Italia, e che la rappresenta, non potesse entrare in campo come ausiliario delle bande dette garibaldine, è cosa troppo evidente perchè possa mettersi in discussione. — E tale evidenza appare maggiormente ancora, se si riflette che le popolazioni degli stati pontificii, e la romana in particolare, non si mostrarono per nulla consenzienti ai tentativi fatti sotto pretesto di liberarle, e che il successo degli assalitori non avrebbe avuto luogo senza spargimento di sangue italiano per mano italiana. — Se dunque il nostro governo, il governo di Vittorio Emanuele, si fosse indotto ad unirsi ai garibaldini, esso avrebbe mancato ai trattati, avrebbe condotto i suoi soldati contro gente italiana; e tutto ciò per assicurare il trionfo di una fazione a lui avversa, e così debole ed impotente, che a nulla poteva riescire se non coll’aiuto del regno d’Italia. — D’altra parte il governo del nostro re non poteva combattere direttamente le bande garibaldine, senza incorrere in una guerra civile ed imbrattarsi di sangue italiano; e ciò per difendere diritti ch’esso non riconosce, e contro la cui legittimità egli si è dichiarato. — Le cose stando in tale stato, l’intervento francese, sebbene pieno anch’esso di pericoli, era però il solo mezzo di evitare a noi la guerra civile, e di mettere il Pontefice al sicuro da una catastrofe, la cui responsabilità sarebbe ricaduta sulla nazione italiana e sul suo governo. — Ora che la tranquillità ed un certo buon ordine, compatibile con un pessimo<noinclude> <references/></noinclude> s57qv6esy8iu7t4ryl95ku4bl9eyq4s Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/157 108 259485 3832173 2455460 2026-05-06T12:37:55Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832173 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Luigi62" />{{RigaIntestazione|||153}}</noinclude>governo, sono ristabilite, le truppe francesi lasceranno il paese ove sono una vivente violazione del principio che la Francia stessa proclamava del non intervento nelle dissensioni intestine dei vari stati europei. Ma siccome i recenti avvenimenti hanno dimostrato che la convenzione del 65 tra la Francia e l’Italia, nei termini in cui fu concepita e redatta, non produce quei risultati che da essa si aspettavano; siccome il governo italiano, a cagion d’esempio, non può impedire che il territorio pontificio sia assalito da bande di volontari, senza combatterle, ciò che ripugna ad ogni cuore avverso alla guerra civile; nè può impedire che la città di Roma cada difatto nelle mani dei volontari o delle popolazioni insorte, mentre i trattati gli vietano di occupare esso medesimo quel territorio; per questi e molti altri motivi, la cui enumerazione riescirebbe troppo lunga, si comporrà un nuovo trattato che ponga al sicuro la persona del Pontefice da ogni offesa, e garantisca il rispetto dovuto alla religione della civiltà, a tutto ciò che si riferisce ad essa, come sarebbero i suoi monumenti, le sue chiese, i suoi ministri, ecc. Possiamo dunque sperare, malgrado le immeritate invettive e le imprudenti dichiarazioni di alcuni fra i ministri ed oratori della Francia, che codesta nazione, più sensata e più giusta di que’ suoi rappresentanti, rispetterà le costanti e legittime aspirazioni dell’Italia; e si terrà soddisfata d’intervenire in ciò che vi è veramente di universale nella così detta questione romana, cioè di assicurare la conservazione della religione cristiana e cattolica, e di quanto la concerne, lasciando agli italiani la cura d’intendersi col Pontefice su ciò che appartiene esclusivamente all’Italia, cioè sulla questione dell’annessione di Roma, purchè ci asteniamo dall’uso della forza materiale, della violenza. Riconosciuti una volta i nostri diritti, e posti alcuni limiti all’esercizio loro, spetterà a noi l’approfittare con somma prudenza dei nostri vantaggi, mostrarci capaci di contenere i nostri desideri, e aspettare il momento opportuno per soddisfarli. — Se l’Italia sa mantenersi nazione libera ed indipendente, ordinata e tranquilla, sotto un governo costituzionale ed italiano, che l’Europa ha riconosciuto e rispetta, non v’ha per me dubbio che Roma debba in breve entrare a parte delle nostre sorti. L’incertezza si riferisce soltanto al come e al quando sarà compiuto questo finale e solenne avvenimento; e a tale incertezza dobbiamo rassegnarci sinceramente, come ad una invincibile necessità politica e sociale. Ma perchè tale rassegnazione sia possibile, e porti i suoi frutti, dobbiamo rientrare nelle vie di una regolare ed ordinata libertà, e rinunziare alla politica sentimentale, che già troppo sovente ne fuorviava. — Nessun paese può dirsi libero, se concede ad un uomo, sia pur esso il più virtuoso ed<noinclude> <references/></noinclude> 1g7vhd6ca1nh534prcce8p0d43tpoch Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/158 108 259486 3832174 2455461 2026-05-06T12:37:56Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832174 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|154||}}</noinclude>il più amato, di mettere in non cale la legge, e di seguire soltanto la propria volontà. — Il re è sottomesso alla legge, ed alla legge obbedisce. Perchè si permette al generale Garibaldi di sprezzarla, e di non tenerla in alcun conto? Egli non aveva che un solo mezzo per conservarsi in una condizione così eccezionale, ed era l’usarne assai di rado, ed il non abusarne mai. — Garibaldi invece si è fatto lo stromento di Mazzini e dei Mazziniani in Italia, e si accinse a realizzarvi i loro sogni. — Con ciò ne ha posto due volte sull’orlo della guerra civile e della guerra contro la Francia — Questi due fatti, quello di Aspromonte e quello di Monterotondo, lo hanno balzato dal trono fantastico su cui lo aveva posto la nostra gratitudine, e ridotto alla condizione di semplice cittadino di un paese libero; condizione, di cui, mi sia permesso il dirlo, non v’ha eroe che non possa e non debba tenersi per soddisfatto ed onorato. Sia dichiarato una volta, e nessuno lo contesti, che Garibaldi deve obbedire alla legge come ogni altro cittadino d’Italia, non solo quando l’obbedienza non gli pesa, ma sempre ed in qualsivoglia circostanza, e che qualora egli tentasse una terza volta d'infrangerla, sarà richiamato al dovere coi mezzi stessi dalla legge prescritti. — L’uguaglianza dei cittadini innanzi alla legge è la prima fra le grandi conquiste che la rivoluzione francese dell’89 compì sulla tirannide dei governi assoluti, il principio più fecondo e più benefico della moderna civiltà, e chi non sa contentarsene e rendergli omaggio, si mostra indegno di far parte di un consorzio civile e libero. {{Centrato|{{smaller|FINE}}}}<noinclude> <references/></noinclude> 12wque8oqh0qgc1qfief3nkzgjw0j3z Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/159 108 259487 3832175 2455462 2026-05-06T12:37:57Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832175 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|||}}</noinclude>{{Centrato|INDICE}} {{rule|1em}} {| width="100%" |align="left" class="dotted" colspan="4"|<span class="opaque">Al lettore</span> |align="center"|''pag.'' |align="right" |{{Link pagina|3|4}} |- |align="center" valign="top"|{{Sc|Cap.}} |align="right" valign="top"|I. |align="center" valign="top"|― |align="left" class="dotted" valign="top"|<span class="opaque">Situazione politica e materiale d’Italia</span> |align="center" valign="bottom"|» |align="right" valign="bottom"|{{Link pagina|5|4}} |- |align="center"|» |align="right"|II. |align="center"|― |align="left" class="dotted"|<span class="opaque">Influenza del passato</span> |align="center"|» |align="right"|{{Link pagina|35|4}} |- |align="center" valign="top"|» |align="right" valign="top"|III. |align="center" valign="top"|― |align="left" class="dotted" valign="top"|<span class="opaque">Carattere dell’italiano, sue varietà e sue conseguenze</span> |align="center" valign="bottom"|» |align="right" valign="bottom"|{{Link pagina|75|4}} |- |align="center"|» |align="right"|IV. |align="center"|― |align="left" class="dotted"|<span class="opaque">Spirito di parte</span> |align="center"|» |align="right"|{{Link pagina|113|4}} |- |align="center"|» |align="right"|V. |align="center"|― |align="left" class="dotted"|<span class="opaque">Nostri doveri</span> |align="center"|» |align="right"|{{Link pagina|127|4}} |- |align="center" valign="top"|» |align="right" valign="top"|VI. |align="center" valign="top"|― |align="left" class="dotted" valign="top"|<span class="opaque">Risultati verso i quali tutti dobbiamo tendere</span> |align="center" valign="bottom"|» |align="right" valign="bottom"|{{Link pagina|133|4}} |- |align="left" class="dotted" colspan="4"|<span class="opaque">Note</span> |align="center"|» |align="right" |{{Link pagina|149|4}} |}<noinclude> <references/></noinclude> 7oz7spt6h0nzs3ce1zljqfg9g4limu9 Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/160 108 259488 3832177 2455464 2026-05-06T12:37:58Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832177 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="0" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione|||}}</noinclude><noinclude> <references/></noinclude> ayw3cb9p01edgf8j2kty4avatcfrpud Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/161 108 259489 3832178 2455465 2026-05-06T12:37:59Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832178 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="0" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione|||}}</noinclude> {{nop}}<noinclude> <references/></noinclude> absogznnax8xs4yggtrseqx1gd5yk52 Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/162 108 259490 3832179 2455466 2026-05-06T12:38:00Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832179 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="0" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione|||}}</noinclude> ::::::::::'''Prezzo It. L. 1. 50''' {{nop}}<noinclude> <references/></noinclude> n9u6jblkkvoggubm9hh8664movxgkm9 Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/163 108 259491 3832180 2455467 2026-05-06T12:38:00Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832180 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="0" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione|||}}</noinclude> {{nop}}<noinclude> <references/></noinclude> absogznnax8xs4yggtrseqx1gd5yk52 Pagina:Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia.djvu/10 108 259493 3832109 3080210 2026-05-06T12:37:11Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832109 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|6||}}</noinclude>esterna della nostra penisola. Terminata a settentrione da una vasta catena di altissimi monti, dessa si allarga in ampie pianure, interrotte da amene regioni di colli e di laghi, occupando così tutto lo spazio che corre fra le provincie meridionali della Francia e la Dalmazia. — Questa gran parte di sè, che vien detta l’Italia settentrionale, comprende il Piemonte, la Lombardia, gli Stati Estensi e Parmigiani ed il Veneto e conta ad oltre nove milioni di abitanti. Queste provincie d’altronde possono dirsi le più ricche dell’intero regno, e non ne sono certamente le meno incivilite. — Il Piemonte che fu sempre reputato assai povero, si è di recente arricchito per la libertà di cui godeva vari anni prima che il rimanente d’Italia dividesse tanta ventura. — Ad arricchirlo concorsero pure altre circostanze; fralle quali va numerata la cessione alla Francia della più povera fra le antiche sue provincie, ed il progresso della grande agricoltura, ossia dell’agricoltura irrigatoria, dei quali progressi vennero a fruire la Lomellina ed il Novarese, altre provincie dell'antico Piemonte. La Lombardia che fu sempre reputata assai ricca, perchè il suolo ne è veramente feracissimo, non ebbe mai una ricchezza stabilita sopra solide basi, mentre tutto il suo reddito provveniva da una fonte sola, la agricoltura. — È bensì vero che questo reddito era assai maggiore che non lo sono negli altri Stati Europei quella parte del pubblico reddito proveniente dalla stessa sorgente. — Cosicchè l’osservatore superficiale che metteva in raffronto il prodotto delle terre Lombarde con quello di qualsifossero altre terre di dimensione eguale e non si informava della condizione degli altri rami di pubblica prosperità, si formava uno stupendo concetto delle ricchezze dei lombardi, e le andava poi sempre magnificando e vantando come prodigiose. — Certo è però che in tutto il corso del dominio austriaco sulle provincie Lombardo-Venete, sebbene la Lombardia non avesse ancora soggiaciuto ai flagelli della criptogama e della malattia dei bachi da seta, e tutte le sue terre fossero in istato di pieno prodotto e valore; sebbene l’Austria non ristasse dall’opprimerne con gravissime e sempre crescenti imposte, il governo austriaco non riescì mai a pareggiare in queste sue provincie il dare coll’avere, e si vide sempre costretto a spendere per mantenerne soggetti più di quanto da noi riceveva. Accadde poi ciò che naturalmente deve accadere di quelle ricchezze zoppe, cioè squilibrate e dovute ad una unica sorgente. — Questa<noinclude> <references/></noinclude> iteqyxgym1jcmf4lnv5qkk6ywcbfus3 Pagina:Il Vendemmiatore e La Priapea.djvu/108 108 262633 3832278 2417865 2026-05-06T12:41:56Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832278 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione|100|''LA PRIAPEA''|}}</noinclude><section begin="LXVI" />{{Centrato|LXVI.}} <poem>Non niego o donne mie, che le borrane, E pur le malve e le lattuche ancora, E le biete, a chi niente l’assapora {{R|4}}Ed i finocchi non sien erbe sane. Acetto, che con pane e senza pane, Purchè vogliate, possono ad ognora Trarvi del ventre ogni durezza fuora, {{R|8}}E ben purgarvi i buchi con le tane. Pur senza farvi più la pancia piena Di cotant’erbe quante qui cogliete, {{R|11}}Una radice potrò darvi a cena, La qual vi giuro, che s’assaggierete, Vi farà sì fatt’opera, ch’appena {{R|14}}L’avrete tocca, che la cacherete.</poem><section end="LXVI" /> <section begin="LXVII" />{{Centrato|LXVII.}} <poem>Debbonsi cacar sotto di paura Costoro, che mi sentono bravare Con l’erbe mie che gli faríen cacare {{R|4}}Se alcun stitico fusse per sciagura. Tanto che ciò, parendo cosa dura, L’orto mi si potrebbe abbandonare, E questo bell’avanzo io potrei fare {{R|8}}Per dar de’ miei rubarberi per cura, Deh buona gente, che v’ajuti Dio, Se sfamar si volessi alcun la fame, {{R|11}}Altro che malve e biete ha l’orto mio. Non dubitate ch’alle vostre brame, Nespole e sorbi e cornole ho pur io, {{R|14}}E cose assai che stoppano il forame. </poem><section end="LXVII" /><noinclude> <references/></noinclude> 5z57lvx0j0kip779ic4olnhoyjypdyw Pagina:Il Vendemmiatore e La Priapea.djvu/109 108 262634 3832279 2417866 2026-05-06T12:41:57Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832279 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione||''DEL FRANCO.''|101}}</noinclude><section begin=LXVIII />{{Centrato|LXVIII.}} <poem>Donne, quasi lo spirto m’indovina, Avendo voi pur dianzi partorito, Ch’erbe vorreste attissime al partito {{R|4}}Da fare i bagni a i buchi dell’orina. E se è così, toglietevi in rapina Quel che vi piace, ed ecco ch’io v’addito Dove è la salvia, e mostrovi in quel sito {{R|8}}La camomilla e la rosa marina. Credete, che dell’erbe appartenenti, Debba nel vostro ben mostrarmi avaro? {{R|11}}Portin più tosto tai parole i venti. Cogliete, dico, ciò che m’è più caro, Ch’è forza che ne’ vostri fottimenti {{R|14}}Il cazzo n’abbia il dolce e poi l’amaro.</poem><section end=LXVIII /> <section begin=LXIX />{{Centrato|LXIX.}} <poem>Donne, per i bocconi saporiti Quì sono aglietti, che vi fan l’agliata Per carne, o secca o fresca appropriata, {{R|4}}Che senza lei ne piangono i conviti. Del petrosillo taccio, che forniti N’ho fino a’ miei viottoli, e sì grata Sò che v’è pur la salsa, e tanto usata, {{R|8}}Che in ogni dì ve ne leccate i diti. Tutto è al vostro comando, e questo e quello, Vegniate pur che vi potrete fare {{R|11}}Di ciò ch’io sono, e scuffia e cappello. Dell’erbe mie non vi farò mancare Purché non stiate in sosta e col pestello {{R|14}}Abbiate nel mortajo che pestare. </poem><section end=LXIX /><noinclude> <references/></noinclude> gmioiccaqs5q5zrf53yq6k7g62enycz Pagina:Il Vendemmiatore e La Priapea.djvu/110 108 262635 3832280 2417868 2026-05-06T12:41:58Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832280 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione|102|''LA PRIAPEA''|}}</noinclude><section begin=LXX />{{Centrato|LXX.}} <poem>A i cocomeri grossi da sementa Non sia chi metta mano, sotto pena D’aver in disciplina sulla schiena {{R|4}}Con questo mio volpile almanco trenta. Perchè con quelli l’orto se n’aumenta, E se ne viene a far la pancia piena, E dir si può, che ’l cazzo mi si mena {{R|8}}Come degl’orti la semenza è spenta. Ma pur, se donna gravida ne vuole M’è forza ad onta mia di compiacere, {{R|11}}Che di sì fatte donne assai mi duole. E però venga e faccia il suo volere: Colgagli tutti, e senza più parole, {{R|14}}Quanto è più grosso, più gl’è al suo piacere.</poem><section end=LXX /> <section begin=LXXI />{{Centrato|LXXI.}} <poem>Di ruta e di savina, e d’erbe amare Di ragion mille, piena era ogni strada Dell’orto mio, ed oggi è quasi rada {{R|4}}Quella foglia fottuta che ne pare. Sò, che non han potuto rovinare Per pioggia nè per grandine che cada. Sò, che non l’ha seccate la rugiada, {{R|8}}Che questa scusa non si può passare. Sò, che non han potuto venir meno Per essere mangiate, perocch’elle {{R|11}}Sono molto più amare che ’l veleno. Dio voglia, che le Suore non sian quelle Che per sconciar il ventre quando è pieno, {{R|14}}Non ne facciano gli orti nelle celle. </poem><section end=LXXI /><noinclude> <references/></noinclude> lsttsi6ypz7mcx9imjtvt0cupfwqosa Pagina:Il Vendemmiatore e La Priapea.djvu/111 108 262636 3832281 2417869 2026-05-06T12:41:59Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832281 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione||''DEL FRANCO.''|103}}</noinclude><section begin=LXXII />{{Centrato|LXXII.}} <poem>Voi, voi Fratacci con li colli torti, Siete il fracasso delle robbe mie, Per lambiccare in far dell’erberie {{R|4}}Tutte l’erbe che nascono in quest’orti. Non vi basta, porcacci mal accorti, L’alchimia e le vostre ruffianíe; Ma far volete con le stregherie, {{R|8}}Che il diavolo vi porti vivi e morti. Ahi del mondo canaglie imbrodolate, Che il giudizio di Dio vi s’apparecchi, {{R|11}}E siate al fuoco per giustizia date. Ch’ove dovete scalzi fra gli stecchi Star in orazione, allor vi state {{R|14}}Con mantici e col fuoco, e con gli specchi.</poem><section end=LXXII /> <section begin=LXXIII />{{Centrato|LXXIII.}} <poem>Nasceano gli articiocchi a trenta some Il dì, che l’orto mio da tutti i lati Tanti ne avea, che non gli avrian mangiati {{R|4}}Quanti Vescovi porci han quattro Rome. Ora non n’ho pur uno, e non so come Se non mi son da’ Principi rubbati, Che questi frutti son i più aspettati {{R|8}}Da i becchi, poichè questo è il lor cognome. Ma chi sarà mai stato tanto ardito, Che si sia assicurato a saccheggiare {{R|11}}Le piante del mio frutto favorito? Se non è il Papa, io non saprei pensare Chi fusse della schiena sì sfornito, {{R|14}}Che stesse manco in atto di rizzare. </poem><section end=LXXIII /><noinclude> <references/></noinclude> muk1oypq8s6a8h5xgpv7vuq3cgkrjx3 Pagina:Il Vendemmiatore e La Priapea.djvu/112 108 262637 3832282 2417870 2026-05-06T12:41:59Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832282 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione|104|''LA PRIAPEA''|}}</noinclude><section begin=LXXIV />{{Centrato|LXXIV.}} <poem>Deh! donne, non mi siate sconoscenti Per esser vostro Dio, nè giusto pare Che dal giardin debbiate sradicate {{R|4}}Tutta la salvia per polirvi i denti. A far che non sian fracidi e fetenti Altro ci vuol che salvia e fregare, Chè la vera ricetta è non portare {{R|8}}Coteste vostre maschere lucenti, Perch’elle son che marcidi gli fanno, E da quel non avere i visi schietti, {{R|11}}Vengono a i denti le magagne ch’hanno. E se questo sapete per gli effetti, Debbono l’erbe mie portare il danno, {{R|14}}Per l’error che commettono i belletti?</poem><section end=LXXIV /> <section begin=LXXV />{{Centrato|LXXV.}} <poem>Donne, m’è di bisogno ch’io nol taccia, Di cotesti belletti che v’oprate, E tutta la muraglia intonicate, {{R|4}}Cosa non è nel mondo che più spiaccia. Talchè temo d’avervi nelle braccia Qualor vi veggio tanto infarinate, E piuttosto torrei le coltellate, {{R|8}}Che con voi maneggiarmi a faccia a faccia. Perocchè la cerusa con la biacca, Appena quel baciozzo n’ho pigliato, {{R|11}}Che tutta intorno a i labbri mi s’attacca, Di sorte che io mi son deliberato, Se il vostro imbellettarvi più m’intacca, {{R|14}}Di farvi quella cosa da Prelato. </poem><section end=LXXV /><noinclude> <references/></noinclude> 3jhedz0a2h6sbpve9z06cmnlgwqi2in Pagina:Il Vendemmiatore e La Priapea.djvu/113 108 262638 3832283 2417871 2026-05-06T12:42:00Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832283 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione||''DEL FRANCO.''|105}}</noinclude><section begin=LXXVI />{{Centrato|LXXVI.}} <poem>Oh bella età dell’oro ove se’ ita, Quando sbracata andava ogni persona, E gl’uomini e le donne alla carlona {{R|4}}Facevan quella cosa più spedita? Oh tutta méle e sollazzevol vita: Sia maledetta quest’età cojona, Ch’ogni nostra larghezza n’imprigiona, {{R|8}}Ed ogni sicurezza ha ’ngelosita. Ahi! che non più per gli orti si cammina, Nè più per le campagne fia ch’io speri {{R|11}}Di vederli ruzzare alla supina. Di sorte che a celare i fottisteri, Non pur le case, ma per più ruina {{R|14}}Si son trovati ancora i monasteri.</poem><section end=LXXVI /> <section begin=LXXVII />{{Centrato|LXXVII.}} <poem>Aveva un tempo tanta autoritate, Ch’eran le forze mie maravigliose, Ed a me stava di guarir le cose {{R|4}}Dalla malía degli occhi affascinate. Oggi non ho più quella deitate Nè quelle cerimonie pompose, Nè pur mi veggio dalle genti esose {{R|8}}O chiese o cappelluzze intitolate. Sacrificj non ho, nè cene o pranzi, E a tal son giunto, che a gran pena impetro, {{R|11}}Che questo poco nome me n’avanzi. E per tanto non spiaccia a Dio nè a Pietro, Se non potendo andare a potta innanzi, {{R|14}}Vanno oggi tutti i cazzi a culo indietro. </poem><section end=LXXVII /><noinclude> <references/></noinclude> iyxdlsa740nzke28ixvlqngt5tqtcj9 Pagina:Il Vendemmiatore e La Priapea.djvu/114 108 262639 3832284 2417872 2026-05-06T12:42:01Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832284 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione|106|''LA PRIAPEA''|}}</noinclude> <section begin=LXXVIII />{{Centrato|LXXVIII.}} <poem>Soleano all’orto mio venire il giorno Mille fanciulli, e trattenermi in berta. Chi correa per quel chino e per quell’erta, {{R|4}}Chi il capo mi facea di fiori adorno. Or ne piglio vergogna ed honne scorno, Ch’ove l’entrata più si vede aperta, Quanto più mostro i fatti alla scoperta, {{R|8}}Tanto il dì manco me ne veggio intorno. Quest’è l’angoscia che mi fa ’nvecchiare, Onde la barba ho bianca con la chioma, {{R|11}}Ma pur non me ne vo’ maravigliare, Che i putti come han spalle per la soma, E le carrette possono tirare, {{R|14}}O de’ Principi sono, o vanno a Roma.</poem><section end=LXXVIII /> <section begin=LXXIX />{{Centrato|LXXIX.}} <poem>Vorrei pur moderarmi nel parlare, Che sciocchezza non tengano la mia, Ed accadendo a farne dicería, {{R|4}}Nomar con qualche cifra il buggerare. Ma come si puote egli moderare? Il gire al tondo par che il simil sia Pierluigiare, <ref name="pag114">''Pier Luigi da Farnese; lo stesso che se ne parlò alla nota del sonetto 55. pagina 94.''</ref> va per quella via. {{R|8}}Infilzar perle ha troppo del volgare. Voler alla gallina trovar l’uovo Gliè parlar da Filosofi discreti, {{R|11}}E poi gliè un motto che non ha del nuovo. S’io vo’ chiamarlo l’arte de’ poeti, Ha pur del vecchio, tanto che non trovo {{R|14}}Più proprio dir, che’l sollazzar de’ Preti. </poem><section end=LXXIX /><noinclude> <references/></noinclude> p8ktj50vckejmhosk2ddfzfbepi4pto Pagina:Il Vendemmiatore e La Priapea.djvu/90 108 262753 3832360 2418034 2026-05-06T12:42:59Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832360 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Barbaforcuta" />{{RigaIntestazione|82|''LA PRIAPEA''|}}</noinclude><section begin=XXX />{{Centrato|XXX.}} <poem>Or che più scuffiotti e più cappelli, Vada il cancaro a i savj, e a i pazzi, Che s’io n’avessi le dozzine e i mazzi, {{R|4}}Io li pertugierei come crivelli. Guarda come s’infregiano i cervelli, Come nascon gli strani appetitazzi: Or è pur vero, che noi altri cazzi {{R|8}}Siam delle donne gravide fratelli. Però fia meglio, ch’io mi stia disposto In metter tutte a monte queste imprese {{R|11}}Nè gir fiutando più fumo d’arrosto. Cappelli rossi, e quasi in ogni mese Mai non mi mancheranno, e senza costo, {{R|14}}Ma con la grazia del signor marchese.</poem><section end=XXX /> <section begin=XXXI />{{Centrato|XXXI.}} <poem>Papa, a mastro Pasquino me n’appello, Poichè veder mi fai fino a i marrani, E i circoncisi tutti Catalani {{R|4}}Sedersi incappellati nel drappello. Che un tal onor disdice, nè par bello In cazzi Ebrei, Spagnuoli, e Maumettani, Che per disnor de’ cazzi Cristiani {{R|8}}Da che nascon, rinunziano il cappello. E però guarda ben per ogni canto Vedi tu ch’hai le chiavi delle porte {{R|11}}A chi si dona il pappafico e ’l manto. Perchè t’è gran vergogna, che la corte Di te bisbigli e dica: Il Padre Santo {{R|14}}Va 'ncappellando cazzi d’ogni sorte. </poem><section end=XXXI /><noinclude> <references/></noinclude> j7ope78otu5h3t2jxuj0b4ebsq6r1bx Pagina:Il Vendemmiatore e La Priapea.djvu/94 108 262754 3832362 2418038 2026-05-06T12:42:59Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832362 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Barbaforcuta" />{{RigaIntestazione|86|''LA PRIAPEA''|}}</noinclude><section begin=XXXVIII />{{Centrato|XXXVIII.}} <poem>Priapo, sendo già come si vede Il Papa cortesissimo in donare, Volendo i doni tuoi rimunerare {{R|4}}Queste gran preminenze ti concede. Che possi il capo mettere ed il piede In ogni luogo ove ti puoi cacciare, E delle Suore possi fare e sfare, {{R|8}}Senza guardar gli anelli della fede. E ti concede per più gran favore (Poichè il cazzo non guarda a parentato,) {{R|11}}Che facci pur come ti dice il core. Purchè in un modo sia ciascun trattato, E tanto il giusto quanto il peccatore, {{R|14}}E che tel meni, e che non sia peccato.</poem><section end=XXXVIII /> <section begin=XXXIX />{{Centrato|XXXIX.}} <poem>Giovane, anzi che il tempo se ne covra, Datti dico al buon tempo e al sollazzare, E pur che ti sia a core, non guardare {{R|4}}Ove si trova Sodoma e Gomorra. Non far disegno che l’umor concorra Per volerlo in un tratto poi sborrare, Che quella cosa è simile al pisciare, {{R|8}}Dove t’abbatti; là ti slaccia e sborra. Non guardar, come guardano i corrivi Ch’ella t’è zia, e tu le sei cognato, {{R|11}}Ma ficca pure, e dove arrivi arrivi. E se hai poi tema che non sia peccato, Mancano per li morti e per li vivi {{R|14}}I giubilei a duemila al ducato? </poem><section end=XXXIX /><noinclude> <references/></noinclude> b5pd2ybkfkrigea5emz6q38l0xbohdk Pagina:Il Vendemmiatore e La Priapea.djvu/95 108 262757 3832363 2418039 2026-05-06T12:43:00Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832363 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Barbaforcuta" />{{RigaIntestazione||''DEL FRANCO.''|87}}</noinclude><section begin=XL />{{Centrato|XL.}} <poem>Vuol messer Carlo che non sia peccato Il ficcar la cognata per un tratto: E che aggia del Sanese, ''idest'' del matto {{R|4}}Chi può dormirci e non le dorme a lato. Ed io proprio in un codice ho trovato Che si puó fare, ma con questo patto, Che il capo di Ser cazzo, appresso il fatto {{R|8}}Sia con l’''asperges'' subito lavato. E per Dio, gliè pazzía ben manifesta, Quando possiamo prendere dolcezza {{R|11}}A non sbragarci, e venderci la vesta. Perchè i cazzi non portano cavezza, E non avendo più che un occhio in testa {{R|14}}Guardar non ponno ad ogni sottigliezza.</poem><section end=XL /> <section begin=XLI />{{Centrato|XLI.}} <poem>Lasciamo pur andar le sottigliezze, Benchè fra poi si tengano peccati, E fottimenti mezzi schristianati {{R|4}}Il ficcar le Giudee reca dolcezze. Perocchè avendo le lor potte avvezze Con quei cazzetti attorno scorticati, Dandosi con cazzoni impennacchiati, {{R|8}}Forz’è che c’intravengano carezze. Alcun dirà che sia pur cosa dura Incazzirsi il Cristian con la Giudea, {{R|11}}Che la giustizia gli faría paura. Questo è ben ver, ma non sa monna Astrea, Che per intender la sacra scrittura, {{R|14}}Bisogna prima aver la lingua ebrea? </poem><section end=XLI /><noinclude> <references/></noinclude> lt5xopgrpsy92f5icuiq5t7hxb2unhx Pagina:Il Vendemmiatore e La Priapea.djvu/96 108 262758 3832364 2418040 2026-05-06T12:43:01Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832364 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Barbaforcuta" />{{RigaIntestazione|88|''LA PRIAPEA''|}}</noinclude><section begin=XLII />{{Centrato|XLII.}} <poem>Gran cosa è ’l cazzo, se ’l vogliam guardare, Che non ha piedi, ed entra ed esce fuore, Ch’è disarmato ed ha così gran core, {{R|4}}Che non ha taglio, e puote insanguinare. Gran cosa è poi, e gran miracol pare, Ch’è senza orecchi e sente ogni rumore, Che non ha naso e piacegli l’odore, {{R|8}}Che non ha occhi, e vede dove andare. Gran cosa, e ben da croniche e da annali, Che non ha mani e cerca di ferire, {{R|11}}Che non ha gambe e vuole gli stivali. Ma cosa più mirabile a sentire, Ch’entrando in corpo a furie infernali, {{R|14}}E sano e salvo se ne sappia uscire.</poem><section end=XLII /> <section begin=XLIII />{{Centrato|XLIII.}} <poem>Il cazzo e ’l culo, con la potta ancora Godon gran privilegi e grandi onori, Che chi vuol far vergogna e disfavori {{R|4}}Subito a i nomi lor ricorre allora; Ed io per un, se collera m’accora Dir soglio, cazzo in culo a Imperadori, A Conti, a Duchi, a Principi, a Signori, {{R|8}}A quel becco che gli ama e che gli adora. Anzi sè più mi sono stuzzicati I grilli ch’ho nel capo, a dire il vero {{R|11}}Ricorro pure a quei proverbj usati. Potta di san Francesco e di san Piero, Io ho nel culo i Vescovi e gli Abbati {{R|14}}Diami del naso al culo il Papa, e ’l Clero. </poem><section end=XLIII /><noinclude> <references/></noinclude> sm27eat10i2uugpxjxlfrmez7wmt0lt Pagina:Il Vendemmiatore e La Priapea.djvu/105 108 262759 3832277 2417862 2026-05-06T12:41:56Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832277 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Barbaforcuta" />{{RigaIntestazione||''DEL FRANCO.''|97}}</noinclude><section begin=LX />{{Centrato|LX.}} <poem>Se non è l’Aretino, io vuò morire, Questo che viene per rubar la menta. Forza è sgridargli, perch’io mi risenta, {{R|4}}E diagli un cenno ch’io non so dormire. Ah fottutazzo, ten farò pentire, Poichè il tuo gran diavolo ti tenta, Con la schiena ben concia e mal contenta, {{R|8}}Se più a quest’orto ti vedrò venire. Credi tu ch’io ti debba rispettare, Perchè t’hai posto nome il divin Pietro, {{R|11}}E ti fai da’ beccacci tributare? Or va, stroppiato va, tornati in dietro; La mia menta ove stà, lasciami stare: {{R|14}}E se vuoi cazzi, fattene di vetro.</poem><section end=LX /> <section begin=LXI />{{Centrato|LXI.}} <poem>Presupponghiamo, orsù, Pietro Aretino, Che ti venisse innanzi un cazzo bello, Io volsi dir da dietro, e se favello {{R|4}}Alla rovescia, è sdegno, e non è vino. Facciamo dico, che un cazzon divino Come il tuo nome avessi, e fusse quello Lavorato da mastro, ed il modello {{R|8}}Ne avesse fatto appunto il Modanino. Crederesti per ciò di contentare La foja che ti canta alle brachesse? {{R|11}}Oh beh sei matto a farti infinocchiare; Sarebbe al culo, come non l’avesse, Perocchè e in mangiare e in gracchiare, {{R|14}}La bocca e il cul ti son due cose istesse. </poem><section end=LXI /><noinclude> <references/></noinclude> fmgmvp5m5r4gc62qsa4shsxv0hx4w1m Pagina:Il Vendemmiatore e La Priapea.djvu/115 108 262787 3832285 3166575 2026-05-06T12:42:02Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832285 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione||''DEL FRANCO.''|107}}</noinclude><section begin="LXXX" />{{Centrato|LXXX.}} <poem>Buggera il Papa, e tutti i suoi Prelati, Con ogni altra persona religiosa; Or dunque il buggerare non è cosa {{R|4}}Che annoverar si possa tra’ peccati. Buggerano tutti i Principi notati, Nelle cui braccia il mondo si riposa: Or dunque è cosa degna e generosa, {{R|8}}E posta tra le prime degnitati. Buggerano i legisti tutti uguali: Dunque cose non son chi ben misura, {{R|11}}Che le leggi le fanno capitali. Buggerano i Filosofi che han cura D’investigar le cose naturali: Dunque cosa non è contro natura. {{R|15}}Buggera alla sicura Ogni soldato: dunque si può dire Che il buggerar prova è di grande ardire. {{R|18}}Buggerano al morire I Medici, e se pur essi il fanno Il buggerar’ al corpo non è danno. {{R|21}}E se i Poeti, ch’hanno Della divinitade, il soglion fare, Dunque è cosa divina il buggerare. {{R|24}}Senza più raccontare, Il buggerar si fa per tutto il mondo, E per segnale è figurato in tondo. {{R|27}}Non c’è nè fin, nè fondo A dire o con parole, o a porre in carte L’ordin del buggerare a parte a parte. {{R|30}}Gli è vero, che sendo arte Che la fa l’Aretino, s’è provisto, Che il buggerare sia mestier da tristo. </poem><section end="LXXX" /><noinclude> <references/></noinclude> elmkmc6snrb39wnzjawonz6dc03qmns Pagina:Il Vendemmiatore e La Priapea.djvu/116 108 262853 3832286 2417874 2026-05-06T12:42:02Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832286 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione|108|''LA PRIAPEA''|}}</noinclude><section begin=LXXXI />{{Centrato|LXXXI.}} <poem>Priapo, perchè sò che è cosa nuova, Nè più nell’orto tuo mai presentata, Ti reco tre albaretti di pomata {{R|4}}La quale è ''sine fine'' a tutta prova. Peró se vuoi conoscere se giova, Pigliane innanzi pasto un’imbeccata, Perchè, per scarpa che non sia tagliata {{R|8}}La più calzante cosa non si trova. Creder non devi ch’io ti faccia scorno A darti per unguento di stivali, {{R|11}}Di quello che si vende tutto il giorno. Che di questa non hanno gli speziali, Ed è di quella lavorata al torno, {{R|14}}Che fanno di lor mano i Cardinali.</poem><section end=LXXXI /> <section begin=LXXXII />{{Centrato|LXXXII.}} <poem>Vorrei che m’insegnaste, o voi Pedanti, Per esser l’arte vostra l’insegnare, E un dubbio mi toglieste da pensare, {{R|4}}Ch’anch’io sarei de’ vostri dozzinanti. Perocchè ne rinnego tutti i Santi, Per non saper la causa che’l fa fare, Che i putti voi volendo castigare, {{R|8}}Sul culo gli battiate tutti quanti. Parmi faccenda a sofferirsi dura, Che dobbiate purgare il mal umore {{R|11}}Sulle chiappine d’una creatura. Or, poffardio; che vi comporti il core Di dare una sì spessa battitura {{R|14}}Al culo, a cui portate tanto amore? </poem><section end=LXXXII /><noinclude> <references/></noinclude> 6c0iitwn45reu1nridx2crv834ykz1y Pagina:Il Vendemmiatore e La Priapea.djvu/120 108 262858 3832287 2417876 2026-05-06T12:42:03Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832287 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione|112|''LA PRIAPEA''|}}</noinclude><section begin=LXXXIX />{{Centrato|LXXXIX.}} <poem>Priapo, io son l’Arsiccio Arcintronato <ref name="pag120">''Antonio Vignali di Buonagiunta, Sanese, e l’institutore dell’accademia degl’Intronati di Siena, che è l’autore del libro oscenissimo ''la Cazzaria'' che il Franco ne parla al verso 12. di questo sonetto.''</ref>, E nell’intronataggine il maggiore, Ch’oggi per farti un profumato onore {{R|4}}Un mio libbretto in dono t’ho recato. Quì sono tutti i cazzi d’ogni stato, Cazzi da poco, e cazzi di valore, Cazzi da donne vedove, e da Suore, {{R|8}}Cazzi da Granmaestro, e da Prelato. Cazzi da non toccar se non co’ guanti, Cazzi da donna quando si marita, {{R|11}}E cazzi scarsi, e cazzi traboccanti. E per far la Cazzaria ben fornita Vi sono i cazzi a millioni, e quanti {{R|14}}Pietro Aretino n’ha provati in vita.</poem><section end=LXXXIX /> <section begin=XC />{{Centrato|XC.}} <poem>Priapo, questo picciolo libretto Pietro Aretin ti manda a presentare, Dove son tutti i modi del chiavare, {{R|4}}E ciascun modo mostra il suo sonetto. A te stá dunque, per averti eletto Giudice in questo, che, secondo appare Per le figure, così vogli oprare {{R|8}}E ad uno ad uno mettergli in effetto. Dir non si può, che tu provati gl’hai, Nè che altro autor ne parli si ritrova, {{R|11}}Nè che Elefantis ne scrivesse mai. Per informarti s’ella è cosa nuova, Per tutto disegnata ci vedrai {{R|14}}La sua sorella che ne fa la prova. </poem><section end=XC /><noinclude> <references/></noinclude> mkldyq9p1blhjbdnxtuqs37ulpyx3et Pagina:Il Vendemmiatore e La Priapea.djvu/121 108 262859 3832288 2417877 2026-05-06T12:42:04Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832288 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione||''DEL FRANCO.''|113}}</noinclude><section begin=XCI />{{Centrato|XCI.}} <poem>Priapo, non bisogna replicarti S’io son sorella di Pietro Aretino, Che non è foglia in questo tuo giardino, {{R|4}}Che l’esser mio non possa palesarti. Io son venuta sì per visitarti, Sì perch’io non vorrei che alcun meschino In capo ti cacciasse il moscarino <ref name="pag121">Cacciare in capo il moscarino; vuol dire dar ad ''intendere, o sia far credere.''</ref> {{R|8}}Ch’io pensassi in mia vita abbandonarti. Io son pur vostra, ed ogni mia speranza In te consiste, e t’ho per caro amico {{R|11}}Nel resto della vita che m’avanza. E di nuovo affermando quel ch’io dico, T’offro tutti i buchi della stanza, {{R|14}}Cul, potta, bocca, orecchi, ed ombellico.</poem><section end=XCI /> <section begin=XCII />{{Centrato|XCII.}} <poem>La lode dell’anguille, come eterna Memoria del bel luogo dove stai, Priapo qui ti sacra, se nol sai {{R|4}}Un de’ Poeti, ch’ha per nome il Berna. Non basterian di carta tre quaderna A dirti tutto quel che ne vedrai, Perchè ne scrive già più cose assai, {{R|8}}Che al Franco non ne scrisse la Lucerna. Tanto, che per un libro e buono e fino, E che non ha nè stoppe nè scacazzi {{R|11}}Puoi dir che sta fornito il tuo giardino. Pure, se i suoi paresseno versazzi, Sai che il Berna non è Pietro Aretino, {{R|14}}Che ha sì gran bocca nel dir ben de’ cazzi. </poem><section end=XCII /><noinclude> <references/></noinclude> j8dc20ngzhfa1v6exwg5uf236tmkc0v Pagina:Il Vendemmiatore e La Priapea.djvu/122 108 262860 3832289 2417878 2026-05-06T12:42:04Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832289 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione|114|''LA PRIAPEA''|}}</noinclude><section begin=XCIII />{{Centrato|XCIII.}} <poem>Priapo, l’alma Tullia Rangona Sendo dal favor tuo tanto esaltata, Ond’è dal gran Sperone immortalata, {{R|4}}Che se ne fan moresche in Elicona. Oggi, che il giorno tuo questa corona Di fine perle, e tutta inorpellata Ti pone al capo, tal che poco grata {{R|8}}Non sia tenuta e perfida persona. E vuol che il don di così ricca spoglia Sappia non solamente il popolazzo, {{R|11}}Ma qualunqu’erba ha’l tuo giardino, o foglia. Perchè nè in Carampana nè in palazzo Donna fu mai, che con più grata voglia {{R|14}}Riconosca i piaceri che fa il cazzo.</poem><section end=XCIII /> <section begin=XCIV />{{Centrato|XCIV.}} <poem>Questi cazzi di salci incrocicchiati, Priapo, la Flamminia tua cara Ti manda quì per una sua massara, {{R|4}}Perchè siano al tuo nome consacrati. Sè pochi fusser questi ch’ha mandati, Ti prega che non l’abbi per avara, Che questa poca somma non dichiara {{R|8}}La gran somma de’ cazzi ch’ha piantati, Perchè non capiriano in tutti i canti Del tuo giardino, sè ben largo o piano {{R|11}}Fusse più che non è sette cotanti. Ed oltre a ciò sarebbe pensier vano, Che a far cazzi di legno appunto tanti {{R|14}}Non basterian tre boschi di Baccano. </poem><section end=XCIV /><noinclude> <references/></noinclude> c5c26kzznai4k8ol6zqitzk2knpw4mg Pagina:Il Vendemmiatore e La Priapea.djvu/123 108 262862 3832290 2417879 2026-05-06T12:42:05Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832290 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione||''DEL FRANCO.''|115}}</noinclude><section begin=XCV />{{Centrato|XCV.}} <poem>Priapo, io quì compajo ambasciadore, Da parte d’una vostra Poetessa, Con tutta quella riverenza espressa {{R|4}}Che converrebbe ad un Imperadore. Ella ti dice, che t’ha sempre in core, E la mattina quando vede messa, Dio sa, se per te prega, ch’ella stessa {{R|8}}Si maraviglia dond’è tanto amore. E, benchè spenda l’intelletto e l’arte In scriver rime, ed a te faccia torto {{R|11}}Col farti tanta carestìa di carte. Tutto questo riesce in tuo conforto, E sei costretto a torlo in buona parte {{R|14}}Se piagne il cazzo del marito morto.</poem><section end=XCV /> <section begin=XCVI />{{Centrato|XCVI.}} <poem>Che debbo far, che mi consigli amore? Di primavera volano novelle. Vaghi augelletti cantano alle stelle, {{R|4}}E cani e cagne sentono l’odore. Le potte quasi scoppiano d’ardore Nè capir ponno i cazzi nella pelle: E per bei boschi allegre, fere e snelle {{R|8}}Tutte vanno per fottere a rumore. Ond’io povro mi macero in sospiri Per la memoria di quel dì cagnazzo, {{R|11}}Che fù principio a sì lunghi martiri. E per vedermi privo di sollazzo Dò per quest’orto mille passi e giri {{R|14}}Tanto ch’è forza ch’io mi meni il cazzo. </poem><section end=XCVI /><noinclude> <references/></noinclude> rz80dbu7o54299w8zy6isw63n0tzjyy Pagina:Il Vendemmiatore e La Priapea.djvu/124 108 262865 3832291 2417880 2026-05-06T12:42:06Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832291 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione|116|''LA PRIAPEA''|}}</noinclude><section begin=XCVII />{{Centrato|XCVII.}} <poem>Amor, che meco in quest’ombre ti stavi Adocchiando il bel viso di costei Quel dì, che volentier fatta l’avrei {{R|4}}Quella cosa, se tu non mi guastavi. Perchè se niente niente m’ajutavi, Io sapea rimediar a' fatti miei, E aprirle ad uno ad uno i culisei {{R|8}}Con le mie salde ed ingegnose chiavi. Ma ben veggio or, che quasi al popol tutto Favola son per ciò vedendo omai, {{R|11}}Che del troppo rizzar, vergogna è il frutto. Pur il meglio è sperare in tanti guai. Forse non avrò sempre il viso asciutto, {{R|14}}Ch’io mi pasco di lagrime, e tu ’l sai.</poem><section end=XCVII /> <section begin=XCVIII />{{Centrato|XCVIII.}} <poem>Solingo augello, che cantando vai La notte e’l dì per questo mio giardino, Deh fammi il verso di Pietro Aretino, {{R|4}}Ch’è’l più bel verso ch’io sentissi mai. Non assomiglia al verso che tu fai, Nè a quel che fa lo storno, o’l lucherino, Nè augel che sia da terra, o sia marino {{R|8}}Tanto ogn’altro ed il tuo vince d’assai. Troppo soave è la sua melodía, Ed a punto da corte e da palazzo, {{R|11}}E da dar spasso a qualche signoria. Have un difetto, ch’io ne torno pazzo, Ma dir si può più tosto bizzarria, {{R|14}}Che mai non canta se non vede il cazzo. </poem><section end=XCVIII /><noinclude> <references/></noinclude> symuua5shteny1ca8g66tgjty2zlfqf Pagina:Il Vendemmiatore e La Priapea.djvu/125 108 262866 3832292 2417881 2026-05-06T12:42:07Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832292 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione||''DEL FRANCO.''|117}}</noinclude><section begin=XCIX />{{Centrato|XCIX.}} <poem>Fausto, e tu Gesualdo, e Vellutello, Sapete già le brave cortesie Sempre a voi fatte delle fave mie {{R|4}}Più che giammai non feci a questo e a quello. Per rendermi berretta per cappello <ref name="pag125">''Vale lo stesso che ''render pan per focaccia;'' cioè corrispondere a chi t’ha fatto male con altrettanto.''</ref> Saría ben che le vostre signoríe Mi facesser di loro fantasíe {{R|8}}Qualche commento, ma che fosse bello. Io so che questo non v’importa niente Potendo contentare il mio disío, {{R|11}}E spender poco della vostra mente. Però senz’altro fatelo per Dio, Talchè il culo forbendosi la gente, {{R|14}}Abbia sempre gran spaccio il cazzo mio.</poem><section end=XCIX /> <section begin=C />{{Centrato|C.}} <poem>In dietro o Petrarchisti, se m’amate, Ch’ho per gran male che mi stiate a’ fianchi, E talchè cosa alcuna non mi manchi, {{R|4}}Bisogna che mi diate sicurtate. Perchè voi per usanza assassinate L’oro e le perle, e i fior vermigli e bianchi. Anzi mai di rubbar non siete stanchi {{R|8}}Con quella vostra scusa, che imitiate. E però non mi sia nessun molesto, Che quì volendo oprare il vostro uncino, {{R|11}}Voi potete veder che non c’è sesto. Pur, se venir volete nel giardino Per imitar vegniate, ma con questo, {{R|14}}Che col culo imitiate l’Aretino. </poem><section end=C /><noinclude> <references/></noinclude> 66rdlvsix1d7alo9u3286dw7fikqypf Pagina:Il Vendemmiatore e La Priapea.djvu/126 108 262868 3832293 2417882 2026-05-06T12:42:07Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832293 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione|118|''LA PRIAPEA''|}}</noinclude><section begin=CI />{{Centrato|CI.}} <poem>L’ortolan felicissimo Aretino, Tutto raccolto nel pietoso vóto Al sacro Dio degli orti, a ciascun noto, {{R|4}}Dice talor, disteso sotto un pino. Priapo, a te sacrando il mio giardino, Con l’anima e col cuor tutto mi scuoto, E come d’umiltà carco e divoto {{R|8}}Gl’omeri tengo curvi e’l capo chino. Eccoti in questo tondo, ecco in quel quadro, In queste valli ombrose, e ’n quelle apriche {{R|11}}Mille sentieri, ove il cammin ti squadro. Se la mal’erba avvien che ’l passo intriche, La falce hai teco, e per terror del ladro, {{R|14}}E per segar i triboli e l’ortiche.</poem><section end=CI /> <section begin=CII />{{Centrato|CII.}} <poem>Scolpío nel limitar del suo grand’orto, L’ortolano Aretin queste parole, E forse per mostrar com’ei si duole {{R|4}}Di chi gli oppone l’avarizia a torto: Entri nel mio giardino a suo diporto, E al caldo e al gelo, e all’ombra e al Sole Stiavisi pure a soggiornar chi vuole, {{R|8}}Purchè degli orti altrui prenda conforto. E se più vago sito i suoi ridutti Non mostran fuori, nè com’altri assai {{R|11}}Han poma d’oro, e preziosi frutti. Scusi e compensi ogni difetto omai Il buon voler ch’ha di ricever tutti, {{R|14}}E che gli entrati poi non n’escan mai. </poem><section end=CII /><noinclude> <references/></noinclude> duqnaqt0zl1wuu1uzikbwjhugga66a3 Pagina:Il Vendemmiatore e La Priapea.djvu/127 108 262913 3832294 3166576 2026-05-06T12:42:08Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832294 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione||''DEL FRANCO.''|119}}</noinclude><section begin="CIII" />{{Centrato|CIII.}} <poem>D’Arezzo l’ortolan sacro e famoso, Nell’orto suo le fave seminando Disse; prendi o terren quel che ti mando, {{R|4}}E lieto il dón raccogli e desioso. Entro ’l tuo seno si rimanga ascoso, Finchè per ogni frutto che ne spando, Io mille ne raccolga, nè sia quando {{R|8}}Guardo gli scemi d’occhio malíoso. Picciole o grandi ch’io spargendo vada Nè tutte uguali, e del valor più noto {{R|11}}Com’al desir, ed alla mano aggrada, Sia ciascheduna il grembo tuo divoto, Che per rendersi colmo in ogni strada {{R|14}}Tutte fien buone per empirne il vóto.</poem><section end="CIII" /> <section begin="CIV" />{{Centrato|CIV.}} <poem>L’ortolano Aretin, che fissa e intenta Ha tutta nel piantar la nobil cura, Per dar all’erba sua ferma verdura {{R|4}}Par che dica a tutt’ore e non sen penta. Verdeggi, prego, o ciel, la cara menta, E nel dì cresca e nella notte oscura, Nè di gelo unqua oltraggio, nè d’arsura {{R|8}}Distemprato vapor fia ch’ella senta. Da lei sia lunge ogni contraria froda Di maligno furor, nè tarlo ascoso {{R|11}}Nella radice la trafigga o roda. Sì, che lieto di lei viva e giojoso, E i suoi bei frutti in ogni tempo goda {{R|14}}Nell’asciutto non men che nel piovoso. </poem><section end="CIV" /><noinclude> <references/></noinclude> s0f1xz8lyabymmuz40l3l09p3yri7ke Pagina:Il Vendemmiatore e La Priapea.djvu/128 108 262914 3832295 3166577 2026-05-06T12:42:09Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832295 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione|120|''LA PRIAPEA''|}}</noinclude><section begin="CV" />{{Centrato|CV.}} <poem>Oh me beato, dice il dì sovente L’ortolano Aretin, che sì bell’orto Ebbi dal cielo, ond’ogni mio conforto {{R|4}}Ha la radice del suo ben presente. Quì son gli smalti, ove soavemente Trova l’occhio guardando il suo diporto, E pur spira l’odor che ’l dolce porto {{R|8}}Degli angosciosi spirti e della mente. Quì del vero gioir l’ampio cammino Scorgo, e pur vi contemplo intento e fiso {{R|11}}Tutto quel ch’appressar fammi al divino. Or s’è pur ver, che gioja, pace e riso Quinci coglier si può, perchè il giardino {{R|14}}Non dee fra noi chiamarsi il paradiso?</poem><section end="CV" /> <section begin="CVI" />{{Centrato|CVI.}} <poem>L’aratore Aretin, mentre ne’ campi, Dove sterile solco assorbe il seme, La notte e ’l giorno le sue membra preme, {{R|4}}E ritrova al desío men larghi scampi. Qual uom, cui dentro al cuor gran doglia stampi Il veder secco il fior della sua speme. Ahi! fallace destin, dic’egli e geme, {{R|8}}Ove veggio il mio mal, avvien che ’nciampi. Se pur nel fondo d’ogni cieco oblío Volgo l’aratro, neppur ha produtto {{R|11}}Di spiga un germe il lungo sudor mio. A che Cerere incolpo in doglia e ’n lutto, Se non men pento, e pur conosco ch’io {{R|14}}Spargo il seme in terren che non fa frutto? </poem><section end="CVI" /><noinclude> <references/></noinclude> o14t7ojdll40e5afdtmmvpjjq9riqkw Pagina:Il Vendemmiatore e La Priapea.djvu/129 108 262916 3832296 2417885 2026-05-06T12:42:10Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832296 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione||''DEL FRANCO.''|121}}</noinclude><section begin=CVII />{{Centrato|CVII.}} <poem>Mentre che i dumi e le mal’erbe ancide D’Arezzo l’ortolan Divo onorato, Nè può godere il frutto disiato, {{R|4}}Dice qual uom, che per morir si sfide. Lappole all’orto mio nimiche infide, Per cui langue ogni rastro, e pur piegato Il vomer resta, che nel solco entrato {{R|8}}Per l’erbroso terren s’inaspra e stride. A voi non rida il Sol, ma pigro gelo Di freddo scorno vi ricopra il volto, {{R|11}}Nè il vostro dritto unqua vi renda il cielo. Poichè il giardin rendete ispido e folto; Nè resta mai che per cangiar di pelo, {{R|14}}E per ben coltivar non paja incolto.</poem><section end=CVII /> <section begin=CVIII />{{Centrato|CVIII.}} <poem>Lasso, che mille zappe al mio terreno, (Dice d’Arezzo l’ortolan piangendo) Tengo d’intorno, e mille rastri offendo {{R|4}}Con mille aratri per squadrargli il seno. Neppur gli stecchi in mezzo a solchi meno Vengon mai per usanza, e sol comprendo, Ch’ove più sudo all’opera e m’accendo, {{R|8}}Meno la terra (oimè) spetro e mal sveno. Felice agricoltor, che domi altiero Le dure zolle, e le mal nate piante, {{R|11}}E nel domarle hai più felice impero, Io, per sudor d’aspre fatiche tante, Che spero omai, se di trovar dispero {{R|14}}Vomeri di diaspro e di diamante? </poem><section end=CVIII /><noinclude> <references/></noinclude> l9el1i9umwjpyf9oi4sf26oczj498kd Pagina:Il Vendemmiatore e La Priapea.djvu/130 108 262918 3832297 3166578 2026-05-06T12:42:10Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832297 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione|122|''LA PRIAPEA''|}}</noinclude><section begin="CIX" />{{Centrato|CIX.}} <poem>L’ortolano Aretin, cui tanto aggrada Aver nell’orto suo piante feconde, Mentre ’l verde desío non corrisponde, {{R|4}}Par ch’egli dica ovunque seggia o vada: Proveggia il ciel, che larga pioggia cada Di tempo in tempo, e che ’l caro orto inonde, E fior per entro non rimanga o fronde, {{R|8}}In cui non stilli ognor fresca rugiada. Nè perche bolla il Sole a tutte prove, Per nimica stagion ch’ardente sia, {{R|11}}L’erba assetata mai supplichi a Giove, Sì che il suo grembo molle in ogni via. Nè sazio mai del dolce umor che piove {{R|14}}Consoli l’occhio della vita mia.</poem><section end="CIX" /> <section begin="CX" />{{Centrato|CX.}} <poem>Languide erbette, e voi piante, che avete Dall’estiva stagion sì calde offese, L’acqua, di che vi fu sempre cortese {{R|4}}Il mio caro giardin, liete prendete. Quest’è l’umor con che sfogar solete Da i fervidi vapor le voglie accese. Quest’è ’l licor che vi mantien difese {{R|8}}Dall’ingiurie del Sole e dalla sete. Così ’l grand’orto suo rigando, dice L’ortolano Aretin, qualor s’accorge {{R|11}}Che ne langue o ’l germoglio o la radice. E mentre l’acqua distillando porge Quinci e quindi dolcezza, benedice {{R|14}}L’ascosa vena, onde perpetua sorge. </poem><section end="CX" /><noinclude> <references/></noinclude> rp27loidi4yl480glw26xr24xxa4bmp Pagina:Il Vendemmiatore e La Priapea.djvu/131 108 262925 3832298 2417888 2026-05-06T12:42:11Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832298 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione||''DEL FRANCO.''|123}}</noinclude><section begin=CXI />{{Centrato|CXI.}} <poem>L’ortolano Aretin, nel suo gradito Antro, che ’n mezzo l'orto ha sempre un rivo, Dice disteso; quì dov’ora i’ scrivo, {{R|4}}Voi selvaggi pastor tutti v'invito Nell’ombrosa spelonca, che v’addito, Se i membri irsuti nel gran caldo estivo Forse porrete, non l’avrete a schivo {{R|8}}Ove di fuor sembrasse orrido sito. Fior quì vedrete, che perpetui sono, E spirar aure insieme e liete giostre {{R|11}}Di fiere, snelle e sciolte in abbandono. Eco sempr’è per queste interne chiostre, Che vi risponda al doce ultimo suono, {{R|14}}Nelle percosse delle voci vostre.</poem><section end=CXI /> <section begin=CXII />{{Centrato|CXII.}} <poem>Il Dio Priapo publica a ciascuno Come d’Arezzo l’ortolan divino Vuol ch’ogni cittadino e contadino {{R|4}}Entri nell’orto o sazio o digiuno. E talchè dentro non prosuma alcuno Di rubbargli la menta o ’l petrosino, A quanti ne verranno nel giardino {{R|8}}Vorrà cercar le brache ad uno ad uno. Se alcun pensasse alzarsi bene il fianco, E avesse a male l’essere cercato, {{R|11}}Non pensi il Papa che se n’esca franco. Perchè nel bando se n’è protestato Che non ci venga, overo al manco manco {{R|14}}Avendoci a venir, venga sbracato. </poem><section end=CXII /><noinclude> <references/></noinclude> hkyidmjwna6zq9npunl9l5qcskgcsy6 Pagina:Il Vendemmiatore e La Priapea.djvu/132 108 262926 3832299 2417889 2026-05-06T12:42:12Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832299 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione|124|''LA PRIAPEA''|}}</noinclude><section begin=CXIII />{{Centrato|CXIII.}} <poem>Poi che nell’orto vidde raunati L’ortolano Aretin, nè senza offese Mille strani animali, alle difese {{R|4}}Venne fra l’erbe ov’erano annidati. Pur conoscendo i frutti abbandonati, Ne trovando rimedj a tante imprese, Per fargli spaventacchio ci sospese {{R|8}}Tutti gli scartabelli suoi stampati. E perchè pinto portano il flagello, Sparve ogni fera, ond’egli in quel disio {{R|11}}Vedendo il suo giardin purgato e bello, Disse a man giunte: Or sia lodato Dio, Ch’ho ritrovate cose col cervello {{R|14}}Da mantenerne netto l’orto mio.</poem><section end=CXIII /> <section begin=CXIV />{{Centrato|CXIV.}} <poem>In un alloro l’Aretin pastore, Ove il tronco la scorza avea men dura, Scolpì del Dio degl’orti la figura, {{R|4}}E disse, gli occhi al ciel rivolti e ’l core: Cresca il bel lauro, e dal vivace umore Prenda ’l mio Dio la viva sua verdura, E co’ bei rami adegui la misura, {{R|8}}Vivendo a parte nel celeste onore. Talchè, come il desío crescendo sale, Così cresca l’oggetto; e ’l mio restauro {{R|11}}Sia di vederlo al desiderio uguale. E se in argento a me non lice e in auro Veggia, e col vero pregio trionfale {{R|14}}L’idolo mio scolpito in vivo lauro. </poem><section end=CXIV /><noinclude> <references/></noinclude> reaftadsat4m84o6dcpigg1azuryko9 Pagina:Il Vendemmiatore e La Priapea.djvu/133 108 262927 3832300 3104729 2026-05-06T12:42:12Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832300 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione||''DEL FRANCO.''|125}}</noinclude><section begin="CXV" />{{Centrato|CXV.}} <poem>Priapo, queste morole e moroni Che di grossezza sono disuguali, L’Aretin ti presenta, così quali {{R|4}}Son solite menarli le stagioni. Maturi e neri son come carboni, E forse che nè Papi, o Cardinali L’hanno negl’orti loro che sian tali {{R|8}}Da fargli stare a tutti i paragoni. Sè per mangiarli stai di buona vena, Abbi per fermo ch’ogni dì ne avrai {{R|11}}Per ordinario una gran corba piena, Perchè di questi frutti, come sai Col culo egli in un’ora più ne mena, {{R|14}}Che quanti orti nel mondo furon mai.</poem><section end="CXV" /> <section begin="CXVI" />{{Centrato|CXVI.}} <poem>Questo così {{Ec|grosssissimo|grossissimo}} melone, Gliè della melonaggine <ref name="pag133">''Scipitezza, grossezza d’ingegno.''</ref> Aretina, Priapo se nol sai, ch’è la più fina {{R|4}}Di quante mai produsse la stagione. Degli ortolani è gran presunzione A volerli lor mettere in dozzina Con questo, che per bocca di reina {{R|8}}Si stima un scudo d’oro ogni boccone. E perch’io con le chiacchiere non basto A dar le lodi a questo suo bel dono, {{R|11}}Da farne ogni apparecchio per un pasto. Per trovar vero quel ch’io ne ragiono, Pesalo, guardal bene, ponci il tasto, {{R|14}}Cacciagli il naso in culo, ch’egli è buono. </poem><section end="CXVI" /><noinclude> <references/></noinclude> rkweolynp61ly36c81e2xxe4jwauqlz Pagina:Il Vendemmiatore e La Priapea.djvu/134 108 262928 3832301 2417891 2026-05-06T12:42:13Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832301 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione|126|''LA PRIAPEA''|}}</noinclude><section begin=CXVII />{{Centrato|CXVII.}} <poem>Questo fascio di cardi, consecrato Priapo al nome tuo, fiati ben caro, Perch’è frutto bellissimo, e sì raro, {{R|4}}Che l’orto ti farà ben avviato. Il manco grosso che s’è misurato È più grosso del tasto d’un somaro: Io non dico del tuo, perchè gliè chiaro {{R|8}}Ch’io sarei per bugiardo processato. Taccio quanto sian buoni a giostratore, Che come gl’avrai meglio conosciuti, {{R|11}}Sarai da tutti arringhi corridore. Non ti dico altro delle lor vertuti, Se non che son di forza e di valore, {{R|14}}Che fotter fanno i Principi fottuti.</poem><section end=CXVII /> <section begin=CXVIII />{{Centrato|CXVIII.}} <poem>Priapo, ovunque è gente, si favella Ch’hai quel difetto che non puoi pisciare, E credo che sia quello che chiamare {{R|4}}Soglion i nostri medici ''renella''. Però se fusse vera la novella, Userai questi asparagi in mangiare, Che il Papa li suol molto commendare, {{R|8}}E ne vuole ogni pasto una scodella. Non sospettar che questo non sia vero Se l’Aretin, ch’è pratico in palazzi, {{R|11}}Non molto se ne serve in tal mistiero. Perch’egli ha tutti i medici per pazzi, E per cose aperitive da dovero {{R|14}}Altro non vuole che cristieri o cazzi. </poem><section end=CXVIII /><noinclude> <references/></noinclude> 9racyprmxumar1g2dk6gancvwag69ie Pagina:Il Vendemmiatore e La Priapea.djvu/135 108 262929 3832302 2417892 2026-05-06T12:42:14Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832302 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione||''DEL FRANCO.''|127}}</noinclude><section begin=CXIX />{{Centrato|CXIX.}} <poem>Priapo, questo pajo d’orinali (Nè so se ’l mondo n’ha così bel paro) Quì ti consacro, nè ti sia discaro, {{R|4}}Chè ben ti stanno questi doni tali. E benchè sian parole comunali, Pur ti ricordo come amico caro, Il proverbio che dice, piscia chiaro, {{R|8}}E fa le fiche <ref name="pag135">''Formar colla dita certo atto di dispregio.''</ref> a i medici cignali. Vattene pur pel tuo sentier usato, E dove è la via trita, là cammina, {{R|11}}Nè mangiar cibo che ti sia vietato. Così mai punto non sarai da spina, Neppur ti scoprirà per magagnato {{R|14}}Chi ti vorrà talor veder l’orina.</poem><section end=CXIX /> <section begin=CXX />{{Centrato|CXX.}} <poem>Del suo giardin le pesche in questa cena Quì ti presenta, come cosa santa Priapo, il tuo d’Arezzo, di cui canta {{R|4}}Ogni grand’ortolano a bocca piena. Pregati dunque, non gl’imputi a pena Se non fusser di quelle d’Atalanta, Perchè degl’anni ha forse ben sessanta {{R|8}}L’arbore, anzi quel tronco che le mena. E più ti chiede in singular mercede, Che se del petto ti trarranno i rutti, {{R|11}}Non fia per ciò di manco la sua fede. Perchè piacendo a lui sì fatti frutti O buoni o tristi, così pur ei crede, {{R|14}}Che sieno del suo stomaco anche tutti. </poem><section end=CXX /><noinclude> <references/></noinclude> a2q57scdu4j9pjezcm9nuqf409xjwqh Pagina:Il Vendemmiatore e La Priapea.djvu/136 108 262930 3832303 2417893 2026-05-06T12:42:15Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832303 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione|128|''LA PRIAPEA''|}}</noinclude><section begin=CXXI />{{Centrato|CXXI.}} <poem>Così vi venga il cancaro e la peste Preti, di Dio nimici e dell’altare, Come a me voi venite per mangiare {{R|4}}Delle mie pesche, e empirvene le ceste. Nè menzogne si possono dir queste, Che sì fatto mistiero in voi si pare, Per esser consueti di portare {{R|8}}Un tondo sempre raso nelle teste. Ma son contento che m’assassiniate, Per esserci di voi molto da dire {{R|11}}In tutte le faccende che trattate. Perchè ponete l’anima al morire, E ci spendete ancor tutte l’entrate, {{R|14}}Se un cazzo vi mettete a favorire.</poem><section end=CXXI /> <section begin=CXXII />{{Centrato|CXXII.}} <poem>Deh! poichè tra i be’ frutti la natura Fece le pesche, e quel bel frutto elesse Per gl’uomini, e ch’ognun se ne cogliesse {{R|4}}E le mangiasse mentre il tempo dura. Perch’ella, che del fare ebbe la cura Non fece un altro frutto che piacesse, Così alle donne in quelle forme istesse {{R|8}}Che rappresenta questa mia misura? Donne mie belle, gran ragione avete A biasmar la natura e averla esosa. {{R|11}}Pur il suo error non riguardar dovete, Nè dirle mai parola ingiuriosa Per vostro onor, perchè come sapete {{R|14}}Natura e potta son tutt’una cosa. </poem><section end=CXXII /><noinclude> <references/></noinclude> diw681ounu6rwjuczl3tpeoo28vg91k Pagina:Il Vendemmiatore e La Priapea.djvu/137 108 262931 3832304 2417894 2026-05-06T12:42:15Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832304 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione||''DEL FRANCO.''|129}}</noinclude><section begin=CXXIII />{{Centrato|CXXIII.}} <poem>Disputasi ogni giorno per le scuole Perchè natura chiamino la potta, E tanto in disputar se ne borbotta, {{R|4}}Ch’esser dovrebbe chiaro più che ’l Sole. E per conoscer se son baje o fole, S’io mi mettessi fra tant’altri in frotta, Come persona in queste cose dotta, {{R|8}}Ci potrei forse dir dieci parole. Ma tra me stesso ho già determinato, Ch’altri da parte mia pigli la cura {{R|11}}In far che ’l dubbio resti dichiarato. Perchè, per esser piena di sozzura, Ed io di tristo stomaco, ho giurato {{R|14}}Di non metter mai bocca alla natura.</poem><section end=CXXIII /> <section begin=CXXIV />{{Centrato|CXXIV.}} <poem>Priapo, all’orto tuo questa ficaja Parmi non poco inutile e dannosa, Perch’è sì sgangherata e tanto ombrosa, {{R|4}}Che t’occupa con l’ombra tutta l’aja. S’ella mena le fiche ed a migliaja, Non perciò dei stimarla preziosa, Che più vale una fica saporosa, {{R|8}}Che l’altre dissipite a centinaja. Non so se stomaco hai cotanto strano, Che d’ogni fica ti vuoi far boccone, {{R|11}}O sia di vignarolo o d’ortolano. Perch’io per uno son tra le persone, Ch’anzi mi creperei, che metter mano {{R|14}}A fiche, se non sono più che buone. </poem><section end=CXXIV /><noinclude> <references/></noinclude> 5y9svgqf7jn3ldnk8orx3n6l1xd6fze Pagina:Il Vendemmiatore e La Priapea.djvu/138 108 262932 3832305 2417895 2026-05-06T12:42:16Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832305 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione|130|''LA PRIAPEA''|}}</noinclude><section begin=CXXV />{{Centrato|CXXV.}} <poem>Priapo, a te gran Dio fra gl’altri Dei, Questo piede di fica i’ vuò sacrare, Che fra’ piedi di fiche da mangiare {{R|4}}Gliè de’ manco dannosi e manco rei. A te sta dunque, che ’l padron ne sei, Farla di tutto il resto coltivare, Che volere una fica ben piantare {{R|8}}E d’altri omeri soma che de’ miei. Anzi saría per me troppa fatica, Ed a rischio starei venirci pazzo {{R|11}}Non avendo io la zappa per amica. E chi non sa, se non è ignorantazzo, Che per piantare un buon piede di fica, {{R|14}}Non ce ne bastan quindici di cazzo?</poem><section end=CXXV /> <section begin=CXXVI />{{Centrato|CXXVI.}} <poem>Questo piatto di fiche io ti presento Degli orti o Dio, le quai pur ora ho colte; Contale ad una ad una, che son molte, {{R|4}}E forse presso il numero di cento. Bisogna nel mangiarle stare attento, E compartirle in più di mille volte, E non averci tutte le man sciolte {{R|8}}Per fartene lo stomaco contento. Perchè tel tornerieno indebolito Per far la fica certi stomacazzi {{R|11}}Che a i tre bocconi perdon l’appetito. Se ti pajon parabole da pazzi, Puoi riguardare a quel proverbio trito; {{R|14}}Ch’è pur troppo una fica a mille cazzi. </poem><section end=CXXVI /><noinclude> <references/></noinclude> q6tcc2hh383txur7lvkb6iqc73bn2w6 Pagina:Il Vendemmiatore e La Priapea.djvu/139 108 262933 3832306 2417896 2026-05-06T12:42:17Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832306 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione||''DEL FRANCO.''|131}}</noinclude><section begin=CXXVII />{{Centrato|CXXVII.}} <poem>Or che farò di tante potterie Quante son queste che m’han poste a lato Perche di lor non pur un gran mercato, {{R|4}}Ma si faríano ancor due beccherie. Quì ne son d’ogni sorte, e buone e rie, Potte di lana, e potte di scarlatto, Potte di sergia, e potte di broccato, {{R|8}}E potte più che non sono l’erbe mie. Trovomi in dubbio donde cominciare, E dove prima mettere il coltello {{R|11}}Per aver meglio carne da trinciare. Ma certo io non debb’essere in cervello, Nè sò che tutte sono d’un affare, {{R|14}}Tutte d’un mastro, e fatte ad un modello.</poem><section end=CXXVII /> <section begin=CXXVIII />{{Centrato|CXXVIII.}} <poem>Della potta da Modena già intesi Dal dì ch’io nacqui sempre cose elette, Tal che se son sì sconcie e maledette, {{R|4}}Guardimi Dio da potte Modenesi. Mi maraviglio come in quei paesi Non sappian porre in uso le ricette, E turar le fessure e farle strette, {{R|8}}E stringere i bottoni degli arnesi. Il Molza mi fa più maravigliare, Ch’ha scritto della fica, e non intendo {{R|11}}Che della patria voglia motteggiare. Eccetto, se per quanto ne comprendo, La Ficheide ha fatta, sol per fare {{R|14}}Della potta da Modena, scrivendo. </poem><section end=CXXVIII /><noinclude> <references/></noinclude> smsry9j4kh9l91mp7ziv6i0d4wfp2bg Pagina:Il Vendemmiatore e La Priapea.djvu/141 108 263246 3832307 3166579 2026-05-06T12:42:17Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832307 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione||''DEL FRANCO.''|133}}</noinclude><section begin="CXXXI" />{{Centrato|CXXXI.}} <poem>Il gallo ha per costume, chi ben mira, Che appena la gallina egli ha calcata, Ch’abbassa un’ala, e poi che l’ha abbassata {{R|4}}Le sgrida addosso, e intorno le si gira: Quasi mostrando che gli cada in ira, E poichè la lussuria è passata, E quella prima furia sfogata, {{R|8}}Tra se medesmo del suo error s’adira. Cosa, che non facciamo noi ser cazzi, Perchè accecati dalla foja ingorda {{R|11}}Veggiamo manco degli animalazzi. E come al capo avessimo la corda, A tutte l’ore andiamo come pazzi {{R|14}}Seguendo il culo d’una potta lorda.</poem> <section end="CXXXI" /> <section begin="CXXXII" />{{Centrato|CXXXII.}} <poem>Poeti, io vi scongiuro per mio amore, Che delle potte non diciate male, Perocchè il merto loro è tanto e tale, {{R|4}}Che merta incensi, se non basta onore. Elle son, che concedono favore, Ed elle sono i gradi con le scale, Donde a ''gloriapatri'' poi si sale, {{R|8}}Ed un facchino fanno Imperadore. E se volete ch’io più ve ne dica, Vi dico al ''tandem'' che per loro è alzato {{R|11}}Chi la sorte sempr’ebbe per nemica. Ed è tal uom che gode il buon Papato, Chè, sè non fosse stata monna fica, {{R|14}}Nè Cardinal nè Papa saría stato. </poem> <section end="CXXXII" /><noinclude> <references/></noinclude> qh88blekq8zrwbu8v1oxtb39fg4zsel Pagina:Il Vendemmiatore e La Priapea.djvu/142 108 263247 3832308 2417899 2026-05-06T12:42:18Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832308 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione|134|''LA PRIAPEA''|}}</noinclude><section begin=CXXXIII />{{Centrato|CXXXIII.}} <poem>Poeti, vi ridico in conclusione, Che le potte non sono da sprezzare, Perch’ alle prove ch’elle sanno oprare {{R|4}}Non resiste trinciera o bastione. A petto lor gl’è bestia Sansone, Nè la mascella sua sapría che fare, Ed Ercole potrian scojoneggiare, {{R|8}}''Idest'' farlo parere da cojone. Un voler della fica è quel che sforza, Anzi il tutto acconsente a i cenni suoi, {{R|11}}Ed abbia pur durissima la scorza. E quel proverbio non è chiaro a voi, Che un pel di potta tira con più forza, {{R|14}}Che mille argate <ref name="pag142">''Argani.''</ref> insieme, e mille buoi?</poem><section end=CXXXIII /> <section begin=CXXXIV />{{Centrato|CXXXIV.}} <poem>Che diavolo volete voi, mariti, Con le vostre mogliere sì ritrosi? Or che cosa vi fa tanto gelosi, {{R|4}}Che delle mosche siete ingelositi? Poffar san cazzo, che così incazziti Stiate dal giorno che vi fate sposi, E così delle corna sospettosi, {{R|8}}Che sempre dentro ci tenghiate i diti? Per quel che ne vedete alle giornate, Dovreste omai saper, beccacci, ch’io {{R|11}}Apro le porte che son più chiavate. Ite al bordello, perchè lo vuol Dio, Che se le vostre case a me vietate, {{R|14}}Possa anch’io a voi vietare l’orto mio. </poem><section end=CXXXIV /><noinclude> <references/></noinclude> drgxue2uwd5ymznxcbp5mse5yx9lvh5 Pagina:Il Vendemmiatore e La Priapea.djvu/143 108 263270 3832309 2417900 2026-05-06T12:42:19Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832309 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione||''DEL FRANCO.''|135}}</noinclude><section begin=CXXXV />{{Centrato|CXXXV.}} <poem>Ha posto in uso ogni asino marito Nel menar moglie, metterle l’anello, Ed è la cosa a tale, che senz’ello {{R|4}}Si tiene il matrimonio schernito. E credonsi, che giunti a tal partito, Corna tener non possano o bordello, E che la fede lor consista in quello {{R|8}}Posto alle donne un cerchio d’oro al dito. Ma ben son matti, e bestie da stalle, Irrazionali più delle formiche {{R|11}}Nel peso che si mettono alle spalle. Che per far che le sian fedeli amiche Dovrebbono trattarle da cavalle, {{R|14}}E metter lor gli anelli nelle fiche.</poem> <section end=CXXXV /> <section begin=CXXXVI />{{Centrato|CXXXVI.}} <poem>Dirà qualche cacozzo pauroso Priapo, guarda ben quel che tu fai, Guarda, che con le donne presa l’hai, {{R|4}}Onde ti sarà forza star ascoso. Parla modesto, e non da colleroso, Non dar delle fiancate come dai: Che ciò facendo certo non avrai {{R|8}}Con donna, chi si sia, pace o riposo, O giorneazze, e ben di quelle antiche, Temete forse ch’io le donne ammazzi, {{R|11}}O per ciò me le renda per nimiche? Questo non v’è pur chiaro pecorazzi, Che nulla cosa fa le donne amiche, {{R|14}}Se non le botte che lor danno i cazzi?</poem> <section end=CXXXVI /><noinclude> <references/></noinclude> tuq6dmmm1xx8u09h6tf39hsxlngo40m Pagina:Il Vendemmiatore e La Priapea.djvu/144 108 263542 3832310 2417901 2026-05-06T12:42:20Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832310 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione|136|''LA PRIAPEA''|}}</noinclude><section begin=CXXXVII />{{Centrato|CXXXVII.}} <poem>Or ecco autunno, Dio ne sia laudato, E gl’orti miei faranno un bel festone, E d’ogni frutto avrò munizione. {{R|4}}Ma che? si parte tosto ch’è arrivato. Onde da’ putti sarò poi lasciato, Come si spoglia al tutto la stagione, E gli arboscelli restano in giubbone, {{R|8}}Sì, ch’io da un cazzo resterò piantato. Pur mi consolo, e poco me ne duole, Per esser fatto il mondo d’un lavoro, {{R|11}}Che gira a tondo come il tempo vuole. La luna or è d’argento, ed ora è d’oro, Ed è nel cielo: Ma che più parole, {{R|14}}Se hanno le potte ancora il tempo loro?</poem> <section end=CXXXVII /> <section begin=CXXXVIII />{{Centrato|CXXXVIII.}} <poem>Donne mie care, agl’occhi lividetti Conosco, che v’è giunto il vostro mese, E la venuta di messer marchese, {{R|4}}Vi mette in guazzabuglio i canaletti. Però bisogna a forza di confetti E di vernaccia starvi in buone spese, Ogn’opra usando acciocchè ’l vostro arnese {{R|8}}Quanto più sia possibile, si netti. E se nell’orto mio venute siete Per coglier erbe, e poi per farne stracci {{R|11}}E cavarvi la voglia che tenete, Ruta e serpillo avrete senza impacci, L’erba mia non, che come voi sapete {{R|14}}La menta mai non entra in sanguinacci. </poem> <section end=CXXXVIII /><noinclude> <references/></noinclude> 1vk3y5v8elbg9rd3gvptrfq269yjicz Pagina:Il Vendemmiatore e La Priapea.djvu/145 108 263543 3832311 2417902 2026-05-06T12:42:21Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832311 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Willy Taze" />{{RigaIntestazione||''DEL FRANCO.''|137}}</noinclude><section begin=CXXXIX />{{Centrato|CXXXIX.}} <poem>Vale alle donne appunto un mondo d’oro Quel lor marchese, che se sverginate Sono da prima, e poi son maritate {{R|4}}La prima notte le ne fa ristoro; E poi trovandosi esse in concistoro D’innamorati, s’hanno volontate Che lor siano le chiappe stuzzicate, {{R|8}}Trovano scusa ch’hanno il tempo loro. Dunque hanno il torto, nè io potría scusarle Tanto quanto potria con ragion vera {{R|11}}La loro ingratitudine, accusarle. Perocchè non dovríano in tal maniera Quando il marchese degna visitarle, {{R|14}}Cangiarsi in vista, e fargli brutta cera.</poem> <section end=CXXXIX /> <section begin=CXL />{{Centrato|CXL.}} <poem>Pelate i pettignoni a vostra posta, Donne, che tutto ’l tempo vi giocate, E quanto il pelatojo più adoprate, {{R|4}}Manco al radere vostro si da sosta. Meglio sarebbe il far almanco arrosta Cotesta coticaccia che pelate, Che così nettereste l’imboscate, {{R|8}}E la tana fareste più disposta. Perchè se ci metteste a lavorare Più ferri che non mise il campo a Troja {{R|11}}Effetto buono non potrebbon fare. E son sì fatte queste vostre cuoja, Che quanto più si veggono invecchiare, {{R|14}}Più vengono ad avere e peli e foja. </poem> <section end=CXL /><noinclude> <references/></noinclude> dn3ae6u0mfke5kucildapq67o308q91 Pagina:Il Vendemmiatore e La Priapea.djvu/146 108 263544 3832312 2417903 2026-05-06T12:42:22Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832312 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione|138|''LA PRIAPEA''|}}</noinclude><section begin=CXLI />{{Centrato|CXLI.}} <poem>Donne, voi vi scoppiate il corazzone, (Per dirlo con parabole spagnuole), Curando tutto ’l giorno a vento e a Sole {{R|4}}La lana, che v’imbosca il pettignone. Per la vostra ostinata opinione V’accade appunto, come dir si suole, Che chi all’asino il capo lavar vuole, {{R|8}}Ci perde l’acqua, il tempo, col savone. Se voi stimate farmi de’ favori, Saper dovete, ch’io non ho mostaccio {{R|11}}Che voglia i piatti netti de’ signori. Bocche sbarbate io poco mi procaccio, Che già si sa, ch’a i tristi fottitori {{R|14}}I peli della potta fanno impaccio.</poem> <section end=CXLI /> <section begin=CXLII />{{Centrato|CXLII.}} <poem>Io vi ricordo pure, o zappatori, Voi che degli orti miei la cura amate, Che alle mal erbe non la perdoniate, {{R|4}}Sì che un germoglio non ne paja fuori. Rispetti non si portino nè onori A lappole ed a logli ove zappate, Ch’è forza dar di matte bastonate {{R|8}}A questi stecchi ladri traditori. Bisogna, dico, oprarvi da dovero, E mettervi da cani a sofferire {{R|11}}Per fargli da bacili di barbiero. Tal che le donne n’abbiano gioire, E di quà più s’accendano al mistiero, {{R|14}}Che gl’orti lor non facciano imboschire. </poem> <section end=CXLII /><noinclude> <references/></noinclude> pyf2lka8k0g6u0e9hzr03vv7poobx1j Pagina:Il Vendemmiatore e La Priapea.djvu/148 108 263545 3832314 2417905 2026-05-06T12:42:23Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832314 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione|140|''LA PRIAPEA''|}}</noinclude><section begin=CXLV />{{Centrato|CXLV.}} <poem>O sia tu il ben venuto, messer Chieti; Vieni al giardino mio forse per fave? Se questo è vero, n’ho delle più brave, {{R|4}}E di quelle che piacciono a voi preti. Ma se com’un de’ chierici discreti A me venuto sei per qualche chiave Per poterti poi chiudere in conclave, {{R|8}}N’ho da servir pontefici e profeti. Se vuoi saper qualche novella ascosa Circa l’essere vicario di Cristo, {{R|11}}Dir te ne posso il parafo e la chiosa. Per quel che già mill’anni se n’è visto, In quanto a me la non sarà gran cosa {{R|14}}L’essere Papa, perche sei gran tristo.</poem> <section end=CXLV /> <section begin=CXLVI />{{Centrato|CXLVI.}} <poem>In somma i frati fan le brutte cose Mentre alle suore vogliono uccellare, Ed occhi pur non hanno da guardare, {{R|4}}Che a messer Cristo chiavano le spose. Almeno i preti le fan manco esose Se soglion caricarla alla comare, Per esser cosa da più pratícare, {{R|8}}Nè che tanto la vietano le chiose. Ond’io direi, se fossi in ciò proposto, Che guai son tutti, e tutti son malanni, {{R|11}}Ma l’un peccato è di più poco costo. Anzi s’io mi trovassi in questi affanni, Posto in elezzion, vorrei più tosto {{R|14}}Star ben con Cristo, che con san Giovanni. </poem> <section end=CXLVI /><noinclude> <references/></noinclude> ni3lw27njyjx3poud4vsdwtgdf39tjs Pagina:Il Vendemmiatore e La Priapea.djvu/149 108 263546 3832315 2417906 2026-05-06T12:42:24Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832315 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione||''DEL FRANCO.''|141}}</noinclude><section begin=CXLVII />{{Centrato|CXLVII.}} <poem>Saper vorrei da chi avete imparato, Voi reverende suore ed abbadesse Questo vostro fregarvi fra voi stesse, {{R|4}}E che Priapo non ci sia chiamato. Certo, leggendo ve l’avrà mostrato Saffo, maestra delle poetesse, Come ricetta delle sue brachesse, {{R|8}}Ad onta di Faone innamorato. Voi pensate, per Dio farmi dispetto, E per Dio vi trovate in grand’errore, {{R|11}}Nè per ciò ve ne porto mal concetto, Che ciò che fate, tengo a gran favore, Perchè il vostro cotal prender diletto, {{R|14}}Tutto è martel che avete del mio amore.</poem> <section end=CXLVII /> <section begin=CXLVIII />{{Centrato|CXLVIII.}} <poem>Suore mie care, poiché tali e tante Son le strettezze e l’incomoditate, Per manco male è che v’accomodiate {{R|4}}D’un bel pezzo di vetro per amante. So ben io, che d’acciajo o di diamante Vi daría più sicure l’imbroccate, E per far da dovero a culattate {{R|8}}Meglio saría la pertica d’un fante. Chi non ha albergo, posisi in sul verde, E chi vuol arrivar, non torni indietro, {{R|11}}Perch’ altrimenti ogni cammin disperde. Non pur Petrarca, ma ’l diría san Pietro, Che chi vuol bere, e non ha l’auro, o ’l perde, {{R|14}}Spenga la sete sua con un bel vetro. </poem> <section end=CXLVIII /><noinclude> <references/></noinclude> lm82c2zt0abid4q2sf7zy0v014zsbx9 Pagina:Il Vendemmiatore e La Priapea.djvu/147 108 263564 3832313 2417904 2026-05-06T12:42:22Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832313 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione||''DEL FRANCO.''|139}}</noinclude><section begin=CXLIII />{{Centrato|CXLIII.}} <poem>Or, fatti pur i ricci o giovanetto, E vagli ungendo pur di belzoino, Fregagli, dico ben, sera e mattino {{R|4}}Con panno grosso, ma che sia caldetto. Fa che il barbier ci stanchi il suo ferretto, E vatti vagheggiando per cammino, Ch’alle bardasse, come l’Aretino {{R|8}}Aggiunge grazia l’essere rizzetto. Spendici, dico, l’anima e gli spirti, Perchè ben fai: Ma che dirai per Dio {{R|11}}S’una cosa mirabile vuò dirti? Così come d’avergli è il tuo disío Negletti ad arte, e innanellati ed irti, {{R|14}}Nè più nè manco l’have il cazzo mio.</poem> <section end=CXLIII /> <section begin=CXLIV />{{Centrato|CXLIV.}} <poem>Vorrei farmi chietino ad ogni via Per poter con le suore praticare, E vender a mio modo e barattare {{R|4}}Il ruffianesmo dell’ipocrisia. Ma i Chietini non voglion ch’io ci sia, Con dir che in terra i’ non saprei guardare, E che il capo son solito d’alzare, {{R|8}}Nè mutar posso la natura mia. O schiume, o merde, o stronzi di profeti, O ghiotti ipocritacci in cremesino, {{R|11}}Mille carate falsi più che i preti. O ignorantacci più che l’Aretino, Ditemi, s’io mi caccio dietro a Chieti, {{R|14}}Ad onta vostra non son io Chietino? </poem> <section end=CXLIV /><noinclude> <references/></noinclude> 4f7yd4gt921330il29gnbxrodx1jzis Pagina:Il Vendemmiatore e La Priapea.djvu/151 108 263613 3832316 2417908 2026-05-06T12:42:24Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832316 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione||''DEL FRANCO.''|143}}</noinclude><section begin=CLI />{{Centrato|CLI.}} <poem>''Recipe''; dramme sei d’orpimento, Di quel che fa le donne imbellettare, E per crivello lo farai passare {{R|4}}Tanto sottile, che n’incachi il vento. ''Recipe''; di mercurio dramme cento, Di quello che fa i frati lambiccare, E fatto il tutto insieme incorporare {{R|8}}Se ne farà la massa d’un unguento. E tale che sia il composito migliore, ''Recipe'', sugo quanto si conviene {{R|11}}D’un pomo arancio ch’abbia mal sapore. Con questo impiastro ti ungerai ben bene; Io parlo a te ser cazzo Imperadore, {{R|14}}Se ti danno le piattole <ref name="pag151">Piattola; per ''piattone.''</ref> gran pene.</poem> <section end=CLI /> <section begin=CLII />{{Centrato|CLII.}} <poem>Io l’ho con questi medici castroni, Ch’alle mie rene quando son scaldate, Mai non sanno dar cose appropriate, {{R|4}}Sè non, ''recipe''; seme di meloni. Tener la schiena fresca, ed a bocconi Dormire, e aver d’orina ben sciacquate Le mie faccende, tutte l’ho provate, {{R|8}}Ma le son tutte fole da ciarloni. Miglior rimedio non ci so trovare A mandarne correndo quell’umore, {{R|11}}Che chiavar sempre a rischio di crepare. Nè credo ch’Avicenna abbia il migliore, E chi è sì sciocco che vorrà negare, {{R|14}}Che col chiavar non passi ogni dolore? </poem> <section end=CLII /><noinclude> <references/></noinclude> cqaeibnchun1rn0skvbuynfnlfj5bl1 Pagina:Il Vendemmiatore e La Priapea.djvu/152 108 263614 3832317 2417909 2026-05-06T12:42:25Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832317 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione|144|''LA PRIAPEA''|}}</noinclude><section begin=CLIII />{{Centrato|CLIII.}} <poem>Guarda se son brigate maledette I medici, e canaglie rinegate, Che in ogni male, e in ogni infirmitate, {{R|4}}Fondano sopra i culi le ricette. E chi ben guarda a quelle lor pandette, Forse perchè le pesche gli son grate, Troverà sempre, ch’alle prime date {{R|8}}Non pensano far altro che borsette. Io mi credea, che in quanto a questa parte Sol de’ prelati si potesse dire, {{R|11}}E nessun altro gl’incantasse l’arte. Ma ora il mondo se ne può chiarire, E scriversi per cedole e per carte, {{R|14}}Che a santo culo ognuno va a ferire.</poem> <section end=CLIII /> <section begin=CLIV />{{Centrato|CLIV.}} <poem>Questo arboscello dall’India portato, Ch’a i mal de’ cazzi avanza tutte l’arti, Priapo, quì vuol oggi consecrarti {{R|4}}Il puttanesmo, insieme raunato. Nè vuol ch’all’orto tuo resti piantato In una pur, ma in più di mille parti; E però sappi molto ben guardarti, {{R|8}}Che per disgrazia non ti sia rubbato. E perchè non c’annasi pur un cane, Tienci le guardie intorno, e dentro e fuora, {{R|11}}E con balestre, e con ciarabottane. Talchè ne resti la memoria ognora, Nè mai pensar si possa alle puttane, {{R|14}}Ch’al legno santo <ref name="pag152">''Salsapariglia.''</ref> non si pensi ancora. </poem> <section end=CLIV /><noinclude> <references/></noinclude> thhcnt9klgd8rf8xg7r0q2w3zz49sad Pagina:Il Vendemmiatore e La Priapea.djvu/153 108 263615 3832318 2417910 2026-05-06T12:42:26Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832318 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione||''DEL FRANCO.''|145}}</noinclude><section begin=CLV />{{Centrato|CLV.}} <poem>Sai che ti dico mia signora Inella? Statti dall’orto mio sempre lontana, Ch’io pratiche non amo di puttana, {{R|4}}Nè per te suona la mia ciaramella <ref name="pag153">''Chitarra.''</ref> Va pur con qualche frate a starti in cella, E fatti prioressa o guardiana, O torna lavandaja o ruffiana, {{R|8}}Ch’a me non piacque mai la pelarella. Non vi contenteriano gli asinari, Non solamente gl’asini e i camelli, {{R|11}}Voi puttanacce e vacche da vaccari. Ladre, assassine, fino a i nove cieli, Che non vi basta il sangue co’ denari, {{R|14}}Che ne volete torre e i denti e i peli.</poem> <section end=CLV /> <section begin=CLVI />{{Centrato|CLVI.}} <poem>Priapo, io son un povero ed afflitto, Ch’ho ben dieci figliuole a maritare, E sol il mezzo tuo mi può ajutare {{R|4}}In far ch’a tutte si procacci il vitto. Però, qualora ti venisse a dritto, Ne potrai qualche principe accennare, E al suo piacer volendole affittare, {{R|8}}Far ch’ogni mese me ne paghi il fitto. So che questo partito disdiría Se alcun udisse simili parole, {{R|11}}E n’uscirebbe la vergogna mia. Ma sai che questa cosa far si suole, E oggi i padri fanno mercanzia {{R|14}}Della verginità di lor figliuole. </poem> <section end=CLVI /><noinclude> <references/></noinclude> 53yk28d0xv8pln69k1toson97kv1xza Pagina:Il Vendemmiatore e La Priapea.djvu/154 108 263616 3832319 2417911 2026-05-06T12:42:26Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832319 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione|146|''LA PRIAPEA''|}}</noinclude><section begin=CLVII />{{Centrato|CLVII.}} <poem>Di grazia troviate altro ricetto, Che de’ miei orti, io parlo a voi, donzelle, Che siete fresche fresche e verginelle, {{R|4}}Nè conoscete furia di pazzo. A me non piace di sentir schiamazzo D’intorno al vostro rompere di pelle, Ed ho per male in queste bagattelle {{R|8}}La prima volta insanguinarmi il cazzo. Questi son pasti dall’imperadore, Che non vuol potta, s’ella non è zita <ref name="pag154">''Vergine.''</ref> {{R|11}}E s’egli prima non ne coglie il fiore. Gitene a lui, ch’è via meglio spedita, Che seppur vi vitupera l’onore, {{R|14}}Di là a tre giorni almanco vi marita.</poem> <section end=CLVII /> <section begin=CLVIII />{{Centrato|CLVIII.}} <poem>Priapo, a i panni neri e vedovali, Conoscer puoi ch’io sono vedovella, E benché paja in vista santarella, {{R|4}}Si fa per l’indulgenzie papali. Appresso te non voglio altri sensali, Se non la voce della mia favella. Solo al mover ch’io fo d’una mascella, {{R|8}}Mi puoi veder l’orina senz’occhiali. Non ti paja mirabile nè strano, Se per tener i fatti miei celati {{R|11}}Ne vengo a te co’ ''pater nostri'' in mano. Questi sono i ruffiani de’ peccati; E poi tu sai, che ovunque capitano {{R|14}}L’ipocrisia si predica da’ frati. </poem> <section end=CLVIII /><noinclude> <references/></noinclude> d6xj3lj2y2asgalbdg43trzxyn3ptua Pagina:Il Vendemmiatore e La Priapea.djvu/155 108 263617 3832320 2417912 2026-05-06T12:42:27Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832320 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione||''DEL FRANCO.''|147}}</noinclude><section begin=CLIX />{{Centrato|CLIX.}} <poem>Una vecchiaccia ch’è tutta canuta; E vizza e rancia, e ch’ha degl’anni tanti, Che si ricorda ben sett’anni santi, {{R|4}}E Dio tel dica se sgargaglia e sputa. Con scusa della menta e della ruta Stammi nell’orto mio sempre davanti, E con sospir pregandomi e con pianti {{R|8}}Vorría dal cazzo mio qualche pasciuta. All’orecchie pian piano mi s’accosta, E mostrami di scudi una scarsella, {{R|11}}Per farmi la panocchia ben disposta. Si che m’è forza, ch’io la meni in cella, Muffa, grinzosa, e fracida a sua posta. {{R|14}}Se avrà danari, mi parrà zittella.</poem> <section end=CLIX /> <section begin=CLX />{{Centrato|CLX.}} <poem>Vecchie, voi che del cazzo siete amiche, Più che amici del cul sono i prelati, Sì com’io credo non vi sian grattati {{R|4}}I morsi che vi danno le formiche. Venite tutte a me, ch’alle vessiche So ben tutti trovare i commeati, Sianci pur doble, e sianci pur ducati, {{R|8}}Che vi torrò le punte dell’ortiche. Non mi potranno i visi spaventare Se fusser lancie a punto, o spade o stocchi, {{R|11}}Che tutti mi pensassero ammazzare. Nè per ciò resterà che non v’imbocchi, Che già si sà che sempre nel chiavare {{R|14}}E per usanza che si serran gl’occhi. </poem> <section end=CLX /><noinclude> <references/></noinclude> 91zznsb1bim4yaiu69kv4wz91jdug1y Pagina:Il Vendemmiatore e La Priapea.djvu/156 108 263618 3832321 3132564 2026-05-06T12:42:28Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832321 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione|148|''LA PRIAPEA''|}}</noinclude><section begin="CLXI" />{{Centrato|CLXI.}} <poem>Vecchie, poichè volete della menta Ad onta ed al dispetto mio cacato, Io di darlavi son deliberato, {{R|4}}Benchè ne sia la voglia mal contenta. Però non aspettate ch’io men penta Per avermi di tempera trovato, Perchè dove ora il fo per un ducato, {{R|8}}Un’altra volta nol farei per trenta. E poi, queste faccende son da fare Secondo i gricci, e quando è caldo il chiodo, {{R|11}}E proprio sulla foggia del ficcare. Dio voglia che sia vero quel che n’odo, Nè sia bugia da farmi rinnegare, {{R|14}}Che le galline vecchie fan buon brodo.</poem> <section end="CLXI" /> <section begin="CLXII" />{{Centrato|CLXII.}} <poem>Priapo, questa maschera che pare Così nel volto angelica e divina Fatta dalla medaglia di Faustina, {{R|4}}Oggi ti son venuto a presentare. Talchè, quando t’accade d’affrontare Qualche robba smerlata da dozzina, Ch’abbia la cordovana poco fina, {{R|8}}La facci su quel fatto mascherare. In questa foggia ti sarà diviso, Che fino all’Aretino barbagianni {{R|11}}Tre doppi sia più bello di Narciso. E se vecchia sarà di novant’anni, Con questa bella maschera sul viso {{R|14}}Ti parrà buona robba sotto panni. </poem> <section end="CLXII" /><noinclude> <references/></noinclude> mkz0xhm33y9hs7mhaqsfs66qa68ia6z Pagina:Il Vendemmiatore e La Priapea.djvu/157 108 263619 3832322 2417914 2026-05-06T12:42:29Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832322 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione||''DEL FRANCO.''|149}}</noinclude><section begin=CLXIII />{{Centrato|CLXIII.}} <poem>Perdesi spesso per un brutto viso Robba, che valer può mille ducati, E questo s’ha dagl’uomini acciecati {{R|4}}Per voler sempre gl’occhi in paradiso. Quel ladro del Petrarca, che sia ucciso, È stato chi ’n cervello n’ha cacciati I ricci biondi, i nasi profilati, {{R|8}}I labbri rossi, e le boccuccie a riso. Considerarne si dovría l’effetto, Ch’ogni tesoro perchè non sia tolto, {{R|11}}S’asconde in luogo che non sia sospetto. Ma che ne dico più? non è ben stolto Chi è di parere e mettesi in concetto, {{R|14}}Che potta o culo si somigli ai volto?</poem> <section end=CLXIII /> <section begin=CLXIV />{{Centrato|CLXIV.}} <poem>Tengono sempre i principi alla spalla I lor paggetti mentre son sbarbati, Ma se la barba niente gl’ha guastati {{R|4}}Gli mandan dalla camera alla stalla. I cardinali giocano alla palla Per altro verso, e ne’ viaggi usati Cavalcan non pur muli scozzonati {{R|8}}Ma se ben fusse od asino o cavalla. Al corpo di san Pietro, quanto a questo. Mi mostrano d’avere un gran cervello, {{R|11}}E d’intender la patta col bisesto. Che secondo un proverbio assai bello, Per due oncie di peli non è onesto {{R|14}}Perderne cento d’ogni buon vitello. </poem> <section end=CLXIV /><noinclude> <references/></noinclude> tsn0x10cyjzput5kbaraapym6zju3q9 Pagina:Il Vendemmiatore e La Priapea.djvu/158 108 263620 3832323 2417915 2026-05-06T12:42:29Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832323 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione|150|''LA PRIAPEA''|}}</noinclude><section begin=CLXV />{{Centrato|CLXV.}} <poem>M’è forza, s’io crepassi, a non tacere, Come quell’Aretino gaglioffazzo Ha voluto oggi, ch’io gli presti il cazzo {{R|4}}Per cacciarselo in bocca a suo piacere. Ond’io, per non restarmi da vedere Cosa peggior nel secolo tristazzo, Non ho curato per restarne pazzo {{R|8}}Contro mia voglia averli dato a bere. Mai non avrei pensato che a un divino A quest’ora piacesse l’allattare {{R|11}}E il suggere a guisa di bambino. Dunque, che cosa è da maravigliare, E di che gridan più, se ha l’Aretino, {{R|14}}La peggior bocca che si può trovare?</poem> <section end=CLXV /> <section begin=CLXVI />{{Centrato|CLXVI.}} <poem>Se scriverai un A, e poi seguendo, Un R, un E, un T, scrivendo appresso Un I, un N, un O, potrai tu stesso {{R|4}}Comprender chiaro quel ch’io dirti intendo. Frate, risponderai, non ben comprendo A che fine un tal nome quì m’hai messo, Donde si può formar un gran processo, {{R|8}}E duecent’anni spendersi scrivendo. Ed io rispondo ch’a buon fine è stato, Nè son fuor di proposito nè pazzo {{R|11}}In averlo per cifra nominato. Perchè non vuò ch’intenda ogni asinazzo Il nome di colui, ch’ha ritrovato {{R|14}}La nuova salsa di poppare un cazzo. </poem> <section end=CLXVI /><noinclude> <references/></noinclude> 6btp5m8bdv3ekgfttgbz0l6dtbjaj8d Pagina:Il Vendemmiatore e La Priapea.djvu/159 108 263621 3832324 3132560 2026-05-06T12:42:30Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832324 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione||''DEL FRANCO.''|151}}</noinclude><section begin="CLXVII" />{{Centrato|CLXVII.}} <poem>Ite corbi, augellacci disgraziati A danneggiare in qualche cimitero, E non nell’orto mio, poich’è pur vero {{R|4}}Che ’n bocca vi fottete, e con i fiati. Razza gaglioffa, e cani rinnegati, Sporchi inventor di nuovo fottistero; Ben vi conviene, che col manto nero {{R|8}}Siate tra gl’altri augelli, segnalati. Tengasi buono Apollo, come il sire De’ suoi poeti, e ’l re del caballino {{R|11}}Per farsi dal suo nunzio servire. Che si potría più dire a un assassino, A un turco, a un moro, a un tartaro, {{R|14}}Che dire, fottuto in bocca comme l’Aretino.</poem> <section end="CLXVII" /> <section begin="CLXVIII" />{{Centrato|CLXVIII.}} <poem>Chì può negar, che quel soave umore Che l’una lingua trae dall’altra, quando Si stà l’uomo e la femmina abracciando, {{R|4}}Non sia gioire all’uno e all’altro core? E quello star per lunghe assai dimore E bocca a bocca, e labbri a labbri urtando, È altro ch’andar l’anime serrando, {{R|8}}Che di dolcezza non se n’escan fuore? E quel dolce mormorío ad udire, Puossi egli chiamar altro ch’un volere {{R|11}}Della dolcezza insieme conferire? Or, se ’l suggere un cazzo sia piacere Maggiore, e vuommi alcuno contradire, {{R|14}}Dica mò l’Aretino il suo parere. </poem> <section end="CLXVIII" /><noinclude> <references/></noinclude> sqr6ivc37tslmh507az56f3e2fxvyjl Pagina:Il Vendemmiatore e La Priapea.djvu/160 108 263622 3832325 2417918 2026-05-06T12:42:31Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832325 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione|152|''LA PRIAPEA''|}}</noinclude><section begin=CLXIX />{{Centrato|CLXIX.}} <poem>Ho tanto (ahi lasso) la mia mente avvezza, Pensando a quella cosa ch’io so fare, Che ad or ad or pur essere mi pare {{R|4}}Pien di quella ineffabile dolcezza. Perchè ne sento simil’allegrezza. Che mi facci tu tutto gongolare, Se non quando intraviemmi nel menare {{R|8}}Quel vago impallidir per una pezza. E quando par che l’anima si muora, E viensi a quell’estrema gagliardía, {{R|11}}Che ’l meglio meglio fa che n’esca fuora. Oh! che beatitudine saría, S’ella durasse almanco un quarto d’ora. {{R|14}}Ma che? vien tardo, e subito va via.</poem> <section end=CLXIX /> <section begin=CLXX />{{Centrato|CLXX.}} <poem>Stimasi che sia grande ed infinito Il piacer, che la donna ha nel chiavare, E debba quel degl’uomini avanzare, {{R|4}}Di che rimansi ogni uomo imbalordito. Pietro Aretino, sendo ermafrodito, Che presta il culo, e poi sel fa prestare, Questa sentenza non vuol egli dare, {{R|8}}Come colui che è già, moglie e marito. Credo che ’l facci apposta il fottutazzo Lasciarci questo dubbio irresoluto, {{R|11}}Per far che ’l mondo ne rimanga pazzo. Nè per altro ha quell’ordine tenuto, Che s’egli assaggia un culo, assaggia un cazzo, {{R|14}}E mai non fotte, che non sia fottuto. </poem> <section end=CLXX /><noinclude> <references/></noinclude> mjs7afavzt4flibbimlevsnna6xvxd5 Pagina:Il Vendemmiatore e La Priapea.djvu/161 108 263623 3832326 2417919 2026-05-06T12:42:32Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832326 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione||''DEL FRANCO.''|153}}</noinclude><section begin=CLXXI />{{Centrato|CLXXI.}} <poem>Il fare a potta in dietro, al mio parere È una delle foggie principali. Vedesi ciò, che tutti gli animali {{R|4}}Ad altra strada non si san tenere: Non nego, che mill’altre e più maniere Vaghe non siano, ed ottime e reali, Dove con più bell’agj naturali {{R|8}}Si ponno le linguine intrattenere. Pure chi guarda alla comoditate, Questa ch’io dico tutte l’altre avanza {{R|11}}E di perfezzione e di bontate. Che per esserci assai poca distanza, Solamente si può con due pedate {{R|14}}Uscir dell’una, e gire all’altra stanza.</poem> <section end=CLXXI /> <section begin=CLXXII />{{Centrato|CLXXII.}} <poem>Voglion, che gli è bel fotter una zoppa, Ma la cagione ne vorrei sapere: Chi vuole ch’abbia un buono intrattenere, {{R|4}}Con dir ch’ha l’arte di giocar di groppa; Chi dice ch’ella corre e che galoppa, E ch’ha mill’altre pratiche maniere, Onde tutte le stelle fa vedere, {{R|8}}Nel cavar il bambagio con la stoppa. Chi vuole ch’abbia certe camerelle, Ove chi entra una volta, a mille guai {{R|11}}Trova la porta per uscir di quelle. Vengan quanti filosofi fur mai A dir di ciò, perchè le son novelle, {{R|14}}Che in ogni potta è ben da fare assai. </poem> <section end=CLXXII /><noinclude> <references/></noinclude> p99mqdc92cb94dkrtsartior5wha5fw Pagina:Il Vendemmiatore e La Priapea.djvu/162 108 263624 3832327 2417920 2026-05-06T12:42:32Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832327 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione|154|''LA PRIAPEA''|}}</noinclude><section begin=CLXXIII />{{Centrato|CLXXIII.}} <poem>Son risoluto torre dalle menti Un dubbio, che fa molti dubitare, Che quella cosa non sì possa fare {{R|4}}Sì, come dir si suole, a i tre contenti; Ch’oggi sì grossolane son le genti, Che se il pan non si veggon imboccare, Stariano a rischio di non mai mangiare, {{R|8}}Anzi più tosto di cavarsi i denti. Stimiamo, verbigrazia, che stia Polo e Perina o in piede, o su un stramazzo {{R|11}}Con l’Aretino, ch’io dovea dir pria, E che volendo poi darsi a sollazzo, Stia l’Aretino in mezzo, e ch’egli dia {{R|14}}A Polo il culo, ed a Perina il cazzo.</poem> <section end=CLXXIII /> <section begin=CLXXIV />{{Centrato|CLXXIV.}} <poem>Fannosi tutto dì mille chimere, Perchè a i cojoni sia la via vietata D’aver col cazzo una medema entrata {{R|4}}Tal, che m’è forza dirne il mio parere. E però sappia chi vorrà sapere, Che la potta per essere ficcata, Non fa buone di mille una cazzata {{R|8}}Per giunger sempre al cazzo il suo dovere. Ma il cazzo, che sa ben le sue ragioni S’avvede, che la potta traditora {{R|11}}Quasi mai non gli fa suoi conti buoni. E tal che i fatti non gli nieghi ognora, Ci trova spediente, che i cojoni {{R|14}}Ci stien per testimonj di fuora. </poem> <section end=CLXXIV /><noinclude> <references/></noinclude> 5jheyicqtm3wgkkgttzhev5udjb2wf1 Pagina:Il Vendemmiatore e La Priapea.djvu/163 108 263625 3832328 2417921 2026-05-06T12:42:34Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832328 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione||''DEL FRANCO.''|155}}</noinclude><section begin=CLXXV />{{Centrato|CLXXV.}} <poem>Priapo, io son colui che nominare Più volte udito hai già dalle persone, Bartolommeo da Bergamo, cojone, {{R|4}}Gran capitan nell’arte militare. Il qual per venir oggi a visitare Cotesto luogo con divozione Quì ti presento una petizione, {{R|8}}Che costa, dove sei, mi facci entrare. Sè ti paresse che il dover non sia, E che ciò mi debb’essere vietato {{R|11}}Sol per amor della casata mia. Fallo, tal che per esser io soldato Si dica, che sia stata gagliardia, {{R|14}}Ch’un de’ coglioni vi sia pur entrato.</poem> <section end=CLXXV /> <section begin=CLXXVI />{{Centrato|CLXXVI.}} <poem>Or, che vuol dir, che chi non ha cojoni, Schiena non puote avere da impregnare? Questo vorrei possino insegnare {{R|4}}Gli arcidotti Aristoteli e Platoni. Io pur son il padre santo de’ cazzoni, E ormai non ho più schiena da menare, Nè perchè sempre attenda a studiare, {{R|8}}Posso trovarne il fondo e le cagioni. Ma che bisogna entrarmi in questi piati, S’è di necessità ch’io spenda l’ore {{R|11}}In altro che in problemati salati? E se sen cose d’acquistarne onore, Lasciamo almanco studiarle a i frati, {{R|14}}Perchè avvertir ne possano le suore. </poem> <section end=CLXXVI /><noinclude> <references/></noinclude> pns45pu3bu2jw0zoldjbanlj196e13y Pagina:Il Vendemmiatore e La Priapea.djvu/164 108 263626 3832329 3104726 2026-05-06T12:42:34Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832329 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione|156|''LA PRIAPEA''|}}</noinclude><section begin="CLXXVII" />{{Centrato|CLXXVII.}} <poem>Il fottere de’ passeri è stupendo, E che a niun altro si potría uguagliare, Onde l’invidia me ne fa crepare {{R|4}}Mentre per l’orto gli veggio ir fottendo. Tanto, ch’io chiaramente ne comprendo Che l’uomo in vita sua non può arrivare Al terzo di quel loro spessegare <ref name="pag164">''Far presto.''</ref> {{R|8}}Ancor che noi fottessimo morendo. Mettomi qualche volta in fantasia Di sforzar più che posso la natura, {{R|11}}Ma alfin sempre mi perdo a mezza via. Anzi ci trovo tal manufattura, Che a far il conto mi bisogneria, {{R|14}}Ch’ogni cazzata fusse fottitura.</poem> <section end="CLXXVII" /> <section begin="CLXXVIII" />{{Centrato|CLXXVIII.}} <poem>Ho tanta invidia a i cani, ch’io ne moro Per quel buon tempo ch’hanno nel chiavare, Poich’ad ognor si possono affrontare, {{R|4}}E far delle faccende in chiesa e in coro. E a noi bisogna farne concistoro Se una fiata ci vogliam sbracare, E in mille maniere ruffianare, {{R|8}}Ed oltre il sangue, spender un tesoro. Cosa da farne disperazione Veder gl’altri incazziti, e noi {{Ec|rizzzati|rizzati}} {{R|11}}D’invidia grattarci il pettignone. E però perdoniamo a preti e a frati, Perch’hanno i poveretti gran ragione {{R|14}}Di fotter sempre come disperati. </poem> <section end="CLXXVIII" /><noinclude> <references/></noinclude> i1ghpyzp93phedp2le24zlqf62tbal9 Pagina:Il Vendemmiatore e La Priapea.djvu/165 108 263631 3832330 2417923 2026-05-06T12:42:35Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832330 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione||''DEL FRANCO.''|157}}</noinclude><section begin=CLXXIX />{{Centrato|CLXXIX.}} <poem>Magro piacer, per animar le rene Eran di molti antichi, che chiavando S’andavan negli specchi riguardando, {{R|4}}Sol per vedersi dimenar le schiene. Perche poco è l’ajuto che ne viene, Mentre vò questa cosa rimirando, Se da guardar han gl’uomini ficcando, {{R|8}}Guardino solo che si ficchi bene. Meglio fa l’Aretino i suoi bocconi, Che pur che tutti i diti se ne lecchi, {{R|11}}Non cerca tante contemplazioni. E purch’egli abbia assai fini apparecchi, ''Id est'' buon culi ed ottimi cazzoni, {{R|14}}Lascia alle donne scriminali e specchi.</poem> <section end=CLXXIX /> <section begin=CLXXX />{{Centrato|CLXXX.}} <poem>Credono molti, ch’io mi dia a mangiare Quanti tartufi mena l’orto mio, E che di quì si generi il disio, {{R|4}}Ch’io mai non farei altro che ficcare. Anzi di questo ne vorrian giurare, Ma tanto in vita lor gli ajuti Dio, Tant’abbiano lo spirito, quant’io {{R|8}}Sì fatti pasti volli mai provare. L’ostreghe, che altri tutto giorno annasa Per aguzzar la punta del coltello, {{R|11}}In quanto a me mi pajono una rasa. Che giunger non ponno acqua al molinello, E si suol dir, che trista quella casa, {{R|14}}La quale abbia bisogno di puntello. </poem> <section end=CLXXX /><noinclude> <references/></noinclude> ep0c85e9doryrddevupzy2k8qceq8pb Pagina:Il Vendemmiatore e La Priapea.djvu/166 108 263632 3832331 2417924 2026-05-06T12:42:36Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832331 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione|158|''LA PRIAPEA''|}}</noinclude><section begin=CLXXXI />{{Centrato|CLXXXI.}} <poem>Fottete tutti adagio o fottitori; Quando più state con le tasche piene, Che in un tratto sborrandosi le rene {{R|4}}Il meglio meglio non se n’esca fuori. So ben, che danno impaccio i mali umori, Ma correr per la posta non sta bene, Perche tutte si squassano le rene, {{R|8}}E poi dal dolce vengono i dolori. Se bestie brave vi staranno sotto, Della sella uscirete e della barda, {{R|11}}Per le due miglia non facendo l’otto. Anzi se a i veri effetti ben si guarda, Manco s’arriva a correre di trotto, {{R|14}}E per troppo spronar la fuga è tarda.</poem> <section end=CLXXXI /> <section begin=CLXXXII />{{Centrato|CLXXXII.}} <poem>Dicono ch’alle donne ingravidate, O che pur stanno sull’ingravidare, Di quello ch’esse si vorrían svogliare {{R|4}}Nascon le creature segnalate. Onde, per colorar la veritate, O macchia o segnatura che n’appare, Ne voglion la cagione consegnare, {{R|8}}E gole l’han per questo nominate. Io, quanto a me, la tengo per bugia, Perche sè quei segnali tanto brutti, {{R|11}}Son di quel che la femmina desia. Pomi non debbon essere ne frutti, Ma per proceder per la vera via {{R|14}}Bisognería che cazzi fosser tutti. </poem> <section end=CLXXXII /><noinclude> <references/></noinclude> qkd37gexaaaa8lujb1o1ddrusaab2j2 Pagina:Il Vendemmiatore e La Priapea.djvu/167 108 263633 3832332 2417925 2026-05-06T12:42:37Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832332 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione||''DEL FRANCO.''|159}}</noinclude><section begin=CLXXXIII />{{Centrato|CLXXXIII.}} <poem>Io mi credea, che nullo s’accostasse All’orto mio per non vedermi in hasta, E si trovasse qualche donna casta, {{R|4}}Che per vergogna mai non m’adocchiasse. Ma se la vita tutta mi crepasse, Per vedermi sbragato ognuna tasta, E pigliasi un boccone della pasta, {{R|8}}Così niuna mai ce ne passasse. Perche ne son venuto in tanto duolo, Che per le fotterie mai più non spero {{R|11}}Di guarir questo cazzo mariuolo. Di sorte che m’aveggio essere vero, Che sempre ha più faccende un cazzo solo, {{R|14}}Che tutta la gran fabrica di san Píero.</poem> <section end=CLXXXIII /> <section begin=CLXXXIV />{{Centrato|CLXXXIV.}} <poem>Io veggio le mie pene troppo espresse, Onde sarò costretto provedere, Ne altro conosco quanto al mio parere {{R|4}}Se non ch’io mi proveggia di brachesse. Che mi difenderò forse con esse Da mosche e da tafani, che temere Mi fan la morte, e da quest’ora avere {{R|8}}Chi mi dica per l’anima le messe. O Dio, fino alle mosche stanno attente, E curano d’andare a bocca aperta {{R|11}}Ove la carne vendere si sente. Veramente ogni lode al mondo merta Chì dice, che le donne solamente {{R|14}}Per le mosche la portano coperta. </poem> <section end=CLXXXIV /><noinclude> <references/></noinclude> 69goet5rvksf1pdhyewehin1bwq2mgo Pagina:Il Vendemmiatore e La Priapea.djvu/168 108 263634 3832333 2417926 2026-05-06T12:42:37Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832333 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione|160|''LA PRIAPEA''|}}</noinclude><section begin=CLXXXV />{{Centrato|CLXXXV.}} <poem>Priapo, noi poeti ti sacramo Queste brache di ferro intorcigliato, Che non è onesto che tu stia sbracato {{R|4}}Alla foggia d’un Eva e d’un Adamo. Nè solamente noi per ciò ’l facciamo, Ma perche tu parendo disarmato Stai a gran rischio d’essere mangiato, {{R|8}}Tanto che di pazzía ne pare un ramo. Perocchè oggi le donne son venute Appresso i cazzi in tanta libertate {{R|11}}Per quella rabbia d’essere fottute, Ch’ove le brache veggono calate, O che sian viste, o che non sian vedute, {{R|14}}Fan poco conto d’esser invitate.</poem> <section end=CLXXXV /> <section begin=CLXXXVI />{{Centrato|CLXXXVI.}} <poem>Anzi che ’l cazzo a morte mi conduca, È forza provedermi molto bene, E mettere mi faccia sulle rene {{R|4}}Piastre di piombo, o qualche sanguisuga. Però che vivo vivo mi manduca Questa lussuriaccia delle schiene, E per averle a tutte l’ore piene {{R|8}}Vommene in seme come la lattuca. Sia benedetto il papa col suo gregge, Che di símile affanno non gli duole, {{R|11}}Per tal bisogno che gli ponga legge. Egli, o che sia mal tempo, o che sia Sole, Puote a bell’agio trar delle corregge, {{R|14}}Rizza a suo modo, e chiava quando vuole. </poem> <section end=CLXXXVI /><noinclude> <references/></noinclude> bkyngw18wk2jc9ex0fqq2ocnoed4lob Pagina:Il Vendemmiatore e La Priapea.djvu/169 108 263635 3832334 2417927 2026-05-06T12:42:38Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832334 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione||''DEL FRANCO.''|161}}</noinclude><section begin=CLXXXVII />{{Centrato|CLXXXVII.}} <poem>Povere zucche mie, che crudeltate Vedendo il busto crescervi ad ognora, E ’l capo in mille capi uscirvi fuora, {{R|4}}E che col seme in ventre vi moriate. Bastería certo, se voi foste nate Meco in un ventre, poichè questo ancora È quella pena ria che m’addolora, {{R|8}}Che le semenze mie mi sien vietate. Tal seme (ahi sorte) al mondo è seminato, Donde escon papi e principi ghiottoni, {{R|11}}Che saría meglio che non fusse stato. E tal seme non ha le sue stagioni, E tal col vostro perdesi serrato, {{R|14}}Donde potriano uscire i frutti buoni.</poem> <section end=CLXXXVII /> <section begin=CLXXXVIII />{{Centrato|CLXXXVIII.}} <poem>O bella man che mi distringi il core, Perche se tu non fossi, i’ creperei: E per te mi soccorro a i casi miei {{R|4}}Col menarmel talvolta in quell’ardore. Per te senz’altrimenti far l’amore Ed impegnarmi a vendermi a giudei, Ottengo ogni gran donna ch’io vorrei, {{R|8}}E fo le corna al becco imperadore. Per te, col mal di Francia non mi guasto, E per vera mercè delle tue prove {{R|11}}Fo quel bel fatto, e son tenuto casto. Anzi, quando di me pietà ti move, Pasco la mente d’un sì nobil pasto, {{R|14}}Che ambrosia e nettar non invidio a Giove. </poem> <section end=CLXXXVIII /><noinclude> <references/></noinclude> qp69yqm6ubxq2po4w8zexuhqvdlvda7 Pagina:Il Vendemmiatore e La Priapea.djvu/170 108 263636 3832335 2417929 2026-05-06T12:42:39Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832335 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione|162|''LA PRIAPEA''|}}</noinclude><section begin=CLXXXIX />{{Centrato|CLXXXIX.}} <poem>Ebber i cazzi antichi buona sorte Con tante ninfe quante aveano allora, E con tante Amandriadi in malora {{R|4}}Ch’avrian tolta la foja in una corte. Ora per me le Driadi son morte, E le Napée non vi sono ancora, Talchè m’è forza se sborrar vo’ fora {{R|8}}Che la mia mano stessa mi conforte. Per tanto non vorrei, che donna alcuna Me ne tenesse per un cattivazzo, {{R|11}}Sendo disgrazia della mia fortuna. Poiché s’alcuna volta io n’ho sollazzo, Facciol perchè non ho se non quest’una {{R|14}}Via da sfogare il mio angoscioso cazzo.</poem> <section end=CLXXXIX /> <section begin=CXC />{{Centrato|CXC.}} <poem>Non vi maravigliate o spettatori Vedendo i fatti miei tutti bagnati, Ch’io non mel meno come fanno i frati {{R|4}}Quando voglian purgare i mali umori. Questo soverchio che vedete fuori È stato un sogno, e perche dichiarati Vi siano i fatti miei come son stati, {{R|8}}Vel dico appunto come a’ confessori. Parea pur dianzi di sognarmi a lato D’una mia ninfa, e star per una pezza {{R|11}}Fra le sue gambe tutto inviticchiato. Onde sì fatta è stata la dolcezza, Tale il trastullo meco divisato, {{R|14}}Che ’l cazzo mio n’ha pianto d’allegrezza. </poem> <section end=CXC /><noinclude> <references/></noinclude> m8r6az6qvj7ux6yvu0z0sq1j0xvvitk Pagina:Il Vendemmiatore e La Priapea.djvu/171 108 263637 3832336 2417930 2026-05-06T12:42:40Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832336 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione||''DEL FRANCO.''|163}}</noinclude><section begin=CXCI />{{Centrato|CXCI.}} <poem>Donne, saper dovete, ch’acqua rosa Non è, perchè la pinca ho sì bagnata, Ne acqua di fior d’aranci distillata {{R|4}}Per farla parer forse più odorosa. Ma gli è stato un licore ed una cosa, Che non so dirvi come sia chiamata, Se non dico ch’è stata una sborrata {{R|8}}Di quella mia materia viscosa. Direte forse, che miglior saria Empirne qualche forno a madrice, {{R|11}}Che farla andare così a mala via. Questo è ben vero, ma chi ciò mi dice, Dovria saper che non è colpa mia; {{R|14}}Tal frutto nasce di cotal radice.</poem> <section end=CXCI /> <section begin=CXCII />{{Centrato|CXCII.}} <poem>Sentomi già sì stanco di parlare, Mercè del mestier mio becco fottuto, Che ’l palato tutt’arso m’è venuto, {{R|4}}E i labbri insieme sentomi attaccare. Cosa da farne molti sospettare, Vedendomi a tal termine caduto, Che per vedermi in carestía d’un sputo {{R|8}}I denti omai mi converria sputare. Lodata ne sia sempre santa piva, E se non basta ancor sant’orinale, {{R|11}}Che la cagion si vede onde diriva. Altrimenti diría chi pensa male, Che i labbri tengo asciutti di saliva, {{R|14}}Per servirmene anch’io da cardinale. </poem> <section end=CXCII /><noinclude> <references/></noinclude> 0s7rw6k5bhtu1b2c10ifcothcpb8w6g Pagina:Il Vendemmiatore e La Priapea.djvu/172 108 263638 3832337 2417931 2026-05-06T12:42:40Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832337 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione|164|''LA PRIAPEA''|}}</noinclude><section begin=CXCIII />{{Centrato|CXCIII.}} <poem>Dormite o cani miei tutti sicuri, Dormite, e Dio voglianne ringraziare, Che non bisogna mettervi a bajare, {{R|4}}Perche più guardia agli orti si procuri. Tema non c’è più già ch’alcun mi furi La menta il giorno come soleano fare, Nè che da i rami vengano a crollare {{R|8}}I frutti, o sian acerbi o sian maturi. Già Carlo con la spada e la bilancia Veglia per tutti, ed ha seco il gentile {{R|11}}Ser papa Paolo con l’etá sua rancia. Sì, che vedremo innanzi mezzo aprile Per virtù loro (e questa non è ciancia) {{R|14}}Star tutto il mondo becco in un ovile.</poem> <section end=CXCIII /> <section begin=CXCIV />{{Centrato|CXCIV.}} <poem>Priapo, se pur picciolo ti pare Il dono, che i miei versi oggi ti fanno, Non ne bisogna incorrere in affanno, {{R|4}}Perche è scusato chi non può più dare. Tu sai che Bacco degna d’accettare Un grappo d’uva per tributo ogn’anno, E venti o trenta spighe che si danno {{R|8}}A Cerere, la ponno contentare. Chi non può aver la polpa, pigli l’osso; E poni mente ch’io son poverino, {{R|11}}Che per più non poter fo quant’i’ posso. Tienti all’esempio del divo Aretino, Che dove aver non puote il grosso grosso, {{R|14}}Non per questo rifiuta il piccinino. </poem> <section end=CXCIV /><noinclude> <references/></noinclude> 2g0wpvu6kku40s8hr15n1tfoj4dqp4l Pagina:Il Vendemmiatore e La Priapea.djvu/173 108 263639 3832338 2417932 2026-05-06T12:42:41Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832338 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione||''DEL FRANCO.''|165}}</noinclude><section begin=CXCV />{{Centrato|CXCV.}} <poem>''Coram vobis'', magnifico messere, Io Priapo di sopra prelibato Compajo lacrimando ed impiagato {{R|4}}Dal capo al piede, come può vedere. Se la cagione ne vorrai sapere, Pietro Aretino m’have assassinato Con quel suo culo tutto infranciosato, {{R|8}}E però ti dimando ''miserere''. Abbi compassione del mio male, Perche m’è forza col signor Quintazzo {{R|11}}Girmene a medicare allo spedale. Almanco sia provisto di stramazzo, Ch’io non spero guarirne, e per segnale {{R|14}}Mutolo ne rimango e senza cazzo. </poem> <section end=CXCV /> {{Centrato|{{x-larger|FINE.}}}}<noinclude> <references/></noinclude> mq5x8znmj61i6ilq8foleci625zzcvd Pagina:Il Vendemmiatore e La Priapea.djvu/174 108 263711 3832339 2417933 2026-05-06T12:42:42Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832339 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione|||}} <hr style="width:100%; margin:auto; color: black; background-color: black; height: 2px;" /> ----</noinclude>{{Centrato|{{xx-larger|NICCOLÒ FRANCO,}} {{x-larger|{{Sc|a}}}} {{x-larger|GIOAN ANTONIO GUIDONE,}} {{x-larger|{{Sc|impressore.}}}}}} {{xxx-larger|E}}{{Sc|gli}} è chiaro che le code piacciono all’Aretino, e tanto, che mena smanie per averne una, e per ciò fia con proposito fare un tantino di codetta nell’opera, sì, che v’abbiano luogo le quattro epistole che vi mando. La Priapea, che noi gli abbiamo appiccata al culo, di ragione gli basterebbe se egli de i bocconi ch’io vi dico non fosse sì vago e ghiotto. Parmi dunque, che scarsità non mostriamo per un altro palmo di coda ch’egli ci chiegga. Nè vi cappia nell’animo, che il valent’uomo non stia forte nell’appiccarsigli, perchè sè ciò venne fallito a don Gianni nel far cavalla la sua comare, fu colpa del marito, che sgridando gli ruppe l’incantesimo per le mani; cosa, che non entravenirà col divino, il quale tanto ci garrirà, quanto vedrà che la coda che gli appicchiamo sia piccinina. State sano. Di Torino del mese di giugno. {{Centrato|{{x-larger|Del M. D. XLI.}}}}<noinclude> <references/></noinclude> s8qk6m7i49v1cca5h2amt3fnsysgts2 Pagina:Il Vendemmiatore e La Priapea.djvu/175 108 263712 3832340 2417934 2026-05-06T12:42:43Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832340 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione|||}} <hr style="width:100%; margin:auto; color: black; background-color: black; height: 2px;" /> ----</noinclude>{{Centrato|{{xx-larger|NICCOLÒ FRANCO.}} {{x-larger|{{Sc|ai}}}} {{x-larger|PRENCIPI.}}}} {{xxx-larger|P}}{{Sc|rencipi}}, io v’ho parlato in rima, ed ora vi parlo in prosa. Che parte abbiate fra tante infamie d’un infame, ve lo potrete conoscere sè la vostra trascuraggine non fia così cieca in leggere, come è stata in donare. Che ciò ve ne segua con ogni ragione, ragionevolmente si può conoscere, vedendosi che non altro che la corriva e vostra istessa ignoranza, spaventata dalla carogna d’una lingua insipida ve ne è cagione, sì che i suoi vituperj mai non si leggeranno, che i vostri parimente non v’abbiano luogo, de’ quali tanto più la chiarezza ne fia palese, quanto si vedrà chiaro, che timorosi per la coscienza de’ vizj che vi rimordea, abbiate cercato di ricoprirveli con l’amicizia del viziosissimo, perciocchè il prencipe che buono è, e che tiranno non è, non dee, nè può temere la malignità delle lingue. Era Pietro Aretino infame, nè d’altro sollecito che dell’infamare altrui, e sendo sì, non dovevate farvi ismovere da’ suoi bajari, poiché il tutto si saría attribuito non alla colpa de’ vostri vizj, ma a quella del suo difetto. Che gloria sarà a quest’ora de’ romani prelati, poiché la loro costanza ha pur vinto alfine la sfacciata malignità<noinclude> <references/></noinclude> itfbr3d03mr1ggdcrn66a074o507suh Pagina:Il Vendemmiatore e La Priapea.djvu/176 108 263713 3832341 2417935 2026-05-06T12:42:43Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832341 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione|168|''LETTERE''|}}</noinclude>del ribaldo, sì che la lor prodezza ha voluto del continuo più tosto farsi pasto della sua lingua, che nutrimento de i suoi vizj. Che trionfo esalterà l’intemerata bontà del reverendissimo Gioan Matteo Giberto, poichè egli cercò sradicare la vergogna di mezzo agl’uomini, e voi fra gl’uomini tenerla viva. Maravigliasi il mondo se i vizj così germogliano. Re nino dunque e crescano, poichè coloro che dovrebbero spegnerli ne vogliono il seme che più rinascano. Restisi dunque impunita la sodomía, poiché la giustizia de’ prencipi ha voluto che a i dì nostri sia ita vestita in oro, non pure vissuta libera ed esenta nelle sue voglie. Viva dunque l’ignoranza, nè sia più chi spenda l’ore nella cognizione delle buone lettere, poichè per la liberale sciocchezza de’ prencipi i consumati ingegni sono in tal pregio, che non de i più purgati inchiostri, ma de i più disutili si tien conto. Ahi vituperj non pur dell’Italia, ma dell’universo insieme. Se ardore alcuno di mostrarvi magnanimi v’infiamma, dovevate malgrado dell’avara natura, naturarvici in ogni opportuna occorrenza, non solamente negli affronti fattivi dal vituperosissimo aggiuntatore. Quanti ne sono tra le nostre schiere (perche di quelli intendo) che per liberali si sono scoperti con niuna altra apparenza, che l’aver dato a Pietro? Eccovi il generosissimo Alfonzo Davalo (tal che conosciate come io l’ho tuttavia escluso dall’infame armento di tutti voi). Eccovi, dico, quel<noinclude> <references/></noinclude> df1ewnbvzrm2vbwl7f7z9apzldzniar Pagina:Il Vendemmiatore e La Priapea.djvu/177 108 263714 3832342 2417936 2026-05-06T12:42:44Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832342 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione||''DI NICCOLÒ FRANCO.''|169}}</noinclude>vero prencipe, verissimo specchio della liberalissima splendidezza, nel quale sè specchiati vi foste, la dapocaggine dell’aver dato ad un solo, a quest’ora si scolperebbe dalla virtù del saper dare a tutti. Dona il magnanimo Alfonso a chiunque della sua magnanimità fa prova; apre le sue mani il nobile Alfonso a dotti parimente e a virtuosi. Porge l’invitto Alfonso a’ musici; trovano soccorso nel reale Alfonso i pittori con gli scultori; si riparano coll’onorato Alfonso tutti i valorosi guerrieri. Mostra il fedele Alfonso il zelo della carità sua a’ poveri che di pietà sian degni. Opra l’immortale Alfonso ciò che è possibile oprarsi da benigno animo, onde di lui veggiamo avvenire quel medesimo, che della provvidenza divina avviene, la quale nel soccorrere alle piante terrene non meno alle sterili che alle feconde, ugualmente comparte le gocciole della celeste sua influenza. Nè sarebbe il divino Alfonso così chiaro e cotanto splendido, se non imitasse il Sole, il quale quei luoghi non illumina con la virtù de’ suoi raggi, che per repugnanza d’avverso sito non ne vogliono ricevere. Nè sarebbe il gran marchese fuori de’ vostri greggi, nè richiamato nel catalogo degli eroi, se egli nella guisa d’ogniuno di voi, nell’ozio d’un principato, come nel chiuso d’un porcile partisse l’industria de’ suoi giorni con le crapole, con gli stupri, con l’estorsioni sì, che non le fatiche della milizia, ma le piume delle trabacche, non la gloria dell’armi, ma quella<noinclude> <references/></noinclude> b4l8jwfsv1hlu4nus6c9ueov6rav5cw Pagina:Il Vendemmiatore e La Priapea.djvu/178 108 263715 3832343 2417937 2026-05-06T12:42:45Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832343 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione|170|''LETTERE''|}}</noinclude>d’un’ingorda tirannide, non i pensieri d’ampliarsi l’onore, ma quelli dell’imporre a’ sudditi nuovi dazj, fussero i suoi pregi. Arrossirei dirne più pel sospetto dell’adulargli, se il testimonio di quel che dico non fusse ne’ dieci libri della mia voglar istoria in gran parte tessuta, de’ quali i primi due fra pochi giorni si mostreranno sacrati a quel sacro Alfonso, non già per arricchirci le mie miserie, ma per abbellirci le mie fatiche, sì perche vegga il suo buon giudizio quel che i buoni e dotti ingegni san fare dove appare il merito della vera gloria, e l’infamia del giusto biasimo. Perciocchè i gesti memorabili e i vituperosi fatti avvenuti nell’età mia, sono i due soggetti dell’ampio volume, ove di che vaghi ornamenti vi coronerò il nome; l’effetto vel mostrerà, poiché se non fusse la larghezza del vostro dare ove non è il merito, mille chiari spirti sotterrati nel letame del disagio non se ne dorrebbero, nè piangerebbero come fanno. Nè io provocato dall’arroganza insuperbita del vostro dare sarei stato offeso, nè perciò avrei rivolta la penna a cose non degne della mia vita, nè dicevoli alla mia virtù. Chi sarà più de’ poveri virtuosi (poiché così vi è piaciuto) che degnerà d’esser da voi raccolto vedendo che l’infamia d’un infame debba aver fatto il varco alla fama loro? Diciamo il tutto. Sè le dicerie del trist’uomo vi parevano baleni e tuoni, onde per ciò v’è convenuto di tributargli, fate che ora paragonandosi vi dia a vedere,<noinclude> <references/></noinclude> dyyp20yyypgrfbps92wfnmfyi81ghlf Pagina:Il Vendemmiatore e La Priapea.djvu/179 108 263719 3832344 2417938 2026-05-06T12:42:45Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832344 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione||''DI NICCOLÒ FRANCO.''|171}}</noinclude>che siccome ha saputo mordere malignamente coloro che gli fuggivano innanzi senza difendersi, così pur ora sappia con acutezza rintuzzare gli morsi altrui, e se ciò non vi mostrerà si come bastevole non fia mai, qual maschera porrete al volto della vostra vergogna, che non vi vergogniate di voi medesimi, avendo preso terrore d’un vil cane, il quale abbia sol fiato da latrarne gli oltraggi altrui, e non denti da vendicarsi gli oltraggi suoi? Ma che più dico di voi a che più mi riscaldo in vituperarvi? Bastinvi per ora i vituperj, ove v’ha posti colui che voi cotanto onorate, finchè io scorto da quella virtù che la bontà d’Iddio a qualche buon fine m’ha data, avendo prima sotterrati i suoi vizj, abbattuta l’invidia de’ suoi seguaci, confusa l’ignoranza di quei pochi che l’amano, vendicatomi de’ miei falsi amici, potrò a più bell’agio rivolgermi a tutti voi, sì che alla fine vi si facci conoscere qual sia stato il più vero di voi flagello. {{Centrato}} <poem> <nowiki>* * * * * * * * * * * * * * * </nowiki></poem></div><noinclude> <references/></noinclude> llt65sj8ooahzbi777nzndl2xqdgm31 Pagina:Il Vendemmiatore e La Priapea.djvu/180 108 263721 3832345 2417940 2026-05-06T12:42:46Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832345 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione|||}} <hr style="width:100%; margin:auto; color: black; background-color: black; height: 2px;" /> ----</noinclude>{{Centrato|{{xx-larger|NICCOLÒ FRANCO.}} {{x-larger|{{Sc|al signore}}}} {{x-larger|CHRISTOFERO PICCA.}}}} {{xxx-larger|Q}}{{Sc|uanta}} invidia saría degl’ invidi, se le lodi che voi con tutti i buoni mi date, fussero a quest’ora così chiare al mondo, come gli sono le forze della mia penna. Senza dubbio il cuor suo se ne scoppierebbe sì, come il mio tutto giubila nel vedermi esser invidiato. Ma che dich’io? l’invidia non pur se ne struggerebbe, ma se ne morrebbe affatto. Ond’io che ho a caro che la mia virtù sia sempre sollecita nel tormento degl’ invidiosi, e che si pasca non del vedergli in un punto morti, ma del loro vivere con lunga morte vò fuggendo di trafiggerli col fargli leggere quel che di me si scriva da questi e da quelli ingegni, che delle mie lodi son teneri; e per questo m’è paruto di non interporre nel mio volume i quattro sonetti uscitivi della benignità del vostro sapere per glorificarmi il nome, stimando meglio riserbargli per quando sarà ch’io avrò agli iniqui tolto affato quel poco di fiato che respirano. Onde più convenevole sarà che le lodi, i canti, e i giubili de’ dotti ingegni s’odano nel fine de’ miei trionfi, e non pur ora, dove, benchè io sia certo della vittoria, appena (posso dire) aver posto mano alle armi, allora sì che si potranno dare a {{Pt|leg-|leggere}}<noinclude> <references/></noinclude> tef9alobiubt95sr0ybbbbrrhb35dk1 Pagina:Il Vendemmiatore e La Priapea.djvu/181 108 263722 3832346 2417941 2026-05-06T12:42:47Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832346 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione||''DI NICCOLÒ FRANCO.''|173}}</noinclude>{{Pt|gere |}}al mondo le vostre rime, le quali mai non leggo che non torni a rileggerle. Bello è stato il sonetto che fate a’ lettori, e veramente si può egli dire quella vaga delicatezza, che solamente a guardarla in una cena mal’ordinata, invita i satolli non pur a voler assaggiarla, ma a trangugiarla. Bello non manco è il secondo fatto alle belle donne, e tale, che solamente il pensarci mi scancella del volto il rossore stampatoci dallo sdegno della mia penna. E veramente leggendosi avrebbe fatto il medesimo effetto che farà tosto il díalogo della bellezza, dove per reintegrarmi nella vostra grazia darò a vedere non pure alle vostre di Casale, ma a quelle dell’Italia, come io so dar conto non men delle belle donne che saprò darne de’ più infami e famosi uomini che vi siano. E benchè paja ciò poco scudo a difendermi nella lascivia degli scritti, sapendosi che di tutti i poeti sè la carta è lasciva, la vita è buona, non m’affatico a dirne altro, bastandomi questo con esso loro, sì come mi basterebbe appò i dotti dir solamente che il buon Virgilio nella sua giovinezza fece pure il medesimo ch’io nella mia ho fatto, ove i suoi vocaboli non meno erano nell’età sua chiari e da tutti usati, che sono nella mia quelli di che m’è convenuto servirmi per non torre al soggetto i decori suoi, abbenchè assai più colori per iscolparmi si veggano nel rimanente de’ quattro sonetti che voi mi fate, così in quello dove si loda l’opra, come nell’altro che indrizzate a me, ove pare che ecceda tutti<noinclude> <references/></noinclude> 2628tk7dwrj90itgs3vhzh0v4b666op Pagina:Il Vendemmiatore e La Priapea.djvu/182 108 263723 3832347 2417942 2026-05-06T12:42:47Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832347 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione|174|''LETTERE''|}}</noinclude>i miei meriti, l’udirvi dire che il vizio debba restar oppresso dalla mia penna, perocchè essendo io nato nel più vizioso secolo che mai fusse, troppo gran gloria ne otterrei, e però l’averlo voi detto, mi si da a credere che più tosto, intravenga perche m’amiate, che perche io meriti sì fatta lode. E però se più adagiatamente vedeste quel ch’io mi scrivo, vi parrei senza dubbio assai manco di quel che pajo. La novità delle ciancie delle quali i miei orti son sempre fertili, e quella alle volte che col consonare alle orecchie, i lettori non pare che leggano, ma più tosto odano co i loro occhi; onde sodisfacendosi al senso, che poco giudica nella fretta, non si sodisfà all’occhio che vede più; e però non merito lode alcuna, e massime in un’opera, dove a pena mi ricordo aver respirato in scrivere più di due volte. Parmi solamente di non meritare ch’io sia biasimato, poichè tralle tempeste delle fortune mostro di fare assai, se tutti quasi i miei parti si concepiscano nelle miserie, e si partoriscano nel disagio. Gran cosa a dire che ciò che mai scrissi, dove ebbe il principio non ebbe il fine. Scrivono gli altri nella quiete, negli agi, e ne’ piaceri, ed io ne’ travagli ne’ disagi, e ne’ mali. Non tengo per mia nimica la tristizia degli Aretini, perche gli scherni ch’io ne mostro ne fanno fede. Ho la fortuna per mia nimica, ed avendola, io stesso stupisco come sia possibile che schermendomi da tanti suoi colpi abbia pur tempo di tor la penna. Ecco i dieci libri della mia<noinclude> <references/></noinclude> pd5r53nu6ee5ns0621cg265pnaa1458 Pagina:Il Vendemmiatore e La Priapea.djvu/183 108 263724 3832348 2417943 2026-05-06T12:42:48Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832348 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione||''DI NICCOLÒ FRANCO.''|175}}</noinclude>volgare istoria, orditi già, ma non posti in trama da i due primi in fuori, a i quali averei applicato ogni studio, se la troppa diligenza che ha la mia disgrazia del danneggiarmi non vi si fosse interposta. Ecco le rime d’amore tralasciate nel più caldo fervore del desiderio. Ecco l’opere latine, le quali a quest’ora si leggerebbono se m’avanzasse pur tempo da parlarne con gl’impressori, e però fo oltre il possibile del poter mio, se qualche cosa io fò, nè per altro debbo esser posto in voce da’ virtuosi sì, come insieme con voi par che mi pongano, messer Lodovico Domenichi, Piacentino, e messer Francesco Reuesla, Novarese, con le lettere che di Padova e di Pavia m’hanno scritte, piace la lode a ciascuno, ma molto più a chi per qualche via sia diviso di meritarla. Egli è chiaro che tutte le musiche non vagliono un cece a petto a quella che sente l’uomo quando si smusica delle sue lodi. Io penso che le serpi s’incantino col bisbiglio di qualche lode, e che la vera arte di san Paolo ch’hanno i ciurmatori, sia quella, mentre a’ loro bussoli, ed a’ loro cartocci danno cotante lodi, che diventano predicatori d’un popolo. La lode porta gusto fino agli stomacati, e mi do ad intendere che i sordi ancora non ci son sordi. Drittamente si può ella assomigliare al mal passo d’una scala, dove chi saglia o scenda (per avvedutamente che ’l faccia) sia costretto, che sminuzzandogli il piede ci dia giù. Ma qual lode<noinclude> <references/></noinclude> snhgxxoprgw5tmdjm4asqzb4t26ioqy Pagina:Il Vendemmiatore e La Priapea.djvu/184 108 263732 3832349 2417944 2026-05-06T12:42:49Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832349 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione|176|''LETTERE''|}}</noinclude>potrà piacere non piacendo quella ch’esce delle bocche come la vostra? Volete che insuperbisca, perche l’Aretino mi chiami dottissimo nelle sue lettere, il quale non sapendo in che sia differente la lode dal vituperio, allora vitupera le genti quando le loda, ad allora l’esalta quando le biasima? Gli onori vengano da i par vostri, che non ponno tenere il banco, e non da i Pietro d’Arezzo che n’han tanta carestia, che se ne moion di fame. I pari suoi, sebben fussero più che le stelle, vorrei più tosto mi biasimassino che altrimenti, perchè se mi lodassino non mi uscirebbe in quella gloria che farebbe biasimandomi, la dove nella lode tacerei per non ringraziarlo, ma nel biasimo per l’occasion del rispondere gli sotterrerei come io so fare. E sì come la lode dee venire da persona lodata, così ancora dee esser tale che di gran lunga avanzi i meriti del lodato, non meno che ha fatto la signoria vostra nelle sue rime, e non già perch’io non ne sia indegno, ma per mostrarmi com’ella sa, che è via meglio l’essere gravemente vituperato, che freddamente commendato; perchè colui che vitupera, quanto più acerbamente il fa, tanto più gli è riputato per suo nimico, onde avviene alle volte (se gli biasmi eccedono il vero) che per ciò non gli sia creduto quel che ne dice. Ma colui che zoppicando corre a lodare, o non è riputato amico vero, o da ad intendere che non ritrova virtù onde il merito di colui meriti<noinclude> <references/></noinclude> hf0n5p3k55ac5r2x947stlrn1zu0dkn Pagina:Il Vendemmiatore e La Priapea.djvu/185 108 263734 3832350 2417945 2026-05-06T12:42:50Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832350 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione||''DI NICCOLÒ FRANCO.''|177}}</noinclude>la sua lode. Il che certo non dovrei dire, per non più palesare l’indegnità delle mie lodi, delle quali tanto più pajo indegno, quanto conoscerete che non ve ne so rendere il contraccambio, per lo che mi giudicherete, o falso nell’amicizia o ignorante, come che non mi occorra cosa da celebrarvi, poichè le vostre lodi ch’io debbo rendervi parranno tanto piccole nella mia carta, quanto nella vostra son parute grandi le mie. Onde non voglio più dubitare che il tutto sia stata un’arte per scoprire il vostro sapere e la mia ignoranza, perche venendo meco alla prova, mi facciate conoscere che le vene del vostro dire son tali che dove non è campo di lode ne sappian trovare, e che io dove ne sono i mari non ne sappia scorgere per mio difetto. Pure, diciamo il tutto, dove non è quella lode che deve essere (sì come accade in me) vi è stato così facile e possibile a darmene con le parole, quanto a me saria difficile ed impossibile darne a voi, nel quale per essere ogni pregio d’onore, mi bisognerebbe per lodarvi come conviene, pigliar pure da voi le lodi per darle a voi. Talche per non essere onesto, ch’io per lodarvi vi toglia il merito la dove ve ne dovrei aggiungere. Alla signoria vostra, piacerà pigliare solamente il buon animo della mia lettera sì com’io i belli e lodati affetti ho presi di quel che voi mi scrivete e ch’io meco riserberò per un ampio privilegio d’onore, perche nella piccola eredità del mio nome, debba restare per {{Pt|auten-|autentica}}<noinclude> <references/></noinclude> ln5d0l0l6wjakfbxvcm7y229joyr2gc Pagina:Il Vendemmiatore e La Priapea.djvu/186 108 263735 3832351 2417946 2026-05-06T12:42:50Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832351 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione|178|''LETTERE''|}}</noinclude><section begin="1" />{{Pt|tica|}} fede dell’essere io stato quel ch’io non sono. Di Torino, di giugno del 1541.<section end="1" /> <hr style="width:100%; margin:auto; color: black; background-color: black; height: 2px;" /> ---- <section begin="2" />{{Centrato|{{xx-larger|NICCOLÒ FRANCO}} {{x-larger|{{Sc|al signor}}}} {{x-larger|GIROLAMO MORO,}} {{larger|{{Sc|tesoriere in monferrato.}}}}}} {{xxx-larger|D}}{{Sc|ebbo}} alla malignità de’ nemici, ed alla tristizia degli amici restare anzi che non obbligato. Perche se le lor congiure non intravenivano negli oltraggie ne i danni miei, starei tuttavia dove pareva ch’io potea esser preda delle mani loro, nè perciò mi saria stato lecito di far l’acquisto ch’ho fatto. Ecco prima per questo, i maligni nemici sotterrati d’eterna infamia, ed a i tristi data acre percossa dell’error loro, poichè fo lor conoscere che in vece de i dieci tristi, me ne ho procacciati i duecento buoni, sì che la sorte non m’ha peggiorato un punto come avrebbono voluto, poiché tali furono i loro portamenti con me, che ogni necessità mi desideravano ed ogni male, perch’io avessi ricorso agli ajuti loro. Conoscevano i ghiotti l’intrinseco dell’esser mio, e sapevano ch’io non so aver faccia nel mendicare, e sapendolo avean per fermo d’aver<section end="2" /><noinclude> <references/></noinclude> 37oxzyci1zw9rk60ymbkpo7lqtxy53c Pagina:Il Vendemmiatore e La Priapea.djvu/187 108 263736 3832352 2417947 2026-05-06T12:42:51Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832352 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione||''DI NICCOLÒ FRANCO.''|179}}</noinclude>colto un augello in gabbia, che non d’altro cibo dovesse pascersi che del loro, onde quanto più stò, manco posso rappacificarmene con la doglia, pensando che con tante fatiche mi sia posto in croce per quelli, che nel vedermi oppresso n’ebber piacere, e ferono lor forze perch’io fussi «Vergogne degl’uomini.» Ma lodo per la Dio grazia quel gran disdetto che ho pur loro mostrato alla fine, ch’io sono il Franco dovunque vo, e spero esser quello, che se ’l mio avviso non m’inganna, farò sì che pentitisi dell’error loro se ne righeranno il viso con l’unghie. Se avessino se medesimi conosciuti, e visto che son più degni d’esser comandati che comandare, non averiano cercato con tanti spietati affetti voler porre il giogo alla mia libertà, tanto schiva del farsi incarcerare ne i cenni altrui. Nacqui libero e ci morrò, faccisi servo della taccagneria pretesca chi sa con destrezza tener le mani nelle sodomie, e ne’ ruffianesimi, ch’io natural nimico del vizio mi ci vedrei mal veduto. Corra a corte chi con le chiavi dell’adulare sa aprire l’orecchie del divo, ch’io che mi pasco del lacerare l’adulazione mi ci morrei di fame. Vadaci chi ha la malía del sottentrarci, sì che dal maggiordomo sia posto in tavola, e dal cameriero raccolto in camera, e stiavisi poi se avrà occhi da guardarci gli adulteri, le calunnie, con le invidie, ch’io non avendoci stomaco sarei costretto di vomitarci, di che poco<noinclude> <references/></noinclude> rqy5egbqafp51kjonbjwzjyko4fqofw Pagina:Il Vendemmiatore e La Priapea.djvu/189 108 263738 3832353 2417949 2026-05-06T12:42:52Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832353 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Luigi62" />{{RigaIntestazione||''DI NICCOLÒ FRANCO.''|181}}</noinclude>in più gloria, che l’Albano servitore d’un Cardinal Farnese mi tenga nel cuore, che non mi risulterebbe se tutti i Provenzani mi fusser schiavi. Fammi più prò l’aver assaggiata la gentilezza di messer Francesco Trapparello, e del reverendo Pier Francesco Cocastello, gloria de’ preti, non che de’ piovani, che non mi avrebbe fatto a tutto pasto la miseria de i tinelluzzi. Non vorrei non aver goduto messer Bessario de’ Malvezzi per le mitre di mille vescovi, perchè il torto della sua gamba ha più del dritto che non ne veggiamo negli andamenti preteschi. Sommi dunque doluto indegnamente della fortuna, e le ne chieggo perdono col darmene grave colpa. E se nol facessi, torrei le debite lodi a tutti coloro, che con la signoria vostra pare che onorino i grandi della vera e schietta amicizia. Onde per non usar villanía alla gentilezza della fortuna, ho voluto darvene un segno per una lettera, la quale ad altro fine non vi si scrive. E vi bacio le mani. Di Torino del mese di giugno del 1541. {{Centrato|<poem><nowiki> * * * * * * * * * * </nowiki></poem>}}<noinclude> <references/></noinclude> dulvdhpceumtf4ofh9urekrb4a4za45 Pagina:Il Vendemmiatore e La Priapea.djvu/190 108 263739 3832354 2417951 2026-05-06T12:42:53Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832354 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione|||}} <hr style="width:100%; margin:auto; color: black; background-color: black; height: 2px;" /> ----</noinclude>{{Centrato|{{xx-larger|NICCOLÒ FRANCO}} {{x-larger|{{Sc|a messer}}}} {{x-larger|FRANCESCO ALUNNO, DA FERRARA.}}}} {{xxx-larger|P}}{{Sc|erche}} si vegga, come ciò che ho fatto è ben fatto, il vostro testimonio mi gioverà e basterammi, sendo di voi chiara non meno la bontà, che notissima la virtù. Voi mi vedeste assassinato. Non dico dagli amici beffato e abbandonato, perchè le cortesie che voi solo mi usaste ve lo rammenteranno in fin ch’io sia vivo. Voi foste quello che veniste a me molte volte a farmi intendere a nome del ribaldaccio, ch’egli non pur non era mal contento del caso avvenuto, ma come uomo non colpevole sarebbe venuto a visitarmi, e sapete ch’io vi risposi che delle sue visite e delle sue offerte non mi curava. È ben vero ch’io non sapendo mettermi al niego di ciò che mi dimandate, vi permessi di non prevalervene con la penna, solo che s’avesse tolto di casa quel boja suo beccarello, ed in questo si restò l’intercessione che di sua parte feste appo me. Sapete ch’egli facendo più conto d’un suo marito che dell’onore d’un mio pari, non pur non volse dargli licenza, ma gli diede ogni ajuto ne’ tribunali, e fello passeggiare dinanzi alla casa mia mentre io era in letto, e comportò che per i suoi medesimi, presente il {{Pt|Ric-|Ricchi}}<noinclude> <references/></noinclude> 896hfmovkt835bzpk71nq94egvwq8kd Pagina:Il Vendemmiatore e La Priapea.djvu/191 108 263740 3832355 2417952 2026-05-06T12:42:54Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832355 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione||''DI NICCOLÒ FRANCO.''|183}}</noinclude>{{Pt|chi|}}, mi mandasse le polizze. Sapete come dipoi vedutomi oltraggiato da’ suoi, compose non so che sonetti ridendosi del mio uscire di casa. E sapete ultimamente, come non parendomi essere il tempo allora, diedi alquanto sosta alle mie vendette, aspettando solamente che le promesse fatte al sudore della mia virtù fussino state riconosciute da i falsi amici. In somma fu vinta la mia speranza dagli spietati disegni loro, e fummi forza che al mio viaggio per Francia si desse esecuzione con più tostana fretta ch’io non pensava. Giunto quì, non mi parve lasciar l’Italia senza farle conoscere non dico tutto quello, ma solo una particella di quello ch’io so fare contro l’ignoranza de’ tristi. Ecco dunque messer Francesco ch’io son pur vivo, dove altri avea disegnato ch’io fussi morto. Ecco ch’io ho pur fiato da respirare, onde campato di tante avversità con lo scudo de’ miei inchiostri, e con l’armi d’un giusto sdegno, insegnerò a i tristi, come via meglio saría stato che avessino tenuta chiusa l’invidia dentro i loro animi, ed ivi suffocatala con ogni doglia, che averla scoperta nel provocarmi. Ecco che la sua nequizia è riuscita solamente in ignominia di lui tristo. E si come piacque a Cristo che la gagliofferie della vita sua, due volte in Roma non furono terminate dal giusto ferro per ridurlo al fuoco o alla forca, come castigo più dicevole alle sue scelleraggini, così pur dianzi gli piacque ch’io rimanessi in<noinclude> <references/></noinclude> 2e3poz3zhnatoqds19susaq88s9cp5x Pagina:Il Vendemmiatore e La Priapea.djvu/192 108 263741 3832356 2417953 2026-05-06T12:42:55Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832356 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione|184|''LETTERE''|}}</noinclude>vita, perche vivendo mi si dia tempo da flagellare i suoi vizj, sapendo il sommo fattore che l’armi mie sole aguzzatemi dalla natura a terror del vizio, sono bastevoli a conculcare i suoi. E per tanto parmi d’aver ottenuto a grazia dalla sorte che la signoria vostra restò fuori di quello ch’io promesso le avea, e che mi furono date tante duplicate cagioni d’esserne uscito, ancora che la ragione non avrebbe voluto, ch’io, a qualunque uomo che sia, non che a voi, al quale son debitore d’ogni riverente atto per rispetto delle sue cortesie, avessi fato dono di quell’occasione che giustamente cercava, e che (dirò così) Dio m’avea posta innanzi da tor vendetta d’un sì tristo uomo con l’onor del mio nome, e col contento di mille buoni. E m’era assai a doverlo fare, se ben egli non fusse stato nè argomento dell’assassino, nè stimolo dell’assassinato, ma solamente perche colui era de’ suoi, perocchè il gaglioffo la volse coll’arcivescovo di Cipro, mentre avea gara col Fortunio e col vescovo di Verona per rispetto d’Achille. Nè io con altri che con esso lui dovea prenderla, che l’osservare il grado della riputazione tanto più sta bene a me, quanto egli offende i buoni, ed io i tristi suoi pari. Benchè egli mostrando di volerla con i protettori de’ suoi avversari non tanto il fa per scoprirsi nella grandezza, quanto per coprirsi nell’ignoranza, sapendo che ne i vescovi ne gli arcivescovi, ne i prencipi gli sapriano rispondere con le rime, con<noinclude> <references/></noinclude> 5fq223qzjma5ufkbdtusqbahfxlr0vd Pagina:Il Vendemmiatore e La Priapea.djvu/193 108 263742 3832357 3132562 2026-05-06T12:42:56Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832357 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione||''DI NICCOLÒ FRANCO.''|185}}</noinclude>le pugnalate si bene. E si sa che l’ignorantaccio non ebbe mai ardire di rispondere, non che di provocare coloro che con ingegno e non con malignità sanno scrivere, ed il maggior ardimento che mai mostrasse fu l’aver fatto il motteggevole con i Prè Biagi. Nè mi negherà che al Berni, al Mauro, e al Sanga, che con mille morsi il lacerorono mentre fur vivi, egli non rispose giammai, e volendone dir male, ne disse poi che fur morti. Voletela meglio? sapete come fatti che m’ebbe i sonetti contro, dubitando ch’io non gli rispondessi, mi mandò minacciando per voi medemo. Perche se pur è colui che sí tiene, dovrebbe pigliarla con coloro che glie ne dan cagione, e volendo far conoscere che sa dir d’ognuno, darci a vedere che sappia rispondere pur a tutti. Anzi ha preso in costume di minacciare gli stampatori, udendo che stampino qualcosa contro di lui, e pose i mezzani appresso il Giolito mentre si stampavano i miei dialoghi, per la tema che di lui vi si fusse scritto. Ma non è fuor di giudizio l’ignorante, conoscendo che questa è la via da fare che i da poco gran maestri il tengano per un Dio, e vedendolo in maestà l’adorino, e conoscendo ch’egli morda tutti, e nissun cane gli fiuti addosso, il riveriscano con i buoni, e sendo così, la ragion vuole ch’io non solamente la voglia con lui, come guida de’ tristi da’ quali sono stato offeso, ma mi rivolga a quei vituperosi prencipi, che sono stati e saranno il sostentacolo delle sue infamie, che<noinclude> <references/></noinclude> adsrbyliazjuipirg30dps5ux9kq5rj Pagina:Il Vendemmiatore e La Priapea.djvu/194 108 263743 3832358 2417955 2026-05-06T12:42:56Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832358 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione|186|''LETTERE''|}}</noinclude>se non aggradissino la stomacaggine de’ suoi scritti, si morrebbe di fame, la dove sì per l’ignoranza, sì per i vizj, non gli sarebbe dato un ridotto negli spedali. Nè mi può egli opporre con onor suo che ingrato gli sia, perche se io accetto a lui, che m’abbia talvolta dato del pane suo, egli non può negare a me, che con le fatiche mie usate nelle sue cose, non gli abbia renduto a sette doppi la cortesia; sapendosi che in quel tempo che io ed altri virtuosi usavamo nella sua casa, ascese al luogo sì riguardevole, donde si vide sotto i piedi la sciocchezza de’ prencipi, e perduta l’amistà de’ dotti, ne venne giuso. E chi non sa che se i miei pari non fussero, egli da se non varrebbe a tradursi nel volgare le leggende de’ santi padri che tutto giorno va fioreggiando? Ma che dirà l’ingrato uomo? Potrammi mai egli ricompensare con mille vite il buono ufficio ch’io per lui feci nella querela che gli fu data per la bestemmia? Non è egli noto in Venezia? Dove s’avrebbe potuto scoprire il mio buon animo con meglio prova, sè mentre io era fuori delle sue pratiche, gli usai la buon opra ch’io non dovea? Ma così va. Niun altro testimonio non reco del suo tristo animo, se non quest’uno, e perciò sia indizio del mio buon giudizio s’io sempre con voi contesi, che il livore del suo petto saria stato il fonte de’ miei oltraggi, e che le offerte che a suo nome recavate, erano melate finzioni per ascondere l’animo micidiale,<noinclude> <references/></noinclude> cnp4te98db4vinmb5n619ucqzjkcbzh Pagina:Il Vendemmiatore e La Priapea.djvu/195 108 263744 3832359 2417956 2026-05-06T12:42:57Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832359 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione||''DI NICCOLÒ FRANCO.''|187}}</noinclude>per iscolparsi appo la credenza degli uomini, e per tormi di man la penna, vedendomi fuori di quella morte che i suoi ordita m’avevano. E che fusse il vero, vedeste che non avendo potuto oprare accordo con esso meco nè con denari nè con offerte, pensò col fare i sonetti colorarsi la sua vergogna, ma egli l’ha più palesata il poveraccio, vedendosi che per i cinque io gli so rendere i cinquecento, a i quali non avrà sì tosto risposto, che m’udirà con altre voci che non son queste, e tali, che per l’innanzi i cani impareranno di non bajarmi, i maligni cesseranno di stimolarmi, gl’ignoranti resteran puniti da coloro che sanno, i buoni conosciutomi nimico de’ tristi m’osserveranno, i prencipi ravvedutisi dell’error loro premieranno i dotti, e non da altro che dal mio inchiostro rimarrà vendicato il mio sangue. Alla signoria vostra mi raccomando. Di Torino del mese di Giugno del 1541. {{Centrato|{{x-larger|FINE.}}}}<noinclude> <references/></noinclude> 4xfztt7s95f3kd95lls5j0fs9o2w5xj Pagina:Le opere di Galileo Galilei I.djvu/7 108 265672 3832014 2436018 2026-05-06T12:31:34Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832014 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="0" user="Federicor" />{{RigaIntestazione|||}}</noinclude><noinclude><references/></noinclude> onlcccg3pz2hkxvgm5p92pi4yb9z5et Pagina:Le opere di Galileo Galilei I.djvu/212 108 265685 3832009 2435840 2026-05-06T12:31:27Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832009 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione|||}}</noinclude><noinclude> </noinclude>{{Centrato}}{{x-larger|LA BILANCETTA.}} </div><noinclude> <references/></noinclude> 3ip0y4232t0b69kiutjcpcjc5tebliv Pagina:Le opere di Galileo Galilei I.djvu/8 108 265708 3832015 2436029 2026-05-06T12:31:36Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832015 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Luigi62" />{{RigaIntestazione|||}}</noinclude><poem>{{Centrato}}{{Sc|Promotore della edizione}} '''IL R. MINISTERO DELLA ISTRUZIONE PUBBLICA.''' {{rule|6em}} {{Sc|Direttore}} ANTONIO FAVARO. {{rule|3em}} {{Sc|Coadiutore letterario}} ISIDORO DEL LUNGO. {{rule|3em}} {{Sc|Consultori}} V. CERRUTI. — C. GOVI. — G. V. SCHIAPARELLI. {{rule|3em}} {{Sc|Assistente per la cura del testo}} UMBERTO MARCHESINI.</div></poem><noinclude> <references/></noinclude> dfoplmipvw62k9ujrxfq2oi8gpx99bn Pagina:Le opere di Galileo Galilei I.djvu/10 108 265710 3832002 1964026 2026-05-06T12:30:18Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832002 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Samuele Papa" />{{RigaIntestazione|||}}</noinclude> {{Centrato|{{x-larger|IUVENILIA.}}}}<noinclude> <references/></noinclude> 74as5ikdq82x7mwt6mu12x752u8n8pm Pagina:Le opere di Galileo Galilei I.djvu/11 108 265711 3832003 2435735 2026-05-06T12:30:36Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832003 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="0" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione|||}}</noinclude><noinclude> <references/></noinclude> ayw3cb9p01edgf8j2kty4avatcfrpud Pagina:Le opere di Galileo Galilei I.djvu/13 108 265722 3832004 2435756 2026-05-06T12:30:51Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832004 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Luigi62" />{{RigaIntestazione|10|{{Sc|avvertimento.}}|}}</noinclude>{{Pt|menti|frammenti}} distinti anche materialmente, poichè occupano due fascicoli messi insieme soltanto da chi ordinò l’attuale rilegatura del Codice. Il primo frammento, che nella presente edizione è compreso dalle pagine 15-110, è mutilo alla fine; e quantunque abbia un proprio principio, pure vi si accenna ripetutamente ad altri studi che dovevano precedergli, e dei quali si ignorano le sorti: esso abbraccia una introduzione generale, divisa in due questioni, sull’argomento e sul titolo dei libri di {{AutoreCitato|Aristotele|Aristotele}} ''De caelo'', la ''Tractatio prima De mundo'' in quattro questioni, e la ''Tractatio De caelo'' della quale abbiamo cinque questioni ed una parte abbastanza notevole della sesta. Il secondo frammento, mutilo in principio ed in fine, comprende pure due trattati. Del primo (pag. 111-122) rimangono le ultime linee d’una questione prima, la questione seconda ''De intensione et remissione'' mancante di una conchiusione, e intera la terza ed ultima ''De partibus sive gradibus qualitatis''. Il secondo trattato ''De elementis'' (pag. 122-177) comincia con una breve introduzione, alla fine della quale è annunziata la divisione del trattato in quattro parti: la prima si suddivide in quattro questioni, delle quali le due ultime presentano qualche lacuna; e della ''Secunda disputatio'' restano le prime tre e parte della quarta, con che l’opera rimane interrotta. Con tale ordine trovansi oggidì riuniti insieme i due frammenti, e noi abbiamo stimato opportuno di conservarlo: perchè, se da un lato vi sono ragioni le quali persuaderebbero a far precedere il secondo, non mancano gli argomenti per mantenerlo a suo luogo; non ultimo fra’ quali il trovarne citate nel primo alcune parti con un «probabitur suo loco»,<ref>Cfr. pag. 70, lin. 22. Il rimando si riferisce agli argomenti trattati a pag. 170 e seg.</ref> che non ammette dubbi intorno all’ordine della respettiva precedenza. Gli «Iuvenilia» occupano le prime cento carte del codice, con interruzioni che al proprio luogo saranno indicate, e sono dalla prima all’ultima linea autografi di Galileo: nè vogliamo nascondere che questa circostanza capitale valse grandemente a togliere di mezzo le incertezze che rispetto alla pubblicazione di dette scritture ci si erano affacciate; anzi, ci affrettiamo a soggiungerlo, non ci volle meno dei larghissimi criteri che ci siamo prefissi di seguire, per indurci ad allogarle nella presente edizione. Tali incertezze avevano per principale fondamento il non potersi in alcun modo fornire la prova squisita che cosiffatte scritture, quantunque stese di pugno di Galileo, siano parto della sua mente, non mancando anzi gravi indizi per credere che in esse non ispetti al nostro Filosofo se non la troppo modesta parte di amanuense. E, di vero, la nitidezza stessa del Codice esclude fin da principio che si tratti di un primo originale: la erudizione sparsavi in così larga misura permette difficilmente di pensare queste scritture opera d’un giovane; mentre, che Galileo le esemplasse da altro manoscritto lascerebbero argomentare alcuni errori affatto materiali, che si troveranno esattamente indicati appiè di pagina, e i quali, meglio<noinclude> ---- <references/></noinclude> 2mb7shxa3e9qfh2lobwcihto5ams66p Pagina:Le opere di Galileo Galilei I.djvu/214 108 265891 3832010 2230985 2026-05-06T12:31:28Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832010 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Luigi62" />{{RigaIntestazione||||riga=si}} ----</noinclude>{{nop}} {{Centrato|{{Ct|f=1em|'''AVVERTIMENTO.'''}}}} {{rule|4em}} Prendendo Galileo a studiare i più grandi scrittori di cose matematiche dell’antichità, compiuta la lettura degli ''{{TestoCitato|Elementi}}'' d’{{AutoreCitato|Euclide|Euclide}}, soffemossi con maggior compiacenza sopra {{AutoreCitato|Archimede|Archimede}}; e giunto ai due trattati ''De acquiponderantibus'' e ''De his quae vehuntur in aqua'', e precisamente a quel passo di {{AutoreCitato|Proclo|Proclo Licio}} nel quale si narra il modo tenuto dal Filosofo siracusano per iscoprire il furto dell’orefice nella corona d’oro di Ierone, opinò che Archimede non vi procedesse nella maniera comunemente riferita, ed escogitò un procedimento che risolve con esattezza il quesito. Il risultato di questi studi espose Galileo in una breve scrittura; e lo strumento in essa suggerito è lo stesso che fu poi detto «bilancia idrostatica» e che, sotto nuovo e varie forme, fu adoperato col nome di «idrostammo» dagli Accademici del Cimento. Tale scrittura non fu data alle stampe vivente l’Autore; ma bensì, mostrata subito, vale a dire nell’anno 1586, agli amici e conoscenti, più tardi a’ discepoli, si diffuse manoscritta.<ref>{{Sc|{{AutoreCitato|Vincenzo Viviani|Vincenzio Viviani}}}}, {{TestoCitato|Racconto istorico della vita di Galileo|''Racconto istorico della Vita del Sig. Galileo Galilei''}}: nei {{TestoAssente|''Fasti Consolari dell’Accademia Fiorentina''}} di {{AutoreCitato|Salvino Salvini|{{Sc|Salvino Salvini}}}}, ecc. In Firenze, M.DCC.XVII, nella stamperia di S. A. R., per Gio. Gaetano Tartini e Santi Franchi, a pag. 103.</ref> {{AutoreIgnoto|Giovanni Battista Mantovani}} la commentò con dotte ed ingegnose osservazioni: corredato di queste, delle annotazioni di {{AutoreCitato|Benedetto Castelli|Benedetto Castelli}}, e delle illustrazioni di {{AutoreCitato|Vincenzo Viviani|Vincenzio Viviani}}, il lavoro di Galileo vide poi più volte la luce. Nel riprodurre questa scrittura, sceverata, conformemente al proposito nostro,<ref>''Per la edizione nazionale delle Opere di Galileo Galilei'' ecc. Esposizione e Disegno ecc.; pag. 40.</ref> dalle dette aggiunte, credemmo doverla restituire con la maggior fedeltà supra l’autografo, il quale, senza titolo e mutilo delle ultime linee, ci è stato conservato in un foglio che ora è inserito nel T. XVI (car. 55) della Par. II dei Manoscritti<noinclude> ---- <references/> <references/></noinclude> q5yhwvu2v7mwtn44is1acdz70qqqqpa Pagina:Le opere di Galileo Galilei I.djvu/15 108 265929 3832005 2209559 2026-05-06T12:30:58Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832005 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Cruccone" />{{RigaIntestazione|12|{{Sc|avvertimento.}}|}}</noinclude>dalla creazione del mondo in vari periodi, e si scrive che dalla nascita di Cristo fino all’eccidio di Gerusalemme trascorsero 74 anni, «illinc usque ad praesens tempus 1510».<ref>Pag. 27: cfr. anche pag. 36.</ref> Senza dubbio alcuno, dunque, ciò scriveva Galileo durante l’anno 1584. Ma in detto anno era egli scolaro nello Studio di Pisa, presso il quale, essendosi immatricolato fra gli artisti,<ref>''Galileo Galilei e lo Studio di Padova'' per {{Sc|{{AutoreCitato|Antonio Favaro|Antonio Favaro}}}}. Volume I. Firenze, Successori Le Monnier, 1883, pag. 10.</ref> attendeva agli studi di filosofìa e di medicina. Quindi le indagini, che noi ci eravamo proposti di istituire, avrebbero potuto trovare in questa circostanza un elemento prezioso, se la quasi completa dispersione dei manoscritti contenenti le lezioni dei professori di filosofia al tempo di Galileo scolaro non ci avesse fatto ricadere nei dubbi e nelle incertezze. Abbiamo dal {{AutoreCitato|Angelo Fabroni|Fabbroni}},<ref>''Historiae Academiae Pisanae'', volumen II. Auctore {{AutoreCitato|Angelo Fabroni|{{Sc|Angelo Fabronio}}}}, ejusdem Academiae Curatore. Pisis, MDCCXCII, excudebat Cajetanus Mugnainius in aedibus auctoris; pag. 469.</ref> che nel tempo durante il quale Galileo fu scolaro di Pisa, Francesco Verini vi lesse filosofia straordinaria; Clemente Quarantotto da Montecatini, filosofia e medicina; {{AutoreCitato|Francesco Buonamici|Francesco Buonamici}}, pisano, filosofia; {{AutoreCitato|Giulio dei Libri|Giulio Libri}}, fiorentino, la fisica d’{{AutoreCitato|Aristotele|Aristotele}}; Giuseppe Capannoli, pisano, filosofia straordinaria; {{AutoreCitato|Rodrigo da Fonseca|Rodrigo Fonseca}}, portoghese, logica: ma delle opere di questi lettori pervenute fino a noi, quella sola del Buonamici ''De motu'',<ref>{{Sc|Francisci Bonamici}} ''De motu libri X; quibus generalia naturalis philosophiae principia summo studio collecta continentur; nec non universae quaestiones ad libros De physico auditu, De coelo, De ortu et interitu, pertinentes explicantur; multa item Aristotelis loca explanantur; et Graecorum, {{AutoreCitato|Averroè|Averrois}}, aliorumque doctorum, sententiae ad theses peripateticas diriguntur.'' Accessit index capitum rerumque memorabilium. Florentiae, apud Bartholomaeum Sermartellium, 1591. Cfr. in particolare i Cap. 22, 23 del Libro VIII di quest’opera con le pag. 119-122 delle scritture qui appresso pubblicate.</ref> la quale noi sappiamo essere stata da Galileo posseduta,<ref>''La Libreria di Galileo Galilei'' descritta ed illustrata da {{Sc|Antonio Favaro}}: nel ''Bullettino di Bibliografia e di Storia delle Scienze Matematiche e Fisiche''; Tomo XIX, pag. 242.</ref> anzi, più tardi, fatta da lui segno ad aspre critiche,<ref>''Discorso al Serenissimo Don Cosimo II Gran Duca di Toscana intorno alle cose che stanno in su l’acqua o che in quella si muovono'' di {{Sc|Galileo Galilei}} ecc. Seconda editione. In Firenze, appresso Cosimo Giunti, MDCXII. — Citiamo questa seconda edizione, la quale, del resto, vide la luce nell’anno stesso della prima, perchè in essa gli attacchi al {{Sc|Buonamici}} sono più numerosi: cfr. infatti a pag. 18-25.</ref> contiene parti che presentino una certa affinità con alcuni luoghi di queste scritture scolastiche. E ciò abbiamo voluto espressamente avvertire, perchè la ipotesi, la quale a noi sembra presentare maggiori caratteri di verosimiglianza, è quella appunto che alle lezioni del Buonamici farebbe risalire le prime origini di questi «Iuvenilia». Le battaglie sostenute da Galileo contro la fisica aristotelica sono note ad ognuno: ma però non s’avevano ancora in pubblico documenti certi, dai quali apparisse che, prima di combatterla, egli l’avesse a fondo studiata. Qualunque sia pertanto il valore che voglia attribuirsi a queste scritture scolastiche, non potrà dirsi privo d’importanza un documento che siffatta prova ci fornisce. Grandi rivoluzioni scientifiche non operarono mai coloro che, ricevuto un buono avviamento, in esso perseverarono; quelli invece che, iniziati in una disciplina e {{Pt|ri-|}}<noinclude> <references/></noinclude> rrdn0lau6m64h96m5vetp5ozgfq18kr Pagina:Le opere di Galileo Galilei I.djvu/224 108 266133 3832011 2232520 2026-05-06T12:31:29Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832011 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="DLamba" /></noinclude>{{nop}} {{Centrato|{{Ct|f=1.4em|L=0.2em|v=0.8|'''TAVOLA'''}}}} {{Centrato|{{Ct|f=1.2em|v=0.8|DELLE PROPORZIONI DELLE GRAVITÀ IN SPECIE}}}} {{Centrato|{{Ct|f=1em|v=0.8|DE I METALLI E DELLE GIOIE}}}} {{Centrato|{{Ct|f=0.8em|PESATE IN ARIA ED IN AQQUA.}}}} </div><noinclude> <references/></noinclude> 7h6kmutqpjylc812t9aga7h9k9vt4qx Pagina:Le opere di Galileo Galilei I.djvu/16 108 266757 3832006 1829873 2026-05-06T12:31:07Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832006 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Cruccone" />{{RigaIntestazione||{{Sc|avvertimento}}.|13}}</noinclude>{{Pt|conosciutine|riconosciutine}} gli errori, adoperarono nella ricerca del vero gli stessi criteri che li avevano guidati alla scoperta del falso, aprirono alla scienza nuovi orizzonti. Giustificata per tal modo la pubblicazione di tali scritture, resta che noi diciamo del metodo seguito nel riprodurle. Trovandoci in possesso dell’autografo, credemmo nostro dovere d’attenerci ad esso con la più stretta e costante fedeltà. L’ossequio all’autografo non ispingemmo però fino allo scrupolo di lasciare intatti gli errori di scrittura puramente materiali, i quali correggemmo costantemente. Ci parve pure doveroso, non che lecito, tentar di sanare alcuni passi evidentemente guasti e che nella lezione del Codice in niun modo potevano reggere: questa però cercammo che fosse alterata il meno possibile. E avendo in mira di presentare agli studiosi un testo, che, mentre rendesse immagine esattissima dell’autografo, potesse tuttavia esser letto il meno sgradevolmente che l’ispida materia lo permettesse, ci credemmo autorizzati, massime trattandosi di scrittura latina, cioè non di lingua viva, a ridurre in generale l’ortografia medievale e italianeggiante alle forme più corrette. Tranne però questi casi, nei quali tutti rendemmo conto scrupoloso della lezione del manoscritto, registrandola appiè di pagina, non ci parvero acconsentite altre mutazioni; e il lettore dovrà attribuire all’aver noi voluto allontanarci il meno possibile dall’autografo, anche alcune difformità di grafia che potrà avvertire qua e là. Una speciale cura ponemmo nell’interpunzione, che ci sembrò di dover adottare assai frequente e forte, perchè, obbligando il lettore a frequenti pause, servisse meglio all’intelligenza e tenesse quasi le veci d’un commento perpetuo. Quanto alle difficoltà d’ogni maniera che dovettero superarsi per la diligente cura del testo secondo queste norme, crediamo fermamente non possa formarsene un adeguato concetto chi non si faccia a confrontare col Codice la nostra edizione; e stimiamo di esser nel vero, aggiungendo che in tali gravissime difficoltà debba ravvisarsi uno dei motivi, per i quali queste scritture scolastiche non furono prima d’ora date alla luce. {{nop}}<noinclude> <references/>{{rule|4em}}</noinclude> p740lqyei3o4dsge2wkt2292a5hotn6 Wikisource:Domande tecniche/Archivio/2010 4 267216 3832429 2052210 2026-05-06T13:16:37Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo parametri inutilizzati 3832429 wikitext text/x-wiki {{Intestazione indice progetto |Titolo pagina=Archivio delle domande tecniche del 2010 |Nome categoria= |Nome progetto=Qualità |Titolo livello 1=Domande tecniche |Link livello 1=Wikisource:Domande tecniche |Titolo livello 2=Archivio |Link livello 2=Wikisource:Domande tecniche/Archivio |Titolo livello 3=2010 |Link livello 3=Wikisource:Domande tecniche/Archivio/2010 }} == Idea js: tool per postelaborazione OCR == Ho cominciato a rovistare nel monobook.js completo come duro "esercizio di js", che ho deciso di cominciare a studiare. Trovo l'interessante funzione fixformat che fa proprio quello che servirebbe per una postelaborazione al volo dei testi provenienti da ORC, che sono straordinariamente migliorati da piccole, ma numerose, operazioni di cerca-e-sostituisci. C'è qualche anima buona che mia aiuta a sistemare i punti critici? L'elenco dei replace lo posso fornire io, ma ho (al momento) difficoltà nel collegare la chiamata alla funzione con un pulsante aggiuntivo. --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 12:25, 12 gen 2010 (CET) : Ho il piacere di dirvi che abbiamo a disposizione una funzione js postOCR che fa quasi tutto quello che faceva il mio script python: # aggiustamento spazi attorno alla maggior parte dei segni di interpunzione # riunione delle parole spezzate a fine riga # conversione degli apostrofi da dattilografici a tipografici e soppressione dello spazio dopo gli apostrofi # correzione di alcuni comuni errori di vocali accentate (E' -> È) # eliminazione degli acapo di fine riga con conservazione dei doppi a capo di fine paragrafo Il bello è che è veramente facile creare nuove sostituzioni. Il tutto è permesso da uno script che trovate nel mio monobook.js, il cui motore è scitto da Pathoschild e documentato qui: http://meta.wikimedia.org/wiki/User:Pathoschild/Script:Regex_menu_framework. L'applicazione pratica invece l'imitata dal monobook di [[:en:User:Billinghurst]] e ho adattato le routine per i tipici scannos che Internet Archive infila nei suoi testi. Un sentito ringraziamento al nostro migliore anonimo che mi ha permesso di devastare, in i miei test, il suo ottimo lavoro: [[Indice:Sotto il velame.djvu]]. :-) --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 19:50, 23 gen 2010 (CET) : PS: questo non significa affatto che ci capisca qualcosa di js, hai voglia (per rispondere all'appello di Edo nel post successivo). ma ho notato che il nostro Common.js è veramente pesante, come pure il monobook.js completo, fatto il confronto con altri. :-( --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 19:50, 23 gen 2010 (CET) ==Problema Javascript== Carissimi, ho provato a chiedere in un attimo di lucidità, come mai da noi non funziona l'estensione Categorytree (cf [[:en:Special:Categorytree/Authors]] con [[Speciale:Categorytree/Autori]]). un salto nel canale IRC wikimedia-tech ha prodotto il seguente risultato: <poem> [16:57] RoanKattouw:There's site JS on itwikisource that creates its own getElementsByClassName() function that's incompatible with the one in wikibits.js That function needs to be removed and its callers migrated to use the function from wikibits.js [17:13] orbiliusmagister: No problem in going to common.js and removing those function... [17:13] orbiliusmagister: but then? I didn't understand the second part [17:13] RoanKattouw: Well there's other site JS using that function [17:13] RoanKattouw: Well there's some other site JS of yours that uses that function, so that'd break. Someone needs to change those calls to use the wikibits.js version of the function, which works differently [17:14] RoanKattouw: I suggest you grab your community's JS developer; someone must've written that code [17:14] orbiliusmagister: Ok [17:15] orbiliusmagister: I'll copy and paste your answer to our local village pump. </poem> Capiamoci, per me è arabo, ma se qualche smanopolatore di Javascript volesse provare a tradurre in linguaggio umano potrei anche tentare di riparare il riparabile... - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 17:26, 23 gen 2010 (CET) :: Allora. La funzione getElementsByClassName() è un grosso argomento, e il creatore della versione su http://it.wikisource.org/skins-1.5/common/wikibits.js la documenta qui: http://robertnyman.com/2008/05/27/the-ultimate-getelementsbyclassname-anno-2008/. :: Su common.js di en.source non c'è (verosimilmente caricano solo la versione "nuova" di wikibits). Quindi: bisogna eliminarla dal nostro common.js. :: Il problema è che la chiamata alla versione nuova chiede tre parametri e non uno, e purtroppo quello che viene "chiamato" da noi (il nome della classe) è il terzo. Quindi, volendo assicurare la compatibilità delle nostre chiamate con la funzione, occorre ripescare ognuno degli script che la chiama e modificarli (dopo aver capito per bene cosa vuole, nel primo e secondo parametro). :: A occhio, la cosa va fatta, perchè questo potrebbe essere in futuro la causa di molti grattacapi... si potrebbe cancellare brutalmente la nostra funzione, e vedere cosa si pianta. --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 18:00, 24 gen 2010 (CET) ::: L'unico script, da quello che ho rovistato, che chiama la "nostra" getElementsByClassName(), è lo script killTitle, presente sempre in common.js e scritto da PietroDn. Ma invece altri script "istituzionali" chiamano la funzione con la sintassi ufficiale, e probabilmente,anche se non ce ne siamo accorti, sono bloccati o malfunzionanti. ::: Siccome lo script killTitle mi pare ornamentale più che sostanziale, io suggerisco di rimuovere semplicemente la getElementsByClassName() dal nostro common.js e nel frattempo avvisare PietroDn perchè aggiusti la chiamata nel suo script, aggiungendo i due parametri ulteriori richiesti. In base alla mia esperienza, garantisco, per la procedura che suggerisco, una probabilità di successo di un buon 10%. :-) --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 18:16, 24 gen 2010 (CET) :::: A pensarci bene, forse basta entrare in common.js e rinominare sia la funzione che la chiamata di funzione in modo che diventi diversa; lasciando poi eventualmente a PietroDn il compito di aggiornare. Masi lasciano indietro cocci...--[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 07:47, 25 gen 2010 (CET) ===Update=== Bene. È bastato sopprimere lo script killTitle per far funzionare di nuovo il categorytree. E questo è già molto buono. L'unco drawback finora è che le intestazioni di portali - progetti - indici dove le intestazioni nascondevano i titoli ora i titoli li mostrano. Poco male, si tratta di pura cosmesi, e probabilmente si rimedia con facilità. - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 17:53, 25 gen 2010 (CET) == tl|Centrato + poem; post-OCR via js == 1. Ho casualmente scoperto che tl|centrato e poem collaborano molto bene fra di loro per semplificare il codice necessario a rendere testi costituiti da righe centrate multiple, variamente formattate, evitando l'uso di <nowiki><br /></nowiki>. Infatti: {{Centrato|<poem>'''Questo è un tipico''' ''titolo'' <big>di un'opera</big> scritto su più righe spaziate </poem>}} 2. Ho aggiunto qualcosa alla funzione postOCR che trovate nel mio [[Utente:Alex brollo/monobook.js]] e ho creato una nuova funzione "A capo". Quest'ultima elimina gli a acapo di fine riga nei pezzi di testo dove gli acapo danno fastidio (tipicamente lunghi paragrafi da rendere in corsivo, in cui eventuali acapo "spezzano" l'effetto di eventuali tag corsivo o, più raramente, grassetto). Ovvio: NON usate la funzione sulle opere in versi altrimenti succede un disastro! :-) --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 10:11, 8 apr 2010 (CEST) == Osservazioni sullo "spostamento di pagine" == Ci ho messo un bel po' per capire.... # ogni pagina è univocamente identificata da un ID (non dal titolo). # nello "spostamento di pagina" quello che avviene è, in realtà: ## la pagina "spostata" mantiene il suo ID (e quindi la sua cronologia!); ## il titolo collegato a quell'ID viene modificato come richiesto; va bene qualsiasi titolo purchè non sia già presente o non sia "speciale"; ## viene aperta una NUOVA pagina con il vecchio titolo, e le viene attribuito il contenuto REDIRECT alla vecchia pagina con il nuovo nome. Questo permette ai link alla vecchia pagina di non "puntare nel vuoto" (aimè, i link puntano al titolo e non all'ID!) e quindi possono essere rintracciati e corretti (uno a uno a mano, ma c'è una procedura via BOT che devo dissodare). Per i più irresponsabili, esiste una procedura non accessibile all'utente comune che permette di "spostare la pagina senza lasciare tracce", ossia di rinominarla senza lasciarsi dietro pagine di redirect.... ma va usata con molta cautela. Io la sto usando nella conversione degli Indici che puntano su immagini singole jpg, ma con una certa apprensione.... :-( Bisogna essere ben sicuri di non lasciarsi dietro link "che puntano al nulla". --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 11:45, 25 apr 2010 (CEST) == Similitudine fra stringhe == Ho ideato un algoritmo che permette di confrontare due stringhe e ottenere una "percentuale di appartenenza" della prima nella seconda. Il meccanismo è semplice e sfrutta solo due cose che python fa velocemente e bene: l'estrazione di pezzetti di stringa e la ricerca di stringhe. L'algoritmo logico è il seguente, date stringa1 e stringa2: #azzera contatore match #azzera contatore cicli #per tutta la stringa stringa1: ## estrai la sottostringa cicli:cicli+3 (dal carattere 0 al carattere 3, poi da 1 a 4, poi da 2 a 5.... ## se la sottostringa è contenuta in stringa2: ### incrementa di 1 il contatore match ## incrementa di 1 il contatore cicli #calcola match*100/cicli (percentuale di match sul totale dei tentativi) Il risultato va da 0 (nessuna sottostringa di stringa1 appartiene a stringa2) a 100 (tutte le sottostringhe di stringa1 appartengono a stringa2, il che ''non significa'' che siano uguali). Ci sono possibili varianti (trasformando le stringhe da confrontare, es. convertendo tutti i caratteri in minuscolo o eliminando la punteggiatura e gli spazi, o ripetendo il procedimento scambiando le stringhe fra di loro) tutte da esplorare. Per chi ci trova divertimento... io lo trovo. :-) . Questo algoritmo python lo esegue in qualche millisecondo. :-) --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 12:16, 8 lug 2010 (CEST) == It.source ''match and split'' == ''Vin'' (''abbiamo'' in friulano, lo uso oper una volta....) il nostro Match and Split, totalmente originale. La chiave per farlo funzionare è "l'algoritmo di similitudine" sopra descritto, che si è dimostrato fenomenale (donde l'entusiasmo che traspariva..). Per i curiosi spiego come per adesso il match and split funziona nelle mie mani. Mi piacerebbe renderlo accessibile ad altri, ma al momento, aimè, non lo è se non per i "pythonisti anormali" come me. === Prerequisiti === # disponibilità di un file djvu con layer di testo da OCR di discreta qualità (tipo la quasi totalità dei file di Internet Archive) # [[Progetto:Trascrizioni/Lavori_in_corso#trascrizioni_inverse|presenza di una versione testuale in ns0]] === Procedura operativa === # caricare il djvu su Commons e preparare un file Indice:. # scaricare il file djvu.xml contenente il testo da OCR # con la funzione estrai() python trasformare il testo in una ''lista di pagine'' # con la funzione caricaTesti() python scaricare (leggendo la pagina principale dell'opera in ns0) tutti i testi dei capitoli/sezioni in un unico grosso file txt (chiamiamolo TESTO); le varie sezioni/capitoli sono identificate da opportuni header-footer # lanciare la funzione match() che esegue le seguenti operazioni (per ora funziona su ''testi in versi'', che hanno il vantaggio di essere organizzati in ''righe distinte'', i ''versi''): ## per ogni pagina della lista: ### cerca il match grossolano del contenuto della pagina in TESTO con algoritmo "statistico"; ### appoggiandosi sui delimitatori header-footer estrae l'intero testo della sezione/capitolo; ### passa il testo della sezione/capitolo e il testo della pagina a un secondo script di match fine; ### questo secondo script esamina riga per riga il testo ed esegue il match "perfetto" (identifica nella sezione/capitolo le righe che sono contenute nella pagina con l'"algoritmo di similitudine"); ### se il match ha successo vengono aggiunti due tag poem in testa e in coda alle righe appropriate e viene creata la pagina Pagina, in cui il testo delle righe "che battono" viene scritto tal quale com'è in ns0. Esempio: [[A Satana]] è un'opera compresa in [[Indice:Poesie (Carducci).djvu]]. Non so dove, so che da qualche parte c'è. Ho sul pc la lista python delle pagine di [[:File:Poesie (Carducci).djvu]]. Carico il testo di [[A Satana]] in un file con caricaTesto() e lancio match(). Lo script esamina una per una tutte le pagine (oltre 1000!) della lista con sovrumana velocità (suppongo, 10 o più pagine al secondo: scrollano velocissime). Trovato il match, fa quello che deve fare e produce le pagine Pagina: nel posto giusto. Poi carico un "mostro" come l'intero contenuto di [[Juvenilia]]. Rilancio match() e la cosa va avanti da sola, qualsiasi sia il numero di pagine che match() trova; siano una o siano 200, senza badare all'ordine in cui compaiono e ignorando bellamente tutti i codici di formattazione, i template, le differenze in spazi e punteggiatura presenti nella versione testuale, che non creano il minimo intoppo alla ricerca del match. ==== Passo 2 ==== Restano "buchi", perchè sicuramente vi sono parti del file djvu che non sono presenti in ns0: * prefazioni, pagine indice, note dell'editore; * opere incomplete; * opere mancanti; * pagine vuote. Lancio un secondo script, che "riempie tutti i buchi" di Indice: caricando il testo come sta nella lista python delle pagine. ==== Passo 3 ==== Alcune delle pagine create sono vuote. Lancio un terzo script che le identifica e le marca con pagequality=0. ==== Il risultato finale ==== Le opere sperimentali caricate sono: * [[Indice:Poesie (Carducci).djvu]] * [[Indice:Myricae.djvu]] L'analisi in corso di rilettura mostrerà quanto spesso il meccanismo ha fallito; un'analisi campionaria mi ha permesso di trovare un solo errore su Myricae. Essendo un meccanismo di "match statistico", è assolutamente certo che qualche errore sarà stato fatto; per favore, '''segnalatemelo'''! --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 09:11, 9 lug 2010 (CEST) ==== I problemi ==== Il sistema lavora molto bene sulle opere in versi, ma: # non è testato sulle opere in prosa; # è "sensibile ai versi brevi", e salta alcuni versi brevi in testa e in coda a una pagina; # viene confuso anche da molti "versi brevi" nel contesto della pagina. # c'è il problema delle pagine spezzate, che appartengono a diverse sezioni/capitoli # infine, c'è in terribile problema nelle note, ossia di "pezzi di testo" indipendenti che sono situati in posizione totalmente diversa nel contesto. I problemi 2 e 3 problemi sono ben espressi dai mancati match nel caso di [[Adelchi]] all'interno di [[Indice:Opere varie (Manzoni).djvu]], ma il problema 2 si è affacciato per [[Myricae]]. Tutti e tre i problemi derivano dal fatto che si appoggia eccessivamente agli acapo; occorre quindi risolvere il punto 1 (fare un match "indipendente dagli acapo") e verosimilmente si risolveranno anche i problemi 2 e 3. E' ora di portare a spasso il cane :-) e di riflettere su un "match fine" basato su un algoritmo del tutto diverso. --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 05:51, 10 lug 2010 (CEST) == Proposta per template testo == Ho trovato per caso un template francese che mostra un'iconcina carina per mandare al testo djvu quando presente. Il codice è qui sotto: <pre> <includeonly><span class=openbook>[[Livre:{{{2|{{{1}}}}}}|&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;]]</span> {{#if:{{{1|}}}|[[{{{1}}}|{{{3|{{{1}}}}}}]]|}}</includeonly><noinclude> </pre> sarebbe integrabile e traducibile nel nostro template {{tl|testo}}? Altrimenti traduciamo il template e lo usiamo solo con i libri djvu. [[Utente:Aubrey|<span style= "font-family:Palatino Linotype, serif" >Aubrey</span>]] [[Discussioni_utente:Aubrey|<span style= "font-family:Palatino Linotype, serif" >McFato</span>]] 16:00, 10 lug 2010 (CEST) == Ultimi arrivi == Altra cosetta. Dato che ancora dobbiamo fare a mano, chi mi fa il favore di risolvere il piccolo bug che mi butta la scritta ''aggiorna'' [http://it.wikisource.org/wiki/Pagina_principale/Sezioni#Ultimi_arrivi sotto il box]? io non ricordo come si fa. Grazie. [[Utente:Aubrey|<span style= "font-family:Palatino Linotype, serif" >Aubrey</span>]] [[Discussioni_utente:Aubrey|<span style= "font-family:Palatino Linotype, serif" >McFato</span>]] 17:43, 10 lug 2010 (CEST) :{{Fatto}} [http://it.wikisource.org/w/index.php?title=Pagina_principale%2FSezioni&action=historysubmit&diff=596927&oldid=596916 così]. - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 19:01, 10 lug 2010 (CEST) == Bug strano == OK, questo è strano davvero. Non capisco come mai {{Vedi anche|Wikisource:Niente testi originali}} viene visualizzato in corsivo e con un font diverso. Forse dibende dal css, io e ipork anni fa facemmo qualcosa per avere un font diverso per le poere di letteratura. Ma questo è un template ed è l'unico a venir visualizzato così. La cosa strana è che se togliete alcune lettere, CAMBIA! {{Vedi anche|Wikisource:Niente}} {{Vedi anche|Wikisource:Niente testi}} {{Vedi anche|Wikisource:Niente test}} {{Vedi anche|Wikisource:Niente testi}} {{Vedi anche|Wikisource:Niente testi bla bla bla}} Qualcuno mi sa dire? Priorità bassa, proprio se non avete nulla da fare. [[Utente:Aubrey|<span style= "font-family:Palatino Linotype, serif" >Aubrey</span>]] [[Discussioni_utente:Aubrey|<span style= "font-family:Palatino Linotype, serif" >McFato</span>]] 21:01, 12 lug 2010 (CEST) c'è nel template un class="hiddenStructure{{{1|}}}" che non capisco proprio che senso abbia... nel css non c'è nessuna classe che cominci per "hiddenStructure". In più col parametro 1, se tu passi al template la stringa "testi", lui va a prendere la classe "testi" del css! provo a togliere quella roba. [[User:Candalua|Candalùa]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 21:37, 12 lug 2010 (CEST) ok, ho capito come funzionava: si trattava di un "magheggio" della peggiore specie che mostrava o nascondeva le varie scritte a seconda dei parametri che erano presenti. ora il template dovrebbe funzionare uguale ma senza più questi fastidiosi effetti collaterali. [[User:Candalua|Candalùa]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 21:54, 12 lug 2010 (CEST) : Grazie Candalua, era una piccola cosa ma ora finalmente è stata risolta. Appena ne trovo altre te le passo tutte ;-). Più che altro, tu che sei pratico, sapresti indicarmi una guida/aiuto per imparare a postare bug su bugzilla? Sono un totale niubbo a riguardo, ma ci sono alcune cosette che vorrei chiedere ai developer. [[Utente:Aubrey|<span style= "font-family:Palatino Linotype, serif" >Aubrey</span>]] [[Discussioni_utente:Aubrey|<span style= "font-family:Palatino Linotype, serif" >McFato</span>]] 22:39, 12 lug 2010 (CEST) == Ns0 (caso semplice...) ispiegato in due screenshoot == [[Immagine:Ns01.png|left|400px]] Vedete? una volta deposto un Ns0 in una pagina, sono disponibili '''4 dati''', due dai parametri e due dal nome della pagina: "base" del nome della pagina e dell'Indice; numero della pagina; nome della sottopagina testale (parametro 1) e titolo della pagina testuale (parametro 2). Se in giro ci sono section, sono disponibili altri due dati: il nome dell'eventuale section che si '''chiude''' immediatamente prima del Ns0, e il nome dell'eventuale section che si '''apre''' immediatamente prima di Ns0. Se si tiene a mente tutti questi dati della sequenza dei Ns0, si possono ricavare anche i parametri to=, fromsection=, :-) oltre che i parametri prec= e succ= :-) :-) <br clear="all" /> [[Immagine:Ns02.png|left|500px]] ... ed ecco i quattro dati "ridistribuiti" a creare parte della pagina testuale! <br clear="all" />. Analogamente, se ci sono "in giro" tag section, ricostruisco i parametri fromsection e tosection; e i parametri prec= e succ= di IncludiIntestazione li ricavo dal Ns0 precedente e successivo a quello corrente... facile no? ;-) --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 16:56, 13 lug 2010 (CEST) == Template {{tl|nota}}== Segnalo, per i più appassionati di "strane cose alexbrollesche", il nuovo {{tl|nota}}, che crea un meccanismo alternativo a ref per le note. Lo vedete in azione in [[Il corsaro/Note]] e nelle pagine Pagina sorgente. Che ve ne pare? --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 06:59, 23 ago 2010 (CEST) :Buono. --<span style="font-family:Rockwell">[[Utente:Demart81|<span style="color:#0070E0">Demart81</span>]] ([[Discussioni utente:Demart81|<small><span style="color:#FF0000">Comunicazioni, insulti ecc.</span></small>]])</span> 15:47, 25 ago 2010 (CEST) == Soluzioni a un problemuccio di transclusione == Immaginate di avere, in una pagina, un pezzo di testo che NON volete che sia transcluso insieme al resto del testo, ma che volete trascludere da un'altra parte. Certo potete marcarlo con una section, marcare il resto del testo con un'altra section, e trascludere selettivamente. Ma... questo rende fastidiosissimo l'uso di pages index; perchè se la pagina in cui avviene il "fenomeno" è a metà di una sequenza, pages si rifiuta di trascludere solo una section di quella pagina. Nè funziona il trucco: "metto due tag noinclude attorno al testo e all'interno metto una section, e poi trascludo la sola section". Provate! Niente da fare: una volta che un testo è marcato con noinclude, NON verrà transcluso. Non esiste più, per il software... nemmeno la section interna, esiste più. Tocca spezzare il tag pages, e farlo finire, e reiniziare, ogni volta che si incappa nella cosa. Ma bisogna farlo a mano, e ricordarsene. Però.... osservate questo codice: da mettere in nsPagina: <pre><includeonly><div style="display:none; "></includeonly> <span style="font-size:2.2em">LORD G. BYRON</span> <includeonly></div></includeonly></pre> usato come test in [[Pagina:Poemi (Byron).djvu/3]]. Il testo "da far sparire" è racchiuso in una div style="display:none", e i tag della div sono a loro volta racchiusi dentro includeonly. Cosa accade? in pagina Pagina, i tag div sono "accoppati" da includeonly e non agiscono affatto; ma nel testo trascluso, ci sono eccome, e mascherano benissimo il testo che racchiudono. E' come se non fosse stato transcluso.... a meno che uno rovisti nell'html della pagina, dove il testo in realtà c'è; e c'è anche se uno tenta un copiaincolla dall'HTML; ma in visualizzazione, no, non ce n'è alcuna traccia. --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 07:30, 25 ago 2010 (CEST) == Applicazione pratica del trucco di cui sopra == La creazione di una div style="display:none" consente una via alternativa (forse che è la volta buona?) alla "semantizzazione" dei template fondamentali. Infatti, l'anno di pubblicazione di [[Poesie (Carducci)]] è '''{{#section:Poesie (Carducci)|Anno di pubblicazione}}'''; l'autore è '''{{#section:Poesie (Carducci)|Nome e cognome dell'autore}}'''; e '''{{#ifeq:{{#section:Poesie (Carducci)|URL della versione cartacea a fronte}}||non dispone|[[{{#section:Poesie (Carducci)|URL della versione cartacea a fronte}}|dispone]]}} di versione immagine''' come potete vedere dando un'occhiata al codice del messaggio, il valore '''1906''' viene prodotto da questo codice, abbastanza intuitivo: <pre>{{#section:Poesie (Carducci)|Anno di pubblicazione}}</pre>. Che ve ne pare? Tenete conto che la "zona dati invisibile" della pagina [[Poesie (Carducci)]] viene generata da un algoritmo "generalizzato" che funziona non solo con il particolare template Intestazione, ma con qualsiasi template (tranne trabocchetti); in ogni caso, viene generata una "batteria di section" ognuna delle quali di chiama esattamente ciascuno dei parametri del template, oppure si chiama 1,2,3... nel caso che i parametri siano "senza nome". L'algoritmo (finora) si è dimostrato "robusto", non lo bloccano piccole differenze tipo acapi, spazi ecc. --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 23:26, 24 set 2010 (CEST) == Semantizzazione: il punto della situazione == Alcune discussioni in wikitech-I mi hanno convinto che Semantic MediaWiki è una bellissima cosa... "bella e impossibile": non c'è aria che la implementino dei progetti wiki. Io quindi adrei avanti con l'idea accennata nel paragrafo sopra: semantizzare per conto nostro, con #lst. Il principio è molto interessante: come sa chi mi ha seguito in test meno maturi, semantizzare significa: "disporre via template di qualsiasi dato collegato a un autore o a un'opera". Esempio di questi giorni: "Visualizzare col solo template Testo di un'opera, senza parametri, il suo autore, la data di pubblicazione e il suo tipo (testo "naked" o testo "proofread"). Io comincio con prove pratiche! --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 09:04, 9 ott 2010 (CEST) == Semantizzazione: si comincia == Ci siamo, sta per partire la Alebot SemanticSource. ;-) E' pronto uno script che aggiunge alle pagine principali Ns0 una "area dati", invisibile tranne che in edit; in edit compare inclusa in messaggi html minatori, spero efficaci. Potete vedere la cosa in azione in [[Il giaurro]]. Dal momento in cui esiste tale area dati, ognuno dei parametri del template Intestazione può essere recuperato via tranclusione selettiva definita dall'utente, oppure da una transclusione selettiva "mascherata" dentro un template. Ovviamente, ad ogni modifica dell'utente Alebot controllerà, ed eventualmente sincronizzerà, i corrispondenti dati. La stessa identica cosa verrà implementata per Autori, eliminando senza pietà la precedente versione che aveva delle limitazioni nel numero, tipo, lunghezza dei dati. Questa implementazione non ne ha. Ognuno dei dati si "chiama" esattamente come il nome del parametro. Quindi, i codici: * <nowiki>{{Dato|Il giaurro|Nome e cognome dell'autore}}</nowiki> produce '''{{Dato|Il giaurro|Nome e cognome dell'autore}}''' * <nowiki>{Dato|Il giaurro|Anno di pubblicazione}}</nowiki> produce '''{{Dato|Il giaurro|Anno di pubblicazione}}''' * <nowiki>{{Dato|Il giaurro|Progetto}} ({{Dato|Il giaurro|Argomento}})</nowiki> produce '''{{Dato|Il giaurro|Progetto}} ({{Dato|Il giaurro|Argomento}})''' eccetera, eccetera. :-) --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 14:55, 9 ott 2010 (CEST) : Qual'è la data di nascita dell'autore di [[I promessi sposi]]? Facile: è '''{{Dato|Autore:{{Dato|I promessi sposi|Nome e cognome dell'autore}}|Giorno e mese di nascita}} {{Dato|Autore:{{Dato|I promessi sposi|Nome e cognome dell'autore}}|Anno di nascita}}'''! :-) == La battaglia di Centrato == Dura! Sanguinosa! Ma forse... Avrete notato un ostinato, e bizzarro, comportamento di {{tl|Centrato}}, che infilava quando voleva delle indentature nel testo centrato, ma solo qualche volta... non sempre nei vari namespace, e non in ogni riga. Eppure il codice css di Commons.css era identico a quello di fr.source... e non funzionava; se lo si metteva nel proprio css utente, funzionava... Sono mesi che ci sto dietro; la battaglia è stata simile a quella contro poem... ebbene, forse ho trovato l'astruso busillo; il codice css era esatto, ma messo nell'ordine sbagliato.... era messo prima del codice della classe pagetext la cui definizione lo "rullava". :-( è bastato "tirare su" il codice della classe .pagetext (quella che determina lo stile delle pagine Pagina) e il problema, nel nsPagina,si è dissolto. Almeno spero. {{Centrato}} <hr style="width:3em; margin:auto;" /> {{Centrato|<nowiki>Questo è centrato sulla pagina... :-)</nowiki>}} <hr style="width:3em; margin:auto;" /></div> {{Centrato|l=50em}} <hr style="width:3em; margin:auto;" /> {{Centrato|<nowiki>Questo è centrato in uno spazio di 50em... :-)</nowiki>}} <hr style="width:3em; margin:auto;" /></div> {{Centrato|l=25em}} <hr style="width:3em; margin:auto;" /> {{Centrato|<nowiki>Questo è centrato in uno spazio di 25em... :-)</nowiki>}} <hr style="width:3em; margin:auto;" /></div> --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 07:33, 22 ott 2010 (CEST) == News da toolserver == Sono dentro toolserver! :-) Adesso si tratta di studiare e pensare; pensare e studiare; poi provare, pensare e studiare in tutte le combinazioni. Ecco alcune cose che ho a disposizione: # uno spazio web pubblico per pagine statiche e dinamiche; # accesso ai database wiki (i loro "cloni"); # possibilità di lanciare bot python. Per ora mi concentrerò sui punti 1 e 2; poi ci sarà una base intermedia in cui suppongo di costruire tabelle parallele a quelle originali di wiki, con i famosi "dati semantizzati", e costruzione di una specie di interfaccia per interrogare il tutto via pagina web esterna a wiki; altra fase, possibilità di interrogare tali dati '''da wiki''' via bot; ultima fase, lancio di programmi in grado di ''modificare pagine wiki'' (fase molto delicata). :Appena possibile, in via transitoria attendendo soluzioni migliori, potresti aggiornare con gli script di Pietrodn alcune pagine sospettosamente quiescenti come [[Template:Conteggio testi SAL]]? '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 22:54, 1 nov 2010 (CET) :: Seeee... ''domani'' :-D. Se sapessi che problemucci devo affrontare prima... piuttosto, guiderò per prova gli script di BimBot da Alebot (non da toolserver) per vedere cosa combinano. Quasi quasi comincio a capirli. --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 16:49, 2 nov 2010 (CET) == Help needed: toolserver, l'avventura comincia davvero == Spezzate varie barriere (so come lanciare Alebot da toolserver) adesso il gioco si fa duro, e la difficoltà è quella di darsi una strategia e di cominciare. Ho un gran bisogno di aiuto da: # chiunque sappia programmare per bene in python; # chiunque abbia familiarità con l'interfaccia testo di Unix. ## Che text editor usare: va bene Nano? ## Chi mi aiuta con bash? ## Qualcuno ha esperienza pratica di cron? ## Qualcuno ha esperienza pratica del matrimonio php-python? ## Qualcuno ha maneggiato php-mySQL, oppure php-python-mySQL? # in generale, per non fare un immane casino: ## è opportuno lavorare direttamente in toolserver nell'editing/test degli script python? ## è opportuno lavorare invece in locale, e poi esportare gli scirpt rodati in toolserver via pftp? Queste sono solo le prime domande. :-) --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 15:43, 15 nov 2010 (CET) :Nano secondo me è meglio di vi, che è assurdamente unfriendly. Per il resto, non saprei dirti... all'inizio comunque forse è meglio provare in locale, se hai paura di far troppi danni.. --[[Utente:Aubrey|<span style= "font-family:Palatino Linotype, serif" >Aubrey</span>]] [[Discussioni_utente:Aubrey|<span style= "font-family:Palatino Linotype, serif" >McFato</span>]] 09:22, 16 nov 2010 (CET) :: Infatti, ho avuto la netta impressione che il nome di vi derivi dall'esclamazione, che io ho rivolto ai suoi creatori, "Vi possino....". Risolto, grazie. --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 11:57, 17 nov 2010 (CET) == Opere in pubblico dominio pubblicate dopo il 1923 == Non riesco a trovare una indicazione se un libro del 1930, di un autore morto nel 1911 (Salgari) può essere scannerizzato e utilizzato per la trascrizione, oppure è necessario trovare un libro pubblicato prima del 1923? Nel caso non sia scannerizzabile è utilizzabile almeno come fonte cartacea, cioè lo trascrivo a casa? --[[User:Luigi62|Luigi62]] ([[User talk:Luigi62|disc.]]) 11:26, 17 nov 2010 (CET) : In questo bar non ci viene nessuno: è "tecnico" in senso di "informatico" :-). Meglio mettere la domanda in bar generale, se non ti viene risposto subito (al momento la tua domanda mi lascia confuso; mille volte ne parliamo, mille volte me ne dimentico qualche dettaglio...) --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 11:55, 17 nov 2010 (CET) == "Blocchi" di testo spezzati fra due pagine: la soluzione generale! == Per capire bene quello che dirò occorre qualche nozione di html; in particolare, occorre avere un'idea di cos'è un "elemento blocco" in html. Sono "elementi blocco" quegli elementi che racchiudono il contenuto in un rettangolo virtuale di spazio pagina. I più comuni sono l'elemento div e l'elemento p. Ma noi usiamo moltissimo anche gli elementi lista e anche le tabelle. Tutti gli elementi blocco hanno caratteristiche comuni, che derivano dal fatto di essere uno spazio rettangolare dotati di un margine (margin), di un bordo (border), di uno spazio fra bordo e contenuto (padding), di uno sfondo (background). Tutti hanno la caratteristica che non possono essere aperti e chiusi all'interno di un paragrafo: il tentativo di farlo, inevitabilmente, "spezza" il testo e crea almeno un ritorno a capo. Il markup wiki ha parecchi automatismi per rendere l'utente del tutto ignaro della presenza, posizione e funzionamento di questi elementi: # l'elemento div è generalmente mascherato dentro il codice di template; # l'elemento p è generato automaticamente da un doppio a capo; # gli elementi lista sono mascherati dai codici a inizio riga: * # : ; Un "trucco" per visualizzare gli elementi blocco è quello di inserire esplicitamente il codice html e assegnare un bordo visibile. <p style="border:dotted red 1px">Esempio: questo è un paragrafo in cui i tag p sono stati scritti esplicitamente e al p di apertura è stato assegnato un bordo rosso punteggiato da 1 pixel. </p> <dl><dd style="border:dotted green 1px">Questo invece è un elemento-lista (tag ''dd'' contenuto in un tag ''dl'')che simula l'uso del codice : a inizio riga (notate il rientro del blocco a sinistra:lo riconoscete?), a cui è stato assegnato un bordo punteggiato verde.</dd></dl> <div style="margin:auto; width:200px; border:dotted blue 1px">Questo infine è un elemento div della larghezza di 200 pixel, con un bordo punteggiato blu, e centrato nella pagina. </div> Il normale pediano non ha alcun bisogno concreto di sapere queste cose. Quindi nessuno le spiega; sono argomenti per iniziati. Il normale sourciano, che usa il nsPagina e poi transclude, invece ci si intoppa, e le cose sono messe in modo che disintopparsi richiede ignobili trucchi.... o la comprensione a fondo di cosa succede. Infatti, c'è un punto in cui "casca l'asino": la fine di una pagina Pagina, e l'inizio della successiva, nel caso in cui un paragrafo sia metà sulla pagina precedente, metà sulla successiva. Quando il paragrafo è "normale", non succede nulla, quando il paragrafo "non è normale", o invece del paragrafo, ci sia un altro tipo di blocco (es. un blocco lista: cosa comunissima nei testi teatrali) il codice wiki si imbizzarrisce, e produce anomalie-rompicapo; la più comune, il paragrafo viene spezzato in due in transclusione, perchè è stato aggiunto un acapo che resiste a ogni ragionevole tentativo di eliminazione. La causa di queste bizzarrie è che il software wiki chiude automaticamente, alla fine della pagina, tutti i blocchi aperti; e soprattutto, se chiude un blocco di qualsiasi tipo, chiude anche il paragrafo di testo che il blocco contiene. Blocco paragrafo chiuso = a capo inevitabile fra la parte delparagrafoche sta nella pagina, e la parte che sta nella successiva. La soluzione? c'è, ed è ''unica'' e comune a tutti gli elementi blocco. :-) Essa consiste in questa semplice regola: ''per evitare che il software chiuda automaticamente elementi blocco lasciati aperti, apriteli voi stessi con i tag html espliciti (non con il markup!) e chiudeteli con i normali tag di chiusura, '''sistemati però nella zona footer della pagina'''. Nella pagina successiva, riaprite un nuovo elemento blocco, ma '''con codice sistemato nell'header'''. '' Effetto: il software wiki è soddisfatto di veder chiusi tutti i blocchi aperti e non fa niente. In tranclusione, trasporterà dalla pagina precedente solo i tag di '''apertura''', e dalla successiva solo i tag di '''chiusura'''; creerà, cioè, un blocco unico, a cui verranno per forza applicati tutti gli attributi previsti nel tag di apertura! fate qualche esperimento, tutti quelli che ho fatto io funzionano a colpo sicuro. Tranne poem, che NON è un tag html! --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 20:38, 29 dic 2010 (CET) glijgiv36zzksk8lsconij7g2i4jknj 3832437 3832429 2026-05-06T13:17:14Z Candalua 1675 [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Pagina riportata dalla versione di [[Special:Contributions/CandalBot2|CandalBot2]] ([[User talk:CandalBot2|disc.]]) a quella precedente di OrbiliusMagister 2052210 wikitext text/x-wiki {{Intestazione indice progetto |Titolo pagina=Archivio delle domande tecniche del 2010 |Nome categoria= |Nome progetto=Qualità |Titolo livello 1=Domande tecniche |Link livello 1=Wikisource:Domande tecniche |Titolo livello 2=Archivio |Link livello 2=Wikisource:Domande tecniche/Archivio |Titolo livello 3=2010 |Link livello 3=Wikisource:Domande tecniche/Archivio/2010 }} == Idea js: tool per postelaborazione OCR == Ho cominciato a rovistare nel monobook.js completo come duro "esercizio di js", che ho deciso di cominciare a studiare. Trovo l'interessante funzione fixformat che fa proprio quello che servirebbe per una postelaborazione al volo dei testi provenienti da ORC, che sono straordinariamente migliorati da piccole, ma numerose, operazioni di cerca-e-sostituisci. C'è qualche anima buona che mia aiuta a sistemare i punti critici? L'elenco dei replace lo posso fornire io, ma ho (al momento) difficoltà nel collegare la chiamata alla funzione con un pulsante aggiuntivo. --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 12:25, 12 gen 2010 (CET) : Ho il piacere di dirvi che abbiamo a disposizione una funzione js postOCR che fa quasi tutto quello che faceva il mio script python: # aggiustamento spazi attorno alla maggior parte dei segni di interpunzione # riunione delle parole spezzate a fine riga # conversione degli apostrofi da dattilografici a tipografici e soppressione dello spazio dopo gli apostrofi # correzione di alcuni comuni errori di vocali accentate (E' -> È) # eliminazione degli acapo di fine riga con conservazione dei doppi a capo di fine paragrafo Il bello è che è veramente facile creare nuove sostituzioni. Il tutto è permesso da uno script che trovate nel mio monobook.js, il cui motore è scitto da Pathoschild e documentato qui: http://meta.wikimedia.org/wiki/User:Pathoschild/Script:Regex_menu_framework. L'applicazione pratica invece l'imitata dal monobook di [[:en:User:Billinghurst]] e ho adattato le routine per i tipici scannos che Internet Archive infila nei suoi testi. Un sentito ringraziamento al nostro migliore anonimo che mi ha permesso di devastare, in i miei test, il suo ottimo lavoro: [[Indice:Sotto il velame.djvu]]. :-) --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 19:50, 23 gen 2010 (CET) : PS: questo non significa affatto che ci capisca qualcosa di js, hai voglia (per rispondere all'appello di Edo nel post successivo). ma ho notato che il nostro Common.js è veramente pesante, come pure il monobook.js completo, fatto il confronto con altri. :-( --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 19:50, 23 gen 2010 (CET) ==Problema Javascript== Carissimi, ho provato a chiedere in un attimo di lucidità, come mai da noi non funziona l'estensione Categorytree (cf [[:en:Special:Categorytree/Authors]] con [[Speciale:Categorytree/Autori]]). un salto nel canale IRC wikimedia-tech ha prodotto il seguente risultato: <poem> [16:57] RoanKattouw:There's site JS on itwikisource that creates its own getElementsByClassName() function that's incompatible with the one in wikibits.js That function needs to be removed and its callers migrated to use the function from wikibits.js [17:13] orbiliusmagister: No problem in going to common.js and removing those function... [17:13] orbiliusmagister: but then? I didn't understand the second part [17:13] RoanKattouw: Well there's other site JS using that function [17:13] RoanKattouw: Well there's some other site JS of yours that uses that function, so that'd break. Someone needs to change those calls to use the wikibits.js version of the function, which works differently [17:14] RoanKattouw: I suggest you grab your community's JS developer; someone must've written that code [17:14] orbiliusmagister: Ok [17:15] orbiliusmagister: I'll copy and paste your answer to our local village pump. </poem> Capiamoci, per me è arabo, ma se qualche smanopolatore di Javascript volesse provare a tradurre in linguaggio umano potrei anche tentare di riparare il riparabile... - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 17:26, 23 gen 2010 (CET) :: Allora. La funzione getElementsByClassName() è un grosso argomento, e il creatore della versione su http://it.wikisource.org/skins-1.5/common/wikibits.js la documenta qui: http://robertnyman.com/2008/05/27/the-ultimate-getelementsbyclassname-anno-2008/. :: Su common.js di en.source non c'è (verosimilmente caricano solo la versione "nuova" di wikibits). Quindi: bisogna eliminarla dal nostro common.js. :: Il problema è che la chiamata alla versione nuova chiede tre parametri e non uno, e purtroppo quello che viene "chiamato" da noi (il nome della classe) è il terzo. Quindi, volendo assicurare la compatibilità delle nostre chiamate con la funzione, occorre ripescare ognuno degli script che la chiama e modificarli (dopo aver capito per bene cosa vuole, nel primo e secondo parametro). :: A occhio, la cosa va fatta, perchè questo potrebbe essere in futuro la causa di molti grattacapi... si potrebbe cancellare brutalmente la nostra funzione, e vedere cosa si pianta. --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 18:00, 24 gen 2010 (CET) ::: L'unico script, da quello che ho rovistato, che chiama la "nostra" getElementsByClassName(), è lo script killTitle, presente sempre in common.js e scritto da PietroDn. Ma invece altri script "istituzionali" chiamano la funzione con la sintassi ufficiale, e probabilmente,anche se non ce ne siamo accorti, sono bloccati o malfunzionanti. ::: Siccome lo script killTitle mi pare ornamentale più che sostanziale, io suggerisco di rimuovere semplicemente la getElementsByClassName() dal nostro common.js e nel frattempo avvisare PietroDn perchè aggiusti la chiamata nel suo script, aggiungendo i due parametri ulteriori richiesti. In base alla mia esperienza, garantisco, per la procedura che suggerisco, una probabilità di successo di un buon 10%. :-) --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 18:16, 24 gen 2010 (CET) :::: A pensarci bene, forse basta entrare in common.js e rinominare sia la funzione che la chiamata di funzione in modo che diventi diversa; lasciando poi eventualmente a PietroDn il compito di aggiornare. Masi lasciano indietro cocci...--[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 07:47, 25 gen 2010 (CET) ===Update=== Bene. È bastato sopprimere lo script killTitle per far funzionare di nuovo il categorytree. E questo è già molto buono. L'unco drawback finora è che le intestazioni di portali - progetti - indici dove le intestazioni nascondevano i titoli ora i titoli li mostrano. Poco male, si tratta di pura cosmesi, e probabilmente si rimedia con facilità. - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 17:53, 25 gen 2010 (CET) == tl|Centrato + poem; post-OCR via js == 1. Ho casualmente scoperto che tl|centrato e poem collaborano molto bene fra di loro per semplificare il codice necessario a rendere testi costituiti da righe centrate multiple, variamente formattate, evitando l'uso di <nowiki><br /></nowiki>. Infatti: {{Centrato|<poem>'''Questo è un tipico''' ''titolo'' <big>di un'opera</big> scritto su più righe spaziate </poem>}} 2. Ho aggiunto qualcosa alla funzione postOCR che trovate nel mio [[Utente:Alex brollo/monobook.js]] e ho creato una nuova funzione "A capo". Quest'ultima elimina gli a acapo di fine riga nei pezzi di testo dove gli acapo danno fastidio (tipicamente lunghi paragrafi da rendere in corsivo, in cui eventuali acapo "spezzano" l'effetto di eventuali tag corsivo o, più raramente, grassetto). Ovvio: NON usate la funzione sulle opere in versi altrimenti succede un disastro! :-) --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 10:11, 8 apr 2010 (CEST) == Osservazioni sullo "spostamento di pagine" == Ci ho messo un bel po' per capire.... # ogni pagina è univocamente identificata da un ID (non dal titolo). # nello "spostamento di pagina" quello che avviene è, in realtà: ## la pagina "spostata" mantiene il suo ID (e quindi la sua cronologia!); ## il titolo collegato a quell'ID viene modificato come richiesto; va bene qualsiasi titolo purchè non sia già presente o non sia "speciale"; ## viene aperta una NUOVA pagina con il vecchio titolo, e le viene attribuito il contenuto REDIRECT alla vecchia pagina con il nuovo nome. Questo permette ai link alla vecchia pagina di non "puntare nel vuoto" (aimè, i link puntano al titolo e non all'ID!) e quindi possono essere rintracciati e corretti (uno a uno a mano, ma c'è una procedura via BOT che devo dissodare). Per i più irresponsabili, esiste una procedura non accessibile all'utente comune che permette di "spostare la pagina senza lasciare tracce", ossia di rinominarla senza lasciarsi dietro pagine di redirect.... ma va usata con molta cautela. Io la sto usando nella conversione degli Indici che puntano su immagini singole jpg, ma con una certa apprensione.... :-( Bisogna essere ben sicuri di non lasciarsi dietro link "che puntano al nulla". --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 11:45, 25 apr 2010 (CEST) == Similitudine fra stringhe == Ho ideato un algoritmo che permette di confrontare due stringhe e ottenere una "percentuale di appartenenza" della prima nella seconda. Il meccanismo è semplice e sfrutta solo due cose che python fa velocemente e bene: l'estrazione di pezzetti di stringa e la ricerca di stringhe. L'algoritmo logico è il seguente, date stringa1 e stringa2: #azzera contatore match #azzera contatore cicli #per tutta la stringa stringa1: ## estrai la sottostringa cicli:cicli+3 (dal carattere 0 al carattere 3, poi da 1 a 4, poi da 2 a 5.... ## se la sottostringa è contenuta in stringa2: ### incrementa di 1 il contatore match ## incrementa di 1 il contatore cicli #calcola match*100/cicli (percentuale di match sul totale dei tentativi) Il risultato va da 0 (nessuna sottostringa di stringa1 appartiene a stringa2) a 100 (tutte le sottostringhe di stringa1 appartengono a stringa2, il che ''non significa'' che siano uguali). Ci sono possibili varianti (trasformando le stringhe da confrontare, es. convertendo tutti i caratteri in minuscolo o eliminando la punteggiatura e gli spazi, o ripetendo il procedimento scambiando le stringhe fra di loro) tutte da esplorare. Per chi ci trova divertimento... io lo trovo. :-) . Questo algoritmo python lo esegue in qualche millisecondo. :-) --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 12:16, 8 lug 2010 (CEST) == It.source ''match and split'' == ''Vin'' (''abbiamo'' in friulano, lo uso oper una volta....) il nostro Match and Split, totalmente originale. La chiave per farlo funzionare è "l'algoritmo di similitudine" sopra descritto, che si è dimostrato fenomenale (donde l'entusiasmo che traspariva..). Per i curiosi spiego come per adesso il match and split funziona nelle mie mani. Mi piacerebbe renderlo accessibile ad altri, ma al momento, aimè, non lo è se non per i "pythonisti anormali" come me. === Prerequisiti === # disponibilità di un file djvu con layer di testo da OCR di discreta qualità (tipo la quasi totalità dei file di Internet Archive) # [[Progetto:Trascrizioni/Lavori_in_corso#trascrizioni_inverse|presenza di una versione testuale in ns0]] === Procedura operativa === # caricare il djvu su Commons e preparare un file Indice:. # scaricare il file djvu.xml contenente il testo da OCR # con la funzione estrai() python trasformare il testo in una ''lista di pagine'' # con la funzione caricaTesti() python scaricare (leggendo la pagina principale dell'opera in ns0) tutti i testi dei capitoli/sezioni in un unico grosso file txt (chiamiamolo TESTO); le varie sezioni/capitoli sono identificate da opportuni header-footer # lanciare la funzione match() che esegue le seguenti operazioni (per ora funziona su ''testi in versi'', che hanno il vantaggio di essere organizzati in ''righe distinte'', i ''versi''): ## per ogni pagina della lista: ### cerca il match grossolano del contenuto della pagina in TESTO con algoritmo "statistico"; ### appoggiandosi sui delimitatori header-footer estrae l'intero testo della sezione/capitolo; ### passa il testo della sezione/capitolo e il testo della pagina a un secondo script di match fine; ### questo secondo script esamina riga per riga il testo ed esegue il match "perfetto" (identifica nella sezione/capitolo le righe che sono contenute nella pagina con l'"algoritmo di similitudine"); ### se il match ha successo vengono aggiunti due tag poem in testa e in coda alle righe appropriate e viene creata la pagina Pagina, in cui il testo delle righe "che battono" viene scritto tal quale com'è in ns0. Esempio: [[A Satana]] è un'opera compresa in [[Indice:Poesie (Carducci).djvu]]. Non so dove, so che da qualche parte c'è. Ho sul pc la lista python delle pagine di [[:File:Poesie (Carducci).djvu]]. Carico il testo di [[A Satana]] in un file con caricaTesto() e lancio match(). Lo script esamina una per una tutte le pagine (oltre 1000!) della lista con sovrumana velocità (suppongo, 10 o più pagine al secondo: scrollano velocissime). Trovato il match, fa quello che deve fare e produce le pagine Pagina: nel posto giusto. Poi carico un "mostro" come l'intero contenuto di [[Juvenilia]]. Rilancio match() e la cosa va avanti da sola, qualsiasi sia il numero di pagine che match() trova; siano una o siano 200, senza badare all'ordine in cui compaiono e ignorando bellamente tutti i codici di formattazione, i template, le differenze in spazi e punteggiatura presenti nella versione testuale, che non creano il minimo intoppo alla ricerca del match. ==== Passo 2 ==== Restano "buchi", perchè sicuramente vi sono parti del file djvu che non sono presenti in ns0: * prefazioni, pagine indice, note dell'editore; * opere incomplete; * opere mancanti; * pagine vuote. Lancio un secondo script, che "riempie tutti i buchi" di Indice: caricando il testo come sta nella lista python delle pagine. ==== Passo 3 ==== Alcune delle pagine create sono vuote. Lancio un terzo script che le identifica e le marca con pagequality=0. ==== Il risultato finale ==== Le opere sperimentali caricate sono: * [[Indice:Poesie (Carducci).djvu]] * [[Indice:Myricae.djvu]] L'analisi in corso di rilettura mostrerà quanto spesso il meccanismo ha fallito; un'analisi campionaria mi ha permesso di trovare un solo errore su Myricae. Essendo un meccanismo di "match statistico", è assolutamente certo che qualche errore sarà stato fatto; per favore, '''segnalatemelo'''! --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 09:11, 9 lug 2010 (CEST) ==== I problemi ==== Il sistema lavora molto bene sulle opere in versi, ma: # non è testato sulle opere in prosa; # è "sensibile ai versi brevi", e salta alcuni versi brevi in testa e in coda a una pagina; # viene confuso anche da molti "versi brevi" nel contesto della pagina. # c'è il problema delle pagine spezzate, che appartengono a diverse sezioni/capitoli # infine, c'è in terribile problema nelle note, ossia di "pezzi di testo" indipendenti che sono situati in posizione totalmente diversa nel contesto. I problemi 2 e 3 problemi sono ben espressi dai mancati match nel caso di [[Adelchi]] all'interno di [[Indice:Opere varie (Manzoni).djvu]], ma il problema 2 si è affacciato per [[Myricae]]. Tutti e tre i problemi derivano dal fatto che si appoggia eccessivamente agli acapo; occorre quindi risolvere il punto 1 (fare un match "indipendente dagli acapo") e verosimilmente si risolveranno anche i problemi 2 e 3. E' ora di portare a spasso il cane :-) e di riflettere su un "match fine" basato su un algoritmo del tutto diverso. --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 05:51, 10 lug 2010 (CEST) == Proposta per template testo == Ho trovato per caso un template francese che mostra un'iconcina carina per mandare al testo djvu quando presente. Il codice è qui sotto: <pre> <includeonly><span class=openbook>[[Livre:{{{2|{{{1}}}}}}|&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;]]</span> {{#if:{{{1|}}}|[[{{{1}}}|{{{3|{{{1}}}}}}]]|}}</includeonly><noinclude> </pre> sarebbe integrabile e traducibile nel nostro template {{tl|testo}}? Altrimenti traduciamo il template e lo usiamo solo con i libri djvu. [[Utente:Aubrey|<span style= "font-family:Palatino Linotype, serif" >Aubrey</span>]] [[Discussioni_utente:Aubrey|<span style= "font-family:Palatino Linotype, serif" >McFato</span>]] 16:00, 10 lug 2010 (CEST) == Ultimi arrivi == Altra cosetta. Dato che ancora dobbiamo fare a mano, chi mi fa il favore di risolvere il piccolo bug che mi butta la scritta ''aggiorna'' [http://it.wikisource.org/wiki/Pagina_principale/Sezioni#Ultimi_arrivi sotto il box]? io non ricordo come si fa. Grazie. [[Utente:Aubrey|<span style= "font-family:Palatino Linotype, serif" >Aubrey</span>]] [[Discussioni_utente:Aubrey|<span style= "font-family:Palatino Linotype, serif" >McFato</span>]] 17:43, 10 lug 2010 (CEST) :{{Fatto}} [http://it.wikisource.org/w/index.php?title=Pagina_principale%2FSezioni&action=historysubmit&diff=596927&oldid=596916 così]. - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 19:01, 10 lug 2010 (CEST) == Bug strano == OK, questo è strano davvero. Non capisco come mai {{Vedi anche|Wikisource:Niente testi originali}} viene visualizzato in corsivo e con un font diverso. Forse dibende dal css, io e ipork anni fa facemmo qualcosa per avere un font diverso per le poere di letteratura. Ma questo è un template ed è l'unico a venir visualizzato così. La cosa strana è che se togliete alcune lettere, CAMBIA! {{Vedi anche|Wikisource:Niente}} {{Vedi anche|Wikisource:Niente testi}} {{Vedi anche|Wikisource:Niente test}} {{Vedi anche|Wikisource:Niente testi}} {{Vedi anche|Wikisource:Niente testi bla bla bla}} Qualcuno mi sa dire? Priorità bassa, proprio se non avete nulla da fare. [[Utente:Aubrey|<span style= "font-family:Palatino Linotype, serif" >Aubrey</span>]] [[Discussioni_utente:Aubrey|<span style= "font-family:Palatino Linotype, serif" >McFato</span>]] 21:01, 12 lug 2010 (CEST) c'è nel template un class="hiddenStructure{{{1|}}}" che non capisco proprio che senso abbia... nel css non c'è nessuna classe che cominci per "hiddenStructure". In più col parametro 1, se tu passi al template la stringa "testi", lui va a prendere la classe "testi" del css! provo a togliere quella roba. [[User:Candalua|Candalùa]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 21:37, 12 lug 2010 (CEST) ok, ho capito come funzionava: si trattava di un "magheggio" della peggiore specie che mostrava o nascondeva le varie scritte a seconda dei parametri che erano presenti. ora il template dovrebbe funzionare uguale ma senza più questi fastidiosi effetti collaterali. [[User:Candalua|Candalùa]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 21:54, 12 lug 2010 (CEST) : Grazie Candalua, era una piccola cosa ma ora finalmente è stata risolta. Appena ne trovo altre te le passo tutte ;-). Più che altro, tu che sei pratico, sapresti indicarmi una guida/aiuto per imparare a postare bug su bugzilla? Sono un totale niubbo a riguardo, ma ci sono alcune cosette che vorrei chiedere ai developer. [[Utente:Aubrey|<span style= "font-family:Palatino Linotype, serif" >Aubrey</span>]] [[Discussioni_utente:Aubrey|<span style= "font-family:Palatino Linotype, serif" >McFato</span>]] 22:39, 12 lug 2010 (CEST) == Ns0 (caso semplice...) ispiegato in due screenshoot == [[Immagine:Ns01.png|left|400px]] Vedete? una volta deposto un Ns0 in una pagina, sono disponibili '''4 dati''', due dai parametri e due dal nome della pagina: "base" del nome della pagina e dell'Indice; numero della pagina; nome della sottopagina testale (parametro 1) e titolo della pagina testuale (parametro 2). Se in giro ci sono section, sono disponibili altri due dati: il nome dell'eventuale section che si '''chiude''' immediatamente prima del Ns0, e il nome dell'eventuale section che si '''apre''' immediatamente prima di Ns0. Se si tiene a mente tutti questi dati della sequenza dei Ns0, si possono ricavare anche i parametri to=, fromsection=, tosection= :-) oltre che i parametri prec= e succ= :-) :-) <br clear="all" /> [[Immagine:Ns02.png|left|500px]] ... ed ecco i quattro dati "ridistribuiti" a creare parte della pagina testuale! <br clear="all" />. Analogamente, se ci sono "in giro" tag section, ricostruisco i parametri fromsection e tosection; e i parametri prec= e succ= di IncludiIntestazione li ricavo dal Ns0 precedente e successivo a quello corrente... facile no? ;-) --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 16:56, 13 lug 2010 (CEST) == Template {{tl|nota}}== Segnalo, per i più appassionati di "strane cose alexbrollesche", il nuovo {{tl|nota}}, che crea un meccanismo alternativo a ref per le note. Lo vedete in azione in [[Il corsaro/Note]] e nelle pagine Pagina sorgente. Che ve ne pare? --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 06:59, 23 ago 2010 (CEST) :Buono. --<span style="font-family:Rockwell">[[Utente:Demart81|<span style="color:#0070E0">Demart81</span>]] ([[Discussioni utente:Demart81|<small><span style="color:#FF0000">Comunicazioni, insulti ecc.</span></small>]])</span> 15:47, 25 ago 2010 (CEST) == Soluzioni a un problemuccio di transclusione == Immaginate di avere, in una pagina, un pezzo di testo che NON volete che sia transcluso insieme al resto del testo, ma che volete trascludere da un'altra parte. Certo potete marcarlo con una section, marcare il resto del testo con un'altra section, e trascludere selettivamente. Ma... questo rende fastidiosissimo l'uso di pages index; perchè se la pagina in cui avviene il "fenomeno" è a metà di una sequenza, pages si rifiuta di trascludere solo una section di quella pagina. Nè funziona il trucco: "metto due tag noinclude attorno al testo e all'interno metto una section, e poi trascludo la sola section". Provate! Niente da fare: una volta che un testo è marcato con noinclude, NON verrà transcluso. Non esiste più, per il software... nemmeno la section interna, esiste più. Tocca spezzare il tag pages, e farlo finire, e reiniziare, ogni volta che si incappa nella cosa. Ma bisogna farlo a mano, e ricordarsene. Però.... osservate questo codice: da mettere in nsPagina: <pre><includeonly><div style="display:none; "></includeonly> <span style="font-size:2.2em">LORD G. BYRON</span> <includeonly></div></includeonly></pre> usato come test in [[Pagina:Poemi (Byron).djvu/3]]. Il testo "da far sparire" è racchiuso in una div style="display:none", e i tag della div sono a loro volta racchiusi dentro includeonly. Cosa accade? in pagina Pagina, i tag div sono "accoppati" da includeonly e non agiscono affatto; ma nel testo trascluso, ci sono eccome, e mascherano benissimo il testo che racchiudono. E' come se non fosse stato transcluso.... a meno che uno rovisti nell'html della pagina, dove il testo in realtà c'è; e c'è anche se uno tenta un copiaincolla dall'HTML; ma in visualizzazione, no, non ce n'è alcuna traccia. --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 07:30, 25 ago 2010 (CEST) == Applicazione pratica del trucco di cui sopra == La creazione di una div style="display:none" consente una via alternativa (forse che è la volta buona?) alla "semantizzazione" dei template fondamentali. Infatti, l'anno di pubblicazione di [[Poesie (Carducci)]] è '''{{#section:Poesie (Carducci)|Anno di pubblicazione}}'''; l'autore è '''{{#section:Poesie (Carducci)|Nome e cognome dell'autore}}'''; e '''{{#ifeq:{{#section:Poesie (Carducci)|URL della versione cartacea a fronte}}||non dispone|[[{{#section:Poesie (Carducci)|URL della versione cartacea a fronte}}|dispone]]}} di versione immagine''' come potete vedere dando un'occhiata al codice del messaggio, il valore '''1906''' viene prodotto da questo codice, abbastanza intuitivo: <pre>{{#section:Poesie (Carducci)|Anno di pubblicazione}}</pre>. Che ve ne pare? Tenete conto che la "zona dati invisibile" della pagina [[Poesie (Carducci)]] viene generata da un algoritmo "generalizzato" che funziona non solo con il particolare template Intestazione, ma con qualsiasi template (tranne trabocchetti); in ogni caso, viene generata una "batteria di section" ognuna delle quali di chiama esattamente ciascuno dei parametri del template, oppure si chiama 1,2,3... nel caso che i parametri siano "senza nome". L'algoritmo (finora) si è dimostrato "robusto", non lo bloccano piccole differenze tipo acapi, spazi ecc. --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 23:26, 24 set 2010 (CEST) == Semantizzazione: il punto della situazione == Alcune discussioni in wikitech-I mi hanno convinto che Semantic MediaWiki è una bellissima cosa... "bella e impossibile": non c'è aria che la implementino dei progetti wiki. Io quindi adrei avanti con l'idea accennata nel paragrafo sopra: semantizzare per conto nostro, con #lst. Il principio è molto interessante: come sa chi mi ha seguito in test meno maturi, semantizzare significa: "disporre via template di qualsiasi dato collegato a un autore o a un'opera". Esempio di questi giorni: "Visualizzare col solo template Testo di un'opera, senza parametri, il suo autore, la data di pubblicazione e il suo tipo (testo "naked" o testo "proofread"). Io comincio con prove pratiche! --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 09:04, 9 ott 2010 (CEST) == Semantizzazione: si comincia == Ci siamo, sta per partire la Alebot SemanticSource. ;-) E' pronto uno script che aggiunge alle pagine principali Ns0 una "area dati", invisibile tranne che in edit; in edit compare inclusa in messaggi html minatori, spero efficaci. Potete vedere la cosa in azione in [[Il giaurro]]. Dal momento in cui esiste tale area dati, ognuno dei parametri del template Intestazione può essere recuperato via tranclusione selettiva definita dall'utente, oppure da una transclusione selettiva "mascherata" dentro un template. Ovviamente, ad ogni modifica dell'utente Alebot controllerà, ed eventualmente sincronizzerà, i corrispondenti dati. La stessa identica cosa verrà implementata per Autori, eliminando senza pietà la precedente versione che aveva delle limitazioni nel numero, tipo, lunghezza dei dati. Questa implementazione non ne ha. Ognuno dei dati si "chiama" esattamente come il nome del parametro. Quindi, i codici: * <nowiki>{{Dato|Il giaurro|Nome e cognome dell'autore}}</nowiki> produce '''{{Dato|Il giaurro|Nome e cognome dell'autore}}''' * <nowiki>{Dato|Il giaurro|Anno di pubblicazione}}</nowiki> produce '''{{Dato|Il giaurro|Anno di pubblicazione}}''' * <nowiki>{{Dato|Il giaurro|Progetto}} ({{Dato|Il giaurro|Argomento}})</nowiki> produce '''{{Dato|Il giaurro|Progetto}} ({{Dato|Il giaurro|Argomento}})''' eccetera, eccetera. :-) --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 14:55, 9 ott 2010 (CEST) : Qual'è la data di nascita dell'autore di [[I promessi sposi]]? Facile: è '''{{Dato|Autore:{{Dato|I promessi sposi|Nome e cognome dell'autore}}|Giorno e mese di nascita}} {{Dato|Autore:{{Dato|I promessi sposi|Nome e cognome dell'autore}}|Anno di nascita}}'''! :-) == La battaglia di Centrato == Dura! Sanguinosa! Ma forse... Avrete notato un ostinato, e bizzarro, comportamento di {{tl|Centrato}}, che infilava quando voleva delle indentature nel testo centrato, ma solo qualche volta... non sempre nei vari namespace, e non in ogni riga. Eppure il codice css di Commons.css era identico a quello di fr.source... e non funzionava; se lo si metteva nel proprio css utente, funzionava... Sono mesi che ci sto dietro; la battaglia è stata simile a quella contro poem... ebbene, forse ho trovato l'astruso busillo; il codice css era esatto, ma messo nell'ordine sbagliato.... era messo prima del codice della classe pagetext la cui definizione lo "rullava". :-( è bastato "tirare su" il codice della classe .pagetext (quella che determina lo stile delle pagine Pagina) e il problema, nel nsPagina,si è dissolto. Almeno spero. {{Centrato}} <hr style="width:3em; margin:auto;" /> {{Centrato|<nowiki>Questo è centrato sulla pagina... :-)</nowiki>}} <hr style="width:3em; margin:auto;" /></div> {{Centrato|l=50em}} <hr style="width:3em; margin:auto;" /> {{Centrato|<nowiki>Questo è centrato in uno spazio di 50em... :-)</nowiki>}} <hr style="width:3em; margin:auto;" /></div> {{Centrato|l=25em}} <hr style="width:3em; margin:auto;" /> {{Centrato|<nowiki>Questo è centrato in uno spazio di 25em... :-)</nowiki>}} <hr style="width:3em; margin:auto;" /></div> --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 07:33, 22 ott 2010 (CEST) == News da toolserver == Sono dentro toolserver! :-) Adesso si tratta di studiare e pensare; pensare e studiare; poi provare, pensare e studiare in tutte le combinazioni. Ecco alcune cose che ho a disposizione: # uno spazio web pubblico per pagine statiche e dinamiche; # accesso ai database wiki (i loro "cloni"); # possibilità di lanciare bot python. Per ora mi concentrerò sui punti 1 e 2; poi ci sarà una base intermedia in cui suppongo di costruire tabelle parallele a quelle originali di wiki, con i famosi "dati semantizzati", e costruzione di una specie di interfaccia per interrogare il tutto via pagina web esterna a wiki; altra fase, possibilità di interrogare tali dati '''da wiki''' via bot; ultima fase, lancio di programmi in grado di ''modificare pagine wiki'' (fase molto delicata). :Appena possibile, in via transitoria attendendo soluzioni migliori, potresti aggiornare con gli script di Pietrodn alcune pagine sospettosamente quiescenti come [[Template:Conteggio testi SAL]]? '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 22:54, 1 nov 2010 (CET) :: Seeee... ''domani'' :-D. Se sapessi che problemucci devo affrontare prima... piuttosto, guiderò per prova gli script di BimBot da Alebot (non da toolserver) per vedere cosa combinano. Quasi quasi comincio a capirli. --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 16:49, 2 nov 2010 (CET) == Help needed: toolserver, l'avventura comincia davvero == Spezzate varie barriere (so come lanciare Alebot da toolserver) adesso il gioco si fa duro, e la difficoltà è quella di darsi una strategia e di cominciare. Ho un gran bisogno di aiuto da: # chiunque sappia programmare per bene in python; # chiunque abbia familiarità con l'interfaccia testo di Unix. ## Che text editor usare: va bene Nano? ## Chi mi aiuta con bash? ## Qualcuno ha esperienza pratica di cron? ## Qualcuno ha esperienza pratica del matrimonio php-python? ## Qualcuno ha maneggiato php-mySQL, oppure php-python-mySQL? # in generale, per non fare un immane casino: ## è opportuno lavorare direttamente in toolserver nell'editing/test degli script python? ## è opportuno lavorare invece in locale, e poi esportare gli scirpt rodati in toolserver via pftp? Queste sono solo le prime domande. :-) --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 15:43, 15 nov 2010 (CET) :Nano secondo me è meglio di vi, che è assurdamente unfriendly. Per il resto, non saprei dirti... all'inizio comunque forse è meglio provare in locale, se hai paura di far troppi danni.. --[[Utente:Aubrey|<span style= "font-family:Palatino Linotype, serif" >Aubrey</span>]] [[Discussioni_utente:Aubrey|<span style= "font-family:Palatino Linotype, serif" >McFato</span>]] 09:22, 16 nov 2010 (CET) :: Infatti, ho avuto la netta impressione che il nome di vi derivi dall'esclamazione, che io ho rivolto ai suoi creatori, "Vi possino....". Risolto, grazie. --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 11:57, 17 nov 2010 (CET) == Opere in pubblico dominio pubblicate dopo il 1923 == Non riesco a trovare una indicazione se un libro del 1930, di un autore morto nel 1911 (Salgari) può essere scannerizzato e utilizzato per la trascrizione, oppure è necessario trovare un libro pubblicato prima del 1923? Nel caso non sia scannerizzabile è utilizzabile almeno come fonte cartacea, cioè lo trascrivo a casa? --[[User:Luigi62|Luigi62]] ([[User talk:Luigi62|disc.]]) 11:26, 17 nov 2010 (CET) : In questo bar non ci viene nessuno: è "tecnico" in senso di "informatico" :-). Meglio mettere la domanda in bar generale, se non ti viene risposto subito (al momento la tua domanda mi lascia confuso; mille volte ne parliamo, mille volte me ne dimentico qualche dettaglio...) --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 11:55, 17 nov 2010 (CET) == "Blocchi" di testo spezzati fra due pagine: la soluzione generale! == Per capire bene quello che dirò occorre qualche nozione di html; in particolare, occorre avere un'idea di cos'è un "elemento blocco" in html. Sono "elementi blocco" quegli elementi che racchiudono il contenuto in un rettangolo virtuale di spazio pagina. I più comuni sono l'elemento div e l'elemento p. Ma noi usiamo moltissimo anche gli elementi lista e anche le tabelle. Tutti gli elementi blocco hanno caratteristiche comuni, che derivano dal fatto di essere uno spazio rettangolare dotati di un margine (margin), di un bordo (border), di uno spazio fra bordo e contenuto (padding), di uno sfondo (background). Tutti hanno la caratteristica che non possono essere aperti e chiusi all'interno di un paragrafo: il tentativo di farlo, inevitabilmente, "spezza" il testo e crea almeno un ritorno a capo. Il markup wiki ha parecchi automatismi per rendere l'utente del tutto ignaro della presenza, posizione e funzionamento di questi elementi: # l'elemento div è generalmente mascherato dentro il codice di template; # l'elemento p è generato automaticamente da un doppio a capo; # gli elementi lista sono mascherati dai codici a inizio riga: * # : ; Un "trucco" per visualizzare gli elementi blocco è quello di inserire esplicitamente il codice html e assegnare un bordo visibile. <p style="border:dotted red 1px">Esempio: questo è un paragrafo in cui i tag p sono stati scritti esplicitamente e al p di apertura è stato assegnato un bordo rosso punteggiato da 1 pixel. </p> <dl><dd style="border:dotted green 1px">Questo invece è un elemento-lista (tag ''dd'' contenuto in un tag ''dl'')che simula l'uso del codice : a inizio riga (notate il rientro del blocco a sinistra:lo riconoscete?), a cui è stato assegnato un bordo punteggiato verde.</dd></dl> <div style="margin:auto; width:200px; border:dotted blue 1px">Questo infine è un elemento div della larghezza di 200 pixel, con un bordo punteggiato blu, e centrato nella pagina. </div> Il normale pediano non ha alcun bisogno concreto di sapere queste cose. Quindi nessuno le spiega; sono argomenti per iniziati. Il normale sourciano, che usa il nsPagina e poi transclude, invece ci si intoppa, e le cose sono messe in modo che disintopparsi richiede ignobili trucchi.... o la comprensione a fondo di cosa succede. Infatti, c'è un punto in cui "casca l'asino": la fine di una pagina Pagina, e l'inizio della successiva, nel caso in cui un paragrafo sia metà sulla pagina precedente, metà sulla successiva. Quando il paragrafo è "normale", non succede nulla, quando il paragrafo "non è normale", o invece del paragrafo, ci sia un altro tipo di blocco (es. un blocco lista: cosa comunissima nei testi teatrali) il codice wiki si imbizzarrisce, e produce anomalie-rompicapo; la più comune, il paragrafo viene spezzato in due in transclusione, perchè è stato aggiunto un acapo che resiste a ogni ragionevole tentativo di eliminazione. La causa di queste bizzarrie è che il software wiki chiude automaticamente, alla fine della pagina, tutti i blocchi aperti; e soprattutto, se chiude un blocco di qualsiasi tipo, chiude anche il paragrafo di testo che il blocco contiene. Blocco paragrafo chiuso = a capo inevitabile fra la parte delparagrafoche sta nella pagina, e la parte che sta nella successiva. La soluzione? c'è, ed è ''unica'' e comune a tutti gli elementi blocco. :-) Essa consiste in questa semplice regola: ''per evitare che il software chiuda automaticamente elementi blocco lasciati aperti, apriteli voi stessi con i tag html espliciti (non con il markup!) e chiudeteli con i normali tag di chiusura, '''sistemati però nella zona footer della pagina'''. Nella pagina successiva, riaprite un nuovo elemento blocco, ma '''con codice sistemato nell'header'''. '' Effetto: il software wiki è soddisfatto di veder chiusi tutti i blocchi aperti e non fa niente. In tranclusione, trasporterà dalla pagina precedente solo i tag di '''apertura''', e dalla successiva solo i tag di '''chiusura'''; creerà, cioè, un blocco unico, a cui verranno per forza applicati tutti gli attributi previsti nel tag di apertura! fate qualche esperimento, tutti quelli che ho fatto io funzionano a colpo sicuro. Tranne poem, che NON è un tag html! --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 20:38, 29 dic 2010 (CET) qyblodinjwo4kfa0jk9gr7rer2s6o02 Pagina:Le opere di Galileo Galilei I.djvu/4 108 271414 3832013 2121701 2026-05-06T12:31:33Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832013 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Federicor" />{{RigaIntestazione|||}}</noinclude>{{Centrato|{{x-larger|LE OPERE}} <small>DI</small> {{xx-larger|GALILEO GALILEI.}} <small>{{Sc|Volume I}}.</small>}}<noinclude><references/></noinclude> ey8n5elqb2okn8zeolp04s7u8f59tl8 Pagina:Le opere di Galileo Galilei I.djvu/17 108 272212 3832008 2435798 2026-05-06T12:31:20Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832008 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="0" user="Federicor" />{{RigaIntestazione|||}}</noinclude><noinclude><references/></noinclude> onlcccg3pz2hkxvgm5p92pi4yb9z5et La Cicceide legittima/II/LVII 0 273899 3832731 3712240 2026-05-07T08:39:01Z Candalua 1675 3832731 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=16 agosto 2012|arg=da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=LVII|Argomento=Sonetti|prec=../LVI|succ=../LVIII}} <pages index="La Cicceide legittima.djvu" from=209 to=213 fromsection=LVII /> nhehs8hfykpj117gv862db9c3xli185 Pagina:Le opere di Galileo Galilei I.djvu/246 108 279069 3832012 2232521 2026-05-06T12:31:30Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo area dati 3832012 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="DLamba" /></noinclude> {{Centrato|{{xx-larger|DE MOTU.}}}}<noinclude> <references/></noinclude> kg76eqrf0u6hkdd0qyerkbsyl7lplkv Utente:Pic57 2 282152 3832552 3794621 2026-05-06T17:15:43Z Pic57 12729 /* Canti popolari */ 3832552 wikitext text/x-wiki <!--[[File:Wikimediaitaliatessera2017.jpg|thumb|Tessera socio wikimedia Italia 2017|right]]--><small><small>Registrato da {{Utente:IPork/da|year=2012|month=6|day=2}} (2 giugno 2012)<!--Che ore sono? 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Crépuscule|La nuit tombait. 4. Crépuscule}} · {{Testo|Ars et Labor, 1906/N. 6/La nuit tombait. 6. Il pleut|La nuit tombait. 6. Il pleut}} · {{Testo|L'Opera_in_film/La_serva_padrona_di_G._B._Pergolesi._Intermezzo_primo._Partitura_con_note_per_sequenza_cinematografica|La serva padrona di G. B. Pergolesi. Intermezzo primo}} · {{Testo|Nel cor più non mi sento}} · {{Testo|Ars et Labor, 1906/N. 5/La figlia di Iorio. Atto III. Solo di Aligi: Rinverdisca per noi|Rinverdisca per noi}} · {{Testo|Ars et Labor, 1906/N. 3/Giovanni Gallurese. Atto I. Solo di Giovanni. Riduzione per flauto|Giovanni Gallurese. Atto I. Solo di Giovanni. Riduzione per flauto}} · {{Testo|Ars et Labor, 1906/N. 3/Giovanni Gallurese. Atto I. Solo di Giovanni. Riduzione per flauto|Giovanni Gallurese. Atto I. Solo di Giovanni. Riduzione per piano}} · {{Testo|Ars et Labor, 1906/N. 3/Giovanni Gallurese. Atto I. Solo di Giovanni. Riduzione per flauto|Giovanni Gallurese. Atto I. Solo di Giovanni. Riduzione per violino}} · {{Testo|Ars et Labor, 1906/N. 1/Risurrezione}} }} ==== Barcarole ==== {{smaller| · {{Testo|Ars et Labor, 1906/N. 4/Barcarola|Barcarola}} · {{Testo|Ars et Labor, 1906/N. 6/Barcarolle|Barcarolle}} }} ==== Canti patriottici ==== {{smaller|· {{Testo|Canzone del Grappa (Spartito)}} · {{Testo|Daghela avanti un passo}} · {{Testo|La campana di San Giusto (brano musicale)|La campana di San Giusto}} }} ==== Canti popolari ==== {{smaller| · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/Canti della recluta/Addio mia bella addio}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/A Roma le campane sona}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/A tavola rotonda}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/All'ombra Ninetta}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/Bacchica}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/Bel'ucelin del bò}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/Bevè, bevè compare}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/Ciribiribin}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/Cossa me importa a mi che non son bela}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/Cossa me importa a mi che non son bela}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/Dona lombarda}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/E noi siam sempre noi}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/Evviva Esperia}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/Fior di tomba}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/Gigia gentil}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/Gigia mia bella}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/Guarda che bel seren...}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/Canti della recluta/Guarda che bela machina}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/Guarda la luna...}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/El papà xe andà soldà}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/I Scartozzi}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/Il mar è turbido}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/In gondola te voi' menar}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/L'indormio}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/L'omo xe un angelo}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/La bella che dorme}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/La Ciosota}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/La mia bella se ciama Sofia...}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/La pesca dell'anello}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/La prova}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/Moretina che l'albero pende...}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/No, l'amore peccato non è}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/Nina mia son barcaiolo}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/Ninetta mia bella}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/Canti della recluta/Non pianzer mia Nineta}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/Per far i gnochi}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/Canti della recluta/Poverino ahimé}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/Se fussi una regina}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/Se m'â tocà soldato...}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/El papà xe andà soldà}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/Se mi volevi bene}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/Son andado in Albania}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/Son bambinela}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/Tu sei bella}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/Viva Noè!}} }} ==== Canzoni ==== {{smaller| · {{Testo|Ars et Labor, 1907/N. 4/In sogno!|In sogno}} · {{Testo|Ars et Labor, 1907/N. 3/Io la baciavo...|Io la baciavo...}} ·{{Testo|Ars et Labor, 1906/N. 1/Perché dolce, caro bene}} · {{Testo|'Till The End O' The World With You}} · {{Testo|Ars et Labor, 1906/N. 4/Torna Amore}} · {{Testo|Ars et Labor, 1907/N. 2/Tra il sì e il no}} · {{Testo|Ars et Labor, 1906/N. 3/La ritrosa|La ritrosa}} · {{Testo|Ars et Labor, 1906/N. 2/Notti di maggio!}} · {{Testo|Ars et Labor, 1907/N. 5/On dit!|On dit!}} · {{Testo|Ars et Labor, 1907/N. 1/Prima Neve}} · {{Testo|Ars et Labor, 1907 vol. II/N. 10/Rayon de Lune!..}} · {{Testo|Il poveretto}} · {Testo|Lontana}} }} ==== Gavotte ==== {{smaller|· {{Testo|Ars et Labor, 1907/N. 2/Charmante coquette|Charmante coquette}} · {{Testo|Ars et Labor, 1907/N. 3/Dansez marquise|Dansez marquise}} · {{Testo|Ars et Labor, 1907/N. 6/Paroline dolci|Paroline dolci}} · {{Testo|Ars et Labor, 1906/N. 2/Talon Rouge}} }} ==== Marce ==== {{smaller|· {{Testo|La marcia dei soldatini di piombo}} · {{Testo| Musica_e_Musicisti,_1904_vol.II/N._7/Sandringham_-_Marcia}} }} ==== Mazurche ==== {{smaller| · {{Testo|Ars et Labor, 1906/N. 5/Bambini in festa|Bambini in festa}} · {{Testo|Mazurka in do maggiore. Opera postuma|Mazurka in do maggiore. Opera postuma}} }} ==== Minuetti ==== {{smaller| · {{Testo|Ars et Labor, 1907/N. 4/Minuetto lento|Minuetto lento}} }} ==== Musica sacra ==== {{smaller| · {{Testo|Musica_e_Musicisti,_1904_vol.II/N. 9/Ave Maria|Ave Maria}} · {{Testo|Ars et Labor, 1907 vol. 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II/N. 9/Ninna-nanna|Ninna-nanna}} }} ==== Polke ==== {{smaller|· {{Testo|Ars et Labor, 1906/N. 1/A bocca dolce|A bocca dolce}} }} ==== Romanze ==== {{smaller| · {{Testo|Ars et Labor, 1907/N. 5/Momento primaverile|Momento primaverile}} }} ==== Valzer ==== {{smaller|· {{Testo|Musica e Musicisti, 1904 vol.II/N. 9/Intermezzo-Valse}} · {{Testo|Ars et Labor, 1907/N. 1/Valse Enlaçante}} }} === Articoli e saggi brevi === {{smaller| {{Testo|Alcune note sul cinema nord americano 1939-46}} · {{Testo|Armi e scene della guerra dell'avvenire}} · {{Testo|Cani attori}} · {{Testo|Charlot (Curio Mortari)}} · {{Testo|Cinecittà}} · {{Testo|Cinema sperimentale}} · {{Testo|Come riorganizzo la cinematografia tedesca}} · {{Testo|Dalla sceneggiatura alla produzione}} · {{Testo|Date della cinematografia italiana delle origini (1895-1935)}} · {{Testo|Dramma e sonoro}} · {{Testo|Due manifesti sul sonoro 1928-1934}} · {{Testo|Eisenstein o della coerenza stilistica}} · {{Testo|Eisenstein o della coerenza stilistica}} · {{Testo|Evoluzione del truccaggio}} · {{Testo|Fabbrica del volto|La fabbrica del volto}} · {{Testo|Film storici}} · {{Testo|Film storici}} · {{Testo|Fregoli pioniere del muto e precursore del sonoro}} · {{Testo|Gli attori che ho diretto in America}} · {{Testo|I popoli africani dinanzi allo schermo}} · {{Testo|I ragazzi eroi del film}} · {{Testo|Il cinema arte }} · {{Testo|Il cinema quando non esisteva}} · {{Testo|Il cinematografo non esiste}} · {{Testo|Il film sonoro }} · {{Testo|Il ritorno di Francesca Bertini}} · {{Testo|Il teatro è un'altra cosa}} · {{Testo|In fondo, un affare}} · {{Testo|Inferiorità del cinema}} · {{Testo|Ars et Labor, 1908 vol. 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II (page 237 crop).jpg|300px|centro]] == Laboratori == * [[Utente:Pic57/Laboratorio cinema|Cinema]] * [[Utente:Pic57/Laboratorio musica|Musica]] * [[Speciale:PagineIndice|Un po' di tutto]] == Education == * [[Utente:Pic57/wikimediaeducation|Ho cominciato così]] * [[Utente:Pic57/studenti|Pagina degli Studenti]]<br/> * [[Utente:Pic57/studenti/biblioteca|Biblioteca Scolastica]] <hr /> == Statistiche di Pic57== * [https://en.wikipedia.org/w/index.php?title=Special%3ACentralAuth&target=Pic57 Global account information] * [https://dewkin.toolforge.org/Pic57@itwikisource Deep Wiki Inspector su it.wikisource] == Statistiche Wikisource == * [[Speciale:Statistiche| it.wikisource]] ** [[:na:Special:Statistics| na.wikisource]] * [[:la:Special:Statistics| la.wikisource]] * [[:fr:Special:Statistics| fr.wikisource]] * [[:en:Special:Statistics| en.wikisource]] {{Rule|4em}} == [[Utente:Pic57/wikidiario|Wikidiario]] == == Vecchissima, ma pur sempre... Tesi == * [[Trasformazioni_industriali_e_trasformazioni_linguistiche_nel_cinema_americano_del_dopoguerra|Trasformazioni industriali e trasformazioni linguistiche nel cinema americano del dopoguerra, 1981.]] **[[Progetto: Tesi|Progetto Tesi]] ''Pagine linkabili e riferimenti'' ** Discussione su [https://it.wikipedia.org/wiki/Wikipedia:Bar/Discussioni/Wikimedia_Italia_ti_d%C3%A0_una_mano,_o_anche_20k:_chiedi_un_finanziamento_veloce_fino_a_500_%E2%82%AC Progetto tesi] ** [[w:Wikipedia:Bar/Wikipedia_e_tesi_di_laurea|Wikipedia e tesi di laurea]] ** [[w:Wikipedia:Lauree|Lauree su wikipedia]] ** [[w:Progetto:Coordinamento/Scuole|Coordinamento scuole]] ** [[Utente:Pic57/Piano_di_diffusione_del_Progetto_tesi|Piano di diffusione del Progetto Tesi]] 1u59shy2lt9p5bcs63c7j8ab2pt0o0f 3832763 3832552 2026-05-07T10:35:44Z Pic57 12729 /* Canti popolari */ 3832763 wikitext text/x-wiki <!--[[File:Wikimediaitaliatessera2017.jpg|thumb|Tessera socio wikimedia Italia 2017|right]]--><small><small>Registrato da {{Utente:IPork/da|year=2012|month=6|day=2}} (2 giugno 2012)<!--Che ore sono? Sono le {{LOCALTIME}} di {{LOCALDAYNAME}} {{LOCALDAY}} {{LOCALMONTHNAME}} {{LOCALYEAR}}--> Oggi {{LOCALDAYNAME}} {{LOCALDAY}} {{LOCALMONTHNAME}} {{LOCALYEAR}}, alle ore {{LOCALTIME}} wikisource italia ha '''{{NUMBEROFARTICLES}}''' pagine di contenuti...</small></small> <!--== Wikimedia italia == Socio [http://www.wikimedia.it/mission/ Wikimedia Italia]--> == Contributi == {{#Babel:it|en-2|la-3|grc-3|}} {{Qualità|avz=25%|data=9 giugno 2012|arg=Da definire}} === Partiture trascritte === ==== Arie da Opere ==== {{smaller|· {{Testo|Al mio pregar t'arrendi}} · {{Testo|Musica_e_Musicisti,_1904_vol.II/N._7/Amore_o_grillo|Amore o grillo}} · {{Testo|Ars et Labor, 1907 vol. II/N. 9/Aria|Aria}} · {{Testo|Ars et Labor, 1907/N. 5/Aria di Colette|Aria di Colette}} · {{Testo|Ars et Labor, 1906/N. 5/La figlia di Iorio. Atto I. Solo di Candia: Carne mia viva, ti tocco la fronte.|Carne mia viva, ti tocco la fronte.}} · {{Testo|E l'uccellino...}} · {{Testo|Ars et Labor, 1906/N. 6/La nuit tombait. 4. Crépuscule|La nuit tombait. 4. Crépuscule}} · {{Testo|Ars et Labor, 1906/N. 6/La nuit tombait. 6. Il pleut|La nuit tombait. 6. Il pleut}} · {{Testo|L'Opera_in_film/La_serva_padrona_di_G._B._Pergolesi._Intermezzo_primo._Partitura_con_note_per_sequenza_cinematografica|La serva padrona di G. B. Pergolesi. Intermezzo primo}} · {{Testo|Nel cor più non mi sento}} · {{Testo|Ars et Labor, 1906/N. 5/La figlia di Iorio. Atto III. Solo di Aligi: Rinverdisca per noi|Rinverdisca per noi}} · {{Testo|Ars et Labor, 1906/N. 3/Giovanni Gallurese. Atto I. Solo di Giovanni. Riduzione per flauto|Giovanni Gallurese. Atto I. Solo di Giovanni. Riduzione per flauto}} · {{Testo|Ars et Labor, 1906/N. 3/Giovanni Gallurese. Atto I. Solo di Giovanni. Riduzione per flauto|Giovanni Gallurese. Atto I. Solo di Giovanni. Riduzione per piano}} · {{Testo|Ars et Labor, 1906/N. 3/Giovanni Gallurese. Atto I. Solo di Giovanni. Riduzione per flauto|Giovanni Gallurese. Atto I. Solo di Giovanni. Riduzione per violino}} · {{Testo|Ars et Labor, 1906/N. 1/Risurrezione}} }} ==== Barcarole ==== {{smaller| · {{Testo|Ars et Labor, 1906/N. 4/Barcarola|Barcarola}} · {{Testo|Ars et Labor, 1906/N. 6/Barcarolle|Barcarolle}} }} ==== Canti patriottici ==== {{smaller|· {{Testo|Canzone del Grappa (Spartito)}} · {{Testo|Daghela avanti un passo}} · {{Testo|La campana di San Giusto (brano musicale)|La campana di San Giusto}} }} ==== Canti popolari ==== {{smaller| · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/Canti della recluta/Addio mia bella addio}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/A Roma le campane sona}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/A tavola rotonda}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/All'ombra Ninetta}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/Bacchica}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/Bel'ucelin del bò}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/Bevè, bevè compare}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/Ciribiribin}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/Cossa me importa a mi che non son bela}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/Cossa me importa a mi che non son bela}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/Dona lombarda}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/E noi siam sempre noi}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/Evviva Esperia}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/Fior di tomba}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/Gigia gentil}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/Gigia mia bella}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/Guarda che bel seren...}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/Canti della recluta/Guarda che bela machina}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/Guarda la luna...}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/El papà xe andà soldà}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/I Scartozzi}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/Il mar è turbido}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/In gondola te voi' menar}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/L'andava in Lombardia}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/L'indormio}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/L'omo xe un angelo}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/La bella che dorme}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/La Ciosota}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/La mia bella se ciama Sofia...}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/La pesca dell'anello}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/La prova}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/Moretina che l'albero pende...}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/No, l'amore peccato non è}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/Nina mia son barcaiolo}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/Ninetta mia bella}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/No g'ho la ciave del porton}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/Canti della recluta/Non pianzer mia Nineta}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/Per far i gnochi}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/Canti della recluta/Poverino ahimé}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/Se fussi una regina}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/Se m'â tocà soldato...}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/El papà xe andà soldà}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/Se mi volevi bene}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/Son andado in Albania}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/Son bambinela}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/Tu sei bella}} · {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/Viva Noè!}} }} ==== Canzoni ==== {{smaller| · {{Testo|Ars et Labor, 1907/N. 4/In sogno!|In sogno}} · {{Testo|Ars et Labor, 1907/N. 3/Io la baciavo...|Io la baciavo...}} ·{{Testo|Ars et Labor, 1906/N. 1/Perché dolce, caro bene}} · {{Testo|'Till The End O' The World With You}} · {{Testo|Ars et Labor, 1906/N. 4/Torna Amore}} · {{Testo|Ars et Labor, 1907/N. 2/Tra il sì e il no}} · {{Testo|Ars et Labor, 1906/N. 3/La ritrosa|La ritrosa}} · {{Testo|Ars et Labor, 1906/N. 2/Notti di maggio!}} · {{Testo|Ars et Labor, 1907/N. 5/On dit!|On dit!}} · {{Testo|Ars et Labor, 1907/N. 1/Prima Neve}} · {{Testo|Ars et Labor, 1907 vol. 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Tesi == * [[Trasformazioni_industriali_e_trasformazioni_linguistiche_nel_cinema_americano_del_dopoguerra|Trasformazioni industriali e trasformazioni linguistiche nel cinema americano del dopoguerra, 1981.]] **[[Progetto: Tesi|Progetto Tesi]] ''Pagine linkabili e riferimenti'' ** Discussione su [https://it.wikipedia.org/wiki/Wikipedia:Bar/Discussioni/Wikimedia_Italia_ti_d%C3%A0_una_mano,_o_anche_20k:_chiedi_un_finanziamento_veloce_fino_a_500_%E2%82%AC Progetto tesi] ** [[w:Wikipedia:Bar/Wikipedia_e_tesi_di_laurea|Wikipedia e tesi di laurea]] ** [[w:Wikipedia:Lauree|Lauree su wikipedia]] ** [[w:Progetto:Coordinamento/Scuole|Coordinamento scuole]] ** [[Utente:Pic57/Piano_di_diffusione_del_Progetto_tesi|Piano di diffusione del Progetto Tesi]] 18j7rt9rs6cu4x0bammi2v02lp1z1al Discorsi sopra la prima Deca di Tito Livio (1824)/Libro primo/Capitolo 42 0 285102 3832421 3685891 2026-05-06T13:16:20Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo parametri inutilizzati 3832421 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=14 dicembre 2023|arg=Storia}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[Discorsi sopra la prima Deca di Tito Livio (1824)/Libro primo|Libro primo]]<br/><br/>Capitolo 42|prec=../Capitolo 41|succ=../Capitolo 43}} <pages index="Discorsi_sopra_la_Prima_Deca_di_Tito_Livio (1824).djvu" from=171 to=172 fromsection=s2 /> b15a1c8apd024ekefm2m3ya77wcj1mt Novellette e racconti/XXVII. S'insegna ad una moglie il segreto per vivere in pace col marito 0 296337 3832742 3733813 2026-05-07T09:22:45Z Candalua 1675 3832742 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=18 dicembre 2012|arg=Novelle}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=XXVII.<br />S’insegna ad una moglie il segreto per vivere in pace col marito|prec=../XXVI. Di uno che credette di aver trovato un liquore che preservasse da morte|succ=../XXVIII. Nuova moda con che una donna rubò un'altra}} <pages index="Novellette e racconti.djvu" from=57 to=59 tosection=1 /> 3eka3w3d3169lojuh4n4bic1rmxv38m Lezioni e racconti per i bambini/Il fratellino dell'Enrichetta 0 320116 3832723 3726683 2026-05-07T08:26:02Z Candalua 1675 3832723 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=26 novembre 2013|arg=Letteratura}} {{IncludiIntestazione|sottotitolo=Il fratellino dell’Enrichetta|prec=../I sassi|succ=../Lascialo ridere!}} <pages index="Lezioni e racconti per i bambini.djvu" from=34 to=40 tosection=1 /> 2devp9v95cbe3257fhk42kvmk9yulx1 Discussione:Advocata populi Palmensis 1 325236 3832465 1618222 2026-05-06T13:50:04Z Candalua 1675 3832465 wikitext text/x-wiki {{Infotesto |Edizione="La Vergine della Sacra Lettera protettrice di Messina e di Palme", Francesco Giuseppe Antonio Barone, tipografia degli Artigianelli San Raffaele a Mater Dei, Napoli 1896, pag. 99. "Il culto della Madonna della Lettera a Palmi", Silvio Mesiti, Laruffa editore, 2013, pag. 44, ISBN 9788872216651 |Fonte=fonte cartacea |Note=Canzone secolare di Palmi dedicata a Maria Santissima della Sacra Lettera, patrona della città. Il canto viene eseguito nella Concattedrale di San Nicola, durante le funzioni religiose, nei giorni della novena della festa (ultima domenica di agosto) ed al rientro della processione del quadro della Madonna. }} rqf1njxif014c1h202g38n0gtat8qlu Pei monumenti storici del Friuli/Ecco, onorandi colleghi,... 0 339770 3832709 3737497 2026-05-07T08:15:20Z Candalua 1675 3832709 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=5 marzo 2015|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=|prec=../VII. Archeologia|succ=}} <pages index="Pei monumenti storici del Friuli.djvu" from=21 to=23 fromsection=3 /> 8z3z62vts9trpr1e7krjybs4p2xh22g Ritratto delle più nobili et famose città d'Italia/Adria 0 342626 3832767 3755159 2026-05-07T10:39:08Z Candalua 1675 3832767 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=25%|data=27 marzo 2014|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Adria|prec=../Aquila|succ=../Ascolo}} <pages index="Ritratto delle più nobili et famose città d'Italia.djvu" from=5 to=6 fromsection=s3 tosection=1 /> o3am7n323x8fx2egnxow7n8hcx0vs5w 3832768 3832767 2026-05-07T10:39:25Z Candalua 1675 Porto il SAL a SAL 75% 3832768 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=7 maggio 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Adria|prec=../Aquila|succ=../Ascolo}} <pages index="Ritratto delle più nobili et famose città d'Italia.djvu" from=5 to=6 fromsection=s3 tosection=1 /> hzlu31bjy6f3fiapicf5g5540ru55hr Pagina:Ritratto delle più nobili et famose città d'Italia.djvu/6 108 342651 3832766 2466813 2026-05-07T10:39:04Z Candalua 1675 3832766 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Lagrande" />{{RigaIntestazione||{{Sc|citta}}|}}</noinclude><section begin="1" />Adriano Imperadore che fu buon principe nacque in questa città. Et Adriano medesimo haveva piacere d’esser tenuto cittadino d’Adria.<section end="1" /> <section begin="2" />{{Centrato|{{larger|ASCOLO}}.}} Ascolo detta Asculum posta nell’Abruzzo, è città forte di sito per le sue buone mura, & per li monti alti che le sono intorno. Abonda delle cose che bisognano per il vivere. Fu altre volte rovinata, a non si sa già chi la rifacesse. Ella è stata lungo tempo sotto la chiesa, ma per le fattioni de cittadini cadde nelle mani di Tomaso Falcetta. Et dopo lui la dominò suo figliuolo il quale essendo molto crudele fu scaacciato dal zoppo de Miglianiti. Ultimamente spenta in essa i Tiranni, se ne vive al presente sotto Filippo. Fu di questa patria Berucio Barro celebrato per sommo oratore de suoi tempi da {{AutoreCitato|Marco Tullio Cicerone|Cicerone}}, si come esso scrive nel Bruto. Et in questa nacque Papa Nicola Quarto dell’ordine de minori, huomo dotto, savio e buono come dicono gli scrittori. Hebbe parimente {{AutoreCitato|Cecco d'Ascoli|Cecco}} astrologo molto piu che poeta, & famoso nella Negromantia, però secondo il volgo. Enoch che lesse lungamente in Roma fu suo cittadino. Costui essendo molto facondo, & dotto nelle lettere grece & latine trovò ne tempi di Papa Nicola Quinto, Celio Apitio & Pomponio Porfirione, auttori antichi smarriti. Gratiadio che scrisse sopra {{AutoreCitato|Aristotele|Aristotele}} fu parimente Ascolano.<section end="2" /> <section begin="3" />{{Centrato|{{larger|AREZZO}}.}} Arezo detto Aretium, città posta nella Toscana, è al presente di molto nome. Ella è posta in una bella & vaga pianura & il suo territorio è molto fertile di tutte le cose. Ne tempi de Goti & de Longobardi fu sfasciata di mura & stette due anni a quel modo. Guido Pietramala Vescovo la fortificò poi & la ridusse a buon termine. Ella ha spesse volte combattuto co Fiorentini, essendo tal hora vincente & tal hora perdente. Ne tempi di Federigo Secondo Imperatore essendo ritornati dentro i Tarlati & gli Ubertini di fattion Ghibellina & gia scacciati da Guelfi, Guglielmo Ubertini suo Vescovo se ne fece signore, ma morto & rotto da Fiorentini, gli soccesse nel Vescovado, & nella Signorai il detto Guido Pietramala, capo de Tarlati, il quale anco esso fu rotto da predetti l’anno 1318. A Guido soccesse Pietro Saccone suo fratello, il quale combattendo contro gli Ubertini diede causa a figliuoli di Uguccione dalla Fuggiuola che essi perderono lo stato loro. Accordatosi co Fiorentini vendè loro Arezzo con riserbo d’alcune castella, ma non si fidando essi di lui<section end="3" /><noinclude> <references/></noinclude> ogvqhhxdiu8st2drxzzlfw77xzb2ja5 Inni omerici/A Dioniso 0 350109 3832417 3809172 2026-05-06T13:16:06Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo parametri inutilizzati 3832417 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=27 febbraio 2016|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=A Dioniso|prec=../A_Demetra|succ=../A_Pan}} <pages index="Omero minore.djvu" from=128 to=128 /> ==Indice== *{{Testo|/Introduzione}} *{{Testo|/Inno}} mt3ei27qm60z68b4afwwe0bbay69ix6 La guerra nelle montagne/Il fronte trentino/La nuova Italia 0 360187 3832727 3715528 2026-05-07T08:34:44Z Candalua 1675 3832727 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=15 ottobre 2014|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=La nuova Italia|prec=La guerra nelle montagne/Il fronte trentino|succ=}} <pages index="La guerra nelle montagne.djvu" from=62 to=65 fromsection=2 /> j7l75zr8f06yqha9wqlycjmnwvbgqg2 Il Buddha, Confucio e Lao-Tse/Parte Seconda/Capitolo IV 0 364928 3832422 3700516 2026-05-06T13:16:21Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo parametri inutilizzati 3832422 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=30 aprile 2022|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=IV - Continuazione del medesimo soggetto|prec=../Capitolo III|succ=../Capitolo V}} <pages index="Il Buddha, Confucio e Lao-Tse.djvu" from=430 to=446 fromsection=s2 /> <pages index="Il Buddha, Confucio e Lao-Tse.djvu" from=447 to=450 onlysection=s2 /> <!--<ref follow="p446">{{Pt|thier|Pauthier}}, ''Les quatre livrea de philosophie morale et politique de la Chine'': Paris, Charpentier, 1841. — {{AutoreCitato|James Legge|J. Legge}}, ''Chinese Classics'' (testo, traduzione e note) vol. {{Sc|i}} contenente: ''Confucius Analecta, the Great Learning, and the Doctrine of the Mean'': Hongkong, 1861. — J. Legge, ''The Life and Teachings of Confucius'': London, 1873 (contiene la traduzione e le note dell’edizione sopra citata, senza il testo). In quanto alle traduzioni e edizioni del {{AutoreCitato|Prospero Intorcetta|P. Intorcetta}} siciliano, siccome diversi autori, nel citarle, sono incorsi in errori, riporto un brano di una memoria del Prof. V. di Giovanni (''Prospero Intorcetta, ovvero il primo traduttore europeo di Confucio'': Palermo, 1871), dove si dà intorno alle dette opere esatta notizia. «Ma preziosissimi sono gli altri due volumi (dice il prof. di Giovanni, parlandò dei libri che si riferiscono alla Cina e che si conservano nella Biblioteca Naz. di Palermo), sin’oggi ignorati da bibliografi che ne hanno saputo un solo esemplare nella Biblioteca di Vienna; stampato l’uno in {{Sc|Kién Cham}} ''in urbe Sinarum Provinciae'' {{Sc|Kiam si}} 1662, ''superiorum permissu''; l’altro in {{Sc|Chu}}, con data in fine, cioè: ''Goae iterum recognitum. ac in lucem editum die i odobris, anno 1669, superiorum permissu''. Il primo comprende sotto il titolo {{Sc|Sapientia Sinica}} ''exponente P. Ignatio a Costa Lusitano Soc. Jesu a P. Intorcetta siculo ejusdem soc. Orbi proposita'', il libro ''Lun Yù'', in cinque parti e contenuto in pag. 76, e il libro ''tâ hio'', compresovi 14 pagine, oltre a una carta di guardia con caratteri cinesi verticali, il frontespizio con fregi in legno, la facoltà data all’Intorcetta di stampare la {{Sc|Sapienza Sinica}} dal P. Provinciale Giacomo Le Favre, la dedica dell’Intorcetta ai pp. missionari d’Oriente, in data di ''Kién cham urbe Provinciae'' Kiam si, 13. aprile 1662, la prefazione ''ad lectorem'' e la vita ''Confucii Principis Sapientiae Sinicae''; cose che occuparono otto pagine senza numerazione, la quale comincia col principio del ''Lib.'' {{Sc|Lun Yù}} ''Pars'' {{Sc|i}}, e a pagina 76 ha ''finis Lib.'' {{Sc|i}} ''sententiarum, quem Sinae vocant'' {{Sc|Exam Him}}. È stampato tutto in caratteri incisi in legno e in carta cinese, ad una faccia, lì secondo col titoto ''Sinarum Scientia politico-moralis a P. Intorcetta siculo Soc. Jesu in lucem edita'', e con caratteri cinesi in doppia linea verticale nello stesso frontespizio interpretati ''yn to se Je su hoci'', comprende l’approvazione dei pp. della Compagnia, con data 31 luglio 1667, e la firma ''Felicianus Pacheo'', la prefazione ''ad Lectorem'' dell’{{AutoreCitato|Prospero Intorcetta|Intorcetta}} stampata in carta e tipi europei, e indi {{Sc|Scientiae Sinicae}} ''Liber secundus Chum Yum'', in fol. 14 a una faccia, impressi sopra legno in carta e caratteri cinesi, e in fol. 18 stampati a due facce in carta e tipi europei .... Questi tre volumi contengono i primi tre libri del {{Sc|Su xu}}, cioè il ''ta hio'', il ''chum gûm'', il ''lûn yû'' .... ».</ref> --> {{Sezione note}} 88hi0zjnwaxravmmtg6ok80os5x08a5 Trattato completo di agricoltura/Volume II/Degli Agrumi 0 375405 3832428 3765090 2026-05-06T13:16:34Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo parametri inutilizzati 3832428 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=6 dicembre 2023|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Degli Agrumi|prec=../Conservazione dei frutti del Pomo e del Pero|succ=../Degli Agrumi/1}} <pages index="Gaetano Cantoni - Trattato completo di agricoltura, 1855.djvu" from=284 to=284 fromsection=s2 tosection=s2 /> == Indice == * {{testo|#Introduzione|Introduzione}} * {{testo|/1|Propagazione degli Agrumi}} * {{testo|/2|Coltivazione in piena terra}} * {{testo|/3|Coltura in piena terra}} * {{testo|/4|Del taglio degli Agrumi}} * {{testo|/5|Coltivazione degli Agrumi nei vasi}} * {{testo|/6|Delle Aranciere}} <pages index="Gaetano Cantoni - Trattato completo di agricoltura, 1855.djvu" from=284 to=290 fromsection=s3 /> aj2m6wlaa8b2gig7yu3zpc5qf2hiwdq La capanna dello zio Tom/Capo XIII 0 390804 3832693 3811604 2026-05-07T07:37:58Z Candalua 1675 3832693 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=5 dicembre 2015|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=XIII. Una colonia di Quaccheri|prec=../Capo XII|succ=../Capo XIV}} <pages index="La capanna dello zio Tom, 1871.djvu" from=146 to=154 tosection=s1 /> fbsz1s9eavekyza8ngw6mjdkatb3asy Occhi e nasi/Gli ultimi fiorentini/Firenze e i fiorentini 0 395297 3832711 3734819 2026-05-07T08:16:30Z Candalua 1675 3832711 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=7 dicembre 2016|arg=}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Firenze e i fiorentini|prec=../Jam fuimus!|succ=../Città o Casa?}} <pages index="Occhi_e_nasi.djvu" from=183 to=185 fromsection=s2 /> de4t5heiysxbu794zbz0uya5zz5sjdl Manuale di economia politica con una introduzione alla scienza sociale/Capitolo V 0 427777 3832425 3728989 2026-05-06T13:16:25Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo parametri inutilizzati 3832425 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=22 agosto 2022|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Capitolo V - Gli ostacoli|prec=../Capitolo IV|succ=../Capitolo VI}} <pages index="Manuale di economia politica con una introduzione alla scienza sociale.djvu" from=283 to=335 fromsection=2 /> {{Sezione note}} gpw4dd2r02hyvei2dxi8jcmhfzawc6r Tschentaments 0 433121 3832438 3766589 2026-05-06T13:17:17Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo parametri inutilizzati 3832438 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=27 giugno 2020|arg=Da definire}}{{Intestazione | Nome e cognome dell'autore = | Titolo = Tschentaments | Anno di pubblicazione = | Lingua originale del testo = romancio | Nome e cognome del traduttore = | Anno di traduzione = | Progetto = | Argomento = | URL della versione cartacea a fronte =Indice:Decurtins - Rätoromanische chrestomathie, IV.djvu | prec = Bref da partazun | succ = Protocolls della vischnaunca da Trun }} {{Raccolta|Rätoromanische chrestomathie}} [[Rätoromanische chrestomathie IV|Vol. IV]] <pages index="Decurtins - Rätoromanische chrestomathie, IV.djvu" from=91 to=105 fromsection=s2 /> l69b71j7llpjpu74xotvf0h6oqqx5wl Discussioni utente:Mizardellorsa/Archivio 2007-2014 3 442201 3832732 1707112 2026-05-07T08:41:08Z Candalua 1675 /* Hangout */ 3832732 wikitext text/x-wiki == Archivio corrispondenza 2007-2014 == {{Benvenuto|firma=|mionome=iPork}} == Risposta al tuo messaggio == Ti ho risposto [[Discussioni_utente:IPork#Open_content|qui]]. '''--''' [[Utente:IPork|<span color="#1220BA">'''iPork'''</span >]] → [[Discussioni_utente:IPork|<span color="#1220BA">'''scrivimi'''</span>]] 09:40, 9 mag 2007 (UTC) == Risposta al tuo messaggio == Ti ho risposto [[Discussioni_utente:OrbiliusMagister#Correzioni_in_tempo_reale|qui]]. '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 23:36, 15 mar 2008 (CET) == Formattazione == Ciao Mizar. Ti scrivo per chiederti per favore se puoi iniziare o comunque ricordarti di formattare le pagine che hai inserito, perchè iniziano a diventare numerose. Purtroppo non sono esperto del progetto diritto, ma se hai bisogno chiedi che qualcuno ti risponderà. Anche solo mettere le intestazioni giuste è un ottimo passo avanti ;-) A presto [[Utente:Aubrey|<span style= "font-family:Palatino Linotype, serif" >Aubrey</span>]] [[Discussioni_utente:Aubrey|<span style= "font-family:Palatino Linotype, serif" >McFato</span>]] 12:31, 29 mar 2008 (CET) == Richiesta fonte del testo [[Armistizio di Salasco]] == {{Richiesta fonte|Armistizio di Salasco}} Grazie, '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 16:06, 29 mar 2008 (CET) :Purtroppo il solo fatto di sapere che viene da Pedia non ci dà garanzie sulla sua provenienza. Abbiamo bisogno di una fonte cartacea oltre che di una online (tra l'altro Pedia non è normalmente una fonte online autorevole proprio perché spessissimo i suoi documenti sono privi di fonte). == Risposta al tuo messaggio == Ti ho risposto [[Discussioni_utente:IPork#Luigi_Comollo|qui]]. '''--''' [[Utente:IPork|<span color="#1220BA">'''iPork'''</span >]] → [[Discussioni_utente:IPork|<span color="#1220BA">'''scrivimi'''</span>]] 20:10, 2 apr 2008 (CEST) == Intestazione diritto == Ciao Mizar, ti invito ad aggiungere nei testi di diritto che hai pubblicato il template {{Tl|Intestazione}} così da renderli coerenti con tutti gli altri testi e semplificare il lavoro sporco. Per facilitare il lavoro ti suggerisco di attivare le [[Utente:IPork/Scripts/Tendine|tendine]], ovvero uno script che ti permette di avere tutti i template di source con un semplice click. Ciao '''--''' [[Utente:IPork|<span color="#1220BA">'''iPork'''</span >]] → [[Discussioni_utente:IPork|<span color="#1220BA">'''scrivimi'''</span>]] 08:23, 4 apr 2008 (CEST) == La partenza == Ciao Miza, segnala nella pagina di discussione la fonte che sistemo io il testo. '''--''' [[Utente:IPork|<span color="#1220BA">'''iPork'''</span >]] → [[Discussioni_utente:IPork|<span color="#1220BA">'''scrivimi'''</span>]] 12:06, 11 apr 2008 (CEST) :::Grazie. Vorrei mettere almeno le poesie dedicate a Nice--[[User:Mizardellorsa|Mizar (ζ Ursae Maioris)]] ([[User talk:Mizardellorsa|disc.]]) 12:18, 11 apr 2008 (CEST) == Poeti minori '700 == Tranquillo, nessun problema: stai facendo praticamente tutto da solo, ti assicuro che è raro vedere utenti così competenti ;-) Ti consiglio di chiedere ad iPork di abilitarti le tendine, sono una modifica del monobook molto utile, che contiente anche un metodo automatico per numerare le poesie (è questo che uso, ci metto un secondo). A presto [[Utente:Aubrey|<span style= "font-family:Palatino Linotype, serif" >Aubrey</span>]] [[Discussioni_utente:Aubrey|<span style= "font-family:Palatino Linotype, serif" >McFato</span>]] 10:26, 17 apr 2008 (CEST) == Numero versi == Installa [[Utente:IPork/Scripts/Tendine|questo script]], ovvero segui le istruzioni che ho preparato nella pagina linkata. Una volta attivato il programma e svuotata la cache del tuo browser troverai dei comodi menu a tendina in alto nelle pagine. Quando avrai davanti agli occhi la pagina di modifica di una poesia, seleziona il testo della poesia e vai sul ''menu modifica'' --> ''testo'' --> ''numerazione'' --> '''riga''' e ti comparirà una finestra inc ui inserire ogni quanti versi mettere il numero. Fai delle prove e vedrai che sarà più facile farlo che spiegarlo :D '''--''' [[Utente:IPork|<span color="#1220BA">'''iPork'''</span >]] → [[Discussioni_utente:IPork|<span color="#1220BA">'''scrivimi'''</span>]] 18:13, 17 apr 2008 (CEST) == opere nella pagina autore == Caro Mizar, notavo che nel creare la pagina [[Autore:Gasparo Gozzi]] non vi è in essa alcun richiamo al suo testo da te inserito, ''[[I poeti son oggi salmonei]]''. In effetti è un vizio di forma rilevante. Ogni volta che si aggiunge un'opera è importante che la pagina del suo autore la richiami, a maggior ragione se questo autore magari avrà un solo testo nella biblioteca. Per Gasparo Gozzi ci penso io, ma se controllassi gli altri autori da te creati per favore provvederesti a sincronizzare autori ed opere? La pagina di riferimento epr la creazione degli autori è [[Aiuto:Roadmap per gli autori]]. Grazie - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 21:40, 17 apr 2008 (CEST) == Stop ;-) == Ciao Mizar. Ti scrivo perchè vorrei chiederti, gentilmente, di fermarti un attimo negli inserimenti e di iniziare a formattare i testi che hai inserito. Hai caricato molto materiale interessante, ma spesso '''senza fonte''' o senza intestazioni e non formattato. So bene che il progetto Diritto ha molte lacune e mancano molte linee guida, ma un minimo di formattazione aiuta la leggibilità della pagina, ed inoltre rende il testo omogeneo con il resto del progetto. Per favore, dunque, inizia (magari con [[Utente:Ilcolono|Ilcolono]] e [[Utente:Ferrucciolibero|Ferrucciolibero]], quest'ultimo immagino sia un vostro conoscente) a mettere a posto i testi inseriti, perchè ho molta paura che più ne inserite, più, più sarà facile dimenticarsi di alcuni testi. ovviamente io sono disponibile per ogni domanda o quesito, ma non posso formattare io tutti i testi, anche se un pochino posso aiutare. State facendo un ottimo lavoro con gli articoli di Antonio, credo che sia un ottimo terreno per sfruttare tutte le potenzialità di Wikisource in termini di ''navigabilità'' ed ''ipertestualità'', collegando tutti i vari testi fra loro in modo da rendere tutto connesso. Aiuta anche Ferruccio (se è dei vostri) a formattare i testi: so che in Wikipedia è meglio un testo incompleto che nessun testo, ma qui su Wikisource siamo in pochissimi, come vedi, e abbiamo dunque puntato più sulla qualitàà che sulla quantità. Scusami la paternale, ma preferisco fare il cacaspilli che lasciare le cose non dette, per poi avere il doppio del lavoro alla fine. Ora, fermatevi tutti e tre e organizzatevi. Inserite prima tutte le fonti, poi le intestazioni, poi passeremo ai collegamenti e alle categorie, ecc. però ci vuole un minimo di organizzazione. Se avete bisogno chiamate pure, io ci sono. Scusate ancora per la pedanteria, ma mi piace pensare che tutto questo materiale venga valorizzato a dovere, non solo caricato e lasciato lì. A presto --[[Utente:Aubrey|<span style= "font-family:Palatino Linotype, serif" >Aubrey</span>]] [[Discussioni_utente:Aubrey|<span style= "font-family:Palatino Linotype, serif" >McFato</span>]] 14:11, 27 apr 2008 (CEST) :Ciao Mizar. Ricordati che basta inserire l'infotesto nella pagina di discussione della '''pagina principale''' di un'opera, e in tutte le altre sottopagine basta mettere <pre>{{Discussione:NOME PAGINA PRINCIPALE}}</pre> :Così c'è n'è una sola da modificare, e la modifica si progpaga in tutte le sottopagine di discussione. Se avete problemi chiedete, mi raccomando. Buon lavoro [[Utente:Aubrey|<span style= "font-family:Palatino Linotype, serif" >Aubrey</span>]] [[Discussioni_utente:Aubrey|<span style= "font-family:Palatino Linotype, serif" >McFato</span>]] 10:06, 28 apr 2008 (CEST) == Encicliche == Caro Mizar, mi trovo a segnalare la solita questione delle traduzioni: ne avevo discusso [[Discussioni_progetto:Cristianesimo#Accettate_testi_dei_Santi_Padri.3F|qui]]. Dato che i testi di encicliche (ad esempio ''[[Chiamati dalla Divina Provvidenza]]'') da te inseriti non furono originariamente pubblicati in italiano ma in latino ci sarebbe bisogno di qualche dettaglio in più relativamente al testo presente qui da noi. L'italiano moderno del testo mi invita al pessimismo rispetto alla liceità di inserimento della traduzione. Quantomeno sarebbe importante riportare i nomi dei traduttori. Se come temo le encicliche finora inserite non siano adatte a Wikisource, dato che a casa hai L'''Enchiridion delle encicliche'' sarebbe eccellente inserire qui le (poche) encicliche scritte direttamente in italiano dai Papi e da me segnalate nella discussione che ho linkato poco sopra, indicando il numero di pagina da cui le trai. Avrei il destro per procurarmi quel libro... [[Utente:OrbiliusMagister|εΔω]] 19:46, 28 apr 2008 (CEST) == Risposta al tuo messaggio == Ti ho risposto [[Discussioni_utente:OrbiliusMagister#Documenti_pontifici_in_italiano|qui]]. '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 07:53, 29 apr 2008 (CEST) == edizione == Caro Mizar, scusa se rompo a spaccare il capello in quattro, ma nell'indicare l'edizione delle opere di Alfieri da cui stai traendo i sonetti che inserisci sarebbe carino se fossi un pizzichino meno laconico: per quanto io ammetta che ''"Sansoni, Firenze 1963 p.161"'' dovrebbe essere indicazione sufficiente per chi maneggia dati bibliografici, dobbiamo metterci nei panni degli utenti meno smaliziati che o mettono "ce l'ho a casa", o non mettono nulla: se trovano un'indicazione chiara come "autore, titolo dell'opera (ed eventuali sottotitoli e curatore), volume, tomo, editore, città, anno, pagina" si sentiranno invitati a seguire le indicazioni anch'essi. Suppongo infine che nel 1963 sia uscita una sola edizione delle opere alfieriane, giusto? A questo punto HO provato a fare una ricerchina in rete e scopro che anche rovistando per bene i conti non mi tornano: ho trovato #Vittorio Alfieri, ''Il Saul con saggi delle Rime, delle Satire e della vita'', a cura di P. Carli e A. Sainati, 5. ed. Firenze, F. Le Monnier, 1963, 140 p. ; 21 cm. che è appunto della Le Monnier e non della Sansoni #Vittorio Alfieri, ''Tragedie scelte'', con prefazione e note di Manfredi Porena, Firenze, Sansoni, 1963 che contiene solo ''[[Filippo]], [[Agamennone]], [[La congiura de' Pazzi]], [[Saul]], [[Bruto Primo]]'', ma nessun sonetto. Come la mettiamo? Se mettessi qualche dato in più sarebbe meglio per tutti, non c'è bisogno che spieghi oltre: se i sonetti sono presi tutti dallo stesso libro una volta che ne metti uno potrò darti una mano a inserire gli altri, ma non posso inventare quel che non so: non sarebbe corretto. Hai in mano il libro, dacci una dritta per favore. - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 12:56, 30 apr 2008 (CEST) :Credo di averti già detto che mi sono messo a trascrivere le ''Rime'' di Alfieri solo come diversivo per impegni più gravosi e ''barbosi''. Avevo in casa l'edizione della Letteratura italiana della Laterza ( direttore Musceta). Finiti i sonetti lì riprodotti, che citano come fonte una edizione del 1954 ad Asti,, misono procurato una copia di ''Rime di Vitorio Alfieri scelte e commentate ad uso delle scuole da Rosolino Guastalla'' edito dalla Sansoni nel 1912. Nel 1963 sempre la Sansoni ne ha fatto una edizione anastatica, a cura di Cesare Bozzetti., Il testo risulta tratto dall'edizione Barbera del 1858, curato dal ''giovane'' Giosuè Carducci. :Il Bozzetti dà come più autorevole appunto l'edizione critica a cura del Maggini del 1954 ad Asti. Altra edizione segnalata è quella Vallardi del 1914.--[[User:Mizardellorsa|Mizar (ζ Ursae Maioris)]] ([[User talk:Mizardellorsa|disc.]]) 19:31, 30 apr 2008 (CEST) ::Oh, caspita, sono proprio uno smemorato, scusa. Tieni conto che il fatto di averlo riferito a me non significa averlo reso pubblico a tutti gli utenti tramite indicazione nelle pagine di discussione, dunque non è uno spreco specificarlo volta per volta nelle sedi apposite, anche ripetendolo per ogni testo. Le indicazioni che mi ahi scritto qui sopra sono chiare e identificano il testo per bene. Se poi le rime di Alfieri [[w:Vittorio_Alfieri#Rime|sono riunite in una sola opera]] andranno ristrutturate in [[Rime|sottopagine]]. Magari su GoogleBooks [http://books.google.com/books?id=t_LXGwAACAAJ troviamo addirittura l'edizione Barbera]... (intanto vedi [http://books.google.com/books?id=X4gHAAAAQAAJ qui]). Adesso ho di che lavorarci su. Coglierai l'importanza e l'utilità di questi dati. - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 20:03, 30 apr 2008 (CEST) == Disciplinare vino Chianti == Mi aiuti a cercare nell'archivio del parlamento/senato il documento ''originale''? Se riuscissimo a trovare i documenti relativi (atti parlamentari ed affini) dei vari disciplinari credo che il risultato sarebbe spettacolare. Saluti. '''--''' [[Utente:IPork|<span color="#1220BA">'''iPork'''</span >]] → [[Discussioni_utente:IPork|<span color="#1220BA">'''scrivimi'''</span>]] 10:17, 5 mag 2008 (CEST) : PS: Prova a pubblicare un altro disciplinare così capiamo il titolo corretto da dare alle pagine. '''--''' [[Utente:IPork|<span color="#1220BA">'''iPork'''</span >]] → [[Discussioni_utente:IPork|<span color="#1220BA">'''scrivimi'''</span>]] 10:18, 5 mag 2008 (CEST) == Richiesta fonte del testo [[Nobil città, che delle Liguri onde]] == {{Richiesta fonte|Nobil città, che delle Liguri onde}} Grazie, '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 22:23, 23 mag 2008 (CEST) == Richiesta fonte del testo [[Qui Michelangiol nacque? e qui il sublime]] == {{Richiesta fonte|Qui Michelangiol nacque? e qui il sublime}} Grazie, '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 22:25, 23 mag 2008 (CEST) == Richiesta fonte del testo [[Ancorché antichissimo]] == {{Richiesta fonte|Ancorché antichissimo}} Grazie, '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 22:29, 23 mag 2008 (CEST) == Richiesta fonte del testo [[I gloriosi nostri]] == {{Richiesta fonte|I gloriosi nostri}} Grazie, '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 22:52, 23 mag 2008 (CEST) == Traduzione su pedia == Ciao Mizar, mi sai dire da dove proviene [[w:Pace_di_Zurigo#Testo_della_Pace_di_Zurigo]]? Se mi indichi la fonte procedo al trasferimento su source. '''--''' [[Utente:IPork|<span color="#1220BA">'''iPork'''</span >]] → [[Discussioni_utente:IPork|<span color="#1220BA">'''scrivimi'''</span>]] 00:00, 26 mag 2008 (CEST) Il testo della pace di Zurigo lo trovi un po' dappertutto sui testi che tratano del risorgimento: Ad esempio Paolo Mencacci ''Storia della Rivoluzione Italiana'' Volume Terzo — Libro Terzo Di cui puoi trovare una copia web su http://www.geocities.com/Athens/Delphi/1917/vol3lib3.htm--[[User:Mizardellorsa|Mizar (ζ Ursae Maioris)]] ([[User talk:Mizardellorsa|disc.]]) 15:56, 26 mag 2008 (CEST) == Disciplinari == Ti va di buttare giù alcune riflessioni su come impostare il progetto per i disciplinari? Esempio: [[w:Vastedda del Belice|Vastedda del Belice]]. In calce alla voce trovi il collegamento al disciplinare. Il testo di pedia è parziale, quindi prima di spostarlo qui conviene che capiamo bene cosa possiamo pubblicare e in che modo. '''--''' [[Utente:IPork|<span color="#1220BA">'''iPork'''</span >]] → [[Discussioni_utente:IPork|<span color="#1220BA">'''scrivimi'''</span>]] 00:33, 26 mag 2008 (CEST) : Mizar, ottimo che hai iniziato con i disciplinari ma io intendevo che buttassi giù un due idee per chiarire come agire. Se prima lavoriamo sulle regole operative del progetto (dove trovare i testi, quali sono disciplinari e quali no, cosa possiamo pubblicare e cosa no) ci facilitiamo non poco la vita. Se tu ragioni sulle fonti, poi vediamo subito dove inserirli nelle categorie e posso fare una intestazione dedicata per valorizzarli. Fammi sapere. Ciao '''--''' [[Utente:IPork|<span color="#1220BA">'''iPork'''</span >]] → [[Discussioni_utente:IPork|<span color="#1220BA">'''scrivimi'''</span>]] 21:56, 10 giu 2008 (CEST) == Crac Federconsorzi == Sì, m'interessa. <br/> Ma devo ammettere una cosa: sai che non me ne sono mai occupato?<br/> Secondo te, prima di darti una mano, posso cominciare ad informarmi [http://www.credfed.com/ qui] ?<br/> --[[User:Sentruper|Sentruper]] ([[User talk:Sentruper|disc.]]) 00:34, 26 mag 2008 (CEST) :Il sito che tu citi è quello ''mio''. C'è tantissima roba, ma tutta in disordine Ho intenzione gradatamente di trasferire tutti i documenti di pubblico dominio su Wikisource. del resto molto del materiale era poi passato attraverso la Commissione parlamentare. Su wikisource la cosa sarebbe più ordinata e leggibile e soprattutto sarebbe possibile attraverso i link rendere il tutto più comprensibile.--[[User:Mizardellorsa|Mizar (ζ Ursae Maioris)]] ([[User talk:Mizardellorsa|disc.]]) 22:18, 26 mag 2008 (CEST) Mi sembra un lavoro enorme. Mi fa un po' paura, anche perché dovrei lasciar perdere le cose di cui mi sto occupando al momento su '''Wikipedia'''. <br/> --[[User:Sentruper|Sentruper]] ([[User talk:Sentruper|disc.]]) 13:29, 1 giu 2008 (CEST) == Risposta al tuo messaggio == Ti ho risposto [[Discussioni_utente:IPork#Disciplinari|qui]]. '''--''' [[Utente:IPork|<span color="#1220BA">'''iPork'''</span >]] → [[Discussioni_utente:IPork|<span color="#1220BA">'''scrivimi'''</span>]] 23:09, 10 giu 2008 (CEST) == Attenzione == Caro Mizar, scusa se rompo, ma mi tocca: Nell'intestazione dei disciplinari che stai inserendo va usato il [[Template:intestazione]], infatti se leggi nella pagina Template:diritto trovi: "Template superato. Usare al suo posto {{tl|Intestazione}}". Per i disciplinari già pubblicati ci penso io, ma mi devi due favori: *Specifica la fonte da ci stai traendo i testi, sia essa cartacea sia essa online, per il momento sembra che tu li stia cavando da un cilindro di prestigiatore. *Vedi se riesci a smaltire le richieste di trasferimento che arrivano da Pedia (Stocco di Mammola, Caprino della Limina, Ricotta affumicata di Mammola) in modo da convincerli che ci stiamo muovendo... grazie e scusa ancora per la rottura di scatole. - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 15:38, 14 giu 2008 (CEST) :Dopo aver provato ad aggiornare le intestazioni torno a scriverti... ho provato a dare un'occhiata al [[template:Intestazione diritto]] che in effetti è ancora in lavorazione, mentre le tendine richiamano ancora il vecchio template... intuisco che è il caso di attendere un attimo che iPork risolva questo problemuccio... - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 16:18, 14 giu 2008 (CEST) == risp duecento/decreto == [[Discussioni_utente:Accurimbono#Decreto_legge_sui_libri_di_testo]] --[[Utente:Accurimbono|Accurimbono]] <small>([[Discussioni_utente:Accurimbono|disc]])</small> 16:32, 2 lug 2008 (CEST) == Richiesta fonte del testo [[Banca d'Italia - Apertura istruttoria su accordi interbancari]] == {{Richiesta fonte|Banca d'Italia - Apertura istruttoria su accordi interbancari}} Grazie, '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 12:00, 15 lug 2008 (CEST) == cosa? non ho capito == [[Discussioni_utente:Accurimbono#Onlus.2C_Aps__e_dintorni]] --[[Utente:Accurimbono|Accurimbono]] <small>([[Discussioni_utente:Accurimbono|disc]])</small> 17:00, 23 set 2008 (CEST) == Statistiche == Mizar, tu dici che hai visto un ''picco'' degli utenti pediani su certe pagine in un certo momento: '''come'''!? C'è qualche statistica o sito di statistiche orientato alle pagine? Mi interessa molto. --[[Utente:Aubrey|<span style= "font-family:Palatino Linotype, serif" >Aubrey</span>]] [[Discussioni_utente:Aubrey|<span style= "font-family:Palatino Linotype, serif" >McFato</span>]] 11:25, 28 set 2008 (CEST) == Richiesta fonte del testo [[Sentenza corte di Cassazione n.8102/2002]] == {{Richiesta fonte|Sentenza corte di Cassazione n.8102/2002}} Grazie, '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 19:46, 11 ott 2008 (CEST) == PDF - > testo == Estrazione del testo da un pdf: dipende dal tipo di pdf; alcuni pdf danno la possibilità di copiare il testo contenuto, altri no.... se mi dai un link dò un'occhiata. Per ottenere un file djvu da un pdf c'è un servizio di conversione online. Vedi [[Aiuto:Gestione file djvu]] --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 21:49, 24 ott 2008 (CEST) == Diritto == Mizar, guarda qui: http://it.wikisource.org/wiki/Sentenza_Tribunale_di_Modica_8_maggio_2008. Mi piace molto la tua idea di inserire queste sentenze, ma ti prego di fare lo sforzo di una minima formattazione. E' molto importante che tu inserisca i dati giusti nei template {{tl|Intestazione}}, {{tl|Diritto sentenza}}, {{tl|Diritto legge}}, ecc. Sono cose che tu sai fare ed io no. Inoltre, se prendi un testo come quello che hai preso, e lo copi nel tuo OpenOffice, probabilmente troverai, nella tendina ''File'', il comando ''Esporta'', e fra le opzioni ci sarà anche ''txt (MediaWiki)'': se le cose ti vanno bene ti formatta automaticamente corsivi, grassetti, e addirittura anche il centrato (che si mette con il template {{tl|Centrato}}). Ovvio che poi ti possiamo dare una mano per le finezze, ma con piccole accortezze riusciresti a fare l'80% del lavoro. Buone sentenze, ne aspetto altre ;-) --[[Utente:Aubrey|<span style= "font-family:Palatino Linotype, serif" >Aubrey</span>]] [[Discussioni_utente:Aubrey|<span style= "font-family:Palatino Linotype, serif" >McFato</span>]] 21:14, 26 ott 2008 (CET) == Re == E' ovvio che se la metti così ti do assolutamente ragione. Hai fatto bene ad inserire la sentenza e l'interprogetto: se mi avessi spiegato meglio prima non ti avrei neanche scritto il post che ti ho scritto. Ad ogni modo, più per i toni magari un po' sgarbati (e mi scuso), l'ho scritto anche per lasciarti scritti alcuni consigli che spero ti serviranno in futuro. Ovvio che se ci coordiniamo (me e te), le cose possono essere fatte più velocemente: tu mi metti le intestazioni complete e io ti formatto i testi (brevi). Senza rancore. --[[Utente:Aubrey|<span style= "font-family:Palatino Linotype, serif" >Aubrey</span>]] [[Discussioni_utente:Aubrey|<span style= "font-family:Palatino Linotype, serif" >McFato</span>]] 23:28, 26 ott 2008 (CET) == Aiuto == Mizar, avrei bisogno che mi aiutassi a mettere a posto l'intestazione di questa legge: [[Legge 22 aprile 1941 n. 633]]. Mi sto occupando un pochino dei testi di diritto, formattando un po' vecchi testi e cercandodi mettere a posto, per quel che ne so. Tu dammi per favore una mano con le cose tecniche, al resto ci penso io. [[Utente:Aubrey|<span style= "font-family:Palatino Linotype, serif" >Aubrey</span>]] [[Discussioni_utente:Aubrey|<span style= "font-family:Palatino Linotype, serif" >McFato</span>]] 12:47, 3 nov 2008 (CET) == Leggi == Figurati. Io centro gli articoli perché credo che visivamente sia piú chiaro e piú bello, ho deciso (senza dirlo a nessuno ;-)) che per le leggi e documenti di pubblico dominio di diritto possiamo davvero prenderci piú libertá: basta indicare delle fonti serie e per il resto possiamo agire liberamente. Sulle categorie, é una di quello cose che mi piacerebbe guardassi meglio tu: la m9ia ignoranza in materia é somma, se tu ti occupi delle categorie, di inserire la fonte, di completare l'intestazione con tutti i dati possibili puoi anche copincollare spudoratamente il testo, se ci mettiamo d'accordo la formattazione la faccio io. --[[Utente:Aubrey|<span style= "font-family:Palatino Linotype, serif" >Aubrey</span>]] [[Discussioni_utente:Aubrey|<span style= "font-family:Palatino Linotype, serif" >McFato</span>]] 12:15, 5 nov 2008 (CET) == Sentenza contro i bolllini SIAE == Guarda questa: http://www.cortedicassazione.it/Notizie/GiurisprudenzaComunitaria/CorteGiustizia/Scheda.asp?ID=563 Riesci a mettermala con il titolo giusto? Poi ci penso io. --[[Utente:Aubrey|<span style= "font-family:Palatino Linotype, serif" >Aubrey</span>]] [[Discussioni_utente:Aubrey|<span style= "font-family:Palatino Linotype, serif" >McFato</span>]] 10:47, 7 nov 2008 (CET) ::Il testo ufficiale completo della direttiva .pdf è in http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:L:1998:204:0037:0048:IT:PDF == Modifica anonima, == Caro Mizar, [http://it.wikisource.org/w/index.php?title=Codice_Civile_-_Libro_Terzo/Titolo_II&curid=2726&diff=303087&oldid=289556 questa modifica] è corretta? Non ne ho idea. Se puoi dare un controllata te ne sarei grato. - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' == Titoli errati == Mizar, ti prego, almeno scrivi i titoli giusti! Ti sto spostando tutte le pagine :-) --[[Utente:Aubrey|<span style= "font-family:Palatino Linotype, serif" >Aubrey</span>]] [[Discussioni_utente:Aubrey|<span style= "font-family:Palatino Linotype, serif" >McFato</span>]] 16:44, 17 nov 2008 (CET) == Date == Caro Mizar, la proposta è molto interessante. Io sarò in Italia da metà dicembre alla fine di gennaio, credo che dunque gennaio possa essere il periodo più adatto. Anche perchè dopo riparto ;-) --[[Utente:Aubrey|<span style= "font-family:Palatino Linotype, serif" >Aubrey</span>]] [[Discussioni_utente:Aubrey|<span style= "font-family:Palatino Linotype, serif" >McFato</span>]] 02:05, 29 nov 2008 (CET) == L'immagine che hai inserito è senza licenza == {{Avvisoimmagine|immagine=[[:immagine:SuorMariaSerafina.jpg]]}} '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 14:48, 5 dic 2008 (CET) Non capisco perché non provi a inserire su commons quest'immagine: qui su source non riusciamo a star dietro anche a questo problema delle licenze delle immagini. Se tu fossi un nuovo arrivato capirei l'inesperienza, ma non è la prima immagine che tu o Antonio caricate qui invece che su commons. Finché si tratta di immagini di Antonio che egli non voglia dare per forza in pasto a tutti potrei anche lontanamente comprenderlo, ma lìimmagine che hai appena caricato non penso sia di tua diretta produzione. Se l'hai posta qui o è in violazione di copyright o non lo è. Se non lo è o rispetta la licenza del sito da cui proviene, o è proprio libera libera (PD-Old o simile). Capirai che a questo punto non è utile che la carichi qui, nè è giusto che tu attenda che il volontario di turno te la trasferisca su commons: siamo troppo pochi per questo tipo di logica. Non voglio apparire polemico, ma pensando alla mia difficoltà in termini di licenze per le immagini e alla tua competenza nel settore del copyright percepisco questa situazione come paradossale. Va bene, adesso mandami a quel paese, ma rifletti su quello che ho scritto. - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 14:56, 5 dic 2008 (CET) ==Vecchi testi== Grazie per i complimenti ma sono un po' eccessivi. In realtà, nel corso di alcune ricerche per fini extra-wiki, ho saccheggiato Guggol e la Braidense. Visto che la roba era interessante e senza diritti mi è bastato dare una ripulita. Ma ''non è -e non vuole essere- un lavoro finalizzato e con una logica di fondo''. Semplicemente informazioni che ho e che non mi costa poi molto condividere. Se per caso ho a disposizione (oppure sai dove esiste nei suddetti website) del materiale non troppo "pesante" e che possa servire, chiedi pure. Non credo, comunque di poter essere di vero aiuto a wikiversità. Potrebbe essere un piccolo contributo tenere aggiornata quella pagina man mano che mi viene voglia di inserire qualcosa in Source. Comunque se vuoi, parliamone. Potrei anche fare un salto a Milano ma i miei periodi di libertà, per effetto del lavoro in turno, in genere non coincidono con quelli della gente "normale". :((. Salut.--[[User:Silvio Gallio|Silvio Gallio]] ([[User talk:Silvio Gallio|disc.]]) 16:25, 26 feb 2009 (CET) == Holden == Ciao Mizar. Si, io avevo già contattato a suo tempo Martinelli, e poi non ne era venuto fuori niente (si è dimenticato o altro). Io conseguentemente ci ho perso interesse. Se tu riesci a riallacciare contatti, per me va bene. Biblioteca langue da mesi, potrebbe dargli un po' di risalto. Però prima bisogna finire di mettere a posto alcune cose là, come per esempio le instestazioni. --[[Utente:Aubrey|<span style= "font-family:Palatino Linotype, serif" >Aubrey</span>]] [[Discussioni_utente:Aubrey|<span style= "font-family:Palatino Linotype, serif" >McFato</span>]] 00:19, 9 mar 2009 (CET) == Testi == Ottimo, continua così che è buona cosa. Io magari metterei tutti i testi con l'intestazione generale, non "letteratura", ma per il resto mi sembra che anche la formattazione sia ottima. Ricordati di sincronizzare le pagine su Wikipedia, mentre qui su source possiamo rincontrollare i testi. --[[Utente:Aubrey|<span style= "font-family:Palatino Linotype, serif" >Aubrey</span>]] [[Discussioni_utente:Aubrey|<span style= "font-family:Palatino Linotype, serif" >McFato</span>]] 08:17, 7 mag 2009 (CEST) == Associazione == Ottima notizia ;-) --[[Utente:Aubrey|<span style= "font-family:Palatino Linotype, serif" >Aubrey</span>]] [[Discussioni_utente:Aubrey|<span style= "font-family:Palatino Linotype, serif" >McFato</span>]] 22:11, 21 mag 2009 (CEST) == Trattato di Casalanza == Ciao Mizar, potresti dirmi la fonte del [[Trattato di Casalanza]]? Grazie! :-) [[User:Torredibabele|Torredibabele]] ([[User talk:Torredibabele|disc.]]) 21:35, 12 set 2009 (CEST) == libri == Ciao! In effetti è un po' quello che mi sono prefisso e che sto cercando di raggiungere. Però volevo allargare la faccenda: * non ho ancora ''tutti'' gli scritti di Cattaneo (ovviamente mi limito al settore ferroviario - non sono un filosofo o un economista) * finché non ho tutto non posso scrivere la prefazione con un minimo di serietà "storica". Tieni presente che già molti hanno esplorato Cattaneo. Ultimo -nel 2001 ed. Giunti- un tizio (mannaggia la memoria) e proprio gli scritti Cattaneo-Milani sulla Ferdinandea. * per un lavoro approfondito servono anche gli scritti degli interlocutori; credo di avere tutto Bruschetti (quello che ho inserito qui) ma di sicuro non ho ancora tutto (anzi ne ho solo un po') di Milani (guarda la mia sandbox per un work in progress) e poi ci sarebbero altri ingegneri (Meduna per il ponte di Venezia, Sarti per la MI-Monza, Sarti ancora per Bergamo ecc). E un certo FF che nessuno sa chi fosse ma era un ingegnere con cognizioni (Annali di statistica) ferroviarie piuttosto approfondite e a volte all'avanguardia in Italia. Più qualche anima sperduta (e qui viene il duro) probabilmente ritrovabile solo negli Archivi di Stato o chissà dove (Camera di Commercio? Comune?) per alcune proposte relative alla localizzazione della stazione di arrivo della Ferdinandea. E più scavo più scopro nelle informazioni dei potenziali buchi da riempire. Poi ci metterò la mia immodesta cultura ferroviaria, tecnologica, della sicurezza, del distanziamento, delle comunicazioni di movimento ecc. per "spiegare" la differenza della visione di treni e ferrovie che si aveva e si ha. Ergo ci vorrà un po'. Per fortuna fra qualche tempo dovrò fare alcuni brevi viaggetti a Milano e magari potrò cercare il materiale che non trovo in rete o a Bologna. Ti terrò informato. Quanto ai wikilibri avevo solo fatto notare la (IMHO) falla. Per i miei libri ho già un editore (un po' riottoso magari, ma a frustate funziona) e non mi fa pagare un euro. Piuttosto di pagare non pubblico. Devo avere il tuo e-indirizzo magari ti mando qualcosa. P.S. hai notato la povertà della voce su Cattaneo in 'Pedia? Proprio il periodo "ferroviario" è quello saltato. ridere/piangere? (e non dire che lo devo fare io. Non ho capacità biografiche). Saluti.--[[User:Silvio Gallio|Silvio Gallio]] ([[User talk:Silvio Gallio|disc.]]) 16:28, 16 ott 2009 (CEST) P.P.S. Hai già sbagliato due volte; alla terza sparo :) mi chiamo Gall(i)o che è una cosa diversa da Gallo e a Milano e soprattutto a Como è un cognome piuttosto noto... P.P.P.S. :) ho provato a guardare la tua prova ma sembra che ci siano problemi di server. Per qualche giorno sono in Austria ma quando torno riprovo. Forse il problema è qui. A presto.--[[User:Silvio Gallio|Silvio Gallio]] ([[User talk:Silvio Gallio|disc.]]) 16:37, 16 ott 2009 (CEST) == Alebot al lavoro == Ciao, ho visto il tuo nuovo lavoro [[Appunti di relatività]], e ho visto che Alebot (che come sai è il mio bottolo che ormai è "libero" e fa le cose di sua iniziativa... ) ha dato il suo contributo, sia alle pagine testuali che a quelle di discussione. Spero che non ti disturbi, se diventa invadente avvisami che lo sgrido. --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 09:38, 16 apr 2010 (CEST) == Appunti di relatività == Ho seguito il link da Infotesto e sono arrivato alla sorgente HTML. Visto il codice c'è un bel problema... le formule sono in realtà immagini .wmz, un formato un pochettino problematico.... vanno tutte riscritte a mano (almeno, questa è la mia opinione). Insomma: il testo te lo posso caricare via bot... ma con le formule e le figure, sarà un lavoraccio. Potrei darti delle dritte, ma è inutile che ti prometta un aiuto sostanzioso, poi mi mancherebbe il tempo materiale... già ho lasciato molto indietro un altro lavoro analogo. --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 19:17, 18 apr 2010 (CEST) == Rapsodie albanesi == Com'è finita l'avventura di Rapsodie albanesi? Edo ha sperimentato testi bilingui, ci sono nuovi tool che permettono di lavorare con un'opera contemporaneamente su due siti linguistici diversi (mediante "transclusione interwiki", vedi {{tl|Iwpage}} usato per [[Indice:Hymnus in Romam.djvu]], latino/italiano) --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 23:21, 13 giu 2010 (CEST) == Richiesta di fonte == {{Richiesta fonte|Autorità garante della concorrenza - Provvedimento 3162 del 20 luglio 1995 - Enichem Agricoltura}} {{Richiesta fonte|Consiglio di Stato - Sentenza 2624 - 6 maggio 2008 - Europa 7}} {{Richiesta fonte|Consiglio di Stato - Sentenza 242 - 20 gennaio 2009}} '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 12:29, 9 ott 2010 (CEST) == Carducci == Non c'è problema! Io mi occupo in generale di "transclusione inversa" e secondariamente dei "difficili mattoni", non ho alcuna preferenza specifica. Su Carducci lavoro al completamento della trascrizione di [[Indice:Poesie (Carducci).djvu]], fra l'altro, l'opera che hai inserito tu, non la trovo... ci penseremo al momento delle rifiniture. Grazie! --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 14:15, 20 ott 2010 (CEST) == Baseball == Tu hai lanciato il sasso.... e io l'ho afferrato come un bravo giocatore di baseball. ma adesso lo rilancio. :-) Vuoi tu cimentarti con l'ardita tecnica dello "Split senza match"? Guarda [[Historia della Sacra Real Maestà di Christina Alessandra Regina di Svetia, &c/1|qui]]: è più facile a farsi che a spiegarsi. Si tratta di proseguire quello che ho iniziato io per dare un esempio, aggiungendo quei particolari link-titolo nel punto di fine pagina-inizio pagina successiva. L'operazione risulta più comoda e veloce scorrendo direttamente il file pdf su Adobe che scorrendo le pagine dell'indice. Finita l'aggiunta di quei codici, basterà premere (dopo aver ben controllato che la sequenza dei link alle pagine sia corretto e completo) premere il link sulla linguella "Split"... e il resto lo farà il robot di ThomasV. --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 09:55, 23 nov 2010 (CET) : Stranamente la cosa mi dà errore: procedo con un M&S semiautomatico DIY. --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 23:20, 4 dic 2010 (CET) == Historia == Sto trasferendo [[Historia della Sacra Real Maestà di Christina Alessandra Regina di Svetia, &c]] nel suo indice proofread, ci sarà da fare un bel po' di lavoro di rilettura e formattazione! --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 23:19, 4 dic 2010 (CET) == Montecuccoli == Caro Mizar, ho scovato e caricato una versione immagine di Montecuccoli, sta già su Commons: [[:File:Raimondo Montecuccoli, la sua famiglia e i suoi tempi.djvu]]. Ti va di continuare a lavorarci come opera "proofread"? --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 08:00, 9 dic 2010 (CET) : Andiamo piano, mi raccomando! Cerchiamo innanzitutto le versioni immagine delle opere migliori. Del Tiraboschi non trovo nulla che nel titolo abbia [[Biblioteca modenese]], ma c'è una marea di testi su IA, in grossi volumi! Difficili da esaminare!! --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 18:48, 9 dic 2010 (CET) :: Ecco un primo esempio di "grosso indice con piccola trascrizione": [[Opere di Raimondo Montecuccoli]]. Ho caricato il djvu dell'intero volumone; fatto l'indice, cominceremo con rendere proofread quello che abbiamo (il testo foscoliano); il resto sarà a disposizione di futuri, eventuali trascrittori. Questo potrebbe essere il nostro "stile": se abbiamo un frammento, prepariamo l'indice di tutto il testo completo e lavoriamo intanto sul frammento; che ne dici? In un caso analogo (le opere di Senofonte) è già successo che poi un altro utente metta le mani su parti non trascritte. Parliamone! --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 00:18, 11 dic 2010 (CET) == Autori mutipli == Nota la finezza, in [[Indice:Opere di Raimondo Montecuccoli.djvu]], del doppio autore! :-) --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 00:20, 11 dic 2010 (CET) == Montecuccoli == Ti sto correndo dietro. :-) Dovresti rivedere un po' la questione Intestazione (solo nella pagina principale) e IncludiIntestazione (in tutte le sottopagine). Guarda come sto modificando il codice di tutte le sottopagine di Montecuccoli. Poi ci sarebbe da riflettere sulla struttura dell'opera: in genere io rispetto la suddivisione originale e quindi verrebbe un po' diversa: * Raimondo Montecuccoli, la sua famiglia e i suoi tempi ** Raimondo Montecuccoli, la sua famiglia e i suoi tempi/Prefazione ** Raimondo Montecuccoli, la sua famiglia e i suoi tempi/Parte I *** Raimondo Montecuccoli, la sua famiglia e i suoi tempi/Parte I/Capitolo I *** ... ** Raimondo Montecuccoli, la sua famiglia e i suoi tempi/Parte II *** Raimondo Montecuccoli, la sua famiglia e i suoi tempi/Parte II/Capitolo I *** .... In più, a pagina [[Pagina:Raimondo_Montecuccoli,_la_sua_famiglia_e_i_suoi_tempi.djvu/201]] lo "scannatore" ha infilato una pagina che non c'entra.... :-( Bè, sistemare è abbastanza divertente, dopotutto. --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 23:33, 12 dic 2010 (CET) === Finito (ossia: si comincia...)=== Finito! Guarda [[Raimondo Montecuccoli, la sua famiglia e i suoi tempi/Note]], ho suddiviso le note per capitoli e con un trucchetto ho aggiunto il numero nota progressivo per capitolo; ho messo un avvertimento in Indice per segnalare l'esistenza della pagina e l'opportunità di inserire nel testo le note fra tag ref, nel corso della rilettura. --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 09:20, 14 dic 2010 (CET) == Parlamento italiano == Caro Mizar, quello che potrei fare riguardo ai discorsi del Parlamento Italiano, 1861, è: # estrarre le pagine che ti interessano dagli Annali; # confezionare un djvu coposto dalla sola raccolta di pagine che ti interessano; # farne un buon OCR e caricarlo nel text layer del djvu. Per farlo, però, ho bisogno di una lista dei file Google che contengono le pagine, e del range esatto delle pagine da caricare perognuno dei file. Non ce la faccio a cercarle io stesso! E caricare tutto l'intero volumone, per estrarne poi poche, mi sembra uno spreco di banda, di spazio Commons, ecc. Ce la fai a darmi i dati che mi servono? --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 07:34, 18 feb 2011 (CET) == Parlamento == Prego. Purtroppo il tempo è tiranno ma stasera avevo (sto per chiudere mannaggia) un po' di tempo. Continuerò su questo testo quando potrò. Quanto alle ferrovie, come sai tutto mi interessa (magari ne so già qualcosa. Ma spesso mi mancano riferimenti). Per esempio lo sapevi che fra i primi a parlare di ferrovia in Italia furono dei sudditi sabaudi che ipotizzarono una linea Genova-Arona? Scatenando la nascita della Venezia-Milano... (ma mi mancano anche qui i riferimenti). Quindi tutto quello che puoi inviarmi o segnalarmi i link sarà non solo benvenuto ma mi inginocchierò verso la Lombardia, e Milano in particolare, elevando agli dèi le benedizioni più sentite. E adesso che ho detto la mia cavolata delle 21.43 vado a letto tranquillo del dovere compiuto. ciao e grazie a te!--[[User:Silvio Gallio|Silvio Gallio]] ([[User talk:Silvio Gallio|disc.]]) 21:45, 23 feb 2011 (CET) == Parlamento poco SALato == Ho visto che hai lavorato parecchio sugli Atti del Parlamento, e le pagine su cui ho buttato un occhio sono classificate SAL 25% ma meritano un SAL 75%. Quando hai rivisto per bene una pagina, non essere perfezionista: metti subito SAL 75%, così chi rivede può portare a SAL 100% fatti gli ultimi ritocchi. Oppure c'è una ragione specifica per il SAL 25%, che non ho indovinato? --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 18:56, 27 feb 2011 (CET) :''A latere''; ma perché [[Pagina:Atti del parlamento italiano (1861).djvu/8|QUI]] hai messo "omissis"? Tanto di fianco c'è tutto... Se mi dai l'ok lo ripristino io. Salut!--[[User:Silvio Gallio|Silvio Gallio]] ([[User talk:Silvio Gallio|disc.]]) 14:42, 28 feb 2011 (CET) ::Ancora a latere: secondo voi ha senso lasciare la doppia colonna oppure no? Secondo me si legge poco, io la toglierei... --[[Utente:Aubrey|<span style= "font-family:Palatino Linotype, serif" >Aubrey</span>]] [[Discussioni_utente:Aubrey|<span style= "font-family:Palatino Linotype, serif" >McFato</span>]] 15:50, 28 feb 2011 (CET) :::Sempre più a latere :) per la doppia colonna credo anch'io che peggiori la situazione ma mi sono adeguato alle "usanze". Per il testo l'ho risistematoo A mio modestissimo avviso è meglio averlo intero. Poi se non vi va, cancellare. No probs. Mizar se riesci a mandarmi le scansioni in qualsiasi formato (jpg, djvu, quello che vuoi), non avrò problemi e me le sistemo io. Oppure dimmi dove trovarle. che provo a fare da solo. Grassie :)--[[User:Silvio Gallio|Silvio Gallio]] ([[User talk:Silvio Gallio|disc.]]) 15:57, 28 feb 2011 (CET) == No Sc?== Ciao! ho lasciato senza il template "Sc" le parole "Presidente" e "Doria" nella pagina 29 [[Pagina:Atti_del_parlamento_italiano_(1861).djvu/29]]. È solo un tentativo ma secondo me viene meglio delle pagine precedenti con il templatino. Cosa ne dici? Nel frattempo quel poco che posso andare avanti continuo così (è più facile aggiungere il tremplate che toglierlo) Poi fate come credete meglio. Salut--[[User:Silvio Gallio|Silvio Gallio]] ([[User talk:Silvio Gallio|disc.]]) 10:51, 3 mar 2011 (CET) == Intestazione == Mizar, per favore copiaincolla dalle leggi precedenti il template intestazione, è una piccola cosa ma migliore decisamente la leggibilità dei testi. --[[Utente:Aubrey|<span style= "font-family:Palatino Linotype, serif" >Aubrey</span>]] [[Discussioni_utente:Aubrey|<span style= "font-family:Palatino Linotype, serif" >McFato</span>]] 12:25, 16 mar 2011 (CET) == tiraboschi == Ti go risposto al Bar. Non inserire e prova ad esportare in MediaWiki il file (lo apri con OpenOffice, File>Esporta con Tipo di File Mediawiki (che è un txt)). Ad ogni modo, prova a mandarmelo che ci do un'occhiata. --[[Utente:Aubrey|<span style= "font-family:Palatino Linotype, serif" >Aubrey</span>]] [[Discussioni_utente:Aubrey|<span style= "font-family:Palatino Linotype, serif" >McFato</span>]] 23:58, 23 mar 2011 (CET) ==Fonti al Bar== Ciao! Candalua sta passando lo spazzolone negli angoli e ha trovato un [[:Categoria:Da cancellare per mancanza di fonte|un po' di rimasugli]]. [[Wikisource:Bar#fonti_mancanti|Vieni al Bar]] a vedere il problema. Mi sembra che due o tre dei testi "incriminati" siano stati inseriti da te. Ciao!--[[User:Silvio Gallio|Silvio Gallio]] ([[User talk:Silvio Gallio|disc.]]) 22:28, 15 apr 2011 (CEST) ==Proviamo così== Vedo che anche qui come altrove suggerisci contatti e collaborazioni varie. Posto che non ho mai capito come mai invece di proporli non provi direttamente tu ad organizzare qualcosa, se per caso avessi la possibilità di farne una lista (anche mandandola in privato se ritieni) le darei volentieri un'occhiata per verificare se qualcuna è facilmente fattibile. Ciao, --[[User:Elitre|Elitre]] ([[User talk:Elitre|disc.]]) 10:01, 11 mag 2011 (CEST) :Ok. Adesso magari è meglio se pensi alla salute, che per fortuna va meglio, comunque ribadisco che se ci sono strade da te o altri non intentate cui vuoi dare un'opportunità ma non hai avuto tempo o possibilità di farlo (mica posso spulciarmi tutti i tuoi contributi!), sono disponibile a provare l'approccio semplice da remoto. --[[Utente:Elitre|Elitre]] 19:58, 11 mag 2011 (CEST) ::Questo è quello che intendevo. Naturalmente per me ha la precedenza ciò che coinvolge Wikipedia... A parte questo, penso sia utile tenere una lista simile, altrimenti restano parole al vento, e magari in futuro potremmo creare uno spazio più adatto della mia talk. --[[User:Elitre|Elitre]] ([[User talk:Elitre|disc.]]) 09:20, 13 mag 2011 (CEST) == Reti medioevali == Non ho capito bene dove devo guardare, dove hai caricato (su Commons?). Mi metti un paio di link? Come sarà noto, sono completamente "andato" dietro al software. --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 14:00, 18 giu 2011 (CEST) == SAL 50% vs SAL 75% == Ciao Mizar! Ti incoraggio a mettere subito a SAL 75% le pagine che rileggi, lasciando al 50% solo quelle in cui ci sono specifici, seri problemi (meglio ancora se li evidenzi in qualche modo). Si salta un passaggio di edit. Appena posso comunque porto io a SAL 75% (indovino che ci sarà ben poco da fare!) --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 13:32, 4 ott 2011 (CEST) : E' stata l'occasione per risolvere, probabilmente, la questione delle note su pagine separate: vedi pag. 13 il nuovissimo {{tl|Nota separata}} in azione :-) --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 14:27, 4 ott 2011 (CEST) ==Testi e libri di testo== Purchè non ci sia urgenza incredibile, è un lavoro che mi piacerebbe molto fare, in particolare per letteratura e storia, ma anche altri testi vanno benissimo. --[[User:Lagrande|Lagrande]] ([[User talk:Lagrande|disc.]]) 07:58, 31 gen 2012 (CET) ==Saluto== Ciao Mizar, come te la passi? Volevo segnalarti [https://twitter.com/#!/creativecommons/status/180317670464434176 questo], che ho appena incrociato e mi ha fatto pensare che magari poteva interessarti. Saluti, --[[User:Elitre|Elitre]] ([[User talk:Elitre|disc.]]) 21:55, 15 mar 2012 (CET) == Ti seguo == Ok comincio a capire. Non so ancora se sono d'accordo su ''tutta''la cosa ma almeno abbiamo un posto dove portare avanti le discussioni senza intasare il bar. Mittici un avviso che si "[[Biblioteca scolastica|passa alla Biblioteca scolastica]]" :) --[[User:Silvio Gallio|Silvio Gallio]] ([[User talk:Silvio Gallio|disc.]]) 10:50, 31 mar 2012 (CEST) Però forse sarebbe meglio spostare la biblioteca al namespace wikisource e non fra i testi "normali". casomai poi si ri-sposta o si fa diventare un Progetto [[User:Silvio Gallio|Silvio Gallio]] ([[User talk:Silvio Gallio|disc.]]) 10:52, 31 mar 2012 (CEST) == Progetto diritto == Mi piacerebbe capire quello che stai facendo per il diritto, sono piuttosto interessata, e forse potrei contribuire, ma non capisco bene come funziona. Me lo potresti spiegare "for dummies"? Grazie mille. [[User:Lagrande|Lagrande]] ([[User talk:Lagrande|disc.]]) 19:23, 11 giu 2012 (CEST) : Va bene, sul formato standard non mi pronuncio, non saprei proprio dire quale è meglio. Ma per il resto vorrei contribuire, ho una laurea in giurisprudenza e sono un funzionario pubblico, e infatti vorrei aggiungere delle norme quali le leggi Bassanini, o simili. Però in effetti proprio il formato non mi è chiaro, ma basterebbe che tu mi indicassi una di quelle già fatte con un formato ottimale, e io vado dietro a quelle. Sono indecisa però se sia meglio la norma originaria o quella aggiornata, certe volte sarebbe meglio avere tutte e due sottomano, con l'indicazione precisa della data della modifica. [[User:Lagrande|Lagrande]] ([[User talk:Lagrande|disc.]]) 07:44, 12 giu 2012 (CEST) ==Help== Puoi vedere [[Wikisource:Bar#Un_aiutino_veloce]]? Grazie! --[[User:Elitre|Elitre]] ([[User talk:Elitre|disc.]]) 17:45, 19 giu 2012 (CEST) == Montecuccoli == Puff! Pant! La situazione a questo punto è la seguente. Esiste [[Indice:Opere di Raimondo Montecuccoli (1821).djvu]] che è bello, pulito, con buon OCR, ma che NON comprende tutte le considerazioni di Ugo Foscolo. Esiste [[Indice:Opere di Raimondo Montecuccoli.djvu]] che ha una scansione orrenda, con pessimo OCR, ma che contiene tutte le Considerazioni. Ho aggiunto a [[Indice:Opere di Raimondo Montecuccoli (1821).djvu]] un campo Sommario fatto con tutte le attenzioni possibili che contiene anche la struttura eventuale dell'opera in ns0, e sotto Nuova versione ho riprodotto questa eventuale struttura. L'idea è quella di creare sottopagine ma solo fino al livello dei ''capitoli'', dopodichè per i livelli inferiori ("titoli", "sottotitoli") dovrebbero essere usate semplicemente delle ancore. Al momento sono esausto; c'è il problema di come integrare bene in un'opera singola, o in più opere, tutto il materiale che abbiamo, dalle due versioni; c'è da valutare se la mia idea di limitare la suddivisione sottopagine ai capitoli vale; è un'opera veramente complessa. Mi prendo una pausa.... e passo a te la meditazione sulla struttura. Chi potremmo coinvolgere, ancora? --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 19:07, 23 giu 2012 (CEST) == testi senza template intestazione == Mizar, scusa se te lo dico... ma perché ogni volta che carichi un testo non ci metti mai il template intestazione? è davvero tanto difficile andare a vedere un qualunque altro testo giuridico, copiare il template, incollarlo sul nuovo testo, e compilarlo opportunamente? e pazienza se tu fossi un nuovo arrivato... [[User:Candalua|Candalùa]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 19:35, 1 lug 2012 (CEST) :Mi dispiace per i tuoi problemi di salute. Il mio rilievo nasceva semplicemente dal fatto che, a quanto mi risulta, sei l'unico che ha questo curioso ''modus operandi'' di caricare prima il testo e aggiungere in un secondo momento il template. Mi pare che sarebbe molto più comodo, oltre che ordinato, fare tutto in una volta e salvare un testo "pulito". Comunque procedi come credi, basta che alla fine sia tutto a posto. Ricordati solo di portare al 75% quando un testo è sistemato in tutte le sue parti. Grazie, [[User:Candalua|Candalùa]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 20:32, 1 lug 2012 (CEST) == Testi di diritto == Mizar, pensavo a qualcosa per rendere più completo e affidabile il contenuto del portale Diritto. Ti butto lì un'ideuzza scarna: scansioni dei principali codici ecc. e per ogni legge, articolo e così via link a normattiva per singola modifica (cosa che in parte stai facendo, sobbarcandoti tutto il lavoro); quei link, però, potrebbero servire, a chiunque lo voglia, come fonte per inserire in ns0 quegli articoli aggiornati nella stessa pagina; esempio: Decreto - Organismo nocivi ai vegetali: * Decreto 9 aprile 2012... (link) * Decreto 7 maggio 2027... (link) * ... Intanto avremmo una copia proofread e man mano si potrebbero aggiungere tutti gli aggiornamenti; cosa che anch'io, che mi occupo di tutt'altro campo, potrei aiutarti a fare. Ah, lo so che vale ben poco scritto così ma... buona guarigione!--[[User:Barbaforcuta|Barbaforcuta]] ([[User talk:Barbaforcuta|disc.]]) 01:15, 3 lug 2012 (CEST) :Non dovrebbe volerci molto all'inizio della trascrizione di ''Nuovi poemetti''; al momento Edo e io ci stiamo occupando delle opere ''Primi poemetti'' e ''Pensieri e discorsi''. Non appena terminiamo con formattazione e riletture delle stesse, sarà il loro turno. Ti avviso allorché ci mettiamo mano.--[[User:Barbaforcuta|Barbaforcuta]] ([[User talk:Barbaforcuta|disc.]]) 15:31, 3 lug 2012 (CEST) ::Se ancora ti interessa, ho visto Edo approntarne l'inserimento: mi riferisco a [[Indice:Nuovi poemetti.djvu|Nuovi poemetti]].--[[User:Barbaforcuta|Barbaforcuta]] ([[User talk:Barbaforcuta|disc.]]) 21:28, 16 lug 2012 (CEST) == spostamento == ciao, la pagina "Mizardellorsa/Tiraboschi/note2.2" te l'ho spostata [[Utente:Mizardellorsa/Tiraboschi/note2.2|qui]] nel tuo spazio utente. [[User:Candalua|Candalùa]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 19:20, 16 lug 2012 (CEST) == Eschilo == Gran lavorone :-) Metti pure tutto quello che tocchi al 50%, così sappiamo che ci sei passato (so per certo che le tue cose al 50% richiedono una revisione più semplice di un 25% direttamente da Match and split). Grazie! [[Utente:Aubrey|<span style= "font-family:Palatino Linotype, serif" >Aubrey</span>]] [[Discussioni_utente:Aubrey|<span style= "font-family:Palatino Linotype, serif" >McFato</span>]] 11:42, 27 set 2012 (CEST) == Hangout == {{#section:Discussioni utente:Xavier121/Archivio/5#Hangout|hangout}} ==Manuali...== Ciao, dai un'occhiata [[:b:Italiano per migranti A2|qui]]... --[[User:Elitre|Elitre]] ([[User talk:Elitre|disc.]]) 18:09, 4 dic 2012 (CET) == Come stai? == Ciao Mizar, come va la salute? Vedo che continui imperterrito a lavorare, quindi almeno le mani stanno bene. Senti, in questo weekend provo anche io a caricare alcune leggi, vediamo se funziona. Ho visto che nel codice stradale hai messo separati i vari titoli, me lo consigli? O è troppo complicato per me? Io semmai copio e incollo come hai fatto tu. [[User:Lagrande|Lagrande]] ([[User talk:Lagrande|disc.]]) 14:31, 1 feb 2013 (CET) == rovistando in giro... == ...ho trovato una tua pagina: [[Utente:Mizardellorsa/6]], che era stata creata per sbaglio con uno / al posto dei punti. Non sapendo che farne te la segnalo, vedi tu se ti serve ancora o se si può cancellare. Ciao! [[User:Candalua|Candalùa]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 16:22, 5 apr 2013 (CEST) == Rivoluzione scolastica == Sto manipolando profondamente il decreto sulla scuola; lasciami un po' di tempo e poi te lo presento per bene. Al momento sembra ci sia passato sopra un tornado... ma c'è una logica (spero) in quello che sto facendo. --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 10:30, 11 mag 2013 (CEST) : Proprio oggi, il robot di Phe (quello che esegue il Match & Split) ha zoppicato e poi si è fermato. :-( : Vedi se ti orienti con quello che è stato fatto: il testo è stato suddiviso in sottopagine e alcune sono state trasportate in Pagina (le vedi "esistenti" in [[Indice:211septies.djvu]]): su quelle puoi cominciare a lavorare. Lascia come sono le pagine "rosse", verranno riempite appena il robot riparte.--[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 16:39, 11 mag 2013 (CEST) == Cudesch_civil_svizzer == Ciao, ti ho messo un po' a posto la pagina iniziale del Codice civile svizzero. Nota l'uso di {{Tl|testo}} in particolare. Per le sottopagine, sarebbe più bello se le facessi come [[Cudesch civil svizzer/Segunda part/1]], cioè con 3 livelli, dove [[Cudesch civil svizzer/Segunda part]] contiene l'indice della Seconda parte e /1 è sottopagina di essa. Come è fatto sul [[Codice civile|codice civile italiano]], in pratica. Comunque fai quello che riesci, compatibilmente col tuo tempo e le tue abilità :) In generale noto poi che lasci sempre i testi al 25%... quando una pagina per te è completa e "rifinita", potresti cliccare sull'icona: [[File:75%.png|20px]] prima di salvarla? Ovviamente se ti serve aiuto su qualcosa sono qua :) Ciao [[User:Candalua|Candalùa]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 17:10, 25 giu 2013 (CEST) :Non serve creare tutte le pagine di discussione... solo la principale. ;) [[User:Candalua|Candalùa]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 23:17, 1 lug 2013 (CEST) ::Sì, hai ragione, io ti avevo indicato il codice civile italiano come esempio, senza notare la cosa. All'inizio creavamo sempre la pagina di discussione, ma da un po' di tempo questo non è più necessario, basta creare la principale e questa sarà linkata automaticamente dalle altre pagine. Te lo dico per farti risparmiare tempo :) [[User:Candalua|Candalùa]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 09:44, 2 lug 2013 (CEST) == Wikisource User Group == Wikisource, la biblioteca digitale libera, sta avanzando velocemente verso un modo di gestione dei libri migliore e più semplice, sia per quanto riguarda la la rilettura che per il caricamento. Tutte le comunità linguistiche sono molto importanti in Wikisource. Noi vogliamo proporvi la creazione di un [[m:Wikisource User Group|Wikisource User Group]], un gruppo libero e informale di volontari che faciliterà il dialogo e la cooperazione fra comunità, associazioni e organizzazioni, assieme all'attenzione all'innovazione tecnologica. Ogni aiuto è benvenuto. Questo ci darà un mezzo per condividere e migliorare gli strumenti nelle Wikisource locali. Siete tutti invitati ad iscrivervi alla mailing list '[https://lists.wikimedia.org/mailman/listinfo/wikisource-l wikisource-l]' (in inglese), o il canale IRC [http://webchat.freenode.net/?channels=#wikisource #wikisource], potete seguire anche la [https://www.facebook.com/Wikisource pagina Facebook] e a seguire il profilo [https://twitter.com/wikisource Wikisource twitter]. Ci sono inoltre 4 progetti legati a Wikisource, nella ''Google Summer of Code'' del 2013. Per ottenere risultati migliori, è importante la vostra opinione e il vostro feedback. I progetti sono descritti nella pagina "[[m:Wikisource across projects|Wikisource across projects]]". Potente infine trovare il report del progetto (''midpoint report'') IEG su Wikisource [[m:Grants:IEG/Elaborate Wikisource strategic vision/Midpoint|qui]]. [[m:Global message delivery|Global message delivery]], 02:50, 25 lug 2013 (CEST) <!-- EdwardsBot 0542 --> == Re Mottura == Grazie per la segnalazione. Ci guarderò con maggiore calma. Da qualche mese mese sono superimpegnato alla monografia sulla vecchia stazione di Porta Tosa. A Milano. E quindi all'altro capo dello stivale. Ma non è mica detto che non mi allarghi... Un grato saluto --[[User:Silvio Gallio|Silvio Gallio]] ([[User talk:Silvio Gallio|disc.]]) 15:59, 2 ott 2013 (CEST) == Liguria preistorica news == Con una bella lavorata ho isolato dalòle pagine le ''poche'' illustrazioni di [[Indice:Liguria preistorica.djvu]] e le sto caricando su Commons nella [[:commons:Category:Liguria preistorica]]. Una galleria delle immagini in [[Discussioni indice:Liguria preistorica.djvu]]; ma non serve, perchè per tutte le figure numerate il nome è standard (la figura 1 ha il nome File:Liguria preistorica 001.png, la 2 File:Liguria preistorica 002.png e così via). Poche immagini non sono figure numerate e il nome cambia (sono solo quattro). Ci vorrebbe un template per organizzare l'immagine e la sua didascalia sotto... vediamo se trovo un po' di tempo. --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 23:56, 9 ott 2013 (CEST) == Niente br se possibile! == Caro Mizar, ho dato un'occhiata a Liguria preistorica; ti raccomando di NON usare <nowiki><br /></nowiki> per separare i paragrafi, inserisci invece una riga vuota (il software mediawiki la trasforma in un "nuovo paragrafo". Passo il bot per correggere le pagine già trascritte. --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 19:23, 14 ott 2013 (CEST) == Progetto per ragazzi == Non so se hai già visto, ma ho notato che nel contest per il compleanno di Wikisource ci sono testi adatti. Tra questi per esempio io ho seguito le Novellette di Gasparo Gozzi che ora sono al 75% e che ritengo abbastanza gradevoli. [[User:Lagrande|Lagrande]] ([[User talk:Lagrande|disc.]]) 12:42, 14 nov 2013 (CET) == Il Novellino == Ciao Mizar, ti ringrazio per l'aiuto sull'opera in oggetto, ma fai attenzione a come raggruppi le pagine per far visualizzare interamente la novella: non devi seguire i numeri di pagina riportati nell'indice (che sono quelli dell'opera originaria), ma quelli del file djvu (che sono sfasati di un tot rispetto alla numerazione originaria). Per capire meglio di cosa sto parlando, osserva attentamente [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Il_Novellino%2FParte_seconda%2FNovella_XII&action=historysubmit&diff=1346044&oldid=1340591 questa mia modifica] sulla novella che volevi rendere visibile. A risentirci presto e grazie ancora, sei sempre il benvenuto ;-) --[[User:Mess|Mess]] ([[User talk:Mess|disc.]]) 12:37, 27 nov 2013 (CET) == Tiraboschi == Ciao, Mizar, il titolo corretto dovrebbe essere '''Indice:Storia della letteratura italiana (Tiraboschi) I.djvu... ecc.''' :) --'''[[Utente:Xavier121|<span style="color:orange;">X</span><span style="color:black;">avier</span>]][[Discussioni_utente:Xavier121|<span style="color:orange;">1</span><span style="color:black;">21</span>]]''' 10:55, 31 lug 2014 (CEST) :Il '''Tiraboschi''' è uno dei nostri pilastri (la sua celebre opera è nel [[Wikisource:Canone delle opere della letteratura italiana|Canone]], siglato '''LXVI'''. Però prima di procedere con ''sistemazioni varie e OCR'' sarebbe da scegliere l'edizione migliore da presentare qui: come bene saprai io preferisco quelle a COLORI; al momento sulla rete se ne trovano solo due: una su [http://archive.org/search.php?query=tiraboschi%20storia%20letteratura IA] e una su [http://www.opal.unito.it/psixsite/default.aspx OPAL] (ma quella su IA sembra mancante del vol.4; OPAL resta la più sicura anche perché se dovesse mancare qualche pagina, si chiede al buon Claudio). Fammi sapere --'''[[Utente:Xavier121|<span style="color:orange;">X</span><span style="color:black;">avier</span>]][[Discussioni_utente:Xavier121|<span style="color:orange;">1</span><span style="color:black;">21</span>]]''' 12:42, 31 lug 2014 (CEST) == richiesta fonte == {{Richiesta fonte|Lege Proviziela dl 18 de merz 2002, n. 61 Normes sun la comunicazions y mesures tl ciamp dla radiodifujion 2002}} Mizar, puoi inserire la fonte in pagina di discussione quando hai tempo? Questo dovrebbe valere in generale per tutti i testi che carichi, in particolare quelli giuridici (in [[Utente:Candalua/DPL#Testi_non_proofread_senza_pagina_di_discussione|questa mia lista]] ci sono tutti i testi mancanti di fonte, e un certo numero è stato inserito da te). E' sufficiente il link alla pagina da cui hai preso il testo. Capisco che può sembrare un'operazione noiosa e inutile, ma visto, tra le altre cose, che le leggi possono subire modifiche nel tempo, credo che a maggior ragione sia importante poter risalire alla fonte da cui sono state prese. P.S. per le sottopagine non c'è bisogno di creare la pagina di discussione :) Grazie, ciao [[User:Candalua|Candalùa]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 16:54, 17 set 2014 (CEST) :Le leggi provinciali dell Provincia autonoma di Bolzano si trovano facilmente anche in ladino sul sito dell'avvocatura [http://www.provincia.bz.it/avvocatura/temi/norme-giuridiche-ladino.asp avvocatura provincia di Bolzano] oppura tramite [http://lexbrowser.provinz.bz.it/doc/20131220/la/LG/legislazion_provinziela.aspx lexbrawser]. Ho in animo di recuperare anche il link al Bollettino ufficiale per togliere ogni dubbio sula licenza. L'insistenza nel mettere testi di diritto è per creare una gran massa di testi nei diversi idiomi (in questo caso badioto e gardenese). Gli svizzeri per il romancio stanno studiando di creare, tramite wikidata, un date base dei lemmi romanci. Se funziona si può estendere la cosa anche agli altri idiomi retoromanzi.[[User:Mizardellorsa|Mizar (ζ Ursae Maioris)]] ([[User talk:Mizardellorsa|disc.]]) 17:32, 17 set 2014 (CEST) :::Ok, grazie. Puoi darmi i link anche agli altri siti che usi di solito come fonte? (tipo per le leggi statali ecc.) Così se riesco cerco magari di compilare io stesso l'infotesto dove posso. Trattandosi di atti pubblici direi che la licenza non è assolutamente un problema... Tra l'altro: mi sono reso conto col Pinocchio ampezzano che i nostri template non gestiscono bene il caso "traduzione dall'italiano ad altra lingua"... bisognerà escogitare qualcosa. [[User:Candalua|Candalùa]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 17:45, 17 set 2014 (CEST) == Il nuovo gadget di Santa Genovefa == In Santa Genoveffa ci sono malefici diacritici: tipo ī, ŭ; e sono tanti. Merita costruire un gadget per inserirli con facilità: quasi pronto, in test. Domanda: tu usi la "bottoniera"? se sì, fra i tuoi bottoni, ti saranno comparti dei nuovi bottoncini; vedi ultimo messaggio in bar tecnico. Se non usi la bottoniera.... devo spiegarti come funzia :-) --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 08:43, 22 set 2014 (CEST) == categorie == Ciao Mizar, per favore non creare categorie senza contenuto... c'è un sistema automatico che passa periodicamente e le crea in maniera standardizzata. Grazie, ciao [[User:Candalua|Candalùa]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 10:25, 22 set 2014 (CEST) == Re: Cattaneo == Ciao, grazie per aver pensato a me. In effetti la cosa mi tenta non poco. Il problema, però, giace nel maledetto impegno che mi sono autoimposto, di questo libro sulla stazione di Porta Tosa, che non vuol saperne di finire. Da dicembre scorso sono bloccato sulle ultime 50 pagine che non si incastrano. Ho anche lasciato perdere per un paio di mesi ma non mi sono disintossicato del tutto. D'altra parte ho visto che Nemo ha già costrito un "libro" con gli argomenti ferroviari di Cattaneo che ho già inserito qui. (che però non sono tutti). Adesso lo avverto. Ciao ciao --[[User:Silvio Gallio|Silvio Gallio]] ([[User talk:Silvio Gallio|disc.]]) 15:48, 1 ott 2014 (CEST) == Storia della circolazione monetaria == Dovrei aver sistemato. (spero) --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 09:15, 23 ott 2014 (CEST) == fonte mancante == {{Richiesta fonte|Regione Lombardia - Bando formazione insegnanti Generazione web 2014-16}} [[User:Candalua|Candalùa]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 10:48, 24 ott 2014 (CEST) == Burocrazia e fisco a Napoli == Lanciato il caricamento su Commons di [[:File:Delle Donne - Burocrazia e fisco a Napoli, 2012.djvu]]. Mi toccherà ritoccare qualcosa per gestire i numeri pagina nel footer invece che nell'header delle pagine. Mi scuso del ritardo --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 18:50, 24 ott 2014 (CEST) == Donne e Uomini della Resistenza == Ho visto il lavoro che stai seguendo per [[Donne e Uomini della Resistenza]], ed e` molto interessante. Pensi che sarebbe utile in ogni singola voce aggiungere il link a it.wiki per quella persona? --[[User:Lou Crazy|Lou Crazy]] ([[User talk:Lou Crazy|disc.]]) 11:35, 7 nov 2014 (CET) == Fisiologia vegetale == Manca poco per portare a regolare SAL 75% [[Fisiologia vegetale (Cantoni)]], basta verificare che siano a SAL 75% tutti i capitoli in ns0 e poi portare a SAL 75% Indice e pagina principale; se lo fai tu, mi piacerebbe che poi aggiungessi tu stesso il libro in Pagina Principale, Ultimi testi trascritti. E' una soddisfazione farlo! --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 09:58, 15 dic 2014 (CET) : Ho portato a SAL 75% tutto [[Fisiologia vegetale (Cantoni)]], mi prudono le dita nella tentazione di aggiungerlo a Ultimi testi trascritti, ma resisto fino a stasera.... mi piacerebbe che lo facessi tu! Ma se non ci sei non ci sei.... Tengo d'occhio Pagina Principale fino a stasera, resistendo stoicamente ;-P --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 10:18, 16 dic 2014 (CET) ::A dire il vero l'onore è tutto tuo. Senza di te starei ancora ad annaspare. Io spero nel futuro che si riesca ad allargare il cerchio dei collaboratori con argomenti che sembrano di nicchia, ma hanno anche attenti lettori.[[User:Mizardellorsa|Mizar (ζ Ursae Maioris)]] ([[User talk:Mizardellorsa|disc.]]) 16:23, 16 dic 2014 (CET) == Trattato di Cantoni == Ciao Mizar, come hai visto ho affrontato il Trattato di Cantoni in entrambi i volumi; in Discussioni indice di entrambe le pagine Indice ho messo giù qualche nota di aiuto per immagini, formattazione ecc. e il link alla categoria che raccoglie tutte le figure su Commons. Dimmi se c'è bisogno di qualche dettaglio in più per te o per chi si avvicinerà alla poderosa opera (che mi interessa moltissimo), soprattutto per l'uso del template {{tl|FI}} (usato per le figure) che non è molto conosciuto e per il quale ci sono alcuni trucchi (desumibili anche per imitazione dalle immagini che sto inserendo nel volume I) --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 11:34, 22 dic 2014 (CET) ::Ti ringrazio ancora: Le istruzioni per le figure sono chiare. Per ora tralascio le pagine con tabelle. Per un paio di settmane faccio sosta, poi spero di riprendere il discorso con la facoltà di agraria.--[[User:Mizardellorsa|Mizar (ζ Ursae Maioris)]] ([[User talk:Mizardellorsa|disc.]]) 17:18, 23 dic 2014 (CET) c4cmikpnz2yrns21hf7isiumgdt9prd Colombi e sparvieri/Parte III/I 0 473855 3832714 3679074 2026-05-07T08:18:30Z Candalua 1675 3832714 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=4 febbraio 2020|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Parte III - Capitolo I|prec=../../Parte II/VI|succ=../II}} <pages index="Deledda - Colombi e sparvieri, Milano, 1912.djvu" from=225 to=232 fromsection="s2" tosection="1" /> 10ij1i03rml15tjvn60e9s4iigslp1s Novellette ed esempi morali (Bernardino da Siena)/Devozioni ipocrite 0 478240 3832706 3733836 2026-05-07T08:13:48Z Candalua 1675 3832706 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=6 dicembre 2016|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Devozioni ipocrite|prec=../S. Francesco d'Assisi|succ=../Gli eccessi dell'astinenza}} <pages index="Bernardino da Siena - Novellette ed esempi morali, Carabba, 1916.djvu" from=126 to=127 fromsection="2" /> epm73dbfvilzx1xv7fefgz449i22hzp Il comento sopra la Commedia di Dante Alighieri di Giovanni Boccaccio. Tomo I/Capitolo quarto 0 500559 3832423 3705567 2026-05-06T13:16:23Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo parametri inutilizzati 3832423 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=18 marzo 2017|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Capitolo quarto|prec=../Allegorie del terzo capitolo|succ=../Allegorie del quarto capitolo}} <pages index="Boccaccio - Il comento sopra la Commedia di Dante Alighieri di Giovanni Boccaccio nuovamente corretto sopra un testo a penna. Tomo I, 1831.djvu" from=236 to=354 fromsection="2" /> 3tf3vqtb4i8b6tfulvkqebe3vuhfnvv Pagina:Cristoforo Busetti Canzoniere.djvu/8 108 501792 3832519 3568078 2026-05-06T15:52:14Z Gatto bianco 43648 /* Trascritta */ 3832519 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Gatto bianco" /></noinclude>{{Centrato| {{x-larger|CANZONIERE}} {{x-larger|INEDITO}} DI {{xx-larger|CRISTOFORO BUCETTI}} {{larger|POETA TRIDENTINO}} DEL SECOLO XVI {{larger|Milano}} COI TIPI DI GIACOMO PIROLA MDCCCXXXVI.}}<noinclude><references/></noinclude> hnyoi1vuto89nwxutmwa1gbijy1fozu La Zecca di Reggio Emilia/Capitolo V 0 501904 3832424 3713480 2026-05-06T13:16:24Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo parametri inutilizzati 3832424 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=18 marzo 2017|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=<br/>Capitolo V|prec=../Capitolo IV|succ=../Capitolo VI}} <pages index="Rivista italiana di numismatica 1894.djvu" from=207 to=209 fromsection="2" /> {{Sezione note}} apkpg4hh7t4h0ohpdwjssjn9sbp3uxp La Zecca di Reggio Emilia/Capitolo VI 0 501908 3832412 3713481 2026-05-06T13:13:29Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo parametri inutilizzati 3832412 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=18 marzo 2017|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=<br/>Capitolo VI|prec=../Capitolo V|succ=../Capitolo VII}} <pages index="Rivista italiana di numismatica 1894.djvu" from=209 to=231 /> {{Sezione note}} r9wa3lds6nkcfkjcgv6ishvhtybpby5 La Zecca di Reggio Emilia/Capitolo VII 0 501910 3832413 3713482 2026-05-06T13:13:30Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo parametri inutilizzati 3832413 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=18 marzo 2017|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=<br/>Capitolo VII|prec=../Capitolo VI|succ=../Allegati}} <pages index="Rivista italiana di numismatica 1894.djvu" from=231 to=240 /> {{Sezione note}} 1zvi6enl4h9yt7uoxnm6715ac0awdso La Zecca di Reggio Emilia/Allegati 0 501915 3832404 3713473 2026-05-06T13:13:09Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo parametri inutilizzati 3832404 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=18 marzo 2017|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=<br/>Allegati|prec=../Capitolo VII|succ=../Nicolò Maltraversi}} <pages index="Rivista italiana di numismatica 1894.djvu" from=346 to=364 /> {{Sezione note}} 4eee7eor7weae5r7i1qt558s413zwp5 Pagina:Egeria.djvu/36 108 515644 3832461 3170531 2026-05-06T13:44:04Z Candalua 1675 3832461 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="OrbiliusMagister" />{{RigaIntestazione||—— 18 ——|}}</noinclude>{{Ct|t=2|v=1|9.}} {{Ct|t=1|v=1|L=.8em|f=120%|A NICE.}} {{Ct|t=1|v=1|''Canzonetta.''}} {{Rule|1em|v=1}} {{Blocco centrato|l=16em}}<poem> {{Larger|N}}ice bellissima, Nice vezzosa, Gemma preziosa {{R|4}}Di questo cor, Omai consolami, E rendi all’alma La dolce calma. {{R|8}}Che già perdè. Senza te sentomi Gelarmi il seno; Ravviva almeno {{R|12}}Cotanto ardor. Di Dori e Fillide il viso è bello, Ma non è quello, {{R|16}}Che mi ferì. La gota candida, L’occhio ridente, Perchè non sente {{R|20}}Di me pietà? La notte ombrifera Perchè non viene? Ah te, mio bene, {{R|24}}Chiamando vo; Invano al aere In mesti accenti I miei lamenti {{R|28}}Mi spargo ognor. </poem>{{Fine blocco}}<noinclude><references/></noinclude> lnf6uqibpee30wqdshzem6bugg705fw Pagina:Egeria.djvu/37 108 515645 3832458 1910671 2026-05-06T13:41:34Z Candalua 1675 /* Trascritta */ 3832458 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" /></noinclude><section begin="s1" /><poem> Se un’alma d’aspide Non chiudi in petto, Di tanto affetto Dei intenerir. Dunque di un misero Pietade, oh Nice! Rendi felice Chi t’adoro! La notte tacita Il mondo copre, E le bell’opre Vela d’Amor; Teco beandomi In sì bell’ora, La stessa Aurora C’invidierà. {{A destra|M.}}</poem><section end="s1" /> <section begin="s2" />{{Centrato|10}} {{Centrato|DIALOGO.}} <poem> Ghiurighium a te, ghiurighiu! “Che ne vuoi della vecchia tu?” Io voglio questi piedi. “E che diavolo ne vuoi far?” Per far piedi ai candelieri. “Cadavere! malattia!” Aggi pazienza, vecchia mia. Ghiurighium a te, ghiurighiu! “Che ne vuoi della vecchia tu?” Io voglio queste gambe. “E che diavolo ne vuoi far?” Per far piedi alle panche. “Cadavere ecc. ecc. </poem><section end="s2" /><noinclude><references/></noinclude> 1bsqvxgzf2acj87jmc4car9spfqy69g 3832459 3832458 2026-05-06T13:43:12Z Candalua 1675 3832459 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" /></noinclude><section begin="s1" /> {{Blocco centrato}}<poem> Se un’alma d’aspide Non chiudi in petto, Di tanto affetto {{R|32}}Dei intenerir. Dunque di un misero Pietade, oh Nice! 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Ghiurighium a te, ghiurighiu! “Che ne vuoi della vecchia tu?” Io voglio queste gambe. “E che diavolo ne vuoi far?” Per far piedi alle panche. “Cadavere ecc. ecc. </poem><section end="s2" /><noinclude><references/></noinclude> kh74nl0la1lgo0hui5kz0drvfz4dpa0 A Nice (Egeria) 0 515648 3832463 3669656 2026-05-06T13:44:23Z Candalua 1675 Porto il SAL a SAL 75% 3832463 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=6 maggio 2026|arg=Da definire}}{{Intestazione | Nome e cognome dell'autore = Anonimo | Titolo = A Nice | Anno di pubblicazione = | Lingua originale del testo = | Nome e cognome del traduttore = | Anno di traduzione = | Progetto = Letteratura | Argomento = Canzonette | URL della versione cartacea a fronte =Indice:Egeria.djvu }} <pages index="Egeria.djvu" from="36" to="37" tosection="s1" /> bah6u2rij4wntgf7ib1qc5nw9hjyqe6 Lirici marinisti/Indice (parte II) 0 517751 3832430 3728089 2026-05-06T13:16:45Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo parametri inutilizzati 3832430 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=12 settembre 2021|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=|prec=../Indice (parte I)|succ=}} <pages index="AA. 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Spiegare, quanto un può, la fronte dell’esercito, pigliar molta piazza e intendere ad accerchiare il nemico, è il consueto modo dell’ordinarsi a combattere. Dove al contrario sostiene il Folard che piccola esser debba la fronte dell’esercito e grande rispettivamente la grossezza, che cogli ordini ben serrati insieme a pigliare si abbia poco terreno, e non tanto si voglia intendere ad accerchiare il nemico, quanto ad urtarlo ed a romperlo. Tale ordinanza di uno o più corpi di fanteria chiama egli Colonna. Le prime file della colonna consumate dal nemico, vengono ad essere instaurate dalle seconde, e dalle altre che van loro succedendo di mano in mano; e le ultime file, benché a ferire inutili, fanno, dic’egli, alle prime come un appoggio e un barbacane e aiutano a penetrar anch’esse le schiere de’ nemici; trasferendo in certo modo alle militari ordinanze gli effetti meccanici dell’ariete, il quale non già in virtù della mole o grandezza, ma in virtù della sua forma e dell’urto veniva a spezzare e a vincere le più sode muraglie<ref>''Traité de la Colonne'', chap. III. </ref>. Oltre alle ragioni che adduce il Folard ad istabilire tal suo<noinclude></noinclude> 7jrcjvv5b5qjfl0hzsrob68fkty0joa Pagina:Algarotti, Francesco - Saggi, 1963 - BEIC 1729548.djvu/322 108 534321 3832504 3795305 2026-05-06T15:35:12Z Dr Zimbu 1553 3832504 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|316|{{Sc|la giornata di zama}}|}}</noinclude>sistema, le quali vennero fieramente combattute, egli ha fatto ogni suo potere per rinforzarlo e munirlo con l’autorità dell’esempio. Tanto più {{ec|chea rgomentando|che argomentando}} la ragione come le cose debbano riuscire e mostrando l’esempio come riescono in fatti, pare esser questo un assai miglior fondamento che non è quella, e doversi perciò seguire in un affare di così grande importanza quale è la guerra. E la più solenne autorità, sopra la quale il Folard fonda il suo sistema è tratta dallo stesso ch’egli prese a comentare: ella è l’autorità di Scipione, il quale, secondo l’interpetrazione ch’egli dà a {{AutoreCitato|Polibio|Polibio}}, combatté a Zama con l’esercito ordinato in colonne; e mercé di una tale ordinanza ottenne contro ad Annibale quella vittoria che diede final sentenza tra Roma e Cartagine dell’imperio del mondo. Ora per chiarire sopra tal punto la quistione, non altro converrà fare, che ben chiarire il fatto medesimo, attentamente considerando ciò che di quella memorabile giornata ne dice Polibio, e ciò che sopra vi ragiona il Folard. E questo appunto intendo io ora di fare. Erano nella pianura di Zama le fanterie di Annibale, giusta il testo di Polibio, divise in tre schiere con la cavalleria sulle aie; le due prime schiere alla consueta distanza l’una dall’altra, e la terza, ch’era composta delle reliquie dell’esercito d’Italia, dove trovavasi Annibale in persona e dove riposto avea la speranza della vittoria, era alla distanza di uno stadio e più dalla seconda. E dinanzi alla fronte dello esercito erano messi in battaglia sopra ad ottanta elefanti, i quali, prima che si venisse alla mischia, urtar doveano e porre in iscompiglio le legioni romane<ref>Ὁ δὲ Ἀννίβας τὰ μὲν θηρία πρὸ πάσης τῆς δυνάμεως ὄντα πλείω τῶν ὀγδοήκοντα, μετὰ δὲ ταῦτα τοὺς μισθοφόρους ἐπέστησε περὶ μυρίους ὄντας καὶ δισχιλίους, τὸν ἀριθμόν. οὗτοι δ΄ἦσαν Λιγυστῖνοι, Κελτοί, Βαλιαρεῖς Μαουρούσιοι. τούτων δὲ κατόπιν παρέλαβε τοὺς ἐγχωρίους Λίβυας, καὶ Καρχηδονίους. ἐπὶ δὲ πᾶσι τοὺς ἐξ Ἰταλίας ἥκοντας κέρατα διὰ τῶν ἱππέων ἠσφαλίσατο, θεὶω ἐπὶ μὲν τὸ λαιὸν τοὺς συμμάχους Νομάδας, ἐπὶ δὲ τὸ δεξιὸν τοὺς τῶν Καρκηδονίων ἱππεῖς. παρήγγειλε δὲ τοὺς ἰδίους στρατιώτας ἕκαστον παρακαλεῖν ἀναφέροντας τὴν ἐλπίδα τῆς νίκης ἐφ᾿ ἑαυτὸν καὶ τὰς μεθ᾿ ἑαυτοῦ παραγεγενημένας δυνάμεις: ''Hist.'', Lib. XV, cap. I, n. XI.</ref>. Nell’ordinare le sue genti incontro<noinclude></noinclude> hvg9r7lotoaozbrci5z7oypdb52a606 Pagina:Algarotti, Francesco - Saggi, 1963 - BEIC 1729548.djvu/323 108 534322 3832505 3795333 2026-05-06T15:35:20Z Dr Zimbu 1553 3832505 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|la giornata di zama}}|317}}</noinclude>ad Annibale, si dipartì in quella giornata Scipione dal modo usitato de’ Romani, secondo che riferisce lo stesso {{AutoreCitato|Polibio|Polibio}}. Solevano essi ordinarsi in tre schiere a una certa distanza l’una dall’altra. Nella prima erano le bande degli Astati, nella seconda dei Principi e de’ Triarî nell’ultima, con certi intervalli tra di loro; così però, che le bande di tutte e tre le schiere erano disposte a guisa di scacchiero: quelle de’ Principi venivano ad avere a dirimpetto gl’intervalli ch’erano tra le bande degli Astati, ed alle spalle gl’intervalli de’ Triarî. Laddove Scipione a Zama mise le bande degli Astati, de’ Principi e de’ Triarî co’ soliti intervalli bensi e alle solite distanze tra di loro, ma le une dietro alle altre nel medesimo filo. E ciò per lo gran numero, avverte lo storico, degli elefanti, che faceano cordone all’esercito nemico. In sulle ale avea Scipione posto anch’egli i cavalli; gl’Italiani sulla sinistra guidati da C. Lelio, e sulla diritta i Numidi alla cui testa era Massinissa. Ed avea inoltre disposto negl’intervalli della prima schiera alcune bande di fanteria leggiera, o di Veliti, da’ quali appiccar doveasi la zuffa; con ordine che se venissero incalzati dal nemico e sostener non potessero l’urto degli elefanti, si avessero a ritirare, i meglio corridori dietro a tutto l’esercito per gl’intervalli diritti, gli altri per gl’intervalli ch’erano per traverso a diritta e a sinistra <ref>Πλὴν ὁ μὲν Πότλιος ἔθεκε τὰς τάξεις τῶν ἰδίων δυνάμεων τὸν τρόπον τοῦτον. Πρῶτον μὲν τοὺς ἁστάτους καὶ τὰς τουτῶν σημαίας ἐν διαστήμασιν. ἐπὶ δὲ τούτοις τοὺς πρίγκιπας, τιθεὶς τὰς σπείρας, οὐ κατὰ τῶν πρῶτων σημαίων διάστημα, καθάπερ ἔθος ἐστὶ τοῖς Ῥωμαίοις, ἀλλὰ κατ᾿ἀλλήλους ἐν ἀποστάσει διὰ τὸ πλῆθος τῶν παρὰ τοῖς ἐναντίοις ἐλεφάντων. τελευταίοις δ᾿ ἐπέστησε τοὺς τριαρίους. ἐπὶ δὲ τῶν κεράτων ἔταξε κατὰ μὲν τὸ λαιὸν Γάϊον Λαίλιον, ἔχοντα τοὺς Ἰταλικοὺς ἱππέας. κατὰ δὲ τὸ δεξιὸν μέρος Μασσανάσσην μετὰ πάντων τῶν ὑφ᾿ ἑαυτὸν ταττομένων Νομάδων. Τὰ δὲ διαστήματα τῶν πρῶτων σημαίων ἀνεπλήρωσε ταῖς τῶν γροσφομάχων σπείραις παραγγείλας τούτοις προκινδυνεύειν. ἐὰν δὲ ἐκβιάζωνται καὶ κατὰ τῶν θηρίων ἔφοδον ἀποχωρεῖν. Τοὺς μὲν καταταχοῦντας, διὰ τῶν ἐπ᾿ εὐθείας διαστημάτων εἰς τοὐπίσω τῆς ὄλης δυνάμεως. Τοὺς δὲ περικαταλαμβανομένους, εἰς τὰ πλάγια παρίστασθαι κατὰ τὰς σημαίας: {{Sc|Id.}}, ''ibid.'', n. IX.</ref>. Tale è il racconto di Polibio. Donde al Cavalier Folard<noinclude></noinclude> mmx9d3mhgso04a4ehcgs67h64rnjplr Pagina:Algarotti, Francesco - Saggi, 1963 - BEIC 1729548.djvu/324 108 534323 3832506 3795347 2026-05-06T15:35:34Z Dr Zimbu 1553 3832506 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|318|{{Sc|la giornata di zama}}|}}</noinclude>piace d’inferire che Scipione, per nascondere i suoi disegni al nemico, fosse da prima ordinato alla usitata maniera de’ Romani, e dipoi, per vincerlo, cambiasse la ordinanza e venisse a porre le sue fanterie le une alla coda delle altre nel medesimo filo in una linea o schiera di colonne. Ciascuna colonna, dic’egli, era di tre sezioni, Astati, Principi e Triarî, con uno intervallo di soli quattro passi da principio tra una sezione e l’altra; le quali poi nel combattimento si riunirono insieme testa con coda senza lasciare tra loro il minimo intervallo. E un tal ordine di combattere, aggiunge il Folard, stimò quel gran capitano esser quell’uno che nel caso suo potea dargli la vittoria; e ciò per trovarsi egli in campagna rasa incontro a un nemico che avea gran numero di elefanti e sopra il doppio di fanterie. Gli spazî diritti ed aperti tra l’una colonna e l’altra, davan libera la via al furor degli elefanti; e le colonne, che a un bisogno fanno fronte da ogni banda, lo mettevano in sicuro contro al pericolo di essere accerchiato dal maggior numero delle genti nemiche; né, per romperlo, in niuna altra cosa dovea più confidare, che nella unione, nell’urto e nel peso della colonna. Ed ecco la chiosa del Folard e il sugo che si può spremere, se io non m’inganno, da quella sua Dissertazione sopra la giornata di Zama. Alla qual giornata si vide, egli conchiude, quanto negli andati tempi praticar potevasi di più maraviglioso e perfetto nell’arte di ordinare e di far combattere la fanteria<ref>«Si l’on veut bien faire attention à cette disposition du Général romain, on conviendra, qu’il ne s’est rien pratiqué dans l’antiquité de plus merveilleux et de plus parfait dans la disposition de l’infanterie, dans l’art de la faire combattre et de se ranger»: ''Observations sur la bataille de Zama'' au Liv. XV, chap. I de l<nowiki>’</nowiki>''Histoire'' de Polybe, t. VI.</ref>. E già ad ognuno dovrà pur sembrare la nuova cosa che un uomo de’ nostri giorni si metta a far descrizioni dei fatti antichi a fronte degli scrittori antichi; e che il Folard possa darsi ad intendere di aver penetrato nel consiglio di guerra di Scipione meglio che non seppe fare un {{AutoreCitato|Polibio|Polibio}}, uomo nel mestier dell’armi consumato quanto altri mai, nudrito nella casa de’ Scipioni e confidentissimo di quel medesimo C. Lelio il quale combatté<noinclude></noinclude> miwtwwnhtfw1ccmup1ienuw1ymha1b2 Pagina:Algarotti, Francesco - Saggi, 1963 - BEIC 1729548.djvu/326 108 534325 3832507 3795384 2026-05-06T15:35:48Z Dr Zimbu 1553 3832507 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|320|{{Sc|la giornata di zama}}|}}</noinclude>{{Pt|trato|penetrato}} tali materie; ed anche variar doveano a grado del capitano secondo le varie condizioni, opportunità e circostanze nel guerreggiare. Ma ben si può risolutamente sostenere che a Zama quello spazio esser dovea assai maggiore dei soli quattro passi immaginati dal Folard, atteso che in quello spazio pur dovea far ritirata, secondo l’ordine di Scipione, una parte di essi Veliti, se sostener non potessero l’urto degli elefanti o troppo vivamente venissero incalzati dal nemico. E chi non vede come, posto quello spazio di soli quattro passi e non più, ed entrando i Veliti in quella strettura e causandovi di necessità confusione, in luogo di porre in salvo sé medesimi, messo avrebbero in pericolo tutto l’esercito? Male adunque regge, nel determinare qual fosse la ordinanza di Scipione a Zama, il sentimento del Folard; il quale, per farle prender sembiante di una schiera di colonne, non fa una difficoltà al mondo d’immaginare posizioni, distanze e tali altre cose che, ben lungi dal trovarsi espresse, sono contraddette dalle parole di {{AutoreCitato|Polibio|Polibio}} e fanno dirittamente contro gl’intendimenti e il fine di Scipione. E manco regge il sentimento del Folard quando gli eserciti sono alle mani. Messi in fuga da Scipione i cavalli di Annibale, le fanterie vengono dall’una e dall’altra banda alla zuffa. Gli Astati dopo un ostinato combattimento rompono la prima schiera del nemico; ma nell’azzuffarsi colla seconda furono disordinati. Al qual disordine occorsero tosto i condottieri de’ Principi; e con l’opporre le proprie bande gli fermarono e riordinarono; onde fu dagli Astati sconfitta anche la seconda schiera di Annibale<ref>Καὶ δὴ τῷ τοιούτῳ τρόπῳ συνέχεαν ἐπιπεσόντες τὰς τῶν ἁστάτων σημαίας. Οἱ δὲ τῶν πριγκίπων ἡγημόνες συν;θεασάμενοι τὸ γεγονός, ἐπεστησαν τὰς α’θτῶν τάξεις. Τῶν δὲ μισθοφόρων καὶ τῶν Καρκηδονίων τὸ πλεῖστον μέρος τὸ μὲν ὑφ᾿αὐτῶν, τὸ δ᾿ὑπὸ τῶν ἁστάτων, αὐτοῦ κατεκόπη: {{Sc|Id.}}, ''ibid.'', n. XIII. </ref>. Ma come immaginar potrebbesi che ciò fosse seguito, ponendo che fossero stivati insieme gli Astati, i Principi e i Triarî, come vuole il Folard, quando nel combattimento gli fa serrare gli uni addosso agli altri senza che tra loro vi rimanga<noinclude></noinclude> qe6epmtvpmz48ra0skxbdddn72nucc1 Pagina:Algarotti, Francesco - Saggi, 1963 - BEIC 1729548.djvu/327 108 534326 3832508 3795431 2026-05-06T15:35:57Z Dr Zimbu 1553 3832508 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|la giornata di zama}}|321}}</noinclude>né meno quella distanza di quattro passi che gli divideva da principio? Gli Astati allora messi in disordine e rispinti, si sarebbono rovesciati addosso a’ Principi, e questi a’ Triarî; e tutti ingarbugliati insieme, terminata sarebbesi la cosa colla peggio dei Romani. Che se per avventura un volesse dire che, in virtù di una maravigliosa disciplina, gli Astati posti in disordine avessero fatto ritirata per mezzo agli spazî ch’erano tra una colonna e l’altra, allora i Principi sarebbono rimasi in testa delle colonne, e sarebbono venuti a combatter eglino la seconda schiera di Annibale e a sconfiggerla, e non gli Astati. Il che in tutto si discorda da quello che dice apertamente lo storico. Ma ciò che a mio giudizio leva ogni dubbietà e taglia la quistione, si è questo: rotte ch’ebbero i Romani le due prime schiere di Annibale, restava da superare la terza, la più valida di tutte, che ancora rimaneasi intera, e dove trovavasi l’istesso Annibale in persona. Che fa Scipione? Fa sonare a raccolta per richiamare gli Astati che inseguivano tuttavia i fuggitivi; gli colloca dirimpetto al centro di questa terza schiera; fa serrar gli ordini a’ Principi e a’ Triarî sull’una e l’altra ala, a destra cioè e a sinistra; gli fa ire innanzi; e come e’ furono, dice {{AutoreCitato|Polibio|Polibio}}, sulla medesima fronte di pari cogli Astati, ecco ch’egli dà dentro alla terza schiera e fa ragione in tal modo di compir la vittoria<ref>Οὐ μὴν ἀλλὰ τοὺς μὲν τραυματίας εἰς τοὐπίσω τῆς παρατάξεως κομισάμενος, τοὺς δὲ διώκοντας τῶν ἁστάτων ἀνακαλεσάμενος διὰ τῆς σάλπιγγος, τοὺς μὲν αὐτοῦ πρὸ τῆς μάχης κατὰ μέσους τοὺς πολεμίους ἐπέστησε, Τοὺς δὲ πρίγκιπας καὶ τριαρίους πυκνώσας ἐφ᾿ ἑκάτερον τὸ κέρας, προάγειν παρήγγειλε διὰ τῶν νεκρῶν. ἐπειδὴ δ᾿ὑπερβάντες ἐξ ἴσου τοῖς ἁστάτοις ἐγένοντο, σθνέβαλλον αἱ φάλαγγες ἀλλήλαις μετὰ τῆς μεγίστης ὁρμῆς καὶ προθυμίας: {{Sc|Id.}}, ''ibid.'', n. XIV.</ref>. Dove è da considerare che le bande degli Astati, Principi e Triarî non sono più come da prima ordinate alla schiena, ma a’ fianchi le une delle altre; e la fronte dello esercito romano viene per tal nuova ordinanza a crescere di molto e a scemare per conseguente la grossezza che in sul principio del combattimento egli avea. Talché il vincere quella terza schiera non istava già nell’urtarla e nel romperla in un luogo o due, come fa un’ordinanza<noinclude><references/> {{PieDiPagina|21 — {{Sc|Algarotti.}}||}}</noinclude> 6ex1nnuxuanczdluf38szgp0iu61pja Pagina:Algarotti, Francesco - Saggi, 1963 - BEIC 1729548.djvu/328 108 534327 3832509 3795450 2026-05-06T15:36:16Z Dr Zimbu 1553 3832509 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|322|{{Sc|la giornata di zama}}|}}</noinclude>poco larga e grossa; ma piuttosto nel batterla da ogni lato e nello accerchiarla, come può fare un’ordinanza assai distesa e non così grossa. Tant’è, che non resta veruna immaginabile sembianza di colonna allora appunto che dovendosi attaccare il nerbo delle forze di Annibale, sarebbe stata al maggior uopo di Scipione. Veramente egli è un vecchio costume e quasi diritto de’ comentatori, non già di chiarire i sensi dell’autore che prendono a chiosare ma di cercar piuttosto e ripescarvi per entro i propri loro concetti. E niuno forse quanto il Folard, di tal diritto si mostrò egualmente tenero e geloso. Suole egli far dire a {{AutoreCitato|Polibio|Polibio}} e agli altri autori che nel lunghissimo suo comento prende per mano, quello che in conto niuno trovasi nel testo, ne distorce i sensi, gli accomoda, gli rivolge a talento suo; e per tal via giugne agevolmente a vedervi per entro e a formare la sua colonna. Egli è maraviglioso come con tali aiuti trovato non abbia negli antichi scrittori un assai maggior numero ancora di autorità e di esempi, che ricavati non ne ha al suo sistema favorevoli. E singolarmente dovrà parere assai strano che, giocando egli di fantasia come fa, non abbia saputo ravvisare alcuna ombra di colonne in tutta quanta la Tattica di {{Ac|Gaio Giulio Cesare|Giulio Cesare}}, la cui autorità sarebbe stata per lui di grandissimo peso, secondo che confessa egli medesimo <ref>«Une autorité comme celle de César, seroit d’un grand poids dans le sujet que je traite; mais il me paroît que la Colonne lui fut inconnue; je n’en vois aucune trace dans ses Commentaires, aucun de ses Historiens n’en a parlé»: ''Traité de la Colonne, Autoritez et exemples de la Colonne'', tom. I, chap. IX, [p. {{Sc|lxxxii}}].</ref>. Se non che al considerare la teorica del francese e la pratica del romano, niente vi ha di più diametralmente opposto in effetto: e vengan quanti sofisti fur mai, non ci è verso né via di assestare i precetti dell’uno cogli esempî dell’altro. La miglior maniera di combattere un nemico, diffinisce positivamente il Folard<ref>''Observations sur la bataille de Zama'' etc., paragr. III. </ref>, che ti sia superiore di forze, è ordinar le tue fanterie in una schiera di colonne con un retroguardo, o riserva de’ Dragoni dell’esercito; senza darti travaglio che il nemico spieghi una fronte maggiore della tua. E Giulio Cesare<noinclude></noinclude> dl2fxy64ec13jjelsorosjz5jk18q6q Pagina:Algarotti, Francesco - Saggi, 1963 - BEIC 1729548.djvu/329 108 534328 3832510 3795465 2026-05-06T15:36:21Z Dr Zimbu 1553 3832510 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|la giornata di zama}}|323}}</noinclude>trovandosi negli stessi termini per appunto a Farsaglia, tutto all’opposto spiegò gli ordini, benché per le poche genti che avea, la lunghezza delle sue file tornasse minore assai di quelle di Pompeo; fece in somma a tutto potere di ordinare il suo esercito d’egual fronte a quella del nemico, in tutt’altro confidando che nella ordinanza delle colonne<ref>’’De Bello Civ.’’, Lib. III.</ref>. E Agricola, uomo nell’armi anch’esso riputatissimo, e degno di consumare in Inghilterra la impresa incominciata da {{AutoreCitato|Gaio Giulio Cesare|Giulio Cesare}}, dubitando al monte Grampio non i nemici, di assai maggior numero, lo attaccassero a un tempo dalla fronte e da’ fianchi, allargò le file, sebben faceva men serrata battaglia<ref>«Tum Agricola, superante hostium multitude, veritus ne simul in frontem simul et latera suorum pugnaretur, diductis ordinibus, quamquam porrectior acies futura erat, et arcessendas plerique legiones admonebant, promptior in spem et firmus adversis, dimisso equo, pedes ante vexilla constitit»: {{Ac|Publio Cornelio Tacito|{{Sc|Tacitus}}}}, in ''Agricola'', [35].</ref>. Ma non meno che Giulio Cesare a Farsaglia, pare assai chiaro che contro al Folard faccia Scipione a Zama, la cui autorità guidar dovea e far trionfare la Colonna, ed era il più solenne argomento e quasi l’Achille del nuovo sistema militare.<noinclude></noinclude> 8qazogkd1oxlx8yiu6sah54uuu8kfas 3832511 3832510 2026-05-06T15:36:45Z Dr Zimbu 1553 3832511 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|la giornata di zama}}|323}}</noinclude>trovandosi negli stessi termini per appunto a Farsaglia, tutto all’opposto spiegò gli ordini, benché per le poche genti che avea, la lunghezza delle sue file tornasse minore assai di quelle di Pompeo; fece in somma a tutto potere di ordinare il suo esercito d’egual fronte a quella del nemico, in tutt’altro confidando che nella ordinanza delle colonne<ref>''De Bello Civ.'', Lib. III.</ref>. E Agricola, uomo nell’armi anch’esso riputatissimo, e degno di consumare in Inghilterra la impresa incominciata da {{AutoreCitato|Gaio Giulio Cesare|Giulio Cesare}}, dubitando al monte Grampio non i nemici, di assai maggior numero, lo attaccassero a un tempo dalla fronte e da’ fianchi, allargò le file, sebben faceva men serrata battaglia<ref>«Tum Agricola, superante hostium multitude, veritus ne simul in frontem simul et latera suorum pugnaretur, diductis ordinibus, quamquam porrectior acies futura erat, et arcessendas plerique legiones admonebant, promptior in spem et firmus adversis, dimisso equo, pedes ante vexilla constitit»: {{Ac|Publio Cornelio Tacito|{{Sc|Tacitus}}}}, in ''Agricola'', [35].</ref>. Ma non meno che Giulio Cesare a Farsaglia, pare assai chiaro che contro al Folard faccia Scipione a Zama, la cui autorità guidar dovea e far trionfare la Colonna, ed era il più solenne argomento e quasi l’Achille del nuovo sistema militare.<noinclude></noinclude> 8ad25p1292li2gtpnkchna6v8ie8qj8 Pagina:Algarotti, Francesco - Saggi, 1963 - BEIC 1729548.djvu/336 108 534334 3832512 3795567 2026-05-06T15:37:29Z Dr Zimbu 1553 3832512 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|330|{{Sc|l’imperio degl’incas}}|}}</noinclude>{{Pt|nione|opinione}} che, congiunta con l’attività e col valore, può esser causa che una nazione tale veramente divenga quale si figura di essere. Il dispregio che hanno delle ricchezze i loro capitani o Sachemi, non trova esempio tra i popoli culti; l’onore e la vergogna sono le principali ricompense e i principali gastighi tra loro, il primo mobile delle loro azioni. La maturità nei consigli, la prontezza nell’esecuzione, il riguardo che ne’ loro trattati spicca grandissimo alla pubblica fede e alla equità, e singolarmente la costanza che dimostrano nel fare e nel patire le cose le più dure, gli uguaglia veramente, se non gli rende superiori, ai Romani<ref>Vedi {{wl|Q2932793|{{Sc|Colden}}}}, ''The History of the five Indian Nations of Canada'' etc.</ref>. Ma siccome la virtù di questi venne finalmente corrotta dal lusso asiatico, così la virtù di quegli Americani è guasta in gran parte dalla intemperanza europea, che è entrata tra loro. Che se nell’America settentrionale quelle nazioni che ne piace di chiamare col nome di barbare, sarebbono pur degne di essere imitate da noi, nientemeno lo sono nell’America meridionale i Peruani, che noi riputiamo degni al più di fornir materia a’ nostri romanzieri. E certamente tra gli avvenimenti che ne sono descritti dalle istorie degnissimi di considerazione e di discorso sono i fatti degl’Incas, principi di quella nazione. Quivi singolarità di mezzi per giungere a un fine grandissimo, massime della più consumata politica, esempî di pietà, di magnificenza, di virtù. In somma una famiglia dai più deboli principî, siccome abbiamo dalla storia di {{AutoreCitato|Garcilaso de la Vega|Garcilasso della Vega}}, pervenne alla signoria del Perù e del Chili, paesi di grandissima estensione e ricchezza, e vi fondò un imperio fioritissimo, col quale pochi oggi sono in Europa da potersi uguagliare<ref>Si stendeva da Quito fin di là dal Chili, e avea 1300 leghe di lunghezza.</ref>. Manco Capac, da cui ebbe origine la schiatta degl’Incas, fu circa la metà del secolo decimo terzo il Romolo di cotesto imperio; se non che Romolo con l’armi in mano e seguito da una banda di malfattori si diceva figliuolo di Marte; e Manco inerme e senza partigiani si diceva, come Orfeo, figliuolo del Sole, mandato da lui a ritrarre gli uomini dalla vita che {{Pt|mena-|}}<noinclude></noinclude> lh3awtbitb40zwt83qutrackmo1jdjn Pagina:Algarotti, Francesco - Saggi, 1963 - BEIC 1729548.djvu/342 108 534340 3832513 3795685 2026-05-06T15:37:39Z Dr Zimbu 1553 3832513 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|336|{{Sc|l’imperio degl’incas}}|}}</noinclude>dove esse hanno maggiormente fiorito. Non avviene così di rado che uomini di privata condizione trasportati dall’ardore del loro ingegno o tronfi della lor dottrina, vogliano inframettersi a ventilare quelle materie di somma dilicatezza e sdegnosità, sulle quali posano i cardini dello stato. Dal che ne nasce che la obbedienza alle leggi e la riverenza alle opinioni necessarie al bene dei sudditi viene ad essere contrariata e indebolita dalle discussioni filosofiche; e ordinariamente gli uomini finiscono di esser buoni, quando i dotti incominciano a far figura. Non ci è quasi persona di senno tra noi, la quale di una gran parte dei libri, e di quelli segnatamente onde tanto ingombrato è il mondo e tanto ne sono intorbidate le menti, non desiderasse che in Europa se ne facesse quello che della biblioteca di Alessandria fece Omar in Egitto; né assegnar se ne potrebbe una miglior ragione di quella che ne assegnò quello indotto bensì, ma savio conquistatore. La scienza era dagl’Incas generalmente interdetta al popolo, come uno arcano dell’imperio; gliene faceano soltanto parte, quando il credeano necessario, per via di leggi che quasi una voce scagliata dal cielo comandavano, non davan luogo a dispute<ref>«Legem perbrevem esse oportet quo facilius ab imperitis teneatur, velut emissa de coelo vox sit: iubeat non disputet» etc.: {{AutoreCitato|Lucio Anneo Seneca|{{Sc|Seneca}}}}, ''Ep.'' XCIV.</ref>; ed essi volevano che la virtù si praticasse, non si studiasse dai sudditi. Le sole cose nelle quali gli volevano addottrinati, erano le arti manuali e meccaniche: esercitando queste il corpo e facendolo robusto, gli distoglievano dal mulinare contro allo stato; anzi gli rendevano utili allo stato medesimo. E non si può dire abbastanza quanta cura ponessero in questo quei principi, e come riuscir la vedessero a buon fine. Coloro che, dimorati lungo tempo in America hanno potuto conoscere a prova quanto i Peruani sono naturalmente d’ingegno addormentato e la più parte stupidi, sono forzati di confessare i miracoli che può operare la legislatura. Chi potria credere che una tal nazione abbia uguagliato i popoli d’ingegno più svegliato e i più consumati nelle arti? La prima nudrice di tutte le altre, l’agricoltura,<noinclude></noinclude> 0kr7s31l6sx5fa674msxownl8khxgqo Pagina:Algarotti, Francesco - Saggi, 1963 - BEIC 1729548.djvu/344 108 534342 3832514 3795729 2026-05-06T15:38:05Z Dr Zimbu 1553 3832514 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|338|{{Sc|l’imperio degl’incas}}|}}</noinclude>tagliato avevano il lor paese; se tutte queste cose vorremo considerare da una banda, e se vorremo considerare dall’altra come i Peruani, senza aver cognizione delle scienze meccaniche, né di macchina niuna, onde agevolare la manuale fatica, e senza né meno aver l’uso del ferro fecero opere che per la difficoltà, grandezza e sontuosità loro non la cedono alle opere de’ Romani e degli stessi Egizi<ref>Vedi ''Essais'' de {{Sc|{{AutoreCitato|Michel de Montaigne|Montaigne}}}}, liv. III, chap. VI, ''Des Coches''.<br/>Nella fortezza di Cozco ci erano pietre di più di 40 piedi di lunghezza trasportate di paesi assai lontani. Da Cozco a Tumipampa (la distanza è di 400 leghe circa e il paese difficilissimo) trasportarono pietre grossissime per fabbricare un tempio al Sole.<br/>«Il faut avouer malgré cela, que lorsqu’on compare les uns et les autres <les Indiens de diverses contrées> à la peinture admirable qu’en font quelques Historiens, on n’en croit pas ses propres yeux: tout ce qu’on rapporte de leurs talens, des différens établissemens qu’ils avoient, de leurs Loix, de leur Police, deviendroit suspect, s’il étoit possible d’aller contre le témoignage d’un si grand nombre d’auteurs dignes de foi et s’il ne restoit outre cela plusieurs monumens, qui prouvent invinciblement qu’il ne faut pas juger de l’état ancien de ces peuples par celui où nous les voyons maintenant.<br />On ne peut comprendre comment ils ont pu élever les murailles de leur temple du Soleil, dont on voit encore les restes à Cusco; ces murs sont formés de pierres qui ont 15 à 16 pieds de diamètre, et qui, quoique brutes et irrégulières, s’ajustent toutes si exactement les unes avec les autres, qu’elles ne laissent aucun vuide entr’elles. Nous avons vû les ruines de plusieurs de ces édifices qu’ils nommoient Tambos... Les murailles en sont souvent d’une espèce de granite, et les pierres qui sont taillées, paroissent usées les unes contre les autres, tant les joints en sont parfaits. On remarque encore dans un de ces Tambos quelques mufles qui servent d’ornement, dont les narines qui sont percées soutiennent des anneaux ou boucles qui sont mobiles, quoiqu’ils soient faits de la même pierre. Tous ces édifices étoient situés le long de ce magnifique chemin, qui conduisoit dans la Cordelière de Cusco à Quito, et même en deçà, qui avoit près de 400 lieues de longueur, et dont nous avons souvent suivi les traces»: {{AutoreCitato|Pierre Bouguer|{{Sc|M. Bouguer}}}}, ''Fig. de la Terre, Relat. abrégée du Voyage'' etc., art. V, [pp. {{sc|civ-cv}}]. Vedi ancora ''Mémoire de'' {{AutoreCitato|Charles Marie de La Condamine|{{Sc|M. de La Condamine}}}} ''sur quelques anciens Monumens du Pérou du temps des Incas'', dans le vol. de l’Académie de Berlin, 1746.</ref>, non so quale delle due nazioni, de’ Peruani o de’ Cinesi, si dovrà meritar maggiormente la nostra stima. Ma la cosa per la quale i Peruani meritano di esser posti al di sopra di qualunque nazione, è un bellissimo provvedimento da essi fatto nel loro imperio, da cui dipende così il privato come il pubblico bene. E questo è intorno alla educazione de’ figliuoli. Non si può dire abbastanza della virtù che ha l’educazione per far di una nazione ciò che più vuole il legislatore, per render valoroso chi è vile, forte chi è debole, e di tristi che sono gli uomini fargli buoni. Ella può far dell’uomo quello che<noinclude></noinclude> siqqm7ylhqhm68hwasxjcs9sm49nmhv Pagina:Algarotti, Francesco - Saggi, 1963 - BEIC 1729548.djvu/346 108 534345 3832515 3795824 2026-05-06T15:38:11Z Dr Zimbu 1553 3832515 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|340|{{Sc|l’imperio degl’incas}}|}}</noinclude>ciò aveano fatti bellissimi, basta dire che, se un giovinetto commetteva un qualche mancamento, ne veniva leggermente punito; ma all’incontro erane punito gravemente il padre di lui, il quale non avea saputo di buon’ora e nella età più tenera recare a bene, in virtù di buoni abiti, le inclinazioni del figliuolo; troppo essendo vero che la indolenza o la condescendenza dei padri verso i figliuoli è la principalissima origine dei mali portamenti e dei delitti di quelli. Arrivarono gl’Incas a conoscere da se stessi quella importantissima verità inculcata da quel legislatore in ogni scienza, {{AutoreCitato|Ruggero Bacone|Bacone}} di Verulamio; che alla più parte delle repubbliche non sarebbe stato necessario far tante leggi per riformare gli uomini, se avessero avuto di buon’ora la debita cura nel formare i costumi de’ fanciulli. A questo attendevano principalmente i Peruani. Ed essi avranno con gli antichi Persiani comune la gloria, che la storia delle loro instituzioni venga creduta un romanzo di filosofia. Fortunati veramente aveano da chiamarsi quei popoli per esser governati da principi savî di grande sagacità e di fermo giudizio, i quali sapevano inclinare i loro sudditi là dove di condurgli intendevano, e più che con altro pareva che comandassero con l’esempio. Quella prudenza e quella bontà, che a pochi il cielo destina, si videro essere a tutti gl’Incas virtù familiari e comuni. Di tredici re che ebbe il Perù, il solo Atahualpa, l’ultimo di essi, si mostrò in ogni suo atto, al riferire di {{AutoreCitato|Garcilaso de la Vega|Garcillasso della Vega}}, un altro Caligola, il quale cercò di sovvertire ogni buon ordine da’ maggiori introdotto; gli altri dodici che succedettero immediatamente l’uno all’altro, somigliarono in gran parte a Traiano, a quell’ottimo tra i principi, pio, virtuoso, magnanimo, per cui fu non meno felice che glorioso l’imperio di Roma, che parea nato per fare onore alla natura umana e per essere una immagine della divina<ref>«Enfin l’homme le plus propre à honorer la nature humaine et à representer la divine»: {{Sc|{{AutoreCitato|Montesquieu|Montesquieu}}}} [''Oeuvres'', t. III, p. 457].</ref>. Vide il Perù per lo spazio di più di dugento anni risplendere sopra il suo cielo il secol d’oro, non già immaginario e poetico, ma istorico sì bene e reale.<noinclude> <references/></noinclude> 5np46vx0ah8gpdzudmmvln91whtmxb7 Pagina:Algarotti, Francesco - Saggi, 1963 - BEIC 1729548.djvu/347 108 534346 3832516 3795859 2026-05-06T15:38:20Z Dr Zimbu 1553 3832516 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|l’imperio degl’incas}}|341}}</noinclude>E non poteva non prosperare moltissimo quell’imperio, dove il principe era la mente del comune, le cui membra operavano a norma de’ dettami di quella, dove erasi saviamente provveduto contro all’ozio che snerva gli stati, la varietà delle sette che gli conturba e i pericoli delle guerre esterne che gli sottomettono, dove la religione e le leggi erano sotto la tutela delle armi, dove in fine si era pervenuto a riunire insieme ubbidienza perfetta e intera contentezza nel popolo: lapis della Politica trovato solamente dagl’Incas nel Perù e dai Gesuiti in appresso, nelle missioni da esso loro fondate nel vicino regno del Paraguay<ref>«That grand desideratum in politicks of uniting a perfect subjection to an entire content and satisfaction of the people»: ''An account of the European settlements in America'', vol. 1, ''Paraguay'', [p. 276].</ref>. Ma come fu mai, dirà taluno, che a una picciola mano di Spagnuoli venisse fatto di soggiogare in così breve tempo un così vasto imperio munito di tanti e così buoni ordini? Primieramente troppo era naturale che popoli al tutto ignari dell’arte del navigare, dovessero isbigottire all’apparire di nuove genti, che vennero loro addosso quasi volando su per il mare. Inoltre gli spari delle nostre armi da fuoco parvero loro altrettanti fulmini e gli uomini a cavallo centauri. E questo fu ben altro per gl’Indiani, che non furono i trinceramenti e le macchine militari de’ Romani per li Galli, che da prima ne furono tratti in ammirazione e poscia in servitù. Con tutto ciò agli Spagnuoli non sarebbe forse riuscito mai d’insignorirsi dell’America, o almeno assai difficilmente, come la fortuna non avesse loro fatto la via. La qual volle che Cortes trovasse sul trono del Messico Montezuma, principe irresoluto pusillanimo, che mostrò agli Spagnuoli di non credergli amici e non si oppose loro come nemici; e che Pizarro trovasse il Perù diviso per la prima volta in fazioni, e sul trono di quello imperio Atahualpa, principe alla più sana parte della nazione odiosissimo, il quale in poco d’ora ebbe rovesciato quanto per più di due secoli aveano saputo fondar di migliore la virtù e la sapienza del nuovo mondo.<noinclude></noinclude> taq1kysa2hgzszd9ixmy0zs45vk67sv Opere scelte (Algarotti, 1823) 0 534626 3832491 3736052 2026-05-06T14:30:02Z Candalua 1675 3832491 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=25%|data=6 ottobre 2017|arg=Da definire}}{{Intestazione | Nome e cognome dell'autore = Francesco Algarotti | Titolo =Opere scelte | Anno di pubblicazione = 1823 | Lingua originale del testo = | Nome e cognome del traduttore = | Anno di traduzione = | Progetto = | Argomento = | URL della versione cartacea a fronte = Indice:Algarotti - Opere scelte 1.djvu }} <pages index="Algarotti - Opere scelte 1.djvu" from=7 to=7 /> ==Indice== * {{testo|/Gli editori}} * {{testo|/Vita di Francesco Algarotti}} * {{testo|Saggio sopra l'architettura}} * {{testo|Saggio sopra la pittura}} * {{testo|Saggio sopra l'Accademia di Francia che è in Roma}} * {{testo|Saggio sopra l'opera in musica}} * {{testo|Saggio sopra la necessità di scrivere nella propria lingua}} * {{testo|Saggio sopra la lingua francese}} * {{testo|Saggio sopra la rima}} * {{testo|Saggio sopra il gentilesimo}} * {{testo|Saggio sopra il commercio}} * {{testo|Saggio sopra Orazio}} 5deq8ex95k88w8pe2oyp16hx5q334wd Memorie storiche civili, ed ecclesiastiche della città, e diocesi di Larino/Al lettore 0 536058 3832403 3730217 2026-05-06T13:13:05Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo parametri inutilizzati 3832403 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=20 ottobre 2017|arg=Storia}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=|prec=../Indice delle cose più notabili, che si contengono in queste Memorie|succ=../Errori e correzioni}} <pages index="Memorie storiche civili, ed ecclesiastiche della città, e diocesi di Larino.djvu" from=83 to=94 /> 71l4r99qoxgpr7ldvw23t79ecgirgvk Canzoni (1824)/All'Italia 0 552069 3832418 3796546 2026-05-06T13:16:09Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo parametri inutilizzati 3832418 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=15 aprile 2020|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=I. All’Italia|prec=../Lettera al Cavaliere Vincenzo Monti|succ=../Sopra il monumento di Dante che si prepara in Firenze}} <pages index="Leopardi - Canzoni, Nobili, Bologna 1824.djvu" from=13 to=19 /> {{AltraEdizione|Canzoni (1818)/Sull'Italia|R18}} {{AltraEdizione|Canti (1831)/All'Italia|F31}} {{AltraEdizione|Canti (1835)/All'Italia|N35}} {{AltraEdizione|Canti (Leopardi - Ranieri)/All'Italia|F45}} {{AltraEdizione|Canti (Leopardi - Donati)/I. All'Italia|Donati 1917}} {{AltraEdizione|Canti (Leopardi - Moroncini)/I. All'Italia|Moroncini 1927}} {{AltraEdizione|Canti (Leopardi - Ginzburg)/I. 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(4) <section begin="4" />Di qui alla fine della stanza si ha riguardo alla congiuntura della morte del {{AutoreCitato|Torquato Tasso|Tasso}}, accaduta in tempo che erano per incoronarlo poeta in Campidoglio.<section end="4" /> Pag. 38. (5) <section begin="5" />Si usa qui la licenza, usata da diversi autori antichi, di attribuire alla Tracia la città e la battaglia di Filippi, che veramente furono nella Macedonia. Similmente nel nono Canto si seguita la tradizione volgare intorno agli amori infelici di {{AutoreCitato|Saffo|Saffo}} poetessa, benché il {{AutoreCitato|Ennio Quirino Visconti|Visconti}} ed altri critici moderni distinguano due Saffo; l’una famosa per la sua lira, e l’altra per l’amore sfortunato di Faone; quella contemporanea d’{{AutoreCitato|Alceo|Alceo}}, e questa più moderna.<section end="5" /> Pag. 44. (6) <section begin="6" />La stanchezza, il riposo e il silenzio che regnano nelle città, e più nelle campagne, sull’ora del mezzogiorno, rendettero quell’ora agli antichi misteriosa e secreta come quelle della notte: onde fu creduto che sul mezzodì più specialmente si facessero vedere o sentire gli Dei, le ninfe, i silvani, i fauni e le anime de’ morti; come apparisce da {{AutoreCitato|Teocrito|Teocrito}} Idyll. 1. v. 15. seqq. Lucano l. 3. v. 422. seqq. {{AutoreCitato|Filostrato il vecchio|Filostrato}} Heroic. c. 1. §. 4. opp. ed. {{AutoreCitato| Gottfried Olearius|Olear}}. p. 671. {{AutoreCitato|Porfirio|Porfirio}} de antro nymph. c. 26. seq. {{AutoreCitato|Servio Mario Onorato|Servio}} <section end="6" /><noinclude></noinclude> q9pzvj059n2axxcc4a6i9uf4f85qilc Ricordi delle Alpi/Parte Prima/III 0 562947 3832722 3824382 2026-05-07T08:25:08Z Candalua 1675 3832722 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=15 marzo 2024|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Brogio|prec=../II|succ=../IV}} <pages index="Maineri - Ricordi delle Alpi.djvu" from=26 to=36 /> nb4rqfzzp0oh1fasviwbgp8r0u1ibnn Pagina:Poe - Eureka, 1902.djvu/20 108 566930 3831943 3650129 2026-05-06T12:08:31Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Riletta */ 3831943 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|20|{{Sc|eureka}}|}}</noinclude>{{Pt|tivo|''de''duttivo}} o ''in''duttivo per mezzo del quale egli le raggiunse, la sua risposta sarebbe stata: — «Io non so nulla intorno ai ''metodi'' ma io ''conosco'' bene il macchinario dell’Universo. Eccolo qui. Io lo afferrai colla ''mia anima'', lo raggiunsi per mezzo di lina semplice «''intuizione''». Ohimè! povero vecchio ignorante! Non poteva qualche metafisico dirgli che ciò ch’egli chiamava «intuizione» non era altro che la convinzione risultante dalle ''de''duzioni o dalle ''in''duzioni di cui i processi erano tanto tenebrosi da sfuggire alla sua consapevolezza, da eludere la sua ragione e comandare diffidenza alla sua capacità di espressione? Che grande peccato che qualche «filosofo moralizzatore» non lo abbia illuminato su tutto ciò! Come lo avrebbe confortato nel suo letto di morte il sapere che invece di essere andato avanti così intuitivamente e sconvenientemente aveva realmente proceduto decorosamente e legittimamente — cioè — Hogg-iana-mente o almeno, Ram-ianamente<ref>Alla maniera di {{AutoreCitato|Francesco Bacone|Bacone}} e di {{AutoreCitato|Aristotele|Aristotele}}.{{spazi|20}}(''Nota del Trad.'')</ref> — verso i vasti palazzi dove stanno raggianti, non curati e, fin qua, mai toccati da mano mortale — mai visti da occhio mortale — i segreti imperituri e inapprezzabili dell’Universo! «Sì, {{AutoreCitato|Giovanni Keplero|Kepler}} fu essenzialmente un ''teorista;'' ma questo titolo, ora così santo, era in quegli antichi giorni una designazione di supremo disprezzo. È solamente ''ora'' che gli uomini cominciano ad apprezzare quel divino vecchio — a simpatizzare colla profetica e poetica rapsodia delle sue sempre memorande parole. Per ''mia'' parte», continua lo sconosciuto corrispondente, «io ardo di un sacro fuoco soltanto quando penso a quelle parole, e sento che non sarò mai stanco di ripeterle: — Concludendo questa lettera, permettete che io abbia il grande piacere di trascriverle di nuovo: — «''Non mi curo che la mia opera sia letta ora o dalla posterità. Posso avere il coraggio di aspettare per un secolo i lettori, quando Dio stesso ha aspettato mille anni un osservatore. Io trionfo. Ho rubato l’aureo segreto degli Egiziani. Voglio abbandonarmi al mio sacro furore!''» Qui finiscono le mie citazioni di questa epistola veramente inesplicabile ed anche alquanto impertinente; forse sarebbe una follìa il commentare in ogni punto le idee chimeriche, per non dire rivoluzionarie, dello scrittore — chiunque egli sia — idee che sono così radicalmente in guerra colle opinioni tanto considerate e tanto stabilite di quest’epoca. Procediamo allora verso la nostra legittima tesi, ''L’Universo''.<noinclude></noinclude> o4jbsfyavpt06mj8ymr0h0flr0fqynw Pagina:Poe - Eureka, 1902.djvu/21 108 566931 3831960 2219453 2026-05-06T12:12:00Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Riletta */ 3831960 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|eureka}}|21}}</noinclude>{{Centrato|III.}} Questa tesi ammette una scelta fra due modi di discussione: — Noi possiamo ''as''cendere o ''di''scendere. Cominciando dal nostro punto di vista, dalla Terra in cui noi siamo, possiamo passare agli altri pianeti del nostro sistema, di là al Sole, quindi al nostro sistema considerato collettivamente e poi attraverso ad altri sistemi, indefinitamente esterni; oppure, cominciando dall’alto ad un certo punto tanto definito quanto ce lo possiamo raffigurare o concepire, noi possiamo discendere all’abitazione dell’Uomo. Usualmente, cioè nei saggi più comuni sull’Astronomia, si è adottato, con qualche riserva, il primo di questi due metodi: e ciò per la evidente ragione che i ''fatti'' astronomici ed i principî essendo l’unico nostro scopo, esso viene raggiunto meglio salendo gradatamente dal conosciuto, perchè è più prossimo, verso il punto in cui tutta le certezze si perdono nel remoto. Per il mio scopo presente, tuttavia, che è quello di dare alla mente il modo di capire anche da lontano e con un solo sguardo una concezione generale dell’Universo ''individuale'' — è chiaro che discendere dal grande al piccolo, dal centro (se noi potessimo stabilire un centro) alla periferia, dal principio (se noi potessimo imaginare un principio) alla fine, sarebbe il metodo preferibile, se non fosse per la difficoltà, per non dire impossibilità, di presentare sotto questa forma, a chi non è astronomo, una pittura veramente comprensibile riguardo a quelle considerazioni che sono implicate nell’idea: ''quantità'', cioè, relativamente al numero, alla grandezza ed alla distanza. Ora, la chiarezza, l’intangibilità — in ogni punto — è il carattere essenziale del mio piano generale. Negli argomenti importanti è meglio essere troppo prolissi che troppo oscuri. L’astrusità è una qualità che per sè stessa non è inerente a nessun soggetto. Tutte le cose sono ugualmente facili da comprendere, per colui il quale si avvicina ad esse gradatamente. È solo perchè qua e là si è lasciato negligentemente mancare qualche pietra del marciapiedi della nostra via al Calcolo Differenziale, che quest’ultimo non è una cosa tanto semplice quanto un sonetto di Mr. Salomone Seesaw. Per evitare qualunque probabilità di malinteso, io credo che sia conveniente di procedere, come se anche i più semplici fatti dell’Astronomia fossero sconosciuti al lettore. Combinando i due metodi di discussione, che ho già riferito, io mi propongo di servirmi dei vantaggi particolari dell’uno e dell’altro — e più specialmente della ''ripetizione''<noinclude></noinclude> haaiwov618gn3s22b56bs6321s0soy9 Pagina:Poe - Eureka, 1902.djvu/22 108 566932 3831979 3650130 2026-05-06T12:16:27Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Riletta */ 3831979 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|22|{{Sc|eureka}}|}}</noinclude>''nei particolari'' che sarà una conseguenza inevitabile del piano. Comincierò con una discesa, e per risalire mi riservo quelle considerazioni di ''quantità'' indispensabili alle quali ho già fatto allusione. Cominciamo, dunque, subito colle più semplici delle parole: «Infinito.» Questa espressione, come quelle altre: «Dio», «Spirito», ed alcune altre ancora i cui equivalenti esistono in tutte le lingue, non è certamente l’espressione di un’idea, ma uno sforzo per arrivare ad un’idea. Essa rappresenta un tentativo possibile per arrivare ad una concezione impossibile. L’uomo aveva bisogno di un termine per indicare la ''direzione'' di questo tentativo — la nube dietro cui sta, per sempre invisibile, ''l’objetto'' di questo tentativo. Infine si domandò una parola per mezzo della quale un essere umano potesse mettersi prontamente in relazione con un altro essere umano, con una certa ''tendenza'' dell’intelletto umano. Da questa domanda ebbe origine la parola: «Infinito», che non rappresentò così altro che il ''pensiero di un pensiero''. Per quanto riguarda ''quell’''infinito, or ora considerato — l’infinito di spazio — noi abbiamo sentito dire soventi che «la sua idea è ammessa dalla mente — si accorda con essa — ne è accolta — riguardo alla maggiore difficoltà che è inerente alla concezione di un limite». Ma questa è semplicemente una di quelle ''frasi'' colle quali anche i più profondi pensatori, da tempo immemorabile, si compiacquero d’ingannar ''sè stessi'' di quando in quando. L’inganno sta nascosto nella parola «difficoltà». «La mente», ci dicono, «concepisce l’idea dello spazio ''senza limiti'' a cagione della maggiore ''difficoltà'' che trova nel concepire l’idea dello spazio ''limitato''». Ora, se la proposizione fosse ''posta'' imparzialmente, la sua assurdità diverrebbe subito evidente. Realmente, in questo caso non vi è nessuna ''difficoltà'' per quanto semplice. L’asserzione proposta se viene presentata ''secondo'' la sua intenzione, senza sofisticherie, sarebbe espressa così: — «La mente ammette l’idea dello spazio illimitato a cagione della maggiore ''impossibilità'' di concepire l’idea dello spazio limitato» Si vedrà che qui non si tratta di due rapporti, sulle cui rispettive probabilità — o di due argomenti, sulle cui rispettive validità — la ''ragione'' sia chiamata a decidere — si tratta di due concezioni direttamente in conflitto, entrambe manifestamente impossibili, una delle quali può essere concepita dall’''intelletto'' a cagione della maggiore ''impossibilità'' di concepire l’altra. La scelta ''non'' è fatta fra due difficoltà; si ''suppone'' che sia fatta semplicemente fra due impossibilità. Ora la prima ''ammette'' dei gradi, ma l’ultima nessuno, appunto come ha già detto il nostro impertinente autore della lettera. Un dovere ''può'' essere più o meno difficile, ma<noinclude></noinclude> jktgv9xasi5pvv7ho295zam2x68etj0 Pagina:Poe - Eureka, 1902.djvu/23 108 566933 3831997 3650131 2026-05-06T12:20:31Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Riletta */ 3831997 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|eureka}}|23}}</noinclude>non può essere che possibile o impossibile — non vi sono gradazioni. ''Potrebbe'' essere più ''difficile'' capovolgere le Ande che un formicajo; ma non ''può'' essere più ''impossibile'' annientare così la materia dell’uno come la materia dell’altro. Un uomo può saltare dieci piedi con minor ''difficoltà'' che saltarne venti; l’''impossibilità'' di fare un salto fino alla luna non è certamente minore dell’impossibilità di fare un salto fino alla stella Sirio. Poiché tutto ciò è innegabile; poiché lo spirito non può scegliere che fra diverse ''impossibilità'' di concezione; poiché una ''impossibilità'' non può essere maggiore di un’altra, e non può essere preferita ad un’altra, i filosofi — i quali non sostengono soltanto l’umana ''idea'' dell’infinito, basandosi sulle ragioni già citate, ma riguardo a questa ipotetica idea sostengono anche l’''infinito stesso'' — s’impegnano evidentemente a dimostrare che una cosa impossibile è possibile, dimostrando come sia pure impossibile un’altra cosa. Ciò sarà chiamato un nonsenso e forse lo è; veramente io credo che sia un nonsenso straordinario, ma però rinuncio a reclamarlo come mio. La più pronta maniera, tuttavia, di spiegare la falsità degli argomenti filosofici in questa materia, è semplicemente di osservare un ''fatto'' che la riguarda e che è stato finora completamente disprezzato — il fatto, cioè, che l’argomento di cui abbiamo parlato prova e confuta entrambe le sue proposizioni. «La mente è spinta», dicono i teologi ed altri, «ad ammettere una ''Prima Causa'', per la maggiore difficoltà che prova a concepire cause sopra cause senza fine». L’arguzia, come prima, sta nella parola «difficoltà», ma qui a che cosa è impiegata? A sostenere una Prima Causa. E che cosa è una Prima Causa? Il limite estremo di tutte le cause. E che cosa è il limite estremo di tutte le cause? La Fine — il Finito. Così si è impiegata, da Dio sa quanti filosofi, la stessa arguzia in due procedimenti, per sostenere ora il Finito ed ora l’Infinito; non potrebbe dunque servire a sostenere qualcosa di più? Quanto alle arguzie, ''esse'', almeno, sono insopportabili. Ma, per lasciarle, diremo che ciò che provano in un caso è identico a ciò che dimostrano nell’altro, vale a dire nulla. Naturalmente nessuno supporrà che io combatta qui per la impossibilità assoluta di ''ciò'' che noi tentiamo di comunicare colla parola «Infinito». Il mio unico scopo è quello di dimostrare quale follia sia il tentare di provare l’Infinito stesso, oppure la nostra concezione di esso, per mezzo di quegli sbagliati ragionamenti che ordinariamente si usano. Ciononostante, individualmente, mi sarà permesso di dire che non ''posso concepire'' l’Infinito e sono convinto che nessun essere umano lo può. Una mente non interamente cosciente, non abituata all’analisi interiore delle sue proprie<noinclude></noinclude> qelpdaflpx402fjcfl4qmuodlidw995 Pagina:Poe - Eureka, 1902.djvu/24 108 566934 3831998 3650133 2026-05-06T12:23:37Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Riletta */ 3831998 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|24|{{Sc|eureka}}|}}</noinclude>operazioni ingannerà, è vero, spesso sè stessa credendo di ''avere'' afferrato la concezione di cui noi parliamo. Nello sforzo per afferrarla noi procediamo passo passo; noi imaginiamo punto per punto; e finché noi ''continuiamo'' lo sforzo, si può dire che realmente noi ''tendiamo'' alla formazione dell’idea designata, mentre la forza dell’impressione, che realmente prende forma in noi o l’ha già presa, è proporzionale al periodo di tempo durante il quale noi sosteniamo questo sforzo mentale. Ma è nell’atto in cui si tralascia l’impresa — di realizzare (come noi crediamo) l’idea — di dare l’ultimo colpo (come noi supponiamo) alla nostra concezione — che noi abbattiamo ad un tratto l’intera costruzione della nostra mente, per riposare così sopra qualche ultimo punto e per conseguenza definito. Tuttavia, se noi percepiamo questo fatto, è a cagione dell’assoluta coincidenza di tempo fra l’ultimo sforzo e l’atto del cessare di pensare. Tentando d’altra parte di formarci un’idea di uno spazio ''limitato'', noi capovolgiamo semplicemente i procedimenti che implicano l’impossibilità. Noi ''crediamo'' in un Dio. Noi possiamo o non possiamo ''credere'' uno spazio finito o infinito, ma la nostra credenza in tali casi si può propriamente designare come ''fede'', ed è una cosa affatto distinta da quella credenza particolare — da quell’''intellettuale'' credenza — che presuppone la concezione mentale. Il fatto è che, nell’enunciazione di ciascuna di quelle classi di termini a cui appartiene il termine «Infinito» — la classe che rappresenta i ''pensieri di pensiero'' — colui che ha il diritto di dire che pensa veramente, ''non'' si sente obbligato ad accettare una concezione, ma semplicemente a dirigere la sua visione mentale verso un dato punto del firmamento dell’intelletto, dove sta una nebulosa che non sarà mai sciolta. Veramente, egli non fa nessun tentativo per scioglierla, perché con un rapido istinto comprende, non solo l’impossibilità, ma per quanto riguarda tutti i propositi umani, ''l’inessenzialità'' della sua soluzione. Egli percepisce che la Divinità non ha ''segnato'' questo mistero per essere risolto. Egli vede subito che questa soluzione è ''superiore'' al cervello dell’uomo; e vede pure ''come'', se non esattamente ''perchè'', essa sia superiore. Vi ''sono'' delle persone, io ne conosco, le quali occupandosi in tentativi verso l’insostenibile, acquistano molto facilmente, grazie al gergo che parlano, fra quei pseudo-pensatori, pei quali oscurità e profondità sono sinonimi, acquistano, per la loro profondità, una specie di reputazione come quella dei pesci calamai; ma la più bella qualità del Pensiero è la conoscenza interiore di esso; e, senza sbagliare di molto, si può dire che non vi è una nebbia mentale maggiore di quella che, estendendosi fino ai confini del dominio intellettuale rav-<noinclude></noinclude> shxeegt8nyt56xw8kksuskokvnsl1v6 Pagina:Poe - Eureka, 1902.djvu/25 108 566935 3831999 2849342 2026-05-06T12:27:34Z Marcella Medici (BEIC) 22982 3831999 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Luigi62" />{{RigaIntestazione||{{Sc|eureka}}|25}}</noinclude><section begin="s1" />* volge anche quegli stessi confini sottraendoli all’intelligenza. Si comprenderà ora che usando la frase «Infinito di Spazio» io non voglio obbligare il lettore ad accettare la concezione impossibile di un infinito ''assoluto''. Io intendo di parlare semplicemente della «''massima estensione di spazio concepibile''» di un dominio fluttuante, pieno d’ombre, ora ristretto ed ora rigonfio secondo le vacillanti energie dell’imaginazione. ''Finora'' l’Universo delle stelle è stato sempre considerato come coincidente coll’Universo propriamente detto, come l’ho definito al cominciare di questo Discorso. Si è sempre ammesso o direttamente o indirettamente — fin dall’aurora dell’Astronomia intelligibile, per lo meno — che, se per noi fosse possibile di raggiungere un dato punto qualsiasi dello spazio, troveremmo sempre intorno a noi una interminabile successione di stelle. Questa fu l’idea insostenibile di {{AutoreCitato|Blaise Pascal|Pascal}} quando stava forse facendo il più fortunato tentativo che mai sia stato fatto, cioè di perifrasare la concezione per cui noi ci dibattiamo nella parola «Universo». «È una sfera», egli diceva, «il cui centro è in ogni luogo e la cui circonferenza in nessun luogo». Ma sebbene questa definizione intenzionale ''non'' sia realmente una definizione dell’Universo stellare, noi la possiamo però accettare, con qualche riserva mentale, come una definizione (abbastanza rigorosa per ogni utilità pratica) dell’Universo ''propriamente detto'', cioè dell’Universo di ''spazio''. Consideriamo dunque quest’ultimo come «''una sfera il cui centro è in ogni luogo e la cui circonferenza in nessun luogo''». Infatti, mentre per noi è impossibile imaginare un ''fine'' allo spazio, non abbiamo nessuna difficoltà a imaginare un principio fra un’infinita quantità di ''principî''. <section end="s1" /><section begin="s2" /> {{Centrato|IV.}} Come punto di partenza, dunque, adottiamo lo ''Spirito di Dio''. Non è sciocco, non è empio soltanto colui il quale non afferma niente di questo Spirito di Dio in ''sè stesso''. «''Nous ne connaissons rien''», dice il Barone di Bielfeld — «''Nous ne connaisson rien de la nature ou de l’essence de Dieu: — pour savoir ce qu’ il est, il faut être Dieu même''». — «Non conosciamo assolutamente ''niente'' della natura o dell’essenza di Dio — per comprendere ciò che egli è, noi dovremmo essere Dio stesso.» «''Noi dovremmo essere Dio stesso!''» — Malgrado questa frase spaventevole ancor risonante al mio orecchio, io mi avventuro a domandare se questa nostra presente ignoranza <section end="s2" /><noinclude></noinclude> 3g4u63l4t27ux7im23mqfvv70d45gjb Pagina:Poe - Eureka, 1902.djvu/26 108 566936 3832001 2849343 2026-05-06T12:30:07Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Riletta */ 3832001 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|26|{{Sc|eureka}}|}}</noinclude>della Deità sia una ignoranza a cui l’anima sia ''eternamente'' condannata. Tuttavia, almeno per ''ora'', accontentiamoci di supporre che fu ''Lui'', Lui l’Incomprensibile, considerandolo come ''Spirito, non come Materia'' (distinzione che supplirà bene una definizione per ogni chiara deliberazione), Lui, esistente dunque come Spirito che ci ha ''creati'' o fatti dal Nulla per forza della sua Volontà — in un certo punto dello Spazio che noi prenderemo come centro — in un certo periodo di tempo che noi non pretenderemo d’investigare, ma che, ad ogni modo, è immensamente remoto — supponiamo dunque di essere stati creati da Lui. — ''Che cosa?'' — questo è un punto di vitale importanza nelle nostre considerazioni — che cosa può ajutarci a giustificare — solamente a giustificare — la nostra supposizione di essere stati primitivamente e individualmente ''creati?'' Noi siamo giunti a un punto in cui l’''Intuizione'' soltanto può ajutarci — ma ora lasciatemi ritornare ad un’idea che io ho già suggerita come quella sola che noi possiamo propriamente accettare dell’intuizione. L’intuizione, dunque, non è ''che la convinzione sorgente da quelle induzioni o deduzioni i cui processi sono così pieni di mistero da sfuggire alla nostra conoscenza, da eludere la nostra ragione, da sfidare la nostra capacità d’espressione''. Ciò inteso, io asserisco ora che un’intuizione assolutamente irresistibile, quantunque inesprimibile, mi spinge a questa conclusione, che ciò che Dio creò originalmente, che quella Materia che, per la forza della sua Volontà, egli creò dapprima traendola dal suo spirito o dal Nulla, non ''può'' essere stato altro che la Materia nel suo più alto grado concepibile di — di che cosa? — di ''Semplicità?'' Questa sarà la sola ''ipotesi'' assoluta del mio Discorso. Io uso la parola «ipotesi» nel suo senso ordinario; tuttavia io sostengo che anche questa mia proposizione primordiale è molto, molto distante davvero dall’essere realmente una semplice ipotesi. Non vi fu mai nulla di più certo — nessuna conclusione umana fu mai ''dedotta'' più regolarmente — più rigorosamente: — ma, ahimè! i procedimenti sfuggono all’analisi umana — sono superiori, in tutti i casi, all’espressione della favella umana. Procuriamo ora di concepire ciò che la Materia ha potuto o dovuto essere nella sua condizione assoluta di ''Semplicità''. Qui la Ragione si slancia subito nell’Imparticolarità — ad una particella — un’''unica'' particella — una particella ''unica'' nella sua specie — ''unica'' nel suo carattere — ''unica'' nella sua natura — ''unica'' nel suo volume — ''unica'' nella sua forma — una particella, quindi, «''senza forma'' e chimerica» — una particella assolutamente unica, individuale, indivisa, ma non indivisibile, perchè Colui che la<noinclude></noinclude> 8d9krddy9xwelbamnrcc80hvp887xg6 Pagina:Poe - Eureka, 1902.djvu/27 108 566937 3832017 3650134 2026-05-06T12:32:41Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Riletta */ 3832017 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|eureka}}|27}}</noinclude>''creò'', per forza della sua Volontà, può, senza dubbio, dividerla con uno sforzo della stessa Volontà infinitamente meno energico. L’''Unità'', dunque, è tutto ciò che io affermo della Materia originariamente creata; ma io mi propongo di dimostrare che quest’''Unità è un principio largamente sufficiente per spiegare la costituzione, l’esistenza fenomenica e, per lo meno, l’annientamento evidentemente inevitabile dell’Universo materiale''. La volontà di esistere nella particella primordiale ha completato l’atto o più esattamente la ''concezione'' della creazione. Procediamo ora verso lo scopo ultimo, per il quale noi supponiamo che sia stata creata la Particella — vale a dire, procediamo verso lo scopo ultimo finchè le nostre considerazioni ci permettano ''ancora'' di vedere la costituzione dell’Universo tratto da questa Particella. Questa costituzione è stata effettuata ''trasformando'' l’originaria e perciò normale ''Unità'' nella condizione anormale della ''Pluralità''. Un’azione di questo genere implica una reazione. Una diffusione dall’Unità condizionalmente, implica una tendenza a ritornare nell’Unità — una tendenza indistruttibile sino a che non sarà soddisfatta. Ma su questi punti, parlerò in seguito più ampiamente. L’ipotesi dell’Unità assoluta nella Particella primordiale include l’ipotesi di una divisibilità infinita. Concepiamo, adunque, la Particella come non totalmente esausta dalla diffusione attraverso lo Spazio. Supponiamo che dall’unica Particella, presa come centro, si irradiino sfericamente — in tutte le direzioni — verso tutte le distanze incommensurabili, ma tuttavia definite, dello spazio vuoto fino a quel momento — si irradiino, dico, un numero di atomi inesprimibilmente grande, per quanto limitato; d’atomi indicibilmente per quanto non infinitamente minuti. Ora, di questi atomi così diffusi, o allo stato di diffusione, quali condizioni possiamo noi non assumere, ma desumere, tanto dalla considerazione della loro sorgente, quanto dal carattere dello scopo apparente della loro diffusione? L’''Unità'' essendo la loro sorgente e la ''differenza dall’Unità'' essendo il carattere del piano manifestato nella loro diffusione, noi siamo autorizzati a supporre che questo carattere si è, almeno ''generalmente'', conservato in tutto il piano e forma una parte del piano medesimo — vale a dire, noi siamo autorizzati a concepire, sotto tutti gli aspetti, continue differenze dall’Unità e dalla semplicità dell’origine. Ma per queste ragioni saremo noi autorizzati a imaginare gli atomi eterogenei, dissimili, ineguali ed inequidistanti? Più esplicitamente, non potremo noi trovare neppure due atomi della stessa forma, della stessa dimensione o della stessa natura all’atto della loro diffusione nello spazio? —<noinclude></noinclude> smy1sc36hv1v1gq8lscv3slsakxzg8v Pagina:Poe - Eureka, 1902.djvu/28 108 566938 3832272 2849346 2026-05-06T12:40:03Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Riletta */ 3832272 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|28|{{Sc|eureka}}|}}</noinclude>e dopo quest’atto l’inequidistanza assoluta fra l’uno e l’altro può essere considerata come una qualità comune a tutti? In un simile ordinamento, sotto tali condizioni, noi possiamo facilmente e immediatamente comprendere il susseguente processo più eseguibile verso il compimento di alcuni di quei disegni che ho già suggerito — il disegno di trarre la varietà dall’unità — la diversità dall’uguaglianza — l’eterogeneità dall’omogeneità — la complessità dalla semplicità; — in una parola di trarre la massima molteplicità possibile di ''rapporti'' dall’''Unità'' enfaticamente assoluta. Senza dubbio quindi noi ''saremmo'' autorizzati a supporre tutto ciò che è stato detto, se non riflettessimo: 1.° che la supererogazione non è ammissibile nell’Atto Divino; 2.° che lo scopo prefisso appare facilmente conseguibile così quando alcune delle condizioni in questione sono ammesse fin dal principio, come quando si capisce che tutte le condizioni esistono immediatamente. Io intendo dire che alcune di esse sono involte nelle altre e sono una conseguenza così istantanea di esse da rendere impossibile la distinzione. La differenza di ''dimensione'', per esempio, verrà subito creata dalla tendenza di un atomo verso un secondo atomo, a preferenza di un terzo, a cagione di una inequidistanza particolare; la quale si dovrà comprendere come ''la inequidistanza particolare tra centri di quantità negli atomi vicini di forma differente'' — cosa che non si oppone affatto alla distribuzione generalmente uguale degli atomi. Si comprenderà facilmente che anche la differenza di specie non è che il risultato delle differenze di dimensione e di forma, considerate più o meno unitamente; in fatto, giacchè l’''Unità'' della Particella propriamente detta implica una omogeneità assoluta, noi non possiamo imaginare che gli atomi, nell’atto della loro diffusione, cambino di specie, senza imaginare allo stesso tempo un movimento speciale della Divina Volontà, all’emissione di ogni atomo, collo scopo di effettuare in ciascuno di essi un cambio nella loro natura essenziale; non dobbiamo assolutamente abbandonarci ad un’idea così fantastica, considerando che lo scopo prefisso è perfettamente effettuabile anche senza tale minuta ed elaborata interposizione. Noi vediamo quindi, tutto ben pesato, che sarebbe surerogatorio e conseguentemente non filosofico attribuire agli atomi, per quanto riguarda le loro intenzioni, qualche cosa di più che la ''differenza di forma'' nell’atto della loro dispersione, con una inequidistanza particolare dopo quest’atto — tutte le altre differenze nascendo insieme dalle prime, nei primi processi di formazione della massa. — Noi stabiliamo così l’Universo su di una base puramente ''geometrica''. Naturalmente, non è per nulla necessario di ammettere più tosto una differenza assoluta anche di forma fra ''tutti'' gli atomi irradiati — che un’assoluta inequidistanza<noinclude></noinclude> r7pnzbrb6gzs5uewuz7kwwy67uhph1j Pagina:Poe - Eureka, 1902.djvu/29 108 566939 3832378 3652632 2026-05-06T12:45:31Z Marcella Medici (BEIC) 22982 3832378 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Luigi62" />{{RigaIntestazione||{{Sc|eureka}}|29}}</noinclude><section begin="s1" /> particolare di ciascun atomo. Noi possiamo concepire semplicemente che nessun atomo ''vicino'' possa essere di forma uguale e che nessun atomo potrà mai approssimarsi ad un altro fuorchè all’atto della loro inevitabile riunione finale. Sebbene l’immediata e perpetua ''tendenza'' degli atomi disuniti a ritornare nella loro Unità normale, sia implicata, come ho già detto, nella loro anormale diffusione, tuttavia è chiaro che questa tendenza sarà senza conseguenza — sarà una tendenza e nulla più — finchè l’energia diffusiva, cessando d’agire, lascierà la tendenza libera di cercare la sua soddisfazione. Tuttavia considerando l’Atto Divino come finito e interrotto nel momento della diffusione, noi concepiamo, subito, una ''reazione'' — in altre parole, una tendenza soddisfacente degli atomi disuniti a ritornare in ''Uno solo''. Ma l’energia diffusiva essendo cessata, e la reazione essendo cominciata in favore dello scopo finale — ''quello di formare la maggior quantità possibile di Rapporti'' — questo scopo è ora in pericolo di essere frustrato, nei particolari, a cagione di quella stessa tendenza a ritornare che serve ad effettuare la sua realizzazione in generale. ''La molteplicità'' è l’objetto; ma non vi è nulla che impedisca agli atomi vicini di correre ''subito'' verso un’unità assoluta fra loro — grazie alla loro tendenza ora appagabile — ''prima'' dell’adempimento di ciascun scopo prefisso nella molteplicità; e non vi è nulla che impedisca l’aggregazione di diverse masse uniche in diversi punti dello spazio — in altre parole, niente che impedisca l’accumulazione di diverse masse, ciascuna delle quali forma un’Unità assoluta. <section end="s1" /><section begin="s2" /> {{Centrato|V.}} Per l’efficace e completa effettuazione di questo piano generale, noi vediamo così la necessità di una forza repulsiva di capacità limitata — un ''qualche cosa'' che separi e che al cessare della Volontà diffusiva permetta allo stesso tempo l’avvicinamento, e impedisca la riunione degli atomi, permettendo così di approssimarsi infinitamente e impedendo loro un positivo contatto; in una parola — capace — ''fino a un certo punto'' — di prevenire la loro ''coalizione'', e incapace d’impedire — per nessun riguardo e in nessun ''grado'' — la loro ''aggregazione''. La repulsione, già considerata come peculiarmente limitata sotto altri aspetti, può essere considerata, lasciatemelo ripetere, come una potenza che può prevenire l’assoluta coalizione, ''solamente, però, fino ad un certo punto''. A meno che noi non concepiamo che la tendenza di Unità fra gli atomi sia condannata a non essere ''mai'' soddisfatta; — a meno che no <section end="s2" /><noinclude></noinclude> t6pjdg82txmqyyiww40zf4lye4igc7f 3832379 3832378 2026-05-06T12:48:04Z Marcella Medici (BEIC) 22982 3832379 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Luigi62" />{{RigaIntestazione||{{Sc|eureka}}|29}}</noinclude><section begin="s1" /> particolare di ciascun atomo. Noi possiamo concepire semplicemente che nessun atomo ''vicino'' possa essere di forma uguale e che nessun atomo potrà mai approssimarsi ad un altro fuorchè all’atto della loro inevitabile riunione finale. Sebbene l’immediata e perpetua ''tendenza'' degli atomi disuniti a ritornare nella loro Unità normale, sia implicata, come ho già detto, nella loro anormale diffusione, tuttavia è chiaro che questa tendenza sarà senza conseguenza — sarà una tendenza e nulla più — finchè l’energia diffusiva, cessando d’agire, lascierà la tendenza libera di cercare la sua soddisfazione. Tuttavia considerando l’Atto Divino come finito e interrotto nel momento della diffusione, noi concepiamo, subito, una ''reazione'' — in altre parole, una tendenza soddisfacente degli atomi disuniti a ritornare in ''Uno solo''. Ma l’energia diffusiva essendo cessata, e la reazione essendo cominciata in favore dello scopo finale — ''quello di formare la maggior quantità possibile di Rapporti'' — questo scopo è ora in pericolo di essere frustrato, nei particolari, a cagione di quella stessa tendenza a ritornare che serve ad effettuare la sua realizzazione in generale. ''La molteplicità'' è l’objetto; ma non vi è nulla che impedisca agli atomi vicini di correre ''subito'' verso un’unità assoluta fra loro — grazie alla loro tendenza ora appagabile — ''prima'' dell’adempimento di ciascun scopo prefisso nella molteplicità; e non vi è nulla che impedisca l’aggregazione di diverse masse uniche in diversi punti dello spazio — in altre parole, niente che impedisca l’accumulazione di diverse masse, ciascuna delle quali forma un’Unità assoluta. <section end="s1" /><section begin="s2" /> {{Centrato|V.}} Per l’efficace e completa effettuazione di questo piano generale, noi vediamo così la necessità di una forza repulsiva di capacità limitata — un ''qualche cosa'' che separi e che al cessare della Volontà diffusiva permetta allo stesso tempo l’avvicinamento, e impedisca la riunione degli atomi, permettendo così di approssimarsi infinitamente e impedendo loro un positivo contatto; in una parola — capace — ''fino a un certo punto'' — di prevenire la loro ''coalizione'', e incapace d’impedire — per nessun riguardo e in nessun ''grado'' — la loro ''aggregazione''. La repulsione, già considerata come peculiarmente limitata sotto altri aspetti, può essere considerata, lasciatemelo ripetere, come una potenza che può prevenire l’assoluta coalizione, ''solamente, però, fino ad un certo punto''. A meno che noi non concepiamo che la tendenza di Unità fra gli atomi sia condannata a non essere ''mai'' soddisfatta; — a meno che {{Pt|no}} <section end="s2" /><noinclude></noinclude> q4w7jkmt735we9jtvp2lil966pkdily 3832388 3832379 2026-05-06T12:59:23Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Riletta */ 3832388 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|eureka}}|29}}</noinclude><section begin="s1" /> particolare di ciascun atomo. Noi possiamo concepire semplicemente che nessun atomo ''vicino'' possa essere di forma uguale e che nessun atomo potrà mai approssimarsi ad un altro fuorchè all’atto della loro inevitabile riunione finale. Sebbene l’immediata e perpetua ''tendenza'' degli atomi disuniti a ritornare nella loro Unità normale, sia implicata, come ho già detto, nella loro anormale diffusione, tuttavia è chiaro che questa tendenza sarà senza conseguenza — sarà una tendenza e nulla più — finchè l’energia diffusiva, cessando d’agire, lascierà la tendenza libera di cercare la sua soddisfazione. Tuttavia considerando l’Atto Divino come finito e interrotto nel momento della diffusione, noi concepiamo, subito, una ''reazione'' — in altre parole, una tendenza soddisfacente degli atomi disuniti a ritornare in ''Uno solo''. Ma l’energia diffusiva essendo cessata, e la reazione essendo cominciata in favore dello scopo finale — ''quello di formare la maggior quantità possibile di Rapporti'' — questo scopo è ora in pericolo di essere frustrato, nei particolari, a cagione di quella stessa tendenza a ritornare che serve ad effettuare la sua realizzazione in generale. ''La molteplicità'' è l’objetto; ma non vi è nulla che impedisca agli atomi vicini di correre ''subito'' verso un’unità assoluta fra loro — grazie alla loro tendenza ora appagabile — ''prima'' dell’adempimento di ciascun scopo prefisso nella molteplicità; e non vi è nulla che impedisca l’aggregazione di diverse masse uniche in diversi punti dello spazio — in altre parole, niente che impedisca l’accumulazione di diverse masse, ciascuna delle quali forma un’Unità assoluta. <section end="s1" /><section begin="s2" /> {{Centrato|V.}} Per l’efficace e completa effettuazione di questo piano generale, noi vediamo così la necessità di una forza repulsiva di capacità limitata — un ''qualche cosa'' che separi e che al cessare della Volontà diffusiva permetta allo stesso tempo l’avvicinamento, e impedisca la riunione degli atomi, permettendo così di approssimarsi infinitamente e impedendo loro un positivo contatto; in una parola — capace — ''fino a un certo punto'' — di prevenire la loro ''coalizione'', e incapace d’impedire — per nessun riguardo e in nessun ''grado'' — la loro ''aggregazione''. La repulsione, già considerata come peculiarmente limitata sotto altri aspetti, può essere considerata, lasciatemelo ripetere, come una potenza che può prevenire l’assoluta coalizione, ''solamente, però, fino ad un certo punto''. A meno che noi non concepiamo che la tendenza di Unità fra gli atomi sia condannata a non essere ''mai'' soddisfatta; — a meno che {{Pt|no}} <section end="s2" /><noinclude></noinclude> c09qxrju6q0mei38fghpecjtaqkxri5 Pagina:Poe - Eureka, 1902.djvu/30 108 566940 3832381 3650136 2026-05-06T12:51:25Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Riletta */ 3832381 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|30|{{Sc|eureka}}|}}</noinclude>non concepiamo che ciò che ebbe un principio non debba avere una fine — il che sarebbe una concezione che non può ''realmente'' essere accettata, per quanto noi possiamo dire o sognare di poterla accettare; — e noi siamo forzati a conchiudere che l’influenza repulsiva già supposta dovrà finalmente arrendersi, sotto la pressione dell’''Unitendenza collettivamente'' applicata; ma mai, ''finchè'' tale applicazione collettiva dovrà ancora essere fatta per l’adempimento del Disegno Divino, dovrà arrendersi, dico, ad una forza che a quell’epoca finale sarà superiore precisamente all’estensione richiesta, e dovrà permettere la fusione universale nell’inevitabile ''Unità'' perchè è originale e quindi normale. Queste condizioni sono realmente difficili da conciliare; noi non possiamo neanche concepire la possibilità della loro conciliazione; tuttavia questa impossibilità apparente è brillantemente suggestiva. Che la repulsione esista realmente ''noi lo vediamo''. L’uomo non impiega nè conosce una forza capace di portare due atomi a contatto. Questa è l’unica proposizione ben stabilita dell’impenetrabilità della materia. Tutti gli Esperimenti lo provano — tutte le Filosofie lo ammettono. Io ho tentato di dimostrare lo ''scopo'' della repulsione — la necessità della sua esistenza; ma mi sono religiosamente astenuto da ogni tentativo d’investigare la sua natura; ciò per riguardo alla convinzione intuitiva che il principio in questione sia strettamente spirituale — stia in un recesso impenetrabile al nostro presente intelletto — stia involto in una considerazione che ora — nella nostra condizione umana — ''non'' possiamo considerare — in una considerazione di ''Spirito in sè stesso''. Io sento, in una parola, che qui Dio si è interposto e qui solamente, perchè qui solamente il nodo domandava l’interposizione Divina. In fatto, mentre nella tendenza degli atomi diffusi a ritornare verso l’Unità si riconoscerà subito il principio di Gravità di {{AutoreCitato|Isaac Newton|Newton}}, anche in ciò che io ho definito come una influenza repulsiva, la quale prescrive dei limiti alla (immediata) soddisfazione della tendenza, si riconoscerà ''ciò'' che noi siamo stati, fino ad ora, abituati a designare ora come calore, ora come magnetismo, ora come elettricità, mostrando così, nelle oscillazioni della fraseologia, colla quale noi tentiamo di definirlo, la nostra ignoranza sul suo tremendo carattere. Chiamandola, solo pel momento, elettricità, noi sappiamo che tutte le analisi sperimentali di elettricità hanno dato, come risultato definitivo, il principio, o apparente o reale, dell’''eterogeneità''. ''Solamente'', dove le cose differiscono, appare l’elettricità; ed è presumibile che non differiscano ''mai'' dove l’elettricità non è sviluppata, se non apparentemente. Ora questo risultato è perfettamente uguale a quello che<noinclude></noinclude> lrar49gjnctu9tutmomt933d2bcdaaz Pagina:Poe - Eureka, 1902.djvu/31 108 566941 3832387 2849430 2026-05-06T12:58:21Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Riletta */ 3832387 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|eureka}}|31}}</noinclude>ho raggiunto non empiricamente. Io sostengo che lo scopo dell’influenza repulsiva è quello di prevenire l’immediata Unità tra gli atomi diffusi; e questi atomi sono rappresentati come differenti gli uni dagli altri. La ''differenza'' è il loro carattere — la loro essenzialità — appunto come la ''non-differenza'' era l’essenzialità del loro movimento. Quando noi diciamo dunque che un tentativo per riunire due qualunque di questi atomi cagionerebbe uno sforzo, per parte dell’influenza repulsiva, per impedire il contatto, noi possiamo servirci ugualmente della sentenza esattamente convertibile, che il tentativo di riunire due differenze qualunque farà risultare uno sviluppo di elettricità. Tutti i corpi esistenti sono, senza dubbio, composti di questi atomi in prossimo contatto, e perciò devono essere considerati come semplici riunioni di differenze più o meno numerose; e la resistenza fatta dallo spirito di repulsione per riunire due di tali gruppi, sarebbe in ragione delle due somme di differenze in ciascuna — un’espressione riducibile a questa equivalente: — ''La quantità di elettricità sviluppata al contatto di due corpi è proporzionata alla differenza fra le rispettive somme degli atomi di cui i corpi sono composti''. Che ''non'' vi siano due corpi assolutamente uguali, è un semplice corollario che risulta da tutto ciò che si è detto fin qui. Quindi l’elettricità, sempre esistente, si ''sviluppa'' sempre da ''qualunque'' corpo, ma si ''manifesta'' solamente quando dei corpi di un’''apprezzabile differenza'' sono portati in prossimità. Noi ''possiamo'' aver ragione di attribuire all’elettricità — continuando per ora a chiamarla così — i diversi fenomeni fisici di luce, calore e magnetismo; ma saremo molto meno esposti ad errare attribuendo a questo principio esattamente spirituale i più importanti fenomeni della vitalità, della coscienza e del ''Pensiero''. Su questo argomento, però, io devo fermarmi, soltanto per notare che questi fenomeni, tanto se sono osservati in generale, quanto in particolare, sembra che accadano ''almeno in ragione dell’eterogeneità''. Ora, lasciando da parte i due termini equivoci «gravitazione» ed «elettricità», adottiamo le espressioni più definite «''attrazione''» e «''repulsione''». La prima è il corpo, la seconda l’anima: l'una è il principio materiale, l’altra il principio spirituale dell’Universo. ''Non esistono altri principî oltre a questi''. ''Tutti'' i fenomeni si riferiscono o all’uno o all’altro o ad entrambi combinati. È così rigorosamente vero, così perfettamente dimostrabile che l’attrazione e la repulsione sono le ''sole'' proprietà per mezzo delle quali noi vediamo l’Universo — per mezzo delle quali, in altre parole, la Materia si manifesta alla nostra mente — che, per tutti questi fatti puramente dimostrabili, noi abbiamo pienamente il diritto di dichiarare che la materia ''esiste'' solamente come<noinclude></noinclude> eb14mskzc8v8t0yhrn1hvprb9j3il9z Pagina:Poe - Eureka, 1902.djvu/32 108 566942 3832390 2885129 2026-05-06T13:03:01Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Riletta */ 3832390 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|32|{{Sc|eureka}}|}}</noinclude><section begin="s1" />attrazione e repulsione — che l’attrazione e la repulsione sono materia — perchè non si può concepire nessun caso in cui noi non possiamo impiegare il termine «materia» e i termini «attrazione» e «repulsione» presi insieme come espressioni logiche equivalenti e quindi convertibili.<section end="s1" /><section begin="s2" /> {{Ct|VI.}} Io dicevo, or ora, che quella tendenza, già da me descritta, degli atomi diffusi a ritornare nella loro originaria imita sì può considerare come il principio della legge di gravità di {{AutoreCitato|Isaac Newton|Newton}}, e, infatti, non vi può essere che una piccola difficoltà in un tale accordo se noi osserviamo la legge di gravità Newtoniana sotto un aspetto semplicemente generale, come una forza che spinge la materia verso la materia; cioè, se noi non badiamo al noto ''modus operandi'' della forza Newtoniana. La coincidenza in generale ci soddisfa, ma osservando più rigorosamente, noi vediamo nei particolari molte cose che ci appajono non-coincidenti, e molte altre riguardo cui la coincidenza non pare, almeno, abbastanza stabilita. Per esempio: la legge di gravità di Newton, quando noi la consideriamo sotto un certo aspetto, ''non'' sembra affatto una tendenza all’''unità'', ma più tosto una tendenza di tutti i corpi in tutte le direzioni — frase che esprime evidentemente una tendenza alla diffusione. Qui, dunque, vi è ''non'' coincidenza. Ancora: quando noi riflettiamo sulla ''legge'' matematica che dirige la tendenza Newtoniana, noi vediamo chiaramente che non vi può essere coincidenza, per quanto riguarda, almeno, il ''modus operandi'', tra fa gravitazione come ci è conosciuta e quella tendenza semplice e diretta in apparenza che io ho supposta. In fatto, io ho raggiunto un punto in cui sarà conveniente rinforzare la mia posizione rovesciando i miei procedimenti. Fino ad ora noi siamo andati ''a priori'', da una considerazione astratta di ''Semplicità'', come quella qualità che più verosimilmente ha caratterizzato l’azione originale di Dio. Vediamo ora se i fatti stabiliti della gravitazione Newtoniana possono darci, ''a posteriori'', alcune induzioni legittime. Che cosa dichiara la legge di Newton? Che tutti i corpi si attraggono a vicenda con forze proporzionali ai quadrati delle loro distanze. Appositamente ho dato prima la versione volgare della legge; ed io confesso che in questa, come in molte altre, versioni volgari di grandi verità, non si trova che raramente un carattere suggestivo. Ora adottiamo una fraseologia più filosofica: — ''Ogni atomo, di ogni corpo, attrae qualunque altro atomo, tanto del suo proprio corpo quanto di ogni altro corpo, con una forza che varia'' <section end="s2" /><noinclude></noinclude> c62qs6ouxgjbjl01407wbg6xl307e2k Pagina:Poe - Eureka, 1902.djvu/33 108 566943 3832392 3650137 2026-05-06T13:06:02Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Riletta */ 3832392 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|eureka}}|33}}</noinclude>''inversamente come i quadrati delle distanze fra l’atomo attraente e l’atomo attratto''. Qui, veramente, un torrente di suggestioni sgorga dalla mente. Ma vediamo distintamente che cosa fu che ''provò'' {{AutoreCitato|Isaac Newton|Newton}} — secondo la definizione grossolana e irrazionale della ''prova'' che è prescritta dalle scuole metafisiche. Egli fu costretto ad accontentarsi di dimostrare che i movimenti di un Universo imaginario composto di atomi attraenti e di atomi attratti obbedienti alla legge che egli annunciò, coincidono perfettamente con quelli dell’Universo realmente esistente per quanto esso cade sotto la nostra osservazione. Questo fu il frutto della sua ''dimostrazione'' — cioè questo fu il suo risultato secondo il convenzionale gergo delle «filosofie». I successi di questa dimostrazione aggiunsero prove su prove — prove quali ogni sano intelletto ammette — ma la ''dimostrazione'' della legge stessa, insistono i metafisici, non fu mai menomamente confermata. Tuttavia, fu finalmente concessa una «''prova oculare e fisica''» dell’attrazione, qui sulla nostra Terra, in accordo colla teoria di Newton, a grande soddisfazione di alcuni rettili intellettuali. Questa prova sorse indirettamente e incidentalmente (come press’a poco sorgono tutte le verità più importanti) da un tentativo per accertare la densità media della Terra. Nei famosi esperimenti di {{AutoreCitato|Nevil Maskelyne|Maskelyne}}, {{AutoreCitato|Henry Cavendish|Cavendish}} e {{AutoreCitato|Jean Sylvain Bailly|Bailly}} l’attrazione della massa di una montagna fu vista, sentita, misurata e trovata matematicamente d’accordo colla immortale teoria dell’astronomo Inglese. Ma ad onta di questa confermazione, che non era necessaria — ad onta della così detta corroborazione della «teoria», fatta per mezzo della così detta «prova oculare e fisica» — ad onta del ''carattere'' di questa corroborazione — le idee che anche dei veri filosofi non possono fare a meno di accettare — e specialmente le idee, che uomini comuni comprendono e felicemente sostengono, si vede che derivarono per la maggior parte da una considerazione del principio tale quale essi lo trovano sviluppato — ''semplicemente nel pianeta sul quale essi vivono''. Ora, a che cosa tende una tale considerazione parziale — a qual specie di errore dà essa origine? Sulla terra noi ''vediamo e sentiamo'' solamente che la gravità spinge tutti i corpi verso il centro della Terra. Nessun uomo nel comune corso della vita potè ''far a meno'' di vedere o sentire diversamente — potè fare a meno di percepire che in ogni cosa, in ogni luogo vi è una perpetua tendenza gravitante nella direzione del centro della Terra; pure (salvo una eccezione che verrà specificata più innanzi) è un fatto che ogni cosa terrestre (per non parlare ancora di cose celesti) ha una tendenza, non ''solo'' al centro della Terra, ma anche oltre verso tutte le direzioni possibili.<noinclude></noinclude> ojmzc5cg6tepk8d0la5tpxu7xetkgpv Pagina:Poe - Eureka, 1902.djvu/34 108 566944 3832398 3650123 2026-05-06T13:09:34Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Riletta */ 3832398 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|34|{{Sc|eureka}}|}}</noinclude>{{Nop}} Ora, sebbene non si possa dire che i filosofi ''errano'' col volgo in questa materia, si può dire, però, ch’essi si lasciano influenzare, senza saperlo dal ''sentimento'' dell’idea volgare. «Sebbene le favole dei Pagani non siano credute», dice {{Wl|Q3805773|Bryant}} nella sua eruditissima «Mitologia», «pure noi ce ne dimentichiamo e ricaviamo delle deduzioni da quelle come da realtà esistenti.» Io intendo dire che la ''percezione'' semplicemente ''sensitiva'' della legge di gravità che noi sentiamo sulla terra induce il genere umano nell’idea della ''concentrazione'' o ''specialità'' rispetto ad essa — ed ha continuamente inclinato verso questa fantasia anche i più potenti intelletti — conducendoli continuamente, sebbene impercettibilmente lontano dalle vere caratteristiche di questo principio, impedendo loro così, fino all’epoca presente, di ottenere sia pure un lampo di quella vitale verità che sta in una direzione diametralmente opposta — dietro l’''essenziali'' caratteristiche del principio — alla direzione ''non'' di concentrazione o specialità — ma di universalità e diffusione. Questa «verità vitale» è l’''Unità'', considerata come la ''sorgente'' del fenomeno. Permettetemi, ora, di ripetere la definizione della legge di gravità: ''Ogni atomo di ogni corpo attrae qualsiasi altro atomo, tanto del suo corpo quanto di ogni altro corpo'', con una forza che varia inversamente come i quadrati delle distanze dell’atomo attraente e dell’atomo attratto. Qui il lettore si arresti con me per un momento, a contemplare la miracolosa — ineffabile — assolutamente inconcepibile complessità di rapporti implicata nel fatto che ''ogni atomo attrae qualsiasi altro atomo'' — implicata ''semplicemente'' in questo fatto dell’attrazione, senza considerare la legge o il modo per cui l’attrazione si manifesta — implicata ''unicamente'' nel fatto che ogni atomo attrae ''perfettamente'' ogni altro atomo in una confusione di atomi così grande, che gli atomi necessari per la composizione di una palla da cannone superano, probabilmente, per numero, tutte le stelle che servono alle costituzione dell’Universo. Se noi avessimo semplicemente scoperto che ogni atomo ha una tendenza verso un punto favorito — o verso un atomo specialmente attraente — noi avremmo fatto ancora una scoperta che, per sè stessa, avrebbe bastato a sconvolgere la mente: — ma che cosa è ora che noi dobbiamo comprendere? Che ogni atomo attrae — simpatizza coi più delicati movimenti di ogni altro atomo, con ognuno e con tutti allo stesso tempo, eternamente, e secondo una legge determinata, la cui complessità anche considerata unicamente per se stessa è affatto superiore al potere dell’imaginazione umana. Se io mi proponessi di accertare l’influenza di un atomo in un raggio di sole, sul suo atomo più vicino, non potrei compire il mio disegno senza prima<noinclude></noinclude> 5he5dhlneu42jrkckjx98u36xh9sjb4 Pagina:Poe - Eureka, 1902.djvu/35 108 566945 3832402 3650139 2026-05-06T13:12:08Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Riletta */ 3832402 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|eureka}}|35}}</noinclude>contare e pesare tutti gli atomi dell’Universo e definire la posizione precisa di ognuno in un momento particolare. Se mi avventurassi a spostare, anche della billionesima parte di un pollice, il microscopico granello di polvere che è ora sulla punta del mio dito, quale sarebbe il carattere di quest’atto al quale mi sono avventurato? Ho fatto un atto che devia la Luna dal suo cammino, che costringe il Sole a non essere più il Sole e che altera per sempre il destino delle innumerevoli miriadi di stelle che girano e brillano davanti alla maestosa presenza del loro Creatore. Idee ''simili'' — concezioni come ''queste'' — pensieri che non son più pensieri — fantasticherie dell’anima piuttosto che conclusioni o anche considerazioni dell’intelletto: idee simili, ripeto, sono le sole idee che noi possiamo sperare di concepire utilmente, durante tutti gli sforzi per afferrare il grande principio dell’''Attrazione''. Ma ora ''con'' idee simili — con simili ''visioni'' ben chiare nella mente sulla meravigliosa complessità dell’Attrazione — una persona, dedita alla riflessione, si applichi, in un argomento come questo, al compito d’imaginare il ''principio'' dei fenomeni osservati — la condizione da cui essi derivano. Una fratellanza così evidente tra gli atomi non indica forse un’origine comune? Una simpatia così trionfante, così indistruttibile e tanto perfettamente indipendente, non suggerisce l’idea di una paternità comune, di una comune sorgente? Un estremo non spinge forse la ragione verso l’altro estremo? L’infinito nella divisione non si riferisce forse all’assoluto nell’individualità? L’integrità del complesso non suggerisce forse l’idea della perfezione del semplice? ''Non'' è già che gli atomi, come noi li vediamo, siano divisi o siano complessi nei loro rapporti — ma è che sono inconcepibilmente divisi ed ineffabilmente complessi: è all’estremo delle condizioni a cui io alludo ora più tosto che alle condizioni stesse. In una parola non è forse perchè gli atomi erano in un’epoca molto remota anche ''qualcosa più che gruppi'' — non è forse perchè originariamente e quindi normalmente essi erano ''Uno'' — che ora in tutte le circostanze — in tutti i punti — in tutte le direzioni — per tutti i modi di avvicinamento — in tutti i rapporti e attraverso a tutte le condizioni — essi lottano per ''ritornare'' verso questa assoluta indipendente ed incondizionata ''unità?'' Qualche persona può qui domandare: «Perchè non troviamo e non definiamo noi l’Attrazione — giacchè è per ritornare a quest’''Unità'' che gli atomi lottano — «come una tendenza puramente generale verso un centro?» perchè, specialmente, i ''vostri'' atomi — gli atomi che voi affermate essere stati irradiati da un centro — non procedono subito rettilinearmente di nuovo al punto centrale della loro origine?»<noinclude></noinclude> tcz2keum16u5udyjvdnt1nx9oe4jdf3 Pagina:Poe - Eureka, 1902.djvu/36 108 566946 3832416 3651337 2026-05-06T13:14:55Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Riletta */ 3832416 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|36|{{Sc|eureka}}|}}</noinclude>{{Nop}} Io rispondo che ''essi lo fanno'', come dimostrerò più chiaramente; ma che la causa del loro modo di agire è affatto indipendente dal centro considerato ''come tale''. Essi tendono tutti rettilinearmente ad un centro per la sfericità con cui sono stati irradiati nello spazio. Ogni atomo che fa parte di uno dei globi generalmente uniformi di atomi, trova, naturalmente, più atomi nella direzione del centro, che in qualunque altra, e quindi è spinto in quella direzione, non però perchè il centro sia ''il punto della sua origine''. Non vi è nessun ''punto'' speciale in cui gli atomi siano riuniti. Non vi è nessun ''luogo'', nè concreto nè astratto, al quale io li supponga legati. Niente di tutto ciò che può chiamarsi ''località'' può essere considerato come loro luogo di origine. La loro sorgente sta nel principio ''Unità''. ''Questa'' è la loro perduta genitrice. ''Questa'' essi cercano sempre — immediatamente — in ogni direzione — in qualsiasi luogo in cui si possa anche parzialmente trovare; acquetando così, in qualche maniera, la loro indistruttibile tendenza mentre sono sulla via della loro assoluta ragione finale. Segue da tutto ciò, che qualunque principio sufficiente a spiegare la ''legge'' o il ''modus operandi'' della forza attrattiva in generale, la potrà spiegare anche in particolare — vale a dire che qualunque principio che potrà dimostrare perchè gli atomi tenderebbero verso il loro ''centro generale d’irradiazione'' con forze inversamente proporzionali ai quadrati delle distanze, sarà giudicata sufficiente a spiegare, allo stesso tempo, la tendenza, secondo la stessa legge, che spinge ogni atomo verso l’altro; — perchè la tendenza verso il centro ''è'' puramente la tendenza di ognuno ad ognuno, e non una tendenza verso un centro considerato come tale. — Così si vedrà pure che l’esposizione delle mie proposizioni non implicherebbe nessuna ''necessità'' di modificare i termini della definizione della legge di gravità Newtoniana, la quale dichiara che ogni atomo attrae ogni altro atomo e così via e dichiara solamente questo; ma (sempre supponendo che ciò che io espongo sia, alla fine, ammesso) mi sembra chiaro che si potrà occasionalmente evitare qualche errore nei futuri processi della Scienza se si adotterà una più ampia fraseologia — per esempio: — «Ogni atomo tende verso ogni altro atomo, ecc., con una forza, ecc., ''il risultato generale essendo una tendenza di tutti gli atomi verso un centro generale, con una forza omogenea.''» L’inversione dei nostri processi ci ha così portato ad un risultato identico; ma mentre in un caso il processo d’intuizione era il punto di partenza, nell’altro era la meta. Cominciando il mio primo viaggio, io potei solamente dire che, con una intuizione irresistibile, io ''sentiva'' che la Semplicità era stata la caratteristica dell’azione originale di Dio — finendo il cammino io non posso dichiarare altro che, con<noinclude></noinclude> dj4ir61jbc1mjo4fdillr9e43u7wppf Pagina:Poe - Eureka, 1902.djvu/37 108 566947 3832443 3651333 2026-05-06T13:20:35Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Riletta */ 3832443 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|eureka}}|37}}</noinclude>un’intuizione irresistibile, io percepisco che l’Unità è stata la sorgente del fenomeno, già osservato, della gravitazione di Newton. Così, secondo le scuole, io non ''provo'' nulla. Così sia. — Io intendo soltanto di suggerire — e di ''convincere'' per mezzo del suggerimento. Io sono superbamente conscio che esistono molti dei più profondi e più cautamente sagaci intelletti umani, i quali non possono ''fare a meno'' di essere pienamente soddisfatti dei miei — suggerimenti. A questi intelletti — come al mio — nessuna dimostrazione matematica ''avrebbe potuto'' portare la minima ''vera prova'' addizionale della grande ''Verità'' che io ho comunicato — ''la verità dell’Unità Originale considerata come la sorgente'' — ''come il principio dei Fenomeni Universali''. Per mia parte io non sono tanto sicuro di parlare e di vedere — non sono tanto sicuro che il mio cuore batta e che la mia anima viva — che domani il Sole spunti — probabilità che sta ancora nel futuro — io non pretendo neppure di essere una millesima parte tanto sicuro di tutto ciò — quanto lo sono del ''Fatto'' irreparabilmente passato che Tutti gli Esseri e Tutti i Pensieri degli Esseri, con tutte le loro ineffabili Molteplicità di Rapporti, vennero ad un tratto alla luce dalla primordiale e indipendente ''Unità''. Riguardo alla legge di gravità Newtoniana, il dottor {{Wl|Q6253446|Nichol}}, l’eloquente autore dell’«''Architettura dei Cieli''», dice: — «In verità noi non abbiamo nessuna ragione di supporre che questa grande Legge, come ci è stata rivelata, sia la più semplice e definitiva forma, quindi più universale e più comprensiva di un grande Ordinamento. Il modo con cui la sua intensità diminuisce coll’elemento della distanza non ha l’aspetto di un ''principio'' definitivo; il quale ammette sempre la semplicità di quegli assiomi evidenti per sè stessi che costituiscono la base della Geometria.» Ora è perfettamente vero che i «principî definitivi», nel comune significato delle parole, ammettono sempre la semplicità degli assiomi geometrici, (poiché delle cose «evidenti per sè stesse» non esistono), ma è chiaro che questi principî ''non'' sono definitivi; in altri termini: ciò che noi siamo abituati a chiamare principî, non sono principî propriamente parlando — giacché non vi può essere che un solo ''principio'', la Volontà di Dio. Noi non abbiamo, dunque, nessun diritto, da ciò che abbiamo osservato, di supporre negli ordinamenti che vogliamo follemente chiamare «principî», checchessia che assomigli alle caratteristiche di un principio propriamente detto. I «principî definitivi» che il dottor Nichol dice di una semplicità geometrica, possono avere ed hanno quest’aspetto geometrico, facendo parte integrante di un vasto sistema geometrico, vale a dire di un sistema di pura semplicità — in cui tuttavia il ''vero'' principio definitivo è, ''come noi sappiamo'', rea-<noinclude></noinclude> 83jos9f4enr81qc5ftp067gfuvz3qp8 Pagina:Poe - Eureka, 1902.djvu/38 108 566948 3832448 3651334 2026-05-06T13:27:44Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Riletta */ 3832448 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|38|{{Sc|eureka}}|}}</noinclude>lizzazione del complesso — cioè dell’inintelligibile — perchè non è esso forse la Capacità Spirituale di Dio? Io ho citato, tuttavia, l’osservazione del dottor {{Wl|Q6253446|Nichol}}, non tanto per discutere la sua filosofia, quanto per richiamare l’attenzione su questo fatto che — mentre tutti gli uomini hanno ammesso che esiste ''qualche'' principio dopo la legge di Gravità, non hanno ancora fatto nessun tentativo per indicare che cosa ''sia'' particolarmente questo principio — se noi eccettuiamo, forse, alcuni sforzi occasionali e fantastici per trasportarlo nel campo del Magnetismo o Mesmerismo o Swedenborgianismo, o Trascendentalismo o qualche altro ugualmente delizioso ''ismo'' della stessa specie, e invariabilmente patrocinato da una sola stessa specie di gente. La grande mente di {{AuoteCitato|Isaac Newton|Newton}}, mentre afferrava arditamente la Legge stessa, si distaccava dal principio della Legge. La più pronta sagacità di {{AuoteCitato|Pierre-Simon Laplace|Laplace}}, o almeno la più comprensibile, se non la più paziente e la più profonda, non ebbe il coraggio di attaccarla. Ma l’esitazione, per parte di questi due astronomi, non è forse una cosa tanto difficile da capire. Anch’essi, come tutta la prima categoria dei matematici, furono ''solamente'' matematici: il loro intelletto ebbe, per lo meno, una fortissima inclinazione fisico-matematica. Tutto ciò che non era ben chiaramente entro il dominio della Fisica o della Matematica, ad essi sembrava o Non-Entità od Ombra. Ciò nonostante, noi possiamo bene stupirci che {{AuoteCitato|Gottfried Wilhelm von Leibniz|Leibnitz}}, che fu una notevole eccezione alla regola generale in questa materia, e il cui temperamento spirituale fu una singolare riunione della matematica colla fisico-metafisica, non abbia subito investigato e stabilito il punto in questione. Tanto Newton, quanto Laplace, cercando un principio ''fisico'' e non scoprendone alcuno, si sarebbero tranquillamente riposati nella conclusione che non ve n’erano assolutamente; ma è quasi impossibile imaginare che Leibnitz, avendo esaurito nella sua ricerca i domini della fisica, non si sarebbe tosto avanzato con arditezza e pieno di speranze nel suo familiare e prediletto regno della Metafisica. Qui è chiaro, in verità, che egli ''deve'' essersi avventurato in cerca del tesoro — e che se egli non lo trovò, dopo tutto, fu forse perchè la sua portentosa guida, l’Imaginazione, non era abbastanza esperimentata e disciplinata per dirigerlo rettamente. Io osservava appunto ora che, in realtà, alcuni tentativi erano stati fatti per attribuire la legge di Gravità ad alcune desinenze in ''ismo'' molto incerte. Ma, sebbene questi tentativi siano stati giustamente considerati come arditi tentativi, pure non mirarono più in là delle generalità — delle più semplici generalità della Legge Newtoniana. Non si fece mai nessun tentativo, che io mi sappia, per ispiegare il suo «''modus operandi''». E dunque con una paura ben<noinclude></noinclude> r8qop9anujv2fcjqi1ztx42k2v264ar 3832449 3832448 2026-05-06T13:29:19Z Marcella Medici (BEIC) 22982 3832449 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|38|{{Sc|eureka}}|}}</noinclude>lizzazione del complesso — cioè dell’inintelligibile — perchè non è esso forse la Capacità Spirituale di Dio? Io ho citato, tuttavia, l’osservazione del dottor {{Wl|Q6253446|Nichol}}, non tanto per discutere la sua filosofia, quanto per richiamare l’attenzione su questo fatto che — mentre tutti gli uomini hanno ammesso che esiste ''qualche'' principio dopo la legge di Gravità, non hanno ancora fatto nessun tentativo per indicare che cosa ''sia'' particolarmente questo principio — se noi eccettuiamo, forse, alcuni sforzi occasionali e fantastici per trasportarlo nel campo del Magnetismo o Mesmerismo o Swedenborgianismo, o Trascendentalismo o qualche altro ugualmente delizioso ''ismo'' della stessa specie, e invariabilmente patrocinato da una sola stessa specie di gente. La grande mente di {{AutoreCitato|Isaac Newton|Newton}}, mentre afferrava arditamente la Legge stessa, si distaccava dal principio della Legge. La più pronta sagacità di {{AutoreCitato|Pierre-Simon Laplace|Laplace}}, o almeno la più comprensibile, se non la più paziente e la più profonda, non ebbe il coraggio di attaccarla. Ma l’esitazione, per parte di questi due astronomi, non è forse una cosa tanto difficile da capire. Anch’essi, come tutta la prima categoria dei matematici, furono ''solamente'' matematici: il loro intelletto ebbe, per lo meno, una fortissima inclinazione fisico-matematica. Tutto ciò che non era ben chiaramente entro il dominio della Fisica o della Matematica, ad essi sembrava o Non-Entità od Ombra. Ciò nonostante, noi possiamo bene stupirci che {{AutoreCitato|Gottfried Wilhelm von Leibniz|Leibnitz}}, che fu una notevole eccezione alla regola generale in questa materia, e il cui temperamento spirituale fu una singolare riunione della matematica colla fisico-metafisica, non abbia subito investigato e stabilito il punto in questione. Tanto Newton, quanto Laplace, cercando un principio ''fisico'' e non scoprendone alcuno, si sarebbero tranquillamente riposati nella conclusione che non ve n’erano assolutamente; ma è quasi impossibile imaginare che Leibnitz, avendo esaurito nella sua ricerca i domini della fisica, non si sarebbe tosto avanzato con arditezza e pieno di speranze nel suo familiare e prediletto regno della Metafisica. Qui è chiaro, in verità, che egli ''deve'' essersi avventurato in cerca del tesoro — e che se egli non lo trovò, dopo tutto, fu forse perchè la sua portentosa guida, l’Imaginazione, non era abbastanza esperimentata e disciplinata per dirigerlo rettamente. Io osservava appunto ora che, in realtà, alcuni tentativi erano stati fatti per attribuire la legge di Gravità ad alcune desinenze in ''ismo'' molto incerte. Ma, sebbene questi tentativi siano stati giustamente considerati come arditi tentativi, pure non mirarono più in là delle generalità — delle più semplici generalità della Legge Newtoniana. Non si fece mai nessun tentativo, che io mi sappia, per ispiegare il suo «''modus operandi''». E dunque con una paura ben<noinclude></noinclude> i8eb33l9ucbko6pli6vg3do53w1tq65 Pagina:Poe - Eureka, 1902.djvu/39 108 566950 3832450 3651335 2026-05-06T13:31:41Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Riletta */ 3832450 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|eureka}}|39}}</noinclude><section begin="s1" />legittima di essere preso per un pazzo, fin dal principio, e prima ancora che io possa francamente portare le mie proposizioni davanti agli occhi di quelle persone che sole sono competenti a giudicarle, che io qui dichiaro che il ''modus operandi'' della Legge di Gravita è una cosa straordinariamente semplice e perfettamente esplicabile — se noi ci inoltriamo verso questo problema, gradatamente e nella vera direzione — se lo guardiamo dal vero punto di vista.<section end="s1" /> <section begin="s2" /> {{Centrato|VII.}} Sia che noi giungiamo all’idea dell’''Unità'' assoluta, considerata come sorgente di Tutte le Cose, per mezzo di una considerazione della Semplicità presa come la caratteristica più probabile dell’azione originale di Dio; — sia che noi vi arriviamo per mezzo di un’ispezione dell’universalità di relazioni nel fenomeno della gravitazione; — o sia che noi la conseguiamo come un risultato del mutuo concorso tentato da entrambi i processi; — pure, l’idea stessa, se viene accettata del tutto, sarà annessa irremissibilmente ad un’altra idea — quella della condizione dell’Universo siderale come noi ''ora'' lo vediamo — cioè, nella condizione di una ''diffusione'' incommensurabile attraverso allo spazio. Ora non si può stabilire una connessione tra queste due idee — unità e diffusione — a meno che non si accetti una terza idea — quella dell’''irradiazione''. Considerando l’Unità assoluta come un centro, allora l’Universo siderale esistente è il risultato dell’''irradiazione'' da quel centro. Ora le leggi dell’irradiazioni sono ''conosciute''. Esse sono parte integrante della ''sfera''. Esse appartengono alla classe di ''proprietà indiscutibilmente geometriche''. Noi diciamo di esse; «sono vere — sono evidenti». Domandare ''perchè'' esse siano vere, sarebbe domandare perchè gli assiomi, sui quali è basata la loro dimostrazione, sono veri. ''Niente'' è dimostrabile, strettamente parlando, ma ''se'' vi ''è'' qualcosa di dimostrabile, allora sono dimostrate le leggi, le proprietà in questione. Ma che cosa dichiarano — queste leggi? — Come e per quali processi l’Irradiazione si diffonde dal centro verso lo spazio? Da un centro ''luminoso'' la Luce si propaga per irradiazione, e la quantità di luce ricevuta da un piano qualunque che noi supporremo girevole in modo da trovarsi, ora più vicino al centro ed ora più lontano, diminuirà nella stessa proporzione con cui si aumenteranno i quadrati delle distanze tra il piano ed il corpo luminoso, ed aumenterà nella stessa proporzione con cui questi quadrati diminuiranno. <section end="s2" /><noinclude></noinclude> bhgr1fiwl03qu74q8y2bw3s0vwrk3fk Pagina:Poe - Eureka, 1902.djvu/40 108 566951 3832454 3651827 2026-05-06T13:34:13Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Riletta */ 3832454 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|40|{{Sc|eureka}}|}}</noinclude>{{Nop}} L’espressione della legge può essere generalizzata così: — il numero di particelle luminose (o se più v’aggrada, il numero delle impressioni luminose) ricevute sul piano girante, sarà ''inversamente'' proporzionale ai quadrati delle distanze del piano. Generalizzando ancora, noi possiamo dire che la diffusione — la dispersione — la irradiazione, in una parola, è ''direttamente'' proporzionale ai quadrati delle distanze. Per esempio: alla distanza ''B'', dal centro luminoso ''A'', un certo numero di particelle sono tanto diffuse da occupare la superfice ''B''. Allora a distanza doppia — cioè, a ''C'' — esse saranno tanto più largamente diffuse da occupare quattro di tali superficie: — a distanza tripla, o a ''D'', saranno tanto separate, tanto più lontane da occupare nove di tali superficie; — mentre a quadrupla distanza, cioè ad ''E'', saranno così diffuse da estendersi su sedici di tali superficie — e così di seguito. {{FI |file = Poe - Eureka, 1902 (page 40 crop).jpg |width = 100% |caption = }} Generalmente, dicendo che la irradiazione procede in ragione diretta dei quadrati delle distanze, noi ci serviamo del termine irradiazione per esprimere ''il grado della diffusione'' a misura che noi ci allontaniamo dal centro. Invertendo l’idea e usando la parola «concentrazione» per esprimere ''il grado di ravvicinamento'' a misura che noi ci avviciniamo al centro da un punto esterno, allora noi possiamo dire che la concentrazione è ''inversamente'' proporzionale ai quadrati delle distanze. In altri termini, noi siamo giunti alla conclusione che — supponendo che la materia sia stata originalmente irradiata da un centro ed ora vi ritorni — la concentrazione, nel ritorno, procede ''esattamente come noi sappiamo che procede la forza della gravitazione''. Ora, qui, se ci fosse permesso di supporre che la concentrazione rappresenta esattamente la ''forza della tendenza verso il centro'' — e che Luna era esattamente proporzionale {{Ec|all’latra|all’altra}}, e che entrambe procedono insieme — noi avremmo<noinclude></noinclude> o5usoppt6lavh253y4wcvv48gbe73sl Pagina:Poe - Eureka, 1902.djvu/41 108 566952 3832455 3651388 2026-05-06T13:37:27Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Riletta */ 3832455 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|eureka}}|41}}</noinclude>dimostrato tutto ciò che era necessario dimostrare. Allora la sola difficoltà attuale è di stabilire una proporzione diretta tra la «concentrazione» e la ''forza'' di concentrazione; e ciò si potrà fare senza dubbio, se noi stabiliamo una proporzione diretta fra «l’irradiazione» e la ''forza'' d’irradiazione. Una rapidissima ispezione dei Cieli ci assicura che le stelle hanno una certa uniformità generale, una eguaglianza 0 equidistanza di distribuzione in quella regione dello spazio in cui, collettivamente ed in una forma approssimativamente sferica, esse sono situate; — questa specie di eguaglianza più tosto generale che assoluta, è, entro certi limiti, in pieno accordo colla mia deduzione di inequidistanza, fra gli atomi originalmente diffusi; e forma come un corollario dell’evidente sistema dell’infinita complessità dei rapporti derivati dall’irrelazione. Io presi le mosse — si ricorderà — dall’idea di una distribuzione generalmente uniforme, ma particolarmente ''ineguale'' degli atomi; — una idea confermata, lo ripeto, da una ispezione delle stelle in quanto esse esistono. Ma anche nell’eguaglianza puramente generale di distribuzione in ciò che riguarda gli atomi appare una difficoltà che, senza dubbio, si è già presentata a quelli tra i miei lettori i quali hanno fisso in mente che io supponga questa uguaglianza di distribuzione effettuata per mezzo dell’''irradiazione da un centro''. Al primo colpo d’occhio l’idea dell’irradiazione ci forza ad accettare l’altra idea, non mai, fino ad ora, separata e {{Ec|apparentenente|apparentemente}} inseparabile dell’agglomerazione attorno ad un centro, con una dispersione a misura che noi ci allontaniamo da esso — l’idea, in una parola, di ''in''eguaglianza di distribuzione rispetto alla materia irradiata. Ora io ho altrove osservato<ref>''Il doppio assassinio della Rue Morgue'', vol. I, pag. 404.</ref> che se la Ragione alla ricerca del Vero può mai trovare la sua via, lo può appunto per difficoltà uguali a quella in questione, per asprezze — per peculiarità — per rilievi sul piano ordinario delle cose. Grazie alla difficoltà — alla «peculiarità» — suddetta, io giungo d’un salto ''al'' segreto — un segreto che io non avrei mai raggiunto ''senza'' la peculiarità e le inferenze che essa mi offre ''nel suo semplice carattere di peculiarità''. Il processo del mio pensiero, a questo punto, può essere approssimativamente abbozzato così: — Io dico a me stesso — «L’Unità, come io l’ho spiegata, è una verità — io lo sento. La Diffusione è una verità — io lo vedo. L’Irradiazione, per mezzo della quale soltanto queste due verità possono essere conciliate, e, per conseguenza, una verità — io<noinclude></noinclude> hyettbp52yb4e5rc9775pzrz541ses2 Pagina:Poe - Eureka, 1902.djvu/42 108 566953 3832457 3651391 2026-05-06T13:41:20Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Riletta */ 3832457 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|42|{{Sc|eureka}}|}}</noinclude>lo percepisco. L’''Eguaglianza'' della diffusione, prima dedotta ''a priori'' e poi corroborata dall’ispezione dei fenomeni, è pure una verità — io lo ammetto perfettamente. Fino ad ora tutto è chiaro intorno a me: — non vi sono nubi dietro cui ''il'' segreto — il grande segreto del ''modus operandi'' della gravitazione — possa stare nascosto; ma questo è, senza dubbio, ''qui intorno''; e se vi ''fosse'' una sola nube in vista io sarei spinto a sospettare di quella nube.» Ed ora, appunto mentre dico questo, ecco che appare una nube. Essa è l’apparente impossibilità di conciliare la mia verità, ''irradiazione'', coll’altra mia verità, ''eguaglianza di diffusione''. Io dico ora: «Dietro questa impossibilità ''apparente'' si deve trovare ciò che io desidero.» Io non dico «''reale'' impossibilità» perchè una fede invincibile nelle mie verità mi assicura che non è, dopo tutto, che una semplice difficoltà; ma io giungo perfino a dire, con irremovibile confidenza, che, ''quando'' questa ''difficoltà'' sarà sciolta, noi troveremo ''involta nel processo di soluzione'' la chiave del segreto che noi cerchiamo. Inoltre — io ''sento'' che noi non scopriremo ''che una'' sola soluzione possibile della difficoltà; e ciò per la ragione che, se ve ne fossero due, una sarebbe superflua — infeconda — vuota — non conterrebbe nessuna chiave — giacchè, per scoprire un segreto della Natura, non sono necessarie due chiavi. Ed ora vediamo: — Le nostre nozioni ordinarie — ''tutte'' le nostre distinte nozioni dell’irradiazione — sono, in fatto, tratte puramente dal processo esemplificato dal fenomeno della ''Luce''. Qui vi è una ''continua'' effusione di correnti ''luminose'', e ''con una forza che noi non abbiamo nessun diritto, almeno, di supporre variabile''. Ora, in qualsiasi irradiazione di ''questa natura'' — continua e di una forza invariabile — le regioni più vicine al centro devono ''inevitabilmente'' essere sempre più riempite dalla materia irradiata che le regioni più lontane. Ma io non ho supposto ''alcuna'' irradiazione di ''questa natura''. Io non ho supposto alcuna irradiazione ''continua''; e per la semplice ragione che una tale ipotesi avrebbe implicato: primo, la necessità di accettare una concezione che io ho dimostrato ''inaccettabile'' e che è confutata (come spiegherò meglio più innanzi) da tutte le osservazioni del firmamento — la concezione, cioè, dell’assoluta infinità dell’Universo siderale — avrebbe implicato, secondariamente, l’impossibilità di capire una reazione — cioè la gravitazione — in quanto ora esiste — poichè nessuna reazione può naturalmente aver luogo mentre continua un’azione. La mia ipotesi, dunque, o più tosto la mia inevitabile deduzione derivata dalle giuste premesse, — era quella di una irradiazione ''determinata'' — insomma di una irradiazione discontinua. Ora lasciatemi descrivere l’unica maniera possibile di<noinclude></noinclude> k3h3sf4rkkmu6aa6api0uszu5zmu1zb Pagina:Poe - Eureka, 1902.djvu/43 108 566954 3832460 3651828 2026-05-06T13:43:59Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Riletta */ 3832460 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|eureka}}|43}}</noinclude>concepire come la materia possa essere stata diffusa attraverso allo spazio, così da adempiere, in pari tempo, alle condizioni d’irradiazione e di distribuzione generalmente uguale. Per comodità d’illustrazione, imaginiamo in primo luogo una sfera concava di vetro o di qualunque altra cosa, che occupi lo spazio attraverso il quale la materia universale deve essere così ugualmente diffusa, per mezzo dell’irradiazione della particella assoluta, indipendente, incondizionata, posta nel centro della sfera. Ora, un certo sforzo del potere diffusivo (che noi presumiamo essere la Divina Volontà) in altri termini, una certa ''forza'' — la cui misura è la quantità di materia emessa, cioè il numero degli atomi — emette, per irradiazione, appunto quel dato numero di atomi; lanciandoli in ogni direzione fuori dal centro — la loro prossimità reciproca diminuisce a misura che si allontanano — finchè poi vengono distribuiti irregolarmente sopra la superficie interna della sfera. Quando questi atomi hanno raggiunto questa posizione o mentre stanno per raggiungerla, un secondo esercizio inferiore della stessa forza — o una seconda forza inferiore della stessa natura — emette, nello stesso modo — cioè per irradiazione come prima — un secondo strato di atomi che va a depositarsi sul primo; il numero degli atomi in questo caso, come nel primo, essendo naturalmente la misura della forza che li emette; in altri termini, la forza è precisamente adattata allo scopo che si prefigge — la forza, ed il numero degli atomi mandati fuori dalla forza è ''direttamente proporzionale''. Quando questo secondo strato ha raggiunto la sua destinazione — o mentre le si avvicina — un terzo esercizio inferiore della stessa forza, o una terza inferiore forza della stessa natura — il numero degli atomi emessi essendo in ''tutti'' e tre i casi la misura della forza — va a depositare un terzo strato sul secondo, e così via, finchè questi concentrici strati, decrescendo gradatamente, giungono finalmente al punto centrale e la materia diffusiva, simultaneamente alla forza diffusiva, viene esaurita. Noi abbiamo ora la sfera riempita, per mezzo dell’irradiazione, di atomi generalmente diffusi. Le due condizioni necessarie — quella dell’irradiazione e quella dell’equa diffusione — sono soddisfatte per mezzo del ''solo'' processo in cui si può concepire l’impossibilità del loro compimento simultaneo. Per questa ragione io aspetto pieno di confidenza di trovare, nascosto dietro alla presente condizione degli atomi così distribuiti in tutta la sfera, il segreto che io sto cercando — l’importante principio del ''modus operandi'' della legge Newtoniana. Esaminiamo, ora, la condizione attuale degli atomi.<noinclude></noinclude> 8q1xs4adwqiftztyp22vw038t35m3a7 Pagina:Poe - Eureka, 1902.djvu/44 108 566955 3832464 3651830 2026-05-06T13:46:14Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Riletta */ 3832464 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|44|{{Sc|eureka}}|}}</noinclude>{{Nop}} Essi giacciono in una serie di strati concentrici. Essi sono egualmente diffusi in ogni parte della sfera. Essi sono stati irradiati in queste posizioni. Gli atomi essendo ''egualmente'' distribuiti, quanto più la superficie di uno di questi strati o sfere concentriche è grande tanto maggiore sarà il numero degli atomi che cadranno in questo strato. In altri termini, il numero degli atomi che sono sulla superficie di ogni sfera concentrica è direttamente proporzionale all’estensione di quella superficie. ''Ma in ogni serie di sfere concentriche, le superficie sono direttamente proporzionali ai quadrati delle distanze dal centro''<ref>Brevemente — Le superficie delle sfere sono come i quadrati dei loro raggi.</ref>. Quindi il numero degli atomi di ogni strato è direttamente proporzionale ai quadrati delle distanze di questo strato dal centro. Ma il numero degli atomi di ogni strato è la misura della forza che ha emesso questo strato — cioè essa è ''direttamente proporzionale'' alla forza. Quindi la forza che irradia ogni strato è direttamente proporzionale al quadrato delle distanze di questo strato dal centro — o, generalizzando: ''La forza dell’irradiazione fu direttamente proporzionale ai quadrati delle distanze.'' Ora la Reazione, per quanto noi ne sappiamo, è l’Azione inversa. Il principio ''generale'' della Gravitazione essendo, in primo luogo, considerato come la reazione di un atto — come l’espressione di un desiderio per parte della materia — a ritornare, mentre è allo stato di diffusione, all’Unità da cui fu diffusa; ed in secondo luogo, la mente essendo chiamata a determinare la ''natura'' di questo desiderio — il modo secondo il quale deve, naturalmente, essere manifestato; in altri termini, essendo chiamata a concepire una legge probabile o ''modus operandi'', per la legge del ritorno non potè fare a meno di giungere alla conclusione che questa legge di ritorno debba precisamente essere la inversa della legge di partenza. Ognuno, per lo meno, sarà ampiamente giustificato se considera questa cosa come valevole, finchè non venga qualche altra persona a suggerire una ragione più plausibile per dire che essa ''non'' è così — finché non giunga quel momento in cui non venga imaginata un’altra legge di ritorno che l’intelletto possa preferire. Dunque la materia irradiata nello spazio con una forza che varia come i quadrati delle distanze, si può ''a priori''<noinclude></noinclude> b3cjs8tp4upngfxbn6rmax8qm893sox Pagina:Poe - Eureka, 1902.djvu/45 108 566956 3832466 3651399 2026-05-06T13:51:03Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Riletta */ 3832466 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|eureka}}|45}}</noinclude>supporre che ritorni verso il suo centro di irradiazione con una forza che varia in ragione ''inversa'' dei quadrati delle distanze e io ho già dimostrato<ref>Pag. [[Pagina:Poe - Eureka, 1902.djvu/36|36]]</ref> che ogni principio il quale spiega perchè gli atomi devono tendere, secondo una data legge, verso il centro generale, deve essere accettato come una legge che spiega soddisfacentemente bene, allo stesso tempo, perchè, secondo la stessa legge, essi devono tendere l’uno verso l’altro. Perchè, di fatto, la tendenza verso il centro generale non avviene per il centro considerato come tale, ma perchè questo centro è un punto, tendendo verso il quale ogni atomo si dirige più direttamente verso il suo centro reale ed essenziale che è l’''Unità'' — l’Unione assoluta e finale di ogni cosa. Questa considerazione non presenta alla mia mente nessun imbarazzo di sorta — ma ciò non mi deve render cieco sulla possibilità ch’essa sia oscura a quelle persone le quali possono essere meno abituate ad aver da fare con astrazioni: — e, sopratutto, sarà bene di considerare la materia da alcuni altri punti di vista. La particella assoluta, indipendente, primitivamente creata dalla Volontà di Dio, deve essere stata in una condizione di ''normalità'' positiva, o di legittimità — perchè illegittimità implica ''rapporto''. Il vero è positivo; il falso è negativo — è semplicemente la negazione del vero; come il freddo è la negazione del caldo — l’oscurità della luce. Perchè una cosa possa essere falsa, è necessario che vi sia qualche altra cosa in ''rapporto'' alla quale ''è'' falsa — qualche condizione a cui non soddisfa; qualche legge che viola; qualche essere che offende. Se non esiste un tale essere, una tale legge o condizione, in rispetto a cui la cosa è falsa — e più specialmente, se esseri, leggi o condizioni non esistono affatto — allora la cosa ''non'' può essere falsa, e conseguentemente deve essere ''vera''. Ogni deviazione dalla normalità implica una tendenza a ritornarvi. Una differenza dal normale — dal vero — dal retto — si può soltanto considerare come l’effetto del trionfo di una difficoltà; e se la forza che supera la difficoltà non è continuata all’infinito, la indistruttibile tendenza a questo ritorno potrà alla lunga agire per la sua propria soddisfazione. Al ritirarsi della forza, la tendenza agisce. Questo è il principio della reazione come l’inevitabile conseguenza di un’azione finita. Adoperando una fraseologia alla quale si dovrà perdonare l’apparente affettazione, per il suo valore significativo, noi possiamo dire che la Reazione è il ritorno dalla condizione ''in cui è ora e non dovrebbe essere'', alla condizione di ''ciò che era originariamente e quindi deve essere'': — e aggiun-<noinclude></noinclude> abdcdd9y7uqxa40bknso3a2ou6msw8d Pagina:Poe - Eureka, 1902.djvu/46 108 566957 3832467 3651765 2026-05-06T13:55:58Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Riletta */ 3832467 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|46|{{Sc|eureka}}|}}</noinclude>gerò qui che la forza ''assoluta'' della Reazione si troverebbe sempre, senza dubbio, in proporzione diretta colla realtà — colla verità — coll’assoluto — dell’''originalità'' — se mai fosse possibile di misurare quest’ultima: — e, conseguentemente, la maggiore fra tutte le reazioni concepibili deve essere quella prodotta dalla tendenza che noi ora discutiamo — la tendenza, cioè, a ritornare verso l’''assoluto originale'' — verso il ''supremo'' primitivo. La Gravità ''deve'' dunque ''essere la più energica di tutte le forze'' — un’idea raggiunta ''a priori'' e ampiamente confermata dall’induzione. Che uso farò di quest’idea si vedrà in seguito. Ora, gli atomi essendo stati diffusi dalla loro condizione normale di Unità, cercano di ritornare verso — che cosa? Non verso qualche ''punto'' particolare, certamente; perchè è chiaro che, se al momento della diffusione l’intero Universo materiale fosse stato projettato collettivamente ad una data distanza dal punto d’irradiazione, la tendenza degli atomi verso il centro generale della sfera non sarebbe stata disturbata menomamente — gli atomi non avrebbero cercato il punto ''nello spazio assoluto'' da cui essi erano stati originariamente sospinti. E semplicemente la ''condizione'', e non il punto o la località nella quale questa condizione ebbe la sua origine, che questi atomi cercano di ristabilire; — è puramente ''quella condizione che è la loro normalità'' che essi desiderano. «Ma essi cercano un centro», si dirà, «e un centro è un punto». È vero; ma essi cercano questo punto non nel suo carattere di punto — (perchè, se l’intera sfera fosse mossa dalla sua posizione, essi cercherebbero egualmente il centro; e il centro ''quindi'' sarebbe un ''nuovo'' punto) — ma solamente perchè, a cagione della forma in cui essi esistono collettivamente, — (quella della sfera) — avviene che solamente ''per'' il punto in questione — (il centro della sfera) — essi possono raggiungere il loro vero scopo, l’Unità. Nella direzione del centro ogni atomo incontra più atomi che in qualunque altra direzione. Ogni atomo è spinto verso il centro, perchè lungo la linea retta che unisce l’atomo al centro e passa oltre fino alla circonferenza si trova un numero maggiore di atomi che lungo qualunque altra linea retta — un maggior numero di objetti che cercano lui, l’atomo individuale — un maggior numero di tendenze all’Unità — un maggior numero di soddisfazioni per la sua propria tendenza all’Unità — in una parola, perchè nella direzione del centro sta la maggior possibilità di soddisfazione generale, per il suo appetito individuale. Per essere breve, la ''condizione'' dell’Unità è tutto ciò che realmente essi cercano; e se gli atomi ''sembrano'' cercare il centro della sfera, non è che implicitamente; per implicazione — perchè questo centro implica, include o involge l’unico centro essenziale che è l’Unità. Ma ''per''<noinclude></noinclude> qzopucrdvgo7vzjjvlw7ptci0ajs9w8 Pagina:Poe - Eureka, 1902.djvu/47 108 566958 3832468 3651768 2026-05-06T13:59:14Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Riletta */ 3832468 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|eureka}}|47}}</noinclude>''quanto riguarda'' questa implicazione o involuzione è impossibile separare praticamente la tendenza verso l’Unità astratta, dalla tendenza verso il centro concreto. Così la tendenza degli atomi verso il centro generale ''è'' sotto tutti gli aspetti, pratici e logici, la tendenza di ogni atomo verso ogni altro atomo; e questa tendenza reciproca ''è'' la tendenza al centro; e tanto l’una ''quanto'' l’altra possono essere ammesse; quindi qualunque cosa sia applicabile all’una può essere perfettamente applicabile all’altra; e in conclusione, qualunque principio spiegherà soddisfacentemente l’una, non può fare a meno di servire come spiegazione anche dell’altra. Guardando accuratamente attorno a me per cercare una objezione razionale a ciò che ho detto, non riesco a scoprirne ''alcuna''; ma in quella classe di obiezioni usualmente provocate da quelli che dubitano per amor del Dubbio, io ne vedo ''tre'' prontissimamente; e procederò ad eliminarle per ordine. Si può dire, in primo luogo: — «La prova che la forza di irradiazione (nei casi descritti) è direttamente proporzionale ai quadrati delle distanze, si basa sur una supposizione non autorizzata — quella, cioè, che il numero degli atomi in ogni strato sia la misura della forza con cui essi sono emessi.» Io rispondo che, non solo io sono autorizzato a fare una tale supposizione, ma che ''non'' sarei affatto autorizzato a farne alcun’altra. Ciò che io ammetto è, semplicemente, che un effetto è la misura della sua causa — che qualunque esercizio della Volontà Divina sarà proporzionale a quello che è necessario per lo sforzo — che i mezzi dell’Onnipotenza e dell’Onniscienza saranno esattamente adattati ai suoi disegni. Una deficienza o un eccesso di causa non produrrà mai un effetto. Se la forza che ha irradiato uno strato nella sua posizione, fosse stata o maggiore o minore di quanto era necessario per il suo scopo, cioè non ''direttamente proporzionale'' al suo scopo, allora quello strato non potrebbe essere stato irradiato nella sua posizione. Se la forza, che in vista di una generale uguaglianza di distribuzione ha emesso il vero numero di atomi per ogni strato, non fosse stata ''direttamente proporzionale'' al numero, allora questo ''non'' sarebbe stato il numero domandato per un’equa distribuzione. La seconda objezione supponibile ha maggior diritto ad una risposta. È un principio ammesso in Dinamica che ogni corpo ricevendo un impulso o disposizione a muovere, muoverà in avanti in linea retta, nella direzione impartita dalla forza impellente, finchè sarà deviato o fermato da qualche altra forza. Come si può, allora, comprendere, si domanderà, che<noinclude></noinclude> e364en0zxsadg8iqjxhagim4pmt0q1v Pagina:Poe - Eureka, 1902.djvu/48 108 566959 3832469 3651769 2026-05-06T14:01:22Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Riletta */ 3832469 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|48|{{Sc|eureka}}|}}</noinclude>il mio primo o esterno strato di atomi arresti il suo movimento alla circonferenza dell’imaginaria sfera di vetro, quando nessun’altra forza di un carattere più che imaginario si manifesti per spiegare quest’interruzione di movimento? Io rispondo che l’obiezione, in questo caso, s’inalza effettivamente su di una «supposizione non autorizzata» — per parte dell’opposizione — la supposizione di un principio in Dinamica, ad un’epoca in cui non esisteva alcun «principio» in ''nessuna cosa''. Io uso il termine «principio», naturalmente, nel senso che il mio critico attribuisce a questa parola. «In principio» noi non possiamo, invero, ammettere — non possiamo comprendere che una ''Prima Causa'', il ''Principio'' realmente supremo, la Volontà di Dio. L’''atto'' primitivo, quello dell’Irradiazione dall’Unità, deve essere stato indipendente da tutto ciò che il mondo ora chiama «principio» — perchè tutto ciò che noi così designamo è solamente una conseguenza della reazione di quell’atto primitivo. Io dico atto «''primitivo''» perchè la creazione della particella assoluta e materiale si deve più propriamente considerare come una ''concezione'' che come un «''atto''» nel comune significato del termine. Così noi dobbiamo considerare l’atto primitivo come un atto che tende a stabilire ciò che noi ora chiamiamo «principio». Ma quest’atto primitivo stesso deve essere considerato come una ''Volontà continua''. Il Pensiero di Dio deve essere considerato come l’origine della Diffusione — come il suo compagno — come il suo regolatore — e finalmente come se si ritirasse da essa al suo compimento. ''Allora'' comincia la Reazione, e per mezzo della Reazione il «Principio» nel senso in cui noi usiamo questa parola. Sarà conveniente, tuttavia, di limitare l’applicazione di questo termine ai due risultati ''immediati'' della cessazione della Divina Volontà — cioè ai due agenti, ''Attrazione'' e ''Repulsione''. Ogni altro agente naturale dipende, più o meno immediatamente, da questi due, e quindi sarebbe più conveniente designarlo col nome di ''sub''-principio. Si può objettare, in terzo luogo, che in generale il modo peculiare della distribuzione degli atomi che io ho esposto è «un’ipotesi e nulla più». Ora io so che la parola ipotesi è un ponderoso martello, afferrato immediatamente, se non sollevato, da ogni piccolissimo pensatore, alla prima comparsa di una proposizione, che abbia in qualche particolare l’aspetto di una teoria. Ma qui non vi è alcun motivo di brandire l’«ipotesi», anche per quelli che riuscirebbero a sollevarla — nani o giganti. Io sostengo, in primo luogo, che ''solamente'' nella maniera descritta si può concepire che la Materia possa essere stata<noinclude></noinclude> lwd6gakvdgd2gw4mhvag9pxei8lu38i Pagina:Poe - Eureka, 1902.djvu/49 108 566960 3832470 3651831 2026-05-06T14:04:50Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Riletta */ 3832470 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|eureka}}|49}}</noinclude>diffusa così da soddisfare, in pari tempo, alle due condizioni generalmente uguali dell’irradiazione e della distribuzione. Io sostengo, in secondo luogo, che queste stesse condizioni mi sono state imposte come necessità, per la conseguenza di un raziocinio, ''tanto rigorosamente logico quanto quello che stabilisce una dimostrazione qualunque di {{AutoreCitato|Euclide|Euclide}}''; e, in terzo luogo, io sostengo che, anche se l’accusa d’«ipotesi» fosse tanto perfettamente sostenibile quanto è, invece, perfettamente insostenuta ed insostenibile, la validità e l’indiscutibilità del mio risultato non sarebbe disturbata neppure nel più leggiero particolare. Mi spiego: La Gravitazione di {{AutoreCitato|Isaac Newton|Newton}} — una legge di Natura — una legge sulla cui esistenza nessuno fuori di Bedlam può discutere — una legge la cui accettazione ei permette di spiegare i nove decimi dei fenomeni dell’Universo — una legge che, semplicemente perchè ci permette di spiegare questi fenomeni, noi desideriamo e non possiamo far a meno di ammettere come legge, senza rivolgerci a nessun’altra considerazione — ma una legge, di cui nè il principio, nè il ''modus operandi'' non è stato mai fino ad ora tracciato dall’analisi umana — una legge, in breve, che, tanto nei suoi particolari quanto nelle sue generalità non fu ''mai assolutamente'' trovata suscettibile di spiegazione — si è visto, alfine, che è perfettamente spiegabile in ogni punto, purché noi concediamo solamente il nostro consenso a — a che cosa? Ad una ipotesi? Ma, ''se'' una ipotesi — se la più semplice ipotesi — se una ipotesi per la cui assunzione come nel caso di quella ''pura'' ipotesi della legge Newtoniana stessa — non potesse determinare nessun’ombra di ragioni ''a priori'' — se una ipotesi anche tanto assoluta quanto tutto ciò richiede, ci permettesse di scorgere un principio della legge Newtoniana — ci permettesse di considerare come soddisfatte delle condizioni così miracolosamente — così ineffabilmente complesse e apparentemente così inconciliabili come quelle implicate nelle relazioni di cui c’informa la legge di Gravità; quale essere ragionevole ''potrebbe'' spingere ''tant’oltre'' la sua stupidità fino a chiamare quest’ipotesi assoluta, un’ipotesi e nulla più — a meno che, veramente, egli non persistesse nel chiamarla così, coll’idea di farlo semplicemente per amore della coerenza ''verbale''? Ma qual’è presentemente il vero stato della nostra questione? Quale è ''il fatto?'' Non solamente ''non'' è una ipotesi che noi dobbiamo ''adottare'' per rendere conto del principio già spiegato, ma ''è'' una conclusione logica che noi siamo invitati, ''non già'' ad adottare, se possiamo evitarlo — ma semplicemente a ''negare se lo possiamo'' — una conclusione così accuratamente logica che per discuterla — per dubitare della sua validità si dovrebbe fare uno sforzo superiore al nostro potere — una conclusione da cui non si vede nessuna<noinclude>{{RigaIntestazione|||4}}</noinclude> 3l5nr2rkzsou3r08qcpvdis4tdhj69n Pagina:Poe - Eureka, 1902.djvu/50 108 566961 3832471 3651832 2026-05-06T14:07:22Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Riletta */ 3832471 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|50|{{Sc|eureka}}|}}</noinclude>via di uscita, giriamola come vogliamo; un risultato che ci sta di fronte tanto alla fine di un processo ''in''duttivo che parte dal fenomeno già discusso della vera Legge, quanto alla conclusione di una corsa ''de''duttiva che parte dalla più rigorosamente semplice di tutte le supposizioni concepibili, — ''in una parola, dalla ipotesi della Semplicità stessa''. E se ora, per il semplice gusto di cavillare, si objettasse che sebbene il mio punto di partenza sia, come io lo affermo, la supposizione della Semplicità assoluta, non per tanto la Semplicità, considerata meramente in sè stessa, non è un assioma; e che solamente le deduzioni dagli assiomi sono indiscutibili — io risponderei così: — Qualunque altra scienza, tranne la Logica, è una scienza di certi rapporti concreti. L’Aritmetica, per esempio, è la scienza dei rapporti di numero — la Geometria dei rapporti di forma — la Matematica, in generale, dei rapporti di quantità in generale — o di tutto ciò che può essere accresciuto o diminuito. La Logica, invece, è la scienza del Rapporto nell’astratto — del Rapporto assoluto, del Rapporto considerato solamente in sè stesso. Un assioma in qualunque scienza particolare, tranne la Logica, è, in questa maniera, puramente una proposizione che annuncia certi rapporti concreti che sembrano troppo evidenti per essere discussi — come quando diciamo, per esempio, che il tutto è maggiore della sua parte; e così pure il principio dell’assioma ''Logico'' — o in altre parole, il principio di un assioma nell’astratto — è semplicemente ''l’evidenza di rapporto''. Ora è chiaro non solamente che ciò che è evidente per una mente può essere non evidente per un’altra, ma anche che, ciò che è evidente per una mente ad una data epoca può essere solamente un po’ evidente in un’altra epoca per la stessa mente. È chiaro, di più, che ciò che oggi è evidente anche per la maggioranza del genere umano, o per la maggioranza dei migliori intelletti del genere umano, può essere domani per questa maggioranza o più o meno evidente o anche niente affatto evidente. Si è visto, dunque, che il ''principio assiomatico'' stesso è suscettibile di variazioni e naturalmente che gli assiomi sono suscettibili di un simile cambiamento. Gli assiomi essendo mutabili, le «verità» che ne nascono sono pure necessariamente mutabili, o, in altre parole, non si può mai fare su di esse un assegnamento positivo come su verità — giacchè la Verità e l’Immutabilità non sono che una stessa cosa. Ora si capirà prontamente che nessuna idea assiomatica — nessuna idea fondata sul fluttuante principio dell’evidenza di rapporto, può essere una base tanto sicura, tanto degna di fiducia, per una costruzione eretta dalla Ragione, quanto ''quell''’idea — (qualunque essa sia, dovunque noi la possiamo trovare, ''se'' si potrà trovare in qualche luogo) — che<noinclude></noinclude> k2tdzi7381j6g2xzswriyil0ca4v16w Pagina:Poe - Eureka, 1902.djvu/51 108 566962 3832473 3651833 2026-05-06T14:10:25Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Riletta */ 3832473 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|eureka}}|51}}</noinclude>è affatto irrelativa — che non solo non presenta alla mente ''nessuna evidenza'' di rapporto maggiore o minore, ma assoggetta inoltre l’intelletto, e non poco, alla necessità di non ''vederne alcuno''. Se una tale idea non è ciò che noi chiamiamo troppo leggermente «un assioma», essa è preferibile almeno, come base Logica, a qualunque assioma fino ad ora proposto o a tutti gli assiomi imaginabili riuniti; e tale è precisamente l’idea colla quale comincia il mio processo deduttivo, così perfettamente corroborato dall’induzione. La mia ''particella propria'' non è che ''l’Irrelazione assoluta''. Per riassumere ciò che è stato detto: — Ho considerato, semplicemente, come certo questo punto di partenza, che il Principio non aveva niente dietro di sè o avanti a sè — che era realmente un principio — che era un principio e niente altro che un principio — in poche parole, che questo Principio era — ''ciò che era''. Se questa è una «mera supposizione», allora lasciamo che sia tale. Per concludere su questa parte dell’argomento: — Io sono pienamente autorizzato ad annunciare che ''la legge che noi abbiamo preso l’abitudine di chiamare legge di Gravità esiste in quanto che la Materia è stata irradiata «atomicamente», alla sua origine, entro una limitata''<ref>“Sfera limitata.„ Una sfera è ''necessariamente'' limitata. Ma preferisco la tautologia al pericolo di un equivoco.</ref> ''sfera di Spazio, da un’unica Particella Propria, individuale, incondizionata, irrelativa e assoluta, per mezzo dell’unico processo in cui era possibile di soddisfare allo stesso tempo alle due condizioni generalmente uguali dell’irradiazione e della distribuzione in ogni punto della sfera — cioè, per mezzo di una forza che varia in proporzione diretta ai quadrati delle distanze rispettivamente fra gli atomi irradiati ed il centro particolare d’Irradiazione.'' Io ho già detto le ragioni che ho per presumere che la Materia sia stata diffusa per mezzo di una forza determinata, più tosto che per mezzo di una forza continua o infinitamente continuata. Supponendo, in primo luogo, una forza continua, noi non potremmo affatto capire una reazione; e saremmo obbligati, in secondo luogo, di accettare l’impossibile concezione di un’estensione infinita della Materia. Per non insistere sull’impossibilità di questa concezione, diciamo che l’estensione infinita della Materia è una idea che, se non è positivamente confutata, non è per lo meno in nessun modo garantita dalle osservazioni telescopiche delle stelle — punto che si dovrà spiegare più innanzi e più ampiamente; e questa ragione empirica per farci credere al limite della Materia è scientificamente confermata. Per esempio: Ammettendo, per il momento, la<noinclude></noinclude> q3dgcvyq4846b1kb8ar2ef4exxdtmjs Pagina:Poe - Eureka, 1902.djvu/52 108 566963 3832476 3652628 2026-05-06T14:12:54Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Riletta */ 3832476 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|52|{{Sc|eureka}}|}}</noinclude>possibilità di comprendere lo Spazio ''riempito'' dagli atomi irradiati — cioè, ammettendo, come meglio possiamo, per amor dell’argomento, che la successione degli atomi irradiati non avesse assolutamente una ''fine'' — allora è sufficientemente chiaro che anche se la Volontà Divina si fosse ritirata da essi, e così la tendenza a ritornare all’Unità avesse avuto il permesso (astrattamente) di essere soddisfatta, questo permesso sarebbe stato futile e nullo — praticamente senza valore e di nessun effetto qualsiasi. Non avrebbe potuto aver luogo nessuna Reazione; nessun movimento verso l’Unità avrebbe potuto compiersi; non si avrebbe potuto ottenere alcuna Legge di Gravitazione. Mi spiego: — Accordate che la tendenza ''astratta'' di un atomo qualunque verso un altro atomo qualunque sia l’inevitabile risultato della diffusione dell’Unità normale — o, ciò che è la stessa cosa, ammettete che un dato atomo qualunque si ''proponga'' di muovere in una data direzione — è chiaro che, giacchè vi è un’''infinità'' di atomi da tutti i lati dell’atomo che si propone di muovere, è chiaro, dico, che non possa mai realmente muoversi nella direzione data verso la soddisfazione della sua tendenza, a cagione di una tendenza precisamente uguale e controbilanciante nella direzione diametralmente opposta. In altre parole, vi sono esattamente tante tendenze all’Unità dietro all’atomo esitante, quante ve ne sono davanti; perchè è una pura sciocchezza il dire che una linea infinita è più lunga o più corta di un’altra linea infinita, o che un numero infinito è maggiore o minore di un altro numero che è infinito. Così l’atomo in questione deve rimanere eternamente stazionario. Nelle impossibili circostanze, che noi abbiamo semplicemente tentato di concepire, per amore dell’argomento, non vi avrebbe potuto essere alcuna aggregazione di Materia — alcuna stella — alcun mondo — {{Ec|nientre|niente}} altro che un Universo perpetuamente atomico e incoerente. Di fatto, comunque si voglia considerare la cosa, tutta quanta l’idea di una Materia illimitata è non solo insostenibile, ma impossibile ed assurda. Considerando, tuttavia, una sfera di atomi, noi osserviamo subito una tendenza all’unione ''che può essere soddisfatta''. Il risultato generale della tendenza di ogni atomo verso ogni altro atomo, essendo una tendenza di tutti al centro, il processo ''generale'' della condensazione o avvicinamento comincia immediatamente, per un movimento comune e simultaneo al ritirarsi della Divina Volontà, essendo l’avvicinamento ''individuale'' o coalescenza — ''non'' coalizione — di atomo con atomo soggetto ad infinite variazioni di tempo, di grado e di condizione, a cagione dell’eccessiva molteplicità di rapporti che sorgono tanto dalle differenze di forma, che caratterizzavano gli atomi al momento in cui lasciavano la<noinclude></noinclude> 063vmwkz6t1bjfozuouxeladkurlvyu Pagina:Poe - Eureka, 1902.djvu/53 108 566964 3832480 3652629 2026-05-06T14:18:28Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Riletta */ 3832480 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|eureka}}|53}}</noinclude><section begin="s1" />Particella Propria, come dalla inequidistanza particolare e susseguente di ogni atomo da ogni altro atomo. Ciò che desidero d’imprimere nella mente del lettore è la certezza che, ad un tratto (al ritirarsi della forza diffusiva o Divina Volontà) dalla condizione di atomi come io l’ho descritta, hanno dovuto sorgere in punti innumerevoli di tutta la sfera Universale, innumerevoli agglomerazioni, caratterizzate da innumerevoli differenze specifiche di forma, di dimensione, di natura essenziale e di distanza reciproca. Lo sviluppo della Repulsione (Elettricità) deve aver cominciato, senza dubbio, coi primi sforzi particolari verso l’Unità e deve aver proceduto costantemente in ragione della Coalescenza — cioè ''della Condensazione'', o, meglio ancora, dell’Eterogeneità. Così i due Principi Propriamente detti, ''Attrazione e Repulsione'' — il Materiale e lo Spirituale — si accompagnano l’un l’altro, nella più stretta intimità per sempre. Così: ''Il Corpo e l’Anima camminano tenendosi per mano''.<section end="s1" /> <section begin="s2" /> {{Centrato|VIII.}} Se ora, nell’imaginazione, noi scegliamo in ogni parte della sfera Universale ''una qualunque'' delle agglomerazioni considerata nei suoi stadi primari, e supponendo che questa agglomerazione incipiente abbia avuto luogo in quel punto in cui esiste il centro del nostro Sole — o, più tosto, in cui ''esisteva'' originariamente, perchè il Sole cambia perpetuamente di posizione — noi c’incontreremo e avanzeremo, per un po’ di tempo almeno, colla più bella delle teorie — colla Cosmogonia Nebulare di Laplace: — sebbene il termine «Cosmogonia» sia veramente troppo comprensivo per ciò che egli realmente tratta — che è, soltanto, la costituzione del nostro sistema solare — di un solo sistema fra le miriadi di sistemi simili che compongono l’Universo Propriamente detto — quella sfera Universale, quel tutto inclusivo e assoluto ''Cosmos'' che forma il soggetto del mio presente Discorso. {{AutoreCitato|Pierre-Simon Laplace|Laplace}}, confinandosi in una regione ''evidentemente limitata'' — quella del nostro sistema solare col suo ambiente comparativamente immediato — e supponendo ''semplicemente'' — cioè supponendo senza una base qualsiasi, o deduttiva o induttiva — molto di ciò che ho appunto tentato di mettere su di una base più stabile della supposizione; ammettendo, per esempio, che la materia venga diffusa (senza pretendere di spiegare la diffusione) ovunque, e qualche volta oltre lo spazio occupato dal nostro sistema — venga diffusa in uno stato di etorogenea nebulosità e obbediente a {{Pt|quell’onni-|}}<section end="s2" /><noinclude></noinclude> 4pvaemlpkzq8s8k2acp5zaaa3iirebl Pagina:Poe - Eureka, 1902.djvu/54 108 566965 3832493 3652630 2026-05-06T14:40:06Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Riletta */ 3832493 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|54|{{Sc|eureka}}|}}</noinclude>{{Pt|possente|quell’onnipossente}} legge di Gravità sul cui principio egli non s’avventurò a fare alcuna congettura; ammettendo tutto ciò (che, del resto, è assolutamente vero, sebbene egli non avesse nessun diritto logico di ammetterlo) {{AutoreCitato|Pierre-Simon Laplace|Laplace}} ha dimostrato, dinamicamente e matematicamente, che i risultati che ne derivano in tali casi sono, necessariamente, quelli e quelli soli che noi troviamo manifestati nella condizione attuale del sistema stesso. Mi spiego: — Supponiamo che ''quella'' particolare agglomerazione di cui noi abbiamo appunto parlato — quella che sta al punto segnato dal nostro centro Solare — si sia avanzata tanto che una grande quantità di materia nebulosa abbia assunto una forma rozzamente sferica; il cui centro coincideva, naturalmente, col centro del nostro Sole che vi è ora, o più tosto che vi era originariamente; e la cui periferia si estendeva oltre l’orbita di Nettuno, il più lontano dei nostri pianeti — in altre parole, supponiamo che il diametro di questa rozza sfera sia stato di circa 6000 milioni di miglia. Per molti secoli questa massa di materia andò subendo delle condensazioni, finchè, alla fine, si ridusse alla dimensione che noi imaginiamo, avendo proceduto gradatamente senza dubbio dal suo stato atomico ed impercettibile fino a ciò che noi intendiamo per nebulosità visibile, palpabile, o in qualche modo apprezzabile. Ora, la condizione di questa massa implica una rotazione su di un asse imaginario — una rotazione che cominciando coll’incipienza assoluta dell’aggregazione andò sempre, d’allora in poi acquistando velocità. I due atomi primi che s’incontrarono avvicinandosi reciprocamente da un punto non diametralmente opposto avrebbero, precipitandosi un po’ al di là l’uno dall’altro, formato un nucleo per il movimento rotatorio già descritto. Come questo movimento avrebbe aumentato di velocità, si vedrà prontamente. I due atomi vengono raggiunti da altri e si forma un’aggregazione. La massa continua a roteare mentre si condensa. Ma un atomo che sia alla circonferenza ha, naturalmente, un movimento assai più rapido che uno che sia più vicino al centro. L’atomo esterno, tuttavia, colla sua velocità superiore, si avvicina al centro, portando con sè, mentre va, questa velocità superiore. Così ogni atomo, avanzandosi e finalmente attaccandosi al centro condensato, aggiunge qualche cosa alla velocità originale di quel centro — cioè accresce il movimento rotatorio della massa. Supponiamo ora questa massa condensata a tale segno da occupare ''precisamente'' lo spazio circoscritto dall’orbita di Nettuno, e che la velocità con cui la superficie della massa si muove nella rotazione generale, sia precisamente quella stessa velocità con cui Nettuno gira ora attorno al Sole. Allora, a quest’epoca noi comprenderemo che la forza<noinclude></noinclude> osp1y0wjqz203y3oqxbep9agh9mt3ud Pagina:Poe - Eureka, 1902.djvu/55 108 566966 3832496 3652634 2026-05-06T14:58:41Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Riletta */ 3832496 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|eureka}}|55}}</noinclude>centrifuga costantemente crescente avendo vinto sulla forza centripeta non crescente, doveva sciogliere e separare lo strato esterno e meno condensato, o anzi diversi strati esterni e meno condensati all’equatore della sfera, dove la velocità tangente predominava: così che questi strati formarono attorno al corpo principale un anello indipendente che circondava le regioni equatoriali — appunto come la parte esterna espulsa, per l’eccessiva velocità di rotazione, da una mola, formerebbe un anello attorno alla mola stessa, se non fosse per la solidità della materia della superficie; se questa fosse cauciù, o qualunque altra materia di uguale consistenza, si presenterebbe precisamente il fenomeno che io descrivo. L’anello così rapidamente roteante lontano dalla massa nebulosa, ''compiva il suo giro di rivoluzione'', naturalmente, ''come'' un anello separato, con quella stessa velocità con cui ''roteava'' mentre era ancora sulla superficie della massa. Continuando sempre nello stesso tempo la condensazione, l’intervallo fra l’anello projettato ed il corpo principale continuava ad aumentare, finchè il primo rimase ad una grande distanza dall’ultimo. Ora, ammettendo che l’anello abbia posseduto, per qualche accomodamento in apparenza accidentale dei suoi elementi eterogenei, una costituzione pressochè uniforme, allora quest’anello, in tale condizione, non avrebbe mai cessato di girare attorno al suo corpo principale; ma, come si poteva prevedere, pare che vi siano state delle irregolarità nella disposizione dei materiali, sufficienti a farli radunare attorno a dei centri di solidità superiore; e così la forma anulare fu distrutta<ref>{{AutoreCitato|Pierre-Simon Laplace|Laplace}} supponeva eterogenea la sua nebulosità, semplicemente perchè egli poteva così spiegare il frantumarsi degli anelli; perchè se la sua nebulosità fosse stata omogenea, non si sarebbero rotti. Io arrivo allo stesso risultato — l’eterogeneità delle masse secondarie che risulta immediatamente dagli atomi — puramente da una considerazione ''a priori'' dei loro scopo generale: — ''Il Relativo''. E. P.</ref>. Senza dubbio la fascia fu subito rotta in diverse parti, ed una di queste, di massa predominante, assorbì le altre in sè stessa, costituendo il tutto sfericamente in un pianeta. Che quest’ultimo ''come'' pianeta continuasse il movimento di rivoluzione che lo caratterizzava mentre era anello è sufficientemente chiaro; e che prendesse sopra di sè anche un movimento addizionale ne la sua nuova condizione di sfera è prontamente spiegato. Imaginando che l’anello non sia ancora rotto, noi vediamo che la sua parte esterna, mentre il tutto gira attorno al corpo generatore, si muove più rapidamente che la parte interna. Quando avvenne la rottura, dunque, qualche parte di ogni<noinclude></noinclude> 2zqye0m55bxmo6l4i9ayyl1wjh453mb Pagina:Poe - Eureka, 1902.djvu/56 108 566967 3832498 3652635 2026-05-06T15:10:01Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Riletta */ 3832498 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|56|{{Sc|eureka}}|}}</noinclude>frammento si moveva con maggiore velocità che le altre. Il movimento superiore prevalendo deve aver fatto girare vorticosamente ogni frammento, cioè fu la causa della rotazione; e la direzione della rotazione deve naturalmente essere stata la direzione della rivoluzione da cui derivò. ''Tutti'' i frammenti essendo diventati soggetti alla rotazione già descritta, devono, unendosi, averla impartita al pianeta costituito dalla loro coalescenza. Questo pianeta fu Nettuno. La sua materia prima continuando a subire condensazione, e la forza centrifuga generata nella sua rotazione ottenendo, alfine, la prevalenza sulla forza centripeta, come prima nel caso del globo generatore, fu pure proiettato un anello dalla superficie equatoriale di questo pianeta: quest’anello essendo uniforme nella sua costituzione, fu rotto in pezzi, ed i suoi diversi frammenti, essendo assorbiti dal più massiccio, furono collettivamente riuniti sotto forma di sfera in una luna. Susseguentemente, l’operazione fu ripetuta ed una seconda luna ne fu il risultato. Noi così spieghiamo il pianeta Nettuno con i due satelliti che lo accompagnano. Projettando un anello dall’equatore, il Sole ristabilisce quell’equilibrio fra le sue due forze centripete e centrifughe che erano state disturbate nel processo di condensazione; ma siccome questa condensazione continuava ancora sempre, l’equilibrio fu di nuovo immediatamente disturbato per l’aumentare della rotazione. Mentre la massa si era tanto ristretta da occupare quello spazio sferico che circonscrive appunto l’orbita di Urano, si comprenderà che la forza centrifuga aveva ottenuto un ascendente tanto grande che era necessario un nuovo alleggerimento: un secondo anello equatoriale fu conseguentemente projettato, il quale divenendo non uniforme, fu rotto come prima nel caso di Nettuno e i frammenti formarono il pianeta Urano, la velocita della sua attuale rivoluzione attorno al Sole indica, senza dubbio, la velocità rotatoria di questa superficie equatoriale del Sole al momento della separazione. Urano, prendendo la sua rotazione dalle rotazioni collettive dei frammenti che lo composero, come si spiegò precedentemente, allora lanciò anelli dopò anelli, ognuno dei quali, rompendosi, formò una luna; — altre lune, in epoche differenti, furono formate in questo modo per mezzo della rottura e della sferizzazione generale di molti anelli distinti non uniformi. Mentre il Sole si era ristretto fino ad occupare lo spazio che circonscrive appunto l’orbita di Saturno, l’equilibrio, noi supponiamo, fra la sua forza centripeta e la forza centrifuga fu di nuovo tanto disturbato, per l’aumentare della velocità rotatoria risultante dalla condensazione, che un terzo sforzo per ristabilire l’equilibrio divenne necessario; e fu quindi projettata una fascia anulare, come avvenne<noinclude></noinclude> qjruhrv9lsjvhgjh2vt2ysirmq3yu48 Pagina:Poe - Eureka, 1902.djvu/57 108 566968 3832499 3652636 2026-05-06T15:14:14Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Riletta */ 3832499 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|eureka}}|57}}</noinclude>nei due casi precedenti, la quale, rompendosi per mancanza d’uniformità, si consolidò nel pianeta Saturno. Quest’ultimo projettò, in primo luogo, sette fascie uniformi che rompendosi si condensarono sfericamente in altrettante lune; ma in seguito pare che abbia projettato in tre epoche distinte, ma non molto lontane, tre anelli la cui costituzione era, per un’apparente accidentalità, di un’uniformità tanto considerevole da non presentare alcuna occasione di rottura. Così essi continuano a girare come anelli. Io mi servo della frase «''apparente'' accidentalità», perchè di accidentalità, nel senso ordinario, non ve n’era, naturalmente, niente affatto — il termine è applicato giustamente soltanto al risultato di una ''legge'' indistinguibile e non immediatamente tracciabile. Restringendosi sempre più, fino ad occupare appunto lo spazio circonscritto dall’orbita di Giove, il Sole allora provò bisogno di un ulteriore sforzo per ristabilire l’equilibrio delle sue forze continuamente disturbate dal continuo aumentare della rotazione. In conseguenza Giove fu allora projettato, passando dalla condizione anulare allo stato planetario, ed essendo pervenuto a quest’ultimo stato, projettò a sua volta, in quattro epoche differenti, quattro anelli che finalmente si costituirono in altrettante lune. Sempre restringendosi fino ad occupare colla sua sfera appunto lo spazio definito dall’orbita degli Asteroidi, il Sole allora projettò un anello che pare abbia avuto ''otto'' centri di solidità superiore, e rompendosi pare che si sia separato in otto frammenti, nessuno dei quali ebbe una massa tanto predominante da assorbire gli altri. Tutti, quindi, come pianeti distinti, per quanto comparativamente piccoli, continuarono a roteare in orbite le cui rispettive distanze possono essere considerate, fino a un certo grado, la misura della forza che li spinse a separarsi — tutte le orbite, ciononostante, essendo così strettamente vicine da permetterci di considerarli come ''uno'' in paragone delle altre orbite planetarie. Il Sole, continuando a restringersi e divenendo tanto piccolo da riempire l’orbita di Marte, projettò allora questo pianeta — ben inteso col procedimento già ripetutamente descritto. Tuttavia, Marte non avendo lune, non avrà lanciato via nessun anello. In fatto, era sopraggiunto allora un periodo nella carriera del corpo generatore, centro di tutto il sistema. Il ''decrescere'' della sua nebulosità, che è l’''accrescere'' della sua densità, il che è, di nuovo, il ''decrescere'' della sua condensazione, dalla quale sopravveniva il costante disturbo dell’equilibrio — deve, in quel periodo, aver raggiunto un punto in cui gli sforzi per ristabilirlo sarebbero stati sempre ineffettuabili, in proporzione appunto di quanto essi erano meno frequentemente necessari. Così {{Ec|mirocessi|i processi}} di cui noi abbiamo parlato avrebbero dovunque {{Ec|opstrato|mostrato}} dei segni di esaurimento — primieramente nei {{Pt|pia-|}}<noinclude></noinclude> 8ahxs7i0vnp5jt0nwa9vdeq7deaaqrj Pagina:Poe - Eureka, 1902.djvu/58 108 566969 3832500 3652637 2026-05-06T15:20:47Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Riletta */ 3832500 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|58|{{Sc|eureka}}|}}</noinclude><section begin="s1" />{{Pt|neti|pianeti}} e secondariamente nella massa generatrice. Noi non dobbiamo cadere nell’errore di supporre che il decrescere dell’intervallo osservato tra i pianeti, quando noi ci avviciniamo al Sole, indichi in qualche modo un aumento di frequenza nei periodi in cui essi furono projettati. È precisamente il fatto inverso che noi dobbiamo comprendere. Il più lungo intervallo di tempo deve essere trascorso tra la proiezione dei due pianeti interiori; e il più corto fra quello dei due esteriori. Ma il diminuire dell’intervallo di spazio è la misura della densità del Sole e inversamente è la misura della sua condensazione, dal principio alla fine dei procedimenti fin qui raccontati punto per punto. La sfera generatrice, essendosi per altro tanto ristretta da riempire solo l’orbita della nostra Terra, projettò da sé ancora un altro corpo — la Terra — in una condizione tanto nebulosa da supporre che questo corpo, a sua volta, ne abbia progettato ancora un altro, il quale è la nostra Luna — ma qui terminarono le formazioni Lunari. Finalmente, diminuendo fino alle orbite, prima di Venere e poi di Mercurio, il Sole projettò questi due pianeti interiori; i quali nè l’uno nè l’altro generarono delle lune. Così da questa massa originale — o per parlare più correttamente, dalla condizione nella quale noi l’abbiamo considerata dapprincipio — da una massa nebulare parzialmente sferica, che possedeva un diametro ''certamente'' molto maggiore di 5600 milioni di miglia — il grande astro centrale, origine del nostro sistema solare-planetare-lunare si è gradatamente ridotto, a cagione della condensazione e per obbedire alla legge di Gravità, ad un globo di 882 000 miglia di diametro solamente; ma non ne risulta in nessun modo che la sua condensazione sia però completa o che non possa più possedere la capacità di projettare un altro pianeta ancora.<section end="s1" /> <section begin="s2" /> {{Centrato|IX.}} Ho dato qui — in abbozzo, ben inteso, ma però con tutti i particolari necessari per la chiarezza — un prospetto della Teoria Nebulare nello stesso modo in cui fu concepita dal suo autore stesso. Da qualunque punto noi la consideriamo, la troveremo ''magnificamente vera''. Essa è veramente troppo bella per ''non'' possedere la Verità come qualità essenziale — e qui, dicendo ciò, io sono profondamente serio. Nella rivoluzione dei satelliti di Urano, pare che vi sia qualcosa di ''apparentemente'' incompatibile coll’ipotesi di {{AutoreCitato|Pierre-Simon Laplace|Laplace}}; ma che quell’unica incoerenza apparente possa rendere nulla una teoria costrutta da un milione d’intricate coerenze è un’idea buona soltanto per gli spiriti fantastici. Profetizzando, fiducioso, che l’apparente anomalia alla quale io ho<section end="s2" /><noinclude></noinclude> 8gx5jxeeza09014bfmcm78h5tsi7kiz Pagina:Poe - Eureka, 1902.djvu/59 108 566970 3832502 3652717 2026-05-06T15:32:46Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Riletta */ 3832502 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|eureka}}|59}}</noinclude>alluso, venga travata, o prima o poi, una delle più forti conferme possibili dell’ipotesi generale, io non pretendo a nessun spinto speciale di divinazione. L’unica difficoltà, invece, di questo caso sembra il non prevederla<ref>Io sono pronto a dimostrare che la rivoluzione anormale dei satelliti di Urano è una semplice anomalia di prospettiva che deriva dall’inclinazione dell’asse del pianeta.</ref>. I corpi progettati coi procedimenti descritti, cambierebbero, come si è visto, la ''rotazione'' superficiale dei globi da cui ebbero origine, con una ''rivoluzione'' di eguale velocità attorno a quei globi presi come centri distanti; e la rivoluzione così generata continuerà finchè la forza centripeta o quella con cui il corpo projettato gravita verso il corpo generatore non sia nè maggiore nè minore di quella colla quale esso venne proiettata — cioè della velocità centrifuga o, molto più propriamente, della velocità tangenziale. Tuttavia, dall’unità di origine di queste due forze noi avremmo potuto prevedere ciò che sono in realtà — l’una controbilanciante perfettamente l’altra. Si è gia dimostrato che l’atto della projezione è, in ogni caso, semplicemente un atto per la conservazione dell’equilibrio. Tuttavia, dopo aver attribuito la forza centripeta alla onnipossente legge della Gravitazione, è stato di moda per alcuni trattati astronomici di cercare oltre i limiti della pura natura — cioè della ''Causa Secondaria'' — una soluzione del fenomeno della velocità tangenziale. Essi attribuiscono direttamente quest’ultima ad una Causa ''Prima'' — a Dio. Essi asseriscono che la forza che conduce un corpo stellare attorno al suo pianeta principale è originata da un impulso dato immediatamente dal dito — questa è la fanciullesca fraseologia impiegata — dal dito della Divinità stessa. In questo modo si capisce come i pianeti completamente formati fossero stati lanciati dalla mano Divina in una posizione vicina ai soli, con uno sforzo matematicamente proporzionato alle masse o capacità attrattive dei soli stessi. Un’idea così grossolanamente antifilosofica, sebbene così pigramente adottata, poteva nascere solamente dalla difficoltà di spiegare altrimenti l’adattamento reciproco assolutamente esatto di due forze così apparentemente indipendenti una dall’altra, come sono la forza gravitante e la tangenziale. Ma si dovrebbe ricordare che, per molto tempo, la coincidenza tra la rotazione della luna e la sua rivoluzione siderale — due cose apparentemente molto più indipendenti che quelle più sopra accennate — fu considerata come un fatto positivamente miracoloso; e vi fu una forte disposizione, anche tra gli astronomi, ad attribuire questo<noinclude></noinclude> evyqpgy5mmaleez6z7tru1194ojjuno 3832685 3832502 2026-05-07T07:26:18Z Marcella Medici (BEIC) 22982 3832685 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|eureka}}|59}}</noinclude>alluso, venga trovata, o prima o poi, una delle più forti conferme possibili dell’ipotesi generale, io non pretendo a nessun spinto speciale di divinazione. L’unica difficoltà, invece, di questo caso sembra il non prevederla<ref>Io sono pronto a dimostrare che la rivoluzione anormale dei satelliti di Urano è una semplice anomalia di prospettiva che deriva dall’inclinazione dell’asse del pianeta.</ref>. I corpi progettati coi procedimenti descritti, cambierebbero, come si è visto, la ''rotazione'' superficiale dei globi da cui ebbero origine, con una ''rivoluzione'' di eguale velocità attorno a quei globi presi come centri distanti; e la rivoluzione così generata continuerà finchè la forza centripeta o quella con cui il corpo projettato gravita verso il corpo generatore non sia nè maggiore nè minore di quella colla quale esso venne projettata — cioè della velocità centrifuga o, molto più propriamente, della velocità tangenziale. Tuttavia, dall’unità di origine di queste due forze noi avremmo potuto prevedere ciò che sono in realtà — l’una controbilanciante perfettamente l’altra. Si è gia dimostrato che l’atto della projezione è, in ogni caso, semplicemente un atto per la conservazione dell’equilibrio. Tuttavia, dopo aver attribuito la forza centripeta alla onnipossente legge della Gravitazione, è stato di moda per alcuni trattati astronomici di cercare oltre i limiti della pura natura — cioè della ''Causa Secondaria'' — una soluzione del fenomeno della velocità tangenziale. Essi attribuiscono direttamente quest’ultima ad una Causa ''Prima'' — a Dio. Essi asseriscono che la forza che conduce un corpo stellare attorno al suo pianeta principale è originata da un impulso dato immediatamente dal dito — questa è la fanciullesca fraseologia impiegata — dal dito della Divinità stessa. In questo modo si capisce come i pianeti completamente formati fossero stati lanciati dalla mano Divina in una posizione vicina ai soli, con uno sforzo matematicamente proporzionato alle masse o capacità attrattive dei soli stessi. Un’idea così grossolanamente antifilosofica, sebbene così pigramente adottata, poteva nascere solamente dalla difficoltà di spiegare altrimenti l’adattamento reciproco assolutamente esatto di due forze così apparentemente indipendenti una dall’altra, come sono la forza gravitante e la tangenziale. Ma si dovrebbe ricordare che, per molto tempo, la coincidenza tra la rotazione della luna e la sua rivoluzione siderale — due cose apparentemente molto più indipendenti che quelle più sopra accennate — fu considerata come un fatto positivamente miracoloso; e vi fu una forte disposizione, anche tra gli astronomi, ad attribuire questo<noinclude></noinclude> gh484k2ln6bnxexp4c7diikesisa46x Pagina:Poe - Eureka, 1902.djvu/60 108 566971 3832696 3653078 2026-05-07T07:40:40Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Riletta */ 3832696 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|60|{{Sc|eureka}}|}}</noinclude>prodigio alla diretta e continua azione di Dio — che in questo caso, si diceva, aveva trovato necessario d’interporre, specialmente tra le sue leggi generali, una serie di regolamenti sussidiari, collo scopo di nascondere agli occhi dei mortali le glorie e gli orrori forse dell’altra parte della Luna — di quel misterioso emisfero che è sempre sfuggito e sfuggirà perpetuamente al rigoroso esame telescopico del genere umano. Il progresso della Scienza, tuttavia, dimostrò tosto — ciò che per l’istinto filosofico ''non'' aveva bisogno di dimostrazione — cioè, che uno dei due movimenti non è che una parte — qualche cosa di più giusto che una conseguenza — dell’altro. Per mia parte mi sento irritato davanti a fantasie allo stesso tempo così timorose, oziose e sciocche. Esse appartengono alla vera ''codardia'' del pensiero. Che la Natura e il Dio della Natura siano distinti, nessun essere pensante può per lungo tempo dubitarne. Per Natura noi comprendiamo semplicemente le leggi di Dio. Ma con la vera idea di Dio onnipotente, onnisciente noi concepiamo anche l’idea ''dell’infallibilità'' delle sue leggi. Con Lui non vi è nè Passato nè Futuro — con Lui tutto è ''Presente'' — dunque non lo insultiamo noi forse supponendo che le sue leggi siano ideate in modo da non provvedere ad ogni possibile contingenza? o più tosto, che idea ''possiamo'' noi avere di ''una'' contingenza possibile ''qualunque'', eccettuato ch’essa sia allo stesso tempo un risultato ed una manifestazione delle sue leggi? Colui che, spogliandosi dei pregiudizi, avrà il raro coraggio di pensare assolutamente per sè stesso, non può mancare di arrivare in fine alla condensazione di tutte le ''Leggi'' in una ''Legge'' sola — non può mancare di arrivare a questa conclusione che ''ogni Legge di Natura dipende in tutti i punti da tutte le altre leggi'', e che tutte non sono che conseguenze di un esercizio primitivo della Volontà Divina. Tale è il principio della Cosmogonia, che con tutta la necessaria deferenza io oso suggerire qui e sostenere. A questo scopo si vedrà che, escludendo come frivola ed anche come empia l’idea che la forza tangenziale sia stata impartita ai pianeti direttamente dal «dito di Dio», io considero questa forza come nascente dalla rotazione delle stelle — considero questa rotazione come causata dalla corsa precipitosa dei primitivi atomi verso i loro rispettivi centri di aggregazione — considero questa corsa precipitosa come la conseguenza della legge di Gravità — questa legge come l’unico modo per cui si deve necessariamente manifestare la tendenza degli atomi a ritornare nella imparticolarità — questa tendenza a ritornare come l’unica reazione inevitabile del primo Atto e il più sublime di tutti — quell’atto per cui un Dio esistente di per sè ed esistente solo, diveniva, nello stesso tempo e per forza della sua volontà, tutti<noinclude></noinclude> ex7zshz3188phunqzp8ozshhoxqnbiq Pagina:Poe - Eureka, 1902.djvu/61 108 566972 3832697 3653096 2026-05-07T07:46:30Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Riletta */ 3832697 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|eureka}}|61}}</noinclude>gli esseri, mentre tutti gli esseri formavano così una parte di Dio. Le ipotesi fondamentali di questo discorso mi suggeriscono ed implicano in fatto certe ''modificazioni'' importanti della Teoria Nebulare come ci fu presentata da {{AutoreCitato|Pierre-Simon Laplace|Laplace}}. Io ho considerato gli sforzi del potere repulsivo come se fossero stati fatti collo scopo di prevenire il contatto fra gli atomi, e così come se fossero stati fatti in ragione dell’avvicinamento verso il contatto — cioè in ragione della condensazione. In altri termini l’''Elettricità'', coi suoi involuti fenomeni: calore, luce e magnetismo, deve procedere come la condensazione e senza dubbio inversamente come procede il destino, cioè il ''cessare della condensazione''. Così il Sole, nel corso della sua aggregazione deve tosto, sviluppandosi la repulsione, essere divenuto eccessivamente riscaldato — forse incandescente; e noi possiamo comprendere come debba essere stato materialmente ajutato nella emissione dei suoi anelli dalla debole incrostazione della sua superficie, conseguenza del raffreddamento. Alcuni esperimenti comuni ci dimostrano come una crosta dell’accennato carattere sia facilmente separabile per mezzo dell’eterogeneità dalla massa interiore. Ma ad ogni successiva emissione della crosta la nuova superficie apparirà incandescente come prima; e il periodo in cui diventerà ancora tanto incrostata da staccarsi facilmente e da essere emessa, si può ben imaginare che coincida esattamente con quel periodo in cui sarebbe necessario un nuovo sforzo, per l’intera massa, onde ristabilire l’equilibrio delle sue due forze sconcertato dalla condensazione. In altre parole, noi comprenderemo che, mentre l’influenza elettrica (la Repulsione) ha preparato la superficie per l'emissione, l’influenza gravitante (l’Attrazione) è appunto pronta ad emetterla. Dunque anche qui, come sempre, ''il Corpo e l’Anima camminano tenendosi per mano''. Queste idee sono empiricamente confermate in tutti i punti. Poichè non si potrà mai considerare la condensazione come finita assolutamente in ogni corpo qualsiasi, noi siamo autorizzati a prevedere che qualunque volta abbiamo opportunità di provare la cosa, noi troveremo degl’indizi di luminosità stabilita in ''tutti'' i corpi stellari — tanto nelle lune e nei pianeti quanto nei soli. Che la nostra luna sia fortemente luminosa di per sè, noi lo vediamo ad ogni eclisse totale, quando, se ciò non fosse, essa dovrebbe sparire. Anche sulla parte oscura del satellite, durante le sue fasi noi osserviamo spesso dei bagliori simili alle nostre Aurore; ed è evidente che quest’ultime insieme coi vari altri così detti fenomeni elettrici, senza considerare altri fulgori più costanti, debba dare alla nostra Terra una certa apparenza di luminosità per un abitante della Luna. In fatto, noi dovremmo<noinclude></noinclude> n63e85jbywhdhfyg10hjwr7oyeo4jts Pagina:Poe - Eureka, 1902.djvu/62 108 566973 3832698 3653097 2026-05-07T07:48:32Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Riletta */ 3832698 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|62|{{Sc|eureka}}|}}</noinclude>considerare tutti i fenomeni riferiti come pure manifestazioni, differenti di modo e di grado dalla condensazione della Terra, debolmente continuata. Se le mie vedute sono attendibili, noi dovremmo essere preparati a trovare i pianeti più recenti — cioè quelli che sono più vicini al Sole — più luminosi che quelli più antichi e più lontani — e lo straordinario splendore di Venere (sulle cui parti oscure le aurore sono visibili frequentemente durante le sue fasi) non sembra interamente spiegabile soltanto per la sua prossimità al globo centrale. Essa è senza dubbio vivamente luminosa di per sè, sebbene meno di Mercurio: mentre la luminosità di Nettuno è comparativamente nulla. Ammettendo quanto ho già detto, è chiaro che il Sole, al momento dell’emissione di un anello, deve avere una continua diminuzione tanto della sua luce quanto del suo calore, a cagione della continua incrostazione della sua superficie; e che un periodo giungerà — il periodo che precede immediatamente una nuova emissione — in cui una diminuzione di luce e di calore ''veramente materiale'' diventerà sensibile. Ora, noi sappiamo che i segni di tali cambi sono distintamente riconoscibili. Sull’isola di Melville — per addurre semplicemente uno fra cento esempi — noi troviamo traccie di vegetazione ''ultra-tropicale'' — di piante che non avrebbero mai potuto fiorire senza una luce ed un calore immensamente maggiore di quello che ci dà presentemente il nostro Sole per ogni parte della superficie della Terra. È tale vegetazione riferibile ad un’epoca immediatamente susseguente all’emissione di Venere? A quell’epoca deve essere avvenuto per noi il maggiore aumento dell’influenza solare; e, in fatto, quest’influenza deve aver raggiunto allora il suo maximum — non considerando, naturalmente, il periodo in cui la Terra stessa fu espulsa — periodo per lei di semplice organizzazione. Di più: — noi sappiamo che esistono dei ''soli non luminosi'' — dei soli, cioè, la cui esistenza è determinata da noi per mezzo dei movimenti degli altri, ma la cui luminosità non è sufficiente ad impressionarci. Questi soli son forse invisibili semplicemente a cagione della lunghezza del tempo passato dacché hanno espulso un pianeta? E più ancora: — non possiamo noi — almeno in certi casi — spiegare la subitanea apparizione di certi soli dove prima non se ne era sospettato alcuno, supponendo che ognuno di questi soli avendo roteato colle sue superficie incrostate durante le diverse migliaja di anni della nostra storia astronomica o lanciando via un nuovo astro secondario abbia finalmente potuto spiegare gli splendori delle sue parti interiori sempre incandescenti? — In quanto al fatto ben certo dell’aumento proporzionale di calore a misura che noi discendiamo<noinclude></noinclude> 5z64qft08he7gmpbmmy9mfndnfiljd0 Pagina:Poe - Eureka, 1902.djvu/63 108 566974 3832699 3653098 2026-05-07T07:52:18Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Riletta */ 3832699 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|eureka}}|63}}</noinclude>nella Terra, naturalmente basta alludervi e nulla più; esso diviene la più forte corroborazione possibile di tutto ciò che io ho detto sull’argomento ora in questione. Parlando, non molto tempo fa, dell’influenza repulsiva od elettrica, ho fatto osservare che se «noi consideriamo gli importanti fenomeni di vitalità, coscienza e pensiero, tanto in generale quanto in particolare, essi sembrano procedere ''almeno in ragione dell’eterogeneità''»<ref>Pag. [[Pagina:Poe - Eureka, 1902.djvu/31|31]].</ref>. Io dicevo pure che volevo ritornare su quest’argomento — e questo è il momento conveniente per farlo. Osservando la cosa da prima in particolare, noi vediamo che non solamente la ''manifestazione'' di vitalità, ma anche la sua importanza, le sue conseguenze, l’elevazione del suo carattere seguono di pari passo l’eterogeneità o complessità della struttura animale. Ora considerando la questione in generale e riferendoci ai primi movimenti degli atomi verso una costituzione della massa, noi troviamo che l’eterogeneità causata direttamente dalla condensazione è sempre proporzionale ad essa. Noi giungiamo così alla proposizione che ''la importanza dello sviluppo della vitalità terrestre procede in proporzione ugnale alla condensazione terrestre''. Ora ciò si accorda perfettamente con quanto noi sappiamo della successione degli animali sulla Terra. A misura che la Terra procedette nella sua condensazione, apparvero razze sempre più elevate. È esso impossibile che le successive rivoluzioni geologiche che hanno, almeno, presenziato, se non causato immediatamente queste successive elevazioni del carattere di vitalità — è esso improbabile che queste rivoluzioni siano state prodotte dalle successive projezioni di pianeti dal Sole — in altri termini, dalle successive variazioni dell’influenza solare sulla Terra? Se quest’idea fosse sostenibile noi saremmo autorizzati a imaginare che remissione di un nuovo pianeta, più vicino al Sole che Mercurio, possa dare origine anch’essa ad una nuova modificazione della superficie terrestre — una modificazione da cui può derivare una razza materialmente e spiritualmente superiore all’uomo. Questi pensieri m’impressionano con tutta la forza della verità — però io li espongo solamente col loro evidente carattere di suggestioni. La Teoria Nebulare di Laplace ha ultimamente ricevuto una conferma molto maggiore di quanto abbisognava, per opera del filosofo {{AutoreCitato|Auguste Comte|Comte}}. Così questi due sapienti insieme hanno dimostrato — ''non'' già, per certo, che la Materia esistesse realmente in qualunque periodo di tempo, come fu descritta in uno stato di diffusione nebulare, ma che ammettendo che sia esistita in tutto lo spazio e ben oltre lo<noinclude></noinclude> abr5eh1dhb2uss8yzuv0otq5jq4y485 Pagina:Poe - Eureka, 1902.djvu/64 108 566975 3832700 3653100 2026-05-07T07:54:40Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Riletta */ 3832700 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|64|{{Sc|eureka}}|}}</noinclude>spazio ora occupato dal nostro sistema solare e ''che essa abbia cominciato un movimento verso il centro'' — deve gradatamente aver assunto le varie forme ed i vari movimenti che si vedono ora stabiliti in questo sistema. Una dimostrazione come questa — dinamica e matematica per quanto lo può essere una dimostrazione — indiscutibile e indiscussa — eccetto che, in vero, da quella inutile e screditata tribù dei dubitatori di professione — semplici mentecatti che negano la legge di Gravitazione Newtoniana su cui sono basati i risultati dei matematici francesi — una dimostrazione, io dico, come questa dovrebbe essere, per la maggior parte delle intelligenze, esauriente — e confesso che lo è per la mia — sulla validità dell’ipotesi nebulare da cui dipende la dimostrazione. Che la dimostrazione non ''provi'' l’ipotesi secondo il comune significato attribuito alla parola «prova», io, naturalmente, lo ammetto. Dimostrare che certi risultati esistenti — che certi fatti stabiliti — possono essere anche matematicamente spiegati ammettendo una certa ipotesi, non è stabilire l’ipotesi stessa. In altri termini: — dimostrare che certi ''dati'' potrebbero, anzi ''dovrebbero'' generare certi risultati esistenti, non è sufficiente per provare che questi risultati ''furono'' generati ''dai dati'' medesimi, fino al momento in cui si potrà dimostrare che non vi sono ''e non vi possono essere'' altri dati da cui il risultato in questione possa essere stato ''egualmente'' generato. Ma nel casa ora discusso, quantunque tutti possano ammettere la deficienza di ciò che noi abbiamo l’abitudine di chiamare una «prova», pure vi sono molte intelligenze anche fra le più eccelse, a cui nessuna prova potrebbe aggiungere un ''jota di convinzione''. Senza entrare in particolari che possono colpire nel Regno Nebuloso dei Metafisici, io posso però osservare che la forza di convinzione, in casi simili a questo, sarà sempre, per i veri pensatori, proporzionale alla somma della complessità che sta tra l’ipotesi ed il risultato. Per essere meno astratto: La grandezza della complessità che esiste fra le condizioni cosmiche, rendendo grande nella stessa proporzione la difficoltà di spiegare tutte queste condizioni, rinforza ''contemporaneamente'', pure nella stessa proporzione, la nostra fede in quell’ipotesi che le spiega per tal maniera soddisfacentemente; e siccome ''non'' si può concepire una complessità maggiore di quella delle condizioni astronomiche, così nessuna condizione potrà essere più forte, per la ''mia'' mente almeno, di quella che si è impressa in me per mezzo di un’ipotesi che non solo riconcilia queste condizioni con matematica esattezza e le riduce in un tutto consistente ed intelligibile, ma è allo stesso tempo la ''sola'' ipotesi per mezzo della quale l’intelletto umano abbia potuto spiegarsele ''completamente''.<noinclude></noinclude> orzavlc7tbqk4y984yx7t49kh5p3wkr Pagina:Poe - Eureka, 1902.djvu/65 108 566976 3832701 3653115 2026-05-07T07:59:42Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Riletta */ 3832701 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione||EUREKA|65}}</noinclude>{{nop}} Un’opinione molto infondata circolava ultimamente nei ritrovi mondani ed anche negli scientifici, l’opinione che la così detta Cosmogonia Nebulare fosse stata rovesciata. Quest’idea è nata dalla relazione delle ultime osservazioni fatte su tutto ciò che fino ad ora è stato chiamato «nebulosa», per mezzo del grande telescopio di Cincinnati e del rinomatissimo istrumento di {{Wl|Q310121|Lord Rosse}}. Alcune macchie del firmamento che apparivano, anche ai più potenti dei vecchi telescopi, come nebulosità o nebbie sono state considerate per molto tempo come una confermazione della teoria di {{AutoreCitato|Pierre-Simon Laplace|Laplace}}. Esse venivano considerate come stelle precisamente soggette a quel processo di condensazione che ho tentato di descrivere. Così si supponeva che noi «avessimo una prova oculare» — una prova che per il metodo è sempre stata trovata molto discutibile — della verità dell’ipotesi, e, sebbene alcuni perfezionamenti telescopici ci permettessero di quando in quando di osservare or qua or là che una macchia, che noi avevamo classificato fra le nebulose, non era realmente che un gruppo di stelle il cui carattere nebulare derivava solamente dalla sua immensa distanza, pure si credeva che non vi fosse nessun dubbio relativamente alla nebulosità positiva di altre numerose masse, vere fortezze dei nebulisti, le quali sfidano qualunque sforzo di segregazione. Di queste ultime la più interessante era la grande nebulosa nella costellazione di Orione, ma questa, come innumerevoli altre impropriamente chiamate «nebulose», quando fu osservata per mezzo dei magnifici telescopi moderni si spiegò in una semplice collezione di stelle. Ora questo fatto è stato generalmente accettato come concludente contro l’Ipotesi nebulare di Laplace, ed all’annunzio delle scoperte in questione il più entusiastico difensore e il più eloquente popolarizzatore della teoria, il dottor Nichol, arrivò fino ad «ammettere la necessità di abbandonare» un’idea che aveva formato il materiale del suo più lodevole libro<ref>''“Prospetti dell’Architettura dei Cieli.„'' Una lettera attribuita al dottor Nichol, che scriveva a un amico in America, fece il giro dei nostri giornali, credo circa due anni fa, ammettendo “la necessità„ alla quale ho fatto allusione. In una {{Ec|letttera|lettera}} susseguente pare tuttavia che il dottor Nichol abbia trionfato di questa necessità, e non ''rinunzi'' interamente alla teoria, sebbene sembra ch’egli affetti di burlarsi di essa considerandola come “una semplice ipotesi„ Che altro era dunque la legge di Gravitazione prima degli esperimenti di {{AutoreCitato|Nevil Maskelyne|Maskelyne}}? e chi metteva in dubbio questa legge anche allora?</ref>. Molti dei miei lettori inclineranno, senza dubbio, a dire che il risultato di queste nuove investigazioni ''ha'', almeno,<noinclude></noinclude> snmaqtlodpk2weamj8d0q8l46kitak5 Pagina:Poe - Eureka, 1902.djvu/66 108 566977 3832702 3653061 2026-05-07T08:02:43Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Riletta */ 3832702 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|66|{{Sc|eureka}}|}}</noinclude>una forte ''tendenza'' a rovesciare l’ipotesi, mentre altri più riflessivi insinueranno che, sebbene la teoria non sia in verun modo distrutta per la segregazione delle particolari nebulose alle quali ho alluso, pure ''l’impossibilità'' di segregarle con tali telescopi può ben essere considerata come una trionfante ''corroborazione'' della teoria, e questi ultimi saranno forse sorpresi di sentirmi dire che anche con essi non sono d’accordo. Se le proposizioni di questo Discorso sono state ben capite, si vedrà che dal mio punto di vista l’impossibilità a segregare le nebulose avrebbe servito a confutare più tosto che a confermare l’Ipotesi Nebulare. Lasciate che mi spieghi: — Noi possiamo, senza dubbio, considerare come dimostrata la legge della Gravitazione Newtoniana. Questa legge, ricordiamolo, io l’ho attribuita alla reazione del primo Atto Divino — alla reazione di un esercizio della Divina Volontà che deve temporaneamente sormontare una difficoltà. Questa difficoltà è di forzare il normale in anormale — di costringere ciò che era originale e la cui vera condizione era l’''Unità'' a subire la falsa condizione della ''pluralità''. È solamente supponendo questa difficoltà come ''temporaneamente'' superata che noi possiamo comprendere una reazione. Se l’atto avesse continuato all’infinito non vi sarebbe stata alcuna reazione. Senza dubbio, finché l’atto ''continuava'', nessuna reazione poteva cominciare; in altri termini, nessuna ''gravitazione'' poteva avere luogo, giacché noi abbiamo considerata l’una come la manifestazione dell’altra. Ma la gravitazione ''ha'' avuto luogo, quindi l’atto della Creazione è cessato, e la gravitazione si è manifestata da lungo tempo, quindi l’atto della Creazione è da lungo tempo cessato. Noi non possiamo più sperare, dunque, di osservare i ''primitivi procedimenti'' della Creazione, e la condizione di nebulosità, come si è già detto, appartiene a questi primitivi procedimenti. Per mezzo di ciò che sappiamo della propagazione della luce, noi abbiamo una prova diretta che le più remote stelle esistono sotto la forma in cui noi ora le vediamo da un inconcepibile numero di anni. Dunque ''al meno'' tanto tempo addietro quanto l’epoca in cui queste stelle subirono la condensazione, deve esservi stata l’epoca in cui cominciarono i procedimenti per costituire le masse. Allora, se noi possiamo ammettere che questi procedimenti continuino ancor sempre, nel caso di certe nebulose, mentre in tutti gli altri casi noi li troviamo perfettamente finiti, noi siamo forzati a fare delle supposizioni che ''non'' hanno realmente base alcuna — noi siamo obbligati di imporre alla Ragione che si è ribellata l’idea bestemmiatrice di una interposizione speciale. — Noi dobbiamo supporre che nei casi particolari di queste nebulose un Dio infallibile trovò necessario d’introdurre certe regole supplementari, certi perfezionamenti<noinclude></noinclude> hyrwnm898svqf4hal5s06o9nrlemltq Pagina:Poe - Eureka, 1902.djvu/67 108 566978 3832703 3653062 2026-05-07T08:05:53Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Riletta */ 3832703 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione||EUREKA|67}}</noinclude>generali della legge, in una parola, certi ritocchi e correzioni che avessero l’effetto di differire il compimento di queste stelle particolari per secoli e secoli al di là dell’èra durante la quale tutti gli altri corpi stellari ebbero tempo, non solo di essere perfettamente costituiti, ma di diventare canuti e di una età indicibilmente avanzata. Senza dubbio si objetterà tosto che, giacché la luce per mezzo della quale noi riconosciamo le nebulose deve essere semplicemente quella che lasciò la loro superficie da un grande numero di anni, i progressi osservati attualmente, o che crediamo di osservare, ''non'' sono in realtà dei progressi che avanzino positivamente, ma dei fantasmi di progresso completati da lungo tempo pel passato, appunto come io ho sostenuto che ''devono'' essere stati tutti quei progressi che costituiscono la massa. A ciò io rispondo che la condizione ora osservata degli astri condensati non è la condizione attuale, ma una condizione già adempiuta nel Passato, cosicchè il mio argomento tratto dalla condizione ''relativa'' delle stelle e delle nebulose non è in nessun modo disturbato. Di più, coloro che sostengono l’esistenza delle nebulose ''non'' attribuiscono la nebulosità all’estrema distanza e dichiarano che è una nebulosità reale e non semplicemente prospettiva. Affinchè noi possiamo concepire una massa nebulosa veramente visibile, noi dobbiamo concepirla come ''molto vicina a noi'' in confronto cogli astri condensati che ci presentano i telescopi moderni. Affermare, dunque, che le apparenze in questione sono realmente delle nebulose è un affermare, dal nostro punto di vista, la loro vicinanza relativa. Così la loro condizione, come noi la vediamo ora, sarà attribuita ad un’epoca ''molto meno remota'' che quella alla quale noi possiamo attribuire le condizioni attualmente osservate della maggioranza, almeno, delle stelle, in una parola, se l’Astronomia dovesse sempre dimostrare l'esistenza di una nebulosa, nel senso che ora si dà a questa parola, io dovrei considerare la Cosmogonia Nebulare, ''non'' come rinforzata, in vero, da questa dimostrazione, ma in vece come irreparabilmente rovesciata da essa. Però, per ''non'' dare a Cesare ''più di ciò'' che è dovuto a Cesare, lasciatemi osservare qui che l’assunzione dell’ipotesi che condusse {{AutoreCitato|Pierre-Simon Laplace|Laplace}} ad un risultato così glorioso sembra gli sia stata suggerita in gran parte da una concezione erronea — da quella stessa concezione erronea della quale noi abbiamo appunto parlato — dal preconcetto che prevale generalmente sul carattere delle nebulose, così impropriamente chiamate. Egli suppose che queste fossero in realtà ciò che implica la loro designazione. Il fatto è che questo grande uomo non aveva, molto giustamente, una piccola fede nelle sue facoltà puramente ''percettive''. Quindi per quanto<noinclude></noinclude> 568rvjw1ha6s9fp8sql1uah6is72p94 Pagina:Poe - Eureka, 1902.djvu/68 108 566979 3832704 3653116 2026-05-07T08:09:01Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Riletta */ 3832704 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|68|{{Sc|eureka}}|}}</noinclude><section begin="s1" />riguarda l’esistenza positiva delle nebulose, un’esistenza tanto confidentemente sostenuta dai suoi astronomi contemporanei, egli faceva minor assegnamento su ciò che vedeva che su ciò che udiva. Si vedrà che le sole objezioni valide contro la sua teoria sono quelle fatte contro la sua ipotesi considerata come tale contro ciò che la suggerì e non contro ciò che essa suggerisce, contro le sue proposizioni più tosto che contro i suoi risultati. L’ipotesi meno giustificata di {{AutoreCitato|Pierre-Simon Laplace|Laplace}} era quella di dare agli atomi un movimento verso un centro, malgrado che egli comprendesse evidentemente che questi atomi si estendono in una successione illimitata in tutto lo spazio Universale. Io ho già dimostrato che in tali circostanze non poteva succedere alcun movimento, e per conseguenza Laplace ne ammetteva uno su di una base tanto poco filosofica quanto poco necessaria per stabilire ciò che voleva stabilire. La sua idea originale pare sia stata un composto dei veri atomi di {{AutoreCitato|Epicuro|Epicuro}} colle pseudo-nebulose dei suoi contemporanei, e così la sua teoria si presenta a noi colla singolare anomalia della verità assoluta, dedotta come risultato matematico da un ibrido ''datum'' dell’antica imaginazione intrecciata colla moderna mancanza di acume. La forza reale di Laplace sta, in fatto, in un istinto matematico quasi miracoloso: egli aveva fede in quest’istinto e mai esso gli mancò, mai lo ingannò: — nel caso della Cosmogonia Nebulare l’istinto lo condusse, ad occhi bendati, attraverso un labirinto di errori in uno dei più luminosi e stupendi templi della Verità.<section end="s1" /> <section begin="s2" /> {{Centrato|X.}} Imaginiamo, per un momento, che il primo anello projettato dal Sole, cioè l’anello che rompendosi formò Nettuno, non si rompa realmente finché non avviene la projezione dell’anello dal quale nacque Urano; che quest’ultimo anello rimanga di nuovo intatto finchè avvenga l’emissione di quell’anello dal quale nacque Saturno; che quest’ultimo di nuovo rimanga intero finché avvenga l’emissione di quella forma che originò Giove — e così via. Imaginiamo, in una parola, che non avvenga nessuna dissoluzione negli anelli fino all’emissione finale di quello che diede origine a Mercurio. Noi così ci dipingiamo, agli occhi della mente, una serie di cerchi concentrici coesistenti, e considerandoli tanto in ''essi stessi'' quanto nei procedimenti per cui, secondo l’ipotesi di Laplace, essi furono costrutti, noi vediamo subito un’analogia molto singolare cogli strati atomici ed i processi dell’irradiazione, originale come io l’ho descritta. È <section end="s2" /><noinclude></noinclude> t39ttnomuzda4n5gw87pkyfkufkomhe Pagina:Poe - Eureka, 1902.djvu/69 108 566980 3832705 3652708 2026-05-07T08:12:51Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Riletta */ 3832705 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione||EUREKA|69}}</noinclude>forse impossibile, misurando rispettivamente le ''forze'' per mezzo delle quali ogni cerchio planetario successivo fu emesso — cioè, misurando le successive eccedenze di rotazione su la gravitazione che hanno cagionato le projezioni successive — di trovare più decisamente confermata l’analogia in questione? ''È forse improbabile che noi scopriamo che queste forze hanno cambiato, come nell’irradiazione originale — proporzionalmente ai quadrati delle distanze?'' Il nostro sistema solare che consiste principalmente in un sole con sedici pianeti, certamente e forse alcuni di più che roteano attorno ad esso a differenti distanze, e accompagnato da diciassette lune, per certo, ma ''molto'' probabilmente da altre ancora — si può considerare, ora, come ''un esempio'' delle innumerevoli agglomerazioni, che continuarono a prodursi in tutta la Sfera Universale, di atomi al ritirarsi della Volontà Divina. Io intendo dire che il nostro sistema solare deve essere considerato come un ''caso generico'' di queste agglomerazioni, o, più correttamente, delle ulteriori condizioni a cui esse arrivarono. Se noi fissiamo la nostra attenzione sull’idea ''della massima quantità di Rapporti possibile'', come è nel disegno dell’Onnipotente e sulle precauzioni prese per compirlo per mezzo della differenza di forma tra gli atomi originali e dell’inequidistanza particolare, noi troveremo impossibile il supporre anche solo per un momento che due qualsiasi delle agglomerazioni incipienti raggiungano alfine precisamente lo stesso risultato. Noi saremmo più tosto inclinati a pensare che non vi sono ''due'' corpi stellari nell’Universo simili in particolare — siano essi soli o pianeti o lune — mentre ''tutti'' lo sono in generale. Allora, noi possiamo sempre meno imaginare che due ''gruppi'' qualunque di tali corpi — due «sistemi» qualunque — possano avere una rassomiglianza più che generale<ref>Non è ''impossibile'' che alcuni imprevisti perfezionamenti ottici possano scoprire, tra innumerevoli varietà di sistemi, un sole luminoso, circondato da anelli luminosi e non luminosi, entro e fuori e fra i quali girino dei pianeti luminosi e non luminosi accompagnati da lune colle loro lune — ed anche queste ultime colle loro lune particolari.</ref>. I nostri telescopî, su questo punto, confermano interamente le nostre deduzioni. Considerando, dunque, il nostro sistema solare semplicemente come un tipo libero e generale di tutti gli altri, noi siamo andati tanto lontano nel nostro soggetto da poter esaminare l’universo sotto l’aspetto di uno spazio sferico sul quale esistono, dispersi ovunque con un’eguaglianza puramente generale, un numero di ''sistemi'' simili puramente in generale. Ora, allargando le nostre concezioni, consideriamo ciascuno di questi sistemi come un atomo per sè stesso; ciò<noinclude></noinclude> stmjc13amwjka2nnphjbnu9l6l6t5oc Pagina:Poe - Eureka, 1902.djvu/70 108 566981 3832710 3652713 2026-05-07T08:16:17Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Riletta */ 3832710 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|70|{{Sc|eureka}}|}}</noinclude><section begin="s1" />che è realmente vero, se noi lo consideriamo come una sola delle incalcolabili miriadi di sistemi che costituiscono l’Universo. Considerandoli, dunque, ognuno come colossali atomi, dotati ognuno della stessa indistruttibile tendenza all’Unità che caratterizza i veri atomi da cui è composto — noi entriamo ad un tratto in un nuovo ordine di aggregazioni. I più piccoli sistemi, in prossimità di uno più grande, dovranno inevitabilmente essere attirati sempre più vicino. Un migliajo si riunirà qua: un milione là — qui forse un bilione — lasciando così degli smisurati vuoti nello spazio. E se ora mi si domandasse perchè nel caso di questi sistemi — di questi atomi veramente Titanici — io parlo unicamente di un «insieme» e non, come nel caso degli atomi positivi, di un’agglomerazione più o meno consolidata: — se si domandasse, per esempio, perchè io non sostengo fino alla sua legittima conclusione ciò che dichiaro, e non descrivo allo stesso tempo quest’insieme di sistemi-atomi che si precipitano e si consolidano in isfere — e condensandosi diventano un magnifico sole — la mia risposta sarebbe questa: μελλοντα ταῡτα — io non mi arresto che un solo momento sulla Soglia ''del Futuro''. Per ora, chiamando queste riunioni «gruppi», noi li consideriamo negli stadî incipienti della loro consolidazione. La loro consolidazione ''assoluta'' deve ancora ''compiersi''. Noi siamo ora giunti ad un punto da cui contempliamo l’Universo come uno spazio sferico cosparso ''non ugualmente di gruppi''. Si deve notare che qui io preferisco l’avverbio «non ugualmente» alla frase «con un’uguaglianza puramente generale», già usata prima d’ora. È evidente, in fatto, che l’uguaglianza di distribuzione diminuirà in ragione del progresso dell’agglomerazione — cioè, come le cose distribuite diminuiscono di numero, così l’aumentare dell’''ineguaglianza'' — un aumentare che deve continuare finchè non arriverà un’epoca, o prima o poi, in cui l’agglomerazione più larga assorbirà tutte le altre — deve essere considerato semplicemente come un indizio che conferma la ''tendenza all’unità''.<section end="s1" /> <section begin="s2" /> {{Centrato|XI.}} E qui finalmente pare conveniente investigare se i ''fatti'' dell’Astronomia già accertati confermano l’ordinamento generale che io ho assegnato così deduttivamente al Firmamento. E questi fatti lo ''confermano'' interamente. Alcune osservazioni telescopiche, guidate dalle leggi di prospettiva, ci permettono di comprendere che l’Universo percettibile esiste come ''un gruppo di gruppi irregolarmente disposti''. I «gruppi», di cui è composto quest’universale «''gruppo'' <section end="s2" /><noinclude></noinclude> cte9v20rhpr74wqsthemkkpnov00mxi Pagina:Poe - Eureka, 1902.djvu/71 108 566982 3832715 3653063 2026-05-07T08:19:00Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Riletta */ 3832715 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione||EUREKA|71}}</noinclude>''di gruppi''», sono semplicemente ciò che noi abbiamo chiamato per abitudine «nebulosa» — e di queste nebulose ''una'' è di un interesse supremo per l’umanità. Alludo alla Galassia o Via Lattea. Questa c’interessa, prima di tutto e molto chiaramente, a cagione della grande superiorità del suo volume apparente, non solo su qualunque altro gruppo nel firmamento, ma su tutti gli altri gruppi presi insieme. In paragone il più largo di questi gruppi non occupa che un punto solo e si vede distintamente soltanto coll’ajuto di un telescopio. La Galassia serpeggia attraverso al Cielo ed è brillantemente visibile ad occhio nudo. Ma essa interessa l’uomo principalmente, per quanto meno immediatamente, in quanto essa è la sua patria, la patria della terra su cui egli esiste, la patria del sole attorno a cui questa terra gira, la patria di quel «sistema» di sfere di cui il sole è il centro e l’astro primario — la Terra uno dei sedici secondarî o pianeti — la Luna uno dei diciassette terziarî o satelliti. La Galassia, lo ripeto, non è che uno dei ''gruppi'' che ho già descritti — uno di quei gruppi impropriamente chiamati «nebulose», che si rivelano a noi soltanto qualche volta per mezzo del telescopio — come leggiere macchie nebulose in diverse parti del cielo. Noi non abbiamo nessuna ragione di supporre che la Via Lattea sia ''in realtà'' più estesa che la più piccola di queste nebulose. La sua grande superiorità di dimensione non è che una superiorità apparente nata dalla nostra posizione in riguardo ad essa — cioè dalla nostra posizione nel mezzo di essa. Per quanto quest’asserzione possa apparire strana da principio a chi non è versato in Astronomia, pure l’astronomo stesso non esita per nulla nell’asserire che noi siamo ''nel mezzo'' di quell’inconcepibile moltitudine di stelle, di soli, di sistemi, che costituiscono la Galassia. Di più non solo ''noi'' abbiamo — non solo il ''nostro'' Sole ha il diritto di rivendicare la Galassia come un suo gruppo speciale, ma, con qualche riserva, si può dire che tutte le stelle distintamente visibili nel firmamento — tutte le stelle visibili ad occhio nudo — hanno ugualmente il diritto di proclamarla di ''loro'' proprietà. Vi è stata una grande quantità di idee false su ciò che riguarda la ''forma'' della Galassia, della quale in quasi tutti i nostri trattati di astronomia si dice che sembri un Y maiuscola. Il gruppo in questione ha in realtà una certa somiglianza generale — ''{{Ec|mollo|molto}}'' generale col pianeta Saturno col suo triplice anello che lo circonda. Però, invece del globo solido di quel pianeta, noi dobbiamo imaginarci una lenticolare isola di stelle o collezione di stelle; il nostro Sole è posto eccentricamente — vicino alla costa dell’isola — da quella parte dell’isola che è più vicina alla costellazione della Croce e più lontana da quella di Cassiopea. L’anello<noinclude></noinclude> 11tzzzs7e45suyh30arblv62sa7gypd Pagina:Poe - Eureka, 1902.djvu/72 108 566983 3832718 3653064 2026-05-07T08:21:35Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Riletta */ 3832718 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|72|{{Sc|eureka}}|}}</noinclude>che la circonda, dalla parte più vicina alla nostra posizione, ha in sè un ''taglio'' longitudinale che è in realtà la causa, ''quando l’anello è vicino a noi'', per cui assume vagamente l’aspetto di Y majuscola. Però noi non dobbiamo cadere nell’errore di concepire questa fascia, alquanto indefinita, come tutt’affatto ''separata'', comparativamente parlando, dal gruppo lenticolare pure indefinito che essa circonda; e così, tanto per spiegarci, noi possiamo dire che il nostro Sole è realmente situato a quel punto dell’Y in cui le tre linee che lo compongono si uniscono; e supponendo che questa lettera sia di una certa solidità — di un certo spessore molto esiguo in paragone della sua lunghezza — noi possiamo anche dire che la nostra posizione è ''nel mezzo'' di questo spessore. Imaginando di essere in questa posizione, non troveremo più difficoltà a spiegarci i fenomeni già presentati — che sono completamente fenomeni di prospettiva. Quando noi guardiamo in alto o in basso — cioè quando noi gettiamo i nostri sguardi nella direzione dello ''spessore'' della lettera — noi vediamo un minor numero di stelle che quando noi li gettiamo nella direzione della sua ''lunghezza'' o ''lungo'' una delle tre linee che la compongono. Naturalmente, nel primo caso, le stelle appajono sparse e nell’ultimo ammucchiate. Rovesciamo questa spiegazione: — Un abitante della Terra che guarda ''verso'' la Galassia, come noi diciamo comunemente, la guarda allora nella direzione della sua lunghezza — la guarda ''lungo'' le linee dell’Y — ma quando, fissando gli occhi nel Cielo generale, li distoglie ''dalla'' Galassia, la esamina allora nella direzione dello spessore della lettera; ed in quel punto le stelle gli pajono sparse, mentre, realmente, esse sono riunite, in media, come nella massa del gruppo. ''Nessuna'' considerazione potrebbe essere più adatta per dare un’idea della stupefacente estensione di questo gruppo. Se con un telescopio molto potente noi ispezioniamo accuratamente il firmamento, scopriremo ''una fascia di gruppi'' — composta di ciò che noi abbiamo fin qui chiamato «nebulose» — una ''striscia'' di larghezza variabile, che si stende da un orizzonte all’altro, tagliando ad angolo retto la direzione generale della Via Lattea. Questa striscia è l’ultimo ''gruppo di gruppi''. Questa fascia è ''L’Universo''. La nostra Galassia non è che un gruppo e forse uno dei meno considerevoli che costituiscono quest’ultima fascia o zona Universale. L’aspetto di ''fascia'' o ''zona'' che assume ai nostri occhi questo gruppo di gruppi è puramente un fenomeno di prospettiva analogo a quello che ci fa vedere il nostro gruppo individuale, la Galassia, rozzamente sferico, sotto rispetto di una cintura che attraversa i cieli ad angolo retto col gruppo Universale. Naturalmente la forma del gruppo che racchiude<noinclude></noinclude> mbqqt9kmcmyz4vww32mpg93zokv4jqf Pagina:Poe - Eureka, 1902.djvu/73 108 566984 3832737 3653122 2026-05-07T08:46:29Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Riletta */ 3832737 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione||EUREKA|73}}</noinclude>tutti gli altri è, ''in generale'', quella di ogni gruppo separato che include. Appunto come le stelle sparse che noi vediamo in tutto il cielo quando distogliamo lo sguardo ''dalla'' Galassia, non sono in realtà che una parte di quella Galassia stessa e così strettamente collegata ad essa quanto uno di quei punti telescopici in cui pare sia lo strato più denso della sua massa — così le nebulose sparse che noi vediamo in tutti i punti del firmamento quando distogliamo i nostri sguardi ''dalla zona'' Universale — così appunto, io dico, devono essere considerate come sparse solamente per effetto della prospettiva, e come parti integranti dell’unica e suprema ''sfera'' Universale. Nessun errore astronomico è più insostenibile e mai nessuno fu tanto pertinacemente accolto quanto quello che considera l’Universo Siderale come assolutamente ''illimitato''. Le ragioni per la limitazione di questo Universo, come ho già detto ''a priori'', mi sembrano inconfutabili; ma per non parlare, per ora, di esse, ''l’osservazione'' ci assicura che in numerose direzioni attorno a noi, certamente, se non in tutte vi è un limite positivo — o almeno non ci offre nessun fondamento qualsiasi per pensare altrimenti. Se la successione delle stelle fosse infinita allora lo sfondo del Cielo ci presenterebbe una luminosità uniforme come quella spiegata dalla Galassia — ''poichè non vi sarebbe assolutamente neanche un punto in tutto questo sfondo in cui non esistesse una stella''. L’unica maniera, quindi, in cui in una tale condizione di cose noi potremmo comprendere i ''vuoti'' che il nostro telescopio trova in innumerevoli direzioni, sarebbe di supporre che la distanza dello sfondo invisibile sia così immensa che mai nessun raggio abbia fino ad ora potuto assolutamente giungere da esso fino a noi. Che ciò ''possa'' essere così, chi oserebbe negarlo? Io sostengo semplicemente che noi non abbiamo neppure l’ombra di una ragione per credere che ciò ''è'' così. Quando parlai della volgare tendenza che si ha di considerare tutti i corpi che sono sulla Terra, come unicamente tendenti verso il centro della Terra, osservai che «salvo certe eccezioni, che sono da specificarsi più oltre, ogni corpo sulla Terra tenderebbe, non solo al suo centro, ma inoltre verso qualunque altra direzione concepibile»<ref>Pag. [[Pagina:Poe - Eureka, 1902.djvu/33|33]].</ref>. Le «eccezioni» si riferiscono a quei frequenti vuoti nel Cielo, dove il nostro più minuzioso esame non può scoprire, non solo nessun corpo stellare, ma neppure un indizio della loro esistenza — dove abissi spalancati, più neri dell’Èrebo, sembra che ci concedano un rapido sguardo attraverso ai muri limitrofi dell’Universo Siderale, laggiù nell’illimitabile Uni-<noinclude></noinclude> 0wxubkit3y58vs4icl59qji4iqiw70n Pagina:Poe - Eureka, 1902.djvu/74 108 566985 3832738 3653123 2026-05-07T08:49:36Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Riletta */ 3832738 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|74|{{Sc|eureka}}|}}</noinclude>verso del Vuoto. Ora, siccome può accadere ad ogni corpo esistente sulla Terra di passare per una linea di uno di questi vuoti o abissi cosmici, o per il suo movimento o per quello della Terra, è chiaro che esso non sarà più a lungo attratto ''nella direzione di quel vuoto'', e per il momento, conseguentemente, sarà «più pesante» che in qualunque altro periodo, sia prima che dopo. Tuttavia, indipendentemente dalle considerazioni di questi vuoti e non curandoci che della distribuzione generalmente ineguale delle stelle, noi vediamo che la tendenza assoluta dei corpi terrestri verso il centro della Terra è in una condizione di variazione perpetua. Noi comprendiamo, dunque, la insulazione del nostro Universo. Noi percepiamo l’isolamento di ''ciò che'' — ''di tutto ciò che'' possiamo afferrare coi nostri sensi. Noi sappiamo che esiste un ''gruppo di gruppi'' — un’agglomerazione attorno alla quale, da tutte le parti, si stende l’immensurabile spazio, deserto inconcepibile ''ad ogni percezione umana''. Ma ''poichè'' noi siamo costretti a fermarci ai confini di questo Universo Siderale per mancanza di prove ulteriori fornite dai nostri sensi, è esso giusto di concludere che, in realtà, non vi è nessun altro punto materiale oltre quello che ci è permesso di conseguire? Abbiamo o non abbiamo noi il diritto analogico di dedurre che questo Universo percettibile — che questo gruppo di gruppi — non è che ''uno'' di ''quella'' serie di gruppi di gruppi, i cui rimanenti gruppi sono invisibili a causa della loro distanza — perchè la diffusione della loro luce, prima di giungere a noi, è così eccessiva da non produrre sulla nostra retina alcuna impressione luminosa — o, perchè non vi sono assolutamente delle emanazioni di luce da questi mondi così inesprimibilmente distanti — o finalmente perchè l’intervallo che ci separa è così vasto che le onde elettriche della loro presenza nello Spazio non hanno ancora potuto attraversare quell’intervallo dopo miriadi di anni trascorsi? Abbiamo noi qualche diritto a tali inferenze — abbiamo noi una qualche base per visioni come questa? Se noi abbiamo ''fino ad un certo punto'' questo diritto, abbiamo pure diritto alla loro estensione infinita. Il cervello umano ha evidentemente una tendenza verso l’«Infinito», ed accarezza il fantasma di quest’idea. Sembra agognare con appassionato fervore verso questa impossibile concezione colla speranza di credervi intellettualmente quando l’avrà concepita. Nessun individuo della razza umana può, senza dubbio, essere autorizzato a considerare come anormale ciò che è generale in tutta questa razza; ciò non ostante, vi ''può'' essere una classe d’intelligenze superiori per la quale la tendenza umana di cui si è già parlato possa avere tutto il carattere di monomania. La mia domanda, intanto, rimane senza risposta: — {{Pt|Ab-|}}<noinclude></noinclude> 9qqnq3mkvhuqufenj344uq18st16uar Pagina:Poe - Eureka, 1902.djvu/75 108 566986 3832740 3653071 2026-05-07T08:52:10Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Riletta */ 3832740 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione||EUREKA|75}}</noinclude><section begin="s1" />{{Pt|biamo|Abbiamo}} noi qualche diritto d’inferire — diciamo piuttosto d’imaginare — una interminabile successione di «gruppi di gruppi», o di «Universi» più o meno simili? Io rispondo che il «diritto», in un caso come questo, dipende assolutamente dall’ardimento di quella imaginazione che si arrischia a proclamare il suo diritto. Lasciatemi soltanto dichiarare che io mi sento individualmente spinto a ''fantasticare'' — non oso esprimermi diversamente — che vi ''esista'' una ''infinita'' successione di Universi più o meno simili a quello del quale noi abbiamo conoscenza — a quell’''unico'' del quale noi avremo sempre conoscenza — almeno fino al momento in cui il nostro particolare Universo ritornerà all’Unità. Tuttavia, ''se'' tali gruppi di gruppi esistono — ''e essi devono esistere'' — è ampiamente chiaro che, non avendo avuto nessuna parte nella nostra origine, non hanno nessuna parte nelle nostre leggi. Nè essi attraggono noi, nè noi attiriamo loro. La loro materia prima — il loro spirito non è il nostro — non è ciò che prevale in una parte qualunque del nostro Universo. Essi non potrebbero impressionare nè i nostri sensi nè la nostra anima. Tra essi e noi — considerandoli tutti per un momento collettivamente — non vi sono influenze comuni. Ognuno esiste a parte e indipendentemente, ''nel seno del suo Dio proprio e particolare''.<section end="s1" /> <section begin="s2" /> {{Centrato|XII.}} Nella condotta di questo Discorso io miro meno all’ordine fisico che al metafisico. La chiarezza con cui dei fenomeni anche materiali sono presentati all’intelligenza, dipende assai poco, io ho imparato a capirlo da molto tempo, da un ordinamento puramente materiale, dipende anzi, quasi del tutto, da un ordinamento morale. Se, dunque, qualche volta pare che io avanzi troppo prolissamente da un punto ad un altro del mio argomento, dirò che lo faccio nella speranza di mantenere il meglio possibile intatta quella catena di ''impressioni graduate'', per mezzo della quale soltanto l’intelletto umano può ripromettersi di abbracciai le grandiosità di cui io parlo e di comprenderle nella loro maestosa totalità. Fino ad ora la nostra attenzione è stata diretta quasi esclusivamente ad un aggruppamento generale e relativo dei corpi stellari nello spazio. Delle specificazioni ve ne sono state poche; e qualunque idea di ''quantità'' — cioè idea di numero, di grandezza e di distanza — è stata trasmessa incidentalmente a guisa di preparazione per delle concezioni più definitive. Tentiamo ora di concepire queste ultime. Il nostro sistema solare, come si è già detto, consta {{Pt|prin-|}}<section end="s2" /><noinclude></noinclude> a7ozdjbl1c3g82wtqbqew89a9cns16g Pagina:Poe - Eureka, 1902.djvu/76 108 566987 3832743 3653119 2026-05-07T09:26:48Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Riletta */ 3832743 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|76|{{Sc|eureka}}|}}</noinclude>{{Pt|cipalmente|principalmente}} di un sole e sedici pianeti senza dubbio; ma molto probabilmente di alcuni altri che si aggirano attorno ad esso come loro centro e accompagnati da diciassette lune di cui noi siamo certi, con diverse altre forse di cui non sappiamo niente. Questi vari corpi non sono vere sfere, ma sferoidi schiacciati — sfere schiacciate ai poli di quegli assi imaginari attorno ai quali girano — il cui schiacciamento non è che una conseguenza della rotazione. Il Sole però non ò veramente il centro del sistema, perchè questo Sole stesso con tutti i pianeti gira attorno ad un punto dello spazio, perpetuamente variante, che è il centro di gravità generale dei sistema. Non dobbiamo neppure considerare le orbite nelle quali i diversi sferoidi si muovono — le lune attorno ai pianeti, i pianeti attorno al Sole, o il Sole attorno al centro comune — come circoli nel vero senso della parola. Esse sono in realtà delle ''ellissi'' — ''uno dei fuochi essendo il punto attorno al quale vien fatto il movimento di rivoluzione''. Un’ellisse ò una curva ritornante su sè stessa, che ha uno dei suoi diametri più lungo dell’altro. Nel diametro più lungo vi sono due punti equidistanti dalla metà della linea, epperò così situati che, se da ciascuno di essi si tirasse una linea retta ad un punto qualsiasi della curva, le due linee prese insieme sarebbero uguali al diametro più lungo. Concepiamo adunque una ellisse di questo genere. Ad uno dei punti mentovati che sono i ''fuochi'', fissiamo un arancio. Con un filo elastico uniamo quest’arancio con un pisello, e mettiamo quest’ultimo sulla circonferenza dell’ellisse. Moviamo ora il pisello continuamente intorno all’arancio — tenendolo sempre sulla circonferenza dell’ellisse. Il filo elastico, che naturalmente varia in lunghezza quando moviamo il pisello, formerà ciò che in geometria si chiama ''radius vector''. Ora se noi consideriamo l’arancio come Sole, ed il pisello come un pianeta roteante attorno ad esso, la rivoluzione si farebbe in modo tale — con una velocità così variabile — che il ''radius vector'' passerebbe sopra ''aree di spazio uguali in tempo uguale''. Il cammino del pisello ''sarebbe'' — o in altre parole il cammino del pianeta — ''è'' naturalmente lento in proporzione della sua distanza dal Sole — rapido in proporzione della sua prossimità. Quei pianeti, inoltre, quanto più lontani sono dal Sole, tanto più lentamente si muovono, ''avendo i quadrati dei loro periodi di rivoluzione tra loro la stessa proporzione che hanno tra loro i cubi delle loro distanze medie dal Sole''. Le leggi di rivoluzione, qui descritte, così meravigliosamente complesse, non si debbono tuttavia considerare come esistenti solo nel nostro sistema. Esse esistono ''dovunque'' esiste l’Attrazione. Esse reggono l’''Universo''. Ogni punto, che brilla nel firmamento è, senza dubbio, un Sole luminoso assomigliante al nostro, almeno nei suoi caratteri generali;<noinclude></noinclude> 6o673qlpfhsb2n0m0grk2gijt0ufrjm 3832744 3832743 2026-05-07T09:30:09Z Marcella Medici (BEIC) 22982 3832744 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|76|{{Sc|eureka}}|}}</noinclude>{{Pt|cipalmente|principalmente}} di un sole e sedici pianeti senza dubbio; ma molto probabilmente di alcuni altri che si aggirano attorno ad esso come loro centro e accompagnati da diciassette lune di cui noi siamo certi, con diverse altre forse di cui non sappiamo niente. Questi vari corpi non sono vere sfere, ma sferoidi schiacciati — sfere schiacciate ai poli di quegli assi imaginari attorno ai quali girano — il cui schiacciamento non è che una conseguenza della rotazione. Il Sole però non è veramente il centro del sistema, perchè questo Sole stesso con tutti i pianeti gira attorno ad un punto dello spazio, perpetuamente variante, che è il centro di gravità generale del sistema. Non dobbiamo neppure considerare le orbite nelle quali i diversi sferoidi si muovono — le lune attorno ai pianeti, i pianeti attorno al Sole, o il Sole attorno al centro comune — come circoli nel vero senso della parola. Esse sono in realtà delle ''ellissi'' — ''uno dei fuochi essendo il punto attorno al quale vien fatto il movimento di rivoluzione''. Un’ellisse è una curva ritornante su sè stessa, che ha uno dei suoi diametri più lungo dell’altro. Nel diametro più lungo vi sono due punti equidistanti dalla metà della linea, epperò così situati che, se da ciascuno di essi si tirasse una linea retta ad un punto qualsiasi della curva, le due linee prese insieme sarebbero uguali al diametro più lungo. Concepiamo adunque una ellisse di questo genere. Ad uno dei punti mentovati che sono i ''fuochi'', fissiamo un arancio. Con un filo elastico uniamo quest’arancio con un pisello, e mettiamo quest’ultimo sulla circonferenza dell’ellisse. Moviamo ora il pisello continuamente intorno all’arancio — tenendolo sempre sulla circonferenza dell’ellisse. Il filo elastico, che naturalmente varia in lunghezza quando moviamo il pisello, formerà ciò che in geometria si chiama ''radius vector''. Ora se noi consideriamo l’arancio come Sole, ed il pisello come un pianeta roteante attorno ad esso, la rivoluzione si farebbe in modo tale — con una velocità così variabile — che il ''radius vector'' passerebbe sopra ''aree di spazio uguali in tempo uguale''. Il cammino del pisello ''sarebbe'' — o in altre parole il cammino del pianeta — ''è'' naturalmente lento in proporzione della sua distanza dal Sole — rapido in proporzione della sua prossimità. Quei pianeti, inoltre, quanto più lontani sono dal Sole, tanto più lentamente si muovono, ''avendo i quadrati dei loro periodi di rivoluzione tra loro la stessa proporzione che hanno tra loro i cubi delle loro distanze medie dal Sole''. Le leggi di rivoluzione, qui descritte, così meravigliosamente complesse, non si debbono tuttavia considerare come esistenti solo nel nostro sistema. Esse esistono ''dovunque'' esiste l’Attrazione. Esse reggono l’''Universo''. Ogni punto, che brilla nel firmamento è, senza dubbio, un Sole luminoso assomigliante al nostro, almeno nei suoi caratteri generali;<noinclude></noinclude> 1cwie2irfcyjbn3jmht8jd6phkst39h Pagina:Poe - Eureka, 1902.djvu/77 108 566988 3832745 3653120 2026-05-07T09:34:38Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Riletta */ 3832745 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione||EUREKA|77}}</noinclude>il quale è accompagnato da un maggiore o minor numero di pianeti, più o meno grandi, la cui luminosità sempre tardiva non è sufficiente per renderli visibili a noi ad una distanza così immensa, ma che, ciò non ostante, girano, accompagnati da lune, intorno al loro centro stellare, obbedendo ai principî già spiegati — obbedendo alle tre leggi di rivoluzione onniprevalente — alle tre leggi immortali ''divinate'' dall’imaginativo {{AutoreCitato|Giovanni Keplero|Kepler}}, e dimostrate soltanto in seguito e spiegate dal paziente e matematico {{AutoreCitato|Isaac Newton|Newton}}. In una certa tribù di filosofi che si vantano eccessivamente di basarsi su fatti positivi, è veramente troppo alla moda di motteggiare su tutte le speculazioni col comprensivo ''soprannome'' di «opera congetturale». Ma il punto che si deve considerare è, ''chi'' congettura. Congetturando con {{AutoreCitato|Platone|Platone}}, noi occupiamo il nostro tempo in uno scopo migliore, ora e sempre, che ascoltando una dimostrazione di {{AutoreCitato|Alcmeone di Crotone|Alcmeone}}. In molti lavori di Astronomia io vedo distintamente stabilito che le leggi di Kepler sono ''le basi'' del grande principio della Gravitazione. Questa idea deve essere nata dal fatto che la divinazione che ebbe Kepler di queste leggi e le sue prove ''a posteriori'' che avevano un’esistenza positiva, condussero Newton a spiegarle per mezzo dell’ipotesi della Gravitazione e finalmente a dimostrarle ''a priori'' come conseguenze necessarie dei principi ipotetici. Così le leggi di Kepler, ben lontane dall’essere le basi della legge di Gravità, hanno la legge di Gravità per loro base — ciò che avviene, in vero, di tutte le leggi dell’Universo materiale che non si riferiscono soltanto alla Repulsione. La distanza media della Terra dalla Luna — cioè dal corpo celeste più vicino a noi — è di 237 000 miglia. Mercurio, il pianeta più vicino al sole, è distante da esso 37 milioni di miglia. Venere, che lo segue, rotea ad una distanza di 68 milioni: — la Terra, che vien dopo, ad una distanza di 95 milioni: — Marte, poi, ad una distanza di 144 milioni. Poi vengono gli otto asteroidi (Cerere, Giunone, Vesta, Pallade, Astrea, Flora, Iride ed Ebe) ad una distanza media di circa 250 milioni. Poi abbiamo Giove distante 490 milioni; poi Saturno 900 milioni; poi Urano 1900 milioni; finalmente Nettuno, ultimamente scoperto, e girante ad una distanza, dico, di 2800 milioni. Lasciando Nettuno fuori di causa, che fino ad ora noi conosciamo poco, e che è probabilmente un pianeta di un sistema di Asteroidi — si vedrà che, entro certi limiti, esiste un ''ordine di intervalli'' tra i pianeti. Parlando approssimativamente, noi possiamo dire che ogni pianeta esterno è lontano dal Sole due volte quanto il pianeta interno che lo precede. Non potrebbe l’''ordine'' qui mentovato — ''non potrebbe la legge di Bode essere dedotta dalla considerazione dell’analogia che ha luogo, come fu da me suggerito, tra la''<noinclude></noinclude> g76pgj7lgpjvulo30ir2fptivdso39y Pagina:Poe - Eureka, 1902.djvu/78 108 566989 3832746 3653121 2026-05-07T10:01:42Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Riletta */ 3832746 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|78|{{Sc|eureka}}|}}</noinclude>''espulsione solare degli anelli e il modo dell’irradiazione atomica?'' Sarebbe follìa il tentar di comprendere i numeri così frettolosamente menzionati in questa tavola delle distanze, a meno che non sia dal punto di vista dei fatti aritmetici astratti. Essi non sono praticamente tangibili. Non trasmettono nessuna idea precisa. Io ho esposto che Nettuno, il pianeta più lontano dal Sole, fa il suo giro di rivoluzione intorno a sè ad una distanza di 2800 milioni di miglia. Fino a questo punto, sta bene: — Io ho esposto un fatto matematico e senza comprenderlo affatto noi lo possiamo usare — matematicamente. Ma accennando anche che la Luna gira attorno alla Terra alla distanza comparativamente piccola di 237 000 miglia, io non accarezzai nessuna speranza di far comprendere — di far sapere — o sentire — a qualcuno, quanto lontana dalla Terra ''sia'' positivamente la Luna. ''237 000 miglia''. Vi sono forse pochi dei miei lettori che non abbiano attraversato l’Oceano Atlantico; pure quanti fra essi hanno un’idea chiara delle 3000 miglia soltanto che si trovano fra una sponda e l’altra? Io dubito, davvero, che esista un uomo che possa far entrare nel suo cervello la più lontana concezione dell’intervallo che vi è tra una pietra migliare e quella che le è vicina sulla strada maestra. Noi siamo però, fino ad un certo punto, ajutati nella nostra considerazione di distanza combinando questa colla considerazione affine della velocità. Il suono passa attraverso 1100 piedi di spazio in un secondo di tempo. Ora, se fosse possibile per un abitante della Terra di vedere il lampo di un cannone scaricato nella luna e di udirne il suono, egli dovrebbe aspettare dopo aver visto il lampo, più di tredici giorni e tredici notti prima di ricevere qualche avviso del suono. Per quanto debole sia l’impressione, ottenuta con questo mezzo, della distanza reale della Luna dalla Terra, avrà ciò non ostante una utilità, permettendoci di vedere più chiaramente la futilità del tentativo di afferrare ad intervalli così vasti come quello di 2800 milioni di miglia che è tra il nostro Sole e Nettuno; o anche quello di 95 milioni che è tra il Sole e la Terra che noi abitiamo. Una palla di cannone lanciata colla massima velocità colla quale sia mai stata lanciata a conoscenza d’uomo una palla, non potrebbe attraversare quest’ultimo intervallo in meno di 20 anni; mentre per attraversare il primo abbisognerebbe di 590 anni. Il diametro reale della nostra Luna è di 2160 miglia; epperò essa è un oggetto comparativamente così piccolo che sarebbero necessari cinquanta di tali globi per comporne uno largo quanto la Terra. Il diametro del nostro globo è di 7912 miglia — ma dall’enunciazione di questi numeri quale idea positiva ne ricaviamo?<noinclude></noinclude> 5oxt7vw4hm7wg43shohft273wqhxtrv Pagina:Poe - Eureka, 1902.djvu/79 108 566990 3832747 3653124 2026-05-07T10:04:09Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Riletta */ 3832747 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione||EUREKA|79}}</noinclude>{{nop}} Se noi saliamo una ordinaria montagna e guardiamo attorno a noi dalla sua sommità, noi osserviamo un paesaggio che si allarga circa 40 miglia in ogni direzione, formante un circolo di 250 miglia di circonferenza che racchiude un’area di 5000 miglia quadrate. L’estensione di un tale prospetto, a cagione della ''successione'' con cui necessariamente le sue parti si presentano al nostro sguardo, non può essere apprezzata che molto debolmente e molto parzialmente — pure l’intero panorama non comprende più di una quarantamillesima parte della sola ''superficie'' del nostro globo. Se poi questo panorama dovesse essere seguito, dopo l’intervallo di un’ora, da un altro panorama di estensione uguale; e questo ancora da un terzo, dopo l’intervallo di un’ora; e questo ancora da un quarto, dopo l’intervallo di un’altra ora — e così via, finchè tutto lo sviluppo scenico della Terra fosse esaurito; e se noi fossimo impegnati per esaminare questi vari panorami per dodici ore di ogni giorno, noi dovremmo, {{Ec|ciononotsante|ciononostante}}, passare nove anni ed otto giorni per completare quest’ispezione generale. Ma se la sola superficie della Terra elude il potere dell’imaginazione, che cosa dobbiamo noi pensare del suo contenuto cubico? Esso abbraccia una massa di materia uguale in peso a due sestilioni e duecento quintilioni almeno di tonnellate. Supponiamolo in uno stato di quiete e proviamo ora di concepire una forza meccanica sufficiente per metterlo in moto! Non la forza di tutte le miriadi di esseri i quali noi possiamo concludere che abitano il mondo planetario del nostro sistema — non la forza fisica combinata di ''tutti'' questi esseri — anche ammettendo che tutti siano più potenti dell’uomo — potrebbe servire a muovere la ponderosa massa, sia pure di ''un solo pollice'', dalla sua posizione. Che cosa si dirà, allora, della forza, che in simili circostanze sarebbe necessaria per muovere il ''più grande'' dei nostri pianeti: Giove? Questo ha 86 000 miglia di diametro, e includerebbe nella sua periferia più di mille globi grandi come la nostra Terra. Pure questo maraviglioso corpo gira attualmente attorno al sole in ragione di 29 000 miglia in un’ora — cioè con una velocità cinquanta volte maggiore di quella di una palla da cannone! Non si può neppur dire che il pensiero di un tale fenomeno ''faccia trasalire'' la ragione — esso la paralizza e la sgomenta. Non di rado noi abbiamo assegnato alla nostra imaginazione il còmpito di dipingerci le facoltà di un angelo. Imaginiamo un tale essere ad una distanza di qualche centinaja di miglia da Giove — prossimo testimonio oculare di questo pianeta, quand’esso si affretta nella sua annuale rivoluzione Ora possiamo noi, domando, formarci un concetto abbastanza chiaro della spirituale elevazione di questo essere ideale, quanto ''quello''<noinclude></noinclude> 6g1biw7wt5vau0qtc0drvr1p80ee76o Pagina:Poe - Eureka, 1902.djvu/80 108 566991 3832751 3653126 2026-05-07T10:08:14Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Riletta */ 3832751 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|80|{{Sc|eureka}}|}}</noinclude>implicato nella supposizione che egli stesso — per quanto angelico sia — non venga subito gettato nel nulla e schiacciato da questa smisurata massa di materia che gira impetuosamente proprio davanti ai suoi occhi, con una velocità tanto indicibile? A questo punto, tuttavia, mi pare conveniente osservare che, in realtà, noi non abbiamo parlato comparativamente che di inezie. Il nostro Sole — l’orbe centrale che dirige il sistema a cui appartiene Giove — è non solo maggiore di Giove, ma maggiore assai di tutti i pianeti del sistema presi insieme. Questo fatto è veramente una condizione essenziale della stabilità del sistema stesso. Il diametro di Giove, si è già detto, è di 86 000 miglia — quello del Sole è di 882 000 miglia. Un abitante del Sole che percorresse novanta miglia al giorno, dovrebbe seguire il grande circolo della sua circonferenza per più di ottant’anni. Esso occupa uno spazio cubico di 681 quadrilioni e 472 trilioni di miglia. La Luna, come si è già stabilito, gira intorno alla Terra, ad una distanza di 237 000 miglia — in un’orbita, conseguentemente, di quasi un milione e mezzo. Ora se il Sole fosse messo sulla Terra, centro sopra centro, il corpo del primo si estenderebbe in ogni direzione, non solo fino alla linea dell’orbita della Luna, ma più in là ancora ad una distanza di 200 000 miglia. E qui, una volta ancora, lasciatemi dire che, in realtà, noi non abbiamo ''fino ad ora'' parlato comparativamente che d’inezie. La distanza del pianeta Nettuno dal Sole è stata stabilita a 2800 milioni di miglia: la circonferenza della sua orbita, quindi, è di 17 bilioni circa. Ricordiamoci bene di ciò quando noi guardiamo qualcuna delle più brillanti stelle. Fra questa stella e quella del ''nostro'' sistema (il Sole), vi è un tale abisso di spazio che sarebbe necessaria la lingua di un arcangelo per darne un’idea. Dunque la stella, sulla quale supponiamo di aver gettato uno sguardo, è una cosa affatto separata dal ''nostro'' sistema e dal ''nostro'' Sole o stella: pure, per ora, imaginiamola messa sul nostro Sole, centro sopra centro, come appunto or ora imaginavamo che il Sole stesso fosse situato sulla Terra. Imaginiamoci ora che la stella particolare, che abbiamo in mente, si estenda in ogni direzione oltre l’orbita di Mercurio — di Venere — della Terra: — sempre ''avanti'' oltre le orbite di Marte — di Giove — di Urano — finché, finalmente, noi imaginiamo che riempia il circolo — ''di diciassette bilioni di miglia di circonferenza'' — che descrive nel suo giro di rivoluzione il pianeta di {{AutoreCitato|Urbain Le Verrier|Leverrier}}. Quando noi avremo concepito tutto ciò, noi non avremo concepito nessuna idea stravagante. Vi sono le migliori ragioni per credere che molte stelle sono ancora molto più grandi di quella che abbiamo imaginato. Intendo dire che abbiamo la migliore base ''empirica'' per tale<noinclude></noinclude> 5748l0hv5t1nqquepc98idq16zt2tyn Pagina:Poe - Eureka, 1902.djvu/81 108 566992 3832753 3653134 2026-05-07T10:11:11Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Riletta */ 3832753 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione||EUREKA|81}}</noinclude>credenza — e, gettando uno sguardo indietro sopra gli ordinamenti atomici, originali per la ''diversità'' che noi abbiamo considerata come una parte del piano Divino della costituzione dell’Universo, noi potremo facilmente capire e credere all’esistenza di sproporzioni nelle dimensioni delle stelle assai più vaste di quelle di cui abbiamo fino ad ora parlato. Naturalmente noi dobbiamo aspettarci di trovare i corpi più grandi roteanti nei vuoti più grandi dello Spazio. Io notavo appunto or ora, che per dare un’idea dell’intervallo che sta tra il nostro Sole e qualunque altra stella, noi avremmo bisogno dell’eloquenza di un arcangelo. Dicendo ciò non dovrei essere accusato di esagerazione; perchè, in verità, questi sono argomenti sui quali è raramente possibile esagerare. Ma portiamo la materia più distintamente davanti agli occhi della mente. In primo luogo, noi possiamo avere una ''relativa'' concezione generale dell’intervallo in questione, comparandolo cogli spazi interplanetari. Se, per esempio, noi supponiamo che la Terra, che è in realtà 95 milioni di miglia lontana dal Sole, non sia lontana da quell’astro che ''un piede'', Nettuno allora sarebbe distante quaranta piedi ''e la stella Alpha Lyræ per lo meno di centocinquantanove''. Ora io presumo che pochi dei miei lettori avranno notato qualche cosa di specialmente inammissibile e di particolarmente erroneo nella conclusione della mia ultima sentenza. Io dissi che considerando che la distanza fra la Terra e il Sole sia di ''un piede'', la distanza di Nettuno sarebbe di quaranta e quella di Alpha Lyræ di centocinquantanove. La proporzione fra un piede e centocinquantanove sembra forse dare un’impressione sufficientemente determinata della proporzione fra i due intervalli — quello della Terra dal Sole e quello di Alpha Lyræ dallo stesso astro. Ma il mio calcolo su questo soggetto avrebbe dovuto in realtà esser fatto così: — Considerando che la distanza della Terra dal Sole sia di un piede la distanza di Nettuno sarebbe di quaranta piedi e quella di Alpha Lyræ di centocinquantanove — ''miglia'': — cioè, nel mio primo rapporto della situazione, io ho assegnato ad Alpha Lyræ solo la ''cinquemiladuecentottantesima parte'' di quella distanza che è la ''minore distanza possibile'' alla quale essa possa essere realmente situata. Procediamo: — Per quanto distante sia un semplice ''pianeta'', pure quando noi lo guardiamo attraverso ad un telescopio, noi lo vediamo sotto una certa forma — e di una certa apprezzabile dimensione. Ora io ho già accennato alla verosimile mole di più d una stella; ciò nonostante quando noi ne osserviamo qualcuna anche attraverso al più potente telescopio, si trova che si presenta a noi ''senza forma'' e conseguentemente ''senza grandezza''. Noi la vediamo come un punto e nulla più.<noinclude>{{RigaIntestazione|||3}}</noinclude> 2eftp79il1i9e4lntoxc5ivao8l0tt4 Pagina:Poe - Eureka, 1902.djvu/82 108 566993 3832754 3653131 2026-05-07T10:13:24Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Riletta */ 3832754 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|82|{{Sc|eureka}}|}}</noinclude>{{Nop}} Ancora: — Supponiamo di passeggiare una notte in una strada maestra. In un campo, da un lato della strada, vi è una linea di alti oggetti, per esempio degli alberi, le figure dei quali sono distintamente delineate sullo sfondo del cielo. Questa linea di oggetti si stende ad angolo retto colla strada e dalla strada all’orizzonte. Ora, a misura che noi procediamo lungo la strada, vediamo che questi oggetti cambiano la loro posizione, rispettivamente, in ragione a un certo punto fisso in quella parte del firmamento che forma lo sfondo della veduta. Supponiamo che questo punto fisso — sufficientemente fisso per il nostro scopo — sia la luna che spunta. Noi ci accorgiamo subito che, mentre l’albero più vicino a noi altera la sua posizione in rispetto alla luna, tanto che sembra fuggire dietro di noi, l’albero che è alla distanza estrema non ha quasi neanche cambiato la sua posizione relativa al satellite. Per conseguenza riusciamo a percepire che più gli oggetti sono lontani da noi, meno alterano la loro posizione; e viceversa. Dunque cominciamo a valutare, senz’accorgercene, la distanza di ogni albero in particolare, per mezzo del grado in cui essi fanno vedere il loro spostamento relativo. Finalmente, arriviamo a capire come sarebbe possibile l’accertare la reale distanza di un dato albero nella fila, usando la somma dello spostamento relativo come base di un semplice problema geometrico. Ora questo spostamento relativo è ciò che viene chiamato «parallasse»; e per mezzo della parallasse noi possiamo calcolare le distanze dei corpi celesti. Applicando questo principio agli alberi in questione, saremmo, senza dubbio, imbarazzati ad afferrare la distanza di ''quell''’albero che, per quanto ci siamo allontanati sulla strada, non ci presenta ''nessuna'' parallasse. Questa, nel caso descritto, è una cosa impossibile; ma soltanto perchè tutte le distanze sulla nostra Terra sono veramente triviali: — in paragone delle vaste quantità cosmiche possiamo dire che esse sono come assolutamente nulle. Ora supponiamo che la stella Alpha Lyræ sia direttamente sopra al nostro capo; e imaginiamo che, invece di essere sulla terra, siamo ad un capo di una diritta via che si stende attraverso allo Spazio fino ad una distanza uguale al diametro dell’orbita della Terra — cioè ad una distanza ''di cento e novanta milioni di miglia''. Avendo osservato, per mezzo dei più delicati istrumenti micrometrici, la posizione esatta della stella, passiamo ora lungo quest’inconcepibile via finchè non raggiungiamo l’altra estremità. Ora osserviamo una volta ancora la stella. Essa è ''precisamente'' dove la lasciammo. I nostri istrumenti, per quanto delicati, ci assicurano che la sua posizione relativa è assolutamente — è identicamente la stessa, come al cominciare del nostro<noinclude></noinclude> m5ovzv0du5nif8lb71e7ugdu7ua110w Pagina:Poe - Eureka, 1902.djvu/83 108 566994 3832755 3653133 2026-05-07T10:17:51Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Riletta */ 3832755 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione||EUREKA|83}}</noinclude>inattuabile viaggio. ''Nessuna'' parallasse — di nessun genere — si è trovata. Il fatto è che in riguardo alla distanza delle stelle fisse — di uno qualunque di quelle miriadi di soli scintillanti nella parte più lontana di quel maestoso abisso che separa il nostro sistema dai sistemi suoi fratelli nel gruppo a cui esso appartiene — la scienza astronomica, fino ad ora, non potè parlare che con una certezza negativa. Considerando le stelle più brillanti come le più vicine, non potremmo dire altro, anche di esse, tranne che vi è una certa distanza incomprensibile entro il cui limite ''più vicino'' esse non possono essere situate: — quanto lontane siano oltre questo limite noi non fummo capaci di accertarcene mai. Noi abbiamo percepito, per esempio, che Alpha Lyræ non può essere più vicina a noi di 19 trilioni e 200 bilioni di miglia; ma per quanto sapevamo, e veramente per quanto sappiamo adesso, essa può essere distante da noi al quadrato od al cubo o a qualunque altra potenza del numero ora indicato. Tuttavia per mezzo di osservazioni meravigliosamente minute e prudenti continuate, con nuovi strumenti, per molti laboriosi anni. {{AutoreCitato|Friedrich Wilhelm Bessel|Bessel}}, che morì non è molto, era ultimamente riuscito a determinare la distanza di sei o sette stelle; fra le altre quella della stella che porta il numero 61 della costellazione del Cigno. La distanza verificata in quest’ultimo caso è di 670 000 volte maggiore di quella del Sole; il quale, come sarà bene ricordare, è di 95 milioni di miglia. La stella 61 del Cigno è dunque circa 64 trilioni di miglia lontana da noi — o a distanza tre volte maggiore di quella attribuita ''come distanza minima'' di Alpha Lyræ. Se noi tentiamo di valutare quest’intervallo coll’ajuto di qualche considerazione di ''velocità'', come facemmo per tentare di valutare la distanza della Luna, noi dobbiamo trascurare delle inezie di velocità come quella della palla di cannone o del suono. La luce, però, secondo gli ultimi calcoli di {{AutoreCitato|Friedrich Georg Wilhelm von Struve|Struve}} procede in ragione di 167 000 miglia per secondo. Il pensiero stesso non può passare attraverso a quest’intervallo più in fretta — se pure anche il pensiero lo potrebbe passare. Pure per venire dalla stella 61 del Cigno a noi, anche mediante questa inconcepibile velocità, la luce v’impiega più ''di dieci anni'' e conseguentemente anche se la stella in questo momento fosse cancellata dall’Universo, pure ''per dieci anni'' continuerebbe a raggiare immutata nella sua paradossale gloria. Tenendo ora ben fisso in mente quel concetto, per quanto debole esso sia, che noi ci possiamo esser fatto della distanza fra il nostro Sole e la stella 61 del Cigno, ricordiamo che ci è permesso di considerare quest’intervallo, per quanto indicibilmente vasto, come l’intervallo ''medio'' fra {{Pt|l’innu-|}}<noinclude></noinclude> 6imoe7fpu3hlbaq9ga9seb51nga4i3o Pagina:Poe - Eureka, 1902.djvu/84 108 566995 3832756 3653117 2026-05-07T10:21:53Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Riletta */ 3832756 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|84|{{Sc|eureka}}|}}</noinclude><section begin="s1" />{{Pt|merevole|l’innumerevole}} moltitudine di stelle che compone quel gruppo o «nebulosa» al quale il nostro sistema, come quello della stella 61 del Cigno, appartiene. Io ho infatto esposto il caso con grande moderazione. Noi abbiamo delle eccellenti ragioni per credere che la stella 61 del Cigno sia una delle stelle ''più vicine'', e così per concludere, almeno per ora, diremo che la sua distanza da noi è ''minore'' della distanza media fra ogni stella del magnifico gruppo della Via Lattea. E qui ancora un’ultima volta mi pare conveniente osservare che ancora non si è parlato che di inezie. Cessiamo di meravigliarci dello spazio che vi è fra stella e stella nel nostro gruppo o in qualsiasi altro gruppo particolare, rivolgiamo piuttosto i nostri pensieri alle distanze fra un gruppo e l’altro nel gruppo dell’Universo che tutto comprende. Ho già detto che la luce procede in ragione di 167 000 miglia al secondo — cioè circa 10 milioni di miglia in un minuto o circa 600 milioni di miglia in un’ora: — pure alcune nebulose sono così lontane da noi che anche la luce per quanto cammini con tale velocità non potrebbe arrivare a noi, da quelle misteriose regioni, in meno di ''tre milioni di anni''. Questi calcoli del resto sono stati fatti da Herschel il maggiore, basandosi puramente su quei gruppi comparativamente più vicini che erano alla portata del suo telescopio. Però vi ''sono'' delle nebulose che attraverso al magico telescopio di {{AutoreCitato|William Parsons|Lord Rosse}} susurrano in quest’istante alle nostre orecchie il segreto di ''un milione di secoli'' passati. In una parola gli eventi che noi osserviamo — in questo momento — in quei mondi lontani — sono gli eventi identici che interessavano i loro abitanti ''dieci centinaia di migliaja di secoli fa''. In intervalli — in distanze come quella che impone sull’''anima'' questa suggestione — piuttosto che sulla ''mente'' — noi troviamo alfine una gradazione adattata a tutte le frivole considerazioni anteriori di ''quantità''.<section end="s1" /> <section begin="s2" /> {{Centrato|XIII.}} Giacchè la nostra imaginazione è così piena delle distanze cosmiche, prendiamo l’opportunità di parlare delle difficoltà che noi abbiamo provato così sovente, mentre seguivamo il ''sentiero battuto'' della meditazione astronomica, ''per spiegare'' gl’innumerevoli vuoti ai quali si è già accennato — per comprendere perchè siano stati creati fra stella e stella — fra gruppo e gruppo — degli abissi così perfettamente vuoti e quindi apparentemente così inutili — per scoprire, in breve, una ragione sufficiente della scala Titanica sulla quale, per quanto riguarda il puro ''Spazio'', pare sia stato costrutto l’Universo. Io affermo che l’Astronomia ha visibilmente <section end="s2" /><noinclude></noinclude> 2z0jfsafy1htvymp7vivtpjnbxz0mo7 3832782 3832756 2026-05-07T10:48:08Z Marcella Medici (BEIC) 22982 3832782 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|84|{{Sc|eureka}}|}}</noinclude><section begin="s1" />{{Pt|merevole|l’innumerevole}} moltitudine di stelle che compone quel gruppo o «nebulosa» al quale il nostro sistema, come quello della stella 61 del Cigno, appartiene. Io ho infatto esposto il caso con grande moderazione. Noi abbiamo delle eccellenti ragioni per credere che la stella 61 del Cigno sia una delle stelle ''più vicine'', e così per concludere, almeno per ora, diremo che la sua distanza da noi è ''minore'' della distanza media fra ogni stella del magnifico gruppo della Via Lattea. E qui ancora un’ultima volta mi pare conveniente osservare che ancora non si è parlato che di inezie. Cessiamo di meravigliarci dello spazio che vi è fra stella e stella nel nostro gruppo o in qualsiasi altro gruppo particolare, rivolgiamo piuttosto i nostri pensieri alle distanze fra un gruppo e l’altro nel gruppo dell’Universo che tutto comprende. Ho già detto che la luce procede in ragione di 167 000 miglia al secondo — cioè circa 10 milioni di miglia in un minuto o circa 600 milioni di miglia in un’ora: — pure alcune nebulose sono così lontane da noi che anche la luce per quanto cammini con tale velocità non potrebbe arrivare a noi, da quelle misteriose regioni, in meno di ''tre milioni di anni''. Questi calcoli del resto sono stati fatti da Herschel il maggiore, basandosi puramente su quei gruppi comparativamente più vicini che erano alla portata del suo telescopio. Però vi ''sono'' delle nebulose che attraverso al magico telescopio di {{Wl|Q310121|Lord Rosse}} susurrano in quest’istante alle nostre orecchie il segreto di ''un milione di secoli'' passati. In una parola gli eventi che noi osserviamo — in questo momento — in quei mondi lontani — sono gli eventi identici che interessavano i loro abitanti ''dieci centinaia di migliaja di secoli fa''. In intervalli — in distanze come quella che impone sull’''anima'' questa suggestione — piuttosto che sulla ''mente'' — noi troviamo alfine una gradazione adattata a tutte le frivole considerazioni anteriori di ''quantità''.<section end="s1" /> <section begin="s2" /> {{Centrato|XIII.}} Giacchè la nostra imaginazione è così piena delle distanze cosmiche, prendiamo l’opportunità di parlare delle difficoltà che noi abbiamo provato così sovente, mentre seguivamo il ''sentiero battuto'' della meditazione astronomica, ''per spiegare'' gl’innumerevoli vuoti ai quali si è già accennato — per comprendere perchè siano stati creati fra stella e stella — fra gruppo e gruppo — degli abissi così perfettamente vuoti e quindi apparentemente così inutili — per scoprire, in breve, una ragione sufficiente della scala Titanica sulla quale, per quanto riguarda il puro ''Spazio'', pare sia stato costrutto l’Universo. Io affermo che l’Astronomia ha visibilmente <section end="s2" /><noinclude></noinclude> ngh1qx1w9cc5dtzbrdev3tixgq3tgnu Pagina:Poe - Eureka, 1902.djvu/85 108 566996 3832760 3652883 2026-05-07T10:32:20Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Riletta */ 3832760 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione||EUREKA|85}}</noinclude>mancato di determinare un motivo razionale del fenomeno: — ma le considerazioni, per mezzo delle quali in questo Saggio noi abbiamo proceduto a passo a passo, ci permettono di capire chiaramente e immediatamente che ''lo Spazio e la Durata non sono che una sola cosa''. Perchè l’Universo potesse ''durare'' per tutta un’èra veramente proporzionata alla grandezza delle parti materiali che lo compongono ed all’alta maestà dei suoi destini spirituali, sarebbe necessario che la diffusione atomica originale avesse luogo entro un’estensione così inconcepibile, da essere tale unicamente senza essere infinita. Sarebbe necessario, in una parola, che le stelle si riunissero da una nebulosità invisibile in una nebulosità visibile — che passassero dalla nebulosità alla consolidazione — e così invecchiassero dando la vita e la morte a variazioni di sviluppo vitale indicibilmente numerose e complesse: — sarebbe necessario che le stelle facessero tutto ciò — che avessero tempo di compiere interamente tutti questi progetti Divini — ''durante il periodo'' in cui tutte le cose vanno effettuando il loro ritorno all’Unità con una velocità che si accumula in proporzione inversa dei quadrati delle distanze in cui è posta l’inevitabile Fine. Per mezzo di tutto ciò noi non abbiamo difficoltà alcuna a capire l’assoluta esattezza dell’''adattamento'' Divino. La densità delle stelle aumenta, senza dubbio, man mano che la loro condensazione diminuisce; la condensazione e l’eterogeneità camminano di pari passo, e per mezzo di quest’ultima, che è la guida della prima, noi valutiamo lo sviluppo vitale e spirituale. Così nella densità dei globi noi abbiamo la misura per mezzo della quale i loro disegni sono compiuti. ''Man mano'' che la densità aumenta — ''man mano'' che le intenzioni Divine ''vengono'' adempiute — ''man mano'' che minor numero e sempre minor numero di cose rimangono ''da essere'' adempiute — così, nella stessa proporzione, noi dovremmo aspettarci di trovare un acceleramento ''della Fine'': — e così lo spirito filosofico capirà facilmente che i progetti Divini nel costituire le stelle avanzano ''matematicamente'' verso il loro compimento; e di più darà prontamente a questo avanzamento una espressione matematica e concluderà che questo avanzamento è inversamente proporzionale ai quadrati delle distanze di tutte le cose create dal punto di partenza e dal principio della loro creazione. Non solo quest’adattamento Divino è matematicamente esatto, ma vi è qualche cosa in esso che gli dà un’impronta ''Divina'', per distinguerlo da quell’adattamento che è semplicemente il prodotto della costruzione umana. Io alludo alla completa ''reciprocità'' di adattamento. Per esempio: nelle costruzioni umane una causa particolare ha un particolare effetto; una intenzione particolare apporta un particolare scopo; ma questo è tutto ciò che vediamo, noi non vediamo<noinclude></noinclude> qh0su5358b3sxzhgon8hoxqny1flayy Pagina:Poe - Eureka, 1902.djvu/86 108 566997 3832762 3652885 2026-05-07T10:34:59Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Riletta */ 3832762 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|86|{{Sc|eureka}}|}}</noinclude>nessuna reciprocità. L’effetto non reagisce sulla causa, l’intenzione non cambia i rapporti coll’oggetto. Nelle costruzioni Divine l’oggetto è o disegno od oggetto, come preferiamo — e noi possiamo prendere, in qualunque momento, una causa per un effetto o il contrario — cosicchè noi non possiamo mai assolutamente decidere qual’è l’una e quale l’altra. Per dare un esempio: — Nei climi polari la struttura umana, per mantenere il suo calore animale, abbisogna, per la combustione nel sistema capillare, di un abbondante supplemento di cibo molto azotato, appunto come l’olio di balena. Ma inoltre: — nei climi polari il solo cibo che sia concesso all’uomo è l’olio di numerose foche e balene. Ora l’olio è stato messo alla portata dell’uomo perchè imperiosamente domandato o è l’unica cosa domandata perchè è l’unica cosa che potesse ottenere? È impossibile decidere. Vi è un’assoluta ''reciprocità di adattamento''. Il piacere che noi ricaviamo da ogni manifestazione del genio umano è in ragione dell’''approssimazione'' con questa specie di reciprocità. Nella costruzione di un intreccio, per esempio, in una finzione letteraria dobbiamo mirare ad aggiustare gl’incidenti in guisa tale che noi stessi non saremmo capaci di determinare di ciascuno di essi, se dipende da un altro qualunque o se lo sostiene. Naturalmente in questo senso ''una perfezione d’intreccio'' è realmente o praticamente irraggiungibile — ma solo perchè è un’intelligenza finita che lo costruisce. Gl’intrecci di Dio sono perfetti. L’Universo è un intreccio di Dio. Ed ora noi siamo giunti ad un punto in cui l’intelletto è forzato di nuovo a lottare contro la sua propensione per l’inferenza analogica — contro la sua monomania di afferrare l’infinito. Noi abbiamo già visto delle lune ''giranti attorno'' a dei pianeti; dei pianeti attorno a delle stelle; e il poetico istinto dell’umanità — il suo istinto simmetrico, se la simmetria non fosse che una simmetria superficiale; — quest’''istinto'' che l’Anima, non solo dell’Uomo ma di tutti gli esseri creati, ha tratto dai principî della base ''geometrica'' dell’irradiazione Universale — ci spinge a imaginare una infinita estensione di questo sistema di ''cicli''. Chiudendo i nostri occhi tanto alla ''deduzione'' quanto all’''induzione'', noi ci ostiniamo ad imaginare una ''rivoluzione'' di tutti i corpi che compongono la Galassia attorno ad un gigantesco globo che consideriamo come perno centrale di tutto. S’imagini che ogni gruppo nel gruppo dei gruppi sia naturalmente provvisto e costrutto in una maniera uguale; affinchè l’«analogia» non faccia difetto in nessun punto, noi giungiamo fino a concepire questi gruppi stessi, ''come giranti'' attorno ad una sfera sempre più maestosa; — quest’ultima, a sua volta, ''coi'' gruppi che la circondano, forma una delle sempre più<noinclude></noinclude> mfd0v9i4ce04vwqn8lf73lmzxhtefa7 Pagina:Poe - Eureka, 1902.djvu/87 108 566998 3832765 3652834 2026-05-07T10:38:21Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Riletta */ 3832765 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione||EUREKA|87}}</noinclude>splendide serie di agglomerazioni, e ''gira'' anch’essa attorno ad un altro globo che è il ''suo'' centro — un globo sempre più ineffabilmente sublime — un globo, diciamo meglio, di una sublimità infinita moltiplicata perpetuamente per l’infinitamente sublime. Le condizioni perpetuamente continue di quel vocabolo che certa gente chiama «analogia», sono tali da imporre all’Imaginazione di dipingere ed alla Ragione di contemplarne la pittura senza esserne insoddisfatti, se è possibile. Tale, ''in generale'', è l’interminabile giro vizioso che noi siamo stati guidati a comprendere ed a spiegare dalla Filosofia, almeno nella miglior maniera possibile. Di quando in quando però un vero filosofo — uno di quelli il cui delirio prende un giro molto determinato — il cui genio, per parlare più riverentemente, ha, come le lavandaje, una inclinazione veramente pronunciata a sciorinare le cose alla dozzina — ci mette in grado di vedere ''precisamente'' quel punto, ormai fuori di vista, in cui le serie di rivoluzioni in questione arrivano, e di diritto devono arrivare ad un fine. Forse non vale la pena di scherzare sulle fantasticherie di Fourier: — ma si è parlato molto ultimamente sopra questa ipotesi di {{AutoreCitato|Johann Heinrich von Mädler|Mädler}}. — nel centro della Galassia esiste uno stupendo globo attorno al quale si aggirano tutti i sistemi dei gruppi. Il ''periodo'' di rivoluzione del nostro sistema è stato valutato veramente a 117 milioni di anni. Che il nostro Sole abbia un movimento nello spazio, indipendentemente dalla sua rotazione e dalla sua rivoluzione attorno al centro di gravità del sistema, fu da molto tempo sospettato. Questo movimento, ammettendo che esista, si manifesterebbe per mezzo della prospettiva. Le stelle, in quella regione del firmamento che lasciamo dietro di noi, diventerebbero, in una lunghissima serie di anni, addensate; mentre quelle che sono nella parte opposta si disperderebbero. Ora, per mezzo della Storia astronomica, noi sappiamo oscuramente che alcuni di questi fenomeni si sono manifestati. Basandosi su ciò si è dichiarato che il nostro sistema si muove in un punto del cielo diametralmente opposto alla stella Zeta Herculis; — ma quest’induzione è forse il ''maximum'' di ciò che noi abbiamo il diritto di concludere logicamente. Mädler, tuttavia, è andato tant’oltre da designare una stella particolare, Alcyone nelle Plejadi, come situata nel vero punto, o circa, attorno al quale si effettua una ''rivoluzione'' generale. Ora, giacchè per «analogia» siamo condotti in primo luogo a questi sogni, non vi è nessun male che noi restiamo fedeli all’analogia, almeno fino ad un certo punto, durante il loro svolgimento; e quell’analogia che suggerisce l’idea della rivoluzione ci suggerisce contemporanea-<noinclude></noinclude> iblqp4ym2ljebrjtmumdjr6jjpmdq4u Pagina:Poe - Eureka, 1902.djvu/88 108 566999 3832770 3652846 2026-05-07T10:40:46Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Riletta */ 3832770 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|88|{{Sc|eureka}}|}}</noinclude>mente l’idea di un globo centrale attorno al quale si effettuerebbe questa rivoluzione: — fino a questo punto l’astronomo era coerente. Questo globo centrale, tuttavia, dovrebbe essere dinamicamente maggiore di tutti i globi che lo circondano presi insieme. Vi sono circa 100 milioni di questi globi. «Allora perchè», si era domandata naturalmente, «perchè non ''vediamo'' noi questo grande sole centrale — ''uguale almeno'' di dimensione a 100 milioni di soli come il nostro — perchè non lo ''vediamo'' noi — ''noi'' specialmente che occupiamo la regione media del gruppo — la vera località ''vicino'' alla quale, ad ogni modo, deve essere situata quest’incomparabile stella?» La risposta fu pronta. — «Essa deve essere non-luminosa come lo sono i nostri pianeti.» Qui poi per adattarsi ad uno scopo l’analogia è, ad un tratto, venuta meno. Si poteva dire: «Sappiamo che dei soli non-luminosi ne esistono realmente. Ma non così.» È vero che abbiamo qualche ragione di fare quest’ipotesi, ma non abbiamo certamente alcuna ragione qualsiasi di supporre che i soli non-luminosi in questione siano circondati da soli ''luminosi'', mentre questi a lor volta sono circondati da pianeti non-luminosi: — ed è precisamente tutto ciò di cui {{AutoreCitato|Johann Heinrich von Mädler|Mädler}} è costretto a trovare qualche cosa di analogo nei cieli — perchè questo è precisamente tutto ciò che egli imagina a proposito della Galassia. Ammettendo che le cose siano così, non possiamo fare a meno di figurarci in quale triste imbarazzo si debbano trovare tutti i filosofi dell’''a priori'' alla domanda: ''perchè è così?'' Ma ammettendo anche, malgrado l’analogia e qualunque altra cosa, la non-luminosità del grande globo centrale, noi possiamo chiedere come mai questo globo così enorme non sarebbe reso visibile dai fasci di luce gettati su di esso da 100 milioni di gloriosi soli raggianti in tutte le direzioni intorno a lui. Davanti all’incalzare di questa domanda, l’idea di un sole centrale positivamente solido sembra che in qualche modo sia stata abbandonata; e la teoria continua ad asserire che i sistemi dei gruppi effettuano la loro rivoluzione semplicemente intorno ad un centro di gravità immateriale comune a tutti. Qui di nuovo, per adattarsi ad uno scopo, l’analogia è venuta meno. I pianeti del nostro sistema girano, è vero, attorno ad un centro di gravità comune; ma essi lo fanno in relazione ''con'', e in conseguenza ''di'' un sole materiale la cui massa fa più che controbilanciare il resto del sistema. Il circolo matematico è una curva composta di un’infinità di linee rette. Ma quest’idea del circolo — un’idea che, dal punto di vista di ogni geometria ordinaria, è semplicemente l’idea matematica come opposizione dell’idea pratica — è, a rigor di termine, l’unica concezione ''pratica'' che abbiamo diritto di accettare riguardo al maestoso cir-<noinclude></noinclude> g8qmj8b5882lvvrzb39rg6df4b4rjvw Pagina:Poe - Eureka, 1902.djvu/89 108 567000 3832773 3652837 2026-05-07T10:43:34Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Riletta */ 3832773 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione||EUREKA|89}}</noinclude>colo del quale dobbiamo occuparci, almeno in imaginazione, quando supponiamo che il nostro sistema giri intorno ad un punto che è nel centro della Galassia. La più vigorosa delle imaginazioni umane si provi soltanto a fare un unico passo per comprendere una curva così ineffabile! Non sarebbe gran che paradossale il dire che anche l’improvviso bagliore di un lampo che girasse ''eternamente'' attorno alla circonferenza di questo straordinario circolo percorrerebbe pur ''sempre'' una linea retta. Noi non possiamo ammettere che il sentiero dell’orbita del Sole, da un punto di vista umano, abbia deviato, anche menomamente, dalla linea retta, sia pure in un milione di anni; non pertanto noi siamo pregati di credere che apparve una curva durante il breve periodo della nostra storia astronomica — per un solo momento — durante l’assoluta nullità di due o tremila anni. Si può dire che {{AutoreCitato|Johann Heinrich von Mädler|Mädler}} ''ha'' realmente verificato una curva nella direzione del cammino, ora ben stabilito, del nostro sistema attraverso allo spazio. Ammettendo, se è necessario, che questo fatto sia realmente così, io sostengo che non si è dimostrato nulla con ciò, eccetto la realtà di questo fatto — il fatto della curva. Per la sua determinazione ''completa'' saranno necessari dei secoli; e quando sarà determinata si troverà che indica diversi rapporti binari o molteplici fra il nostro Sole e qualcuna o più delle stelle vicine. Però io non arrischio nulla predicendo che, dopo il lasso di molti secoli, ogni sforzo per determinare il cammino del nostro Sole attraverso lo Spazio sarà abbandonato come infruttuoso. Ciò si capisce facilmente se noi consideriamo le infinite perturbazioni che si devono esperimentare dai suoi rapporti cogli altri corpi perpetuamente varianti, nel comune avvicinamento di tutti al nucleo della Galassia. Ma esaminando delle altre nebulose all’infuori della Via Lattea — e osservando in generale i gruppi che sono apparsi per il cielo — troviamo noi o non troviamo una conferma dell’ipotesi di Mädler? ''Noi non la troviamo''. Le forme dei gruppi sono eccessivamente diverse quando si guardano casualmente; ma esaminandole più da vicino per mezzo di potenti telescopi, noi riconosciamo che la forma sferica è quella a cui si approssimano di più — la loro costituzione essendo in generale in disaccordo coll’idea di una rivoluzione attorno ad un centro comune. «È difficile», dice {{AutoreCitato|John Herschel|Sir John Herschel}}, «formarsi una concezione dello stato dinamico di tali sistemi. Da un lato senza un movimento rotatorio ed una forza centrifuga è quasi impossibile di non considerarli come in uno stato di ''progressivo avvicinamento''. Dall’altro ammettendo un tale movimento ed una tale forza non troviamo meno diffi-<noinclude></noinclude> 0vhnug7hi4p38rvadt98jqx9zlqd01r Pagina:Poe - Eureka, 1902.djvu/90 108 567001 3832779 3652842 2026-05-07T10:46:26Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Riletta */ 3832779 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|90|{{Sc|eureka}}|}}</noinclude>cile riconciliare le loro forme colla rotazione di tutto il sistema (egli intende dire gruppo) attorno ad un solo asse senza il quale una collisione interna parrebbe inevitabile.» Alcune osservazioni fatte ultimamente dal dottor Nichol sulle nebulose, prendendo un punto di vista dello stato cosmico tutt’affatto differente da tutti quelli adottati in questo Discorso — sono applicabili in un modo veramente peculiare al punto ora in questione. Egli dice: — «Quando i nostri più grandi telescopi sono diretti sulle nebulose, noi troviamo che quelle che credevamo irregolari non lo sono; esse si approssimano press’a poco ad un globo. Qui ve n’è una che sembrava ovale, ma il telescopio di {{AutoreCitato|William Parsons|Lord Rosse}} l’ha dichiarata un cerchio... Ora accade una circostanza molto notevole che si riferisce a queste masse circolari di nebulose. Noi troviamo che esse non sono perfettamente circolari, ma che anzi al contrario tutto intorno ad esse, da ogni parte, vi sono volumi di stelle ''che apparentemente si estendono lontano come se fossero per precipitarsi in conseguenza di un’azione di una grande potenza verso una grande massa centrale''»<ref>S’intende che io non nego ''in modo particolare'' che la parte che si riferisce al ''movimento di rivoluzione'' dell’ipotesi di Mädler. Naturalmente se ''ora'' non esiste nel nostro gruppo nessun grande astro centrale, ne esisterà uno più tardi. Qualora esista sarà semplicemente il ''nucleo'' della consolidazione.</ref>. Se io dovessi descrivere, con parole mie, quale deve essere necessariamente la condizione attuale di ogni nebulosa, nell’ipotesi che tutta la materia ritorni, come io ho suggerito, verso la sua unità originale, io ripeterei semplicemente parola per parola il linguaggio impiegato qui dal dottor Nichol, senza il più leggiero sospetto di quella stupenda verità che è la chiave di questo fenomeno nebulare. E qui mi sia permesso di fortificare sempre più la mia posizione col suffragio di uno scienziato più grande di Mädler — di uno scienziato per il quale tutti i dati di Mädler erano da lungo tempo delle cose famigliari accuratamente e perfettamente esaminate. Relativamente ai calcoli elaborati di Argelander — le cui esatte ricerche formano le basi di Mädler — ''Humboldt'', le cui facoltà generalizzatrici non sono forse mai state eguagliate, fa la osservazione seguente: «Quando noi consideriamo il movimento reale, proprio e non prospettivo delle stelle, noi troviamo ''molti gruppifra esse che si muovono in direzione opposta'', e i dati che abbiamo ora in mano non ci obbligano però a concepire che i sistemi che compongono la Via Lattea, o i gruppi che compongono l’Universo, girino attorno ad un particolare<noinclude></noinclude> szh1viki28o958bshhyk426jycin26u 3832781 3832779 2026-05-07T10:47:24Z Marcella Medici (BEIC) 22982 3832781 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|90|{{Sc|eureka}}|}}</noinclude>cile riconciliare le loro forme colla rotazione di tutto il sistema (egli intende dire gruppo) attorno ad un solo asse senza il quale una collisione interna parrebbe inevitabile.» Alcune osservazioni fatte ultimamente dal dottor Nichol sulle nebulose, prendendo un punto di vista dello stato cosmico tutt’affatto differente da tutti quelli adottati in questo Discorso — sono applicabili in un modo veramente peculiare al punto ora in questione. Egli dice: — «Quando i nostri più grandi telescopi sono diretti sulle nebulose, noi troviamo che quelle che credevamo irregolari non lo sono; esse si approssimano press’a poco ad un globo. Qui ve n’è una che sembrava ovale, ma il telescopio di {{Wl|Q310121|Lord Rosse}} l’ha dichiarata un cerchio... Ora accade una circostanza molto notevole che si riferisce a queste masse circolari di nebulose. Noi troviamo che esse non sono perfettamente circolari, ma che anzi al contrario tutto intorno ad esse, da ogni parte, vi sono volumi di stelle ''che apparentemente si estendono lontano come se fossero per precipitarsi in conseguenza di un’azione di una grande potenza verso una grande massa centrale''»<ref>S’intende che io non nego ''in modo particolare'' che la parte che si riferisce al ''movimento di rivoluzione'' dell’ipotesi di Mädler. Naturalmente se ''ora'' non esiste nel nostro gruppo nessun grande astro centrale, ne esisterà uno più tardi. Qualora esista sarà semplicemente il ''nucleo'' della consolidazione.</ref>. Se io dovessi descrivere, con parole mie, quale deve essere necessariamente la condizione attuale di ogni nebulosa, nell’ipotesi che tutta la materia ritorni, come io ho suggerito, verso la sua unità originale, io ripeterei semplicemente parola per parola il linguaggio impiegato qui dal dottor Nichol, senza il più leggiero sospetto di quella stupenda verità che è la chiave di questo fenomeno nebulare. E qui mi sia permesso di fortificare sempre più la mia posizione col suffragio di uno scienziato più grande di Mädler — di uno scienziato per il quale tutti i dati di Mädler erano da lungo tempo delle cose famigliari accuratamente e perfettamente esaminate. Relativamente ai calcoli elaborati di Argelander — le cui esatte ricerche formano le basi di Mädler — ''Humboldt'', le cui facoltà generalizzatrici non sono forse mai state eguagliate, fa la osservazione seguente: «Quando noi consideriamo il movimento reale, proprio e non prospettivo delle stelle, noi troviamo ''molti gruppifra esse che si muovono in direzione opposta'', e i dati che abbiamo ora in mano non ci obbligano però a concepire che i sistemi che compongono la Via Lattea, o i gruppi che compongono l’Universo, girino attorno ad un particolare<noinclude></noinclude> 8fjmqvsqvczhyyknmpxuvw6esib7vu0 Pagina:Poe - Eureka, 1902.djvu/91 108 567002 3832784 3652844 2026-05-07T10:54:35Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Riletta */ 3832784 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione||EUREKA|91}}</noinclude>centro sconosciuto, luminoso o non luminoso. È soltanto l’immenso desiderio dell’uomo di avere una Prima Causa fondamentale che spinge tanto il suo intelletto quanto la sua imaginazione ad adottare una simile ipotesi.» Il fenomeno di cui si è parlato — cioè quello di «diversi gruppi che si muovono in direzioni opposte» — è affatto inespicabile per mezzo dell’idea di {{AutoreCitato|Johann Heinrich von Mädler|Mädler}}; ma deriva come necessaria conseguenza dall’idea che forma la base di questo Discorso. Mentre che la ''direzione puramente generale'' di ogni atomo — di ogni luna, pianeta, stella o gruppo — sarebbe, secondo la mia ipotesi, assolutamente rettilinea; mentre che la via ''generale'' tracciata da tutti i corpi sarebbe una linea retta che conduce al centro di tutto, è chiaro, ciò non ostante che questa rettilinea direzione generale sarebbe composta di ciò che noi possiamo definire, senza grande esagerazione, una infinità di curve particolari — una infinità di deviazioni locali dalla direzione rettilinea — il risultato di continue differenze di posizioni relative fra le innumerevoli masse, come se ognuna procedesse nel suo proprio viaggio diretto verso la Fine. Io citavo appunto poco prima le seguenti parole di sir {{AutoreCitato|John Herschel|John Herschel}} applicate ai gruppi; — «Da un lato senza un movimento rotatorio ed una forza centrifuga è quasi impossibile non considerarli come in uno stato di ''progressivo avvicinamento''.» Il fatto è che esaminando la «nebulosa» con un telescopio molto potente, troveremo affatto impossibile, avendo già una volta concepito questa idea di «avvicinamento», di non riunire da tutte le parti delle conferme di quest’idea. Vi è sempre un nucleo visibile, nella direzione del quale le stelle sembrano precipitarsi; nè questi nuclei possono essere presi per semplici fenomeni di prospettiva — i gruppi sono ''realmente'' più densi vicino al centro, più sparsi nelle regioni più lontane. In una parola noi vediamo ogni cosa come la ''vedremmo'' se avesse luogo un avvicinamento; ma in generale si può dire, quando guardiamo questi gruppi, che possiamo accettare interamente l’idea di ''un movimento orbitale attorno ad un centro'', ammettendo soltanto la ''possibile'' esistenza nei lontani domini dello spazio, di leggi dinamiche delle quali noi non abbiamo conoscenza. Tuttavia per parte di Herschel vi è evidentemente una ''riluttanza'' a considerare la nebulosa come in «una condizione di progressivo avvicinamento». Ma se i fatti — se anche le apparenze giustificano questa supposizione, ''perchè'', si può ben domandare, egli non è inclinato ad ammetterlo? Semplicemente per un pregiudizio, puramente perchè questa supposizione è in lotta con una opinione preconcetta e assolutamente infondata — quella cioè della perpetuità e dell’eterna stabilità dell’Universo.<noinclude></noinclude> ruhop63sc0hfg9f635kpykckyq695ev Pagina:Poe - Eureka, 1902.djvu/92 108 567003 3832783 3653087 2026-05-07T10:51:22Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Riletta */ 3832783 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|92|{{Sc|eureka}}|}}</noinclude>{{Centrato|XIV.}} Se le proposizioni di questo Discorso sono sostenibili, «la condizione di progressivo avvicinamento» è ''precisamente'' l’unica condizione in cui noi possiamo considerare tutte le Cose con sicurezza; e, colla dovuta umiltà, lasciatemi qui confessare che, per parte mia, sono imbarazzato a comprendere come mai qualunque ''altra'' interpretazione dell’attuale condizione delle cose potrebbe essersi fatta strada nel cervello umano. «La tendenza all’avvicinamento» e «l’attrazione della gravitazione» sono frasi convertibili. Usando tanto l’una che l’altra, noi intendiamo parlare della reazione dell’Atto Primordiale. Non vi fu mai una necessità meno evidente che quella di supporre la Materia imbevuta di una ''qualità'' indistruttibile formante parte della sua natura materiale — una qualità, un istinto ''per sempre'' inseparabile da essa, un principio inalienabile, per virtù del quale ogni atomo è ''perpetuamente'' spinto a cercare l’atomo simile a lui. Non vi fu mai una necessità meno evidente che quella di accogliere quest’idea non filosofica. Spingendoci arditamente al di là del pensiero volgare noi comprenderemo, metafisicamente, che il principio della gravitazione appartiene ''temporaneamente'' alla Materia — soltanto durante la sua diffusione — soltanto mentre esiste come Pluralità invece che come Unità — le appartiene soltanto per virtù del suo stato d’irradiazione — appartiene, in una parola, interamente alla sua ''condizione'' e non assolutamente ''alla Materia''. Sotto quest’aspetto quando l’irradiazione sarà tornata verso la sua sorgente — quando la reazione sarà completa — il principio della gravitazione non esisterà più. Ed in fatto, gli astronomi, senza raggiungere mai l’idea qui enunciata, sembra che l’abbiano avvicinata in quest’asserzione: «Se non vi fosse che un solo corpo nell’universo, sarebbe impossibile capire come si potrebbe stabilire il principio di gravità»; ciò vale a dire che dalla considerazione della Materia com’essi la trovano arrivano ad una conclusione alla quale io sono arrivato deduttivamente. Come una suggestione così feconda come quella citata abbia potuto rimanere così a lungo infruttuosa è un mistero che io trovo difficile da approfondire. È forse non poco la nostra propensione per il continuo — per l’analogico — e, più particolarmente in questo caso, per il simmetrico — che ci ha condotto fuori di strada. Ed in fatto, il senso della simmetria è un istinto che può fare assegnamento su di una fiducia quasi cieca. È la essenza poetica dell’Universo — ''dell’Universo'' che nella suprema sua simmetria è semplicemente il più sublime dei poemi.<noinclude></noinclude> fzcapmjav0vcr54pkfb420zmpcrraqq Pagina:Poe - Eureka, 1902.djvu/93 108 567004 3832785 3653092 2026-05-07T10:56:45Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Riletta */ 3832785 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione||EUREKA|93}}</noinclude>Ora simmetria e consistenza sono due termini convertibili: — come Poesia e Verità sono una cosa sola. Una cosa è consistente in ragione della sua verità — è vera in ragione della sua consistenza. ''Una perfetta consistenza, ripeto, non può essere che un’assoluta Verità''. Noi possiamo ammettere dunque che l’Uomo non può sbagliare nè a lungo nè molto, se si lascia guidare dal suo istinto poetico che io sostengo essere l’istinto del vero e conseguentemente del simmetrico. Tuttavia egli deve porre attenzione, per paura di perdere di vista, seguendo troppo storditamente la simmetria superficiale delle forme e dei movimenti, la simmetria veramente essenziale dei principi che li determina e li dirige. Che i corpi stellari debbano finalmente fondersi tutti in uno, che infine tutti debbano riunirsi nella sostanza di ''uno stupendo gioito centrale già esistente'', è un’idea che da qualche tempo sembra abbia preso possesso, vagamente ed indeterminatamente, dell’imaginazione umana. È un’idea, in fatto, che appartiene alla classe delle idee ''eccessivamente evidenti''. Scaturisce d’improvviso da una osservazione superficiale del movimento ciclico e in apparenza ''rotatorio o vorticoso'' di quella porzione individuale dell’Universo che cade più immediatamente, più strettamente sotto la nostra osservazione. Non vi è forse un solo essere umano, di una educazione comune e di una media capacità di riflessione, al quale, in un certo periodo, non sia venuto in mente l’idea in questione spontaneamente o intuitivamente e portante tutti i caratteri di una concezione profondissima. Tuttavia, questa concezione così comunemente accolta non è mai nata, che io mi sappia, da considerazioni astratte, essendo, al contrario, sempre stata suggerita, come ho detto, dal movimento vorticoso attorno a dei centri, e fra questi movimenti stessi, nella stessa direzione, fu naturalmente cercata una ragione di essa — una causa della riunione di tutti i globi in uno solo ''che s’imaginava già esistente''. Così accade che annunciando la diminuzione graduale e perfettamente regolare osservata nell’orbita della cometa di Encke ad ogni successiva rivoluzione attorno al nostro Sole, gli astronomi furono quasi unanimi nell’opinione che la causa, di cui ora parliamo, fosse trovata — che si fosse scoperto un principio sufficiente per spiegare fisicamente quell’agglomerazione finale ed universale che, io ripeto, l’istinto analogico, simmetrico o poetico dell’uomo aveva predeterminato d’intendere come qualche cosa di più che una semplice ipotesi. Fu dichiarato che questa causa, questa ragione sufficiente per la riunione esiste in un agente intermediario straordinariamente raro, ma pur sempre materiale che percorre lo spazio: il quale agente, ritardando un poco il progresso della cometa, indebolisce perpetuamente la sua forza tan-<noinclude></noinclude> 4j2d67azfdrg39h6wtcdsuohho3d4yb Pagina:Poe - Eureka, 1902.djvu/94 108 567005 3832787 3653093 2026-05-07T11:34:51Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Riletta */ 3832787 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|94|{{Sc|eureka}}|}}</noinclude>genziale, dando così una predominanza alla forza centripeta che, naturalmente, tira la cometa sempre più vicina ad ogni rivoluzione e dovrà farla precipitare definitivamente sul Sole. Tutto ciò era strettamente logico — ammettendo l’agente intermediario o etere; ma se quest’etere fu ammesso così illogicamente fu colla certezza che nessun ''altro'' modo tranne quello detto sarebbe stato possibile a scoprire per spiegare l’osservata diminuzione nell’orbita della cometa: — come se dal fatto che noi non possiamo ''scoprire'' nessun altro modo di spiegazione potessimo dedurre che realmente non ne esiste alcun altro. È chiaro che un’infinità di cause possono servire, combinandosi, a diminuire l’orbita senza neanche una possibilità da parte nostra di conoscerne una sola. Frattanto non si è potuto mai interamente dimostrare, forse, perchè i ritardi occasionati dagli orli estremi dell’atmosfera del Sole, attraverso ai quali passa la cometa al perielio, non siano sufficienti per spiegare il fenomeno. Che la cometa di {{AutoreCitato|Johann Franz Encke|Encke}} venga assorbita dal Sole è probabile; che tutte le comete del sistema vengano assorbite vi è più che una semplice probabilità; ma in tal caso il principio di assorbimento si dovrà attribuire all’eccentricità dell’orbita delle comete — al loro estremo avvicinamento al Sole nel loro perielio; ed è un principio che non indebolisce in nessuna maniera le pesanti ''sfere'' che si devono considerare come il vero materiale che costituisce l’universo. Riguardo alle comete in generale, lasciatemi dire, di volo, che noi non siamo in un grande errore considerandole come ''i lampi del Cielo cosmico''. L’idea di un etere ritardante, e di un’agglomerazione di tutte le cose per mezzo suo, sembrò che in una sola volta fosse riconfermata da una diminuzione positiva osservata nell’orbita della luna. Riferendoci agli eclissi registrati 2500 anni fa, si trovò che la velocità della rivoluzione del satellite ''allora'' era considerabilmente minore che non sia adesso; che, nell’ipotesi che il suo movimento nella sua orbita sia uniformemente d’accordo colla legge di Kepler, e ciò fu accuratamente determinato ''allora'' 2500 anni fa, adesso sarebbe in avanzo di 9000 miglia circa dalla posizione che doveva occupare. L’aumento di velocità provava, naturalmente, una diminuzione di orbita, e gli astronomi erano fortemente propensi ad ammettere un etere, come la sola maniera di spiegare il fenomeno, quando Lagrange venne alla riscossa. Egli dimostrò che per la configurazione degli sferoidi gli assi più corti delle loro ellissi sono soggetti a variazioni in lunghezza; mentre gli assi più lunghi sono permanenti; e che questa variazione è continua e vibratoria, cosicchè ogni orbita è in uno stato di transazione o dal cerchio all’ellisse, o dall’ellisse al cerchio. Nel caso della luna, dove<noinclude></noinclude> bdt9jgewk4ulw5ygyam0xi7afe9g0wt Pagina:Poe - Eureka, 1902.djvu/95 108 567006 3832788 3653095 2026-05-07T11:37:41Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Riletta */ 3832788 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione||EUREKA|95}}</noinclude>l’asse più corto è ''decrescente'', l’orbita passa dal cerchio all’ellisse e per conseguenza ''decresce'' pure; ma dopo una lunga serie di secoli si raggiungerà l’estrema eccentricità; allora l’asse più corto comincierà ad aumentare finchè l’orbita diverrà un circolo, poi il processo di diminuzione avrà luogo di nuovo e così via per sempre. Nel caso della Terra l’orbita passa dall’ellisse al circolo. I fatti dimostrati così sopprimono ogni necessità di supporre un etere e, naturalmente, ogni apprensione per l’instabilità del sistema che riguarda l’etere. Si ricorderà che io stesso ho ammesso ciò che noi possiamo definire ''un etere''. Ho parlato di una sottile ''influenza'' che, come sappiamo, accompagna sempre la materia, sebbene diventi manifesta solo per mezzo dell’eterogeneità della materia. Io ho attribuito a quest’''influenza'', senza speranza di giungere a spiegare, anche con alcuni sforzi, la sua terribile ''natura'', i vari fenomeni di elettricità, di calore, di luce, di magnetismo e inoltre — di vitalità, di coscienza e di pensiero — in una parola, di spiritualità. Si vedrà subito, allora, che l’etere così concepito è radicalmente distinto dall’etere degli astronomi, in quanto che quello è ''materia'' ed il mio ''non lo è''. Così, coll’idea della scomparsa dell’etere materiale, sembra contemporaneamente scomparire l’idea di quell’agglomerazione universale presentita dall’imaginazione poetica del genere umano — agglomerazione alla quale una sana Filosofia avrebbe potuto prestar fede senza timore, almeno fino ad un certo punto, se ''fosse'' stata presentita senza nessun’altra ragione che quest’imaginazione poetica. Ma per quanto l’Astronomia — per quanto la semplice Fisica abbiano parlato, pure non si può concepire nessuna fine al ciclo dell’Universo. Se anche si fosse dimostrato questa fine per mezzo di una causa così puramente collaterale come è l’etere, l’istinto Umano della Divina ''potenza di adattamento'' si sarebbe ribellato contro questa dimostrazione. Noi saremmo stati obbligati a considerare l’Universo con un certo senso d’insoddisfazione come noi proviamo contemplando un inutile e complicato lavoro dell’arte umana. La creazione ci avrebbe interessato come un imperfetto ''intreccio'' in un romanzo il cui ''scioglimento'' è avvenuto stupidamente per mezzo d’incidenti esterni ed estranei al soggetto principale che s’interpongono invece di scaturire dal profondo della tesi, dal cuore dell’idea dominante, invece di sorgere come un risultato della prima proposizione, come parte integrante inseparabile ed inevitabile della concezione fondamentale del libro. Ora si capirà più chiaramente che cosa io intenda dire per simmetria puramente superficiale. È semplicemente per mezzo delle lusinghe di questa simmetria che noi siamo<noinclude></noinclude> 0y18ewn9g0rlfq26n99tv3pp5h0u07h Pagina:Poe - Eureka, 1902.djvu/96 108 567007 3832789 3652832 2026-05-07T11:40:46Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Riletta */ 3832789 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|96|{{Sc|eureka}}|}}</noinclude><section begin="s1" />stati ingannati nell’idea generale di cui l’ipotesi di {{AutoreCitato|Johann Heinrich von Mädler|Mädler}} non è che una parte — l’idea della vorticosa attrazione dei globi. Mettendo da parte questa concezione puramente fisica, la simmetria di principio ci fa vedere la fine di tutte le cose metafisicamente implicate nel pensiero di un cominciamento; ci fa cercare e trovare in quest’origine di tutte le cose i ''rudimenti'' di questa fine; e ci fa conoscere la empietà di supporre che questa fine sia forse stata condotta meno semplicemente — meno direttamente — meno ovviamente — meno artisticamente — che per mezzo ''della reazione dell’Alto originario''.<section end="s1" /> <section begin="s2" /> {{Centrato|XV.}} Ritornando poi ad una precedente suggestione, concepiamo i sistemi — concepiamo ogni stella col suo relativo pianeta — come un atomo Titanico esistente in uno spazio che ha precisamente la stessa inclinazione per l’Unità che caratterizzava, in principio, i veri atomi dopo la loro irradiazione in ogni parte della sfera Universale. Siccome questi atomi originali si precipitavano uno verso l’altro in linea generalmente retta, così noi possiamo comprendere come almeno generalmente rettilinee le vie che conducono i sistemi-atomi verso i loro rispettivi centri di aggregazione: — e con questa diretta attrazione dei sistemi in gruppi, con quest’attrazione consimile e simultanea dei gruppi stessi, mentre si opera la consolidazione, noi abbiamo alfine raggiunto il grande ''Ora'' — il terribile Presente — la Condizione Attuale dell’Universo. Un’analogia razionale ci guida a formare una ipotesi del Futuro, sempre più spaventosa. L’equilibrio tra le forze centripete e centrifughe di ogni sistema essendo necessariamente distrutto per il conseguimento di una certa prossimità ai nuclei dei gruppi ai quali appartiene, accadrà ad un tratto una precipitazione caotica, o apparentemente caotica, delle lune sui pianeti, dei pianeti sui soli e dei soli sui nuclei; ed il risultato generale di questa precipitazione sarà la riunione delle miriadi di stelle attualmente esistenti nel firmamento in un numero pressochè infinitamente minore di sfere quasi infinitamente più vaste. Essendo smisuratamente minori, i mondi di quell’epoca saranno smisuratamente più grandi dei nostri. Allora, veramente, tra impenetrabili abissi, vi saranno soli inconcepibilmente smaglianti. Ma tutto ciò non sarà che una magnificenza climaterica che profetizzerà la grande Fine. La nuova genesi descritta non sarà che un parziale differimento di questa Fine. Mentre si compie la consolidazione, i gruppi stessi con una velocità prodigiosamente crescente si sono slanciati verso il<section end="s2" /><noinclude></noinclude> dlj9juw78ceiniz1me7an8p2sqke1cr Pagina:Poe - Eureka, 1902.djvu/97 108 567008 3832790 3652888 2026-05-07T11:43:21Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Riletta */ 3832790 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione||EUREKA|97}}</noinclude>loro vero centro generale — e ora con una forza elettrica mille volte maggiore, proporzionata solo alla loro grandezza materiale ed alla violenza spirituale del loro desiderio per la unità, i maestosi avanzi della tribù delle Stelle sfolgoreranno alfine in un comune amplesso. La inevitabile catastrofe è prossima. Ma questa catastrofe — che cosa è? Noi abbiamo visto compirsi l’agglomerazione dei globi. D’ora innanzi non dovremo noi concepire ''questo globo materiale di globi'' come costituente e contenente l’Universo? Una simile fantasia sarebbe completamente in lotta con ogni proposizione ed ogni considerazione di questo discorso. Ho già accennato a quell’assoluta ''reciprocità di adattamento'' che è l’idiosincrasia dell’Arte divina — il cesello divino. A questo punto delle nostre riflessioni noi abbiamo considerato l’influenza elettrica come qualche cosa, per la cui forza di repulsione soltanto la Materia può resistere in quello stato di diffusione domandato per il compimento dei suoi disegni: — fino a questo punto, in una parola, noi abbiamo considerato l’influenza in questione come istituita per causa della Materia, per servire agli scopi materiali. Con una reciprocità perfettamente legittima, noi possiamo ora considerare la Materia creata ''solamente per amore di quest’influenza'' — solamente per servire agli scopi di quest’Etere spirituale. Per l’ajuto — per i mezzi — per l’azione della Materia e per forza della sua eterogeneità — questo Etere si è così manifestato — ''lo Spirito si è individualizzato''. È puramente nello sviluppo di quest’Etere, per mezzo dell’eterogeneità che quelle particolari masse di Materia divengono animate — sensitive — e proporzionate alla loro eterogeneità; — alcune raggiungendo un grado di sensitività che implica ciò che noi chiamiamo ''Pensiero'' e giungendo così all’altezza dell’Intelligenza Cosciente. Da questo punto di vista noi possiamo percepire la Materia come un Mezzo — non come un Fine. I suoi propositi sono così stati compresi nella loro diffusione; e ritornando all’Unità questi propositi cessano. Questo globo dei globi assolutamente consolidato sarebbe ''senza scopo'' — quindi non potrebbe continuare ad esistere neppure per un momento. La Materia, creata per uno scopo, non può indubbiamente essere più a lungo Materia quando questo scopo è raggiunto. Tentiamo di capire questa sua aspirazione a scomparire e l’aspirazione di Dio a rimanere tutto in tutto. Che ogni opera della concezione divina debba coesistere e cospirare coi suoi particolari disegni, mi sembra veramente ovvio; ed io non dubito punto che vedendo l’inutilità del finale globo dei globi, la maggioranza dei miei lettori sarà soddisfatta di queste mie parole; «''dunque'' non può conti-<noinclude></noinclude> qskaq8h1yc2fzdxbucq9yjizrobh6z0 Pagina:Poe - Eureka, 1902.djvu/98 108 567009 3832791 3652889 2026-05-07T11:45:59Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Riletta */ 3832791 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|98|{{Sc|eureka}}|}}</noinclude>nuare ad esistere». Tuttavia siccome il sorprendente pensiero della sua scomparsa istantanea è un fatto che il più forte intelletto non può ripromettersi di capire prontamente su basi così decisamente astratte, permettetemi di tentare di considerare l’idea da qualche altro e più comune punto di vista: vediamo come è interamente e magnificamente corroborata in una considerazione ''a posteriori'' della Materia come noi la troviamo attualmente. Io ho detto prima che, l’Attrazione e la Repulsione essendo innegabilmente le sole proprietà per mezzo delle quali la Materia si manifesta alla Mente, noi possiamo avere il diritto di supporre che la Materia non ''esiste'' che come Attrazione e Repulsione — in altre parole, che l’Attrazione e la Repulsione ''sono'' Materia, non essendovi nessun caso concepibile in cui non possiamo usare il termine Materia ed i termini «Attrazione» e «Repulsione» presi contemporaneamente come equivalenti e quindi come espressioni logiche convertibili<ref>Pag. [[Pagina:Poe - Eureka, 1902.djvu/31|31]].</ref>. Ora, la vera definizione dell’Attrazione implica la particolarità — Resistenza delle parti, particelle od atomi; perchè noi la definiamo come la tendenza di «ogni atomo, ecc. ad ogni altro atomo, ecc.» secondo una certa legge. Naturalmente dove ''non'' vi sono parti — dove non vi è che l’assoluta Unità — dove la tendenza all’unità è soddisfatta — non vi può essere Attrazione — ciò è stato pienamente dimostrato e tutta la filosofia lo ammette. Quando si compieranno i suoi disegni, allora la Materia ritornerà nella sua condizione originale di ''Unità'' — una condizione che presuppone l’espulsione dell’etere separativo, la cui attribuzione e la cui capacità è limitata a tenere gli atomi separati finchè quel gran giorno in cui, non essendo più a lungo necessario quest’etere, la schiacciante pressione dell’Attrazione finale e collettiva predominerà alfine e l’espellerà appunto quanto è necessario: — quando, io dico, la Materia espellendo finalmente l’Etere ritornerà nell’Unità assoluta — e sarà allora (parlando per il momento in una maniera paradossale) sarà allora Materia senza Attrazione e senza Repulsione — in altri termini Materia senza Materia — in altri termini ancora, ''l’assenza della Materia''. Sprofondando nell’Unità, sprofonderà contemporaneamente in quel Nulla che per ogni Percezione Finita deve essere identico all’Unità — in quel Nulla Materiale da cui solo noi possiamo concepire che sia stato evocato — che sia stato ''creato'' per la Volontà di Dio. Dunque, io ripeto, tentiamo di comprendere che il finale globo dei globi sparirà istantaneamente e che Dio rimarrà tutto in tutto.<noinclude></noinclude> g0e3m0ogi4yw4cd6irtykxstcgvnzn2 Pagina:Poe - Eureka, 1902.djvu/99 108 567010 3832792 3652825 2026-05-07T11:47:54Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Riletta */ 3832792 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione||EUREKA|99}}</noinclude>{{Centrato|XVI.}} Ma dobbiamo noi arrestarci qui? No. Nell’agglomerazione e dissoluzione Universale, noi possiamo prontamente concepire che da una serie di condizioni nuove e totalmente differenti possa derivare — un’altra creazione ed irradiazione ritornante in sè stessa — un’altra azione o reazione della Volontà Divina. Guidando la nostra imaginazione per mezzo di quella suprema legge delle leggi, la legge della periodicità, non siamo noi veramente più che autorizzati ad accogliere la credenza — diciamo più tosto ad accarezzare la speranza — che i processi che noi ci siamo avventurati ad osservare saranno rinnovati eternamente; e che un nuovo Universo ingrandirà nell’esistenza e poi cadrà nel nulla ad ogni pulsazione del Cuore Divino? Ed ora, — questo Cuore Divino — che cosa ''è? È il nostro proprio cuore.'' Non spaventiamo la nostra anima coll’irriverenza puramente apparente di quest’idea e non la togliamo a quel freddo esercizio di coscienza — a quella profonda tranquillità dell’analisi di sè stessa — per mezzo della quale, soltanto, noi possiamo sperare di arrivare fino alla più sublime verità, e di guardarla a nostro bell’agio faccia a faccia. I ''fenomeni'' dai quali devono, in questo momento, dipendere le nostre conclusioni, sono puramente ombre spirituali, ma non di meno del tutto sostanziali. Noi passeggiamo attraverso ai destini dell’esistenza del nostro mondo circondati da ''Memorie'' oscure, ma pur sempre presenti di un Destino più vasto — molto remoto nel tempo trascorso, ed infinitamente imponente. Noi viviamo una Gioventù particolarmente incalzata da tali sogni, che però non consideriamo mai come sogni. Noi li ''riconosciamo'' come Memorie. ''Durante la nostra Gioventù'' la distinzione è troppo chiara per ingannarci anche per un solo momento. Finchè dura questa Gioventù il sentimento della ''nostra esistenza'' è il più naturale di tutti i sentimenti. Noi lo comprendiamo ''del tutto''. Che vi fosse un periodo in cui ''non'' esistevamo — o che potesse essere accaduto che non avessimo mai esistito — sono considerazioni che ''durante questa gioventù'' noi troviamo realmente difficili a capire. Perchè avremmo potuto ''non'' esistere, questo è, ''fino all’epoca detta nostra Virilità'', di tutti i quesiti quello al quale ci sarebbe stato più difficile rispondere. L’esistenza — la propria esistenza — l’esistenza di tutti i tempi e di tutta l’eternità — ci sembra, fino all’epoca della nostra Virilità, una condizione normale ed incontestabile: — ''questo sembra, perchè questo è.''<noinclude></noinclude> 3ikv0by0zaejg7fw3a9rl511wvr6tgq Pagina:Poe - Eureka, 1902.djvu/100 108 567011 3832793 3652828 2026-05-07T11:49:56Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Riletta */ 3832793 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|100|{{Sc|eureka}}|}}</noinclude>{{Nop}} Ma poi viene il periodo in cui una convenzionale Ragione del Mondo ci sveglia dalla verità del nostro sogno. Il Dubbio, la Sorpresa e l’Incomprensibilità arrivano allo stesso momento. Essi dicono: — «Voi vivete e vi fu un tempo in cui non vivevate. Voi siete stato creato. Esiste un’Intelligenza più potente della nostra; ed è solo per mezzo di quest’Intelligenza che voi vivete.» Noi lottiamo per comprendere queste cose e non possiamo — ''non possiamo'' perchè queste cose non essendo vere, sono così, di necessità, incomprensibili. Non esiste un essere pensante che, ad un certo punto luminoso della sua vita di pensiero, non si sia sentito perduto fra quel caos di futili tentativi per comprendere o credere che vi esiste qualche cosa ''più grande della sua propria anima''. La più profonda impossibilità di un’anima a sentirsi inferiore di un’altra; l’intensa e opprimente insoddisfazione e ribellione del pensiero; — queste non sono, colle onnipotenti aspirazioni alla perfezione, queste non sono che le lotte spirituali, che coincidono colle lotte materiali verso l’Unità originale — sono, almeno per la mia mente, una specie di prova che sorpassa di molto ciò che l’Uomo chiama la dimostrazione che nessuna anima ''è'' inferiore ad un’altra — che non vi è, e non vi può essere, niente di superiore ad un’anima qualunque — che ogni anima è, in parte, il proprio Dio — il proprio Creatore: — in una parola, che Dio — il Dio materiale ''e'' spirituale — non esiste ''ora'' che nella Materia e nello Spirito diffusi nell’Universo; e che la concentrazione di questa Materia e di questo Spirito diffusi non saranno che la ricostituzione del Dio ''puramente'' Spirituale ed Individuale. Da questo punto di vista, e solo da questo punto, noi comprendiamo gli enigmi dell’Ingiustizia Divina — del Fato Inesorabile. Soltanto da questo punto di vista diviene comprensibile l’esistenza del Male; anzi da questo punto di vista diviene più che comprensibile — diviene sopportabile. La nostra anima non si ribella più contro un ''Dolore'' che noi stessi abbiamo imposto a noi stessi, per compimento dei nostri disegni — con uno scopo — per quanto futile esso sia — di estendere la nostra ''Gioja''. Ho parlato di ''Memorie'' che c’incalzano durante la nostra Gioventù. Esse talvolta ci perseguitano anche nella nostra Virilità: — assumono gradatamente forme sempre meno indefinite: — di tanto in tanto ci parlano a bassa voce e dicono: «Vi fu un’epoca, nella Notte dei Tempi, in cui esistette un Essere immortale — uno solo di un numero assolutamente infinito di simili Esseri che popolano il dominio assolutamente infinito dell’assolutamente infinito spazio. Quest’Essere non ebbe e non ha il potere — più di quello che<noinclude></noinclude> dukp59z7zxpt7eovh5mu9p5tp8bnkgj Pagina:Poe - Eureka, 1902.djvu/101 108 567012 3832795 3652829 2026-05-07T11:52:04Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Riletta */ 3832795 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione||EUREKA|101}}</noinclude>non hai tu stesso — di estendere di una quantità positiva la gioja della sua Esistenza; ma soltanto quanto ''è'' pure in tuo potere di espandere e di concentrare i tuoi piaceri (l’ammontare assoluto della felicità rimanendo però sempre lo stesso), altrettanto apparteneva o appartiene una tale capacità a quest’Essere Divino, che passa la sua Eternità in perpetua variazione di Concentrazione e quasi Infinita Diffusione di Sè. Ciò che tu chiami «L’Universo» non è che l’espansione presente della esistenza. Egli ora sente la sua vita per mezzo di un numero infinito di piaceri imperfetti — di piaceri parziali frammisti a pene che hanno quegli esseri inconcepibilmente numerosi che tu designi come sue creature, ma che non sono realmente che infinite individualizzazioni di Lui stesso. Tutte queste creature — ''tutte'' — tanto quelle che tu chiami animate come quelle alle quali tu neghi la vita, per la semplice ragione che tu non la scopri nelle loro operazioni — ''tutte'' queste creature hanno in maggiore o minor grado una capacità di godere e di soffrire: — ''ma la somma generale delle loro sensazioni è precisamente quell’ammontare di Felicità che appartiene di diritto all’Essere Divino quando è concentrato in Sè stesso.'' Tutte queste creature sono anch’esse Intelligenze più o meno coscienti: coscienti, primariamente, della loro identità; coscienti, secondariamente, e per deboli e indeterminati barlumi, della loro identità coll’Essere Divino di cui parliamo — della loro identità con Dio. Delle due specie di coscienze supponi che la prima s’indebolisca gradatamente e la seconda si rafforzi, nella lunga successione di secoli che deve trascorrere prima che queste miriadi d’intelligenze individuali si confondano — allorchè si confonderanno in Una sola anche le brillanti stelle. Pensa che il senso dell’identità individuale verrà gradatamente sommerso nella coscienza generale — che l’Uomo, per esempio, cessando impercettibilmente di sentirsi Uomo, raggiungerà alfine quella formidabile e trionfante epoca in cui egli riconoscerà nella sua esistenza l’esistenza di Jehovah. In pari tempo ricordati che tutto è Vita — Vita — Vita nella Vita — la minore nella maggiore e tutto entro lo ''Spirito di Dio''.» {{Rule|8em}}<noinclude></noinclude> ti3ubv75cplkivpy2j26ppig0yiv7np Pagina:Poe - Eureka, 1902.djvu/102 108 567013 3832803 2872245 2026-05-07T11:55:26Z Marcella Medici (BEIC) 22982 Aggiunto template FI tramite il gadget CropTool 3832803 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude> {{FI |file = Poe - Eureka, 1902 - elenco pagina 102.jpg |width = 100% }}<noinclude></noinclude> ff6kf61ykygd8ix52kejla3dl3qkp0i Pagina:Poe - Eureka, 1902.djvu/103 108 567014 3832807 2872246 2026-05-07T11:56:51Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ Aggiunto template FI tramite il gadget CropTool 3832807 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude> {{FI |file = Poe - Eureka, 1902 - elenco pagina 103.jpg |width = 100% }}<noinclude></noinclude> 20v9ast1ssetl4oe664i4sxwxmigp0r Pagina:Poe - Eureka, 1902.djvu/104 108 567015 3832808 2872247 2026-05-07T11:57:59Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Da trascrivere */ 3832808 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude><noinclude></noinclude> d63ftgh6gvh9rj4pazjp0deitqa5lvo 3832810 3832808 2026-05-07T11:58:23Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ 3832810 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>{{FI |file = Poe - Eureka, 1902 - elenco pagina 104.jpg |width = 100% }}<noinclude></noinclude> 40qfdqckjd7b9q8brot8sg8hieblj3o Pagina:Poe - Eureka, 1902.djvu/105 108 567016 3832811 2872248 2026-05-07T11:58:35Z Marcella Medici (BEIC) 22982 [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Pagina svuotata completamente 3832811 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="0" user="Stefano mariucci" /></noinclude><noinclude></noinclude> nfo73tnyymgfn9oqj9nqqm3cpij7nt8 Della storia d'Italia dalle origini fino ai nostri giorni/Indice dei nomi/VWXYZ 0 594246 3832439 3684345 2026-05-06T13:17:20Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo parametri inutilizzati 3832439 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=28 gennaio 2025|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Indice dei nomi (VWXYZ)|prec=../STU|succ=}} <pages index="Balbo, Cesare – Storia d'Italia dalle origini fino ai nostri giorni, Vol. II, 1914 – BEIC 1741401.djvu" from=255 to=255 onlysection="s1" /> {| align=center width=80% |[[../ABC|ABC]] |[[../DEF|DEF]] |[[../GHI|GHI]] |[[../JKL|JKL]] |[[../MNO|MNO]] |[[../PQR|PQR]] |[[../STU|STU]] |[[../VWXYZ|VWXYZ]] |} {{Indentatura}} <pages index="Balbo, Cesare – Storia d'Italia dalle origini fino ai nostri giorni, Vol. II, 1914 – BEIC 1741401.djvu" from=294 to=296 fromsection=s2 /> </div> 5mlzvsskczvhk3nbfriyms25onazxcn Chi l'ha detto?/Parte prima/34 0 613582 3832764 3677868 2026-05-07T10:36:53Z Candalua 1675 3832764 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=15 maggio 2021|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=§ 34. 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Una quindicina d’anni dopo, i fratelli Coessin espongono all’Accademia delle scienze un loro battello chiamato «nautilo sottomarino» capace appunto, dicono, di navigare sott’acqua: Lazzaro Carnot, relatore della commissione nominata per esaminare quell’apparecchio, lo descrive, riferisce i risultati delle esperienze e conclude — cento anni or sono! — non esservi più dubbio che si possa creare un sistema di navigazione subacquea «molto rapida e poco costosa....». {{Ct|f=120%|v=2|t=2|II.}} Singolari quanto si voglia, questi meriti non raccomanderebbero tuttavia il nome del Carnot all’ammirazione dei posteri, se non fosse la bellezza e la bontà delle idee da lui significate. Quest’uomo di guerra che riconobbe nella guerra una condizione eccezionale e violenta, durante la quale le ordinarie norme della convivenza civile sono abolite, volle pure, col suo maestro Vauban, che i soldati procedessero per le vie «meno sanguinose» e che nell’umanità consistesse la loro prima virtù. Con una sentenza dal suono paradossale, ma animata, come tutti<noinclude> <references/></div></noinclude> iov6hvk74lplu5wk0f9r0k05whh7haw Pagina:De Roberto - Al rombo del cannone, Milano, Treves, 1919.djvu/132 108 626958 3832622 3627114 2026-05-07T06:19:36Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3832622 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|120|{{Sc|maestri di guerra:}}||riga=si}}</noinclude>i paradossi, da un senso di verità, disse che «la guerra è per eccellenza l’arte di conservare»; infatti: «l’arte di distruggere ne è l’abuso». E le fortezze furono da lui definite «monumenti di pace», perchè la loro moltiplicazione consente di scemare il numero dei combattenti e di restituire molti soldati alle arti pacifiche. Nessun popolo, del resto, dovrebbe lottare a scopo di conquista; tutti debbono impugnare le armi per difendere la nazione minacciata o la civiltà offesa: «Ogni guerra giusta, degna del nome, è essenzialmente difensiva». Ed ogni soldato ''degno del nome'' dovrebbe incidere nella memoria e nel cuore le parole di questo maestro: «Risparmiate ovunque gli oggetti del culto; fate rispettare i tugurii, gl’infelici, le donne, i bambini, i vecchi: presentatevi come benefattori dei popoli.... Bisogna far temere il nome francese» — e così dicasi di ogni altro — «ma non farlo odiare....». Quanti invocano il regno della giustizia nei rapporti dei popoli non fanno se non esprimere con altre parole — nè molto diverse — i principii enunziati dal Carnot. «Le nazioni sono, le une rispetto alle altre, nell’ordine politico, ciò che gl’individui sono nell’ordine sociale: esse hanno, come questi ultimi, i loro diritti reciproci, consistenti nell’indipendenza, nella sicurezza all’estero, nell’unità interna, nell’onore nazionale: beni d’ordine superiore dei<noinclude> <references/></div></noinclude> ij76j5jk2zk7twao8k7q0e4z1napae5 Pagina:De Roberto - Al rombo del cannone, Milano, Treves, 1919.djvu/133 108 626959 3832623 3627116 2026-05-07T06:19:46Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3832623 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|ii}}. — ''Lazzaro Carnot''|121|riga=si}}</noinclude>quali nessun popolo potrebbe esser privato se non per violenza, e che ciascun popolo può riacquistare quando l’occasione se ne offre. Ora la legge naturale vuole che si rispettino cotesti diritti, che ci si aiuti vicendevolmente a difenderli, finchè i soccorsi ed i riguardi non pongano a rischio i diritti proprii.... Poichè la sovranità appartiene a tutti i popoli, non può darsi comunità ed unione fra loro se non in virtù di una formale e libera transazione: nessuno d’essi ha il diritto d’assoggettar l’altro a leggi comuni senza il suo espresso consentimento.... Noi abbiamo per principio che ogni popolo, qualunque sia la esiguità del territorio da lui abitato, è assolutamente padrone in casa propria, che è eguale in diritto al più grande, e che nessun altro può legittimamente insidiarne l’indipendenza, tranne che la sua propria non corra visibilmente pericolo.» Testimonio ed attore principalissimo d’una delle maggiori crisi che travagliarono il suo paese e il mondo tutto, egli sperò d’afferrare nella Rivoluzione «il fantasma della felicità nazionale», credendo possibile d’ottenere «una Repubblica senza anarchia, una libertà illimitata senza disordine, un sistema perfetto d’eguaglianza senza fazioni»: l’esperienza lo disingannò «crudelmente» e gli fece riconoscere che la saggezza è egualmente lontana da tutti gli estremi. «Il massimo della prosperità nazio-<noinclude> <references/></div></noinclude> sxbgsmr5yqex93ki5phgmo2ylh7u42b Pagina:De Roberto - Al rombo del cannone, Milano, Treves, 1919.djvu/134 108 626960 3832624 3627117 2026-05-07T06:19:50Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3832624 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|122|{{Sc|maestri di guerra:}}||riga=si}}</noinclude>nale consiste fra la libertà assoluta ed il potere assoluto.... Il miglior governo è quello dove tutto si fa per abito, per educazione, e non già in forza di precetti sempre variabili: è quello, in una parola, dove i governanti hanno meno da fare....» E molto probabilmente nel corso di quella terribile delusione egli concepì la grande verità, umana e non soltanto politica, che incluse in un’altra delle sue concettose sentenze: «Lo stesso sforzo compiuto per afferrare la felicità è uno stato violento che spesso la distrugge....». {{Ct|f=120%|v=2|t=2|III.}} Non è dunque vero che la guerra, quantunque necessariamente atroce, sia scuola mortificativa di quanto è più alto e nobile nello spirito umano, se quest’uomo di guerra potè sollevarsi alle ultime vette della filosofia, quelle dalle quali si dominano il tempo, gli uomini e l’universo; se potè dire che il savio, «come cittadino, ferma gli occhi sulla Patria, fa voti per lei, applaudisce alle sue fortune, partecipa ai suoi trionfi»; ma, «come filosofo, ha già oltrepassato le barriere che separano gl’imperi, non ha più nemici, è cittadino di tutti i paesi e contemporaneo di tutte le età....». Il saggio<noinclude> <references/></div></noinclude> 8h8rtzefuj7iil9nqvspm1dumh4z55e Pagina:De Roberto - Al rombo del cannone, Milano, Treves, 1919.djvu/135 108 626961 3832625 3627119 2026-05-07T06:19:53Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3832625 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|ii}}. — ''Lazzaro Carnot''|123|riga=si}}</noinclude>che scriveva queste parole era anche un poeta di cui restano alcuni delicati componimenti: il ''Ritorno al casolare'', fra i più espressivi, e il ''Soliloquio d’un vecchio''. Ma la saggezza filosofica e il sentimento elegiaco non impedirono che il Carnot seguisse in ogni atto della sua vita i consigli del più esclusivo e geloso amore di patria. Nel 1789, capitano del genio, legge dinanzi all’Accademia di Digione il suo ''Elogio del Vauban'': il principe Errico di Prussia, che è fra gli astanti, gliene fa i più caldi rallegramenti, seguìti dall’offerta di un alto grado nell’esercito prussiano: egli ricusa. Venticinque anni dopo, nel 1814, comandante di Anversa assediata, riceve da un altro Prussiano, il conte di Bülow, l’insidiosa proposta di abbandonare la causa di Napoleone, con la promessa di un’adeguata ricompensa, egli risponde: «Troppo mi sta a cuore di serbare la stima che mi dimostrate, perchè non difenda con tutti i mezzi in mio potere il posto onorevole confidatomi dall’Imperatore dei Francesi....». Pochi giorni dopo Napoleone ha abdicato, e un altro Francese più accomodante, divenuto, grazie alla malleabilità della sua tempra, principe ereditario di Svezia — il Bernadotte — ritenta di indurre il Carnot a rendere Anversa; egli risponde infliggendo una lezione al transfuga: «Comando questa piazza in nome del governo Francese: esso solo ha il<noinclude> <references/></div></noinclude> 7nll4xq8079k1q0zd2b9bz4hut5cq9v Pagina:De Roberto - Al rombo del cannone, Milano, Treves, 1919.djvu/136 108 626962 3832626 3627121 2026-05-07T06:20:12Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3832626 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|124|{{Sc|maestri di guerra:}}||riga=si}}</noinclude>diritto di fissare il termine del mio ufficio. Allorquando il nuovo regime sarà definitivamente e incontestabilmente stabilito sulle nuove basi, sarà mia premura eseguirne gli ordini: determinazione che non può mancare d’essere approvata da un principe nato Francese, a cui sono ben note le leggi imposte dall’onore....». Tanto zelo non è alimentato, sia pure indirettamente, sia pure in minima parte, dalla speranza dei premii. Non ne ha mai ottenuti quanti ne ha meritati; tanto meno ne ha chiesti. Tornato a Parigi il domani di Wattignies, che è vittoria sua, egli scrive al comando dell’esercito del Nord per rallegrarsi con esso del glorioso successo, come se non vi avesse contribuito per nulla. All’inizio del Consolato è ancora ministro della guerra, ma ha già detto al Côrso ambizioso: «Credo che soltanto il Bonaparte tornato semplice cittadino possa lasciar vedere il generale in tutta la sua grandezza». Più tardi soggiunge: «Voi avete da scegliere nella storia il posto d’un Cromwell o d’un Washington. Se sceglierete male, precipiterete dall’alto, e un giorno forse si contesterà la vostra stessa gloria militare....». L’ammonitore, il repubblicano, il Convenzionale che ha votato la morte del Re, è il solo a votare contro lo stabilimento dell’Impero; ma quando la maggioranza dei Francesi accetta la nuova forma di governo, egli desiste dall’opposizione, perchè «nelle crisi del-<noinclude> <references/></div></noinclude> beatvrn2xmn7zx6chyep6gqi6v635yc Pagina:De Roberto - Al rombo del cannone, Milano, Treves, 1919.djvu/137 108 626963 3832627 3627122 2026-05-07T06:20:16Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3832627 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|ii}}. — ''Lazzaro Carnot''|125|riga=si}}</noinclude>lo Stato vi può essere per ogni cittadino un momento d’incertezza sul partito da prendere; si può esitare, o scegliere fra le diverse opinioni, senza commettere un delitto; ma tosto i più si pronunziano, e allora, se la minoranza si ostina nell’opposizione, non è altro che una fazione: principio di giustizia eterna formante l’essenza d’ogni società politica, senza del quale non c’è più altro che anarchia e guerra intestina nell’intero universo». In forza di questo principio il cittadino esemplare che lo enunziò fece qualche cosa di più che desistere dall’opposizione all’Impero. Dopo avere inflessibilmente respinto, negli anni della prosperità, le seduzioni di Napoleone, che gli offriva «tutto quanto vorrete, quando vorrete, come vorrete», il giorno che l’Imperatore è ridotto a lottare disperatamente per salvare la Francia invasa, il gran patriotta accorre ad offrirgli i suoi servigi. E si contenta del comando di Anversa; e quando è il momento di compilare il decreto di nomina, scoprono che quel creatore di quasi tutti i generali francesi, quell’antico Direttore della guerra e quasi dittatore della nazione, ha soltanto, sull’annuario, il grado di maggiore del genio, conseguito per anzianità all’uscire dal Comitato di Salute pubblica.... Il solo oppositore all’Impero è anche, ora che l’Impero rappresenta la Patria e la stessa Libertà contro il<noinclude> <references/></div></noinclude> lm2jav69hx3a2pptbhtsgmwlv4fbrlj Pagina:De Roberto - Al rombo del cannone, Milano, Treves, 1919.djvu/138 108 626964 3832628 3627123 2026-05-07T06:20:19Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3832628 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|126|{{Sc|maestri di guerra:}}||riga=si}}</noinclude>pericolo della restaurazione borbonica imposta dagli stranieri, il solo che sconsigli a Napoleone di abdicare; ed anche dopo l’ultimo disastro, anche dopo Waterloo, è il solo che gli suggerisca di resistere, di rivolgere un proclama al popolo, di chiamare alle armi tutti i cittadini, di mobilitare la guardia nazionale, di difendere Parigi, di ritirarsi dietro la linea della Loira. Fouché esclama: «Siete pazzo!». Lazzaro Carnot gli risponde gettandogli in faccia il giudizio della storia: «E voi siete traditore!...». :''10 aprile 1917.''<noinclude> <references/></div></noinclude> qw1230uzo5jeg8htzcbznanm054x4c7 Pagina:De Roberto - Al rombo del cannone, Milano, Treves, 1919.djvu/139 108 626965 3832630 3627150 2026-05-07T06:22:24Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3832630 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" /></noinclude><nowiki /> {{ct|f=120%|t=2|v=2|w=0px|L=0px|'''Gli enimmi di Waterloo.'''}} Nell’anno secolare della battaglia che segnò l’ultimo crollo dell’impero napoleonico, un soldato francese ridottosi da molto tempo a vita di studio per le ferite riportate in guerra ha pubblicato una nuova storia di Waterloo. Compiuta nella primavera del 1914, l’opera ponderosa e poderosa fu consegnata ai tipografi il 3 giugno di quell’anno, due mesi prima della conflagrazione europea: l’autore ha creduto necessario avvertirlo sin dal frontespizio, quasi a giustificare la pubblicazione di indagini intorno ad una guerra passata mentre le battaglie imperversano dall’un capo all’altro del vecchio continente. E il libro suo, narrando come si decisero un secolo addietro le sorti del mondo, rischierebbe veramente di passare inosservato oggi che esse si stanno decidendo ancora una volta, se non fosse che mentre noi abbiamo sete di conoscere quanto avviene sui campi della gran guerra attuale, mentre non abbiamo quasi altro bisogno, supreme ragioni di pru-<noinclude> <references/></div></noinclude> cifjzpoolw1ufmwq391mqwcl975cwjs Pagina:De Roberto - Al rombo del cannone, Milano, Treves, 1919.djvu/140 108 626966 3832631 3627151 2026-05-07T06:22:28Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3832631 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|128|{{Sc|gli enimmi di waterloo}}||riga=si}}</noinclude>denza vietano ai capi degli eserciti e degli Stati di appagarlo: talchè alla nostra immaginazione distratta da ogni altro oggetto le stesse narrazioni degli antichi combattimenti offrono un pascolo. Si potrebbe intanto, e pregiudizialmente, domandare se occorresse proprio tornare sul tema che da cento anni centinaia di scrittori d’ogni paese hanno sviscerato. La luce non è fatta, chiara, piena, lampante?... Non è fatta ancora. Il Lenient, avanti di comporre il suo libro, ha meditato gli altrui, dal primo al penultimo, che pareva anche definitivo: quello di Arrigo Houssaye. L’ultimo fu scritto da un Italiano, da un competentissimo Italiano: Alberto Pollio. Noi possiamo dolerci che lo scrittore francese non ne conosca l’opera, ma non certo quanto se ne dorrà egli stesso dopo averla cercata; perchè vi troverà, a sostegno delle idee da lui combattute, argomenti che lo faranno pensare, e meglio ancora perchè alcuni degli stessi suoi giudizii potrebbero essere egregiamente avvalorati con quelli espressi dal generale nostro. Nel suo ''Waterloo'' il Pollio, come tutti gli studiosi precedenti, non presume di spiegare ogni cosa: ammette anzi che molti enimmi sussistono; il Lenient intitola invece l’opera sua: ''La solution des énigmes de Waterloo.'' Vediamo.<noinclude> <references/></div></noinclude> f1zqxbt3w23uc4dtevlss4pm5kaif2j Pagina:De Roberto - Al rombo del cannone, Milano, Treves, 1919.djvu/141 108 626967 3832632 3627167 2026-05-07T06:23:03Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3832632 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|gli enimmi di waterloo}}|129|riga=si}}</noinclude> {{Ct|f=120%|v=2|t=2|I.}} La domanda preliminare, la più generale e comprensiva, è questa: come mai un esercito di {{nowrap|124&thinsp;000}} soldati, con {{nowrap|25&thinsp;000}} cavalli e 300 cannoni, comandato dal primo capitano del secolo, forse di tutti i secoli, è in soli quattro giorni disfatto, distrutto, dissolto? Gl’idolatri hanno detto che il piano dell’Imperatore era infallibile; Adolfo Thiers afferma che la fatalità soltanto potè sconvolgerlo. La fatalità ha spalle da regger some anche più gravi di questa. Ma poichè nessuno l’ha vista ancora in faccia per chiamarla alla resa dei conti, e poichè il più prepotente bisogno, nelle avversità, è quello di addossarne a qualcuno la colpa, così anche di Waterloo si sono cercati e, naturalmente, trovati i capri espiatorii. Tutta una scuola addebita il disastro ai luogotenenti, o disertori come il Bourmont che passa al nemico con lo Stato maggiore della sua Divisione all’inizio della campagna, o insolitamente malaccorti, subitamente intimiditi, straordinariamente inabili, come Ney ai Quatre-Bras, come Grouchy a Wavre. Il Lenient dimostra che i traditori non giovarono al nemico, e distrugge le accuse rove-<noinclude> <references/></div></noinclude> 0kc380o19710bcpu35s2s6hg795blk1 Pagina:De Roberto - Al rombo del cannone, Milano, Treves, 1919.djvu/142 108 626968 3832633 3627168 2026-05-07T06:23:16Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3832633 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|130|{{Sc|gli enimmi di waterloo}}||riga=si}}</noinclude>sciate sui marescialli. Si dovrà credere allora ciò che tanti altri hanno asserito, cioè che la rovina fosse da imputare allo stesso Napoleone, perchè non era più quello di prima, perchè le grandezze ne avevano indebolita la tempra, perchè gli anni, i malanni e i rovesci ne avevano offuscata la mente, infiacchita la volontà, fiaccata la fede? Neanche questa è l’opinione dell’autore. Egli adduce, al contrario, tutte le prove dell’energia fisica, della prontezza e dell’acume intellettuale, della gran forza morale con le quali l’Imperatore compose ed attuò il piano della campagna. Allora?... {{Ct|f=120%|v=2|t=2|II.}} Il primo dei problemi particolari nei quali si risolve il gran problema di Waterloo è quello del numero. Poteva Napoleone avere una forza maggiore di quella che adoperò? Egli mosse con {{nowrap|124&thinsp;000}} uomini contro Wellington e Blücher, ciascuno dei quali ne comandava quasi altrettanti: fin dal principio, dunque, la partita si presentava come troppo disuguale. Con un incredibile intuito profetico l’Imperatore scriveva al maresciallo Davout: «La più gran disgrazia che possiamo temere è d’esser troppo deboli al nord e di patirvi sulle prime<noinclude> <references/></div></noinclude> mvcm3p4mf839ok023zgoz62fn47sexv Pagina:De Roberto - Al rombo del cannone, Milano, Treves, 1919.djvu/143 108 626969 3832634 3627169 2026-05-07T06:24:08Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3832634 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|gli enimmi di waterloo}}|131|riga=si}}</noinclude>uno scacco». Lo scacco sopportato di primo acchito, dopo soli quattro giorni di campagna, in quei campi settentrionali dove appunto temeva d’esser troppo debole, fu veramente senza rimedio: terribile lucidità di previsione! Allora, perchè non correggere la debolezza? Il Thiers, il Siborne, il Pollio, molti altri dicono che nell’apparecchiarsi alla guerra Napoleone fece quanto umanamente era possibile. Il Lenient, sulla fede di ragionamenti e di calcoli, lo nega. Le forze della Francia sarebbero state molto maggiori se l’Imperatore non avesse esitato tra la difensiva e l’offensiva, se avesse chiamato più presto le milizie territoriali che avrebbero lasciato disponibile per la prima linea un più grosso nerbo di truppe. Comunque, alla difesa del suolo nazionale bastavano i {{nowrap|434&thinsp;000}} uomini già raccolti: perchè mai, dunque, i {{nowrap|178&thinsp;000}} dell’esercito di campagna furono ridotti a {{nowrap|124&thinsp;000}}? Perchè distrarre dalle pianure del Belgio, dove si decideva la quistione vitale, {{nowrap|54&thinsp;000}} soldati e disseminarli sulle altre frontiere? La Coalizione minacciava, è vero, anche dalla parte del Reno: ma che potevano fare i {{nowrap|46&thinsp;000}} uomini di Rapp, di Suchet e di Lecourbe contro i {{nowrap|500&thinsp;000}} del principe di Schwarzenberg? Alberto Pollio adopera una formula a definire il concetto napoleonico della ripartizione delle forze: il minimo necessario per le operazioni secondarie, il massimo disponibile<noinclude> <references/></div></noinclude> 1ckn48m6k2xw44jwrh5ejyrk28b0n9s Pagina:De Roberto - Al rombo del cannone, Milano, Treves, 1919.djvu/144 108 626970 3832635 3627170 2026-05-07T06:24:22Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3832635 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|132|{{Sc|gli enimmi di waterloo}}||riga=si}}</noinclude>per le principali. Secondo il Lenient si dovrebbe dire invece: le forze impotenti sono forze inutili. Sui confini della Spagna, del resto, nessuno minacciava: che stavano dunque a farci gli 8000 soldati del Decaen e del Clauzel? La spiegazione proposta dall’autore è tutta psicologica: l’uomo che aveva riconquistata la Francia con gli ottocento soldati dell’isola d’Elba, che disprezzava i nemici, che giudicava Wellington «generale di terz’ordine», Blücher nient’altro che «un bravo ussaro» e le loro truppe altrettanta «canaglia», quest’uomo non credeva di dover fare uno sforzo eccessivo e stimava che {{nowrap|124&thinsp;000}} soldati in mano sua valessero il doppio.... Ora, in qual modo li adoperò? {{Ct|f=120%|v=2|t=2|III.}} La manovra di Charleroi è ancora levata al cielo come la più sapiente rottura strategica, e l’attacco come una sorpresa fulminea. Il Lenient dimostra che non vi fu sorpresa di sorta, che Blücher e Wellington, sei settimane innanzi, si erano pienamente accordati prevedendo precisamente ciò che Napoleone poteva fare, e che poi fece. L’idea di sorprenderli, di sgominarli prima di dar battaglia, fu una presunzione sug-<noinclude> <references/></div></noinclude> ax5rfagdiqjfuw6uve1wa838gh93vqp Pagina:De Roberto - Al rombo del cannone, Milano, Treves, 1919.djvu/145 108 626971 3832636 3627171 2026-05-07T06:24:30Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3832636 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|gli enimmi di waterloo}}|133|riga=si}}</noinclude>gerita e alimentata anch’essa dal folle orgoglio. Avanzarsi su Charleroi per separare i due nemici e quindi avvolgerli e travolgerli uno dopo l’altro, sarebbe stato possibile se in quel luogo si fosse trovato il nodo concreto della fronte alleata da rompere; ma Charleroi era soltanto un centro geografico, come chi dicesse il luogo geometrico del collegamento nemico: l’ala inglese vi sfiorava appena la prussiana, e un attacco su quel punto poteva tanto meno essere considerato come rottura strategica, perchè il campo di manovra che l’Imperatore veniva ad aprirsi sarebbe riuscito del tutto insufficiente. Secondo la stessa teoria napoleonica, un esercito composto di cinque o sei Corpi e posto tra due pericoli, deve poter disporre, in ciascuna delle direzioni pericolose, di almeno tanto spazio quanto ne occorre per due marce. Ora l’esercito del Nord era appunto composto di sei corpi, e le due direzioni nelle quali si trovavano gl’Inglesi e i Prussiani erano pericolosissime: esso aveva dunque bisogno d’una zona di manovra lunga quaranta o cinquanta chilometri — e tra Sombreffe e i Quatre-Bras ne correvano appena dodici! Ma veniamo all’esecuzione, ed al primo atto del gran dramma: il passaggio della Sambra. Fu passata, infatti, il 15 giugno, e l’esercito, lasciata la riva destra del fiume, ne tenne l’opposta; ma questo non era il puro e semplice<noinclude> <references/></div></noinclude> 40e3el7azl7ua6l470wiyl06g8s1t2z Pagina:De Roberto - Al rombo del cannone, Milano, Treves, 1919.djvu/146 108 626972 3832637 3627173 2026-05-07T06:24:38Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3832637 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|134|{{Sc|gli enimmi di waterloo}}||riga=si}}</noinclude>risultato da conseguire: bisognava anche arrivare dentro un certo tempo ai luoghi designati, distruggendo quante forze nemiche vi si trovassero. Invece il corpo di Zieten, contro il quale la superiorità numerica dei Francesi era schiacciante, potè ripiegare come e dove volle, e il fiume fu passato con molto ritardo. Perchè? Come mai i luogotenenti dell’Imperatore lasciano i bivacchi due, tre, quattro ore dopo quello prescritta? Sono incapaci?... Altri generali certo più capaci, come Davout, come Gouvion Saint-Cyr, sono stati lasciati da Napoleone in disparte per la stessa superba persuasione di non averne bisogno; ma nè Reille, nè d’Erlon, nè Vandamme sono inabili o infidi: essi non curano come dovrebbero l’esecuzione degli ordini perchè l’autocrate, chiuso in sè stesso, ha trascurato di svelare tutto il suo pensiero, di mostrare quale e quanta è la parte a ciascuno di essi affidata. E mentre il passaggio del fiume è appena iniziato a mezzogiorno, il duce supremo scende da cavallo, si fa portare una sedia e vi s’addormenta. Debolezza della carne? Sì; ma anche cieca fiducia che il sonno gli è consentito, che nulla egli ha da temere, che a tutto saprà porre riparo.<noinclude> <references/></div></noinclude> s8xd1frvup89wtq6u8wherku41khysh Pagina:De Roberto - Al rombo del cannone, Milano, Treves, 1919.djvu/147 108 626973 3832638 3627174 2026-05-07T06:25:52Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3832638 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|gli enimmi di waterloo}}|135|riga=si}}</noinclude> {{Ct|f=120%|v=2|t=2|IV.}} L’azione s’inizia. Napoleone col grosso attacca a destra i Prussiani e lancia il I e il II Corpo a sinistra, contro gl’Inglesi. Questo è l’enimma di Ney. Ney, il cuor di leone, l’eroe della Moscova, il fedele Ney che pagherà con la vita l’adesione accordata al reduce dell’Elba, il fulmine di guerra che tre giorni dopo anticiperà temerariamente le cariche della cavalleria contro Mont-Saint-Jean e avrà cinque cavalli uccisi sotto di sè, Ney, ''le brave des braves'', ricevendo l’ordine di slanciarsi «a capofitto» contro Wellington e di prender posizione oltre il crocevia dei Quatre-Bras, si avanza infatti, il 15; ma, affrontatosi col nemico, giudica di non potersi impegnare a fondo, e s’arresta; il 16 esita ancora, perde tempo, attacca con una sola parte delle sue forze, non si spinge oltre il crocevia, non è neppure in grado di concorrere, dalla destra, all’accerchiamento della sinistra prussiana! Enimma nell’enimma: tutto il corpo d’esercito di Drouet d’Erlon, posto tra Ney che attacca gl’Inglesi e Napoleone che attacca i Prussiani, va dall’uno all’altro e torna dall’altro all’uno senza arrivare a combattere con nessuno dei due!... Chi<noinclude> <references/></div></noinclude> 1mx1uyd5d2r6e0kc2lamy60dzixcu1m Pagina:De Roberto - Al rombo del cannone, Milano, Treves, 1919.djvu/148 108 626974 3832639 3627175 2026-05-07T06:26:32Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3832639 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|136|{{Sc|gli enimmi di waterloo}}||riga=si}}</noinclude>ha portato a d’Erlon l’ordine scritto con la matita? Non si sa! Ma Napoleone l’ha veramente scritto? Il Lenient lo nega. La sua spiegazione del mistero è nuova del tutto. Il fatale andirivieni di Erlon è dovuto a un ordine contraffatto: un gregario, a fin di bene, in quell’esercito dove la disciplina lascia troppo a desiderare, dove lo zelo consiglia audacie pazze, ha falsificato la scrittura del capo. E Ney non ha colpa d’avere esitato. Se mai, doveva esitare anche più, disobbedire totalmente all’ordine imperiale, arrestarsi più indietro ancora, rendere così impossibili le marce e contromarce di Erlon e mettersi in grado di dare una mano a Napoleone contro Blücher. La colpa è tutta dell’Imperatore, che mentre si propone di separare i due nemici alleati e di cominciare a distruggerne uno, si divide invece egli stesso, resta con soli {{nowrap|80%thinsp;000}} uomini contro i {{nowrap|120thinsp;000}} di Blücher e manda i {{nowrap|47thinsp;000}} di Ney contro Wellington, pretendendo anche che il maresciallo gliene riservi una parte. Troppo poche se debbono affrontare tutti i {{nowrap|95thinsp;000}} soldati del duca, le forze di Ney sono troppe se debbono sostenere soltanto qualche breve zuffa. E quest’ultima è veramente l’opinione dell’Imperatore: Wellington non potrà resistere, non riuscirà neanche a concentrarsi, non potrà opporre nessun serio ostacolo sulla via di Brusselle. Entrare a Brusselle è il sogno del vana-<noinclude> <references/></div></noinclude> 559w9chrmin2g1hgno8txhrko4tggnj 3832641 3832639 2026-05-07T06:27:40Z Dr Zimbu 1553 3832641 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|136|{{Sc|gli enimmi di waterloo}}||riga=si}}</noinclude>ha portato a d’Erlon l’ordine scritto con la matita? Non si sa! Ma Napoleone l’ha veramente scritto? Il Lenient lo nega. La sua spiegazione del mistero è nuova del tutto. Il fatale andirivieni di Erlon è dovuto a un ordine contraffatto: un gregario, a fin di bene, in quell’esercito dove la disciplina lascia troppo a desiderare, dove lo zelo consiglia audacie pazze, ha falsificato la scrittura del capo. E Ney non ha colpa d’avere esitato. Se mai, doveva esitare anche più, disobbedire totalmente all’ordine imperiale, arrestarsi più indietro ancora, rendere così impossibili le marce e contromarce di Erlon e mettersi in grado di dare una mano a Napoleone contro Blücher. La colpa è tutta dell’Imperatore, che mentre si propone di separare i due nemici alleati e di cominciare a distruggerne uno, si divide invece egli stesso, resta con soli {{nowrap|80&thinsp;000}} uomini contro i {{nowrap|120&thinsp;000}} di Blücher e manda i {{nowrap|47&thinsp;000}} di Ney contro Wellington, pretendendo anche che il maresciallo gliene riservi una parte. Troppo poche se debbono affrontare tutti i {{nowrap|95&thinsp;000}} soldati del duca, le forze di Ney sono troppe se debbono sostenere soltanto qualche breve zuffa. E quest’ultima è veramente l’opinione dell’Imperatore: Wellington non potrà resistere, non riuscirà neanche a concentrarsi, non potrà opporre nessun serio ostacolo sulla via di Brusselle. Entrare a Brusselle è il sogno del vana-<noinclude> <references/></div></noinclude> 30w2g9lj25vjduz7echhtshazkrf2fl Pagina:De Roberto - Al rombo del cannone, Milano, Treves, 1919.djvu/149 108 626975 3832640 3627176 2026-05-07T06:26:47Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3832640 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|gli enimmi di waterloo}}|137|riga=si}}</noinclude>glorioso: già egli caracolla con l’immaginazione per le vie di quella città.... Un particolare è caratteristico: Napoleone dà a Ney la cavalleria della Guardia, ma gli dice: «Non ve ne servite!». La cosa è tanto incredibile che Alberto Pollio ricusa di crederla. Il Lenient vi trova invece la conferma della sua spiegazione. La cavalleria è data a Ney per mostra, come uno spauracchio contro i nemici: basterà che costoro vedano quella forza, perchè si sentano perduti. Questo concetto l’Imperatore ha di Wellington, del duca di ferro! Un concetto non molto diverso ha di Blücher: è persuaso che il maresciallo prussiano, con {{nowrap|120thinsp;000}} uomini sotto il proprio comando, non potrà, non saprà concentrarne più di {{nowrap|40thinsp;000}} a Ligny. Non contento quindi d’aver distaccato Ney contro gl’Inglesi, il temerario lascia anche inerte Lobau a Charleroi con tutto un corpo d’esercito, lo richiama troppo tardi, quando s’accorge che Blücher ha con sè tanta forza da non lasciarsi schiacciare. Potendo riuscire un trionfo risolutivo, Ligny è così una mezza vittoria e lascia indecisa la partita tremenda.<noinclude> <references/></div></noinclude> 94lqb2xqhp99atperuuvfglvihvq8dp 3832642 3832640 2026-05-07T06:27:50Z Dr Zimbu 1553 3832642 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|gli enimmi di waterloo}}|137|riga=si}}</noinclude>glorioso: già egli caracolla con l’immaginazione per le vie di quella città.... Un particolare è caratteristico: Napoleone dà a Ney la cavalleria della Guardia, ma gli dice: «Non ve ne servite!». La cosa è tanto incredibile che Alberto Pollio ricusa di crederla. Il Lenient vi trova invece la conferma della sua spiegazione. La cavalleria è data a Ney per mostra, come uno spauracchio contro i nemici: basterà che costoro vedano quella forza, perchè si sentano perduti. Questo concetto l’Imperatore ha di Wellington, del duca di ferro! Un concetto non molto diverso ha di Blücher: è persuaso che il maresciallo prussiano, con {{nowrap|120&thinsp;000}} uomini sotto il proprio comando, non potrà, non saprà concentrarne più di {{nowrap|40&thinsp;000}} a Ligny. Non contento quindi d’aver distaccato Ney contro gl’Inglesi, il temerario lascia anche inerte Lobau a Charleroi con tutto un corpo d’esercito, lo richiama troppo tardi, quando s’accorge che Blücher ha con sè tanta forza da non lasciarsi schiacciare. Potendo riuscire un trionfo risolutivo, Ligny è così una mezza vittoria e lascia indecisa la partita tremenda.<noinclude> <references/></div></noinclude> kvdf37k3i3p0hnoiy2q7s6i40pnckjz Pagina:De Roberto - Al rombo del cannone, Milano, Treves, 1919.djvu/150 108 626976 3832643 3627177 2026-05-07T06:28:06Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3832643 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|138|{{Sc|gli enimmi di waterloo}}||riga=si}}</noinclude> {{Ct|f=120%|v=2|t=2|V.}} Il 17, alla vigilia della giornata suprema, l’Imperatore può scegliere tra due obbiettivi: o inseguire e finire Blücher, oppure correre addosso agl’Inglesi. Anche ora, invece, egli presume di poter conseguire i due scopi ad un tempo. Illudendosi che Blücher sia stremato, crede che basti Grouchy ad annientarlo; {{nowrap|38&thinsp;000}} Francesi in tutto, contro più di {{nowrap|100&thinsp;000}} Prussiani! Egli stesso con i {{nowrap|60&thinsp;000}} soldati che gli rimangono, stima di poter opprimere i {{nowrap|95&thinsp;000}} di Wellington. La giornata fatale già spunta. Napoleone ha inoltrato tutte le sue forze verso Brusselle, in unica colonna, senza tentare un attacco di fianco, senza accennare ad una mossa avvolgente. Scorgendo Wellington fermo sul pianoro di Mont-Saint-Jean, lo giudica perduto — «il tempo di far colazione!» — e non si accorge che l’Inglese, certo dell’arrivo dei Prussiani, si stima intanto sicuro, nel campo precedentemente scelto e studiato, come dentro una piazzaforte. I Prussiani, secondo l’Imperatore, non possono, non debbono arrivare: Grouchy è stato da lui spedito appunto per attraversare loro la via. Ma il maresciallo ha pure un’altra missione:<noinclude> <references/></div></noinclude> rrj3ogd61swbctfozhmqmpktqaw8quf Pagina:De Roberto - Al rombo del cannone, Milano, Treves, 1919.djvu/151 108 626977 3832644 3627178 2026-05-07T06:28:11Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3832644 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|gli enimmi di waterloo}}|139|riga=si}}</noinclude>sostenere la destra del generalissimo. È ancora il presuntuoso sistema di voler raggiungere due scopi ad un tratto — con l’aggravante che questa volta il duplice ufficio non è assunto da Napoleone in persona, ma affidato a un povero di spirito come Grouchy! Soult, la sera innanzi, ha dimostrato la necessità di richiamarlo: il despota gli ha brutalmente ordinato di tacere, salvo a ricredersi, più tardi — troppo tardi. E Grouchy non arriva, non arriverà, non potrà mai arrivare; e invece i Prussiani spuntano all’orizzonte mezz’ora dopo l’inizio della battaglia! Anche ora, nell’ora estrema, invece di tenere le sue forze indissolubilmente unite per disfare gl’Inglesi prima che i suoi alleati siano in linea, Napoleone si divide un’altra volta, manda contro il pericolo ancora lontano tutto il VI Corpo e due intere divisioni di cavalleria! Qui spunta un altro enimma: l’impiego dell’artiglieria. Gl’Inglesi dispongono di 177 pezzi, Napoleone di 266: l’enorme vantaggio resta infruttuoso. È vero che il campo di battaglia è stato trasformato dal temporale della notte in una pozzanghera; ma il principio dell’attacco è ritardato sino alle undici e mezzo appunto per dar tempo al terreno di asciugarsi. Non è asciutto abbastanza? Ma allora come mai Wellington può far manovrare i suoi cannoni e Blücher farli arrivare da tanto lontano?... L’artiglieria può essere, è adoperata anche dai<noinclude> <references/></div></noinclude> l49d8itjed8mglrkivu5dunzsy4ousy Pagina:De Roberto - Al rombo del cannone, Milano, Treves, 1919.djvu/152 108 626978 3832645 3627180 2026-05-07T06:28:17Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3832645 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|140|{{Sc|gli enimmi di waterloo}}||riga=si}}</noinclude>Francesi; male, però, insufficientemente, nè alle ore nè dalle posizioni opportune. Tutto un corpo d’esercito si logora contro la bicocca di Hougoumont presidiata da neanche due migliaia di nemici, quando qualche batteria ne avrebbe avuto rapidamente ragione. Espugnata a costo di sacrifizii enormi, l’altra fattoria della Haye-Sainte è difesa da batterie di cui le batterie inglesi spengono i fuochi. Napoleone, ufficiale d’artiglieria, vincitore di cento battaglie grazie al sapientissimo impiego dell’artiglieria, non se ne serve per guadagnare l’ultima posta! Distrazione? Inquietudine? Smarrimento? Impotenza? No: parossismo dell’orgoglio presuntuoso, ancora e sempre. «Che bisogno ha dei cannoni? Non c’è che lui, il suo pensiero, il suo sogno, la sua illusione....» {{Ct|f=120%|v=2|t=2|VI.}} Ora, spinta a tal segno, la tesi del Lenient, in buona parte evidente e plausibile, non persuade più. Una presunzione che si astrae talmente dalla realtà potrebbe essere segno di quelle amnesie, di quelle aberrazioni, di quella involuzione e degenerazione mentale che l’autore nega risolutamente. Piace rammentare che egli stesso ha scritto:<noinclude> <references/></div></noinclude> 1lovwxmxtb9avx2phdri8arn78ylp7p Pagina:De Roberto - Al rombo del cannone, Milano, Treves, 1919.djvu/153 108 626979 3832646 3627181 2026-05-07T06:28:34Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3832646 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|gli enimmi di waterloo}}|141|riga=si}}</noinclude>«Nei problemi complicati bisogna diffidare delle soluzioni troppo semplici». Spiegare ogni cosa con l’accecamento dell’orgoglio è veramente una troppo grande semplificazione. In flagrante iattanza, da un’altra parte, non sorprendiamo anche Blücher quando scrive alla moglie: «Con i miei {{nowrap|120&thinsp;000}} Prussiani assumerei di prender Tripoli, Tunisi e Algeri, se non ci fosse di mezzo il mare»? Blücher riuscì, Napoleone fu vinto; si dovrà giudicare sulla fede dell’esito?... Napoleone si divise dinanzi al nemico: ma non si divise anche Wellington, distaccando ad Hall {{nowrap|20&thinsp;000}} uomini che vi restarono inerti, mentre egli poteva esser travolto a Mont-Saint-Jean? Non fu travolto: diremo che ebbe ragione? Chiameremo errore — dice Alberto Pollio — ciò che non riesce?... L’errore proprio del Lenient consiste nell’aver voluto sciogliere tutti gli enimmi con una sola chiave. Il suo libro incatena l’attenzione del lettore anche digiuno di scienza militare, ma ansioso, oggi, di conoscere come si vince, avido di trovare nella lezione del passato la rivelazione dell’avvenire. Waterloo è l’effetto di un formidabile intrico di cause prossime e remote, particolari e generali, militari e politiche, fisiche e psichiche, materiali e morali. Quando si sono enumerate tutte, resta ancora il ''quid obscurum'' vittorughiano: ''quid obscurum, quid divinum''. «Era possibile che Napoleone vinces-<noinclude> <references/></div></noinclude> 51ghv3an5y6hjzp6arg24cvoyp45blf Pagina:De Roberto - Al rombo del cannone, Milano, Treves, 1919.djvu/154 108 626980 3832647 3627183 2026-05-07T06:28:45Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ Gadget AutoreCitato 3832647 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|142|{{Sc|gli enimmi di waterloo}}||riga=si}}</noinclude>se quella battaglia? Rispondiamo di no. Perchè? Per Wellington? Per Blücher? No. A cagione di Dio....» Questa è la soluzione del poeta. Il Lenient si duole perchè sul campo della pugna eternamente memorabile fu eretto «un modesto monumento di due o tre metri in onore della ''Grande Armée'', e un’interminabile colonna alla gloria di {{AutoreCitato|Victor Hugo|Victor Hugo}}». Lasciamo il metro, inadatto a paragonare le altezze morali. I soldati diedero il sangue e la vita: il poeta, narrando ai secoli le loro gesta, proferì una grande parola. :''8 gennaio 1916.''<noinclude> <references/></div></noinclude> 0orusclh5gak9g5n1913jl6w8zmbjky Pagina:De Roberto - Al rombo del cannone, Milano, Treves, 1919.djvu/155 108 626981 3832650 3627152 2026-05-07T06:30:48Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3832650 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" /></noinclude><nowiki /> {{ct|f=120%|t=2|v=2|w=0px|L=0px|'''Thiers, Bismarck e la guerra.'''}} La signorina Dosne, proprietaria delle carte di {{AutoreCitato|Adolphe Thiers|Adolfo Thiers}}, ne fece a sua volta erede il Governo francese, col solo patto che non fossero rese pubbliche prima d’un certo tempo. Il caso ha voluto che la scadenza del termine da lei assegnato coincidesse con la guerra, e che le lettere del Thiers e di altri a lui intorno al conflitto franco-prussiano del 1870-71 apparissero mentre i due popoli, a distanza di circa mezzo secolo, si affrontano ancora una volta. La lettura di questi documenti offre molto interesse, poichè dagli avvenimenti di allora gli odierni in gran parte dipendono. {{Ct|f=120%|v=2|t=2|I.}} La giornata «terribile», la scena «diabolica» del 15 luglio 1870, quando Emilio Ollivier partecipò al Corpo Legislativo la dichiarazione di guerra alla Prussia, è narrata con senso divi-<noinclude> <references/></div></noinclude> i76tuwz4idyooo7udly25thzzlu4rj2 Pagina:De Roberto - Al rombo del cannone, Milano, Treves, 1919.djvu/156 108 626982 3832651 3627153 2026-05-07T06:31:13Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3832651 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|144|{{Sc|thiers, bismarck e la guerra}}||riga=si}}</noinclude>natorio dal Thiers, il solo che avesse tanto coraggio civile da tentare di opporsi alla «follia criminale» del governo napoleonico e della maggioranza parlamentare. Come tutti gli altri patriotti francesi, meglio che gli altri, l’insigne storico e statista sapeva quale errore fosse stato lasciare stravincere la Prussia dal 1864 al ’66; come e più che gli altri, egli voleva fare il possibile per evitare la minaccia gravante sul suo paese; ma si ribellò sdegnosamente «vedendo i miserabili che nel 1866 non vollero impedire il male all’origine, voler ora precipitarne le conseguenze, a rischio di renderle decisamente mortali» — sono parole scritte quarantotto ore dopo la seduta. Per correggere l’errore antico bisognava aspettare il giorno propizio; questo giorno sarebbe stato quello in cui la Prussia avrebbe ripreso il corso delle sue usurpazioni. «Allora», scrive Adolfo Thiers al Duvergier de Hauranne, «i Tedeschi del Sud, invasi da lei, si sarebbero gettati nelle nostre braccia, l’Austria non avrebbe potuto neanch’essa esitare, e l’Inghilterra sarebbe stata moralmente insieme con noi. In queste condizioni, con l’esercito tenuto in assetto, si sarebbe forse potuto rifare l’antica Confederazione germanica, o prendere sul Reno qualche pegno territoriale. Ma qualunque guerra, prima che la Prussia avesse commesso una nuova usurpazione materiale, mi sembrava una pazzia.» Ed al Rému-<noinclude> <references/></div></noinclude> 9rgtdur2cy1mlqltf1sgt2pwnmh9tbb Pagina:De Roberto - Al rombo del cannone, Milano, Treves, 1919.djvu/157 108 626983 3832652 3627154 2026-05-07T06:31:16Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3832652 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|thiers, bismarck e la guerra}}|145|riga=si}}</noinclude>sat, un altro dei pochi rimasti capaci di freddamente ragionare: «Voi avete indovinato. Le cause della guerra sono delle più meschine. La rivincita contro la Prussia, per offrire probabilità favorevoli, doveva essere differita. Poichè la Prussia non poteva proseguire l’opera sua, tante volte ostentata, senza mettere la mano sugli Stati del Sud della Germania, bisognava aspettare quel giorno, e allora avremmo avuto dalla nostra una buona metà dei Tedeschi, più l’Austria, costretta a pronunziarsi, più l’Inghilterra che non avrebbe tollerato nuove usurpazioni prussiane, o che, se anche non avesse partecipato alla guerra con noi, sarebbe rimasta neutrale, benevola, capace per conseguenza di trattenere la Russia. Quello sarebbe stato il momento dell’azione. Fino a quell’ora bisognava contentarsi di comporre nel miglior modo possibile gl’incidenti quotidiani, senza mettersi dalla parte del torto nel caso che una rottura fosse divenuta inevitabile....». Opporsi alla candidatura di un Hohenzollern al trono di Spagna era dunque legittimo, ma non si doveva forzare la nota. Quantunque il Governo francese avesse ecceduto nel tono della protesta, il rimedio era ancora possibile. Bisognava appagarsi d’infliggere alla Prussia un grosso scacco diplomatico. «Se pretenderete di più», aveva detto il Thiers ai ministri, «l’amor proprio entrerà in giuoco, e allora la<noinclude> <references/></div></noinclude> qeev1jn13kflp1hpsh5ztctcnfjlav4 Pagina:De Roberto - Al rombo del cannone, Milano, Treves, 1919.djvu/158 108 626984 3832653 3627784 2026-05-07T06:31:19Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3832653 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|146|{{Sc|thiers, bismarck e la guerra}}||riga=si}}</noinclude>guerra sarà inevitabile. Essa potrà andar male, nonostante il valore dell’esercito nostro, e non bisogna correre il rischio. Bisogna porre da parte il desiderio di disfare ciò che fu compiuto a Sadowa; bisogna aspettare il giorno delle future e immancabili usurpazioni prussiane.... Mi si rispose che avevo ragione, ma che disgraziatamente non credevano possibile ottenere il sacrifizio della candidatura Hohenzollern. ''Replicai che si sarebbe ottenuto, ma che bisognava contentarsene....''». Fu ottenuto, infatti, come egli assicurava; ma, sciaguratamente, come egli stesso temeva, non bastò. Il dispaccio spagnuolo annunziante la rinunzia del Principe prussiano produsse un tripudio di gioia nell’Ollivier, ma non valse a soddisfare gli ultrabonapartisti, cui non importava affrontare la guerra, che volevano anzi affrontarla, sperando di affermare, con una segnalata vittoria sul nemico di fuori, il regime imperiale minacciato e minato dagl’interni avversarii. «A capo di cotesto partito si trovava il maresciallo Leboeuf, brav’uomo, soldato eccellente, ma ebbro d’ambizione e politico molto leggero. Tutti i bonapartisti si sono messi dietro di lui ed hanno fatto risonare il Gabinetto di grida furenti. Resta a sapere se l’Imperatore è stato più trascinato che non trascinasse. Fatto sta che i pacifici, formanti la maggioranza e guidati dallo stesso Ollivier, si sono lasciati<noinclude> <references/></div></noinclude> b86bajvks16ha4qum4ns0571eqfpisr Pagina:De Roberto - Al rombo del cannone, Milano, Treves, 1919.djvu/159 108 626985 3832654 3627785 2026-05-07T06:31:23Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3832654 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|thiers, bismarck e la guerra}}|147|riga=si}}</noinclude>intimidire ed hanno stabilito di chiedere al Re di Prussia l’impegno personale (che la candidatura del congiunto non sarebbe stata ripresentata), con lo scopo, apertamente dichiarato, di umiliarlo. Ho visto i ministri dopo il funesto Consiglio tenuto martedì, 12 luglio. Ho detto loro che avevano commesso un grave errore non dichiarandosi soddisfatti, e che la guerra tornava ad esser possibile. Mi hanno solennemente giurato che sarebbero stati prudenti, cioè poco esigenti. Nel frattempo ho fatto una vera campagna presso i deputati del Centro. Cento, a dir poco, mi hanno dichiarato che, se davo loro il segno della pace, m’avrebbero seguìto. Un buon numero di costoro sono venuti a dirmi: — Prendete il potere: siamo in duecento pronti a sostenervi; non si può lasciare il Governo in quelle mani....». Ma egli ricusa di mettersi avanti, di appagare ambizioni ed appetiti; insiste invece perchè si faccia consistere soltanto nella pace lo scopo essenziale da raggiungere. «Non ho udito una sola obbiezione, salvo tra i bonapartisti, che del resto io non frequentavo. Il mercoledì, 13, si sono rimandate le ultime spiegazioni a venerdì, 15. Ho visto e rivisto i ministri, e parecchi mi hanno dichiarato che si sarebbero dimessi piuttosto che assumere la responsabilità della guerra. Plichon, Chevandier, me lo hanno promesso....».<noinclude> <references/></div></noinclude> 0u088h5xrmzpswy6p55mkl9u321nvy2 Pagina:De Roberto - Al rombo del cannone, Milano, Treves, 1919.djvu/160 108 626986 3832655 3627787 2026-05-07T06:31:26Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3832655 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|148|{{Sc|thiers, bismarck e la guerra}}||riga=si}}</noinclude> {{Ct|f=120%|v=2|t=2|II.}} Disgraziatamente, se i bonapartisti, in Francia, volevano venire ai ferri corti, i bismarchiani se ne struggevano in Prussia, e come i Francesi si erano môrse le mani vedendo sfumare, col ritiro della candidatura tedesca, l’occasione desiderata, ed avevano perciò avanzata l’eccessiva e pericolosa pretesa che il Re Guglielmo s’impegnasse personalmente a non permettere che mai più si riparlasse del suo parente, così il conte di Bismarck, leggendo la nota redatta per ordine del suo sovrano dal consigliere segreto Abeken, con la quale la risposta negativa era distesamente e serenamente riferita, pensò di «''abbreviarla''» in modo che sonasse «come una fanfara di risposta a una sfida....». Il Thiers non poteva allora conoscere questo particolare, svelato molti anni dopo dallo stesso Bismarck; ma neanche nella secca forma datagli dal ministro prussiano il dispaccio di Ems parve allo statista francese quell’«oltraggio» che vollero trovarvi in Francia. «Buoni cittadini avrebbero attenuato la cosa, si sarebbero rivolti all’Inghilterra perchè la accomodasse, e avrebbero così preservata la pace. Ma<noinclude> <references/></div></noinclude> sjcqj98ltx82e3vevq71qswram3jli5 Pagina:De Roberto - Al rombo del cannone, Milano, Treves, 1919.djvu/161 108 626987 3832656 3627789 2026-05-07T06:31:28Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3832656 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|thiers, bismarck e la guerra}}|149|riga=si}}</noinclude>i signori ministri vi hanno veduto un motivo di mettersi col partito della guerra senza troppo disonorarsi, e di restare quindi nel Gabinetto dal quale si sentivano sul punto di uscire.... Quando, in mezzo ad un’ansietà inaudita, il manifesto è stato letto, una specie di stupore si è impadronito della Camera. I Centri hanno fatto come i ministri, si sono serviti di questo mezzo per non guastarsi col potere, e i ministri per restar tali, i ministeriali per continuare ad essere ministeriali, hanno gettato il paese ed il mondo in una guerra spaventosa. La stessa Sinistra, solitamente tanto coraggiosa, era sorpresa e paralizzata, quando io mi sono alzato con uno scatto infrenabile. E allora tutti i furori del bonapartismo si sono scagliati su me.... Cinquanta energumeni mi mostravano il pugno, m’ingiuriavano, dicevano che insozzavo i miei capelli bianchi....» L’ansia del Thiers era tanto più grande perchè, antivedendo purtroppo la sconfitta, neanche la certezza della vittoria sarebbe valsa a rassicurarlo: la guerra fortunata avrebbe anzi afforzato il partito bonapartista, nemico delle pubbliche franchige, fautore e autore di dispotismo. «Questo avvenimento che ci costerà o la libertà o la grandezza, m’ha spezzato il cuore.... Per quelli dei nostri militari che sono liberali, quale dolore, combattendo per la nostra terra, all’idea che non vinceranno se non a spese del-<noinclude> <references/></div></noinclude> kr74ebeqny81hn5tdmp2m2ljocij77d Pagina:De Roberto - Al rombo del cannone, Milano, Treves, 1919.djvu/162 108 626988 3832681 3627798 2026-05-07T07:14:49Z Cruccone 53 /* Pagine SAL 100% */ 3832681 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Cruccone" />{{RigaIntestazione|150|{{Sc|thiers, bismarck e la guerra}}||riga=si}}</noinclude>la nostra libertà!...» Ma nel terribile frangente la condotta, non solo dei soldati, bensì di tutti i cittadini, era nettamente segnata: «Il dovere non è equivoco: bisogna fare di tutto per vincere, e se fossi soldato darei francamente la vita per questa causa....». Non dovendo e non potendo combattere, egli fece tutto quanto la patria gli chiese; e non fu poco: a cominciare dalla penosa peregrinazione attraverso le metropoli europee in cerca di aiuto. Qui consiste il maggiore interesse dei documenti venuti ora in luce, per le profezie che vi si trovano, talvolta un poco involute ed incerte, talaltra singolarmente precise, intorno alle conseguenze dell’incontrastato trionfo tedesco e della profonda umiliazione francese. {{Centrato|III.}} Il {{AutoreCitato|François-Auguste Mignet|Mignet}} scrive al {{AutoreCitato|Adolphe Thiers|Thiers}}, a Londra: «Gli augurii e i consentimenti continuano a seguirti nella tua patriottica missione. Così possa riuscire, per l’onore e l’interesse delle grandi Potenze europee, non meno che per il sollievo e l’integrità della Francia, abbandonata ad un’invasione che resta ora senza fondato motivo da parte d’una Potenza oggi soltanto conquistatrice. L’Inghilterra, la Russia e l’Austria hanno eguale<noinclude> <references/></div></noinclude> 2f0pd655rpzn655fauido8w9kvqmb94 Al rombo del cannone/Maestri di guerra/II - Lazzaro Carnot 0 627104 3832629 3794283 2026-05-07T06:20:30Z Dr Zimbu 1553 Porto il SAL a SAL 100% 3832629 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=7 maggio 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=|prec=../I - Il principe di Ligne|succ=../../Gli enimmi di Waterloo}} <pages index="De Roberto - Al rombo del cannone, Milano, Treves, 1919.djvu" from=124 to=138 /> pxnlvmblgforp857k3l6w6ti6t62k5x Al rombo del cannone/Gli enimmi di Waterloo 0 627105 3832648 3794275 2026-05-07T06:29:04Z Dr Zimbu 1553 Porto il SAL a SAL 100% 3832648 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=7 maggio 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Gli enimmi di Waterloo|prec=../Maestri di guerra/II - Lazzaro Carnot|succ=../Thiers, Bismarck e la guerra}} <pages index="De Roberto - Al rombo del cannone, Milano, Treves, 1919.djvu" from=139 to=154 /> f36n8xaw28j2li9ibf4j31zjmkuphwm Storia della geografia e delle scoperte geografiche (parte seconda)/Capitolo V/Ritorno in Europa 0 631636 3832736 3761521 2026-05-07T08:46:25Z Candalua 1675 3832736 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=16 dicembre 2019|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Ritorno in Europa|prec=../Soggiorno in Cina|succ=../../Capitolo VI}} <pages index="Storia della geografia (Luigi Hugues) - 2.djvu" from=101 to=102 fromsection="2" tosection="s1" /> {{Sezione note}} q1zfpams525k87hh5vzkrosdyj67tpv Le nozze di Cadmo e d'Ermione 0 666818 3832433 3722301 2026-05-06T13:16:56Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo parametri inutilizzati 3832433 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=10 giugno 2024|arg=Da definire}}{{Intestazione | Nome e cognome dell'autore = Vincenzo Monti | Titolo = Le nozze di Cadmo e d'Ermione | Anno di pubblicazione = 1825 | Lingua originale del testo = | Nome e cognome del traduttore = | Anno di traduzione = | Progetto = Letteratura | Argomento = | URL della versione cartacea a fronte = Indice:Poesie (Monti).djvu | prec = Per un dipinto dell'Agricola | succ = Sermone sulla Mitologia }} {{Raccolta|Poesie (Monti)|Poesie di Vincenzo Monti}} <pages index="Poesie (Monti).djvu" from=216 to=223 fromsection="s2" /> {{Sezione note}} m70kb3ieoask8uxxeex6ptpq19mbth7 Pagina:Arturo Graf - Le Danaidi.djvu/99 108 672899 3831925 2329995 2026-05-06T12:06:09Z Dr Zimbu 1553 /* Trascritta */ 3831925 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{sc|la leggenda di eccarto}}|87|riga=si}}</noinclude> {{Centrato|I.}} <poem> Oh primavera, o di pietoso cielo Caro dono al mortal! tu dopo il gelo Crudo, e le nevi e i tedïosi giorni Del verno tu sempre benigna torni A rallegrar questa terrena sede E questo esilio, ove di tanto eccede Sul piacere il dolor. Tu l’aer fosco Pia rassereni; tu risvegli il bosco Dal pigro sonno, e rinverdir sul colle Fai la fervida vite, e l’aspre zolle D’erbe rivesti e di novelli fiori. Tu le tenere brame e i dolci amori Lieta rinnovi; e l’uom, che in te respira, Apre, obliando ogni sua pena, e Tira D’occulto fato, a nuovi inganni il core; E gioja sente d’esser vivo, e l’ore Benedicendo alfin, da te la cara Speranza e il riso e la letizia impara. O primavera tenera e diletta, Che tu sia ringraziata e benedetta! </poem><noinclude><references/></noinclude> 9ay7u9wry0rlbw0hny1skvj0seiq2jh Pagina:Arturo Graf - Le Danaidi.djvu/100 108 672900 3831942 2329996 2026-05-06T12:08:04Z Dr Zimbu 1553 /* Trascritta */ 3831942 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|88|{{sc|la leggenda di eccarto}}||riga=si}}</noinclude><poem> Cupa etade volgea. Milledugento Anni eran corsi ornai dal nascimento Di quei che venne a ristorar la sorte De’ discacciati e con ingiusta morte Volle ricomperar le umane vite; E di Turingia, là, sotto l’immite Cielo più cara alfin, dopo una fiera Invernata, fioria la primavera. Cupa etade volgea, d’alte sciagure, D’opre atroci e d’obbrobrii e di paure Oltre ogni dir contaminata e piena: Schiavo il buono del reo; non premio o pena Che di giustizia o di ragion le sante Leggi servasse; non virtù, fra tante Iniquità che aperta offesa o insidia Non avesse a temer. La bieca invidia, La malvagia superbia e la peggiore Avidità, con l’odio e col furore, Aver pareano in lor dominio il mondo, Che, non redento, no, ma in più profondo Error sommerso, di contese tutto Riboccava e di scandali e di lutto; Né di pace, sollievo unico ai nostri Mali, il nome s’udia, se non nei chiostri, </poem><noinclude><references/></noinclude> od4zsmhf9nr622z0iu1iobdd7w0t7ib Pagina:Arturo Graf - Le Danaidi.djvu/101 108 672901 3831946 2329997 2026-05-06T12:08:55Z Dr Zimbu 1553 /* Trascritta */ 3831946 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{sc|la leggenda di eccarto}}|89|riga=si}}</noinclude><poem> Che in erme valli, in laberinti cupi D’alte boscaglie e di scoscese rupi, Incontro al mondo si facean cintura Di ferree porte e di gagliarde mura. </poem> {{Centrato|II.}} <poem> Sopra ogni asil di pace e di riposo, Fu per antica santità famoso A quei giorni in Turingia un monastero, Che di San Benedetto il vivo e vero Spirto e la santa regola serbava. Sorgea tra monti, in fondo ad una cava Gola remota; e torbida e rubesta Lo cingea da ogni banda una foresta Di densi faggi e di notturni abeti, Ov’era copia d’acque, e pei quïeti Recessi, in mezzo all’eriche e ai ginepri, Correan sicuri caprioli e lepri. Alto silenzio a quella pia dimora Sedeva intorno, e solo ad ora ad ora Lo rompeva il clamor delle campane, Che mugghianti, imploranti, empiean d’arcane </poem><noinclude><references/></noinclude> 7pouq4bp5slhjoy3t1mzy96tcczam8j Pagina:Arturo Graf - Le Danaidi.djvu/102 108 672902 3831950 2329998 2026-05-06T12:09:37Z Dr Zimbu 1553 /* Trascritta */ 3831950 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|90|{{sc|la leggenda di eccarto}}||riga=si}}</noinclude><poem> Voci d’angoscia e di devoto zelo L’angusta valle, il curvo monte, il cielo. Fra cento giusti che, voltato il tergo Alla rea Babilonia, in quell’albergo Semplici e puri conducean la vita, Fu di nobile stirpe e di fiorita Virtù, di vivo e fervido intelletto, E d’angelica forma, un giovinetto, Che sol di poco avea passato il quarto Lustro, e per nome si chiamava Eccarto. Nato in mezzo alle pompe, in aurea sede, Non indegna di un re, unico erede D’un possente signor, cui di protervi Conti e di sgherri e d’angariati servi Stuol diverso obbediva, ei, come prima Ebb’uso di ragion, fe’ giusta stima D’ogni terrena vanità, del molto Oro ed argento, del bugiardo volto Della sterile gloria, e infin di quante Ingannevoli larve il volgo «Tante Beni addimanda e con perverso amore Sempre agogna e persegue; e pieno il core </poem><noinclude><references/></noinclude> fp6lo6co2ldlt5huex4b0smprhrzlj5 Pagina:Arturo Graf - Le Danaidi.djvu/103 108 672903 3831951 2329999 2026-05-06T12:10:12Z Dr Zimbu 1553 /* Trascritta */ 3831951 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{sc|la leggenda di eccarto}}|91|riga=si}}</noinclude><poem> D’alta speranza, ciò che al volgo piace Disdegnando e schifando, a più verace E più nobile meta erse il desio, E fece voto di sacrarsi a Dio. Tal crebbe: ed ecco che nel breve giro Di poche lune l’ultimo respiro Egli raccolse della madre cara; E steso vide su cruenta bara, Ucciso in guerra, il genitor feroce. Egli pianse e pregò, ligio alla croce, Al suo voto fedel. La fronte prona Non aggravò della ducal corona; All’aureo scettro, all’ingemmato blando Non istese la man. Con novo bando Ogni suo servo, ogni più vile ancella E prosciolse e dotò: terre e castella Ed armi e vesti di regal decoro E preziosi arredi e gemme ed oro, Ogni cosa donò; poscia, rimasto Povero e solo, il dilicato e casto Corpo vestì di rozze lane, il biondo Crin di sua man recise, e detto al mondo Addio per sempre, ogni sua frode eluse, E nell’asilo del Signor si chiuse. </poem> {{nop}}<noinclude><references/></noinclude> atta81thkbtllotymvupezmvwsu2jxb Pagina:Arturo Graf - Le Danaidi.djvu/104 108 672904 3831953 2330000 2026-05-06T12:10:43Z Dr Zimbu 1553 /* Trascritta */ 3831953 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|92|{{sc|la leggenda di eccarto}}||riga=si}}</noinclude>{{nop}} {{Centrato|III.}} <poem> Ora dunque più pia, dopo una fiera Invernata, redia la primavera, E schiaravasi il cielo, ed era il maggio. Ai blandi fiati vagabondi, al raggio Carezzante del sol, pei verdi prati, Sulle balze deserte e i dirupati Greppi e le sponde sinuose, a gara Nasceano i fiori; e via per l’aria chiara, Quant’era il giorno, risonar s’udiva Dogli uccelletti la canzon giuliva. Un mattin, dopo aver nella sua cella Pregato a lungo il Redentore e quella Dolce signora che ’l chiamò figliuolo, Uscì dal chiostro Eccarto e tutto solo Aggirando s’andò per l’alto seno Dell’antica foresta. Era sereno Più che mai fosse il cielo; era quieta L’aria allo intorno. Il giovinetto asceta I gran tronchi mirava e le profonde Volte e il rigoglio delle nove fronde, </poem><noinclude><references/></noinclude> r6hqkbs7psuenpbgli79jinfek26yhy Autore:Augusto Pierantoni 102 674964 3832620 3779370 2026-05-07T06:13:51Z Spinoziano (BEIC) 60217 aggiungo opera 3832620 wikitext text/x-wiki {{Autore | Nome = Augusto | Cognome = Pierantoni | Attività = giurista/politico | Nazionalità = italiano | Professione e nazionalità = }} == Opere == * ''Dell'abolizione della pena di morte'', Torino, 1865 ({{BEIC|IE765875}}) {{Sezione note}} sv5t9mj7lwyk6u5zg5lhu7elizqow9h Pagina:Marino, Giambattista – Adone, Vol. I, 1975 – BEIC 1869702.djvu/656 108 691109 3832611 2499625 2026-05-06T22:28:28Z OrbiliusMagister 129 /* Trascritta */ 3832611 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="OrbiliusMagister" />{{RigaIntestazione|654|{{Sc|le bellezze}}|}}</noinclude><poem> {{Ottava|159}}S’io dicessi che ’n bocca ha l’Orïente, Ch’April di puri gigli il sen le ’nfiora, ch’ella porta negli occhi il Sol nascente, e ne le guance la vermiglia Aurora, poco direi, se ben veracemente quanto dir ne saprei mentir non fora. Ma ’l più s’asconde, e ’l men che ’n lei s’apprezza, è la terrena esterïor bellezza. {{Ottava|160}}Vedila là, che per solinghe strade spoglia il prato de’ fregi ond’è vestito, e per crescer bellezza a la beltade intrecciando ne va serto fiorito. Da l’Ibero, ove ’l Sol tramonta e cade, nascerà l’altro Sol, ch’or io t’addito. Vedi che del crin biondo il bel tesoro, come il fiume paterno, ha l’onde d’oro. {{Ottava|161}}O face di beltà gemina e doppia, a cui tante il destin glorie predice, là dove Amor con nobil laccio accoppia d’Iberia e Gallia il Sole e la Fenice. Leggiadra, augusta, aventurata coppia, nasca da voi successïon felice, che con sempre fecondo ordin d’Eroi susciti in terra il prisco onor de’ tuoi. {{Ottava|162}}Ésca fien queste nozze, onde pugnaci verrà poi Marte ad eccitar faville, sì che d’Amore e d’Himeneo le faci fiamme saran di saccheggiate ville. Dal letto al campo andrassi, e ’l suon de’ baci turbato fia da mille trombe e mille. Ragionarti di ciò parmi soverchio, ché già mostro ti fu ne l’altro cerchio. </poem><noinclude> <references/></div></noinclude> l3l5ic524e5gctyj695umnaoy8b0r3i Guida di Castiglione dei Pepoli/Orario 0 697100 3832674 3804021 2026-05-07T06:45:18Z Dr Zimbu 1553 Porto il SAL a SAL 100% 3832674 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=7 maggio 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Orario|prec=../Itinerario|succ=../I}} <pages index="Bettini - Guida di Castiglione dei Pepoli, Prato, Vestri, 1909.djvu" from=10 to=16 /> 79atuwau182jm3z6fo6ohse77561p55 Guida di Castiglione dei Pepoli/I 0 697101 3832675 3804015 2026-05-07T06:45:20Z Dr Zimbu 1553 Porto il SAL a SAL 100% 3832675 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=7 maggio 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=I — Il Comune di Castiglione dei Pepoli|prec=../Orario|succ=../II}} <pages index="Bettini - Guida di Castiglione dei Pepoli, Prato, Vestri, 1909.djvu" from=17 to=22 /> {{Sezione note}} libu57rzejqigo4xbl7t7up6gffc1rr Guida di Castiglione dei Pepoli/II 0 697239 3832676 3804016 2026-05-07T06:45:22Z Dr Zimbu 1553 Porto il SAL a SAL 100% 3832676 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=7 maggio 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=II — Il Mandamento di Castiglione|prec=../I|succ=../III}} <pages index="Bettini - Guida di Castiglione dei Pepoli, Prato, Vestri, 1909.djvu" from=23 to=24 /> {{Sezione note}} agkpd4zw07kzy5etul0dqlb59y4vips Pagina:Toaldo - Completa raccolta di opuscoli osservazioni e notizie diverse contenute nei giornali astro-meteorologici, Vol 1 - 1802.djvu/234 108 698971 3832664 2589643 2026-05-07T06:38:29Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3832664 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|e notizie}} ec.|187}}</noinclude><nowiki/> 20. Dirò dunque, che, sebbene le cause concorrenti coi principj delle quattro stagioni bastino per indicare la costituzione loro generale, non bastano però a spiegare, non dirò le particolari mutazioni, ma diverse eccezioni, come abbiamo osservato, che si estendono ad un mese e mezzo, e talor due. Perciò grado a grado inoltrandosi, vedremo esser necessario divider l’anno in parti, o stagioni ancora minori: nel che fare abbiamo la venerabile autorità de’ buoni antichi, ch’erano in queste cose più diligenti, ed acuti osservatori che noi. 21. In genere avvertirò, che questi spazj qualunque sieno, non si devono prendere in misura Matematica, che non è comportata dalle cose fisiche, e dal corso della natura, ma per intervalli approssimanti. 22. Conviene dunque tagliare ognuna delle quattro stagioni in due, e così dividere l’anno in otto parti; tal divisione non è immaginaria; ella è marcata da termini fisici, e reali; nel corso dell’anno, questi termini sono indicati dalle divisioni precedenti. 23. Posti i principj fisici della seconda divisione in quattro stagioni, nei due Equinozj, e nei due Solstizj; i principj, ed i<noinclude></noinclude> kua83epbtckvmpu2c339lndp0dynoh0 Pagina:Toaldo - Completa raccolta di opuscoli osservazioni e notizie diverse contenute nei giornali astro-meteorologici, Vol 1 - 1802.djvu/235 108 698972 3832665 3120563 2026-05-07T06:38:31Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3832665 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|188|{{Sc|osservazioni}},|}}</noinclude>mezzi della prima divisione in due grandi stagioni, danno i quattro termini della terza divisione in otto stagioni minori: poichè il sommo freddo cade in circa alla fine di Gennajo, il sommo caldo alla fine di Luglio. Ecco dunque diviso prima l’Inverno, e l’Estate comune, in due parti quasi eguali; di poi li due punti del temperato, cadono uno ai primi di Maggio, l’altro ai primi di Novembre: ed ecco diviso comodamente anche in due la Primavera, e l’Autunno. 24. Gli Antichi disegnavano queste otto stagioni quasi ai medesimi termini; dal levare e tramontare delle Stelle più insigni, non avendo certa forma di Calendario, e prendendo le Stelle, come segni, non come cagioni. Io darò qui la divisione dell’anno in otto parti, che si raccoglie dal [[s:la:Naturalis Historia/Liber XVIII|Lib. 18.]] di {{Wl|Q82778|Plinio}}. [[File:Toaldo - Completa raccolta di opuscoli osservazioni e notizie diverse contenute nei giornali astro-meteorologici, Vol 1 - 1802 (page 111 crop).png|class=fine_capitolo|center|120px]]<noinclude></noinclude> 0mjx17910uuxohr3ggnpm6rhyblj16p Pagina:Toaldo - Completa raccolta di opuscoli osservazioni e notizie diverse contenute nei giornali astro-meteorologici, Vol 1 - 1802.djvu/236 108 698973 3832666 2818395 2026-05-07T06:38:34Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3832666 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|e notizie}} ec.|189}}</noinclude>{{Ct|class=capitoletto|DIVISIONE PLINIANA DELL’ANNO.}} Li 25. Decembre, Solstizio; ''prima parte dell’anno''; intorno a questo tempo erano i giorni Alcionii, con calma di venti. Li 8. Febbrajo, comincia a soffiare Favonio; ''seconda parte dell’anno''. Li 25. Marzo, Equinozio di Primavera; ''terza parte dell’anno''. Li 10. Maggio; levar mattutino delle Plejadi; principio della State; ''quarta parte dell’anno''. Li 25. Giugno; Solstizio d’Estate; ''quinta parte dell’anno''. Li 27, 28, Luglio; levar della Canicola; terza parte dell’Estate, e ''sesta dell’anno''; Principio de’ giorni ''Canicolari, Oporini'', dei venti ''Eosi'', ossia ''Annuali''. Plinio veramente comincia la sesta stagione agli 11. Agosto al Tramontar della Lira, ed ivi pone il principio dell’Autunno. Li 24. Settembre, Equinozio di Autunno; ''settima parte dell’anno''. 4. Giorni prima levava ''Arturo'', e questi quattro giorni erano rimarcabili per le procelle. Li 11 Novembre; Tramontano la mattina<noinclude></noinclude> ocdj84egqtzvg860275yffaflzedmt8 Pagina:Toaldo - Completa raccolta di opuscoli osservazioni e notizie diverse contenute nei giornali astro-meteorologici, Vol 1 - 1802.djvu/237 108 698974 3832667 2589737 2026-05-07T06:38:36Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3832667 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|190|{{Sc|osservazioni}},|}}</noinclude>le Pleiadi; principio dell’Inverno; ''ottava, ed ultima parte dell’anno''. Con questa nuova divisione dell’anno in 8. stagioni di 45. giorni l’una, sarà lecito fondar delle congetture più ferme sulla costituzione di tempo dall’una all’altra. 25. Di già si è veduto, come le cause combinate coi principj delle grandi stagioni possono e devono produrre dell’impressioni lunghe. Quindi gli Antichi prescrivevano di osservare li tre giorni intorno li due Solstizj, perchè quali erano questi, tale presso poco doveva esser l’indole della stagione seguente sino all’altro Solstizio, se non veniva cambiata dall’Equinozio; osservazione, che noi abbiamo con più fondamento trasferita alle Nuove e Piene Lune dei Punti Cardinali. 26. Ma in questi intervalli, prescindendo ora dall’azione dei Punti Lunari, e considerando solamente l’azione del Sole, possiamo ravvisare delle sorgenti di cambiamento non passaggiero. Imperciocchè, alla fine di Gennajo, principio della seconda parte secondaria dell’anno, il freddo si trova al suo colmo. Nel nostro Emisfero dunque, l’aria coi vapori arriva al sommo della {{Pt|condensa-|}}<noinclude></noinclude> bb9gf4uflam0bvumrnfbjlq62zuk73p Pagina:Toaldo - Completa raccolta di opuscoli osservazioni e notizie diverse contenute nei giornali astro-meteorologici, Vol 1 - 1802.djvu/238 108 698975 3832668 2589739 2026-05-07T06:38:38Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3832668 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|e notizie}} ec.|191}}</noinclude>{{Pt|zione,|condensazione,}} e del peso; motivo di sbilancio coll’altro Emisfero, ed in conseguenza di venti tumultuosi; i quali possono cambiare totalmente l’aria da sopra un clima in un altro, portando una costituzione affatto diversa. 27. L’Equinozio colla Luna di Marzo già si è mostrato efficacissimo, e tale fu nel nostro anno 1777., ove si ebbe questa terza stagione, bensì rigida, ma per le pioggie discreta. 28. Succede agli ultimi di Aprile, e primi di Maggio, la quarta stagione, col passaggio dal freddo al caldo; nel qual passaggio, per la quantità de’ vapori raccolti nell’Atmosfera, e per li conseguenti sbilanci dell’aria, possono succedere forti mutazioni; ma queste per lo più sono umide, ed è rarissimo che Maggio vada asciutto (in quest’anno non v’è pure un giorno ben chiaro); del che è cagione l’avvicinarsi il Sole al nostro vertice, che innalza una quantità di vapori, e di esalazioni, sorgenti di pioggie, e temporali rovinosi. 29. Il Solstizio, o la Luna Solstiziale, cambierà probabilmente la natura del tempo per le ragioni esposte; ma se non cambia continuerà per tutta questa quinta parte {{Pt|dell’an-|}}<noinclude></noinclude> mxh2ntj8gublqrivkf607v3f9yhm57l Pagina:La donna in faccia al progetto del nuovo codice civile italiano.djvu/34 108 713047 3832733 2786001 2026-05-07T08:41:17Z Cruccone 53 /* Pagine SAL 100% */ 3832733 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Cruccone" />{{RigaIntestazione||— 28 —|}}</noinclude>farò dunque che rimandare i miei lettori, che volessero occuparsi di ciò, agli ultimi capitoli della recente pubblicazione ''{{TestoCitato|La Donna e i suoi rapporti sociali}}''. Saremmo ingiusti però se non accennassimo alla sanzione del matrimonio civile dal Senato, apposta alla proposta ministeriale. Se, come in questo, in altro ordine di cose avesse questa ririspettabile magistratura tenuto conto dei tempi che corrono, del grado attuale di civiltà, del grande e precoce sviluppo dell’attuale generazione, dell’indirizzo politico che il paese ha assunto, dei liberi e giovani principii in nome dei quali è risorto e che reclamano più libere norme di vita civile, certo non si sarebbe mostrata così soprafatta dal progetto del ministro. Fra l’Italia del secolo decimonono e l’Italia di {{AutoreCitato|Giustiniano I|Giustiniano}} v’è l’abolizione della schiavitù, v’è l’abolizione del feudalismo, vi sono secoli e secoli. Come va dunque che a si enorme distanza, la voce di {{AutoreCitato|Marco Tullio Cicerone|Cicerone}} e di {{Wl|Q310628|Triboniano}} suona più alto all’orecchio dell’italico Senato che non l’opinione pubblica, il grido della filosofia, i voti unanimi di tutto un secolo e di tutta una nazione che gli romoreggiano intorno? Come va che questo venerabile consesso, già tanto benemerito al paese per senno politico e legislativo, si volga indietro ad ogni passo a consultare l’adorato {{TestoAssente|Digesto}}, e cento volte ed in cento maniere ripeta affannoso all’ardito ministro, ''badate'', che non ''s’è mai fatto così?''<noinclude></noinclude> i6ih03ffpkdowiqyqptxq09z1c8z0bn Poesie varie (Angelo Mazza)/Sonetti/IX. Teatro musicale 0 726554 3831966 3746300 2026-05-06T12:14:19Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo parametri inutilizzati 3831966 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=13 settembre 2022|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|autore=Angelo Mazza|sottotitolo=IX. Teatro musicale|prec=../VIII. Il ballo pantomimico moderno|succ=../X. L'idea armonica}} <pages index="Poeti minori del Settecento II, 1913.djvu" from="112" to="112" /> qz34vkpvmabytsmi2orxqqstmjb3qr2 Poesie varie (Angelo Mazza)/Sonetti/XXVII. Per le nozze dell'autore 0 726643 3831967 3746323 2026-05-06T12:14:20Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo parametri inutilizzati 3831967 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=18 settembre 2022|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=XXVII. Per le nozze dell'autore|prec=../XXVI. Per un barbero che riportò il primo premio in Parma|succ=../XXVIII. All'anno sessantesimo}} <pages index="Poeti minori del Settecento II, 1913.djvu" from="122" to="122" /> ixl07uyfiosop0o7prfqf0f4qrbn8il Pagina:Foscolo, Ugo – Prose, Vol. I, 1912 – BEIC 1822978.djvu/89 108 728013 3832521 2673322 2026-05-06T15:59:38Z Cruccone 53 /* Pagine SAL 100% */ 3832521 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Cruccone" />{{RigaIntestazione||{{Sc|lettera iv-v}}|83}}</noinclude><section begin="s1" /> {{ct|f=100%|v=1|t=1|LETTERA IV}} {{a destra|16 settembre.}} Sai tu chi è il giovane del quale ti ho giá parlato? L’amico di Teresa. I venti e le piogge incominciano a vietare i passeggi, ed io passo le intiere mezze giornate con Teresa e con Odoardo. Beato colui che sente per tempo i danni della gran societá! Egli si libera dal tumulto e dalla schiavitú degli affari, e rinunzia di buon grado alle ricchezze e alla gloria. Io son debitore alla perfidia degli uomini del paradiso che mi sto preparando. <section end="s1" /><section begin="s2" />{{ct|f=100%|v=1|t=1|LETTERA V}} {{a destra|19 settembre.}} Odoardo nacque pittore. Unico figlio di ricca famiglia, perdé suo padre prima di poterlo conoscere. La divota sua mamma volle consecrarlo al Signore, educandolo fra certi frati, aspiranti alla ereditá del nuovo servo di Dio. Il giovanetto, disgustato ed ozioso, si mise a disegnare. Morí frattanto sua madre: un frate malcontento lo persuase a cogliere questa opportunitá per abbandonare la solitudine del monastero. Roma, sua patria, gli somministrava i mezzi di divenir grande nella pittura. Dapprima si dedicò tutto a quest’arte; ma alcuni passeggi di brigata, qualche cenetta, l’opera e mille distrazioni innocenti avevano rapito il giovane alla prima assiduitá. Per buona sorte, conobbe a tempo Teresa; ed eccolo piú applicato e meno stanco di prima. Osservo che Teresa lo guarda come una sua creatura, e lo ama di piú, perché ella ha il merito di averlo ricondotto al retto sentiero, dond’egli, senz’avvedersene, deviava. Quand’io penso agli ostacoli che frappone la societá al genio ed al cuore dell’uomo, quand’io penso a mille accidenti che<section end="s2" /><noinclude></noinclude> peyfki9c5lnd87u95xhry42n68xizlp Amore, perché m'hai 0 740645 3832582 3671633 2026-05-06T19:06:32Z Candalua 1675 3832582 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=25%|data=16 luglio 2020|arg=Da definire}} {{Intestazione | Nome e cognome dell'autore = Betto Mettefuoco da Pisa | Nome e cognome del curatore = Guido Zaccagnini/Amos Parducci | Titolo = Amore, perché m’hai | Anno di pubblicazione = XIII secolo | Lingua originale del testo = | Nome e cognome del traduttore = | Anno di traduzione = | Progetto = Duecento | Argomento = | URL della versione cartacea a fronte = Indice:Rimatori siculo-toscani del Dugento.djvu }} {{raccolta|Rimatori siculo-toscani del Dugento}} <pages index="Rimatori siculo-toscani del Dugento.djvu" from="191" to="194" /> 3cvjsdmz802pq2hjgrc9nwii89znusr L'8 febbraio 1848 in Padova 0 742652 3831924 3711250 2026-05-06T12:06:06Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo parametri inutilizzati 3831924 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=25%|data=23 luglio 2020|arg=Da definire}} {{Intestazione | Nome e cognome dell'autore = Giovanni Prati | Nome e cognome del curatore = Olindo Malagodi | Titolo = L'8 febbraio 1848 in Padova | Anno di pubblicazione = 1852 | Lingua originale del testo = | Nome e cognome del traduttore = | Anno di traduzione = | Progetto = | Argomento = sonetti | prec = | succ = A Vittorio Alfieri | URL della versione cartacea a fronte = Indice:Prati, Giovanni – Poesie varie, Vol. II, 1916 – BEIC 1901920.djvu }} {{raccolta|Poesie varie (Prati)/XI. 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VV. – Sonetti burleschi e realistici dei primi due secoli, Vol. I, 1920 – BEIC 1928288.djvu }} {{raccolta|Sonetti burleschi e realistici dei primi due secoli (1920)/XXI. Ser Marino Ceccoli|XXI. Ser Marino Ceccoli}} <pages index="AA. 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VV. – Sonetti burleschi e realistici dei primi due secoli, Vol. I, 1920 – BEIC 1928288.djvu }} {{raccolta|Sonetti burleschi e realistici dei primi due secoli (1920)/XXI. Ser Marino Ceccoli|XXI. Ser Marino Ceccoli}} <pages index="AA. 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VV. – Sonetti burleschi e realistici dei primi due secoli, Vol. I, 1920 – BEIC 1928288.djvu }} {{raccolta|Sonetti burleschi e realistici dei primi due secoli (1920)/XXI. Ser Marino Ceccoli|XXI. Ser Marino Ceccoli}} <pages index="AA. VV. – Sonetti burleschi e realistici dei primi due secoli, Vol. I, 1920 – BEIC 1928288.djvu" from="253" to="253" /> 6il093ngya4jsdapuyiv2dg7c776xce Vera storia di due amanti infelici ovvero Ultime lettere di Iacopo Ortis (1912)/Lettera IV 0 751276 3832522 3768004 2026-05-06T16:00:00Z Cruccone 53 Porto il SAL a SAL 100% 3832522 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=6 maggio 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Lettera IV|prec=../Lettera III|succ=../Lettera V}} <pages index="Foscolo, Ugo – Prose, Vol. I, 1912 – BEIC 1822978.djvu" from="89" to="89" onlysection="s1" /> d17pe132ph4vbhkobtkgfsvpmgklo8e Template:PAGES NOT PROOFREAD 10 753893 3832677 3831589 2026-05-07T06:57:22Z SodiumBot 71905 Unattended update of statistics templates 3832677 wikitext text/x-wiki 96821 myxnacr5yputfpp2c68kd3i2dsxme1l Template:ALL PAGES 10 753894 3832678 3831590 2026-05-07T06:57:32Z SodiumBot 71905 Unattended update of statistics templates 3832678 wikitext text/x-wiki 624459 timxlvbag92gchxa5tbv3xl50hkhjs1 Template:PR TEXTS 10 753895 3832679 3831591 2026-05-07T06:57:42Z SodiumBot 71905 Unattended update of statistics templates 3832679 wikitext text/x-wiki 84268 kahdc9bg7cl4hzm9wzxdalzr37y7hqw Template:ALL TEXTS 10 753896 3832680 3831592 2026-05-07T06:57:52Z SodiumBot 71905 Unattended update of statistics templates 3832680 wikitext text/x-wiki 106006 6wj9r22aadsep5fsi7ig00pyy4rqiv7 Pagina:Storia della vita e del pontificato di Pio VII.pdf/206 108 764487 3832649 2720372 2026-05-07T06:29:46Z Gaux 9627 refuso: indipedenza -> indipendenza 3832649 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Noce09" />{{RigaIntestazione|186|VITA DI PIO VII|}}</noinclude>il nostro giudizio è determinato, la nostra volontà è guidata dalla voce della coscienza, dall’intimo sentimento dei nostri doveri e non dall'altrui influenza. Noi non ci affidiamo ciecamente agli altrui consigli, o ai nostri lumi, ma il tutto esaminando colla più matura riflessione, lontani da ogni umana passione, ricorriamo all'aiuto dell'Altissimo colle più ferventi preghiere, affinchè egli ci dirigga pel bene della chiesa: altra via da noi non si siegue, che quella additataci da Dio e da quei doveri, di cui la provvidenza non ha costituito altro giudice che lui nel cielo e noi sulla terra<ref>Vedi raccolta di documenti Tom. II. Correspondance de Napoléon vol. IV. Lettera del Vice Re Eugenio in data del due maggio.</ref>. Diede prova di questa fermezza, di questa volontà determinata quando impose al cardinal Casoni di reclamare contro il decreto segnato a Berlino il giorno ventuno novembre, con il quale mettea in istato di blocco l’isole brittanniche: opposizione che non mancò di produrre una viva sensazione al quartier generale di Ostrolenka. Noi non saremo, ripeteva il pontefice, i primi a dare alla chiesa e al mondo un esempio, che niuno dei nostri predecessori ha dato nei decorsi secoli, quello cioè di associarsi ad uno stato di guerra progressivo, indefinito e permanente: noi non possiamo accedere al sistema federativo dell'impero francese: i nostri stati, per natura del nostro ministero debbono conservare la loro indipendenza: se questa verrà attaccata, ce ne appelleremo al giudizio di Dio. Il nostro partito è irrevocabile, niente può farlo cambiare: non le minaccie, non la esecuzione di queste. Nella lettera che il vice re per comando dell'imperatore scrivea a Pio VII faceasi con rispettose parole a domandare la istituzione canonica dei vescovi italiani, del cui ritardo voleasi avere responsabile il papa che rispondevagli: noi abbiamo a cuore la massima, che siano al più presto le sedi vacanti provvedute del loro pastore, noi sappiamo che i nostri predecessori l'hanno sempre caldamente raccomandata,<noinclude><references/></noinclude> f83t6svoisqd59xa6ebvlhs4e41bgdv Rime del conte Vinciguerra II di Collalto/VII 0 773704 3831975 3754022 2026-05-06T12:16:02Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo parametri inutilizzati 3831975 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=24 febbraio 2023|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Loda Venezia, patria della donna sua|prec=../VI|succ=}} <pages index="Stampa, Gaspara – Rime, 1913 – BEIC 1929252.djvu" from="231" to="234" /> 21qccc3wjyoevaw5eg25igonskq9os5 Pagina:Misteri di polizia - Niceforo, 1890.djvu/215 108 777119 3832735 2758624 2026-05-07T08:42:42Z Cruccone 53 /* Pagine SAL 100% */ 3832735 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Cruccone" />{{RigaIntestazione|202||}}</noinclude>o altro principe di Casa Medici si facesse signore assoluto e sopratutto si provvedesse di buone e proprie armi per fare l’Italia potente e liberata dai barbari; questo è il vero proposito dell’opera....„ E il Botta, dopo aver citato il celebre capitolo che chiude il ''{{TestoCitato|Il Principe|Principe}}'', continua: „Il suo intento era dunque la liberazione dell’Italia dal dominio dei forestieri. Ora mettiamo che Lorenzo duca d’Urbino o altro principe di questa famiglia, facendo quello che gli consiglia il {{AutoreCitato|Niccolò Machiavelli|Machiavelli}} fosse riuscito nel fine proposto; non sarebbe egli stato lodato da tutti? Non sarebbe stata la sua impresa stimata da tutti grande, pietosa, generosa, santa?„ E fu appunto perchè don Neri Corsini, ministro dell’interno, temeva che codesta impresa, la quale poteva ancora tentare l’ambizione o l’amor proprio di qualche principe italiano, fosse ritenuta santa e generosa dai felicissimi sudditi dei diversi Stati in cui allora si divideva l’Italia, si fu appunto per ciò che ordinò col suo piccolo ''ukase'' che la liberalesca scrittura del Botta aspettasse la tromba del giudizio sotto la polvere degli archivi della censura. {{Ct|t=2|v=2|⁂}} Vogliamo ora evocare dalle carte dell’Archivio il nome d’un poeta perfettamente obliato. Chi conosce {{AutoreIgnoto|Gherardo Ruggieri}}, un poeta che nel 1826 avendo presentato alla censura per l’approvazione un suo volume di epigrammi, se lo vide tornare indietro mutilato, castrato, dimezzato? Eppure il povero Ruggieri non meritava l’oblìo. Il suo spirito, se non era sempre di buona lega, sapeva portar via qualche pezzo di pelle dal corpo di coloro sui quali cadeva sotto forma d’epigramma; la qualcosa (il signor lettore ci crederà sulla parola) per un autore satirico non è un pregio da disprezzarsi. Intanto ecco un saggio degli epigrammi del Ruggieri rimasti inediti per forza maggiore. Come tutto ciò che è stato<noinclude></noinclude> 3v3boqb7xdzmx8hc1fl8g3i9v4181vm Pagina:Stoppani - Il Bel Paese, 1915.djvu/9 108 795498 3832758 2812397 2026-05-07T10:29:53Z Gatto bianco 43648 3832758 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" /></noinclude>{{Ct|f=120%|ANTONIO STOPPANI}} {{rule|4em}} {{Ct|f=350%|L=0.1em|IL BEL PAESE}} {{Ct|f=100%|L=-0.05em|v=0.8|'''CONVERSAZIONI SULLE BELLEZZE NATURALI'''}} {{Ct|f=100%|L=0.1em|LA GEOLOGIA E LA GEOGRAFIA FISICA D’ITALIA}} {{Blocco a destra|{{smaller|{{spazi|20}}«{{spazi|2}}.{{spazi|2}}.{{spazi|2}}.{{spazi|2}}.{{spazi|2}}.{{spazi|2}}.{{spazi|2}}.{{spazi|2}}.{{spazi|2}}.{{spazi|2}}.{{spazi|2}}{{Sc|Il Bel Paese}}}} {{smaller|Ch’Appennin parte, e ’l mar circonda e l’Alpe.»}} {{spazi|20}}{{smaller|{{Sc|Petrarca}}, ''Sonetto XCVI in Vita di M. L.''}}}} {{Ct|'''Opera premiata dal R. Istituto Lombardo di Scienze e Lettere'''}} {{Ct|v=0.8|'''94.ª EDIZIONE ECONOMICA'''}} {{Ct|{{smaller|{{Sc|cogli accenti tonici sulle parole, ad uso delle scuole ed indice alfabetico}}}}}} {{Ct|f=110%|v=0.5|MILANO}} {{Ct|f=110%|v=0.5|CASA EDITRICE L. F. COGLIATI}} {{Ct|Corso P. Romana, 17}} {{rule|1em}} {{Ct|1915}}<noinclude><references/></noinclude> 11el3wf3rmr2gyhsrcqbx8kp5q71uff Rime varie (Alfieri, 1912)/L'America libera, odi 0 800403 3832663 3754916 2026-05-07T06:38:02Z Dr Zimbu 1553 Porto il SAL a SAL 100% 3832663 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=7 maggio 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=XXXII. L'America libera, odi|prec=../XXXI. La cupola di San Pietro|succ=../L'America libera, odi/Ode prima}} <pages index="Alfieri - Rime scelte, Sansoni, 1912.djvu" from="55" to="55" fromsection="2" tosection="2" /> ==Indice== * {{testo|/Ode prima|Ode prima. Accenna le cagioni della guerra}} * {{testo|/Ode seconda|Ode seconda. Annovera i popoli belligeranti}} * {{testo|/Ode terza|Ode terza. Parla del signore de La Fayette}} * {{testo|/Ode quarta|Ode quarta. Commenda il General Washington}} * {{testo|/Ode quinta|Ode quinta. Pace del 1783}} {{AltraVersione|Rime varie (Alfieri, 1903)/LVIII. L'America libera|ed. 1903}} nl2n7jior9wi0a9jq0o6yjlfm5we5ki Pagina:Alfieri - Rime scelte, Sansoni, 1912.djvu/76 108 803994 3832657 2843842 2026-05-07T06:33:56Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3832657 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|48|{{Sc|rime varie}}||riga=si}}</noinclude> <poem> Che i passati martir quasi ristaura;<ref>4. '''Ristaura,''' ricompensa.</ref> Taccion le grida atroci {{R|6}}Di guerra; e sangue piú non scorre il rio; L’uomo all’altr’uom piú pio, Per alcun tempo almen, tornato parmi;<ref>8. L’A. era alquanto pessimista, ed aveva la convinzione che la sola vicendevole paura, non l’amore reciproco, governa le cose del mondo ({{TestoCitato|Vita (Alfieri, 1804)|''Aut.''}}, II, 5).</ref> Secure<ref>9. '''Secure,''' di non esser piú calpestate dai piedi dei combattenti.</ref> ondeggian l’ampie mesti al vento; E ripreso ardimento, {{R|11}}Piú non udendo il romorío dell’armi Torna il pastore ai carmi.<ref>12. '''Ai carmi,''' alle usate canzoni.</ref> Ma di sudor grondanti<ref>13. Il discorso è tutto ironico: i re sudano non per le imprese che non hanno compiute, ma per la paura che hanno provata.</ref> Per le lor fresche imprese, i Re pur veggio Rasciugarsi le fronti alto raggianti, Lena<ref>16. '''Lena,''' respiro.</ref> pigliando sul beato seggio. {{Ct|f=100%|t=1.4|L=1px|II.}} :Quel dal Leopardo,<ref>II. 2. '''Quel dal Leopardo,''' il re d’Inghilterra, cosí detto dal proprio stemma.</ref> che aggravar volea Agli Angli suoi piú il giogo E Albion<ref>3. '''Albione,''' anzi Nuova Albione è il nome della costa N. O. dell’America Settentrionale o Nuova California.</ref> conquistar nel nuovo mondo, Il Britanno poter condotto al rogo<ref>4. '''Condotto al rogo,''' alla distruzione.</ref> Ha con tal voglia rea; {{R|6}}Quel dal Giglio<ref>6. '''Quel dal Giglio,''' il re di Francia, vuole atteggiarsi a giocondo, ma non è, perché dalla pace non è derivato alcun beneficio per lui.</ref> parer vorría giocondo: Cosí il Batavo<ref>7. '''Il Batavo,''' l’Olandese.</ref> biondo Cui da non guerra pur ridonda pace; E in longanime orgoglio in van racchiuso, Lo assediator deluso {{R|11}}Della gran Calpe piú di lui tenace:<ref>9-11. La lotta fra la Britannia e la Francia si accese nel 1782 intorno alla fortezza di Gibilterra (''Calpes''); il 12 aprile, dopo infinite scaramucce, si venne finalmente ad un combattimento tra l’{{Wl|Q332426|ammiraglio Rodney}} e il {{Wl|Q197627|conte di Grasse}}, e i Francesi ne uscirono malconci. La Spagna prestò soccorso in questa occasione alla Britannia, sperando di aver Gibilterra; ma, a cose fatte, non l’ebbe, e dovette stimarsi contenta se le restò l’isola della Minorca e della Florida occidentale, che si era conquistata con le sue armi. — '''Piú di lui tenace,''' piú dura, piú ostinata degli Spagnuoli.</ref> Ma questa lega giace Vittoriosa in pianto. </poem><noinclude><br clear="all" /> <references/></noinclude> dbma4uxnp29w6itjrruh2ch6g7k3i2j Pagina:Alfieri - Rime scelte, Sansoni, 1912.djvu/77 108 803995 3832658 2843847 2026-05-07T06:34:19Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3832658 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|di vittorio alfieri}}|49|riga=si}}</noinclude> <poem> Ben dell’armi sue prime andarne altera Può l’America a dritto, essa che il vanto Ritratto n’ha di libertade intera. {{Ct|f=100%|t=1.4|L=1px|III.}} :Ecco squarciarsi la caligin densa Che tarde etadi involve,<ref>III. 2. '''Involve,''' avvolge, circonda.</ref> E un vorace mostrarmi ardito fuoco<ref>3. È questo il fuoco della rivoluzione americana, le cui idee di libertà e di eguaglianza stavano per essere importate in Europa.</ref> Che schianta arde consuma e strugge in polve<ref>4. Questo verso ricorda nel suono il dantesco ({{TestoCitato|Divina Commedia/Inferno/Canto IX|''Inf.'', IX}}, 70): ::Li rami schianta, abbatte e porta fuori...</ref> Una empia turba intensa<ref>5. '''Intensa,''' nel significato di ''intenta''.</ref> {{R|6}}A far del servir nostro infame giuoco. Ben forza è, ben, dar loco A impetüoso turbine sonante, Che da occidente con tal forza spira, Che in suoi vortici aggira {{R|11}}Le piú audaci superbe eccelse piante,<ref>11. Metafora per indicare i piú potenti sovrani d’Europa: cosí {{AutoreCitato|Dante Alighieri|{{Sc|Dante}}}} ({{TestoCitato|Divina Commedia/Paradiso/Canto XVII|''Par.'', XVII}}, 133 seg.): ::Questo tuo grido farà come vento ::Che le piú alte cime piú percuote....</ref> E se le caccia innante Là fin dove il mal seme Nell’Asia come in suo terreno alligna.<ref>13-14. A proposito dell’Asia e de’ suoi pessimi governi scriveva l’A. al cap. 12° del libro I della {{TestoCitato|Opera:Della tirannide|''Tirannide''}}: «...l’Asia in ogni tempo non solo non conobbe libertà, ma soggiacque quasi sempre tutta a tirannidi inaudite, esercitate in regioni vastissime; in cui non si scorge nessun vivere civile, nessuna stabilità, e nessune leggi, che non soggiacciano al capriccio del tiranno, eccettuatene tuttavia le religiose».</ref> Sparito è il nembo che c’ingombra e preme: Fede e virtú fra noi già si ralligna.<ref>16. '''Si ralligna,''' risorge, ed è voce usata da {{AutoreCitato|Dante Alighieri|{{Sc|Dante}}}} ({{TestoCitato|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XIV|''Purg.'', XIV}}, 100): ::Quando in Bologna un Fabbro si ralligna?</ref> {{Ct|f=100%|t=1.4|L=1px|IV.}} :Ma, oimé! qual sorge sull’immenso piano Dell’oceàn che parte<ref>IV. 2. '''Parte,''' divide.</ref> Dall’America noi, fero possente Sovra negre ali immense all’aura sparte Torvo Genio profano?<ref>5. '''Genio profano,''' potenza demoniaca. </ref> {{R|6}}D’Europa ei muove; e baldanzosamente La tempesta fremente Che a noi salvezza e libertade apporta, </poem><noinclude><br clear="all" /> <references/> {{PieDiPagina|{{Type|f=0.8em|l=1px|{{Sc|Alfieri}}, ''Rime varie.''}}||4|m=1em}}</noinclude> kxc8ya72kjyffgmfv294zfxn0vr99wl Pagina:Alfieri - Rime scelte, Sansoni, 1912.djvu/78 108 804025 3832659 2844051 2026-05-07T06:34:38Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3832659 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|50|{{Sc|rime varie}}||riga=si}}</noinclude> <poem> Arresta ei sol col ventilar dell’ale;<ref>9. '''Sol col ventilar dell’ale,''' col solo agitar delle ale.</ref> La cui possa<ref>10. '''Possa,''' forza.</ref> fatale {{R|11}}Dall’onde al ciel da un polo all’altro insorta, Fa d’adamante porta<ref>12. Oppone ostacolo insuperabile.</ref> Ad ogni aura felice Che a noi mandasse occidental pïaggia. Malnata forma, oh chi sei tu, cui lice Far che ogni nostra speme a terra caggia? {{Ct|f=100%|t=1.4|L=1px|V.}} :Tenebre i passi tuoi,<ref>V. 1. '''Tenebre i passi tuoi;''' dove tu passi, o dispotismo (vegg. strofa VI), ivi adduci le tenebre.</ref> l’alito è morte; Occhi di bragia mille;<ref>2. {{AutoreCitato|Dante Alighieri|{{Sc|Dante}}}} ({{TestoCitato|Divina Commedia/Inferno/Canto III|''Inf.'', III}}, 100): ::Caron dimonio con occhi di bragia. L’A. immagina che questo mostro abbia mille occhi, perché il dispotismo tutto vuol vedere e scende nei piú profondi recessi dell’anima umana.</ref> Bocche piú assai, di fere zanne armate,<ref>3. Le innumerevoli bocche stanno ad indicare l’insaziabile avidità del tiranno; perché grondino di sangue è facile capire.</ref> Da cui di sangue ognora grondan stille; Tutto orecchie, ma porte<ref>5. '''Tutto orecchie;''' i governi dispotici han bisogno di spie che tutto ascoltino e tutto riferiscano. — '''Porte,''' ha il significato di aperte, volte.</ref> {{R|6}}Soltanto alle parole scellerate Da invidia fabbricate; Adunchi, innumerabili, sanguigni, Rapaci artigli, all’accarnar sí adatti,<ref>9. '''All’accarnar sí adatti,''' atti a cacciarsi entro la carne, ed è voce usata anche da {{AutoreCitato|Dante Alighieri|{{Sc|Dante}}}} ({{TestoCitato|Divina Commedia/Inferno/Canto XIV|''Purg.'', XIV}}, 22 seg.): ::Se ben lo intendimento tuo accarno ::Con lo intelletto....</ref> A disbranar sí ratti: {{R|11}}Oh chi se’ tu, che a rio tremor costrigni Anco i cor piú ferrigni?<ref>11. '''Ferrigni,''' forti, robusti.</ref> E soli eletti pochi, Cui di sangue disseti e d’oro pasci, Tremanti a tua feral mensa convochi, E satollar del pianto altrui li lasci? {{Ct|f=100%|t=1.4|L=1px|VI.}} :Tu se’ colui, ben ti ravviso, e indarno Cogli occhi torti cenno Minacciando mi fai che il nome io taccia:<ref>VI. 1-3. Il tiranno ha paura di se stesso, e guai se qualcuno osa chiamarlo col nome che gli conviene!</ref> </poem><noinclude><br clear="all" /> <references/></noinclude> daaneq5y59i3d1i2j1uc0ox6lv035ed Pagina:Alfieri - Rime scelte, Sansoni, 1912.djvu/79 108 804026 3832660 2844052 2026-05-07T06:35:57Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3832660 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|di vittorio alfieri}}|51|riga=si}}</noinclude> <poem> Tu sei quel mostro rio, cui vita dienno<ref>4. '''Dienno''' per ''diedero'' è forma usata da {{AutoreCitato|Dante Alighieri|{{Sc|Dante}}}} ({{TestoCitato|Divina Commedia/Inferno/Canto XXI|''Inf.'', XXI}}, 136): ::Per l’argine sinistro volta dienno.</ref> Pingue ignoranza e scarno {{R|6}}Timor,<ref>5-6. '''Pingue ignoranza e scarno timor''' (cioè ''il timore che rende scarni'') sono espressioni che richiamano ''il dotto vulgo'' e ''l’opulenza e il tremore'' dei {{TestoCitato|Opera:Dei Sepolcri|''Sepolcri''}} del {{AutoreCitato|Ugo Foscolo|{{Sc|Foscolo}}}}.</ref> che il fuoco il piú sublime agghiaccia Con sua squallida faccia. Dispotismo t’appelli; e sei custode Tu solo omai di nostre infauste rive, Dove in morte si vive;<ref>10. Dove si vive una vita simile ad una continua morte.</ref> {{R|11}}Dove sol chi per te combatte, è prode: Dove alla infamia è lode, E i falsi onor sembianza<ref>13. «Il falso [onore] distinguerò dal vero, falsa chiamando quella brama d’onore, che non ha per ragione e per base la virtú dell’onorato, e l’utile vero degli onoranti; e vera all’incontro chiamerò quella brama d’onore, che altra ragione e base non ammette, se non la utile e praticata virtú» ({{TestoCitato|Opera:Della tirannide|''Della Tirannide''}}, I, 10°).</ref> Veston di sacra alta virtude antica; Dove sol presta la viltà baldanza; Dov’è sol reo quell’uom che il vero dica.<ref>16. Cosí Perez, nel {{TestoCitato|Opera:Filippo (Alfieri)|''Filippo''}} dell’A., sconta con la vita la colpa di aver proclamata e documentata l’innocenza di Carlo al cospetto del tiranno e de’ suoi cortigiani. In tutta la produzione lirica del nostro Poeta credo difficile trovar due strofe piú belle di questa e dell’altra che la precede, e piú efficacemente rappresentative.</ref> {{Ct|f=100%|t=1.4|L=1px|VII.<ref>VII. Noi uomini del secolo {{Sc|xviii}}, dice l’A., siamo meschini in tutto, e perfino le parole han rimpicciolito il loro significato: chiamiamo stato di pace il permanere della tirannide da una parte, della miseria e della fame dall’altra; chiamiamo uomini liberi quelli che al di là dell’Oceano combattono per l’indipendenza degli S. U. e in Europa servono al dispotismo: guerra chiamiamo il ridicolo giuoco di due eserciti (il francese e l’inglese) che sfuggono ogni occasione di azzuffarsi: abbiamo infine perduta l’idea delle grandi cause della guerra, e oggi si combatte non per la libertà o per il desiderio di dominare, ma per l’importazione del thè. Questi pensieri trovano il loro compimento nell’ultima strofe, ove alle presenti guerre commerciali si oppone il ricordo di Maratona, delle Termopili e perfino dell’infausta giornata di Canne, alla presente pace la pace di Atene.</ref>}} :Che canto io pace omai? Fia pace questa, Mentre in armi rimane, Né sa perché, l’una metà del gregge;<ref>3. '''Il gregge,''' nel senso di uomini condotti ciecamente da una forza superiore: nell’{{TestoCitato|Vita (Alfieri, 1804)|''Aut.''}}, (III, 9°), chiama ''armenti'' gli eserciti russi e prussiani che combatterono nel 1758 a {{Wl|Q663405|Zorendorff}}.</ref> Tremante l’altra e dubbia anco del pane, Stupida, immobil resta? {{R|6}}Fia libertà quella che or là protegge Chi assoluto qui regge?<ref>6-7. Potremo noi chiamar libertà questa che là in America è protetta da chi in Europa governa dispoticamente?</ref> </poem><noinclude><br clear="all" /> <references/></noinclude> jeb87zx23ag4boc95raor2xb59iy0lv Pagina:Alfieri - Rime scelte, Sansoni, 1912.djvu/80 108 804291 3832661 2844925 2026-05-07T06:37:24Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3832661 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|52|{{Sc|rime varie}}||riga=si}}</noinclude> <poem> Fu guerra questa, ove il cercarsi ognora L’osti<ref>9. '''L’osti,''' gli eserciti.</ref> fra lor né il ritrovarsi mai, Fu il piú atroce de’ guai? {{R|11}}Ben féro:<ref>11. '''Féro,''' fecero.</ref> esser cagion perché l’uom mora Può un’erba vil, che odora Infusa in bollent’onda; Bevuta, i corpi al par che l’alme snerva?<ref>14. Veramente il thè, produzione speciale della Cina (''l’ultima d’India infame sponda''), non isnerva i corpi, ma è un eccitante, come il caffè.</ref> Pur dall’ultima d’India infame sponda Va l’America a far povera e serva. {{Ct|f=100%|t=1.4|L=1px|VIII.}} :Maratona, Termopile, l’infausto Giorno di Canne stesso, Guerre eran quelle: e ria cagione il vile Lucro servil non era; ove indefesso, D’avarizia inesausto, {{R|6}}Tutti scorrendo i mar da Battro a Tile, Veglia il moderno ovile.<ref>VIII. 3-7. Fra le tante manifestazioni della vita pratica che l’A. odiò, come l’avvocatura, il militarismo etc., mortalissimamente egli ebbe in odio il commercio, e ne fece argomento di una delle sue satire. — '''Lucro servile,''' guadagno conveniente ad anime basse, — '''Avarizia;''' avidità. — '''Battro''' (''Bactrum'') è un fiume dell’Asia, ''Tile'' (''Thule'') corrisponde forse all’Islanda: da un capo all’altro del mondo.</ref> Pace era quella, che d’Atene in grembo Con libertade ogni bell’arte univa; Dove a un tempo si udiva {{R|11}}Di varie e dotte opinïoni un nembo. — <ref>11. '''Un nembo,''' un’infinità.</ref> Ma in questa età, che è lembo D’ogni bell’opra estremo,<ref>12-13. La nostra età è cosi nemica d’ogni bell’opera che piú non potrebbe.</ref> Qual fia tèma di canto? a chi secura Volgo mia voce, mentr’io piango e tremo? — «Ahi, null’altro che forza, al mondo dura!»<ref>16. Rifacimento del noto verso del {{AutoreCitato|Francesco Petrarca|{{Sc|Petrarca}}}} ({{TestoCitato|Canzoniere (Rerum vulgarium fragmenta)|''Rime''}}, CCCXXIII): ::{{TestoCitato|Canzoniere (Rerum vulgarium fragmenta)/Standomi un giorno solo a la fenestra|Ahi nulla altro che pianto al mondo dura!}} Terminata l’ode alfieriana per la pace del 1783, si legga ora la seg. saffica del {{AutoreCitato|Giovanni Fantoni|{{Sc|Fantoni}}}} sullo stesso argomento, e si vedrà con quanta minor forza e larghezza d’idee, sebbene con maggior venustà, l’''Orazio toscano'' tratti il grande soggetto: :::{{TestoCitato|Poesie (Fantoni)/Odi/Libro I/XII. Per la pace del 1783|Pende la notte: i cavi bronzi io sento}} ::L’ora che fugge replicar sonanti: ::Scossa la porta stride agl’incostanti ::::::::::Buffi del vento. :::Lico, risveglia il lento foco, accresci ::L’aride legna; di sanguigna cera ::Spoglia su l’orlo una bottiglia, e mesci ::::::::::Cipro e Madera. :::Chiama la bella occhi - pietosa Iole ::Dal sen di cigno, dalle chiome bionde, ::Simili al raggio del cadente sole ::::::::::Tinto nell’onde. :::Recami l’arpa del convito: intanto ::Che Iole attendo, agiterò vivace ::L’argute fila, meditando un canto ::::::::::Sacro alla pace.</ref> </poem><noinclude><br clear="all" /> <references/></noinclude> 0wjxgbtun6q141cicw7nn95r4xqhl94 Rime varie (Alfieri, 1912)/L'America libera, odi/Ode quinta 0 804292 3832662 3825509 2026-05-07T06:37:44Z Dr Zimbu 1553 Porto il SAL a SAL 100% 3832662 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=7 maggio 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[../|L'America libera, odi]] - Ode quinta|prec=../Ode quarta|succ=../../XXXVII. Come scriverà, d'ora innanzi, le sue tragedie}} <pages index="Alfieri - Rime scelte, Sansoni, 1912.djvu" from="75" to="80" fromsection="2" /> {{Sezione note}} [[Categoria:Odi|Ode 5]] {{AltraVersione|Rime varie (Alfieri, 1903)/LVIII. L'America libera/Ode quinta|ed. 1903}} has89khk2vami6vmatd2vpovajd6s8h Amor, da che ti piace (Lucas) 0 826803 3832451 3671576 2026-05-06T13:32:06Z Candalua 1675 3832451 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=28 febbraio 2024|arg=Poesie}}{{Intestazione | Nome e cognome dell'autore = Ludovico Ariosto | Nome e cognome del curatore = St. John Lucas | Titolo =Amor, da che ti piace | Anno di pubblicazione = XVI secolo | Lingua originale del testo = | Nome e cognome del traduttore = | Anno di traduzione = | Progetto = Letteratura | Argomento = Poesie | URL della versione cartacea a fronte = Indice:The Oxford book of Italian verse.djvu | prec = Madonna, siete bella, e bella tanto (Lucas) | succ = Filiberta di Savoia (Lucas) }} {{Raccolta|The Oxford book of Italian verse}} <pages index="The Oxford book of Italian verse.djvu" from="212" to="214" fromsection="152" /> le5v2s53adkmneg83wq0bx8v4775r2e All'Italia (Lucas) 0 827052 3832576 3671182 2026-05-06T18:40:52Z Candalua 1675 3832576 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=20 agosto 2025|arg=Poesie}}{{Intestazione | Nome e cognome dell'autore = Giacomo Leopardi | Nome e cognome del curatore = St. John Lucas | Titolo = All'Italia | Anno di pubblicazione = 1818 | Lingua originale del testo = | Nome e cognome del traduttore = | Anno di traduzione = | Progetto = Letteratura | Argomento = Poesie | URL della versione cartacea a fronte = Indice:The Oxford book of Italian verse.djvu | prec = La Rondinella | succ = L'Infinito (Leopardi - Lucas) }} {{Raccolta|The Oxford book of Italian verse}} <pages index="The Oxford book of Italian verse.djvu" from="441" to="445" fromsection="312" /> 8i8ug88w44qntfywppmu2p51hu5fbi5 Istoria delle guerre gottiche/Libro quarto/Capo V 0 838412 3832426 3710257 2026-05-06T13:16:28Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo parametri inutilizzati 3832426 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=3 luglio 2022|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=|prec=../Capo IV|succ=../Capo VI}} <pages index="Opere di Procopio di Cesarea, Tomo III.djvu" from=454 to=458 fromsection="s2" /> rpo7z2v5ln2yfskqajun1t5zc5d0ouq Pagina:Sonetti romaneschi I.djvu/120 108 853581 3832669 3072369 2026-05-07T06:40:54Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3832669 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|{{rl|108}}|''Glossario-indice''|}}</noinclude> {{Colonna|em=-1}} Riffe o de raffe (O de), I, {{Pg|203|203|bI}}. Riffigurà, III, {{Pg|184|184|bIII}}. Rifiato, IV, {{Pg|78|78|bIV}}. Rifresco, II, {{Pg|51|51|bII}}; V, {{Pg|114|114|bV}}. Rifretti, V, {{Pg|51|51|bV}}. Rifuggio, II, {{pg|211||bII}}. Riggini (Ojjo de), I, {{Pg|105|105|bI}}. Rimane, II, {{Pg|102|102|bII}}; V, {{Pg|197|197|bV}}. Rimasa, I, {{Pg|155|155|bI}}. Rimonno, I, {{Pg|191|191|bI}}; II, {{Pg|89|89|bII}}. Rimore -i, IV, {{Pg|353|353|bIV}}; V, {{Pg|77|77|bV}}. Rincarnasse, III, {{Pg|224|224|bIII}}. Rincarzata, I, {{Pg|193|193|bI}}. Rinciunciolito, II, {{Pg|220|220|bII}}. Rinegherebbe, III, {{Pg|58|58|bIII}}. Riparata (A la), III, {{Pg|333|333|bIII}}. Rippezza, II, {{Pg|421|421|bII}}. Risarella, V, {{Pg|352|352|bV}}. Risbarzo, II, {{Pg|400|400|bII}}. Riscòde, III, {{Pg|367|367|bIII}}; IV, {{Pg|149|149|bIV}}. Risipila ''e'' risìpola, I, {{Pg|109|109|bI}}; II, {{Pg|115|115|bII}}. Risorio, I, {{Pg|151|151|bI}}. Risparagno ''e'' risparammio, I, {{Pg|175|175|bI}}, n. 7. Rispettori, IV, {{Pg|257|257|bIV}}. 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Róppe, III, {{Pg|67|67|bIII}}; {{pg|240|240|bIII}}; IV, {{Pg|31|31|bIV}}; {{pg|100|100|bIV}}. Rosicatte, III, {{Pg|356|356|bIII}}. {{AltraColonna|em=-1}} Rosichino, V, {{Pg|120|120|bV}}; {{pg|228|228|bV}}. Rosore, III, {{Pg|245|245|bIII}}. Rospo (Ffateve usscì er), I, {{Pg|90|90|bI}}. Rósscio -i, III, {{Pg|27|27|bIII}}; IV, {{Pg|50|50|bIV}}. Rossi d’ova. III, {{Pg|24|24|bIII}}. Ròtto -i, II, {{Pg|89|89|bII}}; IV, {{Pg|250|250|bIV}}. Rradica — V. ''Radica''. Rradisce, IV, {{Pg|190|190|bIV}}. Rraffacàno — V. ''Rafacano''. Rragajji, I, {{Pg|150|150|bI}}. Rrameggio — V. ''Rameggio''. Rrampazzo — V. ''Rampazzo''. Rràpete, I, {{Pg|171|171|bI}}. Rraschi — V. ''Raschi''. Rraschierìeno, III, {{Pg|313|313|bIII}}. Rregge — V. ''Regge''. Rreggnini, IV, {{Pg|253|253|bIV}}. Rregolizzia — V. ''Regolizzia''. Rrestà, I, {{Pg|73|73|bI}}. Rresto (Dà), V, {{Pg|89|89|bV}}. Rribbatte, III, {{Pg|429|429|bIII}}. Rribbejjone, I, {{Pg|94|94|bI}}. Rricco-maggna — V.'' Ricco-maggna''. Rride — V. ''Ride''. Rridete, I, {{Pg|72|72|bI}}. Rrifuscilasse, III, {{Pg|50|50|bIII}}. Rrimonno — V. ''Rimonno''. Rripone, VI, {{Pg|309|309|bVI}}. Rriportà, III, {{Pg|347|347|bIII}}. Rriposa, I, {{Pg|103|103|bI}}. Rrippezzato, V, {{Pg|274|274|bV}}. Rriscallasse, III, {{Pg|20|20|bIII}}. Rriscetta, II, {{Pg|297|297|bII}}. Rriscòde — V. ''Riscòde''. Rrisorte, IV, {{Pg|287|287|bIV}}. Rrisponne, I, {{Pg|207|207|bI}}. Rrisponsorio, III, {{Pg|315|315|bIII}}; VI, {{Pg|89|89|bVI}}. Rristrìggneve, V, {{Pg|153|153|bV}}. Rritropico, IV, {{Pg|373|373|bIV}}. Rrocca-Canterano, VI, {{Pg|183|183|bVI}}. Rroma e ttóma — V. ''Roma''... Rronfà, II, {{Pg|19|19|bII}}; III, {{Pg|320|320|bIII}}. Rróppeje, V, {{Pg|147|147|bV}}. Rrósci — V. ''Rósscio''. Rrosicarella, IV, {{Pg|332|332|bIV}}. Rròtti — V. ''Ròtto''. Rrubbajje, I, {{Pg|78|78|bI}}. Rubbio -ie, IV, {{Pg|40|40|bIV}}; {{pg|153||bIV}}. Rruccherùcche, VI, {{Pg|113|113|bVI}}. Rruche, III, {{Pg|352|352|bIII}}. Rruga — V. ''Ruga''. Rrugate, II, {{Pg|50|50|bII}}. Rruscì, I, {{Pg|124|124|bI}}. Rubbone, III, {{Pg|137|137|bIII}}.<noinclude></noinclude> 3rh0pkbp4uc6nrwnmjpq6vbp5aym0nu 3832670 3832669 2026-05-07T06:41:08Z Dr Zimbu 1553 3832670 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|{{rl|108}}|''Glossario-indice''|}}</noinclude> {{Colonna|em=-1}} Riffe o de raffe (O de), I, {{Pg|203|203|bI}}. Riffigurà, III, {{Pg|184|184|bIII}}. Rifiato, IV, {{Pg|78|78|bIV}}. Rifresco, II, {{Pg|51|51|bII}}; V, {{Pg|114|114|bV}}. Rifretti, V, {{Pg|51|51|bV}}. Rifuggio, II, {{pg|211||bII}}. Riggini (Ojjo de), I, {{Pg|105|105|bI}}. Rimane, II, {{Pg|102|102|bII}}; V, {{Pg|197|197|bV}}. Rimasa, I, {{Pg|155|155|bI}}. Rimonno, I, {{Pg|191|191|bI}}; II, {{Pg|89|89|bII}}. Rimore -i, IV, {{Pg|353|353|bIV}}; V, {{Pg|77|77|bV}}. Rincarnasse, III, {{Pg|224|224|bIII}}. Rincarzata, I, {{Pg|193|193|bI}}. Rinciunciolito, II, {{Pg|220|220|bII}}. Rinegherebbe, III, {{Pg|58|58|bIII}}. Riparata (A la), III, {{Pg|333|333|bIII}}. Rippezza, II, {{Pg|421|421|bII}}. Risarella, V, {{Pg|352|352|bV}}. Risbarzo, II, {{Pg|400|400|bII}}. Riscòde, III, {{Pg|367|367|bIII}}; IV, {{Pg|149|149|bIV}}. Risipila ''e'' risìpola, I, {{Pg|109|109|bI}}; II, {{Pg|115|115|bII}}. Risorio, I, {{Pg|151|151|bI}}. Risparagno ''e'' risparammio, I, {{Pg|175|175|bI}}, n. 7. Rispettori, IV, {{Pg|257|257|bIV}}. Risponziva, II, {{Pg|111|111|bII}}. Risetterebbe, III, {{Pg|297|297|bIII}}. Ritiratella, I, {{Pg|204|204|bI}}. Ritonna, I, {{Pg|30|30|bI}}. Ritréppi, V, {{Pg|385|385|bV}}. Rivedendosce (A), III, {{Pg|50|50|bIII}}. Riverèa, I, {{Pg|171|171|bI}}. Rivienissi, III, {{Pg|206|206|bIII}}. Rizzòlla, IV, {{Pg|118|118|bIV}}. Robbivècchi, I, {{Pg|40|40|bI}}. n. 17; II, {{Pg|339|339|bII}}. Roccacannuccia, I, {{Pg|100|100|bI}}. Roffianello, I, {{Pg|41|41|bI}}. Ròggito, I, {{Pg|187|187|bI}}. Roggnosa, IV, {{Pg|378|378|bIV}}. Rollo, III, {{Pg|94|94|bIII}}. Roma e ttóma, I, {{Pg|89|89|bI}}; {{pg|97|97|bI}}. Rommo, V, {{Pg|271|271|bV}}. Rompicojjoni, II, {{Pg|81|81|bII}}. Rompicollo, III, {{Pg|299|299|bIII}}. Roncilli, II, {{Pg|8|8|bII}}. Rondone, IV, {{Pg|355|355|bIV}}. Ronnéggi, V, {{Pg|34|34|bV}}. Ronneggià, II, {{Pg|10|10|bII}}. Ronneggiava, I, {{Pg|197|197|bI}}. Ronnò, IV, {{Pg|53|53|bIV}}. Ronza, VI, {{Pg|243|243|bVI}}. Róppe, III, {{Pg|67|67|bIII}}; {{pg|240|240|bIII}}; IV, {{Pg|31|31|bIV}}; {{pg|100|100|bIV}}. Rosicatte, III, {{Pg|356|356|bIII}}. {{AltraColonna|em=-1}} Rosichino, V, {{Pg|120|120|bV}}; {{pg|228|228|bV}}. Rosore, III, {{Pg|245|245|bIII}}. Rospo (Ffateve usscì er), I, {{Pg|90|90|bI}}. Rósscio -i, III, {{Pg|27|27|bIII}}; IV, {{Pg|50|50|bIV}}. Rossi d’ova. III, {{Pg|24|24|bIII}}. Ròtto -i, II, {{Pg|89|89|bII}}; IV, {{Pg|250|250|bIV}}. Rradica — V. ''Radica''. Rradisce, IV, {{Pg|190|190|bIV}}. Rraffacàno — V. ''Rafacano''. Rragajji, I, {{Pg|150|150|bI}}. Rrameggio — V. ''Rameggio''. Rrampazzo — V. ''Rampazzo''. Rràpete, I, {{Pg|171|171|bI}}. Rraschi — V. ''Raschi''. Rraschierìeno, III, {{Pg|313|313|bIII}}. Rregge — V. ''Regge''. Rreggnini, IV, {{Pg|253|253|bIV}}. Rregolizzia — V. ''Regolizzia''. Rrestà, I, {{Pg|73|73|bI}}. Rresto (Dà), V, {{Pg|89|89|bV}}. Rribbatte, III, {{Pg|429|429|bIII}}. Rribbejjone, I, {{Pg|94|94|bI}}. Rricco-maggna — V.'' Ricco-maggna''. Rride — V. ''Ride''. Rridete, I, {{Pg|72|72|bI}}. Rrifuscilasse, III, {{Pg|50|50|bIII}}. Rrimonno — V. ''Rimonno''. Rripone, VI, {{Pg|309|309|bVI}}. Rriportà, III, {{Pg|347|347|bIII}}. Rriposa, I, {{Pg|103|103|bI}}. Rrippezzato, V, {{Pg|274|274|bV}}. Rriscallasse, III, {{Pg|20|20|bIII}}. Rriscetta, II, {{Pg|297|297|bII}}. Rriscòde — V. ''Riscòde''. Rrisorte, IV, {{Pg|287|287|bIV}}. Rrisponne, I, {{Pg|207|207|bI}}. Rrisponsorio, III, {{Pg|315|315|bIII}}; VI, {{Pg|89|89|bVI}}. Rristrìggneve, V, {{Pg|153|153|bV}}. Rritropico, IV, {{Pg|373|373|bIV}}. Rrocca-Canterano, VI, {{Pg|183|183|bVI}}. Rroma e ttóma — V. ''Roma''... Rronfà, II, {{Pg|19|19|bII}}; III, {{Pg|320|320|bIII}}. Rróppeje, V, {{Pg|147|147|bV}}. Rrósci — V. ''Rósscio''. Rrosicarella, IV, {{Pg|332|332|bIV}}. Rròtti — V. ''Ròtto''. Rrubbajje, I, {{Pg|78|78|bI}}. Rubbio -ie, IV, {{Pg|40|40|bIV}}; {{pg|153||bIV}}. Rruccherùcche, VI, {{Pg|113|113|bVI}}. Rruche, III, {{Pg|352|352|bIII}}. Rruga — V. ''Ruga''. Rrugate, II, {{Pg|50|50|bII}}. Rruscì, I, {{Pg|124|124|bI}}. Rubbone, III, {{Pg|137|137|bIII}}.<noinclude></noinclude> 4wg9b5o524z5z79mr524cbkdatvcd1y 3832672 3832670 2026-05-07T06:43:36Z Dr Zimbu 1553 3832672 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|{{rl|108}}|''Glossario-indice''|}}</noinclude> {{Colonna|em=-1}} Riffe o de raffe (O de), I, {{Pg|203|203|bI}}. Riffigurà, III, {{Pg|184|184|bIII}}. Rifiato, IV, {{Pg|78|78|bIV}}. Rifresco, II, {{Pg|51|51|bII}}; V, {{Pg|114|114|bV}}. Rifretti, V, {{Pg|51|51|bV}}. Rifuggio, II, {{pg|211||bII}}. Riggini (Ojjo de), I, {{Pg|105|105|bI}}. Rimane, II, {{Pg|102|102|bII}}; V, {{Pg|197|197|bV}}. Rimasa, I, {{Pg|155|155|bI}}. Rimonno, I, {{Pg|191|191|bI}}; II, {{Pg|89|89|bII}}. Rimore -i, IV, {{Pg|353|353|bIV}}; V, {{Pg|77|77|bV}}. Rincarnasse, III, {{Pg|224|224|bIII}}. Rincarzata, I, {{Pg|193|193|bI}}. Rinciunciolito, II, {{Pg|220|220|bII}}. Rinegherebbe, III, {{Pg|58|58|bIII}}. Riparata (A la), III, {{Pg|333|333|bIII}}. Rippezza, II, {{Pg|421|421|bII}}. Risarella, V, {{Pg|352|352|bV}}. Risbarzo, II, {{Pg|400|400|bII}}. Riscòde, III, {{Pg|367|367|bIII}}; IV, {{Pg|149|149|bIV}}. Risipila ''e'' risìpola, I, {{Pg|109|109|bI}}; II, {{Pg|115|115|bII}}. Risorio, I, {{Pg|151|151|bI}}. Risparagno ''e'' risparammio, I, {{Pg|175|175|bI}}, n. 7. Rispettori, IV, {{Pg|257|257|bIV}}. Risponziva, II, {{Pg|111|111|bII}}. Risetterebbe, III, {{Pg|297|297|bIII}}. Ritiratella, I, {{Pg|204|204|bI}}. Ritonna, I, {{Pg|30|30|bI}}. Ritréppi, V, {{Pg|385|385|bV}}. Rivedendosce (A), III, {{Pg|50|50|bIII}}. Riverèa, I, {{Pg|171|171|bI}}. Rivienissi, III, {{Pg|206|206|bIII}}. Rizzòlla, IV, {{Pg|118|118|bIV}}. Robbivècchi, I, {{Pg|40|40|bI}}. n. 17; II, {{Pg|339|339|bII}}. Roccacannuccia, I, {{Pg|100|100|bI}}. Roffianello, I, {{Pg|41|41|bI}}. Ròggito, I, {{Pg|187|187|bI}}. Roggnosa, IV, {{Pg|378|378|bIV}}. Rollo, III, {{Pg|94|94|bIII}}. Roma e ttóma, I, {{Pg|89|89|bI}}; {{pg|97|97|bI}}. Rommo, V, {{Pg|271|271|bV}}. Rompicojjoni, II, {{Pg|81|81|bII}}. Rompicollo, III, {{Pg|299|299|bIII}}. Roncilli, II, {{Pg|8|8|bII}}. Rondone, IV, {{Pg|355|355|bIV}}. Ronnéggi, V, {{Pg|34|34|bV}}. Ronneggià, II, {{Pg|10|10|bII}}. Ronneggiava, I, {{Pg|197|197|bI}}. Ronnò, IV, {{Pg|53|53|bIV}}. Ronza, VI, {{Pg|243|243|bVI}}. Róppe, III, {{Pg|67|67|bIII}}; {{pg|240|240|bIII}}; IV, {{Pg|31|31|bIV}}; {{pg|100|100|bIV}}. Rosicatte, III, {{Pg|356|356|bIII}}. {{AltraColonna|em=-1}} Rosichino, V, {{Pg|120|120|bV}}; {{pg|228|228|bV}}. Rosore, III, {{Pg|245|245|bIII}}. Rospo (Ffateve usscì er), I, {{Pg|90|90|bI}}. Rósscio -i, III, {{Pg|27|27|bIII}}; IV, {{Pg|50|50|bIV}}. Rossi d’ova, III, {{Pg|24|24|bIII}}. Ròtto -i, II, {{Pg|89|89|bII}}; IV, {{Pg|250|250|bIV}}. Rradica — V. ''Radica''. Rradisce, IV, {{Pg|190|190|bIV}}. Rraffacàno — V. ''Rafacano''. Rragajji, I, {{Pg|150|150|bI}}. Rrameggio — V. ''Rameggio''. Rrampazzo — V. ''Rampazzo''. Rràpete, I, {{Pg|171|171|bI}}. Rraschi — V. ''Raschi''. Rraschierìeno, III, {{Pg|313|313|bIII}}. Rregge — V. ''Regge''. Rreggnini, IV, {{Pg|253|253|bIV}}. Rregolizzia — V. ''Regolizzia''. Rrestà, I, {{Pg|73|73|bI}}. Rresto (Dà), V, {{Pg|89|89|bV}}. Rribbatte, III, {{Pg|429|429|bIII}}. Rribbejjone, I, {{Pg|94|94|bI}}. Rricco-maggna — V.'' Ricco-maggna''. Rride — V. ''Ride''. Rridete, I, {{Pg|72|72|bI}}. Rrifuscilasse, III, {{Pg|50|50|bIII}}. Rrimonno — V. ''Rimonno''. Rripone, VI, {{Pg|309|309|bVI}}. Rriportà, III, {{Pg|347|347|bIII}}. Rriposa, I, {{Pg|103|103|bI}}. Rrippezzato, V, {{Pg|274|274|bV}}. Rriscallasse, III, {{Pg|20|20|bIII}}. Rriscetta, II, {{Pg|297|297|bII}}. Rriscòde — V. ''Riscòde''. 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Rubbone, III, {{Pg|137|137|bIII}}.<noinclude></noinclude> o15an59j4h0hwtxzw8m8fhbjm6og0h5 Pagina:Sonetti romaneschi I.djvu/121 108 853582 3832671 3668010 2026-05-07T06:43:11Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3832671 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||''Glossario-indice''|{{rl|109}}}}</noinclude><section begin="s1"/> {{Colonna|em=-1}} Ruga, I, {{Pg|121|121|bI}}; {{pg|131|131|bI}}. Rugante, I, {{Pg|135|135|bI}}. Rugantino ''e'' Rogantino, I, {{Pg|124|124|bI}}, n. 2; II, {{Pg|77|77|bII}}. Ruganza, III, {{Pg|335|335|bIII}}. Rumatica, VI, {{Pg|86|86|bVI}}. Runa, I, {{Pg|180|180|bI}}. Ruprì, II, {{Pg|416|416|bII}}. Rusicarelle, VI, {{Pg|65|65|bVI}}. Ruspa, III, {{Pg|28|28|bIII}}. Ruspà, III, {{Pg|181|181|bIII}}. Russio -ia, I, {{Pg|56|56|bI}}; II, {{Pg|317|317|bII}}. Ruzza, I, {{pg|2||bI}}; III, {{pg|65||bIII}}; VI, {{Pg|196|196|bVI}}, n. 1. Rùzzica -he, I, {{Pg|160|160|bI}}; V, {{Pg|296|296|bV}}. <section end="s1"/><section begin="s2"/><includeonly>{{indentatura}}</includeonly> {{Ct|f=120%|v=1|t=2|S.}} Sa (Me), II, {{Pg|348|348|bII}}. Sabbella, IV, {{Pg|302|302|bIV}}. Sabbini, III, {{Pg|329|329|bIII}}. Sabbito, II, {{Pg|30|30|bII}}. Sacchesorètte, III, {{Pg|292|292|bIII}}. Saccoccione, V, {{Pg|237|237|bV}}. Saetta, III, {{Pg|198|198|bIII}}. {{spazi|5}}Saetta a farajolo, I, {{Pg|28|28|bI}}. Sagramento (Brutto), I, {{Pg|201|201|bI}}. Sagrata, II, {{Pg|142|142|bII}}; IV, {{Pg|175|175|bIV}}. Sala, V, {{Pg|168|168|bV}}. Salama, V, {{Pg|167|167|bV}}. Salara (Ssenti messa a la), III, {{pg|59||bIII}}. Sala (Se), I, {{Pg|97|97|bI}}. Sammarco, I, {{Pg|58|58|bI}}; II, {{Pg|181|181|bII}}. Sammaùtte, II, {{Pg|31|31|bII}}. Sangózzi, IV, {{Pg|383|383|bIV}}. Sangue de ddina, I, {{Pg|41|41|bI}}. San guercino, I, {{Pg|49|49|bI}}. Sano -a -e, I, {{Pg|23|23|bI}}; {{pg|109|109|bI}}; IV, {{Pg|94|94|bIV}}. San Pietro cór cappello, II, {{Pg|416|416|bII}}. Santa Luscia occhi e cannele, II, {{Pg|26|26|bII}}; IV, {{Pg|332|332|bIV}}. Santa-santòro, IV, {{Pg|249|249|bIV}}; V, {{Pg|250|250|bV}}. Santifisceta, II, {{Pg|44|44|bII}}. Santo, I, {{Pg|37|37|bI}}. San-Tullèra, III, {{Pg|323|323|bIII}}. ''Santus Deo, santusfòrtisi,'' IV, {{Pg|73|73|bIV}}. Sapé, V, {{Pg|61|61|bV}}. Sapémio, V, {{Pg|161|161|bV}}. Sarebbe, IV, {{Pg|44|44|bIV}}. Saràca, III, {{Pg|8|8|bIII}}. Sarciccia -e, I, {{Pg|19|19|bI}}; II, {{Pg|171|171|bII}}; VI, {{Pg|168|168|bVI}}. {{AltraColonna|em=-1}} Sarciccetta, VI, {{Pg|160|160|bVI}}. Sardo, I, {{Pg|81|81|bI}}; IV, {{Pg|269|269|bIV}}. Sarebbe, II, {{Pg|382|382|bII}}. Saressi, I, {{Pg|153|153|bI}}. Sarmi, V, {{Pg|7|7|bV}}. Sarta, II, {{Pg|50|50|bII}}. Sartà, I, {{Pg|64|64|bI}}. Sartalaquajja, I, {{Pg|226|226|bI}}. Sartapicchio, I, {{Pg|80|80|bI}}; IV, {{Pg|238|238|bIV}}. Sartarello, II, {{Pg|43|43|bII}}. Sarti, II, {{Pg|83|83|bII}}. Sarto, II, {{Pg|39|39|bII}}. Sarva, I, {{Pg|220|220|bI}}; II, {{Pg|110|110|bII}}. Sarvajje, II, {{Pg|118|118|bII}}. Sarvanno, IV, {{Pg|388|388|bIV}}. Sarvasse, I, {{Pg|217|217|bI}}. Sàrveno, IV, {{Pg|438|438|bIV}}. Sarvietta, VI, {{Pg|56|56|bVI}}. Sarvo me tocco, I, {{Pg|91|91|bI}}. Sarza de san Bennardo, III, {{Pg|353|353|bIII}}. Sasso-cotto, II, {{Pg|358|358|bII}}. Saviggnèa, V, {{Pg|37|37|bV}}. Sbaccajjai, I, {{Pg|6|6|bI}}, n. 2. Sbafa, II, {{Pg|111|111|bI}}. Sbaffa, IV, {{Pg|65|65|bIV}}. Sbalestro (Sce), V, {{pg|289||bV}}. Sbaraglio ''e'' Sbarajjo (A lo), I, {{Pg|174|174|bI}}; IV, {{Pg|92|92|bIV}}. Sbarlaffa, IV, {{Pg|65|65|bIV}}. Sbarratura, VI, {{Pg|186|186|bVI}}. Sbarzà, I, {{Pg|113|113|bI}}. Sbarzo, VI, {{Pg|48|48|bVI}}. Sbascì, III, {{Pg|60|60|bIII}}. Sbasciuccà, II, {{Pg|310|310|bII}}, n. 1. Sbasciucchi, II, {{Pg|310|310|bII}}. Sbatoccà, III, {{Pg|357|357|bIII}}. Sbattajjai, I, {{Pg|6|6|bI}}. Sbattajjanno, I, {{Pg|108|108|bI}}. Sbatte, I, {{Pg|68|68|bI}}. Sbatteccà, V, {{Pg|4|4|bV}}. Sbattezzavve, IV, {{Pg|245|245|bIV}}. Sbatto, V, {{Pg|145|145|bV}}. Sbavijjà, II, {{Pg|162|162|bII}}. Sbavijianno, IV, {{Pg|281|281|bIV}}. Sbavijjo -i, III, {{Pg|299|299|bIII}}; {{pg|377|377|bIII}}. Sbiancà, V, {{Pg|387|387|bV}} n. 1. Sbiancasse, II, {{Pg|308|308|bII}}. Sbiancato -a, V, {{Pg|331|331|bV}}; {{pg|387|387|bV}}. Sbianchi, I, {{Pg|29|29|bI}}, n. 5. Sbiésscio (A), I, {{Pg|84|84|bI}}. Sbignate, I, {{Pg|117|117|bI}}. Sbilanciata, II, {{Pg|24|24|bII}}. Sbillonesi, II, {{Pg|132|132|bII}}. Sbillóngo, III, {{Pg|365|365|bIII}}.<section end="s2"/><noinclude></noinclude> 2covg0dzvci9447xpca2ft49vz574y6 Pagina:Sonetti romaneschi I.djvu/122 108 853583 3832809 3072375 2026-05-07T11:58:06Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3832809 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|{{rl|110}}|''Glossario-indice''|}}</noinclude> {{Colonna|em=-1}} Scilónga, I, {{Pg|180|180|bI}}. Sbiòssa, V, {{Pg|173|173|bV}}; VI, {{Pg|71|71|bVI}}; {{pg|151|151|bVI}}. Sbirri e’r bariscello, I, {{Pg|226|226|bI}}. Sbisbètichi, III, {{Pg|110|110|bIII}}. Sbològgno, VI, {{Pg|55|55|bVI}}; {{pg|302|302|bVI}}. Sbordone, VI, {{Pg|122|122|bVI}}. Sborgna, II, {{Pg|236|236|bII}}. Sbòtta, I, {{Pg|105|105|bI}}. Sbrama, II, {{Pg|14|14|bII}}. Sbramà, II, {{Pg|166|166|bII}}. Sbramò, II, {{Pg|360|360|bII}}. Sbrigàmose, IV, {{Pg|78|78|bIV}}. Sbrillacco, I, {{Pg|149|149|bI}}. Sbrillantati, III, {{Pg|345|345|bIII}}. Sbrillenta, V, {{Pg|95|95|bV}}. Sbrinzo, IV, {{Pg|432|432|bIV}}. Sbriscià, II, {{Pg|350|350|bII}}, n. 7. Sbriscio, II, {{Pg|350|350|bII}}, n. 7. Sbròdola, IV, {{Pg|238|238|bIV}}. Sbrodoloso -a, I, {{Pg|17|17|bI}}; VI, {{Pg|164|164|bVI}}. Sbrozzoloso -a, III, {{Pg|104|104|bIII}}; IV, {{Pg|126|126|bIV}}. Sbruffà, I, {{Pg|44|44|bI}}. Sbrùllica, III, {{Pg|378|378|bIII}}. Sbuggenzatico -a, II, {{Pg|115|115|bII}}; V, {{Pg|26|26|bV}}. Sbusciafratte, V, {{Pg|180|180|bV}}. Sbusciò, II, {{Pg|149|149|bII}}. Sbùzzica, I, {{Pg|160|160|bI}}. Sbùzzico, II, {{Pg|301|301|bII}}, n. 4. Scacarcio, I, {{Pg|193|193|bI}}; V, {{Pg|42|42|bV}}. Scacarcione, V, {{Pg|99|99|bV}}. Scacciaragnaccio, V, {{Pg|427|427|bV}}, n. 8. Scacciaragno, V, {{Pg|427|427|bV}}. Scaccoletti, III, {{Pg|75|75|bIII}}. Scàccolo, IV, {{Pg|59|59|bIV}}. Scafa, VI, {{Pg|168|168|bVI}}. Scafona, V, {{Pg|262|262|bV}}. Scala (C’ereno certi frati de la), I, {{Pg|97|97|bI}}. {{spazi|5}}Scala (Je se ne), III, {{Pg|315|315|bIII}}. Scalandrona, V, {{Pg|305|305|bV}}. Scallaletto, II, {{Pg|220|220|bII}}. Scallassedie, II, {{Pg|72|72|bII}}. Scallatina (Dàmose un po’ una), III, {{Pg|49|49|bIII}}. Scambroso, IV, {{Pg|126|126|bIV}}. Scamisciata, IV, {{Pg|139|139|bIV}}. Scampaggnati, V, {{Pg|328|328|bV}}. Scampalla, I, {{Pg|192|192|bI}}. Scannajja, II, {{Pg|274|274|bII}}. Scannajjòrno, IV, {{Pg|343|343|bIV}}. Scannataccio, V, {{Pg|108|108|bV}}. Scannato, I, {{Pg|146|146|bI}}. Scànnolo, IV, {{Pg|87|87|bIV}}; V, {{Pg|204|204|bV}}. {{AltraColonna|em=-1}} Scantina, V, {{Pg|231|231|bV}}. Scantini, III, {{Pg|47|47|bIII}}. Scanzà, I, {{Pg|156|156|bI}}, n. 8. Scànzete, IV, {{Pg|432|432|bIV}}. Scanzia, I, {{Pg|76|76|bI}}. Scanzo -i, I, {{Pg|156|156|bI}}; V, {{Pg|57|57|bV}}. Scapezzacollo, IV, {{Pg|286|286|bIV}}. Scapicollà, IV, {{Pg|210|210|bIV}}. Scappona (A la), II, {{Pg|10|10|bII}}; V, {{Pg|231|231|bV}}. Scaramazzola -e, VI, {{Pg|228|228|bVI}}; {{pg|298|298|bVI}}. Scarca, IV, {{Pg|259|259|bIV}}. Scardava, V, {{Pg|135|135|bV}}. Scardini, III, {{Pg|25|25|bIII}}. Scaricabbarili, V, {{Pg|284|284|bV}}. Scaricassi, III, {{Pg|163|163|bIII}}. Scarmà, IV, {{Pg|146|146|bIV}}, n. 9. Scarmi, IV, {{Pg|366|366|bIV}}. Scarmato, V, {{Pg|300|300|bV}}. Scarmo (Mme), IV, {{Pg|146|146|bIV}}. Scaroggni da dosso, V, {{Pg|189|189|bV}}. Scarpì, III, {{Pg|52|52|bIII}}. Scarpiattolo, V, {{Pg|303|303|bV}}. Scarpinello, III, {{Pg|111|111|bIII}}. Scartate, III, {{Pg|14|14|bIII}}, n. 2. Scarti, III, {{Pg|14|14|bIII}}. Scarto (Cce), V, {{Pg|79|79|bV}}. Scarza, VI, {{Pg|146|146|bVI}}. Scarzacane, III, {{Pg|329|329|bIII}}. Scassà, II, {{Pg|302|302|bII}}. Scasuale, V, {{Pg|159|159|bV}}. Scàtolo, II, {{Pg|421|421|bII}}. Scatorcio, I, {{Pg|157|157|bI}}. Scausarmente, V, {{Pg|408|408|bV}}. Scazzotta, IV, {{Pg|437|437|bIV}}. Sce, I, {{Pg|1|1|bI}}. Scecaggna, V, {{Pg|299|299|bV}}. Scecala, I, {{Pg|97|97|bI}}. Sceccassi, IV, {{Pg|154|154|bIV}}. Scecchezza, V, {{Pg|372|372|bV}}. Scechi, IV, {{Pg|127|127|bIV}}. Scede, I, {{Pg|74|74|bI}}. Scèdese, II, {{Pg|414|414|bII}}. Scedole, I, {{Pg|220|220|bI}}. Scefallova, II, {{Pg|358|358|bII}}. Scèfolo -i, III, {{Pg|77|77|bIII}}; IV, {{Pg|202|202|bIV}}. Scejjenno, IV, {{Pg|47|47|bIV}}. Scelebbrà, I, {{Pg|94|94|bI}}. Sceleste, II, {{Pg|207|207|bII}}. Scèlla, VI, {{Pg|170|170|bVI}}. Scelonìto, I, {{Pg|149|149|bI}}. Scelo, IV, {{Pg|268|268|bIV}}. Scéna -e, I, {{Pg|236|236|bI}}; II, {{Pg|371|371|bII}}. Scéncio, II, {{Pg|371|371|bII}}. Scénnere, IV, {{Pg|307|307|bIV}}. {{spazi|5}}Scénnere (Le), VI, {{Pg|211|211|bVI}}.<noinclude></noinclude> fibdaihmf8v7gklkc7wst7qecpulf2c Utente:Carlomorino/Test 2 857512 3832695 3315994 2026-05-07T07:39:15Z Candalua 1675 3832695 wikitext text/x-wiki <pages index="Raccolta delle Leggi e Disposizioni dello Stato Pontificio - Volume II.djvu" from="5" to="12" /> <!-- <noinclude> {|align= center width=100% border=1 style="font-size:0.8em;border:2px solid black; border-collapse:collapse;" class="tab1"</noinclude> |- {{cs|CM}} |width=9%|CIRCONDARIO | width=1% {{cs|CM}}|n° |width=25%|SEDE <br/>{{Sc|dell’ufficio principale}} |MANDAMENTI E COMUNI<br/>{{Sc|che compongono i collegi}} |&nbsp; <noinclude>|}</noinclude> <noinclude> n.b. in class= "tab1" la larghezza delle colonne deve essere fissata. i Valori corretti sembrano essere: # 9% # 1% # 25 # # 1% </noinclude> --> mxylgqay1f8oxe0n8eyvr0q4vqyosk1 Pagina:Ferretti - Centoventi sonetti in dialetto romanesco.pdf/12 108 857922 3831898 3069695 2026-05-06T12:02:52Z Dr Zimbu 1553 3831898 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione|2|{{Sc|un nuovo poeta romanesco.}}|}}</noinclude>lingua, così stava sempre all’erta per non uscir dai confini del pensiero popolare. Dimanierachè, se tutto quel ch’egli dice non fu detto dal popolo, non c’è però nulla che il popolo non potesse dire; e da ciò nasce quella fusione maravigliosamente perfetta, che tutti ammiriamo in lui, tra la materia e la forma. Chi ha dimorato in Roma, e legge il noto sonetto della ''{{TestoCitato|La poverella (Belli)|Poverella}}'',<ref> {{blocco centrato|<poem> {{spazi|4}}Benefattore mio, che la Madonna L’accompagni e lo scampi d’ogni male, Dia quarche cosa a sta povera donna Co’ tre fiji e ’l marito a lo spedale. {{spazi|4}}Me la dà? me la dà? dica, eh? risponna; Ste crature * so’ignude talecquale Ch’el Bambino la notte de Natale; Dormìmo sott’a un banco a la Ritonna.** {{spazi|4}}Anime sante! *** se movessi un cane A pietà! Arméno ce se movi lei, Me facci prènne un bocconcin de pane. {{spazi|4}}Signore mio, ma propio me la merito, Sinnò, davéro, nu’ lo seccherei.... Dio lo consoli e je ne rènni merito.****</poem>}} {{spazi|4}}* Queste creature: i tre figli che ha con sè.<br/> {{spazi|4}}** «Presso il Panteon, chiamato volgarmente la Rotonda, veggonsi de banchi di venditori di commestibili, aperti solo sul davanti in modo da poter offerire un ricovero.» (''Nota del Belli.'')<br/> {{spazi|4}}*** Sottintendi del Purgatorio. È un’esclamazione di dolore. <br/> {{spazi|4}}**** «Le pitocche non estremamente plebee, così sogliono accattare. Le parole di questo sonetto debbono articolarsi con prestezza e querula petulanza.» (''N. d. B.'') — Per la diversità tra l’ortografia dei Belli e quella usata da noi in questo e in tutti gli altri sonetti contenuti nel presente volume, si vedano le ''[[Centoventi sonetti in dialetto romanesco/Avvertenze|Avvertenze intorno al Dialetto romanesco]]'', a pag. 45.</ref> gli pare d’aver sentito mille volte chiedersi l’elemosina proprio con quelle stesse parole. Eppure, nessuna accattona ha mai parlato<noinclude></noinclude> jivuwynkipv96vciwh6zf2em7s0dld6 Pagina:Ferretti - Centoventi sonetti in dialetto romanesco.pdf/13 108 857923 3831899 3069664 2026-05-06T12:03:05Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3831899 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|un nuovo poeta romanesco.}}|3}}</noinclude>in versi, e molto meno in versi legati in quell’ardua forma! Ma il poeta ha potuto produrre questa illusione, appunto perchè da ciò che anche lui aveva realmente udito, ha indovinato felicemente ciò che in altri casi simili avrebbe potuto udire: dal fatto reale è asceso al probabile, dando sempre rigorosa unità alle sue scene, e scolpendo i caratteri con tanta sicurezza, che spesso fin dalle prime parole si rivelano interi. Questa perfetta verisimiglianza s’incontra in tutti i sonetti del grande poeta. Solo in alcuni, e particolarmente di quelli politici, il concetto è troppo studiato o troppo alto, e ci si sente un poco la personalità dell’autore. Nè deve recar maraviglia che, ciò non ostante, i sonetti politici siano più noti e ammirati degli altri; perchè, prima di tutto, il difetto da noi notato si trova in pochissimi, e poi è ben naturale che, specialmente ai non romani, paressero più belli questi sonetti in cui il poeta si eleva, qualche volta anche per conto proprio, a un ordine d’idee comuni e ben accette a tutta Italia, che non quegli altri in cui ritrae fedelmente il sentire e il pensare speciale della plebe romana, e che non offrono un immediato raffronto col vero, se non a chi abbia ben conosciuto quella plebe. Il difetto dunque giovò, anzichè nuocere, alla fama del poeta, ed è anche una prova incontrastabile che egli, quando concepiva e<noinclude></noinclude> m03gpt6scxy4dfcwddzoxoe3qgncw61 Pagina:Ferretti - Centoventi sonetti in dialetto romanesco.pdf/14 108 857930 3831903 3069681 2026-05-06T12:03:21Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3831903 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|4|{{Sc|un nuovo poeta romanesco.}}|}}</noinclude>scriveva i sonetti politici, era tutt’altro che clericale. L’elezione che il Belli fece del sonetto e della forma dialogica per attuare il suo vasto disegno, non fu di certo fatta a caso. Scelse il sonetto, perchè esso è il più adatto per allogarvi piccole scene, potendo anche allungarsi con la comoda ''coda'', se la scena si allunghi. Scelse la forma dialogica, perchè la richiedeva il soggetto stesso. Il Romano, come tutti i meridionali, non cerca il pensiero nella solitudine e nel silenzio, ma nella compagnia e nella conversazione; e se non può parlar co’ suoi simili, parla col cane, col gatto, con l’asino, col canarino, col tempo cattivo, co’ santi, con la Madonna. Anzichè studiarsi di recare nella parola prodotti della riflessione, egli si studia piuttosto di far nascere la riflessione dall’uso della parola.<ref name=pag14>Cfr. {{Wl|Q206133|{{Sc|Schuchardt}}}}, ''G. G. Belli und die römische Satire'' (''Beilage zur Allgemeinen Zeitung''. Anno 1871, dal n. 164 al 167).<br/> {{spazi|4}}A proposito dello Schuchardt e di questo suo scritto, poichè qui me ne càpita l’occasione, voglio dire alcune cose che non sono prive d’interesse.<br/> {{spazi|4}}Nel maggio del 69, mentre io stavo preparando per il Barbèra i ''Duecento Sonetti'' del Belli, lo Schuchardt me ne mandò da Gotha dieci, quasi tutti politici, non pubblicati nella mia prima edizioncella fatta dal Corradetti, e tutti forniti di preziose varianti da lui raccolte con diligenza tedesca, e con cognizione così perfetta del romanesco, che anche molti Romani gli potrebbero invidiare. Di quelle varianti io mi giovai molto; poichè per i sonetti politici, esclusi naturalmente dall’edizione romana, mi mancavano gli autografi, i quali dal Belli</ref><noinclude><hr/></noinclude> qycpkfbosu8vicyye32qhmclbdhx8zu Pagina:Ferretti - Centoventi sonetti in dialetto romanesco.pdf/15 108 857932 3831905 3113661 2026-05-06T12:04:05Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3831905 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|un nuovo poeta romanesco.}}|5}}</noinclude>Volendo dunque rappresentare un tal popolo, la forma dialogica è quasi una necessità; perchè {{Pt|que-|}} <ref follow=pag14>stesso, qualche tempo prima di morire, erano stati affidati a monsignor Tizzani, che con altri amici lo aveva consigliato di non distruggerli. Pare che il Belli pensasse: — Se un giorno o l’altro qualcheduno li pubblica, io non ci ho colpa. — E con questa curiosa restrizione mentale, voleva salvar capra e cavoli. Poco dopo la sua morte, il Tizzani ebbe il buon senso di restituire il prezioso deposito al figlio di lui, Ciro, cancellando soltanto in pochi sonetti qualche parola che gli era parsa troppo acerba contro la religione. E credo che fosse il Tizzani stesso quello che si prese la cura di ridurne ad ''usum Delphini'' parecchi altri, affinchè la censura permettesse che si pubblicassero nell’edizione romana. Ora gli autografi sono in mano di Luigi Ferretti.<br/> {{spazi|4}}Nello scritto precitato, lo Schuchardt esamina da par suo il volume de’ ''Duecento Sonetti'', e in un punto solo dissente da quanto io vi discorsi intorno al Belli e alla Satira in Roma. Egli ammette che il Belli, da giovine, non fosse reazionario; non crede però che fosse un nemico ardente del Papato temporale e spirituale: suppone piuttosto che avesse un po’ di quella indolenza politica, comune a quasi tutti i Romani, e che somigliasse a’ suoi trasteverini, com’io li ho descritti, cioè che portano nella stessa tasca coltello e corona, bestemmiano la Madonna e si cavano il cappello alla sua immagine, mettono in ridicolo il papa e al tempo stesso gli s’inginocchiano davanti. Lo scopo del Belli fu di ritrarre il popolo romano con fedeltà scrupolosa. Dunque, dice lo Schuchardt, i sonetti politici e tutti gli altri non provennero immediatamente dal poeta, bensì dal popolo stesso. Se non ci fosse stato fuori di lui chi pensava e parlava a quel modo, il Belli non avrebbe mai scritto quel che scrisse. «Quando il frutto proibito della satira politica gli pende vicino sul capo, egli, senza scomodarsi, lo coglie; ma se per coglierlo dovesse arrampicarsi, lo lascerebbe stare.» È chiaro che l’illustre filologo, ragionando così non ha tenuto nel debito conto l’elemento soggettivo che è in tutti i sonetti del Belli, e che in alcuni dei politici, come ho accennato qui sopra, passa perfino il segno e rompe un poco l’armonia tra il pensiero e la forma. Del resto, che il Belli da giovine fosse un nemico ''ardente'' del</ref><noinclude><hr/></noinclude> p9zenah571xr8zokw2d2ktjvqiwv91e Pagina:Ferretti - Centoventi sonetti in dialetto romanesco.pdf/16 108 857933 3831906 3069688 2026-05-06T12:04:15Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3831906 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|6|{{Sc|un nuovo poeta romanesco.}}|}}</noinclude>{{Pt|sto|questo}} popolo, basta lasciarlo parlare, e si rappresenta da sè. A Roma (come, del resto, in tanti altri luoghi), anche la predica religiosa assume spesso codesta forma. Io da bambino ho visto delle vere commedie o farse, rappresentate sopra una specie di palcoscenico costruito in mezzo alla chiesa di San Rocco a Ripetta. Un gesuita, grasso e rubicondo come un caratterista, recitava la parte del miscredente, e ne diceva di tutti i colori; mentre un altro gesuita, che pareva un {{Wl|Q310307|San Luigi Gonzaga}}, si sbracciava per convertirlo. A certi punti le risate del pubblico andavano alle stelle proprio come in teatro; e la farsetta finiva, già s’intende, col ravvedimento dell’incredulo. Ma con quanta varietà il Belli ha saputo servirsi della forma dialogica! la quale, mantenuta in così straordinario numero di componimenti, sarebbe diventata monotona. In un sonetto avete un dialogo tra due o più persone che parlano tutte il<ref follow=pag14>Papato temporale e spirituale, io non lo dissi. Dissi anzi, che mentre scriveva quelle satire, andava a confessarsi: e di questa contradizione del suo spirito e del successivo suo mutamento, addussi parecchie ragioni, che furono giudicate verissime da quelli che lo avevano conosciuto intimamente. Forse io non feci rilevare con troppa chiarezza che anche i sonetti politici son parte integrale del gran disegno di ritrarre il carattere e la vita della plebe romana in tutte le loro manifestazioni; quantunque il poeta, come ho detto, in alcuni di questi sonetti sconfini un poco, non già dal sentimento politico del popolo, ma dal suo modo di concepire su tale argomento.</ref><noinclude><hr/></noinclude> lsej1jfh1x8of5srhp28zlztpboc5ag Pagina:Ferretti - Centoventi sonetti in dialetto romanesco.pdf/17 108 857934 3831907 3069691 2026-05-06T12:04:20Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3831907 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|un nuovo poeta romanesco.}}|7}}</noinclude><section begin=1 />romanesco; in un altro invece, uno degl’interlocutori usa l’italiano o, se straniero, qualche cosa che gli somiglia. Ora incontrate un vero e proprio monologo; ora parla una sola persona, ma con altre, e riferisce discorsi di terzi, spesso in lingue straniere o in italiano, romanescamente spropositati. Infine, in molti sonetti parla pure una sola persona; ma (cosa mirabile!) dalle sue parole voi capite subito, senza nessunissimo sforzo, le risposte dell’altro o degli altri interlocutori, e perfino i gesti, le mosse, tutta insomma la controscena. Quest’ultima specie di dialogo, se non può dirsi che l’abbia inventata il Belli, perchè forse se ne incontra brevissimi e fuggevoli esempi in quasi tutti gli autori, è certo però che nessuno ha saputo adoperarla come lui, in componimenti interi, e tanto spesso, e con tanta maravigliosa evidenza. E, adoperata così, a me pare la più efficace; perchè tien desta l’attenzione del lettore, solleticandolo continuamente con quel piacere di leggere tra le righe, d’indovinare da sè tante cose: quel piacere che spesso ci fa ammirare le opere de’ grandi artisti, più per quello che sottintendono, che per quello che dicono.<section end=1 /> <section begin=2 /> {{Ct|f=100%|v=1|t=2|II.}} Benchè il numero de’ sonetti del Belli sia stragrande, pure la vita e la lingua d’un popolo come<section end= /><noinclude></noinclude> hmtzxkibdm6t6owh1e5c4muq2t0ro7s Pagina:Ferretti - Centoventi sonetti in dialetto romanesco.pdf/18 108 858036 3832794 3070011 2026-05-07T11:51:55Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3832794 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|8|{{Sc|un nuovo poeta romanesco.}}|}}</noinclude>il romano, son sempre tanto varie, ricche e mutabili, che è ancora possibile ritrarle da nuovi aspetti, anche continuando la maniera del Belli. Ma, prima di tutto, questa maniera bisogna impararla, ed è cosa difficilissima; poi, bisogna scansare il pericolo che il modello ti faccia violenza e usurpi il luogo delle impressioni immediate e vergini; e infine, quando siano vinte queste due difficoltà, ne resta sempre una terza, vale a dire, che il modello faccia violenza al giudizio de’ lettori, i quali spesso lo vedono anche dove non è. In questi scogli naufragarono fin qui tutti quelli che, dopo il Belli, scrissero in romanesco. Uno solo accenna di voler arrivare in porto felicemente, e, per una singolare combinazione, è l’ingegnere Luigi Ferretti, fratello della defunta moglie dell’unico figlio, pur esso defunto, del Belli, e tutore degli orfani nipoti di questo. Padre del nostro Ferretti fu quel {{Wl|Q659749|Giacomo}}, che scrisse una quantità straordinaria di prose e poesie d’ogni genere e più di ottanta melodrammi per il {{Wl|Q9726|Rossini}}, il {{Wl|Q101698|Donizetti}}, il {{Wl|Q1136826|Coppola}}, i fratelli Ricci, il {{Wl|Q373770|Mayr}} e altri maestri, e che {{Wl|Q469134|Massimo D’Azeglio}}<ref>''{{TestoAssente|I Miei Ricordi}}'', cap. IX.</ref> mette tra gli «alti e belli ingegni» della società sveglia, piena di vita e di movimento,» che fioriva a Roma nel 1814. «Alla generazione di {{Pt|quel-|}}<noinclude><hr/></noinclude> tvljkuz4rkjachaudut8qtxapobfg7q Pagina:Ferretti - Centoventi sonetti in dialetto romanesco.pdf/19 108 858037 3832796 3113662 2026-05-07T11:52:31Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3832796 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|un nuovo poeta romanesco.}}|9}}</noinclude>{{Pt|l'|quell'}} epoca,» dice argutamente il D’Azeglio, «Napoleone aveva ''fouetté le sang''; e non rassomigliava punto a quel tipo lumaca che ha fiorito poi per tanti anni tra noi, all’ombra dei cappelloni dei gesuiti, e dei troni e tronini e tronucci dei principotti austro-borbonico-italiani; che Dio conceda pace all’anima loro. Ed io,» continua il D’Azeglio, «in quest’ambiente gaio, bevevo avidamente, come dice non so che poeta, l’aura d’una vita nuova tutta immaginosa, e mi pareva finalmente d’esistere.» In questa gaia società, il Ferretti padre si strinse col Belli in tale amicizia, che durò più di quarant’anni e non finì neppur con la vita. Nato nel luglio del 1784, il Ferretti aveva sett’anni più del Belli, e morì il 6 marzo del 1852, undici anni prima di lui. Un mese dopo, il Belli lo rimpiangeva in un sonetto, che è de’ migliori che abbia scritto in italiano, e che forse lesse al l’{{Wl|Q3603955|Accademia Tiberina}}, della quale, insieme con l’amico suo, era stato uno de’ fondatori. {{Ct|f=100%|v=1|t=2|{{Sc|In morte di Giacomo Ferretti.}}}} <poem style="margin-left:6em;"> È già compiuto il quadragesim’anno Dacchè l’uom ch’io rimpiango e benedico Tutto di cuor mi si profferse amico, Non pur con labbra siccome altri fanno. Però fra quanti di sua morte al danno Vi condolete io qui vengo e vi dico Che, degli amici suoi forse il più antico, Più in me risento del comune affanno. </poem><noinclude></noinclude> ocl3oygq8w784m7ia5mf1tpba02x2wy 3832804 3832796 2026-05-07T11:55:57Z Dr Zimbu 1553 3832804 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|un nuovo poeta romanesco.}}|9}}</noinclude>{{Pt|l’|quell’}}epoca,» dice argutamente il D’Azeglio, «Napoleone aveva ''fouetté le sang''; e non rassomigliava punto a quel tipo lumaca che ha fiorito poi per tanti anni tra noi, all’ombra dei cappelloni dei gesuiti, e dei troni e tronini e tronucci dei principotti austro-borbonico-italiani; che Dio conceda pace all’anima loro. Ed io,» continua il D’Azeglio, «in quest’ambiente gaio, bevevo avidamente, come dice non so che poeta, l’aura d’una vita nuova tutta immaginosa, e mi pareva finalmente d’esistere.» In questa gaia società, il Ferretti padre si strinse col Belli in tale amicizia, che durò più di quarant’anni e non finì neppur con la vita. Nato nel luglio del 1784, il Ferretti aveva sett’anni più del Belli, e morì il 6 marzo del 1852, undici anni prima di lui. Un mese dopo, il Belli lo rimpiangeva in un sonetto, che è de’ migliori che abbia scritto in italiano, e che forse lesse al l’{{Wl|Q3603955|Accademia Tiberina}}, della quale, insieme con l’amico suo, era stato uno de’ fondatori. {{Ct|f=100%|v=1|t=2|{{Sc|In morte di Giacomo Ferretti.}}}} <poem style="margin-left:6em;"> È già compiuto il quadragesim’anno Dacchè l’uom ch’io rimpiango e benedico Tutto di cuor mi si profferse amico, Non pur con labbra siccome altri fanno. Però fra quanti di sua morte al danno Vi condolete io qui vengo e vi dico Che, degli amici suoi forse il più antico, Più in me risento del comune affanno. </poem><noinclude></noinclude> rihfbiejisvq58c8gf097mg5zpchz5b Pagina:Ferretti - Centoventi sonetti in dialetto romanesco.pdf/20 108 858038 3832797 3113663 2026-05-07T11:53:11Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3832797 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|10|{{Sc|un nuovo poeta romanesco.}}|}}</noinclude><section begin=1 /> <poem style="margin-left:6em;"> Nè sol d’amico il santo nome e bello Corse fra noi, ma per bontà di Dio Poi mi divenne e lo chiamai fratello, Quando con rito venturoso e pio Entrò sposa nel mio povero ostello La sua dolce figliuola al figliuol mio.</poem> <section end=1 /><section begin=2 /> Malinconici versi, ben differenti da altri che in più lieti tempi il poeta aveva composto per la famiglia Ferretti! Quando nacque il nostro ''Giggio'', la gioconda musa romanesca del Belli accompagnò i suoi primi vagiti. Al ''rifresco'' fatto per il battesimo, si vede che intervenne, non invitata, una di quelle matrone ficcanaso e spropositate che abbondano in Roma; e il poeta che era lì a partecipare le gioie dell’amico, la colse a volo, com’era solito suo, e ne incorniciò il tipo in questi quattordici versi:<section end=2 /><section begin=3 /> {{Ct|f=100%|v=1|t=2|{{Sc|Er rifresco der sor Giachemo}}.}} {{Ct|f=90%|v=1|t=1|(22 febbraio 1836.)}} <poem style="margin-left:6em;"> Serva sua, signor Giachemo. È premesso?<ref>È permesso?</ref> Se pò entrà?<ref>Si può entrare?</ref> Come va la partoriente? Oh manco male, via, nun sarà gnente. Dio la consoli co’ mill’antri<ref>Con mille altri ''figli''.</ref> appresso. E er pupetto? Che nome j’hanno messo? Perché, insomma, vedènno tanta gente, Me vojo figurà naturarmente Che l’hanno, dico, battezzato adesso.</poem><section end=3 /><noinclude></noinclude> 08zq7i8mjkxq6xfp4e4rt9s8xm43m12 Pagina:Ferretti - Centoventi sonetti in dialetto romanesco.pdf/21 108 858043 3832798 3113664 2026-05-07T11:54:09Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3832798 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|un nuovo poeta romanesco.}}|11}}</noinclude><poem style="margin-left:6em;"> E chi ha aùto,<ref>Avuto.</ref> s’è lecito, l’avvanto<ref>Il vanto.</ref> D’èsse er compare?... Ih, guardi, er sor Casciano!<ref>Il cav. Luigi ''Casciani''.</ref> Me n’arillegro tanto, tanto, tanto. Dunque lei je lo dàssivo<ref>Glielo daste (deste).</ref> pagano, E lui cór un po’ d’acqua e d’ojo santo, Eccolo lì, ve l’aridà cristiano. </poem> E siccome la puerpera, avendo dovuto dare a balia fuori di casa ''er pupetto'', stava, come tutte le mamme, in gran pena; ecco che viene a rassicurarla la ''commare'', un tipo simile a quello stupendo rappresentato tanto bene dalla signora Moro-Lin ne’ ''Recini da festa'' di {{AutoreCitato|Riccardo Selvatico|Riccardo Selvatico}}: {{Ct|f=90%|v=1|t=2|{{Sc|Er baliatico de Giggio.}}}} {{Ct|f=90%|v=1|t=1|(24 febbraio 1836.)}} <poem style="margin-left:6em;"> L’ha sentito er sor Giachemo ch’ha detto? Je<ref>Gli, per ''le''.</ref> poteva parlà mejo un profeta? Dunque sur pupo suo lei vivi quieta, Come si lei se lo tienessi ar petto. La stanzia è granne e nun è fatta a tetto: Er coso de la cùnnola<ref>Il coso della culla. «Coso,» annota il Belli, «è parola di ogni significazione presso il volgo.» Qui, pare che voglia dir la ''cortina''.</ref> è de seta.... Via, quer ciumaco<ref>Vezzeggiativo che si dice ai bambini.</ref> sta, signora Teta,<ref>Teresa.</ref> Com’un fijo de re, com’un papetto. Bast’a di’ si in che mano s’aritrovi,<ref>Per mostrare in che mani si ritrovi, basti dire che, ec.</ref> Che infinamente<ref>Infino, perfino.</ref> un par de vetri rotti So’ stati giubbilati e messi novi. </poem><noinclude><hr/></noinclude> 91eyr358bnli0csuwaffnur5jb32v3a 3832799 3832798 2026-05-07T11:54:27Z Dr Zimbu 1553 3832799 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|un nuovo poeta romanesco.}}|11}}</noinclude><poem style="margin-left:6em;"> E chi ha aùto,<ref>Avuto.</ref> s’è lecito, l’avvanto<ref>Il vanto.</ref> D’èsse er compare?... 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La stanzia è granne e nun è fatta a tetto: Er coso de la cùnnola<ref>Il coso della culla. «Coso,» annota il Belli, «è parola di ogni significazione presso il volgo.» Qui, pare che voglia dir la ''cortina''.</ref> è de seta.... Via, quer ciumaco<ref>Vezzeggiativo che si dice ai bambini.</ref> sta, signora Teta,<ref>Teresa.</ref> Com’un fijo de re, com’un papetto. Bast’a di’ si in che mano s’aritrovi,<ref>Per mostrare in che mani si ritrovi, basti dire che, ec.</ref> Che infinamente<ref>Infino, perfino.</ref> un par de vetri rotti So’ stati giubbilati e messi novi. </poem><noinclude><hr/></noinclude> k0q32g37imvgi6d135crzupm1xz4kbp 3832800 3832799 2026-05-07T11:54:38Z Dr Zimbu 1553 3832800 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|un nuovo poeta romanesco.}}|11}}</noinclude><poem style="margin-left:6em;"> E chi ha aùto,<ref>Avuto.</ref> s’è lecito, l’avvanto<ref>Il vanto.</ref> D’èsse er compare?... Ih, guardi, er sor Casciano!<ref>Il cav. Luigi ''Casciani''.</ref> Me n’arillegro tanto, tanto, tanto. Dunque lei je lo dàssivo<ref>Glielo daste (deste).</ref> pagano, E lui cór un po’ d’acqua e d’ojo santo, Eccolo lì, ve l’aridà cristiano. </poem> E siccome la puerpera, avendo dovuto dare a balia fuori di casa ''er pupetto'', stava, come tutte le mamme, in gran pena; ecco che viene a rassicurarla la ''commare'', un tipo simile a quello stupendo rappresentato tanto bene dalla signora Moro-Lin ne’ ''Recini da festa'' di {{AutoreCitato|Riccardo Selvatico|Riccardo Selvatico}}: {{Ct|f=90%|v=1|t=2|{{Sc|Er baliatico de Giggio.}}}} {{Ct|f=90%|v=1|t=1|(24 febbraio 1836.)}} <poem style="margin-left:6em;"> L’ha sentito er sor Giachemo ch’ha detto? Je<ref>Gli, per ''le''.</ref> poteva parlà mejo un profeta? Dunque sur pupo suo lei vivi quieta, Come si lei se lo tienessi ar petto. La stanzia è granne e nun è fatta a tetto: Er coso de la cùnnola<ref>Il coso della culla. «Coso,» annota il Belli, «è parola di ogni significazione presso il volgo.» Qui, pare che voglia dir la ''cortina''.</ref> è de seta.... Via, quer ciumaco<ref>Vezzeggiativo che si dice ai bambini.</ref> sta, signora Teta,<ref>Teresa.</ref> Com’un fijo de re, com’un papetto. Bast’a di’ si in che mano s’aritrovi,<ref>Per mostrare in che mani si ritrovi, basti dire che, ec.</ref> Che infinamente<ref>Infino, perfino.</ref> un par de vetri rotti So’ stati giubbilati e messi novi. </poem><noinclude><hr/></noinclude> pgcrwrcwr3r2acl70g3hi1emhahefer 3832802 3832800 2026-05-07T11:55:25Z Dr Zimbu 1553 3832802 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|un nuovo poeta romanesco.}}|11}}</noinclude><poem style="margin-left:6em;"> E chi ha aùto,<ref>Avuto.</ref> s’è lecito, l’avvanto<ref>Il vanto.</ref> D’èsse er compare?... 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La stanzia è granne e nun è fatta a tetto: Er coso de la cùnnola<ref>Il coso della culla. «Coso,» annota il Belli, «è parola di ogni significazione presso il volgo.» Qui, pare che voglia dir la ''cortina''.</ref> è de seta.... Via, quer ciumaco<ref>Vezzeggiativo che si dice ai bambini.</ref> sta, signora Teta,<ref>Teresa.</ref> Com’un fijo de re, com’un papetto. 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''Cacchiotti'', eufemismo, in vece di ''cazzotti''.</ref></poem> Nato sotto questi auspici e cresciuto poi nella dimestichezza de’ due poeti, parrebbe che il nostro Ferretti si fosse dovuto mettere a far versi fin dall’infanzia. Eppure non fu così. Egli è arrivato alla quarantina, senza mai commettere peccati poetici. Io però avevo notato in lui un gusto veramente squisito, per il modo inarrivabile con cui recita i sonetti del Belli, che richiedono mille modulazioni di voce e atteggiamenti di fisonomia e mimica variabilissima, e tutto dal vero. Questo modo il Ferretti lo imparò forse dal Belli stesso, il quale era sempre nobile e contegnoso, ma nel recitare i propri sonetti si trasmutava in tante forme diverse, che il barone {{Wl|Q18415981|Achille Sansi}}, dotto e arguto ingegno spoletino, lo andava assomigliando al cappello d’un pagliaccio. Del recitar bene questo genere di componimenti allo scriverli ugualmente bene, non c’è che un passo; e se la ragione non ne fosse per sè stessa evidente, lo proverebbe il fatto che nessuno li ha mai recitati con tanta maestria come il Belli medesimo, che perciò era desideratissimo perfino da monsignori e cardinali! Il nostro Ferretti ha fatto {{Pt|que-|}}<noinclude></noinclude> tbifgm8cez9a3cssn61l9yryhkx292a Pagina:Ferretti - Centoventi sonetti in dialetto romanesco.pdf/23 108 858045 3832805 3070029 2026-05-07T11:56:25Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3832805 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|un nuovo poeta romanesco.}}|13}}</noinclude>sto passo per caso, quasi senza addarsene: ottimo segno, che indica una vocazione vera e matura. Riferisco, parola per parola, un brano d’una lettera che egli mi scrisse il 4 decembre del 76: «Accadono giornalmente nel mondo alcune cose che, pur troppo, non si spiegano. Io non avevo, posso quasi dirlo, scritto mai due soli versi nel corso della mia vita. Ma sui primi di luglio, per una faccenda tutta scolastica,» egli è soprintendente delle scuole municipali di Roma, «e che pareva non potesse dare appiglio a nulla, e nella quale fu causa diretta l’amico comune Santini, mi venne fantasia di rispondere a questo con un sonetto in vernacolo.... ''Be’, da quer giorno in poi, sor Giggio mio'', per dirtela ''propio talecquale'', ho incominciato a scriver sonetti in vernacolo, e scrivendo senza interruzione in tutti i momenti che raccapezzo fra le varie occupazioni scolastiche, ho già fatto, in cinque mesi, un trecento sonetti. Ne vo leggendo di quando in quando al Santini e a qualche altro amico buon intendente; e tutti m’incoraggiano a seguitare. E io séguito. Già seguiterei, quand’anche non mi s’incoraggiasse a farlo; tanto mi ci sento spinto! Mi parrebbe davvero d’aver perduto la mia giornata, se non avessi trovato il modo di buttar giù un paio di sonetti. I primi furon tutti diretti al Santini; ma tentai ben presto di camminare sopr’altra via, e procurai di trattare argomentini non<noinclude></noinclude> 0ezjnc46qp3hjr8xqelftk4fikem6hu Pagina:Ferretti - Centoventi sonetti in dialetto romanesco.pdf/24 108 858046 3832806 3070030 2026-05-07T11:56:39Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3832806 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|14|{{Sc|un nuovo poeta romanesco.}}|}}</noinclude>trattati dal Belli. Un mese fa mi venne in capo un’idea che, se non foss’altro, avrà, come spero, il merito della originalità, e che per ora taccio, poichè dei cento sonetti che svilupperanno questo tema, ne mancano ancora una trentina. Ma ci sto sopra continuamente, e fra dieci giorni, spero, il lavoro sarà compiuto....» Infatti, dieci giorni dopo, i cento sonetti erano già bell’e pronti per la stampa, e venivano poi pubblicati in Roma dalla tipografia Barbèra, sotto il titolo: ''La Duttrinella''. {{Ct|f=100%|v=1|t=2|III.}} Che cos’è questa ''Duttrinella''? Un poemetto satirico in forma dialogica, sopra il piccolo catechismo diocesano di Roma, che è un compendiuccio di quello del {{Wl|Q298664|Bellarmino}}, e che i Romaneschi chiamano la ''Duttrina'', ma più spesso la ''Duttrinella'', e qualche volta anche ''er Bellarmino''. Gl’interlocutori del poemetto, ossia ''Quelli che parleno'', sono: ''don Ghetano, curato; Caterina, serva der medémo; Peppe e Pippo, regazzi grannicelli''. Peppe, che ha quindici o sedici anni, ed è sveglio la sua parte, ma di fondo bonissimo, va in casa del curato a sentire la spiegazione della dottrina cristiana. Pippo si accompagna con lui qualche volta, ma per mera curiosità, e presto si stufa<noinclude></noinclude> 34uf7zl7l7wp7sfrrdin5yn8ttwa3ag Sonetti romaneschi/Glossario-indice/R 0 858352 3832673 3759863 2026-05-07T06:43:44Z Dr Zimbu 1553 Porto il SAL a SAL 100% 3832673 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=7 maggio 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[../|Glossario-indice]] - R|prec=../Q|succ=../S}} <pages index="Sonetti romaneschi I.djvu" from="119" to="121" fromsection="s2" tosection="s1" /> l50g7rb7mi9cxlnhz9hb2n6i5r4il7p Pagina:Verne - L'isola misteriosa, Tomo I, Milano, Guigoni, 1890.pdf/48 108 861892 3832688 3196163 2026-05-07T07:27:37Z Candalua 1675 [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Pagina riportata dalla versione di [[Special:Contributions/N3moTwenty|N3moTwenty]] ([[User talk:N3moTwenty|disc.]]) a quella precedente di Candalua 3190838 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" /></noinclude><section begin="s1" />fazzoletto del marinajo, ed avvicinandosi il momento in cui il mare doveva essere al massimo livello, Harbert e Pencroff cominciarono a ridiscendere verso il corso d’acqua. Quando giunsero allo svolto della riviera era la una dopo il mezzodì; già la corrente pigliava direzione opposta. Bisognava adunque approfittare del riflusso per ritrarre la zattera di legno alla foce. Pencroff non intendeva di lasciare che la zattera se ne andasse a grado della corrente senza direzione, e nemmeno d’imbarcarvisi per dirigerla. Ma un marinajo non è mai imbarazzato quando si tratta di timone e di cordami. Pencroff intrecciò rapidamente una corda larga parecchie braccia per mezzo di liane secche. Quella gomena vegetale fu attaccata alla parte posteriore della zattera, e il marinajo la tenne in mano, nel mentre Harbert, spingendo la zattera con una lunga pertica, la manteneva nella corrente. La cosa riuscì benissimo. L’enorme carico di legna, che il marinajo tratteneva camminando sulla spiaggia, seguì il filo d’acqua; l’argine era molto scosceso, onde non era a temere che la zattera si arenasse, e prima di due ore giungeva alla foce a pochi passi dai Camini.<section end="s1" /> <section begin="s2" />{{Ct|CAPITOLO V.}} {{IndentInverso}}{{Smaller|Adattamento dei Camini — La importante questione del fuoco — La scatola di zolfanelli — Ricerche sulla spiaggia – Ritorno del ''reporter'' e di Nab — Un solo zolfanello — Il fuoco scoppiettante — La prima cena — La prima notte a terra.}}</div> Prima cura di Pencroff, non appena la zattera fu scaricata, fu di rendere i Camini abitabili, costruendo quei corridoj attraverso i quali si formava la corrente d’aria. Sabbia, sassi, rami intrecciati, terra bagnata, otturarono ermeticamente le gallerie dell’& aperte ai venti del sud e ne isolarono l’anello {{Pt|supe-}}<section end="s2" /><noinclude><references/></noinclude> nxi6zvxspd39sxkar5tu4fmiogryo0j Il prigioniero del Caucaso/I 0 865541 3832720 3808386 2026-05-07T08:23:49Z Candalua 1675 3832720 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=16 gennaio 2023|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=I|prec=../|succ=../II}} <pages index="Puskin - Racconti poetici, 1856.djvu" from="44" to="52" tosection="s1" /> {{Sezione note}} 2t5ze85m9mt4cbex7gn71wevypijjee Categoria:Pagine che trascludono sezioni inesistenti 14 869258 3832575 3156813 2026-05-06T18:33:11Z Candalua 1675 3832575 wikitext text/x-wiki __HIDDENCAT__ [[Categoria:Lavoro sporco]] [[Categoria:Categorie di servizio]] g1jj8jljlji9mun3f5wxsee2k0dqyt5 Pagina:Algarotti - Opere scelte 1.djvu/9 108 875008 3832484 3157107 2026-05-06T14:25:39Z Candalua 1675 3832484 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Sentrac98" /></noinclude>{{Centrato|{{larger|''A’ SIGNORI ASSOCIATI''}}}} {{Centrato|''GLI EDITORI''}} {{xx-larger|''I''}}''L conte Francesco Algarotti aspirava alla fama di scrittore enciclopedico, e ricca in vero si mostrò la sua vena; ma l’aver voluto applicarsi a troppo grande varietà di studi fu pur cagione che non in tutti ei giugnesse a quella eccellenza che sola imprime alle opere dell’ingegno il sigillo della immortalità. Laonde abbiamo stimato di prestare un servigio alla riputazione di questo celebre Italiano, e d’incontrare a un tempo il vostro aggradimento, cortesissimi signori Associati, col trascegliere dalla Farraggine de’ suoi componimenti que’ soli in cui più chiaro risplende il sapere ed la diligenza che per noi si potea maggiore, ci sono risultati tre volumi di ragionevole mole, forniti ciascuno di materie diverse, e da dover soddisfare per la qualità degli argomenti al genio che più domina oggigiorno.'' ''Nel condurre la stampa di questa'' Raccolta ''abbiamo continuamente riscontrato così l’edizione veneta del Palese, come la cremonese''<noinclude><references/></noinclude> mzc5q5170aqkaid8pzyqtr8ith5z9it Pagina:Algarotti - Opere scelte 1.djvu/10 108 875009 3832489 3157109 2026-05-06T14:28:56Z Candalua 1675 3832489 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Sentrac98" />{{RigaIntestazione|||}}</noinclude>''del Manini; ma con tal circospezione siam proceduti, che portiamo fiducia d’aver scansati i parecchi errori che nell’una e nell’altra sgraziatamente trascorsero. Che se ad alcuni paresse, aver noi talvolta seguito un sistema ortografico lontano da quello che oggidì comunemente si usa (per esempio: gli in vece di li, quegli in vece di quelli, ecc. ecc. ), avvisiamo che tale essendo, dietro le vestigie degli Antichi, l’abituale maniera di scrivere dell’Autore, non abbiamo creduto che a noi s’appartenesse l’introdurre in questa parte verun cambiamento; essendo sconcia cosa che uno stampatore s’arrogli d’alterare in qual modo si sia le altrui scritture. Forse altri sarà d’altro avviso; ma noi ci siamo fatto un severo precetto di queste parole del Petrarca:'' Improbe facit qui in alieno libro ingeniosus est <ref>Senil. ''lib''. 2, ''ep''. 1.</ref>. ''Da ultimo, secondo il nostro costume, ne piacque di fregiare la presente edizione coll’effigie dell’Autore (ricavata da quella incisa dal Morghen), e d’aggiugnervi le notizie intorno la vita di esso, compilate da una delle colte persone che ne assistono co’ loro consigli.''<noinclude>(*) Senil. lib. 2, ep.I.</noinclude> bll7npoja8e39tpg2d0g5skd4gollei Pagina:Algarotti - Opere scelte 1.djvu/18 108 875049 3832482 3157254 2026-05-06T14:23:15Z Candalua 1675 3832482 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Sentrac98" />{{Blocco centrato|VITA DI F. ALGAROTTI}}</noinclude>intiepidirsi nel suo petto. L’epitaffio da lui composto diceva: ''Algarottus, sed non omnis,'' dove, lasciamo stare il pregio della brevità, si scorge felicemente applicato il ''non omnis moriar d’Orazio''. Ma Federigo il Grande gli fece erigere un sontuoso monumento nel Campo santo di Pisa colla iscrizione seguente: ''Algarotto Ovidii aemulo, Newtoni discipulo, Federicus rex;'' le quali ultime parole furono dagli eredi cambiate con quest’altre: ''Federicus magnus''. Oltre alle opere di cui s’è lievemente toccato di sopra, scrisse l’Algarotti più altre cose, le quali, unite dal Palese in un solo corpo, occupano diciasette grossi volumi. Le più importanti sono inserite nella presente ''Raccolta''; e con sicurezza si può affermare, non bisognar più avanti per mettere i lettori in istato di stabilire qual posto gli si competa nel Panteone italiano.<noinclude><references/></noinclude> cw4yf7uyl58rv6iouc3wpihvp9c9q8l Libro di sentenze/Giovenale 0 890077 3832712 3816851 2026-05-07T08:17:18Z Candalua 1675 3832712 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=25 luglio 2023|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Giovenale|prec=../Orazio|succ=../Tobia}} <pages index="Libro di sentenze, a cura di Giuseppe Manuzzi, Firenze, Tipografia del Vocabolario, 1863.djvu" from="58" to="59" tosection="s1" /> {{Sezione note}} fgvvldv57jsdqds7uqenq7rz1lirvql Le feste dell'anno cristiano/Libro III 0 894338 3832434 3721387 2026-05-06T13:16:59Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo parametri inutilizzati 3832434 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=30 agosto 2023|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=|prec=../Libro II|succ=../}} <pages index="Opere (Chiabrera).djvu" from="299" to="302" fromsection="s2" /> h6zfxc1i0dq9j83wizpkh1whmkpgmzi La Nova Scientia/Libro secondo/Propositione IIII 0 912203 3832436 3712977 2026-05-06T13:17:08Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo parametri inutilizzati 3832436 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=28 novembre 2023|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=|prec=../Propositione III|succ=../Propositione V}} <pages index="Inventione de Nicolò Tartaglia.djvu" from=36 to=37 fromsection=2 /> c6kivh5yeflw4tm7zdboqqzy26ldmpg Il Tesoretto (Assenzio, 1817)/XXIV 0 913114 3832441 3702970 2026-05-06T13:17:23Z CandalBot2 53742 Bot: rimuovo parametri inutilizzati 3832441 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=9 dicembre 2023|arg=Letteratura}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=XXIV|prec=../XXIII|succ=../XXV}} <pages index="Raccolta di rime antiche toscane - Volume primo.djvu" from=83 to=84 fromsection=24 /> 83jysqa6ehzpiq78dvgu0iic19cj2pn Il Vangelo di S. Matteo volgarizzato in dialetto milanese/Capp XXIII 0 913149 3832694 3703574 2026-05-07T07:38:56Z Candalua 1675 3832694 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=10 dicembre 2023|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Capp XXIII|prec=../Capp XXII|succ=../Capp XXIV}} <pages index="Antonio Picozzi - Il Vangelo di S. Matteo volgarizzato in dialetto milanese.djvu" from="105" to="109" tosection="23" /> rkll5oebp1194x21wj6p1prqeukoo2p Indice:Statistica elezioni 1909 legislatura 23.djvu/styles.css 110 942048 3831883 3831838 2026-05-06T12:00:53Z Carlomorino 42 3831883 sanitized-css text/css /* Tabelle dell'introduzione */ /* pag tab vii */ .pagvii {width:100%; font-size:75%; border-collapse:collapse;} .pagvii td:first-of-type {text-align:center;} .pagvii td:nth-of-type(3) {text-align:center;} .pagvii td:nth-of-type(4) {text-align:center;} .pagvii td:nth-of-type(6) {text-align:center;} .pagvii td:nth-of-type(8) {text-align:center;} .pagvii td:nth-of-type(9) {text-align:center;} .pagvii td:nth-of-type(11) {text-align:center;} .pagvii td:nth-of-type(13) {text-align:center;} .pagvii td:nth-of-type(14) {text-align:center;} .pagvii td:nth-of-type(2), td:nth-of-type(5), td:nth-of-type(7) {text-align:right;} .pagvii td:nth-of-type(10), td:nth-of-type(12), td:nth-of-type(15) {text-align:right;} /* aa */ /* piccola tabella a pag. xxxiii */ .pag33 {width:100%; 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VIII*/ .pag8 {font-size:75%; border-collapse:collapse;} .pag8 td:first-of-type {text-align:center;} .pag8 td:nth-of-type(2) {text-align:left;} .pag8 td:nth-of-type(4) {text-align:center;} .pag8 td:nth-of-type(5) {text-align:right;} /* piccola tabella a pag. xxxiii */ .pag33 {width:100%; font-size:80%; border-collapse:collapse;} .pag33 td:nth-of-type(1), td:nth-of-type(3), td:nth-of-type(6) {text-align:right;} .pag33 td:nth-of-type(2), td:nth-of-type(4), td:nth-of-type(7), td:nth-of-type(9) {text-align:center;} .pag33 td:nth-of-type(5) {border-right:3px double black;} /* nota di pag. 33 */ .nota33 {width:100%; font-size:75%; border-collapse:collapse;} .nota33 td:nth-of-type(1), td:nth-of-type(3) {text-align:left;} .nota33 td:nth-of-type(2), td:nth-of-type(4) {text-align:center;} /* piccola tabella a pag. xxxiv */ .pag34 {width:100%; font-size:90%; border-collapse:collapse;} .pag34 td:nth-of-type(1) {text-align:center;} .pag34 td:nth-of-type(3) {text-align:center;} .pag34 td:nth-of-type(4) {text-align:right;} /* */ /* elenco alfabetico dei collegi da pag. 153 (119 del testo)*/ .pag153 {width:100%; font-size:75%; border-collapse:collapse;} .pag153 tr:nth-of-type(1) {text-align:center; vertical-align:middle; font-size:110%;} .pag153 td:nth-of-type(1) {text-align:left; border-right:1px solid;} .pag153 td:nth-of-type(2) {text-align:center; border-right:1px solid;} .pag153 td:nth-of-type(3) {text-align:left; border-right:1px solid;} .pag153 td:nth-of-type(4) {text-align:right;vertical-align:bottom;} /*esito scrutini */ /*intestazione */ .t0 {width:140%; line-height:1.3; font-size: 70%; border-collapse:collapse;} .t0 td {padding-right:2px; padding-left:2px;} /*titoli collegio */ .t01 {font-size:.9pc; font-weight:bold; text-align:center;line-height:1.4;padding-top:1pc;padding-bottom:.5pc;} .t02 {font-size:.9pc; text-align:center;line-height:1.4;padding-bottom:1pc;} /*riga risultati */ .t0 .r1 td {border-right:1px solid;} .t0 .r1 td:nth-of-type(5) {border-right:3px double ;} .t0 .r1 td:nth-of-type(3), .t0 .r1 td:nth-of-type(8), .t0 .r1 td:nth-of-type(11) {border-right:0;} .t0 .r1 td:nth-of-type(1), .t0 .r1 td:nth-of-type(2), .t0 .r1 td:nth-of-type(5), .t0 .r1 td:nth-of-type(5), .t0 .r1 td:nth-of-type(6), .t0 .r1 td:nth-of-type(7), .t0 .r1 td:nth-of-type(10) {text-align:right;} .t0 .r1 td:nth-of-type(3), .r1 td:nth-of-type(8) {text-align:left;} stdago3yuzrhewszorkm6193himfhok Pagina:Manualetto del cinedilettante.djvu/14 108 963191 3832687 3476770 2026-05-07T07:27:15Z Cruccone 53 /* Pagine SAL 100% */ 3832687 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Cruccone" /></noinclude>{{Colonna|50%}}<noinclude>{{no rientro}}''(Continuazione del num. 11)''</noinclude> {{No rientro}}Riflettiamo ancora un pochino. La persona che per la prima volta vede un ippopotamo alla distanza dalla quale lo abbiamo ripreso, ed avrà pensato alla grandezza del bestione, fatalmente {{FI|file=Manualetto del cinedilettante (page 14-1 crop).jpg|width=50%|float=left|margin-right=1em}}si accosterà all’animale quanto occorre per considerarlo in tutta la sua figura. Ecco che la nostra presa seguente dovrà mostrare l’intera figura dell’animale, il più vicino possibile, nel campo del quadro. Una volta contemplato l’animale nell’insieme il nostro interesse sarà subito richiamato dalle singole parti. Quale sensazione offre quel testone {{FI|file=Manualetto del cinedilettante (page 14-2 crop).jpg|width=50%|float=right|margin-left=1em}}smisurato con quelle mandibole spalancate e di lunghi denti! E subito dopo la nostra macchina continuerà a ricercare mille dettagli ricchi d’interesse, fino al comicissimo {{FI|file=Manualetto del cinedilettante (page 14 crop).jpg|width=50%|float=left|margin-right=1em}}piccolo mozzicone di coda in perpetua agitazione, il quale forma un contrasto particolarmente divertente con le gigantesche terga dell’ippopotamo. {{No rientro}}Allorchè la nostra curiosità sull’aspetto ed il modo in cui è fatto l’ippopotamo è soddisfatta, ci assale in genere — come tutti sanno — una gran voglia «se entrasse un momentino in acqua...», in quella bella vasca che gli è stata preparata con grande cura! Il visitatore del Giardino Zoologico per soddisfare questa voglia spesso attende a lungo, spesso non riesce a soddisfarla; ragione di più perchè noi si colga nel nostro {{Altra Colonna|50%}}film la scenetta, per poterla contemplare quanto ci paia e piaccia. Avremo dunque pazienza, dovremo forse ritrarre molte altre scene e ritornare sul posto al momento opportuno, salvo poi a realizzare nel montaggio la continuità armonica delle scene. {{No rientro}}Questo particolareggiato discorsetto sulla scena dell’ippopotamo non deve comportare, di conseguenza, {{FI|file=Manualetto del cinedilettante (page 14-3 crop).jpg|width=100%|float=floating-center}}che davanti ad ogni recinto noi si piombi in una profonda meditazione per una metodica costruzione delle prese che intendiamo fare. Non è per nulla indispensabile costruire il nostro intero film mediante tali suddivizioni di singole scene. Possiamo ad esempio, poniamo per uccelli, anatre, cicogne, cigni, ecc., fare ogni volta una sola presa che più tardi mostreremo l’una dopo l’altra. Quel che si richiede per riuscire è solo l’attenzione che occorre avere per lo sviluppo logico di un tema, per un nesso fra le riprese e l’idea madre che si vuole illustrare. Con questo metodo di ripresa noi narriamo ad un tempo qualcosa sul diverso modo di vivere degli animali, il che non sempre risulta evidente dal solo fermarsi davanti ai recinti! Contrasto di grandezza e di bellezza, contrasto di vita e di movimento; tutto ci è possibile raggiungere in forma agevole, e tale, da interessare a fondo il pubblico che vedrà il nostro film.<noinclude>{{A destra|''(Continua al prossimo numero'')}}</noinclude> {{FineColonna}}<noinclude></noinclude> bm9fdrvms7jyhar7brdu380i3ctogsa Utente:Myron Aub 2 966244 3832721 3772759 2026-05-07T08:24:47Z Myron Aub 24422 /* */ Tolto Ghersi, ora in IA 3832721 wikitext text/x-wiki Nella mia pagina su IA [https://archive.org/details/@myron_aub/uploads qui] ci sono i miei caricamenti mentre nella mia collezione dei "favorites" [https://archive.org/details/fav-myron_aub qua] sono inclusi testi non caricati da me già presenti su IA che trovo interessanti perché traduzioni abbastanza recenti soprattutto di classici filosofici e di alcuni classici letterari. Nella seguente pagina [https://it.wikisource.org/wiki/Utente:Myron_Aub/Refusi_con_hunspell qua] espongo come cercare refusi con Hunspell. In questa pagina elenco testi di pubblico dominio che sono principalmente traduzioni di testi (soprattutto filosofici e in minor parte letterari) greci, latini e stranieri. Privilegio le traduzioni in italiano più moderno, dal XIX secolo ai giorni nostri. '''Informazioni su dati anagrafici difficilmente rintracciabili di autori.''' [https://it.wikisource.org/wiki/Utente:Myron_Aub/Autori_con_date qui] c'è una sottopagina di un elenco di autori (per ora non tutti di pubblico dominio) con date di nascita e morte difficilmente disponibili in rete e un altro elenco di autori con data di morte incerta. '''Vari testi di pubblico dominio finora non trovati come scansioni in rete:''' Elenco qui alcuni testi di pubblico dominio che mi interesserebbe vedere in formato scansione e che spero che un giorno appaiano in rete: '''1) testi di filosofia:''' Comte, Auguste (1798-1857) Catechismo positivista 2a edizione... Tradotto da Walter Congreve. [Avvertimento di P. Laffitte.] San Remo, Stab. Tipo. litogr. G. B. Biancheri, 1882. In-8°, 386 p., tabl. (ripubblicato nel 2024, nella sua 3a edizione, dalla Società Positivista Italiana: Catechismo Positivista Augusto Comte, trad. Gualtiero Congreve, pp. 323, Società Editrice Positivista Italiana, Padova, CCXXXII; ISBN: 9791281601178). d'Alembert, Jean Baptiste Le Rond Discorso preliminare all'enciclopedia...; tradotto da Agatino Longo. Catania : Stamperia dè Regj Studi, 1812 XII, 226 p. : 1 tav. ; 21 cm. d'Alembert, Jean Baptiste Le Rond Discorso preliminare della Enciclopedia [dopo il 1866?]. 192 p. ; 8°. Traduzione italiana dell'edizione francese del 1866: Discours preliminaire de l'Encyclopedie, par d' Alembert. Paris, 1866 Tommaso d'Aquino. La piccola Somma teologica (3 volumi); a cura di mons Pio Del Corona (1837-1912).Firenze : Tipografia editrice A. Ciardi, 1889-1892 (e ristampe successive). '''2) Testi di religione, spiritualità e occulto''' Kerbaker, Michele. Scritti inediti / Michele Kerbaker ; con prefazione di Carlo Formichi e a cura di Vittore Pisani Roma : Reale accademia d'Italia 1932-1939. 6 volumi contenenti un'antologia del Mahabharata (volumi 2 e 3 già presenti su Internet Archive). Lodge, Oliver Pitoni, Rinaldo <n. 1864> Oltre la vita : studio di facoltà umane ancora ignote / Oliver Lodge ; traduzione dall'undecima edizione inglese, con note di Rinaldo Pitoni Bari : Laterza, 1933 Marcus, Ernst (1856-1928) Rensi, Giuseppe <1871-1941> Teoria di una magia naturale fondata sulla dottrina di Kant / Ernesto Marcus ; traduzione e prefazione di Giuseppe Rensi Bari : G. Laterza & figli, 1938 Trezza, Gaetano (1828-1892) Le religioni e la religione. Verona ; Padova : Drucker & Tedeschi, 1884 '''3) Testi di scienza''': Baldwin, James Mark (1861-1934) L'intelligenza / J. Mark Baldwin ; traduzione dall'inglese del professore Guida Villa (1867-1949) Torino : Fratelli Bocca, 1904 XXVIII, 290 p. : ill. ; 21 cm. Hampson, William (1854–1926) Paradossi della natura e della scienza, cioè fatti che sembrano contraddire generali esperienze o principi scientifici / di W. Hampson Alessandria : Boffi, 1910 Lewes, George Henry (1817-1878) Lo studio della psicologia : suo obbietto, scopo e metodo / George Henry Lewes ; prima edizione italiana con prefazione e note del prof. Giambattista Grassi Bertazzi (1867-1951) Milano ; Roma : Società editrice Dante Alighieri, 1907 XXX, 185 p. ; 20 cm. '''4) Testi di letteratura''' Antologia della poesia argentina moderna / a cura di Folco Testena Pubblicazione Milano : Alpes, 1927 Descrizione fisica IX, 271 p. ; 20 cm. Capuana, Luigi Il braccialetto / Luigi Capuana Milano : Brigola di G. Marco, 1898 Della Sala Spada, Agostino Nel 2073! : sogni d'uno stravagante / messi in carta per l'avvocato Agostino Della Sala Spada Testo Casale : Tipografia del giornale Il Monferrato, 1874 Gogol’, Nikolaj Vasil’evic. Mirgorod / Nikola Gogol ; traduzione di Federigo Verdinois Lanciano : Carabba, 1923 Gogol’, Nikolaj Vasil’evic. Le veglie alla fattoria di Dicanca / Nicola Gogol ; versione di F. Verdinois Napoli : G. Giannini, 1920 Novelle russe / a cura di Corrado Alvaro: vol. I-II (Pusckin, Lermontov, Gogol, Gonciarov, Turghenev, Scedrin, Dostojewski, Tolstoi, Garscin, Cecov, Gorki, Andreiev, Ciricov, Artzibascev, Kuprin, Sologub, Lomakin, Uspenski, Timkovski, Skitalitz) Milano : Soc. Ed. R. Quintieri, 1920 (Saita e Bertola) Turgenev, Ivan Sergeevic. Le poesie in prosa / di Ivan Turgheniev ; tradotte da Enrico Damiani Pubblicazione Lanciano : Carabba, [1923] Villiers de l'Isle-Adam, Auguste <comte de> Eva futura : Romanzo. Unica traduzione di D. C. (probabilmente Decio Cinti). Milano : Casa Edit. Bietti Edit. Tip., 1930 Wells, H. G. Sodini, A. M. La Guerra dei mondi : Romanzo / H. G. Wells ; traduzione di Angelo Maria Sodini (1875-1939) Milano : F. Vallardi, 1901 Morandi, Luigi <1844-1922>; Ciampoli, Domenico <1852-1929> Poeti stranieri lirici, epici, drammatici : scelti nelle versioni italiane (2 volumi) / Morandi L. e Ciampoli D. Milano [etc.] : Società editrice Dante Alighieri di Albrighi, Segati 1904 '''5) altri testi:''' Pestalozzi, Johann Heinrich Leonardo e Geltrude : libro per il popolo / Enrico Pestalozzi ; traduzione, prefazione e note di Giovanni Sanna (1877-1950). (in 4 volumi). Venezia [poi] Firenze : La nuova Italia, 1928 (e altre ristampe successive). Squillace, Fausto Titolo La moda / Fausto Squillace Pubblicazione Milano [etc.] : Sandron, 1912 159 p. ; 19 cm. '''In pubblico dominio dal 2027:''' Barié, Giovanni Emanuele (1894-1956). La spiritualità dell'essere e Leibniz. Padova : CEDAM, 1933 Sbloccabile su Google Libri [https://books.google.it/books?id=EHYLAQAAIAAJ qui] Cassirer, Ernst. Storia della filosofia moderna (4 volumi). Traduzione di Angelo Pasquinelli (1926-1956) Torino : G. 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Cader come di rosa Foglie avvizzite e meste, Come ogni umana cosa Che la materia veste, Travolte al suolo umile Dalla granata vile? No, no: com’ora pendi A rallegrarmi gli occhi, Ed i foglietti stendi Per i miei scarabocchi, Ond’io con man secura Scriva la mia ventura. Eppure io non t’imbratto, O pagina discreta, Serba il candore intatto, Ch’io son superba e lieta Se può nel tuo candore Riflettersi il mio core. M’appar come l’aurora La vita gaia e blanda, Sul davanzale odora Di fiori una ghirlanda: Tutto m’arride intorno Nel quieto soggiorno. Qui non m’attrista il verno, Qui non risento il gelo, Sospetto o duol non scerno Nel mio sereno cielo. Che dir posso al diario Del picciol calendario? </poem> 5qw9d221kwbzpom5hn14by90o8s3f3c Pagina:Statistica elezioni 1904 legislatura 22.djvu/93 108 996303 3832713 3776077 2026-05-07T08:17:56Z Carlomorino 42 3832713 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||— 61 —|''Pavia-Perugia.''}}</noinclude><!--NB dato elettori 1900 da Statistica delle elezioni generali politiche 1900/Risultati delle elezioni generali politiche/Da Palermo a Roma--> {{pt|{{Elezioni 1904 1}}}} |- { |colspan=11 class=t02| {{§|San Nazzaro de’ Burgondi}} <br/> {{Wl|Q48803091|Collegio di San Nazzaro de’ Burgondi}} (popolazione 62,769). |- class=r1 |5984||3929|| ''' Calvi Gaetano ''' || ||{{sans-serif|'''2488'''}}||6630||4812|| {{sans-serif|''' {{Wl|Q21587553|Calvi Gaetano}} '''}} || ||{{sans-serif|'''2813'''}}||da {{sans-serif|'''16'''}} a {{sans-serif|'''21 (U)'''}} |- class=r1 | || || '' Cabrini Angelo '' || ||1841|| || || '' {{Wl|Q18590177|Cabrini Angiolo}} '' || ||1845||21 (U) |- |colspan=11 class=t02| {{§|Stradella}} <br/> {{Wl|Q48803124|Collegio di Stradella}} (popolazione 71,012). |- class=r1 |6779||4770|| Montemartini Luigi || ||2427||8726||6886|| {{sans-serif|''' {{Wl|Q3839912|Montemartini Luigi}} '''}} || ||{{sans-serif|'''3638'''}}||{{sans-serif|'''21 (U)'''}} |- class=r1 | || || '' {{Wl|Q3638757|Arnaboldi Bernardo}} '' || ||2335|| || || '' {{Wl|Q3903957|Grocco Pietro}} '' || ||2274|| |- class=r1 | || || || || || || || '' {{Wl|Q63765246|Farina Emilio}} '' '''<big>•</big>'''|| ||786||18, 20 |- class=r1 | || || Elezione complementare di ballottaggio del 31 marzo 1904 deliberata dalla Camera.{{Rule|4em|000|t=1|v=1}} || || || || || '' Pollini Felice '' || ||101|| |- class=r1 |7221||5081|| '''Montemartini Luigi''' || ||{{sans-serif|'''2727'''}}|| || || || || || |- class=r1 | || || '' {{Wl|Q3638757|Arnaboldi Bernardo}} '' || ||2275|| || || || || || |- |colspan=11 class=t02| {{§|Vigevano}} <br/> {{Wl|Q48803036|Collegio di Vigevano}} (popolazione 72,604). |- class=r1 |6853||4180|| ''' Bonacossa Giuseppe ''' || ||{{sans-serif|'''2266'''}}||8187||5629|| {{sans-serif|''' {{Wl|Q63871931|Bonacossa Giuseppe}} '''}} ||<small>1º scrut.</small> ||2801||{{nowrap|da {{sans-serif|'''17'''}} a {{sans-serif|'''21 (U)'''}}}} |- class=r1 | || || || || || || {{nowrap|<small>1º scrut.</small>}}|| || {{nowrap|<small>2º scrut.</small>}}||{{sans-serif|'''3435'''}}|| |- class=r1 | || || '' {{Wl|Q783641|Ciccotti Ettore}} '' || ||1770|| ||6245|| || || || |- class=r1 | || || || || || || || '' {{Wl|Q2245903|Labriola Arturo}} '' '''<big>•</big>''' ||<small>1º scrut.</small>||2564|| |- class=r1 | || || || || || || || ||<small>2º scrut.</small>||2522|| |- |colspan=11 class=t02| {{§|Voghera}} <br/> {{Wl|Q48803335|Collegio di Voghera}} (popolazione 66,479). |- class=r1 |5458||2672|| ''' Meardi Francesco ''' || ||{{sans-serif|'''1985'''}}||6672||3993|| {{sans-serif|''' {{Wl|Q63859986|Meardi Francesco}} '''}} || ||{{sans-serif|'''2759'''}}||da {{sans-serif|'''13'''}} a {{sans-serif|'''21 (U)'''}} |- class=r1 | || || '' {{Wl|Q3724359|Caldara Emilio}} '' || ||586|| || || '' {{Wl|Q3680249|Treves Claudio}} '' '''<big>•</big>''' || ||1036|| |- |colspan=11 class=t01| <br/> '''{{sans-serif|PROVINCIA DI PERUGIA}}'''. |- |colspan=11 class=t02| {{§|Perugia I}} <br/> {{Wl|Q48803382|Collegio di Perugia I}} (popolazione 76,701). |- class=r1 |5403||2737|| ''' Pompilj Guido ''' || ||{{sans-serif|'''2240'''}}||5671||3023|| {{sans-serif|''' {{Wl|Q3779427|Pompilj Guido}} '''}} || ||{{sans-serif|'''2277'''}}||da {{sans-serif|'''16'''}} a {{sans-serif|'''21 (U)'''}} |- class=r1 | || || '' {{AutoreCitato|Andrea Costa|Costa Andrea}} '' || ||357|| || || '' {{AutoreCitato|Enrico Ferri|Ferri Enrico}} '' '''<big>{{larger|&curren;}}</big>''' || ||334||da 16 a 21 (U) |- class=r1 | || || || || || || || ''Mosti Olimpio '' '''<big>•</big>''' || ||220|| |- |colspan=11 class=t02| {{§|Perugia II}} <br/> {{Wl|Q48802944|Collegio di Perugia II}} (popolazione 67,582). |- class=r1 |4870||2409|| ''' Fani Cesare ''' || ||{{sans-serif|'''2047'''}}||5152||2612|| {{sans-serif|''' {{Wl|Q3665417|Fani Cesare}} '''}} || ||{{sans-serif|'''2161'''}}||da {{sans-serif|'''16'''}} a {{sans-serif|'''21 (U)'''}} |- class=r1 | || || '' {{AutoreCitato|Edoardo Pantano|Puntano Edoardo}} '' || ||270|| || || '' Mosti Olimpio '' '''<big>•</big>''' || ||117|| |- class=r1 | || || || || || || || '' {{Wl|Q18590177|Cabrini Angiolo}} '' '''<big>{{larger|&curren;}}</big>''' || ||172||21 (U) |- <noinclude>|}</noinclude><noinclude></noinclude> nyt54f1eam00i47qaa6594lkmzdnhqm Pagina:Algarotti, Francesco - Saggi, 1963 - BEIC 1729548.djvu/554 108 1003405 3832380 3628128 2026-05-06T12:49:48Z Alex brollo 1615 3832380 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Panz Panz" /></noinclude>diverso l'uno dall’altro, e riportano osservazioni dalla consistenza assai varia. La sommaria suddivisione in fascicoli di tali appunti, ricchi di cancellature, fu dovuta a Marino Corniani, che sposò la nipote dello scrittore. Nell'uno e nell'altro manoscritto si susseguono alla rinfusa i vari foglietti, contenenti a volte anche poche parole, un semplice richiamo: indescrivibili, insomma, e inutili ai fini del problema redazionale del testo. Per qualche brano più esteso di tali appunti, si veda qui a p. {{Pg|564}} n. 2 {{Centrato|{{Sc|Edizioni}}<ref>Si dà qui la descrizione dettagliata delle edizioni nei limiti necessari alla loro perfetta individuazione. Delle traduzioni, invece, sarà sufficiente segnalare i dati più generali (cfr. p. {{Pg|557}}). Le lettere qui elencate sono quelle di dedica e precedono ogni singolo saggio. Il formato delle edizioni è indicato per approssimazione e può variare a seconda che si tratti di copie rilegate o in brossura. Così, ad esempio, oltre al formato indicato, si possono trovare per C quello di cm. 11,7 x 18; per ''Mus.'' 1763 quello di cm. 10,8 x 17; per ''Arch.'' 1784 quello di cm. 11,6 x 17,3.</ref>}} {{Indentatura}} {{Annotazione a lato|''Saggio'' 1745}} ''Saggio tritico intorno alla facoltà della mente umana'', Venezia, Teverini, 1745.</div> {{Ms|3em}} {{smaller block}} Non è stato possibile reperire questa edizione. Questo scritto è citato come un saggio originale dal {{AutoreCitato|Giammaria Mazzuchelli|Mazzucchelli}} e dalla Treat<ref>{{Sc|G. Mazzucchelli}}, ''Gli scrittori d'Italia...'', in Brescia, 1753, presso Giambatista Bossini, voi. I, p. 485. {{Sc|I. Frances Treat}}, ''Un cosmopolite italien da XVIII siècle: Francesco Algarotti'', Trevoux, J. Jeannin, 1913, p. 258. La citazione del saggio si trova anche nel ''Dizionario di opere anonime e pseudonime di scrittori italiani'' etc., Milano, G. Pirola, 1859, p. 8 (citato come «saggio critico»).</ref>, ma deve trattarsi della traduzione del corrispondente saggio dello {{AutoreCitato|Jonathan Swift|Swift}} (come l'Algarotti stesso dice in una sua lettera del 15 aprile 1745 al Mazzucchelli, in Pa, XIII, p. 336: «Io le trasmetto una traduzione o piuttosto libera imitazione d'uno scrittarello inglese del famoso dottor Swift, che è una caricatura di quegli autori che per nulla attendono ne' libri quello che promettono nelle prefazioni»): ciò che di esso si può leggere in alcune copie di Pq<sup>2</sup> e nel tomo IX di Pa, a pp. 56-63, si riduce ad una lettera in cui si dà una vera e propria libera traduzione della prima parte appunto del ''Tritical essay upon the faculties of the mind'' dello Swift<ref> ''In The Works of Dr Jonathan Swift, Dean of St Patrick's'', vol. II, Edinburgh, G. Hamilton, J. Balfour & L. Hunter, MDCCLYII, pp. 299-304. ''Saggio'' 1745 comparve 3 anni dopo la morte di Swift.</ref>, e con la quale<noinclude></noinclude> qfnv81n0x10qss7rkdicddqtftpppjv 3832382 3832380 2026-05-06T12:51:33Z Alex brollo 1615 3832382 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Panz Panz" /></noinclude>diverso l'uno dall’altro, e riportano osservazioni dalla consistenza assai varia. La sommaria suddivisione in fascicoli di tali appunti, ricchi di cancellature, fu dovuta a Marino Corniani, che sposò la nipote dello scrittore. Nell'uno e nell'altro manoscritto si susseguono alla rinfusa i vari foglietti, contenenti a volte anche poche parole, un semplice richiamo: indescrivibili, insomma, e inutili ai fini del problema redazionale del testo. Per qualche brano più esteso di tali appunti, si veda qui a p. {{Pg|564}} n. 2 </div></div> {{Centrato|{{Sc|Edizioni}}<ref>Si dà qui la descrizione dettagliata delle edizioni nei limiti necessari alla loro perfetta individuazione. Delle traduzioni, invece, sarà sufficiente segnalare i dati più generali (cfr. p. {{Pg|557}}). Le lettere qui elencate sono quelle di dedica e precedono ogni singolo saggio. Il formato delle edizioni è indicato per approssimazione e può variare a seconda che si tratti di copie rilegate o in brossura. Così, ad esempio, oltre al formato indicato, si possono trovare per C quello di cm. 11,7 x 18; per ''Mus.'' 1763 quello di cm. 10,8 x 17; per ''Arch.'' 1784 quello di cm. 11,6 x 17,3.</ref>}} {{Indentatura}} {{Annotazione a lato|''Saggio'' 1745}} ''Saggio tritico intorno alla facoltà della mente umana'', Venezia, Teverini, 1745.</div> {{Ms|3em}} {{smaller block}} Non è stato possibile reperire questa edizione. Questo scritto è citato come un saggio originale dal {{AutoreCitato|Giammaria Mazzuchelli|Mazzucchelli}} e dalla Treat<ref>{{Sc|G. Mazzucchelli}}, ''Gli scrittori d'Italia...'', in Brescia, 1753, presso Giambatista Bossini, voi. I, p. 485. {{Sc|I. Frances Treat}}, ''Un cosmopolite italien da XVIII siècle: Francesco Algarotti'', Trevoux, J. Jeannin, 1913, p. 258. La citazione del saggio si trova anche nel ''Dizionario di opere anonime e pseudonime di scrittori italiani'' etc., Milano, G. Pirola, 1859, p. 8 (citato come «saggio critico»).</ref>, ma deve trattarsi della traduzione del corrispondente saggio dello {{AutoreCitato|Jonathan Swift|Swift}} (come l'Algarotti stesso dice in una sua lettera del 15 aprile 1745 al Mazzucchelli, in Pa, XIII, p. 336: «Io le trasmetto una traduzione o piuttosto libera imitazione d'uno scrittarello inglese del famoso dottor Swift, che è una caricatura di quegli autori che per nulla attendono ne' libri quello che promettono nelle prefazioni»): ciò che di esso si può leggere in alcune copie di Pq<sup>2</sup> e nel tomo IX di Pa, a pp. 56-63, si riduce ad una lettera in cui si dà una vera e propria libera traduzione della prima parte appunto del ''Tritical essay upon the faculties of the mind'' dello Swift<ref> ''In The Works of Dr Jonathan Swift, Dean of St Patrick's'', vol. II, Edinburgh, G. Hamilton, J. Balfour & L. Hunter, MDCCLYII, pp. 299-304. 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Pirola, 1859, p. 8 (citato come «saggio critico»).</ref>, ma deve trattarsi della traduzione del corrispondente saggio dello {{AutoreCitato|Jonathan Swift|Swift}} (come l'Algarotti stesso dice in una sua lettera del 15 aprile 1745 al Mazzucchelli, in Pa, XIII, p. 336: «Io le trasmetto una traduzione o piuttosto libera imitazione d'uno scrittarello inglese del famoso dottor Swift, che è una caricatura di quegli autori che per nulla attendono ne' libri quello che promettono nelle prefazioni»): ciò che di esso si può leggere in alcune copie di Pq<sup>2</sup> e nel tomo IX di Pa, a pp. 56-63, si riduce ad una lettera in cui si dà una vera e propria libera traduzione della prima parte appunto del ''Tritical essay upon the faculties of the mind'' dello Swift<ref> ''In The Works of Dr Jonathan Swift, Dean of St Patrick's'', vol. II, Edinburgh, G. Hamilton, J. Balfour & L. Hunter, MDCCLYII, pp. 299-304. ''Saggio'' 1745 comparve 3 anni dopo la morte di Swift.</ref>, e con la quale<noinclude></noinclude> 3zyhirly9wp87zmee7zl81c7by9min1 3832385 3832383 2026-05-06T12:56:00Z Alex brollo 1615 3832385 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Panz Panz" /></noinclude><noinclude>{{ms|3em}}{{Smaller block}} </noinclude>diverso l'uno dall’altro, e riportano osservazioni dalla consistenza assai varia. La sommaria suddivisione in fascicoli di tali appunti, ricchi di cancellature, fu dovuta a Marino Corniani, che sposò la nipote dello scrittore. Nell'uno e nell'altro manoscritto si susseguono alla rinfusa i vari foglietti, contenenti a volte anche poche parole, un semplice richiamo: indescrivibili, insomma, e inutili ai fini del problema redazionale del testo. Per qualche brano più esteso di tali appunti, si veda qui a p. {{Pg|564}} n. 2 </div></div> {{Centrato|{{Sc|Edizioni}}<ref>Si dà qui la descrizione dettagliata delle edizioni nei limiti necessari alla loro perfetta individuazione. Delle traduzioni, invece, sarà sufficiente segnalare i dati più generali (cfr. p. {{Pg|557}}). Le lettere qui elencate sono quelle di dedica e precedono ogni singolo saggio. Il formato delle edizioni è indicato per approssimazione e può variare a seconda che si tratti di copie rilegate o in brossura. Così, ad esempio, oltre al formato indicato, si possono trovare per C quello di cm. 11,7 x 18; per ''Mus.'' 1763 quello di cm. 10,8 x 17; per ''Arch.'' 1784 quello di cm. 11,6 x 17,3.</ref>}} {{Indentatura}} {{Annotazione a lato|''Saggio'' 1745}} ''Saggio tritico intorno alla facoltà della mente umana'', Venezia, Teverini, 1745.</div> {{Ms|3em}} {{smaller block}} Non è stato possibile reperire questa edizione. Questo scritto è citato come un saggio originale dal {{AutoreCitato|Giammaria Mazzuchelli|Mazzucchelli}} e dalla Treat<ref>{{Sc|G. Mazzucchelli}}, ''Gli scrittori d'Italia...'', in Brescia, 1753, presso Giambatista Bossini, voi. I, p. 485. {{Sc|I. Frances Treat}}, ''Un cosmopolite italien da XVIII siècle: Francesco Algarotti'', Trevoux, J. Jeannin, 1913, p. 258. La citazione del saggio si trova anche nel ''Dizionario di opere anonime e pseudonime di scrittori italiani'' etc., Milano, G. Pirola, 1859, p. 8 (citato come «saggio critico»).</ref>, ma deve trattarsi della traduzione del corrispondente saggio dello {{AutoreCitato|Jonathan Swift|Swift}} (come l'Algarotti stesso dice in una sua lettera del 15 aprile 1745 al Mazzucchelli, in Pa, XIII, p. 336: «Io le trasmetto una traduzione o piuttosto libera imitazione d'uno scrittarello inglese del famoso dottor Swift, che è una caricatura di quegli autori che per nulla attendono ne' libri quello che promettono nelle prefazioni»): ciò che di esso si può leggere in alcune copie di Pq<sup>2</sup> e nel tomo IX di Pa, a pp. 56-63, si riduce ad una lettera in cui si dà una vera e propria libera traduzione della prima parte appunto del ''Tritical essay upon the faculties of the mind'' dello Swift<ref> ''In The Works of Dr Jonathan Swift, Dean of St Patrick's'', vol. II, Edinburgh, G. Hamilton, J. Balfour & L. Hunter, MDCCLYII, pp. 299-304. 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Per qualche brano più esteso di tali appunti, si veda qui a p. {{Pg|564}} n. 2 {{Centrato|{{Sc|Edizioni}}<ref>Si dà qui la descrizione dettagliata delle edizioni nei limiti necessari alla loro perfetta individuazione. Delle traduzioni, invece, sarà sufficiente segnalare i dati più generali (cfr. p. {{Pg|557}}). Le lettere qui elencate sono quelle di dedica e precedono ogni singolo saggio. Il formato delle edizioni è indicato per approssimazione e può variare a seconda che si tratti di copie rilegate o in brossura. Così, ad esempio, oltre al formato indicato, si possono trovare per C quello di cm. 11,7 x 18; per ''Mus.'' 1763 quello di cm. 10,8 x 17; per ''Arch.'' 1784 quello di cm. 11,6 x 17,3.</ref>}} {{Indentatura}} {{Annotazione a lato|''Saggio'' 1745}} ''Saggio tritico intorno alla facoltà della mente umana'', Venezia, Teverini, 1745.</div> {{Ms|3em}} {{smaller block}} Non è stato possibile reperire questa edizione. 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Pirola, 1859, p. 8 (citato come «saggio critico»).</ref>, ma deve trattarsi della traduzione del corrispondente saggio dello {{AutoreCitato|Jonathan Swift|Swift}} (come l'Algarotti stesso dice in una sua lettera del 15 aprile 1745 al Mazzucchelli, in Pa, XIII, p. 336: «Io le trasmetto una traduzione o piuttosto libera imitazione d'uno scrittarello inglese del famoso dottor Swift, che è una caricatura di quegli autori che per nulla attendono ne' libri quello che promettono nelle prefazioni»): ciò che di esso si può leggere in alcune copie di Pq<sup>2</sup> e nel tomo IX di Pa, a pp. 56-63, si riduce ad una lettera in cui si dà una vera e propria libera traduzione della prima parte appunto del ''Tritical essay upon the faculties of the mind'' dello Swift<ref> ''In The Works of Dr Jonathan Swift, Dean of St Patrick's'', vol. II, Edinburgh, G. Hamilton, J. Balfour & L. Hunter, MDCCLYII, pp. 299-304. 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Per qualche brano più esteso di tali appunti, si veda qui a p. {{Pg|564}} n. 2 {{Centrato|{{Sc|Edizioni}}<ref>Si dà qui la descrizione dettagliata delle edizioni nei limiti necessari alla loro perfetta individuazione. Delle traduzioni, invece, sarà sufficiente segnalare i dati più generali (cfr. p. {{Pg|557}}). Le lettere qui elencate sono quelle di dedica e precedono ogni singolo saggio. Il formato delle edizioni è indicato per approssimazione e può variare a seconda che si tratti di copie rilegate o in brossura. Così, ad esempio, oltre al formato indicato, si possono trovare per C quello di cm. 11,7 x 18; per ''Mus.'' 1763 quello di cm. 10,8 x 17; per ''Arch.'' 1784 quello di cm. 11,6 x 17,3.</ref>}} {{Indentatura}} {{Annotazione a lato|''Saggio'' 1745}} ''Saggio tritico intorno alla facoltà della mente umana'', Venezia, Teverini, 1745.</div> {{sb|c=sb1}} Non è stato possibile reperire questa edizione. 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Pirola, 1859, p. 8 (citato come «saggio critico»).</ref>, ma deve trattarsi della traduzione del corrispondente saggio dello {{AutoreCitato|Jonathan Swift|Swift}} (come l'Algarotti stesso dice in una sua lettera del 15 aprile 1745 al Mazzucchelli, in Pa, XIII, p. 336: «Io le trasmetto una traduzione o piuttosto libera imitazione d'uno scrittarello inglese del famoso dottor Swift, che è una caricatura di quegli autori che per nulla attendono ne' libri quello che promettono nelle prefazioni»): ciò che di esso si può leggere in alcune copie di Pq<sup>2</sup> e nel tomo IX di Pa, a pp. 56-63, si riduce ad una lettera in cui si dà una vera e propria libera traduzione della prima parte appunto del ''Tritical essay upon the faculties of the mind'' dello Swift<ref> ''In The Works of Dr Jonathan Swift, Dean of St Patrick's'', vol. II, Edinburgh, G. Hamilton, J. Balfour & L. Hunter, MDCCLYII, pp. 299-304. 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Per qualche brano più esteso di tali appunti, si veda qui a p. {{Pg|564}} n. 2 {{Centrato|{{Sc|Edizioni}}<ref>Si dà qui la descrizione dettagliata delle edizioni nei limiti necessari alla loro perfetta individuazione. Delle traduzioni, invece, sarà sufficiente segnalare i dati più generali (cfr. p. {{Pg|557}}). Le lettere qui elencate sono quelle di dedica e precedono ogni singolo saggio. Il formato delle edizioni è indicato per approssimazione e può variare a seconda che si tratti di copie rilegate o in brossura. Così, ad esempio, oltre al formato indicato, si possono trovare per C quello di cm. 11,7 x 18; per ''Mus.'' 1763 quello di cm. 10,8 x 17; per ''Arch.'' 1784 quello di cm. 11,6 x 17,3.</ref>}} {{Indentatura}} {{Annotazione a lato|''Saggio'' 1745}} ''Saggio tritico intorno alla facoltà della mente umana'', Venezia, Teverini, 1745.</div> {{sb|c=sb1}} Non è stato possibile reperire questa edizione. 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Sulla rarità di questa edizione si veda la lettera dell'Algarotti allo stesso {{AutoreCitato|Giammaria Mazzuchelli|Mazzucchelli}} del 5 gennaio 1746, in Pa, XIII, p. 340: «Io prendo la libertà di trasmetterle un libretto uscito in luce la state passata, e di cui rarissimi sono gli esemplari». </div></div> {{Indentatura}} {{Annotazione a lato|''Roma'' 1746<sup>1</sup>}} ''Ragionamento / sopra / la durata / de' Regni / de' / Re di Roma'' / In Venezia / Appresso Simone Occhi / Con Licenza de’ Superiori / MDCCXLVI; pp. 35 di cm. 10,2 x 17,5.</div> :{{smaller|La lettera di dedica è del 24 dicembre 1745, da Venezia, a {{AutoreCitato|Francesco Maria Zanotti|Francesco Maria Zanotti}}; il «Ragionamento» segue a pp. 9-35. È la prima edizione certa di un saggio algarottiano.}} {{Indentatura}} {{Annotazione a lato|''Roma'' 1746<sup>2</sup>}} ''Ragionamento / sopra / la durata / de' regni / de' Re di Roma'' / (Colomba con foglio recante il motto «Domino non Alteri») / In Firenze, MDCCXLVI / Appresso Andrea Bonducci / Con approvazione; pp. 56 di cm. 11 x 15,3.</div> :{{smaller|La lettera di dedica è del 24 dicembre 1745, da Venezia, a Francesco Maria Zanotti; il «Ragionamento» segue a pp. 15-56. Il testo è uguale a quello dell'edizione veneziana dello stesso anno.}} {{Indentatura}} {{Annotazione a lato|''Roma'' 1746<sup>3</sup>}} ''Ragionamento sopra la durata de' Regni de' Re di Roma'', in ''Novelle letterarie pubblicate in Firenze l'anno MDCCXLVI'', tomo VII, in Firenze, MDCCXLVI, Nella Stamperia della SS. Annunziata, con Licenza de' Superiori, a coll. 597-605 e 616-622.</div> :{{smaller|Il testo, offerto ai lettori in due puntate, riproduce quello delle due edizioni coeve.}} {{Indentatura}} {{Annotazione a lato|''Discorsi'' 1755 <nowiki>=</nowiki> Pq<sup>1</sup>}} ''Discorsi / sopra / differenti / soggetti'' / (motto: «Dulces ante omnia Musae») / (compasso e lira) / In Venezia / MDCCLV / Presso Giambattista Pasquali / Con Licenza de' Superiori; pp. 274 di cm. 13,8 x 19,4. Si indica con Pq<sup>1</sup>.</div> :{{smaller|A pp. 1-112, ''Discorso Mus.'' (mancante dell'abbozzo di operetta «Enea in Troia», che assieme a l'«Iphigénie en Aulide» fa parte integrante del saggio), con lettera 6 ottobre 1754, da Mirabello, al Barone di Svertz;}}<noinclude><references/></noinclude> 1i0q0mrvk1avb1xoper17fknntr9vlz 3832477 3832389 2026-05-06T14:13:24Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3832477 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Panz Panz" />{{RigaIntestazione||{{Sc|nota filologica}}|549}}{{Sb|c=sb1}}</noinclude>l'Algarotti segnala sinteticamente quel saggio. La lettera dell'Algarotti (se tale è veramente) è rivolta «Al Signor - - - -», così come lo {{AutoreCitato|Jonathan Swift|Swift}} dedica il suo scritto «To - - -»: ma in tale autore questa dedica ha tutto il sapore di una finzione. Per i motivi qui addotti, questo saggio rimane escluso dallo specchio di p. {{Pg|558}}. Sulla rarità di questa edizione si veda la lettera dell'Algarotti allo stesso {{AutoreCitato|Giammaria Mazzuchelli|Mazzucchelli}} del 5 gennaio 1746, in Pa, XIII, p. 340: «Io prendo la libertà di trasmetterle un libretto uscito in luce la state passata, e di cui rarissimi sono gli esemplari». </div> {{Indentatura}} {{Annotazione a lato|''Roma'' 1746<sup>1</sup>}} ''Ragionamento / sopra / la durata / de' Regni / de' / Re di Roma'' / In Venezia / Appresso Simone Occhi / Con Licenza de’ Superiori / MDCCXLVI; pp. 35 di cm. 10,2 x 17,5.</div> :{{smaller|La lettera di dedica è del 24 dicembre 1745, da Venezia, a {{AutoreCitato|Francesco Maria Zanotti|Francesco Maria Zanotti}}; il «Ragionamento» segue a pp. 9-35. 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La cacciata dell'uomo]] ::{{Sc|parte ii. la nuova guerra}} :[[#V|V. Il guerriero meccanico]] :[[#VI|VI. La macchina della strage]] </poem> <pages index="Ars et Labor, 1907 vol. I.djvu" from="40" to="50" /> <pages index="Ars et Labor, 1907 vol. I.djvu" from="51" to="51" fromsection="testo" tosection="testo"/> <!--N. 1, 1907(pp.40-51), cap. I--> <pages index="Ars et Labor, 1907 vol. I.djvu" from="149" to="159" fromsection="testo" tosection="testo" /> <!--N. 2, 1907(pp.40-51), cap. II--> <pages index="Ars et Labor, 1907 vol. I.djvu" from="389" to="398" fromsection="testo" tosection="testo" /> <!--N. 4, 1907(pp. 389-398), cap. III--> <pages index="Ars et Labor, 1907 vol. I.djvu" from="638" to="645" fromsection="testo" tosection="testo" /> <!--N. 6, 1907(pp. 638-645), cap. IV--> <pages index="Ars et Labor, 1907 vol. II.djvu" from="45" to="52" fromsection="testo" tosection="testo" /> <!--N. 7, 1907(pp. 45-52), cap. V--> <pages index="Ars et Labor, 1907 vol. 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VI--> 1pjutyf7dntzzirurl840l6vkk4o1tm Saggi (Algarotti)/Nota filologica 0 1007845 3832481 3825918 2026-05-06T14:22:26Z Alex brollo 1615 3832481 wikitext text/x-wiki {{NCIS}}{{Qualità|avz=25%|data=11 marzo 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Nota filologica|prec=../Nota critico-bibliografica|succ=../Indice delle opere citate}} <pages index="Algarotti, Francesco - Saggi, 1963 - BEIC 1729548.djvu" from="552" to="620" /> {{Sezione note}} anrgckn61wtjxxkf2tbmiwucc0xkey2 3832483 3832481 2026-05-06T14:23:38Z Alex brollo 1615 3832483 wikitext text/x-wiki {{NMIS}}{{Qualità|avz=25%|data=11 marzo 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Nota filologica|prec=../Nota critico-bibliografica|succ=../Indice delle opere citate}} <pages index="Algarotti, Francesco - Saggi, 1963 - BEIC 1729548.djvu" from="552" to="620" /> {{Sezione note}} 1gpjsgxtcnwwk0xdkx6emo8doxfjxg4 Pagina:Grossi - Marco Visconti, 1875.pdf/229 108 1009528 3832615 3650238 2026-05-07T04:46:49Z BuzzerLone 78037 3832615 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="BuzzerLone" /></noinclude>[[File:Tommaso Grossi - Marco Visconti - immagine pagina 229.png]] — La bella città che è Lucca!... Ma non è Milano.{{spazi|11}} ''(Cap. XIX)''<noinclude><references/></noinclude> fgdyo0ly1fxml88g21glfvwtqhy7hdo Pagina:Le Canzonete dei nostri veci.djvu/3 108 1010155 3832501 3652491 2026-05-06T15:28:56Z OrbiliusMagister 129 /* Riletta */ 3832501 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="OrbiliusMagister" />{{RigaIntestazione||-3-|}}</noinclude> {{Ct|f=180%|1. A Roma le campane sona.}} <score sound=1> << % Apre Canto \new Staff="Canto" \relative c' { \clef treble \key c \major \time 2/4 \tempo 4=96 %rigo canto 1.1 \partial 8 g'8^\markup{\italic "Moderato"}|| c8. c16 c8. c16| c8 b a c| b4 b^~| \break %rigo canto 1.2 b4 r8 g| b8. b16 b8. b16 c8 b a b| a4 g^~ | \break %rigo canto 1.3 g4 r8 g| a8. a16 a8. a16| a8 g f e| g4 f^~ | \break %rigo canto 1.4 f r8 f| g8. g16 g8. g16| g8 f e d| f4 e~| \break %rigo canto 1.5 e r4| c' d | b4. c8| d4 e| c2| \break %rigo canto 1.6 c4 c8. c16| \stemUp b8 b b a| g f e d| c4 r8 g' }%Chiude relative Canto \addlyrics { A Ro -- ma_a Ro -- ma le cam -- pa -- ne so -- na I tur -- chi s’a -- vi -- çi -- na_a la ma -- ri -- na Chi g’ha le scar -- pe ro -- te se le sio -- la Chi g’ha la be -- la mu -- la se con -- so -- la Sar -- to -- re -- la che voi far la -- ssa la ma -- chi -- na e vien a pas -- se -- giar. }%Chiude lyrics >> %Chiude Canto \layout { \context { \Staff \RemoveAllEmptyStaves } \context { \PianoStaff \consists "Span_stem_engraver" } indent = 0\cm } \midi { } </score><noinclude><references/></noinclude> drilboan1h4bljyvtbedgu3iwensdzx Pagina:Le Canzonete dei nostri veci.djvu/25 108 1010617 3832553 3654936 2026-05-06T17:32:43Z Pic57 12729 3832553 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Pic57" /></noinclude>{{Ct|f=200%|10. La mia bella se ciama Sofia...}} <score sound=1> << % Apre Canto \new Staff="Canto" \relative c' { \set Staff.midiInstrument = #"synth voice" \clef treble \key g \major \time 6/8 \tempo 4=110 %rigo canto 1.1 \partial 4 b'8 c ^\markup{\bold "moderato"} \repeat volta 2{ d8 d d d c b| e a,4_~ a8 a b| \break %rigo canto 1.2 c8 c c c d c| b4. r8 b c| d d d d c b| \break %rigo canto 1.3 e8 e4^~ e8 g e| d8 b d c b a| g4. b8[ c d]| \break %rigo canto 1.4 e4. g8 fis e| d4. b8 b c| d d d d c b| \break %rigo canto 1.5 g4. b8 d d| e4. g8 fis e| d4. b8 b c| \break %rigo canto 1.5 d8 d d d c b| }%finisce volta \alternative{ {g4. r8 b c } {g4. r4 r8} } }%Chiude relative Canto \addlyrics {La mia be -- la se cia -- ma So -- fi -- a tu_to 'l gior -- no la sta sul bal -- con, la ga'l na _ -- so co -- me un_ar- pi -- a tondo e gros -- so che'l par un ba -- lon. co -- me se fa? Co -- me se fa? quan -- do la ve -- do resto in -- can- _ tà. Co -- me se fa? Co -- me se fa? quan -- do la ve -- do re -- sto in can -- tà. La gai tà. }%Chiude lyrics1 >> %Chiude Canto \layout { \context { \Staff \RemoveAllEmptyStaves } \context { \PianoStaff \consists "Span_stem_engraver" } indent = 3\cm short-indent = 1\cm ragged-right = ##f ragged-last = ##f } \midi { } </score> <hr> <poem><i> La ga i denti che i par una sega fora d'uso e butada in canton, e la boca che xe 'na botega, ma de quele che i vende i carbon. Come se fa?... ecc. ecc. </i></poem><noinclude><references/></noinclude> 0vmuew0aalne5y8ewz1u3sapxq1q2i8 3832554 3832553 2026-05-06T17:35:24Z Pic57 12729 3832554 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Pic57" /></noinclude>{{Ct|f=200%|10. La mia bella se ciama Sofia...}} <score sound=1> << % Apre Canto \new Staff="Canto" \relative c' { \set Staff.midiInstrument = #"synth voice" \clef treble \key g \major \time 6/8 \tempo 4=110 %rigo canto 1.1 \partial 4 b'8 c ^\markup{\bold "moderato"} \repeat volta 2{ d8 d d d c b| e a,4_~ a8 a b| \break %rigo canto 1.2 c8 c c c d c| b4. r8 b c| d d d d c b| \break %rigo canto 1.3 e8 e4^~ e8 g e| d8 b d c b a| g4. b8[ c d]| \break %rigo canto 1.4 e4. g8 fis e| d4. b8 b c| d d d d c b| \break %rigo canto 1.5 g4. b8 d d| e4. g8 fis e| d4. b8 b c| \break %rigo canto 1.5 d8 d d d c b| }%finisce volta \alternative{ {g4. r8 b c } {g4. r4 r8} } }%Chiude relative Canto \addlyrics {La mia be -- la se cia -- ma So -- fi -- a tu_to 'l gior -- no la sta sul bal -- con, la ga'l na _ -- so co -- me un_ar- pi -- a tondo e gros -- so che'l par un ba -- lon. Co -- me se fa? Co -- me se fa? quan -- do la ve -- do resto in -- can- _ tà. Co -- me se fa? Co -- me se fa? quan -- do la ve -- do re -- sto in can -- tà. La ga_i tà. }%Chiude lyrics1 >> %Chiude Canto \layout { \context { \Staff \RemoveAllEmptyStaves } \context { \PianoStaff \consists "Span_stem_engraver" } indent = 3\cm short-indent = 1\cm ragged-right = ##f ragged-last = ##f } \midi { } </score> <hr> <poem><i> La ga i denti che i par una sega fora d'uso e butada in canton, e la boca che xe 'na botega, ma de quele che i vende i carbon. Come se fa?... ecc. ecc. </i></poem><noinclude><references/></noinclude> gv33dyc1i2t97qu7b1zlgtwft2aeq3d 3832565 3832554 2026-05-06T18:04:16Z Pic57 12729 3832565 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Pic57" /></noinclude>{{Ct|f=200%|10. 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Co -- me se fa? quan -- do la ve -- do re -- sto in can -- tà. La ga_i tà. }%Chiude lyrics1 \addlyrics {_ _ den -- ti che_i par u -- na se -- ga fo -- ra d'uso_e bu -- ta -- da in can -- ton e la bo -- ca che xe una bo -- te -- ga, ma de que -- le che ven -- de_i car -- bon. Co -- me se fa? Co -- me se fa? quan -- do la ve -- do resto in -- can- _ tà. Co -- me se fa? Co -- me se fa? quan -- do la ve -- do re -- sto in can- }%Chiude lyrics1 >> %Chiude Canto \layout { \context { \Staff \RemoveAllEmptyStaves } \context { \PianoStaff \consists "Span_stem_engraver" } indent = 3\cm short-indent = 1\cm ragged-right = ##f ragged-last = ##f } \midi { } </score> <hr> <poem><i> La ga i denti che i par una sega fora d'uso e butada in canton, e la boca che xe 'na botega, ma de quele che i vende i carbon. Come se fa?... ecc. ecc. </i></poem><noinclude><references/></noinclude> m8obucl25dockhgw2rv8nahpe9ftoiv Le Canzonete dei nostri veci/La mia bella se ciama Sofia... 0 1010619 3832564 3813813 2026-05-06T18:03:57Z Pic57 12729 3832564 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=31 marzo 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=La mia bella se ciama Sofia...|prec=../A tavola rotonda|succ=../Son bambinela |Argomento=Partiture }} [[File:Bauch-10.LaMiaBellaSeCiamaSofia.mid|thumb|center|200px|{{Centrato|Ascolta il brano per intero}}]] <pages index="Le Canzonete dei nostri veci.djvu" from="25" to="26" /> ohkw3nqz92wdwqj2bh0gb5b5rnfc1fb Pagina:Statistica elezioni 1909 legislatura 23.djvu/7 108 1011952 3831930 3831827 2026-05-06T12:07:34Z Carlomorino 42 /* new eis level3 */ 3831930 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||— {{Rl|7}} —|}}</noinclude> § 2°. ''Circoscrizione elettorale politica vigente''. — I 508 collegi elettorali sono distribuiti fra le 69 provincie del Regno, nella misura determinata dall’articolo 44 del ricordato testo unico della legge elettorale politica. Le provincie si classificano come appresso per il numero dei collegi: {| class= pagvii |- |Provincie ||con 2|| collegi|| N. ||3|| Provincie|| con 8|| collegi ||N.|| 6 || Provincie|| con 14|| collegi ||N. ||2 |- |Id. ||3 ||id. ||» ||3 ||Id. ||9 ||id. ||» ||2|| Id.|| 15|| id. ||» ||1 |- |Id. ||4 ||id. ||» ||11|| Id. ||10 ||id.||» ||5|| Id. ||17|| id.||»||1 |- |Id. ||5|| id.||»|| 12 ||Id. ||12 ||id.||» ||4 || Id.|| 19|| id.||» ||1 |- |Id. ||6 ||id.||» ||5|| Id.|| 13|| id. ||»|| 2|| Id. ||20|| id.||» ||1 |- |Id.|| 7|| id.||»|| 10 || |- |} Le provincie con minor numero di collegi sono quelle di Grosseto, Livorno e Sondrio (2 per ciascuna); la provincia che ne conta di più (20) è quella di Milano. La ripartizione dei deputati per provincia fu fatta per disposizione dell’art. 4° della legge 5 maggio 1891, n. 210, in proporzione della popolazione legale, ossia della popolazione ''residente'' nei singoli comuni, quale era risultata dal censimento al 1° gennaio 1882 (e cioè sulla base del quoziente medio di 56,995 abitanti per collegio, ottenutosi dividendo il numero di 28,953,480 abitanti, trovato con quel censimento, per 508, numero dei collegi); ¢ nello stesso articolo fu stabilito che la suddivisione delle provincie in collegi dovesse farsi in base allo stesso criterio della popolazione ed in modo che nessun collegio comprendesse comuni appartenenti a provincie diverse. Nell’introduzione alle cinque statistiche elettorali precedenti si accenno già alle grandi differenze che correvano tra la popolazione ''effettiva'' di molti collegi ed il ''quoziente medio'' suindicato, dovute in parte alla disposizione secondo la quale, fermo restando il numero totale dei collegi, nessuno di essi può comprendere comuni appartenenti a provincie diverse, ed in purte ai criteri seguiti nel determinare le circoscrizioni elettorali di ciascuna provincia, Differenze analoghe, benché meno rilevanti, si riscontravano tra i quozienti medi delle singole provincie e quello del Regno<ref>Le differenze esistenti fra i quozienti delle varie provincie trovano la loro spiegazione nel fatto che 11 numero degli abitanti di una provincia non 8, d’ordinario, esattamente divisibile per il quoziente medio del Regno: cosicché rimane generalmente un residuo di popolazione, al quale si è sempre usato assegnare un deputato quando superava la metà del quoziente medio, e che generalmente si trascurava se rimaneva al disotto della metà: nel primo caso il numero medio degli abitanti per un collegio si abbassa; e tanto più si abbassa, quanto più piccolo è il numero dei deputati assegnati alla provincia; nel caso opposto il coefficiente si eleva. Un nuovo seggio che fosse attribuito o fosse tolto, per esempio, alla provincia di Milano, modificherebbe il numero medio degli abitanti per un deputato solamente di una ventesima parte o poco meno, mentre invece un seggio di più o di meno che si desse alla provincia di Sondrio ne modificherebbe il medio coefficiente di popolazione di quasi un terzo.<br/> L’ultima volta che fu fatta la ripartizione dei deputati tra le varie provincie in conformità della legge 5 maggio 1891, n. 210, siccome secondo il criterio suaccennato non ne risultavano in complesso assegnati che 504, a completare il numero di 508 fissato dalla legge stessa, fu attribuito un deputato di più alle provincie di Girgenti, Potenza, Reggio nell’Emilia e Porto Maurizio, che presentavano il residuo più considerevole di popolazione, sebbene questo residuo fosse inferiore alla metà del quoziente medio del Regno.</ref>. Secondo l’articolo 46 del citato testo unico, il riparto fra le singole provincie del numero dei deputati e la circoscrizione dei collegi ad esse rispettivamente spettanti avrebbero dovuto essere riveduti, per legge, nella sessione parlamentare susseguente alla pubblicazione dei risultati ufficiali del censimento della popolazione eseguito il 10 febbraio 1901, e cioé nella seconda sessione della XXI Legislatura; sessione che, iniziata il 20 febbraio 1902, fu chiusa il 18 ottobre 1904. Una tale revisione non fu eseguita; cosicché le differenze fra le varie provincie rispetto al quoziente medio di popolazione per collegio e quelle tra la popolazione effettiva dei singoli collegi sono divenute ora molto più gravi; e ciò per<noinclude></noinclude> ryddmyd5d4abs7aa889nv733d1fipzp Pagina:Statistica elezioni 1909 legislatura 23.djvu/8 108 1012001 3832397 3660874 2026-05-06T13:09:10Z Carlomorino 42 /* new eis level1 */ 3832397 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||— {{Rl|8}} —|}}</noinclude>il fatto che nell’intervallo corso fra i censimenti al 1° gennaio 1882 ed al 10 febbraio 1901 la popolazione legale dei comuni del Regno si è accresciuta di oltre 4 milioni di abitanti e l’aumento è avvenuto in diversa misura nelle varie provincie, oscillando da 325 per 1000 abitanli, in quella di Roma, a meno di 5 per 1000, in quella di Cuneo; fatta astrazione della provincia di Potenza, nella quale, anziché un aumento, si verificò dal 1882 al 1901 una diminuzione di popolazione, pari al 64 per 1000. Infatti dividendo la popolazione del Regno risultata dall’ultimo censimento al 10 febbraio 1901 (ab. 32,965,504)<ref>Tenuto conto delle rettifiche portate alle cifre della popolazione censita in alcuni comuni dal regio decreto 8 maggio 1904, n. 191.</ref> per il numero dei collegi (508), si trova il quoziente medio di 64,893 abitanti per collegio. Ma in realta la popolazione media dei collegi discende a meno di 50,000 in due provincie, e cioé a 49,156 nella provincia di Potenza ed a 48,201 nella provincia di Porto Maurizio, e si eleva a oltre 75,000 in una provincia, e precisamente a 76,168 in quella di Roma; in sole 8 provincie si accosta alla media generale, come si scorge dalla seguente classiticazione: {| class=pag8 align=center |- |Provincie aventi||{{cs|L}}| non oltre|| ||50,000 ||abitanti per collegio,||2 |- |Id. ||da 50,001 a|| 60,000|| id.|| 8 |- |Id. ||da 60,001 a ||64,000 ||id. ||22 |- |Id. ||da 64,001 a ||66,000|| id. ||8 |- |Id. ||da 66.001 a ||70,000 ||id.|| 20 |- |Id. ||da 70,001 a ||75,000|| id.|| 8 |- |Id. ||più di ||76,000 ||id. ||1 <!--a --> |- |} I 508 collegi nei quali si divide il territorio del Regno si distribuiscono cosi, per numero di abitanti<ref>Tenuto conto delle modificazioni portate alla circoscrizione dei collegi di Rho, Cuggiono e Gallarate (provincia di Milano) con le leggi già ricordate del 13 luglio 1905, n. 417, e 5 luglio ¥908, n. 379.</ref>: <!--a Collegi aventi non oltre 40,000 abitanti, 2 Collegi aventi da 64,001 a 66,000 abitanti, 46 Id. da 40,001 a 45,000 id. 9 Id. da 66,001 a 70,000 id. 84 Id, da 45,001 a 50,000 id. 18 Id. da 70,001 a 75,000 id. 60 ld. da 60,001 a 55,000 id. 86 Id, da 75,001 a 80,000 id. 80 Id. da 56,001 a 60,000 id. 108 Id. da 80,001 a 100,000 id. a4 Id. da 60,001 a 64,000 id. 97 Id pid di 100,000 id. 5 --> Adunque, soltanto 46 collegi hanno una popolazione che di poco differisce dalla media generale; mentre 2 non giungono a 40,000 abitanti (Brienza con 37,659 e Vigone, con 39,533) e 5 oltrepassano i 100,000 (Spezia, con 105,798, Palermo III, con 108,976, Milano VI, con 114,134, Milano V, con 145,416, e Roma II, con 165,811). § 3°. ''Numero e classificazione degli elettori politici''. — Gli elettori inscritti nelle liste definitive del 1908, sulle quali sono state fatte le recenti elezioni, sommano, esclusi quelli privati temporaneamente del voto<ref>Circa questi elettori, vedasi il prospetto della pagina seguente.</ref>, a 2,930,473. Facendo il ragguaglio alla popolazione calcolata al 1° gennaio 1908 (abitanti 33,911,468) si trovano 8.64 elettori con diritto al voto su 100 abitanti senza distinzione di sesso e di età. Paragonando il numero degli elettori con diritto al voto ai maschi da 21 anni in su, che erano 8,711,542 nel 1901<ref>Questo numero rappresenta più precisamente i maschi nati in anni anteriori al 1880, censiti nel Regno il 10 febbraio 1901, e cioè i maschi che alla data del censimento anzidetto contavano oltre 21 anni e 40 giorni.</ref>, si ha il rapporto di 33.6 a 100.<noinclude></noinclude> mo541eroob1u0kcmh4ln84u32t3r7j2 3832415 3832397 2026-05-06T13:14:49Z Carlomorino 42 /* new eis level1 */ 3832415 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||— {{Rl|8}} —|}}</noinclude>il fatto che nell’intervallo corso fra i censimenti al 1° gennaio 1882 ed al 10 febbraio 1901 la popolazione legale dei comuni del Regno si è accresciuta di oltre 4 milioni di abitanti e l’aumento è avvenuto in diversa misura nelle varie provincie, oscillando da 325 per 1000 abitanli, in quella di Roma, a meno di 5 per 1000, in quella di Cuneo; fatta astrazione della provincia di Potenza, nella quale, anziché un aumento, si verificò dal 1882 al 1901 una diminuzione di popolazione, pari al 64 per 1000. Infatti dividendo la popolazione del Regno risultata dall’ultimo censimento al 10 febbraio 1901 (ab. 32,965,504)<ref>Tenuto conto delle rettifiche portate alle cifre della popolazione censita in alcuni comuni dal regio decreto 8 maggio 1904, n. 191.</ref> per il numero dei collegi (508), si trova il quoziente medio di 64,893 abitanti per collegio. Ma in realta la popolazione media dei collegi discende a meno di 50,000 in due provincie, e cioé a 49,156 nella provincia di Potenza ed a 48,201 nella provincia di Porto Maurizio, e si eleva a oltre 75,000 in una provincia, e precisamente a 76,168 in quella di Roma; in sole 8 provincie si accosta alla media generale, come si scorge dalla seguente classiticazione: {| class=pag8 align=center |- |Provincie aventi||{{cs|L}}| non oltre ||50,000 ||abitanti per collegio,||2 |- |Id. ||da 50,001 a|| 60,000|| id.|| 8 |- |Id. ||da 60,001 a ||64,000 ||id. ||22 |- |Id. ||da 64,001 a ||66,000|| id. ||8 |- |Id. ||da 66.001 a ||70,000 ||id.|| 20 |- |Id. ||da 70,001 a ||75,000|| id.|| 8 |- |Id. ||più di ||76,000 ||id. ||1 <!--a --> |- |} I 508 collegi nei quali si divide il territorio del Regno si distribuiscono cosi, per numero di abitanti<ref>Tenuto conto delle modificazioni portate alla circoscrizione dei collegi di Rho, Cuggiono e Gallarate (provincia di Milano) con le leggi già ricordate del 13 luglio 1905, n. 417, e 5 luglio ¥908, n. 379.</ref>: <!--a Collegi aventi non oltre 40,000 abitanti, 2 Collegi aventi da 64,001 a 66,000 abitanti, 46 Id. da 40,001 a 45,000 id. 9 Id. da 66,001 a 70,000 id. 84 Id, da 45,001 a 50,000 id. 18 Id. da 70,001 a 75,000 id. 60 ld. da 60,001 a 55,000 id. 86 Id, da 75,001 a 80,000 id. 80 Id. da 56,001 a 60,000 id. 108 Id. da 80,001 a 100,000 id. a4 Id. da 60,001 a 64,000 id. 97 Id pid di 100,000 id. 5 --> Adunque, soltanto 46 collegi hanno una popolazione che di poco differisce dalla media generale; mentre 2 non giungono a 40,000 abitanti (Brienza con 37,659 e Vigone, con 39,533) e 5 oltrepassano i 100,000 (Spezia, con 105,798, Palermo III, con 108,976, Milano VI, con 114,134, Milano V, con 145,416, e Roma II, con 165,811). § 3°. ''Numero e classificazione degli elettori politici''. — Gli elettori inscritti nelle liste definitive del 1908, sulle quali sono state fatte le recenti elezioni, sommano, esclusi quelli privati temporaneamente del voto<ref>Circa questi elettori, vedasi il prospetto della pagina seguente.</ref>, a 2,930,473. Facendo il ragguaglio alla popolazione calcolata al 1° gennaio 1908 (abitanti 33,911,468) si trovano 8.64 elettori con diritto al voto su 100 abitanti senza distinzione di sesso e di età. Paragonando il numero degli elettori con diritto al voto ai maschi da 21 anni in su, che erano 8,711,542 nel 1901<ref>Questo numero rappresenta più precisamente i maschi nati in anni anteriori al 1880, censiti nel Regno il 10 febbraio 1901, e cioè i maschi che alla data del censimento anzidetto contavano oltre 21 anni e 40 giorni.</ref>, si ha il rapporto di 33.6 a 100.<noinclude></noinclude> ssj67z04lfghytnxex83mw8jn28giq8 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/71 108 1012451 3831882 3661579 2026-05-06T11:59:54Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3831882 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 68 —|}}</noinclude> <poem> Le cime alpestri, ove di molti Devi Si videro le schiere intorno accolte, A una caverna, tenebrosa e senza Fondo, vicino ei si trovò; dintorno Una folla ei scopri di Devi in armi. :Ei disse a Eulàd: Per quel ch’io ti richiesi, Nel vero ti trovai. Ma qui ben grave Impresa m’è dinanzi, e qui tu dèi Disciôr la lingua a favellar, tu saggio Che propizia hai la sorte. Allor che tempo D’andar verrà, l’aspro sentier mi addita, Ogni arcano disciogli. — Allor che il sole, Eulàd così rispose, invia più calda La vampa assidua, s’abbandona ai dolci Sonni ogni Devo. Tu vittoria avrai Su tutti lor pugnando; or però attendi Un poco ancor. Tu non vedrai nessuno D’esti Devi qui assiso, e qualche mago Qua e là soltanto a specular vedrassi Lungi dagli altri. Se t’è amico Iddio Sempre vincente, lieto andrai soltanto Di vittoria in quell’ora. — Alla partenza Rùstem allor non s’affrettò, ma volle Tanto aspettar che risplendesse in alto Questo fulgido sol. La testa e i piedi Forte avvinse ad Eulàd, quindi si assise Sui capi attorti del suo laccio; e allora Che tempo venne, il brando suo guerriero Trasse da la guaina e come un tuono Urlò dal loco suo, di Dio gridando Compunto il nome. Qual bufera in volta Ei si gittò nell’oste avversa, e molti Capi d’eroi troncò col brando; e allora Che contro al suo vigor non era in quelli Forza o possanza, di lor dolce vita </poem><noinclude></noinclude> 83rhnbovbjw5m8p81n2upkqudpwwooh Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/72 108 1012452 3831897 3831835 2026-05-06T12:02:40Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3831897 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" /></noinclude><section begin="s1" /> <poem> Ebber timor per quella spada. Niuno Rimase fermo nell’assalto, niuno Gloria ardissi cercar, pugnando seco. </poem><section end="s1" /><section begin="s2" /> {{Ct|c=t1|XII. Avventura settima.}} {{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 257-261).}} <poem> :Di là sen venne al Devo Bianco, in guisa Di sol lucente, e una caverna scorse Qual dimora infernal. Non si vedea, Per l’ampia oscurità, del mago il corpo, Sì che il prode restò, col ferro in pugno Per alcun tempo dubitoso. Loco Là non era al veder; via là non era Che desse scampo. E fregossi le ciglia Rùstem e chiara fe’ sua vista e dentro Assai cercò per la caverna oscura. Fin che nell’ombre una montagna ei scorse, E n’era ingombra la caverna. Il volto Del mostro orrendo come notte in cielo Era fosco, ed il pel come le giubbe D’un montano lïon. Parea che l’ampia Terra ei dovesse ricoprir con quella Immane sua grandezza. Allor che il vide Addormentato nell’oscuro speco, Rùstem non volle già la cara vita Tôrgli così, ma qual selvaggia belva Levò un urlo tremendo. Oh! si riscosse Il Devo allor, sì che a giostrar sen venne Subitamente, ed una pietra immane, Qual macina, afferrò, levolla in alto E s’avanzò contro il guerrier, di negra Colonna in guisa di vagante fumo. D’alto spavento dell’eroe lo spirto </poem> <section end="s2" /><noinclude></noinclude> gwyr0mmpoxjkiv4xir1d44q9nqwurr1 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/73 108 1012453 3831910 3661581 2026-05-06T12:04:50Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3831910 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 70 —|}}</noinclude> <poem> Pieno fu allor; temea che veramente L’estremo dì fosse vicino. Eppure L’antico ardore ei suscitò nel petto Come leone, e dirizzò l’acuta Spada al fianco del Devo. Il ferro acuto Cui di Rùstem vigor forte spingea, Una mano ed un piè dalla persona Via spiccò del nemico. Il mutilato S’accapigliò col prode, in quella guisa Che s’accapiglia altero un elefante Con un fero leon. Con un sol piede La pugna eì continuò con quell’illustre E la caverna paventosa tutta A soqquadro mandava. Al petto alfine E al collo egli afferrò, per atterrarlo Sotto a’ suoi piè, quell’uom gagliardo; e al petto E al collo l’afferrò con fermo polso Rùstem famoso. Questo a quel strappava Le carni a brani, e quello a questo, e il suolo Tutto si ricopria d’una poltiglia Di sangue intrisa. Oh! se la dolce vita Oggi poss’io salvar, Rùstem dicea Nel cor profondo, eternamente vivo Davver! ch’io rimarrò. — Già già si fugge, Così frattanto nel suo cor pensava Il Bianco Devo, per la dolce vita Ogni speme da me... Se dagli artigli D’esto drago feroce io mi disciolgo Ben che ferito al piè, ben che le cuoia Cadanmi a brani intorno, in quella terra Fatata del Mazènd questa mia faccia Non vedran più de’ prodi suoi famosi Non i servi giammai, non i possenti! :Così parlava nel profondo core Il Bianco Devo, e una lieve speranza Ei pur dava al suo cor. Così la pugna </poem><noinclude></noinclude> d1u0kfure00ztmwjnufztxjf86n9udh Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/74 108 1012454 3832000 3661582 2026-05-06T12:28:55Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3832000 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 71 —|}}</noinclude> <poem> Ferocemente proseguìan que’ due Con più fiero desìo; sudor con sangue Rigava il suol. Ma Rùstem con quell’alta Forza di Dio, in grave doglia e vampo, Molto in pugnar perseverò. Alfine Si trasse a dietro l’inclito campione Dall’aspro assalto e dalla pugna. Dritta La man distese e qual lïon feroce la alto il Devo sollevò, di sue Spalle all’altezza, e il fe’ cader. Sul suolo Fortemente il battè come una belva In sùbito furor, sì che dal corpo Sprigionò l’alma al Devo. Entro nel core Il pugnai gli ficcò Rùstem vincente, Quindi dal nero petto il sanguinoso Fegato distaccò. Quel corpo informe Tutta ingombrava la caverna oscura, E un mar di sangue era la terra intorno. I Devi, che mirar la portentosa Opra del forte, si fuggir da lui Velocemente; oh no!, là non rimase Nessun di quelli, al loco infausto. Fuori Gittossi allor da la caverna il prence Di pugne amante, e la regal cintura Dal fianco si disciolse e la corazza Dal petto si levò, la sottoveste Si tolse ancor. Ma poi, per far sue preci, In un’onda scorrente il capo e tutta La persona lavò, scelse un acconcio Loco a pregar, libero ed ampio, e quivi Umiliò sul verde suol la fronte E supplicando disse: O de’ mortali Giudice primo, almo Fattor del mondo, In ogni male a’ servi tuoi rifugio Veramente sei tu. Di cor fermezza E sovrano poter tu mi donavi; </poem><noinclude></noinclude> r64zotqk6r02vsv6rkqjmt9gn011jja Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/75 108 1012455 3832007 3661583 2026-05-06T12:31:10Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3832007 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 72 —|}}</noinclude> <poem> Forza e valor con maestà di prence, Con vigor di guerrier, com’io cercai Della luna e del sol dai moti arcani, A me largivi tu. Se no, nel mondo Più misero di me, più tristo alcuno Io veder non potea. Dolor, tristezza, Fatiche e stenti ed egro stato, e quanto di bene o di mal tocca qui in terra L’uom pellegrino, e sua grandezza ancora E suo vii stato e la propizia sorte, La vittoria e il valor, la dolorosa Sconfitta, da te sol tutto, o Signore, Scorgo venir per tua giustizia. Niuno, Niun altro potria mai stender la mano A tanto effetto. Ond’è che per tua legge Anche l’insetto vil splende qual sole, Per la tua maestà splende qual cielo L’obolo vil. — Come finì sue preci, Si rivestì gli arnesi suoi di guerra L’eroe gagliardo, e venne e i suoi legami Disciolse a Eulàd e quell’attorto laccio, Quel laccio suo real, sospese a l’alto Culmine de la sella. A Eulàd il fegato Strappato ei diede e per tornar si mosse A re Kàvus così. Lungo la via Eulàd fe’ questi detti: leon bieco, Tu conquistasti con l’acuta spada La terra tutta. Nel Mazènd nessuno È veramente che con te la pugna Osi cercar, che di vittoria sempre Ad ogni opera tua fortuna arride, E degno sei di regal trono, degno Della corona d’un gran re. Ma bello Or sarà che tu a me volga lo sguardo, Se pure i detti miei conformi al vero Per te fûr sempre. Vedi tu che questa </poem><noinclude></noinclude> dxtlfbvhk42rs9guf2p92ke2xz71djs Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/76 108 1012456 3832067 3661584 2026-05-06T12:34:19Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3832067 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 73 —|}}</noinclude> <poem> Persona mia de’ ceppi tuoi sì forti I segni reca; dentro a’ lacci tuoi Tutte le membra mie sento spezzarsi Dogliosamonte. Ed or, per quel che un giorno Annunziasti a me con impromessa Dolce al mio cor, la dolce mia speranza Di rïudir quell’impromessa ancora Desìo m’infonde. E non se’ tal che bello Patti infranger ti sia; lïon gagliardo Sei veramente ed hai di re l’aspetto. :La terra del Mazènd, Rùstem rispose, Da confine a confin, nobile dono A te darò. Ma innanzi altra una impresa Mi sta, fatica diuturna, quale Alterno reca in sè montar del fato Con discender veloce. E in pria di seggio Precipitar n’è d’uopo il re sovrano Del Mazènd e gittarlo in un profondo Pozzo, la testa in giù. Di mille e mille Devi che l’arti han di magia sì cara, D’uopo è troncar le teste abbominate Col ferro punitor, quest’ampia terra Per ch’io d’allora in poi libero scorra; Se no, con teco a l’impromessa mia Ritornar non potrei. Ma, da quel giorno, Da ogni rancura i’ ti farò disciolto, Ti darò là in Mazènd poter sovrano. :Ma rivolti alla via de’ prenci Irani Eran gli occhi bramosi. Il gran guerriero Quando mai tornerà? — Con la vittoria Ei si tornava dall’orrenda pugna Del fiero Devo, toltagli dal busto La testa in pria con la fulminea spada. Oh! allor da quegli eroi si levò un grido Di molta gioia: Ecco!, ritorna il prence E splende l’alma sua!, — così si disse: </poem><noinclude></noinclude> qkqc3azzjiotqs2bc7kgr7n5y45qn6c Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/77 108 1012457 3832129 3661585 2026-05-06T12:37:25Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3832129 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 74 —|}}</noinclude> <poem> E quei, con molto ossequio, incontro a lui Balzar correndo, e superò misura La lode che gli fean. Ma il valoroso. Come lion che stampa fortunate L’orme sul suol, venne diritto innanzi A re Kàvus, e disse: Inclito sire, Ch’hai sapienza in cor, t’allegra omai Del tuo nemico per la morte. Il petto Al Bianco Devo io lacerai; speranza Che s’appuntava in lui, cadde al temuto Signore del Mazènd. Il bruno fegato Io ne trassi dal fianco... Oh! qual comando Mi dà il gran prence cui vittoria arride? :Kàvus allora il benedisse. Oh! mai, Sclamò piangendo, senza te non resti La mia corona e l’ampio stuol de’ forti! Ma quella madre che produsse un figlio A te simìl, non sarà mai che alcuno Senza benedizion, senza preghiere. Ricordi in terra. Ed io più fortunato Dir mi potrò d’ambo i parenti tuoi. Chè il nobile guerrier che al suolo atterra I leoni furenti, e il servo mio. Or tu quel sangue dentro agli occhi miei Fa stillar dolcemente e dentro agli occhi Di questa gente ancor, per che il tuo vago Aspetto riveder ci sia pur dato, E l’Eterno dal ciel ti sia propizio! :Rùstem allor del trucidato Devo Innanzi il cor recò, nelle pupille Dell’afflitto signor ne fe’ la bruna Goccia cader del sangue. Oh! come sole, Del sangue al penetrar fra le palpebre, Rifulser gli occhi ottenebrati; e il prode. Senza indugiar, con molto senno e cura, Del fegato divelto il nero sangue </poem><noinclude></noinclude> gzs2pmt76z8539g2849x6i5l6exw56x Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/78 108 1012458 3832273 3661586 2026-05-06T12:40:15Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3832273 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 75 —|}}</noinclude> <poem> Entro agli occhi stillò degli altri tutti, E fûr lucenti lor pupille. Il mondo Era tutto un giardin di fresche rose Da confine a confin. Sotto que’ fiori Di sculto avorio fu levato un seggio E su l’avorio fu sospesa in vista La corona real. Così su4 trono Del Mazènd a seder la prima volta Kàvus giungea; gli eran daccanto i prenci, Con Rùstem battaglier, Tus animoso, Gùderz, Ghev e Keshvàd, Behràm gagliardo E Gurghìn e Ruhàm. Per sette giorni, Fra colme tazze, fra concenti e suoni, Principe Kàvus una festa ordìa. :Al giorno ottavo, il re, la schiera tutta De’ prenci e il volgo de’ guerrieri, in sella Saltar subitamente. E trasser tutti Le clave ponderose e si dispersero Del Mazènd per le ville e s’avventarono Tutti in un gruppo, obbedïenti al cenno Del lor signor, sì come un fuoco levasi D’aride canne da una selva. Un fiero Incendio essi destâr, le acute spade Rotando a cerchio, ed arser le castella Tutte all’intorno. E uccisero ben molti De’ maghi incantatori, e un rio di sangue Corse la terra ad irrigar. Ma quando Già già vicina era la notte oscura, A riposar dai fieri colpi il core Inclinò degli eroi. Re Kàvus disse: :Già son punite le commesse colpe; Incolse i rei qual si mertâr da noi Con degna pena, e d’uopo è che ciascuno Dall’uccider si resti! — Il nobil prence A Rùstem favellò: Saggio guerriero, Che orme segni sì illustri, un uom di mente </poem><noinclude></noinclude> kzcl970tp6smaumu7iiwfp6y9nwti1n Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/79 108 1012459 3832374 3661587 2026-05-06T12:44:13Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3832374 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 76 —|}}</noinclude><section begin="s1" /> <poem> E di gran senno qui si vuol, che il tempo Dell’affrettarsi ben discerna e quello Dell’indugiar. Vada costui del sire Del Mazènd alle case, e quel suo core Susciti e svegli e la torbida mente Con un forte pensier rendagli grave. :Di ciò ben si compiacque il valoroso Figlio di Zal; di ciò ben si compiacque Ogni prence guerrier che gli era eguale. </poem><section end="s1" /><section begin="s2" /> {{Ct|c=t1|XIII. Lettere di re Kâvus<br>e del re del Mâzenderân.}} {{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 261-263).}} <poem> :Al nuovo giorno, allor che su l’azzurro Parve un manto gittar fulgido e chiaro Questa vòlta del ciel che ratto muove, Su bianca seta una regal scrittura, In parte piena di terror, di speme Adorna in parte, bellamente il regio Scriba compose, di prudenza ricco, E liete cose anco v’espresse accanto Ad altre, fiere assai. Nel bel principio Ei fe’ lodi all’Eterno. Ogni alto pregio, Dicea, viene da lui per l’ampia terra; Senno all’uomo ei donò, creò la vôlta Del ciel rotante, amor, fierezza ed ira Pose ai mortali in cor. Ma da lui solo Venne al retto e al mal far libera possa, Da lui, ch’è sire dell’errante sole, Della luna signor. Tu, se giustizia Segui nell’opre tue, se il cor ti adorna Una illibata fè, lode soltanto Da tutti ascolterai. Ma se nel piatto </poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude> asx2s232r311ls8tsy10ld51k6l4w63 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/80 108 1012460 3832520 3661588 2026-05-06T15:57:57Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3832520 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 77 —|}}</noinclude> <poem> Tristo alberghi un pensier, se di malvagie Opre ti rendi reo, grave dall’alto Cielo a colpirti scenderà sventura. Che se Iddio di giustizia è prima fonte, Dal suo comando chi potrìa sottrarsi E non temer? Ma la condegna pena Che alle colpe si dee, vedi che Iddio Seppe adoprar, che tutti eì sterminava E i maghi e i Devi. E se novella mai A te giugnea del tramutar sì ratto Della fortuna, se ti fu maestra La tua mente a pensar, l’anima tua Se ciò t’apprese, del Mazènd il serto Lascia, lascia costì, vieni al mio piede In questa reggia, come servo. E poi Che vigor non hai tu che ti sostenga Contro a Rùstem guerrier, manda il tributo. Che non hai scampo, e di vassallo i doni Reca dinanzi a me. Se il regal seggio Ti spetta del Mazènd, vedi se questa Sola ragion ti può sgombrar la via. Se no, pel viver tuo dal core in bando Gitta ogni speme, come già lasciolla Arzhèng e il Devo Bianco... Oh! tu non sai Che giù nel mar la formidabil spada Temon di Rùstem battaglier, quand’egli Alla pugna si accinge, i mostri ancora? :Quando quel foglio ebbe al suo fin condotto L’accorto scriba e sapïente, un ampio Suggel vi appose con intenta cura D’ambra e di muschio; e il re subitamente Ferhàd a sè invitò, di ponderosa Clava e di spada gran maestro, il fiore De’ grandi in la città, da ogn’opra stolta Alieno, alieno da travagli e cure. Dissegli allor: Questa regal scrittura </poem><noinclude></noinclude> gyw7la3ext03fx5vh6nnzx3h1cmegaa Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/81 108 1012461 3832523 3661589 2026-05-06T16:00:03Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3832523 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 78 —|}}</noinclude> <poem> Che molto senno accoglie, al tristo Devo Che via balzò da le catene sue, Ferhàd, recherai tu. — Baciò la terra Ferhàd gagliardo come udì cotesto, E il foglio si portò. Dentro a le mura Dove stanno i Nerm-pày (son cavalieri Di feroci cavalli; ove li miri, Gambe han di cuoio deboli e sottili, E da lontana età s’ebbe tal nome Per ciò appunto ciascun), dentro a le mura Dell’altera città stava il signore Del Mazènd e con lui stavansi molti Prenci animosi e battaglieri. Un messo, Che annunziasse del Mazènd al sire Il venir suo, dinanzi a sè mandava Ferhàd allor. Ma non appena udia Da re Kàvus venir quel messaggiero Prudente e accorto, che il signor temuto. Di prenci del Mazènd, come leoni, Forte un drappel per invïargli incontro, Scelse i più prodi fra le schiere e volle Che gran virtù mostrassero costoro Ne la faccenda grave. Oggi, egli disse, Separar si convien guerresco ardire Da natura di Devi. Ora di pardi Prender dovete e l’indole e il costume, Perchè in vostro poter rechiate il capo Di quest’uomini saggi. Un pentimento Così avverrà che il messaggier d’Irania Senta nel core, e nel vedervi tremi. :Con le ciglia aggrottate, incontro al messo Tutti balzâr. Ma la faccenda grave Conforme a lor desìo non toccò fine. Quando a Ferhàd sì valoroso e saggio Furon da presso, con ardir, con forza. Un si mosse di lor, la man gli prese </poem><noinclude></noinclude> qo5z9c1wgl0wmycbo2fnsfp835gy9bf Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/82 108 1012462 3832525 3661590 2026-05-06T16:02:06Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3832525 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 79 —|}}</noinclude> <poem> E si la strinse, che con l’ossa i nervi Tutti gli storse e svincolò. Ma in volto Ferhàd non si fe’ smorto, e l’aspro duolo A frodi inganni quella mente sua Non gli condusse già, sì che fu tratto Del Mazènd al signor nella presenza Quell’uom gagliardo. E l’inchiedea costui Di Kàvus re, del faticar per l’aspro Solitario sentier, quel regal foglio Porgea ratto allo scriba. Una mistura Era sparsa di muschio e puro vino Su quel foglio di seta, e allor che il lesse Ad alta voce un sacerdote, assai Pel dolor si contorse il fiero prence Al belligero foglio. Udia frattanto Di Rùstem il valor, la fine udia Del Bianco Devo e gli occhi suoi di lagrime Ratto s’empir, gonfio di pianto il core. Ei disse nel cor suo: Scende all’occaso Quest’almo sol, la notte vien, gli è tempo Propizio al sonno e al riposar, ma questa Ampia terra non posa, e la tien desta Rùstem con l’armi sue. Quella tenace Sua vita al termin suo mai non discende. :Così d’Arzhèng, del Devo Bianco ucciso, Di Bed si dolse e di Pulàd, che figlio Era di Ghàndi, quell’antico prence. :Quando il foglio regal fu letto innanzi In ogni parte sua, ambo fe’ molli Di pianto gli occhi suoi. Nelle sue case Tenne Ferhàd qual ospite onorato, Accanto a’ prenci suoi, de’ molti amici Entro la schiera, per tre giorni; al quarto Così gli favellò: Va, ti ritorna Allo stolto tuo re, novello sire Che nulla sa. Questa risposta mia </poem><noinclude></noinclude> kqagcbl1z34brisxth3hsuhlzjt8f7r Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/83 108 1012463 3832526 3661591 2026-05-06T16:04:07Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3832526 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 80 —|}}</noinclude> <poem> Tu gli darai per me: «Dentro la coppa Dell’ira mia ferve un gagliardo vino Ed è senz’acqua. E tu nella stoltizia Del tuo furor non sai ch’io ben di molto Alta sollevo in mezzo a’ prenci tutti La fronte eretta. Io son colui, di contro Al quale osi avventar superbi detti E comandar che la sua terra ei lasci E venga alla tua reggia!... Io più del tuo Bello e superbo ho un gran palagio, e mille E mille prodi più d’assai mi veggo Attorno in armi. Allor che alla battaglia Essi muovon compatti, ogni splendore. Ogni bellezza di nemica terra Svanisce innanzi a lor. Come quel forte Singeh ch’è mio fedel, dugento prodi Cavalieri son qui, che di lor mano L’orrenda stretta al regnator d’Irania, Sì, sì, provar faranno. E s’io da questo Loco mi muoverò per giù venirne In campo d’armi, vedrai tu che nulla Scerner potrai, non qui, non su nel cielo, Non giù nel mare. E già nulla ti resta Della tua vita omai, che in questa terra Destino punitor ti conducea Da Irania tua. Su ti prepara adunque, Non t’indugiar, ch’io già di qui alla pugna Preparando mi vo. Tale una schiera Io menerò, qual di leoni in caccia. Nei vasti campi, che dai dolci sonni Levar ben vi farò l’intorpidito Capo una volta. Son dugento e mille Gli elefanti guerrieri, e tu nessuno N’hai nella reggia tua. Va, che d’Irania Turbo di negra polve al ciel sereno Io leverò. Scernere allor nessuno </poem><noinclude></noinclude> eiylr1qaetx43fkx9jxa8kavhav70zv Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/84 108 1012464 3832528 3661592 2026-05-06T16:06:46Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3832528 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 81 —|}}</noinclude> <poem> Di voi potrà l’alto dal basso loco». :Ferhàd, come ascoltò quelle parole Tracotanti e superbe e fiere assai Con tanta ira e furor, pose sua cura La risposta a toccar, ma ratto poi Mosse a tornarsi dall’iranio prence. E venne, e disse a lui ciò che veduto, Ciò che udito egli avea, d’ogni secreto Il vel squarciando al suo signor. Dell’alto Cielo, soggiunse poi, più alto il prence Si stima del Mazènd. Sue voglie altere Umilïar non sa. Dai detti miei Rifuggì con disdegno, e questa terra Agli occhi suoi meno che nulla vale. :Rùstem allora a sè invitò, le cose Che dette avea Ferhàd, rapidamente Kàvus gli espose. Oh! tutti i peli suoi Arricciarsi sentì per la persona, Tanto Rùstem crucciossi a quel racconto. A Kàvus ei dicea: Dall’onta grave Io francherò questa guerriera gente. Fargli intender degg’io che la guaina Abbandonò questa mia spada acuta Veracemente. Qual pugnale aguzzo Fa che un tuo detto io rechi a lui, su foglio Regal notato, come tuon che assorda, Terribile messaggio. Io quale un nunzio Andrò da lui; vedrai che un rio di sangue Scorrer farò co’ detti miei possenti. :E re Kàvus a lui così rispose: Il suggello regal, la mia corona Hanno per te splendor. Tu messaggiero Mi sei, tu prence valoroso e forte Come elefante, e se’ leone altero In ogni campo tra il fragor dell’armi.ì </poem><noinclude></noinclude> 0r8f10voakmjjgftmegk62f52zw3hay 3832530 3832528 2026-05-06T16:08:05Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3832530 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 81 —|}}</noinclude> <poem> Di voi potrà l’alto dal basso loco». :Ferhàd, come ascoltò quelle parole Tracotanti e superbe e fiere assai Con tanta ira e furor, pose sua cura La risposta a toccar, ma ratto poi Mosse a tornarsi dall’iranio prence. E venne, e disse a lui ciò che veduto, Ciò che udito egli avea, d’ogni secreto Il vel squarciando al suo signor. Dell’alto Cielo, soggiunse poi, più alto il prence Si stima del Mazènd. Sue voglie altere Umilïar non sa. Dai detti miei Rifuggì con disdegno, e questa terra Agli occhi suoi meno che nulla vale. :Rùstem allora a sè invitò, le cose Che dette avea Ferhàd, rapidamente Kàvus gli espose. Oh! tutti i peli suoi Arricciarsi sentì per la persona, Tanto Rùstem crucciossi a quel racconto. A Kàvus ei dicea: Dall’onta grave Io francherò questa guerriera gente. Fargli intender degg’io che la guaina Abbandonò questa mia spada acuta Veracemente. Qual pugnale aguzzo Fa che un tuo detto io rechi a lui, su foglio Regal notato, come tuon che assorda, Terribile messaggio. Io quale un nunzio Andrò da lui; vedrai che un rio di sangue Scorrer farò co’ detti miei possenti. :E re Kàvus a lui così rispose: Il suggello regal, la mia corona Hanno per te splendor. Tu messaggiero Mi sei, tu prence valoroso e forte Come elefante, e se’ leone altero In ogni campo tra il fragor dell’armi. </poem><noinclude></noinclude> tfxevfc6miyjzjja7vzx9l448b5njzf Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/85 108 1012465 3832531 3661593 2026-05-06T16:10:52Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3832531 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 82 —|}}</noinclude> {{Ct|c=t1|XIV. Messaggio di Rustem.}} {{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 264-268).}} <poem> :E comandò che innanzi gli venisse Il regio scriba. Qual punta di strale Il calamo aguzzò, dopo sue laudi A Dio creante, disse: O fuorvïato Dal sentier della fè, sappi che bello In uom saggio non è gittar parole Inutilmente. Se la tua superbia Deporrai, di mio schiavo al cenno mio Assumendo costume, e la tua terra Non lascierai che vada a ferro e a fuoco, Ma senza offesa e senza sdegno in petto, Qual si convien, m’invierai tributo. Io sì farò che tu rimanga lieto Nel Mazènd, e periglio che sovrasta Alla tua vita per la man del forte Rùstem, sfuggirai tu. Se no, tu pensa Qual di forti in battaglia orrida schiera Avventerò su te, da questa a quella Sponda del mare li traendo; e un fiume Scorrer farò di negro sangue in queste Campagne del Mazènd, al suol calpesto Le tronche teste de’ tuoi prenci invitti Abbattendo col ferro. Ovver, qual mai Necessità dietro a qualcun mi spinge? Rùstem vi basti nella pugna! In armi Allor ch’ei scende alla palestra, i capi De’ biechi Devi insanguinati abbatte Nella polve del campo. E niun guerriero L’uguaglia in terra per valor, nel mondo Niun gli è pari in battaglia. I suoi nemici, </poem><noinclude></noinclude> r6sntexsgc75640155nuq1l455xjshv Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/86 108 1012466 3832532 3661594 2026-05-06T16:12:41Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3832532 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 83 —|}}</noinclude> <poem> Quando ei viene a giostrar sì come un prode Che sua vendetta compia, i lochi fondi E gli alti più non vedono fuggendo, Che nel dì della pugna eroe divino Egli è davver, quando a’ leoni il core Strappa dal seno e la gaietta pelle Squarcia de’ pardi... Oh sì! già penso e credo Che lo spirto maligno di quel Bianco Devo si aggiri e annunzi agli avoltoi Gradito pasto le cervella tue! :Quando il suggello ebbe a quel foglio apposto Kàvus regnante, in via si pose il prode Figlio di Zal, la ponderosa clava Alla sella attaccò. Quando sen venne Del Mazènd al confin, seppe quel sire Che un foglio e un messo gli spedia veloce Re Kàvus, che simile era quel messo A leon fero, con un laccio attorto Sessanta volte al culmine sorretto De la sella, che sotto un palafreno Forte il passo movea, tal che il diresti Un elefante bieco. E l’uorao illustre Era qual monte che cammina, e certo Detto l’avresti una selvaggia belva Di sua caccia nel tempo. Allor che intese Del Mazènd il signor questa novella, Scelse dall’ampio stuol de’ suoi guerrieri Alcuni prodi e comandò che ratto Formassero un drappel, tutti all’incontro Movesser del leon sì forte e altero. :Così si mosse, quanto è la più bella Stagion dell’anno, adorna quella schiera Verso l’inclito eroe. Ben li scopria L’occhio di Rùstem penetrante, e allora Un arbore ei notò che rami eccelsi Al cielo sospingea. Due di que’ rami </poem><noinclude></noinclude> gawusln2o0usnh9qyfcu0mezqd6xk3f Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/87 108 1012467 3832533 3661595 2026-05-06T16:14:38Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3832533 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 84 —|}}</noinclude> <poem> Afferrò, li contorse con immane Sforzo nell’ira sua. Quando la pianta Dalle fonde radici egli ebbe svelta Col tronco grave, sì che alcuna offesa Alla persona nol toccò, levolla Qual giavellotto nella man. Davvero! Che stupîr tutti a quella vista; e allora Che ai messi del Mazènd ei fu vicino, Su lor veloce la scagliò. Ben molti Sotto a que’ rami cavalieri ei trasse. :Ma di que’ prenci del Mazènd innanzi Uno si mosse (era costui di tutti I prenci il duce) ed afferrò la mano Di Rùstem e la strinse e fe’ la prova A tormentarlo. Ma di lui si rise Quel valoroso, e intenebrò la vista Degli altri tutti nell’accolta schiera. Egli allor, con quel riso in su la bocca, Serrò nella sua man ferocemente La man dell’altro e tutte gli fe’ al polso Scoppiar le vene e impallidir la faccia; E l’uom che misurar possanza volle Dell’iranio guerrier, tutta la sua Perdette a un tratto e cadde giù di sella. :Ma corse allora del Mazènd al sire Uno de’ cavalier, paratamente A raccontar ciò che pur visto avea; E del Mazènd il sire altro invitava Feroce cavalier, che incontro al messo N’andasse ratto. Kelahvèr n’è il nome, E tutta del Mazènd era per lui Piena la terra di tumulti. In guisa Di bieco leopardo era maligno. D’assalti e di battaglie avea soltanto Fiera voglia nel cor, sì che più assai Di questo ciel che rota in giro, il prence </poem><noinclude></noinclude> clmyieeehzcyxl35jf0tl2tayak4qbe Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/88 108 1012468 3832536 3661596 2026-05-06T16:17:19Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3832536 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 85 —|}}</noinclude> <poem> Pel valor l’esaltava. A sè chiamollo E disse: Ad incontrar l’iranio messo Tu vanne, amico mio. Novellamente Del valor tuo fa chiara mostra. Salga Per opra tua color de la vergogna Sul volto al messaggier, giù vi discenda Dagli occhi il pianto! — E Calahvèr sen venne, Come leon selvaggio, alla presenza Di Rùstem battaglier. Con molte inchieste L’assalì, come belva nell’aspetto Feroce e tristo, indi la man gli stese. Dell’eroe, che recava alta la fronte Qual nobile elefante, egli la mano Strinse, e il dolor quella robusta mano Livida fe’. Si dolse, ma sospetto Non lasciò a Kelahvèr del dolor suo, Qual se decreto di viril fermezza Egli avesse dal sol. La poderosa Mano di Kelahvèr ei prese poi E sì forte la strinse, che ne caddero L’unghie divette come da una pianta Caggion l’aride foglie. Oh! con la mano Pendente in giù, con l’unghie rotte, i nervi Cadenti e a brani la rigonfia cute. Si tornò Kelahvèr, recò quei segni Per mostrarli al suo re. No, no, gridava. Non si cela dolor quand’è gagliardo! Migliore assai d’un’inconsulta guerra È la pace per te! Non far, signore. Che per te si converta la propizia Fortuna in rio destin. Poter non hai Contro cotesto eroe. Che s’ei v’assente. Nulla è meglio d’offrirgli ampio tributo Obbedïenti e pronti. E noi per queste Castella del Mazònd, su prenci e servi Il dividendo con ben giusta norma. </poem><noinclude></noinclude> 30ynj7ssorc63uyiiritbdwjbdwbmkk 3832537 3832536 2026-05-06T16:17:41Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3832537 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 85 —|}}</noinclude> <poem> Pel valor l’esaltava. A sè chiamollo E disse: Ad incontrar l’iranio messo Tu vanne, amico mio. Novellamente Del valor tuo fa chiara mostra. Salga Per opra tua color de la vergogna Sul volto al messaggier, giù vi discenda Dagli occhi il pianto! — E Calahvèr sen venne, Come leon selvaggio, alla presenza Di Rùstem battaglier. Con molte inchieste L’assalì, come belva nell’aspetto Feroce e tristo, indi la man gli stese. Dell’eroe, che recava alta la fronte Qual nobile elefante, egli la mano Strinse, e il dolor quella robusta mano Livida fe’. Si dolse, ma sospetto Non lasciò a Kelahvèr del dolor suo, Qual se decreto di viril fermezza Egli avesse dal sol. La poderosa Mano di Kelahvèr ei prese poi E sì forte la strinse, che ne caddero L’unghie divette come da una pianta Caggion l’aride foglie. Oh! con la mano Pendente in giù, con l’unghie rotte, i nervi Cadenti e a brani la rigonfia cute. Si tornò Kelahvèr, recò quei segni Per mostrarli al suo re. No, no, gridava. Non si cela dolor quand’è gagliardo! Migliore assai d’un’inconsulta guerra È la pace per te! Non far, signore. Che per te si converta la propizia Fortuna in rio destin. Poter non hai Contro cotesto eroe. Che s’ei v’assente. Nulla è meglio d’offrirgli ampio tributo Obbedïenti e pronti. E noi per queste Castella del Mazònd, su prenci e servi Il dividendo con ben giusta norma, </poem><noinclude></noinclude> fhyj9ri1l9nyh3e9j9gu1m0d8z9qeoh Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/89 108 1012469 3832538 3661597 2026-05-06T16:19:54Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3832538 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 86 —|}}</noinclude> <poem> Daremlo a gara. Oh sì!, l’aspro travaglio Allevïar si vuol. Meglio è ben questo Che abbandonar nostr’alme sbigottite A coleste paure! — Alle parole Di Kelahvèr perduto e umilïato, Il maligno signor si fe’, lo stolto, Tristo e dolente. Entrava allor quel prode Figlio di Zal, come elefante sciolto Correndo innanzi al re. Stette a mirarlo Il signor del Mazènd, poscia ad un loco Il fe’ seder di molto onor, l’inchiese Di Kàvus re, de’ prodi suoi, parole Fe’ del travaglio di sua lunga via, E come superata egli ne’ lochi Alti l’avesse e ne’ profondi, e poi A favellargli incominciò: Tu sei Rùstem guerrier, che petto hai veramente E braccio d’un eroe. Per te cadea Trafitto il Bianco Devo; umilïata Per te si china al suol la fronte mia! :Umil servo son io, Rùstem rispose. Se pur di servitù degno son io. Dove si reca Rùstem valoroso. Opra vana è la mia, che veramente Egli è un eroe, gran prence e cavaliero. Porse l’inclito foglio, alto messaggio Del suo prence superbo, e gli diè annunzio Che i frutti suoi già già recava il brando, Le tronche teste de’ nemici alteri Portando in grembo. E allor che quel messaggio Intese, e lesse il regal foglio, tristo Si fe’ nel volto del Mazènd il sire, E pensoso restò meravigliando; Ma disse poi: Queste parole e queste Domande stolte perchè mai?... Ritorna Al tuo prence e gli di’: «Se tu d’Irania </poem><noinclude></noinclude> 9bsvyxbscbebrz8zl7f9dj96tfs1xhm Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/90 108 1012470 3832555 3661598 2026-05-06T17:39:51Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3832555 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 87 —|}}</noinclude> <poem> Prence ti vanti, anche se core e artiglio Hai di fero lion, prence e signore Del Mazònd io mi son con una eletta Schiera di forti, ed ho regal corona In fronte e seggio tutto d’or. Chiiamarmi Stupidamente al tuo cospetto, è cosa Che dai costumi de’ regnanti prischi Rifugge e dalle norme invïolate Di nostra fede. Su vi pensa, e il trono Non cercar de’ regnanti. Oh! ben potrìa Nascer di qui la tua rovina. Intanto D’Irania alle città volgi le redini; Se no, la lancia del Mazènd la morte Ratto ti appresterà. Che se con queste Falangi mie di qui verrò, la testa Scerner più non potrai dai piedi tuoi Nel tuo forte stordir. Ma tu cadesti In un folle pensier veracemente. Or però senno fa, ti riconsiglia. Deponi l’arco tuo. Quand’io vicino A te sarò, queste parole tue, Queste ire tue si taceran per sempre». :Una vesta regal per suo comando Apprestata fu allor, fu là recata A pie di Rùstem cavalier. Ma il prode La regal vesta e l’oro ed i cavalli Ricusò, che venia da quella offerta D’un serto e una cintura onta al suo nome. Poi che la stella già propizia al sire Del Mazònd oscurarsi in ciel vedea Subitamente, fuor da quella reggia Si gittò corrucciato. In questa guisa Ei lasciò del Mazènd l’ardue castella, E grave era la mente e pensierosa Per tante cose. E quando alla presenza Ei venne del suo re, mentre nel core </poem><noinclude></noinclude> 3popupfq5erponrbi48lkx6c63xb5mr Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/91 108 1012471 3832556 3661599 2026-05-06T17:42:44Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3832556 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 88 —|}}</noinclude><section begin="s1" /> <poem> Il sangue gli fervea per l’ira accolta, Del Mazènd ciò che udì, ciò che pur vide, D’Irania al prence disvelò, poi disse: :Tu non darti pensier, prendi baldanza, E dei Devi feroci alla battaglia Ti appresta omai. Del popolo nemico Sappi che vili sono agli occhi miei I principi e gli eroi. Quanto di polve È un pugno, essi non hanno al mio cospetto Valor nessuno. Uccideròlli tutti Sotto la clava mia; sì, tu vedrai Che fia compiuta la tua voglia. A questo Affanno del tuo cor ben io conosco Quale apprestar si dee farmaco eletto. </poem><section end="s1" /><section begin="s2" /> {{Ct|c=t1|XV. Battaglia di re Kâvus<br>col re del Mâzenderân.}} {{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 268-274).}} <poem> :Allor che dal Mazènd si ritornava Rustem guerrier, si preparò a battaglia Il re dei maghi. I padiglioni suoi Trasse dalla città, nella pianura Tutte disciolse le sue schiere; e quando Di là dal mezzo si levò la polve Di tanta gente al ciel, fulgor del sole Intenebrossi. La campagna sparve, Sparve il deserto e sparve il monte, e il suolo Degli elefanti sotto al piè si scosse E cedere sembrò. La terra allora, Già vel dicea, s’oscurò tutta e il cielo D’un color negro si ritinse, quale È di liquida pece, al turbinio Della volante polve. I prodi suoi. </poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude> 0w28wa7d2x5g8abi3vdaj3zphc97uqv Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/92 108 1012472 3832562 3661600 2026-05-06T17:58:59Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3832562 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 89 —|}}</noinclude> <poem> Come nembo invasor, sospinse innanzi Il sire del Mazènd e alcun indugio Ei non cercò del camminar nell’ora. :Giunto l’annunzio che venia dei Devi E già vicino era lo stuol, fe’ cenno Kàvus regnante che vestisse l’armi Rùstem pel primo, generoso figlio Del vecchio Zal, per la vicina pugna. Quindi a Gùderz e a Tus, ai cavalieri Del sangue di Keshvàd, a Ghev possente, A Grurghin ed a quanti eran con lui Nobili eroi, di preparar le schiere, L’aste di levigar, le targhe ancora, Ei fe’ precetto. Degli eroi le tende, La tenda imperïal lungi ne’ campi Deserti del Mazènd furon portate; E Tus, di Nèvdher animoso figlio, Stavasi al corno destro; ogni recesso D’alta montagna d’un clangor di trombe Pieno allor si sentia. Vennero intanto Keshvàd e Gùderz a sinistra, e parve Di ferro un monte quella schiera eletta In ogni parte. Nel bel mezzo il duce, Prence Kàvus, andò; tutto all’intorno Ala gli fean de’ prodi suoi le file In bell’ordin schierate, e innanzi a tutti Quei che ignorava di sconfitta il nome Dell’armi tra il fragor, Rùstem venia. :Così, da questa e quella parte, in ordine Furon poste le schiere e la battaglia Chiedean di qua, di là, forte gridando I valorosi, allor che un uom gagliardo Fuori balzò che dal Mazènd venia. Clava pesante avea sul collo, e il nome Era Giùya, e cercava inclito un nome Fra l’armi. In pugno quella sua nodosa </poem><noinclude></noinclude> hadrrfrfzig0pngatzgxewhoosn9zd7 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/93 108 1012473 3832563 3661601 2026-05-06T18:02:09Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3832563 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 90 —|}}</noinclude> <poem> Mazza ei vibrava e co’ sonanti colpi Tempestava davver. Vènia concesse Del Mazènd il signor; Giùya avventossi E corse innanzi a Kàvus re. Sul petto Ampia splendea la sua corazza, e al vivido Baglior del brando suo parea dintorno Arder la terra. Ei s’avanzò, dinanzi Al campo iranìo trapassò veloce, E il monte e il piano risuonâr di sue Voci tremende. Egli dicea: Chi meco Cerca la pugna, ben stupende cose Far dee, come colui che la vagante Onda sapesse in turbinoso nembo Di polve convertir! — Così dicendo, Con alte voci, con urli e con fremiti, Con spumose le labbra, ei s’aggirava Tra l’una schiera e l’altra. Oh! già non venne Nessun de’ prodi contro a lui, che intanto Là là si stava ed attendea la pugna. Agl’Irani si volse e fe’ tai detti Kàvus allor: La via della battaglia, E che? non trova più di vostra mente Il caduto pensier? — Ma niun balzava Fuor di sue file a Giùya incontro, e parve Che non battesse in lor polso di vene O che sangue non fosse in quelle vene. Allor, con alte voci. Oh! che v’accadde. Re Kàvus domandò, forti campioni. Uomini eletti a glorïose imprese. Perchè si smaga il vostro cor dinanzi A questo Devo? Al suon della sua voce La vostra fronte si oscurò. — Nessuno Rispose allor di que’ gagliardi al suo Prence e signor, ma parve a Giùya innanzi Perdersi l’ampio stuol. Rùstem allora Volse le briglie, si recò sul collo </poem><noinclude></noinclude> 3mrsbnq5bfbtbl72lhf6fba105aa8of Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/94 108 1012474 3832566 3661602 2026-05-06T18:04:31Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3832566 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 91 —|}}</noinclude> <poem> L’asta sua rilucente, e, Mi concedi, Gridò, vènia all’uscir. Lascia, o signore, Ch’io corra incontro al temerario Devo! :È questa impresa tua, Kàvus rispose, Poi che d’Irania nessun prode osava L’aspro assalto cercar. Vanne; dal cielo Dio ti protegga. All’armi tue sian preda I Devi del Mazènd e i maghi suoi. :Rùstem, come udì ciò dal re del mondo. Fuori gittossi come impetüoso Leone in caccia. Il suo corsier gagliardo Egli incitò dal loco suo, vibrando In pugno l’asta che nemiche al suolo Teste abbattea. Nel contrastato campo Come elefante entrava ebbro di foia, Sotto un destrier qual leopardo e un ferro Nella sua mano. Egli voltò le briglie, La polve si levò, tremò quel campo Contrastato dell’armi ai gridi suoi Tremendi invero. O stolto, o forsennato, A Giùya egli gridò, già si cancella Tra gli altri nomi de’ pugnanti eroi II nome tuo! Retribuzion qual merti, Qui si prepara a te. Non è di pace, Di riposo non è questo il bel tempo. Già ti piange colei che a questa luce Ti partoriva. Forse che t’avrìa Data sua cura, se il tuo danno fea? :E Giùya allor: Deh! non ti far securo Da Giùya mai nè dal suo ferro acuto Che degli eroi la testa abbatte. Omai La madre tua sente nel petto il core Spezzarsi; piangon l’elmo tuo sonante E la corazza tua. — Queste parole Tutte Rùstem udì; poi levò un grido Alto, assordante, pronunciò di Dio </poem><noinclude></noinclude> bwow87aifo72i9p0oztk86ajq5co8js Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/95 108 1012475 3832567 3661603 2026-05-06T18:06:42Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3832567 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 92 —|}}</noinclude> <poem> Inclito il nome, e s’avanzò dai loco Quale un gran monte che giù scende. Oh! allora Tutta s’intenebrò l’anima altera Del suo nemico. Egli voltò le briglie E la fronte voltò, vinto gli cadde Ogni desio di contrastar col prode Figlio di Zal. Dinanzi al glorïoso Ei s’involò fuggendo, e dietro a lui Rùstem urlò come leon selvaggio. Quindi a tergo gli corse, e parve un nembo Di campagne invasor, dritta la punta Dell’asta sua volgendo alla cintura, E la punta il fermaglio dell’arnese Colpì diritto; niun fermaglio o nodo Resistere potè della corazza. Tal fu dell’asta il rovinoso colpo Di Giùya al fianco, che nessun nel mondo Mai ne vide l’egual con gli occhi suoi Meravigliati. Oh sì!, dall’ardua sella Rùstem via lo rapì, levollo in alto, E come augello ad uno spiedo infisso Il fe’ rotar. Dall’alto del cavallo Giù il fe’ cadere al suol, piene le fauci Di negra polve, la lorica infranta. :Tutti i guerrieri del Mazènd al fero Spettacolo stordîr, tutti i suoi prenci Animosi e gagliardi. A quella gente Il core si spezzò, smorta la guancia Si fe’ per tema, e un fremere di voci Tutto percorse il contrastato campo. Ma del Mazènd il re da questa a quella Parte correa dell’ampia schiera, accolta In un sol gruppo, e, Sollevate in alto, Fieramente gridava, oh! sollevate La fronte, o prodi miei, e vi gittate Entro la pugna, d’animose belve </poem><noinclude></noinclude> 824vs4z9a9uarazkkmz3fiqyf6denty Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/96 108 1012476 3832568 3661604 2026-05-06T18:08:36Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3832568 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 93 —|}}</noinclude> <poem> Tutta spiegando rindolc feroce. :Udirono gli eroi da questa a quella Parte la voce del signor belligero, E tosto entro la pugna si gittarono Molti e molti guerrier dell’infinito Stuolo dei Devi. A quella vista, fuori Balzò dal loco suo, com’era d’uopo, D’Irania il sire, e in quel momento un alto Squillar di trombe e un fremer di timballi Fieramente sorgea da questa a quella Schiera agguerrita. Già s’oscura il cielo E s’intenebra il suol, mentre le spade Traendo fuor tutti d’un colpo, questi S’avventaron su quelli. Una sinistra Luce intorno spargean trafieri e clave, Qual da nuvole fosche in cielo accolte Escon fulgidi i lampi; e l’aria tutta Or tingersi parea di violetto. Or di rosso color, di bruno ancora, All’agitarsi de’ vessilli in cento Foggie dipinti e dell’aste lucenti Al lampeggiar. Parea quel vasto loco Un mar di pece che gorgoglia, e l’onde Gittavan clave e sibilanti frecce E spade acute. E intanto ai rimuggenti Urli dei Devi, al turbinar dell’atra Polve pel cielo, al nitrir de’ cavalli Che aman la pugna, de’ timballi al fremito, Parea la terra sgretolarsi, fendersi Le rupi ai monti. Oh no!, sì orrenda pugna Nessun vide giammai. Detto tu avresti Veracemente allor d’un assordante Tuono il mondo echeggiar, giù nelle fitte Ombre di notte esser nascosto il giorno In sempiterno. Un rompersi tremendo Di spade e clave, di lucenti dardi; </poem><noinclude></noinclude> 9wzf5xyb30xwvtapwv4n3b2u0c9w0o9 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/97 108 1012477 3832569 3661605 2026-05-06T18:11:13Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3832569 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 94 —|}}</noinclude> <poem> Un gorgogliar di sangue in sul terreno, Sangue di prodi, in ampie pozze; e un mare Da confine a confin parea la terra, Orrendo mar che spade rilucenti Vedea guizzar, nodose clave ancora, E nell’onde sue rotte i cavalieri Agitarsi e rincorrersi l’un l’altro, Quai navicelli, per desio nel core D’ostinata tenzon. Sovra gli elmetti, Sovra i cimieri giù piovean le clave, Quante il vento autunnal foglie d’un salce Atterra al suolo. Caddero recisi Molti capi d’eroi, come rotanti Globi scagliati, e v’eran petti e visceri E squarciati e divelti, e sotto e intorno Il sangue ribollìa. Tutti avventarsi I palafreni, come in acqua scende Un navicello. Detto avresti allora Ch’a immergersi nel sangue essi anelavano. :Rùstem intanto, condottier d’eroi, Scompigliator d’ogni nemica schiera, Con quella spada che togliea la vita All’avversaro l’atterrando, in alto Su Rakhsh veloce si tenea seduto. E un gran monte parea. Dentro la schiera Gittandosi dei Devi, allor che il suo Acuto ferro in giù dal palafreno Egli calava, tutto in iscompiglio Andavane lo stuol degli accorrenti Devi pugnaci. Oh sì!, con un sol colpo Dieci teste ei cacciò via da le spalle. Sanguinose e disfatte. Ogni sua voce Fea schiantar de’ leoni in petto il core. La terra si fendea della sua mazza Sotto ai validi colpi, e s’offuscava Questa vòlta del ciel, tanta e sì densa </poem><noinclude></noinclude> r7gz7gquhoyfmx9muue2uor9kyefp13 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/98 108 1012478 3832571 3661606 2026-05-06T18:13:42Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3832571 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 95 —|}}</noinclude> <poem> Polvere in alto ei sospingea. Ma tosto Che dal robusto pollice le sue Saette ei liberava, ogni guerriero Alto nel cor sentiva un turbamento D’angoscia e affanno; e quando il flessüoso Laccio ei rotava per gittarlo, i prodi A sè traea, qual con l’aJito un serpe, Quel laccio attorto. Ogni vivente allora Stupì davver, mirando al piè, a le staffe, E parve lagrimar la terra oppressa Ai colpi del suo brando. In questa guisa, Entro all’orrida pugna, il valoroso Molti atterrò di quell’inclita schiera. Così per sette giorni i due nemici Eserciti, per voglia generosa Che avean d’onor, nel sanguinoso campo Si contrastar. Levossi da la fronte Il serto imperïal Kàvus regnante Al giorno ottavo e innanzi a Dio sen venne, Giudice eterno che ai mortali è guida, E là in piè si restò forte piangendo, Indi sul suolo abbandonò la fronte E supplicando disse: Almo Signore, Giudice veritier, la terra e l’acque Hai suscitate un dì. Su questi Devi Tracotanti che nullo hanno timore. Nè spavento gli opprime, al braccio mio Tu concedi vittoria e domatrice Virtù e poter. L’imperïal mio seggio Di novello splendor tu adorna e investi. :Sul capo allor si pose la celata E venne ai prodi suoi. Levossi un alto Clanger di trombe e di corni strepenti, E s’avventò, qual monte che rovina. De’ pugnanti lo stuol. Kàvus precetto Fe’ a Tus e a Ghev che i timpani traessero </poem><noinclude></noinclude> 91rbsdwrgyupy8jar60jx8vuv75lyb8 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/99 108 1012479 3832572 3661607 2026-05-06T18:17:12Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3832572 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 96 —|}}</noinclude> <poem> Innanzi a tutti (eran da sezzo), e tosto Gùderz accorse con Ruhàm, col figlio Di Shaveràn, Zèngheh preclaro, e il forte Gurghìn pugnace. Come agreste verro Guràzeh s’avventò, levando in alto Un vessillo di quattro e quattro cubiti Spiegato al vento; dietro a lui quel prode Gustehemme e Ferhàd, Behràm gagliardo, E Kharràd e Berzìn e Ghev, correndo, Vennero innanzi a rinnovar la pugna. :Nel mezzo allor della nemica schiera Rùstem per primo si cacciò, la terra Lavò col sangue degli eroi caduti Sotto a’ suoi colpi, e da man destra venne Gùderz figlio a Keshvàd, recando seco L’armi e i timballi e i prodi suoi con tutte Le provvigioni, e da destra a sinistra Rapidamente Ghev correa, qual lupo Fra una mandra d’agnelli. In questa guisa, Dall’alba fino a che nell’occidente Si spense il sole, come d"acqua un rio Il sangue scorse. Ogni pudor fu tolto, D’amor fu tolto ogni costume allora, Che giù dall’alto ciel piover le clave Sembravano davver. Cumuli intorno Si levaron d’estinti, e di cervella. Che dai capi schizzâr, s’intriser l’erbe. :Rùstem si volse a quella parte allora, Con tutti i prodi suoi, là ’ve si stava Del Mazènd il signor. Fremeano intanto Sì come tuono in ciel timpani e corni, E questo sole intenebrò. Quel loco Già non lasciò per alcun tempo il sire Del Mazènd, ma fermò sul tristo campo Fortemente i due piè; quindi i suoi Devi E gli elefanti suoi forti e pugnaci, </poem><noinclude></noinclude> ru1a0dq7cky9xvsqqytc5g32q758ern Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/100 108 1012480 3832591 3661608 2026-05-06T19:41:25Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3832591 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 97 —|}}</noinclude> <poem> Ed egli stesso, innanzi si gittarono Tutti in un gruppo. Ai prenci suoi si volse Il fiero duce e disse allor: Famosi, Belligeri guerrieri, a che si fiacchi Oggi nell’aspro assalto? Il valor vostro Qui vi raffermi omai, qui vi sostenga! :Trassero i prenci le nodose clave, Trassero i brandi, e quella schiera immensa Tutta si mescolò, sì che levossi De la pugna pel campo un negro turbo Di vorticosa polve, onde la faccia Arrossava del sol. Ma quell’illustre Figlio di Zal ben ricordò con pia Bocca l’Eterno, e l’asta sua sì acuta Porgendo allo scudier, trasse la clava E orribile destò scompiglio intorno. Tutta l’etra echeggiò de’ gridi suoi Altisonanti. Molti eroi disfece Di quell’inclito stuol sotto ai tremendi Colpi del ferro suo dentro la pugna, E le voci di lui, d’ogni nemico Prence gagliardo vincitor, parea Togliere i sensi ai Devi, agli elefanti Ogni senso rapir. Quell’ampio loco Sparso all’intorno si vedea di tronche Proboscidi, e gli uccisi a molte miglia Là si vedean in tristi mucchi. Alfine, Con tutti i prenci suoi, con tutti i forti Della sua terra, in orrida battaglia Entrò col sire del Mazènd quell’inclito Figlio di Zal. Sì, sì, tutto l’esercito Intorno ne stupì. Di quel maligno Si pose in faccia, là correndo, e un grido Feroce gli mandò, qual d’elefante Che accorre in suo furor. Stirpe di Devi, Sclamò, signor da nulla, or qui ti ferma </poem><noinclude></noinclude> 3dhy72jb07uoeuhoh9kw3i21fb3rzvb Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/101 108 1012481 3832592 3661609 2026-05-06T19:43:38Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3832592 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 98 —|}}</noinclude> <poem> Nella palestra dell’orrendo assalto. :E il sire del Mazènd quando quel forte, Alto e possente, là scoverse, innanzi Gittossi urlando come lupo agreste Che la strage desìa. Corse, e di fronte Quando a Rùstem ei fu, trasse la clava Pesante dall’arcione. Oh! allor que’ due, De’ maghi il re di qua, Rùstem di contro, S’avventarono a corsa alto fremendo Sì come tuon che assorda. Una ferrata Lancia Rùstem cercò, poscia diritto Al re si volse del Mazènd. Su quella Acuta lancia ben gittò costui Gli occhi e nel cor tutta sentì mancarsi La fierezza e sbollir lo sdegno accolto. Ma di Rùstem più assai per fiera voglia In petto il cor balzò, sì che un tremendo Grido levò come leon gagliardo, E di quell’asta un rovinoso colpo Inferì al cinto del nemico. Il ferro La corazza passò, nelle giunture Entrò del corpo, ma quel corpo, a un tratto. Per forza di magìa, pietra divenne. Tutti gl’Irani riguardar stupiti La cosa orrenda, e là restava il prode Meravigliando. L’asta acuminata Su l’omero appoggiò, quando v’accorse Re Kàvus, e il seguir tutti i suoi prenci Con gli elefanti, coi vessilli in alto E coi timballi. Disse il re: Guerriero Che alta rechi la fronte, oh! che t’avvenne Se qui a lungo ti stai? — Quando più fiero Infurïava qui l’assalto, il prode Figlio di Zal rispose, e allor che un raggio Splender parea di vigil sorte, il sire Del Mazènd mi scovrì, mentr’io sul collo </poem><noinclude></noinclude> 146t8071tqeyj32dp5e39vwftr67z2n Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/102 108 1012482 3832593 3661610 2026-05-06T19:47:17Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3832593 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 99 —|}}</noinclude> <poem> La mazza mi recava. A me di contro Volse le briglie dal suo loco, e parve Aquila bruna che dispiega i vanni, Disïando la pugna. A Rakhsh le briglie . Libere allor lasciai, con la ferrata Asta al cinto il colpii della corazza, E speranza era in me ch’egli cadesse A capo in giù dall’ardua sella. Innanzi Agli ocelli miei, come tu vedi, allora Pietra divenne, sì che in lui niun senso Or puote penetrar di ciò che feci O non fec’io. Qual rupe d’un gran monte Ei si fe’ nell’aspetto, onde nol tocca Di pugna alcun pensier, nessuna cura Dell’armi il punge. Ma suvvia, portarlo Al campo io voglio. Le sue membra abiette Forse ei trarrà dalla ronchiosa rupe. :Fe’ cenno Kàvus re che da quel loco A piè del trono suo recata fosse L’immane pietra. E allor, quanti eran forti Nell’iranico stuol, scagliârsi tutti La rupe a carreggiar provando a gara. Ma di là non si mosse, e rinchiudea Il sire del Mazènd, la grave pietra E non diè un crollo. La sua man possente Rùstem distese allor (già di provarsi Nol sospingea necessità nell’ardua Impresa), e ratto sollevò la rupe Con lieve sforzo. Oh sì!, meravigliati Rimasero gli eroi. Con quel gran monte Sovra le spalle, a piè, mentre la folla Teneagli dietro degll accorsi prodi Alto gridando, al ciel benedicendo, Gittando sull’eroe gemme con auro, Egli sen venne, e là, dinanzi all’alto Recinto del suo re, l’orrida pietra </poem><noinclude></noinclude> m3slswtl97v23po8enuhi50k4uu5qld Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/103 108 1012483 3832594 3661611 2026-05-06T19:49:46Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3832594 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 100 —|}}</noinclude> <poem> Scaraventò. Degli stupiti Irani Lasciavala in poter, ma in pria, Ti mostra, Esci, gridava, dagl’incanli tuoi. Lascia le tue magie. Se no, coi brandi. Con le bipenni, in mille schegge attorno Farò saltar la tua sformata pietra. :L’udì, si che ben tosto in un leggiero Lembo cangiossi qual di nebbia, e in capo Avea l’elmo d’acciaro e intorno al petto La rilucente sua corazza. Oh! allora Rùstem il prese per la man; ridea Nel rimirarlo e rapido n’andava Al suo signor. Vedi, gli disse il prode, Ch’io trassi innanzi a te questo di monte Altero brano. Negli artigli miei Sfinito cadde, che timor lo vinse Delle bipenni acute! — E il riguardava Principe Kàvus e vedea palese Che di trono regal, di regal serto Indegno era colui, che volto avea Bestial, lunga, e sottil la sua persona, E capo e collo e denti aguzzi, quali Son pur di verro agreste. E ricordava L’antico suo dolor d’Irania il sire; Quel cor n’era trafitto, ed i sospiri Erano ancor su quelle labbra, ond’ei Fea precetto ai carnefici che tosto Con la spada tagliente in mille brani Spartisser quelle membra. Ed al comando Del possente signor, del vinto sire Fûr divelte le membra e intorno sparte. :Poi che soggiacque alle nemiche punte L’oltracotato re, cui la corona Non s’addicea col regal cinto, al suo Campo lontano alcuni eroi fidati Kàvus tosto inviò. Volea la preda, </poem><noinclude></noinclude> 27k7c1wnfs4b95r4xo8pdkzx8u8hzet Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/104 108 1012484 3832595 3661612 2026-05-06T19:52:48Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3832595 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 101 —|}}</noinclude> <poem> Quanta si fosse, di regal tesoro, Di corone e di gemme e di lucenti Armi e di spade e di cavalli e troni, E di cinti dorati, in alti cumuli Si raccogliesse ovunque. E là quell’ampia Schiera d’eroi si ragunò. Ciascuno S’ebbe dal re un tesor, premio condegno; Quei toccò più, che di maggior fatica Ebbe gravame. Comandò che tronca Fosse la testa ai ribellanti Devi, Onde un alto spavento in ogni core S’annidava, e in un loco ove comune Sentier s’aprìa, fosser gittati i corpi. Di là poi si ritrasse in un lontano Loco a pregar quel re possente, e disse Il suo secreto innanzi a Dio; Signore, Donator di giustizia, operatore Di cose eccelse, tu mi festi sciolto Da ogni tristo bisogno. Ecco! sui maghi Mi donasti vittoria e la cadente Fortuna mia tu rinnovasti ancora. :Così, per sette giorni, innanzi a Dio Santo egli stette venerando e al suolo Tenne la fronte in atto umil. Le porte, Al giorno ottavo, de’ tesori aprìa, Alla misera gente assai donando Con mano liberal. Ben sette giorni Trascorsero così, mentr’ei donava A chi dar si dovea. Come ordinate Fûr l’altre cose, all’altra settimana Principe Kàvus dimandò del vino, Di sùccino e rubin tazze lucenti, E fe’ soggiorno del Mazènd ne’ vasti Campi per sette dì, con quelle coppe Colme d’un vin gagliardo entro la mano. </poem><noinclude></noinclude> nj5pamuqy9u5o3j9oxyihxh2cp4gkta Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/105 108 1012485 3832597 3661613 2026-05-06T19:56:00Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3832597 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 102 —|}}</noinclude> {{Ct|c=t1|XVI. Ritorno di re Kàvus}} {{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 274-276).}} <poem> A re Kàvus allor così quel prode Rùstem parlò: Viene a recar suoi frutti Ogni mortal quaggiù. Tutti mi vennero Da Eulàd i pregi miei, ch’egli la via Dovunque m’additò. Ma speme intanto Ei nutre pel Mazènd, ch’io veramente Tal promessa gli feci. Or si conviene Che il re dei re, proteggitor de’ suoi Servi devoti, fra cotesti forti Eulàd esalti; e si convicn che regio Dono gli dia con un editto e un aureo Regal suggello veramente, ond’ei Prence sia detto del Mazènd e gli altri Eroi possenti gli prestino omaggio. Servo fedele egli sarà, tributo Invïerà, come si debbe, o sire. Alla tua reggia. — Non appena udìa Del suo fido guerrier quei detti onesti, Che le man giunse al petto e i prenci tutti Convocò dal Mazènd Kàvus regnante E d’Eulàd fe’ parole, indi, Nessuno, Aggiunse ancora, al suo comando mai Sottrar si voglia, perchè poi del fatto Condegna pena egli non porti. — Intanto Ampio dono regal peorsegli, e disse: :Ben tu farai che sempre nel tuo core Retta si annidi intenzïon! — Con questi Detti il trono regal gli consegnava, E di là si volgea di Persia ai campi. :Quando toccò le iraniche castella </poem><noinclude></noinclude> b9wpgb0sf82sdy0fzmj7cphwale2dbw Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/106 108 1012486 3832598 3661614 2026-05-06T19:59:10Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3832598 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 103 —|}}</noinclude> <poem> Kàvus nel ritornar, velossi il cielo Alla polve de’ prodi. In fino al sole Il fragor ne salì, quando con liete Grida all’incontro del signor possente Mosser uomini e donne. Ornaron tutte D’Irania le città, musici sileni E giovinetti chiesero nell’arte Dotti del canto e generoso vino. Da confine a confin la terra tutta Si rinnovò dinanzi al giovin sire, E parea che d’Irania, alto pel cielo. Astro novello si levasse. E allora Che lieto e vincitor si assise in trono, Kàvus aprì de’ suoi tesori antichi Le porte tutte, a sè raccolse i regi Provveditori da ogni parte e ufficio Lor destinò, spartir monete ai prodi In la camera regia. E su le porte Del gran figlio di Zal levossi un grido Altisonante, e là tutti adunaronsi Dell’esercito i prenci. Essi venièno Tutti appo il re festanti, essi venièno Là dall’inclito seggio. Ivi con l’elmo Venne Rùstem in fronte e si sedea Sul trono accanto al re, vènia chiedendo Dal suo signor per ritornarsi al padre. E quel signor dell’ampia terra allora Regal dono apprestò, benaugurose Parole v’aggiugnendo. Un alto seggio Ei fe’ recar di bei turchesi adorno, Con teste di capretto intorno sculte. Un regal serto ove splondeano in giro Nitide gemme. Una muta v’aggiunse Di vesti imperïali inteste d’oro. Con un monil, con una splendïente Collana di gran prezzo, e cento vaghe </poem><noinclude></noinclude> pfv4f706gi068c2jqk0siyc84caduaw Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/107 108 1012487 3832599 3661615 2026-05-06T20:02:01Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3832599 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 104 —|}}</noinclude> <poem> Giovinette che avean cinture aurate, E cento ancor tutte piacenti e belle Con nerissimo il crin. Cento cavalli Di gran valor con briglie in fulgid’oro, Cento cammelli di pel fosco in auree Cinghie v’erano ancor. Di regie stoffe E cinesi e pehlèviche e di Grecia Anco venute, eran le some erette Alto stipate. E vi recâr ben cento Sportelle, colme di monete d’oro, D’ogni soave odor, d’ogni bellezza E d’ogni cosa prezïosa. Accanto Eravi un nappo di rubin, di puro Muschio ripieno, e di turchesi un altro, Pieno d’acqua di rose. Anche un regale Foglio fu aggiunto a tanti doni, e in seta Era quel foglio, con odori scritto E d’ambra e d’aloè, d’intatto muschio, Di vin, di croco prezïoso. Al prence. Luce dell’ampia terra, il foglio suo Kàvus medesmo consegnava e sire Il fea con quello del Nirarùz alpestre Novellamente. Del Nimrùz in trono. Dopo quel foglio imperïal, sedersi Altri più non potea con regal serto. :Kàvus allor benedicendo disse: Rùstem, privo di te niun questo sole Vegga la bianca luna! Il cor de’ prenci Di molto amor per te si scaldi, e questa Anima tua sempre modestia abbelli E saggezza l’adorni! — In piè levossi Il valoroso e baciò il trono e ratto Sua partenza ordinò, le erette some Tutte colme apprestando. Alto sorgea Di timballi un fragor per la munita Città d’un tratto, e parte a quella gioia </poem><noinclude></noinclude> 8vzzes8aztq7erns6tnioocmud4zb8r Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/108 108 1012488 3832600 3661616 2026-05-06T20:04:58Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3832600 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 105 —|}}</noinclude> <poem> Ebbe la gente tutta. Un suon strepente Di sonagli, di timpani e di trombe Un echeggiar levossi in ogni parte. :Così partìa quel valoroso figlio Di Zal antico, e il re, sedendo in trono, Con giuste norme fe’ più- bella e adorna Quest’ampia terra. In trono egli sedea Dipinto d’or, con molta gioia, e intanto A vïolenza, a oprar mon giusto, chiusa La porta egli tenea. Spartìa la terra A’ prenci suoi, dalle città incantate Del Mazènd al ritorno, e di sue schiere L’alto comando ei diede a Tus. Da Irania Lungi tieni ogni mal, dissegli, — e intanto A Gùderz battaglier la terra ei diede Fiorente d’Ispahàn, con regal trono E regal dignità. Poscia la mano Al vino ei stese ed al piacere, e al mondo Apprese ancor quanta possanza in lui Era veracemente. Ogni più crudo Affanno egli troncò di sua giustizia Con la diritta spada e niun pensiero Turbò di morte in quel tempo sì fausto Quell’animoso cor. La terra intanto Bella si fe’ d’erbe fiorenti e d’acque, Qual d’Irèm è il giardino. E quella sua Fermezza e l’oprar suo giusto e leale Il fe’ possente, allor che raffrenata D’Ahrimàn fu la destra insidïosa, Intenta al mal. Ma gli alberi dintorno. Con tanti frutti lor, con tante fronde, Pareano al serto di tal prence e al trono Una lode cantar, nell’ombre quete Della notte e nel di: Sempre discenda, A tutte l’ore, su tal re da Dio Benedizïon che cento volte e mille </poem><noinclude></noinclude> bzn1sicz15ovjawip1golu15lw5py4n Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/109 108 1012489 3832601 3661617 2026-05-06T20:06:22Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3832601 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 106 —|}}</noinclude> <poem> Si rinnovi per lui. Con sua giustizia Adorna il mondo questo sire, e accanto Alla giustizia sua si sta la grazia, Ned ei la scorda! — Allor, per tutto il mondo, Fama volò che del Mazènd il seggio Aveasi tolto con la sua corona Kàvus regnante, e ne stupiron tutti; Stupiron sì, che giunto a tal grandezza Ei fosse, onde venìan da tutte parti Con doni eletti, con fulgide gemme Da spargere al suo piè, su quella porta Imperïal formando una compatta E lunga fila. E questa terra adorna Un paradiso parve allor, di molte Ricchezze piena e d’opre di giustizia. :Uditi hai tutti del Mazènd gli assalti, D’Hamavàr alle pugne or porgi ascolto. </poem> {{Rule|8em|t=1|v=1}}<noinclude></noinclude> cip1bapo5xgkfzuzhjsnsn156qc5gqs Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/110 108 1012490 3832606 3776475 2026-05-06T20:12:07Z Alex brollo 1615 /* new eis level1 */ 3832606 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="BrolloBot" /></noinclude><section begin="s1" />{{Ct|f=120%|v=1|t=3|'''2. La guerra d’Hâmâverân'''}} {{Rule|2em|t=1|v=4}} <section end="s1" /><section begin="s2" /> {{Ct|c=t1|I. Spedizione di re Kâvus contro il re dei Berberi, il re d’Hâmâverân e il re d’Egitto.}} {{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 276-280).}} <poem> Allor fe’ Kàvus tal consiglio, attorno Perchè dal loco suo pel regno andasse. Da Irania alle città venne di Cina E di Turania, e di là poi discese Del Mekràn alla terra. Egli partia Da quella terra ancor di cotal guisa, Che il fianco degli eroi vincoli o nodi Di corazze non ebbe. Eletti doni E tributi gii offrir tutti all’intorno I prenci, che giostrar col leon fero Griovenchi non osar. Così si giunse De’ Berberi allo stuol con fiero incesso. Con desiro d’onor, con troni e serti. Ma de’ Berberi il prence una battaglia Subitamente preparò; mutossi Così la sorte ancor, che da quell’ampio Regno uno stuol di gente usci alla guerra E sparve di conviti ogni tripudio Del prence iranio nello stuol. Foresta Di lancio acute ben sembrò, diresti. L’aria ingombrar; parve d’angoscia pieno </poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude> 34uj9n4hfyopyvolzzrp5ftqdgkkct2 3832607 3832606 2026-05-06T20:43:24Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3832607 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 97 —|}}</noinclude><section begin="s1" />{{Ct|f=120%|v=1|t=3|'''2. La guerra d’Hâmâverân'''}} {{Rule|2em|t=1|v=4}} <section end="s1" /><section begin="s2" /> {{Ct|c=t1|I. Spedizione di re Kâvus contro il re dei Berberi, il re d’Hâmâverân e il re d’Egitto.}} {{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 276-280).}} <poem> Allor fe’ Kàvus tal consiglio, attorno Perchè dal loco suo pel regno andasse. :Da Irania alle città venne di Cina E di Turania, e di là poi discese Del Mekràn alla terra. Egli partia Da quella terra ancor di cotal guisa, Che il fianco degli eroi vincoli o nodi Di corazze non ebbe. Eletti doni E tributi gli offrir tutti all’intorno I prenci, chè giostrar col leon fero Giovenchi non osâr. Così si giunse De’ Berberi allo stuol con fiero incesso. Con desiro d’onor, con troni e serti. :Ma de’ Berberi il prence una battaglia Subitamente preparò; mutossi Così la sorte ancor, che da quell’ampio Regno uno stuol di gente uscì alla guerra E sparve di conviti ogni tripudio Del prence iranio nello stuol. Foresta Di lancio acute ben sembrò, diresti, L’aria ingombrar; parve d’angoscia pieno </poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude> pk2oq3m7zj7rnqutphbmmfvyqbampx6 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/111 108 1012491 3832608 3661619 2026-05-06T20:45:41Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3832608 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 108 —|}}</noinclude> <poem> Quest’almo sol per la volante polve De’ cavalli accorrenti, e per la polve Niun discerner potea la man de’ prodi. Gli elefanti o le briglie; e questa in quella Schiera di guisa urtò, che parve un’onda Spumosa che nel mar gonfiasi e leva. :Gùderz che vide lo spettacol fiero, Ratto staccava dall’arcion la mazza Forte e pesante, e con ben mille eroi Il destriero incitò, mille, che freccie Aveano ed aste a trapassar veloci Le corazze nemiche. Ei si avventava Entro la schiera là di contro, e tutta Ne sgominò la media parte. A lui Kàvus correndo era a le spalle. Oh! allora Ben detto avresti che nessun fra i Berberi Rimase cavalier, che dentro al nembo Della polve levata un uom non era Che l’asta sua reggesse. E nell’antica De’ Berberi città chi già dagli anni Attrito si sentia, quando s’avvide Che di vittoria in altra parte omai Vento spirava, a Kàvus re sen venne Nella presenza e dimandò perdono, Ferito di dolor. Tutti noi siamo, Gl’infelici gridâr, tutti siam noi Soggetti e servi a tanto re. Chiniamo Nostra cervice al suo tributo, e in loco Di monete darem fulgide gemme Ed oro intatto, e del regal tesoro Al custode fedel grazie per noi Ancor si renderanno. — E perdonava Il magnanimo re, liete ed oneste Le accoglienze facea, loro imponendo Nuove leggi e costumi. Alto un fragore Di timpani e di trombe e di sonagli </poem><noinclude></noinclude> cb9ux63lh5ob2nis37lr15ehs2olb23 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/112 108 1012492 3832609 3661620 2026-05-06T20:49:13Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3832609 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 109 —|}}</noinclude> <poem> Allor levossi, e quando le sue schiere Kàvus re di là trasse, in guisa orrenda Scuotersi parve il sol. Luce nessuna Rimase al dì. Ma la città dei Berberi Ei frattanto lasciava e le regioni D’Orïente e del Kaf, eccelso monte, Ratto scorrea. Là nella terra, allora Che giugnea di tal re novella certa, Per fargli omaggio si prendean la via Gli abitatori. Innanzi a lui venièno I prenci tutti e piegavan la fronte Gravi tributi ad invïar. Ma quando Ebber quelli obbedito alla sua legge E scelta la sua via, l’iranio prence Di là si tolse con le sue falangi, Senza offesa d’alcun. Trasse l’esercito Di Zabùl in confin, lo trasse a quella Ospital casa di Destàn del figlio. Tutto un mese in Nimrùz l’inclito sire Allor rimase, e vino e dolci canti Chiese talor, talor falconi e veltri. :Ma non passò lunga stagion, che spine Là, del giardin nel più riposto loco, Spuntarono dal suol. La dura prova Che impone il ciel, nato mortal non puote Con sua cura evitar, che in giù ruina Chi estollersi credea. — Quando nel mondo Tutte conforme di giustizia ai riti Le cose si reggean, d’arabi prenci Ribellion si mostrò. Volsero alteri Da re Kàvus la fronte, ogni confine Travalicando che de’ servi è freno. Eravi un uom d’un’indole superba, D’altere voglie pieno il cor, che molti Avea tesori, e sollevò di Siria E d’Egitto ne’ campi un suo vessillo. </poem><noinclude></noinclude> 9oqaeikqhizoi2x7ek37dyzi6apneji Pagina:Statistica elezioni 1909 legislatura 23.djvu/10 108 1016685 3832445 3668328 2026-05-06T13:22:23Z Carlomorino 42 /* new eis level1 */ 3832445 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||— {{Rl| 10 }} —|}}</noinclude>nata in tutti i Comuni del Regno con la legge 11 luglio 1894, n. 286 (a). In seguito, e cioé dal 1895 al 1908, venne accrescendosi annualmente in media di 62,330, pari a 2.13 per 100; nell’ultimo quadriennio per il quale il confronto puo istituirsi, vale u dire pel 1904-908, l'aumento annuo medio fu di 97,286 e si ragguaglia al 3.83 per 100. Nel seguente prospetto indichiamo per i singoli compartimenti il numero effettivo degli elettori con diritto al voto iscritti nelle liste del 1904 e di quelli iscritti nelle liste del 1908, dando per questi ultimi anche la proporzione a 100 abitanti senza distinzione di sesso e di eta, secondo la popolazione calcolata al 1° gennaio 1908 e a 100 maschi maggiorenni, secondo la popolazione censita al 10 febbraio 1901; e vi calcoliamo |’aumento annuo medio aritmetico per 100 elettori avvenuto nell’intervallo. <!--a " | Numero vgol.1 ELETTORI POLITICI . Numero | vat AUMENTO PopoLazioNnE ah aakaens con diritto al voto ie anauo totale magglorennt sj _|_iseritti nelle liste del 1908 meds secondo =, tacritti _—____ —____ "| per 100 COMPARTIMENT] caleolata sicenuaasiel aunts iste, To Ferana) Per Slaton al 1° gennaio al Z ! aenza | 100 maschi | AVVenuto 190g | 10 fodbrato TINMM) Effeltive attinstone| maggio- | dal 1904 | 1901 (4) | 1904 | | Same | rent al 1908 Piemonte|| 8441968 || 897 465|| 409690|| 460582||13.38 || 51.3 || 5.59 Liguria|| 1178861 || 310644|| 118986||138662|| 11.82 || 44.6 || 4.15 Lombardia (c)|| 4548 094 || 1154880||417175|| 483433| 10.64 || 41.9|| 3.97 Veneto a 412614} 815 577| a7i aia’ 317170, 9.29 ' 38.9 | 4.38 Emilia (d) 2 528 628 86.516 | 208 887264 708, 10.09 | 37.1 5.49 Toscana 2 675 543 [716 875 | 226 167° 261 BBA 9.41 35.2 | 2.82 @ Marche 1 076 90¢ | 278 979 78 446 «85 105) 7.90 | 30.5 | 2.83 Umbria g98 278 | 192 216 58088 «68 277) 8.41 | 30.3 | 2.47 Roma 1 B00 033 4 45. 7 497__87 049] 6.70 | 24.6 | 4.28 Abruzzi e Molise 1 466 822 36 89 109° 10 6.97 | 28.1 | 3.66 Campania 8218 632 | 828481 | 188 012) 217465, 6.77 | 26.4 3.92 Puglie 2 068 054 | 518 089 | 115 150| 180 801] 6.34 | 25.8 3.42 Basilicata 469 542 | Mus 125 | 26 668! 80 147) 6, 42 | es.8 3.28 Calabrie || 1422985 ||321307; 71929 79881! 4.61 | 24.9 2.76 Sicilia. . 2. . 8 682 897 | 983 498) 166 288! 198 B86] 5.40 20.7 4.07 Sardegna... 860 787 | 226 962 | 84 709) 89 978, 4.70 17.7 3.75 Reoxo. ..| 88 911 468 | 8 711 54212 541 897,2 980 478! 8.64 38.6 | 8.88 --> Il rapporto degli elettori agli abitanti varia molto da regione a regione: in generale esso è relativamente elevato nei compartimenti ‘ settentrionali, salendo ad un massimo di 13.4 su 100 senza distinzione di sesso e di eta, e di 51.3 su 100 maschi maggiorenni in Piemonte; si aggira intorno alla media del Regno nei compartimenti centrali; diminuisce a misura che si procede verso i] Mezzogiorno, e risulta molto basso nelle due isole maggiori (scendendo ad un minimo di 4.7 su 100 abitanti senza distinzione di sesso e di eta, e di l7.7 su 100 maschi e maggiorenni in Sardegna). <ref>Nel 1895 molti elettori riconosciuti indebitamente iscritti, o che non produssero i documenti voluti dalla legge per comprovare il diritto all’elettorato, furono cancellati dalle liste. Tenuto conto del probabile aumento verificatosi nei tre anni corsi dal 1892 fino alla vigilia della revisione suddetta, è risultato (da un calcolo il cui procedimento fu esposto nella ''Statistica delle elezioni generali del 1895'') che la revisione portò la cancellazione di oltre un milione di elettori. Le più forti diminuzioni avvennero negli elettori per titolo di capacità, e principalmente per quelli che avevano ottenuta l'iscrizione nelle liste in forza dell'articolo 100 della legge 24 settembre 188%, n. 999, o per aver superato l'esame della seconda classe elementare. <br/> {{spazi|4}}La revisione delle liste sia politiche, sia amministrative è affidata ora in ogni comune ad una Commissione, composta del Sindaco, presidente, e di quattro o di sei commissari, nominati dal Consiglio comunale e scelti anche fuori del Consiglio fra gli elettori del comune. In ogni provincia funziona poi una Commissione elettorale provinciale, (composta del Presidente de! Tribunale sedente nel capoluogo della provincia, di un consigliere di prefettura designato dal Prefetto e di tre cittadini nominati dal Consiglio provinciale fra gli elettori della provincia). che rivede in ultimo grado le decisioni delle Commissioni comunali e determina le liste definitive dell‘anno.</ref> <ref>Vedasi la nota ''d'' nella pag. {{Sc|{{pg|vii}}.}}</ref> — <ref>Vedasi la nota ''c'', pag. {{pg|108}}.</ref> <ref>Vedasi la nota ''a'', pag. {{pg|104}}.</ref> --><noinclude></noinclude> dgp0ouwqpkbas5pcz23un2a12hlvrme Pagina:Statistica elezioni 1909 legislatura 23.djvu/92 108 1017037 3832492 3776702 2026-05-06T14:32:18Z Carlomorino 42 /* new eis level1 */ 3832492 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione|''Napoli''.|— 58 —|}}</noinclude>{{Pt|{{Elezioni 1909 1}}}} |- { |colspan=11 class=t02| {{§|Napoli X}} <br/> {{Wl|Q48802887|Collegio di Napoli X}} (popolazione 73,821). |- class=r1 |3386||2238|| '''Aliberti Gennaro''' || ||{{sans-serif|'''1265'''}}||3690||2251|| {{sans-serif|''' {{Wl|Q63872672|Aliberti Gennaro}} '''}} || ||'''{{sans-serif|1634}}'''|| {{nowrap| da {{sans-serif|'''20'''}} a {{sans-serif|'''22 (U)'''}} }} |- class=r1 | || || ''Casilli Pietro'' || ||575|| || || '' {{Wl|Q57705037|Casilli Pietro}} '' || ||546||da 17 a 19 |- class=r1 | || || '' {{Wl|Q21076799|Geremicca Alberto}} '' || ||358|| || || ''Mollica Pasquale'' || ||53|| |- |colspan=11 class=t02| {{§|Napoli XI}} <br/> {{Wl|Q48802889|Collegio di Napoli XI}} (popolazione 53,112). |- class=r1 |2265||1464|| ''' {{Wl|Q21914908|Placido Pasquale}} ''' || ||{{sans-serif|'''917'''}}||2816||2070|| {{sans-serif|''' {{Wl|Q21587513|Angiulli Raffaele}} '''}} || ||'''{{sans-serif|1232}}'''|| |- class=r1 | || || ''Angiulli Raffaele'' || ||485|| || || '' {{Wl|Q368527|Rodinò Giulio}} '' || ||752|| |- class=r1 | || || <br/> <small>L'On. Placido non posò la candidatura nelle elezioni generali del 1909.</small> || || || || || || || || |- |colspan=11 class=t02| {{§|Napoli XII}} <br/> {{Wl|Q48802891|Collegio di Napoli XII}} (popolazione 47,530). |- class=r1 |3165||1995|| '''Salvia Ernesto''' || ||{{sans-serif|'''1106'''}}||3849||2475|| {{sans-serif|''' {{Wl|Q21833025|Salvia Ernesto}} '''}} || ||'''{{sans-serif|2389}}'''|| {{sans-serif|'''22 (U)'''}} |- class=r1 | || || '' {{Wl|Q3762069|De Martino Giacomo}} '' || ||819||colspan=4 {{cs|L}}|<small>Il numero del votanti fa comunicato dal Prefetto di Napoli.</small> || || |- |colspan=11 class=t02| {{§|Casoria}} <br/> {{Wl|Q48802504|Collegio di Casoria}} (popolazione 60,347). |- class=r1 |2687||2219|| '''Rocco Marco''' ''fu Giovanni'' || ||{{sans-serif|'''1513'''}}||3289||2676|| {{sans-serif|'''{{Wl|Q63974473|Rocco Marco}}'''}} ''fu Giovanni'' || ||'''{{sans-serif|1617}}'''|| {{sans-serif|'''22 (U)'''}} |- class=r1 | || || '' {{Wl|Q63995959|Rocco Marco fu Nicola}} '' || ||620|| || || '' {{Wl|Q63135093|Girardi Salvatore}} '' || ||995|| |- class=r1 | || || || || ||colspan=4 {{cs|L}}|<br/> <small>Il numero del votanti fa comunicato dal Sottoprefetto di Casoria.</small> || || |- |colspan=11 class=t02| {{§|Afragola}} <br/> {{Wl|Q48802325|Collegio di Afragola}} (popolazione 58,634). |- class=r1 |2738||1886|| ''' {{Wl|Q63948996|Simeoni Luigi}} ''' || ||{{sans-serif|'''1658'''}}||3016||2981|| {{sans-serif|''' {{Wl|Q1245|De Nicola Enrico}} '''}} || ||'''{{sans-serif|1291}}'''|| |- class=r1 | || || '' {{Wl|Q783641|Ciccotti Ettore}} '' || ||125|| || || '' {{Wl|Q63948996|Simeoni Luigi}} '' || ||893|| da 14 a 22 (U) |- class=r1 | || || '' Borzacchiello Angelo '' || ||52|| || || || || || |- |colspan=11 class=t02| {{§|Castellammare di Stabia}} <br/> {{Wl|Q48803224|Collegio di Castellammare di Stabia}} (popolazione 62,820). |- class=r1 |4097||2547|| {{Wl|Q3629586|Aubry Augusto}} || ||2369||4526||2906|| {{sans-serif|''' {{Wl|Q63683802|Fusco Alfonso}} '''}} || ||'''{{sans-serif|1928}}'''|| {{sans-serif|'''19, (21)'''}} |- class=r1 | || || ''Rispoli Rodolfo'' || ||142|| || || '' {{Wl|Q63968950|Rispoli Rodolfo}} '' || ||916|| 21 |- class=r1 | || || <br/> Elezione suppletiva del 17 febbraio 1907 in seguito a decadenza dell'eletto per promozione.{{Rule|4em|000|t=1|v=1}} || || || || || || || || |- class=r1 |4257||2816|| ''' {{Wl|Q3629586|Aubry Augusto}} ''' || ||{{sans-serif|'''1832'''}}|| || || || || || |- class=r1 | || || ''{{Wl|Q63968950|Rispoli Rodolfo}}'' || ||898|| || || || || || |- class=r1 | || || ''Magliano Eduardo'' || ||51|| || || || || || |- class=r1 | || || <br/> <small>L'On. Aubry è anche deputato uscente dal collegio di Napoli I.<br/>Nelle elezioni generali del 1900 non posò la candidatura nel collegio di Castellammare di Stabia.</small> || || || || || || || || |- | ||colspan=4 {{cs|Ll}} |<br/> <small>L'On. Aubry è anche deputato uscente dal collegio di Napoli I.<br/>Nelle elezioni generali del 1900 non posò la candidatura nel collegio di Castellammare di Stabia.</small> || style="border-left:3px double;" | || {{cs|l}} | || {{cs|l}} | || || {{cs|l}} | || {{cs|l}} | || <!--a {{nowrap|<small>1º scrut.</small>}} '''<big>{{larger|¤}}</big>''' '''<big>•</big>''' |- class=r1 | || || <br/> <small>L'On. AAA non posò la candidatura nelle elezioni generali del 1909.</small> || || || || || || || || |- | ||colspan=4 {{cs|Ll}} |<br/> aaaaaaa || style="border-left:3px double;" | || {{cs|l}} | || {{cs|l}} | || || {{cs|l}} | || {{cs|l}} | || {{Wl|Q48803071|Collegio di Torre Annunziata}} (popolazione 75,287). 4152||3279 Guarracino Alessandro 2312 4607||3421 Guarracino Alessandro 2612 22 (U) Napodano Luigi 724 Saudulli Alfredo 753 Guarino Eugenio 243 --> |- <noinclude>|}</noinclude><noinclude></noinclude> 7nx4v5fwn3f9wt4t3kqa0bw6yekyl93 3832494 3832492 2026-05-06T14:44:35Z Carlomorino 42 /* new eis level3 */ 3832494 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione|''Napoli''.|— 58 —|}}</noinclude>{{Pt|{{Elezioni 1909 1}}}} |- { |colspan=11 class=t02| {{§|Napoli X}} <br/> {{Wl|Q48802887|Collegio di Napoli X}} (popolazione 73,821). |- class=r1 |3386||2238|| '''Aliberti Gennaro''' || ||{{sans-serif|'''1265'''}}||3690||2251|| {{sans-serif|''' {{Wl|Q63872672|Aliberti Gennaro}} '''}} || ||'''{{sans-serif|1634}}'''|| {{nowrap| da {{sans-serif|'''20'''}} a {{sans-serif|'''22 (U)'''}} }} |- class=r1 | || || ''Casilli Pietro'' || ||575|| || || '' {{Wl|Q57705037|Casilli Pietro}} '' || ||546||da 17 a 19 |- class=r1 | || || '' {{Wl|Q21076799|Geremicca Alberto}} '' || ||358|| || || ''Mollica Pasquale'' || ||53|| |- |colspan=11 class=t02| {{§|Napoli XI}} <br/> {{Wl|Q48802889|Collegio di Napoli XI}} (popolazione 53,112). |- class=r1 |2265||1464|| ''' {{Wl|Q21914908|Placido Pasquale}} ''' || ||{{sans-serif|'''917'''}}||2816||2070|| {{sans-serif|''' {{Wl|Q21587513|Angiulli Raffaele}} '''}} || ||'''{{sans-serif|1232}}'''|| |- class=r1 | || || ''Angiulli Raffaele'' || ||485|| || || '' {{Wl|Q368527|Rodinò Giulio}} '' || ||752|| |- class=r1 | || || <br/> <small>L'On. Placido non posò la candidatura nelle elezioni generali del 1909.</small> || || || || || || || || |- |colspan=11 class=t02| {{§|Napoli XII}} <br/> {{Wl|Q48802891|Collegio di Napoli XII}} (popolazione 47,530). |- class=r1 |3165||1995|| '''Salvia Ernesto''' || ||{{sans-serif|'''1106'''}}||3849||2475|| {{sans-serif|''' {{Wl|Q21833025|Salvia Ernesto}} '''}} || ||'''{{sans-serif|2389}}'''|| {{sans-serif|'''22 (U)'''}} |- class=r1 | || || '' {{Wl|Q3762069|De Martino Giacomo}} '' || ||819||colspan=4 {{cs|L}}|<small>Il numero del votanti fa comunicato dal Prefetto di Napoli.</small> || || |- |colspan=11 class=t02| {{§|Casoria}} <br/> {{Wl|Q48802504|Collegio di Casoria}} (popolazione 60,347). |- class=r1 |2687||2219|| '''Rocco Marco''' ''fu Giovanni'' || ||{{sans-serif|'''1513'''}}||3289||2676|| {{sans-serif|'''{{Wl|Q63974473|Rocco Marco}}'''}} ''fu Giovanni'' || ||'''{{sans-serif|1617}}'''|| {{sans-serif|'''22 (U)'''}} |- class=r1 | || || '' {{Wl|Q63995959|Rocco Marco fu Nicola}} '' || ||620|| || || '' {{Wl|Q63135093|Girardi Salvatore}} '' || ||995|| |- class=r1 | || || || || ||colspan=4 {{cs|L}}|<br/> <small>Il numero del votanti fa comunicato dal Sottoprefetto di Casoria.</small> || || |- |colspan=11 class=t02| {{§|Afragola}} <br/> {{Wl|Q48802325|Collegio di Afragola}} (popolazione 58,634). |- class=r1 |2738||1886|| ''' {{Wl|Q63948996|Simeoni Luigi}} ''' || ||{{sans-serif|'''1658'''}}||3016||2981|| {{sans-serif|''' {{Wl|Q1245|De Nicola Enrico}} '''}} || ||'''{{sans-serif|1291}}'''|| |- class=r1 | || || '' {{Wl|Q783641|Ciccotti Ettore}} '' || ||125|| || || '' {{Wl|Q63948996|Simeoni Luigi}} '' || ||893|| da 14 a 22 (U) |- class=r1 | || || '' Borzacchiello Angelo '' || ||52|| || || || || || |- |colspan=11 class=t02| {{§|Castellammare di Stabia}} <br/> {{Wl|Q48803224|Collegio di Castellammare di Stabia}} (popolazione 62,820). |- class=r1 |4097||2547|| {{Wl|Q3629586|Aubry Augusto}} || ||2369||4526||2906|| {{sans-serif|''' {{Wl|Q63683802|Fusco Alfonso}} '''}} || ||'''{{sans-serif|1928}}'''|| {{sans-serif|'''19, (21)'''}} |- class=r1 | || || ''Rispoli Rodolfo'' || ||142|| || || '' {{Wl|Q63968950|Rispoli Rodolfo}} '' || ||916|| 21 |- class=r1 | || || <br/> Elezione suppletiva del 17 febbraio 1907 in seguito a decadenza dell'eletto per promozione.{{Rule|4em|000|t=1|v=1}} || || || || || || || || |- class=r1 |4257||2816|| ''' {{Wl|Q3629586|Aubry Augusto}} ''' || ||{{sans-serif|'''1832'''}}|| || || || || || |- class=r1 | || || ''{{Wl|Q63968950|Rispoli Rodolfo}}'' || ||898|| || || || || || |- class=r1 | || || ''Magliano Eduardo'' || ||51|| || || || || || |- | ||colspan=4 {{cs|Ll}} |<br/> <small>L'On. Aubry è anche deputato uscente dal collegio di Napoli I.<br/>Nelle elezioni generali del 1900 non posò la candidatura nel collegio di Castellammare di Stabia.</small> || style="border-left:3px double;" | || {{cs|l}} | || {{cs|l}} | || || {{cs|l}} | || {{cs|l}} | || |- |colspan=11 class=t02| {{§|Torre Annunziata}} <br/> {{Wl|Q48803071|Collegio di Torre Annunziata}} (popolazione 75,287). |- class=r1 |4152||3279|| '''Guarracino Alessandro''' || ||{{sans-serif|'''2312'''}}||4607||3421|| {{sans-serif|''' {{Wl|Q63681738|Guarracino Alessandro}} '''}} || ||'''{{sans-serif|2612}}'''|| {{sans-serif|'''22 (U)'''}} |- class=r1 | || || '' {{Wl|Q63931143|Napodano Luigi}} '' || ||724|| || || '' {{Wl|Q60296827|Sandulli Alfredo}} '' || ||753|| |- class=r1 | || || '' {{Wl|Q55228551|Guarino Eugenio}} '' || ||243|| || || || || || |- <noinclude>|}</noinclude><noinclude></noinclude> gisoad0kw8c1unip0mvzz1sefzqlvoj Pagina:Statistica elezioni 1909 legislatura 23.djvu/93 108 1017038 3832495 3776703 2026-05-06T14:56:41Z Carlomorino 42 /* new eis level1 */ 3832495 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||— 59 —|''Napoli—Novara''}}</noinclude>{{Pt|{{Elezioni 1909 1}}}} |- { |colspan=11 class=t02| {{§|Pozzuoli}} <br/> {{Wl|Q48802978|Collegio di Pozzuoli}} (popolazione 66,877). |- class=r1 |3109||2941|| ''Strigari Giovanni'' || ||''1103''||5148||3295|| {{sans-serif|''' {{Wl|Q63870985|Strigari Giovanni}} '''}} || ||'''{{sans-serif|3234}}'''|| {{sans-serif|'''22 (U)'''}} |- class=r1 | || || '' {{Wl|Q63953168|Mazzella Michele}} '' || ||''1020''|| || || || || || |- class=r1 | || || '' Patalano Luigi '' || ||''54''|| || || || || || |- class=r1 | || || <br/> <small>Non vi fa proclamazione da parte dell’assemblea dei presidenti: la Giunta delle elezioni proclamò il ballottaggio.</small> || || || || || || || || |- class=r1 | || || <br/> Elezione complementare di ballottaggio dell’8 gennaio 1905. {{Rule|4em|000|t=1|v=1}}|| || || || || || || || |- class=r1 |3457||2734|| ''' {{Wl|Q63870985|Strigari Giovanni}} ''' || ||{{sans-serif|'''1496'''}}|| || || || || || |- class=r1 | || || '' {{Wl|Q63953168|Mazzella Michele}} '' || ||1192|| || || || || || <!--a Strigari Giovanni Massella Michele 1192 |- |colspan=11 class=t01|<br/> '''{{sans-serif|PROVINCIA DI NOVARA.}}''' {{Wl|Q48803375|Collegio di Novara}} (popolazione 74,522). {{nowrap|<small>1º scrut.</small>}} '''<big>{{larger|¤}}</big>''' '''<big>•</big>''' |- class=r1 | || || <br/> <small>L'On. AAA non posò la candidatura nelle elezioni generali del 1909.</small> || || || || || || || || |- | ||colspan=4 {{cs|Ll}} |<br/> aaaaaaa || style="border-left:3px double;" | || {{cs|l}} | || {{cs|l}} | || || {{cs|l}} | || {{cs|l}} | || 8425||5942 Bernini Cesare 2957 9311||6684 Mazzini Carlo seu 2606 IP serat acrat 3252 Lazzari Costantino 1482 6746 Gambarotta Guglielmo 1327 Gambarotta Guglielmo seut 2025 2 verut 3246 L'On. Bernini non ... Giulietti Luigi 1° seat 1954 {{Wl|Q48802383|Collegio elettorale di Biandrate}} (popolazione 57,809). 6673||4873 Bottacchi Giuseppe ° ser 1654||8044||5824 Molina Rodolfo 1° serat. 2 622 1° erat 2 serat 2909 1° serut 2 serat 3271 5118 6422 event Bodoni Pietro 1966 le scrut Campanozzi Antonino serat. 2615 (22) (U) 2 sera 2070 2 scrat 2998 Molina Rodolfo serat 1079 Balossini Giuseppe serut 457 Elezione suppletiva del 13 dicembre 1908, in seguito a decesso dell’eletto. 8021|| 5716 Campanozzi Antonino unt. 2291 serat 2 set. 3041 | 5.980 2 serat Crivelli Vitaliano 1° serat 1584 2 uerat. 2796 Molina Rodolfo serot 1047 Balossini Giuseppe rut. 609 {{Wl|Q48803211|Collegio elettorale di Biella}} (popolazione 77,360). 12896||7487 Rigola Rinaldo 3837||14814||9685 Quaglino Felice 4870 Piacenza Felice 3445 Bona Eugenio 4618 22 (U) Elezione suppletiva del 3 giugno 1906, in seguito a dimissioni dell'eletto. 13487||7757 Bona Eugenio st 3872 ' os re sera 4516 Rigola Rinaldo sert. 3664 serat 4197 --> |- <noinclude>|}</noinclude><noinclude></noinclude> nwlxxjrv2anru7dbdd883wtaemti1cb 3832497 3832495 2026-05-06T14:58:49Z Carlomorino 42 /* new eis level1 */ 3832497 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||— 59 —|''Napoli—Novara''}}</noinclude>{{Pt|{{Elezioni 1909 1}}}} |- { |colspan=11 class=t02| {{§|Pozzuoli}} <br/> {{Wl|Q48802978|Collegio di Pozzuoli}} (popolazione 66,877). |- class=r1 |3109||2941|| ''Strigari Giovanni'' || ||''1103''||5148||3295|| {{sans-serif|''' {{Wl|Q63870985|Strigari Giovanni}} '''}} || ||'''{{sans-serif|3234}}'''|| {{sans-serif|'''22 (U)'''}} |- class=r1 | || || '' {{Wl|Q63953168|Mazzella Michele}} '' || ||''1020''|| || || || || || |- class=r1 | || || '' Patalano Luigi '' || ||''54''|| || || || || || |- class=r1 | || || <br/> <small>Non vi fa proclamazione da parte dell’assemblea dei presidenti: la Giunta delle elezioni proclamò il ballottaggio.</small> || || || || || || || || |- class=r1 | || || <br/> Elezione complementare di ballottaggio dell’8 gennaio 1905. {{Rule|4em|000|t=1|v=1}}|| || || || || || || || |- class=r1 |3457||2734|| ''' {{Wl|Q63870985|Strigari Giovanni}} ''' || ||{{sans-serif|'''1496'''}}|| || || || || || |- class=r1 | || || '' {{Wl|Q63953168|Mazzella Michele}} '' || ||1192|| || || || || || |- |colspan=11 class=t01|<br/> '''{{sans-serif|PROVINCIA DI NOVARA.}}''' |- |colspan=11 class=t02| {{§|Novara}} <br/> {{Wl|Q48803375|Collegio di Novara}} (popolazione 74,522). <!--a 8425||5942 Bernini Cesare 2957 9311||6684 Mazzini Carlo seu 2606 IP serat acrat 3252 Lazzari Costantino 1482 6746 Gambarotta Guglielmo 1327 Gambarotta Guglielmo seut 2025 2 verut 3246 L'On. Bernini non ... Giulietti Luigi 1° seat 1954 {{nowrap|<small>1º scrut.</small>}} '''<big>{{larger|¤}}</big>''' '''<big>•</big>''' |- class=r1 | || || <br/> <small>L'On. AAA non posò la candidatura nelle elezioni generali del 1909.</small> || || || || || || || || |- | ||colspan=4 {{cs|Ll}} |<br/> aaaaaaa || style="border-left:3px double;" | || {{cs|l}} | || {{cs|l}} | || || {{cs|l}} | || {{cs|l}} | || {{Wl|Q48802383|Collegio elettorale di Biandrate}} (popolazione 57,809). 6673||4873 Bottacchi Giuseppe ° ser 1654||8044||5824 Molina Rodolfo 1° serat. 2 622 1° erat 2 serat 2909 1° serut 2 serat 3271 5118 6422 event Bodoni Pietro 1966 le scrut Campanozzi Antonino serat. 2615 (22) (U) 2 sera 2070 2 scrat 2998 Molina Rodolfo serat 1079 Balossini Giuseppe serut 457 Elezione suppletiva del 13 dicembre 1908, in seguito a decesso dell’eletto. 8021|| 5716 Campanozzi Antonino unt. 2291 serat 2 set. 3041 | 5.980 2 serat Crivelli Vitaliano 1° serat 1584 2 uerat. 2796 Molina Rodolfo serot 1047 Balossini Giuseppe rut. 609 {{Wl|Q48803211|Collegio elettorale di Biella}} (popolazione 77,360). 12896||7487 Rigola Rinaldo 3837||14814||9685 Quaglino Felice 4870 Piacenza Felice 3445 Bona Eugenio 4618 22 (U) Elezione suppletiva del 3 giugno 1906, in seguito a dimissioni dell'eletto. 13487||7757 Bona Eugenio st 3872 ' os re sera 4516 Rigola Rinaldo sert. 3664 serat 4197 --> |- <noinclude>|}</noinclude><noinclude></noinclude> 2xrvtltzmpq6oezlq9u995y9rqg69ak 3832752 3832497 2026-05-07T10:09:08Z Carlomorino 42 3832752 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||— 59 —|''Napoli—Novara''}}</noinclude>{{Pt|{{Elezioni 1909 1}}}} |- { |colspan=11 class=t02| {{§|Pozzuoli}} <br/> {{Wl|Q48802978|Collegio di Pozzuoli}} (popolazione 66,877). |- class=r1 |3109||2941|| ''Strigari Giovanni'' || ||''1103''||5148||3295|| {{sans-serif|''' {{Wl|Q63870985|Strigari Giovanni}} '''}} || ||'''{{sans-serif|3234}}'''|| {{sans-serif|'''22 (U)'''}} |- class=r1 | || || '' {{Wl|Q63953168|Mazzella Michele}} '' || ||''1020''|| || || || || || |- class=r1 | || || '' Patalano Luigi '' || ||''54''|| || || || || || |- class=r1 | || || <br/> <small>Non vi fa proclamazione da parte dell’assemblea dei presidenti: la Giunta delle elezioni proclamò il ballottaggio.</small> || || || || || || || || |- class=r1 | || || <br/> Elezione complementare di ballottaggio dell’8 gennaio 1905. {{Rule|4em|000|t=1|v=1}}|| || || || || || || || |- class=r1 |3457||2734|| ''' {{Wl|Q63870985|Strigari Giovanni}} ''' || ||{{sans-serif|'''1496'''}}|| || || || || || |- class=r1 | || || '' {{Wl|Q63953168|Mazzella Michele}} '' || ||1192|| || || || || || |- |colspan=11 class=t01|<br/> '''{{sans-serif|PROVINCIA DI NOVARA.}}''' |- |colspan=11 class=t02| {{§|Novara}} <br/> {{Wl|Q48803375|Collegio di Novara}} (popolazione 74,522). |- class=r1 |8425||5942|| ''' {{Wl|Q63758678|Bernini Cesare}} ''' || ||{{sans-serif|'''2957'''}}||9311||6684|| {{sans-serif|''' i {{Wl|Q63755143|Mazzini Carlo}} '''}} || <small>1º scrut.</small>||2606|| |- class=r1 | || || || || || || <small>1º scrut.</small> || || {{nowrap|<small>2º scrut.</small>}} ||{{sans-serif|'''3252'''}}|| |- class=r1 | || || '' {{Wl|Q3695534|Lazzari Costantino}} '' || ||1482|| ||6746|| || || || |- class=r1 | || || ''Gambarotta Guglielmo'' || ||1327 || ||{{nowrap|<small>2º scrut.</small>}}|| '' {{Wl|Q63927901|Gambarotta Guglielmo}} '' || <small>1º scrut.</small>||2025|| |- class=r1 | || || || || || || || || <small>2º scrut.</small>||3246|| |- class=r1 | || || <br/> <small>L'On. Bernini non posò la candidatura nelle elezioni generali del 1909.</small> || || || || || '' {{Wl|Q63284167|Giulietti Luigi}} '' || <small>1º scrut.</small>||1954|| |- |colspan=11 class=t02| {{§|Biandrate}} <br/> {{Wl|Q48802383|Collegio di Biandrate}} (popolazione 57,809). <!--a 6673||4873 Bottacchi Giuseppe ° ser 1654||8044||5824 Molina Rodolfo 1° serat. 2 622 1° erat 2 serat 2909 1° serut 2 serat 3271 5118 6422 event Bodoni Pietro 1966 le scrut Campanozzi Antonino serat. 2615 (22) (U) 2 sera 2070 2 scrat 2998 Molina Rodolfo serat 1079 Balossini Giuseppe serut 457 {{nowrap|<small>1º scrut.</small>}} '''<big>{{larger|¤}}</big>''' '''<big>•</big>''' |- class=r1 | || || <br/> <small>L'On. AAA non posò la candidatura nelle elezioni generali del 1909.</small> || || || || || || || || |- | ||colspan=4 {{cs|Ll}} |<br/> aaaaaaa || style="border-left:3px double;" | || {{cs|l}} | || {{cs|l}} | || || {{cs|l}} | || {{cs|l}} | || Elezione suppletiva del 13 dicembre 1908, in seguito a decesso dell’eletto. 8021|| 5716 Campanozzi Antonino unt. 2291 serat 2 set. 3041 | 5.980 2 serat Crivelli Vitaliano 1° serat 1584 2 uerat. 2796 Molina Rodolfo serot 1047 Balossini Giuseppe rut. 609 {{Wl|Q48803211|Collegio di Biella}} (popolazione 77,360). 12896||7487 Rigola Rinaldo 3837||14814||9685 Quaglino Felice 4870 Piacenza Felice 3445 Bona Eugenio 4618 22 (U) Elezione suppletiva del 3 giugno 1906, in seguito a dimissioni dell'eletto. 13487||7757 Bona Eugenio st 3872 ' os re sera 4516 Rigola Rinaldo sert. 3664 serat 4197 --> |- <noinclude>|}</noinclude><noinclude></noinclude> hsg89ap53hg7hbnunwk27mtdvuyfqc2 3832769 3832752 2026-05-07T10:40:26Z Carlomorino 42 /* new eis level3 */ 3832769 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||— 59 —|''Napoli—Novara''}}</noinclude>{{Pt|{{Elezioni 1909 1}}}} |- { |colspan=11 class=t02| {{§|Pozzuoli}} <br/> {{Wl|Q48802978|Collegio di Pozzuoli}} (popolazione 66,877). |- class=r1 |3109||2941|| ''Strigari Giovanni'' || ||''1103''||5148||3295|| {{sans-serif|''' {{Wl|Q63870985|Strigari Giovanni}} '''}} || ||'''{{sans-serif|3234}}'''|| {{sans-serif|'''22 (U)'''}} |- class=r1 | || || '' {{Wl|Q63953168|Mazzella Michele}} '' || ||''1020''|| || || || || || |- class=r1 | || || '' Patalano Luigi '' || ||''54''|| || || || || || |- class=r1 | || || <br/> <small>Non vi fa proclamazione da parte dell’assemblea dei presidenti: la Giunta delle elezioni proclamò il ballottaggio.</small> || || || || || || || || |- class=r1 | || || <br/> Elezione complementare di ballottaggio dell’8 gennaio 1905. {{Rule|4em|000|t=1|v=1}}|| || || || || || || || |- class=r1 |3457||2734|| ''' {{Wl|Q63870985|Strigari Giovanni}} ''' || ||{{sans-serif|'''1496'''}}|| || || || || || |- class=r1 | || || '' {{Wl|Q63953168|Mazzella Michele}} '' || ||1192|| || || || || || |- |colspan=11 class=t01|<br/> '''{{sans-serif|PROVINCIA DI NOVARA.}}''' |- |colspan=11 class=t02| {{§|Novara}} <br/> {{Wl|Q48803375|Collegio di Novara}} (popolazione 74,522). |- class=r1 |8425||5942|| ''' {{Wl|Q63758678|Bernini Cesare}} ''' || ||{{sans-serif|'''2957'''}}||9311||6684|| {{sans-serif|''' i {{Wl|Q63755143|Mazzini Carlo}} '''}} || <small>1º scrut.</small>||2606|| |- class=r1 | || || || || || || <small>1º scrut.</small> || || {{nowrap|<small>2º scrut.</small>}} ||{{sans-serif|'''3252'''}}|| |- class=r1 | || || '' {{Wl|Q3695534|Lazzari Costantino}} '' || ||1482|| ||6746|| || || || |- class=r1 | || || ''Gambarotta Guglielmo'' || ||1327 || ||{{nowrap|<small>2º scrut.</small>}}|| '' {{Wl|Q63927901|Gambarotta Guglielmo}} '' || <small>1º scrut.</small>||2025|| |- class=r1 | || || || || || || || || <small>2º scrut.</small>||3246|| |- class=r1 | || || <br/> <small>L'On. 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Curioni non posò 1a candidatura ... {{nowrap|<small>1º scrut.</small>}} '''<big>{{larger|¤}}</big>''' '''<big>•</big>''' |- class=r1 | || || <br/> <small>L'On. AAA non posò la candidatura nelle elezioni generali del 1909.</small> || || || || || || || || |- | ||colspan=4 {{cs|Ll}} |<br/> aaaaaaa || style="border-left:3px double;" | || {{cs|l}} | || {{cs|l}} | || || {{cs|l}} | || {{cs|l}} | || {{Wl|Q48802620|Collegio di Cossato}} (popolazione 60,091). 12154||7047 Rondani Dino 3720||13130||7217 Rondani Dino 4792 (20), 21, 22 U) Bellia Celestino 3125 Pipia Umberto 2219 i; Elezione suppletiva del 3 giugno 1906, in seguito a dimissioni dell’eletto. 12429 6241 Rondani Dino 3369 Cerruti Fedele 2704 {{Wl|Q48802627|Collegio di Crescentino}} (popolazione 54,097). 7631||5147 Fracassi di Torre Rossano Domenico sent 1955||8799 ||6338 Monti Carlo 3376 1 erat. 5637 Maffi Fabrizio 2511 2 serat Maffi Fabrizio 1° serat 2427 2 serat 2566 Monti Carlo emt 618 L'On. Pracassi non posò la candidature nel.. {{Wl|Q48802640|Collegio di Domodossola}} (popolazione 49,321). 6967||3186 Falcioni Alfredo 2629 7466||2699 Falcioni Alfredo 2370, 21, 22 (U) Buttis Vittorio 437 Chiorenda Giuseppe 198 {{Wl|Q48802910|Collegio di Oleggio}} (popolazione 66,842). 9006||5378 Podestà Luigi 1° srt 2483||10206||6839 Podestà Luigi I° sera 2767 da 20 a 22 (U) 1° sera 2 serat 4014 1e sera 2° verat 4065 6209 7585 ent Petrini Giovanni emt 2239 2 set Sarfatti Cesare serat 2845 2 sertt 1991 serut 3266 Rersanti Pietro sert 151 Peroni Giacomo erat 866 19 Il numero degli elettori iscritti riguarda l'intero collegio; il numero dei votanti e quello dei voti conseguiti dai candidati al 1º scrutinio non comprendono invece i risultati della votazione avvenuta nella sezione Soazza, la quale conta 178 elettori. {{Wl|Q48802932|Collegio di Pallanza}} (popolazione 74,160). 11076||6589 Cuzzi Giuseppe 3509 12185||7883 Beltrami Francesco 4393 Beltrami Francesco 2880 Cuzzi Giuseppe 3300 da 20 a 22 (U) --> |- <noinclude>|}</noinclude><noinclude></noinclude> omfv5zuqkpvlwmqbclntappkjoenlf6 Indice:Algarotti, Francesco - Saggi, 1963 - BEIC 1729548.djvu/styles.css 110 1017344 3832474 3775715 2026-05-06T14:10:27Z Alex brollo 1615 3832474 sanitized-css text/css .tab1 td:first-of-type, .tab1 td:nth-of-type(2) {text-align:center;} .tab1 td:nth-of-type(4) {font-style:italic;;} .tab1 td:nth-of-type(3) {padding-left:1em; text-indent:-1em;} .sb1 {font-size:90%; padding-left:2em; line-height: 1.5;} .sb1 p {text-indent:0; margin:0 0;} m9qcnf9e3u661fc3reqh935pc3d1r6q Pagina:Le Canzonete dei nostri veci.djvu/95 108 1017445 3832361 3831708 2026-05-06T12:42:59Z OrbiliusMagister 129 3832361 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Pic57" />{{RigaIntestazione||— 95 —|}}</noinclude>{{Ct|f=200%|47. Tu sei bella (barcarola)}} <score sound=1> \relative c' { \time 6/8 \tempo 4=100 \key c \major %rigo canto 1.1 \partial 4 e8 ^\markup{\bold "Moderato"}f| g16 a g4~ g8\noBeam c d| e16 f e4~e8\noBeam f e| \break %rigo canto 1.2 d8 a c \stemDown b f a| \stemUp g4 .r8 e f| g16 a g4~ g8\noBeam \stemDown c d| \break %rigo canto 1.3 e16 f e4~ e8 f e| d8 a c \stemUp b a b| \stemDown c4. r8 c b| \break %rigo canto 1.4 \stemUp a16 b a4~ a8 gis a| \stemDown d4. \stemUp e,8\noBeam \stemDown c' b| a4 b8 c4 d8| \break %rigo canto 1.5 e4. r8 \stemUp e, f| g16 a g4~ g8\noBeam \stemDown c d| e16 f e4^~ e8 f e \break %rigo canto 1.6 d8 a c b a b| c4. r8 \bar "||" } \addlyrics{ Tu sei bel -- _ la tu sei pu -- _ ra tut -- ti_i do -- _ ni_Id -- di -- o ti diè vie -- ni_o ca -- _ ra not -- te_è_os -- cu -- _ ra nel -- la gon -- _ do -- la _ con me _Vo -- glio di -- _ rti... tan -- te co -- se ma nes -- sun ci dè_as -- col -- tar I -- so -- let -- _ te tut -- te_as -- co -- _ se... son le go -- _ ndo -- le _ sul mar. }%1 \layout { ragged-last = ##t } \midi {} </score><noinclude><references/></noinclude> 3vjdfh0sl1wv7ziqyia8xgioh0kfq25 Il Libro dei Re/Il re Kâvus/1 0 1017467 3832603 3805575 2026-05-06T20:06:46Z Alex brollo 1615 Porto il SAL a SAL 75% 3832603 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=6 maggio 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[../|Il re Kâvus]] - 1. - La conquista del Mâzenderân|prec=../../Il re Kâvus|succ=../1/I}} <pages index="Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu" from="10" to="10" tosection="s1" /> === Indice === * {{testo|/I|I. - Il Dêvo cantore}} * {{testo|/II|II. - Consigli di Zâl}} * {{testo|/III|III. - Partenza del re Kâvus pel Mâzenderân}} * {{testo|/IV|IV. - Acceccamento del re Kâvus a Zâl}} * {{testo|/V|V. - Messaggio del re Kâvus a Zâl}} * {{testo|/VI|VI. - Avventura prima di Rustem nella via del Mâzenderân}} * {{testo|/VII|VII. - Avventura seconda}} * {{testo|/VIII|VIII. - Avventura terza}} * {{testo|/IX|IX. - Avventura quarta}} * {{testo|/X|X. - Avventura quinta}} * {{testo|/XI|XI. - Avventura sesta}} * {{testo|/XII|XII. - Avventura settima}} * {{testo|/XIII|XIII. - Lettere di re Kâvus e del re del Mâzenderân}} * {{testo|/XIV|XIV. - Messaggio di Rustem}} * {{testo|/XV|XV. - Battaglia di re Kâvus col re del Mâzenderân}} * {{testo|/XVI|XVI. - Ritorno di re Kâvus}} 0pn17g0sxhk8j5vaow14rio4zwp2kvx Autore:Rose Mame 102 1017537 3832547 3791898 2026-05-06T17:00:56Z Piaz1606 10206 3832547 wikitext text/x-wiki {{Autore | Nome = Rose | Cognome = Mame | Attività = scrittrice | Nazionalità = francese | Professione e nazionalità = }} == Opere == * {{Testo|Olesia, o la Polonia}} {{Sezione note}} dr3ftrtl8d54w68don5ykcbgluhqkhe Il Libro dei Re/Il re Kâvus/1/X 0 1017590 3832377 3801248 2026-05-06T12:45:14Z Alex brollo 1615 Porto il SAL a SAL 75% 3832377 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=6 maggio 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[../|1]] - X. - Avventura quinta|prec=../IX|succ=../XI}} <pages index="Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu" from="57" to="66" fromsection="s2" tosection="s1" /> f29hno4uim2p9dc04fl4gagd0pgy4bs Pagina:Le Canzonete dei nostri veci.djvu/108 108 1017619 3832535 3831813 2026-05-06T16:16:47Z Pic57 12729 /* Trascritta */ 3832535 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Pic57" />{{RigaIntestazione||— 108 —|}}</noinclude>{{Ct|f=120%|t=1|'''53. Son andado in Albania'''}} <poem><i>Son andado in Albania, co' la madre e co' la fia, amor, amor, amor e che Zara xe un bel fior.</i></poem> <!-- ::{| border="0" |''Jero in campagna'' | rowspan="3" | <br>[[File:Bracket right 4.png]] ||rowspan=3|<br><br><br>''(bis)'' |- |''col primo amore'' |- |''o che bel fiore (bis) '' |} ::''il primo amor.'' --> ::{| |''Jero in campagna'' ||rowspan=3|[[File:Bracket right 4.png]]||rowspan=3|''(bis)'' |- |''col primo amore'' |- |''o che bel fiore (bis) '' |- |''il primo amor.'' |} <poem><i> Da Trieste fina a Zara g'ho sonado la chitara, amor, amor, amor, ecc.</i></i></poem><noinclude><references/></noinclude> 3lahficwajfcoo6ux9uooenietc02nn Il Libro dei Re/Il re Kâvus/1/XI 0 1017620 3831923 3831832 2026-05-06T12:05:46Z Alex brollo 1615 Porto il SAL a SAL 75% 3831923 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=6 maggio 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[../|1]] - XI. - Avventura sesta|prec=../X|succ=../XII}} <pages index="Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu" from="66" to="72" fromsection="s2" tosection="s1" /> n0szqv1syuchz69yz9itwytqshummkg Il Libro dei Re/Il re Kâvus/1/XII 0 1017621 3831928 2026-05-06T12:06:47Z Alex brollo 1615 Creo pagina con [[Wikisource:La fabbrica dei giocattoli/autoNs0()|autoNs0]] 3831928 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=25%|data=6 maggio 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[../|1]] - XII. - Avventura settima|prec=../XI|succ=../XIII}} <pages index="Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu" from="72" to="79" fromsection="s2" tosection="s1"/> kjhg65907zcnqpnscm5v3siulvzvlg3 3832375 3831928 2026-05-06T12:44:49Z Alex brollo 1615 Porto il SAL a SAL 75% 3832375 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=6 maggio 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[../|1]] - XII. - Avventura settima|prec=../XI|succ=../XIII}} <pages index="Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu" from="72" to="79" fromsection="s2" tosection="s1"/> d2aorwe22clm11uszznnjvrgdqkjbc9 Discussioni pagina:Algarotti, Francesco - Saggi, 1963 - BEIC 1729548.djvu/554 109 1017622 3832016 2026-05-06T12:31:52Z Panz Panz 3665 /* Testo a cavallo di due pagine */ nuova sezione 3832016 wikitext text/x-wiki == Testo a cavallo di due pagine == @[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]] Il testo in corpo piccolo è a cavallo di due pagine e nella trasclusione risultano spezzati. Per risolvere questo problema - è il medesimo delle celle di una tabella spezzata in due pagine - uso il [[Template:Pt]] o c'è qualche altro sistema? [[User:Panz Panz|Panz Panz]] ([[User talk:Panz Panz|disc.]]) 14:31, 6 mag 2026 (CEST) s0iy2gssglxh8f0qbx6ygn12z9um4hz 3832442 3832016 2026-05-06T13:19:34Z Alex brollo 1615 /* Testo a cavallo di due pagine */ Risposta 3832442 wikitext text/x-wiki == Testo a cavallo di due pagine == @[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]] Il testo in corpo piccolo è a cavallo di due pagine e nella trasclusione risultano spezzati. Per risolvere questo problema - è il medesimo delle celle di una tabella spezzata in due pagine - uso il [[Template:Pt]] o c'è qualche altro sistema? [[User:Panz Panz|Panz Panz]] ([[User talk:Panz Panz|disc.]]) 14:31, 6 mag 2026 (CEST) :@[[Utente:Panz Panz|Panz Panz]] Certo che c'è. E' l'ostico tema dei "blocchi che continuano" (in genere una div o una tabella) su due pagine. IL principio è: aprire il codice blocco nella prima pagina, ma non transcludere la sua chiusura; sulla seconda pagina, riaprire il blocco ma non transcluderlo, e transcludere invece la sua chiusura. :Ma il tuo caso è intricato: il blocco che continua è in font piccolo, non è indentato, ha un margine a sinistra... la soluzione è usale un tl|Sb (alias di Smaller block) con un parametro classe definito in style.css. Sembra complicato ma invece semplifica :-). Ci provo. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 15:19, 6 mag 2026 (CEST) 7xkooj4pbul9ie9hgaewhh1e07t1c24 3832485 3832442 2026-05-06T14:25:59Z Alex brollo 1615 /* Testo a cavallo di due pagine */ Risposta 3832485 wikitext text/x-wiki == Testo a cavallo di due pagine == @[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]] Il testo in corpo piccolo è a cavallo di due pagine e nella trasclusione risultano spezzati. Per risolvere questo problema - è il medesimo delle celle di una tabella spezzata in due pagine - uso il [[Template:Pt]] o c'è qualche altro sistema? [[User:Panz Panz|Panz Panz]] ([[User talk:Panz Panz|disc.]]) 14:31, 6 mag 2026 (CEST) :@[[Utente:Panz Panz|Panz Panz]] Certo che c'è. E' l'ostico tema dei "blocchi che continuano" (in genere una div o una tabella) su due pagine. IL principio è: aprire il codice blocco nella prima pagina, ma non transcludere la sua chiusura; sulla seconda pagina, riaprire il blocco ma non transcluderlo, e transcludere invece la sua chiusura. :Ma il tuo caso è intricato: il blocco che continua è in font piccolo, non è indentato, ha un margine a sinistra... la soluzione è usale un tl|Sb (alias di Smaller block) con un parametro classe definito in style.css. Sembra complicato ma invece semplifica :-). Ci provo. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 15:19, 6 mag 2026 (CEST) ::@[[Utente:Panz Panz|Panz Panz]] Ci siamo. Tutto si riduce a mettere un <code><nowiki>{{sb|c=sb1}}</nowiki></code> in testa all'inizio del blocco, e un <code><nowiki></div></nowiki></code> nel footer, come in questa pagina; nella seguente, un <code><nowiki>{{sb|c=sb1}}</nowiki></code> nell'header, e un <code><nowiki></div></nowiki></code> alla fine del blocco. Non andrebbe usato <code><nowiki>{{smaller}}</nowiki></code> perchè non è un codice blocco, ma una formattazione inline, con vari inconvenienti. ::Attenzione: nelle pagine ns0 che usano il tl|Annotazione a lato, occorre aggiungere, in testa al codice, un template {{tl|NMIS}}. Vedi [[Saggi (Algarotti)/Nota filologica]]. ::Ti sei scelto un testo ''facile '' ;-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 16:25, 6 mag 2026 (CEST) l8w784uvzxzbki8cjee5lje92fqgqor Categoria:Testi in cui è citato César Franck 14 1017623 3832106 2026-05-06T12:34:58Z Panz Panz 3665 [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Vedi anche autore|César Franck}} [[Categoria:Testi per autore citato|Franck, César]] 3832106 wikitext text/x-wiki {{Vedi anche autore|César Franck}} [[Categoria:Testi per autore citato|Franck, César]] nr3zbmzx4m6h59xu8dwmq8h9cugxm9x Pagina:Musica d'Oggi, 1962.djvu/142 108 1017624 3832271 2026-05-06T12:39:21Z Panz Panz 3665 /* Trascritta */ 3832271 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Panz Panz" />{{RigaIntestazione|||}}</noinclude> Ed ora, accertata la componente decadentistica della sua produzione sinfonico-corale, si vorranno rapidamente ricordare le composizioni più esigue ma non minori, capaci di conferire forse la migliore e la più originale misura della sua musica. C’è intanto la sua produzione organistica. Lo strumento prediletto di {{AutoreCitato|Marco Enrico Bossi|Bossi}}, quello dei Reger e dei Widor — e prima dei {{AutoreCitato|César Franck|Franck}}, di {{AutoreCitato|Anton Bruckner|Bruckner}} e perfino del {{AutoreCitato|Johannes Brahms|Brahms}} liminare — lo pareva porre prontamente in una zona tutta artigiana di attardato ripetitore romantico. Ma egli impose l’organo nel concerto: in un fluente discorso melodico vicino a modi mendelssohniani e schumanniani inserendovi dissonanze ed armonie complementari che apparentemente minano e compromettono l’armonia tradizionale proprio per riaffermarla più stabile e più naturale. L’organistica romantica era però limitata adesione, integrazione strumentale, un ritorno alla pratica più che alla natura antica: ma nei pezzi per organo Bossi, riguadagnando antiche esperienze e sapienze, se da un parte riecheggia Franck, dall’altra mostra una tendenza più scarna ed arcaicizzante, ma non meno severa, vicina ad un Reger o addirittura a certi toni classicheggianti e compositi del Concerto per organo di Poulenc. Nella cameristica, solo formalmente qualcosa derivando da Brahms, ancora il contrappunto stretto e rigoroso che circoscrive la melodiosità fluida, conduce ad un fìtto cromatismo che ha la facoltà di dilatare e d’inquietare l’armonia classica. Inoltre, accenni politonali suggeriscono orientamenti impressionistici<ref>R. Rossi, art. cit., pag. 6.</ref>. Qui, come in certi pezzi orchestrali: gli ''Intermezzi goldoniani'' op. 127 o i ''Tre momenti francescani'' op. 140<ref>che il figlio Renzo ha avvedutamente e felicemente trascritti dall’organo.</ref>, quella «solidità anti-impressionistica»<ref>Torchi, art. cit., pag. 820.</ref> notata nelle opere maggiori, si stempera in un armonizzare moderno e raffinato<ref>Una notevole affinità timbrica ed espressiva si può notare tra l’op. 140 e la ''Böcklin - Suite op. 128'' di Reger, composta dieci anni prima; come pure questa composizione del Bossi anticipa certi colori respighiani di ''Vetrate di chiesa'' e del ''Trittico botticelidano''.</ref>. Infine c’è un pianismo che, staccandosi da possibili richiami di tradizione italiana soprattutto martucciana, si riconduce anch’esso ai grandi modelli romantici: è ricognizione appena accennata, che pare voler prontamente limitarsi, ma non tanto occultarsi. Bossi nell’ultimo pianismo — le prime esperienze sono superficiali — si stacca però da queste filiere romantiche e guarda, in ritardo ma sempre correttamente, ad esperienze più recenti, conservando preziosità e chiarezza mai corrive, sempre discrete: qui (nei piccoli pezzi op. 122, 124 e 136 o in quelli da concerto, molto belli, op. 137) una certa impersonalità che si rileva, vale più asciutto riserbo, più razionale misura, oggettività artistica. Se un paragone e un riferimento non intervenissero subito a dividere più che ad accostare due musicisti, nell’arte prima che nella natura, suggeriremmo il nome di un Fauré per un’in-<noinclude><references/> {{PieDiPagina||102|}}</noinclude> tt4pkanczrewpvyp90fid0a4mepk2ae Pagina:Musica d'Oggi, 1962.djvu/143 108 1017625 3832276 2026-05-06T12:40:42Z Panz Panz 3665 /* Trascritta */ 3832276 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Panz Panz" /></noinclude>tesa non tanto di stile quanto di «suono»: per quel nitore e quella lucidità non ancor spoglia di inflessioni più che di timbri romantici, ma già orientata ad una novità di sentire, di armonizzare. Nell’attività liminare del {{AutoreCitato|Marco Enrico Bossi|Bossi}} pare dunque presentarsi un’alternativa strumentale e spirituale che si attua non sempre saldandosi nelle parti: pianista ed organista, oltreché compositore corale e sinfonico; e alternativa che già viene a contraddire quell’esclusività di mestiere, oltre che di strumento, pacificamente ammessa e ribadita. È però proprio la qualità di quest’ultima musica che può conferire a Bossi una posizione magari scontata, per lo svantaggio d’ogni strumental operare dell’ultimo Ottocento italiano e del primo Novecento, ma non proprio scaduta: è quell’inquietudine, quella novità ansiosa che si traduce nella presenza musicale di caratteri impressionistici, di formule modali commiste a cromatismi assimilati ma già spogliati ed anatomizzati dal compositore. Infine, in un’età di passaggio (e di retroguardia, rispetto alle nuove esperienze europee), quel suo licenziare già sentimento ed espressione significa pur un aderire, magari abdicando a tanta parte di sè, ai nuovi tempi: e accettarli, forse comprenderli. {{A destra|SERGIO MARTINOTTI}}<noinclude><references/> {{PieDiPagina||103|}}</noinclude> b57v0qwucdhmb9jphh2h9abo9lsx4ia Pagina:Musica d'Oggi, 1962.djvu/105 108 1017626 3832401 2026-05-06T13:11:35Z Panz Panz 3665 /* Trascritta */ 3832401 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Panz Panz" /></noinclude>{{Colonna}}ma della commedia, anche quando capiti che le voci del palcoscenico restino nella genericità o nell’ambiguità espressiva, è tenuto sempre desto dallo sfavillante commento orchestrale. Una volta si diceva che lo stile è l’uomo: ed ecco qui questa partitura che incalza, quasi sospinge l’azione senza riposo, con l’argento vivo della sua inquietudine; e vi si vede tutto Persico, incapace di fermarsi un attimo sui due piedi, di non dondolarsi, di non ridere o almeno di non sorridere, di non ammiccare con qualche malizia, di non mormorare un frizzo da un angolo della bocca, anzi due frizzi, di senso opposto, dall’uno e dall’altro angolo, quasi simultaneamente. Di qui, nonostante non manchino i brani di una qualche pesantezza e convenzionalità vocale — nei quali la nota non è viva e creativa e il personaggio non attinge individualità di carattere, — la commedia ha un suo ininterrotto respiro e una sua freschezza e una sua celerità di ritmo, che è tra gli indici della sua vitalità. Certo il dialogo corre (nonostante l’infelice e convenzionale e prosastico libretto) quasi sempre fluido; anzi, talora, tanto è serrato, che con rincalzare di quel po’ di fuoco d’artificio che scoppietta, scintilla o esplode nell’orchestra, non ti dà tregua e in qualche punto ti frastorna. Di più, il tono della commedia ha una sua misura, in virtù della quale la comicità, che non diventa mai lazzo e farsa, viene corretta o equilibrata da una certa enfasi melodrammatica, la quale, a sua volta, si corregge o in un dissimulato tono di parodia, che investe e quasi condanna inconsapevolmente certa gratuita vocalità, o in un più schietto tono d’idillio, come nel soffuso lirismo vocale e sinfonico che nella seconda parte del terzo atto tocca momenti di spontaneo fervore, risucchiando gli umori bisbetici ed isterici della protagonista con la relativa comicità. {{AltraColonna}}Movimento e compostezza, dunque, e, d’altra parte, unità di clima pur nella varietà musicale degli episodi e dei caratteri, ai quali Persico, ovviando allamonotonia, cura di adeguare costantemente il suo linguaggio, o con i bruschi trapassi psicologici o attraverso la graduale evoluzione del tono della commedia, dalle scene più dinamiche e grottesche a quelle sentimentali. Della vitalità dell’orchestra abbiamo fatto più volte cenno. Alla varietà dei movimenti e dei disegni rispondono le inesauribili trovate armoniche e strumentali, alcune delle quali fanno più volte pensare, per l’estrema cura e per il pungente sapore delle sottolineature, e per il sorriso che generano, al grande esempio del ''Falstaff'' {{AutoreCitato|Giuseppe Verdi|verdiano}}, che è forse il più costantemente palese, sia pure attraverso una sana assimilazione, nel corso dell’opera. Anzi l’orchestra esercita nella commedia una sua prepotenza, e diventa persino sovraccarica, per l’uso frequente, e talvolta per l’abuso degli ottoni e degli strumenti percussivi in funzione grottesca e parodistica. Per questa parte, come per il generale impianto dell’opera, la posteriore ''Locandiera'' del maestro napoletano, segnò un indubbio progresso, risultando più sfrondata, più agile, più snella e di una più elegante e lucida unità stilistica, nonostante l’incuneazione di alcune pagine melodrammatiche di tardo romanticismo e verismo, contrastanti con la leggerezza della commedia. Ma ambedue le opere segnano insieme un progresso sulla ''Morenita'', sforzandosi di uscire dalla soggezione alla moda veristica e amalgamando una maggior varietà e ricchezza di ricordi o di aggiornamenti stilistici, dovuti alla vigile curiosità e all’insaziata cultura dell’autore. La presente edizione della ''Bisbetica'' è stata affidata alle cure di Ugo Rapalo, che alla sua consueta scrupolosità di concertatore, e alla{{FineColonna}}<noinclude><references/> {{PieDiPagina||79|}}</noinclude> 9cxipe9w607l6nn63q355p42mtv0xv7 Pagina:Collezione-di-opere-scelte-di-autori-Friulani (Antonio Zanon)-Vol IV.pdf/3 108 1017627 3832452 2026-05-06T13:32:27Z Gatto bianco 43648 /* Problematica */ 3832452 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="2" user="Gatto bianco" /></noinclude>{{Centrato|{{x-larger|COLLEZIONE}} {{x-smaller|DI}} {{larger|OPERE SCELTE}} {{Sc|di autori friulani}} Vol. VIII.}}<noinclude><references/></noinclude> okia52f965wcv58ik78davcamzpvh5z 3832453 3832452 2026-05-06T13:32:47Z Gatto bianco 43648 3832453 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="2" user="Gatto bianco" /></noinclude>{{Centrato|{{x-larger|COLLEZIONE}} {{x-smaller|DI}} {{larger|OPERE SCELTE}} {{Sc|di autori friulani}} {{Sc|Vol. VIII.}}}}<noinclude><references/></noinclude> 9atusipr4e18h2rlpve3n602ss0tcri Opere scelte (Algarotti, 1823)/Gli editori 0 1017628 3832487 2026-05-06T14:27:02Z Candalua 1675 Porto il SAL a SAL 75% 3832487 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=6 maggio 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Gli editori|prec=../|succ=../Vita di Francesco Algarotti}} <pages index="Algarotti - Opere scelte 1.djvu" from="9" to="10" /> cams1bxorqaizc3d5fdl9j38eneaw8o 3832490 3832487 2026-05-06T14:29:09Z Candalua 1675 3832490 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=6 maggio 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Gli editori|prec=../|succ=../Vita di Francesco Algarotti}} <pages index="Algarotti - Opere scelte 1.djvu" from="9" to="10" /> {{Sezione note}} ha3csjorpw05ij7z2m6ydtfpoze5xk7 Opere scelte (Algarotti, 1823)/Vita di Francesco Algarotti 0 1017629 3832488 2026-05-06T14:27:22Z Candalua 1675 Porto il SAL a SAL 75% 3832488 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=6 maggio 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Vita di Francesco Algarotti|prec=../Gli editori|succ=}} <pages index="Algarotti - Opere scelte 1.djvu" from="11" to="20" /> livdc6dh89z5gudjvtjoqldxpnzmqz3 Pagina:Canti (Leopardi-Moroncini) II.djvu/2 108 1017630 3832518 2026-05-06T15:47:09Z Gatto bianco 43648 /* Trascritta */ 3832518 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Gatto bianco" /></noinclude>{{Ct|f=250%|L=.3em|t=1|v=1|CANTI}} {{Ct|t=1|v=1|DI}} {{Ct|f=150%|t=1|v=1|L=.2em|GIACOMO LEOPARDI}} {{Rule|4em|t=1|v=1}} {{Ct|t=1|EDIZIONE CRITICA}} {{Ct|f=90%|t=1|AD OPERA}} {{Ct|t=1|{{sc|di}}}} {{Ct|t=1|'''FRANCESCO MORONCINI.'''}} {{Rule|4em|t=1|v=2}} {{Ct|{{Sc|discorso, corredo critico}}}} {{Ct|{{Sc|di materia in gran parte inedita,}}}} {{Ct|{{Sc|con riproduzioni d’autografi.}}}} {{Ct|t=3|v=1|II.}} {{Ct|{{Sc|bologna,}}}} {{Ct|LICINIO CAPPELLI.}} {{Ct|1927}}<noinclude><references/></noinclude> kgyso3lixxdi5cddzcom9z5xrcfxe6k Pagina:Olesia.djvu/12 108 1017631 3832524 2026-05-06T16:00:11Z Piaz1606 10206 /* Trascritta */ 3832524 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Piaz1606" />{{RigaIntestazione|||7}}</noinclude>tuono altero. — Fatevi indietro; fatevi indietro, vi dico. Il suo avversario, vecchio Moscovita, a cui una rossa barba scendeva fino a mezzo il petto, avea sovente inteso parlare della preponderanza della sua nazione sul regno di Polonia, e del dominio che Caterina la Grande esercitava sul debole Stanislao; da ciò concluse che i sudditi della gran Caterina dovean farsi obbedire invece di cedere, e non rispose all’intimazione del Polacco, che con dare un vigoroso colpo di frusta a’ brio i cavalli ch’egli guidava. Il colonnello russo erasi alzato; in mezzo alla sua vacillante vettura, si rassomigliava al marinaro che, fermo sulla tolda mentre la tempesta infuria, conserva in mezzo alla procella il più perfetto equilibrio. I due giovani signori nel fondo della loro slitta, coperti d’enormi pelliccie, e occupati d’una conversazione aggradevole, fecero sul principio poca attenzione a quest’incidente tuttavia uno di essi, il conte Ladislao G***, che avea più premura del suo compagno d’arrivare alla brillante {{Pt|ra-|}}<noinclude><references/></noinclude> mhmydsrx9n5gpq28jwhc5qzwf6n6q23 Pagina:Le Canzonete dei nostri veci.djvu/107 108 1017632 3832527 2026-05-06T16:04:29Z Pic57 12729 /* Trascritta */ 3832527 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Pic57" />{{RigaIntestazione||— 107 —|}}</noinclude>{{Ct|f=200%|53. Son andado in Albania}} <score sound=1> << % Apre Canto \new Staff="Canto" \relative c' { \clef treble \key f \major \time 2/4 \tempo 4=110 %rigo canto 1.1 \partial 4 c'8. ^\markup{\bold "Allegretto"} c16| \repeat volta 2{ d8. d16 c8. c16| d8. d16 c8. c16| d8. d16 c8. a16| \break %rigo canto 1.2 d4~ d8. e16| e8. d16 d8. c16 \bar "||" }%Chiude volta \alternative{ { bes4~ bes8. e16| e8. d16 d8. c16| \break %rigo 1.3 a4 c8. c16 }%1 {bes4 c8. d16| e8. d16 c8 g| f4 r| }%2 }%Chiude alternative \key c \major \repeat volta 2{ c'2| \break %rigo 1.4 d4 e| c2| a2| c2| d4 e| d2| d4 r| \break %rigo 1.5 d2| e4 f \bar "||" }%chiude volta \alternative{ {e2~| e8 b e f| e2~| e8 b e f| c2| \break %rigo 1.6 a2| }%1 {a'2~| a8 f e d| c2| c8 bes' a g| c,4 \stemUp c8 c| c4 r \bar "||" }%2 } }%Chiude relative Canto \addlyrics { Son an -- da-do in Al -- ba -- ni -- a co' la ma -- dre co' la fia A -- mor a -- mor a -- mor A -- mor a -- mor a- mor. Son an- mor e che Zara xe un bel fior. Je- ro_in cam -- pa -- gna col pri -- mo_a -- mo -- re o che bel fior o che bel fior il _primo a -- mo re fior il pri- mo_a-mor "..." _ il _ pri-mo_a-mor }%Chiude lyrics1 >> %Chiude Canto \layout { indent = 3\cm short-indent = 1\cm ragged-right = ##f ragged-last = ##t } \midi { } </score><noinclude><references/></noinclude> qk6g61uxstilh0sd7efjyzrvvxvifii Il Libro dei Re/Il re Kâvus/1/XIII 0 1017633 3832529 2026-05-06T16:07:43Z Alex brollo 1615 Creo pagina con [[Wikisource:La fabbrica dei giocattoli/autoNs0()|autoNs0]] 3832529 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=25%|data=6 maggio 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[../|1]] - XIII. - Lettere di re Kâvus e del re del Mâzenderân|prec=../XII|succ=../XIV}} <pages index="Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu" from="79" to="84" fromsection="s2" /> hy2yvyr4g777vov6graoebhy79phj2h 3832604 3832529 2026-05-06T20:07:04Z Alex brollo 1615 Porto il SAL a SAL 75% 3832604 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=6 maggio 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[../|1]] - XIII. - Lettere di re Kâvus e del re del Mâzenderân|prec=../XII|succ=../XIV}} <pages index="Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu" from="79" to="84" fromsection="s2" /> 0k95u2txovbz3hf855gfcsyu6l72zht Le Canzonete dei nostri veci/Son andado in Albania 0 1017634 3832534 2026-05-06T16:16:31Z Pic57 12729 Porto il SAL a SAL 75% 3832534 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=6 maggio 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=53. Son andado in Albania|prec=../Se mi volevi bene|succ=../El papà xe andà soldà |Argomento=Partiture}} [[File:Bauch-53.SonAndadoInAlbania.mid|thumb|center|200px|{{Centrato|Ascolta il brano per intero}}]] <pages index="Le Canzonete dei nostri veci.djvu" from="107" to="108" /> lf4ow3as0d7kgwz0hyve5jd75bw5ewb Pagina:Olesia.djvu/13 108 1017635 3832539 2026-05-06T16:25:35Z Piaz1606 10206 /* Trascritta */ 3832539 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Piaz1606" />{{RigaIntestazione|8||}}</noinclude>{{Pt|dunanza|radunanza}} a cui erano attesi, dimandò d’un tuono d’impazienza perchè la vettura non s’avanzava. — Signor conte, rispose il cocchiere levandosi il cappello e tenendolo alzato sopra la sua testa malgrado il freddo che saliva a ventotto gradi, vi ha dinanzi a noi un equipaggio russo che ci chiude il passaggio. — Ebbene, fatevi indietro. — Retrocedere davanti a un cocchiere russo! Per verità, disse il principe Witold di L***, che non aveva ancora parlato, la strada è impraticabile; sarà per lui quasi egualmente difficile il retrocedere che l’avanzarsi; quanto a noi, se si volesse far bene, dovremmo lasciar qui questi uomini a disputare, e ritirarsi come potranno dall’ammasso di neve in cui siamo sepolti, e, senza darsi pena per chi la vincerà questa sera, se la Polonia o la Russia, andare a piedi dalla palatina di S***, il cui palazzo si scorge di qui. — A piedi! questo è impossibile; che sarebbe del nostro abbigliamento?<noinclude><references/></noinclude> 0kegfygozvsx8nosio3j1tfkze03dc6 Pagina:Olesia.djvu/14 108 1017636 3832540 2026-05-06T16:35:05Z Piaz1606 10206 /* Trascritta */ 3832540 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Piaz1606" />{{RigaIntestazione|||9}}</noinclude> — Ma la neve è più dura del palco d’una sala. — Mi viene un’eccellente idea, disse il conte Ladislao dopo un momento di silenzio; noi abbiamo qui due staffieri forniti di ottime spalle; facciamoci portare. — Sentite che scherzo? — Io non ischerzo; e vi assicuro che il mio m’ha più volte prestato questo servigio in occasioni press’a poco simili a questa. Mentre il conte Ladislao metteva in opera tutta la sua eloquenza per far adottare un espediente che il principe Witold trovava assai ridicolo, una infelice famiglia ebrea, composta d’un uomo che sembrava avanzato in età, d’una donna e d’un ragazzo di sedici anni, usciva da una taverna alla cui porta trovavansi parecchi scalini: ricoperti dalla neve, non formavano questi che una rapida scesa, il vecchio ebreo sdrucciolò, e lasciò cadere un fardello che portava sulle spalle. L’israelita, alla vista di questa perdita, dimenticando il pericolo, si precipitò per salvare tutto<noinclude><references/></noinclude> kmiugyzybumvmndbo1za4bbh4apo2io Pagina:Olesia.djvu/15 108 1017637 3832541 2026-05-06T16:37:45Z Piaz1606 10206 /* Trascritta */ 3832541 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Piaz1606" />{{RigaIntestazione|10||}}</noinclude>quello che possedeva, e fu ben tosto egli stesso calpestato dai cavalli. Le grida del ragazzo, i lamenti dell’ebrea, accrebbero il tumulto; il colonnello russo dal suo calesse, i principi lasciaron la loro slitta, gli staffieri ritennero i cavalli per la briglia, mentre che alcune persone che s’erano radunate sollevarono il povero ebreo, che avea perduto l’uso de’ sensi. Fu trasportato nella taverna; quivi il rango e i pregiudizi furon messi da parte, e si videro de’ gran signori occuparsi con ansietà del rinvenimento d’un infelice in cui la miseria eguagliava la lordura. Allorquando Gioachino Levi (così s’appellava l’ebreo) ebbe riacquistato l’uso de’ sensi, guardò dintorno a sè con la più grande inquietudiue; ma Ester, sua moglie, lo pose in calma presentandogli il fagotto pieno di stracci ch’era stato la causa della sua caduta. Gioachino, rassicurato, esternò tutta la sua ricoscenza; la quale fu portata al colmo, allorchè vide il principe Witold e il conte Ladislao trarre ciascuno di tasca un ducato e darli al suo figlio {{Pt|Nef-|}}<noinclude><references/></noinclude> ild4663rtew1c3102kyaf6r639c2126 Pagina:Olesia.djvu/16 108 1017638 3832542 2026-05-06T16:51:33Z Piaz1606 10206 /* Trascritta */ 3832542 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Piaz1606" />{{RigaIntestazione|||11}}</noinclude>{{Pt|tali;|Neftali;}} finalmente i due Polacchi, per sottrarsi alla clamorosa gratitudine di tutta la famiglia, lasciarono la taverna, e tornarono al loro equipaggio. Il conte Ladislao diè in uno scoppio di risa nel vedere i due cocchieri impassibili sulle lor sedie. — Ecco, diss’egli, due miserabili che spiegano un gran carattere; domani alla punta del giorno si troveranno probabilmente petrificati nello stesso luogo. Se il freddo fosse minore di qualche grado, io ordinerei all’ostinato che m’appartiene al suo ridicolo punto d’onore e di retrocedere; ma tutto questo porterebbe via maggior tempo di quello che noi impiegheremo aportarci dalla palatina in altra maniera. Principe Witold, voi avete qui uno de’ vostri servi, imitatemi, ve lo consiglio: io parto. Allora, slanciandosi con agilità sul dorso dello staffiere del quale avea vantata la forza, il conte Ladislao si diresse verso il paJazzo della palatina di S***, senza che a quei che lo portava, buon contadino di Lituania, venisse neppure l’idea di fare la minima riflessione su<noinclude><references/></noinclude> gh1zci5ul2kh9b5h9dkoo4h1ml0osog Pagina:Le Canzonete dei nostri veci.djvu/110 108 1017639 3832543 2026-05-06T16:55:03Z Pic57 12729 /* Trascritta */ 3832543 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Pic57" />{{RigaIntestazione||— 110 —|}}</noinclude>{{Ct|f=120%|t=1|'''54. El papà xe andà soldà.'''}} <poem><i>Quando i fioi deventa grandi, i domanda del papà, e la mama ghe risponde ch'el papà xe andà soldà. Dolce amor, stela del mio cor (bis) maledeto Rigoleto lu xe stado el traditor</i></poem><noinclude><references/></noinclude> r9of8igrrl7uqx698r8yvhzx24ocu8c Pagina:Olesia.djvu/17 108 1017640 3832544 2026-05-06T16:56:16Z Piaz1606 10206 /* Trascritta */ 3832544 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Piaz1606" />{{RigaIntestazione|12||}}</noinclude>quel nuovo capriccio del suo padrone. Il principe Witold guardò se il colonnello russo comparso di nuovo; ei non avrebbe amato che fosse testimone di tale spettacolo. Il conte Ladislao entrava allora nella piazza di Sassonia, che era di poco solitaria e coperta d’una neve di cui la luna illuminava l’abbagliante candore. In mezzo a quella scena imponente e silenziosa, il conte Ladislao produceva un effetto grottesco; Eduardo lo considerò un istante con un sorriso di compassione; poi calcandosi fino agli occhi il berretto guarnito di martora zibellina, e inviluppandosi con diligenza in una pellicia simile, camminò fino al palazzo, ove arrivò dieci minuti dopo dell’amico suo. Era già tardi, e l’assemblea assai numorosa; il principe Witold, dopo aver salutata la padrona di casa, andò ad unirsi a un gruppo d’uomini che, in un canto dell’appartamento, ragionavano di politica. S’era da pochi giorni ricevuta la nuova della morte dell’imperatore Giuseppe II, e si sapeva già che Leopoldo suo successore<noinclude><references/></noinclude> exnmbp4c21kntp5pn365x6byqihwyzg Pagina:Le Canzonete dei nostri veci.djvu/109 108 1017641 3832545 2026-05-06T16:57:11Z Pic57 12729 /* Trascritta */ 3832545 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Pic57" />{{RigaIntestazione||— 109 —|}}</noinclude>{{Ct|f=200%|54. El papà xe andà soldà.}} <score sound=1> << % Apre Canto \new Staff="Canto" \relative c' { \clef treble \key d \major \time 2/4 \tempo 4=90 %rigo canto 1.1 fis8 ^\markup{\bold "Moderato"} g a8. b16| cis8 b b a| fis8 g a8. b16| \break %rigo canto 1.2 cis8. b16 g4| e8 fis g8. a16| cis8 b b8. a16| \break %rigo canto 1.3 cis8 b a8. b16| a8 g fis4 \repeat volta 2{ fis8 g a4| \break %rigo canto 1.4 d16 cis d b a4| fis8 g a4| d16 cis d b g4| \break %rigo canto 1.5 e8. fis16 g8. a16| cis8 b b a| cis8. b16 a8. b16| \break %rigo canto 1.6 a8 g fis4 } }%Chiude relative Canto \addlyrics { Quando i fioi de _ venta grandi i do - man -- da del pa -- pà e la ma -- ma ghe ris- pon -- de: el pa -- pà xe_andà sol -- dà. _ Dol -- ce_a -- mor stela del mio _ cor, dol -- ce_a -- mor, ste-la del mio _ cor ma -- le -- de -- to Ri -- go -- le -- to, lu xe sta -- do_el tra -- di -- tor. }%Chiude lyrics1 >> %Chiude Canto \layout { indent = 3\cm short-indent = 1\cm ragged-right = ##f ragged-last = ##t } \midi { } </score><noinclude><references/></noinclude> irpjgjm8evebcxpb53oyzpuphno4f4s 3832550 3832545 2026-05-06T17:07:54Z Pic57 12729 3832550 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Pic57" />{{RigaIntestazione||— 109 —|}}</noinclude>{{Ct|f=200%|54. El papà xe andà soldà.}} <score sound=1> << % Apre Canto \new Staff="Canto" \relative c' { \clef treble \key d \major \time 2/4 \tempo 4=90 %rigo canto 1.1 fis8 ^\markup{\bold "Moderato"} g a8. b16| cis8 b b a| fis8 g a8. b16| \break %rigo canto 1.2 cis8. b16 g4| e8 fis g8. a16| cis8 b b8. a16| \break %rigo canto 1.3 cis8 b a8. b16| a8 g fis4 \repeat volta 2{ fis8 g a4| \break %rigo canto 1.4 d16 cis d b a4| fis8 g a4| d16 cis d b g4| \break %rigo canto 1.5 e8. fis16 g8. a16| cis8 b b a| cis8. b16 a8. b16| \break %rigo canto 1.6 a8 g fis4 } }%Chiude relative Canto \addlyrics { Quando i fioi de _ venta grandi i do - man -- da del pa -- pà e la ma -- ma ghe ris- pon -- de: el pa -- pà xe andà sol -- dà. Dol -- ce_a -- mor stela del mio _ cor, dol -- ce_a -- mor, ste-la del mio _ cor ma -- le -- de -- to Ri -- go -- le -- to, lu xe sta -- do_el tra -- di -- tor. }%Chiude lyrics1 >> %Chiude Canto \layout { indent = 3\cm short-indent = 1\cm ragged-right = ##f ragged-last = ##t } \midi { } </score><noinclude><references/></noinclude> 0r4vvmeaxo6ba74y3vet8jwhtuhaimz 3832551 3832550 2026-05-06T17:09:18Z Pic57 12729 3832551 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Pic57" />{{RigaIntestazione||— 109 —|}}</noinclude>{{Ct|f=200%|54. El papà xe andà soldà.}} <score sound=1> << % Apre Canto \new Staff="Canto" \relative c' { \clef treble \key d \major \time 2/4 \tempo 4=90 %rigo canto 1.1 fis8 ^\markup{\bold "Moderato"} g a8. b16| cis8 b b a| fis8 g a8. b16| \break %rigo canto 1.2 cis8. b16 g4| e8 fis g8. a16| cis8 b b8. a16| \break %rigo canto 1.3 cis8 b a8. b16| a8 g fis4 \repeat volta 2{ fis8 g a4| \break %rigo canto 1.4 d16 cis d b a4| fis8 g a4| d16 cis d b g4| \break %rigo canto 1.5 e8. fis16 g8. a16| cis8 b b a| cis8. b16 a8. b16| \break %rigo canto 1.6 a8 g fis4 } }%Chiude relative Canto \addlyrics { Quando i fioi de _ venta grandi i do - man -- da del pa -- pà e la ma -- ma ghe ris- pon -- de: el pa -- pà xe_an -- dà sol -- dà. Dol -- ce_a -- mor stela del mio _ cor, dol -- ce_a -- mor, ste-la del mio _ cor ma -- le -- de -- to Ri -- go -- le -- to, lu xe sta -- do_el tra -- di -- tor. }%Chiude lyrics1 >> %Chiude Canto \layout { indent = 3\cm short-indent = 1\cm ragged-right = ##f ragged-last = ##t } \midi { } </score><noinclude><references/></noinclude> 6g5oi89usr2srwgbwaihqxrgxm4ck6t Pagina:Olesia.djvu/18 108 1017642 3832546 2026-05-06T17:00:15Z Piaz1606 10206 /* Trascritta */ 3832546 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Piaz1606" />{{RigaIntestazione|||13}}</noinclude>volendo segnalare il suo avvenimento al trono col cedere ai voti de’ suoi popoli, cui desolava una guerra infelice, era per segnare un trattato di pace con la Porta; e, rompendo l’alleanza che il suo predecessore avea contratta con la Russia, lasciava l’ambiziosa Caterina ridotta alle sue proprie forze per combattere gli Ottomanni. La morte d’un gran personaggio è un avvenimento della più alta importanza per quelli che s’occupano di calcolar le vicende che può produrre un qualsiasi cangiamento. Quanti calcoli veri o falsi son messi in luce, quante conghietture trovansi verificate o smentite dagli avvenimenti che seguono! Quello è il momento di farsi un nome di politico profondo per poi dar merito alla propria antiveggenza degli effetti del caso. La Polonia era allora nel mezzo di quella lunga crisi da cui non uscì che per esser cancellata dal catalogo delle nazioni; ella rassomiglia a un malato, giovine ancora di forza e di speranza, ma nel quale il principio vitale è distrutto, e che lotta invano contro la morte.<noinclude><references/></noinclude> k95fc3wl944w6djnvpo8926e4rpfqkf Olesia, o la Polonia 0 1017643 3832548 2026-05-06T17:02:09Z Piaz1606 10206 Porto il SAL a SAL 25% 3832548 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=25%|data=6 maggio 2026|arg=Da definire}}{{Intestazione | Nome e cognome dell'autore = Rose Mame | Nome e cognome del curatore = | Titolo = Olesia, o la Polonia | Anno di pubblicazione = 1827 | Lingua originale del testo = francese | Nome e cognome del traduttore = | Anno di traduzione = 1843 | Progetto = Letteratura | Argomento = romanzi | URL della versione cartacea a fronte = Indice:Olesia.djvu }} <pages index="Olesia.djvu" from="6" to="6" /> ==Indice== * {{testo|/Capitolo I}} * {{testo|/Capitolo II}} * {{testo|/Capitolo III}} * {{testo|/Capitolo IV}} * {{testo|/Capitolo V}} * {{testo|/Capitolo VI}} * {{testo|/Capitolo VII}} * {{testo|/Capitolo VIII}} * {{testo|/Capitolo IX}} * {{testo|/Capitolo X}} * {{testo|/Capitolo XI}} * {{testo|/Capitolo XII}} * {{testo|/Capitolo XIII}} * {{testo|/Capitolo XIV}} * {{testo|/Capitolo XV}} * {{testo|/Conclusione}} 29tpbayt579bs8khwk3l1ygb5f3m41l Le Canzonete dei nostri veci/El papà xe andà soldà 0 1017644 3832549 2026-05-06T17:06:58Z Pic57 12729 Porto il SAL a SAL 75% 3832549 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=6 maggio 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=54. El papà xe andà soldà|prec=../Son andado in Albania|succ=../No g'ho la ciave del porton |Argomento=Partiture}} [[File:Bauch-54. El papà xè andà soldà.mid|thumb|center|200px|{{Centrato|Ascolta il brano per intero}}]] <pages index="Le Canzonete dei nostri veci.djvu" from="109" to="110" /> rjv2kuoymchsjscoroh9pyb30byfcjn Il Libro dei Re/Il re Kâvus/1/XIV 0 1017645 3832557 2026-05-06T17:43:59Z Alex brollo 1615 Creo pagina con [[Wikisource:La fabbrica dei giocattoli/autoNs0()|autoNs0]] 3832557 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=25%|data=6 maggio 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[../|1]] - XIV. - Messaggio di Rustem|prec=../XIII|succ=../XV}} <pages index="Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu" from="85" to="91" tosection="s1"/> la5ndcqj63uds0sxcqpim363artn0p1 3832605 3832557 2026-05-06T20:07:14Z Alex brollo 1615 Porto il SAL a SAL 75% 3832605 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=6 maggio 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[../|1]] - XIV. - Messaggio di Rustem|prec=../XIII|succ=../XV}} <pages index="Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu" from="85" to="91" tosection="s1"/> 9b6humacvvfuyghqbmtks2rj9q77w4q Il Libro dei Re/Il re Kâvus/1/XV 0 1017646 3832558 2026-05-06T17:45:09Z Alex brollo 1615 Creo pagina con [[Wikisource:La fabbrica dei giocattoli/autoNs0()|autoNs0]] 3832558 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=25%|data=6 maggio 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[../|1]] - XV. - Battaglia di re Kâvus col re del Mâzenderân|prec=../XIV|succ=../XVI}} <pages index="Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu" from="91" to="104" fromsection="s2" /> 2s6pqy4p5xo9i8oufln4s17bxhfdtct 3832596 3832558 2026-05-06T19:53:11Z Alex brollo 1615 Porto il SAL a SAL 75% 3832596 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=6 maggio 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[../|1]] - XV. - Battaglia di re Kâvus col re del Mâzenderân|prec=../XIV|succ=../XVI}} <pages index="Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu" from="91" to="104" fromsection="s2" /> qpdq928vav7sui5flpymu5stfllfim2 Il Libro dei Re/Il re Kâvus/1/XVI 0 1017647 3832559 2026-05-06T17:45:19Z Alex brollo 1615 Creo pagina con [[Wikisource:La fabbrica dei giocattoli/autoNs0()|autoNs0]] 3832559 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=25%|data=6 maggio 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[../|1]] - XVI. - Ritorno di re Kâvus|prec=../XV|succ=../../Il re Kâvus/2}} <pages index="Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu" from="105" to="109" /> poev8amt6w5wsssh1gg5n8n0rnjtdf3 3832560 3832559 2026-05-06T17:46:28Z Alex brollo 1615 3832560 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=25%|data=6 maggio 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[../|1]] - XVI. - Ritorno di re Kâvus|prec=../XV|succ=../../2}} <pages index="Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu" from="105" to="109" /> o8gcrjofazd2fahp6ylmjxuhrzxyra6 3832602 3832560 2026-05-06T20:06:34Z Alex brollo 1615 Porto il SAL a SAL 75% 3832602 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=6 maggio 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[../|1]] - XVI. - Ritorno di re Kâvus|prec=../XV|succ=../../2}} <pages index="Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu" from="105" to="109" /> ihkrenotg09ee2241xdmz3zpn9824a0 Pagina:Le Canzonete dei nostri veci.djvu/112 108 1017648 3832570 2026-05-06T18:12:29Z Pic57 12729 /* Trascritta */ 3832570 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Pic57" />{{RigaIntestazione||-112-|}}</noinclude>{{Ct|f=120%|t=1|'''55. Non g'ho le ciave del porton.'''}} <poem><i>No g'ho la ciave del porton e resto fora. La g'ho trovada in t'un canton de la scarsela. Ancora un litro de quel bon, po andemo a casa.</i></poem><noinclude><references/></noinclude> 6jmj45x5q2te34g4oigj6ja6yyt4nck Pagina:Alpi e Appenini.djvu/269 108 1017649 3832573 2026-05-06T18:17:43Z Cruccone 53 /* new eis level3 */ 3832573 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Cruccone" />{{RigaIntestazione||— 259 —|riga=si|}}</noinclude> Ai monti dunque: è là che ci vuole la voce del cuore, e presentemente lassù fra le vergini cime, ove un dì cruenti sacrifizi confondevano i vorticosi profumi alle dense nubi. La mitologica memoria di Cerere, Proserpina e Plutone vi prepari a comprendere quanta filosofia avessero i nostri antichissimi predecessori nell’alba caliginosa di quei tempi. All’ultimo non mi date dello stravagante fantastico se dell’antica Enna. l’''urbs inespugnabilis'', non troverete che poca cosa, la quale ricordi il culto e le gesta di quelle divinità... Siamo distanti circa tre ore di strada ferrata da questa Culla di Cerere, l’odierna Castrogiovanni, che s’erge a quasi 1000 metri nel centro dell’isola; ma il tempo vi parrà tre volte più lungo ed il passaggio tre volte più monotono se non vi munite dei due necessari antidoti. Al primo ci pensa ''Madama'', la valentissima fornitrice di ogni ben di Dio per lo stomaco, la prodiga dea del Ristorante di Catania che vi farà preferire il suo patrio ''barbera'' al vino di ''terre forti'', il quale vi potrebbe far vedere doppio. Pel secondo antitodo ci vuole un po’ di fortuna; speriamo dunque che nel nostro scompartimento entri un’allegra comitiva, fra cui lampeggino due occhi d’una bella siciliana; ma no, in tal caso è preferibile il pallido e lungo viso d’una bionda inglesina con cui potrete meglio attaccar discorso senza che si ecciti la gelosia. Del resto succeda ciò che vuolsi: nel colmo della noia stendete il tovagliolo dove meglio potete, e sbocconcellate il ''pan francese'' che ben s’accorda col salame d’Alessandria col ''rinfreddo'' ed il gorgonzola. Finalmente si parte! Il treno gira al sud della città su d’un ponte curvo a 58 archi robustissimi di 10 metri di luce fondati e nel vecchio porlo e sulla villa Pacini, mentre sfilano davanti all’occhio case cadenti dei miseri pescatori, palagi rivestiti dei più festosi rampicanti, la severa canonica coi seminaristi curiosi alle finestre e sulle terrazze. Si sente il vociar confuso dei venditori alla ''pescaria'', ma è l’affare d’un solo istante poichè subito un cupo sibilo vi assorda. Guardiamo pure fuor del finestrino: ai lati alte case, e qualche ''picciotta'' affacciata, che sventola il fazzoletto — forse invidierà qualcuno di noi, liberi! Non c’è tempo a veder di più, che una bocca nera vi accoglie, e per 747 metri ne tiene al buio; usciti dal traforo, invece di trarre un sospiro di contento per la luce die ritorna, il cuore si rinserra vieppiù fra le tetre pareti, che quasi si toccano allungando il braccio. Sono i terribili avanzi dell’incendiaria colata, che dai monti Rossi (vicino a Nicolosi) si spinse fino al mare l’anno 1669 distruggendo il lato occidentale di Catania. Quanti lustri passeranno prima che quel nero ammanto si rivesta di vegetazione proficua e rigogliosa che non sieno i miseri licheni, i soli esseri che or ne macchiano qua e là la superficie?... Dopo la bolgia infernale par più ricca la lussureggiante campagna, più fragante il profumo dei giardini, più sereno l’azzurro del cielo. Di tanto in tanto fa capolino anche il mare; salutatelo ora, perchè è l’ultimo lembo che ammirerete cosi davvicino. Da qualche Pizzo poi lo rivedremo in poche linee che parranno sfrati celesti indorati dal sole nascente, file di perle e diamanti che scintillano all’astro che tramonta. Alla prossima stazione di Bicocca la strada ferrata si divide in due tronchi, l’uno a sinistra continua pel sud verso Siracusa, e l’altro, che seguiremo noi all’ovest per... oh! lo sapete già... per l’interno dell’isola. Dove sono ora le montagne? Una sola girata di spalle come ha mutala la scena! Che differenza improvvisa dallo stretto orizzonte d’una trincea a quello ampio, uguale, monotono d’una pianura, che si dirige, irregolarmento ovale, per una lunghezza di circa 30 chilometri! Ecco il momento di non stare più incomodi colla lesta ed i gomiti fuori del finestrino; l’unico movente ad affacciarvi tratto tratto sarà l’Etna che or dispiega il lato occidentale;<noinclude></noinclude> 16m6gt780odpwrhxv3uy6h4uz254myg Pagina:Musica d'Oggi, 1962.djvu/156 108 1017650 3832580 2026-05-06T19:04:40Z Panz Panz 3665 /* Trascritta */ 3832580 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Panz Panz" /></noinclude>parti di tenore mozartiano all’inizio dell’Ottocento (Tito, Tamino, Belmonte) e della Malibran, più volte protagonista dell’''Otello'' rossiniano, la Alboni, nel 1847, a Londra, fu addirittura Carlo V dell’''Ernnani''. Intorno al ’70 la Barlani Dini cantava la parte del tenore nel ''Pirata'' e la Trebelli quella di Abù Hassan, altro tenore, nell’opera di {{AutoreCitato|Carl Maria von Weber|Weber}}. Del resto, in alcune delle prime esecuzioni dei ''Pagliacci'', la parte del secondo tenore fu a volte eseguita da mezzosoprani. Queste sporadiche reviviscenze non mutano però la situazione di fatto, che porta non solo alla rarefazione di cui s’è già detto, ma ad una fusione completa con il mezzosoprano. Anche il mezzosoprano aveva tentato di competere con il soprano nelle tessiture acute. In pieno romanticismo, parti di eccezionale impegno sono scritte per mezzosoprano protagonista o primadonna assoluta da {{AutoreCitato|Gaetano Donizetti|Donizetti}} (''Favorita, Don Sebastiano''), Halévy (''Carlo VI'') {{AutoreCitato|Hector Berlioz|Berlioz}} (Didone dei ''Troiani''). Inoltre, i compositori romantici incorsero spesso in tessiture che, per quasi tutto l’Ottocento, permisero a molti mezzosoprani di prendere il posto dei soprani: ''Ugonotti, Africana, Lucrezia Borgia, Maria di Rohan, Dannazione di Faust, Macbeth'' ({{AutoreCitato|Giuseppe Verdi|Verdi}}) ''Gioconda''. Questo scisse i mezzosoprani in due categorie fondamentali: quelli orientati verso le tessiture elevate (mezzosoprani acuti) e quelli che, per la limitata estensione della gamma alta e lo spessore del settore centrale, fecero causa comune con la sempre più sparuta pattuglia dei contralti (mezzosoprani contralti). In verità, alcuni teorici enumerarono, al termine del periodo romantico, le seguenti categorie: contralto assoluto, contralto mezzosoprano, mezzosoprano contralto, mezzosoprano drammatico, mezzosoprano lirico. Si tratta, però, di discriminazioni prevalentemente accademiche. Psicologicamente, comunque, la tendenza dei compositori romantici è di fare del mezzosoprano la rivale in amore del soprano, sfruttando invece le cupe risonanze del contralto in parti demoniache. Come rivale del soprano, il mezzosoprano può assumere sembianze altrettanto angelicate (Adalgisa della ''Norma'', Bianca del ''Giuramento di Mercadante'', Cunizza del‘''Oberto'' verdiano, Laura della ''Gioconda'') ovvero mostrarsi spregiudicata, violenta e crudele (Eglantina del‘''Euryanthe'', Amneris, Éboli, Maddalena del ''Rigoletto'', figura, questa, che anticipa vagamente anche la nota sensuale che il mezzosoprano configurerà dalla ''Carmen'' in poi). Il ricorso al contralto per dar voce a figure a sfondo satanico (o, per coincidenza degli opposti, portate al furore dall’affetto materno o dalla fede religiosa, come Fides del ''Profeta'') ha origini più remote, ma trova l’espressione più compiuta ancora in Verdi (Azucena, Ulrica; mentre la Ortruda {{AutoreCitato|Richard Wagner|wagneriana}} è mezzosoprano). La cieca della ''Gioconda'' ricalca vagamente questo modulo. L’altra tipica incarnazione del contralto romantico è il paggio o, comunque, l’adolescente e s’è già accennato ai precedenti {{AutoreCitato|Wolfgang Amadeus Mozart|mozartiani}} (Cherubino) e {{AutoreCitato|Gioacchino Rossini|rossiniani}}. Gli esempi più tipici sono Romeo in Vaccaj e Bellini, Smeton dell’''Anna Bolena'', Maffio della ''Lucrezia Borgia'', Gondy della ''Maria di Rohan'', Urbano degli ''Ugonotti'', Vania della ''Vita''<noinclude><references/> {{PieDiPagina||114|}}</noinclude> 7an8zanja8z2vpb0vo717mzroz5eeat 3832581 3832580 2026-05-06T19:05:12Z Panz Panz 3665 3832581 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Panz Panz" /></noinclude>parti di tenore mozartiano all’inizio dell’Ottocento (Tito, Tamino, Belmonte) e della Malibran, più volte protagonista dell’''Otello'' rossiniano, la Alboni, nel 1847, a Londra, fu addirittura Carlo V dell’''Ernnani''. 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Inoltre, i compositori romantici incorsero spesso in tessiture che, per quasi tutto l’Ottocento, permisero a molti mezzosoprani di prendere il posto dei soprani: ''Ugonotti, Africana, Lucrezia Borgia, Maria di Rohan, Dannazione di Faust, Macbeth'' ({{AutoreCitato|Giuseppe Verdi|Verdi}}) ''Gioconda''. Questo scisse i mezzosoprani in due categorie fondamentali: quelli orientati verso le tessiture elevate (mezzosoprani acuti) e quelli che, per la limitata estensione della gamma alta e lo spessore del settore centrale, fecero causa comune con la sempre più sparuta pattuglia dei contralti (mezzosoprani contralti). In verità, alcuni teorici enumerarono, al termine del periodo romantico, le seguenti categorie: contralto assoluto, contralto mezzosoprano, mezzosoprano contralto, mezzosoprano drammatico, mezzosoprano lirico. Si tratta, però, di discriminazioni prevalentemente accademiche. Psicologicamente, comunque, la tendenza dei compositori romantici è di fare del mezzosoprano la rivale in amore del soprano, sfruttando invece le cupe risonanze del contralto in parti demoniache. Come rivale del soprano, il mezzosoprano può assumere sembianze altrettanto angelicate (Adalgisa della ''Norma'', Bianca del ''Giuramento di Mercadante'', Cunizza del‘''Oberto'' verdiano, Laura della ''Gioconda'') ovvero mostrarsi spregiudicata, violenta e crudele (Eglantina del‘''Euryanthe'', Amneris, Éboli, Maddalena del ''Rigoletto'', figura, questa, che anticipa vagamente anche la nota sensuale che il mezzosoprano configurerà dalla ''Carmen'' in poi). Il ricorso al contralto per dar voce a figure a sfondo satanico (o, per coincidenza degli opposti, portate al furore dall’affetto materno o dalla fede religiosa, come Fides del ''Profeta'') ha origini più remote, ma trova l’espressione più compiuta ancora in Verdi (Azucena, Ulrica; mentre la Ortruda {{AutoreCitato|Richard Wagner|wagneriana}} è mezzosoprano). La cieca della ''Gioconda'' ricalca vagamente questo modulo. L’altra tipica incarnazione del contralto romantico è il paggio o, comunque, l’adolescente e s’è già accennato ai precedenti {{AutoreCitato|Wolfgang Amadeus Mozart|mozartiani}} (Cherubino) e {{AutoreCitato|Gioachino Rossini|rossiniani}}. Gli esempi più tipici sono Romeo in Vaccaj e Bellini, Smeton dell’''Anna Bolena'', Maffio della ''Lucrezia Borgia'', Gondy della ''Maria di Rohan'', Urbano degli ''Ugonotti'', Vania della ''Vita''<noinclude><references/> {{PieDiPagina||114|}}</noinclude> ez6e13e0ikh6bmj3tm5my1gl1ufdiva Categoria:Testi in cui è citato Charles Gounod 14 1017651 3832584 2026-05-06T19:08:49Z Panz Panz 3665 [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Vedi anche autore|Charles Gounod}} [[Categoria:Testi per autore citato|Gounod, Charles]] 3832584 wikitext text/x-wiki {{Vedi anche autore|Charles Gounod}} [[Categoria:Testi per autore citato|Gounod, Charles]] nfv3iatbl6y77wdh1c4d9q0oox58znz Categoria:Pagine in cui è citato Charles Gounod 14 1017652 3832586 2026-05-06T19:12:40Z Panz Panz 3665 [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Vedi anche autore|Charles Gounod}} [[Categoria:Pagine per autore citato|Gounod, Charles]] 3832586 wikitext text/x-wiki {{Vedi anche autore|Charles Gounod}} [[Categoria:Pagine per autore citato|Gounod, Charles]] hiy7b1kyna6nnwmrli1q31a1yz6grrz Pagina:Musica d'Oggi, 1962.djvu/157 108 1017653 3832587 2026-05-06T19:12:44Z Panz Panz 3665 /* Trascritta */ 3832587 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Panz Panz" /></noinclude>''per lo Zar''. Una versione in chiave di mezzosoprano è data da {{AutoreCitato|Hector Berlioz|Berlioz}} con l’Ascanio del ''Benvenuto Cellini'' e il suo omonimo dei ''Troiani''. Ma anche qui esisteva un precedente rossiniano: Jemmy del ''Guglielmo Tell''. L’operistica wagneriana si avvale del vero e proprio contralto solo per la parte di Erda. In {{AutoreCitato|Richard Wagner|Wagner}}, comunque, la concezione dell’espressione vocale è avversa al soprano assoluto del romanticismo italiano; così, alcune parti di soprano risultano scritte in una tessitura accessibile anche ai mezzosoprani acuti: Venere, Isotta, Kundry e perfino Brunilde. In Francia, dove mancava una tradizione di grandi contralti prima dell’arrivo di {{AutoreCitato|Gioachino Rossini|Rossini}} e dove, per i mezzosoprani, esistevano categorie originate non già da particolarità di tessitura, ma da speciali caratteristiche di singole cantatrici (esempio, i mezzosoprani «Dugazon» specializzati in parti di ingenua o di giovane madre nobile), il romanticismo esprime il mezzosoprano «Stoltz» per designare una voce che, come appunto quella di Rosina Stoltz, prima interprete della ''Favorita'' e del ''Don Sebastiano'', può impegnarsi in alte tessiture. In sostanza, un mezzosoprano acuto. Nell‘''Opéra-comique'', comunque, il mezzosoprano è antagonista del soprano, confidente, governante, madre o anche gentildonna attempata o quanto meno sposata (Lady Pamela del ''Fra’ Diavolo''). Anche la marchesa di Berkenfield della ''Figlia del reggimento'' rientra in questa tradizione, del resto condivisa dall’operismo giocoso italiano: Berta del ''Barbiere'', Placida, l’anziana sentimentale istitutrice delle ''Educande di Sorrento'' di Usiglio. Nè il contralto, nè il mezzosoprano ebbero troppa fortuna con {{AutoreCitato|Charles Gounod|Gounod}}. Marta (ancora un tipo di confidente vecchia e sentimentale) e Siebel, ennesimo contralto in veste d’adolescente, non sono parti di rilievo, nel ''Faust''. Diversamente si regolò Thomas, il quale, oltre a scrivere una buona parte di madre nobile, per il mezzosoprano, nell’''Amleto'', potendo disporre d’una interprete del talento della Galli Marié, ne fece la protagonista della ''Mignon'', figura di ingenua riecheggiante, come più tardi la ''Carlotta'' del ''Werther'' di {{AutoreCitato|Jules Massenet|Massenet}}, le ingenue «Dugazon». Ancora nella ''Mignon'', il giovane Federico può essere, come da esplicita annotazione dell’autore, contralto o tenore. Legata alle caratteristiche della Galli Marié (mezzosoprano acuto di timbro chiaro e volume modesto) è anche la parte di Rosa Friquet (''Dragons de Villars'' di Maillart) ma il nome di questa cantante evoca soprattutto Carmen. Con Carmen, il mezzosoprano s’afferma come la voce più idonea a esprimere la donna in quel conflitto dei sessi che, nell’opera a sfondo verista, sostituisce il conflitto fra il bene e il male dell’operismo romantico. Sull’esempio di {{AutoreCitato|Georges Bizet|Bizet}}, non pochi compositori videro nel mezzosoprano la sensualità, il capriccio, la civetteria e, spesso, anche l’inquietudine, l’enigma, la perversità. Così Dalila (incarnata anche da contralti) nel ''Sansone'', Tigrana nell’''Edgar'' di {{AutoreCitato|Giacomo Puccini|Puccini}}, Lidoria nell’''Asrael'' di {{AutoreCitato|Alberto Franchetti|Franchetti}}, Lola nella ''Cavalleria'', Amalia nella ''Mala vita''<noinclude><references/> {{PieDiPagina||115|}}</noinclude> 02j1vaoadkc0m65sn137wpz5wgvb3gf Pagina:Musica d'Oggi, 1962.djvu/158 108 1017654 3832588 2026-05-06T19:26:57Z Panz Panz 3665 /* Trascritta */ 3832588 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Panz Panz" /></noinclude>di Giordano, la principessa di Bouillon nell’''Adriana Lecouvreur'', fino a giungere alla Conchita di {{AutoreCitato|Riccardo Zandonai|Zandonai}} (sovente però, affidata a soprani, come del resto avveniva un tempo con Carmen) e alla Medusa di Barilli. Anche nell’opera russa la nota sensuale tocca spesso al mezzosoprano o mezzosoprano contralto: Marina del ''Boris'', Marfa della ''Kovancina'', Laura del ''Convitato di pietra'' di Dargomiszkij, la Konciakovna del ''Principe Igor''. È da notare tuttavia che, sia l’''opéra lyrique'' con {{AutoreCitato|Jules Massenet|Massenet}}, sia l’operismo italiano cosiddetto verista, predilessero una sensualità meno carica, abilmente screziata di languore e sentimentalismo, che si identificò con la voce del soprano lirico o lirico spinto. Di qui, la scarsa utilizzazione del mezzosoprano; quanto al contralto, la sua voce, per molti aspetti surreale, era agli antipodi del gusto naturalistico. Per altro, a verismo musicale già tramontato e dopo il tentativo {{AutoreCitato|Pietro Mascagni|mascagnano}} della Stella dell’Assassino (''Parisina''), {{AutoreCitato|Giacomo Puccini|Puccini}} delineò, con la zia Principessa della ''Suor Angelica'' (mezzosoprano contralto) un tipo di donna dispotica e ossessiva, con un fondo di satanismo ripreso dalla tradizione romantica, che corre in parallelo con certe figure di Janacek (la suocera Kabanova, la vecchia Buryia) e sopravvive nella Eudossia della ''Fiamma'' di Respighi. Questi personaggi, però, non sono che una sottospecie del ruolo che più frequentemente il teatro musicale moderno assegna al mezzosoprano e al contralto: quello di vecchia. Più che una novità, rispetto al romanticismo, è la generalizzazione d’una tendenza precedentemente frenata dalla necessità di dare un’antagonista al soprano. E, del resto, più che ai romantici, l’identità fra le voci gravi femminili e la donna d’età avanzata si riallaccia alla opera buffa settecentesca, rivivendo, poi, nella nutrita pattuglia di figure comiche in cui ci si imbatte a partire dal ''Falstaff'' fino alla ''Cendrillon'' di Massenet (Madame de la Haltière) e ai ''Quattro rusteghi'' (Marga). Quanto all’opera russa, è noto quanto siano frequenti le macchiette di nutrici e di vecchie ostesse che cantano con voce di mezzosoprano. Tutta l’operistica moderna, poi, punta sul mezzosoprano e sul contralto per le parti di madre o addirittura di nonna (Madelon dell’''Andrea Chenier''): da Cilea (Rosa dell’''Artesiana'') e Charpentier (''Louise'') ai recentissimi esempi di Liebermann nelle Leonora 40/45 e di Menotti (Amahl, Maria Golovin). Menotti, poi, s’è avvalso del mezzosoprano anche per riesumare tipi di mature zitelle (Miss Todd, la cameriera Agata) che si rifanno ai precedenti di {{AutoreCitato|Gioachino Rossini|Rossini}}, {{AutoreCitato|Gaetano Donizetti|Donizetti}}, Usiglio che ho già ricordato. Abbiamo infine, in alcuni operisti moderni, le voci gravi femminili impiegate per dar spicco alla dignità sacerdotale: Debora, in Pizzetti, la Priora nelle ''Carmelitane'' di Poulenc. Con questi casi, tuttavia, e con qualche personaggio di donna in vari modi mascolina (la Comandante dei ''Cavalieri di Ekebú'' di {{AutoreCitato|Riccardo Zandonai|Zandonai}}, la contessa Geshwitz nella ''Lulu'' di Berg) si esaurisce la già relativa autonomia del teatro musicale moderno rispetto al romanticismo, i cui indirizzi, in fatto di mezzosoprani e contralti, sono ricalcati per il ruolo<noinclude><references/> {{PieDiPagina||116|}}</noinclude> o3th3zlk5xu5iizgcic1dg3r9815l3k Pagina:Alpi e Appenini.djvu/270 108 1017655 3832589 2026-05-06T19:27:45Z Cruccone 53 /* new eis level3 */ 3832589 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Cruccone" />{{RigaIntestazione||— 260 —||riga=si}}</noinclude>ma, visto una volta, è sempre lo stesso, e rattrista anzi di più mentre s’allontana... Mano alla cesta, fuori le provvigioni, benedite ''Madama'', o se più vi piace, l’appetito vostro e non dimenticatemi in un brindisi; sciorinate le più spiritose facezie. Ci vorrebbe {{AutoreCitato|Antonio Ghislanzoni|Ghislanzoni}}, direte, ma fatene di meglio; avete il genio delle sciarade, dei rebus e delle parole quadrate? Avete il tempo d’indovinarne cento. Peccato che non si possa giuocare a gatta-cieca! Perchè non c’è un pianoforte, almeno in Pullmann? Oh! Protestiamo, che il servizio ferroviario non è ancora a quel grado di civiltà come lo comporterebbe l’esigenza sociale... La Piana di Catania, su cui si trascorre veloci, se è poco invidiata da noi amanti degli — ''a-picco'' — e dei burroni, è però benedetta dai fortunati proprietari per la sua fertilità. Basta il dire che, se la va male un anno pel frumento, buona parte dell’isola ne risente il danno. Come sono alcoolici i suoi vini chiamati di ''terre forti!'' Quanto pregiati gli ortaggi e le frutta, laddove l’industria ha saputo invocar l’aiuto delle poche acque che scendono dal montuoso settentrione. Io stesso che son nato e cresciuto nel bel mezzo della pianura lombarda la detesto questa, ridotta ai minimi termini. Almeno in quelle l’orizzonte è di alte o folte siepi, di filari di gelsi di pioppi, di quercie; vi s’alternano a brevi tratti il granturco, il frumento, i festonati tralci; l’ombra è dovunque, sulle frequenti strade, fra le spesse cascine, in mezzo ai campi, in riva al mormorante ruscello... Qui no; un gran lago di frumento, che ondeggia dorato dal maggio al giugno, un deserto di bruno suolo quando non è un verde tappeto pel crescente grano; rari paeselli si vedono a tramontana, ''Motta'' ed altri, velati dalla lontananza, alle falde dell’Etna; a sinistra è meglio non guardare. Più avanti sentite l’impiegato gridare: Gerbini! chi scende? Sferro! Muglia, un minuto di fermata! Volgetevi pur da ogni parte. Una sola stazione è l’abituro per i pochi addetti al servizio, forzato in quel misero domicilio pel ''bene nostro'' e pel ''loro'', quando la malaria non procuri le febbri e magari la morte... Cataste di zolfo in pani, a sezione trapezia, son le merci pronte pel trasporto; nessun passeggiero sale o scende; ritornate all’interno trattenimento, e consolatevi che un’ora è già passata. Io ho ammesso che il viaggio si faccia nella deliziosa stagione primaverile, quando l’aria almeno è riccamente imbalsamata dai più olezzanti profumi, che il vento vi porta dalla marina; immaginate dunque quanto sia triste questa traversata in un giorno d’inoltrato autunno, come l’ho provata io nel mio primo viaggio. Eccco la mia breve relazione, fresca di 8 anni: «La vostra pianura è ben tetra nel suo colore che dal nero passa al bruno ed al giallo, non solcata da un rigagnolo, senza un filare d’alberi! Forse il confine di proprietà sarà segnato dalle rare siepi di fichi d’india, ora carichi delle grossi, succolenti e spinose bacche. Non una casa, che meriti degnamente tal nome; qua e là lontano qualche capanna conica di paglia e canne, più rare ancora quelle piramidali a base rettangolare, alzate dal terreno per mezzo di quattro pali, così disposte forse per non essere in contatto coll’ardente suolo nell’epoca del raccolto, oppure per fruire di più ampio orizzonte nel sorvegliare le biade ed i vigneti. I caselli della strada ferrata, attorniati da tisici eucaliptus, attestano che qualche persona ''deve'' colà vivere... Strade rotabili, nemmeno una; delle poche mulattiere s’era confusa la traccia per il colore della terra uguale in tutta la morta campagna. Nessun passeggiero alle stazioni: zolfo, carretti, muli e qualche ''bordonaro'' che aspettava il carico. Per l’aria non un uccello, nemmeno il ronzio d’un insetto: solo qualche cane di guardia, in compagnia ai miseri casellanti. Oh! tristezza di quell’ora eterna! Ed eravamo in tre soli, tutti colleghi, e nuovi della Sicilia. Fortuna volle che alla stazione di Catenanova-Centuripe salisse nel nostro scompartimento un signore dal cilindro in testa,<noinclude></noinclude> 6j2ft77vj4069qehbq9jvcb12d3rsoj Pagina:Musica d'Oggi, 1962.djvu/159 108 1017656 3832590 2026-05-06T19:28:57Z Panz Panz 3665 /* Trascritta */ 3832590 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Panz Panz" /></noinclude>di strega o fattucchiera — dalla ''Campana sommersa'' di Respighi a Baba la medium e Baba la Turca in Menotti e Stravinski — o addirittura per perpetuare la vecchia tradizione del «travesti» in figure di ragazzi e adolescenti. Ad esempio, abbiamo, in {{AutoreCitato|Pietro Mascagni|Pietro Mascagni}}, Beppe lo zingaro (''Amico Fritz'') e Zanetto; in {{AutoreCitato|Giacomo Puccini|Puccini}}, nella ''Manon Lescaut'', una letterale riesumazione del ruolo di «musico», riservato, nel primo Ottocento, ai contralti specializzati in parti maschili; e nel ''Macbeth'' di Bloch, infine, il figlio di Macduff. Ma il caso limite, nell’operismo postromantico, è probabilmente rappresentato dall’''Enfance de Roland'' di Mathieu (1895) in cui il sedicenne protagonista canta per voce di mezzosoprano. {{A destra|{{Sc|rodolfo celletti}}}}<noinclude><references/> {{PieDiPagina||117|}}</noinclude> e4w7rpdcd9w2f2l04xc7u8i4gd8zekl Il Libro dei Re/Il re Kâvus/2/I 0 1017657 3832610 2026-05-06T20:51:57Z Alex brollo 1615 Creo pagina con [[Wikisource:La fabbrica dei giocattoli/autoNs0()|autoNs0]] 3832610 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=25%|data=6 maggio 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[../|2]] - I. - Spedizione di re Kâvus contro il re dei Berberi, il re d'Hâmâverân e il re d'Egitto|prec=../|succ=../II}} <pages index="Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu" from="110" to="117" fromsection="s2" /> tw68g8gf8mekqqs10w1jpjy9dvmja0c Pagina:Grossi - Marco Visconti, 1875.pdf/223 108 1017658 3832612 2026-05-07T04:43:51Z BuzzerLone 78037 /* Trascritta */ 3832612 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="BuzzerLone" /></noinclude>Uscendo dalla postierla d’Algiso, che si apriva là dove ora è il Ponte Beatrice, Lupo spronò verso il monastero di San Simpliciano, nelle vicinanze del quale sorgeva lo steccato. Da tutte le strade traeva la gente ad uno spettacolo a que’ tempi tanto gradito: era un brulicamento d’uomini, di donne, di fanciulli, vestiti tutti degli abiti loro più sfoggiati. Si distinguevano tra la folla i lanajuoli per una berretta bianca ed una specie di camato che portavan fra mano; si distinguevano i maestri armajuoli, de’ quali, solo in Milano, ve n’avea più che diecimila, da un grembiule di pelle di varj colori, secondo che l’artefice era o corazzajo, o spadajo, o fabbricatore di scudi, di elmi, o di speroni; fra gli operaj di un’arte medesima, o d’una ''scuola'', come si diceva qui, si discernevano ancora i garzoni dai maestri, e questi dai ''soprastanti''; si discernevano gli uffiziali minori, i consoli, l’abate. Le dame e i cavalieri erano riconosciuti ai mantelletti di seta, ai cappucci di velluto, alle larghe maniche ripigliate, alle cottardite di scarlato (lunghe vesti femminili strette in vita da una cintura), alle collane, ai vezzi, alle corone di perle o di pietre preziose, alle pellicce di vajo, di zibellino, o di martorella; fioriture tutte acconcezze, e gale vietate ai plebei e ai grassi arti-<noinclude><references/></noinclude> 9ltzslc5n35h910p14jzm1i45gz4tdj 3832613 3832612 2026-05-07T04:45:11Z BuzzerLone 78037 3832613 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="BuzzerLone" /></noinclude>{{Ct|f=100%|t=9|v=5|CAPITOLO XVI.}} Uscendo dalla postierla d’Algiso, che si apriva là dove ora è il Ponte Beatrice, Lupo spronò verso il monastero di San Simpliciano, nelle vicinanze del quale sorgeva lo steccato. Da tutte le strade traeva la gente ad uno spettacolo a que’ tempi tanto gradito: era un brulicamento d’uomini, di donne, di fanciulli, vestiti tutti degli abiti loro più sfoggiati. Si distinguevano tra la folla i lanajuoli per una berretta bianca ed una specie di camato che portavan fra mano; si distinguevano i maestri armajuoli, de’ quali, solo in Milano, ve n’avea più che diecimila, da un grembiule di pelle di varj colori, secondo che l’artefice era o corazzajo, o spadajo, o fabbricatore di scudi, di elmi, o di speroni; fra gli operaj di un’arte medesima, o d’una ''scuola'', come si diceva qui, si discernevano ancora i garzoni dai maestri, e questi dai ''soprastanti''; si discernevano gli uffiziali minori, i consoli, l’abate. Le dame e i cavalieri erano riconosciuti ai mantelletti di seta, ai cappucci di velluto, alle larghe maniche ripigliate, alle cottardite di scarlato (lunghe vesti femminili strette in vita da una cintura), alle collane, ai vezzi, alle corone di perle o di pietre preziose, alle pellicce di vajo, di zibellino, o di martorella; fioriture tutte acconcezze, e gale vietate ai plebei e ai grassi arti-<noinclude>{{PieDiPagina||— 203 —}}</noinclude> lf81okr1zko1zb4jsqdedfe7gw0nvth 3832614 3832613 2026-05-07T04:45:47Z BuzzerLone 78037 /* Problematica */ 3832614 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="2" user="BuzzerLone" /></noinclude>{{Ct|f=100%|t=9|v=5|CAPITOLO XVI.}} Uscendo dalla postierla d’Algiso, che si apriva là dove ora è il Ponte Beatrice, Lupo spronò verso il monastero di San Simpliciano, nelle vicinanze del quale sorgeva lo steccato. Da tutte le strade traeva la gente ad uno spettacolo a que’ tempi tanto gradito: era un brulicamento d’uomini, di donne, di fanciulli, vestiti tutti degli abiti loro più sfoggiati. Si distinguevano tra la folla i lanajuoli per una berretta bianca ed una specie di camato che portavan fra mano; si distinguevano i maestri armajuoli, de’ quali, solo in Milano, ve n’avea più che diecimila, da un grembiule di pelle di varj colori, secondo che l’artefice era o corazzajo, o spadajo, o fabbricatore di scudi, di elmi, o di speroni; fra gli operaj di un’arte medesima, o d’una ''scuola'', come si diceva qui, si discernevano ancora i garzoni dai maestri, e questi dai ''soprastanti''; si discernevano gli uffiziali minori, i consoli, l’abate. Le dame e i cavalieri erano riconosciuti ai mantelletti di seta, ai cappucci di velluto, alle larghe maniche ripigliate, alle cottardite di scarlato (lunghe vesti femminili strette in vita da una cintura), alle collane, ai vezzi, alle corone di perle o di pietre preziose, alle pellicce di vajo, di zibellino, o di martorella; fioriture tutte acconcezze, e gale vietate ai plebei e ai grassi arti-<noinclude>{{PieDiPagina||— 203 —}}</noinclude> pireweg8oo1idltkyve1k14rdgwhm9x Pagina:Grossi - Marco Visconti, 1875.pdf/224 108 1017659 3832616 2026-05-07T04:57:56Z BuzzerLone 78037 /* Trascritta */ 3832616 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="BuzzerLone" /></noinclude>giani, che doveano star contenti ai frustagni, alle lane e mezze lane, alle pelli d’agnello, di coniglio, di volpe e d’altri animali comuni, e non potevano portar ciondoli, o fermagli, o bottoni se non d’osso, di ottone, d’acciajo, o d’altrettali ignobili metalli. Tanto era contrario lo spirito di quel secolo a quello del secolo presente; in allora un grande affanno per disguagliare, adesso per agguagliar tutto. Giunto il nostro scudiere innanzi alla chiesa di San Simpliciano, che allora, come i Milanesi sanno, era un bel tratto fuor del recinto della città, vide la gente fermata a mirar varj scudi che vi erano appesi. Era usanza che si esponessero sulle pareti di qualche chiesa o di qualche chiostro vicino allo steccato le insegne dei cavalieri che dovevano armeggiarvi, perchè fosse facile a tutti il raffigurare poi chi li portasse nel dì della prova; e perchè, se v’era qualche nota da apporre a taluno di quelli che erano destinati per combattere, se qualche dama o donzella avesse avuto alcun richiamo d’onore da fargli, potesse notificarlo in tempo ai giudici del torneo, i quali ne escludevan l’accusato, se le prove venivan giudicate sufficienti e il caso tanto grave da importar qualche pena. Il nostro Lupo, poi ch’ebbe dato un’occhiata ad uno scudo inquartato di rosso e di bianco con una vipera nel mezzo, ch’era quello di Ottorino, tirò innanzi; e quanto più andava, la folla e il frastuono erano maggiori. Qui un menestrello cantava al suono della mandóla: là un giullare aggirava cani e scimie al suon d’un piffero e d’un tamburello; più innanzi un cantambanco spacciava reliquie e segni contro le febbri, esaltando le virtù mirabili dell’erbe di San Paolo e di Santa Apollonia; dappertutto baracche entro le quali si tenevan giuochi di dadi, di tavole ed altri speciali di quel tempo chiamati della ''polveretta'' e della ''correggiola''; giuochi, che sebbene proibiti dagli statuti, si esercitavano tuttodì a man salva dai mariuoli per trappolare i gonzi. Di luogo in luogo sorgevano tavolati e tettoie: e botteghe a vento, sotto le quali vendevansi carni di montone, di cignale, di mannerino con varj addobbi e varj sapori; pane di frumento, di segale, d’orzo; malvagìa, vernaccia e vernacciuola, ed altre ragioni di vini e di cibi. Alla sinistra dello steccato s’apriva una vasta piazza dove si tenea fiera di cavalli da battaglia e da giostra, e s’udivan le grida dei cozzoni che ve li facean correre, caracollare e corvettare per entro. Presso a quello, due campi minori scompartiti in tante chiusure eran destinati al mercato l’un de’ cani, l’al<noinclude><references/></noinclude> 5sa3ylvcr345rpgsnirhyir5yim2kir 3832617 3832616 2026-05-07T04:58:53Z BuzzerLone 78037 3832617 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="BuzzerLone" />{{RigaIntestazione||marco visconti.|}}</noinclude>giani, che doveano star contenti ai frustagni, alle lane e mezze lane, alle pelli d’agnello, di coniglio, di volpe e d’altri animali comuni, e non potevano portar ciondoli, o fermagli, o bottoni se non d’osso, di ottone, d’acciajo, o d’altrettali ignobili metalli. Tanto era contrario lo spirito di quel secolo a quello del secolo presente; in allora un grande affanno per disguagliare, adesso per agguagliar tutto. Giunto il nostro scudiere innanzi alla chiesa di San Simpliciano, che allora, come i Milanesi sanno, era un bel tratto fuor del recinto della città, vide la gente fermata a mirar varj scudi che vi erano appesi. Era usanza che si esponessero sulle pareti di qualche chiesa o di qualche chiostro vicino allo steccato le insegne dei cavalieri che dovevano armeggiarvi, perchè fosse facile a tutti il raffigurare poi chi li portasse nel dì della prova; e perchè, se v’era qualche nota da apporre a taluno di quelli che erano destinati per combattere, se qualche dama o donzella avesse avuto alcun richiamo d’onore da fargli, potesse notificarlo in tempo ai giudici del torneo, i quali ne escludevan l’accusato, se le prove venivan giudicate sufficienti e il caso tanto grave da importar qualche pena. Il nostro Lupo, poi ch’ebbe dato un’occhiata ad uno scudo inquartato di rosso e di bianco con una vipera nel mezzo, ch’era quello di Ottorino, tirò innanzi; e quanto più andava, la folla e il frastuono erano maggiori. Qui un menestrello cantava al suono della mandóla: là un giullare aggirava cani e scimie al suon d’un piffero e d’un tamburello; più innanzi un cantambanco spacciava reliquie e segni contro le febbri, esaltando le virtù mirabili dell’erbe di San Paolo e di Santa Apollonia; dappertutto baracche entro le quali si tenevan giuochi di dadi, di tavole ed altri speciali di quel tempo chiamati della ''polveretta'' e della ''correggiola''; giuochi, che sebbene proibiti dagli statuti, si esercitavano tuttodì a man salva dai mariuoli per trappolare i gonzi. Di luogo in luogo sorgevano tavolati e tettoie: e botteghe a vento, sotto le quali vendevansi carni di montone, di cignale, di mannerino con varj addobbi e varj sapori; pane di frumento, di segale, d’orzo; malvagìa, vernaccia e vernacciuola, ed altre ragioni di vini e di cibi. Alla sinistra dello steccato s’apriva una vasta piazza dove si tenea fiera di cavalli da battaglia e da giostra, e s’udivan le grida dei cozzoni che ve li facean correre, caracollare e corvettare per entro. Presso a quello, due campi minori scompartiti in tante chiusure eran destinati al mercato l’un de’ cani, l’al<noinclude>{{PieDiPagina||— 204 —}}</noinclude> iqwr09fq2zsxobdvc49rno7svqxnx1l Pagina:Alpi e Appenini.djvu/271 108 1017660 3832619 2026-05-07T06:10:10Z Cruccone 53 /* new eis level3 */ 3832619 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Cruccone" />{{RigaIntestazione||— 261 —|riga=si|}}</noinclude>dal colletto e polsi americani, con guanti neri e catena d’oro, gentilissimo, garbatissimo, il quale in pochi minuti intavolò una conversazione che finì con una tempesta di domande. Ecco il vero tipo del ''galantuomo siciliano'', dissi fra me, ricordandomi delle informazioni avute prima. Si doveva sempre rispondere evasivamente alla sua curiosità, che è poi comune a questi isolani d’ogni ceto, sesso ed età? Che gli interessava di sapere: chi eravamo, per dove ci diregevamo, il nostro stipendio, ed avanti avanti, a dargli retta,... i nostri più intimi pensieri? Il mio collega che andava a Caltanissetta, spesso mi tirava la giubba, quasi volesse dirmi: prudenza, per carità: bada che ad una tua parola equivoca potrebbe uscire il coltello, o spianare la pistola! Poveretto aveva una terribile paura delle abbronzite fisonomie sicule ed imprecava al ministero che di prima nomina l’aveva qui sbalestrato...» Ma continuiamo il viaggio nostro nella ridente stagione. Non parliamone più della feconda Piana, ringraziamo anzi le distrazioni che ce l’hanno fatta passare meno noiosamente. Alla stazione di Centuripe siamo già nella valle, che si è ristretta per le montagne che si alzano ai fianchi del fiume Dittaino, affluente del Simeto. Più ci avanziamo e più l’orizzonte si restringe: monti a destra, monti a sinistra, ma sempre squallidamente uniformi nella loro superficie mammellonare. Dove sono i paesi da cui prendono il nome le stazioni? A tre, quattro e più ore di distanza, sul cocuzzolo o dietro quei monti. Tali sono Centuripe, Agira, Assaro a destra per arrivar ''comodamente'' ai quali non c’è altro mezzo che telegrafare a qualche ''amico'' perchè si compiaccia far trovare alla stazione omonima una ''vettura'', col qual nome in questi paesi s’intende un cavallo, mulo, o ''scecco'' (asino), bardati o sellati. A sinistra l’occhio s’appaga di più della visuale, alternandosi le rotonde cime col rettilineo dei brevi altipiani di ''Caropepe'', Aidone, il Ciampino ed altri, interrotti da lontani boschetti e basse valli. Intanto il fiume non vi lascia mai: or di qua, or di là sotto numerosi ponti, di cui è magnifico uno in ferro a gabbia. Ma povero Dittaino, perchè così arido nei contorti rigiri di un letto di gialliccia sabbia? Eppure dai vita eccellente alla vegetazione dei campi fra i quali tu scorri. È tua grazia se la stazione di Leonforte è pittoresca tra ricchissimi olivi, vigneti, frutti, e persino fregiata d’un boschetto d’aranci. In quest’ultima stazione il treno si ferma 10 minuti; potete scendere, passeggiare e girar lo sguardo, giulivo che sia finita la monotonia di prima. Notate il po’ di movimento: due carrozze postali per il trasporto dei passeggieri e commessi viaggiatori ad Agira, Regalbuto, Nicosia, Mistretta, ecc. Diverse ''vetture'', s’intende alla siciliana, aspettano qualche carovana; non manca il ''picciotto'' scalzo e scamiciato, che v’offrirà per un soldo l’acqua e ''Zambù'' (anice) e poi ova sode e pane di semola. — Insomma il cuore tira d’un fiato un sospirane, e fa esclamare; Ah! un po’ di vita, è sempre la gran cosa, comunque sia! Intanto si è aggiunta una seconda macchina per spingere il treno nella forte pendenza, del 27 per mille in qualche punto, del tratto Leonforte-Castrogiovanni. Partenza! — Pronti — Il te, teeeh...! della cornetta ed il fischio della locomotiva ci avvisano che continuiamo per l’ultima parte del nostro viaggio. La meta, dunque, è vicina! Mezz’ora soltanto, e poi saranno vinti gli ultimi undici chilometri più faticosi. Diffatti il treno cammina grave, per non dir lento; passa dinanzi ad una bella villeggiatura, gira su curve di cortissimo raggio (300 metri) fra i colli ubertosi della contrada Rossi, ove, in posizione aprica, sono i feudi di qualche nobile Castrogiovannese e le casine fra i giardini e vigneti, all’ombra degli ulivi, dei mandorli, e granati. Non ha tempo l’occhio di giudicare delle bellezze perchè le scene cambiano rapide ad ogni breve intervallo ed allo sbocco delle tre piccole gal-<noinclude></noinclude> s71ut9r0i1ukhkppxxykrijb47adu5b Pagina:Collezione d'opuscoli scientifici e letterarj 4.djvu/1 108 1017661 3832728 2026-05-07T08:36:06Z Gatto bianco 43648 /* Problematica */ 3832728 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="2" user="Gatto bianco" /></noinclude>{{Centrato|COLLEZIONE D’OPUSCOLI SCIENTIFICI E LETTERARJ. ED ESTRATTI D’OPERE INTERESSANTI ''Viresque acquirit eundo.'' VIRG. Vol. IV. FIRENZE 1807. {{Sc|nella stamperia di borgo ognissanti}} CON APPROVAZIONE.}}<noinclude><references/></noinclude> bfivjz47nxple7i9xnu3jgvkap11tcw 3832729 3832728 2026-05-07T08:36:50Z Gatto bianco 43648 3832729 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="2" user="Gatto bianco" /></noinclude>{{Centrato|COLLEZIONE D’OPUSCOLI SCIENTIFICI E LETTERARJ. 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No g'ho la ciave del porton.}} <score sound=1> << % Apre Canto \new Staff="Canto" \relative c' { \set Staff.midiInstrument = #"synth voice" \clef treble \key d \major \time 2/4 \tempo 4=96 %rigo canto 1.1 \partial 8 d'8 ^\markup{\bold "Andantino"}| g4. fis8| \slashedGrace g8 fis8.e16 e8. dis16| e4. e8| \break %rigo canto 1.2 fis4. e8| e8. d!16 d8. cis16| d4. d8| e8. d16 d8. c16| \break %rigo canto 1.3 cis8. b16 cis8. cis16| d8 cis cis4| b4. d8| g4. fis8| \break %rigo canto 1.4 fis8. e16 e8. dis16| e4. e8| fis4. e8| e8. d16 d8. cis!16| \break %rigo canto 1.5 d4. d8| e8. d16 d8. c16| cis8. b16 cis8. cis16| d8 cis cis4| \break %rigo canto 1.6 b4. \bar "!" d8 \bar ":|." }%Chiude relative Canto \addlyrics { No g'ho la ciave _ del por_- ton no g'ho la cia -- ve del por -- ton no g'ho la cia -- ve del por -- ton e re -- sto fo -- ra. La g'ho tro- va -- da in_t'un can -- ton la g'ho tro -- va -- da_in t'un can- ton la g'ho tro -- va -- da_in t'un can -- ton de la scar -- se -- la. }%Chiude lyrics1 >> %Chiude Canto \layout { indent = 3\cm short-indent = 1\cm ragged-right = ##f ragged-last = ##t } \midi { } </score><noinclude><references/></noinclude> g7bi7buupwr52cdqhp0a5tzo1cjfmsb Discussioni template:ArgCat/Dati 11 1017663 3832749 2026-05-07T10:05:02Z Candalua 1675 /* ha ancora senso? */ nuova sezione 3832749 wikitext text/x-wiki == ha ancora senso? == @[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]], mi chiedo se questa struttura di categorie gerarchiche abbia ancora senso. Negli anni abbiamo creato molte categorie nuove, ma quasi mai le abbiamo aggiunte a questo schema; quindi per coerenza andrebbero inserite. Ma anche se lo facessimo, ci serve ancora a qualcosa una [[:Categoria:Poesie]] con più di 8000 testi? Non sarebbe più comodo avere le varie sottocategorie, e in Poesie vedere solo i testi che non ricadono né in Sonetti, né in Odi, ecc.? Questo sistema poteva avere i suoi vantaggi quando i testi erano pochi e sparpagliati, ma ormai... io lo eliminerei proprio, se sei d'accordo. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 12:05, 7 mag 2026 (CEST) b1b5a7wb533ch4hmhio45r5uqjozsae Le Canzonete dei nostri veci/No g'ho la ciave del porton 0 1017664 3832750 2026-05-07T10:05:29Z Pic57 12729 Porto il SAL a SAL 75% 3832750 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=7 maggio 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=55. 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L'andava in Lombardia'''}} <poem><i>Da bravo giovanoto co'l capel pontà. (bis) e g'avè visto a passare la mia bela per de quà. (bis) E si che la g'ho vista e anca saludà. (bis) e che l'andava in Lombardia col più bel soldà. (bis)</i></poem> {{Rule|4em}} {{Rule|8em}} {{Rule|4em}}<noinclude><references/></noinclude> itsammgvs3s1vrv1y7wkje9zoq7peet Le Canzonete dei nostri veci/L'andava in Lombardia 0 1017667 3832761 2026-05-07T10:32:45Z Pic57 12729 Porto il SAL a SAL 75% 3832761 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=7 maggio 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=56. L'andava in Lombardia|prec=../No g'ho la ciave del porton|succ=../El sogno de Violeta |Argomento=Partiture}} <pages index="Le Canzonete dei nostri veci.djvu" from="113" to="114" /> 6f90kvj834cjcwsn4n507a3szl0f3v0